Sei sulla pagina 1di 300

LIBRAR^,

UNIVERSITY Of
CALIFORNIA

l
\

(P
Biblioteca della

3;2^4'^

GAZZETTA LETTERARIA

VINCENZO BORTOLOTTI

GIUSEPPE PARINI

VITA,

OPERE E TEMPI

CON DOCUMENTI

INEDITI E RARI

MILANO
TIPOGRAFIA EDITRICI- VHRRI
Via

Annunciata

1900

N. 8

ALLA

CARA MEMORIA
DLL MIO DILETTISSIMO

MANLIO
RAPITOMI A X ANNI

NEL

Di XI

AGOSTO MDCCCXCVII
IN

MILANO.

PREFAZIONE,
La vita

del Parini

non fu presentala sino ad oggi completa

scevra da errori. Certo


storia, delle

condi:(ioni

Parini

Governo

il

si tenuto conto,

d'ambiente
locale,

ma

con qualche riguardo alla


corse fra

il

tralasciata,

delle relazioni

qualche cosa fu

qualche altra non fu detta con esattezza.

Qu'sto motivo mi condusse negli archivi


fare la vita del Poeta,

a ri-

e nelle biblioteche

a tessere lu storia degli avvenimenti che

ebbero con lui relaiione. In questo

modo

spiegai lu tendenza arti-

stica del Parini, che si svolgeva nell'unisono coi pochi intellettuali


del suo tempo,

cos spiegai l'origine e

senso recondito dei mi-

il

gliori suoi lavori, sovra basi storiche e documentate. S'indovina facil-

mente ch'io,

della ricerca del vero,

tutto sollecito

abbia

scopetto

documenti che mettono in luce molte cose nuove, ed ingigantiscono


la

figura del Parini poeta, professore, municipalista

e cittadino.

Confesso che anch'io potrei essere incorso in qualche

seguendo dei brani storici gi pubblicati, a malgrado


per evitarla.

Ma

intorno alle cose inedite la cura fu

inesatle7^x.a,

tutte le
tale,

cure

che la

a questo riguardo mi lascia pienamente tranquillo, tanto

coscien^iji

pi che nel riassumere manoscritti


verit, parole

usai, in

ufficiali

omaggio

alla

frasi in quelli contenute, sebbene non risciaquate

nell'Arno.

Molti documenti inediti


parecchi

si

rari fanno parte della

narrazione, e

pubblicano in appendice, a maggior comodo dei

quanti

mi

mi

lettori,

scostai

da

mi coadiuvarono

in

insieme con alcune odi, nella spiegazione delle quali


precedettero.

qui termino ringraziando

questo lavoro, compreso

il

tralasci spesa, affinch

tulli quelli

che

signor Editore che

'edizioie riuscisse

lo

degna

appreso,

non

del soggetto.

Vincenzo Bortolotti.

202S416

PROPRIET LETTERARIA

L'Editore, avendo adempiuto a tutti

per

la

doveri,

si

riserva tutti

diritti

propriet letteraria.

Milano

Tip.

Giussani

Manzoni, Via

S, Simpliciano,

5.

Nascita e famiglia del Pariiii


e suo testamento

Il

Sua educazione

Parini sacerdote

Occupazioni ed accademie

del suo indirizzo artistico

della Colombiadc

La

Sue

povero

Anna Maria

relazioni coi Serbelloni

La Vita

rustica

Salubrit dell'aria

Il

Farina

Primi versi

Il

Cause

IX cauto

Beccaria e l'igiene

degli agricoltori.

Antonio Maria Giuseppe Gaetano, figlio di FranAngela Caspana (non Carpana


o Carpani, come erroneamente stato pubblicato pi
volte), nacque a Bosisio il 23 maggio 1729, e fu battezzato il giorno stesso da quel curato. Don Carlo
Giuseppe Cablati. Bosisio, tutti ormai lo conoscono,
cesco Maria Parino e di

quell'ameno villaggio della Brianza, che

si

specchia

nel lago di Pusiano, dal poeta salutato coi versi:

Oh

beato terreno

Del vago Eupili mio,

pieno
Il

d' aria,

di luce e di splendore.

ultimo; il primo fu
mor giovane; la seconda Caterina, mariin un Corneo di Monastirolo; la terza Laura,
nostro Giuseppe nacque

Giulio, che
tata

maritata

in

un Appiani

di

Bosisio.

Il

padre, nato

pure in Bosisio nel 1600, facea il negoziante di seta;


sua madre attendea alla casa ed avea un fratello prete,

don Francesco Caspano, morto nel


sciava circa settemila
stro poeta

(i).

1767,

quale

il

che poi toccavano

lire,

al

la-

no-

Francesco Parino non era ricco; pos-

sedeva a Bosisio due case che valevano circa cinque-

mila

al mantenimento della
magri guadagni che gli procurava il

dovea supplire

lire,

famiglia coi

commercio

della seta.

nostro giovinetto,

Il

prendeva

ingegno vivacissimo, ap-

d'

leggere e lo scrivere dal curato del luogo.

il

Forse dietro

consigli dello zio

don Francesco Ca-

Anna Maria

spano e della prozia

Farina, vedova LaMilano sotto la parrocchia di


S. Nazaro Maggiore, egli venne dal padre condotto
in questa citt e collocato a studiare nel Ginnasio
Arcimboldi, ora R. Liceo Beccaria, dove conobbe la
prima volta il suo condiscepolo conte Pietro Verri.
Nel Ginnasio Arcimboldi insegnavano allora i padri
Barnabiti, e siccome i 'metodi d'insegnamento erano
ben lontani dalla perfezione, cos anche g' ingegni
pi svegliati imparavano assai poco, e il nostro poeta
tuada, che abitava

dovette a s
degli

medesimo

se apprese qualche cosa di pi

altri.

11

marzo 1739

ancora

oe:s:i

in

la prozia faceva

conserva

si

testamento, che

nell'Archivio

Notarile

di

Milano, in Atti del notaio Marc'Antonio Monza, e


pronipote, gi

mobili

per

chierico, fra

arredarsi

un

alloggio.

Quando

ordinato sacerdote avrebbe avuto

fosse

godere

il

beneficio

della

al

cose, lasciava

le altre

cappellania

il

poi egli

diritto

di

che

la

laica,

prozia istituiva col predetto testamento nella chiesa


di S.

(i)

Antonio

dei

Ci affemiato

l'Abate Giuseppe Parini.

padri Teatini. Questa cappellania

dal

Salveraglio

nel suo

volume

Le Odi

del-

consisteva in

una messa quotidiana,

alla quale

andava

unito un capitale, livellato sopra beni in Renate, di

annue milanesi

lire 224.

Oltre a questo,
rendita

annua

il

nostro chierico otteneva un'altra

di lire

104

d'

un legato

maritata Appiani, per

de' Nobili,

di

Ginevra

celebrazione di

la

due messe settimanali in Bosisio.


Nel febbraio 175 Francesco, e Giuseppe Parino,
con istanza rivolta a Sua Eccellenza il ministro plenipotenziario, e da questo mandata il giorno 20 al
Giudice del Cavallo, domandavano che Antonio Ric1

cola, esecutore testamentario della

Farina, rendesse

premeva avere

quantitativo

il

dozio, possa farsi

dinato sacerdote

ad

una rendita bastevole per

onde

al sacer-

esser or-

(i) .

tempo

in quel

le

14

il

giugno

1754.

condizioni economiche

non erano

del Parini

manda

richiedenti

sostanza,

promuoversi

Questa ordinazione avvenne

Anche

Anna Maria

essi

della

chierico, che in istato di

il

defunta

conti, poich

alla

floride, ed nota la sua doCuria Arcivescovile, perch gli fosse ri"

sparmiata
ai

la

spesa

della visita del

beni che possedeva in Bosisio,

vagli respinta. Nel 1752

un volumetto

di

il

poesie a

Bianchi di Milano, mentre

vicario

foraneo

domanda che

veni-

nostro

poeta pubblicava

mezzo

dello

il

stampatore

portava la data

libro

di Londra, presso Giacomo Tomson, e cos le accademie gli aprivano le porte. Quella de' Trasformati
fu la prima, nella quale entr in relazione con i letterati del tempo; quella degli Ipocondriaci di Reggio
fu la seconda; la Colonia Insubre dell'Arcadia la terza.

(i)

Non

si

trovato nell'Archivio

di

Stato

Giudice del Cavallo, che dovrebbe contenere

funto archivista Cessali.

l'

il

mazzo

di

carte

del

istanza, ricordata dal de-


Il

divertimento, la distrazione ed anche

vanit, avevano dato

forma

un

po' la

splendore a queste ac-

cademie, dalle quali gli animosi, esercitatisi nelle lotte


poi a dar

uscivano

letterarie,

campali

battaglie

in

prosa ed in versi, come, quasi senza volerlo e senza


farne mostra, toccava al

poetico,

probit, fermezza,

che

la coscienza
la

Parini. Egli avea

si

mente lucida

giustizia.

Questa fu

suo armadio

il

e serena, e

ribellava a tutto ci che offendeva

si

moralit e la

disserr tutto

quale

medesimo

da natura, oltre l'ingegno straordinariamente

sortito

la

chiave che

filosofico e satirico, dal

sprigionarono, contorti nell'impeto dell'ira,

piani e distesi nella serenit del riposo, leggiadri e

smaglianti nel pungente sorriso, que' versi che, ful-

minando

usi e costumi del passato, sconfissero tutto

convenzionalismo del settecento e sgombrarono


via ai giovani che anelavano altissimi ideali.
il

la

Egli ebbe onorevole ricovero nelle splendide case


de' Serbelloni,

conte
ci

fu

Serbelloni,

ricorda

il

anche educatore del

fratello del

non

ci

all'altezza

abbiamo

come

e del

conte Renato,

cardi

con

una nota manoscritta

giunge che
i

casa Borromeo,

in

ci

affida

in

opuscolo del Dell'Acqua. In essa

ricordando

il

il

del conte
cav.

margine

Biandel-

Biancardi sog-

il
Reina, primo biografo del Parini,
Borromeo, deve aver alluso alla famiglia

D'Adda, parente

di

questi,

essendo

poeta precettore di don Febo D'Adda


Ci)

della Galleria

l'assicurazione verbale

Carlo

l'

del

come

l'abbiano molti ripetuto,

risulta che fosse precettore

di

figlio

quale,

il

Dell'Acqua, abitava la casa dello stesso

nome in Corsia de' Servi,


De Cristoforis. Quantunque
e

duca,

Vedi opuscolo

Dell'Acqua

di Giuseppe Parini, ecc.

stato

il

nostro

(i).

Sac. Luigi, Sull'abitazione in Milano

In causa di queste relazioni egli passava pi d'una

una famiglia

sera e qualche ora del giorno o presso


patrizia,

o presso un'altra,

pagna, sbarcando

alla

seguivale anche in cam-

meglio

il

lunario.

Come avremo

occasione di raffermarlo pi innanzi, era fornito d'un


discreto stoicismo

e,

in

mezzo a

miseria e allo sperpero di grosse


del

egli, sprezzatore

fasto

tanti

insulti

somme

alla

giuoco,

al

immorale, sapea conser-

vare quel certo sangue freddo, tanto necessario nello


studio del vizio. Pi d'una volta avr pensato che al

povero desco de' suoi genitori mancava quasi


cessario; pi
il

denaro dietro

alla

moda

pi d'una volta avr provato


la

il

ne-

d'una volta avr visto gittare a manate


a capricciose
la stizza,

il

dame;

dispetto e

nausea del veleno, che dallo stomaco salivagli

alla

bocca. In vece di togliersi da e|uello spettacolo, preferiva seguirlo

e,

aguzzando

lo

sguardo nel bersaglio


il suo verso fra gli

preso di mira, lanciavagli contro


applausi universali.

Questa per non fu l'unica cagione che mosse la


musa per nuovissime vie, ma un'altra vi si aggiunse d'indole affatto storica, che dimostra l'indisua

primo periodo della sua vita.


sanno che 1' Italia sotto la dominazione
spagnola discese sino all'ultimo gradino delle nazioni
civili. La Spagna considerava le provincie italiane
terre da spogliare, e il ducato di Milano una preda
rizzo del poeta nel

Tutti

dei

governatori,

quali

taglieggiavano

le

popola-

zioni, infischiandosi della moralit e della giustizia.

La

rapacit fiscale elevata a sistema di governo, l'ar-

bitrio anteposto alla legge, la superstizione alla reli-

gione ed

alla scienza,

spento ogni principio di onest

e di rettitudine, era logico e naturale che la pi bella

ed ubertosa

terra

italiana

diventasse

una contrada

povera ed incolta, schiava della tirannia militare, della

malvagit dei castellani, della crudelt dei giudici e


dell'ignoranza di

tutti.

Subentrato nel principio del secolo XVIII

minio spagnolo

al

do-

governo austriaco, il paese, dopo


qualche tempo, parve rivivere. Gli animi si rinfrancavano e guardavano con fiducia nell' avvenire, non
temevano pi i potenti soverchiatori, e la grossa parte
del pubblico cominciava a respirare a larghi polmoni
un'aria pi sana. Per due secoli di dominazione
spagnola

non

il

cancellano

si

facilmente

cos

certe

impronte caratteristiche rimangono tanto vero che


l'alterezza spagnola della classe privilegiata non
;

ancora del tutto scomparsa. Cos d' un tratto non


potevano certe idee dileguarsi il vecchio tempo ritornava alla memoria dei maggiorenti che avevano
;

perduto

la facolt di

ed anche

il

spadroneggiare

dolore della

l'

ira, la stizza

spenta autorit di abusare

delle leggi, facevano a cotali persone odiare qualsiasi

novit. In simile condizione


del

classe

patriziato

trovava quasi tutta la

si

milanese,

che nel giuoco, nei

divertimenti e nel cicisbeismo riponeva


Il

Parini

non nobile

nella quale poteva apprezzare

saggio

dell'

la

sua

e ricco, cresciuto in
il

felicit.

un'epoca

governo provvido

imperatrice Maria Teresa e biasimare

il

diversamente, e con lui

si

passato, la pensava

assai

trovavano d'accordo altre persone, alcune delle quali

appartenevano allo stesso patriziato. I compagni del


anche emuli suoi, non
si posson dire

Parini, che

erano numerosi,

ma

valenti e costituivano un' eletta

ad imprimere un segno indelebile


di vero progresso nella seconda met del settecento.
Fra i pi noti si contavano Pietro Verri, Cesare Becschiera, sufficiente

caria,

Paolo Frisi

Alfonso Longo,

quali tutti erano

animati dalla nobile emulazione del bene, quantun-

que

si

trovassero

circondati dalla folla dei boriosi e

degl'ignavi. Questa folla costituiva anche sotto l'im-

pero di Maria Teresa

la parte

quantunque

dirigente, e

pi grossa della classe

fra quella si trovassero per-

sone valorose, amorevoli, pie e non prive d'ingegno


e dottrina, queste tuttavia, a cagione del loro attac-

camento alle vecchie idee, non facevano progredire


d'un palmo il benessere della societ, e combattevano
in vece le aspirazioni delle nuove intelligenze.
Tutto questo dispiaceva in sommo grado al governo imperiale che, per mezzo del cancelliere principe Kaunitz, a Vienna, e

del

ministro plenipoten-

i modi
sonno 1' addormentata Lombardia
imprimendole quel moto regolare e progres-

ziario conte Firmian, a Milano, cercava tutti


di

svegliare

austriaca,

dal

sivo di benessere, che avea fatto


altre

provincie

tanto

dell'impero. Affinch

questo moto potesse sortire benefici

cammino

in

Lombardia

in

effetti,

dovea co-

minciar lentamente, per non urtare di soverchio nei


vecchi pregiudizi; ed

il

fine, dovea
nuove intelligenze,

governo, a questo

giovarsi in giusta misura

delle

affinch lo aiutassero a condurre

il

paese fuori dalle

miserie in cui avevalo abbandonato la Spagna.

Cos

si

maturarono

le

grandi riforme delle Scuole

Palatine e dell'Universit di Pavia; cos

l'amministrazione
i

commerci

si

miglior

cos s'incoraggiarono le industrie,

e l'agricoltura;

corporazioni religiose

cos

cos si abolirono inutili

furono tolte

alla potest

molte attribuzioni civili; e cos finalmente il sentimento della moralit e della giustizia
trov il suo corollario nella soppressione dell' Inquiecclesiastica

sizione e nelle riforme dei codici.

Le nuove

intelligenze,

cio

il

Parini

suoi

compagni od emuli, avevano

accolto nel loro cervello,

terreno fertilissimo, l'insieme di mora-

un

simile ad

scaturito dalle opere

che era gi

lit e di giustizia

dei filosofi e degli enciclopedisti francesi, lo

avevano

sceverato, disciplinato, maturato nel loro pensiero, e

poscia tradotto nelle loro produzioni letterarie e scientifiche.

Questa

il

cagione che mosse

la principale

musa pariniana

conquista dei nuovi

alla

genio del Beccaria a strappare

allori,

la

spinse

tortura ed al

alla

patibolo tanta gente pi infelice che colpevole, e

il

genio del Verri a rompere le pastoie della finanza.


Come si vedr pi innanzi, tutto ci verit storica confermataci dai pochi documenti che dei tempi
di

Maria Teresa ancor

verosimile

il

ci

credere, che

rimangono,

non pare insuoi compa-

Parini ed

il

gni trovassero per ci molti ed accaniti oppositori.

Le nuove

idee dei filosofi

malgrado

francesi,

degli

divisioni

le

di

il

umane

progresso delle

degl'individui

dai

amore

1'

inoculato nei nostri intellettuali

enciclopedisti

classe,

avevano

universale,

discipline e l'emancipazione

pregiudizi

religiosi

sociali.

quasi a compimento del biblico adagio deposuit potentes de sede et exaltavit hiimiles,
si

nuovi tempi

schiudevano a glorificare Y umile condizione del

coltivatore

sarcasmo

della

terra

boriosa

la

attaccavano

ignavia

coli'

ironia e col

grossi possidenti,

dei

assalivano gli antiquati diritti delle primogeniture e

contro

dei fidecommessi, lottavano


siastica

e civile, ed

anteponevano

alle

crudelt

sentimento umanitario

il

che a punire, insegna a correggere

Infiammato da questi nobili


veva

le odi:

La

L'Impostura,

censura eccle-

la

dei giudizi penali

Vita rustica,

Il

Bisogno,

la

ideali,

il

quale, pi

colpevoli.
il

Parini scri-

La Salubrit

dell'aria,

sua pi bella satira //


Giorno,

e tanti altri

componimenti che

lo

rendevano

immortale. Questi medesimi sentimenti erano pro-

anche dal Beccaria,

fessati

quale promoveva una

il

rivoluzione nel diritto penale, chiamava

il

diritto di

non necessario, perorava


miglioramento economico dell'operaio dei campi,

propriet terribile, forse


il

biasimava
curava

la

indolenza del grosso possidente e pro-

miglioramenti

industrie e dei commerci.

dell'

Insieme con questi due, animati dai medesimi sentimenti, procedevano Pietro Verri, Paolo Frisi, Alfonso

Longo

come

e parecchi altri,

testimonio

ci

il

gior-

nale // Caff; e lo stesso ministro plenipotenziario,


conte di Firmian, e il cancelliere dell'impero, prin-

approvavano ed accordavano

cipe di Kaunitz,
rini ed

In

a'

compagni

suoi emuli e

mezzo a

lieta

al

Pa-

onorifici impieghi.

evoluzione del pensiero, sor-

geva spontanea nel Parini

l'ode

Su

la

Libert cam-

pestre fLa Vita rusticaj, pubblicata nel 17 58, scritta


per qualche tempo prima, che gli apriva il cammino
a diventar

il

vero poeta

L'

civile.

argomento

scelto

dinota la semplicit dell'animo suo, lo spirito nuovo,


l'orrore del vizio e delle passioni. Alla quiete ed alla
libert della vita campestre

contrappone

dine e la oppressione del ricco.

Me non

nato a percotere

Le dure

illustri

Nudo
Il

accorr,

versi

la

inquietu-

porte

ma

libero

regno della morte,

mentre ci attestano la giovent del poeta, contrastano


un poco con 1' et matura, nella quale picchi pi
d'

una volta

alle illustri

ricorda nell'ode

Quando
Il

porte,

com' egli

La Caduta:
poi d'et carco

bisogno lo stringe,

Chiede opportuno e parco

Con

fronte liberal che l'alma pingc.

d'

altronde

IO

ode incominciamo a intravedere nel


filosofo che discende col villano a

questa

In

poeta

sommo

il

le nuove idee, che


mente illuminata allora presentiva, pi di
quello che sentiamo noi medesimi dopo un secolo e
mezzo di cammino, come si avr occasione di dimo-

ragionar di agronomia, secondo


sua

la

strare pi innanzi.

Nell'anno medesimo 1758 madama du Boccage,


poema La Colombiade, giungeva da Parigi a Milano, assai festeggiata dagli accademici
autrice del

de' Trasformati,

poema

del

quali, per offrirle

stima, tradussero

loro

in

un

versi sciolti

francese. Pietro Verri, col

tributo della
i

dieci canti

nome

arcadico

Midonte Priamideo, tradusse il I canto; l'abate


Pier Domenico Soresi, il II; don Francesco Fogliazzi,
don Giuseppe Casati, il IV; don Francesco
il III;
di

Tommaso
il

Manfredi,

VI; Giuseppe

r Vili

il

Parini e

tonio Mainoni,
e

il

il

V;

Pozzi,

il

conte Nicol Visconti,

il

Giulio Piombanti,

VII;

il

padre barnabita, Francesco AnIX; il conte Giorgio Giulini, il X;


il

padre Frisi scrisse

la prefazione.

Ecco un saggio della traduzione del Parini,


preghiera di Colombo:
Dunque vuoi

tu, Signor,

ch'io l'Angiol sia

Sterminator, che per punir la terra,

Entro all'Assirio campo armato venne

De

la folgore

Paventarne

il

tua? non basta forse


furor, che ancor sia

la nostr'arte

d'emularne

d'uopo

colpi

Per distrur tante genti, a quante vita

Die

il

tuo poter

? se le tue leggi

Loro aperte non son, tu

sante

lor le scopri.

Muta la sete lor di sangue amica


In amor de la pace. 11 tuo gran nome
Fa che s'annunci
Segua! de

le tue

in questi

liti

grazie, e chiaro

fama
il

renda.

la

II

La traduzione di questo poema, per motivi che


non si conoscono, venne stampata in Milano, da
Giuseppe Marelli, dopo ben tredici anni, cio nel 1771.
Nel 1759 scriveva il Parini l'ode La Salubrit
delVaria, argomento che

mente

rivela

ci

il

progresso della

del poeta verso l'ideale accarezzato.

Dopo

di aver

decantato

la

purezza

dell' aria

che

spira dai colli che circondano l'Eupili suo, ricchi di


sole, d'erbe e di piante,

esclama:

Peni colui che primo

triste oziose

le

Acque

La mia

e al fetido limo
cittade espose

per lucro ebbe a vile

La

salute civile.

Anche questa imprecazione giustissima


lora parte del patrimonio
e corrispondeva al
eletti

ingegni,

filosofico dei

sentimento

umanitario

quali strappava

ai

faceva al-

tempi nuovi

amare

di

pochi

riflessioni

sull'ingorde brame del ricco agricoltore, che coltivava a marcite ed a risaia il terreno, fin sulle porte
di Milano. Sorprende la verit dei versi:

la

comun

Sacrificossi

salute

al

pasto

D'ambiziose mute

Che

poi con crudo fasto

Calchin per l'ampie strade


Il

Che
dei

popolo che cade.

in que' tempi

venissero

ricchi

calpestare

cavalli attaccati alle carrozze

spinti

a corsa

sfrenata, sino a

gente che sorprendevano sulla via,


semplice storia. Qui per non alludeva il poeta solamente a questo fatto, ma guardava pi in l, e
la

additandoci

il

popolo

che

cadeva

estenuato

dalle

12

che

malariche, ricordava

febbri

veniva

sacrificata al pasto

anomala
quale,

si

di

pubblica

salute

la

dei

cavalli

ricchi.

con mano la strana


certo indirizzo economico, seguendo il

accennarla

senza

dei

toccar

facea

mero

sprecavano, per

dietro ai cavalli,

somme

lusso e divertimento,

favolose, in vece

di spen-

umana

derle nel miglioramento della razza

che, in

avea allora tanto bisogno di essere rigenerata

Italia,

economicamente e moralmente.
Per comprendere con maggiore agevolezza i sentimenti che allora animavano il poeta, mestieri ricordare come sullo stesso argomento la pensavano
gli uomini non pregiudicati dalla spagnolesca tradizione del tempo, tra

quali

il

Beccaria. In

un ma-

economia politica di questo


insigne personaggio, leggesi una lunga dissertazione
noscritto di

lezioni di

sulle condizioni igieniche dell'operaio dei campi, che


fa

paio

il

col

pensiero

languenti cultori del


Il

che

Parini, a proposito

del

dei

riso.

Beccaria, dove parla degli agricoltori, dimostra

avea poca

si

laboriosa, sia per


e del vestito,

cura
la

della

natura

come per

il

sanit di
dei

un rancido

e putrido

alloggio

abbandono

frequente

soccorsi pi necessari nelle malattie.


e nero,

quella classe

cibi, dell'

Un

dei

pane ruvido

grassume per condi-

mento, l'acqua sovente torbida e limosa, alcune gocce


vino o acido o immaturo formano l'alimento del-

di
l'

agricoltore. Descritto lo stato miserando del vestito,


Questo il destino dei nostri fratelli,
condanna una ferrea necessit per nutrire

prosegue:
ci

li

nostre sdegnose e frivole voglie, e per rendere

posa ed insultante d'oro e di

sete, e

voli cibi r annoiata inutilit nostra

dimostrando quindi

di

pingue

a
le

pom-

di sazie-

non credere

certe


non

utopie, e di
l'

essere

eguaglianza, dice che

robuste

membra

13

un esageratore platonico delsi tratta non d'ammollire le

de' contadini,

ma

di alleviare que'

dolori e que' mali, che mietono le generazioni e im-

poveriscono

tano

la

la fatica,

rivolgendosi

Uomini

mire

al

campagna

di braccia, e perci

senza aumentarne

ai ricchi

esclama:

e potenti

ricchi

aumen-

prodotto. Poscia

il

non

limitate le vostre

passaggero presente, portate l'occhio indaga-

tore sulla successione del tempo; rendendo migliore


la

condizione de' vostri agricoltori voi

ricompenser colla
voro, colla

che

vi

procurerete

una popolazione pi spessa


diminuzione del prezzo del la-

dei corpi vegeti e robusti

facilit e

la benefica vostra

prontezza

mano

dell'esecuzione,

buito nelle squallide abitazioni del povero, e


e la pace che avrete sparsa sui volti

umili vostri servi


vostre

campagne

);.

ritorner

ci

avr saggiamente distri-

sulle

l'ilarit

abbattuti degli

ridenti e feconde

Polemiche col Bandiera e col Branda

Sue condizioni economiche

Il Mattino

Il

canonico Agudio e

Belgioioso

Parini

il

L'Impostura

Condizioni morali ed econonu'che dell'ambiente.

Malgrado tutto questo,

il

Parini

non

era ancora

universalmente conosciuto, e parecchi diffidavano di


lui,

quando, essendo apparso in luce

umane

giudicai delle

diera, che attaccava specialmente

campo con una


medesimo diretta

in

volume I preBan-

Segneri, scese egli

il

argomento
Domenico Soresi,

bellissima lettera suU'

difendendo lo

il

lettere del padre Alessandro

all'

abate

stile e la

Pier

locuzione del celebre quare-

simalista.

Rifulse poi di

contro

il

maggior

luce nella lotta letteraria

padre barnabita Onofrio Branda, uno de' suoi

precettori nel Ginnasio Arcimboldi, che in quella oc-

casione lo pagava di alunno poco profittevole.


la parte

nota

avuta dal Parini, da Pier Domenico Soresi,

da Carlo Antonio Tanzi e da Domenico

Balestrieri

in questa ardente polemica.

Leggendo oggi quelli scritti ci sentiamo trasporun mondo affatto nuovo, dove vediamo tutti

tati in
i

Barnabiti

d' Italia

abbracciare

padre Branda, e ritenere

le

la

causa

offese a lui

del

fatte,

loro

come

15

indirizzate all'intiero ordine; dove invano cerchiamo

mansuetudine insegnataci dal Vangelo;


Barnabiti non vogliono essere confrontati
la

dove

Ge-

coi

suiti.

Di questa polemica

guendo
tivi,

il

li

i8

signor Giuseppe Peri, ese-

il

supremi veneratissimi ordini governaottobre 1760, facea ampia relazione a S. E.

il
conte Carlo Firmian, ministro plenipotenziario,
lunga ben novantasei pagine manoscritte, nelle quali,

dopo

da Plutarco a

avvalorare

una

della polemica, seguiva

la storia

citazioni

Tommaso

S.

serie di

d'Aquino, per

giudizi sulle parole incriminate.

Sopra reclamo dei Barnabiti, venne interrogato,


20 luglio 1760,
incisione in

il

tipografo Galeazzi intorno ad

rame che metteva

e sopra l'autore del

lingua toscana, stato da

in caricatura

lui

medesimo (Vedi Documento N.


deva

che

all'ufficiale di polizia,

fatto

i). 11
il

Galeazzi rispon-

rame

contratto

il

Branda,

da fuori ed egli non lo avea adoperato


nico Agudio avea

il

Dialogo della
stampato contro il Branda

intitolato

libro

il

una

era venuto

che

per

la

il

cano-

stampa

stampato ed approvato
stampa aveano assistito
gli abati Parini e Bellotti, e qualche volta anche il
Tanzi. Che in questa polemica sia intervenuto anche
il canonico Agudio? Che sia egli forse intervenuto
a fare solamente il contratto per venire al coperto
di qualche credito verso il Parini, oppure per ademdetto libro,

del

dai superiori

pire

un

il

quale

fu

e che a questa

incarico avuto all'Accademia de' Trasformati ?

fuori di

dubbio che intorno a quel tempo

nostro poeta versava in cattivissime condizioni

nomiche. Mortogli nel 1759

il

padre, egli dovea pen-

sare seriamente alla vecchia madre,

n sapeva

in qual

il

eco-

non avea

modo guadagnarne,

denari,

ricorreva

sovente
delle

rivolgeva

si

tasche

alle

degli

amici

due case era gi venduta,


al

e conoscenti.

Una

un giorno del 1760


canonico Agudio con una preghiera
e

in terzine, chiedendo in prestito dieci zecchini.

Esaminando queste

terzine, la lettera

12

dicem-

bre 1768, ch'egli indirizzava a Pellegrino Salandri a

Mantova, e quella 5 dicembre 1773, rivolta al conte


Firmian, delle quali ci occuperemo in seguito, risulta
provato che il nostro poeta non godeva pi l'annua-

messa quotidiana di L. 224 e neppure il


due messe settimanali, e viveva assai poveramente.
Chi dice, che il suo stato non era cos miserando
come credono i suoi biografi anche i pi recenti,
afferma una cosa non vera. Fino al 1769 il Parini
lit della

legato di L. 104 dell'Appiani per

fu poverissimo, poich si trov

ad alienare

le

costretto

per vivere

due case che possedeva in Bosisio, a

vendere un manoscritto

rimanere perfettamente

e
al

il

Femia

del Martelli, e a

verde in seguito alle visite

Tutto questo appartiene alla storia,


pu mutare per alcuna causa.
Nello stesso anno 1760, durante il quale imper-

fattegli dai ladri.


e

non

si

versava la polemica col Branda,

il

Parini, per la na-

don Alberigo Belgiooso e


di donna Anna Ricciarda, principessa d'Este, componeva l'anacreontica, allora pubblicata in una raccolta di Applausi Poetici.
Questi versi, da poco tempo ristampati, dimostrano
scita del

che
con
lo

il

la

primogenito

di

Parini sin d'allora tenea cordialissime relazioni

famiglia Belgioioso. Simili cordiali relazioni

legavano pure con altre famiglie dai nomi aristo-

presso le quali facea la conoscenza del Giovili


Signore, di quella gente inamidata, profumata e slombata, che consumava il giorno fra un vizio e l'altro.
cratici,

17

Chi passasse oggi dalla piazza Belgioioso,


vedrebbe

Paolo,

S.

ancora

della casa, segnata col N. 26,

sentante

il

sommo

al

in via

porta

della

un medaglione rappre-

Parini, fattovi apporre nell'anno 1826 dal

Questo ammiratore delimmortale poeta avea fatto collocare quel medaglione, non solo per onorare il Parini, ma anche per

principe Emilio Belgioioso.


l'

togliere le dicerie sparse in Milano, che

principe

il

Alberigo, tenendosi offeso personalmente dalla satira


del Mattino, avesse
se voleva

bene

fatto

minacciare

alla propria vita, si

Parini, che,

il

guardasse dal dare

stampe il Meriggio, altrimenti non vedrebbe la


Errarono quindi coloro che quel medaglione
riguardarono come prova, che ivi in que' tempi abi-

alle

sera.

tasse

il

nostro poeta

(i).

Chi conobbe il Parini pot


mai ingrato, e tanto meno

assicurare, che

poteva

non

fu

essere

coi

Belgioioso e colle altre famiglie patrizie da lui

fre-

quentate, verso

non mancava mai

quali

le

lo

di rispetto.

S'egli disprezzava certa gente incipriata, lo facea uni-

camente per colpire

il

vizio

avvinghiata, e per questo

non

cui

che, virtuosi o no, erano costretti,


le

quella

almeno per salvare

apparenze, a lodare la virt, biasimare

vizio ed

il

La

applaudire chi lo sferzava di santa ragione.


era pungente,

ma

vrastava

intelligenza

per

cortese, ed
e

il

integrit

che nel 1761 recitava

nanza nell'Accademia

de'

satira

poeta, che a tutti sodi

carattere,

rifuggiva dalla doppiezza e dalla ipocrisia.


cos vero,

teneva

si

era avversato dai patrizi

in

Trasformati

questo

pubblica adul'ode

La Im-

postura, che pungeva a sangue gli uomini doppi ed


ipocriti, senza riguardi alla loro condizione sociale.
(i)

Vedi opuscolo: Dell'Acqua Sac. Luigi,

di Giuseppe Parini, ecc.

SiiU'dhilciiioiie

in

Miaiio


Ma
che

il

18

tutto questo era nulla in confronto di quello

Parini

mando,

in

andava meditando, componendo

compagnia

di

qualche

e li-

fidato amico, spe-

cialmente del Passeroni, che gli fu sempre largo di


consigli e di aiuti.

nostro autore a
tare;

il

Da

questa epoca incomincia nel

farsi sentire

satira trabocca pi recisa


e

un nuovo modo

insieme pi carezzevole

pungente. Le sue opere, specialmente

quelle che

datano da questo punto, gli accordano pi


il

profondo, che

che mai

di

pensatore

intravede la via dei futuri

migliora-

titolo di poeta

menti

di poe-

verso risponde meglio alla sua volont, e la

civile,

di

filosofo

sociali.

Nell'anno 1763 il Parini pubblicava // Mattino,


quel poemetto in versi sciolti che tutta Italia oggi

ammira, e col quale pungea il poeta il Giovin Signore del suo tempo, e lo consegnava ai posteri in
un modo ridicolo. Dopo tale pubblicazione, dopo
quella del Mei^ogiorno, del Vespro e della Notte,
sorsero
il

critici

a difendere

la

vittima

dire che

Parini avea esagerato, e la nobilt del suo tempo

non avea meritato le scudisciate del poeta satirico.


Aveva torto il Parini o l'avevano
critici ?
Pietro \'erri, giudice non sospetto, dichiarava di
aver venduto a Milano un solo esemplare della sua
storia, ma lo sapeva prima d'intraprendere un tal
lavoro, e conosceva rerum dominos gentemqiie togatam . E altrove dicea del suo paese Comparve
i

Paolo Frisi, e si dovette rifugiare nella Toscana;


comparve Gaetana Agnesi, e si dovette occultare in
un ospedale; comparve C. Beccaria, e se non avesse
avuto la precauzione di far stampare a Livorno l'opera sua e tenerla in principio

da Milano lontana,

sicuramente sarebbe stato vittima dell'amor cittadino

Il

tg

6 aprile 1761 scriveva:


vivere fra

di voler

nostro delitto quello

Il

noi

di

comune; hanno

vita

non mischiarci

tanto senso anche

colla

volgari per

questo prova che non li stimiamo,


vorrebbero mostrare di disprezzarci, nel mentre che
accorgersi che

ci

odiano

temono

cose scriveva

ora

che

cesi

15 ottobre 1762, fra le altre

Il

Si maravigliano gli Inglesi ed

meraviglio che vi sia ancora


vere.

Da

blico,

non

non

non

noi

soldi,

si

si

Fran-

ma

addormentata;

sia

l'Italia

mi

io

leggere e scri-

l'arte di

pu sperare stima dal pubnon onori,

possono sperare impieghi,

non

pu nemmeno sperare

si

di

comparire

amaonde concludo che uno sforzo


della natura che ci ha dato dell' ingegno se qualcuno
pu avere la costanza di non diramarlo nella cavil-

in faccia al pubblico colle stampe senza mille


rezze e vessazioni,

altri,

non

disperderlo
societ

della nostra

formulari, ecc.
blicava
la

//

piena di

occupazione

frivola

doveri

di

In oltre nel 1764 egli

Mal

nella

degli

corrente

losit del foro o nella teologia sulla

di mil-^a, ch'era una

offici

di

pub-

stesso

contro

satira

nobilt oziosa.

Cesare Beccaria, altro giudice non sospetto, scri-

veva in quel tempo

mio paese

Il

tuttora

immerso

nei pregiudizi, lasciativi da' suoi antichi

padroni.

Milanesi non la perdonano a coloro che

vorrebbero

farli

vivere nel

XVIII.

secolo

In

una

conta centoventimila abitanti, appena


venti persone che
alla virt

In

una

od

amino

alla verit

lettera,

che

si

istruirsi, e

capitale

che

trovereste

un

che sagrifichino

trover pi

lebre Bandettini Landucci, dal


rilli

nome

avanti,

il

genio di

la

arcade di

Etrusca, scrivea assai pi tardi da Milano

mai conoscete

Quanto

questa metropoli

ce-

Ama-

Essa


qual

pingete; i suoi abitatori sono veramente episegnatamente nella tavola. Se io avessi l'abilit

la

curei,

di

20

cantare

che

Greci,

ch'avrei

Ma

della crapula?

divinit

come solevano

tavole,

alle
s

era

duopo cangiare

per esempio chiamare

antichi

gli

ancora

sbalorditi

il

g' idolatri

nome

alle

riso giallo Apollo,

busecca Clio, Giove salame, e cos di

mano

in

mano

formare una saporita e grassa genealoga di questi

numi

tutelari

Questo concetto era ribadito pi tardi dal Foscolo


coi versi immortali, a proposito del
.

Cui solo

Sardanapalo

dolce

il

muggito

de' buoi

Che dagli antri abduani e dal Ticino


Lo fan d'ozi beato e di vivande.

Tutti questi giudizi sono gi

come

sciuti dagli studiosi,

il

pubblicati e cono-

pur conosciuto

il

seguente

27 aprile 1796: Da noi


bene che accaduto gli anni scorsi si fatto

brano del Verri,


tutto

per volere

scritto

assoluto

del

il

Sovrano,

con dispiacere

universale del popolo, che avrebbe voluto conservare

inclusivamente
della ruota

le

barbarie della tortura e

supplizio

il

Altri giudizi possiamo aggiungere, tuttora inediti,


che saltano agli occhi di tutti in questo lavoro, ma

tralasciandoli per
si

non cadere

in soverchie ripetizioni,

accenner soltanto un brano di lettera

Firmian, indirizzata
1767, che riguarda

il

Kaunitz

al principe

Beccaria.

Il

del
il

conte

maggio

cavaliere,

scrive

Firmian, di cui si tratta uno tra i non molti


che amano gli studi, e la sua applicazione l'ha tenuto
lontano dal frequentare le conversazioni di passail

tempo. Questo genere di vita per


non lo rende per il pi accetto

s stesso plausibile,
a'

suoi concittadini.

21

Il

Clero particolarmente

De'

libro

si

allarm contro

pene,

delitti e delle

e vi

confutarlo con molta acrimonia.

La

fu

il

suo

prese

chi

risposta dell'Au-

tore a propria difesa fu piena di moderazione, e fece


alla sua morale. Ci non ostante i Preti non
hanno deposto quel sospetto che in detta occasione

onore

concepirono d'una certa libert di pensare che gli


venne attribuita (i).
Come apparisce da tanti giudizi, l'ambiente satireggiato dal Parini era tutt'altro che sano. ben
vero che non tutti i nobili nuotavano ne' vizi; pi
d'

uno

si

teneva fuori dal brago,

ma

virtuosi erano

una piccola eccezione, che


dava maggior valore alla regola generale. Ci riconosciuto anche da Felice Calvi nel suo volume
assai pochi e costituivano

// Castello

Visconteo-Sfor:{esco nella Storia di

Mi-

lano, nel quale ha pagine che danno pienissima ra-

gione

al Parini.

Lo

studio dei filosofi e degli enciclopedisti francesi

avea generato nel nostro poeta una insolita


lit,

una urbanit

nel riprendere
aspetto, ci

si

il

una

cortesia affatto

Osservandolo sotto questo

vizio.

affaccia

poeta circonfuso

il

amabi-

eccezionale

quella

di

rosea freschezza che lo rende simpatico anche

nemici. Si potr discutere finch


stezza oraziana

delle

sue

suoi sonetti, sulla vastit

ed

artistici

come

ma

ci che

odi,

si

non

si

suoi

voglia sulla robu-

sulla

de' suoi

a'

semplicit

precetti

discute pi e

de'

letterari
si

accetta,

vena di
sentimento umanitario d'ogni et e paese, che sgorga
abbondante fra un verso e l'altro del Giorno. Nella
coscienza del Parini la giustizia avea messo profonverit chiara ed affascinante, quella

(i) Vedi auto;rafi del Beccaria

Archivio di Stato,

22

il bene
e biasimare
male davanti a qualsiasi persona, e gli procurava
lodi e congratulazioni, miste qualche volta a mal

dissime radici; gli facea lodare


il

celata stizza di chi sentivasi colpito sul vivo.

Quando

Mattino vide

II

la

prima volta

la luce, fu

salutato dagli applausi universali perch rappresentava

una

Non v'ha dubbio

bell'azione.

questo

risaltare

lavoro

l'arte raffinata dell'autore,

stimato

fino

allora

il

alcuno, che

concorse

che sconcert

maestro

a far

sommo

in

grado
Frugoni,

il

de' versi sciolti. In

poemetto, il Parini profuse a larghi rivi


sentimento che non perdona alle ingiustizie
umane di godere i loro trionfi coU'abbassamento e
questo
quel

col sacrificio degli umili, secondo le teorie che allora

primeggiavano
disti.

Il

fra

gli

ammiratori

degli

contrasto, assai bene equilibrato

enciclopetra gli usi

costumi della compagnia sardanapalesca

e quelli

del semplice villanello ed operaio, procede con


efficacia e sicurezza dal principio

sino

somma
fine del

alla

poemetto, suscitando ad ogai verso l'umor gaio dei


lettori.

Quando il Parini scrivea // Mattino,


non si stava male; gli uomini vivevano e
vivere, e
viare,

governo

il

come

aggravava

allora

si

locale facea

poteva,

le

di

Milano

lasciavano

per

tutto

alle-

miserie umane; non

di tasse inique ed insopportabili

contri-

non esisteva (i). In que' tempi


l'istruzione pubblica non era cos popolare come ai
comnostri giorni, ma poich allora le industrie e
merci non assorbivano tanta popolazione, cos i veri
studiosi erano in bel numero, e le cure della vita
buenti, e la statolatra

(i) Giauriiuldo Carli affermava che in quei

lano era

il

meno

tempi

tassato fra gli Stati civili d'Europa.

il

Ducato

di

Mi-

23

non provocando la febbrile attivit e le convulsioni


moderne, godevasi quella certa tranquillit d'animo,
che tanto giova
della satira;

dovinare

di cose favorivano assai

pubblico rideva,

il

mollezza

oziosit era discesa la classe dirigente ai

non

successo

tagli delle forbici.

Per capire sino a qual grado di


Parini,

alle arti.

il

sbizzariva nell' in-

si

vittime ed approvava

le

ed

alle scienze, alle lettere

Queste condizioni

pu dimenticare quel periodo

si

che, dal principio del secolo XVIII,

si

tempi

di

del

storico

chiude coU'anno

nel quale scomparvero aftatto gli Spagnoli


Ducato di Milano. I nobili milanesi sopportavano
a malincuore la dominazione austriaca; rimpiangevano la Spagna, sotto la quale avevano amministrato
anche a loro profitto il Ducato, e congiuravano onde
1746,

dal

favorire

il

ritorno de' loro antichi padroni. Natural-

mente in questo periodo si trovavano in preda ad


una febbrile attivit; non avevano quel certo tempo
da consumare nelle gozzoviglie e nell'ozio; ma, quando
nel 174 la dominazione austriaca si rassod definitivamente e dileguaronsi

le

pi

lontane

sul ritorno degli Spagnoli, la nobilt

in bala

di

un ozio

forzato,

si

speranze

trov subito

che gener la storica

mollezza.
Scrive a questo proposito

il

Calvi

Certi costumi

vanno
mondane,

turbolenti e facinorosi ereditati dal seicento,

scomparendo:

le

abitudini

si

fanno

pi

pi socevoli: la vita cittadina prende un'aria sciolta:


si

va

all'altro eccesso.

ne" villaggi;

ma

Non

pi signorotti braveggianti

invece pastorelli arcadi sempre pronti

a andare in estasi per dei nonnulla; manierosi cavalieri se?~venti,

cascanti

abatini,

sdolcinati

volteggiano gaiamente nei ritrovi

patrizi,

cicisbei,
fioriti

smorfiose damine, di appariscenti matrone in

di

guar-

24

dinfante, che parlano in punta di forchetta, e raccol-

gono le prelibate tradizioni neneg-liino-anstocrsitche


di donna Quiinzia, per tramandarle a donna Paola.
I

Clerici;

Biglia;

Serbelloni:

Arese, a cui succedono

Litta;

Simonetta, a cui succedono


Pallavicino;
i

stici

in

quartieri

danza, la musica,
cicisbeismo

la sola citt di
lia;

Burini;

il

numerosi

erano prive

Resta;

gli Archinti per

lussuriosi

arti-

dove accolgono
spassarsi col gioco, con

la

faceto ed espansivo conversare

non

era

Milano,

ma

proseliti, e

la

una piaga che affliggeva


bens tutte

le citt d'Ita-

ricchezza

andava conmoda,

la

divenuto di

e all'epicureismo,

del

palazzi,

vasti

per a Milano, dove

giunta all'ozio
facea

Belgiojoso-Este

Castelbarco-Visconti

hanno addobbato

altri,

societ milanese, avida di

Il

Doria-Sforza di Caravaggio;

Bolognini-Attendolo;

non dirne

Visconti-Borromeo-

poche dame dell'aristocrazia

cicisbeo.

giuoco poi

Il

costituiva

un'altra piaga che portava la desolazione e lo scom-

non poche famiglie

piglio fra

cava

aristocratiche. Si giuo-

al teatro e nelle sale della

zelletta ed

un

sorriso

della

una bar-

nobilt; fra

dama

si

perdevano

al

con una leggerezza atfatto


singolare. La divisione di classe era profondamente
sentita anche in seno della stessa nobilt; dove il
primogenito godeva fortune e diritti speciali e dove

faraone

colossali fortune

l'autorit

Appunto

paterna
in quel

pesava

inflessibilmente

tempo Pietro Verri

di prigiona dal padre, e pi tardi

fu

sui

figli.

minacciato

Cesare

Beccaria,

sopra istanza del padre, fu tenuto nella propria casa


in arresto tre

mesi continui

e sotto la sorveglianza del

Capitano di giustizia, perch non


mogliasse con

la figlia del

si

volea che

colonnello Blasco.

drofonda divisione di classe

la

nobilt saliva

si

am-

Da questa
a'

suoi do-

rati quartieri, la

citt e della

plebe discendeva agli umili abituri della

campagna, ed

il

nobile dalle sue altezze,

si-

mile all'aquila dall'alto delle cime alpine, guardava

come una quantit trascurabile.


societ delle Cappe Nere, cio

il

villano e l'operaio

Nel 1772

la

servitori n primi n ultimi della nobilt

domanda

avea presentato

dei

milanese,

all'arciduca Ferdinando, per

godere l'esenzione del pagamento entrando nel teatro


ducale in servizio dei padroni. In questa curiosa do-

manda

le

Cappe Nere lamentavansi

di

esser

state

escluse in passato dall'ingresso gratuito in platea, e

per ci costrette a starsene fuori all'aria

insieme
tempo dell'opera per attendere li ordini dei loro rispettivi padroni. Se i servitori tanta stima avevano del popolo, dal quale erano
usciti, figurarsi quanta ne professavano i padroni (i).
Era assai naturale che il Parini, conoscitore perfetto del suo tempo, e non da paragonarsi a quel
alla vile plebalia tutto

il

vaso di terra costretto a viaggiare insieme coi vasi


di ferro, lanciasse

il

suo dardo pungente contro un

bersaglio ben determinato, e

non

si

perdesse a com-

mulini a vento. S'egli avesse ingiustamente attaccato la nobilt del suo tempo od avesse
battere contro

esagerato

suoi attacchi, certamente

non avrebbe

scosso gli applausi del pubblico intelligente


stessa nobilt,

non avrebbe ottenuto

le

ri-

e della

approva-

zioni dello stesso conte Firmian.

Le frasi ed i versi del Giorno dal poeta furono


largamente studiati, ed ogni concetto venne misurato
con perfetta cognizione storica delle condizioni dell'ambiente.
(i) Vedi Arcliivio di Stato

manda
volume

stata anclie pubblicata


:

//

Regio Ditcal

Teatri
dal

Dr.

Busta N. 34.

Questa do-

Antonio Paglicci Brozzi

Teatro di Milano, ecc,

nel

III.

La famiglia Inibonati

guidato a comporla

L'Educazione

Idee che spinsero l'autore a quest'ode

telli

quali idee l'autore fu

Sue

Bisogno

Il

relazioni coi fra-

Mezzogiorno e
L'origine del Giorno Le Diiwr di Voltaire

Pietro ed Alessandro Verri

Governo

Da

L' Innesto del vainolo

le

Il

lodi del

La

Sera.

Nel maggio 1764 il Parini componeva, per la guarigione del giovinetto Carlo Imbonati, un'ode che si
conosce sotto

il

L'Educazione. Nella storia

titolo

Milano assai nota


Giuseppe Maria fu

famiglia Imbonati, ed

la
il

il

di

conte

restauratore dell'Accademia de'

Carlo e grande
amico del Parini. Marito ad una poetessa, Francesca
Trasformati, padre

del giovinetto

Ricetti de' Buttinoni, fu

nese

per

decreto

del

ammesso
Consiglio

al patriziato

Generale

mila-

17

feb-

braio 1756, e nominato decurione; mor nel 1768.

Il

24 maggio 1753, avea


condotto i suoi primi passi sotto la guida del Parini, e nel 1771, quando il poeta insegnava belle

giovinetto Carlo era nato

lettere nelle
Il

il

Scuole Palatine, ne frequentava

le lezioni.

conte Carlo Imbonati divenne celebre

per l'ode dedicatagli dal nostro poeta,

ma

non

solo

anche, per-

ch essendo amico di Giulia Beccaria, madre di Alesla sua morte fu compianta dall'auPromessi Sposi con un carme immortale.

sandro Manzoni,
tore de'

27

Era logico e naturale che il Parini, appena il


suo alunno fosse guarito dal vainolo, salutasse il ritorno delle rose sulle guancie del giovinetto; ma per
qual motivo egli mise in campo
educatore di Achille?

Ai tempi

il

centauro Chirone,

del Parini, cio sino al 1769, l'istruzione

pubblica nel Ducato di Milano versava in condizioni

causa principalmente della poca cura

tristissime, in

che di essa avevano

governative.

le autorit

La

vigi-

lanza delle pubbliche scuole veniva esercitata dal Senato,

quale,

il

quantunque

fosse

composto di persone
incombenze

assai rispettabili, tuttavia e per le molte

che lo intrattenevano e per


costituiva

un inciampo

le

opinioni che incarnava,

all'incremento ed al progresso

Migiovane nobilt milanese veniva mandata a studiare anche fuori dello Stato,
come a Parma dov'era assai rinomato il collegio dei
dei pubblici studi. In tutti

lano insegnavano

frati,

collegi e scuole di

e la

nobili.

Il

conte Firmian, resosi convinto che

non aveva n competenza, n buona volont


parsi delle pubbliche scuole, nel 1765

il

Senato

di occu-

con dispaccio

reale toglievagli qualsiasi potest sull'insegnamento,


e

ne incaricava invece una Deputazione degli Studi,


E noto che il Parini, come si avr occasione di

accennarlo pi innanzi, non vedeva di buon occhio


l'istruzione in

mano

nabiti, sotto

quali avea studiato, e ne avversava

sistemi,

eh' egli

dei frati, specialmente dei Bar-

riteneva

fatali

della eloquenza. Questi sistemi

chio le cose

formazione

piccole,

del

frivole,

carattere

insegnamento

nell"

favorivano di sover-

obliavano

leggere;

individuale

la

diventavano

tanti coefficienti dell'ozio, dell'epicureismo, dell'in-

tolleranza e dell'alterezza delle classi privilegiate nella

met

del secolo XVIII; e costituivano

una

delle tante

cause della decadenza del pensiero italiano.

28

Parni mirava a rompere questa perniciosa tra-

Il

dizione, e per

questo motivo svolgeva

il

tema

del-

l'educazione con la figura del centauro Chirone, educatore di Achille, seguendo idee affatto

mens sana

nuove

e robuste,

corpore sano, dalle


quali il sentimento pedagogico sgorga limpido e sereno, e con tal vena di classica eleganza, che ci lascia
secondo

il

precetto

in

oltremodo meravigliati e contenti.


Intorno aV Educazione

ci

sarebbe da scrivere

un

volume, poich quest'ode ci conferma nell'opinione


che il Parini avesse, sebbene indiretta, non piccola
nelle

parte

grandi riforme scolastiche, gi tentate

nel 1757, e riprese con maggior lena nel 1765. Nella


Deputazione degli Studi primeggiava l' illustre me-

dico Cicognini, che qualche volta avea per collaboratore Pietro Moscati, e l'uno l'altro erano amici del
Parini.
ci

La grandiosa

idea svolta dal Cicognini, di cui

occuperemo pi innanzi,

di abolire l'Universit di

Pavia e le Scuole Palatine, e d'istituire in Milano, nel


Palazzo Brera,

la

pi grande Universit

d'Italia,

assog-

una rigorosa vigilanza


gettando
governativa, o uscita dalla mente del Parini, o fu
da lui vivamente caldeggiata. Di ci non solo trotutte

viamo
tre

la

scuole ad

causa nell'amicizia che legava insieme questi

personaggi,

vedere

le

ma

il

Parini

medesimo

co' pensieri sparsi nelle

lo fa intra-

sue opere, che

si

ac-

coppiano meravigliosamente ai giudizi coi quali


Cicognini disapprovava i sistemi, che adoperavano
frati nell'istruzione dei

il
i

giovani.

del conte Giuseppe Maria Imbopur amico del dottor Bicetti de' Buttinoni,
medico assai valente e studioso. Da parecchi anni il
vainolo menava stragi nella popolazione d'Europa, e
Il

Parini, oltre

nati, era

facea molte vittime

anche nei dorati quartieri delle

famiglie patrizie;

29

leggendo

anzi,

giornali di quel

tempo, siamo condotti a credere, che

mini

celebri

fossero assai numerose.

insistenza del morbo,

morti

le

d'

Di fronte

uoalla

medici andavano a gara nello

studio della cura, ed appunto per questo

il

dott. Ri-

Buttinoni pubblicava in Milano, nel 1765, le


sue Osservazioni su questa malattia, alle quali il Pacetti de'

rini

premetteva una sua ode bellissima su L'Innesto

del Vainolo, che fu molto apprezzata e gustata.

Questa per nella storia

passa quasi

letteraria

inosservata, mentre l'altra ode, // Bisogno, che nello

anno, o forse prima,

stesso

dedicava

Parini

il

Elvetica, riempie co' suoi consigli e

una grande lacuna

civili

componeva

Repubblica
precetti veramente

signor Wirtz, pretore per

al

la

nella storia del pensiero ita-

liano di quel tempo, ed echeggia mirabilmente col

grido di guerra, che Cesare Beccaria lanciava

pena

ladini della
si

di

morte

e della tortura.

Il

ai

pa-

Wirtz

era acquistata lode straordinaria nell' amministra-

zione
venire

giustizia, e pi di tutto

della
i

reati, e

fatto nella

nell'

emendare

mente altissima

nel saper pre-

colpevoli.

Questo

del Parini aveva assunto

una importanza singolare, poich 1' amministrazione


della giustizia nel Ducato di Milano sentiva ancora
tutta la barbarie spagnola, ed

non

erano

lieti

nire

reati,

ma

parrucconi del Senato

di

emendare

d'

inferocire sulla povera gente, pi

colpevoli e di

preve-

disgraziata che colpevole.

L'origine dell'ode // Bisogno quella medesima

armi in mano a Cesare Beccaria per


della pena di morte, della
tortura e della disuguaglianza dei castighi non proporzionati alle colpe. L' ode II Bisogno dispiegava
il suo volo contemporaneamente al libro Dei delitti
che metteva

combattere

le

partigiani

pene, e

e delle

una

certa

mediocri

dei
delle

leggere

tacja

si

avidit,

30

mentre

continuava

pubblico

dal

la

sua

via,

non curandosi

nuove intelligenze che attaccavano

del pregiudizio e della

con

la sorridente indifferenza

fortezze

le

Per capire

barbarie.

la

mo-.

struosa ferocia delle procedure penali, allora vigenti,

condanne sorpassanti i limiti della pi elementare giustizia, basta ricordare quanto scriveva
Pietro Verri, il 9 febbraio 1767, a suo fratello Alessandro, a Londra. Fra le altre cose diceva L' Inglese pi grande quando si fa impiccare, di quello
che lo sia un nostro giudice quando condanna ad

e delle

.
Eppure anche in Inghilterra in
condanne a morte fioccavano per delitti, che
oggi sono punibili con qualche anno di
carcere
ma la procedura non era mai cosi barbara

essere impiccato

que' tempi

le

e cos insensata,

come

in Italia.

ben vero che nel ducato

di

Milano non aleg-

giava pi quello spirito feroce, ignorante

e-

supersti-

dominazione spagnola avea condotto a processi raccapriccianti e a condanne di morte

zioso, che sotto la

scelleratamente

tempo

inique, contro

della peste,

ma

supposti untori al

l'influenza fratesca pesava an-

cora sulle coscienze poco illuminate, scagliavasi con

grande fracasso contro Cesare Beccaria,


sava di attaccare

le

e lo accu-

credenze religiose.

Tutto questo aveva profondamente scosso il Parini, il quale animato da un vivo ed illuminato sentimento di giustizia, mirava con orrore lo svolgi-

mento

di

quei processi che tante volte mandavano

sul patibolo individui, le colpe dei quali ricadevano


sull'intiera societ.

suo

si

volgeva

Nel pensare a que' processi l'animo


pretore svizzero, e ne rimaneva

al

grandemente consolato, osservando che

il

Wirtz sen-


deg-r infelici,

tiva piet
li

31

iaceva uscire dal carcere,

li

aiutava ed insegnava coi

che

fatti,

reati si

pre-

vengono senza gastighi.


ancora della gente la quale
crede che tutto questo non sia altro che un utopa,
e non crede inoltre che i poveri, quando si vedono
A' giorni

nostri

strappare dalla bocca

e'

un

tozzo di pane, l'ultimo tozzo

che deve sfamarli, per opera

non debbano

provocati,

dell'

incettatore che ar-

non debbano

miserie,

altrui

ricchisce sulle

rivoltarsi

contro

sentirsi
le

leggi

saccheggiando e forse anche uccidendo l'arricchito incettatore. Questa gente incredula


rappresenta precisamente il ventre pieno che non

perseguitando

crede a quello vuoto, e

per

tare criterio

degradazione
lavoratori.

pi elemen-

la classe

segno
povera

di
de'

Parini faceva un'ode sul bisogno che

gravita sul capo dei meschini, perch

un

il

sino a qual

spinga

bisogno

il

Il

non possiede

considerare

si

era formato

concetto assai chiaro e preciso di quali e quanti

mali sia persuasore

il

bisogno,

il

quale concetto non

derivava semplicemente da ragionamenti ch'egli andava facendo, ma bens dalla voce della sua coscienza,
che internamente gli sussurrava parole arcane, che
la sua mente soltanto era in grado di capire.
Quali fossero e qual significato avessero tali paconoscere, ed argomentando
economiche nelle quali il poeta versava, non possiamo altro che immaginarle. Il Parini
era povero avea venduto ambedue le case che possedeva il danaro ricavato lo aveva gi speso per
campare il legato della messa quotidiana non lo
godeva pi; e ritraeva il suo sostentamento da qualche limosina di messe, da qualche lezione che im-

role

non

ci

dato di

dalle condizioni

partiva

a'

giovanetti,

dal

magro provento

della

32

de' suoi versi. Sappiamo inoltre che per mand'una volta dovette ricorrere a' suoi amici,
pi
giare
come ce lo potrebbero affermare il Passeroni, il ca-

stampa

nonico Agudio e

Teodoro

l'abate

quello ap-

Villa,

compagnia

al Pastomaco digiuno. A'chi dicesse che tutto questo


soverchiamente esagerato, si potrebbe rispondere

punto" che avr fatto qualche volta


rini a

conte Firmian, quando nel

colle parole dello stesso

settembre 1769 scriveva


aver accordato il posto
nelle

Scuole

Palatine

principe

al

Kaunitz, di

di

professore di eloquenza

di

al Parini,

perch

trovava

si

pressato dal bisogno.


Per capire con pi agevolezza sino a qual segno
pressato dal bisogno, conviene
il poeta si trovasse
ricordarsi che nel 1769 si guadagnava pur qualche
soldo compilando la Galletta di Milano, per conto
dello stampatore Richino Malatesta ci che c'induce
;

a credere che nel 1764-65


dizioni

economiche

deva allora

il

il

poeta

pi

assai

dure perch non go-

provento della gazzetta.

quindi assai chiaro e logico, che

nisse a comporre l'ode //


dizioni

economiche

Bisogno

procedimenti

dei

penali

applicando a s medesimo

me

dolendum

fiere,

bisognosi, e

seguisse
zati dal

si

est

il

con-

dell'

epoca

sua.

Ed

precetto oraziano si vis

primum

compiaceva che

ipsi

tibi,

sdegno in
il

traeva
difesa

pretore Wirtz

suoi consigli a favore del colpevoli incal-

bisogno.

Con

questi

componimenti

poetici

consicierazione del Parini diventavano


giori, e

Parini ve-

viveva, e dalla fe-

dalla sua lira suoni di nobilissimo


de'

il

dalle stesse con-

fra le quali dibattevasi, dalle

dizioni dell'ambiente fra le quali


rocia

agitasse in con-

si

suoi amici ed ammiratori n'

fama e la
sempre magandavano lieti
la

33

ed orgogliosi. Ci malgrado non mancavano


vidiosi, ed alcuni che avrebbero dovuto per

non

principi stringersi intorno a lui,

si

g' in-

loro

sa per qua!

motivo preciso, non tralasciavano di scemargli la


stima. Fra questi si contavano i due fratelli Pietro
ed Alessandro Verri, e pare che si siano staccati dal
Parini per questioni insorte nell'Accademia de' Trasformati, forse a cagione del Baretti.

