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KPD (KEYNESIANISMO PER

DAME)

Il keynesianesimo per le dame (e, soprattutto, per i cicisbei) Capitolo


primo
domenica 2 marzo 2014
Lunga premessa (astenersi piddini, espertoni, e hai-visto-quant-interessante-questo-paper-isti)

giunto il momento di far intuire a Nat, ma anche a tutti i cucciolotti in preda alla famosa
sindrome di Dunning-Kruger (http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Dunning-Kruger), quoi a
rime il discorso tecnico che stiamo portando avanti in parallelo, soffermandoci in particolare su
uno dei suoi risvolti pi filosofici e profondi, ma anche pi semplici da formalizzare. Prima, per
vorrei fare una lunga premessa, per mettere un po di ordine nella discussione e per evidenziare il
percorso passato e lauspicabile percorso futuro di questo blog.

Do per scontato che se siete qui avete intuito la differenza fra semplice e banale, il che mi fornisce
una ragionevole certezza di riuscire a interessarvi con quello che sto per dirvi. Do anche per
scontata unaltra cosa: che se siete qui, non vi interessa la cronaca, semplicemente perch,
avendo letto questo articolo(http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/L-uscita-dall-europrossima-ventura-9819) (che numerosi epigoni oggi possono far apparire come scontato), negli
ultimi tre anni avete avuto lopportunit di apprezzare come il ragionamento estremamente
rettilineo in esso svolto interpolasse con buona approssimazione tutti gli infiniti puntini della
cronaca (lesplosione di Marine Le Pen, le tensioni economiche che diventano politiche, laporia
del pi Europa confermata e riconfermata a ogni pi sospinto dallatteggiamento tedesco, i
fallimenti ripetuti dei governi che danno la risposta giusta alla domanda sbagliata, il prevalere
della destra ancorch camuffata da sinistra a causa dellinsistere su politiche di destra, ecc.). La
cronaca quindi mi aspetto che legittimamente vi interessi poco, perch per anticiparla vi bastato
leggere un articolo di economia (essendo questa il motore della Storia).

Quindi voi sapete, come io sapevo e so (e, vi assicuro, non da solo: ripeto, non fatemi migliore di
quello che sono. Ah, come? Perch gli altri che sapevano non parlavano e non parlano? Be, amici,
non fate nemmeno gli altri migliori di quello che sono...).

S, naturalmente ogni tanto ci divertiremo con i QED, ma cosa pu succedere ormai che possa
sorprenderci?

Io lavevo detto , per quanto puerile, lunico piacere di un economista, e resta inoltre, per
quanto di pessimo gusto, lunico strumento che un economista oggi abbia di affermare la propria
credibilit. Sarebbe bello se er popolo potesse apprezzare la credibilit laddove essa si
manifesta: nello stile. Questo pu capitare a Nat, che ce lo ha anche detto (grazie). Er popolo
apprezza la credibilit dove essa non si manifesta: nella mancanza di stile. Per ogni tanto bisogna
anche farlo contento, er popolo, ma con giudizio. A luglio dello scorso anno dissi che il men
dellanno solare successivo sarebbe stato il crollo dei paesi
virtuosi(http://www.riccardorealfonzo.it/2013_07_01_archive.html). Se mi leggete da un po
sapete che le mie frasi generalmente sono sentenze (Finlandia e Francia peraltro erano gi state
condannate nel libro, porelle...). Ora, andare a scrivere dieci articoli a mano a mano che Francia,
Finlandia, Danimarca, Austria, Belgio, ecc. avranno i loro problemucci mi sembra non solo
ingeneroso, ma, soprattutto, ininteressante.

Ottimo lavoro per i garzoni di bottega.

Io vorrei fare altro, perch da fare c tanto.

La prima cosa da fare, ora che la diagnosi che abbiamo divulgato in Italia condivisa in tutto
luniverso mondo, con la limitata eccezione di un areale stepposo compreso fra via di Tor Bella
Monaca e via Anagnina, e ora che le conclusioni alle quali questa diagnosi inesorabilmente
portava sono diventate
ortodossia(http://www.imf.org/external/pubs/ft/fandd/2014/03/orourke.htm), studiare come
gestire la transizione.

La mia idea di cosa fare dopo lho gi condivisa con voi nelle ultime cento pagine del libro. Non
pretendo, ovviamente, che quella sia la risposta. Visto che cosa faredopo un dato politico, e visto
che personalmente credo (o faccio finta con molta dignit di credere) nella democrazia, accetto
volentieri che del dopo ci possano essere infinite visioni. Se, per il momento, ce n una sola,
perch quelli che fanno finta di criticare ilprima, porelli, per difendere il prima (che quanto loro
interessa) non studiano il dopo (e fanno anche un certo giochetto sporco sul quale non mi dilungo,
perch come finir scritto qui(http://goofynomics.blogspot.fr/2014/03/balzac.html)). Quindi, per
ora, per quanto ne so, la risposta sul dopo contenuta nelle ultime 100 pagine del Tramonto
delleuro rimane lunica sul mercato italiano. Ma si sa, i marziani nel mercato non ci credono, e i
keynesiani credono solo nella domanda. Sar per questo che lunica offerta la mia. Se mi lasciano
il monopolio della verit, ovviamente lo sfrutto, ma, vi assicuro, sar sollevatissimo quando
evolveremo verso forme di mercato pi concorrenziali. Insomma, sul dopo ho la coscienza a posto
e quindi insisto sul fatto che la prima cosa da fare adesso studiare il durante, per limitarne i costi,
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che inevitabilmente ci saranno (con buona pace dei simpaticoni che mi attribuiscono lidea
contraria per motivi scopertamente strumentali). Ci stiamo attrezzando per questo col convegno
del 12 aprile(http://www.asimmetrie.org/quali-scenari-per-leuropa-e-leuro/).

Ma c da fare anche un altro lavoro, un lavoro che a tanti sembrer inutile.

Come siamo arrivati qui?

Ci siamo arrivati per tante vie, ma sicuramente una delle chiavi di lettura pi semplici ma profonde
che vorrei condividere con voi me lha data il preside della facolt di Rouen, parlando di una
doppia tragedia: della cupidigia e dellintelligenza.

Della tragedia della cupidigia abbiamo gi parlato, ad


esempio qui(http://goofynomics.blogspot.fr/2013/12/lezioni-dalla-crisi-perche-il.html). lidea,
non particolarmente originale, che ogni squilibrio finanziario storicamente preceduto da uno
squilibrio distributivo, ovvero, in altri termini, da un capitalismo che non funziona come dice
di voler funzionare (va anche detto che di quello che dice potrebbe anche importarcene poco,
visto che quello che conta sono i risultati...).

Anche della tragedia dellintelligenza abbiamo gi parlato, lultima


volta qui(http://goofynomics.blogspot.fr/2014/02/ponzio-ferrero-e-i-nuovi-farisei.html).Diciamolo
pure: la tragedia dellintelligenza stata il fil rouge di questo blog, quello che, attraverso la
creazione della figura del piddino, inteso come luomo che sa di
sapere(http://goofynomics.blogspot.it/2012/04/la-filosofia-del-piddino-inflazione-e.html),
lantisocratico par excellence, vi ha consentito, una volta approdati qui, di sentirvi qui in unoasi
felice, despicere unde queas alios passimque videre errare atque viam palantes quaerere vitae,
certare ingenio, contendere nobilitate, noctes atque dies niti praestante labore ad summas
emergere opes rerumque potiri, e poi fare il botto, come la zdora, e ora il buon Renzi.

Quindi, se ci siamo detti tutto, che ci dobbiamo dire?

Be (o, per i curdi, bh a proposito, avete mica notato che Word mette delle strane ondine rosse
sotto bh ma non le mette sotto be? Credo sia il caso di interrogarsi su questo interessante
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fenomeno...), be, dicevo, qualcosa da dire rimane. Quelli che dicono che uscire dalleuro non
basta (fondamentalmente per insinuare che io dico che basti) e che ci sar tanto da fare, e che
bisogna vedere come leconomia sar gestita dopo, e via luogocomuneggiando, generalmente non
capiscono, perch non ponno, cosa ci sia effettivamente da fare: c da riconoscere quale sia stata
la pi devastante vittoria della terza globalizzazione.

A me pare che questa sia stata la distruzione, tuttora in corso, della classe media come laboratorio
di coscienza ed elaborazione culturale. Insomma: come hanno fatto a trasformarvi in piddini?

Dovremmo capire come ci sono riusciti, e capire come rovesciare, se possibile, questa tendenza,
che ha fatto di quella che una volta era la classe rivoluzionariapar excellence (la borghesia) una
specie di sottoproletariato lobotomizzato, tutto buonismo cosmopolita e distintivo, il luogo, come
dice Diego Fusaro(https://www.youtube.com/watch?v=P8Kd7l7XThQ), di riproduzione culturale
del capitalismo (molto ben camuffato da luogo di opposizione estetico-sentimentale al
capitalismo, del resto). Non so nemmeno dirvi se in questa follia ci sia stato o meno del metodo, se
sia stato un processo cosciente o meno. Se mi guardo indietro, vedo che il simpatico XIX secolo
stato un primo discrimine. Forse sbaglier, sono in espertone mode on, va da s, ma a me pare
che l il quadrivio sia definitivamente uscito dalla cultura, nella limitata accezione di bagaglio di
conoscenze e di prassi di quello che viene percepito come uomo di cultura. Insomma, dal secolo
dellidealismo che abbiamo ereditato la simpatica idea che luomo di cultura sia uno che io pe lla
matematica nun ce so portato e che me piace tutta a musica, er gezz... (e poi lenumerazione
si ferma l, salvo forse includere la lirica). Ma naturalmente guai a perdersi lultimo romanzo
dellultimo premio Nobel per la letteratura, soprattutto se uzbeko! Culture oblige, sintende (nota
a margine: inutile dire che la critica estetico-sentimentale del capitalismo, oltre che a una difesa
senza s e senza ma delleuro, si nutre di uno sterminato disprezzo verso leurocentrismo... Quello
culturale, va da s, perch quello monetario invece va bene). da quel secolo che abbiamo
dimenticato Cardano e Fibonacci, e fino a l forse potremmo anche rassegnarci, ed anche da quel
secolo che abbiamo imparato a vedere nelle lettere (musica inclusa) la manifestazione del
genio, inteso come un disadattato che parla sentimentalmente alle fibre pi riposte del nostro io
stitico, anzich come una persona che ci fornisce una chiave di lettura della
realt(http://goofynomics.blogspot.fr/2014/03/balzac.html) (e ri-Diego santo subito quando
rivendica il ruolo della filosofia come strumento di lettura del reale: ma tale anche larte, e come
tale non viene pi percepita).

Non so, quelli che dicono decade invece di decennio e domestico invece di interno, quelli che
dicono store invece di negozio (Fausto docet), ma anche le maestre elementari che festeggiano
Halloween, come pure il casting delle ministre di Renzi, e via dicendo, mi sembrano tutti sintomi di
una colossale sconfitta, di un processo di colonizzazione profondo, del tipo di quello del quale
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parlavamo qua(http://goofynomics.blogspot.fr/2014/02/in-memoriam.html) (se seguite la


discussione), ed a questa colonizzazione che dovremmo opporci, semplicemente non
dimenticandoci di essere noi stessi.

Ma cosa siamo noi stessi, i borghesi eurocentrici che leggono libri senza figure, gli eredi
d'Aristotile e di Plato e di molt'altri? Siamo spiriti critici, o almeno ci proviamo. Siamo i figli
bastardi (and proud of it) di una tradizione che ha fatto dellunire i puntini e del non specializzarsi
un motore di conoscenza e di approfondimento. Questo vi piaciuto, no, leggendo il primo
articolo? Il fatto che si univano i puntini.

Non mi pare che a Ovest, n a Est (ma soprattutto a Ovest) ci sia altrettanta capacit, e soprattutto
altrettanto bisogno, di farlo (un esempio qua sotto a proposito dell'UCLA).

Ora mi metto in espertone mode off e torno a parlarvi di quello che so, in un modo tale da farvi
capire cosa centrino le passeggiate aleatorie, e cosa centri un certo modo sentimentalsuperficiale di discettare di scienze delle quali si ignora la rava e la fava, e di quanto lapproccio
sentimental-superficiale sia nefasto, dal momento che ci nasconde, disperdendosi in infiniti
dettagli pseudo-tecnici, la dimensione pi profonda della sconfitta che stiamo subendo.

Leconomia keynesiana e leconomia di Keynes


Qualche giorno fa, nel corso di uno dei tanti simpatici quarti dora del dilettante che sono il sale di
Twitter, mi sono imbattuto in questo
articolo(http://www.bankofengland.co.uk/publications/Documents/quarterlybulletin/2013/qb130
306.pdf), scritto da un economista il cui blog era stato incidentalmente citato nel discorso. Senza
entrare (per ora) nei tecnicismi, fin dallabstract mi ha colpito immediatamente una cosa: il fatto
che lautore rivendicasse come proprio contributo originale, e come presupposto per la sua
riscoperta del vero significato di Keynes, lidea che leconomia keynesiana never was about sticky
prices (non ha mai insistito sul concetto di prezzi rigidi, non mai dipesa intrinsecamente da
esso).

Fischia!, ho subito pensato E chi sto gegno!. Allora sono andato a vedere, e ho scoperto che
uno molto bravo (senza ironia alcuna) che insegna alla
UCLA(http://www.econ.ucla.edu/faculty/regular/Farmer.html). Ora, per insegnare alla UCLA devi
avere un PhD statunitense (di norma), il che significa che molto probabilmente non ti sei laureato
alla Sapienza. Ecco, il problema proprio l. Perch la Sapienza, quando era la Sapienza, era un
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ambiente cos culturalmente vivo, con insegnanti cos stimolanti e disponibili, che poteva capitare
che perfino uno come me, al quale leconomia non interessava, e che diversificava il portafoglio
dei propri interessi fra letteratura (40%), musica (40%) e gnocca (20%, ma sarebbe inutile dirlo),
fosse spinto a leggersi la Teoria Generale, anche se non era in nessun programma, e perfino
Leijonhufvud(http://www.amazon.it/On-Keynesian-Economics-KeynesMonetary/dp/0195009487), anche se non era in nessunissimo programma. Alla Sapienza,
insomma, lidea che leconomia di Keynes non fosse un caso particolare
delleconomiamainstream (quello nel quale i salari sono
rigidi(http://www.econ.brown.edu/fac/Peter_Howitt/publication/Dalloz.pdf)), si respirava con la
polvere dei gessetti, e come questa di restava nei polmoni, quella ti si incrostava nel cervello.

Mai, venendo dalla Sapienza, avresti pensato a Keynes come a


un Walras(http://fr.wikipedia.org/wiki/L%C3%A9on_Walras) a prezzi rigidi, e mai avresti chiamato,
se non per convenienza, modello keynesiano la sintesi neoclassica di Samuelson, Hicks, Hansen,
e Modigliani (per dirne alcuni). Sempre e solo, rigorosamente, modello IS/LM.

Ora, definire chi sia stato Keynes un compito interessante, ottimo per passare un pomeriggio in
una mansarda del 10eme arrondissement, quando lo strappo al polpaccio ti sconsiglia
una promenade, e questo perch palesemente un compito impossibile, un po come costruire un
veliero in una bottiglia tappata, per il semplice e buon motivo che nemmeno Keynes riuscito a
definirsi. Ci sono opere di Keynes il cui titolo una domanda che lautore rivolge a se stesso, e la
cui risposta lo stesso autore non riesce a trovare se non per esclusione
(esempio(http://www.adelphi.it/libro/9788845925085))! piuttosto paradossale (s, lo so, oggi si
direbbe ironico... Sar cos per le prossime decadi, la nostra lingua domestica sta cambiando,
ma ironico in italiano si usa in un altro modo...), piuttosto paradossale che ci siano cos tante
persone che sanno cos bene chi sia uno che di se stesso non sapeva chi fosse! O forse no. Non
detto che un artista sappia esattamente cosa sta facendo: forse lo sanno meglio gli altri.

Linterpretazione autentica ha un senso nel diritto, ma non credo ce labbia in altre manifestazioni
del pensiero.

Comunque, oggi capire chi Keynes diventato importante, perch, come dire, ognuno ha il suo
Keynes, e ognuno lo denigra a propria guisa. Orientarsi, anche se, per quanto detto sopra,
impossibile, purtroppo necessario, quindi proviamoci insieme.

I nostri amici marziani, si sa, detestano in Keynes quello che riuscito a tenere insieme i cocci del
capitalismo. Loro aspettano, fiduciosi, la palingenesi, e il fatto che ci sia uno al quale in qualsiasi
momento si pu ricorrere per rinviarla proprio non gli va gi. Quindi Keynes de destra, e nel
frattempo teniamoci leuro che fa esplodere le contraddizioni del sistema e affratella algonchino e
samoiedo. Ne abbiamo parlato.

I nostri amici meinstrim (main stream), in versione Alesina o Giannino, hanno interessi diversificati
ma convergenti nel banalizzare Keynes come uno che vuole risolvere tutto con la spesa pubblica
improduttiva, uno che vede solo la domanda e non lofferta, uno che crede nellefficacia delle
politiche anticicliche, che invece creano problemi di time consistency (lunga promessa con
lattender corto), amplificano il ciclo economico, ecc. Meglio le regole fisse che le regole di
feedback per gestire un sistema complesso come quello economico, tanto pi che il modello
keynesiano non scientifico perch non costruito su fondamenti assiomatico-deduttivi solidi (di
questo parliamo dopo).

I nostri amici neokeynesiani, a loro volta, trovano questo pensatore che non ha scritto molte
formule sia metodologicamente vetusto, sia un po polveroso. Insomma: ricordate le parole di
Keynes che vi ho citato tante volte, quelle sul successo delleconomia neoclassica (lui la chiamava
ricardiana):

That it reached conclusions quite different from what the ordinary uninstructed person would
expect, added, I suppose, to its intellectual prestige. That its teaching, translated into practice, was
austere and often unpalatable, lent it virtue. That it was adapted to carry a vast and consistent
logical superstructure, gave it beauty.

La bellezza e il prestigio intellettuale, insomma, il potersi divertire con un po di matematica, e il


potersi dire che si scienziati. Ecco: questo Keynes ai keynesiani non lo offriva. E i neokeynesiani
hanno rimediato, nel modo che vedremo.

Partiamo per da un principio molto keynesiano: quello di definire Keynes come lui si definito,
cio per esclusione. Facciamo quindi lipotesi che Keynes non sia (fosse) un economista main
stream, e del resto nemmeno un marxista, e proviamo a definire cosa siano oggi gli
economisti main stream.

Il main stream (nella sua vulgata, non necessariamente nelle sue punte pi avanzate) si basa
fondamentalmente su tre principi.

Il primo che il sistema dei prezzi sia un meccanismo di coordinamento efficiente delle azioni
individuali. Lipotesi sottostante che gli individui siano interessati al proprio tornaconto e siano
altrimenti scoordinati (mi riferisco ovviamente al caso classico, quello di mercati concorrenziali,
perch altrimenti il coordinamento, soprattutto dal lato dei produttori, diventerebbe ovviamente
unopzione da considerare; esempio: comportamento collusivo tramite accordi di cartello. S, lo so
benissimo che il mondo invece fatto cos, ma qui stiamo parlando dei principi...). Sono i prezzi, e
solo loro, a realizzare il miracolo di convogliare tutti questi atomi economici verso la
realizzazione di un bene comune, perch i prezzi convogliano tutta e sola linformazione
necessaria a prendere decisioni razionali.

Il secondo principio lindividualismo metodologico. La chiave per interpretare i fenomeni


economici, anche nella loro dimensione collettiva ed aggregata, lo studio del comportamento
individuale. In altre parole, per prevedere come si comporteranno i consumi della nazione, devi
partire dallo studio del comportamento di un singolo consumatore, una specie di italiano medio
che in economia si chiama agente
rappresentativo(http://en.wikipedia.org/wiki/Representative_agent). Questo modus operandi ti
permette di microfondare (si dice cos) il ragionamento macroeconomico, cio di richiamare le
dinamiche degli aggregati macroeconomici allagire del singolo operatore, il che, si suppone, rende
questo ragionamento pi scientifico e anche pi attendibile, in quanto rinvia a parametri
profondi (e, per ipotesi, invarianti) dellanimo umano e delle tecniche produttive, anzich a
semplici regolarit statistiche che possono essere smentite dai dati. Insomma: il fatto che in un
paese in media gli individui consumino il 60% del proprio reddito non pu essere utilizzato per
stimare cosa succeder al consumo se aumenta il reddito, perch questa regolarit statistica
potrebbe essere perturbata dalle reazioni dei consumatori alle politiche fatte per stimolare il
reddito (critica di Lucas(http://en.wikipedia.org/wiki/Lucas_critique)). Lunico modo sicuro per
sapere cosa succede in risposta a una politica economica (di solito, nella risposta delmainstream,
niente), entrare nella testa del consumatore rappresentativo, dandone una rappresentazione
assiomatica, e deducendone more geometrico le reazioni agli stimoli esterni.

Il terzo principio che gli individui agiscono razionalmente, il che significa sostanzialmente due
cose: la prima che hanno una funzione obiettivo ben definita (una funzione di profitto, se sono
imprenditori, o di utilit, se sono consumatori), cio una legge che associa un risultato monetario
(profitto) o psicologico (utilit) a ognuna delle loro infinite possibili scelte, e che conoscono questa
legge (per cui sanno come massimizzarla). Il secondo che, visto che cosa fare oggi dipende anche
da cosa succeder domani, gli individui sono dotati di aspettative
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razionali(http://en.wikipedia.org/wiki/Rational_expectations), ovvero, formano le loro previsioni


sul futuro sulla base di tre elementi:

(i) la conoscenza esatta e completa di tutte le informazioni rilevanti disponibili al momento della
decisione;

(ii) la conoscenza esatta della struttura vera del sistema economico (che quindi si suppone data
come fatto di natura, e come tale scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi,
ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi impossibile a intenderne umanamente parola
era pisano, ma era tanto un bravo ragazzo...);

(iii) la conoscenza esatta della distribuzione di probabilit di tutti gli elementi futuri incerti, cio
della distribuzione di probabilit di variabili aleatorie quali il prezzo del petrolio fra un mese, il
tasso di interesse della Fed fra una settimana, il verificarsi del Big one in California, ecc.

Insomma: la fortuna cieca, la sfiga ci vede benissimo, ma lagente razionale ci vede anche meglio.

In termini tecnici, le aspettative razionali sono il valore atteso (o speranza matematica) di una o
pi variabili di interesse (prezzi, ad esempio), condizionata a tutte le informazioni
disponibili, comprese quelle sulla struttura esatta del modello.

Che vuol dire condizionata? Vuol dire: valore atteso calcolato conoscendo una serie di
informazioni.

Aspettative razionali, mercati efficienti e prezzo delle attivit


Detto cos, sembra una cosa complicatissima, e spesso lo diventa, ma se avete fatto da bravi i
compiti a casa vedrete che ci capiremo subito, con un semplice esempio.

Partiamo dai due principi: il prezzo convoglia tutte le informazioni disponibili e le aspettative sono
razionali.

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Cosa significa che le aspettative sono razionali? Non significa che la previsione fatta oggi del prezzo
di domani necessariamente coincider con il prezzo di domani. Significa per che qualsiasi
scostamento da questa previsione sar imprevedibile a priori. Se io avessi oggi un elemento che mi
permette di prevedere che domani mi sbaglier... be, evidentemente rivedrei la mia previsione in
modo da non sbagliarmi!

Quindi Pt+1 = E(Pt+1|It) + et+1 cio: il prezzo al tempo t+1, ovvero Pt+1, per definizione uguale
alla previsione che faccio oggi, con le informazioni disponibili in t, cio con It, pi un
errore et+1 totalmente imprevedibile. Attenzione, non sto dicendo una totale banalit. ovvio che
il prezzo di domani sar sempre uguale alla previsione che ne faccio oggi (quale essa sia) pi un
errore. Ma se la previsione razionale, lerrore sar imprevedibile, esattamente come il lancio di
una monetina. Esattamente come se ora lancio testa, questo non mi dice nulla sul fatto che dopo
esca croce, se oggi mi sbaglio per eccesso, ci non mi dice nulla sul fatto che domani io possa
sbagliare per difetto.

(...tecnici: l'errore un white noise, certo...)

Cominciate a vedere il nesso con questa


storia(http://goofynomics.blogspot.fr/2014/02/passeggiata-aleatoria-1.html)?

Riflettiamo su un altro punto. Il prezzo convoglia tutte le informazioni che permettono agli agenti
economici di raggiungere un equilibrio, e riflette appunto il risultato di questo equilibrio,
determinato da comportamenti razionali. Ora, visto che per definizione, nel
modello mainstream (un modello walrasiano con aspettative razionali) gli individui sono sempre in
equilibrio e il prezzo riflette questo loro equilibrio, cosa potr far cambiare il prezzo? Ma
semplice: il manifestarsi di un evento inatteso e totalmente imprevedibile (altrimenti, se fosse
stato previsto, sarebbe gi stato incorporato nel prezzo). Non so, per dire: arriva uno tsunami e ti
frigge un reattore nucleare, nessuno se lo aspettava e le azioni della societ esercente scendono.
Altri esempi ve li potrete facilmente immaginare da voi.

Ora, se il mercato efficiente, i prezzi sono un veicolo efficiente di comunicazione di tutte le


informazioni disponibili e quindi, per definizione, il prezzo di oggi gi incorpora tutte le
informazioni che abbiamo (se cos non fosse, lo cambieremmo). Ne consegue che la nostra
migliore previsione del prezzo di domani appunto il prezzo di oggi, cio cheE(Pt+1|It) = Pt.

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Mal di testa? Dai, so che sembra assurdo, ma gli economisti ragionano cos. Come ho fatto a
capitarci in mezzo? Eh, una lunga storia, ve la racconto unaltra volta. Da piccolo volevo fare il
musicista(http://www.brilliantclassics.com/articles/p/pergolesi-cantatas-and-concertos/)...

Quindi, mettiamo insieme i pezzi.

Primo pezzo: per la definizione di razionalit, il prezzo di domani sar uguale alla nostra previsione
pi un errore imprevedibile (il lancio di una monetina):

Pt+1 = E(Pt+1|It) + et+1

Secondo pezzo: per la definizione di efficienza, il prezzo di oggi incorpora gi tutte le informazioni
rilevanti per prevedere il prezzo di domani, tranne quelle assolutamente imprevedibili (le news):

E(Pt+1|It) = Pt

Mettendo insieme, ricaviamo che se gli agenti sono razionali, e se i mercati sono efficienti,
succeder che i prezzi si muovano in questo modo:

Pt+1 = Pt + et+1

Notate bene. Questo appunto il modello vero dellevoluzione del prezzo se sono vere le ipotesi
di partenza (efficienza del mercato e razionalit). Notate anche che il modello vero, se usato
appropriatamente (cio conoscendo la distribuzione di probabilit dellerrore, e in particolare
sapendo che esso in media nullo), ci fornisce la previsione giusta. Infatti:

E(Pt+1|It) = E(Pt + et+1|It) = Pt + E(et+1) = Pt

(dove nel primo passaggio ho sostituito la definizione di Pt+1, nel secondo ho sfruttato il fatto che
al tempo t Pt mi noto e quindi non devo prevederlo calcolarne il valore atteso e nel terzo
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passaggio ho sfruttato il fatto che la previsione condizionata dellerrore uguale a quella non
condizionata ed zero cio il fatto che sapere che lultima volta uscito testa non mi dice
nulla sul fatto che al prossimo lancio possa uscire croce).

Questo modello dei prezzi appunto una passeggiata aleatoria unidimensionale. Si passa da oggi a
domani attraverso un incremento (un "passo") totalmente aleatorio, imprevedibile:

Pt+1 - Pt = et+1

Ve piace? Siete abbastanza masochisti? E questo solo linizio...

Ora, srotoliamo allindietro il grande rotolo del creato del quale Giacomo il
fatalista(http://fr.wikipedia.org/wiki/Jacques_le_fataliste_et_son_ma%C3%AEtre) parla al proprio
padrone. Qui dovreste prendere carta e matita, perch se lo fate a mente vi viene il mal di testa, lo
so. Per dai, prendetelo come un esercizio: vi tiene la mente fresca.

Applichiamo quella che chi dice decade chiama recursivit, e chi dice decennio chiama
ricorsivit (...visto dove sta londina rossa, amico? Dai, su, prova anche tu a parlare italiano:
allinizio fa un po male, ma poi bellissimo...), e chiediamoci: ma se Pt+1= Pt + et+1, allora Pt a
cosa uguale?

Be, evidentemente il prezzo in Pt sar uguale alla previsione che ne avevo fatto in t-1 (cio al
prezzo in t-1) pi lerrore fatto in t:

Pt = Pt-1 + et

E se sostituisco questa espressione nellespressione del prezzo in t+1? Succede questo:


Pt+1 = Pt-1 + et + et+1
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Sapete i bambini quando a tre anni chiedono Perch?. Ecco. Ma il prezzo in t-1 a cosa sar
uguale? Ovvio:

Pt-1 = Pt-2 + et-1

E se lo sostituisco nella prezzo in t+1? Facile!

Pt+1 = Pt-2 + et-1 + et + et+1

Dai, ancora una e poi basta: e il prezzo in t-2 a cosa sar stato uguale?

Pt-2 = Pt-3 + et-2

E quindi il prezzo in t+1? Eccolo:

Pt+1 = Pt-3 + et-2 + et-1 + et + et+1

Ci siamo? Se andiamo indietro con questo ragionamento, ci rendiamo conto che il prezzo ad oggi
sar in effetti la somma di tutti gli errori di previsione passati (lanci della monetina), pi una
condizione iniziale P. Facciamo per il momento lipotesi che il mercato sia iniziato cento giorni or
sono, cio che abbiamo accumulato cento errori: vedrete che il vostro prezzo ad oggi sar una
cosa del tipo:

Pt = P + et-100 + et-99 + ... + et-1 + et


E abbiamo cos ritrovato un nostro vecchio
amico(http://goofynomics.blogspot.fr/2014/03/passeggiata-aleatoria-1ter.html), la somma di 100
(o 50000) lanci di monetine.

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Ci siamo? Il prezzo di un asset finanziario la somma di tutte le news (errori imprevedibili)


passate, le incorpora, non le dimentica, e queste ne determinano gli andamenti a tratti tendenziali
(con rotture di tendenza, ecc.).
S, insomma, per metterla in termini tecnici: la teoria dei mercati efficienti dice che i prezzi
dovrebbero seguire una passeggiata aleatoria.
E con questo vi ho dimostrato che una passeggiata aleatoria, in realt, de destra, perch la
traduzione in linguaggio matematico del modello che incorpora le due ipotesi cruciali del
turboliberismo: lefficienza dei mercati, e la razionalit delle aspettative.
Bene, per oggi basta cos.
Poi vi dimostrer che la passeggiata aleatoria anche de sinistra, non vi preoccupate...
Epilogo
Torniamo al nostro discorso, cio al keynesianesimo per le dame e i cicisbei, ovvero al nostro
tentativo di definire Keynes per ci che non (aiutandovi cos a districarvi nella folla dei vari
Keynes la carte proposti nel dibattito da scienziati pi o meno consapevoli di cosa successo
negli ultimi 2000 anni).
Cosa abbiamo imparato su Keynes? Onestamente... non lo so!
S, adesso mi ci manderete, lo so, e farete bene. Ma meglio uno che vi dice non lo so piuttosto
che uno che nel 2013 si accorge che Keynes non tutto prezzi rigidi e distintivo!
Aspettate, mettiamo insieme i pezzi.
Intanto, cerchiamo di capirci su una cosa. Quando i neoclassici dicono che i mercati sono efficienti,
ci stanno dicendo che essi fanno un uso efficiente dellinformazione. A Keynes invece interessava
capire se i mercati fanno un uso efficiente del risparmio. Ora, il problema proprio questo: a me
pare che Keynes sostenga che fare un uso efficiente dellinformazione non significa
necessariamente fare un uso efficiente del risparmio, mentre mi pare che
essere mainstream significhi credere che fare un uso efficiente dellinformazione coincida
necessariamente con il fare un uso efficiente del risparmio, cio convogliarlo verso gli impieghi pi
produttivi (astenersi quelli che Bagnai linvestimento che crea il risparmio: s, lo so, poi per il
problema : una volta che il risparmio lhai creato, dove lo metti? mal posta la domanda?).
Inutile ricordarvi il fatto che la coincidenza fra uso efficiente dell'informazione e uso efficiente del
risparmio stata autorevolmente
smentita(http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2013/html/sp130523_1.en.html). Ecco, credo
di essere riuscito a darvi un'intuizione tecnicamente pi profonda della famosa frase: "financial
market did not perform according to the theory".
Alla razionalit degli agenti (pi esattamente: di certe classi di agenti, non di tutti gli agenti, come
nel modello mainstream) ci credeva anche Keynes, ve lo ricordate? Qui il riferimento il capitolo
15

che vi ho citato tante volte, fin dallinizio della nostra strada


insieme(http://goofynomics.blogspot.fr/2011/11/keynes-vs-tabellini.html). Provate
a rileggerlo alla luce di quello che ci siamo detti oggi. Secondo voi, per Keynes, i prezzi seguono
una random walk?
Io unidea ce lavrei, e secondo me il punto fondamentale del suo ragionamento rimane questo:
(4) But there is one feature in particular which deserves our attention. It might have been
supposed that competition between expert professionals, possessing judgment and knowledge
beyond that of the average private investor, would correct the vagaries of the ignorant individual
left to himself. It happens, however, that the energies and skill of the professional investor and
speculator are mainly occupied otherwise. For most of these persons are, in fact, largely
concerned, not with making superior long-term forecasts of the probable yield of an investment
over its whole life, but with foreseeing changes in the conventional basis of valuation a short time
ahead of the general public. They are concerned, not with what an investment is really worth to a
man who buys it for keeps, but with what the market will value it at, under the influence of mass
psychology, three months or a year hence. Moreover, this behaviour is not the outcome of a
wrong-headed propensity. It is an inevitable result of an investment market organised along the
lines described. For it is not sensible to pay 25 for an investment of which you believe the
prospective yield to justify a value of 30, if you also believe that the market will value it at 20 three
months hence.
(4) C una caratteristica che merita particolare attenzione. Si potrebbe supporre che la
concorrenza fra professionisti esperti, dotati di capacit di valutazione e informazioni che vanno
oltre quelle dellinvestitore privato medio, possa correggere le stravaganze che lindividuo
ignorante lasciato a se stesso commette. Tuttavia capita che le energie e le abilit degli investitori
e speculatori professionisti siano per lo pi impiegate in altro modo. Il motivo che la maggior
parte di essi, in effetti, per lo pi non si preoccupa di fare previsioni migliore sul probabile
rendimento di un investimento in tutta la sua vita futura, ma di prevedere variazioni nella base
convenzionale di valutazione (NdT: se leggete il capitolo, vedrete che coincide abbastanza col
nostro concetto di attesa razionale) lievemente prima di quanto lo faccia il resto del pubblico. Loro
non si preoccupano di quanto varr effettivamente linvestimento per chi lo fa per mantenerlo, ma
quale ne sar il valore di mercato, per effetto della psicologia di massima, a tre mesi o a un anno di
distanza (NdT: oggi anche a un quarto dora). Per di pi, questo comportamento non il risultato
di una propensione a perseverare nellerrore. linevitabile risultato di un mercato organizzato
secondo le linee descritte sopra (NdT: quelle che ancora reggono i moderni mercati borsistici).
Perch non sarebbe sensato pagare 25 per un investimento dal quale ci si aspetta che possa
rendere ricavi tali da giustificare un prezzo pari a 30, se per si crede anche che fra tre mesi il
mercato lo valuter 20.

