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CONVERSIONE A CRISTO E CONVERSIONE ALLA CHIESA

La visione sulla via di Damasco conduce Saul a una trasformazione dell'esistenza che sarà totale:

Colui che per lui era semplicemente il fondatore di una setta, diverrà improvvisamente l'uomo a cui dedicare completamente la propria esistenza; ma questa conversione a Gesù Cristo trascina

con un secondo inevitabile cambiamento: la Chiesa diverrà l'obiettivo dell'esistenza dell'uomo

di Tarso, primo a comprendere che convertirsi a Cristo e non alla Chiesa è impossibile.

Dell'esperienza di Damasco, la tradizione ci ha lasciato quattro narrazioni: tre riportate in momenti diversi nel racconto lucano degli Atti e una nella lettera ai Galati, per mano dello stesso Saul. Pur nelle piccole variazioni, i tre racconti di Luca sono perfettamente accordati nell'indicare questi due elementi: Saul viene accecato e indirizzato dalla visione a un cristiano di Damasco, che si chiama Anania: questi (immagine della Chiesa) lo introduce alla nuova vita nella comunità. Nel suo racconto, in Galati, Saul, che da questo momento la tradizione chiama con il nome di Paolo, non fa cenno a questi elementi, ma indica con chiarezza che, prima di cominciare il lavoro apostolico, si confronta con la comunità cristiana di Gerusalemme. Cristo e Chiesa sono, quindi, alla base della nuova vita di colui che sta per diventare l'apostolo delle Genti (dei pagani).

Secondo il racconto di Luca, Paolo, accecato, viene accompagnato a Damasco, dove per tre giorni rimane in attesa dell'uomo che gli è stato preannunciato; questi è un anziano della comunità che Paolo doveva perseguitare: Anania, che nel frattempo ha ricevuto a sua volta una visione in cui Gesù lo ha convinto ad accogliere come un fratello quel persecutore. Anania dubita e il Signore gli risponde tranquillizzandolo e confermandogli di avere grandi progetti per quell'uomo che sta per giungere da lui. Anania dunque incontra Paolo che recupera la vista (simbolo di una nuova capacità di vedere la verità) e viene battezzato. Il persecutore entra nella Chiesa a pieno titolo, dopo tre giorni dalla visione di Damasco. Anche questi tre giorni, al di della caratteristica storica, portano con un significato più profondo: come Gesù è risorto da morte dopo tre, così Paolo torna alla luce dopo tre giorni di tenebra. Sta per cominciare la sua straordinaria avventura. Nei giorni seguenti, Paolo viene presentato alla comunità di Damasco, dove racconta ciò che gli è accaduto, nell'entusiasmo della comunità cristiana e nello sconcerto di quella ebraica che non comprende quel repentino mutamento di pensiero e decide di ucciderlo. I discepoli di Damasco decidono allora di favorire la sua fuga che avviene, in modo rocambolesco, di notte: Paolo viene calato dalle mura della città in una cesta. Da quel momento si dedicherà nel silenzio, per vari anni, alla propria formazione.

Degli anni in cui Paolo si prepara a divenire l'Apostolo delle Genti non sappiamo praticamente nulla; le poche notizie che abbiamo ci vengono ancora dalla sua stessa penna, nella lettera ai Galati:

«Subito, senza consultare nessun uomo, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. In seguito, dopo tre anni andai a Geru salemme per consultare Pietro, e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, ma solo Giacomo, il fratello del Signore». (Gal. 1619)

'In Arabia': il che probabilmente va inteso: 'nel deserto', come interpreta la maggioranza degli studiosi. Nel deserto Paolo trascorre giorni e forse mesi di raccoglimento; e qualcuno pone proprio durante questo periodo l'esperienza mistica cui l'apostolo di Tarso accenna nella seconda lettera ai Corinzi:

«Conosco un uomo in Cristo, che quattordici anni fa se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest'uomo fu rapito in Paradiso e sentì parole indici bili, che non è lecito ad alcuno pronunziare». (2Cor 12,24)

È un'esperienza di altissima spiritualità, che va a comporsi con quella sulla strada di Damasco e che lascerà inevitabilmente in Paolo la sensazione di essere davvero un prediletto da Dio e un prediletto senza alcun merito proprio a causa del suo passato: possiamo dire che la radice della teologia di Paolo nasce proprio da qui: potremmo parafrasare le parole della lettera ai Romani:

«mentre io ero nella colpa, Gesù Cristo mi ha riempito di doni sovrabbondanti».

Dopo questa esperienza Paolo fa ritorno a Damasco, quasi certamente presso la comunità di Anania. Infine decide di presentarsi agli apostoli, per confrontare il proprio percorso di fede con quello della Chiesa nascente.

L'incontro avviene a Gerusalemme, dove Paolo si ferma per una quindicina di giorni e incontra solo due persone, le più eminenti della comunità cristiana: il capo del collegio apostolico, Pietro e il capo della comunità di Gerusalemme, Giacomo.

Ma anche questo incontro non basta a Paolo perché possa cominciare a operare in modo pubblico: il suo passato è ancora un retaggio che la Chiesa gerosolimitana non è pronta a dimenticare. Il 'nuovo' apostolo viene invitato dunque a tornare nella sua città natale, a Tarso. Prima che Paolo possa iniziare un'attività pubblica di predicazione dovrà dunque trascorrere ancora del tempo e soprattutto occorrerà l'intuizione di un uomo illuminato: Barnaba.

(Continua nel prossimo numero)