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Paolo Guglia Armando Halupca Enrico Halupca

SOTTERRANEI
della citt di TRIESTE

LINT

Prima edizione E-book - versione pdf (*): gennaio 2002


2002 LINT Editoriale Associati s.r.l.
via di Romagna, 30 - 34134 Trieste
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Il testo a stampa in commercio di questo volume (ISBN 88-8190-165-X
formato 21x29,7 cm, 352 pagine, illustrato con 450 fotografie e 180
rilievi topografici e una mappa a colori 70x100 cm) soggetto ai
normali vincoli di copyright previsti dalla legge, e non pu essere
riprodotto senza autorizzazione.

con il patrocinio di:


SOCIET SPELEOLOGICA ITALIANA

COMMISSIONE NAZIONALE
CAVIT ARTIFICIALI
e
CATASTO CAVIT ARTIFICIALI
DEL FRIULI VENEZIA-GIULIA

Dedichiamo questo libro:


a Michela
a Licia
a Francesco, Marta, Iris
e a tutte le persone
che amano la citt
di Trieste

Presentazione
stato veramente con grande entusiasmo che ho assistito nel
1988 alla stampa della prima edizione di un libro sui sotterranei
di Trieste.
Che Trieste sia una citt ricca di cultura da un punto di vista
storico ma anche artistico e naturalistico provato soprattutto
dal grande patrimonio conservato nei numerosi istituiti
culturali cittadini. Ma la citt conserva pure un ricco
patrimonio nascosto nelle sue viscere, dove esistono dei
sotterranei ascrivibili a varie tipologie. Opere belliche, rifugi,
acquedotti, gallerie e pozzi di ogni tipo celano le testimonianze
fornite da manufatti costruiti in epoche diverse ed a scopi
diversi.
Dedicarsi allo studio e allesplorazione di questi vani
comporta un lavoro complesso che fa capo a discipline anche
molto distanti tra loro. La ricerca storica sicuramente non
meno importante di quella esplorativa, che quasi sempre
prevede anche lapplicazione di tecniche speleologiche. E sono
stati proprio gli speleologi a dedicarsi per primi ad
approfondire le conoscenze in questa nuova disciplina.
Che cosa si prova a visitare la citt da sotto?
sicuramente molto affascinante, ma non solo fascino del
mistero, dellignoto o curiosit esplorativa della scoperta.
soprattutto un viaggio. Un viaggio che ci porta a conoscere una
parte di storia della citt stessa. Viaggio suggestivo

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caratterizzato da mille sensazioni straordinarie e meravigliose.


Trieste e la sua storia viste attraverso un mondo sotterraneo che
si sviluppa sotto le vie, le piazze, il castello e che talvolta ci fa
anche sognare seguendo antiche dicerie e leggende, che, come
sempre ingigantiscono e travisano la realt. E qui si inserisce
laspetto scientifico di questo volume che esce aggiornato e
arricchito dopo quel primo lavoro che gi risultava di estremo
interesse.
Dopo il successo di allora non potr certo mancare il favore a
questopera, vero catasto illustrato delle Cavit Artificiali di
Trieste, che si presenta come quanto di pi completo possiamo
trovare su un argomento che non finisce mai di sorprenderci.
Sergio Dolce
direttore dei Civici Musei Scientifici di Trieste

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Nota dintroduzione
Questo libro nasce per rispondere alla richiesta e allentusiasmo di
moltissime persone che ci hanno invitato a rendere di nuovo
disponibili i dati e le esperienze da noi raccolte durante le
esplorazioni nel sottosuolo urbano della citt di Trieste. I contorni
di quello che sembrava essere un mistero si sono notevolmente
ridimensionati con lavanzare dellindagine sul campo della
Sezione di Speleologia Urbana della S.A.S, per assumere una
connotazione pi razionale e definita, ma non per questo non
meno suggestiva e per certi versi curiosa e inaspettata.
Ecco dunque che se oggi possiamo accomunare nella dicitura
sotterranei di Trieste bunker estesi come il complesso della
Kleine Berlin fatto costruire dai tedeschi durante lultimo
conflitto mondiale sotto la via di Romagna (proprio sotto
ledificio che ospita attualmente leditrice LINT), o la preziosa
cisterna dacqua ricavata in epoca medievale in un vano
sottostante il crocifisso della cappella di San Giorgio del castello
di San Giusto, oppure la grande ragnatela di torrenti coperti che
confluiscono nel corso del Klutsch che dalla met dellOttocento
scorre sotto la centralissima via Carducci (allepoca Contrada della
Caserma), lo facciamo tenendo presenti non solo le evidenti
differenze strutturali, ma anche e soprattutto della loro differente
genesi storica.
A buon titolo questo lavoro potrebbe essere inteso come un
vero e proprio catasto illustrato delle CA (cavit artificiali)
della provincia di Trieste, dal momento che espone in modo
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esauriente tutti i dati esplorativi raccolti dalla nostra Sezione.


Ma attenzione: per fare in modo che il volume non sia troppo
tecnico, ma, al contrario, sia accessibile anche a un lettore
inesperto nella lettura di spaccati e planimetrie, tutti i disegni
topografici sono stati rifatti da Paolo Guglia adottando una
grafica non strettamente tecnica, scegliendo la semplificazione
l dove era possibile. Le immagini, scelte con cura da una
grande serie del prezioso archivio fotografico di Armando
Halupca, mostrano invece questi sotterranei dallinterno,
spesso in inquadrature fatte in condizioni-limite nel corso delle
esplorazioni e di difficile rifacimento, se non addirittura non
ripetibili attualmente. Il volume, per comodit di reperimento,
si compone di 7 sezioni tematiche:
1. Il vanto della Trieste imperiale:
lacquedotto teresiano
2. Altre opere idrauliche:
sorgenti, pozzi e cisterne
3. Corsi dacqua nel cuore
della citt: i torrenti coperti
4. I misteriosi sotterranei dei Gesuiti
nella chiesa di S. Maria Maggiore
5. La fortezza inviolata:
il castello di San Giusto
6. Sotterranei di guerra:
bunker e gallerie antiaeree
7. Cavit artificiali varie,
gallerie ferroviarie e gallerie stradali
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Prima di concludere questa nostra breve nota dintroduzione


desideriamo qui ringraziare la LINT Editoriale Associati nelle
persone di Valerio Fiandra e Giancarlo Stavro Santarosa, che
hanno creduto in questo nostro progetto, la Regione Friuli
Venezia Giulia, che ha appoggiato liniziativa e tutti quanti ci
sono stati daiuto in vario modo in questi anni di ricerche.
Buona esplorazione, dunque, e pensiamo a quellantico
detto latino che dice: nunquam invenietur, si contenti fuerimus
inventis. 1
gli autori
Trieste, novembre 2001

Mai nulla si scoprirebbe, se ci tenessimo paghi delle cose gi scoperte SENECA, Epist., 33, 10
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Il vanto della Trieste imperiale:


lacquedotto teresiano

La lapide del Capofonte teresiano

Lacquedotto teresiano senza dubbio la struttura principale


sotterranea della citt di Trieste. Esso venne costruito per far fronte
alla domanda dacqua potabile della citt settecentesca. I lavori
iniziarono in seguito al decreto imperiale di Maria Teresa nel
novembre 1749 e finirono nel 1752. Curatori dellimpresa furono il
generale Bohn e lingegnere idraulico Franz Xaver Bonomo, come
anche ricordato dalla frase scolpita nella bella lapide a cartiglio
posta sopra lingresso del Capofonte in via delle Cave:
PRISCA QUIRITUM
OBERRATA
NUNC DENUO
URBI ET ORBI RESTITUTA
DIVIS
MARIA THRESIA
CUM
FRANCISCO
IMPERANTIBUS

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STUDIO ET CURA PRAESIDUM


DE CHOTEK AC HAMILTON

La sorgente che alimentava questo acquedotto era posta in


luogo sotterraneo, poco distante dalla chiesetta dedicata ai
Santi Pelagio e Giovanni: lacqua veniva infatti convogliata nel
Capofonte attraverso una galleria che si addentrava in tre
direzioni negli strati arenacei a monte del Capofonte stesso e
che, secondo quanto descritto da Pietro Kandler (cfr. P.
Kandler, Acquedotto di San Giovanni o come altri lo dice dello
Starebrech, in LIstria I n. 80-81, 1846.) avrebbe dovuto
misurare circa 250 metri.
Dal Capofonte la condotta che discendeva verso la citt
diventava impraticabile e, dopo circa mezzo chilometro andava
ad unirsi alla conduttura laterale proveniente da un altro vasto
complesso di gallerie artificiali. La principale di queste
chiamata, galleria Secker, dal nome del suo progettista. In
origine essa aveva uno sviluppo di circa 300 metri, ma in
seguito a ripetuti ampliamenti il maggiore dei quali effettuato
nel 1898 avrebbe in seguito raggiunto uno sviluppo ben tre
volte superiore a quello iniziale. Le due condutture scendevano
cos riunite oltrepassando su volti il corso del torrente
Starebrech nei pressi dellattuale rotonda del Boschetto,
raggiungendo quindi uno sfiatatoio contrassegnato con il n.
XXVIII. In questultimo venivano raccolte le acque di unaltra
galleria artificiale, lunga circa 25 metri, scavata nel Fondo
Giuliani, vicino al Mulino dello Scoglio.

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Da qui in avanti lacquedotto non riceveva pi apporti


dacqua potabile e scorrendo lungo via Pindemonte in
condutture in legno (sostituite nel 1816 dal ferro), raggiungeva
la discesa di via Piccolomini per imboccare lattuale viale XX
Settembre che allepoca era noto col nome di Passeggio
dellAcquedotto.
Nei pressi di Piazza San Giovanni la condotta sotterranea
entrava nel Borgo Teresiano e, mantenendosi sulla sinistra del
Canal Grande, raggiungeva il centro citt.
Dalla condotta primaria si staccavano numerose diramazioni
laterali, sia per fornire dacqua alcuni edifici privati (casa
Rossetti, palazzo Carciotti), sia per alimentare le fontane
pubbliche, la Fontana del Giovanin del Mazzoleni in Piazza
Ponterosso (1751), quella del Nettuno in Piazza della Borsa
(poi trasportata in piazza Venezia), quella dei Quattro
Continenti in piazza Grande (1751) e quella dei Leoni in
piazzetta Santa Lucia sul retro della chiesa di SantAntonio
Vecchio.
I lavori di esplorazione sistematica dei cunicoli da parte
della SAS in questi anni hanno evidenziato che le strutture
degli elementi di captazione rimangono a tuttoggi ancora
abbastanza ben conservate nel loro insieme e percorribili con
una certa precauzione, mentre le condotte sono interrotte da
molto tempo gi allaltezza dellex birreria Dreher. Lacqua
che ancora scorre allinterno del Capofonte viene convogliata
tramite tubatura parallela a via delle Docce per poi sfociare

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nelle acque del torrente Starebrech che scorre sotto via Giulia
(vedi capitolo Torrenti coperti a pag. 109).
Le gallerie principali ancora praticabili sono: le gallerie di
San Giovanni (a monte del Capofonte), la galleria
Secker/Tschebull (a monte della chiesa parrocchiale di San
Giovanni) e le gallerie di Timignano (Stena inferiore e
superiore e complesso Store), mai collegate in verit con
lacquedotto.
Le gallerie di Timignano
Nel solco vallivo posto tra laltura del Boschetto e quella di
Timignano scorre poco pi di un ruscello che scompare in
galleria sotto via Giulia e che chiamato torrente Starebrech.
Circa a met del suo percorso esso riceve le acque da alcune
gallerie sotterranee artificiali, che avrebbero dovuto collegarsi
con le tubature dellacquedotto teresiano. Esse erano chiamate
Stena e Store e furono scavate verso la fine del XVIII
secolo, quando si rese necessario incrementare lapporto idrico
dellacquedotto teresiano. Il principio su cui si basa questo tipo
di manufatti il seguente: scavando un cunicolo in una massa
compatta di arenaria si produce una discontinuit nella roccia
che va ad intercettare il flusso dacqua capillare negli interstizi
presenti nella stratificazione, provocando laccumulo di acqua
nella parte inferiore del cunicolo. La quantit dacqua,
ovviamente, sar tanto maggiore quanti pi strati si saranno
incontrati nello scavo e, di conseguenza, la lunghezza della

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galleria influir in maniera determinante sulla resa di queste


sorgenti artificiali.
Le gallerie dacqua di San Giovanni
Le gallerie principali, come si detto, sono quelle a monte del
Capofonte, gi descritte nel 1846 da Pietro Kandler e
successivamente considerate in una relazione tecnica di
Eugenio Boegan che, circa sessantanni dopo, percorse i
cunicoli scendendo da un pozzo di circa 8 metri. In effetti il
pozzo esiste ancora e si trova sotto una botola interrata in una
propriet privata a fianco della chiesa dei Santi Pelagio e
Giovanni.
Complessivamente il percorso sotterraneo ancora praticabile
misura 196 metri ed costituito da una galleria principale che
si spinge negli strati di roccia arenaria per circa 105 metri in
direzione est, alla quale si aggiunge una diramazione laterale di
91 metri orientata verso nord.
Da una mappa del XVIII secolo si nota lo stesso andamento
delle gallerie, con la continuit oggi non pi esistente tra
queste gallerie e il Capofonte teresiano (CA1 FVG-TS) di via
delle Docce.

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Capofonte dellacquedotto teresiano, n. CA 1 FVG-TS,


Trieste, San Giovanni Superiore, Tip. A2, Quota 97 m s.l.m.,
Lungh. 18 m, Disl. 1 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (1986).
(foto e rilievo a pag. 15 del libro a stampa)

Il Capofonte costituisce il punto di partenza dellacquedotto


teresiano. Scavato a quota 97 m s.l.m., questo vano - oggi
sotterraneo - rappresentava originariamente la parte
seminterrata di un piccolo edificio oggi scomparso. Passato un
portone metallico, si accede allambiente principale che
contiene tre vasche, allinterno delle quali scorre lacqua.
Questi tre bacini sono riempiti con pietrame di pezzatura
decrescente, in modo da filtrare e far decantare gli eventuali
sedimenti in sospensione. Alle spalle delle vasche si apre una
galleria, che oggi si spinge per 10 m in direzione Est. Questo
passaggio rappresenta il tratto iniziale del sistema di captazione
superiore che, partendo proprio dal Capofonte, si inoltrava per
oltre 250 m allinterno della collina. Nellanno 1880, dei
movimenti franosi hanno interrotto il cunicolo e per accedere
alle Gallerie Superiori (vedi n. CA 2 FVG-TS) attualmente
necessario calarsi lungo un pozzo profondo circa 6 m.
Bibliografia:
De Vecchi F., Resciniti L., Vidulli Torlo M., 1994, Fontane a Trieste, Ed. B.&M.M. Fachin,
Trieste, pp. 27-32.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 138-140.
Guglia P., Halupca E., 1993, I manufatti per la cattura delle acque urbane, Atti del XVI
Congresso Nazionale di Speleologia, Udine, pp.153-160.
Guglia P., Pesaro A., 1992, Lacquedotto Teresiano nella Trieste emporiale del XVIII secolo,
in Progressione 27, Supplemento semestrale ad Atti e Memorie, anno XV, n. 2, Trieste, pp.
20-24.
Guglia P., Pesaro A., 1997, Il Progetto Theresia. Risultati delle ricerche e prospettive
future, Atti del IV Convegno Nazionale sulle Cavit Artificiali, Osoppo, 30/31 maggio 1
giugno 1997, pp. 143-152.

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Halupca A., 1997, Acquedotto Teresiano. Tante gallerie praticabili, il Il Piccolo, 10.1.1997,
rubr. Segnalazioni, Trieste.
Halupca E., 1993, Galleria dacqua per Maria Teresa, in Il Meridiano, 9.11.1993, pp. 44-45.
Halupca E., 1994, Microstorie. Immagini, notizie e curiosit della Trieste di un tempo, in
Meridiani del Nord Est, 31.3.1994, Trieste.
Halupca E., 1994, Inizia il Progetto Theresia, in La Cronaca, 25.11.1994, Trieste.
Lagan I., 1997, Il Capofonte in desolato abbandono, in Il Piccolo, 7.1.1997, rubr.
Segnalazioni, Trieste.
Pesaro A., 1995, Le Wassergallerien dellacquedotto Teresiano, in Archeografo Triestino,
CIII, pp. 239-293.
Stoch F., 1992, Prime ricerche faunistiche sulle acque sotterranee nelle aree urbanizzate della
Provincia di Trieste, in Bollettino 1982-1992, Societ Adriatica di Speleologia, Numero
Unico, Trieste, pp. 62-66.
Veronese L., 1997, Passeggiata romantica per Trieste, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio
Fotocomposizioni, Trieste, p. 105.

Gallerie Superiori dellacquedotto teresiano, n. CA 2 FVGTS, Trieste, San Giovanni Superiore, Tip. A2, Quota 103 m
s.l.m., Lungh. 235 m, Disl. 6 m, Ril. Guglia P., Societ
Adriatica di Speleologia - Trieste (1986).
(foto e rilievo a pag. 17 del libro a stampa)

Come evidenziato nella descrizione della cavit n. CA 1 FVGTS, le Gallerie Superiori si collegavano un tempo direttamente
al Capofonte. A seguito di franamenti, nel 1880, stato
interrotto il passaggio ed aperto un pozzo verticale che
permette di by-passare lostruzione. Il sistema superiore di
captazione si presenta diviso in tre rami distinti: quello Nord si
sviluppa per 80 m ed dotato - alla sua estremit - di una
piccola diramazione. interessante segnalare la presenza di
unopera di filtraggio preliminare dellacqua, formata da un
pozzetto riempito di ciottoli, chiuso da una lastra in pietra con
un foro circolare. Il ramo Est lungo anchesso 80 m, mentre
quello Sud stato visitato solo sommariamente causa pericoli
di frana. Una buona parte delle gallerie dotata di una
pavimentazione realizzata in mattoni, sotto la quale sono state
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ricavate delle canalette dove scorre lacqua. Detto sistema


permetteva agli operai addetti alla manutenzione di percorrere i
cunicoli senza intorbidire lacqua destinata ad uso potabile.
Bibliografia:
Ardito F., 1990, Citt sotterranee, Mursia Editore, Milano, pp. 143-145, 151, 153.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 141-146.
Guglia P., Pesaro A., 1992, Lacquedotto Teresiano nella Trieste emporiale del XVIII secolo,
in Progressione 27, Supplemento semestrale ad Atti e Memorie, anno XV, n. 2, Trieste, pp.
20-24.
Guglia P., Pesaro A., 1997, Il Progetto Theresia. Risultati delle ricerche e prospettive
future, Atti del IV Convegno Nazionale sulle Cavit Artificiali, Osoppo, 30/31 maggio 1
giugno 1997, pp. 143-152.
Halupca E., 1993, Galleria dacqua per Maria Teresa, in Il Meridiano, 9.11.1993, pp. 44-45.
Halupca E., 1994, Inizia il Progetto Theresia, in La Cronaca, 25.11.1994, Trieste.
Lucchesi P., 1987, Alla ricerca dellacquedotto perduto, in Il Meridiano, 19.2.1987, Trieste.
Pesaro A., 1995, Le Wassergallerien dellacquedotto Teresiano, in Archeografo Triestino,
CIII, pp. 239-293.
Spinella G., 1985, Lacquedotto Teresiano di San Giovanni in Guardiella a Trieste. Note
preliminari, atti II Convegno Nazionale di Speleologia Urbana, Napoli.
Spinella G., 1987, Acquedotto e speleologi, in Il Meridiano di Trieste, 15.3.1987, rubr.
Lettere, Trieste.

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Le cavit artificiali
opportuno fare un po di chiarezza sulla corretta
terminologia usata nel corso delle nostre ricerche. Il
sostantivo sotterraneo, anche se correntemente utilizzato,
estremamente vago e si riferisce genericamente a
qualche vano che si trova nel sottosuolo. Pi correttamente
meglio utilizzare il termine cavit artificiale (in breve
CA), che indica specificatamente un ambiente ipogeo
ideato, e quindi realizzato, dalluomo. Non tutti i
sotterranei sono da considerarsi cavit artificiali. Per
esempio le cantine vista la loro stretta dipendenza
dalledificio sovrastante non sono considerate CA ed
per questo che alcuni vani pur importanti nella tradizione
locale, come ad esempio i sotterranei dei Gesuiti, sono
presenti in questo libro senza alcuna numerazione del
Catasto delle Cavit Artificiali. Allo stesso tempo risulta
utile fare una distinzione fra speleologia urbana e
speleologia in cavit artificiali. La prima definizione
quella pi datata e si riferisce allattivit di ricerca ed
esplorazione avviata nel sottosuolo di una citt. Quando si
esce dal perimetro del centro abitato non si pratica pi, di
conseguenza, la speleologia urbana. stato perci coniato
a livello nazionale un termine pi generico, che
abbraccia complessivamente tutte le indagini effettuate
sulle opere sotterranee realizzate dalluomo e cio
speleologia in CA. Ovviamente lo speleologo pu visitare
e documentare sia cavit artificiali che altri vani non
strettamente classificabili come tali, siano essi posizionati
allinterno dei centri storici o allesterno, basta che vi
siano
sufficienti
motivazioni
ed
interessi
storico/costruttivi.
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Suddivisione delle cavit artificiali


Da quando esiste il Catasto Nazionale delle CA, si
cercato di codificare le tipologie alle quali pu appartenere
una cavit artificiale. Per una decina danni rimasta in
vigore una prima classificazione che prevedeva 3
categorie primarie. Dal 2000 stato adottato un nuovo
albero delle tipologie che contempla, invece, 7 gruppi
principali. Nel presente libro, considerando che la
maggioranza delle cavit stata presentata al Catasto con
la vecchia scheda, stato deciso di utilizzare la prima
classificazione. Questa prevede le seguenti categorie:
A) OPERE IDRAULICHE A1) Opere di regimazione e
bonifica; A2) Opere di captazione; A3) Opere di
Trasporto; A4) Cisterne; A5) Pozzi; A6) Opere di presa;
A7) Fognature.
B) OPERE INSEDIATIVE B1) Insediamenti stabili; B2)
Ricoveri temporanei e rifugi; B3) Necropoli e luoghi di
culto; B4) Opere difensive.
C) OPERE VARIE C1) Cave e miniere; C2) Gallerie di
trasporto e camminamenti militari; C3) Opifici; C4)
Magazzini e stalle; C5) Altro.

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Galleria Stena Inferiore, n. CA 4 FVG-TS, Trieste,


Timignano, Tip. A2, Quota 90 m s.l.m., Lungh. 97 m, Disl. 2
m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(10.11.1984).
(foto e rilievo a pag. 21 del libro a stampa)

Nel corso dei primi anni del 1800 i progettisti decisero di


potenziare lacquedotto Teresiano, affiancando al sistema di
captazione di San Giovanni, una nuova tubazione che doveva
raccogliere lacqua della vallata del rio Farneto. Tale nuovo
acquedotto, denominato anche Starebrech, ebbe una vita
alquanto travagliata, con lavori iniziati, poi interrotti, quindi
ripresi e mai completati. Esso prevedeva un sistema formato da
varie gallerie, e da una tubazione che doveva congiungersi con
lacquedotto Teresiano in corrispondenza della Rotonda del
Boschetto. Di tutti i lavori effettuati sono rimasti alcuni tratti
delle opere di captazione e parte del cunicolo di trasporto
dellacqua lungo la valle. La galleria denominata Stena
inferiore stata scavata in questo periodo ed formata da un
semplice cunicolo di circa 100 m, con volta in blocchi di pietra
nel tratto iniziale e senza alcun rivestimento nel settore
terminale. Lentrata quasi occultata da una colata calcitica e
la parte pi interna presenta imponenti fenomeni di
concrezionamento che la rendono molto simile ad una grotta
naturale. Da segnalare che, in posizione subito sovrastante, si
apre la galleria Stena Superiore (vedi n. CA 5 FVG-TS).
Bibliografia:
Ardito F., 1990, Citt sotterranee, Mursia Editore, Milano, pp. 146-150.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 129-137.
Pesaro A., 1994, Lacquedotto sotterraneo della valle di Farneto, in Il Bosco Farneto. Storia,
natura e sentieri del Boschetto di Trieste, Ed. Spring, Trieste, pp. 60-64.

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Pesaro A., 1995, Le Wassergallerien dellacquedotto Teresiano, in Archeografo Triestino,


CIII, pp. 239-293.
Veronese L., 1997, Passeggiata romantica per Trieste, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio
Fotocomposizioni, Trieste, pp. 99-100.

Galleria Stena Superiore, n. CA 5 FVG-TS,Trieste,


Timignano, Tip. A2, Quota 92 m s.l.m., Lungh. 67 m, Disl. 2
m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(10.11.1984).
(foto e rilievo a pag. 26 del libro a stampa)

Anche questa galleria doveva fare parte del progettato


acquedotto della vallata del torrente Starebrech. Lunga circa 70
m, presenta - come la sottostante Stena Inferiore (vedi n. CA
4 FVG-TS) - un tratto rivestito con volta in blocchi di pietra e
la parte terminale in roccia viva. La sua ben marcata sezione a
buco di serratura con linvaso dacqua nella parte sottostante,
la rende particolarmente adatta a rappresentare il concetto di
sotterraneo cos come appare nellimmaginario collettivo.
Bibliografia:
Ardito F., 1990, Citt sotterranee, Mursia Editore, Milano, pp. 146-150.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 129-137.
Pesaro A., 1994, Lacquedotto sotterraneo della valle di Farneto, in Il Bosco Farneto. Storia,
natura e sentieri del Boschetto di Trieste, Ed. Spring, Trieste, pp. 60-64.
Pesaro A., 1995, Le Wassergallerien dellacquedotto Teresiano, in Archeografo Triestino,
CIII, pp. 239-293.
Pesaro A., 1997, La galleria Stena superiore a Trieste, CA 5 FVG-TS. Un problema
metodologico di rilievo, Atti del IV Convegno Nazionale sulle Cavit Artificiali, Osoppo,
30/31 maggio 1 giugno 1997, pp. 215-230.

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Il Catasto delle Cavit Artificiali


Il lavoro di ricerca e documentazione, effettuato negli
ultimi anni dalla Sezione di Speleologia Urbana della
Societ Adriatica di Speleologia, ha portato alla raccolta di
un ingente mole di documenti e rilievi. Al fine di rendere
pi fruibili tali dati, questi sono stati consegnati anche al
Catasto delle Cavit Artificiali del Friuli Venezia Giulia.
Questa istituzione, operante dal 1989 su incarico della
Commissione Nazionale CA della Societ Speleologica
Italiana, raccoglie le schede di tutte quelle opere
sotterranee che, in base al suo regolamento, rientrano in
una delle varie categorie in cui sono state suddivise a
livello nazionale le varie cavit costruite dalluomo.
Tutte le cavit presentate al Catasto sono state quindi
identificate con una numerazione, che risulta cos
composta: per prima viene riportata la sigla CA, segue un
numero progressivo, quindi si indica la regione e la
provincia nella quale si trova lopera sotterranea. Per fare
un esempio, il Capofonte dellacquedotto teresiano,
individuato con il numero catastale CA 1 FVG-TS,
rappresenta la prima cavit artificiale catalogata nella
regione Friuli Venezia Giulia che si apre nella provincia
di Trieste. Nel presente libro, lidentificazione delle
singole cavit avviene proprio sulla base di questa
numerazione catastale e della denominazione ufficiale con
la quale le stesse sono conosciute.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

23

Tratto dellacquedotto teresiano, n. CA 13 FVG-TS, Trieste,


San Giovanni, Tip. A3, Quota 55 m s.l.m., Lungh. 30 m, Disl.
1 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(18.11.1988).
(foto e rilievo a pag. 30 del libro a stampa)

Lacquedotto teresiano comprendeva numerose gallerie di


captazione. Lacqua che fuoriusciva da queste era raccolta in
canalette e convogliata in citt. Tali canalette erano di varie
dimensioni, certe molto ridotte, altre praticabili. questo il
caso della galleria di via delle Linfe, che rappresenta un tratto rimasto oggi isolato - delloriginale sistema di trasporto
dellacqua. Da un passaggio laterale, si accede al cunicolo
principale che presenta, dopo pochi metri, un sistema di
misurazione della portata a stramazzo. La galleria continua
poi per circa 25 m, fino ad arrivare ad una ostruzione del
passaggio.
Bibliografia:
Spechar R., 1990, Acquedotto Teresiano: percorso riscoperto, in Messaggero Veneto,
13.8.1990, ed. di Trieste.

Galleria Secker/Tschebull dellacquedotto teresiano, n. CA


14 FVG-TS, Trieste, San Giovanni, Tip. A2, Quota 54 m s.l.m.,
Lungh. 1.140 m, Disl. 12 m, Ril. Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (8.1.1990).
(foto e rilievo a pag. 31 del libro a stampa)

La galleria Secker/Tschebull senza dubbio, per importanza, il


secondo punto di captazione dellacquedotto teresiano e pi
precisamente quello che raccoglie le acque della parte bassa
della valle di San Giovanni, alla quota di 54 m s.l.m.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

24

I lavori del 1805 sono da far risalire allintervento delling. Secker


(ideatore anche di un altro cunicolo per il rifornimento idrico
posto allimboccatura della Val Rosandra - n. CA 11 TS-FVG). In
seguito vi furono vari prolungamenti, fra i quali la galleria Zock
(1843-1845). Dopo vari lavori di miglioramento, la galleria
possedeva ben cinque accessi, di cui quattro a forma di pozzo
verticale. Negli anni tra il 1898 e il 1902 il ramo a monte venne
allungato di altri 650 m (prolungamento progettato dalling.
Tschebull), inoltrandosi per ben 174 m nel cuore calcareo
dellaltipiano. Nonostante questi ingenti lavori di scavo, non si
intercettarono, per, le vene dacqua carsica sotterranea che si
ipotizzava scorressero abbondanti alle spalle della vallata di San
Giovanni. Questa galleria, per le sue particolari caratteristiche
storiche e morfologiche, stata interessata - negli anni 1994/1995
- da un ampio progetto di ricerca idrologica e biologica. Nellanno
2001, la Societ Adriatica di Speleologia ha avviato, una volta
ottenute le opportune autorizzazioni, i lavori per rendere
nuovamente agibile un ulteriore pozzo di entrata alla galleria, in
modo da facilitare maggiormente lingresso alla stessa.
Una pi immediata accessibilit permetter di intraprendere
una nuova fase di ricerche multidisciplinari sullopera
sotterranea e di avviare una serie di visite guidate per
appassionati e studiosi. Per quanto riguarda altre cavit
artificiali aperte al pubblico, vedi anche il rifugio antiaereo
Kleine Berlin (n. CA 34 FVG-TS) e la galleria antiaerea di
via Reni Speleovivarium (n. CA 40 FVG-TS).
Bibliografia:
Guglia P., Pesaro A., 1997, Il Progetto Theresia. Risultati delle ricerche e prospettive
future, Atti del IV Convegno Nazionale sulle Cavit Artificiali, Osoppo, 30/31 maggio 1
giugno 1997, pp. 143-152.
Halupca E., 1993, Galleria dacqua per Maria Teresa, in Il Meridiano, 9.11.1993, pp. 44-45.
Halupca E., 1994, Microstorie. Immagini, notizie e curiosit della Trieste di un tempo, in
Meridiani del Nord Est, 9.6.1994, Trieste.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

25

Halupca E., 1994, Inizia il Progetto Theresia, in La Cronaca, 25.11.1994, Trieste.


Longhi G., 1993, Lacquedotto di Maria Teresa, in Il Piccolo, 25.5.1993, Trieste.
Pesaro A., 1995, Le Wassergallerien dellacquedotto Teresiano, in Archeografo Triestino,
CIII, pp. 239-293.
Spechar R., 1989, Gallerie sotto labitato di San Giovanni, in Messaggero Veneto,
27.11.1989, ed. di Trieste.
Spechar R., 1989, La speleologia urbana tra storia e leggenda, in Messaggero Veneto,
3.12.1989, ed. di Trieste.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

26

La galleria dacqua delling. Tschebull


Per ottimizzare la resa dellacquedotto teresiano sono stati
elaborati, in attesa di soluzioni che risolvessero
radicalmente il problema, numerosi progetti. Pur partendo
da congetture diverse, tutte le ipotesi formulate hanno
comunque previsto lallungamento dei cunicoli gi
esistenti nella zona di San Giovanni. Tra le varie proposte,
ling. Tschebull sugger di approfondire ulteriormente la
galleria detta Secker arrivando fino alle rocce calcaree,
nelle quali avrebbe dovuto trovarsi una ricca ed
inesauribile riserva idrica. I lavori vennero conclusi nel
1902, ma non si ottennero gli effetti voluti. Infatti, il
risultato pratico della terebrazione eseguitasi fu che la
portata iniziale della galleria venne triplicata [ma] questo
aumento dovuto tutto alla parte di galleria che
attraversa i terreni arenarei/marnosi. interessante
notare come, rispondendo ad una richiesta di parere
avanzata dal Comune di Gorizia che si apprestava a
valutare delle soluzioni tecniche per lapprovvigionamento
idrico proposte sempre dalling. Tschebull, il Magistrato
Civico di Trieste ribadisse: Le osservazioni fatte durante
i lavori ed il risultato ottenuto [] non valsero per nulla a
mutare limpressione di poca fiducia riportata dallo
scrivente sulla teoria posta dalling. Tschebull a base del
suo progetto di acquedotto per la nostra citt.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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Complesso Store dellacquedotto dello Starebrech, n. CA


158 FVG-TS, Trieste, Sottolongera, Tip. A3, Quota 116 m s.l.m., Lungh.
120 m, Disl. 1 m, Ril. Pesaro A., Guglia P., Neami E., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (15.11.1992). (foto e rilievo a pag. 36 del libro a stampa)

Questo complesso, formato da 2 rami laterali di captazione e da


un collettore centrale di raccolta dellacqua, fa parte del
progettato acquedotto della vallata del torrente Starebrech.
Perfettamente conservato nella sua struttura, drena ancora oggi
una buona quantit dacqua che, attraverso una pompa, viene
utilizzata per irrigare le coltivazioni dei campi sovrastanti. La
galleria presenta, sia a monte che a valle, due murature di
ostruzione che interrompono la possibilit di esplorazione. Un
centinaio di metri pi ad Ovest, si apre la Galleria
dellacquedotto dello Starebrech (vedi n. CA 183 FVG-TS),
che rappresenta, di fatto, la sua continuazione in direzione della
citt.
Bibliografia:
Garofalo P.P., 1992, Un tesoro nel pollaio, in Il Piccolo, 24.11.1992, Trieste.
Pesaro A., 1994, Lacquedotto sotterraneo della valle di Farneto, in Il Bosco Farneto. Storia,
natura e sentieri del Boschetto di Trieste, Ed. Spring, Trieste, pp. 60-64.
Pesaro A., 1995, Le Wassergallerien dellacquedotto Teresiano, in Archeografo Triestino,
CIII, pp. 239-293.

Galleria dellacquedotto dello Starebrech, n. CA 183 FVG-TS,


Trieste, Sottolongera, Tip. A3, Quota 112 m s.l.m., Lungh. 26
m, Disl. 4 m, Ril. Pesaro A., Halupca A., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (22.11. 1993).
(foto e rilievo a pag. 38 del libro a stampa)

Questa cavit, pesantemente rimaneggiata, rappresenta ci che


oggi rimane di un tratto dellacquedotto della vallata del
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

28

torrente Starebrech. Una volta constatato che detto acquedotto


non sarebbe stato pi utilizzato, gli abitanti del luogo hanno
modificando le sue strutture, rendendo accessibile e portando a
cielo aperto un tratto di galleria, in modo da ottenere un
lavatoio che utilizzasse labbondante acqua sempre disponibile.
Sono perfettamente visibili le 2 scale in pietra che portano al
livello della galleria e le pietre un tempo usate dalle donne per
il lavaggio dei panni. Questopera - oggi solo parzialmente
sotterranea - si apre in posizione subito sottostante il
Complesso Store (vedi n. CA 158 FVG-TS), con il quale era
una volta direttamente collegata. Esiste, nella provincia di
Trieste, un secondo manufatto ipogeo usato per il lavaggio dei
panni e pi esattamente il Lavatoio di via dei Moreri (vedi n
CA 92 FVG-TS).
Bibliografia:
Pesaro A., 1995, Le Wassergallerien dellacquedotto Teresiano, in Archeografo Triestino,
CIII, pp. 239-293.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

29

Lacquedotto in rete
http://digilander.iol.it/apesaro/homeit.htm il sito internet
dedicato a Lacquedotto teresiano a Trieste 1751-1918
viaggio alla scoperta del primo impianto idraulico di
Trieste moderna. Curato dal webmaster, socio della
Societ Adriatica di Speleologia Alessandro Pesaro di
Trieste.

Altri siti che si occupano di speleologia urbana e


speleologia a Trieste:
Catasto nazionale di speleologia urbana
http://www.ssi.speleo.it/artificiali/catasto.shtml
Sito nazionale di Speleologia
http://www.speleo.it/index.html
Federazione Speleologica Friuli Venezia Giulia
http://www.spin.it/speleo/FedReg/
Federazione Speleologica Triestina
http://www.spin.it/speleo/FedTs/
Societ Adriatica di Speleologia
http://www.sastrieste.it/

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

30

Altre opere idrauliche:


sorgenti, pozzi e cisterne

Tratto terminale dellAcquedotto romano


sottostante piazza della Valle

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

31

I manufatti idraulici della citt


Il terreno sul quale stata edificata la citt di Trieste formato
prevalentemente da unalternanza di marne ed arenarie
(flysch). Questo tipo di roccia impermeabile e favorisce lo
scorrimento superficiale dellacqua piovana, con la formazione
di corsi dacqua temporanei a regime torrentizio, ma allo stesso
tempo permette anche una limitata penetrazione nel sottosuolo,
lungo le fratture, gli interstrati e le varie discontinuit
(permeabilit per fratturazione).
In territorio urbano potremo trovare quindi acque di
percolazione, ancora in lento movimento allinterno della
massa rocciosa, oppure acque di falda.
Queste acque presenti nel terreno possono ritornare alla luce
in presenza di particolari condizioni geomorfologiche (sorgenti
naturali), oppure in corrispondenza dinterventi specifici
realizzati dalluomo. Le acque di percolazione sono captate dai
cunicoli di drenaggio e pi piani di discontinuit saranno
attraversati dallo scavo artificiale, maggiore sar la resa finale
della galleria. Le falde sotterranee sono intercettate invece dai
pozzi: lo scavo verticale attinge le acque presenti in questi
bacini ipogei, spesso di limitata estensione e normalmente posti
a poca profondit dalla superficie.
Le sorgenti
Ben poche sono le sorgenti naturali presenti in ambito urbano
citate nei vari documenti. Sono ricordate, infatti, solamente la

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

32

fonte Ustia (sul colle di Scorcola), la sorgente in Contrada degli


Artisti e quella in localit Tor Cucherna (sul colle di San

Giusto). Se si allarga larea di riferimento, includendo la


periferia della citt, possibile ritrovare cenni relativi alle
sorgenti della valle delle Sette Fontane, a quella del Bosco
Marchesetti, a quella sotto il colle del Farneto ed alle fonti di
Barcola. Le ricche sorgenti presenti nel rione di San Giovanni
non sono incluse in questelenco perch tutte captate dalle
estese canalizzazioni dellacquedotto Teresiano. (vedi capitolo
precedente)
Esplorazione delle sorgenti
Una sorgente il punto dove lacqua scaturisce naturalmente
dal suolo e spesso bastano pochi adattamenti per sfruttare al
meglio tale circostanza. Un piccolo bacino di raccolta ed
opportune canalizzazioni permettono, infatti, di convogliare
facilmente lacqua verso il luogo dutilizzo ritenuto pi
opportuno. Per questo motivo, non vi sono normalmente delle
descrizioni particolareggiate delle opere realizzate presso le
sorgenti ed anzi, in molti casi, non viene precisata nemmeno la
posizione esatta delle stesse.
Durante le esplorazioni effettuate nel sottosuolo cittadino, ci
si spesso imbattuti per puro caso in queste opere, talvolta
senza individuare, allinizio, quanto si stava visitando. Soltanto
in seguito, analizzando in maniera pi approfondita i
documenti e le descrizioni disponibili, sono stati identificati

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

33

correttamente i singoli manufatti sotterranei precedentemente


osservati.
Sul colle di Scorcola stata esplorata una galleria drenante
di sviluppo ridotto, formata da un ramo principale e da due
brevi cunicoli laterali. Inizialmente non era stato possibile
riconoscere la cavit; solamente in un secondo tempo stato
accertato che la galleria dalimentazione esplorata non era altro
che lopera di adattamento eseguita in corrispondenza della
fonte Ustia (n CA 6), sorgente citata molte volte nei
documenti, ma mai localizzata precedentemente sul territorio.
Allo stesso modo, quando c stata loccasione di visitare un
cantiere edile in via degli Artisti e sono stati percorsi alcuni
vani sotterranei che sinterrompevano a contatto con la roccia
in presenza di un forte arrivo dacqua, non sono state subito
riconosciute le opere che si stavano esplorando. Anche in
questo caso, solo dopo alcuni giorni, stato collegato tale
manufatto con la presenza in questo luogo della sorgente in
Contrada degli Artisti (o Sotto il Monte - n CA 131), citata in
pi documenti.
Talvolta, sempre a causa dellimprecisa localizzazione dei
manufatti, stata rintracciata unopera sotterranea sconosciuta,
pur cercandone unaltra. il caso delle ricerche avviate
nellalta valle di San Giovanni, dove si stava tentando di
rintracciare la galleria Slep dellAcquedotto Teresiano. Dopo
alcune giornate di perlustrazione, stata trovata una
costruzione semi sotterranea dotata di bacini di decantazione e
di galleria dalimentazione: non si trattava della galleria Slep
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

34

(che non stata ancora localizzata e che deve aprirsi in ogni


caso ad una quota inferiore), ma della sorgente del Bosco
Marchesetti (n CA 3), anchessa pesantemente modificata per
ottenere una maggiore resa idrica.
La sorgente sotto il colle del Farneto (n CA 15) era invece
da noi conosciuta fin dal 1985. Era stata segnalata, quellanno,
una piccola costruzione semi interrata posta lungo il torrente
Bonomo, interessata da una limitata presenza dacqua. Solo
nellanno 1988 stato possibile effettuare una pi attenta
verifica del manufatto e sono state raccolte numerose nuove
informazioni. Per prima cosa risultato che la costruzione era
dotata di una piccola galleria dalimentazione; poi stato
scoperto che sotto il pavimento era stata realizzata unampia
cisterna per la raccolta dellacqua. Alla luce dei nuovi dati,
lopera acquisiva una particolare importanza: era stata
interessata, infatti, da tutti i lavori di modifica ed adattamento
che, generalmente, possono ottimizzare lutilizzo di una
sorgente. Non solo il punto naturale dal quale scaturiva lacqua
era stato approfondito ed adattato per ottenere un maggiore
rendimento, ma in prossimit della fonte era stato ricavato un
vasto serbatoio dove raccogliere lacqua durante i momenti di
maggior resa, per poi poterne approfittare nei periodi di magra.
Non sono state ancora localizzate, per il momento, le
sorgenti della valle delle Settefontane (definizione troppo
vaga), quella in localit Tor Cucherna (la zona stata
interessata da troppe fasi sovrapposte durbanizzazione) e

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

35

quelle di Barcola (si stanno approfondendo le ricerche


archivistiche per definire meglio la loro posizione).
A proposito di questultima zona, opportuno ricordare
anche le fonti retrostanti il piccolo porto di Cedas. Queste
sorgenti sono citate in molti documenti: nellestate del 1868 il
Comune organizz trasporti di acqua che partivano da
questarea e si dirigevano verso la citt e potenzi due ulteriori
sorgenti, nel luglio 1899 venne previsto lulteriore
prolungamento delle gallerie di captazione, negli anni 1907 e
1909 vennero effettuati alcuni esperimenti di tracciatura delle
acque del Timavo sotterraneo, con riscontri positivi anche
presso le sorgenti di Cedassamare, nel febbraio del 1917 si
ipotizz un acquedotto che avrebbe dovuto collegare le
sorgenti di Cedas con labitato di Barcola.
Nonostante le numerose ispezioni, le gallerie di captazione
che sono state costruite in corrispondenza di queste sorgenti,
sempre ricche dacqua, non sono state ancora ritrovate.
I pozzi
Analizzando i documenti e gli atti pubblici degli ultimi 250
anni, escludendo le grandi realizzazioni legate agli acquedotti,
la categoria delle opere idrauliche pi spesso citata quella dei
pozzi. Questi scavi nel terreno hanno, infatti, risolto il
problema dellapprovvigionamento idrico per un vastissimo
periodo: dallantichit fino ai nostri giorni. Si tratta di
costruzioni relativamente semplici da realizzare, che possono
essere di grandi dimensioni ma anche di profondit ridotta, che
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

36

non necessitano di grandi conoscenze tecniche per


lescavazione ma che assolvono brillantemente al loro scopo.
Tecnicamente un pozzo formato da una camera di
captazione, dove si raccoglie lacqua; da una canna, scavo
verticale che congiunge la camera alla superficie, e da una
bocca, passaggio attraverso il quale possibile accede al pozzo
stesso.
La camera di captazione normalmente priva di
rivestimento, al fine di facilitare la fuoriuscita dellacqua dalle
fessure della roccia; la sua profondit ovviamente legata alle
condizioni idrogeologiche del luogo. La canna solitamente di
forma cilindrica, rivestita con muratura per rinforzare le pareti
e daltezza variabile in relazione alla profondit della camera di
captazione. La bocca del pozzo, spesso munita di vera,
realizzata in funzione di vari scopi: deve proteggere le persone
durante la fase di prelievo dellacqua, prevenire possibili
inquinamenti ed evitare la caduta di oggetti e animali
allinterno. La vera pu essere realizzata in semplice muratura,
oppure in un solo blocco monolitico di roccia.
I pozzi pi antichi sono normalmente di forma cilindrica,
cio mantengono una sezione pi o meno costante dalla bocca
alla camera di raccolta: sono pi facili da realizzare ed hanno
una resistenza maggiore. Quelli pi recenti (seconda met del
1800) assumono invece una forma a bottiglia, con una bocca
di diametro ridotto ed una canna con una sezione che
inizialmente aumenta allaumentare della profondit, per poi
diventare costante fino al fondo.
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

37

Se analizziamo le dimensioni di queste opere sotterranee, la


profondit dello scavo di un pozzo pu, secondo le
caratteristiche locali, partire da pochi metri per giungere fino a
profondit ragguardevoli. Nella citt di Udine, ad esempio, il
pozzo di San Cristoforo, sito nellomonima piazza, raggiunge
la profondit di 54,5 m.
Per quanto riguarda il territorio urbano triestino, la
profondit massima riscontrata durante le esplorazioni stata
di 18 m, ma probabilmente sono stati realizzati anche scavi pi
profondi. Per quanto riguarda il diametro della canna
(escludendo la bocca che normalmente di sezione pi ridotta),
si riscontrano valori che vanno da un minimo di 1,2 m ad un
massimo di 5,4 m, con una media di 2,6 m. In relazione alle
varie morfologie, il volume dacqua disponibile in ogni pozzo
poteva quindi variare da poche decine di metri cubi a volumi
anche considerevoli.
I pozzi presenti in ambito urbano possono essere divisi in
due grandi gruppi: quelli pubblici e quelli privati. Nel primo
gruppo possiamo includere tutti i pozzi, normalmente di grandi
dimensioni e di sicura resa idrica, adibiti ad uso collettivo,
dove lonere della costruzione e della manutenzione era a
carico dellamministrazione cittadina. Nel secondo gruppo
sono incluse invece tutte le opere duso famigliare, o
comunque rivolte ad un numero limitato di persone. In questo
caso la costruzione e la manutenzione dellopera era a carico
della ristretta comunit che ne usufruiva. Talvolta questa
suddivisione abbastanza relativa, in quanto certi pozzi privati
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

38

erano spesso utilizzati, durante i periodi di siccit, anche a fini


pubblici.
Bisogna inoltre evidenziare la presenza di una categoria
particolare di pozzi: i fontanoni. Anche in questo caso si tratta
di scavi nel terreno per la raccolta dellacqua, ma con precise
caratteristiche morfologiche e sempre duso pubblico. Molto
spesso dei semplici pozzi venivano, con il passare degli anni,
modificati ed ingranditi, passando cos alla categoria
superiore. Per questo motivo alcune cavit sono riportate nei
vari documenti con le due diverse definizioni. Dei fontanoni si
tratter pi estesamente nel paragrafo appositamente dedicato.
difficile quantificare quanti pozzi siano stati scavati nel
territorio urbano della citt. Una stima elaborata dallACEGAS
cita 700 pozzi, mentre un recente lavoro di Ballarin e
Semeraro, dedicato alla geologia della zona di Trieste, ne
indica 1.800. Bisognerebbe ovviamente definire esattamente i
limiti del territorio urbano, ma probabile che queste
valutazioni siano da ritoccare in eccesso.
Una stima del 1882, indica che la disponibilit totale
dacqua della citt ammontava a 2.254 mc giornalieri, di cui
1.100 mc fornita da pozzi e fontanoni. Ci significa che, fino a
circa cento anni fa, Trieste dipendeva quasi al 50% da questo
tipo dopere idrauliche.
I pozzi trattati nella presente ricerca, sono delle semplici
opere di escavazione che intercettano lacqua presente nel
sottosuolo, che necessitano quindi di particolari sistemi di
sollevamento per il trasporto allesterno della stessa. Non
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

39

bisogna quindi confonderli con i pozzi artesiani che nel


territorio triestino, nonostante numerosi tentativi, non hanno
mai portato a grandi risultati e che non rientrano nellindagine
effettuata.
I pozzi pubblici
Per definire quali pozzi erano considerati pubblici a Trieste,
possibile fare riferimento a varie relazioni, ma due di queste
possono considerarsi particolarmente esaurienti. La prima
elenca 27 cavit (fra pozzi e fontanoni) ed stata formulata dal
medico de Garzarolli e dal farmacista Boara nel 1822
(Archivio di Stato di Trieste, IRLL AG Busta 2236, Rapporto
della commissione per la rilevazione dello stato dei pozzi,
Trieste 24 giugno 1822). La seconda ne elenca solo 19 ed
stata redatta dalle autorit cittadine in occasione della siccit
del 1868 (Verbali della delegazione municipale di Trieste,
Trieste 10 agosto 1868).
Sulla base di questi documenti si possono ricordare i
seguenti pozzi cittadini: Bianco, davanti alla Cattedrale di San
Giusto, del Ghetto Vecchio, del Lavatojo, del Mare,
dellAmore, dellAnnunziata, dellOspedale, della Chiesa dei
Gesuiti, della Marinella, di Crosada, di San Lorenzo, di San
Silvestro, di Sporca Villa, dietro Casa Fister, in androna
Brainech, in androna della Fontanella, in androna Jasbezza, in
Barriera Vecchia, in contrada Malcanton, in Guardiella, in
piazza del Fieno, in piazza della Dogana Nuova, in piazza della
Dogana Vecchia, in piazza Lipsia, in piazza Santa Lucia, in
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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Pozzacchera, presso Casa Baiardi, presso Casa Baraunz, presso


Casa Cosmatz, presso Casa Porta, sotto il Corpo di Guardia di
Rena Vecchia e Sotto il Monte.
Allinterno di questo elenco, alcuni pozzi sono facilmente
identificabili, in particolare modo quelli che fanno riferimento
ad una chiara collocazione (in androna della Marinella, in
piazza Santa Lucia...). Altri sono invece indicati con delle
definizioni meno precise (presso Casa Baraunz, presso Casa
Cosmatz) e presentano quindi delle notevoli difficolt per la
determinazione della loro esatta posizione.
Consultando vari documenti, stato possibile seguire
levoluzione di alcuni pozzi ed i lavori di modifica che, nel
tempo, li hanno interessati. il caso del pozzo antistante la
Cattedrale di San Giusto: esso stato realizzato in tempi
antichi e per lunghi anni ha svolto la sua funzione. Nel 1884, il
pozzo stato infine chiuso e, in molti testi, si riporta che al suo
posto fu eretta la nota colonna sormontata dallalabarda.
Consultando le piante che riportano lesatta posizione del
pozzo, facilmente visibile, per, come esso risulti alquanto
spostato rispetto alla colonna e che quindi non via sia stata
alcuna interferenza fra le due costruzioni. In un progetto del
1846, si previde lallacciamento di questopera sotterranea con
il sottostante edificio allora adibito a manicomio (un tempo
sede episcopale, quindi Ospitale), sito in via del Castello n. 2,
che non disponeva dacqua a sufficienza nonostante le due
grandi cisterne di cui era dotato. Non ci sono dati sicuri sulla
realizzazione di questo collegamento, ma stata ritrovata
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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unintervista rilasciata dallo storico Silvio Rutteri, nella quale


si accenna allavventurosa esplorazione di queste
canalizzazioni.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

42

I pozzi privati
Se i documenti ufficiali trattano spesso dei pozzi pubblici,
poche indicazioni sono riservate invece a quelli di carattere
privato. La realizzazione di queste opere, infatti, interessava
solamente i proprietari del terreno in cui il manufatto si apriva
e molto spesso non rimaneva traccia della costruzione in alcun
atto o progetto ufficiale. Lidentificazione di numerose cavit
appartenenti a questa categoria risulta per facile consultando
le varie mappe, antiche e moderne, che descrivono il territorio
urbano. Le planimetrie, che ritraggono sia il centro che le aree
di periferia, riportano spesso dei piccoli simboli circolari, che
identificano la posizione dei pozzi presenti nelle varie propriet
private. possibile cos vedere come sul colle di San Giusto,
ma anche in Cittavecchia ed in generale in tutto il territorio
urbano e di periferia, vi sia una considerevole presenza di pozzi
di costruzione privata. Basta poi consultare la cartografia del
piano Mller in scala 1:1.000 per notare particolari
concentrazioni: una di queste si riscontra nella zona periferica
retrostante il cimitero di SantAnna, dove, in unarea
quadrangolare di 250 m di lato, sono presenti pi di 16 cavit
di questo tipo.
Quasi tutte le ville padronali erano dotate di pozzi per
lapprovvigionamento idrico. Lesempio pi interessante
quello di villa Bazzoni, pregevole edificio neoclassico sito
allinizio dellomonima via. Durante recenti sopralluoghi,
svolti dalla Sezione di Ricerche e Studi su Cavit Artificiali del
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Club Alpinistico Triestino, risultato che nel parco sono


presenti ben 4 pozzi, di dimensioni variabili, usati sia per le
esigenze del parco stesso, sia come riserve idriche per la villa.
Allo stesso modo, erano sempre dotati di pozzi le principali
fortificazioni militari, come il castello di San Giusto o il Forte
della Sanza, ed i vari edifici di carattere religioso. A tale
proposito basti ricordare il convento di San Cipriano che
presenta ancora oggi, negli orti circostanti, due ampi manufatti
per la raccolta dellacqua.
Esplorazione dei pozzi
II pozzi pi antichi che sono stati rinvenuti risalgono al periodo
romano. Si tratta di due opere ipogee ancora visitabili sul colle
di San Giusto. Il primo posto lungo la rampa daccesso al
castello (n CA 21), dove facilmente visibile la botola in
pietra che ne chiude la bocca. Questa stata posta nellanno
1930. Si tratta di un pozzo profondo 5 m, di forma cilindrica
con un diametro di circa 1 m. Un altro manufatto, sempre
depoca romana, stato rinvenuto allinterno del battistero
della Cattedrale (n CA 23): uno scavo di piccole dimensioni,
di costruzione cilindrica, con una profondit di 3 m ed un
diametro di circa 80 cm. Tutte le due cavit sono rivestite in
conci di pietra e sinterrompono a contatto con gli strati di
roccia marnoso-arenacea. In entrambi i casi, si tratta
dimportanti testimonianze relative ai pozzi che, assieme ai tre
acquedotti, hanno permesso la sopravvivenza e lespansione
dellantica citt di Tergeste.
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Se affrontiamo invece largomento dei pozzi pi recenti di


carattere pubblico, lesempio pi rilevante sicuramente quello
dellopera idraulica presente nei sotterranei della chiesa di
Santa Maria Maggiore: il pozzo dei Gesuiti (n CA 19). Nato
inizialmente come fonte idrica privata, presenta le seguenti
caratteristiche: la canna in muratura scende in profondit per 5
m, mentre la camera di raccolta si sviluppa per ulteriori 1,5 m
nella roccia marnoso-arenacea. Come si pu constatare, si tratta
di un pozzo con limitate dimensioni (profondit totale 6,5 m),
ma che possiede interessanti particolarit. La canna, infatti, si
presenta a sezione variabile: inizia con forma ottagonale, che
diventa poi quadrata ed infine circolare. Anche i materiali di
costruzione sono diversi. Il pozzo inizialmente realizzato con
mattoni, per poi presentare, in profondit, pareti rivestite con
pietre squadrate darenaria. Si tratta, molto probabilmente, di
una stratificazione morfologica indicante fasi diverse di
costruzione. La parte profonda del pozzo, quella formata dalla
camera di captazione e dalla prima parte della canna realizzata
in pietre con sezione circolare, quasi certamente preesistente
al resto della costruzione ed stata inglobata nelle fondamenta
della chiesa al momento della sua edificazione.
Pozzi di carattere privato si trovano in quasi tutto il territorio
urbano. Fra i tanti localizzati e documentati, si possono citare
due in via degli Artisti e numerosi altri nella zona di via
Commerciale, in via Carpaccio, in via Virgilio, in vicolo
dellOspedale, in piazzale Rosmini, in via Crispi, in via
Giustinelli, sul colle di San Giusto, nel parco della
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Rimembranza e nellOrto Lapidario. Si tratta di costruzioni di


dimensioni medio-piccole, con profondit massima di 13 m ed
un volume medio dacqua pari a 42 mc.
Alcuni interessanti sopralluoghi sono stati fatti anche
allinterno dei parchi dalcune ville appartenute a famiglie
nobili cittadine. Come esempio dalle particolari caratteristiche,
si pu citare il manufatto idraulico costruito nei pressi della
villa Sartorio, oggi sede dellomonimo civico museo. Nel
giardino sono ancora oggi visitabili alcuni ambienti sotterranei,
probabilmente appartenenti ad una costruzione preesistente
allattuale edificio. Procedendo lungo questi vani, stato
possibile localizzare un ampio pilastro a sezione circolare:
dopo opportune indagini, emerso che lo stesso non una
struttura di sostegno della volta, come inizialmente
interpretato. Si tratta invece della parete esterna della canna di
un ampio pozzo (n CA 129) che, aprendosi allesterno, scende
in profondit attraversando, dal soffitto al pavimento, tutta la
sezione della galleria.