E la mia conclusione che: per Keynes i prezzi seguono una random walk (anche se lui non
lavrebbe mai detto cos, nonostante fosse un probabilista), ma questo indica per lo pi luso
16

efficiente dellinformazione "sbagliata", quella di breve, e non quella di lungo termine. Il


neoclassico, viceversa, questo non lo ammetter mai, per un motivo ideologico, e anche per un
motivo tecnico, cio perch il gran rotolo del creato pu essere srotolato anche in avanti, non solo
indietro.
Ad esempio:
Pt+2 = Pt+1 + et+2
e quindi la nostra previsione efficiente due passi avanti sar:
E(Pt+2|It) = E(Pt+1 + et+2|It) = E(Pt+1|It) + E(et+2|It) = Pt
Insomma: siccome il prezzo di dopodomani (t+2) quello di domani (t+1) pi un errore
imprevedibile, e la previsione migliore del prezzo di domani quello di oggi, non c' differenza fra
l'aspettativa a breve e quella a lungo termine. Se parti dallipotesi che sai (unipotesi un po
piddina, nest-ce pas?), anche quando non lo sai, sallo! Laspettativa a lungo termine coincide con
quella a breve (come si potrebbe anche far vedere ragionando su altri modelli di asset pricing).
Una cosa molto panglossiana e molto utile per stupire mamme, fidanzate e dottorande. Dopo ci
sarebbe da ragionare su tante cose, ma ora veramente basta. Ho piet non di voi, ma di me...

(...e questo solo linizio...)

17

Il keynesianesimo per le dame (e, soprattutto, per i cicisbei) Capitolo


secondo: "elasticity pessimism"
venerd 1 agosto 2014
Riprendo qui un ciclo (uno dei tanti all'interno di questo blog) avviato con questo intervento
KPD1(http://goofynomics.blogspot.it/2014/03/il-keynesianesimo-per-le-dame-e.html), del quale
potrebbe essere utile a qualcuno rileggere la premessa. La premessa, in buona sostanza, che qui
state facendo con me, perch potete farlo solo con me, un'operazione un pochino pi complessa e
raffinata del mostrare i muscoli perculando il piddino di turno, attivit alla quale si dedicano con
sterile successo su Twitter i cucciolotti affetti dalla sindrome di Dunning-Kruger, per lo pi usando
con grande sicumera due o tre imparaticci che gli son rimasti appiccicati passando da qui. State
facendo qualcosa di pi, e non solo perch qui, come molti di voi hanno pi volte rimarcato, avete
trovato una famiglia, non solo perch avete trovato la possibilit di approfondire a un livello
professionale pochi semplici ma essenziali concetti tecnici, non solo perch avete trovato qui un
luogo di acquisizione e scambio di informazioni che non ha evidentemente uguali nel panorama
italiano...

[a proposito, giacch ne stiamo parlando, vi ricordo che anche quest'anno sarebbe il caso che
vincessimo quella competizione truccata che il Macchia Nera Italian Awards. Dico truccata
perch evidente che considerare "blog" il Sole 24 Ore non ha alcun senso. Ma verr il giorno in
cui saremo primi assoluti - cio primi non solo fra i veri blog - nonostante il trucchetto. Intanto vi
ricordo di andare sul loro sito e nominare Goofynomics almeno come miglior sito di
economia(http://www.macchianera.net/2014/06/19/mia14-macchianera-italian-awards-2014-1prima-scheda-di-votazione-il-red-carpet/). Potete scegliere solo altre tre categorie, non pi di
tre, nelle quali nominarci, e credo che educational sarebbe un'altra categoria adeguata. Poi la
Provvidenza ci penser lei, purch opportunamente aiutata dai vostri clic. Volete fare il partito?
Bene, allora non perdete questa occasione di dimostrare che esistete...]
...ma anche perch qui avete potuto avviare un discorso critico sui fondamenti culturali della crisi
che stiamo vivendo, grazie al contributo di amici come Fusaro e Barra Caracciolo, e grazie alla
vostra e mia multidisciplinariet. Questa non una cosa da trascurare, perch, vedete, ormai lo
avete capito: il problema rovesciare un frame, cosa pressoch impossibile se non se ne
individuano e non se ne minano i pilastri. L'euro, e pi in generale l'attuale percorso di
integrazione europea, un processo istituzionale totalmente illogico, e non solo sotto il profilo
economico. Ma occorre una lettura trasversale per portare certe contraddizioni ad emergere.
un'attivit divertente, come sottolinea Jun Ker:

Jun Ker ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La corruzione fra realt e chiacchiere"(
http://goofynomics.blogspot.com/2014/08/la-corruzione-fra-realta-e-chiacchiere.html):
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Vero, non cambieranno mai idea, ma metterli di fronte alle loro contraddizioni e vederli
contorcersi nella morte della logica l'attivit pi divertente dei miei ultimi due anni... godo come
un riccio a fagli vedere che i dati dicono il contrario di quello che pensano, o che essi stessi si
contraddicono 3 volte in una frase... ahhh quale estasi dei sensi quando non sanno che pesci
prendere XD
Postato da Jun Ker in Goofynomics alle 01 agosto 2014 15:26

ma anche, e soprattutto, un'attivit proficua, perch ci permette di riportare senso nel


nonsenso. Considerate ad esempio quanto ci ha raccontato Nat:
Nat ha lasciato un nuovo commento sul tuo post " la flessibilit, bellezza... (MMT vs. Phillips)"(
http://goofynomics.blogspot.com/2014/07/e-la-flessibilita-bellezza-mmt-vs.html):
Bellissimo post. Mi piace quando fa un po' di debunking. Che poi, anche a livello empirico (dove mi
trovo francamente pi a mio agio), una cosa talmente evidente, per chi lavora in un'azienda
(anche la migliore delle aziende, non una critica): talmente evidente che sei pagato
esattamente quanto basta per tenerti l, e che se fuori nessuno si sogna di cercarti (perch ci sono
a spasso decine di persone che fanno il tuo lavoro...) quello che continua a bastare esattamente
quello che ti danno (se non di meno, nei casi peggiori tipo "contratti di solidariet"). una
considerazione di tale buon senso, che quanto pi sei ricercato tanto pi sei pagato (ai bei tempi,
chi non ha visto i pi bravi ricevere un aumento perch non se ne andassero?). adesso, che non
se ne va pi nessuno, e se osi lamentarti, perch per esempio il carico di lavoro aumenta
costantemente, normale sentirsi rispondere "Ma non li leggi i giornali?"; cos come evidente
che le persone assunte a tempo determinato, i lavoratori "flessibili", hanno tutt'altro per la testa
che andare a chiedere un aumento di stipendio... Insomma sembra una considerazione di tale
buon senso che la disoccupazione sia inversamente correlata all'inflazione e che la flessibilit sia
perfetta per contenere gli stipendi...
Eppure qualche tempo fa, uno degli amici pi marxisti che ho (mi definisce "un'immacolata
coscienza borghese", qualsiasi cosa ci per lui significhi), quando gli ho chiesto se non gli veniva
qualche dubbietto sull'euro (di cui uno strenuo difensore) pensando alla tragedia di 25 milioni di
disoccupati in Europa con un'inflazione cos bassa, mi ha spiegato con sussiego che la curva di
Phillips era stata da tempo confutata da Milton Friedman...
Postato da Nat in Goofynomics alle 31 luglio 2014 01:30

Ecco: questo marxista imbecille (le due cose non necessariamente coincidono, mal'intersezione
non nulla come credevo prima di aprire questo blog), questo perfetto, compiuto, sesquipedale
coglione, che pur di difendere l'euro, cio un progetto classista di difesa del capitale finanziario
19

internazionale, si trova d'accordo con il padre dei Chicago boys (senza che nemmeno gli passi per
la capa che se Friedman che era tanto amico di Pinochet era cos nemico della curva di Phillips
forse un nesso c'era...), questo completo inetto politico, che senza nemmeno rendersene conto
fornisce supporto ideologico (per i motivi spiegati qui(http://goofynomics.blogspot.it/2014/07/ela-flessibilita-bellezza-mmt-vs.html)) a quei governi tecnici che poi va in piazza, magari, a far finta
di contestare ragliando qualche luogo comune, ecco, relitti umani di questo tipo, e sono tanti, e
sono ovunque, credo vi diano la misura del perch essenziale non limitarsi alle autocompiaciute
schermagliucce tecniche su Twitter o al bar dello Sport, ma occorre approfondire, risalire le
correnti carsiche del dibattito in corso, tornare indietro, mettere le cose in prospettiva. Solo cos si
potranno capire, e se del caso disprezzare, oppure perdonare, ma in ogni caso confutare, certi
atteggiamenti che molto spesso sono assunti dall'imbecille di turno per mero riflesso pavloviano.
Non c' altra spiegazione, se non questa, un po' canina, per spiegare come mai un marxista
dovrebbe prendere per buona l'analisi di Friedman (1968)!
Oggi vi volevo parlare (rapidamente, che mi aspetta l'osteria, quindi ho 30 minuti), di un
argomento attinente.
Volendo schematizzare il dibattito economico come confronto fra "neoclassici" e "keynesiani",
sempre schematizzando potremmo dire che l'attrezzo principale dei neoclassici il modello di
equilibrio economico generale, e quello dei keynesiani il modello IS/LM. I due modelli, nella loro
forma pi semplice, hanno in comune alcune caratteristiche non da poco: ad esempio, sono
entrambi statici, cio sostanzialmente atemporali, nel senso che non descrivono il processo di
raggiungimento di un equilibrio (e quindi non indicano se e come e in quanto verr raggiunto:
indicano solo se c'). Ma certo le differenze sono pi delle analogie.
Nella versione pi semplice del modello di equilibrio economico generale (EEG) lo scopo del gioco
vedere come un insieme teoricamente infinito di "agenti economici" dotati di una quantit
iniziale (al limite nulla) di un insieme estremamente ampio di beni realizza i propri scambi, in
un'economia di baratto, in modo da massimizzare la propria utilit. Esempio: se siamo in due, io
ho solo pane e tu solo prosciutto, chiaro che ci sono i margini per uno scambio vantaggioso (ed
anche chiaro che il modello atemporale, altrimenti, a meno che non ci sia una terza persona che
ha anche acqua, dopo un po' le cose si mettono male).
L'enfasi tutta sulla scelta del corretto rapporto di scambio, cio del prezzo relativo fra due beni.
Attenzione: vi ho detto che siamo in un'economia di baratto, nel senso che lo scambio
teoricamente avviene in modo diretto: io ti do il pane, e tu mi dai il prosciutto. Ma ben diverso
se per un etto di pane mi dai un etto o mezz'etto di prosciutto. Nel primo caso il prezzo relativo del
prosciutto 1, nel secondo 1/0.5=2 (il prosciutto "costa" relativamente di pi in termini di pane,
e per questo motivo ne ottengo un po' di meno). Quindi un prezzo teoricamente c', ma definito
non in termini monetari, assoluti (3.5 euro al chilo il pane, 7 il prosciutto - e mi tengo basso!),
bens relativamente a un bene scelto come "numerario". Nell'esempio sopra riportato il numerario
il pane.
20

Questo modello ha molti problemi e una caratteristica. I problemi sono evidenti: completamente
irrealistico (le nostre economie non sono di baratto, non si capisce come una persona possa
acquisire e trattare informazione immediata su chi ha quello che gli serve e come scambiarlo in
modo vantaggioso, ecc.). La caratteristica, per, che le quantit sono date, e quindi quello che
"regna" nel modello l'aggiustamento dei prezzi (relativi).
Da qui l'equazione neoclassicolibberistachicagoboybrutto = aggiustamento di prezzo.
Ok, i pi addentro possono andare a prendersi l'aperitivo, perch gi sanno dove voglio andare a
parare (molti colleghi mi leggono e qualcuno me lo dice).
Nel modello keynesiano lo scopo del gioco del tutto diverso. La versione banale di questo
modello, il modello IS/LM, considera rigidi i prezzi (abbiamo visto nella puntata precedente che
questa affermazione ideologicamente orientata), e analizza un'economia aggregata composta da
due mercati: il mercato dei beni, dove si considera solo l'aggregato complessivo e quindi la
domanda e l'offerta aggregata (non quella di pane e quella di prosciutto: quella di pane pi
prosciutto pi acqua pi candele pi sedie pi... ovviamente aggregate con un opportuno sistema
di prezzi che non interessa al modellista), cio, di fatto, il modello invece di essere a infiniti beni,
come l'EEG, a un solo bene: il Pil. Mancano quindi infiniti meno uno cio infiniti beni, ma c' una
cosa importante che nel modello EEG non c': la moneta. Lo scopo del gioco vedere per quali
combinazioni di domanda interna e tasso di interesse i due mercati sono in equilibrio, nel senso
che tutto il prodotto viene domandato, e che la moneta messa in circolazione dallo Stato soddisfa
le esigenze degli agenti economici (e quindi non ci sono pressioni sui tassi). Questo pu succedere
per un livello di reddito compatibile con la piena occupazione, o inferiore (come adesso), o anche
superiore, almeno concettualmente (nel qual caso tutti fanno gli straordinari). Il modello serve
quindi come base per definire politiche economiche, a differenza del modello EEG la cui unica
lezione : lasciate che tutti facciano come gli pare e che l'informazione circoli in modo efficiente, e
poi il teorema di Kakutani ci penser lui(http://en.wikipedia.org/wiki/Kakutani_fixedpoint_theorem). Nel modello keynesiano, invece, siccome i prezzi non variano, quello che si muove
per trovare la quadra la domanda aggregata, che il governo pu stimolare attraverso la spesa
pubblica, o attraverso la politica monetaria (nell'ipotesi che se riesce a far scendere i tassi gli
imprenditori facciano pi spesa per acquistare beni capitali, i cosiddetti investimenti fissi lordi).
La cosiddetta "sintesi neoclassica" sostanzialmente consiste nel ritenere che il modello corretto sia
quello IS/LM nel breve periodo, quando i prezzi non hanno modo di aggiustarsi, mentre l'EEG sia
una metafora corretta di quello che potrebbe succedere nel lungo, quando saremo tutti morti.
L'istinto di conservazioni quindi suggerisce implicitamente una graduatoria nella rilevanza dei due
modelli. L'attacco neoclassico scatenato da Milton Friedman nel 1968, al grido di "vietato vietare"
(che era lo slogan del sessantottini a Chicago come a Parigi - cosa sulla quale giustamente insiste
Diego...), dal punto di vista tecnico consisteva sostanzialmente nell'imporre alla professione (con
l'aiuto dell'oscillazione a destra del pendolo della storia) l'idea che il modello EEG fosse corretto
21

anche nel breve periodo. Cerchiamo di capirci: un keynesiano "ortodosso" anni '60 credeva
nell'efficacia delle politiche economiche, ma falchi alla Modigliani, tuttavia, vivevano pur sempre
nell'idea che s, ci fosse il ciclo economico, s, si doveva e poteva far qualcosa per contrastarlo,
MA
il mondo era comunque neoclassico nel lungo periodo. Il modello IS/LM era un buono strumento
per la gestione del breve periodo, del ciclo economico, ma il legislatore lungimirante avrebbe
dovuto poi prendere a paradigma per politiche di ampio respiro lo schema neoclassico (e quindi
liberalizzar, privatizzar...).
Con questo grosso "ma" i Chicago boys si nettarono le terga, portando avanti l'assurda, ma
tecnicamente avvincente, idea che il ciclo economico fosse un fenomeno di equilibrio,
perfettamente spiegabile dal modello EEG in presenza di shock aleatori. Il che, in buona sostanza,
significava che quando il ciclo era basso e tu eri disoccupato, eri contento, perch, anche se non te
ne eri accorto, in realt avevi scelto tu di sostituire lavoro con tempo libero.
Ah, no?

E allora perch non hai accettato un salario reale pi basso?

Vi ricordate il trotzkista e il liberista(http://goofynomics.blogspot.it/2013/02/dixit-dominus-iltrotzkista-e-il.html)? S, il tronfio coglione francese coautore di... non ve lo dico altrimenti capite
chi , che discettava sull'elasticit dell'offerta del lavoro al salario reale, prima di farsi asfaltare dal
mio amico A.? Di che stava parlando? Di questo, appunto! Del tasso al quale noi sostituiamo
lavoro con tempo libero a seconda del livello del salario.
Ovviamente era un liberista di sinistra.
Attenzione, per, perch qui arrivo al punto (sto finendo il tempo...). Avrete capito che nella
mente dell'economista mediano si incrosta questa fottuta scoria: aggiustamento di prezzo =
neoclassico, aggiustamento di reddito = keynesiano.
La cosa non ha molto senso, basata su una visione caricaturale non solo del mondo (ci potrebbe
stare), ma anche dei modelli, nei quali, credetemi, c' molto di pi (motivo per il quale sono utili),
ma tant': che tu sia "de destra" o "de sinistra", ti microchippano con questa fottuta
semplificazione in testa.
Ovviamente, se sei "de sinistra" la declini come aggiustamento di prezzo = neoclassicochicagoboy
brutto. Se sei "de destra" la declini come aggiustamento di reddito =
22

spesapubblicaimproduttivastamparemonetacomal'argentinabrutto.
Una cosa che non sapevo, e che ho imparato dalla mia attivit di divulgazione, che ci sono
sempre almeno due modi di essere idioti, dei quali almeno uno di destra e almeno uno di sinistra.
Da qui una serie di interessanti dettagli, sui quali vi illumino partendo da un'idea molto semplice: il
problema principale, universalmente ammesso, del cambio fisso che impedisce o comunque
rallenta l'aggiustamento di prezzo relativo fra beni nazionali e esteri (questo prezzo relativo, a
livello aggregato, si chiama tasso di cambio reale).
Ora, mettetevi nella testa di un keynesiano, quindi di uno "de sinistra". Quale sar il suo
ragionamento?
aggiustamentodiprezzo=chicagoboybrutto quindi l'aggiustamento di prezzo non deve
contare (non: non conta, che sarebbe scienza: non deve contare, che ideologia), quindi i flussi
commerciali sicuramente non rispondono alle variazioni dei prezzi relativi, il che rende inutili gli
aggiustamentidiprezzochicagoboybrutto, e quindi l'euro ce lo teniamo, perch se non ci fosse
potrebbero avvenire s degli aggiustamenti di prezzo, ma siccome a questi io non ci credo perch
sono keynesiano, allora mi tengo l'euro perch credo (apoditticamente) che adottandolo non si
rinunci a nulla.
Giuro! La pensano cos. Io mi son sentito dire in pubblico, a una conferenza: "Non credo che
rimuovendo l'euro risolveremmo i problemi perch da keynesiano devo credere che gli
aggiustamenti di prezzo non siano rilevanti". Freghete, frate'!
Da qui una serie di piccoli dettagli che fanno la delizia dell'intenditore. Perch quando De Cecco mi
ha presentato a Cipollone della World Bank ha detto "Questo Bagnai che dice le stesse cose della
destra americana ma qui in Italia passa per il capo dei rivoltosi"?
Ma perch per De Cecco, che keynesiano, l'idea che ci possano essere aggiustamenti di prezzo e
quindi che l'euro ci faccia danno "de destra". Vedete quanti piccoli dettagli spiegano, le correnti
carsiche delle quali vi parlavo?
E ovviamente, nella stima delle equazioni del commercio, quale sar l'atteggiamento di un
keynesiano "de sinistra"? Sar quello di ritenere che l'elasticit ai prezzi relativi sia piccola, sar
cio il cosiddetto elasticity pessimism, il pessimismo verso le elasticit (soprattutto di prezzo) che
caratterizz un certo dibattito nei lontani anni '60. Quel pessimismo era infondato: lo
dice Gandolfo nel suo manuale, stavano semplicemente usando dei metodi di verifica sbagliati, ma
poi la tecnica andata avanti. I risultati pi recenti (e ve ne ho citati tanti e tanti altri ve ne citer,
incluso il modello di a/simmetrie ieri felicemente "chiuso") dicono che le elasticit di prezzo
contano, e aprono a un certoelasticity optimism (Imbs era lo scorso anno a INFER2013).
23

Ma, e qui chiudo, c' un dettaglio beffardo che rende controproducente questo atteggiamento
ideologico, come tutti gli atteggiamenti ideologici. Nell'adottare la prospettiva
aggiustamentodiprezzochicagoboybrutto certi keynesiani di risulta in realt avvalorano il
principale capo d'accusa dei neoclassici verso il lavoro di Keynes: quello di aver fatto un bel
compitino all'interno del quadro dell'EEG, semplicemente lasciando fissi i prezzi. Se i prezzi si
muovessero, tutti troverebbero lavoro (accettando un salario pi basso): quindi, caro Maynard,
che ci avresti detto? Lo sappiamo anche noi che condownward wage rigidity c' disoccupazione
involontaria. Invece Maynard ha detto una cosa pi complicata e pi fondamentale, che per
viene regolarmente negletta e buttata in caciara anche grazie all'apporto fondamentale dei
"keynesiani" per i quali "io sono keynesiano quindi i prezzi non sono importanti quindi l'euro non
un problema".
Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Iddio...

(chi non ha capito a cosa serve questo post vergine. Chi lo ha capito non avr parole per
ringraziarmi, e comunque anche se le scrivesse sar difficile che io possa leggerle prima di qualche
ora: me ne vado all'osteria coi mastini e il prof. Santarelli a festeggiare il modello. E voi meditate,
gente, meditate...)
(segnalazioni di refusi gradita: non ho tempo di rileggere)

24

Il moltiplicatore e i parvenus (il keynesianesimo per le dame - Capitolo


terzo)
Luned, 11 agosto 2014
Nessuno contesta il diritto di chicchessia di avere ambizioni politiche, intese nel senso specifico di
ambizioni ad una propria carriera politica personale, cio di ambizioni a pervenire. In democrazia
l'elettorato attivo e passivo elargito a piene mani a chiunque, e va in generale visto come un
dato estremamente positivo che al secondo (l'elettorato passivo, cio la facolt di farsi eleggere e
cos pervenire a qualche carica politica) aspirino persone competenti.
Come sarebbe bello se chi, in una democrazia, chiamato a svolgere un ruolo, avesse almeno le
basi tecniche elementari per capire in quale ambito tecnico sta svolgendo la propria azione, cosa
pu e cosa non pu realizzare coi mezzi a disposizione, quali proposte sono razionali e quali
demagogiche!
Accade per, purtroppo, con sconcertante e deplorevole, per quanto non sorprendente,
regolarit, che nel dibattito attuale chiunque abbia esplicite o implicite, manifeste od occulte
ambizioni a pervenire, sistematicamente distorca i pi elementari contenuti tecnici della materia
della quale esperto, creando unvulnus estremamente grave al processo democratico, il quale
vorrebbe che chi chiamato a svolgere l'elettorato attivo (cio a votare), fosse, se non informato,
almeno non disinformato.
Purtroppo non cos: chi vuole pervenire, nell'attuale regime, parte dall'operare una sistematica
disinformazione degli elettori, al punto che ormai esiste un indicatore assolutamente efficace, con
margini di errori risicatissimi, che consente di capire istantaneamente se qualcuno (ad esempio un
mio collega) animato unicamente da un'ossessiva brama di pervenire per realizzare un proprio
obiettivo (appunto: pervenire), piuttosto che obiettivi collettivi (ad esempio: farci uscire dalla
crisi): basta verificare su un libro di testo se sta dicendo una sesquipedale cazzata.
una sesquipedale cazzata asserire che le importazioni non dipendano dal reddito, ad esempio,
ma non di questo che voglio parlarvi. Voi fate la spesa, e sapete quale percorso ad ostacoli sia
oggi, in un supermercato, comprare italiano, quando anche si abbiano i soldi per poterselo
permettere (materia della quale gli aspiranti pervenuti abitualmente non difettano)!
Oggi vorrei illustrare, a beneficio di chi non lo sa e di chi crede di saperlo, qualcosa di pi basilare:
il funzionamento della pietra angolare del modello keynesiano: il moltiplicatore del reddito.
Vorrei cominciare col ricordarvi una cosa piuttosto semplice, ma che abitualmente sfugge. In
un'economia di mercato si produce per vendere, non si pu vendere se nessuno acquista, e non si
pu acquistare se non si hanno soldi.
25

Dal primo punto (si produce per vendere, cio per conseguire un reddito) deriva una ovvia
conseguenza: il prodotto aggregato di una nazione coincide con il suo reddito aggregato, cio con
la somma dei redditi percepiti da chi detto prodotto (consistente di beni e servizi) ha contribuito a
porre in essere. Dal secondo punto (non si pu vendere se nessuno acquista) deriva un'altrettanto
ovvia conseguenza: il reddito aggregato coincide con la spesa aggregata, e quindi lo stesso
prodotto nazionale pu essere calcolato (e viene calcolato) dai due lati: lato produzione (come
somma dei valori aggiunti settoriali) e lato spesa (come somma delle spese dei vari operatori). Dal
terzo punto (non si pu acquistare se non si hanno soldi - propri o altrui, tramite l'accesso al
credito) deriva un'altres ovvia conseguenza: la spesa aggregata esprime la domanda aggregata di
un'economia, cio la domanda solvibile, quella che si traduce in capacit di spesa. In un'economia
di mercato i pii desideri (ad esempio: il desiderio di scorrazzare in Porsche e andare a troie che in
molti casi costituisce il sostrato etico dell'ambizione a pervenire) si chiamano "domanda
nozionale", e non si misurano, perch i sentimenti, ahim o per fortuna, non si misurano. Si misura
la spesa, perch la spesa "so' ssordi", come direbbe un romano.
Sintesi, e procedendo per moto retrogrado: in economia la domanda aggregata misurata dalla
spesa aggregata che coincide con il reddito aggregato cio con la produzione aggregata.
Dal che deriva che chi vi vuole far decrescere vuole che guadagniate di meno, e che chi ha
"distrutto domanda interna" vantandosene alla
CNN (https://www.youtube.com/watch?v=LyAcSGuC5zc)ha distrutto spesa, cio reddito, cio
produzione effettiva.
Cos, tanto per capire di cosa stiamo parlando.
Attenzione: ho detto "produzione effettiva". La produzione posta in essere si tramuta in reddito
ecc. Ovviamente non detto che questa produzione coincida con quella potenziale, con quella che
gli economisti, a seconda dei contesti, chiamano "capacit produttiva" o "Pil potenziale", cio con
la produzione che sarebbe teoricamente possibile porre in essere dati i macchinari, le
infrastrutture, e la popolazione in et lavorativa esistente.
Se si in recessione, con impianti sottoutilizzati, con persone a spasso, il Pil potenziale sar
evidentemente superiore a quello effettivo: sarebbe possibile produrre di pi, ma non lo si fa.
Perch? Perch si diventati pigri? No: perch se si producesse non si venderebbe.
Mi spiego meglio.
Contabilmente il prodotto aggregato effettivo coincide per definizione con reddito e spesa
aggregata (a meno di dettagli coi quali non vi annoio, che contano per lo zero virgola).
Ma economicamente il prodotto aggregato effettivo, i beni e servizi effettivamente posti in essere,
possono essere vincolati o dal lato dell'offerta (non si pu produrre di pi perch non si hanno
abbastanza macchine o lavoratori), nel qual caso il Pil effettivo coincide con quello potenziale e si
26

in piena occupazione, o dal lato della domanda (non si pu produrre di pi perch nessuno
compra), nel qual caso il Pil effettivo inferiore a quello potenziale e si ha disoccupazione.
Sintesi: in recessione il prodotto vincolato dal lato della domanda.
Conseguenza: in condizioni di recessione parlare di riforme dal lato dell'offerta intempestivo in
termini economici. per molto tempestivo in termini politici: i lavoratori la cui capacit
contrattuale e in generale di organizzazione politica sbriciolata dalla crisi accetteranno con
minori difficolt riforme effettuate nell'interesse del capitale, soprattutto se proposte loro da un
cioccolataio "de sinistra" proveniente dal contado (il prossimo che dice che fiorentino lo mando
al diavolo, che incontreremo pi avanti...).
Lasciamo per il lato politico e torniamo a quello economico. In condizioni di recessione, con
capacit produttiva inutilizzata e prodotto vincolato dalla domanda, il modello pi adeguato per la
definizione del prodotto/reddito/spesa nazionale un modello che considera appunto la
domanda, cio la spesa.
Tale il modello keynesiano, nel quale il prodotto, Y, viene modellizzato in termini delle
componenti di spesa.
Per farvela molto ma molto breve, mi limiter in quanto segue a considerarne solo due: la pi
importante quantitativamente, i consumi, C, e il resto, che possiamo chiamare spesa autonoma, A,
nella quale quindi confluiscono le spese degli imprenditori (investimenti fissi), del governo
(consumi collettivi), del resto del mondo (esportazioni nette). Sto, per semplificare, astraendo dal
fatto che anche queste componenti dipendono dal reddito. A differenza degli aspiranti pervenuti,
per, io so bene che non cos, e vi dico, mentre adotto questa semplificazione a mero scopo
didattico, che non cos. In particolare, le esportazioni nette dal reddito dipendono, e come! Ma
per il momento faremo finta di no.
Quindi nel modello keynesiano il prodotto dato da questa semplice relazione:
Y=C+A
Prodotto = Consumi + Spesa autonoma
Offerta aggregata = Domanda aggregata
Reddito aggregato = Spesa aggregata
...insomma: leggetela un po' come vi pare, le letture sono equivalenti, e occhio: il senso di questa
relazione che il membro di destra (la spesa, la domanda aggregata effettiva) vincola, e quindi
causa, quello di sinistra (il prodotto, l'offerta, il reddito).
27

Tanto per capirci e per stabilire subito una differenza: nel modello neoclassico invece il prodotto
determinato dal lato dell'offerta, come Y = f(K, L) (cio: il prodotto funzione di, dipende da,
capitale e lavoro). Questo sar anche vero in termini potenziali, ma quando la disoccupazione
sopra il 10% le condizioni potenziali sono lontane.
Chiara la differenza di approccio?
Domande? (le fate sotto)
Stante il fatto che il prodotto vincolato dal lato della domanda, chiaro che basta aumentare la
domanda, cio la spesa, e aumenta il prodotto. Esempio: se in un'economia i consumi aggregati
sono 75 e la spesa autonoma 25, quanto sar il prodotto/reddito/offerta?
Sar Y = 75 + 25 = 100.
(se state usando un Pc con Windows, ravanando nel men principale trovate una calcolatrice...).
Ma se lo Stato decide di spendere un euro in pi, la spesa autonoma (che comprende anche quella
dello Stato) passa da 25 a 26. E allora a quanto andr il prodotto/reddito/offerta?
Andr a Y = 75 + 26 = 101
(anche tu economista grazie a CEPU).
Visto che miracoli si ottengono abolendo l'ottusaausterit, l'austerit brutta e cattva che la
Germagna ci sta imponendo perch tanta tanta invidiossa, signora mia?
Finisce qui? Andiamo a casa?
Eh, no, non finisce qui. Comincia qui. Cio: qui finisce il ragionamento delle comari euriste che si
stanno attestando su quella che vi avevo detto sarebbe stata la loro estrema difesa
(http://goofynomics.blogspot.it/2013/12/audizione-informale-alla-commissione.html): dare la
colpa a un giocatore (la Germania) anzich alle regole del gioco (l'euro).
Comincia per la parte pi interessante del discorso. Perch, vedete, dopo l'intervento pubblico la
collettivit nazionale ha un euro in pi in tasca. E cosa ci fa?
Il discorso che Keynes svolge nel capitolo VIII, paragrafo III
(http://www.marxists.org/reference/subject/economics/keynes/general-theory/ch08.htm) della
Teoria generale noto ai tecnici:
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The fundamental psychological law, upon which we are entitled to depend with great confidence
both a priori from our knowledge of human nature and from the detailed facts of experience, is
that men are disposed, as a rule and on the average, to increase their consumption as their
income increases, but not by as much as the increase in their income. That is to say, if Cw is the
amount of consumption and Yw is income (both measured in wage-units) Cw has the same sign
as Yw but is smaller in amount, i.e. dCw/dYw is positive and less than unity.
Ovvero: chi si trova qualche soldo in pi in tasca, tender ad incrementare i propri consumi, ma
non si spender tutto il reddito aggiuntivo, un po' ne risparmier. La propensione (marginale) al
consumo, cio il rapporto fra l'incremento dei consumi e quello del reddito, sar quindi positiva
(sarebbe negativa se pi guadagni meno spendi), ma compresa fra zero e uno (sarebbe maggiore
di uno se ogni volta che guadagni un po' di pi ti indebitassi, o vendessi attivit finanziarie o reali,
per spendere pi di quello che hai guadagnato).
Ora, siccome normalmente non succede che a ogni aumento di stipendio ti vendi un
appartamento per andare in vacanza alle Seychelles (propensione al consumo maggiore di uno), e
non succede nemmeno che a ogni aumento di stipendio sostituisci nella tua dieta la carne con la
cicoria per mortificare il tuo corpo (propensione negativa), accade che la propensione al consumo
compresa fra zero e uno.
Sempre in virt del programma "anche tu economista", vi segnalo che gli economisti questo
discorsetto lo riassumono in una semplice formula:
C = cY
(ve la faccio moooolto semplice), dove C sono i consumi, e c (minuscolo) la propensione al
consumo.
Ne consegue che, ad esempio, se in un'economia il reddito aggregato 100, e la propensione
marginale al consumo 0.75, i consumi aggregati saranno:
C = 0.75 x 100 = 75
(per i tecnici: certo che in questo caso MPC coincide con APC. Problemi?)
E quindi, se il reddito passa da 100 a 101, i consumi cosa fanno? Diventano:
C = 0.75 x 101 = 75.75
Facile, no?
Per...
29

Per...
Houston, abbiamo un problema! Quando sopra abbiamo detto che se lo Stato spendeva 26 il
reddito andava a 101, lo abbiamo affermato sulla base del seguente ragionamento: aumenta la
spesa autonoma, quindi:
Y = C + A = 75 + 26 = 101
Dov' il problema? che abbiamo tenuto fermo (un economista direbbe: considerato esogeno) C,
il consumo aggregato, cio abbiamo fatto come se aumentando il reddito lui, il consumo, non
aumentasse! Ma le cose non stanno cos! All'aumentare del reddito il consumo aumenta, quindi
dire che il reddito aumenta solo fino a 101 quando la spesa pubblica aumenta di 1 inappropriato,
perch non tiene conto di cosa succede al consumo privato.
Voi direte: "Ah, s, ce n'eravamo dimenticati, per basta poco, che cce vo? Ora sappiamo che i
consumi passano a 75.75, quindi in effetti il reddito finale sar 101.75!"
Bravi polli! Ma il livello di consumi 75.75 calcolato considerando un reddito di 101! Se il reddito
invece 101.75, chiaro che i consumi saranno diversi, pi alti!
Il fatto che il modello composto da due equazioni:
C = cY
Y=C+A
e queste due equazioni sono simultanee (anche tu econometrico grazie a CEPU), nel senso che per
sapere quanto vale C devi sapere quanto vale Y, ma per sapere quanto vale Y devi sapere quanto
vale C.
A questo punto ci sono due strade, quella breve (per gli esperti) e quella lunga (per gli inesperti).
Strada breve: la forma ridotta (astenersi diversamente algebristi e passare al paragrafo successivo)
La strada breve chiara: per sapere quale sar l'impatto finale di un aumento della spesa
autonoma sul reddito, cio l'impatto che tiene conto di tutte le retroazioni via consumi, basta
risolvere algebricamente il modello di due equazioni. Si pu fare per sostituzione, e la cosa pi
ovvia sostituire l'equazione di comportamento (quella del consumo) nella condizione di
equilibrio (l'identit offerta=domanda, reddito=spesa). Otteniamo:

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dove l'ultima equazione la forma ridotta del reddito. Dicesi forma ridotta di un modello
un'equazione nella quale una variabile endogena (incognita) dipende solo da variabili esogene
(note e controllabili). I coefficienti della forma ridotta sono detti moltiplicatori, e quindi 1/(1-c) il
moltiplicatore (keynesiano) del reddito, che naturalmente, nelle ipotesi che stiamo facendo, vale:

Quindi il moltiplicatore quattro. La forma ridotta del reddito pertanto ci dice che:

nel nostro modello (o nella nostra economia, se il modello giusto) il reddito pari a quattro volte
la spesa autonoma, per cui se la spesa autonoma 25, il reddito/prodotto/spesa/domanda pari
a 100, e se la spesa autonoma aumenta a 26 (cio aumenta di 1), il
reddito/prodotto/spesa/domanda diventa pari a 104 (cio aumenta di 4). Guarda caso, l'aumento
del reddito pari al moltiplicatore (4), moltiplicato per l'aumento della domanda autonoma (1):
4=4x1
Ci siamo capiti.
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Strada lunga: il raccontino (non astenersi algebristi)


C'era una volta un politico che voleva risolvere la crisi. Il Pil era in caduta libera, e lui non sapeva
proprio cosa fare. Per raccogliere le idee, and a fare una passeggiata. Mentre era sprofondato nei
suoi pensieri, gli si fece davanti un petulante marmocchio dalla voce fastidiosamente blesa.
"Poitico? Poitico, mi senti?"
Il politico, infastidito per essere stato distolto dalle sue cogitazioni, avrebbe voluto dargli un calcio
sui denti, ma era appunto un politico, e quindi disse:
"Bel bambino, cosa posso fare per te?"
"Ccusa, poitico, pecch fai autteit butta ottusa attiva?"
"Eh?"
"S, autteit bbutta della Germagna! Pecch a fai?"
"Ma, non so, hai qualche altra proposta?"
"Ccusa, poitico, ma tu devi fimmae i efendum, devi die no autteit butta attiva, e poi devi fae a
manova eppansiva di un peccento di Pil"
"Dici che funziona?"
"Eccetto che unziona! Pe quetta ppesa pubbica a devi fae su podotti nazionali, devi aiutae la
piccoa e media impesa, senno non unziona..."
Il politico, che ormai era alla frutta, anche per evitare di sentire l'insopportabile voce blesa del
petulante e incompetente marmocchio, torn nel palazzo, e gli diede retta: aument la spesa
pubblica dell'1% del Pil, cio di uno, visto che il Pil era uguale a 100 (ancora per poco), portando la
spesa autonoma da 25 a 26. Dando retta al petulante marmocchio, us questo miliardo per fare
investimenti, e, fottendosene delle regole europee che non glielo avrebbero consentito, acquist
solo macchinari italiani, e diede appalti per opere pubbliche solo a imprenditori italiani.
Il reddito, sull'istante, aument per definizione da 100 a:
101 = 75 + 26
Questo miliardo aggiuntivo di spesa corrispondeva quindi a prodotto italiano e a redditi italiani. Gli
italiani lo incassarono, e siccome la propensione al consumo era pari a 0.75, del nuovo miliardo
32

0.75 (il 75%) venne speso in consumi.


