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CAPITOLO I: IL CONTESTO VITALE NEL TEMPO DI SAN FRANCESCO

Introduzione
Ogni uomo figlio non solo dei genitori, ma anche del tempo in cui nato,
vissuto e morto. Non si pu comprendere san Francesco, i suoi scritti, il suo pensiero, la
sua esperienza carismatica se non si comprende anche i tempi nei quali vissuto e ha
operato.
1. Il contesto storico
Assisi: viene collocata nel cuore dellUmbria, a contatto con gli Appennini e con
la vasta pianura che si estende da Spoleto a Perugia, nel medioevo designata con il
nome di Valle Spoletana1. Umbria propizia ai cammini per monti e per valli, piena di
silenzio e di rumore, di luce e di ombra, agricola e commerciale, brulicante di un popolo
semplice e profondo, ardente nellintimo, ma talora preda di brusche infiammate, in
armonia con gli alberi, la terra, le rocce, i fiumi sinuosi, popolata da un mondo di
animali nobili e familiari le pecore, i buoi, gli uccelli, tra i quali si distinguono le
colombe, le cornacchie e le gracchie cui gli predic, il falco, il fagiano, le api operose e
lumile cicla che veniva a cantare sulla sua mano.
Italia divisa tra papa e imperatore, citt levate luna contro laltra, nobilt e
popolo, tradizioni rurali e progresso di uneconomia sempre pi penetrata dal denaro, e
che lo univano anche alla sua epoca, questo tempo urbano, dallinquietudine eretica,
dallentusiasmo pronto a infrangersi per la crociata, dalla poesia cortese anchessa
divisa tra la brutalit delle passioni e la raffinatezza dei sentimenti2.
1.1 Il profilo biografico
San Francesco nacque ad Assisi alla fine del 1181 o agli inizi del 1182 da Pietro
Bernardone, ricco mercante di stoffe preziose, e da Monna Pica proveniente dalla
Provenza. Fu battezzato con il nome di Giovanni. Le fonte agiografiche non ci dicono
quando e perch il nome di Francesco sostituisce quello di Giovanni. Ci sono avanzati
alcuni ipotesi: il cambiamento del nome da parte del padre al suo ritorno dal paese di cui
avrebbe di cui avrebbe dato nome a neonato; lomaggio reso pi tardi alla madre che
sarebbe stata francese; la persistenza dun soprannome che gli sarebbe stato dato in
giovinezza a causa del suo entusiasmo per la lingua francese 3. Questultima sembra
lipotesi pi verosimile: francese lingua della poesia e dei sentimenti cavallereschi,
la lingua delle sue intime effusioni. Tommaso da Celano dice: Quando era pieno
1 A. VAUCHEZ, Francesco dAssisi, Einaudi, Torino 2010, 6.
2 J. LE GOFF, Francesco dAssisi, Laterza, Roma 2010, 18.
3 J. LE GOFF, Francesco dAssisi, 29.

dellardore dello Spirito Santo, egli parlava a voce alta in francese. Cantava nei
boschi, mendic un giorno in francese dellolio per la luminaria di san Damiano che
andava ripristinando. Il francese lo riempiva di ebbrezza e di giubilo 4. ben notare che i
nomi in quel tempo avevano un significato profondo carico di seno simbolico il solo
fatto di accettare e di divulgare un nome insolito manifestava la volont di innovazione
di Francesco.
Tommaso da Celano aveva accusato i genitori di averlo educato in modo
deplorevole e ha dipinto a fosche tinte di quadro della sua adolescenza depravata. Era
comune la mentalit dei divertimenti, dei giochi, delle chiacchiere, delle canzoni, della
moda. Francesco vive tutto questo, anzi stato definito il jeunesse dore di Assisi. Il
tratto pi interessante sta nel fatto che il giovane cerca un tenore di vita cavalleresca, di
imitare i comportamenti dei nobili pi che praticare le virt e i difetti della borghesia
mercantile5. Tommaso da Celano, lo definisce molto ricco, riconosce peraltro che la
fortuna di cui disponeva grazie al suo padre era inferiore alla ricchezza della
maggioranza dei giovani nobili.
La cultura: grande ammiratore della poesia cortese, si fa tra i compagni autore di
canzoni e giullare6.
Il genere di vita: la guerra, il mestiere delle armi. Non sono le occasioni che gli
mancano. Ad Assisi si svolgeva una duplice lotta: tra i partigiani del papa e quelli
dellimperatore, tra nobilt e il popolo, cio tra le vecchie famiglie feudale e la nuova
borghesia mercantile appoggiantesi al popolo minuto per costruire un comune che
assicurasse alla citt lindipendenza di fronte allo straniero tedesco o pontificio e
allaristocrazia feudale7.
Nel 1200 il popolo di Assisi caccia la guarnigione tedesca dalla Rocca, rifiuta di
consegnare la fortezza ai legati papali e per maggior sicurezza la distrugge, abbatte o
incendia i palazzi dei nobili allinterno della citt e i loro castelli nei ditorni, ne uccide
una parte e costringe laltra allesilio, si protegge infine cintando la citt di bsastioni
eretti in tutta fretta.
Lepisodio di queste lotte fin male per Francesco. Le famiglie nobili cacciati da
Assisi, si rifugiano nella valle Spoletana. I perugini, per ristabilirli nei loro beni e nel
loro stato, dichiarono guerra al popolo di Assisi: Francesco, che partecip alla battaglia
che le due citt ingaggiarono nel 1202 a Ponte San Giovanni sul Trevere, fu fatto
prigioniero dai perugini e rest pi di un anno in carcere a Perugia. Liberato nel
4 J. LE GOFF, Francesco dAssisi, 29.
5 J. LE GOFF, Francesco dAssisi, 30.
6 J. LE GOFF, Francesco dAssisi,30.
7 J. LE GOFF, Francesco dAssisi, 30.

novembre 1203, non fu distolto dal desiderio della guerra militare n da questa triste
esperienza n da una lunga malattia che lo immobilizz gran parte dellanno 1204.
Nel 1205 decise di accompagnare in Puglia un nobile di Assisi che andava a
prestar servizio nelle armate pontificie contro le truppe imperiali. Un sogno sembra
confermarlo in questa intenzione. Vede tutta la sua casa piena di divise militari e di
armi. Egli interpreta questa visione come lannuncio di futuri successi militari in Puglia.
Non comprende che la visione simbolica, che sar chiamato ad altri cimenti, a usare
altre armi, quelle spirituali. Infatti sulla strada della Puglia, a Spoleto, un'altra visione lo
arresta. Non andr in Puglia, non sar un glorioso soldato, ma diventer soldato di
Cristo8.

1. Contesto socio-culturale
Al tempo di san Francesco, i valori culturali vengono proposti allideale del
cristiano, che la salvezza eterna, domina lo spirito del quid prodest, per cui
sufficiente un minimo di cultura per leggere il Salterio, i Vangeli e le storie dei Santi e
dei Cavalieri9.
In questo contesto, san Francesco, che non appartiene alla classe dei letterati,
ama chiamarsi semplice e ignorante, anche se possiede la cultura sufficiente per valutare
le attivit intellettuali. Ha grande venerazione per i teologi e grande stima per la scienza,
ma non la pone tra i mezzi di formazione, per timore che lansia del sapere incrinasse i
sentimenti di povert e di minorit in mezzo al popolo. Accoglie volentieri i dotti che
chiedono labito, ma vuole che liberino la loro dottrina dalla tendenza del proprio io e la
pongano a servizio degli altri10.
Cambiando le circostanze, san Francesco, che non un fanatico, accetta lo
studio, cos come accetta le case e le Chiese: cresce infatti il numero dei dotti
nellOrdine; questi hanno uninevitabile preponderanza nella vita e nel governo di esso;
accanto alla predicazione esortativa urge quella dotta. Per cui, fin dal 1223, san
Francesco autorizza santAntonio a insegnare la Sacra Teologia ai frati con la lettera
Fratri Antonio, Episcopo meo, a condizione che lo studio non estingua lo spirito di
orazione e devozione. Ma questa condizione la pone anche per il lavoro manuale; per

8 J. LE GOFF, Francesco dAssisi, 31.


9 Cfr. G. GIRALDI, Storia della pedagogia, Roma 1985, 139-140.
10 Cfr. L. IRIARTE, Vocazione Francescana. Sintesi di san Francesco e di santa Chiara, Casale
Monferrato 19993, 25-28.

cui, queste due forme di occupazione (studio e lavoro manuale) Francesco le pone sullo
stesso livello11.
Questo rapportarsi di san Francesco con la scienza molto importante, perch
qui che si fonda la ricerca scientifica del sapere da parte dei francescani. Francesco si
pone modello del discepolo non solo in quanto uomo penitente, evangelico, minore,
contemplativo, fraterno, missionario, mariano, obbediente, ma anche come uomo
rispettoso della ricerca e della scienza12.
Per quanto riguarda le intuizioni pedagogiche, Francesco attinge al background
culturale e sociale del suo tempo che lo spirito cavalleresco della tavola rotonda:
spirito di lealt di nobilt e di fraternit. Egli eleva lo spirito umano e spirituale e lo
traduce in termini di fraternit. Profondamente umano e sentitamente democratico, egli
eleva ci che buono e di nobile c nella sua prima formazione di uomo. Egli non ha,
nel pensiero e nellazione, un sistema ben definito di educazione; ha tuttavia i principi
di una orientazione nuova e quasi rivoluzionaria nel campo delleducazione religiosa.
Possiamo sintetizzare che san Francesco scopre il Vangelo come progetto di vita13.
La dicotomia laico-chierico
Il chierico (colui che percorre una carriera ecclesiastica), per eccellenza il
litteratus, colui che conosce la lettera, la lingua latina, in cui viene trasmesso il
patrimonio culturale dellOccidente. Ha studiato, sa leggere e scrivere, e per questo
motivo un privilegiato e potente14.
Il laico un simplex, rusticus, e Francesco stesso si definisce simplex et idiota, che
equivale a colui che non conosce e quindi impotente. Non conosce la cultura
trasmessa per iscritto in lingua latina, ed partecipe, invece, di quel luniverso culturale
definito folklorico15.
A partire dallXII secolo, con la schema tripartita in oratores (coloro che
pregano), bellatores (coloro che combattono), laboratores (coloro che lavorano), la
Chiesa separa i chierici dai laici con la frontiera della sessualit. Tra i cristiani dei due
11 Cfr. L. IRIARTE, Storia del Francescanesimo, Napoli 1982, 212; L. IRIARTE, Vocazione
Francescana. Sintesi di san Francesco e di santa Chiara, 109-121.
12 Cfr. L. IRIARTE, Vocazione Francescana. Sintesi di san Francesco e di santa Chiara, 31-44.
13 Egli riesce a educare caratteri opposti e formidabili come Santa Chiara e Frate Elia (cfr. A.
GEMELLI, San Francesco dAssisi e la sua gente poverella, Vita e Pensiero 1950, 126).
14 AA Vv., Francesco un pazzo da slegare, Cittadella Editrice, Assisi 1997, 53-54.
15 AA Vv., Francesco un pazzo da slegare, 54.

sessi esistono tre ordini o tre livelli: dei laici, dei chierici e dei monaci. Bench nessuno
dei tre sia esente dal peccato, il primo buono, il secondo migliore, il terzo ottimo16.
Assisi nel XII secolo: R. Manselli, San Francesco, Bulzoni, Roma 1980, patria del poeta
Properzio,....vedi Vouches
Costituiva nella seconda met del XII secolo, la punta avanzata, il cuneo del
ducato "imperiale" di Spoleto, verso Perugia, che, con molta parte dell'Umbria, era,
invece, sotto l'influenza della Chiesa, da cui aveva l'appoggio necessario per salvarsi
dalle velleit espansionistiche dell'impero. Nel 21 novembre 1160 Federico Barbarossa
conferisce alla citt un'autonomia che gli consentiva uno sviluppo interno, libero da
qualsiasi intervento di poteri pi alti, fossero pure quelli dello stesso duca. p. 29.
- Nel decembre del 1197, papa Clemente III, aveva mandato un cardinale nel ducato, e
un funzionario di questo cardinale aveva ricevuto la sottomissione di Assisi e di altre
citt umbre, ma non si sa chi abbia fatto questa sottomissione a nome degli assisani. p.
56 Societ Internazionale di Studi FrancescaneD. Waley, Assisi al tempo di san
Francesco (Atti del V Convegno Internazionale), Assisi 1978.
- Innocenzo III, eletto papa nel gennaio del 1189, aument la fretta e il vigore della
Chiesa in queste vicende e in marzo troviamo il ducato di Corrado, in mezzo al crollo
della sua autorit sulle citt umbre, gi occupato in trattative col papa. Dopo che
Innocenzo ebbe rifiutato la sua offerta di tenere il ducato come feudatario della Cheisa,
Corradolo trasfer al papa, ma all'inizio in Assisi, come in molte altre citt, questo
trasferimento non ebbe conseguenze pratiche. Tuttavia il papa stesso venne nel ducato
nel 1198 e in quell'anno degli accordi furono convenuti tra l'autorit papale e vari
comuni, fra cui quello di Perugia. pp. 56-57. L'accusa fatta da Innocenzo contro i
perugini, cio che avevano incoraggiato gli assisani nella resistenza, era sbagliata. In
realt i perugini avevano visto Assisi e il suo territorio come potenziali elementi di un
impero perugino. Tra le due citt stato una guerra nel dominio sulla zona di mezzo,
soprattutto sui proprietari indecisi e schiacciati di quella zona era in gioco. Dal nord, la
Lega Toscana (1197), vedeva Perugia e Assisi come membri di un nuovo sistema
diplomatico e militare, erede dell'autorit sveva.
- Il primo tentativo di risolvere queste discordie interne, almeno di cui rimane traccia
nelle fonti scritti, la pace del 1203 ci fornisce il primo quadro sulle primitive
istituzioni comunale di Assisi. In un certo senso, questa comune primitivo non una
istituzione perche consta di due istituzioni distinte: i boni homines (persone per bene o
di buona famiglia) e gli homines populi (possiedono le loro finanze separate). Il comune
stata nata in momento di crisi e ideato per affrontare le crisi. 58-60.
- Lo sviluppo pi importante di questi anni (1203-1213) che il podest viene a
soppiantare il console al capo del comune. Si parla di Gerardo come console alla fine
del 1203, ma in giugno dell'anno successivo Innocenzo III scrive di Gerardo come di
16 J. LE GOFF, Francesco dAssisi, 6; G. MICCOLI, I monaci, in J. LE GOFF, Luomo
medievale, Laterza, Roma-Bari 2004, 59.

