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Esperienza

Come ha notato il filosofo Michel Serres in Statues, la saggezza millenaria delle lingue classiche
ha forgiato il termine “esperienza” attraverso l’uso di un verbo e di una preposizione: “ex” in latino
significa partenza, allontanamento, distacco più o meno volontario da qualcosa, usuale od originario; il
greco “peiro” vuol dire attraversare, superare, ed indica il viaggio attraverso un mondo nuovo,
sconosciuto.
L’esperienza significativa scaturisce da questo movimento duplice di intreccio fra distacco e
peregrinazione, e comporta sempre dei rischi per il viaggiatore. Per questo il termine esperienza
s’apparenta al termine pericolo, con cui condivide il lessema - per -. Anche l’espressione tedesca
Erfahrung, che designa l’esperienza, racchiude in sé il motivo del viaggio (Fahrt) e quindi la duplice idea
della partenza e dell’insidiosa peregrinazione.
Si dice dunque “fare esperienza”quando l’esistenza è scossa da un fremito particolare che la sottrae
al ritmo delle ripetizioni quotidiane.
Senza dubbio l’attività di tirocinio a fianco di G. sta elargendo, in questa duplice accezione di
distacco ed incontro, le porte della ritualità nelle relazioni personali, nella valutazione degli omologhi e
dei diversi, di ciò che è insito o che appare.
Quando in principio ho conosciuto G,. la prima impressione - devo ahimè riconoscerlo - è stata
disagio o piuttosto umana pietà. L’assenza di comunicazione verbale, la stereotipia di gesti e movimenti,
le urla improvvise e terrificanti, hanno spaventato chi si apprestava a compiere un tragitto al di fuori
dell’usualità.
Era quindi necessaria l’Esperienza, un viaggio di avvicinamento ad un mondo che non mi
apparteneva, ma che in fondo era ordinato in una categoria di valutazione, quella del pregiudizio:

Non parla, dunque non pensa…


Non mi guarda perciò non sente…
Non si esprime, quindi non soffre…

Era necessario, per intraprendere quel percorso umano e professionale che porta al’insegnamento
specializzato, avvicinarsi e cercare un “punto di contatto” con la persona.
Abraham Maslow suggerisce di elaborare una “nuova visione delle cose” e una “diversa
concezione dell’uomo: occorre - dice - partire dai bisogni e cercare una via alla loro realizzazione, con un
approccio all’essere umano nella sua totalità”.
Credo che tale visione sia pienamente condivisibile e posso dire, in base alla mia esperienza
personale, che è importante promuovere le facoltà cognitive dell’allievo, anche attraverso un approccio
umanistico: con un metodo cioè che dia rilievo all’aspetto umano e che valorizzi la personalità del
discente; con una strategia capace di creare un’atmosfera rilassata nella quale gli studenti possano
apprendere ed essere se stessi. Ciò stimola l’abilità dell’insegnante ad ascoltare i propri studenti, a
percepire i loro sentimenti e ad individuare le loro potenzialità.
In questo, l’esperienza della Comunicazione facilitata sta rappresentando un valido tirocinio
umano e professionale; così come l’osservazione diretta e partecipe, e la conseguente riflessione, da cui
scaturisce il confronto con colleghi ed alunni della classe.

Compagni di classe

I compagni sono una preziosa risorsa, capace di avanzare proposte e strutturare modalità di
intervento. Per esempio, in principio di anno scolastico essi hanno suggerito quale posizione all’interno
della classe potesse essere più produttiva per G., e si sono letteralmente ribellati all’eventualità di
sistemare il banco del compagno in una postazione separata da loro. Hanno rilevato che egli è più sereno
“se gli adulti non gli stanno troppo addosso”.
Nei primi giorni trascorsi in classe, un compagno ha fatto un’osservazione illuminante, notando
che G. si comportava con atteggiamento mutevole verso chi cercava di obbligarlo, a seconda che si
trattasse di un adulto o di un compagno. Ai compagni riservava un atteggiamento privilegiato e non
violento. Spesso sono stati i compagni stessi ad indicare chi di loro era più adeguato a supportarlo in una
determinata situazione. Agli adulti, invece, mostrava una tempra aggressiva.
Dunque è stato evidente che G. era nel gruppo, si sentiva parte integrante della classe e ne
condivideva in qualche modo la condotta.

Maieutica

La metodologia scelta da docenti curricolari e di sostegno potrebbe essere definita maieutica: cioè
una strategia didattica di gruppo, basata sulla discussione, sull’ascoltarsi reciprocamente con rispetto, in
un processo di continua ricerca. Essa ha facilitato l’espressione del rapporto con l’altro e ha posto le
condizioni perché ciascuno, educando ed educatore, possa esprimere a pieno se stesso e i propri bisogni
profondi. Tali esigenze, sono state trasformate in problemi da risalvere e progetti da attuare volti al
soddisfacimento degli stessi bisogni.
Si parla appunto di progettualità, volta allo sviluppo sociale, sviluppo cioè delle potenzialità del
compagno disabile e del gruppo classe a cui appartiene, ideata affrontando i problemi e indicandone le
possibili soluzioni.
Da qui anche la scelta di compagni-tutor, che in determinati momenti “guidano” il compagno in un
percorso di crescita sia essa educativa, didattica, o relazionale.
In questo momento del percorso, la diversità diventa dunque risorsa per G. e compagni, innescando
nel gruppo-classe una rapporto volto all’empatia, secondo il principio del do ut des emotivo. Gli alunni,
che partecipano a questo percorso, si sentono realmente interpretati, capiti, riconosciuti, gratificati, in
quanto percepiscono che il loro contributo è adeguatamente valorizzato nel contesto del lavoro del gruppo,
rafforzando la propria autostima e rapportandosi così agli altri in modo creativo e non distruttivo.
Attraverso questo percorso, la classe ha acquisito maggiore coscienza e consapevolezza della difficoltà del
vissuto quotidiano, e dell’importanza dell’alternanza operativa per garantire forza ed efficacia
all’intervento. Hanno acquisito la consapevolezza che l’individualismo non è produttivo e che la dinamica
di gruppo invece può essere la forza vincente per superare alcune situazioni problematiche vissute durante
le giornate trascorse a scuola.
In questo contesto, è offerta ai ragazzi l’opportunità di praticare una scuola che insegni soprattutto
ad essere cittadini, a difendere i propri diritti senza calpestare quelli altrui, e a sostenere coloro che si
trovano in situazione di difficoltà; liberi da qualsiasi condizionamento, senza pre-giudizi, e ragionando
autonomamente.