Una

sera del 1762, facendosi parola d'uno scherzo

anonimo, somonete che dovea dare in luce


Parini non credendolo fatto a bella

scritto d'x\lessandro Verri, e pubblicato

un

pra
il

lavoro sulle

Beccaria,

il

posta, diceva che meritava quello sciocco curiale che


l'avea scritto, la berlina, ed era

mili scioperatezze

si

un vitupero che

pubblicassero.

Il

si-

16 dicembre 1766

Pietro Verri

cominciava a romperla col Beccaria,

scrivendo

suo

cos

fratello

suo cuore (del BeccariaJ

Il

cuni gradi

Parini

dai

Verri, rincarando la dose,

Roma

dava da

Alessandro,

il

compagni,

pubblico,

quale non

Alessandro

23 dicembre 1767,

man-

Io scrissi al

Pa-

dimenticai che scriveva

composto

mali come costui sono rari assai


io ho veduto (i).

al

e,

esprimeva

differisce per al-

Baretti.

al fratello Pietro:

rini e suoi
il

dai

si

di Parini

al

ed ani-

mondo, per quanto

Certamente queste guerre in famiglia nuocevano


una conseguenza dello spirito bat-

a tutti, ed erano

tagliero dei letterati

di

quel -tempo, fra

quali

il

mostrava pi violento ed aggressivo. Dopo


parecchi anni Pietro Verri e il Parini si riconciliaBaretti

si

rono, ed in seguito avremo occasione

(i) Vedi

le

lettere dei fratelli Verri,

di

constatare

pubblicate dal Dr. Carlo Casati


la

34

grande stima che neirinteresse del paese

si

pro-

fessavano ambedue.

Dopo

la

pubblicazione del Mattino, veniva

il

Pa-

ed incalzato a scrivere ed a pub-

rini incoraggiato

blicare // Me:{\ogiorno, al quale intento s'adoperava

a tutt'uomo, fidando che l'avvenire


gli

sgombrasse

gli

la via dai triboli del

sorridesse e

bisogno. Egli

medesimo sentiva che nell'ambiente letterario di Milano spirava un'aria insolitamente frizzante, che scuoteva gli spiriti pi rammolliti e ravvivava speranze
anno prima, sarebbero state vere pazzie.
Tutto compreso nel suo lavoro, nell'anno 1763

che, qualche

chiedere al goMe^i^ogiorno per


tre anni. Questa privativa vennegli concessa con lettera 21 luglio, rivolta al Capitano di giustizia, una
incaricava lo stampatore Galeazzi

verno

la privativa dell'edizione del

specie di questore, che avea l'obbligo di sor\fegliare

anche
cato

Tutte
rioso
della

stampa, l'introduzione e lo spaccio nel Du-

la

Milano

di
le

di

lodi che

libri

e di altri

vengono

lavori

stampati.

tributate in questo cu-

documento al poeta, sono l'espressione sincera


grande stima in cui tenevalo il conte Firmian,

rati di

Anche questo poemetto,


Mattino, fu sommamente gustato dai letteprofessione, e da tutti quelli che avevano in

pregio

le

ministro plenipotenziario.

come

//

muse,

e gli

non rallentarono mai

elogi ai quali fu fatto segno,


di spontaneit e di efficacia.

si detto intorno al Matpu aggiungere riguardo al Me:^\ogiorno, senza ripetere le medesime cose. Lo svolgimento d questo poemetto non che una storica
narrazione delle grandi vicende che ingombravano

Dopo

tutto quello che

tino, null'altro si

gli animi della turba sardanapalesca durante quelle


poche ore che trascorrono dal mezzod al vespro. F-

delissima

la pittura degli

usi e dei costumi, ed

rilievo degli episodi copiati dal vero, rappresenta

il

uno

di que' lavori degni di grandissimo artista.

Tanto
sero da
si

Mattino, quanto

//

un capo

//

parlava che del Parini,

sitezza del sentire,

in ogni citt non


magnificavano la squi-

si

l'eleganza dei versi, la singolare

non possedeva armi

amabilit della satira, e la critica

buone per

Me^'^ogiorno cor-

all'altro d'Italia;

attaccarla.

parato a conoscere

conte Firmian, che avea im-

Il

Parini

il

seco lui s'era di so-

vente rallegrato della fama che andava acquistando,


cercava tutti

modi

di allargarla, fuori del

affinch spirasse anche da oltre


vitale,

Ducato,

confini quel soffio

che destasse dal letargo l'oziosa maggioranza

della nobilt milanese.

In questo

modo

il

Parini veniva conosciuto nei

pi grandi centri d'Europa; e se


volava

sull'ali della fortuna,

sua

fama non

come quella

del Becca-

la

invecchiando aumentava sempre pi, ed

ria,

giorni

sorvive

cos

vigorosa

a'

nostri

d'assicurarci che

non

morr.
padre Pompilio Pozzetti, nella sua lettera 4 ota Luigi Bramieri (i), mani-

Il

tobre 1802, indirizzata

festa l'opinione che la inimicizia del Parini coi Verri


al primo l'emulazione di combattere
massime ed i costumi, contro i quali i
Verri medesimi lanciavano in prosa nel giornale //

abbia ispirato
in versi le

Caff, colpi gagliardi. L'opinione assai giudiziosa


e coglie nel segno,

(i)
viilaiiese

Vedi

ma non

che nacque verso

// Caff,

il

volume

Lettere di due

Stamperia Mainardi.

Della

Amici

vita

per in quanto riguarda

la

met del 1764, un anno

degli scritti di Giuseppe Parini,

Seconda

eJiz.

ecc.

Milano, 1802

36

Mattino. L'emula-

Parlili pubblicasse //

dopo che il
zione venne

ispirata

al

Parini da Pietro Verri, suo

condiscepolo in tenera et nelle scuole dei Barnabiti


di S.

Alessandro, collega nell'Accademia

Trasfor-

de'

La

mati, e collaboratore nella traduzione del poema,

Colombiade, di madama du Boccage.


Finch il Verri recitava o pubblicava qualche poesia, certamente al Parini non facea ombra; finch dava
alle stampe nel 1751, in Milano, La borlanda impasticciata con la concia e trappola dei sorci, satira contro i pregiudizi del tempo, e metteva in luce

anno

nello stesso

Collegio delle

l'altra satira //

Ma-

rionette per ben educare le chicchere femmine, alla


quale faceva seguire un opuscolo inedito Sur la Galanterie, e nel 1758 pubblicava a Milano e a Pisa
//

Gran Zoroastro, almanacco

mili componimenti,

quando

Parini

il

satirico,

non

se

ed

altri si-

ne curava.

Verri, tornato dal servizio militare,

il

si

Ma
ac-

cingeva nel 1761 a studiare e a trattare profondamente la questione del commercio e del bilancio dello
il suo primo
monete, ch'eccitava, con quelli di suo

Stato, e nell'anno successivo dava in luce

lavoro

sulle

fratello

Alessandro e del Beccaria, sul medesimo arle ire del Carpani e di tutti gli uomini

gomento,

del vecchio stampo, intu

momento
e

eia

non

Parini ch'era giunto

il

combattendo per un medesimo

verso metodo,

erande, che

il

lasciarsi soverchiare da' suoi emuli,

era

fine,

ma

con

di-

mestieri far qualche cosa di pi

le solite

odi

un canto immortale che


non conosciute.

soliti sonetti

spiccasse

il

lanciare

volo ad altezze

E che cosa egli dovea cantare? tutta la parte frivola e ridicola della vita della nobilt milanese, additando

al

pubblico

la

grande

dolorosa

disugua-

37

glianza sociale, come avea fatto


lodato dal Verri.

era gi addestrato

un

porre

nel

Goldoni, difeso e

sua

in

giovinezza,

ma

si

ridicolo l'alterezza

Della

privilegiata, col dialogo in prosa

della classe

^Nobilt,

il

Parini, nella

Il

questo suo primo lavoro avea

l'aria di

esercizio accademico e nulla pi. Egli l'avea stu-

diata questa nobilt, sapeva apprezzarne

pur tacendone

grandi

quale

parte pi goffa e ridicola, nella

meriti

ma,

mestieri svelarne la

vizi, era

colpevoli

si

rispecchiassero ed emendassero.

modo dovea

in qual

era di

moda

In que' tempi

cantare?...

verso sciolto, pieno, sonoro,

il

ampolama-

loso; occorreva sfrondarlo, rinvigorirlo, renderlo

bilmente

energicamente

satirico,

fiero,

a cadenze va-

riamente misurate, onde l'ombra o piuttosto la fuggevole immagine dell'idea si delineasse, si fermasse
e

si

ripercotesse nei lettori,

tello che

non

le idee principali,

nare in

modo

come un colpo

dimentica pi. Trovato

si

il

il

di

mar-

soggetto,

verso, era pur mestieri determi-

chiaro e preciso

il

titolo, la

forma

nuovo carme.
ministro conte Firmian

la divisione delle parti del

L'ii aprile 1768

nava

al

il

recarsi nella bottega del

e a sequestrare

cante

il

titolo di

libraio Raissant (Reycend),

libri dei quali

uno

univa

cosi descritto:

sommo

scandalo

Interpellato poi

[il

lista, re-

il

ministro,

la religione. Il

12,

Firmian

tra

Vicario, eseguito l'ordine, riferiva

le altre cose:

la

L'avant dine,

Le dine, L'apres dine, perch, secondo


offendevano con
il

ordi-

Vicario di giustizia, Gio. Batta. Assandri, a

al

Raissant) se avesse

od avesse avuto alcuno degli

altri libri descritti nella

nota compiegatami da V.

ha risposto che rispetto

al libro

L'avant

n venduto,

E.,

non ne ha mai avuto,


che questo possa essere un libro

dine', ecc.,

e crede,

38

stampare dall'Abbate Parini, ma


non averlo neppure veduto.

fatto

certo per

mian rispondeva

al

non

Il

Vicario di giustizia

lo sa di

13,

Fir-

il

a proposito

dei provvedimenti da prendersi intorno agli altri

ma

bri,

cend sul Parini non facea parola

Da

ci si

vede che

il

titolo

li-

Rey-

del libro in e|uestione e dei dubbi del


(i).

L'Avant dine,

ecc.,

Mattino, Menogiorno e Sera del


Parini, avea indotto il Reycend ad attribuire il libro
a quest'ultimo, mentre il nostro poeta non n' era
corrispondente

l'autore.

dir

non sembra
ner

dii

al

vero,

il

preciso,

il

titolo indicato dal

suonando invece

cos

Firmian
Le Di-

comte de Boiilainvilliers, par MJ" St.-Hia-

cinte, 1J28, ed appartiene al Voltaire. Questo libro


diviso in tre parti: Avant Diner, Pendant le Di-

ner, Aprs Diner, nel quale, con


piccante fra l'abate Couet,

il

un dialogo

conte,

parla di filosofa

la

signor Frret,

si

canzonatura

precetti della Chiesa.

Il

Parini conosceva tutte

per conseguenza anche

verosimile

il

le

si

il

mettono in

opere del Voltaire, e

Le Diner,

credere, che dalle

assai

contessa e

tre

non

parti,

cosa in-

in

cui si

divide questo libro, egli abbia ricavato la prima di-

visione del suo carme

in

Mattino, Me\\ogiorno e

Sera, come rilevasi nella dedica alla Moda, che precede // Mattino, e leggesi nei primi versi del Matpersi domanda
non segu scrupolosamente questa

tino stesso. Davanti a questo fatto

ch mai

il

poeta

e dopo parecchi anni invece che la Sera


compose // Vespro e La Notte?
Conviene osservare che i due poemetti, gi pub-

divisione,

(i)
di Stato.

Vedi busta

Libri

Librai, ecc. Sezione

storica

Arcl:ivio


//

blicati,

levato

Mattino

e //

una grande

volea conoscere

39

Mei:{ogiorno, avevano solnel pubblico, il quale

curiosit

la fine della satira,

che

il

Parini, per

verranno esposti pi innanzi, non credette di pubblicare. Questa curiosit avea assunto
una cert'aria d'impazienza morbosa a segno tale, che
motivi, che

nell'anno 1779 un poeta, il quale volle rimaner celato, scriveva e pubblicava la Sera in continuazione
del lavoro

Questo poeta diceva

pariniano.

blico nella prefazione

Gradisci

cola offerta; e bench disadorna

de'

menti non corrisponda la Sera


Me^ogiorno, non lasciar per

di

cortesi

t'offre,

pic-

necessari orna-

Mattino,

al

rivolgere

al

a lei

anzi laudando la sincera vo-

tuoi sguardi;

lont di chi

pub-

al

dunque questa

assicura del pari

tuo primiero

il

gentilissimo Poeta, com'io eccitato mirabilmente dalla


bellezza e dalla novit delle idee sue leggiadre, con

non biasimevole audacia ne

volli imitare l'esempio,

mentre per altro in cos giocondissima impresa Da


lunge il segno, e sue vestigia adoro Ecco i primi
versi della Sera:
Qui

Al

si

clie

suoli

de

Febo, e
le

le

canore muse

dorate argute corde

Devon temprar con

regolata legge

Armonici concenti. Altro pi vago


S'appresta ordin di cose, e pi divini

Arcani ascosi

Or

cantar su

al

Vulgo

la cetra al

vile io deggio

nostro Eroe.

L'avvocato Luigi Bramieri, nella sua lettera

gno

1801, indirizzata a Pompilio Pozzetti,

cotesta miserabile

non

giu-

dice che

Sera venne subito dimenticata. Ci

esattamente vero, poich

per

molti anni di

seguito e sino alla morte del Parini, venne stampata


in diverse edizioni, fuori del Ducato di Milano, uni-

40

tamente al Mattino e al Me\:{ogiorno, e scomparve


solamente quando l'avvocato Reina pubblic // Vespro e La Notte.

Ora immagini

il

lettore la sorpresa, la meraviglia

e la stizza del Parini nel vedere cos profanata l'opera

sua. Per ragioni assai ovvie, che


vit,

egli

trovavasi

in

si

tacciono per bre-

una situazione stranissima

non poteva pi compiere

Giorno, secondo l'ordine prestabilito; conveniva mutarne la fine, e per


questo motivo compose // Vespro e La Notte.
il

IV.

Egli invi giornali e la Ga:^^etta


di Milano Come divent giornalista Clemente XIV e gli evicantori Intorno all'ode L'Evirazione Gli evirati della
Cappella Ducale e del Teatro Come cessarono.

Del Femia del Martelli,


tato a

Parma

Manzoni

lettere del

Sua

lettera al

e del Parini

Wilzeck

rati

Alessandro Manzoni scriveva nel


cato Reina

Quando

sperare

ch'Ella

me

d'

una

del

sarebbe

si

di

curiosit

il

1809 all'avA^o-

pigliai

la

sicurt

di

Femia, non ardiva gi


compiaciuta di privarsi

quelle carissime

di

spontanea sua gentilezza


alla

mi

.io

contezza

chiedere

farle

per

copie.

Devo

alla

piacer d'aver soddisfatto

da lungo tempo mi tormentava

che

vedere questa operetta, ch'io (male interpretando

quanto Ella ne dice nella bellissima Vita del PariniJ


stimava essere il modello del Giorno. Ma questa mia
voglia fu ben piacevolmente contenta, quando vidi
che

intatta

stile,

e,

Parini

restava

l'

originalit

d'

invenzione e

di

direi quasi, del verso, dell'immortale nostro


.

(i)

Questa affermazione non poteva essere n pi solenne, n pi autorevole, e noi dobbiamo esser grati
(i) \'edi opuscolo
del prof.

Enrico Paglia

Una

Leitera Inedita del Poeta Giuseppe Parlili,

Mantova

Tip.

[\Condovi,

iSSi.


al

Manzoni che mise

della quale

42

luce

in

questa verit,

senza

meriti altissimi del nostro poeta forse

avrebbero potuto subire qualche mutilazione, a cagione del Reina che si credette in obbligo di ricordare una confessione del Parini, Dio sa come detta
e

come intesa.
Traendo ragione da questo

fatto non dobbiamo


punto meravigliarci se, coll'andar del tempo, i nostri
critici si sono lambiccati il cervello per trovare un

modello, sul quale il Parini avesse foggiato // Giorno.


Fortunatamente la scoperta ancora un pio desiderio, malgrado le molte chiacchiere che si son fatte,

ed questa un'altra prova che ribadisce l'originalit


d'invenzione, di stile e del verso dell'immortale poeta.
Ma qui non tutto, e questa volta il Parini

medesimo che corregge


a Pellegrino Salandri, a

proposito del

Il

il

Reina, suo biografo.

12 dicembre 1768 egli indirizzava

Il

Femia

Femia

Mantova,

una

lettera

intrattenealo, a

del Martelli, con queste parole

del Martelli

non

fu altrimenti stampato

Lugano, come voi supponete,

come

io

aveva

veramente intenzione di fare gi parecchi anni.


Voi sapete meglio di me che la prima edizione del
Femia fu fatta in Milano per mezzo dello Argelati,
al

tempo che

il

Ne furono poi per


sopprimere il pi che s

Martelli viveva.

prepotenza del Maffei

fatte

pot le copie, talmente che sono divenute rarissime.

Erami
lunga,

capitata

una

lettera inedita del Martelli assai

quale

si raccontavano le vicende del


suo Femia, e la condotta de' suoi emuli per rispetto
ad esso. Deliberai adunque di far ristampare il Femia, e con esso alcune note che servivano di chiave,

nella

fattevi gi dall'Abate

Quadrio, manoscritte sopra una

copia stampata eh' egli possedeva.

questo unendo


la

lunga

conto che mi

lettera del Martelli, io faceva

un volumetto

dovesse riuscire
vole.

43

una mole convene-

di

capitano F, che voi avete conosciuto, s'in-

Il

stampa a Lugano

caric di farne fare la

me

da

di aver

ricevuto

lungo la cosa eh'


tempo mi propose

io

manoscritto quale

si

me

ma dopo

manoscritto, tir tanto in

il

ne

stancai.

Dopo qualche

egli se io gli voleva

ed

stava:

io,

ho sempre pi avuto bisogno

vendere

il

che come sapete,

vendere

di

che

di

comprare, gliel vendetti.

Questo capitano non

(c

ist

pi a Milano gi da

pi anni, e per quel che io so, non ha pi pensato


a pubblicare

si fatto

manoscritto.

Vo

facendo pratiche

una copia o stampato o m. s. di esso


Femia: ma sono oggimai mancati quei pochi che
qui facevano professione di seguitar le Muse, e non
c' pi chi goda di conservare simili opere. Tutto
vi divenuto politica e filosofia; e mio danno se
dico una bestemmia, credo non ci sia n Muse, n
per trovarne

politica,

filosofia

rumore

Il

(i)

sollevato dai due poemetti

Mattino

il

Me:{iogiorno era penetrato anche nel Ducato di


Parma, dove il ministro Du Tillot, intento a migliorare l'istruzione pubblica, mirava a circondarsi d'uoe

il

mini insigni.
il

questo effetto nel 1766 avea invitato

Parini a recarsi in quella

citt,

offrendogli la cat-

tedra di Eloquenza e di Logica nella Universit

Quando
il

conte

il

(i)

Vedi opuscolo

(2) Alcuni

Parma,

Una

Enrico Paglia

hanno

Paggeria Reale,
lo

ma

negano

lo seppe, incaric

conte Wilzeck, affinch

consigliere

del prof.

Firmian,

in

Lettera Inedita

Mantova

del

Tip.

Poeta

(2).

subito

facesse intra-

Giuseppe

Parini,

Alandovi, iSSi.

ripetuto, che quella Cattedra appartenesse alla Scuola


le

informazioni,

modo

assunte

assai chiaro.

all'Archivio

di

Stato

in


vedere

al

44

Parini la speranza di occupare una cattedra

a Milano, ci che venne ricordato dallo stesso Parini


in una lettera senza data, che per deve
novembre 1768, diretta al conte Wilzeck.

In questa lunga lettera ricorda

il

essere

del

(i)

poeta al consi-

prima di partire
per la campagna, e le novelle che si spargevano in
Fino da quando io fui
citt, e proseguendo dicea

gliere le promesse che gli

faceva

invitato a
di

Parma

Eloquenza

noto. Ella

per esservi impiegato nella lettura

e di

ebbe

la

Logica, come

a V. S.

degnazione

farmi nascere

cuore delle speranze


qualora fosse seguita
d' allora si

d'

esser

di

adoperato

ben

111.

in

riforma degli studi, che

la

prometteva. Si compiacque

d'

in

Patria,
fin

insinuarmi

pi volte ch'io non partissi di Milano, interrompendo

qualche volta

alle proprie insinuazioni

di S. E. [Firmian), e assicurandomi

non mi

sarei trovato

tenuto in
a

Patria...

malcontento

anche

il

nome

inoltre, che io

dall'

essermi trat-

Nell'inverno di questo anno passato poi

gnor Consigliere Pecis

si-

il

compiacque d'accrescer le
gi da me concepite speranze, col propormi, con intelligenza, cred' io, anche di S. E. una Cattedra
d'Eloquenza Superiore, in caso che questa Cattedra
fosse di quelle che

si

si

destinavano per Milano...

Siccome egli temeva che


correva nel 1768 la voce,

tale

non

si

coglieva l'occasione d'impinguare

Cattedra,

come ne

fondasse pi,
la lettera

cos

con una

lunga dimostrazione sull' importanza che avrebbe


avuta una Cattedra d'Eloquenza Superiore in Milano.
Pare che questa sia stata

(i)

La data

di questa lettera

cennate nella lettera

stessa.

una buona

idea,

venne desunta da varie

poich.

circostanze

ac-


dopo

un anno,

circa

45

egli

venne nominato professore

di Belle Lettere nelle Scuole Palatine.

Ma

prima che avvenisse questa nomina, cio due

mesi dopo che avea scritto la ricordata lettera al


conte Wilzeck, il Parini diventava giornalista, ed
ecco in qual modo.

Prima

di tutto

d'oggi

conviene por mente che

non pu

lista d'allora

allora

le

gazzette a Milano

numerose, non trattavano


giorni, ed

stampatori,

la
il

Maria Teresa e sotto


non godevano di
che gode oggi la stampa nei paesi li-

A Roma,

altri Stati italiani,

a Firenze e specialmente a Venezia,

pubblica stampa era pi in fiore che a Milano, e

rinomato giornale

di cose scientifiche,
il

non erano cos


come ai nostri

giornalisti o, per chiamarli meglio, gii

quella libert
beri.

di politica,

sotto l'imperatrice

governi degli

giorna-

il

essere confrontato con quello

Beccaria,

il

che

// Cajf,

si

occupava pi

nel quale scrivevano

Lambertenghi,

il

Verri,

marchese Longo,

Frisi ed altre persone ragguardevoli

Milano,

di

il

si

stampava a Brescia, nel dominio della Repubblica


si pubblicavano a Lugano e
a Leida, e venivano diffusi a Milano, ma anche questi
erano pochi, ed uscivano una o due volte per settiVeneta. Altri giornali

mana. Nel 1772 lo stampatore e libraio Galeazz di


Milano pubblicava pure la Ga'{\etta Letteraria, nella
quale si diceva scrivesse anche il Parini, mentre non
era vero.

Codesti giornali, oltre d'esser pochi, avevano anche

un piccolissimo formato,

la

Ga:^:^etta di

Milano,

ch'era privilegiata, misurava appena la grandezza di

un foglio di protocollo. Que' giornali naturalmente


non potevano aver l'articolo di fondo, le corrispondenze telegrafiche

e gii scritti

polemici

ma

tutto si

-46 sommaria

riduceva a una compilazione

une

notizie,

di

secondo il luogo di provenienza. Queste notizie, senza citarne la fonte, vedistinte le

dalle altre

nivano copiate, parafrasate o tradotte da altri giornali, o venivano date dal governo, o fornite, come
le

notizie di cronaca, da qualche abate o frequenta-

tore di famiglie aristocratiche o di accademie.

La

Gazzetta, prima che

Parini ne assumesse la

il

compilazione, cio prima del 1769, era intitolata semplicemente Ragguagli di vari Paesi, usciva ogni
mercord, e solamente col

1769 assumeva

il

primo numero dell'anno


Milano, con

titolo di Gai:{etta di

mezzo ad esso l'aquila imperiale. Nel secondo numero scompariva l'aquila, che veniva surrogata da
un disegno ornamentale, avvolgente l'intiero titolo,
e sul quale spiccava il motto Medio tiitissimus ibis.
in

Fra

documenti che

si

conservano

nell'Archivio di

Stato in Milano, relativi ai giornali che

si

pubbli-

cavano prima dell'invasione francese, non uno parla


dell'incarico dato dal Firmian al Parini, e solamente
si rileva che il principe Kaunitz, cancelliere di Maria
Teresa, si lagnava allora del modo con cui veniva
compilata la Gazzetta.
A questo proposito il principe Kaunitz scriveva,
una lettera
il 24 novembre 1768, al conte Firmian
alla
Ga^^etta
di
con la quale, dopo aver accennato

Mantova,

si

sfogava contro

(Vedi documento N.

2),

pi meschine tanto per

la

Ga^'^etta di

Milano

che chiamava cattiva, e delle


il

suo

stile,

che per

suoi

ingredienti.
Il

Firmian, rispondendo il 6 dicembre al Kaunitz,


egli scrivea, con V. A. che questa Gaz-

Convengo,

zetta

sia

delle

pi

insulse e

malamente

quante se ne stampino in questi

scritte

contorni.

di

Ne ho

pi volte fatto avvertire

risparmio

per

nuense,

le

della

ma

Gazzettiere,

il

spesa

serve

si

siccome

un suo Ma-

di

cose sono sempre andate suU'istesso piede.

Ora penser a far salariare dal medesimo Gazzettiere


una persona idonea, e di massime rette per togliere
in tal modo, che non accadano le inconvenienze pasche

sate;

quanto

posso

per

ora

significare

su

questo argomento a V. A. in risposta delia pregiatis-

sima sua

de'

24 del passato

perabile ossequio

mi raffermo con

insu-

in modo luminoso, che


dicembre 1768 il Parini non compilava
la Gazzetta, e che la persona idonea e di massime
rette, cui alludeva il Firmian, era appunto lui. Da

Da

prima

tutto questo risulta

del 6

nessun documento di Stato facesse


il
quale veniva pagato privatamente da Richino Malatesta, stampatore della Gazzetta. Leggendo il primo foglio 1 1 gennaio
769,
col motto Medio tutissimus ibis, sentiamo subito
che alla penna d'oca, che scrivea i numeri anteriori,
era subentrata la penna d'aquila. Le notizie poi venivano esposte con propriet d locuzione e stile
semplice, da innamorarne qualsiasi amatore della netra lingua. Sia che narrasse un avvenimento di
Corte, un combattimento tra Francesi e Crsi, o tra

ci si capisce che

parola del Parini,

Polacchi e Russi,

od una

suita,

un

arresto di qualche

trattativa

diplomatica,

padre

ge-

mo-

Parini

il

stravasi sobrio ed elegante, (i)

(i)

che

il

Il

Salveraglio narra a pag. 215 del

Firmian, verso

la

care improvvisamente l'estensore

sapendo cosi
l'ufficio e

non

si

chi

volume

dell'officiosa Gax;^etta

surrogargli, preg

a compilar la Ga:^:^etta

fosse

documenti

subito

suo

La

verit

met dell'anno 1769, essendo venuto a man-

il

almeno per un po'

provveduto altrimenti

di

Milano,

Parini ad accettare
di

tempo

Ci non esatto;

riportati in copia, e la lettura della Ga:^ietia del

Io

non
quel-

e finch

provano

gennaio 1769.

-48Esaminati poi

numeri

della Gazzetta, che tuttora

conservano nella Biblioteca Ambrosiana, dal 1769


al 1774, durante il pontificato di Clemente XIV (Ganganelli), non abbiamo trovato alcun cenno relativo ai

si

castroni, fatto nel

modo

indicato

Reina. Invece

dal

nel foglio 16 agosto 1769, sotto la rubrica di


2 agosto,

attinte alla

...

un lungo
Corte Romana, tra

adunque

anche in
posito

si

legge

si

il

riassunto
le

quali la seguente

papa ha permesso che


che

altre stagioni

vuole che

il

Roma,
notizie

di

si

le solite.

aprano

teatri

questo

pro-

prudentissimo pontefice permet-

Roma anche le donne,


prevenendo con savie leggi 1' abuso che ne pu nascere. Si vuole ancora che sia per escludere dalle
sacre funzioni i musici castrati, impedendo cos dal
canto suo la maggiore e la pi esecrabile depravater che recitino nei teatri di

zione che

far si

alle leggi divine

d'indurre
a cui

gli

possa

dell'

umana

natura, contraria

ed ecclesiastiche. Quando

uomini a

si

pretende

una cosa malfatta,


loro interesse, non basta

lasciare

sono chiamati dal

proibirla colle leggi sotto pene temporali e spirituali

bisogna

fare in

modo

che non abbiano pi interesse

. Questo brano
di notizie romane corrispondeva pienamente alla verit delle cose, ed appunto
in quel torno di tempo il Parini deve aver composto
l'ode L'Evira:{ione, con la quale, acceso d'ira grandissima, si scagliava contro la societ del suo tempo e
la colpiva col suo dardo terribilmente austero.
Egli esclamava:

di farla...

Ahi pera

lo spietato

Genitor che primiero


Tent di ferro armato
L'esecrabile e fiero
Misfatto onde si duole

La mutilata prole
Tanto dunque de' grandi
!

Pu

l'ozioso udito.

49

E per capire tutto il peso della maledizione, che


poeta scagliava con quest'ode all' infame costume
che si pascea di questi delitti, convien sapere che la

il

castrazione
si

si

facea

accorgevano che

necessaria, cio

quindici

quando
i

g'

insegnanti di musica

avevano

alunni

loro

quando erano giunti

all'

non basta per

anni. Naturalmente la voce

cantar bene

conviene

educarla,

occorre talento musicale

ed

in

tante circostanze avveniva che,

pena uno fosse in grado


successo. Oltre

il

di

vituperio,

voce

la

et di oltre

vuole orecchio,

ci

causa appunto

di venti evirati,

cantare

anche

il

con un

di

apcerto

danno consi-

gliava l'allontanamento degli evirati dai teatri e dalle


chiese, per togliere la spinta al delitto dell'evirazione

quantunque si fossero fatte leggi punitive, a queste


non si ricorrevano, se non quando il delitto diven-

tava clamoroso, o veniva denunziato dalle

parti in-

teressate.

Dalla Cappella del palazzo ducale gli evirati sparassai tardi. Nel 1767 i ruoli dei musici comprendevano due soprani, Giovanni Negri e Giovanni
Antonio Grandati
e tre contralti. Paolo Romolo
Rainone, Stefano Valcamonica e Francesco Bonaguzzi.
Gli evirati poi che cantavano sui teatri sfiguravano
i caratteri
dei personaggi che rappresentavano, come
lo accenna il Parini medesimo nel componimento in
terzine, // Teatro, ed erano talmente petulanti ed
insolenti, che non si poteano sopportare. Certe fem-

vero

mine
il

lascive e laide dell'aristocrazia, per

non

correre

pericolo di apparire pubblicamente disonorate, an-

davano a gara nel

(i)

Vedi anche

chivio di Stato.

le

preferirli agli

Memorie

uomini,

sulla riforma dei Teatri del

(i)

1798

Ar-

Il

Parini, che aveva un'ideale

gnit umana,
crearsi

apostrofa

cos

una fortuna evirando


Misero

il

altissimo

padre

il

figlio

che

della di-

mira

lato ai regi

Ei seder cantando

Fastoso d'aurei fregi

Mentre tu mendicando
Andrai canuto
Per

l'italico

e solo

suolo

Per quel suolo che vanta

Gran

Che

agli

Ben che

e leggi e studi,

riti

nutre infamia tanta

Af&icani ignudi,
tant'alto saglia

Ben detto ben definito grideranno in ogni luogo


tempo i galantuomini di questo mondo.
Con tutto ci l'evirazioni non cessavano, e se
I

ai barbari lo agguaglia.

negli anni 17 17 e

718, fra gli evirati della Cappella

anche

di Corte, si contava

il

contralto sacerdote

Don

30 marzo 1784 l'arciduca


musico soprano Antonio Priora al posto

Sebastiano Vianova, nel

nominava
del

il

defunto Gio. Antonio

76 anni, pensionava

il

maggior vituperio

caria, nelle

Grandati, e

nel

1789,

di quell'et certo

Pasquale Zac-

sue Decisioni Morali, sosteneva che

padri avean diritto di mutilare

o svilupparne

contralto Francesco Bonaguzzi.

la voce, e ci

figli

voleva

per conservarne

proprio

cisalpino che, colla riforma dei teatri, desse

il

un

colpo agli evirati cantori della

scena,

quelli dell' ex-Cappella

ducale.

Il

che gl'Italiani venivano

distolti dall'istruir nella

furor
fiero

licenziasse

Baretti dichiarava

de' migliori cantori e maestri nostri.

mu-

costume
Gli evirati can-

sica le loro ragazze per la sregolatezza

di

ultori de' teatri

erano in gran parte anche compositori

di musica, e

cantando pezzi meschinamente musicati,

sapevano

riscotevano grandi applausi, perch


rarli di volate,

pubblico.

che

la

che facevano

Ma quando

sua

andare

comparve

il

in

infio-

visibilio

Rossini

il

volle

musica magistrale fosse cantata quale


femminea gola ebbe il sopravevirati, verso la met del nostro secolo,

l'avea egli scritta, la

vento, e gli

scomparvero

(i) Vedi nuche


di Stato.

affatto, (i)

Musici della Cappella di Coric

Culto

Archivio

Le Scuole Palatine

La Deputazione

Cicognini, Parini e Moscati

Pavia a Milano

sit di

Palatine

Il

degli studi

riforme

Parini proposto professore nelle Scuole

Progetto del Parini per la Cattedra di Eloquenza

Suo stipendio

del Kaunitz

Le medaglie per

ristorazione

la

La censura

Secondo periodo

del Parini

zione del Parini

Privilegi dei professori e studenti

Le Scuole Canobbiane
Sua prolusione Elogi

dei libri

Progetti di

Progetti di trasportare l'Univer-

della vita

Prima

le-

delle Scuole e

La Biblioteca Pertusati Affollamento delle Scuole


Chiacchiere sui nuovi professori e lettera di Giorgio
La riunione delle Scuole L'abolizione dei Gesuiti -

Parini

il

Palatine

d'Adda

Parini collocato in pianta stabile.

Il

Il conte Firmian s'era gettato a corpo perduto nel


mare magno delle riforme, e spingeva sulla via del
progresso la Lombardia austriaca affidata alle sue cure.
Il sogno ch'egli accarezzava era la istruzione pub-

che

blica,

spagnuola,

tanto ancora risentiva della dominazione


e

da vario tempo avea potuto

marsi nell'idea, che


all'esigenza
si

dei

componevano

insegnava

le

tina

Frisi, la

Nel

tempi.
di

sei

Porta,

1764

Silva

raffer-

non corrispondevaiio

cattedre.

Istituzioni

municipale

ciale

scuole

le

le
Il

il

Scuole Palatine
professore Croce
Diritto

provin-

l'Eloquenza greca

Matematica; Valcarenghi,

la

la-

Medicina


teorico-pratica-razionale

gnamento

ed ancor vacante era

l'inse-

della Pratica criminale, (i)

Queste cattedre, dove


leggere

33

le

il

professore

si

limitava

sue lezioni agli studiosi che venivano ad

una piccola appendice della


Le Scuole Palatine allora si trolocali annessi alla Loggia degli Osii, ed
aveva l'accesso dalla Loggia medesima,

ascoltarle, costituivano

Universit di Pavia.

vavano in
anzi vi

si

nella quale agli scolari era lecito passeggiare, finch

arrivassero

professori.

Il

Firmian, valendosi del con-

siglio dei dotti e del favore che le sue proposte tro-

vavano a Vienna, pose mano alla riforma di queste


scuole con quello studio, diligenza, assiduit ed arditezza che gli venivano e dal posto che occupava, e
dall'interesse e dall'amore che nutriva verso
alle

paese

il

sue cure affidato.

Con
mero

questi intenti modific

delle cattedre, ed

aument

ed
i

accrebbe

professori

il

nu-

quindi

assai pi numerosi accorsero gli scolari, e quantunque per circostanze speciali una o due cattedre rimanessero senza uditori, la frequenza delle altre, per
mancanza di locali, diventava imbarazzante.
Queste novit incominciarono a manifestarsi con
molto interesse nel 1765, e fino dal 7 febbraio il
principe Kaunitz scriveva al conte Firmian una lunga
lettera (Vedi documento N. 3) colla quale accompagnandogli il regolamento sull'istruzione pubblica.

(i) Le Scuole Palatine sono di origine antichissima ; vuoisi che discendano dalle pubbliche scuole, esistenti in Milano ancor prima dell'im-

peratore Ottaviano, delle quali fossero alunni Virgilio, Valerio,

Catullo

ed Ovidic?, e dove poscia insegnasse S. Agostino. Queste scuole, cadute


in deperimento,

vennero

ristorate dal

primo duca Giov.

sconti, e collocate dal di lui figlio Gio.

Mercanti.

Galeazzo

Vi-

Maria nel Palazzo in Piazza dei

54

allora vigente in Vienna,

desiderio che

affrettasse

si

dimostrava il pi intenso
la grande riforma de' pub-

Lombardia

blici studi nella

austraca.

conte Fir-

Il

mian, il giorno i6 successivo, accusava ricevuta del


regolamento o piano avuto, e fra le^ltre cose scririferir l'occorrente per quelle
Kaunitz:
opposizioni che potranno incontrarsi dalla parte del
Senato, avvezzo da lunghissimo tempo a regolare con

veva

al

indipendenza l'Universit di Pavia, in virt delle


colt ad esso attribuite dalle
titolo

De Senatoribus

Nuove

fa-

Costituzioni, nel

a questo corpo fossilizzato


studi, col reale dipubblici
nei
ingerenza
qualsiasi

quindi

Per togliere

novembre 1765 venne nominata una Deputazione per la direzione degli studi. Essa si componeva del conte Gian Rinaldo Carli, presidente del
Supremo Consiglio di Economia; di don Nicola

spaccio 24

don Michele Daverio, regio ecodon Giuseppe Pecis, consigliere del Condi don Giuseppe Cicognini, dottor
suddetto

Pecci, senatore; di

nomo
siglio

di

Giuliano Castelli, segretario; presiedevala lo stesso Firmian.


al ministro pleIl principe Kaunitz, nel mandare
nipotenziario il dispaccio accennato, dimostravagli,
fisico;

e di

sua grande contentezza perch si applicava seriamente alla riforma degli studi, di cui tanto abbisogna Io Stato di Milano, il quale da specchio che

la

letteratura ne' secoli trasandati, per


vizio intrinsico alla legge provinciale eccita al

era della

un

buona

giorno d'oggi, considerato generalmente,


sione

degli stessi

Dominj

circonvicini.

la

compas-

vari parti-

colari milanesi, che si distinguono nella purit e solidit del sapere,

pi da principio

sono tanto pi d'ammirarsi, quanto


trovarono destituiti di mezzi per

si

"~ DD "~

giungere ad un tal grado di merito


e non si pu
che compiangere il tempo da essi perduto nell'em;

e poi nel

pirsi di pregiudizi,

una buona

diante

volmente impiegare a pubblico benefizio


Kaunitz,

Il

me-

che

liberarsene,

istituzione avrebbero potuto lode.

settembre 1766, chiedeva fra le


Firmian Desidero di sentire il savio

altre cose al

15

il

la questione
Se V UniverPavia potr sussistere colle Scuole Palatine
di Afilano, o se pi tosto converr abolirle. Il giorno
27 successivo rispondevagli il Firmian Quanto alle
Scuole Palatine, se queste cio debbano ritenersi separate con diminuzione del fondo annuo dell' Universitti, non si per ora esaminata la questione
ma
per quello che ne penso, l'abolire affatto simili scuole
in Milano sarebbe un motivo di dispiacere pubblico,

parere di V. E.

sopra

sit di

senza

un

ma

notabile profitto,

sue cattedre ad

un

baster

di ridurre le

numero, com'erano in

ristretto

passato, e conservare solamente le pi necessarie...

modo

In questo

della questione

il

Firmian evitava

come avvisava

il

lo

)'.

scioglimento

Kaunitz, e

si

appa-

recchiava, contrariamente alle suddette affermazioni,

all'accrescimento delle cattedre delle Scuole Palatine.

La Deputazione

degli Studi,

aveva presentato un piano

di

il

23 settembre 1767,

riforma dell'istruzione

in generale, e riguardo alle Palatine avea


di

aumentare due

Camerali, alla
caria.

proposto

compresa quella di Scienze


quale veniva poi chiamato Cesare Bec-

Prima per

cattedre,

della presentazione

del

piano,

il

medico Giuseppe Cicognini avea inoltrato alla Deputazione degli Studi una relazione d'interesse straordinario, intorno ad una radicalissima riforma di tutto
l'insegnamento. Per capire l'importanza della proposta del Cicognini, d'uopo ricordare prima di tutto

mjjuaMW.

.l' I

'

''V-jMaiaffia.ij

.i!'

'

' iJ-.'-'I

fr

'

ww

hl,

'

*,

1.

- 56uno

ch'egli era

dei medici

legato d'amicizia colle pi

deva anche

pi

celebri

illustri

di

Milano

famiglie,

posse-

confidenza del Parini, ed aveva per

la

collaboratore in pi occasioni Pietro Moscati.

Fra questi

tre nobili

ingegni pi d'una volta deve


ad una riforma radicale

essere corsa parola intorno

degli studi, e siccome le proposte del Cicognini toc-

cavano questioni scolastiche, al cui scioglimento il


Parini aveva dimostrato nell'ode L' Ediica:{one e di-

mostrava in seguito, sotto


fluenza fratesca,
cos esce fuori

non

stro poeta

le

l'aspetto generale dell'in-

medesime

spontanea

idee del celebre medico,

la supposizione,

che

il

no-

fosse del tutto estraneo al lavoro del

Cicognini medesimo. Scriveva questi nella citata relazione le seguenti testuali parole
:

Sono

sit di

Leggi

passati quattro secoli senza che l'Univer-

Pavia abbia mai avuta una forma costante di


mantenere rego-

e di Costituzioni, valevoli a

economia e la disciDalla mancanza di


queste leggi riconosce l'Universit di Pavia il suo
deperimento, e riconosce la Lombardia la totale perdita delle scienze e delle lettere. Il decadimento del-

larmente

il

governo

politico, la

plina scolastica della medesima.

l'Universit regia, ridotta alla condizione

dagogio

fsicj^ destituita di

di

un pe-

ogni assistenza, di mac-

chine, di teatri, di biblioteca, di osservatorio, di orto

botanico, e degli altri sussidj necessari

per la eulta

istituzione della giovent, ha incoraggito

ed
le

Gesuiti

Barnabiti ad aprire e moltiplicare nelle loro case

non

scuole

solo minori,

ma

anche di teologia, di

e questo
morale, di matematica, di gius canonico
decadimento con egual modo ha pure incoraggiti i
;

Corpi e le persone ad abusare del titolo di


Conti Palatini, conferendo gli onori accademici, e

Collegi,

prostituendo
stessi delle

Di pi

lauree e dottorati.

le

collegi

Facolt sonosi sottratti dal formare corpo

divenendo Corpi Civici e di Ordi Pavia alle


il vescovo
funzioni di cancelliere dello studio, ha aggiunto l'esercizio di altre giurisdizioni, le quali dovevano essere unicamente riserbate alla Universit, perch sono

con

la Universit,

dine Equestre. Finalmente

accademico ed ha perfino eretto un Collegio


Teologico di Gius privativo episcopale, escludendo li

di rito

professori dell'Universit.

Nel totale abbandono, in cui rimasta pel lungo


corso d'anni la Universit di Pavia, i geometri, gli

idrostatici, gli

logi,

non

ingegneri,

solo

regie scuole,

ma

fessioni sonosi

sono

si

notai,

sottratti

causidici ed

mantenuti con

le

indipendenza dalle

tale

finora conservate le case e collegi

Da

teo-

di pi nell'esercizio delle loro pro-

leggi scolastiche, e con eguale indipendenza

alunni studenti.

frequentare

dal

di

si

sono

convittori

ed

Lombardia auoggi popolata di un milione d'abitanti,


somministra all'Universit di Pavia, mantenuta a
spese regie, appena ottanta studenti sudditi, frattanto

tutto questo nato, che la

striaca, in

che pi centinaia di scolari frequentano


frati, e

frattanto che le doviziose e

fanno emigrare

le

scuole de'

comode famiglie

loro figli nelle Universit de' vicini

Dominj, preferendo

dalla

Patria

e di spendere fuori dello Stato, piuttosto che

deter-

cos di allontanarli

minarli a frequentare

le

Scuole

che queste sono, non solo decadute

ma

di pi, che in esse

mancano

conoscendo
da ogni lustro,

Regie,

principali mezzi,

per ottenere una lodevole pubblica educazione

Chiudeva quindi il Cicognini la sua relazione


proponendo l'abolizione dell'Universit di Pavia e

58

delle Scuole Palatine, e la fondazione in Milano, nel

una grande Universit, sottomet-

palazzo Brera, di

tendo
che

alla

legge comune tutti

trovavano

si

gl'istituti di

dipendenze dei

alle

era arditissimo e promttente

ma

appunto per questo

e per

Il

avuto

offesi,

non

il

piano

un

sollevare

che

ve-

sarebbero

si

venne abbandonato.

principe Kaunitz invece,


di

progetto

splendidi risultati,

di

spaio, a cagione di tanti interessi

con quello

educazione,

frati. Il

il

non

riforma,

contento del medesimo, per la

novembre

i6

conteneva, e subito metteva innanzi

contemporaneamente

al

1767,

mostrava molto
selva di progetti che
si

il

Cicognini, se

tare l'Universit di Pavia in Milano.

quesito, quasi
si

doveva por-

Egli era entu-

ed assai lo caldeggiava,
appoggiandosi ad una serie di considerazioni che
avevano molto peso e valore. Appena la citt di Pavia

siasta di questo trasporto,

s'accorse del sovrastante pericolo

dell'Universit, pose in

corpi civici,

Firmian,

moto

quali tanto fecero

rimanere priva

di

decurioni e gli

ed

influirono,

altri

che

dicembre successivo, rispondeva al


Kaunitz, essere essenziale che l' Universit rimanga
a Pavia.
il

il

Intanto, fra

sava

e fino al

12

un progetto
marzo

1769,

e l'altro,

il

quantunque

tempo passi

avessero

aumentate di parecchie cattedre le Scuole Palatine,


non si pensava ancora al collocamento del Parini. Il
Firmian, il 23 settembre successivo, scriveva al Kaunitz di essersi

dimenticato

nella precedente

lettera

29 agosto di rassegnare la nota delle nuove cattedre


dell'Universit di Pavia e delle Scuole Palatine, e
testualmente soggiungeva: Per la cattedra di elo-

quenza

e di storia

avevo

in

vista

l'abate

l'abate Villa, l'uno e l'altro milanesi.

Parini

Se due devono

59

essere queste cattedre,

avrei proposto il primo per


Milano e il secondo per Pavia. S tratta di due uomini di talento, conosciuti ambedue per qualche sag-

gio dato

al pubblico del loro sapere, e pressati dal


bisogno di un impiego .
Il 5 ottobre rispondevagli il Kaunitz
Non qui
:

sconosciuto l'abate Parini, autore del Mattino e Me:{-

uomo

:{Ogiorno, che certamente pare


talento. Vorrei per che

d spirito e di

proposta

cattedra

alla

per

una a Pavia sotto il


dato un altro pi esteso,

esso da V. E. esistendone gi

nome

di Eloquenza, ne fosse

e che annunciasse lo studio della letteratura greca e


latina,

come sarebbe quello

di Filologa

scriveva al Kaunitz in proposito

degner pure

V. d'osservare

l'A.

il
il

Il

tedra di Eloquenza nelle Scuole Palatine.

commesso prima
lettera de'

di ricevere

del corrente

il

cui

cat-

alla

Questo

poscritto di V. A. alla

e per

quanto a

me

pare,

rini collo

'

il

de' professori,

Kaunitz,

in

Firmian mandato a Vienna il

quali era compreso il Pastipendio annuo di milanesi lire 2000, il

Intanto avendo

ruolo

gi

l'avevo

approssimato all'idea di questa cattedra che


esso poscritto si degnata di accennarmi .
si

Si

penultimo articolo

della stessa parte dei piano che appartiene

stato preparato dall'abate Parini,

Firman

17 ottobre:

il

fra

30 dello stesso mese, faceagii osservare

Quantunque

io

veda con molto piacere trovata una

i due valenti soggetti abate


& abate Parini, e trovi pure espediente l' impiego del dottor Vincenzo D'Adda alla cattedra dell'Arte Notarile, panni per, attesi lo stato dei due
primi, le proprie facolt, ed altro impiego del terzo,

conveniente nicchia per


Villa

finalmente

il

quantitativo delle lire 1500 fissato in

regola per gli stessi secolari nazionali,

atteso

tutto

6o
ci, dissi, parmi troppo forte il soldo di
lire 2000
proposto per cadauno de' suddetti tre individui. Ritenute l'enumerate circostanze, io sono quasi certo,
che tutti e tre si sarebbero contentati di meno e si
;

verrebbe cos a guadagnare e la possibilit e


disfazione di aumentare

misura

de'

loro

maggiori meriti

rispettivi

sod-

la

stipendj

pi innanzi, a proposito del piano degli studi,

soggiungeva:

Ripassando frattanto detto piano ho

osservato l'articolo spettante alla cattedra d'Eloquenza


nelle Scuole Palatine in s stesso
scritto coll'eleganza famigliare

molto

dilatato, e

molto eloquente,

all'abate

convenga meno

Parini,

col titolo di

quenza, che con quello delle Belle Lettere.


osservazione

ma non

si

vi

Elo-

questa

riduce tutto ci, eh' io trovo da ridirvi

gran male, piacendomi anzi

sia

tale esten-

sione del soggetto, poich cos abbraccia esso anche


l'Arte Critica e quasi tutta la Filologia .

Torno dunque a dire un'altra volta all'. V.


comunemente poca differenza fra lo
studio dell'Arte Rettorica, ch' meramente elementare,

che facendosi

e quello dell'

Eloquenza,

titolo di questa potrebbe

il

forse allettare auditori fra le persone adulte

in Misembra bastante la cattedra


gi fissata in Pavia. Secondo me alle Scuole Palatine
in Milano converrebbe sempre pi la stessa cattedra,

lano

ma

e al fine di essa

sotto

dessero

il

nome

principi,

gusto in tutte

di Belle
i

Lettere;

precetti

le parti delle

gli

nella quale si
esempi del buon

Facolt spettanti all'im-

maginazione, all'erudizione, all'antichit, alla critica,


insomma a tutto il complesso della Filologia, appunto dietro l'idea divisata, e disposta dall'abate Parini nel suddetto articolo

Dopo

la firma,

il

Kaunitz scriveva

il

seguente p-


scritto

Se

l'.

6i

mi sono

V. concorre nell'idea, ch'io

prego
suo artcolo del

fatta della cattedra destinata all'abate Parini, la

di voler fare

da esso riadattare

il

piano in modo, che questo non

prnci^

riferisca

si

palmente all'Eloquenza, ma allo studio della Critica


e Filologia o sia delle Belle Lettere .
Non si sa, per mancanza di documenti, come sia
andata a finire la questione dell'articolo del piano
del Parini
l'i

ma

novempre

riguardo allo stipendio,


1769, rispondeva al

Firmian,

il

Kaunitz

Parini affatto sprovveduto di patrimonio,


stesso grado l'abate Villa,

bligo di rappresentare all'A. V. nel caso

le

mi rimetto

all'A.
Il

V.

supposte

solo motivo di

il

riputare soprabbondante ai loro bisogni


2000. Del rimanente

nello

che mi credo in ob-

il

facolt dell'uno e dell'altro siano

lire

L'abate

soldo di

il

a quanto piacer

Kaunitz rispondeva,

mian

in

nella

mia

proposito

il

22 gennaio 1770, al Fir-

Quanto

io

a V.

scrissi

P. S. del 30 ottobre dello scorso

E.

anno in

ordine al soldo assegnato nel Ruolo a tre nuovi professori, abate Parini,

abate Villa e dottor d'Adda, era

una considerazione nata dal confronto col


piano de' soldi per gli altri Professori, che una difficolt tendente a minorare l'assegnamento de' me-

piuttosto

desimi.

Che

se in vista del merito

dei

del consultato da V. E. e prima, ed ora

nell'ultima sua del g corrente

porto

al

mi rimetto per

quantitativo delle lire 2000,

e credo tuttavia, che

non

vi

ha n

di portare l'assegno in questione

somma, come

la citata dell' E.

crederei

titolo,

rapper,

n bisogno

al di l di

V. sembra

Si tratta di Professori nazionali,

prima volta nelle Professurc,

soggetti,

nuovamente

questa

insinuare.

impiegati per la

de' quali

per

conse-

62

o-uenza conviene vedere l'incamminamento, e il sucIl soldo fissato per essi certamente discreto.

cesso.

V. E. mi ha assicurato, che di quelli tre soggetti


due erano in prima del tutto sprovvisti, e il terzo
altronde sufficientemente provveduto. Pare quindi
e
che nessuno di essi possa con ragione lagnarsi
l'. V. sa, che secondo la massima presa da
;

pure

M.

S.

riserba la

si

miare

medesima successivamente

a pre-

che

ande-

meriti di ciascun

distinguendosi, e

ranno

zione con

segnalando

produzioni

utili

de' Professori,

loro

la

applica-

Il 3 febbraio successivo il Firmian faceva noto al


Kaunitz I nuovi professori Parini, Villa e d'Adda,
:

me

da

tosto avvisati della beneficenza di V. A.

mostrati

non meno

si

sono

riconoscenti verso la medesima,

che appieno soddisfatti del soldo di lire 2000 loro


assegnato e certamente lo devono essere, dappoich
:

ragionevolmente sperarne uno


avuto riguardo non meno
alle loro circostanze, che al piano dei soldi per gli
altri professori, ho creduto quanto desiderabile per
una parte, che il soldo loro giungesse alle lire 2000,
altrettanto per l'altra ragionevole che non le oltre-

non potevano

essi

maggiore; siccome

passasse

io pure,

(i).

qui termina per ora la questione dello stipen-

dio, di cui i lettori, quantunque manchino parecchi


documenti in proposito, si avranno fatta un'idea ab-

bastanza chiara.

Non
sero

pare che i professori allora nominati godesl'immunit o il privilegio dell'esenzione dal

(i) Per tutte

le

Parini vedi buste

chivio di Stato.

notizie sulla rifonna degli studi

ProvvideiKc Generali

sulla

nomina

del

Ar-

Universit di Pavia

dazio civico sul vino,

63

carni

sulle

non avencione trovato cenno

fra

macina,

sulla

Fino

documenti.

all'anno 1767 questo privilegio esisteva non solo per


la persona del professore, ma anche per la sua famiglia, e ci
il

numero

non

oltre le sei bocche.

delle bocche si

Nel determinare

aveva riguardo

allo stato

condizione sociale del professore e della

civile e alla

sua famiglia, e l'esenzione di questo dazio


ceva in atto col pagamento di
al professore

si

tradu-

un'annua indennit

medesimo.

Nel 1764, come risulta dagli atti relativi, questo


privilegio dei professori, compreso il bidello, delle
Scuole Palatine era rappresentato tra un massimo
1735 ad

lire

trieniiim,

ed

un minimo

di

lire

di

173.

Un secolo prima i professori, oltre queste immunit,


godevano anche l'esenzione dal pagamento delle tasse
sui fondi, case, ecc., che poi cess. Anche gli alunni
privilegi come gli
delle Scuole Palatine godevano
i

studenti dell'Universit di Pavia, tra cui


di scontare

il

carcere, in caso di

prio domicilio,

il

privilegio

condanna, nel pro-

(i).

Negli anni precedenti al 1769 il Firmian si era


occupato di una grossa questione, che aveva una
certa attinenza con la pubblica istruzione e rappresentava una grande conquista del potere civile su
quello ecclesiastico. Prima dello stesso anno la cen-

sura dei libri veniva fatta

lo stampatore,

si

dall' In-

dall'Arcivescovo,

quisizione e dallo Stato, e mentre l'autore di

impacciato a

trovava

un

queste tre barriere, avveniva di sovente che

censure

E
(i)

si

libro,

superare
le

tre

trovassero fra di loro in conflitto.

tralasciando di narrare

Vedi documenti Scuole Palatine

il

caso toccato al Baretti

Arcliivio di Stato.

dell'Inquisizione.

qual

modo funzionava

censura

la

19 febbraio 1765 scriveva

Il

conte Firmian

tra le altre cose, al

Mi

il

Verri,

resterebbe

di esporre rispettosamente all'Eccellenza Vostra

dall'Inquisizione

suoi

de'

lettera inedita di Pietro Verri, per

una

far conoscere in

fogli

governo ed a cagione delle


Portogallo, d'uopo riportare

pretese del ministro di


di

non pot pubblicare

nel 1762, che

A'iaggi, per divieto del

un brano

64

si

contrasti

il

come

permesso d'introdurre
e delle Pene, con qual

Difesa del Libro dei Delitti


ragione non saprei immaginarlo, tanto pi che gi
nel Paese si vedono le accuse Ma siccome mio Padre
la

ne ha parlato

che

l'affare

non

deciso,

mi

cos

Quaresima a ragguagliarne ovvero


a supplicarne l'Eccellenza Vostra alla quale con proriserver questa

fondo rispetto m'inchino . Nello stesso giorno il


Firmian rispondevagli ...Rispetto al libro, per
:

cui V. S.

111.

incontra qualche contrasto presso

quisizione, attender che

il

suo Sig. -Padre

tuisca alla citt, per parlare col


aliare...

medesimo

si

l'In-

resti-

di questo

Dopo lunghissimo carteggio coli' Arcivescovo e


un amichevole componimento

coU'Inquisizione per

della vertenza, riuscito

potest

ecclesiastica,

un

peratrice

nella

rini

modo

vano per l'ostinazione della


Firmian ottenne dall' im-

il

dispaccio,

gazzetta

11

riassunto

gennaio

stesso

dallo
1769,

( I )

Maria Teresa ad oggetto

di

dottrina cattolica nella sua purit

conservar
e

l'

Vedi documenti

Re^ia Corte

Censura,

Archivio di Stato.

Dispacci Reali e

la

illibate:[:[a

della sana morale e della polizia de' costumi,

(i)

Pa-

nel seguente

come

Corrisponden:^a colla

altres l'indennit

competenti alla po-

de' diritti

suprema del principato, dopo avere


mente invitati, com'EUa degna di esprimersi,

dest

inutilil

Car-

dinale Arcivescovo e l'Officio della Inqicisi:^ione a


Milano a concorrere seco ad un fine egualmente
interessante la Chiesa e lo Stato , ha con dispaccio
del 15 dicembre rivendicato alla

Suprema Podest

Censura de' Libri, come un ramo


pollila ed una dipendenza della Pub-

Legislativa la
della civile

blica Istruzione

Questa decisione fu accolta con manifesta soddisfazione dai dotti, e segn il primo passo della separazione della potest civile dalla ecclesiastica.
Intanto

delle

locali

Scuole Palatine

annessi

Loggia degli Osii non bastavano all' accre-'


sciuto numero dei professori e degli scolari, ed il
Firmian dovette pensare a servirsi d altre aule. Era
costume in que' tempi che quando un professore

alla

per la rigidezza della stagione o per altro plausibile

motivo, non poteva recarsi a far lettura nell'aula,


veniva autorizzato a rimanersene a casa, purch ivi
continuasse le sue lezioni e si raccogliessero gli scolari

ad udirle.
Seguendosi questo sistema, venne approvato che
Croce,

professori

Visconti,

Bigoni,

Lampugnani,

Beccaria e Boscovich, approfittando della libert loro


concessa, facessero le lezioni nelle rispettive loro abitazioni, e nelle ore pi favorevoli, affinch gli alunni

Per gli

potessero intervenirvi.

altri

sei

professori,

essendo impossibile fissare nella sola aula delle Scuole


Palatine

le

egualmente comode, venne


delle Scuole Canobtrovavano sull'area dove ora sorge il

ore a tutti

approvato l'uso della


biane, che

si

teatro Lirico

cos

cattedra

professori

D'Adda

Parin


lessero

ivi,

66

Palatine

e l'aula delle

professori Porta, Silva, Frisi e

rimase

Longo

libera

ai

(i).

meglio spiegare la vera cagione che


Firmian a valersi dei locali delle Scuole
Canobbiane, si ricorda che, nell'anno 1770, tra il governo, l'amministrazione dello Spedale Maggiore che
teneva i fondi dell'eredit Canobbio per l'esercizio
qui, per

spinse

il

di quelle scuole, e

il

Collegio de' Nobili Giurisperiti

convenuto dopo lunghe


Canobbiane nelle Scuole
Palatine. Questa incorporazione autorizzava il governo
ad aumentare la Cassa degli Studi coi fondi delle

che

amministrava,

le

erasi

trattative d'incorporare le

Scuole Canobbiane, ed

il

Collegio de' Nobili Giuri-

nominare per terna gl'insegnanti alle cattedre delle scuole incorporate. Questa convenzione
venne approvata dall'imperatrice Maria Teresa con
dispaccio 3 novembre 1770.
speriti a

Parini, divenuto professore e provveduto di

Il

non

conveniente stipendio che


le cose

gli lasciava

un

mancare

pi necessarie, divenne subito pi riguardoso

umane

e pi sobrio nel giudicare le

non mut

Da

debolezze,

ma

punto egli, come


lo attestano i suoi lavori, compose la sua musa a
quella moderazione che, pur lasciando dire la verit,

non

carattere.

questo

recasse onta o dispetto a quella certa

classe di

persone, che, forse in qualche modo, poteva danneggiarlo, facendogli diminuire presso la Corte la stima

in cui lo

si

sua nuova condizione di

Nella

teneva.

sovente

professore trovavasi pi di
nobili e coi patrizi

pi di sovente

loro case, e qualche volta

si

contatto

frequentava

lasciava illudere

coi
le

lu-

singare dalla bellezza o dai modi squisitamente gentili

(i)

di

qualche dama.

Vedi documenti Scuole Palai ine

Archivio

di

Stato^

Da

questo

momento

riodo della sua vita

non

le

egli entra
lodi agli

secondo

nel

uomini

lasciano da lui molto desiderare

si

e alle

pe-

donne

ben vero

che qualche po' di stoicismo gli resta ancora,

ma

la

Giorno rimane un pio desiderio degli ammiratori del Mattino e del Mezzogiorno. Decisamente nel passaggio dal primo al secondo periodo
della sua vita, il Parini ha qualche punto di somi-

fine del

glianza con gli studenti

compiuti

quali,

gli

nostre

delle

studi,

Universit,

dedicano ad un im-

si

piego.