uno che stato due volte podest. La pace del novembre 1203 parla di Ugolino come
console e nel 1204 come podest. I termini console e potest negli anni 1203-1205 sono
ambigue. Si tratta, per ambedue, del dominium o regimen di un solo individuo.
La pax et concordia del 1210, trattato tra i maiores (o milites) e i minores (o pedites). I
maiores sono i boni homines e i minores sono il populus.p. 63.
- san Francesco fu influenzato dal sorgere del comune assisano. Furono gli anni pi
formativi della vita del Santo; quando il comune fu creato aveva 17 anni, poco dopo era
convolto come cittadino nella guerra contro Perugia. La connessione manifestata tra la
storia di quegli anni, anni di lotta, di violenza, di guerra tra citt e citt, la pace di
Francesco e di suoi seguaci. p. 69.
In breve, alla fine del XII secolo in Assisi era un conflitto tra boni homines e homines
populi sulla scorta di un documento del 1203. p. 282
- Tale discordia esplode nel 1198, quando gli homines populi occupano la citt,
distraggono la Rocca e le casetorri dei boni homines. Questi scappano, si ritirano nei
loro castelli. Gli homines populi ne prendono o distraggono alcuni, poco meno di una
decina. I boni homines, sono costretti di fuggire di nuovo: dal gennaio 1200 alcuni
chiedevano la cittadinanza perugina. Perugia li accetta come suoi cives e ne rivendica la
difesa. Il conflitto diventa guerra tra Assisi e Perugia. Inevitabile la battaglia: a
Collestrada, nel 1203, i buoni homines, ovvero Assisium, sono sconfitti. Alla fine del
1203, i boni homines rientrati in citt e gli homies populi si mettono d'accordo su quelli
che erano spomi i pomi della discordia: circa la destructio castrorum, gli homines populi
si impegnano a risarcire i danni subiti da una ventina di boni homines mediante o
lricostruzione di una casa in citt o il pagamento di una somma in denaro, 30 o 50
libbre. p. 284-285. Alcuni boni homines sono rimasti in Perugia. Il patto del 9 novembre
1210 sancisce la fine delle ostilit in citt. in questa occasione, che le parte
contrapposte sono denominate dei maiores e dei minores. 285-286. (A.B. Langeli,
Realt sociale assisana, .... I due termini sono irriducibili e complementari: il maiores si
definisce in quanto c' il minores, e viceversa. Tra maiores e minores esisteva un
rapporto preciso.perch di natura giuridica, personale ma cos diffuso da diventare
collettivo, in forza del quale gli uni erano i domini degli altri. p. 315. A.L
- Il caso assisiano del 1210 giudicato come riflesso dei quei modi di pensare e di
esprimersi, allo stesso modo della.minoritas francescana. Le coincidenze, alle volte,
possono anche essere esclusivamente delle coincidenze. p. 320 A.L.
- La guerra assisana del 1198-1210 il portato di un'acuta crisi degli equlibri politicosociale preesistente, e un lungo tentativo di trovarne altri pi adeguati alle capacit di
potere che ciascuno dei contendenti mostrava di possedere. La societ con la guerra si
spezza in due: quelli che la carta pacis del 1203 chiama i boni homines. Sono coloro ai
quali il comune di Assisi, nel 1203, promette il risarciamento dei danni subiti; sono
coloro dei quali documentato qualche rapporto amichevole con Perugia. p. 287.
Fortini afferma che gli boni homines si possono definirsi in base a tre caratteri comuni:
1) abitano in citt al pi tardi della met del secolo XII, hanno case e beni all'interno

della cerchia muraria 2) hanno castre, terre, uomini, giurisdizione, anche distanti tra
loro, al contado ( una zona in cui la loro presenza particolarmente fitta quella di
Colle, nei pressi di S. Egidio: una sorta di zona- cuscinetto tra Assisi e Perugia, sede di
un numeroso sviluppo dei diritti signorili ecclesiastici e laici; 3) sono militia decorati
(una caratteristica di cui si ha conferma da un elenco di milites del 1233, nel quale
costoro figurano ai primi posto; non documentato che tale milizia i boni homines la
esercitarono al servizio dell'imperatore: questa tradizione imperiale avr modo di
manifestarsi ancora negli anni del sopravvento di Federico II nenell'Umbria p. 288.
Cosa distingue gli boni homines da gli homines populi? la diversa tradizione di rapporto
con la citt. Quanto i boni homines vi erano, da tempo, presenti e dominanti, altrettanto
questi ne erano assenti. Solo i figli di Simone della Rocca verranno, di l a poco, ad
abitare in Assisi, e per i signori di Fossato, ai quali con la sottomissione viene concesso
il cittadinatico con Assisi, la relazione del tutto temporanea con Assisi rientrava in un
difficile squilibrio tra Perugia e Gubbio. p. 292
- Gli homines populi si presentano come un'entit collettiva e anonima. Sono gli uomini
di Assisi, gli uomini del comune, che avevano combattuto i boni homines e ora si
mettono d'accordo con riconoscon concittadini che si rriconoscono nel comune o
riconoscevano il comune come quadro legittimo ed esclusivo della propria presenza
pubblica. p.295 A. L.
- Il rapporto tra impero e papato nel pontificato di Innocenzo III a proposito di ducato di
Spoleto e Assisi, viene praticamente rovesciato. I papi precedenti hanno riconosciuto le
dignit e le circoscrizioni territoriali di origine imperiale, anche quando su queste
rivendicavano i diritti papale, Innocenzo III si rivole e comunica direttamente con le
citt, nelle loro autorit civili e religiose. R. Manselli, Assisi tra impero e papato, p. 350351
- L'area in cui si muove e opera la societ assisana individuata in un contesto globale
che permette soltanto di specificare che situata in finibus vallis Spoletanae. S. Da
Campagnola, Societ assisana nelle fonti francescane, p. 362.
- Da un canto la societ assisana riflette la vita tumultosa di un comune dell'Italia
centrale, dall'altro canto riflette gli orizzonti pi vasti per abbracciare racconti di traffici
mercantili, di guerre combattute o di spedizioni militari misteriosamente abortite. S Da
Campa. p. 368. A differenza dei periodi successivi, l'epoca che accompagna la nascita,
la formazione giovanile e la conversione di Francesco presenta un leggenda che - nelle
intezioni degli agiografi - intese essere tutta assisana anche se conguagliata nell'azione e
nel ricordo di Francesco e della sua famiglia. SC. 368-369
- I lebbrosi per i cittadini assiani erano da ignorarli. SC 372
- La nuova fraternitas: Bernardo Quintavalle, Pietro Cattani, Egidio, Silvesto e tanti altri
seguaci assisani, le vui condizioni socio-culturale influirono sulla formazione della
nuova fraternit. SC 376. Il gesto di Bernardo che distribuisce tutti i suoi beni, di
Silvestro sacerdote secolari di Assisi suscita interesse e stupore negli assisani.

Le scelte dei penitenti di Assisi palesano il contrasto tra una societ agitata e un gruppo
di lite che sceglievano di equipararsi per servirei poveri, gli emarginati, per
guadagnarsi il vitto quotidiano lavorando manualmente o mendicando in caso di
necessit, per annunciare a tutti la pace e il bene.
- questione politica (Enrico VI)
- Innocenzo III
- i poveri
1. La nasita e la giovinezza
- il nome nell'epoca corrispondeva a francese (panni franceschi furono detti dai mercanti
per ancora un paio di secoli i panni provenienti dalla Francia), fosse stato scelto per
celebrare i buoni affari conclusi i quel viaggio o, in modo ancora pi probabile, per
fermare nelnome di un figlio tutta una felice attivit commerciale. p. 41
2. La conversione: Test
- Franceso racconta il momento decisivo della sua conversione, che culmina in un
rovesciamento di valori indicato, con l'antitesi amaro-dolce e come questo
rovesciamento ha luogo nell'incontro con i lebbrosi. p. 43. Il tempo che ha preceduto il
momento decisivo la vita nei peccati (essendo fra i peccati= esse in peccatis ha voluto
indicare una vita legata ai piaceri ed ai godimenti del secolo). Il passaggio dall'infanzia
alla maturit segnato della grazia divina, nella quale egli si riconosce. Tra i peccati e la
penitenza vi il segno dell'intervento di Dio, che ha dato una spinta decisiva a qualcosa
che era gi disposto da Dio stesso: l'inizio di una vita di penitenza. p. 43
- Possiamo cogliere qui anche il rapporto fra il peccato come lebbra dell'anima, quale
designazione corrente nella spiritualit del tempo, e i malati veri, come segno di
contraddizione nel segreto di un'anima che non si accorgeva, in un'intima antitesi, di
essere lebbrosa, n pi e nemmeno di quelli che lo erano nel corpo e perci gli facevano
orrore, mentr orrore non provava di quella morale che lo rendeva di dentro altrettanto
orribile. p. 43.
Da quanto si sottolineato finora, emerge una conseguenza dalla conversione stessa: la
cura con misericordia e con piet amorevole dei lebbrosi. Dobbiamo rilevare che il
momento determinante di Francesco stato nell'incontro col lebbroso, al posto
dell'orrore che sentiva prima verso da essi. questo vuol dire che il momento centrale
della conversione di Francesco stato il passaggio da una condizione umana ad un'altra,
l'accettazione del proprio inserimento in buna marginalit, l'ingresso fra gli esclusi, la
cui caratteristica era l'essere rifiutati da tutti per la loro condizione di orrore. p. 45.
Quindi, Francesco, ha
- La vita di Francesco segnata da due dati: 1. l'essere in peccato, come condizione
esistenziale precedente il momento della conversio; e quest'ultima come nascita nuova,
voluta dal Signore, perch iniziasse nella penitenza una vita nuova; la nuova vita, come
terzo dato, comincia con l'abbandono del mondo, anzi, secondo il termine tipico del
Medio Evo, del saeculum. p. 46

- Francesco ha operato una scelta precisa: non pi un ricco mercante, ma un


emarginato tra gli emarginati, lebbroso fra i lebbrosi, povero fra i poveri. Ha compiuto il
passo ddcisivo, l'abbandono del mondo in cui viveva, anche se come persona fisica
continua a farne parte. p 60
- Uscito dal secolo, Francesco non voleva uscire dalla societ cristiana, dalla fraternit
con tutti gli uomini in Cristo, ma operarvi all'interno. p. 70
Prima san Francesco avverte lo sconvolgimento dei valori interiori, poi esce dal secolo,
cio assume la figura giuridica dell'uomo penitenziale. p. 29 R. Manselli, Francesco e i
suoi compagni, Istituto Storico dei Cappuccini, Roma 1995
Secondo R. Manselli il punto fondamentale dello spirito di san Francesco la priorit e
la suprema validit dei fatti interiori. Per Francesco non hanno importanza i fatii che
stanno huori, ma quelli che operano dal di dentro. La conversio un fatto che si realizza
interiormente, al di qua di quello che sono le considerazioni della realt che ci circonda.
Questa conversio si realizzata su un piano psicologico, come capovol dei valori. La
conversio la espressione di una realt provvidenziale, che gli ha posto dinanzi il
Vangelo, quel Vangelo che si proposto di vivere. Il modo che indicher ai suoi frati di
seguire il Vangelo, cio la Regola sine glossa e leggerlo senza commenti, il modo che
prima di tutto egli stesso ha applicato quando ha letto il Vangelo. p. 29.
- non aveva rinunciato al padre, alla mercatura, al suo rango sociale, per averne un altro
pi prestigioso e non meno sicuro: aveva voluto passare dalla parte di chi non era e non
aveva nulla. p. 71
- i testi biblici rigurdo alla conferma del suo vissuto
- La prima fraternit: viaggio a Roma
- un altra strada da vivere
- La prima regola
- Francesco ed Innocenzo III (1209-1210)= la crociata contro gli albigesi e le sue
conseguenze. Le sue origini sono ben note: i catari di Francia o, come da s si dissero,
gli albigesi avevano realizzato un'espansione pericolosa, grazie anche all' appoggio dei
signori laici. Se si pensa che la sorella diuno dei pi grandi feudatari del territorio a
ridosso dei Pirenei, il conte di Foix, Esclarmonda, proteggeva apertamente gli eretici,
mentre altri lo faccevano con maggiore o minore prudenza, si pu ben immaginare
quale fosse la preoccupazione del papa. Si aggiunga che fra questi grandi, che
proteggevano l'eresia, era persino il conte di Tolosa, Raimondo VI: come tanti altri
nobili della regione non era personalmente eretico, ma nulla faceva per arrestare la
fervida attivit di quanti - catari o valdesi che fossero - predicavano contro la Chiesa
cattolica. p. 109
A lui, perci, il papa aveva mandato Pietro di Castelnau, un chierico - era arcidiacono a
Maguelonne - della ragione, bene al corrente della situazione locale e delle difficolt
obiettive, che ne derivavano. Mentre si svolgevano complesse trattative che cercavano
d'indurre il conte di Tolosa, Raimondo, a togliere ogni favore ai catari, uno scudiero del

