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REVIREMENT IN MATERIA DI RIDUZIONE DEI COMPENSI DEI

COMPONENTI
DEGLI ORGANI COLLEGIALI DEGLI ENTI LOCALI.
(Enrico Vedova)
1.

Premessa.

Con nota, pubblicata il 28 febbraio 2015, la Fondazione Nazionale dei


Commercialisti

ha

diffuso

il

contenuto

della

deliberazione

n.

4/SEZAUT/2014/QMIG della Corte dei Conti, Sezione delle Autonomie,


nella quale si afferma, tra laltro, che la riduzione dei compensi prevista
dallarticolo 6, comma 3, del D.L. 31 maggio 2010 n. 78 non deve ritenersi
applicabile ai componenti degli organismi collegiali degli enti locali 1.
La citata nota e i successivi commenti alla citata deliberazione offrono lo
spunto per ripercorrere le vicende che hanno indotto gli enti locali ad
effettuare la riduzione del 10% dei compensi dovuti ai componenti degli
organi collegiali e dellevoluzione giurisprudenziale che ha avallato il detto
orientamento, fino alla richiamata pronuncia della Sezione delle
Autonomie 2.
La questione appare, altres, rilevante se si tiene conto che con D.L.
31/12/2014, n. 192, contenente la proroga di termini previsti da
disposizioni legislative (cd. Mille proroghe 2015), si confermato per il
2015 lobbligo dellautomatica riduzione del 10% del compenso
corrisposto ai componenti di organi di indirizzo, direzione e controllo,
consigli di amministrazione e organi collegiali.
Anticipando quanto si esporr, pi ampiamente, in seguito la Sezione
delle Autonomie della Corte dei Conti - ribaltando lorientamento
unanime delle Sezioni regionali di controllo del medesimo organo
giurisdizionale - ha ritenuto che il generico riferimento contenuto
nellarticolo 6 del D.L. 78/2010 alle pubbliche amministrazioni di cui al
comma 3 dellart. 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 vada letto
sempre tenendo conto che tale disposizione integra il comma 58 dellart.
1 della legge finanziaria per il 2006 ove - pur richiamando le pubbliche
amministrazioni di cui allart. 1, comma 2 del decreto legislativo 165/2001

Enrico Vedova

viene esclusa, per effetto del successivo comma 64, lapplicabilit agli
enti territoriali. E, in conseguenza di ci, ha ritenuto non applicabile agli
enti locali la riduzione dei compensi prevista dallarticolo 6, comma 3, del
D.L. 31 maggio 2010 n. 78.
La deliberazione della Sezione delle Autonomie apre il dibattito su due
questioni che riguardano, da una parte, lefficacia della deliberazione
stessa nei confronti delle Sezioni regionali di controllo e, dallaltra, le
ricadute pratiche ed economiche che la stessa potrebbe avere sugli enti
locali, risultando evidente che la nuova lettura della normativa aprir il
fronte alle probabili richieste di restituzione dei compensi trattenuti da
parte dei componenti degli organi collegiali, con conseguente aggravio dei
bilanci di detti enti.
La questione, come si vedr nel prosieguo, non risulta per definita
avendo le deliberazioni della Sezione delle Autonomie carattere non
vincolante per le Sezioni regionali di controllo ed essendo, quindi,
prevedibile un nuovo intervento di coordinamento della Corte dei Conti.
2.

Dellarticolo 6 del D.L. 31 maggio 2010 n. 78.

Con il Decreto Legge 31 maggio 2010 n. 78 si data concreta attuazione


alla manovra di correzione dei conti pubblici, finalizzata a riportare la
finanza pubblica allinterno dei limiti fissati dal RUEF (Relazione Unificata
sullEconomia e la Finanza Pubblica per il 2010 3). Manovra resasi, altres,
necessaria per rispettare le indicazioni concordate dal Governo Italiano in
sede UE.
Le disposizioni dellarticolo 6 del D.L. 78/2010 si inseriscono, in
particolare, nellambito degli interventi di riduzione della spesa pubblica
da operarsi attraverso lopera di razionalizzazione e riorganizzazione degli
apparati amministrativi il cui avvio pu farsi risalire allarticolo 18 delle
Legge 28 dicembre 2001 n. 448 (Finanziaria 2002), contenente il Riordino
degli organismi collegiali, ove veniva previsto, al comma 1, che ai fini del
contenimento della spesa e di maggiore funzionalit dei servizi e delle
procedure, fatto divieto alle pubbliche amministrazioni, escluse quelle
delle regioni, delle province, dei comuni e delle comunit montane, di

Compensi componenti organi collegiali.

istituire comitati, commissioni, consigli ed altri organismi collegiali, ad


eccezione di quelli di carattere tecnico e ad elevata specializzazione
indispensabili per la realizzazione di obiettivi istituzionali non perseguibili
attraverso l'utilizzazione del proprio personale.
Lobiettivo della razionalizzazione veniva, altres, perseguito attraverso il
censimento degli organismi ritenuti indispensabili, da operarsi nel termine
di centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge, e la
successiva soppressione degli enti non individuati come necessari (comma
2).
Scaduto il termine fissato dalla norma, senza che si fosse provveduto agli
adempimenti previsti, entrava in vigore, in modo automatico e per tutti gli
enti, il divieto di corrispondere qualsiasi compenso ai componenti degli
organismi collegiali (comma 3).
A detta disposizione della Legge Finanziaria 2002 ha fatto seguito larticolo
1, comma 58, della Legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Finanziaria 2006), con
il quale si sono introdotte una serie di misure volte alla riduzione dei
compensi attribuiti ai componenti degli organi collegiali. La norma, in
particolare, ha previsto che le somme riguardanti indennit, compensi,
gettoni, retribuzioni o altre utilit comunque denominate, corrisposti ai
componenti di organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di
amministrazione e organi collegiali comunque denominati, presenti nelle
pubbliche amministrazioni di cui allarticolo 1, comma 2, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modifiche, e negli enti da
queste ultime controllati fossero automaticamente ridotte del 10 per
cento rispetto agli importi risultanti alla data del 30 settembre 2005.
Come per larticolo 18 della Finanziaria 2002, anche in questo caso la
disposizione - ai sensi di quanto previsto nel successivo comma 64 - non
doveva ritenersi applicabile alle regioni, alle provincie autonome, agli enti
locali e agli enti del Servizio sanitario nazionale.
Occorre richiamare, sin dora, lattenzione su detta esclusione che, come
si vedr in seguito, stata oggetto di attento esame da parte della Sezione
delle Autonomie della Corte dei Conti nella deliberazione in esame.