I fontanoni
Per alcuni pozzi, nei documenti del passato, stata usata una
definizione particolare: fontanone. Con tale termine sintende
di norma un motivo architettonico ornamentale costituito da
una fontana di grandi dimensioni, oppure una sorgente carsica
caratterizzata da variazioni di flusso e da intermittenza di
portata. A Trieste con detto termine sindica invece un pozzo,
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duso pubblico, dalle particolari caratteristiche: si tratta di scavi


di dimensioni medio-grandi, coperti da una struttura a cupola,
sormontati da una costruzione in muratura, dotati di sistemi di
pompaggio e di vasche esterne per la raccolta dellacqua.
Questi manufatti, se non ricavati da preesistenti pozzi, sono
stati generalmente scavati a partire dal 1600, fino alla prima
met del 1800.
Lo scavo di un fontanone non si estendeva normalmente in
profondit, ma si sviluppava in larghezza, al fine di ricavare un
ampio vano nel quale contenere una cospicua riserva dacqua,
da utilizzare nei mesi di siccit.
Nelle liste redatte a met del 1800, sono citati i seguenti
fontanoni: della Zonta, di San Lazzaro (o di piazza della
Legna), di Cavana, di piazza San Francesco (o del Borgo
Franceschino - ex pozzo), di piazza della Caserma, di piazza
della Valle, di piazza della Legna (ex pozzo di San Lazzaro), di
corte Preinitsch, di Barriera Vecchia (ex pozzo), di piazza
Lipsia (ex pozzo), di piazza Scorcola.
Certi fontanoni hanno una storia ben documentata. Ad
esempio quello del Borgo Franceschino stato iniziato nel
1803, ma un forte acquazzone distrusse lo scavo ed il cantiere
circostante. Ci vollero 20 anni per riprendere i lavori ma alla
fine, nel 1822, vennero completati lo scavo e la costruzione
sovrastante. Questo manufatto si rivelo ben presto come una
delle opere di maggior resa fra quelle della sua categoria:
nellanno 1824, lacqua di questo fontanone veniva convogliata

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non solo nel vicino Lavatoio Pubblico, ma addirittura nella rete


di distribuzione dellacquedotto Teresiano.
Di altri fontanoni, invece, ci sono pochissime notizie e
molto spesso, di questi, non pi identificabile, oggi, alcuna
traccia.
Esplorazione dei fontanoni
I fontanoni erano strutture che, per una loro migliore fruizione,
venivano normalmente realizzate al centro di piazze o dampie
aree pubbliche. Per tale motivo, quando queste costruzioni
esaurivano il loro scopo, erano abbattute ed interrate. Nel
sottosuolo della citt di Trieste ci sono sicuramente ancora
delle ampie cavit, delle quali per si perso completamente il
ricordo.
Lunico fontanone esplorato infatti, per il momento, quello
che si apre in piazza Lipsia, attuale piazza Hortis (n CA 293).
Scavato originariamente come pozzo del convento dei padri
minoriti della chiesa di SantAntonio Vecchio, divenne pozzo
pubblico quando, con la demolizione del complesso, fu creata
lampia spianata della piazza. Nellanno 1822 fu quindi elevato
al rango di fontanone, in occasione di consistenti lavori
dampliamento ed approfondimento. La sua bocca venne cos
sormontata da una costruzione in muratura, dotata di un
sistema di pompaggio e di vasche per la raccolta dellacqua.
Con lanno 1865 il pozzo fu chiuso e sormontato prima da una
fontana con vasca, poi da unaiuola al centro della quale stato
eretto un busto marmoreo. La costruzione sotterranea venne
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cos completamente dimenticata finch, nel corso delle recenti


ristrutturazioni della piazza, il pozzo non ritornato alla luce
ed stata possibile una sua attenta documentazione. Gli
esploratori appartenenti al Club Alpinistico Triestino,
attraverso un canale laterale, hanno potuto immergersi e
verificare la morfologia del manufatto: allimbocco il diametro
di 2,5 m ma, scendendo, esso aumenta fino ad un massimo di
4,5 m. La profondit totale di 9 m ed il fondo del manufatto si
trova quindi a circa 5 metri sotto il livello del mare.
Unaltra opera tuttora visibile quella presente lungo la via
Navali (n CA 91). Essa non viene citata in nessun documento
e quindi pu considerarsi, in un certo senso, ai limiti della sua
categoria. Allo stesso tempo, per, presenta tutte le
caratteristiche identificative dei fontanoni: si apriva sulla
pubblica via (era quindi disponibile a tutti), stata realizzata
con dimensioni notevoli, la sua bocca non era accessibile
direttamente ed era dotata di un sistema di pompaggio che
alimentava una vasca esterna.
Le cisterne
Se, per quanto riguarda i pozzi, si possono avanzare alcune
considerazioni di carattere morfologico comuni alle varie
opere, parlando di cisterne questo non possibile. Si tratta,
infatti, di vasche coperte che, secondo il luogo dove sono state
realizzate, hanno assunto la forma che pi si adattava alla
configurazione del terreno o alla presenza daltre costruzioni
limitrofe.
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Risulta strano che un sistema di raccolta dellacqua come


quello delle cisterne sia stato usato abbastanza raramente a
Trieste. La vasta presenza di tetti e di grondaie avrebbe reso
facile, durante i periodi piovosi, laccumulo dellacqua che,
conservata in serbatoi sotterranei, avrebbe potuto essere poi
usata nei periodi di siccit. Nonostante la semplicit del
procedimento, per, sono state ben poche le cisterne costruite
in citt.
Si parl svariate volte, infatti, della realizzazione di vasti
serbatoi nella valle di San Giovanni ed un ampio contenitore
sotterraneo era stato progettato nel 1847 davanti alla chiesa di
San Giacomo, nellomonimo rione. Tali soluzioni furono per
scartate, perch i sistemi di filtraggio e di decantazione
necessari per rendere potabile e sicura lacqua di questi grandi
impianti, avrebbero comportato costi troppo elevati. Nei
documenti consultati sono citate, infatti, solamente la cisterna
sul colle della Fornace e quella nel cortile del Collegio dei
Gesuiti. La prima risulta costruita sul colle di San Giusto, nei
pressi della chiesa di Montuzza, e su una pianta topografica
viene indicata con il nome serbatoio dellAurisina,
probabilmente in relazione ad un suo collegamento, in un
secondo tempo, con lacquedotto cittadino. La seconda cisterna
rappresenta invece un caso abbastanza curioso. Questo
manufatto ipogeo, infatti, citato in molti documenti e sono
disponibili numerosi suoi disegni risalenti agli anni 1841/42.
Le relazioni ed i progetti la descrivono come lelemento
terminale di un artificioso congegno per la conduttura
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dacqua, che per diversi canali e filtratoi si congiunge nel


serbatoio principale. Si trattava di un ampio ambiente
sotterraneo a pianta rettangolare, con soffitto a volta, diviso in
dodici settori da tramezzi in muratura ed alimentato da varie
canalette che si raccordavano alle grondaie. Il volume totale
dacqua ammontava a circa 130 mc. Nel 1984, quando
incominciarono le indagini sul Complesso dei Gesuiti si
cerc di rintracciare questa cisterna, della quale, come detto,
esisteva una ricca documentazione. Con sorpresa, per, si
accert che tutta larea dove originariamente si apriva
questopera sotterranea era stata interessata da grandi lavori di
ristrutturazione: proprio in quella posizione era stato infatti
ricavato il piccolo teatro parrocchiale, scavato sotto al cortile al
posto del contenitore idrico.
Durante le varie esplorazioni, spesso sono state rinvenute
tracce di cisterne nei parchi dalcune ville della nobilt
cittadina: erano dei sistemi di conservazione dellacqua che si
affiancavano ai pozzi.
doveroso citare, infine, come le cisterne siano solitamente
presenti, assieme ai pozzi, anche nelle maggiori fortificazioni
militari cittadine. Il castello di San Giusto, per esempio,
dotato di unampia cisterna, sita lungo il lato Ovest del
Piazzale delle Milizie (n CA 22).
Esplorazione delle cisterne
I manufatti che meglio possono rappresentare questa categoria
dopere idrauliche sono le due cisterne esplorate nel parco di
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villa Hengelman. Si tratta di due manufatti indipendenti,


realizzati a circa 100 m di distanza luno dallaltro, che hanno
rappresentato, per un certo periodo, lunica risorsa idrica
presente nel parco della villa. La cisterna pi grande (n CA
10) si apre in posizione centrale, in corrispondenza di un muro
di contenimento. Aperta la porta di moderna fattura che oggi
chiude limbocco, si pu scendere per una ripida scalinata di
pietra, fino a giungere allampio bacino. Il vano presenta pareti
in pietre squadrate darenaria ed il soffitto a botte. Sulla parete
opposta, ancora visibile il cunicolo di alimentazione, mentre
il volume dacqua attualmente riscontrabile ammonta a circa 35
mc. La seconda cisterna (n CA 93) stata invece costruita
nella parte superiore del parco. Un portello metallico permette
di accedere al basso vano sotterraneo, contenente oltre 12 mc
dacqua. Detto vano, costruito con elementi squadrati
darenaria e con volta a botte, presenta anchesso una ripida
scala in pietra che si allunga fino sul fondo, ad una profondit
di 2,5 m dalla quota dingresso.
Unaltra cisterna molto interessante stata rinvenuta lungo
le pendici del colle di Scorcola. Allinterno del cortile del
convento delle Figlie di San Giuseppe, si apre il vasto
ingresso di questo manufatto (n CA 7). Dopo un vano iniziale,
si accede subito allampio ambiente interno, largo 2 m, lungo
12 m ed alto 4 m, nel quale sono contenuti oltre 36 mc dacqua.
La particolarit di questa cavit data proprio dal modo in cui
lacqua viene captata e quindi conservata. Essendo il vano
interno scavato in profondit nella roccia marnoso-arenacea,
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infatti possibile, come avviene del resto anche nelle


wassergallerien, intercettare lacqua che scorre allinterno delle
discontinuit della roccia, raccogliendola poi nella parte bassa
del vano, resa opportunamente impermeabile. Tutte le pareti ed
il soffitto, quindi, contribuiscono allalimentazione idrica della
cisterna, come ampiamente provato dalla presenza dampie
colate calcitiche in corrispondenza degli arrivi dacqua pi
consistenti.

Osservazioni
La ricerca svolta allinterno del perimetro urbano ha rivelato un
notevole numero dopere idrauliche minori, in parte esplorate
ed in parte conosciute attraverso documenti e progetti
descrittivi. Non sempre stato facile dividere i manufatti
secondo i vari gruppi morfologici di appartenenza: in alcuni
casi, per esempio, le sorgenti erano dotate di vasti serbatoi,
oppure le cisterne erano alimentate direttamente dallacqua
sotterranea. Si hanno quindi, talvolta, cavit di carattere misto,
non perfettamente inquadrabili in una sola categoria.
Tralasciando queste difficolt interpretative, le ricerche
darchivio e le esplorazioni hanno in ogni modo permesso di
tracciare un quadro abbastanza preciso: emerso chiaramente
come queste risorse siano state utilizzate per un lungo periodo
di tempo e come il maggiore problema sia stato quello di un
eventuale loro inquinamento. Quando non esisteva ancora un
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sistema fognario cittadino, la possibilit dinfiltrazioni era


sempre presente e spesso non era sufficiente lastricare
accuratamente larea in cui si aprivano i pozzi e le cisterne per
eliminare tale rischio. Per le costruzioni pi prossime al mare
era poi possibile linfiltrazione dellacqua salmastra: in tali
casi, spesso non si poteva fare nulla ed i pozzi interessati da
tale fenomeno potevano in seguito essere impiegati solamente
per abbeverare il bestiame. Poi, finalmente, arrivata la
possibilit di allacciarsi agli acquedotti pubblici cittadini. Sono
cos iniziate le demolizioni progressive, iniziate nei primi
decenni del 1900, che hanno portato alla quasi totale
eliminazione di queste cavit.

Galleria del bosco Marchesetti, n. CA 3 FVG-TS, Trieste, San


Cilino Superiore, Tip. A2, Quota 145 m s.l.m., Lungh. 113 m,
Disl. 21 m, Ril. Guglia P., Halupca A., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (9.1.1988).
(foto e rilievo a pag. 49 del libro a stampa)

Durante le ricerche della galleria Slep, abbiamo invece


rintracciato questa interessante opera idraulica. Esternamente si
vedevano solamente il vano seminterrato contenente un bacino
di accumulo di 60 mc ed alcune canalette di scarico dellacqua.
stato necessario svuotare con le pompe un pozzetto allagato
ed infilarsi in un basso cunicolo fangoso per riuscire ad
accedere alla galleria di alimentazione vera e propria. Questa,
con una lunghezza di 75 m ed un dislivello positivo di 20 m,
presenta alla sua fine un restringimento che ne impedisce
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lesplorazione, ma si vede chiaramente che la stessa prosegue


ulteriormente. Qualche anno dopo la visita della cavit, stato
rinvenuto un documento che ha chiarito la storia di questo
manufatto: nellanno 1904 le proprietarie del bosco
Marchesetti hanno proposto la vendita dellacqua uscente da
una breve galleria al Comune di Trieste, che doveva iniziare in
quel periodo la costruzione del sottostante Ospedale
Psichiatrico di San Giovanni. La proposta prevedeva
lallungamento della galleria originale e la costruzione di un
bacino di accumulo. Lofferta stata respinta dal Comune, che
comunque ha affermato di poter usufruire, in ogni caso,
dellacqua a causa di una specifica servit. Dallanalisi di
questo documento emerso, quindi, che la galleria come si
presenta oggi - non esisteva ancora nel 1904 e che i lavori sono
stati fatti in seguito dal Comune, in unepoca che dovrebbe
risalire attorno agli anni 20 del secolo scorso.
Bibliografia:
Guglia P., 1999, La raccolta dellacqua nella provincia di Trieste. Prima parte: il territorio
urbano, Atti dellVIII Convegno Regionale di Speleologia del Friuli-Venezia Giulia, Cave di
Selz, 4-6 giugno 1999, Trieste, p. 173.
Guglia P., 2001, La galleria del Bosco Marchesetti. Descrizione di unopera idraulica minore,
Atti del V Convegno Nazionale sulle Cavit Artificiali, Osoppo, 28 aprile/1 maggio 1997, in
stampa.
Guglia P., Halupca E., 1993, I manufatti per la cattura delle acque urbane, Atti del XVI
Congresso Nazionale di Speleologia, Udine, pp.153-160.
Pesaro A., 1995, Le Wassergallerien dellacquedotto Teresiano, in Archeografo Triestino,
CIII, pp. 239-293.
Spechar R., 1990, Nuove gallerie dacqua, in Messaggero Veneto, 6.7.1990, ed. di Trieste.
Spechar R., 1990, Un acquedotto Teresiano, in Messaggero Veneto, 7.7.1990, ed. di Trieste.

Fonte Ustia, n. CA 6 FVG-TS, Trieste, Scorcola, Tip. A2,


Quota 45 m s.l.m., Lungh. 23 m, Disl. 1,2 m, Ril. Guglia P.,
Societ Adriatica di Speleologia - Trieste (10.7.1987).
(foto e rilievo a pag. 52 del libro a stampa)

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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Si tratta di unantica sorgente che faceva scaturire un piccolo


corso dacqua che andava a disperdersi nelle saline della
Trieste pre-teresiana nella zona denominata della Geppa,
della quale oggi rintracciabile solamente il punto di
captazione originale, formato da una breve galleria in parte
rivestita con pietre di arenaria. Dopo un basso passaggio - che
si apre alla base di un muraglione - si accede al cunicolo che
presenta dei brevi tratti rivestiti con volte di arenaria, alternati a
tratti in nuda roccia. Sia a destra che a sinistra si dipartono due
brevi diramazioni, che terminano rispettivamente dopo circa 6
e 2 m. Arrivando alle estremit di questi due rami laterali e del
cunicolo principale, si possono notare delle brevi nicchie
scavate nella roccia dalle quali stilla lacqua. La sorgente viene
segnalata fino dal XVIII secolo.
Bibliografia:
Ern C., 1987, Due gallerie nel colle di Scorcola, in Il Piccolo, 2.10.1987, Trieste.
Guglia P., 1999, La raccolta dellacqua nella provincia di Trieste. Prima parte: il territorio
urbano, Atti dellVIII Convegno Regionale di Speleologia del Friuli-Venezia Giulia, Cave di
Selz, 4-6 giugno 1999, Trieste, p. 173.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 148-150.
Guglia P., Halupca E., 1993, I manufatti per la cattura delle acque urbane, Atti del XVI
Congresso Nazionale di Speleologia, Udine, pp.153-160.
Pesaro A., 1996, Ulteriori risultanze sulle Wassergallerien della provincia di Trieste, in
Archeografo Triestino, CIV, pp. 505-547.

Cisterna di via di Scorcola, n. CA 7 FVG-TS, Trieste,


Scorcola, Tip. A4, Quota 47 m s.l.m., Lungh. 21 m, Disl. 2 m,
Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(10.7.1987).
(foto e rilievo a pag. 56 del libro a stampa)

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Questa ampia cisterna - contenente oltre 20 mc dacqua -


scavata nella roccia marnoso-arenacea del colle di Scorcola.
Durante lesplorazione, nella quale stato usato un canotto
gonfiabile per controllare tutte le pareti interne, sono stati
rilevati ingenti segni di inquinamento da idrocarburi. La
cisterna stata realizzata nel corso del XIX secolo.
Bibliografia:
Ern C., 1987, Due gallerie nel colle di Scorcola, in Il Piccolo, 2.10.1987, Trieste.
Guglia P., 1999, La raccolta dellacqua nella provincia di Trieste. Prima parte: il territorio
urbano, Atti dellVIII Convegno Regionale di Speleologia del Friuli-Venezia Giulia, Cave di
Selz, 4-6 giugno 1999, Trieste, p. 181.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 149, 151.
Pesaro A., 1996, Ulteriori risultanze sulle Wassergallerien della provincia di Trieste, in
Archeografo Triestino, CIV, pp. 505-547.
Stoch F., 1992, Prime ricerche faunistiche sulle acque sotterranee nelle aree urbanizzate della
Provincia di Trieste, in Bollettino 1982-1992, Societ Adriatica di Speleologia, Numero
Unico, Trieste, pp. 62-66.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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I sotterranei del territorio di Trieste


La presente pubblicazione descrive le cavit artificiali
presenti nel territorio di Trieste. Larea interessata dallo
studio comprende non solo il centro urbano, ma anche la
periferia ed alcune zone limitrofe. Lattivit fatta in questi
anni dalla Sezione di Speleologia Urbana della Societ
Adriatica di Speleologia non ha riguardato, per, solo
questo ambito e si estesa in tutta la regione. Limitandosi
alla sola provincia di Trieste, numerose sono state le
ricerche effettuate che hanno riguardato vari argomenti.
Affrontando il problema dellapprovvigionamento idrico,
sono state esplorate le cavit presenti nel complesso delle
Sorgenti di Aurisina (periodo 1857/1911) per
unestensione totale di 916 m e quelle inerenti
lacquedotto del Sardos (anno 1922) per uno sviluppo
complessivo di quasi 700 m. Altri studi sono stati avviati
sulle opere minori per la raccolta dellacqua nei territori
extraurbani, con indagini sulle sorgenti, sui pozzi e sulle
cisterne presenti in varie localit dellaltipiano carsico e
delle alture di Muggia. Non sono mancati, inoltre, alcuni
approfondimenti che hanno riguardato particolari cavit
dedicate alla conservazione del ghiaccio (ghiacciaie nella
zona di Draga S. Elia e Grozzana). Nel campo delle cavit
di origine militare sono state topografate, invece,
molteplici opere sotterranee che, partendo dal XIX secolo
(Forte Olmi, Batteria di S. Rocco), passano per il periodo
del primo conflitto mondiale (zona monte Hermada e
ciglione carsico) per arrivare allultima guerra (rifugio
antiaereo a Duino e opere varie nel comune di Trieste ed
in quello di Muggia).

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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Ramo terminale dellacquedotto romano di Bagnoli, n. CA 9


FVG-TS, Trieste, San Vito, Tip. A3, Quota 17 m s.l.m., Lungh.
218 m, Disl. 15 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (4.6.1983)
(foto e rilievo a pag. 58 del libro a stampa)

Si tratta del ramo terminale dellacquedotto romano di Bagnoli,


che portava in citt lacqua delle sorgenti della val Rosandra.
Conosciuta fin dal 1760, questa galleria formata da un
cunicolo lungo pi di 200 m, con le pareti in grosse pietre
squadrate di arenaria ed il soffitto formato da grandi lastre
orizzontali. In cinque punti possibile riscontrare come la volta
sia stata rinforzata in mattoni e, in un altro, con un getto di
calcestruzzo. Lesplorazione di questo sotterraneo oggi
possibile solamente per 140 metri in discesa e 15 metri in
salita. A monte il passaggio continua (come chiaramente
indicato dai documenti del secolo scorso), ma un innalzamento
del livello dellacqua ed un notevole inquinamento organico
non permettono, attualmente, di proseguire oltre. Dallanalisi
della struttura risultato difficile, in un primo momento,
identificare la galleria come unopera di origine romana.
Abbiamo quindi avviato una ricerca negli archivi cittadini di
eventuali documenti e planimetrie che riguardassero questa
cavit ed abbiamo rintracciato un certo numero di progetti
redatti nel periodo 1808/1819. Abbiamo cos appreso che il
ramo terminale dellacquedotto stato riadattato nel corso della
prima met del 1800 per lapprovvigionamento idrico della
zona di Cavana e che il cunicolo stato pi volte rimaneggiato
per ottimizzare la sua resa, trasformandolo in una vera e
propria galleria dacqua (Wassergallerie).
Bibliografia:

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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De Vecchi F., Resciniti L., Vidulli Torlo M., 1994, Fontane a Trieste, Ed. B.&M.M. Facchin,
Trieste, pp. 20-23, 26.
Guglia P., 1992, Lacquedotto romano di Bagnoli, in Progressione 25, Supplemento
semestrale ad Atti e Memorie, anno XIV, n. 1-2, Trieste, pp. 48-50.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 122-126.
Guglia P., Pesaro E., 1997, Il ramo terminale dellacquedotto romano di Bagnoli, Atti del
XVII Congresso Nazionale di Speleologia, 1994, pp. 309-316.
Mezzena Lona A., 1983, E stato scoperto un altro ingresso che porta ai sotterranei della
citt, in Il Piccolo, 17.5.1983, Trieste.
Veronese L., 1997, Passeggiata romantica per Trieste, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio
Fotocomposizioni, Trieste, pp. 67-68, 109.

Cisterna 1 nel parco di Villa Hengelman, n. CA 10 FVG-TS,


Trieste, San Luigi, Tip. A4, Quota 53 m s.l.m., Lungh. 4 m,
Disl. 4 m, Ril. Cleva S., Sepulcri E., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (11.10.1987).
(foto e rilievo a pag. 62 del libro a stampa)

Questa cisterna - contenente oggi circa 50 mc di acqua - si apre


alla base di un muraglione di arenaria e presenta una recente
opera esterna di chiusura in cemento armato. Sulla parete
opposta allentrata si pu notare un cunicolo, di sezione
ristretta, per lalimentazione del bacino sotterraneo. Nelle
immediate vicinanze si apre anche una seconda cisterna (vedi
n. CA 93 FVG-TS). Questopera, viste le sue caratteristiche,
stata probabilmente realizzata nel corso del XIX secolo.
Bibliografia:
Guglia P., 1999, La raccolta dellacqua nella provincia di Trieste. Prima parte: il territorio
urbano, Atti dellVIII Convegno Regionale di Speleologia del Friuli-Venezia Giulia, Cave di
Selz, 4-6 giugno 1999, Trieste, p. 181.

Cisterna del bosco Farneto, n. CA 15 FVG-TS, Trieste, San


Cilino Inferiore, Tip. A4, Quota 73 m s.l.m., Lungh. 9 m, Disl.

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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8 m, Ril. Guglia P., Crevatin G., Societ Adriatica di


Speleologia - Trieste (1988).
(foto e rilievo a pag. 63 del libro a stampa)

Si tratta di unampia cisterna sotterranea, posta nella valletta


del torrente che scende dallabitato di San Luigi (conosciuto
localmente con il nome di rio Bonomo). Esternamente,
visibile solamente una parete in muratura addossata alla roccia,
sulla quale si apre una porta. Attraversatala, si accede ad
unampia stanza che presenta, sulla parete opposta, un basso
pertugio che conduce ad una breve galleria scavata nella roccia
viva, dalla quale sgorga un rivo dacqua: la sorgente naturale
di alimentazione che ha motivato la costruzione della cisterna
proprio in questo punto. Subito a destra della porta dentrata,
visibile una scalinata in pietra che conduce al vano sottostante.
Questo completamente invaso dallacqua (circa 70 mc) e per
la sua esplorazione stato necessario impiegare degli
speleosubacquei. Questopera sotterranea non citata in alcun
documento, ma si pensa possa essere stata in qualche modo
collegata con lacquedotto teresiano, che passava in posizione
subito sottostante, lungo lattuale via Pindemonte.
Bibliografia:
Guglia P., 1999, La raccolta dellacqua nella provincia di Trieste. Prima parte: il territorio
urbano, Atti dellVIII Convegno Regionale di Speleologia del Friuli-Venezia Giulia, Cave di
Selz, 4-6 giugno 1999, Trieste, p. 173.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 29-41.
Guglia P., Halupca E., 1993, I manufatti per la cattura delle acque urbane, Atti del XVI
Congresso Nazionale di Speleologia, Udine, pp.153-160.
Spechar R., 1990, Acquedotto nel Boschetto, in Messaggero Veneto, 3.9.1990, ed. di Trieste.

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

61

Cavit artificiali e loro pericolosit


Negli ultimi diciotto anni siamo entrati in tantissimi vani
sotterranei. Abbiamo investigato cavit artificiali, visitato
cantine, percorso canali e cunicoli. Alcune di queste
esplorazioni sono state semplici e facili, altre molto pi
complesse e difficoltose. In questo periodo abbiamo
maturato, quindi, unidea ben precisa: per questa attivit
sono indispensabili le esperienze, le tecniche ed i materiali
propri dello speleologo. Il pericolo, anche allinterno di una
semplice galleria, sempre in agguato. In modo particolare
bisogna prevedere la possibilit di franamenti, in strutture
spesso indebolite e dalla dubbia stabilit. Spesso vi la
presenza di acqua, di inquinamenti, di detriti e rifiuti dalla
natura incerta. Talvolta c la necessit di strisciare in
ambienti angusti o di superare dislivelli verticali. Se
lesplorazione avviene con le dovute autorizzazioni, c la
possibilit di intervenire in caso di ritardi o incidenti, ma
cosa pu accadere se le visite sono effettuate
clandestinamente, senza che nessuno ne sia al corrente?
Come organizzare, in queste occasioni, ricerche e soccorsi?
Per questi motivi indispensabile che lattivit di ricerca
nel sottosuolo urbano avvenga sempre nel massimo della
correttezza e della legalit, con tutte le necessarie
autorizzazioni ufficiali e con unattenta organizzazione che
solo un gruppo speleologico pu assicurare. Anche del
semplice turismo sotterraneo, infatti, pu risultare
pericoloso e vi sono gi dei gravi precedenti, come i due
visitatori smarriti al buio nei corridoi sotterranei di
Napoli (gennaio 2001), oppure limprovvisa piena che ha
investito degli incauti escursionisti lungo i torrenti coperti
della citt di Bologna (giugno 2001).
P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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Pozzo di via Carpaccio, n. CA 24 FVG-TS, Trieste, San Vito,


Tip. A5, Quota 73 m s.l.m., Lungh. 3 m, Disl. 6 m, Ril. Guglia
P., Postogna L., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(1987).
(foto e rilievo a pag. 65 del libro a stampa)

Piccolo pozzo, dalle ridotte dimensioni, preesistente agli attuali


edifici circostanti. Vista la caratteristica conformazione a
bottiglia, la sua costruzione da far risalire al XIX secolo,
probabilmente con funzioni di irrigazione delle coltivazioni che
dovevano esistere nelle immediate vicinanze. stato esplorato
perch qualcuno aveva indicato la presenza di prosecuzioni
sotterranee al suo interno, ma di queste non stata trovata
alcuna traccia nemmeno dopo una approfondita indagine
effettuata con mezzi subacquei. Contiene oggi circa 17 mc
dacqua.
Bibliografia:
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, p. 120.

Pozzo di Villa Paterniti, n. CA 25 FVG-TS, Trieste, Scorcola,


Tip. A5, Quota 55 m s.l.m., Lungh. 4,8 m, Disl. 14 m, Ril.
Pichierri F., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(19.7.1987).
(foto e rilievo a pag. 65 del libro a stampa)

Si tratta di un pozzo profondo in totale 14 m, dotato di una


pregevole vera in pietra bianca lavorata e con le pareti
rinforzate in muratura di arenaria fino a circa 7 m dal fondo. La
sua morfologia classica a bottiglia ed il diametro rilevante
(quasi 5 m), indicano come la sua costruzione sia da far risalire
al XIX secolo. Contiene oggi circa 54 mc dacqua.
P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

63

Bibliografia:
Stoch F., 1992, Prime ricerche faunistiche sulle acque sotterranee nelle aree urbanizzate della
Provincia di Trieste, in Bollettino 1982-1992, Societ Adriatica di Speleologia, Numero
Unico, Trieste, pp. 62-66.

Pozzo di vicolo dellOspedale, n. CA 26 FVG-TS, Trieste,


Scorcola, Tip. A5, Quota 52 m s.l.m., Lungh. 2,5 m, Disl. 13
m, Ril. Halupca A., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(30.1.1988).
(foto e rilievo a pag. 66 del libro a stampa)

Interessante pozzo dalla morfologia complessa: a 4 m di


profondit, in corrispondenza della fine della muratura di
rivestimento in pietre di arenaria e dellinizio dello scavo in
roccia viva, la sezione circolare si restringe per poi allargarsi
nuovamente. La sua costruzione da far risalire al XIX secolo.
Contiene oggi circa 23 mc dacqua.
Pozzo del Convento Francescano, n. CA 27 FVG-TS, Trieste,
San Vito, Tip. A5, Quota 47 m s.l.m., Lungh. 2 m, Disl. 9 m,
Ril. Guglia P., Postogna L., Societ Adriatica di Speleologia Trieste (30.10.1988).
(foto e rilievo a pag. 66 del libro a stampa)

Si tratta di un pozzo usato ancora oggi per lirrigazione di alcuni


orti. La documentazione stata fatta con laiuto di uno
speleosubacqueo: questo si immerso controllandone
attentamente le pareti di rivestimento e verificandone il fondo. La
morfologia del pozzo risultata quella classica, a canna cilindrica,
con un leggero rigonfiamento nella parte pi bassa. Questa cavit
stata esplorata perch un testimone aveva indicato la presenza di
un collegamento sotterraneo con una cisterna vicina, che si apre
ancora oggi allinterno del giardino pubblico di piazzale Rosmini.
P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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Di questo passaggio non stata trovata, per, alcuna traccia.


Lopera idraulica contiene oggi circa 12 mc dacqua.
Pozzo della comunit tedesca, n. CA 28 FVG-TS, Trieste, San
Vito, Tip. A5, Quota 30 m s.l.m., Lungh. 2,3 m, Disl. 7 m, Ril.
Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(7.11.1988).
(foto e rilievo a pag. 67 del libro a stampa)

Breve pozzo, dalla morfologia regolare, che si apre nei


terrazzamenti coltivati sottostanti la chiesa della Madonna delle
Grazie, in uso alla comunit cattolica di lingua tedesca. stato
esplorato perch alcuni testimoni avevano riferito di avere visto
uscire dalla sua imboccatura, durante il secondo conflitto
mondiale, dei militari in fuga. Tale ipotesi sembra per poco
attendibile, in quanto non stata trovata - allinterno del pozzo
- alcuna prosecuzione praticabile. La cavit contiene oggi circa
7 mc dacqua.
Cunicolo romano del Battistero, n. CA 29 FVG-TS, Trieste,
San Giusto, Tip. A3, Quota 62 m s.l.m., Lungh. 15 m, Disl. 2,5
m, Ril. Guglia P., Halupca A., Societ Adriatica di Speleologia
- Trieste (1987).
(foto e rilievo a pag. 68 del libro a stampa)

Questa cavit formata da un breve cunicolo, recentemente


restaurato, che si sviluppa - con un andamento non rettilineo sotto il pavimento del Battistero della Cattedrale di San Giusto.
Sulle pareti sono evidenti delle tracce di impermeabilizzazione,
per cui stata formulata lipotesi di un suo utilizzo legato al
trasporto dellacqua. Si trattava, molto probabilmente, di un
canale sotterraneo che portava - o allontanava - lacqua da un
edificio romano una volta esistente in quella posizione.
P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

65

possibile notare che il cunicolo, in origine, si sviluppava


ulteriormente in direzione Nord.
Bibliografia:
Cannarella D., 1985, Conoscere Trieste. Guida alla sua storia. Ricerche, ed. Italo Svevo,
Trieste, pp. 33-34.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 95, 99-100.

Cisterna 1 di Scala Santa, n. CA 61 FVG-TS, Trieste, Roiano,


Tip. A4, Quota 90 m s.l.m., Lungh. 3 m, Disl. 2 m, Ril. Guglia
P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste (5.3.1989).
(foto e rilievo a pag. 69 del libro a stampa)

Nella localit denominata Scala Santa esiste un interessante


complesso idraulico formato da una serie di cisterne, in alcuni
casi intercomunicanti luna con laltra. Questa cavit
rappresenta il punto pi basso del sistema e funziona come
scarico di troppo pieno della sovrastante Cisterna 2 di Scala
Santa. in pietre squadrate di arenaria e il fondo costituito
dalla viva roccia sulla quale scorre lacqua.
Bibliografia:
Guglia P., Halupca E., 1993, I manufatti per la cattura delle acque urbane, Atti del XVI
Congresso Nazionale di Speleologia, Udine, pp.153-160.
Pagnini Alberti M. P., 1972, Sistemi di raccolta dellacqua nel Carso Triestino, in Atti del
Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, 28 1, Trieste, pp. 13-76.
Stoch F., 1992, Prime ricerche faunistiche sulle acque sotterranee nelle aree urbanizzate della
Provincia di Trieste, in Bollettino 1982-1992, Societ Adriatica di Speleologia, Numero
Unico, Trieste, pp. 62-66.
Zubini F., 1994, Roiano, I. Svevo, Trieste, p. 17.

Cunicolo 1 di Scala Santa, n. CA 65 FVG-TS, Trieste,


Roiano, Tip. C5, Quota 101 m s.l.m., Lungh. 6 m, Disl. 0 m,
Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(5.3.1989).
P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

66

(foto e rilievo a pag. 70 del libro a stampa)

In prossimit delle cisterne di Scala Santa, sono stati


rintracciati e documentati anche due brevi cunicoli artificiali. Il
primo stato identificato con il numero catastale CA 65 FVGTS. Si tratta di un semplice passaggio che si inoltra, quasi
perpendicolarmente, allinterno della parete di sostegno di un
pastino. Esso rivestito in pietre di arenaria ed il soffitto
stato realizzato con grandi piastre, sempre in pietra Non stato
compreso esattamente lutilizzo di questa cavit, che comunque
potrebbe essere stato quello di ricovero dei contadini che
lavoravano nei terrazzamenti circostanti, in caso di maltempo.
Nelle immediate vicinanze si apre il Cunicolo 2 di Scala Santa
(vedi n. CA 66 FVG-TS).
Cunicolo 2 di Scala Santa, n. CA 66 FVG-TS, Trieste,
Roiano, Tip. C5, Quota 101 m s.l.m., Lungh. 2 m, Disl. 0 m,
Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(5.3.1989).
(foto e rilievo a pag. 70 del libro a stampa)

Nellarea delle cisterne di Scala Santa, stato rintracciato un


breve cunicolo, di limitata estensione. Lo stesso non sarebbe
mai stato rilevato se considerato singolarmente, ma stato
ritenuto opportuno procedere alla sua documentazione in
unottica di completamento dello studio dellintera area. Si
tratta di un piccolo vano, profondo solamente 2 m, in parte
interessato da un deposito di detriti caduti dallalto. Esso
stato realizzato come piccolo vano di ricovero, oppure potrebbe
rappresentare un punto di assaggio per la ricerca di acqua.
Nelle immediate vicinanze si apre anche il Cunicolo 1 di Scala
Santa (vedi n. CA 65 FVG-TS).
P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

67

Cisterna 2 di Scala Santa, n. CA 62 FVG-TS, Trieste, Roiano,


Tip. A4, Quota 93 m s.l.m., Lungh. 6 m, Disl. 6 m, Ril. Guglia
P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste (5.3.1989).
(foto e rilievo a pag. 72 del libro a stampa)

Questa cisterna quella pi grande di tutto il complesso,


raggiungendo un volume utile di oltre 120 mc. stata scavata
interamente allinterno degli strati di roccia marnoso/arenacea,
che sono ancora perfettamente visibili sulla parere di fondo.
Lesplorazione stata condotta con lutilizzo di un canotto
gonfiabile ed il fondo stato accuratamente scandagliato per
rilevarne la profondit. Da segnalare che lacqua presente in
questa cavit perfettamente pulita e cristallina, tanto da
permettere di scorgere distintamente il fondo a 6 m di
profondit. Lacqua in eccedenza trafila da questa cisterna e si
riversa nella sottostante Cisterna 1 di Scala Santa (vedi n. CA
61 FVG-TS).
Bibliografia:
Guglia P., Halupca E., 1993, I manufatti per la cattura delle acque urbane, Atti del XVI
Congresso Nazionale di Speleologia, Udine, pp.153-160.
Pagnini Alberti M. P., 1972, Sistemi di raccolta dellacqua nel Carso Triestino, in Atti del
Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, 28 1, Trieste, pp. 13-76.
Stoch F., 1992, Prime ricerche faunistiche sulle acque sotterranee nelle aree urbanizzate della
Provincia di Trieste, in Bollettino 1982-1992, Societ Adriatica di Speleologia, Numero
Unico, Trieste, pp. 62-66.
Zubini F., 1994, Roiano, Ed. Italo Svevo, Trieste, p. 17.

Cisterna 3 di Scala Santa, n. CA 63 FVG-TS, Trieste, Roiano,


Tip. A4, Quota 96 m s.l.m., Lungh. 12 m, Disl. 1 m, Ril.
Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste (5.3.1989).
(foto e rilievo a pag. 75 del libro a stampa)

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

68

interessante rilevare come siano state utilizzate diverse


soluzioni tecniche nel costruire le cisterne del complesso di
Scala Santa. Mentre la n. CA 61 FVG-TS un semplice punto
di raccolta dellacqua in esubero del complesso, la n. CA 62
FVG-TS stata realizzata attraverso uno scavo profondo, di
forma quasi parallelepipeda. La n. CA 63 FVG-TS stata
invece ricavata scavando orizzontalmente nella parete di
contenimento di un pastino. Sono state cos ricavate due
camere parallele, intercomunicanti fra di loro nella parte pi
interna, di cui - stranamente - solamente una comunica con
lesterno. Il volume dacqua stato stimato in circa 20 mc.
Bibliografia:
Guglia P., Halupca E., 1993, I manufatti per la cattura delle acque urbane, Atti del XVI
Congresso Nazionale di Speleologia, Udine, pp.153-160.
Pagnini Alberti M. P., 1972, Sistemi di raccolta dellacqua nel Carso Triestino, in Atti del
Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, 28 1, Trieste, pp. 13-76.
Stoch F., 1992, Prime ricerche faunistiche sulle acque sotterranee nelle aree urbanizzate della
Provincia di Trieste, in Bollettino 1982-1992, Societ Adriatica di Speleologia, Numero
Unico, Trieste, pp. 62-66.
Zubini F., 1994, Roiano, Ed. Italo Svevo, Trieste, p. 17.

Cisterna 4 di Scala Santa, n. CA 64 FVG-TS, Trieste,


Roiano, Tip. A4, Quota 100 m s.l.m., Lungh. 13 m, Disl. 1 m,
Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(5.3.1989).
(foto e rilievo a pag. 75 del libro a stampa)

La Cisterna 4 di Scala Santa presenta unulteriore tipologia di


costruzione rispetto alle precedenti. formata, infatti, da un
corridoio di circa 3 m, che porta al bacino interno di raccolta
dellacqua, che stato scavato perpendicolarmente al corridoio
stesso. Da segnalare la particolare sezione dellingresso, con le
pareti realizzate in pietre squadrate di arenaria ed il soffitto in

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

69

piastre orizzontali. Il volume della cisterna interna al momento


dellesplorazione era di circa 3 mc dacqua.
Pozzo di via Navali, n. CA 91 FVG-TS, Trieste, San Vito, Tip.
A5, Quota 60 m s.l.m., Lungh. 3,5 m, Disl. 15 m, Ril. Olivieri
M., Pesaro A., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(19.9.1988).
(foto e rilievo a pag. 76 del libro a stampa)

Pur essendo conosciuto con la denominazione di pozzo,


questopera idraulica presenta delle caratteristiche tali da poter
essere classificata come fontanone. Essa non viene citata in
nessun documento, per presenta tutte le caratteristiche
identificative di questa tipologia di manufatti: si apre sulla
pubblica via (era quindi disponibile a tutti), stata realizzata
con dimensioni notevoli, la sua bocca non era accessibile
direttamente ed era dotata di un sistema di pompaggio che
alimentava una vasca esterna. Da una verifica pi attenta,
risultato che la sua profondit ammonta oggi a 15 m e che la
sua capacit totale pu arrivare ad un massimo di 24 mc
dacqua. Non stato definito il periodo esatto della sua
costruzione, in quanto non chiaro se la data incisa sopra
limboccatura (1855) si riferisca a tale occasione, oppure a dei
lavori di ripristino eseguiti in un secondo tempo.
Bibliografia:
Guglia P., 1999, La raccolta dellacqua nella provincia di Trieste. Prima parte: il territorio
urbano, Atti dellVIII Convegno Regionale di Speleologia del Friuli-Venezia Giulia, Cave di
Selz, 4-6 giugno 1999, Trieste, p. 179.

Lavatoio di via dei Moreri, n. CA 92 FVG-TS, Trieste,


Roiano, Tip. A2, Quota 84 m s.l.m., Lungh. 4 m, Disl. 0 m, Ril.

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

70

Halupca A., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste (10. 3.


1989).
(foto e rilievo a pag. 77 del libro a stampa)

In posizione sovrastante al rione di Roiano, lungo il Rio Rosani


(detto anche Morari o Moreri), possibile visitare il Lavatoio
di via dei Moreri. Si tratta di una piccola costruzione interrata,
con la struttura realizzata in pietre squadrate di arenaria. Al suo
interno scorre ancora oggi una certa portata dacqua e sono
perfettamente visibili i piani in pietra utilizzati dalle donne per
lavare i panni. Questa cavit si apre in un angolo veramente
suggestivo: la valletta del torrente tranquilla e rigogliosa,
anche se ci troviamo a poche centinaia di metri dal sottostante
e rumoroso centro abitato. Risalendo il corso dacqua,
possibile arrivare alla vicina Cisterna del rio Rosani (vedi n.
CA 308 FVG-TS). Da segnalare che stata documentata nel
territorio di Trieste anche una seconda cavit adibita - nel
tempo - a lavatoio, e pi precisamente la Galleria
dellacquedotto dello Starebrech (vedi n. CA 183 FVG-TS).
Bibliografia:
Veronese L., 1997, Passeggiata romantica per Trieste, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio
Fotocomposizioni, Trieste, pp. 86-87.

Cisterna 2 nel parco di Villa Hengelman, n. CA 93 FVG-TS,


Trieste, San Luigi, Tip. A4, Quota 53 m s.l.m., Lungh. 4 m,
Disl. 3 m, Ril. Cleva S., Sepulcri E., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (11.10. 1987).
(foto e rilievo a pag. 79 del libro a stampa)

Questa cisterna rappresenta il secondo esempio, anche se di


dimensioni pi ridotte, di unopera di accumulo idrico
allinterno del parco di Villa Hengelman. Nelle vicinanze si

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

71

apre, infatti, anche la cisterna 1 (n. CA 10 FVG-TS). Un


basso passaggio conduce ad una scala in pietra che permette di
scendere in profondit, fino ad incontrare lacqua che, al
momento della visita, presentava un volume di circa 10 mc. Le
pareti sono realizzate in pietre squadrate di arenaria, mentre in
soffitto di costruzione pi recente.
Bibliografia:
Guglia P., 1999, La raccolta dellacqua nella provincia di Trieste. Prima parte: il territorio
urbano, Atti dellVIII Convegno Regionale di Speleologia del Friuli-Venezia Giulia, Cave di
Selz, 4-6 giugno 1999, Trieste, p. 181.