Nella Gazzetta di

giamo

Il

Milano

13

dicembre

1769 leg-

Giuseppe Parini, nuovo Regio Proin queste Scuole Palatine,


mattina del giorno 6 del corrente mese il

sg. x\bate

fessore di Belle Lettere


apri la

corso della sua lettura con

un

discorso italiano sopra

l'influenza delle Belle Lettere nel progresso, e nella


le Belle Arti. Sua Eccellenza il
Conte Ministro Plenipotenziario l'onor della

perfezione di tutte
sig.

sua presenza, come pure v'intervennero varj

membri

Regia Deputazione degli studj, ed altra scelta


Udienza in molto numero .
Questo modestissimo annunzio fu compilato dal
Parini medesimo, che allora scriveva la gazzetta.
della

La prolusione

del nostro professore, che fu poscia

pubblicata dal Reina, al

gi stampata, poich

spediva a Vienna
Il

Kaunitz,

il

mian con una

al

momento

della

era

lettura

Firmian il 16 dicembre ne
principe Kaunitz alcune copie.

il

28 dello stesso mese, rispondeva

al

Fir-

bellissima lettera che cominciava cos:

Corrisponde pienamente

alla

mia aspettazione

il

discorso dell'abate Parini, pronunziato nell'aprimento


della

nuova sua Cattedra

di

Belle Lettere, del quale

68

V. E.

si

compiaciuta rimettermi

con una sua

alcuni

d'offizio de' i6 corrente

esemplari

Gli elogi che il Kaunitz prodigava al Parini non


diminuivano punto nell'avvenire, ed aumentavano
invece la grande stima che il governo imperiale avea
del celebre poeta e professore, sebbene non mancassero a Milano i soliti invidiosi, intenti a farlo apparire d'ingegno affatto comune.
Nel giorno 8 gennaio 1770 il Parini, alle ore 12
precise, leggeva la sua prima lezione nell'aula delle
Scuole Canobbiane, mentre alla medesima ora, nell'aula delle Palatine, leggeva pure la sua prima lezione il teologo marchese Longo, professore di Diritto pubblico ecclesiastico. Nel primo anno scolastico
il

Parini

meno

due,

contava ventitr

uno

partenevano

di

uditori,

tutti

Bobbio ed uno d'Asti

milanesi,

alcuni ap-

borgheprimeggiavano su tutti, per numero, gli abati.


Questa affluenza di uditori ritenevasi assai considealla nobilt ed alcuni altri alla

sia, e

revole in proporzione degli uditori

di

alcune

altre

cattedre, ch'erano pochissimi.


Il

9 settembre 1770,

il

principe Kaunitz,

pro-

posito dei professori e dei libri di testo, partecipava


al

conte Firmian

Pi libert

si

deve accordare

al

professore delle Belle Lettere abate Parini, per essere

tanto vasti

confini della sua sfera, quanto lo sono

buon gusto e certamente non facile


suggerire un libro classico da prescriversi, sebbene

quelli del

n'esistano assai buoni in ogni lingua

anche nel di
quenza .
Il

lui

30 marzo 1771,

professore

il

conte

Don Giuseppe

delle Scuole Palatine,

osservo per

una predilezione per

piano

l'elo-

Firmian scriveva

Croce,

d trovar

speciale

al

delegato

bene che dall'Uni-

versit

si

rendano

dono
per
in memoria

69

grazie a

le

A,

S.

fatto a professori delle

il

ristorazione

della

proseguiva dicendogli
questi professori,

il sig. Kaunitz
medaglie coniate

delle

medesime

Potr Ella adunque unire


quali faranno la formale deputa-

zione nell'Abate Parini, qual professore d'Eloquenza,


a presentare in una lettera al sig. Principe

Corpo

scenti sentimenti del

Accettato ed eseguito l'incarico,

deva

al

conte Firmian

il

Eccellenza.

li

ricono-

delle Scuole Palatine

Parini rispon-

In adempi-

mento degli ordini di V. E. e della Deputazione in


me fatta dal Corpo dei Professori sottometto umilmente alla superiore ispezione dell'E. V. la compiegata lettera e supplico a nome dei Professori mede;

simi che V. E.

degni d'inoltrarla ov'

si

Sono con profondo

8 aprile 1771
Il

rispetto

destinata.

di V. E. Milano

Umilis.mo Serv.re Giuseppe Parini

Firmian, ricevuta

la lettera del Parini,

ceva tirar copia (Vedi documento N.


l'originale al principe Kaunitz.

tissimo documento esterna

ringraziamenti
e nello stesso

all'

il

In questo importan-

professore

imperatrice

fa-

mandava

4),

. (i)

ne

ed

al

pi sentiti

suo cancelliere,

tempo ricorda con compiacenza

il

reale

dispaccio 18 febbraio 1771 con cui Maria Teresa, fra


tante cose disposte

le

favore

dell'istruzione, con-

fermava di destinare a comodo universale della

citt

Milano la biblioteca Pertusati, acquistata nel 176-:^


dalla Congregazione dello Stato, per farne dono aldi

(i) Questa lettera del Parlai e la precedente


trovarsi nell'Archivio di Stato,

del

Firmian dovrebbero

Provvidente Genei-ali

fra le carte

Universit di Pavia, unitamente alla copia della lettera del


dita al Kaunitz,

ed invece

raccoglitore d'autografi.

Il

trovansi presso
prof. E.

il

Parini

della

spe-

signor Carlo Vambianclii,

Bertana ne trasse copia che pubblic

nella Rassegna Bibliografica della Letteratura Italiana,

N.

e 4

189S.

l'arciduca Ferdinando, futuro governatore della

Lom-

bardia austriaca.

L'acquisto della biblioteca, gi appartenente al conte


Pertusati, presidente del Senato, nella cui casa

si

rac-

coglievano gli arcadi dell'Insubria, ha una importanza

grandissima nella storia


1762

il

letteraria.

conte Firmian aveva

Nel 20 novembre

scritto

e della

penuria di danaro, non

si

Kaunitz in

al

proposito, ma, a cagione della guerra

Prussia

colla

aveva nulla con-

Il 30 marzo 173 il principe Kaunitz riferiva


finalmente all'imperatrice, che la detta biblioteca con-

chiuso.

teneva una copiosa raccolta delle

ogni genere
acquistarla

mente

il

di letteratura

pi

cose

rare

in

che da principio voleva

re di Portogallo, indi

XIII desiderava d'averla in

pontefice Cle-

il

Roma,

e tendea a

farla rilevare dal generale degli Agostiniani

che

da ultimo il ministro Du Tillot, a nome del duca


Parma, insisteva nell'acquisto sino allo sborso
17 mila zecchini. Per distogliere

dalle

non permettere

biblioteca, per comperarla e farne

di
il

che in paese

terzo acquirente, venivagli significato,

era sorta l'idea di

trattative

di

l'estrazione

dono

al

della

futuro go-

vernatore della Lombardia, l'arciduca Ferdinando.

Firmian si era adoperato


per farla acquistare dalla Congregazione dello Stato
avea interessato anche i decurioni, ma con esito dub-

questo scopo appunto

il

bio. Egli quindi, accaparratasi l'adesione dei Consigli

generali e delle Congregazioni del patrimonio delle


altre provincie, ritornava alla

carica,

facendo

in-

travedere che la biblioteca verrebbe provvisoriamente


riposta nel palazzo ducale, e che al soldo del bibliotecario avrebbe provveduto

teneva

la sera del

il

4 maggio

Congregazione dello

Stato.

Il

bilancio camerale,

voto

il

unanime

contratto

fu

ot-

della

steso

il

giugno fra il conte questore Luca Pertusati e la


Congregazione il prezzo fu stabilito in L. 240 mila,
pagabile in sei rate di L. 40 mila, la prima in settembre 1763 e le altre in dicembre degli anni suci"

cessivi.

Allora soltanto

Du

il

padre

benedettino

Massa,

venuto espressamente da
Parma a Milano, cap ch'era tutto finito, e cos ebbe
principio l'attuale Biblioteca Braidense. (i)
incaricato dal

Tillot, e

Era gi terminato il primo anno scolastico delle


Scuole Palatine riformate ed ampliate, quando con
Cesareo dispaccio 3 dicembre 1770, il governo imperiale di Vienna determinava in modo assoluto, che
nessuno potesse essere ammesso ai pubblici impieghi,
non avesse ottenuto o la laurea o la licenza dall'Universit di Pavia, e, per g' impieghi minori, se

se

non

avesse superato quel corso

di

studi relativi al-

l'impiego stesso nelle Scuole Palatine.


In conseguenza di ci

il

numero

degli uditori in

tali scuole andava continuamente crescendo a tal segno, che il Parini nel 1773 ne avea gi cinquantotto.

Di questo aumento
simo, anzi
tale

il

il

Firmian preoccupavasi moltismedesimo esprimeva


Kaunitz, trovando opportuno

2 ottobre dell'anno

preoccupazione

al

legge sull'obbligo di frequentare quelle


scuole per l'ammissione agl'impieghi, fino a che le
medesime fossero tutte in pubblico luogo riunite. Egli
di ditferire la

desiderava inoltre che fosse riconosciuta l'abilit dei

onde avere nell'avvenire impiegati nudriti


non guasti da principi falsi,
od impinguati d'idee sconnesse.
Riguardo ai professori ecco le parole precise che
rivolgeva al Kaunitz

professori,

di sodi e veri studi, e

(i)

Vedi documenti

Archivio di Stato.

Biblioteche e Coirispoiidenia colla Regia

Corte

Nun saggio abbiamo ancor avuto dei valore dei


non vorr V. A.-

Professori Palatini, e prima d'averlo

che sia canonizzata dalla legge


Il

essi,

ed

essere

la

parte

Tra

professori, di cui

Parini

il

esser quello

ma

il

se

(i).

pubblico dubitava, c'era

questo pubblico non poteva mai

immaginato

Firmian

dal

costituiva

si

invece d'una cricca di pochi individui, che

Milano

^etta di

Lettere vedeva

nell'insigne

professore

quale godeva

la

stima e

la

Ga;Belle

di

un ingegno che volava sovra

va-

nel

lente poeta satirico, nell'eccellente scrittore della

il

di

non merita di
affermativamente determinato, merita almeno
dubbio d'un Pubblico,

il

d'esser esaminato e conosciuto

anche

loro incerta abi-

Pubblico finora dubita d'una gran

lit.

gli altri,

simpatia del Firmian,

che non l'avrebbe mai depresso

per

quei

innalzare

della cricca.

Ed

affinch

si

veda qual fosse l'opinione del pub-

blico riguardo al professore

tanto per avere un'idea

torno

solite

del Parini,

chiacchiere

in-

alle novit scolastiche delle Palatine, riporter

un

qui

Longo, amico

delle

giudizio di monsignor Giorgio D'Adda, Pre-

Segnatura in Roma, togliendolo da una


da Felice Calvi nel suo libro Curiosit Storiche e Diplomatiche del secolo XVIII.
Il D'Adda, il 31 gennaio 1770,
cos scriveva da
Roma a suo fratello marchese Paolo Camillo, in Mifetto della

lettera pubblicata

lano

Da M. Dugnani ho ricevuto una carissima vocon la prolusione del Marchese Longhi, opera
veramente da par suo, cio da ciarlone ignorante, e

stra

(i) Vedi

di Stato.

documenti Scuole Palatine

Ginnasio in Brera

Archivio


senza Religione,

che

73

ha

indistintamente

preso

da

autori protestanti, e cattolici quello che conferiva al

suo intento, senza sapere

sono

le risposte

state date tante volte

che

a'

medesimi

che troncano netto

la

Papa dopo averla letta disse


Si vede
che questo un Prete poco dotto, e meno religioso,
e niente politico. L'opera non pu essere n pi
scandalosa, n pi insolente, ne credo li si permetter di dettare in Cattedra alla Giovent certe questioni che non sono trattabili da persone della corta
sua capacit, tuttoch non avesse promesso di sostenere le proposizioni gi da Papi proscritte, e da Condifficolt.

cili i

Il

anatemizzate

Nel 1772

al

Longo

fu data la cattedra di econo-

mia politica, gi tenuta dal Beccaria.


La riunione delle Scuole Palatine assorbiva tutte
le cure del Firmian, ed a Vienna il principe Kaunitz
ne spianava la via, conciliando l'esigenze degli studi
con quelle dell'economia. Le prime notizie della riunione di queste scuole risalgono al 1769, e riguardano il progetto di collocare nel Collegio Petellano
la biblioteca insieme con le pubbliche scuole. Nel
1770-71 fu pure ventilato il progetto di occupare per
questa riunione le Scuole Canobbiane, unendovi una
casa delle monache di S. Margherita e l'oratorio dei
Disciplini di S. Marta. Si propose pure l'acquisto
della casa Rovida, sul corso di Porta Tosa, ma nel
1772 venne pi d'ogni altro accarezzato il progetto
della riunione delle scuole in quelle dei Barnabiti, in
S.

Alessandro, accordando a questi padri una soddi-

sfacente indennit.

Chi volesse tener dietro


a tutte le vicende per le

coi

quali

questione delle modificazioni,

documenti
pass
riunioni

la

alla

mano

complessa
dotazioni

delle scuole, si

Prima

di tutto

troverebbe in un grande imbarazzo.


parecchi documenti, e quelli

mancano

al giorno d'oggi vennero ordinati in


principio del secolo con criteri affatto empirici, cio
vennero sconnessi e distribuiti sotto voci diverse, da

conservati sino

rendere impossibile la loro unione

5ono

svolti.

accettare

almeno
si

Non

coi

fatti

che

si

potendosi ora rimediarvi, conviene

documenti quali si presentano, e procurare


armonia cogli avvenimenti cui

di metterli in

riferiscono.

E proseguendo quindi con ordine di data, troviamo che, il 6 maggio 1772, il Firmian facea una
lunga relazione al Kaunitz sull' istruzione pubblica,
la

quale cominciava cos

Tratta

il

pregiatissimo foglio di V. A. delli 26

decorso marzo d'un affare del giorno ed importante,


qual' quello d'una stabile dotaiione de' studj
blici di questo

pub-

Stato, ed in altro suo veneratissimo

foglio de' 30 dello stesso

mese mi accenna che

sa-

rebbe desiderabile che la dote della Gassa degli Studj,

compreso

tutto, potesse portarsi alle

mila

Riassume in questa occasione

lire.

130 mila o 140


le

Sovrane

intenzioni intorno alla riduzione de' Lateranensi, Ge-

rolamini, ed Olivetani

continuando a trattare l'abolizione di questi


conventi, il Firmian si leva a voli sublimi; accenna
al bisogno immediato che ha di danaro la Gassa
degli Studj, e dimostra che l'oggetto principale, che
s

prefisso

tanto interessa

bene pubblico,

il

numero di frati, di preti


questo modo, egli prosegue, si

quello di ridurre l'eccessivo

monache. In
eguagliano riguardo

e di

si

aboliscono

le

equo compenso

alle

imposte

chierici

ai

laici,

odiosissime esenzioni accordando


al clero secolare,

si

ergono

un
si

sussidiano alberghi dei poveri infermi,

degli orfani

e degli impotenti, invece di tenere in vita tanti inu-

conventi e monasteri.

tili

Ma

pare che

Firmian non

il

questa sola relazione, poich

anno

tera

il

Kaunitz

Tra

si

limitato

sia

gli scriveva:

molti articoli da V. E. toccati nella

4 corrente

20 luglio dello stesso

il

relativa alla estinzione di

dini Regolari nella Lombardia, vi anche

il

rato suggerimento del luogo,

pu

nel quale

let-

molti Or-

si

desidecol-

locare la Biblioteca e le Scuole pubbliche di Milano.

Ella ha posto l'occhio sulle Scuole di S. Alessandro

presentemente occupate dai

ben fabbricate,

Padri

Barnabiti, perch

e collocate nel centro della Citt. Alle

Scuole poi de' Barnabiti giudica,

che

si

cilmente destinare alcune case adiacenti


Imperiale.

Quando vantaggi da
non pu certamente

esservi

gliore di questo. Conviene per che


l'esecuzione con tutta la

Conviene

buona

se

grazia,

fa-

Collegio

V. E. accennati

verifichino,

possano
al

si

luogo mine procuri


ed armonia.

trattare coi Barnabiti ed indennizzarli,

non

tanto del sagrifizio, che faranno,

quanto ancora di
tutte le nuove spese, alle quali devono necessariamente sottoporsi per l' adattamento delle indicate
case ad uso di pubbliche scuole (i).

Le

pratiche per la riunione delle scuole pubbliche

buona via, quando,


dopo lunga tempesta, uno scrosciar di fulmine spalancava le porte del Palazzo Brera, con la soppresin S. Alessandro erano poste su

sione dell'Ordine de' Gesuiti.

Come

lo ricorda

una

del principe di Kaunitz,

(i)

lettera
i

Vedi documenti Scuole Pulnlinc

del

Gesuiti

di

21

marzo 1771

Brera

Archivio di Stato.

fin

da

7^

quell'anno temevano sulla loro sorte, ed aveano fatto

un

presentare all'imperatrice Maria Teresa


il

ricorso,

dalla pubblica voce,

quale diceva aver essi inteso

che, in conformit degli ordini sovrani,

si

avrebbe

occupavano
loro levata una
di
Brera. OsUniversit
chiamato
in quel collegio,
aperto
quel
collegio
era
stato
eglino,
che
servavano
col gradimento del sovrano per istruire la giovent,
tanto nella dottrina cristiana, quanto nelle scienze,
secondo la bolla di fondazione di papa Gregorio XIII,
parte delle cattedre, che

secondo

tenzioni
risaltare

loro superiori, giusta le in-

l'arbitrio de'

dell'arcivescovo
i

Carlo.

S.

Facevano

pure

loro meriti nel pubblico insegnamento,

promettendo

di sottoporsi

e,

qualunque cambiamento

che r imperatrice avesse introdotto nell' istruzione,


chiudevano dimostrando la sinistra impressione che
avrebbe esercitato sullo spirito pubblico una repentina abolizione delle loro cattedre.
5), il KauFirmian l'utilit dei Gesuiti, specialmente riguardo all' insegnamento della fsica e

Nel febbraio 1772 (Vedi documento N.

nitz dimostrava al

dell'astronomia, e raccomandavagli di assicurarli sulla


loro sorte, solennemente dichiarando,
trice

Maria Teresa non

si

era

mai

che l'impera-

associata alle pra-

i Gesuiti.
Il
Firmian
mantenne quasi tutti i proposto in Brera, promovendone

tiche delle altre Corti contro

quindi, abolito l'ordine,


fessori gesuiti al loro

alcuno all'Universit

di Pavia.

qui dobbiamo riconoscere che

il Kaunitz
ed il
Firmian avevano ragione, poich anche allora fra i
Gesuiti si annoveravano ingegni sommi nelle scienze,

ed a Milano, per tacer

d'altri,

basta ricordare

il

ce-

lebre astronomo, padre Boscovich.

Con

dispaccio reale

luglio

1773

venivano ap-

provati

ruoli, ossia la

pianta

stabile,

di

parecchi

comprendevano ben quattordici cattedre, mentre prima della


riforma degli studi non ne contavano che sei (Vedi
documento N. 6). Con questo dispaccio il Parini da
uffici e delle

professore

Scuole Palatine,

straordinario

le

passava

quali

in

pianta

stabile,

prova lodevole, e con piena soddisfazione del conte Firmian e del principe Kaunitz.

dopo

tre

anni

di

VI.

Conseguenze dell'abolizione dei Gesuiti


forme scolastiche del Firmian
Patini

Sua

lettera al

Sue condizioni

finanziarie e

il

La morale

Brera

in

Kaunitz

Allusioni

Rial

economico

Firmian per un miglioramento

negatogli beneficio di Leniate

due

Preoccupazioni per l'avvenire e suo


conmiissioni

Le scuole

e idee del

stoicismo

Lavora

in

e l'educazione del clero.

L'imperatrice Maria Teresa, con dispaccio 7 settembre 1773, accordava V Exeqiiatur per la pubblicazione

del

breve

pontificio

21

non

contrarie

alla

circolare, spedita

da

sua sovranit.

Roma

loro ordinato di prendere in

sulla

luglio,

pressione de' Gesuiti, e lo accettava in

tutti

nome

E
i

sop-

quelle

parti

bench

nella

vescovi, fosse

della Santa

possesso de' beni della estinta compagnia,

il

Sede

pontefice

tuttavia aveva fatto dichiarare dal nunzio, in Vienna,


a

Maria Teresa, che

tale

commissione non

si

dovea

attendere dai vescovi dell' impero, per essere contraria


all'

il papa e
governo di

intelligenze e alle dichiarazioni corse fra

l'imperatrice.

Questa perci autorizzava

il

Milano, a dare istruzioni necessarie per tutte


caute misure, tendenti a prevenire

la

quelle

dispersione degli

archivi, corrispondenze, conti, e a prendere in possesso


tutti

beni de' Gesuiti della Lombardia austriaca, e

raccomandava

di

colmare tutte

le

lacune, che per la


soppressione dell'ordine
de'

79
si

veriiicassero, coli'

beni e delle rendite, e

coli'

Con

gio-

Economale

vent, secondo l'opinione della Giunta


di tutti gli altri uffici sino al

impiego

istruzione della

Kaunitz.

le scuole vennero riunite


anche provvedere a
dovette
Firmian
in Brera, ed
quelle ch'erano tenute dai Gesuiti, atfinch non ne
scapitasse la pubblica istruzione. Quindi nel 1773,
verso la fine di novembre, le Scuole Palatine vennero

questa soppressione
il

concentrate nel nuovo palazzo, nell'aspettazione di


una generale riforma che, per le mutate condizioni
scolastiche,

pienamente corrispondesse

governo ed

ai

ai desideri del

bisogni della popolazione.

animo
il grande
Firmian da un lato, e dal-

In questa circostanza apparvero


e la intraprendenza del

brillarono gli ardimenti e l'energie del

l'altro

nitz,

il

quale,

dobbiamo

mise

confessarlo,

Kau-

in

luce

concetti amministrativi e didascalici cosi vasti e cor-

rispondenti alla realt delle cose,

da emulare, sotto

il pi grande uomo di Stato.


Trattandosi per d'una generale riforma,

questo aspetto,
a

scrveva al Firmian

il

22

novembre

1773,

convinto che convenga ben maturarla.

mi ha

io

egli

sono

L'esperienza

molto cauto sulle mutazioni, l'effetto


delle quali non sempre quello, che si aspetta, quando
non siano esaminate tutte le circostanze, e comparate
con quelle degli altri paesi, ben conosciuti i principj
e pesate con tutto lo scrupolo le conseguenze .
Inoltre una generale riforma richiede unit
di
principio, n pu facilmente dirigersi sulle diverse
reso

viste, e separati piani dei rispettivi maestri, forse

bene

istruiti delle

seguite

massime generali che

si

non

vogliono

Di pi

il

talento per ben eseguire

un sistema

da quello necessario per

pur troppo diverso

for-

marlo. Pochi sono gli uomini capaci di prevedere, e


superare tutte

le difficolt,

che

la sola esperienza, la

meditazione, la cognizione intima delle forze dell'in-

macchina umana pu

telletto e della

Che

il

far evitare

principe Kaunitz avesse ragione a scrivere

modo, non c' dubbio alcuno. In queste poche

germi delle riforme scolastiche, che


doveano approdare a glorioso porto. Per collaborare

in tal

linee stavano

in questa riforma e in questo piano o progetto


si

Kaunitz interessava
ingegno e dell'esperienza

stava preparando,

a giovarsi
capaci,

dell'

il

che

Firmian
d' uomini

il

con queste precise parole:

Pare egualmente
necessario d'eccitare qualche
soggetto di conosciuti lumi, versato nelle parti della
letteratura e delle scienze, a suggerire quale via sia

preferibile nel

metodo da

stabilire.

Tra

codesti

uomini

di lettere forse vi sar chi, e per cattedre sostenute,

o per saggi pubblicati,

relativi

tutto

ci,

esser capace di soddisfare utilmente all'incarico

Qui
come infatti pi innanzi avremo occasione

possa
.

vediamo fatta chiarissima allusione al Parin,


di assicu-

rarcene.

Intanto

volevansi

forme cambiavano
nasio di Brera.

Il

solennemente le
nuove ricon quello di Regio Gin-

inaugurare

Scuole Palatine in Brera,


titolo

le

quali con le

conte Firmian quindi

consultore Pecci a far sospendere

le solite

invitava

il

prolusioni,

affinch in loro vece venisse recitata, con l'intervento


delle autorit civili
di circostanza.

che

qualora

Il

si

ed

ecclesiastiche,

una orazione

Pecci aderiva subito, e soggiungeva

stimasse opportuno di far

solenne-

mente nel venturo mese fdicembrej o in gennaio


l'orazione del prefato R. Stabilimento, potrebbe S. E.

8i

degnarsi di darne l'incombenza all'abate Parini professore d'Eloquenza...

(i).

Ecco quindi dimostrato un'altra volta


simo concetto che si avea del poeta.

Onore

e gloria

pi luminoso
pre vuota!

ma

ben

sorrideano
la borsa,

al

Parini

ahim,

vero che non

si

la

grandis-

il

modo

nel

borsa era sem-

trovava pi nelle

quando non avea pane;


dicembre 1773 non versava in

strettezze degli anni passati,

tuttavia anche

il

condizioni tanto floride, e raccomandavasi in vece con

molto calore al conte Firmian, come ce


questa lunga sua lettera,

attesta

Eccellenza,

lo

mano

Ardisco di scrivere con

dal letto, in cui

incerta

all'. V.

mi trovo novamente ammalato

di

febbre terzana.

La mia

presente situazione, oltre l'ordinaria ca-

gionevolezza della mia salute, mi

giormente

il

fa

ora sentir

peso della mia ristretta fortuna

mi d occasione

mage ci

con maggior cautela all'et gi avanzata. Io ho sempre riconosciuto in V. E.


l'autore spontaneo della mia, qualunque sia, sorte
presente

e se io

di pensare

non

la

godo migliore, non

magnanimo

dipendente dal cuore troppo

ma

certo

dell'E. V.,

da un certo mio stoicismo, e dalla conoscenza

mio merito che mi ha renduto o modesto o


convenuto al mio
bisogno. Che sarebbe di me quando il giro delle
cose umane portasse che V. E. dovesse felicitare colla
del poco

meno

attivo di quel che sarebbe

sua presenza
in quel

(i) Vedi

altri paesi

Io

mancherei

di

sostegno

tempo appunto che pi mi bisognerebbe,


docamenti Ginnasio

in

Brera

Archivio di Stato.


cio nella

82

mia vecchiezza. Stimo dunque prudenza


un padre, che finora per moto proprio

ricorrere ad

mi ha soccorso ed anche onorato, rappresentandogli


il mio stato, acciocch quando se ne
dia occasione,
si

degni d'averne quel riguardo, che dalla grandezza

del suo
Io

animo gli verr suggerito.


non ho altri beni in questo mondo, che

stipendio di Professore

per la protezione di

Ma

questo contro

l'

V.

piccolo

il

E.

ottenni

Beneficio,

l'anno

lo

che

passato.

intenzione di V. E. e contro

l'a-

spettazione mia, riuscito cos piccola cosa che quasi

mi vergogno

di dirlo, che

non rende

sessanta lire l'anno. Dall'altra


caro

ogni cosa: ho

le

prime

parte,

di pi di cento-

presentemente

necessit, a cui

sup-

ho quelle che porta la mia poca salute e quelle


finalmente in cui mi pone la mia comunque umilissima condizione. Io non oser suggerire a V. E. i
mezzi con cui migliorare la mia fortuna. Troppo
bene Le verranno indicati dalla penetrazione della
plire

sua mente, renduta anche pi perspicace dal suo connaturale amore della beneficenza.

ho l'onore d'esser conosciuto dall' E. V. ed Ella


si possa meglio conseguire, o con un
impiego migliore, o con un accrescimento d'impieghi,
o con qualche benefizio o pensione ecclesiastica. Guardimi il cielo eh' io avessi intenzione con quanto ar

Io

vedr come ci

disco esporre a V. E. d'importunarla oltre

il

rispetto

non desidero altro per ora, se non


che questo foglio serva d'una memoria presente all'. V. in caso che Le si offrisse luogo di farmi
che Le

si

deve. Io

sentire ulteriormente

l'

influenza della sua protezione.

L'umanit che V. E. si sempre degnata di dimostrarmi, e quella massimamente, che mi mostr


pochi giorni sono, quando ebbi l'onore di presentar

mele, sono
stanze,

motivi che,

m' hanno indotto

83

mie

l'esposte

oltre
alla

temerit

di

circo-

importunel

narla scrivendo, e a pregarla inoltre di ritenere

solo suo discretissimo cuore questi miei sentimenti.

umilmente perdono di quanto ho


sono con profondo rispetto, ecc. ( i
Da questa lettera intanto viene confermato che il
Parini non godeva pi il legato delle messe d S. An-

Chieggo

all'. V.

ardito di fare

tonio, di milanesi L. 224, n

quello

Bosisio

di

L. 104, come fu detto a pagina 16. Egli


non usufruiva che del beneficio. di Vaprio, di

2000;

lire

cio di complessive lire italiane

oltre

Brera,

1754,46,

concessogli

166

lire

annue, e dello stipendio di professore, di


loggio gratuito in

dunque

l'al-

dall'arciduca

si pu vedere dal documento N. 7.


commenti, egli era povero.
La povert e l'agiatezza sono due punti culminanti, che vanno considerati sotto tanti aspetti, ed
appaiono o pi alti o pi bassi, secondo il luogo dal
quale si osservano. Il Parini, rispetto agli uomini
coi quali trattava, era veramente povero, e questa
povert in mezzo a tanti ricchi gli tornava sempre
ad onore, poich non lo piegava mi oltre quel certo
limite, sino al quale pu arrivare qualsiasi galantuomo, senza vendere la coscienza.
Non sappiamo poi se il conte Firmian siasi adope-

Ferdinando, come

inutile far

od abbia ottenuto qualche cosa a favore del


ma, argomentando dal passato, crediamo che
abbia tentato qualche via che ci rimane tuttora ignota.

rato,

Parini,

(i)

Questa

lettera fu copiata dagli autografi gi

miano Muoni,
prof.

ufficiale all'Archivio di Stato,

posseduti dal fu

e pubblicata nel

Francesco Berlan. Anclic questa lettera dovrebbe

l'Archivio di Stato.

far

Da-

1866, dal
parte

del-

- 84novembre 1776, acun'annua pensione di cinquanta


scudi sui redditi dell'Abazia di Carugate e Chiaravalle, posseduta dall'abate Antonio Odescalchi dei
Il

pontefice Pio VI, con bolla 15

cordava

Parini

al

duchi di Bracciano.

Con

tutto ci,

il

delle previsioni che

Parini non era ancor tranquillo


andava facendo sul suo a\'\'enire

economico, poich nei 1783, cinque volte di seguito


supplicava l'arciduca Ferdinando di nominarlo al benefizio
S.

semplice,

sotto

il

nell'oratorio

titolo

Maria Assunta di Lentate, pieve

memorandogli

le

di et e di salute

mo

di

Seveso, ram-

di

sue circostanze di pubblico servigio,


;

per qual causa,

ma

questo benefizio, non sappia-

non

gli

venne concesso,

fu

dato in vece nell'ottobre 1784 all'abate conte don Carlo


Melzi (i).

La preoccupazione per

l'avvenire,

da cui

un po'
medesima abbia

era tutto soggiogato, deve averlo

ed anzi temiamo che


sul di lui

la

animo una

il

Parini

abbattuto,
esercitato

cattiva influenza, ed abbia pri-

vato la nostra letteratura di molti insigni lavori, di


cui egli l'avrebbe arricchita. Lasciando

cagionevolezza della sua salute e

la

avanzata,

suo stoicismo, candidamente


conte Firmian, lo avrebbe condotto, per

fuori di dubbio che

confessato al

da parte

l'et

il

vie molto diverse, ad altezze

non

intravedute, dalle

quali col forbito suo verso avrebbe fulminato le vilt


del secolo che moriva.

il

Mattino

il

Mezzogiorno non sono

(i) L'asserzione del Salveraglio, in nota a pag.

volume, che
al

il

Parini fu esaudito,

non

veritiera.

XXXIK
Il

Roma, come da documenti

sotto

il

XL

del suo

beneficio fu dato

Melzi nell'ottobre 1784, e nell'aprile 1785 fu spedito

cito alle Bolle di

forse

N.

il

8.

R. Benepla-

due pi

belli

85

poemetti ch'egli abbia composto

non

nerbo, la grazia e l'arguzia della satira

il

l'attinse

prima di divenBisogno non la


scrisse forse quando non aveva pane ?
Riflettendo su tutto questo siamo costretti a credere, che se il Parini avesse goduto dello stipendio
sino dal 1760, il Giorno non sarebbe mai stato cominciato, come non vennero cominciati tanti altri
dallo stoicismo, che tutto l'invadeva

tare regio

professore

lavori, che gli

l'ode

//

saranno passati davanti

mente,

alla

simili a galoppanti fantasmi, tra lo scemato stoicismo


e le accresciute preoccupazioni

salute

di

che sciaguratamente lo sottraevano

Come
dando
gli

al

sopra osservammo,
Firmian la riforma

mato

il

quale, appunto

piano degli studi,

il

nell'aprile

formare un piano per

le

le lettere

Agudio

somasco

Commissione letteraria
scolastici (Vedi documento N.

in un'altra

e col

cronologia.

sulla riforma dei


g),

e sul

(i).

Il

lavoro di questa

Tommaso

Bonsignori,

A. R. per lavori

fatti

la

Grammatica

di

al

15 agosto 1777,

Bossi

Grammatica Greca

Italiano-Latina

Archivio

il

chiedendo una ricompensa

compilazione dei vocabolari era devoluta

del Parini

per

Teodoro

il

qualunque

sa-

per la Commissione Letteraria, dichiarava che

Poetica all'abbate Parini; la

mente

sussi-

Commissione intorno

(i) Nella supplica, senza data, protocollata

cerdote

metodo
i

aveva

Egli

colleghi Gianmaria Bossi, Francesco Soave e


Villa

pure

entrava

da proporei per lo studio della storia e per


diari della geografia e

chia-

incaricata d

basse scuole e per

coll'ex-gesuita

padre Soave. Nel mese di luglio egli


libri

fu

1774,

una Commissione

a far parte di

umane, insieme

la

et,

metteva sotto gli occhi, senza nominarlo, l'abate

Parini,

S.

di

Kaunitz, raccoman-

il

pi arditi.

ai voli

Stato.

al

l'Arte Oratoria e

all'abbate Villa; e final-

padre Soave .

Vedi Autografi

86

al

il

quale,

conte Firmian

al

il

approvato

dal

principe

24 gennaio 1775, cos scriveva

Ho

ricevuto dall'E. V. con lettera del 9 corrente


piano che la Commissione destinata per la riforma

il

calorosamente

piano fu

Kaunitz,

de' libri scolastici le

in esso sono giusti,

ha presentato. I principi seguiti


e sono i pi proporzionati al

naturale sviluppo delle facolt ne' giovani

studenti.

Meritava perci questo lavoro l'approvazione che V. E.


vi ha data. Tale ancora il giudizio di un valente
professore al quale ho qui fatto comunicare

detto

il

piano. L'essere stato dall'E. V. cos ben ricevuto

il

pro-

spetto dei libri, dovrebbe incoraggiare gl'individui della

Commissione

a corrispondere all'aspettativa nostra,

giacch in tal caso

Una

non rimarranno senza compenso

parte delle lodi

del

Kaunitz ridondava ad

onore del Parini


ma qui non tutto, poich la
Commissione, ancora nel 2 marzo 1776, continuava
il suo lavoro
avea compilato una grammatica latina
stava facendo una grammatica greca; ed era giunta
;

alla lettera
lettere,

un

di

vocabolario. Intorno alle

Bossi scriveva il giorno 2 al conte Firmian:


Parimente l'Introduzione agli Elementi delle

cos

il

Umane

Lettere contiene

il

tipo de' principi, dell'ana-

e della esposizione didascalica di quanto, rispetto

lisi

a questa materia,
II

Bossi

14

si

lavorato e si sta

giugno 1777

il

loda

lavorando

conte Firmian rispondeva al

Applaudisce

la

R. Corte

del lavoro intrapreso dalla

al

umane

che venivano trattate specialmente dal Parini,

la sollecitudine,

suo termine,

alli

saggi trasmessile

Commissione

in cui stato

Letteraria

spera che al venturo anno

stico potr esser posto in uso.

condotto quasi

Nel tempo

scola-

stesso, in

cui palesa

87

prefati suoi sentimenti di elogio, vuole

incoraggiare gl'individui della


raria, colla

speranza che

senza ricompensa

Commissione Letteimpresa non sar

loro

la

(i)

Mentre queste lodi ed incoraggiamenti davano


un'armoniosa intonazione alle cure, che il governo
dimostrava negli affari scolastici, il principe Kaunitz
vigilava con occhio d' aquila 1' insegnamento della
morale e della filosofia nel Ginnasio di Brera. A
questo proposito

7 aprile 1774,

il

scriveva al Firmian

fra

le

altre cose,

L'incarico poi di dare Istruzioni di morale cri-

non va bene, che

stiana,

suita, per

il

sia

pericolo, che

un

addossato ad

non

vi mischi

ex-ge-

principi

soppressa compaha dato mano, ci


che al Papa dispiace, almeno il governo non dovrebbe recarne esempio colle sue disposizioni. Egli
vero, che l'Imperatrice Regina ad istanza di questo
signor Cardinale Arcivescovo, ha usata in principio
molta indulgenza in questa parte ma S. M. non lo
fa pi, e ne pensa anzi al riparo, dacch ha fatto interpellare il Papa del suo sentimento. Qui [a Vienna)
poi non si ammettono gli ex-gesuiti nemmeno ad

morale

pregiudicata

della

gnia

e se

della

qualche vescovo vi

insegnare

la metafisica,

dottrine di essa

non

de' loro principi

Pi

per timore,

facciano

qualche

nelle

cosa

^'*

tardi, l'S luglio

1782, scriveva ancora:

Dalla proporzione, che vi fra

Teologia, e quelli della Filosofia,


dere, che

una parte

di questa

seconda

(i)

che sino

entrare

de'

si

studenti della

dovrebbe

primi non abbia fatto

facolt. Si osserva ancora,

Vedi Autografi del Parini

Arcliivio di Stato.

il

cre-

corso

che

al-

cuno nello

stesso

tempo frequenta

gica, e quella di Teologia, lo che

nato sospetto.
a

Scuola di Lo-

Nell'anno scorso fu da

me

ho insinuato

servazione, ed

quanto

la

conferma l'accen-

fatta

dare

di

una simile
in

os-

conformit

4 del piano di
non si ammettessero allo
studio della Teologia, se non quelli, che proveranno di aver studiato le parti della Filosofia.
di

prescritto nell'art. IV, 5

Disciplina,

non

un

ordine, che

Se quest'ordine
si

osserva

stato

rinnovarlo col prescrivere

ed

ai Professori teologi

scuole, chi

dato effettivamente, forse

come converrebbe,

non

di

non produrr

fatto

il

nelle

o in altre

studio pubblico di Filosofia:

facciano fede, che

Ginnasio,

del

ricevere

loro

attestati de' Professori della

Glasse filosofica sia in Milano,


c'

e sarti necessario

al Prefetto

citt,

ove

quali testimoniali

Studenti hanno successivamente

corso delle loro lezioni.

Se vogliamo che il Glero divenga pi dotto, e


per conseguenza, pi utile, e pi rispettabile, ne

cessario usar fermezza in ci,

e far esattamente os-

danno, acci non siano ammessi giovani immaturi, o non abbastanza istruiti

servare gli ordini, che

si

delle cognizioni umane allo studio delle scienze sacre,


per cos dire, illotis manibus . (i)

Questo brano
cessario,

che

alla testa del

di

allora

documento dimostra pi
principe

il

del ne-

Kaunitz marciava

progresso intellettuale, e desiderava che

mentre all'opposto nel


Parini e ne' suoi compagni solamente trovava quella
tutti gli altri lo seguissero,

pronta adesione, ch'era

follia sperare

paveri che rimpiangevano


(i) \'cdi

documenti Ginnasio

in

il

Brera

dagli

alti

passato.

Archivio di Stato.

pa-

VII.

Matrimonio dell'Arciduca
steggiamenti nuziali
dei Teatro

Il

sipario del Teatro la Scala

e lettera di Pellegrina

del Parini

L'Ascanio in Alba

Panni descrive

Rappresentazione ddl' Ascanio

Amoretti

Suoi amori,

le

donne

fe-

Incendio-

L'ode La Laurea w

proposito di poesie amorose

l'ambiente

Rivelazioni

pariniane sull'agricoltura.

La questione dell'insegnamento

pubblico, che dal

Firmian e dal Kaunitz veniva snodata in un modo


meravigliosamente semplice ed armonioso, affatto
ignoto a' nostri giorni, ci ha un po' allontanato
dalla via che ci eravamo prefssa. D'altronde come
si pu mai trattare del Parini, regio professore nel
Ginnasio di Brera, senza toccare le vicende di quelle
scuole

E ritornando

in carreggiata,

ticare che l'arciduca

non dobbiamo dimen-

Ferdinando, terzogenito di Maria

Teresa, dovea unirsi in matrimonio con Maria Ricciarda Beatrice d'Este, unica erede del Ducato di

dena, Reggio, Massa e Carrara.

Mo-

Maria Teresa assai


premeva che quelle nozze venissero festeggiate da
tutto il popolo, e a tale scopo fra il Kaunitz ed il
Firmian fu combinato un progetto molto semplice
ed originale.
Al Firmian piaceva anche l'idea di far rappresen-

Teatro di Corte, un'opera

tare, per quelle nozze, sul

nuova

90

che, per l'autore del libretto e per quello della

musica, contribuisse in grado


quale subito

al Parini, il

breve tempo compose

il

pose allo

si

un dramma

studio,

in

semplice, chiaro e

intitolato Ascatiio in Alba.

assai piacevole,

mian ed

rendere

eccellente

medesime. Si volse egli

storica la data delle nozze

Fir-

Il

mae-

Parini dovettero accordarsi anche col

venne subito trovato nella per-

stro di musica, che

sona di Volfango Amedeo Mozart.


Nello stesso anno 1771

Parini veniva pur

il

in-

caricato a narrare le feste celebratesi per quelle nozze,

narrazione che riun in


la

un opuscolo, pubblicato per

prima volta in quell'anno,

e la

dalla prosa semplice, scorrevole

seconda nel 1825,


nella quale non

viene dimenticata l'elegante e pura elocuzione.


Nella sera

17

ottobre

il

dramma

del Parini, che

conteneva una perpetua allegoria, relativa

ed

compartite

beneficenze

alle insigni

molto

con

rappresent

si

lusso nel Teatro di Corte

nozze

alle

dall'

impera-

L'esecuzione venne affidata alle signore Maria

trice.

Aguilar e Falchini,

Girelli

Tibaldi e Solzi.

Favier

Il

scenografi

ed

ai

signori

Manzoli,

ballo era del coreografo Giovanni


i

fratelli Galiari, e le

spese veni-

vano sostenute dalla R. Camera.

Se

la

rappresentazione teatrale, narra

il

Parini,

della sera antecedente (//

Ruggiero

del

era riuscita magnifica

grandiosa,

questa seconda

incontr pure

il

gradimento

blico per la sua nobile

de' Principi e del

il

semplicit.

e variata

di genj, di pastori e di ninfe, e


essi obbligati

pubcori

piccioli balletti

ad

che interrompevano di tanto in tanto

corso de' recitativi e delle arie,

stesso

Metastasioj

tempo un continuo

e vario

formavano nello
legamento d'og-

Qi

scena notabile vaghezza.

getti, atto a conciliare alla

La decorazione poi

tutta,

spezialmente molto adattate


tere pastorale del

la
al

pittura

delle

soggetto ed

al

dramma, davano, non meno

scene
carat-

delle

altre cose, grazioso risalto alla rappresentazione

Gli abati Parini e Soresi, col titolo di poeti, figu-

ravano nell'elenco di coloro che potevano frequentare gratuitamente il Teatro in occasione delle feste,
ed i loro nomi, per un capriccio della sorte o per
invidiosa malignit, venivano dopo quelli del chirurgo del Teatro e del suo aiutante.
La mattina del 25 febbraio 1776, il Teatro di Corte,
a cagione di un incendio sviluppatosi la notte del
sabato grasso, era gi un mucchio di cenere. Il Firmian volle allora costruire due nuovi teatri, e cos
sorsero la Canobbiana e la Scala, per il quale ultimo
si occup anche il Parini, sviluppando l'idea della
pittura del sipario.

gurato

il

nella seduta 3

pensa
nesi

al

Il

Teatro della Scala venne inau-

agosto 1778, ed

maggio

proprietari dei palchi,

1779, assegnarono per ricom-

Parini cinquanta gigliati, pari a lire mila-

settecentocinquanta.

prese L. 728.25,

Da

colle quali

questo fondo venivano


il

signor Pietro Bellin-

zaghi, per commissione degli stessi palchettisti,

ac-

quistava una tabacchiera d'oro e la regalava al Parini.

Cos

pure

ebbe in dono una tabacchiera d'oro, del

valore di L. 743.6.6, l'abate Forlani, che gli fu spedita

a Parma, per la sua idea sul disegno del Teatro della

Canobbiana. (i).
Nel giugno 1777

il Parini pubblic l'ode Per la


laurea di Maria Pellegrina Amoretti, cittadina di
Oneglia, che, sotto gli auspici dell'arciduchessa Maria

(i)

Vedi docuuieiiti Teatri Scnla

CanoWiana

Archivio di Stato.

92

Ricciarda Beatrice d'Este, ottenne la laurea in ambe


le leggi. Festeggiata dalla stessa arciduchessa e dal
conte Firmian, fu onorata di moltissime poesie e
dell'ode del Parini, pi conosciuta sotto

il

titolo

La

Laurea.

voler dire

vero

il

le

lodi prodigate alla signo-

rina Amoretti sorpassavano di molto


zioni letterarie, che,

come

vedr

si

le

sue

cogni-

seguente

dalla

lettera inedita, che l'Amoretti stessa scriveva nel 1782


al

conte Wilzeck, ministro plenipotenziario, successo

al Firm.ian,

non erano

assai profonde.

Vostra Eccelenza,

La raguardevole

carica

che degnossi

riale in Italia,

commissario ImpeM. Cesara unire nella

di
S.

persona di V.a Eccel.za coll'altra, che ivi gi gloriosamente sosteneva di suo Ministro Plenipotenziario,
siccome sempre pi luminosi spiega in faccia al mondo
i suoi meriti sublimi, cos sempre pi viva aumenta
la

consolazione in coloro, cui tocc gi la bella sorte

un Personaggio si benemerito del


Memore sempre quale io mi ritrovo

aver per Protettore

gran Cesare

dei segnalati favori di cui

mi vole

parte

l'impa-

reggiabile generosit di V. E. allorquando in codesti

Cesarei fortunatissimi
nosi auspici

volte di presenza,
la

stati,

ebbi perfin

non

sorte

d'inchinarla

esprimere

saprei

consolazione, onde esult

tizia dei recenti suoi

godendo de suoi lumi-

la

il

mio cuore

quanta
sulla

pi
sia

no-

luminosissimi avanzamenti. In

del mio merito


mi rispingeva d'avanzare questo piciolo contrasegno
di mia riconoscente gratitudine; ramcntando per

congiontura

si

fausta la piciolezza

le degnazioni graziosissime, con cui altre volte si


compiacque V. E. corrispondere alla sincerit delle

93

espressioni, non esitai a ricredermi


mio ben umile foglio ad incontrare
stessa sorte, da che non ha altro og-

mie riconoscenti
sarebbe questo

avventurosa

la

getto che d'essere sempre considerata, quale ne sensi


della pi alta stima, e del pi profondo ossequio

fo'

mia gloria sottoscrivermi

Di V. E. Oneglia
a

Dopo

maggio

31

li

1782.

Devota Serva vera


Pellegrina Amoretti .

Urna

tutto, in que' tempi,

magnon sa-

anche uomini

di

gior grido, professori, avvocati e magistrati,

pevano scrivere poche linee senza spropositi


gli abati trattavano la nostra

gnamente.
Malgrado tanti
lano

come

lavori,

lingua

pi

belli,

ad altezze

invece

assai

superbamente

falchi sprigionati

(i)

de-

che vo-

infinite,

il

nostro poeta sebben canuto, pieg davanti alla carezza


della donna.

versi

Le No^ie, che furono stampati

sulla fine del 1777, per le nozze del marchese Carlo


Malaspina e della contessa Teresa Montanari, in Ve-

rona,

ci

offrono co' loro pregi letterari

l'

immagine

prima notte d'amore di una sposa che si sveglia


il mattino dopo il matrimonio.
Il Brindisi, composto nell'anno successivo, pur
foggiato sulle vecchie idee di Bacco e di Venere, e,
della

come

versi precedenti, l'orma che lascia nella

mo-

dernit del sentire sempre quella d'amore.

Anche il Parini avea il suo tallone d'Achille, ma


non dobbiamo per questo biasimarlo, ed anzi riconosciamo che

mantenne

di fronte

serio, e

ad

altri

poeti

ed

seppe pi tardi, davanti

(i) Vedi Autografi dell'Amoretti

Archivio di Stato.

artisti
al

si

grato

94

spettacolo della bellezza, cavar suoni cos armoniosa-

mente nuovi

simo.

da superare

e gentili,

inutile illuderci

Petrarca mede-

il

ama

chi

bellezza

la

del-

l'universo e s'innalza colla niente a contemplare


a scrutare

il

grande segreto della

cessit di cose sentirsi agitare

il

ed
deve per nepetto da un nume,
vita,

sangue, riscaldato da un fuoco invisibile,

il

con vertiginosa velocit entro

perch

basta la pi piccola distrazione,


l'artista

come

venga

filosofo e

il

Amore,

ferito dalla freccia del fanciullo

tocc a Dante, a Parini e a tutti

uomini

della terra,

quali

per

fluire

vene. In simile stato

le

pi grandi

avranno

ci

anche

detto delle corbellerie.

Ma

altro palpitare

nerne soggiogato

al

d'amore,

ed

altro

punto da obliare

le

rima-

grandi

fi-

umane, come hanno fatto parecchi artisti, che


chiusero miseramente la loro carriera. A questo segno
non discese mai il Parini, e sia che amasse la belnalit

a Doro,

lissima Caterina Azzalino, locandiera

famosa Gabrielli, o Teresa Mussi,

la

o Francesca Ca-

stelbarco Simonetta, o la Verza, o la Tron, o la Bandettini Landucci, o qualche altra che forse

dimenticato,

il

Parini non perdette mai

il

abbiamo
lume del-

l'intelletto.

il Paappartenevano

questo proposito conviene ricordare che

rini era abate, che quasi tutti gli abati

a facoltose famiglie,

quali per

non

dissipare la loro

sostanza col fasto famigliare, avevano scelto la vita


ecclesiastica dell'abate perch

a piacimento e

amare

le belle

potevano cos divertirsi


donne, senza scando-

lezzare la gente, la quale era ormai

dere gli abati incipriati,

correre al teatro a braccetto con


abati in quel

abituata

a ve-

inamidati e profumati, ac-

tempo erano

le

loro

cos galanti, che

belle.

Gli

oggi non

93

possiamo farcene un'idea,

tanto per approssimarci

riportiamo un sonetto

alla verit,

pubblicato

dallo

Questo sonetto fu presentato alla nobilissima dama contessa Innocenza Casati Arconati, dopo
la sua confessione, dal padre Anton Maria Perotti,
frate carmelitano di S. Giovanni in Conca, vero bohmien del suo tempo, che meriterebbe uno studio, nel
quale la vita monastica e galante del secolo scorso

Spinelli.

farebbe

Ecco

le spese di
il

sonetto

un'allegra lettura.

Siete inver riiinocenzn, e confessato

Voi

gli altrui falli,

non

vostri avrete.

Cio d'un Abatino, e d'un Curato,

Che sembrano d'amor dentro

la rete.

Innocente cagion voi certo siete

D'un qualche

Ma

loro affetto inordinato.

v'avr detto in confessione

Che

la bellezza

non

fu

il

Prete,

mai peccato.

Materia non trov d'assoluzione


In voi, che di virt sol siete amante,

vi diede la sua benedizione.

donna

in bene oprar

sempre costante,

Lasciatevi baciar per divozione,

Che

E
che

si

lascian baciar le cose sante,

tutto questo ancor poco, in confronto di quello

si

tace e

documenti ricordano

rumorosamente

faceano stampare alla macchia,


cos vuoti e cos larghi,

(i)
in soli

di

quegli anni

allegri, nei quali gli spensierati abati

certi fogli scurrili, coperti di

nimo

(i)

quindi distribuire

un

velo, a quadrettini

da vederci dentro tutto

l'a-

sudicio dell'autore.

Vedi l'opuscolo

Alcuni Fogli sparsi del Purini, pubblicato nel 1884

cinquanta esemplari dallo Spinelli, per

rigo Longoni.

le

nozze Maria Herly-Albe-

g6

Data questa condizione

di

cose,

dobbiamo anzi

consolarci col Parini medesimo che seppe schivare lo

sconcio esempio che gli veniva dall'ambiente, e solle-

vandosi a pi spirabil aere, seppe mantenere

il

nobile

fine del poeta civile.


vita,
Il conte Firmian, negli ultimi anni di sua
dimostrava una decisiva tendenza e una fenomenale

attivit

nel

promuovere

materiale e morale

una

della

conseguire

il

benessere

Lombardia austriaca

ed

anche quella di favorire l'agricoltura, l'industria e il commercio. Egli


capiva assai facilmente, che il governo non poteva
e non doveva in proposito agire di sua iniziativa e
delle principali sue cure era

coi soli

mezzi che

si

trovavano

era necessaria invece l'iniziativa

sua disposizione

a
e

la

della classe pi colta, intelligente e ricca


dini. Spettava poi

al

cooperazione
dei

citta-

governo infondere in questa

iniziativa l'alito vitale, riscaldare la cooperazione privata, porla,


taie, e

come una locomotiva, sopra

solide ro-

spingerla a tutto vapore a recare in ogni luogo

dello Stato quei miglioramenti consentiti


rito innovatore del

dallo spi-

tempo.

Per raggiungere questi intenti egli dovea intendersi coi ricchi patrizi e cogl'ingegni

Milano, fra

quali ultimi primeggiava

lor volta tutti questi

pi
il

eletti

di

Parini. Alla

uomini insigni doveano

intrat-

tenersi fra di loro, discutere e deliberare sul da farsi


e riferire le prese deliberazioni al conte

questo

un

modo solamente

si

Firmian. In

spiega la compilazione di

progetto, avvenuta nel 1773, per la istituzione di


un'Accademia di Agricoltura, anima della quale doveva essere il Parini. Naturalmente questi non era
solo, e riunendo fra loro alcuni fatti che narreremo
pi innanzi, indoviniamo subito che i di lui coni-

pagni doveano essere

il

97

consigliere conte Secco,

Gian

Rinaldo Carli, Scrbelloni, Verri, Beccaria e tanti altri,


che poi incontreremo tra i personaggi pi noti della
Societ Patriotica,
nali antipatie,
il

quali, deposte le

antiche perso-

concorrevano insieme a promuovere

benessere economico del paese.

Questa

eletta schiera studiava,

una

a dar corpo ad

societ che,

progettava e tendea

appena entrata nel

dominio del pubblico, prendesse il nome di Reale


Accademia d'Agricoltura di Milano. Uno dei capi di
questa Accademia in erba era appunto il nostro Parini, il quale possedeva idee talmente giuste, semplici e chiare intorno al miglioramento agricolo, alle
quali oggi non si presterebbe fede, se non fossero
state scritte tutte di sua mano tanto sono moderne.
;

Intorno all'agricoltura
specialmente
s'era

il

Beccaria,

Magistrato Camerale,

il

membro

occupato con molto ardore, come

vare da

un Promemoria

autorevolissimo,

d' altri

si

pu

scritti,

rile-

che

si

conservano nell'Archivio di Stato,


quali si attribuiscono al Beccaria medesimo. Il lavoro compilato
i

di propria

mano

dal Parini intitolato

Le Costitu-

zioni Fondamentali della Reale Accademia d'Agri-

coltura in Milano; composte oio, Avvertente Preliminari e delle Costituzioni Fondamentali. (Vedi

documento N. io).
Questo importantissimo documento,
tanti altri che

in luce la

compongono

prima

volta, fu

il

da

il

quale come

presente lavoro, viene

me

scoperto fra

le carte

della Societ Patriotica nell'Archivio di Stato in

lano. Esso rimase

Micostantemente sconosciuto, quan-

tunque fosse passato per diverse mani di provetti


archivisti. Naturalmente di tutto questo non mi vanto
e mi preme invece che si sappia quali miracoli sia
;

98
in grado di fare l'amore delle patrie memorie, seb-

bene scompagnato da un'intelligenza superiore e da


la confortano davanti

quei segni convenzionali che


alle leggi e ai
Il

come

Parini

lo attestano

campestre
coltura
e col

regolamenti.

amava

l'agricoltura con affetto intenso,

molti

versi

dell'ode

e parecchi altri del

Giorno;

amava

tutti quelli

che ad essa

si

sudore della fronte ritraevano dalla

La Libert
e

coll'agri-

dedicavano,
terra, fonte

di ricchezza e di benessere sociale, quei frutti

ripetono nella estensione de' secoli.

che

si

vili.

L'industria,

il

commercio

e l'agricoltura

dazione della Societ Patriotica

patriotismo del Kaunitz

Dotazioni relative

primi soci e

Suo

dell'Arcadia di

La malattia

sonetto in morte dell'imperatrice

Roma

Parini

Fon-

Il

Parini accetta l'incarico di scrivere l'e-

logio della defunta imperatrice Maria Teresa

impedisce

il

Morte

del Firmian

Il

glielo

Parini socio

Giudi/.io del

Kau-

nitz sui Milanesi.

Questo progetto di un'Accademia di Agricoltura


morto e sepolto, perch non corrispondeva pienamente ai desideri del principe Kaunel 1774 era gi

nitz. (i)

Sulle rovine di questo


nel

medesimo anno un

progetto

altro,

sorgeva

invece

pi vasto, che abbrac-

anche le arti. L'ii maggio


vediamo occuparsi di questo argomento il Magistrato
Camerale con lettera diretta al conte Firmian e sottoscritta da Gian Rinaldo Carli, Pellegrini, Schreck,
Secchi, Beccaria, Rogendorf e Rottigni, segretario. Con
ciava, oltre l'agricoltura,

questa lettera

si

trattava dell'utilit di distribuire qual-

che annua somma, in via di premio, a favore delle

(i) Per tutto ci che

si

riferisce

all'Accademia

di

arti

Agricoltura e

alla

Societ Patriotica, vedi gli atti di quest'ultima nell'Archivio di Stato.


e dell'agricoltura

100

in via d gratificazioni, per inco-

e,

raggiare e promuovere la perfezione delle

arti e delle

manifatture.

qui d'uopo ricordare che, con dispaccio

lu-

glio 1773, l'imperatrice Maria Teresa ordinava che


il prodotto della tassa d'uscita della seta
e dei ca-

scami venisse incamerato,

cominciare dal

Questa tassa era prima destinata a soddisfare


per soccorrere e favorire

l'industria

1772.

le

spese

ma

nazionale,

poi, per semplificare l'amministrazione,

entrava

in-

tieramente nelle casse dello Stato. In suo luogo col


suddetto dispaccio venivano assegnate L. go,ooo a
favore dell'industria e del commercio

vore delle manifatture

mia

di Belle Arti

20,000

fa-

10,000 a favore dell'Accade-

ed altre 60,000 a favore del com-

mercio e dell'agricoltura. L'annuo frutto poi dei capitali, restituiti dai fabbricanti Latuada e Clerici (i),

impiegato a supplire

veniva

le

spese di

una scuola

d'agricoltura.

principe Kaunitz,

Il

al

il

28 novembre 1774, scriveva

conte Firmian sui mezzi

coltura, l'industria e

il

atti a

promuovere

l'agri-

commercio, in base a quanto

erasi stabilito in detto dispaccio,

modo

e sul

di fis-

sare la generale eguaglianza dei pesi e delle misure

nello Stato di Milano.


Il

Magistrato Camerale,

il

31

dicembre 1774, era

gi stato consultato dal conte Firmian sulla proposta

delegazione di persone nobili

(i)

Non

si

potuto rintracciare la

vera

della

civili

dei borghi, coll'incarico di proporre

origine

citt

di

questi

tuttavia pare ch'essi siano stati parecchi anni prima affidati dal
ai

quanto stimas-

capitali

Governo

fabbricanti Latuada e Clerici, affinch'eglino promovessero le manifat-

ture e

il

commercio

agrario, a vantaggio del pubblico.

lOI

sero pi conveniente, per migliorare

fondi paludosi,

e per altre simili vantaggiose operazioni a beneficio

dell'agricoltura e del commercio, secondo

determinato

nel dispaccio di

strato Camerale,

l'ii

era

Maria Teresa.

febbraio

1775,

Il

stato

Magi-

non trovando

corrispondente allo scopo tale delegazione di persone


sparse e divise, ed essendo esso
d'altri affari,

proponeva

zione all'imperiale dispaccio,

deputazione centrale.
che

si

trovassero

il

medesimo

distratto

Firmian, per dare esecu-

al

formazione di

la

capo

questa

di

una

desiderava

consigliere conte Secchi o Secco

Regio Visitatore Generale conte Odescalchi, e


venisse assistita dall'abate don Giacomo Cattaneo,
dal padre Eraclio Landi da Siena, ispettore agrario,
e dal Lumachi.
E dopo altre proposte, che per brevit si tralasciano, il Magistrato Camerale auguravasi che su
e

il

tali principi

si

nomica che

si

senza grave spesa ed appa-

potesse,

forma

rato, dar

e consistenza

a quella

vorrebbe sostituita

quell'Accademia,

le

di

cui

alla

costituzioni,

societ

eco-

proposta d

come

sap-

piamo, erano gi state compilate dal Parini.

venivano raccolte dal Firmian e


al principe Kaunitz, il quale,
maggio,
25

Tali proposte
trasmesse,

dopo

il

di averle

attentamente esaminate, il 21 luglio


lettera, ch'era necessario

rispondeva con una lunga


fondare

un vigoroso

istituto sulle

orme

Patriotiche della Slesia e di Londra, che

delle Societ
si

occupasse

dell'agricoltura, delle arti e delle manifatture, ed ac-

chiudeva

il

contro

piano relativo. Egli,

le

sciocche

moderne, a caescludeva ogni su-

teorie accentratrici delle burocrazie

gione della natura di


periorit

d'uomo che

del Principe. Forse

tali societ,

vi

presiedesse

anche in

tal

come ministro
modo, scriveva,


si

102

riuscir a scuotere la nazione,

che pare lenta, ed

a risvegliar

un ben

l'utile e pel

grande che finora lion

Il

inteso spirito di patriotismo per


vi conosciuto

un

tario della Societ, l'abate Griselini, autore di

nomato giornale
di

principe Kaunitz proponeva inoltre, quale segre-

pratico, che

senso

Bannato

uomo

agricolo,

che

ao-ricoli, e stabiliva

ri-

pieno

quel tempo trovavasi nel

in

Temeswar, per

di

assai dotto e

studi

la diffusione degli

la

residenza

le

basi

della

Societ

fosse nel Palazzo Brera.

modo

In tal

come

si

gitt

della

Societ

quelle della Slesia e di Londra, assunse

tolo di Societ Patriotica. Nell'abbozzo

progetto di costituzione

il

del

che,
ti-

il

relativo

Kaunitz aggiungeva che,

per dare in principio credito alla Societ stessa, era


mestieri aggregare con

agevolezza

le

persone

note per nascita, ricchezza e talenti, sino al

pi

numero

o venti. Raggiuntosi questo numero, si


dovea usare pi rigore per le nuove ammissioni di
soci, seguendosi le orme della celebre Societ Patriotica di Londra.
Le definitive costituzioni della nostra Societ vendi diciotto

sull'abbozzo

trasmesso

nero quindi

compilate

Kaunitz, e

conte Pier Francesco Secco, consigliere

il

dal

del Magistrato Camerale, avendone fatta, il 22 settembre 1776, relazione all'arciduca Ferdinando, con
la medesima presentava una lista di ventiquattro candidati a soci sedenti. Tra i primi troviamo il conte

Recalcati,

il

il
marchese
il duca Serbelloni,
marchese d'Adda, il r. visitatore Ode-

scalchi,

r.

professore abate Parini,

Verri,

cav. Litta,

il

il

il

conte Resta,

marchese Cesare Beccaria,

il

conte Anguissola,

r.

professore Vincenzo d'Adda, Landriani, ecc.