Come vennero spesi questi 0.75? Be', l'operaio dell'imprenditore italiano and dal fornaio, e
compr 0.75 di pane.
L'aumento di reddito/spesa quindi fu:
1 + c = 1 + 0.75 = 1.75
cio l'aumento iniziale di 1 (a ppesa pubblica bbona bbella che isovve tutti i pobbemi), pi 0.75
(l'incremento endogeno di spesa dato dai consumi dell'operaio).
Ma... Il reddito del fornaio era aumentato di 0.75! E il fornaio aveva anche lui una propensione al
consumo. Quindi di questo nuovo reddito ne spese quanto? Ma s, il 75%, cio 0.75x0.75= 0.5625.
Come vennero spesi questi 0.5625? Be', il fornaio and dal lattaio, e compr 0.5625 di latte.
L'aumento di reddito quindi fu di:
1 + c + c x c = 1 + 0.75 + 0.5625 =2.3125
cio l'aumento iniziale di 1 (a ppesa pubblica bbona bbella che da sola isovve tutti i pobbemi), pi
0.75 (l'incremento endogeno di spesa dato dai consumi dell'operaio), pi 0.5625 (l'incremento
endogeno di spesa per consumi del fornaio).
Ma... Il reddito del lattaio era aumentato di 0.5625! E il lattaio aveva anche lui una propensione al
consumo. Quindi di questo nuovo reddito ne spese quanto? Ma s, il 75%, cio 0.75x0.5625 =
0.421875.
Come vennero spesi questi 0.421875? Be', il lattaio and dal tabaccaio, e compr 0.421875 di
fiammiferi (potrebbero tornare utili, perch come sapete io non sono un economista eretico: sono
un economista inquisitore).
L'aumento di reddito quindi fu di:
1 + c + c x c + c x c x c = 1 + 0.75 + 0.5625 + 0.421875
cio l'aumento iniziale di 1 (a ppesa pubblica bbona bbella che da sola isovve tutti i pobbemi), pi
0.75 (l'incremento endogeno di spesa dato dai consumi dell'operaio), pi 0.5625 (l'incremento
endogeno di spesa per consumi del fornaio), pi 0.421875 (l'incremento endogeno di spesa per
consumi del lattaio).
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Ma...

BASTAAAAAAAAA! CI HAI FATTO DUE PALLE CON QUESTA STORIA! E CHE ? ALLA FIERA DELL'EST?
ABBIAMO CAPITO!"
Gentile lettore, mi perdoni per averla tediata, ma... mi consenta: la colpa non certo mia! Se lei
non fosse diversamente algebrista, saremmo gi arrivati alla morale della favola...
Comunque: lo avrete capito: una iniezione iniziale di spesa autonoma provoca successivi aumenti
endogeni della spesa per consumi, ognuno dei quali il cx100% (nel nostro caso, il 75%) del
precedente, per cui la somma di tutti gli aumenti di spesa, quello iniziale e quelli successivi, una
cosa del tipo:

Insomma: i successivi aumenti endogeni di reddito (i consumi dell'operaio, del fornaio, del lattaio,
del tabaccaio, del carrozziere, del dentista,...) procedono in progressione geometrica, perch
ognuno spende solo una frazione del reddito avuto dal precedente, e quindi la loro somma la
somma di una progressione geometrica, cio, rectius, una serie geometrica convergente, che poi
l'unica serie che tutti voi sicuramente avete studiato (perch lo si fa prima della scuola terziaria).
Dice: "Ma se l'aumento di spesa due?" E che gli fa? Cambia il fattore di scala, ma non la ragione
della serie, e quindi succede questo:

1/(1-c) (la serie geometrica) resta il fattore per il quale moltiplicare l'incremento di spesa iniziale
(uno, due, quattro virgola sette, quello che ) per ottenere il totale degli incrementi di
spesa/reddito/prodotto, cio l'effetto che tiene conto di tutte le retroazioni endogene attraverso il
canale del consumo.
Epilogo
Alla fine dell'anno il politico, che si aspettava un aumento del Pil del 4%, si trov con un risultato
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molto pi deludente, e con i creditori esteri alla porta, che gentilmente lo esortarono a citofonare
alla troika. Disperato, il politico scapp dal palazzo, per sottrarsi all'ira popolare. Nascosto in una
forra, mentre sentiva salire gi, dalla valle, una torma infuriata di elettori coi forconi, e cercava
quindi di farsi piccolo piccolo, si sent apostrofare dalla blesa, insopportabile e stentorea voce del
moccioso petulante e incompetente:
"Bbavo poitico, hai fatto a cosa ggiutta... Hai cconfitto a butta autteit attiva, bbavo!"
Il politico, ormai, non era pi un politico. Era solo un uomo esasperato e terrorizzato, per cui
invece di blandire il moccioso, gli disse: "Ma brutto pezzo di merda, vuoi almeno parlare piano?
Guarda in che condizioni ma hai messo? Il deficit della bilancia dei pagamenti esploso, il Pil non
aumentato quanto avrebbe dovuto, non sono riuscito a creare tutta l'occupazione che avrei
teoricamente dovuto creare e per di pi ho la troika in casa e la gente mi insegue per darmi fuoco,
con i fiammiferi comprati dal lattaio, perch ha capito che ho messo il paese in mano a interessi
stranieri. E questo solo perch ti ho dato retta!"
E improvvisamente il marmocchio si trasform in un adulto, pervenuto al potere: un bel vestito
scuro, veniva dall'aver giurato nelle mani del Presidente della Repubblica, e con voce melliflua
disse al politico uscente:
"Ah, collega, anzi, ex-collega, mi ero dimenticato di dirti un dettaglio. Io ti ho raccontato con la mia
stucchevole voce blesa quello che succede in economia chiusa, in autarchia. Ma certo, noi non
siamo in autarchia, perch io ho un sogno europeo, voglio l'apertura. Anche la tua, che avverr
quando ti acchiappano. Il dettaglio era semplice: affinch la tua lotta contro l'austerit avesse i
risultati che tu auspicavi, e che io ti avevo maliziosamente suggerito solo perch volevo metterti in
difficolt e sostituirmi a te, occorreva che tu, il miliardino che hai speso, non solo lo spendessi in
beni nazionali, facendo fare investimenti a imprese italiane, ma poi lo seguissi in tutti i suoi infiniti
passaggi, e dicessi all'operaio di comprare solo pane italiano, fatto con farina italiana, lievito
italiano, in un forno italiano; al fornaio, di comprare solo latte italiano, fatto in Italia da una vacca
cresciuta in Italia e alimentata con mangime italiano, dopo essere stata vaccinata con vaccini
italiani, e trasportato da un camion italiano alla centrale del latte per essere pastorizzato con
macchinari italiani e confezionato da macchinari italiani in tetrapak prodotti in Italia a partire da
cellulosa italiana; al lattaio, di comprare fiammiferi prodotti in Italia, con legno italiano, e,
naturalmente, con zolfo italiano..."
"Ma... Ma un compito impossibile!" replic l'attonito ex-politico.
E mentre dagli eleganti pantaloni si vedeva sbucare una coda, e sulla fronte spuntavano due
inequivocabili corna, con il pi soave dei sorrisi e la pi suadente delle voci l'ex-marmocchio
soggiunse: "Lo so bene, carissimo! Altrimenti, perch mai te l'avrei dato?"
E scomparve, lasciando una nuvoletta dall'acre odore, appunto, di zolfo.
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L'ex-politico realizz di aver incontrato il demonio.


Grid inorridito, i suoi ex-elettori lo trovarono, lo aprirono, e diedero fuoco a quel che ne era
rimasto (il lattaio aveva portato i famosi fiammiferi).
Sic transit gloria mundi.
Dite che non succede? Ah, be', certo: infatti da quando stiamo in piedi (quattro milioni di anni, se
non ricordo male) non mai successo, e comunque oggi tutto molto diverso:oggi c' la
Cina(http://en.wikipedia.org/wiki/Slow_slicing).
Se sapete leggere fra le righe, va bene. Altrimenti, ne parliamo nella prossima puntata...
(capito quale e quanta la malafede di certe persone, dove vogliono pervenire, e dove
condurranno il nostro paese per realizzare i loro porci fini personali? Posso essere lievemente
irritato? No? Ho un brutto carattere? Bene: ne riparleremo quando avremo la troika in casa. Allora
capirete).

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Quello che c' nun se po' nisconne (KPD 4)


sabato 16 agosto 2014
(ed eccoci arrivati alla quarta puntata del "Keynesianesimo per le dame" (KPD). Qualcuno ha
chiesto che fine avessero fatto i cicisbei. Ve ne parler. Intanto, cominciamo...)
A partire dal post su debito e corruzione(http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/evasione-edebito.html), vi ho solo fatto vedere relazioni che nonesistono
(l'ultima qui(http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/evasione-e-debito.html)). Magari qualcuno
sar rimasto con l'amaro in bocca, o con una legittima curiosit: "A cosa somiglia, invece, una
relazione che esiste?" Ve lo faccio vedere subito. Vi ricorderete che parlando del moltiplicatore
keynesiano, vi ho spiegato la "legge psicologica
fondamentale"KPD3(http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/il-moltiplicatore-e-i-parvenusil.html) espressa da Keynes, che stabilisce che i consumi siano in relazione con il reddito, con una
propensione marginale compresa fra zero e uno (seguire il link per ripassino), il che significa che se
il reddito aumenta, solo una parte dell'aumento viene dedicata a nuovi consumi.
Per darvi un'idea di quanto sia forte questa regolarit empirica, vi propongo lo scatter della
relazione fra reddito e consumi in 174 paesi al mondo (dati pro capite in dollari a PPP ai prezzi del
2005, il che significa che sono aggiustati per le differenze di potere d'acquisto fra un paese e
l'altro, e depurati dall'effetto dell'inflazione nei singoli paesi: crescono se crescono le quantit, non
se cresce il livello dei prezzi). Lo scatter questo:

La relazione vi sembrer un po' dispersa, ma ne parliamo subito. Subito dopo avervi ricordato a
cosa somiglia una relazione che non esiste:
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Una relazione che non esiste interpolata da una retta piatta (perch quando una delle due
variabili si muove l'altra non si muove: potrebbe eventualmente anche essere una retta verticale,
invertendo gli assi), e ha un coefficiente di determinazione
(http://it.wikipedia.org/wiki/Coefficiente_di_determinazione) (R2) esiguo. In questo caso sull'asse
orizzontale abbiamo l'indicatore di corruzione percepita della Banca mondiale, e il coefficiente di
determinazione dello 0.1%, a indicare che la corruzione percepita, considerando un campione di
176 paesi, spiega solo lo 0.1% della variabilit del debito pubblico (cio niente).
Una relazione che esiste interpolata da una retta inclinata (perch quando una delle due variabili
aumenta, l'altra aumenta - pendenza positiva - o diminuisce - pendenza negativa), e ha un
coefficiente di determinazione pi vicino a uno che a zero (per farla semplice). Nel caso della
funzione del consumo (primo grafico) la pendenza positiva: quando ci spostiamo verso destra,
cio verso livelli di reddito pi alti, ci spostiamo anche in alto, cio verso livelli di consumo pi alti
(tutto in valori pro capite), e il coefficiente di determinazione del 75%: la variazione del reddito
spiega il 75% di quella del consumo, il che, considerando che stiamo osservando paesi molto
diversi l'uno dall'altro, ci fa intuire che la legge psicologica fondamentale di Keynes un suo qualche
fondamento ce l'ha!
La funzione del consumo che abbiamo rappresentato sopra ha una propensione marginale del
46%: vedete che quando il reddito x aumenta, il consumo aumenta di 0.46. Se ne pu discutere.
Vedete anche che col crescere delle variabili, la relazione sembra molto dispersa: in altre parole,
quando siamo su valori piccoli di reddito e consumo, i punti tendono ad agglutinarsi attorno alla
retta, quando si va su valori alti, abbiamo punti anche molto distanti dalla retta.
Il fatto che in economia le dimensioni contano meno delle proporzioni (e, se ci pensate, questo
vale anche in altri campi). Quando vi ho parlato
dei logaritmi(http://goofynomics.blogspot.it/2013/11/produttivita-salari-crisi-logaritmi.html), mi
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sono dimenticato di dirvi una cosa molto importante (fra le tante): i logaritmi regolano anche la
nostra percezione(http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Weber-Fechner). Quindi, forse, una legge
psicologica fondamentale esce meglio se la rappresentiamo in scala logaritmica. Proviamoci:

Oooops! Le cose migliorano di molto: il logaritmo del reddito spiega addirittura il 92% della
variazione del logaritmo del consumo! Ma perch?
Ve la metto semplice: secondo voi, cos, molto superficialmente, e considerando che un fatto
che le sensazioni non si misurano, avere un aumento di reddito di 1000 euro fa pi piacere a voi o
a Bill Gates? Secondo me Bill Gates nemmeno se ne accorge, giusto? Esatto! Mentre per me
sarebbe un aumento del 35%, qualcosa che difficilmente passa inosservato. Ora, se vi ricordate il
discorZetto sui logaritmi (http://goofynomics.blogspot.it/2013/11/produttivita-salari-crisilogaritmi.html), vi ricorderete che la scala logaritmica serve a rappresentare
incrementi percentuali, non assoluti. Insomma: quando sulla scala logaritmica mi sposto di 0.01,
non mi sono spostato di 0.01 lire, o euro, o dobloni, o talleri: mi sono spostato dell'1%, cio ho
subito un incrementoproporzionale, non assoluto.
Questo il motivo per il quale in scala logaritmica la funzione del consumo esce meglio. I due
paesi in alto a destra (quindi pi ricchi e con pi consumi) sono il Lussemburgo e il Qatar. Capite
bene che per un cittadino del Lussemburgo avere un aumento di reddito di 100 dollari a PPA non
come per un cittadino del Congo (in basso a sinistra). Per quest'ultimo un aumento di 100 dollari
significa quasi raddoppiare il reddito. In Lussemburgo con i biglietti da 100 euro ci si accendono le
sigarette, tanto fra istituzioni europee (pagate coi soldi nostri) e banche private (salvate coi soldi
nostri) i cittadini lussemburghesi hanno di che scialare.
Questo il motivo segreto (che segreto non ) per il quale usando la scala logaritmica una
relazione economica "esce" molto meglio statisticamente: perch la percezione della propria
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ricchezza (come quella dei pesi che sollevi in palestra) segue una scala logaritmica, il che significa
che le dimensioni contano meno delle proporzioni (vedi la voce "sbadiglio di ciuo" nel Nuovissimo
Borzacchini(http://www.ibs.it/code/9788870960822/marchetti-giorgio/nuovissimo-borzacchinipiccolo.html), se ce l'avete).
Gi che ci siamo, vogliamo vedere un'altra relazione che esiste? Ve la faccio vedere: quella fra
reddito e importazioni:

Niente male, eh? Il reddito aggregato di un paese spiega l'89% della variabilit delle sue
importazioni.
Non c' che dire, la relazione esiste. Ma perch Piga, Realfonzo, Becchetti, e tutti gli alfieri "de
sinistra" del "basta spenne che cce vo'!", dicono che non esiste, e che dobbiamo tenerci l'euro ma
aumentare il reddito nazionale, perch tanto le importazioni non aumenterebbero? Ma... io non lo
so. Forse hanno dato l'esame di macro troppi anni fa? Forse sono amici della troika? Forse
vogliono evitare di farvi riflettere sul vero problema, e portarvi in barchetta ancora per un po'?
Io un'idea ce l'avrei, ma la tengo per me. Intanto registriamo questo fatto, che ci sar utile per
KPD5: le importazioni dipendono dal reddito. Il che, in buona sostanza, implica che se aumenti il
reddito, ma non fai aumentare il prezzo delle importazioni (cio non ti doti di una valuta nazionale
e non la fai fluttuare), le importazioni aumenteranno, il tuo paese andr in deficit con l'estero
(vender all'estero quanto prima, ma comprer molto pi di prima, quindi dovr indebitarsi con
l'estero), e tu ti troverai in breve in una crisi di bilancia dei pagamenti, con i creditori esteri che
bussano alla porta, e al citofono ci dicono: "Dai, facci salire, ti presentiamo un'amica: la troika!".
Ma tutto questo Piga non lo sa (perch non lo vuol sapere). Che grande tristezza (vorrei poter dire:
delusione)!
40

Il moltiplicatore del modello di a/simmetrie (KPD5)


http://goofynomics.blogspot.it/2014/12/il-moltiplicatore-del-modello-di.html
gioved 25 dicembre 2014

(e come promesso su Twitter, mentre la mia Cosette scarta la sua ennesima bambola - non ci sono
pi le Thnardier di una volta - voi potete scartare er post tecnico. Ma proprio tecnico, eh! Come
dice Frescobaldi, non senza fatica si giunge al fine. Ma chi ci giunge, per ricompensa, sar pi
incazzato di prima...)

Chiuso il discorso del benza


paper (http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S030142151400682X)(ma poi ci
torniamo, perch da quando abbiamo stimato l'equazione son cambiate tantissime cose, e sono
curioso di vedere quale dei vari modelli approssima meglio l'andamento effettivo dei prezzi da
maggio a oggi), pubblichiamo un nuovo post della serie KPD (Keynesianesimo per le dame),
tornando a parlare del moltiplicatore keynesiano, questo sconosciuto...
Lo faccio per tre motivi:
1) perch volete er post tecnico per sentirvi tanto intelligenti;
( il vostro lato piddino, non ho difficolt ad assecondarlo)
2) perch devo cominciare a rispondere alle costruttive osservazioni di Lippi sulle propriet del
modello (poi risponder a Boltho, un amico e non si offender se lo tengo ancora un momento
in coda). Ora, Lippi ha fatto delle domande delle quali certamente pu capire la risposta (fosse
sempre cos)! Purtroppo, affinch almeno alcuni di voi siano in grado di comprendere domanda e
risposta c un pochino di lavoro da fare...

(alla faccia di quelli che devi chiudere il blog tanto ormai hai gi detto tutto! No, le cose non
stanno cos: io non ho nemmeno sfiorato la punta delliceberg: voi credete di aver capito tutto,
perch siete beati, ma da capire c ancora molto e quello di oggi un tassello importante del da
farsi);

3) perch devo farvi vedere come i risultati di tanti studi sbandierati sui media siano autentiche
scoperte dellacqua calda, che scaturiscono banalmente dalle propriet matematiche del modello
di riferimento comunemente accettato dagli economisti di qualsiasi forma e colore
(roba che insegnavo ai miei studenti di econometria come Jere
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(http://goofynomics.blogspot.it/2014/11/ttip-la-storia-si-ripete.html) (finch ce nerano) perch


lavevo imparata dal mio maestro Carlucci - per il quale, in segno di riconoscenza, sto preparando il
cinghiale nel tegame di rame della mi nonna hoc facite in meam commemorationem).

Come alla bottega del Verrocchio si imparava a dipingere un angelo


(http://it.wikipedia.org/wiki/Battesimo_di_Cristo_%28Verrocchio_e_Leonardo%29#mediaviewer/F
ile:Verrocchio,_Leonardo_da_Vinci_-_Battesimo_di_Cristo_-_Google_Art_Project.jpg), cos alla
bottega di Carlucci si imparava come funzionasse un moltiplicatore. Ma certo, a quei tempi non si
doveva riempire la (tacci) SUA (http://goofynomics.blogspot.it/2014/12/tacci-sua-la-paggellaprima-parte.html)...

Questo post si basa sul lavoro (s, lavoro) svolto in quattro post precedenti, che quindi esorto i
nuovi venuti e gli smemorati a rileggersi:

1) quello che esponeva la semplice aritmetica del


moltiplicatore KPD3(http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/il-moltiplicatore-e-i-parvenusil.html)per evidenziare il carattere dilettantesco (o luciferino?) delle proposte appelliste
(austerit brutta e cattiva, teniamoci leuro ma cambiamo politica);

2) quello che ricordava un elementare fatto stilizzato della macroeconomia, ovvero che lelasticit
al reddito delle importazioni mediamente intorno a
due(http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/lelasticita-delle-importazioni-al.html);

(una conferma la trovate nella prima colonna della Table 3 del paper sul modello di a/simmetrie
(https://ideas.repec.org/p/ais/wpaper/1405.html), dove il prezioso Christian ha fatto una rassegna
della letteratura; una delle tante perle con una e sola del paper, che sicuramente
sfuggirebbero a una lettura non guidata: ma vi guido io)

3) quello su Marshall-Lerner, dove definivo propensione marginale ed


elasticit(http://goofynomics.blogspot.it/2013/02/marshall-lerner-astenersi-piddini.html), delle
quali oggi avremo bisogno;

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(il post su Marshall-Lerner andrebbe buono anche per parlare di Russia, ma lasciamo che oggi ne
parlino Tigellone e la sua corte dei miracoli, che io quello che cera da dire lho pubblicato nel
2012);

4) quello che spiegava come nella modellizzazione economica tornino piuttosto comode e naturali
forme non lineari di tipo logaritmico KPD4(http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/quello-che-cenun-se-po-nisconne-kpd-4.html), semplicemente perch queste esprimono il fatto che in economia
le proporzioni contano pi delle dimensioni
(una perdita di 1000 euro per me na traggedia, per Guglielmo Cancelli un dato assolutamente
trascurabile...)

(il riepilogo del percorso servir a farvi apprezzare quale knowledge base sia questo blog, alla
faccia dei poveri imbecilli del basta un tweet, a che serve un blog...)

Dato che qui si andr veramente sul tecnico, vi dico prima, in parole pi o meno semplici, quale
sar il percorso, cos gli esperti capiranno subito dove voglio arrivare e faranno a meno di leggersi
le banalit che seguono, e i non esperti, se giunti alla fine torneranno qui e riusciranno a capire
quello che dico in sintesi, si sentiranno esperti, e in parte avranno ragione (e certamente lo
saranno pi di qualsiasi economista da talk show, ma non di qualsiasi economista della bottega del
Verrocchio). Per descrivervi il percorso parto dallosservazione di Lippi alla quale fornisco due
risposte: una che capiranno solo gli economisti, e una che descrive quanto voglio fare per farla
capire a voi.

Poi comincer il percorso.

Ars longa, vita brevis, ma i post tecnici li volete voi...

Losservazione di Lippi
Losservazione di Lippi era: il moltiplicatore troppo alto (vicino a due) e in pi diverge, il che
dovrebbe mettere in guardia sulle propriet del modello (che potrebbe essere dinamicamente
instabile).

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(questa la slide con le sue osservazioni, la discussione, se vi interessa, sul nostro canale
Youtube) (https://www.youtube.com/watch?v=etzZqn6moME).

La risposta per Lippi (astenersi dilettanti)


Preoccupazione fondata, ma il problema non sussiste.

Come illustro nella versione definitiva del paper, il moltiplicatore del modello attorno a 1.5,
quindi conforme alla letteratura scientifica pi recente. La spike che si vede a fine simulazione e
che ti ha messo (giustamente) in allarme dipende da un fatto tecnico. Nel paper i moltiplicatori
sono calcolati con simulazione dinamica ex post a partire dal 2004. Ora, com noto, nel 2009
successo un discreto casino. Il salto del moltiplicatore semplicemente il risultato del salto
verso il basso dellItalia e della non linearit del modello. In un modello a elasticit costanti (come
sono tutti i modelli macro per i noti motivi) le propensioni marginali, dalle quali dipende il
moltiplicatore, variano al variare del Pil, il che fa s, banalmente, che in recessione i moltiplicatori
siano pi grandi (precisazione: la funzione del consumo di lungo periodo omogenea lineare nel
mio come in altri modelli, per cui l'elasticit unitaria e le propensioni marginale e media
coincidono e non cambiano al variare del livello del Pil; questo per non vale per le altre
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propensioni, in particolare quella allimportazione...). Come spiego sotto ai miei lettori, questo
risultato, sbandierato ultimamente come una brillante scoperta scientifica a botte di
SVAR (http://www.nber.org/papers/w17447)su NBER, una ultrabanale conseguenza delle
propriet matematiche di un modello standard.

Lerrore (espositivo) mio stato quello di presentare i moltiplicatori calcolati con simulazione ex
post rispetto a una baseline storica. Se li calcoli rispetto a una baseline ex ante sufficientemente
smooth (costruita come da prassi estrapolando le esogene secondo le loro tendenze storiche, ad
esempio), i moltiplicatori vengono belli smooth anche loro, e convergono attorno a 1.5 (pi o
meno, a seconda della voce di spesa che vai ad alterare). Il fatto che in vita mia mi ero sempre
regolato cos, e tutti si regolavano cos, per il semplice motivo che non mi ero mai trovato (non ci
eravamo mai trovati) nel campione di stima uno shock di dimensioni tali da evidenziare la non
linearit del modello, come quello determinato dallultima recessione. La conseguenza era che in
tanti studi precedenti, miei o altrui, i moltiplicatori calcolati ex post rispetto alla baseline storica
erano sufficientemente smooth perch in simulazione endogene ed esogene seguivano sentieri
di sviluppo ragionevolmente regolari.

La sintesi per che ti posso rassicurare: il modello di a/simmetrie non solo ha un moltiplicatore
di dimensioni vidimate dalla ricerca recente, ma questo moltiplicatore ha anche propriet che a
me sembrano banali, ma che NBER ritiene di dover pubblicare! Questo per fa parte
dellantropologia.

E che vuoi di pi dalla vita?

Sottolineo ancora una volta (per i laici) che sei stato molto disponibile a commentare un lavoro
cos preliminare, e che se il lavoro era troppo preliminare la colpa era mia (avevo sottostimato gli
impicci che mi avrebbe procurato lultimo best seller!). Se avessi esposto meglio i risultati non
avremmo discusso di queste banalit. Daltra parte, la mia militanza divulgativa rende interessanti
anche queste divagazioni.

La risposta per gli altri


Se non avete capito, ci sono due possibilit: la prima andare su Twitter e interpellare Tigellone,
che vi dir che queste cose me le ha insegnate lui (ma semplicemente perch vorrebbe magnasse
lui er cinghiale che invece tocca a Carlucci); la seconda seguirmi nel mio ragionamento, che si
riaggancia al percorso fatto in questo blog, che un blog dove si studia o si resta beati.
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Il percorso in due passi:

1) finora vi ho fatto vedere solo la formula del moltiplicatore in economia chiusa


KPD3(http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/il-moltiplicatore-e-i-parvenus-il.html) (cio senza
commercio estero), perch lunica che conoscono Becchetti, Piga e la CGIL (per non far nomi),
altrimenti non proporrebbero referendum pro-troika (fortunatamente falliti).In economia aperta
la dimensione del moltiplicatore dipende anche dalle importazioni e per farmi capire bene devo
esplicitare questa dipendenza;

2) in post precedenti vi ho motivato il fatto che in economia i comportamenti aggregati sono


descritti meglio da funzioni di tipo logaritmico
KPD4(http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/quello-che-ce-nun-se-po-nisconne-kpd-4.html), ma
non vi ho ancora esplicitato la conseguenza di questa non linearit sulla struttura del
moltiplicatore.

Dal primo fatto consegue che le dimensioni del moltiplicatore in economia aperta
diminuiscono (vedremo poi perch), e quindi che chi addita come risolutiva la lotta allautteit
butta attiva sta usando unarma relativamente spuntata (e ignora il rischio in termini di vincolo
esterno).

Il secondo fatto (non linearit) ha due conseguenze:

a) il moltiplicatore non pu essere pi ricavato in termini algebrici, come avevamo fatto qui, ma
occorre calcolarlo con metodi numerici (con simulazioni, appunto);

b) le sue dimensioni variano a seconda del valore delle variabili, e quindi, in un modello empirico,
del momento storico nel quale il moltiplicatore viene calcolato (esattamente come la derivata di
una funzione non lineare non necessariamente identica in ogni punto, mentre quella di una retta
s questo era per gli ingienggngneri).

(...sempre a beneficio degli ingienggngneri - cos capiscono subito e vanno a fare altro: vi ricordate
com fatto il grafico della funzione logaritmica? Derivata? 1/x, bravi! Ecco perch quando x
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grande, il suo impatto su ln(x) piccolo. ASAT - as simple as that - ma non ditelo a un
economista...)

Siete pronti? Non ci avete capito niente? Ma come! Avevate capito tutto! Eh, la vita fatta cos.
Proprio quando stai per chiederle di sposarti, la trovi a letto col tuo migliore amico...

Pensavi di aver capito tutto, e invece: sorpresa!

Consoliamoci con un po di matematica.

(Certo, per gli intellettuali da quattro soldi che girano oggi sui social, per gli spin doctor dozzinali
che ci hanno venduto per decenni leuro come un dogma, e che ora, per gettare fumo negli occhi
ai gonzi, ci additano come persone offuscate dalle proprie certezze ideologiche, per questi
individui infimi che fanno di una esornativa esaltazione del dubbio metodologico larma del pi vile
dei fascismi, quello dellopinione, va da s, per questa ciurma di collaborazionisti traditori, ai quali
qualcuno un giorno chieder il conto (e se non lo far un tribunale italiano lo far il ragioniere di
ultima istanza, lAltissimo), per questi elminti, pu anche darsi che la derivata della funzione
logaritmica sia una mia opinione.

Sapete, un problema di tassonomia. Io gioco un po con gli ingienggngneri, che sanno di sapere
molto pi di quanto sappiano, ma un fatto che essi sono fra i migliori amici delluomo: rientrano
almeno nei mammiferi. Ma i laureati in scienze politiche
(https://twitter.com/dilul68/status/547439159519248384), quelli, stanno da qualche parte fra
lanfiosso e lameba, gi gi, dove noi non abbiamo tempo di andare a ravanare...)