Enrico Vedova

Successivamente, anche l'art. 29, comma 2-bis, del decreto legge n.


223/2006 e lart. 68 del decreto legge n. 112/2008 hanno introdotto una
serie di articolate misure aventi come fine il contenimento della spesa da
realizzarsi mediante il riordino degli organismi collegiali.
Larticolo 29 del D.L. 223/2006, rubricato Contenimento della spesa per
commissioni, comitati ed altri organismi ha previsto, al comma 1, che la
spesa

complessiva

sostenuta

dalle

amministrazioni

pubbliche

individuate all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001,


n. 165, e successive modificazioni - per organi collegiali e altri organismi,
anche monocratici, comunque denominati, operanti nelle predette
amministrazioni dovesse esser ridotta del trenta per cento rispetto a
quella sostenuta nell'anno 2005.
I successivi commi stabilivano, poi, che per realizzare le finalit di
contenimento della spesa si sarebbe proceduto ad un opera di riordino
complessivo degli organismi, anche attraverso la loro soppressione e/o
accorpamento da effettuarsi a seguito della verifica della perdurante, o
meno, utilit degli stessi 4.
Cos come previsto in precedenza anche le disposizioni dellarticolo 29 del
D.L. 223/2006 non erano direttamente applicabili alle regioni, alle
province autonome, agli enti locali e agli enti del Servizio sanitario
nazionale, per i quali costituivano disposizioni di principio ai fini del
coordinamento della finanza pubblica 5.
Erano, altres, esclusi dallapplicazione della disposizione, ai sensi del
comma 7, i commissari straordinari del Governo, di cui all'articolo 11 della
legge 23 agosto 1988, n. 400, e gli organi di direzione, amministrazione e
controllo.
Sotto tale ultimo aspetto, con Circolare del 21 novembre

2006, il

Dipartimento per lattuazione del programma di governo ha ritenuto


opportuno chiarire che, in via interpretativa, l'esclusione prevista dal
comma 7 doveva riferirsi: quanto alla dizione generica organi di
amministrazione, agli organismi operanti presso le amministrazioni che
fossero anche organi dell'amministrazione, cio organismi competenti a
formare, esternare e portare ad esecuzione la volont dell'ente; quanto

Compensi componenti organi collegiali.

alla dizione generica organi di controllo, a tutti gli organi preposti ai


controlli interni nella Pubblica Amministrazione, ai sensi del decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 286 6, la cui attivit non si risolvesse in un
mero monitoraggio.
Dovevano, in particolare, ritenersi esclusi dall'ambito di applicazione della
norma i servizi di controllo interno operanti presso i Ministeri e, con
riguardo alle amministrazioni non statali, gli organi di direzione,
amministrazione e controllo previsti e disciplinati da norme statutarie (ad
esempio i consigli di amministrazione e il collegio sindacale, o il collegio di
revisione, degli enti pubblici).
Con il D.L. 25 giugno 2008, n. 112 (contenente Disposizioni urgenti per lo
sviluppo economico, la semplificazione, la competitivit, la stabilizzazione
della finanza pubblica e la perequazione tributaria), in unottica di
maggior contenimento dei costi, si previsto che, anche per gli organismi
cui fosse stata riconosciuta la perdurante utilit, in applicazione di quanto
prescritto dal richiamato art. 29 del D.L. 223/2006, dovevano prevedersi
ulteriori obiettivi di contenimento di spesa e, in particolare, dei
trattamenti economici per i componenti degli stessi che avrebbero dovuto
esser collegati alla presenza piuttosto che aver carattere forfettario od
omnicomprensivo (art. 68).
Le disposizioni dell'art. 6 del decreto legge n. 78/2010 - ove si fissato il
principio secondo cui la partecipazione agli organismi collegiali deve
avvenire solo a titolo onorifico e, in applicazione di detto principio, si sono
conseguentemente ridotti gli emolumenti riconosciuti ai componenti degli
organi collegiali per la partecipazione agli stessi - devono, quindi, ritenersi
la concreta attuazione delle indicazioni di carattere programmatico
contenute nell'art. 68 del decreto legge n. 112/2008 che viene
espressamente richiamato.
Il comma 3 del citato articolo 6 del D.L. 78/2010 ha, in particolare, ridotto
del 10 per cento le indennit, i compensi, i gettoni, le retribuzioni o le
altre

utilit

comunque

denominate,

corrisposti

dalle

pubbliche

amministrazioni di cui al comma 3 dellarticolo 1 della legge 31 dicembre


2009 n. 196, incluse le autorit indipendenti, ai componenti di organi di

Enrico Vedova

indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi


collegiali comunque denominati ed ai titolari di incarichi di qualsiasi tipo.
La norma specifica che resta, comunque, salvo quanto previsto dallart.
1, comma 58 della legge 23 dicembre 2005, n. 266 e che, in ogni caso, la
riduzione non deve ritenersi applicabile al trattamento retributivo di
servizio mentre il comma 20 chiarisce che le disposizioni del presente
articolo non si applicano in via diretta alle regioni, alle provincie
autonome e agli enti del Servizio sanitario nazionale 7.
Si pu, da subito, notare come, a differenza delle precedenti disposizioni
fin qui richiamate, lesclusione non contiene un richiamo esplicito agli enti
locali. E tanto ha dato adito alle difficolt interpretative che si andranno di
seguito ad esaminare.
3.

Della applicabilit dellarticolo 6, comma 3, del D.L. 78/2010 agli


enti locali.

