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ANALECTA HUMANITATIS

Collana del Dipartimento di Processi Formativi


dell'Universit di catania
Diretta da Francesco Coniglione
20

Francesco Coniglione

Realt e astrazione
Scuola polacca ed epistemologia post-positivista

BONANNO EDITORE

Propriet artistiche e letterarie riservate


Copyright 2010 Bonanno Editore
ACIREALE ROMA
www.bonannoedizioni bonannomauro@tiscali.it

a mia figlia Marialuisa


e alla memoria di Leszek Nowak

INDICE

PREFAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE


PREFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE
1. LA SCUOLA DI LEOPOLI-VARSAVIA
E LA TRADIZIONE FILOSOFICA POLACCA
1.1 La filosofia polacca tra 800 e 900
1.2 Kazimierz Twardowski e la nascita della filosofia
scientifica in Polonia
1.3 Creativit e scienza in Jan ukasiewicz
1.4 Tadeusz Czeowski e la descrizione analitica
1.5 Il convenzionalismo radicale di Kazimierz Ajdukiewicz
1.6 Il reismo di Tadeusz Kotarbiski
1.7 Il significato complessivo della Scuola
1.8 Altre figure notevoli e altre correnti filosofiche
2. LA TRADIZIONE MARXISTA IN POLONIA
TRA SCIENZA E DOGMATISMO
2.1 Origini e caratteri del marxismo polacco
2.1.1 Il marxismo non istituzionalizzato
(fino alla II guerra mondiale)
2.1.2 Il marxismo come dottrina ufficiale
2.2 La critica della scuola di Leopoli-Varsavia
2.2.1 Twardowski oscurantista e fideista
2.2.2 Il materialismo dimezzato di Kotarbiski
2.2.3 La semantica idealista come arma della borghesia
in Ajdukiewicz
2.2.4 Il senso di una disputa
2.3 Lincontro tra marxismo e tradizione analitica
3. ALLE ORIGINI DELLA SCUOLA DI POZNA
3.1 Genesi e principali componenti della Scuola di Pozna
3.2 Naturalismo antipositivista e teoria dellazione razionale
3.2.1 Popperismo, positivismo e antipositivismo
3.2.2 Antinaturalismo e strutturalismo metodologico
3.2.3 Teoria dellazione razionale ed interpretazione umanistica
3.2.4 La teoria del legislatore razionale
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4. LA SCIENZA COME IDEALIZZAZIONE


4.1 La ricostruzione della metodologia marxiana
4.1.1 Il marxismo da ideologia a scienza
4.1.2 Strutturalismo, olismo e spiegazione genetico-funzionale
nel Capitale
4.1.3 Il metodo modellizzante di Marx
4.2 La fondazione di una nuova epistemologia: la scienza
come idealizzazione
4.2.1 Lineamenti generali
4.2.2 La struttura logico-sistematica di base

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5. UNA EPISTEMOLOGIA POST-POSITIVISTA


5.1 Idealizzazione ed epistemologia contemporanea
5.2 Modelli ed idealizzazione
5.3 Essenzialismo e realismo
5.4 Verit e periodi della scienza
5.5 Corrispondenza e progresso nella scienza

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CONCLUSIONI

349

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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ELENCO COMPLETO DEGLI SCRITTI DI LESZEK NOWAK


(A cura di Giacomo Borbone)

393

INDICE DEI NOMI

419

PREFAZIONE
ALLA SECONDA EDIZIONE

Le ragioni che stanno alla base della mia decisione di ripubblicare questopera a
ventanni dalla sua prima edizione si possono riassumere nella convinzione che
essa possa ancora rivestire una sua utilit, non solo perch avrebbe il pregio di offrire nuovamente al lettore uno spaccato di una vicenda culturale ai pi tuttora
poco nota e per il fatto che la precedente edizione era da lungo tempo esaurita, es sendo stata pubblicata in un numero limitato di copie ed in maniera pionieristica
con un piccolo editore, oltre che con una distribuzione assai imperfetta.
Piuttosto, lutilit di una sua riedizione deriva dalla constatazione che sempre
pi ricorrenti sono negli ultimi anni le impostazioni che in filosofia della scienza
sembrano essere del tutto in sintonia con le posizioni teoriche che sono state tipiche dei metodologi che si sono riuniti intorno alla cosiddetta scuola di Pozna,
che costituisce loggetto principale di studio di questo volume; e uso il passato per ch oggi ben poco rimasto di quel gruppo organizzato e coeso intorno ad un programma scientifico saldamente e chiaramente definito. Viene sempre pi sottolineato, infatti, il carattere modellistico delle teorie scientifiche e la loro natura idealizzazionale, anche se pi spesso viene impropriamente utilizzato il concetto di
astrazione, la cui diferenza da quello di idealizzazione ho indicato, oltre che in
questo volume, anche in altri articoli e scritti (si veda ad es. Between Abstraction
and Idealization: Scientific Practice and Philosophical Awareness, in F. Coniglione, R. Poli & R. Rollinger, Eds., Idealization XI: Historical Studies on Abstraction,
Rodopi, Atlanta-Amsterdam 2004, pp. 59-110). In tal modo ci si richiama di fatto
(non so fino a che punto in modo inconsapevole o invece per conscia ma sottaciuta
ispirazione) a molti dei concetti sviluppati dai teorici della scuola polacca, senza
tuttavia che a questa venga dato il giusto riconoscimento, come ad es. accade nei
pur pregevoli lavori di Mauro Dorato, Il software delluniverso. Saggio sulle leggi
di natura (Bruno Mondadori, Milano 2000) e Cosa centra lanima con gli atomi?
Introduzione alla filosofia della scienza (Laterza, Roma-Bari 2007), nei quali si
propone una concezione della scienza del tutto in linea con quanto proposto dalla
concezione idealizzazionale senza tuttavia menzionarne afatto il contributo. O,
per portare un altro esempio, possibile scrivere nel Blackwell Companion to the
Philosophy of Science, curato da W.H. Newton-Smith (Blackwell, Oxford 2000),
due paginette sulla voce Idealization ignorando del tutto le centinaia di articoli
prodotti dalla scuola di Pozna e contenuti in book-series e riviste, ormai disponibili in inglese (e non nellinaccessibile polacco, come in gran parte ancora avveniva
allepoca in cui ho scritto questo volume). Ma in questultimo caso possiamo farcene una ragione: la cultura americana non conosce come valido e degno di esser no9

tato e discusso nullaltro che non sia prodotto nei dipartimenti delle universit di
quel paese.
E pur tuttavia sempre pi numerosi sono i riferimenti nella letteratura epistemologica contemporanea allidealizzazione, allimportanza dei modelli, al carattere
necessariamente limitato ad un dominio di applicazione delle teorie, al principio di
corrispondenza, e cos via. Linteresse gi da me evidenziato nel corso del volume e
risalente agli anni precedenti il 1990, si ulteriorrmente difuso, sino al punto da
venire organizzati nel 2007 un workshop e un congresso dedicati proprio a tali argomenti (Idealizations in Science, 10 October 2007, a cura di S. Hartmann e M.
Weisberg http://www.tilburguniversity.nl/faculties/humanities/tilps/idealizations/ e Models and Simulations 2, 11-13 October 2007, organizzato da R. Frigg, S.
Hartmann e C. Imbert, http://www.tilburguniversity.nl/faculties/humanities/tilps/MS2/ entrambi alla Tiburg University); e ancor pi recentemente, l1-2 luglio 2008
a Mexico City stato organizzato da Xavier De Donato (della Metropolitan Autonomous University) un international workshop su Idealization, Abstraction, and
Scientific Models, dove v stata la presenza sempre di Weisberg, ed inoltre di Roy
Sorensen e Ronald Giere. E questultimo, a sua volta, non ha mancato di proporre
nel suo Science Without Laws (Univ. of Chicago Press, Chicago and London 1999)
un naturalismo al cui centro v il concetto fondamentale di modello teorico o
modello cognitivo idealizzato, inteso come oggetto astratto, entit immaginaria
la cui struttura potrebbe essere o non essere simile ad aspetti degli oggetti e processi del mondo reale (p. 5). Il tutto senza ovviamente prendere minimamente in
considerazione le decine di studiosi e di lavori che di tale argomento si sono occupati nellambito e sulla scia delle elaborazioni sviluppate dalla scuola polacca.
Eppure vi sono segnali che questa disattenzione, per cos dire, sta lentamente
venendo meno: gi in passato, seppur sporadicamente, illustri filosofi della scienza
hanno reso il giusto merito alle opere di Nowak e della sua scuola; basti qui men zionare, quale esempio tra i pi significativi, le opere di Nancy Cartwright (da me
citate in questo volume, insieme a quelle di altri autori) o quelle di Craig Dilworth
(si veda la seconda edizione del suo The Metaphysics of Science. An Account of
Modern Science in Term of Principles, Laws and Theories, Springer, Dordrecht
2006) e di qualche altro studioso che anche se in modo non sistematico e con
semplici riferimenti mostra di conoscere quanto in merito fatto in terra polacca
(tra questi, citiamo come solo esempio Theo A.F. Kuipers col suo Structures in
Science, Kluwer Academic Publisher, Dordrecht / Boston / London 2001). Per non
parlare di chi invece ha esplicitamente ripreso le teorie della scuola polacca, sviluppandole ed in parte modificandole col sofisticarle mediante un apparato formale assai sviluppato, come stato fatto dal ceco Igor Hanzel (The Concept of Scientific
Law in the Philosophy of Science and Epistemology. A Study of Theoretical Reason, Kluwer Academic Publisher, Dordrecht / Boston / London 1999). Ma anche in
tempi ancora pi recenti si intravede un cambiamento, cos come testimonia la
voce Models in Science scritta nel 2006 da R. Frigg e S. Hartmann (due degli organizzatori dei meeting prima menzionati) per la Stanford Encyclopedia of Philoso10

phy su internet, nella quale si legge che An idealization is a deliberate simplification of something complicated with the objective of making it more tractable. Frictionless planes, point masses, infinite velocities, isolated systems, omniscient agents, or markets in perfect equilibrium are but some well-know examples. Philosophical debates over idealization have focused on two general kinds of idealizations: socalled Aristotelian and Galilean idealizations. / Aristotelian idealization amounts
to stripping away, in our imagination, all properties from a concrete object that
we believe are not relevant to the problem at hand. This allows us to focus on a limited set of properties in isolation. An example is a classical mechanics model of
the planetary system, describing the planets as objects only having shape and
mass, disregarding all other properties. Other labels for this kind of idealization include abstraction, negligibility assumptions and method of isolation [] Models that involve substantial Galilean as well as Aristotelian idealizations are sometimes referred to as caricatures. Caricature models isolate a small number of salient characteristics of a system and distort them into an extreme case [], e cos
via. Chi abbia la pazienza di leggere questo volume non potr non ritrovare in esso
quanto detto dai due studiosi (e dagli autori da essi citati, da me omessi nel testo
riportato, tra i quali fa capolino e per una sola volta anche il nome di Nowak), e forse con maggiore accuratezza e consapevolezza storica.
Per tenere conto di quanto successo sarebbe stata pertanto necessaria una profonda revisione del testo, che lo aggiornasse nella bibliografia e aggiungesse ulteriori approfondimenti. infatti forte la tentazione in chi si accinge a dare alle
stampe la seconda edizione di un proprio lavoro specie se passato un certo lasso
di tempo dalla prima di rimaneggiarlo profondamente, sia per renderlo pi rispondente allo stato della discussione critica, sia per farlo meglio corrispondere
allo stadio di maturazione intellettuale e ai convincimenti che nel contempo lautore si andato formando. Il rischio che si corre in tale opera di rimaneggiamento
quello di sovrapporre alle motivazioni che sono state allorigine della prima redazione, nonch alle soluzioni in essa proposte, quella pi matura consapevolezza
critica che si impone alla luce di quanto nel contempo avvenuto negli studi concernenti loggetto trattato. Con la conseguenza di fornire un ibrido che testimonia
solo dello stato di coscienza del suo autore nel momento della nuova edizione, nel
mitico obiettivo di pervenire a quella redazione definitiva e finale che liberata dalle contingenze della temporalit possa consegnare al lettore la parola risolutiva
sullargomento. Salvo a predisporre poi una ulteriore nuova edizione.
Pertanto, nel ripubblicare la presente opera a quasi venti anni dalla sua prima
edizione, ho deciso di limitarmi ad apportare solo quelle necessarie revisioni che,
pur integrando qua e l il testo laddove ritenuto indispensabile per la sua migliore
comprensione (ad es., ho inserito la data della morte di autori deceduti dopo la prima edizione del volume), hanno riguardato per lo pi la forma espositiva (nella prima edizione a volte troppo afrettata), la titolazione dei paragrafi (allo scopo di
renderli pi fruibili) e la correzione degli errori materiali qua e l commessi. Ci
non per una vana ed autoglorificante celebrazione del proprio Io passato, quasi da
11

consegnare ad una pinacoteca come ritratto di classica figura di pensiero da tramandare alla futura storiografia filosofica. Afatto. Al fondo della mia decisione
stata invece la consapevolezza della necessaria incompiutezza di un lavoro quale
quello che ripropongo al lettore e ad un tempo perch non ammetterlo? la convinzione che, pur nei suoi limiti, esso possa ancora fornire degli elementi di rifessione e conoscenza, altrove non rinvenibili.
Del resto sulla filosofia polacca del 900 che costituisce gran parte dei contenuti di questopera sono state nel contempo pubblicate sia in Italia che allestero
molte pregevoli opere, che sarebbe qui troppo lungo elencare. Ed io stesso ho in se guito ripreso gli argomenti trattati, approfondendo e rettificando quanto detto,
come nel volume Nel segno della scienza. La filosofia polacca del Novecento
(FrancoAngeli, Milano 1996), oltre che nellampio capitolo su La filosofia in Polonia (in Storia della Filosofia, diretta da Mario Dal Pra, 2 ed. interamente riscritta
e ampliata a cura di Gianni Paganini, vol. 11, tomo II, Vallardi/Piccin, Padova 1998,
pp. 1299-1385). Inoltre chi voglia approfondire altri aspetti toccati in questo volume
potr anche leggere le opere da me curate e introdotte di K. Ajdukiewicz, Problemi
e teorie della filosofia (Reverdito, Trento 1989); L. Nowak, Oltre Marx. Per un materialismo storico non-marxiano, (Armando, Roma 1987); AA.VV., La realt modellata. Lapproccio idealizzazionale e le sue applicazioni nelle scienze umane
(FrancoAngeli, Milano 2004, curato insieme a Roberto Poli, che contiene significativi saggi dei principali esponenti della scuola di Pozna). In merito rinvio il lettore interessato ad altri miei saggi in cui si trovano ulteriori approfondimenti e aggiornamenti, quali Ajdukiewicz contro Schaf, in R. Poli (a cura di), Kazimierz
Ajdukiewicz: lingua e linguaggi (Centro di Studi per la Filosofia Mitteleuropea,
Trento 1991 Atti del convegno di Trento, 8-10 maggio 1991, pp. 61-97); Creativity
in Science in the Lvov-Warsaw School: Twardowski, ukasiewicz and Czeowski
(in F. Coniglione, J. Brzeziski e T. Marek, eds., Science: between algorithm and
creativity, Eburon, Delft 1992, pp. 102-125); Scientific Philosophy and Marxism in
Poland (in F. Coniglione, R. Poli e J. Woleski, eds., The Polish Scientific Philosophy: The Lvov-Warsaw School, Rodopi, Amsterdam-Atlanta 1993, pp. 67-112);
Filosofia e scienza in Jan ukasiewicz (in Epistemologia, vol. 17, n. 1, 1994, pp. 73100); Logica, scienza e filosofia in Tadeusz Czeowski (in Axiomathes - 10 Years,
ed. by Roberto Poli, vol. VIII, nrs. 1-3, 1997, pp. 191-250); Reism and Physicalism.
Kotarbiski and the Vienna Circle (in Vielfalt und Konvergenz der Philosophie
Vortraege des 5. Kongresses der Oesterreichischen Gesellschaft fuer Philosophie,
Teil 1. Schriftenreihe der Oesterreichischen Gesellschaft fuer Philosophie, Band 3,
editori: Winfried Loefer, Edmund Runggaldier, Vienna, Hoelder-Pichler-Tempsky
1999); Kotarbiskis Reism and the Vienna Circle (in Axiomathes, 1-2, 2000, pp.
37-69); Le costanti della filosofia polacca del Novecento (in Il problema del canone nella letteratura polacca, Atti del Convegno dei Polonisti italiani, Accademia
Polacca di Roma, 17-18 dicembre 2001, a cura di Marina Ciccarini e Krzysztof Zaboklicki, Upowszechnianie Nauki, Varsavia Roma 2003, pp. 115-134); The Place of
Polish Scientific Philosophy in the European Context (in Polish Journal of Philoso12

phy, 1, 2007, pp. 7-27).


Molto stato anche pubblicato successivamente al presente volume nellambito
dello sviluppo della concezione idealizzazionale della scienza della scuola di Pozna, anche se per lo pi ad opera degli stessi suoi appartenenti e nella bookseries
diretta da Nowak, volumi dei quali non ho potuto tener conto nella bibliografia, che
resta ferma allanno della prima edizione. Voglio qui di seguito tuttavia indicare,
per completezza di informazione del lettore, le opere su tale argomento pubblicate
nella menzionata collana dei Pozna Studies on the Philosophy of Sciences and
Humanities (pubblicata da Rodopi, Amsterdam / Atlanta), tralasciando di elencare
i vari articoli usciti in varie occasioni su numerose riviste: 1) Idealization XII: Correcting the Model. Idealization and Abstraction in the Sciences, ed. by Martin R.
Jones and Nancy Cartwright (vol. 86, 2005); 2) Idealization XI: Historical Studies
on Abstraction and Idealization, ed. by F. Coniglione, R. Poli and R. Rollinger (vol.
82, 2004); 3) Idealization X: The Richness of Idealization, ed. by I. Nowakowa and
L. Nowak (vol. 69, 2000); 4) Idealization IX: Idealization in Contemporary Physics, ed. by N. Shanks (vol. 63, 1998); 5) Idealization VIII: Modeling in Psychology,
ed. by J. Brzeziski, B. Krause and T. Maruszewski (vol. 56, 1997); 6) Idealization
VII: Structuralism, Idealization and Approximation, ed. by M. Kuokkanen (vol. 42,
1994); 7) Idealization VI: Idealization in Economics, ed. by B. Hamminga and N.B.
De Marchi (vol. 38, 1994); 8) I. Nowakowa, The Dynamics of Idealizations (vol. 34,
1994); 9) Idealization IV: Intelligibility in Science, ed. by C. Dilworth (vol. 26,
1992); 10) Idealization III: Approximation and Truth, ed. by J. Brzeziski and L.
Nowak (vol. 25, 1992). Un elenco completo di tutta la serie, che comprende anche
numerosi altri volumi sulla filosofia scientifica polacca nei quali sono state pubblicate in inglese molte delle opere che qui citiamo dalloriginale polacco, contenuto
nel sito dei Pozna Studies http://poznanstudies.swps.edu.pl/.
Sono queste in sostanza le ragioni che giustificano la riedizione emendata e ri veduta di questo volume, nella speranza che essa possa contribuire pi di quanto
avvenuto con la prima edizione sia alla migliore conoscenza di un aspetto della
filosofia europea assai poco noto e coltivato, sia a rendere giustizia a concezioni
epistemologiche e metodologiche non ancora adeguatamente valorizzate.
Ma v anche un ulteriore motivo che mi ha in questultimo anno incoraggiato a
terminare la fatica della sua revisione (che come ogni autore ben sa, particolar mente grave quando si abbia a che fare con argomenti che non sono pi in primo
piano nei propri studi): la scomparsa avvenuta poco pi di un anno fa (il 20 ottobre
2009) di Leszek Nowak, che della scuola di Pozna stato uno dei principali fondatori e la sua maggiore forza animatrice sino alla fine della vita. Alla sua persona mi
legano ricordi strettamente intrecciati alla mia formazione filosofica e ai miei primi
passi nel campo della ricerca scientifica; e non ho alcuna esitazione a confessare
che senza il suo aiuto e incoraggiamento molte delle cose che ho fatto non sarebbero state realizzate. Devo a lui, in sostanza, lesser quello che oggi sono, nel bene e
nel male, sia da un punto di vista umano, sia per la profonda incidenza che il suo
insegnamento filosofico ha avuto nella formazione delle mie attuali convinzioni.
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Devo alla sua accoglienza, e a quella della sua famiglia, come anche dei collaboratori, i periodi di serena attivit scientifica trascorsi in Polonia, di lunghissime e ap passionate discussioni, di intuizioni e concrete indicazioni. E se negli ultimi anni
della sua esistenza le nostre strade si sono separate e io sono stato lontano dalla
Polonia, ci dovuto a quelle circostanze imprevedibili della vita, a quelle incomprensioni, che lacerano e dolorosamente allontanano tra loro le persone. per questo e per tutto ci che in passato Leszek Nowak ha per me rappresentato che
voglio anche ristampare questopera, per onorarne degnamente la memoria.
Catania, Natale 2010
f.c.

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PREFAZIONE
ALLA PRIMA EDIZIONE

Lepistemologia polacca, diversamente dalla logica, per diversi motivi poco


nota al lettore occidentale, non ultimo la difficolt della lingua ed il numero assai
limitato di traduzioni. I nomi di Tarski e ukasiewicz saranno certamente familiari ai logici, ma poco o nulla hanno da dire ai filosofi della scienza. Di altri,
come Twardowski, Ajdukiewicz, Kotarbiski, Leniewski e Czeowski, per non
parlare che dei maggiori, si potr forse avere la nozione dellesistenza, ma ben di
rado si giunge a conoscerne il pensiero. Della scuola di Leopoli-Varsavia, poi, alla
quale tutti costoro appartennero, ben pochi sanno dellesistenza, pur avendo essa
rappresentato un significativo movimento filosofico per certi aspetti simile al circolo di Vienna.
Questopera non ha certo lambizione di colmare tale lacuna n di fornire una
presentazione complessiva di tutta la tradizione analitica polacca. Ci sia perch,
almeno per quanto riguarda la scuola di Leopoli-Varsavia, ormai esiste la traduzione inglese dellottima opera di Woleski [1985]; sia anche perch lintento che
ci ha spinto stato prevalentemente teoretico: vedere fino a che punto i concetti
avanzati allinterno di questa tradizione, ed in particolar modo dagli esponenti
della scuola di Pozna, possono essere fruibili per rispondere a tutta una serie di
problemi che si sono posti allinterno dellepistemologia occidentale degli ultimi
anni, dopo la dissoluzione del paradigma neopositivista e la crisi della proposta
popperiana. Cos, per quanto riguarda il versante della ricostruzione storica, ci
siamo fissati un obiettivo pi modesto: quello di seguire una particolare linea di
sviluppo della tradizione analitica ed epistemologica della scuola polacca, quella
che va appunto da Twardowki (fondatore della scuola di Leopoli-Varsavia) alle
elaborazioni della scuola di Pozna, orginatasi alla fine degli anni 60 nella omonima citt. Ci sembrato infatti di poter trovare una linea di continuit tra queste due scuole, a prima vista cos diverse: la prima laica e razionalista nonch minimalista in filosofia, la seconda marxista e proponitrice di un ambizioso programma di ricostruzione complessiva della scienza. Tale linea va individuata, innanzi tutto, nella comune accettazione della logica contemporanea e dello stile filosofico del razionalismo analitico, consistente nella cura con cui si definiscono i
concetti, nellargomentazione razionale, nella chiarezza di pensiero. Ma anche v
un comune modo di intendere la scienza, che ne sottolinea il carattere creativo
ed astratto e valorizza la funzione dei modelli ideali e delle operazioni finziona15

listiche dellintelletto. , con le eccezioni che si vedranno, una chiara linea ipoteticista e congetturalista che molto, nella scuola di Pozna, riprende da Popper e
per molti aspetti va oltre quelli che sono stati i confini della tradizione neopositi vista, a lungo dominante in Europa fino alla crisi rappresentata dalla svolta epistemologica post-popperiana. Cos gi nella Polonia degli anni 70 si erano avviati
dibattiti ed afrontati problemi che solo successivamente nel mondo occidentale
susciteranno grande interesse e clamore (per non parlare dellItalia, dove s dovuto aspettare la fine degli anni 70 per cominciare a prendere in considerazione
seriamente il pensiero di Popper).
Appunto a questa problematica epistemologica abbiamo dedicato le pagine
che seguono. questa una ulteriore limitazione, in quanto abbiamo trascurato sia
gli aspetti della scuola di Leopoli-Varsavia che non concernessero direttamente la
teoria della scienza, sia, ancora pi importante, abbiamo della scuola di Pozna
privilegiato le concezioni epistemologiche, trascurando le applicazioni che di
queste sono state fatte nelle diverse discipline. In modo particolare non abbiamo
trattato della pi recente elaborazione di uno dei suoi pi consistenti pensatori,
cio del cosiddetto materialismo storico non-marxiano di Leszek Nowak (per
conoscere il quale il lettore potr consultare direttamente una sua opera tradotta
in italiano [cf. Nowak, 1987a]). Abbiamo, pertanto, seguito il formarsi della scuola
e poi abbiamo concentrato la nostra attenzione sulla cosiddetta concezione idealizzazionale della scienza (CIS), della quale abbiamo presentato i modelli pi
semplici, senza, inoltre, seguirne le varie applicazioni nei diversi campi disciplinari (come la storia, la psicologia, la biologia, larte, leconomia, la pedagogia e
cos via). Certo, sono questi limiti abbastanza consistenti che po tranno forse essere superati solo quando la conoscenza complessiva di tale orientamento filosofico
permetter di entrare meglio nel merito delle singole questioni.
Pur con questi limiti, speriamo di aver presentato quanto basta per capire i caratteri di fondo della CIS e la loro relazione con le dottrine epistemologiche pi
recentemente difusesi nella cultura filosofica occidentale.
***
Questopera nasce dopo un lungo periodo di gestazione, dovuto al fatto che
non sempre ho potuto con continuit lavorare ad essa, e nasce grazie allaiuto di
diversi enti e persone. Debbo innanzi tutto ringraziare le autorit accademiche
della Adam Mickiewicz Uniwersytet di Pozna per avermi ospitato per quasi un
anno, periodo indispensabile per familiarizzarmi con la lingua polacca e procurarmi il materiale necessario alla ricerca. In particolare devo ringraziare per laiuto fraterno, fatto di sostegno materiale e morale, nonch di consigli e suggerimenti, innanzi tutto Leszek Nowak, Jerzy Brzeziski e Jan Such; e poi coloro con i
quali ho avuto contatto ed ho discusso di molteplici questioni, come Krzysztof
astowski, Andrzej Klawiter, Marek Gaul e Jan Woleski. Tuttavia questopera
non sarebbe mai stata portata a termine senza lo stimolo e lincoraggiamento di
16

Marcello Pera, col quale ho inoltre discusso molte sue parti. A tutti costoro vanno
attribuiti i meriti che il lettore potr ritrovare in questo volume. A me solo i difetti.
Catania, settembre 1990
F.C.

17

18

1.
LA SCUOLA DI LEOPOLI-VARSAVIA
E LA TRADIZIONE FILOSOFICA POLACCA

1.1 La filosofia polacca tra 800 e 900


Allinizio di questo secolo la Polonia era priva di unit nazionale, trovandosi
divisa tra la Germania, la Russia e lAustria. Non era questa una situazione favorevole allo sviluppo della ricerca filosofica, tanto pi se si considera che dei tre tradizionali centri universitari polacchi Cracovia (Krakw), Leopoli (Lww) e Varsavia (Warszawa) questultimo era stato chiuso dalle forze di occupazione russe.1
1
Non pretendo afatto di esaurire in pochi paragrafi la complessa vicenda filosofica della Polonia
nella prima met di questo secolo; mi propongo piuttosto di fornire pi modestamente le coordinate
fondamentali per intendere appieno lo sviluppo della rifessione epistemologica che ha caratterizzato
la scuola polacca ad iniziare dagli anni sessanta. A tale scopo mi sembrato indispensabile dar conto, innanzi tutto, delle due pi rilevanti tradizioni di pensiero della Polonia contemporanea: la cosiddetta scuola di Leopoli-Varsavia, fondata da Kazimierz Twardowski ( loggetto del primo capitolo) e
il pensiero socialista e marxista prima e dopo linstaurazione del regime comunista (oggetto del secon do capitolo). Ho pertanto privilegiato della tradizione analitica polacca quelle concezioni e quegli
aspetti che mi sono sembrati a tal fine pi significativi. Nel fare ci ho consultato, ove possibile e per
le questioni ritenute pi rilevanti, le opere originali dei principali esponenti della scuola di LeopoliVarsavia e la relativa letteratura critica. Per quanto riguarda le opere dei filosofi che di essa fanno par te, le indicazioni bibliografiche saranno date al momento opportuno. Della letteratura sullargomento
ho tenuto in considerazione praticamente quanto attualmente disponibile. Purtroppo sono poche le
opere nelle quali si ricostruisce in modo completo la tradizione analitica polacca. Cominciando da
quelle pi facilmente accessibili al lettore occidentale, v innanzi tutto da menzionare il volume di
Skolimowski [1967], purtroppo a volte un po sommario. Anche molto utile il lavoro di Jordan
[1963], che tuttavia non tratta direttamente della scuola di Leopoli-Varsavia, ma vi fa riferimento solo
in relazione a quello che il suo oggetto principale, cio la relazione tra filosofia (ivi compresa quella analitica) ed ideologia, ovverosia il marxismo nella sua versione polacca. Ciononostante essa ha il
vantaggio di essere scritta da un filosofo esso stesso protagonista di tale vicenda intellet tuale, essendo
stato allievo di ukasiewicz e quindi essendosi formato in Polonia a diretto contatto con i principali
protagonisti della scuola. Di essa, quindi, ci serviremo pi ampiamente in seguito, quando ci interes seremo al modo in cui il marxismo polacco si atteggi nei confronti delleredit logica ed epistemologica della scuola di Leopoli-Varsavia. Solo recentemente la storiografia polacca si occupata di questultima, cercando di sanare quel vero e proprio scandalo della cultura filosofica polacca (come si
esprime Woleski [1985, p. 5]) che consistito nellassenza fino ad oggi di una monografia complessiva su questa scuola. Tale assenza stata solo in parte colmata qualche anno addietro dallopera di
Zamecki [1977], che per si limita ad analizzarne solo la concezione della scienza, trascurando la logica e le dottrine etiche, ma che tuttavia mi stata assai utile per alcune interessanti considerazioni. La
prima monografia complessiva sullargomento stata pubblicata solo in tempi recenti da Woleski
[1985]. Essa ha carattere pi descrittivo che interpretativo, ma assai utile perch presenta un panorama completo di tutte le ricerche e le concezioni sviluppate dai rappresentanti della scuola (anche
quelli meno noti). Altro importante punto di riferimento il recente volume curato da Hempoliski
[1987] che raccoglie diversi saggi (dello stesso curatore, di J. Woleski, S. Borzym, J.J. Jadacki, e di A.

19

Relativamente migliore era invece la situazione a Leopoli, la cui universit


aveva nel 1871 ottenuto dalle autorit austriache il privilegio di poter far uso nei
corsi ufficiali della lingua nazionale. Ci aveva incoraggiato lafuire di molti studiosi polacchi dagli altri paesi europei e dalle zone occupate, creando un clima favorevole alla rinascita culturale e allo sviluppo di unautonoma tradizione filosofica. Alla fine del secolo, infatti, si aferma il cosiddetto prepositivismo lwwiano
che, stimolato dalla recezione del pensiero di Comte, si riallacci valorizzandoli
agli elementi postilluministici che ancora permanevano nella cultura filosofica
polacca, in polemica con il clima romantico che aveva caratterizzato gran parte
della cultura nazionale nella met del secolo scorso. Esso ebbe i suoi principali
esponenti in Jzef Supiski (1804-1893) e Wojciech Urbaski (1820-1889) e si distinse, specie col primo, per limportanza data ai problemi di teoria della conoscenza, per laccento posto sulla sua obiettivit e per aver inteso la ricerca filosofica come la generalizzazione dei risultati delle scienze empiriche [cf. Skarga 1964,
pp. 227-329].
Di questo periodo sono anche altre interessanti figure di studiosi e filosofi che
ricoprirono le cattedre di filosofia alluniversit, come ad esempio Aleksander Raciborski (1845-1919), storico della filosofia e teorico della conoscenza, noto per i
suoi studi su Spinoza e J.S. Mill; lo storico della filosofia polacca Aleksander Skorski (1851-1928); Julian Ochorowicz (1850-1917), principale ideologo del cosiddetto
positivismo di Varsavia, che fu ivi docente negli anni 1876-1881; ed infine dal
1903, come successore di Skorski e su proposta di Twardowski, Miscis aw Wartenberg (1868-1938), che cerc, in verit senza grande seguito, di difendere la necessit e la possibilit della metafisica, intesa per non in modo aprioristico, apodittico e speculativo, ma in maniera empirica, induttiva ed ipotetica [cf. Tatarkiewicz 1950, pp. 359-60].
Tralasciando di menzionare ulteriori figure di studiosi, si pu ben dire che la
filosofia a Leopoli era istituzionalmente coltivata, anche se spesso in modo tradizionale ed antiquato. Di ci sintomatico il fatto che Twardowski, quando vi si
stabil, ebbe scarsi rapporti con i professori e gli studiosi preesistenti.
Diversa la situazione a Varsavia, dove la politica dello zar aveva portato alleliminazione delluniversit polacca, sostituita da quella imperiale in lingua russa.
Qui furono attivi Stefan Pawlicki (1839-1917), dal 1866 al 1869, ed Henryk Struve
(1840-1912), il primo nella Scuola Generale (Szkola Gwna) di Varsavia fino alla
sua abolizione, il secondo nelluniversit degli zar. Tralasciamo per il momento
Pawlicki, di cui parleremo pi oltre. Per quanto riguarda Struve da dire che fu il
principale sostenitore dellindirizzo filosofico massimalista in contrapposizione
a quello minimalista2 del positivismo di Varsavia, e, nonostante cercasse di
Lubomirski) dedicati ad alcuni aspetti specifici della tradizione analitica polacca. Infine si vedano i recenti volumi in inglese, il primo dedicato alla relazione tra scuola di Leopoli-Varsavia e circolo di
Vienna, curato da Szaniawski [1989] ed il secondo contenente una serie di saggi sulla scuola e i suoi
principali rappresentanti [Coniglione et al. 1993].
2
I termini massimalista e minimalista riferiti alla filosofia sono usati da Tatarkiewicz per indicare due stili di pensiero: La filosofia del primo tipo si propone vasti compiti e si sforza ad ogni costo di soddisfarli; ovviamente desidera fare ci nel modo pi sicuro, ma se la certezza non possibile,

20

combinare ecletticamente le proprie vedute con le nuove idee portate avanti da


questultimo, tuttavia la sua filosofia era in realt abbastanza antiquata. Il movimento positivista (sviluppatosi dopo il fallimento della seconda insurrezione del
1863), in ogni caso, non rappresentava per nulla una corrente monolitica. I suoi
seguaci, infuenzati dalle dottrine di Comte, di J.S. Mill, di Darwin e di Spencer,
tradotti in quel periodo in polacco, si caratterizzavano piuttosto per essere una
reazione contro la filosofia speculativa e il romanticismo idealista in politica, propri del messianismo polacco. Non fu pertanto un movimento puramente filosofico ma anche politico, letterario e culturale che ai grandi slanci romantici preferiva una sobria, misurata e costante attivit formativa e culturale contro i pregiudizi e le obsolete ideologie del passato, mirante al miglioramento del livello culturale del popolo e al suo progresso economico. Pi che con trattazioni sistematiche ed organiche si esprimeva piuttosto con articoli divulgativi su giornali e periodici (in particolare il settimanale di Varsavia Przegld Tygodniowy), avendo
cos il merito di far rivivere quella tradizione empirista polacca originatasi dallopera del matematico, scienziato e filosofo illuminista Jan niadecki (1757-1830).
Suoi principali rappresentanti furono Aleksander Switochowski (1849-1938), Julian Ochorowicz (1850-1917) , e Marian Massonius (1862-1945). Vicino ai positivisti
furono anche i kantiani, accomunati dalla comune lotta contro il messianismo e
lantiquata filosofia rappresentata da Struve: tra essi si distinse in particolare
Adam Mahrburg (1855-1913) [cf. Tatarkiewicz, 1950, III, pp. 176-78].
Varsavia inoltre teatro di un importante evento per la filosofia polacca: linizio delle pubblicazioni nel 1897 della prima rivista specializzata di filosofia della
Polonia, la Przegld Filozoficzny, grazie allopera di Wadysaw Weryho (18671916). Dopo aver interrotto in seguito ad una crisi interiore la propria produzione
scientifica (aveva pubblicato nel 1894 la sua tesi di dottorato sulla filosofia di
Marx), si dedic ad uninfaticabile opera di organizzatore della cultura e in gran
parte a suo merito va ascritta la fondazione, prima, dellAssociazione di Psicologia
(1907) e, infine, nel 1915, dellIstituto Filosofico di Varsavia, da lui presieduto sino
alla morte. Altra data importante per la filosofia a Varsavia il 1905 quando le autorit russe assunsero verso la Polonia una politica pi conciliante e permisero
lapertura di una Universit libera, nella quale insegnarono Mahrburg e Wadisaw M. Kozowski (1858-1935). Infine, nel novembre del 1915 le forze di occupazione tedesche consentirono la riapertura delluniversit e del politecnico. Ci favor lafuire nella capitale di intellettuali, provenienti dalle altre citt polacche,
che ricoprirono incarichi alluniversit come in altre istituzioni di rilievo. Le due
cattedre di filosofia delluniversit furono occupate da W. Tatarkiewicz (dal 1915
al 1919) e da J. ukasiewicz (dal 1915 al 1939), uno dei primi allievi di Twardowski;
anche in modo non certo. Invece la filosofia del secondo tipo prende in considerazione soltanto ci
che certo e risolve i problemi fintanto che possibile risolverli in piena sicurezza. La prima si indirizza innanzi tutto ai compiti ai quali tende; la seconda invece ai mezzi dei quali dispone. La prima
una filosofia ambiziosa, la seconda ha una pi rifessiva astinenza [] Nellantichit il neoplatonismo
fu indubbiamente una dottrina massimalista, il pirronismo minimalista; la scolastica del XIII secolo fu
massimalista, per passare nel XIV secolo al minimalismo; nellepoca moderna Spinoza appartenne al
primo tipo di filosofia, Locke e Hume al secondo [] [Tatarkiewicz 1950, pp. 8-9].

21

quella di psicologia da E. Abramowski. 3


Infine Cracovia, il terzo centro culturale polacco, si distinse per la cura degli
studi di storia della filosofia polacca e medievale (l era la sede della commissione
di storia della filosofia), nonch per il prevalente orientamento cattolico: ancora
agli inizi del secolo era attiva la figura del prima menzionato padre Stefan Pawlicki, uno dei pi significativi pensatori cattolici polacchi di questo periodo, addottoratosi in teologia a Roma ed impegnato in un difficile tentativo di conciliare la
sua formazione positivista con la fede cattolica [cf. Przymusia a 1975]. Nel periodo
anteriore al primo confitto mondiale furono inoltre attivi nellambiente cracoviense labate Franciszek Gabryl (1866-1914), successore di Pawlicki alla cattedra
di Filosofia, primo esponente del neotomismo polacco; Maurycy Straszewski
(1848-1921), che cerc di conciliare lempiriocriticismo ed il culto delle scienze naturali con la ricerca dellassoluto, che a suo avviso pu essere colto solo dalla religione, la cui pi alta manifestazione quella cattolica. Altri studiosi fecero sentire
la loro infuenza anche oltre la fine della prima guerra mondiale, come Wincenty
Lutosawski (1863-1954), di orientamento spiritualista, ed in particolare Wadysaw Heinrich (1869-1957).
Insieme a Jzefa Kodisowa (1865-1940), Heinrich fu uno dei pi significativi
rappresentanti dellindirizzo empiriocriticista in Polonia: entrambi conseguirono
il dottorato con Avenarius e videro nellepistemologia la pi fondamentale tra le
discipline filosofiche. Lotta dunque alla metafisica, ad ogni forma di sostanzialismo, alla concezione della verit delle teorie scientifiche come corrispondenza,
cui si contrappone il loro valore economico e la loro natura di strumento di
adattamento del genere umano allambiente. In particolare Heinrich fu sostenitore della necessit di costruire la psicologia su fondamenta positivistiche, in base
alla pura esperienza; fu cos il primo ad introdurre e difondere a Cracovia la
nuova filosofia dellempirismo radicale, strettamente collegata alle scienze naturali.4
Non bisogna, infine, dimenticare che alla fine del secolo scorso fior unimportante scuola di filosofia e storia della medicina, campo in cui la Polonia fu allavanguardia: le prime cattedre di storia e filosofia della medicina in Europa furono istituite a Cracovia e a Pozna alla fine della I guerra mondiale e a Pozna veniva pubblicata la rivista Archive of the History and Philosophy of Medicine. Suoi
esponenti furono T. Chaubiski (1820-1889) (fondatore della scuola), Z. Kramsztyk (1848-1920) che fond la prima rivista europea di metodologia della medicina
(Krytyka lekarska [Critica medica], 1897) e W. Biegaski (1857-1917), autore di numerosi libri di logica, metodologia e filosofia della medicina e indicato come il
Claude Bernard polacco. In questo ambiente si form scientificamente Ludwick
Fleck, recentemente riscoperto come anticipatore delle concezioni di Thomas
Su Abramowski ritorneremo in seguito (cap. 2, 2.1.1).
Per una storia dinsieme della cultura polacca vedi in inglese Klimaszewski [1984]. Per le vicende
storico-politiche della Polonia si pu consultare in italiano lopera curata da una quipe di storici sotto la guida di A. Gieysztor [1979]. In generale sulla storia della filosofia polacca sino al 1939 vedi, oltre
al sempre valido Tatarkiewicz [1950, pp. 170-78, 356], anche Borzym [1983a; 1983c] e i saggi contenuti
in Skarga [1975-77].
3

22

Kuhn sullo sviluppo della scienza. 5


1.2 Kazimierz Twardowski e la nascita della filosofia scientifica in Polonia
La venuta di Kazimierz Twardowski (1866-1938) a Leopoli nel 1895 rappresent senza dubbio una svolta decisiva per la cultura e la filosofia polacca. Si pu
dire che sino ad oggi la sua infuenza si fa sentire sia per il suo ruolo di grande or ganizzatore culturale, sia anche per la scuola filosofica da lui creata 6 che, con i
suoi numerosi allievi, fin per fornire gran parte dei quadri intellettuali della Polonia contemporanea e per instaurare uno stile di pensiero che rester una peculiarit della filosofia di questo paese e fornir una fisionomia unitaria ad una tradizione di pensiero fino ad allora a rimorchio della filosofia di altri paesi, specie
quella tedesca [cf. Czeowski 1948, p. 15].
Nato a Vienna, ebbe come principale maestro nelluniversit della capitale austroungarica Franciszek Brentano (che ebbe come allievi anche A. Meinong ed E.
Husserl). Qui egli consegu (relatore R. Zimmerman) il dottorato di filosofia nel
1891 con una dissertazione su Cartesio [cf. Twardowski 1892] e fece anche studi di
filologia classica, matematica e fisica, in quellambiente intellettuale ricco di stimoli e fermenti che poi sar allorigine anche delle elaborazioni del circolo di
Vienna.7 Dopo aver conseguito labilitazione nel 1894 con la dissertazione che in
seguito sar ricordata come il suo principale contributo filosofico [cf. 1894], ebbe
nel 1895 la nomina a professore di filosofia nelluniversit di Leopoli dove rimase
per 35 anni, ricoprendo vari incarichi. 8
A Leopoli Twardowski, giudicando in modo critico sia la filosofia cos come
coltivata alluniversit come anche il generale livello culturale della Galizia, inizi
una feconda attivit di docente e di organizzatore della cultura, avviando un programma di formazione filosofica delle nuove generazioni collindicare il modo
Lopera di Biegaski ebbe anche una certa notoriet in Occidente grazie alla traduzione tedesca
(Wrzburg, 1909) della sua opera principale, la Logika medycyny (1 ed. 1894; 2 ed. 1908); sulla sua figura cf. Ziemski [1977]. Su Fleck come anticipatore delle concezioni di Kuhn ha richiamato lattenzione Giedymin [1986], ma vedi anche Schnelle [1982] e Cohen & Schnelle [1986]. Sullesperienza
della rivista Krytyka lekarska ed in generale sullambiente che le stava dietro cf. Lwy [1989].
6
Il primo a parlare di una scuola fu W. Weryho, che us il termine di scuola di Twardowski
gi nel 1908 [cf. Weryho 1908, p. 4]. Sui caratteri generali di tale scuola e la problematica connessa
ad una sua caratterizzazione unitaria vedi 1.7.
7
Una descrizione acuta ed interessante di questo ambiente intellettuale viennese e mitteleuropeo
negli anni che vanno dalla fine ottocento alla prima guerra mondiale la si pu trovare in Janik & Toul min [1977].
8
Manca ancora una monografia che faccia un bilancio complessivo della sua attivit filosofica, in
quanto lopera della Paczkowska-agowska [1980] si limita allanalisi del suo pensiero epistemologico.
La bibliografia pi completa delle opere contenuta nella sua raccolta di scritti [cf. Twardowski 1965].
Numerosi, specie negli ultimi anni, gli articoli e i saggi sulla sua filosofia, disseminati spesso su riviste
scarsamente accessibili al lettore occidentale. Oltre alle opere di Skolimowski [1967], Zamecki [1977],
Woleski [1985, 1989a], Borzym [1983b] nello scrivere questo paragrafo abbiamo tenuto presenti in
particolare anche i saggi di Skolimowski [1962], Bakies [1975], Dmbska [1978], M. Flis [1978], Buczyska-Garewicz [1980], uszczewska-Rohmanowa [1967, 1977], Modenato [1984], Jadczak [1985; 1988;
1991a], Besoli [1988], Smith [1989b], Woleski [1989b].
5

23

corretto con cui si deve praticare la filosofia. 9 Maestro di una nuova generazione
di studiosi e filosofi,10 diede origine alla pi importante scuola di pensiero della
Polonia del Novecento. La sua attivit organizzativa si esplic innanzi tutto nella
riorganizzazione delluniversit di Leopoli e della sua biblioteca ed inoltre nella
creazione di diverse istituzioni culturali, molte delle quali gli sopravviveranno e
sono ancora attivi ai nostri giorni. Fu infatti il principale promotore della fondazione, nel 1897, del primo Seminario filosofico polacco (che allinizio diresse insieme a Skorski) [cf. Jadczak 1989b]; nel 1901 della Societ polacca di psicologia
sperimentale; infine, nel 1904, della Societ filosofica polacca, ancora attiva. Inoltre incoraggi e non fece mancare il suo sostegno a Veryho nella fondazione della
prima rivista filosofica polacca, la succitata Przegld Filozoficzny, ed egli stesso
poco dopo, nel 1911, promosse la pubblicazione di Ruch Filozoficzny, rivista a carattere bibliografico che permetteva agli studiosi polacchi di essere informati sulla produzione filosofica mondiale.11
9
Ecco ad esempio alcune sue indicazioni, ancora attuali: Il filosofo deve avere familiarit con i
testi originali degli autori antichi, altrimenti non in grado di risalire alle fonti del pensiero europeo;
deve saperne tanto di matematica da non aver precluso laccesso ai problemi che stanno ai confini tra
matematica e logica e che concernono i metodi psicofisici; deve possedere quelle cognizione di fisica e
di chimica che gli sono necessarie per la psicologia delle percezioni e quelle di anatomia e fisiologia
indispensabili per la psicologia in generale; deve orientarsi nei risultati e negli indirizzi della biologia
contemporanea, la cui familiarit gli indispensabile per lo studio delle contemporanee teorie etiche
ed estetiche - ecco alcuni esempi che fanno vedere come la conoscenza ausiliare di cui deve disporre il
filosofo comprende in s altrettanto di quanto non abbracci lambito delle scienze ausiliarie di qualsivoglia altro ramo della conoscenza umana [1918, p. 159].
10
Per lo pi viene enfatizzata questa sua funzione pedagogica, di preparatore di una nuova gene razione di studiosi e ne viene svalutata la produzione scientifica posteriore alla sua venuta a Leopoli,
dove smise di produrre teoria e si dedic alla formazione dei cervelli [Kotarbiski 1959, p. 26]. In
quasi tutte le sue rievocazioni di Twardowski, Kotarbiski tende ad accentuare questo aspetto di formatore delle coscienze, sottolineandone la grande perizia pedagogica, laccuratezza nella preparazione del lavoro e la puntualit, per cui la sua attivit si sarebbe esaurita in una continua propedeutica
alla filosofia che si asteneva dallabbracciare un qualunque -ismo; diremmo, un avviamento allonesto mestiere del filosofo, in quanto ci fu forse la cosa pi estranea a Twardowski: allevare geni
[1936, p. 262]. Una attitudine che arriv quasi al sacrificio personale: La vita del professor Twardowski: la rinuncia ad una grande carriera scientifica nellambiente tedesco e il sacrificio delle sue forze
nellinsegnare agli insegnanti in Polonia. Il successivo passo del sacrificio: la rinuncia a dilettarsi con
le finezze dei problemi speculativi per darsi in cambio al prosaico lavoro di base nella societ e nello
stesso tempo in favore degli incolti, degli snaturati e degli indisciplinati. In conclusione: lassunzione
direttamente su di s del compito di fare ordine in quellammasso di uomini senza alcuna tradizione
di corretto lavoro comune di scrivere personalmente le istruzioni per gli studenti di indicare quando bisogna presentarsi agli sportelli per dichiarare qualcosa, affinch lapparato universitario proceda
efficientemente, affinch listituzione fosse diretta con un energico ordine [ib., p. 263]. Una attivit
simile a quella che avevano nel medioevo le facultates artium nel preparare gli affiliati allo studio di
altre specialit mediante la tecnica del lavoro intellettuale; ma a diferenza di queste, Twardowski si
astenne dal fornire agli studenti una qualunque visione filosofica del mondo: egli n divulgo il materialismo, n lo spiritualismo, n il determinismo, n lindeterminismo, n qualsivoglia metafisica.
Consegn nelle mani degli studenti gli strumenti concettuali e metodici, affinch ciascuno costruisse
da s la propria dimora [1959, p. 29]. Un quadro, quello di Kotarbin;ski che ci far capire anche i
motivi del suo disagio nei confronti di un tal modo di intendere la filosofia. Non a caso, egli fu uno dei
pochi a dare alla propria filosofia, come vedremo, una curvatura massimalista assente negli altri
esponenti della scuola.
11
Ruch filozoficzny ancora oggi continua le sue pubblicazioni, conservando in gran parte le carat-

24

Ma il seme pi fecondo che Twardowski deposit fu rappresentato dai numerosi allievi, alcuni dei quali raggiunsero fama mondiale. Tra i primi e pi anziani
innanzi tutto da menzionare Jan Leopold ukasiewicz, e poi Tadeusz Kotarbiski,
Stanisaw Leniewski, Tadeusz Czeowski, Kazimierz Ajdukiewicz, Wadysaw
Tatarkiewicz e molti altri che sarebbe troppo lungo menzionare. In pratica, tutti i
quadri filosofici della futura Polonia sono stati direttamente, in quanto allievi, o
indirettamente, perch allievi degli allievi, connessi con la figura intellettuale di
Twardowski. Inoltre, proprio la scuola di Leopoli-Varsavia sar la corrente filosofica per eccellenza della Polonia contemporanea con la quale ogni altro indirizzo
filosofico, da quello fenomenologico, rappresentato da Roman Ingarden, a quello
cattolico (cui si aggiunse, nel secondo dopoguerra, quello marxista) dovr fare i
conti.12
Twardowski accoglie nelle linee fondamentali, allinizio della sua attivit, le
tesi di psicologia descrittiva di Brentano, in particolare la distinzione da questi
fatta tra atto psichico e suo oggetto. 13 Ben presto per aggiunge lulteriore distinzione, da Brentano non chiaramente individuata, tra a) loggetto in quanto contenuto della rappresentazione, ad essa immanente e b) loggetto sul quale per
cos dire si dirige il nostro rappresentare [Twardowski, 1894, p. 58]. Ci permette a Twardowski di distinguere limmagine psichica in noi, pi o meno approssi mata alloggetto, che costituisce loggetto immanente o intenzionale dei fenomeni
psichici (loggetto1), dalloggetto che sussiste in s, che non coincide con la sua
immagine psichica della nostra esperienza interna (loggetto 2). Si ha cos una triplice distinzione tra atto, contenuto (oggetto1) ed oggetto della rappresentazione
(oggetto2) e Twardowski precisa i reciproci rapporti afermando che il contenuto
rappresentato nella rappresentazione, mentre invece loggetto2 rappresentato
per mezzo del contenuto della rappresentazione. Per fare unanalogia con il quadro di un paesaggio, possibile comparare latto della rappresentazione con il
dipingere, il contenuto con il quadro [il paesaggio dipinto, oggetto 1] e loggetto
con il soggetto fissato sulla tela [il paesaggio vero e proprio, oggetto 2] [ib., p. 71].
Dalle ulteriori analisi che Twardowski efettua, in particolare a proposito delle
cosiddette rappresentazioni senza oggetto, emerge come egli tenga a distinguere
loggetto2 sia dalloggetto1 (il contenuto delle nostre rappresentazioni, limmagine
psichica), sia dalloggetto reale in senso proprio. Sicch di un oggetto2 possiamo
avere diverse immagini psichiche, con le quali esso non pu n deve identificarsi.
Si pu pertanto afermare che loggetto2, per come inteso da Twardowski, assomiglia a qualcosa come il contenuto ideale della rappresentazione: il caso, ad
esempio, del cerchio in senso strettamente geometrico, che non esiste in nesteristiche originali impressegli dal suo fondatore, come organo trimestrale della Societ filosofica polacca, a cura dellUniversit di Toru.
12
Praticamente tutti nel mondo filosofico polacco ne subirono lincantesimo. Nel determinare
latmosfera intellettuale del paese, questa scuola non ebbe rivali. La sua infuenza su tutte le rimanenti
filosofie per quanto riguarda la necessit del rigore nellargomentazione filosofica non fu mai messo in
questione; il suo significato per le altre discipline umanistiche in termini di fornire categorie utilizza bili fu ripetutamente ammesso; il suo successo nella riabilitazione della filosofia come una indagine
rispetabile agli occhi dei profani fu impressionante [Skolimowski 1967, p. 55].
13
Per una pi analitica discussione delle posizioni di Twardowski vedi il mio [1990a].

25

sun luogo e lo si pu rappresentare nei modi pi disparati, pur riferendosi tutte le


diferenti rappresentazioni sempre alla medesima cosa, che ne loggetto 2 [cf. ib.,
p. 85].Quanto finora detto importante sotto diversi aspetti.
1) Rende esplicito che Twardowski ben distingueva tra immagine psichica di
un oggetto ed oggetto cui questa immagine si riferisce (cio ben chiaro che og getto1oggetto2): questa distinzione segna gi il distacco da ogni concezione di
tipo empirista classico, nel quale loggetto una combinazione variamente ottenuta dalle impressioni soggettive, qualcosa che ne rappresenta una sorta di sintesi, ricordo illanguidito o traccia mnemonica. In Twardowski, invece, la suddetta
relazione funzionale suriettiva rende esplicito il fatto che loggetto 2 appartiene ad
un dominio diferente da quello cui appartiene loggetto 1 e pu essere il valore
unico (limmagine in senso insiemistico) di pi oggetti 1. questa la base che render in seguito possibile a Twardowski rendere indipendente loggetto della psicologia da quello dellepistemologia col fare delloggetto 1 (quello che verr poi
chiamato fatto psichico) il campo di indagine della psicologia descrittiva ed attribuendo loggetto2 allepistemologia che lo indaga dal punto di vista della verit
[cf. Twardowski 1912]. Insomma, labbandono dello psicologismo ed il tentativo di
depsicologizzare lepistemologia, nel quale s voluto vedere loriginalit di Twardowski nel contesto della filosofia europea [cf. Paczkowska-agowska 1980, p. 13],
non sarebbero stati possibili se non sulla base della netta distinzione da lui operata, gi nel 1894, tra oggetto 1 ed oggetto2 con lattribuzione di una netta autonomia
al secondo rispetto al primo.
2) Loggetto2 indica tutto ci che pu essere rappresentato (che pu, cio, essere oggetto1 degli atti psichici), sia esso reale o no, esistente o meno: agli oggetti appartengono tutte le categorie di ci che rappresentabile [Twardowski
1894, p. 89]. Quindi con esso si intendono gli oggetti della fantasia, gli enti matematici, quelli contraddittori (quadrato rotondo), quelli empiricamente inesistenti (montagne doro), come anche quelli esistenti e reali (Socrate, ecc.)
(cf. ib., p. 92). Gli oggetti sono quindi qualcosa di diverso dai fatti o dalle cose, in
quanto questi ultimi sono solo una categoria di oggetti. Come in seguito dir, il
termine oggetto (obiectum, Gegenstand) inteso nel senso pi ampio, comprendente persone e cose, fenomeni, stati, eventi, le loro propriet o relazioni tra loro
vigenti, in una parola tutto ci che possiamo in qualche modo raffigurarci (wyobrazi) o pensare (pomyle) [Twardowski 1898, p. 114 n.]. In tal modo Twardowski per primo sottolinea il fatto che il problema delloggetto pu essere afrontato
ed analizzato indipendentemente dal problema dellesistenza e ci pone le basi
per lavvio di quellontologia formale che, per Ingarden [1938], costituisce laspet to pi interessante del pensiero di Twardowski, anticipando molte delle concezioni di Meinong e per un certo aspetto anche le rifessioni di Husserl sul tutto e
le parti, oltre ad infuenzare direttamente sia le prime opere di ukasiewicz come
anche lontologia di Leniewski ed il reismo di Kotarbiski [cf. Buczyska-Garewicz 1980, p. 156; Woleski 1989b, pp. 238-9].
3) Il concetto tuttavia identificato con la rappresentazione (esso il rappresentato1). Gi nella dissertazione su Cartesio Twardowski aveva afermato liden26

tit tra rappresentazione chiara e distinta e concetto: La rappresentazione chiara


e distinta non cos nientaltro di ci che la logica, oggi, chiama concetto
[1892, p. 45]. E nellopera del 1894 riaferma la concezione che il concetto corrisponde al contenuto di una rappresentazione, per come si evince dallesempio
delle rappresentazioni interscambiabili: le espressioni diverse la citt situata sul
luogo della romana Juvavum e il luogo di nascita di Mozart, pur significando
cose diverse nondimeno designano la medesima cosa (dove evidente lanalogia
con la distinzione operata nel 1892 da Frege tra senso e denotazione). Ebbene, il
significato di un nome coincide col contenuto della rappresentazione da esso designata (loggetto1) e ci che designato dal nome loggetto della rappresentazione (loggetto2). In tal modo le rappresentazioni interscambiabili sono rappresentazioni nelle quali rappresentato un contenuto diferente, ma per mezzo del le quali rappresentato lo stesso oggetto [1894, p. 85]. Considerato che il concetto esprime il significato, allora evidente che il concetto si riferisce al contenuto della rappresentazione, cio alloggetto 1. Proprio in ci sta lo psicologismo
del primo Twardowski [cf. Dmbska 1978, p. 120]: lidentificazione tra concetto e
rappresentazione, infatti, fa dipendere il primo dalla variabilit della seconda e
quindi fa s che ogni conoscenza abbia il proprio fondamento nei singoli atti psi chici oggetto della psicologia descrittiva, impedendo una scienza oggettiva della
realt. Daltra parte, laver riconosciuto autonomia alloggetto della rappresentazione (loggetto2), precostituisce il terreno per depsicologizzare la scienza e
quindi pervenire ad una epistemologia e ad una teoria della scienza su basi antiempiriste. Nella misura in cui Twardowski identifica il concetto con loggetto 1 rimane sul terreno del classico empirismo anglosassone e allinterno della prospettiva psicologistica; nella misura in cui rende autonomo loggetto 2 dai fatti psichici,
si distanzia da questo, abbandona lo psicologismo e (tramite la nozione di intenzionalit) apre la strada ad un nuovo modo di concepire lattivit scientifica nella
quale la creativit del soggetto trova ampio riconoscimento. Nella tensione tra
queste due opposte esigenze si rinchiude lattivit del primo Twardowski. Da
questa si potr fuoriuscire solo quando si comincer a distinguere tra attivit con cettualizzante ed attivit raffigurante: quanto Twardowski fa appunto nella sua
opera del 1898 Wyobraenia i Pojcia.
In essa Twardowski distingue, infatti, nellambito delle rappresentazioni, lattivit del raffigurare da quella del concettualizzare. Ma cos esattamente una
raffigurazione? Con tale termine Twardowski [1898, p. 119] intende, conformemente alla terminologia polacca infuenzata a tal riguardo da quella tedesca, le
raffigurazioni concrete, basantesi sullosservazione diretta, visiva. Il termine polacco wyobraenie corrisponde, pertanto a quello tedesco Anschauliche (konkrete) Vorstellungen, al latino imago ed allinglese image od anche idea (nel significato di Hume), mentre il termine polacco pojc corrisponde a Begrife, conceptus e
concepts. Sicch loggetto2 ora bipartito in un oggetto raffigurabile ed in uno
pensabile concettualmente. Ma ancora pi importante il fatto che Twardowski
ritenga errata la concezione che vuole definire le raffigurazioni come rielaborazioni (odtworenie) di impressioni (wraen), cos come aveva fatto Hume nel con27

cepire le impressioni (impressions) sia interne che esterne come il fenomeno


psichico primitivo dal quale si sarebbero originate le idee (ideas = wyobraenia)
che costituirebbero le loro copie illanguidite: tutte le definizioni che determinano le raffigurazioni come rielaborazioni, rigenerazioni o rimemorazioni di impressioni sono errate in quando si basano su di un modo totalmente scorretto di
concepire il rapporto tra raffigurazioni ed impressioni [ib., p. 122]. evidente la
critica esplicita alla dottrina di Hume, che vuole ridurre le idee, e quindi i concetti, ad una rielaborazione delle impressioni: essa segna gi un evidente distacco
dallo psicologismo di tipo empirista in favore della direzione gi ambiguamente
intrapresa nellopera del 1894, valorizzante lautonomia delloggetto e la sua irriducibilit ad una pura combinatoria di vissuti psichici.
Infatti Twardowski, dopo aver rifiutato la soluzione humiana, perviene alla
conclusione che le raffigurazioni costituiscono una sorta di sintesi non associazionistica delle impressioni:
Quando percepiamo un qualsiasi oggetto, riceviamo una somma di impressioni [] Ma
queste impressioni non esistono sconnessamente luna accanto allaltra; non costituiscono una somma in senso aritmetico, ma sono legate in una totalit, ovvero, come dicono
gli psicologi inglesi, sono sottoposte ad una integrazione [integration]. [Ib., p. 125]

Cos, ad esempio, nel percepire unarancia non distinguiamo il momento in


cui ci sono date le singole impressioni da quello nelle quali queste si confondono
per formare una totalit unitaria. Analogamente aferriamo una melodia solo
quando le impressioni dei singoli suoni sono unificati in un tutto e quindi cessa no di essere una serie di impressioni tra loro sconnesse; cio solo allorch il nostro intelletto le unifica in una totalit. Conclude pertanto Twardowski che le
raffigurazioni (o idee) stanno alle impressioni come la totalit sta alle parti [cf.
ib., p. 126].
Tale sintesi, tuttavia, ha uno statuto poco chiaro e la sua natura, sostiene
Twardowski, non stata ancora chiarita dalla psicologia. Verosimilmente essa appartiene a quei fenomeni psichici che sfuggono ad ogni analisi, ad ogni descrizione; sicch possibile chiarirne la natura solo con degli esempi. Essa , pertanto
un fenomeno psichico primitivo che d origine a diversi tipi di raffigurazioni: le
raffigurazioni percettive (Wahrnehmungs-Vorstellungen, sense-images, presentations), le raffigurazioni rimemorative (Erinnerungs-Vorstellung, memory-image,
representation) ed infine le raffigurazioni produttive, nelle quali la sintesi [delle
impressioni] si presenta come qualcosa di nuovo, come un involontario od arbitrario prodotto della fantasia [ib., p. 127]. Sia le raffigurazioni rimemorative che
quelle produttive hanno come loro fonte le raffigurazioni percettive, ma mentre
le prime consistono nel semplice ricordarsi, le seconde invece ne compiono una
vera e propria metamorfosi.
importante osservare che loriginariet di tale operazione sintetica del nostro intelletto fa s che le raffigurazioni (idee) delle quali siamo in possesso (sia no
esse idee di oggetti fisici o spirituali) si presentano immediatamente come una
totalit della quale solo a posteriori, tramite lanalisi psicologica, possibile distinguere le componenti. Loro caratteristica , pertanto, la concretezza che consi28

ste nellimpossibilit di distinguere i fattori che compongono le singole raffigurazioni: lanalisi volta a distinguere le loro parti sempre unoperazione a posteriori. Tale analisi appunto lastrazione, per cui possibile afermare che una
raffigurazione concreta fin tanto che non si applicata ad essa lastrazione [cf.
ib., p. 137]. Inoltre la presenza delle raffigurazioni produttive costituisce qualcosa
di nuovo rispetto alla tradizione empirista nella quale si negava del tutto la possibilit di avere idee che non fossero scomponibili nei loro elementi, riducibili ad
impressioni originarie ottenute tramite il senso esterno o quello interno.
Due elementi sono da rilevare qui: in primo luogo evidente come Twardowski sia in questo approccio alle raffigurazioni (idee) assai lontano dalla psicologia
associazionistica di derivazione empirista, per la quale esse sono il frutto di una
combinazione di impressioni in base alla loro somiglianza; in secondo luogo rilevante il ruolo che qui ha lastrazione: essa non lo strumento mediante il quale
si perviene dalle particolari impressioni alle idee generali o complesse (secondo la
modalit tipica di una lunga tradizione che afonda le sue origini in Aristotele e
che poi avr il suo luogo classico nelle teorie dellastrazione empiriste), ma, al
contrario, il mezzo per cui, data una totalit originaria creata autonomamente dal
nostro intelletto mediante un atto creativo non ulteriormente analizzabile, possibile distinguere in essa le parti che la compongono. Questimpostazione assai
simile a quella della psicologia della Gestalt; e questo parallelo non deve meravigliare se vero che le elaborazioni gestaltiche ebbero una certa infuenza nellambiente viennese nel quale Twardowski si form, in particolare su Brentano [cf.
Smith 1989a].
Altro carattere essenziale delle raffigurazioni (idee) la loro generalit, grazie
alla quale in ciascuna di esse alcuni caratteri sono raffigurati pi distintamente di
altri e quindi stanno in un certo qual modo in primo piano. La generalit non
da intendere come efetto di una generalizzazione per astrazione, n si deve identificare con lastrattezza (o carattere astratto), ma ha anchessa un significato originario e sta ad indicare solo il fatto che ogni raffigurazione d ad alcune caratteristiche delloggetto raffigurato maggior risalto, ad altre meno [Twardowski
1898, p. 139]. un uso analogo a quello fatto nella vita di ogni giorno, quando af fermiamo che conosciamo una certa cosa in generale, significando con ci che la
conosciamo solo per sommari tratti e non in tutte le sue particolarit.
Il rapporto tra le nostre raffigurazioni e una raffigurazione ideale, nella quale sarebbero
contenuti con pari risalto tutti i particolari di un oggetto raffigurato, analogo a quello
che esiste tra uno schizzo ed un quadro completato in tutti i suoi particolari. [Ibid.].

Tuttavia le capacit delle rappresentazioni sono limitate, in quanto non possibile rappresentarsi tutto come qualcosa di concreto e visibile: quando non sono
pi possibili le rappresentazioni ha allora luogo lattivit concettuale. Il concetto
si caratterizza, pertanto, per la mancanza di concretezza e visibilit, che sono ti piche di ogni raffigurazione: esso nasce dalla impossibilit della raffigurazione o,
altrimenti detto, una raffigurazione produttiva mancata o impossibile. Ma la
non raffigurabilit, la non visualizzabilit (nienaoczno) di un certo oggetto non
sta a significare limpossibilit della sua rappresentabilit. Cos, ad esempio, un
29

punto matematico od un cerchio quadrato non sono raffigurabili, ma tuttavia


sono rappresentabili concettualmente. Tali oggetti rappresentabili concettualmente non ci sono dati percettivamente, ma possibile rappresentarceli facendo
uso della raffigurazione di un oggetto ad essi simile: ad esempio, ci raffiguriamo
una macchia su un foglio bianco, che simboleggia approssimativamente un punto, ed attribuiamo a questo la mancanza di estensione. Ovviamente non possiamo
realisticamente esprimere il giudizio che tale macchia priva di estensione, in
quanto le cose in realt non stanno cos, ma possiamo per rappresentarci un giudizio come se le cose stessero cos. In questo caso assai importante la distinzione che Twardowski fa tra giudizio espressivo e giudizio rappresentativo.
Il giudizio espressivo [sd wydany, gefllte Urteil] un giudizio reale cos come una decisione presa una decisione reale. Il giudizio rappresentativo [sd przedstawiony, vorgestellte Urteil], invece, sia esso raffigurato o pensato, non afatto un giudizio, allo
stesso modo di come una decisione raffigurata o pensata non afatto una decisione,
ma semplicemente solo il pensiero di una decisione, la raffigurazione di una decisione.
Chi si rappresenta un qualche giudizio, in questo pensiero tale giudizio non esiste affatto ma contiene solo la rappresentazione del giudizio. Il giudizio espressivo sta a
quello rappresentattivo (raffigurato o pensato) allo stesso modo di come il cavallo reale
sta al cavallo disegnato o al disegno del cavallo: non pu afermare che possiede il cavallo chi possiede solo il disegno del cavallo. [Ib., pp. 150-1; cf. anche 1929, pp. 297-300]

Pertanto il rappresentarsi una macchia inestesa (cio lavere un giudizio rappresentativo avente tale contenuto) non la stessa cosa che esprimere il giudizio
che esiste una macchia inestesa. Nel primo caso non ci si impegna, per cos dire,
ontologicamente sulla realt di ci che si giudica, mentre nel secondo caso si assume un atteggiamento realistico. Ci ci fa capire la natura del concetto: in esso
si ha la congiunzione tra la raffigurazione di un oggetto simile, che costituisce
loggetto-sostegno (o oggetto-sostrato [podkadowo]), ed un giudizio rappresentativo (o rappresentazione di un giudizio) che attribuisce a tale oggetto caratteri che esso non possiede [cf. 1929, p. 153]. Tali caratteri non possiamo attribuirglieli in realt [w istocie], ma solo nel pensiero, cio non possiamo predicare ad
esso questi caratteri, ma possiamo soltanto rappresentarci che ad esso li predichiamo [ib., p. 152].14
Risulta a questo punto evidente come la teoria del concetto in Twardowski si
Tale concezione viene chiarita da Twardowski mediante lesempio del punto matematico: Analizzando il concetto di punto matematico possiamo notare che nel rappresentarcelo, ci raffiguriamo
innanzi tutto un qualche oggetto molto piccolo, come ad esempio un punto fatto a matita su un foglio
di carta. Tale raffigurazione il primo elemento del concetto. Accanto a questo troviamo ancora nel
pensiero la negazione di qualunque estensione. Tale negazione solo raffigurata, in quanto ben sappiamo che il punto sulla carta possieda una certa estensione. Accanto alla raffigurazione di un oggetto
simile a quello che dobbiamo rappresentarci, abbiamo il giudizio su questo oggetto. Questo giudizio
su tale oggetto non predica a questo alcun carattere, ma al contrario gliene nega uno. A formare il
concetto, dunque, possono contribuire altrettanto bene sia la raffigurazione di giudizi asserenti che
neganti; la definizione del giudizio non osa dunque pregiudicare la qualit dei giudizi raffigurativi in
esso contenuti [ib., p.154]. Woleski giustamente sottolinea [1989b, p. 237] come tale teoria dei concetti costituisca uno dei suoi pi originali risultati, anche se ancora non ha ricevuto sufficiente approfondimento dal punto di vista della psicologia e della logica contemporanee.
14

30

colleghi alla precedente distinzione fatta tra oggetto 1 e oggetto2, nel senso che ulteriormente garantisce lautonomia delloggetto dai singoli contenuti psichici e,
grazie alla distinzione fatta allinterno degli oggetti 2 tra raffigurazioni e concetti,
fa ulteriormente risaltare il ruolo creativo e produttivo del nostro pensiero nella
elaborazione dei concetti della scienza: tale definizione generale di concetto infatti ritenuta da Twardowski valida per ogni tipo di concetto, sia esso analitico,
sintetico o logico [cf. ib., pp. 154-5, 190]. Loggetto su cui verte ogni tipo di conoscenza pertanto qualcosa di totalmente diverso dal contenuto della nostra coscienza non solo in quanto oggetto 2, per come chiarito nella discussione sopra
fatta della dissertazione del 1894, ma anche perch esso , nel caso di un oggetto
raffigurabile, una totalit connessa a noi dataci attraverso un atto primitivo, e
non mediante la composizione di impressioni semplici, che solo in secondo momento possono essere da esso distinte; nel caso del concetto, esso costruito mediante una vera a propria attivit controfattuale, cio mediante un giudizio rappresentativo grazie al quale si attribuisce ad un oggetto raffigurato una o pi propriet da questo non possedute. Tale attribuzione una operazione del nostro intelletto non giustificata da alcuna raffigurazione, cos come le propriet attribuite
(ad es. la non-estensione) sono chiaramente controfattuali, non realistiche.
Quanto detto viene confermato dal fatto che in seguito Twardowski esplicitamente si richiama al finzionalismo di Vaihinger [1911], giudicando la teoria dellastrazione di questi congruente con la propria teoria dei concetti che, almeno in
alcuni casi, possono essere assimilati alle finzioni di Vaihinger [cf. Twardowski
1924, p. 292]. Tuttavia ci sembra chiaro da quanto finora detto che il ruolo fondamentale giocato nella concezione di Twardowski dal giudizio rappresentativo fa s
che non solo alcuni, ma tutti i concetti abbiano elementi di artificialit che li rendono del tutto analoghi a ci che Vaihinger intende sia col termine di finzione
che con quello di semifinzione: se la finzione di Vaihinger una consapevole deformazione della realt, allora il giudizio rappresentativo di Twardowski, che attribuisce alloggetto della raffigurazione-sostegno dei caratteri che essa in realt
non possiede anchessa una finzione [Paczkowska-agowska 1980, p. 188].
Come finzioni vere e proprie Vaihinger intende quelle particolari forme di rappresentazione, che non solo contraddicono la realt, ma sono in se stesse contraddittorie [Vaihinger 1911, p. 30]; a queste appartengono, ad esempio, i concetti
matematici, come appunto quello di punto, che abbiamo visto Twardowski ha
portato ad esempio di concetto e che Vaihinger definisce nello stesso modo: qualcosa cui viene attribuito non solo un carattere non esistente, ma addirittura contraddittorio [cf. ib., p. 62]. Sono invece semifinzioni quelle rappresentazioni che
contraddicono la realt data pur non essendo di per s contraddittorie [ib., p. 30]:
il caso degli esempi twardowskiani della montagna doro o della lavagna rossa
ecc.
V tuttavia una diferenza non lieve tra Vaihinger e Twardowski. Il primo ha
una posizione nominalistica e fenomenista in base alla quale il mondo delle nostre rappresentazioni non ha niente a che vedere con la realt e pertanto il pen siero, mediante la formazione dei concetti finzionali, non mira a raggiungere al31

cuna verit sul reale ma forgia solo strumenti che ci permettono una condotta efficace nel mondo [cf. ib., p. 73]. I concetti sono, allora, meri espedienti delluomo, un male necessario [ib., p. 75] e ci si deve guardare dallattribuire ad
essi realt, in quanto di reale c soltanto il sentito, che ci si presenta nella sen sazione, sia che esso sia di natura interna o esterna [ib., p. 110]. La conoscenza,
per il neokantiano Vaihinger, puramente fenomenica e non riesce a varcare il
mondo delle rappresentazioni, irrimediabilmente soggettivo, sicch ci
che si chiama abitualmente verit, solo lerrore pi conveniente, cio quel parti colare
tipo di rappresentazione, che procede, nel modo pi rapido elegante e sicuro e con il
minor numero possibile di elementi irrazionali, facilitando al pi alto grado la condotta ed il calcolo [ib., p. 113].

Vaihinger , sotto questo riguardo, assai pi vicino alle posizioni di Mach, che
vede nel concetto scientifico solo uno strumento di economia del pensiero, che a
quelle di Twardowski, fortemente infuenzato dalla concezione aristotelica della
verit come corrispondenza e quindi orientato in senso realistico e concet tualista.
Alla base di questa diferenza sta la mancata distinzione di Vaihinger tra oggetto 1
ed oggetto2 e quindi lassenza del concetto di intenzionalit.
Diversamente stanno le cose in Twardowski. La chiara distinzione tra contenuto
psichico e oggetto intenzionale, con la conseguente autonomia di questultimo, ha
fatto s che nella sua teoria del concetto potessero stare insieme sia la sua natura
creativa e finzionale come anche il suo carattere realistico, cio il suo riferimento
conoscitivo ad una realt indipendente; onde la sua critica al soggettivismo ed al relativismo e la tesi che non esistono verit relative [cf. Twardowski 1927].
Bench Twardowski non abbia sviluppato queste sue concezioni in modo da
fornire una organica teoria della scienza, tuttavia esse sono importanti in quanto
ci fanno meglio capire alcune delle caratteristiche del successivo sviluppo della
scuola di Leopoli-Varsavia. In particolare ci permettono di meglio illuminare sia
una sua persistente vena antiempiristica e concettualistica come anche il ruolo
che stato attribuito ai fattori creativi ed idealizzazionali nella scienza, come
emerger con chiarezza dalla considerazione dellopera di ukasiewicz e Czeowski.
Ma, al di l degli importanti sviluppi che abbiamo sinora descritto, Twardowski non port ulteriormente avanti il programma di psicologia descrittiva del
maestro Brentano e la sua attivit consistette, a tal proposito, nellinnestare in
terreno polacco le concezioni del maestro austriaco [cf. uszczewska-Rohmanowa 1967, pp. 154-55; Albertazzi 1990]. Tuttavia linsistenza sulla relazione con loggetto ha allontanato sempre pi Twardowski dallo psicologismo di Brentano
per il quale la psicologia rappresentava un efficace antitodo contro il dogmatismo
e la metafisica, essendo essa il punto di partenza ed il fondamento di ogni scienza
filosofica. Cos, ad iniziare dal 1902, sia per linfuenza della lettura delle Ricerche
Logiche di Husserl15 come anche per la critica dello psicologismo intrapresa da
15
Questa notizia contenuta nellautobiografia scientifica preparata da Twardowski su invito delleditore Felix Meiner di Lipsia, non pubblicata e il cui testo and poi perduto. Ci informa di ci Ingarden [1938].

32

ukasiewicz, Twardowski abbandona del tutto il punto di vista psicologista, per


arrivare a criticare prima la confusione tra il processo del pensiero e ci che viene
pensato, tra lattivit concettuale e i suoi prodotti [cf. Twardowski 1911], e quindi a
sostenere [Twardowski 1913] che la psicologia solo una scienza ausiliare sia delle
scienze umane sia di quelle naturali, le quali ultime sono fondate indipendentemente da essa [cf. Zamecki 1977, p. 41; Paczkowska-agowska 1980, pp. 55-74].
Cos, se la psicologia descrittiva di Brentano ha costituito il punto di partenza
della scuola di Leopoli-Varsavia, questa tuttavia ha poi intrapreso una strada che
la portava sempre pi in direzione della logica e della teoria della co noscenza. Ci
risulta chiaro dallanalisi di altri due temi su cui Twardowski ha sempre insistito:
la richiesta di uno stile filosofico chiaro e non ambiguo e la critica al modo in cui
veniva trattata la problematica metafisica.
Per quanto riguarda il primo punto, Twardowski nel suo importante saggio
O jasnym i niejasnym stylu filosoficznym [Sullo stile filosofico chiaro e non
chiaro] (1919) aferma decisamente:
Sarei propenso a ritenere che la mancanza di chiarezza nello stile di alcuni filosofi non
il portato ineluttabile di quanto proprio delloggetto delle loro argomentazioni, ma
ha la sua fonte nella vaghezza e mancanza di chiarezza del loro modo di pensare. Le
cose potrebbero dunque stare cos: la chiarezza del pensiero e dello stile procedono
mano nella mano e quindi chi chiaramente pensa chiaramente anche scrive, mentre
degli autori che non scrivono chiaramente bisognerebbe dire che altrettanto non chiaramente pensano. [Twardowski 1965, p. 346]

Questa richiesta avanzata da Twardowski, 16 e poi rimasta comune a tutti i filosofi della scuola di Leopoli-Varsavia [cf. Gorzka 1990, p. 251], porta con s la necessit di precisare i caratteri sintattici, semantici e pragmatici che il linguaggio
deve possedere per essere intellegibile ai suoi fruitori. Ci spiega il grande interesse dimostrato da Twardowski per tali ricerche e la sua costante attivit nellanalisi semantica delle espressioni usate dai diversi filosofi. Appun to per ci si visto in Twardowski uno dei pionieri della semiotica in Polonia, il cui insegnamento sar messo a frutto dai discepoli. 17
Per quanto riguarda il problema della metafisica importante notare che
Twardowski, a diferenza di Brentano che crede nella possibilit di una metafisica
razionale, intesa come scienza su Dio e lanima, non cess di essere diffidente nei
confronti dei sistemi che volevano dire lultima parola sulla realt, da lui accusati
16
Con essa polemizz Ingarden [1919], in quanto interpret la propriet della chiarezza come
qualcosa di assoluto, indipendente dalle circostanze ed in particolare dalle competenze del lettore che
legge lopera filosofica, per cui a suo avviso pu capitare che si giudicano incomprensibili opere filosofiche semplicemente perch non sono state comprese. Dallo scambio epistolare documentato da Jadc zak [1989a] si evince che nello scrivere il suo articolo Twardowski probilmente si riferiva, tra i filosofi
polacchi, proprio ad Ingarden. La polemica viene composta quando questultimo, in una lettera al
maestro, riconosce che in efetti Twardowski aveva sempre sottinteso tale relativizzazione della chiarezza alle capacit del lettore.
17
Unanalisi accurata e sistematica di tutti gli aspetti della semiotica di Twardowski con rassegna
delle critiche rivoltele, delle sue difficolt e delle perplessit da essa scaturenti quella fatta con pazienza certosina da Jadacki [1989]. In generale sulle concezioni semiotiche della scuola di Leopoli-Var savia cf. sempre Jadacki [1987].

33

di dogmatismo (come il marxismo, il positivismo e certi tipi di kantismo). Nondimeno non era portato ad atteggiamenti liquidazionistici; riteneva piuttosto che vi
fosse la possibilit di risolvere scientificamente i problemi metafisici. Ognuno , a
suo avviso, libero di elaborare la propria concezione filosofica sulla realt e sulla
vita, purch questa sia priva di contraddizioni interne, conforme alla scienza e
chiara. Ma non bisogna dimenticare che essa non contiene conoscenze oggettive
ma piuttosto espressione di desideri e di convinzioni personali [cf. Twardowski
1929, p. 381]. tuttavia la scienza completamente libera da tali concezioni? Twardowski convinto che esistano settori i quali, pur non essendo definibili come
metafisici, tuttavia sono dal punto di vista della metodologia scientifica ad uno
stadio prescientifico: il caso, ad esempio, della medicina popolare che, pur mancando di una adeguata base di controllo scientifico, tuttavia contiene tutta una
serie di conoscenze efficaci che possono costituire la base per lo sviluppo della
medicina scientifica. Ci significa che le concezioni metafisiche non sono semplicemente non-scientifiche, ma hanno spesso natura prescientifica, nel senso che
possono contenere delle verit la cui scientificit pu esser esplicitata solo dallessere incorporate in qualche particolare disciplina scientifica. Da questo punto di
vista v un continuo interscambio tra concezioni di tipo metafisico e scienze speciali, nel senso che le scienze speciali attingono certe idee, concetti e tesi dai sistemi metafisici e i sistemi metafisici a loro volta ricevono di ritorno da quelle
scienze idee concetti e tesi in stato non scientifico [ib., p. 383]. Tale interscambio
da un lato porta ad una sempre maggiore scientificizzazione delle concezioni filosofiche sul mondo e sulla vita, dallaltro indica come la scienza sia di per s incompiuta non solo perch si fanno sempre nuove scoperte, ma anche perch possono essere sconvolte le sue stesse fondamenta (come ad esempio accade in fisica). E se ogni scienza soggetta a sviluppo, allora a maggior ragione nessuno pu
sostenere che la nostra concezione scientifica del mondo possiede gi una sua
conclusivit [cf. ib., pp. 383-4].18
Questatteggiamento di Twardowski nei confronti della scienza e della metafisica fu ereditato dagli allievi, che ne svilupparono il programma di filosofia scientifica intesa come scienza della scienza, dandogli pertanto una caratteristica
curvatura minimalista: oggetto precipuo dinteresse non saranno tanto i grandi
problemi metafisici, quanto piuttosto le particolari sfere dellattivit umana, tra le
quali ha ovviamente un posto di rilievo la scienza. Tuttavia, essi non sempre esaminarono la scienza tale e quale essa era, nella concretezza del suo divenire storiIl tono generale delle osservazioni di Twardowski indica che, nel criti care le concezioni filosofiche del mondo e della vita in quanto ancora rimaste allo stadio non scientifico o prescientifico della
conoscenza umana, nondimeno egli intravvede la possibilit della loro scientificizzazione. Tale scientificizzazione delle concezioni filosofiche sul mondo e la vita per il fondatore della scuola di LeopoliVarsavia un processo senza fine, nel quale la scienza e la filosofia coesistono in rapporti di partnership, attingendo vicendevolmente luna allaltra. Una particolare attenzione deve essere riservata, pertanto, a quelle concezioni filosofiche della vita e del mondo che possono essere soggette a correzione
ed essere avvicinate alla scienza. In generale, possibile affermare che Twardowski tendeva a rendere
alcuni campi filosofici quanto pi simili alla scienza, e quindi in rapporto a ci bisogna riconoscergli
di essere stato nella sostanza il fondatore in Polonia del programma della filosofia scientifica [Zamec ki 1977, p. 50].
18

34

co e delle tecniche di indagine efettivamente utilizzate, ma piuttosto ne costruirono una rappresentazione astratta, una sua idealizzazione, per non dire finzione.
Da ci derivano le numerose rifessioni essenzialiste nelle opere di Twardowski e
della maggior parte dei suoi successori [cf. Zamecki 1977, p. 50].
Ed infatti, unaltra importante caratteristica delle concezioni filosofiche di
Twardowski fu la sensibilit ereditata dal maestro Brentano per alcuni temi della
filosofia aristotelica e della scolastica medievale. Ci si rifette in particolare nellatteggiamento realistico, oggettivistico e favorevole alla teoria della verit come
corrispondenza. Proprio la concezione realistica della verit rappresenta uno degli elementi che caratterizzer, in modo preponderante, la tradizione analitica
polacca e sar un importante punto di contatto con lepistemologia marxista. In
particolare in [1900] Twardowski polemizza con quei filosofi che volevano distinguere in maniera radicale i giudizi assolutamente veri da quelli solo relativamente
veri. Tale distinzione, a suo avviso, pu scaturire solo dalla mancata comprensione della diferenza esistente tra i modi di dire e i veri e propri giudizi scientifici:
In ogni caso, perci, la distinzione tra verit relativa e verit non relativa ha ragione
dessere solo nellambito degli asserti, cui si pu attribuire il carattere di verit solo in
senso metaforico ed indiretto; quando si tratta, invece, del giudizio in quanto tale non
possibile parlare di verit relativa o non relativa, giacch ogni giudizio o vero, e
dunque sempre ed ovunque vero, oppure non vero, e perci non lo mai e in nessun luogo. La dottrina dellesistenza di verit relative pu reggersi soltanto grazie alla
non distinzione tra giudizi ed asserti e perde ogni fondamento allorquando la diferenza tra giudizi ed asserti esattamente e coerentemente osservata. [Twardowski 1900,
pp. 335-36]

Concludendo, possiamo dire che la scuola di Leopoli-Varsavia eredit da


Twardowski, e in via indiretta anche da Brentano, il realismo ontologico, loggettivismo e la teoria della verit come corrispondenza intesa in senso assoluto [cf.
Skolimowski 1967, p. 42]. Inoltre riprese la valutazione positiva della filosofia qua le scienza della scienza, e quindi il tentativo non tanto di dissolvere i problemi metafisici sulla base dellanalisi logica del linguaggio (come sar caratteristico
della tendenza sintattica rappresentata nel circolo di Vienna da Carnap), quanto
di risolverli ispirandosi a criteri di scientificit e cercando di utilizzare a questo
scopo gli strumenti logici. Da questultimo punto di vista, i successori di Twardowski accentueranno il punto di vista minimalistico, impegnandosi in sottili analisi logico-semantiche dei concetti filosofici e scientifici, utilizzando le tecniche
della logica formale e matematica contemporanea, ma rinunziando alla costruzione o discussione dei grandi sistemi metafisici o dei grandi problemi ontologici.
In ci consistette appunto il carattere analitico ed antisintetico della scuola di
Leopoli-Varsavia. Infine, ma pi importante, la consapevolezza di Twardowski del
carattere finzionale dei concetti anche se non sviluppata in una articolata teoria
della scienza e della natura creativa del pensiero concettualizzante, unita alla critica allassociazionismo di derivazione empirista, saranno elementi caratteristici di
diversi esponenti della scuola di Leopoli-Varsavia ed ha singolari analogie con la
scienza come idealizzazione in seguito sviluppata dai metodologi di Pozna.
35

1.3 Creativit e scienza in Jan ukasiewicz


stato osservato che la teoria generale degli oggetti sostenuta da Twardowski,
bench non nuova tra i matematici ed i filosofi, non ha incontrato molto favore
nella filosofia recente. Ci, in primo luogo, a causa
dellegemonia dellempirismo e del positivismo e della assai difusa assunzione che la
scienza vera e propria non ha nulla a che fare con gli oggetti generali a dispetto di ci
che si constata quando si esamina il linguaggio usato in quasi tutte le forme di testo
scientifico. Essa ha inoltre soferto della mancanza di chiarezza da parte dei loro proponenti originari e dellinnegabile successo del trattamento fregeano della generalit
mediante lo strumento della quantificazione, strumento che fa a meno completamente
della necessit di oggetti generali e di nomi generali. [Smith 1989b, pp. 331-2]

Se questo vero per la teoria generale degli oggetti, tuttavia indubbio che
lapproccio twardowskiano ha avuto una sua continuazione diretta, anche sulla
base di altre considerazioni e motivazioni, nella concezione di ukasiewicz sul carattere creativo della scienza e sul rapporto tra logica ed esperienza. Rimane vero,
per, che la suaccennata egemonia dellempirismo ha fatto s che anche allinterno della scuola di Leopoli-Varsavia tali motivi non fossero organicamente sviluppati ed anzi si sia assistito, con la rifessione di Ajdukiewicz nel secondo dopoguerra, ad un progressivo avvicinamento alle concezioni empiriste sostenute nellambito dellepistemologia occidentale.
Tuttavia evidente che in ukasiewicz sono presenti tutta una serie di indicazioni che vanno in direzione del tutto diversa da quella dellempirismo logico di
origine viennese e che prefigurano senza dubbio alcune delle posizioni sviluppatesi successivamente allesaurirsi della spinta propulsiva di questo trend, ad iniziare dalla critica interna fatta dal suo principale avversario, K. Popper.
Se prescindiamo da Wadysaw Witwicki (1878-1948), che svolse la sua attivit
prevalentemente in campo psicologico e della teoria dellarte e che pertanto fuoriesce dallambito del nostro interesse, 19 ukasiewicz (1878-1956) stato lallievo
pi anziano di Twardowski. Dopo aver studiato legge alluniversit di Leopoli, i
suoi interessi si spostarono verso la filosofia sotto linfuenza delle lezioni di
Twardowski, col quale consegu il dottorato nel 1902. Dopo aver trascorso alcuni
anni a Berlino e Lovanio, ritorn nel 1906 a Leopoli col titolo di docente e quindi
di professore di logica e filosofia. Qui egli partecip attivamente alla realizzazione
del progetto scientifico-didattico di Twardowski e nel corso di questa attivit fu
alla guida del primo corso di lezioni tenuto in Polonia sulla logica matematica,
negli anni 1907-1908. Nel 1915 ukasiewicz si trasfer a Varsavia dove, abbiamo visto, occup una delle due cattedre di filosofia nella rinata universit e dove rimarr fino alla fine dellultima guerra mondiale, per emigrare poi, nel 1946, a Dublino, non riuscendo ad accettare il nuovo sistema politico instauratosi nel suo pae19
Sullopera di Witwicki e la sua importanza per la nascita della psicologia scientifica in Polonia
vedi Rzepa & Stachowski [1990].

36

se in seguito alla occupazione sovietica.


Jan ukasiewicz deve la sua fama allattivit nel campo della logica,20 sia in
quanto fondatore del primo calcolo logico non classico, la cosiddetta logica trivalente o polivalente, sia come storico della logica [cf. Kotarbiski 1958b], particolarmente in riferimento alla rivalutazione del pensiero logico aristotelico e stoico
alla luce della logica contemporanea [cf. ukasiewicz, 1910a, 1951]. Assai poca attenzione stata invece prestata, specie nella cultura occidentale, alla sua filosofia
ed in particolare alloriginale concezione di scienza da lui elaborata prima che i
suoi interessi si concentrassero prevalentemente sulla tematica logica. Solo recentemente, nella cultura filosofica polacca, si richiamata lattenzione sulla modernit delle sue concezioni epistemologiche, per molti aspetti assai simili al falsificazionismo popperiano [cf. Woleski 1988].
Daltra parte, sono pochi gli scritti di ukasiewicz che hanno carattere pi
propriamente filosofico ed epistemologico, essendosi egli, da un certo momento
della sua vita, maggiormente interessato a temi logici. Si pu, infatti, dividere lattivit di ukasiewicz in tre periodi, delimitati dalle due guerre mondiali. Prima
della Grande guerra, durante la permanenza a Leopoli e quindi ancora sotto
linfuenza dellinsegnamento del maestro Twardowski, ebbe interessi vari di filosofia, storia della filosofia, logica e storia della logica. A questo periodo risalgono
importanti articoli sul concetto di scienza [1906, 1912, 1915] nonch il gi citato lavoro sul principio di non-contraddizione in Aristotele, dal prevalente carattere filosofico. Dopo il suo trasferimento a Varsavia e nel periodo fra le due guerre il
suo interesse venne a concentrarsi nel campo della logica, divenendo uno degli
specialisti pi noti ed acuti in campo mondiale: questo il periodo in cui si viene
a costituire quellarticolazione della scuola di Leopoli-Varsavia che prende una
curvatura pi logico-matematica e che spesso viene contrapposta allimpostazione pi filosofica dellambiente di Leopoli. 21 Tuttavia non mancano alcuni interessanti interventi che ci permettono di precisare il modo particolare in cui ukasiewicz si atteggiava di fronte ai problemi filosofici e quale fosse la via che indicava per afrontarli con metodo scientifico.22 Infine, dopo la seconda guerra mondiale i suoi interessi si estesero alla storia della logica con importanti lavori su
Aristotele e la logica stoica, che aprirono un nuovo orizzonte nello studio della
logica antica.
Ovviamente esistono diferenze di accenti, specie nel modo di considerare il
metodo della filosofia, tra il primo periodo e gli altri successivi [cf. Trzsicki
Fuoriesce dai nostri scopi unanalisi dellopera logica di ukasiewicz, cui accenneremo in seguito solo in relazione al problema del determinismo ed alla concezione generale della scienza. Si rinvia
pertanto alla vasta letteratura specialistica, ormai disponibile anche in lingua inglese, ed in particolare
a Borkowski, Supecki [1958], Wjcicki [1977], Simons [1989]. Altre indicazioni verranno fornite successivamente.
21
Sulla questione se sia opportuno distinguere una scuola di Leopoli da una scuola di Varsavia ritorneremo nel 1.7.
22
Cf. ukasiewicz [1922; 1936; 1937]. Tutti questi saggi possono essere trovati in ukasiewicz [1961].
Si veda anche la trad. ingl. [1970], della quale ci serviremo, ove possibile, in quanto maggiormente accessibile al lettore occidentale, fatta esclusione per Analiza... che esiste solo nella edizione polacca,
dalla quale attingeremo, e per altri articoli che via via indicheremo.
20

37

1990]. In particolare nella prima fase della sua rifessione egli ancora legato ad
unimpostazione filosofica che gli viene da Brentano, da Twardowski e da Meinong, ai cui seminari egli prese parte a Graz tra il 1908 e il 1909, 23 e che si riallaccia alla vecchia, buona metafisica nel significato di Aristotele e degli scolastici
[ukasiewicz 1906, p. 11], intesa, cio, come teoria degli oggetti nelle loro caratteristiche pi generali [cf. ib., p. 54]. In tale spirito egli intraprende lanalisi e costruzione del concetto di causalit, applicando lanalisi logica dei concetti [cf.
Kiczuk 1978]. Per concetto ukasiewicz intende un oggetto astratto, diverso dagli oggetti concreti esistenti nel mondo che ci circonda, e cio il significato di
quelle espressioni che non indicano oggetti concreti (ad es. uomo in generale,
cerchio geometrico in generale, ecc.). Tali oggetti astratti non si devono identificare n con lattivit psichica n con una qualsiasi rappresentazione spirituale dataci dallesperienza interna; sono qualcosa che non esiste n nello spazio, n nel
tempo, n nel pensiero di qualsivoglia uomo [cf. ukasiewicz 1906, p. 9].
Riprendendo la distinzione di Twardowski tra oggetto rappresentato, immanente alla esperienza interna e che costituisce il contenuto della rappresentazione, ed oggetto della rappresentazione cui questultima intenzionalmente si dirige
e che rappresentato per mezzo del contenuto della rappresentazione e quindi
qualcosa di trascendente, ukasiewicz critica sia il nominalismo che il concettualismo in quanto, aferma, luomo in generale, il cerchio in generale, la causa in
generale non sono n oggetti dellesperienza interna n parole [cf. ib., p. 11].
Cos, quando si vuole condurre unanalisi logica del concetto di causalit non si
deve indagare ci che ci si rappresenta con tale concetto, cio non bisogna aver di
mira loggetto immanente dellesperienza interna sarebbe un cadere nello psicologismo ma piuttosto determinare ci che il termine causa designa (oznacza), indagando cos quelloggetto astratto che costituisce il significato di tale termine [cf. ib., p. 12]. Detto ci possibile ora a ukasiewicz esplicitare, in modo assai simile a Meinong, cosa intende con analisi logica dei concetti:
Fare lanalisi logica di un qualche concetto, ovverosia di un oggetto astratto, significa ricercare tutte le sue propriet ed indagare le relazioni tra loro esistenti, tenendo particolarmente conto delle relazioni necessarie, e quindi facendo riferimento alle propriet costitutive e derivate. [Ibid. Corsivo dellautore]

Come si vede, la concezione della filosofia qui proposta tipicamente essenzialista: ukasiewicz non vuole indagare con intento meramente descrittivo loggetto nella concreta manifestazione della sua esistenza, cio in tutte le sue empiriche particolarit; piuttosto loggetto (cos come avveniva in Meinong e Brentano) il concetto pi generale e astratto, che solo in quanto tale pu essere tematizzato dalla filosofia. Questa, a sua volta, si configura come metafisica nella accezione aristotelica prima enunciata, cio come teoria degli oggetti in generale e
delle relazioni necessarie tra le loro propriet. Il suo metodo quello analitico,
nel senso aristotelico-scolastico (con la diferenza fondamentale che le sole assunzioni da cui parte ukasiewicz sono definizioni e che egli utilizza un apparato
23
Sullinfuenza di Meinong in particolare per la nascita della logica polivalente, la Graz Connec tion, vedi Simons [1989].