conte, credendo di far impresa al suo signore, assasino il legato papale. Era un delitto, a
quei tempi, di insuperata gravit: un legato, infatti, era considerato quasi un alter ego del
potefice, che si vide costretto ad intervenire, concretando una minaccia, da qualche
tempo, presente nelle sue lettere, quella di una crociata in terra cristiana contro gli
eretici. Il successo, in verit, non stato dei pi travolgenti, perch il re di Francia,
Filippo II Augusto - nella primavera del 1208 - era assai pi preoccupato del contrasto
in Germania tra Filippo di Svevia ed Ottone di Braunschweig, dal quale potevano
scaturire ben gravi conseguenze per il suo stato. p. 110
- La franchezza di Francesco e dei suoi compagni nei riguardi del pontefice; si mostra
questi, dall'altra, come preso da un rispetto quasi religioso di fronte ad un'apparizione ai
limiti del divino. Che un incontro fra due delle pi grandi personalit del loro tempo,
l'umile, ma deciso mercante convertito, chiaro e consapevole nei suoi propositi e il
papa, attento, come pochi altri, alla responsabilit di guida delle anime, affidategli da
Dio e vosciente del suo supremo potere, possa avere avuto momenti dramatici o di
eccezionale tensione, possibile; ma che davvero i due si siano fatti i discorsi che le
fonti riferiscono, non sembra probabile. Nessuna delle fonti parla di notizie riferite da
qualcuno vicino al pontefice o di confidenze di Francesco; allontanandosi dal tempo
degli avvenimenti, i particolari abbandano e si arricchiscono, appunto, di fatti
straordinari: tali sono il sogno di S. Giovanni in Laterano cadente, e che un uomo
religiosus, piccolo e disprezzato, la sorreggeva. Innocenzo III avrebbe compreso il
significato, quando Francesco gli si present per chiedere l'approvazione del suo
proposito, basato sui passi evangelici Avrebbe allora pensato: "Davvero questo
quell'uomo religioso e santo, peril quale sar sollevata e sostenuta la Chiesa di Dio".
Abbraccio allora Francesco, approv la regola che aveva presentato, diede
autorizzazione per predicare la penitenza. A sua volta, Francesco, ringrazia a Dio,
promise al papa obbedienza e reverenza in umilt e devozione, come fecero dopo di lui
tutti gli altri confratelli. vedi LPer. p. 113-118.
- Test: Il papa mi conferm il proposito di vita secondo il modello evangelico
- la posizione politica nel quadro delle "recuperazioni papali": distinzioni delle classe tra
miores e minores, tra nobilt e popolo che doveva portare alla pace (09.11.1210) p. 114
- idiota= nel se. XII era inteso come "privo di cultura" e soprattutto della cultura
teologica o, in genere, ecclesiastica, indicante cos un'inferiorita insormontabile, un vero
e proprio salto di qualit rispetto al livello clericale-monastico. p. 129
Di questa interpretazione un esempio classico ci viene dato da san Bernardo parlando
degli eretici del proprio tempo: idiotae prorsus et contempnibiles (ignoranti, invero, e
spregevoli). La condizione di idiota portava, quasi naturalmente, la conseguenza di una
condizione spregevole. p. 129.
- all'inizio la fraternit era di idiotae e di subditi omnibus nei riguardi di chi la cultura
rischiava di indurre a superbia e vanagloria. p. 130.
- il lavoro pp. 130- 132(parte II)
- la pace p. 132.

- L'incontro decisivo con Innocenzo si colloca algi inizi del 1210, quando san
Francesco, avendo ormai accanto a s undici compagni, decide di recarsi a Roma, con
tutta la "fraternit", per ottenere l'approvazione della Chiesa Romana al nuovo
"propositum".Aa. Vv., Francesco d'Assisi, Vita e Pensiero, Milano 1982, p. 76.
Nel primo fervore della sua vita di penitente, il giovane assisate aveva gi accostato di
persona la Chiesa di Roma, in un pellegrinaggio del 1205-1206 sul qualedi recente
stata attirata l'attenzione. Ma il viaggio che segna il futuro di Francesco e del suo Ordine
e senza dubbio quello del 1210. Aa. p. 76.
Ugolino da Ostia= Sabatier, vede in Francesco il propugnatore di una religiosit
liberamente entusiastica nell'amore degli uomini e della natura, presenta Ugolino come
la longa manus di Onorio III, col quale oper per trasformare la libera "fraternit" di
entusiasti del Cristo in un ordine religioso che rispondesse alle esigenze della curia e del
papato. p. 193
- il ruolo che Ugolino svolse nel seno del francescanesimo: Lcomp e le fonti non
biografiche. Ugolino si formato ad un'alta scuola di pratica curiale e di relazioni
internazionali con Innocenzo III, che lo aveva nominato varie volte come suo
diplomatico di fiducia viaggiante al tempo del contrasto in Germania tra Filippo di
Svevia e Ottone B., dopo averlo messo, prima, alla prova nelle trattative con i tedeschi
rimasti in Italia, dopo la morte dell'imperatore Enrico VI, quale Marcovaldo di Anweiler
e Diopoldo di Vohburg. Ancora pi importanza aveva avuto la missione che,
mantenendogli la fiducia del suo predecessore, gli aveva affidato Onorio III nel 1217
nel tentativo di mettere pace fra le citt dell'Italia centro-settentrionale con il proposito,
poi, di impostare un'organizzazione finanziaria-militare fra le citt allo scopo di
riceverne aiuti per i crociati, che avevano gravi difficolt per mantenersi in Terra Santa.
p. 194
A Firenze incontr Francesco, iniziando con lui un rapporto di reciproca stima, che dur
poi fino alla morte. Erano due personalit ben mature quelle che l si vedevano per la
prima volta, il diplomatico esperto, come indicano i precedenti rapporti con i cistercensi
ed in particolare con il suo maestro, Raniero, che aiut e protesse, mentre non sembra
essersi mai in precedenza interessato dei Frati Minori e di Francesco. pp. 194-195
- Legcomp= diligere, protegere, fovere (amare, proteggere, sostenere). Francesco si rec
da Ugolino con i suoi confratelli, ricevedone un'accoglienza gioiosa ed aperta ad ogni
protezione, che venne, spontaneamente e liberamente offerta. Il santo non solo accett
quanto il cardinale proponeva, ma espose la sua volont di averlo come "padre e
protettore del nostro Ordine", assicurandogli che tutti i frati lo avrebbero ricordato nelle
loro preghiere. Lo invit ad intervenire nel prossimo capitolo della Pentecoste (1218)
accolto con solennit dai frati. p. 202
Sabatier fu il primo a sottolineare ed a dichiarare tutta l'importanza dell'incontro a
Firenze e che con tanta finezza ha studiato ed interpretato la psicologia del Santo, non si
reso conto che quel dialogo con le sue battute ferme e precise, soprattutto con la salda
ed irremovibile fiducia di Francesco nella Provvidenza divina che non aveva

mai.mancato di aiutare i suoi frati, dimostra che questi poteva arrendersi alla
ragionevolezza di argomenti persuasivi, come quelli che loinducevano a restare in Italia
ed in Umbria, per sventare possibii pericoli e minaccie al suo Ordine, ma che non
cedeva assolutamente sull'essenziale: rimasti ad Assisi, no richiam i frati inviati in
missione.
Possiamo concludere affermando che Ugolino, come ci dicono le fonti, appoggi e
sorresse lo sviluppo dell'Ordine , sinceramente am Francesco, ammirandone la sanit
e, in particolare, la vita eroica, senza modificare nell'essenziale, sul Santo, sulle
decisioni, sulla sua volont. p. 203.
Le fonti francescane, sono concordi, sia pure con sfumature diverse, di non attribuire
nessun intervento vero e significativo, se non soltanto, col suo tono specifico, quello del
ritorno di Francesco ad Assisi e della rinuncia al suo viaggio in Francia. E'importante,
sottolineare qui, come il gruppo dei frati, non accennano minimamente ad interventi
decisivi del cardinale protettore, mentre sottolineano, in varie circostanze la
condescensio, la benevolenza di Francesco nel venire incontro alle esigenze ed ai
desideri dei frati, anche qualche volta passando sopra la sua volont, sia per affettuosa,
paterna arrendevolezza, sia per evitare lo scandalo del dissenso e del contrasto
all'interno della fraternitas. p. 203
- La prima bolla Cum dilecti filii di Onorio III (11.06.1219), parla della "religio
minorum fratrum" come di una "vite via a Romana Ecclesia... approbata". Aa. p. 82.
- L'intervento dep papa Gregorio IX (1231-1232): il problema della regola non era lo
strumento di coartazione e poi di strumentalizzazione di Francesco da parte della
Chiesa, ma piuttosto il mezzo per il quale, regolarizzando la vita dell'Ordine dei Frati
Minori, gli si dava diritto di presenza e d'azione all'interno della cristianit, non della
sola Italia, ma di tutto l'Occidente. p. 214
- Onorio III, Cum secundum consilium (22.09.1220)= disposizioni relative
all'accettazione dei novizi.
La cultura= del Medioevo permeata dalla presenza del divino. Nella societ medievale,
gli uomini non sono uguali fra loro: essi sono davanti a Dio in una posizione
differenziata, piramidalee gerarchica. p. 29 P. Urciuoli, Francesco d'Assisi. Giullare, non
trovatore, Messagero, Padova 2009. Tutti i rapporti sono organizzati verticalmente, tutti
gli esseri sono disposti a diversi livelli di perfezione a seconda della vicinanaza a Dio.
A.J. Gurevic, (c cu cartina) Le categorie della cultura medievale, Universale Bollati
Boringhieri, Torino 2007, p. 72.
In alto vi il monarca, stabilito da Dio stesso nella sua posizione. Non a caso Dio Padre
e Dio Figlio sono rappresentati dall'iconografia cristiana in veste di regale,
maestosamente assiso in trono nell'alto di presiedere il giudizio universale. Il monarca
soggetto a Dio solo e obbedisce a lui soltanto; per i sudditi ribellarsi al monarca come
ribellarsi alla legge e all'ordine divino. Il rapporto tra monarca e suditto riflette quello
tra Dio e uomo: i suditti hanno dovere di assoluta obbedienza e fedelt nei confronti del
monarca che ha ricevuto l'unzione divina e ne rappresenta la personificazione sulla

terra.; questi dal canto suo, ha l'obbligo di proteggere e preoccuparsi del bene dei suditti.
P. U= p. 29-30
- Ai gradini inferiori vi sono i vasalli: conti, marchesi e prelati, vesvovi e abati, almeno
fin quando la nomina di questi ultimi rimane nelle attribuzioni del monarca. I vasalli
possono nominare i vasalli minori - in genere denominati i valvassori, vassi vassorum che hanno funzioni pi operative. U: p. 30.
- Lo schema piramidale si completa alla base co gli uomini liberi (piccoli proprietari
terrieri, artigiani, preti di campagna), servi casati e schiavi.
- Un posto a parte in questa piramide sociale occupata dalla cavalleria. Essa nasce per
la convergenza di pi interessi. Allo scopo militare, certamente prevalente in una prima
fase ( la cavalleria rimane per secoli l'organizzazione tattica tipica dell'esercito feudale,
la cui efficienza si basa sul valore e sulla fedelt personali), si somma quello derivato
dal carattere ereditario dei feudi: in linea generale la successione avviene a favore del
primo figlio maschio - secondo il cosiddetto diritto di maggiorasco - cosicch ai cadetti
rimane la carriera ecclesiastica o quella del cavaliere.
Come tutti gli ordinamenti medievali, anche l'istituzione cavalleresca ha una gerarchia.
Al primo gradino vi il paggio, generalmente figlio di un nobile, che all'et di circa
sette anni si mette al servizio di un nobile di categoria superiore, imparando a badare al
cavallo. Pi tardi, a quatordici anni, diventa scudiero, apprende le regole del
combattimento e porta le armi del suo signore quando questi va in guerra; giunto l'et di
ventuno anni nominato cavaliere. U. p. 31.
- Nel corso dei secoli la cavalleria subisce profonde trasformazioni: "Ci si diceva
cavaliere perch si combatteva a cavallo, con l'equipaggiamento completo; e ci si diceva
cavaliere di qualcuno quando si riceveva da quest'ultimo un feudo, che obligasse di
servirlo armato cos". M. Bloch, La societ feudale, Einaudi, Torino 1987, p. 356.
Gradualmente, i cavalieri prendono coscienza della loro condizione di uomini armati
che li differenzia dalla gente comune e sentono il bisogno di istituzionalizzare, di
codificare l'appartenenza a questo status con precise formalit e rituali. Ci comporta
per il cavaliere anche degli obblighi morali. Il cavaliere non tale perch possiede armi
e cavallo, ma perch accetta delle regole, dei doveri con coraggio e generosit egli si
impegna a essere sottomesso al feudatario, a mantenersi fedele alla parola data, a
proteggere i deboli, le vedovi e gli orfani, a combattere contro l'ingiustizia. U. pp. 32-33
- Col declino della societ feudale la cavalleria conosce un periodo di decadenza: i
cavalieri sono spesso visti come vagabondi, girovaghi senza arte n parte, preoccupati
solo di mantenere un elevato tenore di vita e spese di borghesi e contadini. U. p.33. a
questo punto che nella istituzione cavalleresca si inserisce la Chiesa che gli conferisce
vigore e dignit. p. 33.
- Al termine della cerimonia di investitura (detta anche ordinazione cavaleresca si
svolge in una Chiesa, in un castello o in campo di battaglia) il cavaliere giura di
sostenere la fede in Ges Cristo sguainando la spada alla lettura del Vangelo,