Il

il

principe Kaunitz, che aveva ricevuto le

il

nuove

I03

costituzioni e la lista dei candidati,

il

partecipava che alla Societ, costituita

dicembre 1776
col

dispaccio

Maria Teresa, di pari data, era stato accordato


l'annuo assegno di lire novemila. Contemporaneamente esprimeva le meraviglie che fossero stati indi

nomi di alti funzionari e di


avevano tempo di occunon
o

clusi nella lista troppi

regi professori, che,


parsi di cose

della

od

Societ,

erano

estranei alla

missione della medesima. Invece insisteva che

giungessero

mond,

nomi

si

ag-

dell'abate Frisi, del canonico Fro-

del padre Molina, dei

Sangiorgio padre e

figlio,

del macchinista Meghele, del conte Francesco d'Adda,

marchese Moriggia, del marchese Menafoglio, del


marchese Ferdinando Cusani e di don Giuseppe Tanzi.

del

modo, riformata la lista dei candidati,


prime proposte, col dispaccio prima
ricordato, venne definitivamente costituita la Societ,
la quale cos annoverava, compreso il consigliere
In questo

e rispettate le

Secco, trentotto soci sedenti.

tre

primi,

il

conte

marchese Moriggia, si chiamavano conservatori, e tenevano la


presidenza e gli abati Griselini e Giacomo Cattaneo
fungevano da segretari. In progresso di tempo si
nominarono anche i soci corrispondenti, fra i quali
troviamo Lazzaro Spallanzani, Alessandro Volta e
Beniamino Franklin.
Il 12 gennaio 1778 il principe
Kaunitz trasmetteva al conte Firmian tre medaglie d'argento, tre di
rame e tre di metallo bianco, fatte appositamente
coniare a Vienna in ricordo della istituzione della
Pietro Verri,

il

duca Serbelloni

il

Societ, e pregava

che gli venisse indicato quante


medaglie ancora occorressero per distribuirle ai soci.
Alle sedute della Societ

il

Parini interveniva ogni

volta che altre occupazioni pi importanti

non

glielo


vietassero, o le solite

non

cui

febbri,

lo trattenessero nelle

procuravano, come

mero

delle arti e delle


i

benefici effetti,

ad accrescere

Parlni,

il

il

nu-

uomini

dei soci, coll'aggregare alla Societ

il-

benemeriti della patria.

lustri e

22 giugno 1780

Il

il

denari, stabili-

vano premi a favore dell'agricoltura,


manifatture, miravano a propagarne
e

come

pi ricchi,

mettevano fuori anche

Serbelloni,

andava soggetto,

sue stanze. In questa So-

seriamente

ciet si lavorava

104

il

Parini fu nominato

membro

della deputazione, incaricata di raccogliere e pubbli-

care

primo volume degli Atti

il

della Societ.

29 novembre 1780 moriva l'imperatrice Maria


Teresa, che aveva istituita la Societ Patriotica. NelIl

r adunanza dei soci del 23 dicembre, il presidente


un tributo di compianto alla

conte Secco leggeva

defunta imperatrice, e
rini, assente, a tessere

lettera 26 dicembre,

Firmian
veva

l'

1'

assemblea incaricava

La
al

quella del 2 gennaio successivo, che scri-

con

compilare

Pe-

che io stesso Parini scriveva

al Griselini, in risposta

giorno,

il

elogio di Maria Teresa.

la

quale gli

ad un'altra dello stesso

si

affidava

l'

incarico di

appuntamenti
delle adunanze della Societ 30 gennaio, 22 marzo,
15 e 20 maggio 1 781, dimostrano in modo chiaro e
luminoso, che il Parini aveva accettato con perfetta
cognizione di causa l'incarico di tessere l'elogio per
la

Y elogio in

discorso

gli

defunta imperatrice, e non aveva potuto compierlo

per la sopraggiuntagli malattia.

La
rini a

scriver

risposta, che

il

Gian Rinaldo
1'

elologio

Reina afferma aver dato


Carli,
Io

disfacente, su cui tessere


ella

non

il

quale

il

Pa-

sollecitavalo a

non trovo veruna idea sod1'

elogio della imperatrice

fu generosa: donare l'altrui

non

virt

105

dev'essere inventata di sana pianta, contrastando so-

lennemente con le opinioni del poeta intorno a


Maria Teresa.
Tutto questo venne riscontrato sui documenti originali e

non temiamo alcuna smentita. Alle obbie-

zioni per che potrebbero muoverci alcuni,

quali,

nella rinuncia del Parini a tessere l'elogio, vogliono

vedere l'animo deliberato del poeta perch dalle autorit non gli venne mai accordato il tanto promesso miglioramento economico, rispondiamo che
ci non si pu ammettere, per due ragioni impor-

tantissime.

La prima, che il Parini non fu mai


come ce lo attesta tutta la sua vita;

vendicativo,
la

seconda,

ne sarebbero con agevolezza accorte e l'avrebbero punito o col togliergli la cattedra, o col serbargli un contegno assai diffidente
che

le

autorit se

e freddo.

ben
il

vero che nell'anno 1784 gli venne negato


Maria Assunta, in Lentate,

beneficio semplice di S.

ma

Pieve di Seveso,

d'altronde pur chiaro che ci

un formidabile competitore nella


conte abate don Carlo Melzi come ab-

accadde, perch aveva

persona del

biamo

A
il

documenti N.

visto nei

1'

sfatare fin

sonetto, che

8.

ultima ipotesi serve mirabilmente

Parini compose /n morte dell'Im-

il

peratrice e Regina Maria Teresa, coni' indicato


nel manoscritto Poesie dell'Abate Don Giuseppe
Parini

depositato nella Biblioteca Braidense,

fa parte dei codici


Poich

la

Morbio.

gran

Teresa

serti frali

Sciolse, al vero affrettando eterno alloro,

Altro duolo improviso estese

Sovra

la

terra e sovra

il

l'ali

mar sonoro.

che


Le genti che
Ebber

io6

da' suoi genj reali

fida difesa, alto ristoro

Piangean, mille additando opre immortali,

La

protettrice,

Piangea

Che

1'

anzi la

madre

loro.

Europa l'auspice bontade.

nodi della pace e dell'amore

Al discorde compose empio Emisfero.


Piangea l'orbe universo

il

Di

raro sopra

ma

il

suo splendore,

troni esempio altero

fede, di giustizia e di pietade.

Si potrebbe porre in

Parini,

dubbio che

sonetto sia del

il

allora bisognerebbe dubitare di

nome

sonetti che vennero stampati col suo

tutti

(i).

della Colonia Insubre dell'Arcadia, col

membro
nome di Da-

risbo Elidonio, veniva

Roma

mezzo

In

verato fra

a queste cure

suoi

il

Parini, eh' era

dall'Arcadia di

componenti. Sensibile

il

anno-

Parini a

tanta cortesia, scriveva al Pizzi, custode generale di


quell'Associazione, la seguente lettera

Ill.mo Sig.r^

Pad.ne Col.'i%

Sig.re

L'onor singolare, che cotesto


si degnato di farmi

l'Arcadia

gentilezza

di

bont con

cui

illustre

1'

Corpo

del-

espressioni di

V. S. lU.ma

me

ne

formeranno sempre una dolce compiacenza per il mio animo, atto a rendermi pi cari
i
giorni della vita che soprawanzano. Egli vero

porge

che

io

la notizia,

mi sento un interno rimorso, che nasce dalla


eh' io ho di non meritare una si nobile

coscienza

(i) Questo sonetto fu pubblicato, senza indicarne l'autore, da Gio.

Castro nel voi. Milano nel Settecento, ecc., che lo copi


scritto trovato nell'Archivio Storico

Municipale.

da

De

un mano-


dimostrazione a mio

mi ha

riguardo

Ma

anzi

doverla

di

che per troppa

un sogdegno di quel, che io non mi sento


non amo di discutere questa cosa
la taccia di
s per non meritarmi

rappresentato all'Arcadia per

getto troppo pi
di essere.

prevenzione di alcuno,

alla graziosa

amicizia

I07

io

con V. S. lU.ma;
poco rispettoso, e di poco riconoscente verso quelli,
che hanno contribuito a decorarmi cos altamente;

come anche per non

essere accusato di affettata

mo-

mentre che non intendo di fare altro che


esprimere g' ingenui sentimenti del mio animo. Mi
ristringo adunque a ringraziare quanto io posso
tanto V. S. Ill.m^, quanto il Sig, Abate Goudar, e
gli altri, che s sono adoperati a mio favore: e prego
destia, nel

Lei specialmente d rappresentare in


l'

della

mia riconoscenza,

del

mio

colla pi distinta stima o col pi

Di V.

mio nome

appartengo,

illustre Ceto, a cui ora

al-

grandezza

la

Sono

rispetto.

ossequio

distinto

S. Ill.nm

Milano, 17 maggio 1777.

Dev.nio e

Obb.mo

Serv.^

Giuseppe Parini.

L'abate Luigi Godard era allora vice-custode dell'Arcadia e poscia custode generale.

Fino dal io maggio 1769 il Parini trovavasi in


relazione col Bettinelli, allora gesuita, al quale scriil 24 e 27 febbraio 1779, a proposito del
suo sonetto per l'arciduchessa Maria Beatrice d'Este

veva, pure

Ardono^

(i)

Vedi

il

lettere

giuro,

del

Parini,

ecc. (i).

pubblicate

dal

prof.

Rassegna 'Bibliografica della Letteratura Italiana, N.

E. Bertana
e

nella

1898.


Pi

tardi, nel

io8

Firmian,

una grave

1782, doveva coglierlo

sciagura, la morte del suo benefattore,

ministro plenipotenziario.

abbiamo frequentemente

parlato,

conte Carlo

il

Siccome

non

cos

di lui

sar

di-

scaro ai lettori di apprendere alcune note biografiche


di

un uomo, che tanto influ sulla sorte del Parini


benessere della Lombardia austriaca.

e sul

Egli era nato nel 17 16 a Deutschmetz, nel Tirolo,

aveva studiato ad Erthal, ad Innsbruck. ed a


bourg. Frequentata

1'

la Francia e l'Italia, ove col

dissimo amore per

Salz-

universit di Leyden, viaggi

buon gusto attinse granarti. Reduce in patria,


fu inviato da Maria Te-

belle

le

applicossi ai pubblici affari,

resa ministro plenipotenziario a Napoli,

nel 1758

Lombardia, presso il Serenissimo Amministratore


duca di Modena, col grado anche di generale sopraintendente della regia posta d'Italia, luogotenente
in

e vice-governatore dei ducati di

Mantova

Sabbio-

neta, e del principato di Bozzolo.

Milano avvantaggi

manoscritti,

am

la

compagnia

dei dotti e

colo in casa propria, fra

noveravano rimbonati,
il

Guttierez,

il

il

form

Tanzi,

Balestrieri,

il

medaglie;

un

eletto cir-

intagli

membri

raccolse libri,

gli studi,

quadri,

stampe,

il

quale

del

Quadrio,

Giovenale,

il

si

il

an-

Pecis,

Sacchi,

Guido Terani, Giuseppe Raccagni, Bernardino Terrario,

Carlo Castelli, Giorgio Giulni ed

che per brevit

si

tacciono.

Ebbe fama

ma non esatto, come dice


mediocre nel maneggio degli

il

Muoni,

affari,

altri

ancora,

uomo

colto,

eh' egli

fosse

di

perch

il

Kaunitz

rilevava frequenti inesattezze ed oscurit in vari suoi


lavori,

come da una sua nota 28 giugno

grado
l'opera del Firmian
scuno

in

di
si

1772. Cia-

comprendere benissimo, che


svolgeva in Milano dietro i


consigli degli

109

uomini pi saggi

plice e richiesta dal progresso

Vienna non tutto


troppo riguardo

giungeva a

si

ed era chiara, sem-

delle

idee,

capire,

mentre a

aveva

si

ai piccoli dettagli.

Nel 1768 adoperossi anche per l'abolizione delle


private carceri

dell'

Inquisizione, destinate

rego-

ai

soverchie elemosine che alimenta-

lari
diminu le
vano pi il lusso che
;

devozione

la

ministrazione dei luoghi

vegli

pi i, delle chiese, dei

all'

am-

conventi,

dei monasteri e delle confraternite; fond accademie


e scuole, e volse ogni cura a mettere in fiore l'Universit di Pavia, che arricch d'una

giardino

musei

botanico,

d'

un

chimico,

di storia naturale e di anatomia. Istitu

cattedre di scienze e d'arti


di patria a sedervi

Borsieri,

d'un

biblioteca,

laboratorio

dei

nuove

chiam senza distinzione

pi chiari ingegni, Giambattista

Augusto Andrea

Tissot,

Giacomo Rezia,

Lazzaro Spallanzani, Giuseppe Nessi, Bassiano Car-

Gregorio Fontana, Luigi Cremani, Pietro


Tamburini, Vincenzo Palmieri, Giuseppe Zola, Angelo Teodoro Villa, Alessandro Volta e molti altri.
E ben a ragione per questo Lorenzo Mascheroni
nclV Invito a Lesbia cantava:
minati,

Ma

fra queste cadenti antiche

Guidate,

il

sai,

da

la

Cesarea

torri

mano

L'attiche discipline, e di molt'oro


Sparse, ed altere di famosi

nomi

Parlano un suon, che attenta Europa ascolta.

faceva quella meravigliosa descrizione dell'uni-

versit di Pavia e dei suoi insegnamenti, che rester

imperituro

monumento

dell'opera del Firmian.

Brera, dopo la soppressione dei Gesuiti,

impulso

all'orto botanico, affidato alle cure del

diede

padre

no

Fulgenzio Witman, e alla specola,


grangia e dal Boscovich.

Lodato da
di 40,000

illustrata dal

mor lasciando una biblioteca

tutti,

volumi, fu tumulato in Milano nella chiesa

Bartolomeo, da molti anni demolita,

di S.

La-

angolo

la

quale

di
Annunciata con via
Manzoni, vicino agli archi di Porta Nuova, dove
oggi si vede un negozio di salumaio. La bella lapide che ornava la sua tomba scomparve nella devasi

trovava

sull'

stazione cisalpina,

ma

via

ebbe miglior fortuna,

poich

fu salvata dall'ingegnere Carlo Gallarati, fabbriciere


di S.

Bartolomeo,

casa

di

Vimercate

il

quale la conserv nella propria


1816 venne

nel

ricollocata

posto dal governatore Saurau, e dopo la demolizione


della chiesa,

venne murata

Moscova, verso

di via

Firmian

Il

lire di debiti,

lasci

nell'altra chiesa

omonima

Giardini Pubblici.

morendo

circa

novecentomila

che vennero pagati dal di

lui

succes-

Wilzeck, in seguito alla liquidazione


della sostanza del Firmian stesso. Di questo, a giusto titolo
grande ministro, si potrebbero narrare
conte

sore

che porrebbero in vera luce il di


grand'animo, e solo dispiace ricordare, che tanti
storici non l' abbiano studiato come sarebbe stato
desiderabile. Per questa cagione essi hanno nociuto

piccanti curiosit,
lui

moltissimo alla di

lui

fama,

non hanno saputo

interpretare giustamente qualche avversione dei Milanesi,


dell'

ancora schiavi

in

gran parte della boria

ignavia spagnuola, alle di lui opere,

quei principi,

allora

patrimonio

di

ispirate a

pochi

uomini

eletti.
Il principe Kaunitz, con P. S. alla lettera 22 settembre 1783, a proposito del Firmian, scriveva al
Wilzeck: I Corpi Civici di Milano, che hanno

Ili

sempre saputo spendere con prodigalit,

e rare volte

a proposito per oggetti, che interessano

il

avrebbero ben potuto

una prova

della loro "riconoscenza per

che ha contribuito
del Paese

pensare a lasciare
tante maniere

in

Pubblico,
ai

Posteri

un ministro
al

vantaggio

hanno fatto conoscere


momentanee e sterili di-

alla di cui perdita

la loro sensibilit

con sole

mostrazioni.
Io

naggio

sono d'opinione, che la memoria d'un persobenemerenza presso il Pubblico

di s insigne

meriti dopo la sua morte d'essere celebrato dal medesimo assai pi di quello d'un Religioso Straniero
all'occasione che in

Santo,

onore

quale
si

puccini di

il

fatto

P.

Roma

viene

d'essere

Lorenzo da Brindisi,

dichiarato
di cui

in

recentemente nella Chiesa dei Cap-

Milano tanta solennit con incredibile

concorso del popolo, e coll'intervento de' Regj


casteri, e de'

Corpi della Citt per

cato titolo d'essere egli

Veramente pare che


faccia
ivi

Taomaturgo

poco

il

nella medesima.

in questa parte la sana filosofia

pochi progressi in Milano, e che l'entusiasmo

prevale alla giusta sobriet nel culto

Santi, stante la forte

influenza,

che

dei

Frati

tuttavia sullo spirito e l'opinione del popolo

(i)

Di-

giustifi-

Vedi documenti Morte

del

Firmian

nuovi

hanno
w (i).

Archivio di Stato.

IX.

La Recita dei versi

Origine dell'ode La Caduta

La Tempesta

dell'ode

e l'Inquisizione di Milano

Giudizi del Parini

La

Origine

L'Auto da

guerra.

marchesa Paola Castiglioni Litta


ed 84, pregato il Parini a
comporre un brindisi od altra poesia, da leggersi in
fin di tavola. Il poeta rispose mandandole l'ode Sopra
l'uso di recitare i versi alle mense (La Recita dei
versij, che tutta una satira molto bene riescita
dei discorsi che allora tenevano, come tengono ancor
Si dice che la

avesse, fra l'anno 1783

oggi,

convitati. In questa occasione scudiscia

rini l'intenti del

del

quelli

Casti, che

Passeroni, che

demoralizzano, e

Pa-

il

liscia

tendono a migliorare

la

gente.

Nella vita
detti

umana

comunemente

si

contano

certi

quarti

nei

quali

l'uomo vede

storici,

davanti a s una dura verit che,


gli

ferma

il

passo

pi

la

preso. Questa verit, che

come una

d'ora,

barriera,

rimira e pi ne rimane sor-

chiameremo disinganno,

cio

conoscenza dell'errore nel quale pu trovarsi un


individuo qualunque, produce nell'uomo dall'intelli-

la

genza

elevata,

dal cuore largo e dalla coscienza in-

113

un sentimento

temerata e pura,

sione, che difficilmente

Cos davanti

al

Parini

di dolorosa impres-

cancella.
il

disinganno non poteva

certamente passare inosservato

ma si

fermava, e nel-

l'animo suo, teneramente e nello stesso tempo forte-

mente

sensibile,

stampava un'orma indelebile

e pro-

mandava suoni

duceva quel cumulo d dolore, che


armoniosamente gravi e pungenti,

davano

quali

immortale alla sua pi bella ode, La Caduta.


Sappiamo che questo sublime lavoro fu scritto
nell'anno 1785, quando il sommo poeta provava uno

vita

amari disinganni che non s dimenticano. Il


governo austriaco in Lombardia, dopo la morte dell'imperatrice Maria Teresa e dopo il passaggio del
Firmian alla seconda vita, non era pi quello di
prima lo spirito innovatore d Giuseppe II si spandeva in un modo troppo brusco urtava con troppa
forza contro gli ostacoli che incontrava per via, ed

di que'

invece di operare

come

ruscelli che recano colle loro

aveva

placide acque vita e vigore all'erbe dei prati,


il

fare di

mano

un

torrente impetuoso,

d ghiaia

il

le

terreno coltivato.

onde

cui

Da

col-

queste cause

che agitavano l'opinione pubblica nasceva, come ap-

punto nasce dall'acqua agitata in un recipiente chiuso,


un fenomeno comunissimo, la schiuma, la quale, invece di dileguarsi, rimaneva costantemente a galla.

qui, per uscir di metafora,

dobbiamo intendere

che la schiuma era allora rappresentata

dalla

meno pura

societ,

della

classe

dirigente

della

parte

quella certa gente ignorante ed ambiziosa che


torcigliava,

come

l'edera,

intorno

al

governo

da

si at-

di Mi-

lano, e pi d tutto alla pianta pi elevata e robusta

dell'arciduca Ferdinando.

sprovveduto,

come

Questo prncipe

non

era

taluni credono, d'ingegno, al quale

114

sapeva accoppiare anche un sano

uno
le

spirito

volte

si

umorismo

ed

(i)

veramente benefico, che per non tutte


mostrava misurato, e giusto. Naturalmente

in simili faccende, e in tante altre che

all'amministrazione

cosa

della

riferivano

si

pubblica,

solita

la

schiuma inquinava l'ambiente direttivo, e la solita


edera impediva il regolare svolgimento dell'amministrazione stessa, e ne derivava quel mal celato malcontento, che nell'ultimo decennio della dominazione
austriaca si convertiva in una specie di odio, contro
il principe Ferdinando e il suo governo.
All'apparire

circostanze,

simili

di

1783,

il

seguito all'altra al prefato arciduca, di essere no-

di

minato

beneficio semplice

al

(i) Affinch

una sua

lettera,

abbia

si

Corte

dell'umorismo

un' idea

il

Caro Conte Firmian

si

conserva

dell'arciduca,

riporta

si

tradotta

Corrispondenza colla Regia

nella

di render noto,

come

si

Avendo

osservato

di S.

fatto

M.

non

sia

in

mio avviso, non

Duomo

vi saranno

pi

indemoniati,

abbiano una grande

non quando

essi lo

autorit

farete

parendomi
sul

con-

si

funzione,

la

quest'ultima
se voi

ipotesi

secondo

che questi

diavolo

permettono. Addio, credetemi

"^"^^

prego

vi

cos

Cardinale o a chi

dopo eseguita

o no posseduto dal demonio, affinch

giorno

il

qualche indemoniato lo

delle cappelle e lo si esamini,

venga punito come impostore. Io sono certo che,

signori del

al

avendo gi da

ed

permetterli,

due anni or sono,

meglio giudicherete, che nel caso vi

duca in una

di

domani

che

Duomo,

degl' indemoniati in

due anni l'ordine espresso

grida se

titolo e nel-

Archivio di Stato.

destinato agli esorcismi

s'egli sia

sotto

indirizzata al conte Firmian, credesi nel 1779,

dall'originale francese, che

il

nel

con quattro domande, rivolte una

Parini chiedeva

per

che

non

tutta la

Vostro fedele e sincero amico

Ferdinando.

Non

stato possibile trovare alcuna traccia di quell'indemoniati

qualche cosa

si

trovato intorno agl'indemoniati di questo secolo.

1828, in Milano,

conviveva con

la famiglia

una giovane,

d'anni

per

Nel
29,

tT5

Maria

l'oratorio d Santa
di

come

sotto

il

riso la

Vssunta di Lentate, Pieve

pu

verificare nei documenti


Naturalmente forse al Parini avr sorsperanza di vedere appagato il suo desiderio,

Seveso,

N.

si

8.

in considerazione che le circostanze di pubblico servigio, di et, di fortuna e di salute, militanti a suo

molto

favore, avrebbero

influito sull'animo del prin-

cipe stesso.

L'eterna questione della povert del Parini

conosciuta da tutti

non

me-

era assolutamente povero, lo sentiva egli

desimo

ma

gi

nostro poeta in quell' anno

il

a cagione della

sua vecchiaia e della


sua cagionevole salute, egli guardava l'avvenire con
;

raccapriccio e spavento.

timore di trovarsi un giorno o

Il

sarta,

nubile, la qu.ile,

probabilmente

c;seuJo

da

affetta

impo-

altro

1'

isterismo,

fu

creduta indemoniata, e venne esorcizzata dai preti della parrocchia. Tralascio di narrare le scene seguite, gli ululati,
dell'isterica,

sibili,

cerie corse, liberata

da

tre diavoli

che

erano

si

stabiliti

secondo ed ultimo esorcismo venne pur liberata

che alloggiavano nel resto del corpo, e


libera.

Ogni diavolo aveva

suono

della

del gatto

contro

seguenti

il

il

d' altri

lo

le di-

nella testa.

diavoli

rimase

afflitto

distingueva

si

Nel

quattro

modo

questo

in

suo bravo, nome,

Dei

sette diavoli sopra

Lupeto, diavolo contro

la fede

la carit,

che facea

il

il

che

indicati,

dal

facea

il

verso

verso

Zavaul,

dell'asino

Renoch, che signi-

contro

Ceest,

il

verso del cane

il

verso del bue

verso dell'oca

vennero co-

che faceva

fede,

Li

che facea

e la speranza,

contro l'umilt, che facea

fica superbia,

facea

Zaina, contro

la carit,

Rioiido,

secondo

voce che usciva dall'indemoniata, e ciascuno esercitava una

speciale influenza diabolica.

nosciuti

contorcimenti

e dir solo che nel primo esorcismo venne,

sacerdoti, che

belato dell'agnello. L'ultimo diavolo, forse pi furbo degli altri,

non ha voluto dare n nome, n spiegazione.


Tutto questo
della Direzione
affare diabolico,

chivio di Stato.

si

apprende dalla

relazione

Generale di Polizia,
relazione che

si

che

maggio

dovette

conserva nella

1828, N. 9252,

intervenire

in

Sezione storica

questo
dell'Ar-


tente a muoversi e

mente

costretto

metteva

gli

letto,

il

ii6

guardare continua-

a
i

brividi

poneva

gli

davanti agli occhi lo squallore della sua cameretta,


dov'egli solo e privo di soccorsi, sarebbe dimenticato

da

tutti.

Per riparare a simile sciagura, allora immaginaria, ma che poscia poteva diventare una realt,
egli

non vedeva

dal

governo

altra via

di

che

salvezza

un miglioramento

ducale

ottenere

sue

delle

condizioni economiche.
Il suo stipendio era ancora di sole lire
milanesi
duemila, al quale non poteva aggiungere che i

proventi del beneficio di Vaprio, circa centosessanta


lire (i) e

cinquanta scudi dell'abazia di Carugate e

somme

Chiaravalle.

Con

racimolare

pi piccolo risparmio, da metter da parte

il

queste

gli

per la vecchiaia o per giorni pi

che riscuoteva egli

era

impossibile

tristi; tutto

quello

spendeva senza prodigalit e

lo

senza avarizia. Voler uscire da simili strettoie in


condizioni era

tali

assolutamente impossibile; occorreva

quindi chiedere

al

governo, picchiare continuamente

o alla porta dell'arciduca o a quella del ministro ple-

(,i)

Quel beneficio

gli fu

del conte Firniian al

tenore

concesso in seguito a lettera i8 febbraio 1772


arcivescovo

cardinale

Pozzobonelli,

del

Sacerdote Giuseppe Parini, Lettore di Belle Lettere in queste Scuole

Caiiobbiane, credendo valevole la mi;i interposizione presso di

per

seguente

riportare

qualche

Canonico Sorniani, m'ha pregato di presentarle questa

Bench sappia

di

non aver

io tanto

ogni modo facendo tutto


Em. za V., e per trattarsi di

V.

di

lui

supplica.

merito per riportare grazie da V. Eni. za,

ad

il

l'

persona di cui ne fo molto conto,

fondamento sopra l'animo generoso

vanzo a pregarla di esaudirlo, che unir questa nuova


moltissime che le professo per comprovarmi in tutte
Col

maggior

rispetto, ed ossequio

Era.z.i

semplice di quegli lasciati dal defunto

benefizio

mi

protesto .

del-

m'av-

obbligazione alle
e

occasioni quale

117

nipotenziario conte Wilzeck. Tutto questo spiega assai

chiaramente

le

domande che

l'arciduca, per ottenere

il

Parini rivolgeva al-

il

beneficio di Lentate, nella

certezza che gli venisse concesso.

Quel beneficio invece, nell'ottobre 1784, veniva

ac-

cordato all'abate conte Carlo Melzi e nell'anno successivo,

N.

8,

com'

confermato nei

veniva spedito

documenti sotto

Placet alle

il

bolle

il

Roma,

di

il Parini rimaneva con un palmo di naso. Quale


disinganno egli abbia provato, e qual dolore lo abbia

ed

assalito

pi

Dopo questo

immaginare che
non poteva starsene

facile

rifiuto

ed anzich coprire di pietoso oblio


si

preferiva combattere

recavano,

descrivere.

tranquillo,

torti

che gli

apertamente

tutti

indegnamente saliti in alto, gli chiudevano r adito al suo miglioramento economico. E


fingendo di essere caduto lungo la via, all' amico
umano, ma non giusto che, sollevandolo da terra,
g' insegnava i modi obbliqui coi quali in ogni et
e in ogni luogo i corrotti, gli scaltri e i parassiti
salgono in fortuna, facea recitare per filo e per segno
quelli che,

tutta

la

schiuma

storia

quelle persone

di

e dall'edera,

peratore Giuseppe

cevano a Milano
In questo

che sotto

alla

modo

il

dalla

ali dell'im-

e dell'arciduca Ferdinando fapioggia e il bel tempo.


nacque e si svolse l'ode La Ca-

musa che

all'abate Casti,

raffigurate

grandi

II

la

duta, e in questo concetto


lativi

le

ci

insulta

quale

dopo

confermano
il

di

pudore,

versi reallusivi

aver goduto lodi

favori e doni alle Corti di Pietroburgo e di Berlino;


a Vienna, dall'imperatore Giuseppe

accarezzato

ed

insediato

con

3000

li

veniva lodato,
fiorini

di

sti-

pendio nel posto di poeta cesareo, resosi vacante


per la morte del Metastasio. Questo rappresenta assai


apertamente

colmo

il

Parini a scagliare
lo tenev^ano

Il8

misura che spingeva il


suo dardo contro coloro che

della

il

chiuso nelle strettoie della povert, lui

poeta civile da paragonare solo a Dante, professore

sommo
l'

aria,

che volava sovra

mentre quelli

aprivano

a recare

come la regina delnon lo curavano,

che

tesori dell'abbondanza ad

Un
che finiva

tutti,

stessi

prete brutto, vecchio e puzzolente

asserzioni,

Ed

suoi giorni crepando d'indigestione.

maggior luce intorno


soccorre

ci

versi che, sotto

un

razione storica

delle

Il

poeta

medesimo

certo aspetto, sono la

beneficio di Lentatc

Quando

il

sue

queste

alla verit di

co' suoi

vera

nar-

domande, per ottenere

il

poi d'et carco

bisogno

lo striiige,

Chiede opportuno e parco

Con

fronte liberal che l'alma pinge

se

duri mortali

lui

Ei

si

voltano
fa

il

contro a

tergo,
i

mali

Della costanza sua scudo ed usbergo.

N si abbassa per duolo


N s'alza per orgoglio.

Queste linee erano gi


7 settembre

1799

scritte,

Pompilio Pozzetti, cadutaci assai


venne a darci pienissima ragione

(t) Vedi
lanese

il

volume Della

tardi

la

lettera

indirizzata a
sott' occhio,

(i).

vita e degli scritti di Giuseppe Parini,

Lettere di due amici

Stamperia Mainardi,

quando

Luigi Bramieri,

di

Seconda Edizione

Mi-

Milano, 1802


Nell'autunno 1786

irg

il

componeva

Parini

La

l'ode

Tempesta, della quale invano si tenterebbe cercare


l'origine, senza por mente alla storia di quel tempo.
Anche qui ci troviamo nel campo delle riforme
di Giuseppe II, che non venivano accolte di buon
grado, poich tagliavano
e
i

congedavano

sudditi, abituati

del

governo

di

le ali

a parecchi personaggi,

destando cos

altri,

vita

alla

un malumore

patriarcale

fra

tranquilla

Maria Teresa.

Alcuni biografi del Parini credono che l'origine


della Tempesta si debba ricercare in queste riforme,
ed invocano, in proposito, quanto scrisse il Cusani,
a pagine 104 e seguenti del voi. IV della Storia di

Afilano, intorno a Gianrinaldo Carli,

Pietro

Verri

seroni,

Questa

narrazione

del

all'

all'abate

Pas-

arciduca

Ferdinando.

non

esattamente

Cusani

vera, specialmente riguardo al Carli

e al Passeroni.

primo era caduto in disgrazia dell'imperatrice Maria


Teresa sin dal novembre 1780, e con lettera del 13
Il

scriveva

all'

arciduca

L'estremit del

dolore

che

mi condusse nelle attuali circostanze sino quasi alla


disperazione, provenuta dal tormentoso dubbio, di
indegno della grazia di V. A. R.
dovermi distaccare dal servizio di S. M. la d
cui grand'anma ho adorato sempre con tutto il trasporto del mio cuore, e adorer unitamente all'Augustissima Famglia, sin che a Dio piacer di la-

essere io considerato
e del

Veneto d'origine, presidente del


con 20,000 lire di stipendio,
scienziato allora di molto grido e tenuto in gran
pregio da ogni ceto di persone, la sua caduta dispiacque. Gli vennero offerte dall'arciduca e dal Fir-

sciarmi in vita

Magistrato Camerale

mian

la

direzione degli Archivi

Lombardi

e la pre-

sidenza dell'Accademia di Belle Arti, che rifiut. Avuta


la,

120

pensione intera, nel 1781 gli fu ridotta ad un


la Repubblica Veneta lo richiese a mezzo di

terzo

ma non

mosse da Milano, non si


Leopoldo II, riebbe
la pensione intiera. Morto nel 1795 in Milano, fu
sepolto nel villaggio di Cusano.

Cecilia Tron,

si

tolse dallo studio, e salito al trono

Giancarlo Passeroni era stato pensionato col reale


dispaccio 9 aprile 1770. Egli avea fatto giungere all'imperatrice

una

supplica,

motivi di et avanzata,
gustia, di studi e di

nella

accennando

quale

cagionevole salute, d'an-

di

fatiche

durate

zione del suo Cicerone, pregava

gli

nella

composi-

venisse accor-

data una tenue pensione. La marchesa Maria Teresa,


vedova Lucini, dalla quale era stato assistito per la
utile

opera da

lui

predefunti suoi

prestata

trecento zecchini, ed era morta lasciando fra


toie del

il

le stret-

Passeroni. Questi, nella sua sup-

accennata la suddetta pensione, pregava che su

plica,
la

bisogno

due

nell'educazione dei

aveva goduto una pensione di

figli,

medesima

si

continuasse a corrispondergli

l'

im-

plorato sussidio. Informata di tutto questo l'imperatrice, col citato

dispaccio gli accordava

di cinquecento lire milanesi


affatto gratuita, gli

una pensione

annue. Questa, essendo

veniva tolta con lettera di Corte

8 ottobre 1781, ed in

compenso

l'arciduca gli conce-

deva due benefici ecclesiastici nel Cremonese.

Da
il

questa narrazione risulta chiarissimo,

Carli, n

il

La Tempesta

che n

Passeroni hanno a che fare con l'ode


del Parini, scritta nel 1786.

poeta, rivolgendo

il

discorso al suo amico Al-

cone, ed accennandogli

il

mare

Il

in tempesta e

seri legni travolti dalle onde, allude alle

cipitate di

Giuseppe

II,

mi-

riforme pre-

mette in evidenza

il

nau-

fragio di tanti grossi impiegati, vittime delle riforme

121

Stesse. Fra questi accenna il pi superbo per ornata


prora, Pietro Verri, presidente del Magistrato Ca-

merale, successo al Carli, assai

quale tutti s'inchinavano.

Verri

Il

dinanzi

potente,

cantava

al

inni

Nettuno, all'arciduca Ferdinando, governatore della

Lombardia

austriaca, e lo adulava,

fra

altre cose

le

affermando che di lui non era maggior superno


Giove, l'imperatore Giuseppe II, suo- fratello. Invece
Nettuno cogli altri legni trasporta e aggira anche
il i" maggio
1786, per efnuovo sistema, pensionato colla diminuzione

quello del Verri, che viene


fetto del

di

due

da

che

terzi dello stipendio,

scende a

20,000 di-

lire

lire 6666.03.4.

Ahi qual furore il mena, grida il poeta, Pur


contro noi d'ogni avarizia schivi; e ben a ragione,
poich Nettuno, dopo di aver scomposto ed abbattuto
la

grande nave del Verri, minaccia

sue onde

La sdrucita barchetta che

ed Alcone.

Infatti,

dopo

le

d'

ingoiare nelle

accoglie

il

poeta

riforme del Magistrato Ca-

merale, vennero subito quelle delle Scuole, in causa


delle quali

Parini e

il

il

suo amico Alcone, Vincenzo

d'Adda, professore d'Arte Notarile, corsero


di

tero

il

Silva,

il

sori in Brera. Nelle decisioni

Commissione

18 agosto

ecclesiastica e degli studi, sotto

La

facolt pertinente

perdetprofesdella

1786

leggesi riguardo al Parini quanto segue

N.

pericolo

come effettivamente la
Lampugnani e il Bossi, tutti

perder la cattedra,

il

N.

15,

cattedra

del

professore Parini nelle Scuole Palatine di Milano

non

si

15.

ristringe alla

alla

mera Eloquenza, o Letteratura

Essa, giusta le istruzioni gi date su tal

pro-

posito dalla Reale Corte, destinata a promovere

buon gusto
la corruttela

il

in tutte le Belle Arti affine d'impedirne

ed accrescerne

la

perfezione,

cos

nei

122

come negli artisti; gli uni egli


abbondano nelle grandi Capitali .

protettori di quelle,
altri

de' quali
Il

professore pertanto ha l'obbligo di trattare

comuni

principi generali e

a tutte le Belle Arti

di esporne le regole dell'imitazione,


e della

composizione, non

anche rispettivamente
ai

fini particolari

solo

ma

alla natura, ai generi, ai mezzi,


arti ,

mezzo dell'esemplificazione

dimostrare

dalle seguenti arti

dell'invenzione

assolutamente

ciascheduna di esse

di

Inoltre deve per

le

virt,

tolta

difetti

o dalla ignoranza de'


o dalla inosservanza delle

provenienti dalla cognizione,


principj, dalla osservanza,

regole comuni alle arti medesime

Dee finalmente

contemplazione degli ec-

colla

cellenti modelli sia nella Letteratura,

sia nelle Arti

con l'opportuna erudizione storica-mitologica-poe-

tica far

conoscere

fonti delle

cognizioni,

ulteriori

necessarie agli artisti, arricchire l'immaginazione,

ed unire

cilitar l'invenzione

mento

del vero Bello

praticamente

il

fa-

senti-

cose tutte essenziali ad otte-

nere giudiziosi protettori delle Belle Arti, ed eccellenti artisti

gendo per

ultimi nella presente et sor-

quali

l'ordinario dalle inferiori classi del popolo,

ed essendo privi di

lettere,

altronde ottenerle

non sanno n possono

sono perci

costretti

nere nella rozzezza, o nella mediocrit

In tal guisa

sua facolt per

il

il

di

rima-

professore Parini ha trattato la

corso d'anni

diciassette,

con per-

petuo e spontaneo concorso di uditori .


La Commissione pertanto ha riconosciuto, che
merita
l'ab.

di essere

Parini per

creduto che

si

stabilmente conservato
i

suoi conosciuti talenti

potrebbe

in
:

impiego
epper ha

aggiungere all'Accademia

delle Belle Arti, perch insegni

il

gusto delle me-


desime in tutta
pubblicare
di

il

la estensione,

obbligandolo anche a

lezioni gi da esso fatte per la cattedra

le

Eloquenza,

per

1-23

che dovr fare a comodo, e

e quelle^

pi rapido progresso delle Belle Arti: questa

combinazione sarebbe analoga alle intenzioni di S. M.


dirette a promovere que' stabilimenti, che interessano
il progresso e la perfezione delle
Belle Arti com'
l'Accademia in Milano .

Ponga mente
cumento

il

lettore

questo

dal principio fino a tutto

poverso, e di leggeri

accorger

si

parole e dalle frasi di trovarsi

il

minuta originale

estratto di do-

penultimo ca-

dallo

davanti a

tore provetto che dovrebb' essere


Infatti nella

il

stile,

dalle

uno

scrit-

Parini medesimo.
documento stesso,

il

del

N. 15 delle decisioni comincia coli' ultimo capola parte antecedente aggiunta in

verso, e tutta

margine, in seguito forse ad osservazioni, scritte dal


Parini, e da lui presentate alla Commissione ecclesiastica e degli studi, (i)

Dopo quest'aggiunta,

la

Commissione correggeva

ed accomodava l'ultimo capoverso, com' qui riportato.


In questa occasione

venne approvata anche

l'abo-

lizione della cattedra dell'Arte Notarile, occupata dal

professore

Vincenzo D' Adda,

conservato

nell'

quale per venne

il

come

impiego,

Parini, con passaggio alla cattedra delle Istituzioni Civili, gi tenuta dal Birago, giubilato.
Il

la

principe Kaunitz, partecipando

superiore approvazione delle


(i) Queste linee erano gi scritte,

noscritto,

Muoni,

il

cui

alludo,

da questo

del

Parini

al

conte Wilzeck

suddette

quando m'accorsi

nella

collezione

decisioni.

il

ma-

autografi

del

ch'esiste

degli

pubblicato nel 1859, senza alcuna indicazione, nel

suo volume Collezione d' Autografi, ecc. Tale documento dovrebbe appartenere all'Archivio di Stato,

124

Al
15. Sono molto
incombenze d' un pubblico Professore della Scienza Estetica ad uso delle belle arti,
specialmente di quelle dipendenti dal Disegno
ed
io sono persuaso del vantaggio che potrebbero ritrarne gli Scolari di codesta Accademia dall'insegna-

dichiarava

i8

il

ben dettagliate

settembre:

le

mento

pratico

detta

di

Se poi

Scienza.

a fine di

saper applicarla all'Instruzione degli Artisti,


Parini ne posseda cognizione pratica

Scultura e Architettura, io devo rimetterne

non essendomi noto

dizio a V. E.

non qual uomo

il

giu-

l'abate Parini, se

bravo poeta ed eloquente...

di talento,

Per altro comprendo

l'Abate

della Pittura,

bene, che in vece di

lasciare

normale simili rari talenti, conviene meglio, anche per riflesso economico,
tirarne partito nella maniera che si pu, a vantaggio
inoperosi e colla

pubblico

pensione

)^.

Questa narrazione spoglia


fa

vedere

il

Parini e

ogni velo

Che

l'ode,

'

D'Adda, amici

il

d'ogii avariiia schivi

d'

sotto

coetanei,

sacri ulivi

insegnano e riscuotono uno


stipendio. La strofa che comincia Alcon, che pi
s'aspetta? ci fa credere che l'ode fosse composta
prima che venisse conosciuta l'approvazione imperiale, comunicata dal Kaunitz al Wilzeck il 18 setin

della pace,

Brera,

tembre, la quale fu notificata


il

IO ottobre, altrimenti

mato

(i)

il

flutto

D'Adda

e al Parini

copra

La

sdrucita barchetta

noi nu3i salviamci

Riguardo

al

poeta non avrebbe escla-

Lascia che

ijS

il

al Parini e

Archivio di Stato.

al

al sasso

D'Adda

in vetta,

(i)

vedi documenti Scuole

P. C.

In ogni

modo ormai posto


La Tempesta

in sodo

che

il

Pa-

perch egli mede-

rini scriveva l'ode

simo veniva trasportato ed aggirato da Nettuno, e


la sua barchetta era troppo piccola, cos metteva davanti la gran nave del Verri, il naufragio
della quale aveva fatto tanto rumore. Dalla tempesta il Parini usc non solamente vestito, ma l'anno
dopo ebbe anche l'aumento di lire trecento sullo

siccome

stipendio.
Il

conte Carlo Bettoni, bresciano, assai beneme-

rito delle lettere e delle arti,


la

Societ

Patriotica

per venticinque

cento

novelle

giovani. Tratte dal vero


santi per soggetto e
stile,

ma

aveva depositato presso

dirette

istruzione

o dal verosimile,

condotta,

dei

interes-

con purgato

scritte

senza affettazione, queste novelle dovevano

esser tali da eccitare

vivamente

d' avvezzarli

giovani

e alla pratica delle virt sociali

dei vizi,

all'

premio

quale

zecchini,

all'

per tempo

prudente riflessione nel governo

di

all'

amore

abborrimento

all'

uso di una
medesimi e

nelle loro relazioni cogli altri.


Il

14

Parini dalla Societ Patriotica fu incaricato

giugno

il

1787, insieme coi padri Raccagni e Soave,

ad esaminare e giudicare intorno alle novelle che


venissero presentate. Questo incarico gli fu confer-

mato

il

12

giugno

1788, e cos per vari anni di se-

guito, sino al 1793, in cui si chiuse il concorso.


Nel 1 789 tre novelle solamente vennero trovate degne
di premio, delle quali si

riconobbe autore il medico


Annibale Parea. Nell'anno successivo fu accordato il premio ad un' altra novella
dello stesso autore altre quattro si reputarono degne
del premio nel 1793, e, per conchiuderc, venne dedi

Magenta,

dott.

liberato di stamparle tutte otto, ed incaricato

il

Soave,

126

mano, ed

nel caso fosse necessario, a darvi l'ultima

a premettervi l'elogio del defunto Bettoni.


In occasione

esame

dell'

delle

novelle,

Parini

il

s'intrattenne pure sulle favole presentate al concorso

medeReina pubblic

dal signor Perego, pronunziando intorno alle

sime un giudizio favorevole, che

V volume

nel

il

delle opere del nostro poeta.

non dob-

proposito di certi giudizi del Parini

biamo dimenticare
cadimento delle
Italia,

pronunciati sul de-

affatto quelli

Belle Lettere e delle

Belle

Arti in

pubblicati pure dal Reina.

Questi giudizi e quell'altro sull'Eloquenza deririvano logicamente da quelle stesse cagioni, in forza
delle quali

compose

In questi giudizi
in
il

la

Parini

il

ode L'Educazione.

1'

raccoglie un' altra prova ch'egli

si

materia scolastica la pensava precisamente come


che mise a nudo
suo amico dottor Cicognini
povert dell' insegnamento, durante gli ultimi tre
,

secoli, nel

fine

Ducato

troviamo

di Milano.

che

la via

ci

questi giudizi in-

In

conduce a credere, che

Cicognini nella sua opera di

membro

tazione degli studi

non

compagno anche
Son noti altri

nostro poeta.

il

fosse

solo,

ma

il

Depu-

della

avesse per

giudizi del Parini sul Principe del

Machiavelli, gi pronunciati molto

tempo prima

dal

celebre filosofo Bacone, ed oggi rigettati.

Altro giudizio
zione coi versi

egli

non pare che quello


Milano, e tanto
e

comando

si

meno

espose

intorno

intitolati

sciolti

riferisca

all'

Inquisi-

L'Anto da f , ma
all'

Inquisizione di

fosse scritto dietro

del Firmian, essendo tale

pagamento

svarione

con-

trario alla storia.

L'Inquisizione a Milano
a suo piacimento

il

non

era libera

governo austriaco

la

di

agire

invigilava,

il

marzo 1769 ne aboliva

guardie.

7 agosto

il

crocesegnati,

ossia le

cardinale Visconti, nunzio a Vienna, pre-

Il

nome

sentava a

carceri, e

le

anche

successivo ne aboliva

una memoria

del

all'

pontefice,

imperatrice

giugno

22

il

necessit

sulla

venienza di conservare nello Stato di Milano

bunale

dell'

L' imperatrice

Inquisizione.

all'

1774,
e

con-

il

Tri-

opposto,

con dispaccio 9 marzo 1775, determinava che non


venissero pi surrogati g' inquisitori allora in carica,
laonde,

1'

marzo 1779, colla morte dell' ultimo inGiovanni Francesco Cremona, Milano

quisitore, padre

fu liberata dal santissimo

tribunale,

cui

le

rendite

vennero devolte a scopi di beneficenza. Le carte relative ai processi furono abbruciate il 2 giugno 1788,
dopo pranzo, nel cortile dei padri Domenicani delle

Grazie.

Milano

l'

Inquisizione

pochi parrucconi del Senato e dai


autorit

era

ben veduta da

frati

negli occhi

resto delle

il

come

della popolazione l'amava

quindi non potevasi sentire

la

il

fumo

necessit

o l'opportunit di farla biasimare dal Parini, affinch


il

nome

di

tant'uomo trascinasse anche

Intorno alla guerra espresse pure


giudizi che

condann

non mut mai


della

dei paesi altrui, e infine

Dal

sferz

il

gli altri.

nostro poeta
militarismo,

che

lo spirito di conquista, dichiar

lore sta nella difesa

militavano

il

nei vittoriosi

che compose

patria

chiam
eserciti

non

tristi

gli

francesi

versi sciolti, diretti

il

va-

nell' offesa

eroi che

del 1798.
all'

amico

Fogliazzi a Parma, sino al d che cominci l'ode

Delia, dimostr

il

sospiro dei veri

Parini di volere quella civilt, che

galantuomini.

X.
In morte di Antonio Sacchini ed origine

Elisabetta

Il

Parini

dell'ode

Caminer-Tura e La Magistratura

domanda una pensione o un aumento

di

Viene nominato soprai n tendente del Ginnasio

metodo per l'insegnanento

delle Belle Arti

Il

Brera

in

Sue

Pericolo
Il

Dono

stipendio

Nuovo

attribuzioni

Discussioni in proposito alla Conferenza Governativa.

Sul finire di ottobre 1787 compose

Parini una

il

bellissima ode in morte di Antonio Sacchini, valente

suonatore di violino
in Napoli

ammesso

ove studi

il

Nato

compositore rinomato.

violino, e poscia, discepolo del Durante,

apprese l'armonia e
cini e

23 luglio 1734 da poveri pescatori, fu


giovinetto al Conservatorio di Sant'Onofrio,
il

col

il

Guglielmi.

contrappunto insieme col PicMorto il Durante, lasci il

si die all' insegnamento


compose operette che rivelarono i suoi

del canto e

Conservatorio,
1762 fu a

Roma, dove

talenti.

scrisse per l'Argentina

Nel

pass

nel 1768 direttore del Conservatorio dell'Ospedaletto


in Venezia, rivaleggiando col Galuppi

e,

datosi alla

musica sacra, riusc sommo. Il Burney lo conobbe a


Venezia nel 1770, e lo condusse a Londra che gli prodig denari e fama se non che, per l'eccessive pese
;


cui

120

era abbandonato, lasci l'Inghilterra e giunse

si

a Parigi senza fortuna, dove

more. Sostenute aspre

si rifece

lotte coi

del Gluck, aveva intenzione di

colVTso!a d'A-

seguaci del Piccini e

abbandonare Parigi,

ma

Ai
venne
subito ammirato da tutti i suoi nemici. Nel Giornale Enciclopedico, del Bouillon, 15 dicembre 1786,
invece

suoi

ivi

cogiievalo la morte,

funerali

assistettero

il

7 ottobre

1786.

gli artisti,

tutti

Framery pubblic un bellissimo elogio

il

e l'elenco

delle opere del Sacchini.

In qual

modo

il

nostro poeta conobbe

compositore napoletano

noto che

il

Gabrielli che fu a

il

celebre

cant pi volte

Parini

la

Milano vari anni, dal 1755

famosa
al

1763;

appunto
neir arte sua sotto la guida del maestro e dell' amico
x\ntonio Sacchini, che forse sar venuto seco lei
sulle sponde dell'Olona. Nel maggio 1766, nel teatro
ducale venne rappresentata una Olimpiade, esecutori il Manzoli, il Tebaldi e Camilla Matoe; nele questa celebre cantante erasi perfezionata

seguente

l'estate

cogli

stessi

Le conta-

artisti.

nel 1775 Armida, con Maria Girelli


Aguillar, Giuseppe Millico e G. B. Zonca nel 177-^

dine bi:{^arre

// Jnto

pai\o per amore,

medesimi

coi

opere musicate dal Sacchini,

il

artisti; tutte

quale di certo in

occasioni dev'essere giunto a Milano pi di

ed ancor prima di recarsi a Londra. In

una

tali

egli deve essersi intrattenuto col Parini e

tali

volta,

occasioni

con

altri, di

deve aver parlato prima e assai bene la Gabrielli, e


per questi motivi il poeta pot conoscerlo, stimarlo
lui

da ultimo piangerne

Ed

ora troviamo

morte con un'ode immortale.

la

il

segreto delle

minciano Fra la scenica luce,


a bear gli umani petti.

strofe

che co-

terminano Sol avido

130

Secondo un resoconto degli

spettacoli,

datisi nel

1769 nel teatro ducale, vennero pagate alli virtuosi


di Musica le seguenti somme
:

Al

Sig.

Giovanni Manzoli, 1 omo,

con alloggio

Alla Sig.ra Domenica Casarini, i* donna

Al Sig. Angiolo Amorevoli, tenore

Alla Sig.ra Maddalena Caselli, 2


Alla

Sig.ra

alloggia

omo

L.

........

Giuditta

Fabbiani

Sciabra,

2* donna,

Alla Sig.ra Ghiringhelli, ultima parte, senza alloggio

set

Quest' ode

ha relazione strettissima con quella


siamo

intitolata L'Evira:{ione, intorno alla quale ci

intrattenuti, dimostrando, fra le altre cose, la cagione

che conduceva gli evirati cantori a riscuotere fragorosi applausi dalla folla. L'arte musicale dagli evirati
veniva prostituita al gusto depravato di gaudenti
sciocchi, ed appunto per questo motivo il poeta lodava
il suo amico Sacchini, che innalzava la bell'arte sua
a beare di liberi diletti
sica, fra

quali

il

veri intelligenti della

L'anno seguente venne a Milano


ziana Cecilia Tron,

mu-

Parini medesimo.

che invagh

il

la

bella

nostro

vene-

poeta a

segno, da farlo palpitare d'amore, quando la sua


chioma era gi deforme di canizie. Per la Tron il
Parini compose l'ode // Pericolo, un bel monumento

tal

artistico de' suoi sospiri amorosi.

Abbiamo visto il Parini membro dell'Arcadia di


Roma, alla quale partecipavano le donne, che venivano celebrate dagli arcadi con tratti squisitissimi
di gentilezza. In quel tempo apparteneva all'Arcadia
la celebre veneziana Elisabetta Caminer, poetessa,
grande protettrice dei letterati, e assai favorevolmente
conosciuta a Milano per le sue traduzioni di commedie francesi, come ce lo narra la Ga^^etta Letteraria del 1772. La Caminer era nata a Venezia nel
175 1, aveva preso per marito l'ottimo medico Antonio Tura, ed era venuta seco lui ad abitare in
Vicenza. Rimasta vedova ancor giovane, continuava
a tener circolo in casa sua, dove accorrevano i letterati di quella citt e

con molto dispiaguardavano con una certa

dintorni,

cere delle gravi dame, che


aria di

disprezzo la bella veneziana, perch sapeva


cogliere nella sua rete amorosa tanta gente. Si vuole

che nell'anno 1784

sia stata

anche onorata di una

Gothe, e tanta fama ella seppe spargere di


medesima fra i letterati, che nessuno di essi, giungendo a Vicenza, avrebbe mancato di farle omaggio.

visita del

se

Nell'anno 1788

il

veneziano

Camillo

Gritti,

po-

dest di Vicenza, lasciava quella carica per un' altra

pi onorifica nella sua


era poeta, e godette

poco dopo

Anche

natale.

citt

pure un giorno

di

un

suo arrivo a Vicenza, per

il

piuttosto scurrile, col quale dipingeva se

D'indole

vevano

non

affatto tranquilla, le lodi

di soverchio,

Manzoni

ed anzi a questo

rammenta,

ci

contrato, e fattogli

che'

il

Gritti

celebrit,

sonetto,

medesimo.

commo-

lo

proposito

un giorno

avendolo

il

in-

suoi complimenti perch di lui

la massima
quando and podest a Vicenza, un abate Parini aveva composto
una canzone o un sonetto.

avesse cantato

il

Parini, rispondeva con

indifferenza, ricordare difatti che,

Che

il

Gritti frequentasse

rella d'Arcadia

mondo

casa

la

era la cosa pi

della

naturale

ch'egli fosse entrato nelle grazie della bella

veneziana una verit assai chiara

e ch'egli si fosse

reso benemerito della citt riconosciuto

Venuto
la

pasto-

questo

di

il

giorno

di doversi allontanare

da

tutti.

da Vicenza,

vedova Caminer-Tura, addolorata per tanto abban-

dono, scriveva a

tutti

letterati suoi conoscenti, in-

vitandoli a mandarle poesie, per onorare la partenza


del Gritti, e tramandare ai posteri

grande avve-

il

nimento.

Naturalmente

ella scrisse

anche

dogli ampie notizie di Vicenza

nacque

l'ode

al Parini,

fornen-

del Gritti, e cos

La Magistratura, che

fu

stampata in

una raccolta di poesie nella tipografia, che


sima Caminer-Tura si aveva allestito.
Questa raccolta, della quale ancora

si

la

mede-

conservano

pochi esemplari, intitolata // Trionfo della verit,


e contiene vari componimenti, miranti a celebrare
le

virt domestiche, civili e religiose del Gritti. Oltre

il

Parini,

Cesarotti,

ornarono quella

raccolta

Corniani e

Bertela.

il

Da questa

il

nomi

breve e semplice narrazione

conseguenza, che

tirare la

de' loro

il

d'

il

uopo

Parini scrisse l'ode per

commissione, cio per fare cosa grata alla pastorella


Caminer-Tura, senza conoscerla personalmente ed

ignorando del tutto la persona del Gritti. In questa


il poeta, dopo aver accennato che sarebbe andato
a Vicenza, se il denaro e la salute glielo avessero
permesso, dopo di aver ricordato l'invito della pastorella, salutata Vicenza e descrittine gli ornamenti, i
ode

costumi,
lodi al

le

leggi e

Gritti

sulle

la

libert

note

intuona

cittadina,

musicali

fornitegli

le

dalla

Caminer-Tura.
Per necessit in questo componimento manca quella
potente ispirazione, che il poeta riceve conoscendo
personalmente e molto davvicino l' uomo eh' egli
loda, ed anzi le lodi tributate al Gritti,

dal poeta rivestite di splendida forma,

odore
e

di

convenzionalismo, che

si

quantunque

mandano un

sente assai lontano,

costituiscono invece quell' aurea collana di virt,

che dovrebbe ornare qualsiasi magistrato


Nell'aprile 1790, ricevendo

il

(i).

Parini in dono dalla

marchesa Paola Castiglioni un esemplare delle tragedie dell'Alfieri, stampate in Parigi, scrisse l'ode
intitolata // Dono. Vuoisi che l'Alfieri mandasse le
tragedie perch fossero consegnate
ch'egli cKidiXa^ya.

li)

primo

al nostro

Vedi in proposito un lavoro dell'abate Morsolin,

-ui dell' Istituto Veneto

poeta,

pittar del signoril costume,

1884.

pubblicato negli


ma

dubitiamo

134

di questa versione, che se

fosse stata

marchesa non avrebbe mancato di


renderne consapevole il Parini, il quale nell' ode
avrebbe pur trattato con maturo e pi esteso giuvera, la signora

dizio dei lavori deli' Altieri.

Malgrado l'aumento di lire trecento annue ch'ebbe


il Parini
non si trovava in buone con-

nel 1787,

economiche,

dizioni

laonde

luglio

nel

indi-

1791

una supplica all'imperatore, chiedendo o


qualche modica pensione ecclesiastica o qualche discreto aumento alla sua retribuzione. Questa dorizzava

manda

era

avvalorata

sua

dalla

avanzata

di

et

anni 63, dalla cagionevole salute, e dal ritrovarsi abitualmente affetto da debolezza alle gambe. La supplica

fu

R. Corte, che nell'agosto la


Conferenza Governativa, affinch

spedita alla

trasmise alla R.

deliberasse in proposito.

La Conferenza, compenetrata

dei meriti singolari,

dei particolari talenti e della soda riputazione che

Parini

si

aveva acquistata

co'

il

suoi lavori letterari, ed

avuto anche riguardo all'anzianit del di lui servizio


sopra tant'altri professori, non poteva disinteressarsi
della di lui

appoggiare

sorte.
la

E mirando

domanda

quindi

modo

al

ricordavasi che questi, col motii proprio

un sopraintendente o superiore

Pubbliche di Brera, per


la

il

Conferenza a proporgli

qual
la

fine

giugno

16

dello stesso anno, aveva riconosciuto utile


lire

di

del poeta presso l'imperatore,

lo stabi-

delle

aveva

Scuole
invitato

persona che coprir do-

vesse quel posto.

Da

questa narrazione

si

potrebbe dedurre che

Parini fosse stato avvisato del motti proprio

il

dal

conte di Wilzeck, col quale trovavasi in ottime relazioni, o da qualche

suo amico della R. Conferenza, ed

r33

momento

abbia perci scelto questo


supplica

all'

imperatore. Siccome

per innalzare la
in altra occa-

egli

rendere pi

sione aveva accennato di poter

sue lezioni, cos venne invitato

utili le

agosto dalla

i8

il

il modo, poich essendo essa


moderata istanza per 1' aumento del soldo, desiderava prendere misure pi accertate e convenienti, onde riuscire nell'intento. (Vedi

R. Conferenza ad esporne
disposta a secondare la

documento N.
Parini

Il

1).

sua

di

mano

scrisse

il

metodo che

si

proporrebbe di seguire nelle sue lezioni (Vedi documento N. 12), e lo mand il 26 agosto alla R. Conferenza,

Questo interessantissimo documento inedito non


aveva sinora richiamato 1' attenzione degli studiosi,
poich essendo stato tolto dalla
collocato fra gli autografi

annotazione che ne
offrire

indicasse

che

quell'interesse,

questo documento

l'

senza alcuna

origine,

non potea

aver

di

fatta

nell'

avvenire, al fine

ponga mente

a questo

trover

sin-

occasione di

le bellissime idee espostevi dal Parini,

pi

vivi

la

sue lezioni.

utili le

Qualsiasi artista che

In

contiene.

propone per sommi capi ci

golare documento, di leggieri

ammirare
appagano

naturai sede e

realmente

che avrebbe intenzione di fare


rendere pi

l'

autore, dopo

storia della sua cattedra,

di

sua

del Parini,

desideri

degli

amatori

che

delle

Belle Arti, poich forza riconoscere che, nello svi-

luppo di quelle idee e nella loro seria

applicazione

un nuovo

rifiorimento

non

stoltezza

lo

sperare

delle arti stesse.

Appena
ferenza,

il

il

metodo venne comunicato

alla

R. Con-

consigliere Albuzzi stese la relazione (Vedi

documento N.

13),

che fu approvata dal Kevenhiiller,

136

dal Wilzeck e dall'arciduca Ferdinando, con la quale

venivano appagati
Il

desideri del Parini.

i8 ottobre 1791, la R. Conferenza con sua ac-

compagnatoria (Vedi documento N,

domanda

umiliava

14)

Leopoldo e,
metodo che doveva prima riportare

del Parini all'imperatore

la

trat-

tenendo il
l'approvazione della Commissione ecclesiastica e degli
studi, pregavalo a nominare il Parini Sopraintendente o Superiore delle Scuole Pubbliche in Brera, in
base al motti proprio 16 giugno, coU'annuo soldo di
quattromila
Il

lire.

domanda

principe Kaunitz, appena ricevette la

accompagnatoria relativa, present


tutto all'imperatore con parere favorevole. Questi
non fece altro che approvare, e la determinazione
sovrana, il 3 novembre, fu partecipata dal principe
Parini

del

Kaunitz

1'

alla R.