38

logico pi ricco di quello aristotelico) [cf. Kamiski 1979, pp. 284-5]. Tale approccio, gi enunciato da Twardowski per quanto concerne la concezione della metafisica come teoria generale degli oggetti [cf. Twardowski 1894], sar poi ripreso e
applicato dal medesimo [cf. 1924] e verr ulteriormente elaborato da Czeowski
nel suo metodo della descrizione analitica (v. 1.4).
Ma ancora pi interessante il fatto che ukasiewicz divide gli oggetti astratti
in due gruppi a secondo del modo in cui luomo li costruisce. Al primo gruppo
appartengono principalmente gli oggetti della matematica e della logica, che vengono chiamati oggetti astratti ideali e sono costruiti senza tener conto se ad essi
corrisponda o no qualcosa nella realt. Al secondo appartengono quei concetti
con cui ha a che fare il fisico, il biologo, lo psicologo (come ad esempio laccelerazione dei gravi in generale, il neurone in generale ecc.) e che servono a ricomprendere in s ogni oggetto concreto; essi sono pertanto ottenuti induttivamente
e vengono designati da ukasiewicz [1906, pp. 14, 54] come concetti astratti reali.
Ovviamente sia gli uni che gli altri devono rispettare alcuni requisiti minimi per
essere scientifici: non devono contenere propriet opposte o contraddittorie,
devono essere inequivocamente determinati ecc., anche se nel primo caso la non
contraddittoriet sufficiente, mentre nel secondo necessario che siano inoltre
in accordo con la realt, cio posseggano dei caratteri che osserviamo o supponiamo appartengano ad oggetti realmente esistenti. Ne segue che sono diversi i
metodi con cui si costruiscono gli oggetti astratti ideali e quelli reali. Mentre nel
primo caso non necessario far ricorso allesperienza, invece nel secondo occorre
osservare i fatti e da questi ricavarne i concetti reali per mezzo del metodo induttivo: cercare i caratteri comuni col metodo del confronto e distinguere da questi,
col metodo della diferenza, le caratteristiche variabili. Solo quando si arrivato a
formulare il concetto reale (loggetto astratto reale) allora possibile adoperare il
metodo deduttivo allo scopo di trarne tutte le conseguenze possibili [cf. ib., pp.
14-5].
Come si vede, ukasiewicz in questa prima fase della sua rifessione crede possibile costruire una scienza generale degli enti (intendendo lens al modo degli
scolastici e dellaristotelico to; o]n), che non esita e chiamare col nome di metafisica e che comprenderebbe nelle sue ricerche gli oggetti di qualunque genere, occupandosi dei caratteri pi generali di tutti gli oggetti [ib., p. 54]. Ci in chiara
sintonia con la posizione di Brentano, Meinong e Twardowski; ma a diferenza di
questultimo, che riteneva fondamento di ogni conoscenza e della filosofia in particolare la psicologia descrittiva, egli pensava, in ci infuenzato anche dalla lettura delle indagini logiche di Husserl [cf. ukomski 1972, p. 59], che fosse la metafisica scientifica come da lui intesa a costituire la base di ogni rifessione filosofica.
Viceversa, assumere un punto di vista epistemologico, partendo dallanalisi dei
processi della conoscenza delluomo, condurrebbe inevitabilmente allo psicologismo. E ukasiewicz, richiamandosi ad Husserl, critica lo psicologismo col distinguere accuratamente la logica dalla psicologia [cf. ukasiewicz 1907, pp. 63-4]: appunto nellaver assunto una posizione psicologistica risiederebbe lerrore di tutta
la filosofia moderna, a partire da Cartesio, col suo cogito e con le idee chiare e di39

stinte, fino a Locke, Hume e Kant, che hanno voluto ricercare le fonti e i limiti
della conoscenza umana. Questo indirizzo psicologistico, sostiene ukasiewicz,
porta su una strada impraticabile e finisce per costruire sistemi di teorie della conoscenza meravigliosi ma fantastici e non scientifici. La causa di tale decadenza
della filosofia, per ukasiewicz, sempre una:
la mancanza di cultura storica dei grandi rappresentati della filosofia moderna, la mancanza di quella tradizione scientifica che si riallaccia agli antichi ed ai maestri della scolastica medievale. [ukasiewicz 1906, p. 53]

Inoltre emerge con sufficiente chiarezza dagli scritti di questo periodo che ukasiewicz accetta in questa fase del suo pensiero un punto di vista induttivista.
Pi esattamente, il suo induttivismo di natura genetica e non metodologica: ukasiewicz pensa di poter arrivare ai concetti astratti mediante la generalizzazione
dai fatti empirici. Questo tipo di induttivismo, diverso da quello metodologico,
per il quale linduzione lunico metodo di convalida degli asserti teorici, prescindendo dal modo in cui si ad essi pervenuti [cf. Amsterdamski 1978, p. 375], e
cercando di assegnar loro un grado di conferma sulla base del calcolo delle pro babilit, ci fa capire il senso della posizione assunta da ukasiewicz nel suo primo
saggio, dove aveva criticato il punto di vista che voleva esprimere il grado di conferma induttiva facendo ricorso al calcolo delle probabilit [cf. ukasiewicz 1903].
In particolare, in un saggio di poco successivo, egli dimostra che la strada che vo leva percorrere Laplace con la sua formula porta ad un esito fatale per linduzione: la probabilit di qualsivoglia ipotesi strettamente universale finisce inevitabilmente per tendere allo zero indipendentemente dal numero di eventi che la confermano [cf. ukasiewicz 1909], cos come in seguito anche Popper osserver nella sua Logica. Ci significa che sin dallinizio della sua rifessione ukasiewicz ha
ben chiaro in mente limpossibilit di un programma di induttivismo metodologico;24 tuttavia, egli ritiene che lunico modo per pervenire ai concetti astratti consista nella generalizzazione induttiva. Solo in seguito, come vedremo, quando si
occuper pi da vicino dei procedimenti di formazione delle ipotesi e delle teorie
scientifiche, abbandoner questultimo punto di vista per passare ad un radicale
anti-induttivismo.
Il passaggio al secondo e al terzo periodo della rifessione filosofica di ukasiewicz caratterizzato dallabbandono della concezione della filosofia come teoria degli oggetti generali e del metodo analitico dellanalisi logica dei concetti, ad
essa legato. Nella sua fase logistica, stato osservato, mai pi ukasiewicz si richiamer alla sua opera sulla causalit, n per quanto concerne il metodo in essa
impiegato n per le conclusioni di merito in essa presenti (che anzi riterr erronee) [cf. Woleski 1985, p. 55; Trzsicki 1990]. Ma se viene a cadere la concezione
della metafisica scientifica come teoria generale degli oggetti, non cambia n la
24
Scrive ukasiewicz in una lettera indirizzata a Twardowski il 31 agosto del 1902: Volendo cancellare questa concezione [cio la tesi che lesperienza rende possibile valutare probabilisticamente le
conclusioni induttive], (e ci voglio fare), necessario dimostrare che la quantit ed il tipo di giudizi
particolari, per quanto grandi siano, non possono costituire la prova di una generalizzazione probabilistica [cit. da Woleski 1988, p. 2].

40

valutazione di ukasiewicz nei confronti delloggetto della ricerca scientifica costituito sempre da oggetti astratti (che poi identificher pi esattamente con ipotesi e teorie) n verr meno il suo sforzo di rendere scientifica la filosofia, questa volta mediante una sua alleanza strategica con la logica. Infine lelevata considerazione della tradizione aristotelica e della filosofia scolastica si tradurr nellinteresse per lanalisi storiografica delle teorie logiche dello Stagirita.
In generale le idee metafilosofiche di ukasiewicz seguono ora, ed addirittura
per certi aspetti radicalizzano, gli insegnamenti del maestro Twardowski. Questi,
come abbiamo visto, ha trasmesso ai suoi discepoli lamore per il pensar chiaro e
rigoroso, per un metodo di pensiero critico e lontano da ogni Weltanschauung, in
favore di una visione minimalistica della filosofia: scopo di questultima afrontare e chiarire singoli, specifici problemi, chiaramente definiti e determinati, rifuggendo da vaste costruzioni speculative, separando accuratamente le proprie
opinioni e visioni del mondo (come ad esempio le credenze religiose) da quanto
pu essere oggetto della filosofia intesa come ricerca scientifica basata sulla ragio ne critica. Ci port Twardowski ad avere un atteggiamento critico verso la filosofia a quel tempo praticata, accusata di oscurit e confusione di concetti. Tale at teggiamento fu ereditato anche da ukasiewicz (oltre che da Leniewski, altro
grande logico della scuola): ma criticare lo stato della filosofia non significava per
ukasiewicz sostenere limpossibilit di fare filosofia, cio sottrarre a questa ogni
suo oggetto proprio per farla scomparire come disciplina mediante il suo riassorbimento in qualche branca specialistica. Nei confronti della filosofia in generale
ukasiewicz mostra, anzi, un atteggiamento aperto e tollerante, in linea con le
posizioni del maestro Twardowski ed in antitesi con le concezioni che venivano
nello stesso periodo sviluppate nellambito del circolo di Vienna, e in particolare
da Carnap.
Certo, ukasiewicz era consapevole delle gravi insufficienze dei grandi sistemi
filosofici che, a suo avviso, se esaminati alla luce degli standards di precisione del la moderna logica, dimostrano tutte le loro incoerenze e cadono come fossero castelli di carta:
I concetti che ne stanno alla base non sono chiari, le loro pi importanti tesi sono in comprensibili, i loro ragionamenti e le loro prove sono inesatti e le teorie logiche che
spesso sono da esse sottintese sono in pratica tutte erronee. La filosofia deve essere ricostruita su solide fondamenta; essa dovrebbe trarre ispirazione dal metodo scientifico
ed essere fondata sulla nuova logica. [ukasiewicz 1922, p. 112]

Appunto nella negligenza della logica risiede la non scientificit della filosofia
moderna (con la sola eccezione di Leibniz). Da ci sono derivati due mali: il man cato rispetto della precisione scientifica e lessersi basati su errate teorie logiche
(come nel caso di Kant).25
25
ukasiewicz [1928]. Questo articolo stato, insieme ad altri poco noti e mai pi riediti dalla pri ma uscita, recentemente ripubblicato, a cura di J. Woleski. Per quanto riguarda Kant, le critiche di
ukasiewicz concernono, oltre che le errate teorie logiche, anche la poco scientifica diferenziazione
tra giudizi analitici e sintetici, lassunzione della geometria euclidea come adeguata descrizione dello
spazio, lammissione di un mondo in s che altrettanto metafisica e fittizia delle monadi di Leib-

41

Tuttavia ukasiewicz non vuole semplicisticamente liquidare la filosofia col


riassorbirla nella scienza o col ridurla a solo analisi del linguaggio scientifico. Su
questo punto la sua opposizione al circolo di Vienna chiara ed esplicita; ci
tanto pi significativo quando si consideri il fatto che spesso la scuola di LeopoliVarsavia della quale ukasiewicz fu gran parte stata assimilata al neopositi vismo o con intento in genere denigratorio e svalutativo, allo scopo di dimostrarne la scarsa originalit (come in seguito vedremo faranno i marxisti polacca del
dopoguerra), oppure con la lodevole intenzione di esibirne lattualit ed limportanza [cf. Skolimowski 1967]. Rispondendo alle obiezioni di un suo critico, ukasiewicz delinea brevemente il proprio itinerario scientifico ed aferma di essersi
rivolto dalla filosofia alla logica non perch ritenesse che la prima avesse un contenuto irrilevante, ma solo perch insoddisfatto del metodo da essa utilizzato. In
particolare, era stata decisiva la conoscenza della filosofia di Kant, nella quale
aveva trovato ad ogni passo concetti vaghi, asserti non giustificati, contraddizioni
e cos via. N la situazione era migliorata con le filosofie successive, in particolar
modo con lidealismo tedesco, il cui carattere non scientifico ha superato quello
di ogni precedente filosofia pre-kantiana. Quella di ukasiewicz nei confronti del la filosofia , pertanto, la reazione di un uomo che, avendo studiato filosofia e
letto diversi libri filosofici fino in fondo, giunge finalmente in contatto col metodo scientifico non solo in teoria, ma anche nella pratica concreta del proprio lavoro creativo [1936, p. 227]. Significa questo rigettare con la metafisica ogni tipo di
filosofia? Niente afatto. La posizione di ukasiewicz unaltra: egli non vuole
dissolvere i problemi metafisici, quanto risolverli applicando loro un corretto
metodo scientifico:
I problemi metafisici sono stati lasciati irrisolti, bench, penso, non siano afatto irrisolvibili. Ma bisogna avvicinarsi ad essi con metodo scientifico, lo stesso ben sperimentato metodo utilizzato dai matematici o dai fisici. Ed innanzitutto la gente deve imparare a pensare chiaramente, logicamente ed in modo preciso. Ogni filosofia moderna
stata ostacolata dallincapacit a pensare chiaramente, con precisione ed in modo
scientifico. [ibid.]

Abbandonata la possibilit di praticare una metafisica scientifica, restano dunque per ukasiewicz i problemi metafisici che possono essere afrontati scientificamente attraverso una profonda riforma della filosofia.
Da questa terapia di chiarezza applicata alla filosofia dovrebbe nascere la cosiddetta filosofia scientifica, che ha un grande positivo compito da adempiere:
costruire una nuova visione del mondo e della vita fondata su un pensiero esatto
e metodologicamente fondato [ib., p. 234]. E questo non pu essere compito di
un solo individuo, ma di tutta una generazione di studiosi [cf. ib., p. 112]: lo stesso
ukasiewicz non port avanti questo programma se non per quanto riguarda,
niz. Sicch egli conclude che non appena vi applichiamo i requisiti del criticismo scientifico, la filo sofia di Kant cade come un castello di carte. Ad ogni passo troviamo concetti vaghi, asserti incomprensibili, proposizioni ingiustificate, contraddizioni ed errori logici [1936, p. 227]. Sulla inesattezza e infruttuosit della distinzione kantiana tra giudizi analitici e sintetici cf. ukasiewicz [1951,
35].

42

come vedremo, il problema del determinismo.


degna di rilievo la diferenza, da ukasiewicz stesso indicata, tra la sua critica della metafisica e quella di Carnap. Questultimo rigetta la metafisica come priva di senso in quanto, seguendo Kant, vede nelle proposizioni metafisiche la pretesa di pervenire a una conoscenza di oggetti che rimangono totalmente al di fuo ri di ogni esperienza [cf. ib., p. 229]. Se con metafisica si intende ci, allora ukasiewicz disposto a concordare con Carnap. Ma esistono problemi, come ad
esempio quelli concernenti la struttura delluniverso, tradizionalmente inclusi nel
campo della metafisica ma che ukasiewicz non pensa siano metafisici nel senso sopra indicato da Carnap. Ebbene,
[] per Carnap tutte queste questioni sono solo problemi di linguaggio o, pi esattamente, problemi di sintassi del linguaggio. Ora, io pienamente approvo i precisi studi
di Carnap sulla sintassi del linguaggio [] Ma in nessun modo concordo con una formulazione di Carnap quale: perci tutte le questioni sulla struttura dello spazio e del
tempo sono questioni sintattiche sulla struttura del linguaggio ed in particolare sulla
struttura delle regole di formazione e trasformazione concernenti coordinate spaziotemporali [] Questi problemi sono per me fattuali, reali ed oggettivi e non puramen te formali e linguistici. [Ib., pp. 230-1]

Sicch egli ritiene che il proprio punto di vista sia pi cauto e pi razionale
della radicale posizione di Carnap e del circolo di Vienna [ib., p. 233].
Ma in che senso la filosofia deve essere rifondata sulla base della logica? In
[1928, 1936] ukasiewicz aferma che la filosofia deve far proprio il metodo ipotetico-deduttivo:
Bisogna basarsi su proposizioni quanto pi chiare e certe da un punto di vista intuitivo
ed adottarle come assiomi. Come concetti primitivi o indefiniti dobbiamo scegliere
concetti il cui significato possa essere spiegato in tutte le sue sfaccettature per mezzo
di esempi. Dovremmo anche sforzarci di ridurre il numero di assiomi e di concetti primitivi al minimo indispensabile ed enumerarli in modo assai accurato. Tutti gli altri
concetti devono essere definiti incondizionatamente per mezzo dei termini primitivi e
tutti gli altri teoremi dovrebbero esser provati incondizionatamente grazie agli assiomi
ed alle regole di prova adottate in logica. I risultati ottenuti in tal modo devono essere
incessantemente controllati con i dati dellintuizione e dellesperienza e con i risultati
ottenuti nelle altre discipline, in particolare nelle scienze naturali. In caso di disaccordo il sistema dovrebbe essere migliorato con la formulazione di nuovi assiomi e la scelta di nuovi termini primitivi. Bisogna incessantemente curarsi di stare in contatto con
la realt per non costruire esseri mitologici del genere delle idee platoniche e delle cose
in s di Kant, ma invece comprendere lessenza e la struttura di questo mondo reale nel
quale viviamo ed agiamo e che vogliamo migliorare e perfezionare. [ukasiewicz 1928,
pp. 20-1]

In tal modo la filosofia, riformulata sul modello della logica, finisce per essere
una teoria empirica suscettibile di assiomatizzazione.
Tuttavia questo quadro si complica quando si consideri il modo in cui ukasiewicz concepisce il rapporto tra logica e realt. Criticando la concezione che
Carnap mutua da Wittgenstein, secondo la quale la logica non altro che un insieme di tautologie, per cui le discipline a priori nulla dicono sulla realt, uka43

siewicz aferma che tra tutti i sistemi di logica oggi esistenti, tra loro intraducibili,
uno e soltanto uno [] valido nel mondo reale, cio reale nello stesso modo
di come uno e solo uno tra i sistemi di geometria reale [1936, p. 233]. Certo,
oggi non conosciamo quale di questi sia quello vero, ma non v dubbio che le ricerche empiriche in futuro dimostreranno se lo spazio delluniverso euclideo
oppure no. Insomma, tutti i sistemi a priori, non appena sono applicati alla realt, diventano ipotesi delle scienze naturali che devono esser controllate dai fatti
allo stesso modo di come si fa con le ipotesi fisiche [ibid.].
questo uno dei pi grossi nodi che stanno alla base delle discussioni filosofiche sul rapporto fra geometria e realt. In pratica ukasiewicz accetta la posizione di coloro che, come Lobacevskij, Gauss, Riemann e von Helmholtz, sostenevano (con diverse sfumature) la possibilit di una scelta empirica tra geometria euclidea e geometrie non euclidee, ritenendo che fosse solo una la geometria che
descrive la realt e perci vera. 26
ukasiewicz fa un analogo discorso anche per quanto riguarda il rapporto esistente tra logica e realt. Infatti, pensa che delle ricerche empiriche possano decidere se alle relazioni tra fatti corrisponda una logica e due valori oppure a molti
valori [cf. 1936, p. 233]. Egli si pronuncia, in tal modo, contro un approccio convenzionalistico e strumentalistico alla logica ed a favore di una simmetria tra logi ca realt: v una realt con una sua struttura formale che corrisponde ad una
ben precisa logica; e viceversa, v solo una logica la cui struttura formale interpretata risulta vera nel mondo dei fatti reali. Sostiene, cos, con decisione il monismo logico, secondo il quale esiste solo un sistema logico corretto,27 e rifiuta un
atteggiamento pragmatico, in base al quale la scelta della logica solo questione
di convenienza, semplicit ed economia, caratteri che niente hanno a che vedere
con una sua supposta verit [cf. Haack 1974, pp. 3, 26-40]. Inoltre, seguendo la
classificazione fornita dalla Haack, possiamo afermare che ukasiewicz, nel privilegiare la logica a pi valori, propone una logica rivale, cio alternativa, a quella
classica: o vera luna o vera laltra; ma al tempo stesso la sua unalternativa
globale, che mira a rimpiazzare in ogni campo la logica bivalente con quella polivalente? Rispondere a questa domanda pi arduo, ma vedremo che forse possibile intravvedere una possibile opzione teorica di ukasiewicz. Per il momento
basti rilevare solo che, da quanto detto, egli portato a rifiutare la prospettiva
carnapiana secondo la quale i problemi concernenti la struttura delluniverso,
come il determinismo e la causalit, possono essere decise solo sulla base dellanalisi linguistica [cf. ukasiewicz 1936, pp. 229-31].
Ma in uno scritto successivo, ritornando sulla questione, ukasiewicz ribadisce ancora una volta il rifiuto del convenzionalismo, del pragmatismo e del relativismo e quindi, riallacciandosi alla discussione aristotelica sui futuri contingenti,
aferma che se esistono proposizioni che non sono al momento attuale n vere n
false, allora il mondo dei fatti intorno a noi retto non da una logica a due valo 26
Ma a tuttoggi controverso che sia possibile fare questo per quanto concerne la scelta della
geometria. Cf. Parrini [1976, pp. 193-215, 238-64].
27
Cf. per la distinzione tra monismo e pluralismo in logica Haack [1987, pp. 255-61].

44

ri, ma da una logica a tre o pi valori [1938, p. 247]. Ed consapevole che discutere se esistano o meno proposizioni fattuali che hanno un terzo valore logico significa porsi un problema ontologico concernente non pi la logica ma la struttura del mondo. Rispondere alla domanda se i fatti futuri siano determinati o meno
e se ogni cosa sia retta o no da una necessit inesorabile, non di pertinenza della logica, ma solo di una indagine empirica. Sicch mai egli ha pensato fosse possibile verificare pragmaticamente la verit dei sistemi logici, in quanto essi sono
veri in base alle assunzioni fatte nella loro costruzione. Tuttavia ogni logica presuppone una ontologia (quella classica presuppone una ontologia determinista,
quella bivalente una ontologia indeterminista) ed solo questultima che si pu
verificare controllandone le conseguenze con i metodi universalmente adottati
dalle scienze naturali, diversamente da quanto pensano i positivisti del circolo di
Vienna che negano siano tali questioni suscettibili di verifica empirica, ritenendo li di esclusiva pertinenza della sintassi logica del linguaggio [cf. ib., pp. 247-8].
Come si vede, la posizione di ukasiewicz significativamente cambiata rispetto a quanto prima sostenuto sui rapporti tra geometria e realt. Ora non pensa pi che una data struttura formale (sia essa la geometria o la logica), una volta
interpretata, cio applicata, diventi vera in senso assoluto, cio mediante un isomorfismo tra lintera realt ed i termini della struttura stessa. Linterpretazione,
diremmo oggi, sempre relativa ad un dato universo di oggetti, e non alluniverso
in quanto tale. Tuttavia, possono essere controllate le assunzioni ontologiche che
stanno alla base di una data teoria logica, con procedure, per, extralogiche o,
come preferisce dire ukasiewicz, mediante i consueti metodi adoperati dalle
scienze empiriche. Ma, ci potremmo domandare, facendo uso di quale logica?
Della logica pi potente, cio di quella che permette un pi alto rigore argomentativo, la critica pi severa, cio della logica classica a due valori, cos come propone Popper [1972, pp. 400-2]? In tal caso questa, intesa come logica dellargomentazione, costituirebbe il metalinguaggio il cui oggetto sarebbe costituito dalle
espressioni concernenti la verit della logica trivalente, analogamente a quanto fa
il fisico quantista, che pu efettuare i suoi esperimenti di microfisica solo utilizzando strumenti macrofisici obbedenti alle leggi della meccanica classica. Ci significherebbe, rispondendo alla domanda postaci sopra, che la posizione di ukasiewicz non comporterebbe unalternativa globale alla logica classica.
Ovviamente ukasiewicz non si spinto tanto oltre nella considerazione dellardua problematica che da tale intricata questione scaturisce e che a tuttoggi
lungi dallaver ricevuto, non diciamo una soluzione soddisfacente, ma almeno
condivisa da una larga maggioranza dei logici. Ci che a lui premeva far rilevare
che la scelta di una logica a preferenza di unaltra non indiferente: optare per
una logica bivalente significa prendere una precisa posizione nei confronti della
struttura del mondo e quindi, di rifesso, anche optare per una precisa concezione
delluomo, della sua attivit e del suo posto nelluniverso. E di converso, pensare
che il mondo in quanto totalit abbia una certa struttura piuttosto che unaltra ci
impone di scegliere la logica che meglio possa coglierla. in questa delicata giuntura tra problemi logici ed ontologici che riemergono le opzioni filosofiche di fon45

do di ukasiewicz: infatti una opzione ontologica a stare alla base della sua decisione di rompere i limiti coercitivi della logica classica ereditata da Aristotele in
favore di una logica a tre valori che, ammettendo la possibilit, rende possibile
concepire un universo indeterministico, dove luomo e la sua creativit possono
avere un ruolo non secondario. La creazione di una logica trivalente rimuoverebbe gli ostacoli di ordine formale che si potrebbero opporre alla concezione di un
universo indeterminista.
Ma a sua volta tale opzione ontologica sollecitata dallo sfondo emotivo
che stato alla base dello sviluppo delle sue idee, come lo stesso ukasiewicz ricorda nel suo discorso di congedo dallUniversit di Varsavia in occasione dellaccettazione della carica di ministro delleducazione nel governo Paderewski (1918).
Alla base v la ribellione alla coercizione logica che ci impone di accettare certe
conclusioni una volta assunte certe premesse e della quale, a diferenza della
coercizione fisica, non possiamo liberarci. Questa coercizione ha inizio con la nascita della logica aristotelica, della geometria euclidea e con la formazione del
concetto di scienza come sistema di principi e teoremi connessi da relazioni logiche. Ci ha portato anche a concepire luniverso sul modello di un sistema scientifico, come sistema di eventi tra loro connessi da legami causali e tutti sottomessi a leggi necessarie. Ma nelluniverso concepito in questo modo non v posto
per atti creativi scaturenti non da una legge ma da un impulso spontaneo [1918,
p. 84]. Tuttavia la mente creativa si rivolta contro questo concetto di scienza, di
universo, di vita [ib., p. 85], che sta, tra laltro, alla base dellopposizione tra
scienza ed arte. Non si possono scegliere che due vie: o annegare nello scetticismo ed abbandonare ogni ricerca, o afrontare di petto il concetto di scienza basato sulla logica aristotelica [ibidem]. ukasiewicz sceglie la seconda strada, che lo
porta a cercare, innanzi tutto, di trasformare il concetto di scienza che ha come
suo presupposto la logica aristotelica e a tentare di forgiare armi pi forti di questultima.28
proprio alla creazione del primo calcolo logico non classico, quello trivalente29, e poi a infiniti valori, che legata la fama a livello mondiale di uka28
Trzsicki vuole spiegare questa ribellione contro il determinismo ricorrendo a considerazioni
sociologiche: Se vogliamo rispondere alla domanda del perch la questione del determinismo abbia
costituito il principale problema del quale egli si occup, possiamo sospettare che sia stato a causa del
fatto che egli credeva in una nuova prosperit della nazione polacca che, dopo pi di un secolo di lotte
e battaglie, aveva ottenuto nuovamente uno stato indipendente. La credenza in un futuro migliore
della nazione polacca richiedeva come sua base la convinzione che questa nazione fosse in grado di
edificarla. Questa convinzione ragionevole solo se luomo possiede una volont libera e la creazione
possibile [1993, p. 295].
29
Lelaborazione del calcolo trivalente avviene nel contesto delle discussioni dellambiente filosofico di Leopoli, cui parteciparono anche Kotarbiski e Leniewski, sul problema della verit (se essa
sia eterna o sempieterna) [cf. Woleski & Simons 1989]; anche Kotarbiski, nel 1913, mise in dubbio il
principio del terzo escluso. La prima testimonianza sullelaborazione della logica trivalente si ha con
la conferenza tenuta da ukasiewicz [1910b], e quindi nel 1920 (dopo la gi citata lezione di congedo
dalluniversit del [1918]) con due conferenze [1920a, 1920b], nella seconda delle quali (tradotta in ita liano in Casari [1979, pp. 213-14] introduce la caratterizzazione matriciale dei connettivi della logica
trivalente: con questa che si pu dire sia stata fondata la nuova logica non-bivalente, andando oltre
le intuizioni gi in passato avute da Peirce, Hugh McColl, Wasiliew e dallo stesso Kotabir ski, per co-

46

siewicz come logico. Sugli aspetti tecnici di tale scoperta e sui contributi da lui ar recati alla logica (insieme alla scuola logica di Varsavia dove furono attivi altri
eminenti logici che con lui collaborarono, come ad esempio Alfred Tarski) non
entriamo nei particolari in quanto ormai ben noti anche nella letteratura italiana.30 Ci basta farne vedere la connessione, gi indicata, col problema del determinismo.31
Per determinismo ukasiewicz intende la convinzione che se A b allistante
t, allora vero ad ogni istante precedente t che A b allistante t [1922, p. 113]. A
favore di questa concezione sono state portate da sempre due argomentazioni, la
prima basata sul principio aristotelico del terzo escluso, laltra (portata avanti dagli stoici) sul principio di causalit che, bench sia indipendente dalla prima, le
d tuttavia una convalida addizionale. Ma tale interpretazione del principio del
terzo escluso non coglie le intenzioni vere di Aristotele, che formul largomento
della battaglia navale a sostegno del determinismo solo per negarne successivamente la validit ed ammettere lesistenza di asserti concernenti il futuro contingente. In tal modo, sostiene ukasiewicz, Aristotele viene a scalzare uno dei princpi pi profondi della nostra intera logica, che del resto egli stesso aveva per pri mo enunciato, cio il principio che ogni proposizione o vera o falsa [cf. ib., pp.
125-6]. Quindi, questo principio, che ukasiewicz propone di chiamare principio
di bivalenza, pi che essere difeso da Aristotele, che anzi ebbe in merito delle perplessit, fu fatto proprio dagli stoici a sostegno del loro determinismo. Per tale
motivo ukasiewicz preferisce dare alla propria logica a tre valori il nome di logica non-crisippea.32
Dato che il principio di bivalenza alla base della nostra logica, esso non pu
essere provato; vi si pu solo credere o meno. E visto appunto che ukasiewicz
non lo ritiene afatto autoevidente, si sente autorizzato ad accet tare la concezione
che oltre al falso ed al vero esistano altri valori di verit, ed in particolare un terzo
valore:
Sostengo che ci sono proposizioni che non sono n vere n false, ma indeterminate.
Tutti gli enunciati sui fatti futuri che non sono ancora decisi appartengono a questa categoria. Tali enunciati non sono n veri al momento presente, per cui essi non hanno
correlato reale, n sono falsi, per cui anche la loro negazione non ha correlato reale. Se
vogliamo far uso di una terminologia filosofica, non particolarmente chiara, potremmo
struire un calcolo rigoroso. Poco dopo anche Post, indipendentemente, elaborer il proprio sistema a
tre valori. Cf. Rescher [1969] per una storia della logica polivalente ed inoltre Marsonet [1976].
30
Vedi ad esempio i saggi di ukasiewicz e Tarski pubblicati da Casari [1979] e lintroduzione del
curatore che d una rapida ma precisa informazione sulla scuola logica polacca. utile consultare anche Noto [1975, pp. 31-79]. Vasta la letteratura in lingua straniera; ci limitiamo solo a segnalare lantologia di logici polacchi di McCall [1967] che contiene articoli di Ajdukiewicz, Chwistek, Jakowski, Jordan, Leniewski, ukasiewicz, Supecki, Sobociski e Wajsberg.
31
Sulle posizioni di ukasiewicz a favore dellindeterminismo cf. Kiczuk [1978] e Trzsicki [1989,
1993],
32
Cf. ukasiewicz [1930, p. 262]. Diversamente da quanto sostenuto in [1920b], dove aveva definito
la logica a tre valori come sistema di logica non-aristotelica. Per una valutazione della correttezza o
meno dellinterpretazione ukasewicziana di Aristotele, e in particolare sulla non accettazione dello
Stagirita della bivalenza per gli eventi futuri, vedi Patzig [1973]. Sul tema vedi anche Berka [1978].

47

dire che ontologicamente essi corrispondono a quegli enunciati n essenti n non essenti, ma possibili. Gli enunciati indeterminati, che ontologicamente hanno la possibilit come loro correlato, prendono il terzo valore di verit. [ukasiewicz 1922, p. 126].

una svolta il cui esito filosofico ha un significato che ukasiewicz non esita a
paragonare a quello avutosi con la scoperta delle geometrie non-euclidee [1930, p.
262] e che dimostra come le vecchie argomentazioni in favore del determinismo
siano senza fondamento (se basate sul principio del terzo escluso). Ovviamente
questo non implica che il determinismo sia una concezione falsa, in quanto la falsit dellargomentazione non dimostra la falsit della tesi, ma serve a mostrare
che il determinismo non una concezione pi giustificata di quanto non sia
quella indeterminista [1922, p. 127]. 33 Ecco perch ukasiewicz si sente autorizzato a sposare una visione indeterminista del mondo: una volta dimostrata linconsistenza del tentativo logico di fondare il determinismo e avendo posto le due opzioni sullo stesso piano per quanto riguarda la loro possibilit di giustificazione
razionale, egli pu optare per quella che gli detta il suo sentimento e la sua personale attitudine etica nei confronti del mondo.
La liberazione dalle costrizioni della logica bivalente ha la sua ripercussione
anche sul modo in cui ukasiewicz concepisce il metodo della scienza e la sua natura. Nel saggio sulla creativit nella scienza (ma non solo in questo), 34 che grande infuenza eserciter nella cultura filosofica polacca per diversi decenni [cf. Giedymin 1986, p. 193], possiamo trovare un approccio alle teorie scientifiche di indubbia modernit, che non solo preannuncia il corso dello sviluppo dellepistemologia contemporanea dopo la crisi del paradigma neopositivista e tante analogie ha con la posizione congetturalista di Popper, ma anche ci fa capire come il
terreno in Polonia fosse pronto alla ricezione, avvenuta nel dopoguerra, delle idee
di Popper ed al loro innesto sul tronco marxista.
ukasiewicz sottolinea con energia il carattere creativo della scienza: essa non
mira alla pura riproduzione del reale, come in una fotografia o in un fonografo,
ma piuttosto maggiormente vicina alla produzione di un quadro da parte di un
pittore [1918, p. 85-6]. Questo lequivoco nel quale si pu incorrere quando si
aferma che scopo della scienza sia pervenire alla verit, ovvero ad un accordo tra
il pensiero e ci che esiste: lo scienziato, si aferma, diversamente dal poeta che
33
Ecco la linea di pensiero seguita da ukasiewicz, da lui stesso riassunta: Posso assumere senza
contraddizione che la mia presenza in Varsavia a un certo istante del prossimo anno, per esempio a
mezzogiorno del 21 dicembre, non sia in questo momento decisa n in senso positivo, n in senso negativo. Quindi possibile ma non necessario che io sar presente a Varsavia in quel dato momento.
Sotto questa ipotesi la proposizione sar a Varsavia a mezzogiorno del 21 dicembre dellanno prossimo non pu essere oggi n vera n falsa. Infatti, se fosse vera oggi, la mia futura presenza a Varsavia
dovrebbe essere necessaria, il che pure in contraddizione con lassunzione. Quindi la proposizione
considerarata non oggi n vera n falsa e deve possedere un terzo valore, diverso da 0 o falsit e da
1 o verit. Possiamo denotare questo valore con 1/2. Esso proprio il possibile, che si affianca al
vero e al falso come terzo valore [1930, p. 253].
34
Larticolo O tworczoci w nauce stato pubblicato per la prima volta nel 1912 e quindi riedito
con lievi modifiche in volumetto col nome O nauce [Sulla scienza] nel 1915 e poi ristampato immutato
nel 1934 (ho potuto consultare solo questultima edizione) a Leopoli nella Biblioteka filozoficzna
della Polskie Towarzystwo Filozoficzne [Societ filosofica polacca]. Ora disponibile in traduzione inglese in ukasiewicz [1970].

48

agisce creativamente, dovrebbe mirare solo a scoprire la verit. Ma cos si


viene a creare un abisso tra scienza ed arte e non si intendono gli elementi di
creativit esistenti nella prima.
Innanzi tutto, bisogna osservare, il carattere non riproduttivo della scienza si
evince dalla semplice constatazione che essa non onniscienza, cio non mira
a conoscere o a collezionare dettagliatamente i fatti, ma solo a sintetizzarli nella
loro generalit.35 Altrimenti si arriverebbe allassurdo che anche il pi banale truismo farebbe parte della scienza. La generalit, da molti scienziati considerata
la caratteristica necessaria e perfino sufficiente di ogni asserto scientifico, ritenuta da ukasiewicz n necessaria n sufficiente, in quanto ad essa deve essere
unita la capacit di soddisfare, direttamente o indirettamente, bisogni intellettuali comuni allumanit [1912, p. 5]. Ma non tutte le proposizioni fattuali che ci
sono utili praticamente o teoreticamente costituiscono una scienza. Per far ci bisogna ordinare i fatti, dar loro una forma e quindi aggiungere loro qualcosa che
traiamo dalla nostra ragione. In tal modo la generalit di ogni legge fisica non
data nellesperienza, in quanto questultima ci esibisce solo un innumerevole numero di fatti individuali [ib., p. 17]. evidente come in ukasiewicz lanalisi della
scienza si muova contemporaneamente su tre piani: quello sintattico, quello semantico e quello pragmatico. Sicch per lui impossibile caratterizzarla in modo
puramente sintattico (evidenziandone solo il carattere di universalit incondizionata degli asserti) o semantico (afermando che essa mira alla verit intesa come
corrispondenza tra pensiero e realt) o pragmatico (mettendone in evidenza la
funzione di soddisfare i bisogni intellettuali umani): solo unendo tutti e tre gli ap procci possibile averne unadeguta concezione. 36 Da questo punto di vista ukasiewicz ha avuto un importante ruolo, insieme a Twardowski, nel promuovere lo
sviluppo della semiotica in Polonia [cf. Zamecki 1977, p. 91].
Il carattere astratto e creativo della scienza emerge con chiarezza dallanalisi
che ukasiewicz fa della legge galileiana della caduta dei gravi. Il suo carattere
creativo risiede nella stessa forma di relazione da essa stabilita (riassunta nella
formula v=gt):
Nessuna misura esatta. Quindi impossibile stabilire se la velocit sia esattamente
proporzionale al tempo di caduta. Onde neppure pu dirsi che la forma di relazione riproduce fatti empiricamente dati: lintera relazione un prodotto dellattivit creativa
della mente umana. Infatti sappiamo che la legge governante la caduta dei gravi pu
essere vera solo con approssimazione, visto che essa presuppone delle condizioni nonViviamo in un periodo indafarato a raccogliere fatti. Fondiamo musei e costruiamo erbari.
Elenchiamo stelle e tracciamo mappe della luna. Organizziamo spedizioni ai poli del nostro globo e
sulle torreggianti montagne del Tibet. Misuriamo, computiamo, collezioniamo dati statistici. Accumuliamo artefatti delle civilt preistoriche ed esemplari darte popolare. Cerchiamo antiche tombe
alla ricerca di nuovi papiri. Pubblichiamo fonti storiche e compiliamo bibliografie. Ameremmo preservare dalla distruzione ogni pezzo di carta su cui sia scritto. Tutto ci unopera meritevole e necessa ria. Ma una collezione di fatti non ancora una scienza. vero scienziato chi co nosce come collegare i
fatti in sintesi. Per far ci non sufficiente acquisire la conoscenza dei fatti: anche necessario il contributo di un pensiero creativo (ukasiewicz, O tworczoi..., in Ib., Selected Works, cit. p. 14).
36
Lesigenza di avere presente, nella spiegazione scientifica, contemporaneamente questi tre piani
stata sottolineata in epoca a noi pi recente da Bunge [1967, II, pp. 6-7].
35

49

esistenti quali una accelerazione gravitazionale costante e lassenza della resistenza


dellaria. Perci essa non riproduce la realt ma si riferisce solamente ad una finzione.
Ci spiega perch la storia ci racconta che la legge non emerge dallosservazione dei fenomeni, ma stata concepita a priori nella mente creativa di Galileo. Solo dopo aver
formulato la sua legge, Galileo ne verific le conseguenze con i fatti. Questo il ruolo
dellesperienza in ogni teoria appartenente alla scienze naturali: essere uno stimolo per
idee creative e fornire materia per la loro verifica. [ukasiewicz 1912, p. 9 Corsivi dellautore]

Il fatto che ukasiewicz sottolinei il carattere di irrealt della situazione fisica


descritta dalla legge, che quindi include in s degli asserti controfattuali, per cui
essa pi che riferirsi alla realt descrive un modello ideale (che appunto viene visto come una finzione) [cf. Zamecki 1977, p. 93], introduce nella rifessione sulla scienza della tradizione analitica polacca un elemento che in seguito avr notevole sviluppo e che, nellepistemologia occidentale, emerger solo quando si sar
dissolto il dominante paradigma neopositivista, mentre invece in Polonia sar il
fulcro, come vedremo, della teorizzazione della scuola di Pozna. Non si tratta
tanto della rilevanza ormai riconosciuta nella pi recente epistemologia (almeno a partire dallinsegnamento popperiano) della teoria nel predeterminare il
dato empirico, che cos perderebbe definitivamente ogni purezza, quanto piuttosto di un vero e proprio salto di qualit che impone un modo diverso di concettualizzare la struttura delle teorie scientifiche alla luce della imprescindibile controfattualit dei loro asserti. In ukasiewicz troviamo insieme sia la consapevolezza della intrinseca teoreticit dei fatti, sia anche lintuizione del carattere
modellistico e finzionale della teoria scientifica.
Per quanto riguarda il primo aspetto, infatti, ukasiewicz insiste in diverse circostanze sullinesistenza di puri fatti. Anche gli asserti singolari su di un fatto
direttamente dato allesperienza (ad es., qui cresce un pino) fanno scorgere ad
una pi attenta analisi la loro dimensione creativa:
Ma chiunque indaga questi asserti pi da vicino trover forse un elemento creativo anche in essi. Le parole pino, ago magnetico e due stanno per concetti e quindi attraverso essi un tacito lavorio dello spirito allopera. Tutti i fatti espressi da parole
sono interpretati dalluomo, per quanto primitivo esso sia. Il crudo fatto, mai toccato
dalla mente umana, sembra essere solo un concetto limite. [ukasiewicz 1912, p. 13]

Inoltre, la scienza ha un carattere autenticamente ipotetico: le ipotesi, liberi


prodotti della mente umana, costituiscono elementi permanenti della scienza e
non idee temporanee che grazie alla verificazione possono essere trasformate in
ben stabilite verit [ib., p. 10]. La scienza , insomma, un sistema aperto sempre
in via di perfezionamento, nel quale non sono mai raggiunte delle verit ultime
ed i cui asserti sono per principio sempre ipotetici.
Questa visione aperta, antiempirista ed ipoteticista della scienza, nella quale
grande ruolo hanno gli elementi creativi ed idealizzazionali, trova un importante
riscontro nella posizione che ukasiewicz assume nei confronti del problema dellinduzione. Gi abbiamo visto come egli avesse sostenuto che non esiste una logica induttiva ed in particolare che sia impossibile verificare per via induttiva una
50

legge universale o anche cercare di misurare la probabilit delle ipotesi scientifiche sulla base dellevidenza disponibile. Tra leggi strettamente universali e qualunque congiunzione di asserti osservativi singolari, che dovrebbe convalidarle od
almeno renderle probabili, esiste un tale iato da non poter esser colmato da alcun
procedimento induttivo. Onde il rifiuto dellinduttivismo metodologico.
Ma ora, specie nel suo saggio sulla creativit, ukasiewicz ha ben chiaro in
mente che non possibile accettare neanche la tesi dellinduttivismo genetico (da
lui invece condiviso nellopera sulla causalit): se le leggi e le teorie scientifiche
sono ipotesi, allora sono frutto di una attivit creativa della mente che non pu li mitarsi ad una meccanica generalizzazione dallesperienza data. Infatti, aferma
ukasiewicz, la conclusione ogni S P cui linduzione incompleta, a dire dei
suoi sostenitori, dovrebbe portare pu essere intesa o come un insieme di descrizioni singolari, oppure come la relazione Se qualcosa S, allora P. Nel primo caso si comprendono nellinsieme anche casi che si assume abbiano propriet
analoghe a quelli dai quali la generalizzazione induttiva partita. E col fare questa assunzione, non riproduciamo fatti empiricamente dati, ma creiamo nuovi
giudizi sul modello dei giudizi sui casi conosciuti [ib., p. 8]. Nel secondo caso, la
relazione introduce un fattore estraneo allesperienza, come gi Hume aveva affermato distinguendo tra coincidenza e relazione tra eventi, sicch anche questa
volta il giudizio su di una relazione non riproduce fatti che sono empiricamente
dati, ma una manifestazione del pensiero creativo umano [ib., p. 9]. Insomma,
lesperienza pu al massimo costituire uno stimolo per la creativit umana. Piuttosto che di induzione, ukasiewicz preferisce parlare di attitudine riduttiva, che
si affianca nelle scienze naturali al ragionamento deduttivo 37 e che serve alla ricerca delle ipotesi: ma lattitudine riduttiva
non fornisce per un esatto criterio scientifico e si basa sulla libera intuizione del ricercatore. La ricerca delle leggi generali della natura pu paragonarsi alla decodifica di un
messaggio in codice, del quale non possediamo le chiavi. [ukasiewicz 1929, p. 9]

Lattitudine riduttiva di ukasiewicz non altro che labduzione aristotelica


(che in latino si indica appunto col termine reductio), poi riproposta da Peirce
[1984] come lunico metodo in grado di portare alle ipotesi scientifiche. Ed nellargomentazione abduttiva che s voluto di recente vedere il procedimento razionale pi idoneo a render conto della logica della scoperta scientifica [cf. Bonfantini 1984; Eco & Sebeok 1983].
La contestazione dellinduttivismo genetico si basa, dunque, sulla natura creativa del pensiero umano e sul carattere ipotetico delle leggi della scienza. Ne segue, ovviamente, anche il rifiuto di qualunque tentativo di valutare il grado di
probabilit delle generalizzazioni ottenute con tale comportamento riduttivo.
Ma allora, su cosa si basa la razionalit del metodo scientifico?
Questa poggia sul fatto che dalle leggi universali possibile dedurre asserti
singolari che possono essere messi a confronto con lesperienza. La scienza consiste, pertanto, nella costruzione di ipotesi dalle quali possano esser dedotte conse37

Sulla classificazione dei vari tipi di ragionamento in ukasiewicz vedi Kwiatkowski [1993].

51

guenze osservabili suscettibili di essere falsificate dai dati empirici, mediante lapplicazione del modus tollens. In ci ukasiewicz anticipa in modo netto ed inequivoco le posizioni che poi saranno di Popper. Vale la pena leggere le sue stesse
parole:
Le scienze naturali formulano certe leggi generali la cui diretta verifica empirica non
possibile. Ogni esperienza, infatti, pu portare solo a qualche asserto singolare, ad
esempio: questo corpo un corpo che cade con unaccelerazione proporzionale al
tempo di caduta. Sulla base di un qualsivoglia numero di tali asserti singolari non
possibile ricavare alcun asserto generale del tipo: ogni corpo un corpo che cade con
unaccelerazione proporzionale al tempo di caduta. Al contrario, per, dal dato asserto possibile trarre ogni asserto singolare del tipo anzidetto. Le leggi generali della
scienza sono ipotesi, dalle quali si possono dedurre asserti individuali, sottoponibili a
controllo empirico. Il procedimento scientifico nelle scienze naturali si basa su tale
scelta di leggi generali, le cui conseguenze sono asserti individuali, basati sullesperienza. Tuttavia tale scelta delle leggi generali sulla base dei fatti dellesperienza, chiamata
riduzione, non si svolge afatto in conformit a un qualche principio di ragionamento
induttivo. Nel corso del citato procedimento scientifico prende parte essenzialmente
un ragionamento deduttivo, e precisamente quando dalle ipotesi assunte traiamo gli
asserti sui fatti dellesperienza. Come abbiamo detto, non possediamo alcun criterio
scientifico che ci induca ad accettare certe ipotesi, nondimeno le leggi deduttive ci
conducono in modo inequivoco a falsificare [obalenia] certe ipotesi precedentemente
assunte. Ci accade allorquando da una qualche ipotesi H segue come conseguenza
lasserto individuale F, in contrasto con lesperienza. Per cui in conformit della legge
di trasposizione: ((HF)F) H) desumiamo la falsit dellipotesi H. [ukasiewicz
1929, pp. 9-10]38

Sono chiari i nessi che legano la concezione della creativit di ukasiewicz alle
idee a suo tempo avanzate da Twardowski. Ed daltra parte plausibile che egli
abbia tratto ispirazione dal maestro, specialmente in un campo in cui le sue particolari inclinazioni personali combaciavano con alcuni motivi della filosofia del
maestro. Solo grazie a questa connessione possibile gettare luce sulle concezioni di ukasiewicz, la cui origine resterebbe altrimenti misteriosa e costituirebbe pi un caso od accidente storico, interessante ma tutto sommato isolato, che lespressione di una linea di tendenza presente sin dalle origini nella tradizione della scuola di Leopoli-Varsavia e che nel corso del suo sviluppo stata a
volte pi evidente, altre velata da preoccupazioni empiristiche.
Ovviamente resta il problema di capire in che modo sia possibile intendere
lesperienza, visto che ukasiewicz ha sostenuto che non esistono dati empirici
puri e che la teoria scientifica una finzione che non si riferi sce direttamente al
dato fenomenico, ma piuttosto ad una sua modellizzazione. Inoltre lutilizzazione
del modus tollens presuppone comunque un dato empirico che costituisca il falsificatore potenziale della teoria. Nella misura in cui tale dato empirico viene sem pre pi sfumato ed indebolito in favore della sua teoreticit si innesta quel processo che porter la filosofia post-popperiana ad una sempre pi accentuata auto38
Ho riscritto la formula contenuta nel testo nella notazione a noi pi familiare, invece di lasciarla
in quella originale polacca.

52

nomizzazione della costruzione teorica, fino a far svanire la stessa possibilit del
controllo. In ukasiewicz non troviamo unelaborazione adeguata a rispondere a
tali problemi, sicch in lui si affiancano senza ulteriore mediazione due aspetti diversi della teorizzazione scientifica: da un lato la valorizzazione del momento
congetturale e creativo e la consapevolezza del carattere finzionale della teoria
scientifica, dallaltro lesigenza del necessario riferimento empirico che, coerentemente al suo rifiuto dellinduttivismo, viene concepito nella forma del modus tollens. come se nella sua posizione fossero coesistiti due stadi diversi della consapevolezza metodologica contemporanea: quello congetturale ed antiinduttivista,
che ha avuto il suo pi lucido rappresentante in Popper, e quello finzionalista e
modellista che solo dopo la dissoluzione del razionalismo critico avr modo di
svilupparsi in settori non marginali dellepistemologia contemporanea e nello
stesso ambiente filosofico polacco. 39 In ukasiewicz troviamo entrambe le componenti, senza per che egli sia stato in grado di sviluppare a partire da esse una organica epistemologia che riuscisse in un certo qual modo ad armonizzarle. Daltra
parte, ukasiewicz fu, come abbiamo detto, prevalentemente un logico, con scarse anche se significative incursioni nel campo della rifessione epistemologica;
ci giustifica, almeno in parte, lincapacit di risolvere problemi che solo nellultimo ventennio assumeranno unurgenza e unimportanza ineludibile. Tuttavia,
come logico si preoccup di rimuovere il pi formidabile ostacolo che potesse
contrastare la visione del mondo e lidea di scienza che egli aveva: il predominio
della logica classica ed il conseguente determinismo. Ci non toglie che le sue intuizioni in campo filosofico ed epistemologico siano importanti perch contribuiscono a costituire nellepistemologia polacca un background non solo diverso da
quello che sar proprio del circolo di Vienna, ma anche dotato di forti elementi di
originalit che lasciavano intravvedere una visione generale della scienza per
molti aspetti anticipatrice di tematiche che nellepistemologia occidentale si diffonderanno molto pi tardi.
1.4. Tadeusz Czeowski e la descrizione analitica
Della presenza di questa corrente ne testimonianza singolare anche la concezione della scienza di Czeowski (1889-1981), che, nonostante sia stato una delle pi significative figure della scuola di Leopoli-Varsavia ed il pi vicino al maestro Twardowski sia nel modo di concepire la filosofia come anche nella personalit e negli atteggiamenti pratici [cf. Dmbska 1969], certamente il meno noto ai
lettori occidentali.40 Tuttavia egli riveste un particolare interesse nel nostro stuPer lanalisi di tutto ci rimandiamo ai capp. 4 e 5.
Jordan, che analizza con cura e precisione le caratteristiche della scuola di Leopoli-Varsavia,
sofermandosi su ciascuno dei suoi esponenti, non dedica pi di qualche cenno allattivit e alle concezioni di Czeowski [cf. Jordan 1963, p. 93]. Lo stesso pu dirsi per Skolimowski che lo pone tra le fi gure minori ed attribuisce al suo neutralismo filosofico ed alla mancanza di radicate convinzioni la
scarsa infuenza del suo insegnamento ed una certa indefinitezza delle concezioni [cf. 1967, pp. 2068].
39

40

53

dio, specie per il modo in cui intese il metodo scientifico.


Nato a Vienna,41 presto si trasfer a Leopoli dove studi alluniversit fisica, filosofia e matematica. Dopo aver insegnato nelle scuole secondarie, consegu sotto
la guida di Twardowski il dottorato in filosofia grazie ad una dissertazione di carattere logico sulla teoria delle classi. Tuttavia non intraprese immediatamente la
carriera universitaria: negli anni 1911-1914 insegn in una scuola di grammatica a
Leopoli e quindi fu a capo della cancelleria delluniversit per tre anni. Chiamato
nel 1918 a lavorare al Ministero dellistruzione della neonata repubblica polacca,
come responsabile per la politica religiosa e la riorganizzazione delle scuole superiori, rese in questo posto un importante servizio alla sua patria, in particolare interessandosi dlla riorganizzazione delle rinate universit di Varsavia e Vilnius e
alla organizzazione della nuova universit di Pozna. Nel contempo aveva continuato la sua attivit scientifica scrivendo la dissertazione Zmienne i funkcje [Variabili e funzioni] con la quale ottenne la qualifica di professore assistente. Nel
1923 si rese disponibile la cattedra di filosofia allUniversit di Vilnius e il ministro
confer lincarico a Czeowski. Da questo momento inizia la sua vita accademica,
caratterizzata da una intensa attivit scientifica e didattica e dallassunzione di
posti di responsabilit e di prestigio. Il titolo di professore ordinario gli fu conferi to nel 1936. Quando, durante la seconda guerra mondiale, luniversit fu chiusa,
Czeowski, bench imprigionato due volte, continu la sua attivit di insegnamento clandestinamente. Alla fine della guerra, quando la citt di Vilnius fu
annessa allUnione Sovietica, fu rimpatriato e, insieme agli altri professori delluniversit, si trasfer nella nuova universit di Toru della quale divenne uno dei
principali organizzatori e dove occup la cattedra di logica ed altri posti di responsabilit. Forse fu questo il periodo di pi intensa attivit e di massima fertilit creativa di Czeowski anche dopo che, nel 1960, and in pensione. I suoi seminari vertevano su problemi di logica, teoria e metodologia della scienza, etica,
metafisica e teoria della conoscenza [cf. Wicher 1980, pp. 13-14].
Lattivit di Czeowski pu essere divisa in tre periodi: il periodo che va fino
alla sua sistemazione alluniversit di Vilnius, quello che va sino alla fine della seconda guerra mondiale ed il periodo successivo, alluniversit di Toru. Nel primo periodo la produzione non fu molto consistente: circa tredici opere aventi per
lo pi carattere logico, tra le quali la succitata dissertazione dottorale e quella di
abilitazione, nella quale si pu notare una certa infuenza di ukasiewicz. Nel periodo di Vilnius i suoi interessi si allargarono ed inclusero la storia della filosofia e
la rifessione sulla scienza. Scrisse opere sulla storia della filosofia polacca, sulla
storia del principio di contraddizione, sulla metodologia di Descartes, nonch altri scritti di metodologia e filosofia. Al terzo periodo risalgono molte importanti
lavori di carattere filosofico, come anche rifessioni di carattere etico e metafisico.
A Toru ebbe numerosi allievi, tra i quali Barbara Skarga, Leon Gumaski e Bogusaw Wolniewicz, studioso di Wittgenstein.
Per le notizie biografiche mi sono servito in particolare di Zamecki [1977, pp. 67-70], di Gumaski [1979; 1981] e Dmbska [1969]. Sui diversi aspetti della filosofia di Czeowski si vedano, oltre alle
parti comprese in Woleski [1985, pp. 66-72 e passim] e Zamecki [1977, pp. 67-70, 99-102, 133-5], gli articoli di Kotarbiski [1969], Vois [1979], Dmbska [1969; 1979], Supecki [1979].
41

54

Nella rifessione di Czeowski innanzi tutto da notare la valutazione positiva


della filosofia e della metafisica. Portando ancora pi oltre la tendenza, gi rilevata in Twardowski e ukasiewicz, ad una rivalutazione del ruolo della filosofia purch opportunamente emendata e rinnovata mediante lapplicazione della logica,
Czeowski crede nella possibilit di rendere la filosofia quanto pi possibile simile alla scienza; insomma, una filosofia da intendere non come visione del mondo
od opera letteraria, bens come scienza. La filosofia, anchessa specializzatasi
come tutte le altre scienze, si articola in quella parte che si occupa direttamente
della realt e quella che invece assume a proprio oggetto lindagine sulla realt,
ovvero la scienza; nel primo caso abbiamo a che fare con la metafisica, nel secondo con lepistemologia o teoria della scienza [cf. Czeowski 1960, pp. 10-1]. Come
epistemologia la filosofia ha il compito di afrontare in modo generale i problemi
concernenti i fondamenti di tutte le scienze particolari, mirando alla loro sin tesi e
interpretazione unitaria. La filosofia, in questa prospettiva, assume la funzione di
una metascienza. Ci possibile, ovviamente, se la filosofia si adeguer agli standard di chiarezza ed esattezza di tutte le altre scienze, non usando pi termini il
cui significato non sia chiaro ed univocamente definito [cf. Zamecki 1977, p. 69;
Woleski 1985, pp. 66-68].
A questo compito assegnato alla filosofia si associa la valutazione della metafisica, riguardo alla quale Czeowski, in piena continuit con la posizione di Twardowski, precisa due punti. Innanzi tutto il concetto di metafisica storicamente
relativo, nel senso che ci che appartiene alla metafisica in un certo periodo storico pu benissimo trasformarsi successivamente in un problema scientifico. In secondo luogo, egli ritiene non sia facile formulare un criterio generale atto a discriminare quando un dato asserto metafisico e quando no [cf. Jordan 1963, p.
95].
Per quanto riguarda la sua concezione della scienza interessante quanto sostenuto nel saggio Pozytywizm a idealizm w pojmowaniu nauki (1936) [Positivismo
ed idealismo di fronte alla scienza] dove si discutono le concezioni della scienza
proprie dellidealismo e del positivismo. Con il termine idealismo Czeowski
intende non tanto le concezioni dellidealismo classico tedesco, ma quelle sostenute dalla scuola brentaniana, poi proseguite in Polonia da Twardowski e ukasiewicz, mentre invece sono positiviste le posizioni sostenute da Kotarbiski
nel volume edito alcuni anni prima [Kotarbiski 1929] e contenente posizioni metodologiche nettamente divergenti da quelle di Czeowski [cf. Zamecki 1977, p.
99].
Il mondo per i positivisti si compone di oggetti sensibili, concreti, individuali,
dai quali si originano i sistemi complessi. La scienza, che deve districarsi con tali
oggetti, anchessa una tale totalit complessa composta di asserti scientifici particolari identificati con i vissuti psichici, le convenzioni e i simboli tramite i quali
queste ultime sono espresse. Insomma, la scienza nel positivismo intesa come
qualcosa che deriva naturalmente ed immediatamente dalla constatazione dei
fatti positivi, che coincidono in ultima istanza con i dati psichici o psicofisici. Lidealista, invece, distingue tra fenomeno psichico e quindi convinzione soggettiva,
55

e suo contenuto impersonale, ovverosia il giudizio da un punto di vista logico:


bench uomini diversi possano avere vissuti soggettivi diversi, tuttavia possono
condividere lo stesso contenuto cognitivo. Allo stesso modo bisogna anche distin guere tra simbolo verbale e suo significato: il contenuto ed il significato comune
che ha valore quando si fa scienza, mentre vanno trascurate le particolarit individuali che distinguono le varie convinzioni. del tutto irrilevante per lidealista
se un certo giudizio o non il contenuto delle convinzioni di chicchessia, in
quanto per lui la scienza un sistema composto di giudizi veri tra loro connessi
per implicazione ed equivalenza logica. Cos concepiti,
i giudizi scientifici sono prodotti astratti in confronto ai pensieri concreti e agli asserti
parlati o scritti; sono oggetti ideali totalmente diversi dagli oggetti empirici, individuali, concreti del mondo positivo. Per i positivisti la scienza un sistema di oggetti empi rici, concatenati mediante legami naturali; per gli idealisti, invece, la scienza un sistema di oggetti ideali, concatenati mediante legami logici. [Czeowski 1936, pp. 6-7]

Ovviamente lempirista replicherebbe che tali oggetti sono costruzioni logiche


erronee, conducenti ad interne contraddizioni e, richiamandosi alla logica contemporanea, sosterrebbe che ogni asserto il cui soggetto un termine generale
solo un asserto fittizio, solo una abbreviazione di asserti vertenti su individui. Esistono infatti solo questi ultimi ed ogni asserto scientifico non altro che una locuzione sostitutiva che si avanza al posto di un intreccio di frasi concernenti oggetti individuali ed empirici dei quali fatta la scienza [ib., p. 8]. chiaro come
qui Czeowski abbia in mente le tesi di Kotarbiski che, come vedremo in seguito, sosteneva appunto un approccio radicalmente nominalista mirante ad espellere dalla scienza tutti i nomi generali ed astratti, ivi compresi quelli riferentisi a
propriet (pur ammettendo la possibilit di far uso di nomi riferentisi ad oggetti
ideali); anche evidente che il suo rifiuto di identificare il concetto con il vissuto
psichico e il rigetto dellapproccio associazionista tipico dellempirismo, per il
quale alla base della scienza stanno le singole impressioni, del tutto coerente
con la lezione di Twardowski che vede nelloggetto della raffigurazione una totalit connessa, solo a posteriori distinguibile nei suoi elementi.
Non solo, ma la diferenza tra positivismo ed idealismo, prosegue Czeowski,
si nota anche nel modo di concepire lo scopo della scienza. Per il positivismo esso
consiste nella descrizione del mondo reale, realizzato tramite leggi scientifiche
che obbediscono al principio di economia del pensiero. In tal modo le leggi scientifiche non sono altro che una abbreviazione della descrizione e il progresso della
scienza consiste nel progressivo perfezionamento di tale notazione stenografica,
allo scopo di realizzare sempre pi il principio di economia del pensiero. Viceversa per lidealista i concetti generali e le leggi scientifiche non sono formule descrittive, ma costruzioni ideali del pensiero [ib., p. 10].
Come si vede, il modo di concepire la scienza che Czeowski definisce idealista la continuazione delle posizioni di Twardowski e ukasiewicz, delle quali
accentua i motivi concernenti il ruolo creativo dello scienziato ed insieme una
critica delle posizioni fisicaliste, sostenute in patria da Kotarbiski, che hanno
una forte similarit con le coeve tesi avanzate dallempiriocriticismo e fatte pro56

prie, almeno in una prima fase, dal neopositivismo logico. Tuttavia anche vero
che la sottolineatura del carattere ideale degli oggetti della scienza assume nelle parole di Czeowski un aroma arcano: essi, infatti, non esistono n nel tempo,
n nello spazio, n nel pensiero di chicchessia, e sono come tali delle vere e proprie finzioni: in tal modo la scienza per gli idealisti costituita da un insieme di
finzioni, che tuttavia hanno la caratteristica di esser vere. E, abbiamo visto, proprio al concetto di finzione si richiamava esplicitamente Twardowski nella sua
teoria del concetto.
La continuit di Czeowski con limpostazione twardowskiana e ukasiewicziana esplicitamente afermata quando egli viene a discutere il cosiddetto metodo della descrizione analitica, che costituisce ad un tempo sia il metodo da lui
impiegato in tutte le sue discussioni ed analisi filosofico-scientifiche [cf. Czeowski 1963, p. 161] sia quello proprio della scienza moderna, ad iniziare da Galilei [cf.
1956, pp. 209-213]. Il metodo della descrizione analitica, infatti, da Czeowski
fatto risalire allindirizzo filosofico che ha assunto il nome di filosofia analitica e
che stato rappresentato in Polonia da Twardowski, che lo applic in [1924], che
a sua volta trae origine dalla psicologia descrittiva di Brentano. proprio questa
ad applicare il metodo della descrizione analitica al mondo dei fenomeni psi chici,
che vengono tipizzati mediante un processo di astrazione che non si basa sullinduzione ma piuttosto il frutto di una vera e propria intuizione [cf. Dmbska
1979, p. 21]. Esso, diversamente da quanto fa la descrizione sperimentale, applicata ad esempio dallo psicologo che accumula dati per ottenere poi delle generalizzazioni statistiche, conduce ad asserti generali ed apodittici ottenuti mediante il
riferimento ad assunzioni aggiuntive e la eliminazione della complicazione esistente nel fenomeno descritto. La descrizione analitica conduce non tanto alla
formazione di generi e specie, ma alla costruzione di tipi:
La diferenza tra il genere o specie e il tipo si pu in generale caratteriz zare dicendo
che il genere o la specie unastrazione entro la quale rientrano i particolari esemplari
descritti, mentre invece il tipo scelto (o costruito ipoteticamente il cosiddetto tipo
ideale) per la descrizione dellesemplare al quale gli altri, descritti col suo aiuto, pi o
meno si avvicinano. [Czeowski 1953, p. 199]

Ovviamente, nel caso della descrizione analitica non viene impiegata la generalizzazione induttiva; latto di generalizzazione in essa presente un atto conoscitivo peculiare che ha la sua base nellanalisi delle propriet possedute dalloggetto descritto, delle quali se ne trascelgono alcune trascurando le rimanenti.
Essa ha carattere apodittico in quanto anche unanalisi del significato del nome
delloggetto descritto. Tale carattere definitorio avvicina la descrizione analitica
agli asserti a priori della matematica: cos come questi ultimi sono per definizione
validi per tutti gli oggetti da essi compresi escludondo in linea di principio i casi
diformi oppure introducendo delle clausole aggiuntive per spiegare le anomalie
cos, per fare un esempio, nella descrizione della caduta libera fornita da Galilei si
esclude lattrito e la resistenza del mezzo, salvo introdurli successivamente per
spiegare i casi di allontanamento dalla legge della caduta libera. In tal modo il
concetto di tipo, una volta fissato, non viene falsificato dai casi che non concorda57

no con gli asserti che ne descrivono le propriet; piuttosto i casi anomali sono
trattati come casi non tipici, la cui devianza dal tipo spiegata mediante delle circostanze sussidiarie [cf. ib., pp. 200-201].
Infine, la descrizione analitica ha il carattere di una defini zione reale, cio legata alla realt empirica che essa cerca di modellare. La sua corret tezza si fonda,
innanzi tutto, sul fatto che lesemplare scelto come oggetto della descrizione sia
tipico, cio rappresenti le propriet essenziali degli oggetti designati dal nome il
cui significato definiamo nella descrizione [cf. ib., p. 201].
Insomma, la descrizione analitica come intesa da Czeowski si diferenzia sia
dalla generalizzazione induttiva, sia dal metodo dellastrazione (consistente nellestrarre ci che comune ad un insieme di oggetti), come anche dallanalisi degli
oggetti individuali mirante a individuarne le caratteristiche specifiche nelle diverse
circostanze (come si fa nelle scienze storiche e filologiche): essa il metodo fondamentale sia di tutte le ricerche empiriche dalla fisica alle scienze biologiche sia
di quelle non empiriche, come la matematica, la geometria e la logica.
In modo pi preciso ed esplicito tale impostazione idealizzante viene esposta
in un saggio pi recente, nel quale Czeowski distingue i concetti di astrazione,
generalizzazione ed idealizzazione e, in riferimento allanalisi fatta da Galilei del
corpo in caduta libera, aferma:
Il modello galileiano della caduta libera idealizzato: si omette la resistenza dellattrito, nel caso di un corpo rotolante per un piano inclinato, o quella dellaria. Lidealizzazione risulta dallomettere i fattori che possono diventare sufficientemente piccoli da
non causare alcun disturbo al fenomeno investigato []. Lidealizzazione non dovrebbe
essere confusa con la generalizzazione []. La diferenza consiste nel fatto che la generalizzazione amplia il dominio del termine che viene generalizzato, mentre lidealizzazione lo modifica in un modo diferente: generalizzando si fa un passo avanti verso un termine superiore, mentre lidealizzazione consiste nel porre un certo elemento
in una serie [sequence] nella quale esso era stato posto, fino ad arrivare ai confini di
questa serie che designata da un tipo ideale. [Czeowski 1975, pp. 13-14]

Tale modo di procedere ci che prima era stato chiamato da Czeowski


metodo della descrizione analitica, che consiste nello scegliere tra le caratteristiche degli oggetti indagati quelle ritenute definizionali e che pertanto ne forniscono, come abbiamo visto, la definizione analitica. Questa, diversamente dalla
descrizione, perde il diretto legame col mondo degli individui, che oggetto della descrizione, per creare delle specie (o insiemi) come oggetti astratti [ib., p. 10].
Pertanto le definizioni analitiche si riferiscono alla realt solo attraverso la creazione di un suo modello (o tipo) e la teoria scientifica non descrive il fenomeno
ma questo modello:
[] il risultato della costruzione di una teoria con laiuto del metodo della descrizione
analitica il modello per un dato dominio del fenomeno indagato. Tale modello ottenuto grazie allassumere definizioni, essendo le definizioni di base delle teorie assiomatiche esse stesse assiomi. Le definizioni in questione e le loro conseguenze sono state
chiamate asserti a priori o analitici e questi nomi si riferiscono congiuntamente a diferenti modi di intendere questi asserti principali. In base al punto di vista sostenuto nel

58

presente articolo, queste definizioni principali sono in parole povere mezzi per un
fine, e precisamente per costruire una teoria e fare modelli che, a loro volta, portano a
cogliere cognitivamente e fissare linguisticamente la ricchezza dei dati empirici fornendoci una conoscenza del mondo. [Ib., p. 17]

Questo metodo della descrizione analitica, proprio sia delle scienze empiriche
e matematiche sia della filosofia, si riferisce pertanto a quel momento creativo
che, come tale, non pu essere sottoposto ad alcuna regolamentazione a priori
[cf. Woleski 1985, p. 71] e grazie al quale lo scienziato e il filosofo definiscono
creativamente degli oggetti ideali, come tali rappresentanti di un certo tipo, dalle
cui caratteristiche poi vengono tratti certi comportamenti che caratterizzano i
modelli dei fenomeni oggetto di indagine. Il tipo presenta il fenomeno sotto indagine in forma pura, eliminando i disturbi secondari e costituisce cos il punto
di riferimento per caratterizzare gli elementi di una successione in base alla distanza che hanno da esso [Czeowski 1975, p. 13]. In questo modo Czeowski valorizza ulteriormente il lato attivo della ricerca scientifica e, anche se non determina ulteriormente in modo pi preciso la natura della descrizione analitica,
fornisce importanti indicazioni sul metodo utilizzato dalla scienza.
La descrizione analitica costituisce in Czeowski un elemento di originalit e
ad un tempo di continuit rispetto alla tradizione analitica polacca: originalit in
quanto forse in nessun altro rappresentante della scuola di Leopoli-Varsavia
stato avanzato un concetto di scienza cos radicalmente diverso dai modelli positivistici esistenti sia prima della guerra che successivamente; continuit perch
evidente in Czeowski (del resto egli ne pienamente consapevole) linfuenza
dellapproccio di Twardowski, che a sua volta afonda le sue radici in una tradizione culturale estranea a quella che infuenzer in modo decisivo il neopositivismo. Tuttavia, questa diversit non divenne mai articolata proposta epistemologica n ebbe diretti continuatori sia tra gli allievi sia tra gli altri filosofi facenti
parte della tradizione iniziata dalla scuola di Leopoli-Varsavia. Anzi, come vedremo avverr con Ajdukiewicz, sar sempre pi evidente la tendenza ad assimilare
le proprie concezioni a quelle della grande tradizione empirista occidentale e
quindi a mettere da parte gli elementi di originalit che potevano derivare dalle
peculiari radici culturali che avevano generato il tronco della scuola analitica polacca. La filosofia mitteleuropea di Brentano trover solo in Ingarden un difensore
tenace, ma si prender una rivincita quando alcuni suoi temi saranno riscoperti e
valorizzati attraverso vie ed infuenze inconsuete: sar la confuenza dellipoteticismo popperiano e del realismo marxista a portare la scuola di Pozna alla ripresa, spesso inconsapevole, di alcuni dei temi della scuola di Leopoli-Varsavia da
noi qui indicati. Ma per arrivare a ci saranno ancora necessarie tutta una serie di
mediazioni culturali.
1.5 Il convenzionalismo radicale di Kazimierz Ajdukiewicz
Generalmente considerato, insieme a Jan ukasiewicz, come la pi insigne fi59

gura della scuola di Leopoli-Varsavia, Ajdukiewicz nacque a Tarnopol (in Galizia,


allora provincia dellimpero austriaco) il 12 dicembre 189042 e fece gli studi secondari prima a Cracovia e poi a Leopoli, dove frequent anche luniversit seguendo
i corsi di filosofia, logica e matematica (ebbe come maestri rispettivamente Twardowski, ukasiewicz ed il matematico Sierpiski). Consegu il dottorato in filosofia nel 1912 con una tesi sulla filosofia kantiana dello spazio e quindi si rec nel
1913 a Gottinga dove assistette alle lezioni di Hilbert sui fondamenti della matematica e di Husserl sulla filosofia. Chiamato alle armi, combatt sul fronte italiano e alla fine della guerra spos la figlia di Twardowski, Maria. Dopo aver conseguito il titolo di docente alluniversit di Varsavia con una dissertazione intitolata
Z metodologii nauk dedukcyjnych [Sulla metodologia delle scienze deduttive]
(dove fornisce per primo ed indipendentemente da Frege la definizione di prova
matematica in termini di struttura formale) ricopr il ruolo di professore di filosofia prima alluniversit di Leopoli (1922-1925), quindi a Varsavia (1926-1928) ed infine ritorn a Leopoli dove rimase come professore titolare sino allo scoppio della
seconda guerra mondiale. Alla fine di questa (durante la quale aveva insegnato
nelle scuole clandestine organizzate dalla resistenza polacca) accett la cattedra
di metodologia e teoria della scienza (poi ridenominata cattedra di logica) alluniversit di Pozna (Facolt di matematica e scienze naturali), dove ricopr anche la
carica di rettore (negli anni 1948-1949 e 1951-1952). Lasci Pozna per Varsavia nel
1955, dove fu professore di logica alluniversit (Istituto di filosofia) e diresse la divisione di logica dellIstituto di filosofia dellAccademia polacca delle scienze fino
alla pensione. Nel 1963 un infarto stronc la sua vita nel sonno.
Lattivit scientifica di Ajdukiewicz non si espresse attraverso opere sistematiche, ma per lo pi in saggi ed articoli pubblicati in diverse lingue (preva lentemente in tedesco nel periodo tra le due guerre, quando collabor ad Erkenntnis,
rivista teorica del neopositivismo viennese), dando in essi prova di grande lucidit nellafrontare diversi temi particolari, rimanendo ancora oggi un modello di
chiarezza e lucidit43. Inoltre Ajdukiewicz ebbe un interesse assai vivo per la divulgazione e linsegnamento scrivendo diversi manuali di logica, tra i quali il pi
importante e completo senza dubbio la Logika pragmaticzna [Logica pragmatica] [1965] (tradotto anche in inglese).
Gi da quanto brevemente detto si pu capire fino a che punto Ajdukiewicz
abbia infuito sullo sviluppo della filosofia e della logica in Polonia, non solo nel
periodo tra le due guerre, ma anche nel secondo dopoguerra, quando ukasiewicz
e Tarski non erano pi in Polonia, avendo preferito lemigrazione alla nuova situazione politica venutasi a creare con lavvento al po tere del partito comunista, e
42
Per le notizie biografiche e sulla personalit di Ajdukiewicz ci siamo prevalentemente serviti di
Giedymin [1978a] (che fu suo allievo a Pozna) ed inoltre di Borkowski [1965].
43
La pi importante raccolta dei saggi di Ajdukiewicz [1985] (dove anche contenuta la bibliografia completa delle opere). Giedymin ne ha curato una parziale traduzione inglese [cf. Ajdukiewicz,
1978]. Per altre traduzioni inglesi di lavori di Ajdukiewicz vedi Przecki & Wjcicki [1977], che comprende quattro suoi saggi, e gli articoli che di tanto in tanto vengono pubblicati in Dialectics and Humanism, rivista della Accademia polacca delle scienze in lingua inglese. In italiano sono stati pubblicati solo i saggi Lingua e senso (Sprache und Sinn, [1934c]) e La connessit sintattica (Die syn taktische Konnexitt, [1935]), nonch la sua introduzione ai problemi della filosofia [1949].

60

Leniewski e Twardowski gi scomparsi. Ajdukiewicz, insieme con Kotarbiski e


gli altri pi giovani colleghi, fu colui che continu la tradizione filosofica della
scuola di Leopoli-Varsavia in una situazione completamente nuova rispetto a
quella che ne aveva visto la nascita, costituendo cos un vero e proprio elemento
di raccordo tra la nuova cultura polacca, nella quale il marxismo andava assumendo sempre pi una posizione dominante, e la gloriosa tradizione analitica
che rappresentava la vera e propria anima filosofica della Polonia del novecento.
Numerosi gli allievi di Ajdukiewicz, molti dei quali ancora in piena attivit,
che ricoprirono posti di rilievo nelle universit e nelle istituzioni scientifiche della
Polonia contemporanea. Citiamo qui solamente i nomi di Roman Suszko, Marian
Przecki, Klemens Szaniawski, Jerzy Pelc e, a Pozna, Andrzej Malewski, Zygmunt Ziembiski e Jerzy Giedymin.
Dalla personalit afascinante (a Pozna era dagli studenti chiamato Kazimierz il Magnifico), Ajdukiewicz aveva inoltre il dono della comunicativit, la
capacit di immedesimarsi nei problemi altrui e di comprenderne le ragioni.
Amato dai giovani, coi quali era sempre cordiale ed umano [Borkowski 1965, p.
10] anche ricordato dagli allievi per la sua dignit, autonomia di giudizio (anche
nei periodi pi bui dello stalinismo polacco) 44 e capacit di presentare problemi
noti sotto una nuova luce, illuminandone aspetti prima trascurati [Giedymin
1978a, p. XVI].
Venendo alle concezioni filosofiche di Ajdukiewicz 45 distingueremo nellevoluzione del suo pensiero una prima fase, che si chiude con la seconda guerra mondiale, caratterizzata dalla dottrina che lo rese celebre e per la quale ancora oggi
maggiormente noto, cio il cosiddetto convenzionalismo radicale; ed una seconda fase, apertasi dopo la seconda guerra mondiale, nella quale Ajdukiewicz si
spost verso una forma di sempre pi deciso empirismo, diversificando i suoi interessi e contributi.
In generale si pu dire che Ajdukiewicz ha rappresentato nellambito della
scuola di Leopoli-Varsavia la posizione minimalista, riallacciandosi per questo
punto di vista allopera di Twardowski. Ci significava in pratica una spiccata attenzione per lanalisi del linguaggio, sia scientifico che ordinario, e per la dipendenza della nostra conoscenza da esso. Proprio in ci da ravvisarsi la pi importante infuenza del maestro Twardowski e della sua concezione della funzione attiva e produttiva del linguaggio, inteso non come mero strumento di comunicazione di pensieri gi belli e fatti, ma piuttosto come organo attivo che incide sulla
produzione stessa del pensiero astratto [Giedymin 1986, p. 190]. Ma tale proble44
In merito interessante e tipico del modo di atteggiarsi di Ajdukiewicz di fronte ai problemi il
suo saggio O wolnoci nauki [1957] (scritto nel periodo di fermento intellettuale e politico seguito
alla destalinizzazione) dove a prevalere innanzi tutto lattitudine dello studioso e del filosofo analitico e non la passione del politico. Egli s protesta contro la subordinazione della scienza alla politica,
ma facendo scaturire tale protesta da una precisa e pacata analisi razionale del significato e dei generi
di libert possibili per la scienza e per lo studioso, senza accenni a responsabilit morali e senza reto riche tirate in nome del dover essere. Su ci cf. Marsonet [1986, pp. 19-29] e Skoli mowski [1967, pp.
134-37].
45
Sulla filosofia di Ajdukiewicz, vedi Giedymin [1978b], Kwiatkowski [1967], Kokoszyska [1965,
1968], Pelc [1976], Siemianowski [1983] e, in italiano, Marsonet [1986].

61

matica portava anche alla questione dei rapporti tra esperienza e linguaggio ed in
particolare a domandarsi in che misura la conoscenza scientifica sia determinata
dallesperienza e dal linguaggio.
Tale contesto problematico emerge subito sin dallinizio dellattivit di Ajdukiewicz quando afronta la questione del significato delle espressioni. in questo
primo periodo della sua attivit, che va allincirca fino al 1936, che Ajdukiewicz
elabora il suddetto convenzionalismo radicale, dottrina che anticipa molti dei
temi della moderna filosofia della scienza (in particolare il problema della commensurabilit o meno delle teorie scientifiche, negli ultimi anni particolarmente
dibattuto sulla scorta delle tesi di P.K. Feyerabend e T. Kuhn). Nellelaborare queste concezioni Ajdukiewicz fu ispirato dai contemporanei sviluppi scientifici
(come ad es. la rifessione sul significato delle geometrie non euclidee, la crisi dei
fondamenti in matematica, la teoria della relativit e la nascita della meccanica
quantistica). In ci da vedere una analogia con linizio del neopositivismo viennese, col quale Ajdukiewicz collabora scrivendo su Erkenntnis. Tuttavia, come osserva Giedymin, diversamente dal circolo di Vienna, Ajdukiewicz mai sub linfuenza del fenomenismo di Mach n mai ritenne che fosse possibile dichiarare
come privi di senso i problemi della metafisica tradizionale: complessivamente
la dottrina del convenzionalismo radicale ha un bagaglio filosofico molto pi ampio e quindi pi liberale del contemporaneo positivismo logico [Giedymin
1978b, p. XX] essendo visto dallo stesso Ajdukiewicz come la continuazione della
nuova critica della scienza sviluppata in Francia da Henri Poincar ed Eduard
Le Roy [Ajdukiewicz 1934b, p. 175]. Inoltre ne veniva sottolineata lispirazione
kantiana [id, p. 194] il debito, per quanto riguarda la filosofia del linguaggio, verso
certe idee di Bolzano ed Husserl, conosciute, oltre che direttamente durante il
suo soggiorno in Germania, attraverso la mediazione di Twardowski [Ajdukiewicz
1985, I, pp. 103, 147] come anche la simpatia per lidea ermeneutica di comprensione (di Dilthey e Spranger) come metodo o almeno come uno dei metodi
delle scienze umane, ivi inclusa lepistemologia e la storia della filosofia [Giedymin 1978b, p. XX].
Le tesi epistemologiche del convenzionalismo radicale derivano dalle concezioni che Ajdukiewicz aveva sviluppato sul concetto di significato in alcuni saggi,
quali O znaczeniu wyraze [Sul significato delle espressioni] (1931) e Sprache
und Sinn (1934)46 e trovano espressione fondamentale nei saggi Das Weltbild
und die Begrifsapparatur (1934) e in Naukowa perspektywa wiata [La prospettiva scientifica del mondo] (1934) 47. A sua volta tali concezioni sul significato
scaturiscono in modo significativo dalle rifessioni portate avanti da Ajdukiewicz
nella sua dissertazione di abilitazione Z metodologii nauk dedukcyjnych [Sulla metodologia delle scienze deduttive] (1921) 48, dove per la prima volta stata for46
I due saggi sono ora in Ajdukiewicz [1985, pp. 102-36, 145-74] (trad. ingl. [1978, pp. 1-34, 35-66];
trad. it. in Bonomi [1973]).
47
I due saggi sono ora in Ajdukiewicz [1985, pp. 175-95, 215-221] (trad. ingl. in [1978 , pp. 67-89, 111117]).
48
Z metodologii nauk dedukcyjnych si compone di tre capitoli concernenti i seguenti argomenti:
O pojcie dowodu w znaczeniu logicznym [Il concetto di prova nel suo significato logico], O do-

62

mulata per i linguaggi artificiali la concezione del significato de jure, cio quella
medesima concezione che poi caratterizzer lapproccio di Ajdukiewicz al significato dei linguaggi naturali49.
infatti in questultima opera che si trova una delle prime ricostruzioni delle
teorie deduttive in termini puramente sintattico-assiomatici che facendo a
meno di ogni concetto intuitivo di prova o deduzione basata sullevidenza permette di superare le difficolt presenti nellimpostazione di Whitehead-Russell.
La teoria deduttiva costruita mediante lindicazione di un alfabeto composto di
segni privi di significato e lelencazione di una serie di assiomi considerati come
una pura combinazione di segni. I segni sono tali non perch rimandano o indicano a qualcosa daltro, ma perch, analogamente a come avviene per i pezzi degli scacchi, hanno un determinato ruolo, stanno tra loro in tali e talaltri, in ogni
caso ben definiti, rapporti: sono gli assiomi ad indicare appunto questi rapporti
[cf. Ajdukiewicz 1985, I, pp. 2-3].
Al di l di risultati puramente logici, questopera importante in quanto in
essa il significato dei segni occorrenti in una teoria deduttiva determinato solo
dalla struttura complessiva della teoria e non mediante il riferimento a qualcosa
di esterno alle regole governanti il sistema assiomatico. significativo il riferimento che pi volte Ajdukiewicz fa al gioco degli scacchi: come in questi ultimi il
significato dei vari pezzi dipende dalle regole che ne governano i movimenti, analogamente nelle teorie deduttive il significato dei simboli che in esse occorrono
determinato implicitamente dagli assiomi della teoria. la prima volta in Polonia, e forse anche nel mondo, che viene in modo cos chiaro delineata una teoria
strutturale del significato di segni comunque intesi (nel caso specifico, appartenenti alle teorie logiche o deduttive in genere) 50. Se si passa alla considerazione non pi delle teorie deduttive ma del linguaggio in senso ampio (ivi
incluso quello naturale) avremo la teoria del significato elaborata da Ajdukiewicz
nei suoi saggi del 31 e del 34.
In O znaczeniu wyraze e in Sprache und Sinn51 Ajdukiewicz sviluppa, infatti, una concezione del linguaggio, e conseguentemente del significato, che non
vede questo solo come mezzo di comunicazione ma piuttosto come struttura cognitiva che determina la nostra prospettiva del mondo. Il linguaggio studiato,
pertanto, non come fenomeno psicologico o sociologico che appartiene a delle
wodach niesprzecznoci i niezalenoci aksjomatw [Sulla prova di non contraddittoriet e di indipendenza degli assiomi] e O pojciu istnienia w naukach dedukcyjnych [Sul concetto di esistenza
nelle scienze deduttive]. Di questi stato incluso in [1985] solo il primo capitolo. Gli altri non sono
stati pi editi.
49
La classificazione delle moderne teorie del significato in teorie de facto e teorie de jure stata
operata da Cohen [1962]. Le teorie del significato de facto considerano il significato come qualcosa di
esistente indipendentemente dalle espressioni linguistiche e a queste correlato, mentre invece quelle
de jure ritengono il significato determinato dalle regole normative interne alla lingua.
50
Aferma lo stesso Ajdukiewicz che questopera inaugura in Polonia il metodo strutturale di definire i concetti metodologici (come ad esempio il concetto di prova e quello di implicazione) che in
seguito avrebbe giocato un magnifico ruolo nello sviluppo della scienza sui sistemi deduttivi, che prese il nome di metamatematica [Ajdukiewicz 1985, p. V].
51
Di questo saggio, come degli altri pubblicati originariamente in tedesco, utilizzeremo la traduzione polacca in quanto controllata dallo stesso Ajdukiewicz.

63

comunit linguistiche e serve alla loro comunicazione intersoggettiva, quanto nel


suo aspetto logico, mirante a coglierne la struttura linguistica. Lo si studia, insomma, come un oggetto esistente indipendentemente dagli utenti che se ne servono, analizzandone non la genesi, ma le regole che lo governano, essendo lo
stesso significato definito indipendentemente dai denotata degli asserti linguistici, cio facendo astrazione dalla sua semantica (per timore di incappare nelle famose antinomie) e privilegiando cos un approccio solo sintattico e pragmatico.
Per tale motivo a tale impostazione stato dato il nome di concezione immanentistica del linguaggio [Dmbska 1965] o anche di concezione autonoma della lingua [Woleski 1985, p. 192]. In questo senso tale linguaggio astratto solo
una idealizzazione (o tipo ideale) che vuole cogliere la struttura profonda,
latente, di gran parte dei linguaggi naturali [Ajdukiewicz 1985, p. 173]. Nel fare
questo studio astratto del linguaggio Ajdukiewicz ben consapevole del fatto che
il linguaggio non determinato solo dal suo vocabolario e dalla sua sintassi, ma
anche dalle cosiddette correlazioni di significato, mediante le quali viene specificato il modo in cui termini e proposizioni sono, nella data lingua, correlati al
loro significato [ib., p. 149]. Tali correlazioni sono forniti dalle cosiddette direttive (o regole) di significato (dyrektywy znaczeniowe) [cf. ib., pp. 149-54], che sono
di tre tipi:
1) regole di significato assiomatiche, specificanti quegli enunciati il cui rigetto, indipendentemente dalla situazione nella quale questo avviene, indica una violazione della
correlazione di significato propria al dato linguaggio; 2) regole di significato deduttive,
specificanti coppie di enunciati di tipo tale che se si accetta il primo enunciato bisogna
essere disposti ad accettare il secondo, pena la violazione della correlazione di significato propria del linguaggio; 3) regole di significato empiriche, che coordinano certi dati
dellesperienza a certi enunciati che bisogna essere disposti ad accettare al presentarsi
di questi dati dellesperienza, pena la violazione della correlazione di significato propria del linguaggio. [Ib., p. 176]

Prendiamo, ad esempio, nella lingua italiana di ogni giorno lasserto ogni


quadrato ha quattro lati. chiaro che chiunque rifiuti come non vero un simile
asserto, che cio afermi che non ogni quadrato ha quattro lati, palesemente non
attribuirebbe ai termini in esso occorrenti lo stesso significato che essi posseggono nellitaliano corrente. Pertanto un simile asserto deve essere accettato indipendentemente da ogni esperienza e senza tener conto degli altri asserti appartenenti al linguaggio. Asserti di questo tipo sono appunto quelli specificati dalle regole assiomatiche di senso. Se invece consideriamo lasserto Mario pi giovane
di Pietro, allora saremmo costretti ad accettare anche quello afermante che
Pietro pi anziano di Mario. Se facessimo diversamente, allora vuol dire che
non comprendiamo questi asserti nel significato che hanno nellitaliano corrente.
Sono le regole deduttive di senso quelle che ci costringono ad accettare certi asserti sulla base del fatto che altri sono stati accettati [cf. ib., II, pp. 52-53]. Infine,
le regole di senso empiriche sono quelle che mi fanno accettare lenunciato fa
male nel caso in cui ho lesperienza del mal di denti. Se infatti qualcuno che si
trovasse sottoposto allestrazione di un dente senza anestetico afermasse pia64

cevole, allora il suo comportamento evidenzierebbe il fatto che egli non associa
agli enunciati fa male ed piacevole lo stesso significato che normalmente vi
associato nella lingua italiana corrente [cf. ib., I, p. 156].
Ogni linguaggio ha, pertanto, delle regole di significato che le sono proprie e
che lo costituiscono come una individualit. Sono queste regole a costringerci ad
accettare certe espressioni nel dato linguaggio come provviste di significato ed a
respingere quelle che nel dato linguaggio non lo sono. Infatti, per Ajdukiewicz
parla un dato linguaggio chi ha in s un certo insieme di attitudini che lo rendono disponibile ad accettare una data espressione come appartenente a tale linguaggio [cf. ib., p. 108]52.
Quindi, attraverso i concetti di espressioni direttamente correlate riguardo al
significato e di linguaggio connesso53, Ajdukiewicz introduce la distinzione tra
linguaggio chiuso e linguaggio aperto. Un linguaggio L aperto in relazione
ad un altro linguaggio L quando questultimo contiene tutte le espressioni del
primo mantenendone lo stesso significato ed in pi alcune espressioni non esistenti in L, ma tali che almeno una di queste sia correlata rispetto al significato
con una espressione di L. In termini pi formali, L aperto rispetto a L se p(p
L p L). Ora p L : p sia in relazione di senso con p1 L e sia anche p1
L. In questo caso L aperto rispetto a L.
Un linguaggio non aperto detto chiuso. In generale, un linguaggio detto
aperto se esiste almeno un altro linguaggio rispetto al quale esso aperto [cf. ib.,
pp. 160-3, 177]. Ebbene,

52
Riassumendo e valutando le proprie posizioni un quarto di secolo pi tardi per rispondere alle
critiche mossegli da Schaf, cos Ajdukiewicz chiariva ulteriormente il proprio pensiero in merito alle
tre regole di significato prima menzionate: Il mio contributo alla scienza del linguaggio consiste fondamentalmente nellaver posto attenzione al fatto che il modo in cui le parole sono comprese, o il si gnificato nel quale sono usate, decide del modo in cui ci si serve di esse. [] Sostengo dunque che esi stono enunciati (ad es. ogni quadrato ha quattro lati) che non possono esser rigettati in nessuna circostanza senza violare il loro significato in un dato linguaggio. Questi enunciati sono caratterizzati
dalle cosiddette regole assiomatiche del linguaggio. Sostengo, in secondo luogo, che esistono coppie
di enunciati (ad es., A pi giovane di B e B pi giovane di A) tali che non si pu rigettare luna
ed afermare laltra fintanto che le espressioni in esse contenute sono associate ad un signifi cato che
nella data lingua spetta loro di diritto. Queste coppie di enunciati sono contraddistinte dalle cosiddette regole deduttive del linguaggio. Infine sostengo che vi sono enunciati (ad es., questo bianco) che
in certe situazione obiettive (ad es., quando osservo la neve con illuminazione normale e la vedo in
modo normale) non possono essere rifiutati se li si comprende conformemente al significato che possiedono in una data lingua. Di questi enunciati e delle situazioni obiettive danno ragione le cosiddette
regole empiriche. Le regole assiomatiche, deduttive ed empiriche vengono complessivamente chiamate col nome di regole o direttive del linguaggio [Ajdukiewicz 1985, II, p. 158].
53
Due espressioni sono direttamente correlate riguardo al significato se si verifica almeno uno
dei seguenti casi: (1) entrambe occorrono nello stesso enunciato in relazione ad una qualche regola as siomatica di significato; (2) entrambe occorrono nella stessa coppia di enunciati specificati da una
qualche regola deduttiva di significato; (3) entrambe occorrono nello stesso enunciato coordinato da
una qualche regola empirica di significato ad una data esperienza. Un linguaggio connesso quando
non possibile dividere linsieme delle sue espressioni in due classi non vuote tali che ogni espressione della prima classe non abbia alcuna diretta connessione di significato con ciascuna delle espressioni della seconda classe [ib., p. 177].

