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VITA SCOLASTICA
Quando, ancora adolescente, Luisa frequentava la scuola, si sentiva devitalizzata
come una crisalide imprigionata in una ragnatela. La sua, comunque, era una
situazione particolare, perch nel suo ambiente familiare, sotto la scorza
dellipocrisia perbenista, covavano odi e malvagit che arroventavano il clima e la
soffocavano interiormente. Luisa avrebbe avuto, quindi, tanto pi bisogno di una
scuola umana, dove trovare balsamo alle ferite inflitte alla sua sensibilit fin dalla
prima fanciullezza.
Laula da lei frequentata sorgeva in uno scantinato, condannato allilluminazione
di una fioca luce al neon anche in pieno giorno, la luce solare risplendeva solo ai
piani superiori, riservati alle lites.
Allinizio dellanno, i dirigenti del prestigioso Istituto Magistrale Lambruschini
facevano un attento esame del curriculum di ogni alunno ed in base ad esso veniva
scelta la loro collocazione. Luisa, il cui profitto, dai voti ottenuti allesame di terza
media, risultava mediocre, venne, quindi, destinata agli scantinati. L i docenti
scendevano solo per dovere dufficio, un po irritati allidea di dovere trascorrere
unora in quellambiente sepolcrale, adatto agli alunni il cui ingegno non prometteva
gran che, ma non a loro che avrebbero meritato ben altro!
in fondo ad un buio corridoio, con le finestre che davano su un vicolo
seminterrato ed un grosso crocifisso nero appeso ad una parete dallintonaco
scrostato, laula di Luisa era adatta ad una santa vita monacale.
In tale luogo la professoressa di filosofia, spiegando la dottrina platonica delle
idee, con un sorriso e uno sguardo animati da arguta seraficit, scorreva con lindice
la superficie dello scuro calamaio, piazzato sulla cattedra questo oggetto ha una
forma sussurrava, gli occhi rivolti verso lalto. Quindi, dato il contesto ed il modo
con cui seguiva, non solo con la vista, ma anche con il tatto,
la rotondit dellusurato calamaio, pareva che stesse, appunto, evidenziando uno di
quegli enti, su cui, secondo il famoso filosofo greco, era modellato il mondo visibile.
Quale conquistata indifferenza di fronte al proprio fisico corpulento e sgraziato
trapelava in quello sguardo rapito! E proprio il distacco da qualsiasi vanit terrena
suscitava lammirazione incondizionata di Luisa che, invece, si sentiva sprofondare in
un mare di tormenti tutte le volte che lo specchio le rimandava unimmagine del suo
aspetto fisico, per nulla gratificante. Dalle profondit del suo essere si levava un
giudizio impietoso anche sul suo intelletto, dal momento che dei meravigliosi enti
non riusciva a formarsi se non unimmagine rigida e schematica. E ci non poteva
sfuggire certo alla docente, la quale, infatti, non le risparmiava sorrisi ed espressioni
di compatimento, lei che era cos sapiente da trattare il grande Platone con
vezzeggiativi, tipo intelligentino, quasi fosse un suo simpatico e dotato allievo.
Quando Luisa era stata chiamata alla cattedra per linterrogazione, alle sue
argomentazioni puerili sulliperuranio, la professoressa si limitava ad atteggiare un
materno sorriso, di fronte al quale la poverina ammutoliva, avvilendosi al pari dun

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verme di fronte alla magnanimit di lei che intanto esclamava: Io lascio sempre
parlare un ragazzo, quando cerca, insomma. Ma ormai Luisa aveva capito la
veridicit del proverbio, secondo il quale il silenzio doro, almeno si sarebbe
risparmiata quel sorriso pungente. Cos, sulla ragazza, che trascorreva la propria
esistenza tra le mura scolastiche e quelle casalinghe, si aggiungevano a quelli dei
familiari gli influssi non proprio angelici delle sue insegnanti, quasi tutte anziane e
afflitte da umori acidi che ogni tanto esplodevano sul capo di qualche sventurata, da
esse ritenuta non abbastanza sottomessa alla loro autorit, imponente sacrifici, fino
allautoflagellazione e fino a far nascere la convinzione che nella vita obbligatorio
soffrire per conquistarsi sopravvivenza e morte.