Conferenza,

dente, e

cos

il

Parini

1'

cominci

dello stipendio aumentato,

metodo venisse approvato,

rimase inca-

quale

la

ricata di dare le disposizioni per

effetto corrispon-

subito

prima ancora che


e si fissassero

godere
il suo

sue

le

at-

tribuzioni.
la

R. Con-

Commissione

ecclesia-

Per determinare queste attribuzioni


ferenza aveva gi scrtto alla
stica e

degli

che rispose

studi,

dello stesso Parini.

In

questa risposta

14 dicembre
brano seguente che si riferisce

missione, in data

Lettere, che utile conoscere

secondo
1791,

le

della

vedute

Com-

notevole

il

alla cattedra di Belle

principj generali delle belle arti, lo sviluppo

delle regole dall'oratoria, la loro applicazione coll'analisi de' capi d'opera in questo

genere degli antichi

moderni
ogni sorta

l'epica e la

scrittori, le

di poesia,

leggi necessarie a seguirsi in

compresa

dramma-

137

sublime cogli esempi

tica per arrivare al bello ed al

pi

atti a far

conoscere

sorse trovate dai pi illustri Poeti,

Orazio,

noni prescritti da

meno

portata anche de'

seguite

traccie

le

il

le ri-

de' ca-

messi

illustrati

istruiti,

quadro

alla

dovevano formare

il

soggetto d questa cattedra, che non poteva essere


occupata da un Professore pi abile e pi capace di
far brillare il suo genio, il suo giudizio e le molte
sue cognizioni

Pi lusinghiero elogio di questo non potea


cevere

ma

Parini,

il

consigliere Albuzzi,

il

contentandosi ancora,

coli'

intendimento

di

non

ri-

ac-

regolar

jneglio la cattedra stessa, secondo la nuova posizione

medesimo, credette opportuno

creata al Parini

riassunte in breve spazio


i)

ma

Che

il

e ra-

personalmente. Dalle risposte

gionevole di sentirlo

si

non

Parini

capisce
di

spontanea sua volont,

Conferenza avea presentate alcune

eccitato dalla

sue idee, tendenti a render pi utile la sua cattedra.


2)

Che da

tali

sue idee risultava,

minuzione nel numero

che una di-

delle lezioni avrebbe portato

maggior profitto alla pubblica istruzione, con maggiore impegno di studio e di responsabilit nel professore.
3)

Ch' egli era indifferente o ad esercitare

le

incombenze della sua cattedra, secondo le nuove idee


da lui proposte, o ad attenersi all' antico metodo
osservato finora.
4)

Che

a di lui parere, per rendere

rate ed utili le sue lezioni, potrebbesi

un

terzo

l'

centottanta

tanto

all'

attuale
all'

anno

oggetto

quanto a quello

loro
;

numero, ascendente a

ma

delle

pi elabo-

diminuire

che volendole

Belle

Arti

delle Belle Lettere,

del

di

circa

estendere

Disegno,

converrebbe ren-

dere biennale

138

sue lezioni, delle

corso delle dette

il

quali al principio

ciascun anno scolastico

di

s'

in-

luogo a speadattarsi a che fossero stampate e messe alla

dicherebbe
rare di

lasciando altres

riparto,

il

pubblica luce.
5)

Che convenne

nell'

Bianconi

al segretario

l'

espediente

di

insegnamento

accollare

mito-

della

stampate e colla spiegazione


cos impiegare in qualche modo

logia colle iconologie


delle figure,

onde

utile questo soggetto.

Da

queste risposte, cos riassunte

desimo, apprendiamo che

dall' Albuzzi

me-

Parini ascen-

le lezioni del

al bel numero di centottanta, quante quelle


un maestro elementare. Questo era assolutamente

devano
di

incompatibile col profitto che se ne

ed avea ragione

diminuite, affinch riuscissero pi


istruzione e

dovea ricavare,
che

Parini a chiedere

il

utili alla

maggiormente impegnassero

venissero

pubblica
studio

lo

e la responsabilit del professore.

In seguito a ci
nella seduta 8

il

consigliere Albuzzi dichiarava

febbraio

1792

Go-

della Conferenza

vernativa, che le proposizioni del Parini procedevano


di concerto
litico

con quelle suggerite dal Magistrato Poed opinava che si potessero acco-

Camerale,

gliere anche dalla stessa Conferenza, qualora la

me-

desima non credesse di doverle previamente innalzare


alla superiore approvazione della R. Corte. E qui
entrava in

scena

del quale,

secondo

il

il

Kevenhiiller,

Reina,

fu

per

sollecitudine

conferita

la Prefet-

tura degli studi al Parini.


Il

consultore

KevenhUUer dubitava

nienza di diminuire col numero

voro di un soggetto quantunque


si

avea gi notevolmente

della

conve-

delle lezioni

il

la-

benemerito, a cui

aumentato

lo stipendio, e

facea riflettere se
la

non

139

fosse pi

opportuno

il

differire

risoluzione di questo oggetto, fino a che, soprav-

venuto

il

consigliere Signorini, da S. M. specialmente

destinato anche agli studi provinciali, avesse egli potuto prenderlo in cognizione, ed esternare

il

proprio

sentimento.

Come

ma
l'

si

vede questa era

sempre opposizione

istruzione

modo

ed

al

all'

buon senso che


pi

velata

s,

del-

interesse

consigliava, in

evidentissimo, la riduzione del

lezioni, affinch tornassero


Il

opposizione

Parini,

al

numero

utili a chi le

delle

udiva.

ministro plenipotenziario conte di Wilzeck, che

una stima altissima, diceva che l'afnon essendo nuovo, ma trovandosi gi in corso

del Parini avea


fare

sarebbe da rimettersi fin

d'

ora alla Corte Imperiale.

Soggiungea

al

merito della cosa,

che,

quanto

vrebbero secondare

le

si

do-

proposizioni del Parini, esimio

conoscitore della materia,

uomo

d'altronde laborioso,

tutto giorno occupato daU-soIo studio, e che, propo-

nendo di diminuire il numero delle sue lezioni, avea


la mira di renderle pi utili, e non gi di rendere
a s stesso meno laborioso il suo impegno.
Tale dichiarazione era appunto quella che spianava la via al naturale scioglimento della questione,
ma non piaceva all'arciduca Ferdinando il quale, per
combinare le diverse opinioni, era di parere che si
trasmettessero alla Corte Imperiale le proposte

desime, affinch o

venissero approvate

me-

o fosse di-

chiarato dalla stessa Corte di aspettare la venuta del


consigliere Signorini, per aver anche

il

di lui parere.

Approvata quest' ultima proposta ed inviatala a


a Vienna, il principe Kaunitz, il 12 marzo, lodando
gl'intenti del Parini, dichiarava che

venuta del

Signorini,

il

si

attendesse la

quale arrivato

il

mag-

I-IO

gio 1793, e avendo chiesto al Magistrato Politico


Camerale tutte le informazioni possibili, relative al
R. Ginnasio in Brera,

mancanza

per

di

documenti

s'ignora che cosa abbia proposto e che cosa sia stato

approvato

(i).

Quello che si conosce con certezza che la carica di Sopraintendente alle Scuole di Brera equivaleva ad una sinecura j ed

il

non ha mai vo-

Parini

uto pavoneggiarsi di tale innalzamento, ed anzi in


qualche occasione pare non amasse di farsi conoscere

di Sopraintendente. Il 27 ventoso anno VI


marzo 1798) dovendo, per non so quale motivo,
dichiarare al governo della Repubblica Cisalpina il

col

grado

(17

suo grado e stipendio, scrisse

segue

di

suo pugno quanto

Il

Cittadino Giuseppe Parini, gi da trent'anni

Professore Teorico di

Lettere

ed Arti nelle Scuole

Scientifiche di Milano, attualmente in Brera, esercisce

anche

al presente

il

suo impiego con

lo

stipendio

ossia indennizzazione di Lire quattro mila di Milano.

(i)

Giuseppe Parini

Vedi documenti Professore Parini, Ginnasio in Brera

(i)

Archivio

di Stato.

Pompeo da Mulazzo
in Firenze, fu
sigliere e

Signorini, gi

auditore

nominato con dispaccio imperiale

segretario
i

del

diritto

febbraio 1792 con-

referente alla Conferenza Governativa sugli affari ecclesiastici,

studi, universit, ginnasi e scuole.

{2) Vedi autografi del Parini

Archivio

di Stato.

XI.
Il

cardinale Duriiii e

Il

Parini

concessioni
dettini

Pel

Sue

Landucci e

Lode

Considerazioni sull'ode La Gratitudine


dell'alloggio e l'ottiene Altre
relazioni col ministro Wilzeck Teresa BanParini Lettera della Bandettini sui Milanesi

Parini

il

domanda un aumento

il

del Parini a

cardinale

poeta nei

Casa Savoia.

Angelo

primi mesi

Maria

Durini

d^l 1791 l'ode

Gratitudine, in cambio dei favori che


gli

scrisse

il

il

La

intitolata

cardinale

aveva prodigato. Quest'ode fu pubblicata

la

prima

volta dal Marelli nell'aprile dell'anno medesimo.


Il

cardinale Durini assai noto; amico del fasto,

della galanteria e inclinato alla beneficenza,

mo-

si

strava cultore delle belle lettere senza possederne

il

genio, era molto ospitale, specialmente dei letterati,

che invitava nelle sue splendide


nale da Pio VI nel 1776, mor

ville.

Creato cardi-

ottant' anni

nella

sua villa di Balbiano, poco tempo prima che i soldati della repubblica francese entrassero' in Milano.

Fu

cantato

dal

del

Parini,

in

poeta

molti

Domenico

Balestrieri,

componimenti, e col

poeta dev 'essersi mostrato assai


parisce dalla seguente lettera, che

benefico,
si

come

ritiene

contemporanea all'ode La Gratitudine:

amico
nostro
ap-

appunto

142

Io

<(

Eminenza,

momentaneamente

scrivo

col

ricordarsi

modo
nella

fra

l'

agitazione

ha destato nel mio animo

del sentimento che V. E.

ma cos piccola persona nel


degna di farlo. Io non ho bisogni

della

che ella

mia mediocrit ma come potrei essere cos


non accettare quello che proviene dalla
;

ingrato da

impetuosamente benefica ? Ma come significarle la ma


riconoscenza ed ammirazione? Non posso altro fare

E. V., tanto ingenuamente, dir quasi, tanto

che citare in testimonio

il

cuore. V. E.

per

contenti

tuose espressioni.

col

presente

ora

di

stato

del

mio

queste tumul-

pi profondo

rispetto

ho

l'onore di protestarmi

Umiliss. servitore

Giuseppe Parini

In quest'ode

il

poeta accenna a quello stoicismo,

gi candidamente confessato al conte Firmian colla

sua lettera

dicembre 1773,

neir occasione presente


non per

Io

certo

ma come

lo

corregge

sensi miei

scortese

Di stoico superbo

Manto

celati serbo,

Se propizia giammai voce a

Ma
il

me

scese.

l'ultima strofa che chiude l'ode, e colla quale

poeta rivela con generoso mpeto

cuore, ancor la pi bella


Lunge, o

profani.

Io d' importuna lode

Vile mai

non

Cambio

n in blandi versi

Al

-i

apersi

giudizio volgar so tesser frode.

secreti del

suo

Oro n gemme vani


al mio canto

Sono
L

di fiore

Vo con
N me
Che

A
volta

il

meno

mani
n

altrui allor lusingo

poetica luce al vero io cingo.

poeta

il

libere

stesso

bisogna

chiusa

questa

dove splenda

immortai ponendo serto

lasci

si

credere,

se

qualche

trascinare dal dio bendato a

donna che non meritava il dolce


lira, dobbiamo perdonargli, tanto
suono
pi che certi amorosi sospiri non erano destinati a
suoi
quella pubblicit, nella quale li hanno lanciati
qualche

cantar

della sua

poco scrupolosi ammiratori.


aprile 1792

Il

lettera al conte

Parini

presentava

la

seguente

Eccellenza,

L'um.mo

il

Wilzeck

serv.re

di V. E.

Prete Parini trovasi

il

un mese obbligato continuamente


per incomodo di podagra.

gi da pi
letto

d'

)>

In tale situazione sente pi che

sit d' avere

qualche stanza

che ora gode,

Altronde

dell'

si

neces-

la

di s

il

risovviene con sentimento di rico-

umanissima disposizione mostratagli

da V. E. per fargli assegnare


riore.

mai

pi delle quattro,

massime per tenere presso

domestico, che lo assista.

noscenza

al di

questo

comodo

ulte-

))

Quindi ardisce di supplicare la medesima E. V.


degni di commettere al sig. Conte Pertusati
che visiti e concerti ci che sar opportuno affine

che

si

qualche stanza al Parini senza ingiuria


n scomodo di verun altro, che abiti legalmente in

di accrescere

Brera.


Il

ministro

suddetta

Wilzeck,

domanda

al

affinch si appagasse

cominciare da

mezzo per

144

rimetteva la

aprile,

il

Magistrato Politico Camerale,


del petente, ed a

desiderio

il

questo

giorno venne

cercato

ogni

maggior possibile sollemisero in moto a questo fine, il

soddisfarlo colla

citudine. Tutti si
Magistrato Politico Camerale,

il

conte Pertusati, la

R. Conferenza Governativa, commissioni, professori

non appariva

cos agevol

di assegnargli

una o due

e inservienti, tanto pi che

cosa combinare

modo

il

stanze, contigue a quelle da lui abitate.

Per questo motivo il tempo passava infruttuosamente, ed il Parini, onde affrettare una deliberazione,
il

9 agosto scriveva, pare, al conte Pertusati

Il

Illi"o

Parini

Sigfe e Pro" Col'-no

ummo

servre di V, S.

che dal Magistrato


renza

fatta

sias;

Governativa sul noto affare


supplicar V.

S.

ha presentito

111"^^

consulta alla Confe-

abitazione da esso domandata. Egli


la libert di

111'"^

della
si

ulteriore

prende perci

a dare

opera,

per

quanto da lei dipende, affinch la detta Conferenza Governativa si degni di sollecitamente e defintorno

finitivamente

risolvere

necessit che

ha

l'utilit della

stagione per

la

il

Parini

imminente vacanza

l'assenza di quelli che

di
1'

a ci. La giornale
maggior abitazione;

adattamento di essa;

delle scuole,

che porterebbe

hanno relazione

nei cambia-

menti, che possono occorrere, rendono importuno e


forse presuntuoso

il

Parini medesimo,

il

quale

nel-

l'atto che chiede perdono, ha l'onore di dichiarare a

V.

S.

lUma

il

guo distinto ossequio.

Di casa 9 agosto.

domanda

In seguito a questa

vernativa concretava

145

Conferenza Goil Magi-

la

sue determinazioni,

le

Camerale emetteva il decreto 28 agoassegnavano al Parini

strato Politico

sto 1792, N. 3408, col quale si

due

conte Pertusati, nella sua qualit


Sopraintendente alle fabbriche, il

altre stanze; e

il

di R. Consigliere

settembre, riferiva

17

al

ordinate commutazioni senza


cosicch

del R. Erario,

ad abitare

passa

medesimo che

Magistrato

colla dovuta sollecitudine ebbero

il

suo

il

Vice-Reggente in Brera

parte superiore

la

effetto le

alcuna spesa e carico


del Qiiartiere,

goduto dal macchinista Meghel, il sagrista di quella chiesa pass nelle due stanze finora
abitate del Vice-Reggente, ed all'abate Parini rimase
l'uso delle due stanze rese libere colla traslocazione
del sagrista, e con accesso mediante l'apertura nella
prima stanza; avvertito che in esse due stanze non
pu esservi camino .
altre volte

modo

In tal

il

desiderio del Parini rimase appa-

gato coll'usufruire di altre due stanze, onde


carvi

domestico, e cos

il

neva di
e di

sei stanze, di

un

tazione,

il

suo alloggio

un gabinetto,

il

tutto

pianterreno,

Secondo
vano allora

aprirsi

Parini,

nei primi

il

peo Signorini

risulta
il

il

le

giorni

si

giorno di

novembre

21

dalla

mag-

7).

di

scuole dove-

novembre

avendo constatato nel corso

fuorch verso

scriveva,

come

le prescrizioni stabilite,

cinque anni, che gli scolari non


scuola

una cucina

di

governativo

gio 1795. (Vedi documento N.

il

collo-

compo-

piccolo vestibolo separato dal resto dell'abi-

visita fattavi dall'incaricato

ma

si

di venti-

presentavano alla

Santa Caterina,

1793, al consigliere

Pom-

146

Ill'"o

Per

fatato

ma

il

corso d'anni venticinque io sono sempre

presente

al

inutilmente:

paese

Colmo

Sigre e Pro'i

momento
perch

dell'apertura delle scuole,

la

non somministra

costumanza del nostro

scolari

rina.

massimamente

di S, Cate-

Questa esperienza mi d coraggio

di supplicar

il

V. S. Illma che voglia interporsi affinch

ceduto di rimanermi in villa

pronto sempre

ficio,

alle

giorno

scuole superiori fuorch verso

di

rendermi in

mi

sia con-

sino al detto giorno,


citt al

Spero dalla gentilezza di V. S.


e dalla benignit superiore

menomo
Ill'"'i

un

questa

grazia

mentre che con distinto ossequio ho l'onore


fermarmi
Di S. Illma
Vaprio, 6

cenno.

tale uf;

di con-

novembre.

Devmo Obbmo

Serre

Giuseppe Parini.

'i)

Il Signorini, che fu appunto relatore in seno alla


opin che attesa non
Conferenza Governativa
meno l'esperienza allegata dal ricorrente, che la qua,

lit della cattedra

avendo

circoscritto

restare

interrotto

sostenuta dal Parini, la quale

un corso
dall'

di lezioni,

assenza

di

non

che potesse

alcune

giornate,

da secondarsi la domanda . La Conferenza approv quindi la relazione, il ministro Wilzeck ne


inform il Magistrato Politico Camerale, e cos il
Parini pot godersi gli ozi di Vaprio sino al 25 nofosse

vembre.
(i)

Questa

del Parini

lettera e le

due precedenti

Archivio di Stato.

si

conservano

fra

gli autografi

147

Tutto questo non avrebbe una notevole impor-

non

tanza, se

servisse a porre

il

godeva tutta

Parini

governo,

il

appagare

tutti

quale

in

malgrado

assai significante che,

in

la

stima e

la

fatto

del Firmian,

deferenza del

occasione cercava di

qualsiasi

Cadono quindi

desideri del nostro poeta.

sospetti di persecuzione e

un

rilievo

morte

la

incorso

pericolo

il

dall'insigne professore di perder la cattedra, insieme

con tutte

pubblicate dal Reina.

le dicerie

Non

dob-

biamo poi dimenticare, che la morte del Firmian fu


una perdita grave sino a un certo punto, poich il
trov pi che

Parini nel successore conte Wilzecic

un mecenate, un amico

sincero.

Intorno a questo tempo

celebre

la

chese Teresa Bandettini-Landucci,


'

l'accademico

nome

molte

italiane

citt

cantando

nei

poetessa luc-

assai

nota

sotto

di Amarilli Etrusca, avea visitato

declamando e
improvvisando
nelle accademie e nelle case
,

teatri,

private.

In

questo

quasi tutti

giro

attraverso

nostri letterati,

neir offrirle omaggi, poesie, elogi

che

nelli,

chiamava

Che

la

la
il

mio buon

un

non vogliamo metterlo

quando, dopo di aver


fatta un' idea della

Bettinelli

esercito di

conobbe

e lo stesso

Betti-

ingenua famigliarit

con

tanto celebrata poetessa

scinarsi dietro
tori

Bandettini

penisola

la

quali andavano a gara

n'era entusiasta.

fosse

capace di tra-

ammiratori e

di adora-

in dubbio, specialmente

lette le

sue

lettere,

ci

siamo

sua gaiezza e vivacit.

Nella primavera del 1793 venne a Milano,

diede

adunanze della
citt, in casa del conte Wilzeck, ed una solenne, la
sera di venerd 31 maggio, nel salone della Societ
Patriotica in Brera. Era naturale che anche il Parini

diversi trattenimenti nelle pi colte


si

148

accendesse di ammirazione per la celebre improv-

un sonetto. Non sembra per


che questo sia sbocciato spontaneamente, ed anzi risulta in modo certo, che stato scritto per commis-

visatrice e le dedicasse

ma non abbiamo mezzo

sione dello stesso Wilzeck,

di constatare se si tratti del

Reina o

dal

di

sonetto gi pubblicato

altro tuttora sconosciuto.

dicembre 1793

Infatti nel

che

un

una

Parini con

il

let-

20 dicembre 1830 fu passata alla I. R. Direzione Generale degli Archivi, da spedirsi a Vienna

tera,

il

alla Biblioteca di S. M., inviava

Wilzeck

e questi,

devagli

Ho

ricevuto

il

modo con

la

conte

al

stesso" mese, rispon-

sonetto in lode della signora

il

Bandettini che V. S. 111^

suo foglio. Io ne

un sonetto

giorno 9 dello

il

mi ha accompagnato

col

ringrazio moltissimo anche per

ha eseguita questa commissione,

cui

perch non poteva farmi cosa pi grata che di combinarla co' riguardi ch'Ella deve alla sua salute per
la

quale m'interesso

qui

conte Wilzeck
dettini,

sommamente

diventato

era

come ne

entusiasta

fa te3timonian/;a

la celebre poetessa, e

dall'Arcadia di
citate in-

onore

Roma
di

la

anni

in

dedica
ivi re-

Amarilli Etrusca.

(I) \'edi autografi del Pariiii.

gennaio 1795,
Io

mi

cor-

seguito

di

l'aver ricevuto

il

Ban-

Raccolta delle Lodi,

Prima di congedarsi da lei, ci sia


tare una sua lettera cos indirizzata

di lettera 15

della

una sua lunga

rispondenza, continuata per alcuni

con

(i).

non dobbiamo dimenticare, che anche

^^^^

Riguardo
'^

al

lecito

di ripor-

l'cuinclli,

ceco

un brano

Baiidettiui scriveva al conte Wilzeck:

tratterr ancora in

Modena qualche

tenapo,

ma

dovr

cedere all'istanze che mi vengono fatte d'andare a Mantova, molto pi

che desidero rivedere

Questa

lettera

si

Archivio di Stato.

il

trova

mio buon
in

copia

Bettinelli e gli altri miei amici


fra

gli

...

autografi della Bandettini


Al nobil uomo

149

signor Marchese N. N.

il

CREMONA.
Milano, 4 maggio 1793.

Pregiatissimo

Amico

rispettabilissimo.

Voi vivete in inganno:


m'avete creduta sana,
mentre sono stata malissimo per l' incostanza della
stagione in una citt soggetta, per quanto mi vien

risentirne

detto,

Ogni regola ha

effetti

Ora andatevi a

del tutto svanito.

parenza

gli

tutti

mio compagno un

ostinato stato

la

un

raffreddore

mese, ne

intero

fidare dell' appa-

sua eccezione

quella

prima stata fallace, onde


qui
avanti
sar
bene
che prim* di decidervi
da
in
passiate a me parola. Quanto mai conoscete il genio

che voi avete adottata

alla

Essa qual la pingete i suoi


sono veramente epicurei, segnatamente nella

di questa metropoli

abitatori

tavola. Se io avessi

1'

come solevano

antichi

gli

sbalorditi ancora

duopo cangiare
chiamare

g' idolatri

il

riso

salame, e cos di
rita

Fuor

grassa

abilit di

nome

cantare alle tavole,

che

Greci,

eh' avrei

della crapula

Ma

era

esempio
giallo Apollo, busecca Clio, Giove
mano in mano formare una sapoalle divinit

genealogia di

di celia, io piaccio,

questi

n ho

di

per

numi

che

tutelari.

lagnarmi;

m' applaudiscono, gli sciocchi sbadigliano, ma


gridano Oh brava Lo dicono alcuna volta fuor di
loro
tempo io per ho la cura di porre a loco
applausi, acci non vadano a vuoto. Il fanatismo per
r accademia pubblica cresce. Se vedeste come io fadotti

Sembro proprio una smorfiosa a


un qualche odore eseguisco a puntino

cevo la svogliata
cui nausea

I50

la vostra lezione, sicura

d'

un buon

cantai in casa del Presidente Carli

esito.

Gioved

crocchio era

il

ho goduto ancor io, perch ben di raro


m' arrivano tali fortune. Domenica sono in casa Sonano. Mi vien fatto credere che la padrona abbia ta-

di letterati;

lento

buon per me

come

se ci vero, giacch, a dirvela

intendo, queste signore, bench per proprio

la

mie
enorme

interesse lo dissimulino, gustano le

poesie nel

modo

busto.

stesso che io gusto

me

mai, dico tra

il

loro

sovente, la intelligente

?
Possibile che fra tante teste non
una architettata, almeno in parte, su quel
Ma io ho un bel dire, un bel ricercare sul
queste belle un segno che l'anima s'appaghi

Archinto
sia

cupi.

loro occhi nulla' dicono;

sopra

fiato

il

chiama
satirica,

vono

il

cappellino

ve ne
gusto?
viso a

ed oc-

fazzoletto rigon-

il

loro petto le interessa

siero omerico, e

Ove

contessa

della

un pen-

pi

d'

loro

vicina

ri-

Voi direte che sono


che troppo esigo dalle donne, che esse de-

tutta la loro attenzione.

servire alla

moda

per servare alla societ

sopra

sono d'accordo; ma quando vi qualche


cosa di meglio perdersi in picciolezze non una
crassa ignoranza? Umiliate i miei complimenti al-

ci con voi

l'amabilissima

signora contessa

trovare in Milano

pi sacro

l'

una copia

originale.

Bramo

Archinto.

essere

non

Il

mi rende

di essa

vie

rammentata

signor Isidoro di cui sono estimatrice.

Amatemi

al

alla

vostra usanza, che sar quella della sensibilit. Addio,

caro

il

mio amico. Sono

la vostra affezionatissima

(i) Questa lettera fu presa dagli


prof.

Berlaii.

Amarilli.

autografi del Muoni,

fi)

pubblicati dal


Non
molto

si

dimentichi

131

che

lettore,

il

il

Parini scriveva

commissione degli amici,

di sovente sonetti per

e devesi ritenere, che in quelli

poeta

il

lasciasse

si

piuttosto trasportare dalla fantasia verso le intenzioni

amiche di chi lo pregava a scrivere i versi. Questo


il motivo principale che dimostra come tali componimenti qualche volta non rispecchino del tutto l'animo suo ed i critici, che si sono sforzati a leggere
sempre in essi il libero pensiero del poeta, sono caduti
;

in errore.

Ogni
diti,

tratto di

tempo vengono

alla luce,

alcuni di questi lavori eseguiti dal

altrui

commissione, o da

posti,

per assai

tamente

modo

certo, se

non siano
Per

il

un esempio,
ritratto

Maria Ricciarda

duchessa d'Aosta,
che le mie
inedito,

da
che

forme

invece

fu

quale fu composto,

posseduto dal

in

scritti,

il

sonetto del Parini com-

marmo

in

donato

lei

dell'Arciduchessa
alla figlia Teresa,

comincia

pubblicato

come ne

da tutti

nell'
fa

verso

col

rende,

eterne

Questa
creduto

occasione per la

un esemplare

fede

signor Paolo Corbetta, assistente

l'Archivio di Stato

sieme

se siano assolu-

pu conoscere

si

stati pubblicati.

citare

posto per'

non

occasione in cui furono

nell'

ine-

spontaneamente com-

lui

difficile stabilire,'

poich

inediti,

come

Parini per

coll'altro

di

Milano,

sonetto,

comincia col verso

allora

pubblicato

Ben

ti

al-

stampato in-

dal

Reina, che

conosco al venerando

aspetto.
Il sonetto creduto inedito

r arciduchessa madre alla figlia,

la
la

risposta

che d

quale allora, come

era divenuta duchessa d'Aosta,


avendo preso per marito, il 25 aprile 1789, il principe Vittorio Emanuele. Era naturale quindi che il

lo indica la dedica,

^-

Parini
terzina,

lodasse

dove
Tale

la

il

152

V antica Casa di Savoia

madre
ciel ti

dice alla figlia

sei

ultima

Reggia d'Eroi

D'ogni eccelsa Virtude

asilo e tempio.

terzina segue

tore, cos stillata

coli'

don splendido esempio

In questa ove tu

Dopo questa

l'

indicazione

dell'

Di Giuseppe Parini
P. P.

delle

Scuole

Palatine

au-

XII.

Considerazioni sulle odi

Il

Le mutate

sull'

ode Sul

Messaggio e Alla Musa

condizioni economiche del poeta


vestire alla ghigliottina

Considerazione

Origine di

nel terzo periodo di sua vita

L'elogio

moda

tal

di

Il

Parini entra

Vincenzo d'Adda, pub-

bUcato, non quello scritto dal Parini.

Neil'

anno 1793

il

poeta componeva per

Nice l'ode // Messaggio. Quantunque

amasse ehe

l'

inclita

autore non

fosse indicata la persona cui era diretta,

tuttavia voglion taluni, che

signora Castelbarco,

la

1'

il

Parini la scrivesse per

la quale, nell'antecedente in-

verno, avea mostrato premura di mandare ambasciate


poeta.

al

Quest' ode, a giusto


pi belle, per

modi

pei

le

sue

coi quali

il

le belle

forme

annoverata

poeta veste

per gli abiti medesimi

mente

titolo,

peregrine

finezze
i

suoi concetti, cio

che coprono

di Nice.

fra le

letterarie e

cos

graziosa-

In quest' ode subito

ci accorgiamo che il poeta


molto cambiato, ed ha lasciato da banda quel
certo fare che sapeva, sebben da lontano, dell' aspro

si

e dell'arcigno,

per

seguire

invece

la

dolcezza e

la

154

un tramonto autunconferma l' ultima ode


Alla Musa, scritta nel 1795, pel marchese Febo
d'Adda, gi suo alunno, ode sulla quale conviene

serenit nella placida calma di


nale. In questo concetto

insieme

intrattenersi

ci

coli' altra,

dal

titolo

//

Mes-

sag-gio.

In questa

il

A me

poeta esclama con severo lirismo

disse

il

Allor eh'

io

mio Genio
nacqui

L'oro

Non fia che te solleciti,


N r inane decoro
De'

titoli;

perfido

il

Desio di superare

Ma

di natura

Doni ed

De

altri

in poter:

liberi

affetti,

il

grato

la belt spettacolo

Te renderan beato,
Te di vagare mdocile
Per lungo di speranze arduo sentier.

Per capire intieramente il significato di queste


due splendidissime strofe, necessario osservare, che
questa la prima ode composta dal Parini, dopo che
le sue condizioni economiche vennero migliorate
coir assegnatogli

stipendio

naturale quindi che

il

doni ed

grato

lui,

affetti,

il

di

lire

quattromila.

genio faccia gustare


spettacolo

della

liberi

bellezza

ha nutrito
miglior fortuna, vagando fra l'im-

che ha picchiato a tante porte ed

tante speranze di

il ministro Wilzeck.
stomaco pieno, non sente pi timore
dell' incerto domani, e non lo turba il pensiero della
moglie e dei figli, pu dedicarsi alla poesia e scriver
bellissimi versi senza bramar altr'oro, altri titoli, o
rodersi dall' ambizione di potere. In questo caso si

peratore, l'arciduca e

Chi ha

lo

trovava appunto
ed

155

nostro poeta, quando tra

il

Te

il

la

quiete

Musa:

riposo cantava nell'ode Alla

il

mercadante, che con ciglio asciutto

Fugge

Dura

figli

e la

avarizia nel

moglie ovunque

remoto

il

chiama

flutto,

Musa non ama.

Dedicando l'ode a don Febo D'Adda, ricco, tranmodesto che passava la luna di miele senza
tramonto in compagnia della moglie e di pochi,
ma scelti amici, poeta esso pure dalle tendenze semquillo,

plici e tranquille, era logico e

tenesse

modo
cifici

un

simile linguaggio.

avrebb'egli

ed affettuosi

mai potuto
intenti,

se

naturale che

Ma

tesser versi
l'

Parini

il

d'altronde, in qual

con

animo suo

si

pa-

fosse

continuamente abbeverato di fiele e di veleno ?


Il
suo miglioramento economico, quale conseguenza dell' accresciutogli stipendio
non solo lo
guidava per altra via, ma gli faceva ancor cader di
,

mano

il

dardo satirico eh' era solito

lanciare contro

mieri,
pilio

il

nel passato a

vizio signoreggiante.

Luigi Bra-

7 settembre 1799, scriveva al padre PomPozzetti, che il motivo il quale trattenne il


il

il Giorno lo si debba attribuire


moda, al dissiparsi di certe ridicolosaggini che cambiavano da un mese all'altro, al timore d' increscere a taluno (^il Belgioioso), cui la
pubblica malignit indicava qual' eroe del poema, e
alla cagionevole salute. Tutto questo in parte vero,
ma non pienamente.
Parini non si decise a compiere il Giorno sino

Parini dal proseguire


alla cangiata

da queir istante che divenne regio professore, per

non dar ombra a nessuno


parte presso

il

governo

di

metterlo in cattiva

locale. Egli

continuava bens

comporre

156

corregger

sul

versi

Vespro

sulla

Notte, e sebbene manifestasse qualche volta l'intenzione di darli alle stampe

quei

dal farlo, per

(i),

Se la riluttanza a

capirsi.

tratteneva

tuttavia si

riguardi che sono

certi

compiere

facili

stampare

il

Giorno era insuperabile nel Parini semplice profesdoveva essere

sore,

affatto

insormontabile in lui so-

praintendente del regio Ginnasio in Brera.


Inoltre nel nostro poeta echeggiava pi che
il

sentimento di piet verso

in quei giorni

D'Adda,

eh' egli

dedicava

1'

cominciavano

g' infelici

mai

appunto
ode a don f ebo
ed

gl'infelici,

dai

nobili,

che

sentivano vicino l'odio della borghesia e della plebe,

come

risulta dall'ultima strofa dell' ode stessa, nella

quale la

musa

dice

Uscir co' bei canni, e andr gentile

Dono
Che

a farne

Parini, Italo cigno

al

buoni amico alto disdegna

il

vile

Volgo maligno.

Nell'animo del Parini ripercuotevasi di sovente


verso di Lucano

il

Viclrix causa diis placiiit scd vieta Cafoni

e di fronte ai vinti ed

zione francese,

1'

ai

perseguitati

animo suo

rivolu-

dalla

conformava

si

ai senti-

menti del celebre romano. Di questi suoi slanci del


nell' ode da lui com-

cuore abbiamo un' altra prova

(i)

i8 novembre 1791

il

Parini scriveva al celebre Bodoni a Parma,

ringra2dandolo del volvmie delle sue poesie, allora stampate, che gli avea
regalato.

Egli sperava nella primavera successiva di

perch fossero stampati


teva che

Vedi

il

Mattino e

il

due poemetti

N.

mandare

Vespro e la Notte,

Me:{^ogioriio uscirebbero

lettera pubblicata dal prof.

della Letteratura Italiana

il

al

Bodoni

promet-

corretti ed- accresciuti*

E. Bertana nella Rassegna Bibliografica


3-4, 1898.

157

posta nel 1795, che in principio fu intitolata Sul


vestire alla ghigliottina, e pi tardi A Silvia.

Questo poetico componimento riboccante di conmorali sulla donna, nel quale con lievi
tocchi storici, dimostra il poeta a qual punto di degradazione pu discender la donna, seguendo 1' andazzo di certe mode che ripugnano alla morale.
Al poeta di placido senso, al nemico dell' oro e
sigli educativi e

dell'ambizione,
tore

della

all'

amante

violenza,

l'

della giustizia e

immagine

della

odia-

all'

scure fatale

che aveva sparso tanto sangue metteva raccapriccio,


tanto pi che le chiacchiere sull' origine del
alla

ghigliottina,

facevano

allora

parte

vestire

pi

delle

strane e favolose invenzioni.

Durante
morire sotto
sare

una

le spalle,

il

governo del

veste che lasciava

onde

terrore, le

erano

ghigliottina

la

la scure

nudo

pareva

collo,

moda

indospetto e
nelle

d'indossare abiti

un simpatizzare per la
un significato altissimo

tina, attribuendole

delle vittime, ed anzi si

il

non trovasse impaccio

sue alte funzioni. Seguire la


scollati,

il

condannate a

costrette

ghigliotin onore

giungeva a stringere

il

de-

nudato collo con fettuccia di seta rossa, quale segno


del taglio fatale. Quindi le collane rosse, gli scialli
rossi ed i capelli rasi divennero la gran moda nei
victime , ai quali non potevano internon parenti dei morti sul patibolo.
Come ognuno pu accorgersi, in questa narra-

balli a la

venire se

zione

la fantasia

spazia oltre

ch tutti sanno che

la

moda

confini naturali, perdel

vestire

alla ghi-

venne messa in pratica, forse senza saperlo,


da quelle signore ehe avevano interesse di esporre
in pubblico un bel collo e due belle spalle. Circa
quel tempo a Milano comparve una fra le belle dame
gliottina

158

ad un pranzo del generale Stein, vestita in modo


che restavano scoperte le punte degli omeri, ed i
capelli erano annodati di dietro s alti, che il collo
si vedeva tornito
da tutte le parti. Il generale al
primo incontro le disse Madame, il paroit que
:

vous soyei habiller la guillotine.


fece ridere la brigata,

piacque tanto alle

1'

La

riflessione

abito della bella

dama

che subito vollero imitarla,

altre,

un nome

e per dare

ma

alla

cosa,

chiamarono

lo

alla

Guillotine.

La

poesia

non

fu niente affatto dedicata a Silvia

Curtoni Verza, o fatta per essa, che in quel tempo


non si trovava neppure a Milano. Il Reina dice che
Silvia un nome immaginario, e Ippolito Pindemonte scriveva a Benass Montanari di aver conosciuto in Milano colei,

ciatura

alla

che aveva

ghigliottina,

dato

adottata l'accon-

occasione

all'

ode

pariniana.
Il

nostro poeta avea incominciato

della sua gloriosa carriera,

il

cantando

primo periodo
la vita rustica,

suo verso contro le frivolezze dell' et


la sua avversione a quelle disuguaglianze sociali che sono la negazione di Dio. In
questo primo periodo il Parini non andava scevro

lanciando

il

sua e mostrando

da stoicismo,
lo stoicismo

ma quando
un

po' alla

di asprezza, e finiva

veniva nominato professore


volta

perdeva di vigore e

da ultimo

con

lo

scomparire

Dal giorno della sua nomina di professore


egli entrava in un secondo periodo di vita meno
stentata, che migliorava sempre pi, sino a diventare,
verso la fine, vita comoda. Era quindi logico e naaffatto.

turale, che in questo

secondo periodo egli informasse

omaggio alla
D'Adda,
Febo
don

a moderazione la sua musa, rendesse

nobilt virtuosa nella persona di


e colpisse col

momento

suo dardo

159

il

volgo maligno. Da questo

gli si apre innanzi

quale incedendo non

fa

il

terzo periodo, per

pi udire

il

suono

il

della sua

ma solamente la voce della verit.


Per comprendere questo terzo ed ultimo atto della
grande commedia pariniana, assolutamente neceslira,

sario porgere un'idea delle mutazioni dell'ambiente,

sopravvenute coU'invasione francese, poich in queste


mutazioni soltanto troveremo le cause, che foeeia-

rono

i pensieri e le azioni del grande cittadino che


tanto predilesse la moralit e la giustizia.

Prima d chiudere questo capitolo mestieri far


menzione di un fatto, che sinora non raccolse tutta
l'attenzione del pubblico pi illuminato.

Nell'anno 1793 era morto Vincenzo D'Adda,


amico intimo del Parini, suo collega nel Ginnasio
di Brera e nella Societ Patriotica. L' usanza volea
che si recitasse in seno della Societ medesima
l'elogio del

socio defunto, e

lentieri si assunse

quello dell'amico.

l'impegno

cos
di

il

Parini ben vo-

tessere

recitare

cagione della malferma salute,


il nostro poeta pot compiere l' incarico assunto
solamente nel 1795, ed anzi non fu in grado d'inter-

venire

dove

all'

adunanza

dei

soci,

tenutasi

il

24 marzo,

segretario Amoretti, per l'assenza del Parini,


fu costretto a leggere l' elogio medesimo, che
fu
il

ascoltato con piacere, fu molto applaudito, e si


deliber che venisse pubblicato nel Tomo IV degli
Atti. Cosi dice

il

verbale relativo

(i).

Questo tomo sgraziatamente, in causa del precipitare degli avvenimenti, che condussero a morte la
Societ coU'invasione francese, non venne pi pub-

(.i;

Vedi Appuntamenti della Societ Patriotica

Archivio

di Stato.

i6o

blicato, e dell'elogio scritto dal Parini

alcun' altra
del suo

notizia.

Il

non

si

IV volume, pubblicavalo quale lavoro

grale del Parini, e

ebbe

Reina invece, a pagine 15-19

come

costantemente

tale fu

interite-

nuto e pubblicato in altre edizioni successive, nessun


dubbio della sua autenticit essendosi da quel terapo
sino ad oggi manifestato.
Quando all' opposto lo si legge con un po' di attenzione, specialmente dopo una certa dimestichezza
fatta con le prose del Parini, di leggeri ognuno si
accorge che quell'elogio una ben misera cosa. Se
per qualche parola o per qualche frase possiamo
anche credere che
vietano in

modo

debole legatura delle

singole

intreccio dell' insieme, che

voro curava a

tal

cellenza. Inoltre

in

seno

parti

fu

rini fosse stato presente,

letto

si

sommo

come un omaggio

all'

ma

il

stato assente, mestieri riconoscere

appunto

tale lo

dal Reina,

il

preteso elogio

Se
1'

il

Pa-

applauso

autore

non

Parini essendo

che

1'

applauso

meritava l'elogio.

Per confermarci in questi dubbi,


credere che

per ec-

dall'Amoretti, e fu

applaudito.

direbbe che

all'opera affatto convenzionale,

fu sincero perch

meschino

il

devesi dimenticare, che l'elogio

ascoltato con piacere e molto

fosse suonato

Parini in ogni suo la-

il

segno, da riuscir

non

Societ

della

scritto dal Parini, ce lo

sia stato

assoluto di crederlo cecamente e la

anzi

per

farc

del Parini, pubblicato

non sia quello che realmente fu letto


vengono in soccorso i due seguenti

dall'Amoretti,

documenti.
Il

dell'

13 fiorile

interno

scriveva al

anno

della

9- (3

maggio

1801)

Repubblica Cisalpina

cittadino Amoretti,

il
,

ministro
Pancaldi,

altro de' Bibliote-

carj dell'Ambrosiana e gi segretario della pree-

Societ Patriotica di Milano,

sistita
lettera

ri

seguente

la

Il

cittadino Reina, altro

dei deportati dall'Au-

membro della Consulta Legislativa, sta


disponendo un gran presente alla Repubblica Lette-

stria,

ed ora

raria

con una Edizione completa delle opere dell'im-

mortale nostro Parini. Egli ha fatto acquisto de' di


lui manoscritti dagli Eredi,

non

pratica alcuna, o diligenza per

produzioni esistano
siano

elogio,

consegnare

D'Adda

Non

Societ Patriotica.

Cittadino

io v'invito,

al

recitato da Parini alla

sunnominato

manoscritto

per

altronde

potendosi avere

della Societ

Reina

Consultore

al

il

uso sovraindicato, ritiran-

l'

negli Atti

cittadino Carlo Amoretti,

spondeva

il

Bibliotecario, a

done voi una ricevuta da consegnarsi


Il

altre

anco conosciute generalmente, o finora


Fra queste si conta 1' elogio del fu Profes-

sore Dottor Vincenzo

detto

se

che non

maestra,

per

inedite.

detto

mano

della

intentata

lascia

rintracciare

il

28 successivo,

ministro nei termini seguenti

Appena ebbi

il

venerato vostro

dino Ministro, in cui mi

s'

foglio.

ingiungeva

ri-

Citta-

di ricercare

fra le carte della preesistita Societ Patriotica l'elogio

scritto dal fu Prof. Parini pel Prof.

segnarlo

al

dello, Pratesi,

pi volte, tutte

ove

le carte si

le visitai

vedendomi per che


1797 io

non

D'Adda,

C. Reina, andai col custode,

le

senza poterlo trovare;

le

carte

so da chi, giacch passarono

sitate, e talora sconvolte.

ajutommi pure

il

Bi-

serbano, e tornandovi

cartelle,

aveva ordinate

con-

dianzi

in

cui

tutte,

in

av-

prima del
erano state

pi mani, vi-

Ad esaminar

quelle

carte

Prof. Brambilla, dianzi Vice Segre-

tario della Societ

medesima.

Sapendo che

alcuni, al

quell'elogio, ne avevano
chiesto, e

non dispero

trovato fra le
scritti

l'i

copia,

fu
a

recitato

l'ho

loro

affatto d'averlo. Intanto

avendo

negli appuntamenti

alcuni

carte,

parecchie

tempo che

fatta

notizie

relative

al

Prof. Parini

medesimo, mi son fatto premura di comunicarle al


C. Reina summentovato, come mi son fatto un piacere di dargli qualche produzione sua originale, che

me

era presso di

Mi spiace di non aver potuto eseguire pienamente gli ordini vostri Cittadino Ministro
ma
quanto ho fatto per secondare le commendevoli
viste del C. Reina, pu esservi argomento della sincera mia premura di ubbedirvi (i).

Da
il

28

scritto

questi due documenti appare chiaramente che


fiorile

dal

non

quello trovato
zata in fretta,

medesimo

si

Parini.

avea

ancora trovato

stato

trovato

pi

l'

elogio,

tardi

non potrebb' essere una copia abbozo piuttosto un riassunto dell' elogio

(i) Vedi autografi del Parini

Archivio di Stato.

XIII.

Il

Pariiii

rivo

e la rivoluzione francese

Nuove

contribuzioni

Politico ed

Repressioni

Municipalit

Francesi e la

dei

II

cospirazioni

La Societ Popolare

Parini municipalista

Il

Ar-

Termometro

Parini.

il

Era vario tempo che il Parini andava correggendo e limando il Mattino e il Mei\o giorno
;

Vespro e stava lavorando dietro


la Notte. Se non che i tempi precipitando e le novit affollandosi una suU' altra, non trovava tregua
avea terminato

riposo

la

rivoluzione

francese

gli

di

speranze, e la cagionevole

continuamente

lo

martellava. Egli avea sor-

timori

da natura animo libero dalle pastoie

tito

affacciava

si

gravida di
salute

il

siderava

uomo

differente

sociali, de-

da quello che

lo

aveva

abbassamento degli
incancheriti papaveri e l' innalzamento degli umili
rigenerati. Quando ai primi lampi della rivoluzione
francese tenne dietro il grande temporale con la

fatto

la

societ,

gragnuola

di

teste

idolatrava

cadenti

l'

dalla

ghigliottina, egli,

che rifuggiva dal sangue, s'arrest titubante e stette


a guardare, pi che giudice, spettatore tormentato.
Circa

un anno prima che cominciasse

la

guerra

delle Alpi, le polizie degli Stati d' Italia vigilavano.

164

le scoperte d' immaginari convegni


stampa era tenuta pel collo, parecchi
giornali venivano soppressi, gli arresti si facevano
sempre pi numerosi, le spie si moltiplicavano,
e per la paura del terrore rosso francese, il terrore
bianco imperava a Milano e suoi dintorni. Eppure
il 17 aprile 1791 partiva da Torino per Milano sui
carrettini del Barisene una balla di libri spedita
col dalli Bonafus, e proveniente da Ginevra che
conteneva/? ZM copie delle opere di Rousseau, ed anche
alcune copie di libri relativi agli affari correnti
di Francia. Cos diceva un biglietto dei ministro
sardo Hauteville al Wilzeck, che portava anche le

si

partecipavano

e congiure, la

indicazioni della balla, ed assicurava che in un'altra,

proveniente pure da Ginevra,


copie del

volume

si

trovavano quattro

Le Manifeste, ou

Francoise retablie

dans

loix

ses

la

Monarchie

primitives

et

constitutionelles.

Nella primavera 1792 la Francia era rappresentata a

Genova

dal ministro

Semonville, quello che

fu causa della dichiarazione di guerra tra Francia e

Sardegna.

Il

Capitano di Giustizia a Milano sapea


quel ministro, dove andava e

tutto ci che faceva

chi riceveva. A Milano sapeasi pure che l'abate Pompeo Della Porta era partito dalla Corsica e diretto
in Lombardia, quale incaricato dai generale Pasquale

massime per sollevare


popoli. SaToscana erano stati espulsi
arruotini francesi, che seminavano fra il popolo, come

Paoli, a spargere

pevasi pure che

dicea

il

dalla

Capitano di Giustizia,

principj di fanatica

Dalle Marche

venivano letcontegno dei Francesi, e il Munarini, ministro del duca di Modena, si compiaceva
che a Modena e a Reggio regnasse la quiete, ma

libert ed irreligiosi

tere informative sul

aveva paura
al

i65

Grigioni, e chiedeva informazioni

dei

Wilzeck. Per

nera

bestia

la

ministro

scriveva

Munarini, che viene

il

scriveva

barone

il

Wilzeck, che
di l che

Brentano,

propagano

sempre

il

console

fa

austriaco,

al

mentre sono dimostrazioni


fabbrica di una chiesa
da

poche persone per la


si vedono emissari francesi,

cese crea

l,

di

parlar molto di se;

per tutto

l'oro

fran-

rivoluzionari. Tutte queste fandonie erano

con

scritte

veleno

Se-

il

di

notizie di rivoluzioni poli-

le

a Portomaurizio,

tiche
di

si

di

Semonville

il

era

Francia a Genova

monville,

la

massima

seriet

l'obbligo di respingerle,

da uomini che avevano

come

ciarle di donnicciuole

da villaggio.

mentre

si

temevano gli emissari

francesi pro-

venienti da Genova, dalla Corsica, dalla

Marche,

dalle

lo Stato di

Toscana e
Milano cominciava a for-

micolare di patrioti, che tenevano corrispondenza a


Parigi con un milanese di nascita e di provenienza

spagnuola,
quello di
ratori.
si

Il

il

Salvador

Como

s'

dal

era formata

Lago Maggiore a
una catena di cospi-

Semonville, se crediamo

facevano sul di lui

conto,

alle relazioni

specialmente a

che

quella

che l'Acton, ministro borbonico a Napoli, spediva

al

Wilzeck il 27 maggio 1792, avea ideato un piano


comunicato al ministro Dumourier a Parigi, che
alla

sua volta lo avea presentato

al Direttorio,

con-

Genova. Di l dovea sprigionarsi la rivoluzione verso il Piemonte e la Lombardia, appoggiata da un esercito francese, mentre
un altro dal Nizzardo sarebbe disceso in provincia
sistente nella conquista di

di

Cuneo,
(i) Queste

Sezione
di Stato.

ma non
notizie

Militare,

si

fece nulla

fi).

vennero raccolte in gran parte

cartelle

della

guerra austro-franca

fra

1792

gli

Atti della

Archivio

-166
Mentre ferveva la guerra delle Alpi, a Milano s
il Dio degli eserciti a conceder
la vittoria,

pregava

concessa

lo si ringraziava per la vittoria

mate Austro-Sarde. Quando


irreparabili

cambiare gli

Madonna

di

partiva

tutto

fu

fecero

anche

ricorse

reliquie

alla

ciascuna

di

Il 9 maggio 1796
Vicario di provvisione

inutile.

12

il

ar-

alle
si

Francesi venissero a

si

alle

non usare

di

sociali,

Celso

l'Arciduca, e

avvisava
lite

S,

ma

parrocchia,-

temette che

si

ordini

sconfitte

le

il

le

campane che per

le so-

funzioni della Chiesa, proibito qualunque altro

modo

di suonarle che potesse dare inopportunamente allarme. Dopo la vittoria del Bonaparte
al ponte di Lodi, la Congregazione Generale dello
Stato autorizzava tutte le comunit a fornire alloggi
e somministrazioni alle truppe francesi.
Il

14 maggio, giunto

il

Massena

Milano,

tasc danari e ordin y.na requisizione di cavalli


patrioti alzarono

il

capo

costituirono

la

Duomo uno

stendardo

Societ

Popolare; fu impiantato l'albero della libert, ed


sato in Piazza del

in-

nero,

is-

sul

quale campeggiava lo scritto Diritti dell' Uomo. Arrivato

il

il

ricevette

il

and ad abitare

generale Bonaparte,

in casa Serbelloni,

Corso

sul

giuramento

di

di

Orientale

Porta

fedelt

dalle

autorit

30 fiorile (19 maggio)


comprese le requisizioni
in natura aboli la Giunta di Governo, il Magistrato
Politico Camerale e il Consiglio dei Decurioni lasci
e incaric
sussistere la Congregazione dello Stato
tre 'agenti militari, Morin, Reboul e Patraud insieme
con la Municipalit, a capo della quale era il comandante di piazza generale Despinoy, a governare la
civili

ed

ecclesiastiche;

chiese venti milioni di

il

lire,

Lombardia.

Il

Despinoy,

in

tale

sua qualit, eserc-

i67

tava militarmente l'alta polizia

delegate

leggi

dalle

francesi

tutte

funzioni

le

comandanti

ai

delle

piazze in istato d'assedio.

formare

la

Municipalit vennero chiamati Fran-

cesco Visconti, Antonio Caccianino, Galeazzo Serbel-

Antonio Cor-

Latuada, Carlo Bignami,

loni, Felice

Fedele Sopransi, Gaetano Porro, Pietro Verri,

betta,

Giuseppe Pioltini, Gio. Battista Sommariva, Paolo


Sangiorgio, Antonio Crespi, Cesare Pelagatti, Carlo
Ciani e Carlo Parea.

La
citt
i

maggio

sera 19

spettacolo,

un grande

alla Scala si diede

teatro fu illuminato a giorno, e cos la

il

per ordine del generale Despinoy. Frattanto tra

democratici

calunniarsi

quindi non
strava

gli

era

aristocratici

non

vera

libert

la

potevasi apprezzarla;

troppo giovane

inabile

il

un continuo

era

conosciuta,

popolo

mo-

si

da

reggersi

s,

bene dal male, rimaneva vittima della


solita schiuma, che nei grandi sconvolgimenti politici ha la forza di rimanere costantemente a galla.
a discernere

il

Di fronte
di Piet,
nicipalit,

il

spudorata

alla

Monte

spogliazione del

cittadino Serbelloni^ presidente della

il

pratile

guente manifesto

''21

maggio) pubblicava

Mu-

il

se-

La nuova Municipalit ha

la

conso-

lazione di annunziarvi, che saranno rilasciati

alli ri-

Cittadini

i pegni .anche consistenti in Capi


d'Oro e d'Argento, che trovansi sul Monte di Piet,
il valore de' quali non ecceda la somma di lire cento

spettivi Proprietarj

di Milano, senza alcun obbligo di pagamento, essendo la Municipalit a ci autorizzata dai


Cittadino Saliceti Commissario del Direttorio Esecu-

moneta

tivo presso alle

Armate

d'Italia e delle Alpi.

Riconoscerete o Cittadini in questa determina-


zione, che

1(

favorire la Classe pi indigente l'og-

il

getto, che sta pi a cuore alla Repubblica Francese,

ed alla Municipalit,

quale ha ordinato

la

pubbli-

la

cazione, ed affissione di questa sua disposizione per


gli corrispondenti effetti

Quando cominciarono
del

Monte

nasco.

un

di Piet,

popolo che

meno

si

e a

spogliazione

la

fermento

sommossa

dopo che a Pavia

nel sangue la rivolta,


i

requisizioni dei cavalli,

insolito

scaten in

si

le

pubbliche casse e

la violazione delle

Rinasco

volle a

invase

il

a Pavia, e a Ri-

era spenta

si

Milano abbagliare

abbienti colla restituzione dei pegni del va-

onde togliere l'occasommossa. Ma fu illusione,

lore sino a cento lire milanesi,

sione immediata della


poich,

il

23 maggio,

luoghi della

giorno successivo
libert, e la

Ed

si

si

Ticinese

giunse

al

barda

(21

pratile,

maggio

come

fossero

il

av-

riportiamo

anno primo della Libert Lom1706,1.

La Societ Popolare

alla Municipalit

di Milano

altri

fu soffocata nel sangue.

conosca meglio

viate le cose in seno della Municipalit,


la lettera 2

in

colmo,

tent di abbattere l'albero della

sommossa

affinch

a Porta

l'irritazione

citt

Cittadino Presidente, Cittadini Municipali.

Societ popolare ha colla pi


scielta

viva

gioia

La

intesa

zione degli Stati dell'inaddietro Lombardia Austriaca

la

che vi ha chiamati alla pubblica Amministra-

Ella viene per nostro

mezzo a

suo piacere, ben persuasa che


streranno a tutti che meritate

Pubblico

vi

ha accordata

)\

vostri
la

farvi sentire

lavori

.
il

dimo-

confidenza che

il


(f

169

Cittadini Municipali,

Popoli hanno

gli

fissi

occhi sopra di voi, ed aspettano dalla vostra giustizia,


dalla vostra energia

L'amor
degno Cittadino, che

rigenerazione.

loro

la

guida

della patria, che vi

il

con tanta saviezza

vi regola,

operazioni

promettono,

danno
a

ce

lo

La

ma

quali sono

voi Padri della

su cui raggira

di

Patria

ancora
Voi sapete

siete

protegerla.

Essa ve li ripete: giuPopolo sono le immutabili


da

suoi lavori, e se sar

meno

secondata non potr a

ter

di lei principi.

stizia, virt e salute del

che

Societ popolare verr in aiuto delle vostre

operazioni

felicit

vostre

alle

l'approvazione,

Popoli alle vostre operazioni ce l'assicurano

suoi Figli, e tocca a voi

basi,

e presiede

di ottenere la

voi

pubblica

La

premura

di

Comitati

di

Il

nel di Lei seno, e vi fa

portarvi

'

quando

Vigilanza

in oggi riuniti

che qualcuno di voi

spera

Societ

giornalmente

lo stimerete

e di Segretezza,

por-

si

tutta

la

ne' suoi

quali

sono

Comitato Riunito

di Segretezza e d' Invigilanza

Salvador, Presid,
ToRDOR,

Nella seduta
nicipalit

dello

ringraziava

stesso
la

Segret. (i)

pratile,

Societ Popolare

la

della

Mu-let-

contemporaneamente proponeva una commissione composta del Serbelloni, Porro e Visconti,


affinch si recasse a ringraziare il Saliceti e il Bonaparte
tera, e

della

nomina

della

Municipalit

(i) Vedi Atti dei Municipalisti

stessa.

Inoltre fu

Archivio Storico Municipale,

170

proposta r imposizione di 14 denari sopra ogni


scudo d' estimo sulle case e fondi della Citt e dei
Corpi Santi di Milano, all' oggetto d' introitare la
somma ~estituibile alla Repubblica Francese e per
supplire ad

bisogni. Tale

istantanei

altri

fu adottata a titolo d'imprestito

ai censiti in occasione

Con

imposte.

avviso

pubblicaiiom di altre

di

giorno seguente vennero

del

prescritte le modalit da seguirsi per

quella stessa seduta

posta

discusse pure

milioni

venti

di

si

richiesti

norme

esigersi secondo le

proposta

d'aversi riguardo

1'

esazione. In

sulla sovraim-

dal Bonaparte, da

adottate per

l'

imposizione

precedente.

seduta

Nella

fu

pratile

anche

deliberato

di

prender denaro per un milione e mezzo, da riscuotersi in tre rate dai

signori

Carlo

Archi nti, Mel-

Greppi, Francesco Clerici, Pezzoli, Pietro Van-

lerio,

doni a

S.

Antonio, D. Macchi, Gio. Antonio

Parra-

Antonio Visconti, Patelano, Stefano


Sangiuliani, Lodovico Belgioioso, Ambrogio Forni,
Miconi ab.. Cozzi, Luigi Perego, Dott. Magrini a
Giorgio Teodoro
S. Protaso, Antonio Somaglia,
Triulzi, fratelli F, Pietro Annone, Arconati, Anvicini ai Bossi,

dreani, Resta, Busca,

Biglia,

Gonfalonieri,

Soncini,

Daverio ab., Carlo Frisiani, Ottolini a S. Ambrogio,


Carlo Scotti, Costanzo Taverna, Francesco Pertusati,
Carlo Albino, Dott. Milesi
Il

(i)

Le

pratile,

preludiando

'i).

al

manifesto

notizie sulle deliberazioni dei Municipalisti

Municipalit

verbali della

l'Archivio di
si

far

Stato.

cemio

Ci per norma

in seguito.

riguardo

alle

gene-

furono desunte dai

Archivio Storico Municipale

zione di quelle, che cominciano col i termidoro, che

quali

del

si

ad

ecce-

conservano nel-

deliberazioni,

delle


rale
i

Bonaparte del

villaggi

Francese non
dicea in

6,

ribelli,

fa la

che minacciava

di

abbruciare

che

la

Repubblica

dichiarava

guerra

un suo manifesto

ai cittadini

mentre che

popoli, la Municipalit

porgere

ulivo di pace

l'

Armate Francesi pensefor^a

la

che

rivoltosi,

veri nostri nemici.

ai

di

le

ranno a dissipare con


sono

I/I

questo punto erano giunte

quando

il

pratile

numero- dei municipalisti,

cose pubbliche,

le

(24 maggio),

per

accrescere

il

Parini veniva nominato

il

Saliceti, membro della Municicon Paolo Brambilla, Michele Vismara, Ottavio Mozzoni, Angelo Pavesi, Giovanni
Tordor, Giacomo Battaglia, Michele Reale, Giuseppe
Merio e Carlo Nicoli.
Con questi vennero pur nominati Sigismondo

dal Bonaparte e dal

insieme

palit,

Ruga

Francesco Picciotti,

quali avendo la propria

sostanza nello Stato Sardo, n sapendo quali trattati


fossero stati conchiusi,

Francese,

quel re e

tra

domandarono tempo

la

Repubblica

Una

determinare.

Vandoni, per avere i suoi fondi sullo Stato Mantovano,


allora in potere degli Austriaci. Invece Ottavio Pusterla, pretore a Gallarate, prest giuramento sepaeguale eccezione fece pure

il

cittadino Francesco

ratamente, ed intervenne alle adunanze, finch lo

Capitano di giustizia (i).


Per questo motivo il 16 pratile

si

elesse

(4

giugno),

in

sostituzione dei quattro ultimi accennati, furono eletti


i

cittadini

Giovanni Bazzone, Carlo Prandina, Fran-

cesco Buzzi e Giuseppe Agnelli,

tutti

della

Societ

Popolare.

Per ottenere con pi agevolezza

(2)

Vedi Atti dei Municipalisti

lo scopo,

le

Archivio Storico Municipale.

au-

172

torit francesi si servivano dei municipalisti

quali,

preludiando ad altro decreto del Bonaparte del 9 pranuove stragi ed


tile, che conteneva le minacele di
incendi, il giorno 3 deliberarono di obbligare i pa a continuare a mantenere la propria servit
dimessa dal giorno dell'entrata dell'armata francese
in Milano, e di requisire le armi dei trafficanti della
citt . Rivolgendosi al popolo di Lombardia, il

droni

IO pratile,

un uso

domandava

cos

essi aspettarsi in

Era

il

moderato

un

Saliceti:

paese

vinto

la ripetizione della favola del

qui

si

durante

De-

minacele del

requisizione delle

la

24 ore,
che guarniscono i

lo stato d'assedio,

dovevano

perfidia?

lupo e dell'agnello.

lui ordinata, entro

fronzoli deliziosi

Francesi, dopo

tanta

tralascia di accennare le

spinoy, comandante di Piazza,

armi da

delle loro conquiste,

compresi

e tutti gli altri


soliti

manifesti

numerosi

ar-

resti dei patrizi milanesi.