Larticolo 6 del D.L. 78/2010 stato, fin dallemanazione, oggetto di


molteplici discussioni tanto in sede dottrinale quanto giurisprudenziale
circa la sua applicabilit anche agli enti locali.
In verit, i primi commentatori, pur dando evidenza del dibattito in corso
circa l'applicabilit del taglio del 10% dei compensi anche ai componenti
dell'organo di revisione dell'ente locale, avevano escluso una tale
applicazione della norma 8.
Tale conclusione relativamente ai soli revisori dei conti degli enti
territoriali - veniva giustificata facendo riferimento al fatto che il
compenso degli stessi era determinato, ai sensi dell'art. 241 del Testo
unico delle leggi sullordinamento degli enti locali (Tuel), tramite apposito
Decreto del Ministro dellInterno di concerto con il Ministro del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica e con metodo identico a
quello previsto dallo stesso Tuel (articolo 82) per i consiglieri ed assessori
comunali.
Secondo tale lettura, considerato che ai sensi dellart. 1, comma 4, del
Tuel - tutte le deroghe e/o modifiche al Testo unico devono essere
espressamente modificative delle sue disposizioni e, quindi, non essendo

Compensi componenti organi collegiali.

possibile una modifica tacita o per relationem e non contenendo l'art. 6,


comma 3 del D.L. 78/2010 alcun espresso richiamo modificativo all'art.
241 del Tuel a differenza di quanto previsto nellart. 5, comma 7, dello
stesso D.L. 78/2010 che, invece, ha modificato espressamente l'art. 82
riguardante le indennit di consiglieri ed assessori se ne sarebbe dovuta
trarre la conseguenza che la normativa sulle indennit del collegio dei
revisori non doveva considerarsi modificata dal D.L. 78/2010 e che, quindi,
nessuna riduzione poteva applicarsi ai componenti dellorganismo di
revisione.
La detta interpretazione sembrava trovare conferma nel contenuto della
Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 agosto 2010 che,
intendendo far chiarezza in ordine alla riduzione dei costi degli apparati
amministrativi statali e non, richiamava la Circolare 21/11/2006 del
Dipartimento per l'attuazione del programma ove, come visto, si
escludevano dallambito di applicazione della normativa non solo gli enti
locali, in genere, ma, in particolare, gli organi di direzione,
amministrazione e controllo e, nello specifico i componenti dei consigli di
amministrazione, del collegio sindacale e del collegio dei revisori degli enti
locali o delle aziende ad essi facenti capo.
Le amministrazioni locali hanno, comunque provveduto ad applicare i tagli
previsti dallarticolo 6, comma 3, del D.L. 78/2010 ai componenti dei loro
organismi collegiali, revisori contabili compresi.
Tanto, anche, sulla base della lettura unanime della norma fornita delle
Sezioni Regionali della Corte dei Conti secondo cui, sostanzialmente, dalla
mancata espressa indicazione degli enti locali tra i soggetti esclusi
dallapplicazione del D.L. 78/2010 se ne doveva trarre la conseguenza che
ad essi la stessa dovesse applicarsi (in tale senso si vedano Corte dei Conti
Sezione Reg. Controllo, Toscana, del. N. 204/2010/PAR; idem, Lombardia,
del. 23.12.2010 n. 1072; idem, del. 13/2011/PAR; idem, Emilia Romagna,
del. N. 6/2011/PAR; idem, Campania, del. N. 173/2011/PAR; idem,
Lombardia, del. N. 353/2012/PAR; idem, del. N. 378/2012/PAR; idem, del.
10.01.2013 n. 6; idem, Sardegna, del. N. 54/2013/PAR 9).

Enrico Vedova

Mancando il riferimento testuale agli enti locali da parte del comma 20


dell'art. 6 del d.l. n. 78/2010 a differenza di quanto precedentemente
previsto dal comma 64 dellart. 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266,
che aveva delimitato l'ambito applicativo di cui al comma 58 in punto di
riduzione delle indennit, compensi, gettoni e retribuzioni, rispetto agli
importi risultanti alla data del 30 settembre 2005 - se n tratta la
conseguenza che tali enti dovevano ritenersi assoggettati al regime
vincolistico della spesa per gli emolumenti corrisposti agli organi collegiali,
nei termini precisati al comma 3 dellarticolo 6 (si veda, in particolare,
Corte dei Conti, Sezione Reg. Controllo, Lombardia, del. 23.12.2010 n.
1072, cit.).
E tale stato lorientamento pacifico sino alla Delibera della Corte dei
Conti, Sezione delle Autonomie, 10 febbraio 2014 n. 4, che ha riacceso la
discussione.
4.

Della Delibera della Corte dei Conti, Sezione delle Autonomie, 10


febbraio 2014 n. 4

Lorientamento, univoco, delle Sezioni Regionali di Controllo della Corte


dei Conti era, quindi, nel senso della applicabilit della riduzione dei
compensi operata dallarticolo 6, comma 3, del D.L. 78/2010 anche ai
componenti degli organi collegiali degli enti locali e ci per la ragione che
detti enti non risultavano espressamente menzionati nel comma 20
dell'art. 6. Ossia non rientravano tra gli enti espressamente esclusi
dallapplicazione della disposizione del D.L. 78/2010.
Il detto orientamento non stato condiviso dalla Sezione delle Autonomie
della medesima Corte dei Conti. Con Delibera 10 febbraio 2014 n. 4 la
Sezione ha, infatti, ritenuto larticolo 6 in esame non applicabile agli enti
locali secondo il ragionamento che di seguito si ripercorre.
Invero, la questione sottoposta allesame della Sezione delle Autonomie
non riguardava larticolo 6 ma, pi precisamente, se per i componenti dei
consigli di amministrazione dei consorzi di enti locali dovesse applicarsi, o
meno, lart. 5, comma 7 del D.L.78/2010, convertito dalla legge 122/2010,
(ove viene stabilita la gratuit dellincarico).

Compensi componenti organi collegiali.