manifestando con ci la disponibilit a spargere il proprio sangue in difesa della dottrina


della Chiesa. U.p. 33.
- La Chiesa utilizza il nuovocorso della cavalleria per i propri fini politici e in
particolare per le Crociate, spedizione militare svoltesi tra il 1095 e il 1270 per la
liberazione dei luoghi santi. A partire dal 1100 nascono anche ordini religiosi-militari o
monastivo-guerrieri, tra cui l'Ordine degli Ospedalieri, l'Ordine di Malta e l'Ordine dei
Templari. U.p. 34.
- La distinzione tra maiores e minores. Il termine maiores indica sia l'antica aristocrazia
nobile, i cavalieri e i feudatari proprietari di castelli, sia i ceppi familiari di pi recente
costituzione, di natali non nobili e appartenente alla nascente borghesia mercantile. U. p.
40 (Nell'Alto Medioevo la distinzione principale stata tra nobili e plebei. In Assisi,
come in altre citt dell'Italia centrale, la distinzione era tra boni hominis e hominis
populi. Ai primi non appartengono pi soltanto i nobili tradizionali, ma anche i nuovi
maggiorenti della citt libera, i piccoli feudatari, i notai, i giudici ed i pi ricchi
mercanti. R. Pazzelli, San Francesco e Terz'Ordine. Il movimento penitenziale prefrancescano e francescano, Messagero, Padova 1982, 135)
Contesto politico: Le nascenti istituzioni cittadine sulla base di una tradizione cristiana
inocussa. Accanto alle cattedrale o ad essa contrapposto il palazzo del Comune con le
sue varie dominazioni (Brolo, Broletto, Palazzo della Ragione, Palazzo dei Consuli),
con le sue mura e le sue torre, espressione di nuove forze e tendenze che non sono
sempre conciliabili con le tradizioni religiose locali e ancor meno con le direttive della
politica vescovile. Il fenomeno riguarda le regioni centro-settentrionale della Penisola,
giacch nel Meridione, l'unificazione del regno compiuto dai Normanni ha dato vita ad
un vasto stato feudale poggiante su altre basi e su altre istituzioni. Il processo
contrastato dai vescovi, come quelli da Vercelli, che cercano di reagire con la
costruzioni di castelli e di borghi, oppure come dal vescovo S. Lanfranco di Pavia che
preferi morire in volontario esilio (1198). p. 279. G. Penco, Storia della Chiesa in Italia.
Dalle origini al Concilio di Trento, Vol. I, Jaca Book, Milano 1977.
- La situazione all'inizio del XII secolo= Durante questo periodo, la Sede Apostolica, i
legati e i prelati avevano dovuto risolvere le controversie, determinare frontieri e legami
di dipendenza, richiamare all'ordine individui; in breve, gestire e amministrare, volta per
volta, mille casi che riempivano i bullari. Tutto questo richiedeva un grande impegno ai
legati, ma non incideva nell'evoluzione della vita della Chiesa. Inoltre, si era potuto
assistere alla nascita di una teoria di investiture in cui ogni fase era oggetto di
esplicazioni e di applicazioni: nel giro di mezzo secolo un risultato era stato ottenuto.
Infine, le autorit ecclesiastiche dovevano sorvegliare la vita del clero, dei monaci, degli
eremiti, vigilare sulla dogma e sulla morale, raggiungere i cristiani attraverso le
mediazioni del clero. Proprio a questo riguardo i risultati apparivano assai mediocri:
canonici e chierici rifiutavano ancora di rispettare il celibato, la corsa alle prebende e il
loro cumulo continuavano, i comportamenti lassisti erano ancora frequenti. p. 113 A.
Vauchez, Apogeo del papato ed espansione della cristuanit, Vol. V, Borla, Roma 1997.

- Il secolo XII fu un'epoca di capovolgimenti sociali, di sviluppo urbano e il tempo di


movimento dei Comuni. Con le spedizioni in Oriente (colonizzazione e crociate)
l'orizzonte occidentale si allarg e i contatti con il mondo spirituale dell'Islam divennero
pi frequetnti. p. 57H. Jedin, Civitas medievale, Jaca Book, Milano 1975.
- i giovani chierici cominciarono a trasferirsi irrequieti di scuola in scuola, da un
maestro celebre ad un altro; sembrava che non conoscessero pi nessun confine n di
diocesi n di territorio. Fino alla met del secolo, nonostante la grande mobilit delle
nuove forze clericale, il primato nell'ambito dell'attivit intellettuale e letteraria rest
sempre in mano dell'umanesimo monastico. Ricordiamo qui i nuovi ordini di Citeaux e
di Premontre, cio rispettivamente dall'orine rifromato dei beneditini e i canonici
riformati. p. 57
- La cultura delle artes liberales dominava l'intero corso di studi dell'Occidente, e poi
man mano circoscritta alle scuoli cattedrali, dove cominci una sua delimetazione nel
senso di una pura praticit volta alla rapida preparazione della sudio specifico della
teologia, del diritto e della medicina. Cominci anche a deliniars l'isolamento di qualche
suo elemento (ad esempio la dialettica), che si costitu in scienza speciale con leggi
proprie. Inoltre questa cultura umanistica della gramatica, della retorica e della dialettica
incoraggia va quelle forme letterarie, a cui di preferenza si volgevano i rappresentanti
dell'umanesimo monastico: il sermo, il dialogo, la lettera, i florilegi, la biografia e in
generale tutte le forme della storiografia. Il latino medievale raggiunse quella duttilita,
vivacit e pregnanza poetica celebrata da De Ghellinck e da Lehmann. Nel momento in
cui le lingue volgare iniziavano le loro prime significative manifestazione letterarie, il
latino come lingua della cristianit occidentale, vede una bellezza, il cui splendore
ricordai colori dell'autunno. p. 58.
La cosa pi importante per l'umanesimo monastico non era la scienza (come per i
maestri delle scuole urbane), ma la vita. Per questo con la sua Vita Malachiae Bernardo
da Chiaravalle fece il suo ingresso nella shiera degli storiografi.
- All'inizio del secolo XII nasce l'opera pi famosa: I quatro libri delle sentenze di Pietro
Lombardi.
- Le crociate: Il pontificato di Gregorio VIII (1187) fu tutto imperniato sulla
preparazione della crociata; gi in questo periodo i primi legati cominciarono a giungere
in Germania, Francia, Danemarca e persino in Polonia per predicare la crociata.
Papa Clemente III (1187-1191) continu e svilupp questi inizi.
- societas = gruppo nella fase pre-istituzionale; a societas subentrano ordo o religio,
mentre il termine socii viene riservato a coloro che di volta in volta sipresentano, o
vengono presentati come aventi un rapporto particolare con Francesco. Subentra in
maniera netta la distinzione tra primi fratres e socii finch questi ultimi diventeranno la
presenza e la voce preponderante in ben determinati e chiaramente orientati filoni
tradizionali. L. Pellegrini, Storia e geografia del reclutamento francescano, Societ
Internazionale di Studi Francescani Centro Interuniversitario Di Studi Francescani, I

compagni di Francesco e la prima generazione minoritica, Centro Italiano di studi


sull'alto medioevo Spoleto 1992, p. 13.
- I loro nomi sono noti a partire da coloro che appaiono come firmatari nella Lettera di
Greccio: Leone, Rufino, Angelo. Inolre si fa rifermento alle testimonianze e ricordi di
altri socii: lluminato, Masseo, Filippo, Bernardo, Egidio e gli ultimi due figurano come
informatori indiretti.
- L. Di Fonzo ha collocato l'origine della fraternit tra il 9 e il 14 aprile del 1208.AnPer.
colloca l'episodio al 16 aprile 1208 con la scelta della poverta predicata con le parole e
con le opere: Ispirati della grazia divina, gli si avvicinarono umilmente Bernardo di
Quintavalle, un ricco nobile di Assisi, un certo Pietro, la cui identificazione con Pietro
Cattani giurisperito e canonico di san Rufino.
Con la riforma gregoriana dellXI secolo (Gregorio VII: 1073-1085) che avr il suo
apogeo tra lXII e il XIII secolo in Innocenzo III (1198-216), che il Medioevo trover il
suo culmine.
Nel secolo XI si verifica una maggiore compenetrazione tra le culture romana e
germanica che porter alla formazione e alla strutturazione della societ con
caratteristiche tipicamente medievali (principi, liberi, semi-liberi, schiavi e servi della
gleba) che influenzeranno anche la struttura e la vita stessa della Chiesa. il periodo in
cui Bonifacio e Carlo Magno, stipulando unalleanza tra Chiesa e Stato, gettarono le
basi per la formazione dellOccidente. in questo periodo che la figura della Chiesa si
associa a quella della propriet terriera e territoriale.
La suddivisione della societ in classi si ripercosse anche allinterno della Chiesa
che suddivise il clero in alto e basso.
Lanimosit combattiva dei Germani si riflette nella formazione delle figure del
cavaliere cristiano e delle crociate.
La regalit assume toni decisamente sacri e religiosi: il re unto, consacrato dalla
Chiesa e si riserva di interferire nelle sue vicende interne fino a giungere alla lotta per le
investiture. Sacro e profano si supportano a vicenda, si fondando e si confondono.
Leccessiva ingerenza degli imperatori nelle faccende interne della Chiesa
provoca la decisa reazione di questa e lestremo tentativo di Bonifacio VIII (1294-1303)
da imporsi sul francese Filippo il Bello con la bolla Unam Sanctam, ma inutilmente.
Fu questa unepoca alquanto agitata e inquieta che vede Papato e Impero in lotta
tra loro: Enrico IV contro Gregorio VII, Barbarossa contro Alessandro III, Federico II
contro Innocenzo III; furono queste le punte massime del conflitto.
Con Innocenzo III il papato divenne il polo catalizzatore dellintera cristianit
occidentale. lepoca delle crociate, ma anche dello sviluppo degli orini monastici,
della spiritualit e della cultura: nascono le prime universit europee, ma si sviluppano
molto anche le eresie; larte si esprime nel romantico e nel gotico.
Le caratteristiche del Medioevo
I tratti che caraterizzarono il Medioevo si possono sintetizzare:

La comunit occidentale di tutti i popoli condivideva, incontestabilmente, lunica


convinzione che un unico legame religioso e metafisico univa tutti a Dio. Esisteva
ununica verit e ununica morale, che obbligava e univa tutti gli uomini e in cui tutti si
riconoscevano; ununica autorit morlae a cui tutti si sottoponevano: la Chiesa. Quanto
a peccatori ed eretici, questi erano controllati e repressi con gravi penitenze su cui si
fondava.
- La vita dellintera comunit dei popoli si riconosceva e dipendeva dalla simbiosi tra
Stato e Chiesa, tra Papato e Impero. Mentre in Oriente la vita dei popoli era governata
da un unico potere, quello imperiale, in Occidente si configur, fin dallinizi, un
dualismo di poteri che sar di fondamentale importanza per lo sviluppo del pensiero e
del sentire futuri. Impero e Papato erano due potenze che si erano tra loro condizionate,
plasmando lunit occidentale. Rigida suddivisione delle classi sociali, ritenuta
pienamente rispondente al valore divino. Il feudalismo si fond su tale ordine.
- La cultura, fino al XIII secolo, fu monopolio ecclesiastico. Ogni attivit culturale e
spirituale era in amano ai chierici e le universit nacquero intorno al 1200 come
fondazioni ecclesiastiche. Il laicato dovr attendere la fine del Medioevo per
raggiungere un loro autonomia culturale.
- Assenza di una vera e propria comunit ecclesiale contrapposto o, comunque, diversa da
quella profana. Le due societ si identificavano dando origine ad un monismo sociale,
religioso e politico che sar alla base delle varie teocrazie e ierocrazie papali che
portarono a confusioni di ruoli e perdita di senso delle rispettive missioni.
- Il nuovo cristiano, pertanto, non apparteneva alla comunit ecclesiale, ma rimaneva
inserito in quella civile di due comunit: quella ecclesiale e quela imperiale che prima di
Costantino si contrapponevano in duelli mortalli.
- Nellambito di un cristianesimo diffusoci rapidamente, ma privo di radici profonde,
laspetto teologico e dottrinale era spesso sostituito di quello sacramentale, pi visibile e
facilmente comprensibile.
- Il sacramento era visto come una mediazione di grazia e quasi un oggetto sacro a cui
erano legati aspetti trascendentali. Cos esorcismi e benedizioni erano sacri riti sentiti
pi come atti magici che come sacramentali.
- La Messa, il Sacerdozio e la Comunione a cui si rapportava come a strumenti di
mediazione e di presenza del sacro dai quali il popolo, ritenuto indegno perch non
consacrato e immerso nella profondit del quotidiano ne rimaneva distaccato o se ne
accostava eccezionalmente.
- Al clero, che svolgeva nella Chiesa antica una funzione di guida spirituale della
comunit, ora che tale funzione assorbita dallo stato, rimane riservato prevalentemente
lambito della ritualit e del culto da adempirsi con scrupolosit rituale. Mentre un sacro
timore reverenziale definiva il popolo nei confronti della Comunione e della Messa,
celebrata per il popolo, ma senza la sua partecipazione.
- Tutta la vita cristiana era avvolta dalla sacralit a cui si avvicinava con timore perch
mediatrice del divino, ma a cui si guardava forse anche in una prospettiva di magico e di
misterico che, non di rado, poteva scadere anche in superstizione.