Sotto questi auspici

il

Parini, insieme ei colleghi

nominati lo stesso giorno, prestava giuramento, da


lui sottoscritto il 6 pratile e, date le sue opinioni e il
suo carattere, mestieri confessare che si mostrava
fornito di molto coraggio per entrare in un ambiente
che non approvava.

cagione delle condizioni

affatto

straordinarie

in cui versava in quei giorni la citt d Milano,

deliberazioni che venivano

prese

dai.

le

municipalisti,

acquistavano la pi grande importanza ed erano di

doveano

pie-

garsi alle esigenze del generale Despinoy e del

com-

una gravit estrema.

municipalisti

missario Saliceti, la cui giacobina astuzia


sceva limiti, per tirar fuori
la

le

zampa dei municipalisti stessi.


quando credeva di far da s

niente,

non cono-

castagne dal fuoco con


Il
;

Municipio

era tutto,

era

quando

173

era piegato a fare ci che volevano


cobini. Costretto a

francesi

camminare su questa

via,

il

gia-

Mu-

nicipio dovea anche pagare ai signori ufficiali le stoviglie, le guarnizioni

liquori e

da tavola,

pranzi,

caff,

il

concerto musicale perch potessero fare

il

deliziosamente

il

chilo.

La nota amena veniva


Beauharnais, moglie

fornita

Bonaparte

del

da Giuseppina

venuta a

che,

Milano, andava. ad abitare nel palazzo Serbelloni,

al

mantenimento e al divertimento della quale pensava


e pagava il Municipio. Quasi ogni giorno due o tre
municipalisti si recavano a trovare la moglie del generale, e poi affrettavans

come aveva dormito la notte precedente,


maniera aveva passato il giorno (i).
Pel sollecito e regolare
municipalisti

si

fece parte del terzo,

tavano gli

afl'ari

insieme
altri.

pii, alla

in

degli

Parini

con Pietro Verri, col

cause

alle

qual

affari,
il

In questo comitato

relativi al censo,

archivi, agli impieghi,

luoghi

disbrigo

madama,

divisero in vari comitati, ed

Visconti e parecchi

no-

alla sera a riferire le

all'adunanza dei colleghi, sullo stato di

tizie,

si trat-

alle finanze,

agli

ecclesiastiche,

religione, all'istruzione

ai

pubblica, ai

commercio.
adunanza di questo comitato, tenutosi

teatri ed al

Neil'
tile,

modi

fatta parola della necessit attesi

l'S

pra-

noti inco-

Giuseppe Parini, che lo


personalmente portarsi alle diuturne
sessioni senza il mezzo di una portantina che sia
determinata a di lui comodo, convenne unanimadi salute del cittadino

impediscono

mente

(2)

il

di

comitato

che

Vedi Atti dei Municipalisti

si

diano

gli

ordini a chi

Archivio Storico Municipale.


conviene perch ne sia
proporzionato soldo

verranno

prov\'-ista

conto della

per

pria

scelti

174

una decente

Municipalit,
a due

giornale

cittadino

uomini

Vismara

presente

fa

l'

municipalisti,

istanza

il

Comune, che dovendo

giorno e

deravano

N.

uno

stabile assestamento di

giornale

del

anno IV

Termometro

il

Politico,

giugno 1796) pubblicava:


lumi che precedono sempre l'aurora della libert

7 messidoro,

tutto

qualche altra incombenza per ren-

di avere

hanno bisogno
Il

della casa
essa

in

trattenersi

alla sera a disposizione del Parini, desi-

dersi pi utili ed avere


cui

due

di

della Municipalit in servizio del Parini, al-

l'oggetto di portarlo su e gi dalle scale


del

il

che

portatori

questo proposito dobbiamo pure ricordare che,

nella seduta 6 messidoro tenutasi dai


il

e pro-

costituito

della

(25

facevano

pace,

desiderarla

La

amarla.

ed

lumi era ben cresciuta per opera del


Beccaria, Longhi, Verri, Parini... Si aspettava la occasione di adoperarla e di goderne i vantaggi . E
pi innanzi Alle voci de' patrioti che sono gli
massa

di questi

amici

del

Popolo,

atterra

si

figlia dell' arciducal

Municipalit

antica

l'

tirannia, ed

ogni avanzo

ab-

si

batte dell' influenza di essa. Sulle ruine di questa

crea

una nuova Municipalit,

cui

per la pi parte conosciuti o pe' loro lumi o per


loro virt patriottiche. Crespi,
Parini, Verri ed altri sono

pi

innanzi

ancora

Se

Verri, di Corani, di Frisi,


del caff

diradare

hanno
le

di
i

di

le

Serbelloni, Sopransi,

questo

lumi

numero

Parini,

Beccaria,

di

della

servito o ad accrescere

tenebre de' paesi lontani,

sione attivissima

si

individui erano

E
di

Societ

la luce

o a

qual' impres-

non dovevano particolarmente

co-

/D

municarc all'atmosfera milanese, nel cui seno felicemente nascevano e si combinavano, come i raggi
originari

della

luce, per indi

dersi per tutto intorno


I

lettori si ricordino

comunicarsi

e diffon-

bene che

il

Parini

alcuna relazione col Termometro Politico,


era l'eco fedele dei pi esaltati giacobini.

non avea
il

quale

XIV.
Parini, Sopransi e

illumina

il

Vismara

Parini

Si istituisce

un

eletti

Le

ufficio per ricevere

abbatte in parte questa istituzione


dei Municipalisti

Il

Le

Come

lo

il

solite ruberie

sugli ori ed argenti delle

Parini e

chiese

popolo

denuncie

Risposta del

primo lampo dell'unit

Municipalisti e del clero


ficenze

le

reclamo dei municipalisti

aJ illuminare

solite ruberie e

segrete

d'Italia

Gioia dei

Vismara distribuiscono bene-

Despinoy prepara un colpo

Parini

Saliceti ai reclami

di

mano

Questione grossa coi Munici-

palisti e parole del Parini.

Nella seduta 9 pratile, sulla proposta

di

Cesare

nominata una commissione, composta del Parini, Sopransi e Vismara per mettere
in attivit tutti i mezzi che si credono necessari per
Pelagatti, veniva

il popolo, avuto riguardo alla costituzione


morale dei loinbardi .
Che cosa abbia fatto la commissione per illuminare il popolo, in verit non lo sappiamo. Se crediamo al Reina, il Parini insegnava che colla persecuzione e colla violenza non si vincono gli animi,

illuminare

fisica e

n si ottiene la libert colla licenza, e co' delitti. Il


Popolo vi si conduce col pane, e col buon consiglio:

non

si

dee urtarlo ne' suoi pregiudizi,

ma

vincerlo

177

per s stesso coU'istruzione, e coU'esempi


colle leggi

che

pi

Questi virtuosissimi insegnamenti

e tutti gli altri

anche se non fossero stati pronunciati dal Parini, abbiamo ragione di credere che
trovassero in lui medesimo un forte campione, ogni
sua opera essendo guidata da queste massime.
ricordatici dal Reina,

Narra

il

Reina

nelle apparenze

que

Uno

pongono

di

che chiun-

presentasse al Magistrato, vi stesse a capo co-

si

Un buon

perto.

che

alpigiano,

sempre aveva

altrimenti, bench ripreso, non sapeva


rispettosa abitudine
e

che

que' forsennati,

la Libert, voleva,

guardatevi

le

allora Parini

tasche

fatto

per

coprirsi

copritevi

Ecco in qual

il

modo

capo,
s

do-

popolo lombardo, invaso dai ladri


pi celebri del mondo civile. E che fosse allora moda

veva illuminare

il

di rubare, ce

lo dice lo

col manifesto

1 1

pratile,

Considerando:

stesso

commissario

che comincia cos

Saliceti

che malgrado l'ordine stabilito

dalle leggi della contabilit

dell'amministrazione

malgrado le inibizioni date dal Generale in capite e


dal Commissario del Governo a qualunque persona,
fuorch l'Ordinatore dell'Armata, di fare delle requisizioni

nauti

alcuni individui senza carattere

la

si

presentano

Municipalit, conforme a ci che essa espone,

muniti

di istanze per farsi accordare cavalli ed altri

oggetti

Considerando esser

questo

un

attentato

alle

propriet pubbliche, e private, n ecc.

Ma

oltre questi furti,

altri

ne

avvenivano

provata connivenza delle autorit militari.


palisti,

stanchi di questo andazzo,

il

colla

munici-

io pratile,

com-

pilarono una memoria, presentata al Saliceti, nei ter-

mini seg-uenti

I7

sotto

Luoghi

I.

r ispezione

l'Agenza

Pii,

quantunque sembrino essere

vigilanza

della

se

pretendendo che li
ed anche per

dere,

questo titolo

viene impossibilitata a soccorrere

tunque

Municipalit,

ne avvoc l' intera direzione,


deputati debbano da essa dipen-

Militare

l'

Municipalit

la

indigenza, quan-

contnuamente eccitata da generali

sia a ci

comandanti.
IL

Monte

II

un

che anche in forza di

di Piet,

decreto del Commissario Saliceti dovrebbe dipendere


dalla Municipalit, dipende ora dall' Agenza Militare,
la quale

ordin

deputati

ai

nuovamente

eletti di

non

dell' Agenza

che quella

riconoscere altra superiorit

medesima.

III.

Li deputati del

cordia sospesero

provate

per

l'Agenza Militare contrasta

tale

Cassiere

il

infedelt;

dipendere

per

dal

suo

ed ordin

tutto

ci

loro

Luogo dalla Municipalit


questa memoria deve aver preso

d' aste-

riguarda

che

detto Pio

Miseri-

della

esercizio

facolt ai deputati suddetti,

nersi dal

Luogo Pio

il

(i).

parte

il

Parini

stesso, riferendosi essa a materia che veniva trattata

dal comitato

III,

al

quale egli apparteneva.

degli spogliator,

poich

furti

Non

ri-

contegno
continuavano alle-

sulta per che abbia influito a modificare

il

gramente, frammischiati a qualche atto onesto, che


per la sua singolarit veniva lodato con pubbliche
manifestazioni,
nifesto

come possiamo imparare da un ma-

del 14 pratile,

col quale

si

generoso da

loda
lui

il

firmato

dallo

cittadino Venous,

stesso

per

Parini,

un

atto

compiuto.

Intanto la sicurezza della propriet lasciava molto

(i) Vedi Atti dei Municip.ilisti

Archivio Storico Municip;tle.


a desiderare,

l'

179

avversione contro

Francesi giornal-

mente cresceva, e 1' opera dei municipalisti si rendeva sempre pi difficile. In simili condizioni, nella
seduta 9 pratile, il cittadino Gaetano Porro faceva
la mozione di comporre un comitato di vigilanza,
che senta

le

relazioni segrete in

relativi e di

opportuno ed

sito

appartato, coli' abilitazione di dare

provvedimenti

li

premiar quelli che fossero

sue relazioni,

e quelli

colle

utili

che procurassero degli arresti

convenne in massima nella proposta, e restarono


delegati i cittadini Porro, Mozzoni e Corbetta a presentare, nel termine di 24 ore, il relativo piano.
Non abbiamo rinvenuto questo piano, che deve
Si

essere stato approvato; quindi impossibile formarsi

un

esatto

nato,

criterio

ma non
mano

ribile in

sul

modo

quale ha funzio-

col

dubitiamo che

sia stato un'

arma

ter-

per isvelenirsi contro

dei giacobini,

loro avversari. Le delazioni devono aver creata


anche un'enorme confusione di attribuzioni, come
accadrebbe nei giorni nostri, se simil piano si attuasse, specialmente tra gli impiegati, che cos veni

dicherebbero

accusando

torti subiti

pare che questo sia accaduto,

nella seduta 13 messidoro

da

far cessare

quello

delle

stato

il

Parini

luglio) parl in

modo

individui

cose,

di

non possano

d'ora in avanti

da' suoi

(i

loro superiori.

poich
e

propose che

farsi alla

Municipalit

che

soli rapporti

verbalmente,

commissioni avute ufficialmente dai

soprasedendo

su

tutti

gli

altri

di

denza, ad oggetto di evitare per tal

superiori,

semplice confi-

modo

il

pericolo

compromettere la Municipalit e le sue risoluzioni . Questa proposta venne approvata e cos cess
di

una parte

Ma

dei lamentati inconvenienti.

siccome

il

dado era

tratto, e l'avversione

contro

i8o

Francesi e loro complici andava continuamente aumentando, insieme con le ruberie, cos, pi tardi,
dopo che il Parini usc dalla Municipalit, si costitu
un Comitato di Polizia, composto di Gaetano Porro,
Francesco Visconti e Giuseppe Sommariva, che coni

tinu a ricevere

Quando
con

la

con

ma

si

presentarono

al Saliceti

ricordata, del io pratile, tennero

sull'andamento della cosa pubblica,

volpina astuzia

far conoscere
le

accuse segrete.

memoria, gi

lui discorso
la

le

municipalisti

suoi

Commissario, lungi dal


metteva innanzi

del

intendimenti,

pi belle promesse, fatte apposta per sedurre

vani e g' ingenui.


gati della seduta

1 1

Infatti, sotto

il

N.

troviamo

pratile,

riva sugli riscontri avuti dal

gioalle-

Fatto rapporto dai cittadini Corbetta e

8, fra gli

Commissario

Somma-

del Diret-

torio Esecutivo, Saliceti, in seguito alla delegazione

avuta dalla Municipalit contenente

I ."

Viene permesso

li

seguenti capi

riapprimento della zecca

il

per coniare monete d'argento nazionali alla bont, e

mezzo scudo, quarto e


una parte la statua della
libert, e sottoposte le lettere Libert Eguagliania,
all'intorno Stato di Milano, e dall'altra il valore
della moneta coll'anno del seguito conio.
2. Di alleggerire il popolo, togliendo l'imposta mercimoniale, e la met del testatico, dovendo
servire il pagamento della residua met ad intiero
valore intrinseco dello scudo,
sesto d'esso coU'impronto da

beneficio delle rispettive comunit.


a

3.

Promessa

di tutto l'interessamento

vore di questo Stato presso

la

fa-

Repubblica di Venezia,

per l'estrazione delli bovi, indicando a chi stia nel-

l'urgenza del caso di permettere

4.

Raccomandazione

siffatta estrazione.

di avvicinar

bene colla

i8i

Repubblica Svizzera per l'interesse anche di questo


Stato, dandole i grani di cui vi sia una discreta abbondanza, e promettendole quello che potr essere
prodotto a misura del raccolto,
3." Di commerciare direttamente colla piazza
oggetto importantisalla navigazione
vantaggio
simo di speculazioni, e di
da ravvivarsi col passaggio per gli Svizzeri, onde

di Lione, ed altre di Francia,

evitare ogni altra indipendenza.

6 Progetto

notificazione

della

merci di ragione degli Inglesi, e


qualora ne convenga

met

fatto

la rappressaglia,

di

un

tutte

le

calcolo,

promessa della
met

del valore di esse a questo Stato, e l'altra

passer alla Repubblica Francese,

senza anche di

questa

prevedendosi

che

misura verranno rappressa-

gliati dall'Inghilterra tutti

gli

fondi appartenenti a

cittadini di questo Stato.

7.

Promessa di diminuzione di prezzo de' sali,


misura del contegno del popolo verso

e de' tabacchi a
de' bravi e

sizioni

8."

generosi repubblicani francesi.


Assicurazione che non

maggiori

delli

in questi s'intenderanno comprese

zioni di generi, bestie, robba e

come pure

di quelle

si

faranno impo-

20 milioni gi richiesti, e che


tutte

massime

le

di

requisi-

panni,

armi che saranno trattenute come

da munizione.
9.' Invito ad ogni cittadino a presentare sia
con pubblica rappresentanza, sia con segreta denunzia
ogni disordine, che potesse avvenire, massime in materia di male versazione di generi, od altro, a danno
dello Stato e della Repubblica Francese, promettendo

immediata provvidenza con


altro segreto, ove occorra

esemplare gastigo,

ed

desiderandosi anzi schia-

rimento sulla grandiosa diversit del numero de' ca-


valli requisiti,

lS2

trovandosene a favore della Repubblica

N. 600 circa, quando se ne sono dati N. 1300, e ci


per gastigare chi

conviene.

si

Promessa di
da lavoro d campagna.

io.

ce

II" Invito

lasciare intate tutte le bestie

a riflettere che se tutta l'Italia

unisce in una sola repubblica

con

la

francese in tutti

potrebbe

si

gareggiare

rapporti per la felicit del-

l'universo.

Rispetto poi a tutto ci

analoghi

provvedimenti,

punto rimettendo

riguarda: ArtJii,

che

venne sporta una nota

di cui

risponder

Municipalit

alla

per

di dettaglio

il

gli

ciascun

riscatto

in

iscritto.

Si accolse

gioia, e

furono

il

rapporto con sentimenti

abilitati

li

vera

di

Relatori a scri-

cittadini

vere lettere di conformit al Commissario Saliceti

Era naturale che tante belle promesse e il roseo


fantasma di una grande repubblica italiana riempissero di allegrezza i nostri municipalisti, compreso il
Parni
ma erano semplici promesse che non venivano mantenute anzi le contribuzioni enormi e le
;

angherie aumentavano sino allo sfacelo

del

colosso

napoleonico.

Che
i

l'allegrezza abbia invaso in

desima seduta

1 1

nell'occasione che

un modo strano

meil
maggio) fu approvato,
Serbelloni con alcuni suoi col-

nostri municipalisti, lo

prova

fatto che nella

pratile (30
il

leghi dovea recarsi a Parigi a presentare

nazione lombarda ed
di

mandare in dono

al Direttorio

Parini

abbia

potuto
preso

voti della

Esecutivo cinque-

cento forme di formaggio del pi scelto

Non abbiamo

suoi sentimenti per la libert,

stabilire

parte

del

paese.

con sicurezza, se
questa

il

deliberazione

r avr

forse

18-3

anch' egli

approvata, e

non dobbiamo

meravigliarcene, poich l'ambiente era cos imbellettato d'un artificiale entusiasmo, che avrebbe

anche

tradito

pi astuti.

non
maggio,
dell'arcivescovo Visconti, nella quale dice: Vorremmo far passare negli animi di tutti i nostri figliuoli in Ges Cristo que' vivi sentimenti, da cui
siamo compresi, ammirando la generosit e benevolenza, colla quale vengono riguardati questi Popoli
dalla dominante Repubblica Francese .
Le vittorie del Bonaparte sugli Austriaci venivano salutate a Milano con gridi di gioia dei soliti
proposito di questo artificiale entusiasmo,

dobbiamo dimenticare

giacobini
gridi

del

spinta

ma

la

lettera pastorale, 31

perch a quelli

popolo,

largheggiare

francesi, deliberava

in

generali

beneficenze dai

15 pratile

il

anche i
continuamente

unissero

si

Municipalit,

la

(3

giugno)

di

fare

una distribuzione ai poveri d L. 6000. A questo


effetto veniva nominata una commissione, della quale
facevano parte

il

Parni e

successivo preparava

il

Vismara, che

seguente manifesto

il

Le continue segnalate

il

giorno

vittorie dell'Armata

Fran-

quanto sempre pi ci promettono di tranquillit


e felicit, tanto meritano maggiore dimostrazione
della pubblica gioja. La Municipalit vivamente penetrata da questo sentimento crede di manifestarlo
nel modo pi convenevole all'amor della Patria, coll'ordinare la distribuzione di sei mila lire a favore

cese

delle persone pi

bisognose d questa Citt. Le

cir-

costanze attuali non permettono alla Municipalit d


estendere pi oltre
triotiche
f

Le

col

fatto

le

sue

intenzioni pa-

sei

mila

lire

saranno ripartite in dodici mila

i84-

Biglietti di dieci soldi l'uno

medesimi sar confidata

e la distribuzione dei

alla coscienza

mano

ed alla

dei Parrochi, e de' Promotori.

il

La Municipalit

giorno, in cui

ranno
quali

si

in seguito ordiner al Pubblico

Parrochi e

Promotori cominciee i luoghi nei

distribuzione dei Biglietti,

la

Ma

riceveranno per corrisponderne

il

valore

armate francesi reclamavano farine


e frumento, persino le pipe
e siccome sulla fine di
maggio veniva pur fatta alla Municipalit una richiesta di tessuti vari per 15,000 uniformi; 50,000
intanto

le

vesti

ed altrettanti calzoni; 100,000 camicie;

cappelli; cuoio ed altri oggetti per

medesime,
sopra

un

cos

municipalisti

letto di rose, tanto

20,000

uso delle truppe

non riposavano

pi che

la

certo

Congregamotivo di

zione Generale dello Stato, per

il

rendersi amica la plebe, avea

ig pratile rinunciato

il

solito,

met della tassa personale.


malgrado i presi provvedimenti, non
diminuivano, e il 22 pratile (io giugno) informata
la Congregazione Generale dello Stato che alcuni
Malviventi girano nella Comunit, fingendosi incaricati dalla Repubblica Francese a fare delle requisizioni, per ottenere del denaro ordinava di non pread esigere

Le

la

ladrerie,

non fosse stampata


commissari francesi o dalle rispettive
Municipalit. Naturalmente questo prov\'edimento riguardava i soli ladri privati, e non poteva occuparsi
dei ladri pubblici, ai quali pensava il generale Despinoy, mettendosi esso medesimo in prima fila con
un manifesto dello stesso giorno.
Informato che dei Capi di ribellione, dei Preti
che abusano del deposito confidato alle loro mani, e
profanano il loro ministero di pace, hanno prezzolati
starvisi se la requisizione stessa

e firmata dai

Comuni

in molti

i85

coU'oro

ribelli

provenienti dalle Chiese, che


alienati dal loro

oggetti preziosi

vero
,

servizio

ordinava

tutta la Lombardia, entro

un

il

generale

prefato

appartenenti

quanto

alle

monasteri

de'

gl'inventari originali

Chiese

tanto

o conventi,
fossero

de'

d'altri

Comuni,

prescrivendo

lui

in

24 ore,

solito spazio di

il

esatto inventario dell'oro, dell'argento,

effetti

argenti

cogli

hanno in tal modo


una moltitudine di

spediti,

che

una

copia dei medesimi rimanesse presso le autorit che

avevano
I

assistito all'esecuzione degl' inventari stessi.

pretesi abusi dei preti e tutto

il

resto

non erano

che una invenzione ridicola, per coonestare l'ordine


dell'inventario degli oggetti preziosi delle chiese,

onde

commissari francesi potessero con agevolezza, al


primo cenno, impadronirsene, come infatti pi tardi
se ne impadronirono.
I municipalisti, soggetti a simili farabutti, erano
i

costretti

laonde

trattarli

nelle

con

tutti

deliberazioni

molta ponderatezza e

riguardi

doveano

riflessione, per

possibili,

procedere

con

non incappare

primo colpo o nel furore francese o nelle ingiupi irritanti. Ed appunto per questo e per invocare dal tempo pi salutar consiglio, sopra proposta
di

stizie

del Parini,

il

19 pratile

veniva approvato, che nei casi


il giorno

di ordinaria trattazione, l'oggetto fosse votato

seguente

in caso d'urgenza riconosciuta,

e,

ore, senza

interrompere

la

dopo due

seduta medesima. Un'altra

importante risoluzione veniva presa

il

22, sopra pro-

posta del Visconti, che toccava indirettamente

il

Pa-

dovea produrre, bench da lontano, l'esplosione


della collera del generale Despinoy. Questa risolurini, e

zione consisteva nell'assoggettare alla revisione del

Comitato

111,

al

quale apparteneva la pubblica istru-

zione ed a cui dedicavasi

veniva stampato ed

i8

Parini, tutto quello che

il

nome

affisso in

della Municipalit.

Questa deliberazione avea fatto perdere il lume


dell' intelletto al generale Despinoy, il quale allora
solamente si accorgeva che la Municipalit rendea
pubbliche le proprie deliberazioni, senza prima riportarne la sua approvazione, in opposizione all'atto

che avea

dendo

istituita la

egli

medesima. Pren-

Municipalit

argomento

dall'editto dello stesso d, col

quale

i municipalisti avevano aboliti


titoli e le ini
segne di nobilt, scrivea loro il 23
Voi non dovete fare, o cittadini, n proclami, ne
avvisi, n prendere alcuna misura di polizia generale senza che ne sia informato e l'abbia approvata,
specialmente quando si tratta di pubblicarla. Rimasi
:

assai sorpreso che voi


fatto

stampare

senza darmene

in questa circostanza

il

miei

caso, user

che

diritti

prevengo

laonde vi

partecipazione,

che, rinnovandosi
far rispettare

abbiate

pubblicare una certa determinazione

tutto
voi,

il

rigore per

pare,

dimenti-

chiate, e spero che in avvenire sarete pi circospetti.

La misura

del resto che voi avete adottato per


malcontento faccia progressi in questi
assai buona e, pur non approvandola in

impedire che
dintorni,

il

munendola

ogni sua parte, ne far uso

del

potere

che

qui io

che solo pu darle forza ed ordine.

Ricordatevi

in

tutte

le

occasioni

prima autorit della Repubblica Francese,


alla quale voi doverosamente ricorrendo, la troverete
sempre disposta a secondarvi ogni volta che si tratti
sono

di

la

pubblico interesse.

Salute e fratellanza.

(i) Vedi Atii dei Municipalisti

Despinoy

(i)

Archivio Storico Municipale.

La mattina

del 25 pratile,

seduta dei

tava alla

18;

il

generale

si

narrato ^a^^enimento nel relativo verbale


'<

Entrato

il

presen-

ecco com'

ed

municipalisti,

comandante Deluogo del Presidente

generale

predetto

spinoy neir aula, e postosi

al

in piedi, senti dal cittadino Caccianino, che ora copre


tal carica,

leggere

la

rappresentanza

oggi disposta, riguardo

alle

jeri

ordinata ed

provvidenze

sollevate

sulle casse pubbliche e camerali, e gli occorrenti pa-

gamenti dei

rispettivi

pesi

soldi,

come anche

al-

l'organizzazione della guardia nazionale per la tranquillit,

ed

al

sostentamento dei molti rimasti senza

impiego.
Rispose il generale comandante rispetto alle finanze che nulla poteva approvare, n sanzionare es-

sendo questo oggetto particolarmente appoggiato dal


Direttorio Esecutivo al Commissario Pinsot, e che
per la tranquillit della citt bastava la milizia da
essa approvata, e che poi aveva un giusto motivo
di lagnarsi della

blico tanti

Municipalit d'avere esposto

proclami ed

affissi

senza

al

pub-

previa di lui

cognizione ed adesione, come esigeva

sua carica di comandante per


cese,

quindi ordina a tutti

gli

la

1' ordine
e la
Repubblica Fran-

individui della

Mu-

nicipalit di sottoscrivere la rappresentanza espostagli

dal Presidente, e ritirandola presso di s,

coir intimare che tutti


sivi fossero a lui

li

proclami ed

conchiuse

affissi

succes-

preventivamente comunicati per

la

sua ordinazione, e colla comminatoria dell'arresto di


tutto il corpo alla prima trasgressione di tale ordine,

dopo

di che sort dall' aula

dente e da
Il

accompagnato dal Presi-

membri .
non descrive naturalmente

altri

verbale

gica, l'impeto furioso, gli urli e gli

la

posa tra-

schiamazzi del

Despinoy,

ricordatici

dal

Verri,

durante

quali

il

Parini, che aveva appena sfoderata la fascia tricolore


dalla spalla destra

ora

ci

pongono un

al

fianco

sinistro,

diceva

po' pi in su questa ciarpa e

Or
ce

Naturalmente avr firmato anche lui


la rappresentanza, come suol dirsi pr bono pacis,
cio per evitare mali maggiori, trattandosi che nel
la

stringono

cortile

il

popolo,

il

quale ascoltava l'obbrobrio della

Municipalit, stava per applaudire col battere


In quello

stesso giorno

un proclama che dichiarava

il

le

mani.

Despinoy pubblicava

nulli e

come non

seguiti

gli atti e proclami della Municipalit, e proibiva agli

abitanti di ubbidirli.

XV.
La Municipalit

si

rivolge al Saliceti e

da s medesimo

Parini

coraggiose interrogazioni
prestito

Garraii

al

considerato

fra

Despinoy punito

gl'intriganti

Si rifiuta di votare

Sue

primo riparto del

il

Suoi provvedimenti sul commercio dei commestibili

Sua interrogazione
Municipalit

sulla costituzione

lombarda

Riceve una indennit che regala

Societ di Pubblica Istruzione

licenziato dalla

ai

poveri

Viene proposto a scriver

La

la storia

del Bonaparte.

Contro

l'inqualificabile procedere

del

Despinoy

municipalisti ricorsero al commissario Saliceti a Tortona,

il

quale giunse subito a Milano a riparare in

parte alle stranezze del generale.

Il

29 pratile (17 giuil Verri


in una

gno) cos narra l'avvenuto incontro

relazione manoscritta, allegata ai verbali dei municipalisti.

La Municipalit

fu

tosto

ammessa

all'udienza

due Commissari del Direttorio Esecutivo Saliceti


e Garrau per cui era stata invitata alle due dopo
mezzogiorno. Il Commissario Saliceti le fece a un

dei

dipresso

presento

il
il

seguente discorso

mio

Io

volevo vedervi, vi

collega Garrau, raccontateci la storia

con franchezza di ci che vi occorso col Generale


Comandante Despinoy. Allora il Municipalista Porro

igo

prese la parola esponendo con semplicit e modera-

zione

risultato di quella sessione, e dell'altra suc-

il

Dopo

cessiva col commissario Pinsot,

tale

racconto,

Commissario Saliceti rispose, che il Comandante


Despinoy aveva ragione nel fondo della cosa per esil

sersi la

Municipalit isolata,

la pubblicit

data all'affare.

ma

disse, dell'opinione pubblica,

si

un nuovo Comandante

fu dato

che avea torto per

Voi avete bisogno,

egli

per questo che vi

della

Piazza,

buon

nostra

confi-

Patriota e Repubblicano. Voi avete la

i vostri principi sono i nostri


Despinoy non
ha rimproverati d'altro che d'esservi isolati da lui,
egli ha approvato i vostri principi nella lettera indirizzatavi, e voi la farete imprimere in francese ed in
italiano, ed esporre ai luoghi pubblici della cittPer quanto riguarda l'avvenire voi sarete sottoposti

denza,

vi

al

Comandante

zione e

le

che fanno

della Piazza per tutto ci che riguarda

per quello che concerne l'Amministra-

la Polizia, e

Finanze dipenderete dagli Agenti militari,


funzioni delle Amministrazioni dei Di-

le

come

partimenti in Francia, essendo la Municipalit


in Francia

il

Corpo Amministrativo

Commissario Pinsot

rivestito

Cantone
d'un gran potere,
del

voi dovete essergli sottomessi intieramente,

Capo supremo dell'Amministrazione,


gervi dopo l'Agenza

come

il

e
al

cui dovete diri-

Militare negli affari d'alta im-

portanza.

Noi

ci

sforzeremo,

egli

aggiunse,

di

rilevare

l'opinione del Pubblico, e la faremo rinascere se ab-

bisogna, n

saremmo buoni Repubblicani

se

avessimo

altri principi.

Il

cittadino Porro in poche

vare l'incertezza in cui trovasi

il

parole

fece

Pubblico

pendo quali proclami doveva eseguire

osser-

non

fra quelli

sa-

pub-

iqi

blicati dalla

Municipalit;

Commissario

il

Saliceti,

suo collega, ritorn dicendo che all'indomani eglino avrebbero procurato di rimediare a
tutto ci, infine soggiunse, noi non resteremo qui
ritiratosi col

lungo tempo, ma assicuratevi, che sarete sempre soavendo la confidenza del Comandante Fran-

stenuti,

cese, e la nostra.
Il Commissario Garrau disse che
li
Municipadovevano essere uniti come fratelli, ed evitare
i
partiti della parte sinistra e destra, mentre altrimenti nascerebbero dei ritardi, e sconcerti nell'Am'(

listi

ministrazione.

Il

Commissario

riprese

Saliceti

assicurare la Municipalit ed

non

gli

suoi

avrebbe giammai abbandonati

causa pubblica, n calpestati


dagli Aristocrati,

(i)

parola

per

individui,

che

la

ai

n da quelli che

si

nemici della
Austriaci,

dagli

di ricchezze, e che intrigano per conservarle,

essendovi degli intriganti, ne sar

disimbarazzata

la

Municipalit

sono riempiti

dai

che

Commissarj

Questa relazione fu cosi copiata intieramente dall'originale in confronto della quale, il simile documento, riportato dal Cusani nella sua Storia di Minon altro che una riduzione. Si noti la frase
e che essendovi degli intriganti, ne sar dai Comlano,

missarj disimbara^:{ata
in fine della relazione,

la

Municipalit, collocata

come una minaccia contro

supposti intriganti.
Il

Despinoy,

il

28 pratile (16 giugno), avea scritto

alla Municipalit che riconosceva l'editto 25 pratile,

in materia araldica, oggetto delle accennate contese;

ed

municipalisti, seguendo

il

consiglio di Saliceti,

(i) Si legger invece u lusciati calpestare.

192

dopo pubblicarono la lettera in francese


Il Despinoy inoltre si vide ben presto
punito colle stesse sue armi, poich alcune amministrazioni comunali ricusando, in forza del suo proclama 26 pratile, di prestarsi alle requisizioni della
il

i^iorno

ed in italiano.

Municipalit di Milano, sino a resistere alle sue in-

recavano

timazioni,

forniture per

1'

non

esercito.

danni

lievi

Onde

regolari

alle

riparare a questo di-

il primo messidoro
(19 giugno), dovette il
Despinoy pubblicare un altro manifesto col quale
ristabil la Municipalit di Milano in tutti i suoi

sordine,

richiam

diritti, e

all'

obbedienza

come

caso di recidivit, di trattarli

suoi

am-

d' arresto, e in

ribelli.

spiegazione della frase sottolineata, dal Saliceti

proferita
il

tutti

minacciandoli altrimenti

ministrati,

il

29 pratile,

si

ricorda che

il

giorno prima

non s'incamminavano

Parini, vedendo che le cose

per la via migliore, avea presentato alla Municipalit

quattro distinte interrogazioni, due delle quali assai


importanti.^

Con

prima chiedeva

la

dino Sacchi a Gallarate

missione del cittaVarese per requisizione

se la

e a

ha dato causa a varie doglianze, fosse


Municipalit e fatta di suo ordine.
Questa interrogazione fu discussa, e si convenne di
di cavalli, che

a notizia

della

aspettare le

risultanze delle persone a tal fine dele-

La missione del
numerose doglianze,
qualche giorno dopo lungamente trattata, e si

gate, per le occorrenti dilucidazioni.

Sacchi, che avea dato luogo a


fu

vede che

il

Parini avea posto

il

dito sulla piaga delle

solite ruberie, perch la deliberazione presa dai

nicipalisti deve aver urtato

spinoy che,

il

4 messidoro,

mu-

nervi del generale Des

lagnava con

diretta alla Municipalit stessa perch

era

lettera

stata so-

IQ'^

spesa la commissione data

al

Sacchi di

requisire

cavalli di lusso a Varese, Gallarate e dintorni.

Con

seconda chiedeva se fossero realmente

la

cenziati gli otto

corrieri

li-

stipendiati dal

giornalieri

pubblico, e gli fu risposto che vennero da poco congedati, secondo l'antecedente rapporto

del

cittadino

Visconti.

Con la terza chiedeva se si dovesse informare il


commissario Pinsot o il generale Despinoy di certe
carte mandate dal segretario del commissario Saliceti,
cui i municipalisti rispondevano affermativamente,
ad eccezione del cittadino Corbetta che facea registrare il suo voto contrario. Di questo argomento
per, malgrado attente ricerche, non si potuto capire r importanza e il carattere, non sapendosi di
che

si

occupassero

rebbe tuttavia che


che

le carte

Corbetta facea registrare

il

ma non

in questione,

si trattasse di

par-

cosa leggera, visto

suo voto

il

con-

trario.

Con

quarta chiedeva

la

se, verificandosi

indicati nella seduta della sera del 27

sospetti

sopra
qualche contratto dipendente dalle requisizioni, si

informarne

dovesse

superiori

le

pratile,

autorit

per

cau-

zione della Municipalit; e venne deliberato di averne

riguardo

misura delle successive risultanze

comitato straordinario
nato a

tal fine. In

nell'

antecedente

quell'ultima seduta

sera
il

del

nomi-

cittadino

Corbetta avea emessi dubbi sulla regolarit delle requisizioni dei grani e d'altri oggetti, ed

mettere

in

chiaro ogni cosa,

rubava, venne costituito


municipalisti Corbetta,

Ecco
eante.

la

causa

che

appunto per

per vedere se

cio

un Comitato composto
Sommariva e Mozzoni.
additava

in

Parini

si

dei

l'intri-


La

Municipalit,

vitata a deliberare

tribuzione dei

tre

'

l'S

il

194

messidoro (26 giugno), fu ini tassati


della con-

riparto fra

milioni,

cio

spettante a Milano dell'imposta


tassati

dovevano possedere un

alle 25,000 lire, in relazione al

capitale

non

inferiore

quale veniva applicata

Nell'approvazione del riparto dei tassati da

la tassa.

L. 8 a L. 150,
tololi,

prima parte

della

dei venti milioni.

il

insieme col cittadino Ber-

Parini,

E non

dichiarava di astenersi dalla votazione.

aveva torto, poich


stati preparati

con

la

ruoli dei contribuenti, essendo

massima

con nessuna

fretta

ponderazione, lasciavano l'adito alle critiche pi acerbe,


quali

alle

Municipalit

la

non avea potuto rime-

diare.

Frattanto

il

Parini continuava impavido

sua

la

messidoro proponeva e l'assemblea appro-

via, e l'ii

vava, che le sedute dovessero cominciare alle ore otto


di sera precise, coll'obbligo agli assenti di

mandarne

partecipazione al presidente, onde meglio regolare

le

sedute medesime.

Se

le

pubbliche amministrazioni andavano di male

in peggio,

il

commercio

dei commestibili,

corruzione ed abuso della

fede

pubblica,

in

tanta

costituiva

un danno permanente alla borsa dei compratori. Al


Parini non erano sfuggite queste insopportabili condizioni, e nella seduta 16 messidoro presentava una
minuta di un avviso di diffidazione ai venditori di
commestibili,
site, e le

che

si

rimetteranno

procedure penali

Questa minuta

di avviso

contro

la

minuta

le vi.

vidimazione, pubblicazione

all'Agenza Militare per


Parini

corso

trasgressori

veniva approvata e rimessa

ed esecuzione. Ecco

la

in
li

dell'avviso,

fatta

dal


Libert

'95

Eguaglianza

In nome della repubblica francese una ed indivisibile

li

i6 Messidoro, anno IV della med.

La Municipalit

di

Milano, informata che varj tra

Venditori di Commestibili, ed

alle

Leggi

senti circostanze per

altri

generi soggetti

prevalgono delle pre-

di Vittovaglia, si
sottrarsi

affettando di considerarle

dine

alle

Leggi,

predette

come cadute

in

dissuetu-

i commaggiori di

e perci facendosi lecito di defraudare

pratori, specialmente coli' esigere

che sono gi

quelli,

sua vigilanza sopra

fissati

prezzi

colle Mete,

un oggetto tanto

richiama

la

interessante

e stabilisce quanto segue


Tutte le Leggi finora emanate in materia di
Vittovaglie sono e debbono considerarsi in pieno vigore sino a nuova disposizione.

per

il

popolo

I.

Ogni venditore

IL

di Vittovaglie, e d'altri generi

soggetti alle dette Leggio tenuto di restringersi

gorosamente
si

al

ri-

prezzo delle Mete gi prescritte o che

prescriveranno successivamente.
III.

contravventori saranno irremissibilmente

soggetti alle pene stabilite dalle mentovate Leggi.

La Municipalit per mezzo

IV.

vidui invigiler colle solite


cati, e nelle'

medesime

botteghe

termidoro

questione dei corrieri,


:

minare se

per l'osservanza

indi-

merLeggi

ne'

delle

Nella seduta
verbale

de' suoi

perlustrazioni

il

Parini riprendeva la

che venne cos registrata nel

Fatta mozione dal cittadino Parini di esacursori, gi del governo, ed ora assi-

li

stenti al servizio giornaliero dei comitati, siano o

necessarj,

onde pagarli nel primo

caso, e nel

no

secondo

iq6

dimetterli, previa la mercede finora acquistata a dovuto sollievo del pubblico, si rimise alla Commis-

sione delegata sopra


se

li

motivati soldi

detti cursori siano stati

pubblico, e in qual forma,

qual

modo

Ma

al servizio del

tempo,

da quanto

in

l'abbiano adempiuto, prendendo a tal ef-

opportune notizie dai comitati

fetto le

riconoscere,

il

chiamati

tutto ci era ancor nulla

confi'onto della

in

sua ispirata e coraggiosa condotta, ch'egli poscia

te-

neva davanti a tutti i suoi colleghi.


Dei delegati a Parigi, Serbelloni, Sopransi e Nicoli, il primo era gi ritornato dalla missione che,
fra

vari scopi, avea pur

quello

Repubblica Francese una costituzione


per la Lombardia.

Questo scopo completamente

repubblicana

falliva,

perch

reg-

per le vicende in-

gitori della Repubblica Francese,


certe della guerra e per

dalla

ottenere

di

ismungere a loro piacimento

paesi conquistati, erano alienissimi dal renderli in-

dipendenti, e fra

soliti

arzigogoli diplomatici riu-

scirono ad annegare l'argomento in

un mare di

chiere, senza che

suoi

il

Serbelloni e

chiac-

colleghi

se

ne accorgessero.
Nella seduta della Municipalit,
presa in considerazione la

proposta

i"

termidoro, fu
di

formare un

comitato di alcuni membri della Municipalit stessa,


al fine d' ideare e

proporre un piano di sistemazione

costituzionale per la Lombardia.


era presente anche

il

quest'

ma non

Parini,

adunanza

fiat sull'ar-

gomento, e scelse di parlarne nella prossima seduta


con perfetta cognizione di causa. Egli ormai s'era
formata

la

convinzione, che

non accordava un governo

la

Repubblica Francese

libero e indipendente alla

Lombardia, e che ogni concessione era polvere gettata

197

non vedessero l'enormi

negli occhi ai gonzi, affinch


ruberie che andavano facendo

invece

tribuissero

loro padroni, e con-

spogliare colla maggiore

farsi

agevolezza.

Quando

Serbelloni

il

nella

luglioj propose di eleggere

(21

spondenza coi

tre

delegati a Parigi, comitato

poteva essere anche

vigilanza,

di

progetto di costituzione da

Bonaparte ed

seduta 3 termidoro
comitato di corri-

il

di

che
formare il

rassegnarsi al

generale

commissario Saliceti, fondato sulla


costituzione 1795 della Repubblica Francese, fuori
al

della quale nessun'altra verrebbe accordata,

il

Parini

una sua carta (Vedi documento N. 15) contenente varie domande, onde sapere se ed in qual modo,
dove e da chi si trattasse la causa della libert lomlesse

speranza

barda, nella

che gli

offrisse

menzogne che

il

di

tato

di

la

verit

dalle

la fasciavano.

domande

In conseguenza di quelle

Serbelloni

qualche risposta

ottenere

destro a spogliare

che non venendo tosto

corrispondenza,

tre

protestava

eretto

delegati

il

il

comi-

a Parigi

si

troveranno costretti di dover trattare da soli, a termini della carta di pien potere loro accordato dalla

frma di Goanche accedere a

Municipalit, sullo stabilimento della

verno per

la

Lombardia;

forse

quel piano di Costituzione, che loro possa esser dato


dal Direttorio Esecutivo

nominato il comitato che


dovea preparare il piano di sistema costituzionale,
che risult composto dei cittadini Corbetta, Porro,
Verri, Vismara, Sommariva, Visconti, Pelagatti, cui
si aggiunsero i tre delegati a Parigi, e si chiese pure
che fossero scelti altri tre membri fra i componenti
la Congregazione di Stato.
In seguito

ci

fu


Tutte
vuoto,

domande

le

ma

oggi

egli aveva colto

198

Parini erano cadute nel

del

vedere che

la storia registrandole, fa

giustamente nel segno,

con esse
metteva a nudo la nullit de' suoi colleghi che non
s'accorgevano d'essere lo zimbello del pi turpe die

spotismo.

Questo insuccesso deve aver profondamente addoil Parini, dopo del quale pare non intervenisse

lorato

non trovandosi

pi alle sedute dei municipalisti,

verbali di lui menzione. Egli avrebbe

nei

continuato a

resistere alla invadente marea giacobina, finch le


sue forze glielo avessero permesso, quantunque solo,

ma

la

sua posizione ormai era minata, occorreva dila Municipalit dagli intriganti, come

simbara:{^are
richiedeva

il

Saliceti, e l'ora del sacrificio si avvicinava.

Nella seduta 13 termidoro (i), dopo di essersi occupati i municipalisti di un versamento nella cassa
di L. 200,000, in fine di seduta considerata la

venienza che

g'

con-

individui della Municipalit che da

mesi circa attendono agli affari pubblici senza


abbiano a conseguire una in-

tre

alcuna interruzione

dennizzazione, e rilevata la rappresentanza gi fatta

su questo progetto all'Agenza Militare


risposto

d' indirizzare

istanza

l'

Direttorio Esecutivo, onde

nizzazione

al

Messa

commissario

dirigersi
Saliceti

indennizzazione provvisionale,
(i)
gli

Il

Salveraglio,

atti dei

in

nota

tutti nell'Archivio di Stato,

pagamento

il

del

per tale inden-

pag.

domanda
e

riguardi una

che nel caso

di ve-

suo volume,

accenna

XLVI

del

Municipalisti del termidoro, da lui citati,

l'Archivio Civico Storico. Ci

quale ha

la

Commissari

proposizione fu decretata per

alle voci la

pluralit a condizione che la

che

ai

non

meno

la

esatto;

si

si

trovano invece quasi

parte contabile, cio

decreto del commissario

Garrau,

trovano nel-

pi

mandati di

avanti riportato.

199

nire accordata, si paghi sulla somma che entrer


dopo quella ora esistente in cassa, e destinata alla

dimissione dei creditori

giorno seguente proposta la


lettera diretta al commissario Saliceti (Vedi documento N. l) per una indennizzazione ai rispettivi
Nella seduta

Membri

del

prese

della Municipalit,

dino Bignami, e

la

essendo

che

disse,

parola

il

citta-

stato dal detto

Commistario col cittadino Ciani per ottenere dal


medesimo un nuovo sussidio di danaro all' oggetto
di dar passo alle molte istanze dei creditori per somministrazioni dipendentemente da requisizioni, lo

ri-

trov niente disposto a far somministrare verun'altra

somma non

trovava quindi a proposito,

per ora spedita la detta

Messe in seguito

i.

che fosse

lettera.

alle

voci

le tre

proposizioni

se si abbia a tenere in sospeso la spedizione della

commissario

lettera al

municare essa

Saliceti

2."

lettera al cittadino

debba comezzo

se si

Haller col

del municipalista Pavesi, perch la presenti al

men-

tovato Commissario in favorevole

3.

si

debba

Fu

colla

approvata

nessun

la

pluralit

effetto la terza
il

questo decreto che

si

errori ortografici

voti

esclusa

commissario Garrau emetteva


riporta

si

testualmente

co'

l'on doit exiger des

un dvouement

l'Administration

prima,

la

rimasta di

suoi

Considerant que

nistrateurs

dei

seconda, e per conseguenza

16 termidoro

Il

se

fare l'istanza per la riferita indennizzazione

soltanto a voce

occasione;

il

est

juste

entier

aux

Admi-

bisoins

de

de leur accorder une

legere indennit qui puisse compenser cn leur faveur


la pert de leur

tems

et la

poid du travail.

200

Arrettent que chaque officier Municipal recevra

par mois a

d'Indennit

titre

somme

la

de quatrecent

livres de Milan.

Le payement

depense dans

Cammune

charges locales de La

de

Fait a Milan

une

de cette Indennit fera article de

chapitre

le

thermidor Tan 4 de

i6

le

la

Repub.

et indivisible,

Con mandato
tembre

il

1796),

di.

400 mensili,

per

e giorni diciassette che rimase in carica.

al

set-

riscuoteva, l'indennit

Parini

afferma che, appena esatta

segnarla

vendemmiale, anno V, (24

ragione

L. 1026,23.4, in

due

Garrau

Il

di

mesi

Cant

l'indennit, corse a con-

proprio parroco perch

la facesse

distri-

buire ai poverelli.

L'ora di disimbara^^are la Municipalit dagl'intriganti era suonata;

il

Saliceti aveva gi preparato

giorno l termidoro

decreto che usciva lo stesso

il

(Vedi documento N.
tiquattro

17),

trentuno

dei

col quale

confermando venrimanevano

municipalisti

esclusi sette, cio Corbetta, Sangiorgio, Parea, Ciani,

Parini, Bertololi

(i) e

Brambilla.

presidente di turno, Pioltini,

il

veva

di questi,

17 termidoro, scri-

Li Commissari del Direttorio Esecutivo Saliceti

Garrau

A ciascuno
il

ci

hanno con

loro

lettera

d'oggi parteci-

pata la riduzione de' individui della Municipalit al

solo
al

numero

di ventiquattro,

credendolo

disimpegno delle sue funzioni. Fra

(i) Gio.

Battista

errore a pagina 171.

Bertololi,

nominato

il

pratile,

sufficiente
li

fu

nominati

onimesso per


in via di

20I

conferma abbiamo il dispiacere di non veonde adempiamo l'obbligo che ci

dervi compreso,

corre

d'

avvertirvene per conveniente

direzione assi-

curandovi d'esserci veramente sensibile

con cui

dell'utile opera,

comune

della

Pietro

Patria

Verri,

privazione

agosto

il

la

vi siete prestato al servizio

1796,

scriveva:

La

ha congedati sette municipalisti,


dei quali erano veramente rapaci; gli altri sono

superiorit francese
tre

dimessi per

uomo

partito,

tra

questi

il

ardor prava jiibentium. Mi duole,


con

lui
Il

voso,

nostro

Parini,

deciso per la giustizia e fermo contro civium

mi

rallegro

(i).

generale Bonaparte nella seconda met del ne-

anno

(gennaio 1797), per dirigere l'opinione

pubblica, istituiva la societ di Pubblica

composta

dei

membri

Istruzione,

defunta Patriotica e dei

della

pi esaltati giacobini. Alla prima adunanza del 22 ne-

voso

il

Parini scusavasi di

non poter

sua notoria difficolt

si

asteneva dal prender parte alle

Longo

suoi amici Oriani e

Per esaminare

fisica a

scale, e

le

mentre

sedute,

dim.ettevano da soci.

si

lavori sul

intervenire per

montare

la

tema:

Quale dei go furono

verni meglio convenga alla felicit d'Italia

nominati commissari
drazzini e Custodi,
il

Parini ne ottenne

Oliva,

Squadrelli, Verri,

tre ultimi

con voti

18,

Pe-

mentre

14.

Questa Societ, resa teatro di ciarle inutili, fu


minacciata, il 29 ventoso (19 marzo), di scioglimento, e il giorno seguente il Parini, quale membro
anziano, sarebbe diventato presidente

(i) Vedi pag.


blicate dal Dott.

250 IV voi. Lettere di Pietro

Carlo Casati

Milano,

della

Alessandro

Giuseppe Galli,

Societ,

Verri,
ecc.,

pub1881.

202
invece del

Molina che occup effettivamente quel

posto.

seduta

Nella

(24 aprile)

fiorile

r erezione di una statua

Bonaparte

al

venne proposta
ma non aven;

maggioranza dei voti, fu invece denominare una commissione di tre membri,

dosi raccolto la
liberato di

che scrivesse
fu incaricato

delle

la storia

gesta

Bianchi

compilare

la

d'Adda sosteneva
dato

fosse

storia

la vi-

dell' opera. Il citta-

gnetta, da porsi sul frontispizio

dino

del Bonaparte, e

Appiani ad eseguire

celebre

il

che
al

l'incarico

di

ma

solo Parini,

veniva nominata
Matteo
Caldi, Giuseppe
composta
di
la commissione,
Poggi e Giuseppe Parini. Non risulta dagli atti della
Societ che il Parini abbia neppur risposto a tale
nella

seduta

successiva, 8 fiorile,

nomina ci del resto apparisce abbastanza


non avendo egli mai avuta buona opinione
;

chiaro,

Bo-

del

naparte.

questo punto cessano i verbali della Societ a


menzione del Parini. La Societ venne sciolta
con decreto 15 messidoro anno V (3 luglio 1797) in
seguito a reclamo del Direttorio Esecutivo, mandato
lo stesso giorno al generale Bonaparte. Ecco come
far

s'

interpretava la libert dai giacobini moderati

Il

Direttorio Esecutivo affidato dalle vostre pro-

messe, e costretto

dall'

obbligo

vi diresse

il

13 mietitore, vi

degli articoli 362, 363 fosse

che ha
messaggio che

strettissimo

di far eseguire la Costituzione,

nel

domand che

tenore

chiusa la sala di

pub-

blica istruzione.

Avendola voi

locale,
il

tolta

dal

palazzo

Nazionale, vi

trovare un
non si sarebbe riaperta per ora, lasciandovi
tempo di pro\^edere per toglierla senza strepito.

lusingaste

forse

che

nell'

imbarazzo

di


Ma

nuare
tore,

l'Accademia

ebbe

sue sedute, e

le

come

203

le

quella in cui

subito

tenne

non

mezzi di conti-

difatti

il

era stata

14 mieti-

fatta

alcuna

opposizione per proseguire.

La

cui

pu

responsabilit in cui

si

ricolo cui

si

Direttorio,

il

il

pe-

vede indispensabilmente a fronte, du-

rando una societ che cercher


retti,

trova

esser fatto carico delle cose pi lievi,

ed obbliqui

di

tutti

screditarlo, e

di

che rimanga inquieto per non avere

mezzi, e dinuocergli, fa

ottenuta

ri-

sposta veruna da ieri su questo soggetto.

Esso vi rinnova dunque le sue pi fervide previ degnate di dare questa previdenza,

mure perch

la quale non gli sarebbe possibile di continuare con energia nel difficile incarico che avete a

senza

lui

commesso

XVI.
Il

Parini clii.im.ito in

una commissione per. la riforma dei

suoi colleghi Seriori e Zingarelli

con Alfonso Longo

concorso

carte

le

per

Memoria

di Melchiorre

demonte

La riforma

anno IV

dei teatri la

porto;

non

le

in

1796),

chiacchiere

risorse che circa

miale,

anno VI

si

Lettere

relazione

Terzo concorso

Giovanni Pin-

alla

della

migliore memoria.

prima volta venne por-

seno della

Pelagatti,

giugno

(5

lo destina

Esame

premio non viene pagato

tata in discussione

municipalista

Gioia

teatri

Relazione sul primo

secondo concorso

il

scambiate col ministro e sua relazione

Il

Lorenzo Mascheroni

Riceve

ministro Ragazzi

Il

Municipalit dal

seduta

nella

ma non
perdettero

il

nei

giornali, e

29 vendemministro dell'inIl

terno presentava al Direttorio Esecutivo


suir organizzazione dei teatri

pratile,

condotta in

un anno dopo.

(20 ottobre 1797),

17

fu

nazionali,

un rapporto
in

seguito

medesimo stabiliva di aprire


un concorso, assegnando un premio di quaranta zec-

al quale

il

Direttorio

chini al miglior lavoro che venisse offerto.


Il

giorno 8 annebbiatore (29 ottobre) veniva in

luce r avviso di concorso nel quale


gazzi,

dopo

di

aver parlato

di

il

ministro Ra-

libert e di

egua-

glianza, dichiarava che in passato

venuti

la

scuola

e che

vizio,

dell' errore,

erano di-

teatri

dell'

adulazione

e del

dispotismo aveva abbandonato

il

alla

delle imprese il lorD andamento per


aver cittadini corrotti, ignoranti e stolidi. 11 Direttorio quindi desiderava di chiamare alla prima dignit

speculazione

teatri suU'

orme

de' Francesi e de' Greci,

cendere negli animi de' Cisalpini

il

onde ac-

fuoco e la gara

delle grandi ed utili passioni repubblicane.


(i gennaio 1798) era scaduto il terdue mesi, assegnato al concorso; i concorrenti erano tredici, in quel giorno si procedeva alla

12 nevoso

Il

mine

di

degli

scelta

esaminatori

venivano proposti

dal

dei lavori, e

due poeti Parini

ministro

Sertori, e

il

maestro di musica teatrale Nicola Zingarelli. Chi


fosse

il

non

Sertori

darsi

che

nome

preciso.

qui

ma

potrebbe

indicato

con un

ancor ben definito

non

Sertori

il

noto

sia

invece l'abate Gaetano Sertor,

poeta drammatico, in quel tempo assai conosciuto ed


autore del

dramma Piramo

e Tisbe, che vide la luce

nel 1783, ci che indurrebbe a credere che

appunto

del Parini fosse

La proposta

il

collega

lui.

commissione per, non si


e dopo quarantacinque giorni vennero scelti altri esaminatori,
nelle persone del Parini, Alfonso Longo e Lorenzo
di questa

sa per qual motivo, fu lasciata cadere,

Mascheroni.
Il

9 ventoso,

anno VI

stro scriveva a Parini

Conoscendo

il

(27 febbraio

1798)

il

mini-

quanta sia
costumi d'una

Direttorio Esecutivo

l'influenza de' pubblici spettacoli su

nazione; ed a qual grado di corruttela sieno giunti


presso di noi

ne verrebbe

premuroso

di riparare

alla repubblica, se

il

danno che

pi oltre ne fosse di-


ferito

il

rimedio, ha

pubblico

2o6

fatto

Programma

invitare

cittadini

con

a proporre dei progetti per la

un premio

organizzazione de' Teatri Nazionali con

40 zecchini a chi ne avesse presentato il migliore.


Essendone stati inoltrati varj entro il termine stabi-

di

e dovendosi ora passare ad esaminarli

lito,

medesimo confidando giustamente

torio

lumi anche su questa materia,

uno

il

ha destinato per

vi

dandovi per compagni

Mascheroni,

cittadini

concertarvi.

co' quali potrete

numero

progetti che sono in

di

14,

io

li

quest'istesso giorno al cittadino rappresentante

Salute e fratellanza

cos indicati

Longo

Tutti

rimetto

Longo.

progetti dal ministro consegnati al

Diret-

giudici cui riportarsi per l'assegnamento

de' tre

del premio
e

ne' vostri

Longo erano

N. 4784 Giovanni Chinozzi di Forlimpopoli.


4893 Giuseppe Angelo Galli, ragionato di Milano.
5030 Luigi Gori di Modena.
5220

Un

anonimo deUe Alpi Verbane.

5667 Bartolomeo Andreoli di Milano.


))

5963 Filippo Casori, attore e poeta comico

6087
))

Rocco

Ferreri di Brongio, pieve di

6097 Natale Roviglio, poeta comico

di Ferrara.

Dongo.

di Milano.

6120 Poupart DorfeuiUe di Parigi.


6209 Giovanni Silva, avvocato di Milano.
6502
))

6778

6846

Don

Un

F. Antonio

De

Vecchi, parroco di Villa Salina (Piadena).

anonimo,

Domenico

Franci, arciprete di Pian di Meleto (Pesaro e Urbino).

7083 Luigi Gori di Modena.

Esaminati

lavori,

la

17 ventoso (7

marzo 1798)

che

meno

progetti

commissione
al

riferiva

il

ministro dell'interno,

imperfetti erano quelli segnati

coi N. 5963, 6209 e 6778, e chiudeva cos


Nondimeno

che

fra le

Carte mentovate crederemmo,

potesse accordar la preferenza a

si

strata al N. 5963, perch


ci

pare ad

un tempo

l'Autore

come

perfezioni ulteriormente,

Due

giorni dopo

piano

il

in

quella
essa

pi completo, e

il

che

condizione,

tico, a

il

207

si

lo

il

regi-

proposto
pi pra-

esebisce di fare

ministro a rinnovare

il

Il

concorso,

il

come da

lettera

ma

desse

si

Moscati e

il

il

lavoro sotto

il

il

Som-

24 ventoso, dimostrava
premio al Casori, purch

ministro invece,

parere che

rettificasse

^k

Direttorio Esecutivo invitava

il

firmata dal presidente Moscati e dal segretario

mariva.

lo

rettifichi,

il

la

direzione

de' giudici

Sommariva dichiaravano che

non

avendo soddisfatto alcuno de' Concorrenti al Programma, si faccia nuovo invito per lo stesso oggetto,
gi

a termini del
rente

prescritto colla

Lettera

19

cor-

.
il concorso con manifesto 20 marzo,
due mesi accordati, presentarono nel

Rinnovatosi
e trascorsi

tempo

fissato

loro lavori

1.

A.

2.

Giovanni Silva, che a quello presentato

Parravicini.
al

primo concorso

ne

aggiunse un altro.

Guarna

3.

Silvio

4.

Anonimo

5.

Luigi Gori.

6.

Anonimo,

di Salerno.

coll'epigrafe

Pluriiiiuiii

Eiiiin.

diviso in otto paragrafi.

7. Bendiscioli di Brescia.
8.

Agostino Giezzi di Treia (Macerata).

Questi otto lavori,

rono consegnati

al

il

14 messidoro

'2

luglio),

fu-

Parini con la lettera seguente:

Al cittadino Parini,

Dopo

proposto

il

II messidoro anno VI.

secondo programma, col quale fu ripremio di 40 zecchini a chi fra concor-

il

renti avesse presentato fra lo spazio di sei decade

il

progetto migliore per la organizzazione de' teatri nazionali, otto di questi

Il

sono concorsi

Direttorio Esecutivo

triotismo e de' vostri

conscio

lumi, vi

paragone.

al

del

vostro pa-

nuovamente

delega

per questo secondo esame, perch unitamente ai


tadini

Longo

de' progetti, e

cit-

Mascheroni giudichiate, se alcuno


quali di essi meriti il premio pro-

posto.
Gli otto progetti numerizzati

voi, perch successivamente

si

si

trasmettono a

partecipino agli

altri.

Salute e fratellanza.

Pel Ministro dell'Interno


Il

Segretario Centrale

Rasori.

rispondeva

Parini

11

con

giorno, che fu protocollata al

lettera

(i)

dello

Ministero

stesso

16

mes-

una

cor-

il

sidoro.

La
nice,

lettera originale si trova esposta in

insieme con

altri autografi, nella sala d'aspetto

dell'Archivio di Stato. Siccome fu tolta dalla sua


vera sede, senza farvi alcuna annotazione, cos a nes-

suno finora era riuscito


(i) In que' giorni
dini,

ma

la

minuta

sidoro, successe

il

il

di scoprire

l'argomento

ministro dell'Interno era ancora

della lettera firmata dal Rasori.

Guicciardi.

il

al

cittadino Ta-

Al Tadini,

il

24 mes-


quale

riferisce. Il

si

tomo

209

Cant

pubblic isolatamente

la

Illustri Italiani, ecc., pag. 425; il Salveraglio la cacci fra gli Atti dei Municipalisti delnel

III

l'anno IV nel volume Le Odi dell'Abate Giuseppe

Parini, e qualche altro ne fece un vero strazio.

Ecco

la lettera

Libert

Milano,

Ho

Eguaglianza

->>

14 messidoro, A. VI R.

Cittadino Ministro,

ricevuto le carte,

che dal

sono per mezzo vostro spedite

Direttorio Es.

da esaminare.

spiace che alle altre infermit della

mi
Mi

mia costituzione

aggiunta una cateratta, che mi


ha recentemente privato dell'uso d'un occhio, e mi-

e dell'et mia,

si

nacciami anche

l'altro.