Fatto sta che gli infantilismi nei confronti della dottrina del grande Platone furono
solo linizio di un lungo calvario, fatto di ammiccamenti e giudizi squalificanti, tali
che, se non fosse stato per la buona volont dimostrata dallimmatura e per la
magnanima comprensione della docente, il tanto invocato feticcio del diploma
avrebbe definitivamente voltato le spalle alla prima, per la sua inidoneit. Intanto
lumore della ragazza si rabbuiava sempre pi. Langoscia delle propria immaturit
che le impediva di elevarsi alle vette della speculazione filosofica le procurava
frustrazione ed ansia. Anche il suo fisico fin per risentirne, il suo disagio la portava a
non seguire unalimentazione corretta, facendola oscillare tra la bulimia e
lanoressia. Quanto alla sua vita affettiva, aveva finito per esasperare una
passioncella verso un parente lontano, rimanendo irretita in un mondo ingannevole
di struggenti chimere, mentre fuggiva sempre pi dal mondo reale, nessun interesse
provava per i coetanei, presa come era dal suo amore lontano, di fronte al quale
tutto pareva insignificante e privo dattrattiva.
Non c da stupirsi, quindi, se anche la sua capacit di socializzare si dimostrava
carente, aspetto di cui Luisa non era neppure consapevole, ma ci non aveva nulla a
che fare con la storia della filosofia, in particolare degli enti platonici, su cui non solo
lei, ma anche i compagni e le compagne inciampavano, suscitando le preoccupazioni
e lo sconcerto della docente che, dopo aver fatto loro notare con un tono
magistralmente funereo la brevit della vita su questa terra, li induceva a riflettere
sul loro irriducibile infantilismo, quindi, senza invitarli, come lingresso infernale,
allabbandono di ogni speranza, lasciava loro cavallerescamente il conforto di una
possibile maturazione in un lontano futuro.
Ma intanto , il presente, ossia la vita stessa, diventava sempre pi vuota e la crisi
didentit tipica degli adolescenti, anzich risolversi, diventava sempre pi
tormentosa, angosciandoli con corrosivi sensi di inadeguatezza.
In genere, nei giovani che vivono felicemente la loro et si forma un costruttivo
senso di emulazione che li sprona a curare il proprio aspetto al fine di sentirsi a
proprio agio nel gruppo, ove con intima soddisfazione ognuno si rispecchia
nellaltro: Nella classe di Luisa si era formato un flusso di segno contrario, ossia
negativo, per cui, rispecchiandosi nelle altre, alcune ragazze, tra le quali lei, si

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sentivano ancora pi mediocri e spente. I pochi elementi maschili venivano ogni
tanto segnati a dito come soggetti temibili, o per una nevrosi contratta da chiss
quali fosche vicende familiari, o perch affetti da ignominiosa bruttezza fisica e
morale.
Per quanto riguardava Luisa, si era formata un modello di bellezza alquanto
inconsistente, perch basato sul sentito dire, anzich su un gusto personale, il che
accresceva non poco la sua angoscia, mentre riversava la propria irritazione ed il
proprio disprezzo sul suo corpo che maltrattava come un panno vecchio e inutile.
Le stentate e cattedrattiche spiegazioni, da parte della docente di lettere,
sullinferno dantesco erano pallidi riflessi del clima concretamente vigente nella
classe, ma del resto che importanza poteva avere il presente vitale? I docenti non
fecero una piega, neanche quando unallieva pens bene di farla finita suicidandosi
con la rivoltella del padre: Non si sentivano certo responsabili loro, che colpa ne
avevano, se la misera non era abbastanza matura e diligente per meritare voti meno
squalificanti? Laconici e un tantino sprezzanti furono i loro commenti verso la madre
che si lasci andare ad esplicite accuse.