Quanto alla Penitenza, questa era legata allarticolazione: comandamento, trasgressione


ed espiazione. Essa era finalizzata alla espiazione che ristabiliva la giustizia e al pace.
Era necessario, pertanto, stabilire lesatto prezzo (tariffa penitenziale) da versare per
ristabilire equilibri violati dalla trasgressione. In tal senso famosi erano i tarrifari dei
monaci iro-scozzesi.
Strettamente legata alla penitenza fu la Confessione che nel medioevo si privatizz. Non
pi, quindi, davanti al vescovo con pubblica ammenda, ma nel segreto del
confessionale. Tale prassi fu importata dai monaci iro-scozzesi.
La societ feudale era orienta verso la monarchia e la cultura dominante era
aristocrazia e cavalleria, il cui sistema di valori cortesi si imponeva alla nuova societ.
Sa Francesco subir linfluenza della cultura cavalleresca e la sua povert assumer
degli atteggiamenti cortesi. Il suo sogno cavalleresco, incarnato nella visione della casa
colma di armi, non scomparir mai completamente dal suo spirito. Madonna Povert
rappresenter rifiuto dei valori economici e sociali della societ aristocratico-borghese,
ma attraverso il modello cortese, feudale17.
Le due categorie sociali nobiles e miles, compaiono anche nei Vangeli: mentre
nei francescani miles ha quasi sempre il significato contemporaneo di cavaliere, negli
evangelisti ha il significato di soldato. I milites appaiono nel Vangelo solamente negli
episodi della Passione. Sono in primo piano tra i carnefici di Cristo. La disputa tra il
chierico e il cavaliere il luogo comune anche nella letteratura dellepoca di san
Francesco18.
La visione sociale di san Francesco ordinata intorno a tre societ: la societ
celeste, la societ terrestre e la societ francescana.
a) La societ celeste
San Francesco per parlare di Dio usa i titoli di Signore (Dominus) e di Re
(Rex). Nella catalogazione della societ celeste che si trova nella Rnb19, il santo
qualifica Dio re del cielo e della terra (Rex coeli et terrae) e Cristo Nostro Signore
(Christus Dominus noster), enumera anche le gerarchie celesti dalla Vergine, dagli
arcangeli e angeli fino ai santi al di fuori del lessico feudale o monarchico,
accontentandosi di dominazioni religiose e liturgiche. Frabcesco non ha stabilito nessun
simmetria tra societ celeste e societ terreste (come il modello feudale), ma stabilisce
unordine solamente per la societ celeste20.
17 J. LE GOFF, Francesco dAssisi, 12.
18 J. LE GOFF, Francesco dAssisi, 84-85.
19 Rnb, XXII.
20 Rnb, XXIII: testo

Tomaso da Celano dice che Francesco definisce una sola volta Dio il Grande
Imperatore21 (Magnus Imperator), mentre negli Scriti, non appare questo titolo
attribuito a Dio22.
Il titolo che Francesco usa pi frequente il Padre (Pater), giacch il suo
modello sociale quello familiare23. Analogicamente, nomina la Vergine Madre una
volta come Domina e Regina, Signora e Regina24, in lei vede soprattutto la prima
delle creature, legata per eccellenza alla Trinit divina da rapporti familiari figlia e
serva del Padre25, sposa dello Spirito Santo, Madre di Cristo. Ma anche
modello delle creature, santa, povera, dolce e bella26.
b) La societ francescana
San Francesco considera se stesso e i suoi fratelli in tre prospettive:
Da un punto di vista positivo: la fraternit rappresenta una sintesi della societ terrena
poich appartengono alle tre categorie che si possono identificare nella societ o
ecclesiastiche: chierici e laici (clerici et laici); istruiti e ignoranti (litterati e
illitterati); membri dei tre ordini della societ tripartita: quelli che pregano, quelli
che lavorano e coloro che combattono27 (oratores, laboratores et bellatores).
Da un punto di vista normativo: la fraternit rappresentate da due gruppi sociospirituali: gruppo di tutti gli inferiori (i frati sono minori per eccellenza); Francesco
21 II Cel, 106; Nel percorso della vita di Francesco menzionato solo limperatore Ottone IV
che, nel 1209, passava vicino ad Assisi, dove si trovavano Francesco e i suoi primi fratelli. I
suoi biografi menzionano, tra i re e le regine de tempo, solo il re e la regina di Francia, Bianca
di Castiglia e il suo figlio Luigi.
22 J. LE GOFF, Francesco dAssisi, 89.
23 Dio onnipotente, altissimo, santissimo e sommo, Padre santo e giusto, Signore re del cielo
e della terra(Omnipotens, altissime, santissime et summe Deus, Pater sancte et iuste, Domine
Rex et terrae) Rnb, XXIII
24 SalV, I.
25 OfP, I, C, 12.
26 OfP, I, C, 12.
27 Francesco esclude questultima insieme i guerrieri, i bellatores, perch non percepisce
che il suo ordine possa comprendere dei guerrieri, il che sottolinea la sua distanza sia dalla
concezione tradizionale di un monachesimo costituito da milites Christi (concezione
bernardiana) sia dallo schema di una Chiesa dal triplice volto: militans, laborans, triumphans. J.
LE GOFF, Francesco dAssisi, 92.

stesso qualificandosi per primo come servus (servo), minister (servitore), rusticus
(contadino o illettterato), mercenarius (non produttore, dipendente economico),
alpigena (montanaro e illetterato), mercator (mercante) , elencando quindi in dettaglio
le categorie a cui i Minori dovevano assimilarsi: la gente vile e disprezzata, i poveri e i
deboli, i malati, i lebbrosi, i mendicanti e i vagabondi28.
In questa prospettiva, sono tre categorie fondamentali: gli illetterati (idiotae), i
sottomessi (subditi) e i poveri (pauperes)29. Dal punto di vista sociale la povert
paragonata con la mendicit. Francesco mette in guardia i fratelli contro il possesso del
denaro (pecunia), aggiungendo che in caso di necessit i frati possono mendicare del
denaro come glia altri poveri. Quindi, Francesco evidenzia quali sono per lui i tre grandi
mali, i tre principali poli repulsivi della societ: la scienza, il potere, la ricchezza30.
La famiglia: lordine deve essere una fratellanza, una confraternita, di tipo laico, che un
ordine religioso. Sar il padre dei frati, secondo il modello divino, essendo per lui Dio,
come abbiamo visto, un Padre. Il loro amore fraterno deve essere di natura materna31:
quelli che vivono negli eremi devono dividersi due a due in madre e figlio, distinzione
che corrisponde a quella tra Marta e Maria, tra vita attiva e vita contemplativa 32. A frate
Leone parla come una madre al figlio 33. Nella Lettera a tutti i fedeli, dopo aver ricordato
il modello del servaggio e della sottomissione (servi et subditi), invoca un ideale
famigliare in cui i fedeli si trasformano in spose, fratelli e madri di Cristo34.
c) La societ terrena
Lapostolato di Francesco si rivolge a tutti e abbraccia lintera societ. Nella
Lettera a tutti i fedeli la societ viene catalogata secondo lo stato religioso, clero
secolare, laicato (religiosi, clerici, laici), e secondo i sessi uomini e donne (masculi
et feminae), che riassume con lespressione tutti coloro che abitano nel mondo intero.
Nella Rnb XXIII fa una catalogazione del mondo religioso, nel quale distingue
gli gli ordini ecclesiastici (ecclesiastici oridines, cio sacerdotes, diaconi, subdiaconi,
acolythi, exorcistae, lectores, ostiarii) che integra con la menzione di tutti i cherici e
28 Rnb, IX.
29 J. LE GOFF, Francesco dAssisi, 93.
30 J. LE GOFF, Francesco dAssisi, 93.
31 Rnb, IX
32 J. LE GOFF, Francesco dAssisi, 94.
33 Cos ti dico, figlio mio, come una madre (EpL)
34 Lfed, 9.

tutti i monaci tra cui distingue religiosi e religiose. La societ laica: i bambini, i
ragazzi e le ragazze, i poveri e gli indigenti, i re e i principi, i lavoratori e i contadini, i
servi e i signori, le donne vergini, continenti o sposati, i laici, uomini e donne, i
bambini, gli adolescenti, i giovani e i vecchi, le persone in buona salute e i malati, i
piccoli e i grandi, infine tutti i popoli, popolazioni, trib, gruppi linguistici, tutte le
nazioni e tutti gli uomini di tutta la terra, presenti e futuri.
Possiamo sintetizzare che san Francesco descrive la societ, seguendo vari
criteri: lo stato religioso, let, il sesso, la fortuna, la potenza, loccupazione
professionale, la nazionalit, inoltre impiega di preferenza schemi multipli o bipartite.
Probabilmente gli schemi multipli gli sembravano pi concreti e pi vicini alla societ
reale che voleva salvare perch atti a dialogarvi e, alla stesso tempo, pi lontani da una
gerarchizzazione che il Santo preferiva ignorare. Quanto agli schemi bipartite,
rappresentano il genere di opposizione terrena che Francesco vuole distruggere
attraverso lassociazione fraterna, a immagine della sua fraternit che accoglie chierici e
laici, letterati e illetterati, ecc.
Concludiamo affermando che san Francesco instaura una societ francescana
come mediatrice, la cui strutturazione deve essere negazione e conversione del disordine
terrestre35.
Lorigine della societ feudale inizia alla met del secolo IX fino allinizio del
secolo XIII, come inquadramento geografico nellEuropa dovest e del centro36.
La cavalleria: Che cos' il fenomeno della cavalleria? I tentativi di spegare la genesi
furono molteplici, si cercano le ragioni del suo sorgere nelle crociate, nella posizione
autonoma dei cadetti di famiglie feudali esclusi, secondo il diritto francese, dalla
successione dei feudi, nella opposizione tra valvassori e feudali ecc.
- il termine cavalleria (il mito della cavalleria, comunamente accettato il senza macchia
e sena paura) della sorge alla met del XI secolo come un'invenzione poetica quando
compare il primo grande poema cavalleresco: la Chanson de Roland; Ed forse anche
un atteggiamento polemico di una parte della nobilt feudale contro certe abitudini dei
vassali del tempo ( verso la fedelt al suo re, vista come un tipo di ideale e una societ
ideale) . p. 140 (come elemento sociale fino alla fine di questo secolo non mai esistito)
con una accezione feudale: chevalier e vassal sono i termini equipollenti, nella Chanson
de Roland, che fa una correlazione tra il vincolo feudale di servitium a cavallo e la sua
estrinsecazione pratica. In sostanza, il vassallo combattente a cavallo e quindi cavaliere.
Nei documenti il cavaliere sinonimo a miles e miles sinonimo a cavaliere. p. 129130 C.G. Mor, La cavalleria, in Nuove questioni di storia mediovale, Marzorati, Milano
1964.

35 J. LE GOFF, Francesco dAssisi, 98.


36 M. BLOCH, Societatea feudal, Vol. I, Dacia, Cluj-Napoca 1996, 21.

- San Francesco poteva essere lieto di un tozzo di pane offerto per carit o di accettare
di essere rifiutato, invece un cavaliere non poteva vivere di carit e doveva difendere il
suo onore. p. 132.
- Cavalleria comunale: il concetto di un antagonismo dialettico comune-feudo si ormai
superato, per cui uno dei termini avrebbe dovuto eliminare l'altro: i sistema feudale
adottato dal Comune (in et romana era usato come sostantivo per indicare il complesso
di abitanti, di un municipio e come aggettivo per indicare tutto ci che era municipale,
per distinguerlo da ci che era publicum, cio statale; nel secolo XII il termine compare
con lo stesso significato per indicare il complesso degli abitanti di una citt G. Fasoli,
Le autonomie cittadine nel medioevo, p. 153), si sostituiva pienamente nei diritti del
feudale. A questo proposito Pivano, affermava che si potrebbe pesare ad un
irrigidimento della cavalleria nobile contro la cavalleria comunale ( o derivazione
borghese, come preferisce Fasoli di chiamarla). Patetta accenna i casi in cui i nobili di
vecchia tradizio feudale che ricercano e accettano questa nuova forma di cavalleria,
tipica dell'Italia. p. 1379
-La politica medioevale si caratterizza da una duplice visione: I rapporti di distinzione
della morale e della religione dalla politica; il proliferarsi della Chiesa come spirituale
autorit fuori dal quadro dello Stato; p. 502 F. Battaglia, Il pensiero politico medievale;
- l'atteggiamento mediovale verso la politica complesso. Si pu pensare da un lato che
esso sia negativo, avendo riguardo al nesso che la tradizione patristica asserisce con una
condizione di peccato, ma d'altra parte non si esclude che essa sia un strumento di un
piano provvidenziale, che se ne giovi per un'opera di riscatto. Lo Stato magnum
latrocinium di Agostino e l'Impero pagano che persegue la nuova religione, lo Stato
remedium peccati quello che, divenuto cristiano, accetta la legge di Cristo. Il primo si
oppone alla Chiesa, come ci che convenzionale si oppone a ci che naturale e
divino; il secondo uno colla Chiesa, natuta che si santifica nella grazia, natura sui
discesa la luce della grazia. p. 507
- L'unit cristiana mediovale: communitas christiana il vivo corpo di Cristo rinnova la
civitas hominum maxima.
- il rapporto tra lo Stato e la Chiesa va letta attraverso la toria gelasiana che mira a
coordinare lo spirituale e il temporale. Solo riconoscendo a ciascuna delle due autorit
autonomia e priorit della propria sfera, ancorch la si subordinassi all'altra per ci che
concerne l'altrui sfera, era possibile dare senso alla unit medievale, erigere
coerentemente dell'edificio universalistico di una omnicomprensiva civilt. 511- 512.
- P. Brezzi, Societ feudale e vita cittadina, Istituto Di Cultura Nova Civitas 1972 = la
reforma gregoriana ha segnato la crisi del Medio Evo pervhew i due organismi ecclesiastico e civile - dapprima strettamente uniti in una comunione di compiti, da quel
momento si divisero ed all' unica societ religioso-politica, che era stata tipica del
tempo carolingio ed ottoniano, si sostituirono due modi e strutture spesso in contrasto
ed antitesi ideale tra di loro. p. 141