La Corte per affrontare la questione fa una premessa di metodo ritenendo


imprescindibile un approccio sistematico diretto ad individuare lambito
unitario di riferimento della disciplina normativa.
Operando tale approccio la Sezione giunge alla conclusione che nella
materia di che trattasi la disciplina normativa si distingue in due specifici
ambiti applicativi di riferimento: uno relativo al complesso organizzativo in
cui sono strutturati gli enti territoriali, laltro riferito al simmetrico
complesso organizzativo della Pubblica amministrazione, esclusi gli enti
territoriali.
Per quanto attiene allambito unitario di riferimento, la Sezione delle
Autonomie effettua un richiamo alla sentenza 14 giugno 2012, n. 151
della Corte Costituzionale, ove nel decidere sulla q.l.c. relativa proprio a
quella parte dellart. 5, comma 7, del d.l. 78/2010 che, disponendo la
gratuit degli incarichi, ha affermato che la norma espressione di una
disciplina uniforme diretta a conseguire la riduzione della spesa
pubblica corrente per il funzionamento di tali organismi che si traduce in
un principio di gratuit dellamministrazione delle suddette forme
associate di gestione di servizi e funzioni pubbliche da parte degli enti
locali.
Da unanalisi della disciplina, sistematicamente uniforme, secondo La
Sezione delle Autonomie emergono i due obiettivi perseguiti dal
legislatore: da un lato, sfoltire gli apparati amministrativi di tutti quegli
organismi non caratterizzati dalla necessariet strutturale-istituzionale,
dallaltro ridurre il peso economico degli organi di governo necessari che,
secondo la delibera in esame, vengono perseguiti secondo due percorsi
normativi: da una parte quello riferito alle amministrazioni pubbliche,
esclusi gli enti territoriali, dallaltra tali enti.
La detta duplicazione di precorsi sarebbe rinvenibile in tutte le norme
intervenute in materia che, sempre secondo la Sezione delle Autonomie,
tengono sempre distinti gli ambiti di riferimento delle discipline.
Anche il D.L. 78/2010 innovando la materia, avrebbe mantenuto la detta
distinzione di ambiti applicativi.

Enrico Vedova

Mentre le disposizioni concernenti le economie degli organi di governo e


degli apparati politici di cui allart. 5, commi 6 e seguenti, secondo
quanto si legge nella delibera in commento, sono specificamente riferite
agli organi che rientrano negli apparati organizzativi dei livelli di governo
locale, le disposizioni dettate dallart. 6, commi da 1 a 3 non si riferiscono
agli enti territoriali.
Il percorso logico effettuato dalla Sezione delle Autonomie appare
piuttosto complesso e non completamente condivisibile.
Si gi evidenziato ripercorrendo le disposizioni emanate in materia, a
partire dallarticolo 18 delle Legge 28 dicembre 2001 n. 448, come gli
interventi legislativi volti al contenimento della spesa pubblica mediante
la razionalizzazione degli organi amministrativi abbiano, sempre, escluso
dal proprio ambito di applicazione gli enti territoriali.
Tanto appare avvenuto, non tanto per la volont del legislatore di
individuare due diverse discipline quanto, come ha ben rilevato la Corte
Costituzionale (cfr. sentenza n. 289 del 2008), per superare le possibili
censure di legittimit cui sarebbe incorsa una tale ingerenza nelle potest
normative degli enti territoriali. Tanto stato fatto adottando una tecnica
normativa, ai fini del contenimento della spesa pubblica, volta a dettare
delle norme puntuali che incidessero direttamente sulla spesa delle
amministrazioni statali e delle quali si , invece, dichiarata lefficacia nei
confronti degli enti territoriali esclusivamente quali principi di
coordinamento della finanza pubblica, escludendone, comunque,
lapplicabilit diretta.
Anche ammesso, poi, che si possa aderire allapproccio sistematico
adottato, ai due specifici ambiti applicativi di riferimento individuati nella
delibera dovrebbe aggiungersi quello, anchesso specifico, relativo non
agli apparati amministrativi ma agli organi di governo e, come si vedr in
seguito, alle forme di collaborazione intercomunale di carattere
strutturale che danno vita ad una soggettivit giuridica: dalla cui disciplina
non risultano esclusi gli enti territoriali.
Maggiormente

convincenti

appaiono,

invece,

le

successive

argomentazioni della Sezione delle Autonomie a sostegno della propria

10

Compensi componenti organi collegiali.

deliberazione. Secondo la Sezione, il fatto che le disposizioni dettate


dallart. 6, commi da 1 a 3 non si riferiscano agli enti territoriali si evince,
oltre che dal contesto oggettivo, anche dallespresso riferimento, nel
comma 1, agli organi collegiali di cui allart. 68, comma 1, del decreto
legge 25 giugno 2008, n. 112, (e cio gli organismi operanti presso la
Pubblica amministrazioni che sono stati reputati utili) e nel comma 3,
allart. 1, comma 58 della legge finanziaria per il 2006 che () ne esclude
espressamente lapplicazione agli enti territoriali (art. 1, comma 64).
La Sezione delle Autonomie, sostanzialmente, partendo dal presupposto
che larticolo 58, comma 1, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 - ove si
prevede una riduzione automatica del 10 percento delle somme
riguardanti indennit, compensi, gettoni, retribuzioni o altre utilit
comunque denominate, corrisposti ai componenti di organi di indirizzo,
direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali
comunque denominati, presenti nelle pubbliche amministrazioni di cui
allarticolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e
successive modifiche, e negli enti da queste ultime controllati non
applicabile agli enti territoriali, in forza dellesclusione contenuta al
comma 64 del medesimo articolo e dal fatto che larticolo 6, comma 3, del
D.L. 78/2010 fa espressamente salvo quanto previsto dallart. 1, comma
58 della legge 23 dicembre 2005, n. 266 ne ha dedotto che, in virt del
detto richiamo, gli apparati amministrativi ai quali fa riferimento lart. 6,
comma 3, non includono quelli degli enti territoriali.
La deliberazione specifica, altres, che il generico riferimento contenuto
nellarticolo 6 del D.L. 78/2010 alle pubbliche amministrazioni di cui al
comma 3 dellart. 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 va letto sempre
tenendo conto che tale disposizione integra quella contenuta nel gi
ricordato comma 58 dellart. 1 della legge finanziaria per il 2006 che, pur
richiamando in quella stessa disposizione, le pubbliche amministrazioni di
cui allart. 1, comma 2 del decreto legislativo 165/2001, non era
applicabile agli enti territoriali come disponeva il successivo comma 64 10.
In conclusione, la riduzione dei compensi prevista dallarticolo 6, comma
3, del D.L. 31 maggio 2010 n. 78 non deve, secondo la deliberazione della

11

Enrico Vedova

Sezione delle Autonomie, ritenersi applicabile ai componenti degli


organismi collegiali degli enti locali.
5.

Dellefficacia della Deliberazione 4/2014 delle Sezione delle


Autonomie.