Galleria di drenaggio presso Miramare, n. CA 106 FVG-TS,


Trieste, Miramare, Tip. A1, Quota 5 m s.l.m., Lungh. 38 m,
Disl. 3 m, Ril. Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(1993).
(foto e rilievo a pag. 79 del libro a stampa)

Proseguendo lungo la via che conduce al castello di Miramare,


lasciato sulla sinistra il rifugio Austriaco (vedi n. CA 105
FVG-TS), possibile notare come un corso dacqua sottopassi
la sede stradale. Percorrendo il sentiero che risale detto torrente
si giunge, dopo qualche decina di metri, al punto in cui si pu
vedere lacqua fuoriuscire da una galleria sotterranea. Questa si
inoltra sotto la strada Costiera e si pensava - inizialmente - che
si trattasse di un semplice cunicolo di attraversamento.
Esplorando la galleria, per, non stato possibile ritornare
allesterno ed stato visto come lacqua fuoriesca da un
pertugio alla base della parete di fondo della cavit. Da
segnalare la presenza di due pareti trasversali che forse
servivano a rallentare il flusso dellacqua in caso di piena.

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

72

Privacy e divulgazione dei dati


Un lettore attento avr certamente osservato che, nel trattare le
varie cavit artificiali, sono stati riportati numerosi dati
descrittivi, che permettono di inquadrare nel suo complesso
ogni singola opera ipogea. Vi per unevidente carenza per
quanto riguarda le notizie utili a posizionare esattamente i
sotterranei sul territorio. Risulta difficile, se non impossibile,
capire dove questi si aprono e quale percorso si deve seguire per
raggiungerli. Bisogna precisare subito che questa circostanza non
deriva da errori o dimenticanze, ma rappresenta una precisa
scelta degli autori. Vi sono vari motivi che hanno influito sulla
nostra decisione: per prima cosa la stragrande maggioranza delle
cavit si apre in terreni di propriet privata o di qualche
amministrazione pubblica. Si rientra quindi in un particolare caso
che potrebbe coinvolgere la privacy di un soggetto e che quindi
regolato da precise norme di legge. Ovviamente risulta legittimo
descrivere un vano sotterraneo gi citato in bibliografia o del
quale vi siano ampie documentazioni storiche, ma risulta in un
certo qual senso pi pericoloso indicare con esattezza dove
questo si trovi, per esempio allinterno di un giardino di propriet
privata.
Al momento di pubblicare una grande quantit di informazioni
sui sotterranei di Trieste, ci siamo inoltre allarmati del fatto che
questa divulgazione avrebbe potuto facilitare una massiccia
frequentazione degli stessi, anche da parte di persone prive delle
necessarie autorizzazioni e della dovuta preparazione.
Al fine di evitare inutili complicazioni, abbiamo quindi
tralasciato di indicare i dati relativi alla esatta posizione
topografica della cavit artificiale descritta nelle singole schede.

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

73

Cisterna corazzata dellObelisco, n. CA 110 FVG-TS, Trieste,


Opicina, Tip. A4, Quota 340 m s.l.m., Lungh. 4,5 m, Disl. 2,5
m, Ril. Pesaro A., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(10.11.1991).
(foto e rilievo a pag. 80 del libro a stampa)

Questa cavit formata da un vano scavato nel terreno,


opportunamente impermeabilizzato e dotato di unapposita
canaletta di alimentazione. Il soffitto stato realizzato, invece,
con un getto di cemento armato di grande spessore. Questa
cisterna, costruita in occasione del secondo conflitto mondiale,
da mettere in relazione al vicino Rifugio 1 presso lObelisco
(vedi n. CA 69 FVG-TS).
Pozzo corazzato presso Cologna, n. CA 115 FVG-TS, Trieste,
Cologna, Tip. A4, Quota 250 m s.l.m., Lungh. 4 m, Disl. 8 m,
Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(6.4.1991).
(foto e rilievo a pag. 81 del libro a stampa)

Si tratta di un pozzo profondo 7 m e con il diametro di 4 m.


Fino alla profondit di 3 m le pareti sono rivestite con una
muratura in pietre di arenaria, quindi procedono con la roccia a
vista. Linteresse di questa cavit dato dalla particolare opera
di chiusura, che stata realizzata in tempi relativamente
recenti. Utilizzando delle grosse putrelle di ferro come
supporto, stata effettuata una notevole gettata in cemento che
ostruisce completamente limbocco, lasciando libero solamente
un pozzetto quadrato, anchesso in cemento armato.
Galleria presso il campo sportivo di Cologna, n. CA 118
FVG-TS, Trieste, Cologna, Tip. A1, Quota 220 m s.l.m.,
Lungh. 17 m, Disl. 1 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (6.4.1991).
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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(foto e rilievo a pag. 82 del libro a stampa)

Scendendo la valletta parallela ai binari della trenovia TriesteOpicina, nei pressi del campo sportivo di Cologna, abbiamo
rintracciato una breve galleria, lunga 17 m ed in parte riempita
di detriti: lingresso a monte infatti alto solamente 1,3 m,
mentre quello a valle non supera il metro. Dopo aver valutato i
dislivelli della cavit, risultato che questa galleria stata
realizzata per drenare lacqua del torrente dalla valletta sopra
indicata al solco parallelo posto pi a valle. Questo per evitare
problemi legati ad un improvviso arrivo dacqua in caso di
ricche precipitazioni. Oggi, causa laccumulo di materiali
presso limbocco superiore, il manufatto di regimazione idrica
non pi in grado di assolvere allo scopo per il quale stato
costruito.
Pozzo 1 di San Luigi, n. CA 127 FVG-TS, Trieste, San Luigi,
Tip. A5, Quota 50 m s.l.m., Lungh. 6 m, Disl. 17 m, Ril.
Guglia P., Neami D., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(27.3.1992).
(foto e rilievo a pag. 84 del libro a stampa)

Il pozzo 1 di San Luigi si apre in un cortile, alle spalle di


unabitazione posta lungo via Pindemonte. interessante
notare come questo pozzo abbia il suo sbocco originale il
corrispondenza di un pastino, ma che in un secondo tempo sia stata realizzata anche una seconda apertura, ricavata nel
muraglione verticale che sostiene il pastino stesso. La sua
sezione iniziale quadrata, per diventare poi circolare verso il
fondo. La profondit massima di 17 m, mentre il volume di
acqua contenuto nel manufatto ammonta a circa 14 mc. Da
evidenziare anche un particolare sistema di pozzetti per la
raccolta dellacqua piovana. Di detti pozzetti, quello pi
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

75

prossimo alla cavit doveva essere utilizzato originariamente


per contenere dei materiali filtranti, per esempio ghiaia o
cenere.
Pozzo nel sotterraneo di Villa Sartorio, n. CA 129 FVG-TS,
Trieste, San Vito, Tip. A5, Quota 11 m s.l.m., Lungh. 1,8 m,
Disl. 18 m, Ril. Guglia P., Halupca A., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (29.2. 1992).
(foto e rilievo a pag. 84 del libro a stampa)

Si tratta del pozzo che presenta, fra tutti quelli documentati, la


profondit maggiore (18 m). Ha la caratteristica di non avere
alcun sbocco allesterno, ma di aprirsi allinterno del
sotterraneo nel parco di Villa Sartorio (vedi n. CA 128 FVGTS). dotato, nella sua parte superiore, di una canaletta di
alimentazione probabilmente collegata con le grondaie degli
edifici soprastanti ed costruito con una sezione leggermente
crescente fino a circa 10 m di profondit e quindi perfettamente
cilindrica. Pur attraversando dei vani sotterranei che sono
antecedenti alledificio realizzato in superficie, lo scavo di
questo pozzo probabilmente da far risalire al periodo di
costruzione della Villa Sartorio (fine 1700).
Bibliografia:
Guglia P., 1999, La raccolta dellacqua nella provincia di Trieste. Prima parte: il territorio
urbano, Atti dellVIII Convegno Regionale di Speleologia del Friuli-Venezia Giulia, Cave di
Selz, 4-6 giugno 1999, Trieste, p. 178.

Pozzo 1 di via degli Artisti, n. CA 138 FVG-TS, Trieste,


Cittavecchia, Tip. A5, Quota 7 m s.l.m., Lungh. 2 m, Disl. 8 m,

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Ril. Crevatin G., Zarotti M., Guglia P., Societ Adriatica di


Speleologia - Trieste (1985).
(foto e rilievo a pag. 86 del libro a stampa)

Questo manufatto si apre in un cortile, allinterno dellangolo


formato dalla via Piccola Fornace, alle spalle degli edifici
costruiti lungo via degli Artisti. Si tratta di un semplice pozzo a
sezione circolare, con una profondit di 8 m ed un andamento
quasi cilindrico. La sua realizzazione, anche in relazione alla
sua ubicazione, potrebbe risalire al alla fine del XVIII secolo.
In posizione limitrofa si apre sia il pozzo 2 di via degli Artisti
(vedi n. CA 139 FVG-TS), sia il sotterraneo 1 di via degli
Artisti (vedi n. CA 131 FVG-TS).
Bibliografia:
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, p. 119.

Pozzo 2 di via degli Artisti, n. CA 139 FVG-TS, Trieste,


Cittavecchia, Tip. A5, Quota 17 m s.l.m., Lungh. 1,6 m, Disl.
17 m, Ril. Crevatin G., Zarotti M., Guglia P., Societ Adriatica
di Speleologia - Trieste (1985).
(foto e rilievo a pag. 87 del libro a stampa)

Questo pozzo si apre nel cortile interno di un edificio,


realizzato direttamente fra le fondamenta del palazzo.
Limboccatura, che si spalanca in una parete verticale, conduce
ad un tratto cilindrico che, dopo due metri, si allarga fino ad
arrivare ad un diametro di 1,6 m. La profondit totale del
manufatto di 17 m, mentre il volume dacqua contenuto
ammonta a 27 mc. In posizione limitrofa si apre sia il pozzo 1
di via degli Artisti (vedi n. CA 138 FVG-TS), sia il sotterraneo
1 di via degli Artisti (vedi n. CA 131 FVG-TS).
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Bibliografia:
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, p. 115.

Cisterna Badalucka, n. CA 140 FVG-TS, Trieste, Banne,


Tip. A4, Quota 270 m s.l.m., Lungh. 4 m, Disl. 6,1 m, Ril.
Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(20.6.1992).
(foto e rilievo a pag. 88 del libro a stampa)

Questa cisterna comunale di Banne venne costruita alla met


dellOttocento per ovviare alla cronica carenza dacqua del
paese. Da fonti darchivio si scoperto che il progetto originale
prevedeva un ingegnoso sistema di filtraggio dellacqua che, in
mancanza di una vena sotterranea, era quella piovana
proveniente dal vasto impluvio prodotto da un tratto della
strada carraia a monte della cisterna stessa. Dal momento che
lacqua di drenaggio di questo tipo ha la caratteristica di non
essere costante nel tempo e soprattutto di contenere molte
particelle di terra in sospensione si ide un sistema di filtraggio
a camera concentrica che prevedeva di arrestare londa durto
dellacqua piovana per evitare di sollevare i limi del fondo. Per
motivi connessi allorganizzazione del lavoro che si protrasse,
tra alterne vicende, dal 1843 al 1850 (vedi Halupca E., 1993), e
anche per ovviare al problema di una manutenzione troppo
complessa, tale progetto fu realizzato solo in forma
semplificata.
Nel 1992, con la vuotatura totale del pozzo-cisterna che si
presentava ingombro di parecchi metri cubi di materiali inerti,
si potuto accertare che laspetto esteriore della cisterna
rimane identico al piano di costruzione, mentre la camicia a

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cilindro concentrico non venne mai costruita, preferendo dotare


questa cisterna di un semplice pozzetto filtrante posto alla fine
della canaletta di alimentazione.
Bibliografia:
Halupca E., 1992, Tanti pozzi da salvare, in Il Meridiano, 23.7.1992, Trieste.
Halupca E., 1993, La cisterna comunale di Badalucka 1843-1850, in Kristina Kovacic ( a
cura di) Ondile cez Stari vrh: Bani - zgodovina krakega naseja skozi stare katastrske mape,
listine in pricevanja (Quel villaggio oltre li Monti: Banne - storia di una Villa carsica desunta
da antiche mappe catastali, documenti e testimonianze), circolo culturale Grad, Trieste, pp.
164-173.
Vento P., 1992, Pozzo risorto, in Il Piccolo, 24.6.1992, Trieste.

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Gemeindebrunnen
Prima della costruzione della rete di distribuzione idrica
collegata alle sorgenti di San Giovanni di Duino,
lapprovvigionamento di acqua potabile fu un problema
costante per un territorio notoriamente privo di idrografia
superficiale come il Carso triestino.
Per tutto il XIX secolo e parte del XX, dunque, lunica
possibilit di per far fronte alla carenza dacqua nei centri
rurali dellhinterland triestino fu quella di costruire delle
capaci cisterne comuni (gemeindebrunnen) che
raccogliessero lacqua piovana senza farla disperdere nel
terreno calcareo.
Per organizzare i lavori di costruzione di tali manufatti
idrici, a partire dal 1825 venne incaricato un ufficio
comunale apposito, la Civica Ispezione Edile, che
dipendendo direttamente dal Magistrato Civico, lo
consigliava in merito alle misure di adottare caso per caso.
Il Magistrato Civico doveva poi far approvare la spesa dal
Governo che, a sua volta, per decidere si avvaleva dal
parere consultivo di un altro ufficio denominato Imperial
Regia Direzione delle Fabbriche. Non sempre tale
organizzazione risultava sufficientemente efficiente e
molte volte i tempi di realizzazione di alcune opere
pubbliche si dilatavano a dismisura per anni e anni. Un
caso emblematico fu, ad esempio, la costruzione del
pozzo-cisterna di Badalucka (n. CA 140 FVG-TS) che
richiese ben nove anni per venire ultimato.
In ogni caso i pozzi rimasero a lungo una risorsa
importante per la citt di Trieste e se ne scavarono
moltissimi sia nel centro urbano che nel suburbio nel corso
del XVIII e XIX secolo.
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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La tradizione popolare indica in molti di questi pozzi la


via per accedere ad una rete sotterranea di cunicoli, ed
per questo che la Sezione di Speleologia Urbana ha
concentrato lattenzione delle ricerche su questo tipo di
manufatti, anche se i risultati finora ottenuti sono stati
certamente pi interessanti dal punto di vista
dellarchiviazione dei dati tipologici di queste strutture,
piuttosto che delleffettiva scoperta di molto improbabili
diramazioni laterali.
Alcuni dei pozzi pi interessanti da noi esplorati e rilevati
in questi anni hanno richiesto limpiego di speleologi
subacquei o, nei casi pi difficili, la loro completa
vuotatura tramite delle pompe idrovore.

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Pozzo 1 di via Commerciale, n. CA 145 FVG-TS, Trieste,


Vetta di Scorcola, Tip. A5, Quota 170 m s.l.m., Lungh. 3 m,
Disl. 12 m, Ril. Guglia P., Pesaro A., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (12.9.1992).
(foto e rilievo a pag. 90 del libro a stampa)

Lungo i terrazzamenti dominanti la via Commerciale, stato


rilevato nellanno 1992 questo pozzo che si apriva nelle
immediate vicinanze di una abitazione. Esso era caratterizzato
da una stretta imboccatura che si apriva su una parete verticale
e da una canna inizialmente cilindrica, che quindi si allarga
fino a portare il diametro ad un massimo di 3 m. In posizione
limitrofa, a non pi di 10 m di distanza, si poteva vedere anche
il pozzo 2 di via Commerciale (vedi n. CA 164 FVG-TS).
Entrambi i manufatti oggi non sono pi rintracciabili, in quanto
distrutti durante la costruzione delle fondamenta di un moderno
condominio.
Pozzo 2 di via Commerciale, n. CA 146 FVG-TS, Trieste,
Vetta di Scorcola, Tip. A5, Quota 170 m s.l.m., Lungh. 1,3 m,
Disl. 14 m, Ril. Guglia P., Pesaro A., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (12.9. 1992).
(foto e rilievo a pag. 90 del libro a stampa)

Si trattava di una costruzione molto semplice di forma


cilindrica. Questo pozzo si rivelato come una fra le opere
esplorate che presentavano una sezione estremamente ridotta. Il
suo diametro, infatti, rimaneva quasi costante per tutto il suo
sviluppo e non superava i 130 cm. Nelle immediate vicinanze
si apriva anche il pozzo 1 di via Commerciale (vedi scheda qui
a fianco, n. CA 145 FVG-TS).

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Cunicolo di drenaggio dellOspedale Militare, n. CA 201


FVG-TS, Trieste, Scorcola, Tip. A1, Quota 25 m s.l.m., Lungh.
207,5 m, Disl. 6 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (19.4.1993).
(foto e rilievo a pag. 91 del libro a stampa)

Durante leffettuazione di uno scavo per la posa in opera di


nuove tubature, allangolo fra via Fabio Severo e via Coroneo,
stata intercettata una galleria sotterranea che si dirige in
salita, in direzione Nord/Est. Dopo 20 m, detto cunicolo curva
a destra, per puntare decisamente verso ledificio costruito
negli anni 1856/1862 conosciuto come Ospedale Militare. La
parte terminale del passaggio presenta quattro diramazioni
laterali che, inizialmente, non avevamo ben compreso nella
loro funzione. Sormontando il rilievo della cavit con la pianta
particolareggiata della zona stato possibile constatare, per,
come dette diramazioni corrispondessero esattamente con
altrettanti punti, simmetrici fra di loro, lungo le facciate
delledificio. stato cos capito che il cunicolo esplorato
stato costruito per drenare lacqua piovana, raccolta sui tetti del
palazzo e scaricata dalle grondaie. A valle, lesplorazione si
interrompe dopo circa 50 m, a causa dellinnalzamento del
livello dellacqua. stato comunque accertato che il Cunicolo
di drenaggio dellOspedale Militare si immette nella galleria
del rio Romagna (T6), che scende parallelamente a via Catullo
e percorrere quindi la via Coroneo.
Bibliografia:
Spirito P., 1993, Gallerie sotto lospedale, in Il Piccolo, 26.4.1993, Trieste.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

83

Note sulle rappresentazioni grafiche


In occasione della preparazione del presente libro, stata
ridisegnata la maggior parte dei rilievi raffiguranti le
singole cavit. Questo stato fatto per garantire, per
quanto possibile, unomogeneit complessiva della grafica
utilizzata nella restituzione dei disegni. stato necessario,
per, definire a priori verso quale pubblico si doveva
rivolgere la pubblicazione, in quanto i disegni avrebbero
dovuto presentare caratteristiche diverse in relazione a chi
doveva poi analizzarli. stato deciso di non adottare una
grafica troppo tecnica, con molte informazioni ma
leggibile solamente da pochi esperti, per utilizzare invece
visto il carattere divulgativo del libro una restituzione
pi immediata e diretta, con opportuni tratteggi indicanti
con chiarezza i pieni ed i vuoti. Ogni rilievo riporta
una pianta della cavit ed una sezione longitudinale. Dove
necessario, sono state aggiunte anche delle sezioni
trasversali significative. Le tavole sono completate dalla
scala grafica, dallindicazione del Nord magnetico, dalla
denominazione ufficiale del sotterraneo, dal relativo
numero catastale (se esistente) e dalla data di effettuazione
del rilievo.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

84

Cisterna Romana, n. CA 204 FVG-TS, Trieste, Opicina


Campagna, Tip. A4, Quota 268 m s.l.m., Lungh. 18,8 m, Disl.
3 m, Ril. Guglia P., Guglia M., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (28.7.1993).
(foto e rilievo a pag. 94 del libro a stampa)

Questa particolare cisterna conosciuta localmente con il


nome di Ovcjak rappresenta uninteressante opera di
approvvigionamento idrico, realizzata nei sobborghi del paese
di Opicina. costituita da uno scavo circolare, profondo 3 m,
posto sul fondo di unampia dolina dove si raccoglie
naturalmente lacqua. Nella parte Sud/Ovest presente una
scalinata in pietra che permette di accedere al fondo della
stessa. Normalmente questa cisterna sempre piena dacqua,
per un volume stimato di circa 500 mc. Ricostruita quasi
completamente nel 1836, ha subito interventi di manutenzione
straordinaria negli anni 1857/1860. Recentemente, stata
sottoposta a dei radicali lavori di pulizia e ripristino. Risulta
opportuno segnalare che questopera viene comunemente
identificata anche come la cisterna romana, anche se vi sono
notevoli dubbi su questa presunta datazione.
Bibliografia:
Veronese L., 1997, Passeggiata romantica per Trieste, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio
Fotocomposizioni, Trieste, pp.47-48.

Cunicolo dellacquedotto, n. CA 275 FVG-TS, Trieste,


Roiano, Tip. A3, Quota 2 m s.l.m., Lungh. 32 m, Disl. 6 m, Ril.
Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(6.11.1988).
(foto e rilievo a pag. 95 del libro a stampa)

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

85

Mentre stavamo esplorando la Galleria antiaerea di Gretta


(vedi n. CA 49 FVG-TS), ci stata indicata unaltra cavit
posizionata nelle immediate vicinanze, che presenta un
ingresso facilmente visibile proprio in corrispondenza del
cavalcavia ferroviario di viale Miramare. Dopo essere entrati,
abbiamo potuto constatare come la galleria che stavamo
visitando fosse stata utilizzata per il passaggio di varie
condutture dacqua. Analizzando alcune mappe e testi
specializzati, stato possibile notare come tutta la zona sia
stata interessata, nel tempo, dal passaggio di tubazioni idriche.
Le tubature che portavano in citt lacqua raccolta presso le
sorgenti costiere di Aurisina (anni 1859) seguivano infatti il
tracciato della ferrovia e quindi passavano proprio da queste
parti. Le prime condotte dellacquedotto G. Randaccio (anno
1929) seguivano la strada costiera e quindi entravano in citt in
corrispondenza di questa zona. Anche le attuali condutture
marine realizzate nel 1970 prendono terra nelle immediate
vicinanze. Da non dimenticare, infine, che il serbatoio di Gretta
si trova proprio in posizione sovrastante e che, in prossimit
del cavalcavia ferroviario, si dipartono anche le sue tubazioni
di collegamento.
Cunicolo di servizio del collettore basso, n. CA 276 FVGTS, Trieste, SantAndrea, Tip. A7, Quota 6 m s.l.m., Lungh. 35
m, Disl. 6 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia Trieste (11.2.1989).
(foto e rilievo a pag. 97 del libro a stampa)

Lungo il muraglione di contenimento che costeggia Passeggio


SantAndrea, si apre una porticina metallica, sormontata da uno
sfiato daria. Questo accesso ha sollevato da sempre molta
curiosit e, in numerosi casi, stato possibile constatare come
qualcuno avesse cercato talvolta anche con successo di
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

86

forzare questo portone. Noi, ottenuto il permesso di visita, ci


siamo fatti aprire la porta metallica e siamo entrati nel
sotterraneo: stato cos possibile scendere lungo una galleria in
leggera discesa, caratterizzata da una scalinata in cemento
delimitata da due rotaie metalliche. Tale conformazione
indicava come il cunicolo fosse stato utilizzato per il transito di
carrelli, impiegati per il trasporto allesterno dei materiali di
scavo. La galleria in discesa portava quindi inevitabilmente
ad un sistema sotterraneo di grande estensione, di cui non
immaginavamo la funzione. La risposta giunta dopo pochi
metri, quando alla fine del cunicolo stato possibile
raggiungere una galleria trasversale nella quale scorreva un
fiume di liquami maleodoranti. Questo passaggio rappresenta
uno dei cunicoli di servizio del collettore della zona bassa del
sistema fognante della citt di Trieste (completato nellanno
1936). Si tratta dellunica cavit della provincia di Trieste
presentata al Catasto CA nella categoria A7 (fognature).
Bibliografia:
Spechar R. 1990, La porta misteriosa, in Messaggero Veneto, 27.8.1990, ed. di Trieste.

Cunicolo di drenaggio della linea di cintura, n. CA 279


FVG-TS, Trieste, Zona Broleto, Tip. A3, Quota 6 m s.l.m.,
Lungh. 38,2 m, Disl. 0,5 m, Ril. Guglia P., Halupca A., Societ
Adriatica di Speleologia - Trieste (17.3.1996).
(foto e rilievo a pag. 100 del libro a stampa)

La realizzazione della linea di circonvallazione ferroviaria


(linea di cintura) durata 23 anni. Lo scavo della galleria
nella roccia marnoso/arenacea, spesso a scarsa profondit, ha
portato a vari problemi, fra i quali anche quello delle
infiltrazioni idriche. Abbiamo avuto la possibilit di visitare un
cunicolo che ha proprio la funzione di drenare lacqua che si
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

87

raccogli nella galleria principale. Si tratta di un breve passaggio


che, sviluppandosi per circa 40 m, presenta le pareti prive di
rivestimento. possibile quindi vedere chiaramente la roccia
viva e lo spessore degli strati delle varie intercalazioni del
flysch. Sul pavimento scorre lacqua, che viene quindi
convogliata allesterno. Sempre in riferimento alla
circonvallazione ferroviaria, stata visitata anche la Galleria di
servizio della linea di cintura (vedi n. CA 278 FVG-TS).
Cunicolo di drenaggio del parco ferroviario, n. CA 280 FVGTS, Trieste, SantAndrea, Tip. A3, Quota 6 m s.l.m., Lungh.
61,5 m, Disl. 1 m, Ril. Guglia P., Halupca A., Societ Adriatica
di Speleologia - Trieste (17.3.1996).
(foto e rilievo a pag. 101 del libro a stampa)

Questa cavit formata da una galleria che, in leggera salita, si


inoltra nella collina in direzione Nord/Est. Il suo ingresso si
trova lungo il muraglione di sostentamento del Passeggio S.
Andrea ed agibile dal piazzale di smistamento ferroviario di
Trieste-Campo Marzio. Dopo circa 60 m, la cavit si
interrompe in presenza di un incrocio di canali e tubature che,
visti gli odori riscontrabili, sono da collegare alla rete fognaria
cittadina. La galleria realizzata con pareti e volte in muratura
e solo un rivolo dacqua (che sembra comunque pulita) scorre
lungo il pavimento. Non risaputo se la funzione del cunicolo
sia stata da sempre legata al compito di allontanare le acque
luride o se lo stesso sia stato riutilizzato in tempi recenti a
causa della sua vicinanza nel sottosuolo al percorso del
collettore della zona bassa del sistema fognario.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

88

Pozzo 3 di via Commerciale, n. CA 295 FVG-TS, Trieste,


Scorcola, Tip. A5, Quota 61 m s.l.m., Lungh. 3,6 m, Disl. 9,5
m, Ril. Guglia P., Halupca A., Societ Adriatica di Speleologia
- Trieste (16.2.1997).
(foto e rilievo a pag. 102 del libro a stampa)

Questo pozzo si apre davanti ad una villa signorile, in un parco


dominante la via Commerciale. Viene alimentato da 2 canalette
che convogliano allinterno lacqua piovana proveniente dai
tetti. La profondit misurata di circa 9 m e, vista la sua
conformazione a bottiglia, la sua costruzione pu essere fatta
risalire al XIX secolo. Al momento del rilievo, il pozzo
conteneva circa 11 mc dacqua. Nelle immediate vicinanze, in
posizione leggermente pi bassa, si apre anche il pozzo 4 di
via Commerciale (vedi n. CA 296 FVG-TS).
Pozzo 4 di via Commerciale, n. CA 296 FVG-TS, Trieste,
Scorcola, Tip. A5, Quota 58 m s.l.m., Lungh. 3,2 m, Disl. 5,4
m, Ril. Guglia P., Halupca A., Societ Adriatica di Speleologia
- Trieste (16.2.1997).
(foto e rilievo a pag. 102 del libro a stampa)

Presenta una vera di soli 110 cm di diametro, una profondit


massima di oltre 5 m e la classica forma a bottiglia, che
indica una sua probabile realizzazione nel corso del XIX
secolo. Al momento dellesplorazione, lacqua contenuta al suo
interno (circa 20 mc) si presentava perfettamente limpida, tanto
da far intravedere chiaramente i detriti del fondo.
Pozzo dellOrto Lapidario, n. CA 302 FVG-TS, Trieste, San
Giusto, Tip. A5, Quota 52 m s.l.m., Lungh. 5,4 m, Disl. 11,8
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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m, Ril. Guglia P., Halupca A., Russo L., Societ Adriatica di


Speleologia - Trieste (31.1.1998).
(foto e rilievo a pag. 103 del libro a stampa)

Questo pozzo quello che, fra i tanti esplorati in ambito


urbano, presenta il diametro maggiore. Considerata anche la
sua profondit che raggiunge quasi i 12 m la sua riserva
dacqua di oltre 180 mc si rivela fra le pi cospicue per quanto
riguarda questa tipologia di opere idrauliche. La sua
costruzione di fattura ottocentesca, anche se non da
escludere che si tratti del rifacimento di unopera precedente.
La cavit si apre allinterno dellOrto Lapidario, nei pressi
delledificio nel quale trova sede il Museo di Storia ed Arte.
Nelle immediate vicinanze si trova anche il rifugio dellOrto
Lapidario (vedi n. CA 301 FVG-TS).
Cisterna del rio Rosani, n. CA 308 FVG-TS, Trieste, Roiano,
Tip. A4, Quota 90 m s.l.m., Lungh. 11,5 m, Disl. 3,5 m, Ril.
Guglia P., Stoch F., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(12.12.1998).
(foto e rilievo a pag. 104 del libro a stampa)

La valle del rio Rosani (Morari) ricca di piccole opere di


modificazione e ottimizzazione del territorio, a fini di raccolta
o regimazione delle acque. Fra i tanti interventi attuati
dalluomo, da segnalare la Cisterna del rio Rosani. Questa
formata da un ampio vano a volta che si affaccia direttamente
sul torrente. Risalendo sul pastino sovrastante, per, possibile
accedere anche ad una scalinata in pietra che scende in
profondit, alle spalle dellambiente appena descritto. Alla fine
della scalinata si pu vedere un bacino di acqua limpida,
alimentato da una sorgente sotterranea. Circa un centinaio di
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

90

metri a valle di questa cavit, si apre il Lavatoio di via dei


Moreri (vedi n. CA 92 FVG-TS).
Cisterna del Bovedo, n. CA 486 FVG-TS, Trieste, Bovedo,
Tip. A4, Quota 90 m s.l.m., Lungh. 9,5 m, Disl. 2 m, Ril.
Guglia P., Stoch F., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(30.1.2000).
(foto e rilievo a pag. 105 del libro a stampa)

Nei territori di periferia era sempre importante raccogliere la


poca acqua disponibile naturalmente. In ogni punto dove
questa scaturiva dalla roccia o dove si raccoglieva
spontaneamente, infatti, luomo ha cercato di realizzare piccole
opere, molte spesso sotterranee, che ottimizzassero tali
situazioni. La Cisterna del Bovedo un piccolo vano
sotterraneo che raccoglie una fuoriuscita dacqua dagli strati di
roccia marnoso/arenacea. Lingresso costituito da una trincea
a cielo aperto, intagliata nel pendio, che porta alla parte ipogea.
Questa stata ricavata ricoprendo con un solaio la depressione
naturale artificialmente approfondita nella quale si
raccoglie ancora oggi lacqua. Non pi utilizzata, la cavit
presenta una notevole quantit di detriti che ingombrano il
piccolo bacino idrico interno.
Cunicolo 1 di via Commerciale Alta, n. CA 506 FVG-TS,
Trieste, Commerciale Alta, Tip. A2, Quota 264 m s.l.m.,
Lungh. 15 m, Disl. 3 m, Ril. Guglia P., Stoch F., Societ
Adriatica di Speleologia - Trieste (4.3.2000).
(foto e rilievo a pag. 106 del libro a stampa)

Subito a destra dellingresso del Passaggio 1 di via


Commerciale alta (vedi n. CA 505 FVG-TS) si apre, in una
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

91

leggera depressione, limbocco di un breve cunicolo di


drenaggio. Con la realizzazione della strada stato interrotto
un piccolo torrente che nasceva nelle immediate vicinanze, da
una sorgente nel flysch. Nel realizzare il muraglione di
contenimento stato per opportunamente considerato questo
corso dacqua, costruendo un cunicolo in salita, che arriva al
punto dal quale sgorga la sorgente originale, ed una galleria
che attraversa tutta la sede stradale e fuoriesce nel bosco
sottostante. Al momento dellesplorazione la presenza dacqua
era minima, ma ipotizzabile che in occasione di ricche
precipitazione la portata aumenti notevolmente. Questa cavit
pu considerarsi un esempio significativo di tutte quelle
piccole opere di regimazione idrica presenti nel nostro
territorio.
Pozzo presso il ponte ferroviario di via Bonomea, n. CA 509
FVG-TS, Trieste, Monte Radio, Tip. A5, Quota 260 m s.l.m.,
Lungh. 1,8 m, Disl. 4,2 m, Ril. Guglia P., Stoch F., Societ
Adriatica di Speleologia - Trieste (4.3.2000).
(foto e rilievo a pag. 107 del libro a stampa)

Si tratta di un piccolo pozzo che, non essendo stato costruito


vicino ad alcuna edificio ed aprendosi in aperta campagna, era
probabilmente impiegato per lirrigazione dei campi
circostanti. La canna cilindrica, con un diametro di soli 80
cm, mentre la camera sottostante si allarga a 180 cm. La
profondit supera di poco i 4 m.
Cunicolo presso il complesso I Tigli, n. CA 510 FVG-TS,
Trieste, Strada per Opicina, Tip. A1, Quota 250 m s.l.m.,

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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Lungh. 16 m, Disl. 4 m, Ril. Guglia P., Stoch F., Societ


Adriatica di Speleologia - Trieste (4.3.2000).
(foto e rilievo a pag. 107 del libro a stampa)

Percorrendo la strada nuova per Opicina, in corrispondenza di


una curva, possibile notare in posizione leggermente pi
bassa della sede stradale una piccola galleria che sale verso
monte. Attualmente questa risulta quasi completamente piena
di detriti e viene utilizzata per il passaggio di tubature, ma
facile immaginare come la stessa si dirigesse originariamente
allinterno del costone, sottopassando i pastini sovrastanti. Si
tratta quindi di unopera di regimazione idrica, che ha
permesso di far scorrere un corso dacqua nel sottosuolo,
evitando che lo stesso interferisse con i terrazzamenti sopra
realizzati. A valle, si sviluppa unulteriore breve galleria che
convoglia il torrente oggi quasi sempre privo dacqua oltre
la sede stradale, per poi disperderlo nelle campagne sottostanti.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

93

Corsi dacqua nel cuore


della citt: i torrenti coperti

Esplorazione del Rio Starebrech nel tratto sottostante via Giulia

Il sito dove si sviluppata la citt di Trieste costituito da una


serie di colline marnoso-arenacee addossate al vicino altipiano
carsico, prevalentemente calcareo. Questa particolare
configurazione geologica ha determinato una idrografia
superficiale caratterizzata da vari corsi dacqua a regime
torrentizio che, prima della grande espansione edilizia della
citt teresiana, scorrevano a cielo aperto, tra colle e colle, e
solo in seguito vennero incanalati in gallerie sotterranee, in
gran parte tuttora percorribili.
Un po di storia
Grossomodo, per tentare di farsi unidea pi precisa di come si
sia arrivati alla situazione attuale possiamo distinguere tre
periodi di cui diremo in dettaglio: 1. il periodo della citt

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

94

medievale, a partire dal XIV secolo, in cui i corsi dacqua sono


essenzialmente extra-moenia (esterni alle mura); 2. il periodo
della citt nuova, a partire dalla seconda met del sec. XVIII, in
cui i corsi dacqua vengono regolamentati a pelo libero
attraverso il tessuto urbano di cui fanno parte integrante; 3. il
periodo della citt moderna, a partire dalla seconda met del
XIX secolo, in cui i torrenti vengono coperti in condotte
sotterranee, ormai avulsi dal paesaggio urbano.
1. la citt medievale
Escludendo i torrenti pi lontani, rispettivamente quelli verso il
confine orientale con il territorio istriano della Serenissima (il
Rosandra nella Vallem Zaulis, il rio Gassi citra versum
vallem Mucho, il rio di San Sabba contrada Sancte Sabate)
e quelli verso il confine occidentale con il territorio dei Duinati
(il rio Martesin presso Roiano, il rio accanto la chiesa di
Sancta Maria de Grignano, il rio Aurixini), i torrenti che
passavano accanto alla piccola citt medievale erano
essenzialmente tre: proveniente dallaltura di San Vito
troviamo il rio San Michele sul lato basso della cinta muraria da
dove sorge il sole, mentre allopposto della citt, fuori Porta
Riborgo (esistente un tempo circa nel Largo omonimo e
Galleria Protti) scorreva il rio Pondares, cos detto forse da un
antico ponte degli eredi (pont dars) esistente presso le sue
sorgenti e che lambiva la Zudecca (zona dove si conciavano le
pelli, accanto allattuale Largo Barriera). Gli statuti della citt
medievale prescrivevano per questo rivo prope Zudecham e
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

95

per le principali fonti comuni alcune norme elementari di


igiene pubblica: non si potevano lavare i panni di lana o di lino,
in qualsiasi condizione essi fossero, n si potevano sciacquare
le pelli scarnificate se non a tre passi dai ponti, stando attenti a
non devastare lacqua n litigare lun laltro. Per i
trasgressori la multa prevista era piuttosto salata: quaranta soldi
che corrispondeva pi o meno a due giornate di lavoro! Nel
1350 i cosiddetti Procuratori delle acque, delle vie e dei rivi,
funzionari del Comune a cui era affidata la manutenzione
ordinaria delle strade e dei corsi dacqua, fecero costruire agli
abitanti del Borgo di Cavana due piccoli ponti: uno vicino alla
loro Porta verso Santi Martiri (circa attuale Piazza Hortis) e un
altro sulla porta S. Michele che si apriva circa a met della
cortina muraria tra S.Giusto e il mare. Anche agli abitanti di
Riborgo venne ordinato di fare altrettanto: un ponte sulla porta
presso la casa degli Agolanti circa sulla zona che corrisponde
allattuale Piazza della Repubblica, e un altro presso la Porta
delle Saline (tra Riborgo e la Portizza, vale a dire nel tratto
superiore dellattuale Piazza della Borsa. Il rio Pondares
probabilmente andava a sfociare proprio qui nel canale
artificiale che dal mare raggiungeva la cosiddetta Portizza,
scavato nella zona oggi occupata dalledificio della Borsa
vecchia, e che allora serviva per trasbordare i carichi di vino
provenienti in citt via mare.
Il terzo torrente che interessava la citt aveva pi acqua di
tutti gli altri ed alimentava numerosi mulini idraulici nel suo
tratto superiore. Tra il suo corso e quello del Pondares
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

96

esistevano le principali saline della citt e la vasta zona


lagunare e salmastra chiamata, appunto in suo riferimento,
Val de Rivo che venne successivamente bonificata. Questo
torrente, pi tardi detto Maggiore o Grande, riceveva
lapporto idrico di altri due importanti corsi dacqua, uno
proveniente dalla valle di S.Giovanni di Guardiella conosciuto
col nome di Starebrech e laltro detto Settefontane o Klutsch
proveniente dallaltura di Montebello, che si congiungono
tuttora allaltezza dei Portici di Chiozza. Sar questa specie di
ipsilon allungata verso lAdriatico la protagonista di gran
parte del futuro sviluppo urbanistico della citt, mentre degli
altri due corsi dacqua, una volta dissoltesi le mura medievali
sotto la spinta delle nuove esigenze commerciali non rimarr
traccia alcuna se non nelle carte darchivio e nei toponimi pi
antichi (lo stesso Riborgo, ad esempio, secondo alcune
autorevoli interpretazioni deriverebbe semplicemente da quel
Rio del Borgo che appestava laria presso le mura cittadine).
2. la citt nuova
Lespansione della citt sui terreni occupati dalle saline di
Riborgo avvenne nella prima met del 700. Verso gli anni 30
di quel secolo vennero espropriati i terreni e si dette inizio alla
bonifica. Nel 1732 venne coperto un tratto del Canale della
Portizza con i materiali scavati dal versante settentrionale del
Colle di San Giusto e venne abbattuta la torre principale che si
ergeva su quel lato del borgo medievale. Il tratto di cinta
muraria che divideva la citt vecchia da quella nuova in
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

97

costruzione resistette ancora per una ventina danni, poi segu


la sorte della torre. Fu Maria Teresa a decretarne
labbattimento per dar spazio al borgo nuovo che da lei si disse
appunto teresiano, in una famosa Istruzione all Intendente
del Litorale Barone di Wissenhutten datata 29 novembre 1749.
Nei 55 paragrafi di questo importante documento limperatrice
diede disposizioni in merito alla costruzione dellacquedotto
proveniente da San Giovanni di Guardiella, lultimazione della
bonifica delle saline e, per il discorso che ci riguarda pi da
vicino in questo articolo, sugger di intervenire sui corsi
dacqua che ristagnando nella zona del borgo in costruzione
imputridivano e provocavano febbri malariche dovute alla
presenza di zanzare infette nelle paludi. Si dispose allora di
raccogliere quelle acque in due o tre canali principali che
dovevano essere prontamente convogliati al mare in modo che
il flusso e riflusso della marea mantenesse in movimento
lacqua salmastra. Tra il 1754 e il 1756 gli impresari veneti
Mattio Pirona, Rodolfo Deretti e Domenico Caparozzolo,
portarono a termine lo scavo del Canal Grande e in un primo
momento si pens pure di convogliare lacqua del torrente nel
canale stesso, cosa che non venne fatta probabilmente per
evitare le periodiche ondate di piena. Lalluvione del 1756,
come si detto allinizio, ripropose in maniera drammatica il
problema di una regolamentazione pi razionale del corso
basso del torrente che in quel periodo doveva scorrere, per
quanto possibile capire dalle mappe dellepoca, in un alveo

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

98

parallelo al Canale lungo lattuale via Torrebianca o la vicina


via Valdirivo.
Ad elaborare un piano esecutivo per la sistemazione di
quello che poi venne chiamato Nuovo Torrente fu lo staff del
tenente Conrad de Gerhard, Baudirektor giunto
appositamente da Vienna per coordinare i lavori. Il progetto
venne approvato nel 1758, ma i lavori si protrassero almeno
fino al 1761, anno in cui allimpresario Giorgio Urbas venne
affidato il compito di finire la bonifica della parte superstite
delle saline e di continuare fino al mare -come si legge nel
contratto dopera- il principiato nuovo Cannale del Torrente.
Il vecchio collettore che correva allincirca in via Valdirivo
venne quindi progressivamente interrato e gi negli anni 70
era pressoch scomparso totalmente, anche se verso la sua foce
per lungo tempo rimase in vista una specie di ampio lago
acquitrinoso (nella zona oggi occupata dal Palazzo delle
Assicurazioni Generali di via Duca degli Abruzzi) che in un
primo momento sera anche pensato di allargare per accogliere
un bacino artificiale da adibire a squero, poi mai realizzato,
secondo vari progetti elaborati da Maximilien Fremaut,
successo nel frattempo al tenente Gerhard, e da Vincenzo
Struppi, Oberinspektor nella nostra citt tra il 1769 e il 1783.
Verso lultimo ventennio del XVIII secolo la citt teresiana
era dunque una realt ben consolidata e il Nuovo Torrente, che
correva allaria aperta lungo lattuale via Carducci e via Ghega
ne rappresentava il confine per cos dire naturale, cio non
amministrativo. Lo spazio urbano era ancora poco, vennero
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

99

presto costruiti i ponti sulle principali strade e gi nel marzo


1796 si cominci seriamente ad affrontare il problema di
edificare un altro borgo cittadino, verso lattuale piazza
Oberdan, che allepoca verr occupata dalla Caserma Grande.
Il nuovo borgo al di l del Torrente nuovo verr chiamato
Borgo Franceschino, senza alcuna allusione alla via San
Francesco, una delle sue arterie principali ortogonale al corso
dacqua, ma in onore a Francesco I.
3. la citt moderna
Per illustrare la situazione urbana creatasi con la creazione del
nuovo collettore dei torrenti cittadini, ci viene in aiuto una
famosa stampa di Giuseppe Pollencig intitolata Veduta della
Citt e Portofranco di Trieste pubblicata nel 1808, e che oggi
si conserva tra le carte del Kandler allArchivio Diplomatico
della Biblioteca Civica. Il punto di vista scelto dallautore
piuttosto insolito: S-SO. Vale a dire che lasse del Canal
Grande e delle vie ad esso parallele a sua volta parallelo alla
base dellillustrazione, che in questo modo mette molto bene in
risalto il Torrente che ci interessa, ripreso frontalmente in una
straordinaria panoramica di taglio lungo. In primo piano la
Stranga nuova presso lattuale Piazza Dalmazia, e in fondo la
Stranga Vecchia (Largo Barriera). In mezzo quattro ponti
sulle principali vie di transito: il ponte della Caserma (odierna
Piazza Oberdan), quello di Chiozza alla confluenza dei due
torrenti, quello Farnedo meglio noto popolarmente come
Ponte della fabra presso Piazza della Legna (attuale Piazza
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

100

Goldoni) che si vede aprirsi a triangolo alla sua destra, quello


piccolino segnato nellincisione semplicemente con due piccoli
tratti, presso la Stranga Vecchia. In questa zona vennero costruiti
altri ponti. Una quindicina danni dopo ne esistevano sicuramente
altri tre, lultimo dei quali posto allincrocio tra la Contrada delle
Sette Fontane con la Contrada del Molino a vento.
Per quanto riguarda il torrente proveniente da S.Giovanni la
stampa del Pollencig non ci tanto daiuto. In effetti si
trovavano qui tre ponti principali: uno sulla via delle Acque, un
altro tra via Bacchi e Crociera, un terzo detto dei Gelmi allo
sbocco della via Rossetti. Questa parte della citt fu
successivamente interessata da un profondo mutamento verso
la met del secolo: il torrente venne progressivamente indotto
in galleria artificiale, per ovviare al piuttosto sgradevole
inconveniente dei miasmi putrescenti che ammorbavano laria
nelle stagioni estive, rovinando il piacere delle amene
passeggiate lungo la via dell Acquedotto e il Boschetto. Prima
di allora alcuni esperimenti di questo tipo erano stati condotti
con successo tra Barriera Vecchia e via dell Arcata (cos detta
perch poggiante per mezzo di archi sul Torrente) nel 1835, e
ancor prima col corso dacqua passante per il cimitero, coperto
su progetto del noto architetto neoclassico Matteo Pertsch gi
nel 1826. In questo modo ci si avvi definitivamente verso una
fase del tutto nuova nella storia dei torrenti cittadini: risult
infatti sempre pi evidente che non sarebbe stato pi possibile
mantenerli a pelo libero e che la citt per guadagnare in salute e

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

101

decoro doveva sbarazzarsi definitivamente di quella eredit del


passato settecentesco.
I lavori di copertura del tratto alto dello Starebrech, detto anche
Torrente dello Scoglio presso il Molino Grande avvenne
negli anni 1841-1843, il tratto medio si copr nel 1845 dando
spazio allattuale via Battisti che allora, in onore allideatore
delliniziativa venne battezzata Corsia Stadion, la parte finale
tra il mare e il Ponte Nuovo presso il macello (attuale via
Ghega) tra il 1837 e 1849. Alla fine del 1850 il Torrente Nuovo
scorreva dunque ormai completamente in una solida galleria
artificiale a tre volti. Di lui rest memoria ancora per parecchio
tempo nel toponimo via del Torrente, che venne sostituito
con lattuale via Carducci appena agli inizi del nostro secolo.
Torrente coperto delle Settefontane, n. CA 94 FVG-TS,
Trieste, Zona Settefontane, Tip. A1, Quota 83 m s.l.m., Lungh.
3000 m, Disl. 77 m, Ril. Societ Adriatica di Speleologia Trieste (1989).
(foto e rilievo a pag. 114 del libro a stampa)

Il torrente denominato delle Settefontane nasce dalle alture nei


pressi di Cattinara. Inizialmente scorre in superficie, fino ad
incontrare il piazzale posto alla fine di via Cumano, dove viene
intercettato da una galleria. Il percorso sotterraneo si sviluppa
poi lungo la stessa via Cumano, viale dellIppodromo, via della
Tesa, via Raffineria, piazza Garibaldi, largo Barriera Vecchia e
la prima parte di via Carducci. Il torrente si unisce quindi a
quello denominato Starebrech (vedi n. CA 95 FVG-TS ), in
corrispondenza dei Volti di Chiozza, formando cos il Torrente
Grande (vedi. n. CA 124 FVG-TS).
Bibliografia: Halupca E., 1993, Fiumi e torrenti nascosti sotto terra, in Il Meridiano,
21.10.1993, pp. 41-45.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

102

I torrenti coperti
Come ogni citt edificata su delle alture formate da roccia
impermeabile, Trieste ha sempre presentato, nelle valli fra
colle e colle, dei corsi dacqua a regime torrentizio.
Scarsamente utilizzabili a fini potabili per lestrema
variabilit della portata, detti torrenti hanno convissuto
con la citt per lungo tempo finch, il loro progressivo
inquinamento e lostacolo che essi hanno rappresentato
per lespansione urbanistica, non sono diventati dei veri e
propri problemi. A questo punto, a partire dalla prima
met del 1800, questi corsi dacqua sono stati
progressivamente coperti con delle volte e, da quel
momento, hanno continuato a scorrere nella profondit del
sottosuolo. Molto spesso, nel corso delle nostre ricerche,
ci siamo imbattuti in questi cunicoli talvolta anche di
sezione molto ampia che si intersecano sotto tutto il
centro abitato. Nel presente libro vengono descritti
dettagliatamente solo quei torrenti coperti nei quali,
almeno per un tratto, siamo discesi ed abbiamo
documentato la morfologia e landamento della galleria.
Questi passaggi sono stati conseguentemente numerati
presso il Catasto CA ed stata anche stimata la loro reale
estensione. Vi sono, per, un certo numero di altri torrenti,
conosciuti e citati in vari testi, nei quali non siamo per il
momento ancora potuti entrare. Questi vengono riportati
nel presente libro, ma sono identificati da una
numerazione autonoma e provvisoria.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

103

Torrente coperto Starebrech, n. CA 95 FVG-TS, Trieste, San


Cilino Inferiore, Tip. A1, Quota 53 m s.l.m., Lungh. 2050 m,
Disl. 47 m, Ril. Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(1989).
(foto e rilievo a pag. 115 del libro a stampa)

Il torrente denominato Starebrech (detto anche Farneto) nasce


nei pressi di Longera. Inizialmente scorre in superficie tra il
colle di Timignano e quello del Boschetto fino a giungere nei
pressi del Viale al Cacciatore, dove viene intercettato da una
galleria. Il percorso sotterraneo si sviluppa poi sotto la Rotonda
del Boschetto e lungo la via Giulia. Il torrente si collega quindi
con quello denominato delle Settefontane (vedi n. CA 94 FVGTS), in corrispondenza dei Volti di Chiozza, formando cos il
Torrente Grande (vedi n. CA 124 FVG-TS). I lavori di
costruzione delle gallerie sono stati completati, raggiungendo
la Rotonda del Boschetto, nel 1870. Lesplorazione avvenuta
entrando da unampia apertura praticata nel centro della via
Giulia, nel corso dei lavori effettuati per la realizzazione del
complesso Il Giulia. Nel suo corso ipogeo, il torrente
Starebrech riceve le acque del rio Orsenigo (vedi T7), del rio
Marchesetti (vedi T8) e del rio Prati (vedi T9).
Bibliografia:
Ardito F., 1990, Citt sotterranee, Mursia Editore, Milano, pp. 141-142.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 112-114.
Halupca E., 1993, Fiumi e torrenti nascosti sotto terra, in Il Meridiano, 21.10.1993, pp. 4145.