Lunica materia che non presentasse un linguaggio ridondante e sibillino era la
matematica, in cui ciascuno poteva concretamente mettere alla prova le proprie
effettive capacit.
Lultimo anno laccorta insegnante di filosofia, dato che era rimasta vacante la
cattedra, si fece spostare nei piani alti, nella sezione A, lasciando definitivamente il
non confortevole scantinato.
Al suo posto venne un giovane professore, il quale tenne il suo esordio, additando
alle allieve un tenore di vita monacale, quale condizione indispensabile alla seriet
dello studio. Vietato imbellettarsi! esclam dalla cattedra con voce tonante, tale
da fare agghiacciare le vene gi esangui per la costrizione alla sedentariet e ad una
vita piatta, piena di angosciose incertezze. E veramente intenso doveva essere il suo
interesse per la seriet dello studio, se cominci, dopo qualche tempo, a dedicarsi
allinsegnamento anche fuori dallorario strettamente scolastico, cominci,
insomma, ad invitare singolarmente le alunne sulla sua macchina e a casa sua. A
quanto, per, si cominci a sussurrare, non era proprio la storia della filosofia
largomento principale di quelle sedute straordinarie, bens approcci che gli
causarono alcune noie, tanto che un giorno si difese, accusando di ipocrisia e
maldicenza le allieve, delle quali lui amava la bellezza, ma nulla pi. Ciononostante
ben presto cominciarono a circolare le pi ardimentose dicerie sulla sua inveterata
sporcaccioneria e sul suo comportamento fedifrago nei confronti della giovane
moglie. E innegabile, comunque, che a scuola svolgeva la sua funzione con
intransigente severit, reagendo ad ogni minima obiezione, con toni cos minacciosi
da terrorizzare parecchie allieve, non solo la temeraria che aveva osato tanto.
Accese erano poi le accuse che rivolgeva alla collega dellanno precedente, la
quale, a suo dire, non aveva svolto il programma come doveva ed ora, andandosene,

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gli aveva lasciato in eredit una bella patata bollente! Non sapeva, per, quali
critiche di inefficienza sarebbero piovute su di lui durante lesame di stato, da parte
della sua collega commissaria.
Si vedono dei drammi! esclamava con espressione contrita la prima
professoressa di filosofia, alludendo alle bocciature che alle volte erano fioccate
sugli immaturi. Ma data loscurit del suo insegnamento, probabilmente tutti si
identificavano in quel qualcuno che aveva concluso il suo quinquennale iter
scolastico con una corona di spine.
Lo spettro di un verdetto di inadeguatezza aleggiava in particolare nel cuore e
nella mente di Luisa, come la desertificazione dogni spirito vitale, di ogni speranza.
Non a caso risuonavano spesso nel suo intimo le parole che Dante vide scritte al
sommo duna porta che culminavano nellagghiacciante monito Lasciate ogni
speranza, voi che entrate!.
E con lapparire sul palcoscenico sia interiore sia esterno duna commissione dalla
benemerita fama di severa intransigenza, divenne imminente il tempo della grande
prova, dal cui verdetto sarebbe dipesa la propria promozione di fronte al mondo.
Nellattesa le ritornavano alla mente i ricordi del suo curriculum che, inducendo
allangoscia del dubbio, si stendevano come una nube fosca sulle previsioni del
futuro.
Ad una sua compagna che, interrogata, di fronte ai soliti giudizi negativi, aveva
esclamato: Ma io ho studiato! lintransigente passata a migliore sezione aveva
ritenuto di non venire meno alla giustizia: ma viene anche il momento, in cui si
chiede al ragazzo (le sue generalizzazioni avvenivano sempre al maschile) hai anche
imparato? E qui la sua espressione si faceva grave, come di chi deve emettere una
sentenza di condanna.
In effetti, se si voleva essere sinceri, che cosa si era imparato, se non a dubitare di
se stessi, a sminuirsi di fronte ai superiori?.
