Sei sulla pagina 1di 2

PAOLO , L’APOSTOLO DELLE GENTI

Ricorre, quest’anno, il bimillenario della nascita dell’Apostolo Paolo, per favorirne la conoscenza, da questa domenica, che ne ricorda la conversione, troverete, a puntate, una breve sintesi della sua vita.

UN EBREO CITTADINO DEL MONDO

«Sono giudeo, nato a Tarso di Cilicia, cittadino di una città che non è senza fama» (At 21, 29)

Una delle cose comuni a tutti i grandi personaggi dell'antichità è il fatto che, della loro infanzia, si sa pochissimo e che molto di quel poco è più leggenda che storia. Saul, l'uomo che diverrà Paolo l'apostolo, non si discosta da questa norma. Anzi, della sua infanzia e giovinezza sappiamo ancor meno che di altri; ciò che sappiamo, dobbiamo leggerlo tra le righe delle sue lettere e dell'unico libro attendibile che parla di lui:

gli Atti degli Apostoli. Ma sono davvero notizie scarne. Saul, per quanto ne sappiamo, nacque tra il 5 e il 10 d.C. a Tarso, città della Cilicia, oggi nella Turchia meridionale, presso i confini con la Siria. Sorta presso la foce con cui il fiume Cidno si getta nel Mediterraneo: porto di mare, dunque e, come tutti i porti, città cosmopolita e ricca di beni e di cultura: in essa convivevano greci, anatolici, ellenizzati, romani e giudei della diaspora; a questo gruppo apparteneva il padre di Paolo, che possiamo presumere commerciante di tende e certamente uomo attento alle dinamiche culturali e religiose dell'epoca.

Ebreo osservante, il padre di Saul come tutti gli abitanti di Tarso godeva della cittadinanza romana, concessa dal triumviro Marco Antonio e confermata dall'imperatore Augusto. La cittadinanza romana era stata concessa agli abitanti per la loro fedeltà a Giulio Cesare durante la sua guerra contro Cassio. Chi nasceva a Tarso, dunque, conosceva bene l'Impero e certamente subiva il fascino di Roma. Non possiamo dubitare che il giovane Saul avesse presto imparato ad amare due città: quella da cui si elevava la luce della religione del suo popolo (Gerusalemme) e quella dove il mondo sembrava tendere (Roma). E il duplice nome che la tradizione gli riconobbe testimonia anch'esso di questa 'tensione': Saul era il nome ebraico, nome di re, inevitabilmente legato a Gerusalemme; Paulus (Paolo), era il nome romano (o il soprannome che qualche amico romano della famiglia dovette attribuirgli per la sua bassa statura: significa «piccolo).

Vivere a Tarso, da cittadino romano e da ebreo, significava certamente conoscere la lingua ebraica e avere qualche nozione del latino, che non doveva conoscere bene dal momento che alle comunità romane scrive in greco.

UN GIOVANE STUDIOSO DELLA LEGGE

“Circonciso l'ottavo giorno, della stirpe d'Israele, della tribù di Beniamino, ebreo da Ebrei, fariseo quanto alla legge … irreprensibile secondo la "giustizia" che si ottiene mediante la legge”. (Fil 3,5s)

Così Saul stesso si definisce e lascia trapelare qualcosa della sua infanzia e dell'orgoglio di appartenere al popolo di Jahvé e di servire la Torah, la Legge data da Dio a Mosé sul monte Sinai.

L'educazione che il padre fa ottenere a Saul è infatti permeata di giudaismo: lo invia a studiare presso uno dei rabbini più importanti dell'epoca, quel Gamaliele che insegnava nelle sinagoghe di Gerusalemme; gli Atti degli Apostoli lo confermano mettendo in bocca all'apostolo queste parole: «io sono un giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma cresciuto in questa città [Gerusalemme], formato alla scuola di Gamaliele nelle più rigide norme della legge dei padri, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi» (At 22,3) Il giovane Saul viene quindi educato in un'osservanza giudaica molto rigida, che costruisce in lui una personalità rigorosa in cui il senso del dovere nei confronti di Dio e del popolo è assolutamente centrale: profondo senso del dovere e del lavoro, dell'autonomia personale, della verità verso se stessi e verso gli altri, del rispetto di tutto ciò che è religiosità.

Il giovane Saul cresce obbediente, culturalmente ricco, moralmente forte. È con questa personalità che lo ritroviamo nella prima azione che lo vede protagonista: la morte di un cristiano di nome Stefano.

Saul non si sposò mai. Questo è certo e ancora una volta è lui stesso a confermarlo in due passi della prima lettera alla comunità di Corinto (1Cor 7,8 e 9,5). La scelta era controcorrente: proprio nel giudaismo, in cui egli era stato formato, il matrimonio e la procreazione erano valori centrali e testimonianze della stessa fedeltà di Dio.

Come partecipare alla promessa fatta ad Abramo sulla discendenza “numerosa come le stelle del cielo” e

all'attesa messianica, senza voler mettere al mondo figli? L'assenza di fecondità nel giudaismo rigoroso era

segno di maledizione divina

eppure, Saul sceglie di non sposarsi.

Alla sua epoca vi erano gruppi e figure che avevano scelto la vita celibe come profezia: gli Esseni su tutti; Giovanni il Battezzatore; lo stesso Gesù di Nazaret: ma la norma non era il celibato, erano il matrimonio e la discendenza. Quella di Saul fu dunque una scelta ben precisa.

(Continua nel prossimo numero)