65

linsieme di tutti i significati appartenenti alle proposizioni facenti parte di un certo


linguaggio chiuso e connesso da noi chiamato apparato concettuale. Due apparati
concettuali sono perci o identici o non hanno elementi in comune. Afermiamo che
ogni significato elemento di un qualche apparato concettuale. [Ib., p. 177]

La totalit degli enunciati accettati nellambito di questo linguaggio da Ajdukiewicz chiamata col nome di quadro del mondo (obraz wiata / world-picture). questa la base per enunciare la tesi del convenzionalismo radicale, cos formulata:
[] non soltanto alcuni, ma tutti i giudizi che accettiamo e che formano lintero nostro
quadro del mondo non sono affatto unicamente determinati dai dati empirici ma dipendono dalla scelta dellapparato concettuale, per mezzo del quale modelliamo i dati
dellesperienza. Possiamo per scegliere questo o quellaltro apparato concettuale, con
ci cambiando completamente il nostro quadro del mondo. Ci significa: fin tanto che
qualcuno si serve di un certo determinato apparato concettuale allora i dati dellesperienza lo costringono ad accettare certi giudizi. Per questi stessi dati dellesperienza
non lo costringono ad accettare tali giudizi in ogni caso. Egli pu, infatti, scegliere un
altro apparato concettuale sulla base del quale questi stessi dati dellesperienza non lo
costringono pi allaccettazione dei medesimi giudizi, in quanto nel nuovo apparato
concettuale questi giudizi in generale non occorrono. [Ib., p. 175].

Il non soltanto alcuni che apre il passo riportato indica la misura della distanza di Ajdukiewicz dal convenzionalismo moderato, identificato nella figura di
Poincar. Per questultimo, infatti, soltanto alcuni problemi non possono essere
risolti col solo appello allesperienza ed hanno bisogno del ricorso a convenzioni,
mentre per Ajdukiewicz, abbiamo visto, tutti i giudizi sono dipendenti dal nostro
apparato concettuale. Inoltre, alla base del convenzionalismo di Poincar e di Du hem sta la critica alla possibilit di un experimentum crucis mentre quello di Ajdukiewicz si fonda su una ben precisa teoria del linguaggio, dove il posto centrale
occupato dallanalisi del concetto di significato, che viene determinato mediante le menzionate tre regole di senso. Il convenzionalismo di Ajdukiewicz si differenzia anche rispetto a quello sostenuto da Le Roy, che, diversamente dalle attitudini antirrazionaliste del nostro autore, basa la sua concezione sullintuizionismo di Bergson e crede nellesistenza di una conoscenza basata sullintuizione irrazionale [cf. Siemianowski 1983, pp. 1568-69].
Da questa concezione seguono alcune interessanti conseguenze circa il modo
di intendere la scienza. Innanzi tutto v il venire meno della distinzione, fatta dal
convenzionalismo moderato al fine di garantire la possibilit di decisione anche
in assenza di convenzioni, tra giudizi che riportano fatti, o giudizi descrittivi, e
giudizi che sono interpretazioni di fatti o giudizi teorici [cf. Ajdukiewicz 1985, I,
p. 184] in quanto lunica diferenza consiste nel fatto che una decisione riguardo
ai giudizi che riportano fatti desperienza possibile in base alluso di regole di significato appartenenti ai linguaggi ordinari, mentre i secondi sono decisi in linguaggi alla costruzione dei quali abbiamo direttamente e consapevolmente partecipato. Non vediamo alcuna diferenza essenziale tra giudizi descrittivi e giudizi
interpretativi. Riteniamo che i dati desperienza in quanto tali non ci costringono
66

ad accettare n gli uni n gli altri [ib., p. 186].


Inoltre, i quadri del mondo non sono tra loro n logicamente n empiricamente comparabili ma, come oggi di solito si dice, incommensurabili. Il passaggio da un quadro concettuale ad un altro sorge dalla necessit di evitare laccettazione di certi giudizi; ma nel fare cos si perviene ad un nuovo quadro concettuale che col primo non ha nulla in comune e che non afatto pi universale
del primo nel senso che lo contiene come propria parte54. Ci porta anche alla
conseguenza che non possibile affermare che il nuovo quadro pi vero del
vecchio (Ajdukiewicz in questa fase del suo pensiero evita di adoperare concetti
semantici per il timore di incappare in antinomie): la verit sempre interna
ad un linguaggio [cf. ib., pp. 188-192].
Significa ci che tutti i quadri del mondo sono egualmente buoni? Ajdukiewicz non arriva a sostenere questa tesi, ma afferma che possibile giudicare i diversi quadri concettuali in base alla loro vicinanza o meno riguardo ai fini che la
scienza mira a perseguire. Evidentemente qui il discorso non ha pi un carattere
logico ma pragmatico. Sar pertanto migliore quellapparato concettuale nel quale le tendenze che la scienza dimostra nel suo sviluppo sono meglio realizzate.
Queste sono quattro: la tendenza verso la non contraddittoriet (per cui scartiamo immediatamente quel linguaggio nel quale ci imbattiamo in contraddizioni); la tendenza verso la razionalizzazione (per la quale si privilegiano sempre pi
apparati concettuali che risolvono i problemi senza ricorso allesperienza); la tendenza al perfezionamento dellapparato concettuale (si scelgono linguaggi nei
quali ci sono sempre meno problemi insolubili); infine la tendenza al miglioramento della sensibilit empirica dellapparato concettuale (si preferiscono, cio,
apparati concettuali che ignorano quanto meno dati empirici e che trattano dati
diferenti in modo quanto pi distinto possibile) [cf. ib., pp. 192-193].
Ma interessante, anche, sottolineare il modo in cui Ajdukiewicz chiude il suo
saggio sul convenzionalismo radicale. Di fronte alla possibile obiezione di non
aver egli descritto un vero e proprio linguaggio nel senso comunemente inteso
e che quindi non possibile trovare, se non in logica, linguaggi intesi nel modo
esposto, Ajdukiewicz sottolinea che stata sua esplicita intenzione non trattare
dei linguaggi ordinari ma solo di linguaggi idealizzati: ovvio che tutti i linguaggi
ordinari, come anche quelli della scienza, non sono linguaggi nel senso definito
da Ajdukiewicz; ma questa constatazione non inficia la validit dellindagine stessa, in quanto proprio di ogni ricerca scientifica tale tendenza verso lidealizzazione:
54
Per Giedymin, questo uno dei punti dove il convenzionalismo di Ajdukiewicz si diferenzia da
quello di Poincar: Uno dei punti principali del convenzionalismo radicale di Ajdukiewicz stata la
tesi che esistono linguaggi che non condividono alcuna espressione con identico significato e che le
chiusure non sono reciprocamente traducibili. Poincar, daltra parte, credeva che tutti i linguaggi
umani, sufficientemente ricchi di espressioni e basati sulla stessa logica, sono tra loro traducibili
[Giedymin 1982, p. 36]. Si pu per osservare che quando Ajdukiewicz parlava di intraducibilit si rife riva ai linguaggi chiusi e connessi che non sono linguaggi naturali, n tanto meno linguaggi nei quali
viene espressa la scienza reale, ma solo linguaggi artificiali, altamente idealizzati. Quindi, quando
Poincar ed Ajdukiewicz parlano di linguaggio, si riferiscono a due cose totalmente diverse.

67

La fisica stabilisce le sue tesi ad es. sui gas ideali anche se ben noto che ogni gas non
ideale; in meccanica ci si occupa di movimenti che avvengono in condizioni che nella
realt mai si realizzano. La fisica procede in tal modo perch soltanto cos la conoscenza pu avvicinarsi alla realt. Prima di tutto si stabiliscono teoremi che sono strettamente validi solo per i gas ideali e che si riferiscono ai gas reali solo con un rilevante
errore di approssimazione. Solo in seguito si modifica la legge in modo da ridurre lerrore di approssimazione. Qualora si cominciasse dal postulato di un assoluto accordo
con la realt ci si assegnerebbe un problema troppo difficile. Ci costituisce una difesa
e giustificazione della nostra dissertazione: noi iniziamo in essa dal considerare un
caso ideale che soltanto in modo approssimativo si accorda alla realt conosciuta. Forse questo il primo passo al quale ne seguiranno altri che ne diminuiranno gli errori di
approssimazione. [Ib., p. 195]

In queste parole di Ajdukiewicz rintracciabile, oltre allinfuenza di Poincar


e Le Roy [cf. Giedymin 1978b, pp. XXIII-XXIV] la concezione della scienza che abbiamo visto stata tipica di ukasiewicz e Czeowski e che rappresenta il filo rosso che lega molti pensatori della scuola di Leopoli-Varsavia, dalla quale si trasmetter poi alla scuola metodologica di Pozna.
Tuttavia, bisogna rilevare, Ajdukiewicz non diede sviluppo sistematico a queste indicazioni e lo stesso modo in cui ne parla indica una loro tacita, non ulte riormente problematizzata accettazione. Inoltre, si aggiunga, il suo stesso convenzionalismo radicale rimane, per quanto di per s teoreticamente importante e
non solo per litinerario intellettuale di Ajdukiewicz, un momento della sua rifessione circoscritto nel tempo. Infatti gi nel 1936, come egli stesso testimonia [cf.
Ajdukiewicz 1985, II, p. 176], aveva rigettato pubblicamente la tesi del convenzionalismo radicale con tutte le sue conseguenze. In seguito, dopo aver rigettato il
convenzionalismo radicale, abbracciando prima un convenzionalismo moderato,
poi un empirismo radicale, non ritorner pi su tali questioni se non per precisare in un articolo di risposta a Schaf quanto da lui sostenuto e rettificare le versioni caricaturali che se ne davano (v. 2.2.3).
Ciononostante la fase del convenzionalismo radicale rappresenta un momento
assai importante della rifessione di Ajdukiewicz ed anticipa molti temi che poi
saranno fatti propri da Quine, in particolare il problema della traducibilit tra linguaggi e quello della comparabilit tra quadri del mondo diversi, con la connessa
problematica relativa alla commensurabilit o meno tra teorie scientifiche [cf. Jakubiec & Woleski 1985]. qui da sottolineare limportanza che Ajdukiewicz attribuisce al linguaggio non solo come strumento conoscitivo neutrale ma come
parte integrante che contribuisce alla costruzione della prospettiva con la quale
guardiamo al mondo. infatti sulla base della nozione di linguaggio chiuso e
connesso che Ajdukiewicz costruisce il suo convenzionalismo radicale. E ci
tanto pi notevole quando si rifetta che solo nel dopoguerra in occidente si cominciato a considerare il linguaggio sotto questo punto di vista, anche in seguito
alle concezioni del secondo Wittgenstein, alle rifessioni di Quine e alle indagini
linguistico-antropologiche di Benjamin Whorf 55.
55
Per un breve confronto tra le posizioni di Ajdukiewicz e quelle di B. Whorf vedi Skolimowski
[1967, pp. 150-152].

68

Come s detto, in seguito Ajdukiewicz abbandon le tesi del convenzionalismo radicale, a ci stimolato anche dal contemporaneo sviluppo della semantica
operato da Tarski, che forniva gli strumenti per evitare i paradossi semantici e
che quindi permetteva di costruire un concetto di significato non pi sulla base di
direttive sintattiche e pragmatiche, ma essenzialmente semantiche. Inoltre, la rivalutazione della concezione classica della verit operata da Tarski avrebbe fornito ad Ajdukiewicz la possibilit di una epistemologia realista.
Linizio di questo distacco dal convenzionalismo radicale da rintracciarsi gi
negli anni 35-36, quando, anche in seguito ad alcune discussioni avute con Tar ski56, Ajdukiewicz comincia a rendersi conto delle difficolt legate alla sua definizione di significato per come fornita nei saggi a tale argomento dedicati. Negli articoli Naukowa perspektywa wiata [La prospettiva scientifica del mondo]
(1934) e Empiryczny fundament poznania [Il fondamento empirico della conoscenza] (1936)57 Ajdukiewicz ancora riprende alcune conclusioni epistemologiche
che si richiamano al convenzionalismo radicale ma gi evita di rifarsi alla concezione delle lingue chiuse e connesse, che di questultimo il presupposto logico,
per dare pi peso al ruolo dellesperienza nella valutazione degli enunciati scientifici.
Tuttavia solo nel dopoguerra Ajdukiewicz fuoriesce completamente dal convenzionalismo radicale, intraprendendone una critica a volte esplicita, pi spesso
implicita. In modo chiaro critica il convenzionalismo nel saggio Konwencjonalne pierwiastki w nauce [Gli elementi convenzionali nella scienza] (1947). Il convenzionalismo, sostiene, condurrebbe alla conclusione che quasi tutta la scienza
naturale una conoscenza fittizia, una costruzione del pensiero incurante dei risultati dellesperienza e che anzi li piega ai suoi pregiudizi assunti in partenza e
senza fondamento alcuno [Ajdukiewicz 1985, II, p. 42]. Ci lo porta ad afermare
che il convenzionalismo per sua natura in contrasto con lessenza della scienza,
il cui carattere fondamentale proprio quello di non accettare alcuna proposizione che non possa essere convalidata o confutata dallesperienza. Con accenti tipicamente popperiani, ma chiaramente ispirati dalle rifessioni di ukasiewicz, afferma:
Tuttavia, bench le ipotesi [della scienza] non siano dimostrabili, tuttavia esse meritano il nome di ipotesi scientifiche se esiste la possibilit della loro confutazione, cio di
una precisa prova della loro falsit. Non v posto nella scienza per asserti che non possono n esser provati, n esser falsificati. Come anche non v nella scienza posto per
soluzioni convenzionali di problemi indecidibili. [Ib., p. 43]

Da ci segue che non v posto nella scienza per asserti che hanno carattere
convenzionale. Di convenzionale v nella scienza solo il senso che si d ai termini che nel pensiero comune si collegano a concetti non precisi, il modo in cui
la scienza li rende precisi. convenzionale la scelta dei concetti mediante i quali
Delle quali d notizia lo stesso Ajdukiewicz in Zagadnienie empiryzmu a koncepcja znaczenia
[Il problema dellempirismo e la concezione del significato] (1964) [cf. Ajdukiewicz 1985, II, p. 398].
57
Il primo ora in Ajdukiewicz [1985, I, pp. 215-221]. Il secondo stato pubblicato in Sprawozdania Poznaskiego Towarzystwa Pryjaci Nauk, (1936), pp. 27-31.
56

69

la scienza costruisce il suo schema del mondo e pone le sue domande alla realt.
Insomma di convenzionale v solo il taglio col quale la scienza guarda alla natura. Ma una volta che questo viene deciso, allora esso un quadro metodicamente giustificato e non contiene in s alcun elemento arbitrario, alcuna facolt [ib., p. 44]. Insomma, una volta costruito lo schema del mondo, lesperienza a decidere se questo descrive in modo vero o falso la realt.
, come si vede, un abbandono del convenzionalismo radicale, anche se non un
abbandono del convenzionalismo tout court. In efetti Ajdukiewicz non sostiene
ancora che lintero linguaggio della scienza abbia carattere empirico, come in seguito far, ma sembra accettare una sorta di convenzionalismo moderato. questa
la posizione che possibile ritrovare nel volume Zagadnienie i kierunki filozofii
(Problemi ed indirizzi della filosofia) (1949) quando verr a parlare del convenzionalismo (non bisogna dimenticare che questo lavoro esce poco dopo larticolo prima citato e che sicuramente Ajdukiewicz ci stava lavorando contemporaneamente alla scrittura di questultimo) che viene significativamente qualificato
come una correzione dellempirismo moderato [cf. Ajdukiewicz 1949, pp. 22-23].
Questa posizione di empirismo moderato da lui difesa anche nel saggio
Logika a dowiadczenie [Logica ed esperienza] (1947). In esso si fa vedere come
sia possibile costruire un linguaggio nel quale vengono meno le regole di senso
assiomatiche e le cui leggi logiche, intese come ipotesi ausiliarie, vengono controllate congiuntamente alle ipotesi empiriche, deducendo dalla loro congiunzione degli asserti che possono essere o meno falsificati. In questultimo caso qualche componente del sistema di ipotesi di partenza (composto dalla congiunzione
di leggi logiche ed ipotesi empiriche) deve essere rimpiazzata e di solito si modifi cano le ipotesi empiriche. Ma nulla impedisce che possano essere modificate anche le leggi logiche. Ci non significa che Ajdukiewicz accetti gi questo punto di
vista; anzi, il saggio proprio dedicato alla critica dellempirismo radicale per il
fatto che esso dimentica che ogni proposizione, e dunque anche quelle di percezione, sono formulate allinterno di un determinato linguaggio [Ajdukiewicz
1985, II, pp. 52-3]. Ed in particolare dimentica il fatto che ogni linguaggio contiene in s sia le regole di senso assiomatiche, sia quelle deduttive (che insieme danno luogo ai cosiddetti giudizi analitici) e chiunque riconosca ci deve ipso facto
rigettare la tesi principale dellempirismo radicale58. Tuttavia, se vero che i lin58
Per sintetiche definizioni di empirismo moderato, empirismo radicale, apriorismo moderato e
radicale vedi Ajdukiewicz [1949, pp. 16-25]. Pu anche essere utile il seguente schema tratto da Ajdukiewicz:

Empirismo radicale

Apriorismo radicale

Giudizi empirici

Giudizi analitici

Giudizi sintetici a priori

Empirismo moderato

Apriorismo moderato

e cos commentato da lui stesso: Lempirismo non riconosce diritto di cittadinanza nella scienza ai
giudizi sintetici a priori; lempirismo radicale riconosce tale diritto solo solo a giudizi empirici; lempi-

70

guaggi realmente esistenti (quello della scienza come anche quello di ogni giorno) includono regole assiomatiche e giudizi analitici, nulla toglie che si possa costruire un linguaggio che ne faccia a meno. Allora il problema si sposta: non si
tratta tanto di stabilire se la reale pratica scientifica faccia uso di un linguaggio
radicalmente empirista, in quanto pacifico che le cose non stanno cos, quanto
di domandarsi se un tale linguaggio , innanzi tutto, teoricamente ammissibile e,
in secondo luogo, pragmaticamente fruibile. Ajdukiewicz risponde positivamente
alla prima domanda: possibile da un punto di vista teorico costruire un linguaggio che faccia a meno delle regole di senso assiomatiche; risponde in maniera interlocutoria alla seconda:
Il punto di vista adottato dellempirismo radicale pu anche esser visto come un programma per fare scienza. In questo caso non ci si deve aspettare che esso possa provare
la verit del proprio punto di vista, dato che i programmi non sono n veri n falsi, ma
solo ragionevoli o irragionevoli. Per esser ragionevoli, essi devono essere appropriati
allo scopo e praticabili. Lo scopo di questo saggio era di vedere se in linea di principio
il programma dellempirismo radicale fosse praticabile. Lesito delle nostre considerazioni sono state positive per lempirismo radicale. Se questo programma sia anche appropriato allo scopo pu essere mostrato solo dalla pratica scientifica. Ma non
sembra tuttavia che finora la pratica scientifica sia stata in accordo col programma dellempirismo radicale. [Ib., II, p. 60]

Ajdukiewicz, pertanto, non disposto ancora ad accettare le tesi dellempirismo radicale e indica solo la possibilit di costruire un linguaggio che faccia a
meno delle regole di senso assiomatiche. A diferenza di Quine, che ha sostenuto
il carattere empirico della logica e la possibilit che lesperienza porti a rigettarne
alcune leggi allinterno di una concezione olistica della scienza nella quale tesi logiche ed ipotesi empiriche sono inestricabilmente connesse, Ajdukiewicz non ritiene che le cose siano di fatto cos ed ha dubbi che lo possano mai essere. Inoltre
il linguaggio radicalmente empirico che egli ritiene possibile costruire ha il carattere di una costruzione artificiale, fittizia; una pura escogitazione ipotetica, allo
stesso modo di come erano linguaggi ideali quelli chiusi e connessi che Ajdukiewicz aveva analizzato nella fase del suo convenzionalismo radicale. In questo senso Ajdukiewicz coerente con se stesso: non interessato ad una indagine
empirica di come di fatto la scienza opera, quanto alla costruzione di modelli
ideali che per lui hanno sempre la forma di linguaggi ideali che con la scienza
in fieri hanno un legame indiretto e mediato. E ci vero sia nella fase del convenzionalismo radicale come anche in quella dellempirismo radicale.
Questultima fase del suo pensiero chiaramente indicata nellultimo articolo
scritto da Ajdukiewicz prima della morte, che costituisce quasi il suo testamento
spirituale: Zagadnienie empiryzmu a koncepcja znaczenia [Il problema dellempirismo e la concezione del significato] (1964). Qui, prima descrive ancora una
volta un linguaggio che comprende regole di senso assiomatiche e deduttive e rirismo moderato lo riconosce sia ai giudizi empirici che a quelli analitici; lapriorismo riconosce diritto
di cittadinanza nella scienza ai giudizi sintetici a priori; lapriorismo moderato riconosce tale diritto
oltre che a questi, anche ai giudizi empirici e a quelli analitici; lapriorismo radicale rifiuta tale diritto
ai giudizi empirici [Ajdukiewicz 1985, II, p. 54].

71

badisce che allinterno di questo linguaggio ha senso sostenere sia che esiste una
conoscenza e priori sia che parte della conoscenza empirica determinata dalle
regole del linguaggio, la cui scelta indipendente dallesperienza [ib., II, p.
396]; poi, ripercorrendo la propria biografia intellettuale in una sorta di bilancio
finale, sostiene di essersi convinto che nulla impedisce di costruire un linguaggio
senza regole assiomatiche ( quanto scritto in Logika a dowiadczenie); infine,
ancora insoddisfatto di questa posizione di compromesso, ritiene necessario liberarsi anche delle regole deduttive in modo da rendere indipendente la ricerca
scientifica dalla scelta del linguaggio. Ma per adottare questa posizione empirista
necessaria una nuova concezione del linguaggio dove sia possibile pervenire ad
un concetto di significato mediante regole di senso (delle quali aveva cercato di
fare a meno, per poi ritornarvi) intese non come regole la cui violazione altera il
significato intersoggettivo che le espressioni hanno in un linguaggio condiviso da
persone diverse; piuttosto sarebbe un ritorno a regole di significato la cui violazione altera il significato soggettivo posseduto dalle singole espressioni per gli individui particolari [ib., p. 400].
Lo stesso Ajdukiewicz sente linadeguatezza e la fragilit del punto di vista
cos assunto; ed in efetti il programma di costruire un tale linguaggio rimane
solo tale. Il sopravvenire della morte gli impedisce di andare oltre.
Rimane pertanto problematico dare una valutazione dellultima fase del pensiero di Ajdukiewicz. comunque certo che lorientarsi verso un empirismo radicale non si accompagn allaccettazione di posizioni nominaliste (sempre ammise
la possibilit dellesistenza di oggetti astratti, come propriet, relazioni, insiemi
ecc.), ed Ajdukiewicz si mantenne sempre fedele a posizioni realiste, accettando il
punto di vista di Tarski sulla verit (e criticando il reismo di Kotarbiski). Giedymin riassume bene il significato di questultima fase del pensiero di Ajdukiewicz:
[] la filosofia di Ajdukiewicz nel secondo periodo della sua vita filosofica sembra ondeggiare tra un moderato convenzionalismo [] e una seria considerazione delle tesi
dellempirismo radicale [] per progredire infine verso una epistemologia pluralista,
cio il punto di vista che compito dellepistemologo non quello di assumere e difendere o la posizione dellapriorismo radicale o quella dellempirismo radicale [] ma
piuttosto di elaborare e quindi comprendere quante pi possibili concezioni del linguaggio e della conoscenza che potrebbero essere usate o per rendere conto della
scienza passata e presente o per anticipare ulteriori sviluppi nellambito del suo quadro
linguistico ed epistemologico. Per quando riguarda il linguaggio e la sua filosofia, durante il periodo posteriore al convenzionalismo radicale Ajdukiewicz fa un uso pi
esteso delle idee sviluppate nellambito della sintassi logica e della logica semantica,
anche se laspetto pragmatico del linguaggio continu ad essere al centro dei suoi interessi. [Giedymin 1978b, p. XXI]

Infine, in questultima fase del suo pensiero evidente la vicinanza di Ajdukiewicz alle posizioni di ukasiewicz e di Czeowski nel modo di intendere la
scienza, specie per latteggiamento antipsicologistico. Ci significa che egli non si
preoccupa di studiare i processi psicologici e storici dai quali si originano gli asserti scientifici, quanto i loro connotati obiettivi. A tale scopo aferma che nel
72

parlare di scienza si possono avere in mente due cose: o le attivit che costitui scono la coltivazione della scienza o ci che potremmo metaforicamente chiamare i prodotti risultanti da queste attivit [Ajdukiewicz 1985, II, p. 117], dei quali
ultimi fanno parte i teoremi scientifici. Ma cosa si intende con teorema scientifico
(ad esempio quello di Pitagora)? Vi sono due strade: la prima consiste nel non intendere con tale termine nessuna concreta sua espressione verbale, ma lintera
classe delle proposizioni aventi lo stesso significato, il che fa sorgere notevoli
difficolt, in quanto bisognerebbe specificare quando due proposizioni sono sinonime, cosa lungi dellesser stata fatta; la seconda porta a rifiutare la formulazione
di un concetto generale di teorema scientifico per parlare solo di teoremi scientifici relativi ad un dato linguaggio, il che sarebbe per molti aspetti insoddisfacente.
Ma v ancora un altro modo di intendere il concetto di teorema scientifico, identificandolo col cosiddetto significato ideale di una determinata proposizione.
Anche in questo caso, per, sorge la difficolt di specificare cosa si intende esattamente con significato ideale.
Quanto detto pu estendersi alla scienza in quanto tale. La scienza, intesa sia
come attivit portata avanti da concreti scienziati sia come insieme di risultati
conseguiti grazie a questa attivit, collocata nel tempo, ha una sua storia. Ma v
un altro modo di intendere il termine scienza. Prendiamo ad esempio la matematica. Con tale termine si pu intendere un certo insieme di asserti stabiliti da
un certo popolo (ad es. i Greci) ad un certo tempo, oppure un insieme di proposizioni prese indipendentemente dal fatto che qualcuno le abbia trovate o no, ovverosia tutte quelle proposizioni o teoremi che possono essere derivati dagli assiomi
matematici accettati. In questo caso con matematica si sta ad indicare linsieme di tutte le proposizioni vere che possono essere espresse nel linguaggio della
matematica [ib., p. 119]. La matematica cos intesa non qualcosa che si sviluppa
nel tempo; non n unattivit n il prodotto di questa attivit. Ajdukiewicz propone di chiamare questo concetto di scienza, che pu consistere anche di proposizioni che nessuno ha mai espresso, concetto ideale di scienza. A tale concetto ideale di scienza interessata la metascienza, le cui branche maggiormente
sviluppate sono la metamatematica e la metalogica. La metascienza non si occupa della scienza come entit storica consistente di teoremi che sono accettati da
qualcuno essa si occupa della scienza intesa nel modo che abbiamo chiamato
comprensione ideale della scienza [ib., p. 120]. Da essa diferisce la metodologia
tradizionale che invece si occupa delle scienze storicamente esistenti per chiarire
le norme che presiedono alla costruzione dei suoi linguaggi e fanno decidere o
meno dellaccettazione degli enunciati. Questa quindi una scienza empirica che
mira a presentare le procedure della scienza come sistema organizzato, allo stesso
modo di come lo sono le azioni miranti ad uno scopo. Ci fa di essa una scienza
umanistica nella quale viene utilizzata la comprensione umana (das geisteswissenschaftliche Verstehen) dei fenomeni culturali, nel senso definito da Spranger [cf. ib., pp. 123, 335]:
Se la metodologia consiste nel valutare certi modi di ragionamento e certe costruzioni
mentali, ivi incluse definizioni e classificazioni, alcune come buone altre come cattive,

73

essa deve attingere alla conoscenza degli scopi o quasi-scopi, perseguiti dalle scienze,
la conoscenza dei quali equivale alla comprensione umanistica delle scienze. [Ib., p.
335]

Cos, mentre la metodologia tradizionale si occupa delle scienze storicamente


esistenti e cerca di pervenire ad una chiara codifica delle norme che presiedono
alla costruzione dei loro linguaggi ed ai criteri di accettabilit degli asserti, la metascienza si occupa delle scienze che gi possiedono queste norme e le assume
come punto di partenza per le sue deduzioni. Essa quindi una scienza deduttiva
che assume i risultati conseguiti dalla metodologia tradizionale come proprio
punto di partenza. Tra metascienza e metodologia tradizionale v lo stesso rapporto che lega fisica teorica e fisica sperimentale: questultima garantisce alla prima il collegamento col reale, evitandole vane speculazioni [cf. ib., pp. 123-24].
Ma questo vero solo per le scienze a priori (logica e matematica). Se ci rivolgiamo a quelle empiriche sar ben difficile scorgere una chiara codificazione del
modo in cui sono costruiti i linguaggi e si controllano gli asserti. Qui non andiamo oltre una fase puramente descrittiva. Ogni norma (come anche quella di accettare solo proposizioni che hanno senso empirico) vaga: quando una proposizione pu esser ritenuta un teorema scientifico? Cosa distingue una inferenza induttiva accettabile da una non accettabile? Questo stato della metodologia delle
scienze empiriche spiega perch sino ad ora non si sia sviluppata una metascienza delle scienze empiriche [cf. ib., pp. 124-25].
evidente come questa impostazione di Ajdukiewicz scaturisca innanzi tutto
dalla rifessione sulla natura delle scienze deduttive e sia infuenzata dalla distinzione di Twardowski tra atto e contenuto psichico. Infine anche qui emerge il
modo tipico in cui Ajdukiewicz aveva afrontato il problema del linguaggio: ci
cui interessato, l come qui, non la scienza concreta, ma quella ideale, senza
storia, cio un costrutto concettuale che assomiglia al terzo mondo di Popper se
non fosse per la mancanza di dimensione storica.
questa unulteriore manifestazione dellattitudine generale di Ajdukiewicz a
costruire argomentazioni filosofiche nette, astraendo da ci che egli ritiene irrilevante e finendo spesso col muoversi ad un livello di astrazione cos elevato da
non sapere poi, il pi delle volte, tornare a quel solido terreno dellesperienza che
pure egli, nella fase dellempirismo radicale, ha ritenuto il solo fondamento di
ogni asserto scientifico [cf. Skolimowski 1967, p. 170].
Ma anche il segno della passione razionale di un filosofo che per tutta la sua
vita lott contro ogni forma di irrazionalismo e di pensiero vago ed impreciso. Fu
innanzi tutto la lotta contro ogni forma di idealismo, sia esso quello trascendentale di Kant e dei neokantiani, di Rickert in particolare [cf. Ajdukiewicz 1985, I,
pp. 267-77], o quello soggettivo di Berkeley [cf. ib., pp. 107-116], dove Ajdukiewicz
applic il cosiddetto metodo della parafrasi consistente nelluso della logica per
la risoluzione dei problemi filosofici59. Fu anche una decisa ma pacata presa di po59
Ne forniamo la caratterizzazione che ne d Woleski [1985, p. 63]: Questo metodo pu articolarsi nelle fasi seguenti: 1) formulazione del problema in esame; 2) scelta dei corrispondenti teoremi
logici - la logica in tal caso intesa in senso ampio s da comprendere anche la metalogica; 3) lo stabi-

74

sizione contro gli atteggiamenti non razionali assunti dal marxismo nei confronti
della logica, specie con la negazione del principio di non contraddizione a favore
della dialettica60.
proprio in questo atteggiamento razionalistico che bisogna ravvisare il messaggio pi profondo della filosofia di Ajdukiewicz, che percorre tutta la sua attivit scientifica. Razionalismo che, a diferenza del neopositivismo, si presenta
tollerante ed longanime, consistendo in ultima analisi nei requisiti della comunicabilit e del controllo intersoggettivo [cf. Ajdukiewicz 1949, p. 100]. Un razionalismo che Ajdukiewicz ben sa non si pu giustificare razionalmente e la cui difesa in ultima istanza di carattere sociale: lautodifesa della societ contro ogni
superstizione, ogni dogma:
[] la voce del razionalista una fondata reazione sociale, un atto di autodifesa della
societ contro i pericoli derivanti dallessere dominati da forze incontrollabili, tra le
quali pu esserci un santo annunciante una rivelazione come anche un pazzo proclamante i prodotti della sua immaginazione malata e infine un imbroglione che vuole
convertire gli altri alla propria visione per soddisfare i propri ignobili fini egoistici.
meglio affidarsi al sicuro anche se modesto nutrimento della ragione piuttosto che, per
paura di perdere la voce della Verit, permettere di esser nutrito da ogni genere di incontrollabile cibo, pi spesso velenoso che non salutare e benefico. [Ib., p. 103]

1.6 Il reismo di Tadeusz Kotarbiski


Altra figura di grande rilievo della scuola Kotarbiski (1886-1981), sia per
limportanza delle dottrine sostenute sia perch continu la sua attivit in Polonia dopo la seconda guerra mondiale (come Ajdukiewicz) sino allanno della morte, esercitando una grande infuenza sulla cultura filosofica polacca della quale
costitu una sorta di nume tutelare.
Anche lui formatosi sotto la guida di Twardowski e di ukasiewicz, coi quali
ottenne il dottorato, fu dal 1929 professore ordinario alluniversit di Varsavia, assumendo vari incarichi di responsabilit e svolgendo una proficua opera di insegnamento e ricerca. Nel 1929 pubblic una delle sue opere pi importanti la Elementy teorii poznania, logiki formalnej e metodologii nauk [Elementi di teoria della conoscenza, logica formale e metodologia delle scienze] che precede per temi e
soluzioni le opere che saranno elaborate nel circolo di Vienna. Dopo la guerra Kotarbiski fu alluniversit di dz, dove ricoperse la carica di rettore (1945-49) e
lire delle correlazioni tra determinati espressioni di (1) ed espressioni di teoremi scelti nello stadio (2)
[]; 4) la costruzione di parafrasi, cio di proposizioni che hanno struttura isomorfa ai teoremi logici
prescelti; 5) verifica della liceit della parafrasi; 6) si tirano le conseguenze dalla parafrasi; 7) si valutano le conseguenze dal punto di vista del problema filosofico indagato.
60
significativo da questo punto di vista il saggio Zmiana i sprzeczno [Cambiamento e contraddizione] (1948) [in Ajdukiewicz 1985, II, pp. 90-106] dove con chiarezza Ajdukiewicz opera la di stinzione tra contraddizione logica ed opposizione reale, distinzione che poi sar accettata dagli stessi
marxisti (Schaf innanzi tutto) e che non dar pi luogo nel marxismo polacco a tirate antilogiciste.
Vedi Cap. II, 2.2.3.

75

quindi ritorn a Varsavia dove fu professore di logica (1951-1961), nonch presidente dellAccademia polacca delle scienze (1957-1962).
Kotarbiski ai nostri scopi interessante in quanto esplicitamente si pone il
problema dellesistenza degli oggetti ideali ed ofre una critica radi cale ai procedimenti di astrazione di tipo empirista. Gi nella sua prima opera dedicata al problema dellesistenza degli oggetti ideali [1920], dopo aver discusso le classiche posizioni che nei secoli si sono date battaglia sul problema degli universali (realismo
estremo, realismo moderato, concettualismo e nominalismo), si pronuncia nettamente a favore del nominalismo, che rifiuta sia lesistenza di oggetti come anche
dei concetti generali ed accetta solo lesistenza di nomi generali [Kotarbiski
1920, cit. da Jakubiak 1987, p. 56]. questa la base sulla quale egli elabora la dottrina che lo rese celebre, il reismo o concretismo. Nella elaborazione di questa dottrina Kotarbiski si basa come ammette egli stesso sul sistema di logica
formale e sullontologia elaborata da Stanisaw Leniewski (1886-1939), tra i pi
significativi logici della scuola insieme a ukasiewicz e Tarski61. I sistemi logici di
Leniewski possono essere collocati allinterno della corrente nominalista e si caratterizzano per un radicale estensionalismo nel quale non hanno spazio enti
astratti e nomi di propriet. Da questo punto di vista si contrappone alle teorie
logiche a lui contemporanee ed in particolare alla teoria degli insiemi cantoriana,
ai Principia Mathematica (dei quali fece una penetrante critica), alla teoria dei
tipi di Russell [cf. Sobociski 1984] ed alla logica dei predicati di qualsiasi ordine.
stata sua intenzione costruire la matematica su basi logico-linguistiche libere
dalle premesse filosofiche che caratterizzano le suddette teorie, ed in particolare
dalla tesi che oltre ad oggetti materiali esistono anche oggetti astratti come insiemi e propriet. Egli pertanto restringe la realt ad una sola categoria logica
quella degli oggetti individuali e di conseguenza teorizza un approccio alla teoria degli insiemi di tipo mereologico secondo il quale linsieme inteso in senso
collettivo e non distributivo. Linsieme, pertanto, non definibile tramite dei predicati esprimenti propriet, ma dato da una certa totalit collettiva o aggregato.
Da ci consegue che linsieme formato da un solo elemento identico con questo
elemento e che non esistono insiemi vuoti. Non pertanto possibile definire tramite il predicato xP(x) linsieme degli elementi aventi la propriet P. Esso in tal
modo non unentit astratta che esiste indipendentemente dagli elementi che lo
compongono, ma solo la totalit di tali elementi. Da ci scaturisce la diferenza
fondamentale tra il concetto di insieme in senso mereologico (collettivo) ed in
senso distributivo. Infatti abbiamo nellapproccio distributivo che se x A e
X Y allora x Y; viceversa nellapproccio mereologico, se x X e X Y allora
x Y.
Fondamentale stata su Kotarbiski anche linfuenza dellontologia di Leniewski, chiamata anche calcolo dei nomi [cf. Supecki 1984], ed anche chiaro
che sia il reismo kotarbiskiano che lontologia leniewskiana, intesi entrambi
61
Sulle concezioni logiche di Leniewski vedi Luschei [1962], i saggi contenuti in AA.VV. [1984] e,
in italiano, Marsonet [1981]. Sui rapporti con Kotarbiski ed Ajdukiewicz a proposito del dibattito sul
reismo vedi Poli [1990]. Sulle relazioni tra il reismo e lontologia di Leniewski cf. Woleski [1984]

76

come teorie degli oggetti in generale, risentono linfusso della teoria degli oggetti
introdotta da Twardowski in Polonia e risalente a Brentano [cf. Woleski 1984, p.
38].
Per Leniewski, e con lui Kotarbiski, sono nomi i termini che possono fungere da soggetto o da predicato nominale in espressioni del tipo A B, dove la copula intesa nel suo significato fondamentale dato dal funtore di inclusione categoriale che costituisce il solo termine primitivo dellontologia di Leniewski.
Il significato di come inteso da Leniewski diverso dal modo in cui normalmente lo si intende in inglese ed in italiano ed invece reso dallest latino e
dallo jest polacco; ci dovuto al fatto che in polacco come in latino non ci
sono articoli, mentre invece sia in inglese che in italiano lapporre o meno un articolo e lusare un articolo determinativo o indeterminativo prima del nome specifica il significato nel quale deve essere preso il verbo . Cos l assume in italiano funzioni diverse, come ad esempio accade nelle seguenti proposizioni:
1) Socrate un uomo
2) luomo un mammifero
3) Socrate il marito di Santippe
Nel primo caso la copula indica lappartenenza di un individuo ad un insieme,
per cui esso esprimibile nella teoria degli insiemi con s U. Nel secondo caso
viene indicata linclusione tra sottoinsiemi (la classe degli uomini un sottoinsieme della classe dei mammiferi: U M). Infine, nel terzo caso abbiamo una relazione di identit (Socrate = marito di Santippe). Ebbene, la tesi di Leniewski
consiste nel sostenere che l ha un medesimo significato in tutte e tre le proposizioni, cio in tutti i contesti del tipo A B, significato che per diverso da
tutti e tre le superiori accezioni [cf. Supecki 1984, p. 65 n.]. Per indicare tale accezione viene usato il simbolo , sicch si ha A B (dove, si noti, ).
possibile specificare con esattezza quale sia questo significato solo mediante lassioma fondamentale dellontologia di Leniewski, per il quale A B (A B) se e
solo se:
1) x(x A x B)
2) x(x A)
3) x,y(x A y A x y)
Tale impostazione viene fatta propria da Kotarbiski [1929, pp. 190-1] che cerca di chiarirla con qualche esempio. Afermare che Jan Sobieski il liberatore di
Vienna equivale ad afermare:
1) per ogni x, se tale x Jan Sobieski, allora anche vero che questo x il liberatore di Vienna;
2) c un x che Jan Sobieski;
3) per ogni x e y, se x il re Jan Sobieski, e y il re Jan Sobieski, allora x = y.
Si noti che in questo caso l esprime lidentit. Nel caso in cui invece diciamo che Roma una citt, esprimendo con l lappartenenza di un termine
individuale ad un insieme, abbiamo
77

1) per ogni x, se tale x Roma, allora x una citt;


2) esiste un x che Roma;
3) per ogni x e y, se x Roma e y Roma, allora x = y.
Lo stesso pu farsi per unespressione indicante inclusione tra insiemi, come
luomo un mammifero:
1) per ogni x, se tale x un uomo, allora x un mammifero;
2) esiste un x che un uomo;
3) per ogni x e y, se x un uomo e y un uomo, allora x = y.
Come si vede lassioma fondamentale di Leniewski esprime in modo unitario
ci che di solito viene reso con concetti diversi (appartenenza, inclusione, identit). Inoltre, proposizioni del tipo A B sono chiamate proposizioni singolari in
quanto esse sono vere solo se in esse il soggetto costituito da nomi singolari non
vuoti. Infatti la proposizione luomo un mammifero non altro che una abbreviazione per una proposizione nella quale il nome generale uomo viene rimpiazzato dallespressione ogni uomo, per cui abbiamo la formula sub 1), dove
non incontriamo pi l nel suo significato fondamentale essendo esso solo parte del funtore ogni . Analogamente proposizioni intuitivamente vere utilizzanti come variabili nominali un nome vuoto, ad es. Amleto leroe di una
tragedia di Shakespeare, sono false e possono essere rimpiazzate da proposizioni
vere del tipo Amleto il nome delleroe di una tragedia di Shakespeare [cf.
Supecki 1984, p. 68].
Kotarbiski riprende ed ulteriormente precisa la classificazione dei nomi fatta
da Leniewski e distingue i nomi singolari, che vengono usati come soggetti
grammaticali e si riferiscono a persone individuali o a cose (Platone, Roma), i
nomi generali di persone o cose (uomo, citt) che possono essere soggetti
solo in proposizioni universali del tipo ogni A B o predicati nominali (in proposizioni universali e singolari), ed infine nomi vuoti (chimera, centauro)
che non denotano nulla e non possono essere soggetto di qualsivoglia proposizione, singolare o generale, che sia vera, ma che sono riducibili per definizione in
modo appropriato ad una combinazione di termini singolari e/o universali che
sono nomi di persone o cose (cf. Kotarbiski 1949, pp. 390-91], in modo da ottenere una espressione che sia isosemica col nome vuoto. Ad espressioni di tal fatta
possiamo dare la denominazione di oggetti ideali; essi sono oggetti pensati,
colti solo mentalmente, in quanto oggetti solo intenzionali, la cui esistenza non
da noi accettata e che quindi sono opposti agli oggetti reali, esistenti e percepiti
come origine degli stimoli sensoriali [cf. Kotarbiski 1954, p. 367].
Tutti questi sono nomi genuini; da essi vanno distinti quelli apparenti o fittizi
che comprendono tutti i nomi che si riferiscono a propriet, relazioni o anche
stati di cose e che Kotarbiski chiama onomatoidi. ovvio, da questo punto di
vista, che nellespressione la partenza del treno stata rimandata, il termine
partenza un nome apparente in quanto non ha alcun designato: non esiste la
partenza, ma solo un treno che parte, sicch la frase precedente dovrebbe esse re per maggiore correttezza riformulata nellespressione: il treno part pi tardi
78

di quanto era in orario [cf. ib., pp. 363-4]. Non si deve tuttavia confondere lantitesi tra oggetti reali ed ideali con quella simile ma diversa tra oggetti concreti ed
astratti. Infatti tutti i nomi genuini (singolari, generali e vuoti, ivi compresi quelli
ideali) sono nomi concreti, mentre invece i nomi astratti sono nomi apparenti. Ed
infatti
[] con astratto si intende questo o quel prodotto dellastrazione, la quale consiste nel
distinguere o mettere da parte mentalmente certe propriet di oggetti concreti. Sono
pertanto tali innanzi tutto le propriet (come lunghezza, bianchezza), e quindi le relazioni (come eguaglianza, dipendenza) ed ancora sistemi di propriet e relazioni che costituiscono il contenuto, il significato o senso di un dato nome; ancora, gli stati di cose
(ci che in tedesco detto das Sosein, ad esempio che il quadrato iscritto nel cerchio
o che gli animali necessitano dellossigeno) ed infine gli universali o generali, ovvero gli
oggetti generali [oglne] che corrispondono a nomi aventi intenzione generale e che
sono ottenuti nel pensiero dalle cose particolari attraverso la distinzione di certe propriet. [Ib., p. 367]

Sono queste le basi su cui Kotarbiski poggia il suo reismo. Nel rievocarne
la nascita, Kotarbiski aferma che esso cominciato dai dubbi circa le propriet [1958, p. 397], dubbi che lo porteranno a concludere che
non esistono propriet e se apparentemente parliamo di propriet, in effetti parliamo
di cose che sono un qualcosa; se le cose stanno cos allora i cosiddetti nomi di proprie t non sono nomi di qualcosa, ma sono nomi fittizi ed il loro ruolo consiste solo nel figurare in enunciazioni vicarie, assai spesso aventi funzione abbreviativa. [ Ibid.]

Stesso discorso Kotarbiski fa anche per i nomi indicanti relazioni. Cos, ad


es., quando afermiamo che la relazione di fratellanza unisce Jan e Piotr non
vogliamo dire altro che Jan e Piotr sono fratelli. Cos come non esiste la rotondit, allo stesso modo non esiste la relazione di fratellanza.
Il reismo viene da Kotarbiski presentato in due versioni: la semantica e lontologica. La versione semantica si riferisce al linguaggio che utilizziamo per descrivere il mondo e consiste, in breve, nel sostenere che possibile tradurre ogni
proposizione contenente nomi fittizi in una proposizione contenente solo nomi
genuini. Aferma Kotarbiski:
Ci significa che ogni proposizione nella quale si enuncia apparentemente qualcosa su
di un oggetto che non una cosa deve essere trattata come una locuzione sostitutiva di
proposizioni intese in modo letterale, e cio che predicano solo di cose. In altre parole,
ogni nome che non un nome di cosa dobbiamo considerarlo fittizio [1929, p. 62]

in pratica una drastica riduzione delle categorie di Aristotele a quella sola di


cosa, che corrisponde alla sostanza prima di Aristotele (per cui vengono escluse le
sostanze seconde, o universali) [cf. Kotarbiski 1949, p. 393].
La tesi ontologica, invece, concerne la realt del mondo e consiste nel sostenere che esistono solo cose o persone, cio che ogni oggetto o una cosa od una
persona [ib., p. 391]. Tale tesi ontologica, in seguito alle critiche fattane da Ajdukiewicz [1930] che laccusava di essere una tautologia, fu ulteriormente precisata
col dire che ogni oggetto o corpo o spirito e che ogni essere spirituale cor79

po. Con ci la tesi fondamentale del reismo diventa: ogni oggetto corpo 62:
questa la fase che viene chiamata somatismo:
Il reismo in quanto tale non somatismo, ma il somatismo compreso nellambito del
reismo come suo caso particolare. Ogni spirito corpo: questa la tesi del somatismo. La sua conseguenza nellambito del reismo il pansomatismo afermante che
ogni oggetto un corpo. In altre parole, secondo il pansomatismo esistono solo corpi.
Lintera realt si compone solo di corpi. Lo spirito si identifica con qualche parte di un
individuo fisico. Quale che sia questa parte, se la totalit del sistema nervoso, oppure il
cervello centrale o un suo determinato settore o qualche altra parte dellorganismo o
infine lorganismo come totalit, questo il somatismo in quanto tale non lo dice. [Ko tarbiski 1935, pp. 46-7]

Non v dubbio che lanalisi semantica reista, svolta ed esempio nei suoi Elementi, per molti aspetti simile a quello che in seguito sar il programma eliminativista perseguito, su base nominalista, da Ramsey e Craig e poi da Quine. Essa
anche, nel suo aspetto pi filosofico, simile al programma del fisicalismo radi cale sostenuto in ambiente viennese da Carnap e Neurath, che cronologicamente
viene per dopo. Tuttavia mentre per i filosofi del circolo di Vienna, come nota
Skolimowski, il linguaggio fisicalista era adottato al fine di una ricostruzione
empirista della conoscenza [] Kotarbiski non si interessava molto del problema
dellempirismo; il linguaggio del concretismo scaturiva dalla considerazione di
come le cose sono. In altri termini, Kotarbiski mirava a rispondere a problemi
di natura ontologica, mentre i fisicalisti cercavano risposte a problemi di natura
epistemologica. Interessi diferenti davano luogo a vocabolari diferenti [Skolimowski 1967, p. 114].
Evidentemente tale filosofia di Kotarbiski si pu in generale definire come un
radicale monismo materialistico (anche se Kotarbiski definisce il suo reismo
come un materialismo senza materia, in quanto evita di utilizzare questo termine ritenendolo oscuro e preferendogli quello di corpo) [cf. Leszczyski
1985, p. 128]63.
Una volta caratterizzata la concezione filosofica di fondo di Kotarbiski, abbiamo sufficienti elementi per vedere quali ne siano state le conseguenze epistemologiche. Si afermato in merito che nelle sue rifessioni sulla scienza Kotarbiski si riallacci, pi che a Brentano e Twardowski, alla tradizione filosofica polacca
rappresentata nella seconda met del XIX secolo da A. Mahrburg [cf. Zamecki
1977, pp. 108-109]. Coerentemente al suo rifiuto di ogni universale, infatti, Kotarbiski non pensa che sia possibile una teoria della scienza in generale (non esiste
nulla di tal fatta), come non esiste la possibilit di indagare sui suoi asserti, elementi, ecc. Esistono solo concreti ricercatori storicamente determinati che svol62
Diciamo in breve che tutto ci che per noi corporale 1) un solido sottoposto allazione gra vitazionale (come un animale, un albero, una pietra, un lago, una nuvola), cio un corpo nel senso
usato dalla fisica popolare; oppure 2) una totalit composta di tali solidi (ad es., il sistema solare, cio
il sole con i suoi pianeti); oppure 3) oggetti nei quali si trovano tali solidi (ad es. par ticelle, atomi, elettroni); oppure 4) totalit composte da elementi ognuno dei quali appartiene alle tre precedenti categorie [Kotarbiski 1935, p. 41].
63
Sui rapporti tra il materialismo di Kotarbiski ed il marxismo vedi in seguito 2.2.2.

80

gono ricerche in determinati campi:


[] non vi alcun oggetto come la scienza, i teoremi, i sistemi, ma solo cose
cose su cui si indaga, ad esempio corpi fisici non viventi, piante, organismi senzienti,
uomini, moltitudini umane ecc. e fra le cose, cose che indagano, ovvero di nuovo uomini, ed inoltre cose che sono i prodotti delle cose che indagano, cio, da un lato uomini informati, dallaltro manoscritti, libri con le loro parti che sono anche cose, come
grovigli di segni neri, chiamati asserti. [Kotarbiski 1965, p. 97]

questo uno sviluppo coerente della impostazione reistica che rifiuta di ipostatizzare qualunque entit che voglia essere una sorta di generalizzazione da
cose concrete, come lo sono le varie attivit che entrano a far parte della scienza.
Anche in questo caso si assume una accezione mereologica della scienza e della
metodologia: cos come non esiste la Filosofia, ma un insieme di discipline quali
la psicologia, la storia della filosofia, letica, lestetica ecc. [cf. Woleski 1985, pp.
58-9], allo stesso modo non esiste la Scienza o il Metodo, ma solo concrete attivit scientifiche e metodi concreti adoperati da scienziati reali ed individuati in
campi disciplinari ognuno con una sua autonomia. Ci deriva dal rifiuto gi visto
per ogni concetto astratto, e quindi per ogni caratterizzazione che voglia cogliere
quanto vi di metodologicamente comune nelle diverse scienze. Gi negli Elementi, infatti, Kotarbiski afermava la necessit di eliminare dalla scienza ogni
termine universale. E anche pi tardi sosterr:
Da Platone deriva in particolare la concezione che ai nomi aventi carattere pi generale corrisponda, oltrech le cose o persone particolari, un qualche oggetto generale,
come oggetto separato; che ad es. al nome sfera al di l dei singoli oggetti sferici
corrisponda un qualche oggetto sostanziale non discernibile con laiuto dei sensi ma
che si darebbe soltanto al pensiero reminiscente, in modo non empirico, e non esisterebbe nello spazio dove stanno gli oggetti del nostro ambiente. [] tali oggetti platonici, ideali e generali, si chiamano universali, oggetti generali, comuni. Secondo
noi, il supporre lesistenza di tali oggetti equivale a fare delle ipostasi: cadono in esse
quei pensatori che negano che qualsivoglia dottrina scientifica contiene soltanto asserti bench generali su oggetti localizzati, in un tempo determinato, essenzialmente
accessibili alla percezione sensibile ed invece sostengono che la scienza produce giudizi generali (come, la sfera inscritta in un cubo regolare, luomo parente prossimo dello scimpans) o propriamente universali. [Kotarbiski 1961, pp. 19-20]

Tuttavia, come abbiamo visto, Kotarbiski distingue tra i concetti generali


astratti, cio ottenuti nel pensiero dalle cose particolari attraverso la distinzione
di certe propriet, e i concetti ideali. Mentre i primi sono posti tra i nomi apparenti, invece i secondi sono nomi concreti, anche se riferentisi ed enti non esistenti. evidente qui come sia presente la distinzione gi operata da Twardowski
tra oggetto1 ed oggetto2: Kotarbiski, in sostanza, identifica gli oggetti ideali con
loggetto2 di Twardowski che, abbiamo visto, una sorta di contenuto ideale della
rappresentazione, non realmente esistente e non ottenuto tramite i processi di
astrazione di tipo empirista. Appunto quei processi che hanno come risultato finale lipostatizzazione delle propriet, quali la rotondit, la quadraticit
ecc., da Kotarbiski rubricate come fittizie in nome del suo nominalismo radica81

le. Inoltre, allo stesso modo che in Twardowski, per Kotarbiski gli oggetti sono
diversi dalle cose realmente esistenti: in un mondo fatto di cose, di corpi, egli pur
ammette gli oggetti ideali (i nomi vuoti, quali centauro ecc.) che sono ritenuti
concreti (sono infatti concreti i nomi singolari, universali e vuoti) e tiene a precisare che non si deve confondere lantitesi tra oggetti reali ed ideali con quella tra
oggetti concreti ed astratti. Da ci emerge come in Kotarbiski sia ben chiara la
distinzione tra gli oggetti astratti e quelli ideali: mentre i primi sono dichiarati illegittimi in quanto fittizi, invece i secondi sono ritenuti legittimi e perfettamente
fungibili da un punto di vista scientifico. Anzi, la scienza, sostiene Kotarbiski, ne
fa continuamente uso ad iniziare da Galilei:
Ha grande valore per il progresso della scienza il successo nello scoprire relazioni nella
sostanza non manifeste. Abbiamo in mente quelle relazioni che vi sarebbero tra A e B
quando dei fattori non indiferenti BC assumono valori determinati e stabili, ad
esempio il valore zero nel caso in cui questi fattori mai lo presentano ma al massimo vi
si possono pi o meno avvicinare. Ad esempio, mai possiamo eliminare lattrito, n
possiamo ottenere un sistema di corpi veramente isolato dal punto di vista dinamico,
n possiamo pompare via completamente il gas da un certo contenitore. E tuttavia stabiliamo che in un mezzo senza attrito un solido, una volta assunto un movimento rotatorio, ruoterebbe incessantemente alla stessa velocit; e che un corpo che non sia soggetto ad alcuna forza, una volta lanciato manterrebbe la velocit di partenza e la stessa
direzione del moto. Ebbene, in efetti noi osserviamo solo corpi che rallentano la loro
rotazione per efetto dellattrito, e che cadono dopo essere stati lanciati. In tali casi
nessuno degli schemi prima analizzati realmente tiene. Noi efettuiamo un balzo dai
dati osservativi non verso una generalizzazione vera e propria, n verso una formula
della quale i dati osservativi sarebbero i valori, ma verso qualcosa ancora pi lontano
dai dati. Ci avventuriamo in qualcosa che chiamato col nome di idealizzazione quando stabiliamo che qualcosa seguirebbe, o coinciderebbe con, qualcosa daltro se altri
fattori fossero come in effetti essi mai sono. [] Col ricorrere a questa procedura nei
suoi esperimenti sul moto dei corpi lungo il piano inclinato [], Galileo cos come in
generale pensano i fisici va pi vicino allessenza delle discipline induttive di quanto
abbia fatto Bacone, bench Galileo si sia allontanato dellinduzione varcando cos i limiti della generalizzazione. [Kotarbiski 1929, pp. 263-4]

Come si vede, non solo Kotarbiski considera i concetti ideali pienamente legittimi, ma anche ritiene che lidealizzazione, uno dei metodi principali della fisica, violi i criteri dellinduzione di tipo baconiano. Il nominalismo ed il reismo,
pertanto, hanno una funzione prevalentemente tesa alla esorcizzazione della ipostatizzazione di entit astratte, di propriet, in nome di una sorta di igiene linguistica (nellinterpretazione semantica) che vuole liberare il linguaggio da entit fittizie che ne impediscano la trasparenza. questo un programma tipicamente antispeculativo che avvicina Kotarbiski alle esigenze tipiche del fisicalismo viennese. Viceversa, non vengono considerati illegittimi i concetti ideali, ritenuti appunto privi di referenza fattuale e quindi vuoti, in quanto nel loro caso evidente
il carattere strumentale col quale sono introdotti. In ogni caso, essi non hanno
portata ontologica (lo impedisce il nominalismo), e sono riducibili sempre ad un
insieme di asserti nei quali occorrono solo nomi singolari. Non un caso che
82

quando Kotarbiski, alla fine della sua vita, venne a conoscenza delle elaborazioni fatte dai metodologi di Pozna, in relazione al metodo marxiano, non abbia
fatto mancare il suo apprezzamento [cf. Kotarbiski 1974].
Con Kotarbiski, tuttavia, non abbiamo lelaborazione di una metodologia o
di una epistemologia: lo impedisce il suo stesso approccio nominalista. Limpossibilit di ritrovare un Metodo nella scienza, posizione simile per certi aspetti a
quella di Feyerabend, fa s che egli abbia pi rivolto la propria attivit verso la demistificazione delle false generalit, verso una attenta considerazione del lavoro
concreto dello scienziato e lanalisi di specifiche procedure, piuttosto che in direzione di un articolata ipotesi metodologica che riuscisse ad unificare in una sorta di Enciclopedia unitaria le diverse discipline. Il riduzionismo metodologico
gli fu estraneo; piuttosto egli privilegi il riduzionismo semantico, a sua volta mo tivato da una radicata presa di posizione ontologica e metafisica in favore del materialismo, riduzionismo che alla fine della sua vita sempre pi formul in modo
cauto, consapevole delle sue difficolt. Ci testimoniato da quanto aferma la
moglie Janina:
Mentre prima tale tesi semantica sosteneva la traducibilit di tutti gli asserti che contengono nomi fittizi in asserti nei quali il soggetto ed il predicato contengano solo
nomi di cose, ora una tale tesi vista come troppo azzardata []. La dottrina reistica,
in questa versione [pi attenuata] caratterizzata non pi come una tesi sulla realt,
come nel caso del reismo ontologico (esistono solo cose) e non pi come una tesi
sulle caratteristiche e le strutture del linguaggio, come accadeva nel reismo semantico
nella sua versione iniziale, ma come una dichiarazione programmatica che enuncia un
certo determinato modo di condotta linguistica. (Kotarbiska 1984, p. 69]

Il reismo resta pertanto un programma da realizzare, una esigenza di chiarezza e trasparenza linguistica; ma esso stato anche, allinterno della scuola di Leopoli-Varsavia, lunica prospettiva filosofica complessiva che si sia allontanata dal
programma minimalistico enunciato da Twardowski. Da questo punto di vista,
nonostante la sua lotta antispeculativa, Kotarbiski pu essere definito come lunico filosofo della scuola che abbia sentito lesigenza di proporre una concezione
del mondo complessiva, una ontologia materialistica sulla base della quale condurre la sua battaglia contro le ipostatizzazioni speculative. Quando egli si rese
conto che tale ontologia non era sostenibile proprio in nome delle esigenze alle
quali doveva rispondere (e appunto per ci ha subito forti critiche anche allinter no della scuola), allora diede al reismo la forma semantica, facendone un programma di chiarificazione linguistica.
1.7 Il significato complessivo della Scuola
Numerosi sono ancora gli studiosi che si possono collocare allinterno della
tradizione della scuola di Leopoli-Varsavia. Non sarebbe qui possibile menzionarli tutti64; ci limitiamo a citare i nomi di Alfred Tarski (1902-1983), emigrato nel do64

Woleski [1985, pp. 338-339] ne elenca ben 81 per il periodo compreso tra le due guerre.

83

poguerra negli USA, a Berkeley, che con la sua definizione semantica di verit ha
avuto una decisiva infuenza non solo su Ajdukiewicz, ma anche su Carnap e Popper [cf. Woleski 1993]; dei sociologi Maria Ossowska (1896-1974) e Stanisaw Ossowski (1897-1963), della metodologa, logica e filosofa Izydora Dmbska (19041983), del logico Stanisaw Leniewski, del filosofo della fisica Henryk Mehlberg
(1904-1978), emigrato nel dopoguerra prima a Toronto per prendere quindi il posto di Carnap a Chicago, del logico Czesaw Lejewski (1913-2001), che insegn nellultima parte della sua vita a Manchester; e cos via.
Tuttavia, in relazione agli scopi che questo capitolo si era proposto, riteniamo
che quanto finora detto sia gi sufficiente e quindi ci asteniamo dal trattare in
modo specifico gli altri numerosi membri della scuola di Leopoli-Varsavia che,
pur avendo una rilevanza oggettiva e meritando di per s una migliore cono scenza, restano marginali per il nostro discorso. Cerchiamo, invece, di fare delle
considerazioni complessive sul significato di questa scuola e sulle sue caratteristiche fondamentali.
Innanzi tutto opportuno osservare che tale scuola ha conosciuto uno sviluppo temporale che vede come suoi punti di svolta le due guerre mondiali e che
coincide anche con il trasmigrare da Leopoli a Varsavia di molti suoi componenti,
sicch, come ad es. fa Jordan, sarebbe plausibile parlare di una scuola di Leopoli e
di una scuola di Varsavia, avendo la seconda un aspetto pi tipicamente logico e
matematico, la prima un indirizzo pi psicologistico 65. Questa posizione di Jordan
viene anche in parte ripresa da Zamecki [1977, pp. 52-53], che preferisce per parlare di uno sviluppo dalle posizioni assunte fino alla prima guerra mondiale, prevalentemente nel centro di Leopoli, a quelle posteriori che possono essere ritenute comuni a tutta la scuola di Leopoli-Varsavia. Invece questa visione sembra sostanzialmente errata a Woleski, il quale osserva che anche nelle opere della
scuola di Varsavia aventi maggiormente carattere logico vi un inconfondibile
marchio filosofico che in sintonia con la tendenza generale della scuola di Leopoli-Varsavia e che risale a Twardowski. Inoltre, basta leggere le opere di Ajdu65
A dirla in breve, la scuola di Leopoli pu essere descritta come un periodo di psicologismo,
mentre quella di Varsavia come il periodo del logicismo [] la filosofia in Polonia assume la sua oggi
familiare e moderna forma solo nella scuola di Varsavia [] se concentriamo lattenzione sulle diferenze, il contrasto tra scuola di Leopoli e scuola di Varsavia considerevole. Esse possono essere diferenziate in un quadruplice modo. La scuola di Leopoli rappresenta lo stadio prelogico di sviluppo;
essa mostra poco, se non addirittura nessuno, interesse allesame logico dei fondamenti, della struttura e metodo delle scienze empiriche e deduttive (la psicologia forse la sola eccezione a questa rego la); essa non tenta di risolvere alcun grande problema filosofico limitandosi ad un lavoro preparatorio
col forgiare un apparato concettuale ed un vocabolario filosofico; infine, essa riteneva esistesse un me todo filosofico irriducibile a quello delle scienze deduttive ed empiriche. In contrasto a ci, la scuola
di Varsavia dedic la maggior parte delle sue energie alla logica formale mo derna e alle sue applicazioni; mostr un vivace e mai affievolitosi interesse per la metodologia e la teoria delle scienze empiriche
e deduttive; diede una moderna formulazione ad alcune delle maggiori questioni filosofiche, in particolare nellontologia e nella teoria della conoscenza, e ha cercato di risolverli con laiuto dei metodi
derivati dalla logica formale e dalla filosofia del linguaggio (sintassi e semantica logica); e, infine, ha
negato lesistenza di un metodo filosofico autonomo, divenendo cos assai prossima alle posizioni
scientiste [Jordan 1963, pp. 10-11]. A favore della diferenziazione tra le due Scuole anche Kotarbiski [1952a, pp. 327-8]: si veda il suo brano citato al 2.2.2.

84

kiewicz e Kotarbiski per notare come esse siano infuenzate dalla tradizione di
Brentano e Twardowski. Ancora, non afatto vero che nella scuola di Leopoli
non ci si sia cimentati con grandi problemi filosofici: abbiamo visto come Twardowski abbia afrontato il problema della verit, ukasiewicz il problema della
causalit e del determinismo. Infine, anche allinizio ci fu chi come ukasiewicz,
ritenne che non esistesse alcun autonomo metodo filosofico e successivamente
Ajdukiewicz tratt grandi problemi filosofici non utilizzando gli strumenti della
logica formale ma il cosiddetto metodo della parafrasi, che pu essere considerato un particolare metodo di analisi filosofica irriducibile alle scienze induttive o
deduttive. Sicch pi giusto parlare, a proposito dello sviluppo nel primo dopoguerra, non di una nuova scuola ma di una nuova tappa nello sviluppo della
scuola di Leopoli-Varsavia [Woleski 1985, p. 313], la quale pi opportunamente
pu essere caratterizzata in modo unitario come scuola analitica. Infatti, se indubbiamente lo strumento analitico fondamentale della scuola fu strettamente
connesso alla logica formale, nondimeno non si cerc di trattare ogni argomento
mediante lanalisi formale, essendo sempre viva la consapevolezza che la lingua comune pu solo in parte essere dominata per mezzo di sistemi formali. Sicch si pratic anche il metodo dellanalisi concettuale non formalizzata (Twardowski, Witwicki, Dmbska, uszczewska-Rohmanowa ecc.) [cf. Woleski 1985, pp. 313-14].
Ma, se le cose stanno cos, in che senso possibile parlare di una scuola di
Leopoli-Varsavia? Quali ne sono i tratti comuni che la fanno identificare come
tale e che, ad un tempo, la diferenziano da altri indirizzi che potrebbero ad essa
essere simili?
I caratteri che la fanno identificare come qualcosa di unitario sono diversi. Innanzi tutto, a cominciare da quelli meno contenutistici, essa ha una genealogia
comune nella quale ad un maestro da tutti riconosciuto (Twardowski) succedono
altri maestri che a loro volta hanno degli allievi i quali tutti hanno la consapevolezza di appartenere ad una comune impresa e di diferenziarsi per ci da
altri indirizzi filosofici, non mancando, quando se ne presentava loccasione, di
sottolineare le propria peculiarit (come ad es. abbiamo visto ha fatto ukasiewicz nei confronti del neopositivismo). Tuttavia, diversamente da altre scuole,
dove la figura del maestro iniziatore dominante, in questa i successori ebbero
anche pi importanza del maestro, le cui idee se ebbero un profondo infusso sullo sviluppo di tutta la scuola, furono nondimeno rielaborate in modo originale e
creativo. Ci porta ad entrare nel merito dei caratteri filosofici comuni, giacch,
da quanto detto si capisce facilmente come in tale rielaborazione si stabilisse un
pluralismo teorico che difficile ridurre ad un comune denominatore. Tuttavia,
in generale si pu dire che il fondamento comune di tutta la scuola fu lantirra zionalismo su basi logiche [cf. Zamecki 1977, p. 53]; pi precisamente si possono
identificare come comuni a tutta la scuola un complesso di caratteri quali: il postulato della chiarezza, lintellettualismo, linteresse per la logica e lanalisi logica,
la concezione classica della verit, il realismo epistemologico, lantirrazionalismo,
lintenzionalit nella concezione della psiche, lassolutismo epistemologico ed assiologico, una concezione delle scienze umane comprendente e un punto di
85

partenza minimalistico in filosofia [Woleski 1985, p. 311]. E, considerata lenorme rilevanza della scuola per la filosofia polacca, sarebbe forse pi giusto parlare
non tanto di unitariet e continuit della scuola di per s, quanto piuttosto di unitariet della filosofia polacca, che possiede un proprio volto distinto e che occupa
con pari dignit un posto accanto alla filosofia delle altre nazioni europee, conosciuta e riconosciuta sul piano internazionale e guarda al futuro con spavalderia, in
quanto fondata su solide basi [Czeowski 1948, p. 15].
Un altro punto importante da considerare nel suo complesso il rapporto tra
la scuola di Leopoli-Varsavia ed il circolo di Vienna e, pi in generale, il neopositivismo logico 66. A questultimo, in efetti, essa stata spesso assimilata, sia in Polonia che altrove, e considerata quasi un suo sviluppo, anche se dotato di originalit, in terra polacca. Questa impostazione, che si origina dal giudizio di Roman
Ingarden e dallatteggiamento critico che i marxisti polacchi hanno assunto nei
suoi confronti nel secondo dopoguerra (come vedremo al Cap. 2, 2.2) del tutto
fuorviante ed ormai tutta la storiografia pi importante ha criticato questa assimilazione (le citate opere di Jordan e Skolimowski, come anche la recente storiografia polacca rappresentata principalmente da Zamecki e Woleski). In efetti
abbiamo gi visto come ukasiewicz abbia tenuto a distinguere le sue posizioni
da quelle di Carnap; ma non fu il solo. Aferma ad es. Ajdukiewicz, che pure colla bor con la rivista del circolo di Vienna, Erkenntnis:
In Polonia non v alcun seguace fedele del Circolo di Vienna; non conosco cio alcun
filosofo polacco che abbia assimilato e accettato le tesi di merito del Circolo di Vienna;
laffinit tra alcuni filosofi polacchi e il Circolo di Vienna poggia al pi sulla somiglianza delle posizioni metodologiche e sulla similarit dei problemi trattati. Fra i tratti caratteristici di queste posizioni si possono nominare: in primo luogo lantirrazionalismo
e dunque il postulato di accettare solo quegli asserti che sono provabili attraverso un
controllo accessibile; poi, il postulato della chiarezza concettuale e di una lingua precisa. Oltre questi due caratteri bisogna in particolare sottolineare come terzo lassimilazione dellapparato concettuale della logistica e il particolare infusso della logica simbolica. Per quanto riguarda lambito problematico, in primo piano emergono i problemi il cui oggetto la conoscenza scientifica e quindi la problematica delle cosiddette
ricerche metateoriche. A ci legato linteresse per la semantica, avente la sua fonte
nella convinzione che la conoscenza pu procedere nelle sue indagini solo attraverso la
rifessione sul proprio linguaggio. In stretta connessione con quanto prima detto, stanno le indagini sui fondamenti delle scienze e dunque non pi metateoriche, ma intrateoricamente interessate ai fondamenti particolari di singole scienze, specialmente
quelle deduttive. [Ajdukiewicz 1934a, p. 399]

Questo brano di Ajdukiewicz, oltre ad indicare alcuni caratteri generali della


scuola (ma teniamo presente che esso stato scritto nel 1934) indica anche come
non si possa parlare di discendenza diretta, ma al massimo di alcune somiglianze
tra i due indirizzi. Un punto di maggiore contatto fu senzaltro, come abbiamo
gi visto, rappresentato dalla similarit tra fisicalismo e reismo, come stato no66
A questo tema stato di recente dedicato un volume [cf. Szaniawski 1989] nel quale tuttavia
non tutti gli articoli sono pertinenti. Si vedano comunque i contributi di Zecha [1989] e Woleski
[1989].

86

tato anche da Carnap nella sua autobiografia [1963a, p. 31]. Tuttavia il reismo non
certo rappresentativo di tutta la scuola, ma piuttosto la peculiare concezione
elaborata da Kotarbiski, con la quale furono simpatetici certamente Leniewski
e Tarski, ma che venne criticata da altri.
Accanto a queste, per, sono anche da rilevare alcune considerevoli differenze. Innanzi tutto la scuola di Leopoli-Varsavia non accett mai un criterio di
significanza degli asserti fondato sulla verifica; ad es., Ajdukiewicz, distingueva il
problema del significato da quello della valutazione empirica di un asserto e Mehlberg, che pi si occup del problema della verificabilit esplicitamente dichiar
di non considerarla come un criterio di significato ma piuttosto come criterio di
verit [cf. Woleski 1989, p. 447]. A ci si collega, abbiamo visto, latteggiamento
assunto nei confronti della metafisica e della filosofia, in generale pi liberale di
quello neopositivista, non suggerendo alcun criterio di demarcazione, tanto pi
se basato sul criterio di significato: si evita di dichiarare in blocco la metafisica
come priva di senso, anche se si consapevoli dei rischi che essa comporta e delle
infuenze negative che pu avere sul lavoro scientifico. I rappresentanti della
scuola, piuttosto, ritengono che sia possibile analizzare scientificamente i singoli
problemi metafisici, in modo da eliminarne le ambiguit semantiche e linguistiche e contribuire alla loro soluzione [cf. Przecki 1989; Woleski 1989, pp. 44749]. Abbiamo visto come proprio ukasiewicz abbia cercato di fare ci a proposito del determinismo, come Kotarbiski abbia cercato tramite la semantica reista
di eliminare le equivocit del linguaggio, come Ajdukiewicz abbia cercato di analizzare il problema dellidealismo trascendentale mediante il metodo della parafrasi semantica e come, infine, lo stesso Twardowski abbia ammesso un ruolo euristicamente efficace delle concezioni filosofiche. Ci sembra pertanto corretto affermare che la scuola di Leopoli-Varsavia sin dallinizio ha rappresentato un atteggiamento nei confronti della metafisica simile a quello che lempirismo logico
ha assunto in seguito alla liberalizzazione dei suoi iniziali e radicali criteri, il che
avvenne in particolare dopo la recezione delle idee semantiche di Tarski [Woleski 1985, p. 300].
Ci porta a considerare unaltra diferenza: nella scuola di Leopoli-Varsavia, a
diferenza del neopositivismo, lanalisi del linguaggio fu s ritenuta molto importante ma non indispensabile al punto da intendere la filosofia come pura analisi
del linguaggio scientifico. Sicch non vi fu una pura e semplice riduzione della filosofia alla teoria logica della scienza, quanto piuttosto un tentativo di analizzare
questioni di fatto (e non solo il linguaggio della scienza) mediante lanalisi semantica:
La diferenza tra il modo formale del discorso, da un lato, e la parafrasi (nel senso di
Ajdukiewicz) o la traduzione reistica, dallaltro, sta nel fatto che il modo formale del
discorso una operazione sintattica, mentre la parafrasi e le traduzioni reistiche sono
portate avanti al livello semantico. Per cui abbiamo qui a che fare con due metodi analitici totalmente diferenti, con diverse conseguenze: il primo riduce la filosofia alla
teoria logica del linguaggio, le ultime, invece, la riducono allanalisi di questioni materiali via analisi semantica. [Woleski 1989, p. 450]

87

Inoltre, questa stessa dimensione semantica dellanalisi non fu mai ritenuta


come lesclusivo metodo che la filosofia deve adottare, laddove per il circolo di
Vienna lanalisi sintattica veniva considerata come il solo modo corretto di affrontare le questioni filosofiche.
Infine, molti punti di vista che furono propri della scuola di Leopoli-Varsavia
invece furono assenti, od addirittura esplicitamente rifiutati, dal circolo di Vienna: tra i primi la distinzione tra azioni e prodotti, il concetto di intenzionalit, la
possibilit di una ontologia intesa come teoria generale degli oggetti; tra le conce zioni rifiutate v lidea di una psicologia introspettiva, linteresse per lapproccio
comprendente alle scienze umane e lassolutismo ed oggettivismo in etica [cf.
ib., p. 451]. Ci si comprende se si ricorda quanto abbiamo detto sulle diverse ori gini della scuola di Leopoli-Varsavia rispetto al circolo di Vienna: bench siano
state di recente sottolineate le origini austriache di questultimo ed anche linfuenza di Brentano su di esso [cf. Smith 1989a], nondimeno esso afonda le sue
matrici culturali nella tradizione empirista di Hume e risente in particolare linfusso dellempiriocriticismo, del Tractatus di Wittgenstein e del convenzionalismo francese. Invece la scuola polacca risente maggiormente del clima culturale e
delle tematiche filosofiche elaborate da Brentano e dalla sua scuola ed ha assunto,
almeno nella fase tra le due guerre, una posizione critica verso la tradizione empirista specie per quanto concerne il problema dellastrazione; infine stata del
tutto assente sia la lezione di Wittgenstein sia linfuenza delle elaborazioni filosofiche e logiche di Russell (i cui Principia Mathematica furono anzi criticati da
Leniewski).
Di solito sono questi gli elementi che servono a caratterizzare la scuola. Abbiamo, per, cercato anche di far vedere come oltre alle caratteristiche di solito
individuate e che fanno pi o meno distinguere la scuola di Leopoli-Varsavia dal
circolo di Vienna, vi sono tutta una serie di temi che senza alcun dubbio avrebbero potuto costituire la base per lo sviluppo di una tradizione metodologica divergente da quella sviluppatesi in occidente e che poi venne a cristallizzarsi nella
forma della ormai defunta Standard View. Il ruolo attribuito ai fattori creativi nella elaborazione scientifica da parte di Twardowski e ukasiewicz; lantinduttivismo presente in ukasiewicz (ed in parte anche in Czeowski, per quanto attiene
alla sua descrizione analitica) accoppiato ad un esplicito approccio congetturalista e falsificazionista (in ukasiewicz e nel primo Ajdukiewicz); infine il ruolo attribuito ai concetti ed alle procedure idealizzazionali e la conseguente critica al
concetto di astrazione empirista, che corre come una linea di continuit in tutta
la scuola da Twardowski a ukasiewicz, a Kotarbiski, al primo Ajdukiewicz e, nel
modo pi chiaro e consapevole, a Czeowski: tutto ci avrebbe potuto costituire
la base per lo sviluppo di una epistemologia libera dal condizionamento empiristico e riduzionista di gran parte dellepistemologia di origine neopositivista. Insomma, la linea che qui abbiamo sommariamente descritta costituisce un elemento di originalit ed ad un tempo una sottile linea di continuit della tradizione analitica polacca: originalit in quanto forse in nessuna altra corrente in tempi
coevi a quelli da noi presi in esame stato avanzato un concetto di scienza cos
88

radicalmente diverso dai modelli positivistici esistenti sia prima della guerra che
successivamente; continuit perch evidente in Czeowski (e del resto egli ne
pienamente consapevole) come anche in ukasiewicz linfuenza dellapproccio di
Twardowski che a sua volta afonda le sue radici in una tradizione culturale estranea a quella che infuenzer in modo decisivo il neopositivismo. Tuttavia, questa
diversit non divenne mai articolata proposta epistemologica n ebbe diretti
continuatori sia negli allievi che negli altri filosofi facenti parte della tradizione
iniziata dalla scuola di Leopoli-Varsavia. Anzi, come ad es. avvenuto nel caso di
Ajdukiewicz, si render sempre pi evidente la tendenza ad assimilare le proprie
concezioni a quelle della grande tradizione empirista occidentale e quindi a mettere da parte gli elementi di originalit che potevano derivare dalle peculiari radici culturali che avevano generato il tronco della scuola analitica polacca. In tale
destino della scuola va ritrovato insieme il suo elemento di forza, che la fa dialogare con le pi importanti correnti epistemologiche contemporanee, ma anche di
debolezza, in quanto lincapacit di sviluppare in modo articolato una proposta
epistemologica unificante e divergente da quelle ad essa contemporanee ne ha ridotto storicamente il ruolo ad una variante interna della grande corrente analitica europea.
Ciononostante la scuola di Leopoli-Varsavia ha rappresentato un fenomeno
culturale importante, e non solo per la filosofia polacca. Tuttavia essa non ha avuto il riconoscimento e la fortuna di analoghi indirizzi, come ad es. quello neopositivista. Solo la teoria semantica di Tarski (per non parlare qui dei contributi nel
campo della logica, da tutti riconosciuti come fondamentali) stata tra le sue teorie filosofiche quella che ha avuto pi infuenza nel resto del mondo, venendo assimilata da vari epistemologi (in particolare da Popper) e contribuendo alla formazione della contemporanea filosofia analitica. Per quanto riguarda invece i
contributi pi propriamente filosofici non si va oltre il riconoscimento di specifici
meriti ai diversi pensatori (ad Ajdukiewicz per il suo convenzionalismo radicale
che anticipa le posizioni di Quine e di Feyerabend, ecc.) ed una sommaria menzione nelle storie della filosofia contemporanea dei pensatori pi significativi.
Non si , cio, afermata la consapevolezza della sua originalit come movimento
complessivo ed lacunosa e parziale la conoscenza delle numerosissime opere
prodotte nel suo seno.
Woleski, nello spiegare questo fenomeno, aferma s che lostacolo della lingua non stato indiferente, ma ritiene che pi importante sia stato il caratteri stico modo di filosofare della maggior parte dei componenti della scuola (ad eccezione forse del solo Kotarbiski): lo stile antisintetico. Ci ha fatto s che i maggiori rappresentanti della scuola non hanno offerto grandi sistemi, interpretazioni generali del mondo, sintesi complessive che presentassero un quadro compatto
e, bench discutibile, tuttavia caratterizzante la loro attivit. Essi piuttosto si
sono occupati dellanalisi di problemi particolari, che chiarirono con gli strumenti
della semantica e della logica contemporanea, rifuggendo da conclusioni di carattere generale. Scrive Zawirski:
A nostro svantaggio o forse vantaggio bisogna sottolineare il fatto che mentre i neopo-

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sitivisti hanno in genere rappresentato un campo abbastanza compatto e consolidato,


da noi invece fu lanciato un programma, si lavorato con grande sforzo e successo al
chiarimento di tutta una serie di questioni particolari, ma mai ci si premurati di erigere grandi sintesi scientifiche, ritenendo la cosa ancora prematura; e quando si tentato di delineare qualche abbozzo di una tale sintesi, immediatamente sono emerse le
divisioni. [cit. da Woleski 1985, p. 315]

Sicch, la stessa menzionata maggiore apertura in confronto al circolo di


Vienna, si trasform spesso in debolezza di prospettive generali 67, mentre in questo la stessa radicalit di certe posizioni e la compattezza con cui venivano soste nute, serv a meglio caratterizzarlo e quindi a farne notare la presenza.
Se questo vero, riteniamo tuttavia che anche la barriera della lingua abbia
avuto un infusso fondamentale. Infatti solo poche opere sono accessibili in lingue diverse dal polacco, in particolare degli esponenti pi in vista (ukasiewicz,
Ajdukiewicz e Kotarbiski), pubblicate in luoghi ed occasioni diverse e pertanto
disperse nella gran quantit di pubblicazioni su argomenti analoghi che annualmente vede la luce. Ci ha reso difficile lidentificazione di tali intellettuali come i
principali esponenti di una scuola comprendente decine di altri filosofi con centinaia di interessanti opere pubblicate in polacco che restano sconosciute. Inoltre,
anche quando si sono apprezzate singole tesi o singoli autori, o da parte di qualche storico si richiamata lattenzione su tale scuola (di solito polacchi trasferitisi
allestero come Skolimowski, Jordan e pi recentemente Giedymin) limpossibilit
di conoscere le altre opere esistenti solo in polacco ha scoraggiato ogni tentativo
di ulteriore approfondimento critico: insomma, venuta a mancare quella letteratura secondaria che normalmente segue ed accompagna una originale indagine filosofica e permette il consolidarsi di una tradizione di studi critici che serve a
meglio comprendere, valorizzare e difondere le concezioni di un filosofo o di una
scuola.
La barriera della lingua, pertanto, se non ha impedito di conoscere alcune delle opere fondamentali, ha tuttavia impedito la nascita di una tradizione storiografica e critica su tale argomento, rimanendo esso oggetto di indagine di una
sparuta schiera di studiosi di madre lingua polacca che non potevano trovare interlocutori e le cui opere finivano per rappresentare solo delle interessanti testimonianze di una corrente filosofica e di autori inaccessibili alla maggior parte degli studiosi. A sua volta, questa mancanza di tradizione critica ha scoraggiato una
ulteriore opera di traduzione, in un processo a spirale il cui esito finale stato
linsufficiente e lacunosa conoscenza di una delle pi interessanti esperienze filosofiche di questo secolo.
Non cos sono andate le cose, invece, nella cultura filosofica polacca. Non
esagerato afermare che la scuola di Leopoli-Varsavia ha caratterizzato il clima filosofico polacco tra le due guerre, oltre a segnare in modo significativo anche lat67
Dello stesso tenore, o addirittura anche pi critico, latteggiamento di Kotarbi ski nei confronti della scuola quando nel 1952 dovette difendere la sua reputazione e le proprie concezioni filoso fiche dalla critica fattagli da Baczko. Si veda il lungo brano di Kotarbiski citato al 2.2.2, forse condizionato dalla esigenza di indebolire la fisionomia culturale della scuola allo scopo di sottrarla alla critica.

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tivit filosofica dopo il secondo confitto mondiale. Come aferma Jordan,


tutti praticamente sentirono il suo fascino e la sua infuenza. La concezione della filosofia, del suo oggetto, compito e metodo, gli standard di pensiero filosofico stabiliti dagli esponenti principali della scuola di Varsavia sono stati universalmente accettati.
Bench la scuola sia esistita senza interruzione per poco meno di trenta anni, da essa
emersa una tradizione vivente, orale e scritta, che s rivelata una forza intellettuale
con un notevole potere di resistenza e di attrazione intellettuale e che ha superato la
prova di catastrofi ed insurrezioni. [Jordan 1963, p. 42]

Questa infuenza si estese anche al secondo dopoguerra ed ancora oggi essa


evidente in logica, semantica, metodologia della scienza, estetica, etica, prasseologia, storia della filosofia e psicologia. Non v studente o studioso che non si
sia formato nella lettura degli Elementi di Kotarbiski, della Storia della filosofia
di Tatarkiewicz e dei Problemi e indirizzi della filosofia di Ajdukiewicz. con questa vivente tradizione che il marxismo dovette confrontarsi nel dopoguerra nel
tentativo di eliminarne linfuenza.
1.8. Altre figure notevoli ed altre correnti filosofiche
Oltre ai filosofi finora menzionati ve ne sono molti altri di per s degni di attenta considerazione per aver contribuito alla formazione della tradizione analitica polacca, sia perch direttamente collegati ad essa con vincoli di discepolanza e
collaborazione, sia indirettamente per affinit di tematiche e di orientamento generale. Inoltre, accanto alla scuola fondata da Twardowski, furono presenti in Polonia anche altri indirizzi filosofici che hanno avuto una notevole infuenza nella
vita culturale polacca ed i cui esponenti sono stati in qualche caso ben noti allestero68.
Tra i filosofi non direttamente apparentabili alla scuola di Leopoli-Varsavia,
ma tuttavia ad essa vicini per tematiche e stile di filosofare, va in particolare menzionato Leon Chwistek69. Dalla personalit eccentrica e dallo stile nettamente antiaccademico (che certamente non sarebbe stato condiviso dagli assai pi austeri
filosofi della scuola di Leopoli-Varsavia), pittore ed insieme filosofo, teorico dellarte e logico, trascorse gran parte della sua vita a Cracovia, citt i cui filosofi
(con alcune eccezioni che vedremo) non erano certo aperti allinfuenza della
nuova logica e cittadella della filosofia cattolica e tradizionalista, dove ottenne
68
Ci limitiamo in questo paragrafo a menzionare le scuole filosofiche pi importanti o i pensatori
che pi direttamente sono connessi con il generale clima della filosofia polacca tra le due guerre. Ad
altre figure, che possono in qualche modo avere una connessione con lo sviluppo successivo della filosofia polacca dopo la seconda guerra mondiale o che comunque possono aver avanzato delle tematiche anticipatrici (come ad esempio il sociologo Florian Znaniecki od il giurista Leon Petraycki), accenneremo nel seguito, quando se ne presenter loccasione.
69
Su Chwistek vedi Jordan [1963, pp. 31-34]; Skolimowski [1967, pp. 201-205] e Brodie [1948]. Di
Chwistek stata tradotta in inglese, essenzialmente modificata rispetto alloriginale, la sua opera pi
importante: vedi Chwistek [1935, 1948]; gli altri scritti ivi non compresi sono in Chwistek [1961-63]
dove si veda lintroduzione di Pasenkiewicz [1961-63].

91

anche il grado di docente per poi ricevere la cattedra di logica a Leopoli nel 1930
vincendo la concorrenza di Tarski.
Chwistek fu forse il solo tra i logici polacchi che non solo si interess al problema dei fondamenti della matematica, ma vi apport anche dei personali contributi. Di convinzioni costruttiviste, fu noto per le sue critiche ai Principia di
Russell-Whitehead e per aver proposto in alternativa alla teoria dei tipi russelliana, la sua teoria costruttiva dei tipi basata sullidea non di una gerarchia di
tipi ma piuttosto di linguaggi, grazie alla riduzione della nozione di classe a quella di funzione proposizionale. Il riconoscimento della molteplicit dei linguaggi e
della loro diversa collocazione gerarchica lo port, su di un piano filosofico, a sostenere la teoria della molteplicit delle realt: ai diversi livelli di realt, ciascuno
dei quali ha criteri di verit interni (per cui egli mai condivise la dottrina della verit come corrispondenza per lo pi accettata allinterno della scuola di Leopoli-Varsavia, essendo favorevole piuttosto ad un approccio coerentista), corrispondono diversi stili di pittura.
Bench logico di formazione e razionalista, si diferenzi dai membri della
scuola di Leopoli-Varsavia per la sua diffidenza nei confronti del programma di
scientificizzazione della filosofia per mezzo della logica; artista oltre che logico e
filosofo, sent che mai gli strumenti razionali sarebbero stati in grado di aferrare
la ricchezza della vita e dellarte; difensore zelante della razionalit in matematica
(e per questo critico delle ambiguit russelliane), era nondimeno convinto che
nella vita esistesse un irrisolvibile fondo di irrazionalit. Per questo si mantenne
in disparte rispetto al grosso della tradizione analitica i cui rappresentanti si concentravano solo su questioni dal riconosciuto valore conoscitivo [cf. Skolimowski
1967, p. 205].
Ma per un altro aspetto Chwistek interessante: egli fu il solo filosofo accademico, ed in particolare il solo di formazione logico-scientifica, che nel periodo tra
le due guerre si dichiar apertamente marxista-leninista. Su questo, per, torneremo quando si parler della tradizione marxista fino alla seconda guerra mondiale (v. 2.1.1).
Tra le altre scuole di pensiero 70 bisogna innanzi tutto menzionare la filosofia
cattolica, prevalentemente praticata a Cracovia, presso la Facolt teologica, e allUniversit cattolica di Lublino. in particolare importante sottolineare come,
nel panorama abbastanza tradizionalista caratterizzato del neotomismo e dallagostinismo, si sia distinto il cosiddetto circolo di Cracovia71, promosso da un piccolo gruppo di intellettuali che accettarono in pieno la moderna logica formale
sviluppata nellambiente di Varsavia per applicarla sia alle tradizionali questioni
tomistiche che ad argomenti teologici. Bench non raccogliesse molti aderenti, il
circolo di Cracovia fu prestigioso per limportanza dei filosofi che vi fecero parte;
innanzi tutto Jzef Maria Bocheski (1902-1995), poi emigrato a Friburgo ed assai
noto come logico e storico della logica, quindi Jan Salamucha (1903-1944), Jan F.
Si veda in merito Borzym [1983a; 1987] e Jordan [1963, pp. 46-55].
Per la storia del circolo di Cracovia e lelenco delle opere ed articoli prodotti al suo interno vedi
la recente ricostruzione di uno dei suoi protagonisti, Bocheski [1989].
70
71

92

Drewnoski (1896-1978) e Bolesaw Sobociski (1906-1980). Il circolo venne alla


luce pubblicamente durante la III Conferenza filosofica nazionale tenuta a Cracovia nel 1936, in uno speciale incontro dedicato alla discussione dei rapporti tra
pensiero cattolico e logica matematica (anche se come gruppo organizzato esisteva gi dal 1932). Qui gli innovatori, forti dellalto patronato spirituale di ukasiewicz, che mai nascose la sua fede cattolica, si scontrarono con i tradizionalisti.
La materia del contendere singolarmente simile a quella che poi opporr i rappresentanti della scuola di Leopoli-Varsavia al marxismo: la nuova logica veramente un perfezionamento della logica aristotelica e medievale? Ed, ancora pi
importante, la nuova logica uno strumento neutrale, privo di una visione del
mondo e quindi adatto alla continuazione delle tradizionali tematiche tomiste
oppure non forse una variante della filosofia positivista, di per s portata alla liquidazione dei problemi metafisici in favore di un approccio nominalista, fisicali sta, convenzionalista e relativista, col quale non poteva afatto coesistere la filosofia cattolica? Per questultima posizione propendevano, ovviamente, i rappresentanti del tradizionalismo tomista, per i quali la logica formale non poteva applicarsi ai problemi tradizionali della teologia, avendo ogni disciplina il proprio metodo, la propria logica, ed essendo indispensabile in certi campi un tipo di pensiero non rigido, elastico, capace di far uso di metafore ed analogie piuttosto che
di rigorose prove formali. Viceversa i modernizzatori cercavano di applicare la
logistica e la metodologia contemporanea alla verificazione della filosofia tomista,
allanalisi dei concetti della metafisica tradizionale, partendo dal presupposto che
la logica contemporanea la legittima continuazione della logica antica e medievale e in quanto tale pu essere strumento nella lotta allirrazionalismo [Borzym
1983a, p. 543]. Si cambino i termini del problema e si ritrover in questa opposizione tra cattolici modernizzatori e tradizionalisti lo stesso spirito che oppose
nel dopoguerra esponenti della scuola di Leopoli-Varsavia e marxisti e che continua a contrapporre i pensatori ispirantesi al metodo scientifico ed alla logica agli
ermeneuti, ai sostenitori del pensiero debole, ai vitalisti ecc. Solo che, a diferenza di quanto accadde per la scuola di Leopoli-Varsavia, gli sforzi del circolo di
infuenzare e riorientare il pensiero cattolico finirono in un quasi completo fallimento [Bocheski 1989, p. 14]72.
Bench non abbiano dato alcun contributo significativo allo sviluppo della logica formale, i componenti del circolo, dei quali Salamucha era la vita e lanima
[Bocheski 1989, p. 11], intrapresero una battaglia per riformare il tradizionale
modo di filosofare dei teologi cattolici allo scopo di pervenire allo stesso livello di
chiarezza e precisione della scienza. Ci era possibile a condizione di rimpiazzare
72
Il fallimento del programma proposto dal circolo di Cracovia non dovuto a particolari circostanze polacche. Sembra sia il risultato di una resistenza, largamente difusa fra filosofi e teologi aventi un modo di pensare diverso, a riconoscere il significato e limportanza della logica matematica e
della filosofia analitica in ogni ambito intellettuale. Il caso del circolo di Cracovia particolarmente
amaro. Infatti la Polonia uno dei non molti paesi che ha visto il fiorire di una scuola di logica e di un
efficiente gruppo di studiosi cattolici che sostenevano una posizione razionalista. Ci si sarebbe aspet tati che in tale paese potesse sorgere una nuova filosofia cattolica e, innanzi tutto, una nuova teologia
cattolica. Ahim, le cose non sono andate cos [ib., pp. 15-6].

93

le nozioni scolastiche con quelle nuove avanzate in campo semiotico, logico e


metodologico. In breve, il circolo voleva persuadere pensatori e filosofi cattolici
ad adottare lo stile di filosofare coltivato dalla scuola logica polacca [ib., p. 12].
La chiara, esplicita infuenza esercitata dalla tradizione analitica polacca, ed in
particolare da ukasiewicz, evidente negli altri punti che Bocheski ricorda
come caratteristici del circolo: latteggiamento critico nei confronti del pensiero
moderno, la convinzione della neutralit della logica rispetto al contenuto delle
varie filosofie, infine lapprezzamento per il pensiero medievale ed antico.
Tale programma non fu privo di significativi risultati: Salamucha oper una
analisi e formalizzazione della prova dellesistenza di Dio ex motu, presentata nella Summa contra Gentiles di S. Tommaso; Bocheski cerc di analizzare e formalizzare la prova dellimmortalit dellanima fornita da S. Tommaso; Salamucha,
Drewnowski e Bocheski condussero interessanti analisi del concetto di analogia;
infine furono condotte ricerche di storia della logica, quella medievale in particolare, culminate nella ben nota storia della logica scritta da Bocheski [cf. Bocheski 1989, p. 14].
La vita del circolo fu abbastanza breve: la guerra, linvasione nazista della Polonia e la conseguente soppressione di ogni forma di attivit cultu rale ne segnarono la fine.
Merita, infine, che si accenni alla terza componente filosofica che, accanto a
quella analitica (predominante nelle universit e nella cultura laica) e a quella
cattolica, ha esercitato una certa infuenza in Polonia pi per limportanza dellopera del suo principale esponente che per il numero di seguaci. Si tratta della fenomenologia husserliana, recepita particolarmente nella sua prima fase di elaborazione, quella delle Ricerche Logiche, che trov in Roman Ingarden (1893-1970)
un interprete e continuatore di primo piano73.
Dopo aver studiato con Husserl, col quale prese il dottorato, ed averne accettate le concezioni di fondo, abbandon poi lidealismo trascendentale del maestro
e si orient in direzione del realismo per difendere il quale scrisse il suo opus magnum, la Spr o istnienie wiata [La controversia sullesistenza del mondo] [19478]. Non fu estraneo a questo cambiamento il generale orientamento realistico
della tradizione analitica polacca con la quale dovette fare i conti dopo il suo ritorno in patria nel 1924. Da questa egli si distinse innanzi tutto per latteggiamento filosofico di fondo, massimalista piuttosto che minimalista; suo grande interesse fu infatti lontologia ed in particolare il problema dellesistenza del mondo
esterno. Ci lo port ad opporsi alle angustie filosofiche e alle ristrettezze logicistiche della scuola di Leopoli-Varsavia ed in particolare del circolo di Vienna (del
quale fu tra i primi a criticarne il principio di verificazione come criterio di significato, al Congresso di Praga del 1934), accusati di voler tout court liquidare la filosofia. Della prima mise in evidenza lincapacit di afrontare problemi filosofici
che non fossero chiaramente definiti e rigorosamente delimitati ed il pericolo che
73
Sulla figura di Ingarden in relazione alla tradizione analitica polacca vedi Skolimowski [1967, pp.
29-31]; Jordan [1963, pp. 49-51] e Borzym [1987, pp. 271-6] e Kng [1990]. La sua opera fondamentale
[1947-8], parzialmente tradotta in inglese.