Alla luce di quanto sopra si pone la questione se le Sezioni regionali di


controllo dovranno, o meno, adeguare le loro future deliberazioni
allorientamento espresso dalla Sezione delle Autonomie.
Appare, sul punto, interessante evidenziare come la questione sottoposta
allesame della Sezione delle Autonomie, in quanto incidente su questioni
di coordinamento della finanza pubblica, avrebbe potuto ed, anzi,
dovuto a parere di chi scrive esser rimessa alle Sezioni Riunite della
Corte dei Conti ai sensi di quanto previsto nellarticolo 17, comma 31, del
D.L. 1 luglio 2009, n. 78.
La detta norma, dettata con il fine di garantire la coerenza nell'unitaria
attivit svolta dalla Corte dei Conti per le funzioni che ad essa spettano in
materia di coordinamento della finanza pubblica, anche in relazione al
federalismo fiscale ha affidato al Presidente della Corte medesima la
facolt di disporre che le sezioni riunite adottino pronunce di
orientamento generale sulle questioni risolte in maniera difforme dalle
sezioni regionali di controllo nonch sui casi che presentano una
questione di massima di particolare rilevanza. Pronunce, queste, cui le
Sezioni regionali di controllo devono conformarsi.
La

norma

aveva

sollevato

il

dubbio

se

la

sua

introduzione

nellordinamento avesse tacitamente abrogato larticolo 9, comma 1, del


Regolamento per lorganizzazione delle funzioni di controllo della Corte
dei Conti, nella parte in cui, venivano disciplinate le funzioni di
coordinamento della Sezione delle Autonomie 11.
La Sezione delle Autonomie intervenuta per chiarire la questione con la
deliberazione 16 giugno 2011, n. 3 (Deliberazione 3/INPR/2011), nella
quale ha escluso che il richiamato comma 31 avesse comportato
labrogazione tacita della funzione di coordinamento affidata alla stessa
Sezione, e ci sul presupposto della diversit dellambito di operativit

12

Compensi componenti organi collegiali.

delle attivit affidate alle Sezioni Riunite rispetto a quelle affidate alla
Sezione delle Autonomie.
Lattivit di coordinamento delle Sezioni Riunite, secondo il detto
ragionamento, risulterebbe specifica ed avrebbe riguardo alle funzioni di
finanza pubblica e di federalismo fiscale, mentre quella affidata alle
Sezione delle Autonomie avrebbe carattere generale.
La remissione della questione alla Sezione delle Autonomie, piuttosto che
alle Sezioni Riunite, rientra, comunque, nellambito delle facolt
discrezionali del Presidente della Corte dei Conti.
Se, quindi, lambito dellattivit di coordinamento svolta delle Sezioni
Riunite identificabile nella specifica materia della finanza pubblica,
anche in relazione al federalismo fiscale, la questione relativa
allapplicabilit agli enti locali dellarticolo 6, comma 3, del D.L. 78/2010
avrebbe dovuto, a maggior ragione, essere sottoposta allesame di queste.
La soluzione indicata della Sezione delle Autonomie nella deliberazione
3/INPR/2011, comunque, non soddisfa soprattutto in considerazione del
fatto che, mentre alle delibere dalle Sezioni Riunite viene riconosciuta
efficacia vincolante nei confronti delle Sezioni regionali di controllo, tale
efficacia non riconosciuta alle delibere della Sezione delle Autonomie.
Risulta, cos, ben difficile comprendere come possa esplicitarsi lattivit di
coordinamento riconosciuta alla Sezione delle Autonomie senza
riconoscere alle deliberazione adottate carattere vincolante nei confronti
delle Sezioni regionali di controllo 12.
Per quanto qui dinteresse, ai sensi della citata Deliberazione 3/INPR/2011
delle Sezioni Autonomie, la delibera 4/SEZAUT/2014 risulta, cos, essere il
frutto di una preventiva valutazione del Presidente della Corte dei Conti
che, avendo ritenuto necessario un approfondimento, nel rispetto delle
esigenze di funzionalit e di tempo, avrebbe affidato la questione alle
Sezioni Autonomie piuttosto che alle Sezioni Riunite.
Alla deliberazione 4/SEZAUT/2014 cui deve riconoscersi lefficacia di una
pronuncia interpretativa non vincolante che fondandosi su valutazioni cui
concorrono i componenti tra i quali i Presidenti delle Sezioni regionali di
controllo ha il pregio di effettuare approfondimenti sulla questione da

13

Enrico Vedova

parte di soggetti che devono affrontare gli stessi temi nei diversi territori e
poi individuare soluzioni che possono essere consapevolmente condivise
dalle Sezioni regionali 13.
Risulta, cos, probabile considerato il precedente consolidato
orientamento delle Sezioni regionali di controllo circa lapplicabilit
dellarticolo 6, comma 3, del D.L. 78/2010 che la questione, anche in
conseguenza del carattere non vincolate della richiamata deliberazione,
dar adito a diverse soluzioni ed orientamenti.
In tal caso si verificher lipotesi, gi rappresentata dalla stessa Sezione
delle Autonomie della Corte dei Conti nella citata deliberazione
3/INPR/2011, in cui verificandosi un contrasto successivamente alla
pronuncia della Sezione delle autonomie, si profiler la soluzione di cui al
comma 31, subordinatamente allesercizio della facolt del Presidente
della Corte di deferire, anche dufficio, lesame della questione alle Sezioni
Riunite.
Appare, cos, di tutta evidenza come la deliberazione della Sezione delle
Autonomie, anzich dar coerenza allazione della Corte, risulti fonte di
incertezza e di possibili contrastanti soluzioni che richiederanno un nuovo
intervento da parte della Corte dei Conti al fine di uniformare i possibili
diversi orientamenti.
Intervento che, rientrando nellambito delle facolt concesse al Presidente
della Corte dei Conti, potrebbe essere, discrezionalmente, rimesso alle
Sezioni Riunite o, nuovamente, alla Sezione delle Autonomie 14.
6.

Considerazioni conclusive

Alla luce della deliberazione della Sezione delle Autonomie della Corte dei
Conti risulta prevedibile che le amministrazioni locali, che hanno
provveduto ad effettuare il taglio ai compensi dei componenti degli organi
collegiali previsto dallarticolo 6, comma 3, del D.L. 78/2010, si vedranno
recapitare delle richieste di restituzione delle somme trattenute da parte
di chi abbia o faccia ancora parte di detti organismi e si sia visto ridotto il
proprio compenso.