Torrente coperto Srane, n. CA 96 FVG-TS, Trieste, Valmaura,


Tip. A1, Quota 52 m s.l.m., Lungh. 1700 m, Disl. 52 m, Ril.
Societ Adriatica di Speleologia - Trieste (1990).
(foto e rilievo a pag. 116 del libro a stampa)

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

104

Il torrente denominato localmente Srane formato dallunione


di vari corsi dacqua: il rio Primario (vedi T11), il rio
Corgnoleto (vedi n. CA 267 FVG-TS) ed il rio del Cimitero
Cattolico (vedi T12), tutti scorrenti in superficie e discendenti
dal rione di Santa Maria Maddalena.
In corrispondenza di via Costalunga e del cimitero di S. Anna,
questi torrenti vengono intercettati da apposite gallerie.
Dopo un percorso sotterraneo autonomo, i tre cunicoli si
uniscono in un unico collettore che, passando sotto piazzale
Valmaura, segue la via omonima per gettarsi quindi in mare.
Lesplorazione e documentazione fotografica avvenuta nel
corso di lavori di riparazione lungo la sede stradale.
Bibliografia:
Spechar R., 1990, Il riassetto del torrente a Valmaura chiarisce la causa degli allagamenti, in
Messaggero Veneto, 25.5.1990, ed. di Trieste.

Torrente Grande, n. CA 124 FVG-TS, Trieste, Zona via


Carducci, Tip. A1, Quota 8 m s.l.m., Lungh. 1100 m, Disl. 8 m,
Ril. Societ Adriatica di Speleologia - Trieste (1989).
(foto e rilievo a pag. 117 del libro a stampa)

Il corso dacqua denominato Torrente Grande nasce nel


sottosuolo nei pressi dei Volti di Chiozza dallunione del
torrente coperto delle Settefontane (vedi n. CA 94 FVG-TS) e
del torrente coperto Starebrech (vedi n. CA 95 FVG-TS).
Il suo percorso sotterraneo si sviluppa lungo la via Carducci,
un tempo denominata via del Torrente, per svoltare quindi
lungo via della Geppa.
Il torrente si getta in mare fra i moli 3 e 4, nel comprensorio
del Porto Vecchio. I lavori di costruzione delle gallerie sono
iniziati alla met del 1800. Da segnalare che, nel tratto sotto via
P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

105

Carducci, il corso dacqua sotterraneo scorre in tre ampie


gallerie parallele. Nel suo corso ipogeo, il torrente Grande
riceve le acque del rio di Scorcola (Vedi T5) e del rio
Romagna (vedi T6).
Bibliografia:
, 1998, Il tram di Opicina si scansa un po, in Il Piccolo, 25.3.1998, Trieste.
, 2000, Cede la volta del Chiave, via Carducci in Tilt, in Il Piccolo, 27.5.2000, Trieste.
Guglia P., Halupca E., 1993, I manufatti per la cattura delle acque urbane, Atti del XVI
Congresso Nazionale di Speleologia, Udine, pp.153-160.
Halupca E., 1993, Fiumi e torrenti nascosti sotto terra, in Il Meridiano, 21.10.1993, pp. 4145.

Cunicolo 1 di San Luigi, n. CA 143 FVG-TS, Trieste, San


Luigi, Tip. A1, Quota 52 m s.l.m., Lungh. 38 m, Disl. 11 m,
Ril. Pesaro A., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(1992).
(foto e rilievo a pag. 118 del libro a stampa)

Sotto la scala San Luigi, che scende da via Farneto fino a via
Crispi, scorre incanalato in una stretta galleria un torrente
urbano. Esso ha origine dal colle di San Luigi ed oggi presenta
un percorso completamente sotterraneo. stato possibile
visitare questo particolare corso dacqua ipogeo, accedendo ai
bassi vani che sono stati ricavati in occasione della costruzione
della scala: attraverso una botola visibile il cunicolo che per
superare il marcato dislivello stato realizzato con brevi tratti
orizzontali intercalati da salti verticali. Da segnalare che il
torrente coperto prosegue il suo percorso in direzione NordOvest, puntando verso la sottostante piazza Volontari Giuliani.
Galleria del Torrente Corgnoleto, n. CA 267 FVG-TS, Trieste,
Cimitero di S. Anna, Tip. A1, Quota 41 m s.l.m., Lungh. 770

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

106

m, Disl. 35 m, Ril. Guglia P., Pesaro A., Societ Adriatica di


Speleologia - Trieste (11.11.1995).
(foto e rilievo a pag. 119 del libro a stampa)

Il rio Corgnoleto nasce dalle pendici di Montebello. Scorre in


superficie da quota 215 fino a quota 48 m s.l.m., dove viene
intercettato da una galleria che si apre proprio sotto via
Costalunga. Il percorso sotterraneo si sviluppa quindi sotto il
cimitero di S. Anna, fino ad unirsi ad altri due corsi dacqua
nella galleria del torrente coperto Srane (vedi n. CA 96 FVGTS). Lesplorazione avvenuta, su incarico del Comune, per
conoscere lesatto percorso del cunicolo, che stato quindi
posizionato correttamente sulle piante dellarea.

Altri torrenti
(foto a pag. 120 del libro a stampa)

Vi sono vari altri corsi dacqua che, pur non ancora esplorati,
scorrono attualmente in cunicoli sotterranei. A questi stata
data una catalogazione provvisoria, che identificata dalla
lettera T e da un numero progressivo.
Nel territorio della citt di Trieste possiamo identificare i
seguenti torrenti coperti non ancora inseriti nel Catasto CA:
T1 rio Capriano scende da Barcola in Monte ed entra in
galleria non appena raggiunto il centro abitato, a monte di viale
Miramare;
T2 rio Castisino scende lungo una valletta sopra Barcola,
per entrare in cunicolo e scorrere sotto via Nicolodi;

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

107

T3 rio Bovedo formato dalla confluenza del rio Boveto, del


rio Conti e del rio Giuliani, entra in galleria e scorre sotto via
Boveto;
T4 torrente Martesin (Montorsino) formato dalla
confluenza del rio Carbonara, del rio Roiano (Roja), del rio
Rosani (Morari) e del rio Scalze (Conti), scorre sotto via di
Roiano, via Stock, via S. Teresa e viale Miramare, per sfociare
nel Bacino n. 0 del Porto Vecchio;
T5 rio Scorcola scende dalle alture di Scorcola, scorre sotto
la via omonima e si immette nel torrente Grande (vedi n. CA
124 FVG - TS), poco dopo che questo ha piegato lungo via
della Geppa;
T6 rio Romagna scende dal colle di Scorcola, scorre sotto
via Coroneo e si congiunge con le tre ampie gallerie parallele
del torrente Grande (vedi n. CA 124 FVG-TS). Risulta in
collegamento con il cunicolo di drenaggio dellOspedale
Militare (vedi n. CA 201 FVG-TS);
T7 rio Orsenigo scende lungo la valletta fra il colle di
Cologna ed il monte Fiascone, scorre sotto via Cologna e si
congiunge con la galleria del torrente Starebrech (vedi n. CA
95 FVG-TS), in corrispondenza del Giardino Pubblico;
T8 rio Marchesetti formato dalla confluenza del rio
Marchesetti e del rio San Cilino, nasce dalle vallette poste ad
Est del monte Fiascone, scorre sotto la via Verga e si
congiunge con la galleria del torrente Starebrech (vedi n. CA
95 FVG-TS), in prossimit della Rotonda del Boschetto;
T9 rio Prati formato dallunione del rio Brandesia, del rio
San Pelagio e del rio Timignano, nasce nella zona di San
Giovanni Superiore, scorre sotto via Brandesia e si congiunge
con la galleria del torrente Starebrech (vedi n. CA 95 FVGTS), in prossimit della Rotonda del Boschetto;

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108

T10 rio Baiamonti detto anche rio Roncheto, scende dalle


alture di Chiarbola, scorre in galleria in prossimit di via
Baiamonti e sbocca in mare nei pressi dello Scalo Legnami;
T11 rio Primario scende da S. Maria Maddalena Superiore,
scorre allesterno per entrare in galleria sotto il Cimitero di S.
Anna e si congiunge con il cunicolo del torrente Corgnoleto
(vedi n. CA 267 FVG-TS), confluendo quindi nella galleria del
torrente Srane (vedi n. CA 96 FVG-TS);
T12 rio del Cimitero Cattolico scende dalla zona di Poggi
S. Anna ed entra in cunicolo nei pressi dellincrocio fra via S.
Maria Maddalena e via Paisiello. Si collega quindi con la
galleria del rio Primario (vedi T11) e confluisce nella galleria
del torrente Srane (vedi n. CA 96 FVG-TS);
T13 rio Spinoleto in alcune mappe citato erroneamente
come torrente S. Antonio, viene detto anche torrente Posar ed
formato dalla confluenza del Rio Spinoleto con il Rio Marcese.
Nasce dalle alture del Montebello, rasenta il monte Castiglione,
scorre in galleria sotto la Zona Industriale e raggiunge il mare
in corrispondenza del Canale Industriale;
T14 rio Storto nella sua parte terminale conosciuto anche
come torrente Zaule, scorre sotto il rione di San Sergio e,
attraversata la Zona Industriale, raggiunge il mare in
corrispondenza del Canale Industriale di Zaule;
T15 torrente S. Antonio per quanto riguarda la parte
rientrante nel territorio comunale di Trieste, scorre in superficie
con il nome di Rio del Gias, entra in cunicolo nellarea a
Sud/est di Borgo San Sergio e quindi, attraversata la Zona
Industriale, raggiunge il mare.

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I misteriosi sotterranei dei Gesuiti


nella chiesa di S. Maria Maggiore

Il Pozzo delle Anime visto dal basso

I sotterranei sono qualcosa di orribile. Vi sono pozzi, trabocchetti


murati (...), celle, nicchie, massi, sinuosit e tortuosit disposte in
modo tale da far ritenere fondato il sospetto che orribili istrumenti di
tortura straziassero e squarciassero le membra di molti infelici (...).
Ci sono fori che lasciano supporre arbitri, sopprusi e violenza sopra i
miseri che disgraziatamente cadevano nelle mani di quella
Corporazione...

Larticolo, intitolato Gli scheletri nel sotterraneo della


Chiesa dei Gesuiti, uscito nelledizione del mattino de Il
Piccolo del 16 dicembre 1883, fu il primo di un filone di
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scritti dedicati allargomento. Appena un paio danni


dopo, infatti, Antonio Tribel nel suo celebre libro di
curiosit tergestine Una passeggiata storica per Trieste
(1885) pubblic una dettagliata descrizione e un disegno
di questi misteriosi sotterranei.
Ecco come li descrisse:
Dopo questa prima sala, superato uno stretto corridoio, il sotterraneo
si amplia in unaltra sala:
In questo spazio, pi largo del primo e lungo metri 10, si vedono gli
avanzi di un sarcofago, e sembra essere stata la sepoltura di quel
conte Petazzi, a cui allude liscrizione del sovrapposto altare. A
destra, nelluna e laltra estremit, si scorgono due aperture a volta,
della profondit di metri 2,50, che sinternano negli spazi della chiesa
verso la sagrestia. Queste nicchie o gallerie potevano essere destinate
a deposito di morti, ed ancora al presente sono ingombre di ossa e
frammenti di casse, tarlate dal tempo e dallumidit. Teschi, costole,
tibie, mascelle ingombrano il terreno (...). Tra le due nicchie pocanzi
accennate, nellalto della volta si vede unapertura larga centimetri
50. A che poteva servire? (...) Questapertura presentemente coperta
da una pietra di marmo nero ai piedi dellaltare di S. Francesco, e
dietro a questa costruito il deposito mortuario; un vasto stanzone di
20 metri circa.

A questo punto si scende in quella parte di sotterraneo che si


sviluppa ad un livello inferiore:
(...) una cupa apertura di metri 2,60 conduce per 10 gradini in un
antro basso e profondo, tutto a balze, ripieno di materiali
precedentemente sparsi per impedire ogni ulteriore studio ed
investigazione. Fatto lultimo gradino, vediamo di fronte, ad una
distanza di circa 2 metri, aprirsi una galleria (...) della larghezza di
centimetri 120, alta metri 2, che sinterna nel sottosuolo della chiesa.
Non si pu penetrare che a stento, essendo stato troncato ogni

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111

passaggio col gettarvi materiali rimasti della recente costruzione


della nuova abside dellaltar maggiore.

Lultima parte del sotterraneo si estende trasversalmente


nella parte anteriore della chiesa:
La costruzione di questampio locale ben differente da quelli
pocanzi ispezionati. Ampie volte poggiano su massicci piedistalli
della grossezza di metri 1,20, alti m 7,50; cupi corridoi avvolti in
tenebra profonda, sincrociano per ogni verso e comunicano con
cantine ancora pi tetre, situate nei sotterranei dellex collegio, le cui
gallerie sono presentemente bene immurate da ambe le parti.
Nellarcata posta sotto la porta maggiore della chiesa, vedesi la
navata che metteva sotto il terrazzo, sotto la scalinata, e sboccava
nellandrona dietro la casa del pozzo bianco (...).

Non tutti i sotterranei dei Gesuiti si sviluppano nellarea


sottostante la chiesa; una parte di essi, infatti si estende al di
sotto dellarea del collegio e i due sistemi in passato dovevano
essere sicuramente collegati tra loro per mezzo di qualche
corridoio:
Quello che trovasi di pi interessante di questedifizio (il collegio, n.d.r.),
sono i sotterranei, che si congiungono in una rete veramente arcana con
quelli della vicina chiesa, e probabilmente con altri adiacenti edifizi.
Questi vani e tetri luoghi a larghe arcate greggiamente lavorate, si
protendono per tutta la linea del fabbricato, e nellangolo ove al dissopra
passeggia attualmente la sentinella, andavano ad unirsi colla galleria
principale. Un piccolo pertugio che vedesi da quella parte nelle basse
mura della chiesa, mandava fioca luce in quel cupo recinto. Attrasse in
ispecial modo la nostra attenzione quella parte del sotterraneo che sta
presso la scalinata della via delle Scuole. una fossa angusta e bassa,
scavata nella roccia, e solidamente murata e chiusa. Da una fessura delle
pareti cola il putridume di qualche fogna o canale, e va a finire nel
sottosuolo. Da quellepoca della soppressione del convento fino ad oggi,
questantro rimase sempre lo stesso (...).

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Altri due brevi cenni ai sotterranei sono riportati qualche


passo pi avanti:
Nel vasto cortile (del collegio), ove esisteva il giardino dei Gesuiti, si
scoperse, non molti anni, un artificioso congegno per la conduttura
dellacqua, che per diversi canali e filtratoi si congiunge con il
serbatoio principale: un altro pozzo, della profondit di metri 17,
ricco dacqua perenne, trovasi nellaltro cortile laterale, per dove, nei
tempi andati, passava la via del Trionfo, e sotto alla quale dovrebbe
rinvenirsi un ramo dellantico acquedotto romano.

La seconda nota, invece, si sofferma su un altro particolare,


introducendo un altro degli elementi di base dei racconti sui
sotterranei dei Gesuiti, la credenza cio che questi vani siano
sempre collegati tra loro a formare una indefinita rete
sotterranea:
Uscendo dallattuale collegio criminale, troviamo (...) la casa ad uso
del parroco, costruita nel 1778, provvista anche questa di comode
cantine, che fanno parte di quella estesa rete di sotterranei, ideata s
meravigliosamente dalla celebre Compagnia dei Gesuiti.

In seguito per pi di quarantanni la stampa cittadina non si


occup dei sotterranei di Santa Maria Maggiore, ma si pu
credere che in questo periodo essa dovette circolare a lungo,
passando di voce in voce, arricchendosi via via di particolari e
nuove interpretazioni pi o meno fantasiose.
Ecco dunque che nel giugno del 1927 la storia viene ripresa
da Il Piccolo in una serie di 3 articoli dove questi sotterranei
sono ampiamente descritti nei loro paurosi misteri, dando
spazio e credibilit alle varianti sorte nel frattempo. Nota
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comune di queste testimonianze laccenno alla presenza di


ossa umane nei corridoi sottostanti la chiesa. Ulteriore
elemento comune il tentativo di individuare le entrate e le
diramazioni di quella rete sotterranea che comunque rimane
indefinita nel suo sviluppo.
Presunti accessi avrebbero dovuto sorgere in Piazza Cavana
e in altri due siti oggi scomparsi: Androna della Marinella
(laterale a via Crosada e che si estendeva nel posto dove oggi
c quella scalinata che parte da via del Teatro Romano e
giunge fino alla chiesetta di San Silvestro) e via del Pozzo
Bianco (che sorgeva pressapoco dove si eleva il palazzo
dellInail in via del Teatro Romano). Inoltre stando alle
testimonianze raccolte dai giornalisti una via sotterranea,
lunga e stretta , si sarebbe spinta fin entro al castello di San
Giusto. Per la prima volta si accenna esplicitamente al fatto che
i sotterranei dei Gesuiti siano stati un tempo impiegati per
condurvi dei processi inquisitori, senza apporre nessuna
formula dubitativa a questa affermazione.
Ma cosa c di vero in questo? Trieste per collocazione
geografica tra il 1520 e il 1560 fu effettivamente un punto
particolarmente caldo per la diffusione del luteranesimo. Lo
stesso vescovo della citt, Pietro Bonomo, nel 1540 cadde in
sospetto di eresia per aver accolto quel frate Giulio della
Rovere detto il Milanese che qualche anno pi tardi verr
condannato dallInquisizione veneziana e per aver dato
ospitalit in pi occasioni al protestante sloveno Primoz
Trubar.
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Non c quindi da meravigliarsi se il papa, per controllare


pi efficacemente le zone tedesco-slovene, istituisse un
tribunale con giurisdizione sui territori di Trieste, Gorizia e
Gradisca. Di questi processi rimane una cospicua
documentazione in vari archivi regionali (cfr. 1000 Processi
dellInquisizione in Friuli (1551-1647), Quaderni del Centro di
Catalogazione dei Beni Culturali, n. 4, Villa Manin di
Passariano, Udine, 1976) ed dunque ragionevole pensare che
se anche a Trieste oper un tribunale inquisitorio, esso avrebbe
dovuto perlomeno produrre dei documenti, in quanto tali
tribunali non operavano nella clandestinit. Per ogni processo,
infatti doveva esser redatto un dettagliato verbale, copia del
quale normalmente veniva inoltrata a Roma per risolvere
eventuali dubbi e, in caso di condanna, leretico doveva di
regola abiurare o, in caso contrario, subire il supplizio
pubblicamente ad monitum populi. Altro elemento da tenere in
considerazione per quanto riguarda i sotterranei di Santa Maria
Maggiore quale sede di un tribunale inquisitorio la
discordanza notevole tra il periodo in cui lInquisizione scaten
maggiormente la repressione attorno alla met del XVI
secolo e la data di costruzione della chiesa triestina, ultimata
pi di 100 anni dopo, nel 1682.
Da ultimo, fatto non secondario, da considerare che
leresia protestante non rappresentava pi un pericolo nei
territori austriaci gi alla fine del 1500, essendo stata debellata
dalla massiccia azione repressiva del potere laico impersonato
dallarciduca Ferdinando.
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Nonostante queste considerazioni, che non dovrebbero


lasciar molti dubbi, la convinzione popolare che i sotterranei
dei Gesuiti siano stati utilizzati in passato per condurvi dei
processi inquisitori attecch saldamente, al punto che qualcuno
ha creduto di trovare in quei tetri corridoi delle vere e proprie
macchine di tortura impiegate dagli inquisitori e la famigerata
ruota per arrotare i condannati.
Negli articoli del 1927 si nota pure la comparsa di una
suggestiva serie di denominazioni per distinguere le parti pi
interessanti dei sotterranei: torre del silenzio, pozzo delle
anime, camera rossa; termini che, da ora in poi
cominceranno a entrare sempre pi di frequente nelle
conversazioni del rione popolare di Cittavecchia, anche se a
dire il vero in pochi, in quel periodo, ebbero lavventura di
penetrare di persona nei sotterranei.
Tra questa ristretta cerchia di persone ci fu il noto
collezionista Diego de Henriquez che tra il 1925 e il 1927 li
visit assieme allamico Herbert Greenham, scoprendo proprio
sotto alla navata centrale alcuni cocci, unanfora intera, una
spilla, una fibbia e uniscrizione latina dellepoca dei Cesari.
Negli anni 30 unaltra serie di articoli ancora una volta
ripropose largomento ai lettori de Il Piccolo, con altri
particolari che tenderanno a fondersi al corpus della tradizione
precedente, cambiando ancora una volta linsieme della storia.
Il sottosuolo dellintera Cittavecchia sembra ora essere
percorso in tutta la sua estensione da un indefinito diramarsi di

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

116

misteriosi cunicoli, parte dei quali sarebbero rintracciabili in


corrispondenza dei punti-chiave gi ricordati.
Nel 1923 come si afferma nellarticolo de Il Piccolo del
13 luglio 1930 venne istituita una commissione di pubblica
sicurezza allo scopo di accertare leffettiva presenza di tali
ambienti che avrebbero potuto rappresentare un pericolo se
utilizzati per scopi illeciti. Un funzionario di tale commissione
si sarebbe lasciato sfuggire qualche indiscrezione,
confermando la presenza di lunghe gallerie tra cui una diretta
verso Piazza Unit e unaltra facente capo alla caserma di via
dellOspitale n. 2. Questa fantomatica commissione (non
abbiamo infatti rintracciato nessun documento ufficiale che ne
attesti lesistenza), avrebbe pure redatto un dettagliato
Memoriale sui Sotterranei che per non venne mai divulgato.
Non ci dato di sapere se la scomparsa di questa relazione sia
dovuta ai gi addotti motivi di sicurezza o al caso: quello che
possiamo dire che non rimase un caso isolato. Circa 50 anni
dopo, infatti, lesistenza di un altro memoriale segreto verr
affermata dalla stampa cittadina (cfr. I misteri dei sotterranei, in
Il Meridiano, anno V, n. 39, 1981).
Si tratta in questo caso di un manoscritto che riporterebbe le
impressioni delle esplorazioni degli anni 20 di Diego de
Henriquez. Questa relazione, dispersa tra le innumerevoli carte
lasciate dallo studioso, comproverebbe lesistenza della
famigerata camera rossa, nonch di un collegamento fra il
complesso dei Sotterranei dei Gesuiti e il castello di San Giusto
tramite la medievale Tor Cucherna. Larticolo de Il
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

117

Meridiano indugia pure su un lungo elenco di presunti


passaggi che vanno ad ampliare lipotetica mappa dei
sotterranei di Cittavecchia: ecco dunque che la chiesa di Santa
Maria Maggiore collegata con il convento delle monache di
San Cipriano, con la via della Cattedrale, con lArco di
Riccardo, con ledificio di via dei Capitelli n. 12. Altre vie
sotterranee farebbero capo in via Crosada e, passando sotto
piazza Barbacan, raggiungerebbero le cantine della rotonda
Pancera, il belledificio neoclassico di via Felice Venezian n.
27 costruito nei primissimi anni dellOttocento su progetto
dellarchitetto Matteo Pertsch (la rotonda Pancera in passato fu
sede di una loggia massonica e per questo motivo ritenuta
essere collegata con una rete segreta di sotterranei).
Questultimo tratto, che si dilungherebbe poi fino al mare,
sembra sia stato percorribile in passato.
Esplorazioni sotterranee a Santa Maria Maggiore
Tutte le vecchie descrizioni dei sotterranei di Santa Maria
Maggiore indicano quale accesso principale la piccola porta
situata sulla destra dellaltar maggiore. Esiste per una seconda
entrata, il portone che si trova sul muro perimetrale della chiesa
in piazzetta San Silvestro, ma per rendere compatibile il nostro
racconto con le relazioni precedenti. preferiamo descrivere i
sotterranei a partire dellentrata originale.
Iniziamo dunque dalla porticina a lato dellaltar maggiore,
seminascosta da un tendaggio di velluto rosso: essa permette di
entrare allinterno di una torre cilindrica, detta Torre del
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

118

Silenzio, interamente costruita in pietra bianca, alta una


ventina di metri e percorsa al suo interno da una robusta scala a
chiocciola formata da gradini infissi a sbalzo nella parete. Un
tempo lungo lasse centrale pendeva una pesante catena alla
quale ci si sosteneva per facilitare la discesa, mentre oggi
questo spazio stato utilizzato per farvi passare la canna
fumaria dellimpianto di riscaldamento della chiesa. Se si risale
verso i piani superiori si pu notare la singolarit di questa
costruzione: ad ogni giro completo della scala a spirale si
incontrano dei piccoli vani che si espandono lateralmente. Tali
vani non sono uguali fra loro e ci ha fatto supporre
allarticolista del 1927 (cfr. I sotterranei dei Gesuiti... in Il
Piccolo del 28-6-1927) e pi recentemente a Leone Veronese
e Antonella Angeli in I sotterranei di Trieste (dattiloscritto
inedito, 1983), che la Torre del Silenzio altro non sia che una
costruzione militare preesistente, incorporata allinterno della
chiesa durante i lavori di edificazione della stessa. La
particolare struttura delle nicchie, unita alla presenza di feritoie
oggi murate, un tempo probabilmente impiegate per controllare
e recare offesa allesterno, potrebbe avvallare questa suggestiva
ipotesi, anche se la totale mancanza di qualsiasi
documentazione anche solo iconografica impone comunque
una certa cautela.
Ritornando al livello della chiesa e fatto mezzo giro
scendendo lungo la scala a chiocciola, si arriva finalmente alla
sua base, dove si accede, attraverso un portale rettangolare, ai
sotterranei veri e propri. In origine la scala a chiocciola doveva
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

119

sicuramente spingersi ulteriormente in basso, poich gli ultimi


scalini sono stati scalzati dalla parete e raddrizzati per
imboccare la soglia del portale, mentre un notevole accumulo
di detriti impedisce la prosecuzione verso il basso.
Alla destra del portale si nota lapertura quadrata di uno
stretto passaggio in direzione della navata principale, che
sembra corrispondere al cosiddetto trabocchetto citato in alcune
relazioni (cfr. Il Piccolo, 24-6-1927). Da questa apertura
stato scritto sarebbe stato possibile intravedere il corpo
esanime del malcapitato che avesse avuto la ventura di cadervi
dentro attraverso la botola abilmente camuffata nel pavimento
del breve corridoio di accesso alla torre, se per si tenta di
infilarsi di proposito nello stretto passaggio, si pu subito
smentire senza alcun dubbio questo particolare, essendo assai
difficile avanzare anche di pochi centimetri. A lato
dellapertura si possono notare gli avanzi di una struttura lignea
che qualcuno, con ipotesi alquanto azzardata, aveva supposto
essere una macchina di tortura. Pi degno di attenzione invece,
senza dubbio il pertugio posto alla sinistra del portale che si
apre quasi a livello degli scalini di pietra e che penetra
obliquamente per una settantina di centimetri nella parete.
Potrebbe trattarsi con molta probabilit di una feritoia di
fiancheggiamento, del tipo introverso destrorso, impiegato
nelle costruzioni militari.
Al di l del portale si entra finalmente nel primo vano vero e
proprio dei sotterranei, situato sotto la navata destra della
chiesa, in corrispondenza dellaltare della Madonna della
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

120

Salute. questo un ampio vano a pianta cruciforme e con volta


a crociera, costituito da uno stanzone rettangolare ai lati del
quale si aprono due ampie nicchie semicircolari contrapposte.
In quella di sinistra si nota un basso sedile di pietra che segue
tutta la parete, mentre la nicchia di destra ingombra di
vecchie suppellettili della chiesa, coperte da un sottile strato di
fuliggine.
Sul fondo dello stanzone ogni prosecuzione impedita da
un muro di mattoni nel quale penetra lingombrante tubo di
scarico della caldaia.
Allepoca delle nostre prime esplorazioni (1983) fu
possibile individuare ed esplorare il Pozzo delle Anime, una
singolare struttura che prima del nostro intervento era rimasta
totalmente nascosta sotto un sottile strato di calcestruzzo nel
pavimento in prossimit dellangolo a sinistra dellingresso di
questo sotterraneo.
Il pozzo presenta sezioni diverse a seconda della profondit:
allinizio perfettamente ottagonale ed rivestito da mattoni
ben squadrati, poi, dopo 1 metro e 90 diventa a pianta quadrata,
per trasformarsi dopo altri 60 centimetri a base rotonda. A
quattro metri dalla superficie la sezione di nuovo quadrata e
le pareti, qui rivestite da blocchi grossolani di marna, vengono
sostenute da sei travature in legno disposte su due piani
sovrapposti; il restante tratto di cavit non presenta una forma
geometrica regolare, essendo ricavato nellarenaria, mentre
negli ultimi 60 centimetri di nuovo riconoscibile un profilo
circolare.
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

121

La profondit totale del Pozzo delle Anime di 6,5 metri


ed assai probabile che le stratificazioni riconoscibili nella
struttura corrispondano a periodi diversi di costruzione: alla
massima profondit esso quasi sicuramente di epoca romana,
poi troviamo una sezione medievale, e infine una seicentesca.
Il setaccio dei detriti provenienti da questo pozzo ci ha
portato a scoprire molti cocci di ceramica di piccola e media
pezzatura dei secc. XVIII e XIX, (attualmente esposti in mostra
permanente in una galleria dello Speleovivarium di via Reni) e
delle sagome in legno da cui erano stati ricavati gli stampi per
gli stucchi decorativi del pulpito della chiesa.
La seconda parte dei sotterranei costituita da un vasto
ambiente a pianta rettangolare con volta a botte. Per dare
spazio alla caldaia stata asportata una notevole quantit di
materiale, abbassando in un angolo il pavimento originale di
circa 1 metro. Lungo la parete sinistra si notano due sporgenze
e un pilastro che hanno la funzione di sostenere il peso del
sovrastante altare di San Francesco Saverio. Dietro al pilastro,
tra i due muri, ci sono tre prese daria poste su due livelli
differenti, che convergono allesterno. Alla loro destra
sincontra una piccola scalinata che scende ad un livello
inferiore, delimitata da una ringhiera metallica infissa nella
parete. Su questo lato si pu vedere una profonda rientranza
che si allarga sulla destra, seguendo il profilo dei pilastri
portanti della navata laterale. Sul fondo di questa nicchia
doveva aprirsi, secondo le vecchie descrizioni, una piccola
finestrella che si affacciava sui vani sottostanti del sotterraneo,
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

122

ma oggi non pi visibile perch stata utilizzata per il


passaggio delle condutture di alimentazione della caldaia.
Come si pu facilmente capire le ristrutturazioni necessarie
per linstallazione dellimpianto di riscaldamento hanno
alterato laspetto originario di questo vano e di tutti i
sotterranei in genere: vennero infatti utilizzate le due
interessanti gallerie in direzione del collegio che si notano nel
disegno allegato alla descrizione del Tribel nel gi citato libro
Una passeggiata storica per Trieste.
Sulla sinistra i sotterranei si sviluppano ulteriormente
attraverso uno stretto corridoio che conduce, dopo circa 4
metri, ad un salone il terzo di ampie dimensioni, mentre
esattamente di fronte alla scalinata di raccordo tra i due livelli,
si pu scorgere il profilo della galleria che abbiamo
denominato Galleria del Gatto, uno stretto passaggio, alto
non pi di 80 centimetri.
Se ci si avventura con cautela allinterno, si scorge che dopo
circa 5 metri essa cambia aspetto e sulle pareti, al posto della
muratura, si trova un ammasso incoerente di roccia e che si
interrompe per dare spazio ad un secondo cunicolo, ortogonale
rispetto al primo, che prosegue da ambe le parti. Nella parte di
destra, la galleria rasenta un muro di fondazione della chiesa
che prosegue per altri 7 metri, mentre sulla sinistra il cunicolo
prosegue solo per 2 metri ancora, tra grossi massi in precario
equilibrio.
Tra i detriti particolare questo, notato anche da Diego de
Henriquez affiorano qua e l degli strati di roccia viva su cui
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

123

poggiano alcuni resti di vecchia muratura. Si pu dunque


arrivare alla conclusione che la Galleria del Gatto non ha mai
condotto ad una stanza segreta posta sotto la navata principale
della chiesa, per il semplice motivo che la presenza di vasti
strati di roccia affiorante avrebbe impedito qualsiasi
prosecuzione in quella direzione.
Il muro, lungo il quale si sviluppa la diramazione sulla
destra non altro che la parete perimetrale delladiacente
Cripta dei Petazzi.
Viene cos smentita, alla luce di questi fatti, quella voce che
indica la presenza di un ampio salone interrato posto sotto la
navata centrale, voce che probabilmente ha preso spunto da
uningannevole impressione visiva che fa identificare, nei due
muri laterali, la prima parte di quella ipotetica stanza.
Caduta dunque lipotesi dellesistenza di un vano
sotterraneo ostruito da detriti in questo punto, rimane ancora da
spiegare il motivo per cui sia stato costruito un cunicolo in
questa direzione: avrebbe potuto trattarsi di un accesso alla
stretta intercapedine allora esistente tra la roccia e le mura di
fondamenta, oppure della soluzione pi semplice per ricavare
un po di spazio in pi, ma senza ulteriori elementi anche
queste considerazioni sono destinate a rimanere ad un livello di
pura ipotesi.
Del resto, la Galleria del Gatto non lunico tratto dei
sotterranei a creare problemi di interpretazione. Proprio a
destra del suo imbocco, infatti, si notano due nicchie ricavate
nello spessore del muro. La loro parte inferiore modellata a
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

124

forma di vasca, con delle canalette di scarico che si allargano


sotto la scala di accesso. A che cosa potevano servire? Una
ipotesi, piuttosto macabra, potrebbe essere quella di aver potuto
fungere, in passato, da loculi di decomposizione dove venivano
sistemate le spoglie dei frati del convento (esempi simili
esistono per esempio nelle grandi abbazie medievali) in attesa
di essere sistemati negli ossari, ma in mancanza di elementi
attendibili, non siamo in grado di avvallare questa storia.
Il terzo salone dei sotterranei stato intonacato e restaurato:
di pianta rettangolare risulta molto pi alto dei vani
precedentemente descritti, in quanto si estende in altezza su
entrambi i due livelli dei sotterranei. Sul lato sinistro si apre
una finestrella comunicante con lesterno, che per oggi non
direttamente visibile, in quanto nascosta da un muro che
contiene il serbatoio dellimpianto di riscaldamento.
Il quarto ed ultimo vano dei sotterranei un articolato
salone che, sviluppandosi perpendicolarmente ai sotterranei
finora descritti, si estende sotto la parete anteriore della chiesa,
per tutta la sua larghezza. Come abbiamo gi detto, ad una sua
estremit si apre il largo portone che si affaccia su Piazza San
Silvestro. La parte iniziale si presenta notevolmente
ristrutturata e rimaneggiata, in particolar modo il lato
sottostante lentrata destra della chiesa, dove installata una
cabina dellimpianto elettrico. Pi avanti, invece, lintonaco
lascia il posto alla muratura originale, permettendo di vedere le
pietre squadrate dei muri portanti e i mattoni del soffitto a
volta. Nella parte centrale si notano con evidenza sette massicci
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

125

pilastri, eretti in epoche diverse, allo scopo di consolidare, man


mano che se ne presentava la necessit, le strutture del
pavimento sovrastante. Sul fondo il corridoio si interrompe in
corrispondenza del muro perimetrale sinistro della chiesa,
dove, in alto, si intravvede una piccola presa daria
comunicante con lesterno.
In questo punto, dunque, finiscono i Sotterranei dei
Gesuiti, almeno quelli oggi praticabili.
Se si considera la simmetria strutturale dei piani superiori
della chiesa vien da pensare che in linea di massima anche nei
sotterranei esista tale simmetria: se ci rechiamo nelle cantine
del collegio, notiamo per che hanno uno sviluppo piuttosto
limitato e si trovano ad un livello leggermente superiore.
Anche questi vani seguono un andamento a L, disponendosi
lungo la facciata e il lato della vicina via del Collegio. Per
accedervi esistono due entrate: una stata ricavata nel
sottoscala del portone di accesso al Ricreatorio, e conduce a
due stanze rettangolari di scarso interesse, laltra si trova
invece nel corridoio principale del pianterreno del collegio e si
affaccia su una ripida scala che immette in un corridoio
trasversale chiuso allestremit da due porte di legno:
oltrepassata quella di destra, si arriva in unampia sala
rettangolare, seguita da un altro corridoio su cui si affacciano
sei piccole celle: sulle loro pareti, si possono ancora notare
alcuni graffiti, semicancellati dallumidit, deboli tracce dei
reclusi di un tempo.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

126

Il corridoio interrotto a met da un muro di mattoni, ma


evidente che esso comunicava con i sotterranei sottostanti la
chiesa, distanti, da quel punto non pi di 5 metri.
Alla base della scala di accesso, nellultimo vano che si apre
sulla sinistra, rimuovendo una lastra di calcestruzzo che celava
una seconda munita di maniglia stato possibile entrare in
alcuni sotterranei mai prima descritti nelle cronache cittadine e
caratterizzati dalla presenza dacqua corrente: un cunicolo di
circa 5 metri di lunghezza, alto 1,3 metri e largo poco pi di 1
metro, con pareti in solida muratura di pietra e una stanza di
circa 3,5 x 5 metri con la volta a botte, alta appena 1 metro, con
il quarto lato scavato direttamente nella roccia. Questa stanza
risulta ingombra di materiali di riporto per buona parte del suo
volume e un tempo fu sicuramente agibile in posizione eretta, il
cunicolo invece chiaramente un canale di drenaggio
dellacqua di falda proveniente dagli strati di flysch su cui
poggia la chiesa di Santa Maria Maggiore. Seguendone
landamento in direzione opposta, risulta che esso attraversa
tutta lala meridionale della chiesa (livello inferiore dei
sotterranei, Foglio 3, vedi disegno alle pagg. 134-135),
spingendosi sotto piazzetta San Silvestro e forse raggiungeva la
via San Michele presso Rotonda Pancera (ci spiegherebbe il
fatto che secondo alcuni la rotonda stessa sia collegata con una
rete di sotterranei) ma non ci dato di saperlo con certezza dal
momento che la volta dellangusto cunicolo instabile e
allepoca delle nostre esplorazioni non fu possibile percorrerne
tutta lestensione.
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

127

Considerazioni
Le ricerche del 1983 della Societ Adriatica di Speleologia
hanno messo in evidenza che la cosiddetta camera rossa dei
sotterranei dei Gesuiti, cos detta per la presenza del manto
scarlatto dellinquisitore, non esiste come la tradizione lha
descritta. Essa potrebbe in realt essere identificata con il
primo vano dei sotterranei che abbiamo descritto, caratterizzato
dalla presenza del Pozzo delle Anime e dallo scranno
semicircolare, anche se in questi ambienti sicuramente non
furono mai condotti processi inquisitori e tanto meno torture su
eretici. La mappa dei sotterranei risulta poco estesa e contenuta
entro i limiti della propriet gesuitica. La ragionevole
conclusione che la presenza dei vani sotterranei sia dovuta
essenzialmente al fatto che il vasto edificio di Santa Maria
Maggiore costruito su un terreno in pendenza il cui punto pi
elevato risulta a trovarsi nellangolo a sinistra dellaltar
maggiore, per cui i costruttori decisero di far poggiare le tre
navate della chiesa su delle arcate in mattoni che, a differenza
di un semplice riempimento con materiali da riporto, permisero
un pi razionale sfruttamento dello spazio disponibile in quella
zona della citt. Se tale ipotesi esatta i sotterranei dei Gesuiti
sono uno spazio a forma di J ricavato nel volume compreso
tra la superficie inclinata del terreno e quella piana delledificio
sacro e tali vani non si sono mai estesi simmetricamente
nellala opposta della chiesa. A comprova di questa ipotesi si
pu osservare che lestensione oggi conosciuta dei sotterranei
esattamente identica a quella raffigurata nel disegno allegato
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

128

alla Passeggiata storica di Ario Tribel e agli schizzi di


Giovanni Machorsich del gennaio 1885 conservati allArchivio
Diplomatico di Trieste (vedi pagg.122-123). I visitatori di quel
periodo, pur favoriti dal fatto che quegli ambienti si
presentavano immuni da ristrutturazioni e superfetazioni
successive, non trovarono neppure loro alcun proseguimento
sicuro che veramente uscisse allesterno del complesso
sotterraneo dei Gesuiti ed uguale esito ebbero tutte le
esplorazioni seguenti, compresa quella rocambolesca effettuata
nel 1927 dallallora giovanissimo Diego de Henriquez.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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La venuta dei padri gesuiti a Trieste


Nel 1619 due padri gesuiti Gregorio Salateo e Giuseppe
Metzeler, vennero espulsi dalla Boemia in seguito a gravi
sconvolgimenti politico-religiosi che interessarono quella
regione. A Trieste trovarono alcune famiglie del patriziato
che si interessarono personalmente nel dare aiuto
materiale alla Compagnia di Ges, in cambio di un
servizio indispensabile alla citt: listituzione di scuole pi
prestigiose. Fu cos che a partire da quellanno cominci a
insediarsi nella citt lordine dei Gesuiti, una presenza che
se da un lato suppl alla carenza di istituzioni pedagogiche
di un certo livello, dallaltro non riusc a sincronizzarsi
perfettamente sulla stessa lunghezza donda della citt
adriatica, che fin, inevitabilmente, ad avvertire un certo
clima di ostilit nei suoi confronti. Vari sono i motivi di
tale disinnamoramento , non da ultimo il fatto che la
Compagnia di Ges godette di troppi importanti privilegi
concessi dallimperatore austriaco, non da ultima la
censura dei libri e materiale tipografico cittadino che
doveva sottostare allimprimatur del rettore del Collegio
prima della pubblicazione ufficiale. La venuta dei padri
Gesuiti a Trieste non fu certamente un fatto casuale come
certa storiografia ottocentesca vuole far credere, ma al
contrario facile avvertire un insieme di fatti non frutto di
semplici coincidenze: in un breve arco di tempo i Gesuiti
diffondono capillarmente i loro Collegi: nel 1596 fondano
quello di Lubiana, nel 1615 quello di Gorizia e nel 1627
quello di Fiume. A Trieste sono, come abbiamo visto, nel
1619. Si tratta, come stato notato, di un vero e proprio
cordone sanitario atto a contenere la grave minaccia per
lortodossia rappresentata dalle idee luterane, diffusesi nei
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

130

territori dinfluenza veneta. Ecco dunque che le ragioni di


stato di Casa dAustria e le ragioni di chiesa dei Padri
Gesuiti sincontrarono nel tentativo di frenare da una parte
lavanzata riformista, e dallaltra il potere veneto nellarea
balcanica.

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131

Pozzo delle Anime nella Chiesa di Santa Maria Maggiore,


n. CA 19 FVG-TS, Trieste, Cittavecchia, Tip. A5, Quota 20 m
s.l.m., Lungh. 1,2 m, Disl. 6,5 m, Ril. Guglia P., Coslovi D.,
Societ Adriatica di Speleologia - Trieste (1985).
(foto e rilievo a pag. 138 del libro a stampa)

Si tratta di un pozzo situato nei sotterranei della chiesa di Santa


Maria Maggiore, non molto profondo (circa 6 metri), ma di
grande interesse morfologico. Si possono notare, infatti, varie
stratificazioni di forme (prima ottagonale, poi quadrata e quindi
rotonda) e di materiali diversi (in superficie mattoni, in
profondit pietre), tali da poter ipotizzare che parte del
manufatto quasi sicuramente preesistente alla costruzione
della chiesa stessa. Il pozzo contiene oggi circa 3,8 mc di acqua
e, sul fondo, sono stati rinvenuti dei cocci di vasi e ceramiche
varie. Allinterno del complesso dei Gesuiti stata rilevata
anche la camera di drenaggio del Collegio dei Gesuiti (vedi n.
CA 297 FVG-TS).
Bibliografia:
Caiazza A. 1995, Quel mistero della Camera Rossa, in VivaTrieste, 16.12.1995, Trieste.
Ern C., 1985, Dove va il tunnel misterioso che si apre sotto i Gesuiti?, in Il Piccolo,
27.2.1985, Trieste.
Guglia P., 1999, La raccolta dellacqua nella provincia di Trieste. Prima parte: il territorio
urbano, Atti dellVIII Convegno Regionale di Speleologia del Friuli-Venezia Giulia, Cave di
Selz, 4-6 giugno 1999, Trieste, p. 178.
Spirito P., 1984, Viaggio nel pozzo delle anime, in Il Meridiano di Trieste, 21.6.1984,
Trieste.

Camera di drenaggio del Collegio dei Gesuiti, n. CA 297


FVG-TS, Trieste, Cittavecchia, Tip. A2, Quota 18 m s.l.m.,
Lungh. 12 m, Disl. 1,3 m, Ril. Guglia P., Halupca A., Pesaro
A., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste (29.11.1997).
(foto e rilievo a pag. 142 del libro a stampa)

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

132

Sotto la chiesa di Santa Maria Maggiore ed il vicino Collegio si


aprono numerosi vani sotterranei. Pur essendo interessati da
numerose dicerie e leggende metropolitane, i dati descrittivi
di questi ambienti non sono mai stati consegnati al Catasto
delle Cavit Artificiali. Questo perch, pur essendo
estremamente affascinanti e misteriosi, questi vani non sono
altro che profonde cantine, direttamente condizionate nel loro
sviluppo dal perimetro degli edifici sovrastanti. Abbiamo
ritenuto opportuno inserire nel Catasto, per, unopera
sotterranea che, per la sua morfologia e funzione, riteniamo in
qualche modo autonoma rispetto al resto dei sotterranei. La
Camera di drenaggio del Collegio dei Gesuiti una cavit,
scavata nella roccia marnoso/arenacea, formata da due distinte
parti. La prima costituita da un corridoio lungo circa 5 m, con
il soffitto formato da piastre orizzontali di pietra ed il
pavimento caratterizzato da una canaletta nella quale scorre
dellacqua. Alla seconda parte si accede, invece, attraverso un
basso passaggio che porta in un vano (oggi in buona parte
riempito da detriti) dalla volta a botte. La funzione di questi
ambienti quella di allontanare le infiltrazioni dacqua che si
formano nel punto di contatto fra fondamenta e roccia,
convogliandole in unapposita canaletta. I detriti che occupano
la camera interna sono risultati abbastanza recenti, presentando
al loro interno dei reperti (tappi, bottiglie ) risalenti agli
anni trenta. Allinterno del complesso dei Gesuiti stato
rilevato anche il Pozzo delle Anime (vedi n. CA 19 FVG-TS).
Bibliografia:
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 44, 51.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

133

Il folklore del sottosuolo


Il folklore pu essere definito come linsieme di credenze
e tradizioni di una comunit umana. Inteso come
disciplina, il folklore affronta, quindi, lo studio della
tradizione non scritta di una parte circoscritta della societ
che presenta valori comuni. Mentre inizialmente lo studio
si limitava alle comunit rurali, oggi si pu constatare
come la tradizione popolare si sia diffusa e sviluppata, con
modalit e forme diverse, anche nei centri urbani. Ecco
quindi nascere il termine leggenda metropolitana,
espressione relativamente recente, che unisce un
sostantivo apparentemente legato al passato con un
aggettivo dei nostri giorni. Una leggenda metropolitana
prende normalmente spunto da fatti reali o quasi e,
mescolando il vero ed il falso, comincia a circolare quasi
per osmosi nelle discussioni collettive, nelle trattorie,
a scuola, nei luoghi di lavoro, nelle botteghe e nelle
piazze.
Queste credenze non si trasmettono solo oralmente: anche
i mezzi di informazione le diffondono ed anzi, proprio per
limpatto che essi hanno sul pubblico, contribuiscono
sostanzialmente ad accrescerne limportanza e la
veridicit. Vari sono i temi solitamente trattati, che
spaziano dagli eventi soprannaturali alle curiosit legate a
personaggi locali. Gli argomenti devono comunque
possedere un aurea di mistero ed ecco che, in questo
contesto, possono facilmente nascere e svilupparsi storie
legate ai sotterranei. I passaggi ipogei sono di norma
sconosciuti, legati a personalit importanti, collegano
edifici dove hanno sede i poteri locali, si diramano in mille
vie segrete sotto tutta la citt. Gli elementi da cui partire, e
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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sui quali lavorare, ci sono tutti. Anche Trieste, come


moltissime altre citt, ha avuto la sua leggenda
metropolitana legata ai sotterranei: essa nata alla fine del
XIX secolo e si sviluppata sino ai nostri giorni,
prendendo per una sua strada che, sempre di pi, si
autoalimentata discostandosi da quanto di vero cera alle
sue origini.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

135

Sotterranei vari
Non tutti i sotterranei rientrano pienamente nella definizione di
cavit artificiale. Lesempio pi chiaro di questa particolare
situazione rappresentato dai numerosi vani che si trovano
compresi fra le fondamenti degli edifici: le cantine. Queste, che
possono essere comunque di estremo interesse per data di
costruzione, per la storia che le ha interessate o per il
particolare pregio costruttivo/architettonico che le caratterizza,
sono state analizzate e documentate quando ci si rivelato
opportuno senza consegnare i dati al Catasto.
Anche a queste particolari opere ipogee stata data, a fini
documentativi, una catalogazione autonoma, che identificata
dalla lettera A e da un numero progressivo.
Nel territorio della citt di Trieste possiamo identificare i
seguenti sotterranei non inseriti nel Catasto CA:
A1 Sotterranei della Chiesa dei Gesuiti Complesso di
ambienti ipogei posti fra le fondamenta della chiesa di Santa
Maria Maggiore, sita in via del Collegio. Questi vani erano un
tempo in collegamento diretto con i vicini sotterranei del
Collegio dei Gesuiti (vedi A2) ed al loro interno si apre il
pozzo delle Anime (vedi n CA 19 FVG-TS);
A2 Sotterranei del Collegio dei Gesuiti Complesso di
ambienti ipogei posti fra le fondamenta delledificio del
Collegio, una volta sede delle carceri, sito in via del Collegio
n 6. Questi vani erano un tempo in collegamento diretto con i
vicini sotterranei della Chiesa dei Gesuiti (vedi A1). Al loro
interno si apre anche la camera di drenaggio del Collegio dei
Gesuiti (vedi n. CA 297 FVG-TS).
A3 Sotterranei della Rotonda Pancera Complesso di
ambienti ipogei posti fra le fondamenta delledificio
denominato Rotonda Pancera, sito in via F. Venezian n 27.
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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La fortezza inviolata:
il castello di San Giusto

Il sotterraneo Veneto

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

137

Un po di storia
Se osserviamo attentamente il castello di San Giusto
dallesterno possiamo notare che non affatto una costruzione
omogenea, ma il risultato dellintervento di pi mani. Ci
vollero infatti circa 150 anni affinch il castello assumesse le
proporzioni e la struttura che ha attualmente. Il primo nucleo,
detto corpo federiciano in omaggio allimperatore Federico
III che ne ordin la costruzione nel 1470 aveva una pianta
rettangolare ed era molto pi piccolo dellattuale. Furono i
veneziani, nel 1508, una volta riconquistata la citt agli
austriaci, a voler ampliare la fortezza e munirla di bastioni a
pianta circolare disposti sui tre vertici di un triangolo. Ma
molto prima della conclusione di questo progetto gli austriaci
riconquistarono la citt e e per 10 anni i lavori si fermarono con
le mura del bastione rotondo bloccate allaltezza di tre metri, le
due cortine laterali appena tracciate e il bastione verso
Montuzza appena abbozzato. In quel periodo, come ha fatto
notare lo studioso Enrico Morpurgo (cfr. E. Morpurgo, Il
castello di Trieste, ed. Smolars, Trieste 1949), Trieste
rappresentava per lAustria una citt-baluardo, lultimo anello
del cosiddetto confine militare marino, un sistema difensivo che,
prima con il confine militare croato, poi con quello slavo, e infine
appunto con quello marino, era stato predisposto per
difendersi dallinsidia turca coprendo unarea che dal Danubio
arrivava fino allAdriatico. Incaricato della progettazione fu
lispettore ed intendente dei castelli della Carniola e del
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

138

Litorale, Gerolamo Decio che volle mantenere inalterata la


struttura veneta, ultimando il bastione rotondo e consolid
negli anni 1537-39 le mura della cinta perimetrale. Sotto il
capitanato di Giovanni de Hoyos il progetto veneto venne
abbandonato del tutto e gli architetti Francesco de Pozzo e
Domenico Lalio, incaricati di ultimare i lavori, idearono dei
bastioni angolari, tanto diversi da quelli previsti in origine, per
far fronte al cambiamento delle tecniche di assalto militare che
nel frattempo serano adeguate alluso della polvere da sparo.
Vennero cos eretti il bastione verso lattuale chiesa di
SantApollinare in Montuzza e quello prospiciente la cattedrale
di San Giusto, il primo a pianta triangolare e il secondo a
pianta poligonale, in modo da eliminare i cosiddetti angoli
morti nel fuoco di fiancheggiamento della cortina muraria,
quelle zone cio che in caso di attacco a un bastione a pianta
circolare, sarebbero rimaste nascoste al fuoco difensivo delle
guardie disposte sugli spalti. Anche lentrata del castello venne
modificata, sovrapponendovi un avancorpo munito di due ponti
levatoi, che avrebbero servito due nuovi accessi (queste
aperture sono tuttora visibili: una posta sulla sinistra
dellattuale entrata nel retro della biglietteria, laltra si apre
poco distante con lampia vetrata che guarda verso la basilica
romana).
I lavori di modifica durarono molti anni, tanto che nel 1560,
sotto il capitanato di Antonio della Torre succeduto al de
Hoyos, le mura della cortina che doveva unire il bastione Lalio
a quello Pomis non erano ancora ultimate e la fortezza offriva
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

139

ancora un lato scoperto in direzione dellattuale rione di San


Giacomo. Nel 1590 si cambi laccesso, munendolo di una
nuova entrata che rimasta quella attuale a fianco
dellavancorpo del 1557. Agli inizi del 1600 larchitetto
militare Pietro de Pomis da Lodi (nel 1615 nominato
Consigliero, Ingegnero et Architetto di Sua Altezza et Ingegnero
delle Fortezze di Gorizia, Gradisca, Fiume e Trieste) consigli di

far interrare le casematte dei bastioni ideati dal Lalio in modo


da poter collocare dei pesanti pezzi di artiglieria sulla loro
sommit.
Della stessa idea fu anche lingegner Giovanni Pieroni che,
in qualit di ispettore delle fortificazioni della citt lasci
scritto in una sua relazione tecnica del 1639:
Il baluardo Ferdinando (il Pomis, attuale Bastione Fiorito) era vuoto,
hora si va riempendo di terra, cosa che era sommamente necessaria,
il che se non finito di farsi, deve finirsi, ma avvertire che il
terrapieno non venga pi alto del parapetto e dellaltro terrapieno
attorno, acci vi stia per tutto coperto, il che in altezza presto ecceda.