Il professore dellultimo anno distribuiva trascrizioni di brani tratti da un libro di
testo diverso da quello in adozione, sulla filosofia kantiana, le cui parole chiave
risuonavano nella mente dei discenti con insistenza, tale da inibire qualsiasi
autentico processo di riflessione. Non solo le funzioni vitali, ma anche quelle mentali
venivano ostacolate in modo da inaridire ogni intuizione e sentimento personali.
Non rimaneva altro che memorizzare i discorsi sulle enigmatiche dialettiche. Allora,
contrariamente alla collega dellanno precedente, sempre pronta a prendere in
castagna chi studiava a memoria, il nuovo professore si dimostrava soddisfatto ed
assegnava voti brillanti a chi aveva imparato almeno lutile di sciogliere la lingua in
disinvolti verbalismi.
Venne finalmente il tempo della resa dei conti davanti alla commissione dalla
angosciante fama e qui si annunciarono tempi bui per molti, tra i quali Luisa, la
quale per la prima volta speriment lamaro calice, se non proprio della bocciatura,
almeno del rinvio alla sessione autunnale. Causa, lo squallido colloquio avuto

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proprio con la commissaria di filosofia che, a quanto faceva capire, aveva un debole
per Hegel. Ridicolmente materna, si rivolse alla candidata con un sorriso
ingannevole e, tutta presa dallaffascinante dialettica, descrisse con lindice sul
piano orizzontale un cerchio che, a quanto pot comprendere Luisa, doveva
significare litinerario dello spirito, dal quale, a detta di chi era pieno di s, risultava
in tutta chiarezza la genesi ed il fine ultimo delluniverso. Lei che aveva tanta
familiarit con lidealista, descrivendo un cerchio, indugi su un punto che doveva
indicare la Natura e chiese a Luisa con una smorfia, per lovviet della risposta, se in
essa lo spirito era dentro o fuori. Luisa diede una deludente risposta. Dalla sua
espressione di sconcerto, linterrogata cap che almeno per quella materia il risultato
era stato deplorevole. Trascorse, cos, lestate in compagnia del libro di storia della
filosofia che, a quanto si diceva, era stato redatto in una forma particolarmente
chiara per agevolare, appunto, chi non fosse abbastanza dotato in questa difficile
materia, non cera, quindi, da stupirsi se le vendite erano andate a ruba, grazie al
popolo sempre numeroso dei rimandati. Si trattava del testo, dal quale il professore
dal comportamento ambiguo aveva scelto i capitoli pi importanti per curarne la
trascrizione da distribuire alla scolaresca in fogli dattiloscritti, un valido sussidio,
insomma, al libro in adozione fin dallanno precedente. Ma per Luisa, quei caratteri,
di cui aveva sentito lodare la levit e la chiarezza, si dimostrarono vere e proprie
fortezze inespugnabili ad ogni suo tentativo di giungere, finalmente, al significato,
non solo, ma era come se provassero un vero e proprio gusto demoniaco nel
ronzarle nel cervello, anche dopo la lettura, al fine di rendere ancora pi amari e
disorientanti i suoi pur apprezzabili tentativi di comprensione. Quando con tanta
naturalezza il libro parlava dellio puro che si frantuma nei vari io empirici, come si
fosse trattato di un pezzo di cristallo, scivolato al suolo, magari da una mano di una
persona maldestra come lei che aveva fatto fiasco anche in ci da cui si sentiva
attirare, nella sua mente si apriva un abisso buio. La scintilla tanto desiderata che
avrebbe finalmente illuminato la sua sete di sapere non si accendeva, forse per
punirla della sua presunzione, ed ecco riaffiorare il monito, raggelante ogni
ardimentoso quanto caparbio tentativo di far luce su quei crittogrammi lasciate
ogni speranza
Alla avvilente frustrazione intellettuale si aggiungeva, ancor pi tormentoso, il
dubbio sullesito dellesame. Quali progressi aveva compiuto? Come avrebbe potuto
soddisfare le esigenze della commissaria che aveva pur manifestato non poca
magnanimit, nel considerare possibile una ripresa nella sessione autunnale?