14

Compensi componenti organi collegiali.

Certamente la questione potrebbe mettere in difficolt le disponibilit, gi


ridotte, degli enti locali ma, altrettanto certamente, risulta il fatto che, alla
luce dellincertezza giuridica sorta a seguito della deliberazione della
Sezione delle Autonomie 4/SEZAUT/2014, ben difficilmente gli enti locali
potranno dar seguito a dette richieste.
Aspettiamo, quindi, di conoscere quale sar lorientamento delle Sezioni
regionali di controllo sulle, eventuali, istanze degli enti locali
successivamente alla deliberazione della Sezione delle Autonomie.
Si vuole, infine, fare un brevissimo cenno a quelli che sono gli organismi i
cui componenti sono stati oggetto dellapplicazione della riduzione dei
compensi in applicazione dellarticolo 6 in commento.
Con riguardo ai membri del Nucleo di Valutazione deve rilevarsi come la
riduzione fosse stata ritenuta, inizialmente, automaticamente applicabile
(in tal senso C. Conti, Sez. Lombardia n. 1072/2010/PAR; idem, Sez.
Campania, n. 173/2011) mentre successivamente tale automaticit stata
limitata ai casi in cui non cui si fosse verificata una modifica
nellattribuzione delle competenze degli organismi. Era, comunque, da
ritenersi esclusa nel caso in cui sussistesse un sostanziale e rilevante
ampliamento

delle

attribuzioni

previste

rispetto

quelle

precedentemente conferite (C. Corti, Sez. Emilia Romagna, n.


18/2011/PAR).
La questione circa i compensi dei componenti di tali organi potrebbe,
comunque, essere valutata in sede di attuazione della delega al Governo,
prevista dallart. 19 della legge 114/2014 in materia di revisione della
disciplina degli organismi di valutazione 15.
Per

quanto

riguarda,

invece,

componenti

del

Consiglio

di

Amministrazione e del Collegio dei revisori della societ per azioni


partecipate dallente locale deve rilevarsi come le Sezioni regionali di
controllo abbiano, sino ad ora, ritenuto applicabile la riduzione dei
compensi anche al caso di farmacia comunale posseduta al 51 per cento
dallente locale (C. Conti, Sezione regionale di controllo per il Lazio,
deliberazione n. 19/2012/PAR del 12 aprile 2012). La detta decisione ha,
da subito, sollevato dubbi e perplessit in quanto, seguendo tale

15

Enrico Vedova

ragionamento, si sarebbe assimilata una societ partecipata con capitale


pubblico maggioritario ad una pubblica amministrazione di cui allart. 1,
comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 16.
Anche detta questione dovr essere, quindi, rivista alla luce
dellorientamento espresso dalla Sezione delle Autonomie della Corte di
Conti e dei futuri orientamenti che le Sezioni regionali di controllo
intenderanno adottare.

Per un approfondimento sul sistema degli enti locali si vedano Bin R. Pitruzzella G,
Diritto Costituzionale, Giappichelli, 2014; Vandelli L. Il sistema delle autonomie locali, Il
Mulino, 2013, mentre per quanto attiene alla contabilit e alla finanza degli enti locai
Uricchio A. Aulenta M., Dalla finanza pubblica europea al governo degli enti locali,
Cedam, 2015; Mulazzani M., L'armonizzazione contabile delle Regioni, degli Enti locali e
dei loro organismi, Maggioli editore, 2015; Rossi A., Manuale di contabilit e finanza
degli Enti locali, Simone, 2014.
Si vedano, anche, per i revisori degli enti locali, Pozzoli S. Borghi A. Il revisore degli enti
locali, IPSOA, 2014 e per gli organismi indipendenti e i nuclei di valutazione, Bertocchi M.,
Bisio L., Latella G. Organismi indipendenti e Nuclei di valutazione negli Enti Locali. Guida
operativa alla gestione del ciclo della performance. Maggioli, 2011.
2
Sulle funzioni e sulle attivit di controllo contabile degli enti locali svolte dalla Corte dei
Conti si vedano: Pozzoli S. Gori E., Il nuovo sistema dei controlli negli enti locali dopo il
decreto enti locali, Maggioli, 2013; Tenore V., La nuova Corte dei conti: responsabilit,
pensioni, controlli, Giuffr, 2013; Garri F., La Corte dei conti. Controllo e giurisdizione.
Contabilit pubblica, Giuffr, 2012; Tarasco A. L., Corte dei conti ed effetti dei controlli
amministrativi, Cedam, 2012; De Carlo E., La Corte dei conti. Profili di organizzazione,
funzionamento e responsabilit, Halley Editrice, 2005.
3
La Relazione Unificata sullEconomia e la Finanza Pubblica (RUEF) stata sostituita con la
Relazione sullEconomia e la Finanza Pubblica (REF) a partire dallanno 2011 ai sensi della
Legge 31 dicembre 2009, n. 196.
4
Nella detta verifica, in particolare, si dovevano seguire i criteri indicati nella norma e volti
alla:
a) eliminazione delle duplicazioni organizzative e funzionali;
b) razionalizzazione delle competenze delle strutture che svolgono funzioni omogenee;
c) limitazione del numero delle strutture di supporto a quelle strettamente indispensabili
al funzionamento degli organismi;
d) diminuzione del numero dei componenti degli organismi;
e) riduzione dei compensi spettanti ai componenti degli organismi;
e-bis) indicazione di un termine di durata, non superiore a tre anni, con la previsione che
alla scadenza l'organismo da intendersi automaticamente soppresso;
e-ter) previsione di una relazione di fine mandato sugli obiettivi realizzati dagli organismi,
da presentare all'amministrazione competente e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
(Le lettere e-bis) ed e-ter) sono state aggiunte dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n.
248).
5
Sul punto si evidenzia che, secondo lorientamento consolidato della Corte Costituzionale
(si legga la sentenza 182/2011) il legislatore statale, con una disciplina di principio, pu
legittimamente imporre agli enti autonomi, per ragioni di coordinamento finanziario
connesse ad obiettivi nazionali, condizionati anche dagli obblighi comunitari, vincoli alle
politiche di bilancio, anche se questi si traducono, inevitabilmente, in limitazioni indirette
allautonomia di spesa degli enti (sentenza n. 36 del 2004; si veda anche la sentenza n.
417 del 2005).