E ora, tecnica sia!

Il moltiplicatore in economia aperta: caso lineare

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La contabilit
Allora: per capire quanto segue dovete rileggervi questo
KPD3(http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/il-moltiplicatore-e-i-parvenus-il.html). Se non lo
fate e non capite sono fatti vostri. Se lo fate e non capite colpa mia, nel qual caso petite et
dabitur vobis.

In che modo nel nostro raccontino lappellista di turno, che poi si scopre essere Belzeb, cogliona il
politico di turno? Semplicemente glissando sul fatto che in uneconomia aperta al commercio
estero gli incrementi di reddito provocati da una politica espansiva necessariamente si scaricano,
almeno in parte, sullacquisto di beni esteri, e quindi: (1) producono reddito allestero (sintesi:
fanno aumentare il Pil altrui), e (2) mandano in rosso la bilancia commerciale.

Nulla di male di per s, ma sono effetti che vanno quantificati con cautela e valutati nel contesto
(per evitare amare sorprese).

Cerchiamo di formalizzare questa semplice nozione. Come sempre, la formalizzazione non serve a
complicare cose semplici, ma a semplificare cose complicate. Capisco non sia divertente come un
sulfureo scambio di tweet (so sorry...), ma se volete evolvere dovete faticare.

Partiamo dal considerare che quando consumiamo (acquistiamo beni di consumo), parte di
quanto consumiamo prodotto in casa e parte allestero:

C = CN + CM

dove CN sono i consumi di beni nazionali e CM i consumi di beni iMportati. Questo vale anche per i
consumi (intermedi) della pubblica amministrazione:

G = GN + GM

e anche nel caso degli acquisti di capitale fisico da parte delle imprese (la formazione lorda di
capitale fisso industriale, che in contabilit nazionale si chiama investimenti fissi lordi):
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I = IN + IM

Ora, le importazioni di un paese sono la somma delle tre componenti di acquisto di beni importati,
ovvero:

M = CM + GM + IM

Daltra parte, il prodotto di un paese, cui corrisponde il reddito complessivamente distribuito nel
paese (cio er Pil), pu essere acquistato da parte dei suoi abitanti o da parte di quelli del resto del
mondo, per cui:

Y = CN + GN + IN + X

Questa complicatissima formula matematica (ve lo meritate leuro) dice semplicemente che
quanto viene prodotto in Italia (Y) viene acquistato in parte dalle famiglie italiane (CN), in parte dal
governo italiano (GN), in parte dagli imprenditori italiani (IN) e in parte dagli abitanti del resto del
mondo, cio viene esportato, e le esportazioni sono appunto X. Le spese di tutti questi gruppi di
acquirenti generano reddito in Italia, e la loro somma il reddito complessivo generato in Italia (er
Pil).

C per un problemino-ino-ino pratico. Molti di noi sanno quanto spendono per campare la
famiglia (io no, ad esempio), ma quasi nessuno di noi in grado di stabilire quanto di questa spesa
vada in prodotti esteri.
Lo stesso vale a livello aggregato: nellidentit del PIL entrano le spese complessive, in prodotti
nazionali ed esteri, cio una cosa di questo tipo:

Y=C+G+I+X

ma... attenti! Cos la formula sbagliata! Perch? Perch include anche spese che hanno generato
reddito allestero. Infatti, se sostituiamo, vedremo che:
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Y = CN + CM + GN + GM + IN + IM + X

e tutte le componenti con la M (quelle importate) generano reddito nel resto del mondo, non da
noi!
La soluzione per a portata di mano: basta sottrarre dal computo le componenti di spesa
importate.
Se acquisto unauto tedesca limprenditore tedesco a far profitti e il suo operaio a ricevere un
salario, quindi chiaro che questi acquisti devo sottrarli, se quello che mi interessa il Pil italiano:

Y = CN + CM + GN + GM + IN + IM + X (CM + GM + IM)

Questa la formula corretta, che, usando le definizioni di C, G, I e M date sopra, pu essere


espressa in modo pi semplice (e a voi noto) come:

Y=C+G+I+XM

dove, quindi, i flussi di spesa interni (C, G, I) comprendono anche la parte che si rivolge a beni
importati, ma poi il totale delle importazioni viene sottratto, in modo da restituire in Y tutti e soli i
redditi corrispondenti ad acquisti di beni nazionali (e quindi i redditi distribuiti agli abitanti del
paese, non a quelli di altri paesi).

Chiaro fin qui? La risposta deve essere s, perch se no o forse, allora inutile che andiate avanti.
Raggiungete la colonnina pi vicina e chiedete soccorsi.

Leconomia
Da quanto sopra consegue che il modellino abbiamo usato qui
KPD3(http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/il-moltiplicatore-e-i-parvenus-il.html) troppo
semplice: dobbiamo considerare anche la spesa che si rivolge ai beni esteri (importazioni) e quindi
le equazioni diventano tre:
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C = cY
M = mY
Y=C+AM

Il modellino ora ha tre equazioni: oltre alla funzione del consumo C = cY, c anche una funzione
delle importazioni, M = mY, che dice appunto che pi guadagni (pi cresce Y), pi importi (pi
cresce M). Come c la propensione marginale al consumo (percentuale di un incremento di
reddito speso in beni di consumo), cos m la propensione marginale allimportazione
(percentuale di un incremento di reddito speso in beni importati). Il modello chiuso da una
condizione di equilibrio: lofferta aggregata Y (cio i redditi prodotti e distribuiti) uguale alla
domanda aggregata (cio alla somma algebrica delle tre componenti di spesa). La spesa autonoma
A comprende G, I e X (tre componenti di spesa che, in prima approssimazione, possiamo supporre
non dipendano direttamente dal nostro Pil per I e G non del tutto vero, ma per ora ci
accontentiamo di un modello semplice).

Laumento di dimensioni del modello non procura grossi traumi: siamo ancora a tre equazioni, non
a 140 come nel modello di a/simmetrie, e quindi una soluzione algebrica facile da trovare. Il
modello si risolve come sempre sostituendo le equazioni di comportamento nella condizione di
equilibrio (fra offerta e domanda aggregata, cio fra reddito e spesa):

Y = cY + A mY

Visto? Al posto di C abbiamo messo la sua espressione, cY, e al posto di M la sua espressione, mY.
Questo significa sostituire le equazioni di comportamento nella condizione di equilibrio. Perch
lo facciamo? Perch cos possiamo raccogliere Y a fattor comune a sinistra delluguale:

(1 c + m)Y = A

e quindi:

51

(P.s.: non ci provate: ho un figlio alle medie e uno al ginnasio, quindi so che queste cose dovreste
saperle fare. Il fatto che i miei studenti non sappiano farle non prova nulla: loro hanno vissuto la
scuola post-berlingueriana...)

Il moltiplicatore la frazione che vedete, ed passato 1/(1-c) a 1/(1-c+m). Siccome m un


parametro positivo (se guadagni di pi consumi pi prodotti importati), la conseguenza che in
economia aperta il moltiplicatore keynesiano diminuisce.

(...prima lezione di Economia della globalizzazione)

Esempio numerico: in economia chiusa, con una propensione marginale al consumo del 75% il
moltiplicatore 1/(1-0.75)=1/0.25=4 (lo abbiamo visto qui)KPD3
( http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/il-moltiplicatore-e-i-parvenus-il.html). Se per la
propensione marginale allimportazione dell80% (cio: su un euro di spesa, ottanta centesimi
vanno verso lacquisto cosciente o inconsapevole di beni esteri), il moltiplicatore diventa 1/(10.75+0.8)=1/1.05=0.95.

Bella differenza, vero?

Ecco, tenetela a mente.

Questo ovviamente il risultato del fatto che in economia aperta le spese che vengono a valle
alliniziale iniezione di spesa pubblica (per investimenti o altro)non si rivolgono solo a beni
italiani, e quindi loperaio forse compra solo pane italiano, ma questo non necessariamente fatto
con farina italiana, e lievito italiano, anche se riscaldato forse in un forno italiano (ma
probabilmente precotto in un forno francese); il fornaio, non compra solo latte italiano, munto in
Italia da una vacca cresciuta in Italia e alimentata con mangime italiano, dopo essere stata
vaccinata con vaccini italiani, e trasportato da un camion italiano alla centrale del latte per essere
pastorizzato con macchinari italiani e confezionato da macchinari italiani in tetrapak prodotti in
52

Italia a partire da cellulosa italiana, ma molto probabilmente latte tedesco... e via dicendo. Ogni
spesa che non si rivolge a un prodotto italiano genera reddito altrove e quindi gli incrementi
cumulati di reddito italiano che fanno seguito a una spesa iniziale sono ovviamente minori in
economia aperta che in economia chiusa. Queste dispersioni (leakage) di domanda aggregata,
cio di spesa, verso lestero, formalmente sono espresse dal termine +m al denominatore del
moltiplicatore. Pi sono grandi, pi grande m, pi piccolo il moltiplicatore.

Visto che ormai sapete tutto e siete tanto bravi per cui non avete pi bisogno del blog
(finalmente!), non mi affretto ad aggiungere una cosa talmente banale che quasi mi vergogno di
segnalarvela: quanto sopra vale anche per gli altri paesi. Ricordate la voce X nellidentit del
reddito nazionale? strano come le importazioni altrui somiglino alle nostre esportazioni, no?

Bene.

Quindi io non sto dicendo che dovremmo tornare allautarchia! Cos come noi sosteniamo i redditi
altrui importando, gli altri sostengono i redditi nostri importando da noi: sono le nostre
esportazioni. Il commercio non una panacea ma non il demonio. I disonesti (intellettualmente)
sono il demonio, come vi ho raccontato. In altre parole, io vi sto dicendo che in economia aperta
cambia lefficacia della politica economica, non che leconomia aperta sia un male perch ci
impoverisce. La prima cosa un fatto incontrovertibile. La seconda dipende dalle circostanze, ma
normalmente lapertura e lo scambio permettono di stare meglio (se gestiti).

Il moltiplicatore in economia aperta: il caso non lineare


Il modellino che stiamo vedendo pi realistico di quello che conoscevamo, ma non ancora
abbastanza realistico perch non tiene conto del fatto, da noi ampiamente documentato
(http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/lelasticita-delle-importazioni-al.html), che lelasticit
delle importazioni al reddito 2.

Come faccio asapere che la funzione M = mY non ha elasticit 2? (in effetti, ha elasticit 1).

Be, ci dovrebbero aiutare le definizioni di propensione ed elasticit


studiate qui(http://goofynomics.blogspot.it/2013/02/marshall-lerner-astenersi-piddini.html).
Mettiamola cos: la funzione delle importazioni che vi ho proposto, M = mY, ci dice che nel lungo
periodo le importazioni sono in rapporto costante al Pil: M/Y = m. Due grandezze rimangono in
53

rapporto costante se variano nella stessa proporzione, cio allo stesso tasso di variazione
percentuale. Ma lelasticit , come sappiamo, proprio il rapporto fra le variazioni percentuali di
due variabili. Quindi, se queste due variazioni sono identiche, il loro rapporto 1. Detto in altre
parole: se due grandezze rimangono in rapporto costante, sono legate da una elasticit
unitaria. Quindi, siccome la funzione delle importazioni che vi ho proposto ha una elasticit
unitaria, non fornisce una buona rappresentazione della realt (perch in realt lelasticit delle
importazioni al reddito di circa 2, cio due. Capito bene? Due. Chiaro? Due).

(quant lelasticit delle importazioni al reddito?...)

Sintesi: il fatto che la funzione considerata abbia un'elasticit troppo bassa conseguenza del
fatto che essa postula che importazioni e reddito crescano secondo un rapporto costante m. E
invece? E invece non cos: il rapporto fra importazioni e reddito non stato storicamente pari a
una costante m, ma andato crescendo cos:

Vedete? La propensione al consumo si stabilizzata dagli anni '70 attorno al 60% (0.6), mentre
quella all'importazione partita a 0.07, e, se non ci fosse stata la battuta d'arresto determinata
dalla crisi, oggi sarebbe forse a 0.3 (il 30%). In altre parole, dal 1960 a oggi reddito e consumi sono
cresciuti in media praticamente allo stesso tasso (2.5% il reddito, 2.6% i consumi), mentre le
importazioni sono cresciute a velocit doppia: il 5% in media. 5/2.5 = 2, ovvero l'elasticit delle
importazioni al reddito ...
54

Dai, su, che la sapete: due!

Questo per significa che la funzione che abbiamo messo nel modellino (M=mY), e che si trova in
ogni e ciascun modellino di macroeconomia aperta da secondo anno, fasulla, non rispecchia la
struttura della realt.

Per capire come potrebbe essere fatta la funzione giusta, quella che rispecchia la struttura della
realt, quella dove se il reddito cresce dello z%, le importazioni crescono al doppio (cio al 2z%),
cominciamo col fare un esempio numerico, perch forse pu aiutare.

Guardatevi questa tabbellina:

La prima colonna fornisce i valori di Y, il reddito, la variabile esplicativa nelle funzioni del consumo
e delle importazioni. Al tempo 0, Y vale 100. Se al tempo 1 vale 101, significa che aumentato di 1
(incremento assoluto), cio, in questo caso, dell1% (incremento percentuale). La seconda colonna
fornisce i valori di C, che sono quelli di Y moltiplicato per 0.75. Quando Y vale 100, C vale 75, e se Y
aumenta di 1, C aumenta di 0.75 (incremento assoluto), cio dell'1% (incremento percentuale).

Un discorso analogo vale per M. Quando Y vale 100, M vale 40. Quando Y vale 101, M vale
40.4. Quindi M aumenta di 0.4, che corrisponde, guarda caso, all1% (anche lui). Insomma: in
55

questo modello (che quello che vi ho descritto sopra) quando Y aumenta dell'1%, tutto aumenta
dell'1%: sia C che M, ed ovvio che sia cos, visto che i rapporti fra consumo e reddito
(C/Y=c=0.75) e fra importazioni e reddito (M/Y=m=0.74) rimangono costanti (noi economisti li
chiamiamo propensione media).

Guardate un altro (anzi: un'altro) dettaglio. Vi ricordate quando abbiamo definito le elasticit
come rapporto fra incrementi percentuali(http://goofynomics.blogspot.it/2013/02/marshalllerner-astenersi-piddini.html)?

Abbiamo detto che la propensione marginale era un rapporto fra incrementi assoluti:

e che l'elasticit era un rapporto fra incrementi percentuali, che in quanto tale pu essere
espresso come rapporto fra propensione marginale (MP, marginal propensity) e propensione
media (AP, average propensity):

da cui consegue che la propensione marginale il prodotto fra l'elasticit e la propensione media:

Ora, tutta questa robetta, mi rendo conto, molto astratta, vista cos, ma da essa dipende un fatto
molto concreto, come vedremo poi sotto. Intanto, mettiamoci dei numeri, quelli dell'esempio
56

sopra.

Se consideriamo le importazioni, vediamo che la MP a importare (che poi sarebbe m=0.4) uguale
al rapporto fra gli incrementi assoluti di importazioni e reddito (0.4/1=0.4), e che l'elasticit delle
importazioni al reddito, che in questo caso poi sarebbe 1, uguale sia al rapporto fra incrementi
percentuali di importazioni e reddito (0.01/0.01=1) che al rapporto fra propensione marginale e
media all'importazione (0.4/0.4=1), mentre la propensione marginale, a sua volta, uguale
all'elasticit delle importazioni al reddito per la propensione media a importare (1x0.4=0.4).
I conti tornano...
Oh, sentite, i post tecnici li volete voi, e io non posso sempre rompermi i coglioni con l'aritmetica!
Qui, se volete andare avanti, bisogna studiare, e questi sono i compiti per le vacanze.
Ma....
E se invece volessimo una funzione con elasticit 2?
(perch le importazioni che elasticit hanno? Due! Bravi!)
Vediamo quest'altra tabbbella:

Qui ho considerato una diversa funzione delle importazioni: le importazioni aumentano con il
quadrato del reddito, moltiplicato per 0.004. E che succede se la funzione delle importazioni ha
questa forma arcana? Lo vediamo nell'ultima colonna!

57

Quando il reddito aumenta da 100 a 101, le importazioni aumentano da 40 a 40.8, cio


aumentano di 0.8. Guarda un po'! L'incremento assoluto delle importazioni 0.8, quindi quello
percentuale del 2%, e siccome l'incremento percentuale del reddito sempre dell'1%, ne
consegue che l'elasticit 2 (2.01 per problemi di arrotondamento), e tutti i nostri altri discorsi
tornano.
1) la propensione marginale uguale al rapporto fra gli incrementi assoluti (0.8/1 = 0.8), ma anche
al prodotto fra elasticit e propensione media (0.4x2 = 0.8);
2) l'elasticit uguale al rapporto fra incrementi percentuali (0.02/0.01=2), ma anche al rapporto
fra propensione marginale e propensione media: 0.8/0.4=2.
Fico, no?
No?
Veramente non vi piace?
E allora come facciamo? Siamo in una crisi economica, e non mi andrete mai oltre ai ragli di
Twitter?
No, dai, non possibile: fate come i piddini! Anche se non vi piace, fate almeno finta che vi piaccia,
perch se non squarciate il velo di Maya non arriverete mai al paradiso del #DAR, quello nel quale
si aggirano le anime elette (IO) contemplando il dibattito economico italiano e internazionale.
Allora: vediamo un po' cosa abbiamo intuito (forse) finora: abbiamo intuito (ma non dimostrato)
che in una relazione del tipo:
X = a Zb
l'elasticit l'esponente della Z (della variabile a destra). In effetti, nella funzione delle
importazioni
M = 0.4 Y
l'esponente della Y (della variabile a destra) era uno (non si vede, ma c', perch se non ci fosse Y
sarebbe 1... Qualcuno l'ha capita?), e l'elasticit, calcolandola, veniva uno, mentre nella funzione:
M = 0.004 Y2
l'esponente della Y due, e l'elasticit calcolata ci viene 2.
58

In effetti s, siete maggiorenni, ed ora che sappiate certe cose: nella modellistica economica le
relazioni a elasticit costante vengono proprio rappresentate mediante funzioni del tipo:

X = a Zb
(dove l'elasticit, ovviamente, b). Poi, per raggiungere l'apice del delirio, vi ricordo che i logaritmi
("C' un medico in sala?"), dei quali abbiamo
parlato qui(http://goofynomics.blogspot.it/2013/11/produttivita-salari-crisi-logaritmi.html),
hanno la propriet che chi passato per la scuola dell'obbligo conosce, di trasformare il prodotto
in somma e l'elevazione a potenza in prodotto, il che, in buona sostanza, significa, che in economia
lavoriamo con la trasformata logaritmica della funzione che vi ho appena mostrato, cio con:
ln(X) = ln(a) + b ln(Z)
Ad esempio, nel caso di
M = 0.004 Y2
la trasformata logaritmica sarebbe:
ln(M) = -5.52 + 2 ln(Y)
Bbbboni, state bboni...
Dunque, intanto se prendete il working paper del
modello(https://ideas.repec.org/p/ais/wpaper/1405.html), vedrete che praticamente tutte le
equazioni di lungo periodo stimate hanno questa forma.
Ad esempio, a pagina 97 trovate questa tabella arcana:

59

la quale vi informa del fatto che il logaritmo delle importazioni dalla core Eurozone, cio la
variabile LOG(MGUSDVB), dipende da una costante C uguale a -18.35 e da 2.119 moltiplicato per il
logaritmo del Pil italiano LOG(GDPVUSD) (la tabella vi d tante altre informazioni che per ora non
vi interessano, ma intanto vorrei farvi capire che anche il nostro complicato modello fatto di
pezzi relativamente semplici come quello che vi ho appena descritto). Perch vi faccio vedere i
risultati di queste stime? Intanto per cominciare a guidarvi nella loro interpretazione, e poi per
farvi capire che una funzione delle importazioni del tipo M = 0.004 Y2 non poi cos arcana, non
un parto della mia fantasia perversa (sai che soldi col romanzo erotico?), ma , banalmente, quello
che si trova quando si mettono due dati in un computer e si spingono un paio di tasti.
Ora, attenzione, qui prendetevi un t, una camomilla, una grappa, insomma, qualcosa, perch
dobbiamo fare il passo determinante per farvi capire come mai in recessione non si deve mai fare
austerit (ma proprio mai mai mai). S, lo so che lo sapete, che ve lo hanno detto, ma in realt non
lo sapete, non potete saperlo, una cosa un pochino tecnica.
Mettiamola cos: mi appello al vostro animo piazzaleloretista: voi non siete quelli che vogliono
appendere tutti per i piedi? Ma mica si pu appendere uno per i piedi solo perch porta il loden!
Eh no, non sta bene, soprattutto a Natale! Se volete farlo, io non sono e non sar d'accordo, ma
almeno esigo che lo facciate a ragion veduta, dopo aver capito quanto era evidente a ogni
economista (lui compreso) che quello che stava facendo ci avrebbe condotto al disastro!
60

(...voi direte che abbiamo la sua confessione (http://goofynomics.blogspot.it/2014/07/undandere-kollegen-astenersi-piddini.html), ma quella venuta ex post: io vi voglio dimostrare con
evidenza matematica che quello che sarebbe successo lo sapeva benissimo prima).
Sono riuscito a motivarvi? La vostra stolida e improduttiva sete di sangue stimolo sufficiente per
incitarvi a capire?
Bene, allora mettiamo insieme due pezzi del discorso:
1) abbiamo visto sopra che le dimensioni del moltiplicatore dipendono da quelle della propensione
marginale all'importazione:

Pi m grande, pi piccolo il moltiplicatore.


2) abbiamo visto anche che la propensione marginale il prodotto dell'elasticit per la
propensione media:

Quindi (rullo di tamburi) se in un modello l'elasticit costante, la propensione marginale cresce


con la propensione media. Ma:
3) quando l'elasticit al Pil maggiore di uno, la propensione media all'importazione cresce col Pil,
e quindi la propensione marginale all'importazione cresce col Pil, e quindi il moltiplicatore cala al
crescere Pil, e aumenta al diminuire del Pil.
Questa propriet delle funzioni normalmente utilizzate per rappresentare la realt
macroeconomica (perch ne rispecchiano il funzionamento) ci garantisce che in tempi di
recessione il moltiplicatore keynesiano sar pi grande che in tempi normali, e che quindi in
recessione i tagli avranno un effetto amplificato sul Pil.
Ed ecco l'esempio numerico: riprendo esattamente l'ultima tabella, dove per, a causa della
61

recessione, il valore di partenza del Pil considero sia 93 anzich 100 ( diminuito del 7%).

Allora: col Pil che vale 93, i consumi valgono 0.75x93=69.75, le importazioni valgono 34.60 (fate il
conto voi), e notate: il rapporto fra consumi e Pil (la propensione media al consumo)
esattamente quello di prima (0.75), mentre il rapporto fra importazioni e Pil (la propensione media
alle importazioni) diminuito da 0.4 a 0.37. Questo, ovviamente, perch siccome l'elasticit due,
alla diminuzione del reddito (denominatore) conseguita una diminuzione pi che proporzionale
delle importazioni (numeratore) e quindi il rapporto diminuito.
Ormai siete dei professionisti, e quindi sapete da voi che la propensione marginale
all'importazione, cio m, non sar pi 0.8 come prima: possiamo calcolarla come prodotto fra
l'elasticit (2) e la propensione media (0.37), e troviamo (arrotondando) 0.75. Oppure, se non ci
fidiamo, incrementiamo il reddito di uno: i consumi passano a 70.50 (aumentano di 0.75), mentre
le importazioni aumentano di 0.75 pure loro... E allora vedete che il rapporto fra incremento
assoluto delle importazioni e incremento assoluto del reddito pari appunto a 0.75, cio quando il
Pil pari a 93 la propensione marginale alle importazioni casualmente scende fino a diventare pari
a quella alle importazioni.
Ora occhio, guardate il moltiplicatore!
Nel caso in cui il Pil partiva da 100, avevamo:

( riportato nella tabbbella, quella con tre b), mentre quando il Pil parte da 93 abbiamo:
62

cio il moltiplicatore aumenta.


E questo cosa significa?
Be', ve la ricordate la storiella della Ruritania e della
Cracozia(http://goofynomics.blogspot.it/2012/04/laritmetica-del-debito-pubblico.html)?
Nell'esempio che stiamo svolgendo, in condizioni di recessione stiamo proprio come la Ruritania:
moltiplicatore pari a uno significa che un punto di spesa pubblica in meno fa calare di un punto sia
il debito che il Pil, quindi se il debito 6/5=120% del Pil, dopo diventa 5/4=125% del Pil.
In condizioni pi floride le cose non andrebbero cos male: una diminuzione di uno del numeratore
(via tagli alla spesa e al deficit) farebbe diminuire il denominatore solo di 0.95, e quindi si
andrebbe solo al 123%!
Va bene, questi sono numeri ovviamente dati a caso, ma avete capito il messaggio?
Le dimensioni del moltiplicatore aumentano nelle fasi di recessione, semplicemente per effetto
della fisiologica non linearit della funzione delle importazioni (fatto stilizzato universalmente
riconosciuto in letteratura), che comporta che in condizioni recessive le "dispersioni" di reddito
verso l'estero calino in modo pi che proporzionale (m diminuisce), e quindi la spesa pubblica
attivi un reddito proporzionalmente maggiore all'interno del paese. Nel modello di a/simmetrie il
moltiplicatore 1.5 in condizioni "normali" ma sale a circa 1.8 in presenza di una brusca
recessione.
Non un mistero: quello che ogni economista sa e che, come ho cercato di spiegarvi, risulta da
una banale ispezione dei fatti stilizzati macroeconomici (la costanza del rapporto fra consumo e
reddito, che implica elasticit unitaria e propensione marginale al consumo costante, l'andamento
crescente del rappporto fra importazioni e reddito, che implica elasticit vicina a due e
propensione marginale all'importazione crescente).
Ne consegue che in recessione, dato che il Pil scende, per cui m diminuisce e il moltiplicatore
aumenta, la politica di bilancio agisce sul Pil in modo pi che proporzionale, il che consiglia di non
usarla per tagliare, perch se tagli finisce come in Ruritania. Molto meglio usarla per sostenere il
reddito, visto che un euro in pi di deficit produce pi di un euro di Pil.
Concludiamo
Lo so. Per molti di voi stata una sofferenza. Ma altri hanno goduto. Per tiro le conclusioni, se
63

posso.
L'osservazione di Francesco Lippi era acuta, ma risentiva di un problema pratico che il materiale
che gli avevo fornito non documentava sufficientemente bene (colpa mia): il calcolo del
moltiplicatore incorporava, a fine periodo, un anno di recessione estrema. Era quindi ovvio che il
moltiplicatore si avvicinasse a due, e del resto, come sapete, questo il valore che il Fmi
suggerisce per economie in recessione nella sua stucchevole palinodia del 2012
(http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2012/02/pdf/text.pdf) (a pag. 41). D'altra parte, in
condizioni normali il moltiplicatore del modello converge a 1.5, e questo il valore che viene
riscontrato da autori molto pi autorevoli di me (secondo loro)(
http://www.voxeu.org/article/what-size-fiscal-multiplier-estimate-you-can-t-refuse) e con metodo
molto pi sofisticati dei miei (secondo loro).
La bellezza (per chi pu apprezzarla) di questo post consiste nel fatto di aver mostrato a chi ha
fatto lo sforzo per capirlo che non c' alcun bisogno di structural vector autoregressions, di regime
switching models, e di altre menate simili (http://www.nber.org/papers/w17447.pdf), per
giungere alla conclusione che il moltiplicatore aumenta nelle recessioni.
Basterebbe saper leggere un cazzo di grafico e sapere cos' un logaritmo.
E lo sanno, vi assicuro che lo sanno.
La palinodia del Fmi ipocrisia allo stato puro, purissimo, al 1000%, perch, vedete, che Alesina e
Giavazzi coi moltiplicatori negativi delirassero si sapeva, e va bene cos, ma che comunque il
moltiplicatore fosse maggiore di uno in recessione lo si sapeva ugualmente. Nessun economista
serio ha mai avuto dubbi. Avere dubbi su questo significherebbe non sapere la semplice algebra
del moltiplicatore, che ormai sapete anche voi, significherebbe ignorare i pi banali fatti stilizzati
relativi all'andamento delle variabili macroeconomiche (come quelli riassunti dal grafico qua
sopra), significherebbe aver dimenticato l'aritmetica per imparare le equazioni alle derivate
parziali.
Ah, voi dite che i miei colleghi.
Be', in effetti, forse, almeno gli appellisti...
Per, su, Natale: veniamoci incontro. Se voi dite che i miei colleghi sono cos imbecilli, vi credo, o
almeno faccio finta. Ma allora voi in cambio promettetemi di non appenderli per i piedi: la loro
minushabensitudine laddove provata, li renderebbe innocenti di fronte a qualsiasi tribunale!

Non appendeteli per i piedi...

64

...lo faccio io (metaforicamente e pacatamente, s'intende).

Buon Natale!

(ah, naturalmente la conclusione che il moltiplicatore del modello assolutamente standard, le


sue dimensioni sono quelle convalidate dalla letteratura pi recente e tecnicamente agguerrita, e
in questo senso il modello del tutto ortodosso e pu essere considerato affidabile quanto
qualsiasi altro modello di banca centrale o di centro studi - anzi, di pi, perch finanziato in
crowd funding, e quindi qui se Squinzi telefona nessuno scatta sull'attenti
(https://www.youtube.com/watch?v=hcZxVcY3p38). Appena avrete digerito questo cenone,
useremo il modello per vedere cosa sarebbe successo se Monti non avesse fatto austerit. Quanto
costato Monti, con la sua decisione folle, a ogni italiano? Dobbiamo purtroppo escludere quelli ai
quali costato la vita: ma anche i superstiti hanno sentito una bella botta. Il conto si fa presto,
basta un buon modello, e il nostro lo , e Eviews 8.1. Ci vuole meno di un secondo - perch i
modelli buoni convergono in fretta. Chi offre di pi?)
(e mi raccomando, so che fa male, ma poi ci si abitua: se vogliamo parlare ad esempio di Russia in
modo un po' pi elevato di Tigellone o di Boldrin, dovete capire cos' un'elasticit. Non ci sono
santi. Altrimenti restiamo al permeismo puro (http://www.inmondadori.it/il-Permeista-JonChisciotte/eai978889097640/). Sinceramente, ormai sarebbe il caso che ve ne affrancaste...).

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Il costo di Monti (KPD6)


http://goofynomics.blogspot.it/2014/12/il-costo-di-monti-kpd6.html
venerd 26 dicembre 2014
(...sesto capitolo del Keynesianesimo per le dame...)