Luisa si trov in un vicolo ancora pi cieco di quanto ne avesse mai incontrati
durante la sua carriera scolastica. Il diagramma della sua insicurezza ebbe
unimpennata verso lalto, imboccando una salita che, come lasintoto di
uniperbole, avrebbe vanamente cercato un traguardo, prolungandosi senza sosta
allinfinito. Fu cos che, pur dovendosi arrendere allevidenza di essere ancora viva,
cominci a temere la morte come un evento a lei prossimo e, del resto, anche

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giusto. Spesso affioravano alla sua coscienza angosciosi dubbi circa la continuit del
proprio ritmo cardiaco che, se non avesse alimentato con movimenti volontari di
inspirazione ed espirazione, si sarebbe interrotto o per lo meno sarebbe impazzito,
procurandole un mortale affanno.
Per le famiglie che possedevano un reddito tale da potere risparmiare una
modica parte, senza doversi imporre troppe privazioni, era consuetudine spendere
la dovuta somma per le ripetizioni. Ed anche la mamma di Luisa non aveva voluto
certo sottrarsi a quello che sentiva come suo dovere. Per lei lautunno si apr, quindi,
con il germogliare della speranza nelle doti taumaturgiche del professore-rinforzo.
Si trattava di un giovane insegnante dal bellaspetto, tutto preso dalle dialettiche
idealistiche che esponeva passeggiando avanti e indietro, illuminandosi di sorrisi ad
ogni sottigliezza, dovevano ben essere qualcosa di esilarante quegli enunciati, visto
come lo animavano, lui s che ci vedeva chiaro! io che penso, io empirico, io che
penso di pensare, io puro e la sua voce vibrante elettrizzava laria di un non so che
di caldo e virile, ma poi, quando il suo sguardo intercettava lespressione incerta di
Luisa, il suo tono da quasi euforico, diventava piuttosto dimesso, condito solo da
una punta di impazienza, mentre la rimandata vedeva non senza un senso di
amarezza ripresentarsi in nuova seducente versione gli stessi angoscianti
crittogrammi del libro di testo.
Dopo circa una settimana di esercitazioni verbali, la passivit di Luisa di fronte alle
sue argomentazioni aveva finito per irritare il professore, il quale inizi lopera di
sondaggio sulla capacit di comprensione dellallieva, rivolgendole domande
pertinenti al programma. Forse per lo schiacciante fascino di maschio mediterraneo
che aleggiava intorno alla figura del sagace pensatore, forse per la cruda
consapevolezza della desolante aridit intellettuale che neppure larte oratoria di lui
sapeva dissipare, Luisa si ripiegava su se stessa, come se le angosce per limminente
esame e per la sua mai superata immaturit si fossero materializzate, pesando
gravemente sulle sue non certo atletiche spalle. In pi, il modo colorito con cui
esponeva le oscure dialettiche lo rendevano simile ad un oracolo, cui concesso
tutto, anche deridere le creature inferiori, come, appunto era lei, insicura nei
movimenti e debole nellapprendere. Tale stato danimo si rifletteva nel suo
atteggiamento che consisteva o nel chiudersi in un testardo mutismo o nel
balbettare qualche frase con scarsa connessione, il che generava nel solerte
pedagogo qualche spinoso dubbio circa lesito finale del suo insegnamento, per le
incolmabili lacune della persona cui era rivolto. Ma siccome non era tipo da
arrendersi facilmente ad un eventuale fiasco della sua attivit didattica, sia pure per
cause non dipendenti da lui, si inform sul nome del professore e qui si rivel ancora
una volta la scarsa prontezza di Luisa, la quale credette di dovergli dire il nome del
docente che aveva avuto durante lanno. Con un certo stupore vide il viso di lui
illuminarsi al nome del collega che, come disse, conosceva, avendolo avuto per
compagno di liceo, ma poi, quando fu chiarito lequivoco, esclam con un tono un

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po deluso Se Gervasi fosse stato lesaminatore, la questione si sarebbe potuta
risolvere con una telefonata e Luisa con intimo stupore stavolta cap che si sarebbe
trattato di una volgare raccomandazione, il che non contribu a condurla al senso
della realt, ma rendeva sempre pi labile il suo equilibrio interiore e sempre pi
nebulosa la sua capacit di orientarsi secondo le aspettative dei suoi superiori e in
genere del mondo che la circondava.