Pi avanti continua rilevando che anche il Bastione veneto


deve essere rinforzato:
Nel bastione tondo, al quale si congiungono le mura della citt quella
parte ove si usa lartiglieria, in palco di legno sotto di essi, che per
alquanto mal sicura cosa, non durabile. Per stimo necessario
fortificarlo con nuove travi sotto quelle che vi sono et altre per lo ritto
che lo faccino bene stabile e ben forte, il che giudico che sar meglio
che vi si facesse volto.

dunque probabile che nella seconda met del XVII secolo


il castello sub le modifiche pi importanti nei bastioni e gli
eventuali vani sotterranei vennero sicuramente modificati o
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

140

forse eliminati del tutto. Negli anni successivi, con il


progredire delle tecniche belliche di attacco, la fortezza
cominci a non garantire pi la sicurezza e, andando scemando
la sua importanza strategica, ledificio venne destinato ad altri
usi.
Nel 1744, come annota Antonio Cratey, il castello ormai
aveva decisamente cambiato funzione e da fortezza difensiva
era stato adibito per lo pi a luogo di prigionia, esistendo al suo
interno un torrione per i delinquenti, una casamatta per i
condannati e una casa di correzione per le donne scandalose
(cfr. A. Cratey, Perigrafia dellorigine dei nomi imposti alle
androne, contrade e piazze di Trieste, tip. Weis, Trieste, 1808).
Il primo assedio del castello, dal tempo della sua
costruzione, avvenne appena nel 1813. Furono le truppe angloaustriache che tentarono di far capitolare i Francesi
asserragliati allinterno e il fatto venne registrato in una
cronaca di prima mano del Mainati, che segu di persona quei
tragici avvenimenti (cfr. Giuseppe Mainati, Croniche ossia
memorie storiche sacro-profane di Trieste, tomo sesto, Venezia
1818, pp. 102-131), lasciandoci pure qualche notizia sul forte
di San Vito (della Sanza).
Alla fine dellOttocento il castello di San Giusto non pi
adibito a prigione e le sue casematte umide e malandate
servono ora da deposito a vecchi attrezzi e materiali (cfr. E.
Generini , Trieste antica e Moderna, 1884).
Con lannessione di Trieste allItalia, nel 1918, la fortezza
venne utilizzata da un distretto militare italiano e appena nel
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

141

1932 il Comune riusc ad ottenere la gestione del castello,


destinandolo per la prima volta ad un uso non pi militare.
Fu cos che negli anni dal 1934 al 1936 il castello venne
ampiamente ristrutturato: vennero scoperti i camminamenti
esterni che erano stati chiusi e si abbatterono tutte le
costruzioni posticce sorte nel frattempo al suo interno. Anche il
Piazzale delle Milizie venne abbassato, eliminando la
santabarbara che rimane interrata al suo interno.
Un ultimo assedio, il castello lo sub alla fine del secondo
conflitto mondiale, nel 1945, quando una guarnigione tedesca
che aveva preso dimora nei vani interni, fu asserragliata dalle
truppe neozelandesi, che alla fine trattarono la resa, senza
spargimento di sangue.
Successive ristrutturazioni del castello di San Giusto hanno
interessato principalmente il bastione Bastione Fiorito (ex
Bastione Pomis) e soprattutto il Bastione Lalio, al fine di
ricavare nuovi ambienti da destinare a iniziative espositive e
culturali (ricorderemo il Lapidarium tergestino che ha trovato
una bella sede nei vani sotterranei catastati come CA 102 FVGTS, inaugurato recentemente, nellagosto 2001).
Gallerie sotterranee a San Giusto
Le ricerche della Societ Adriatica di speleologia si sono
focalizzate principalmente nello scoprire se il castello sia stato
dotato in passato di un sistema di gallerie di contromina atte a
prevenire attacchi sotterranei. Tale suggestiva ipotesi venne
formulata dallo studioso Enrico Morpurgo nel 1932:
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

142

Intorno al 1500 quasi tutti i castelli dellAustria vennero dotati di un


sistema di mine (gallerie di contromina) che a volte era estesissimo.
Famoso ed ancora quasi intatto quello creato da Ottavio Baldigara
intorno ad Agria. Perci da credere che anche il nostro castello
abbia avuto, ed abbia ancora il suo sistema di mine fatto di anditi e di
celle scavate nella roccia viva. Tali mine si trovano di solito ad una
profondit di trenta e pi metri, il che forse sconsiglier
glintraprendenti da eventuali scavi (cfr. E. Morpurgo , Il castello di
Trieste e le sue vicende, in Archeografo Triestino III s., vol. XVII,
Trieste, 1932).

Le gallerie di mina erano dei cunicoli scavati dagli assedianti


dallesterno della fortificazione fin sotto alla cortina muraria,
che, una volta raggiunta, veniva fatta crollare incendiando le
travi di puntellamento della galleria, oppure dopo il XV
secolo, quando si diffuse luso della polvere da sparo fatta
saltare in aria con delle cariche poste al suo interno. Unico
modo per poter far fronte a tale insidia era dunque quello di
prevenire il nemico e di scavare a propria volta delle gallerie di
contromina in modo da intercettare gli scavi degli assedianti e di
allagarli, oppure di giungere di nascosto fin sotto alle
postazioni nemiche. Un classico esempio dellutilizzo di tale
sistema il noto episodio che ebbe come protagonista Pietro
Micca, durante lassedio di Torino da parte dei Francesi nel
1706. La Cittadella fortificata di Torino venne provvista di una
cintura di gallerie sotterranee di contromina che, scavate su 2
piani a 7 e a 14 metri di profondit, si estendeva a raggiera
dalle cortine e dai bastioni, formando unintricata ragnatela di
passaggi sotterranei.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

143

Oltre alle gallerie di contromina ipotizzate dal Morpurgo e


che dovrebbero estendersi sotto lattuale Parco della
Rimembranza, altre gallerie sotterranee potrebbero invece
estendersi sul lato opposto, in direzione del colle di San Vito,
sulla cui sommit sorgeva il forte di San Vito (cfr. E. Generini,
1884), oppure seguire il tracciato delle antiche mura della citt
verso la Tor Cucherna.
Altre voci relative ad ipotetici passaggi sotterranei collegati
col castello di San Giusto indicano invece quale zona
privilegiata la Piazza Unit dItalia, dove sorgeva il castello
veneto Amarina (seconda met sec. XIV) distrutto dagli
austriaci. Ad accreditare la notizia intervengono pure gli scritti
degli autori gi ricordati, Antonio Tribel ed Ettore Generini,
che con parole identiche indicano come una via sotterranea
dovrebbe metter capo nelle adiacenze di piazza Grande.
Altri accessi alla rete di gallerie sotterranee sarebbero
ubicati sulle pendici del colle di San Giusto: in via Crosada n.
12 sarebbe stata individuata unuscita da cui nel 1917 sembra
siano stati visti uscire da una botola dei prigionieri russi evasi
dal castello (cfr. Verit e leggende intorno ai sotterranei di
Cittavecchia, in Il Piccolo, 6-7-1930).
I pozzi interni alla struttura fortificata, e precisamente la
cisterna del piazzale delle Milizie e il pozzo che si apre alle
spalle dellaltare della Cappella di San Giorgio Martire
allinterno del corpo federiciano, assieme al pozzo romano
situato sulla rampa di accesso al castello e un pozzo, oggi non
pi esistente, che si trovava nella casa rossa nella campagna
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

144

Pillepich (adiacente al bastione rotondo, prima degli scavi del


1929), sono stati in passato indicati come possibili aperture per
accedere alla presunta rete sotterranea del castello.
Esiti delle ricerche
Nel 1982 (anno in cui la SAS esegu i sopralluoghi) il
sotterraneo del Bastione Lalio non era ancora adibito a Museo
Lapidario, e fu perci possibile, con delle misure geoelettriche,
individuare delle discontinuit nel tessuto murario a fianco
della scala di accesso che potrebbero essere dovute a dei
collegamenti tra queste casematte e la santabarbara un tempo
esistente al centro del piazzale delle Milizie. Si tratta di un
risultato parziale difficilmente approfondibile senza scavi ad
hoc, autorizzati dalla Soprintendenza.
Per quanto riguarda invece la connessione del castello con
camminamenti entro lantica cinta muraria e con una presunta
rete di sotterranei cittadini, bisogna dire che per quanto si sia
cercato allinterno dei bastioni, non stata trovata alcuna prova
che attesti la veridicit delle dicerie nate a proposito e se si
esclude la CA 125, non si trovato alcun proseguimento
esterno alla cinta muraria. dunque da escludere che esista una
rete di gallerie di contromina, restando purtuttavia aperta
lipotesi dellesistenza di eventuali gallerie di mina (scavate
dallesterno verso la fortezza), non ancora intercettate.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

145

Le mura di Trieste
La Tergeste medievale non era molto estesa. Una misura
del suo perimetro si pu ricavare appoggiando uno
squadretto millimetrato su una foto aerea della citt dove il
contorno della cinta si vede riflesso abbastanza
chiaramente nel moderno tessuto urbano. Con buona
approssimazione troviamo che la cinta muraria doveva
estendersi allincirca per 1700 - 1800 metri complessivi,
che in altri termini corrisponde ad una circonferenza
massima di neanche 300 metri di raggio.
La pi antica testimonianza scritta che attesti lesistenza di
queste mura perimetrali urbane risale allepoca del potere
temporale dei vescovi: quando Lotario re dItalia decise di
concedere al vescovo Giovanni la giurisdizione sulla citt ,
produsse un importante documento dove si poteva leggere
di un murum Civitatis totum circuitum cum turribus,
portis et porterulis. Correva l anno del Signore 848 come
stava l scritto ? Forse. Ma poteva essere anche il 948,
come qualcuno ha pi tardi supposto. Difficile entrare nel
merito della complicatissima analisi filologica dellantico
documento che in passato ha fatto accalorare e discutere i
pi autorevoli studiosi del settore, per il semplice fatto che
il contenuto di quella pergamena, essendoci pervenuto in
copia, potrebbe essere stato manipolato di proposito dalla
cancelleria vescovile sul finire del X secolo, posticipando
la data della donazione di un secolo. Anche perch
neanche per fare apposta a complicare la chiarezza delle
cose, di re Lotharius ce ne furono ben due (Lotario I che
regn dal 818 al 855 e Lotario II che regn invece dal 945
al 950) Scherzi della storia. Proprio come sbattere la testa
contro un muro...
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146

Comunque siano andate effettivamente le cose


importante per venire a sapere che gi prima dellanno
Mille la piccola Tergeste aveva una cinta muraria con le
sue belle torri, porte, porticine o portizze come vennero
anche volgarmente chiamate.
A fianco dellodierna Piazza della Borsa c ancor oggi un
passaggio pedonale che ha conservato questo nome. Era
per quello un ingresso secondario che si affacciava sul
Canal Piccolo, interrato nel XIX secolo. Le porte
principali della citt medievale erano invece cinque: Porta
Riborgo e Porta Donota sul versante settentrionale, Porta
Cavana spostata in basso del colle capitolino nelle
immediate vicinanze dellantica linea di costa dove oggi
c lincrocio con via Madonna del Mare, Porta S. Michele
e Porta San Lorenzo sul versante meridionale affacciato
sulla vallicola naturale tra colle di S.Giusto e colle di
S.Vito. Secondarie erano invece oltre la Portizza gi citata,
quella delle Saline ad essa vicina, Pusterla, Porta
S.Servolo sul lato della cinta alta esposta a levante.
Le cinque porte principali erano munite di due chiavi che
dovevano essere custodite, separatamente, da due boni
homines (uomini fidati) eletti annualmente e costretti allo
scomodo servizio sotto pena di 25 soldi: dovevano infatti
chiudere le porte sul far della sera dopo il suono della
terza campana e non potevano aprirle per nessun motivo
fino allalba, se non in casi di emergenza e solo in
presenza di due giudici che autorizzassero loperazione in
via del tutto eccezionale. Il compito era, come si detto,
piuttosto ingrato per il fatto che era tassativamente
obbligatorio, non si poteva venir sostituiti dai familiari per
nessun motivo e, in caso di apertura non autorizzata la
pena era decisamente pesante: cento soldi o, se non si

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

147

fosse stati in grado di pagare il debito, amputazione della


mano! In cambio del servizio i detentori delle chiavi erano
esonerati dai turni di guardia armata, a cui invece erano
obbligati tutti i cittadini maschi dai 15 ai 60 anni.
La sicurezza della cinta muraria veniva assicurata da una
serie di torri difensive disseminate lungo tutto il perimetro
della stessa su cui si disponevano le guardie cittadine: di
notte ad ogni tocco di campana della torre di Caboro posta
in cima al colle, dovevano rispondere con le grida per
dimostrare di essere svegli e vigili al proprio posto.
Sul lato a mare dove oggi c piazza Unit spiccavano tre
torri: la Torre della Beccheria, Tor Grande (con lingresso
sul mandracchio) e la Torre Fradella (o Fradaia). Questa
triade turrita caratterizzava immediatamente il colpo
docchio sulla citt vista dal mare e anche per questo
motivo venne adottata, in forma stilizzata, nel trecentesco
logo cittadino che vediamo nel sigillo ufficiale del
Comune di Trieste. Sempre sul lato a mare, seguendo in
senso antiorario il perimetro delle mura cittadine si poteva
incontrare la Torre Tiepolo, citata gi negli statuti del
1319 , e poco pi a destra, la Torre Baseggio, un tempo
esistente nellarea oggi occupata dallincrocio tra via della
Pescheria e via Boccardi dove cera pure un piccolo molo.
Narrano le cronache un fatto curioso: nel dicembre 1445
un malandrino noto col nome di Marco de Tomize,
catturato e sottoposto alla tortura dei tre squassi di corda,
confess di aver rubato in una casa un vestito azzurro, un
paio di lenzuola e due coltelli, e di averli nascosti in questa
torre (Tor de Basey), che evidentemente non era proprio
ben sorvegliata nel freddo periodo invernale, dal momento
che gli fu possibile passare l sopra pure la notte, in attesa
che si calmassero le acque e i suoi inseguitori si stufassero

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

148

di cercarlo). A lato della Baseggio cera la Torre Valesio,


probabilmente a pianta circolare, situata sul fondo
dellattuale via del Fortino (che per deve il suo nome non
a questa torre medievale, ma a una postazione dartiglieria
settecentesca arroccata in quel tratto di mura prospicienti il
mare). Di ben altra attenzione doveva godere la torre
successiva, quella posta a guardia di Porta Cavana, una
delle principali della citt. Qui, in una lurida cella, era
consuetudine far passare i tre ultimi miseri giorni di vita ai
condannati allimpiccagione, pena che si doveva eseguire
ad monitum populi allesterno delle mura, facendo
accorrere la gente al macabro spettacolo degli agonizzanti
sulle forche erette l fuori con il rintocco fatale della
campana maggiore della torre del palazzo comunale (su
cui, con gusto tipicamente medievale , era stata incisa nel
bronzo la dedica: Pro publica comoditate nec non uso
Iustitiae ad horrorem et terrorem ...Per opportunit
pubblica e ad uso della Giustizia, per lorrore e il
terrore...).
Orrore e terrore erano infatti di casa nel diritto medievale
come si pu vedere da una di queste norme statutarie del
1421 che riguardava da vicino le mura, gli extracomunitari
e i loro piedi:
Statuimus quod, si quis exbannitus a civitate Tergesti, aut
missus ad confinia, vel si quis forensis non habitans in
civitate Tergesti intraverit aut exiverit civitate Tergesti per
muros ipsius civitatis aut per aliquem curniglum dictorum
murorum, sive de die sive de nocte, cadat ad poenam
pedis, scilicet quod eidem pes a crure amputetur, et ad
eandem poenam cadat quicumque talem adiuverit ad
aliquod de praedictis (libro III, cap.68) (Stabiliamo che,

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149

se qualche bandito dalla citt di Trieste, o qualcheduno


messo al confine, o se un foresto che non abita nella citt,
sia entrato o uscito da Trieste attraverso le mura della
stessa citt o per qualche pertugio in essa presente, sia di
giorno che di notte, cada nella pena del piede, vale a
dire gli sia amputato il piede a sangue. E alla stessa pena
cada chiunque abbia aiutato quel tale nelle cose che si
detto)
Per i cittadini di Trieste non banditi dalla citt che si
fossero avventurati sulle mura la pena era pi mite: una
multa di 100 soldi ( che se non si riusciva a pagare nei
termini previsti, ineluttabilmente veniva tramutata nella
poco simpatica pena riservata ai forestieri).
Tra Porta Cavana e Porta S. Michele la cortina muraria
seguiva una linea leggermente arcuata lungo lattuale Via
delle Mura dove cerano altre due torri: Tor Rampana o
dei Ranfi, allincrocio con via di Crosada, e poco pi in
alto la Torre del Bastion (presso piazzetta Trauner). Poi
cera quella di porta S.Michele, la Torre Pusterla, la Torre
S.Servolo e quella di San Lorenzo.
Sul versante settentrionale si potevano scorgere invece la
Torre delle Monache, sullarea dove venne costruito il
castello di S.Giusto, la Tor Cauchiara o Cucherna, tuttora
esistente, quella di Donota, la Torre dei Corvi o dei
Gorgoni, la Torre di Riborgo (o Triborgo), la Torre delle
Saline e la Torre Canton (cosiddetta perch la cinta
muraria in quel punto formava un angolo ottuso). Nei
documenti medievali troviamo menzionate molte altre
torri (Zinisa, dei Caprioli, Ghirlanda o Giolanda, Crucis,
Galsegna ecc...) ma veramente difficile capire se si tratti
effettivamente di altre costruzioni o, cosa pi probabile,

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

150

siano state pi o meno le stesse gi menzionate nella


nostra breve descrizione, a cui con il passare del tempo
venne dato via via unaltra denominazione. Sicuramente
esistevano delle torri isolate, staccate cio dalla cinta
muraria: la Torre del Pendola nellattuale piazza
S.Giovanni, costruita per presidiare la via che costeggiava
il rio dei molini (oggi via Battisti) e la Tor S.Piero al di l
delle saline di Valdirivo, sulla strada di Santa Croce.
Tutte le torri della cinta muraria cittadina in epoca
medievale avevano una singolare caratteristica comune:
erano aperte dal lato interno e lasciavano intravedere scale
e ripiani costruiti per lo pi in legno massiccio. Il
particolare si pu notare facilmente guardando con
attenzione gli Statuti trecenteschi dove torri e cinta
muraria sono inseriti pi di qualche volta nelle miniature
dei capilettera, oppure nellaffresco di S.Giusto oggi
conservato nel battistero della cattedrale che un tempo
abbelliva il catino absidale. Qui le mura cittadine sono
merlate alla guelfa e, si nota pure, tra torre e torre, un
camminamento sorretto da solidi arconi in muratura.
Dagli Statuti del 1318 e del 1350 veniamo a sapere che il
podest era obbligato, durante il suo mandato semestrale,
di provvedere a fare costruire almeno due di questi arconi,
o, se preferiva doveva allungare di quattro passi (circa
sei metri) il muro cittadino. Ci fa supporre che nella
prima met del Trecento la cinta muraria venne allargata
per aumentare di un po lo spazio urbano. Sotto i volti del
lato a mare dalla casa di Nicola Alberti fino a quella di
ser Justino de Salocha, si precisa, non si pu
immagazzinare merci n scaricare vinacce e nemmeno
letame... chiunque danneggi in qualche modo il muro
dovr risarcire il Comune con il doppio del prezzo del

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

151

danno provocato. Per esigenze di sicurezza le mura


dovevano essere tenute libere da vegetazione ed era
vietato piantare alberi nelle loro immediate vicinanze sia
allinterno che allesterno. Caso curioso: i proprietari dei
torchi di olive situati accanto alle mura erano obbligati a
costruirsi degli appositi canali di scarico in pietra che
potevano tenere aperti annualmente nella stagione della
spremitura. Negli altri periodi detti canali, di dimensioni
tali da non permettere ad un uomo di introdurvisi,
dovevano venire opportunamente sigillati. La norma
venne evidentemente introdotta per evitare che venissero
praticati abusivamente dei pertugi di scarico nei pressi del
fossato.
Durante i molti secoli di storia cittadina molteplici furono
gli interventi pubblici sulle torri e la cinta muraria. Se ne
occuparono pure gli imperatori Federico e Massimiliano
con disposizioni ad hoc. Unaltra imperatrice, Maria
Teresa, infine ne decret labbattimento per facilitare il
collegamento tra cittavecchia e nuovo borgo emporiale.
Era il 19 novembre 1749.

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152

Cronologia
sec. X - VIII a. C. (?) presunto castelliere protostorico
presente in cima al colle capitolino nellarea oggi occupata
dal castello di San Giusto. Il perimetro di questa cinta
muraria a secco doveva essere di circa 500 metri.
33 a. C. Ottaviano Augusto, allepoca console designato
combattente in Dalmazia, fa ricostruire le mura e le torri
della Tergeste romana.
sec. X prima menzione in un documento scritto
dellesistenza di mura, torri, porte e portizze tuttattorno
alla citt di Trieste
1295 prima menzione della Torre del Mandracchio o Torre
del Porto
1300 la torre di Riborgo viene citata in un documento
dove si apprende che detta torre sta tra la chiesa di
S.Giacomo e la casa di certo Cristoforo Wassermann
1318 Statuti cittadini ordinano che si facciano quattro
passi di muro o due volti ad ogni cambio di reggimento
comunale
1319 prima menzione in un documento della Torre
Tiepolo
1350 miniature nei capilettera delle rubriche degli Statuti
cittadini
1369 durante il lungo assedio veneto alla citt di Trieste
crolla una parte del muro sotto la spinta delle macchine
belliche. Uomini e donne ricostruiscono nottetempo il
danno.
1371 si finisce di costruire il castello di S.Giusto
1374 il Senato della Repubblica veneta stabilisce che nella
torre detta la Chucherla si tenga di notte acceso un
cesendelo a spese comunali
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

153

1378 si finisce di costruire il castello Amarina nellodierna


Piazza Unit presso le mura sul lato a mare
1380 viene demolito il castello Amarina
1409 sopra Porta Cavana viene collocato lo stemma del
Duca dAustria
1414 limperatore Massimiliano I ordina il rifacimento di
torri e delle mura
1419 portizze aperte solo unora e mezza al giorno per
lasporto delle immondizie. Per uscire da Porta Donota c
bisogno di una licenza.
1420 il Consiglio decreta il restauro di mura e porte
perch ci sono molte novit e strepitose guerre
tuttattorno
1421 Statuti cittadini decretano la terribile pena del
piede per chi sorpreso a camminare sulle mura
1423 certo Giovannino da Chioggia riceve 31 lire e 14
soldi per il trasporto di 10.000 pietre e 112 lire per 5550
pietre da lui fornite per il restauro delle mura della torre di
Donota
1424 Donato Scorpion e Nicol Uriz, accusati dessere in
relazioni segrete con Venezia, vengono impiccati extra
moenia. Il primo in cima alla Tor Chucherna, laltro sulla
Torre della Cella (delle Monache)
1443 certo Giusto, cancelliere di Trieste, accusato di
tradimento, viene legato alla coda del suo cavallo e
trascinato per le vie della citt fino alla Torre della Cella,
dove viene impiccato
1445 certo Marco de Tomize si nasconde con della
refurtiva nella Torre Baseggio
1451 porta Riborgo viene rifatta

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

154

1453 compare il toponimo Malcanton riguardo alla zona


delle mura dove cera un deposito di letame di Francesco
de Bonomo
1463 assedio veneto alla citt: si impiegano grosse
bombarde contro la cinta muraria che cede presso Porta
Cavana e in altri punti. Con le macerie delle case si
riparano alla meglio le brecce praticate dai nemici.
1470 limperatore Federico inizia a costruire il castello di
S.Giusto
1483 limperatore Federico ordina il restauro delle mura e
del fosso
1493 certo Tavarus, mercante triestino, prende a pigione
dal Comune la Torre della Beccheria
1500 costruzione di un barbacan sulla Torre delle Saline
1500 si colloca lorologio nella Torre del Porto che da
allora viene detta Torre dellOrologio
1502 riparazione della Torre Baseggio
1508 sopra Porta Cavana i Veneti levano lo stemma
dAustria e collocano il leone di S.Marco. Il castello di
S.Giusto viene portato a pianta triangolare
1510 limperatore Massimiliano ordina nuovo restauro di
mura e torri
1511 un forte maremoto abbatte la torre Fradaia e crolla
parte della cinta muraria sul lato presso la costa
1514 il Comune di Trieste incarica il capitano Niklas
Rauber di recare a Massimiliano I la supplica per il
sollecito restauro delle mura e del castello
1517 riparazione della Torre del Porto
1527 autorizzazione imperiale al Comune di poter
pigliare la mitade delle Argenterie et Gioie che erano
nelle chiese di Trieste per fabricare et fortificare la
Citt

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

155

1536 riparazione dellorologio della Torre del Porto


1537 riparazione della Torre presso piazza Trauner
1539 altra riparazione della Torre Baseggio
1539 riparazione della Porta con Torre delle Monache
1542 altra riparazione della Torre Baseggio
1543 lavori di rifacimento della Torre Tiepolo
1543 riparazione della Porta con Torre delle Monache
1543 riparazione della Torre presso piazza Trauner
1546 sopra Porta Cavana viene levato il leone di S.Marco
e si pone lo stemma di Casa dAustria
1559 riparazione della Porta con Torre delle Monache
1559 riparazione della Torre presso piazza Trauner
1630 ultimazione del castello di S.Giusto con bastioni
quadrangolari (bastione Pomis)
1679 il governo imperiale pretende dal Comune un
contributo annuo di 2000 fiorini per la manutenzione del
castello di S.Giusto. I rettori della citt opponendosi al
contributo, tracciano un quadro desolato della situazione
generale in cui versa la citt: ...il Palazzo sta per cadere,
le muraglie della citt dogni parte minacciano ruina,
massime quelle che sono per riparo del porto, et in siti pi
pericolosi...
1684 costruzione di un tratto di muro dalla Torre delle
Beccherie al molo della bandiera per proteggere il
Mandracchio dalla bora. Sulla porta delle saline si mette la
seguente iscrizione: A FUNDAMENTIS ERECTA / SUB
ILL.DNO IOAN.PHILIPPO COBENZEL / S.R.I. COM.
ET S.C.M. CONSILIARIO CUBICULARIO / EJUSQUE
VIGILANTISSIMO
CAPITANIO
TERGESTI
/
JUDICIBUS ET RECTORIBUS / JOANNE JACOBO AB
ALBERIS I.U.D. / LUDOVICO WOSSERMANO /

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PETRO JURCO I.U.D. / DE REGIMINE MAII


MDCLXXXIV
1727 Statuti di Trieste decretano che dopo il terzo suono
della campana tutte le guardie notturne devono essere
tenute a rispondere alla chiamata di un ufficiale. Nei
luoghi vicini al castello le guardie sono tenute a rispondere
ad ogni tocco di campana
1743 si pone una lapide sopra Porta S.Pietro, la cosiddetta
Porta nuova presso il fontico
1745 abbattimento della muraglia seicentesca presso il
molo bandiera sul Mandracchio
1747 si colloca un nuovo orologio nella Torre del Porto
1749 Maria Teresa decreta labbattimento delle mura di
Trieste
1750 abbattimento della torre della Portizza
1751 inizia nel tratto prospiciente le saline di Val di
Rivola la sistematica demolizione delle mura tra la citt
vecchia e quella nuova
1760 la Porta di Riborgo viene rimossa dai cardini
1761 larchitetto Giovanni Fusconi costruisce le carceri
presso la Torre delle Beccherie e sul tratto di mura ancora
esistenti
1769 rimangono ancora in piedi quattro porte: S.Pietro,
Cavana, Porto e Riborgo
1778 abbattimento di Porta Cavana (1776, secondo de
Jenner)
1780 disegno dell arch. Giuseppe Bobech del fondo
situato sopra le mura della citt accanto alla torre di Paulo
Petrich alla Montuza (Tor Cucherna)
1780 abbattimento della Porta S.Pietro
1784 abbattimento della porta di Riborgo, rimane in piedi
la torre laterale

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

157

1788 abbattimento della Porta detta di Pescheria


1818 interramento del Canal Piccolo
1820 abbattimento della Porta e della Torre di Donota
1837 demolizione delle carceri progettate da Giovanni
Fusconi sul tratto di mura cittadine presso la Torre delle
Beccherie
1838 abbattimento della Torre dell Orologio o del Porto
(una delle antiche campane portata nella chiesa di
Barcola)
1839 collocazione dellorologio che era situato sulla Torre
del Porto nella Loggia comunale
1840 si scopre ai SS.Martiri parte della lapide originale
che attesta lesistenza di una cinta muraria con torri
depoca romana fatta costruire da Ottaviano nel 33 a.C.:
IMP.CAESAR. COS.DESIG.TERT. / III. VIR. R. P. C.
ITER. / MURUM TURRESQUE FECIT.
1842 abbattimento della Torre S.Servolo
1854 abbattimento dellultima torre di Riborgo, allora
detta di Triborgo. Piano di situazione disegnato dagli
architetti Bernardi e Marcon.
1906 si riscopre la Tor Cucherna, allepoca inglobata in
una casa di civile abitazione
1910 si riscopre Tor San Lorenzo e parte delle mura
romane sottostanti alla cinta medievale (nellattuale via
Tor S.Lorenzo)
1912 apertura della Tor Cucherna dopo il restauro
1934 demolizione di casa Hirschel per far posto
allodierno grattacielo di Largo Riborgo. Sulla casa
ottocentesca cera un bassorilievo raffigurante le due torri
civiche attorno a Porta Donota: Sito di torre pentagona di
basso tempo in difesa di porta che si dice di Triborgo

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

158

1946 la strada che congiunge Corso Italia a via del teatro


romano, risultata dalle demolizioni degli anni 30, viene
denominata via Tor Bandena, dal nome di una famiglia
triestina. Come ha fatto notare Silvio Rutteri, storicamente
pi giusto sarebbe stato chiamarla via Tor Saline.
1985 durante il recupero urbanistico di via Donota viene
consolidata la parte superstite della Torre di Donota presso
il sepolcreto romano
1986 scoperta delle mura urbiche della Tergeste romana in
via del Seminario
1989 scavi archeologici della Soprintendenza mettono alla
luce lantica struttura muraria di via del Seminario angolo
via Rota
1992 speleologi della Sezione Urbana dellAdriatica
individuano, con laiuto di radioestesisti, un vano
sotterraneo allesterno del Bastione Lalio del castello che
presumibilmente si collegava con lantico fossato
allesterno delle mura medievali cittadine
1993 scoperta da parte di operatori della Soprintendenza di
un breve tratto di cinta muraria medievale nellex deposito
della Nettezza Urbana presso via Sporcavilla
2001 circa 150 metri di cinta muraria medievale ancor
oggi visibile nellOrto Lapidario a San Giusto. Nel
settembre si rinvengono in via F. Venezian 18 alcuni resti
della torre Rampana.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

159

Sotterraneo Veneto del Castello di San Giusto, n. CA 101


FVG-TS, Trieste, San Giusto, Tip. B4, Quota 71 m s.l.m.,
Lungh. 45 m, Disl. 12 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (7.5.1983).
(foto e rilievo a pag. 162 del libro a stampa)

Durante le esplorazioni effettuate allinterno del castello di San


Giusto, abbiamo potuto verificare come i vari bastioni siano
stati completamente interrati, per irrobustirne le strutture in
occasione dellintroduzione delle bocche da fuoco. La maggior
parte delle casematte e dei locali di servizio stata quindi
riempita di materiali, cancellando cos un certo numero di
passaggi e locali sotterranei. Allinterno del bastione Rotondo
(detto anche Veneto) sono oggi visitabili solamente alcuni
ambienti che permettono di scendere da livello del piazzale
delle Milizie fino a quello del terreno circostante la costruzione
militare. Il primo vano presenta sulla sinistra due feritoie
che permettevano il tiro di fiancheggiamento in direzione del
bastione Pomis. Al suo termine, possibile accedere ad una
ripida scalinata in pietra che conduce al secondo ambiente.
Questo di grande altezza (circa 8 m) e conduce direttamente
al terzo stanzone. Sulla parete di fondo di questultimo,
visibile una feritoia ed una piccola porticina: si tratta di una
sortita che permetteva di far uscire allesterno un piccolo
contingente di armati per proteggere langolo morto creato
dalla particolare conformazione circolare del bastione. Nel
castello di San Giusto visitabile anche il Sotterraneo Lalio
(vedi n. CA 102 FVG-TS).
Bibliografia:
, 1983, Relazione sui sondaggi e sopralluoghi effettuati negli ipogei del castello di San
Giusto allo scopo di accertare lesistenza e la perviet di vani dipartentesi dal castello stesso,
Sezione di Speleologia Urbana della Societ Adriatica di Speleologia, Trieste, dattiloscritto.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

160

Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 74, 77.
Guglia P., Halupca E., 1989, Esplorazioni sotterranee nel castello di San Giusto, in La
speleologia in cavit artificiali in Italia, Studi per il secondo congresso internazionale sulle
cavit artificiali, Commissione Nazionale Cavit Artificiali, Parigi, pp. 174-178.

Sotterraneo Lalio del Castello di San Giusto, n. CA 102 FVGTS, Trieste, San Giusto, Tip. B4, Quota 71 m s.l.m., Lungh.
188 m, Disl. 12 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (7.5.1983).
(foto e rilievo a pag. 164 del libro a stampa)

Il secondo sotterraneo del castello di San Giusto quello che si


sviluppa allinterno del bastione Lalio. Un tempo, visto lo stato
di incuria ed abbandono in cui versavano questi ambienti, la
visita a questo complesso ipogeo poteva riservare delle
emozioni, in quanto lambiente presentava tutte le
caratteristiche che normalmente si abbinano alle segrete dei
castelli: luce fioca, pavimento sconnesso e volte perse
nelloscurit. Oggi, dopo gli ingenti lavori di restauro, il
sotterraneo Lalio diventato sede permanente del Lapidarium
tergestinum. Vi si accede attraverso un portone posto in
posizione subito retrostante la cisterna del piazzale delle
Milizie (vedi n. CA 22 FVG-TS), che conduce ad una ripida
scalinata in pietra. Questa porta a due distinti livelli di stanze,
uno posto in posizione intermedia ed uno quasi a livello del
terreno esterno.
Bibliografia:
, 1983, Relazione sui sondaggi e sopralluoghi effettuati negli ipogei del castello di San
Giusto allo scopo di accertare lesistenza e la perviet di vani dipartentesi dal castello stesso,
Sezione di Speleologia Urbana della Societ Adriatica di Speleologia, Trieste, dattiloscritto.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 76-77, 80.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

161

Guglia P., Halupca E., 1989, Esplorazioni sotterranee nel castello di San Giusto, in La
speleologia in cavit artificiali in Italia, Studi per il secondo congresso internazionale sulle
cavit artificiali, Commissione Nazionale Cavit Artificiali, Parigi, pp. 174-178.

Sotterraneo 1 presso il castello di San Giusto, n. CA 125


FVG-TS, Trieste, San Giusto, Tip. B4, Quota 65 m s.l.m.,
Lungh. 8 m, Disl. 2 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (26.12.1991).
(foto e rilievo a pag. 167 del libro a stampa)

Alcune segnalazioni raccolte riportavano la notizia di un vano


sotterraneo posto subito allesterno del castello di San Giusto,
lungo la cortina che collega il bastione Pomis con quello Lalio.
Certe testimonianze indicavano inoltre che questo ambiente
ipogeo era stato utilizzato durante il secondo conflitto mondiale
e che il suo accesso era formato da un pozzetto verticale chiuso
da una botola. Approfittando di alcuni lavori che avevano
interessato laiuola posta lungo la via Tommaso Grossi,
abbiamo cercato di individuare la posizione dellaccesso e,
sotto venti centimetri di terra, abbiamo rinvenuto la botola
dingresso. Scesi il pozzetto, siamo entrati in un basso vano a
volta, che presenta sulla sinistra un camino ascendente che
risale lunga le mura del castello. Non chiara quale sia stata la
funzione originale del sotterraneo, forse legata alla raccolta e
conservazione dellacqua. Oggi il vano risulta quasi
completamente pieno di detriti, fra i quali sono stati rinvenuti
anche frammenti di ossa che sono risultati di origine umana.
Bibliografia:
Ern C., 1992, Ossa umane nella galleria, in Il Piccolo, 11.4.1992, Trieste.
Halupca E., 1992, A Trieste si scava, in Il Meridiano n. 16, 21.4.1992, p. 33.
Spazzali R., 1992, Da una scoperta leco di tragedie, in Il Piccolo, 24.4.1992, rubr.
Segnalazioni, Trieste.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

162

Spechar R., 1992, Trieste: trovati in una cavit a San Giusto i resti di un carabiniere morto 50
anni fa, in Messaggero Veneto, 12.4.1992, ed. di Trieste.
Spirito P., 1991, Nelle viscere del castello, in Il Piccolo, 28.12.1991, Trieste.
Veronese L., 1997, Il Vallo Adriatico. Storia delle fortificazioni tedesche del territorio di
Trieste 1943-1945, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio Fotocomposizioni, Trieste, p. 35.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

163

Radioestesisti e rabdomanti
Durante lattivit di ricerca ci siamo fatti aiutare, in certe
situazioni, da degli amici che si dedicano ad una particolare
disciplina: la radioestesia o rabdomanzia. Questa facolt
permette, se opportunamente coltivata, di sentire in qualche
modo la presenza, nel sottosuolo, di acqua e di vuoti.
Come questo meccanismo funzioni, non molto chiaro. Si
pensa che durante lattivit radioestesica avvenga una sorta
di fenomeno di risonanza fra loggetto della ricerca e la
sensibilit del rabdomante, che produrr automaticamente
un segnale attraverso la bacchetta o il pendolo. Per quanto
riguarda il nostro punto di vista, pi che alle implicazioni
teoriche ed esoteriche, noi siamo interessati al risultato. Il
metodo non certamente infallibile, ma ci sono stati dei casi
in cui le indicazioni fornite sono state di grande aiuto nella
ricerca di nuove cavit. Basti pensare a quelle situazioni in
cui lingresso ostruito di un sotterraneo indicato con
sicurezza in unarea ristretta ma, senza alcun segno
allesterno, dove iniziare a scavare? In questi casi avviare i
lavori in un punto invece che in un altro pu comportare una
grande differenza e, consultati i radioestesisti un tempo
detti anche rabdomanti spesso abbiamo avuto le indicazioni
giuste per evitare diverse ore di scavo inutile. Nel caso di una
particolare cavit nei pressi del castello di San Giusto (vedi
n. CA 125 FVG-TS) abbiamo avuto addirittura un rilievo
sommario del vano sotterraneo ancora prima di localizzare il
suo ingresso, che al momento risultava sconosciuto. Questo
disegno, ad esclusione di qualche dettaglio, combacia quasi
fedelmente con le misurazioni effettuate in seguito
allinterno della cavit.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

164

Pozzo della cappella di San Giorgio, n. CA 20 FVG-TS,


Trieste, San Giusto, Tip. A5, Quota 72 m s.l.m., Lungh. 1,2 m,
Disl. 5,5 m, Ril. Guglia P., Crevatin G., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (25.5.1983).
(foto e rilievo a pag. 171 del libro a stampa)

Questo pozzo si apre subito alle spalle dellaltare sito nella


cappella di San Giorgio Martire, nel Corpo Federiciano del
castello di San Giusto. Vista la posizione, possibile far
risalire la sua costruzione al XV secolo. Lo scavo raggiungeva
probabilmente una notevole profondit ma, in seguito ad un
ingente riempimento di materiali, il pozzo contiene oggi
solamente 3,8 mc dacqua. Questa cavit stata indicata come
uno degli ingressi alla rete dei sotterranei di Cittvecchia ma,
durante lesplorazione, non stato rinvenuto nessun segno di
tale eventuale passaggio.
Allinterno del perimetro del castello possibile rintracciare
anche la cisterna del piazzale delle Milizie (vedi n. CA 22
FVG-TS).
Bibliografia:
, 1983, Relazione sui sondaggi e sopralluoghi effettuati negli ipogei del castello di San
Giusto allo scopo di accertare lesistenza e la perviet di vani dipartentesi dal castello stesso,
Sezione di Speleologia Urbana della Societ Adriatica di Speleologia, Trieste, dattiloscritto.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 82-83.
Mezzena Lona A., 1983, E stato scoperto un altro ingresso che porta ai sotterranei della
citt, in Il Piccolo, 17.5.1983, Trieste.

Pozzo romano 1 di San Giusto, n. CA 21 FVG-TS, Trieste,


San Giusto, Tip. A5, Quota 62 m s.l.m., Lungh. 1 m, Disl. 5 m,
Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(1984).
(foto e rilievo a pag. 172 del libro a stampa)

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

165

Si tratta di un piccolo pozzo di origine romana, posto allinizio


dellattuale rampa di accesso del castello di San Giusto, che
stato oggetto di un radicale restauro effettuato nel corso degli
anni 30. Durante la nostra esplorazione stato rinvenuto un
lacrimatoio in vetro risalente allepoca romana, sfuggito alle
passate esplorazioni. Al momento della visita il pozzo
conteneva pochi centimetri dacqua. La profondit di questa
cavit era stata indicata - da alcune testimonianze - come molto
rilevante (30 m, perfino 90 m) ma lattuale rilievo ha
dimostrato che questa oggi raggiunge solamente i 5 m. Altre
testimonianze riferivano come, da questo pozzo, si dipartissero
anche delle vie sotterranee che si spingevano in direzione
Ovest, ma di queste non stata trovata alcuna traccia. Questa
cavit, per tipologia ed epoca di costruzione, pu essere
assimilata al pozzo romano 2 di San Giusto (vedi n. CA 23
FVG-TS).
Bibliografia:
Guglia P., 1999, La raccolta dellacqua nella provincia di Trieste. Prima parte: il territorio
urbano, Atti dellVIII Convegno Regionale di Speleologia del Friuli-Venezia Giulia, Cave di
Selz, 4-6 giugno 1999, Trieste, p. 177.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 78-79, 81-83.
Veronese L., 1997, Passeggiata romantica per Trieste, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio
Fotocomposizioni, Trieste, pp. 7-8.

Pozzo romano 2 di San Giusto, n. CA 23 FVG-TS, Trieste,


San Giusto, Tip. A5, Quota 62 m s.l.m., Lungh. 0,8 m, Disl. 3
m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(1987).
(foto e rilievo a pag. 175 del libro a stampa)

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

166

Sul colle Capitolino, oltre al pozzo posto allinizio della rampa


di accesso del castello (vedi n. CA 21 FVG-TS), si apre anche
un altro analogo manufatto di origine romana. Si tratta di un
piccolo pozzo, restaurato negli anni trenta, la cui botola
daccesso si pu rinvenire sotto ad una grande pedana di legno
allinterno del Battistero della cattedrale di San Giusto. La sua
sezione estremamente ridotta (soli 80 cm di diametro) e,
durante lesplorazione, stato possibile constatare come la sua
profondit non supera i 3 m. Allinterno, lacqua non supera
oggi unaltezza di mezzo metro.
Bibliografia:
Guglia P., 1999, La raccolta dellacqua nella provincia di Trieste. Prima parte: il territorio
urbano, Atti dellVIII Convegno Regionale di Speleologia del Friuli-Venezia Giulia, Cave di
Selz, 4-6 giugno 1999, Trieste, p. 178.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 95, 99, 101.

Cisterna del piazzale delle Milizie, n. CA 22 FVG-TS, Trieste,


San Giusto, Tip. A5, Quota 72 m s.l.m., Lungh. 4,7 m, Disl. 18
m, Ril. Guglia P., Coslovi D., Societ Adriatica di Speleologia
- Trieste (1984).
(foto e rilievo a pag. 176 del libro a stampa)

Questa cisterna rappresenta la pi importante riserva dacqua


del castello di San Giusto. Il manufatto si apre allinterno del
vasto Cortile delle Milizie ed era dotato, originariamente, di
una tettoia di copertura e di una pompa a pendolo per il
sollevamento dellacqua. Per analizzare meglio la struttura
abbiamo deciso di svuotarla e per fare questo - ottenute le
necessarie indicazione su dove convogliare lacqua - abbiamo
utilizzato delle pompe idrovore di opportune caratteristiche.
Sono stati necessari quasi due giorni di lavoro incessante, ma
alla fine abbiamo potuto raggiungere il fondo. Questo si
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

167

dimostrato ingombro di materiali recenti (cavi, tubazioni,


pietre), gettati nella cavit nel corso dellultimo secolo. Le
pareti si sono rivelate in perfetto stato di conservazione ed
stato possibile osservare anche le canalette attraverso le quali
veniva convogliata lacqua piovana proveniente dai tetti. La
cisterna contiene attualmente 170 mc dacqua. Allinterno del
perimetro del castello possibile rintracciare anche il pozzo
della cappella di San Giorgio (vedi n. CA 20 FVG-TS).
Bibliografia:
, 1983, Relazione sui sondaggi e sopralluoghi effettuati negli ipogei del castello di San
Giusto allo scopo di accertare lesistenza e la perviet di vani dipartentesi dal castello stesso,
Sezione di Speleologia Urbana della Societ Adriatica di Speleologia, Trieste, dattiloscritto.
Guglia P., 1999, La raccolta dellacqua nella provincia di Trieste. Prima parte: il territorio
urbano, Atti dellVIII Convegno Regionale di Speleologia del Friuli-Venezia Giulia, Cave di
Selz, 4-6 giugno 1999, Trieste, p. 180.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 85-88.
Spirito P., 1985, Nelle segrete del castello, in Tempo di Sentieri, num. spec. della Rivista
della Montagna, Torino.