(...il 2015 sar un anno lunghissimo. Da pi parti, tutte qualificatissime, sento portare avanti
uninterpretazione che mi sembra plausibile, che in parte altera il quadro del Tramonto delleuro,
ma che si integra molto bene con le consapevolezze faticosamente raggiunte in questi anni di
studio comune. Leuro un progetto di annessione monetaria, ma non da parte della Germania,
che, come al solito nella SStoria, conta meno di quanto creda: da parte degli Stati Uniti. Anche qui,
per favore, astenersi complottisti. Lho sentito io, con le mie orecchie, Mundell raccontarci, a
Dublino nel 2007(http://www.ucd.ie/china/news/news_16-08-07.html), che un pezzo del processo
da lui auspicato verso la moneta unica
mondiale(https://ideas.repec.org/a/eee/jpolmo/v27y2005i4p465-475.html) avrebbe dovuto
essere la fusione di dollaro e euro. Dopo il Risorgimento e lUnione Europea sappiamo bene quale
sia il risultato della fusione fra un vaso di ferro e un vaso di coccio: chi ancora non lo sa si
legga Anschluss(http://www.ibs.it/code/9788868300142/giacchegrave/anschluss-annessioneunificazi.html?gclid=CLCUmvqt48ICFSfLtAod2GUA7w) in ginocchio sui ceci. Fra Stati Uniti e
Europa non devo certo spiegarvi quale sia il vaso di coccio. Daltra parte, questo quadra
perfettamente con una cosa che abbiamo mille e una volta affermato (lultima volta
qui(http://ideecontroluce.it/se-non-ce-alternativa-non-ce-politica/)): quello che a economisti del
calibro di un Fazi e di un Pittella(http://www.ibs.it/code/9788864118826/fazi-elido/breve-storiadel.html) appare come un momento alto di elaborazione politica europea, in realt il momento
pi basso di sottomissione culturale a paradigmi statunitensi vetusti e fallimentari, alla paccottiglia
della scuola di Chicago (con la quale del resto Mundell consustanziale). Basterebbe lidolatria per
le regole fisse a dimostrarlo. roba europea? Come no!?
(http://en.wikipedia.org/wiki/Friedman%27s_k-percent_rule) Chiaro, vero? Ma non possiamo
chiedere di capirlo a un uomo che pure, dovendo il proprio successo allaver pubblicato una storia
di rapporti anali(http://it.wikipedia.org/wiki/100_colpi_di_spazzola_prima_di_andare_a_dormire),
parte in qualche modo avvantaggiato! Daltra parte, lannessione ha una sua logica, che nel
Tramonto delleuro e poi ancora meglio in LItalia pu farcela viene spiegata: in un mondo nel
quale il dollaro subisce la pressione certo non delleuro (una moneta senza stato pu premere
solo sui propri cittadini), ma dello yuan, di fronte alla prospettiva di perdere il proprio potere di
signoraggio (stampo e compro), gli Stati Uniti devono dotarsi di unarea di sbocco che serva loro
per riequilibrare i propri conti esteri. Oggi il dollaro lo vogliono ancora tutti. Quando ci sar scelta,
non sar pi possibile per gli Stati Uniti indebitarsi indefinitamente in dollari. LEuropa servir
quindi agli Stati Uniti esattamente allo stesso scopo al quale il Sud Europa servito alla Germania:
un gigantesco outlet per collocare i propri beni riequilibrando le proprie partite correnti, cio il
66

proprio indebitamento netto estero. Inutile dire che il tentativo di destabilizzazione della Russia si
situa bene in questo quadro, per i noti motivi(http://italian.ruvr.ru/2014_09_02/Si-sviluppa-ilcommercio-in-valute-nazionali-6824/). Nel Tramonto delleuro evocavo lipotesi di una alleanza
fra paesi debitori (Usa e un pezzo di Europa) per contrastare Berlino. Questo scenario postbellico aveva e ha una sua razionalit, ma forse ingenuo: gli Stati Uniti possono anche
permettersi di mangiarsi tutto il cucuzzaro, cio il creditore regionale (Germania) e i debitori
regionali (fra cui noi), per trasformarci in un simpatico panel di debitori loro. Lo scenario postbellico diventerebbe quindi quello di unEuropa finanziata dagli Stati Uniti per acquistare beni di
consumo statunitensi (via TTIP). In effetti, gi successo col piano Marshall: cambio fisso,
finanziamenti dagli USA, ecc. Ma nel secondo dopoguerra il sangue dei cadaveri esigeva
democrazia e stato sociale. Oggi non ci sono ancora stati abbastanza morti perch capitale e
lavoro addivengano a un patto meno instabile. Perch, attenzione: la situazione post-bellica,
come ci siamo pi volte detti, sotto molti aspetti, ad esempio perch lammontare di debiti
(pubblici) accumulati pari a quello raggiunto dopo la Seconda Guerra Mondiale, ecc. Ma c un
enorme MA! E lenorme MA che siccome oggi le economie sono molto pi aperte, la
destabilizzazione indotta dal cambio fisso molto pi rapida. Questo il motivo per il quale il
mondo sta andando, come spiego nellItalia pu farcela, verso un frazionamento della sovranit
politica, e unadozione generalizzata della flessibilit del
cambio(http://www.imf.org/external/pubs/cat/longres.aspx?sk=41836.0): la risposta razionale
alla destabilizzazione indotta dalla globalizzazione. E allora: gli Stati Uniti possono permettersi di
fare un boccone dellEuropa: il loro cavallo di Troia sono i simpatici lobbisti di Bruxelles, quella
manica di corrotti in conflitto di interessi che chiamiamo Commissione. Ma possono permettersi
di andare contro la SStoria? Ecco, questo non lo so. Sicuramente oggi qualche consigliere della
Casa Bianca pensa che luscita dalleuro determinerebbe un frazionamento e una conflittualit
politica in Europa difficile da gestire per gli Usa (oltre a rendere evidentemente impossibile la
creazione dellEurollaro, il che costituirebbe un ostacolo molto molto marginale, direi pi che altro
simbolico, sulla strada del TTIP). Daltra parte gli statunitensi, a causa del loro particolare percorso
storico e culturale, non brillano tutti per acume (nonostante abbiano scelto a loro simbolo
laquila), ma qualcuno che capisca che leuro a creare tensioni e frazionamento economico e
politico ci sar pure, no? La prova appunto nello studio del Fmi che vi ho citato, il quale
esplicitamente dichiara che leuro ci sta mettendo in difficolt. Queste difficolt sono sempre pi
evidenti: le ha rese manifeste, del resto, lo stesso establishment statunitense, quello cui
appartengono sia Mundell che il Fmi che, per ovvi motivi, il Dipartimento del Tesoro degli Stati
Uniti. Questultimo, come ricorderete, ha fatto qualche
cazziatone(http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-10-31/gli-stati-uniti-contro-germaniaesporta-deflazione-tutto-mondo-103913.shtml?uuid=ABoZQYa) a Angela verso la fine dellestate
scorsa. Quindi che leuro sia anche un rischio per loro gli Stati Uniti lo sanno. Allora la domanda :
si disporranno a favorirne uno smantellamento? Pensate che ci sono anche cordate di lobbisti
europei che propongono la tesi dello smantellamento delleuro in quanto la sua permanenza
ostacolerebbe il TTIP (e il ragionamento in qualche modo fila)! Oppure lo difenderanno con le
unghie e coi denti, pensando di poter poi tenere insieme i cocci, magari con un loro OMT, quello
che la Bce non vuole e non pu fare (e se lo facesse sarebbe inutile, o al pi un regalo alla
67

Germania? Perch regalo alla Germania? Ma perch se i titoli venissero acquistati pro-quota di
partecipazione alla Bce, chi riceverebbe pi finanziamenti?). Ecco: questo il tema del 2015. E noi
cosa possiamo fare? Capire. Ma tu fai solo chiacchiere, ma tu sei un professorino!. Questo raglio
accomuna i soggetti pi disparati: da quelli per i quali limprenditore un nemico di classe,
agli imprenditori che vorrebbero abolire lo Stato
sociale(https://twitter.com/EdoNarduzzi/status/548376647419056128). Basta questo per farci
capire che sono ragli, e per disporci a capire. Oggi vi spiego una cosa interessante, che
importante comunque capire quale che sia lo svolgimento degli eventi futuri...)

Come ricorderete, aprivo il Tramonto delleuro citando questo articolo di


Gawronski(http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/24/monti-forever/361626/) sul fallimento di
Monti, quel fallimento che avevo annunciato il giorno stesso dellinsediamento del suo
governo(http://goofynomics.blogspot.it/2011/11/i-salvataggi-che-non-ci-salveranno.html), sulla
base del presupposto che la diagnosi della crisi che ci veniva proposta era sbagliata: non avevamo
a che fare con una crisi di debito pubblico ma di debito privato (e sapete che questa divent due
anni dopo la versione della Bce)( http://vocidallestero.blogspot.it/2013/06/la-bce-scopre-che-ilproblema-e-la.html), e quindi curando larto sano avremmo aggravato la situazione, secondo il
meccanismo che ho esposto alla Camera(http://goofynomics.blogspot.it/2013/12/audizioneinformale-alla-commissione.html).

Ora, vi prego, vi scongiuro: non ve ne uscite con le solite lezzioncine da mentecatti: Maestra! Ma
Monti non ha fallito: lui voleva aiutare i creditori esteri e c riuscito.... E lo volete spiegare a me,
che lo ho spiegato a decine di migliaia di italiani? Quando parlo di fallimento mi riferisco al
fallimento rispetto allobiettivo dichiarato: quello di risanare le finanze pubbliche. Era ovvio a
chiunque avesse un minimo di conoscenza della teoria elementare della sostenibilit del debito (e
quindi tanto pi a me(http://www.economia-politica.it/archivio-1984-2000/somm196.htm)), che
le politiche di austerit sarebbero state controproducenti rispetto a questo obiettivo. Il fatto che
con un moltiplicatore superiore a uno, in recessione ogni taglio al numeratore del rapporto
debito/Pil comporta una diminuzione ancora pi grande al denominatore, e il rapporto esplode.
Ne avevamo gi parlato in un post che vi consiglio di
rileggere(http://goofynomics.blogspot.it/2012/04/e-la-dinamica-del-debito.html), anche perch
contiene una promessa, che oggi mantengo: quella di riparlare dellargomento coi numeri veri.

Il ragionamento estremamente semplice: se il tentativo di abbattere il rapporto debito/Pil ha


fallito (non poteva non fallire) perch il taglio della spesa pubblica ha provocato un abbattimento
pi che proporzionale del reddito, quale strategia avrebbe dovuto seguire il governo per assicurare
la propria stabilit finanziaria? Ma semplice! Avrebbe dovuto perseguire la stabilizzazione,
anzich labbattimento, del rapporto debito/Pil. Questa stabilizzazione avrebbe avuto effetti
positivi sulla crescita, anche perch avrebbe richiesto pi, e non meno, spesa pubblica, per lovvio
68

motivo che un aumento della spesa pubblica avrebbe generato un aumento pi che proporzionale
del Pil, stabilizzando il rapporto fra debito e Pil.

Quale sia la regola stabilizzante ve lho spiegato a suo tempo: semplicemente, fissare il rapporto
deficit/Pil a un valore pari al prodotto fra lo stock di debito e il tasso di crescita del Pil nominale. I
calcoli, per chi giustamente non se li ricordasse, sono stati svolti
qui(http://goofynomics.blogspot.it/2013/01/maastricht-e-laritmetica-del-debito.html), con tanto
di algebra e di esempi numerici. Ladozione di politiche di questo tipo era stata proposta da
economisti come Sergio Cesaratto quale possibile riforma delle regole
europee(http://www.sinistrainrete.info/politica-economica/2314-sergio-cesaratto-lausterita-stauccidendo-litalia.html), tanto per dire (sempre per salvare il vitello deuro, eh! Mi raccomando!), e
poi gi gi dalla corte dei miracoli appellista (ovviamente, a danno fatto). Quindi, come dire: non
sono certo lunico a sapere, insieme a voi, quale sia laritmetica del debito pubblico, ed ovvio che
anche a via XX settembre la sanno, per cui non ricominciamo con la tiritera Ma Alberto sei
ingenuo Monti non ha fallito ora ti spiego io a cosa serve lausterit... Bilderberg... Trilateral...
Multinazzzionali bbrutte... ecc. Per tutto questo cera Donald, e ora che non c pi ( rimasta
solo la sua testa, come forse saprete) possiamo fare un discorso un po meno aneddotico e di
struttura.

Il modello di a/simmetrie ci permette di fare un discorso pi serio, in questi termini: che percorso
avrebbe seguito leconomia italiana se Monti avesse adottato la regola fiscale stabilizzante? E se lo
avesse fatto, oggi, saremmo pi ricchi o pi poveri? Nel post precedente abbiamo rassicurato
Francesco Lippi circa il fatto che le propriet del modello in termini di dimensioni del
moltiplicatore sono assolutamente standard, sono quelle che la letteratura pi avveduta e recente
conferma. Possiamo quindi con ragionevole fiducia utilizzare il modello per effettuare questo
esperimento.

Oggi andr per le spicce, servendomi di una funzione molto utile del software di gestione del
modello (EViews 8.1(http://www.eviews.com/EViews8/ev81whatsnew.html)), la funzione Solve
control for target. A cosa serve? Serve a ottenere il valore di una variabile esogena (control) che
assicura il raggiungimento di un certo obiettivo (target) di politica economica. Per i miei
studenti, questa funzione di fatto implementa la forma ridotta
inversa(http://w3.uniroma1.it/econometria/teaching/epol/Epol04.pdf) del modello.
Operativamente si procede cos: si dice al software quale obiettivo vuoi conseguire, e poi gli si dice
quale variabile esogena (strumento) vuoi adoperare per raggiungerlo. Il software abbastanza
limitato, perch ti permette di definire un unico obiettivo e di usare un unico strumento. Strategie
pi complesse rientrano nella teoria del controllo
ottimale(http://en.wikipedia.org/wiki/Optimal_control), che in modelli non lineari un po
69

pesante da implementare. Noi ci accontenteremo, per il momento, riservando analisi pi


articolate a studi (scientifici) futuri.

Allora: lobiettivo lho definito cos:

Come vedete, nel 2012 e 2013 ho imposto che il rapporto debito/Pil (variabile GGFLQ
del modello(https://ideas.repec.org/p/ais/wpaper/1405.html)) fosse pari al valore dellanno
precedente. Come variabile di controllo, cio come strumento (esogeno) di politica economica, ho
scelto la componente salariale dei consumi collettivi (variabile CGW del modello). Insomma: ho
scelto di farmi dare un aumento da Monti, tanto per essere chiari! Vedrete nel modello che in
effetti la variabile CGW non esogena: endogena (cio definita dal modello), perch il suo valore
ricavato da unequazione (lequazione [6.2] nellAppendice 4 dellarticolo). Tecnicamente quindi
ho agito sulla retribuzione media unitaria dei dipendenti pubblici, la variabile esogena UWG.

Ovviamente, la risposta del modello uguale e contraria a quella che stata praticata dal
simpatico hidalgo de la Sierra: per stabilizzare il debito lo Stato avrebbe dovuto spendere di pi,
non di meno! Prima di andare avanti, solo una precisazione: io parlo di Monti perch lui stato
chiamato a fare questa politica. So bene che poi gli sono subentrati il governo Monti bis e il
governo Monti ter. Ci sono dinamiche e sfumature politiche che in questo post non affronto,
70

perch dal punto di vista della gestione dell'economia questi tre governi hanno avuto assoluta
unit d'intenti (il Monti ter l'ha anche dichiarata).

Vi fornisco i risultati pi interessanti della simulazione. Intanto, a quanto sarebbe dovuto andare il
rapporto deficit/Pil per mantenere costante il rapporto debito/Pil? La violazione delle sacre regole
non avrebbe poi dovuto essere cos drammatica

Qui e in seguito Actuals indica i valori storici, Baseline indica il nostro esperimento controfattuale.
Sar pi semplice se vi terrete sotto mano la legenda delle variabili (Appendice 1 del modello), ma
comunque i nomi ve li spiego io. PSBRQ il rapporto deficit pubblico/Pil (il Public Sector Borrowing
Requirement). Storicamente Monti riuscito a tenerlo molto vicino al 3% (secondo l'ultima
versione del WEO addirittura sceso lievemente sotto, nel 2012, a circa 2.9). Cos facendo per il
debito salito al 132% del Pil. Sarebbe bastato violare la regola di Maastricht facendo politiche
lievemente pi espansive, arrivando al 3.4% di deficit/Pil nel 2012 e al 3.6% nel 2013.

Voi direte: ma spendendo di pi il debito sarebbe dovuto crescere! Eh, no, perch il Pil nominale
sarebbe in effetti aumentato anch'esso, rispetto ai valori storici. Ovviamente il modello ci dice di
quanto (se abbiamo lavorato come negri - pardon: econometrici di colore - per un anno perch
poi volevamo divertirci):

71

Allora: grazie all'amico (del giaguaro) Monti siamo riusciti ad avere nel 2012 e 2013 una crescita
negativa del Pil nominale (variabile GDP), questo perch nonostante ci fosse una moderata
crescita del deflatore del Pil (PGDP) (l'indice medio dei prezzi del prodotto italiano, per capirci,
comprendente tutti i tipi di beni: di consumo, di investimento, di esportazione...), pari a 1.58 nel
2012 e 1.44 nel 2013, la crescita del Pil reale (variabile GDPV) stata pesantemente negativa: 2.37 e -1.85.

Con una politica espansiva avremmo "reflazionato" l'economia raggiungendo nel primo anno il
4.1% di inflazione, che poi sarebbe scesa al 3.54%, e mantenendo la crescita reale allo 0.6%, per
poi raggiungere l'1.16% nel 2013. Questo avrebbe mantenuto la crescita nominale al 4.74%.

Il mondo senza Monti (al governo) sarebbe quindi stato un posto decisamente migliore per noi,
ma forse peggiore per i creditori esteri. Guardiamo ad esempio l'andamento di tasso di
disoccupazione e saldo commerciale:

La disoccupazione sarebbe cresciuta di meno, arrestandosi al 10%, invece di andare all'11% e poi al
12% (e quest'anno al 13%), ma il saldo estero sarebbe lievemente peggiorato, riscendendo a 1.66% e poi a -2.02% del Pil, invece di salire al 2.75% del Pil. Del resto, sappiamo che Monti questo
doveva fare: spremerci per rimborsare i suoi mandanti.
E l'inflazzzzione, lo spettro che turba i sonni di Boldrin e Brancaccio, di Squinzi e di Camusso, non
avrebbe eroso er salario reale?
(...quanta concordia! E poi dicono che in Italia siamo troppo litigiosi!)
Be', vediamo: sopra abbiamo parlato di un tasso di crescita del deflatore del Pil che sale al 4% e poi
scende al 3%, ma i lavoratori non acquistano "er Pil", acquistano beni di consumo, quindi
dobbiamo vedere cos' successo e cosa sarebbe successo alla crescita dei salari nominali e
dell'indice dei prezzi al consumo. Con il modello, dopo mesi di sofferenze, lo possiamo calcolare in
un batter di click:

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Notate che qui consideriamo i salari del solo settore privato, cio la variabile UWB (unit wage
business sector). In pratica non andata benissimo: con Monti l'inflazione al consumo stata pi
del doppio della crescita dei salari nominali (2.7% invece di 1.1%) e quindi i salari reali sono scesi di
dell'1.59%, per poi rimbalzare del solo 0.34 nel 2013. Nel "contromondo" che stiamo analizzando
l'inflazione al consumo sarebbe cresciuta, ma grazie alla ripresa e alla diminuzione della
disoccupazione anche i salari, col risultato di avere nel primo anno una diminuzione dei salari reali
sostanzialmente analoga, ma nel secondo un recupero triplo (un punto percentuale di crescita).
Tutto questo, notate bene, senza considerare il settore pubblico e senza considerare ulteriori
misure correttive di politica economica. Ma noi abbiamo aumentato i salari anche ai dipendenti
pubblici, per, che sono stati abbastanza bastonati negli ultimi anni. Se ragioniamo in termini di
monte salari complessivo (variabile WAGE del modello, definita dall'eq. [5.2]) la situazione si
presenta cos:

Con Monti il monte (salari) stato fermo nel 2012 ed sceso nel 2013. Nella misura "stabilizzante"
proposta il monte salari complessivo sarebbe invece aumentato, pi dell'inflazione. Attenzione:
notate che una misura articolata unicamente sui salari pubblicinon sarebbe realistica n
opportuna, perch non proponibile politicamente, perch eccessivamente inflazionistica, ecc.
Come vi ho gi detto, questi sono solo back-of-the-envelope calculations fatti cos, per passare il
tempo libero. Ma intanto avete degli ordini di grandezza. Poi vi fornir dei risultati basati su un
altro mix espansivo stabilizzante: aumento degli investimenti pubblici unito ad abbattimento del
cuneo fiscale in deficit, meno inflazionistico e meno deleterio per la competitivit.
E allora veniamo al Pil. Quanto Pil abbiamo perso con questo giochetto? Quanto reddito pro-capite
ci costato l'amico dei creditori?
Anche questo immediato da verificare:

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Ai prezzi del 2005 (variabile GDPV), limitandoci a stabilizzare il rapporto debito/Pil avremmo avuto
42 miliardi di Pil in pi il primo anno, e 84 in pi il secondo anno (nella tabella i dati sono in
milioni). A prezzi correnti (cio considerando quello che effettivamente ci sarebbe entrato in
tasca) sarebbero stati rispettivamente 87 e 173, per un totale di 260 miliardi nel biennio.
Considerato che in Italia siamo circa 60 milioni, e che 2012 e 2013 hanno avuto complessivamente
24 mesi, il conto (in termini di dati a prezzi costanti, cio di effettivo potere d'acquisto) presto
fatto, ed questo qui:

Ognuno di noi (Uga compresa) a causa dell'austerit ha avuto una perdita media di 88 euro al
mese nel biennio, rispetto a quello che avrebbe potuto intascare se si fosse perseguita una politica
di stabilizzazione e non di abbattimento del rapporto debito/Pil (cio se non si fosse fatta
"austerit"). Per Renzi poi nel 2014 ne ha ridati 80, ma solo ad alcuni di noi!
Mi sembra abbastanza chiaro perch poi succedono certe
cose(http://www.repubblica.it/economia/rapporti/osserva-italia/rilevazionesettimanale/2014/12/21/news/gdo_un_natale_in_rosso_il_fatturato_precipita-103421501/).
Il significato di questo studio, per, va inquadrato bene, al di l dei limiti tecnici, perch resta,
naturalmente, il solito problema. Avremmo potuto permetterci di fare una politica nel nostro
interesse? E la risposta sempre la solita: dentro l'euro direi proprio di no. L'irrequietezza dei
mercati ovviamente si sarebbe prolungata, se il saldo commerciale fosse di nuovo peggiorato.
Questo lo dico a beneficio dei potenziali imbecilli (non dubito ce ne siano) che "Bagnai ha
cambiato idea". Io non ho idee: ho modelli economici standard. Se cambiano i modelli standard,
tranquilli, cambio anch'io (per gli editori di testi universitari sarebbe un affarone, e anche per i vari
raglianti dispersi nel web 2.0!). Ma finch i modelli non cambiano, rimane il fatto che il percorso di
Monti, per quanto evidentemente dannoso per noi, era anche in qualche modo obbligato: senza
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sganciamento della valuta nazionale non ci sarebbero infatti stati i margini per far rientrare il saldo
estero praticando manovre espansive, come le simulazioni presentate dimostrano.
Questo va sempre tenuto presente. Solo una forte (ed evidentemente impossibile) presa di
posizione dell'Europa a favore di regole stabilizzanti (anzich del Fiscal compact), del tipo di quella
chiesta da Cesaratto, e una immediata (anzich differita ad arte) presa di posizione della Bce verso
operazioni di tipo Omt avrebbe potuto, nel mondo delle favole, salvare la capra (cio l'euro) e i
cavoli. Ma qui si torna sempre al solito snodo: quello politico. Il consenso politico non c', perch
noi siamo sotto attacco, e siamo privi dell'"arma difensiva del riallineamento del cambio", come la
chiamava Meade nel lontano 1957 (chi mi segue da un po' lo sa).
Quindi il mondo alternativo che vi ho presentato un mondo in qualche modo irrealistico. Pi
precisamente: la misura del danno che offre concreta (non facendo austerit saremmo
ovviamente stati meglio, e gli 88 euro mensili a cranio mi sembrano una misura abbastanza
attendibile del danno che abbiamo patito), ma la prospettiva utilizzata per valutarla illusoria,
perch dentro l'euro ci pu essere, data la struttura dell'economia e dati i rapporti politici, solo ed
esclusivamente austerit.
Sapere quanto quest'ultima ci costi dovrebbe indurci quindi a chiedere uscire dall'euro, non a
invocare la fine di essa in un contesto che non lo permette. Chi vuole l'euro, oltre a non volere la
democrazia, vuole la recessione(http://www.asimmetrie.org/media/se-volete-leuro-volete-larecessione/).
Bene: con tutti i limiti che vi ho messo in evidenza (pi altri chiariti nel post scriptum
metodologico), questo studio fatto con la mano
sinistra(https://www.youtube.com/watch?v=KJTUUKAdZDU) un'idea dei guasti fatti la d, e
fornisce un risultato assolutamente compatibile con la nostra esperienza e con quanto vediamo in
termini di dinamica dei consumi. Ovviamente, raccolta la solita bordata di critiche
costruttive, approfondiremo, per superare i limiti cui accennavo. Gawronski mi ha dato la sua
disponibilit a entrare in questo argomento che, come sapete, lui ha sempre seguito con
particolare attenzione. Non credo che il risultato di uno studio pi approfondito possa essere
molto diverso da quello che vi ho presentato qui, ma almeno potremo usarlo per allungarci il CV!

E naturalmente, come si dice: buone feste! Godetevi gli 80 euro di Renzi (essendovi ormai chiaro
perch non hanno fatto effetto), e per gli altri
otto(https://www.youtube.com/watch?v=LWoJKpPhK5c)...

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Un post scriptum metodologico (scheletri)


Ricordate la regola stabilizzante? Il rapporto deficit/Pil che stabilizza il debito uguale al prodotto
fra tasso di crescita nominale e rapporto debito/Pil. Attenti quindi, perch i conti
(apparentemente) non tornano, nemmeno col dato storico. La formula che regola l'accumulazione
del debito pubblico la (6) di questo post(http://goofynomics.blogspot.it/2013/01/maastricht-elaritmetica-del-debito.html), che riporto per vostra comodit:

ed facile vedere che in pratica le cose non sono andate come dice lei. Ve lo mostra questa
tabella, che ci illustra un problema che ci venne illustrato a Pescara da Ugo
Panizza(http://goofynomics.blogspot.it/2012/07/too-much-finance-panizza-sul-fq.html), come
qualcuno ricorder, quello degli scheletri (pag. 7 di queste
slides(http://www.unich.it/docenti/bagnai/blog/panizza_pescara1.pdf)... eh, quanto sono inutili i
blog e gli economisti...):

La variazione storica del rapporto debito/Pil il d, mentre quella "teorica", ricavata secondo la
formula (6) il d*. Con Monti il debito cresciuto di 6.19 punti di Pil il primo anno, mentre in
teoria, secondo algebra, sarebbe dovuto crescere di 4.03. Una differenza di due punti, spiegata
dalla "unexplained part of public debt", la variabile che nel modello abbiamo chiamato SF (da
"Stock-Flow reconciliation"), che ogni professionista della sostenibilit del debito (rinuncio a
scrivere quella gigantesca parola di due vocali che indica l'unico su piazza) sa essere estremamente
importante nel determinare la dinamica effettiva del rapporto debito/Pil. Con Monti questa
variabile passata dallo 0.33% al 2% del Pil (ultima colonna), non saprei dirvi perch (per questo ci
vuole uno studio scientifico), ma appunto questo spiega per quale motivo il debito che sarebbe
dovuto crescere di 4 punti cresciuto di 6 punti.
Guardate che sotto non c' necessariamente un complotto: una cosa piuttosto fisiologica che le
relazioni stock/flusso non tornino esattamente in pratica, il che, ovviamente, limita la portata
pratica di formule come la (6), e determina il fatto che a posteriori i conti possano non tornare
esattamente. Preciso anche che l'esperimento che stiamo conducendo qui presuppone che al
governo fosse nota a priori la dinamica di tutte le variabili macroeconomiche nei due anni
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successivi (inclusi gli "scheletri"), e quindi la portata scientifica dell'esperimento che sto
conducendo relativamente limitata: per fare un lavoro pi accurato bisognerebbe definire anno
per anno la politica stabilizzante sulla base delle informazioni possedute dal governo al momento
della legge di stabilit, espresse nei documenti ufficiali. Questo chiaramente un limite dell'analisi
che vi sto presentando, ed ovvio che per fare una cosa fatta veramente bene (considerando le
informazioni disponibili all'epoca delle varie manovre e considerando uno spettro pi ampio di
strumenti di politica economica) non basta la mattina di S. Stefano ma ci vuole un po' pi di lavoro.
Ora esco che Uga vuole andare in bici. Voi studiate, che quando torno vi interrogo...

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Quick post su keynesiani, competitivit e lungo periodo (KPD7)


http://goofynomics.blogspot.it/2014/12/quick-post-su-keynesiani-competitivita.html
sabato 27 dicembre 2014
So che non ve ne eravate accorti, ma devo confidarvi un mio piccolo segreto: sono molto tignoso e
competitivo. Quando mi sfidano o mi provocano non riesco a tirarmi indietro. Cerco di
nasconderlo, e so di riuscirci molto bene (vero?), ma purtroppo rimango spesso vittima di questo
mio lieve difetto.
Ora, dopo che una interminata schiera di cialtroni mi ha attaccato con argomenti ad hominem del
tipo: "quello non vale niente perch insegna in un'universit di provincia", ho deciso di dedicare
pi tempo a quel simpatico (ma relativamente sterile) gioco intellettuale che si chiama "ricerca
scientifica", e come vi ho fatto vedere gi in un annetto son salito su per i ranking internazionali.
Ora sono al 9% (quindi ho gi sorpassato molti dei sullodati cialtroni), posso smettere quando
voglio, ma ovviamente non prima di essere nel world top 5%. Mica per niente, eh! Lo faccio perch
voi possiate essere fieri di me, s'intende...
Detto questo, la vita un un inferno gi al 9%. un continuo di richieste di "referare" papers, e
naturalmente di richieste di rispondere ai "referaggi" dei miei, di papers. Oggi mi sto dedicando a
questa simpatica attivit, e sono incappato nel solito keynesiano, quello che: "i neoclassici credono
che l'aggiustamento avvenga tramite prezzi relativi, io non sono neoclassico, i prezzi relativi non
contano" (come abbiamo visto in KPD2(http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/ilkeynesianesimo-per-le-dame-e.html)). Per i keynesiani per caso, in particolare, i prezzi relativi (cio
il rapporto fra i prezzi di due beni, insomma, quello che i comuni mortali chiamerebbero: "la
convenienza") non hanno importanza nel lungo periodo, perch in media saranno sicuramente
costanti.
Non so se sia un sillogismo (ai bei tempi avevamo con noi un filosofo), ma certamente una lieve
imprecisione, insomma: una sesquipedale cazzata. Qui c' un problema di fondo, che quello di
capire cosa sia il lungo periodo. Una questione epistemologicamente complessa che non possiamo
affrontare qui, dato che il post rapido (cio di breve periodo). Comunque, more on this later.
Rimane il fatto che questo discorsetto in pratica non si applica ad almeno due categorie di paesi
sottosviluppati: quelli esportatori di materie prime, vittime della secolare tendenza negativa delle
ragioni di scambio dei loro prodotti, documentata da
esempio qui(http://rrp.sagepub.com/content/36/2/241.abstract), e quelli della periferia
dell'Eurozona, vittime dell'ordoliberismo tedesco, illustrato da
Cesaratto qui(https://ideas.repec.org/p/usi/wpaper/607.html).
In sintesi, la pluridecennale tendenza tedesca alla deflazione, evocata da Meade nel suo articolo
del 1957, e realizzata comprimendo la crescita salariale al di sotto di quella della produttivit, ha
una ovvia e spiacevole conseguenza: la Germania pratica una svalutazione reale competitiva di
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lungo periodo contro i suoi partner europei.


Lo dicono i dati, non lo dico io. Vi fornisco tre misure di questa mia asserzione, due ricavate
(imperfettamente) dalle statistiche del Fmi, e una dal database del modello (per la sua costruzione
potete leggervi la pagina 10 dell'articolo(https://ideas.repec.org/p/ais/wpaper/1405.html)).
Prima per vi ricordo brevemente cosa il tasso di cambio reale: il rapporto fra il livello dei
prezzi di due paesi, espressi in una comune valuta. Certo che non mi serve a nulla sapere che un
cacciavite costa 29590 won coreani se non so quanto vale un won! (Eh, il wonnetto! Avercelo!...)
Lo stesso valeva per i prezzi tedeschi: per esprimerli in una valuta comune fino al 1999 era
necessario usare il cambio lira/marco. Dal 1999 questo cambio non c' pi (abbiamo visto com'
successo(http://goofynomics.blogspot.it/2014/11/la-conversione-liraeuro.html)), ma questo
ovviamente non altera la logica del ragionamento: semplicemente, facilita il confronto fra i nostri
prezzi e i loro.
Un paio di formulette per capirsi. I tassi di cambio effettivi reali di Italia e Germania (dove
"effettivi" significa: considerando come partner il resto del mondo) possono essere espressi in
questo modo:

Al numeratore abbiamo i prezzi del paese in valuta nazionale, convertiti in valuta "mondiali" (es.:
dollari) con un tasso valuta nazionale/dollaro; al numeratore abbiamo i prezzi medi "mondiali". La
struttura la stessa. Se vogliamo passare da un cambio effettivo a un cambio "bilaterale" (cio:
non Germania contro mondo, ma Germania contro Italia), una misura approssimata ce la d il
rapporto fra i rispettivi cambi effettivi, perch:

ovvero, il rapporto fra i rispettivi cambi effettivi pari al rapporto fra i prezzi nazionali
(nell'esempio, quelli di Germania e Italia) espressi in una comune valuta "mondiale". Se questo
rapporto scende, la Germania sta svalutando.
Per il keynesiano doc questo rapporto deve essere fisso a uno, perch siccome i neoclassici
neolibberisti neobbrutti e neocattivi neocredono che i prezzi contino, allora i prezzi non devono
contare, e quindi (?) devono essere fissi. Ribadisco che in questo modo i "keynesiani per caso" si
intrappolano da soli nella visione caricaturale che del keynesismo hanno confezionato i neoclassici:
quella di un caso particolare del modello "vero" (che per i neoclassici ovviamente il loro: ogni
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scarrafone bello a mamma sua), dove per i prezzi sono fissi.


Non so perch i keynesiani siano cos smaniosi di spiaggiarsi: come spiego in L'Italia pu farcela, lo
spiaggiamento una prassi comune presso i mammiferi che hanno o credono di avere un cervello
pi pesante di quello altrui
(http://en.wikipedia.org/wiki/Sperm_whale#mediaviewer/File:Preserved_sperm_whale_brain.jpg).
Dedicato quindi ai keynesiani per caso, oltre che al babbo di Luciano, il post
precedente(http://goofynomics.blogspot.it/2014/12/trauermusik-luciano.html), procedo a
mostrarvi i dati:

Le misure che vi mostro sono tre: CPI il rapporto fra gli indici di tasso di cambio reale Fmi basati
sugli indici dei prezzi al consumo, ULC il rapporto fra gli indici di tasso di cambio reale Fmi basati
sul costo del lavoro per unit di prodotto, e model la misura del cambio bilaterale fra Italia e
"core Eurozone" utilizzata nel modello. Notate che le prime due sono specificamente riferite al
rapporto Germania/Italia. La nostra (model) riferita al rapporto Italia/nucleo dell'Eurozona.
Credo sia per questo che negli anni '80 mostra una minore tendenza alla svalutazione (discesa) di
quella basata sul CPI: quest'ultima riferita alla sola Germania, mentre la nostra considera anche
paesi come la Francia, con inflazione relativamente pi elevata. Si vede molto bene come prima
dell'episodio del 1992-1993 vi fosse una tendenza alla svalutazione della Germania (o del nucleo
dell'Eurozona) rispetto all'Italia, interrotta dalla crisi del 1992 che ripristin la convenienza delle
merci italiane rendendo meno cara la valuta italiana (nel grafico vedete la nostra svalutazione
come una rivalutazione tedesca, ovviamente), e poi ripresa dal 1995. Il senso quindi che tutte le
misure concordano su un punto: dal 1995 la Germania sta svalutando competitivamente rispetto a
noi (e sono ormai vent'anni), e prima del 1992 i dati mostrano sostanzialmente una tendenza
analoga (va in controtendenza l'indicatore basato sul costo del lavoro). Sarebbe interessante
andare pi indietro: ora non ho tempo di farlo, ma se Meade non era un fesso immagino cosa
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troveremmo...
Naturalmente, va da s, venti anni non sono il lungo periodo, per un keynesiano doc e
per lui(https://www.youtube.com/watch?v=YDmyP5UFd4s). Tuttavia, se il tuo campione di dati
di vent'anni e te ttu poni pari a zero per tigna ideologica il tasso di variazione del tasso di cambio
reale (che invece nel caso della relazione Germania/Italia evidentemente negativo, visto che
questa variabile diminuisce regolarmente dal 1995), la tua equazione soffrir di omitted variable
bias(http://en.wikipedia.org/wiki/Omitted-variable_bias), cio, in parole povere, sar pronta per la
stampante della Merkel(http://goofynomics.blogspot.it/2012/03/accorati-appelli-e-tecnologiatedesca.html).
Mi avete capito?
E ora speriamo che mi capisca il referee...

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KPD8: l'IMF e il moltiplicatore della Grecia


Mercoled, 1 Aprile 2015
(...lo volevate il post tecnico?)
Ma come sar venuto in mente al Fondo Monetario Internazionale di ipotizzare per la Grecia un
moltiplicatore di 0.5?

