Sei sulla pagina 1di 5

LA CULTURA CON CUI VIENI A CONTATTO A SCUOLA È VIVA E

PREPARA AL FUTURO O E’ VECCHIA E POLVEROSA COME LA


BIBLIOTECA DI AZZECCAGARBUGLI ?

La questione della scuola non riguarda soltanto il popoloso


universo di studenti, insegnanti e politici, ma riguarda l’ intera
comunità. Prendersi cura di istituti, licei e università e dei loro
problemi è interesse di ogni cittadino. In questi ultimi anni il
mondo dell’ istruzione è al centro di un intenso dibattito circa
una sua possibile riforma. Il governo infatti dice che la scuola
così com’ è non va bene, che deve essere cambiata per
rispondere ai continui mutamenti della società. Io penso che
oggi la cultura con cui vengo a contatto a scuola mi possa
preparare per un futuro molto prossimo, ma secondo me tra
una cinquantina d’ anni non sarà ancora abbastanza perché il
mondo è in continua evoluzione e tra un po’ quello che penso
possa servirmi, non servirà più a niente. Ad esempio quelli che
oggi studiano aeronautica tra una decina d’ anni non
riusciranno a trovare nessun posto di lavoro perché gli aerei
saranno pilotati a distanza oppure non servirà nemmeno il
pilota perché compariranno quelli interamente automatici. La
scuola è un’ istituzione molto importante per la vita di uno
stato e ognuno vorrebbe costruirla nel modo a lui più
opportuno. Noi ragazzi pensiamo che sia dannoso tenerci
seduti per sei ore di fila senza nemmeno poterci sgranchire le
gambe e cercando di farci assimilare con ogni mezzo i vari
concetti della lezione. Si crea così un’ atmosfera tesa che
trasforma nella testa di ogni ragazzo la scuola in una prigione,
dove il più bravo è chi riesce a scampare alle interrogazioni e a
imbrogliare l’insegnante, come se questi fosse come una sorta
di giustiziere pagato dallo stato per compiere il principio della
selezione naturale (anche se non è così): far passare i migliori
e far estinguere i meno dotati. Forse esagero, ma il problema
di fondo esiste, basta contare il numero dei bocciati nelle
prime dove l’ impatto con le superiori è più forte. Io spero in
una scuola nuova che metta al centro gli alunni con le loro
esigenze e non il programma ministeriale. Forse basta che il
docente smetta di pensare di dover completare il programma,
di dover fare un tot. di temi a trimestre, di dover mantenere in
classe una ferrea disciplina. Quanti insegnanti si preoccupano
di chiedere ai ragazzi i loro hobby, i loro interessi, le loro
aspirazioni per poter meglio adattare a loro l’ insegnamento ?
Credo che tutto questo ci possa portare la risposta alla
domanda fatta nel titolo. Io dico che in tutto il suo contesto
adesso la scuola italiana sia ancora vecchia e polverosa come
la biblioteca di Azzeccagarbugli e finche qualcuno non si
deciderà a cambiare o per lo meno a “rispolverare” molte cose
la nostra scuola rimarrà così e nessuno ritroverà quei benefici
che solo la scuola e l’ istruzione possono dare.

Il rinascimento si caratterizza come quel grande movimento culturale


che ha posto le fondamenta per il recupero dell'autonomia dell'uomo in
quanto "spirito libero". Secondo te nella società d'oggi l'uomo è
veramente libero? Tu che cosa individueresti come cause principali della
schiavitù dell'uomo contemporaneo? Quale significato daresti
all'espressione "essere liberi" e in che rapporto secondo te stanno
libertà, diritti e doveri?