Dico ci per giustificarmi se

mi bisogner per l'esecuzione qualche giorno


che altrimenti non occorrerebbe, non potendo
meno per ora insistere al leggere o scrivere
nuato senza incomodarmi o

di pi
io al-

conti-

nuocermi gravemente.
ma le mie

Vorrei in persona dirvi quanto vi scrivo

gambe non mi permettono che brevissimo


simo cammino
e mi rendono impossibile
;

e lentisil

salire

Del resto sar sempre pronto ad impiegare


in vantaggio della Patria fino alle ultime reliquie
dei miei sensi e della mia mente.
le scale.

Salute e rispetto.

A
con

questa nobilissima lettera

altra del

19 messidoro,

il

Parini

ministro replicava

spedita al Parini nel d

successivo, del seguente tenore

Al Cittadino Parini,

Si presenta

210

punto un

questo

in

discorso del

Delle vicende e della rigenerazione de' Teatri. L'averlo voluto stampare gli
impedito di presentarlo al tempo prescritto. Pencittadino Galdi

col

dendo l'esame, ve

titolo

lo trasmetto per unirlo all' elenco

degli altri concorrenti.

Mi

'(

rincresce di sentire che la vostra salute di-

venti sempre pi cagionevole. Cercate di conservarla


al. meglio

che sapete, essendo

momenti

della vostra

vita troppo preziosi alla repubblica delle lettere.


letevi perci

tutto

di

il

tempo che

Va-

vi necessario

per l'esecuzione dell'esame che vi stato affidato.

Salute e fratellanza.

Pel Ministro dell'Interno

Segretario Centrale

Il

Raccolti

scrisse

glio),
l'

esame

la

Parini a Consiglio gli altri due

dal

Longo

colleghi,

Rasori

Mascheroni,

il 7 termidoro (25 luseguente relazione sull' esito del-

Libert

Eguaglianza

A. VI.

7 termidoro,

Cittadino Ministro,

Abbiamo esaminate

paragonate attentamente

tutte le otto Dissertazioni vertenti sopra l'organizza-

zione dei Teatri

Nazionali,

comunicateci per

del Ministro degli Affari Interni in data del

sidoro

come pure

la

nona Dissertazione

parte
2

mes-

sullo stesso


argomento comunicataci

211

in data del

19 delio stesso

mese.
Nel nostro Giudizio sopra tali Dissertazioni ci
siamo ben guardati da ogni scrupolosit essendoci
proposti di volere anzi pi condonare che richiedere.
(Qualunque esso sia, il Giudizio, che noi ne portiamo
il seguente
Gran parte delle Dissertazioni prese
in gene;

rale propongono Piani qual pi qual meno notabilmente incompleti o troppo complicati, e minuziosi
o importanti troppo gran numero d' Impiegati, o
;

troppo dispendio in Fabbriche, in


salarli, ecc.;

sibile

o troppo

difficile,

per

manutenzioni, in

non

dire impos-

man-

occupazione del Governo per introdurli,

zione dei

diritti

dell'uomo, e della

libert

sociale,

una molteplice, comazienda d'uomini, e di cose ad una

riducendosi in alcuni
posta e variata

troppa restri-

o finalmente

tenerli, invigilarvi ecc.;

di

essi

disciplina presso che monastica.


Molte delle Dissertazioni si perdono pi o meno
prolissimamente in erudizione triviale pertinente al

Teatro degli antichi, spesso male compilata dietro a


compilatori moderni, spesso fondata sul falso, per
lo

pi inopportuna,

stiracchiata

per

servire

allo

intento, senza badare alla differenza dei tempi, degli

uomini, delle circostanze, ecc.


Finalmente
queste dissertazioni sono pi,

meno

scorrettamente

scritte, sia

per la parte

gram-

maticale, sia per la parte logica. Varie poi sono assolutamente barbare nella novit irregolare de' ter-

mini, delle

locuzioni,

delle figure, del

della

numero,

costruzione,

la propriet, la semplicit e la nobilt del

vere italiano.

dei

e di tutto ci, che

tropi,

concerne

bene

scri-

Malgrado tutto

212

in alcune

ci

presentano delle idee giudiziose

si

compiutamente trattare
sono osservabili

a chi volesse, e sapesse pi

la

Dissertazioni

ed anche nuove,

potrebbero servire in parte di utile materiale

le quali

il

(i)

proposto argomento. Fra queste


prima,

la

quarta e

settima delle registrate nel-

la

r Elenco.

Ma

qualora

il

Direttorio Es. gi da tante, e

ditferenti cure occupato, credesse di doversi

liberare

da questa, e di non proporre altro concorso, ed

altri

esami; ed in oltre credesse non inferiore alla dignit


delle sue funzioni

l'approvare pubblicamenre anche

un

che non giugne ad

ci,

certo

grado

perfe-

di

zione, noi giudichiamo, che si potrebbe concedere

Premio
sotto

il

alla Dissertazione sesta, registrata nell'Elenco

N.

il

814 di Aut. Anonimo, divisa in otto

paragrafi.

Le ragioni

del nostro giudizio sono:

questa Dissertazione,
si

al

i.

confronto di tutte

Che

in

le altre,

propone un Piano pi compiuto, pi semplice, pi

ovvio.

2.

Che questo piano

fondato sopra pi

Che

deste, e circospette viste di politica. 3.

la

mo-

giusta

teoria delle Arti, e del Teatro vi meglio conosciuta,


e rispettata. 4.

Che

l'erudizione tolta dall'antichit vi

pi rettamente e pi opportunamente introdotta a

solo esempio e confermazione

dicono.

5.

Che

delle

cose,

con pi abituale semplicit, coerenza


ce

che vi

si

in fine le cose stesse vi sono esposte


e precisione.

Salute e rispetto.

Parini

LoNGO

Mascheroni

(i) Nell'originale invece di gindi\iose sta giusti:^iose

avrebbe scambiato

il

d di

g'mdi-::jose

in

si.

perch

il

copista

213

Questa relazione mirava a terminare

ma

dell'organizzazione dei teatri,


ciardi,

che

la

questione

pensava diversamente, scriveva

Al Cittadino Parini per


l'esame

la

Commissione al
suU'organizza-

Dissertazio
Dissertazioni

delle

27 termidoro, anno VI.

Milano,

la

ministro Guic-

il

zione de Teatri Nazionali

Dal giudizio, che ha portato

la

Commissione

orgaho rilevato che sacoronare del premio

all'esame delle Dissertazioni vertenti sopra la


ni'^^a\ione de Teatri Nazionali,

rebbe forse poco dignitoso


quella, la quale, ancorch

pure ne sarebbe indegna


se venisse,

Ho

com'

il

meno

cattiva

delle

tribunale del

al

credibile, pubblicata

stimato perci di prorogare

con

alquanto

altre,

Pubblico,

stampe.

le
il

dell'esame, perch giudichiate del merito della

tempo
nuova

Dissertazione, che vi trasmetto.

al

Voi vedrete se questa

propostosi scopo,

sulle altre. Attender

quella imparzialit e
il

il

meglio avvicinata

siasi

e se meriti

vostro

qualche
giudizio

prelazione

da

dettato

buon gusto che caratterizzano

precedente per poterlo

seguito

in

presentare

al

Direttorio Esecutivo.

Salute e fratellanza.

La

GUICCIARDI

dissertazione inviata al Parini recava

dclVEneide,

lib.

chiorre Gioia.

Il

vandosi assente

il

motto

VI, Italiani Italiam, ed era di Mel-

Parini insieme col solo Longo, troil

Mascheroni,

la

esaminava ed in-

viava al ministro la seguente relazione, senza data, che


fu presentata al protocollo

l'i

fruttidoro (28 agosto)


Libert

Eguaglian\a

Cittadino Ministro,

214

Con

eguale diligenza che

le molte' altre disser-

tazioni sull'organizzazione dei Teatri abbiano esami-

nata

anche l'ultima trasmessaci da

l'epigrafe

ha

quale

la

Italiam Italiani.

nostro giudizio intorno a questa dissertazione

Il

non pu

essere che simile a quello da noi dato sopra

varie delle

biamo

Cittadino

voi,

in data del 30 termidoro,

Ministro,

meno

imperfette fra quelle, che

altre volte

esaminate

giacch tanto

ab-

noi
le

prime,

quanto quest'ultima in mezzo a delle idee plausibili


abbondano a un dipresso degli stessi difetti.
Riportandoci noi pertanto
al mentovato antecedente giudizio, stimiamo superfluo discendere a
veruna particolarit sopra quest'ultima dissertazione.

Salute e rispetto.

In seguito a questo insuccesso

governo

della Repubblica Cisalpina

generare

il

teatro,

il

PaRINI

LONGO

perdurando nel
il

concetto di

vendemmiale, anno VII (22

ri-

set-

tembre 1798) venne aperto un nuovo concorso, e


a sesil premio fu recato da quaranta

questa volta

santa zecchini, da conferirsi senza altra riserva a chi

produceva il miglior progetto entro due mesi. Nel


termine fissato vennero presentate al ministero sei
memorie, cio
:

1.

Quella dell'anonimo giudicata migliore nel precedente concorso.

2.

Quella di Bendiscioli, bresciano.

5.

Quella

4.

Quella dell'anonimo col motto:

di

A.

Parravicini.

5.

Quella di Giovanni Villa.

6.

Quella dell'anonimo col motto:

Pliiriiiiinn ein'in,

jitsqu'

quand

ecc.

Ics

prcjuges, ecc.

20 nevoso, anno VII

Il

tempo

del

prescritto,

fatto pervenire

(9 gennaio 1799), cio fuori


Luigi Gori di Modena aveva

ministro una nuova memoria, af-

al

finch venisse pur essa esaminata.

Il

25

vendemmia-

tore (16 ottobre 1798) avea pur presentato,

entro

il

una memoria anche il cittadino


Gio. Batta Wattenhoffer, che non figura nell'elenco,
memoria la quale deve esser stata comunicata alla
Commissione, poich questa nella sua relazione parla
termine regolare,

di otto

memorie.

La Commissione per non

il

era in numero, poich


Mascheroni aveva dovuto recarsi a Parigi a rap-

presentare

Cisalpini nella questione dei pesi e delle

misure, ed a sostituirlo

il

tanti proposti, aveva scelto

membro

cittadino rappresentante,

il

1798),

ministro Guicciardi, fra i


il i nevoso (21 dicembre

Con-

del

Giovanni Pindemonte, assai perito


drammatica, ed autore assai celebrato di pa-

siglio de' Junior!,


nell'arte

recchi lavori che sulle scene

d' Italia,

ebbero

pi

il

lusinghiero successo.

Dopo

l'esame delle memorie, la Commissione,

IO germinale (30

marzo

relazione, giudicando che al progetto del Gori,


al

men

difettoso,

fosse

il

1799), presentava al ministro

da concedersi

il

come

promesso

premio.
Il

ministro, pur approvando che

stato dalla
rava,

il

Commissione assegnato
fiorile (20 aprile

1799),

il

al

che

premio

fosse

Gori, dichiala di lui

me-

moria essendo stata presentata dopo il termine fissato, il premio si dovesse pagare invece all'autore

anonimo

della

memoria che

fu

giudicata migliore

nel concorso precedente, la quale, giusta la relazione


della Commissione, seguiva per merito quella del

Gori.

Se

non che

gli

avvenimenti

incalzando,

il

2l6

governo della Cisalpina Repubsi accampavano a Milano, e


del premio non rimaneva pi traccia (i).
In questo modo terminava il concorso per la
28 aprile spariva
blica, gli

il

Austro-Russi

riforma dei teatri; ed curioso il constatare che la


Repubblica Cisalpina, mentre si trovava cos vicina
alla morte, si ostinava in una riforma che non poteva
fruttare

nessun utile risultato. In un paese libero

riforma dei teatri viene

fatta dal

pubblico

non

la

dal

s:overno.

(i) Questo capitolo fu tutto compilato sui documenti inediti

chivio Storico Municipale e dell'Archivio di Stato

Busta 14

dell'Ar-

Teatri.

XVII.

Coraggiosa Lettera
Orfani Parini
Gli Austraci entrano in Milano -^ Parini
non perseguitato dal nuovo governo E osteggiato dagli austriacanti L'ultimo suo sonetto Sua morte
primo monumento erettogli dal Franchi Altri monumenti.

Testamento

del Parini

dell'

minacciato d'arresto

Il

mentre dedicavasi all'esame

Parini,

Il

morie per

la

me-

delle

rinnovazione dei teatri nazionali, faceva

testamento. Quest'atto del 13 ottobre 1798 (24 vendemmiale, anno VII) trovasi depositato nell'Archivia
Notarile e si conserva in una cassaforte. Esso scritta

sopra
di

un

un

foglio di carta che

foglio di protocollo,

sorpassa

non

dell'autore, e reca solo la sua firma in

in

margine

della seconda

la

grandezza

fu esteso dalla

pagina ed in

mano

due luoghi,
fine.

Piegato,

chiuso in un'altra carta ed assicurato con sigillo e con


fettuccia di filaticcio color rosso cupo,

taio

questo docu-

medesimo consegnato
Gio. Antonio Vimercati di Milano, come

mento venne

dal Parini

seguente dichiarazione,

scritta d'altrui

mano

al

no-

dalla

da lui

firmata, che leggesi sulla parte esterna del piego.

lygj giorno

Ottobre

di

2lS

quindici

luned

vendemmiale,

(24

Anno

del

mese

Settimo

di

repub-

blicano).

Testamento nuncupativo implicito, che consegno


Antonio Vimercati Not. di Milano
perch dopo mia morte lo apri, e pubblichi senza
veruna formalit.
GmsEPPE Parini .

al cittad. Gio.

Se

il

suo

corpo

era

gi

spossato

prossimo

alla fine, lo spirito brillava assai vigoroso,

usciva lucida, serena, robusta a scolpire

la

nell'

frase

animo

suo pensiero. Egli era credente, e se comin Nel nome del Signore Iddio
lasciava per da banda tutte le altre invocazioni e
altrui

ciava

il

testamento

il

preghiere alla Divinit, di cui solevano allora infiorare gli atti di loro ultima volont anche
denti.

notevole

comando, che
pi semplice

le

spese

mero

periodo

il

funebri

necessario,

miscre-

Voglio',

ordino, e

mi siano

fatte nel

ed

all'

uso,

che

si

costuma per il pi infimo dei cittadini . Tale volere


era il compendio di tutta la sua vita, l'ultimo verso
che chiudeva il suo poema.
Tralascio

le

pu ammirare
che dipingono

pennellate

nelle
il

foscoliane,

Parini severo censore delle

dei giacobini e dei militaristi,


sciare

la

seguente

Oriani, che copio

Muon

ognuno

che

Ultime Lettere di Jacopo Ortis,

lettera

del

ma non

pazze

posso trala-

coraggioso

Barnaba

dalla Colle:{ione d'Autografi

del


Libert

Milano,

22 Piovoso

Anno VII Repubblicano.

Al Cittadino Pioltini Ministro

Le continue

agli Impiegati di

da chi presiede
nale,

li

Eguaglianza

Oriani astronomo della Specola di Brera.

219

vessazioni,

Brera

alla

pubblica

istruzione

Guardia Nazio-

della

II

insieme

soffro

eh' io

nella

Legione

di Polizia.

mi obbligano. Cittadino Ministro,

a ricorrere a

voi, acci le facciate cessare.

Il

Corpo Legislativo ha

fatto

una legge nel

giorno 24 termidoro anno VI, in cui al titolo V dichiara, che i professori delle scuole pubbliche sono
esenti dal montare personalmente la guardia, e sono
pure esenti da ogni tassa. Il Direttorio Esecutivo
ordin che questa legge fosse pubblicata ed eseguita.
Ma sono gi passati sette mesi dalla pubblicazione,
senza che alcuno si sia incaricato di eseguirla.
Pagai sempre come tutti gli altri la tassa che
mi fu imposta, aspettando pazientemente che la legge
venisse finalmente messa in esecuzione.

somma

sorpresa

mi

fu ultimamente

gare una tassa quadrupla

cio

Ma

con mia

intimato di pa-

doppia come prete,

pagamenti
Prima di pagare dimandai le
leggi che m'obbligavano a questa straordinaria im-

e doppia per aver ridotto

l'

intervallo dei

dai 48 ai 24 giorni.

posizione, e

mi

fu

mostrato un proclama del taver-

niere Bussi, offiziale della Guardia Nazionale,

ordina che

cos detti Preti

debbano pagare

il

il

quale

doppio

per essere celibi.

Sembra strano che un individuo

della

Guardia

220
Nazionale

mentre
che

il

si

arroghi

nemmeno ad

questo proclama

bliche di Brera,

vivono

leggi

il

perch

delle

eseguire.

scuole

delle

preti,

perch questi
che

tenue salario,

il

Governo, appena

pub-

non
loro

bastante per vivere, e

perch hanno in loro favore

da ogni tassa

faccia

e tirannica l'applicazione

professori

ai

quantunque

dell'altare,

accorda

la legge,

che gli esenta

qui l'Oriani, spiegata l'ingiustizia del raddop-

piamento della
scritto

delle

militarmente

e le faccia

Sembra finalmente ingiusta

fare

alcuna autorit costituita,

leggi vessatorie,

di

di

diritto

il

un Corpo Legislativo. Sembra assurdo


medesimo individuo, il quale non appartiene
esiste

tassa,

aggiungeva

il

seguente

po-

Il

professore

Reggio ed

io

Parini,

fummo

da un certo Multoni,

in

il

professore

procinto

Brambilla,

d'essere

arrestati

Legione li, il
quale venne a Brera con gente armata 6 giorni sono
per quest'oggetto

caporale

della

(i).

Questo vituperio dovrebbe persuadere anche gl'inche vi possono essere governi nei quali
funzionari dell'ultimo grado sovrastano coi loro de-

creduli,

alla libert dei cittadini.

litti
Il

28 aprile gli Austriaci, condotti da Melas, en-

travano da Porta Orientale

faceano abbattere gli al-

beri della libert, e la statua di

Filippo

II,

trasfor-

mata in Bruto, veniva ridotta in pezzi. I Cosacchi


andavano intorno per la citt accalappiando alcuni
repubblicani con un nodo scorsoio, e li trascinavamo

(i)

Anche questa

lettera

Autografi dell'Oriani.

dovrebbe appartenere all'Archivio

di Stato


dietro loro

come

22

fossero tanti cani. Abolita la guardia

venne

nazionale e decretata la consegna delle armi,

Repubblica Cisalpina, e incaricato degli


amministrativi dello Stato il conte Luigi Co-

abrogata
affari

la

commissario imperiale.

castelli, col titolo di

diuvarlo fu pure delegata una congregazione,


posta

austriacanti

quattordici

di

coa-

com-

presieduta dal

nobile Francesco Nava, prefetto.

Venne pure istituita una commissione di poliza,


con Giovanni Manzoni, Francesco Bazzetta, gi capitano di giustizia, e Giuseppe Draghi. Assunse il
comando della piazza di Milano il generale barone
di Lattermann.

La Congregazione
del prefetto Nava,

si

delegata,

e nelle sue relazioni 12

giugno

sostituire soli quattro, cio


il

sotto

presidenza

la

occup dei professori


il

di Brera,

20 luglio tratt di

Fusinieri,

Binferreri,

il

Brambilla e l'Albertolli, perch nominati

promessi durante
ai sospetti

contro

il

triennio

il

repubblicano.

Parini nulla

pure lontanissime allusioni

radisi

tico

il

il

fra

quali

Intorno

trovato,

si

nep-

(i).

Quand'egli vide deportati


scienziati illustri,

o com-

alcuni

suoi

amici

conte Giovanni Pa-

il

padre Gregorio Fontana, insigne matema-

conte Caprara

il

fisico

Lamberti, non pot trattenere


narra Cesare Cant,

boll

Moscati

l'ellenista

biasimo e, come
reazionari con parole
il

di fuoco.
Il

Parini se non era perseguitato dal governo au-

striaco, lo era

chiarava che

per dagli austriacanti,


il

rende pi famoso e desiderato

(i)

Vedi documenti Ginnasio

in

Brera

ed allora di-

un uomo

perseguitare

illustre lo

richiamando in

Archivio di Stato.

vita l'antico stoicismo, a chi gli faceva intravedere

pericolo di perder la cattedra,

rispondeva

mendicando, per ammaestramento

mia

di costoro

Da

il

Andr

de' posteri e infa-

tempo

vario

era affetto da idrope,

Strambio e Locatelli,
che bisogna dar tono alla
dici

il

primo

ed

ai

dei quali

me-

diceva

fibra, e l'altro che bisogna


scemarle tono, rispondeva Ad ogni modo volete
farmi morire in musica . Nel maggio 1799 aveva
:

egli subito

l'operazione

chirurgo Buzzi

ma

Marliani,

perch

della cateratta, fattagli dal

recava in Arluno

si

dopo un mese
di

solea

servitore,

si

avvocato

dall'

restituiva

campagna non

l'aria della

ammiratore

cero
dal

Milano,

gli confaceva. Sin-

Plutarco,

che

si

facea leggere

chiamarlo

il

pi

galantuomo

degli antichi scrittori. L' idropisia svaniva


pariva, e la mattina del

ricom-

16 agosto, alzatosi

verso

le

otto, diceva di aver caldo.

Poco dopo ebbe

la visita di

Callimero Cattaneo,

ai quali

Paolo Brambilla e di

un

dettava

sonetto,

com-

posto di fresco in seguito a preghiera dei professori


in occasione del

filarmonici,

vano proposto

d far cantare

Te Deum,

puccini di Porta Orientale, per celebrare


degli Austro-Russi. Si disse che

posto

al

Parini

ci

ch'essi ave-

nella Chiesa

il

non sembra,

dei

Cap-

vittorie

le

sonetto fosse ime

crede

si

invece

ch'egli l'abbia dettato per compiacere qualche amico,

o meglio ancora per commissione.


Il
giornale Notizie Politiche, 23 agosto 1799,
N. Gy, organo ufficiale dei nuovi padroni, dopo di
avere annunciata la dettatura di quel sonetto, sog-

giungeva
fa

un dovere

data

Intanto chi ne

possiede

di prevenire

pubblico,

fuori colle

il

1'

originale

che

si

la copia

stampe in questi ultimi giorni,

una sconciatura

atta solo a manifestare

e l'impertinenza

pubblicarla
si

chi

di

arrogato

si

riconosce la sola autentica, pubblicata

splendali la giustizia e

Tal che

Israel

dall'

non

il

torni a

poeta

esempio

retto

nuovo

ha ragione

si

accennato giornale,

Ma

de'

pianto,

di crederla corrispon-

Dopo

la

figli,

non sarebbe

6 settembre,

il

Capi e de' Padri

Scenda ne'

scritta

il

esempio

retto

onde non torni

e pianto

sacrilegio e violenza e scempio.

dettatura del sonetto fu visitato da

D'Adda, Angelo Vecchi, Giuseppe Airoldi

Giacomo

col

rano

fu

suoi biografi,

indossata

non trovava pericolo di


D'Adda e col Vecchi, nartuttavia
preso dal vomito
;

una leggera sopraveste

continu a conversare

Quando

tutti

Febo
me-

e dal

Locatelli, che

morte. Rimasto solo


i

se-

pensiero del Parini, mentre quella pubblicata

al

che una contraffazione cos

dico

Reina

dal

ammoniva

nuovo scempio.

novella rapina e a

Questa terzina
dente

il

nuovi padroni coU'ultima terzina

Ma

facolt di

Tale copia era appunto quella che oggi

e da altri ancora, nella quale

veramente

ignoranza

l'

la

furono

nella propria stanza.

verso

fin

le

di

ciambellotto,

due dopo mezzod.

partiti, egli si

fece

ricondurre

Passando vicino a una

vide una luce insolita, e

si

rivolse ridendo

finestra
al servi-

non aveva mai veduto cos bene


ammalato. Si sent straordinariamente
passeggi francamente da una camera al-

tore dicendogli, che


dall'

occhio

forte, e
l'

altra senza alcun aiuto

Mentre

il

servitore lo

poi ritorn al letto.


svestiva,

gli

si

torse

al-

224

quanto la bocca, ne parl pi. Spir qualche momento dopo alla presenza del servitore, del portinaio,
della portinaia e del parroco di S. Marco.

Col pi sincero e vivo dolore l'abate Cesare Frapolli, reggente il Ginnasio di Brera, annunciava la
morte del Parini, avvenuta alle ore due e mezzo del
pomeriggio 13 agosto 1799, al Commissario Cocastelli, con brevissima lettera, a tergo della quale la
burocrazia aggiungeva la nota glaciale Si rimetta
:

all'Archivio datane la correlativa notizia al R.

del

Fondo

di

Religione

Casati Ass."

non com-

Si afferma che la sostanza del Parini,

presi

manoscritti,

fu

Amm.'

stimata 10,987

lire.

Il

suo

corpo fu seppellito nel cimitero di Porta Comasina,


dove tuttora si legge l'iscrizione che gli pose Calli-

mero Cattaneo

muro

sul

a ponente, vicino a quella

di Cesare Beccaria.

Lo

Giuseppe Franchi, quaranta giorni


mandava al Commissario

scultore

dopo l'avvenuta morte,

Cocastelli la seguente lettera

Eccellenza,

Disegno nella R. Accademia


di Brera Giuseppe Franchi regal anni sono al celebre Poeta Sig. Abate Parini un Busto in marmo

Il

Professore

di

di Carrara, che rappresentava

Parini.

Ora

egli

il

ritratto

memoria

questo Busto, e per onorare

la

tanto

poesia

valente

dello stesso

ha acquistato dagli eredi

nell'italiana

di

di Parini

un Uomo

desidererebbe

di

una
Reggie

collocarlo, colla breve iscrizione qui annessa, in


delle nicchie,

che

stanno

nel

cortile

delle

Scuole di Brera.

Supplica pertanto l'Ecc. V. a volergli

permet-


quest'atto

tere

amico che

stima

225

di

continui, e colle sue immortali poesie

stima di

tutti gli

un

venerazione per

pubbliche Lezioni per trent'anni

colle sue

acquist la

si

amatori della bella Letteratura.

Brera, 25 settembre 1799.

Giuseppe Franchi

giorno successivo il Commissario Cocastelli ri Con sentimento di compiacenza e di

Il

spondevagli

ammirazione ha accolta

Commissione Imperiale

la

proposizione fattagli dal Sig. Professore Franchi

marmo

decorare coll'effigie in

una
colla

di

Abate

scarpello,

lui

delle nicchie del Cortile del R. Ginnasio di Brera,

ben adattata epigrafe,

Non

posto disegno.

lodevole pensiero

gradire anche

secondo

il

da Lui pro-

solo pertanto permette al prefato

Sig. Professore Franchi di


s

del celebre Poeta

maestro

Parini, opera insigne del

la

di

ma

mandar ad esecuzione un
lo previene

d'averlo

R. Delegato Governativo Sig.

al

Francesco Nava coU'incarico di dargli tutta


affich

Luogo di Brera e d'una ind'un monumento di degna bene-

venga fregiato

signe Scultura, e

la

fatto

Don
mano

il

merenza al Soggetto nella medesima effigiato .


Malgrado la lusinghiera risposta del Cocastelli, il
monumento non veniva innalzato e, per quanto si
abbia frugato in ogni parte, non si pot conoscerne
la

Argomentando

cagione.

d'alcuni

fatti

secondari,

pare che la cagione di questo insuccesso del Franchi


fosse

dovuta

Parini

come

poeta mor,

al
il
il

negli occhi.

che

Quando

amava
il

Ieri

il

il

sommo

giornale ufficiale Noti:[ie Politiche

iG agosto pubblicava

una grave

austriacante,

partito

fumo

il

Parnasso Italiano fece

perdita, e la nostra citt fu privata di

uno

226

pi belli ornamenti per la morte del celebre


Abate Parini, le cui produzioni poetiche il fanno
vivere per sempre ne' fasti delle belle lettere.
Invece il Corriere Milanese , organo degli austriacanti, sulla morte del Parini non pubblicava neppure
una sillaba, e si pu ritenere che i suoi ispiratori
abbiano anche colle loro mene impedita la collocade' suoi

Sig.

zione del
dere

monumento, come hanno cercato di disperuna parte dei quali scomparvero.

suoi manoscritti,

Ritornati

Francesi, l'astronomo Oriani scriveva al

27 vendemmiale (19 ottobre

Comitato

di

Governo,

1800), che

un

Cittadino Cisalpino avea fatto l'acquisto

d'un busto in

marmo

il

di Carrara,

opera dell'insigne

scalpello del professore Franchi, e che rappresenta

il

celebre defunto professore di Belle Lettere Giuseppe

Soggiungeva pure che il detto Cittadino deside-

Parini.

rava di ottenere, per mezzo suo, dal Comitato di Go-

verno

permesso

il

piccolo

di collocare a proprie spese questo

monumento

in

una

delle nicchie del

cortile

bramava

restare

delle Scuole di Brera, e di pi

di

incognito.
11

Comitato

di

Governo, rappresentato dal

citta-

dino Pancaldi, aderiva ben volentieri con nobilissima


lettera

diretta

all'

Oriani, ed incaricava

architetto

1'

Canonica a cooperare al collocamento del busto (i).


Naturalmente chi dedicava il monumento era un
cittadino che voleva rimanere incognito, cio lo scultore Franchi, che aveva fatta la prima domanda al
Cocastelli,

scritta essa

questa onoranza

del

pure dall'Oriani,

Parini

non

fu

che

il

quale in

un

inter-

mediario.

(i) Sul

monumento

aut0";rafi del Parini

del Parini,

Archivio

riguardo
di Stato.

al

Franchi ed all'Oriani, vedi

227

memorie furono
monumento, opera

Altre

innalzate al Parini, tra cui

dello scultore di Ravenna,


Gaetano Monti, che venne collocato nel 1838 sullo

un

bel

scalone a destra dei Palazzo Brera.

turo

monumento

Ma

il

pi

dura-

che dedicavagli l'avvoad Erba, nella splendida t^ua

fu quello

Rocco Marliani,
Amalia, che il Monti eternava con le pi belle
terzine della sua Mascheroniana. In questi giorni gli
cato

villa

un busto anche il suo villaggio nativo.


altro monumento veramente grandioso, opera

eresse pure

Un

ora innalzato

dello scultore Luigi Secchi, gli viene


a Milano, sulla

Piazza

Cordusio,

un benemerito comitato, con

per

professori e studenti, col concorso del

cospicuo di

lire

iniziativa

di

quasi tutte di

otferte

Re

e col legato

venticinquemila, lasciato dal munifico

senatore Robecchi.

Davanti a questo

monumento

indifferenza dei mediocri,

passer la sorridente

insieme col freddo

scetti-

cismo, coli'oziosa volutt e colla boria d'altri tempi.


Dall'

immagine

del poeta

versi del

Giorno,

giovent

delle scuole

si

sprigioneranno

allora

piover d'altra parte sull'accorsa


il

balsamo soave dtWEdiica-

^ione.

Davanti a questo

monumento

passer

anche

la

gente incalzata dal bisogno, la quale rendendo omaggio al poeta che un giorno non avea pane da sfa-

mare

la

sua vecchia madre,

ricambier

bacio amoroso a
Colui che la difese a viso aperto.

il

verso col

DOCUMENTI INEDITI E lURI


CHE

SI

PUBBLICANO SEPARATAMENTE

Documento N.
Copiato dall'originale che
chivio di Stato.

i.

conserva fra gli autografi del Parini nell'Ar-

si

(Vedi pag. 15).

Altexxa Serenissima,

Subito che mi fu oggi presentato

venerato ordine di V. A; S.ma

il

dato sopra raccorso del P. Branda Barnabita ho fatto

stampatore Galleazzi, ed avendogli io fatta


lodato decreto, relativamente al

Dialogo della Lingua

Toscana,

D'avere fatto

ma
il

di

non averlo

inserirsi

sia

stampa

nel

libro

lo

nel pre-

intitolato

rappresentante

inciso

contratto per la stampa del d.o libro con

vato da Superiori, e d'avere consegnati


alla

chiamare

Bi:i:iarro,

nico Agiidio, d'averlo gi stampato; d'essere

Che

me

egli risposto

un rame

D'essergli stato mostrato

che va Firenze,

rame da

mi ha

a'

la ricerca espressata

assistettero certi

li

stato

il

il

Cano-

d.o libro appro-

Esemplari stampati cos slegati

Abbati Parini e BeUotti, cosi che

pi volte comparso alla di lui stamperia anche certo Tanzi ricono-

scere la
Io

stampa per curiosit

non ho creduto

senza preciso

commando

di
di

far

chiamare

Canonico ed Abbati sud. ti

il

V. A. Ser.ma,

suddette notizie per atto del

alla

quale intanto umiglio

mio dovere ed ho l'onore

fondo rispetto

Di V. A. S.ma
Milano, 20 luglio ij6o.

Umilissimo Servidore
P.

Paolo d'Andriani

R.o Cap.no

le

d'essere con pro-

di Giustizia.

2'^2

Documento N.
Copiato dall'originale che

di Stato.

2.

conserva fra gli atti dei giornali nell' Archiv"^

si

(Vedi pag. 46 e 47).

Il.mo ed Ecc. ma Sig.re,

V. E. ha voluto soprabbondare
tova coll'a-\^iso
di

Lugano

io

Pubblico contro una

falsa

sono tenuto all'. V. di

tale

al

nel rimettermi con

d'esattezza

asserzione

due soggetti

Questo discorso mi somministra l'opportunit

tutti

meschine tanto per

Ma

ingredienti.

cos facUe

ne abbiamo
provvedervi

il

lo

ci,

per dirlo in una pa-

suo

stile,

che per
paesi,

suoi

non

Quello poi, che io desidererei fosse

ex-officio.

riformato costi avanti tutt'altro,

il

anche in questi

di tale sorta

V. E.

non dubito,

bench fuori del paese ve

lettori di essa,

ne debbano essere ben pochi. La detta gazzetta


cattiva, e delle pi

ne far

interessati.

di dire

che gi da gran tempo penso della Gazzetta di Milano,


che converrarmo meco

del Gazzettiere

comunicazione,

l'uso opportuno per calmare le inquietudini de

rola,

una

12 corrente due Esemplari della Gazzetta di Man-

delle sue d'Offizio de'

sono

gli

stessi

articoli di

Milano,

che, sebben rare volte, entrano in codesta gazzetta con dettagli sovente

incongrui, e troppo esaggerati.^


Tali per esempio

sono osservati ultimamente quelli delle pubbliche

si

divozioni, praticate per impetrare da

campagna

benefizi della
rivolta tutta

per ottenere
universale ad
il

Palladio di

la
la

si

loro assistenza,

Milano,

La prima

si

quasi

pu indurre

all'errore,

ncora

il

concorso

estreme

necessit

S.mo Sagramento

nella maniera,

seconda non

altres

descrizione

un Monastero, come

nelle

del

due divozioni
la

minuziosa

cos parla quell'articolo,

con affettazione

l'esposizione

di queste

la serenit del Cielo a

essa

esposto in

l'unica

enunziata, ha del superstizioso, e


regolata, e

rileva

Crocifisso

dopo aver inutilmente praticato


altre Chiese.

in

Anime purganti,

Citt alle Sante

un miracoloso

Dio Signore

rappresenta

nemmen

in

in

cui

essa

ben

troppo frequente nel culto delle

Sacre imagini, e pernicioso alla nostra Religione.

Certamente converr V. E, meco,


sioni incongrue,

d'oggi presso

che

simili narrative

o caricate non possono a meno

gli Esteri

di

con

espres-

al

giorno

produrre

un'idea poco vantaggiosa del sistema delle pub-

bliche divozioni di Milano, e della credenza in simili materie.


So benissimo, che
fonde radici, sieno

mi rimetto per

non

eh' abbino

preso

ad estirpare, n cio l'opera d'un

prudenza

conosciuta

alla

ch'Ella, se

tanto,

una volta,

pregiudizj,

li

dilTicili

233

dell'

E. V.,

in grado di disporne a poco

sol

desiderando sola.

poco

mente

desiderabile,

almeno non permetta, che

con tanta solennit, ed

blici

che

sana dottrina

la

comandare

La prego

come

non

far

il

ne

buon

foglj

pub-

senso,

non

per mezzo del Censore raccerte altre congiunture

in

comparire

faccia

parli

che rivolta

altres di

da un cattivo gusto

infetta

ne

se

compilatore della gazzetta, che

al

scriva pi sobriamente,

delle pratiche opposte alla

non

in maniera,

dot-

la

come sarebbe somma-

e l'antica disciplina della Chiesa Cattolica,

medesima, tuttoch autorizzate dall'uso,

riforma

la

per rendere al culto esterno di Dio la primitiva purit secondo


trina,

pro-

giorno;

Nazione

la

come potrebbero

Milanese,

far sospettare

simili

filastroche.

Sono col

solito distinto rispetto

Di V. E.
Vinuia, 24 novembre ij6S.

Dev.mo

Obbl.mo

ed

Serv.re

Kaunitz Rittberg.

S. E.

Sig.

il

M.ro

Pleiiip.o

Co. d Firmian

(Milano).

Documento N.
Copialo dall'originale che

conserva fra

fi

nell'Archivio di Stato.

3.

Pavia

carte dell'Universit di

le

(Vedi pag. 53).

Allorch con mia riservatissima del primo settembre dell'anno p. p.


spiegai a

V. E.

quello, ch'io pensava, per procurare di far risorgere in

codesto Stato di Sua Maest


nel quale

Senato

il

gli

lasci

buoni

studj

cadere,

mi

dall'abbandono
esibj

di

deplorabile,

comunicarle

tutti

lumi, eh' Elia avesse desiderato, per formarsi un' idea chiara del sistema
vegliante in tale materia

in

questi

Stati

Austriaci

riscontrarmi poi V. E. con sua de' 13 ottobre

pseudonimo
tine,

da

sulla

me

il

riforma della Universit di Pavia,

rimessole sotto

il

primo dello

stesso

di

Germania.

Nel

voluminoso Progetto
e

delle Scuole

ottobre,

Pala-

mi mostr


un Esemplare

desiderio di

nuovo Regolamento,

del

un

Io teneva per fermo, che gi vi fosse

meno

ma

unito;

posizione,
dello stato

non

mi

piacere di trasmetterlo a

domi, che

lo

corrispondente

trover

degno

della

governo de' popoli. La pubblica

questo fondamento
codesta, di

tanti

ed

quindi

ha disteso, e

lo

deplorabile, che

tutta

persuaden-

L'oggetto sonunamente

ressante, e che merita tutta l'intensione di spirito,

di chi presiede al

Ho

presente,

penna, che

dotta

rivolto

de Gaspari,

Consigliere

alla

al-

falsa sup-

circostanziato

finalmente riuscito di averlo.

V. E. compiegato

di lei aspettazione.

alla

una

in

Mi sono dunque

diligenza del

pratica.

si

o stampato, o

completo,

detaglio

questa Universit.

e coli' obbligante

Professore della Storia,


il

un

esisteva

presente di

procurarmelo;

che qui

Piano,

tal

fattene le ricerche trovai, ch'io era

che

234

felicit

inte-

premura

la

erige sopra

si

una Nazione, dotata, com'

doni dalla natura, per mancanza di una educazione,

che l'avvezzi a pensar giusto, ed a spiegarsi con

facilit, e

con chiarezza,

contragga la perniciosa abitudine di operar tutta per finezza, e d' involgere l'esposizione de' suoi pensieri

nelle

oscurit

barbarie. Di-

nella

spererei di poter avanzare alcun passo in questa linea, se Ministro nella

Lombardia Austriaca
testa degli affari

un

fosse

tutt' altri

che a

cavaliere,

unisce una vera passione per

le

credo fermamente, che questa


chiamarsi codesta Provincia

Con

pere.

all'

questa dolce lusinga

tanti

buone

sia

Ma

che V. E.

lettere,

l'epoca

essendo

lumi naturali,
e per le

fortunata,

costi

nobili

scienze,

in cui sia per ri-

antica sua gloria di solido, e verace sa-

passo

confermarmi

al

solito del

distinto rispetto.

Di V. E.
Vienna, 7 febbraio ij6^.

Dev.mo

ed

Obb.mo

Ser^'.re

KaUNITZ RlTTBERG.

S.

E. Sig. Ministro Plenipot.rio Co. di Firmian

(Milano).

alla

acquisiti,

mio

235

Documento N.
Copiato da un'altra

Firmian

conte

Stato fra

allegala

copia

al principe

alia

Kaunitx,

4.

deli' acccitipagiiatcria del

vi inula

che

conserva nell'Archivio di

si

carte dell'Universit di Pavia.

le

(Vedi pag. 69).

Altex^a,

Pervenute
per eternar la

Professori

a'

Scuole Palatine

delle

memoria d'un'epoca

sente restaurazione de' pubblici studj, ne


S.

E.

tutto per

ringraziarono

Nel di quattro poi

dell'

andante

Lettera

medaglie stesse all'A. V. e

al

il

dono

vivamente conmiossi

Professori

non tanto

pi

Pubblici

dalla

singoiar

a renderle in

distinguendoli con

nome

per

Corpo cu-

del

ad assicurarla, che sar questo dono

riconosciuto

un onore, quanto per un segno rammemorativo

hanno

dell'obbligo che

me

e deputarono

mulatissinie grazie
essi

de'

le grazie fosser

Reale Dispaccio riguardante

il

Corpo

loro ringraziamenti per

degnazione, con cui all'A. V. piacque di riguardarli


onorifico

al

dieciotto Febbraio del presente anno.

Rimasero per tanto

da

Corpo

il

del 30 Marzo, nella

in data

medesimo tempo, perch

colme, fu pur loro comunicato


Studj, dato

comunicata

aprile fu

Governo

di

quale venivano eccitati a diriger formalmente

si

tostamente

essi

mezzo del Reg. Delegato D. Giuseppe Croce.

Professori congregati

le

quella della pre-

Sig. Ministro Plenipotenziario, alcuni in particolare, e

il

coniate

Medaglie

le

cos fausta, qual'

di verificare dal canto loro

che

ci,

con

no-

si

monumento viene autenticato alla posterit.


Ammirarono poi altamente nel Reale Dispaccio la instancabile provvidenza, e munificenza, con cui S. M. degnasi di beneficare ogni giorno
bile

per tutte le vie,

Provincia

e a

tutti

mentissime disposizioni
Principe,

oggetti

gli

possibili

e provarono estrema contentezza

hanno

felicitato

sempre

questa

fortunatissima

nel veder colle

pi

di pi sacro, e di pi caro, cio la pubblica

della lor Patria, e

il

comodo,

sa

cos

gloriosamente

tanta Sovrana, supplicandola,

umilissimamente

davanti

al

secondare

che

si

Trono

le

santissime

educazione

M.
;

le

le

loro pienissimo

nome
che

si

la

una

d'

significazioni

e renderla certa,

dieranno mai sempre di concorrere con tutte


il

S.

V.

all'A.

intenzioni

degni di presentare a
della

loro intima, e profondissima riconoscenza

ottimi stabilimenti ottengano

cle-

loro

il

e la perfezione degli Studj loro.

Deliberarono per ci di volgersi con questa occasione


quale

nuove

che dopo

quello,

loro
della

stu-

loro forze, affinch tanti


efftto,

il

nome

della


M.

S.

sia,

anche per questo

236

capo,

consolazione della

in

presente et,

e in eterna benedizione delle future.

deputato dal Corpo de' Professori ad


V. non ho creduto di poterlo con pi
adempiere, che nudamente esponendole i comuni rispettosissimi

ch'ebbi

Io,

l'onore d'essere

eseguire questo atto verso l'A.


efficacia

nome

sentimenti. Supplico adunque, e confido a

V.

l'A.

si

degni: di

considerarli,

ad

nuit ed intenzione, troppo fucile

animo

dello stesso

promoverli secondo

esser

caratterizzato singolarmente per

li

sentita

rari

dal

la

Corpo, che
loro

inge-

suo nobilissimo

d'incomparabile de-

pregi

licatezza, e generosit.

Sono con profondissimo

rispetto

Di V. A.
Milano, 7 aprile ijji.

Umilissimo Servidore

Giuseppe Parini
Prof,

Documento N.

di

Belle

Lettere.

3.

Copiato dall'originale, stato diretto dal principe Kaunit^ al conte Firmian,


che si conserva fra
Stato.

P. S.

le

del Ginnasio

carte

Brera

in

Archivio di

(Vedi pag. 76).

alla lettera de'

20 febbraio 1772.
Omissis.

L'incertezza, e la trepidazione dei Gesuiti sul loro destino, che

V. E.

osserva essere anche in Milano, e la probabilit, eh' Ella crede di veder


portato

al

punto di massima perfezione l'osservatorio

sero assicurati di doverne

restare

riguardo, anche per renderli pi

mure

possessori,

utili,

noto a V, E. che S. M. non ha presa parte

li

da noi qualche

che possibile.

d'altre Corti contro di essi, e che

tivo di doglianza,

loro, se quelli fos-

esigono

alcuna

nelle

pre-

non avendo alcun fondato mo-

ha ci non ostante riguardati

sempre

protezione, che prima era loro accordata ne' suoi Stati.

colla

stessa

non hanno demerito alcuno, ma

Gesuiti di Brera poi non solo

col sottoporsi quasi

237

volontariamente

una rilevantissima spesa nella

ad

costruzione dell'osservatorio astronomico, e colla provvista di molti degli

stromenti necessarj per corredarlo,

si

sono

resi

molto degni

una

a coltivare con tanto dispendio

essersi prestati

della quale era ignota in

Lombardia,

mazione di buone carte geografiche,

pu

ed

molto

esser

altri

pubblici

pratica

la

utile nella for-

poco cono-

usi

prima in cotesta provincia.

sciuti

Per questo mi sembra troppo giusto, che sieno levati da


certezza, in cui sono, e che

vengano

cere di sincerare di bel

modo

da noi

fatte

che di

far conoscere al Collegio

circa

lo

stato

Corte di vederlo fornito

dell' osservatorio,

colla

quella fabbrica richieggono, ed

il

desiderio,

mente

di S.

M. che

non avevano
e

assistito in

rispetto

Facolt

alla

che

che

che vi

pia-

altra mira,

premura che ha

la

modo,

fisiclie,

il

ultime chieste,

le

maggiore abbondanza,

tutte le osservazioni astronomiche, e

essendo

dunque V. E. a farmi

Rettore di Brera, che

il

quella in-

riguardati con

essere

di

resi certi

quella considerazione che meritano. Prego

fatta

per

di lode,

scienza,

si

si

le

la

misure di

possano fare

possono eseguire,

Filosofica

non

sia

novit nella provvista delle Cattedre, attesa la Sovrana fiducia, che

queste ritrovinsi in buone mani.

Sar

obbligato a V. E. se vorr

anzi

Rettore di Brera, che incontrer


la

premura

la

dovuta presso

membri

della

alla

M.

due

collegi di Brera, e di S.

il

ed io di

il

detto

dandosi
fatti

non

S.

della Universit,

ottenerne poi

certo

Corte,

di rendere perci ai Gesuiti la giustizia

Circa la nostra idea di procurare, che

rendere

di corrispondere alle nostre insinuazioni,

mancher ad opportuna occasione

sofica ne'

far

soddisfazione

Lettori della

Facolt Filo-

Alessandro siano dichiarati Regj,

ne attendo da V. E. ulteriore

riscontro per

Sovrano gradimento.

Omissis.

K. RiTTBERG.

238

Documento N.
Ruolo

delle

che

si

6.

Scuole Palatine, approvato con Reale Dispaccio | luglio IJJ^,

conserva nell'Archivio d Stato, unito allo stesso dispaccio.

(Vedi pag. 77).

Meccanica, Idrostatica ed Idraulica

1.

bita,

Avv. Don Axitonio Silva


Commercio Canonico Marchese

2.

Gius Provinciale e Municipale

3.

Economia Pubblica

Don

Paolo Frisi Barna-

stipendio

Alfonso Longo

4. Istituzioni di

Gius Comune

Don

Avv.o Don Giov. Bovara

Istituzioni Ecclesiastiche

6.

Gius Pubblico ed A,Eax Pubblici

7.

Giurisprudenza Criminale Pratica

8.

Eloquciiia e Belle Lettere

9.

Arte Notarile

2000

2000

2000

2000

2000

2000

Conte Nicol Visconti

D.re Collegiate

Don

Cesare

Lampu-

gnani D.re Collegiate

2900

Gaspare Lancellotti

Birago D.re CoUegiato


5.

L.

Abate

Don

Giuseppe Parini

Don Vincenzo D'Adda

2000

2000

10. Elementi di Geodesia e Planimetria ad uso degli ingegneri,

vacante
11. Arte Diplomatica

Canonico

Don

Anatomia nell'Ospedal Maggiore

12.

Gio. Batta Castiglione

D.re

Ostetricia e Cliimica nell'Ospedale

D.re

Don

Don

Arciprete

Don

Francesco Andreoli

Parte del soldo assegnato

al

Frisi

4000

2000

2000

500

Martmo

Fenini
Bidello

900

Gio. Maria

Bossi
!

Pietro

Moscati

Preposto

2000
2000

Don Guglielmo

Patrini

13. Istituzioni ed Operazioni Cliiururgiche

in contemplazione delle diverse

Commissioni avute per servizio pubblico

in materia d'acque,

ond' pu-

ramente personale.
Parte del soldo del Patrini a carico dell'Ospedale.
Il

soldo del Moscati dev'essere

suo

tempo

tutto

carico

del-

l'Ospedale.
,

L'attuale dotazione della Cassa degli studi in parte

di

dotazione

antica a carico della R. Camera, l'altra parte somministrata dallo Stato,


e dalle cessate Scuole Canobbiane.

Gaetano

Balbi.

239

Documento N.

7.

Copiato dall'originale scritto di pugno dal Partili sulla prima

pagina sulla quale

met della

stesa la richiesta del consigliere Pertusati, che si

Gimtasio

conserva fra gli atti del

Brera

Archivio di Stato.

(Vedi pag. 83 e 145).

Nota.

da S. A. R.

il

fu

sta gli

Arci-

Abate Parini indichi

Que-

ha

ne

quali

altri

gode dalla

Rescritti

che saranno

quelli,

Decreti

del

si

R.

rimette,

che

fuor

registrati

fra

Governo,

I.

come

mantenuto da

ai

pure

in cui

tranquillo possesso,
stato

il

Conferenza di Governo. Egli

I.

non

per

fino allo stato in

presentemente

cui

R.

titolo,

sue

delle

ne

al

circa diciotto

anni a questa parte. In fede di ci


egli si

d l'onore

di sottoscriversi

all'infrascritto

U Re-

che legitimino l'abitazione,

ch'Esso gode di

Gabinetto

ed un

sei stanze,

Piano

al

non

terreno,

che di una cucina con un piccolo


Vestibolo

Brera

Lo

R.o

nel
stesso

Ginnasio

di

Cons.e e Soprain-

tend.te comunica quindi la

suUo-

data superiore volont al svurriferito

R.o

compiacersi

di

abilitato

il

mese voglia

somministrare

mentovata indicazione,
sere

per

affinch

Professore,

g.no 15 del venturo

dar

cosi

la

es-

compimento

Superiore commissione.

Dalla R.a Sopraint.za alle

Fabb.e Cam. li

Prof.e di Lett.e ed Arti


e Sopraintendente,

Scuole

Consigliere e Soprintendente

alla

Giuseppe Parini

RR.

e Prefetto delle

scritti,

ed

Lettere,

di

Serenissimo

accresciuta

poi

della Superiore intenzione, che

R.o Professore

Arti,

notorie incomodit di salute.

medesimo

Li

Brera

contemplazione

duca a

Pa-

in

ottenne l'abitazione

rini

Prof, e e Sopraintendente delle

Il

R. Scuole di Brera Giuseppe

ecc.

Milano, ji Maggio 179 s

Pertusati
Consig.re Sopraintendente.

Al R.o
Arti

Profess.e di Lettere ed
e

Prefetto

delle

RR.

Scuole Abate Parini.

N.B.

La nota del Pertusati

iiavano iu Brera.

fu spedita a

tutti

quelli

che allog

240

Documenti N.
Le prime due domande furono
fra

fu

scritte di

8.

pugno dal Parini,

suoi autografi. L'ultimo documento la prova

dato

Culto;

al

Don

conte

Carlo Mel^i,

tutto ieW Archivio di Stato.

il

conserva

si

conservano

e si

che

fra

(Vedi pag.

il

Beneficio
atti

gli

del

84-11 5 -117).

Altexpia Reale,

Nella vacanza del Beneficio


di Santa Maria
di

V. A. R.

morare

le

Assunta

Semplice sotto

di Lentate Pieve

nell' oratorio

titolo

il

l'urnil.mo serv.re

Seveso,

di

Professore Giuseppe

Parini,

osando ramme-

sue circostanze di pubblico servigio,

di et,

di

Sacerdote

il

fortuna e di

salute,

Umilmente supplica che

Che

Beneficio.

V. R.

l'A.

si

degni di nominarlo

al

detto

ecc.

Alteix.a- Reale,

Nell'attuale vacanza del Beneficio eretto sotto l'Invocazione e nella

M.

Chiesa della B. V.

Serv.re di V. A. R.

richiamando

Sacerdote Professore Giuseppe Parini Milanese,

benigna considerazione del Real Governo

alla

l'UmU.mo

nel luogo di Lentate di questo Ducato,


il

sue

le

circo-

stanze di servigio, d'et, di salute e di fortima.

Umilmente suppUca
narlo al detto Beneficio.

la

medesima R. A. V. che

Che

si

degni di nomi-

ecc.

ijS^: 28 Aprile.
Il

Regio Economo Generale, qualora non abbia cosa in

da rilevare, spedisca

colle solite cautele

male U Regio Beneplacito


eretto sotto

il

titolo

alle Bolle di

dell' Assunta

nonimato dal Reale Governo

il

Beneficio

semplice

cui stato

Conte Proposto Melzi.

Bovara.

Generale.

Le domande presentate dal Parini furono cinque. Le due

qui stampate

si

Culto-Lentate

Lettera P.

per

di Lentate,

Ferdinando.

Pecci.

Al R.o Economo
N.B.

il

Roma,

tieW Oratorio

contrario

Giunta Econo-

dalla

prescritte

Una

trovano
e

due

nella

.iltre

busta degli autografi

nella

una

nella

busta

busta: Culto-Occorrenze Particolari

sola porta la data di ricevimento

17 Settembre 1785.

241

Documento N.

g.

Dichiarazione scritta di pugno dal Partili, che

grafi nell'Archivio di Stato.

Fintanto che
alla

la

Commissione

Letter.a, destinata

venne

formazione de' Libri Scolastici,

D.n Tommaso

conserva fra

si

suoi auto-

(Vedi pag. 85).


per

occupata a

ordine sup.e

questo fine,

benza con ogni pruova d'abilit e di zelo non tanto nel compilare
Scritti,

il

Bonsignori, nominato ad assisterla, esegui la sua incum-

quanto nel prestarsi ad ogni

altra occorrenza

gli

Commis-

sia della

sione sia degli Individui di quella. Io specialmente lo adoperai nel Piano

che

fui

delegato a stendere

dietro

alle

nelle Lettere, che occorse di scrivere in

compilazione di quanto io lavorai per


e simili altre cose, e

il

tutto

ademp

viste

rispettive

nome

della

commessami da

la facolt

egli

degl' Individui

Commissione;

nella

trattare,

con mia piena soddisfazione.

Giuseppe Parini.

Documento N.

io.

Copiato dall' or igiimle scritto di pugno dal Parini

sua Viano e di

mano

nel ijy^. Si conserva nell'Archivio di Stato

Patriotica.

con

Non ha firma ,

d'altri.

correzioni fatte

n data ;

fra

si

di

crede scritto

gli atti della Societ

(Vedi pag. 97 e 98).

LE COSTITUZIONI FONDAMENTALI
DELLA

REALE ACCADEMIA D'AGRICOLTURA


DI

Milano

Avvertente Preliminari

Le Accademie sono
che per giugnere

utili

determinate, con cui


del fine proposto.

si

Costituzioni

massimamente a quelle Scienze ed Arti,

alla loro perfezione

pi bisogno del concorso

alle

o per

esser

bene

e della contemporaneit

faciliti,

si

affretti,

si

di

assicuri

applicate

molte
il

haimo

openizioni

conseguimento

242

L'Agricoltura precisamente in questo caso. Gli oggetti da esami-

gano a lunghezza

di

tempo, a riunione

D'altra

parte

niun' arte

cieca

il

potere delle private facolt.

comune

dalla direzione equivoca della

ed

molteplici;

obbli-

che ec-

e a dispendio,

di forze,

questa d'esser liberata dall'arbitrio d'una

cede
di

sono

da conoscersi relativamente ad essa

narsi e

merita pi
sperienza,

fortuita

tradizione, e dell'ignoranza, che

si

limita al puro oggetto particolare.

Ora

queste difficolt non

possono superare,

si

tenere pi sicm-amente che coll'unione

di

molte

questi effetti ot-

forze,

pertinace

col

concorso di molte operazioni collegate e dirette d'un' Accademia, o d'altra

coUa massa

simile instituzione, che operi perpetuamente e generalmente

del suo tutto.

Ecco

il

fine dello stabilimento

deve tendere quest'Accademia

tura, ed ecco lo scopo, a cui

Ma

le

d'un'Accademia d'Agricol-

mire generali non possono rendersi

efficaci se

instituita.

non

si

discende

formazione d'un piano e d'un metodo concertato, col quale regolar-

alla

mente procedere

Un

tale

nelle operazioni.

piano vuol essere semplice, pratico, e immediatamente ape dell'economia

plicabile alle circostanze del suolo, della coltura,

Vuol

nale.

essere tale,

che renda l'Accademia come centro

osservazioni, e sperienze, e pratiche cosi determinate

come

dotte o da introdursi in tutta l'estensione dello Stato

Accademia
plicabili

nazio-

tutte

di

le

casuali, intro-

sicch dalla stessa

refluiscano poi riconosciute e cimentate le rette e le pi ap-

norme

dell'operare.

tura serva nello stesso

Vuol

tempo

essere tale finalmente che

e alla

buona direzione

sua na-

di

e all'incoraggiamento

dell'Agricoltura.

Per formare un simile piano d'operazioni accademiche

non

solo d'avere

una cognizione abbastanza

coltura in generale,

ma

d'esser pienamente

sente del suolo, del lavoro, de'

necessario

esatta e profonda

informato

dell'Agri-

dello

stato

pre-

economia

lavoratori, di tutta la rustica

del paese, e delle cose, che influiscono in essa.

La prudenza

perci suggerisce, che in affare

ressa la fondamentale felicit

d'uno Stato;

estesa, si varia, si complicata,

non

sia

da

si

per la

fidarsi

ed

alla risoluzione del

Anzi toma

Consesso

di

assai

di

inte-

materia

formazione

si

del

e sul giudizio d'una o

piano d'operazioni accademiche, sulle cognizioni,


di pi persone disgiunte.

che

delicato,

trattandosi

meglio di rimettersi all'esame

molti individui nazionali

scelti

ra-

dunati fra quelli, che hanno pi riputazione d'abilit e di zelo in simili


materie.

Per questi motivi sembra necessario


utile e
leggi,

congruente forma

che

gli

il

di stabilire

Corpo Accademico,

diano carattere,

norma ed

attivit

prima

di

tutto

in

e di ridurlo atto a certe


:

e a tal fine alcuni Sog-

getti zelanti del .pubblico bene, e desiderosi di corrispondere alla insigne

243

beneficenza del Principe coll'impiegarsi a favore de' Sudditi tanto amati

da Lui,

Fondamentali Co-

la libert di stendere le seguenti

sono presi

si

stituzioni dell'Accademia dell'Agricoltura.

superfluo d'esporre tutti

motivi di ciascun

pone queste Costituzioni, apparendo

com-

che

articolo,

troppo chiaramente daDa natura

essi

e dalla intenzione della cosa stessa. Solo

crede

si

dover

di

rendere ra-

gione d'alcune cose pi essenziali, o che devono dipendere dalla inime-

Qovemo.

diata disposizione del

prima

si

giudicato opportuno di stendere

demia anche sopra

non

la Metallurgia,

la Pesca,

l'

ispezione dell'Acca-

quattro arti primitive, cio la Pastorale, la Caccia,

le

solo

per congiugnere

pi naturali e pi semplici della pubblica economia

imo

in

ma

gli oggetti

ancora perch

queste arti hanno de' prossimi legamenti coli' Agricoltura, e perch pos-

sono agevolmente sotto una stessa generale operazione


tal

modo

senza moltiplicare

tender vantaggiosamente
Si

l'

inoltre proposta

quantit di terreno per

ma

come

soltanto fare

Questo terreno potrebb'

quando

la

e poter

saggi,

sperienze

le

Accademici pi

essere

Comasina di questa

per

si

la

in

sperimenti.

Potrebbe

dall'esito

grande e in

zelanti e disinteressati.

della quantit

citt,

assoluta-

pertiche

di cinquanta
la

Porta Nuova,

comodit dello Sperimen-

questo

pi opportuna

ad

prendersi

affitto,

soppressione de' piccioli Conventi, od altra simile disposizione

non

superiore

pu

invariato spazio di

tatore e degli Accademici, che per la qualit del terreno

ad eseguirvi diversi

quali

a'

confidi

si

vorrebbe esser situato ne' Corpi Santi tra

e la Porta

primi

trasportar

di

diversi luoghi col favore degli

In

abbracciarsi.
fini,

dell'Accademia una

all'uso

non gi perch
in un piccolo e

eseguiti

loro pigliare maggior fiducia

in circa

necessaria

le sperienze,

per potervi

moltiplicano

si

ispezione dell'Accademia.

mente sopra gh sperimenti


terreno;

mezzi,

servisse

d' occasione per assegnare

questa tenue propriet

all'Accademia.
Si accenna parimenti nelle Costituzioni
le

una somma disponibile per

spese necessarie all'Accademia. Questa servirebbe

provvista de'
blicarsi,

libri

e degli strumenti,

per carta e simiU- altre

cose

spezialmente per la

per la stampa

da pub-

delle cose

d'ordinaria o di straordinaria ne-

cessit relativa al fine della instituzione.

L' annua

somma

duecento

di

zecchini sarebbe per ora bastevole a tale oggetto.

Le quattro medaglie parimenti accennate da


mente, potrebbon essere del valore di otto zecchini
tica dalla

distribuirsi
1'

annual-

una, come

si

pra-

Reale Accademia di Mantova,

Alcuni

Accademico

Ufici,

posti nelle Costituzioni

come

di questa natura, meriterebbero

essenziali ad

pure per

un Corpo

la necessit

petuit delle loro occupazioni l'assegnamento di qualche stipendio.

e per-


Perci
lire

Segretario

al

244

potrebbe

assegnarsi

stipendio

lo

annuale di

1500.

Allo Sperimentatore di

All'Economo

lire

1000.

di lire 800.

Oltre di questi converrebbe destinare


stesse Costituzioni

un

Le Adunanze dell'Accademia potrebbero


quando non fosse opportuno

tore di questa,

luogo proprio e

salario

nominato; e questo potrebb'essere

Servente

al

in

tenersi

nelle

di lire 300.

del Diret-

casa

d' assegnare

a tale uso un

stabile.

LE COSTITUZIONI FONDAMENTALI
DELL'

1.

ACCADEML\ REALE D'AGRICOLTURA

Dell'Accademia.

L'Accademia abbia per unico oggetto l'avanzamento dell'Agricoltura, e delle altre quattro Arti Primitive,
la

cio la Pastorale,

la

Caccia,

Pesca, la Metallurgia nella Nazione Milanese. Dipenda immediatamente

dal

Governo.

Sia composta di persone nazionali, o

abitanti stabilmente

in Milano rispetto agli Accademici sedenti.

2.

Degli Accademici.