Quando i modi del docente divennero bruschi, tanto da rendere palese a Luisa il
giudizio negativo che la sua sincerit di comportamento finiva per suscitare, le
venne in aiuto quella risorsa vitale, di cui sono dotati tutti gli esseri viventi,
dallinsetto alluomo e che consiste nellingannare lavversario circa la propria vera
identit. Come il bruco riesce, chiss per quale misterioso accorgimento, ad
assumere i colori sgargianti del fiore che lo ospita, per tutelarsi dallaggressioni di
predatori, cos si produsse un rapido mutamento di direzione nelle scelte
comportamentali delladolescente. Dun tratto si mise a recitare con precisione e
disinvoltura la dialettica hegeliana, in modo da emulare i suoi insegnanti, cui non si
poteva certo negare davere raggiunto unadeguata maturit intellettuale.
Ci ebbe leffetto desiderato da madre natura che mira, se non alleducazione,
almeno al potenziamento delle capacit di autoconservazione delle proprie
creature, dotandole di meccanismi di difesa che alle volte sono vere e proprie opere
darte. Fatto sta che per la prima volta il professore espresse giudizi positivi su Luisa,
non nascondendo il proprio stupore, anche con la madre che, in tal modo, non
avrebbe dovuto recriminare i soldi spesi per le ripetizioni, ed anche lumore di Luisa
si risollev dallo stato di confusione, in cui stava per sprofondare definitivamente.
Ma limpulso vitale, insito nei meccanismi di difesa, ha purtroppo una durata molto
breve e non detto che resista a tutte le condizioni ostili che tendono ad estirparlo.
Lincontro con lesaminatrice, da cui sarebbe dipeso il suo futuro si avvicinava e con
lei sarebbe stato pi difficile recitare la parte. A questa persuasione Luisa era
arrivata attraverso lesperienza con la sua prima docente, quella affezionata a
Platone, la quale, quando fiutava che non si trattava di vera conoscenza, ma di
semplice imparaticcio, reagiva assumendo unespressione di costernazione mista a
piet che non si cancell nellanimo di Luisa, neppure, quando, essendo emigrata
nella sezione A, non era pi fisicamente presente. E con questa sorta di divinit
pietosa, ma anche intransigente che continuava a parlare in lei, si accinse a
sostenere la seconda decisiva prova.
Stessa aula, stessa commissaria, il tempo sembrava essersi fermato su quel
funereo giorno della prova estiva, quando le inadeguatezze intellettive di Luisa
ebbero il loro primo ufficiale riconoscimento, ed anche il fare della commissaria
sembrava essersi cristallizzato sulla stessa lunghezza donda del precedente
incontro: lo stesso falso sorriso, il medesimo cerchio descritto con lindice,
sospensione sul medesimo punto da lei definito Natura, indi la domanda cui non
poteva mancare lovvia risposta, ma a questo punto la realt imbocc una strada

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contraria ad ogni ragionevole previsione. Chi mai, ricordando la sfortuna precedente
nellavere scelto, tra i due, lavverbio di luogo sbagliato, non sarebbe corso ai ripari,
pronunciando decisamente quello giusto? Ma necessario che sia rimasto integro
listinto vitale, affinch scattino i meccanismi utili alla propria sopravvivenza, ormai
le scelte coscienti di Luisa erano dominate da un impulso negativo, noto come
coazione a ripetere , che ha la sua origine nella profonda aspirazione a
ricongiungersi col regno inorganico. In parole povere diede la stessa identica
risposta che le caus gli affanni estivi. Lespressione della commissaria, da
falsamente sorridente, divenne cupa, come non credesse alla sue orecchie e si
affrett a congedarla.
Nonostante lesito ancora una volta negativo, Luisa venne promossa, grazie al
fatto che essere bocciati per una sola materia non rientrava nelle norme scolastiche,
codificate da tacite convenzioni.