Quando lo hanno fatto? Tre anni or sono(http://www.imf.org/external/pubs/ft/scr/2012/cr1257.pdf), nel


definire il programma al quale la Grecia si doveva piegare per ottenere un'estensione dei finanziamenti del
Fondo.
E perch questa ipotesi assurda? Ne parliamo subito, ma prima vorrei ricordare a chi si fosse messo in
ascolto in questo momento che una discussione tecnica di cosa sia il moltiplicatore si trova qui(KPD5) e nei
precedenti numeri della serie KPD (Keynesianesimo Per le Dame: googlate e vi sar aperto...).
In estrema sintesi, il moltiplicatore un numero che esprime l'impatto che una manovra di spesa pubblica
avr sul Pil. Moltiplicatore di 0.5 significa che un aumento di spesa pubblica di un euro incrementa il Pil di
0.5 euro, e naturalmente (moltiplicando per meno uno), che una diminuzione di spesa pubblica di un euro
decrementa il Pil di 0.5 euro.
I motivi politici della palese sottostima del moltiplicatore greco da parte del FMI sono quindi evidenti, e per
voi non sono certo una sorpresa (e non sono certo io il primo a evidenziarli: sicuramente qualcun altro lo
avr fatto). Nel momento in cui il comitato d'affari dei creditori internazionali aveva bisogno di estrarre
risorse dal popolo greco (aumentando imposte, diminuendo spese) per ripianare i problemi delle banche
del Nord, era essenziale insufflare l'idea che questi tagli non avrebbero danneggiato "troppo" l'economia
greca. Nota bene: che questa fosse una valutazione prettamente politica, volta a far accettare al governo
greco misure estremamente pericolose (come poi i fatti hanno provato), e sostanzialmente errata dal punto
di vista tecnico, il FMI ovviamente lo sapeva, e, come ogni buon operatore finanziario, nel momento in cui ti
tira il pacco, lo aveva anche scritto nel "contratto", ma... in caratteri piccoli!
Non ci credete? E allora andate a p. 2 del documento che vi ho linkato. Ci troverete questo:

"Nel caso che il moltiplicatore fiscale sia pi grande il risultato pi probabile sarebbe una recessione
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maggiore e un rapporto debito/Pil pi alto"... La dott.ssa Arcazzo(https://twitter.com/GraziaArcazzo)


andrebbe in estasi, leggendo questo disclaimer.
Chiaro, no? Come al solito, chi ci massacra non solo sa quello che sta facendo, ma ce lo dice anche (se pure
in corpo 7). Il punto, spero lo afferriate, che lo stesso FMI ci dice che l'ipotesi di considerare un
moltiplicatore di 0.5 per valutare l'impatto del "programma" (e quindi per prevedere le future traiettorie
del rapporto debito/PIL), non era un'ipotesi prudenziale, ma anzi era sbilanciata nel senso di fornire una
valutazione eccessivamente ottimistica del programma stesso, cio della riduzione del rapporto debito/PIL
che l'austerit avrebbe provocato. E infatti, come ora tutti sappiamo, le valutazioni emesse all'epoca furono
clamorosamente toppate. Il debito sarebbe dovuto andare al 167% del Pil nel 2013 per poi diminuire, e
invece and al 175% del Pil per poi restarci (l'ultima valutazione che ho per il 2014 di 174%).
Ma... attenzione!
Non ci sono solo le cose scritte in caratteri piccoli!
Siccome loro sapevano che il "programma" avrebbe fallito rispetto agli obiettivi dichiarati, che cosa fecero,
nella parte scritta in caratteri grandi? Semplice: diedero in anticipo la colpa alla vittima:

"Eh, certo, cari greci, che se l'austerit incompleta, se non ne fate abbastanza, se non privatizzate
abbastanze, se ritardate le riforme strutturali, il programma non funzioner, ma la colpa mica nostra - che
usiamo un moltiplicatore visibilmente sottostimato! - ma vostra, che siete dei lazzaroni!"
Bello, vero? Eh, sono sempre i dettagli che fanno la delizia dell'intenditore, e voi che mi seguite ormai
camminate in un giardino incantato, dove ogni recesso offre interminate scaturigini di diletto...
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Ora voi direte: ma non potrebbero essersi sbagliati per motivi non politici? In fondo, chi lo sa quant' il
moltiplicatore greco?
Eh, qui appunto casca l'asinello...
Perch, insomma, voi mica crederete, come il nostro amico Michele,
l'intenditore(https://www.youtube.com/watch?v=bAFjwDPSNoA), che la Grecia sia un paese tutto feta e
distintivo? Ha le sue universit, la sua banca centrale, i suoi economisti, ai quali l'economia del loro paese
interessa, e che quindi la studiano. Ne consegue che al tempo in cui i nostri amikoni del FMI emettevano la
loro valutazione dichiaratamente non prudenziale e assolutamente scissa da qualsiasi analisi dei dati,
esisteva un profluvio di letteratura pi o meno aggiornata che forniva stime basate sui dati. Una piccola
sintesi, dovuta all'alacre Christian, la trovate qui:

E allora, cosa si sapeva del moliplicatore fiscale in Grecia, all'epoca in cui il FMI lo stimava
imprudenzialmente a 0.5? Si sapeva, dalla letteratura scientifica, che era mediamente tre volte tanto!
Chiaro adesso perch parlavo di ipotesi assurda?
Attenzione. Non tutti questi studi hanno passato una pirrevi, questo va detto (per i cretini). Non l'ha
passata
questo(http://www.eurobank.gr/Uploads/Reports/Economy%20and%20Markets%20march%2020123.pdf),
ad esempio, ma questo(https://ideas.repec.org/a/spr/izaels/v2y2013i1p1-3210.1186-2193-9012-2-11.html)
s, e se Papadimitriou (che poi sarebbe il coautore di Gennaro Zezza) un pericoloso estremista
postkeynesiano, Sideris e Zonzilos, per i quali il moltiplicatore il triplo che per il FMI, sono funzionari della
Banca nazionale. Nessun cherry picking: rossi, neri, gialli, verdi, quale che sia il loro colore, quali che siano
i dati, quali che siano i metodi, quale che sia la data di pubblicazione, tutti questi studi dicono (cio
dicevano) che la stima del FMI era distorta al ribasso e quindi estremamente poco prudenziale.
Ci siamo?
E noi che diciamo? Be', noi diciamo questo:

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cio questo:

col nostro modello (in costruzione). Se ci fate caso, anche a noi i dati dicono quello che dicono ai colleghi
(esclusi quelli profumatamente pagati dal FMI): il moltiplicatore oscilla fra 1.4 e 1.6 (nota che noi stiamo
usando dati trimestrali non destagionalizzati, perch quelli destagionalizzati fanno piet e misericordia, e
quindi il moltiplicatore risente della variabilit stagionale). Se i dati dicono a tutti la stessa cosa, vuol dire
che quella cosa non ci si riesce proprio a non fargliela dire...
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Poi, se ho tempo, vi faccio vedere anche le elasticit sottostanti, entriamo nel tecnico, in modo tale che chi
ritiene di divertirsi cos possa divertirsi. Ma per concludere, mi permettete di richiamare la vostra
attenzione su un dato evidente? La vita e la dignit di migliaia di nostri simili sono state schiacciate in
base alla scelta di un numeretto che ad addetti ai lavori non poteva non sembrare palesemente assurdo.
Nessuno studio empirico supportava una scelta simile, e anche quelli che la compirono, questa scelta,
sapevano quanto fosse tendenziosa ed errata, tant' vero che lo scrissero pure (non sia mai gli venisse fatto
notare in seguito che erano stati poco scrupolosi), ma a caratteri piccolini.
Ecco.
E ora un piccolo sforzo di immaginazione...
Pensate alle madri separate dai figli, e poi pensate a quattro pirla che viaggiano a 15000 dollari al mese
esentasse.
Il mondo bello perch vario.

(...ovviamente, se avete letto fra le righe, la buona notizia che cominciano ad arrivare le domande giuste.
Le risposte le danno i dati...)

86

COROLLARI

87

COROLLARI KPD
KPD1
L'uscita dall'euro prossima ventura
23/08/2011

Il problema non il debito pubblico, ma il debito estero, e i paesi che mantengono la loro
moneta possono cavarsela con la svalutazione. LUnione monetaria attuale serve solo alla
Germania, impone bassi salari e disciplina economica. Finir con luscita dellItalia dalleuro
Un anno fa, discorrendo con Aristide, chiedevo come mai la sinistra italiana rivendicasse con tanto
orgoglio la paternit delleuro: non vedeva quanto esso fosse opposto agli interessi del suo
elettorato? Una domanda simile a quella di Rossanda. Aristide, economista di sinistra, mi raggel:
caro Alberto, i costi delleuro, come dici, sono noti, tutti i manuali li illustrano. Li vedevano anche
i nostri politici, ma non potevano spiegarli ai loro elettori: se questi avessero potuto confrontare
costi e benefici non avrebbero mai accettato leuro. Tenendo gli elettori alloscuro abbiamo potuto
agire, mettendoli in una impasse dalla quale non potranno uscire che decidendo di fare la cosa
giusta, cio di andare avanti verso la totale unione, fiscale e politica, dellEuropa. Insomma: il
popolo non sa quale sia il suo interesse: per fortuna a sinistra lo sappiamo e lo faremo contro la
sua volont. Ovvero: so che non sai nuotare e che se ti getto in piscina affogherai, a meno che tu
non decida liberamente di fare la cosa giusta: imparare a nuotare. Decisione che prenderai dopo
un leale dibattito, basato sul fatto che ti arrivo alle spalle e ti spingo in acqua. Bella democrazia in
un intellettuale di sinistra! Questo agghiacciante paternalismo pu sembrare pi fisiologico in un
democristiano, ma non dovrebbe esserlo. Bello di un regno come che sia lacquisto, dice re
Desiderio. Il cattolico Prodi lAdelchi lha letto solo fino a qui. Proseguendo, avrebbe visto che per
il cattolico Manzoni la Realpolitik finisce in tragedia: il fine non giustifica i mezzi. La nemesi nella
convinzione che pi Europa risolva i problemi: un argomento la cui futilit non pu essere
apprezzata se prima non si analizza la reale natura delle tensioni attuali.
Il debito pubblico non centra
Sgomenta lunanimit con la quale destra e sinistra continuano a concentrarsi sul debito pubblico.
Che lo faccia la destra non strano: il contrattacco ideologico allintervento dello Stato
nelleconomia il fulcro della controriforma seguita al crollo del muro. Questo a Rossanda
chiaro. Le ricordo che nessun economista ha mai asserito, prima del trattato di Maastricht, che la
sostenibilit di ununione monetaria richieda il rispetto di soglie sul debito pubblico (il 60% di cui
parla lei). Il dibattito sulla convergenza fiscale nato dopoMaastricht, ribadendo il fatto che
queste soglie sono insensate. Maastricht un manifesto ideologico: meno Stato (ergo pi
mercato). Ma perch qui (cio a sinistra?) nessuno mette Maastricht in discussione? Questo
Rossanda non lo nota e non se lo chiede. Se il problema fosse il debito pubblico, dal 2008 la crisi
avrebbe colpito prima la Grecia (debito al 110% del Pil), e poi Italia (106%), Belgio (89%), Francia
(67%) e Germania (66%). Gli altri paesi delleurozona avevano debiti pubblici inferiori. Ma la crisi
esplosa prima in Irlanda (debito pubblico al 44% del Pil), Spagna (40%), Portogallo (65%), e solo
dopo Grecia e Italia. Cosa accomuna questi paesi? Non il debito pubblico (minimo nei primi paesi
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colpiti, altissimo negliultimi), ma linflazione. Gi nel 2006 la Bce indicava che in Portogallo,
Irlanda, Grecia e Spagna linflazione non stava convergendo verso quella dei paesi virtuosi. I Pigs
erano un club a parte, distinto dal club del marco (Germania, Francia, Belgio, ecc.), e questo s che
era un problema: gli economisti sanno da tempo che tassi di inflazione non uniformi in ununione
monetaria conducono a crisi di debito estero (prevalentemente privato).
Inflazione e debito estero
Se in X i prezzi crescono pi in fretta che nei suoi partner, X esporta sempre meno, e importa
sempre pi, andando in deficit di bilancia dei pagamenti. La valuta di X, necessaria per acquistare i
beni di X, meno richiesta e il suo prezzo scende, cio X svaluta: in questo modo i suoi beni
ridiventano convenienti, e lo squilibrio si allevia. Effetti uguali e contrari si producono nei paesi in
surplus, la cui valuta diventa scarsa e si apprezza. Ma se X legato ai suoi partner da ununione
monetaria, il prezzo della valuta non pu ristabilire lequilibrio esterno, e quindi le soluzioni sono
due: o X deflaziona, o i suoi partner in surplus inflazionano. Nella visione keynesiana i due
meccanismi sono complementari: ci si deve venire incontro, perch surplus e deficit sono due
facce della stessa medaglia (non puoi essere in surplus se nessuno in deficit). Ai tagli nel paese in
deficit deve accompagnarsi unespansione della domanda nei paesi in surplus. Ma la visione
prevalente asimmetrica: lunica inflazione buona quella nulla, i paesi in surplus sono buoni, e
sono i cattivi in deficit a dover deflazionare, convergendo verso i buoni. E se, come i Pigs, non ci
riescono? Le entrate da esportazioni diminuiscono e ci si deve indebitare con lestero per
finanziare le proprie importazioni. I paesi a inflazione pi alta sono anche quelli che hanno
accumulato pi debito estero dal 1999 al 2007: Grecia (+78 punti di Pil), Portogallo (+67), Irlanda
(+65) e Spagna (+62). Con il debito crescono gli interessi, e si entra nella spirale: ci si indebita con
lestero per pagare gli interessi allestero, aumenta lo spread e scatta la crisi.
Lo spettro del 1992
E lItalia? Dice Rossanda: il nostro indebitamento soprattutto allinterno. Non pi vero.
Pensate veramente che ai mercati interessi con chi va a letto Berlusconi? Pensate che si
preoccupino perch il debito pubblico alto? Ma il nostro debito pubblico sopra il 100% da 20
anni, e i nostri governi, anche se meno folcloristici, sono stati spesso pi instabili. Non questo
che preoccupa i mercati: quello che li preoccupa che oggi, come nel 1992, il nostro
indebitamento con lestero sta aumentando, e che questo aumento, come nel 1992, guidato
dallaumento dei pagamenti di interessi sul debito estero, che in massima parte debito privato,
contratto da famiglie e imprese (il 65% delle passivit sullestero dellItalia sono di origine privata).
Cui Prodest?
Calata nellasimmetria ideologica mercantilista (i buoni non devono cooperare) e monetarista
(inflazione zero) la scelta politica di privarsi dello strumento del cambio diventa strumento di lotta
di classe. Se il cambio fisso, il peso dellaggiustamento si scarica sui prezzi dei beni, che possono
diminuire o riducendo i costi (quello del lavoro, visto che quello delle materie prime non dipende
da noi) o aumentando la produttivit. Precariet e riduzioni dei salari sono dietro langolo. La
sinistra che vuole leuro ma non vuole Marchionne mi fa un po pena. Chi non deflaziona accumula
debito estero, fino alla crisi, in seguito alla quale lo Stato, per evitare il collasso delle banche, si
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accolla i debiti dovuti agli squilibri esterni, trasformandoli in debiti pubblici. Alla privatizzazione dei
profitti segue la socializzazione delle perdite, con il vantaggio di poter incolpare a posteriori i
bilanci pubblici. La scelta non se deflazionare o meno, ma se farlo subito o meno. Una scelta
ristretta, ma solo perch lottusit ideologica impone di concentrarsi sul sintomo (lo squilibrio
pubblico, che pu essere corretto solo tagliando), anzich sulla causa (lo squilibrio esterno, che
potrebbe essere corretto cooperando). Alla domanda di Rossanda non c stato qualche errore?
la risposta quella che d lei stessa: no, non c stato nessun errore. Lo scopo che si voleva
raggiungere, cio la disciplina dei lavoratori, stato raggiunto: non sar di sinistra, ma se
volete continuare a chiamare sinistra dei governi tecnici a guida democristiana accomodatevi.
Lo dice il manuale di Acocella: il cambio forte serve a disciplinare i sindacati.

Pi Europa?
Secondo la teoria economica ununione monetaria pu reggere senza tensioni sui salari se i paesi
sono fiscalmente integrati, poich ci facilita il trasferimento di risorse da quelli in espansione a
quelli in recessione. Una soluzione che interviene a valle, cio allevia i sintomi, senza curare la
causa (gli squilibri esterni). il famoso pi Europa. Un esempio: festeggiamo questanno il 150
anniversario dellunione monetaria, fiscale e politica del nostro paese. Pi Italia labbiamo avuta,
non vi pare? Ma 150 anni dopo la convergenza dei prezzi fra le varie regioni non completa, e il
Sud ha un indebitamento estero strutturale superiore al 15% del proprio Pil, cio sopravvive
importando capitali dal resto del mondo (ma in effetti dal resto dItalia). Dopo cinquanta anni di
integrazione fiscale nellItalia (monetariamente) unita abbiamo le camicie verdi in Padania:
basterebbero dieci anni di integrazione fiscale nellarea euro, magari a colpi di Eurobond, per
riavere le camicie brune in Germania. Lintegrazione fiscale non politicamente sostenibile perch
nessuno vuole pagare per gli altri, soprattutto quando i media, schiavi dellasimmetria ideologica,
bombardano con il messaggio che gli altri sono pigri, poco produttivi, che colpa loro. Siano
greci, turchi, o ebrei, sappiamo come va a finire quando la colpa degli altri.
Deutschland ber alles
Le soluzioni a valle dello squilibrio esterno sono politicamente insostenibili, ma lo sono anche
quelle a monte. La convivenza con leuro richiederebbe luscita dallasimmetria ideologica
mercantilista. Bisognerebbe prevedere simmetrici incentivi al rientro per chi si scostasse in alto o
in basso da un obiettivo di inflazione. Il coordinamento del quale Rossanda parla andrebbe
costruito attorno a questo obiettivo. Ma il peso dei paesi virtuosi lo impedir. Perch leuro
lesito di due processi storici. Rossanda vede il primo (il contrattacco del capitale per recuperare
larretramento determinato dal new deal post-bellico), ma non il secondo: la lotta secolare della
Germania per dotarsi di un mercato di sbocco. Ci si estasia (a destra e a sinistra) per il successo
della Germania, la locomotiva dEuropa, che cresce intercettando la domanda dei paesi
emergenti. Ma i dati che dicono? Dal 1999 al 2007 il surplus tedesco aumentato di 239 miliardi di
dollari, di cui 156 realizzati in Europa, mentre il saldo commerciale verso la Cina peggiorato di 20
miliardi (da un deficit di -4 a uno di -24). I giornali dicono che la Germania esporta in Oriente e cos
facendo ci sostiene con la sua crescita. I dati dicono il contrario. La domanda dei paesi europei,
drogata dal cambio fisso, sostiene la crescita tedesca. E la Germania non rinuncer a
unasimmetria sulla quale si sta ingrassando. Ma perch i governi periferici si sono fatti
abbindolare dalla Germania? Lo dice il manuale di Gandolfo: la moneta unica favorisce una
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illusione della politica economica che permette ai governi di perseguire obiettivi politicamente
improponibili, cavandosela col dire che sono imposti da istanze sopraordinate (quante volte ci
siamo sentiti dire lEuropa ci chiede...?). Il fine (della lotta di classe al contrario) giustificava il
mezzo (lancoraggio alla Germania).
La svalutazione rende ciechi
un film gi visto. Ricordate lo Sme credibile? Dal 1987 al 1991 i cambi europei rimasero fissi. In
Italia linflazione sal dal 4.7% al 6.2%, con il prezzo del petrolio in calo (ma i cambi fissi non
domavano linflazione?). La Germania viaggiava su una media del 2%. La competitivit italiana
diminuiva, lindebitamento estero aumentava, e dopo la recessione Usa del 1991 lItalia dovette
svalutare. Svalutazione! Provate a dire questa parola a un intellettuale di sinistra. Arrossir di
sdegnato pudore virginale. Non colpa sua. Da decenni lo bombardano con il messaggio che la
svalutazione una di quelle cosacce che provocano uno sterile sollievo temporaneo e orrendi
danni di lungo periodo. Non strano che un sistema a guida tedesca sia retto dal principio di
Goebbels: basta ripetere abbastanza una bugia perch diventi una verit. Ma cosa accadde dopo il
1992? Linflazione scese di mezzo punto nel 93 e di un altro mezzo nel 94. Il rapporto debito
estero/Pil si dimezz in cinque anni (da -12 a -6 punti di Pil). La bolletta energetica miglior (da 1.1 a -1.0 punti). Dopo uno shock iniziale, lItalia crebbe a una media del 2% dal 1994 al 2001. La
lezioncina sui danni della svalutazione (genera inflazione, procura un sollievo solo temporaneo,
non ce la possiamo permettere perch importiamo il petrolio) falsa.

Irreversibile?
Si dice che la svalutazione non sarebbe risolutiva, e che le procedure di uscita non sono previste,
quindi... Quindi cosa? Chi cos ingenuo da non vedere che la mancanza di procedure di uscita
solo un espediente retorico, il cui scopo quello di radicare nel pubblico lidea di una naturale o
tecnica irreversibilit di quella che in fondo una scelta umana e politica (e come tale
reversibile)? Certo, la svalutazione renderebbe pi oneroso il debito definito in valuta estera. Ma
porterebbe da una situazione di indebitamento estero a una di accreditamento estero,
producendo risorse sufficienti a ripagare i debiti, come nel 1992. Se non lo fossero, rimarrebbe la
possibilit del default. Prodi vuol far sostenere una parte del conto ai grossi investitori
istituzionali? Bene: il modo pi diretto per farlo non emettere Eurobond socializzando le
perdite a beneficio della Germania (col rischio camicie brune), ma dichiarare, se sar necessario, il
default, come hanno gi fatto tanti paesi che non sono stati cancellati dalla geografia economica
per questo. gi successo e succeder. I mercati ci puniranno, finiremo stritolati!. Altra idiozia.
Per decenni lItalia cresciuta senza ricorrere al risparmio estero. leuro che, stritolando i redditi
e quindi i risparmi delle famiglie, ha costretto il paese a indebitarsi con lestero. Il risparmio
nazionale lordo, stabile attorno al 21% dal 1980 al 1999, sceso costantemente da allora fino a
toccare il 16% del reddito. Nello stesso periodo le passivit finanziarie delle famiglie sono
raddoppiate, dal 40% all80%. Rimuoviamo leuro, e lItalia avr meno bisogno dei mercati, mentre
i mercati continueranno ad avere bisogno dei 60 milioni di consumatori italiani.
Non faccia la sinistra ci che fa la destra

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Dalleuro usciremo, perch alla fine la Germania segher il ramo su cui seduta. Sta alla sinistra
rendersene conto e gestire questo processo, anzich finire sbriciolata. Non sto parlando delle
prossime elezioni. Berlusconi se ne andr: dieci anni di euro hanno creato tensioni tali per cui la
macelleria sociale deve ora lavorare a pieno regime. E gli schizzi di sangue stonano meno sul
grembiule rosso. Sar ancora una volta concesso alla sinistra dellaRealpolitik di gestire la
situazione, perch esiste unaltra illusione della politica economica, quella che rende pi
accettabili politiche di destra se chi le attua dice di essere di sinistra. Ma gli elettori cominciano a
intuire che la macelleria sociale si pu chiudere uscendo dalleuro. Cara Rossanda, gli operai non
sono scombussolati, come dice lei: stanno solo capendo. Peccato e vergogna non restano
nascosti, dice lo spirito maligno a Gretchen. Cos, dopo ventanni di Realpolitik, ad annaspare
dove non si tocca si ritrovano i politici di sinistra, stretti fra la necessit di ossequiare la finanza, e
quella di giustificare al loro elettorato una scelta fascista non tanto per le sue conseguenze di
classe, quanto per il paternalismo con il quale stata imposta. Si espongono cos alle incursioni
delle varie Marine Le Pen che si stanno affacciando in paesi di democrazia pi compiuta, e presto
anche da noi. Perch le politiche di destra, nel lungo periodo, avvantaggiano solo la destra. Ma mi
rendo conto che in un paese nel quale basta una legislatura per meritarsi una pensione doro, il
lungo periodo possa non essere un problema dei politici di destra e di sinistra. Questo spiega tanta
unanimit di vedute.
sabato 28 dicembre 2013

Lezioni dalla crisi: perch il Parlamento dovrebbe


sfiduciare la Commissione
(il testo del mio intervento al convegno "Morire per l'euro?", organizzato dal gruppo EFD presso il
Parlamento Europeo il 3 dicembre 2013. Qui il video originale).
(English version here)

Grazie Magdi per l'invito a questo incontro cos importante. Vi parler in inglese, e in questo c
unamara ironia. Perch? Perch l'inglese la lingua del paese dov' nata la scienza economica,
almeno cos come la conosciamo oggi, e che forse per questo motivo non entrato nell'euro e sta
seriamente considerando l'uscita dall'Unione Europea.

abbastanza paradossale che per poter essere capito dalla fetta pi vasta possibile di cittadini europei
io debba utilizzare proprio la lingua di questo paese. una lezione importante per quanti credono che
gli Stati Uniti d'Europa siano una possibilit vera, concreta. In effetti la lezione duplice.

Primo: qui c' una maggioranza di italiani e la soluzione pi democratica sarebbe che io parlassi
in italiano. Ma vi do una lezione di politica europea: io appartengo ad un'lite, ne vado fiero,
quindi decido per voi e parlo in inglese. E questa la prima lezione.

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Seconda lezione: non sono contro l'Europa. Posso viaggiare in Europa, parlando nelle rispettive lingue
con buona parte delle popolazioni che incontro. La prima volta che sono andato in Portogallo mio figlio
ha detto a mia moglie: Questo il primo paese dove il babbo non parla la lingua locale!, ed vero,
perch purtroppo non parlo il portoghese e non lo capisco. Ma con l'inglese si pu praticamente girare il
mondo, e anche l'Europa.

Fatta questa premessa, andiamo avanti con il contenuto.

Nel mio intervento cercher di mettere i problemi che stiamo vivendo nella giusta prospettiva. La prima
cosa che vi mostrer che gli squilibri finanziari, e quindi le crisi debitorie, derivano spesso da
squilibri di distribuzione del reddito. Questo non va sottovalutato perch ci d indicazioni positive
rispetto a quello che dovremmo fare una volta fuori dall'euro. Secondo punto: il matrimonio tra
moneta unica e riforme economiche burrascoso. Ci stato detto che la moneta unica ci avrebbe
costretto a riforme che erano assolutamente necessarie, ma ora sappiamo che la letteratura economica
presenta molte argomentazioni per confutare queste argomentazioni e sostenere la tesi contraria: i
tassi di cambio fissi, o peggio la moneta unica, in realt sono strumenti utili per procrastinare le riforme
economiche. Poi andr avanti presentando le due principali lezioni derivanti dalla crisi: la prima che
dovremmo cominciare da una riforma del mercato del lavoro a livello europeo, la seconda che
dovremo togliere di mezzo l'euro.

Queste sono due condizioni necessarie, per i motivi che presto vi spiegher e che in parte sono stati
spiegati anche da Antonio e da Claudio.

Unaltra premessa: la crisi della zona euro ha origine nella finanza privata. Gli squilibri finanziari nel
settore privato sono stati promossi da problemi di competitivit e da mercati finanziari non
regolamentati. unimpostura presentare la crisi della zona euro come crisi di debito
pubblico. Questo non ve lo dice Claudio Borghi Aquilini, ma Vtor Constncio...

E chi questo Vtor Constncio? Il vice presidente della Banca Centrale Europea. Sentiamo dunque la
parola di questo signore con la S maiuscola:

Gli squilibri han trovato origine principalmente dalle spese nel settore privato, punto
secondo: finanziate dal settore bancario dei paesi creditori e debitori, punto terzo: il mercato
finanziario europeo non ha funzionato in conformit con la teoria economica (aggiungo: secondo
la sua teoria, perch altri economisti invece avevano previsto quello che poi sarebbe successo e sta
succedendo), punto quarto: lesposizione creditoria verso i paesi sotto stress pi che quintuplicata
(e questo ve l'ha mostrato Claudio, facendo vedere che lItalia stata il paese meno coinvolto in questa
esplosione massiccia del debito estero), e infine: ci ha portato alla perdita di competitivit.

Sintesi: le economie periferiche sono state drogate dal debito estero proveniente dai paesi
core.

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Lha detto Vtor Constncio ad Ateneil 23 Maggio di quest'anno, vi sta bene?

Non c' bisogno di applaudirmi perch banale... banale, tutto quello che dir oggi sono
banalit, qualsiasi economista lo sa, credetemi, credete a me, non a Mario Draghi!

Andiamo a vedere la spesa pubblica primaria nella zona euro. L'Italia spesso accusata da persone
provenienti da altri paesi, per lo pi esportatori di zanzare, che l'accusano di essere uno dei paesi col
settore pubblico pi spendaccione, uno dei paesi meno accorti. Ci semplicemente falso.

Andate a vedere i dati: l'Italia ha un rapporto spesa pubblica/Pil che vicino, e al disotto, della media
della zona euro, se considerate la spesa pubblica primaria. Se aggiungete la spesa per interessi la
situazione peggiora, ma non di tanto. Notate un altro dettaglio: la Francia, la Finlandia, l'Austria, il
Belgio, l'Olanda, la Germania, insomma, i cosiddetti "virtuosi" spendono molto pi, in rapporto al loro
Pil, dellItalia e dei cosiddetti PIGS: Portogallo, Grecia, Spagna e Irlanda. Suppongo che questi dati non
vi fossero noti: molti non li conoscono, ma questi dati sono importanti perch mostrano una
semplice cosa: unintera classe politica, un intero sistema dei media vi sta mentendo. E siamo
in democrazia, non vero?

Andiamo avanti. Il mantra! Viviamo nelleconomia dei mantra: dobbiamo diventare pi competitivi,
quindi dobbiamo comprimere i costi del lavoro (perch i costi delle materie prime sono in buona parte
esogeni, per cui possiamo agire nel breve solo su quelli del lavoro), dobbiamo diventare pi produttivi...

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Andiamo a vedere l'esperienza storica di uneconomia avanzata che spesso ci viene portata ad
esempio. Perch? Perch qualcuno pensa che i nostri problemi possano essere risolti diventando gli
Stati Uniti d'Europa. Andiamo allora a vedere cosa successo negli Stati Uniti d'America.

(Fonte: Wolff, R., 2010. "In capitalist crisis, rediscovering Marx", Socialism and Democracy, 24:3, 104-146;
vedi anchequesto post per dati di altra fonte).

Questo un grafico interessante a mio modo di vedere: in blu vedete la produttivit del lavoro, in rosso
i salari reali. Sono indici che vanno dal 1890 al 2007, all'inizio dellultima crisi in sostanza. Cosa
vedete? Vedete che ci sono stati periodi in cui la produttivit cresciuta pi rapidamente dei salari reali,
soprattutto alla fine del campione. Se crediamo al mantra, questi avrebbero dovuto essere periodi
di prosperit, perch un paese dove cresce la produttivit e i salari reali ristagnano diventa pi
competitivo. Ma guardiamo questa tabella, dove ho riportato i tassi di crescita medi delle variabili.
Certo, siamo in una istituzione politica e qui le cifre forse non sono benvenute, ma vale la pena di dare
unocchiata a questi dati.

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Ho sottolineato in rosso i due periodi in cui la produttivit del lavoro cresciuta pi rapidamente rispetto
ai salari reali; il primo periodo dal 1919 al 1932, quello nel quale maturata e esplosa la crisi di Wall
Street, il secondo periodo dal 1971 al 2011, nel quale maturata ed esplosa la crisi della Lehman
Brothers. Vedete anche che i salari reali sono cresciuti pi della produttivit durante il New Deal negli
Stati Uniti, e allo stesso tasso di crescita della produttivit dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel
periodo in cui gli Stati Uniti d'America hanno liquidato gli enormi debiti di guerra accumulati per liberare
l'Europa da quello che sapete voi.

La domanda : perch le cose vanno cos male quando ci comportiamo bene?Perch ci sono
crisi alla fine dei periodi in cui siamo cos competitivi? E la risposta semplice: perch il capitalismo
funziona se c' abbastanza domanda aggregata. Non si produce per produrre: si produce per vendere.
Se si reprimono i salari la domanda deve essere finanziata attraverso l'indebitamento, e ci sono diversi
tipi di indebitamento che possono essere utilizzati per questo scopo. Se siete keynesiani, proteste
utilizzare il debito pubblico. successo negli anni 80 negli Stati Uniti d'America: sembra paradossale,
ma successo sotto il governo repubblicano di Reagan, e nello stesso periodo successo anche in
Italia col socialista Craxi. Se siete invece siete liberisti, economisti conservatori, diciamo, forse potreste
apprezzare il debito privato: lasciamo liberi i capitali, lasciamo funzionare il mercato. Se infine siete
tedeschi, preferirete utilizzare il debito degli altri, praticando una politica mercantilista: prestare
(incautamente) agli altri per fare in modo che gli altri comprino i vostri prodotti, naturalmente
comprimendo i salari a casa vostra. Questo quello che ha fatto la Germania. Nel breve periodo
un metodo molto furbo, non lo contesto, ma purtroppo porta ad un sistema instabile, perch favorisce
un eccesso di indebitamento estero, e ora stiamo pagando il prezzo di questa instabilit.

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Nel periodo della globalizzazione abbiamo visto repressione salariale ovunque nel mondo.
Qui abbiamo i dati per gli Stati Uniti, la Germania, la Francia e l'Italia. La caduta principale della quota
salari stata pari -8% in Germania, in Italia -5%, comunque c' stata una riduzione un po'
dappertutto. La compressione dei salari nel breve periodo una politica che frega il vicino: si
cerca di fare dumping salariale, di pagare il lavoro a vile prezzo, per essere pi competitivi e
vendere di pi all'estero, crescere sulla domanda altrui (finanziata dal debito) anzich sulla
propria (finanziata dal reddito). Alla fine per diventa sempre una politica che frega se stessi,
perch la compressione dei salari distrugge il mercato interno e in un'Unione Economica
distruggere il mercato interno significa andare contro la logica dell'economia. Perch? Perch
come ha detto Alberto Alesina, che insegna all'Universit di Harvard (non alla Gabriele D'Annunzio),
come ha detto Alesina molto chiaramente nel 1997, quando era contrario all'euro, il beneficio
principale di una unione economica quello di godere di un vasto mercato interno che pu
agire da ammortizzatore rispetto a choc esterni (qui, nel suo commento a Obstfeld). Insomma, se
c' una recessione da qualche parte nel mondo noi vendiamo di meno allestero, certo, se c' una
domanda sufficiente a casa, nel mercato interno, se il mercato interno molto grande, non fa niente: si
continua a crescere. Ora, questo non successo nella zona euro, ma perch? Perch lEurozona
stata gestita come un gioco a somma zero, dove quello che vinceva la Germania veniva perso dai
paesi del Sud, come ha spiegato cos bene Claudio.

Il gioco a somma zero sta diventando un gioco a somma negativa. Leuro un morto che
cammina.