Pozzo del Parco della Rimembranza, n. CA 141 FVG-TS,


Trieste, San Giusto, Tip. A5, Quota 53 m s.l.m., Lungh. 3 m,
Disl. 5 m, Ril. Crevatin G., Zarotti M., Guglia P., Societ
Adriatica di Speleologia - Trieste (13.9.1984).
(foto e rilievo a pag. 179 del libro a stampa)

Il pozzo si apre nel cuore del Parco della Rimembranza, sul


colle Capitolino, in posizione subito sottostante il castello di
San Giusto. Gi da una prima osservazione si pu notare che la
sua vera monolitica, in bianca pietra calcarea, non quella
originale e che il vero imbocco sottostante invece riquadrato
con semplici pietre di arenaria. Questa cavit stata esplorata
con limpiego di speleosub, che per hanno riscontrato notevoli
difficolt a causa della scarsa visibilit dellacqua.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

168

Dallimmersione emerso, comunque, che questo pozzo


lunico fra quelli documentati a Trieste che presenta
uninteressante sezione quadrata, invece che quella circolare
pi consueta. La profondit non supera i 5 m ed il volume
dacqua stimato era, al momento dellesplorazione, di circa 15
mc.
Bibliografia:
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, p. 115.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

169

Sotterranei di guerra:
bunker e gallerie antiaeree

Galleria principale della Kleine-Berlin

Ricoveri e gallerie antiaeree


Come ben noto, molte delle cavit artificiali presenti a Trieste
risalgono al secondo conflitto mondiale e rientrano nella
tipologia dei cosiddetti ricoveri e gallerie antiaeree.
Ne troviamo molte sul territorio cittadino principalmente nelle
zone del Colle di Scorcola, del Colle di Servola, del Rione di
Roiano, della Zona dellUniversit nuova, del Rione di
Barcola, del Colle di San Giusto, del Colle di San Vito, della
Zona di Campo Marzio, della Zona dei Campi Elisi, del Rione
di San Luigi, della Zona della Barriera Vecchia, del Rione di
San Sabba, del Colle di Gretta, del Rione di San Cilino

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

170

Inferiore, della Zona di Viale XX Settembre, del Rione di


Ponziana, e del Rione di Cittavecchia.La loro dislocazione ,
come si vede, abbastanza regolare su tutto il perimetro urbano
e si nota una certa concentrazione in prossimit dei colli di
Scorcola e di Servola (nel primo caso si ha la presenza di un
esteso sistema sotterraneo dorigine militare che interessa tutto
il colle, su pi livelli, da via Fabio Severo fino alla villa
Geringer; nel secondo caso la vicinanza di strutture sotterranee
da mettersi in relazione alla presenza di unampia zona
industriale (Ferriera di Servola).
Alcuni ricoveri antiaerei di uso pubblico erano utilizzati da
particolari gruppi di persone. La Galleria dei Campi Elisi (n.
CA 41) veniva usata dai dipendenti della Fabbrica Macchine e
dei Cantieri, il rifugio presso il teatro Romano (n. CA 112)
dagli impiegati del Comune, nelle gallerie civili della Kleine
Berlin (n. CA 34) si ricoverava durante i bombardamenti il
personale delle Poste e delle Ferrovie. Il ramo della galleria di
Gretta (n. CA 49) che esce in viale Miramare era nominato, nei
vecchi documenti, Galleria Ricovero FF.SS..
Questi sotterranei bellici, di varia lunghezza e proporzioni,
anche se oggi possono dare lidea di essere frutto di
progettazioni a se stanti, frutto cio di singoli interventi edilizi
via via realizzati man mano che se ne presentava lopportunit,
in realt vennero predisposti allinterno di un rigido standard,
seguendo cio dei precisi schemi per garantire anche a norma
di legge lincolumit delle persone.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

171

Negli anni 30 vennero infatti adottate varie disposizioni


legislative atte a regolare la materia in fatto di costruzioni
sotterranee (Legge 6 giugno 1939 n. 1102 Disposizioni
integrative ed applicative del Decreto Legge 24 settembre 1936 n.
2121, la Legge 10 giugno 1937 n. 1629 Disposizioni fondamentali
in materia di protezione antiaerea, la Legge 10 giugno 1937 n.

1527 Norme circa lobbligo dellapprestamento di un ricovero


antiaereo nei nuovi fabbricati di abitazione civile, il Regio Decreto
25 maggio 1936 n. 1553 Norme per lutilizzazione, come ricoveri
permanenti contraerei, delle gallerie urbane da costruire e la Legge
22 dicembre 1938 n. 2224 Disciplina della costruzione di ricoveri
pubblici antiaerei).
Nellinteressane Sinossi del 1 corso informativo di edilizia
antiaerea tenuto in Roma presso il R. Istituto di Ingegneria
nellestate dellanno XIII E.F. (1936) sono riassunte le
principali regole di costruzione dei ricoveri antiaerei pubblici:
tali sotterranei dovevano essere a prova di bomba, a tenuta
stagna, nei punti pi movimentati e con un facile accesso. Gli
ingressi dovevano trovarsi alla quota del piano stradale, essere
senza scale ma con rampe; ogni rifugio doveva inoltre essere
provvisto di gabinetti, di servizi antigas e di pronto soccorso,
dimpianti autonomi di luce e forza motrice, nonch di
ricezione radio e telefonica.
Il piano di calpestio delle gallerie antiaeree e dei relativi
accessi era sistemato in modo da permettere il facile e sicuro
transito della popolazione. Pertanto eventuali gallerie non
ancora completate per le quali era comunque prevista
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

172

lutilizzazione come ricovero permanente antiaereo (ed a


Trieste ce nera pi di una) dovevano avere la massicciata
conguagliata alla superficie con materiale minuto.
Sino dalla sua costruzione, ogni galleria doveva essere
provvista di illuminazione elettrica durante il periodo di
funzionamento come ricovero, mediante un impianto
autonomo. Tale impianto poteva essere azionato da dinamo o
alternatori di opportuna potenza ed essere eventualmente
connesso alle condotte di ventilazione. Era previsto comunque,
come riserva in caso di mobilitazione, un certo numero di
fanali a combustione di sicurezza.
Per far fronte alle necessit ed al soccorso delle persone
ricoverate, per avviare rapidamente eventuali opere di
sgombero delle macerie e per funzioni di deposito, ciascun
tratto di galleria da utilizzare come ricovero era attrezzato con i
seguenti locali ed impianti igienico/sanitari:
un locale di medicazione, con annesso un vano per
deposito di materiale sanitario e di protezione antigas;
delle latrine, con almeno otto posti ogni 1.500 mq di
superficie come ricovero;
un serbatoio per lacqua potabile, con capacit non
inferiore a 10 mc per ogni 1.500 mq di superficie e con
condotte di distribuzione ai locali precedentemente indicati;
un vano per il deposito di attrezzi da zappatore, di
materiali da utilizzare in caso dincendio, di sostanze
neutralizzanti, di filtri di ricambio, ecc.;
un impianto telefonico.
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

173

La costruzione dei locali e degli impianti costituiva un


provvedimento di carattere permanente, mentre le provviste
degli attrezzi, degli altri materiali e dellarredamento interno
erano considerati oggetti di mobilitazione. I vani delle
gallerie antiaeree, in tempo di pace, potevano ovviamente
essere utilizzati per altri usi.
La normativa prevedeva anche dei ricoveri definiti di uso
industriale che, pur rientrando pienamente nella categoria dei
rifugi civili, differivano da questi solamente per la loro
specifica localizzazione e fruizione essendo dedicati al ricovero
dei lavoratori allinterno di unarea industriale.

Bunker militari
Per quanto riguarda le costruzioni sotterranee di origine
militare, il discorso invece completamente diverso. Altre
regole progettuali, sicuramente pi severe, vennero applicate
prevedendo in alcuni casi dei particolari sistemi di protezione
blindata degli ingressi principali e secondari.
Dallanalisi delle opere antiaeree sotterranee finora
catalogate nel Catasto Cavit Artificiali del FVG, possibile
identificare alcuni grandi gruppi secondo il seguente schema:
R. RIFUGI ANTIAEREI (scavo a sviluppo complesso)
R.1 di uso militare
R.1.1A sezione ridotta (largh. fino a 3,2 m)
R.1.2Ad ampia sezione (largh. superiore a 3,2 m)
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

174

R.2 di uso civile


R.2.1A sezione ridotta (largh. fino a 3,2 m)
G. GALLERIE ANTIAEREE (scavo a sviluppo semplice)
G.1 di uso militare
G.1.1A sezione ridotta (largh. fino a 3,2 m)
G.2 di uso civile
G.2.1A sezione ridotta (largh. fino a 3,2 m)
G.2.2Ad ampia sezione (largh. superiore a 3,2 m)
Esplorazioni
Lesplorazione di queste opere sotterranee antiaeree pu
presentare oggi notevoli problemi di carattere burocratico. Una
considerevole parte di esse si apre allinterno di propriet
private e risulta difficile sia la loro esatta localizzazione, sia
lottenimento delle necessarie autorizzazioni alla visita. Le
cavit che invece si aprono in aree di propriet pubblica
(normalmente del Comune), sono spesso solo parzialmente
conosciute (di solito la sola parte iniziale), oppure affittate a
privati e quindi con pesanti limitazioni per quanto riguarda le
possibilit daccesso. Una parte delle costruzioni si presenta,
infine, murata o chiusa da vecchi cancelli di cui si sono perse le
chiavi. In questi casi non sempre possibile lidentificazione
del soggetto cui rivolgersi per ottenere i permessi per
lesplorazione.
Tutte le opere visitate si presentano con soffitto a volta e pareti
realizzate in cemento, spesso intonacate. Solo in alcuni casi (in tratti

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

175

delle prime gallerie realizzate dalle autorit italiane) la volta si


presenta in calcestruzzo su piedritti realizzati in mattoni. Dette
tecniche costruttive davano una soddisfacente garanzia di solidit e
robustezza. A comprova di questo basta ricordare il comunicato della
Prefettura, pubblicato sulle pagine del quotidiano Il Piccolo in data 23
febbraio 1945, dove si riferisce come nelle recenti incursioni alcune
bombe hanno colpito in pieno due gallerie ricovero della citt. Si
potuto constatare, in tale circostanza, lefficienza delle costruzioni e
come esse abbiano resistito agli effetti degli ordigni esplosivi (cfr. M.
Gobessi 1945. Diario di Trieste - Editoriale Danubio, Trieste 1995,
pag. 40).

Un certo numero di cavit presenta poi delle difficolt per


quanto riguarda la loro percorribilit. Molte di queste, infatti,
risultano essere non completamente finite rispetto alle
intenzioni originali, con tratti privi di rivestimento che mettono
in evidenza lo scavo originale nella roccia. Questa particolare
situazione ha permesso il manifestarsi, nel tempo, di ingenti
fenomeni di crollo che, in alcuni casi, hanno alzato la quota
originale del soffitto di alcuni metri. facilmente
immaginabile come il semplice transito in ambienti instabili ed
interessati da continui cedimenti possa oggi risultare di estremo
pericolo.
Da ricordare infine che in molte opere sono attualmente
presenti anche consistenti allagamenti a causa del
deterioramento delle condutture di scarico dellacqua di
percolazione.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

176

Principali caratteristiche delle gallerie antiaeree duso civile


Tutte le gallerie antiaeree civili si presentano con larghezze
fisse: 3,2 m (per le opere G.2.1) e 6,0 m (per le opere G.2.2). In
una sola galleria rilevabile una larghezza di 4,5 m, ma si
tratta probabilmente di uneccezione.
Risulta estremamente variabile, invece, laltezza delle opere
costruite con sezione pi ridotta: con una larghezza costante di
3,2 m possiamo trovare altezze di 3,2 m, 3,5 m, 3,8 m e 4,5 m.
Appare evidente come la larghezza dei vani sia stata imposta
da qualche norma costruttiva, mentre laltezza sia stata lasciata
libera in relazione alle caratteristiche locali (tipo di roccia) ed
allinterpretazione tecnica dellimpresa costruttrice.
Le gallerie pi ampie (i potenziali trafori per il transito
veicolare) presentano invece tutte unaltezza standard di 4,6 m.
Dai rilievi pi vecchi possibile ricavare qualche ulteriore
dato sulla costruzione di queste gallerie. I piedritti che
sostengono le volte hanno uno spessore di 0,8 m per le gallerie
larghe 3,2 m e di 0,9 m per quelle larghe 6,0 m. Le volte in
calcestruzzo hanno uno spessore di 0,3 m per i cunicoli di
sezione minore, che sale a 0,5 m per le gallerie di dimensioni
maggiori.
Interessante anche lanalisi delle tecniche di scavo nella
roccia. I lavori progredivano in questo modo: una squadra di
lavoro realizzava uno scavo preliminare a sezione ridotta (circa
2 x 2,5 m). In un secondo tempo questo veniva allargato da una
seconda squadra fino a portarlo a delle dimensioni leggermente
maggiori di quelle progettuali; infine si provvedeva alla
P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

177

realizzazione dei piedritti, allinnalzamento delle armature ed


al getto di calcestruzzo. In molte gallerie incomplete ancora
chiaramente visibile lo scavo preliminare di dimensioni ridotte,
praticato nella viva roccia a colpi di mina.
Ingressi
Normalmente le gallerie sono fornite di almeno due distinti
ingressi, ad esclusione delle opere incompiute. In sei casi
stato possibile identificare anche unuscita di sicurezza (pozzo
verticale di diametro variabile fra 1,2 e 1,5 m), che fungeva
pure da presa daria supplementare. In sei gallerie le entrate
sono protette da particolari strutture murarie, opportunamente
sagomate, atte a deviare lo spostamento daria nel caso di
esplosioni vicine agli ingressi (sistema antisoffio). Non
rimane pi alcuna traccia dei sistemi mobili di chiusura
(portelloni scorrevoli su binari trasversali), che per sono
spesso osservabili nelle documentazioni fotografiche
dellepoca.
Infermerie
Tutti i ricoveri sotterranei duso civile dovevano essere dotati
di uninfermeria. Essa si presenta come un vano laterale posto
perpendicolarmente alla galleria principale, in posizione
centrale e lontana dagli ingressi, con una larghezza di 3,2 m ed
una profondit di 6,5 m. In soli due casi la profondit stata
ridotta a 4,5 m.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

178

In sette casi stato possibile rintracciare un piccolo deposito


ricavato nella parete di fondo dellinfermeria: si tratta di una
nicchia, di circa 1 mc di volume, utilizzata per riporre i
materiali necessari al posto di medicazione.
Magazzini
Le gallerie antiaeree sono tutte attrezzate con dei magazzini nei
quali venivano raccolti i materiali da utilizzarsi in casi di
emergenza. Questi ambienti (citati in alcune planimetrie con il
nome di presidio) sono stati realizzati perpendicolarmente
alla galleria, con una larghezza costante di 3,2 m ed una
profondit di 4 m (in un solo caso detta profondit stata
portata a 10 m). Detti magazzini sono posizionati nei pressi
delle entrate (normalmente due). In alcuni casi il loro numero
sale, fino ad arrivare ad un massimo di otto magazzini, come
riscontrato nella galleria di Gretta (n. CA 49).
Cisterne dacqua potabile
Anche se le leggi prevedevano sempre la costruzione di una
riserva autonoma di acqua potabile, non tutte le gallerie
esplorate hanno rivelato la presenza di opere di questo tipo.
Probabilmente, in alcuni casi, le gallerie non sono state
completate; in altri le cisterne possono essere state mascherate
o distrutte perch non pi necessarie ai nuovi utilizzi. Sono
state rintracciate, in ogni modo, delle cisterne in otto ricoveri
sotterranei. Il volume di queste riserve idriche varia da 4 a 8
mc, una quantit dacqua leggermente inferiore a quella

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179

prevista dalla formula inserita nei regolamenti (10 mc di acqua


per ogni 1.500 mq di superficie del ricovero).
Interessante costatare come siano state utilizzate pi
soluzioni tecniche per la realizzazione di questi piccoli vani: in
cinque gallerie la cisterna stata ricavata in una nicchia della
parete, in altre due gallerie il serbatoio costruito con una
struttura pensile in cemento armato appesa al soffitto.
Nel caso delle gallerie della Kleine Berlin (n. CA 34), sono
stati rinvenuti quattro serbatoi che occupano quasi interamente
la sezione di una galleria laterale, per un volume totale di circa
72 mc. In questo caso il notevole accumulo idrico da mettere
in relazione alla presenza del vicino rifugio militare, che
necessitava di unautonomia idrica particolare.
Servizi igienici
In quasi tutte le gallerie antiaeree abbiamo rintracciato degli
ambienti appositamente attrezzati con servizi igienici. Le
norme prevedevano otto posti ogni 1.500 mq. di superficie
utilizzata a ricovero, distinguendo ovviamente locali per gli
uomini e locali per le donne. Nelle gallerie antiaeree triestine si
passa da un minimo di quattro servizi (2+2), ad un massimo di
otto servizi (4+4).
Prese daria
Le gallerie, per garantire un sufficiente ricambio daria, sono
state dotate di opportune prese in corrispondenza degli ingressi
principali, che non erano mai a tenuta stagna. Molto spesso

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180

venivano realizzati anche dei camini verticali o sub-verticali, a


sezione circolare ed un diametro medio di 1 m (si passa da un
valore minimo di 0,5 m, ad uno massimo di 1,5 m).
Queste prese daria si dividono in due tipologie distinte:
quelle poste a met galleria, utili alla ventilazione degli
ambienti, e quelle realizzate in prossimit degli ingressi, in
corrispondenza delle strutture sagomate sopra citate. La
combinazione dei deflettori in muratura e dei camini di sfogo
permetteva di ottenere un efficace sistema di deviazione dello
spostamento daria in caso di esplosioni vicine alle entrate.

Osservazioni
Dallanalisi dei singoli rilievi, appare chiaro lintento dei
progettisti di congiungere fra di loro alcune gallerie fino a farne
dei trafori passanti da una parte allaltra dei colli, come nel
caso della galleria di Viale dAnnunzio (n. CA 43) collegata
con la galleria di San Vito (n. S4), oppure quello dei passaggi
laterali della Galleria Sandrinelli (n. S2 e S3).
In alcuni casi non c stato per il tempo necessario per
completare gli scavi. comunque facilmente individuabile il
collegamento previsto fra il rifugio di via Virgilio (n. CA 36)
ed il rifugio di via di Scorcola (n. CA 144), quello fra la
galleria dei Campi Elisi (n. CA 41) e la galleria di villa Neker
(n. CA 87), oppure quello del complesso formato dalle gallerie
di piazza tra i Rivi e di via Tibullo (n. CA 35).

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Alla fine del conflitto, le gallerie sotterranee cittadine vennero


ben presto riutilizzate a fini civili. Gi nel settembre del 1945
la galleria di via Reni (n. CA 40) fu affittata come magazzino
per la conservazione delle merci e, in data 12 dicembre dello
stesso anno, il Consiglio Comunale si dichiar favorevole ad
unasta pubblica al fine di affittare a privati due tratti della
galleria di Barcola (n. CA 32), due tratti della galleria
dellUniversit (n. CA 99), due tratti della galleria di viale XX
Settembre (n. CA 82) e lintera galleria di villa Necker (n. CA
87). Si trattato sicuramente di un utilizzo temporaneo di
carattere privato degli ampi volumi disponibili, in attesa di
soluzioni pubbliche pi definitive. Ma ci non avvenuto.
Le entrate dei rifugi, infatti, sono state considerate da allora
come semplici portoni di accesso a magazzini sotterranei,
spesso abbandonati ed in precario stato di conservazione. Altri
ingressi sono stati invece definitivamente chiusi e murati, di
altri si smarrirono le planimetrie e le documentazioni.
Bisogna aspettare gli anni 90 per ritornare a considerare
questi vasti ambienti come un bene da valorizzare e riutilizzare
per linteresse collettivo.

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Elenco delle gallerie usate nella seconda guerra


mondiale come rifugi antiaerei non inserite nel Catasto
CA del Friuli Venezia Giulia
S1, GALLERIA S. DE SANDRINELLI, collegamento
stradale fra la via Pellico e la piazza del Sansovino,
costruita negli anni 1905-1907 su progetto delling.
Edoardo Grulis, comunica con la galleria di via Pondares e
con la galleria di via del Teatro Romano.
S2, GALLERIA DI VIA PONDARES, oggi collegamento
pedonale fra la gall. Sandrinelli e la via Pondares, costruita
dallimpresa Colombo.
S3, GALLERIA DI VIA TEATRO ROMANO, oggi
collegamento pedonale fra la galleria Sandrinelli e la via
del Teatro Romano, comunica con il rifugio presso il
Teatro Romano (n CA 112).
S4, GALLERIA DI SAN VITO, collegamento stradale fra
la via Bernini e la via DAlviano, costruita nellanno 1912,
comunica con la galleria di viale dAnnunzio (n CA 43).
S6, GALLERIA DI MONTEBELLO (conosciuta
inizialmente anche come Rifugio Littorio o Ricovero
Luigi Razza), oggi collegamento stradale fra la piazza dei
Foraggi e la via Salata, costruita nella sua prima parte
dallimpresa Farsura, inaugurata al traffico nellanno
1949.

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Galleria antiaerea di Barcola, Trieste, Barcola, n. CA 32


FVG-TS, Tip. B2, Quota 4 m s.l.m., Lungh. 288 m, Disl. 5 m,
Ril. Guglia P., Sepulcri E., Societ Adriatica di Speleologia Trieste (17.1.1988).
(foto e rilievo a pag. 187 del libro a stampa)

Si tratta di una classica opera realizzata per la difesa antiaerea


civile. Lingresso principale si apre in posizione retrostante la
chiesa di Barcola e viene oggi utilizzato (nei primi metri di
sviluppo) come rimessa per autoveicoli. Una parete in muratura
impedisce attualmente laccesso alla parte pi interna. Avuta
lautorizzazione per praticare una piccola breccia, abbiamo
potuto accedere al tratto seguente: questo risulta perfettamente
conservato, ma presenta uningente infiltrazione dacqua che
forma, proprio in corrispondenza del muro trasversale, un
bacino profondo quasi 50 cm. Ci deriva dalla mancata
manutenzione delle canalette di scarico che, intasate da
sedimenti e concrezionamenti, non riescono pi a drenare
lacqua. Unanaloga situazione riscontrabile, ad esempio, nel
rifugio antiaereo di via Virgilio (vedi n. CA 36 FVG-TS) e nel
rifugio antiaereo di via di Scorcola (vedi n. CA 144 FVG-TS).
Allaltra estremit della galleria antiaerea di Barcola si apre un
secondo ingresso, che si presenta radicalmente rimaneggiato
dalla presenza delle fondamenta di una recente costruzione
Bibliografia:
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 164-165.

Rifugio antiaereo di via Romagna, n. CA 33 FVG-TS, Trieste,


Scorcola, Tip. B2, Quota 34 m s.l.m., Lungh. 33 m, Disl. 3 m,

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Ril. Guglia P., Halupca A., Societ Adriatica di Speleologia Trieste (25.5.1987).
(foto e rilievo a pag. 189 del libro a stampa)

Laccesso, individuato su segnalazione di alcuni abitanti del


luogo, risultava ostruito da detriti e, per liberarlo, stato
necessario praticare uno scavo. Si tratta di un piccolo rifugio
sotterraneo, formato da brevi corridoi orientati ortogonalmente
luno rispetto laltro, dotato di pareti e volta realizzate in
cemento armato. Alle due estremit, ancora oggi si possono
vedere, in discrete condizioni di conservazione, due portelloni
a tenuta stagna. Tutta la cavit interessata da un riempimento
di materiali e detriti caduti (o volutamente gettati) dagli
ingressi. Larea dove si apre il rifugio apparteneva un tempo
alla villa Weiss, sede del Comando della Marina Mercantile
nel periodo 1943-945.
Bibliografia:
Ern C., 1987, Un bunker nel parco, in Il Piccolo, 19.5.1987, Trieste.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 168-169.
Veronese L., 1997, Il Vallo Adriatico. Storia delle fortificazioni tedesche del territorio di
Trieste 1943-1945, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio Fotocomposizioni, Trieste, pp. 46-49.

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Gallerie antiaeree
Nel piano di protezione antiaerea avviato in occasione del
secondo conflitto mondiale stata prevista la realizzazione
di 19 gallerie, 17 a Trieste, una a Monfalcone ed una a
Muggia, per un totale di 37.400 mq utili. Come riportato
in un documento datato 22 maggio 1944, i lavori sono stati
cos suddivisi: allImpresa Lanari Antonio la galleria via
Bonoaparte/Cantieri (vedi n. CA 87 FVG-TS e n. CA 41
FVG-TS) e quella Corso Littorio/Sandrinelli (vedi S3),
allImpresa
Colombo
Emilio
la
galleria
via
Pondares/Sandrinelli (vedi S2) e quella di Scorcola (forse
identificabile con la cavit n. CA 36 FVG-TS), allImpresa
Palaferri Vittorio la galleria Mameli/Eremo (vedi n. CA 42
FVG-TS), allImpresa Farsura Angelo il ricovero Luigi
Razza (vedi S6) e la galleria di Monfalcone/salita
Granatieri, allImpresa Petrucco Alvie la galleria Gretta
(vedi n. CA 49 FVG-TS), allImpresa S.A.C.E.S.I. la
galleria di viale XX Settembre (vedi n. CA 82 FVG-TS) e
quella di Muggia, allImpresa Italstrade la galleria di
Piazza Carlo Alberto (vedi n. CA 40 FVG-TS), quella del
Rione Littorio (non individuata) e quella di Ponzano (vedi
n. CA 86 FVG-TS), allImpresa Mazzorana la galleria di
Servola (vedi n. CA 45 FVG-TS), allImmobiliare Veneta
la galleria Sonnino/San Vito (vedi n. CA 43 FVG-TS) e
quella di via Cologna/Scala Margherita (vedi n. CA 81
FVG-TS), allImpresa Igliori Ulisse la galleria
dellUniversit (vedi n. CA 99 FVG-TS) ed allImpresa
Puricelli Ezio la galleria di Scala Monticello (vedi n. CA
39 FVG-TS).
Nel settembre del 1944, il Comitato Provinciale per la
prevenzione antiaerea ha annunciato il completamento di
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undici gallerie/ricovero. Queste si aggiungevano ad altri


tredici ricoveri gi operativi ed alle varie gallerie di
attraversamento ferroviario o stradale presenti in citt, per
un totale di circa 42.000 mq ed una capacit di oltre
170.000 persone.

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Rifugio antiaereo Kleine Berlin, n. CA 34 FVG-TS, Trieste,


Scorcola, Tip. B2, Quota 10 m s.l.m., Lungh. 1100 m, Disl. 18
m, Ril. Guglia P., Halupca A., Societ Adriatica di Speleologia
- Trieste (1987).
(foto e rilievo a pag. 191 del libro a stampa)

Si tratta di un vasto complesso appartenente alla categoria


B2 (la pi estesa la galleria antiaerea Roiano/Tibullo - n.
CA 35 FVG-TS, che presenta per un semplice andamento
rettilineo), formato da un sistema di gallerie antiaeree di uso
civile, collegato ad un rifugio di carattere militare. Le gallerie
presentano 4 distinte entrate, sono state realizzate negli anni
subito antecedenti il 2 conflitto mondiale e, da alcuni
documenti raccolti, risulta che venissero utilizzate
particolarmente dal personale delle Poste e delle Ferrovie. Il
rifugio di carattere militare risale, invece, al periodo
delloccupazione tedesca ed era dotato di altri 4 accessi, di cui
uno (oggi ostruito) comunicante direttamente con le cantine del
vicino Tribunale. Un pozzo munito originariamente di una
scala a chiocciola in legno, ma oggi ostruito, collegava il
rifugio militare con la soprastante villa di Angelo Ara (oggi
demolita) ed possibile che da questa segreta uscita di
sicurezza molti soldati tedeschi furono in grado di mettersi in
salvo durante lassedio del Tribunale nelle ultime giornate di
guerra del 1945. Le gallerie, di propriet del Comune di
Trieste, sono oggi in parte locate a privati. Il rifugio, riscoperto
e rilevato dopo anni di oblio dalla Sezione Urbana della SAS,
oggi accessibile attraverso il primo ingresso che si incontra
scendendo lungo via Fabio Severio, caratterizzato dalla
silhouette a tronco di cono del paraschegge in calcestruzzo,
rimosso nel dopoguerra. Durante le esplorazioni nella parte
mediana delle gallerie sono state rinvenute delle fragilissime

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188

stalattiti trasparenti a spaghetto delleccezionale lunghezza di


due metri e mezzo stranamente formatesi in poco pi di
quarantacinque anni, il che d unulteriore conferma al fatto
che nelle cavit artificiali scavate nellarenaria il processo di
calcificazione estremamente pi rapido che nelle grotte
naturali nate nella roccia calcarea. Nella parte terminale delle
gallerie, rimaste incompiute senza la copertura interna di
calcestruzzo e con il pavimento fangoso, si notano in alcuni
punti delle infiltrazioni di idrocarburi.
Attualmente gli ambienti principali della Kleine Berlin sono
in affitto al Club Alpinistico Triestino, che organizza visite
guidate ed ha avviato al suo interno la realizzazione del primo
settore della mostra permanente TRIESTE, 1943-1945.
Per quanto riguarda le altre cavit cittadine aperte al pubblico,
vedi anche la galleria antiaerea di via Reni Speleovivarium
n. CA 40 FVG-TS e la galleria Seker/Tschebull
dellacquedotto Teresiano n. CA 14 FVG-TS.
Bibliografia:
, 1992, Tecniche operative perfezionate con la protezione civile slovena, in Messaggero
Veneto, 17.5.1992, ed. di Trieste.
, 1997, Nelle viscere segrete della citt sulle tracce del comando nazista, in Il Piccolo,
24.9.1997, Trieste.
, 1998, La gallerie antiaeree ed il rifugio denominati Kleine Berlin, Club Alpinistico
Triestino, Sezione Ricerche e Studi su Cavit Artificiali, Trieste.
Caiazza A., 1995, La fortezza nascosta di Hitler, in VivaTrieste, 9.12.1995, Trieste.
Ern C., 1987, Cera una fortezza sotto via Romagna, in Il Piccolo, 8.11.1987, Trieste.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 170-173.
Marcolin P., 1995, Piccola Berlino nascosta, in Il Piccolo, 25.3.1995, Trieste.
Monti P., 1999, Palazzo Ralli sicuro, in Il Piccolo, 12.2.1999, rubr. segnalazioni, Trieste.
Sirca C., 1997, Spunta il vino della Kleine Berlin, in Il Piccolo, 11.10.1997, Trieste.
Sitta P., 2000, Le due Villa Ara, in il Piccolo, 22.3.2000, rubr. Segnalazioni, Trieste.
Spazzali R., 1990, Il museo della guerra, proposte assai modeste, in Il Piccolo, 10.3.1990,
rubr. Segnalazioni, Trieste.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

189

Spechar R., 1990, Piccola Berlino: i segreti del capo cantiere, in Messaggero Veneto,
18.2.1990, ed. di Trieste.
Spechar R., 1990, Plastica isolante nella Piccola Berlino usata con ventanni danticipo, in
Messaggero Veneto, 26.3.1990, ed. di Trieste.
Spechar R., 1990, Turismo sotterraneo, visita alla Piccola Berlino, in Messaggero Veneto,
21.9.1990, ed. di Trieste.
Spechar R., 1990, Nella Piccola Berlino, in Messaggero Veneto, 24.9.1990, ed. di Trieste.
Veronese L., 1997, Il Vallo Adriatico. Storia delle fortificazioni tedesche del territorio di
Trieste 1943-1945, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio Fotocomposizioni, Trieste, pp. 36-41.

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Le cavit riadattate
Si parlato spesso, e non solo a Trieste, di un opportuno
riutilizzo delle cavit sotterranee presenti in territorio
urbano. Detto riutilizzo pu avvenire realizzando grandi
interventi di utilit pubblica (posteggi sotterranei), opere
di transito (trafori stradali), oppure riserve idrauliche
alternative (serbatoi a fini antincendio). Un importante
settore pu essere inoltre rappresentato dal ripristino di
cavit artificiali a fini turistici. In molte citt ci gi stato
fatto e sono stati offerti al pubblico interessantissimi
percorsi ipogei, in strutture di grande pregio storico ed
archeologico. Nella nostra citt vi sono pochi esempi di
ripristino a fini turistici. Il primo di questi risale al 1990 ed
ha interessato la galleria antiaerea di via Reni (vedi n. 40
FVG-TS). Allinterno di questa cavit stato realizzato
dalla Societ Adriatica di Speleologia lo
Speleovivarium una struttura museale che propone al
pubblico un settore espositivo in continua evoluzione, che
presenta gli aspetti pi interessanti della flora e della fauna
delle cavit del Carso triestino. In tempi pi recenti, anche
il rifugio antiaereo denominato Kleine Berlin (vedi n.
34 FVG-TS) stato ripulito ed aperto al pubblico da parte
del Club Alpinistico Triestino. Nel 2001, sempre la
Societ Adriatica di Speleologia ha iniziato i lavori di
adattamento della galleria Seker/Tschebull (vedi n. 14
FVG-TS). Questo cunicolo appartenente allacquedotto
Teresiano, presenta interessanti caratteristiche storiche e
morfologiche e, attraverso la riapertura di un ingresso
agevolato, sar possibile avviare una fase di nuovi studi al
suo interno, e permettere laccesso ad un turismo
controllato di appassionati e studiosi.
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Galleria antiaerea Roiano/Tibullo, n. CA 35 FVG-TS,


Trieste, Roiano/Scorcola, Tip. B2, Quota 15 m s.l.m., Lungh.
1140 m, Disl. 11 m, Ril. Guglia P., Halupca A., Societ
Adriatica di Speleologia - Trieste (1987).
(foto e rilievo a pag. 202 del libro a stampa)

Si tratta di due distinte gallerie antiaeree di uso civile, di grandi


dimensioni, unite da un cunicolo di raccordo lungo quasi un
chilometro. Alcuni testimoni hanno riferito che detto
collegamento, ora ingombro da una grossa tubazione
dellacquedotto cittadino, non di recente costruzione, ma
congiungeva le due gallerie fin dal tempo della loro
realizzazione, ad opera dellImpresa Colombo. da
segnalare che, al termine del primo tratto di grande sezione che
si diparte dalla piazza tra i Rivi, stato realizzato un deposito
per gli esplosivi utilizzati nel corso dei lavori di scavo,
costituito da un vano opportunamente rinforzato. Alla fine
della galleria che si diparte invece da via Tibullo, possibile
vedere come procedeva la realizzazione dei lavori. Per prima
cosa veniva realizzato un cunicolo, detto cuore dello scavo,
che si inoltrava nella roccia con una sezione limitata. Poi una
seconda squadra procedeva allallargamento del passaggio,
fino a portarlo alla sezione richiesta. Un terzo gruppo
completava infine il rivestimento delle pareti e le rifiniture. Un
tratto originale del citato cuore dello scavo ancora visibile
allestremit di questa galleria.
Bibliografia:
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 174-175.
Stoch F., 1992, Prime ricerche faunistiche sulle acque sotterranee nelle aree urbanizzate della
Provincia di Trieste, in Bollettino 1982-1992, Societ Adriatica di Speleologia, Numero
Unico, Trieste, pp. 62-66.
Veronese L., 1997, Il Vallo Adriatico. Storia delle fortificazioni tedesche del territorio di
Trieste 1943-1945, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio Fotocomposizioni, Trieste, pp. 51-52.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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Zubini F., 1994, Roiano, Ed. Italo Svevo, Trieste, p. 37.

Rifugio antiaereo di via Virgilio, n. CA 36 FVG-TS, Trieste,


Scorcola, Tip. B2, Quota 48 m s.l.m., Lungh. 126 m, Disl. 1 m,
Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(10.7.1987).
(foto e rilievo a pag. 206 del libro a stampa)

Due accessi vicini conducono ad una galleria antiaerea a


sviluppo orizzontale, della lunghezza complessiva di 126 m.
Questa, vista la sua limitata sezione (larghezza 1,5 m ed altezza
3,5 m), chiaramente una cavit costruita ad uso militare.
Internamente, oggi possibile osservare come un apporto
idrico costante ed un non corretto funzionamento delle apposite
canalette di drenaggio, hanno portato lallagamento di una
buona parte della stessa. Nella parte terminale sono presenti
delle vecchie travi di legno, ultime tracce del sistema di
puntellamento utilizzato nel corso dei lavori di scavo. Da
segnalare anche un notevole inquinamento da idrocarburi.
Dallanalisi dei rilievi risultato che questa galleria doveva
inizialmente collegarsi con il vicino rifugio antiaereo di via di
Scorcola (vedi n. CA 144 FVG-TS), che presenta analoghe
caratteristiche costruttive. Linterruzione dello scavo non ha
permesso per, per pochi metri, che le due gallerie fossero
unite in un unico sistema.
Bibliografia:
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 166-167.
Stoch F., 1992, Prime ricerche faunistiche sulle acque sotterranee nelle aree urbanizzate della
Provincia di Trieste, in Bollettino 1982-1992, Societ Adriatica di Speleologia, Numero
Unico, Trieste, pp. 62-66.
Veronese L., 1997, Il Vallo Adriatico. Storia delle fortificazioni tedesche del territorio di
Trieste 1943-1945, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio Fotocomposizioni, Trieste, pp. 53-54.

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193

Inquinamento del sottosuolo


Se la nostra epoca inevitabilmente segnata
dallinquinamento dellaria, dellacqua e del terreno in
superficie, si pu facilmente immaginare come qualche
problema analogo possa esserci anche nel sottosuolo. Nei
molti anni di esplorazione emerso, per, che maggiore
laspettativa di trovare degrado e contaminazione nelle
gallerie sotterranee, rispetto alla reale possibilit di
constatarli realmente. In effetti sono state veramente poche
le cavit interessate da vero e proprio inquinamento: un
po di immondizia alle entrate, qualche cumulo di
calcinacci derivanti da demolizioni edili, singoli vani
contenenti vecchi materiali oramai in disfacimento, ma per
il resto nulla di particolare da segnalare. Anche il binomio
sotterraneo-fognatura da sfatare: solo in pochissimi casi
sono state accertate infiltrazioni di carattere organico
lungo le gallerie esplorate e dei nutriti eserciti di ratti,
nemmeno lombra. Lunico inquinamento veramente
riscontrato stato quello da idrocarburi. Quando gli
impianti cittadini di riscaldamento sono stati convertiti
dalla nafta pesante al gasolio, invece di procedere ad una
necessaria bonifica, molte delle cisterne contenenti
rimasugli del vecchio combustibile sono state
semplicemente interrate e dimenticate nel sottosuolo.
Oggi, dopo che la corrosione ha aperto falle in detti
contenitori, i residui delle cisterne sono penetrate a fondo
nel terreno, infiltrandosi nelle fratture e tinteggiando di un
bel nero brillante le pareti di molti passaggi ipogei.

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Rifugio antiaereo di via del Monte, n. CA 37 FVG-TS,


Trieste, San Giusto, Tip. B2, Quota 25 m s.l.m., Lungh. 36 m,
Disl. 0 m, Ril. Guglia P., Coslovi D., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (1984).
(foto e rilievo a pag. 209 del libro a stampa)

Si tratta di un cunicolo scavato alla base del colle Capitolino,


formato da una serie di brevi corridoi orientati
ortogonalmente lun laltro che portano ad una galleria
principale, di pi ampie dimensioni e rivestita in cemento
armato. Tutto questo passaggio, della lunghezza complessiva di
quasi 40 m, stato trovato, al momento dellesplorazione,
completamente riempito di detriti. stato infatti effettuato, in
un periodo probabilmente risalente alla fine della seconda
guerra mondiale, un accurato lavoro di occlusione, in parte
facendo esplodere delle cariche di esplosivo, in parte portando
materiali dallesterno. Per questi motivi, sono stati riscontrati
costanti pericoli di crollo lungo tutta la cavit che ne rendono
estremamente
pericolosa
lesplorazione.
Lubicazione
particolare della galleria che si spinge sotto il Parco della
Rimembranza in direzione del castello di San Giusto potrebbe
giustamente indurre a pensare che si tratti di un corridoio
collegato con la fortificazione cinquecentesca, ma non essendo
possibile spingersi al suo interno che per una quarantina scarsa
di metri, tale affermazione rimane una pura ipotesi.
Bibliografia:
, 1984, Relazione sugli scavi effettuati nella zona di via del Monte/parco della
Rimembranza, Sezione di Speleologia Urbana della Societ Adriatica di Speleologia, Trieste,
dattiloscritto.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 176-177.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

195

Rifugio antiaereo di Villa Ara, n. CA 38 FVG-TS, Trieste,


Scorcola, Tip. B2, Quota 46 m s.l.m., Lungh. 332 m, Disl. 6 m,
Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(30.11.1987).
(foto e rilievo a pag. 212 del libro a stampa)

Questa cavit artificiale stata realizzata per ottenere un ampio


rifugio antiaereo di carattere militare, in relazione con la vicina
villa di Camillo Ara, usata durante la seconda guerra mondiale
come sede di un comando tedesco. Esso risulta formato da due
parti distinte: la prima sezione caratterizzata da un resistente
rivestimento di cemento armato e si presenta in buone
condizioni di conservazione; il secondo tratto invece
costituito da una lunga galleria scavata nella roccia marnosoarenacea in cui si sono verificati ingenti crolli, tali da rendere
pericolosa una sua visita. Da segnalare che questo rifugio una
delle poche cavit militari dotate di un sistema attivo di difesa:
il tratto iniziale della galleria e lingresso sono infatti coperti
da una feritoia corazzata, dalla quale era possibile controllare
ogni accesso al sistema sotterraneo. Unulteriore curiosit
riguarda il conglobamento di un preesistente pozzo idrico per
scopi di aerazione. Vedi a proposito anche la galleria antiaerea
di Servola (n. CA 45 FVG-TS) e il rifugio antiaereo di via di
Scorcola (n. CA 144 FVG-TS).
Bibliografia:
Ern C., 1988, I sotterranei del tesoro, in Il Piccolo, 6.1.1987, Trieste.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 178-179.
Veronese L., 1997, Il Vallo Adriatico. Storia delle fortificazioni tedesche del territorio di
Trieste 1943-1945, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio Fotocomposizioni, Trieste, pp. 60-62.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

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Galleria antiaerea di Pendice Scoglietto, n. CA 39 FVG-TS,


Trieste, Zona Universit, Tip. B2, Quota 38 m s.l.m., Lungh.
327 m, Disl. 2 m, Ril. Guglia P., Di Natale A., Societ
Adriatica di Speleologia - Trieste (27.11.1987).
(foto e rilievo a pag. 218 del libro a stampa)

Si tratta di una semplice galleria antiaerea di uso civile


munita, alle estremit, di due distinti accessi. Lingresso
principale si apre alla base dellalto muraglione che delimita a
monte la via Pendice Scoglietto. La caratteristica pi
interessante di questa galleria rappresentata dalle sue prese
daria. Queste sono formate da dei camini, composti da tratti
sub-verticali intercalati a tratti quasi orizzontali, del diametro
di circa 1 m. Siamo risaliti lungo questi camini ed abbiamo
potuto constatare come questi abbiano un discreto sviluppo e
portino a delle bocche autonome, poste ad una certa distanza
dagli ingressi della galleria. Il manufatto sotterraneo oggi
affittato a privati ed adibito a magazzino.
Bibliografia:
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 180-181.

Galleria antiaerea di via Reni Speleovivarium, n. CA 40


FVG-TS, Trieste, Campo Marzio, Tip. B2, Quota 9 m s.l.m.,
Lungh. 425 m, Disl. 11 m, Ril. Cleva S., Halupca A., Scrigna
G., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste (29.7.1987).
(foto e rilievo a pag. 220 del libro a stampa)

Laccesso oggi praticabile rinforzato da una robusta struttura


paraschegge in cemento armato. La galleria antiaerea di uso
civile di forma simmetrica e presentava, originariamente, una
seconda entrata attualmente ostruita. Il manufatto dotato,
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

197

inoltre, di una presa daria comunicante con la sovrastante


piazza Carlo Alberto. La galleria oggi utilizzata quale sede di
un laboratorio di bio-speleologia ed ospita lo Speleovivarium
della Societ Adriatica di Speleologia. Da segnalare che in
questa struttura museale, oltre ad un ricco settore dedicato alla
flora ed alla fauna delle grotte, ospitata anche una parte
specificatamente dedicata alle cavit artificiali di Trieste. Parte
dei risultati e delle ricerche presentate su queste pagine sono
proposte, infatti, anche nei pannelli espositivi di questo
interessantissimo museo del sottosuolo. Per quanto riguarda
le altre cavit aperte al pubblico, vedi anche il Rifugio
antiaereo Kleine Berlin (n. CA 34 FVG-TS) e la galleria
Seker/Tschebull dellacquedotto Teresiano (n. CA 14 FVGTS).
Bibliografia:
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 182-183.

Galleria antiaerea dei Campi Elisi, n. CA 41 FVG-TS,


Trieste, Campi Elisi, Tip. B2, Quota 16 m s.l.m., Lungh. 190
m, Disl. 16 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia Trieste (17.10.1987).
(foto e rilievo a pag. 223 del libro a stampa)

un semplice ricovero antiaereo, di uso civile, ad andamento


curvilineo. Superata la trincea iniziale e varcato un cancello
metallico di recente costruzione, si accede alla galleria, che
presenta unaltezza di 6 m ed una larghezza di 6 m.
Questopera difensiva veniva usata principalmente dai
dipendenti della Fabbrica Macchine e dei vicini Cantieri. Dal
confronto delle piante risulta che questo manufatto doveva
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

198

collegarsi secondo i progetti con la galleria antiaerea di


Villa Necker (vedi n. CA 87 FVG-TS), ma lunione dei due
sotterranei non fu mai realizzata.
Bibliografia:
, 1992, Fuoco nellex tunnel antiaereo, in Il Piccolo, 11.10.1992, Trieste.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 184-185.

Rifugio antiaereo di via dellEremo, n. CA 42 FVG-TS,


Trieste, San Luigi, Tip. B2, Quota 58 m s.l.m., Lungh. 360 m,
Disl. 10 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia Trieste (10.8.1987).
(foto e rilievo a pag. 225 del libro a stampa)

Si tratta di un complesso antiaereo formato dallunione di un


rifugio di carattere militare, con una galleria preesistente di uso
civile. La cavit presenta tre diversi ingressi. Quello superiore
costituito da due brevi pozzi verticali (un tempo attrezzati con
scale in legno, ora non pi esistenti) che portano al rifugio
militare. Questultimo costituito da vari ambienti
intercomunicanti, realizzati con murature trasversali in mattoni,
ed dotato di due portelloni metallici di isolamento. La lunga
galleria orizzontale, formata da tre bracci distinti, presenta una
larghezza di 3 m, unaltezza di quasi 4 m ed munita di due
altre uscite indipendenti.
Bibliografia:
Ern C., 1987, Tracce di un feroce scontro nel fortilizio sotterraneo, in Il Piccolo, 22.9.1987,
Trieste.
Grassi L., 1987, Nessuno spar mai, in Il Piccolo, 30.9.1987, rubr. Segnalazioni, Trieste.
Grassi L., 1987, Posso assicurarlo, in Il Piccolo, 7.10.1987, rubr. Segnalazioni, Trieste.
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 186-187.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

199

Veronese L., 1987, Sul bunker di via dellEremo, in Il Piccolo, 2.10.1987, rubr.
Segnalazioni, Trieste.
Veronese L., 1987, Ci fu vera battaglia?, in Il Piccolo, 10.10.1987, rubr. Segnalazioni,
Trieste.
Veronese L., 1997, Il Vallo Adriatico. Storia delle fortificazioni tedesche del territorio di
Trieste 1943-1945, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio Fotocomposizioni, Trieste, pp. 66-71.

Galleria antiaerea di viale dAnnunzio, n. CA 43 FVG-TS,


Trieste, Barriera Vecchia, Tip. B2, Quota 20 m s.l.m., Lungh.
420 m, Disl. 22 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (10.1.1988).
(foto e rilievo a pag. 230 del libro a stampa)

Questa galleria antiaerea civile di ampie dimensioni, scavata


dallImpresa Immobiliare Veneta, si sviluppa con andamento
curvilineo e presenta due distinti accessi. Il primo si apre in
viale G. DAnnunzio (largo Sonnino), in posizione sottostante
il muraglione che sostiene via del Molino a Vento. Il secondo
collega invece questa galleria con quella stradale di San Vito
(S4) che, in periodo bellico, fu anchessa impiegata quale
rifugio civile durante i bombardamenti. Il collegamento fra
queste due cavit non risulta oggi pi visibile a causa del
moderno rivestimento metallico applicato recentemente
allinterno della galleria di San Vito. A circa met sviluppo
della galleria antiaerea di viale dAnnunzio, si apre
lateralmente un pozzo di aerazione che sfocia con un
dislivello di circa una ventina di metri nella sovrastante
piazza Puecher. Questa presa daria non collegata in alcun
modo al rifugio (vedi n. CA 44 FVG-TS) ricavato nellangolo
Nord della piazzetta stessa.
Bibliografia:
, 1991, Tornano alla luce quattro carri, in Il Piccolo, 28.12.1991, Trieste.
, 1994, Esplorando le Gallerie di San Giacomo, in Il Piccolo, 7.5.1994, Trieste.
, 1994, Ore 17, lezione in rifugio, in La Cronaca, 6.5.1994, Trieste.

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200

Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, pp. 188-189.
Stoch F., 1992, Prime ricerche faunistiche sulle acque sotterranee nelle aree urbanizzate della
Provincia di Trieste, in Bollettino 1982-1992, Societ Adriatica di Speleologia, Numero
Unico, Trieste, pp. 62-66.
Veronese L., 1997, Passeggiata romantica per Trieste, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio
Fotocomposizioni, Trieste, pp. 131-132.
Veronese L., Angeli A., 1984, Passeggiando per Trieste n. 71: Il garage dei carri da morto, in
Il Meridiano di Trieste, 12.7.1984, Trieste.

Rifugio antiaereo di piazza Puecher, n. CA 44 FVG-TS,


Trieste, San Giacomo, Tip. B2, Quota 39 m s.l.m., Lungh. 37
m, Disl. 0 m, Ril. Cleva S., Sepulcri E., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (3.8.1987).
(foto e rilievo a pag. 234 del libro a stampa)

Si tratta di una piccolo rifugio antiaereo civile utilizzato nel


corso della seconda guerra mondiale, formato da tre distinti
ambienti e ricavato nellangolo Nord di piazza Puecher. Il vano
daccesso e la sua prosecuzione presentano una volta a botte in
pietre darenaria, mentre quello laterale, di pi grandi
dimensioni, caratterizzato da tre pilastri centrali di
irrobustimento. Questo rifugio non collegato in alcun modo
con la presa daria che si pu vedere al centro della piazza, che
comunica invece con la sottostante galleria antiaerea di viale
dAnnunzio (vedi n. CA 43 FVG-TS).
Bibliografia:
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, p. 190.

Galleria antiaerea di Servola, n. CA 45 FVG-TS, Trieste,


Servola, Tip. B2, Quota 12 m s.l.m., Lungh. 700 m, Disl. 32 m,
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Ril. Guglia P., Cleva S., Societ Adriatica di Speleologia Trieste (7.12.1987).
(foto e rilievo a pag. 235 del libro a stampa)

Questa galleria antiaerea attraversa da parte a parte, con


andamento rettilineo, il colle di Servola. Lungo le sue pareti
presenta ad intervalli irregolari delle nicchie scavate nella
roccia, in previsione di possibili ulteriori sviluppi del
sotterraneo. Una di queste nicchie, tramite un cunicolo in salita
di difficile percorribilit, conduce alla base di un pozzo
verticale di oltre 16 m, che esce alla superficie. Dallanalisi
delle pareti di questultimo, realizzate in pietre squadrate di
arenaria, abbiamo potuto verificare come il pozzo
preesistente alla galleria sia stato volutamente intercettato
con uno scavo per ottenere un camino daerazione. Vedi a
proposito anche il rifugio antiaereo di Villa Ara (n. CA 38
FVG-TS), il rifugio antiaereo di via di Scorcola (n. CA 144
FVG-TS) ed il riquadro a pag. 239.
Bibliografia:
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, p. 191.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

202

Particolari pozzi daerazione


Durante lesplorazione delle cavit militari presenti nel
territorio della citt di Trieste, sono state riscontrate in
tre casi distinti delle realizzazioni abbastanza curiose.
Documentando dei complessi sotterranei di difesa
antiaerea, abbiamo notato, infatti, che dei camini di
aerazione mostravano delle caratteristiche costruttive
anomale, non presentando pareti realizzate in cemento
armato come il resto delle gallerie, ma evidenziando una
struttura muraria in conci di pietra squadrata. Da una pi
approfondita analisi stato verificato che si trattava di
pozzi per la raccolta dellacqua preesistenti alle gallerie
militari che sono stati in seguito inglobati nellopera
sotterranea. Sicuramente questi pozzi daerazione, oltre ad
essere gi costruiti, presentavano unimboccatura ben
mimetizzata, perfettamente inserita nel territorio e quindi
non identificabile dallalto. Qualcuno ha ironizzato sulla
possibilit che lintercettazione dei pozzi possa essere
stata del tutto casuale e che quindi, allimprovviso, la
galleria sottostante sia stata inondata dallingente quantit
dacqua fuoriuscente dalle sovrastanti opere di
contenimento idrico. invece sicuro che, accertata la
presenza di questi vani, i progettisti abbiano voluto
approfittare degli stessi per ottenere camini di aerazione
gi pronti alluso e difficilmente riconoscibili nella loro
nuova funzione. Dette situazioni sono state riscontrate
nelle cavit n. CA 38 FVG-TS, n. CA 45 FVG-TS e n. 144
FVG-TS.