Nella nostra società che ormai idealizza il concetto più ampio di democrazia,
l'uomo recita una parte fondamentale; questo lo può fare poiché libero di
scegliere. La libertà per l'uomo è un concetto assai complesso e vario poiché lo si
può analizzare sotto diversi punti di vista (fisico, ideale...). La vera libertà, l'uomo
la conquista nel rinascimento poiché fino a quel momento la figura umana
appariva come un piccolo ingranaggio di una immensa macchina e quindi non era
"padrone" di poter usufruire della propria vita a piacer suo.Col rinascimento
invece la figura umana acquista una certa importanza poiché per la prima volta si
riconosce all'uomo il diritto di plasmare la propria vita; infatti si raggiunge la
convinzione che la vita umana non è decisa prima ma è l'uomo stesso che la
cambia nel momento in cui compie delle scelte.Secondo me l'uomo moderno lo si
può definire "uomo libero" anche se sotto alcuni punti di vista è diventato schiavo.
L'uomo moderno è libero da un punto di vista burocratico poiché libero di
scegliere, professare la propria religione, esporre la propria idea e poter scegliere
ciò che ritiene meglio per se ovunque o in ogni modo nella stragrande
maggioranza degli stati civilizzati.L'uomo moderno sotto molti altri punti di vista
però è schiavo; anche se sostanzialmente è una dolce schiavitù: la schiavitù delle
comodità. Proviamo un attimo a pensare di dover rinunciare al nostro amato
telefonino o alla televisione. Impossibile! Proprio così ormai siamo diventati
schiavi delle comodità sembriamo incapaci di rinunciarci e pensiamo remoti i
tempi in cui nelle case non arrivava la corrente elettrica oppure quando i
telefonini ancora non esistevano.Secondo me l'uomo moderno sta commettendo
un errore gravissimo cioè quello di diventare schiavo del concetto di libertà;
sembra quasi paradossale ma è tragicamente vero poiché gli uomini si lamentano
della condizione in cui vivono e pretendono di violare le poche regole che ancora
resistono perché secondo loro queste oppongono un ostacolo alla vera libertà.
L'uomo moderno infatti pretende di poter fare ciò che vuole poiché a modo suo
solo quella è la vera libertà; non si rende conto dell'importanza delle regole che
bisogna rispettare poiché, affinché vengano rispettate le libertà di tutti bisogna
porre dei limiti. Per vivere in una società libera bisogna rispettare delle regole
semplici e basilari che permettono a essa di non degenerare e di non regredire
fino ad arrivare all'anarchia cioè al caos completo.Concludo dicendo che la libertà
è una delle maggiori conquiste dell'uomo che deve difenderla sia da chi vuole
opprimerla sia da chi vuole che essa degeneri poiché per poter vivere bene c'è
bisogno di regole e soprattutto c'è bisogno che queste regole vengano rispettate
da tutti.