16

Compensi componenti organi collegiali.

Questi vincoli, perch possano considerarsi rispettosi dellautonomia delle Regioni e degli
enti locali, devono riguardare lentit del disavanzo di parte corrente oppure ma solo
in via transitoria ed in vista degli specifici obiettivi di riequilibrio della finanza pubblica
perseguiti dal legislatore statale la crescita della spesa corrente. In altri termini, la
legge statale pu stabilire solo un limite complessivo, che lascia agli enti stessi ampia
libert di allocazione delle risorse fra i diversi ambiti e obiettivi di spesa (sentenze n. 417
del 2005 e n. 36 del 2004; si vedano anche le sentenze n. 88 del 2006 e n. 449 del 2005).
La medesima Corte dando atto di come molti interventi legislativi in materia finanziaria
non fossero stati in grado di superare il vaglio di legittimit costituzionale in conseguenza
dellindebita compressione dellautonomia delle Regioni che con essi veniva realizzata (sul
punto possono richiamarsi le decisioni di illegittimit costituzionale delle norme statali che
pretendevano di imporre al sistema regionale, rigide misure concernenti la spesa per studi,
consulenze, missioni allestero, rappresentanza, relazioni pubbliche e convegni - sentenza
n. 417 del 2005-; le spesa per viaggi in aereo -sentenza n. 449 del 2005-;i compensi e il
numero massimo degli amministratori di societ partecipate dalla Regione -sentenza n.159
del 2008-; le spese per autovetture -sentenza n. 297 del 2009) segnala come, a fronte di
tali censure - il legislatore statale abbia, da una parte, agito direttamente sulla spesa delle
proprie amministrazioni con norme puntuali e, dallaltra, dichiarato lefficacia di dette
norme nei confronti delle Regioni esclusivamente quali principi di coordinamento della
finanza pubblica, escludendone lapplicabilit diretta (sentenza n. 289 del 2008).
Si , cos, superata la censura di violazione del riparto concorrente della potest legislativa
in tema di coordinamento della finanza pubblica; a condizione di permettere
lestrapolazione, dalle singole disposizioni statali, di principi rispettosi di uno spazio aperto
allesercizio dellautonomia regionale. In caso contrario, la disposizione statale non potr
essere ritenuta di principio (sentenza n. 159 del 2008), quale che ne sia leventuale
qualificazione data a dette norma dal legislatore nazionale (sentenza n. 237 del2009).
6
Si segnala che la legge 15 marzo 1997, n. 59, contenente Delega al Governo per il
conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica
amministrazione e per la semplificazione amministrativa (cd. Legge Bassanini) allarticolo
11, comma 1, prevedeva la delega al Governo ad emanare entro il 31 luglio 1999, uno o
pi decreti legislativi diretti a:
a)
razionalizzare l'ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei
Ministeri, anche attraverso il riordino, la soppressione e la fusione di Ministeri, nonch di
amministrazioni centrali anche ad ordinamento autonomo;
b)
riordinare gli enti pubblici nazionali operanti in settori diversi dalla assistenza e
previdenza, le istituzioni di diritto privato e le societ per azioni, controllate direttamente
o indirettamente dallo Stato, che operano, anche all'estero, nella promozione e nel
sostegno pubblico al sistema produttivo nazionale;(lettera cos modificata dall'articolo 1,
comma 13 della legge n. 191 del 1998)
c)
riordinare e potenziare i meccanismi e gli strumenti di monitoraggio e di
valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell'attivit svolta dalle amministrazioni
pubbliche;
d)
riordinare e razionalizzare gli interventi diretti a promuovere e sostenere il
settore della ricerca scientifica e tecnologica nonch gli organismi operanti nel settore
stesso.
7
La Corte costituzionale, con sentenza 23 maggio 2012 - 04 giugno 2012, n. 139 (Gazz. Uff.
13 giugno 2012, n. 24, 1 Serie speciale), ha dichiarato: 1) non fondate le questioni di
legittimit costituzionale dell'articolo 6, commi 2, 3, 5, 6, 7, 12, primo periodo, 13, 14, 19 e
20, primo periodo, promosse per violazione degli artt. 2, comma 1, lettere a) e b), 3,
comma 1, lettere f) e l), e 4 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 , nonch degli
artt. 117 e 119 della Costituzione; 2) non fondata la questione di legittimit costituzionale
dell'articolo 6, comma 12, ultimo periodo, promossa per violazione degli artt. 2, comma 1,
lettera a), e 3, comma 1, lettera f), dello Statuto speciale della Regione Valle d'Aosta, degli
artt. 117 e 119 della Costituzione; 3) non fondata la questione di legittimit costituzionale
dell'articolo 6, comma 12, promossa per violazione degli artt. 117, 118 e 119 della
Costituzione; 4) non fondate le questioni di legittimit costituzionale dell'articolo 6, commi
3, 5, 6, 7, 8, 9, 11, 12, primo periodo, 13, 14, 19 e 20, primo periodo, promosse per
violazione degli artt. 117 e 119 della Costituzione; 5) non fondata la questione di
legittimit costituzionale dell'articolo 6, comma 20, primo periodo, promossa per