94

si corre nellisolarli dal loro contesto sistematico per procedere ad una loro discussione analitica, in una sorta di atteggiamento rinunciatario verso tutte quelle
questioni che non sembrano immediatamente risolvibili: tutti difetti che risalgono allinsegnamento di Twardowski [cf. Ingarden 1938, pp. 7-9]. Inoltre vide nellinsegnamento di Twardowski, appunto per i limiti minimalisti che esso imponeva, linizio di un processo che port ben presto alla creazione di un gruppo di
studiosi che assunsero un atteggiamento sempre pi diffidente nei confronti della
filosofia e che, su impulso della conoscenza delle opere logiche di Frege, Schrder, Whitehead, Russell e Couturat, si orient verso una sempre maggiore specializzazione logico-matematica: il gruppo di logici delluniversit di Varsavia che
si raggrupparono intorno al pi anziano degli allievi di Twardowski, Jan ukasiewicz. A ci si riferisce criticamente, ma efficacemente, Ingarden:
Pian piano e senza accorgersene, si pu dire quasi a margine di queste ricerche specia listiche, si form un nuovo atteggiamento filosofico anche se attualmente [1936] i
principali esponenti della logistica polacca non vogliono essere considerati dei filosofi.
Ma appunto ci sintomatico del profondo contrasto tra la nuova scuola logistica e
latteggiamento di fondo di Twardowski. Ci che in Twardowski costituiva solo estrema prudenza e moderazione scientifica, si trasform nei logicisti in scetticismo e talvolta in sottovalutazione dellintero campo della problematica filosofica. Ci che in
Twardowski fu sollecitudine per la precisione dellapparato concettuale e la correttezza
delle formulazioni linguistiche, si trasform in seguito nella pura e semplice analisi
delle parole. Il modo monografico di sviluppare i particolari problemi, caratteristico di
Twardowski, tralign nella negazione di qualsivoglia unit della filosofia: non esiste la
filosofia, ma solo un insieme di discipline filosofiche. La lotta di Twardowski contro
qualsiasi infuenza sentimentale o volizionale nella risoluzione delle questioni scientifi che, il suo postulato di chiari criteri di verificazione per la soluzione di qualsiasi problema filosofico, s trasformato nel cosiddetto antirrazionalismo (termine introdotto da K. Ajdukiewicz). [Ingarden 1938, p. 9].

Lo stretto legame tra atteggiamento empiristico (per il quale esistono solo le


percezioni interne ed esterne) e fiducia nellonnipotenza della logica matematica
non pu, secondo Ingarden, che portare ad un radicale nominalismo fisicalista ed
ad un convenzionalismo relativistico e scettico: la nozione di verit come corrispondenza difesa da Twardowski perde cos ogni senso e la stessa ostilit alla metafisica si trasforma nelle mani dei logicisti in due teorie metafisiche della realt:
quella di Chwistek della molteplicit delle realt e quella di Ajdukiewicz sulla
equivalenza dei diversi quadri del mondo: la strada che conduce allidealismo
metafisico fondato sulla teoria fisicalistica del linguaggio [cf. ib., p. 10].
In particolare Ingarden prende di mira le concezioni reistiche di Kotarbiski,
da lui assimilate al fisicalismo viennese e, cos come aveva gi fatto Ajdukiewicz,
accusate di essere tautologiche ed equivoche, non avendo Kotarbiski afatto
analizzato il concetto centrale che sta alla base della sua costruzione, quello di
res. stato notato che Ingarden veniva a trovarsi cos in una posizione abbastanza scomoda: da una parte era in rottura con la filosofia dellultimo Husserl e
in particolare con la successiva moda dellheideggerismo, dallaltro non poteva
del tutto condividere la filosofia scientifica basantesi esclusivamente su metodi
95

logici e divenuta dominante nella sua patria. Egli avrebbe voluto far emergere la
natura e gli scopi scientifici della fenomenologia, specialmente sottolineando il
ruolo del linguaggio nellanalisi fenomenologica. Furono tuttavia pochi a seguirlo
su questa strada [cf. Kng 1993].
Ciononostante Ingarden occupa un posto suo proprio nel panorama fenomenologico. A parte la sua netta opzione per il realismo, egli acquis dalla tradizione analitica polacca, che pur criticava nel merito, sia gli strumenti analitici
che la familiarit con la logica e quindi non percorse la strada seguita da molti fenomenologi verso loscurit, lesoterismo concettuale ed infine verso un stile di
pensiero non pi solo antiscientista, ma intrinsecamente ascientifico, approdante
sulle sponde consolanti ma confuse dellermeneutica contemporanea.
importante in questa sede ricordare Ingarden anche per il fatto che nella sua
polemica con Kotarbiski difese, contro il nominalismo ed il reismo di questi, lesistenza di oggetti ideali, che vedeva particolarmente rappresentati nellopera
darte [cf. Ingarden 1931]. Per questo aspetto, ed in generale per le sue concezione
in teoria degli oggetti, egli fu particolarmente vicino alle posizioni originarie di
Twardowski, grazie alla comune affinit con le posizioni di Brentano: ci spiega
perch egli mai attacc sotto questo aspetto Twardowski e gli altri esponenti della scuola, preferendo invece concentrarsi nella critica a Kotarbiski, da lui ritenuto il pi vicino alle posizioni fisicaliste e liquidazioniste del circolo di Vienna.

96

2.
LA TRADIZIONE MARXISTA IN POLONIA
TRA SCIENZA E DOGMATISMO

2.1 Origini e caratteri del marxismo polacco


Parlando della tradizione polacca negli studi logici e metodologici abbiamo in
qualche modo accennato al marxismo ed alle sue relazioni con la scuola di Leopoli-Varsavia. Si tratta, ora, di riprendere con maggior sistematicit la questione,
sia in generale sia in riferimento alle posizioni della scuola di Pozna.
Nei rapporti tra marxismo e tradizione analitica Skolimowski distingue nel
dopoguerra tre momenti: un primo periodo di attacco da parte marxista (19511955) che non port al risultato voluto e fin invece per condurre (secondo periodo, 1955-1958) ad un intenso processo di revisione interno al marxismo e quindi
ad un nuovo modo di atteggiarsi verso gli esponenti della scuola di Leopoli-Varsavia; infine, la nascita di un marxismo non dogmatico che incominci ad incorporare sempre pi in s ci che primaaveva reputato delle eresie (dal 1958 in
poi) [Skolimowski 1967, p. 215]. Questa periodizzazione deve essere completata
tenendo conto di una prima fase di sviluppo del marxismo polacco nel cosiddetto
periodo della ricostruzione, cio negli anni immediatamente successivi alla fine
del secondo confitto mondiale, che Jordan [1963, p. 79] fa terminare alla fine del
49.
Ma prima di procedere allanalisi del complesso rapporto di interazione e discussione tra tradizione analitica e pensiero marxista bene, cos come abbiamo
fatto con la scuola di Leopoli-Varsavia, vedere quale siano state le caratteristiche
del pensiero marxista nel periodo anteriore alla sua istituzionalizzazione e quali
trasformazioni poi esso abbia subito con lavvento al potere del Partito comunista
nel secondo dopoguerra.
2.1.1 Il marxismo non istituzionalizzato (fino alla II guerra mondiale)
Sin dalle sue origini il marxismo polacco stato alle prese con la questione nazionale1. In una Polonia priva di indipendenza nazionale e divisa fra tre potenze
tradizionalmente e secolarmente ostili (pi la Russia e la Germania che lAustria)
1
Per quanto riguarda la storia del marxismo polacco di questo periodo (fino alla seconda guerra
mondiale) sono ben poche le opere di carattere generale non in polacco. Si pu comunque utilmente
consultare in italiano Walicki [1979]. Laltra letteratura in polacco. Di quella della quale ci siamo ser viti indichiamo solo Walicki [1983a], Dziamski [1973; 1979; 1984], Jaroszewski [1982]. La letteratura ri guardante i singoli autori verr indicata al luogo opportuno.

97

il problema dellindipendenza nazionale veniva strettamente a collegarsi col riscatto delle classi oppresse e del proletariato sia da una struttura sociale con ancora notevoli residui feudal-nobiliari, sia dai rapporti di produzione dellincipiente capitalismo [cf. Topolski 1986, pp. 181-7]. Marx ed Engels ebbero sin dallinizio
presente questo legame necessario e videro nellindipendenza della Polonia lunico modo per permettere anche la liberazione della Germania dalla Prussia reazionaria, fedele alleata della Russia zarista. Si illusero cos che linsurrezione polacca
del 1863 fosse linizio di una nuova era rivoluzionaria, con ci conquistando allInternazionale le simpatie di molti polacchi che ne furono membri ed attivi propugnatori. Diversamente la pensavano le prime generazioni di marxisti polacchi, per
le quali la questione nazionale ed il patriottismo polacco erano uno strumento
delle classi reazionarie per dividere il proletariato ed impedirgli la formazione di
una coscienza di classe. Preferirono pertanto sposare parole dordine internazionaliste, ponendo cos in secondo piano il problema dellindipendenza nazionale,
su ci scontrandosi con le posizioni dei loro stessi maestri, Marx ed Engels 2.
Il primo gruppo di rivoluzionari chiaramente ispirantesi alle dottrine di Marx
venne a formarsi a Varsavia per iniziativa di Ludwik Waryski (1856-1889). Esso
svolse unattivit prevalentemente propagandistica, divulgando gli scritti di Lassalle, Engels e Marx ed elaborando il proprio programma politico-ideale ispirandosi al
Manifesto di Marx ed Engels. La repressione poliziesca port i suoi principali esponenti allemigrazione; la maggior parte si concentr a Ginevra dove venne fondata
Rwno [Uguaglianza], prima rivista polacca di ispirazione marxista.
In patria, nel contempo, presso luniversit di Varsavia si era formato un gruppo di socialisti il cui leader politico era Stanisaw Krusiski (1857-1886) (donde il
nome di krusinskisti) ma il cui teorico pi noto era Ludwig Krzywicki. Intanto
Waryski, al suo ritorno in patria nel 1882, aveva fondato il primo partito socialista polacco, col nome di Proletariat, col quale fu solo debolmente collegato il
gruppo dei krusinskisti.
Omettiamo la storia successiva di questi diversi raggruppamenti, per indicare
solo la loro diferenza fondamentale dal punto di vista ideologico. Ci serviamo
delle parole di Walicki:
Nellideologia dei primi marxisti polacchi occorre distinguere due tendenze diverse:
una social-rivoluzionaria, laltra socialdemocratica. La prima prevaleva nel Proletariat di Waryski [] La seconda tendenza predominava nel circolo di Krusiski. Le
diferenze che li dividevano non erano tanto tattiche, quanto teoriche. In termini generali, i social-rivoluzionari insistevano sullimportanza del ruolo storico del fattore soggettivo, mentre i socialdemocratici ribadivano il carattere oggettivo dei processi sociali e la necessit di una maturazione graduale dei requisiti economici della rivoluzione socialista. [Walicki 1979, pp. 600-1]

Diferenza ben nota, questa, a chi solo ricordi le analoghe dispute fra i socialdemocratici russi (tra menscevichi e bolscevichi), ma che in Polonia si era venuta
a porre ben prima che in altri paesi. Ovviamente tale diferenza portava con s un
2
Vedi su questa vicenda, oltre a Walicki [1979, pp. 596-600; 1983a, pp. 409-10], anche Bobiska
[1971] e Molska [1962].

98

diverso giudizio sui tempi della futura rivoluzione. Per i socialdemocratici era necessario aspettare loggettiva maturazione dei tempi e quindi il compimento dellevoluzione della forma capitalistica di produzione; invece i social-rivoluzionari,
che puntavano sul fattore soggettivo, ritenevano che la maturazione del capitalismo non dovesse essere valutata nel singolo paese, ma su scala internazionale:
quando questa fosse avvenuta, allora la rivoluzione poteva anche esplodere in un
paese immaturo, purch fossero maturate le condizioni soggettive, la coscienza
di classe e lo spirito militante.
Passando dal piano della teoria politico-sociale alla rifessione filosofica sul
marxismo, i primi marxisti polacchi non ritennero necessario possedere una comune piattaforma teorica e quindi furono estranei ad ogni tentativo di codificare
il marxismo fornendogli una base ontologica ed epistemologica unitaria e monolitica (come aveva cercato di fare Plechanov servendosi dellAntidhring di Engels). Estranei alla tradizione hegeliana e alla filosofia classica tedesca, furono pi
vicini al positivismo evoluzionistico, al neokantismo ed in particolare alla rifessione sulla teoria della conoscenza dellempiriocriticismo, pur cercando di distanziarsene nel tentativo di eliminarne il soggettivismo e lindividualismo conoscitivo in favore di un maggior ancoraggio alle condizioni storico-sociali. In questa
luce da vedersi l'interpretazione della priori kantiano fornita da Krusiski e poi
ripresa dal giovane Krzywicki: gli elementi a priori della conoscenza si vengono a
formare nel processo evolutivo e sono quindi il risultato dello sviluppo filogenetico. Non quindi un a priori ontologico, ma storicamente e socialmente determinato. Sono evidenti le affinit con le analoghe posizioni sostenute da Herbert
Spencer [cf. Dziamski 1979, pp. 112-21].
In generale si vedeva, dunque, nel marxismo non tanto una visione del mondo, ma un metodo di ricerca, uno strumento di conoscenza della realt economico-sociale e della sua storia. in questa direzione che si distingue in modo particolare la rifessione filosofica di Krzywicki 3.
Originariamente uno dei krusinskisti, svilupp le sue concezioni in una continua interazione tra attivit organizzativa e propagandistica, tese alla difusione e
alla conoscenza del marxismo mediante la divulgazione giornalistica e pubblicistica. Trascorse lunghi periodi della sua vita in esilio allestero (a Lipsia, Berna,
Zurigo, Parigi e negli Stati Uniti) ed ebbe cos modo di ben conoscere e praticare
sia i centri della cultura accademica occidentale, sia anche di partecipare alle diverse organizzazioni del movimento operaio, polacche e no. Fu in esilio che tradusse alcune delle opere fondamentali di Marx ed Engels. La sua produzione
scientifica vastissima ed abbraccia una molteplicit di campi, ma ha il suo perno
principalmente nelle discipline sociologico-antropologiche. Una classificazione
dei suoi interessi li ha raggruppati in ben tredici gruppi, dei quali menzioniamo
lantropologia sociale, la psicologia della vita sociale, lantropologia etnica e razziale, la teoria dello sviluppo sociale, leconomia politica, la statistica, leducazio3
Su Krzywicki veramente poca la letteratura non in polacco; oltre a qualche notizia in Walicki
[1979] e, pi difusamente, nelle altre opere citate alla nota 2 si veda anche Kozakiewicz [1984], Kowalik [1965, 1975], Hoda-Rsiewicz [1978].

99

ne e la pubblicistica politica [cf. Kozakiewicz 1984, p. 61].


Di formazione scientifica (fin i suoi studi di matematica alluniversit di Varsavia nel 1882 e quindi intraprese quelli di medicina, che non pot concludere
perch esiliato) fu estraneo allhegelismo e alla filosofia classica tedesca; ebbe invece molta familiarit con le opere del positivismo (ancora studente nelle scuole
superiori aveva intrapreso la traduzione del Corso di scienza positiva di Comte).
La sua formazione prevalentemente scientifico-matematica lo portava a vedere
nel materialismo storico un metodo di indagine nel campo delle scienze sociali,
sottolineandone il valore cognitivo e invece sottacendone il momento volontaristico, della prassi trasformatrice (diferenziandosi, perci, dai social-rivoluzionari). Il suo marxismo si caratterizza, inoltre per la sua decisa polemica antieconomicista, che poi avr notevole infuenza nella formazione della tradizione
marxista polacca, e la rilevanza data alla mutua interazione tra struttura e sovrastruttura, nella convinzione che il materialismo storico non potesse fornire un
modello di cambiamento sociale valido per ogni formazione economico-sociale.
Ma, al di l di questa pur necessaria prescrizione profilattica contro la sempre
possibile interpretazione economicista del marxismo avvertenza che di l a poco
far lo stesso Engels nella famosa lettera a Bloch ma che lasciata a s stesso sarebbe indicativa solo di un certo buon senso storico, Krzywicki importante per
aver applicato in sociologia, ed in particolare nellinterpretazione della storia della societ alla luce del materialismo storico, il metodo strutturale. Nel descrivere i
sistemi sociali, specie quelli pi semplici come le societ primitive e tribali, egli
costruisce dei veri e propri modelli teorici perch convinto che solo essi diano la
possibilit di andare oltre la semplice descrizione per arrivare a coglierne le regolarit. Per poter costruire tali modelli teorici necessario concettualizzare le societ indagate facendo astrazione delle determinazioni temporali e spaziali, come
anche dalle particolari caratteristiche dei popoli che ne fanno parte [cf. HodaRsiewicz 1978, pp. XV-XIX]. Egli fu quindi ben consapevole, e pi volte lo sottoline, che cardine del metodo marxiano la sistematica applicazione dellastrazione ed il rifiuto dellinduttivismo tipico della metodologia positivista4: solo mediante lastrazione possibile costruire modelli ideali che riescano a spiegare le
leggi che governano la realt, leggi che non hanno natura strumentale, ma realistica [cf. Dziamski 1979, pp. 123-4]. Inoltre, solo in questo modo il marxismo diventa una scienza empiricamente controllabile, condividendo esso lo statuto metodologico proprio delle scienze naturali [cf. Kowalik 1975, p. 427].
Date queste peculiarit del suo modo di concepire il marxismo, non un caso
che proprio a lui si far esplicitamente riferimento nellambiente della scuola di
Pozna come ad uno dei precursori della metodologia idealizzazionale [cf. Klawiter 1975b]5.
4
[] afermiamo in modo deciso che in economia le scuole che si fondano su di una determinata
astrazione, sulla deduzione, hanno sempre progredito, mentre invece il dominio dellinduzione ha
sempre fatto coppia al decadimento dello spirito scientifico (Krzywicki, Szkice ekonomiczne
(1890), cit. in Dziamski [1979, p. 124]).
5
Scrive anche Walicki che le osservazioni metodologiche di Krzywicki sottolineavano il ruolo
dellastrazione nella scienza, e ribadivano limportanza dellidealizzazione del metodo. Ai suoi occhi il

100

In conclusione la tradizione marxiana in Polonia, come forgiata da Krzywicki, ha presentato tre caratteristiche. Ha sottolineato il contenuto cognitivo del
materialismo storico; ha congiunto la concezione materialistica della storia con
una analisi multifattoriale del mutamento sociale e con un approccio empirico ai
processi socio-culturali [Jordan 1963, p. 58]6.
Per la formazione e lintroduzione del marxismo in Polonia ha avuto anche un
posto rilevante lopera e la rifessione di Kazimierz Kelles-Krauz (1872-1905)7. Teorico del Partito socialista polacco (Pps), trascorse quasi per intero la sua vita allestero (prima a Parigi, infine a Vienna) e, pur non appartenendo a rigore alla prima generazione dei marxisti polacchi, tuttavia vi si considerava molto vicino e
con essa intess un fitto dialogo teorico. Daltra parte, non bisogna dimenticare,
la diferenza fondamentale tra socialisti e marxisti polacchi era pi politica che
teorica e si legava alla diversa posizione sul problema della questione nazionale.
Tra tutti i marxisti polacchi Kelles-Krauz fu quello in cui pi evidente linfuenza del generale clima positivistico dellepoca e dellambiente in cui visse.
Sent anche fortemente linfuenza del neocriticismo, in questo daccordo con
Krusiski nel modo di interpretare le categorie kantiane. Fu il primo, pertanto, a
richiamare lattenzione sulle evidenti similarit tra positivismo e marxismo, specie nel metodo di indagine dei fenomeni sociali. Il marxismo , in senso lato, epistemologia, rifessione sulla conoscenza scientifica della realt, metodologia delle
indagini positive. Inoltre sono evidenti, nel merito, le similarit tra marxismo e
positivismo: la tesi del determinismo universale, il generale orientamento monista, la medesima concezione della scienza nonch latteggiamento filosofico realista. Ovvio, da questo punto di vista, che egli ritenesse pi vicino alle proprie concezioni Engels che Marx [cf. Dziamski 1979, p. 86]. Ma la teoria della conoscenza
del materialismo storico (e qui si vede linfusso del neocriticismo kantiano), ha
natura fenomenista (in quanto fondata sulle attivit conoscitive del soggetto che
non pu attingere alle cose in s), attivistica (in quanto sottolinea il ruolo attivo
del soggetto conoscitivo) e storico-sociologica (in quanto sottolinea il condizionamento storico-sociale del processo conoscitivo) [cf. Walicki 1983a, p. 425].
Kelles-Krauz concep, inoltre, il marxismo come teoria sociologica avente carattere scientifico, estraneo ad ogni problematica filosofica (la filosofia per lui
sinonimo di conoscenza ideologica) e da questo punto di vista scienza positiva,
nellaccezione di Comte. Il marxismo, se vuole essere scienza, non pu essere una
filosofia; ecco perch Kelles-Krauz preferisce connotare il marxismo non come
materialismo, quanto piuttosto col termine di monoeconomismo, che, a suo
dire, metterebbe laccento non sul suo carattere filosofico, ma sulla sua natura di
teoria sociale. Se inteso come filosofia, il marxismo non altro che letica della
Capitale di Marx rappresentava una magistrale applicazione del metodo idealizzato (logico) [Walicki 1979, p. 606].
6
Grazie a Krzywicki la tradizione marxiana in Polonia stata liberata dal dogmatico sistema di
metafisica storiosofica e ridotto allo stato di regole metodologiche, utili e fruttuose nelle scienze storiche [Jordan 1963, p. 89].
7
Su Kelles-Krauz vedi qualche scarna notizia in Walicki [1979]. Pi estesamente in Walicki [1983a,
pp. 424-34] e quindi in Ekiert [1984], Dziamski [1979, pp. 80-106] e Hoda-Rsiewicz [1977].

101

classe operaia, lideologia che ne suscita lazione, ne determina le prospettive assiologiche e ne indirizza la pratica rivoluzionaria. E da questo punto di vista esso
storicamente determinato ad un certo stadio dello sviluppo economico e quindi
non solo passibile di revisione, ma anzi necessariamente legato alla critica ed al
proprio superamento [cf. Dziamski 1979, pp. 84-5]8.
Altri filosofi marxisti significativi in questo periodo sono stati Stanisaw L. Brzoowski (1878-1911) ed Edward Abramowski (1868-1918).
Brzoowski9 studi scienze naturali alluniversit di Varsavia e si distinse per
la sua attivit politica che lo port pi volte in galera. Dopo luniversit la sua attivit fu caratterizzata dalla pubblicazione di volumi dove divulgava i problemi
della filosofia, dellarte, della psicologia, come anche di critica letteraria. Nel 1905
venne per motivi di salute in Italia (della cui cultura era entusiasta ammiratore) e
si familiarizz con lopera di Labriola e Sorel. Da un punto di vista teorico, nel
primo periodo della sua attivit (fino al 1906) si interess principalmente a problemi quali la relazione tra soggetto ed essere, tra attivit e passivit nelluomo,
infuenzato da Fichte e da Nietzsche e criticando positivismo e materialismo, razionalismo ed utilitarismo, in favore della preminenza dellattivit soggettiva contro ogni passivit. Preminenza dello spirito per lui significava essenzialmente preminenza della prassi umana trasformatrice. Nel 1906, dopo la lettura di Sorel e
Labriola, la sua visione del mondo si defin nel senso di una filosofia della prassi
fondata sulle tesi filosofico-teoretiche del marxismo in contrapposizione ad ogni
interpretazione naturalistica del materialismo storico che sottovalutasse il ruolo
della soggettivit umana e della sua capacit trasformatrice degli eventi storici.
Da questo punto di vista fu avversario sia delleconomicismo sia di ogni interpretazione del marxismo che facesse posto ad una presunta dialettica della natura
di tipo engelsiano (che esplicitamente venne da lui criticata). Per queste sue caratteristiche, la concezione di Brzoowski stata spesso paragonata a quella del
primo Lukcs e di Gramsci.
Abramowski10, uno dei pi interessanti personaggi del pensiero filosofico e sociale della Polonia a cavallo dei due secoli, si interess di economia, sociologia, filosofia e di problemi del movimento cooperativo. Formatosi alluniversit di Cracovia, dove studi fisica e biologia, frequent anche Ginevra, dove entr in contatto con lemigrazione socialista polacca. Ben presto i suoi interessi si rivolsero
alla filosofia, alla storia e alla sociologia e svolse delle indagini sulle tre grandi
epoche storiche: le comunit primitive, il feudalesimo e il capitalismo. Notevole
Nelle sue concezioni epistemologiche Kelles-Krauz fu pensatore originale ma non isolato. []
Contemporaneamente a Krauz, o poco pi oltre, i marxisti austriaci (particolarmente Max Adler) ten tarono di conciliare il marxismo col kantismo; linsigne sociologo e rappresentante della filosofia del la vita Georg Simmel ha anche cercato di sviluppare la teoria dello a priori sociale; il concetto di
marxismo come sviluppo e reinterpretazione del pensiero di Kant appartenuto anche, dopo la morte
di Krauz, a Stanisaw Brzoowski [] Vale la pena anche notare la grande similarit tra la sua epistemologia sociologica e le concezioni che un quarto di secolo pi tardi furono proprie di Antonio Gramsci [] [Walicki 1983a, p. 426].
9
Su Brzoowski vedi in italiano qualcosa in Walicki [1979, pp. 606, 615-8]. Inoltre cf. Walicki
[1983b], Mackiewicz [1983] e Chmielecki [1985].
10
Su Abramowski si veda Dziamski [1984, pp. 50-4, 109-63], Flis [1984], Kulos [1979] e Padol [1983].
8

102

anche la sua monografia sui contadini americani (1892), scritta ormai sotto linfuenza del pensiero marxista (egli fu lautore dei principi fondamentali del programma del Partito Operaio Socialista Polacco). Particolarmente infuenzato dalle idee di Sorel e Gide, fu sostenitore dellanarcosindacalismo e teorico del movimento cooperativo.
Quanto detto sufficiente ad evidenziare alcune caratteristiche del marxismo
polacco prima della sua istituzionalizzazione. Innanzi tutto notiamo come fosse
ad esso estranea la tradizione filosofica dellidealismo. I pi importanti marxisti
arrivarono al materialismo storico da studi prevalentemente scientifici, non letterari-umanistici; essi non erano studiosi accademici formatisi allinterno della tradizione della filosofia classica tedesca, ma piuttosto sociologi, scienziati, economisti. Avevano, quindi, un atteggiamento verso il marxismo prevalentemente interessato al suo valore cognitivo, o come teoria dei processi reali, empiricamente
verificabile e quindi condividente lo statuto di tutte le altre teorie scientifiche,
oppure come teoria della conoscenza scientifica, come metodologia ed epistemologia delle scienze naturali e sociali. Estranei allhegelismo, furono pi vicini al
positivismo, al neocriticismo o allempiriocriticismo; ma di queste dottrine filosofiche non mutuarono le concezioni del mondo, quanto piuttosto ne privilegiarono laspetto metodologico. Tutto sommato, erano queste le forme pi avanzate di
autoconsapevolezza metodologica disponibili a quel tempo.
Di ci ottima esemplificazione il modo in cui intese il marxismo Chwistek.
Egli vede nellesistenza di una connessione storica tra il materialismo dialettico e
la dialettica anti-razionale di Hegel il principale motivo per cui il marxismo
stato riguardato sinora con sospetto. In ci sta lunico punto debole delle opere
dei marxisti: nel momento in cui cominciano a parlare di Hegel, appare la confusione dei concetti [Chwistek 1948, p. 50], incomincia la prassi della citazione dei
non-sensi hegeliani che si confondono e frammischiano a teorie scientifiche molto importanti. Ma in efetti, a suo avviso, il marxismo la negazione di ogni anti razionalismo, una dottrina interamente basata sui principi della sound reason
e quindi in totale opposizione ad ogni metafisica idealistica. Come poi ribadir
con maggior sforzo argomentativo Ajdukiewicz, Chwistek si avvede che non necessario alcun metodo particolare, quale sarebbe la dialettica, per comprendere i
cambiamenti che avvengono in natura; da questo punto di vista i rappresentanti
del metodo dialettico mostrano una confusione di concetti per nulla necessaria.
La tesi fondamentale del marxismo quella della mutabilit, che vede il mondo
come processo; e se ci si limita a ci, allora il marxismo pienamente accettabile,
come anche lo per la sua seconda tesi fondamentale: la stretta dipendenza della
vita intellettuale dai processi fisiologici. Ma per stabilire queste tesi ci si basa
solo sui risultati delle ricerche nel campo delle scienze esatte e non necessario
impiegare dei metodi speciali di ragionamento per stabilirle. sufficiente tenere a
mente che lambito di applicazione dei concetti sempre limitato [ib., p. 49]. Insomma, il metodo marxiano non diferisce sostanzialmente da quello costruttivo
impiegato in tutte le altre scienze, ed anzi merito di Marx proprio quello di
averlo introdotto nelle scienze sociali [cf. ib., p. 48].
103

Certo, il marxismo di Chwistek si riduce sostanzialmente allopzione materialista e prescinde da una seria valutazione delle tesi del materialismo storico, che
vengono sostanzialmente accettate per il loro realismo. Inoltre la sua conoscenza
diretta di Marx ed Engels assai lacunosa e prevalentemente di seconda mano:
suoi punti di riferimento sono Bukharin, Plechanov e Deborin. Sicch non si pu
dire che egli abbia dato dei contributi allo sviluppo del marxismo in Polonia, n
che il suo punto di vista abbia inciso direttamente sulle concezioni dei filosofi
successivi. Daltra parte anche la sua stessa posizione eccentrica rispetto al filone
fondamentale della tradizione analitica (v. 1.8) non gli permise di formare una
scuola o di trovare dei continuatori dei suoi punti di vista. Sicch la figura di Chwistek sintomatica in quanto esemplifica un modo abbastanza difuso di accostarsi al marxismo, che fu proprio sia dei marxisti militanti, come anche di coloro
che vedevano in esso solo un sano materialismo anti-irrazionalistico ed anti-metafisico, una prosecuzione nel campo delle scienze sociali ed economiche della
tradizione del pensiero scientifico inaugurata dal positivismo.
Capiamo, pertanto, come nel periodo tra le due guerre la tradizione marxista
polacca sia stata fortemente diversa dal marxismo-leninismo, diventato dottrina
ufficiale dopo la rivoluzione bolscevica nella vicina Unione Sovietica. Il marxismo-leninismo era considerato dagli intellettuali marxisti polacchi come una visione del mondo, una precettistica e non suscitava grande interesse. Pur non
ignorato e discusso di tanto in tanto sulla stampa scientifica, era tuttavia ben
chiaro che il marxismo veniva considerato parte integrante del corpo delle conoscenze scientifiche e come queste deve essere controllabile e metodologicamente
rigoroso [cf. Jordan 1963, pp. 58-9].
In questo periodo sono stati solo due i marxisti che hanno cercato di sviluppare in modo creativo il materialismo storico: leconomista Oskar Lange (1904-1965)
ed il sociologo e storico della cultura Stefan Czarnowski (1879-1937).
2.1.2. Il marxismo come dottrina ufficiale
Nella fase della ricostruzione immediatamente successiva alle devastazioni
della seconda guerra mondiale 11, che in Polonia ebbero dimensioni sconosciute in
altri paesi, non solo materiali, ma anche in uomini, avendo cercato i nazisti di distruggere la nazione polacca colpendo innanzi tutto i suoi intellettuali e la sua
Per quanto riguarda le vicende del marxismo dopo la seconda guerra mondiale la fonte pi comple ta ed attendibile Jordan [1963] che a questo tema ha dedicato un ponderoso volume (ma che va fino al
1958). Si possono vedere inoltre le informazioni contenute in Arnason [1982], le rifessioni in parte autobiografiche di Krajewski [1982b] ed Ochocki [1978, Cap. VI]. Per quanto riguarda la letteratura in lingua
polacca, si ha limpressione che si sia realizzata la previsione marxiana: con lavvento del comunismo la
storia ha il suo compimento e la sua fine. Sicch non possibile ritrovare delle trattazioni complessive su
questo tema cos come stato possibile per let precedente. Tutte le storie della filosofia e del marxismo
gi citate si fermano, infatti, al 1939; dopo, il buio. Solo di tanto in tanto esce qualche articolo che tratta
di argomenti specifici, ma evitando una rifessione complessiva; auspicabile che con la nuova Polonia
democratica vengano colmate queste lacune. Indicheremo comunque di volta in volta il materiale del
quale ci siamo serviti (oltre che dellindispensabile volume di Jordan).
11

104

potenziale classe dirigente, il pensiero marxista si caratterizz per la sua moderazione: espresso principalmente negli scritti di giornalisti e di intellettuali impegnati politicamente, ma che ancora non possedevano cariche accademiche n
partecipavano attivamente alla ricerca universitaria, esso assumeva un atteggiamento conciliatore nei confronti degli altri indirizzi di pensiero (ad eccezione di
quello cristiano). I marxisti si dichiaravano eredi e sostenitori della tradizione filosofica razionalista e scientifica. Parlavano con alta considerazione della scuola
di Varsavia e del positivismo logico ed esprimevano, almeno a parole, il loro desiderio di applicare i moderni metodi logici, sintattici e semantici alle teorie marxiste leniniste [Jordan 1963, p. 79]. Ci faceva s che si avessero delle discussioni libere, senza restrizioni, nelle quali era possibile criticare da parte degli esponenti
della tradizione analitica (quali ad esempio Stanisaw Ossowski o N. ubnicki) gli
aspetti pi dogmatici e meno accettabili delle posizioni marxiste-leniniste.
Ed in efetti i marxisti dovevano fare i conti con una vivace e vigorosa ripresa
dello sviluppo filosofico polacco che si riallacciava direttamente alle tradizionali
componenti della filosofia polacca: la filosofia cattolica, la scuola fenomenologica
e la scuola di Leopoli-Varsavia (oltre, ovviamente, a singole personalit come J.
ubnicki, A. Wiegner e B. Gawecki che non possono inquadrarsi allinterno dei
suddetti indirizzi). Tra queste senza dubbio la corrente della filosofia
scientifica, come veniva anche definita la filosofia della scuola di Leopoli-Varsavia [cf. Zawirski 1947], rappresentava la pi importante sia per la consistenza dei
contributi scientifici, sia anche per il numero di studiosi che in essa si riconoscevano. Ovviamente essa aveva conosciuto con le vicende belliche un processo
di disintegrazione. Gi prima della guerra erano scomparsi Twardowski (nel 1938)
e Leniewski (maggio del 39); durante loccupazione molti giovani erano periti
nei campi di concentramento ed immediatamente dopo, nel 1948 muoiono Witwicki e Zawirski. Altri preferirono invece emigrare e tra questi ukasiewicz, Tarski, Mehlberg, Sobociski, Jordan e Lejewski: complessivamente la scuola venne a
perdere, in base ai calcoli fatti da Woleski, 34 filosofi [cf. Woleski 1985, p. 30].
Rimasero in patria a continuare lattivit della scuola Ajdukiewicz (trasferendosi
da Leopoli, ormai in territorio sovietico, a Pozna), Kotarbiski, Czeowski (da
Vilnius, anchessa in territorio sovietico, alla nuova universit di Toru), gli Ossowski, Tatarkiewicz e, tra i logici della scuola varsaviense i soli Jakowski, Mostowski e Supecki.
Certo, era ormai una scuola depotenziata e ridimensionata in uomini e capacit di coinvolgimento. Inoltre durante la guerra erano andati persi proprio gli allievi della seconda e terza generazione che avrebbero potuto costituire la continuit con la prima generazione rappresentata dai grandi maestri, sicch si venne
a creare una soluzione di continuit che non fu colmata dagli allievi del dopo guerra, che ormai non partecipavano pi di quel clima fortemente caratterizzato
che aveva costituito il principale fattore di autoidentificazione per i componenti
della scuola, al di l delle diferenze nelle rispettive concezioni filosofiche. Una
parte della nuova generazione conobbe un processo di specializzazione crescente
e quindi un progressivo disinteresse per la filosofia; unaltra parte, invece, nel cli105

ma del dopoguerra ritenne insoddisfacente latteggiamento minimalista finora


coltivato e svilupp unattitudine verso la filosofia che non evitava pi le questioni generali, i problemi concernenti la concezione del mondo, e quindi faceva una
scelta tra le diverse concezioni che nel dopoguerra si contendevano il campo: il
marxismo, la fenomenologia, il neopositivismo il neotomismo e cos via. Avviene
per la scuola di Leopoli-Varsavia qualcosa di simile a quello che avvenne per il
circolo di Vienna: anche questo, che a causa della guerra aveva conosciuto perdite
significative, nel dopoguerra si disperse in diversi paesi ed i suoi rappresentanti
presero strade diverse iniziando nuove ricerche ed aprendo nuove strade. Ma da
questa radice si pu dire che derivata gran parte della rifessione epistemologica
contemporanea e la stessa filosofia stata da essa profondamente infuenzata [cf.
Woleski 1985, pp. 30-2].
Cos in Polonia, malgrado il ridimensionamento subito, la scuola di LeopoliVarsavia rappresentava un patrimonio di conoscenze ed un esempio insuperato
che continuava a fruttificare sia nella perdurante attivit dei maestri, come anche
nella generazione di giovani studiosi che si andava lentamente formando sul loro
esempio e che, tutto sommato, ancora vedeva in essi e nella tradizione da loro incarnata un modello da imitare [su ci cf. Jordan, 1963, pp. 91-108].
Diversa si presentava la situazione in campo marxista. Nel dopoguerra, dopo
la morte di Krzywicki, non verano studiosi marxisti di rilievo, specie in ambito
accademico (sola eccezione era la cattedra di filosofia marxista allUniversit di
d, ricoperta da Adam Schaf). Alla ricca ed ancora vitale tradizione non marxista si contrapponeva un ben misero e sparuto gruppo di marxisti.
Tale situazione faceva s che la conoscenza del marxismo-leninismo fosse negli anni del dopoguerra ancora povera e frammentaria. In genere si riteneva che
la sua filosofia fosse la continuazione della tradizione razionalista di pensiero, da
Descartes a Carnap, e praticamente se ne ignorava il radicamento nella filosofia
classica tedesca. Era stata questa, abbiamo visto, la caratteristica anche del marxismo prima della seconda guerra mondiale e, da questo punto di vista, non si pu
dire che vi sia stata una rottura di continuit. Era ad esempio possibile a Zokiewski nutrire una grande ammirazione per la scuola di Varsavia, per il circolo di
Vienna, per Carnap, Reichenbach, Neurath, Popper ed Hempel; e Schaf riconosceva limportanza della rifessione filosofica di Kotarbiski, di ukasiewicz o di
Ajdukiewicz. Sicch,
i marxisti-leninisti polacchi deploravano apertamente la scarsa conoscenza della logica
formale in Unione Sovietica ed auspicavano la cooperazione tra logici polacchi e dialettici sovietici, dalla quale il mondo avrebbe tratto beneficio e stupore per le comuni
conquiste. Nelle dichiarazioni dei suoi principali esponenti, il marxismo-leninismo si
dichiarava in favore della continuazione della tradizione analitica polacca, proclamava
la sua affinit con essa e la sua volont di adottare le tecniche della logica e della metodologia moderna. [Jordan 1963, p. 112]

Tale debolezza costituzionale dei quadri marxisti fece s che il Ppr (Polska par tia robotniczna = Partito operaio polacco) dedicasse particolare attenzione alla
formazione di un fronte culturale progressista che, anche se non marxista, potes106

se tuttavia collegarsi efficacemente allo sforzo costruttivo della nuova societ socialista. La parola dordine della realizzazione di un ampio fronte culturale e
scientifico viene lanciata nella riunione del CC del Ppr del 12/1/1946, nel corso
della quale si decise la fondazione di una rivista (sar Myl Wspczesna, su cui
vedi appresso) che, ispirandosi alla contemporanea pubblicazione francese La
Pense, fosse dedicata alla propaganda del marxismo ed unisse in un fronte unitario gli intellettuali progressisti marxisti e non-marxisti appartenenti anche ad
altri partiti (come il Pps = Polska partia socialystyczna = Partito socialista polacco) od a gruppi democratici 12. Lo sforzo del partito comunista di difondere il
marxismo-leninismo ebbe come efetto il formarsi di un primo gruppo di intellettuali marxisti i cui principali esponenti furono Julian Hochfeld, Wadysaw Krajewski (che poi vedremo tra i sostenitori della metodologia della scuola di Pozna), Adam Schaf e Stefan Zokiewski. Di questi soltanto Schaf aveva una formazione accademica (in Unione Sovietica), mentre gli altri provenivano per lo
pi dalla battaglia ideologica e politica, anche se poi occuperanno delle cattedre
universitarie. Hochfeld, ad esempio, era giornalista ed uomo politico e solo dopo
la guerra si dedic allo studio della sociologia allinterno della concezione marxista, divenendo una autorit in questo campo [cf. Jordan, 1963, p. 110].
Tuttavia, al posto dellatteggiamento iniziale di tolleranza ed apertura verso le
filosofie non marxiste se ne faceva lentamente strada un altro, su infuenza del
marxismo-leninismo sovietico, che invece si contrapponeva, in nome della specificit del marxismo e delle leggi della dialettica (tra le quali il rigetto del principio
di non contraddizione), alla tradizione logica e metodologica, che cominciava ed
essere definita borghese. Di questa evoluzione si avvertono i prodromi alla fine
degli anni 40 quando sulle riviste Kunica e Myl Wspczesna cominciano a farsi
pressanti gli appelli rivolti ai diversi ambienti intellettuali per pronunciarsi in favore del materialismo marxista non solo in modo generico, ma anche nelle questioni particolari. Ci viene giustificato con la tesi della inevitabile partiticit e
natura classista di ogni filosofia e della scienza stessa [cf. Schaf, 1948; 1949a], per
cui si sostiene che la tesi del carattere cosmopolita della scienza, tacciata di ecu menismo tipicamente vaticano, ha chiari rifessi politici ed un evidente carattere
partitico [cf. Schaf, 1949b]. Il carattere classista della filosofia deriva dal fatto che
la scienza, come ogni ideologia, si sviluppa per infuenza degli interessi di classe
del gruppo sociale cui appartiene lo scienziato ed pertanto progressiva o meno a
seconda se tale gruppo sociale progressista o conservatore: la scienza al servizio di una classe progressista deve essere progressista, e dunque obiettiva ed eccelsa; la scienza al servizio di una classe retrograda deve essere retrograda e dunque non obiettiva [Schaf, 1948, II, p. 4]. Non possibile, sostiene Schaf, un terzo partito in filosofia oltre quelli del materialismo e dellidealismo: era questa una
chiara indicazione per coloro che in Polonia ancora esitavano a schierarsi o si
astenevano dal pronunciarsi. Aferma altrove Schaf: chi tace, allora appoggia
Ancora erano possibili partiti politici diversi da quello comunista, il Ppr. In seguito essi furono
eliminati e si procedette alla unificazione del Ppr col Ppr, dopo che questultimo era stato fortemente
ridimensionato dalla repressione poliziesca, dando origine al Pzpr (Polska zjednoczna partia robotnicza = Partito operaio unificato polacco = Poup), scomparso per autoscioglimento nel corso del 1989.
12

107

oggettivamente lo stato di cose esistente; chi non si dichiara apertamente per il


progresso, allora oggettivamente contro di esso [Schaf, 1950, p. 64]13.
Del nuovo stile marxista gi nel 1947 era stato esempio il primo manuale polacco di marxismo, scritto da Schaf [1947] dove venne inaugurato il caratteristico
metodo esegetico che poi sar tipico del marxismo dogmatico: ogni questione
viene risolta col risalire alle parole dei classici dalle quali, con un caratteristico
metodo deduttivo, mutuato da Lenin, si fanno discendere tutte le conseguenze
con una prevedibile, facile vittoria sugli avversari. Esso, pertanto,
esemplifica un atteggiamento verso la filosofia ed il pensiero in genere per il quale il
pensare non mai unattivit cognitiva autonoma e un perseguimento della conoscenza come fine di per s degno, ma sempre strettamente connesso e subordinato
alla lotta per la sopravvivenza e alle preoccupazioni fondamentali della vita delluomo,
e soprattutto alla conquista del potere e al suo consolidamento. [Jordan, 1963, p. 139]

Sintomatica di questa evoluzione stata la vicenda della rivista Myl Wspczesna, che abbiamo visto era nata come concretizzazione della politica dellampio fronte inaugurata dal CC del Ppr del 12/1/1946 e il cui primo numero vede la
luce nel febbraio del 1946.14
Sia la composizione del suo Comitato redazionale, come anche la dichiarazione programmatica apparsa nel primo numero sono caratteristiche del tipo di atteggiamento assunto dal marxismo in questa prima fase del suo radicamento nazionale. Gli studiosi chiamati a far parte della redazione sono, infatti, espressione
di tutti gli orientamenti filosofici (ad esclusione dei cattolici) e scientifici, da
quello marxista pi ortodosso (A. Schaf) e quello pi tipicamente analitico e razionalista, estraneo al marxismo (come Kotarbiski). Vi erano rappresentanti di
tutte le discipline, sia pi propriamente scientifiche che umanistiche.
Questa diferenza di opzioni teorico-culturali resa manifesta nella dichiarazione programmatica, nella quale si sottolinea che la rivista vuole essere organo
scientifico di tutta lintellettualit progressista polacca e che unica condizione
richiesta dalla rivista ai suoi collaboratori lonest della conoscenza scientifica
e il rispetto per la fatica della scienza [Od Redakcji, in MW, 1, 1946, p. 3]. Anche
se, daltro canto, si fa presente la necessit di collegarsi ai problemi legati allo sviluppo sociale del paese, tuttavia il comune ideale [] fu indubbiamente lilluministico principio di razionalit e la professione di fede nelle possibilit della scien za e della ragione [Sadziski 1983, p. 148]. Da questo punto di vista la filosofia
marxista doveva essere solo una tra le filosofie, non la filosofia par excellence, collegata alle altre concezioni teoriche progressiste solo sul piano del comune razionalismo e della fede nella scienza. indubbio che in questa dichiarazione programmatica da vedere pi la penna di Chaasiski e Kotarbiski (significativa
lassenza del termine socialismo, sempre rimpiazzato con quello di progressismo) che quella di Schaf [cf. ib., p. 150].
Ma cf. tutto il Cap. II, intitolato appunto Il carattere di classe della filosofia. Su questa vicenda
si veda anche Burlikowski [1989].
14
Su Myl Wspczesna si vedano innanzi tutto gli ampi saggi di Sadziski [1983, 1984], nonch
anche Jordan [1963, pp. 86-90].
13

108

Durante i primi tre anni della sua esistenza Myl Wspczesna si mantenne
nella sostanza fedele alla politica editoriale presentata nel suo primo numero. Ebbero luogo dibattiti sui pi diversi argomenti nei quali si confrontarono studiosi
di diverse tendenze, marxisti e non. Si dibatterono problemi di carattere educativo, si affront il modo di concepire il concetto di nazione e di patria, si discusse
sui limiti tra etica, diritto e democrazia e si afront il problema del ruolo degli
intellettuali. Su di un versante pi propriamente filosofico si discusse dello statuto della metodologia delle scienze umane (con interventi di Chaasiski, Sreniowski, Szczepaski e Kotarbiski) e sugli aspetti filosofici della fisica contemporanea
in relazione al materialismo dialettico, specie in riferimento al dibattito sulla
meccanica quantistica (con interventi di Krajewski, Kedrow e Markow, insigne fisico russo che difese linterpretazione di Copenaghen). Era anche possibile criti care il marxismo per i suoi aspetti dogmatici e fideistici e sostenere, come fece
Chaasiski, che il marxismo ed il cattolicesimo sono entrambi metafisici in quan to concepiscono la storia come un processo obiettivo finalizzato ad un esito finale, essendo secondario che ci avvenga grazie al divenire delle condizioni materiali o per volont di Dio. Oppure si poteva sostenere, da parte di Ossowski, la ne cessit di un superamento creativo del marxismo grazie ad un fecondo rapporto
col metodo scientifico, al sistematico sviluppo della sociologia di Marx ed Engels
e alla precisazione della sua struttura concettuale [cf. ib., pp. 160-1]
Furono inoltre pubblicati articoli di presentazione del neopositivismo scritti
da autori che non nascondevano le proprie simpatie per le tematiche presentate:
tra gli altri, larticolo di Ajdukiewicz O tzw. neopozytywizmie [Sul cosiddetto
neopositivismo] (1946) o quelli di Kotarbiski sul reismo e la prasseologia. Ed
significativo che non furono pubblicati articoli critici del neopositivismo dal punto di vista del materialismo dialettico scritti da filosofi polacchi, ma solo brani
tratti dallopera in corso di traduzione del marxista inglese M. Cornforth. Inoltre,
non si prende posizione nei confronti della scuola di Leopoli-Varsavia, verso la
quale viene anzi assunto da parte marxista un atteggiamento di amicizia, da
compagni di viaggio (come ad esempio si considerava Ossowski, che pure aveva criticato il pericolo di dogmatizzazione del marxismo e la possibilit che esso
si trasformasse in una nuova fede religiosa). I quadri marxisti erano troppo deboli
ed in genere poco qualificati, mentre la scuola di Leopoli-Varsavia aveva conseguito preziosi risultati, presentava studiosi di grande prestigio ed aveva rinomanza internazionale. E poi, tutto sommato, si vedeva ancora in tale scuola un orientamento filosofico per alcuni aspetti vicino a quello marxista, specie per il suo carattere laico, per il suo realismo epistemologico, per le sue tendenze materialistiche (particolarmente evidenti nel reismo di Kotarbiski) e per il suo atteggiamento critico verso la metafisica e la filosofia tradizionale. I suoi rappresentanti
potevano essere, pertanto, inclusi nel fronte progressista dellintellettualit polacca, desiderosa del rinnovamento e del progresso della nazione [cf. ib., p. 166].
Ma le condizioni politico-sociali mutano e cos muta anche la caratterizzazione della rivista. La fondazione del Pzpr mediante la fusione tra Ppr e Pps (dicembre 1948) viene salutata dalla redazione della rivista come un fatto storico decisi109

vo che segna una nuova tappa nella storia della Polonia, in direzione della costruzione del socialismo. E la redazione della rivista si sente chiamata alla realizzazione di questo grande ideale: il termine socialismo, che nella prima fase della sua
attivit non era comparso a favore dellassai meno impegnativo termine progresso, fa ora la sua apparizione sulle pagine di Myl Wspczesna come lideale cui
devono tendere gli sforzi degli intellettuali polacchi. E bench il comitato redazionale rimanga sostanzialmente immutato (con Schaf che diviene, per, redattore capo), come anche non mutano i collaboratori, lo stile ed il formato, tuttavia
nella sostanza tutto cambiava [ib., p. 160]. Sempre meno hanno spazio gli articoli di critica al marxismo ed invece cominciano ad essere pubblicati saggi di autori marxisti, polacchi e no, in particolare sovietici; la rubrica cronaca sovietica
diventa sempre pi ricca ed informata finch col n. 11 (1949) della nuova serie si
ha il vero e proprio punto di svolta: esso quasi interamente dedicato alla filoso fia di Stalin con una massa di articoli di filosofi polacchi e sovietici. Ormai nel
corso del 1949 Myl Wspczesna del tutto cambiata; essa diventata un periodico monoliticamente marxista nel quale non viene pi accettata alcuna voce discordante.
Comincia, in particolare, ad afermarsi, come abbiamo visto, sulla scorta dellinterpretazione delle opere di Lenin (specie Materialismo ed empiriocriticismo),
la tesi della partiticit della filosofia, cio la considerazione di tutta la storia della
filosofia come di una lotta tra materialismo ed idealismo, nel quale ultimo veniva no collocati tutti gli indirizzi filosofici che non fossero ortodossamente marxisti,
dove per marxismo ortodosso si intendeva quello canonizzato da Stalin nel suo
Materialismo dialettico e storico. Schaf a trarre le conseguenze programmatiche di questo nuovo indirizzo: la nuova politica culturale in Polonia deve porsi
il compito di rompere con la servile scienza borghese, prodotto di un mondo in
via di sparizione, e di riallacciarsi a quella sovietica, intraprendendo un processo
di riorientamento ideologico della nostra scienza e cultura [Schaf 1949b, pp.
150-1].
Per realizzare tale compito la rivista inizia una sistematica esplorazione della
storia culturale polacca tesa alla rivalutazione delle correnti progressiste ed alla
riscoperta e valorizzazione dei primi teorici marxisti o socialisti (come Abramowski, Kelles-Krauz, Krusiski, Krzywicki etc.) e, parallelamente, intraprende loffensiva ideologica contro le correnti filosofiche non marxiste allora esistenti in
Polonia, cio la filosofia cattolica, la fenomenologia e la scuola di Leopoli-Varsavia. Nei numeri dellultimo suo anno di vita, il 1951, vengono pubblicati articoli di
Schaf, Fritzhand e Zimand: il primo polemizza con la concezione della verit di
Twardowski ed Ajdukiewicz, accusata di essere la continuazione dellimpostazione idealistica in filosofia, il secondo attacca le concezioni etiche di Tatarkiewicz
ed il terzo quelle estetiche di Ossowski. Erano le prime avvisaglie dello scontro
con la scuola di Leopoli-Varsavia, che avrebbe poi avuto, come vedremo, la sua
continuazione sulle pagine di Myl Filozoficzne, una volta esauritasi lesperienza
di Myl Wspczesna [cf. Sadziski 1984, pp. 170-4].
Possiamo pertanto afermare che come se il marxismo avesse nel dopoguerra
110

due anime, a volte compresenti nello stesso autore: da una parte quella dogmatica, che sposava gli aspetti fondamentali del marxismo-leninismo sovietico, rifiutava la logica formale ormai superata da quella dialettica, svalutava il momento
cognitivo del marxismo per sottolinearne quello volontaristico (si trattava solo di
applicare le scoperte di Marx ed Engels) e che quindi assumeva un atteggiamento critico nei confronti della tradizione logico-epistemologica polacca; dallaltra, quella che della originale dottrina marxiana sottolineava il realismo nella
teoria della conoscenza (in accordo con le tesi pi difuse nella scuola di LeopoliVarsavia), lempirismo scientifico, latteggiamento anti-irrazionalistico nettamente contrapposto alla filosofia speculativa e che quindi faceva del marxismo
uno strumento cognitivo cui era possibile applicare, o che poteva far uso, delle
moderne tecniche logiche e metodologiche. Il primo atteggiamento, in efetti,
rappresentava una vera e propria discontinuit rispetto sia alla tradizione marxista precedente, come anche alla tradizione filosofica, mentre invece la seconda
posizione si configurava, anche agli occhi degli stessi filosofi polacchi, come lautentica continuazione della tradizione filosofica nazionale.
Ovviamente questi due diversi atteggiamenti si intrecciavano con altre opzioni teoriche: cos, ad esempio, verano marxisti che rigettarono leredit hegeliana
(erano quelli maggiormente interessati ai contenuti cognitivi del marxismo: Krajewski e lo stesso Schaf) e marxisti che invece la valorizzarono (maggiormente
interessati alla storia della filosofia e del pensiero sociale, quali Baczko e Koakowski) [cf. Jordan 1963, p. 139].
Ma, come abbiamo visto seguendo le vicende di Myl Wspczesna, fu lanima
dogmatica a trionfare, non per propria forza, ovviamente, ma come efetto dellimperante stalinismo e dellallineamento della Polonia alla politica dellUnione
Sovietica. Il principio della partiticit della filosofia, gi enunciato a livello teorico da Schaf, diviene ora la giustificazione ideologica per la subordinazione di
ogni attivit filosofica alla suprema autorit del Partito. Lintellettuale finisce per
diventare un esecutore della sua volont politica cui era demandata ogni decisione sulle questioni filosofiche ed ideologiche. Il marxismo divenne una filosofia al
di sopra di ogni possibile critica, la verit finalmente rivelata sul mondo e sul suo
divenire che non poteva essere messa in discussione se non dai nemici di classe
per ovvi motivi ideologici.
Si pu datare linizio del periodo stalinista nello sviluppo del marxismo polacco al 1949 quando, in seguito ad un Congresso del Poup, si sanc il principio
dellintervento dello Stato nella gestione della cultura: in questa fase si ha la svolta di Myl Wspczesna, la cui fine verr a coincidere col primo congresso scientifico polacco tenutosi a Varsavia nel 1951, che dichiara il marxismo-leninismo dottrina ufficiale dello Stato e del Partito. Ci d inizio a misure amministrative per
la sua difesa e il suo radicamento allinterno delle istituzioni culturali: da questo
momento i rivolgimenti metodologici ed ideologici furono annunziati per decreto, le teorie scientifiche furono fatte e sfatte nei meeting politici, i leader politici
furono promossi al rango di studiosi e filosofi eminenti, gli oppositori furono dichiarati non-esistenti dato che si impediva loro di dar voce pubblica alle loro opi111

nioni o venivano rimossi dalle loro cattedre universitarie [Jordan 1963, p. 155].
Efetto di questo nuovo indirizzo culturale fu, in campo filosofico la decisione
di cessare le pubblicazione di Myl Wspczesna per sostituirla con una nuova rivista che meglio rispondesse ai nuovi compiti cui doveva dedicarsi la scienza polacca. Viene cos fondata la rivista Myl Filozoficzna, intesa come la diretta realizzazione delle risoluzioni del I Congresso della Scienza Polacca [Od
Redakcji, in MF, 1 (1951), p. 7]. Ci emerge con chiarezza sin dal primo numero
nel quale, nelleditoriale redazionale, si sostiene che la lotta ideologica assume
[] un significato fondamentale e la filosofia marxista costituisce lelemento
fondamentale per la costruzione di una societ che va avanti sulla strada del so cialismo [ib., p. 10]. con questa rivista che inizia la contrapposizione agli altri
indirizzi filosofici ed in essa sono ritrovabili i principali testi di critica alle concezioni della scuola di Leopoli-Varsavia.
2.2 La critica della scuola di Leopoli-Varsavia
Non vi sono dubbi che nella battaglia ideologica intrapresa dagli intellettuali
marxisti nel secondo dopoguerra contro gli indirizzi culturali e filosofici nonmarxisti il movimento analitico, che era certamente il pi infuente nella cultura
filosofica polacca e che vedeva ancora in piena attivit i suoi principali rappresentanti, fu quello maggiormente criticato. Questa asprezza polemica potrebbe
destare qualche perplessit quando si consideri che, in fin dei conti il marxismo
avrebbe dovuto essere in sintonia con posizioni che per molti aspetti erano simili
a tradizionali tesi marxiste: basti pensare alla concezione della verit come corrispondenza oppure al materialismo di Kotarbiski. Inoltre, non verano state nella
tradizione analitica polacca gli eccessi sintattici che furono tipici del movimento
viennese (con il quale vi fu, proprio su questo punto, anzi, da parte dei principali
esponenti della scuola di Leopoli-Varsavia, abbiamo visto, esplicita polemica): la
stessa importanza attribuita alla semantica avrebbe dovuto aprire un utile terreno
di confronto col marxismo. Malgrado ci, invece, i marxisti ritennero che vi fosse
una sostanziale inconciliabilit tra materialismo storico e dialettica materialistica,
da una parte, ed empirismo e logica formale, dallaltra.
Gi nel corso del I Congresso della scienza polacca, nella sottosezione dedicata alla filosofia, si avvia la discussione del rapporto tra marxismo ed altri indirizzi
filosofici e cominciano a sentirsi le prime critiche marxiste ai principali esponenti
della scuola di Leopoli-Varsavia 15. La relazione introduttiva (dovuta a Schaf) individua le caratteristiche comuni ai rappresentanti della scuola. Innanzi tutto la
coltivazione di una semantica idealistica che vede nel linguaggio lesclusivo oggetto delle ricerche filosofiche, indipendentemente dal pensiero, e che ritiene i
problemi filosofici, in particolare il contrasto tra idealismo e materialismo, mere
controversie verbali, risolvibili mediante una analisi puramente linguistica. In se15
La cronaca dei lavori di questa sottosezione data nel primo numero di MF (cf. Obrady Podsekcji Filozofii i Nauk Spoecznych I Kongresu Nauki Polskiej, in MF, 1, 1951, pp. 351-67).

112

condo luogo la tendenza a far dipendere il problema della verit degli asserti
scientifici e filosofici solo da determinate regole linguistiche assunte in modo
convenzionale, laddove il materialismo dialettico ritiene la verit indipendente da
quelle che sono le convinzioni linguistiche [cf. ib., pp. 352-53].
In particolare, poi, viene criticato Twardowski per essere sostenitore di una
concezione apertamente idealistica, evidente nella sua concezione degli oggetti di
pensiero, nelluso che fa dellintrospezione come metodo fondamentale della ricerca filosofica e nel fideismo verso levidenza come esclusivo criterio di verit.
Ajdukiewicz (che era il presidente della sezione nel corso della quale veniva fatta
questa relazione e che non era stato informato del suo contenuto e tenore) viene
ovviamente criticato per le tesi convenzionaliste esposte nei suoi saggi di prima
della guerra (ed in particolare per la tesi che il nostro quadro del mondo dipende
dalla scelta del linguaggio) ma al tempo stesso se ne riconoscono i meriti scientifici e gli sforzi per allontanarsi da queste concezioni erronee e mettersi sulla buona strada del materialismo: era una apertura di credito, ma a condizione di una
futura conversione alle tesi del marxismo. Ma Ajdukiewicz, pur abbandonando,
come abbiamo visto, il convenzionalismo ed accettando sempre pi una concezione gnoseologica empiristica e materialistica, mai esplicitamente accett il marxismo. Infine nella relazione viene valutato positivamente il materialismo insito
nelle posizioni reiste di Kotarbiski, ma se ne criticano i perduranti elementi linguistici che fanno del reismo una direttiva semantica accettata per convenzione;
invece, se inteso come tesi ontologica, considerato solo il frutto di una opzione
personale.
In ogni caso si distingue nella relazione loggettivo ruolo sociale che una certa
dottrina possiede dalle intenzioni personali nutrite dal suo creatore. E, nel caso
degli esponenti della scuola di Leopoli-Varsavia, non si pu negare che, qualunque siano le loro tesi filosofiche, tuttavia essi hanno sempre dato, chi pi chi
meno, prova del loro progressivismo, lottando contro loscurantismo, il fideismo
e contrastando in particolare i tentativi di fascistizzare lordine sociale prima della guerra. N si dimenticano le grandi conquiste che per loro merito la scienza
polacca ha fatto nel campo della logica formale [cf. ib., p. 353].
La discussione seguita alla relazione mette in luce come il problema della valutazione della scuola di Leopoli-Varsavia costituisse uno dei punti focali del dibattito filosofico in Polonia e come molto forte fosse lopposizione alla sua rubricazione come idealistica. In particolare tale rubricazione dipende dal significato
che si d al termine idealista: se con esso si vogliono indicare tutti gli indirizzi filosofici non-marxisti, dilatandone cos il significato ben oltre quello ormai consolidato nella tradizione filosofica, allora evidente che ogni indirizzo filosofico che
non accetta le tesi del materialismo dialettico nella sua versione staliniana ipso
facto ritenuto idealista. Viceversa se si restringe il significato del termine idealista, allora evidente che i rappresentanti della scuola non possono essere ritenuti
tali per il semplice fatto che sempre hanno sostenuto lesistenza autonoma, indipendente dal soggetto, del mondo e degli oggetti materiali, nonch la loro conoscibilit.
113

Non solo, ma, come fa notare nel suo intervento lo stesso Aj dukiewicz, le posizioni della scuola di Leopoli-Varsavia sono state presentate nella relazione introduttiva in modo caricaturale. In particolare, oltre a precisare le proprie concezioni criticate (sulle quali torneremo in seguito), sostiene che la concezione secondo
la quale sia il linguaggio lunico oggetto di ricerca e che tutte le controversie filosofiche siano puramente verbali non mai stata sostenuta da alcuno16. Anzi, abbiamo visto, ukasiewicz aveva criticato Carnap, ed in generale le posizioni del
circolo di Vienna, per aver sostenuto la tesi dai marxisti attribuita agli esponenti
della scuola di Leopoli-Varsavia.
Queste erano solo le avvisaglie di un dibattito polemico che poco dopo si svolger sulle pagine di Myl Filozoficzna17. Sin dal primo numero di questa rivista,
nelleditoriale, evidente come sia cambiato il clima culturale, ormai ben lontano
da quello che aveva ispirato gli inizi di Myl Wspczesna. Tuttavia il fatto che del
Consiglio redazionale facciano parte anche Ajdukiewicz, Czeowski, Ingarden,
Kotarbiski ed Ossowski18 esprime bene una delle caratteristiche dello scontro tra
marxismo e filosofie borghesi in Polonia. Infatti tale lotta ideologica non imped, come avvenne in altri paesi socialisti, che i filosofi di diverso orientamento potessero svolgere le loro ricerche n fece s che venissero colpiti da provvedimenti
amministrativi che, ad es., ne impedissero linsegnamento. Anzi, per quanto ci riguarda, i principali rappresentanti della tradizione analitica continuarono la loro
attivit e poterono pubblicare le loro opere; solo in alcuni casi (ad esempio in
quello di Roman Ingarden, ritenuto pericoloso per le sue posizioni apertamente
idealiste) fu impedito linsegnamento; ma anche in questi casi si adoperarono
le diverse competenze in traduzioni dei classici di filosofia (Ingarden tradusse la
Critica della ragion pura, pubblicata nella Biblioteca dei classici filosofici, collezione per la quale lavorarono molti non marxisti come traduttori o curatori) [cf. Skolimowski 1967, pp. 216-7]. 19 Inoltre, fu sempre consentito ai criticati il diritto di replica sulle stesse pagine della rivista in cui erano stati criticati e venivano anche
pubblicati, nei verbali sulle riunioni redazionali, i loro apprezzamenti a volte caustici della politica culturale seguita dalla rivista.
La contrapposizione tra filosofia accademica e filosofia marxista, propria
delle masse popolari e suo strumento, con forza sottolineata nelleditoriale del
primo numero di MF. Ne conseguono i compiti che la rivista deve darsi:
Lotta per impregnare tutta la scienza polacca con la concezione del mondo marxistaleninista; creativo sviluppo della filosofia marxista in stretto collegamento con le esiIb., p. 355. Al che Schaf replic che, bench mai esplicitamente sostenuta, essa costituisce tuttavia la tacita assunzione di tutti [ib., p. 366].
17
Su tale dibattito si veda, oltre che al solito Jordan [1963, pp. 190-217], A. Ko akowski [1980] e Coniglione [1990b]
18
Questo fino al n. 4 (1952) dove scompare il Consiglio redazionale e resta solo il Comitato reda zionale composto da Schaf, Chaasiski e Hochfeld. Nel n. 2 del 1953 diventa redattore capo Schaf e
vice-redattori Chaasiski e Hochfeld, mentre del Comitato redazionale vengono a far parte Baczko,
Koakowski, Sosnoski e il noto pedagogista B. Suchodolski.
19
Ci riconosciuto anche da Jordan, quando aferma che i poteri straordinari arrogatisi dal Parti to in nome del marxismo-leninismo furono efettivamente usati, ma con moderazione, almeno per
quanto riguardava i filosofi e i sociologi [cf. Jordan, 1963, p. 155].
16

114

genze della prassi; popolarizzazione dei fondamenti scientifici del pensiero e della
prassi marxista nelle pi vaste masse; lotta contro i residui idealistici che frenano lo
sviluppo sociale, contro la filosofia borghese, contro la filosofia in via di decompo sizione dellimperialismo. [Od Redakcji, cit., pp. 11-2]

Ma lo sviluppo della filosofia marxista ed il suo radicamento nella societ richiedono, come condizione fondamentale, la rottura con quegli indirizzi filosofici
borghesi che frenano lo sviluppo scientifico in Polonia. Bisogna, pertanto, dare
una valutazione critica della filosofia e della sociologia polacca del secolo XX: in
primo piano si pone la questione di una approfondita valutazione da un punto di
vista marxista della scuola di Leopoli-Varsavia in filosofia e della scuola di Znaniecki in sociologia [ib., p. 15].
Come si vede la nuova rivista cambia completamente impostazione rispetto a
quella che laveva preceduta. Non si tratta pi di riunire gli intellettuali progressisti in un ampio fronte intellettuale teso al rinnovamento della societ polacca, indipendentemente dalle opzioni teoriche di fondo di ciascuno, ma di impregnare appunto la societ polacca e la sua cultura con le concezioni del marxismo-leninismo, cos come veniva importato dalla vicina Unione Sovietica. In questa prospettiva non v pi spazio per una scienza indipendente che cerchi di preservare
i principi dellobiettivit. Come con chiarezza si esprime Schaf nel suo articolo
sui compiti del fronte filosofico alla luce del I Congresso della Scienza polacca,
ci significa la necessit di un deciso abbandono della obiettivit accademica e della
filosofica separazione dalla vita; significa la necessit di uno stretto collegamento
con lodierna realt e con i bisogni delledificazione socialista in Polonia; significa una
conseguente accettazione del punto di vista di quella classe che realizza lo sviluppo
verso il socialismo e dunque laccettazione del punto di vista classista in filosofia e sociologia. [Schaf 1951a, p. 26]

, in pratica, lotta senza compromessi contro tutte le rimanenti filosofie borghesi, ritenute ormai vecchie e superate, specie contro la filosofia cattolica e la fenomenologia, apertamente idealistiche, reazionarie, antimarxiste e fideiste. Diversamente si presenta, per Schaf, il problema della scuola di Leopoli-Varsavia: il
suo rigore formale e il suo minimalismo filosofico hanno potuto generare equivoci sulla sua natura idealistica. Tuttavia deve essere con chiarezza ribadita la linea
di demarcazione tra il marxismo e gli altri indirizzi filosofici accademici: il giudizio che si d della scuola di Leopoli-Varsavia costituisce il discrimine tra le posizioni marxiste e non marxiste in filosofia. Infatti ora, bisogna chiaramente, senza veli e compromessi, e nello stesso tempo approfonditamente, mostrare ci che
divide la scuola di Leopoli-Varsavia dal materialismo dialettico, nonch fermamente portare alla luce lidealismo di questa scuola, spesso nascosto abbastanza
profondamente [Schaf 1951a, p. 37]. necessario inoltre far vedere, contro le
pretese di originalit dei suoi esponenti, come essa sia nata da un insieme di profonde infuenze straniere: di Brentano, del neopositivismo (specialmente Carnap)
ma anche, specie in campo etico, del neorealismo e del kantismo. possibile far
ci mediante unaccurata analisi delle concezioni dei suoi principali esponenti e
grazie ad una valutazione critica delle sue basi teoretiche: la semantica idealistica
115

ed il convenzionalismo, di derivazione neopositivista [cf. ibid.].


Sono in tal modo gettate da Schaf le coordinate essenziali lungo le quali verr
nei numeri seguenti della rivista portato lattacco alla scuola di Leopoli-Varsavia:
la coltivazione della semantica idealista ed un esclusivo concentrarsi sul linguaggio astraendolo dalle sue connessioni col pensiero e la pratica sociale, donde ne
sarebbe derivato latteggiamento convenzionalista; la convinzione che la contrapposizione tra idealismo e materialismo fosse solo una questione filosoficamente
neutra e risolvibile grazie ad una analisi linguistica chiarificatrice; la sua mancanza di originalit, essendo solo una congerie di infuenze filosofiche straniere [cf.
Jordan 1963, pp. 190-1].
Nel primo numero della rivista inaugura la polemica un articolo di B. Baczko
sulle concezioni filosofiche e politico-sociali di Kotarbiski, cui replicher nei numeri successivi lautore criticato; quindi nel secondo numero viene pubblicato un
articolo di Schaf in cui si analizzano le concezioni filosofiche di Ajdukiewicz, con
replica di questultimo nei numeri successivi. Infine viene attaccato da Holland lo
stesso fondatore della scuola, Twardowski, in difesa del quale interviene Kotarbiski. Il dibattito prosegue con interventi di Koakowski (contro Kotarbiski),
Schaf e Chaasiski.20
2.2.1 Twardowski oscurantista e fideista
Piuttosto che seguire lordine cronologico in cui sono apparsi gli articoli, iniziamo lanalisi dei loro contenuti da quello su Twardowski, mantenendoci fedeli alla
storia della scuola. Il suo autore, Holland, vuole demistificare e smitizzare la figura
di Twardowski, fondatore della scuola. In particolare vuole sfatare la leggenda, alimentata da Kotarbiski, Witwicki, ukasiewicz, Ajdukiewicz, Dmbska ed Ingarden, che attribuisce a Twardowski il merito di aver scientificizzato la filosofia polacca e di aver fondato una scuola filosofica basata su un pensare chiaro e metodico;
una filosofia che non vuole varcare i limiti della scienza e cerca di evitare i problemi
fittizi, per dedicarsi alla risoluzione di quelli chiaramente e non equivocamente formulati e di conseguenza ben fondati [cf. Holland 1952, p. 262].
Di Twardowski viene innanzi tutto attaccato lo psicologismo da lui mutuato
dal maestro Brentano. Lanalisi dellesperienza interna, vista come unica via per
sfuggire alla metafisica, costituisce per Twardowski il punto di inizio di ogni ricerca empirica; ne consegue che la psicologia empirica viene ritenuta la pi fondamentale delle scienze. Ma tale psicologia empirica, aferma Holland, ha il suo
vero scopo non tanto nella polemica con le concezioni metafisiche, quanto con le
coeve ricerche materialistiche sui rapporti tra mente e cervello. Non a caso, sostiene Holland, Twardowski polemizza appassionatamente nella sua opera (la
Psychologia wobec fizjologii i filozofii del 1897) [ora in Twardowski 1965, pp.
20
Si vedano, in successione temporale, Baczko [1951], Kotarbiski [1952a], Schaf [1952], Kotarbiski [1952b], Chaasiski [1952], Holland [1952], Kotarbiski [1952c], Kroski [1952], Ajdukiewicz [1953],
L. Koakowski [1953], Schaf [1953, 1954].

116

92-113] con le concezioni materialistiche del grande fisiologo e filosofo inglese J.


Priestley, a sua volta continuatore di J. Toland, cui contrappone alcuni decisivi
argomenti per sostenere la sostanziale diferenza tra i processi fisiologici del sistema nervoso e le manifestazioni spirituali. Tali argomentazioni sono da Holland
rubricate nella categoria dei vecchi argomenti teologico-metafisici sullanima
come sostanza inestesa e come tali sono solo divertenti e non meritano nemmeno di essere discussi, ma piuttosto derisi, seguendo lesempio dellatteggiamento tenuto da Lenin verso gli empiriocriticisti che sostenevano la stessa tesi
[cf. Holland 1952, p. 267]. Allantiquata metodologia messa in atto da Twardowski, basata sulla distinzione tra esperienza interna ed esperienza esterna e sullintrospezione come unica risorsa di ogni ricerca psicologica, Holland contrappone
le ricerche condotte da Pavlov con il metodo obiettivo delle scienze naturali [ib.,
pp. 268-9].
facile dunque trarre la conclusione che la crociata di Twardowski contro la
metafisica non ha niente in comune con la vera scienza e che il vero obiettivo del
suo attacco piuttosto il materialismo che a quel tempo sempre pi si afermava
contro lidealismo e la metafisica:
Sotto la superficie della lotta contro la speculazione metafisica si attaccano e si liquidano come metafisici i fondamentali problemi della filosofia ed innanzi tutto
quello del rapporto della coscienza con la materia, del pensiero con la realt obiettiva.
Sotto la superficie del rigetto della speculazione idealistica dun sol colpo si rigetta anche la soluzione materialistica del problema. [] Nel tempo di un meraviglioso sviluppo delle scienze naturali, nellora del trionfo dellesperienza e dellesperimento era necessario ci fosse la psicologia empirica []. Lesperienza colla quale ha a che fare
questa psicologia lesperienza interna, la esperienza intesa tout court in senso
idealistico, separata non solo dalla oggettiva realt materiale [] ma anche dal substrato materiale della vita psichica dello stesso soggetto. [] Separare il pensiero dalla materia che pensa, negare che la coscienza un rifesso della realt obiettiva, che la materia, lessere, prioritario e la coscienza secondaria, derivata e tutto ci sulla base della
esperienza pura ci lessenza dello psicologismo, questa la linea dellidealismo
soggettivo che va da Berkeley ed Hume ad Avenarius e Twardowski, questa la linea
della lotta contro il materialismo e le scienze naturali materialisticamente orientate.
[Ib., p. 270]

Che poi gli stessi allievi di Twardowski sostengano che il maestro nel prosieguo della sua attivit abbia abbandonato (come sappiamo) lo psicologismo non
merita attenzione da parte di Holland, che ritiene priva di fondamento tale tesi e,
senza minimamente preoccuparsi di una esame delle successive posizioni di
Twardowski, sostiene che le sue tesi fondamentali in merito sono rimaste immutate.
Il soggettivismo e lo psicologismo di Twardowski hanno poi costituito il punto
di partenza per ritornare alla considerazione di problemi metafisici quali lessenza dellessere, lesistenza di Dio, limmortalit dellanima, lassolutezza della verit e cos via. Ma come passare dai fenomeni spirituali, dalla esperienza interna disponibile solo per me stesso, al mondo oggettivo e quindi alla considerazione dei grandi problemi dellontologia? Twardowski ritiene questo passaggio pos117

sibile e nella sua dissertazione dottorale (Zur Lehre vom Inhalt und Gegenstand
der Vorstellungen del 1894) [ora in Twardowski 1965; trad. it. 1988] riprende la
teoria degli oggetti intenzionali dal maestro Brentano, che a sua volta la riprende
dalla scolastica medievale, sicch tutta la dissertazione scritta nel clima di questultima [cf. Holland 1952, p. 289]. Ma il fatto che ogni fenomeno psichico sia rivolto a qualcosa; che se ci rappresentiamo, amiamo, qualcosa, allora qualcosa
deve esistere non significa afatto per Twardowski-Brentano che questo qualcosa appartenga al mondo dei fenomeni fisici, al mondo oggettivamente esistente:
Non accade nulla di simile. Accade, invece, che questo qualcosa, verso cui diretta,
verso il quale intenzionata lattivit della nostra coscienza, non un oggetto reale,
esistente obiettivamente, al di l della nostra coscienza, ma un oggetto immanente,
intenzionale, che afonda nella coscienza e dunque totalmente dipendente da essa.
[Ib., p. 273]

Verso il mondo esterno Twardowski e con lui il fenomenologo Husserl assume un atteggiamento neutrale: pu darsi che ci sia una causa esterna dei nostri vissuti come anche pu darsi che no. Assimilando la posizione di Twardowski
a quella di Husserl, Holland finisce anche per attribuirgli una sorta di riduzione
fenomenologica, di messa tra parentesi del mondo [cf. ib., p. 274]. Non solo, ma
viene anche fatto notare come a proposito della relazione esistente tra contenuto
e oggetto della rappresentazione, Twardowski rigetti la primitiva dottrina psicologica che vede nella rappresentazione una sorta di rifesso delloggetto insomma rifiuta ante litteram la materialistica teoria del rifesso poi sostenuta da
Lenin per sostenere che lunico rapporto esistente tra rappresentazione ed oggetto rappresentato consiste nel fatto che il contenuto della rappresentazione
come anche il suo oggetto appartengono allo stesso atto di coscienza [ib., p.
275]. Twardowski resta cos nuovamente prigioniero del magico cerchio dellesperienza interna.
Rimane chiaro per Holland il significato di tutta questa teoria twardowskiana:
La teoria degli oggetti intenzionali immanenti costituisce un ulteriore sviluppo idealistico della teoria della conoscenza di Twardowski. Egli compie qui un ulteriore passo
avanti in rapporto alla sua psicologia empirica. Se la sua concezione della esperienza interna e del pensiero senza cervello gli viene dalla filosofia idealistica del
XVIII secolo innanzi tutto da Hume [] Mach ed Avenarius la concezione degli
oggetti intenzionali immanenti gli viene direttamente dalla scolastica medievale, in
particolare da S. Tommaso dAquino []. Twardowski partendo da posizioni strettamente empiristiche, non si ferma ad esse. La sua missione infatti peculiare: mettere
insieme la teoria della conoscenza soggettivo-idealistica e positivistica con la neoscolastica e la metafisica fideistica. Da ponte serve appunto la teoria degli oggetti intenzionali. Questa teoria assume lo stesso punto di partenza soggettivistico della
psicologia empirica: il soggetto, il suo vissuto psichico immanente, scisso sia dalla
oggettiva realt materiale come anche dal sostrato materiale della vita psichica dello
stesso soggetto. [Ib., p. 278]

Insomma, diremmo noi, una scellerata alleanza tra teoria della conoscenza
soggettivistico-idealistica e metafisica scolastica intrisa di fideismo. Fideismo ben
118

evidente quando si esaminano le ulteriori concezioni di Twardowski sulla teoria


generale degli oggetti, limmortalit dellanima e la creazione del mondo.
Le analisi psicologiche di Twardowski sono infatti il punto di partenza per
pervenire ad una teoria generale degli oggetti che si riallaccia direttamente alla
scolastica ed allontologia di C. Wolf. Dopo aver distinto esistenza e realt da
una parte ed oggetto e cosa dallaltra [cf. Twardowski 1988, p. 89], Twardowski
opera una svolta concettuale passando dal concetto di oggetto inteso come oggetto di una determinata rappresentazione attuale al significato del pi generale
concetto di oggetto, come ci che pu in generale essere rappresentato, che in
generale possibile [Ingarden 1938, p. 20; cit. in Holland 1952, p. 280]. Qui diventa
evidente lopera sottile di manipolazione operata da Holland con gli stessi testi di
Twardowski. Scrive questultimo:
Tutto ci che , un oggetto di un possibile atto di rappresentazione; tutto ci che ,
qualcosa. E di conseguenza qui il punto in cui la discussione psicologica intorno alla
distinzione tra oggetto e contenuto della rappresentazione sfocia nella metafisica.
[Twardowski 1988, p. 90]

Ma con ci Twardowski descrive solo un punto delicato della ricerca, la giuntura possibile che pu portare alla metafisica. Non aferma che si debba necessariamente passare alla metafisica, n personalmente abbraccia tale strada. Holland,
invece, dando per scontato che Twardowski sia cos passato alle considerazioni
metafisiche, si domanda: quale metafisica? E risponde attribuendo a Twardowski
le concezioni metafisiche sullens sostenute nella metafisica scolastica, da lui solo
riassunte per far alla fine vedere come tutte le dottrine che sono state formulate
intorno allens, nella misura in cui sono corrette, valgono delloggetto della rappresentazione [ib., p. 90]. Appunto, nella misura in cui sono corrette; ma non
detto n che lo siano, n che Twardowski le condivida tutte. Invece questo inciso
scompare nelle citazioni di Holland per cui ne risulta che per Twardowski tutte
le dottrine scolastiche sullens sono corrette... in riferimento alloggetto della rappresentazione [Holland 1952, p. 281]. Citando pi volte questa affermazione
monca di Twardowski, Holland conclude che loggetto di una determinata rappresentazione attuale finisce per essere ad un tratto loggetto in generale, un
oggetto non intenzionale, loggetto puro e semplice, lens, il summum genus
della scolastica [ib., p. 282]. E visto che per la scolastica tali enti, potenziali e reali, hanno la loro dimora nella soggettivit divina, allora se ne conclude che, bench Twardowski non si sia posto questo problema, anche per lui la sede degli enti
non pu essere che Dio!
A conferma di tale fideismo e scolasticismo di Twardowski Holland porta ad
esempio un suo articolo (Metafizyka duszy [Metafisica dellanima], del 1895),
mai citato dai suoi allievi, nel quale vengono fornite le prove dellimmortalit dellanima e della creazione divina del mondo, in polemica col materialismo ed il
monismo di Haeckel. Articolo scritto, tra laltro, su una rivista organo dei latifondisti austriaci ed in compagnia di articoli politicamente reazionari. La filosofia
scientifica di Twardowski e la tanto declamata chiarezza di pensiero sono cos
messe al servizio della catechesi cattolica, delloscurantismo e della reazione poli119

tica [ib., pp. 288-9]. Non importa qui quali siano stati i suoi atteggiamenti personali verso la chiesa cattolica e la religione come, ad esempio, il fatto che non sia
stato praticante e che tra lui ed il fratello, alto esponente della chiesa, vi fosse un
profondo dissenso: ad esser rilevante piuttosto la funzione sociale ed il contenuto di classe della filosofia di Twardowski [ib., p. 290], cio la sua alleanza militare con loscurantismo della scolastica contro il materialismo dialettico ed il
movimento operaio. In ci Twardowski pienamente coerente con lenciclica Aeterni patris di Leone XIII e con il suo tentativo di far rivivere la filosofia scolastica.
Se ne avrebbe conferma trentanni dopo, quando nelle sue lezioni sulla filosofia
medievale (O filozofii redniowiecznej wikadw sze [Sei lezioni di filosofia medievale], del 1910) Twardowski, afrontando il problema del rapporto tra scienza e
fede, propone una sorta di tregua divina tra le due mediante una divisione dei
compiti: certo una evoluzione rispetto alle tesi prima afermate, ma una evoluzione che, se da una parte inammissibile alla luce della partiticit della filosofia
e della necessaria lotta contro il fideismo sostenuta a quel tempo dal marxismo di
cui portavoce Holland, dallaltra viene rifiutata dagli stessi interlocutori cattolici
che preferiscono a conferma di quanto precedentemente detto le primitive
posizioni di Twardowski.
Ulteriore luce su questo aspetto dellattivit di Twardowski verrebbe, secondo
Holland, dallesame della corrispondenza da questi intrattenuta col maggior rappresentante della teologia cattolica e del Vaticano in Polonia, padre Pawlicki (18
lettere ancora inedite e depositate in manoscritto presso la biblioteca Jagellonense di Cracovia). Da essa o almeno dai brani citati da Holland emergerebbe con
chiarezza come fosse intenzione di Twardowski criticare il materialismo per il
fatto che, a suo avviso, non reggerebbe ad una seria critica scientifica; ci allo
scopo di difondere presso il pi largo pubblico le dottrine teologiche medievali e
tomiste [cf. ib., pp. 293-4].
Resta a questo punto da spiegare una sola cosa:
Come potuto avvenire che un simile filosofo estremamente oscurantista, fideista e
cos odorante di sagrestia abbia potuto essere il fondatore e la guida riconosciuta di
una scuola filosofica che vuole essere strettamente scientifica una scuola che costi tuisce il primo violino nel concerto della filosofia borghese polacca tra le due guerre?
[Ib., p. 293]

Certo abbastanza complicato rispondere a questa domanda, specie se si considera che in questa scuola hanno avuto un grande ruolo filosofi che, come Kotarbiski, hanno sostenuto il materialismo o che, come Ajdukiewicz, hanno difeso il
carattere scientifico della filosofia: i quali tutti si ispirano a Twardowski, ricordan dolo con riconoscenza ed afetto.
Per trovare una risposta necessario, per Holland, fare due precisazioni. In
primo luogo bisogna far rilevare il grande ruolo giocato dallacritica adorazione
verso il maestro da parte degli allievi, al punto da passarne sotto silenzio le con cezioni pi oscurantiste e fideiste e da abbellirne leredit filosofica. In secondo
luogo si deve far notare che le concezioni di Twardowski non furono monoliticamente forgiate nel clima della scolastica medievale, ma conobbero anche lin120

fuenza di altri indirizzi filosofici che contribuirono ad un complessivo e sostanziale eclettismo del suo pensiero [cf. ib., pp. 296-7].
Eclettismo non estraneo anche ad alcuni dei suoi pi noti allievi e che fece s
che cemento della scuola nel suo complesso non fosse tanto il fideismo metafisico
di Twardowski, ma quegli altri indirizzi che su di lui ebbero anche una certa infuenza. Tra questi, innanzi tutto, da annoverare la corrente positivistica,
agnostica, soggettivo-idealistica e la pratica filosofico-pedagogica da Twardowski condotta alla luce dellimpostazione minimalistica in filosofia (che viene da
Kotarbiski considerata come una delle eredit tratte dal maestro e comune allintera scuola). Cosa si intenda per corrente positivistica emerge con chiarezza
dalle stesse parole di Ajdukiewicz che si richiama apertamente al circolo di Vienna ed alla sua filosofia semantica. Ancora una volta Holland, nel citare Ajdukiewicz (lo stesso brano da noi riportato al 1.5), elimina i punti in cui si parla delle
diversit coi viennesi per riportare solo i brani in cui sono indicate le alquanto generiche somiglianze21.
In tal modo possibile assimilare quasi del tutto la scuola di Leopoli-Varsavia
al neopositivismo e, pertanto, allempiriocriticismo di Mach ed Avenarius che, abbiamo visto, nessun ruolo ha invece avuto nella genesi delle concezioni dei suoi
esponenti. Ne risulta che la scuola nasce, per Holland, dal confuire di due elementi paradossalmente congiunti: la filosofia scolastica con tutte le sue distinzioni concettuali (che allorigine dellamore di Twardowski per la precisione dei
concetti) da una parte, linteresse per la logistica e la semantica dovute allin fuenza del neopositivismo, dallaltra [cf. ib., pp. 300-1].
Ma tale filosofia semantica mutuata dal neopositivismo non altro che una
variante contemporanea dellidealismo, in quanto per essa la lingua costituisce
lesclusivo oggetto di indagine, sostituendosi cos allanalisi della realt oggettiva.
Il linguaggio preso indipendentemente da quel processo di rifessione della realt che avviene nella conoscenza umana e ne vengono recisi i legami con la societ
Ulteriore esempio di questo modo di procedere quando Holland critica, per cos dire en passant, le concezioni di ukasiewicz per la loro vicinanza, pi di ogni altro discepolo, alle concezioni filosofiche al maestro Twardowski e quindi per il suo oscurantismo e fideismo. Di ci ne sarebbe testi monianza la sua partecipazione alla Conferenza filosofica tenuta a Cracovia nel 1936 dai componenti
del circolo di Cracovia (v. 1.8) e la chiusa del suo articolo W obronie logistyki del 1937 [ora in ukasiewicz 1970, pp. 236-49] che, nelle parole di Holland si conclude con linvocazione al filosofo credente e a Dio e al suo Pensiero [Holland 1952, p. 309]. Ecco come invece suona il passo di ukasiewicz: Nel concludere queste osservazioni vorrei indicare una immagine che connessa con le pi
profonde intuizioni che ho sempre sperimentato di fronte alla logistica. Questimmagine getter forse
pi luce sul vero sfondo di questa disciplina, almeno nel mio caso, di quanto potrebbe fare ogni discorso descrittivo. Ebbene, ogniqualvolta lavoro anche sul pi insignificante problema logico, ad
esempio quando vado in cerca dellassioma pi breve per il calcolo proposizionale implicazionale,
sempre ho limpressione di aver di fronte la pi potente, coerente e resistente struttura. Sento questa
struttura come se fosse un oggetto concreto, tangibile, fatto del pi duro metallo, centinaia di volte
pi forte e concreto dellacciaio. Non posso cambiare nulla in esso; non posso creare nulla di mia volont, ma solo con uno strenuo sforzo scopro in esso sempre nuovi dettagli ed arrivo ad incrollabili ed
eterne verit. Dove sta e che cosa questa struttura ideale? Un credente direbbe che essa sta in Dio ed
il Suo pensiero [ukasiewicz 1970, p. 249. Corsivo mio]. Afermazione, questultima che, in un discorso pronunciato davanti al Roman Catholic Scientific Institute di Cracovia non era niente pi che
un atto di cortesia per chi laveva invitato.
21

121

e la storia, dimenticando come esso non sia altro che un prodotto sociale, e cos
via. Daltra parte il fatto che Kotarbiski consideri Twardowski come liniziatore
degli studi semantici in Polonia ha la sua base nella teoria psicologica dei concetti
da questultimo sostenuta e che rimane sempre chiusa nel cerchio magico dellesperienza interna senza riuscire a varcare le mura della soggettivit [cf. ib., p.
304]. Non solo, ma Twardowski finisce per rendere del tutto indipendente il linguaggio dalla realt obiettiva, ritenendo che i nomi siano solo segni, simboli
che esprimono concetti e che quindi nei termini del discorso non contenuto
alcun rifesso della realt oggettiva [ib., 305]. Come sia possibile che i termini, le
singole parole non tanto i concetti o anche le nostre rappresentazioni o percezioni possano essere il rifesso della realt oggettiva Holland non ce lo dice:
gli basta riportare alcune male interpretate espressioni di Lenin che, tra laltro,
non si sarebbe mai sognato di sostenere una tesi cos puerile ed assurda 22. In ogni
caso ci sufficiente per sostenere che lapproccio di Twardowski al linguaggio
costituisce un fertile terreno per le follie semantiche, per le interpretazioni convenzionalistiche del linguaggio, per suggerire il convenzionalismo e linterpretazione dei concetti come vuoti suoni, etc. [ib., p. 306]. Ovviamente Twardowski
non fu pienamente consapevole n trasse tutte le conseguenze dalla sua concezione dei concetti (a far ci fu piuttosto il suo allievo Ajdukiewicz), ma non
difficile osservare come essa non sia altro che ladattamento del principio di economia del pensiero di Mach ed Avenarius.
Proprio da questa seconda componente delleredit twardowskiana (e non dallo psicologismo) la scuola di Leopoli-Varsavia trae ispirazione, finendo per con centrare la propria attivit sui problemi concernenti il linguaggio. Ma la separazione operata da Brentano e Twardowski tra pensiero e realt porta ad assolutizzare il linguaggio, facendolo assurgere ad unico oggetto della conoscenza [cf.
ib., p. 308].
Se questa la realt della filosofia di Twardowski, allora non resta da concludere che i riconoscimenti dei suoi allievi, che, ammirati, vedono in lui il fondatore della filosofia scientifica, della chiarezza e del rigore nel pensare ecc. non hanno fatto che alimentare una vera e propria leggenda col passare sotto silenzio i
lati oscuri del maestro. Ma questa leggenda non ha niente in comune con la realt: la filosofia di Twardowski non stata una filosofia scientifica, ma stata invece cosa accuratamente sottaciuta dalla maggior parte dei suoi allievi una filo sofia estremamente oscurantista, fideistica e clericale [ib., p. 311]. Alla base di
tale leggenda sta soltanto lammirazione e lamicizia nutrita dagli allievi nonch il
far parte di una societ di mutua adorazione, da nulla unita se non da legami di
rispetto e simpatia [ib., p. 293]; la supposta scuola non esiste come movimento
22
Ed infatti Lenin parla del pensiero, delle rappresentazioni o al massimo delle sensazioni come
rifesso della realt del mondo esterno [cf. Lenin 1909, pp. 51, 87, 154]. Tale posizione di Holland appare tanto pi paradossale quando si osservi che egli stesso cita il brano di Lenin in cui si aferma che
lastrazione della materia, della legge di natura, lastrazione del valore, ecc., in breve, tutte le astrazioni scientifiche [] rispecchiano la natura in modo pi profondo, fedele e compiuto [Lenin 1930, p.
436]. A meno che non si voglia afermare che le parole, i termini del discorso siano esse stesse... astrazioni scientifiche! Ma si veda ancora Lenin [1930, pp. 446, 451, 457, 487 e passim].

122

unitario se non per alcuni caratteri assai generali.