- La seconda met del secolo XI le relazioni tra l'autorit sovrana ed il potere


ecclesiastico domin tutto il periodo pur presentandosi in maniera differenti da quelle pi
note e famose della.lotta per le investiture combattuta tra imperatori e potefici; inoltre il
processo di centalizzazione - tipico delle forma politiche pi moderne - fece altri passi
avanti mentre le energi vitali dei nuovi esponenti degli interessi ecpa@onomici e
commerciali avevano modo di esprimersi pi liberamente in vari settori. p. 171
- le crociate furono il frutto diuna forma mentis tipica di quella civilt, ne furono un
manifestazione vistosa e fecero sentire a disyanza gli effetti e criteri nati ed applicati
nella republica christiana medioevale. p. 204. Le crociate non si comprendono se non si
collegano al moto riformatore eccesiastico chiamato di solito gregoriano. Va sott che le
crociate la parte decisiva esercitata dalla Santa Sede in tutta l'impresa, il peso da essa
sostenuto nel muovere quelle masse di uomini, cos anche da tale punto di vista si deve
rivonoscere che le crociate furono la dimostrazione del trionfo papale sugli imperatori
dopo la lotta di investiture ed indicarono a tutti chei vescovi di Roma erano ormai la
guida morale dell'Europa, i rettori dell'umanit, capaci di raccogliere tutte le forze
spirituale e temporale in vista della realizzazione del Regno di Dio sulla terra. p. 205.
(gli ordini militare = di sa Giovanni, Templati fondato dai cavalieri francesi p. 207)
- XIII= svolta radicale, con l'emergere della tendenza a considerare il mondo non pi
come luogo di peccato, bens come l'ordine armonioso elaborato della mente divina. p.
33 = F. Borkenau, La transizione dall'immagine feudale all'immagine borghese del
mondo, Il Mulino, Bologna 1984.
- l'ordine (commando esterno) crea il bene: ci che buono tale perch Dio lo
impone. pp. 33-34= la legge non solo in Dio, ma anche negli uomini essendo unica ed
indivisibile. Essendo la legge regola e misura, si dice che presente in alcuno in un
duplice modo: in un modo come in colui che misura e d regole; nell'altro modo come
in ci che regolato e misurato. T. d'Aquino, Parte II, Q. 90.
- Il monadtero di Cluny= la preghiera era nelle intenzioni dei Cluniacensi in primo
luogo un culto reso a Dio per glorificarlo, non tanto una supplica per averne i favori; di
qui colpisce il fasto che colpisce a prima vista nella liturgia cluniacense, e per la stessa
ragione si spiga il gusto per gli ornamenti nelle loro chiese, quasi un'anticipazione del
Paradiso ed un degno omaggio reso al Signore, come gi nell'Antico Testamento aveva
fatto Salomone con il suo Tempio. La preghiera era, inoltre, la voce dell'intera comunit
cattolica e foveva formare l'occupazione principale, alla quale ogni tutte gli altre cose
erano subordinati; anche preghiera privata aveava il suo posto in monasteri, nonch la
lettura dei testi patristici; un'altra novit era il numero dei sacerdoti tra i monaci, con la
conseguenza di un maggior numero di Messe, con l'uso di offerte spirituale in suffraw
delle anime altrui; infine il culto alla Vergine, la "specialis advocata" di tutti i monasteri
riformati, e dei Sanyi, riscontrabile anche nell'abbondanza di raffigurazioni artistiche di
essi negli edifici sacri che risalgono a quella corrente ed istituzione. p. 285 P B.

- La "vita nascosta con Cristo in Dio", che formava l'ideale del monaco e lo portava a
lasciare il mondo, a rifiutare le cariche gerarchiche, ad offrire generosa ospitalit, a dare
lavoro a tanti dipendenti, a predicare la giustizia ed a consimili altre forme di apostolato
quotidiano. p. 285.
- Cultura= tra le innovazioni portate da Cluny alla regola benedettina vi fu quella di
sosttrare il lavoro manuale ai monaci per lasciarlo ai fratelli laici ed ai cittadini che
abitavano sulle terredell'abbazia. Lo studio entrato nella cornice religiosa e di
preghiera, il vhe non imped che da scriptorum uscissero capolavori (manoscritti
miniate, codici); pi originale e di vasta risonanza fu il contributo cluniacense in
architettura, scultura e pittura, nonch nelle cosiddette arti minore (calici, candelieri,
croci ecc.)37 p. 286
- san Romualdo (952-1027)= uomo tormentato e inquieto, che dopo varie pellegrinaggi
a Venezia e Francia fin a fissarsi a Camaldoi nell'Appennino toscano e dare vita ad un
eremo dove il raccoglimento, il lavoro e la preghiera, il culto alla Vergine,
soddisfacessero l'anelito alla perfezione.
- Pier Damiani (1006-1072)= discepolo di Romualdo, eremita a Fonte Avellana, poi
polemista vigoroso, aposyolo della riforma ecclesiastica gregoriana, cardinale e legato
potificio. Promuovo la cultura, desiderando che i religiosi fossero istruiti, ma non
permise che lo studio diventasse un'occasione per venire meno agli obblighi monastici:
se la vultura e fonte di superbia e dispersione, si fugga e si condanni la.cultura, ma se
essa contribuisce a far trovare Dio, ben venva come un prezioso ausiliario della fede e
della contemplazione. Le sue proteste contro gli abusi vanno di pari passo con
l'utilizzazione delle risorse dell'intelligenza umana, cos come il suo ottimismo nelle
possibilit della natura umana sempre alleato con una forte diffidenza verso tutti i
valori transeuniti. Possiamo dire che i Damiani non voleva umiliare la cultura ma
valorizzarla cristianizzandola, potenziarne le capacit indirizzandole al bene, metterla in
un scala gerarchica che aveva il supo culmine nella.visione beatifica di Dio stesso.p.
289; p. 309.
- L'ideale religioso dei monaci bizantini era ispirato ad un rigido ascetismo, ad un
assoluto dominio dell'anima sul corpo per raggiungere la piena comunione con Dio. p.
291.
- Strutture ecclesiastiche del secolo XII: mentre il precedenza il papa era visto come
"vicarius Petri" (nella tradizione giuridica il termine vicario indicava colui che
sostituisce un altro, ne continua l'opera, assolve i compiti della persona che egli
rappresenta), adesso si dichiara che egli essenzialmente vicario di Cristo, che
presentato non come "rex et sacerdos", cio detentore di tutti i poteri e datore di
qualsiasi autorit. p. 329-330.
37 F. CARDINE, Il guerriero e il cavaliere, in J. LE GOFF, Luomo medievale, Laterza, Roma-Bari 2004,
90-91.

- Carlo Magno in una lettera aveva scritto: la.potenza divina che vi ba fornito di due
spade" e re Edgardo aveva detto all'arcivescovo di Canterbury: io ho la spada di
Costantino, voi quella spirituale", il passo decisivo fu compiuto quando san Bernardo di
Chiaravalle venne proclamato che "pala habet utrumque gladium". p. 331
Le due immagini adoperate dagli scrittori mediovali: il paragone dell'anima e del corpo
con la Ciesa e lo Stato, che hanno una parit di diritti e un'ugualianza di poteri.
L'interpretazione pi ovvia era quella che identificava nel sole il pontefice e nella luna
l'imperatore, perch si conchiudeva che, come questa riceve la sua luce da quello, cos il
secondo doveva al primo il suo potere. p.331
-Nel corso del secolo XII ben tre Concili tenuti ad Laterano (1123, 1139, 1179; un
quarto seguir poco dopo, nel 1215), insistono sul dovere di ogni ecclesiastico di non
farsi ordinare "per pevuniam" e sulla nullit di atti compiuti con quei mezzi, sulla
preparazione culturale e morale dei sacerdoti, sul divieto ai laici di disporre di beni
ecclesiastici e su temi consimili personali, n mancatono decisioni giurisdizionali o
condanne personali. Sintetizzando potremmo dire che i Padri si mostravano sensibili ai
bisogni di rinnovamento e purificazione, ma erano preoccupati dalle riforme troppo
ardite e d'innovazione radicali sia nel settore carismatico sacramentale, sia in quella pi
prosaico dei possessi delle Chiese. Notevole sono gli inviti all'assistenza verso i poveri,
alla pace interna tra i popoli cristiani, all'offensiva contro i Saraceni, alla moderazione
nei guadagni ecc. p. 335 PB.
- Dawson= il cavaliere venne distaccato dal suo quadro barbarico e pagano essendo cos
integrato nella struttura della civilt cristiana, da essede considerato uno dei tre organi
indispensabili del corpo sociale insieme al prete e al contadino, ciascuno dei quali
reclamava i servizi dell'altro come membra di uno stesso organismo. p. 341.
- Le Confraternite= sono un fenomeno religioso basato sul precetto cristiano della
fratellanza e della.reciproca assistenza; le confraternite sorsero soprattutto per i bisogni
spirituali ed a suffragio delle anime, ma presto in un secondo tempo esse perseguirono
svopi d'ordine materiale, come l'assistenza ai malati, l'aiuto ai carcerati, i sussidi ai
poveri, la difesa nei tribunali, ecc. L'importanza sociale delle Confraternite medioevale
aveva la funzione di tenere avvinti alla Chiesa i fedeli laivi, specialmente i ceti borghesi
e popolari in progresso, tessendo una rete che permetteva di riportare sotto l'azione della
gerarchia ecclesiastica quegli elementi che tentavano di sfugirle o di cadere in preda
all'eresia; di affratellare gli uomini di ceti diversi, favorire la pacificazione degli anime,
compiere le opere di carit, ecc.p. 344.
- La piet era intensa e si manifestava in molteplici forme, coesist. 345
- il secolo XII fu ricchissimo di movimenti ed istituzioni presentando una panorama
completamente nuova nell'ambito della religiosit cattolica miedievale.
Una prima novit costituita dei canonici regolari che aveva un modo proprio di vivere
insieme, di pregare, di fare apostolato, d'imitare la Chiesa primitiva senza ingombri o
esagerate penitenze corporali.

- I certosini e cistercensi = l'essenza del messaggio certosino consiste nell'adorazione di


Dio compiuta con una preghiera continuata che era meno liturgica fatta di riflessioni pi
che formule, mirante alla contemplazione; il monaco era staccato dalla Chiesa, era un
solitario, anzi, il suo pensiero era rivolto alla salvezza dei fratelli.
- San Bernardo (1091-1153)= 86 Sermoni sul CC; era tutto teso verso l'infinito. La
novit del suo carisma non era del tutto assoluto nuova. Egli traccia un'itinerario verso
Dio dal basso all'alto, la sua novit consiste nel tentativo di definire i singoli momenti. Il
primo momento costituito dell' umilt che un conoscimento di s, della.propria
miseria, del dono fatto da Cristo all'anima di un amore senza limiti. p. 362-364
- sec. XII presenta notevoli cambiamenti nei campi politico, sociale e religioso rispetto
al perioda precedente del Medio Evo, della presenza dei laci nella vita religiosa.
- Il movimento religioso patarino= sorge a Milano come difesa del clero simoniaco e poi
arriv a professare concezioni non del tutto ortodosse circa la validit dei Sacramenti
amministrate da preti indegni.Nel sec. XII patarino era diventato sinonimo di eretico.
- Il movimento religioso catarino= pur essendo orientati verso un dualismo bogomila
costituivano uno dei modi, spesso il pi drammatico e vissuto, con cui le folle cercarono
di far propria e vivere l'esperienza cristiana in una religiosit intensa e profonda. p.228
Il rinovamento PB. il pensiero dei catari consisteva nel vedere il mondo come
procedesse dal dominio, nel rifiutare i Sacramenti, nel condannare il matrimonio, nel
vietare l'uso della carne, delle uova e dei latticini, nell'aborrire i giuramenti, nel negare
alle autorit civili il diritto di punire gli eretici. pp. 367-368. Nella pratica spirituale:
fuga della vita, lasciarsi morire da fame o di finire in quache altro modo violento
l'esistenza terrena; l'antipatia per l'atto sessuale, il digiuno. p. 368
- Il movimento religioso valdese= Pietro Valdo (1140-1217) apparteneva alla ricca
borghesia cittadina, povo dopo si convert ad una vita di povert. La comunit "Poveri
di Lione" composta da persone che giravano scalze, a due a due, imitavano il Cristo
nudo predicando la povert. p. 368.
- il sec. XII rappresenta per la cultura un'oasi di serena e vivida bellezza, una fervida
attivit informata ai pi puri e nobili ideali religiosi e culturali; l'origine delle Chansons
de geste sono nate sulle vie dei pellegrinaggi, dei santuari, dalle pagine delle cronache e
dei diplomi custoditi nei vari monastri ed hanno preso forma da una collaborazione tra i
pellegrini, guerrieri, monaci, giullari, troveri; pp. 378-379
- gli scismi, i frequenti duelli tra papi e imperatori, le rivendicazioni dei nuovi Stati e dei
Comuni erano occasioni per prese di posizioni in materia di teorie politiche, l'autonomia
dei poteri civili. p.385
- la pedaogia aveva l'obiettivo di formare uomini forti e coraggiosi, cortesi e disciplinati
i quali " nell'affirmazione dei valori sociali e mondani potessero far conoscere il valore
e la dignit della persona umana ( Flores D'Arcais).
- lo studente si metteva presso un maestro verso i 14 anni e iniziava il tirocinio (studi di
grammatica, retorica e dialettica), poi, dopo sette anni, cominciava ad aiutare il suo
docente nell'isegnamento dei ragazzi pi giovani, infini si presentava davanti ad un