LA LIBERTA’
Fortunatamente, viviamo in un Paese libero e democratico, la cui
validità è fondata, come dice la Costituzione sul lavoro e
sull'impegno di ognuno di noi. Il fondamento essenziale per una
vera democrazia consiste nella partecipazione di tutti alla vita
politica della propria nazione. Se democrazia significa governo
del popolo, questo vuol dire che tutti dobbiamo sentirci
coinvolti in ciò che il governo fa o decide, negli errori che
compie, negli inganni in cui si lascia trascinare, nelle truffe che
alcuni suoi rappresentanti tramano ai danni dei cittadini.
Invece, spesso prevale il disinteresse, l'abitudine, il "quieto
vivere". Allora invece della partecipazione, mettiamo in atto il
totale disimpegno. Tutti affermiamo di volere una società più
onesta e giusta e molti, a tal fine, propongono l'uso della
violenza, della rivoluzione, dei cambiamenti totali e definitivi.
Da una reazione simile, in realtà, non può nascere altro che un
potere autoritario e quindi oppositore della libertà e della
democrazia.Che la violenza produca giustizia è una pericolosa
quanto mai diffusa illusione: è un mito, una falsa storia. In
realtà, la violenza non produce giustizia perché uccide la libertà
e produce solo insicurezza e paura. E l'insicurezza e la paura
generano, come la storia ci insegna, il terrore; e dietro allo
stato del terrore c'è sempre in agguato un Napoleone. La paura,
dunque, è la madre del potere assoluto, dello stato totalitario.
E nello stato totalitario a decidere su ciò che è giusto e su ciò
che è ingiusto è chi ha il potere assoluto, senza che si possa
criticare. Anzi, nello stato totalitario, chi critica viene
eliminato; nello stato totalitario chi ha il potere, ha anche il
potere di decidere cos'è la giustizia. Queste sono, dunque, le
conseguenze della violenza: è proprio vero che la violenza
genera altra violenza. E, in genere, una violenza genera sempre
una violenza più grave. Ed ecco, dunque, perché le istituzioni
democratiche debbono venire considerate come il bene più
grande di una comunità, come la sua più alta conquista civile, da
amare e difendere.In democrazia non ci sono nemici da
abbattere, ci sono avversari con i quali discutere e competere
civilmente. Ma le istituzioni democratiche sono come una
fortezza: resistono se è buona la guarnigione. E la guarnigione è
fatta dai governanti e dai governati. Ai governanti deve stare a
cuore soprattutto la giustizia, la giustizia distributiva. È
l'attenzione ai problemi urgenti, quali la casa, la sanità,
l'occupazione, lo sradicamento della miseria e dell'ignoranza, la
prevenzione dal crimine, la difesa dell'incolumità di ogni singolo
cittadino, a caratterizzare una politica razionale e
responsabile. Più che politicizzare la morale, occorre
moralizzare la politica. E, d'altro canto, la responsabilità dei
governati sta nella loro vigile attenzione indirizzata alla
salvaguardia delle istituzioni, nel controllo dei governanti, nella
denuncia degli eventuali errori di questi, nella loro rimozione
senza spargimento di sangue, nello stimolare i governanti a
produrre leggi sempre più giuste. Il cattivo funzionamento delle
istituzioni, cioè la difesa da parte dei governanti di leggi
ingiuste, è una continua sfida alle istituzioni stesse. E lo è,
perché se, all'interno delle istituzioni, si rovesciano sui
governati leggi ingiuste, se i governanti deludono le attese dei
governati, questi ultimi, pressati da necessità reali e urgenti e
spinti da profeti irresponsabili, possono essere tentati di
rovesciare le istituzioni.Ma le istituzioni democratiche sono il
bene più prezioso di una comunità. Finché esse esistono, è
possibile la critica da parte dei singoli e dei gruppi al fine di
migliorare le istituzioni stesse. Finché esistono le istituzioni,
tutto può essere criticato e migliorato, qualsiasi legge può
essere abrogata o migliorata, qualsiasi proposta può essere
discussa, corretta, perfezionata, accettata, respinta. Insomma:
finché esiste la libertà, incarnata e protetta dalle istituzioni,
possiamo raggiungere anche la giustizia, cioè leggi sempre più
giuste. Ma se crollano le istituzioni, crolla la libertà. E in un
paese non libero, la giustizia non sarà più possibile, perché la
critica, il dissenso, proposte alternative e pubblici controlli
saranno proibiti.La difesa delle istituzioni è un dovere di tutti e
di ognuno. La giustizia è la difesa più consistente della libertà:
giacché, se non ci sarà giustizia, gli uomini vivranno nella
continua tentazione di vendere la loro e l'altrui libertà a chi
questa giustizia promette. E d'altra parte, se non ci sarà
libertà, non ci sarà nemmeno la giustizia: il potere totalitario ha
avuto, ha e avrà sempre i suoi servi privilegiati. Giustizia e
libertà sono, quindi, strettamente collegate tra loro, dato che
attraverso le istituzioni democratiche, che dovrebbero
garantire le libertà dei cittadini, si può ottenere una giustizia
non illusoria.Occorre, quindi, che ci sia l'effettiva volontà di
tutti per cambiare rotta, per permettere a questa nostra
democrazia, un po' logora, di funzionare meglio. L'unica arma da
usare è quella della partecipazione, cioè della comune
responsabilità, intesa come strumento di democrazia autentica.
Partecipare significa anche poter esigere correttezza da chi è
stato eletto.