Gli Accademici siano soggetti dotati

di

notabile

zelo,

discreta

di

scienza e capacit relativamente all'Agricoltura, e alle altre quattro Arti

Primitive. Siano amanti d'ossers^azioni e di sperienze, o abOi


degli oggetti relativi alle stesse Arti,

questi

siano

de' Matematici,

de' Medici,

de' Chimici,

Tutti siano pronti ad operar di concorso pi per


zione.

Operino a tenore

delle risoluzioni prese dal

consultmo ad esso secondo

le

utilit

esse.

Fra

de' Meccanici.

che

Corpo.

per

erudi-

Riferiscano e

cose immediatamente utili all'oggetto della

instituzione. Siano distinti in due classi:


altri

indagatori

o notabibnente pratici in

altri

siano Accademici

Sedenti

Accademici Corrispondenti.

3.

Degli Accademici Sedenti.

Gli Accademici Sedenti siano non pi

Milano. Abbian voto.

di

ventiquattro. Risiedano in

245

Accademici Corrispondenti.

4. Degli

Gli Accademici Corrispondenti siano

numero maggiore

sia

d'assistere alle Sessioni del

5.

L'Accademia

Corpo.

sia

rappresentata dal Corpo degli Accademici

da

Preraj

Uficj,

Sessioni,

Luogo d'Adunanza, Dote congrua

distribuire,

Sedenti.

Aggregazioni,

un Servente.

Delle I:un^ioni.

L'Accademia, o
e

Il

Del Corpo rappresentante l'Accademia.

Abbia Funzioni,

6.

numero indeterminato.

di

sparso nelle varie parti dello Stato. AbbianoJibert

promiscuamente

sia

il

Corpo, che

le materie.

la rappresenta

Concerti

le

esamini liberamente

operazioni da

farsi,

modi

mezzi da tenersi nelle sperienze e nella direzione delle operazioni. Deliberi

due

co'

terzi de' voti.

ogni anno conto


il

al

Dia

resultati delle sue operazioni.

permesso di pubblicare quelli che ne saranno

buisca

Premj. Aggreghi

7.

Renda
Abbia

opportune.

e le istruzioni

gli ordini

Governo sopra

giudicati

Distri-

utili.

nuovi Soggetti.

Delle Sessioni.

Le Sessioni dell'Accademia siano Ordinarie e Straordinarie. Le prime


mese;

quando

opportuno.

Non

si

tengano una volta

si

osservi fra gl'intervenienti altra distinzione che quella dell'Anzianit.

8.

il

siano del

sar

vi

Degli Uficj.

Gli Uficj dell'Accademia


Sperienze,

le altre

Segretario,

il

numero

degli

lo

siano

il

Direttore,

Sperimentatore,

il

Sopraintendente

un Economo.

Accademici Sedenti.

Siano

proposti

primi
per

alle

tre

terna

dall'Accademia, e nominati dal Governo.

9.

Direttore chiami le Adunanze. Disponga le cose da proporsi. Ri-

Il

ceva

Del Direttore.

le

cuzione

commissioni del Corpo, ed operi a nome di esso.


delle

cose

stabilite.

Riferisca.

Vegli

alla

Diriga

conservazione

l'

ese-

delle

Costituzioni, e al regolamento di tutto ci, che appartiene all'Accademia.

Firmi
gli

gli atti

relativi

Accademici, che di

questo fine.

all'economia di questa,

mese

in

mese

sar

unitamente a quello tra


delegato

dall'Accademia a

2^6

10. Del Soprainteiidente alle Spcrien:ie.


Il

Sopraiutendente

mentatore perch

si

Sperienze vegli alle

alle

facciano ne' termini e nel

demia. Visiti o prenda

le

informazioni

circa

operazioni

modo
lavori

dello Speri-

stabilito dall'Acca-

giusta

fatti

l'

in-

tenzione dell'Accademia dai soggetti da premiarsi. Riferisca ad essa.

11. Del Segretario.


Il

stenda,

Segretario

Stenda e spedisca

semplicemente

le

custodisca

registri,

Atti

gli

da comunicarsi

istruzioni

cose memorabili dell'Accademia,

le

dell'Accademia.

Accademici. Scriva

agli

le

presenti ad ogni

Tenga, quando occorra, corrispondenza

richiesta di essa.

Accademie

colle

d'Agricoltura estere, co' Librai, e colle persone insigni in questa materia,


per servizio dell'Accademia.

12. Dello Sperimentatore.

Lo

Sperimentatore,

con

quale

al

potrebbe anche volendo addossar

l'

alcune pubbliche lezioni d'agricoltura, eseguisca

Ne

l'Accademia.

riferisca

aumento

qualche

stipendio

di

obbligo di fare in tempo

progressi

le

si

inverno

sperienze ordinate dal-

Regoli

e l'esito.

d'

lavoratori,

il

lavoro, e l'economia del terreno assegnato all'Accademia.

13. Dell'Economo.

L'Economo

custodisca ed amministri

demia. Tenga

la cassa,

e per essa al

Governo. Spedisca, custodisca,

tenga

conti, e

li

dell'Acca-

l'entrata

fondi e

renda ogni anno all'Accademia,


registri gli atti

concernenti

l'azienda dell'Accademia. Assista e supplisca al Segretario dove

occorra.

Presti l'idonea sigurt.

14.

Dei Preinj.

L'Accademia
sia

distribuisca ogni

quattro medaglie d'oro. Queste

cademici Corrispondenti,

bilmente utile secondo

secondo Premio

sia

si

Questo

si

il

si

quali fra l'anno abbiano


giudizio, e

lo

Premj.

proposta

Il

primo

sperimento

Ac-

cosa nota-

dell'Accademia.

somma

del valore d'una delle sopra

Il

mentovate me-

conceda a ciascuno de' quattro Lavoratori, che

riconosca aver primamente intrapresa,

delle operazioni proposte dall'Accademia.


il

di

distribuiscano a quattro degli

l'Esenzione della Tassa Personale per tanti anni quanti

bastino a formare la
daglie.

anno [due generi

privilegio di portare

fra

l'anno

superiormente eseguita una

A questa

un segno, che distingua

il

Esenzione

si

aggiunga

Lavoratore premiato.

MI
Dette Aaareaa^ioni,

L'Aggregazione successiva degli Accademici Sedenti


concorso d'altri

segreti. In

In concorso d'Accademici

Premj.

preferisca chi

si

Corrispondenti

si

faccia a voti

Accademico Corrispondente.
ha ottenuto

chi

preferisca

si

L'Aggregazione successiva degli Accademici

Corrispondenti

s^

faccia a voti palesi.

Dd

i6.

Servente

Il

Servente.

sia

proposto all'Accademia dal Direttore. Sia approvato

da questo. Assista nelle funzioni

meccaniche.

Dipenda immediatamente

dal Direttore.

17. Detta Dote dett' Accademia.

La Dote

dell' Accademea sia

una quantit
sperienze

un luogo accomodato

di terreno bastevole alla

una somma disponibile per

alle

Adunanze

congrua grandezza e variet


le

spese necessarie alla esecuzione.

Documento N.

i.

Copiato dalla minuta originale della Conferenxa Governativa che

fra

gli atti dei professori del

delle

Ginnasio in Brera.

si

conserva

Archivio di Stato

(Vedi pag. 135).

N. 2270.
All'Abbate

Don

Giuseppe Parini

R. Professore di Lettere ed Arti in Brera.

Dall'I.

R, Corte

Supplica umiliata a S.

stata

M.

rimessa

domanda o qualche modica pensione


mento

di soldo.

Non

ignora

sopra tant'altri Professori,


zione, che
rali,

che

si

alla

Conferenza Governativa

dal R. Professore Abbate Parini,

la

ecclesiastica,

in

o qualche discreto au-

Conferenza l'anzianit del

di lui particolari talenti,

e la

di lui servizio

soda

riputa-

acquistata colle plausihih sue produzioni letterarie, e

fmno onore anche

la

cui ad-

mo-

a questa Citt sua Patria, e quindi dispo-

stissima a secondare la moderata istanza per l'aumento del soldo

per di prendere misure pi accertate, e convenienti

sulla

affine

proposizione


del

medesimo,

aggradir

248

Conferenza,

la

R. Professore Parini esponga

il

che

modo con

sue lezioni, conforme in altra occasione

sollecitamente

cui rendere

lo

vieppi

ha gi accennato

egli

stesso

utili

di

le

poter

effettuare.

18 agosto

i']i)i.

V. Albuzzi.

Documento N.
Scritto tutto di

pugno dal Parini, ad

12.

dell' ind ir ii^o

eccezione

giunto dopo da altri, non reca n firma, n


alla

R. Conferenza Governativa

gli autografi.

il

26 agosto ijgi.

Archivio di Stato.

fu ag-

che

Venne presentato

data.

conserva

Si

fra

(Vedi pag. 155).

R.a Confcren:^a Gov.a,

La Iraperadrice Maria Teresa

di gloriosa

Eloquenza nelle

l'antica Cattedra di

Generali delle Belle Arti conferita

memoria, nel

sostituire al-

Scuole Palatine quella de' Principj

al

Sacerdote Parini, ebbe specialmente

intenzione di giovare alla perfezione delle Arti del Disegno facendo che

promulgassero

si

si

mantenessero

ne' Professori

queste severe idee del buono e del bello

secondo

Amatori

negli

e
g'

insegnamenti

di

la

pratica de' grandi maestri.

Fu anche

intenzione della medesima Imperadrice che questa Facolt

venisse trattata dal Professore anzi con libert accademica che con rigo-

roso metodo e disciplina scokstica

numero
n

gli artisti

allettasse gli

uni e

gli

altri

Di queste intenzioni
della

R. Corte

si

per una parte

se

non isgomentava

al

per l'altra parte

vide

della

Governo ed

il

discreto

il

dallo intervenirvi

gli

amatori abituati
e la variet

la facilit

a frequentarle.

Imperadrice ne possono
allo stesso Prof. Parini

medesime non mancarono d'avere un


primi anni

affinch,

occupati dai loro necessarj esercizj n

comodit della loro fortuna

alle

delle Lezioni stabilito allora

far fede le
:

esito corrispondente

Parini abitualmente

ascoltato

Lettere

intenzioni

le

giacch

ne'

da buon numero di

persone adulte, cos dell'uno come dell'altro genere menzionati.

Ma

piacque di poi

alla stessa

delle Lezioni nella Universit di

Professori di queste,

per

Imperadrice di

accrescere

il

numero

Pavia e nelle Scuole Palatine di Milano

l'abolizione

de' Gesuiti,

nel luogo delle altre Scuole chiamate di Brera.

furono

trasferiti

In seguito l'ImpcraJore


Giuseppe Secondo

249

Mem.*

di G.

port assai pi oltre

numero

il

delle

Lezioni medesime.

Da

avvenne che a poco a poco cess

ci

che invece

accrebbe

si

Uditori

degli

l'affluenza

proporzionati alla natura ed allo instituto della Cattedra

Parini:

del

concorso, che dura fino ad oggi, de' giovanetti

il

intervenienti alle altre Scuole di Brera,


colt trattata dal Parini stesso,

non per anco maturi per

Fa-

la

non per anco determinati per alcun

genio e professione speciale.

Quindi fu
declinare

mente

per

egli costretto

gran

in

dal suo

parte

esser

in quella parte delle Belle Arti,

ed

che concerne

anno in anno giudic meglio proporzionato a

Eloquenza e

1'

in

quel

utile,

massima-

trattenersi

Poesia, dando le sue istruzioni su quelle materie e


di

modo

pure in qualche

instituto,

modo,

la

che

simile qualit di uditori.

vero che, nelle riforme pertinenti agH studj fatte dall' Imperadore

Giuseppe secondo, fu

la

veruna opera perch

come una

Cattedra del Parini considerata

dell'Accademia di Belle Arti stabilita in Brera

ma non venne

parte

poi fatta

lo fosse in realt.

In tale stato di cose

Parini fu contento di ubbidire in quel

il

non avendo

che la sua ubbidienza poteva essere applicata,


temerit di suggerire in nulla finch

non ne venisse

egli

modo

avuto

la

formalmente do-

mandato.

Ora per

clic la

terrogarlo sopra di

R.

ci,

Conferenza Governativa

I.

rispettosamente

egli

si

presenta

il

degnata d'in-

suo

seguente

parere.

Essendo

I.

Li

Cattedra del Professore Parini specialmente instituita

per promuovere e perfezionare le Belle Arti


rata

come una

ed essendo questa conside-

parte dell'Accademia delle Arti

Brera, gioverebbe che

ed

alunni

Professori, agli

del

Disegno

Parini facesse le sue Lezioni

il

agli

amatori

di queste

stabilita in

specialmente

ai

Arti nell'Accademia

stessa.
'II.

mero

Non

essendo compatibile n coUe occupazioni necessarie degli

n coll'abito

Artisti,

di

Lezioni

di

comodit

d'altra

parte

degli

amatori un troppo grande nu-

pi importando

di

comunicare

giuste e convenevoli, che molteplici e svariate, gioverebbe che


fossero ridotte a cinquanta
versificare ogni
III.

anno

o sessanta solamente,

da potersi

le

idee

lezioni

anche

di-

ne' loro speciali argomenti.

Esigendo massimamente

le

circostanze degli artisti

un oppor-

tuno impiego del loro tempo, gioverebbe che queste lezioni fossero co-

modamente

distribuite nel corso dell'anno scolastico; e che

e stabilissero co' maestri e

giornate e

le

con

gli

altri,

si

concertassero

che presiedono all'Accademia

ore pi opportune alla detta distribuzione.

le


IV. Dipendendo

la

maggior frequenza degli

maggiore frequenza

celebrit, e dalla

250

gara

la

tanto necessario nelle cose delle Belle Arti,

uditori

l'

maggior

dalla

maggiore

entusiasmo

converrebbe ogni anno

in-

dicare al pubblico le giornate e le ore destinate a queste particolari Lezioni.

V. Servendo pi

oggetti particolari che

gli

e a determinare

la curiosit

indicare al pubblico

le

istruiti della

anche

Soggetti speciali da trattarsi in ogni Lezione.

VI. Importando principalmente


produzioni

delle

generali ad eccitare

risoluzioni dell'animo, converrebbe

Belle Arti

nelle

che

alla

giustezza

gli

artisti

ed alla perfezione

profondamente

sieno

natura e del fine di esse Arti in generale;

natura

della

e del fine di ciascuna in particolare; e delle propriet de' generi in cia-

scuna di

dovrebbe

perci

esse,

Professore

il

particolamiente

insistere

sopra questa parte.

VII. Consistendo

la

perfezione delle opere in tutte

eccellenza della Composizione e nella

giustezza

Arti nella

le

Imitazione,

della

perci

Professore studierebbe di bene spiegare questi due Principi, derivando

il

dalla loro natura le regole generali assolute e


plicit,

non

arbitrarie

della unit, della proporzione, dell'ordine, della

l'espressione, del decoro e simili; ed applicandole alle Arti

ed

della

sem-

disposizione, del-

Disegno

del

generi loro.

ai

Vili. Essendo necessarj all'artista per bene operare rettitudine di


giudizio, finezza di sentimento, e fecondit d'imaginazione;
fessore

farebbe

delle

utili

osservazioni

esemplari delle Arti del Disegno;

ma

ancora sopra

affettuose o sublimi che s'incontrano

nei grandi Poeti. Anzi indicherebbe

non solamente

cosi

sopra

suoi

grandi

imagini delicate o

le

massimamente ne' grandi


a'

Pro-

il
i

Storici e

uditori quelli dalla cui abi-

tuale lettura potrebbero ricavare pi grande vantaggio.

IX. Siccome poi all'opera


ordinariamente di soggetto oltre
le allegoriche

dei

le

Pittori

cosi farebbe loro conoscere

e degli

Scultori

servono

cose storiche anche le mitologiche e


i

migliori fonti a cui ricorrere

tanto abitualmente quanto nelle particolari occasioni


loro le convenevoli avvertenze sopra

il

e in oltre darebbe

giusto uso, e la retta applicazione

della Mitologia e dell'Allegoria.

X. Finalmente
e

lontano

dallo

ed allontanarne
tratti

pi

la

affine

di

facilitare

stanchezza. Vorrebbero

la

anche

la

immaginazione in una qualit di

di tenere

felici

in

esercizio

queste due

facolt

stile

semplice largo

intelligenza

il

uditori,

per

dei

pi

mescolate con

essere

d'eloquenza varia e popolare affine di ravvivare

commovere
sogno

Lezioni vorrebbero esser fatte in

le

scolastico

sentimento e di
che hanno

esser

bi-

pi pronti e

nell'atto delle loro produzioni.

Questo

quanto

il

Parini,

venerazione degli ordini della R.

I.

Con-


ha creduto

ferenza,

251

ingenuamente e per

di potere

la sola utilit della

rappresentare, tralasciando per brevit ulteriori dettagli

cosa

e del resto pronto

ad ubbidire con tutto lo zelo in qualunque sistema di cose possa essere


ritenuto.

In

R.

I.

zioni,
di

occasione

questa

Conferenza

che degnasi mostrare a di

queste favorir

uscire dai limiti

sue

lecito

fa

si

la di

della

reali necessit

di rispettosamente presentare alla

suoi vivissimi ringraziamenti per le benigne disposi-

lui

lui

moderazione,

sia

seconda

modo

senza

che,

decorosamente provveduto

alle

ed economiche.

fisiche

Documento N.

13.

Copiato dalla minuta originale della proposta


ferenxfl Governativa, che si conserva

Ginnasio in Brera.

che

persuaso

riguardo,

Supplica a Sua Maest in

Albuxxi fatta

fra

gli

Archivio di Stato.

dei

aiti

alla

Confe-

professori

del

(Vedi pag. 135).

N." 2595

1360

Il

la

Progetto Parini tende a richiamare

sua primitiva instituzione

alla

Cattedra, ch'Egli occupa nel Ginnasio di Brera,

modo

comode

di rendere pi proficue, e

ed

sistemarla

in

ed x\matori delle

ai Professori,

Belle Arti le Lezioni ch'Egli propone- di voler dare fra l'armo.

Prima per
sibile,

Mag.to P.

C,

su di essa

il

la

fosse

in

regola

Commissione

di

dover

Ecclesiastica,

pi opportuna

si

sia

che

si

addotti

creda la continuazione

nell'una, che nell'altra Ipotesi

e delle rare cognizioni di

un

si

il

del

di

col

mezzo
ad

Studj

del

esporre

Fondo

letterario,

Pensiere Parini,

metodo

la

sia

che

sarebbevi

di potere fin d'ora, ossia

valente Professore,

attuale,

Scolastico, approfittare dei talenti,

stesso dell'opportunit di accoppiare nella di

mente

delli

un largo campo

Anno

all'incominciamento del nuovo

risparmio nel

eccitare
e

proprio sentimento.

Frattanto rifletto che

si

massima, comunque a prim'aspetto plau-

di addottare tal

crederei che

lui

Cattedra

godendo nel

Persona,

ch'Egli

copre

presente-

Belle Lettere, ed Arti, e la Carica di Sopraintendente,

periore di quelle di pubbliche Scuole, che S.

tempo

con notabile

M. ha riconosciuto

o Suneces-


sario,

che

dovesse instituire, avendo perci

si

renza Governativa con suo


porlcne

Moto

una Persona

Egli certo che

Giugno

p.

p.

di

pro-

Individuo

tra di loro si

il

pi

elevato,

rinvenirla. D'alti;onde

dottata

di

combinando

nello

e di Lettore di

di Sopraintendente al Ginnasio,

Incombenze che

l'altra

danno una mano reciproca,

si

riporterebbe

taggio, e di provedere al troppo tenue stipendio, che

gnato a questo degno soggetto e di fare un

che con un tenue aumento di

di vedere coperto

Incombenza, cio

l'uua, che

si

Ani, e

belle Lettere, ed

di genio

e di cognii;ioni pi estese in questo genere, del Pro-

fino,

fessore Parini, sarebbe difficile

rario,

Confe-

questa

incaricato

proprio dei i6

Soggetto.

il

un gusto pi
stesso

252

soldo,

risparmio

il

doppio van-

ora

trovasi

asse-

al

Fondo

lette-

potrebbe ottenere l'intento

Ginnasio di un Soprintendente, che forse non avrebbe

il

chi lo egualj.
Il

soldo che presentemente percepisce

Portandolo
il

Fondo

il

Parini

si

di L. 2300.

4000 mi lusingo che non ne sarebbe discontcnto,

alle L.

letterario per la

nuova

carica,

che andrebbe

ad

non

istituirsi

rilcvarebbe che l'annuale Peso di L. 1700.

Quall'ora questa mia proposizione, secondata gi dai favorevoli sentimenti di questa Conferenza Governativa, potesse meritare

poggio, crederei che


S.

si

M., di conformit

il

di lei ap-

avesse ad inoltrare alla Sovrana Approvazione di

alla

quale potranno poi darsi

le disposizioni

per le

analoghe Instruzioni, e Stabilimenti.


Albuzzi.

ricev.to e spcd.h

il

22 settembre

ijc^i.

Keveniiller
riwv. 2} seilembre

V.
Concluso
Sped.

il

rie.

2C)

il

sl>e.

24 seltemhre

W.
26

settcnibre.

seilembre

i'jc).

I'erdinando.

ij<-ji.

253

Documento N.

14.

Copiato dalla mimila originale. Si avverte che secondo la risposta del


del

nitx,

tobre.

_j

novemhre, questa minuta dovrebbe

Kau-

giorno ij

essere del

Naturalmente qui havvi errore di data che non pu alterare

documento medesimo. Esso

Ginnasio di Brera

si

conserva fra

otil

dei professori del

gli atti

Archivio di Stato. (Vedi pag.

136).

N. 2770
(In margine)

(In margine)

18 Ottobre 1791.

S.

M. L'Imperatore

Re Leopoldo

S.

II,

C. R. A. M.

(Sacra Cesarea Reale Apostolica Maest)

Sacerdote Giuseppe Parini che da 22

Il

Lettere, ed Arti nelle Scuole Palatine

anni

copre

ha implorato colla qui annessa supplica umiliata

di Brera,

Cattedra di

la

ora unite a questo R. Ginnasio


alla

M. V. o

qualche modica Pensione Ecclesiastica, o qualche discreto aumento al-

2300, attesa l'avanzata sua

l'attuale di lui Soldo di L.


la

cagionevole

di

salute, ed

lui

il

ritrovarsi

d'anni 63,

et

mal

abitualmente

affetto

per debolezza nelle gambe.


I

meriti singolari di questo soggetto,

soda riputazione che


rarie,

e l'anzianit del di lui servizio

eccitato

il

modo con

cui potere esaudire

Siccome per

il

eccitato ad esporre

alla

la

Professore

il

di lui particolari

sopra

tant'altri

moderata e giusta

Parini hi altra occasione

le Lezioni,

ch'egli

meno ha

hanno

per trovare

il

domanda.
aveva accen-

Conferenza lo ha

Piano con cui effettuare questo suo pensiero.

primiera istituzione

sua Cattedra,

la

comode

propone

anche a primo aspetto

di lui

utili le di lui lezioni, cosi la

progetto che dal medesimo stato proposto

rendere pi proficue, e

talenti, la

Professori,

Governativa

giusto riguardo della Conferenza

nato di poter rendere pi

II

acquistato colle plausibili sue produzioni lette-

si

di

assai

tende a

ed a sistemarla

ai Professori

in

ricliiamare

modo

di

ed Amatori delle Belle Arti

voler dare fra l'anno.

Comunque

sembrasse

proposta

massima,

ci nulla

plausibile

la

stimato la Conferenza di eccitare la Commissione Ecclesiastica

e degli Studi di esporre

il

proprio sentimento.

Frattanto per la Conferenza ha riflettuto, che in ogni caso


approfittare del genio e rare cognizioni di

un

si

valente

si

pu

Professore al-

254
r incominciare

nuovo anno

del

godendo

scolastico,

accoppiare neUa di lui persona con notabile

che copre presentemente

rario e Cattedra,

opportunit di

dell'

risparmio

Fondo

del

lette-

ed Arti, e

Belle Lettere,

di

Carica di Sopraintendente, o Superiore di queste Scuole Pubbliche in

la

Brera, che

V. M. ha riconosciuto necessario

proporre

avendo

d' instituire,

Governativa col motti proprio

ricato la Conferenza

Giugno

i6

p.

incap. di

soggetto.

il

Egli certo che

una Persona

di idee pi elevate,

dotata di

un

gusto pi fino, e di cognizioni pi estese in questo genere del Professore

Panni, sarebbe
soggetto

difficile di rinvenirla

d'altronde

combinando

nello stesso

l'una che l'altra incombenza^ cio di Lettore di Belle Lettere

si

ed Arti, e di Sopraintendente

al

Ginnasio, incombenze, che tra di loro

danno una reciproca mano,

si

riporterebbe

si

provvedere

al

degno Professore, e

un risparmio

di fare

tenue aumento di soldo, potrebbe


il

il

doppio

vantaggio e di

troppo tenue stipendio che ora trovasi assegnato a questo


al

Fondo

ottenere

che con un

letterario

intento

l'

di vedere coperto

Ginnasio di un Sopraintendente, che forse non avrebbe chi lo eguagli.


Il

si

Soldo che presentemente percepisce

il

2300

alle

accennato, di L.

mente supporsi
discontento, ed

ad

istituirsi,

dalla

non

Parini

si

la

Conferenza

tempo

stesso

il

alle

al

Comando

di sopra

che non ne sarebbe

nuova Carica,

rilevarebbe che l'armuale Peso di L.

Nell'adempiere

come

L. 4000, pu ragionevol-

Ricorrente,

letterario per la

Sopraintendente, o superiore
binare nel

portandolo

moderazione del

Fondo

il

di

che

andrebbe

1700.

V. M.

di

proporre un

Scuole di Brera, ha procurato di com-

risparmio

del

Fondo

letterario e

la destina-

zione d'un soggetto di soda e decisa riputazione.


Star quindi in umilissima aspettazione delle Sovrane Determinazioni,
alle quali si

dar

la sollecitudine

d'una pronta esecuzione.

Oltohre ly^i.

V. Albuzzi
rie.

sped.

V.
ricev.

7.

il

i^ ottobre

lytfi.

W.

sp.

V.

Feeo).

otfohre 17^1.

255

Documento N.
Copiato dall'originale che
del

Si

domanda

si

ambedue

se si tratti in

Milanese

Libert

causa della

se la

Milano

197).

Parigi

tratti a

si

Luoghi

se

veramente

nessuno dei due Luoghi,

tratti in

Se

conserva negli appuntamenti della Municipalit

termidoro neW^Archivio di Sfato. (Vedi pag.

_j

se si tratti a
si

si

15.

tratta a Parigi,

si

domanda

direttamente col Corpo

se si tratta

Governativo Francese in autentica forma diplomatica

o se non

faccia

si

che parlarne privatamente con alcuno dei Membri del Direttorio, o con
alcuno de' ministri del Direttorio medesimo.
In ognuno dei detti

o di fiducia

casi,

creda essere

si

ben chiaro, n

si

domanda

mentovato

il

dalle Lettere scritte

in quale stato di probabilit,

non apparendo

affare,

da Parigi

alla

n dalle asserzioni formali, o pi volte incidentemente

fatte

dino Serbelloni dopo

sia lo

il

suo ritorno,

quale

finora

nostra Municipalit,

veramente

Citta-

dal

stato

me-

desimo.

Se

il

detto affare

si

tratta a

Milano, e nello stesso

tempo anche

domanda se questo si tratti da privati zelanti Cittadini; ovvero da alcuni Membri Municipali. In questo secondo caso si domanda
se la Municipalit abbia o no deputato alcuni suoi Membri a trattare su
Parigi, si

tal

proposito colla Superiorit Francese qui esistente.

Parimenti si domanda se il Corpo Municipale sia anche in questo


momento Corpo meramente amministrativo, come per sua natura sembra
che debba essere, come dalla Superiorit Francese stato ritenuto nel

suo primo Editto concernente

la

Municipalit,

formali, e consecutivi fu dalla Superiorit

In

tal

caso,

si

domanda

medesima

come

per

finalmente, se, quantunque ad ogni privato

cittadino zelante sia lecito di formar progetti di costituzione

mente

tanti atti

dichiarato.

lecito alla Municipalit di

Milano

sia

egual-

di erigere nel suo seno

un Co-

mitato di costituzione, oggetto sommo, e meramente Politico, senza for-

male mandato dell'accennata Superiorit Francese.


Perch

si

registri negli Atti.

Parini.

NB. Le
le

altre

parole in corsivo e la firma

da un copista.

sono

scritte

dal Parini;

tutte

256

Documento N.
Copiato dalla minuta originale che

conserva negli Atti dei Municipalisti

si

nell'Archivio di Stato. (Vedi pag.

Al Commissario

16.

199).

Saliceti,

6 Thermidor (i).

li

Con due

graziose disposizioni Vostre, e del Generale

naparte comandaste

Milano,

che

agli

Individui

recassero

si

ora componenti

Capo Bo-

in

Municipalit

la

immediatamente, come eseguirono,

di

loro

dalle

rispettive occupazioni, e Professioni al servigio di questo Pubblico.

Non

quindi

a comprendere,

difficile

ora abbandonare intieramente

maggior parte

l'esercizio

di

Noi traeva una conloda

di

che

dovette

si

da Noi per

da cui

quegli Impieghi,
sussistenza per

propria famigUa; Questa cess, o venne sospesa dal

Cittadino Commissario Ci chiamaste al disimpegno

se,

la

e per la

momento, che Voi


dell'accennato

Pub-

blico Officio.

La massima

parte di

Noi non

fornita

beni

larghi

di

per poter continuare a servire la patria gratuitamente e


i

di

senza

fortuna
palesarvi

proprj bisogni.

Mossa
mancanti

la

Municipalit dalle vive istanze di alcuni

di sussistenza e di tutti

segn all'Agenza

approvazione;
guardanti

un

tale

Militare

Membri
le

industriah

salar]

medesima presenti

si

momento,

che

passarono

alle

al

de'

Commissarj del Direttorio Esecutivo.

del

6 deve

La

data del 6 Thermidor


stare

il

16.

un

errore

di

la

le circostanze ri-

dare anche ad
i

medesuni con
ai cessati pro-

pubblico

servigio.

Nostre Persone non aveva

colt di pronunziare cosa alcuna, essendo ci della

(i)

per riportarne

fosse creduto corrispondere

che per rispetto

membri

dipendenti ras-

della Municipalit, acciocch potesse

dal

rispose,

alla

de' suoi

essa

sue disposizioni tendenti a compensare

quella indennizzazione, che


dotti

Ruoli dei rispettivi

Si fecero pure

riguardo

L'Agenza

gU impiegati da

riservata

fa-

cognizione

copia, poich invece

-D/

Sottoposte pertanto queste

che avendoci data

Vostra

ponderazione, e

Noi non possiamo, che

rivolgerci a Voi,

circostanze

saviezza, Cittadino Commissario,

presentanea Nostra

la

alla

pubblica

assistenza,

cono-

scendo Voi perfettamente l'estensione delle Nostre incumbenze, che non


ci lasciano
tres,

il

menomo tempo

che con una

vigio, conoscerete, che


la

non

tale

non lasciamo

pubblica causa, e per

Francese, a Voi

da occuparsi in
interrotta opera

il

pi

ricorriamo,

dennizzazione, che vi compiacerete

di

fissare

zelo, per

Repubblica

da Voi, e dalla

punto

dal

al-

in pubblico ser-

dell' invitta

servizio

superiori determinazioni in

le

lusingandoci

di prestarci col possibile

esatto

rispettosamente

bont attendiamo

altro,

adoperata

principio

Vostra

Nostra

della

in-

Nostro

del

rispettivo servizio ed installazione.

Pavesi.

Documento N.
Copiato dall'originale che

si

conserva fra

17.

gli Alti

dei

Municipalisti

nel-

l'Archivio di Stato. (Vedi pag. 200).

Liberto.

galit.

Au NOM

DE LA RPUBLIQUE FrAN^ISE

Les Commissaires du Directoire Escutif prs l'Arme


d'Italie et des Alpes.

Considerant d'aprs tous

renseignemens

les

pris

touttes les Operations administratives dont se trouve


ripalit

sur

de Milan, que vingt quatre Membres peuvent y

leur division en plusieurs

Que

si

c'est

teurs, c'cn est

un

l'Ltendue de

charge

la

suffire

Muiiiet

que

Bureaux ne comporte pas un plus grand uombre,

vice de trop restreindre le

un non moins

essentiel

nombre des administra-

de corrigcr,

que l'exccdent des

Administratcurs en sus des besoins.


Arrettent que dcsormais

du present

arretc

la

et

compier du jour de

Muniyipalit,

compose de vingt quatre

Membres

cette administration munii;ipale,

et

La

Munii;ipalit

la

nottitkation

sera

seulement

pourvoyant a l'organisation de

en cxccution des dispositions cy desss


17

-258
prenant
plusieurs

en

consideration

les

moyens d'empechement

d'exuse

et

par

Membres
Nomincnt

et

Confirmmt

Citoycns

les

Francesco Visconti

Giovanni Tordor

Antonio Caccianino

Carlo Nicoli

Galeazzo Serbelloni

Michele Reale

Felice Latuada

Giuseppe Merlo

Carlo Bignami

Giacomo

Fedele Sopransi

Angelo Pavesi

Gaetano Porro

Ottavio Mozzoni

Battaglia

Pietro Verri

Michele Vismara

Giuseppe Pioltini

Giovanni Bazzone

Giambatt. Sommariva

Carlo Brandina

Antonio Crespi

Francesco Buzzi

Cesare Pelegatti

Giuseppe Agnelli

Pour exercer dans


Fait a Milan

le

i6

la

Commune

de Milan

les

Thcnnidor Fan 4 de

Fonctions Munii^pales.

La

Repuh.que une

et

dwiiiblc.

Saiceti

Garrau.

in-

ODI
CHE

SI

PUBBLICANO PER AGEVOLARE LO STUDIO

DELLA LORO ORIGINE E INTERPRETAZIONE,

PER LA GUARIGIONE DI CARLO IMBONATI)

V EDUCAZIONE
(Vedi pag. 26)

Torna
Che pur

dianzi languia

si

a fiorir la rosa

molle

Sopra

riposa

gigli di pria.

Brillano le pupille

Di vivaci

scintille.

La guancia risorgente
Tondeggia sul bel viso:
E quasi lampo ardente

Va
Tra
Ove

saltellando
i

il

riso

muscoli del labro

riede

il

cinabro.

262

che in rete accolti


stagion ahi fro,

crin,

Lunga

Su l'omero disciolti
Qual ruscelletto d'oro

Forma attendon

novella

D'artificiose anella.

Vigor novo conforta


L' irrequieto^'piede

Natura ecco ecco il porta


S che al vento non cede
Fra gli utili trastulli
De' vezzosi fanciulli.

mio tenero

verso,

Di chi parlando

Che

vai.

studj esser pi terso

polito che

mai

Parli del giovinetto

Mia cura

mio

Pur or cess
Del morbo ond'

diletto

l'affanno
ei

fu grave

Oggi r undecim'anno
Gli porta

il

sol,

soave

Scaldando con sua teda


I figliuoli di Leda.
Simili or

Mle

Che

dunque

a dolce

di favi Iblei

lento

petti

moke,

Scendete, o versi miei.

Sopra l'ali sonore


Del giovinetto al core.

pianta di

Al suolo

263

buon seme

al cielo

Che a coronar
mia

Cresci di

la

amica,

speme

fatica,

Salve in s fausto giorno


Di pura luce adorno.

Vorrei di geniali

Doni gran pregio

Ma

offrirti

chi die liberali

Essere a

sacri spirti

Fuor che

la cetra, a loro

Non venne

altro tesoro.

Deh perch non somiglio


Al Tessalo maestro

Che di Tetide il figlio


Guid sul cammin destro
Ben io ti farei doni
Pi che d'oro

e canzoni.

Gi con medica mano


Quel Centauro ingegnoso
Rendea feroce e sano
Il suo alunno famoso.
Ma non men che a la salma
Porgea vigore a l'alma.

lui

Sopra

Chiron

Con

che gli sedea

la irsuta
si

schiena

rivolgea

la fronte serena.

Tentando in su la lira
Suon che virtude inspira.

264

Scorrea con giovanile

Man

pel selvoso

mento

Del precetto! gentile


E con l'orecchio intento
;

D' Eacide

la prole

Bevea queste parole.


Garzon, nato al soccorso
Di Grecia, or ti rimembra
Perch a la lotta e al corso

membra.
Che non pu un'alma ardita
Se in forti membri ha vita ?

10 t'educai le

Ben

sul robusto fianco

ben stendi dell'arco


11 nervo al lato manco,
Onde al segno ch'io marco
Stai

Va
Da

stridendo lo strale
la

Ma

cocca fatale.

in van, se

il

resto oblo,

Ti avr possanza infuso.

Non

sai

qual contro a dio

Fa' di sue forze abuso

Con

temeraria fronte

Chi monte impose a monte


Di Teti,
Il

odi, o figliuolo,

ver che a te

si

scopre.

Dall'alma origin solo

Han

le lodevol' opre.

Mal giova illustre sangue


Ad animo che langue.

2b5

e di Pelo

D'aco

Col seme in

non

te

scese

valor che Teseo


Chiari e Tirntio rese

Il

Sol da noi

guadagna,

si

con noi s'accompagna.

era di Giove

Gran prole

magnanimo

Il

Alcide

Ma quante egli fa prove


E quanti mostri ancide,
Onde

s'innalzi poi

Al seggio de

gli eroi?

Altri le altere cune


Lascia, o garzon, che pregi.

Le superbe fortune
Del

anco son

vile

Chi de

fregi.

la gloria

vago

Sol di virt sia pago.

Onora, o

Che

Ma

dall'alto

ti

solo a lui

Incenso o

tiglio,

non fum

vitti m'arda

d'uopo, Achille, alzare

Nell'alma

il

primo

Giustizia entro

le

tue

altare.

tuo seno

il

Sieda e sul labbro

nume

il

guarda

il

mani sino

Qual albero straniero


Onde soavi unguenti
Stillin sopra le genti.

vero

266

Per che s pronti affetti


Nei core il ciel ti pose ?
Questi a Ragion commetti;

tu vedrai gran cose:

Quindi

l'alta rettrice

Somma

virtude elice.

S bei doni del cielo

No, non

Con
Che
Il

celar,

garzone,

ipocrito velo

a la virt

si

marchio ond'

oppone.
cor scolto

il

Lascia apparir nel volto.

Da

la lor

meta han

lode,

Figlio, gli affetti umani.

Tu

per la Grecia prode

Insanguina

le

mani

Qua volgi qua l'ardire


De le magnanim'ire.

Ma

quel pi dolce senso

Onde ad amar
Tra

ti

pieghi

denso
Venga, e piet non nieghi
Al debole che cade

lo stuol d'armi

a te grida pietade.

Te questo ognor costante


Schermo renda al mendico
Fido ti faccia amante
;

indomabile amico.

Cos con legge alterna

L'animo

si

governa.

267

Tal cantava
il giovan

il

Baci

Con

Centauro.

gli offriva

ghirlande di lauro.

Tetide che udiva

la fera

divina

Plaudia da

(AL SIGX. jriRTZ,

la

marina.

PRETORE PER LA REPUBBLICA ELVETICA)

BISOGNO

IL

(Vedi pag. 29)

Oh

tiranno signore

De' miseri mortali

Oh

male, oh persuasore

Orribile di mali

Bisogno,

e che

Tua indomita
Di

valli

Cinge

adamantini

cor la virtude

Ma tu gli urti
E tutto a te si
Entri, e

non spezza

fierezza

strozzi

e rovini

schiude

nobili affetti

od assoggetti.

268

Oltre corri, e fremente

Ragion dal soglio


regno de la mente

Strappi

il

Occupi pien d'orgoglio,


ti poni a sedere

Tiranno del pensiere.

Con le folgori in mano


La Legge alto minaccia
;

Ma

il

Non

periglio lontano

scolora la faccia

Di chi senza soccorso

Ha

il

tuo peso sul dorso.

Al misero mortale

Ogni lume s'ammorza


Vr

Tu
Ei

la scesa del

lo strascini a forza
di se stesso in

Va gi
Ahi
I

male

precipitando.

l'infelice allora

comun

Ogni

bando

patti

rompe

confine ignora

Ne' beni altrui prorompe

Mangia

rapiti

pani

Con sanguinose mani.

Ma
E
E

quali odo lamenti

stridor di catene

ingegnosi stromenti

Veggo
L per

d'atroci

pene

quegli antri oscuri

Cinti d'orridi muri

269

Col Temide armata


Tien giudizi funesti

Su la turba affannata
Che tu persuadesti
A romper gli altrui dritti,

padre di

Meco

vieni al cospetto

nume

Del

No non
Che

tu

Da

delitti.

che vi siede

avr dispetto
v'

innoltri

il

piede.

con lieto volto


Bisogno accolto.
il
Anco
lui

ministri di Temi,

Le spade sospendete

Da i
Qua

supremi

pulpiti

l'orecchio volgete.

Chi che piet niega


Al Bisogno che prega?
Perdon,

dic'ei,

Io

son l'autore

perdono

miseri cruciati.

sono

io

De' lor primi peccati.


Sia contro a

La pubblica

Ma

me

quale a

Giudice

si

diretta

vendetta.

tai

parole

commove

Qual dell'umana prole

pietade

si

move

uom

Tu

Wirtz,

Ne

dai l'esempio augusto

saggio e giusto,
:

270

Tu

cui

spesso vinse

Dolor de gli infelici


Che il bisogno sospinse

por

Mani

le rapitrici

nell'altrui parte

per forza o per arte

E il carcere temuto
Lor lieto spalancasti
E dando oro ed aiuto
Generoso insegnasti
:

Come

senza

le

pene

fallo si previene.

Il

LA EVIRAZIONE
(la

music

a)

(Vedi pag. 48)

Aborro in su

Un
Che
Su

la

scena

canoro elefante
si

le

strascina a pena

adipose piante,

E manda

per gran foce

Di bocca un

fil

di voce.

271

Ahi pra lo spietato


Genitor che primiero
Tent

di ferro

armato

L'esecrabile e fiero

Misfatto onde

La mutilata

si

Tanto dunque

Pu
Che

duole

prole

grandi

de'

l'ozioso udito,
rei colpi

a'

nefandi

Sen corra il padre ardito,


Peggio che fera od angue
Crudel contro al suo sangue?

O
Ove

misero mortale.
cerchi

Ei tra

il

diletto

le placid'ale

Di natura ha ricetto
L con avida brama
Susurrando ti chiama.
:

Ella feminea gola

Ti

onde soave

diede,

L'aere se ne vola

Or acuto

E don
Di

ora grave

forza ad esso

rapirti a te stesso.

Tu non

per contento

De' suoi doni, prorompi

Contro a

le

Cangi

lei

violento,

sue leggi rompi


gli

uomini

in mostri,

lor dignit prostri.

-/-

Barbara gelosia
Nel superbo oriente

So che pietade oblia


Vr la misera gente
Che da lascivo inganno
Assecura

tiranno

il

E folle rito al nudo


Ultimo Caffro impone
11

taglio atroce e crudo,

Onde
Il

al molle garzone
decimo funesto

Anno

Ma

sorge

presto.

mano

a te in

lo stile,

Italo genitore,

Pose cura pi vile


Del geloso furore

Te non
Spinge

error

vizio

all'orrido utizio.

empio

Arresta,

Se tesoro

Nel tuo

Con le
Empio

ma

ti

Che

non

insieme,

viver tu furi

il

Ai nipoti venturi.

Oh
D'oro

cielo

Ne pi

tu consenti

cruda fame

s
il

foco

rammenti

Di Pentapoli infame.

Le
11

l'hai?

membra

sue

fai

preme,

figlio

cui orribil'opre

nero asfalto copre

273

No. Del tesor che aperto


Gi ne la mente pingi

Tu non
Lieto

andrai per certo

come

ti

Padre crudel
De' avere

il

fingi,

suo dritto

tuo delitto.

L'oltraggio ch'or gli occulto

tuo tradito figlio

Il

Ricorderassi adulto,

Con dispettoso ciglio


Da la vista fuggendo
Del carnefice orrendo.
In

Tu

vano in van pietade

cercherai

che l'alma

In lui depressa cade

Con la troncata salma.


Ed impeto non trova
Che a virtude la mova.
Misero

lato ai regi

Ei seder cantando

Fastoso d'aurei fregi

Mentre tu mendicando
Andrai canuto e solo
Per l'italico suolo
:

Per quel suolo che vanta

Gran

riti

e leggi e studi,

nutre infamia tanta

Che a gli Affricani ignudi,


Ben che tant'alto saglia,

ai

barbari lo agguaglia.

274

NEL L' INVERNO DEL


(la

c a d u ta

1785

(Vedi pag. ii2j

Quando Orion dal cielo


Declinando imperversa,
E pioggia e nevi e gelo
Sopra

ottenebrata versa,

la terra

Me

spinto ne la iniqua

Stagione, infermo

Tra

Furia

de' carri la citt gir

vede

per avverso sasso

Mal

piede,

il

fango e tra l'obliqua

il

fra gli altri sorgente,

per lubrico passo,

Lungo

il

cammino stramazzar

sovente.

Ride il fanciullo e gli occhi


Tosto gonfia commosso,
;

Che

Me

il

cubito o

scorge o

Altri accorre

di

man

Degno

ginocchi

mento

il

oh

dal cader percosso.


infelice

crudo fato

vate

E seguendo

mi
il

dice

parlar cinge

il

mio

lato

-- 275

Con

la pietosa

di terra

il

mi

mano,

toglie,

cappel lordo e

Te

ricca di

Censo

Te

vano

il

la via raccoglie

Baston dispersi ne

comune

la patria loda;

sublime, te

immune

Cigno da tempo che

il

tuo

Chiama gridando intorno

nome

roda

molesta incita

te

D poner

Giorno,

fine al

Per cui cercato a

Ed

ecco

Per anni

il

lo stranier

il

ti

addita.

la

paura

debil fianco

e per

natura

Vai nel suolo pur anco


Fra il danno strascinando e
lodato verso

Vile cocchio

Che

ti

appresta,

te salvi a traverso

De' trivii dal furor de la tempesta.

Sdegnosa anima

prendi

Prendi novo consiglio.

Se

il

Capo

gi canuto intendi
sottrarre a pi fatai periglio.

Congiunti tu non

Non

amiche, non

Che

te far

hai,

ville,

possan mai

Nell'urna del favor preporre a mille.


Dunque

276

per l'erte scale

Arrampica qual puoi

fa gli atrii e le sale

Ogni giorno ulular

O
Fra

non

de' pianti tuoi.

cessar di prte

lo stuol de' clienti,

Abbracciando le porte
gl'imi che comandano

De

ai

potenti;

merc penetra

lor

Ne' recessi de' grandi,

sopra

Noia

la lor tetra

O, se tu
I

novelle spandi.

le facezie e le

sai,

pi astuto

cupi sentier trova

Col dove nel muto


Aere il destin de' popoli

si

cova

E fingendo nova esca


Al pubblico guadagno.
L'onda sommovi, e pesca
Insidioso nel turbato stagno.

Ma

chi

giammai

Guarir tua mente

potria
illusa,

trar per altra via

Te

ostinato amator de la tua

Musa?

Lasciala: o, pari a vile

Mima,

il

pudore

insulti,

Dilettando scurrile
1

bassi genj dietro

al fasto occulti.


Mia

277

fin costretta

bile, al

Gi troppo, dal profondo


Petto rompendo, getta
Impetuosa gli argini e rispondo
;

Chi

che sostenti

sei tu,

A me

questo vetusto

Pondo,

l'animo tenti

Prostrarmi a terra

Buon

cittadino, al

Dove natura

Umano

sei,

non

giusto.

segno

primi

Casi ordinar, lo ingegno

Guida

cos,

Quando

che lui

la patria estimi.

poi d'et carco

bisogno lo stringe.
Chiede opportuno e parco
Il

Con

fronte liberal che l'alma pinge

se

lui

Ei

si

De

la

duri mortali

voltano
fa,

tergo,

il

contro a

mali.

costanza sua scudo ed usbergo.

N si abbassa per duolo,


N s'alza per orgoglio.

ci dicendo, solo

Lascio

il

mio appoggio;

Cosi, grato a

e bieco indi

mi

soccorsi.

Ho il consiglio a dispetto
E privo di rimorsi.
Col dubitante pie torno

al

mio

tetto.

toglio.

278

LA TEMPESTA
(Vodi pag. 119)

Odi, Alcone,
Nell'alto

la folgor

muggito

il

mar de

la crude! tempesta,

funesta

Che con tuono

infinito

Scoppia da lungi e rimbombar

Ahim miseri legni


Che cupidigia e ambizion

facil

Per

mobili regni

li

scorre oltre gli erculei segni

d'oro e

gemme

grave

Opprimer

col suo

pondo

la

spiaggia nativa

Credeva

altro

il

basso fondo.

d'immani

Mostri oleosi preda

far nell'alto

Altro feroce assalto

Dare a

lito.

sospinse,

Altro sper giocondo


Tornar da ignote preziose cave

De

il

aura vinse

Lor speme a

fa

gli abeti estrani,

dell'altrui tesoro

empier suoi vani.


Ma

il

tuono

il

279

vento e l'onda

Terribilmente agita tutti e batte;

N le vele contratto,
N da la doppia sponda
Il

abbonda

forte remigar, l'urto che

Vince n frena. E in tanto


Serpendo incend'ioso il fulmin
E fra l'orribil mischia

fischia

il buio manto
ognun paventa essere

De' venti e

Del

cielo,

gi pi l'un non puote

L'alto durar tormento

Fa

Un

infranto.

contrario

uno

cammino

al

destino

contro all'aspra cote

Di cieco scoglio

quale

il

Sopra

Cede

fianco urta e pcrcote

flutto a^'^erso

Beve gi rotto

Monte

il

dell'acque

e qual del

multiforme

enorme

di lui riverso
al

gran peso: e

al fin

piomba sommerso.

Alcon, non ti rammenti


Quel che superbo per ornata prora

Veleggiava finora,
Di purpurei lucenti

Segni ingombrando

gli alberi potenti

A quello d'ambo i lati


Ignivome s'aprian di bronzo bocche
Onde

pari a le rcche

Forza sprezzava e agguati


al suo corso armati.

D'abete o pin contro

28o

l'onde allettatrici

Stendeansi piane a lui davanti

e ai

grembi

Fregiati d'aurei lembi

De' canapi

felici

Spiravan ostinati

Mentre Glauco

Pur con

da

le

le

venti amici

Tritoni

braccia lo spingean pi forte

conche torte

Lusingavano i buoni
Augurii intorno a lui con
lungo

Le dee

alti

suoni.

pinti banchi

del mar, sparse le

chiome bionde,

Carolavan per l'onde,

Che

lucide su

bianchi

Dorsi fuggian strisciando e sopra

fianchi.

Fra tanto, senza alcuno


beato nocchier timor che il roda,
Dall'alto de la proda
Al mattin primo e al bruno
Vespro cosi cantava inni a Nettuno
Il

te sia lode,

nume

Di cui son l'opre ognor potenti

se nel suol

Con

le

fuggenti spume

lume.

col tridente altero

tuo piacer

Tu

e grandi,

spandi

di Cinzia t'innalzi al chiaro

Tu

ti

la terra

ampia

dividi

fra gli opposti lidi

Nel duplice emispero


Scorrevole a

mortali apri sentiero.


Rota per

Con

28l

nuove

te le

subitaneo pie veci Fortuna:

quello che con una

Occhiata

Non

il

di te

tutto

move

maggior superno Giove.

Tale adulava. Or mira


Or mira, Alcon, come del porto
Lungi dal porto il caccia

Nettuno stesso e a dira


Sorte con gli altri lo trasporta

in faccia

ricchezza imposta

la

onda

Indi con la tornante

le lacere

Ne

ritoglie

spoglie

gitta, e la

Mole

e aggira!

scomposta

a traverso dell'arida costa.

Ahi qual furore il mena


Pur contro noi d'ogni avarizia

schivi,

Che sotto a i sacri ulivi


Radendo quest'arena
Peschiam canuti con duo remi

a pena

Alcon, che pi s'aspetta?

Ecco

il

turbine rio che omai n' sopra.

Lascia che

La

il

tutto

copra

sdrucita barchetta

noi nudi salviamci

al

sasso in vetta.

giovinetti, piante

Ponete in terra qui pomi inserite


Qui gli armenti nodrite
;

Sotto a

De

la

le

leggi sante

natura in suo voler costante.

282

Qui semplici a regnare,


Qui gli utili prendete a ordir consigli

N
La

sorte o de

le

care

all'arbitrio del volubil

Spose

IN

fidate de' figli

MORTE

mare.

ANTONIO SACCHINI

DI

(Vedi pag. 128)

Te con le rose ancora


De la felice giovent nel

volto

Vidi e conobbi, ahi tolto


S presto a noi

di

da

la fatai

tua ora,

suoni divini

Pur dianzi egregio trovator Sacchini


Maschia belt
Nell'alte

fioria

membra

Splendido

di

da

vivaci

lumi

costumi

d soavi affetti indizio uscia

Il

labbro era potente

Dell'animo lusinga e de

la

mente.

All'armonico ingegno

Quante volte

Da

f'

plauso

e vinta poi

gli altri pregi tuoi

Male al tenero cor pose ritegno


Damigella immatura
O matrona di s troppo secura

Ma

283

perfido o fastoso

Te giammai non chiam


N d'improvviso uscita

tardi pentita:

Madre sgrid ne furibondo sposo

Te ingenuo

e del procace

Rito de' tuoi non

Am

seguace.

facile

de' bei concenti

Empier

la tromba sua poscia


Tal che d'emula brama

Arser per

la

pi lodate genti

te le

Che Italia chiuda, o l'Alpe


Da noi rimova, o pur l'Erculea

E
La
Il

Fama,

Calpe.

spesso a breve oblio


di lui declinante in

novo impero

Britanno severo

America

Non

lasci

avveduto

tanto

Casi l'arguzia onde

O, se

tua dal

la

il

rapo

ai tristi
i

tuoi

modi

ordisti.

mare

Arte poi venne a popol pi faceto,

Nel teatro inqu'ieto

Tacquer

ardenti musicali gare

le

in te sol

Stetter de

uno immoti
cori e de l'orecchio

voti

Poi che da' tuoi pensieri


Mirabile di suoni ordin

Che per

Non

si

schiuse,

l'aria diffuse

per anco

al

mortai noti piaceri

se tu amasti vanto

Dare a

mobili plettri o pure

al

canto.


Fra

284

la scenica luce

Ben pi superbi strascinaron

gli ostri

preziosi mostri

Che

l'Italo

avare sirene

le

crudele ancor produce

Gravi a l'alme sperer impor catene;

Quando
Labbra

su

le

sonore

di lor tuo nobil estro scese,

novi accenti apprese

De

le regali

vergini

al dolore,

ne' tragici affanni

Turb

di

modulate

ire

tiranni.

Ma tu, del non virile


Gregge sprezzando i folli orgogli
Innalzasti

il

e l'oro,

decoro

De

la bell'arte tua, spirto gentile.

Di

liberi diletti

umani

Sol avido bear gli

petti.

N, se talor converse

La non

con

cicca fortuna a te

il

suo viso

lieto sorriso

Fulgido

di tesori

il

lembo

aperse,

Indivisi a gli amici


1

doni a

te di

lei

parver

felici.

Ahi sperava a le belle


Sue spiaggie Italia rivederti
Coronandoti il crine

Le gi
Use di

cresciute a

al

fine,

fresche donzelle.

lei

te le lodi

Ascoltar da

le

madri

dolci

modi

iSs

Ed

ecco l'atra

mano

Alz colei cui nessun pregio move

Grazie lungo

Percosse

e di

i'

sonoro ebano in vano,


famose

Lagrime oggetto

in su la

N gioconde pupille
Di cara donna, n d'amici
Che

cercante nuove

te,

Senna pose.

affetto,

tante a te nel petto

Valean di senso ad eccitar


Pi desteranno arguto

Suono

dal cener tuo per

FINE.

faville,

sempre muto.

INDICE
Pag.

Dedica
Prefazione

I.

Sua educazione
Anna Maria Farina
Nascita e famiglia del Parini
sacerdote povero
Primi versi
Il Parini
e suo testamento
Cause
Sue relazioni coi Serbelloni
Occupazioni ed accademie
I\ canto
Vita
rustica
Il

La

del suo indirizzo artistico


11 Beccaria e l'igiene
La Salubrit dell'aria
della Coomhiade

Pag.

degli agricoltori.

Il canonico Agudio e il Parini


Polemiche col Bandiera e col Branda
L'Impostura
I Belgioioso
Sue condizioni economiche
Condizioni morali ed economiche dell' ambiente.
Il Mattino
Pag.
14

III.

La

Da quali idee l'autore fu


L'Educazione
L' Innesto del vaiuolo
Il Bisogno
guidato a comporla
Sue relazioni coi fraIdee che spinsero l'autore a quest' ode
Il Mezzogiorno e le lodi del
telli Pietro ed Alessandro Verri
La Sera.
Le Diiicr di Voltaire
L'origine del Giorno
Governo

famiglia Imbonati

Pag.

26

IV.
Del

Fetiiia

del Martelli, lettere del

tato a

Parma

Manzoni

e del Parini

Egli invi-

Sua lettera Wilzeck giornali e


eviCome divent giornalista Clemente XIV e
di Milano

Intorno
ode L'Evirazione Gli evirati della
rati cantori
Pag. 41
Cappella Ducale e del Teatro Come cessarono.
al

la

Ga:i:{etta
gli

all'

V.

La Deputazione

degli studi
Progetti di riforme
Progetti di trasportare l'UniverCicognini, Parini e Moscati
Il Parini proposto professore nelle Scuole
sit di Pavia a Milano
Progetto del Parini per la Cattedra di Eloquenza
Palatine
La censura
Privilegi dei professori e studenti
Suo stipendio
Secondo periodo della vita
Le Scuole Canobbiane
dei libri
Elogi del Kaunitz
Prima leSua prolusione
del Parini
Le medaglie per la ristorazione delle Scuole e
zione del Parini
Affollamento delle Scuole
La Biblioteca Pertusati
il Parini
Chiacchiere sui nuovi professori e lettera di Giorgio
Palatine
L'abolizione dei Gesuiti d'Adda
La riunione delle Scuole
Pag.
11 Parini collocato in pianta stabile.
52

Le Scuole Palatme

287

VI.

Le scuole in Brera
RiConseguenze dell'abolizione dei Gesuiti
Allusioni al
forme scolastiche del Firmian e idee del Kaunitz
Parini
Sua lettera al Firmian per un miglioramento economico
Sue condizioni finanziarie e il negatogli beneficio di Lentate
Preoccupazioni per l' avvenire e suo stoicismo
Lavora in due
La morale e l'educazione del clero.
commissioni
-P"^'
7^

VII.
Matrimonio dell'Arciduca

h'Aicaiiio in Alba

Parini descrive

fe-

Rappresentazione deW Ascanio


Incendio
sipario del Teatro la Scala
L'ode La Laurea

steggiamenti nuziali

Il
del Teatro
e lettera di Pellegrina Amoretti
Suoi amori, le donne
del Parini
pariniane sull'agricoltura.

proposito
e

l'

di

ambiente

poesie amorose
Rivelazioni

Pug.

89

Vili.

Dotazioni relative
il commercio
e l'agricoltura
FonI primi soci
dazione della Societ Patriotica
e il Parini
Il
Parini accetta l'incarico di scrivere l'epatriotismo del Kaunitz
logio della defunta imperatrice Maria Teresa
La malattia glielo
impedisce
Suo sonetto in morte dell' imperatrice
Il Parini socio
di
Morte
dell'Arcadia
Roma
del Firmian
Giudizio del Kaunitz sui Milanesi.
Pag. 99

L'industria,

IX.

Origine dell'ode La Caduta


Origine
Giudizi del Parini
dell'ode La Tempesta
L'Auto da
La guerra.
f e l'Inquisizione di Milano
P^g- 112

La Recita dei

versi

In morte di Antonio Sacchini ed origine dell'ode


Il Pericolo
Elisabetta Caminer-Tura e La Magistratura
Il Dono
Parini domanda una pensione o un aumento di stipendio
Viene nominato sopraintendente del Ginnasio in Brera
Nuovo
metodo per l'insegnamento delle Belle Arti
Sue attribuzioni
Discussioni in proposito alla Conferenza Governativa.
Pag. 128

XI.
Il

Considerazione sull'ode La Gratitudine


aumento dell'alloggio e l'ottiene Altre
relazioni col ministro Wilzeck Teresa BanParini Lettera della Bandettini sui Milanesi

cardinale Durini e il Parini


Il Parini domanda un

Lode

Sue
Landucci e

concessioni
dettini

il

del Parini a Casa Savoia.

P^g- 141

XII.

Messaggio e Alla Musa


Le mutate
condizioni economiche del poeta
Considerazione suU' ode Sul
vestire alla ghigliottina
Origine di tal moda
Il Parini entra
nel terzo periodo di sua vita
L'elogio di Vincenzo d'Adda, pub-

C^onsiderazioni sulle odi

Il

blicato,

non

quello scritto dal Parini.

P'^g-

^S^

-ss
XIII.

Il

Parini e la rivoluzione francese


Repressioni e cospirazioni
Arrivo dei Francesi e la Municipalit
La Societ Popolare
Nuove contribuzioni
Il Parini municipalista
Ila Termometro
Politico ed il Parini.
Paa, 163

XIV.

Vismara eletti ad illuminare il popolo


Come lo
illumina il Parini
Le solite ruberie e reclamo dei muiiicipalisti
Si istituisce un ufficio per ricevere le denuncie segrete
Parini

Parini, Sopransi e

abbatte in parte questa istituzione


Risposta del Saliceti ai reclami
dei Municipalisti
Il primo lampo dell'unit d'Italia
Gioia dei
Municipalisti e del clero
Parini e Vismara distribuiscono beneficenze
Le solite ruberie
Despinoy prepara un colpo di mano
sugli ori ed argenti delle chiese
Questione grossa coi Municipalisti e parole del Parini.
-P"?- 176

XV.
La Municipalit si rivolge al Saliceti e al Garrau
da s medesimo
Parini considerato fra

coraggiose interrogazioni

Despinoy punito
Sue
primo riparto del

g' intriganti

Si rifiuta di votare

il

Suoi provvedimenti sul commercio dei commestibili


Sua interrogazione sulla costituzione lombarda
E licenziato dalla
Municipalit
Riceve una indennit che regala ai poveri
La
Societ di Pubblica Istruzione
\'iene proposto a scriver la storia
del Bonaparte.
P^^S- 1^9
prestito

XVI.
11

Parini chiamato in

una commissione per

la riforma dei teatri


I
ministro Ragazzi lo destina
Relazione sul primo
con Alfonso Longo e Lorenzo Mascheroni
Lettere
concorso
Riceve le carte per il secondo concorso
Esame e relazione della
scambiate col ministro e sua relazione
Memoria di Melchiorre Gioia
Terzo concorso e Giovanni Pindemonte
Il premio non viene pagato alla migliore memoria.

suoi colleghi Seriori e Zingarelli

Il

Pag. 204

XVII.

Coraggiosa lettera dell'Oriani Parini


Gli Austriaci entrano in Milano Parini
non perseguitato dal nuovo governo osteggiato dagli austriaprimo monucanti L'ultimo suo sonetto Sua morte
mento erettogli dal Franchi Altri monumenti.
P^g- 217

Testamento del Parini


minacciato d'arresto

Il

Documenti inediti

ODI

e rari
L'Educazione
Il Bisogno
La Evirazione
Nell'inverno del 1785

La Tempesta
In m)kte di Antonio Sacciiki

Pag. 229
261

267

270

274
27S

282

370
000 466