Com facile constatare, la critica di Holland mai entra nel merito delle concezioni di Twardowski in modo da saggiarne la consistenza scientifica; si limita ad
assimilarne alcune posizioni ad altre la cui inaccettabilit dichiarata, per cos
dire, a priori alla luce della dottrina marxista-leninista. Cos lo psicologismo ricondotto allidealismo soggettivistico ed allempiriocriticismo, entrambi condannati ampiamente da Lenin; la teoria degli oggetti viene assimilata allontologia e
alla scolastica medievali, di per s da rifiutare in quanto oscurantiste e clericali;
infine laver scovato in unopera secondaria, e per di pi scritta agli inizi della carriera, la difesa dellimmortalit dellanima e del creazionismo costituisce il criterio definitivo per la non scientificit dellintera opera di Twardowski: in base a tal
modo di ragionare tutta la scienza europea dovrebbe essere rigettata visto che, ad
esempio, Newton coltivava anche interessi alchemici e riteneva che le sue scoperte dovessero costituire la base per una teologia scientifica. Ma questa era una linea di argomentazione allora difusa tra i marxisti-leninisti: la credenza in Dio
era secondo loro inconciliabile con ogni seria indagine scientifica e bastava dimostrare che uno studioso fosse un credente per aver con ci stesso destituito di
ogni fondamento scientifico tutte le sue ricerche ( questa la fallacia monistica
della quale parla Jordan [1963, p. 193]). Questo appunto il metodo adoperato da
Holland nel suo articolo. In tal modo gran parte dellopera di Twardowski sfugge
allanalisi di Holland che, tra laltro, inclina ad interpretarla secondo la prospettiva di Ingarden, tra tutti gli interpreti quello che maggiormente ne privilegi gli
aspetti ontologici derivanti dalla teoria generale degli oggetti, mentre il resto della scuola ne riprese la teoria della scienza [cf. Woleski 1985, p. 36]. Ma anche a
voler ritenere fondamentale la teoria degli oggetti, bisogna dire che Twardowski
diede in merito solo alcune indicazioni (nella sua dissertazione) e mai articol
tale dottrina in modo sufficiente; la svilupparono, invece, due suoi allievi, Leniewski (in direzione di una ontologia logica) e Kotarbiski, interpretandola in
modo materialistico nel suo reismo: il che almeno sta a significare che essa aveva delle potenzialit che non andavano certo nella direzione fideistica ed oscurantistica cos accuratamente sottolineata da Holland. Infine viene totalmente
sottaciuto lo sviluppo ulteriore di Twardowski che, nella seconda parte della sua
vita (nel periodo di Leopoli), inclin verso il realismo epistemologico ed avvers
sempre pi il nascente metodo trascendentale (al quale surrettiziamente lo assimila Holland accoppiandolo al nome di Husserl).
Ci detto, rimane per il fatto che Holland ha messo in luce dellattivit filoso fica di Twardowski un aspetto (il suo versante religioso e le personali attitudini
verso la fede cattolica) che in generale mai stato evidenziato; non, ovviamente,
per una sorta di complotto del silenzio, come sembra insinuare lautore, ma appunto perch irrilevante per lintelligenza del suo pensiero e per lo sviluppo e la
formazione degli altri componenti della scuola. Di ci piena testimonianza la
lettera che Kotarbiski scrive alla redazione di Myl Filozoficzna dopo la pubblicazione dellarticolo di Holland, nella quale riconosce addolorato di esser venuto a conoscenza di articoli ed altro materiale di Twardowski per lui increscioso,
123

dal quale emergono concezioni arretrate e intrise di pregiudizi religiosi o almeno


con essi compromesse. Nondimeno ribadisce la grande infuenza positiva esercitata da Twardowski come insegnante e come studioso alla ricerca della verit per
mezzo della chiarezza di pensiero e di ragionamento. Lunica spiegazione di questo singolare contrasto tra i due aspetti del maestro da Kotarbiski individuata
nella circostanza che Holland sottace il fatto che il pensiero di Twardowski conobbe una evoluzione, tanto vero che lui personalmente, suo allievo dal 1907,
non ricorda nulla che possa far considerare Twardowski nel modo in cui emerge
dallarticolo del suo critico e che il maestro sempre si mantenne estraneo alle
controversie religiose e metafisiche e, cosa ben difficile nella Galizia di quel periodo, fu anche un anticlericale [cf. Kotarbiski 1952c, pp. 356-7].
Se quanto detto da Kotarbiski rispecchia in gran misura anche il sentimento
e la convinzione degli altri allievi di Twardowski, resta tuttavia aperto il problema
di una valutazione complessiva dellopera di Twardowski la quale, pur riconoscendole il giusto posto allinterno della tradizione analitica e scientifica polacca,
tuttavia riesca a cogliere tutti gli aspetti della sua attivit filosofica e culturale.
Pu darsi che questa ricognizione abbia pi valore erudito che altro e che nulla
tolga allimportanza di Twardowski, legata comunque alla scuola che da lui ebbe
inizio e che certo non ebbe nulla a che spartire col supposto fideismo ed oscuran tismo del maestro (che, a voler credere alla replica redazionale alla lettera di Kotarbiski, mantenne anche negli anni successivi, fino alla fine della sua carriera).
Se un albero si conosce dai suoi frutti, senza dubbio i frutti venuti fuori da Twardowski sono di ben altro tenore rispetto a ci che ha voluto mettere in luce Hol land. Ma allora bisogna spostare il bersaglio ed abbandonare la strada tesa ad evidenziare loscurantismo religioso del filosofo, per entrare nel merito e vedere pi
da presso, nei frutti da esso generati, le supposte insufficienze filosofiche. In primo luogo quelle individuate da Baczko [1951] in Kotarbiski che, per il suo materialismo, avrebbe potuto essere il pi vicino al marxismo-leninismo.
2.2.2 Il materialismo dimezzato di Kotarbiski
Nel caso di Kotarbiski non verano scritti poco noti o lettere mai pubblicate
da portare alla luce in modo da evidenziarne il lato oscuro e reazionario; la valutazione della sua opera (che vuole adempiere esplicitamente il compito assegnato
alla inteligencja polacca dal I Congresso della Scienza polacca) dovr obbedire
pertanto a due criteri fondamentali: 1) determinare il ruolo da essa ricoperto allinterno della grande lotta che il contemporaneo materialismo (cio il marxismoleninismo) conduce contro lidealismo; 2) analizzare il ruolo politico-sociale che
essa pu assumere nel grande processo di edificazione del socialismo in Polonia
[cf. Baczko 1951, p. 248]23. Come si vede, gli assunti di fondo sono i medesimi di
Trascureremo di esporre questa seconda parte dellarticolo di Baczko, che critica le concezioni
politico-sociali di Kotarbiski, sostanzialmente riassumibile nel riconoscimento dei grandi meriti da
queste avute nel periodo tra le due guerre, specie nella lotta contro la fascistizzazione della societ, il
clericalismo e cos via, ma anche nella sottolineatura del carattere borghese, individualistico ed elita23

124

Holland: da una parte v il marxismo-leninismo, per definizione sottratto ad ogni


dubbio e ad ogni esigenza di individuarne lo statuto scientifico, che costituisce il
metacriterio di valutazione di ogni altra concezione, la quale deve essere solo ad
esso comparata in modo da valutarne la distanza o meno da esso e cos giudicarne il grado di scientificit ed accettabilit anche politica e sociale; dallaltra ci
stanno tutte le altre filosofie e concezioni che, per il solo fatto di essere non-marxiste, sono di per s giudicate idealiste, salvo a valutarne il tasso di infezione e
quindi la pericolosit.
E si materialisti in base a come si risponde alle due domande fondamentali,
poste sulla falsariga delle concezioni leniniane di Materialismo ed empiriocriticismo: cos prioritario, la materia o lo spirito, la natura o la coscienza? E poi: la no stra conoscenza della natura oggettiva e ci d, in un processo infinito, cono scenza adeguata di una natura di per s conoscibile, oppure la nostra conoscenza
solo soggettiva e la natura di per s inconoscibile? ovviamente materialista
chi in entrambi i casi sceglie il primo corno del dilemma. Cosa sceglie Kotarbiski?
Per rispondere a questultima domanda bisogna operare una accurata analisi
della principale dottrina sostenuta da Kotarbiski, il cosiddetto reismo. Sappiamo gi in cosa esso consista nelle sue linee generali. Ci basti quindi dire che Baczko analizza innanzi tutto il reismo nella sua versione semantica, consistente nella
regola che prescrive di eliminare dal linguaggio tutti i termini che non siano nomi
concreti, cio non indichino cose (cf. 1.6), e ci al fine di eliminare le incomprensioni linguistiche ed i problemi fittizi, tipici delle scienze filosofiche, nascenti
dagli errori del linguaggio. In tal modo il reismo inteso come una sorta di me dicina semantica.
Ma, ribatte Baczko, i filosofi non si contrappongono solo in base al loro modo
di parlare ed esiste una diferenza fondamentale tra filosofi idealisti e materialisti.
Insomma la contrapposizione tra materialismo ed idealismo non riducibile solo
ad una scelta tra linguaggi, e non risolvibile solo con una adeguata terapia semantica: La controversia tra materialismo ed idealismo riguarda il mondo obiettivo, indipendente da noi; una controversia che formuliamo per mezzo di parole,
con laiuto del linguaggio, ma non afatto un controversia linguistica [ib., p.
252]. Al contrario, la convinzione che ladozione di un linguaggio reista possa facilitare la lotta contro lidealismo, come pensa Kotarbiski, il frutto di un punto
di vista idealistico: la concezione del reismo come direttiva semantica indubbiamente legata alla corrente dellidealismo semantico, in voga negli ultimi decenni nella filosofia borghese [ib., p. 251].
Come si vede, ancora una volta, ad esser messa sotto accusa la semantica;
ci a costituire uno dei leitmotiv di critica a tutti gli esponenti della scuola: lo abbiamo ritrovato in Holland e lo riscontreremo ancora, in modo pi articolato,
nella critica di Schaf ad Ajdukiewicz. I termini del rimprovero sono gli stessi: la
semantica idealistica (perch in contrapposizione a questa v quella materialista
rio che le porta ad essere, nelle nuove condizioni della Polonia che costruisce il socialismo ecc., obiet tivamente conservatrici ed arretrate [cf. ib., pp. 281-9].

125

propugnata dal grande corifeo delle scienze, compagno Stalin) considera solo
oggetto di ricerca il linguaggio, e non la realt; essa cos converte i problemi filo sofici in problemi di linguaggio e, applicata ai problemi sociali, riduce i confitti
di classe a confitti causati dalla incomprensione delle parole, con ci dimentican do che il linguaggio un prodotto sociale; e cos via.
Per, accanto a queste considerazioni critiche Baczko, senza dubbio pi acuto
di Holland, lascia aperta la porta ad una considerazione positiva della semantica.
Aferma infatti che il marxismo non si pone contro lanalisi dei concetti o il tentativo di renderli precisi, n contro una semantica intesa in modo razionale. Anzi, il
marxismo, sin dalla sua nascita, ha lottato contro loscurit concettuale, limprecisione del linguaggio e quindi ha ben presente quanto possa esser fruttuoso per la
scienza luso di una terminologia sempre pi precisa. Tuttavia bisogna aver presente che la lotta per la chiarezza ed esattezza dei concetti non significa ammettere che la semantica sia un metodo di ricerca in filosofia: essa solo una branca
della scienza del linguaggio e le ricerche semantiche di per s non possono fornirci per loro essenza la soluzione dei problemi filosofici, i quali concernono il
mondo oggettivo, che esiste indipendentemente da noi, e non il solo linguaggio
[ib., p. 253]. Questo tipo di considerazioni sono di per s legittime ed hanno senza
dubbio un fondamento se appena si ricordi quanto da noi detto circa le posizioni
assunte da ukasiewicz contro Carnap e la sua pretesa di ridurre ogni problema
metafisico ad un problema di linguaggio. Semmai, tali critiche possono andar
bene, come meglio vedremo in seguito, nei confronti di Ajdukiewicz nella fase del
suo convenzionalismo radicale (ed infatti Baczko collega in generale la semantica
idealistica col convenzionalismo), tra laltro da lui successivamente abbandonato
alla luce di considerazioni autocritiche simili.
E di convenzionalismo Baczko accusa il reismo nella versione semantica di
Kotarbiski, per il fatto che questi ritiene le controversie filosofiche solo un efetto di malintesi linguistici. Ci viene confermato dalle evidenti analogie tra il fisi calismo sostenuto da una scuola soggettivo-idealistica quale il neopositivismo ed
il reismo come direttiva semantica [cf. ib., p. 255]. Ovviamente non bisogna trascurare le diferenze (il neopositivismo una variante del soggettivismo, mentre
la filosofia di Kotarbiski estranea al soggettivismo), ma ad esser essenziale
solo il postulato di una universale lingua delle cose, comune al reismo ed al fisicalismo. La cosa fondamentale innanzi tutto il convenzionalismo e la semantica idealistica, il fatto che il linguaggio reistico come quello fisicalistico siano assunti convenzionalmente come direttive linguistiche che debbono curare la filosofia mediante leliminazione dei problemi fittizi. [Ib., p. 256]

Ed anche se Kotarbiski personalmente non ha mai accettato delle conclusioni radicalmente convenzionalistiche, ci non toglie il fatto oggettivo che esiti
convenzionalistici, da Kotarbiski rifiutati, possono conseguentemente esser tratte dalle sue concezioni [ib., p. 257] (tale divaricazione in Kotarbiski tra le intenzioni soggettive e la funzione oggettiva pi volte sottolineata da Baczko).
Passando allaspetto ontologico del reismo, visto come una particolarizzazione di questultimo, cio al cosiddetto pansomatismo, Baczko ne riassume in mo126

do abbastanza corretto le caratteristiche fondamentali, sottolineando per il fatto


che Kotarbiski lo intende come ipotesi [cf. ib., pp. 257-60]. Quindi passa a darne
una valutazione che prima ne mette in luce le caratteristiche condivisibili, innanzi tutto il materialismo, lateismo (anche se ristretto nei confini liberal-borghesi
del libero pensatore) ed il ruolo progressista che esso aveva giocato nelle condizioni oscurantiste della Polonia tra le due guerre. Riconosciuto ci, resta per da
dire che tali tesi materialistiche hanno spesso carattere metafisico ed antidialettico in quando liquidano tutte le categorie ontologiche riducendole ad una sola,
la spazialit e linerzia delle cose, ed inoltre non aggiungono nulla di nuovo al patrimonio materialistico in filosofia, oggi incarnato dal marxismo.
Ma la cosa pi importante che contrappone il pansomatismo al marxismo il
fatto che esso ha oggettivi caratteri convenzionalistici e metafisici. Infatti,
[] la tesi ontologica fondamentale [il pansomatismo], che avrebbe dovuto salvaguardare il sistema dal soggettivismo e dal convenzionalismo, solo una ipotesi, cio viene
accettata solo in conseguenza del fatto che essa si impone in base alle inclinazioni
dellautore. [] Questa tesi fondamentale sospesa in aria, in sostanza solo lespressione di una personale convinzione, di un personale sentir la sua correttezza da parte dellautore del sistema, un suo credo personale. [] Se la tesi ontologica materialistica soltanto una ipotesi, fondata su di un cos spiccato fattore soggettivo come il sentire la sua correttezza, allora su quali appropriate fondamenta possibile accettare
questa tesi come una tesi esprimente una concezione del mondo? Probabilmente non
ci rimane nientaltro che assumerla convenzionalmente, arbitrariamente, accordarsi di
accettare questo punto di partenza e non un altro. [] Onde si pone una situazione
dallapparenza strana: la tesi ontologica, che avrebbe dovuto liberare dal soggettivismo
e dal convenzionalismo il sistema, ancor pi ne approfondisce il soggettivismo ed il
convenzionalismo. Risulta che il soggettivismo ed il convenzionalismo si ritrovano alle
basi stesse del sistema. [Ib., pp. 262-3]

Questa accusa di convenzionalismo scaturisce, dunque, dal fatto che Kotarbiski aveva afermato di esser favorevole allipotesi che ogni cosa corpo ecc.,
essendo per questa una concezione ipotetica che si accorda alle nostre inclinazioni; inoltre, visto che impossibile giustificarla positivamente in modo pubblicamente convincente, egli si limita a difenderla contro obiezioni solo apparentemente corrette [cf. Kotarbiski 1929, pp. 87-88]. Inoltre sarebbe la stessa concezione che Kotarbiski ha della verit a confermare tale base soggettivistica della
sua filosofia. Egli, pur accettando la teoria classica della verit come corrispondenza, poi, quando si tratta di discutere dei criteri di verit, arriva alla conclusione che non esiste un criterio generale in grado di farci individuare quali caratteristiche debba possedere un asserto per esser vero, in quanto si cadrebbe in
un regresso allinfinito. Esistono s dei criteri parziali di origine idealista (lintuizione, criteri strutturali ecc.) ma appunto perch soggettivi vengono da lui rifiutati come insoddisfacenti. Non resta allora, per sfuggire al regressus ad infinitum,
che accettare le tesi fondamentali di una data scienza in modo dogmatico, cio
senza alcuna giustificazione. Ci significa che anche la tesi fondamentale del suo
sistema (la tesi che consiste nel sostenere che esistono solo cose) solo una ipotesi che possiamo accogliere solo in modo dogmatico, senza giustificazione, ar127

bitrariamente [Baczko 1952, pp. 277-8]. Ne consegue che la sola giustificazione


del materialismo data dalle personali inclinazioni dellautore: Gli elementi materialistici che si incontrano nel sistema [di Kotarbiski] sono dunque tipici di un
materialismo per fede, se cos possiamo esprimerci, prese arbitrariamente sulla
base di criteri puramente soggettivi, dipendenti solo dallapprovazione individuale o da convenzioni [ib., p. 279]. In ci si annida la sostanziale debolezza dellintero sistema kotarbiskiano.
Ovviamente il convenzionalismo di Kotarbiski del tutto particolare ed anche un po paradossale, in quanto esso non scaturisce da una visione idealistica
del mondo, come di solito avviene, ma al contrario loggettivo, anche se involontario, portato di una visione materialistica. Ma mettere insieme materialismo e
convenzionalismo impossibile: ne scaturirebbe solo un insostenibile eclettismo.
proprio quanto avviene col reismo, onde le facili critiche di inconseguenza che
da pi parti sono state ad esso indirizzate (sia dallidealista oggettivo Gombski,
sia dal convenzionalista Ajdukiewicz) [cf. ib., pp. 263-5].
Se poi si tiene conto del fatto che Kotarbiski anche un nominalista radicale
e che il nominalismo il cavallo di battaglia del neopositivismo per destituire lastrazione della sua fondamentale funzione di rappresentare, rifettere, la realt
oggettiva ed invece considerarla solo come uno strumento di economia del pensiero senza alcuna funzione conoscitiva, con la conseguenza di trattare le leggi
scientifiche come pure convenzioni, abbreviazioni, allora ne consegue che la filosofia rimane del tutto indifesa contro lidealismo e loscurantismo: obiettivamente indipendentemente dalle intenzioni di chicchessia il contemporaneo
neonominalismo indissolubilmente legato al convenzionalismo ed utilizzato
dallidealismo soggettivo per una interpretazione idealistica della scienza [ib.,
pp. 266-7]. Inoltre, il pansomatismo non fornisce una risposta univoca alla domanda di cosa sia prioritario, se la materia o la coscienza, in quanto Kotarbiski
tratta la questione come secondaria, non fondamentale.
Certo, soggiunge Baczko, se andiamo a valutare la posizione di Kotarbiski allinterno delle correnti filosofiche attuali bisogna riconoscere che non si possono
trattare le sue concezioni semplicemente come neopositiviste o anche come un
misto tra neobrentanismo e puro neopositivismo soggettivo-idealista. A far cos si
smarrirebbero gli elementi di genuino materialismo esistenti nelle sue concezioni; tuttavia non bisogna, daltra parte, sottovalutare il fatto che nella sua filosofia esistono le premesse oggettive che potrebbero far inclinare a tali interpretazioni, premesse che afondano negli elementi convenzionalistici del suo reismo
e pansomatismo; insomma nella natura eclettica della sua filosofia [cf. ib., p. 268].
Ci viene ulteriormente provato da Baczko mediante lanalisi del modo in cui Kotarbiski afronta il problema del contenuto oggettivo delle nostre rappresentazioni: il suo realismo radicale liquida il problema del dualismo tra i due mondi,
quello interno contenente le rappresentazioni e quello esterno contenente gli oggetti rappresentati. Ma questa liquidazione puramente verbale e non d risposta al problema fondamentale di sapere quale sia il contenuto oggettivo delle
nostre rappresentazioni. Per il realismo radicale di Kotarbiski questo problema
128

nemmeno si pone, mentre invece chiaramente posto e risolto nella teoria del rifesso di Lenin, cui si richiama Baczko 24. Non solo, ma dalla tesi del realismo radicale, per la quale ogni oggetto non che un insieme di impressioni, segue che alla
domanda se una tal cosa colorata cos e cos od odora in tal modo o in talaltro
un realista radicale ha una completa libert di scelta [Kotarbiski 1929, p. 91].
Certo, Kotarbiski sceglie in direzione del materialismo, ma ad esser qui fondamentale il fatto che, in quanto sistema e concezione del mondo, il realismo radicale apre unampia strada a conseguenze idealistiche che vanno molto lontano [Baczko 1952, p. 275].
Tutti questi difetti scaturiscono, per Baczko, da una fondamentale lacuna: la
separazione totale delle tesi filosofiche dalla pratica, dalla pratica degli uomini
che cambiano e plasmano la realt [ib., p. 279]. Infatti lo stesso problema della
verit non riguarda le propriet che un certo asserto deve possedere per esser
vero, come sostiene Kotarbiski, ma un problema pratico e nella pratica va risolto. Come ha ben detto il compagno Stalin, a distinguere il marxismo dagli
altri sistemi filosofici sinora esistenti e dal contemporaneo idealismo esclusivamente il criterio della prassi. In cosa poi consista questa prassi Baczko non ce lo
dice: rimanda solo alle opere di Stalin [cf. ib., p. 280].
Il giudizio finale che si d di Kotarbiski , quindi, di condanna con la condizionale: le sue concezioni filosofiche (e sociali) possono costituire il punto di partenza per una evoluzione verso una pi conseguente concezione del mondo, verso il materialismo del marxismo-leninismo. questa levoluzione che ci si attende
da Kotarbiski.
Ma la replica di Kotarbiski non sembra andare in questa direzione, vista la
sostanziale insoddisfazione dimostrata dalla successiva controreplica redazionale.
Infatti le argomentazioni di Kotarbiski si articolano in due momenti: prima egli
si preoccupa di ribadire e riesporre in forma sintetica e chiara le linee fondamentali del suo pansomatismo [cf. Kotarbiski 1952a], quindi entra nel merito delle
argomentazioni di Baczko [cf. Kotarbiski 1952b] ribattendone punto per punto
le critiche, nella sostanza articolando il discorso con il leitmotiv del fraintendimento delle proprie posizioni da parte del critico. una risposta ironica, vivace,
scritta con stile brioso, che non teme di mettere a volte in ridicolo le argomentazioni di Baczko e lo stile di filosofare che vi sta dietro.
Esordisce collafermare di aver appreso dalla lettura dellarticolo che le sue
concezioni sono in sostanza ben diverse da quelle che sino allora egli aveva immaginato fossero, innanzi tutto per quanto riguarda il materialismo. Baczko ha
infatti affermato che nelle sue concezioni vi sono elementi di materialismo. Ma
come si pu afermare che nel suo sistema del materialismo vi siano solo elementi, quando in esso si sostiene che ogni oggetto corpo? Perch si utilizza la
24
Il prof. Kotarbiski ha respinto, ha liquidato gli elementi di contenuto [le rappresentazioni
interne] odori, colori ecc. Ma come laggiungere parole non cambia il fondamentale problema della
filosofia, cos la eliminazione di queste parole e lintroduzione di una nuova nomenclatura allo stes so modo non aggiunge qui nulla. Parafrasando Lenin, necessario domandarsi: dopo aver rigettato,
col realismo radicale, colori odori ecc. luomo rifette o non rifette nelle sue impressioni la realt oggettiva? [ib., p. 272].

129

semantica idealistica, aferma Baczko. Ma, innanzi tutto, la semantica ha funzione solo preliminare: eliminare la spazzatura del linguaggio, permettere di vedere la realt ad oculos grazie alla rimozione di un gran numero di abbagli linguistici. Tuttavia ci non significa afatto ritenere che i problemi filosofici siano risolvibili solo mediante lanalisi linguistica: questa solo la condizione preliminare affinch si arrivi al nocciolo della questione, senza esser deviati da questioni illusorie. Kotarbiski sostiene infatti di aver sempre coltivato una semantica somatistica e quindi di esser stato lunico ad aver osato avanzare la sola semantica conseguentemente materialistica sul terreno nostrano [ib., p. 316]. Questa semantica non assume come suo oggetto di conoscenza nullaltro che non sia corpo: a far altrimenti sono i platonizzanti o addirittura quei seguaci del materialismo dialettico che lo condiscono con elementi dissonanti quali il mondo degli
oggetti ideali (o con oggetti che vengono chiamati astratti", o definiti come generali" ecc.) [ib., p. 316]. Viceversa la semantica reista costituisce il tentativo di
dare soluzione materialistica a simili problemi, facendo vedere che quando pensiamo in generale, in efetti non ci riferiamo ad alcun oggetto in generale, ma solo
a corpi individuali che agiscono cos e cos:
Gli oggetti di ricerca sono per noi corpi oggettivi, allo stesso modo di come gli oggetti
ai quali lavora il falegname sono corpi. [] Non siamo a favore della reazione platonizzante ma invece per il progresso somatistico. Ci raffiguriamo il mondo come , e
dunque come insieme di cose concrete, e solo concrete, senza costruire un mondo abitato da cose concrete ed astratte. [Ib., p. 317].

Ci significa, per rispondere ad unaltra critica di Baczko, che non si nega affatto la tesi che la coscienza sia una funzione del cervello, ma anzi si sostiene che
il soggetto senziente appunto un corpo, un individuo dotato di nervi e cervello:
questa anzi una delle tesi fondamentali del suo materialismo [cf. ib., pp. 323-4].
Ma afermare, come fanno i dialettici, che la coscienza sorge solo nella materia ad
un alto grado di organizzazione un di pi: Kotarbiski non vede infatti alcuna
ragione per negare la continuit del passaggio dalla cosiddetta materia morta a
quella vivente.
Per quanto riguarda laccusa di idealismo, conseguente allaver separato il linguaggio dalla realt, Kotarbiski si domanda cosa si voglia dire con ci. Forse non
permesso astrarre dalle questioni extralinguistiche quando, ad esempio, si aferma che in polacco i sostantivi terminanti per a sono prevalentemente di genere
femminile? Tale accusa per lui del tutto ridicola: stato infatti sempre convinto
che il linguaggio si formi storicamente, come prodotto sociale. A meno che il suo
critico non voglia afermare che egli sostiene la possibilit di costruire un linguaggio arbitrario che non ha alcuna connessione con la realt: ci porta dritto
dritto alla solita accusa di convenzionalismo. Ma in merito la risposta di Kotarbiski assai decisa: Afermo e dichiaro qui che col convenzionalismo in se mantica,
in logica formale, nella teoria della conoscenza e nella teoria dei sistemi scientifici
ho tanto da spartire quanto il diavolo con lacqua santa [ib., p. 319]. Tuttavia, sostiene Baczko, il convenzionalismo di Kotarbiski deriverebbe dal criterio soggettivo dellevidenza da lui accettato, dalle cosiddette inclinazioni personali poste
130

in ultima istanza a difesa del pansomatismo. Ma su ci, ribatte Kotarbiski, stato completamente frainteso: egli non vuole infatti sostituire il controllo della pratica col capriccio e lumore del singolo, ma viceversa fondare levidenza delle convinzioni sulla scienza complessiva, controllata ed intersoggettiva. Ma anche in
questo caso ciascuno di noi pienamente convinto di qualcosa quando questa gli
si impone con evidenza: tener conto della pratica non costituisce la motivazione
della convinzione, ma ne fissa il contenuto facendo s che appunto questo, e nullaltro, si impone con evidenza a coloro che hanno gli occhi aperti su tutto [ib.,
p. 321]. Che poi, infine, il materialismo sia assunto come ipotesi non tanto sintomo di convenzionalismo o soggettivismo, ma di sano senso critico: se infatti esso
non un dogma, se non una tesi risolvibile percettivamente, se non una tautologia analitica n una finzione euristica, cosa altro pu essere se non una ipotesi? [cf. ib., p. 326].
Circa poi il fatto che il suo materialismo non sarebbe dialettico, Kotarbiski
aferma invece il contrario: mai ha sostenuto che il reismo ed il determinismo implicassero il meccanicismo:
Non sono meccanicista in quando non riduco la psicologia al comportamento e mai ho
avuto in mente la possibilit di reinterpretare tutto con laiuto di centimetri, grammi e
secondi. Oggetto centrale dei miei interessi il soggetto creatore, che cambia la realt
esistente, il soggetto inteso come corpo vivente e ben desto, ad occhi aperti. E la realt
un intreccio di vicendevoli dipendenze e di cose in trasformazione. [Ib., p. 322]

Proprio a tal proposito avviene la maggior apertura di credito di Kotarbiski


verso il materialismo dialettico: se in passato aveva provato difficolt ad accettarne la plausibilit in quanto i suoi sostenitori rifiutavano il principio di non contraddizione della logica formale, tuttavia da quando ci pi non accade egli sente
che la sua diffidenza in gran parte superata, giungendo ora a ritenere la dialettica come una disciplina di quadro, come un tracciato di contorno di una teoria
generale dei mutamenti, considerati dal punto di vista del divenire [ib., p. 323]:
In generale e summa summarum, il reismo, il somatismo, il realismo radicale, linterpretazione fondamentale degli asserti psicologici etc. etc., in una parola lintero mixtum compositum della mia specifica concezione teorica del mondo tutto ci non costituisce per nulla un concorrente del materialismo dialettico, ma piuttosto qualcosa
che pu in parte adempiere, tra laltro, la funzione di chiarire alcuni suoi punti bisognosi di interpretazione, di colmarne in parte alcune lacune, di liberare il sistema dagli
imbrogli, in particolare nelle formulazioni di alcuni suoi sostenitori, derivanti dalle
espressioni metaforiche e dalle ipostasi parassite in esse contenute, che ne cambiano e
deformano il fondamentale contenuto concettuale. [Ibid.]

Infine, per quanto riguarda la scuola di Leopoli-Varsavia, Kotarbiski sostiene


la tesi che sarebbe pi corretto parlare di due scuole: quella di Leopoli con Twardowski e i suoi discepoli, e quella di Varsavia dove dominava il triunvirato for mato da ukasiewicz, Leniewski e Tarski. Twardowski stato, infatti, filosofo e
professore di filosofia allUniversit, mentre invece il triunvirato ebbe attitudini
antifilosofiche e prefer coltivare la logistica. In comune ebbero solo latteggiamento critico contro la filosofia allora dominante in Polonia.
131

Le caratteristiche fondamentali della scuola di Leopoli sono per Kotarbiski le


seguenti:
Scientificizzare la filosofia intesa come un insieme di cosiddette scienze filosofiche
comprendenti la metafisica, la teoria della conoscenza, la logica, la psicologia, letica
Fare della filosofia una disciplina scolastica altrettanto seria dal punto di vista del grado di scientificizzazione di ogni altra seria disciplina scientifica, quali la fisica o la matematica. Tuttavia ci non fu scientismo, non costitu una tendenza a naturalizzare la
filosofia, a fare di essa un scienza fra le sciences, come intendono i francesi o gli inglesi.
Era piuttosto il modello della tedesca Wissenschaft ad esser presente. Lambizione era
di coltivare la filosofia in modo responsabile relativamente ai valori didattici, di modo
che chiunque volesse insegnare qualcosa lo facesse in modo chiaro e preciso, affinch
gli allievi ben capissero il maestro ed affinch anche questultimo bene intendesse se
stesso e le concezioni che riassume e spiega, ad esempio nelle lezioni di storia della filosofia. Tale tendenza domin tanto che fu rimproverato ai leopoliani di aver affilato le
cesoie ma di non sapere cosa poi tagliare. Fondamentalmente lo sforzo complessivo
prese il carattere di una sorta di coltivazione cronica della propedeutica alla filosofia.
Non si ardeva di risolvere alcun determinato problema tra quelli fondamentali concernenti la teoria generale della realt, il materialismo e lo spiritualismo, questo o quellaltro idealismo in ontologia, o in teoria della conoscenza; non ci si interess dellevoluzionismo n della dinamica che governa il processo di costruzione della conoscenza. Si coltivata innanzi tutto larte del ragionamento, di condurre il proprio pensiero,
come quello altrui, alla piena consapevolezza del suo contenuto, larte dellordine e
della sistemazione nel pensare e nel parlare, del riassumere, dellinterpretare, del levigare il vocabolario filosofico. [Ib., pp. 327-8]

Ne conclude Kotarbiski che, viste le caratteristiche sopra descritte, del tutto errato attribuire alla scuola la pratica di una semantica idealistica, comunque
si intenda il significato di questa connotazione. Per cui, se si vuole mettere in evidenza qualche lacuna nel pensiero di Kotarbiski, non si faccia di essa responsabile la scuola, ma solo il suo autore.
Nel dibattito tra gli esponenti della scuola di Leopoli-Varsavia e i marxisti le
posizioni di Kotarbiski sono forse quelle che maggiormente fanno concessioni
alle tesi del materialismo dialettico (anche se nella risposta redazionale si ribadiscono ancora una volta le accuse di Baczko e si ritiene insufficiente la dichiarazione di solidariet col materialismo dialettico se ad essa si accompagna il perseverare in concezioni la cui inesattezza stata ampiamente dimostrata [cf. Od
Redakcji, MF, 3, 1952]), e rappresentano il punto di maggior vicinanza tra tradizione analitica e marxismo. Non a caso Kotarbiski stato il filosofo che ha avuto
maggiori riconoscimenti nella Polonia comunista contemporanea. Ci non toglie,
per, che esistano tra i pensatori marxisti e quelli appartenenti alla tradizione
della scuola di Leopoli-Varsavia delle diferenze fondamentali nel modo in cui ci
si atteggia di fronte al pensiero scientifico ed alla realt. la controversia tra Kotarbiski e Baczko in modo particolare significativa a proposito del carattere
ipotetico delle tesi materialistiche, che per questultimo rivelerebbe il convenzionalismo immanente nel somatismo. Kotarbiski si muove allinterno di una concezione scientifica del mondo, per cui anche le tesi pi consolidate della scienza
132

non perdono il loro carattere ipotetico, essendo in definitiva impossibile una loro
giustificazione ultima. Questa consapevolezza era ben radicata allinterno della
tradizione analitica polacca ed era presente in ukasiewicz, Ajdukiewicz, Czeowski e cos via. Ma era anche ben presente nella concezione che della scienza avevano i pensatori polacchi marxisti della prima generazione. Invece nel marxismo
del dopoguerra, fortemente infuenzato dalla sistematizzazione dogmatica staliniana, il materialismo non pu essere una ipotesi, bens una verit scientifica
provata al di l di ogni possibile dubbio: chi non riconosce ci un agente del nemico e portatore, volente o nolente, di una ideologia idealistica. Per Jordan questa la posizione tipica dei sostenitori dellassolutismo epistemologico, per i quali
solo una conoscenza assolutamente certa vera conoscenza. E i marxisti-leninisti
sostengono che una conoscenza certa la si pu ottenere non solo in logica ed in
matematica, ma anche nelle scienze naturali ed in filosofia: la concezione del
mondo portata avanti dal marxismo-leninismo appunto ritenuta non una congettura, ma una verit incontrovertibile [cf. Jordan 1963, pp. 197-9].
Ovviamente una tale opzione assolutista solleva il problema di come si debba
intendere il progresso scientifico. I marxisti lo concepivano come un rapporto
dialettico tra verit relativa e verit assoluta, sicch lapprofondimento della conoscenza ed il suo progresso non destituiva di verit le teorie prima accettate ma
piuttosto le inseriva nel contesto di un pi ampio quadro teorico allinterno del
quale esse si rivelavano parziali, relative. Ed utile ricordare che questa stata
fino a non molto tempo fa la visione che del progresso scientifico si avuta nellepistemologia contemporanea, entrata in crisi successivamente a seguito alle rifessioni storiografiche di Kuhn ed alla supposta incommensurabilit tra teorie
successive sostenuta in particolare da Feyerabend (su tale questione vedi il 5.5).
Ma nel sostenere che il materialismo dialettico una verit incontrovertibile, ormai definitiva, ci sta qualcosa di pi: v la convinzione che esso non possa costituire una verit relativa, una teoria riassorbibile in unaltra pi generale, come
potrebbe evincersi da quanto suggerisce Kotarbiski quando aferma che il reismo potrebbe avere una funzione correttiva e di complemento nei suoi riguardi.
Daltra parte il dire, come fa Kotarbiski, che non esiste alcun criterio generale di
verit che ci permetta di fondare in modo definitivo una qualsivoglia concezione,
ivi compreso il materialismo, una tesi di carattere epistemologico che scaturisce
dalla convinzione che ogni asserto avente carattere strettamente universale
(come appunto quello afermante che ogni realt corpo) non potr mai esser verificato del tutto sulla base di una congiunzione finita di asserti singolari (o,
come direbbe Carnap, il grado di conferma di un asserto strettamente universale
sempre vicino allo zero). Ci non significa, tuttavia, che quando si aferma un
asserto p non si creda che p sia vero. Kotarbiski non pu dichiararsi materialista
senza essere soggettivamente convinto che il materialismo sia una concezione
vera. Lafermazione di una tesi, qualunque essa sia, presuppone che chi laferma
sia convinto della sua verit anche se al tempo stesso consapevole della sua non
definitiva giustificazione. Sicch, da questo punto di vista, non vi sono diferenze
tra un marxista come Baczko ed un razionalista come Kotarbiski: entrambi sono
133

convinti della verit delle rispettive tesi. Ma mentre Baczko anche convinto della definitiva giustificazione del materialismo dialettico, Kotarbiski non altrettanto convinto di ci per quanto concerne la giustificazione del somatismo. Ci
mette in luce nei due pensatori un diferente atteggiamento psicologico: in un
caso non si disponibili a cambiare la proprie concezioni ed ogni critica ad esse
non pu che essere ideologica; nellaltro, invece, si pronti ad abbracciare una
tesi diversa se la si ritiene maggiormente fondata empiricamente e razionalmente. Nel primo caso siamo di fronte ad un atteggiamento dogmatico, nel secondo
abbiamo a che fare con una attitudine critica.
Possiamo pertanto rubricare la controversia finora esaminata come un esempio dello scontro sempre possibile tra atteggiamento dogmatico ed atteggiamento
critico? Prima di rispondere a tale domanda dobbiamo esaminare lultima fase
della controversia, forse quella pi significativa ed importante, in quanto vede
contrapporsi i due pi rappresentativi esponenti dei campi contrapposti: Schaf
(con il rincalzo di Koakowski) ed Ajdukiewicz.
2.2.3 La semantica idealista come arma della borghesia in Ajdukiewicz
Lintervento di Schaf riveste particolare importanza in quanto sono in esso
rinvenibili tutti i principali capi di accusa contro la scuola di Leopoli-Varsavia;
nello stesso tempo esso rappresenta il tentativo pi completo di valutare il ruolo
ideologico della scuola come variante dellideologia borghese idealistica in lotta
contro il proletariato e la sua filosofia, il marxismo-leninismo, incarnata nel Partito, della cui ideologia gli intellettuali costituivano le vestali. E Schaf, in questo
periodo era appunto il capo di queste vestali: non solo era il redattore capo di
Myl Filozoficzna, ma anche colui che aveva impostato ideologicamente il gi
menzionato Congresso della Scienza polacca e lunico dalla salda formazione filosofica accademica; quindi il pi prestigioso dei marxisti. La sua critica pertanto
da considerarsi quasi come la voce ufficiale del Partito (il suo intervento su Myl
Filozoficzna stato in origine una lezione per il corso di formazione dei quadri
scientifici presso il Comitato centrale del Partito). Infine, Schaf aveva gi dedicato al problema della verit un ponderoso volume nel quale aveva preso posizione
critica non solo nei confronti di Ajdukiewicz, ma anche di Twardowski, del convenzionalismo in genere e di tutte le varianti idealistiche della filosofia borghese
e tra queste innanzi tutto il neopositivismo nelle sue diverse metamorfosi [cf.
Schaf 1951b].
Altro motivo di interesse il fatto che lampia risposta di Ajdukiewicz [1953]
alle critiche di Schaf senza dubbio la pi interessante replica venuta da parte
dei rappresentanti della scuola: per la sua pacatezza e mancanza di animosit, la
sua capacit di sminuzzare le tesi di Schaf demolendole pezzo a pezzo e quindi
per il fatto di meglio mettere in luce gli equivoci che stanno alla base delle criti che mosse alla scuola ed a lui in particolare, essa riveste un interesse molteplice
sia nellilluminare e chiarire le personali concezioni di Ajdukiewicz sui pi impor134

tanti temi del suo pensiero, anche mediante una autovalutazione retrospettiva,
sia per fare il punto sulle questioni controverse. Alle argomentazioni di Ajdukiewicz Schaf replic ribadendo nella sostanza tutte le sue accuse [cf. Schaf
1953] e nella discussione intervenne anche Koakowski [1953] con un articolo,
pubblicato contemporaneamente a quello di Ajdukiewicz, nel quale si analizza in
generale la filosofia del convenzionalismo (specie francese: Poincar, Le Roy e
Duhem) e quindi si replica in parte alla risposta di Ajdukiewicz, evidentemente
letta in bozze.
Gi dal suo inizio larticolo di Schaf lascia poco spazio allequivoco: esso si
riallaccia esplicitamente alla risoluzione del I Congresso della scienza polacca che
vedeva nella valutazione critica della scuola di Leopoli-Varsavia uno dei primi
compiti della inteligencja polacca. Tale presa di posizione critica , al solito, giustificata dallessere essa una scuola filosofica idealistica in quanto seguace della
filosofia semantica, disciplina del tutto diversa dalla semantica intesa come
ramo della linguistica, questa s, come dice Stalin, del tutto legittima [cf. Schaf
1952, pp. 214-5, 217]. E di questa filosofia semantica Ajdukiewicz il maggior rappresentante: in lui, per, il convenzionalismo non mascherato sotto altre concezioni filosofiche apparentemente materialistiche, come avviene con Kotarbiski, ma apertis verbis dichiarato, in quanto stato proprio lui ad elaborare il cosiddetto convenzionalismo radicale, mai di fatto rigettato [cf. ib., pp. 209-10].
Ma Schaf, oltre ad una valutazione critica delle concezioni filosofiche di Ajdukiewicz, d anche delle importanti indicazioni sul significato complessivo della
scuola che costituiscono il punto di partenza di tutte le critiche marxiste successi ve (e la cui eco abbiamo gi ritrovato in Holland). Bisogna innanzi tutto demistificare, per Schaf, la mitologia che su tale scuola si edificata ad opera dei suoi
stessi appartenenti. Infatti, come ben sa ogni buon marxista, non bisogna valutare gli individui per quello che essi dicono di s, ma per loggettivo ruolo sociale da
essi svolto [cf. ib., p. 211]. Cos, dichiarato in un fiat inattendibile ogni possibile testimonianza dei rappresentanti della scuola, Schaf pu procedere nella enumerazione dei suoi due miti fondanti: il primo consiste nella convinzione che essa sia
portatrice e fondatrice di una filosofia scientifica in grado di eliminare la metafisica e lirrazionalismo, elaborando al tempo stesso una metodologia adeguata alle
discipline particolari. Abbiamo visto come Holland nel suo articolo, scritto successivamente a quello di Schaf, si sia gi preoccupato di far vedere come questa
convinzione sia falsa nel caso di Twardowski. Il secondo mito sta nellavere sostenuto ed ancora nel sostenere che essa abbia dato origine ad una concezione originale, frutto precipuo del patrimonio filosofico polacco, ed addirittura che le altre
conquiste della filosofia pi nuova, come il neopositivismo, abbiano in qualche
modo avuto origine da essa [cf. ib., p. 210]. Ma,
In primo luogo, non vero che la scuola di Leopoli-Varsavia abbia a quanto pare forgiato una filosofia strettamente scientifica che costituisce la negazione della metafisica
e dellirrazionalismo. invece vero che la filosofia della scuola di Leopoli-Varsavia
nelle sue linee fondamentali anche tenendo conto delle variazioni individuali dei suoi
rappresentanti una filosofia semantica idealistica e convenzionalista e dunque la pi

135

sottile e raffinata variante dellidealismo; per questo motivo profondamente contrapposta al postulato della esattezza scientifica. Lapparenza di esattezza e scientificit
pu dunque avere la sua origine solo nel linguaggio del quale la scuola s servito nella
sua filosofia (il linguaggio e lapparato tecnico della logica matematica). [] In secondo
luogo, non vero che la filosofia della scuola di Leopoli-Varsavia abbia costituito un
qualche originale prodotto del pensiero filosofico polacco. invece vero che sin dallinizio (Twardowski) e per tutto il periodo della sua esistenza essa stata un conglomerato dei pi vari infussi filosofici della filosofia occidentale. [] Anche laddove i particolari rappresentanti della scuola hanno arricchito larsenale del neopositivismo con
certe scoperte, come Ajdukiewicz ha pi volte sottolineato a merito della filosofia
polacca, ci testimonia solo del fatto che la filosofia della scuola di Leopoli-Varsavia
stata invischiata nella sua totalit con determinati indirizzi reazionari della filosofia
borghese nel periodo dellimperialismo, indirizzi che rispondono al nome di empirismo
logico o neopositivismo, e che ne stata una loro variante. [Ib., pp. 211-2]

Come si vede le accuse sono sempre le stesse ed in particolare concernono ladozione della filosofia semantica 25, vista da Schaf come lanello di raccordo che
tiene insieme non solo tutti i rappresentanti della scuola, ma anche la scuola nella sua totalit allempirismo inglese (Russell), al neopositivismo (Schlick, Carnap,
Neurath, Reichenbach, Frank ecc.) e al pragmatismo americano (Morris) [cf. ib.,
p. 212]. Inoltre, Schaf pi che gli altri si dilunga nellanalisi della funzione sociale
ed ideologica della filosofia semantica: strumento della borghesia nella lotta contro il materialismo, il proletariato, il suo partito e via di questo tenore [cf. ib., pp.
212-6, 253-4]26.
Ovviamente, ammette Schaf, Ajdukiewicz mai ha afermato expressis verbis
che solo oggetto di ricerca debba essere la lingua. Tuttavia sempre in base alla
distinzione tra intenzioni o consapevolezza soggettiva e ruolo o funzione oggettiva tale tesi implicitamente contenuta nella sua analisi, nel modo in cui egli
affronta quasi ogni problema filosofico [ib., p. 217]. Per dimostrare ci vengono
analizzati alcuni articoli di Ajdukiewicz 27. In particolare vengono esposte le sue
[] errore di Ajdukiewicz stato quello di aggiungere al postulato dellanalisi del significato
linguistico un ulteriore assunto, e cio che la lingua il solo oggetto di ricerca, e quindi fare erroneamente dellanalisi semantica, intendendola idealisticamente, un mezzo radicale, una vera e propria
panacea nelle questioni concernenti la visione del mondo. Su ci appunto poggia il carattere idealistico della filosofia semantica [ib., p. 217].
26
Solo qualche esempio: Il proletariato nella sua lotta contro la filosofia borghese si serve come
strumento ideologico del contemporaneo materialismo dialettico, in quanto esso la sola filosofia
scientifica. [] Il materialismo dialettico la visione del mondo della principale sezione della classe
operaia, il suo partito; [] oggi lunica filosofia conseguentemente materialistica []. Una delle varianti della reazione idealistica contro il movimento rivoluzionario e la sua filosofia [] la cosiddetta
filosofia semantica [] che un idealismo particolarmente raffinato e camufato []. La borghesia []
non sempre impiega metodi di lotta aperti []. Oggi applica diversi metodi [] dallaperto oscuranti smo religioso, alla raffinata, mascherata forma di idealismo in sembianze di filosofia semantica []
contro il marxismo, la classe operaia, in difesa dellideologia borghese []. La filosofia semantica,
come ogni idealismo, ha avuto, chiaro, le sue radici gnoseologiche e di classe [] ed ha costituito
uno strumento molto comodo di camuffamento dellidealismo, che cos poteva sembrare rispettabile
e scientifico [ib., pp. 213-6].
27
Sono Problemat transcendentalnego idealizmu w sformuowaniu semantycznym [Il problema
dellidealismo trascendentale in formulazione semantica] (1937), Naukowa perspektywa wiata [La
prospettiva scientifica del mondo] (1934) e W sprawie uniwersaliw [A proposito degli universali]
25

136

concezioni sul linguaggio, riportando la diferenza tra regole assiomatiche, deduttive ed empiriche (cf. 1.5) allo scopo di far vedere come esse si muovano nella sfera dei puri significati di una lingua assunta in modo autonomo. Per Schaf
anche le regole empiriche sono ricondotte (nel saggio Empiryczny fundament
poznania) al ruolo di una particolare variante delle regole assiomatiche [ib., p.
220]. Ne segue che tutte le regole fornite da Ajdukiewicz (ivi comprese quelle
cosiddette empiriche) non possono dirci nulla sul rapporto degli asserti di una
certa lingua con la realt; cio, in altri termini, non ci dicono niente circa la verit
degli asserti enunciati in questa lingua [ib., p. 222]. cos aperta la strada allidealismo: tale conclusione ulteriormente confortata dal fatto che queste direttive empiriche sono da Schaf assimilate agli enunciati protocollari, i quali ultimi
sono legati nel modo pi stretto allidealismo neopositivista [cf. ib., p. 220].
A questa concezione di Ajdukiewicz, alla totale assurdit a trattare la lingua
come un sistema deduttivo [ib., p. 222], Schaf contrappone le concezioni staliniane sul linguaggio ed il criterio della pratica come unico strumento per risolvere il problema del rapporto tra linguaggio e realt e quindi per avere un canone
sicuro di verit per gli asserti linguistici [cf. ib., pp. 223-5]. Invece,
tutto al contrario si presenta la faccenda nella semantica idealista che ci ha presentato
Ajdukiewicz. Il linguaggio non qui collegato al pensiero, ma preso indipendentemente da esso; non inteso in unione con la realt che lo plasma, ma indipendentemente
da essa; non in collegamento con la societ, ma isolatamente da essa. Della relazione
lingua-pensiero, lingua-realt, lingua-societ, rimane solo il primo membro: la lingua.
[Ib., p. 225]

Questo modo di intendere il linguaggio trova conferma, per Schaf, nella concezione di Ajdukiewicz per cui le controversie epistemologiche possiedono solo
carattere semantico, con la conseguenza di liquidare i problemi epistemologici
per mezzo dellanalisi semantica. Ci dimostrato da quanto Ajdukiewicz fa nel
saggio Problemat transcendentalnego idealizmu w sformuowaniu semantycznym nel quale, dopo aver tradotto le concezioni di Rickert in linguaggio seman tico, fa vedere come il problema sollevato dallidealismo trascendentale venga
dissolto [cf. ib., pp. 226-7]; o nel saggio W sprawie uniwersaliw dove si riduce
il problema ontologico del reismo alla scelta delle regole del linguaggio [cf. ib.,
pp. 227-8]. In ci Schaf non vede altro che la riproposta, senza che Ajdukiewicz
esplicitamente vi si rifaccia, della teoria neopositivista della traduzione delle
espressioni dal modo materiale a quello formale, mediante la quale Carnap
ha cercato di eliminare come priva di senso la controversia tra idealismo e materialismo:
poich ogni asserto dellepistemologia pu esser tradotto in un asserto su asserti, cio
ricondursi alla cosiddetta sintassi logica del linguaggio, ne segue che lepistemologia
pu esser coltivata come disciplina semantica, il che pu intendersi nel senso che la si
pu coltivare esclusivamente come analisi della lingua. La conseguenza di ci semplice: il problema vero e proprio dellepistemologia, il rapporto della conoscenza con la
(1934), ora in Ajdukiewicz [1985], e Empiryczny fundament poznania, in Sprawoz. Pozn. Tow. Przyj.
Nauk, Pozna, 1936.

137

realt, svanisce e al suo posto rimangono solo la lingua come solo oggetto di conoscenza e lanalisi semantica come metodo di risoluzione dei problemi filosofici. [Ib., p. 227].

Operata una cos grossolana confusione tra semantica e sintassi (per cui lanalisi semantica di Ajdukiewicz tout court assimilata alla sintassi logica di
Carnap), Schaf pu afermare che le conseguenze di questo modo di intendere il
linguaggio si vedono in pieno nella dottrina a ci strettamente collegata, il convenzionalismo radicale di Ajdukiewicz28.
La replica di Ajdukiewicz alle critiche mosse da Schaf in questa prima parte
del suo articolo alla semantica idealistica ampiamente circostanziata ed assai
utile per meglio intenderne le concezioni. Innanzi tutto Ajdukiewicz si ribella
contro lafermazione di Schaf che la lingua costituisca per lui il solo oggetto di
indagine, concezione cos palesamente assurda che difficilmente si potrebbe
giudicare normale un uomo che la sostenesse [Ajdukiewicz 1953, p. 155]. Non
solo Ajdukiewicz non ha mai sostenuto che solo oggetto di ricerca fosse il linguaggio, ma ha anche criticato chi cercasse di ridurre gli asserti sulla realt extralinguistica ad asserti linguistici, in quanto per far ci sono necessari concetti semantici riferentisi alla realt extralinguistica: di ci sono testimonianza appunto i
suoi articoli sullidealismo trascendentale e su epistemologia e semiotica, criticati
da Schaf29.
Ma Schaf ha anche sostenuto che la semantica di Ajdukiewicz idealista in
quanto prende il linguaggio separatamente dal pensiero, dalla societ e dalla realt. Per rispondere a questa critica Ajdukiewicz osserva, innanzi tutto, di non aver
coltivato una teoria generale del linguaggio, ma solo di aver cercato di portare
lattenzione sul fatto che dal modo in cui si comprendono le espressioni, e quindi
dal significato col quale le si usa, dipende il modo in cui ci si serve di esse [cf. ib.,
p. 158]. A tale scopo aveva individuato le regole assiomatiche, deduttive ed empiriche del linguaggio. Ma nel far ci per nulla ha astratto dalla componente psico logica del linguaggio, dal pensiero: infatti si parla di comprensione degli asserti, di
loro riconoscimento, nonch di loro accertamento mediante le regole empiriche;
n si astratto dalla realt sociale, in quanto si parla del significato attribuito alle
espressioni nella lingua polacca (o in un determinato linguaggio storicamente
28
Se la lingua un prodotto autonomo, esaminato separatamente dalla natura e dalla societ, se
esso il solo oggetto di conoscenza, allora il cambiamento di lingua [] deve condurre al cambiamen to di conoscenza, al cambiamento del cosiddetto quadro del mondo. Il carattere idealistico e speculativo della semantica conduce alle conclusioni che Ajdukiewicz trae con logica conseguenza dalle sue
false assunzioni di partenza nella teoria del cosiddetto convenzionalismo semantico [ ib., p. 230].
29
Proprio in questultimo, aferma Ajdukiewicz, ho afermato che gli asserti sulla realt extralinguistica non possono ricondursi ad asserti sul linguaggio, poich tale riduzione presuppone concetti
semantici, cio concetti come quello di relazione di designazione esistente tra nomi ed oggetti da que sti nominati, quello di verit, nonch la relazione di concordanza tra asserti e realt ad essi corrispondente, in una parola concetti riferentisi alla relazione tra espressioni della lingua e i loro correlati oggettivi. Appunto questi concetti semantici non possibile costruire col solo aiuto di espressioni riguardanti la lingua; per costruire i concetti semantici occorre presupporre gi espressioni concernenti
la realt extralinguistica. La riduzione degli enunciati sulla realt extralinguistica ad asserti sulla lingua non dunque possibile, perch per fare questa riduzione occorre adoperare concetti semantici e
questi di gi presuppongono una lingua gi belle e fatta che parla della realt; tale riduzione condurrebbe solo ad un circolo vizioso [ib., pp. 156-7].

138

dato); n si astrae dalla realt tout court, cui si fa esplicitamente riferimento mediante le regole empiriche. Certo, riconosce Ajdukiewicz, non si dice molto su
questa realt della quale si parla:
Ma necessario che quando si voglia portare un qualche contributo alla scienza del
linguaggio, bisogna accingersi a questa impresa con tutto lapparato psicologico, fisiologico, sociologico ecc.? Forse il grammatico il quale aferma che [] chi vuole parlare
correttamente in latino deve rispettare la regola della consecutio temporum non ha diritto di afermare ci se non con laccompagnamento e sulla base della psicologia, della
fisiologia e di tutte le scienze legate alla scienza del linguaggio? [Ib., p. 159]

Inoltre, lafermazione di Schaf secondo cui Ajdukiewicz ridurrebbe le regole


empiriche al ruolo di una particolare variante delle regole assiomatiche pu esser
formulata pi esattamente se scomposta in due distinte tesi: 1) tutti gli asserti
analitici (cio quelli cui possibile pervenire applicando esclusivamente le regole
assiomatiche e deduttive) sono veri (cio il metodo analitico costituisce il criterio
di verit); 2) non ci sono altri criteri di verit oltre quello analitico e non vi sono
altri asserti oltre quelli analitici [cf. ib., p. 161]. Riguardo al primo punto, che meriterebbe una pi ampia trattazione, Ajdukiewicz aferma innanzi tutto che limiterebbe oggi questa afermazione solo agli asserti che sono tautologie (e ci conforme alle stesse concezioni di Engels) ed in secondo luogo che le opere citate da
Schaf non giustificano questa afermazione critica: non ha mai afermato, infatti,
che ogni asserto avallato dalle regole assiomatiche vero, ma piuttosto che
chiunque usi le espressioni della propria lingua in conformit al loro significato
pronto ad afermare che ogni afermazione assiomatica vera:
In breve, ma meno esattamente: non ho sostenuto che ogni assioma vero, ma ho sostenuto che di ogni assioma afermo la sua veridicit. V unimportante diferenza tra
lafermazione che ogni assioma vero e lafermazione che io di ogni assioma afermo
la sua veridicit. La prima di queste afermazioni riguarda la verit degli assiomi, la seconda riguarda la mia attitudine. [Ib., p. 162]

Per quanto poi riguarda il secondo punto, la tesi attribuitagli del tutto falsa
in quanto mai Ajdukiewicz ha limitato linsieme degli asserti a quelli assunti in
base a qualche regola (analitica o empirica) del linguaggio, giacch esistono altri
metodi di accettazione degli asserti, quali quelli usati nelle scienze empiriche
(linduzione e lesperimento); cos, anche se fossero cancellate totalmente le regole empiriche a favore delle sole assiomatiche, con ci non cancelleremo ancora dalla lista dei metodi da me ammessi tutti gli altri metodi empirici. Rimarrebbe
infatti da me ammesso il metodo dellesperimento e dellinduzione che (quasi del
tutto) non si fondano su regole linguistiche e sono metodi empirici [ib., p. 165].
Forse tale incomprensione, suggerisce Ajdukiewicz, deriva dal fatto che egli,
usando lespressione quadro del mondo, ha dato limpressione che ogni asserto
potesse essere riconosciuto come tale solo grazie a qualche regola linguistica. Ovviamente ci non vero, come appena detto.
La critica di Schaf trae anche origine dal fatto che Ajdukiewicz ha fornito due
versioni delle regole empiriche, la seconda delle quali (contenuta appunto nel
139

saggio Empiryczny fundament poznania del quale si serve Schaf per la critica
sopra riportata) assomiglia alle regole assiomatiche in quanto sostiene che il divieto di respingere un asserto non sottoposto ad alcuna condizione. Ma tale somiglianza solo esterna, non essenziale [ib., p. 164], solo una diferenza di
presentazione, e dunque il legame delle regole empiriche con lesperienza continua a permanere e non viene afatto dimenticato.
In merito poi alla critica di Schaf al modo in cui Ajdukiewicz ha pensato di risolvere il problema dellidealismo nel suo saggio Problemat transcendentalnego
idealizmu w sformuowaniu semantycznym, cio riconducendo gli asserti di carattere epistemologico alla sintassi logica della lingua, Ajdukiewicz opera la distinzione (non fatta da Schaf, almeno nel corso dellarticolo qui preso in esame)
tra sintassi, semantica e pragmatica e fa quindi notare che, nel dare di una tesi
ontologica la sua formulazione semantica, non si liquida il problema della verit
della prima, del suo accordo con la realt. Infatti queste due formulazioni sono
equivalenti: se vera la prima vera la seconda e viceversa:
Se un qualche stato di cose esiste, allora lasserto che lo aferma vero; se tale stato di
cose non esiste, allora lasserto che lo aferma non vero. [] Da questa equivalenza
segue che, una volta dimostrata la falsit dellidealismo in formulazione semantica se
ne con ci al tempo stesso mostrata la falsit nella formulazione ontologica. Spostando i problemi ontologici sul piano semantico non dimentico il piano ontologico, non
mi comporto afatto secondo le parole del prof. Schaf completamente al contrario, eliminando i problemi fondamentali per ricondurli a problemi linguistici. [Ib., pp.
170-1]

Un rimprovero di questo tipo sarebbe come accusare Cartesio, che ci ha insegnato a risolvere i problemi geometrici mediante la loro parafrasi nel linguaggio
dellanalisi matematica, di aver dimenticato lestensione e di averla sostituita con
i numeri. Ed Ajdukiewicz correttamente individua lerrore di Schaf nella confusione continuamente fatta tra sintassi e semantica:
In semantica si parla [] egualmente delle espressioni come delle cose, come anche del
loro vicendevole rapporto; sulla base della semantica si introducono il concetto di verit, di designazione ecc. In campo semantico si introducono asserti su espressioni che
sono equivalenti ad asserti su cose, cui queste espressioni si riferiscono. Altrimenti av viene con la sintassi, che si occupa solo dei fonemi o anche della forma delle espressio ni e delle relazioni tra espressioni relativamente ai loro fonemi o forme. Il prof. Schaf,
mescolando semantica con sintassi, rivolge alla parafrasi semantica dei problemi filoso fici critiche non corrette, che invece sarebbero corrette se concernessero non la parafrasi semantica, ma quella sintattica. [Ib., p. 171]

Ci fa s che Schaf non si accorga del fatto che nella semantica logica possibile ottenere delle formulazioni equivalenti a quelle ontologiche, non possibili da
ottenere nella sintassi; ne segue che una operazione pienamente legittima il tra sportare il problema dellidealismo dal piano ontologico a quello semantico.
Addirittura Ajdukiewicz sostiene che nel saggio Epistemologia i semiotyka,
tanto criticato da Schaf, contenuta una linea di pensiero che dovrebbe esser
ben vista da parte dei materialisti dialettici, in quanto costituisce una difesa del
140

loro punto di vista. Infatti sono i filosofi che rifiutano la semantica per permanere
sul piano della teoria della conoscenza a sostenere che i problemi in questa presenti possono risolversi senza far ricorso alla pratica ed allesperienza. E non
forse questa la tesi dellidealista quando aferma che la pratica e lesperienza non
permettono di risolvere il problema se il mondo esista indipendentemente dallo
spirito o se invece sia da questo dipendente? Infatti, per lidealista tutte le asserzioni alle quali arriviamo con la pratica e con lesperienza rimangono vere se le si
interpreta come indicanti invece che lesistenza indipendente una esistenza dipendente. Come rispondere a ci? Solo in un modo: facendo vedere che esiste
una qualche afermazione indubitabilmente basata sulla pratica e lesperienza che
pu essere interpretata materialisticamente ma non idealisticamente. Questa costituirebbe linstantia crucis tra materialismo ed idealismo. Ed appunto quanto
ha cercato di fare Ajdukiewicz nei confronti di Rickert [cf. ib., p. 169]. Insomma,
alla tesi degli idealisti che a voler difendere lesistenza del mondo col ricorso alla
pratica si fa una petitio principii assumendo proprio ci che messo in dubbio,
Ajdukiewicz vuole rispondere in modo da avallare lesigenza dei marxisti di risolvere i problemi concernenti questioni ontologiche permanendo sul piano oggettivo, cio adoperando lo stesso metodo dello scienziato naturale e che noi stessi
adoperiamo nella pratica quotidiana quando afermiamo che alberi, cose ecc. esistono [cf. ib., p. 174]30.
Conclude, pertanto, Ajdukiewicz che la critica di Schaf non lo ha convinto n
a rivedere alcuna delle sue posizioni, n che le sue concezioni non possano conciliarsi con la dottrina marxista.
Ma la critica di Schaf non si limita alla semantica idealista; essa parte da questa per poi arrivare al punto pi controverso delle dottrine di Ajdukiewicz: il convenzionalismo. Non ci vuole molto ad immaginare in cosa possa consistere la critica a questultimo: il fatto che il quadro del mondo dipenda dalla scelta di un apparato concettuale (originatosi dalla prospettiva del mondo determinata dalla totalit degli asserti di una data lingua definita mediante le tre regole di significato
che ben conosciamo) e che questa scelta sia arbitraria, fa s che anche tale quadro
del mondo sia del tutto arbitrario, una pura creazione del nostro pensiero, una
conseguenza del pi puro soggettivismo e relativismo [cf. Schaf 1952, p. 231],
onde ne discende che la stessa realt una nostra creazione [cf. ib., p. 235]. Ovvie
le analogie con Mach, Avenarius e quindi Berkeley, nonch il richiamo alla giusta
30
I filosofi che vogliono risolvere il problema dellidealismo dal punto di vista della pura teoria
della conoscenza (che chiamo sintassi estesa) non lo potranno fare in quanto, permanendo sul piano
della pura teoria della conoscenza, non sar possibile attingere gli oggetti o anche gli stati di cose del
nostro mondo, dei quali appunto nellidealismo si tratta. Dal punto di vista della pura conoscenza non
possibile dunque non solo risolvere il problema dellidealismo, concernente il modo di esistenza del
nostro mondo, ma non possibile neanche porlo. possibile porlo e risolverlo solo su quel piano che
non elimina il nostro mondo dallambito delle sue argomentazioni (e dunque dal piano oggettivo) n
accantona il metodo del quale ci serviamo per la conoscenza di questo mondo, vale a dire che pone in
essere il metodo della pratica e dellesperienza. Il problema dellidealismo pu dunque porsi solo sul
piano in cui lo pongono i marxisti e risolverlo con quel metodo con cui lo risolvono i marxisti. Cos,
pi o meno, si presenta lapologia del metodo marxista di risoluzione del problema dellidealismo con tenuta nel saggio Epistemologia i semiotyka [ib., pp. 174-5].

141

critica di Lenin [cf. ib., pp. 232-3] e la continuamente ribadita accusa di separare
la lingua dalla realt (cui abbiamo visto come Ajdukiewicz ha replicato). Conseguenza del convenzionalismo la concezione della intraducibilit degli asserti tra
apparati concettuali diversi, tra lingue diverse, e quindi la negazione dellesistenza un riferimento oggettivo della lingua [cf. ib., p. 235]. Ci avviene sulla base della diferenziazione che Ajdukiewicz fa tra lingue chiuse e connesse e lingue aperte, da lui ritenute lingue nella accezione pi corretta del termine [cf. ib., pp. 2367]. Il fatto poi che tali lingue di fatto non esistano, che cio i linguaggi naturali
non siano afatto lingue chiuse e connesse, ci torna, secondo Schaf, a danno di
coloro che sostengono il convenzionalismo radicale: prova infatti che lintera
concezione del convenzionalismo radicale basata su di un paralogismo; scaturendo infatti dalla finzione di lingue chiuse e connesse efettua uno slittamento
logico col trarne delle conclusioni che si riferiscono alle lingue reali, delle quali si
serve la scienza [ib., p. 237]. Donde Schaf tragga la convinzione che avvenga tale
slittamento logico non ci vien fatto sapere, n per conto nostro ci risulta.
Tale tenore di considerazioni, che continuamente si ripetono, ulteriormente
convalidato da Schaf con la critica alla concezione della verit che Ajdukiewicz
fornisce nei suoi saggi sul convenzionalismo radicale. Come sappiamo, questi ha
afermato che di verit possibile parlare allinterno di un dato linguaggio; quindi, conclude Schaf, la verit funzione della scelta arbitraria di una lingua [ib.,
p. 239], onde il relativismo, il soggettivismo, il volontarismo, lintuizionismo e
cos via [cf. ib., pp. 240-1, passim]. Se ne conclude che
Il convenzionalismo uno degli indirizzi soggettivo-idealistici della filosofia borghese
dellet dellimperialismo in via di putrefazione. Il convenzionalismo radicale una forma particolarmente acuta e reazionaria di convenzionalismo, pi pericolosa di questultimo per il fatto che il suo contenuto viene mascherato col bagaglio formale del
linguaggio scientifico. Il contenuto filosofico del convenzionalismo radicale il radicale soggettivismo, il relativismo, lopposizione alla teoria della verit oggettiva, al
materialismo. In una parola, ancora una variazione sul tema della vecchia melodia di
Berkeley e Hume. [Ib., pp. 242-3]

Certificata la morte del convenzionalismo nella fase tra le due guerre, Schaf si
domanda se Ajdukiewicz abbia cambiato nel frattempo le sue concezioni. Ovvia
la risposta: quanto pubblicato testimonia che egli continua in campo filosofico
sulle sue posizioni di prima della guerra, senza seri cambiamenti [ib., p. 244].
Tale tesi dimostrata mediante lanalisi del saggio di Ajdukiewicz Epistemologia
a semiotyka (1948) [ora in Ajdukiewicz 1985, II, pp. 107-16]. In esso lidealismo
viene criticato non basandosi sulla pratica, come fa il materialismo dialettico, ma
facendo uso della semantica idealistica e quindi attribuendo lerrore idealista ad
un uso non appropriato del linguaggio [cf. Schaf 1952, pp. 245-6]. Lo stesso vale
per il convenzionalismo: nellarticolo Konwencjonalne pierwastki w nauce [Gli
elementi convenzionali nella scienza] (1947) [in Ajdukiewicz 1985, II, pp. 34-44]
Ajdukiewicz formalmente vuole lottare il convenzionalismo nella scienza ma di
fatto lo riconferma in quanto aferma che lattribuzione del significato ai termini
della scienza arbitrario ed convenzionale la scelta dei concetti grazie ai quali
142

la scienza costruisce lo schema del mondo, e quindi convenzionale la scelta delle domande con le quali la scienza si rivolge alla realt [ib., II, p. 44]. Ci, per
Schaf, non altro che una formulazione abbreviata di quanto Ajdukiewicz aveva
sostenuto prima della guerra nei suoi saggi sul convenzionalismo radicale [cf.
Schaf 1952, pp. 249-50].
Afrontando poi il problema della similarit della scuola di Leopoli-Varsavia
col neopositivismo, Schaf riporta lo stesso giudizio di Ajdukiewicz (da noi citato
al 1.7) per giudicarlo inattendibile31. Daltra parte, il fatto che, come sostenuto
da tutti gli appartenenti alla scuola, mai si fosse accettata la teoria degli asserti
protocollari del tutto irrilevante, in quanto ad essere decisivo per giudicare del
rapporto col neopositivismo solo il fatto che entrambi gli indirizzi si basano sulla semantica idealistica. Da questultima scaturisce il convenzionalismo del quale
Ajdukiewicz stato il pi coerente rappresentante, e che anche presente in Carnap, Neurath, Hempel ed altri. Ci non fa altro che confermare come i due orientamenti non siano altro che due varianti di un unico indirizzo idealistico [ib., p.
252]. E questo era vero nel 1934 e lo anche oggi, nella repubblica popolare di Po lonia.32
In questo caso la replica di Ajdukiewicz potrebbe anche esser superfua: basterebbe osservare come sia del tutto priva di fondamento la tesi di Schaf che egli
non ha cambiato le sue concezioni rispetto a quanto sostenuto nella fase del convenzionalismo radicale. A dimostrarlo ci stanno le sue opere del secondo dopoguerra col rifiuto esplicito del convenzionalismo. Quando ad esempio Schaf
cita larticolo Konwencjonalne pierwastki w nauce per afermare che Ajdukiewicz riconferma il convenzionalismo, si resta in dubbio se tale afermazione
sia il frutto di pura e semplice malafede, di cecit ideologica in buona fede, oppure di incapacit a comprendere la diferenza tra la tesi convenzionalista radicale e
lafermazione, fatta da Ajdukiewicz, che ad esser convenzionale il senso che la
scienza d ai propri termini al fine di evitare lambiguit da essi posseduta nel linguaggio comune; ma fatto ci, lesperienza a dirci se un asserto vero o falso e
non larbitrio od il capriccio. Insomma, ci che Ajdukiewicz vuole sostenere
che, pur rigettando il convenzionalismo radicale, non vuole con ci rifiutare la
ben pi innocua tesi che per costruire qualsivoglia asserto indispensabile una
qualche lingua, che per costruire un qualsivoglia giudizio indispensabile un
qualche apparato concettuale [Ajdukiewicz 1985, II, p. 181 n.]33.
31
Tale modo di ragionare di Schaf veramente esemplare del metodo staliniano allora in voga. Lo
riportiamo per intero: Si vede da esso [il brano di Ajdukiewicz] che la valutazione data a suo tempo
del circolo di Vienna non aveva molto in comune con lo stato di cose essenziali. Ma poteva dare un
seguace della semantica idealistica, che [non] rifiuta sul serio il carattere idealistico del convenzionali smo radicale, una corretta critica dei suoi compagni ideologici? La posizione di una volta di Ajdukiewicz esprime solo quanto profondamente fosse invischiato nelle concezioni caratteristiche del neopositivismo [Schaf, 1952, p. 251].
32
Ci asteniamo dal riassumere quali siano, a parere di Schaf, le conseguenze pratico-sociali della
filosofia semantica di Ajdukiewicz in quanto facilmente immaginabili e non molto diverse da quelle
enumerate da Baczko nei riguardi di Kotarbiski.
33
Da Ajdukiewicz [1945, p. 22] viene dato il seguente esempio per illustrare la posizione del convenzionalismo moderato, che allincirca coincide con quella che viene difesa nellarticolo citato:

143

In ogni caso Ajdukiewicz con decisione spazza gli equivoci e dichiara nettamente che gi da tempo ha rinunciato alla dottrina delle lingue chiuse e connesse, facendo con ci cadere la tesi del convenzionalismo radicale con tutte le sue
conseguenze. E ci non avvenuto di recente, ma gi nel 1936 nel corso della discussione del III Congresso filosofico polacco a Cracovia.
Cade dunque la concezione dellapparato concettuale come sistema di significati della
lingua chiusa e connessa, cio della lingua che in qualche modo gi satura e non suscettibile di arricchimento, mentre rimane solo la concezione dellapparato concettuale
come sistema di significati delle espressioni di qualsivoglia lingua, sistema che pu essere allargato ed arricchito. Cade la concezione del quadro del mondo come sistema di
tutti gli asserti ai quali possibile pervenire servendosi di tutta la ricchezza dei dati
dellesperienza sulla base di una lingua chiusa e connessa e secondo le sue direttive. Rimane invece la concezione della prospettiva del mondo come insieme di asserti ai quali
possibile pervenire utilizzando pienamente i dati dellesperienza secondo le direttive
di una lingua aperta, cio tale da poter essere arricchita ed ampliata con nuovi significati. In relazione a ci stato cancellato tutto quanto detto sullesistenza di diferenti
quadri del mondo, dei quali nessuno sottoponibile a controllo da parte di coloro che
non condividano lapparato concettuale di questa lingua. Si cancella, dunque, la tesi
che nessuno e quindi nessun teorico della conoscenza, che deve in ogni caso basarsi
come ciascuno su un qualche apparato concettuale possa controllare e valutare qualsivoglia asserto di un arbitrario quadro del mondo, ma solo quello che stato costruito
grazie al suo proprio quadro concettuale. Cancellando la concezione della lingua chiusa anche cancellata la tesi ad essa legata del convenzionalismo radicale. [Ajdukiewicz
1953, p. 176]

Ci nonostante Ajdukiewicz sente il bisogno di rispondere punto per punto a


Schaf, sia perch cos ha lopportunit di precisare le concezioni a suo tempo sostenute, nel senso di rendere esplicito ci che allora stato taciuto e che forse stato causa delle incomprensioni del suo critico (ed in particolare la questione del si gnificato in cui la scelta dellapparato concettuale arbitraria ed in che senso non
lo ), sia perch vuole protestare contro le deformazioni che delle sue concezioni
Schaf ha operato, facendogli sostenere cose mai afermate [cf. ib., p. 177].
Per quanto riguarda il significato autentico con cui bisogna intendere la libert di scelta dellapparato concettuale, Ajdukiewicz distingue due modi di intendere tale libert: come assenza di condizionamenti causali e come possibilit di scePrendiamo, ad esempio, la parola ruscello. Il significato colloquiale di questo termine ci fornisce un
metodo che ci permette, sulla base dei dati sperimentali che abbiamo quando vediamo dellacqua che
scorre, di decidere in molti casi se dobbiamo o no chiamare questacqua col nome di ruscello. La Vistola a Varsavia non pu esser chiamato ruscello, se dobbiamo prendere questo termine nel suo usua le significato; la Vistola alle sue fonti, daltra parte, pu ben esser chiamata senza alcun dubbio ruscello. Quando tuttavia seguiamo il corso della Vistola dalle sue fonti troveremo dei luoghi dove non sare mo pi in grado di decidere se l la Vistola sia ancora un ruscello o non lo sia pi. Possiamo in tali po sti misurare la profondit e la larghezza della Vistola, ma questo non ci sar daiuto nel decidere sulla
domanda: la Vistola in questo posto un ruscello oppure no? Se tuttavia ci mettiamo daccordo sul
fatto che con ruscello intendiamo fusso dacqua la cui larghezza media annuale eguale a tot metri
e la cui profondit di tot metri, allora le precedenti difficolt svaniranno; sulla base dei dati dellesperienza saremo in grado di decidere in ogni luogo lungo il corso della Vistola se l essa un ruscello
o no.

144

gliere questo o quellaltro apparato concettuale in considerazione del problema


relativamente al quale tale scelta deve compiersi e per risolvere il quale entrambi
possono andar bene (cos come, ad esempio, non ha importanza quale unit di
misura si sceglie per misurare una distanza). Ebbene, nel parlare di libert di scelta dellapparato concettuale
[] mai ho avuto in mente una libert nel senso di assenza di condizionamenti causali.
La scelta dellapparato concettuale causalmente condizionata dallambiente umano
nel quale cresciamo e ci formiamo. [] Non abbiamo voluto afatto afermare che forgiamo il nostro apparato concettuale a nostro arbitrio, in base alle nostre idiosincrasie.
La libert di scelta dellapparato concettuale lintendiamo nel secondo significato, e
cio come assenza di determinazioni di tale scelta relativamente alle circostanze del
compito che ci poniamo. [Ib., p. 178]

Ovviamente, fin tanto che non si precisano quali siano i compiti che ci si pone
nellindagine, per realizzare i quali scelto lapparato concettuale, allora lafermazione di tale libert non possiede ancora un senso preciso. E quando il convenzionalista radicale e Schaf si contrappongono, hanno davanti agli occhi compiti diversi nel quadro dei quali tale scelta compiuta. La diferenza dovuta al
fatto che quando Ajdukiewicz scriveva i suoi saggi sul convenzionalismo radicale
evitava di definire il rapporto di designazione esistente tra nomi e designati, il
rapporto di corrispondenza esistente tra asserti o giudizi e realt in base al quale
era possibile parlare di verit dellasserto. Insomma, per paura delle note antinomie, Ajdukiewicz non adoperava il concetto di relazione semantica, ed in particolare i concetti di designazione e verit. Viceversa Schaf non vede alcuna difficolt
nelladoperare concetti semantici. Cos, mentre Ajdukiewicz si poneva il problema della libert di scelta solo nel contesto del compito assai generale di formare
un qualsivoglia quadro del mondo, invece Schaf che non vede alcuna difficolt
nel concetto di verit riferisce questa libert al compito ben pi ristretto di formare un quadro del mondo vero [cf. ib., pp. 179-80].
Una volta precisato il senso di alcune sue afermazioni, Ajdukiewicz passa a
mettere in luce le deformazioni subite dal suo pensiero nella esposizione fattane
da Schaf. Cos, ad esempio, questi conclude dalla possibilit di cambiare i quadri
del mondo alla possibilit tout court di cambiare il mondo, identificando con ci
mondo e quadro del mondo [cf. ib., pp. 180-2]. Egli ripete la stessa operazione con lattribuire al termine vero un significato del tutto estraneo alle intenzioni di Ajdukiewicz, che ancora non utilizzava categorie semantiche e quindi si
serviva di esso solo per descrivere il modo in cui esso viene usato allinterno di un
dato linguaggio ed in base a certe regole. Solo attraverso tale reinterpretazione
dei termini usati dal convenzionalista radicale e il surrettizio cambiamento del
loro significato stato possibile a Schaf accusare Ajdukiewicz di idealismo, soggettivismo, volontarismo e cos via 34.
Affinch potesse meritare il nome di soggettivismo e di negazione del materialismo, il convenzionalismo doveva afermare qualcosa sul mondo e non solo sui quadri del mondo. Il convenzionalismo radicale si limita nelle sue afermazioni a parlare solo dei quadri del mondo. Abbiamo visto per tanto che il prof. Schaf in modo totalmente arbitrario trasforma le afermazioni che il convenzionali34

145

Concludendo, Ajdukiewicz riaferma la validit delle sue posizioni e linfondatezza delle critiche di Schaf sostenendo che, specie nel modo in cui afronta il
problema dellidealismo, il proprio approccio non in contraddizione con quello
adoperato dai marxisti, ma solo diverso. Resta il fatto pi importante che egli e i
marxisti lottano contro lo stesso avversario:
Allo stesso modo di come fa il materialismo sostengo infatti una visione del mondo su
basi razionali, e non irrazionali, e non voglio sostenere una concezione del mondo basata sulla rifessione sulla conoscenza, come vogliono fare alcuni filosofi contemporanei, ma desidero fondarla sullempirismo, sullesperienza e sulla pratica basate sulla ricerca della realt, il cui pi alto frutto costituito dalla scienza appunto come fa il
materialismo. [Ib., p. 191]

Ma tale oferta di alleanza, pur nella diversit, che qualche anno prima avrebbe
fatto considerare Ajdukiewicz un compagno di strada dei marxisti, viene decisamente respinta da Koakowski, che nega la possibilit di conciliare convenzionali smo (per lui infatti, cos come per Schaf, Ajdukiewicz mai ha mutato le sue tesi
convenzionalistiche) e marxismo ed anzi la reputa fatale [cf. Koakowski 1953, p.
372]. Analogamente Schaf, nella sua replica, ribadisce le sue accuse ed in particolare la tesi che Ajdukiewicz riduce i problemi epistemologici alla sintassi logica del
linguaggio. In chiusura di articolo sottolinea limportanza della discussione non sta
tanto nellaver fatto s che i criticati cambiassero le loro erronee concezioni, bens
nellaver gettato luce sulla filosofia della scuola di Leopoli-Varsavia e nellaverne ridimensionato il mito presso le generazioni pi giovani [cf. Schaf 1953, p. 222-3].
2.2.4. Il senso di una disputa
Ovviamente la polemica con la scuola di Leopoli-Varsavia non si limita alla diretta critica dei suoi rappresentanti principali, ma si preoccupa anche di afrontare temi e discipline che ne subirono pi o meno linfuenza. il caso dellesame
che delletica contemporanea polacca viene fatto da Fritzhand, in particolare delle concezioni di Tatarkiewicz, di Czeowski e di Maria Ossowska [cf. Fritzhand
1952]. Tatarkiewicz viene criticato per il fatto che i valori morali sono da lui trattati come dati diretti forniti nellintuizione, posizione questa che simile a quella
di Czeowski, anche se questi cerca di fornir loro una illusoria veste empirica. A
tali posizioni di etica individualistica, che elabora concezioni sulluomo in genesmo radicale fa sui quadri del mondo in afermazioni sul mondo. Per cadere sotto laccusa di relativismo e di negare la teoria della verit oggettiva, era necessario che il convenzionalismo radicale enun ciasse qualche asserto sulla verit e non solo sul modo di usare il termine vero nella lingua polacca.
Abbiamo visto che il prof. Schaf mette in bocca al convenzionalismo radicale una definizione di veri t ad esso totalmente estranea e confonde questa definizione con la regola riguardante il modo di usa re il termine vero. [] Mi sembra pertanto che le valutazioni espresse dal prof. Schaf facciano riferi mento non al convenzionalismo radicale, ma ad una sua caricatura. [] Il convenzionalismo radicale
non sostiene tesi idealistiche n conduce ad esse nelle sue conseguenze. Ne trae conseguenze idealistiche invece chi non si serve dei termini nei quali questa dottrina stata formulata conformemente
alle loro definizioni, ma si insinua in essi ed opera come avvenuto lievi cambiamenti al loro sen so [Ajdukiewicz 1953, pp. 185-6].

146

rale, su di una moralit sopraclassista conoscibile e sostenibile sulla base di un


qualche senso morale, viene da Fritzhand contrapposta la morale marxista.
Molto pi spazio viene dedicato allanalisi delle concezioni di Maria Ossowska,
tacciata di piatto positivismo in quanto essa distingue letica dalla scienza della
morale, ritenendo la prima frutto di speculazione metafisica. Letica dovrebbe abbandonare i giudizi di valore e limitarsi a quelli descrittivi e quindi costruire definizioni analitiche richiamandosi alle nostre percezioni riguardanti ci che ritenuto morale in un dato ambiente. Ma per Fritzhand il metodo della Ossowska
macchiato di soggettivismo in quanto analizza non la realt oggettiva ma le concezioni soggettive che si hanno di questa realt [cf. ib., pp. 157-9]. Infine il legame
tra la Ossowska e la scuola di Leopoli-Varsavia la fa cadere sotto le solite accuse:
applica la semantica idealistica, riduce i problemi a questioni di linguaggio ecc.
[cf. ib., p. 160].
Tatarkiewicz oltre ad essere criticato per le sue concezioni etiche, venne anche attaccato violentemente da T. Kroski per il modo in cui afronta la problematica filosofica nel suo ben noto manuale [cf. Kroski 1952; Tatarkiewicz 1950].
In esso, non esaminando le concezioni dei filosofi come forma di coscienza sociale, non vedendo ad esempio il reciproco legame tra le concezioni epistemologiche di un dato pensatore e la sua posizione sociale e politica, Tatarkiewicz riduce i fenomeni della storia della filosofia ad un paio di discipline
[Kroski 1952, p. 225], delle quali vengono analizzate solo le somiglianze e le differenze formali, riducendo la storia delle diverse concezioni ad una pura filiazione di idee [cf. ib., p. 262]. E cos via su questo tenore.
La polemica si chiude nel 1954, quando Schaf fornisce una valutazione complessiva dellintera vicenda e del suo posto nel quadro dellevoluzione della filosofia polacca e del pensiero marxista nella Polonia del dopoguerra [cf. Schaf 1954].
Dopo aver con soddisfazione constatato che lattivit pubblicistica della filosofia
borghese quasi del tutto venuta meno [ib., p. 13], fa notare come le opere marxiste si siano prevalentemente concentrate su temi legati alle opere di Stalin riguardanti la linguistica che, mettendo al centro dellinteresse degli studiosi marxisti i problemi del rapporto tra linguaggio e pensiero, hanno permesso di lottare
contro le infuenze neopositivistiche; in tale campo grande rilevanza ha rivestito
appunto la critica alle posizioni della scuola di Leopoli-Varsavia, critica che viene
ritenuta come uno dei pi importanti contributi allo sviluppo della filosofia [cf.
ib., p. 14]. Ma nella tensione di portare avanti tale compito si sono commessi alcuni errori: si indebolita la critica contro gli avversari pi pericolosi che hanno
uninfuenza sociale pi rilevante: la filosofia cattolica, il nazionalismo ed il socialdemocraticismo; si inoltre trascurata la critica agli indirizzi filosofici borghesi su scala internazionale, non s sviluppata la ricerca sulla teoria della conoscenza e sulla dialettica, nulla si fatto nel campo della filosofia della logica (per cui
permane sulla logica polacca linfuenza della tradizione neopositivistica) [cf. ib.,
p. 29] e per la difusione della concezione del mondo marxista tra le grandi masse
popolari e, infine, non s coltivata la storia del marxismo in Polonia. Cos, ad
esclusione della polemica con la scuola di Leopoli-Varsavia, non s nei fatti rea 147

lizzato nessuno dei compiti assegnati nel 1951 dal I Congresso della scienza polacca. Unico bilancio positivo in campo pedagogico: la creazione di ambienti filosofici adatti alla formazione marxista dei giovani. Insomma, con questo articolo
Schaf chiude la polemica con la scuola di Leopoli-Varsavia e sposta il bersaglio
sulla filosofia cattolica, ritenuta lavversario pi importante e socialmente pi infuente.
Daltra parte questo comprensibile: mentre da un punto di vista istituzionale
il Partito era riuscito a pervenire al controllo dei principali istituti di cultura supe riore, anche mediante la fondazione di nuovi organismi (lIstituto di scienze sociali presso il CC del PZPR, il dipartimento di filosofia delluniversit di Varsavia,
il Comitato filosofico della Accademia polacca delle scienze e la stessa rivista
Myl Filozoficzny) ed era riuscito a formare una nuova generazione di intellettuali
marxisti, invece in campo sociale era la Chiesa cattolica ad avere ancora una infuenza preponderante. La filosofia cattolica, ad es., poteva contare su istituti di
cultura universitaria di grande prestigio: luniversit di Lublino, nonch seminari
ed accademie teologiche (a Cracovia e Varsavia). Inoltre, la scuola di Leopoli-Varsavia poteva contare solo sul prestigio della sua tradizione e dei suoi intellettuali,
ma era priva di una base materiale di potere; al contrario, la Chiesa cattolica, bench intellettualmente meno prestigiosa, aveva una base materiale di potere ed un
radicamento sociale che ne faceva lavversario pi pericoloso del Partito comunista nel suo tentativo di egemonizzare ideologicamente oltre che politicamente
ed economicamente lintera societ polacca. Ecco allora che Schaf, convinto di
aver debellato la prima, pensava fosse ora giunto il momento di attaccare la seconda.
Ma per una valutazione complessiva di tale vicenda non sufficiente porsi il
problema di chi avesse ragione, di vedere se le critiche fossero motivate o no, se
deformassero o meno le posizioni dellavversario e cos via. Abbiamo, daltra parte, gi nel corso della nostra esposizione, fatto rilevare i punti in cui pi evidente il fraintendimento operato dai critici marxisti. invece opportuno interrogarci
sul senso complessivo della vicenda, sia in relazione allo sviluppo della cultura filosofica polacca, sia pi in generale nel contesto del dibattito tra filosofia scientifica e marxismo. La vicenda da noi esaminata, infatti, costituisce lunico caso
nella storia del marxismo in cui questo s trovato a confrontarsi, in modo diretto
e con interlocutori capaci di replica, con una tradizione filosofica appartenente al
grande ceppo dellempirismo scientifico contemporaneo.
Per quanto riguarda alcune caratteristiche generali del tipo di critiche mosse,
salta subito agli occhi come lo sforzo pi evidente dei critici marxisti sia stato
quello di ricondurre la scuola di Leopoli-Varsavia allinterno del neopositivismo,
come una sua semplice variante, a sua volta interpretando questultimo come la
continuazione dellempiriocriticismo di Mach e Avenarius, coniugato al convenzionalismo ed allatomismo logico di Russell e Wittgenstein; insomma, nientaltro
che una variante dellidealismo soggettivo. La basi teoriche per questa riduzione
sono contenute nellopera di Schaf sulla teoria della verit [cf. Schaf 1951b]. Qui
viene articolata nella sua piena estensione la discriminazione tra filosofia mate148

rialista e filosofia idealista: il materialismo autentico solo il materialismo dialettico come formulato da Marx, Engels, Lenin e Stalin, giacch ogni altra forma di
materialismo comunque compromessa con lidealismo (come abbiamo visto, il
caso anche di Kotarbiski) e quindi deve essere inclusa nel campo di questultimo. Lidealismo pu essere oggettivo e soggettivo: al primo sono ricondotte le filosofie di Husserl, il neohegelismo ed il neotomismo; al secondo (in ultima analisi
identificato con le posizioni di Berkeley e Hume) ridotta ogni forma di intuizionismo, di positivismo, di solipsismo ecc. Varianti interne del positivismo sono
lempiriocriticismo, il convenzionalismo, il pragmatismo ed il neopositivismo [cf.
ib., pp. 211-3]. Dato questo schema interpretativo dellintera storia della filosofia
facile individuare il significato ideologico del neopositivismo. Esso non altro che
la continuazione dellempiriocriticismo, del convenzionalismo e del pragmatismo, anche se il suo idealismo oscurato dalla nebbia antimetafisica e scientifica [ib., p. 332]. Certo, Schaf ammette che in esso vi sono delle diferenziazioni
e che ha subito una certa evoluzione; in particolare distingue le tre fasi dellatomismo logico, della sintassi del linguaggio e della semantica, ma queste diferenze sono secondarie in quanto per le cose principali esso una dottrina filosofica
unitaria, che ha la sua caratteristica principale nella subordinazione del sapere al
punto di vista dellidealismo soggettivo [ib., p. 334]. Sicch, visto che v un rapporto diretto tra neopositivismo e convenzionalismo, facile vedere in Ajdukiewicz la realizzazione pi completa del programma neopositivistico, in perfetta
continuit con esso [ib., p. 335].
Questa assimilazione tra neopositivismo e scuola di Leopoli-Varsavia (fatta
anche da Ingarden) fa scomparire quasi del tutto gli elementi di originalit e novit di questultima. Era, daltra parte, questo uno dei compiti che ci si prefiggeva
per combatterne il mito ed il fascino agli occhi della nuova generazione. In parti colar modo viene fatta cadere quasi del tutto la diferenza tra sintassi logica del
linguaggio ed analisi semantica, dimenticando il fatto che nessuno in Polonia tra
gli aderenti alla scuola ha mai accettato la prospettiva elaborata da Carnap nella
sua Sintassi logica del linguaggio. Abbiamo gi parlato della critica di ukasiewicz
a Carnap ed abbiamo visto anche come Ajdukiewicz avesse stigmatizzato la confusione fatta da Schaf tra sintassi e semantica. Tale confusione stata a sua volta il
tramite per passare sotto silenzio il realismo sempre sostenuto allinterno della
scuola, in modo da avallare la tesi dellidealismo [su ci cf. Jordan 1963, pp. 202-5].
Lincapacit di apprezzare pienamente tale diferenza, e non solo di enunciarla per poi dichiararla fittizia, evidente quando Schaf individua nel neopositivismo la diferenza tra fase sintattica e fase semantica e descrive limportanza dellinfuenza di Tarski su Carnap. Sebbene le opere di Carnap scritte durante e dopo
la guerra contengano nuove formulazioni, nondimeno esse non mutano essenzialmente il punto di vista fondamentale del neopositivismo in quanto si rivelano solo come una nuova e pi complessa veste del vecchio idealismo di Carnap. La filosofia semantica la continuazione della linea di sviluppo del neopositivismo [Schaf 1951b, pp. 363-4]. La distinzione tra verit fattuale e verit logica
fatta da Carnap potrebbe far credere che egli accetti la concezione classica della
149

verit, ma le cose stanno diversamente [cf. ib., pp. 365-6]: manca laggettivo obiettivo al termine verit e a quello di realt, la quale ultima finisce per
coincidere col dato. E Schaf finisce per afermare che il sistema semantico
un prodotto convenzionale in quanto Carnap continua a ritener valido il principio di tolleranza [cf. ib., p. 367]: Schaf crede, infatti che tale principio che
per Carnap si riferisce alla scelta del calcolo, della struttura formale si applichi
anche alla interpretazione semantica di questultimo, sicch, dato un calcolo,
possiamo poi liberamente interpretarlo, fornirgli un modello qualsiasi che sia
vero. Inoltre un calcolo ovviamente interpretabile con oggetti di natura diversa
(aventi, nella terminologia di Carnap, forme di esistenza diverse): possono essere sia oggetti reali, come anche insiemi, numeri, relazioni e cos via, purch
soddisfino il modello. Ma per Schaf, il fatto che la forma di esistenza non coincida con la realt oggettiva, ma sia solo il designato del segno, apre la porta allidealismo! E cos via35.
Quindi non si tratta tanto del fatto che mancata la consapevolezza della differenza tra semantica e sintassi, quanto del fatto che, con argomenti assai deboli
e speciosi, si voluto comunque ricondurre la prima alla seconda e quindi allidealismo. E ci la conseguenza del fatto che bisognava comunque dimostrare
che le diferenze tra le diverse filosofie borghesi, come anche le diferenze nello
sviluppo filosofico di un singolo autore, sono solo apparenti. La sostanza sta nellantimaterialismo e quindi nellidealismo. Tutta la filosofia contemporanea ridotta ad ununica dimensione; cos anche le filosofie di Carnap ed Ajdukiewicz
sono ricondotte, ignorandone lo sviluppo interno, alla loro formulazione sostanziale, che sempre la medesima: lidealismo.
Ovviamente lidealismo, come lo Spirito, ha diverse incarnazioni, molteplici
epifanie: si mostra sotto le spoglie dellempiriocriticismo, del convenzionalismo,
del positivismo, dellintuizionismo, della teoria degli oggetti di Brentano e Twardowski, del neotomismo, come anche del materialismo di Kotarbiski. Cos come
il diavolo pu assumere anche le vesti di un angelo per ingannare e tentare il peccatore, allo stesso modo lidealismo, arma filosofica della borghesia idealista e
reazionaria, pu assumere le vesti della filosofia scientifica, servirsi della logica,
spargere nebbia antimetafisica e utilizzare la teoria classica della verit per ce35
Ultimo esempio senza commento: Finalmente vi ancora un aspetto della semantica di Carnap
che conduce direttamente, nonostante tutte le assicurazioni e spiegazioni neopositivistiche, a teorie
metafisiche. Carnap conserva anche nel periodo semantico le proposizioni atomiche, riprese da
Wittgenstein e da Russell. Dalla combinazione delle proposizioni atomiche risulterebbero le proposizioni molecolari, e finalmente la c.d. descrizione dello stato di cose. Le proposizioni atomiche si ricollegano alle forme di esistenza: la loro verit dipende dallaccordo con le forme di esistenza. La
verit delle proposizioni molecolari funzione della verit delle proposizioni atomiche di cui esse risultano. Le descrizioni dello stato di cose nascono come disposizioni di proposizioni atomiche. Poi ch le disposizioni delle proposizioni atomiche possono essere diverse, anche le descrizioni possono
esserlo: esse corrispondono, come dice Carnap in Meaning and Necessity, al mondo possibile di
Leibniz, con la limitazione, per, che c una sola descrizione vera, e questa la classe delle proposizioni atomiche vere. Sulla base di questa concezione si sviluppa la definizione della proposizione logi camente vera come proposizione vera in tutte le descrizioni possibili, ossia in tutti i mondi possibi li. Tutto questo pura metafisica, che deriva del resto dallidealismo dei presupposti che stanno alla
base della semantica carnapiana [Schaf 1952, p. 370].