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Rifugio antiaereo di monte San Pantaleone, n. CA 46 FVGTS, Trieste, San Sabba, Tip. B2, Quota 25 m s.l.m., Lungh. 295
m, Disl. 23 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia Trieste (4.10.1987).
(foto e rilievo a pag. 240 del libro a stampa)

Questo rifugio dotato di due entrate inferiori, protette


allinterno da portoni blindati, e di un accesso superiore
fortificato con cupola in cemento armato. Le scale infisse lungo
i pozzi, che permettevano un tempo di scendere in profondit,
sono oggi solo parzialmente utilizzabili ed necessario, quindi,
fare uso di opportune tecniche di progressione speleologica.
Questa cavit rappresenta un perfetto esempio di opera
sotterranea antiaerea a servizio di una realt industriale, in
questo caso del porto petroli. Analoghi esempi sono
rappresentati anche dal rifugio 1 della Ferriera (vedi n. CA
135 FVG-TS) e dal rifugio 2 della Ferriera (vedi n. CA 136
FVG-TS).
Bibliografia:
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, p. 192.

Galleria antiaerea di Gretta, n. CA 49 FVG-TS, Trieste,


Roiano, Tip. B2, Quota 14 m s.l.m., Lungh. 660 m, Disl. 10 m,
Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(6.11.1988).
(foto e rilievo a pag. 244 del libro a stampa)

La galleria formata da un ramo principale, con due distinte


uscite, rispettivamente in via Valmartinaga e presso il campo di
calcio Rossoni. Vi poi un ramo laterale di particolare
interesse: inizialmente il passaggio scavato nellarenaria
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

204

senza alcun rivestimento, un secondo tratto realizzato invece


in cemento armato, mentre il tratto finale caratterizzato da un
rivestimento in pietre di arenaria e da una volta ribassata.
Questultima parte stata ricavata, probabilmente, riutilizzando
una vecchia santabarbara di costruzione austriaca, scavata
originariamente allinterno del lazzaretto di Santa Teresa ed in
seguito inglobata dal moderno sistema sotterraneo antiaereo.
Questo ramo esce infatti allesterno proprio in corrispondenza
di una costruzione militare austriaca, che ancora oggi si
intravede in viale Miramare al n. 51. Nei vecchi documenti
questo ramo era denominato Galleria Ricovero FF.SS..
Bibliografia:
Ern C., 1988, Scoperta Santa Barbara di un secolo e mezzo fa, in Il Piccolo, 18.12.1988,
Trieste.
Zubini F., 1994, Roiano, Ed. Italo Svevo, Trieste, p. 37.

Batterie costiere di Miramare, n. CA 51 FVG-TS, Trieste,


Miramare, Tip. B4, Quota 5 m s.l.m., Lungh. 453 m, Disl. 14
m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(1988).
(foto e rilievo a pag. 249 del libro a stampa)

Subito prima dellaccesso principale del parco del castello di


Miramare possibile osservare sulle pareti di roccia a picco
sulla strada degli imponenti manufatti in cemento armato, in
parte mimetizzati con muretti in pietra. Si tratta di quattro
possenti cannoniere, realizzate durante il 2 conflitto mondiale,
nelle quali, debitamente protetti, erano installati alcuni pezzi di
batteria costiera. Dette cannoniere sono collegate fra di loro da
lunghe gallerie scavate nellarenaria, che presentano due pozzi
daerazione, due distinti accessi e varie diramazioni laterali.
Dal confronto con i piani progettuali originali, emerso che i
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

205

vari passaggi interni dovevano essere anchessi rivestiti in


cemento armato ed attrezzati con stanze, magazzini, camerate
ed osservatori; risulta quindi evidente che i lavori non furono
mai ultimati secondo le previsioni. Lingresso principale della
cavit, chiuso con un portone metallico, si apre subito
allinterno del perimetro del parco del castello di Miramare.
Bibliografia:
Veronese L., 1997, Il Vallo Adriatico. Storia delle fortificazioni tedesche del territorio di
Trieste 1943-1945, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio Fotocomposizioni, Trieste, pp. 95-102.

Rifugio antiaereo di monte Fiascone, n. CA 52 FVG-TS,


Trieste, Cologna, Tip. B2, Quota 120 m s.l.m., Lungh. 17 m,
Disl. 3 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia Trieste (20.12.1987).
(foto e rilievo a pag. 254 del libro a stampa)

Si tratta di un breve rifugio antiaereo di origine civile, scavato


negli strati di roccia arenaria, che al momento dellesplorazione
presentava limboccatura in parte ostruita da detriti. Dal
sopralluogo risultato che, vista la completa mancanza di
strutture di puntellamento, il vano sotterraneo doveva
presentare da sempre notevoli pericoli di crollo interni.
Lingresso di questa cavit attualmente chiuso dai detriti
caduti dallalto della paretina nella quale lo stesso si apre.
Rifugio 1 presso lObelisco, n. CA 69 FVG-TS, Trieste,
Opicina, Tip. B2, Quota 339 m s.l.m., Lungh. 120 m, Disl. 2 m,
Ril. Pesaro A., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(10.11.1991).
(foto e rilievo a pag. 255 del libro a stampa)

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

206

Si tratta di un ampio ricovero sotterraneo della seconda guerra


mondiale, posto quasi in posizione sottostante lObelisco che
fu fatto erigere dal Corpo Mercantile di Trieste nel 1830 in
onore della venuta dellImperatore dAustria Francesco I, per
linaugurazione della nuova strada Commerciale. Lingresso
pi a Sud permette di accedere ad una galleria che si inoltra per
una novantina di metri nel cuore della collina calcarea. Alla sua
fine possibile constatare sia unulteriore galleria che si
sviluppa sulla sinistra, parallelamente alla principale, sia come
un deciso allargamento della sezione porti ad una vano di
ampie dimensioni. Questo delimitato alla sua estremit da
una parete che presenta un ulteriore ingresso, mentre, sulla
destra, una muratura delimita unulteriore ambiente di grandi
dimensioni. Anche questultima stanza presenta un ingresso.
stato indicato come la parte pi a Nord del sistema sotterraneo,
quella pi ampia, non sia stata altro che una camera scavata
nella roccia per il ricovero delle motrici della trenovia TriesteOpicina in occasione di bombardamenti aerei, ma non stato
raccolto alcun documento a convalida di tale ipotesi. In
posizione sovrastante, si apre anche la cavernetta presso
lObelisco (vedi n. CA 72 FVG-TS).
Bibliografia:
Veronese L., 1997, Il Vallo Adriatico. Storia delle fortificazioni tedesche del territorio di
Trieste 1943-1945, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio Fotocomposizioni, Trieste, pp. 75-86.

Rifugio 2 presso lObelisco, n. CA 70 FVG-TS, Trieste,


Opicina, Tip. B2, Quota 373 m s.l.m., Lungh. 340 m, Disl. 6 m,
Ril. Olivieri M., Pesaro A., Societ Adriatica di Speleologia Trieste (14.7.1989).
(foto e rilievo a pag. 256 del libro a stampa)

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

207

Questa cavit, realizzata a scopi militari nel corso della


seconda guerra mondiale, lopera sotterranea pi estesa fra
quelle che si aprono nei pressi dellObelisco. formata da due
gallerie parallele (orientate in direzione Nord-Sud), unite da un
cunicolo trasversale. Questa configurazione ha permesso di
ricavare quattro ingressi: due allinterno (in posizione protetta
dalla configurazione del terreno) e due sul lato mare. In alcune
pubblicazioni stato indicato che questi due accessi dominanti
la citt dovevano contenere delle bocche da fuoco ma, vista la
loro conformazione priva di qualsiasi rivestimento protettivo,
questa ipotesi non molto condivisibile. In posizione limitrofa
si apre anche il rifugio 3 presso lObelisco (vedi n. CA 71
FVG-TS).
Bibliografia:
Veronese L., 1997, Passeggiata romantica per Trieste, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio
Fotocomposizioni, Trieste, p. 122.
Veronese L., 1997, Il Vallo Adriatico. Storia delle fortificazioni tedesche del territorio di
Trieste 1943-1945, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio Fotocomposizioni, Trieste, pp. 75-86.

Rifugio 3 presso lObelisco,n. CA 71 FVG-TS, Trieste,


Opicina, Tip. B2, Quota 373 m s.l.m., Lungh. 92 m, Disl. 3 m,
Ril. Olivieri M., Pesaro A., Societ Adriatica di Speleologia Trieste (13.7.1989).
(foto e rilievo a pag. 258 del libro a stampa)

Questopera sotterranea, costruita in occasione del secondo


conflitto mondiale, si apre con unimboccatura (oggi priva di
chiusura), che conduce ad un tratto di gallerie in leggera
discesa. Questa, dopo 20 m, termina in corrispondenza di una
parete trasversale. Sulla sinistra si pu notare la porta che
conduce alla parte interna del manufatto, sulla destra laccesso
alla sala che probabilmente conteneva i generatori elettrici,
mentre in posizione centrale stata ricavata una feritoia per
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

208

armi da fuoco. Attraverso questa feritoia era possibile controllare


laccesso al sotterraneo, difendendolo da eventuali attacchi
portati dallesterno. Superata la porta sulla sinistra, si accede alla
parte interna della galleria, che si presenta di ampie dimensioni
(5 x 5 m) fino a concludersi dopo 27 m in corrispondenza
della fine dello scavo. Lateralmente si diparte una galleria
rivestita in cemento che portava originariamente allesterno.
Oggi questa risulta ostruita da un ingente riempimento di
materiali caduti dallalto. In posizione limitrofa si apre anche il
rifugio 2 presso lObelisco (vedi n. CA 70 FVG-TS).
Bibliografia:
Veronese L., 1997, Passeggiata romantica per Trieste, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio
Fotocomposizioni, Trieste, p. 122.
Veronese L., 1997, Il Vallo Adriatico. Storia delle fortificazioni tedesche del territorio di
Trieste 1943-1945, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio Fotocomposizioni, Trieste, pp. 75-86.

Cavernetta presso lObelisco, n. CA 72 FVG-TS, Trieste,


Opicina, Tip. B2, Quota 349 m s.l.m., Lungh. 4 m, Disl. 5 m,
Ril. Pesaro A., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(10.11.1991).
(foto e rilievo a pag. 260 del libro a stampa)

Si tratta di una semplice cavernetta, lunga solamente 4 m,


scavata sulle pendici del monte sovrastante lObelisco nel
corso della seconda guerra mondiale. Da segnalare solamente
la presenza di un portone metallico che, a differenza di tutti gli
altri posizionati allimbocco delle cavit della zona, non stato
ancora asportato. In posizione sottostante si apre il rifugio 1
presso lObelisco (vedi n. CA 69 FVG-TS).
Bibliografia:
Veronese L., 1997, Il Vallo Adriatico. Storia delle fortificazioni tedesche del territorio di
Trieste 1943-1945, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio Fotocomposizioni, Trieste, pp. 75-86.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

209

Galleria nella dolina di Banne, n. CA 77 FVG-TS, Trieste,


Banne, Tip. B4, Quota 322 m s.l.m., Lungh. 50 m, Disl. 1 m,
Ril. Pesaro A., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(10.11.1991).
(foto e rilievo a pag. 260 del libro a stampa)

Tutto il territorio alla periferia della citt di Trieste, stato


interessato nel tempo da vari interventi a scopi
strategico/militari. Oltre ad opere esterne (piazzali, trincee,
terrapieni, ecc.) sono stati realizzati anche postazioni, depositi
e ricoveri sotterranei. Una piccola parte di questi risale alla
prima guerra, mentre una parte sostanziosa da mettere in
relazione al secondo conflitto mondiale. Fra i tanti esempi di
questampia categoria, limitandoci solamente a quelli pi estesi
e posti nelle immediate vicinanze della citt, nel presente libro
sono stati inclusi: la galleria nella dolina di Banne, il
rifugio/magazzino presso la stazione di Opicina Campagna
(vedi n. CA 103 FVG-TS) ed il rifugio/magazzino presso
monte Belvedere (vedi n. CA 108 FVG-TS). Per quanto
riguarda la prima di queste opere sotterranee, si tratta di una
profonda galleria in parte costruita per contenere una cisterna
in cemento armato, del volume stimato di oltre di 40 mc.
Probabilmente, questa riserva idrica era da mettere in
relazione a delle batterie antiaeree posizionate nelle immediate
vicinanze.
Galleria antiaerea di Campo Belvedere, n. CA 80 FVG-TS,
Trieste, Roiano, Tip. B2, Quota 13 m s.l.m., Lungh. 364 m,
Disl. 3 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia Trieste (25.2.1990).
(foto e rilievo a pag. 262 del libro a stampa)

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

210

In Campo Belvedere, subito dietro ai bassi edifici posti sul lato


a monte, si apre laccesso di questa galleria antiaerea. Poco
conosciuta, perch mascherata dalle costruzioni antistanti, per
poter accedere al suo interno stato necessario aprire una
breccia nella muratura che ne occlude lingresso. formata da
una galleria rettilinea, lunga 290 m, rivestita in cemento
armato. Verso la fine di questo primo tratto, sulla destra,
visibile un alto camino di aerazione, dal quale discende un
cospicuo arrivo dacqua. Alla conclusione della parte rivestita,
inizia una galleria scavata nella viva roccia e parzialmente
riempita di detriti. Questultima porzione non stata mai
completata. interessante notare come questo tratto di scavo,
sia per direzione che per quota, si diriga esattamente verso la
parte terminale della galleria che si apre in piazza tra i Rivi
(vedi la galleria antiaerea Roiano/Tibullo - n. CA 35 FVGTS).
Bibliografia:
Spechar R., 1990, Scoperti crostacei in una galleria, in Messaggero Veneto, 26.2.1990, ed.
di Trieste.
Spechar R., 1990, Crostacei nel tunnel antiaereo, in Messaggero Veneto, 28.2.1990, ed. di
Trieste.
Zubini F., 1994, Roiano, Ed. Italo Svevo, Trieste, p. 38.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

211

Rifugi antiaerei e ricordi


In una disciplina di ricerca come la speleologia in cavit
artificiali, risulta fondamentale la continua attivit di
documentazione riguardante le opere sotterranee che si
stanno studiando.
Questo avviene con la consultazione di testi storici, la
visita ad archivi e lintervista di eventuali testimoni.
Ovviamente, questultima possibilit perseguibile
quando si considerano opere recenti o comunque usate
negli ultimi ottantanni. stata perci notevole la sorpresa
quando, durante gli studi che abbiamo avviato sulle
gallerie antiaeree adoperate nellultimo conflitto mondiale
(circa 60 anni fa), ci siamo trovati davanti ad una
situazione strana ed inaspettata. Nonostante questa
categoria di sotterranei fosse stata utilizzata in modo
regolare e continuativo dalla popolazione, quando si
cercava di ottenere qualche informazione supplementare,
qualche indicazione particolareggiata, molto spesso ci si
scontrava con dei decisi non ricordo. Esclusi rari casi,
abbiamo assistito ad un generale disinteresse riferito a
questi ambienti ed a una rimozione generalizzata a
livello inconscio delle esperienze vissute al loro interno.
Molto probabilmente, c stato un forte desiderio di
scordare i momenti tristi e difficili provati durante la
guerra, per concentrarsi sulla ricostruzione e sulle
speranze nate alla fine del conflitto. Anche le gallerie
antiaeree hanno fatto parte di questo pesante bagaglio da
dimenticare quanto prima e sono cadute anchesse ben
presto nelloblio.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

212

Galleria antiaerea di Scalinata Monticello, n. CA 81 FVG-TS,


Trieste, San Cilino Inferiore, Tip. B2, Quota 34 m s.l.m.,
Lungh. 283 m, Disl. 0 m, Ril. Olivieri M., Pesaro A., Societ
Adriatica di Speleologia - Trieste (1990).
(foto e rilievo a pag. 266 del libro a stampa)

Anche la galleria di Scalinata Monticello presenta tutte le


caratteristiche identificative delle opere antiaeree civili
realizzate in occasione del secondo conflitto mondiale. Il
manufatto caratterizzato da due ingressi, di cui uno
attualmente non praticabile, e dai locali laterali previsti in
cavit di questo genere (infermeria, cisterna, magazzino,
servizi, ecc.). La lunghezza complessiva della galleria
raggiunge quasi i 300 m. Da segnalare che, nella parte
terminale, notevoli infiltrazioni dacqua hanno portato alla
formazione di grandi colate calcitiche e ricchi
concrezionamenti.
Bibliografia:
, 1999, Lager per gatti a S. Giovanni, in Il Piccolo, 19.8.1999, Trieste.

Galleria antiaerea di viale XX Settembre, n. CA 82 FVG-TS,


Trieste, Zona viale XX Settembre, Tip. B2, Quota 15 m s.l.m.,
Lungh. 239 m, Disl. 5 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (10.2.1990).
(foto e rilievo a pag. 270 del libro a stampa)

Questo manufatto sotterraneo riportato su alcune mappe


come una lunga galleria, realizzata dalla Impresa
S.A.C.E.S.I. quale ricovero antiaereo di carattere civile, con
due ingressi, rispettivamente in via Ireneo della Croce ed in
piazza Volontari Giuliani. Dallesplorazione risultato invece
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

213

che, pur essendo state sicuramente queste le intenzioni dei


progettisti, lopera non mai stata completata. Dalla parte di
via Ireneo della Croce la galleria termina infatti in
corrispondenza della roccia originale, dopo un tratto non
ancora completamente consolidato dalle opere di rivestimento
in cemento armato. Dalla parte di piazza Volontari Giuliani
abbiamo invece rintracciato (nellanno 1987) solamente un
vano la cui lunghezza non superava i 15 m, adibito a garage.
Recentemente, il Club Alpinistico Triestino ha ottenuto i
permessi per poter accedere alla parte interna di questa seconda
parte della galleria. Superata la parete che bloccava il
passaggio, stato possibile percorrere un tratto di ampia
galleria, lungo 220 m, che per termina anchesso in
corrispondenza della roccia viva.
Bibliografia:
Spechar R., 1990, Galleria esplorata, in Messaggero Veneto, 11.2.1989, ed. di Trieste.

Galleria 1 di Villa Giulia, n. CA 83 FVG-TS, Trieste,


Cologna, Tip. B2, Quota 250 m s.l.m., Lungh. 37 m, Disl. 1 m,
Ril. Guglia P., Di Natale A., Societ Adriatica di Speleologia Trieste (6.4.1991).
(foto e rilievo a pag. 272 del libro a stampa)

Alla sommit del parco di Villa Giulia, proprio in posizione


sottostante la strada nuova per Opicina, visibile unarea
pesantemente influenzata dallintervento delluomo: si possono
notare, infatti, spianamenti della collina e la creazione di
possenti terrapieni. risultato che in questa zona era
posizionata nel corso del secondo conflitto mondiale una
batteria antiaerea, che dominava il cielo di tutta la citt. Come
spesso accaduto, sono state realizzate anche due strutture
sotterranee quali magazzino/rifugio a servizio delle batterie
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esterne. Osservando la pianta di queste due gallerie stato


possibile osservare come, in origine, sia stato progettato un
unico passaggio che si inoltrava nella collina con due ingressi,
distanti luno dallaltro non pi di una ventina di metri. I lavori
non sono stati per ultimati e lo scavo si interrotto prima che
le due cavit fossero unite in un unico complesso. La galleria
posta pi a Sud/Est quella pi estesa, presentando una
lunghezza di circa 40 m, e si interrompe a pochi metri dal
fondo della vicina galleria 2 di Villa Giulia (vedi n. CA 84
FVG-TS).
Galleria 2 di Villa Giulia, n. CA 84 FVG-TS, Trieste,
Cologna, Tip. B2, Quota 250 m s.l.m., Lungh. 9 m, Disl. 1 m,
Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(6.4.1991).
(foto e rilievo a pag. 276 del libro a stampa)

Questa cavit si apre a circa 20 m dalla limitrofa galleria 1 di


Villa Giulia (vedi n. CA 83 FVG-TS), con la quale doveva
inizialmente essere collegata. Linterruzione dei lavori di scavo
ha per lasciato separate le due opere sotterranee che, pur
presentando caratteristiche similari, sono oggi contraddistinte
da due diversi numeri catastali.
Galleria antiaerea di Ponziana, n. CA 86 FVG-TS, Trieste,
Ponziana, Tip. B2, Quota 40 m s.l.m., Lungh. 460 m, Disl. 17
m, Ril. Olivieri M., Pesaro A., Societ Adriatica di Speleologia
- Trieste (18.3.1990).
(foto e rilievo a pag. 277 del libro a stampa)

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215

La galleria presenta tre distinti accessi, due principali ed uno


secondario. Il primo si apre in prossimit del giardino pubblico
di Ponziana, mentre il secondo si pu intravedere in
corrispondenza di un muraglione di contenimento al fondo
della via Orlandini. La galleria che compresa fra questi due
ingressi di ampia sezione (4,5 x 3 m) e presenta i vari locali
di servizio con i quali venivano attrezzati tutti i ricoveri
antiaerei civili (infermeria, cisterna, magazzino, servizi, ecc.).
La particolarit di questopera sotterranea data dal terzo
ingresso che, con un sistema di scalinate, si collega
direttamente con le strutture del sovrastante ospedale infantile
Burlo Garofolo. La galleria veniva infatti utilizzata per
ricoverare, durante le incursioni aeree, i piccoli degenti
dellospedale, che venivano raggruppati secondo i vari tipi di
malattia. Ogni settore era contraddistinto da apposite
segnalazioni e, ancora oggi, chiaramente evidente quella che
riporta lindicazione tosse pagana. Da segnalare, inoltre, un
camino di aerazione, che sbocca tuttoggi nel parco dellIstituto
Burlo Garofolo.
Bibliografia:
, 1989, Una lunga galleria sotto il Burlo, in Il Piccolo, 15.1.1989, Trieste.

Galleria antiaerea di Villa Necker, n. CA 87 FVG-TS,


Trieste, San Vito, Tip. B2, Quota 22 m s.l.m., Lungh. 205 m,
Disl. 0 m, Ril. Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(1990).
(foto e rilievo a pag. 280 del libro a stampa)

Questa galleria riportata in molte cartografie e, in alcune di


queste, viene segnata come direttamente collegata alla galleria
antiaerea dei Campi Elisi (vedi n. CA 41 FVG-TS). In verit
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216

queste due cavit non sono mai state unite, anche se dal
confronto dei due rilievi appare evidente questa intenzione
progettuale. La galleria antiaerea di Villa Necker, o pi
propriamente di via Bonaparte, un ricovero civile antiaereo,
costruito in occasione del secondo conflitto mondiale.
Il suo sviluppo curvilineo si interrompe dopo circa 200 m, in
corrispondenza di una parete dove si apre una porta metallica.
da supporre che eventuali ulteriori vani siano da collegare
alla vicina villa, sede da lungo tempo del Comando Presidio
Militare.
Bibliografia:
Veronese L., 1997, Il Vallo Adriatico. Storia delle fortificazioni tedesche del territorio di
Trieste 1943-1945, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio Fotocomposizioni, Trieste, pp.27-28.

Galleria antiaerea dellUniversit, n. CA 99 FVG-TS, Trieste,


Zona Universit, Tip. B2, Quota 82 m s.l.m., Lungh. 240 m,
Disl. 0 m, Ril. Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(1990).
(foto e rilievo a pag. 282 del libro a stampa)

Questa galleria antiaerea, lunga quasi 250 m, si apre


esattamente sotto il corpo principale dellUniversit degli Studi
di Trieste e, per un tratto, segue esattamente lorientamento
delledificio soprastante. Il manufatto dotato di due ingressi,
uno posto lungo via del Prato e laltro ancora facilmente
visibile lungo la via Alfonso Valerio. Da segnalare la presenza
di alcuni pozzi daerazione (perfettamente visibili sui progetti
originali, ma oggi di difficile identificazione) e di vari locali di
servizio alla galleria (infermeria, cisterna, magazzino, servizi,
ecc.).

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

217

Rifugio/magazzino presso la stazione di Opicina


Campagna, n. CA 103 FVG-TS, Trieste, Opicina, Tip. B4,
Quota 282 m s.l.m., Lungh. 86 m, Disl. 0 m, Ril. Guglia P., Di
Natale A., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(20.1.1991).
(foto e rilievo a pag. 284 del libro a stampa)

Subito in direzione Nord-Ovest rispetto alla stazione


ferroviaria di Opicina Campagna, ai bordi della grande dolina
sul fondo della quale si apre la cisterna Romana (vedi n. CA
204 FVG-TS), stato ricavato nel corso del secondo conflitto
mondiale un vasto ricovero sotterraneo. La galleria, che si
sviluppa a forma di U rovesciata e con due ingressi, priva
di qualsiasi rivestimento ed scavata direttamente nella roccia
calcarea. In corrispondenza dei due accessi sono stati
originariamente costruiti due grossi muri paraschegge, ma uno
di questi risulta oggi parzialmente demolito. Da segnalare
infine che, nella parte pi interna, la galleria ha intercettato
delle grotte naturali, che si possono individuare chiaramente
visti i notevoli fenomeni di concrezionamento presenti. Per
quanto riguarda altre opere di caratteristiche analoghe, vedi la
galleria nella dolina di Banne (n. CA 77 FVG-TS) ed il
rifugio/magazzino presso monte Belvedere (n. CA 108 FVGTS).
Rifugio Austriaco di Miramare, n. CA 105 FVG-TS, Trieste,
Miramare, Tip. B4, Quota 3 m s.l.m., Lungh. 16 m, Disl. 0 m,
Ril. Pesaro A., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(1.12.1991).
(foto e rilievo a pag. 286 del libro a stampa)

Lungo la strada che, costeggiando il mare, si diparte dal


bivio della Statale n. 14 e conduce al castello di Miramare,
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

218

subito dopo lostello Tergeste, visibile seminascosto dalla


ricca vegetazione un piccolo rifugio sotterraneo. Si tratta di
una galleria lunga poco pi di 15 m, che presenta due distinti
ingressi. Linterno completamente intonacato, con delle
nicchie alle pareti. Vista la sua posizione, stata indicata come
una costruzione militare utilizzata a fini chiudi strada e viene
ricordata con la denominazione rifugio Austriaco.
Rifugio/magazzino presso monte Belvedere, n. CA 108 FVGTS, Trieste, Banne, Tip. B4, Quota 390 m s.l.m., Lungh. 61 m,
Disl. 1 m, Ril. Pesaro A., Nardon D., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (1991).
(foto e rilievo a pag. 286 del libro a stampa)

A monte della frazione di Banne, quasi sul crinale carsico, si


apre questa cavit di origine militare. Scavata in occasione del
secondo conflitto mondiale, presenta una semplice
configurazione a U rovesciata, con due distinti accessi. La
lunghezza complessiva supera di poco i 60 m lineari. Vi sono,
nel territorio di Trieste, altre cavit di caratteristiche similari,
fra le quali la galleria nella dolina di Banne (n. CA 77 FVGTS) ed il rifugio/magazzino presso la stazione di Opicina
Campagna (n. CA 103 FVG-TS).
Casamatta presso Villa Geiringer, n. CA 114 FVG-TS, Trieste,
Vetta di Scorcola, Tip. B4, Quota 162 m s.l.m., Lungh. 6,5 m,
Disl. 3 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia Trieste (6.4.1991).
(foto e rilievo a pag. 288 del libro a stampa)

In posizione dominante tutta la citt, nel parco di Villa


Geiringer, stata realizzata in occasione della seconda guerra
mondiale una cannoniera costituita da una possente
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

219

costruzione in cemento armato. Questa, alla fine del conflitto,


stata minata e quindi fatta esplodere, cancellando di fatto ogni
sua traccia. Verificando attentamente il territorio subito
sottostante la vedetta denominata Torre Mafalda, abbiamo
rinvenuto delle tracce di murature in cemento e, in un punto
ben preciso, stato possibile scendere in profondit per circa 1
metro. Dopo esserci infilati in questo pertugio, cominciato un
duro lavoro di spostamento dei detriti ivi presenti, al fine di
procedere per quanto possibile in direzione orizzontale.
stata quindi percorsa una distanza di circa 6 m, per arrestarsi
definitivamente in corrispondenza di una muratura trasversale.
Il vano esplorato costituito in pratica da una parete di
destra ed una di fondo, che sono quelle originali in calcestruzzo
della casamatta, mentre sulla sinistra ci sono solo detriti e
materiali scaricati dallalto. Il soffitto formato, invece, da
quanto rimane della gettata originale, dalla quale lesplosione
ha letteralmente staccato la porzione inferiore, lasciando a nudo
una parte dellarmatura metallica interna. La cavit visitata
rappresenta solamente una minima parte di quello che doveva
essere il complesso militare sotterraneo posto in cima al colle,
allinterno del parco della Villa Geiringer. Numerose sono
infatti le segnalazioni che indicano ulteriori vani e passaggi
ipogei. Per il momento, per, queste diramazioni non sono state
ancora rintracciate e non chiaro se il sistema ipogeo sia stato
completamente minato e quindi distrutto, oppure se vi siano
ancora oggi, nel sottosuolo, ulteriori ambienti ancora
percorribili.
Bibliografia:
, 1991, Un bunker a villa Geiringer, in Il Piccolo, 2.4.1991, Trieste.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

220

Cavernetta 1 presso il campo sportivo di Cologna, n. CA 116


FVG-TS, Trieste, Cologna, Tip. B4, Quota 203 m s.l.m.,
Lungh. 9 m, Disl. 1,5 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (6.4.1991).
(foto e rilievo a pag. 291 del libro a stampa)

Subito sotto la recinzione del campo sportivo di Cologna, in


posizione dominante tutta la citt, sono state scavate nel
corso del secondo conflitto mondiale delle cavernette ad uso
deposito/ricovero. Queste sono probabilmente da mettere in
relazione al sistema di batterie antiaeree posizionato in
posizione sovrastante. La cavernetta 1 formata da un
semplice vano, oggi ingombro di materiali, al quale si accede
attraverso un breve corridoio. Nelle immediate vicinanze si
apre la cavernetta 2 presso il campo sportivo di Cologna (vedi
n. CA 117 FVG-TS).
Cavernetta 2 presso il campo sportivo di Cologna, n. CA 117
FVG-TS, Trieste, Cologna, Tip. B4, Quota 203 m s.l.m.,
Lungh. 9 m, Disl. 1 m, Ril. Guglia P., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (6.4.1991).
(foto e rilievo a pag. 291 del libro a stampa)

Anche questa cavit, come la vicina cavernetta 1 presso il


campo sportivo di Cologna (vedi n. CA 116 FVG-TS) si apre
in posizione estremamente panoramica. Oggi la vegetazione
invade larea circostante ed i detriti ingombrano il corridoio
dingresso. Allinterno, possibile accedere ad una cameretta
che risulta anchessa interessata da un ingente accumulo di
materiali caduti dallesterno.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

221

Rifugio antiaereo di Villa Banfield, n. CA 132 FVG-TS,


Trieste, Gretta, Tip. B2, Quota 52 m s.l.m., Lungh. 23 m, Disl.
1 m, Ril. Guglia P., Halupca A., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (21.5.1992).
(foto e rilievo a pag. 292 del libro a stampa)

In occasione del secondo conflitto mondiale stato realizzato,


anche a Trieste, un notevole numero di ricoveri antiaerei.
Questi, si possono dividere in due grandi categorie, quelli ad
uso civile e quelli ad uso militare. Dei primi possibile definire
anche una sottodivisione: ci sono infatti ricoveri per la
popolazione civile in generale, altri dedicati particolarmente ai
lavoratori di industrie o grandi Amministrazioni ed infine
quelli che possiamo indicare ad uso familiare. Un esempio
significativo di questultima tipologia, quantitativamente
abbastanza scarsa, sicuramente il rifugio di Villa Banfield. Si
tratta di unopera sotterranea di difesa antiaerea scavata
nellampio parco che, pur presentando una struttura sicura e
ben protetta, permetteva viste le sue limitate dimensioni
solamente un utilizzo riservato alle persone presenti allinterno
della villa.
Rifugio 1 della Ferriera, n. CA 135 FVG-TS, Trieste, Servola,
Tip. B2, Quota 30 m s.l.m., Lungh. 120 m, Disl. 0 m, Ril.
Societ Adriatica di Speleologia - Trieste (1992).
(foto e rilievo a pag. 294 del libro a stampa)

Allinterno dellarea industriale sono stati ricavati, durante il


secondo conflitto mondiale, dei ricoveri per la protezione
antiaerea del personale che lavorava nelle immediate vicinanze.
Per quanto riguarda la zona dello stabilimento della Ferriera
sono stati segnalati, da persone che vi lavoravano al tempo
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

222

della guerra, due distinti manufatti, catalogati con la


denominazione: rifugio 1 e rifugio 2 (vedi n. CA 136 FVGTS).
Il rifugio 1 dotato di tre distinti ingressi, raccordati con delle
gallerie interne; sono presenti portelli di chiusura e camini di
aerazione. Ci stato riferito che, allinterno del complesso
sotterraneo, scorrono oggi delle tubazioni facenti parte degli
impianti tecnici dello stabilimento.
Rifugio 2 della Ferriera, n. CA 136 FVG-TS, Trieste, Servola,
Tip. B2, Quota 6 m s.l.m., Lungh. 25 m, Disl. 3 m, Ril. Societ
Adriatica di Speleologia - Trieste (1992).
(foto e rilievo a pag. 295 del libro a stampa)

Questo breve manufatto sotterraneo (praticabile attualmente


per soli 25 m) risulta di difficile comprensione: un primo vano
conduce, infatti, ad una scala che porta ad un corridoio occluso
da detriti. Non si conosce n lestensione originale della cavit,
n dove portava il corridoio sotterraneo. Sicuramente, come
hanno indicato alcuni testimoni, questo ricovero risale al
periodo della seconda guerra mondiale ed era utilizzato per
scopi di difesa antiaerea (forse specificatamente riservato alla
palazzina direzionale che si trovava nei paraggi). Allinterno
del complesso industriale si apre anche il rifugio 1 della
Ferriera (vedi n. CA 135 FVG-TS).
Rifugio antiaereo di via di Scorcola, n. CA 144 FVG-TS,
Trieste, Scorcola, Tip. B2, Quota 54 m s.l.m., Lungh. 210 m,
Disl. 16 m, Ril. Guglia P., Pribaz A., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (16.7.1992).
(foto e rilievo a pag. 296 del libro a stampa)

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

223

Allinterno di una propriet privata, sul colle di Scorcola, ci


stato segnalato limbocco di una galleria. Ottenuti i permessi
per lesplorazione, abbiamo potuto constatare che, dopo una
decina di metri, questo passaggio stato chiuso con una
muratura trasversale. Aperta una piccola breccia, siamo potuti
entrare nella parte interna della cavit, che si sviluppa con due
bracci ortogonali tra di loro. Si tratta di una costruzione
realizzata a scopi militari, che possiede uno sviluppo
complessivo superiore ai 200 m. Causa infiltrazioni, il
sotterraneo allagato per quasi tutta la sua estensione, con
unaltezza massima dellacqua di 1,2 m. Tra le altre cose,
risultato di grande interesse il pozzo di aerazione che si apre
quasi allingresso della galleria, sicuramente preesistente al
manufatto militare come nel caso di due altre cavit: il rifugio
antiaereo di Villa Ara (vedi n. CA 38 FVG-TS) e la galleria
antiaerea di Servola (vedi n. CA 45 FVG-TS), Dal confronto
delle planimetrie emerso, inoltre, come questa cavit sia stata
pensata e progettata per essere unita al rifugio antiaereo di via
Virgilio (vedi n. CA 36 FVG-TS) e formare cos un notevole
complesso sotterraneo lungo pi di 360 m. In realt i lavori non
sono stati mai conclusi e le estremit dei due scavi distano fra
di loro circa un ventina di metri.
Bibliografia:
, 1992, Scorcola, unaltra galleria, in Il Piccolo, 25.7.1992, Trieste.
Veronese L., 1997, Il Vallo Adriatico. Storia delle fortificazioni tedesche del territorio di
Trieste 1943-1945, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio Fotocomposizioni, Trieste, p. 50.

Galleria della Batteria di San Bortolo, n. CA 299 FVG-TS,


Trieste, Barcola, Tip. B2, Quota 6 m s.l.m., Lungh. 12 m, Disl.
0,5 m, Ril. Guglia P., Halupca A., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (24.1.1998).
(foto e rilievo a pag. 300 del libro a stampa)

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

224

Il colle di Gretta stato caratterizzato, a partire dal 1854, dalla


presenza di un complesso militare di particolare interesse: il
Forte Kressich. Questopera presentava un ampio fossato, un
ponte levatoio e delle potenti artiglierie. Attualmente, la
sagoma della fortificazione risulta in gran parte nascosta dalla
costruzione del Faro della Vittoria che, nel 1927, stato
edificato proprio sul suo avancorpo principale. da segnalare
che detto forte risultava collegato attraverso una galleria
sotterranea con la sottostante batteria costiera detta di San
Bortolo. Questultima, realizzata nel 1841, stata modificata
negli anni e, solo con unattenta analisi, risultano ancora
visibili alcuni edifici e parte della struttura perimetrale. Si
rivelata quindi di estremo interesse la possibilit di indagare su
di un passaggio sotterraneo che, ancora oggi, si apre nellarea
della vecchia batteria costiera. Si tratta di un cunicolo, lungo
appena 12 m, dallandamento abbastanza complesso. Risultano
evidenti alcuni tratti di vecchia costruzione ed altri rinforzati
in calcestruzzo modificati recentemente. Questo passaggio
sotterraneo, edificato molto probabilmente proprio a servizio
della batteria austriaca, stato riutilizzato nel secondo conflitto
mondiale quale ricovero, con notevoli lavori di irrobustimento
sia della parte interna, che dellingresso vero e proprio. Per il
momento non stato possibile rintracciare, ne allinterno di
questa galleria, ne nellarea circostante, il passaggio di
collegamento con il sovrastante forte Kressich.
Bibliografia:
Degli Ivanissevich S., 1976, Barcola. Un rione di Trieste. Cenni descrittivi e curiosit storiche,
ed. II, Tip. Villaggio del Fanciullo, Trieste, p. 49.
Veronese L., 1974, Fortificazioni austriache dellOttocento, in Archeografo Triestino, Vol.
XXXIV, Trieste, pp. 26-28, 29-30.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

225

Rifugio dellOrto Lapidario, n. CA 301 FVG-TS, Trieste, San


Giusto, Tip. B2, Quota 53 m s.l.m., Lungh. 10 m, Disl. 0,8 m,
Ril. Guglia P., Halupca A., Societ Adriatica di Speleologia Trieste (31.1.1998).
(foto e rilievo a pag. 302 del libro a stampa)

Lungo il muraglione posto sul lato Nord dellOrto Lapidario, in


prossimit dellarea delimitata dalle mura medioevali, stato
realizzato in occasione del secondo conflitto mondiale un
piccolo ricovero sotterraneo. La cavit presenta un ingresso
rinforzato da una struttura di protezione in cemento armato e,
allinterno, sono visibili due grossi muri trasversali con
funzioni paraschegge. Allinterno della cavit stata rinvenuta
una notevole colonia di cavallette cavernicole. Nelle immediate
vicinanze si apre anche il pozzo dellOrto Lapidario (vedi n.
CA 302 FVG-TS).
Rifugio di via Sottomonte, n. CA 507 FVG-TS, Trieste,
Sottomonte, Tip. B4, Quota 180 m s.l.m., Lungh. 5 m, Disl. 0
m, Ril. Guglia P., Stoch F., Societ Adriatica di Speleologia Trieste (4.3.2000).
(foto e rilievo a pag. 305 del libro a stampa)

Si tratta di una piccola costruzione sotterranea, protetta da una


spessa parete realizzata in cemento armato. Lingresso di
sezione estremamente ridotta ed seguito da un breve
cunicolo, anchesso di piccole dimensioni. Allinterno vi una
cameretta di 3 x 3 m, per un altezza di circa 2 m. Lepoca di
realizzazione molto probabilmente quella del secondo
conflitto mondiale, ma non facile comprendere luso di
questo vano ipogeo, in quanto la difficolt daccesso non
permette un suo impiego come ricovero antiaereo. forse pi
P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

226

ipotizzabile un suo utilizzo a protezione di qualche centralina


elettrica o di qualche stazione di pompaggio, impianti dei quali
oggi non esiste pi alcuna traccia.
Rifugio presso il ponte ferroviario di via Bonomea, n. CA 508
FVG-TS, Trieste, Monte Radio, Tip. B2, Quota 255 m s.l.m.,
Lungh. 32,6 m, Disl. 0 m, Ril. Guglia P., Stoch F., Societ
Adriatica di Speleologia - Trieste (4.3.2000).
(foto e rilievo a pag. 306 del libro a stampa)

Allinterno di un terrapieno sul quale passa la linea ferroviaria


Transalpina, in prossimit del ponte di via Bonomea, stato
realizzato un piccolo rifugio antiaereo. Si tratta di una galleria
di circa 30 metri di lunghezza (forse gi preesistente) passante
da parte a parte la sede ferroviaria, che stata dotata di
murature paraschegge ad entrambe le estremit, in modo da
formare una stanza protetta. Non si tratta dellunico esempio di
sfruttamento di terrapieni ferroviari per la realizzazione di
ricoveri, in quanto lungo la linea Trieste-Monfalcone, nei
pressi di San Giovanni in Tuba (area non trattata nel presente
libro) esiste un esempio pressoch uguale di opera difensiva
antiaerea realizzata allinterno della massicciata (n. CA 231
FVG-TS).
Fornello di mina di Strada del Friuli, n. CA 588 FVG-TS,
Trieste, Contovello, Tip. C5, Quota 200 m s.l.m., Lungh. 1,5
m, Disl. 6 m, Ril. Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(19.5.1989).
(foto e rilievo a pag. 306 del libro a stampa)

Questa piccola cavit artificiale si trova alla base di una delle


pareti di roccia che, lungo la Strada del Friuli, precedono il
paese di Contovello. Al momento dellesplorazione risultato
P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

227

subito evidente come qualcuno in precedenza avesse abbattuto


il muro in mattoni che ne occludeva originariamente lingresso
e come tale chiusura sia stata ben mimetizzata con la roccia
calcarea circostante. La cavit consiste in una piccola camera
iniziale, dalla quale si diparte un pozzo di circa 6 m.
probabile che questo pozzo sia stato realizzato, gi nel corso
della seconda guerra mondiale, al fine di poter minare e
quindi interrompere in caso di necessit la Strada del Friuli,
che rappresenta una delle arterie principali per scendere dal
Carso in direzione della citt. Dopo la nostra parziale
esplorazione la cavit stata nuovamente chiusa.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

228

Cavit artificiali varie,


gallerie ferroviarie e gallerie stradali

Limponente galleria di Gretta

Galleria ferroviaria di Gretta, n. CA 54 FVG-TS, Trieste,


Gretta, Tip. C2, Quota 8 m s.l.m., Lungh. 312 m, Disl. 4 m,
Ril. Guglia P., Societ Adriatica di Speleologia - Trieste
(1988).
(foto e rilievo a pag. 312 del libro a stampa)

lunico esempio di galleria ferroviaria storica non pi


utilizzata del territorio triestino. Per la verit ci sarebbero
anche le gallerie della val Rosandra, ma si spera che non venga
a nessuno lidea di rilevarle e presentarle al Catasto CA. La
galleria di Gretta rappresenta una chiara traccia del percorso
originale della linea ferroviaria Sudbahn che arrivata a
Trieste nel 1854/57 e che scorreva circa una decina di metri in
posizione pi alta rispetto a quella attuale. Lo sviluppo
complessivo supera i 300 m e lingresso oggi utilizzabile
quello che si apre alle spalle del campo di calcio Rossoni, in

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

229

viale Miramare. La galleria era alta originariamente circa 8 m,


ma attualmente questo valore risulta di molto ridotto. Infatti,
alla fine della seconda guerra mondiale, questa cavit stata
usata come luogo di scarico dei molti detriti derivanti dai danni
causati in citt dai bombardamenti. Verso linterno, questi
materiali, relativamente recenti, sono stati interessati da un
ricco concrezionamento di calcite, che ha creato belle
formazioni parietali e piccoli bacini di acqua cristallina. Il
secondo ingresso, oggi chiuso da una parete, quello che si
pu intravedere dal campo di pattinaggio del Dopolavoro
Ferroviario.
Bibliografia:
De Vecchi F., Resciniti L., Vidulli Torlo M., 1991, Ritratto di citt. Trieste. Vedute,
impressioni, cronache nelle stampe dellottocento, Ed. B.&M.M. Facchin, Trieste, p. 226.
Spechar R., 1990, Passavano i treni, in Messaggero Veneto, 24.8.1990, ed. di Trieste.
Zubini F., 1994, Roiano, Ed. Italo Svevo, Trieste, p. 38.

Sotterraneo nel parco di Villa Sartorio, n. CA 128 FVG-TS,


Trieste, San Vito, Tip. B1, Quota 11 m s.l.m., Lungh. 35 m,
Disl. 0 m, Ril. Guglia P., Halupca A., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (29.2.1992).
(foto e rilievo a pag. 316 del libro a stampa)

Nel parco di Villa Sartorio ricavato questo interessante


complesso sotterraneo, realizzato allinterno del terrapieno che
sostiene ledificio. Scesi alcuni gradini, si pu accedere alla
facciata nella quale si apre lingresso, che si pu definire quasi
monumentale. Si tratta infatti di una realizzazione elaborata,
con cornici, nicchie e riquadri di notevole fattura. Si entra
quindi nel primo vano, che presenta 5 finestre che si affacciano
allesterno. Varcata una soglia, si accede ad un secondo

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

230

ambiente, con il soffitto a volta ed altre 4 finestre lungo la


parete sinistra. Alla fine di questo corridoio sotterraneo
possibile vedere la camicia esterna di un pozzo che,
attraversando da parte a parte la galleria, sale fino quasi in
superficie. Viste le sue caratteristiche, questo pozzo stato
catastato autonomamente con il numero CA 129 FVG-TS. La
parete di fondo preclude ogni ulteriore avanzamento. Abbiamo
in seguito scoperto, per, che il corridoio originariamente
continuava, ma oggi laccesso a questo secondo tratto avviene
solamente dalla via Duca dAosta. A questa ulteriore parte di
galleria stato dato il numero catastale CA 130 FVG-TS.
Bibliografia:
Veronese L., 1997, Passeggiata romantica per Trieste, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio
Fotocomposizioni, Trieste, pp. 12-13.

Sotterraneo di via duca dAosta, n. CA 130 FVG-TS, Trieste,


San Vito, Tip. B1, Quota 9 m s.l.m., Lungh. 55 m, Disl. 2 m,
Ril. Guglia P., Halupca A., Societ Adriatica di Speleologia Trieste (29.2.1992).
(foto e rilievo a pag. 318 del libro a stampa)

Entrando da un portone in legno posto lungo la via Duca


dAosta, si accede ad un corridoio sotterraneo ricavato nel
terrapieno che sostiene la sovrastante Villa Sartorio. Lo stesso
costituito da un lungo passaggio con soffitto a volta che
presenta, sulla destra, 14 finestre che si affacciano allesterno.
Oltre la parete di fondo si sviluppa il Sotterraneo nel parco di
Villa Sartorio (vedi n. CA 128 FVG-TS), che oggi non
direttamente raggiungibile, ma che un tempo era direttamente
collegato con questo ipogeo.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

231

Bibliografia:
Veronese L., 1997, Passeggiata romantica per Trieste, Ed. di Letteratura e Storia, Luglio
Fotocomposizioni, Trieste, pp. 12-13.

Sotterraneo 1 di via degli Artisti, n. CA 131 FVG-TS, Trieste,


Cittavecchia, Tip. C4, Quota 7 m s.l.m., Lungh. 20 m, Disl. 3
m, Ril. Guglia P., Halupca A., Societ Adriatica di Speleologia
- Trieste (3.4.1992).
(foto e rilievo a pag. 320 del libro a stampa)

Durante i lavori di ristrutturazione di alcune abitazioni


emerso un passaggio che porta a dei vani sotterranei. Questi
ambienti sono realizzati in muratura e presentano le pareti
intonacate. La stanza principale stata inoltre rinforzata
presumibilmente nel corso del secondo conflitto mondiale
con un grosso pilastro di sostegno, indicante come questa
cavit sia stata usata quale ricovero antiaereo per civili. Nella
sua parte terminale visibile la nuda roccia (marna-arenaria) ed
da segnalare un cospicuo arrivo dacqua. Vista la posizione
dellipogeo, probabile che questo vano possa essere
identificato con la Sorgente in contrada degli Artisti (detta
anche Sotto il Monte). Da segnalare, infine, che nelle
immediate vicinanze si anche apre sia il pozzo 1 di via degli
Artisti (vedi n. CA 138 FVG-TS), sia il pozzo 2 di via degli
Artisti (vedi n. CA 139 FVG-TS).
Bibliografia:
Guglia P., 1999, La raccolta dellacqua nella provincia di Trieste. Prima parte: il territorio
urbano, Atti dellVIII Convegno Regionale di Speleologia del Friuli-Venezia Giulia, Cave di
Selz, 4-6 giugno 1999, Trieste, p. 173.