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Lo vediamo bene in questo grafico pubblicato dal Washington Post. Dopo lo shock Lehman, gli Stati
Uniti, la zona euro e il Giappone sono caduti assieme, poi hanno ripreso a crescere. Ma nel 2011 c'
stato Fukushima in Giappone, Mario Monti in Italia e la troika nella zona euro. Lo tsunami durato
un giorno e poi il Giappone ha ricominciato a crescere. La troika c' ancora, ancora al potere
nellEuropa periferica, e quel che fa davvero paura che questo morto che cammina sta camminando
nella direzione sbagliata: dovrebbe salire, invece sta scendendo. Ricordatevelo, questo grafico!

Quello che veramente triste, dal punto di vista di un economista accademico, che tutto questo era
stato previsto dalla teoria economica. Sappiamo molto bene che i politici hanno scelto di prendere una
decisione che andava contro la logica economica, perch ostacolando o alterando il funzionamento
del mercato la moneta unica avrebbe avuto effetti perversi sia sul settore pubblico che su quello
privato, sia dei paesi deboli che di quelli forti. Non dimenticatevelo mai: tutti questi effetti sono ed
erano noti, e sono meno evidenti per i paesi forti, ma ci sono anche per loro, ed per questo motivo,
per gli effetti avversi, perversi, sui paesi forti che ritengo che l'euro presto finir.

Quali sono gli effetti perversi sui paesi deboli? Le cose non stanno come ci era stato detto. Una moneta
forte, dicevano, avrebbe avuto come effetto la disciplina del settore pubblico. La letteratura economica
ci dice che le cose stanno al contrario, in realt. Se adottiamo un tasso di cambio fisso e il governo
pratica una politica fiscale o monetaria troppo espansiva, non ci sono effetti sul mercato valutario. Se
invece il cambio flessibile, una volta che il paese si impegna in una politica monetaria e fiscale troppo
espansiva va in deficit estero, sindebita col resto del mondo, e il tasso di cambio svaluta. In questo
caso il deprezzamento del tasso di cambio d al mercato un segnale immediato del fatto che le cose
non stanno andando per il verso giusto.

Perch mai la gente ha continuato a prestare soldi alla Grecia al ritmo del 10% del Pil greco e oltre per
anni? Perch la Grecia era credibile. E perch era credibile? Perch aveva l'euro, aveva un cambio
fisso, e quindi non c'erano segnali provenienti dal mercato che potessero avvertire gli agenti economici
che le cose stavano andando storte. Questo il problema: AaronTornell e Andrs Velasco l'hanno
spiegato sul Journal of Monetary Economics, non sulla Pravda o su qualche rivistella italiana di
provincia, no: sulla pi importante rivista scientifica nel campo delleconomia monetaria, pubblicata da
Elsevier, la casa editrice scientifica pi prestigiosa.

Poi c un altro problema, sempre riferito alla creazione di incentivi perversi, che Martin Feldstein
sottoline sul Journal of Policy Modeling: se si prende una valuta unica si avr un unico tasso di
interesse, e questo sar troppo basso per i paesi deboli (sia per il loro settore pubblico che per quello
privato). Ora la Germania ci accusa, ci dice che abbiamo avuto condizioni di credito troppo facili, troppo
buone, ed vero! verissimo! Ma proprio questo largomento che dimostra quanto sia illogico leuro,
perch diversi paesi devono avere tassi di interesse diversi per gestire bene le loro economie.
Ribadisco: tra l'altro anche il settore privato nei paesi deboli ha un incentivo indebitarsi troppo, e questo
fondamentalmente quello che ha detto Vtor Constncio, come ricordavo all'inizio della mia
presentazione. Peraltro questa argomentazione era stata esposta molto chiaramente da Roberto
Frenkel e Martin Rapetti in un'altra rivista scientifica di primissimo ordine, ilCambridge Journal of
Economics, circa 4 anni fa. Sottolineo la rilevanza scientifica delle riviste per evidenziare come
questi studi non potessero passare inosservati ai professionisti dell'economia (a meno che non
intendessero ignorarli per motivi di tattica politica).

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Attenzione: ci sono effetti perversi anche sui paesi forti, ed importante sottolinearlo. Se si abolisce
il rischio di cambio, se si eliminano i segnali legati ai tassi di cambio, le istituzioni finanziarie e private
dei paesi forti presteranno troppo all'estero. Le banche tedesche hanno prestato troppo all'estero. Non
ti puoi indebitare troppo se non c' nessuno che presta troppo. Avete mai cercato di avere i soldi
della vostra banca? E allora sapete come vanno le cose. La moneta unica poi ha un altro incentivo
perverso, per i paesi forti, oltre a quello di spingerli a prestare troppo. Come ha spiegato Claudio, la
moneta unica troppo debole per i paesi forti, come la Germania, e consente dunque ad essi di fare
grandi profitti rispetto esportando verso i paesi deboli. Il rovescio della medaglia che questa facilit di
far profitti col cambio drogato disincentiva gli investimenti produttivi. Il settore privato non finanziario dei
paesi forti investe troppo poco a casa propria. Hans-Werner Sinn, un importante economista tedesco,
ha presentato questa argomentazione, non un economista americano invidioso, o un pigro
economista italiano, no, un professionista bravo, che ammiro (non sempre), ed soprattutto un
economista tedesco.

Andiamo a vedere i dati: la Germania il paese col pi basso rapporto tra investimento e PIL in Europa
nel periodo 1999-2007. Insomma: dimenticatevi la favoletta dalla Germania che competitiva
perch investe tanto. Scordatevelo,va bene?

Andiamo avanti.

Cosa ha fatto la Germania?

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Ha fatto una politica assolutamente standard di dumping salariale, esattamente quella che, ironia della
sorte, rimproveriamo alla Cina, dove per i salari crescono e la povert cala. I paesi del Nord ci danno
la colpa della crisi perch non avremmo fatto le riforme strutturali. Cosa sono le riforme strutturali?
Sono pagare un po' meno i lavoratori. La Germania ha cominciato a farlo nel 2002. In nero
vedete la quota salari in Germania dal 2002 al 2007, e il suo crollo dopo le cosiddette riforme
Hartz, un tipo che pare avesse abitudini abbastanza simili a quelle di Berlusconi (ma questo un altro
discorso, non voglio entrare nei pettegolezzi). La discesa dei salari impressionante, e ha reso
possibile un aumento di competitivit proprio perch il tasso di cambio coi principali partner era fisso
(ne riparler dopo).

Ma questa politica dei redditi slealmente competitiva ha costi sociali nascosti.

(Fonte: http://inequalitywatch.eu/spip.php?article114&lang=en).

Osservate landamento della disuguaglianza del reddito in Germania: vedete quanto aumentata
rapidamente dopo l'approvazione delle cosiddette riforme strutturali? La Germania il paese della

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zona euro dove le diseguaglianze sono cresciute di pi in questo periodo: la povert cresce,
cresce il divario fra Est e Ovest, e quello tra lavoratori strutturati e lavoratori precari o con
contratti atipici.

Due condizioni sono necessarie per superare la crisi.

Primo, armonizzare i mercati del lavoro dei paesi membri, riportando i salari reali in linea con la
produttivit del lavoro ovunque nella zona euro, perch se un paese fa il giochetto sporco della
Germania comprimendo le dinamiche dei salari reali al di sotto della dinamica della produttivit alla fine
saltiamo tutti. Dobbiamo regolamentare nuovamente i mercati finanziari europei, e naturalmente
dobbiamo smantellare l'euro, e dobbiamo farlo ora, sia per motivi di breve termine che per motivi di
lungo termine. Analizziamo questi punti.

(Fonte: Reinhart, C., Sbrancia, B., 2011, "The liquidation of government debt", BIS Working Papers, N.
363).

Andate a vedere la linea rossa, che descrive un secolo di debito pubblico nei paesi avanzati. Abbiamo
due picchi evidenti, e una evidente fase di discesa ordinata. Partiamo da qui: questa fase (nel box
rosso) quella in cui come vi ho detto prima i paesi avanzati hanno liquidato l'enorme debito
accumulato a causa del secondo conflitto mondiale. un periodo che va diciamo dal 1946 fino al 1971.
Guardate la situazione attuale: c stato un aumento improvviso del debito pubblico, dovuto al bisogno

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di salvare la finanza privata, che ha imposto ai governi uno sforzo enorme, che si tradotto in un
massiccio e improvviso accumulo di debito pubblico. Per quanto riguarda il debito pubblico, la
situazione attuale molto simile a quella vissuta alla fine della Seconda guerra
mondiale. Veniamo da trent'anni di guerra del capitale contro il lavoro. Cos successo a quel tempo,
cosa stato fatto dai governi dopo la Seconda guerra mondiale?

Due cose. La prima l'abbiamo gi vista in precedenza: questo il periodo in cui i salari reali sono
cresciuti in linea con la produttivit, quindi c' stata una equa distribuzione del reddito. La seconda
che abbiamo regolamentato i mercati finanziari. Consideriamo questo punto. La liquidazione
dell'enorme debito dopo la Seconda guerra mondiale stato resa possibile da due cose:
intanto, da quello che gli economisti chiamano "repressione finanziaria" (io la chiamerei
piuttosto "regolamentazione finanziaria"). Carmen Reinhart e Belen Sbrancia hanno analizzato
questo processo storico nel loro paper del 2011. La seconda cosa che ha facilitato il rientro del
debito stata l'equa distribuzione del reddito: il capitalismo funzionava come afferma (o
pretende) di funzionare, cio pagando i fattori della produzione in funzione della produttivit.
Ci ha favorito la crescita e ha evitato laccumularsi di ulteriori debiti per assorbire la
produzione, rendendo possibile il rientro dai debiti pregressi, perch qualsiasi problema di
debito sempre un problema di crescita del reddito.

Cosa vuol dire repressione finanziaria? Dovremmo reintrodurre per esempio qualche forma di
regolamento, di norma GlassSteagall, cio separare le banche commerciali dalle banche
d'investimento, perch il modello tedesco di banca universale non ha funzionato. Dovremmo
riconsiderare la posizione delle banche centrali. L'indipendenza della banca centrale stata
additata come una minaccia alla democrazia da economisti come Josef Stiglitz o Axel
Lejonhufvud (che meno noto al grande pubblico, ma comunque un economista keynesiano molto
importante).

Cosa vuol dire adeguata distribuzione dei redditi? Ci sono diverse proposte: ne prendouna di un
economista tedesco, per mostrarvi che i tedeschi non sono i miei nemici, sono amici, perch viviamo
nello stesso mondo e viviamo in questo mondo per un periodo molto breve: la vita breve e non val la
pena di viverla male quando abbiamo i mezzi tecnici per vivere molto meglio. Un'equa distribuzione del
reddito vuol dire che il salario nominale contrattuale dovrebbe aumentare al tasso della crescita della
produttivit aumentato dall'obiettivo d'inflazione (se decidiamo di conservare un obiettivo dinflazione
comune fra paesi europei).

Questo significa equa distribuzione del reddito: che chi produce sia remunerato in proporzione al
proprio contributo.

L'euro un morto che cammina. Avete notato la dichiarazione di Jens Weidmann, il presidente della
Bundesbank, quando ha detto che il prossimo stress test del settore bancario sar eseguito
considerando diversi coefficienti di rischio per i titoli sovrani? Capite cosa vuol dire? Vuol dire che il
"whatever it takes", il "faremo qualsiasi cosa" di Draghi, era un bluff, perch se avesse ragione
Draghi i titoli pubblici avrebbero rischio zero. Questo significa che in Germania qualcuno stufo di

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questa situazione e vuole smantellare l'euro. Le dichiarazioni di Hans-Werner Sinn, sul fatto che
Berlusconi sia stato messo da parte perch stava preparando l'uscita dall'euro dell'Italia dice molto:
Sinn ha sempre detto che i paesi del Sud dovrebbero uscire dalleuro (e lui un economista tedesco), e
se lui che fa questa affermazione, si tratta di un segnale politico molto importante. Le opinioni dei
nostri Letta, Renzi, Napolitano, e dei loro bardi, sono irrilevanti.

I motivi di breve periodo per smantellare l'euro sono ovvi: la flessibilit del cambio consentirebbe un
riequilibrio simmetrico degli enormi squilibri accumulati durante il periodo dell'euro. Ci sono per
anche motivi di lungo periodo. Per integrare le rispettive economie i paesi europei non possono
rinunciare a due caratteristiche dei tassi flessibili. La prima la funzione di segnalazione (signaling): il
tasso flessibile d un segnale rapido e chiaro al mercato se c' qualcosa che sta andando storto in un
paese. La seconda la funzione di adempimento degli accordi: questa funzione stata evidenziata
nel 1957 da James Meade, venti anni prima di vincere il Nobel (nel 1977). Si tratta, ve lo sottolineo, di
un economista illustre, che poi stato dimenticato, ingiustamente, perch molto attuale, e nel mio libro
concludo la mia proposta di politica economica utilizzando appunto un articolo che lui scrisse nell'anno
in cui sono stati firmati i Trattati di Roma (1957).

Meade dice che se un governo europeo vuole utilizzare politiche monetarie o di bilancio in modo non
cooperativo, a esclusivo fine di stabilizzazione interna, se per esempio, usando le sue parole nella
presente situazione di surplus delle partite correnti le autorit tedesche dovessero usare la politica
monetaria per contenere linflazione... bisogner fare maggior ricorso allarma della variazione del
cambio. La flessibilit del tasso di cambio un'arma difensiva contro il comportamento
non cooperativo di altri stati membri di unUnione Economica e Monetaria, ed larma pi
efficace, perch di fronte a politiche di dumping sociale cos forti come quelle praticate dalla
Germania il tasso nominale tedesco si sarebbe apprezzato. Sarebbe andata cos: Cari tedeschi,
va bene, siete bravi, avete fatto le riforme senza aspettarci, che bello!Cos facendo oggi violereste
l'art. 5 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea, ma che gli fa, siamo amici, va bene
cos. Ora i vostri prodotti costano di meno, fantastico! Ci piacciono molto, benissimo! Siete un paese in
surplus, che bello, vi facciamo anche un applauso... Ma se dieci anni or sono per comprare i prodotti
tedeschi avessimo dovuto comprare la valuta tedesca, questa, essendo molto richiesta, si sarebbe
apprezzata, e cos alla Germania non sarebbe servito a molto schiacciare i salari dei propri
lavoratori!

Noi viviamo in un sistema sovietico dove abbiamo pianificato il prezzo pi importante per un
paese, il prezzo della sua valuta.

Unultima osservazione.

Cosa dovreste fare, in qualit di deputati europei? Visto che difendendo l'euro a tutti i costi la
Commissione sta distruggendo, con politiche di austerit

rese necessarie

dall'euro, le prospettive di sopravvivenza dell'unione europea, perch questo


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quello che sta succedendo, allora voi deputati dovreste utilizzare il vostro potere di sfiduciare la
Commissione Europea e costringerla a dimettersi. Perch la Commissione sta distruggendo
l'Europa, e questo non quello che ci si aspetta da lei. Forse non avete i numeri per farlo ora, ma dopo
le prossime elezioni le cose potrebbero cambiare, come avevo previsto ormai due anni fa, e se non
segnalate il vostro dissenso verso questa situazione assumete un rischio politico e probabilmente
dovrete anche pagare un costo politico.

State attenti, e buona fortuna!

(avviso ai sognatori: potete anche far finta di non capire le parole in rosso. Fatti vostri. Quando vi
inseguiranno coi forconi io, pur deprecando un simile comportamento inumano ed inelegante, non
pianger, perch mi avete veramente rotto i coglioni. Econ102 l'abbiamo fatta tutti, e voi spesso in
universit pi prestigiose della Sapienza, dove l'ho fatta io. Quindi potete prendere in giro chi vi pare,
ma non me, e fra un po' nemmeno tanti altri. Dite la verit, cazzo, ditela! Avete poco tempo, lo capite o
no? Jens vivo e lotta insieme a noi...)

domenica 23 febbraio 2014

Ponzio Ferrero e i nuovi farisei.


Luca Cellai ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "QED 32: You're an errand boy...":
Mentre discutendo imperterrito di cambio fisso continuo a perdere 'amici' piddini e rifondaroli di vecchia
data (ti tolgono anche il saluto quando gli fai notare il loro tradimento implicito dei lavoratori, degli
interessi nazionali e della democrazia), cerco anche di razionalizzare le loro posizioni mentali.
La domanda che mi sono fatto : come possibile che argomenti di natura economica e scientifica
contro il neuro provochino un rifiuto cos totale ed apparentemente irrazionale in persone che fino a ieri
consideravo intelligenti?
Ed ancora: come possibile che la prospettiva di subire pure la patrimoniale li lasci profondamente
indifferenti?
Poi ho trovato una possibile risposta: il fattore generazionale!
Tutti i miei amici (come i vari ministri dell'economia degli ultimi tempi) sono o figli del baby-boom come
me (e come il Prof.) oppure persone nate poco dopo il 1940.
Si trovano cio prossimi alla pensione (quando gi non lo sono) ed in grandissima maggioranza
lavorano nello Stato, negli Enti locali o nella media/grande impresa ancora in mano pubblica (oppure

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alimentata dalla spesa pubblica).


A tutti costoro la probabilit di essere espulsi dall'impiego prima della pensione (oppure di subire la
deflazione salariale) appare minima.
Quindi perch rischiare di ricevere una pensione in Lire svalutate, in un probabile contesto con molta
pi inflazione di oggi quando in fondo in fondo la crescita interessa solo i giovani?
Molto meglio lo status quo (cio la miseria montante degli altri), chi se ne frega dei giovani e degli
esclusi, tanto chi sa che con le conoscenze giuste non si riesca a piazzare i propri parenti nel posto
giusto (magari nella EC a Bruxelles!) e quindi 'nto culo' ai figli ed ai nipoti degli altri!
Questa riflessione, oltre ad aumentare il mio senso di correit generazionale (all'inizio fui anche io, da
bravo ingegnere, tra i sostenitori del Fogno), mi fa anche sentire un perfetto estraneo rispetto alla mia
generazione.
in questi momenti di abbattimento che mi ritorna in mente quello che dicevano i vecchi partigiani:
Quando il 25 Apile? sempre 25 Aprile!
Postato da Luca Cellai in Goofynomics alle 23 febbraio 2014 09:58

(...impeccabile. Ora, a parte il fatto che, come gi detto, il migliore argomento contro l'euro rimane lo
squallore umano e morale, la grettezza, la piccineria, l'ottusit dei suoi difensori, che sono veramente
disposti a passare sul cadavere di chiunque pur di difendere la loro pensioncina o i loro fottuti accordi di
desistenza al comune di Mazzate di sotto, a parte questo, vorrei che rifletteste con me sul fatto che
Natura, che matrignissima, per non facit saltus. Normalmente chi squallidamente gretto anche
platealmente idiota. Perch s vero, verissimo, che certi 'compagni' - de sto cazzo - temono per la loro
pensioncina. Ma altrettanto vero che difendere l'euro il modo migliore per metterla in pericolo. Lo
dice la semplice logica delle cose. Mentre abbiamo sperimentato - anche dentro l'euro - svalutazioni del
20% che non hanno particolarmente intaccato i nostri diritti, ora la rigidit del cambio impone politiche
di austerit, come voi capite benissimo ma loro no perch sono gretti e stupidi, e oltre un certo limite
non ce ne sar per nessuno. Quando verrete a Roma, il 12 aprile, a vedere l'anteprima de "Il successo
greco" al #midtermgoofy, vedrete come i piddini greci dell'ERT difendevano strenuamente il regime, e
vedrete che dopo essersi trovati in mezzo a una strada qualcuno comincia a porsi delle domande.
Qualcuno, ma non tutti. Non preoccupatevi: sar una soddisfazione ben amara, ma sar comunque
una soddisfazione: se non riusciremo a cambiare le cose, avremo comunque l'opportunit di vedere
queste persone grette, meschine e squallide, incapaci di unire i puntini, incapaci di un minimo
sentimento di solidariet per chi soffre, catapultate a calci in culo in mezzo a una strada dal regime che
stanno difendendo. Pensano di essere aquile, e sono polli.
Quando un regime crolla gli ignavi si dividono in due insiemi dotati di ampia intersezione: quelli che
"non potevamo sapere" (come i giornalisti dell'Ert), e quelli che "eseguivamo gli ordini" (e vi risparmio
esempi). Nell'intersezione c' Eichmann. Auspico un esito pacifico della vicenda. Nessuno mi parli di
Norimberghe o altre fesserie simili. Ma sia chiaro che grazie al lavoro che stiamo facendo qui, con
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l'aiuto di amici come Alberto Montero Soler, nessuno potr dire che "non poteva sapere". E chi ha
eseguito gli ordini ci far il piacere di ammettere che erano ordini sbagliati. Anzi: l'ha gi fatto.
Ma tutto questo er Nutella non lo sa. Come vedrete, pi facile che un deputato dell'UMP ammetta che
l'Europa in una impasse politica, piuttosto che er Nutella acceda al regno dei cieli. Lui e Tsipras sono
la terza generazione di gatekeepers, dopo gli ortotteri e gli anatroccoli. Vae vobis...)

sabato 28 aprile 2012

La filosofia del piddino: inflazione e maieutica


Preludio
Dobbiamo, dovremo, parlare di tante cose brutte. Fatemi parlare di qualcosa di bello: mia figlia.

Dunque: grande classico della valle Sarentina, il sentiero a ferro di cavallo (Hufeisen Tour). Terza
tappa, da Latzfonser Kreuz alla FlaggerschartenHtte attraverso il Tellerjoch: la pi lunga. In teoria si
rimane in quota, ma in pratica sali, scendi, poi risali... Bella giornata, calda, si parte. Dopo un po, come
di consueto, stacchiamo er Palla (ar piede) e la sua gentile madre (che resta per prestargli assistenza
psicologica aracchettate sulla schiena). Er Palla, se sa, contemplativo (qui in versione Kaspar David
Friedrich con Durnholzer See sullo sfondo):

(scusate, metto questo per la Basilisca che non mi coglie i riferimenti. Dico, ma io sono l'unico che ha
Google sul computer? Che culo!).

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Io e "mi' fija" prendiamo quota su una spalla del Foltschenai Spitze, come il sentiero vuole:

Da buon tecnico ortodosso delleconomia, sono specializzato nella gestione delle aspettative. O, se
volete, da buon politico, nella vendita di sogni (i pi rosa sono Fogni). E quindi ar Palla, quando mi
chiede quanto manca, dico sempre: ma caro, vedi, dietro quella gobba c il rifugio.... Il rifugio non c,
ma almeno arriviamo alla gobba. Ma con mia figlia diverso, la verit alle donne si pu dire (e qui
effettivamente il tacchino induttivista ci starebbe bene). Mi accorgo che ci siamo staccati e abbiamo una
borraccia in due, ci aspettano almeno tre ore di marcia, un caldo fottuto, niente ombra, indietro non
voglio tornare, aspettare non se ne parla, e dico la verit: Senti, Giulia, babbo uno scemo e si
dimenticato una borraccia, abbiamo un litro in due e dobbiamo camminare tanto. Se hai sete mi chiedi
da bere, ma bevi solo due sorsi perch non so quando arriviamo e fino al rifugio non c acqua. Va
bene babbo. E avanti, per agevoli ombrosi sentieri:

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(bella de pap! L'unica creatura al di sotto dei dieci anni al di sopra dei 2500 metri... Non ti dico ai
rifugi... come ci guardano...).

Io ogni tanto chiedevo: hai sete?. No babbo. Ma bevi due sorsi! Va bene babbo. Glu, glu.
Grazie. E avanti. Siamo allultima forcella. Senti, amore, la vedi quellantenna? il rifugio, siamo
arrivati. Vuoi bere? S babbo. Ecco...

GLU (un unico sorso da mezzo litro): la cittina aveva

sete, e come, ma se lera tenuta. Aveva capito. Io commosso.

Come oggi dal dentista (una prmire). Un belluomo abbronzato, occhi di ghiaccio, molto rassicurante.
Lei si siede, lui ci parla il giusto, le mette il drenaggio, il tampone, prende il trapano e comincia. Si era
preparato lanestesia. D fastidio? Fa male?. No. Brava. (e io, fra me e me: te credo, a bbello! Ma
tu nu' lo sai chi quessa...).

Ecco, avete scoperto il mio lato Mario Brega. Immortale. Chi sso quelli pap? Due de passaggio...

Interludio: il quarto dora del dilettante


A proposito di due di passaggio, guardate cosa mi ritrovo nello spam:
Chiedo scusa per l'anonimo, non ho account google n altri, mi chiamo Giovanni. Vengo al dunque,
l'osservazione di Nino corretta, c' un errore banale. Si tratta di semplice aritmetica e dunque non
opinabile. L'inflazione cresciuta dell'840% dunque 8.4 volte, la svalutazione del 45% dunque 1.45
volte. Per cui l'inflazione 8.4/1.45 = 5.8 volte la svalutazione. Mi meraviglia sopratutto il fatto che
sembri cos strano ad un professore che una cosa aumentata del 45% sia aumentata di 1.45 volte. E'
solo un modo diverso di dire la stessa cosa, ma evidentemente non tutti i professori lo sanno...

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(voleva dire: chiedo scusa per lanonimato... come se il fatto di non avere un accountGoogle impedisse
a uno di scrivere come si chiama... Anche qui, come al solito, rispetto filologico per leterografia).

Accipicchia, hai ragione, amico! Pensa... due esami di matematica finanziaria con Rino Olivieri
(docente immenso, lo ricordo con una gratitudine sconfinata e ancora mi sento in colpa per non avergli
chiesto la tesi, ora che capisco quanto mi ha dato e quanto quindi poteva sentirsi in diritto di avere
qualcosa in cambio... ma non devo spiegarvi che sono bastardo dentro...). Che fallito che sono: tanto
studio, e non so nemmeno applicare un tasso di variazione. Eh gi, vedi, luniversit italiana proprio
un covo di tromboni incompetenti, hai ragione, lo ammetto...
Guarda: facciamo cos: siccome tu sei pi bravo di me, io mi aumento lo stipendio del 45% (perch
sono anche massone e raccomandato), ma a te, in un empito di meritocrazia, lo aumento del 100%.
Allora: io il mio lo moltiplico per 1.45, giusto? Se sbaglio, lo so, mi correggerai, e forse anche se non
sbaglio... Tu invece di quanto lo moltiplichi il tuo? Be, se per un aumento dell840% moltiplichi per 8.4,
allora per un aumento dell800% moltiplicherai per 8, giusto? Applichiamo il principio di induzione
completa... dunque, vediamo... per un aumento del 700% moltiplico per 7, per un aumento del 600%
moltiplico per 6,... per un aumento del 200% moltiplico per 2, edunque (come dici tu), naturalmente, per
un aumento del 100% moltiplico per 1. Ecco, sarai contento: oggi il tuo stipendio (anzi, quello di tutti gli
italiani) aumentato del 100%: lo abbiamo moltiplicato per uno: prendevi 1000, ma da oggi prenderai
10001=1000 (che secondo te un aumento del 100%).
Attenzione signori! Qui abbiamo a che fare con un piddino di razza! Se ti scopre Fassina sei a
cavallo. Pensa: puoi far campagna su questo tema: appena vado al potere vi aumento del 100%
lo stipendio! Chi non ti voterebbe? E il giorno dopo essere stato eletto, sarebbe facile:
moltiplicheresti per uno tutti gli stipendi, cos tutti avrebbero un aumento come quello che hai
avuto tu: da 1000 a 1000. Cosa dici? Ma 1000 1000 = 0... Ah, dimenticavo, tu la matematica la sai.
Quindi ti sei accorto che hai avuto un aumento pari a zero. Ti dir un segreto, ma non dirlo a nessuno,
mi raccomando: un aumento del 100% un raddoppio: significa moltiplicare per 2. E quindi un aumento
del 200% significa moltiplicare per 3, ecc. Bello, vero? Va da s quindi che sia tu che quel genio del tuo
amico avete sbagliato intanto in termini puramente aritmetici. Ma, come ho gi spiegato a quel tuo
amico, questo non lerrore pi grave.

Sai, per un economista il fatto che tu abbia (o meglio, ti sia dato) un aumento di zero non poi
cos strano: tu sei uno zero. Uno zero intellettuale, e forse anche uno zero umano. Ecco, guarda,
se vuoi dimostrarci di non essere uno zero umano, fai una cosa: chiedi scusa. Certo non a me,
come avrai capito non ce n bisogno:

Pensez-vous quil soit votre porte de moffenser ? Croyez-vous que la salive envenime de cinq
cents petits bonshommes de vos amis, juchs les uns sur les autres, arriverait baver seulement
jusqu mes augustes orteils ?
Ah, queste parole immortali che non avrai mai letto e di cui mai, se non googlando, potresti intuire
lautore... Non saprai mai quello che perdi, ma del resto la Natura matrigna, e tu ce lo dimostri. No,
non chiedere scusa a me: devi chiedere scusa allUniversit italiana per la supponenza con la quale
uno come te, uno che non sa che un aumento del 100% coincide con un raddoppio, si permesso si
esprimersi riguardo ai professori che non sanno.

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Bene.
Se non sei un cialtrone ti scuserai. Se non ti scuserai sei un cialtrone. Il problema e resta tuo. A me
basta sapere con chi ho a che fare. E credo di saperlo gi. Quindi ora spiego agli altri perch il tuo
errore veramente grave, in termini di teoria economica. E spiegher anche loro perch c gente che
va in giro, come te, a commettere errori simili dando lezioncine agli altri. Una storia lunga, pensa: ci
riporter allet di Pericle, quando nata la democrazia, e quindi sono nati i piddini. Aristofane se ne
occup (nel Pluto... che non il cane del mio amico).

Atto primo: la morte delle ideologie


Cerano una volta le ideologie, e cerano quindi i loro sostenitori: nel secolo scorso, qui da noi, i fascisti
e i comunisti. Successero tante brutte cose, le ideologie crollarono, e i loro sostenitori, come dire, si
rimpicciolirono, un po come il maglioncino di angora che si infili, improvvido, nel ciclo a 90. Ci fu
piazzale Loreto, e i fascisti divennero missini, poi... non lho capito bene (ma rimasero fascisti). Ci fu il
crollo di un certo muro, e i comunisti diventarono diessini, poi piddini, poi ini... ni... i... Fading away, in
un estenuante diminuendo che va avanti da trentanni (chapeau! Chi del mestiere sa bene quanto sia
difficile sostenere un diminuendo per 30 secondi).
Bene: scomparsi, o meglio, rimpiccioliti, e anche un po infeltriti, i loro sostenitori, voi direte, le
ideologie avranno lasciato il passo a un pensiero pi libero, pi fattuale, pi aderente alla
realt. Poterlo pensare sarebbe bello, ma sarebbe anche, soprattutto, molto ma molto ingenuo. Le
ideologie non sono un dato esogeno. Non perch un gruppo di marziani, mascherati da Nonna
Papera, assalta il Palazzo dinverno, non perch una torma di sciamannati viene a fare una gita a
Roma, che luomo, cos, decide di abolire la razionalit. Eh no! Labolizione del pensiero non il
risultato di uno shock esogeno, ma il raggiungimento endogeno di un equilibrio: pensare
faticoso, e gli uomini, quando sono stanchi, magari perch fiaccati da una crisi economica, non
vogliono domande, ma risposte. E sapete come va a finire. Il pensiero ideologico, il pensiero per
appartenenza (io sono di sinistra, lui di sinistra, quindi lui ha ragione), una forma di economia di
pensiero. E cos come non necessario assaltare un palazzo per adottarla, non nemmeno
sufficiente abbattere un muro per liberarsene.

Quindi?

Quindi fascismo e comunismo, deposti, vennero subito sostituiti da unaltra ideologia. Quale? Il
vincolismo.

Ogni ideologia deve partire da unidea forte, convincente, risolutiva: appunto, da una risposta. Il
vincolismo questa idea forte ce lha: gli italiani sono un popolo talmente scarso da non meritare
di governarsi da solo. Affinch gli italiani facciano la cosa giusta, occorre che essi soggiacciano a una
costrizione, a un vincolo: appunto, il vincolo esterno, la valuta forte. Ne abbiamo parlato. Somiglia molto
allidea di Mussolini che gli italiani siano un popolo di schiavi, il quale, quindi, non pu che soggiacere
alla dittatura di un pugno di liberti. In effetti, visti i risultati, ci sarebbe da ragionare su quanto il
vincolismo possa essere considerato una versione riveduta e (politicamente) corretta del fascismo...

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Ogni ideologia, poi, deve avere un testo di riferimento. Ce ne son stati tanti, nel secolo scorso,
ricordate? I comunisti, ad esempio, leggevano Marx. Oh, attenzione! Di libro, va da s, ne occorre e
basta uno, come sapete, per tanti motivi. I libri costano, poi fanno polvere (anche se per il nostro amico
matematico, due libri in realt fanno polvere quanto uno), e poi difficile trovarne due che non si
contraddicano, e se hai bisogno di risposte, perch sei stanco, e perch devi abolire il pensiero, allora
non vuoi certo andare in cerca di contraddizioni. La Bibbia? Significa: i libri, come sapete. E gi da qui
capite molte cose. Poi c il Libretto rosso, il Capitale, La mia battaglia, ecc.
Mi dirai: ma anche difficile trovare un libro che non contraddica se stesso. Certo! Ma per questo ho
subito una soluzione: basta non leggerlo. E infatti, a giudicare dai risultati, non del tutto certo che i
comunisti leggessero Marx, e che se lo leggessero lo capissero, e che se lo capissero se lo
ricordassero. Ma in fondo sono fatti loro: ora ci sono i piddini. I quali, deposto Marx (considerato una
compromettente e polverosa anticaglia), hanno fatto di un altro filosofo il loro ideologo. Con un
poderoso balzo all'indietro (certo, quello in avanti non che fosse andato bene) son tornati alle
origini, alle scaturigini del pensiero democratico, adottando come loro ideologo un filosofo
poco noto della Grecia di Pericle (grande esportatrice e importatrice di democrazia): Etarcos.