17

Enrico Vedova

violazione degli artt. 117 e 119 della Costituzione; 6) non fondata la questione di
legittimit costituzionale dell'articolo 6, comma 12, ultimo periodo, promossa per
violazione degli artt. 117 e 118 della Costituzione; 7) non fondata la questione di
legittimit costituzionale dell'articolo 6, comma 20, quarto periodo, promossa per
violazione dell'art. 117 della Costituzione; 8) non fondate le questioni di legittimit
costituzionale dell'articolo 6, commi 7, 8, 9, 12, primo periodo, 13, 14 e 20, primo periodo,
promosse per violazione degli artt. 117 e 119 della Costituzione; 9) non fondata la
questione di legittimit costituzionale dell'articolo 6, comma 20, quarto periodo,
promossa, per violazione degli artt. 117 e 118 della Costituzione, nonch del principio di
leale collaborazione. La stessa Corte, con successiva sentenza 26 marzo - 2 aprile 2014, n.
72 (Gazz. Uff. 9 aprile 2014, n. 16, 1 Serie speciale), ha dichiarato non fondate le questioni
relative ai commi 3, 5, 6, 7, 8, 9, 11, 12, 13, 14 e 19 dellart. 6, convertito, con
modificazioni, dallart. 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122, promosse per
violazione degli artt. 117, terzo comma, e 119 della Costituzione e del Titolo VI del d.P.R.
31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti
lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige); ha dichiarato non fondata la questione
relativa al comma 20, primo periodo, dellart. 6, in combinato disposto con i commi 3, 7, 8,
9, 12, 13, 14 e 19 dello stesso articolo, promossa per violazione degli artt. 117, terzo
comma, e 119 Cost. e del Titolo VI dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige; ha
dichiarato non fondata la questione relativa al comma 20, primo periodo, dellart. 6, in
combinato disposto con i commi 5, 6 e 11 dello stesso articolo, nella parte in cui non
esclude dal proprio ambito di applicazione gli enti locali, gli organismi strumentali e le
societ pubbliche, che fanno capo allordinamento provinciale in base al vigente assetto
statutario, promossa, per violazione dellart. 119 Cost., del Titolo VI dello statuto speciale
per il Trentino-Alto Adige, nonch dellart. 16 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n.
268; ha dichiarato non fondata la questione relativa al comma 21, secondo periodo,
dellart. 6 promossa per violazione dellart. 119 Cost, del Titolo VI dello statuto speciale per
il Trentino-Alto Adige e dellart. 2, commi 1 e 2, del decreto legislativo 16 marzo 1992, n.
266.
8
Revisori Enti Locali esclusi dai tagli, in Gazzetta degli enti locali, 19 novembre 2010.
9
Per una rassegna di dette decisioni si veda, anche, Gianluca Bertagna e Mario Ferrari, I
tagli previsti dallarticolo 6 del D.L. 78/2010 e gli Enti Locali in Personale n. 147/2010. Si
segnala, con riguardo ai compensi dei revisori dei conti degli enti locali, che la tesi che
negava lapplicabilit del taglio previsto dallarticolo 6, comma 3 del D.L. 78/2010 - sulla
scorta del fatto che il compenso base era stabilito con decreto interministeriale ex art. 241
T.U.E.L. stata ritenuta fondata su argomentazioni poco convincenti e, comunque in
contrasto con la ratio e la formulazione letterale dellart. 6 nonch con lo spirito e gli
obiettivi dellintera manovra finanziaria varata ed approvata nellestate del 2010, diretta a
contenere e razionalizzare ulteriormente la spesa pubblica statale e degli enti locali,
soprattutto sul versante dei costi degli apparati amministrativi, senza eccezioni (Corte dei
Conti, Sezione Reg. Controllo, Lombardia del. 13/2011/PAR).
10
Per completezza si evidenzia che la Sezione delle Autonomie conclude la propria
disamina risolvendo la questione alla stessa sottoposta in via principale se lart. 5,
comma 7, ultimo periodo, del D.L. 78/2010 sia applicabile ai componenti dei Consigli di
amministrazione dei Consorzi di Enti locali che siano partecipati anche dalle Regioni
evidenziando che i Consorzi costituiti per lesercizio di una o pi funzioni appartengono,
insieme alle Unioni, al novero delle forme di collaborazione intercomunale di carattere
strutturale che danno vita ad una soggettivit giuridica e che, in quanto tali, ad essi non
pu non applicarsi la disciplina unica dettata per tutte le dette forme associative.
Per la detta ragione tra gli amministratori cui deve ritenersi applicabile lart. 5, comma 7,
della D.L. 78/2010 - secondo cui non possono essere attribuite retribuzioni, gettoni e
indennit o emolumenti in qualsiasi forma - devono ritenersi rientrare anche i componenti
dei consigli di amministrazione dei consorzi.
11
La norma richiamata stata inserita dalla Deliberazione della Corte dei Conti a Sezioni
Riunite del 3 luglio 2003 (Deliberazione n. 2/DEL/2003) con la quale sono state apportate
delle modifiche al Regolamento per lorganizzazione delle funzioni di controllo della Corte
dei conti approvato con deliberazione delle sezioni riunite n. 14 del 16 giugno 2000
(Deliberazione n. 14/DEL/2000 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 6 luglio 2000, n. 156).

18

Compensi componenti organi collegiali.

12

Sulla questione si legga Luigi D'Angelo Nomofilachia e Sezioni Regionali di controllo


della Corte dei Conti: profili problematici ed innovativi (nota a Sez. Autonomie del. n.
3/2011)
13
Deliberazione Sezione delle Autonomie 3/INPR/2011 cit.
14
Sul punto Luigi D'Angelo (op. cit.) sostiene che una deliberazione interpretativa non
vincolante della Sezione delle Autonomie nonch un contrasto successivamente a detta
pronunzia tale da imporre in tesi altro intervento del Presidente della Corte ai fini di un
esame della questione da parte delle Sezioni Riunite, significa da un lato precludere una
decisione di orientamento generale in materia di coordinamento della finanza
pubblica/contabilit pubblica con tutti gli indotti effetti in tema di certezza giuridica, sana
gestione delle risorse, uniformit della prassi in materia di spesa, ecc., cui sembra tendere,
in definitiva, la novella legislativa. Da altro lato significa frammentare eccessivamente
lattivit del giudice contabile in difformit proprio a quella poziore finalit ordinamentale
di garantire la coerenza nellunitaria attivit svolta dalla Corte dei Conti per le funzioni
che ad essa spettano in materia di coordinamento della finanza pubblica (incipit del
comma 31 cit.).
15
Cos, almeno, auspica Paola Aldigeri, in La questione relativa allapplicabilit della
nuova lettura dellarticolo 6 - La riduzione dei compensi degli OIV - Levoluzione
interpretativa della Corte dei Conti. LAutrice si augura che, nel dar attuazione a detta
delega vengano definiti parametri oggettivi, per la quantificazione dei compensi dei
componenti di tali organismi; parametri connessi alla complessit organizzativa quali la
dimensione dellente e le funzioni effettivamente svolte e svincolati da norme generali di
portata pi generale, la cui applicazione mal si concilia con la sfida, di ordine soprattutto
culturale, che la recente normativa ha lanciato in materia di valutazione della
performance.
16
Sul punto si veda Gianluca Bertagna e Mario Ferrari, cit.

19