Galleria di servizio della linea di cintura, n. CA 278 FVGTS, Trieste, Zona viale XX Settembre, Tip. C2, Quota 20 m

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

232

s.l.m., Lungh. 92,5 m, Disl. 18 m, Ril. Guglia P., Halupca A.,


Societ Adriatica di Speleologia - Trieste (17.3.1996).
(foto e rilievo a pag. 323 del libro a stampa)

La realizzazione di una grande opera sotterranea comporta,


inevitabilmente, la necessit di risolvere tutta una serie di
problemi logistici. Il primo fra questi sicuramente quello di
garantire un continuo e puntuale allontanamento dei materiali
risultanti dallo scavo. Anche la realizzazione della
circonvallazione ferroviaria triestina (linea di cintura) ha
dovuto confrontarsi con questa esigenza ed uno dei punti
utilizzati per trasportare allesterno la roccia scavata stato
ricavato in piazza Volontari Giuliani. Questa cavit formata
da una galleria in discesa che oggi risulta inutilizzata, ma che al
momento dei lavori ha visto un continuo viavai di camion e
mezzi pesanti di trasporto. Si tratta sicuramente di unopera
recente, ma che risulta importante in quanto rappresenta un
segno tangibile delloperosit espressa dalluomo nel ricavare
nel sottosuolo importanti infrastrutture di servizio.
Galleria della Cava Faccanoni, n. CA 285 FVG-TS, Trieste,
Strada nuova per Opicina, Tip. C2, Quota 176 m s.l.m., Lungh.
106 m, Disl. 8 m, Ril. Guglia P., Halupca A., Societ Adriatica
di Speleologia - Trieste (4.10.1997).
(foto e rilievo a pag. 325 del libro a stampa)

Sul grande tornante della strada nuova per Opicina visibile a


tutti, in corrispondenza dellampio parcheggio, limbocco di
una galleria. Questa si inoltra per circa 42 m in direzione Est
con sezione regolare, fino a raggiungere un incrocio. Si tratta
pi propriamente di un by-pass che permette di girare attorno
ad un grande pilastro e di ritornare sui propri passi. Questo
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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

233

passaggio sotterraneo serviva infatti per caricare dei mezzi


pesanti di trasporto: i camion entravano, si posizionavano sotto
il camino interno e venivano riempiti dallalto con materiale
proveniente dalla cava soprastante, quindi proseguivano nella
galleria ritornando verso luscita. Oggi questo sistema di
caricazione non pi cos evidente, in quanto la mancanza di
illuminazione e la presenza di detriti vari non permettono di
leggere facilmente le caratteristiche originali della cavit.
Sotterraneo 1 di via Commerciale, n. CA 294 FVG-TS,
Trieste, Scorcola, Tip. B2, Quota 65 m s.l.m., Lungh. 28,7 m,
Disl. 3,5 m, Ril. Guglia P., Halupca A., Pesaro A., Societ
Adriatica di Speleologia - Trieste (16.2.1997).
(foto e rilievo a pag. 328 del libro a stampa)

Lingresso di questo sotterraneo stato ricavato nel muraglione


di contenimento di un pastino, subito dietro ad una villa.
Inizialmente risultavano agibili solamente una breve galleria di
accesso ed un vano interno pi ampio. Sulla parete di fondo di
questultimo erano per riscontrabili due piccoli fori che
mostravano evidenti segni di unulteriore prosecuzione. Veniva
cos deciso di allargare il foro inferiore, portandolo alle
dimensioni di 50 x 30 cm, sufficienti al passaggio di una
persona. stato quindi possibile accedere alla galleria
retrostante, che conduce ad un varco rettangolare, formato da
due piedritti e da un architrave in pietra arenaria. Sulla destra
visibile unintercapedine formata fra il muro e la roccia; a
sinistra, invece, un cunicolo di drenaggio si allunga per circa 6
m in direzione Nord-Est. Il varco rettangolare presenta ancora i
segni dei cardini appartenuti ad una porta di chiusura e conduce
in un vano di dimensioni indefinite ora completamente
invaso da detriti caduti dallalto. Da evidenziare la presenza di
P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

234

una piccolo corso dacqua che, percorrendo la galleria interna,


si infila in una canaletta che attraversa il pavimento della sala
pi ampia, uscendo allesterno attraverso il portale dingresso
del sistema sotterraneo.
Bibliografia:
Spirito P., 1997, Ecco il tempio dei massoni, in Il Piccolo, 26.3.1997, Trieste.

Sotterraneo del piazzale della Cattedrale, n. CA 300 FVGTS, Trieste, San Giusto, Tip. , Quota 58 m s.l.m., Lungh. 40
m, Disl. 0,6 m, Ril. Guglia P., Halupca A., Societ Adriatica di
Speleologia - Trieste (31.1.1998).
(foto e rilievo a pag. 332 del libro a stampa)

Sotto il piazzale antistante la Cattedrale di San Giusto esiste un


sotterraneo che, per le sue caratteristiche, rappresenta
uneccezione fra le varie opere presenti a Trieste. Si tratta
infatti di una vano, dalla forma articolata, che nasce
dallunione di pi manufatti preesistenti. Lingresso
posizionato nellangolo Nord/Est dellOrto Lapidario. Il
corridoio iniziale presenta, sul pavimento, resti di mura e di
costruzioni antiche. Procedendo, si possono scorgere a destra le
imponenti murature di basamento del propileo romano. A
sinistra, invece, si scorgono dei colombari ed una scala che
portava ad un altro ingresso, oggi ostruito. Verificando la
morfologia di questa cavit si pu vedere come il vano sia stato
creato praticando uno scavo dallalto e costruendo un soffitto
portante, che sostiene il piano di calpestio dellattuale piazzale
antistante la chiesa. Il vano sotterraneo cos creato stato
quindi condizionato nella sua forma dal profilo delle
fondamenta monumentali del propileo e dalla presenza di una
cripta sepolcrale, che stata in parte inglobata. Lambiente
P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

235

risultante, che presenta al suo interno interessanti emergenze


storiche ed archeologiche, quindi di difficile classificazione e
per questo motivo, fra i suoi dati descrittivi, non stata indicata
nessuna tipologia di appartenenza.
Bibliografia:
Guglia P., Halupca E., 1988, I sotterranei di Trieste. Indagine ed esplorazioni, Edizioni Italo
Svevo, Trieste, p. 95.

Passaggio 1 di via Commerciale Alta, n. CA 505 FVG-TS,


Trieste, Commerciale Alta, Tip. C2, Quota 265 m s.l.m.,
Lungh. 12 m, Disl. 6 m, Ril. Guglia P., Stoch F., Societ
Adriatica di Speleologia - Trieste (4.3.2000).
(foto e rilievo a pag. 336 del libro a stampa)

Lungo il muraglione che delimita a monte la via Commerciale


alta visibile, in prossimit dalle massicciata della trenovia, un
piccolo portale rettangolare che conduce ad una breve galleria
in salita. Si tratta di un passaggio sotterraneo che permette di
passare dal piano stradale ai pastini sovrastanti. Questa cavit
sicuramente di scarsa importanza, ma rappresenta comunque
tutta quella categoria di piccoli interventi di modifica del
territorio che sono stati fatti, nel corso dei secoli, al fine di
facilitare lo sfruttamento agricolo di certe zone impervie. La
realizzazione di cisterne, ricoveri per ripararsi dalla pioggia,
sentieri e passaggi coperti fra i terrazzamenti ha permesso ai
contadini di ottenere qualche risultato in pi nel duro lavoro dei
campi. In posizione subito sottostante questo passaggio, si apre
un piccolo cunicolo per il drenaggio dacqua (vedi n. CA 506
FVG-TS).

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

236

Sotterraneo di via di Tor San Piero, n. CA 546 FVG-TS,


Trieste, Roiano Tip. C5, Quota 7 m s.l.m., Lungh. 22 m, Disl. 0
m, Ril. Guglia P., Halupca A., Societ Adriatica di Speleologia
- Trieste (27.4.2001).
(foto e rilievo a pag. 338 del libro a stampa)

Vi sono in citt alcuni sotterranei che, pur conosciuti da tempo,


non sono mai stati visitati e documentati. Ci avviene, nella
maggioranza dei casi, per la mancanza delle necessarie
autorizzazioni da parte dei rispettivi proprietari. questo il
caso di un vano ipogeo posto lungo la via di Tor San Piero, che
risultava chiuso ed adoperato da qualcuno. Ogni tentativo di
rintracciare il proprietario o lutilizzatore non ha dato per
alcun frutto. Recentemente, dopo molti anni, c stato
segnalato che la porta di accesso risultava aperta e spesso
addirittura spalancata. Ci siamo recati quindi a documentare
questo sotterraneo ed abbiamo appurato che lo stesso presenta
uno sviluppo di circa 22 m, con un andamento abbastanza
complesso. Come si pu vedere dalla pianta, mentre la parte
pi interna segue abbastanza fedelmente landamento della
strada sovrastante (via Udine), la parte iniziale risulta alquanto
articolata, quasi ad evidenziare che due strutture distinte siano
state sovrapposte luna allaltra. Sicuramente alcune murature
sono preesistenti ad altre come nel caso della stretta
intercapedine ingombra di immondizie e risulta abbastanza
curiosa la presenza delle due finestre che danno luce a dei vani
di esigue dimensioni. Non stato possibile risalire n alla data,
n alle motivazioni che hanno portato alla costruzione di
questo ipogeo, ma probabile che una costruzione gi esistente
sia stata inglobata nel possente basamento che sorregge
lattuale via Udine, un tempo via del Belvedere.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

237

Le gallerie stradali
Se si parla del sottosuolo di Trieste, vi sono da considerare
anche dei manufatti che, visto il loro utilizzo attuale, non
possono essere inseriti nel Catasto delle Cavit Artificiali: le
gallerie di attraversamento stradale. Su queste opere non
opportuno nemmeno avviare particolari indagini, in quanto si
tratta di cavit che percorriamo, quasi giornalmente, nei nostri
spostamenti urbani. Esse rientrano comunque nel fenomeno
complessivo delle perviet ipogee cittadine e sarebbe
superficiale non accennare anche a questa particolare categoria.
In molti casi, inoltre, questi passaggi sono stati realizzati anche
molti anni fa e con scopi particolari. A queste gallerie stata
data una catalogazione autonoma che identificata dalla lettera
S e da un numero progressivo.
Nel territorio della citt di Trieste possiamo individuare le
seguenti opere di attraversamento stradale, non inserite nel
Catasto CA:
S1 galleria Sandrinelli Detta anche Galleria di Montuzza.
Si sviluppa da piazza Sansovino a piazza Goldoni. Galleria
inaugurata nellanno 1907 per fini di transito stradale stata
usata come rifugio antiaereo civile durante il periodo della
seconda guerra mondiale;
S2 galleria di via Pondares In collegamento con la galleria
Sandrinelli (vedi S1). Galleria scavata dallImpresa Colombo
a fini di protezione antiaerea, durante il secondo conflitto
mondiale;
S3 galleria del Teatro Romano In collegamento con la
galleria Sandrinelli (vedi S1). Galleria scavata a fini di
protezione antiaerea durante il secondo conflitto mondiale;

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

238

S4 galleria stradale di San Vito Scavata nel 1911, da via


Bernini a via Alberti. In collegamento con la galleria antiaerea
di viale dAnnunzio (vedi n CA 43 FVG-TS). stata usata
come rifugio antiaereo civile durante il periodo della seconda
guerra mondiale;
S5 gallerie stradali di Servola Lungo la nuova superstrada
sopraelevata, sotto il colle di Servola;
S6 galleria stradale di Montebello Da piazza Foraggi a via
Salata. Questa galleria stata scavata originariamente
dallImpresa Farsura come rifugio antiaereo civile (detto
Rifugio Littorio, oppure Ricovero Luigi Razza) e solo il
seguito stata completata e riconvertita ad uso di
attraversamento stradale;
S7 galleria stradale di Chiarbola Da via Carnaro alla
Strada Statale Triestina n. 202.
Le posizioni delle opere di attraversamento stradale sopra citate
sono riportate nella planimetria generale allegata al libro,
quando rientranti nellarea descritta.

Le gallerie ferroviarie
Analogamente alle gallerie stradali, anche quelle di origine
ferroviaria rappresentano degli esempi di cavit artificiale.
Ovviamente, se ancora utilizzate, non rientrano nelle categorie
che possono essere presentate al Catasto delle Cavit Artificiali
(Vedi quanto detto per la galleria ferroviaria di Gretta n. CA
54 FVG-TS). A soli fini di documentazione, a queste gallerie
stata data, comunque, una catalogazione autonoma che
identificata dalla lettera F e da un numero progressivo.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

239

Nel territorio della citt di Trieste possiamo individuare le


seguenti opere di attraversamento ferroviario, non inserite nel
Catasto CA:
F1 circonvallazione ferroviaria (linea di cintura) Da
Gretta Inferiore a Chiarbola. Questa galleria direttamente
collegata con la galleria di servizio della linea di cintura
(vedi n. CA 278 FVG - TS) e con il cunicolo di drenaggio
della linea di cintura (vedi n. CA 279 FVG-TS);
F2 galleria ferroviaria di Servola Fra Trieste/Scalo
Legnami e Trieste/Servola Sotto il colle di Servola;
F3 galleria ferroviaria di monte San Pantaleone Fra
Trieste/Servola e Trieste/Aquilinia Sotto il Monte San
Pantaleone, Valmaura;
F4 galleria ferroviaria di San Giacomo Lungo la linea
Transalpina (1906/1909) Sotto il colle di San Giacomo;
F5 galleria ferroviaria di Longera-Rozzol Lungo la linea
Transalpina (1906/1909) Sotto il colle del Cacciatore;
F6 galleria ferroviaria 1 di Cologna Lungo la linea
Transalpina (1906/1909) Sotto il colle di Cologna Alta;
F7 galleria ferroviaria 2 di Cologna Lungo la linea
Transalpina (1906/1909) Sotto il colle di Cologna Alta;
F8 galleria ferroviaria di Villa Opicina Lungo la linea
Transalpina (1906/1909) Alla periferia Ovest di Villa
Opicina.
Le posizioni delle opere di attraversamento ferroviario sopra
citate sono riportate nella planimetria generale allegata al libro,
quando rientranti nellarea descritta.

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SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

240

Gli autori
Paolo Guglia
Topografo, curatore per la SSI (Societ Speleologica Italiana) del Catasto
Cavit Artificiali del Friuli Venezia Giulia. Ha realizzato numerosi articoli
per convegni e per riviste specializzate di speleologia.
Nel 1988 ha pubblicato, assieme agli altri due autori, I sotterranei di
Trieste -indagine ed esplorazioni (1988).

Armando Halupca
Direttore della Sezione di Speleologia urbana della Societ Adriatica di
Speleologia. Ha al suo attivo numerose collaborazioni a documentari
sullambiente carsico e la storia della citt di Trieste. Tra i suoi libri pi
recenti, assieme a L. Veronese Trieste ricorda cronistoria della citt
attraverso le sue targhe (1999).

Enrico Halupca
Laureato in Antropologia Culturale. Autore di numerosi articoli
riguardanti lambiente carsico e la storia di Trieste. Ha pubblicato Le
meraviglie del Carso (1998) e assieme agli altri due autori, I sotterranei di
Trieste -indagine ed esplorazioni (1988). Ha collaborato inoltre ai volumi
di interesse speleologico: -100 (1985), Grotta Gigante sul Carso
triestino
(1985),
Spelaeus
(1988),
Il
Timavo
(1989).

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

241

La Societ Adriatica di Speleologia e la Sezione di


Speleologia Urbana
La nostra societ speleologica sorse per opera del professor Walter Maucci e
Sergio Bartoli nel 1953 come Sezione Geo-speleologica della Societ
Adriatica di Scienze Naturali (il sodalizio scientifico fondato nel 1883 da
Muzio Tommasini). Nel gennaio 1983 si form ufficialmente, allinterno della
societ speleologica che nel frattempo aveva semplificato il suo nome in
Adriatica di Speleologia, la Sezione di Speleologia Urbana, con lintento di
verificare direttamente lesistenza e la consistenza dei sotterranei della citt.
Ideali precursori di questa attivit indagatoria furono nellOttocento Antonio
Tribel, cui si deve una celebre descrizione dei Sotterranei dei Gesuiti a S. Maria
Maggiore, e pi tardi, alla fine degli anni 20 del Novecento, il celebre
collezionista Diego de Henriquez che ebbe modo di perlustrare vari cunicoli e il
pozzo del Forte di San Vito detto Sanza. Per quanto riguarda lacquedotto
romano, grande appassionato fu dapprima il celebre architetto neoclassico
Pietro Nobile, che ebbe il merito di scoprire alcuni tratti ancora inesplorati, e
successivamente, lo studioso triestino Fiorello de Farolfi che pubblic sulle
pagine dellautorevole Archeografo Triestino, rivista storica fondata da
Domenico Rossetti, un resoconto dettagliato basato principalmente su fonti
darchivio fino allora inedite.

Il gruppo della Sezione di Speleologia Urbana della SAS nel bunker di via Reni,
prima dei lavori di costruzione dello Speleovivarium

Fine
P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

242

Indice delle cavit artificiali di Trieste


elencate per numero di catasto
N. CA 1 FVG-TS,CAPOFONTE DELLACQUEDOTTO TERESIANO, ............................... 16
N. CA 2 FVG-TS,GALLERIE SUPERIORI DELLACQUEDOTTO TERESIANO, ................. 17
N. CA 3 FVG-TS,GALLERIA DEL BOSCO MARCHESETTI,.......................................... 54
N. CA 4 FVG-TS,GALLERIA STENA INFERIORE,................................................... 21
N. CA 5 FVG-TS,GALLERIA STENA SUPERIORE, .................................................. 22
N. CA 6 FVG-TS,FONTE USTIA, .......................................................................... 55
N. CA 7 FVG-TS,CISTERNA DI VIA DI SCORCOLA, ................................................... 56
N. CA 9 FVG-TS,RAMO TERMINALE DELLACQUEDOTTO ROMANO DI BAGNOLI,...... 59
N. CA 10 FVG-TS,CISTERNA 1 NEL PARCO DI VILLA HENGELMAN, ....................... 60
N. CA 13 FVG-TS,TRATTO DELLACQUEDOTTO TERESIANO, ................................... 24
N. CA 14 FVG-TS,GALLERIA SECKER/TSCHEBULL DELLACQUEDOTTO TERESIANO, 24
N. CA 15 FVG-TS,CISTERNA DEL BOSCO FARNETO,................................................ 60
N. CA 19 FVG-TS,POZZO DELLE ANIME NELLA CHIESA DI SANTA MARIA
MAGGIORE, ........................................................................................................... 132
N. CA 20 FVG-TS,POZZO DELLA CAPPELLA DI SAN GIORGIO, ............................... 165
N. CA 21 FVG-TS,POZZO ROMANO 1 DI SAN GIUSTO, ......................................... 165
N. CA 22 FVG-TS,CISTERNA DEL PIAZZALE DELLE MILIZIE, ................................. 167
N. CA 23 FVG-TS,POZZO ROMANO 2 DI SAN GIUSTO, ......................................... 166
N. CA 24 FVG-TS,POZZO DI VIA CARPACCIO, ......................................................... 63
N. CA 25 FVG-TS,POZZO DI VILLA PATERNITI, ...................................................... 63
N. CA 26 FVG-TS,POZZO DI VICOLO DELLOSPEDALE,............................................ 64
N. CA 27 FVG-TS,POZZO DEL CONVENTO FRANCESCANO, ..................................... 64
N. CA 28 FVG-TS,POZZO DELLA COMUNIT TEDESCA, ........................................... 65
N. CA 29 FVG-TS,CUNICOLO ROMANO DEL BATTISTERO,....................................... 65
N. CA 32 FVG-TS,GALLERIA ANTIAEREA DI BARCOLA, TRIESTE, BARCOLA,......... 184
N. CA 33 FVG-TS,RIFUGIO ANTIAEREO DI VIA ROMAGNA,.................................... 184
N. CA 34 FVG-TS,RIFUGIO ANTIAEREO KLEINE BERLIN,................................... 188
N. CA 35 FVG-TS,GALLERIA ANTIAEREA ROIANO/TIBULLO, ................................ 192
N. CA 36 FVG-TS,RIFUGIO ANTIAEREO DI VIA VIRGILIO,...................................... 193
N. CA 37 FVG-TS,RIFUGIO ANTIAEREO DI VIA DEL MONTE,.................................. 195
N. CA 38 FVG-TS,RIFUGIO ANTIAEREO DI VILLA ARA,......................................... 196
N. CA 39 FVG-TS,GALLERIA ANTIAEREA DI PENDICE SCOGLIETTO,...................... 197
N. CA 40 FVG-TS,GALLERIA ANTIAEREA DI VIA RENI SPELEOVIVARIUM,.......... 197
N. CA 41 FVG-TS,GALLERIA ANTIAEREA DEI CAMPI ELISI, .................................. 198
N. CA 42 FVG-TS,RIFUGIO ANTIAEREO DI VIA DELLEREMO,................................ 199
N. CA 43 FVG-TS,GALLERIA ANTIAEREA DI VIALE DANNUNZIO, ......................... 200

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

243

N. CA 44 FVG-TS,RIFUGIO ANTIAEREO DI PIAZZA PUECHER, ................................ 201


N. CA 45 FVG-TS,GALLERIA ANTIAEREA DI SERVOLA,......................................... 201
N. CA 46 FVG-TS,RIFUGIO ANTIAEREO DI MONTE SAN PANTALEONE,................... 204
N. CA 49 FVG-TS,GALLERIA ANTIAEREA DI GRETTA,........................................... 204
N. CA 51 FVG-TS,BATTERIE COSTIERE DI MIRAMARE, ......................................... 205
N. CA 52 FVG-TS,RIFUGIO ANTIAEREO DI MONTE FIASCONE, ............................... 206
N. CA 54 FVG-TS,GALLERIA FERROVIARIA DI GRETTA,........................................ 229
N. CA 61 FVG-TS,CISTERNA 1 DI SCALA SANTA,.................................................. 66
N. CA 62 FVG-TS,CISTERNA 2 DI SCALA SANTA,.................................................. 68
N. CA 63 FVG-TS,CISTERNA 3 DI SCALA SANTA,.................................................. 68
N. CA 64 FVG-TS,CISTERNA 4 DI SCALA SANTA,.................................................. 69
N. CA 69 FVG-TS,RIFUGIO 1 PRESSO LOBELISCO,.............................................. 206
N. CA 70 FVG-TS,RIFUGIO 2 PRESSO LOBELISCO,.............................................. 207
N. CA 71 FVG-TS,RIFUGIO 3 PRESSO LOBELISCO,.............................................. 208
N. CA 72 FVG-TS,CAVERNETTA PRESSO LOBELISCO,.......................................... 209
N. CA 77 FVG-TS,GALLERIA NELLA DOLINA DI BANNE, ....................................... 210
N. CA 80 FVG-TS,GALLERIA ANTIAEREA DI CAMPO BELVEDERE,......................... 210
N. CA 81 FVG-TS,GALLERIA ANTIAEREA DI SCALINATA MONTICELLO, ................ 213
N. CA 82 FVG-TS,GALLERIA ANTIAEREA DI VIALE XX SETTEMBRE,..................... 213
N. CA 83 FVG-TS,GALLERIA 1 DI VILLA GIULIA,................................................ 214
N. CA 84 FVG-TS,GALLERIA 2 DI VILLA GIULIA,................................................ 215
N. CA 86 FVG-TS,GALLERIA ANTIAEREA DI PONZIANA, ....................................... 215
N. CA 87 FVG-TS,GALLERIA ANTIAEREA DI VILLA NECKER, ................................ 216
N. CA 91 FVG-TS,POZZO DI VIA NAVALI,............................................................... 70
N. CA 92 FVG-TS,LAVATOIO DI VIA DEI MORERI,................................................... 70
N. CA 93 FVG-TS,CISTERNA 2 NEL PARCO DI VILLA HENGELMAN, ....................... 71
N. CA 94 FVG-TS,TORRENTE COPERTO DELLE SETTEFONTANE, ............................ 102
N. CA 95 FVG-TS,TORRENTE COPERTO STAREBRECH, .......................................... 104
N. CA 96 FVG-TS,TORRENTE COPERTO SRANE,.................................................... 104
N. CA 99 FVG-TS,GALLERIA ANTIAEREA DELLUNIVERSIT, ............................... 217
N. CA 101 FVG-TS,SOTTERRANEO VENETO DEL CASTELLO DI SAN GIUSTO, ........ 160
N. CA 102 FVG-TS,SOTTERRANEO LALIO DEL CASTELLO DI SAN GIUSTO,............ 161
N. CA 103 FVG-TS,RIFUGIO/MAGAZZINO PRESSO LA STAZIONE DI OPICINA
CAMPAGNA, .......................................................................................................... 218
N. CA 105 FVG-TS,RIFUGIO AUSTRIACO DI MIRAMARE, ...................................... 218
N. CA 106 FVG-TS,GALLERIA DI DRENAGGIO PRESSO MIRAMARE, ......................... 72
N. CA 108 FVG-TS,RIFUGIO/MAGAZZINO PRESSO MONTE BELVEDERE,................. 219
N. CA 110 FVG-TS,CISTERNA CORAZZATA DELLOBELISCO, .................................. 74
N. CA 114 FVG-TS,CASAMATTA PRESSO VILLA GEIRINGER, ................................ 219
N. CA 115 FVG-TS,POZZO CORAZZATO PRESSO COLOGNA, .................................... 74
N. CA 116 FVG-TS,CAVERNETTA 1 PRESSO IL CAMPO SPORTIVO DI COLOGNA,.... 221
N. CA 117 FVG-TS,CAVERNETTA 2 PRESSO IL CAMPO SPORTIVO DI COLOGNA,.... 221
N. CA 118 FVG-TS,GALLERIA PRESSO IL CAMPO SPORTIVO DI COLOGNA, ............... 74

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

244

N. CA 124 FVG-TS,TORRENTE GRANDE, .......................................................... 105


N. CA 125 FVG-TS,SOTTERRANEO 1 PRESSO IL CASTELLO DI SAN GIUSTO, ......... 162
N. CA 127 FVG-TS,POZZO 1 DI SAN LUIGI,........................................................... 75
N. CA 128 FVG-TS,SOTTERRANEO NEL PARCO DI VILLA SARTORIO, ..................... 230
N. CA 129 FVG-TS,POZZO NEL SOTTERRANEO DI VILLA SARTORIO, ....................... 76
N. CA 130 FVG-TS,SOTTERRANEO DI VIA DUCA DAOSTA, ................................... 231
N. CA 131 FVG-TS,SOTTERRANEO 1 DI VIA DEGLI ARTISTI, ................................ 232
N. CA 132 FVG-TS,RIFUGIO ANTIAEREO DI VILLA BANFIELD, .............................. 222
N. CA 135 FVG-TS,RIFUGIO 1 DELLA FERRIERA, ................................................ 222
N. CA 136 FVG-TS,RIFUGIO 2 DELLA FERRIERA, ................................................ 223
N. CA 138 FVG-TS,POZZO 1 DI VIA DEGLI ARTISTI, .............................................. 76
N. CA 139 FVG-TS,POZZO 2 DI VIA DEGLI ARTISTI, .............................................. 77
N. CA 140 FVG-TS,CISTERNA BADALUCKA,....................................................... 78
N. CA 141 FVG-TS,POZZO DEL PARCO DELLA RIMEMBRANZA,............................. 168
N. CA 143 FVG-TS,CUNICOLO 1 DI SAN LUIGI,................................................... 106
N. CA 144 FVG-TS,RIFUGIO ANTIAEREO DI VIA DI SCORCOLA, ............................. 223
N. CA 145 FVG-TS,POZZO 1 DI VIA COMMERCIALE,.............................................. 82
N. CA 146 FVG-TS,POZZO 2 DI VIA COMMERCIALE,.............................................. 82
N. CA 158 FVG-TS,COMPLESSO STORE DELLACQUEDOTTO DELLO STAREBRECH,28
N. CA 183 FVG-TS,GALLERIA DELLACQUEDOTTO DELLO STAREBRECH,................ 28
N. CA 201 FVG-TS,CUNICOLO DI DRENAGGIO DELLOSPEDALE MILITARE,............. 83
N. CA 204 FVG-TS,CISTERNA ROMANA, ............................................................ 85
N. CA 267 FVG-TS,GALLERIA DEL TORRENTE CORGNOLETO, .............................. 106
N. CA 275 FVG-TS,CUNICOLO DELLACQUEDOTTO, ............................................... 85
N. CA 276 FVG-TS,CUNICOLO DI SERVIZIO DEL COLLETTORE BASSO,.................. 86
N. CA 278 FVG-TS,GALLERIA DI SERVIZIO DELLA LINEA DI CINTURA, ............... 232
N. CA 279 FVG-TS,CUNICOLO DI DRENAGGIO DELLA LINEA DI CINTURA, ............ 87
N. CA 280 FVG-TS,CUNICOLO DI DRENAGGIO DEL PARCO FERROVIARIO,................ 88
N. CA 285 FVG-TS,GALLERIA DELLA CAVA FACCANONI,..................................... 233
N. CA 294 FVG-TS,SOTTERRANEO 1 DI VIA COMMERCIALE, ............................... 234
N. CA 295 FVG-TS,POZZO 3 DI VIA COMMERCIALE,.............................................. 89
N. CA 296 FVG-TS,POZZO 4 DI VIA COMMERCIALE,.............................................. 89
N. CA 297 FVG-TS,CAMERA DI DRENAGGIO DEL COLLEGIO DEI GESUITI, ............. 132
N. CA 299 FVG-TS,GALLERIA DELLA BATTERIA DI SAN BORTOLO, ...................... 224
N. CA 300 FVG-TS,SOTTERRANEO DEL PIAZZALE DELLA CATTEDRALE, ............... 235
N. CA 301 FVG-TS,RIFUGIO DELLORTO LAPIDARIO,........................................... 226
N. CA 302 FVG-TS,POZZO DELLORTO LAPIDARIO, ............................................... 89
N. CA 308 FVG-TS,CISTERNA DEL RIO ROSANI, ..................................................... 90
N. CA 486 FVG-TS,CISTERNA DEL BOVEDO, .......................................................... 91
N. CA 505 FVG-TS,PASSAGGIO 1 DI VIA COMMERCIALE ALTA,........................... 236
N. CA 506 FVG-TS,CUNICOLO 1 DI VIA COMMERCIALE ALTA, .............................. 91
N. CA 507 FVG-TS,RIFUGIO DI VIA SOTTOMONTE, ............................................... 226
N. CA 508 FVG-TS,RIFUGIO PRESSO IL PONTE FERROVIARIO DI VIA BONOMEA,..... 227

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

245

N. CA 509 FVG-TS,POZZO PRESSO IL PONTE FERROVIARIO DI VIA BONOMEA, ......... 92


N. CA 510 FVG-TS,CUNICOLO PRESSO IL COMPLESSO I TIGLI,............................. 92
N. CA 546 FVG-TS,SOTTERRANEO DI VIA DI TOR SAN PIERO,............................... 237
N. CA 588 FVG-TS,FORNELLO DI MINA DI STRADA DEL FRIULI,............................ 227

A1 SOTTERRANEI DELLA CHIESA DEI GESUITI ..................................................... 136


A2 SOTTERRANEI DEL COLLEGIO DEI GESUITI ..................................................... 136
A3 SOTTERRANEI DELLA ROTONDA PANCERA ..................................................... 136
F1 CIRCONVALLAZIONE FERROVIARIA ................................................................. 240
F2 GALLERIA FERROVIARIA DI SERVOLA ............................................................. 240
F3 GALLERIA FERROVIARIA DI MONTE SAN PANTALEONE .................................... 240
F4 GALLERIA FERROVIARIA DI SAN GIACOMO ..................................................... 240
F5 GALLERIA FERROVIARIA DI LONGERA-ROZZOL ............................................... 240
F6 GALLERIA FERROVIARIA 1 DI COLOGNA ........................................................ 240
F7 GALLERIA FERROVIARIA 2 DI COLOGNA ........................................................ 240
F8 GALLERIA FERROVIARIA DI VILLA OPICINA .................................................... 240
S1 GALLERIA SANDRINELLI ................................................................................. 238
S2 GALLERIA DI VIA PONDARES........................................................................... 238
S3 GALLERIA DEL TEATRO ROMANO ................................................................... 238
S4 GALLERIA STRADALE DI SAN VITO ................................................................. 239
S5 GALLERIE STRADALI DI SERVOLA ................................................................... 239
S6 GALLERIA STRADALE DI MONTEBELLO ........................................................... 239
S7 GALLERIA STRADALE DI CHIARBOLA .............................................................. 239
T1 RIO CAPRIANO ............................................................................................... 107
T2 RIO CASTISINO ............................................................................................... 107
T3 RIO BOVEDO .................................................................................................. 108
T4 TORRENTE MARTESIN .................................................................................... 108
T5 RIO SCORCOLA .............................................................................................. 108
T6 RIO ROMAGNA ............................................................................................... 108
T7 RIO ORSENIGO ............................................................................................... 108
T8 RIO MARCHESETTI ......................................................................................... 108
T9 RIO PRATI ...................................................................................................... 108
T10 RIO BAIAMONTI ........................................................................................... 109
T11 RIO PRIMARIO .............................................................................................. 109
T12 RIO DEL CIMITERO CATTOLICO .................................................................... 109
T13 RIO SPINOLETO ............................................................................................ 109
T14 RIO STORTO ................................................................................................. 109
T15 TORRENTE S. ANTONIO ................................................................................ 109

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

246

Indice generale
PRESENTAZIONE.................................................................................................. 5
NOTA DINTRODUZIONE.................................................................................... 7
IL VANTO DELLA TRIESTE IMPERIALE: LACQUEDOTTO TERESIANO 11
CAPOFONTE DELLACQUEDOTTO TERESIANO, N. CA 1 FVG-TS, .............................. 16
GALLERIE SUPERIORI DELLACQUEDOTTO TERESIANO, N. CA 2 FVG-TS, ................ 17
GALLERIA STENA INFERIORE, N. CA 4 FVG-TS, .................................................. 21
GALLERIA STENA SUPERIORE, N. CA 5 FVG-TS, ................................................. 22
TRATTO DELLACQUEDOTTO TERESIANO, N. CA 13 FVG-TS, .................................. 24
GALLERIA SECKER/TSCHEBULL DELLACQUEDOTTO TERESIANO, N. CA 14 FVG-TS,24
COMPLESSO STORE DELLACQUEDOTTO DELLO STAREBRECH, N. CA 158 FVG-TS,28
GALLERIA DELLACQUEDOTTO DELLO STAREBRECH, N. CA 183 FVG-TS,............... 28
ALTRE OPERE IDRAULICHE: SORGENTI, POZZI E CISTERNE .................. 31
GALLERIA DEL BOSCO MARCHESETTI, N. CA 3 FVG-TS, ......................................... 54
FONTE USTIA, N. CA 6 FVG-TS, ......................................................................... 55
CISTERNA DI VIA DI SCORCOLA, N. CA 7 FVG-TS, .................................................. 56
RAMO TERMINALE DELLACQUEDOTTO ROMANO DI BAGNOLI, N. CA 9 FVG-TS, ..... 59
CISTERNA 1 NEL PARCO DI VILLA HENGELMAN, N. CA 10 FVG-TS,....................... 60
CISTERNA DEL BOSCO FARNETO, N. CA 15 FVG-TS, ............................................... 60
POZZO DI VIA CARPACCIO, N. CA 24 FVG-TS, ........................................................ 63
POZZO DI VILLA PATERNITI, N. CA 25 FVG-TS,...................................................... 63
POZZO DI VICOLO DELLOSPEDALE, N. CA 26 FVG-TS,........................................... 64
POZZO DEL CONVENTO FRANCESCANO, N. CA 27 FVG-TS,..................................... 64
POZZO DELLA COMUNIT TEDESCA, N. CA 28 FVG-TS,........................................... 65
CUNICOLO ROMANO DEL BATTISTERO, N. CA 29 FVG-TS, ...................................... 65
CISTERNA 1 DI SCALA SANTA, N. CA 61 FVG-TS, ................................................. 66
CISTERNA 2 DI SCALA SANTA, N. CA 62 FVG-TS, ................................................. 68
CISTERNA 3 DI SCALA SANTA, N. CA 63 FVG-TS, ................................................. 68
CISTERNA 4 DI SCALA SANTA, N. CA 64 FVG-TS, ................................................. 69
POZZO DI VIA NAVALI, N. CA 91 FVG-TS, .............................................................. 70
LAVATOIO DI VIA DEI MORERI, N. CA 92 FVG-TS,.................................................. 70
CISTERNA 2 NEL PARCO DI VILLA HENGELMAN, N. CA 93 FVG-TS,....................... 71
GALLERIA DI DRENAGGIO PRESSO MIRAMARE, N. CA 106 FVG-TS, ........................ 72
CISTERNA CORAZZATA DELLOBELISCO, N. CA 110 FVG-TS, ................................. 74
POZZO CORAZZATO PRESSO COLOGNA, N. CA 115 FVG-TS,.................................... 74

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

247

GALLERIA PRESSO IL CAMPO SPORTIVO DI COLOGNA, N. CA 118 FVG-TS, .............. 74


POZZO 1 DI SAN LUIGI, N. CA 127 FVG-TS, .......................................................... 75
POZZO NEL SOTTERRANEO DI VILLA SARTORIO, N. CA 129 FVG-TS,....................... 76
POZZO 1 DI VIA DEGLI ARTISTI, N. CA 138 FVG-TS,.............................................. 76
POZZO 2 DI VIA DEGLI ARTISTI, N. CA 139 FVG-TS,.............................................. 77
CISTERNA BADALUCKA, N. CA 140 FVG-TS, ...................................................... 78
POZZO 1 DI VIA COMMERCIALE, N. CA 145 FVG-TS,............................................. 82
POZZO 2 DI VIA COMMERCIALE, N. CA 146 FVG-TS,............................................. 82
CUNICOLO DI DRENAGGIO DELLOSPEDALE MILITARE, N. CA 201 FVG-TS,............ 83
CISTERNA ROMANA, N. CA 204 FVG-TS,............................................................ 85
CUNICOLO DELLACQUEDOTTO, N. CA 275 FVG-TS, .............................................. 85
CUNICOLO DI SERVIZIO DEL COLLETTORE BASSO, N. CA 276 FVG-TS, ................. 86
CUNICOLO DI DRENAGGIO DELLA LINEA DI CINTURA, N. CA 279 FVG-TS,............ 87
CUNICOLO DI DRENAGGIO DEL PARCO FERROVIARIO, N. CA 280 FVG-TS, ............... 88
POZZO 3 DI VIA COMMERCIALE, N. CA 295 FVG-TS,............................................. 89
POZZO 4 DI VIA COMMERCIALE, N. CA 296 FVG-TS,............................................. 89
POZZO DELLORTO LAPIDARIO, N. CA 302 FVG-TS,............................................... 89
CISTERNA DEL RIO ROSANI, N. CA 308 FVG-TS,..................................................... 90
CISTERNA DEL BOVEDO, N. CA 486 FVG-TS, ......................................................... 91
CUNICOLO 1 DI VIA COMMERCIALE ALTA, N. CA 506 FVG-TS, ............................. 91
POZZO PRESSO IL PONTE FERROVIARIO DI VIA BONOMEA, N. CA 509 FVG-TS,......... 92
CUNICOLO PRESSO IL COMPLESSO I TIGLI, N. CA 510 FVG-TS, ............................ 92
CORSI DACQUA NEL CUORE DELLA CITT: I TORRENTI COPERTI...... 94
TORRENTE COPERTO DELLE SETTEFONTANE, N. CA 94 FVG-TS, ........................... 102
TORRENTE COPERTO STAREBRECH, N. CA 95 FVG-TS, ......................................... 104
TORRENTE COPERTO SRANE, N. CA 96 FVG-TS, ................................................... 104
TORRENTE GRANDE, N. CA 124 FVG-TS, ......................................................... 105
CUNICOLO 1 DI SAN LUIGI, N. CA 143 FVG-TS, .................................................. 106
GALLERIA DEL TORRENTE CORGNOLETO, N. CA 267 FVG-TS,.............................. 106
T1 RIO CAPRIANO ............................................................................................... 107
T2 RIO CASTISINO ............................................................................................... 107
T3 RIO BOVEDO .................................................................................................. 108
T4 TORRENTE MARTESIN .................................................................................... 108
T5 RIO SCORCOLA .............................................................................................. 108
T6 RIO ROMAGNA ............................................................................................... 108
T7 RIO ORSENIGO ............................................................................................... 108
T8 RIO MARCHESETTI ......................................................................................... 108
T9 RIO PRATI ...................................................................................................... 108
T10 RIO BAIAMONTI ........................................................................................... 109
T11 RIO PRIMARIO .............................................................................................. 109
T12 RIO DEL CIMITERO CATTOLICO .................................................................... 109
T13 RIO SPINOLETO ............................................................................................ 109

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

248

T14 RIO STORTO ................................................................................................. 109


T15 TORRENTE S. ANTONIO ................................................................................ 109
I MISTERIOSI SOTTERRANEI DEI GESUITI NELLA CHIESA DI S. MARIA
MAGGIORE ........................................................................................................ 110
POZZO DELLE ANIME NELLA CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE, N. CA 19
FVG-TS, .............................................................................................................. 132
CAMERA DI DRENAGGIO DEL COLLEGIO DEI GESUITI, N. CA 297 FVG-TS, ............ 132
A1 SOTTERRANEI DELLA CHIESA DEI GESUITI ..................................................... 136
A2 SOTTERRANEI DEL COLLEGIO DEI GESUITI ..................................................... 136
A3 SOTTERRANEI DELLA ROTONDA PANCERA ..................................................... 136
LA FORTEZZA INVIOLATA: IL CASTELLO DI SAN GIUSTO.................... 137
SOTTERRANEO VENETO DEL CASTELLO DI SAN GIUSTO, N. CA 101 FVG-TS,........ 160
SOTTERRANEO LALIO DEL CASTELLO DI SAN GIUSTO, N. CA 102 FVG-TS,........... 161
SOTTERRANEO 1 PRESSO IL CASTELLO DI SAN GIUSTO, N. CA 125 FVG-TS,......... 162
POZZO DELLA CAPPELLA DI SAN GIORGIO, N. CA 20 FVG-TS, .............................. 165
POZZO ROMANO 1 DI SAN GIUSTO, N. CA 21 FVG-TS,......................................... 165
POZZO ROMANO 2 DI SAN GIUSTO, N. CA 23 FVG-TS,......................................... 166
CISTERNA DEL PIAZZALE DELLE MILIZIE, N. CA 22 FVG-TS,................................. 167
POZZO DEL PARCO DELLA RIMEMBRANZA, N. CA 141 FVG-TS, ............................ 168
SOTTERRANEI DI GUERRA: BUNKER E GALLERIE ANTIAEREE........... 170
GALLERIA ANTIAEREA DI BARCOLA, TRIESTE, BARCOLA, N. CA 32 FVG-TS,........ 184
RIFUGIO ANTIAEREO DI VIA ROMAGNA, N. CA 33 FVG-TS, ................................... 184
RIFUGIO ANTIAEREO KLEINE BERLIN, N. CA 34 FVG-TS, .................................. 188
GALLERIA ANTIAEREA ROIANO/TIBULLO, N. CA 35 FVG-TS, ............................... 192
RIFUGIO ANTIAEREO DI VIA VIRGILIO, N. CA 36 FVG-TS, ..................................... 193
RIFUGIO ANTIAEREO DI VIA DEL MONTE, N. CA 37 FVG-TS, ................................. 195
RIFUGIO ANTIAEREO DI VILLA ARA, N. CA 38 FVG-TS,........................................ 196
GALLERIA ANTIAEREA DI PENDICE SCOGLIETTO, N. CA 39 FVG-TS, ..................... 197
GALLERIA ANTIAEREA DI VIA RENI SPELEOVIVARIUM, N. CA 40 FVG-TS, ......... 197
GALLERIA ANTIAEREA DEI CAMPI ELISI, N. CA 41 FVG-TS,.................................. 198
RIFUGIO ANTIAEREO DI VIA DELLEREMO, N. CA 42 FVG-TS, ............................... 199
GALLERIA ANTIAEREA DI VIALE DANNUNZIO, N. CA 43 FVG-TS, ........................ 200
RIFUGIO ANTIAEREO DI PIAZZA PUECHER, N. CA 44 FVG-TS, ............................... 201
GALLERIA ANTIAEREA DI SERVOLA, N. CA 45 FVG-TS, ........................................ 201
RIFUGIO ANTIAEREO DI MONTE SAN PANTALEONE, N. CA 46 FVG-TS,.................. 204
GALLERIA ANTIAEREA DI GRETTA, N. CA 49 FVG-TS, .......................................... 204
BATTERIE COSTIERE DI MIRAMARE, N. CA 51 FVG-TS, ........................................ 205
RIFUGIO ANTIAEREO DI MONTE FIASCONE, N. CA 52 FVG-TS, .............................. 206
RIFUGIO 1 PRESSO LOBELISCO, N. CA 69 FVG-TS,............................................. 206
RIFUGIO 2 PRESSO LOBELISCO, N. CA 70 FVG-TS,............................................. 207

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

249

RIFUGIO 3 PRESSO LOBELISCO,N. CA 71 FVG-TS,.............................................. 208


CAVERNETTA PRESSO LOBELISCO, N. CA 72 FVG-TS, ......................................... 209
GALLERIA NELLA DOLINA DI BANNE, N. CA 77 FVG-TS, ...................................... 210
GALLERIA ANTIAEREA DI CAMPO BELVEDERE, N. CA 80 FVG-TS, ........................ 210
GALLERIA ANTIAEREA DI SCALINATA MONTICELLO, N. CA 81 FVG-TS, ............... 213
GALLERIA ANTIAEREA DI VIALE XX SETTEMBRE, N. CA 82 FVG-TS,.................... 213
GALLERIA 1 DI VILLA GIULIA, N. CA 83 FVG-TS,............................................... 214
GALLERIA 2 DI VILLA GIULIA, N. CA 84 FVG-TS,............................................... 215
GALLERIA ANTIAEREA DI PONZIANA, N. CA 86 FVG-TS, ...................................... 215
GALLERIA ANTIAEREA DI VILLA NECKER, N. CA 87 FVG-TS, ............................... 216
GALLERIA ANTIAEREA DELLUNIVERSIT, N. CA 99 FVG-TS, .............................. 217
RIFUGIO/MAGAZZINO PRESSO LA STAZIONE DI OPICINA CAMPAGNA, N. CA 103
FVG-TS, .............................................................................................................. 218
RIFUGIO AUSTRIACO DI MIRAMARE, N. CA 105 FVG-TS, ..................................... 218
RIFUGIO/MAGAZZINO PRESSO MONTE BELVEDERE, N. CA 108 FVG-TS, ................ 219
CASAMATTA PRESSO VILLA GEIRINGER, N. CA 114 FVG-TS,................................ 219
CAVERNETTA 1 PRESSO IL CAMPO SPORTIVO DI COLOGNA, N. CA 116 FVG-TS, ... 221
CAVERNETTA 2 PRESSO IL CAMPO SPORTIVO DI COLOGNA, N. CA 117 FVG-TS, ... 221
RIFUGIO ANTIAEREO DI VILLA BANFIELD, N. CA 132 FVG-TS, ............................. 222
RIFUGIO 1 DELLA FERRIERA, N. CA 135 FVG-TS, ............................................... 222
RIFUGIO 2 DELLA FERRIERA, N. CA 136 FVG-TS, ............................................... 223
RIFUGIO ANTIAEREO DI VIA DI SCORCOLA, N. CA 144 FVG-TS,............................. 223
GALLERIA DELLA BATTERIA DI SAN BORTOLO, N. CA 299 FVG-TS, ..................... 224
RIFUGIO DELLORTO LAPIDARIO, N. CA 301 FVG-TS, .......................................... 226
RIFUGIO DI VIA SOTTOMONTE, N. CA 507 FVG-TS, .............................................. 226
RIFUGIO PRESSO IL PONTE FERROVIARIO DI VIA BONOMEA, N. CA 508 FVG-TS,.... 227
FORNELLO DI MINA DI STRADA DEL FRIULI, N. CA 588 FVG-TS,........................... 227
CAVIT ARTIFICIALI VARIE, GALLERIE FERROVIARIE E GALLERIE
STRADALI.......................................................................................................... 229
GALLERIA FERROVIARIA DI GRETTA, N. CA 54 FVG-TS,....................................... 229
SOTTERRANEO NEL PARCO DI VILLA SARTORIO, N. CA 128 FVG-TS, .................... 230
SOTTERRANEO DI VIA DUCA DAOSTA, N. CA 130 FVG-TS, .................................. 231
SOTTERRANEO 1 DI VIA DEGLI ARTISTI, N. CA 131 FVG-TS, ............................... 232
GALLERIA DI SERVIZIO DELLA LINEA DI CINTURA, N. CA 278 FVG-TS, .............. 232
GALLERIA DELLA CAVA FACCANONI, N. CA 285 FVG-TS,.................................... 233
SOTTERRANEO 1 DI VIA COMMERCIALE, N. CA 294 FVG-TS,............................... 234
SOTTERRANEO DEL PIAZZALE DELLA CATTEDRALE, N. CA 300 FVG-TS,............... 235
PASSAGGIO 1 DI VIA COMMERCIALE ALTA, N. CA 505 FVG-TS, .......................... 236
SOTTERRANEO DI VIA DI TOR SAN PIERO, N. CA 546 FVG-TS, .............................. 237
S1 GALLERIA SANDRINELLI ................................................................................. 238
S2 GALLERIA DI VIA PONDARES........................................................................... 238
S3 GALLERIA DEL TEATRO ROMANO ................................................................... 238

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

250

S4 GALLERIA STRADALE DI SAN VITO ................................................................. 239


S5 GALLERIE STRADALI DI SERVOLA ................................................................... 239
S6 GALLERIA STRADALE DI MONTEBELLO ........................................................... 239
S7 GALLERIA STRADALE DI CHIARBOLA .............................................................. 239
F1 CIRCONVALLAZIONE FERROVIARIA ................................................................. 240
F2 GALLERIA FERROVIARIA DI SERVOLA ............................................................. 240
F3 GALLERIA FERROVIARIA DI MONTE SAN PANTALEONE .................................... 240
F4 GALLERIA FERROVIARIA DI SAN GIACOMO ..................................................... 240
F5 GALLERIA FERROVIARIA DI LONGERA-ROZZOL ............................................... 240
F6 GALLERIA FERROVIARIA 1 DI COLOGNA ........................................................ 240
F7 GALLERIA FERROVIARIA 2 DI COLOGNA ........................................................ 240
F8 GALLERIA FERROVIARIA DI VILLA OPICINA .................................................... 240

INDICE DEI BOX:


LE CAVIT ARTIFICIALI .................................................................................. 19
SUDDIVISIONE DELLE CAVIT ARTIFICIALI.............................................. 20
IL CATASTO DELLE CAVIT ARTIFICIALI................................................... 23
LA GALLERIA DACQUA DELLING. TSCHEBULL ...................................... 27
LACQUEDOTTO IN RETE................................................................................. 30
I SOTTERRANEI DEL TERRITORIO DI TRIESTE ........................................... 58
CAVIT ARTIFICIALI E LORO PERICOLOSIT ............................................ 62
PRIVACY E DIVULGAZIONE DEI DATI.......................................................... 73
GEMEINDEBRUNNEN........................................................................................ 80
NOTE SULLE RAPPRESENTAZIONI GRAFICHE ........................................... 84
I TORRENTI COPERTI ...................................................................................... 103
LA VENUTA DEI PADRI GESUITI A TRIESTE ............................................. 130
IL FOLKLORE DEL SOTTOSUOLO ................................................................ 134
P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

251

Le mura di Trieste ................................................................................................ 146


Cronologia............................................................................................................ 153
RADIOESTESISTI E RABDOMANTI............................................................... 164
ELENCO DELLE GALLERIE USATE NELLA SECONDA GUERRA
MONDIALE COME RIFUGI ANTIAEREI, NON INSERITE NEL CATASTO
CA DEL FRIULI VENEZIA GIULIA................................................................. 183
GALLERIE ANTIAEREE................................................................................... 186
LE CAVIT RIADATTATE............................................................................... 191
INQUINAMENTO DEL SOTTOSUOLO........................................................... 194
PARTICOLARI POZZI DAERAZIONE ........................................................... 203
RIFUGI ANTIAEREI E RICORDI...................................................................... 212

GLI AUTORI....................................................................................................... 241


INDICE DELLE CAVIT ARTIFICIALI DI TRIESTE ELENCATE PER
NUMERO ............................................................................................................ 243
INDICE GENERALE .......................................................................................... 247

P.GUGLIA - A.HALUPCA - E.HALUPCA

SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE

252

estratto dal volume:


SOTTERRANEI DELLA CITT DI TRIESTE
di Paolo Guglia - Armando Halupca - Enrico Halupca
LINT Editoriale Associati, Trieste, 2001
Il volume a stampa, disponibile nelle migliori librerie,
cartonato, 21x29,7 cm, 352 pagine,
illustrato con 450 fotografie
e contiene tutti i rilievi topografici
delle cavit artificiali,
con una mappa 70x100 cm
del centro storico della citt

per informazioni e ordini:

tel. 040.360396 fax 040.361354


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