150

lare i propri intenti e quindi corrompere le masse.


In ci sta la particolare pericolosit della scuola di Leopoli-Varsavia, che spiega
il perch di una lotta cos dura contro di essa. Ci si evince indirettamente da quanto aferma Schaf a proposito del neopositivismo (non dimentichiamo che quella
una filiazione di questultimo): esso lavversario pi subdolo perch non apertamente idealista, travestendosi da filosofia scientifica. Le altre filosofie (la cattolica,
la fenomenologia, lintuizionismo e la filosofia dellimmanenza), appunto perch
pi scopertamente nemiche del materialismo e reazionarie, sono avversari pi deboli, pi facilmente attaccabili [cf. ib., pp. 212, 336]. Skolimowski ha spiegato questa
polemica antianalitica che contrastava singolarmente con la mancata critica delle
posizioni neotomiste della filosofia cattolica, che continuava ad avere posizioni di
forza nella cultura polacca sulla base appunto della vicinanza dei due movimenti
e del timore da parte marxista di possibili infezioni:
Non esistevano ponti tra filosofia cattolica e marxismo, e proprio per ci non vera timore
di una infuenza della filosofia cattolica sul marxismo. Invece, con la filosofia analitica vi
erano molti punti di convergenza, e allo scopo di prevenire una infezione del marxismo le diferenze erano enfatizzate ed iper-enfatizzate [Skolimowski 1967, p. 214].

E tanto pi Kotarbiski ed Ajdukiewicz si sforzavano di far vedere la fungibilit delle proprie posizioni per il marxismo o la loro conciliabilit con le sue tesi
fondamentali, tanto pi diventavano avversari pericolosi. paradossale, fa rilevare A. Koakowski [1980, pp. 69-71], che lattacco pi duro venga diretto proprio
contro potenziali alleati, contro la tendenza filosofica che nella Polonia di allora
era la pi progressista e di sinistra; e spiega tale paradosso col fatto che si scon travano due miti: quello della scuola e quello marxista, miti che traggono la loro
origine non allesterno (a Vienna o a Mosca) ma afondano nella stessa storia culturale della Polonia.
Ma era solo un problema di salvaguardia della purezza del marxismo contro
le possibili infezioni? Era solo lo scontro tra tradizioni filosofiche? Era solo il
frutto di cecit ideologica e di un atteggiamento dogmatico? In realt i toni della
polemica, la chiara incapacit o mancanza di volont nel capire le posizioni dellavversario, il voler ad ogni costo rimarcare le diferenze e richiedere una resa
senza condizioni, tutto ci suscita limpressione che a scontrarsi non fossero in
efetti due posizioni intellettuali, ma due gruppi di potere, due comunit scientifiche che lottano per legemonia intellettuale, dove un paradigma che non detiene
legemonia (quello marxista) vuole scalzare un secondo paradigma ormai assestatosi e che controlla cattedre, riviste ed difuso in tutte le universit. Cos, alle
misure amministrative tese al controllo di riviste, case editrici e nuove istituzioni
culturali, necessario affiancare una battaglia ideologica che miri a delegittimare
il nemico col metterne in luce gli aspetti pi reazionari e filosoficamente inaccettabili, attraverso una reductio ad absurdum delle sue tesi che le screditi di fronte alle nuove generazioni. Solo questa lotta per legemonia intellettuale, che si inquadra nel processo di totalitarizzazione della societ polacca del tempo mirante
al controllo di sempre pi vasti settori della realt sociale, pu spiegare la durezza
dellattacco e la rigidezza delle posizioni marxiste.
151

Quindi, per riprendere un discorso prima lasciato a met, non solo lotta tra atteggiamento dogmatico ed atteggiamento critico come caratteristiche prioritarie
che motivano lorigine e la natura della controversia, ma anche lotta tra due paradigmi per la conquista del potere intellettuale. Il fatto che poi uno di questi avesse alle proprie spalle il potere dello Stato e lautorit della codificazione del marxismo operata in Unione sovietica, faceva s che esso assumesse le vesti del dogmatismo, cio di una filosofia la cui verit dovesse esser solo annunciata e non dimostrata e la cui definitivit non poteva nemmeno tollerare la cautela scientifica
di un Kotarbiski e quindi ammettere di esser considerata una ipotesi scientifica.
Ma con ci si era andati molto lontani dalle caratteristiche che possedeva il
marxismo polacco prima della sua istituzionalizzazione. Il marxismo proposto e
fatto proprio dalla intelligencja comunista non era n pi n meno che limportazione delle elaborazioni sovietiche: non un caso, allora, che siano mancate le
ricerche storiche sul marxismo polacco come lamentava lo stesso Schaf. Si comincer a valorizzare la tradizione polacca marxista solo quando comincer la
fase della destalinizzazione e quando muter anche latteggiamento nei confronti
della tradizione analitica. Ed significativo che la prima storia del marxismo polacco nascer proprio dallambiente di Pozna [cf. Dziamski 1973].
2.3 Lincontro tra marxismo e tradizione analitica
Nel bilancio fatto alla fine della polemica, Schaf non poteva fare a meno di
constatare il fallimento del principale scopo propostosi: nessuno degli aderenti
alla scuola di Leopoli-Varsavia aveva minimamente cambiato le proprie opinioni
e lunico efetto tangibile della discussione era stato quello di definire esattamente le reciproche posizioni ed i punti in cui linconciliabilit tra i due indirizzi era
irriducibile [cf. Schaf 1954, p. 14]. Se ne traeva, pertanto, la conseguenza della
inutilit di continuare ulteriormente il dibattito. Ma, il caso di ricordare, tale
valutazione di Schaf avviene gi in condizioni politiche mutate, dopo la morte di
Stalin (5 marzo 1953) quando gi cominciano ad avvertirsi da pi parti gli accenti
autocritici sul modo in cui era stata condotta in passato la polemica contro gli indirizzi filosofici non marxisti.
Unico marxista che nella valutazione della problematica scaturente dalla elaborazione del neopositivismo aveva assunto una posizione non dogmatica, di discussione argomentata che entrava nel merito delle principali tesi, fu Roman Suszko (1919-1979). Un suo articolo [cf. Suszko 1952] significativo in quanto stato
il primo esempio nel secondo dopoguerra di atteggiamento marxista nei confronti della tradizione analitica che si pone con essa sul piano di un confronto costruttivo che, pure nel dissenso, evita la demonizzazione e la riduzione allassurdo delle tesi dellavversario. In esso lautore non vuole discutere le concezioni filosofiche del neopositivismo, ma limitarsi ad una sua critica sul terreno della logi ca formale e dei fondamenti della matematica [cf. ib., p. 140]. Per il resto Suszko,
152

da buon marxista, condivide le tesi di fondo del materialismo dialettico nei confronti del neopositivismo (e ne stigmatizza pertanto le tendenze idealistiche, lo
scientismo e lastoricismo); ma totalmente diverso sia il tono della critica, sia
anche il modo di afrontare le questioni, nelle quali si cerca di penetrare dallinterno, conoscendone la problematica:
La lotta al positivismo logico, senza perdite nel campo del patrimonio positivo della logica formale e della teoria dei fondamenti della matematica, non compito per un volenteroso taglialegna ma per un intero collettivo di sobri intenditori del tessuto vivo
della scienza, nel quale afonda un tumore pericoloso [ib., p. 141].

Manca del tutto, inoltre, ogni rigida ed automatica connessione tra critica filosofica e critica politico-sociale. Proprio Suszko, non filosofo ma logico e matematico di formazione, rivestir, con le tesi di carattere epistemologico sullo sviluppo
della scienza in seguito elaborate, una non secondaria rilevanza nella formazione
del gruppo di studiosi della scuola di Pozna, presso la cui universit egli inse gn. Rimandando al successivo capitolo lanalisi di questo punto, ci che qui interessante sottolineare come gi in pieno periodo stalinista e nel contesto di un
duro confronto tra marxismo e tradizione analitica, sia stato Suszko a continuare
il marxismo nello spirito della tradizione di Krzywicki, Kelles-Krauz, Brzoowski
ed Abramowski.
Per quanto riguarda la scuola di Leopoli-Varsavia, dunque, lattacco non riusc, sia perch ai pi significativi rappresentanti del movimento analitico fu sempre concesso di difendersi pubblicamente, sia per la sostanziale tolleranza del
marxismo polacco, che non adoper per sconfiggere i propri avversari misure amministrative (come invece avvenne altrove).
Che i tempi, daltra parte, stessero cambiando lo si avverte con chiarezza dal
mutamento di atteggiamento da parte dei marxisti circa il problema dei rapporti
tra logica formale e dialettica. Dopo la critica alla logica formale avvenuta nel cor so degli anni 1946-1948, cui abbiamo gi accennato, tale argomento non era stato
pi sollevato e la scena fu occupata dalla polemica con la scuola di Leopoli-Varsavia, che per non riguardava questa questione. Tuttavia dietro le quinte qualcosa
si muoveva e lentamente i filosofi marxisti cambiavano opinione circa i rapporti
tra dialettica e logica formale.
Tale nuovo atteggiamento venne alla luce nel 1955 quando W. Rolbiecki riavvi la discussione con un articolo in cui negava che ci fosse confitto tra dialettica
e logica formale e che potesse esistere una logica formale dialettica, anche se poi
criticava il modo di afrontare tale problematica da parte di Twardowski e di Ajdukiewicz: riteneva che essi avessero ridotto la contraddizione ad un piano linguistico, eliminandola solo convenzionalmente, mentre per lui essa ha origine
non tanto nella natura reale degli oggetti, ma nel carattere stesso del processo
della conoscenza [cf. Rolbiecki 1955].
Ma la discussione vera e propria inizi ancora una volta con un articolo di
Schaf, che in precedenza aveva guidato il fronte dei critici alla logica formale. In
esso gi chiaramente visibile il nuovo clima culturale successivo alla morte di
Stalin e che ha visto la fine delle ostilit contro la scuola di Leopoli-Varsavia e li 153

nizio del processo di graduale riavvicinamento di una parte consistente dellintellettualit marxista alle posizioni della filosofia scientifica e agli avversari di
un tempo.
Nel suo articolo sulla dialettica Schaf [1955, pp. 30-1] individua nellinterpretazione del movimento e del mutamento la principale fonte della tesi che tra logica formale e dialettica esista unantitesi. Tuttavia, se si analizza la questione pi
attentamente alla luce dei classici, sostiene, il problema sembra complicarsi in
quanto sia in Engels che in Stalin v almeno il tacito riconoscimento del principio logico di contraddizione: se in una polemica viene individuata una contraddizione nelle tesi dellavversario di per s evidente la loro falsit. Ma se si rico nosce il principio di contraddizione, almeno in una certa sfera, tuttavia poi si afferma che esso vale solo per lanalisi delle cose in riposo. Cos Plechanov aveva
sostenuto lesistenza di una doppia logica, quella formale valida nellanalisi del le condizioni di riposo delle cose e quella dialettica, da applicare ai processi, sia
naturali che storici. La prima non sarebbe altro che un caso particolare della seconda.
Ma, aferma Schaf, questa tesi non trova riscontro n nellesperienza, n nella
scienza, in quanto in esse ci sforziamo sempre di rispettare il principio di contraddizione e del terzo escluso. Lorigine della contrapposizione tra le due logiche
va ricercata nella equivocit con cui nella letteratura marxista si usa il termine
contraddizione. Infatti, in alcuni casi non si vuol dir nullaltro che le cose e i fenomeni sono in possesso di un struttura polare, individuabile empiricamente,
grazie alla quale la contrapposizione tra forze e tendenze contrarie lorigine del
movimento e dello sviluppo. Ma una cosa la polarit, la contrariet, la contrapposizione di forze o addirittura lesistenza di due aspetti diversi in un oggetto,
unaltra invece la contraddizione della quale parla la logica formale. Nella confusione fatta da Hegel tra antitesi intesa col significato di contrariet ed antitesi
come contraddizione logica, va ritrovata lorigine degli equivoci poi ereditati in
campo marxista, col far uso del termine contraddizione per indicare indiferentemente i due concetti (ad esempio, quando si parla delle contraddizioni dellordine sociale capitalistico, delle contraddizioni di classe, ecc.) [cf. ib., pp. 33-5].
Cos, se si analizza accuratamente il movimento, si vede che del tutto errato
parlare per esso di contraddizione oggettiva, supponendo che un corpo si trovi
contemporaneamente in due luoghi diversi. Richiamandosi esplicitamente a ukasiewicz, ma ancora pi avendo presente larticolo di Ajdukiewicz [1948, pp. 90106] su cambiamento e contraddizione pubblicato su Myl Wspczesna (cui poi
daltra parte si richiamer nel rispondere a adosz), Schaf [1955, p. 44] arriva alla
conclusione che del movimento, come anche dello stato di quiete, dobbiamo
parlare in modo libero da contraddizioni.
Questo articolo segna il dividersi del fronte dei marxisti polacchi in due gruppi: quelli che solidarizzano con Schaf (tra questi hanno particolare importanza
Helena Eilstein che interviene nella discussione con un lungo articolo in due
parti [cf. Eilstein 1956a, 1956b] e Maria Kokoszyska [1955]) e i sostenitori dellortodossia, capeggiati da adosz (cui si associa poi anche Rolbiecki), nella so154

stanza abbastanza isolati scientificamente e poco numerosi, che ribadiscono la


tradizionale concezione della dialettica, per cui solo la contraddizione logica
stricto sensu fa s che avvenga il movimento ed il cambiamento. E, paradossalmente, adosz [1955, p. 106] sostiene che le concezioni di Schaf sono il risultato
dellancora esistente infusso neopositivistico in Polonia, accomunandolo cos
alle posizioni di Ajdukiewicz.
Cos Schaf, che prima era stato lalfiere della lotta al neopositivismo, ora viene
accusato di esserne fautore! Niente pi che questa circostanza indica il mutamento del clima intellettuale. Ci si evince, ancor pi che nelle risposte di Eilstein e
Kokoszyska a adosz, che si mantengono sul piano dellaccurata demolizione
concettuale delle tesi dellavversario, nella replica dello stesso Schaf. In questa
oltre a ribadire con decisione le proprie concezioni, per cui nettamente aferma
che o falsa la logica formale o falso il principio della contraddizione oggettiva
del movimento. Hic Rhodus, hic salta! [Schaf 1957, p. 60], Schaf svolge alcune
rifessioni sullerrato modo di condurre la discussione da parte di adosz, che gli
ha fatto una penosa impressione [ibid.]. questa non solo una critica a adosz,
ma anche una rifessione autocritica, specie quando aferma che fino a poco tempo fa nelle discussioni ideologiche regnavano costumi poco edificanti, soprattutto
per il fatto che sono state usate come arma dintimidazione parole dordine
come oggettivismo, astrazione accademica, inasprimento della lotta ideologica e simili [ib., pp. 60-1]. anche lamara constatazione del fatto che finora si
era proceduto per etichettature, commettendo delle vere e proprie sciocchezze, e
considerando nella discussione il criticato non un interlocutore, ma un imputato,
appunto come ora si sente Schaf sotto la critica di adosz. E riferendosi allaccu sa mossagli di neopositivismo, Schaf osserva che il termine neopositivismo
viene usato nel senso di una parola ingiuriosa [ib., p. 62]: larticolo di adosz costituisce un esempio negativo del modo di condurre la discussione che ha ra dici
nel dogmatismo e dottrinarismo predominanti ancora fino a poco tempo fa negli
ambienti marxisti [ibid.].
, come si vede, una implicita sconfessione dellatteggiamento assunto nei
confronti della scuola di Leopoli-Varsavia ed insieme il riconoscimento esplicito
dei meriti di questultima. anche lavvio di una rinnovata attenzione verso la logica e lepistemologia.
La discussione36 chiusa da questa replica, che segna lafermarsi della concezione sostenuta da Schaf (anche se gli ortodossi in seguito sempre continueranno a sostenere le proprie concezioni, ma in posizione di minoranza), s da essere
accolta anche nei manuali ufficiali di marxismo-leninismo polacchi scritti per i
corsi universitari [si veda, ad esempio AA.VV. 1970, pp. 292-3].37
In questo periodo inoltre evidente la rinascita della vita scientifica con lorPer una sua analisi complessiva si leggano le pagine del sempre ottimo Jordan [1963, pp. 263-308].
Come si vede gi negli anni 50 in Polonia viene a risolversi un problema che negli anni 70, qui
in Italia, non ha fatto dormire sonni tranquilli allancora marxista Lucio Colletti e che lo ha alla fine
condotto al ripudio del marxismo. Tale tematica della diferenza tra contrariet (od altre forme di
opposizione) e contraddizione logica stata anche oggetto di approfonditi studi da parte di Enrico
Berti e dei suoi collaboratori, il cui frutto stato un pregevole volume [cf. Berti 1977].
36
37

155

ganizzazione di conferenze e congressi. Degno di rilievo quello organizzato dal 15


al 17 giugno del 1956 a Varsavia in occasione della traduzione polacca dei Quaderni filosofici di Lenin. Il Congresso, che si svolgeva nellatmosfera del XXI Congresso del Pcus e del processo di correzione degli errori staliniani avviato in Polonia,
vedeva riuniti per la prima volta studiosi marxisti ed esponenti della scuola di
Leopoli-Varsavia (intervennero Kotarbiski ed Ajdukiewicz) ed importante in
quanto segna una sorta di cerniera tra i due periodi della filosofia polacca, essendo in esso presenti sia accenti nuovi e segnali autocritici, sia anche la riproposizione di vecchie polemiche e posizioni. Il tema centrale della discussione, suscitato dallopera di Lenin, fu il rapporto tra generale ed individuale (e quindi il problema del nominalismo), cui fu prevalentemente dedicata la relazione introduttiva di Czesaw Nowiski [1956]. Non si manc, ovviamente, di contrapporre
allempirismo contemplativo del neopositivismo lempirismo rivoluzionario del
marxismo, collegato alla pratica materiale che ne costituisce anche il criterio di
verit. Di empirismo contemplativo fu accusata la tradizione polacca della scuola
di Leopoli-Varsavia, infuenzata in questo aspetto dal neopositivismo. Tema questo ripreso da Sejneski [1956] in merito ad Ajdukiewicz ed alla questione del significato e del riferimento: Ajdukiewicz chiuderebbe la problematica del significato nella sfera dellanalisi interna della lingua, separandola dal mondo reale, sicch il rapporto tra espressioni ed oggetti corrispondenti ridotto a quello della
designazione, della simbolizzazione degli oggetti reali. La realt a sua volta costituita da un insieme di individui e quindi il rapporto di designazione avviene tra
asserti o nomi (aventi carattere generale o individuale) ed oggetti individuali. In
tal modo Ajdukiewicz chiude la questione di ci che generale nella sfera linguistica, onde la vicinanza con lempirismo contemplativo. Infine, lempirismo radicale di Ajdukiewicz non valuta sufficientemente la questione del legame tra conoscenza e pratica e non analizza il processo della conoscenza come il processo di
sviluppo di una totalit [cf. ib., pp. 164-9].
Ovviamente le posizioni di Sejneski e Nowiski sono la continuazione diretta della gi descritta attitudine critica prima manifestatasi nei confronti della
scuola di Leopoli-Varsavia, ma con tuttaltro tono. Innanzi tutto la critica pi
argomentata ed avviene sullo sfondo della proposta di una determinata interpretazione del rapporto tra totalit ed individualit e quindi della delineazione di un
nuovo programma di ricerca autonomamente definito sulla base della rivalorizzazione dei Quaderni filosofici di Lenin (e non affidandosi esclusivamente a Materialismo ed empiriocriticismo); in secondo luogo cadono le accuse di idealismo,
convenzionalismo ecc. e si prende atto della nuova prospettiva teorica di Ajdukiewicz consistente nel cosiddetto empirismo radicale, che viene criticato nel merito e non accusandolo simpliciter di idealismo. Infine, nei confronti delle tematiche
collegate alla scuola di Leopoli-Varsavia si manifestano fra i marxisti diversit di
opinioni, venendosi cos a rompere il fronte monolitico fino allora esistente.
La discussione che segu vide gli interventi di Ajdukiewicz [1956], Kotarbiski
[1956] e Kokoszyska [1956] che replicarono punto per punto alle tesi di Nowi ski
e Sejneski, specie in rapporto alla contrapposizione fatta tra empirismo contem156

plativo e rivoluzionario. Dubbi e critiche sulle tesi da questi ultimi sostenuti sollevarono anche studiosi della nuova generazione come Klemens Szaniawski
[1956] e Marian Przecki [1956], formatisi nel clima della tradizione analitica polacca. anche interessante lintervento di Suszko che, da un punto di vista marxista, difese limportanza delle ricerche parziali, analitiche, in grado di applicare la
logica formale:
Lapproccio logico-formale alla conoscenza ha tutte le caratteristiche dellapproccio
nello stesso tempo unilaterale, astratto e concreto. [] I metodi della logica formale,
quantunque molto limitati ed unilaterali, ciononostante sono in alto grado opportuni
ed evidente che bisogna servirsi di essi particolarmente nella situazione presente in
cui si trova la filosofia polacca e principalmente nella teoria della conoscenza [Suszko
1956, p. 212].

una rivendicazione esplicita dello specialismo ed una riaffermazione della


tesi, gi sostenuta da Kotarbiski ed Ajdukiewicz in risposta alle critiche loro
mosse, che non solo legittimo, ma perfino indispensabile, se si vuole raggiungere la necessaria accuratezza scientifica, ritagliare uno specifico settore di indagine
estrapolandolo dal contesto pi generale. Cos, nellesporre il suo programma di
applicazione della logica alle ricerche di teoria della conoscenza, Suszko aferma
che nellapplicare gli strumenti formali allo studio del linguaggio si astrae con ci
dallintero complesso degli altri fenomeni. Inoltre Suszko esprime lesigenza di
passare dallo studio delle lingue artificiali, caratteristico della prima fase di sviluppo della logica formale contemporanea, ad una seconda fase aperta dalla elaborazione della teoria semantica della verit di Tarski. Non bisogna pi, come
hanno fatto i neopositivisti ed in parte anche Ajdukiewicz, minimizzare limportanza della semantica, afermando solo che nella lingua di cui si parla sono introdotti concetti semantici [ib., p. 214], ma essa deve occuparsi non della lingua
in cui ci sono concetti semantici, ma anche dei rapporti che intercorrono tra la
lingua e ci di cui si parla in essa e che posto sul piano oggettivo [ibid.]. Per costruire una tale semantica possibile servirsi della teoria dei modelli semantici
elaborata negli anni quaranta dai matematici, alla luce della quale il modello
appunto ci di cui parla la lingua. Inoltre egli ipotizzava la possibilit di poter in trodurre, attraverso questo approccio, il momento temporale nello studio della
lingua e della scienza, in direzione di una logica diacronica in grado di render
conto del loro sviluppo.
Insomma, Suszko non fa altro che presentare i lineamenti generali del programma di ricerca che egli stesso aveva da un po di tempo intrapreso, consisten te nel tentativo di applicare la logica formale alle indagini epistemologiche; nulla
di nuovo se lo si compara a quanto era stato fatto appunto allinterno della scuola
di Leopoli-Varsavia, ma del tutto nuovo se si rifette al fatto che esso si prefiggeva
di elaborare una logica diacronica allo scopo di presentare, servendosi dellapparato concettuale della semantica (ed in particolare del concetto di modello semantico), alcune caratteristiche del mutamento scientifico; logica diacronica grazie alla quale si volevano, tra laltro, rendere rigorosi alcuni concetti tipici dellepistemologia marxista (quale ad esempio il concetto engelsiano di verit relativa).
157

quanto poi Suszko esporr nei suoi studi del 1957 [cf. Suszko 1957]38 che avranno una certa importanza per le elaborazioni della scuola di Pozna.
Ma non mancano anche, oltre alle rettifiche nel merito delle questioni afrontate, anche gli accenti critici ed autocritici per lo stile del filosofare adoperato nel
periodo stalinista. Ci evidente sia nella stessa relazione di Nowiski, dove si
stigmatizza il fatto che la critica al neopositivismo sia consistita nel ricondurlo allidealismo e quindi nel ridurne il ruolo sociale ad una variante del fascismo irrazionalista [cf. Nowiski 1956, p. 35], sia anche, in misura ancora pi marcata, nellintervento di Baczko, in cui si parla di volgarizzazione della dialettica in stile
metafisico-burocratico, per il quale alcune formule ritrovabili nei classici erano
utili per risolvere qualunque problema. Cos ad esempio lo slogan dellunit tra
pensiero e linguaggio applicato a complesse questioni semantiche, stato pi di
una volta contrapposto ai problemi reali afrontati in questo campo dalla letteratura positivistica, favorendo lelusione delle difficolt nellanalisi dei problemi e
non una corretta ricerca [Baczko 1956a, p. 241]. Sono le stesse idee che qualche
mese dopo Baczko esporr, in modo ancora pi deciso, in un articolo liquidatorio
dello stile filosofico da lui stesso applicato in un passato non lontano [cf. Baczko
1956b]. Non poteva infine mancare Schaf che, contemporaneamente al citato articolo di Baczko, pubblica un volume dedicato alla politica culturale del periodo
staliniano nel quale, se da un lato si aferma, contro ogni liquidazione nichilistica,
che in tale periodo si sono anche conseguiti risultati positivi, come ad esempio il
mutato atteggiamento della scienza polacca verso la metodologia marxista, tuttavia non se ne tacciono gli errori, il pi evidente di tutti la presunzione da parte
del partito di indirizzare la scienza, per cui questultima veniva ad assumere solo
un ruolo apologetico legato alle concrete esigenze politico-sociali del momento
[cf. Schaf 1956, p. 15]. Ci non significa, per, che Schaf abbia mutato la propria
valutazione circa il carattere idealistico della filosofia semantica o abbia abbandonato lidea che sia necessario ristrutturare la scienza polacca alla luce delle assunzioni teoriche del marxismo: la critica al metodo con cui in passato si condotta la critica non vuol dire afatto labbandono delle tesi fondamentali prima
sostenute. Il riconoscere i positivi contributi forniti dalle correnti filosofiche non
marxiste non esime dal ricercare quanto in esse v di errato ed incompatibile col
marxismo. Ovviamente, la critica non deve essere pi sottoposta al criterio della
partiticit e non si deve tutto appiattire nella astorica contrapposizione tra materialismo ed idealismo; ma ci non significa cancellare la specificit della teoria
marxista.
Tali seminari e le considerazioni autocritiche di Schaf erano ad un tempo sintomo e stimolo di una nuova fase di sviluppo del marxismo polacco, di una sua
vera e propria rinascita, resa politicamente possibile dalla sdogmatizzazione posteriore al cosiddetto ottobre polacco del 1956 quando, in seguito alle manife38
In efetti questi due saggi, come avverte lo stesso autore in nota, non sono altro che la rielaborazione e modernizzazione di due opere degli anni 1950-1951. La prima fu presentata in un quaderno
della Societ filosofica polacca, la seconda fu inviata nel 1951 alla redazione di Myl Filozoficzny ma
non pubblicata (erano gli anni della polemica contro la scuola di Leopoli-Varsavia) [cf. Suszko 1957, p.
505].

158

stazioni popolari di giugno a Pozna, Gomulka fu richiamato a dirigere il rinnovato partito comunista. appunto a datare da questanno che trae vigore il cosiddetto revisionismo marxista, che vede tra i suoi protagonisti, in una prima fase,
gli ex ortodossi Koakowski e Baczko (oltre che a Zygmunt Bauman e Roman Zimand).
Tuttavia il revisionismo marxista va lungo una strada del tutto diversa da
quella finora tracciata, di recupero e valorizzazione della tradizione analitica nel
tentativo di incorporarla. Questo emerge con chiarezza gi dallarticolo di Koakowski [1956] che viene indicato come il punto di inizio di tale corrente [cf.
Ochocki 1978, p. 200], nel quale oltre alla stigmatizzazione degli errori passati
si denuncia il tentativo di coltivare la filosofia come metodologia della scienza o
come sintesi e generalizzazione delle acquisizioni delle scienze particolari e le si
assegna, invece, un compito prevalentemente antropologico. La filosofia viene
pertanto intesa da Koakowski come scienza delluomo in generale, prendendo
cos la funzione di formazione morale della persona umana. Su questa base egli
pu sostenere la sostanziale non scientificit del marxismo: ci che in esso v di
scientifico ora patrimonio comune delle altre scienze e ci che di peculiare gli
rimasto solo un residuo non scientifico [cf. Koakowski 1957]. In tal modo Koakowski apre la strada allinterpretazione del marxismo come umanesimo. Tale linea interpretativa anche evidente nel suo articolo su Marx e la definizione classica di verit [1959], svolta in contrapposizione al positivismo scientista di Engels ed al materialismo di Lenin e volta alla valorizzazione della soggettivit e
della profondit dellinteriorit delluomo. Lo stesso mondo extraumano viene visto come un prodotto delluomo, una costruzione socialmente soggettiva in
antitesi radicale alla teoria del rispecchiamento e allo stesso tempo come una
forma estrema di platonismo trionfante [Arnason 1982, p. 172] 39.
Il revisionismo marxista fu anche caratterizzato dal tentativo di contrapporre al marxismo sclerotizzato del periodo staliniano i valori e i principi che erano
stati alla base del marxismo storico: si ripropone la contrapposizione tra lattitudine critica e razionale del marxismo delle origini (specie quello del giovane
Marx) e la situazione venutasi a creare nelle societ socialiste. Era questo un
modo, insomma, per applicare alla realt dei regimi dellEst la stessa interpretazione materialistica; tuttavia di questa venivano privilegiati i temi del giovane
Marx, in particolare quello dellalienazione. Onde, linevitabile intreccio tra analisi storica e denuncia morale [cf. Baczko 1990, pp. XII-XIII]. A tale tendenza si avvicina progressivamente lo stesso Schaf, prima prudentemente critico nei confronti del revisionismo, ed ha la sua massima espressione nel suo Il marxismo e
la persona umana [cf. Schaf 1965], in cui riceve definitivo riconoscimento quel
trend filosofico che tende a vedere nel giovane Marx lautentico marxismo e che
svaluta di conseguenza le opere della maturit, ritenendole solo la realizzazione
sul piano economico delle idee e del programma gi enunciato con chiarezza nelle opere giovanili.
39
Sullevoluzione intellettuale di Koakowski ed il suo pensiero in generale si vedano inoltre Skolimowski [1971], Neri [1980] e, molto critico, Mejbaum & Zukrowska [1985].

159

Tale umanesimo marxista, che grande fortuna avr poi anche in certi ambienti marxisti occidentali (specialmente in Francia), finisce pertanto per risolvere la questione dei due Marx col ritenere che in efetti ne esista uno solo,
quello degli anni della giovent. Il marxismo diventa ormai, per Schaf, una filosofia delluomo, il cui oggetto fondamentale luomo nella sua concretezza, nella sua efettiva alienazione sociale e nella sua infelicit: quelluomo che vive anche
nel socialismo reale e che la socializzazione dei mezzi di produzione non ha
certo reso meno alienato. Questa nuova direzione della rifessione filosofica di
Schaf si caratterizza per la sua chiara valenza politica, in quanto ormai egli si
rende ben conto che le contraddizioni e le difficolt dello sviluppo socialista non
possono essere superate con semplici decisioni politiche, adottate per di pi da
una istanza politica chiusa in se stessa, che spesso incapace di liberarsi di impostazioni unilaterali e interessi ristretti [Vranicki 1971, II, pp. 252-53].
Schaf (e lo stesso si pu dire per Koakowski e Baczko), ormai lontano da interessi epistemologici: dopo aver contribuito alla rivalutazione della tradizione
analitica polacca, s poi avviato verso una direzione assai diversa da quella che
sar intrapresa dalla scuola di Pozna (e vedremo che questa polemizzer proprio
con la versione umanista del marxismo).
Ma accanto al revisionismo umanista che pi scopertamente ebbe una valenza politica ed assunse pian piano il ruolo di forza di opposizione si difuse
anche il tentativo di scientificizzare la filosofia marxista. Grazie allopera della gi
menzionata Helena Eilstein, si fece strada la convinzione che fosse fondamentale
porre a modello del filosofare le scienze naturali, specie la fisica (la Eilstein parlava di fisicismo, in contrapposizione al fisicalismo dei neopositivisti) e si cominciarono ad apprezzare correnti ed autori prima poco noti, ora introdotti grazie
alle borse di studio che permettono a dei giovani filosofi di passare periodi di studio allestero, specie nei paesi anglosassoni [cf. Ochocki 1978, pp. 206-8]. Rievoca
Krajewski:
noi scoprimmo che la cibernetica e la genetica mendeliana non sono meccanicistiche, che la cosmologia relativistica non idealista e che luniverso , o pu essere, finito bench tutti i materialisti, da Democrito ad Engels, abbiano ritenuto fosse infinito;
che il movimento ed il cambiamento non contengono contraddizioni logiche a dispetto di quanto hanno pensato Hegel, Engels e Lenin, etc. La scuola di Leopoli-Varsavia
non fu pi criticata, ed anzi i suoi vecchi critici ne apprezzavano ora i meriti, specialmente per lo sviluppo della logica e della semantica, che non venivano pi considerate
idealistiche. Lespressione filosofia borghese fu per lo pi rimpiazzata dalla espressione filosofia non marxista. [Krajewski 1982b, p. XV]

Ci port molti marxisti a familiarizzarsi con la filosofia della scienza e a studiare le acquisizioni della logica contemporanea, adottandone spesso i metodi: significativo fu in questo senso lorganizzazione per la prima volta, nel 1957, di un
seminario di filosofia della scienza che riun tutti gli studiosi polacchi del campo,
marxisti e non, tra i quali Krajewski, Amsterdamski e Such. Si discussero le opere
di Carnap, Reichenbach, Popper, Hempel, Nagel, Bunge, Grnbaum, come anche
si cominciarono ad intessere contatti con studiosi di altri paesi. Fu anche oggetto
160

di discussione la validit o meno di molte delle tesi contenute nei classici del
marxismo.
Di tale apertura esempio lo stesso Schaf con la sua Introduzione alla semantica [cf. Schaf 1960], primo libro nella letteratura marxista ad afrontare tale argomento levando il tab su di esso a lungo tenuto; tale opera stata ritenuta il
momento pi significativo della riabilitazione della tradizione analitica polacca,
facendo addirittura diventare Schaf un membro della scuola positivista del marxismo [cf. Skolimowski 1967, p. 227]. Lo stesso dicasi per il volume Linguaggio e
conoscenza dove tuttavia, se vero che Schaf cerca di incorporare tutta una serie
di rifessioni di filosofia del linguaggio allinterno del marxismo, sottolineandone
limportanza nel processo cognitivo, nel paragrafo dedicato al neopositivismo e
ad Ajdukiewicz ribadisce nella sostanza le vecchie critiche [cf. Schaf 1964, pp. 4860]40.
Nella prima opera, accanto ai pi volte ribaditi riconoscimenti del valore e
dellimportanza della semantica e dei problemi logici ad essa connessi, per risolvere i quali nata (si fa in particolare riferimento ai paradossi) [cf. Schaf 1960,
pp. 32-52], non manca la critica alla riduzione dei problemi filosofici alla sintassi
logica del linguaggio e quindi al convenzionalismo ad essa necessariamente connesso nelle opere di Carnap ( in particolare responsabile di esso il suo principio
di tolleranza). Si riconosce, per, che non esiste un collegamento necessario tra
lo studio della sintassi e queste tendenze massimaliste, come anche non v un
collegamento necessario tra lanalisi sintattica e la filosofia neopositivistica [ib.,
p. 52], cos come prima si era sostenuto. questo un importante riconoscimento
che evita di buttar via il bambino con lacqua sporca: la valutazione positiva di
Schaf delle ricerche di Suszko (prima ignorate) e del suo tentativo di applicare la
teoria dei modelli ai problemi di teoria della conoscenza [cf. ib., pp. 55-7] indica
ai marxisti polacchi la strada corretta da seguire.
Tuttavia, dalla semantica Schaf distingue la filosofia semantica che inclina
pericolosamente verso lidealismo e che consiste nel passare dallasserzione che
il linguaggio anche oggetto dello studio filosofico allasserzione che solo il linguaggio loggetto di tale studio [ib., pp. 59-60]. la vecchia critica alla scuola
di Leopoli-Varsavia che ritorna, nonostante le smentite di Ajdukiewicz. Appunto
riferendosi tra le righe alla polemica condotta contro di essa, Schaf ribadisce la
correttezza della propria opinione e dichiara di riafermare in toto, nei punti essenziali, la mia critica di diversi anni fa alle tendenze discusse qui; la considero
anzi un complemento di quel che scrivo adesso [ib., pp. 60-1]. Ad esser ritrattato
invece lo stile di quella critica:
40
Pu essere interessante osservare che pochi anni prima, nel 1960, era uscito il primo volume
della raccolta di saggi di Ajdukiewicz avente come titolo Jzyk i poznanie. Lopera di Schaf si intitola
Jzyk a poznanie, un titolo pressoch identico a quello dato da Ajdukiewicz se non fosse per il fatto di
aver usato come congiunzione la a al posto della i. Ed in polacco mentre la i indica semplice
coordinazione, la a significa congiunzione ma anche avversione, potendo essere tradotta, oltre che
con e anche con invece, ma (come nella proposizione nie ma suchu, a piewa, non ha orecchio, ma canta). come se Schaf, in implicita polemica con Ajdukiewicz, volesse ancora una volta
riafermare lindipendenza e la diversit della conoscenza dalla lingua, alla quale avrebbe voluto ridur la questultimo: Linguaggio, ma anche conoscenza.

161

Una critica efficace deve consistere, innanzitutto, nellassumere un dato problema,


spiegarne il senso e la collocazione nel sistema delle nostre conoscenze, e quando ne
respinge come erronea una certa soluzione, deve suggerirne unaltra, giusta. Un simile
atteggiamento non ha niente a che fare con lobiettivismo e laccademismo; semplicemente una critica scientifica rettamente intesa. Lincapacit di adottare un atteggiamento del genere nei confronti dellideologia borghese stata, secondo me, il massimo difetto della critica marxista, e quindi anche della mia interpretazione del convenzionalismo e del neopositivismo. [Ib., p. 63]

Si vengono, cos, a formare in campo marxista due diversi orientamenti filosofici, etichettabili come scuola scientifica e scuola umanistica [cf. Krajewski
1982a, pp. XVII-XVIII]. Per la prima, la filosofia innanzi tutto conoscenza del
mondo e quindi epistemologia e metodologia. Riprendendo la tradizione democritea e materialista, la filosofia intesa come scienza sui generis, fondata sulle
scienze particolari delle quali analizza i concetti e i metodi: onde essa deve assumere come proprio il metodo scientifico nonch il metodo della logica formale,
per condurre avanti lanalisi filosofica. In riferimento al marxismo, ci significa
che sua parte fondamentale il materialismo dialettico, arricchito per delle conquiste metodologiche e logiche dellepistemologia contemporanea: questo un
esplicito richiamarsi alla tradizione analitica polacca e al suo stile filosofico; la temuta infezione ormai definitivamente avvenuta. Non solo, ma allinterno del
corpus dottrinario marxista si riteneva fossero da privilegiare le opere economiche del Marx maturo, nonch le idee filosofiche di Engels e Lenin.
La scuola umanista, invece, riallacciandosi alla tradizione socratica ed epicurea, riteneva che la filosofia dovesse innanzi tutto occuparsi delluomo e della
sua prassi; essa, quindi, si richiamava alla tradizione della filosofia classica tedesca e ad alcune correnti filosofiche allora assai difuse (quali la fenomenologia e
lesistenzialismo): la filosofia veniva cos a costituire un dominio autonomo di rifessione. Ci significa che essa ha anche un proprio metodo, diverso da quello
delle scienze naturali, cio quello dialettico o ermeneutico. evidente, in questo
quadro, che del marxismo veniva privilegiato il materialismo storico e la prassi
umana come creatrice di conoscenza, in relazione al contesto sociale. Bench si
critichi lhegelismo, lesistenzialismo e la fenomenologia, analogamente a come la
prima corrente criticava il neopositivismo, tuttavia se ne apprezzano i metodi che
venivano contrapposti al positivismo della scuola scientifica. Ovvia la preferenza per le opere del giovane Marx (sulla scia di Schaf), come anche lattenzione
a quelle di Lukcs, Gramsci, etc.
Non manc, ovviamente, la critica al revisionismo filosofico, portata avanti
da T. Jaroszewski e principalmente da J. adosz. Bench concettualmente debole
e nella sostanza ripetitiva, tale critica prepar il terreno alla stretta repressiva del
1968, che segn la data della sconfitta dei revisionisti e dellepurazione di massa in Polonia (connessa daltra parte con la violenta campagna antisemita che
ebbe inizio nel marzo di quellanno), ma soprattutto la data di sofocamento della
primavera di Praga da parte dei carri armati sovietici e degli altri paesi del Patto
di Varsavia (agosto 68) [Baczko 1990, p. XII]. Sul piano filosofico tale data segna
un nuovo irrigidimento ideologico. Nella discussione avutasi a maggio presso la
162

scuola centrale del Partito sullo stato della filosofia in Polonia sono presenti, accanto ad ormai rituali accenti autocritici, espressioni che ricordano il I Congresso
sulla scienza polacca: si denuncia la timidezza nella critica delle correnti nonmarxiste, si auspica il ritorno ai classici del marxismo, ci si ripromette di raforzare linsegnamento del marxismo nelle scuole, ecc. Anche la nuova redazione della
rivista Studia Filozoficzne si propone col primo numero del 69 un maggior impegno ideologico teso a raforzare valori quali patriottismo, potere popolare, socialismo ed internazionalismo. , come aferma con soddisfazione Ochocki, un programma legato alla migliore tradizione del marxismo come filosofia militante, impegnata, appartenente alle masse lavoratrici. insieme la reazione alla precedente negligenza nellesercitare da parte della filosofia marxista la propria funzione
educativa ed ideologica [Ochocki 1978, p. 217].
Tali polemiche e discussioni, nonch il tentativo da parte dei quadri intellettuali del partito di riprendere in mano la situazione, fecero s che il Comitato delle scienze filosofiche dellAccademia delle Scienze mettesse in opera agli inizi degli anni 70 un programma di ricerche lungo quattro filoni fondamentali, tra i
quali quello tendente a sviluppare la metodologia delle scienze marxista e la logica. Era il riconoscimento che in questo campo non era pi possibile assumere un
atteggiamento di sufficienza verso lo sviluppo della scienza contemporanea e delle rifessioni metodologiche ad essa legate. Tale programma si articol in due momenti strettamente connessi: laccurata analisi metodologica dei classici del marxismo-leninismo e il confronto con le acquisizioni contemporanee nel campo della logica, della matematica, della cibernetica, allo scopo di sviluppare la metodologia marxista. Insomma, la tradizione scientifica polacca, celebre per le sue acquisizioni nel campo della logica e della matematica, viene continuata e bisogna
fruirne per lo sviluppo della metodologia marxista. Questo appunto il compito
che viene fissato dal programma del Comitato delle Scienze Filosofiche dellAccademia delle Scienze alla comunit filosofica del nostro paese [Ochocki 1978, p.
224].
Proprio questo quanto si propose di fare il gruppo di giovani che si formarono a Pozna, che cos vennero prevalentemente a collocarsi allinterno della summenzionata tradizione scientifica del marxismo. La scuola di Pozna, pertanto,
si riallacci da una parte alla tradizione marxista polacca che aveva sottolineato
del marxismo il suo valore cognitivo e che ne aveva fatto il continuatore della tradizione razionalista e scientifica della cultura occidentale (solo che ora ci non
era il frutto di una conoscenza lacunosa della tradizione culturale nella quale ha
avuto luogo la genesi del marxismo, come poteva pensarsi per i primi marxisti po lacchi, ma una precisa opzione filosofica che puntava alla ricostruzione del suo
statuto scientifico attraverso la valorizzazione di determinati contenuti tematici e
una chiara preferenza per il Marx della maturit); dallaltra alla tradizione analitica polacca per lattenzione verso i metodi elaborati sia dalla scuola di LeopoliVarsavia sia dal neopositivismo, nel loro vario articolarsi.

163

164

3.
ALLE ORIGINI DELLA SCUOLA DI POZNA

3.1 Genesi e principali componenti della scuola di Pozna


3.1.1. Lambiente culturale di Pozna non aveva grandi tradizioni accademiche,
anche se in essa erano vissuti i principali rappresentanti dellhegelismo polacco,
come Trentowski (1808-1869), Libelt (1807-1875) e pi recentemente Ztowski
(1881-1958)1. Citt tedesca fino alla fine della prima guerra mondiale (col nome di
Pozen), Pozna aveva conosciuto pi uno sviluppo industriale e mercantile che
culturale. Luniversit fu fondata solo nel 1919, poco dopo il raggiungimento dellindipendenza, e comprendeva solo le facolt di scienze umane, di legge-economia, di matematica e scienze naturali e di medicina. Nella facolt di scienze umane esistevano, tra le altre, le cattedre di Filosofia, di Estetica e di Sociologia e
scienze della cultura. Nella facolt di matematica vera la cattedra di Logica e metodologia della scienza. Altri centri di attivit filosofica erano la Sezione filosofica
(aperta nel 1921) della Poznaskie Towarzystwo Przjaci Nauk [Societ poznaniense degli amici delle scienze] (fondata nel 1910) e la Poznaskie Towarzystwo
Filozoficzne [Societ poznaniense di filosofia] (fondata nel 1921).
Appunto verso la met degli anni venti comincia una certa attivit filosofica,
legata specialmente ai seminari organizzati da queste istituzioni. Si invitano illustri studiosi e se ne pubblicano le lezioni e le conferenze. Si tratta, fondamentalmente, dei principali esponenti della tradizione filosofica da noi presentata nei
capitoli precedenti: Kotarbiski, ukasiewicz, Tatarkiewicz, e quindi Ajdukiewicz, Chwistek, Ingarden e cos via.
Particolare importanza ha per la formazione di una nuova generazione di studiosi di filosofia la nomina nel 1928 a docente di Logica e metodologia della scien za di Zygmunt Zawirski (1882-1948), formatosi a Leopoli sotto la guida di Twardowski e ukasiewicz, nonch larrivo, nel 1934, come docente di filosofia, di Adam
Wiegner (1889-1967). Inoltre la cattedra di estetica fu occupata per due anni
(1921-23) da Tatarkiewicz e, circostanza estremamente importante per la nascita
della sociologia e della scienza della cultura polacca, nel 1920 ebbe la cattedra di
1
Fonti principali di questa ricostruzione sono Dziamski [1971] ed inoltre gli scambi orali avuti con
gli amici ed i docenti che ancora insegnano e sono attivi nelluniversit di Pozna ed in particolare nel
suo Istituto di Filosofia.

165

Sociologia (la prima in Polonia) Florian Znaniecki (1882-1958), sociologo in seguito ben noto per aver soggiornato a lungo allestero, stabilendosi poco prima della
seconda guerra mondiale a Chicago e poi nellUniversit dellIllinois, ad Urbana,
raggiungendo negli USA importanti riconoscimenti scientifici e accademici (fu,
tra laltro, Presidente della Societ sociologica americana nel 1954).
Furono appunto gli sforzi congiunti di Zawirski, Wiegner, Znaniecki e dei giovani che si andavano formando (tra i quali vale la pena menzionare Zbigniew Jordan) a permettere il rinnovamento del modo di far filosofia dellambiente poznaniense ed a favorire lintroduzione delle nuove tematiche della scuola di LeopoliVarsavia e del neopositivismo. Lo scoppio della guerra se, da una parte, segn una
cesura, in quanto port allemigrazione di alcuni (Znaniecki e Jordan) ed alla
morte dei pi giovani, daltra parte fece iniziare un nuovo periodo di sviluppo che
vide, da una parte, la continuit con lattivit filosofica prebellica, dallaltra, linstaurarsi ed il difondersi del marxismo negli ambienti accademici (oggetto di
studio obbligatorio per gli studenti di tutte le facolt).
Cos nel dopoguerra, per il primo aspetto, riprese nel 45 linsegnamento Wiegner (che divenne anche direttore della Cattedra e laboratorio di logica nel 1951) e
nel 46 la cattedra gi di Zawirski fu occupata da Ajdukiewicz (nella Facolt di
matematica e scienze naturali) che la lasci nel 1956 per andare a Varsavia, succedendogli Seweryna Romahnowa-uszczyska. A Wiegner succedette nel 1959,
dopo la pensione, Jerzy Giedymin e a questi (nel 1968), emigrato in Inghilterra,
lassistente e discepolo sin dal 1958 Jerzy Kmita.
Nel 1969 vennero eliminate le varie cattedre di filosofia e logica e nacque lIstituto di Filosofia2 che comprese i dipartimenti di Storia della filosofia (dir. S. Kaczmarek), di Filosofia marxista (dir. Jan Such) e di Metodologia e teoria delle scienze, con a capo Kmita che assunse anche le funzioni di direttore dellIstituto. con
la nascita dellIstituto di Filosofia che possiamo dire abbia avuto inizio, da un
punto di vista temporale, lattivit di quel gruppo di studiosi che faranno parte
della scuola di Pozna. Ci fu anche reso possibile dal fatto che a partire dallan no accademico 1970/71 lIstituto cominci a conferire il titolo di dottore di ri cerca,
con ci rendendo possibile linizio di una vera e propria scuola che si autoalimentava mediante la formazione di nuovi studiosi. Intanto anche la struttura organizzativa venne potenziata sino a comprendere, allinizio del 1977, cinque diparti Gli Istituti sono in Polonia equivalenti ai nostri Corsi di Laurea, ma godono di una pi ampia autonomia didattica ed organizzativa. Essi fanno parte di un Wydzia, cio di una Facolt (che quindi
raggruppa pi Istituti; ad es. il Wydzia politico-sociale attualmente comprende gli Istituti di Filosofia,
Pedagogia, Psicologia, Scienze Politiche, Sociologia, Scienze della cultura) e hanno quale loro articolazione interna lo Zakad, che corrisponderebbe al nostro Dipartimento o Istituto e raggruppa pi studiosi appartenenti ai vari gradini della gerarchia accademica (professori, docenti, aggiunti, ricercatori
ecc.). Lequivalente nominale della nostra cattedra la Katedra, che per un Istituto di dimensione
ridotte ed inserito in Facolt in cui quel tipo di insegnamento non fondamentale (cos, ad es., la Facolt di legge ha una sua Katedra di Filosofia). La creazione dellIstituto di Filosofia ha pertanto rappresentato a Pozna un indubbio passo avanti dando autonomia alla disciplina e permettendo il formarsi di una scuola grazie alla possibilit di rilasciare il titolo di dottorato (equivalente al Ph.D. dei
paesi anglosassoni). Per le informazioni sullorganizzazione dellIstituto fino al 1977 ci siamo serviti,
oltre che di Dziamski [1971], anche di astowski [1977c].
2

166

menti: Logica e metodologia delle scienze (dir. J. Kmita), Filosofia marxista (dir. J.
Such), Storia del marxismo (dir. S. Dziamski), Storia della filosofia (dir. S. Kaczmarek) e Dialettica della conoscenza (dir. L. Nowak).
Il dipartimento di logica e metodologia della scienza ebbe come principale oggetto di ricerca i fondamenti teorici dellinterpretazione dellopera darte (con W.
awniczak), le regole metodologiche dello storicismo marxista ed i legami tra
scienze umane e scienze naturali. La problematica esaminata nel dipartimento di
filosofia marxista concerneva il problema del metodo di verifica nella conoscenza
scientifica ed il principio di corrispondenza in fisica. Il dipartimento di storia del
marxismo si concentr nello studio della storia del pensiero marxista e socialista
in Polonia ed afront anche temi legati alla teoria dei valori morali. Il dipartimento di dialettica della conoscenza ebbe come principali centri di interesse la
metodologia delle scienze empiriche, il materialismo storico e la dialettica marxista. Infine, il dipartimento di storia della filosofia si occup di temi pi tradizionali e i suoi studiosi non possono essere collocati allinterno della scuola poznaniense; di esso, pertanto, non ci occuperemo ulteriormente.
3.1.2. Abbiamo detto gi che Ajdukiewicz insegn a Pozna per un decennio (dal
46 al 56) e senza alcun dubbio la sua infuenza fu determinante per contribuire a
formare quellambiente intellettuale che permise la formazione della scuola di
Pozna. Attorno alla sua persona, infatti, si form un gruppo di giovani logici e fi losofi che ne seguirono linsegnamento e ulteriormente lo svilupparono in nuove
direzioni (tra gli altri, Jerzy Giedymin, Zygmunt Ziembiski, Andrzej Malewski e
Roman Suszko). Dalla sua lezione fu particolarmente ripresa lesigenza di una
logica empirica, cio di una logica che non fosse solo lastratta e sterile coltivazione di algoritmi formali fini a se stessi, ma che riuscisse a mostrare la propria
fruibilit, sia conoscitiva che sociale, mediante la sua utilizzazione nellanalisi dei
metodi realmente applicati nella pratica scientifica. Coerentemente alla nuova
posizione del dopoguerra, che lo portava ad accentuare i caratteri empirici della
conoscenza ed a ridimensionarne gli aspetti convenzionali (cf. 1.5), Ajdukiewicz
riteneva che tale analisi, non compromessa a priori da alcuna tesi epistemologica
precedentemente assunta come valida, dovesse essere in grado di fornire strumenti fruibili dai vari scienziati impegnati nelle particolari discipline specialistiche, aiutandoli a comprendere meglio il proprio lavoro ed a renderlo pi efficace.
Tale impostazione fece s che attorno alla sua figura si raccogliessero studiosi di
diverso indirizzo e con interessi disciplinari variegati: logici, giuristi, economisti,
sociologi, filosofi e cos via (ed infatti Giedymin fu filosofo e metodologo, Ziembiski giurista, Malewski sociologo e Suszko logico)3.
Tra i suoi allievi4 un posto di rilievo deve essere assegnato a Giedymin (19253
Per queste informazioni vedi Anonimo [1986, pp. 185-6]. Larticolo, bench non firmato, quasi
certamente attribuibile alla penna di Jerzy Kmita. Esso il testo di una relazione tenuta nel corso della
seduta inaugurale dellanno 1985 del Gruppo dei filosofi del Partito comunista della Accademia delle
Scienze di Pozna.
4
Degli allievi di Ajdukiewicz sopra indicati, importanti per il nostro discorso, diamo per il momento delle informazioni sommarie, senza scendere nello specifico delle loro concezioni filosofiche e

167

1993). Specializzatosi in epistemologia e particolarmente attento ai problemi di


metodologia delle scienze sociali, fu infuenzato dallinsegnamento di Popper
(specie dopo il suo soggiorno di due anni in Inghilterra alla fine degli anni 50).
Rimase a Pozna fino al 1967 e quindi emigr in Inghilterra (dove stato docente
di Filosofia della scienza allUniversit del Sussex). Finch rimase in Polonia fu
sostenitore di un popperismo abbastanza ortodosso, pur criticandone alcune tesi
sullo storicismo [cf. Giedymin 1961]. Inoltre fu particolarmente attento allanalisi
metodologica della pratica concreta della scienza, specie sociale [cf. Giedymin
1964] e sotto questo aspetto infuenz la scuola di Pozna, con la quale fu direttamente connesso: suoi assistenti furono infatti Kmita (che poi gli succedette) e
Nowak (che, dopo essersi laureato in legge con Ziembiski, prese la laurea in filosofia con Janina Kotarbiska, moglie di Tadeusz Kotarbiski); inoltre collabor
con Kmita nella redazione di una introduzione alla logica, alla teoria della comunicazione ed alla metodologia della scienza che costitu per parecchio tempo il libro di testo sul quale si formarono i pi giovani studiosi [cf. Giedymin & Kmita
1966].
Altro allievo di Ajdukiewicz fu Zygmunt Ziembiski (1920-1996), esperto di
metodologia del diritto, nel cui campo stato il pi noto specialista in Polonia,
che cerc di fornire uninterpretazione olistica delle scienze giuridiche, riprendendo certi temi della scuola di Leopoli-Varsavia, ma anche, specialmente negli
ultimi anni, avvicinandosi alla elaborazione della scuola di Pozna, costituendo,
cos, un elemento di raccordo tra le due. Infuenz direttamente alcuni tra i principali componenti della scuola che furono suoi allievi e che si formarono come
metodologi del diritto (ad esempio, lo stesso Nowak, ma anche Klawiter, Patryas
ed altri).
Di Ajdukiewicz fu anche allievo il gi menzionato Roman Suszko, uno dei pi
noti logici polacchi contemporanei, autore di una logica non-fregeana nella
quale cerca di formalizzare alcune idee fondamentali di Wittgenstein. La sua opera importante innanzi tutto perch, rifacendosi al concetto classico di verit ela borato da Tarski, lo arricchisce con lintroduzione del concetto di modello: la verit una relazione tra un asserto in un linguaggio dato e un certo modello M di
questo linguaggio. Cos, mentre la tradizionale formulazione di Tarski stabiliva
un rapporto tra asserto in un dato linguaggio (formalizzato) e la realt, ora nella
teoria di Suszko non si ha una referenza diretta alla realt ma ad un modello M
nel dato linguaggio [cf. Skolimowski 1967, pp. 48-9]; solo successivamente si pu
passare dal modello alla realt. Insomma, in tal modo il rapporto tra linguaggio
(e, conseguentemente, linguaggio della scienza) e realt pi mediato che nella
primitiva posizione di Tarski: proprio nello spirito di questa posizione che si
muoveranno gli studiosi della scuola di Pozna.
Inoltre, durante la sua permanenza a Pozna Suszko elabor anche una vasta
ricostruzione di alcune importanti parti dellepistemologia marxiana nei termini
della teoria logica dei modelli. Ne risult un brillante articolo che mostr come
metodologiche; infatti, dato la loro diretta infuenza sulla formazione della scuola di Po zna e sulle
concezioni in questa elaborate, ad essi ritorneremo quando parleremo di questultima.

168

fosse possibile ritradurre in forma chiara e controllabile alcuni oscuri concetti del
marxismo [cf. Suszko 1957]. Sebbene la scuola di Pozna ne abbia poi rifiutate alcune soluzioni, tuttavia il suo modo di procedere ed il suo stile intellettuale ebbero grande infuenza5.
Verso uno sviluppo della metodologia in direzione sempre pi divergente dallempirismo radicale, di cui era portatore lultimo Ajdukiewicz, contribu lopera
di Adam Wiegner6. Bench sia sempre rimasto ai margini della grande tradizione
analitica della scuola di Leopoli-Varsavia, non lesinando a questa spesso delle critiche (ma non certo per rifiuto dellimpostazione logica e razionalista egli stesso
autore di un manuale di logica per studenti di filosofia [cf. Wiegner 1948]). Wiegner si form filosoficamente prima della seconda guerra mondiale, quando, in
un periodo di grande fortuna dellempirismo fenomenista ed atomista del neopositivismo (che Wiegner ben conosceva), elabor il cosiddetto empirismo olistico. Punto di partenza di questa concezione costituito dal rifiuto del concetto
di esperienza come elaborato dagli empiristi sulla base della lezione humiana.
Egli rifiuta in particolare la concezione associazionista secondo la quale i concetti
sono geneticamente tratti dallesperienza discreta ed assemblati in entit astratte
(quale quella di legame causale). Piuttosto, riprendendo in merito la posizione
che abbiamo visto tipica di Twardowski, egli intende lesperienza in modo attivo,
come totalit in un certo qual modo completa, con una sua struttura, e gi connessa da legami causali; sicch i dati empirici, dei quali si parla nelle correnti
teorie della conoscenza come di elementi semplici dati nellesperienza diretta,
sono piuttosto non il primum, ma il frutto, il risultato del processo astrattivo. Ci
lo porta a sostenere, da una parte, la tesi che lesperienza non pu mai essere fonte genetica delle teorie scientifiche, ma solo loro criterio di valutazione; dallaltra,
il carattere teorico di ogni scienza, cio il fatto che i suoi asserti contengono sempre termini non osservativi, di carattere ipotetico e teorico. evidente come queste ultime sue tesi siano in sintonia con le analoghe rifessioni che in seguito saranno portate avanti da Popper; esse hanno contribuito a formare quel clima culturale che poi avrebbe fatto accogliere con interesse il pensiero del pensatore austriaco quando di ritorno dallInghilterra Giedymin, che proprio a Wiegner succedette nella cattedra, lo fece conoscere in Polonia.
Ma ancora di pi Wiegner infuenz i giovani che si formavano nellambiente
poznaniense col suscitare il loro interesse nei confronti del marxismo. Pur non
essendo marxista, riteneva per che una dottrina filosofica che dominava il clima
culturale della Polonia dovesse pur avere un nucleo razionale, al di sotto della patina di oscurit e scolasticismo con la quale era normalmente presentata. Egli
dava, quindi, un giudizio assai severo sul livello logico-metodologico della filosofia marxista, per lui danneggiata dallaver adottato loscuro gergo hegeliano. Ci si
rifetteva nella equivocit di gran parte dei suoi concetti e delle sue categorie filo 5
Di Suszko vedi i suoi [1952; 1957; 1967; 1968a; 1968b]. Su Suszko esiste un numero speciale di Studia Logica (XLIII, 4, 1984) dove contenuta una bibliografia completa con breve sintesi delle sue indagini logiche [cf. Omya & Zygmunt 1984].
6
Ci siamo serviti su Wiegner di Dziamski [1971, pp. 94-7] e, nella quasi totale assenza di letteratura critica, delle testimonianze dirette dei suoi discepoli.

169

sofiche, specie quelle connesse alla dialettica (come, ad esempio, essenza esterna ed interna, verit relativa, approccio totalizzante). Riteneva che lunica
possibilit per superare la polisignificanza ed equivocit dei concetti e delle categorie adoperati dal marxismo risiedesse nella nascita e nella coltivazione della rifessione semantica fra i marxisti e nella difusione della cultura logica e linguistica.
Proprio questo invito sar accolto quando esauritisi i furori polemici verso la
tradizione analitica, lanalisi semantica e tutto ci che in qualche modo fosse con
essa connesso i marxisti cominciarono a rivalutare la tradizione filosofica del
proprio paese rappresentata dalla scuola di Leopoli-Varsavia, ad essa ispirandosi
per raffinare la propria strumentazione concettuale. Ci avvenne in particolare a
Pozna dove, oltre alla presenza di Ajdukiewicz, si era venuto a creare un terreno
fecondo per elaborazioni metodologiche in parte divergenti dalla tradizione polacca, nel dopoguerra orientatasi verso un sempre pi marcato empirismo e che si
avvicinava alle concezioni che nel contempo si sviluppavano in Occidente e che
sono state definite col nome di Concezione Standard delle teorie scientifiche. Furono in particolare Wiegner, e pi ancora Giedymin, a contribuire alla formazione di uno stile intellettuale che fu il diretto progenitore di quello della scuola di
Pozna. Questo era costituito da una forma di ipoteticismo prossimo a quello
popperiano e che anzi in gran parte anticipava la stessa elaborazione di questultimo nel quale gran peso aveva, grazie allinfuenza di Ajdukiewicz e della
tradizione logica indigena, lutilizzo degli strumenti logico-formali. Ma era anche
la ripresa di quella linea di pensiero che, come abbiamo visto, stata rappresentata nella scuola di Leopoli-Varsavia da Twardowski, da ukasiewicz, da
Czeowski e dal primo Ajdukiewicz, una ripresa per la quale lintroduzione del
popperismo costitu solo lo stimolo esterno, altrimenti privo di efetto se non
avesse trovato una sensibilit filosofica e metodologica preesistente.
Particolare importanza per la formazione di questo clima ebbe anche un altro
allievo di Ajdukiewicz, Andrzej Malewski (1929-1963), sociologo e filosofo delle
scienze sociali. Formatosi alluniversit di Pozna, fu prima assistente e dottorando presso la cattedra di Filosofia, quindi divenne assistente anziano presso la cattedra di Logica tenuta da Ajdukiewicz. Nel 1956 pass allAccademia delle scienze
dove consegui il Ph.D. sotto la guida di Stanisaw Ossowski. Nel 1961, dopo un
soggiorno negli Stati Uniti assai importante per il suo sviluppo scientifico, occup
il posto di direttore del dipartimento di Psicologia sociale presso lIstituto di Filosofia e Sociologia dellAccademia delle scienze di Pozna [cf. Topolski 1975, p. 5].
Egli ebbe un ruolo di primo piano nella nascita della scuola poznaniense in
quanto collabor con uno dei suoi padri fondatori, lo storico Jerzy To polski (19281998), col quale scrisse un volume dedicato alla metodologia delle scienze storiche [cf. Malewski & Topolski 1960]. Il suo volume fondamentale [Malewski 1964],
tradotto anche in tedesco (nella Germania non comunista) fu senza dubbio la pi
infuente opera di sociologia teorica degli anni 60. Linfuenza di Malewski fu duplice. In primo luogo elabor per primo in modo consapevole il concetto di idealizzazione in riferimento alle scienze sociali, riferendosi anche allopera di Marx,
170

pur dandole una interpretazione tendenzialmente strumentalista [cf. Malewski


1951]; in secondo luogo, scrisse alcuni articoli [cf. Malewski 1957, 1958a-b] dedicati
al materialismo storico marxista in cui ne criticava la metodologia da un punto di
vista vicino alle tesi del neopositivismo (ci fu possibile per un breve periodo ne gli anni 1956/57). Bench arrivasse a conclusioni negative per il marxismo, rigettandolo nel suo complesso come empiricamente infondato e quindi tacciandolo
di metafisica sociale, tuttavia di alcune parti (quale la teoria dellideologia) tentava una ricostruzione molto accurata, interpretandone le tesi come asserti
strettamente universali, formulate in modo esplicito. Il saggio nel quale espose
questa tesi fu attaccato dal sociologo ufficiale del Partito, Jerzy Wiatr [cf. Wiatr
1958, 1959]. Ma la sfida di Malewski fu raccolta dalla scuola di Pozna.
3.1.3. La prima opera significativa, gli Studia nad teoretycznymi podstawami humanistyki [Studi sui fondamenti teorici delle scienze umane] (1968), che in un
certo qual modo pu esser considerata il punto di partenza della scuola di Pozna, stata scritta insieme da Kmita e Nowak [cf. Kmita & Nowak 1968], ma il
frutto del lavoro collettivo svolto per diversi anni da alcuni giovani filosofi. Essa
anche il risultato di studi sulla filosofia tedesca delle scienze umane (specialmente Dilthey, Rickert e Weber) come anche dellinfuenza della particolare versione
dellipoteticismo popperiano che si era afermata grazie ai discepoli di Ajdukiewicz. Per tal motivo essa era diretta sia contro la scuola di Leopoli-Varsavia a
causa della sua scarsa attenzione, specie nellopera di Kotarbiski, per la specificit delle scienze umane, sia contro i seguaci dellimpostazione storicistica tedesca, valorizzante il Verstehen; ma anche contro la scuola fenomenologica di Cracovia, per la sottovalutazione del carattere di scientificit delle scienze umane.
Nello stesso anno esce un altro importante volume nel quale si elabora ulteriormente tale forma di ipoteticismo antipositivista: la Prba metodologicznej
charakterystyki prawoznawstwa [Tentativo di caratterizzazione metodologica
delle scienze giuridiche] di Nowak [1968]. In esso si possono vedere gi enunciati
i caratteri fondamentali di quella concezione idealizzazionale della scienza che
poi costituiranno il nucleo epistemologico di tutta la scuola di Pozna. Inoltre gi
cinque anni prima era stata pubblicata la Metodologia historii di Topolski [1963]
nella quale si mettono a frutto gli anni di collaborazione con Malewski e si preannunciano, per quanto concerne la rifessione storiografica, molti dei temi tipici
della scuola.
Verso la fine degli anni 60 avvenne, per impulso particolare di Topolski, la cosiddetta svolta marxista. Essa si propose, innanzi tutto, la ricostruzione del metodo di ricerca impiegato da Marx nel Capitale ed in generale dai classici del marxismo. Di questa svolta testimonianza fondamentale il volume collettivo
Zaoenia metodologiczne Kapitau Marksa [Premesse metodologiche del Capitale di Marx] che vide la luce nel 1970 ed al quale collaborarono praticamente
tutti i quadri della prima generazione dei giovani studiosi formatisi a Pozna e
che avevano deciso di seguire questa difficile strada marxista. Ne fanno parte J.
Topolski, J. Kmita, L. Nowak, J. Such, W. Balicki e S. Dziamski [cf. Topolski
171

1970b]. Tale svolta fu stimolata dallidea che nel Capitale fosse rinvenibile, anche se in forma implicita ed ellittica, in ogni caso non sistematica, il metodo autentico che caratterizza ogni indagine scientifica che abbia raggiunto la maturit
metodologica. Le intuizioni epistemologiche precedentemente sviluppate da
Kmita, Topolski e Nowak trovavano conferma in Marx e, ad un tempo, Marx assumeva per la scuola di Pozna il ruolo di colui che per primo aveva applicato lautentico metodo scientifico alle scienze economiche, cos come Galilei era stato il
primo ad applicarlo alla fisica.
Essere marxisti non significava, tuttavia, solo accettare i presupposti ontologici e le tesi epistemologiche del marxismo, ma anche ritenere che esso potesse costituire la base teorica per una sorta di riforma keynesiana del socialismo rea le7.
Questultimo avrebbe potuto esser migliorato grazie allapplicazione del giusto
metodo marxista, cos come il capitalismo era stato rinnovato alla luce delle dottrine di Keynes. A questo scopo, la ricostruzione di un pi corretto marxismo
(diverso dallideologia ufficiale di Stato) avrebbe potuto dare sempre pi forza a
coloro che operavano nel Partito per condurre il nostro sistema sempre pi vicino
allideale marxista [Nowak, comun. pers.]. Il fallimento di tale progetto convinse
alcuni dei componenti della scuola, in particolare Nowak ed alcuni suoi discepoli,
che non si trattava tanto di fornire una corretta ricostruzione metodologica del
marxismo, per poi cercare di applicarlo attraverso una lettura del suo contenuto
sociale in stile keynesiano, quanto di procedere in modo ancora pi radicale
per individuare, pur rimanendo nel metodo fedeli a Marx, ci che di errato v
nelle sue teorie sociali:
Nella seconda met degli anni 70 io personalmente e alcuni giovani ci rendemmo conto dellerrore fatto; avevamo abbandonato il marxismo per divenire i keynesiani del socialismo. Ma il popolo ( dal sistema) vivente nel socialismo aveva bisogno proprio del lo stile di pensiero marxiano, diverso per da quello che il sistema utilizza per occultarsi dietro le bandiere marxiste. Era necessario, pertanto, essere marxisti contro Marx
[Ibid.].

da questa presa di coscienza che nascer in seguito il cosiddetto materialismo storico non-marxiano, che preceduto dalla elaborazione della interpretazione adattiva del materialismo storico8.
Nello stesso periodo in cui avviene lincontro col marxismo comincia a rendersi visibile una divaricazione allinterno della scuola, che sempre pi si accentuer
quando Nowak ed i suoi allievi intraprenderanno la strada appena indicata. KmiAppunto tale il significato attribuito alla svolta marxista da Swiderski, come strumento pi
adatto, e forse il solo possibile, per una critica della vita intellettuale e della societ polacca del tempo
[cf. Swiderski 1985b, pp. 2-3]. Ci in efetti confermato da quanto qui appresso dichiarato da Nowak.
8
Come gi detto nella Prefazione, in questo volume non ci occuperemo di questo argomento che
ci porterebbe troppo lontani. Bisogna tuttavia notare che proprio questa reinterpretazione nonmarxiana del materialismo storico ad essere pi recentemente oggetto di critica da parte dei filosofi
marxisti polacchi pi o meno ortodossi (si vedano le prese di posizione di Kozakiewicz [1983, cap.
XIII], Tittenbrun [1982, 1986] e Kocikowski [1988]), come anche di entusiastiche adesioni [cf. Falkiewicz 1989]. Su tale argomento sono accessibili, in inglese: Nowak [1976e; 1979a; 1980a; 1982a, b, c,
d, 1983a; 1984; 1985a], gli articoli contenuti in Buczkowski & Klawiter [1986] e Nowak [1989]; in italia no: Nowak [1987a]. Per una esposizione sintetica cf. Coniglione [1983].
7

172

ta (1931-vivente), infatti, insieme ai discepoli, perviene al marxismo non grazie


alla consapevolezza dellimportanza del metodo marxiano, ma proseguendo sulla
stessa strada gi imboccata nel volume scritto insieme a Nowak, cio attraverso
lulteriore elaborazione del metodo della interpretazione umanistica che porta
al suo fondamentale lavoro Z metodologicznych problemw interpretacji humanistycznej [Problemi metodologici dellinterpretazione umanistica] [cf. Kmita
1971b]. Il marxismo, in questa versione, era complementare al weberismo, mentre
per Nowak esso era il nucleo centrale di tutta la sua elaborazione. Kmita riteneva
che la cosa pi importante fosse la teoria dellazione razionale, completata ed ulteriormente specificata in direzione della teoria marxista della spiegazione genetico-funzionale, da lui in seguito sintetizzata col nome di epistemologia storica [cf. Kmita 1975a; 1975b; 1980]. Questo aspetto fu sempre pi sviluppato, anche
se il nucleo fondamentale della sua concezione rimasto sempre lo stesso: la teoria dellazione razionale pi una certa interpretazione della teoria sociale marxiana intesa a dare una spiegazione plausibile di ci che gli uomini credono e desiderano9. Per capire le motivazioni che stanno alla base di una tale diferenziazio ne interna bisogna volgere lattenzione ad unaltra fondamentale opera che segna
una ulteriore importante tappa nella formazione di quel comune patrimonio di
idee che caratterizzer la scuola e dove sono contenute i germi che permettono di
capire la successiva evoluzione della sua fase marxista. Ci riferiamo al volume Elementy marksistowskiej metodologii humanistiki [Elementi di metodologia marxista delle scienze umane], curato da Kmita [cf. Kmita 1973a]. Esso si compone di
tre parti, le prime due scritte dai filosofi appartenenti allIstituto di Filosofia e da
Topolski, la terza con articoli in parte di questi ultimi, in parte di altri studiosi
specialisti in discipline non filosofiche (quali leconomia, la sociologia e la pedagogia). Le due prime parti presentano i risultati raggiunti nella ricostru zione della
metodologia dei classici del marxismo, in particolare del Capitale, mentre nella
terza parte si cerca di applicare questa metodologia alle scienze umane:
Cos, dunque, lidea di Ajdukiewicz di una cooperazione tra filosofi e rappresentanti di
discipline extrafilosofiche veniva ripresa ed insieme concretizzata come idea di cooperazione tra rappresentanti di diversi discipline scientifiche specialistiche sulla base della metodologia marxista. da notare anche che la stessa ricostruzione della metodologia marxiana veniva basata in parte su di un apparato logico-concettuale, in parte su alcune concetti selezionati dalla filosofia della scienza ipotetista [= popperiana]; se ne rigettavano alcune particolari soluzioni, ma se ne riconoscevano i concetti come pi adeguati in rapporto alla pratica di ricerca di quanto non lo fosse la terminologia metodologica derivante dalla filosofia del circolo di Vienna, gi da tempo rifiutata. [Anonimo
1986, p. 187]

Ma questopera anche importante in quanto in essa vengono presentate le


tre fondamentali direttive di ricerca che si riteneva stessero alla base della pratica
scientifica marxiana: la direttiva dellidealizzazione e della concretizzazione,
quella riguardante lapproccio razionalizzante alle attivit umane ed infine la di9
Per un confronto tra Kmita e Nowak e tra le loro posizioni ed alcuni temi dellepistemologia contemporanea, cf. Tuchaska [1980, pp. 10-11].

173

rettiva della spiegazione genetico-funzionale delle convinzioni che, su scala sociale, motivano le azioni umane. Quali sono le direttive-chiave per lepistemologia marxista? Ed inoltre, su cosa si basa lessenza del modo marxista di analizza re la scienza ed il suo metodo? appunto nel rispondere a queste due domande
che gli autori del volume assumono posizioni diverse che, bench in esso non immediatamente evidenti, perch si era voluto dare una impressione di compattezza, tuttavia erano state al centro delle discussioni e dei seminari nellIstituto di Filosofia. , infatti, dopo la pubblicazione di questopera che la scuola si disgreg
in diversi gruppi pi o meno in contrasto sia per quanto riguarda loggetto dei
loro interessi sia anche, ed innanzi tutto, in relazione alla soluzione che si dava al
fondamentale problema: su cosa si basa lanalisi marxista della scienza ed il metodo in essa applicato? [Anonimo 1986, p. 188].
Tale importante congiuntura cos presentata da Nowak:
La possibilit di una divisione esisteva sin dallinizio: alcuni di noi [Kmita e collabora tori] erano portati a pensare che il terreno proprio del marxismo fosse quello delle
scienze umane, essendo infuenzati fortemente dalla filosofia tedesca; altri [Nowak e
collaboratori] consideravano il positivismo come un avversario fondamentale e pertanto anche una sfida teorica per il marxismo e miravano a presentare una teoria
marxista antipositivista che si ponesse sullo stesso terreno del neopositivismo e del
popperismo: quello della teoria delle scienze naturali. Cos del tutto ovvio aspettarsi
che delle persone che lavorano insieme in campo metodologico allorch cominciano a
ricostruire lepistemologia marxiana imbocchino strade diverse. Per alcuni, infatti, lidea cardine dellepistemologia marxista era quella della dipendenza della conoscenza
dalle condizioni sociali dalla quale essa si origina; ci portava al risultato che la metodologia marxista doveva prendere come proprio asse solo il materialismo storico e nulla pi. Gli altri, invece, distinguevano tra conoscenza e conoscenza umana: la conoscenza, dopo tutto, non deve esser fatta da esseri umani. Si sosteneva, quindi, che
per costruire una teoria della conoscenza del reale si dovesse assumere solo una defini ta teoria della realt e nulla pi; e questa, nel caso del marxismo, era la teoria dialettica
della realt. [Nowak 1987a, p. 273]

Ci non toglie, per, il fatto che i due gruppi sentissero la reciproca infuenza
e che ancora per un certo tempo continuassero a collaborare sia nella redazione
di volumi collettanei sia anche nella cura delle riviste che nel contempo erano
nate come organi della scuola 10. Inoltre erano ad essi comuni alcune tesi metodologiche di fondo:
lo stile del filosofare rimane, lungo il tempo, lo stesso in entrambi i gruppi di studiosi.
10
Nel 1975 esce il primo numero dei Pozna Studies in the Philosophy of the Sciences and the Humanities edito in lingua inglese da B.R. Grner Publ. Co. ad Amsterdam e nel 1976 la Poznaskie Studia z Filozofii Nauki [Studi poznaniensi di filosofia della scienza] edita a Pozna in polacco, entrambe
ancora in attivit. I Pozna Studies hanno nei primi anni cadenza trimestrale e la forma di singoli fascicoli contenenti articoli su vari argomenti (in genere traduzioni e rifacimenti di quanto gi pubblicato in polacco), quindi landamento diventa annuale ed assume la forma di numeri prevalentemente
monografici. Dal 1982, col volume n. 6 e col passaggio di editore (che diventa Rodopi, Amsterdam-Atlanta) la natura monografica della rivista ormai definitivamente delineata (scompare anche la stessa
dizione di Pozna Studies... dalla copertina che viene a contenere solo il titolo ed i curatori, come fosse un normale volume collettaneo). Attualmente (ottobre 2008) si arrivati al volume n. 96.

174

E dato che lo stile del filosofare presuppone alcune assunzioni di base, si pu anche affermare, penso, che vi sia ununica tendenza filosofica in due diverse interpretazioni.
[Ib., p. 274]

Ma se Nowak sottolinea le affinit tra i due gruppi, pur non negando le dife renze e la divaricazione venutasi a creare, invece Kmita pi portato a vedere le
diferenze che sin dallinizio hanno segnato la scuola. In unimplicita polemica
con coloro che tendono ad identificare la scuola con lelaborazione della concezione idealizzazionale della scienza, egli sottolinea come essa sia nata sulla base
del tentativo di elaborare la metodologia delle scienze umanistiche, in seguito da
lui stesso proseguita, e che soltanto in un secondo tempo Nowak ha elaborato la
sua concezione della scienza, ritenuta da Kmita troppo filosofica e compromessa
da un punto di vista ontologico per chi, come lui, era abituato a pensare in modo
relativistico, attento ai condizionamenti storico-culturali sui processi conoscitivi 11.
Inoltre Kmita tende a sottolineare come la scuola non si possa caratterizzare per
una comune concezione filosofica, essendosi essa ben presto suddivisa in diversi
indirizzi, irriducibili ad un unico denominatore e tra loro spesso divergenti.
Possiamo cercare di classificare i diversi orientamenti in seno alla scuola nel
modo seguente (indichiamo anche gli studiosi che a ciascuno di essi possono essere affiliati, con il campo disciplinare di loro competenza):
1) Gruppo dei nowakiani, che sviluppa in particolar modo la concezione idealizzazionale della scienza e linterpretazione categoriale della dialettica ed in seguito, nella seconda met degli anni 70, applica tali concetti ad una rifondazione
del materialismo storico, ribattezzato col nome di materialismo storico nonmarxiano. con questo gruppo che in genere viene identificata la scuola di Pozna, per la sua maggiore vitalit, la maggior capacit di coinvolgere studiosi anche di diversa provenienza ed anche per la capacit di far fruttificare le proprie
concezioni in campi disciplinari diversi (dalleconomia, alla biologia, alla psicologia ecc.). Tale gruppo comprende 12 (in ordine di anzianit di affiliazione): Patryas
[1976; 1979; 1987] (metodologia delle scienze in generale), Nowakowa [1975a; 1977;
1990] (metodologia della fisica, corrispondenza dialettica, problema della verit),
astowski [1975; 1977a, b; 1981; 1982; 1990] (filosofia della biologia), Brzeziski
[1976; 1978; 1985a; 1990] (metodologia della psicologia), Buczkowski [1976; 1982;
1986; 1989] (materialismo storico non-marxiano, metodologia delle scienze sociali
e politiche), Klawiter [1978; 1982a b; 1985; 1989a, b] (metodologia del materialismo storico), Zieliska [1981; 1990] (metodologia della matematica e della scienza
in genere), Burbelka [1975; 1980] (versione adattiva del materialismo storico), Kupracz [1990] (metodologia delle scienze in generale), Witkowski [1989] (ontologia
categoriale), Tomczak [1989] (materialismo storico non-marxiano) ed altri (Brze11
Tali giudizi mi sono stati forniti personalmente dallo stesso prof. Kmita, in un colloquio da me
registrato.
12
Facciamo seguire a ciascun nome lindicazione delle opere principali in volume e degli articoli
pi importanti in inglese (trascurando di riportare quelli in lingua polacca). Sarebbe unopera impro ba fare una elencazione completa di quanto pubblicato da tutti i vari componenti della scuola, anche
perch spesso gli stessi articoli sono pubblicati in polacco ed inglese o rifusi in volumi singoli o collet tanei. Comunque i riferimenti bibliografici alla fine costituiscono una buona selezione di titoli.

175

chczyn, ecc.)
2) Gruppo dei kmitiani, che sviluppa linterpretazione umanistica, lepistemologia storica e procede, nella seconda met degli anni 70, verso una teoria generale della cultura. questo il gruppo che manifesta la pi rilevante divergenza
con quello di Nowak13, essendo maggiormente legato al materialismo storico
come base di spiegazione della prassi dello scienziato e quindi considerando la
scienza come uno dei campi della pratica sociale, rifiutandosi di ricostruire la
prassi di ricerca dei classici del marxismo in termini analitici e di far uso di categorie logiche ed ipotetiste [cf. Anonimo 1986, p. 191]. Di esso fanno parte Zamiara
[1979; 1985a, b] (metodologia della psicologia, studi sullepistemologia genetica di
Piaget), awniczak [1975; 1983] (filosofia dellarte, epistemologia strutturalista),
Zeidler [1983] (teoria dellarte), Paubicka [1977; 1984; 1979] (scienza della
cultura), Ozdowski (semiotica), Kobyliska [1985] (filosofia dellarte), Gierszewski
(metodologia delletnologia), ecc.
Accanto a questi due gruppi se ne possono citare altri due, anche se, a nostro
avviso, non hanno la rilevanza dei primi e sono pi legati allarticolazione interna
dellIstituto di Filosofia (vedi sopra) che a progetti di ricerca teoreticamente ben
caratterizzati. Nondimeno i loro rappresentanti e studiosi sono in genere interni
al generale clima della scuola, accettandone chi pi chi meno le idee di fondo. V
innanzi tutto il gruppo, guidato da J. Such, che porta avanti le idee filosofiche del
materialismo dialettico engelsiano e che, nel merito delle sue posizioni teoriche,
una via di mezzo tra gli kmitiani e i nowakiani. Infine v il gruppo di S. Dziam ski (1933-2003) che concentra la sua attenzione alla ricostruzione della storia del
marxismo polacco.
Vi sono inoltre i gruppi di studiosi della seconda generazione, cio formatisi
in seguito allattivit degli allievi diretti dei padri fondatori. Tra questi da
menzionare innanzi tutto il gruppo formatosi intorno a Jerzy Brzeziski (1947-vivente), che si indirizzato particolarmente alla metodologia della psicologia e
che comprende studiosi quali T. Maruszewski [1983], M. Gaul, E. Hornowska, A.
Machowski. Di questi come anche di altri indirizzi particolari tratteremo al momento dovuto.
Accanto ai filosofi direttamente partecipanti alle attivit dellIstituto di Filosofia dellUniversit di Pozna, solo ai quali applicabile a rigore la denominazione
13
Anche se tale divergenza, sostiene lAnonimo, non ebbe quasi mai loccasione di emergere pub blicamente in modo esplicito nelle pubblicazioni che venivano fatte insieme. Ci, a suo dire per tre
motivi: in primo luogo, lattaccamento comune allidea, criticata da pi parti in ambienti filosofici
estranei a quello di Pozna, della ricostruzione metodologica della prassi scientifica mutuata da Ajdukiewicz; in secondo luogo, la tendenza un po opportunista a lavare i panni sporchi in famiglia; ed
infine, la circostanza per cui lattacco alle concezioni di Nowak era spesso motivato, nella seconda
met degli anni 70, da intenzioni politiche, sicch nessuno voleva far s che una disputa scientifica
potesse venire strumentalizzata a fini politici [cf. Anonimo, 1986, pp. 191-92]. Tuttavia, si potrebbe nutrire il sospetto che tale articolo dellAnonimo, per il periodo in cui scritto e la sede in cui fu presen tato (una riunione del Partito comunista), abbia il senso di una presa di distanza da posizioni che politicamente certo non godevano, nel 1985, di buona fama. Ci potrebbe, almeno in parte, giustificare la
cura con cui il suo autore tende a distinguere allinterno della scuola di Pozna le diverse componenti
e a marcare i motivi di confitto tra di esse, mentre invece Nowak vede maggiormente i punti di unit,
pur non negando lesistenza di notevoli diferenze.

176

di scuola di Pozna, si possono menzionare altri studiosi che, pur non essendosi
formati in tale ambiente, tuttavia hanno in seguito accettato in parte od in toto le
particolari concezioni ivi elaborate. In particolare, abbiamo visto, ha avuto maggior capacit difusiva la concezione idealizzazionale della scienza. Questa stata
fatta propria, infatti, da Wadysaw Krajewski (1919-2006), di Varsavia, anziano filosofo che ha svolto ricerche in diversi campi ed ha ulteriormente sviluppato nelle sue opere di filosofia della scienza tale concezione applicandola alla discussione di alcune correnti epistemologiche occidentali pi recenti (lepistemologia
postpopperiana in particolare). Citiamo ancora Andrzej Siemianowski, filosofo
cattolico, storico e filosofo della scienza, che ha assunto nei confronti della concezione idealizzazionale della scienza un atteggiamento di critica costruttiva; Andrzej Falkiewicz, critico teatrale, che ha accettato la concezione del materialismo
storico non-marxiano; Z. Ziembiski [1966; 1974; 1976a, b, c, d; 1978; 1983], gi
maestro di Nowak, che accetta la concezione idealizzazionale; E. Muszyski, pedagogista; W. Balicki, economista; Chjnicki, geografo; e cos via.
Ovviamente le concezioni sviluppate dalla scuola di Pozna hanno suscitato
un vasto dibattito in Polonia che, per il numero di coloro che vi hanno partecipato, pu ritenersi il pi importante nel secondo dopoguerra e che proseguito fino
a quando Nowak, in seguito allatteggiamento critico nei confronti del potere comunista nel periodo di Solidarno, non venne internato. Dopo cala il silenzio,
tranne per qualche articolo critico-demolitore che appare di tanto in tanto e che
vuole colpire pi le implicazioni politiche derivanti dal materialismo storico nonmarxiano che non le assunzioni epistemologiche. stato oggetto di discussione
in particolare la concezione idealizzazionale della scienza e la versione adattiva
del materialismo storico: si possono contare pi di 90 articoli di discussione critica, per non menzionare le recensioni ai vari volumi della scuola di Pozna. Lo
stesso Kotarbiski o i pi giovani J. Kotarbiska, Przecki, Wjcicki e Mejbaum
hanno partecipato alla discussione. Quasi nulla accessibile in lingue diverse dal
polacco.
3.2. Naturalismo antipositivista e teoria dellazione razionale
3.2.1. Popperismo, positivismo e antipositivismo
Gi nel 1947 erano stati tradotti in polacco, sulla rivista Myl Wspczesna,
ampi brani della Logica della scoperta scientifica di Karl Popper. Ma, abbiamo prima accennato, lattenzione nei confronti del suo pensiero si era in particolar
modo sviluppata nellambiente poznaniense in seguito alla divulgazione critica
che ne aveva fatto Giedymin. Basta dare uno sguardo superficiale alla prima opera
scritta da Kmita e Nowak, dalla quale possiamo datare linizio della scuola, per
vedere come la presenza del pensiero popperiano sia capillare e come invece, per
contrasto, sia sostanzialmente assente linfuenza del pensiero marxista.
Ci gi indice dellatteggiamento che in seguito sar proprio di tutti gli esponenti della scuola di Pozna: il richiamo alla tradizione analitica e luso dellappa177

rato logico-matematico allo scopo di rendere rigorosa lindagine filosofica. In particolare, nellopera del 68, ci si propone la ricostruzione logica della struttura
esplicativa delle scienze umane (intendendo questo termine in senso ampio, tale
da includere la storia politica, la storia dellarte, la musicologia, la scienza della
letteratura, la linguistica, letnografia, la sociologia, leconomia ed anche la psicologia) [cf. Kmita & Nowak 1968, p. 5] e quindi arrivare ad una sistemazione della
teoria dellazione razionale non tanto, o almeno non solo, come intesa nel marxismo, cio come determinazione dellazione da parte dei rapporti socio-economici, ma anche come problema della determinazione dei rapporti sociali per mezzo
dellazione di agenti individuali. E, daltra parte, il problema per come posto dal
marxismo non stato portato avanti dai suoi rappresentanti in modo soddisfacente dal punto di vista dei requisiti richiesti dalla metodologia contemporanea14.
Ma il Popper cui si rifanno Kmita e Nowak sostanzialmente mediato dalla
lettura che ne ha fatto Giedymin. Non che i nostri autori non avessero una conoscenza diretta delle opere del pensatore austriaco, ma la valorizzazione dei temi
popperiani risente fortemente della presentazione che di questi ne aveva fatto
Giedymin, tesa a sottolinearne alcuni aspetti e a trascurarne altri, che poi saranno
sostanzialmente mantenuti nella scuola di Pozna. In particolare Giedymin ha
con forza messo in evidenza, ed in alcuni casi sviluppato, il tema della contrapposizione induttivismo/antinduttivismo, il realismo in polemica con lo strumentalismo ed il convenzionalismo [cf. Giedymin 1959] ed infine ha sottolineato il ruolo
della teoria nellinterpretazione degli asserti-base, ritenendo questi ultimi non
puramente osservativi, ma ipotetici (donde il nome di ipotetismo dato alla concezione di Popper, che poi rimarr anche in Kmita e Nowak) [cf. Giedymin 1966].
Daltro canto, coerentemente a tutta la tradizione analitica polacca, Giedymin ha
attribuito scarso peso al problema della demarcazione tra scienza e metafisica
mediante il principio di falsificabilit (bench avesse correttamente individuato
come questultimo fosse non criterio di significato ma di demarcazione), con ci
non dando eccessiva importanza a questultimo in contrapposizione alla verifica o
conferma carnapiana; per lui il metodo delle scienze empiriche quello di proporre e criticare ipotesi che vengono rigettate nel caso in cui non superano il confronto con gli asserti-base e sono confermate in caso contrario [cf. Giedymin
1959, p. 292], anche se non probabilisticamente: quando il risultato dei controlli
favorevole allipotesi controllata, e quindi questa viene confermata, non aumentiamo con ci la sua probabilit, in quanto la conferma non probabilistica [ ib.,
p. 293]. Con ci Giedymin ha ben chiaro che linduzione impossibile sia nella sua
versione genetica, baconiana, di risalire dai dati osservativi alle ipotesi o teorie (
questo lempirismo genetico), sia anche nel suo aspetto metodologico [cf. Amsterdamski 1978, p. 375], ovvero come possibilit di conferire un grado di probabilit
crescente al crescere delle conferme [cf. Giedymin 1959, p. 271], con ci operando
un notevole chiarimento rispetto a Popper che non sempre ha distinto adeguata14
V la mancanza di approcci generali che [] traggano profitto dal contemporaneo apparato
concettuale logico-matematico per presentare il meccanismo di sviluppo di tale retroazione: sistema
dei rapporti economico sociali-azione [ib., p. 14].

178

mente i due aspetti dellinduzione, rendendo meno efficace la sua critica15.


Ma in particolare Giedymin pone laccento sulla intrinseca teoreticit dei fatti e quindi sullimportanza che ha la teoria nel decidere ci che deve essere inteso come asserto-base e ci che invece non lo . Nel suo saggio dedicato alla dimensione teorica dei cosiddetti termini ed asserti osservativi [cf. Giedymin 1966]
egli critica la distinzione fatta tradizionalmente tra termini osservativi e termini
teorici, secondo la quale i primi sarebbero non-ipotetici, ultimativi, ed avrebbero
senso indipendentemente da quello dei termini teorici, appartenenti alla teoria
che sistematizza i risultati dellosservazione. Anche quando si riconosce, come fa
Hempel, la difficolt di tracciare una chiara linea di confine tra linguaggio osservativo e linguaggio teorico, tuttavia non si nega che tale confine esista [cf. ib., pp.
92-3]. A tale scopo Giedymin analizza alcuni casi storici esemplari in modo da far
vedere come ci che allinterno di una certa prospettiva teorica viene ritenuto
una incrollabile base empirica, in efetti sia determinato come tale da tacite assunzioni teoriche, presupposte al procedimento di controllo e di osservazione.
Quando, ad es., laristotelico, per dimostrare che la terra non gira attorno al sole,
invocava lassenza del fenomeno della parallasse, con ci assumeva tacitamente
che la distanza della stella pi vicina alla terra fosse tale da potere la parallasse
essere apprezzata. E questa ovviamente una ipotesi di carattere teorico [cf. ib.,
p. 101]. Analogamente stanno le cose nel caso della controversia tra i sostenitori
della teoria corpuscolare della luce e i sostenitori di quella ondulatoria o nel caso
della scoperta della struttura fine dello spettro [cf. ib., pp. 101-4]. Ovviamente sarebbe bastato assumere, come nel caso dellaristotelico, unipotesi teorica diferente per interpretare lenunciato osservativo in modo del tutto diverso. In tutti
questi esempi,
si sono mostrati casi nei quali degli enunciati osservativi, che miravano a controllare
ipotesi o teorie, sono stati assunti in un certo ambito, e successivamente rigettati retrospettivamente in base a leggi o teorie o premesse che riguardavano ricerche su fenome ni non osservabili od osservatori inverosimili. Lutilizzazione di metodi e strumenti di
osservazione pi perfezionati ha condotto, come hanno testimoniato i succitati esempi, alla revisione del verdetto emesso sulla teoria o sulle ipotesi prima controllate con
laiuto di metodi e strumenti pi primitivi; quindi, la riabilitazione di teorie o di ipotesi
prima rifiutate ha portato al rifiuto (o riconoscimento) retrospettivo di enunciati osservativi precedentemente accettati (o rifiutati). Cos gli esempi dati nei precedenti paragrafi portano alla conclusione circa il carattere ipotetico (revocabile) degli enunciati
osservativi delle scienze empiriche [] cio a riconoscere che il linguaggio delle scienze
empiriche (ed in ogni caso della fisica e dellastronomia) non indipendente dai cam15
Cf. Lakatos [1974, p. 260]. Ma ormai anche epistemologi pi tradizionali si sono resi conto che
una cosa parlare di induzione come procedimento di generalizzazione che va dai dati empirici alle
ipotesi o teorie ed unaltra cosa invece linduzione come metodo di convalida o accettazione delle
ipotesi inventate con un esercizio di immaginazione creativa. Vedi C.G. Hempel nei saggi sullargomento contenuti in Hempel [1989]. Sarebbe sicuramente da esplorare tutta la vicenda dellinduttivi smo e dellantinduttivismo per vedere efettivamente chi abbia sostenuto una visione cos ristretta
dellinduzione come quella contro la quale Popper scaglia i suoi anatemi. Forse accanto al mito del linduzione denunciato da Popper [1972, p. 96], si dovrebbe porre anche il mito del mito dellinduzione. Per una critica alla critica popperiana dellinduzione vedi anche Pera [1980, pp. 161-87].

