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La Fondazione della metafisica dei costumi fu la prima opera del filosofo tedesco Immanuel Kant dedicata

interamente alla filosofia pratica. L'opera venne pubblicata nel 1785, tre anni prima della Critica della ragion
pratica; nel 1790 segu La metafisica dei costumi. L'opera costituita da tre sezioni, ciascuna definita come un
"passaggio" precedute da una Prefazione.

Prefazione
All'inizio della prefazione Kant riprende la suddivisione della filosofia in tre scienze (fisica, logica ed etica) propria
del mondo classico ed opera una ulteriore suddivisione parlando di conoscenze materiali (quando si prende in
considerazione un oggetto) e formali(quando si prende in considerazione la forma dell'intelletto e
della ragione stessa e le regole universali del pensare).
La logica formale, mentre la fisica e l'etica sono materiali. Tuttavia possibile vedere che l'etica e la fisica
accanto alla parte empirica hanno una parte pura, ossia formale. La parte formale dell'etica sar la "metafisica
dei costumi", mentre la parte materiale sar "l'antropologia pratica". Secondo il filosofo, perci necessario
elaborare una filosofia morale pura, che sia staccata completamente dalla parte empirica. Compito dell'opera
quello di ricercare e definire il supremo principio della moralit, come lo stesso filosofo spiega.

Prima sezione
Passaggio dalla comune conoscenza morale di ragione alla conoscenza filosofica
Kant all'inizio di questa prima sezione prende in considerazione il concetto di "volont buona" che la cosa
ritenuta buona senza limiti: a nulla servirebbe possedere i talenti dello spirito o i doni della fortuna (quelli che
Aristotele avrebbe chiamato beni esteriori) se si privi della volont buona. Anche se i beni esteriori potrebbero
favorire la volont buona e facilitane l'opera ,non sono caratterizzati da un valore intrinseco e non sono buoni in
senso assoluto, senza una volont buona potrebbero diventare estremamente cattivi. Tuttavia la volont buona
tale per se stessa ed come una pietra preziosa la cui lucentezza e il cui valore non possono essere oscurati. Per
comprendere la volont buona Kant delinea la corretta nozione di "dovere":
in primis, non dobbiamo confondere l'autentica moralit con quei comportamenti in cui l'azione conforme al
dovere e il soggetto portato a compire quell'azione. Il valore morale si rivela quando l'azione compiuta per
dovere.
un'azione morale compiuta per dovere possiede il suo valore morale non nello scopo ma nella massima in base
alla quale stata decisa.
infine, secondo Kant, "dovere necessit di un'azione per rispetto della legge". Solo la legge oggetto di
rispetto perch sovrasta tutte le inclinazioni. Dunque la volont determinata, oggettivamente, dalla legge e,
soggettivamente, dal puro rispetto per questa. La rappresentazione della legge, che ha luogo solo nell'essere
razionale determina la volont.
Ma quale sar questa legge? Non devo comportarmi se non in modo che io possa anche volere che la mia
massima debba diventare una legge universale. Una azione moralmente buona se supera il test di
universalizzazione.

Seconda sezione

Passaggio dalla filosofia morale popolare alla metafisica dei costumi


In campo morale non possiamo in nessun modo rifarci all'esperienza o ad esempi che non possono far altro che
incoraggiarci e rendono solo intuibile ci che la regola pratica esprime. Perci c' la necessit di fondare una
metafisica dei costumi che non abbia niente a che fare con l'antropologia pratica, con la teologia, con la fisica.
Definita questa premessa, Kant introduce una riflessione fondamentale: solo l'essere razionale agisce in base alla
rappresentazione della legge . Questo significa che solo l'essere razionale dotato di volont. Per, la volont
non si adegua di per s alla ragione, allora la determinazione della volont non pu che essere una costrizione e
le regole dell'agire sono imperativi, che indicano un dover essere.
Kant individua due tipi di imperativi: l'imperativo ipotetico e l'imperativo categorico. L'imperativo ipotetico
quell'imperativo che comanda un'azione in vista di altro, l'imperativo categorico, invece, rappresenta un'azione
come in se stessa oggettivamente necessaria. Solo gli imperativi categorici, perci, sono la legge morale. A
questo punto Kant introduce le tre formule dell'imperativo:
1.Agisci soltanto secondo quella massima per mezzo della quale puoi insieme volere che essa divenga una legge
universale.
2.Agisci in modo da trattare l'umanit nella tua persona come nella persona di un altro, sempre insieme come
fine, mai come mezzo.
3.Agisci considerando la volont di ogni essere razionale come universalmente legislatrice.

Terza sezione
Passaggio dalla metafisica dei costumi alla critica della ragione pura pratica
La terza ed ultima sezione della Fondazione consta di cinque paragrafi e il tema centrale quello della libert. La
libert, infatti, la condizione di possibilit dell'imperativo categorico. La libert propria di ogni essere
razionale e deve essere intesa come la capacit della ragione di dare legge a se stessa, ne deriva che una volont
libera e una volont sotto leggi morali sono la stessa cosa. Ogni essere razionale dunque libero e agisce solo
sotto libert. Kant, espressa la necessit di presupporre la libert, introduce il concetto di interesse. La legge
morale deve, infatti, sollevare una certa forma di sentimento. Se cos non fosse, l'agire per dovere sarebbe
identico ad un semplice adeguamento esteriore alla legge, che il filosofo chiama legalit. La libert il
presupposto della legge morale, ma l'uomo libero solo se si sente sottomesso a tale legge.Come uscire da
questo circolo vizioso, come lo chiama Kant? L'essere razionale sia membro del mondo sensibile che del mondo
intelligibile. Infine emerge completamente il concetto di interesse, quello che pu essere chiamato sentimento
morale.L'interesse ci attraverso cui la ragione diventa pratica. Spiegare l'interesse impossibile e, cos, si
arriva all'estremo confine della filosofia pratica al termine della Fondazione.