collegio di dottori per difendere la sua tesi e se superava le obiezioni e le critiche


riceveva il titolo, era autorizzato ad insegnare ed entrava nella corporazione. p. 405
- il termine latino feudum nel sec XI aveva il significato di diritto reale patrimoniale; il
feudo appare in un documento francese del 916 ed in Italia appare come un'inventario
dei beni del vescovato di Lucca nella meta del sec. IX. L'origine della parola incerta,
m la storia del vocabolo vi daw alcuni spiegazioni: nelle lingue germaniche vieh con il
signifiacto latino pecus; il gallo-romanone fece fief che significa capo di bestiame e
bene, ci che si pu dare in cambio di qualcosa. Per vario tempo, feudum continu a
significare i beni immobili contrapponendosi al mobile. p. 431-432
- il simbolo della vita di un nobile feudale era il castello, eretto sopra un'altura, a scopo
di difesa ma anche di residenza ordinaria, composto di un maschio centrale, di cortili, di
case pi modeste e di una cinta muraria punteggiata di torri. p 457
la distinzione tra feudalismo e cavalleria: il feudalismo fin dagli inizi era in ordinata
gerarchia con obbligo al vassallo del giuramento di fedelt e con riconoscimento in del
suo favore del diritto all'alta protezione del signore ed al godimento dei beni avuti n
cocessione; la cavalleria si afferm come dignit eminentemente personale,
indipendentemente da ragioni di nascita e da signoria di beni; non conobbe n gradi n
gerarchie. p. 458
- Le Gof ha affermato che uno dei grandi fenomeni della storia occidentale dal X al XIII
la comparsa di castelli, il motivo da una parte va ricercato nelle esigenze di sicurezza,
nell'urgenza di trovare un rifugio, dall'altra parte va cocepito come evoluzione sociale
essendo il centro di attrazione per chi sente il bisogno di ssicurare la.propria posizione.
pp. 501-502
- Innocenzo (scelto papa nel 1198)= nato al castello di Gravignano, educato a Roma,
aveva frequentato le Universit di Bologna e di Parigi, aveva tenuto vari incarichi di
rilievo in curia e si fatto notare per seriet e dignit di vita. p. 23
- una breve panoramica sulla situazione politica (1215-1250)
- L'Impero medioevale non era mai stato universale,per fino al termine del secolo XII
aveva fruito di un superiorit sulle altre formazione coeve ed affini e poteva, entro certi
limiti, godere della rappresentanza ufficiale di tutto il mondo civile occidentale. Nel
Duecento si aumentato il prestigio degli Stati che ormai possiamo chiamare nazionali
e l'abbassamento dell'Impero. Il motivo delle carenze imperiali evidente, erauna
ragione a cui non si poteva trovare rimedio essendo congenita con la sua stessa natura;
l'Impero non poteva non essere elettivo, basato sui grandi feudatari e privo di una
birocrazia o di funzionari legati al sovrano da molteplici rapporti ed interessi; man mano
si passa al piano dottrinale. Innocenzo III intendeva abbassare la potenza imperiale che
pretendeva disporre dei troni ed al suo posto, nella decretale Per venerabilem,
riconosceva che il re di Francia non aveva altri superiori a s nell'ordine temporale. p.
161-162
- La nota saliente della Chiesa duecentesca la burocratizzazione e l'apparato
legislativo che la sosteneva, la enorme diffusione degli studi di diritto, l'impostazione

giuridica data a tutto l'operato ecclesiastico, la moltiplicazione degli uffici e quindi dei
funzionadi, la sempre pi rigida separazione del clero dal popolo e, nel clero, degli
impiegati di curia dai pastori di anime, l'insaziabile necessit del denaro per provvedere
al mantenimento di quella macchina e per soddisfare i bisogni (o i gusti, gli appetiti,
l'avarizia, le ambizioni, ecc.) dei membri pi o meno altolocati e responsabile del
governo centrale. Possiamo cogliere anche i lati positiv: la saldezza d'impianto del
sistema, la precisione nell'adempimento delle pratiche, la sottigliezza d'analisi nelle
questioni controverse, l'importanza del lavoro compiuto, ecc. p. 169-170.
Innocenzo III e il Concilio ecumenico Lateranense (1215) hanno messo le basi della
salda impalcatura ecclesiatica presentando la Chiesa come un'unit che si riassume nel
pontefice perch lui che rappresenta il vero capo della Chiesa, Cristo, re e sacerdote in
eterno. All'inizio del secolo XIII era presa di posizione che non bi fosse soltanto il
cosiddetto il primato dello spirituale (ossia cio che si collega direttamente al potere
apostolico ed al carisma sacerdotale) ma molte altre facolt legate alla posizione
favorevole creatasi per in complesso di circostanze (i papi, ad esempio, erano tutori
della societ, superiori feudali di molti Stati, esercotavano funzioni civili, ecc.) p.171.
- Innocenzo IV accresce la burocratizzazione dei raporti, privando dell'afflato spirituale
(che dovrebbe essere la prerogativa dell'attivit religiosa) il sistema delle relazioni tra
centro e periferia, tra pontefice e sacerdoti, tra pastori e fedeli. Le nomine vescovile
erano avocate a Roma sovvertendo la prassi precedente e gettando un'ombra sulla
raggiunta unit dell'ordinamento ecclesiastico. p.172.
- la Chiesa l'arca della salvezza e la cellula del Regno di Dio, ma accango ad essa
sussistono le cose che debbono svilupparsi in conformit della loro essenza ed agire in
vista del bene temporale, proprio per questo la Chiesa non pu rivendicarsi un potere
ma solamente svolgere un'azione direttiva finalizzata in rapporto alla moralit privata e
pubblica ed alla salvezza eterna. p.175
- Il termine christianitas nel linguaggio ecclesiastico-politico medievale, non era
solamente sic et simpliciter la Chiesa, ma l'insieme degli uomini e delle terre abitate da
battezzati, quindi con problemi e interessi in quanto cristiani; inevitabilmente l'accento
si pone di pone, in una sanctissima societas, pi sui laici che sui sacerdoti, ossia
sull'aspetto socio-temporale dell'istituzione e non quello carismatico-sacramentale. 177.
- La posizione di Innocenzo III= l'atteggiamento verso gli Stati nazionali nei confronti
dell'Impero, la concezione del primato religioso-politico del papato. p. 177-178
- La posizione di Gregorio IX= una nuova interpretazione della famosa donazione di
Constantino non negando l'autenticit, ma sostenendo che quell'imperatore sapendo di
dover governare il mondo con il pungolo della giustizia, aveva rimesso per sempre al
pontefice romano, al quale il Signore aveva gi affidato sulla terra il potere sulle cose
celesti, anche lo stendardo e lo scettro imperiali...
- La posizione di Innocenzo IV= il pontefice in quanto vicario di Cristo esercita una
generalis legatio che si estende anche a qualsiasi atto compiuto dai cristiani; la Chiesa
una monarchia che possiede naturaliter et potencialiter un principatum imperii e di

conseguenza " necessario ricorerre al pontefice o quando vi una necessitas iuris


essendo incerto quale sia il giudice che possa proferire legalmente una sentenza, o se vi
una necessitas facti non essendovi un giudice superiore o non volendo o non potendo
quelli inferiori esercitare la giustizia come il loro dovere. p. 178
- Gioacchino da Fiore (1145-1202)= abate calabrese, nasce a Celico nella diocesi di
Cosenza, esegeta della Bibbia. Dante nel Paradiso, lo definisce come "di spirito
profetico dotato".
- terza epoca che Giocchino vide clarificatio Spiritus Sancti sarebbe un terzo
Testamento (il primo fu l'et del Padre, che il Cretore dell'universo; il secondo l'et
del Figlio che si abbass ad assumere il nostto corpo; il terzo sar l'et dello Spirito
come dice sa Paolo: "dove c' lo Siprito del Signore ivi la libert". p. 197-200.
- da chi era san Francesco a cosa sappiamo di lui: Al prinipio del secolo XIII era diffusa
la convinzione che la Chiesa fosse in rovina e che la si potesse restaurare soltanton con
un ritorno al Vangelo; anche Innocenzo III sognasse che la Chiesa di Laterano stava
crollando edil Crocifisso di san Damiano avveva invitato a ripararla.
- L'intenzione di san Francesco era di ridarci il senso originario cristiano della
ugualianza di fronte a Cristo e della nostra fraternit in Lui. Nella societ
miedivall'invocazione francescana della fraternit risuona in un forma nuova, inoltre
bisogna rinnegare se stessi: sint minores, cio i pi piccoli in ogni confronto con
qualsiasi altro, in un continuo esercizio di umilt sempre pi profonda. p. 217.
- Nelle lotte civili e nei contrasti di classe san Francesco veniva a portare il senso diuna
nuova impostazione dei rapporti umani inserendosi nella vita del Medio Evo con
perfetta aderenza ai tempi. 216. Il sentimento della natura diverso dal mondo
medievale che aveva conosciuto la realt naturale ma con diffidenza, distacco e soso
sospetto. Gli esseri della natura sono da Francesco accomunati nel rendere grazie a Dio
che li ha creati per la bellezza e l'armonia dell'universo. Animato o inanimata, la realt
ha in s presente Dio, specchio della sua potenza e provvidenza; e a questa
consapevolezza il Santo ha uniformato tutta la sua vita. pp. 216-217
- La cultuta= il genere di studi pi coltivato nelle Universit medioevale erano la
Filosofia e il Dirtto facevano da padroni, e su di essi aleggiava la Teologia.
- il tipo di sapere dominante era il carattere profondamente filosofico della cultura e il
netto primato delle discipline speculative pur nel riconoscimento di un prezioso valore
formativo attribuito alle litterae e di una loro indispensabilit anche ai fini
dell'apostolato cristiano. p. 290 Il rinascemento...
- Il genere della letteratura scolastica ha aperto nuovi campi, come nelle famose
"quaestiones disputatae e quaestiones quodlibetales. 290
- Universit di Parigi= il maggior centro intellettuale europeo, depositaria di una
funzione universale, dotata di diritti e libert proprie, eppure posta al servizio della
Chiesa, traente anzi dall'autorit pontificia il pi ambito riconoscimento del suo
compito. 292 il riascem...
- la scienza: Ruggero Bacone (1214-1292/4) e Raimondo Lullo (1235-1315)

- La nuova prospettiva che Ruggero apre alla riflessione medioevale il sapere che
dovr essere insieme saggezza pratica e virt morale ed avere anche una capacit
persuasiva per convicere gli individue e popoli dei benefici della scienza. p.304 il
rinasci
Riunire tutte le genti in un'unica societas diretta dalla Chiesa, gu la sua utopia per la
quale egli ritenne che i libri dei "gentili, greci, arabi, ebrei" avrebbero contribuito a far
convertire le "sectae" alla "catholica veritas" e che la conoscenza scientifica avrebbe
collaborato a rendere gli uomini pacifici ed operosi offrendo loro in pari grado la "salus"
religiosa e la "potentia" mondana. p. 304 il rinasce.
- letteratura francescana: Cantico di frate sole= composto nella chiesetta di san Damiano
nel 1224 dopo una notte di sofferenze; p. 330. Il componimento e in versetti di
intonazione biblica, seguente il cursus; scritto in volgare umbro. Il Cantico si presenta
mosso da un'inspirazione unitaria, sia poeticamente, sia nei temi di esaltazione e di
meditazione religiosa; le fonti bibliche restano soltanto un traccia sopra la quale
Francesco ha impresso il segno diun personale creazione lirica. pp. 330-331 il rinascim..
- Salimbene da Parma (1221-1287)
- i mercanti (i mercatores)= categoria sociale che non solo contribu allo sviluppo
economico dell'ambiente dentro il quale viveva ed agiva ma soprattutto rec un
conttibuto all'individuazione di un nuovo tipo umano nel quadro della civilt
medioevale. p. 444 il rinasci...Il lavoro specifico del mercante era di fare i conti e
conoscere il valore delle monete e delle misure, accanto ciscuno imaparava da s, a
contatto con i parenti, ed amici, viaggiando, vi erano manuali dei mercanti. p. 577
P.Brezze, Il dissolversi del mondo medioevale, 1973.
- Struttura sociale basata sopra tre fondamenta: il clero, i nobili (cittadini erano potenti,
ricchi e fortunati), i contadini (erano umili, poveri e infelici) p. 496 ilrinasci, i guerrieri,
i mercanti, gli artigiani, i notai prevalgono le citt comunale. Il rinnovamento operato
dalla rivoluzione nel popolo entro il Comune e la vittoria del popolo avvenuta quando il
Comune era coinvolta nel conflitto tra l'organizzazione guelfa e ghibellina riconosciuta
come organo costituzionale del Comunep. 484-485 il rinasci...
- Chiesa= sacramento eucaristico, indicava il corpo sacramentale del Signore. 233 (P.
Brezzi, L'urto delle civilt nell'Alto Medioevo, Istituto di Cultura Nuova Civitatis 1971,
p.233.
Boezio= L'uomo nasce nudo e povero, non possiede nulla di suo ed ogni bene che ha
un dono (che pertanto pu essergli tolto senza che egli si lamenti).
- principio= tutto ci che esiste buono per s e ci che si allontana dal bene cessa di
esistere. p. 320 l'urto...
- Le forme del lavoro:
a) il lavoro salariato puro, ossia "a opera" o ad diem;
b) il lavoro cottimo o a misura;

c) il lavoro per un compenso prefissato e onnicomprensivo, del tipo forfait, indicato