179

biamenti dei metodi di osservazione e misura, e ci non soltanto nei cosiddetti livelli
alti, cio nella formulazione dei cosiddetti asserti teorici remoti dalla base sperimentale, ma anche nella formulazione degli enunciati osservativi usati per il controllo, scaturenti dai resoconti dei risultati sperimentali. [Ib., p. 105]

Giedymin ben lontano dallammettere che il cambiamento dello statuto degli enunciati osservativi comporti il cambiamento di significato dei termini in essi
occorrenti, e quindi un cambiamento complessivo del linguaggio, col risultato
che il termine parallasse avrebbe avuto un significato diverso per gli astronomi
antichi e quelli moderni16. Giedymin, in una sorta di critica anticipatrice delle posizioni di Feyerabend, vuole garantire la razionalit dellimpresa scientifica ed
evitare posizioni che porterebbero ad un esito quale quello del convenzionalismo
radicale di Ajdukiewicz, a lui ben noto, basato appunto sullidea di lingue chiuse
e connesse i cui i termini sono totalmente definiti contestualmente (cf. 1.5).
Tuttavia laccento di Giedymin cade non tanto sulla intrinseca teoreticit degli
enunciati osservativi, ma sul significato che un dato enunciato osservativo assu me allinterno di contesti teorici diversi od in base ad assunzioni teoriche divergenti17. Non siamo ancora sul piano, per fare un esempio, di un Hanson, per il
quale due microbiologi vedono letteralmente cose diverse, sicch la stessa osservazione ad essere intrisa di teoria; insomma, largomentazione di Giedymin
non si pone sul terreno di una fenomenologia percettiva gestaltica, quale quella
che stata alla base delle argomentazioni di Kuhn ed Hanson, per cui teorie ed
interpretazioni sono presenti nella visione fin dal principio [Hanson 1958, p.
21], ma punta piuttosto a mettere in luce un pi complesso retroterra teorico, fatto di assunzioni ed ipotesi zero, che governa ed in un certo qual modo decide
del significato degli enunciati teorici e quindi dellesito del controllo; per lui, insomma, non annullata la distinzione tra interpretazione ed atto percettivo. Siamo, quindi, pi in sintonia con le posizioni di Duhem-Quine che con quelle della
16
[] la concezione per cui ogni cambiamento nel metodo di osservazione o misura conduce a
corrispondenti cambiamenti nel linguaggio della scienza altrettanto inaccettabile della tesi delloperazionismo, per il quale esistono tanti concetti diversi di temperatura quanti sono i metodi per misu rarla [ib., p. 106].
17
Si vede pertanto che tutti gli enunciati delle scienze empiriche forniti nella letteratura metodologica contemporanea come esempi di enunciati osservativi hanno anche contenuto teorico in quanto: 1 Se sono direttamente tratti dal linguaggio comune, allora sono compresi mediante lassunzione
realistica caratteristica del linguaggio comune; se invece il loro senso stato modificato da una teoria,
allora eo ipso possiedono senso teorico; tali asserti vengono accettati o rifiutati in base allesperienza
diretta, ma solo quando si ritiene che non vi sia base ragionevole per mettere in dubbio le assunzioni
teoriche che li accompagnano []. 2 Nel caso di qualunque esito negativo dellosservazione o della
misura indispensabile prendere la decisione, niente afatto determinata univocamente da tale osservazione o misura, se considerare lesito negativo come un indicatore dello stato obiettivo, e quindi lo
stesso metodo di osservazione (misura) come affidabile, oppure scartare tale esito sulla base dellipo tesi della troppo scarsa accuratezza degli strumenti di osservazione e misura. 3 Tutti gli enunciati os servativi accettati in un certo momento, possono essere rifiutati ex post in base a qualche teoria o legge. 4 Poich sappiamo oggi che almeno in qualche caso lo stesso atto di ricerca, ad esempio di misu ra, infuenza la grandezza indagata (misurata), allora lessere in grado di distinguere il caso in cui tale
infuenza essenziale da quello in cui non lo richiede che si possieda una corrispondente teoria alla
luce della quale i risultati dellosservazione e misura vengono interpretati o come affidabili,
oggettivi, oppure come inficiati da una inevitabile inesattezza [ib., pp. 107-8].

180

linea che, partendo appunto da Popper, andr sempre pi accentuando la rilevanza della theory-ladenness dei dati empirici e porter alle posizioni sullincommensurabilit di Feyerabend18.
Unaltra considerazione utile. Il fatto che dalla forma dellargomentazione
per modus tollens ((H O)O) con H = la terra gira intorno al sole e
O = avviene il fenomeno della parallasse non segua dalla constatazione che
non avviene il fenomeno della parallasse il fatto che la terra non giri intorno al
sole in quanto possibile sia stata fatta una ipotesi teorica aggiuntiva sulla vicinanza delle stelle, sicch avremmo ((HI O)O), con I = le stelle sono sufficientemente vicine alla terra presuppone che chi fa losservazione circa la
mancata osservazione della parallasse sia pronto ad ammettere che ci che gli apparati strumentali in un momento t fanno osservare non identico con ci che
accade. Insomma chi non ritiene confutata la teoria, potrebbe reinterpretare lasserto dicendo che il fenomeno della parallasse non avviene apparentemente
(cio dati i sistemi di misura ed osservazione di cui disponiamo) ma che in realt
esso avviene. Ci significa che ammettere la possibilit che esistano dei presupposti teorici taciti che affiancano la teoria o ipotesi sotto controllo, s da non rendere ultimativa losservazione fatta, presuppone una attitudine gnoseologica realista e quindi antifenomenista, in grado di distinguere apparenza da realt, fenomeno (nel senso etimologico di ci che appare) da essenza. In tal modo, lammissione della inevitabile presenza di presupposti19, per lo pi inespressi, senza i
quali le inferenze teoriche deduttive (in base al modello del modus tollens) non
possono essere interpretate come controlli empirici falsificanti (o corroboranti)
spinge verso un considerazione della scienza antifenomenista e realista. Nel momento in cui i presupposti verranno interpretati come assunzioni idealizzanti,
avremo anche lesigenza di una ontologia essenzialista e la delineazione di un
modello epistemologico diverso sia da quello popperiano che dagli altri coevi.
Ma pi che seguire litinerario teorico di Giedymin, per quanto interessante
possa essere20, ci che qui importa notare come lattenzione e la rilevanza data
18
Per questa vicenda della progressiva rivalutazione degli elementi teorici nella scienza, fino a far
rientrare dalla finestra quella metafisica che era stata con tanto clamore sbattuta fuori dalla porta agli
inizi del positivismo logico, cf. Coniglione [1978]. questo un tema che da un po di tempo riceve una
insistita attenzione da parte degli specialisti, fino a diventare il leitmotiv di Oldroyd [1986]. Per una
sua ricostruzione si veda anche Suppe [1974b].
19
Recentemente anche Hempel ha individuato limportanza dei presupposti nella teorizzazione
scientifica: cf. Hempel [1989, pp. 96-113]. Anche Carnap aveva precedentemente riconosciuto che le
proposizioni interpretative che specificherebbero le condizioni osservative di applicabilit dei termini teorici strettamente necessarie o sufficienti non sono per gli scienziati strettamente vincolanti in
quanto essi accettano una clausola duscita per la quale i criteri osservativi valgono a meno di fattori perturbanti. Tale clausola ha il carattere dei presupposti di cui parla Hempel [cf. ib. pp. 101-2]. La
tesi di Carnap, per la quale i termini tipici delle teorie scientifiche hanno solo una connessione probabilistica con la base osservativa, si imbatte nella difficolt che le teorie scientifiche non contengono
proposizioni interpretative che indicano la probabilit di un certo evento osservativo. evidente
come Hempel intenda che i presupposti facciano parte delle proposizioni interpretative, o regole di
corrispondenza, e non della teoria stessa come vedremo sar il caso per le assunzioni idealizzanti.
20
Pu essere utile per il lettore sapere che quando, dopo la sua emigrazione, Giedymin venne a
conoscere le posizioni di Feyerabend, fu uno dei primi a criticarle, rifiutandone lesito irrazionalisti-

181

da Giedymin alla dimensione teorica della scienza viene pienamente fatta propria
da Kmita e Nowak nella loro prima opera ed anzi venga assunta come uno degli
elementi che permettono di fondare su nuove basi la metodologia delle scienze
umane, in contrapposizione sia al positivismo, sia alle posizioni antinaturaliste.
Ma per apprezzare ci necessario cercare di capire quale sia il progetto com plessivo che sottende questopera.
Esso viene enunciato chiaramente sin dalle prime pagine: il tentativo di
contrapporre alla concezione antinaturalistica delle scienze umane il punto di vista del naturalismo che, rispettando le giuste intuizioni della concezione antinaturalista, sia per libero da alcuni suoi difetti [Kmita & Nowak 1968, p. 4]. Concetti cardini sono pertanto quelli di naturalismo ed antinaturalismo che, tratti nel
loro significato da Popper, sono per terminologicamente derivati dalla presentazione che ancora una volta ne ha fatto Giedymin [cf. Giedymin 1962]. Per natura lismo metodologico Kmita e Nowak intendono:
Col nome di naturalismo definiamo la concezione secondo la quale le ricerche di scienze umane rispettano (o devono rispettare versione normativa) quegli stessi princpi
metodologici che rispetta lo scienziato naturale, e cio: (1) il principio della comunicabilit intersoggettiva degli asserti formulati, (2) il principio della loro controllabilit intersoggettiva, (3) il principio della applicabilit empirica dei concetti descrittivi (cio
dei concetti extralogici ed extramatematici). [Kmita & Nowak 1968, p. 6]

Ovviamente questa caratterizzazione non ancora sufficiente per definire a


pieno il programma di naturalismo metodologico di Kmita e Nowak. Essa piuttosto una condizione necessaria, il minimo di requisiti che deve possedere il programma da loro portato avanti; tuttavia indica la strada lungo la quale ci si sta incamminando, consistente nella piena accettazione della tesi dellunit metodologica tra scienze naturali e scienze umane e del modello teorico fornito dalle
scienze naturali, ma a condizione che questo sia inteso in modo non positivista, e
cio rifiutando il modello di scienza che, iniziato da Comte e J. Stuart Mill, ha anche caratterizzato il circolo di Vienna e Carnap in particolare. La possibilit di
una tale interpretazione antipositivista oferta appunto dallepistemologia popperiana nella mediazione fattane da Giedymin. Cos, Kmita e Nowak definiscono
la loro posizione come naturalismo metodologico antipositivista.
Il positivismo cui fanno riferimento Kmita e Nowak viene caratterizzato innanzi tutto in base al modo di intendere gli asserti-base. Questi possono avere o
natura esclusivamente estrospettiva, come in Comte che rifiuta di tenere conto
dellesperienza interna, oppure anche introspettiva, come in Mill. Sicch abbiamo
un indirizzo soggettivo, in seguito sviluppato dagli empiriocriticisti e, fra i neopositivisti, da Schlick e Bergmann, ed uno fisicalista che, sulla scia di Comte,
stato ripreso da Carnap e Frank (stranamente si ignora Neurath). In ogni caso, al
di l di questa diferenza, sta il fatto che tesi comune ad entrambi gli indirizzi
quella del fenomenismo, consistente nel sostenere che ogni nostra conoscenza
riducibile a ci che ci dato direttamente o nellesperienza interna o in quella
esterna [cf. ib., p. 78]. Sarebbe qui pi esatto parlare, piuttosto che di fenomenico [cf. Giedymin 1971].

182

smo, di riduzionismo od anche, pi genericamente, di empirismo, intendendo


con questo sia il fenomenismo che il fisicalismo, consistente nella tesi della riducibilit di tutti gli asserti della scienza ad asserti su fatti direttamente osservabili
(come fa pi esattamente Giedymin)21. Altrimenti si verrebbe a perdere la diferenza tra le posizioni di uno Schlick e quelle di Carnap e Neurath e quindi a ritenere irrilevante la controversia sugli enunciati protocollari. Sarebbe questo un errore analogo a quello commesso nei confronti del reismo di Kotarbiski, anchesso tacciato, abbiamo visto, di fenomenismo.
A parte questa piccola imprecisione di natura storico-critica, ci che per rimane corretto nella critica di Kmita e Nowak la conseguenza che viene connessa alla tesi del fenomenismo, e cio la tesi che gli asserti-base abbiano natura ultimativa, che siano sostanzialmente irrevocabili a meno che non entrino in disaccordo con altri asserti-base (si pu anche in questo caso notare come questa non
sia stata la posizione di Neurath, per il quale gli asserti protocollari hanno valore
ipotetico e non esiste una base esperenziale ultima). Ci strettamente collegato
allirrilevanza data allelaborazione teorica e quindi alla tesi che la scienza non
possa andare oltre ci che gli asserti-base constatano e non possa esistere qualche
asserto non-base che dica qualcosa di pi di quando non ci dicano gli asserti-base
[cf. ib., pp. 78-9]. Insomma, il positivismo tratta le teorie scientifiche come una
comoda abbreviazione dal punto di vista pratico della conoscenza osservativa
(direttamente basata sullosservazione) [ib., p. 9]22.
Strettamente collegata al fenomenismo la tesi dellindividualismo oggettivo
(od ontologico), in base alla quale
possibile formulare la totalit della nostra conoscenza empirica esclusivamente in termini individualizzanti (ed, ovviamente, in termini logici), che denotano: a) oggetti individuali, b) i caratteri degli oggetti individuali, c) le relazioni intercorrenti tra oggetti individuali. Dalla tesi dellindividualismo oggettivo deriva la pi debole tesi dellindividualismo
metodologico: ogni explanans formulato in termini non individuali pu essere ricondotto
(spiegato sulla base di) asserti formulati in termini individualizzanti. [Ib., p. 79]

La tesi del fenomenismo e quella dellindividualismo ontologico portano alla


concezione che gli asserti non-base non possono dire pi di quanto viene afermato, denotato, negli asserti-base. In altre parole gli asserti non-base sono equivalenti ad un insieme aperto di asserti base [ib., pp. 80-1].
Una ulteriore tesi del modello positivistico di scienza quella dellinduttivismo, per il quale lunico modo valido di provare gli asserti non-base (delle
21
Cf. Giedymin [1975, p. 276]. Allo stesso modo caratterizza la filosofia empirista del neopositivismo Hempel, che distingue tra una tesi di psicologia empirica sulla genesi dei nostri concetti ed una
tesi logico-sistematica sulla loro fondazione o giustificazione, la quale consiste nel sostenere che (1)
tutti gli enunciati sul mondo, o enunciati empirici, possono essere controllati mediante le cosiddette
proposizioni osservative o proposizioni di base, che descrivono i risultati dellosservazione immediata;
(2) tutti i concetti empirici sono riducibili a concetti osservativi elementari, cio a concetti la cui ap plicabilit a un caso singolo pu essere decisa semplicemente sulla base dellosservazione diretta
[Hempel 1989, p. 221]. Ovviamente la tesi di Kmita e Nowak consiste nel rifiutare sia la tesi di psicolo gia genetica, come anche quella logico-sistematica, nelle due forme sopra presentate.
22
Cf. anche la recente analisi condotta da Aronson [1984, pp. 23-39].

183

scienze empiriche) linduzione [ib., pp. 82-3]. Kmita e Nowak non fanno una
accurata analisi di cosa si possa intendere per induzione, n fanno le sottili e corrette distinzioni che in merito aveva fatto Giedymin: essi semplicemente rimandano sia a questultimo che a Popper; e daltra parte il loro riferimento per la cri tica dei metodi induttivi Mill. Tale atteggiamento ha una sua ragione dessere
nel fatto che essi ritengono pi fondamentale per caratterizzare la propria posizione, come anche quella di Popper, la connotazione di ipotetismo; infatti lantinduttivismo in sostanza una componente dellipotetismo [ib., pp. 8-9]; e ipotetismo significa sostanzialmente sostenere la tesi che la conoscenza teorica (extraosservativa) costituisce non soltanto un sostanziale ampliamento della conoscenza osservativa, ma inoltre un fattore che in grande misura decide della forma di questultima [ib., p. 9].
Infine, ultimo elemento che caratterizza il positivismo il modo di intendere
la struttura teorica che sistematizza la totalit degli asserti (di base e non) che
fanno parte della scienza empirica. Questa struttura teorica, chiamata struttura
esplicativa, consiste nello spiegare qualsivoglia legge (strettamente generale) o
fatto particolare col ricondurlo a leggi pi fondamentali, allinterno di una struttura deduttiva le cui leggi primitive sono assiomi. questo, in sostanza, il modello nomologico-deduttivo ben noto anche come modello Popper-Hempel, che appunto questultimo ha elaborato in tutti i suoi dettagli nelle sue ormai classiche
opere. Per Kmita e Nowak, infatti, come in un saggio poco posteriore esplicitamente chiarito, la spiegazione sempre una procedura deduttiva; essa significa
che condizione necessaria affinch una proposizione (explanandum) sia spiegata
da una congiunzione di proposizioni (explanans) che lexplanandum sia una inferenza logica tratta dallexplanans [Kmita & Nowak 1970, p. 46]. Tale punto
importante in quanto proprio questo laspetto del positivismo che Kmita e Nowak fanno integralmente proprio, interpretandolo anzi in modo forte e rifiutando
la possibilit di considerare autentiche spiegazioni quelle probabilistiche (come
proposto da Hempel, cui si fa esplicitamente riferimento) [cf. ibid.].
Una volta caratterizzati gli elementi costitutivi del positivismo, Kmita e Nowak possono avanzare il proprio naturalismo antipositivista, costituito dalla
congiunzione dellipotetismo popperiano con la tesi del naturalismo metodologico [Kmita & Nowak 1968, p. 89], che cos viene riassunto in corrispondenza ai
singoli punti prima esaminati:
1. Gli asserti base delle scienze empiriche sono enunciati extraspettivi. Nella scienza non
si hanno enunciati introspettivi; si incontrano invece enunciati aventi la forma di enunciati introspettivi, ma funzionano come enunciati teorici non-base, che concernono
stati psichici intersoggettivamente non osservabili. Gli asserti base non sono premesse
ultimative, ma ipotesi revocabili.
2. Gli asserti non-base sono ipotesi: (1) strettamente generali, formulate in termini osservativi (che denotano macroggetti fisici o caratteri e relazioni osservabili), (2) teoriche,
contenenti almeno un termine teorico (che denota o oggetti fisici non osservabili o caratteri e relazioni non osservabili). In entrambi i casi gli asserti non-base non sono equivalenti ad una classe aperta di asserti base. Nel caso (1), in quanto queste classi in generale non possono essere anticipatamente definite a fronte di una scienza in costante

184

sviluppo esprimentesi, tra laltro, attraverso cambiamenti nel dominio delle ipotesi che
ne stabiliscono la relativa equivalenza; nel caso (2), in quanto i termini teorici non
sono di regola definibili con laiuto dei termini osservativi.
3. Linduzione non fornisce alcuna prova degli asserti non-base; la sola giustificazione
della loro accettazione condizionata la severa critica fondata su onesti tentativi di falsificazione, cio sul tentativo di scoprire quegli asserti base dei quali, alla luce della conoscenza disponibile, si possa afermare anticipatamente che losservazione li conferma e che sono in disaccordo con lipotesi criticata.
4. La struttura della scienza quella esplicativa [ib., pp. 90-1].

Possiamo pertanto afermare, in sintesi, che il naturalismo metodologico antipositivista assume come proprie caratteristiche teoriche di fondo il realismo in
contrapposizione al fenomenismo, lipotetismo in contrapposizione allempirismo
radicale ed al riduzionismo, lantinduttivismo in contrapposizione allinduttivismo e lantipsicologismo in contrapposizione allo psicologismo (non accettazione
dellesperienza interna).
Qualche ulteriore commento merita la tesi del realismo. Questa non consiste
tanto nel sostenere, sulla scia dellimpostazione classica del materialismo dialettico, solo lesistenza di una realt oggettiva indipendente dalla coscienza umana e
da essa conoscibile, ma legata alla caratterizzazione prima data della scienza
teorica. Infatti essa consiste anche nel sostenere che la conoscenza empirica
concerne la totalit della realt obiettivamente esistente della cui struttura solo
un frammento disponibile allosservazione diretta [ib., p. 93]. Ci significa s
ammettere lesistenza di una realt oggettiva, ma anche sottolineare che la sua
struttura non totalmente disponibile nellesperienza diretta, cio non coincide
con quella che Kant ha chiamato la totalit dellesperienza possibile, e che
quindi la scienza va oltre lesperienza e deve pertanto far necessariamente uso di
asserti teorici che concernono parti non osservabili di tale struttura [ibid.]. Ci,
oltre a dimostrare ulteriormente la rilevanza dellelemento teorico nella scienza,
indica come gi si preannunci la successiva distinzione tra apparenza ed essenza,
alla quale ultima si rivolgerebbe la scienza, che cos verrebbe a cogliere i legami
essenziali esistenti in natura. questo un programma radicalmente antiriduzionista che porta a concepire la realt come una struttura non piatta, stratificata in livelli di rilevanza pi o meno essenziali.
Finora ci si mossi lungo le grandi linee tracciate da Popper (o almeno cos
pensano Kmita e Nowak) e la stessa immagine data del positivismo quasi del
tutto eguale a quella che ne d Popper, spesso per motivi polemici nei confronti
dei suoi avversari [cf. Raziuk-Kochan 1984, p. 6]. Su di un punto, per, Kmita e
Nowak dichiarano il loro dissenso dal pensatore austriaco: questi aveva accettato
la tesi dellindividualismo metodologico tipica del positivismo, mentre essi si dichiarano in favore dello strutturalismo metodologico. Questultimo uno dei caratteri tipici dellantinaturalismo che viene dai nostri autori fatto proprio e che
anzi ne viene ritenuto lunica eredit positiva. Per apprezzare questultimo decisivo punto necessario vedere lanalisi che viene fatta del programma antinaturalista di fondazione delle scienze umane.
185

3.2.2. Antinaturalismo e strutturalismo metodologico


Col termine di antinaturalismo ci si riferisce a tutte le posizioni concernenti
il metodo delle scienze umane che fanno proprie le seguenti tesi:
a) nelle scienze sociali non possediamo leggi n teorie provate ed universalmente accettate analoghe alle leggi delle scienze naturali e non possibile ottenere tali leggi,
b) nelle scienze sociali non possibile loggettivit propria delle leggi naturali,
c) la spiegazione dei fenomeni sociali diversa dalla spiegazione di quelli naturali sia
perch la spiegazione dei fenomeni sociali con laiuto di leggi empiriche impossibile,
sia perch non soddisfacente,
d) il ricercatore di scienze sociali deve basarsi sulla cosiddetta introspezione, che costituisce un metodo di conoscenza diretta non disponibile allo scienziato naturale. [Giedymin 1962, p. 179]

Il programma naturalista di Kmita e Nowak consiste proprio nel rigettare tutte


queste tesi. Ma per far ci deve essere esplicitato il modello di scienza che sta alla
base del programma antinaturalista, per cercare in esso la motivazione del rifiuto
del naturalismo. Tale modello di scienza viene esplorato attraverso la griglia concettuale presentata nel paragrafo precedente. Diventa pertanto punto di partenza
per la caratterizzazione dei diversi programmi metodologici antinaturalisti concernenti le scienze umane vedere come essi rispondano alle domande concernen ti la natura di a) gli asserti-base; b) gli asserti non-base, c) il legame probatorio
che unisce i primi con i secondi; e d) la struttura che sistematizza la totalit degli
asserti che fanno parte di una data disciplina [cf. Kmita & Nowak 1968, p. 20].
In base a questa griglia concettuale possibile a Kmita e Nowak individuare
tre fondamentali programmi antinaturalisti (lantinaturalismo intuizionista-irrazionalista, lantinaturalismo intuizionista-intellettualista e lantinaturalismo strumentalista), la cui analisi porta a discernere le seguenti risposte a ciascuno dei
punti sopra indicati.
Lantinaturalismo intuizionista-irrazionalista, identificato con le posizioni di
Dilthey, a) concepisce gli asserti-base come fondati o sullesperienza interna o su
di una speciale comprensione elementare imperniata su di una intuizione irrazionale (il Verstehen) del significato esperito; b) non ammette asserti non-base in
quanto non v nulla che non sia dato; c) ovviamente, non esistendo asserti non-base, il legame che pu esistere tra le varie esperienze non pu essere di tipo
deduttivo, ma consiste in una connessione intuitiva fondata sul Verstehen. In tal
modo si vede che la posizione di Dilthey sostanzialmente fenomenista in quanto riconduce la nostra conoscenza a ci che ci direttamente dato nella nostra
esperienza interna e nella speciale comprensione intuitiva che abbiamo di essa.
Inoltre essa coltiva con ci il mito del dato, in quanto questa speciale esperienza interna non ipotetica, ma assolutamente certa in virt di tale intuizione com prendente; ne segue che le elaborazioni intellettuali sono delegittimate in quanto
possono comportare una deformazione di tale originaria comprensione. A ci si
accompagna, ancora, la tesi dello strutturalismo intuizionista-irrazionale, in base
al quale
186

dalla descrizione dei particolari elementi di qualsivoglia totalit spirituale [] non segue una adeguata descrizione di tale totalit; la descrizione della totalit data a noi nellesperienza irrazionale interna o nella comprensione costituisce la premessa per una
adeguata comprensione dei suoi elementi [ib., p 35; cf. anche Kmita 1973c, pp. 200203].

Lantinaturalismo intuizionista-intellettualista, proprio di Spranger, Cassirer e


della fenomenologia, ha nella sue linee fondamentali le medesime caratteristiche
del precedente, con la sola diferenza che la base empirica include, accanto alle sperienza interna ed esterna, anche una intuizione a priori che, per quanto riguarda le scienze umane, presenta allintelletto delle regolarit normative e,
per le scienze della natura, delle regolarit descrittive oggettive [cf. Kmita &
Nowak 1968, p. 46]. Resta valida lattribuzione del fenomenismo e della tesi circa
la priorit della struttura sulle parti.
Infine, lantinaturalismo strumentalista, avanzato da Weber e Znaniecki, a) include tra gli asserti-base enunciati appartenenti sia allesperienza interna che a
quella esterna e, bench la loro scelta venga dettata dal carattere dellapparato
concettuale del quale dispone il ricercatore, essi sono tuttavia premesse ultimative; b) gli asserti non-base sono fondamentalmente di due tipi: ipotesi sulla corrispondenza o meno di un dato complesso di fatti ad un certo tipo-ideale oppure
asserti che permettono larticolazione del tipo-ideale che, se non interpretato, rimane una pura costruzione formale; anche gli asserti della teoria interpretata non
sono asserti empirici in senso stretto (cio che constatano fatti empirici) ma
adempiono una funzione puramente strumentale; c) gli asserti non-base sono
provati mediante il controllo delle ipotesi (di cui al punto precedente) con gli asserti-base; d) la struttura sistematica quella esplicativa che fa ricorso a leggi
idealtipiche [cf. ib., pp. 68-9]. Delle due posizioni precedenti Weber condivide
in sostanza il fenomenismo ed il mito di una esperienza data come ultima istanza
irrevocabile. Inoltre egli ha fornito uninterpretazione strumentalista dei concetti
teorici:
gli asserti non-base delle scienze umane al contrario di quelli delle scienze naturali
(leggi) che sono formulate con laiuto di concetti classificatori non si riferiscono alla
realt, ma costituiscono solo uno strumento con laiuto del quale ordiniamo la nostra
scienza empirica [ib., p. 69; cf. anche Kmita & Nowak 1970, p. 67 e Kmita 1973c, pp.
205-6].

Ovviamente in essa le diferenze tra le posizioni antinaturaliste e quelle del


naturalismo si riferiscono alle scienze umane. Ma per quanto riguarda le scienze
naturali gli antinaturalisti condividono le tesi del positivismo. Cos gli antinatura listi, nonostante tutte le critiche fatte ai positivisti, concepiscono la teoria della
conoscenza scientifica (nelle scienze naturali) allo stesso modo dei positivisti, con
la sola diferenza che mentre questi ultimi la ritengono valida sia per le scienze
umane che per quelle naturali, essi invece la vogliono confinare alle sole scienze
naturali per riservare a quelle umane un metodo tutto proprio. Ed infatti: a) lan tinaturalista, allo stesso modo del positivista, ha la convinzione che esista, o sia
possibile ritrovare, un fondamento incrollabile della scienza, dei dati, comun187

que vengano interpretati, che costituiscano la base delledificio e che non possano
essere messi in discussione; b) lantinaturalista, analogamente al positivista, fa
propria la tesi del fenomenismo, per cui bisogna accettare soltanto quelle tesi che
ci sono date nellesperienza diretta, interna o esterna; c) infine lantinaturalista
accetta il modello metodologico positivista delle scienze naturali ma rifiuta, in
particolare, qualunque asserto non-base che non sia una generalizzazione induttiva; e cos, ritenendo questo modello inadeguato alle scienze umane (senza rendersi conto che esso inadeguato pure per quelle naturali) ulteriormente amplia
tale base empirica e, allo scopo di tener conto delle peculiarit della metodologia
delle scienze umane, accetta anche il Verstehen [cf. Kmita & Nowak 1968, p. 119].23
Kmita e Nowak vogliono per distinguere in positivo la posizione di Weber,
rappresentante dellantinaturalismo strumentalista, per il fatto che questi ammette lesistenza di asserti non-base che non sono frutto della generalizzazione induttiva, anche se poi, appunto per il fatto che questi sono diversi dal modello positivista, finisce per non attribuire loro alcun riferimento oggettivo alla realt
empirica [cf. ib., p. 120].
Risulta, pertanto, che per i naturalisti antipositivisti Kmita e Nowak inaccettabile del programma antinaturalista: a) la concezione degli asserti-base come
elementi ultimi della conoscenza (e quindi il fenomenismo), rifiutando con ci
ogni tipo di asserto-base che non appartenga allesperienza esterna; b) la tesi che
esista un modo particolare di comprensione, il Verstehen, dal carattere intuitivo
ed irrazionale (in Dilthey e Spranger); c) infine, lo strumentalismo weberiano per
quanto riguarda i costrutti ideali. Invece essi sono particolarmente sensibili al
programma di strutturalismo metodologico avanzato sostanzialmente da tutti gli
antinaturalisti (in contrapposizione ai positivisti) e consistente nella priorit asse gnata al tutto sulle singole parti, con lintegrazione che tale struttura non tipica
solo delle scienze umane, ma anche di quelle naturali ed nelle prime fondata,
conformemente a Weber, sullassunzione di razionalit e non su leggi psicologiche [cf. ib. p. 121]. Tale sensibilit viene ascritta al fatto che in generale nellam biente di Pozna la tradizione antinaturalista stata valorizzata pi di quella positivista sia per aver di fatto risentito dellinfuenza del sociologo Florian Znaniecki, che elabor un modello di scienze umane in cui si cercava di combinare i princpi deduttivi con una teoria non riduzionista delle propriet significative dei fenomeni culturali, sia anche per la difesa che Ajdukiewicz prima e Giedymin dopo
avevano fatto della specificit delle scienze della cultura (Giedymin ha dedicato
alla metodologia della ricerca storica un intero volume) [cf. Swiderski 1985b, pp.
66-7].
Era pertanto necessario, per pervenire ad una teoria dellazione razionale,
combinare in modo originale il programma naturalista antipositivista con la tesi
dello strutturalismo metodologico tipica dellantinaturalismo. Ci avrebbe, da
una parte, fatto vedere come lopposizione degli antinaturalisti al naturalismo derivasse da una errata immagine di scienza da essi inconsapevolmente mutuata dal
23
Hanno recentemente raggiunto conclusioni simili Hindness [1977] e Bhaskar [1978; 1979] [cf.
Swiderski 1984, p. 106].

188

positivismo24; dallaltra, che il naturalismo errava nellassumere lindividualismo


metodologico (e in ci consiste il principale motivo di dissenso con Popper) 25. Il
rigetto dellindividualismo ha anche lo scopo di arrivare a ricostruire una metodologia delle scienze umane su base non psicologista, cio che non postuli leggi
psicologiche, in modo da evitare di spiegare il mutamento sociale sulla base della
psicologia empirica dei singoli agenti. Il volume del 68 era quindi caratterizzato
dal desiderio di fondere insieme realismo teorico ed antipsicologismo in una
prospettiva metodologica coerente, adatta agli scopi delle scienze umane [Swiderski 1985b, p. 76]. Ovviamente, il fatto che Popper da una parte fosse antipsicologista e dallaltra professasse lindividualismo metodologico introduceva, come
in seguito meglio vedremo, nel suo pensiero sulla logica delle scienze sociali una
tensione sostanzialmente irrisolvibile che comporta una non chiara individuazione dello statuto delle scienze umane.
Per quanto riguarda lo strutturalismo metodologico, che abbiamo visto il lascito dellantinaturalismo fatto proprio da Kmita e Nowak, ad esso dedicato un
intero capitolo (il IV) dellopera del 68. La sua piena comprensione e pi esatta
formulazione richiede che sia introdotto il concetto di azione razionale. Per il
momento ci limitiamo ad osservare che intenzione di Kmita e Nowak dimostrare come laccettazione dello strutturalismo non comporti afatto la messa in discussione dei caratteri pi fondamentali del naturalismo metodologico (intersoggettivit ed applicabilit empirica dei concetti descrittivi) e che esso non solo da
un punto di vista logico altrettanto coerente, ma addirittura superiore al modello esplicativo dellindividualismo metodologico.
La chiarificazione formale26 del concetto di struttura viene data tramite la nozione di sistema relazionale:
[3.1]

S = <U; R1,..., Rn; u1,..., um>

dove U luniverso; R1,..., Rn indicano le relazioni in U, e u1,..., un sono gli elementi


di U. Assumiamo per semplicit che esista solo una R (di ordine totale) in U. Indichiamo allora una particolare struttura
S1 = <U1, R1, u1,1,..., u1,10>
composta da un universo contenente dieci elementi (assumiamo che essi siano
24
Cos come aveva gi individuato Giedymin: Molti degli argomenti degli antinaturalisti sono diretti contro il behaviorismo ed il fisicalismo. Si vede pertanto che parlando del modello metodologico
delle scienze naturali, gli antinaturalisti hanno in mente linterpretazione fenomenista delle scienze
naturali [Giedymin 1962, p. 178].
25
Giova ancora sottolineare che bench il modello metodologico delle scienze umane accettato
in questopera sia in sostanza daccordo col modello popperiano nei seguenti tre punti: 1) un modello naturalistico (nel senso del naturalismo metodologico), 2) condivide col modello popperiano il suo
ipotetismo, 3) individua nella teoria dellazione razionale la base teorica delle scienze umane, tuttavia
si allontana decisamente dal modello popperiano appunto in considerazione del fatto che esso accetta
la tesi dello strutturalismo metodologico. noto, invece, che Popper condivide il punto di vista del lindividualismo metodologico, da lui contrapposto allo olismo, e di conseguenza allo strutturalismo
metodologico come inteso nella presente opera [Kmita & Nowak 1968, pp. 167-8].
26
Qui, come in seguito, modifichiamo la simbologia originale in modo da renderla uniforme nel
corso dellintera trattazione.

189

dei libri su di uno scafale) tali che u1,iR1u1,j se e solo se (1) u1,i sta sullo scafale alla
destra di u1,j; (2) esistono due elementi scelti u1,1 e u1,10 tali che il primo non sta alla
destra ed il secondo non sta alla sinistra di alcun libro.
Se prendiamo ora unaltra struttura S2 i cui elementi (che assumiamo siano
anchessi libri) sono retti da una relazione R2 definita come sopra:
S2 = <U2, R2, u2,1,..., u2,10>
possiamo afermare che le due strutture sono simili. Tale somiglianza si intende in due modi: a) S1 ed S2 sono tra loro isomorfe, cio esiste una funzione biiettiva f : S1 S2 tale che u1,iR1u1,j se e solo se f(u1,i)R2f(u1,j) per i=1,...,10 e j=1,...,10 (per cui
u2,i = f(u1,i)) e viceversa (cio esiste una funzione biiettiva inversa g : S2 S1 per cui
u1,i=g(u2,i)); b) S1 e S2 sono tra loro simili in senso non formale ma sostanziale se
gli insiemi U1 e U2 sono sottoinsiemi di un terzo insieme che li contiene e le relazioni R1 ed R2 sono contenute in una terza relazione pi ampia.
Ovviamente la relazione di isomorfismo tra strutture che sono elementi di un
insieme instaura una relazione di equivalenza e quindi una partizione; ogni elemento di essa sar chiamato tipo di struttura formale. Analogamente si pu procedere nel caso di strutture tra loro simili sostanzialmente e quindi ottenere il
tipo di struttura sostanziale. Nel caso in cui linsieme di strutture di tipo formale
eguale a quello di tipo sostanziale, possiamo avere i tipi di strutture formali-sostanziali ( il caso delle strutture S1 e S2 che abbiamo sopra costruito).
Fatte queste stipulazioni terminologiche, allora la tesi antinaturalista consiste
nel sostenere che una adeguata conoscenza descrittiva di una determinata struttura non pu esser ricavata dalla descrizione degli elementi che la compongono;
solo unesperienza interna o Verstehen (nel caso dellantinaturalismo intuizionista-irrazionalista) oppure una conoscenza a priori di regolarit normative (nel
caso dellantinaturalismo intuizionista-intellettualista) possono costituire la premessa per una descrizione adeguata degli elementi che fanno parte della struttura [cf. Kmita & Nowak 1968, p. 175]. Entrambe le tesi afermano la priorit conoscitiva della conoscenza della struttura rispetto alla conoscenza dei suoi elementi.
Nello strutturalismo metodologico di Kmita e Nowak tale concetto di priorit
conoscitiva si coniuga con lipotetismo tratto da Popper. Stabilito che per priorit
conoscitiva in generale (nel campo delle scienze empiriche ed umane) di un asserto non analitico A1 rispetto ad un asserto non analitico A2 si intende il fatto che
possibile controllare empiricamente A1 senza far uso di A2 ma non viceversa, e
considerato che, conformemente allipotetismo, per ogni asserto osservativo deve
esistere un asserto non analitico ad esso conoscitivamente prioritario (non esiste
una base ultima non ipotetica) [cf. ib., pp. 179-80; Kmita 1971b, pp. 129-30], la tesi
dello strutturalismo metodologico pu, in una prima approssimazione, essere caratterizzata nel modo seguente:
Lapparato concettuale delle scienze umane possiede un carattere tale che certi predicati in esso contenuti, a volte persino osservativi, predicati di corrispondenti elementi
di una determinata struttura, sono collegati mediante postulati con i concetti strutturali, che denotano tale struttura; sono legati in modo tale che tali concetti strutturali

190

devono sempre intervenire affinch sia possibile controllare gli enunciati esprimenti i
citati predicati riferentisi agli elementi della rispettiva struttura. [Ib., p. 181; cf. anche
Kmita 1971b, p. 130].

Per specificare ulteriormente questa caratterizzazione di strutturalismo metodologico necessario introdurre il concetto di struttura significativa e questa
presuppone a sua volta che si abbia presente il problema dellazione razionale.
3.2.3. Teoria dellazione razionale ed interpretazione umanistica27
Anche in questo caso il punto di partenza costituito dalla critica allo psicologismo la quale, ripresa ancora una volta da Popper, possiede sia carattere normativo che descrittivo [cf. Kmita & Nowak 1968, pp. 95-6]. La critica descrittiva consiste nel mettere in evidenza come le scienze umane facciano uso di quella che
Popper chiama logica della situazione, che nulla ha a che vedere con le leggi
psicologiche in quanto presuppone la teoria dellazione razionale. Questultima
non tuttavia intesa al modo di Hempel, per il quale lassunzione di razionalit
una formula abbreviativa che sta al posto di una complessa teoria psicologica, ovvero un surrogato di leggi psicologiche specifiche che non impiegano nella loro
formulazione i concetti normalmente impiegati nella descrizione e spiegazione
dellazione [Swiderski 1985b, p. 77].
Il concetto di azione razionale, avanzato originariamente in campo economico
dalle teorie neoclassiche, stato poi precisato da Giedymin che ne enumera sette
significati [cf. Kmita & Nowak 1968, pp. 104-5] dei quali Kmita e Nowak accolgono
quello che ritengono il pi generale, applicato anche nella teoria dei giochi da
Luce e Raifa [1958]. Prima, per, viene definito in generale il concetto di comportamento (zachowanie) come una dipendenza funzionale nella quale la variabile
dipendente una determinata classe di azioni (czynno) umane, mentre la variabile indipendente una determinata classe di condizioni le quali sole possono essere rilevanti per lo svolgimento dellattivit [Kmita & Nowak 1968, p. 101], del
tipo:
C = f(O1,..., On)
con C = azione e O1,..., On le condizioni.
Una persona si comporta razionalmente (si assume per semplicit, ora ed in
seguito, che essa agisca in condizioni di certezza) quando si vengono a realizzare
le seguenti condizioni: a) deve scegliere una tra diverse azioni alternative; b)
27
Avverto il lettore che non voglio in questo paragrafo presentare una discussione critica esaustiva
della complessa tematica che collegata al problema dellinterpretazione e della spiegazione dellazione, argomento di rilevanza centrale nella teoria sociologica contemporanea. La mia sar pertanto una
presentazione che, accanto ad una indispensabile informazione, cerca di mettere in luce i concetti
epistemologici significativi per il nostro oggetto principale che rappresentato dalla concezione idea lizzazionale della scienza. Daltra parte alla tematica della teoria dellazione nella scuola di Pozna,
con connessa discussione della problematica sociologica contemporanea, dedicata la vasta opera interpretativa e ricostruttiva di Swiderski [1985b] cui rimando senzaltro il lettore nella speranza che nel
contempo sia stata data alle stampe. Sempre su questo tema si possono vedere i saggi di Swiderski
[1984; 1985a].

191

ognuna di queste alternative ha, dal punto di vista della conoscenza della persona
data, un determinato efetto; c) le diverse alternative sono per la persona ordi nate
come pi o meno vantaggiose in base ad una gerarchia di valori assegnati ai loro
diversi esiti (esiste, cio, una funzione di utilit che assegna allesito di una
data azione un certo valore e tutti i valori sono ordinabili); d) la persona intraprende lalternativa che corrisponde al valore pi alto, cio quellazione il cui esito ne massimizza lutilit. Detto in altri termini, lassunzione di razionalit pu
essere formulata nel modo seguente:
Z1:

Se (al momento t) X deve intraprendere una delle azioni C1,..., Cn che in


base alla sua conoscenza (al momento t) si escludono lun laltra e che si
sommano, e che portano rispettivamente infallibilmente ai risultati S1,...,Sm
(con mn), e i detti risultati S1,..., Sm sono ordinati da una relazione di preferenza caratteristica per X (al momento t), allora X intraprender (al momento t) lazione Ci (i = 1,..., n) che porta al risultato dominante Sj
(j = 1,..., m) (cio che ha il pi alto grado di preferenza per X).28
Ci detto possiamo dare la definizione di azione razionale:
Con azione razionale intendiamo qui ogni azione che una dipendenza funzionale del lattivit (da intraprendere), tra quelle appartenenti ad una data classe C, 1) da una conoscenza di tipo W descrivente a) linsieme di attivit da intraprendere in dati sistemi
situazionali (e dunque che determinano la classe C), b) gli esiti (valori) possibili di tali
attivit, 2) dal sistema di norme di tipo N che stabilisce un ordine (parziale) dei valori.
[Kmita & Nowak 1968, pp. 110-11]

Con lespressione conoscenza di tipo W si vuole intendere un insieme di


enunciati W1,..., Wn di cui a conoscenza un dato individuo e con lespressione
sistema di norme di tipo N si vuole indicare una determinata classe di norme
N1,..., Nn accettate dal dato individuo. Ovviamente, in ogni caso concreto sono
presupposti sempre una data conoscenza Wi ed un determinato sistema di norme
Nk che determinano, mediante la relazione funzionale C = f(W, N), una determinata attivit Ci. Per cui una azione individuale razionale una coppia ordinata
[3.2]

<Wi, Nk; ci>

dove Wi sta per una determinata conoscenza di un dato individuo, Nk sta per il sistema di norme da lui accettato e ci lazione individuale da esso intrapresa. Pertanto le azioni razionali sono determinate da tre tipi di fattori: 1) la classe di attivit C; 2) la classe di conoscenze W; 3) il tipo di norme che stabiliscono un ordine
(parziale) di valori N [cf. ib., pp. 111-2].
28
Cf. Kmita & Nowak [1970, p. 51]; Kmita [1971a, pp. 7-8]; [1971b, p. 28]; [1973c, pp. 16-7], ecc. Questa formulazione diferente da quella presentata in Kmita & Nowak [1968, pp. 306-7], che aveva natura metalinguistica o metodologica, mentre la versione qui presentata si pone a livello-oggetto e
quindi pi aderente allassunto realistico che sottende tutta la rifessione di Kmita e Nowak [cf. Kmi ta 1970, p. 68]. Sulle ragioni di questo cambiamento vedi laccurata analisi fatta da Swiderski [1985b,
pp. 99-114]. Infine, ricordiamo che tale definizione data in condizioni di certezza: per una formulazione dellassunzione di razionalit in condizione di incertezza, o rischio, vedi lesempio e la definizio ne contenuta in Kmita [1973c, pp. 19-21].

192

Assume un ruolo di particolare importanza il terzo fattore, che viene inteso in


senso realista e non in modo strumentalista come fanno i positivisti 29. Per far vedere ci prendiamo in esame un esempio fornito dagli autori. Consideriamo la seguente argomentazione:
I tiranni [] volevano apparire come leader delle masse. Per cercare il loro appoggio,
essi dovevano sforzarsi di procurare loro lavoro. Pertanto molti tiranni hanno intrapreso programmi di lavori pubblici come costruzione di canali, acquedotti, strade, e di sostegno ai commerci, allartigianato e allagricoltura.30

In questa argomentazione ci si pone la domanda: perch i tiranni hanno offerto programmi di lavori pubblici, ecc.? La risposta : perch volevano dare lavoro alle masse. E perch volevano dare lavoro alle masse? Ulteriore risposta:
perch ne volevano lappoggio per diventare loro leader. In tal modo abbiamo a
che fare con una forma entimematica di spiegazione nella quale il comportamento di individui o gruppi spiegato facendo riferimento ai loro fini o intenzioni. Lo
schema esplicativo che risponde alla domanda Perch X ha intrapreso lattivit
C? contiene, pertanto, due componenti:
(1) Il fine dallazione C stato per X la realizzazione dello stato S
(2) X crede che intraprendendo lazione C realizza lo stato S.
Ma la congiunzione di (1) e (2) non implica la proposizione contenuta nella
nostra domanda e cio:
(3) X intraprese lazione C.
Cosa deve essere aggiunto alle proposizioni (1) e (2) in modo da ottenere (3)?
Cio, cosa manca affinch lo schema esplicativo sopra dato si conformi al modello
della spiegazione nomologico-deduttiva di Popper-Hempel? Ebbene mentre gli
psicologisti afermano che lanello mancante costituito da una legge psicologica
che permetta di collegare le premesse (1) e (2) alla conclusione (3), invece gli antipsicologisti, e tra questi Kmita e Nowak, sostengono che lanello mancante costituito dallassunzione di razionalit Z1 che caratterizza il comportamento del dato soggetto nella situazione da spiegare [cf. Kmita & Nowak 1970, pp. 47-9; Kmita
1971a, pp. 5-6; 1971b, p. 24].
Pertanto assumendo Z1 ed opportunamente modificando le (1) e (2) nel modo
seguente:
Z2
Z3

Sj il risultato dominante per X (al momento t),


In base alla conoscenza di X (al momento t)31 lazione Ci porta immanca-

29
[] per i positivisti lordinamento dei valori come anche la scala di utilit su di esso basata
esprimono soltanto in forma abbreviata i dati osservativi ottenuti nel corso dellosservazione delle
scelte delle azioni; invece lantipositivista sosterr che lordinamento delle attivit il sintomo osservabile di un ordine di valori teorico, che qualcosa di pi di un comodo strumento, di una descrizione
abbreviata dellordinamento dei valori osservato [Kmita & Nowak, 1968, p. 110].
30
Tratto da K. Kumaniecki, Historia kultury staroytnej Grecji a Rzymu [Storia della cultura dellantica Grecia e Roma], citato in Kmita & Nowak [1970, p. 47].
31
Questo riferimento alla conoscenza del soggetto, come anche il riferimento alla sua scala di va-

193

bilmente al risultato Sj,


allora segue lexplanandum:
Z4

X intraprender lazione Ci (al momento t).

In altri termini,
[3.3]

Z1 Z2 Z 3 Z4

Il tipo di spiegazione che stata qui ricostruita viene da Kmita e Nowak definita col termine di interpretazione umanistica [cf. Kmita & Nowak 1968, pp. 3067; 1970, p. 51; Kmita 1971a, pp. 7-8; 1971b, pp. 28-9]: essa non altro che il modello
deduttivo di spiegazione impiegato anche nelle scienze naturali [cf. Kmita & Nowak 1968, p. 302] ed esattamente quello descritto da Hempel, dove il ruolo della
legge (asserto strettamente universale) giocato dallassunzione Z1 e quello di
condizioni iniziali dagli asserti Z2 e Z3; Z1, Z2 e Z3 non hanno natura introspettiva,
per cui lintera procedura di interpretazione razionale non ha afatto carattere
psicologico [cf. ib., p. 307].
Lazione descritta mediante lassunzione di razionalit non ovviamente identica con il comportamento pratico rilevato empiricamente nei soggetti agenti in
circostanze concrete. Cio, il dominio empirico del modello semantico di tale
teoria abbastanza raramente identico al dominio dellazione razionale. Ciononostante, lassunzione di razionalit, cio lipotesi che aferma che un dato dominio empirico in misura sufficiente vicino al dominio dellazione razionale,
in molti casi legittimata [Kmita & Nowak 1968, p. 114] 32. Ogni azione razionale riferentesi ad un dato dominio empirico, in relazione alla quale stata fatta lassunzione di razionalit, verr chiamata comportamento. Cos, mentre il termine azione (czynno) connota sempre un comportamento intenzionale e conforme al fine allinterno della teoria dellazione razionale, invece con comportamento (zachowanie) si connotano le attivit considerate nei termini dei loro
concreti svolgimenti [cf. Kmita 1973c, p. 26]; tale diferenza sta ad indicare che si
riconosce che esiste un gap tra lazione come descritta dal punto di vista delle intenzioni dellagente, assumendo che esso sia razionale, e i risultati realmente conseguiti da questa azione [cf. Swiderski 1985a, pp. 257-8].
Esempi di applicazione dellinterpretazione umanistica sono forniti in campi
come la letteratura e larte. Innanzi tutto vengono distinte, nellinsieme delle
azioni razionali, quelle che, in base alla conoscenza dellagente, richiedono per la
loro realizzazione che qualcuno le interpreti (come ad es. il fischio dellarbitro
che d inizio ad una partita) e quelle che non dipendono per la loro realizzazione
dallinterpretazione di chicchessia (come ad es. il tagliare della legna). Le attivit
lori, ripreso da quello che Znaniecki ha chiamato coefficiente umano di ogni azione o prodotto.
Cf. su ci Swiderski [1984, p. 100].
32
Swiderski fa notare come si incappi in un circolo vizioso: [] lassunzione di razionalit postula
che v un dominio empirico che corrisponde al modello di comportamento razionale a dispetto della circostanza che non esiste un accesso indipendente al primo allo scopo di confermare il modello, i
termini del quale sono gi allopera nelle descrizioni al livello base della raccolta dei fatti [Swiderski 1985b, p. 89].

194

del primo tipo, in cui lagente assume che vi sia un interprete delle sue azioni,
sono chiamate attivit razionali interpretativamente orientate. Se definiamo come
sopra C, W e N ed indichiamo con rm il significato di C (cio quellattivit che nella scala di valori del soggetto definita da N occupa il posto pi elevato) ed ri
(i<m) un elemento necessario della condizione sufficiente a che si realizzi rm allora si dir che ri strumentalmente subordinato a rm. Possiamo dunque dire che
unazione razionale interpretativamente orientata unazione razionale che ha come suo
significato, o come suo risultato strumentalmente subordinato al suo significato, che
chiunque o qualcuno labbia adeguatamente interpretata. [Kmita & Nowak 1970, p. 53]

Cos, il fischio dellarbitro unazione razionale orientata allinterpretazione


dei giocatori, e non del pubblico, in quanto solo linterpretazione dei giocatori
del fischio come inizio della partita che strumentalmente subordinato al significato del comportamento dellarbitro. Viceversa il fatto che apro la finestra per
arieggiare la stanza non unazione razionale interpretativamente orientata, anche se qualcuno potrebbe intenderla in questo modo, in quanto tale interpretazione non il significato della mia azione. Se invece faccio la stessa azione per co municare un messaggio a qualcuno che sta fuori, allora essa diventa unazione razionale orientativamente interpretata. Dal punto di vista dellinterpretazione
umanistica non siamo di fronte alla stessa azione: attivit fisicamente dello stesso
tipo ma che hanno diferenti significati, costituiscono attivit di diverso genere.
Viceversa possibile avere insiemi di attivit con significato simile ma con descrizioni fisiche assai diverse (ad esempio il modo di salutare). Da ci segue che non
possibile ricostruire il linguaggio delle scienze umane facendo riferimento a soli
termini osservativi, cui dovrebbero essere ridotti quelli teorici. Infatti,
I termini teorici del linguaggio delle scienze umane connotano propriet associate col significato del comportamento (o dei suoi prodotti) da essi denotato, piuttosto che le propriet osservative (o loro derivati) di tali comportamenti (o dei loro prodotti). Dato che lo
stabilire il significato di unazione (o dei suoi prodotti) possibile solo sulla base dellassunzione di razionalit, e questassunzione ovviamente unidealizzazione, i termini delle attivit umane (prodotti) hanno esattamente lo stesso statuto metodologico di termini
quali gas perfetto, corpo perfettamente elastico, universo uniforme, capitalismo
con due sole classi etc.; tutte queste espressioni denotano tipi ideali. [Ib., p. 54]

Linterpretazione corretta o meno delle azioni razionali interpretativamente


orientate dipende dalla conoscenza o meno di quei principi che presiedono alla
interpretazione culturale e che sono di solito condivisi allinterno di un certo
gruppo. La regola del tipo: per realizzare un significato S deve essere intrapresa
una azione di tipo C, costituisce la regola di interpretazione culturale in un gruppo G di almeno due persone se ogni membro di G, che vuole realizzare S, intraprende C ed assume che chiunque altro di G farebbe lo stesso. Quando facciamo
riferimento ad uno specifico gruppo G, allora abbiamo a che fare con un particolare sottoinsieme delle azioni razionali interpretativamente orientate, che chiamiamo comportamenti culturali. Ovviamente si assume che ogni membro di G
abbia piena consapevolezza delle regole di interpretazione culturale e pertanto la
195

classe dei comportamenti culturali anchessa un idealtipo, non avendo nessuno


tale piena consapevolezza [cf. ib., pp. 54-6].
Tuttavia, una cosa conoscere tali regole, unaltra accettare i giudizi di valore prevalenti nel gruppo: si appartiene al gruppo quando si vengono a realizzare
entrambe le condizioni. Ci la base per distinguere interpretazione (o spiegazione) e comprensione (Verstehen): si interpreta (spiega) il comportamento culturale
di un gruppo sociale quando si in grado di ricostruire lazione razionale dei suoi
componenti sulla base della conoscenza delle regole di interpretazione culturale;
lo si comprende quando si disponibile ad agire allo stesso modo di fronte alla
stessa situazione, in quanto se ne accetta la gerarchia di valori e se ne possiede
una conoscenza adeguata, sufficienti, in base allassunto di razionalit, a determinare il comportamento umano [cf. Kmita & Nowak 1968, pp. 301-14]. Ma la comprensione non il metodo conoscitivo delle scienze umane: per conoscere sufficiente spiegare. Essa pu al massimo adempiere un ruolo euristico [cf. ib., pp. 31013]. Sulla base di questa distinzione poi possibile far vedere come linterpretazione culturale sia unoperazione stratificata (per cui un dato significato ne assume altri in base ad altre regole di interpretazione culturale appartenenti a subgruppi ecc.) ed quindi possibile distinguere tra interpretazioni adattive (come
quelle del critico letterario) in cui si mira non solo alla interpretazione, ma anche
alla comprensione (ad es. di unopera darte) e quelle storiche (come quelle dello
storico della letteratura), in cui si mira alla sola interpretazione dei testi.
In sintesi, si pu sostenere che sia linterpretazione adattiva sia quella storica sono va riet della interpretazione culturale, ma ognuna un genere diverso di interpretazione
culturale con diferenti condizioni imposte dalle regole di interpretazione culturale rilevanti. Queste regole stipulano che un atto di interpretazione storica ha ascritto come
suoi significati una ricostruzione del significato intenzionato dallautore storicamente
dato del testo analizzato (a dispetto del fatto che questo possibile solo costruendo un
tipo ideale di autore razionale); le stesse regole richiedono che un atto di interpretazio ne adattiva ascriva ad un testo interpretato quel significato che ne renderebbe possibile
la comprensione sulla base dei giudizi prevalenti nel gruppo culturale dellinterprete e
che pertanto lo renderebbero accettabile sulla base di questi giudizi. [Kmita & Nowak,
1970, pp. 60-1]

Possiamo a questo punto introdurre il concetto di struttura significativa che,


pur collegandosi a certe intuizioni antinaturaliste (legate a locuzioni quali struttura finalistica, legame finalistico, ecc.), tuttavia costituisce un caso particolare del tipo di strutture che si incontrano anche nelle scienze naturali. Sia data
una certa attivit razionale individuale determinata come in [3.2]; definiamo ora
la struttura seguente:
[3.4]

Sx = <U; Z, C, R, F, z>

dove:
1) U linsieme di stati di cose che la conoscenza Wi posseduta da x in grado di
descrivere;
2) Z un sottoinsieme di U costituente una sottoclasse designata dai valori Nk ed
196

indica linsieme dei risultati che x attribuisce alle proprie azioni;


3) C un sottoinsieme di U che costituisce la classe delle possibili azioni che in
base alla conoscenza Wi si possono intraprendere e che conducono a risultati
appartenenti agli stati-di-cose elementi di Z;
4) R la relazione che instaura un ordine (parziale) nellinsieme Z;
5) z lo stato di cose (la situazione) che prefigura in modo univoco gli efetti
dellattivit in C;
6) F la funzione che assegna un risultato da Z ad ogni coppia consistente di una
azione in C e dello stato di cose z (per cui intraprendere unattivit in C nella situazione z porta ad un determinato efetto in Z) [cf. Kmita & Nowak 1968, pp.
215-7, 305].
La struttura [3.4] la struttura significativa designata (wyznaczon) dalla conoscenza Wi e dalle norme Nk ed istituente unattivit razionale c, per cui
c = f(Wi, Nk). Se indichiamo col nome di valore privilegiato (warto wyrnion)
della struttura significativa, da cui dipende tale azione, il valore cui mira la data
azione individuale c, possiamo dire che tale valore quello dominante rispetto allordine parziale R: esso costituisce il senso (o significato) di tale attivit [cf. ib.,
pp. 217-8]33.
Dato dunque che il ricercatore ha note la conoscenza e le norme della persona x, allora
pu costruire la struttura significativa Sx: egli conosce luniverso che la conoscenza di
questa persona pu descrivere, lordinamento dei valori, le azioni che portano allo stato di cose desiderato e lo stato di cose rilevante per intraprendere lazione che porta al
pi o meno apprezzato stato di cose. [Ib., p. 305]

Considerato che il carattere di unazione, in quanto azione razionale, relativizzato alla dipendenza da tale struttura significativa (per cui solo collocando una
data azione allinterno di un struttura significativa possiamo capirne il senso), al lora ne deriva che qualunque conoscenza di una data azione individuale come attivit razionale relativa alla conoscenza della corrispondente struttura significativa: questultima quindi conoscitivamente prioritaria rispetto alla singola azione razionale. Pertanto, per capire il senso di un certo enunciato osservativo descrivente lazione di un dato agente dobbiamo rifarci ad una certa teoria, in questo caso ad una struttura significativa da cui la data azione dipende. Cos, riprendendo la stessa struttura argomentativa che abbiamo visto era stata alla base della contestazione da parte di Giedymin della assolutezza degli asserti-base, Kmita
33
La concezione di Kmita e Nowak che abbiamo sinora esposta stata in seguito sottoposta a consistenti modifiche sia per quanto riguarda lo statuto dellassunzione di razionalit Z1, che costituisce la
parte nomologica dellexplanans, sia per il ruolo che lidealizzazione ha nella struttura logica dellinterpretazione umanista. In particolare delle correzioni sono state apportate in primo luogo dagli stessi
Kmita e Nowak (ed questa la versione che qui abbiamo presentata) da Nowak (che ha distinto assunzione e principio di razionalit) [cf. Nowak 1974e, pp. 124-25; 1974f] e da Patryas (che rifiuta lo
strutturalismo metodologico e quindi il teoreticismo originario) [cf. Patryas 1979], alla luce di una pi
articolata teoria della scienza come idealizzazione non ancora presente nellopera del 68. Per una minuziosa presentazione di queste variazioni si pu consultare utilmente Swiderski [1985b, pp. 123-38]
ed in genere tutto il volume le cui 468 pagine sono appunto dedicate allevoluzione ed alle varie versioni dellinterpretazione umanistica.

197

e Nowak sostengono che


la conoscenza di una rispettiva struttura significativa che determina in particolare il
senso di una data azione individuale prioritaria conoscitivamente in rapporto alla conoscenza di questazione in quanto azione razionale; il controllo empirico di questo
tipo di asserti deve sempre essere relativizzato ad una corrispettiva struttura significativa, mentre invece la conoscenza di una data struttura significativa pu esser sottoposta a controllo empirico senza che venga relativizzata a questa o questaltra azione individuale razionale. [Ib., p. 220; cf. anche ib., p. 230]

Appunto in ci consiste la tesi dello strutturalismo metodologico, fatta discen dere direttamente dallipotetismo (ma non, come vedremo, da tutta la filosofia di
Popper), che appunto sostiene il carattere teorico-contestuale di ogni asserto osservativo.
Abbiamo, giunti a questo punto, gli elementi necessari per svolgere alcune
considerazioni. Innanzi tutto riallacciamoci alla tesi sostenuta dagli autori, che
vuole fare discendere direttamente dal metodo zero di Popper il proprio approccio basato sullassunzione di razionalit per sostenerne lanalogia con le leggi
delle scienze naturali.34 Limpostazione popperiana del tutto naturalmente connessa dagli autori al modello di spiegazione nomologico-deduttiva (o per leggi
di copertura) avanzato da Hempel e da Popper 35. Tuttavia ci non significa che
la posizione di Popper sia identificabile con quella di Hempel, almeno per quanto
riguarda il problema della spiegazione nelle scienze storiche.
Popper, infatti, pur accettando la tesi dellunit di metodo tra scienze naturali
e scienze umane, avverte che essa ha bisogno di alcune precisazioni nel caso in
cui si tratti delle scienze storiche. In questultimo caso linteresse dello storico
non rivolto alla scoperta e prova di leggi generali (compito delle scienze teoretiche), ma alla spiegazione di eventi singolari o specifici grazie allaccettazione
tacita ed indiscussa di leggi generali che normalmente sono troppo banali per do ver esser esplicitate ( questo il compito delle scienze storiche, riguardino la storia dellumanit o anche la storia della scienza) [cf. Popper 1957, pp. 127-8]. appunto la banalit delle leggi che lo storico presuppone a far puntare a Popper lo
sguardo sul modo efettivo in cui esso procede nello spiegare gli eventi; sul modo
in cui, ad es., Tolstoj spiega gli eventi nel corso dellinvasione napoleonica della
Russia [cf. ib., pp. 131-2]. Proprio in ci Popper scopre quello che di veramente im portante era contenuto nelle sue intuizioni precedenti e che ancora non era riuscito a maturare: questo era il problema della razionalit (o del principio di ra34
Dalle leggi astratte della meccanica di Newton possiamo arrivare deduttivamente a leggi empiriche, che gi possibile controllare direttamente sulla base di osservazioni; analogamente dai postulati della teoria dellazione razionale in congiunzione con i dati concernenti la possibilit e le dimen sioni dello scarto dalla razionalit in senso stretto possiamo deduttivamente pervenire alla descrizione
dellazione degli uomini che appartengono ad un dominio empirico. appunto questo il metodo di ri cerca che K.R Popper ha definito come metodo zero [Kmita & Nowak 1968, pp. 116-7].
35
Popper tiene a ribadire la propria priorit nella formulazione del modello nomologico-deduttivo
[cf. Popper 1974, pp. 120-1], anche se indubitabile che a perfezionarlo sia stato proprio Hempel nei
suoi classici studi (condotti con la collaborazione di K. Oppenheim), ora raccolti per lo pi in Hempel
[1965a].

198

zionalit o del metodo zero o ancora della logica della situazione) [Popper
1974a, p. 121]. appunto alla logica della situazione che Popper dedica le sue
maggiori attenzioni:
Lobiettivo principale era qui costituito da un tentativo di generalizzare il metodo della
teoria economica (teoria dellutilit marginale) in modo da poter esser applicato alle altre scienze sociali teoriche. Nelle mie pi recenti formulazioni, questo metodo consiste
nella costruzione di un modello della situazione sociale, inclusa in modo particolare la
situazione istituzionale in cui un agente opera, in modo tale da spiegare la razionalit
(il carattere zero) della sua azione. Questi modelli sono dunque ipotesi controllabili
delle scienze sociali; e quei modelli che sono singolari in senso pi specifico, sono le
ipotesi singolari della storia (controllabili di principio). [Popper 1974a, p. 121]

Le spiegazioni in base alla logica della situazione sono per Popper ricostruzioni razionali teoriche e pertanto sono ultrasemplificate e ultraschematizzate
e perci, in generale, false [Popper 1962, pp. 121-22]; nondimeno possono essere
delle buone approssimazioni alla verit e suscettibili di critica. Le spiegazioni della logica della situazione assumono dunque il principio di razionalit: ma riguardo a questultimo non sembra che Popper sia pervenuto ad un accettabile
chiarimento del suo statuto epistemologico; le sue osservazioni in merito sono
tipicamente vaghe [Watkins 1970, p. 172] ed inoltre sono cambiate col tempo
[cf. Koertge 1976, p. 441]. In ogni caso, Popper attribuisce al principio di razionalit, e quindi alluso del metodo zero 36, la caratteristica di essere tipico solo
delle scienze sociali e di non aver posto in quelle naturali; anzi, proprio il suo
uso a costituire forse la pi importante delle diferenze nei loro metodi [Popper
1957, p. 125], esistendo tra loro al massimo un certo vago parallelismo [ib., p.
126 n.]. Pertanto, secondo Popper, per spiegazione in base alla logica della situazione si intende la spiegazione di un evento singolo (unazione umana) in riferi mento alla situazione in cui lagente si trova, in modo da renderla comprensibile, cio adeguata alla situazione per come vista dallagente, con lassumere il
principio di razionalit. Linsieme costituito dalla situazione in cui lagente si trova, dalle sue convinzioni, aspettative ecc. da Popper indicato col termine di situazione problematica [cf. Popper 1972, pp. 228-32]. Egli pu pertanto concludere che compito dello storico perci ricostruire la situazione problematica come
appariva allagente di modo che le azioni dellagente divengano adeguate alla situazione [ib., p. 245].
Se ora confrontiamo quanto detto con quello che sostenuto da Hempel vediamo che esiste una notevole diferenza. Lo schema hempeliano il seguente:
[3.5]

(L1, ,Ln)
(C1, , Cn)
E

Con ci intendo il metodo di costruire un modello postulando una completa razionalit (e forse anche postulando il possesso completo di tutte le informazioni del caso) da parte di tutti gli indivi dui interessati, e calcolando la deviazione del reale comportamento delle persone dal comportamento
modello, servendosi di questo ultimo come di una specie di coordinata zero [Popper 1957, pp. 125-6].
36

199

dove L1,..., Ln sono le leggi universali presupposte, C1,..., Cn le condizioni iniziali


(che costituiscono entrambe lexplanans) ed E lexplanandum. Tale schema resta
per Hempel immutato sia che si tratti di spiegazioni fisiche che di spiegazioni
storiche; invece per Popper esso accettato per le scienze fisiche, ma ritiene deb ba essere modificato nel caso delle scienze storiche nel modo seguente (se correttamente ricostruiamo quanto da lui detto):
(L1, ,Ln)
(C1, , Cn)
A
E
dove abbiamo messo tra parentesi L1,..., Ln per indicare il disinteresse di Popper
per queste leggi in quanto, anche se tacitamente presupposte, sono banali. Le
C1,..., Cn possono essere le condizioni iniziali che descrivono la cosiddetta situazione problematica, A lassunzione di razionalit37, ed E levento da spiegare.
Segue E deduttivamente dalla premesse date? La linea tratteggiata sta ad indicare
appunto che Popper non d in merito una chiara risposta, anche se si potrebbe
arguire che per lui E segua deduttivamente dalle premesse. Ma, daltra parte, esi stono ripetute afermazioni di Popper per le quali il compito dello storico deve
consistere soltanto nella ricostruzione congetturale della situazione problematica, nel capire le condizioni in cui un dato agente si trov ad operare ecc.
Questa impressione pu venir confermata da quanto Popper aferma circa le
diferenze nella struttura logica della spiegazione tra il procedimento seguito dal
teorico e quello dello storico 38. Nel primo caso si tratta di sottoporre ad esame,
controllare, una legge universale L0. Nel secondo si deve controllare ed esaminare
unipotesi storica I0. I rispettivi schemi saranno:
L0
L1, , Ln
C1, , Cn

L1, , Ln
C1, , Cn
I0

P1, , Pn

P1, , Pn

ovvio che la diferenza del primo di questi schemi da quello di Hempel [3.5]
solo apparente in quanto per spiegare E basta poterlo dedurre dalla congiunzione tra L0 e L1,..., Ln. Che in Popper questi due tipi di legge siano distinti dipende
dal fatto che lo scopo che il teorico ha nel suo caso quello di controllare la legge
L0. Ma cosa intende Popper quando aferma che nel secondo schema I0 lipotesi
37
[...] oltre alle condizioni iniziali che descrivono fini, interessi personali e altri fattori situazionali, come linformazione a disposizione della persona interessata, le spiegazioni storiche tacitamente
presuppongono, in via di prima approssimazione, lovvia legge generale che le persone sane agiscono,
di norma, pi o meno razionalmente [Popper 1943, II, p. 348].
38
In quanto segue abbiamo modificato per uniformit la notazione seguita da Popper, da Hempel
e dagli altri autori citati.

200

storica, la descrizione storica che deve essere esaminata o controllata. tenuta


costante attraverso tutti i controlli; ed combinata con varie leggi (per lo pi ovvie), L1,..., Ln e con condizioni iniziali corrispondenti C1,..., Cn per derivare varie
predizioni P1,..., Pn, eccetera [Popper 1972, p. 463]? Cosa vuole spiegare lo storico? Qual levento da capire? Ovviamente se I0, allora esso non segue deduttivamente dalle altre premesse. E che significato ha che in una spiegazione storica
si derivano delle predizioni, che non coincidono con levento da spiegare? Significa forse che possibile in storia fare delle previsioni su eventi futuri? Ma
contro una simile evenienza Popper non si mai stancato di combattere.
Le cose diventano pi chiare se si accetta il modello [3.5] come quello che ricostruisce le tesi di Popper ed inoltre lo si intende nel modo in cui ha fatto Hempel. Daltra parte, che questa ipotesi non sia peregrina risulta dalla risposta che
Hempel d alle obiezioni di William Dray. Questultimo, in un suo celebre volume, aveva criticato il modello delle leggi di copertura in quanto queste ultime
non hanno un ruolo fondamentale nella spiegazione storica, dovendo essa render
conto della dimensione del pensiero e delle azioni intenzionali degli uomini, assente nelle spiegazioni delle scienze naturali. La spiegazione storica, per lui, mira
a dimostrare che una data azione era la cosa pi appropriata da fare nella data situazione; essa, cio, deve ricostruire il calcolo fatto dallagente, le sue ragioni, e
quindi rendere evidente il fondamento razionale che lo ha portato a comportarsi
in un modo piuttosto che in un altro 39. Dray chiama queste spiegazioni di azioni
mediante ragione spiegazioni razionali, il cui fine di mostrare che quanto
stato fatto era la cosa da farsi per le ragioni date, piuttosto che semplicemente la
cosa che si fa in tali occasioni, magari in conformit a certe leggi (lasche o meno)
[] Sostengo dunque che in tali spiegazioni esiste un elemento di valutazione di
quanto stato fatto [Dray 1957, p. 172]. Dray, insomma, insieme a Popper sottolinea limportanza del comportamento razionale dellagente, ma rifiuta lo schema
di Hempel. La sua spiegazione pu essere cos schematizzata:
[3.6]

X si trova in una situazione di tipo z


In una situazione di tipo z, la cosa da fare C se si vuole raggiungere il
risultato S

Come si vede questo schema coincide ad un dipresso con le assunzioni Z2 e Z3


dello schema di Kmita e Nowak. Ma cos come in questo non segue da Z2 e Z3 la
tesi Z4, cos nello schema di Dray dalle due premesse date non segue che
[3.7]

X fece lazione C.

Questo proprio quanto obiettato da Hempel a Dray. Infatti per spiegare che
dalle [3.6] deriva la [3.7] lexplanans dovrebbe includere una asserzione ulterio39
Lo storico arriva a comprendere lazione quando ci che lagente ha compiuto, date le convinzioni e i fini cui si fatto richiamo, pu essere considerato come un modo di agire razionale. Lazione
pu allora essere spiegata come adeguata. Mi interessa sottolineare che queste considerazioni evidenziano una connessione concettuale fra la comprensione di unazione umana e lindividuazione del
suo carattere razionale [Dray 1963, p. 200].

201

re, stabilente che nel tempo in questione X era un agente razionale, e che perci
era disposto a fare quel che era appropriato nella situazione data [Hempel 1953,
p. 93]. Lo schema di Dray diventerebbe:
[3.8]

(a) X si trovava in una situazione di tipo z


(b) X era disposto ad agire razionalmente
(c) In una situazione di tipo z, ogni persona che sia disposta ad agire razionalmente far invariabilmente (o con un alto grado di probabilit) C.
[Hempel 1962, p. 189]

Da cui segue:
X fece C.
In tal modo la spiegazione di Dray ricondotta al modello hempeliano, tenendo anche conto della esigenza esposta da Popper con il principio di razionalit?
Questa lopinione di Hempel, per il quale con questo explanans lazione C di X
viene spiegata secondo la forma di una spiegazione nomologica [ibid.]40. Tuttavia se vero che la spiegazione conserva la sua forma nomologica e la singola
azione di X dedotta logicamente dalla premesse, resta il fatto che lo schema
[3.8] si presenta in modo diverso dal [3.5], che quello originariamente presentato da Hempel. [3.8] ha infatti la seguente struttura:
[3.9]

C1,..., Cn
A
E

Ma se [3.9] efettivamente lo schema seguito nella spiegazione storica per


come ricostruito dallo stesso Hempel, allora evidente che ha anche ragione
Popper nel sostenere che le leggi strettamente universali sono banali e possono
essere tacitamente presupposte. Il solo asserto universale qui esplicitamente presupposto quello espresso nella [3.8] dallasserto (c), che il cosiddetto principio
di razionalit. Basta rifiutare questo (come fa appunto Dray [1963, p. 206]) per far
cadere lintero schema e far s che la spiegazione non abbia pi carattere nomologico. Si dovrebbe ripiegare sullo schema [3.5]. Ma questo dovrebbe includere delle leggi universali L1,..., Ln di carattere storico o estremamente banali (ed ha buon
gioco in questo caso Popper) oppure non banali ma assai discutibili (ed in ogni
caso privi di un sufficiente supporto empirico o, altrimenti detto, sempre falsifica te da qualche istanza osservativa) 41.
40
Daltra parte la Koertge dimostra come sia possibile, interpretando opportunamente il principio
di razionalit di Popper ed eliminandone le ambiguit presenti nella formulazione (o formulazioni)
popperiana, arrivare alla conclusione che [] le spiegazioni in termini di principio di razionalit soddisfano tutti i tradizionali requisiti formali ed epistemologici delle spiegazioni scientifiche [Koertge
1976, p. 450], e cio sono conformi al modello hempeliano.
41
questa la difficolt originaria, di cui parla Dray a proposito del modello hempeliano e gi in dividuata da Berlin [1960]; essa, nelle parole di Dray, cos formulata: Se noi afrontiamo una spiegazione storica cercando la legge che pu darle una forma deduttiva, di solito pensiamo ad una genera -

202

Per far vedere ci consideriamo lesempio riportato prima sul comportamento


dei tiranni. Possiamo formulare largomentazione nel modo seguente:
[3.10]

x (T(x) L(x))
x (L(x) P(x))
T(a)
______________
P(a)

Cio, (1) Per ogni x, se x un tiranno, allora x vuole essere leader delle masse; (2) Per ogni x, se x vuole essere un leader delle masse, allora x deve procurare lavoro alle masse; (3) a un tiranno; segue che a deve procurare lavoro alle masse. In questo caso, per, sono ammesse due generalizzazioni empiriche strettamente universali, la (1) e la (2), sulla cui validit ogni storico nutrirebbe dei dubbi. Basta, ribatterebbe Popper, che un singolo tiranno non abbia voluto esser leader delle masse o che ci siano casi in cui per esserlo non sia stato ne cessario procurare lavoro alle masse, ma, ad esempio, dare spettacoli al circo
(cosa che ben sapevano gli imperatori romani) per falsificare le due leggi dellexplanans. Si dovrebbe ripiegare, in questo caso, al pi a spiegazioni statistiche con
tutte le rispettive conseguenze (esse non risponderebbero, in ogni caso, alla domanda fondamentale del perch accade un determinato evento).
Restando pertanto fermi nello schema [3.8] (rispettivamente [3.9]), possiamo
a questo punto domandarci: qual la natura dellassunzione (c) (rispettivamente
A) in esso contenuta? una legge empirica su come gli agenti razionali efettivamente si comportano, oppure un asserto analitico che definisce il significato di
agente razionale? Hempel considera il concetto di agente razionale come un
concetto disposizionale, o anche concetto-sintomo, il cui significato riducibile
(in base alla teoria carnapiana delle asserzioni di riduzione) alla classe di manifestazioni o sintomi che ne rivelano la presenza [cf. Hempel 1962, pp. 190-1]. La (c)
quindi del tutta analoga alle leggi empiriche che contengono concetti teorici
(ivi compresi quelli disposizionali). Come si vede questa una posizione del tutto
diversa da quella sostenuta da Kmita e Nowak i quali interpreteranno anche se
nelle opere successive a quella del 68, quando sar maggiormente chiarito il contesto idealizzazionale della loro teorizzazione lassunzione di razionalit (e
quindi lasserto Z1) come una vera e propria assunzione idealizzante [cf. Kmita &
Nowak 1970, p. 54 e pi esplicitamente Nowak 1974e].
Ma allora la ricostruzione di Kmita e Nowak non fa altro che riprendere limpostazione di Popper, unificarla con le tesi di Hempel esplicitando quanto in esse
rimaneva implicito, e completarla assegnando un preciso statuto epistemologico
lizzazione universale abbastanza plausibile che adeguerebbe la spiegazione alle caratteristiche del
modello. Nei casi pi comuni, per, la garanzia induttiva che si pu richiedere per le leggi cos formu late, con una buona dose di ingenuit, non molto elevata. Pi precisamente, in genere minore del la fiducia che si ha nella stessa spiegazione. Secondo la teoria della legge di copertura si arriva cos al
paradosso di dover ritenere che spiegazioni soddisfacenti derivino logicamente da leggi incerte [Dray
1963, p. 208).

203

alla assunzione di razionalit allinterno di una teoria della scienza che, ancora in
nuce, tuttavia in seguito si svilupper in maniera divergente sia da quella di Popper che dalla concezione standard rappresentata da Hempel. Per far vedere ci,
riprendiamo un esempio tratto da Kmita e Nowak [1968, pp. 303-5] e facciamo
notare come esso inglobi in s le caratteristiche del modello hempeliano e popperiano e ne costituisca, anzi, una sorta di ricostruzione razionale.
Vogliamo spiegare lazione c1=lirlandese x nel tempo t emigrato negli
USA. Assumiamo che x abbia la conoscenza W per la quale emigrare in Usa
equivalga ad ottenere un pi alto standard di vita (w1), mentre il restare in Irlanda
significa avere uno standard di vita basso (w2) (sia cio W={w1, w2}). Sia la struttura significativa data come in [3.4], e cio:
Sx = <U; Z, C, R, F, z>
dove:
(a) U la conoscenza dellirlandese x al tempo t;
(b) Z = {ottenere un pi alto standard di vita (z1); mantenere lo stesso standard
di vita (z2)}, cio Z = {z1, z2};
(c) C = {andare in USA; restare in Irlanda}, cio C = {c1, c2};
(d) R la relazione funzionale che instaura un ordine totale tra gli elementi in
Z, tale che sia z1<z2, cio che z1 precede z2 (sia cio z1 preferito a z2);
(e) z sia lo stato di cose in cui opera x, cio la situazione
(f) F la funzione per cui z1 = f(c1, z) e z2 = f(c2, z) (ovvero, la situazione privilegiata, lottenere un pi alto standard di vita, dipende in maniera univoca dallintraprendere lazione c1 e dalla situazione z).
In tal modo la spiegazione del fatto che x intraprende lazione c1 si presenta
nel modo seguente:
Z1
Z2
Z3
Z4

Se al momento t lirlandese deve scegliere tra c1 e c2 e c1 porta al risultato


z1 mentre la c2 porta al risultato z2 (in base alla conoscenza W) ed z1<z2
(in base al sistema normativo N), allora x intraprende lazione c1;
c1 porta al risultato z1
z1<z2
x intraprende lazione c1

La spiegazione segue il modello di Hempel, nel senso che essa deduttiva


(Z1 Z2 Z3 Z4), ma al tempo stesso include il principio di razionalit di Popper. Lunico asserto universale assunto Z1, mentre sono implicitamente date numerose leggi empiriche che per fanno parte della conoscenza di z e motivano le
azioni di x. Inoltre, la ricostruzione della situazione problematica, invocata da
Popper come il compito precipuo dello storico, non consiste in altro che nel veni re a conoscenza della struttura significativa nella quale si trova ad agire x, cio nel
sapere quale sia il suo sistema normativo, quale la sua conoscenza della data situazione, quale la situazione nella quale si viene a trovare e cos via. Da questo
punto di vista, allora, lo strutturalismo metodologico, che appunto richiede la conoscenza della struttura significativa per poter spiegare lazione di un dato indivi204

duo, verrebbe a costituire un complemento delle tesi sostenute da Popper, una


loro naturale conseguenza.
Ma in ci risiede unulteriore diferenza tra limpostazione di Kmita e Nowak e
quella di Popper. Infatti se vero che le scienze umane si fondano sullassunzione
di razionalit, allora laccettazione da parte sua [di Popper] della tesi dellindividualismo metodologico un passo alquanto incoerente [Kmita & Nowak 1968,
p. 220]. Indichiamo infatti con T la congiunzione di asserti descriventi una data
attivit come attivit razionale, con S la conoscenza della corrispondente struttura significativa e con O la congiunzione di asserti osservativi tramite i quali controlliamo la conoscenza T. Ebbene la tesi della priorit conoscitiva della conoscenza della struttura significativa in relazione alla conoscenza di T aferma che
limplicazione
TS
una tautologia dove S contenuto nellantecedente in modo essenziale. La tesi
dellindividualismo metodologico porterebbe a sostenere che la conoscenza S pu
essere sempre ridotta ad una conoscenza P non contenente concetti strutturali.
Ma in questo caso la conoscenza della struttura S non sarebbe pi essenziale nella
implicazione T S . Infatti la tautologia :
(T S O) (P S) (T P O)
Si vede che in questo caso la relativizzazione alla conoscenza della struttura S
non necessaria per controllare lipotesi T visto che possibile trarre (o spiegare)
S mediante la conoscenza P formulata in termini individuali e quindi non denotante una struttura [cf. ib., pp. 220-1].
Il rifiuto dello strutturalismo (sarebbe meglio dire olismo) da parte di Popper e seguaci, come ad esempio Watkins, viene spiegato col fatto che essi spesso
hanno in mente non lo strutturalismo metodologico, ma quello ontologico che in
quanto tale ha un carattere metafisico, diversamente dal primo che, essendo un
elemento di una determinata ricostruzione logica delle scienze umane, pu essere per principio falsificato [ib., pp. 222-3].
Abbiamo visto che lo schema di spiegazione di Kmita e Nowak una ricostruzione razionale di quello popperiano integrato con alcune esigenze poste da
Hempel. Inoltre Swiderski, nella prefazione alla sua opera [Swiderski 1985b, pp. 19], ha sottolineato le evidenti analogie tra limpostazione di Kmita e Nowak e le
coeve elaborazioni portate avanti da von Wright nella sua ormai classica opera
[cf. von Wright 1971]. In questa von Wright, richiamandosi alle tesi di Elizabeth
Anscombe ed alla sua riscoperta dellimportanza del sillogismo pratico, gi individuato da Aristotele, sostiene che questultimo fornisce alle scienze delluomo un
modello di spiegazione che rappresenta unalternativa al modello per sussunzione teorica avanzato da Popper-Hempel: In termini generali, il sillogismo pratico
rispetto alla spiegazione teleologica e alla spiegazione nella storia e nelle scienze sociali, ci che il modello per sussunzione teorica rispetto alla spiegazione
causale e alla spiegazione nelle scienze naturali [von Wright 1971, p. 48]. Alla
205

base del rifiuto di von Wright del modello per sussunzione teorica, e pertanto
della tesi concernente la diferenza metodologica tra scienze umane e scienze naturali, v la confusione da lui fatta tra positivismo e naturalismo; un positivismo
concepito in modo ristretto e confuso che non gli permette di distinguere, come
fatto da Kmita e Nowak, la diferenza tra naturalismo positivista e naturalismo
antipositivista [cf. Giedymin 1975, p. 284]. Linferenza o sillogismo pratico viene
presentato nel suo schema fondamentale nel modo seguente [cf. von Wright 1971,
p. 121; con simbologia modificata]:
[3.11]

(a) X intende provocare S


(b) X ritiene di non poter provocare S se non fa c
(c) Quindi X si dispone a fare c

Lo schema inferenziale [3.11] assai simile al [3.3], con la sola, ma fondamentale, assenza della premessa Z1, ovverosia senza che venga premessa lassunzione di
razionalit, che nello schema di Kmita e Nowak (ma anche nello schema [3.8] di
Hempel) assicurava la connessione logica tra premesse e conclusioni. E difatti alla
domanda se linferenza pratica sia o no logicamente conclusiva, von Wright risponde distinguendo tra le due diverse concezioni riguardanti la relazione tra laspetto interno ed esterno, che ha chiamato rispettivamente causalista ed intenzionalista. Per causalista intende chi ritiene che lintenzione pu essere una
causa humiana del comportamento (dove causa humiana significa che causa ed
efetto sono tra loro logicamente indipendenti [cf. ib., p. 117]) mentre gli intenzionalisti sono coloro che sostengono che la connessione tra intenzione e comportamento sia di natura concettuale o logica [ib., p. 120]. Ebbene, se la connessione
tra intenzione e cognizione da un lato (le premesse (a) e (b) nella [3.11]) e comportamento dallaltro (la conclusione (c) nella [3.11]) ha natura causale, allora sussiste, per von Wright, una legge generale ed una connessione nomica. Pertanto,
Le premesse dellargomento rappresentano lantecedente, mentre la conclusione il
conseguente di questa legge. La legge e le proposizioni singolari cos rappresentate implicano logicamente la conclusione. Cos, in quella che qui viene chiamata concezione
causalista, linferenza pratica (e con ci anche la spiegazione teleologica) solo una
forma camufata di spiegazione nomologico-deduttiva conforme al modello mediante
leggi generali. [Ib., p. 123].

Le cose starebbero diversamente se la relazione fosse solo intenzionale. Ma


nel trattare dellazione intenzionale, la quale sola costituirebbe la specificit delle
scienze umane, von Wright, a nostro avviso, si preoccupa di delineare pi una
teoria generale del comportamento che del problema della spiegazione delle azioni umane. Il problema infatti per lui: data una certa intenzione ed una conoscenza ad essa associata, come ne segue la corrispondente azione? Viceversa il
problema di Kmita e Nowak era: data una certa azione gi efettuata come
possiamo spiegarla? Tale diverso approccio porta von Wright a porsi tutta una serie di problemi che sono assenti nellimpostazione di Kmita e Nowak. Ci si domanda, ad esempio, se dal fatto che X intenda fare S e consideri il far c sufficiente
a tale scopo segua che egli si disporr a fare c [cf. ib., pp. 123-25]. Oppure, nella
206

condizione in cui X ritenga necessario fare c per provocare S e sappia che non
pu fare c, ne segue che X si disporr comunque a fare c? [cf. ib., pp. 125-28]. Inoltre von Wright prende in considerazione la dimensione temporale dellazione [cf.
ib., pp. 128-29] o il fatto che lagente possa essere impedito di realizzare la sua
azione (si potrebbe rompere la gamba!) [cf. ib., pp. 130-31]. Ancora, vengono esaminati i casi in cui un dato agente X viene indotto, tramite una costrizione di
qualsiasi tipo, a fare una determinata azione [cf. ib., pp. 169-74] o, infine, i casi
delle cosiddette azioni intenzionali derivate da scelte del tutto gratuite [cf. ib.,
pp. 188-90]. Questo diverso approccio di von Wright , daltra parte, esplicitamente, anche se indirettamente, ammesso quando egli aferma che
[] le premesse di uninferenza pratica non implicano il comportamento con necessit
logica, e lesistenza di una conclusione conforme ad esse. Se conduce allazione, il
sillogismo pratico, e non rappresenta un frammento della dimostrazione logica.
Abbiamo un argomento logicamente conclusivo solo quando lazione gi presente e
costruiamo un argomento pratico per spiegarla o giustificarla. Si potrebbe dire che la
necessit dello schema dellinferenza pratica una necessit concepita ex post factu.
[Ib., p. 141].

In tal caso, allora, la diferenza tra lo schema [3.11] di von Wright e quello di
Kmita e Nowak risiederebbe nel fatto che in questultimo si fa esplicito riferimento allassunzione di razionalit che invece nel primo mai menzionata esplicitamente anche se a volte sembra far capolino tra le righe (come quando, ad esem pio, si aferma che la prima premessa dellinferenza pratica contiene implicitamente lassunzione che lagente pensa di sapere come provocare loggetto della
sua intenzione, anche se poco dopo si ammette la possibilit che il soggetto abbia una idea erronea di ci che la situazione richiede da lui [cf. ib., pp. 127-28]).
Ma basterebbe aggiungere alla [3.11] come ulteriore premessa lassunzione di razionalit ed allora lexplanandum sarebbe logicamente derivabile delle premesse.
Le inferenze pratiche non sarebbero altro che un sottoinsieme delle spiegazioni
nomologico deduttive [cf. Giedymin 1975, pp. 291-2].
Inoltre, come in seguito verr precisato da Topolski [1973a, pp. 227-9] in relazione alle concezioni di von Mises, non bisogna confondere tra azione razionale
ed azione intenzionale o teleologica (dziaania celowe) e pensare che qualsiasi
azione del secondo tipo sia di per se stessa unazione razionale. Infatti, lattivit
intenzionale un corrispondente concretizzato dellazione razionale e non
unazione intrapresa, soggettivamente premeditata, da un soggetto idealizzato,
ma piuttosto unazione realmente intrapresa:
In altre parole, lazione teleologica unazione determinata non solo (come nel caso
dellazione razionale) dalla conoscenza e dallordinamento dei valori da esso posseduti
(che sono i fattori fondamentali), ma anche da altri fattori aggiuntivi, ed innanzi tutto
dalle emozioni non controllate, dagli impulsi non consapevoli o da deviazioni patologiche. Si pu pertanto dire che ogni azione razionale unazione teleologica idealizzata,
mentre in riferimento a tali fattori di disturbo non ogni azione teleologica insieme unazione (pienamente) razionale. [Ib. p. 227].

Cos, mentre le azioni teleologiche, in quanto azioni razionali concretizzate,


207

concernono gli uomini reali, concreti, invece le azioni razionali hanno a che fare
con uomini ideali. Questo spiega perch von Wright sia interessato a descrivere
non solo il modello logico della spiegazione di unazione gi avvenuta (nel qual
caso si potrebbe applicare il modello di spiegazione razionale) quanto in generale
le componenti del comportamento intenzionale o teleologico e pertanto tiene
conto di tutte le circostanze che possono incidere sullo svolgimento di tale azione
(costrizioni, accidenti, motivazioni inconsce ecc.). Sicch mentre lazione razionale come descritta da Kmita e Nowak resa dalla relazione funzionale
Cr = f(W, N) prima definita, invece lazione teleologica della quale parla von
Wright potrebbe essere resa dalla relazione funzionale Ct,i = f(Wi, Nj, Ek), dove Ct,i
indica lazione teleologica compiuta da un particolare individuo i ed Ek linsieme
dei fattori aggiuntivi che incidono sullo svolgimento dellazione intrapresa dal
singolo individuo in base alla sua conoscenza Wi ed al suo sistema normativo Ni.
Insomma, la concezione di von Wright, in quanto teoria generale del comportamento umano, comprende un pi vasto spettro di azioni, ma meno precisa
per quanto riguarda una loro sottoclasse, cio quelle azioni gi compiute che abbisognano solo di una spiegazione. Le analogie trovate da Swiderski tra le concezioni di von Wright e Kmita e Nowak concernono pi le caratteristiche generali
che contraddistinguono i rispettivi programmi che i veri e propri modelli di spiegazione proposti (linferenza pratica e linterpretazione umanistica, rispettivamente); cio il comune antipositivismo (anche se diversamente motivato), la volont di ridare dignit alla scienze umane col dimostrare come in esse possano
aversi delle spiegazioni genuine mediante schemi logici coerenti ed il tentativo di
conciliare spiegazione e comprensione [cf. Swiderski 1985b, pp. 1-6]. Ma tale programma stato portato avanti in modo diferente e certamente quello di Kmita e
Nowak rimasto pi aderente allo spirito della concezione popper-hempeliana
della spiegazione scientifica di quanto non abbia fatto quello di von Wright.
Afermando che lazione teleologica una concretizzazione dellazione razionale, abbiamo introdotto un concetto che ancora nellopera di Kmita e Nowak
non stato afrontato pienamente: cio il problema di come sia possibile rendere
le spiegazioni in base al modello dellinterpretazione umanistica pi concrete, in
modo da ridurre il gap tra modello idealizzato dellazione ed azione concreta intrapresa da un particolare individuo, non pi soggetto idealizzato e quindi non
pienamente razionale. Pi in generale, ci si domanda come sia possibile riconciliare il modello, cio la priorit della struttura significativa, con lassunzione che
esso rappresenta fatti empirici; cio come adattare la realt al modello [cf. Swiderski 1985b, pp. 89-90). Infatti, qualora venisse a mancare tale possibilit si correrebbe il rischio di andare incontro, con la priorit conoscitiva assegnata allelemento teorico, ad una sorta di feyerabendismo anticipato. Lo sviluppo della teoria idealizzazionale costituirebbe nelle intenzioni dei metodologi di Pozna una
risposta a questo problema. Sar, allora, la concretizzazione a gettare il ponte
tra modello idealizzato e realt empirica.

208

3.2.4. La teoria del legislatore razionale


Gi nellopera del 68 il cap. III (scritto di pugno da L. Nowak), era dedicato alla
teoria della promulgazione razionale delle norme. Era una tematica, in efetti, che
rientrava tra gli interessi di Nowak, formatosi alla scuola del filosofo del diritto Ziembiski, col quale si era laureato in giurisprudenza prima di prendere la laurea in filosofia sotto la guida della Kotarbiska. Scopo di tale capitolo mostrare come la giurisprudenza, appartenente al campo delle discipline umanistiche, trattabile allinterno dei principi metodologici generali che stanno alla base dellinterpretazione umanistica e quindi anche per il comportamento del legislatore possibile assumere la teoria dellazione razionale gi esposta [cf. Kmita & Nowak 1968, p. 133].
A tale argomento Nowak dedic poi una trattazione specifica, pubblicata alcuni
mesi dopo il volume scritto in collaborazione con Kmita, e che costituisce una parte
della sua dissertazione dottorale svolta sotto la guida di Ziembiski [cf. Nowak 1968,
p. 3], alla quale aveva lavorato, quindi, contemporaneamente al volume sullinterpretazione umanistica. A tali temi Nowak far in seguito ritorno allinterno di una ormai
matura concezione epistemologica, nella quale la teoria dellidealizzazione ha ricevuto una prima sistemazione organica ed gi avvenuto lincontro col marxismo [cf.
Nowak 1973b].
Da un punto di vista storico, la scienza del diritto polacca afonda le sue tradizione nella significativa opera di Leon Petraycki (1867-1931) e di Czesaw Znamierowski (1888-1967) [cf. Czepita 1987]. Le idee del primo, che fu un tipico intellettuale a cavallo tra cultura russa, polacca e tedesca (insegn a Kiev, a Pietroburgo, a Berlino ed infine a Varsavia, sicch le sue opere furono scritte in russo, in tedesco ed in polacco), ebbero rilevanza non solo per la scienza del diritto ma anche per la nascita della sociologia polacca [cf. Paecki 1984]; non casuale che alcuni suoi discepoli furono, una volta emigrati in Occidente, sociologi rinomati
(come ad esempi G. Gurwitch e P. Sorokin)42. Anche Znamierowski, formatosi in
diverse universit europee, ebbe rilevanza specie nella formazione del clima intellettuale poznaniense, in quanto proprio nelluniversit appena fondata ricopr la
cattedra di teoria e filosofia del diritto [cf. Czepita 1987, p. 2]. Per quanto riguarda
la filosofia del diritto entrambi gli studiosi, anche se da punti di vista diversi, sottolinearono la necessit di una precisa analisi dei fondamenti delle scienze giuridiche e dei concetti in esse impiegati, aderendo entrambi al naturalismo metodologico e rifiutando con decisione lidea di unopposizione metodologica tra scienze della natura e scienze umane [cf. Paecki 1984, p. 141].
Il loro insegnamento aveva, pertanto, indirizzato la scienza del diritto polacca
verso posizioni empiriste (Znamierowski mutuava le sue idee filosofiche dalla tradizione analitica britannica, specie Moore, ed in particolar modo dalla scuola di
Leopoli-Varsavia), corrette dalla rilevanza che veniva assegnata, specie da Pe42
Di Petraycki vedi la recente raccolta di testi [1985] in cui contenuta la bibliografia completa
delle sue opere come anche la bibliografia delle opere a lui dedicate. Una raccolta di suoi saggi ed
estratti di opere stata anche pubblicata in inglese [cf. Petraycki 1955] e a Petraycki stata anche rivolta una certa attenzione in occidente da parte di studiosi polacchi e no [cf. Johnson 1975]. Si veda
anche il volume dedicatogli da Grecki [1975].