nellefonti toscane con il termine "rischio". G. Pinto, Il lavoro, la povert, l'assistenza.
Ricerche sulla societ medievale, Viella, Roma 2008, 47.
- Pellegrinaggi medievali: Terrasanta; San Giacomo di Compostella e a Roma pp.110146
- La famiglia medievale= l'ambito difficile di penetrare quello della vita culturale e
affettva= lo scambio affettivo che si accompagna al buon comportamento, e i vincolo
che stringevano i membri della famiglia. La famiglia medievale diventata lo stereotipo
negativo al quale si paragona la famiglia pi tarda, per dimosttare cosiddetti benefici
della modernizzazione. p. 146 D. Herlihy, La famiglia nel Medioevo, Laterza, Bari
1994.
Ordine medicante= esercitavano il loro apostolato nella citt (urbanizzazione della citt)
- Leonardo Bruni: uomo un animale civile
- uso della.propri= Francesvo si spoglia e rende al padre tutti gli abiti che gli aveva dato.
Nudo era stato ricevuto alla casa del padre, e nudo se ne allontanava. Il Santo aveva
motivi personali per affermare che le questioni di propriet sono la fonte di tutte le
discordie del mondo. 156 La famigila.
- La famiglia una comunit di residenti il cui nucleo sono i genitori e i figli, il gruppo
fondamentale di discedenza biologica. Come associazioni stabili le famiglie riflettono
ideali culturali in gran parte statici, che indicano quali persone debbano vivere insieme e
a quali condizioni. Esistono anche delle regole dell'eredit, le regole in cui i figli devono
rispettare i genitori e al bisogno aiugarli. pp.170-175.
- La crociata, nel pensiro del Papa, significava certamente e prima di tutto liberare i
luoghi santi, significava anche realizzare l'unit religiosa dell'Occidente, per mezzo di
un'azione comune di tutti i principi e di tutti i popoli nel nome della fede; significava,
infine, la possibilit di edificare l'unit politica del mondo, sotto l'egida della Santa
Sede. Innocenzo era convito che spettava al Vicario di Cristo riunire sotto il so scettro
tuttii regni della terra E. Leclerc, La tenerezza del Padre, (Presenza di san Francisco n.
15), Biblioteca Francescana, Milano 1976, 35-36.
- Innocenzo avveva scelto, come tema del suo discorso inaugurale, il testo di Luca:"Ho
ardentemente desiderato di mangiare con voi questa Pasqua, prima che io muoia". Egli
spieg che voleva celebrare una triplice Pasqua:
a) una Pasqua corporale, significata dalla liberazione di Gerusalemme;
b) una Pasqua spirituale, significava il passaggio di tutta la Chiesa dal vizio alla virt;
c) una Pasqua eterna, significava il passaggio dalla vita temporale alla vita celeste. p.
36-37 la tenerzza
- C. Frugone: il nome (nel medioevo si dava molta importanza alla scelta del nome,
perch si pensava che esso avrebbe molto influito sulla vita dell'individuo. p. Fortini
111) voleva augurare al figlio unlieto futuro di consistenti guadagni, nel ricordo dei
buoni affari appena conclusi in Francia mentre il neonato vedeva la luce; per un
complesso d'inferiorit rispetto ai nobili di antica origine, Pietro volesse distingure il

figlio con un appelativo particolare di un mercante arricchito; l'entusiasmo con cui


Francesco leggeva i romanzi di Art e dei cavalieri della Tavola Rotonda. ( dove si
esaltava il valore dei combattenti, l'amore disinteressato per la bella.dama, la lealt, la
generosit, la cortesia, ecc.) C. Frugoni, Vita di un uomo: Francesco d'Assisi, Einaudi,
Torino 1995, p. 5.
- borghesia= i termini boutgeois e bourgeoisie (borghese, borghesia) derivano
etimologicamente da burgensis, apparso attorno a 1000 e derivato a sua volta da Burg,
che in lingua tedesca singnifica "piazzaforte". Ma essi sono diventati parole tipicamente
francese. Nel Medioevo i "borghesi" delle citt italiane o tedesche erano spesso pi
ricchi e pi brillanti dei loro omologhi francesi, anche se in seguito l'Inghilterra ha
conosciuto la nascita, pi precoce e pi decisiva che non in Francia, di una borghesia
mercantile e industriale. A. Plessis, Borghesia, in Dizionario di Scienze Storiche a cura
di Andr Burguiere, Paoline, Milano 1992, p. 98-99.
Non da confondere, il fatto che la vita di Assisi la stessa con la vita di Francesco;
non vi dubbio che Assisi oggi diventato un luogo di pace e di dialogo interreligioso
si attribuisce a san Francesco. A. Fortini, Nova vita di san Francesco, Vol. I Assisi 1959,
9.
Dopo la caduta dei Carolingi e l'avvento del feudalismo, la citt, che era il centro della
vita antica, decade e il movimento passa nella campagna. Tutta la societ divisa in due
parti: la nobilt feudale (i milites) e il popolo dei soggetti. Fortini, 11.
1181 probabilmente in settembre N. Papini, La storia di S. Francesco, Giovanni
Tomassini, Fuligno 1825, 11.
Sono due aggettivi con i quali il medioevo italiano misura e classifica la potenza, la
virt, la nobilt, il potere: maiore ( ad esempio i canonici di San Rufino) e minores (i
canonici di santa Maria). Fortini, p. 55. I mercanti sono divisi in tre gradi: maiores,
sequentes et minores. Quando si scende in campo, i mercanti maggiori combattono a
cavallo con la corazza, la lancia e la spada; i sequentes pure a cavallo con lancia e
spada, ma senza carozza; i minori a piedi con arco e frecce. Fortini, p. 53
- educazione deplorabile pp. 123- 124 Fortini
I mercanti rappresentano la nuova classe comunale. Pietro Bernardone viene descritto
come un magnifico esemplare di uomo del Comune. I mercanti sono i pi interessati
nella guerra contro i feudatari che chiudono le vie del commercio, assaliscono le
caravone, impongono toglie, esigono il pedaggio. Pietro essendo un ricchissimo
mercante partecipa alla cosa pubblica, cos da meritarsi l'appellativo di "sovventore e
benefattore dello stato comunale". p. 129 Fortini ( Tale espressione si trova nel
Waddingo,Ann.,App., I, IV, 28).
Francesvo esalta la vita cavalleresca, la quale canta su tre motivi principali: l'amore
della donna, la gioia della vita, lo splendore della primavera. L'amante deve essere
sottomesso alla donna ammata, siccome il vassallo al suo signore. E simile aun castello
ricco,i torno al quale stri ge d'assedio dei cavalieri lampeggianti, la dama che resiste al
vegheggiatore. p. 173 Fortini

Il segreto della felicit del cavaliere cosiste: "Avere denaro, campi di avena e di grano,
greggi, e poi cento monete al giorno, e un forte castello che nessuno possa espugnare, e
un quieto porto con un fiume che scenda silenziosamente a sfociare nel mare. Avere la
saggezza e la prudenza di Solomone; non commettere mai errori in opere e le parole;
essere leale, largo e prodigo; mantenere le promesse; pagare i debiti. Avere una donna
bella, piacente, leggiadra e gaia; andare intorno con un seguito di cento cavaliere.
Sentirsiil cuore leggero, perch senza letizia non si pu cantare. Si canta perch l'aria
dolce e l'amore cortese e il tempo e gaio; e gorgheggiano gli ucelli sulle siepi e nei
verzieri. p. 174 Fortini.
I biografi collocano la pace fra Assisi e Perugia nel 1203. un errore perch la guerr
accompagna la crisi spirituale di Francesco e i suoi compagni fino all'approvazione
della regola (1209): anzi, a nostro giudizio, ne la determinante. p. 212. Fortini.
La cavalleria appariva a Francesco la meta suprema del suo ardore e del suo amore; la
luce che lo avrebbe guidato nella sconsolata tenebra in cui era caduto; la liberazione e
l..difesa contro tutte le vanit, le crudelt, le brutalit, le volgarit, gli egoismi, ecc. p.
230 Fortini
La divisa del cavaliere era: La mia anima a Dio, la mia vita al re, il mio cuore alla dama,
l'onore per me" p. 230.Sarebbe sceso un giorno, sulla montagna dell'Arcangelo coronata
di ulivi, in cospetto del mare di Puglia. Si sarebbe inginocchiato ai piedi dell'altare, tra il
bagliore diffuso delle lampade, e Gualtieri avrebbe ripetuto per lii la formula della
consacrazio e: "In nome di Dio, di San Giorgio e di San Michele, ti faccio cavaliere".
Sarebbe ritornato ad Assisi, entrando dalla porta Sa Giorgoio, cavalcando su di un
palafreno bianco; sarebbe disceso, tra il plauso di tutti, sulla soglia della cattedrale, von
il cingolo d'oro che gli stringeva i fianchi; il camerlengo del Comune si sarebbe
precipitato a offrirgli il premio stabilito dagli statuti. p. 231 Fortini.
- Il principio del secolo XIII rappresenta il periodo di massimo splendore per il papato
perch, abbassato con la morte di Enrico VI il prestigio dell'Impero, l'autorit
preponderante in Italia e nell'Impero Occidentale fu quella della Chiesa. Pur tuttavia
nessun altro periodo fu cos travagliato dal pullulare delle eresie. i catari e i valdesi
negavano l'autorit dei saver cattolici, contestando che Ges avesse affidato agli uomini
quel potere divino che era fondamento dell'autorit del clero. Le colpe e gli abusi degli
ecclesiastici contribuivano alla difondersi delle eresie. p.321-322 Fortini
- Il quatro Concilio Lateranese (1215) condanna fra gli altri, i seguenti abusi: "Molti
ecclesiastici vivevano sfarzosamente, passavano il tempo in gozzoviglie, trascurando il
culto; quando assistevano alla messa, discorrevano di affari; lasciavano in stato
indecente Chiese e tabernacoli; vendevano le cariche e i sacramenti; promovevano ai
gradi ecclesiastici gente ignorante e indegna, pure avendone altri migliori. Molti vescovi
si appropriavano delle entrate della parocchia, lasciando il parroco nell'indigenza;
giungevano a sottoporre i parrocchiani a pagare una somma, al fine di averne uno
nuovo; con ogni pretesto estorcevano somme ai fedeli. Si faceva scandaloso commercio
di reliquie, ecc. P. Sabatier, Vita di San Francesco, Parigi 1931, 41-43.

Le due classe sociali sono l'una contro l'altra: i maiores contro i minores (1Cel I, XIX, n.
53), i nobili contro i popolani, i milites contro i pedites; sono i feudatari che, vinti nella
campagna, costretti a entrare nella citt, non rinunziano al combattimento. Il dualismo
resta, le formule appaiono vuote astrazioni; l'antico contrasto, determinato dell'orgoglio
e dadda ricchezza, si acuisce sempre di pi. pp. 329-330.
- tratato di pace vedi anche Fortini 390-393
- prima regola: sint minores, siano minori. Pi tardi, mentre leggeva il Vangelo, afferma
la volont che la sua fraternit si chiami Ordine dei Frati Minori. Cel: E veramente
minori furono, perch, stando a tutti soggetti SpecPer 43; LegPer. 41
- i frati nona apirano all'ufficio di prelati: SpecPer 26; LegP 98.
Francesco non appartiene a nessuna fazione nuova ed antica, egli santo universale: la
sua idea abbraccia l'umanit. 395 Fortini.
L'umilt e la povert si oopongono all'orgoglio e alla cupidigia. 395 Fortini
Cel: fatto grandicello, e destinato allo studio delle lettere umanistiche sotto la disciplina
dei preti della Chiesa di san Giorgio, alla cognizione delle lingue latino e francese,
mantenuto alla mercatura, alla vanit, ai godimenti e diletti. p. 13 N. Papini, La storia di
S. Francesvo, Tipografia Giovanni Tomassini, Fuligno 1825.
- guerra Perugia e Assisi (1202), accese anche Francesco, non si sa causa p. 16 Papini
Il progresso avviene attraverso il Vangelo, il quale non tanto insegna la perfettibilita
umana, ma ne fa una legge. L. Palomes, Storia di S. Francesco d'Assisi, Vol. I, Eitore
Antonio Palomes, Palermo 1876, 13.
Il Medioevo sorge dalla caduta dell'impero domano, che si sfacia, per dare luogo ad un
altro imperio parimenti e pi bellamente romano. Espressione profondamente intesa in
quell'et, e che venne prestamente tradotta in fatto, dominando l'Europa. La forza, la
vigoria, lo spiro possente del Cristianesimo, associato felicemente alla gagliarda
rozzezza dei vincitori romani, per cui venivano a ricevere il gogo dei loro nemici, le
ordinazioni e fino a un certo punto le leggi, ci offre il perno, in vui aggruppasi quanto
concerne la storia di quei tempi.
Coraggio personale, estimazione trascendente della propria individualit, sentimento
religioso, sono i moventi del pensiero religioso- sociale del medioevo. I comuni, le
legislazioni, le crociate, la borghesia, le corporazioni, il monachesimo traggono da
quelli e sono l'attuazione della forza composta di quei moventi. L'accoppiamento
dell'una e dell'altra vi si offre nella cavalleria. L'ideale del cavaliero un'incarnazione
felice della gagliarda personale, mista al movente religioso e da esso moderata. p. 14
Palomes
Papa era il centtImperatore l'Imperatore, come quello che accoglie tutte le parte della
societ, doveva indirizzare verso l'unit. 16 Palomes
- i comuni, la borghesia furono frutto delle Crociate. p. 23 Palomes
Nel Medioevo la Chiesa era l'anima di tutto, dominava, combattendo tutto; trionfava
lottando di tutto; p. 27 Palomes
- descrizione citt Assisi 63-65.Palomes 76