209

traycki, alla costruzione di teorie adeguate dei fenomeni empirici, intese non
come mere registrazioni dei fenomeni ma come sistemi complessi di sistematizzazione e spiegazione dei dati, in grado di coglierne le strutture pi profonde [cf.
Czepita 1987, p. 3]. Tale empirismo viene poi ulteriormente filtrato da Nowak attraverso la lezione del maestro Ziembiski allievo diretto di Ajdukiewicz ed in
particolare viene ad innestarsi nella teoria dellazione razionale elaborata in generale per le scienze umane. Sicch le conclusioni cui egli giunger nella sua opera
del 68 consistono nella tesi che anche la giurisprudenza cade sotto il modello
del naturalismo antipositivistico delle scienze umane [Nowak 1968, p. 185].
Ovviamente possiamo omettere tutte le considerazioni di pi generale natura
epistemologica e metodologica sui concetti di naturalismo, ipotetismo, sul problema degli asserti-base ecc. che sono anche il presupposto filosofico dellopera
del 68 [cf. ib., pp. 50-3]. Ci che invece val la pena rilevare il fatto che in essa si
ha una pi chiara consapevolezza della natura idealizzazionale delle teorie scientifiche, per cui si aferma esplicitamente che una delle loro caratteristiche pi tipiche il fatto che per la loro costruzione si fa uso di assunzioni idealizzanti.
Le teorie che fanno uso di tali assunzioni idealizzanti vengono chiamate teorie
modello e sono riscontrabili sia nelle scienze naturali che in quelle sociali [cf. ib.,
p. 53]. Ed ovviamente lassunzione idealizzante propria delle scienze umane presente nel procedimento dellinterpretazione giuridica lassunzione di razionalit.
Rievocando il significato di questa sua opera Nowak aferma:
Se lassunzione di razionalit non unipotesi psicologica, cos allora? Nel mio Prba..., in
margine alla teoria del legislatore razionale, stata abbozzata la seguente idea: le teorie
normali si applicano alla realt, le teorie modello, come allora le chiamavo, si applicano
al dominio dei tipi ideali, che formato dalla realt dove si postulano, con laiuto di assunzioni idealizzanti, alcune caratteristiche che la realt in efetti non possiede. Linfuenza dei punti di vista metodologici allora difusi era cos forte che le teorie modello erano
viste come una eccezione, bench non limitata alle sole scienze sociali (nel libro vi erano
anche degli esempi tratti dalla fisica, ma in via del tutto eccezionale).43

Ed in efetti a tale argomento sono dedicate solo alcune pagine [cf. Nowak
1968, pp. 53-6], mentre il resto del volume si preoccupa di delineare il concetto di
legislatore razionale come caso specifico di comportamento razionale, oggetto
proprio dellinterpretazione umanistica. Tale concetto il presupposto che sta
alla base del procedimento dellinterpretazione giuridica, nel corso della quale,
quando si pone di fronte ad una prescrizione, il giurista applica, il pi delle volte
implicitamente, una serie di regole o direttive (quale, ad esempio, la regola che
gli impone di interpretare le prescrizioni giuridiche in modo da non pervenire a
norme contraddittorie).44 Ebbene, per interpretare gli atti giuridici si deve fare
lassunzione idealizzante che essi siano stati promulgati da un soggetto razionale
che si comporta coerentemente alla sua conoscenza ed al suo sistema normativo.
Comunicazione personale di L. Nowak.
Per una accurata rassegna delle regole che presiedono allinterpretazione giuridica vedi Nowak
[1969, pp. 67-80], dove ne sono ricostruite logicamente diciassette.
43

44

210

In tal modo si ha la possibilit di spiegare il fatto della generale accettazione di


tradizionali regole di esegesi [cf. Ziembiski 1987b, p. 53].
Viene pertanto distinto il legislatore reale coincidente con un dato organismo politico costituito da un insieme di persone che nel dato sistema giuridico ha
il diritto di promulgare le norme legislative ed il legislatore razionale, che
non altro che un ideal-tipo soddisfacente le regole di comportamento razionale
assunte da una determinata cultura giuridica. Ebbene, il principio fondamentale
che sta alla base delle ricerche dei giuristi quello di proclamare che il legislatore
reale del sistema giuridico che costituisce la materia delle loro rifessioni un legislatore razionale [Nowak 1979e, p. 81; cf. anche 1968, p. 73; 1987b, p. 138]. Tut tavia tale assunzione di razionalit ha carattere diverso da quella fatta propria, ad
esempio, dalleconomista quando elabora la sua teoria del consumatore razionale.
In questo caso, leconomista pu rigettare la sua assunzione concernente la razionalit del gruppo di consumatori oggetto della sua analisi se le previsioni su di
essa basate si dimostrano false. Ma il giurista non pu rigettare lassunzione concernente la razionalit del legislatore reale, la quale pertanto non considerata
unipotesi che pu essere falsificata in una data applicazione, ma viene ritenuta
una sorta di dogma. Ci deriva dal ruolo sociale che il giurista ha, in quanto commentatore ed interprete che si sente obbligato a migliorare la legge in modo che
essa costituisca uno strumento massimamente efficace per la realizzazione dei va lori contenuti in una certa ideologia politico-legale. In tal modo
[] i giuristi fintantoch si atteggiano a commentatori delle leggi attualmente vincolanti chiudono gli occhi sulle mancanze ed i difetti del sistema giuridico e fanno finta
che le correzioni che essi vi apportano sono contenute nella stessa legge e loro, i giuristi, hanno solo il compito non di correggere la legge ma solamente di portare alla luce
il suo corretto significato, la reale volont del legislatore. [Nowak 1968, p. 73]

Il fatto che il legislatore sia razionale significa che egli soddisfa alcuni criteri di
razionalit, ciascuno dei quali pu essere espresso da una certa teoria del comportamento razionale. In giurisprudenza sono tacitamente adottate almeno tre
tipi di tali teorie: (a) la teoria del comportamento verbale razionale, (b) la teoria
della razionale accettazione delle norme come valide e (c) la teoria della legislazione razionale.
Nel primo caso il giurista assume che il legislatore reale sia in grado di usare
in modo razionale il linguaggio nel quale egli formula i testi legali. Ci significa
che si assumono come postulati che caratterizzano il legislatore razionale le seguenti proposizioni: (a1) se X un legislatore razionale allora osserva le regole sintattiche del linguaggio nel quale formula le norme giuridiche; (a 2) se X un legislatore razionale allora osserva le regole di significato del linguaggio nel quale egli
formula i testi giuridici; (a3) se X un legislatore razionale allora non user le
espressioni in modo tale da fornire norme tra loro contraddittorie; e cos via [cf.
Nowak 1968, pp. 80-95].
Nel secondo caso tale teoria formula delle esigenze che permettono di riconoscere le norme come legalmente valide. Se X un legislatore razionale e t1<t2 sta a
significare che la sezione temporale t1 precede la t2 (e t1t2 equivale a t1<t2 oppure t1
211

coincide con t2) allora si ha che (b1) se X ha stabilito in t1 la norma N senza che
labbia abrogata in t2 ed t1t2, allora X accetta la norma N come valida in t2; (b2)
Se X ha accettato la norma N1 come valida in t1 e ha stabilito in t2 la norma N2 che
contraddice la N1 ed t1<t2 e la N1 non ha forza legale pi grande di N2 (cio non
gerarchicamente pi elevata di N2), allora X non accetta come valida in t2 la norma N1 (la massima giuridica lex posterior derogat priori appunto basata su tale
teorema); (b3) Se X ha accettato la norma N1 come valida in t1 e N2 conseguenza
logica o empirica della norma N1, allora X accetta la N2 come valida in t1; (b4) se X
ha accettato le N1, N2 come valide in t1 e N2 era una norma esecutiva della N1 e se
X ha abrogato in t2 la N1 e t1<t2 e la N2 non una norma esecutiva per alcunaltra
norma che X accetta come valida in t1, allora X non accetta la norma N2 come valida in t2; e cos via [cf. ib., pp. 95-123].
Tra le regole contenute nella prima teoria e quelle della seconda v la sostanziale diferenza che le prime stabiliscono che il legislatore razionale comprende i
testi legali, mentre le seconde riguardano le norme come ricostruite sulla base dei
testi legali.
Infine, la teoria della legislazione razionale comprende una serie di teoremi
che descrivono il modo in cui avviene la legislazione razionale. Alcuni di questi
teoremi dicono, ad esempio, che (c 1) il legislatore razionale non stabilisce norme
che abbiano una struttura formale tale da essere sempre soddisfatte o violate; (c 2)
il legislatore razionale non stabilisce norme che ci si pu aspettare abbiano una
probabilit di essere soddisfatte minore del 50% e la cui promulgazione non aumenta la percentuale di probabilit del loro soddisfacimento. In altri termini, il
promulgare una norma deve far s che venga ad aumentare la probabilit del suo
soddisfacimento, cio il fatto che la gente a fronte della norma tenda a realizzare
lo stato di cose da essa indicato pi di quanto non faccia in sua assenza. Ed in
ogni caso la probabilit che la norma sia soddisfatta non deve mai essere troppo
bassa [cf. ib., pp. 123-39; 1987b, pp. 139-41].
Le conclusioni generali che Nowak trae dalle sue analisi si riassumono nella
tesi che i giuristi, nellinterpretazione degli atti legali, non applicano strumenti di
tipo psicologico e quindi non mirano tanto a stabilire quale sia stata la reale intenzione del legislatore o la sua volont, ma piuttosto si riferiscono ad un idealtipo; inoltre, il concetto teorico di legislatore razionale suscettibile di applicazione empirica, per cui tutte le proposizioni sul significato dei testi legali e sulla
validit delle norme legali che costituiscono parte notevole degli enunciati giuridici, possono essere considerati alla stregua di tesi empiricamente decidibili45. Da
45
Come sinteticamente osserva Ziembiski, la teoria del legislatore razionale, in quanto nucleo
di una teoria idealizzazionale dellinterpretazione, rivela la struttura profonda del ragionamento del
giurista per quanto riguarda il significato normativo dei testi giuridici, le inferenze giuridiche e leliminazione delle norme discordanti dai sistemi giuridici. La giurisprudenza tradizionale di solito presenta la struttura superficiale dellinterpretazione, presentando questa operazione intellettuale come
una ricerca psicologica concernente la volont (lintenzione) di determinate persone che promulgano certe norme. Tale genere di indagine pu essere a volte interessante per uno storico che studi
lattivit di un importante personaggio che prende parte ad un processo di legiferazione, ma alquanto irrilevante dal punto di vista delle scienze giuridiche contemporanee che analizzano processi legislativi spersonalizzati [Ziembiski 1987b, p. 55].

212

ci deriverebbe la natura empirica della giurisprudenza 46.


Le concezioni di Nowak sono state poi sviluppate sia nella sua opera successiva [cf. Nowak 1973b] come anche dai suoi allievi e da altri filosofi del diritto po lacchi pi o meno direttamente collegati al suo insegnamento ed a quello di
Ziembiski47. Esse hanno avuto una certa risonanza in Polonia e sono state in genere accolte positivamente. Per quanto ci riguarda, tuttavia, il loro interesse consiste nel fatto che stato proprio grazie alla rifessione sul concetto di legislatore
razionale che Nowak ha raffinato la sua concezione epistemologica e, con il concetto di teoria modello, ha fatto un ulteriore passo verso la sua matura concezione idealizzazionale della scienza.

46
Su questultimo punto Studnicki [1971, pp. 113-5] ritiene che le argomentazioni di Nowak non
siano state conclusive, in quanto la dogmatica giuridica non ha afatto il compito di predire o constatare stati di cose poggianti sul fatto che in certi testi si possono rinvenire certe afermazioni, e ci con trasterebbe con lipotetismo accettato da Nowak.
47
Si vedano i saggi contenuti in Ziembiski [1987a], specie quelli di Gizbert-Studnicki [1987],
Wronkowska [1987] e Zieliski [1987].

213

214

4.
LA SCIENZA COME IDEALIZZAZIONE

Abbiamo visto come nellopera sulla metodologia delle scienze umane scritta
da Kmita e Nowak (cf. 3.2.1-3) il riferimento a Marx fosse stato assai limitato e
per lo pi critico. Molto pi presente era linfuenza dellepistemologia popperiana nella mediazione fattane da Giedymin. Tuttavia alla fine degli anni 60 i giovani studiosi dellIstituto di Filosofia delluniversit di Pozna si impegnano in un
serio studio dellopera di Marx, in particolare concentrandosi sulle opere della
maturit. in tale periodo che si gettano le basi della cosiddetta concezione
idealizzazionale della scienza (CIS) che abbiamo visto variamente preannunciata nelle opere finora analizzate sotto forma di principio di razionalit, nellidea di
legislatore razionale, come anche nella individuazione delle teorie modello
come di una procedura utilizzata nella scienza. Tuttavia, mentre finora si trattato di accenni ad una delle caratteristiche metodologiche della scienza, nelle opere
successive lidealizzazione diventer il fulcro per lelaborazione di una epistemologia che vuole essere una interpretazione complessiva del modo di procedere
della scienza matura e che quindi assume, nelle intenzioni dei loro creatori, una
fisionomia propria, che la diferenzia e la rende superiore sia al positivismo che
allipotetismo. Tale nuovo concetto di scienza, ritengono i metodologi di Pozna,
gi contenuto nelle opere di Marx, anche se al tempo in cui egli scrisse le sue
opere economiche non si era ancora in grado di apprezzarne la novit [cf. Topol ski 1970, pp. 9-10]: ora si tratta di esplicitarlo, presentandolo in modo da renderlo
competitivo con le epistemologie esistenti e da farne vedere la superiorit nella
sua capacit di caratterizzare metodologicamente la scienza. Ma ci significa al
tempo stesso presentare il contenuto teorico dellopera marxiana liberandolo da
quelle incrostazioni dogmatiche e metaforiche che lo hanno reso inaccettabile ad
ogni ricercatore empiricamente orientato. questo il programma che ci si propone nel volume Zaoenia metodologiczne Kapitau Marksa [Le assunzioni metodologiche del Capitale di Marx] [cf. Topolski 1970b], opera che segna linizio di
tale orientamento e che raccoglie i lavori dei principali esponenti della scuola:
Topolski, Kmita, Nowak, Such e Dziamski; programma che verr in seguito portato avanti sia nelle opere dei singoli studiosi, sia attraverso la co-redazione di volumi che di volta in volta segnano importanti momenti nellarticolazione delle idee
della scuola ed assumono quasi la veste di manifesti programmatici (come ad
215

esempio il volume Elementy marksistowskiej metodologii humanistyki [Elementi


della metodologia marxista delle scienze umane] [cf. Kmita 1973a]).
Un carattere tipico della rifessione della scuola costituito dal fatto che i capisaldi concettuali che ne stanno alla base rimangono praticamente costanti, per
venire arricchiti di volta in volta, nei diversi ambiti disciplinari, grazie ai contributi personali dei numerosi studiosi che si richiamano alle elaborazioni della
scuola. Ci vero, in particolare, per la CIS, che ha goduto di una generale accettazione, al di l delle diverse interpretazioni che sono state date al problema della
spiegazione razionale dellazione [cf. Swiderski 1985b, p. 11]. Pi che una evoluzione segnata da discontinuit e rotture, assistiamo piuttosto ad un procedere per
stratificazioni successive, per elaborazioni sempre pi sofisticate che si sovrappongono lun laltra e che mai portano al rigetto di quelle precedentemente assunte, semmai ad una loro correzione e modifica per successivi approfondimenti,
lasciando praticamente inalterati, nella loro caratterizzazione generale, i nuclei
tematici e i concetti fondamentali, sin dalle prime fasi di sviluppo. Anche quando
si verifica la divaricazione tra il gruppo di Kmita e quello di Nowak, non assistiamo mai ad una chiara presa di distanza che ne segni in modo evidente il di stacco,
n ad una aperta critica delle tesi precedentemente enunciate, ma si nota piutto sto il venir meno dellesplicito richiamarsi a certe tesi a favore del concentrarsi su
altre che caratterizzano linteresse prevalente del gruppo. Tale sviluppo ha, in
pratica, proprio quei caratteri che la stessa scuola, come vedremo, attribuisce al
divenire della scienza matura. Ci rende difficile e sostanzialmente inadeguata
una presentazione cronologica delle sue principali concezioni, sicch privilegeremo unanalisi sistematica, per temi, indicando ove necessario le pi significative evoluzioni che in merito si possono riscontrare.
Esporremo in primo luogo la ricostruzione della metodologia marxiana e con
essa i caratteri pi generali dellepistemologia che viene elaborata dai metodologi
di Pozna; ci in quanto larticolazione delloriginale epistemologia da costoro
sviluppata avviene in stretta connessione con la ricostruzione analitica del metodo marxiano ( 4.1). Tuttavia, da un certo momento in poi tale epistemologia
assume una sua autonomia e diventa in larga parte indipendente dalla sua fondazione marxiana, anche se viene sempre ribadito il suo carattere marxista, per cui
la si pu esporre come una teoria della scienza i cui punti di riferimento sono costituiti solo dalla pratica scientifica e dalle rifessioni epistemologiche contemporanee: in questo caso la nostra analisi assumer un carattere pi logico-formale e
sistematico e il riferimento allopera di Marx sar soltanto implicito ( 4.2).
4.1 La ricostruzione della metodologia marxiana
4.1.1 Il marxismo da ideologia a scienza
Sulla decisione di intraprendere la strada che puntava alla ricostruzione del
concetto di scienza di Marx ha senza dubbio contribuito, oltre che il generale cli ma politico-culturale (con il marxismo dottrina ufficiale dello Stato e materia ob216

bligatoria di studio, nonch titolo di merito per avanzamenti e carriera), linfuenza di Wiegner e della sua idea che il marxismo possedesse, al di l delloscurit e dello scolasticismo col quale veniva di solito presentato, un nucleo razionale che doveva essere colto48. E ci non sarebbe stato possibile senza utilizzare tutti gli strumenti logico-metodologici messi a disposizione dal contemporaneo sviluppo della metodologia e coltivati allinterno della tradizione filosofica polacca49.
Era stata appunto questa la sfida lanciata al marxismo da Andrzej Malewski
col suo articolo sul senso empirico del materialismo storico [1957]. Malewski, per
molti aspetti un innovatore nel suo lavoro metodologico, fu infuenzato nella sua
formazione, oltre che da Ajdukiewicz, anche dalla filosofia della scienza di Carnap e Popper e concentr la propria attenzione sullo studio delle peculiarit metodologiche delle cosiddette scienze speciali, come la sociologia, la storia, la psicologia, leconomia, ecc [cf. Topolski 1975, pp. 6-7]. Studi, inoltre, il marxismo in
modo approfondito e giunse alla convinzione che il materialismo storico sofrisse
per il fatto di essere stato presentato dai suoi fondatori e dai suoi continuatori
come un manifesto militante dotato di una grande carica emotiva. Esso aveva
pertanto assunto il ruolo di ideologia di massa di un dato movimento politico e
aveva cos svolto una funzione rassicurativa sulle prospettive della classe operaia,
che venivano garantite dallautorit della scienza. Tuttavia Malewski convinto
che tale ideologia emotiva contenesse anche delle acquisizioni teoriche assai importanti che possono essere presentate in forma di asserzioni strettamente uni versali di natura sociologica, tali da poter essere confrontate con i fatti e quindi
da poter essere falsificate, cos come richiede Popper. Non si tratta tanto di depotenziare il marxismo interpretandolo come un insieme di direttive metodologiche
in grado di gettare luce su un insieme di problemi prima ignorati, n ritenerlo un
insieme di indicazioni euristiche, quanto piuttosto di interpretarlo, in maniera
forte, come un insieme di asserzioni strettamente universali [cf. Malewski 1957,
pp. 58-60, 62-3]. Ci significa, in sostanza, dare al marxismo la dignit di teoria
scientifica, nel modo inteso da Popper 50.
Per adempiere tale non facile compito necessario innanzi tutto interpretare
adeguatamente le circonlocuzioni metaforiche delle quali piena lopera di Marx:
cosa significa, ad esempio, che lo sviluppo delle forze produttive il motore della
storia? Ovviamente fin quando le asserzioni fondamentali del marxismo utilizzaComunicazione personale di L. Nowak.
I testi dei quali ci gioveremo in questa esposizione sono in genere quelli che coprono allincirca
gli anni 70, anche se a cominciare dalla seconda met dessi si preannunciano nuove aree problematiche tipiche solo di alcuni settori della scuola (ci in particolare legato alla versione adattiva del ma terialismo storico e quindi al cosiddetto materialismo storico non-marxiano sviluppati dal gruppo di
Nowak). Nondimeno, per quanto riguarda le linee fondamentali dellinterpretazione del pensiero di
Marx v una sostanziale unanimit, pur allinterno degli interessi predominanti in ciascuno degli studiosi. Ci siamo pertanto serviti innanzi tutto delle opere collettive, dove pi evidente lintento di
presentare un approccio unitario ai vari problemi: si vedano AA.VV. [1970b], Kmita [1973a] (dove ad dirittura i singoli capitoli non sono firmati, quasi a costituire articolazioni di un discorso unitario, e gli
autori indicati solo nellindice); poi delle opere dei singoli autori, in particolare Nowak [1971; 1973a;
1976c; 1977d, e; 1978b; 1980b].
50
Sul concetto di teoria scientifica quale insieme di leggi intese come asserzioni sintetiche e stret tamente universali cf. Popper [1934, pp. 43-9].
48

49

217

no un linguaggio metaforico esse si sottraggono ad ogni possibile smentita empirica. pertanto indispensabile una riformulazione di tali espressioni al fine di
portare alla luce quanto vi di vero nellintuizione che vi sta alla base:
Mi sono assunto il compito di mostrare che per rispondere alla domanda di quale delle
asserzioni sociologiche generali di Marx resistono al confronto con i fatti, necessario
innanzi tutto riformulare queste asserzioni in modo tale da essere evidente quali fatti
potrebbero confermarle o falsificarle. [Malewski, 1975, p. 62]

Tale compito Malewski cerca di realizzarlo in relazione a tre tipiche teorie del
materialismo storico: la teoria della dipendenza tra situazioni esistenziali e concezioni e comportamenti degli uomini, la teoria della societ come sistema di
gruppi con interessi contrastanti ed infine la teoria dei cambiamenti della struttu ra sociale. Ovviamente il marxismo non si esaurisce tutto in queste tre teorie;
piuttosto la loro ritraduzione in termini di asserzioni strettamente universali ha
un valore paradigmatico, in quanto indica la strada da percorrere per estrarre il
nocciolo razionale del marxismo e trasformarlo in un insieme di teorie scientifiche, controllabili e dotate di rilevanza empirica 51.
Date queste premesse, facile capire come la scuola di Pozna si riallacci a
quella tradizione marxista polacca che aveva sottolineato del marxismo il suo valore cognitivo e che ne aveva fatto il continuatore della tradizione razionalista e
scientifica della cultura occidentale; solo che ora ci non il frutto di una conoscenza lacunosa della tradizione culturale nella quale aveva avuto la sua genesi il
marxismo (come era stato per Chwistek), ma di una precisa opzione filosofica che
punta alla ricostruzione del suo statuto scientifico attraverso la valorizzazione di
certi contenuti tematici e la chiara preferenza per il Marx della maturit.
Ma se si vuole conseguire un tale risultato indispensabile andare avanti per
la strada indicata da Malewski, accettando pienamente lo spirito che era stato
proprio della scuola di Leopoli-Varsavia e che aveva informato la prima opera di
Kmita e Nowak sulla metodologia delle scienze umane; bisognava, cio, sforzarsi
di rendere rigorosa largomentazione, utilizzando innanzi tutto, e sino in fondo,
quegli strumenti tecnici indispensabili ad ogni indagine metodologica che voglia
evitare la vaghezza, e tra questi in primo luogo il formalismo della logica e della
teoria degli insiemi [cf. Kmita 1973b, p. 9]; e ci perseguito con coerenza sino ad
esporsi al rischio di essere accusati di simbolomania [cf. Mi 1976, p. 115]. E se
indubbio che la decisa volont di formalizzare finisce per rendere a volte eccessivamente pesante la lettura degli scritti dei componenti della scuola, v per da
osservare, a parziale difesa, che tale atteggiamento pu essere salutare se riesce a
rendere pi rigorose le discussioni sul marxismo ed a far penetrare tra i suoi studiosi un abito scientifico metodologicamente pi avvertito.
proprio questo il significato che viene attribuito al neopositivismo ed in generale alla rifessione epistemologica contemporanea, in contrasto con quei marNon analizziamo qui come Malewski traduca in asserzioni strettamente universali le concezioni
di Marx facenti parte delle summenzionate tre teorie; mi limito a far presente come sia evidente lanalogia tra il modo di procedere di Malewski e la formulazione adattiva del materialismo storico che
sar elaborata dalla scuola di Pozna ad iniziare dalla met degli anni 70.
51

218

xisti che vorrebbero rigettarne, assieme agli elementi concettuali di fondo collidenti con le prospettive marxiste, anche gli aspetti pi fecondi [cf. Kmita 1973b, p.
9]. Bisogna, infatti, distinguere in ogni critica al neopositivismo tra i concetti sostanziali, filosofici, che ne costituiscono una sorta di Weltanschauung, e il suo
metodo filosofico. Infatti, mentre i primi devono essere rigettati, il suo metodo
dovrebbe essere invece adottato dai marxisti, in quanto esso permette di conseguire la chiarezza, la precisione e la coerenza, caratteri tipici di ogni scienza:
Il marxismo deve definitivamente rigettare le soluzioni sostanziali del positivismo, ma
allo stesso tempo deve mirare allo stesso grado di precisione e comunicativit che il
positivismo ha conseguito, anche se esso deve lavorare con proprie assunzioni e costruire il proprio linguaggio. [Nowak 1975c, p. 89]

E se questo latteggiamento dei filosofi polacchi facenti parte della scuola


scientifica, che assumono nel confronti del marxismo il medesimo atteggiamento che, ad es., un ukasiewicz prendeva nei riguardi della filosofia, non lo invece
di molti altri, quali gli studiosi marxisti americani dei quali Nowak recensisce
unopera: costoro, pur criticando giustamente lontologia neopositivista, tuttavia
ne rigettano anche ci loro ritengono sterile formalismo. Viceversa, lutilizzazione di un linguaggio formale, che miri alla massima precisione possibile,
deve costituire il fine dello stesso marxismo, permettendogli di fuoriuscire dalla
imprecisione concettuale e di esporsi alla possibilit di controllo e falsificazione:
solo cos esso avr quei caratteri propri delle teorie scientifiche della cui assenza
si era lamentato Malewski. Quasi riprendendone le parole, Nowak aferma:
Se le indagini scientifiche sono condotte in modo letterario certamente possibile
districarsi dalle critiche denunciandone la contraddittoriet, ma non si pu fare altrettanto se le contraddizioni sono ovvie per chiunque abbia dimestichezza col linguaggio
della logica. Ci si pu difendere cambiando il significato dei concetti, se non sono state
fornite chiare definizioni. Ma ci diventa arduo o impossibile se v un principio per
chiaramente definire tutti i concetti non primitivi. Si pu dogmaticamente asserire che
il futuro prover la correttezza di una qualche soluzione se questa espressa in quello stile verboso caratteristico di molti orientamenti filosofici; ma ci diviene impossibile se lavversario mostra chiaramente, usando un linguaggio dove tali deduzioni sono
possibili, che le assunzioni accettate sono incompatibili con le postulate condizioni di
adeguatezza. [Ib., p. 88]

Ma questo atteggiamento generale in favore di quello che potremmo definire


lo stile intellettuale del neopositivismo che far scrivere a Nowak: Io cerco
di applicare quello stile del filosofare che i neopositivisti hanno introdotto per
primi e che hanno applicato con cos grande maestria [Nowak 1980b, p. 54] il
naturalismo metodologico antipositivista, che abbiamo visto aveva costituito il
nucleo teorico dellopera scritta insieme da Kmita e Nowak, sono proprio agli antipodi della pi infuente interpretazione del marxismo allora difusa in Polonia,
quella di Leszek Koakowski.
Questi, la cui rifessione potrebbe essere collocata allinterno della scuola
umanistica, veniva criticato dai metodologi di Pozna non perch fosse stato allora condannato come revisionista, ma per aver dato una interpretazione di
219

Marx che lo poneva al di fuori della tradizione scientifica positivista. Infatti,


bench egli prestasse una certa attenzione al metodo scientifico, il suo marxismo
aveva una caratura pi filosofica che metodologica ed il suo contenuto specifico
si rivelava come una forma di storicismo particolarmente radicale [Arnason
1982, p. 171], le cui implicazioni epistemologiche finivano per approdare ad una
concezione della natura come prodotto delluomo, in antitesi radicale alla teoria del rispecchiamento. Per Koakowski la filosofia aveva lo status di scienza
umanistica, onde pensava che, mentre le scienze empiriche hanno degli standard metodologici ben precisi, da lui identificati con quelli neopositivisti, invece
le scienze umane (ivi compreso il marxismo) devono ancora elaborare un proprio
metodo, diferente dal precedente ed avente un dominio proprio di rifessione
tale da garantirne lautonomia. Insomma, Koakowski si caratterizzava per il suo
antinaturalismo, consistente nel rigettare il modello delle scienze naturali
come appropriato alle scienze umane [Nowak 1979b, p. 283]. Alla base di tale posizione v, tuttavia, una immagine della scienza fondamentalmente errata e
quindi una epistemologia in contrasto con quella che era possibile rinvenire nelle
opere di Marx. Invece, proprio dallanalisi del Capitale che i metodologi di Pozna traggono la convinzione che il metodo ivi applicato fondamentalmente diverso da quello che Koakowski riteneva tipico del marxismo e che veniva da lui
contrapposto a quello delle scienze naturali: Marx, infatti, applica in modo rigoroso il metodo della idealizzazione. Ma,
[] le analisi metodologiche delle scienze naturali rivelarono che questo al tempo
stesso il metodo della scienza della natura. Le scienze umane sono, allora, metodologicamente omogenee alle scienze naturali, una volta che il modello positivista di queste
ultime accettato da tutti gli antinaturalisti, Koakowski compreso rigettato. La
specificit delle scienze umane unapparenza formata dalla illusione positivista che
le scienze naturali applichino di fatto linduzione. Marx, compreso idealizzazionalmente, un filosofo antipositivista che rifiuta il positivismo sul suo stesso terreno:
quello delle scienze naturali. 52

Koakowski appunto un positivista in quanto identifica il na turalismo col positivismo e quindi portato a ritenere inadatti i metodi da questo proposti per le
scienze umane, dove entrano in gioco intenzioni, aspettative, motivazioni, azioni
razionali e teleologiche, ecc., secondo il solito repertorio messo avanti da tutti coloro che si oppongono al naturalismo metodologico. Sicch Koakowski correttamente ritenuto dai metodologi di Pozna un positivista antinaturalista.
Ma, abbiamo visto, gi nellopera di Kmita e Nowak del 1968 (cf. 3.2.1-3.2.2),
optando per il naturalismo metodologico, la scuola di Pozna si trova, almeno
per questo aspetto, al fianco dei pi significativi pensatori neopositivisti, conducendo insieme a questi una dura polemica contro coloro che ritengono vi sia
una separazione di metodo tra scienze empiriche dure e scienze sociali; non
solo, ma nella sua opzione per lantinduttivismo la scuola di Pozna si fa erede
della lezione popperiana che, tra le metodologie contemporanee, finisce per essere la pi apprezzata (cf. 3.2.1).
52

Comunicazione personale di L. Nowak.

220

I contenuti di questo naturalismo metodologico antipositivista gi individuati


nellopera del 68 vengono a sposarsi in modo del tutto naturale con i principali
assunti teoretici della metodologia marxiana per come viene ricostruita attraverso
la lettura del Capitale. Tra marxismo ed epistemologia positivista v una idea comune, quella dellunit metodologica tra scienze della natura e scienze umane,
almeno per quanto riguarda lessenza della procedura scientifica. Tuttavia, quando si scende a pi concreti modelli epistemologici, le diferenze emergono:
Lessenza della conoscenza stata intesa in modi diversi dal positivismo, dallipotetismo e dal marxismo. Per cui, rigettando la concezione positivista della scienza, si pu
accettarne la tesi del naturalismo metodologico e cos sostenere la concezione marxista
della pratica cognitiva contro quella positivista (ed ipotetista). La tesi del naturalismo
metodologico non perci tipica del positivismo. Appartiene al positivismo solo uno
dei modi di interpretare questa tesi, e riguardo a ci si diferenzia dal marxismo, dato
che questo ha un altro concetto di scienza. [Nowak 1975c, pp. 90-1]

Ma, daltra parte, questo presuppone che, per un fecondo rapporto con il neopositivismo (che non sia puramente parassitario o di critica preconcetta), il marxismo sia esso stesso in grado di sviluppare unarticolata metodologia che non sia
la pura e semplice ripetizione, pi o meno accurata, delle idee di Marx, enun ciate
cento anni prima. In un saggio programmatico, scritto dai pi significativi rappre sentanti dalla scuola Kmita, Nowak e Topolski si sostiene che sono possibili
diversi atteggiamenti metodologici nei confronti del marxismo:
possibile ( quanto fatto dagli autori del presente saggio) vedere la filosofia marxista
come un sistema coerente e ricco a sufficienza per competere con gli altri sistemi e vin cere la partita. A condizione, naturalmente, che il marxismo si dia una forma chiara e
precisa e sia pertanto in grado di risolvere i problemi del mondo contemporaneo. Questo atteggiamento metodologico consiste nel portare un completo rispetto allo spirito
del marxismo ed in pi nella convinzione che esso pu ancora parlare la lingua della
nostra epoca, cos come fece nel quadro concettuale del XIX secolo. Latteggiamento
metodologico opposto a questo conserva una cieca fede nella lettera. Cosa ne , allora,
dello spirito? Visto che nella storia del marxismo stato spesso assunto questultimo
atteggiamento, non difficile trovare esempi che illustrino le consguenti deformazioni
eclettiche che il marxismo ha cos subito. Se non si trovano nella lettera risposte ai
nuovi problemi, e daltra parte delle risposte debbono pur esser date, allora la lettera
canonicamente rispettata, ma sono poi ad essa aggiunte delle premesse esterne tratte da altri orientamenti di pensiero. [Kmita, Nowak & Topolski 1975, p. 1]

Ed appunto da queste commistioni che nascono le divergenze allinterno


della stessa filosofia marxista, tutto sommato mutuate da false alternative che
sono proprie di altri indirizzi filosofici. Viceversa, se il marxismo in grado di sviluppare una propria metodologia, esplicitando le intuizioni presenti nei classici,
allora sar facile vedere come queste alternative possono essere superate grazie
ad una prospettiva cognitiva del tutto originale. Tale il caso, ad esempio, dellalternativa esistente in ontologia: la realt diferenziata in ci che principale e
ci che secondario, oppure essa omogenea e lapparenza che le cose siano differenziate dipende in sostanza dal nostro punto di vista umano? [ib., pp. 1-2]. La
221

prima posizione tipica della fenomenologia (o in genere dellidealismo), la seconda del positivismo. Il marxismo si oppone ad entrambe le posizioni non per
procedere ad una loro eclettica sintesi, allo scopo di trovare un compromesso tra
gli opposti corni del dilemma, ma piuttosto per metterne in luce il comune presupposto lantistoricismo e quindi la comune radice metafisica. Lalternativa
pu essere superata, insomma, grazie ad una posizione teorica del tutto originale,
nel rispetto dello spirito del marxismo: cos facendo esso in grado di risolvere il
problema esplicitamente posto dalla falsa alternativa derivante dai due diversi indirizzi filosofici. Ma anche, al tempo stesso il suo punto di vista fornisce la soluzione di un problema pi profondo che gli stessi protagonisti non hanno formula to consapevolmente [Nowak 1974c, p. 2].
Questo discorso vale anche per le altre alternative, come quella in merito al
problema dellorigine della conoscenza: conosciamo la realt attraverso lesperienza sensoriale o siamo in possesso di qualche speciale intuizione? Ancora una
volta, le due tesi condividono una inconsapevole premessa: che sia possibile, in
ogni caso, una conoscenza priva di presupposti, qualunque essi siano. Il marxismo supera tale falsa alternativa afermando, s, che non v altro modo di pervenire alla conoscenza se non attraverso lesperienza, ma anche rigettando il concetto di esperienza pura, assunto sia in ambito positivista che in quello idealista. O ancora, la falsa alternativa in ambito metodologico tra positivismo ed ipotetismo; o, in assiologia, tra chi ritiene i giudizi di valore cognitivamente irrilevanti e chi invece sostiene il contrario; e cos via [cf. Topolski 1977, pp. 123-6].
Il marxismo, dunque, non deve privilegiare una via di mezzo tra opposte tesi,
una visione conciliante e compromissoria, ma dimostrare come, ad esempio, positivismo ed idealismo siano posizioni solo in apparenza opposte, ma che in efetti sono accomunate ad un livello pi profondo da comuni presupposti: sono questi ultimi che il marxismo individua e supera. Nowak ritiene che la scarsa comprensione del metodo dialettico allorigine della distinzione, prima descritta, tra
le due scuole marxiste, la umanista e la scientifica:
Certi marxisti interpretano il marxismo alla luce di assunzioni hegeliane e certi altri
alla luce di presupposti simili a quelli positivisti, e quindi avvicinano il marxismo o allidealismo o al positivismo. In questo modo la peculiarit della filosofia marxista
scompare, ed alcuni marxisti non riescono a comprendere che il marxismo non la
semplice negazione di alcune tesi idealiste o positiviste pi il mantenimento di alcune
altre. La relazione tra il marxismo e le due principali correnti ad esso opposte non go vernata da una dialettica-cocktail, ma da una dialettica che mira alla verit. questultima a costringere il marxismo a rigettare non quelle tesi che sono esplicitamente rigettate in queste due dottrine, ma quelle che sono implicitamente assunte e che sono
comuni ad entrambe. [Nowak 1974c, p. 3]

Questa frattura allinterno della tradizione marxista stata allorigine di una


sorta di cattiva coscienza filosofica del marxismo. Infatti, sia nella interpretazione scientifica che in quella umanistica si condivide un medesimo punto di partenza: la concezione della scienza come generalizzazione affidabile. Cos, per un
marxista scientista la filosofia pu essere scienza autentica se fa proprio il me222

todo induttivo, mentre per un marxista umanista la filosofia non pu essere


scienza in quanto non pu conformarsi al modello delle scienze induttive senza
perdere le sue caratteristiche peculiari [cf. Nowakowa & Nowak 1977, p. 210].
Avendo questo modello di scienza in comune, entrambe le concezioni si sono sviluppate secondo i canoni di crescita tipici del positivismo: il marxismo, privo di
un proprio metodo, ha accumulato sempre pi nuovo materiale empirico, aggiunto ad hoc ed ecletticamente a quanto contenuto nei classici:
Il marxismo si sviluppato, ed ancora si sviluppa, in modo puramente positivista e cu mulativista, rompendo in tal modo con la sua propria metodologia (una volta che si
stabilisce che linterpretazione idealizzazionale corretta) e soddisfacendo inconsapevolmente quella positivista. Pur criticando il positivismo a livello teorico, il marxismo
ne ha osservato le regole al livello della pratica teorica. [Nowak 1985b, p. 201].

Paradossalmente, proprio il contrario avvenuto nel pensiero positivista: levoluzione del pensiero di Carnap circa la problematica dei termini teorici nella
scienza dimostra come egli abbia modificato le proprie concezioni seguendo un
principio non positivista e tipicamente marxiano, quello di corrispondenza dialettica (su ci si veda 5.5). Sicch, si pu ben dire, la pratica teorica dei positivisti si attiene alla concezione marxiana di scienza e pertanto non coerente
con lautocoscienza filosofica che essi ne hanno ( cio in contrasto con la metodologia da loro esplicitamente elaborata e che assume linduzione e lo sviluppo
cumulativo):
Perci la situazione come segue: il marxismo (se linterpretazione qui datane corretta) ha scoperto lautentica idea di scienza ma non si sviluppato scientificamente,
mentre il positivismo professa una falsa idea di scienza ma si sviluppa scientificamente.
Ovvero, il marxismo si comporta positivisticamente e il positivismo si comporta in
modo marxista. Il marxismo si sviluppa positivisticamente in contrasto con la propria
metodologia, mentre il positivismo si sviluppa in modo marxista anchesso a dispetto
della propria metodologia. La dialettica che contenuta nei libri marxisti rimane in
essi. La dialettica invece nel comportamento dei positivisti pur essendo assente dai
loro libri. [Ib., p. 204]

Si capisce, pertanto, quanto sia importante ricostruire in modo rigoroso lidea


marxiana di scienza, in modo da rendere possibile un confronto serrato tra metodologia marxista e metodologia non marxista, e quindi una discussione reciprocamente feconda, passando dallera dei pronunciamenti allera della ricostruzione
[Nowak 1975b, p. 25]. Non, come stato fatto in passato, un tradurre Marx nel
linguaggio della moderna metodologia (una tal cosa nemmeno esiste: vi sono
diverse scuole ed indirizzi epistemologici) ma assumendosi lonere di (1) presentare una nuova interpretazione delle idee di Marx sulla base della sua pratica di
ricerca (non solo su sue citazioni); (2) costruire un nuovo apparato concettuale
che esprima queste idee e che delinei un linguaggio diverso dai moderni linguag gi metodologici [ibid.].
Tuttavia, bisogna notare, il problema della ricostruzione filologica del metodo
marxiano non fondamentale per la scuola di Pozna. Cos, ad esempio, Nowak
ben consapevole che, sulla base dei testi marxiani sono possibili diverse prospet223

tive metodologiche; ad esser importante proporre piuttosto quella prospettiva


che si ritiene pi adeguata: Non voglio proporre [questa] teoria come la sola teoria marxista: piuttosto mi sembra che essa possa essere vista come un ammissibile
sviluppo delle idee proprie della tradizione marxista, ed in particolare delle opere
dei fondatori del marxismo [Nowak 1980b, p. 110]. Cos, la metodologia proposta
dalla scuola di Pozna una metodologia marxista, non la metodologia marxista,
in quanto non in generale possibile presentare la natura di un sistema di pensiero cos come esso , senza assumere qualche interpretazione teorica che ci guidi
nellindagine. Anzi, affinch si possa presentare una dottrina nelle sue caratteristiche di fondo si devono consapevolmente ammettere deformazioni, astraendo
da aspetti secondari e da circostanze accidentali [Nowak 1982c, p. 243], in quanto linterpretazione di qualsivoglia testo equivalente a costruire una teoria
[Nowak 1977d, p. 12]. Ci significa che se il marxismo deve essere trattato scientificamente si deve, contrariamente a quanto fanno molti marxisti, assumere che
non ogni cosa che si trova in esso egualmente importante [Nowak, 1979c]: ed
appunto questo modo di procedere in piena coerenza con quella che sar, come
vedremo, una delle direttive di fondo del metodo idealizzazionale.
Evidentemente, quanto detto non elimina come insussistente il problema della adeguatezza dellinterpretazione. Non ogni interpretazione del marxismo infatti adeguata e quelle che lo sono non lo sono tutte allo stesso modo. In prima
approssimazione, possiamo dire che il modo di decidere quale delle possibili differenti metodologie marxiste la pi adeguata fondamentalmente uno: grazie
alla spiegazione della maggior quantit possibile delle tradizionali idee del marxismo [Nowak 1980b, p. X]; ovvero, preferibile quella metodologia che ci fa apparire meno caotico, accidentale ed irrazionale il corpus delle afermazioni ritrovabili negli scritti dei classici. Cos come il carattere fondamentale di una teoria scientifica quello di spiegare quanti pi possibili eventi empirici, allo stesso
modo una metodologia che voglia essere marxista tanto pi accettabile, come
marxista (cio badando solo al criterio della adeguatezza ai testi), quanto pi in
grado di dare completa e coerente esplicitazione delle idee ed intuizioni rintracciabili nelle opere di Marx ed Engels [cf. Nowak 1977d, pp. 12-3]. Ma bene av vertire quando si parla delle opere di Marx ed Engels, i vari rappresentanti della
scuola di Pozna privilegiano quelle della maturit, quelle economiche in particolare, trascurando lanalisi delle opere del Marx giovane-umanista: non si tratta
di contrapporre il primo al secondo53, ma piuttosto dellopportunit di studiare la
pratica di ricerca nel luogo dove essa si meglio dispiegata, e cio nel Capitale.
Da questo punto di vista il distacco dalle elaborazioni di Schaf e Koakowski non
potrebbe essere pi completo.

Per quanto riguarda Marx, sottolineiamo che non abbiamo a che fare con un qualsivoglia passaggio da posizioni pi antropologizzanti ad altre pi positivisteggianti, ma con un costante sviluppo
di un proprio originale pensiero teorico e metodologico, le cui assunzioni fondamentali ci sforziamo
di ricostruire [Kmita 1973b, p. 16].
53

224

4.1.2. Strutturalismo, olismo e spiegazione genetico-funzionale nel Capitale


Gli studi metodologici fatti nel fecondo milieu poznaniense, il confronto con
lepistemologia occidentale attraverso le gi analizzate mediazioni culturali ed infine la maturazione della convinzione che la scienza si caratterizza per il fatto che
le sue leggi non si applicano direttamente al dominio reale ma ad un dominio
ideale che si distingue dal primo in quanto comprende un certo numero di condizioni controfattuali: tutto ci forma il background teorico che costituisce la griglia
concettuale attraverso la quale letta lopera di Marx. Il confronto con Marx non
si risolve, tuttavia in una semplice lettura epistemologica delle sue teorie, nel
tentativo di dare ad esse una rispettabilit mediante la loro traduzione in un
linguaggio tecnicamente pi rigoroso, ma ha anche un impatto notevole sulle
stesse concezioni epistemologiche poznaniensi sino a quel momento elaborate:
infatti grazie a tale confronto che la concezione idealizzazionale della scienza si
completa con la nozione chiave di concretizzazione: lidea di concretizzazione
fu rinvenuta nel materiale contenuto nel Capitale e aggiunta alla precedente idea
di legge idealizzazionale [Nowak, com. pers.].
In primo luogo, abbiamo detto, una accurata ricognizione delle opere della
maturit di Marx ed Engels54. Questa analisi pu prendere due vie diverse, ma
complementari. Innanzi tutto si possono ripercorrere le pagine di Marx ed Engels
collazionando i punti e le espressioni nelle quali essi esplicitamente delineano il
proprio concetto di scienza e danno delle indicazioni sulla propria metodologia.
Ma, a parte la scarsit del materiale a disposizione costituito per lo pi se si fa
eccezione della Introduzione del 57 di riferimenti incidentali e spesso polemici,
questa indagine finirebbe per imbattersi in problemi interpretativi di non lieve rilevanza in relazione alle matrici teoriche del pensiero marxiano e ci si dovrebbe
districare in complesse esegesi che rischiano di risolversi, quando riescono a colpire il bersaglio, in una pura e semplice parafrasi di quanto afermato da Marx.
Tuttavia, se vero quanto aferma Einstein che bisogna guardare a cosa gli
scienziati fanno e non a ci che dicono e cio che normale che esista, o possa
esistere, uno scarto tra pratica scientifica e sua autocoscienza filosofica, allora
molto pi corretto analizzare le teorie di Marx, la sua pratica di ricerca, al di l ed
indipendentemente dalle varie interpretazioni del marxismo sinora elaborate 55, e
solo dopo averne caratterizzato lo statuto rifettere sul tipo di consapevolezza da
esso avutane, per domandarsi se sia pi o meno adeguata e che relazione sussista
tra essa e la sua pratica scientifica, alla luce delle molteplici componenti culturali
ereditate dai sistemi teorici con i quali fu in significativa interazione. In questo
caso, inoltre, sar possibile meglio interpretare le stesse esplicite afermazioni di
54
Anche in questo caso non si vede sostanziale diferenza tra le posizioni di Marx ed Engels, aven do questultimo condiviso completamente e difeso le posizioni esposte da Marx nel Capitale [cf. Kmita, 1973b, p. 17]
55
Non ci riallacceremo pertanto a nessuna delle citate interpretazioni del marxismo (che abbiamo chiamato scientista ed antropologica) e che hanno fatto cadere diversamente il loro accento nellinterpretazione delle concezioni di Marx ed Engels. Ci sforzeremo piuttosto di non fare nientaltro
che ricostruire le concezioni dei fondatori del marxismo, possibilmente in modo aderente alle loro affermazioni ed alla loro pratica di ricerca [Kmita 1983b, pp. 19-20].

225

Marx ritrovabili nei suoi scritti. stato proprio questo il cammino percorso dai
metodologi di Pozna nellaccostarsi al Capitale.
In tale approccio allopera di Marx v anche una chiara pole mica nei confronti
di quei marxisti che continuamente ribadiscono loriginalit della metodologia
marxiana ma poi non sanno esattamente precisare in cosa essa consista, limitandosi a generiche e vaghe tesi sul suo essere insieme induttiva e deduttiva, analitica e sintetica, logica e storica, ecc.; o che, peggio, mascherano la propria ignoranza con una giungla di citazioni [cf. Nowak 1980b, p. IX]:
legittimo pensare che i libri dei marxisti che presentano la metodo logia marxiana siano spesso viziati da eclettismo. La metodologia dellautore del Capitale presentata
come un aggregato di vaghi e banali principi di condotta cognitiva, in quanto gli autori
riportano solamente ci che Marx dice sui vari argomenti. Per farla breve: essi non
guardano allopera di Marx come ad un oggetto di indagine che deve essere spiegato
affinch si possa scoprire cosa contenga; invece la considerano come fosse la Sacra
Scrittura che deve essere annunciata al mondo. Ma la metodologia marxista non annunciata negli scritti dei classici, piuttosto vi impiegata. Onde essa non pu essere citata, ma ricostruita cos come fa il fisico quando ricostruisce i principi della natura.
[Nowak 1976b, pp. 49-50]

Cos, il programma dei metodologi di Pozna si articola in tre momenti: in


primo luogo si propongono delle ipotesi interpretative della pratica scientifica di
Marx allo scopo di esplorare se esista o meno una metodologia marxista; quindi,
una volta individuatola, se ne controlla la consistenza mediante lanalisi congiunta del contenuto delle teorie marxiane e degli eventuali commenti qua e l esplicitamente fatti da Marx. Tuttavia possibile far ci solo se si possiede un modello
iniziale di scienza, cio dei criteri epistemologici che possano indirizzare la ricer ca (e ci in base alla convinzione, largamente diffusa anche nellepistemologia
contemporanea, che non sia possibile alcuna indagine scientifica senza che si
posseggano alcuni presupposti teorici): la concezione di legge scientifica come
legge idealizzazionale ad assumere questo ruolo. In secondo luogo, bisogna verificare se la metodologia cos individuata realmente una novit rispetto alle coeve
elaborazioni dellepistemologia contemporanea e se rappresenta una migliore ricostruzione del modo di procedere della scienza in generale, in un costante confronto con le teorie scientifiche contemporanee. Infine, si tenta la costruzione sistematica di una teoria della scienza originale, che realizzi le intuizioni dei classici del marxismo in modo esplicito, chiaro e sistematico [cf. Nowak 1971, pp. 3-5;
1976b, p. 50; 1980b, pp. IX-X].
Lanalisi del Capitale mostra come Marx abbia in esso applicato una nuova
metodologia delle scienze sociali che in gran parte presenta le caratteristiche gi
da Kmita e Nowak attribuite alle scienze umane. I concetti introdotti nellopera
comune del 1968 (azione razionale, struttura significativa, strutturalismo metodologico, antipositivismo, naturalismo, interpretazione umanistica, ecc.) [cf.
Kmita & Nowak 1968] li si ritrova tutti come caratteristiche peculiari del modo di
far scienza di Marx nel Capitale. Da questo punto di vista lopera di Marx costituisce lesemplificazione piena della metodologia solo astrattamente delineata nel226

lopera del 68, con laggiunta di alcuni ulteriori requisiti che provengono dai contenuti specifici e dalle assunzioni filosofiche di Marx.
Nel procedimento di ricerca marxiano vengono individuate quattro fasi. La
prima costituita dalla assunzione di una serie di tesi di partenza che guida no
lindagine: queste costituiscono il contenuto di due teorie aventi un elevato livello
di generalit, e cio la teoria dialettico-materialistica della realt e la teoria del
materialismo storico. La seconda fase costituita da ricerche empiriche concernenti i mutamenti e le strutture. La terza fase data dalla costruzione di un modello semplice, nel quale si fanno una serie di assunzioni idealizzanti ed, infine, la
quarta fase costituita dalla sua complicazione in modo da avvicinarlo alla realt
empirica. Nel Capitale vi sono solo frammenti della seconda fase, nonch la terza
(specie nel vol. I) e la quarta (nei voll. II e III) [cf. Topolski 1970, pp. 13-4].
Topolski si concentra in particolare sulla analisi delle caratteristiche generali
delle teorie che sono assunte nella prima fase e precisa che di esse possono essere
date due versioni, la ontologica e la metodologica:
La teoria dialettico-materialistica della realt in versione ontologica fa riferimento a
processi di sviluppo della realt naturale e sociale, mentre in versione metodologica
un insieme di direttive che ci dicono in che modo bisogna indagare e rappresentare lo
sviluppo della realt. Analogamente, il materialismo storico in versione ontologica si
riferisce alla realt, in questo caso quella sociale, mentre in versione metodologica
costituito da direttive che indicano il modo di indagine e di approccio al processo di
sviluppo sociale. [Ib., pp. 17-8]

In particolare, per le ricerche sulla societ ha grande importanza la tesi dellattivismo (anchesso in duplice versione, ontologica e metodologica) [cf. Topolski
1973b] che si articola in tre sottotesi: (1) tesi sullo sviluppo sociale, che stabilisce
gli elementi basilari della teoria dialettico-materialistica in riferimento alla societ, in contrapposizione alla concezione cartesiano-evoluzionistica del progresso;
(2) tesi dellazione razionale delluomo; (3) tesi sullo sviluppo ergodico della realt sociale in contrapposizione alla concezione che ammette lesistenza di una finalit immanente. Queste tre tesi fanno parte del cosiddetto storicismo marxista
[cf. ib., pp. 18-9]. A sua volta la tesi (1) si articola in tre tesi derivate [ ib., p. 20]:
(1a) tesi del ruolo centrale delle attivit umane nello sviluppo storico [ib., pp. 212]; (1b) tesi dellolismo [ib., pp. 23-4) e (1c) tesi dellautodinamismo (lo sviluppo
come efetto di cooperazione e confitto) [ib., pp. 24-6].
Come si vede emergono gi da questi primi accenni tutta una serie di temi
che, oltre ad esser tipici del pensiero marxiano, avevamo gi incontrato quando si
era parlato della teoria dellazione razionale e dellinterpretazione umanistica. In
particolare, lopera di Marx viene vista come un chiaro esempio di strutturalismo
metodologico applicato; non solo, ma essa anche tipicamente caratterizzata, innovando rispetto allapproccio del 68, come olismo metodologico. Oltre a distinguere tra versione metodologica ed ontologica, Kmita distingue anche tra tesi e
direttive:
La tesi dello strutturalismo metodologico deve essere distinta da una parte dalla direttiva dello strutturalismo metodologico e dallaltra dalle tesi di varia natura dello strut-

227

turalismo ontologico. La direttiva dello strutturalismo metodologico una norma indirizzata al ricercatore ed esigente che per il progresso delle ricerche queste devono esse re condotte conformemente alla tesi dello strutturalismo metodologico. Ne segue, pertanto, che la tesi dello strutturalismo metodologico equivalente allasserto che nelle
ricerche umanistiche applicata la direttiva dello strutturalismo metodologico. Invece,
per la tesi dello strutturalismo ontologico ogni constatazione stabilisce che gli oggetti
appartenenti a questa o questaltra categoria sono strutture caratterizzate precedentemente in un modo determinato (non puramente formale). [Kmita 1970, p. 64]

Tali distinzioni sono rilevanti in quanto esse ricorrono sempre in tutte le opere
dei metodologi poznaniensi e servono a demarcare in modo netto il piano descrittivo da quello normativo. In particolare la distinzione tra tesi e direttiva
pone in evidenza il fatto che mentre la tesi ha natura descrittiva, in quanto si li mita a constatare quale sia il metodo applicato in una data ricerca empirica, invece la direttiva ha natura normativa e consiste in una precisa indicazione metodologica che si d allo scienziato. A sua volta, fintantoch ci si muove sul terreno
metodologico, allora sia la tesi che la direttiva si limitano, rispettivamente, a constatare il tipo di procedura cognitiva adoperata e ad indicare quale sia la procedura da applicare in una data ricerca empirica. Invece al livello ontologico ci si pronuncia su una questione di merito: si aferma che il dominio cui si riferisce una
data indagine possiede una data struttura, si comporta in un certo modo: questa appunto una ipotesi ontologica sul mondo. In che rapporto stanno tra loro
tesi e direttive, nella duplice accezione metodologica ed ontologica (ovviamente
il livello ontologico esiste solo per la tesi e non per la direttiva)? Se indichiamo
con Tsm, Tso e Dsm rispettivamente la tesi dello strutturalismo metodologico, la tesi
dello strutturalismo ontologico e la direttiva dello strutturalismo metodologico,
allora si potrebbero avere in merito due strategie: dalla assunzione di Tso si portati ad adottare Dsm e quindi ad applicare Tsm: questa la direzione preferita, ad
es., da Topolski quando aferma che evidente che da come si concepisce il processo storico dipende il carattere delle domande esplicative che ci si pone per
spiegare questo processo stesso [Topolski 1973b, p. 255]; oppure, dal fatto che si
constata lapplicazione della Tsm, allora ne deriva che ci si deve attenere a Dsm e
dalla constatazione pragmatica della efficacia cognitiva di questa strategia, si
portati ad afermare Tso. Il tutto potrebbe essere sintetizzato in un processo circolare per cui
Tso Dsm Tsm Dsm Tso
Il che potrebbe riassumersi nel sostenere che, visto che la scienza si finora
comportata in un certo modo pervenendo a risultati pragmaticamente apprezzabili, allora ci si deve comportare allo stesso modo, il che ci porta a pensare che la
realt sia fatta in un certo modo; a sua volta questultimo fatto ci porta a comportarci di conseguenza e quindi ad applicare un certo modo di procedere ecc.
Questa sarebbe una risposta ad un tempo pragmatica e realista dellassai controverso problema di come si giustifica ladozione di una certa metodologia e la
sua forza normativa, soluzione per certi versi simile alla posizione adottata da
228

Nickles [1987, pp. 125-7]. Ladozione, infatti, della Dsm si basa sul fatto che si constata come la scienza faccia uso in modo efficace della Tsm, il che in accordo con
la tesi del pragmatismo metodologico, secondo la quale un metodo giustificato
in quanto funziona: ci la conclusione di uno studio empirico della scienza storicamente costituita e non ha niente di normativo 56. Ne segue anche che il realismo una conseguenza dellassunzione che tale efficacia deriva dal fatto che le
teorie applicanti tale metodologia sono vere: questa assunzione ha carattere metafisico, ma al tempo stesso la pi economica e la sua adozione fa parte di una
generale Welthanschauung alla base della prassi scientifica da Galilei in poi (solo
nel 900 stata messa in discussione, in seguito allinsorgere della meccanica
quantistica)57; tali due posizioni sono mediate dalla Dsm, avente carattere normativo, per come illustrato dallo schema precedente, e giustificata dal fatto che la Tsm
ha finora dimostrato di essere stata efficace nel risolvere i problemi58. Si potrebbe
in tal modo sfuggire al circolo vizioso, in cui altrimenti si incapperebbe, e giustificazione realista e pragmatica, considerate di solito diametralmente opposte
[Nickles 1987, p. 122], si sosterrebbero lun laltra, divenendo il circolo virtuoso59;
ma a condizione che si accetti il passaggio da Tsm a Dsm, che un passaggio induttivo: dal fatto che finora lapplicazione di Tsm ha dato buoni risultati, io arguisco
che cos avverr anche in futuro. Ma come potrebbe questo fare affidamento allinduzione conciliarsi con lanti-induttivismo professato dai metodologi di Pozna sullesempio di Popper?
Inoltre, se nel caso delle scienze naturali tale valutazione pragmatica ha un
senso in quanto lefficacia del loro metodo a giustificarne ladozione normativa,
invece non pare che ci sia possibile per le scienze umane: queste sono state piuttosto il campo delle dispute perenni e non sembra che sia possibile riscontrare un
progresso cognitivo tanto chiaro da dare forza normativa al metodo in esse applicato. Pertanto, ladozione da parte dei metodologi di Pozna di una particolare
logica della spiegazione per le scienze umane (la cosiddetta interpretazione
umanistica) si basa, ancora una volta, sul valore paradigmatico posseduto dalle
scienze naturali e sul tentativo di applicarne, come abbiamo visto, il modello
esplicativo ad una particolare caratteristica delle scienze umane, cio alla circostanza peraltro fondamentale che esse hanno a che fare con azioni fornite di sen56
Quali metodi funzionano meglio deve essere determinato da un esame approfondito della pratica scientifica, dallo studio della psicologia e sociologia della conoscenza, dalleconomia della ricerca,
e non solo da principi epistemologici generali ed astratti [Nickles 1987, p. 126].
57
Una tale forma di argomentazione stata anche adottata da Niiniluoto, per il quale la spiegazione migliore del successo pratico della scienza lassunzione che le teorie scientifiche sono in efetti
approssimativamente vere o sufficientemente vicine alla verit per aspetti rilevanti [Niiniluoto 1987,
p. 154].
58
La forza normativa della metodologia dipende in parte dal fatto che essa contiene quei metodi
che in passato sono stati realmente efficaci nel risolvere problemi. Certi metodi sono preferiti ad altri
perch funzionano meglio [Nickles 1987, p. 126].
59
Contrariamente a quanto sostiene il pragmatismo metodologico puro, una metodologia dettagliata strettamente legata alle teorie e ai programmi di ricerca ed il successo dei metodi che contiene
dipende dal successo delle teorie che presuppone. Ma, contrariamente anche a quanto sostiene il puro
realismo v una forte dipendenza opposta di una teoria che ha successo da un metodo che ha succes so [Nickles 1987, p. 127].

229

so, ridotte, mediante lassunzione di razionalit, ad azioni razionali tout court.


Per quanto concerne il merito dello strutturalismo metodologico, ci limitiamo
a dire, per evitare ulteriori ripetizioni, che esso caratterizzato in modo analogo
a quanto fatto da Kmita e Nowak nellopera del 68: si definisce prima il concetto
di struttura come sistema relazionale [cf. Kmita 1970, pp. 65-6] (vedi [3.1]), quindi
si passa alla chiarificazione del concetto di struttura significativa, introducendo a
tale scopo la nozione di azione razionale [cf. ib., pp. 66-9] (vedi [3.2]). Viene quindi chiarito il concetto gi a suo tempo introdotto di priorit conoscitiva di un certo asserto scientifico rispetto ad un altro, nozione che trova applicazione nel
campo delle scienze umane con la cosiddetta interpretazione umanistica, per la
quale possibile spiegare una data azione razionale solo presuppo nendo una data
struttura significativa; per cui si pu dire che tale struttura conoscitivamente
prioritaria a tale azione [cf. ib., pp. 69-73]. Viene infine presentata la tesi dello
strutturalismo metodologico:
[4.1]

gli asserti che caratterizzano la struttura significativa presupposta ad una data


azione, razionale relativamente a tale presupposizione o a determinati prodotti di
tale azione, sono prioritari conoscitivamente in rapporto agli asserti che caratterizzano il genere di tale azione razionale o il genere di questo prodotto dellazione razionale. [Ib., p. 73. Corsivo dellautore]

Questa tesi ha il senso di una constatazione: essa aferma che nelle ricerche
concernenti le scienze umane avviene quanto espresso nella [4.1]; essa ci dice, insomma che, affinch si possa determinare il genere di una data azione razionale,
innanzi tutto necessario (versione normativa) subordinare questa ad una data
struttura significativa: la sola ricognizione empirica delle sue propriet osservabili
non sufficiente a conoscere il suo genere. Cos come dobbiamo gi disporre di
una conoscenza teorica logicamente prioritaria concernente le sostanze acide per
stabilire le relazioni esistenti tra una certa sostanza acida e determinati fenomeni
osservabili, allo stesso modo dobbiamo gi disporre di una conoscenza teorica
che concerne la struttura significativa presupposta se vogliamo stabilire empiricamente con quale tipo di azione razionale abbiamo a che fare [cf. ib., p. 74].
In pratica tutte le nozioni gi analizzate nellopera del 68 vengono riprese per
essere attribuite al modo di procedere di Marx nel Capitale. Tuttavia, accanto alla
tesi dello strutturalismo metodologico, viene attribuita a Marx anche la tesi dellolismo metodologico. Non solo una variante terminologica, ma piuttosto ci
segna il passaggio ad una interpretazione storico-materialistica. Infatti, nello
strutturalismo metodologico la struttura significativa preordinata ad una data
azione ha valore solo soggettivo, in quanto, come sappiamo, si riferisce alla conoscenza che un dato soggetto possiede in un dato momento e alla scala di valori
con cui egli ordina i diversi efetti delle proprie azioni in base alla loro desiderabilit. Viceversa la struttura cui fa riferimento la tesi dellolismo metodologico
una struttura oggettiva, esistente indipendentemente dalla coscienza del soggetto
che compie lazione e soggetta a regolarit indipendenti dalle regolarit che possono essere rifesse nella coscienza dellindividuo. Quindi la tesi dellolismo metodologico da intendere come tesi che riguarda il ruolo conoscitivo di asserti che
230

si riferiscono a certe strutture o totalit oggettive, il cui universo formato da


particolari uomini o mezzi di produzione e del loro reciproco rapporto. Tale totalit , nel Capitale, il sistema economico-sociale60. cos possibile ora formulare la tesi marxiana dellolismo metodologico:
[4.2]

Gli asserti riguardanti il sistema economico-sociale sono conoscitivamente prioritari in relazione agli asserti che caratterizzano il genere di azione razionale o i suoi
prodotti. [ib., p. 81; cf. anche Topolski 1970, pp. 52-3. Corsivo dellautore]

Cos, quando si considera lazione razionale come subordinata ad una data


struttura significativa, allora tale azione intesa soggettivamente in quanto soggettiva tale struttura significativa. Invece quando tale azione caratterizzata
come azione razionale nei termini di un dato sistema economico-sociale, allora
essa qualcosa di oggettivo. Ci significa che ogni azione razionale umana ha
sempre un duplice aspetto: insieme soggettiva ed oggettiva [cf. Kmita 1970, pp.
87-8]. Ovviamente, da tale tesi bisogna distinguere la direttiva dellolismo metodologico: analogamente al rapporto esistente tra direttiva e tesi dello strutturalismo metodologico, essa impone un comportamento di ricerca che porta a risultati la cui descrizione la tesi [cf. ib., p. 81].
Pi in generale, indipendentemente dal riferimento marxiano, la tesi dellolismo metodologico il corrispettivo sul piano metodologico del concetto di struttura funzionale, intesa come totalit organizzata in modo tale che in ogni momento del suo sviluppo essa si trova in uno stato globale determinato sin dallinizio, cio in una certa configurazione delle sue parti tale da permettere la realizzazione di una data funzione61; tale realizzazione ha carattere extracoscienziale, oggettivo, e le leggi che ne governano il funzionamento non dipendono dalla conoscenza che ne pu avere un soggetto 62. Viceversa la tesi dello strutturalismo metodologico corrisponde al concetto di struttura umanistica, costituita da una
azione razionale o da un insieme di tali azioni (formate da pi azioni razionali
semplici tra loro subordinate tramite la relazione mezzo-fine) in cui un soggetto
mira a realizzare quello che il senso della sua azione (e non la funzione, come
nel caso precedente)63 [cf. Kmita 1971b, pp. 140-50; 1973d, pp. 211-2; Zamiara 1987,
60
Si pu insomma afermare che lolismo metodologico marxiano pu esser caratterizzato grazie
alla seguente tesi: la conoscenza, sia descrittiva che esplicativa, assume come punto di partenza
una certa conoscenza sulla base della quale avviene la conoscenza della totalit o struttura. Ogni elemento della totalit indagata in Marx analizzato solo mediante una determinata struttura precedentemente assunta, nella quale tale elemento ha il suo posto. Insomma, tutte le tesi metodologiche di
Marx si riassumono nella tesi marxista dellolismo metodologico [Topolski 1970, p. 53].
61
Per la definizione di struttura funzionale cf. Kmita [1971b, pp. 140-1; 1973d, pp. 213-4; 1975b].
Esempi di spiegazioni funzionali sono in Kmita [1973d, pp. 214-5].
62
In questa luce la [4.2] pu riscriversi nel modo seguente: [4.2] Lipotesi consistente nel dire
che la struttura di tipo R una struttura funzionale in relazione alla sua propriet globale W, conoscitivamente prioritaria rispetto alla conoscenza del funzionamento o non-funzionamento della serie
di stati che costituiscono le parti della struttura di tipo R [Kmita 1971b, p. 151].
63
Per cui la [4.1] pu essere riscritta nel modo seguente: [4.1] Il fatto che nelle scienze umane []
le particolari attivit o i loro prodotti sono intesi come strutture umanistiche permette la tesi seguen te: lexplanans dellinterpretazione umanistica conoscitivamente prioritario rispetto al suo explanandum [Kmita 1973d, p. 212].

231

pp. 760-2; Zgka 1987, p. 686].


Il fatto che nel Capitale vengano applicate sia la direttiva dello strutturalismo
metodologico sia quella dellolismo metodologico viene dimostrato mediante lanalisi di alcuni significativi concetti marxiani e innanzi tutto quello di lavoro,
esplicitamente concepito da Marx come il pi fondamentale tipo di azione razionale. Esso, infatti, pu esser caratterizzato nei termini della struttura significativa
determinata dalla conoscenza posseduta dal soggetto, e quindi in tal caso si applica la direttiva dello strutturalismo metodologico; oppure pu essere caratterizzato nei termini del sistema economico sociale, ed in questo caso viene applicata la direttiva dellolismo metodologico [cf. Kmita 1970, p. 88].
Il lavoro, inteso come azione razionale esercitata da un soggetto in base alla
conoscenza da lui posseduta ed per i fini che si propone, ha come efetto o prodotto un determinato valore duso. Invece il lavoro come azione razionale nel
contesto di un dato sistema economico sociale porta come risultato al valore inteso come tempo di lavoro socialmente necessario. Il secondo, evidentemente, presuppone il primo [cf. ib., pp. 89-94]64.
Ne segue che Marx ha nel Capitale fatto consapevolmente lassunzione di razionalit e quindi ha applicato proprio il tipo di spiegazione chiamato interpretazione umanistica [cf. ib., p. 95]; per cui i soggetti di tali azioni razionali (ad es.
il capitalista) non sono costituiti da individui empiricamente riscontrabili, ma
piuttosto sono determinate costruzioni idealizzanti, che per definizione debbono soddisfare in modo non vuoto lassunzione di razionalit [ib., p. 96] e la
cui azione non spiegabile facendo ricorso a leggi psicologiche [cf. anche Topolski 1973a, pp. 230-7].
Il risultato oggettivo del lavoro delloperaio (la moltiplicazione del valore) il
fine soggettivo del capitalista e ci fa s che sia possibile spiegare lazione di questultimo come razionale in base alla conoscenza da lui posseduta. Ci tuttavia
non implica afatto che tale conoscenza costituisca una adeguata visione del siste ma economico-sociale. V diferenza (analogamente a quanto avviene nel caso
del lavoro) tra ci che il capitalista conosce circa i fini della propria attivit (la
moltiplicazione del valore) e ci che questo fine rappresenta oggettivamente (ad
es., la caduta tendenziale del saggio di profitto) [cf. Kmita 1970, pp. 97-101].
Le tesi [4.1] e [4.2] ci danno un quadro dellopera di Marx, come anche dellepistemologia elaborata dai metodologi di Pozna, che presenta notevoli somiglianze con lo strutturalismo sviluppato in occidente, innanzi tutto in ambito linQuella particolare attivit che ha il nome di lavoro da lui [da Marx] caratterizzata sia come
attivit razionale, il cui tipo possibile stabilire sostanzialmente nel contesto soltanto della struttura
significativa, sia come attivit di cui possibile stabilire il tipo oggettivo solamente in relazione ad
una determinata totalit: il sistema economico-sociale. Marx non solo ha consapevolmente fatto uso
di entrambi i concetti di lavoro, ma anche ha molto spesso sottolineato questa circostanza. [] I due
modi di intendere il lavoro caratterizzano due tipi di risultati fondamentali. Il risultato del lavoro in teso come attivit razionale il prodotto che ha un determinato valore duso; il fatto che tale prodotto
possieda questo e non un altro valore duso costituisce il senso del lavoro come attivit razionale,
mentre tale prodotto il frutto dellattivit razionale nel significato precedentemente da me specificato. [] Daltra parte, per, il risultato del lavoro in riferimento ad un dato sistema economico-sociale
il valore misurato con la quantit di tempo di lavoro socialmente necessario [Kmita 1970, pp. 92-3].
64

232

guistico e poi difusosi in una molteplicit di altre discipline [cf. Pomian 1981].
Inoltre, il concetto di struttura richiama quello di sistema e lo sviluppo che esso
ha avuto nella cosiddetta teoria generale dei sistemi, fondata negli anni 50 da
von Bertalanfy [1950, 1972]. Tale approccio sistemico (ma ci vale anche per lo
strutturalismo), tuttavia, spesso afetto da confusione e vaghezza, in quanto si
limita a riproporre, spesso in modo ripetitivo, vecchie intuizioni filosofiche, come
ad es. quella che si riassume nellafermazione che il tutto qualcosa di pi delle
parti che lo compongono. Sicch, se vero che il significato epistemologico
centrale della teoria dei sistemi stato quello di aver assolto con successo al compito di oggettivare concetti come quelli di totalit, organismo, finalit, globalit,
e cos via, assicurando loro una transizione da uno statuto metafisico ad uno
scientifico [Agazzi 1978b, p. 279], tuttavia anche indubbio che essa riceve nelle
mani di alcuni studiosi un trattamento che la rendono fonte pi di oscurit ed
equivoci che di capacit esplicative e chiarificatrici 65.
Non vogliamo entrare nel merito di tale complessa questione, ma piuttosto
solo osservare che nellimpostazione sinora presentata v il tentativo di chiarire
alcuni controversi concetti presenti nellopera di Marx evitando di spiegare il
poco chiaro con loscuro. In efetti nozioni quali quelli di struttura, olismo, ma
anche di processualit e di interazione tra momento soggettivo ed oggettivo,
sono tradizionalmente indicati come esempi della natura dialettica della realt
e del pensiero. E a sua volta il concetto di dialettica stato tradizionalmente connesso al concetto di totalit e di sistema, in senso hegeliano. Chi abbia soltanto vissuto una certa stagione culturale non pu non trovare assai familiari
espressioni come rapporto dialettico tra le parti ed il tutto, sviluppo dialettico, processualit della realt, storicit della societ e cos via. Ovviamente
espressioni simili sono banalmente vere e appunto per ci cognitivamente poco
interessanti. Infatti il problema non tanto constatare che la realt fatta di sistemi (o regolata da generiche leggi dialettiche, come le tre famose individuate
da Engels), quanto sapere quali siano le leggi che governano tali sistemi; e non
sembra che la natura di queste leggi sia, da un punto di vista metodologico, diversa da quelle che hanno sinora caratterizzato la scienza. Lapproccio sistemico significativo in quanto porta a ricercare regolarit delle quali invece una concezione riduzionista o atomista non sarebbe andata in cerca: esso d vita alla cosid detta teoria dei sistemi come insieme di leggi comuni ad una certa classe di siste65
Mi sembra che questo avvenga nel recente fiorire di ricerche sulle cosiddette scienze
cognitive che appunto hanno avuto origine dalla applicazione dellapproccio sistemico alle scienze
della vita e che ha portato a teorizzare lavvento di una nuova et caratterizzata dal passaggio dalla visione meccanicistica e riduzionista ad una visione sistemica della vita, con tutte le conseguenze di ca rattere sociale e culturale che ne deriverebbero: quanto sostiene, ad es. Fritjof Capra [1982]. Tuttavia
non mi sembra che le cose vadano meglio in altri cognitivisti che alla teoria dei sistemi attingono a
piene mani (o addirittura ne vengono considerati i padri fondatori), per i quali essa si risolve nel vecchio detto che tout se tient. Per una critica dellidea tradizionalissima di sistema e della sua incapacit di rappresentare un autentico rinnovamento dei nostri modi di pensare, non essendo altro che
una forma di aggiornamento, abbastanza pigra, di idee relativamente trite e ritrite, rivestite per loccasione dello statuto di verit rivelate dal nuovo paradigma, vedi Prigogine & Stengers [1981; i passi
citati sono a p. 1012].

233

mi dello stesso tipo (sicch abbiamo la teoria dei sistemi viventi, la teoria parametrica dei sistemi e cos via) [cf. Gasparski 1987, pp. 699-701] 66.
Ebbene, in questa direzione ci sembra che il contributo dato dai metodologi di
Pozna sia stato significativo. Infatti essi cercano di definire con esattezza cosa si
intende con struttura relazionale e quindi procedono ad individuare i caratteri
metodologici generali che deve possedere lapproccio a tale tipo di strutture. Le
strutture verrebbero pertanto a corrispondere ai sistemi come definiti nella teoria
dei sistemi; abbiamo cos sistemi di livelli diversi: uno di questi il soggetto dellazione razionale, che governato nel suo funzionamento da determinate leggi
strutturali che permettono di spiegarne lazione in base al classico modello nomologico-deduttivo; un altro il sistema economico-sociale, anchesso regolato
da leggi. Tuttavia, tipico di questa impostazione il suo carattere puramente metodologico; diversamente dalla teoria dei sistemi che si occupa delle leggi che governano i sistemi e che non sono riducibili a leggi regolanti il comportamento dei
loro componenti, nella scuola di Pozna ci si mantiene sul piano epistemico, in
quanto le concezioni da essa elaborate concernono esclusivamente il modo in cui
avviene e deve avvenire la conoscenza delle strutture reali. Essa non fornisce alcuna indicazione di quale siano queste leggi, ma li assume semplicemente dal Capitale di Marx (o dalle scienze naturali), e in quanto tali non vengono mai messe
in discussione, ma prese a semplice illustrazione di un corretto procedere metodologico. Si ha pertanto una linea di pensiero di questo tipo: il metodo delle
scienze naturali (correttamente inteso, cio in modo antipositivista) porta a risultati efficaci, quindi (passo induttivo) ipotizziamo che esso faccia altrettanto nelle
scienze umane; se cos avviene anche nelle scienze umane, allora coloro che lo
applicano o lo hanno applicato fanno o hanno fatto scienza; Marx lo ha applicato
(anzi stato tra i primi a teorizzarlo esplicitamente), quindi Marx scienziato e
le sue teorie sono scientificamente corrette. Certo, in seguito questultima conclusione non sar mantenuta (col materialismo storico non-marxiano si contester proprio la correttezza di tutta una serie di teorie sociologiche di Marx), tuttavia fino ad ora essa resta valevole. Ci fa s che il compito che ci si assume esclu sivamente quello della chiarificazione epistemologica della scienza marxiana,
senza entrare nel merito delle sue teorie; lapproccio sistemico si applica, pertanto, solo al modo in cui dobbiamo dirigere la nostra conoscenza. Che anche la
realt sociale sia un sistema quanto sostenuto dallolismo ontologico, cui possiamo pervenire facendo una ipotesi di carattere metafisico; che le leggi di questa
realt sociale siano quelle individuate da Marx invece il frutto della linea di pen siero che abbiamo sopra delineato.
Inoltre la distinzione fatta tra struttura umanistica e struttura funzionale, e
conseguentemente tra interpretazione umanista e spiegazione funzionale, permette di distinguere la posizione della scuola di Pozna da analoghe posizioni ge nericamente indicate col nome di strutturalismo. Si ha in particolare presente lo66
Ovviamente tutto ci presuppone che si definisca con esattezza (meno genericamente di quanto faccia, ad es., Pomian [1981, p. 758]) cosa sia un sistema, cosa si intende per sistemi dello stesso tipo
e cos via. Un buon contributo in questa direzione dato dallopera di Bunge [1979].

234

pera di Piaget, nello strutturalismo genetico del quale si vorrebbe pervenire ad


una sintesi tra comprensione e spiegazione, tra giudizi su fatti e giudizi
su valori. Tuttavia in tale concezione, come anche in quella di Lvi-Strauss, non
ha alcun ruolo il senso dellazione, ma si prende in considerazione solo la sua ragione funzionale [cf. Kmita 1973d, pp. 207, 212-3]. Si ha pertanto presente non la
struttura umanistica, intesa come sistema relazionale, ma la struttura funzionale.
Sorge a questo punto un problema fondamentale: che rapporto v tra la tesi
dello strutturalismo metodologico e quella dellolismo metodologico? Insomma,
in che modo Marx mette insieme la direttiva dello strutturalismo metodologico
con quella dellolismo metodologico? O anche, detto altrimenti (in linguaggio ontologico), in che modo lazione del soggetto, governata dalla sua conoscenza e dai
suoi valori (cio subordinata ad una data struttura significativa), interagisce con i
meccanismi di funzionamento di una data struttura funzionale, costituita dal sistema economico-sociale? uno dei classici problemi non solo del marxismo, ma
di ogni tentativo di spiegare linterazione tra soggetti individuali e sistema sociale. Ovviamente in una prospettiva di rigido individualismo metodologico ed
ontologico, il problema non viene a porsi in quanto la totalit sociale non altro
che la somma dei comportamenti individuali, sicch il problema si risolverebbe
in una questione concernente solo procedure conoscitive: quali sono le tecniche
migliori di accertamento dei comportamenti individuali e di loro generalizzazione in modo da spiegare il comportamento totale di una certa struttura? Ma
tale approccio esplicitamente e con energia rifiutato, abbiamo visto sin dallinizio, dai metodologi di Pozna, in quanto per loro v la priorit conoscitiva della
struttura sui singoli comportamenti (o, sul piano epistemologico, della scienza
teorica sui singoli asserti). La complessit di questo problema ha portato il marxismo ad oscillare tra un approccio prassista (antropo logico, umanista), nel quale
la coscienza soggettiva delle masse, o addirittura del singolo individuo, riesce ad
infrangere le bronzee leggi del capitale (Lukcs, Gramsci) ed uno economicista, nel quale la struttura economico-sociale ha un peso rilevante e lazione degli
uomini ha solo un valore sussidiario, con conseguente fatalismo e determinismo.
Tali orientamenti finiscono, evidentemente, per negare una delle due tesi introdotte prima: il prassismo rigetta lidea che Marx abbia applicato la tesi dello strut turalismo metodologico; leconomicismo, invece, ritiene che lazione razionale sia
determinata dalla totalit delle condizioni economico-sociali, e quindi nega ad
essa ogni autonomia, riducendola ad un epifenomeno.
Contro queste due posizioni estreme Kmita sostiene, attraverso lanalisi delle
particolari concezioni marxiane, che lautore del Capitale non vuole afatto spiegare ogni attivit umana facendo riferimento al sistema economico-sociale, come
se questultimo la determinasse allo stesso modo di come labbassamento della
temperatura a zero gradi determina il congelamento dellacqua [cf. Kmita 1973d,
p. 109]: questa una interpretazione tipica del positivismo, ma anche delle versioni hegeliane di Marx. Inoltre, al tempo stesso, Kmita rifiuta la possibilit che la
direttiva di spiegazione delle azioni umane mediante la loro razionalizzazione,
grazie alla interpretazione umanistica, giustifichi la conclusione che le azioni
235

umane collettive possano spiegarsi riducendole ad un insieme di azioni dei singoli soggetti razionali, e quindi alla conoscenza e alle norme da questi posseduti. In fatti, in primo luogo, nella realt i soggetti agenti non realizzano lassunzione di
razionalit; pertanto lazione compiuta, e dunque appunto quellazione che sola
pu essere elemento delle reali vicende degli uomini, diferente, spesso in modo
radicale, dalle azioni progettate e intraprese [Kmita 1973e, p. 237]. Insomma, richiamandoci alla distinzione introdotta nel capitolo precedente tra azione razionale ed azione teleologica o intenzionale, possiamo dire che le azioni storicamente realizzate sono piuttosto azioni di questo secondo tipo e quindi sul loro decor so hanno un ruolo decisivo i fattori aggiuntivi o le dipendenze oggettive (il fattore Ek). Inoltre il fare affidamento sullinterpretazione umanistica per spiegare
lazione del singolo soggetto non esclude la possibilit di far ricorso ad altri tipi di
spiegazione, in particolare quando necessario spiegare fenomeni di carattere
collettivo che, per il materialismo storico, debbono essere colti nei termini delle
condizioni economico-sociali oggettive [cf. ib., p. 238]. Insomma, si vuole sostenere un duplice atteggiamento antiriduzionistico: cos come non possibile
spiegare la totalit sociale mediante la sua riduzione al comportamento dei singo li individui (anti-individualismo metodologico), allo stesso modo non possibile
spiegare il comportamento dei singoli soggetti mediante una loro riduzione alle
(cio la loro dipendenza funzionale dalle) leggi che governano la totalit sociale
(anti-economicismo, anti-fatalismo). Ma come conciliare tale duplice esigenza? E
che tipo di spiegazione, diversa dalla interpretazione umanistica e da quella funzionale, si ipotizza per render conto di questo duplice aspetto della storia umana?
Duplicit, ricordiamo, che abbiamo visto Marx esprime, ad esempio, nella doppia
considerazione del lavoro, come produttore di valore duso (efetto dellazione razionale del singolo produttore), cio lavoro concreto, e come creatore di valore
in senso assoluto, cio valore di scambio (efetto dellazione del soggetto in quanto facente parte di un dato sistema economico-sociale, ovvero tenendo conto dei
fattori aggiuntivi Ek), lavoro astratto 67.
Sono ovviamente scartate le soluzioni che cercano di spiegare il rapporto tra il
contesto soggettivo dellazione razionale ed il suo contesto oggettivo in base ad
un legame causale di tipo deterministico per cui il secondo determinerebbe in
modo causale il primo; oppure in termini di struttura funzionale (Althusser, Lange) e quindi di causa funzionale, posizione che, pur tenendo conto del contesto
soggettivo dellazione razionale col metterne in rilievo le conseguenze in una data
struttura, tuttavia col privilegiare il concetto di ragione funzionale non d rilievo alla direttiva di razionalizzazione delle azioni umane, spiegando queste ultime
67
Come pertanto vediamo, il lavoro inteso concretamente (come produzione di valore duso)
senza alcun dubbio unazione razionale, il cui inizio determinato dalla conoscenza e dallo scopo del
soggetto che la compie, scopo sin dallinizio a lui noto e che costituisce per lui la legge che determina il modo della sua azione. Invece il lavoro inteso astrattamente, pur non cessando di essere una zione razionale, possiede una caratteristica pi ricca: con lessere collocato nel contesto di corri spondenti condizioni economico-sociali, lo possiamo definire come oggettivo, cio indipendente dalla
coscienza del soggetto (dalla sua conoscenza e norme) [], valore del suo prodotto; nel primo caso,
infatti, ci si interessa del lavoro prendendo in considerazione il suo senso (scopo), nel secondo, in rapporto al suo risultato oggettivo [Kmita 1973e, p. 240].

236

solo in relazione alla loro funzione oggettiva [cf. Kmita 1973e, pp. 243-7]. N determinazione causale, quindi, n determinazione funzionale.
Sar impossibile uscire da tale dilemma se non si tiene presente che, in base
alle premesse metodologiche del Capitale, non possibile spiegare, facendo riferimento ad un dato sistema economico-sociale, le singole azioni di un dato soggetto, ma piuttosto fenomeni di pi vasta portata quali la non difusione o difusione
o persistenza o scomparsa su scala di massa del comportamento razionale di un
determinato tipo. Esempi di tale tipo di spiegazione possono essere ritrovati nel
Capitale, tutte concernenti la difusione su scala sociale di determinate attivit
economiche (come lo scambio di prodotti, lorganizzazione delle manifatture e la
trasformazione della rendita in natura in rendita monetaria) [cf. Kmita 1973e, pp.
248-9]. Tuttavia, sostiene Kmita, tale tipo di spiegazione non applicato solo da
Marx, ma anche in biologia nel campo della cosiddetta microevoluzione. Sono
due le caratteristiche proprie dei fenomeni biologici ad essa appartenenti:
In primo luogo, lo stesso fenomeno dellapparizione di una data versione di un determinato genere [ad es. una farfalla di colore scuro] non determinato funzionalmente
dalle condizioni esterne, ma costituisce il risultato casuale di una mutazione. In secondo luogo, il fenomeno della difusione di una data forma, della sua sparizione o, infine,
del suo stabilizzarsi, dipende dalle condizioni esterne [] condizioni che non costituiscono la condizione sufficiente per il presentarsi del dato fenomeno. [Kmita
1973e, p. 251]

Pertanto, la spiegazione che vuole dar conto del perch un certo fenomeno si
difuso, sparito o si stabilizzato deve tener conto nelle premesse del suo explanans sia delle caratteristiche dello stato di cose che precede nel tempo il fenomeno da spiegare (cio la genesi della difusione, della sparizione o dello stabilizzarsi di una certa propriet), sia delle conseguenze che ha per lorganismo il possedere o meno tale carattere in relazione a date condizioni esterne. Discorso analogo pu esser fatto per quanto riguarda linterazione tra il contesto soggettivo
dellazione razionale e il suo contesto oggettivo.
Ci sono pertanto sempre due fattori che spiegano la difusione, la persistenza e la sparizione di determinate forme di coscienza: 1) il fattore soggettivo, cio lo stato originale
della coscienza umana che ispira particolari azioni razionali; 2) il fattore oggettivo, cio
una fase reale di sviluppo di una struttura socio-economica, nellambito della quale
queste azioni hanno come risultato definite conseguenze oggettive. [Kmita, 1975b, p.
89]

Sicch si ha il seguente parallelo: ci che nel caso della biologia dato dalle
condizioni legate allereditariet ed alla mutazione nelle scienze umane fornito
dal contesto soggettivo dellazione razionale; ci che nella biologia costituito
dalle condizioni ambientali esterne, nella seconda dato dal contesto oggettivo,
il sistema economico-sociale [cf. Kmita 1973e, p. 252].
Diversamente dalla semplice spiegazione funzionale, per la quale le attivit
umane non sono mai disfunzionali relativamente allo stato ed allo sviluppo di
una determinata struttura funzionale (per cui le singole azioni devono
adattarsi ad essa), in Marx i comportamenti e le attivit dei singoli portano a
237

tali conseguenze oggettive allinterno del modo in cui una data struttura economico-sociale si sviluppa da far s che gli individui, comportantisi come soggetti
razionali, sono o rinforzati nel loro comportamento e nelle loro credenze, e pertanto continuano a comportarsi conformemente a quanto fatto, oppure, nel caso
contrario, smettono di intraprendere tali azioni.
Pertanto, il fatto che una data azione razionale sia stata intrapresa dipende
solo dallo stato della coscienza di un determinato soggetto per il quale il raggiungimento di un dato scopo la sola legge; il fatto che questo fine venga raggiunto e
che quindi possa difondersi su scala di massa, dipende dalla oggettiva struttura
economico-sociale. Onde, per spiegare il fatto che una data azione razionale di
tipo A non diventa dominante su scala sociale dobbiamo rifarci allattuale sistema
economico-sociale, al quale essa viene relativizzata, e mostrare che nel suo contesto tale azione non riusciva (per quanto riguarda il suo efetto oggettivo) a realizzare il suo senso [cf. Kmita 1970, p. 120].
Il tipo di spiegazione cos descritto viene chiamato spiegazione genetico-funzionale e rappresenta quella da Marx applicata nel Capitale per render conto della
interazione tra struttura economico-sociale e azione razionale del singolo individuo [cf. ib. p. 121; 1975b, pp. 89-90]. Essa pu esser resa dal seguente schema semplificato [Kmita 1973e, p. 253]:
(1)

Appare una certa azione di tipo C avente un senso di tipo S nel contesto della struttura economico-sociale E avente le caratteristiche W.
(2) Ogni azione di tipo C avente il senso di tipo S nel contesto di una arbitraria struttura
economico-sociale avente le caratteristiche W conduce al risultato R.
(3) SR (il risultato R corrisponde approssimativamente allo scopo soggettivo S)
(4) Se appare una arbitraria azione di tipo C avente il senso S, nel contesto di una arbitraria struttura economico-sociale avente le caratteristiche W, tali che il risultato di
C R ed RS, allora C si difonde nel contesto di tale struttura.
___________________________
Lazione di tipo C avente il senso S si difonde nel contesto della struttura E.

Ovviamente tale schema di spiegazione non rende conto del fatto che sia la
struttura economico-sociale sia lazione di tipo C hanno carattere idealizzazionale e che quindi la spiegazione reale dei fenomeni di difusione, sparizione o stabilizzazione di una data pratica sociale deve conoscere una appropriata procedura
di concretizzazione. Tuttavia, per Kmita importante notare il fatto che con la
spiegazione genetico-funzionale il contesto soggettivo delle azioni umane non
ridotto al contesto oggettivo, in quanto nelle premesse dello schema di spiegazione sopra riportato si deve dar conto di entrambi i contesti. In tale modo la direttiva di razionalizzazione delle azioni umane necessaria non solo per spiegare le
singole azioni razionali ma anche per la spiegazione dei fenomeni di massa, decisivi per lo sviluppo storico. Sicch, allo stesso modo di come le azioni di massa
sono possibili solo in quanto esistono le condizioni oggettive del loro verificarsi,
analogamente lesistenza di determinate, oggettive condizioni economico-sociali
non determina causalmente il verificarsi di certe azioni individuali. Si potrebbe
ancora dire che lo stesso presentarsi di fenomeni di massa costituisce un sintomo
238

dellesistenza o maturazione delle corrispettive condizioni oggettive. quanto


Marx vuole afermare quando sostiene che [] lumanit non si propone se non
quei problemi che pu risolvere, perch, a considerare le cose dappresso, si trova
sempre che il problema sorge solo quando le condizioni della sua soluzione esistono gi o almeno sono in formazione [Marx 1859, p. 299]. Tuttavia, bisogna
notare, la spiegazione genetico-funzionale nulla dice sui meccanismi che portano
allapparizione di un dato fenomeno, rispondendo essa solo alla domanda di
come esso possa difondersi o scomparire [cf. Rainko 1978, p. 31; Tuchaska 1982,
p. 139]: la sua comparsa lanalogo della mutazione casuale in biologia od anche
rientra in quel contesto della scoperta che tradizionalmente si ritiene sfugga ad
ogni tentativo di spiegazione razionale.
La spiegazione genetico-funzionale assai importante nel contesto delle elaborazioni dei metodologi di Pozna in quanto essa pone le basi sia per poter sostenere lanalogia metodologica tra lopera di Marx e quella di Darwin, aspetto
particolarmente sviluppato da astowski, sia anche perch essa costituisce il nucleo teorico di quella che poi sar linterpretazione adattiva del marxismo, sviluppata da Nowak e collaboratori, ma accolta con indiferenza, per non dire ostilit
da Kmita e Topolski: appunto questo uno dei punti in cui si viene a verificare
quella divaricazione allinterno della scuola della quale abbiamo prima parlato.
4.1.3. Il metodo modellizzante di Marx
Abbiamo finora pi volte fatto riferimento al carattere idealizzazionale dellassunzione di razionalit e alla necessit di una sua concretizzazione per poter
spiegare le azioni intraprese da soggetti concreti, non idealizzati. Gi da quanto
detto stato possibile farsi unidea di cosa con tale espressione si volesse intendere. Tuttavia tale tema merita un approfondimento in quanto costituisce il perno
intorno al quale verr a formarsi un orientamento epistemologico originale, diverso per molti aspetti dalle epistemologie contemporanee. Il contributo pi rilevante a tale elaborazione stato senza dubbio fornito sin dallinizio da Leszek
Nowak, nelle cui numerose opere il problema dellidealizzazione stato afrontato in tutti i suoi aspetti e le cui concezioni hanno costituito inoltre il nucleo a
partire dal quale i suoi collaboratori hanno sviluppato particolari percorsi di ricerca. Per il momento, prima di procedere ad una sua sistematica analisi e ricostruzione, ci limiteremo a farne vedere la connessione col pensiero di Marx, analogamente a quanto fatto prima per lo strutturalismo e la spiegazione geneticofunzionale68.
Ancora una volta il punto di partenza costituito dal tentativo di ricostruire
metodologicamente il modo in cui Marx conduce la propria pratica di ricerca. Per
far ci si procede innanzi tutto ad analizzare la struttura logica di alcune delle pi
68
Le opere in cui viene da Nowak esposta tale concezione sono tan