Atto secondo: vita e opere del filosofo Etarcos


So di cogliere di sorpresa anche Schneider, che ha gi avuto modo di strabiliarsi della mia MLT
(memoria a lungo termine). Ma se Schneider non ricorda chi sia Etarcos, la colpa non sua. Il fatto
che noi di questo filosofo sappiamo molto, ma da pochissimo tempo. Solo da quando, partiti i
comunisti, nel ristrutturare ledificio delle Botteghe Oscure sono stati rinvenuti in cantina
quattro rotoli di papiro che riportano le Vite dei filosofi di un tale dal nome impronunciabile:
Enegoid Oizreal. Questo testo preziosissimo ricorda molto le Vite dei filosofi di Diogene Laerzio
(autore che lanalisi del testo rivela coevo del nostro Enegoid), ma ne differisce per due dati: intanto, i
filosofi, con geniale intuizione, son presentati in ordine cronologico inverso, dal pi recente, Epicuro, al
pi remoto, Talete; poi, fra le vite narrate da Enegoid troviamo quella di Etarcos, che Diogene omette.
Una vita, pi che parallela (altro che Mario e Mariano), direi ortogonale a quella del pi noto Socrate.
Anche Etarcos, come Socrate, nacque nel 470 a.C. e mor nel 399 a.C. Ma tanto sano, prestante e
vigoroso era Socrate (al punto che nella battaglia di Delio salv Senofonte quando questi cadde da
cavallo, dice Diogene Laerzio, V, 22), tanto cachettico, scialbo e insignificante era Etarcos. Sul cui
nome, tra laltro, grava un etimo che la dice lunga. Pare che sia infatti la contrazione dialettale (in
dialetto beota, ovviamente) di Eterarcos, larconte delletera, insomma: il prosseneta, il lenone, il
magnaccia. E certo, questo Etarcos un gran che raccomandabile non pare lo sia stato. Mentre Socrate,
come ci ricorda Diogene Laerzio (V, 20), si era arricchito grazie ai suoi investimenti finanziari, dei quali
saggiamente consumava solo gli interessi, Etarcos viveva di espedienti passando da una
malversazione allaltra, al punto di finire in carcere per il coinvolgimento in una tangente di
trenta talenti versata a Sesto (non S. Giovanni, cosa avete capito, quello doveva ancora venire:
in principium erat verbum...), e dal carcere evase, dopo aver avvelenato con la cicuta il
proprio carceriere, al grido di me ne fotto.

Si pensa, o almeno lo pensano certamente i due di passaggio, che nella carriera accademica essere
privi di scrupoli e compromessi col potere politico fornisca un ingiustificato ma decisivo vantaggio. Ma
non sempre cos. Mentre Socrate di allievi ne ebbe tanti, noti e meno noti (Platone, Aristippo,
Senofonte...), Etarcos, nonostante la sua abiezione, non riusc a fondare una scuola. Ed forse
per questo che di lui rimasta poca traccia. Come ne rimarr di noi che viviamo nelluniversit

111

austera, e che ai nostri allievi possiamo solo offrire un caff, e un agguato al prossimo
concorso.

Ma non voglio tediarvi con questi dati biografici, per quanto significativi. A noi Etarcos interessa come
ideologo dei piddini. E due sono le caratteristiche di metodo che lo identificano come tale. Di Socrate
tutti sanno almeno un paio di cose. La prima, che egli identificava il sapiente con colui il quale sa di
non sapere; e la seconda, che dispiegava il suo ardore di ricerca conversando con tutti, e scopo delle
sue conversazioni ovvero dialoghi fu la conquista del vero, non che gli altri rinunziassero alla loro
opinione. Il dialogo, la maieutica...
Ecco, Etarcos invece passato alla storia del pensiero per due caratteristiche un po diverse, ma molto
piddine. La sua frase preferita era so di sapere, ed limpiego coerente di questo metodo a
spiegare il lieve abbaglio del matematico dilettante di cui al precedente interludio. Sapendo di sapere,
in realt lui non sapeva una sega, ma va bene cos: ha avuto quello che gli spetta (zero). E il metodo di
ricerca di Etarcos non era il dialogo, ma il monologo: lunghi, estenuanti monologhi, che fortunatamente
sono andati persi a causa della rottura di un tubo nel vetusto e oscuro edificio ex-comunista, monologhi
con i quali cercava di estirpare dalla mente dellinterlocutore le sue convinzioni, o almeno di farlo
addormentare.
Perch, lo avrete capito, il momento si avvicina...
Socrate praticava il metodo maieutico, la maieutik tchne, cio larte della levatrice. Con questa
metafora egli intendeva esprimere il suo desiderio che fosse il suo interlocutore a partorire la verit
(non preconcetta) che dalla ricerca poteva scaturire, riservandosi lui, Socrate, il ruolo accessorio di
levatrice, che poi una che ti aiuta a toglierti qualcosa da davanti. Etarcos, viceversa, aveva un
metodo diverso, direi opposto: anzich toglierti qualcosa da davanti, cercava di metterti
qualcosa dietro. Questo era il metodo che Etarcos applicava ai suoi discepoli (i quali, dopo un
po, cambiavano maestro), ed lo stesso metodo che la dirigenza piddina, secoli dopo, divinis
preaeceptibus formata, ha applicato ai suoi elettori. Con un discreto successo, almeno finora. Ma
sapete, quel metodo l, che gi facile da applicare individualmente, se narcotizzi linterlocutore con un
monologo, diventa facilissimo da applicare collettivamente, se narcotizzi gli elettori con il pensiero
unico.

Atto terzo: linflazione non il livello dei prezzi


Labbaglio dei due dementi di cui sopra deriva appunto dallapplicazione del metodo di Etarcos, il
metodo piddino: so di sapere. Non per loro, quindi, dato che essi sanno di sapere, ma per voi, ricordo
brevemente cosa linflazione, altrimenti credo proprio che sia difficile farvi apprezzare la sesquipedale
boiata detta dal primo dei due (Nino). Il quale, non pago di aver detto una boiata, insiste, e infatti dopo
aver esordito con:

Il professore ha fatto un errore imperdonabile


Svalutazione monetaria: 45%
Inflazione 840%
840/45 = 19 circa
Conclusione: l'inflazione stata 19 volte pi grande della svalutazione
Ma non si fa cos....
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In realt, l'inflazione stata 5,8 volte pi grande della svalutazione, che sempre tanto, ma non 19....
(8,40/1,45)

Rincara con:
Anche un bambino sa che se c' un incremento del prezzo di un prodotto del 45%, significa che da 1
(cio dal 100% precedente), per comprarlo devi pagare 1,45 (appunto il 145%). Non ci sarebbe bisogno
di specificarlo, se non a un microcefalo... Pensavo che in questo blog ci fosse qualcosa di interessante
ed utile. Mi devo ricredere. Mi sa che devi tornare a scuola. Ma da alunno, alle elementari. Povera
scuola italiana. Addio.

Un bambino lo sa, ma lui no. Infatti, se il cialtrone applicasse il suo stesso ragionamento, bisognerebbe
dividere per 1.45 non 8.4, ma 9.4, proprio perch applicare un tasso dellx% a una variabile significa
moltiplicarla per 1+x/100. Esempio: se ho 100 euro e li investo al tasso del 5%, a fine anno mi danno
1001.05=105 euro (speriamo). E quindi: se ho 100 euro e li investo all840%, a fine anno mi danno
100(1+8.4)=940 euro. Se me ne dessero 840, come pensa il cialtrone, mi starebbero dando gli
interessi, ma si starebbero tenendo il capitale (100)! Un po come se nel primo caso mi restituissero
solo 5 (gli interessi), ma si tenessero 100! Capito cosa non capisce? Sorprendente, no? Ma il
principio di Etarcos: so di sapere. Certo che poi la finanziarizzazione dell'economia pu andare
avanti a manetta con dei matematici simili! Ha ragione Alessandro (non pi amico del tornese):
forse certi clienti si meritano certi mutui!
C poi un altro problema: con il ragionamento che stavo svolgendo io, questo discorso non
centra assolutamente nulla. Perch linflazione non il livello dei prezzi, ma il loro tasso di
variazione. Nei termini dellesempio semplice, il numero interessante non 105 (il livello al quale si
arriva, che quanto interessa ai due) ma 5% (di quanto sono cresciuto). Perch? Semplice: perch sia
i prezzi al consumo che il cambio effettivo sono misurati come numeri indici, e quindi il livello che
assumono in un determinato anno non ha alcuna rilevanza, un valore meramente convenzionale:
quello che conta, e quello che ha senso confrontare, sono le variazioni percentuali (appunto, i tassi di
inflazione e di svalutazione).
So che un punto tecnico, un po noioso, e certo non varrebbe la pena di affrontarlo per dimostrare un
dato al tempo stesso futile e self-evident: cio che due piddini che si esprimono con larroganza e la
sciattezza propria dei piddini sono due cialtroni. Invece vi pregherei di seguirmi in questo ragionamento,
anche se noioso, perch credo che da esso chi non sa cos linflazione (e se siete onesti, voglio
vedere alla fine di questo post quanti diranno di averlo saputo) potrebbe trarre giovamento. I due non lo
sanno, chiaro. Ma sanno di sapere (una cosa che non sanno cos... non so... qui forse devo
veramente farmi aiutare da Schneider...). E se invece volete sapere sul serio, accomodatevi...

Atto quarto: panieri e indici


Linflazione la variazione percentuale di un indice aggregato dei prezzi. Cos un indice
aggregato dei prezzi? A grandissime linee potremmo dire: un prezzo medio. Ma proprio a grandissime
linee. Uno degli indici di riferimento quello dei prezzi al consumo. Viene costruito appunto partendo
da una media di prezzi di un gran numero di beni di consumo. Se andate sul sito dellISTAT e vi cercate
i dati, scoprirete che nel 2010 questa media valeva 100. Che significato ha questo numero? Possibile
che la media fra il prezzo del pane, quello delle scarpe, quello di un biglietto aereo, ecc. nel 2010 fosse
100? E poi, 100 cosa? 100 euro? Che vuol dire?
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In effetti, come sto cercando di farvi capire, questo numero di per s non vuol dire molto (ed per
questo che i due sono completamente fuori strada, oltre a non essere coerenti col loro stesso
ragionamento: ma, con il vostro permesso, ora li lascerei perdere, e so che me lo accorderete
volentieri).
Facciamo un esempio semplice: uneconomia dove si consumano due soli beni, pane e carne. Uno
studio preliminare stabilisce che una ipotetica famiglia media spende il 60% del proprio reddito in pane
e il 40% in carne. 60%+40%=100% (il totale della spesa). Questi pesi costituiscono il famoso
paniere dellISTAT. I panieri veri, naturalmente, sono molto pi complicati perch comprendono una
gran quantit di prodotti, e li trovatequi.

Come si costruisce lindice dei prezzi partendo dal paniere? Semplice. Si rilevano i prezzi dei due beni
(pane e carne): facciamo ad esempio lipotesi che nel primo anno il pane costi 2 euro al chilo e la carne
15. Poi si moltiplica ogni prezzo per il peso del rispettivo bene nel paniere: quindi il prezzo del pane
per 0.6 e quello della carne per 0.4. Risultato: 0.62=1.2, 0.415=6. Poi si sommano i due valori
ottenuti, ricavando il valore del paniere: 1.2+6=7.2.

Questi 7.2 euro sono la spesa media. Di per s non ha particolare significato esprimerla al suo valore
monetario: non il prezzo di un bene, ma il reddito allocato ai consumi da una famiglia tipo. Per
questo motivo lo esprimiamo prendendo come riferimento a un anno, ad esempio lanno di partenza.
Questo significa che nel primo anno porremo il livello dei prezzi pari a 7.2/7.2=1, oppure a
1007.2/7.2=100.

A cosa serve questa operazione? Semplice. Dato che 7.2 non il prezzo di alcun particolare bene, ma
solo un generico valore di spesa, se lo normalizziamo a 100 ci sar pi facile leggere le sue variazioni
negli anni successivi, quando i prezzi che lo compongono cambieranno.

Vediamo: supponiamo che nel secondo anno il pane aumenti del 50% e la carne del 20%. Quindi il
prezzo del pane diventa 21.5=3 e quello della carne 151.2=18. Di quanto aumentato il costo della
vita? Dobbiamo ricalcolare il paniere. Allora: il pane incide per 30.6=1.8, la carne per 180.4=7.2.
Totale del paniere: 9. Lindice dei prezzi al consumo per lanno 2 quindi 1009/7.2=125. E siccome
lanno prima era 100, si vede subito che il costo della vita aumentato del 25%. Del resto, anche (97.2)/7.2=0.25=25%. Ma esprimere la spesa del paniere come indice (cio porla uguale a 100
dividendola per il valore del primo anno, lanno base) rende pi facili i confronti. Se il secondo anno
leggiamo 125 invece di 100, sappiamo subito che la variazione percentuale stata del 25%.

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Ora, gi qui vedete un po di cosette interessanti.

La prima che il livello dellindice non ha un particolare significato: la scelta dellanno base
arbitraria, un fatto di convenienza, potremmo anche non prendere un anno base e utilizzare
come riferimento il valore monetario del paniere (cio 7.2 il primo anno e 9 il secondo) anzich
esprimerlo come indice (cio 100 e 125), la sua variazione, che quello che ci interessa, cio il
tasso di inflazione, sarebbe uguale. Ci avete mai fatto caso che la radio vi dice quant'
l'inflazione, ma mai quant' l'indice dei prezzi? Perch non interessante (tranne che per i
matematici... di un certo tipo).
La seconda che lindice risulta dalla composizione di dinamiche dei prezzi molto
diverse. Questo ha molte conseguenze. Vi faccio vedere la pi semplice, che la seguente: tranne in
casi molto poco probabili, linflazione zero implica che in alcuni mercati i prezzi stiano scendendo.
Guardatevi questo esempio:

Qui il prezzo del pane raddoppia (da 2 a 4), mentre quello della carne scende del 20% (da 15 a 12).
Fatti i dovuti conti, il valore del paniere rimane a 7.2, e quindi lindice rimane a 100, e quindi linflazione
zero.
Visto?
Due considerazioni: primo, va capito che lobiettivo di stabilit dei prezzi (inflazione zero)
assurdo, perch implica che in alcuni mercati i prezzi stiano scendendo.Bene! Direte voi. Male,
dico io, perch vorrei vedere voi a operare in un mercato nel quale dovete acquistare materie prime e
pagare lavoratori a prezzi e salari stabili o crescenti, mentre per sapete che il prezzo del prodotto che
state vendendo scender! E vorrei anche vedere voi ad acquistare oggi una cosa della quale sapete
che domani coster di meno! La deflazione blocca leconomia perch la strangola dal lato dellofferta, e
la scoraggia dal lato della domanda. Ricordatevi quindi sempre che chi vi propugna la virt della
stabilit dei prezzi aggregati (inflazione zero) sta uccidendo qualche settore o filiera delleconomia.

Secondo: ma secondo voi, se il prezzo del pane raddoppia ma quello della carne scende, si continuer
a mangiare la stessa proporzione di pane e carne? Forse si manger un po meno pane (che costa di
pi) e un po pi carne (che costa meno). E qui si apre un mondo di considerazioni su come gestire e
rivedere il paniere (operazione che in effetti viene effettuata annualmente dallISTAT).

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Atto quinto: il tasso di cambio effettivo nominale e reale


Se ripetete lo stesso ragionamento, e invece delle quote di spesa (60%, 40%) mettete le quote
commerciali (quanto pesano i paesi x e y sul commercio dellItalia), e invece dei prezzi dei beni (prezzo
del pane, prezzo della carne) mettete i tassi di cambio (cambio con x, cambio con y), avete il tasso di
cambio effettivo. Il discorso analogo: quello che conta non il livello che lindice assume, perch
convenzionale, ma piuttosto la sua variazione, cio il tasso di svalutazione (ricordate che quotavamo
incerto per certo nel post cui di riferiamo).
Ora... ma a noi, di tutto questo, cosa ce ne fregava?
Eravamo partiti dalla confutazione di una asserzione piddina: ogni svalutazione inutile perch
si traduce immediatamente in altrettanta inflazione e quindi i benefici in termini di competitivit
vengono annullati. Per capire bene cosa si intende, dobbiamo ricordarci il concetto di tasso di cambio
reale, che abbiamo analizzato qui (occupandoci di un altro piddino).
Il tasso di cambio reale il rapporto fra i prezzi nazionali e quelli esteri espressi nella stessa valuta. Se
il cambio incerto per certo, il tasso di cambio reale si esprime cos:

dove p sono i prezzi nazionali, e il cambio (quantit di valuta nazionale per una unit di valuta estera)
e p* il prezzo estero. Esempio: p prezzo in lire, e lire per dollaro, p*prezzo in dollari. Vedete che
se e aumenta (svaluto) il rapporto diminuisce. Il piddino dice che per se lo faccio p aumenta della
stessa percentuale, e il rapporto torna come prima. Noi abbiamo visto che il piddino ha torto (nella Fig.
4 di questo post), perch quando il cambio si svaluta (e cresce) il cambio reale diminuisce. Quello che
vorrei farvi capire che in questo concetto, che quello che interessava a noi, quello che conta,
ancora una volta, il tasso di variazione, non il livello delle variabili.

Anche qui, facciamo un esempio. Immaginiamo di partire da un mondo in cui i prezzi interni sono a 1
(abbiamo visto che il livello non conta molto, convenzionale), quelli esteri a uno, e il cambio a uno
pure lui. Nel mondo succede che se io svaluto del 100%, portando il cambio da uno a due (il cambio
raddoppia... oh, voi lo sapete che questo un aumento del 100%, vero? Mica siete matematici
etarchici?), normalmente i prezzi stanno fermi, e quindi il cambio reale scende a 0.5=1/(12). Secondo i
piddini, invece, non si sa bene perch, se io svaluto del 100% improvvisamente i prezzi interni
aumentano del 100% pure loro, e il cambio reale rimane fermo.

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Ripeto: abbiamo visto che questo non vero.

Il dato tecnico che lipotesi piddina di inutilit della svalutazione nominale implica che siano
uguali i tassi di variazione di prezzi e cambio, cio linflazione e la svalutazione. In altre parole,
questa storia funzione se il rapporto fra inflazione e svalutazione 1. Nellesempio: 100%/100%=1.
Quello che dicevo nel post precedente che invece questo rapporto stato, in Italia, 840%/45%=19.
Una misura rozza, perch bisognerebbe ragionare magari in termini di medie geometriche ecc. ecc.,
perch i prezzi crescono monotonamente mentre il cambio prima sale poi scende, ecc. Ma quello che
interessa sono i tassi di variazione: il livello di un indice non interessa a nessuno.

Tranne ai matematici che son cos furbi da darsi un bel aumento del 100% = 0 (come abbiamo
ampiamente visto).

Epilogo e profezia
Lo so, capire quanto sono cialtroni due cialtroni una gran fatica: ma nessuna fatica inutile, e spero
che anche questa vi sia servita a riflettere su alcuni luoghi comuni. Comunque, questo uno dei due
motivi per i quali mi scuserete se, avendola io fatta a suo tempo, questa fatica, ho reagito con energia
al tono insopportabilmente saccente dei due sconclusionati dilettanti. Prevedo che ne incontreremo
sempre di pi. Perch questo blog, nonostante il mio intento di non parlare a tutti, ma di aiutare chi
desidera approfondire, rinviando a siti pi consoni quelli che hanno abolito la razionalit, sta diventando
popolare. E quindi di piddini ne arriveranno sempre di pi. Poveracci: il mondo che ci hanno
costruito gli sta crollando addosso. Smarriti si guardano intorno. Ma non perdono la loro sicumera.
Ecco, io so che non dovrei dirlo, so che non bello, so che non elegante, so che non educativo, e
io in fondo sono un educatore, so che non cristiano, ma io queste persone purtroppo,
vergognandomene, cercando di smettere, le disprezzo. Disprezzo la loro ottusit, il loro sapere di
sapere, perch questa la base antropologica sulla quale si fondato il successo politico di
quelle due o tre lenze che conosciamo: i Prodi, i Fassini, le Fassine. Non avrebbero potuto
ingannare un paese, questi qua, se non avessero potuto contare sulle pretese intellettuali di un
elettorato di media acculturazione, incapace di concepire il fatto che una laurea presa con un
buon voto in materia affine solo eventualmente linizio di un lungo e faticoso percorso di
conoscenza della realt economica. Tutti questi intellettuali della me non la si fa, tutti questi
intellettuali dellio so fare i conti, oh, quanti, quanti ne vedremo arrivare, ognuno con la sua
matitina blu, pronti ad applicare il pensiero di Etarcos, ma solo in parte, altrimenti la matitina blu

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si sa dove finirebbe. Ognuno pronto a difendere con le unghie e coi denti lillusione di non
essere stato preso in giro, lillusione di poter raccogliere ancora qualche briciola, lillusione di
godere ancora di un po di benessere. Sconfitti, pi e peggio di noi, che almeno proviamo a
capire quello che ci stanno facendo.
Dovrebbero quindi farmi pena.
E invece mi fanno solo rabbia. Perch non posso non ritenerli corresponsabili, attivamente
corresponsabili, della distruzione di tutto quanto per me importante: la cultura, la ricerca, e un
minimo di pace sociale per goderne senza barricate in strada, con le loro non scelte dettate
dallappartenenza e dalla pretesa di aver saputo brillantemente cogliere il superamento di un
paradigma (marxista, keynesiano). Certo, a loro non la si fa! Il mondo cambiato, loro lo sanno! C la
Cina, adesso, dobbiamo unirci per competere... e via scemenzando...
Piddini, se entrate qua fatelo, come vi si addice, dopo il bel capolavoro che avete fatto, col capo
cosparso di cenere e il cappio al collo. Se non lo stringerete voi, non saremo certo noi a farlo: questa
porta sempre aperta. Ma errori imperdonabili, lezioncine di bon ton, prolusioni sullunit della
sinistra da realizzare porgendo laltra guancia a starnazzatori fascisti, pillole di epistemologia,
ecc. ecc. tenetele per voi. Anzi, attenzione: gli epistemologi, in particolare, sono avvertiti: Marco
Basilisco mi ha detto che dora in avanti sar lui a occuparsene di persona. E siccome un
sentimentale e ama il bricolage, credo che abbia conservato da qualche parte una di quelle chiavi
inglesi che ai bei tempi (per lui) si usavano per dialogare socraticamente con i provocatori. Nel
tentativo, va da s, di pervenire a una comune verit, e certo non per indurre gli altri a rinunziare alla
propria opinione. Ma a rinunziare di scassare i cabasisi, ecco, quello magari s.
sabato 1 marzo 2014

Balzac

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Il avait, bien quil ne le crt pas, un style et un trs beau style le style ncessaire, fatal et
mathmatique de son ide ! Thophile Gautier.
Quelles sont donc les murs que peint M. de Balzac ? Des murs ignobles et dgotantes, ayant
pour seul mobile un intrt sordide et crapuleux. Chaudes-Aigues.
Un mot de moins, un mot autre que celui employ par M. Balzac, serait un acte de vandalisme, un
sacrilge. Quelle puissance que celle qui fait faire de telles vocations avec une plume et un chiffon de
papier ! Alida de Sarignac.
Qui tes-vous la fin ? Un fanfaron malheureux ou un niais de bonne foi ? Avez-vous le sentiment de
vos ridicules folies ? Le Nouveau Figaro.
M. de Balzac comprend admirablement toutes les ressources de lexpression. Il la varie avec un art
ingnieux, il la cre quelquefois avec bonheur. Adrien Brun.
Il y a deux hommes dans M. de Balzac. Edouard Thierry.

(...sono uscito da quella stanzetta con un inesprimibile serrement de cur. L era successo qualcosa di
vero, qualcosa di irreversibile. Non erano stati firmati i Trattati di Roma, o quelli di Bretton Woods, o
quelli di Westfalia. No. Erano state scritte e riscritte dieci, venti volte le pagine delle Illusions perdues tanto per restare in argomento - svegliandosi ogni sera alle otto per non esser disturbato dagli infiniti

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rumori della vita quotidiana, e tirando avanti a scrivere per dieci, quindici, venti ore, bevendo litri di
caff, in una stanzetta entre cour et jardin, con una comoda porta di servizio dalla quale defilarsi,
laddove i creditori fossero venuti a pignorare il tavolo sul quale si stavano scrivendo quelle pagine delle
quali molti miei colleghi fanno tranquillamente a meno. Ma sono uscito da quella stanzetta anche con
una certezza: ogni epoca ha i suoi Melanzana. E ogni epoca successiva li dimentica. Restano le opere
di chi ha operato con onest. Dalle centinaia di pagine che vi ho scritto vorrei che traeste solo questa
certezza, e che la tramandaste alle persone che amate)
(...vi avevo promesso la prima puntata del "Keynesianesimo per le dame", ma reprimer la mia vena
algarottiana e non manterr la promessa. Sono in una casa bellissima, piena di libri. E fra scrivere
Bagnai e leggere Maupassant so ancora cosa scegliere. Capisco che a un certo livello di mediocrit sia
impossibile rendersene conto - vedi le citazioni sopra - ma son certo che voi sappiate che io ancora so
collocarmi. Cos lo sapessero i vermi che mi denigrano. Chi non si colloca da solo viene collocato dalla
SStoria. Son giorni difficili...)

In memoriam
Lasciamo perdere i giovinastri figli di famiglia. Che se ne vadano al diavolo con la loro supponenza
basata sul nulla. Fatemi il piacere, se non lo avete ancora fatto, di ascoltare il discorso di un uomo che
morto (come tanti altri) per il suo paese:

Thomas Sankara - Il discorso sul debito 29 Luglio 1987


https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=Mt2AlztQpV0

(...e naturalmente fate attenzione al minuto 13:04...).


venerd 28 febbraio 2014

Passeggiata aleatoria (1)


(...questo lo dedichiamo ai cucciolotti con la sindrome di Dunning-Kruger, che lamentano tanto
lassenza di quei bei post tecnici che, quando li leggi, ti fanno sentire tanto intelligente. Proviamo a
dargli la misura di quale sia il passo da varcare per arrivare allinizio di un percorso di reale
comprensione della letteratura economica. Voi potete farcela, loro no, perch pensano di avercela gi
fatta. Erore, co du ere, come bira...)

Sono due anni che leggete questo blog, ora che sappiate non chi era vostro padre, ma perch son
stati dati un paio di Nobel per leconomia. Per capirlo, vi servono due cose: una moneta, e un po di
tempo. Come moneta potete tranquillamente usare anche un euro. Anzi, direi che se la moneta
leuro, probabilmente avrete anche risolto il problema di avere molto tempo a disposizione, perch
aumenta la probabilit che siate, purtroppo per voi, disoccupati.

Una moneta ha due facce. Il rovescio della medaglia delleuro la disoccupazione, ma non mi riferivo a
questo. Mi riferivo al fatto che con una moneta potete giocare a testa e croce.

Ora ci serve il concetto di variabile aleatoria. Che cos? una funzione, una regola matematica, che
attribuisce un valore numerico allesito di un evento. La variabile aleatoria pi semplice si

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chiama indicatore di un evento, ed quella variabile che prende valore uno se levento si verifica, e
zero se non si verifica. Semplice, no?

Chiamiamo questa variabile X, volete?

Ora applichiamo questa variabile al lancio della moneta. Diciamo che levento che ci interessa
ottenere testa. Se testa, la nostra variabile varr uno, cio X=1. Se croce, la nostra variabile varr
zero, cio X=0.

Mal di testa? Ma siete voi che volete diventare scienziati! Io vorrei, che so, un bel flame su Bach! Ma
siccome chi musicista in genere anche una persona per bene, qui non siamo ancora riusciti a
creare un simpatico ambiente tipo Radio CoattaClassica (ma ce la faremo). Quindi se avete il mal di
testa prendete un cachet e andiamo avanti.

Notate una cosa. Prima dellevento, prima che la SStoria faccia il suo corso, noi ovviamente non
sappiamo che valore assumer la variabile aleatoria. Per sapere se X 0 o 1 bisogna sapere se si
ottenuto testa o croce, il che presuppone che tu abbia lanciato la moneta. Prima di lanciarla, non c
modo.

Attenzione: non puoi sapere che valore assumer la variabile. Per puoi sapere con che probabilit lo
assumer. Se la moneta non truccata, la probabilit di avere testa uguale a quella di avere croce:
fifty fifty. Ovvero: la probabilit di avere testa del 50% (0.5), e quella di avere croce del 50% (0.5).
Notate che le due probabilit sommano a uno: 0.5+0.5=1. Uno la probabilit dellevento certo. Cosa
significa? Significa che se lanci in aria una moneta, fatto salvo limprobabile caso che essa leviti
allinfinito a un palmo dal suolo, necessariamente otterrai o testa o croce. La probabilit che tu ottenga
qualcosa uno. La probabilit che tu ottenga testa 0.5. La probabilit che tu ottenga croce 0.5.

Altro dettagliuzzo.

Supponiamo che tu abbia molto tempo da perdere, e che tu lanci la moneta due volte. Sapere che hai
ottenuto croce al lancio precedente di d qualche informazione su quanto otterrai al lancio successivo?

No. Non c alcun motivo fisico o matematico per il quale il lancio di una moneta debba risentire della
propria storia precedente. In termini formali, i due lanci successivi di una moneta sono eventi
stocasticamente indipendenti. Ovviamente ci sono molti motivi sentimentali per credere che
unestrazione casuale risponda alla propria storia. Su questi motivi sentimentali si basa lo Stato, che da
tempi remoti (chi ha letto Casanova lo sa) li sfrutta per fare un sacco di soldi col gioco del lotto.

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Aggiungiamo un altro dettaglio.

Cos come la storia dei lanci passati, anche la distribuzione di probabilit non ti permette di sapere che
valore otterrai al prossimo lancio. Ti permette per di stimare quale sar la media dei risultati, il valore
atteso. Diciamo, per capirci, che se lanci la moneta un centinaio di volte, abbastanza plausibile che la
media dei valori ottenuti sar 0.5. Pensateci. Su 100 lanci a spanna dovremmo ottenere una
cinquantina di teste. Siccome ogni testa vale 1, la media di quello che otterremo sar appunto
50/100=0.5.
Non un caso. Formalmente, il valore medio di una distribuzione di probabilit si ottiene appunto
moltiplicando ogni valore per la rispettiva probabilit e sommando i risultati. Ora, capita che le cose
stiano cos: prob(X=1) = 0.5 = prob(X=0), quindi la media sar:

E(X) = 10.5 + 00.5 = 0.5

Fico, no?

Dice: ma E() che significa? Significa expectation, valore atteso, della cosa che sta fra parentesi.

Bene.

Ora facciamo unaltra cosa. Centriamo la distribuzione. Non nel senso che le spariamo e la prendiamo
in pieno. Nel senso che vogliamo una variabile che come media abbia zero. Perch? Fatevi un po i fatti
vostri, scusate! A cosa serve ve lo dico dopo, ora cerchiamo di capire come si fa. molto semplice:
basta sottrarre a ogni possibile valore della X la sua media. Cio basta creare una variabile
aleatoria Z = X E(X) = X 0.5.

Insomma, la nuova variabile Z varr 1-0.5 = 0.5 se esce testa, e 0-0.5 = -0.5 se esce croce. Ci siamo?

Dai, su, e se non ci siamo fino a qui poi non mi potete fare gli espertoni! E siamo solo allinizio! Pensa
quando parleremo di variabili assolutamente continue e vi dovr presentare il nostro amico Lebesgue...

Allora: domandina ina ina. Qual la media di Z? Dai, non dovrebbe essere difficile arrivarci: se in
media su 100 lanci ti escono una cinquantina di teste e una cinquantina di croci, gli 0.5 si
compenseranno con i -0.5 e come media dovresti avere zero, no?

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Se vi piacciono le formule (cosa che ritengo probabile, visto che leggete paper difficili), allora ve la
metto gi formale:

E(Z) = 0.50.5 - 0.50.5 = 0

Media zero. Ma avrei potuto mettervela formale anche in un altro modo, pi filosofico.

E(Z) = E(X 0.5) = E(X)- E(0.5) = 0.5 0.5

Z infatti X-0.5, quindi la media di Z la media di X-0.5. Ora, 0.5 non una variabile aleatoria. un
numero. Quindi la sua media semplicemente se stesso (la media di una costante la costante
stessa). Da qui consegue il risultato.

Notate un altro dettagliuzzo. La media di una somma uguale alla somma delle medie. La media di X +
(-0.5) uguale alla media di X pi la media di -0.5. Questa una delle due propriet che fanno della
media un operatore lineare.

Bene. Ora armiamoci di santa pazienza e lanciamo cento volte la nostra moneta, segnando -0.5 se
esce croce, e 0.5 se esce testa.

Io lho fatto, e mi uscita una cosa del genere:

123

cio, in tabella, questo:

124

125

Mastica, direte voi.

Giusto.

Ora per facciamo unaltra cosa, volete? Sommiamo tutte le zeta. Chiamiamo questa variabile Y, e
quindi Y sar uguale a:

Y1 = Z1 = 0.5
Y2 = Z1 + Z2 = 0.5 0.5
Y3 = Z1 + Z2 + Z3 = 0.5 0.5 0.5
...
Y100 = Z1 + Z2 + Z3 + .... + Z100 = 0.5 0.5 0.5 + ... + 0.5

Ora, pensate a cosa sono le Z. Sono variabili a media nulla, giusto? Le abbiamo costruite cos. Quindi
la loro somma in media sar la somma di tanti zeri, qualcosa che non dovrebbe scostarsi da zero,
giusto?

126

127

Infatti:

128

Ooooops!

Ma cosa succede? Succede che la somma di tante variabili a media zero in realt non si comporta
come una variabile a media zero, ma come una variabile che cresce seguendo una tendenza pi o
meno lineare, simile a quella di molte variabili economiche.

Diciamolo in un altro modo.

Se Y la somma di tutti le Z, la loro somma integrale, il loro integrale (sento Fausto fremere di piacere,
anche se poi dovr necessariamente rompere le palle perch matematici si nasce), allora ogni Z la
sottrazione di due Y consecutive.

Esempio:

Y2 - Y1 = (0.5 0.5) 0.5 = -0.5 = Z2

e in generale Zt = Yt Yt-1. In altre parole: le Z sono gli incrementi dalla Y (ed anche normale, visto
che la Y la somma delle Z).

129

Ci siete? Dai, che siamo alla fine.

Allora, il grafico della Y vi mostra che una variabile costruita lanciando in aria la monetina, e che quindi
dovrebbe avere media nulla, mostra invece una media crescente nel tempo. Insomma: un tracciato i cui
passi successivi sono stati estratti a casaccio, flippando una moneta, e che quindi, in quanto tale,
non ci avrebbe dovuto portare da nessuna parte, invece ci porta verso lalto.

Doveva essere una passeggiata aleatoria (anche se abbiamo lanciato una moneta e non unalea), e
invece una tendenza con un R2 maggiore del 90%.

Invece...

Be, se sia invece o infatti questo lo vedremo dopo.

Intanto, vi faccio una domanda. Ma secondo voi la media di Y in effetti quanto ? E ci serve a qualcosa
saperlo? Se volessimo prevedere il 101 valore d Y quale sarebbe la cosa pi razionale da fare? Che
senso ha modellizzare una variabile supponendo che i suoi incrementi siano puramente casuali e
stocasticamente indipendenti?

Ok, avevo detto una domanda, e invece sono tante.

Voglio la risposta da chi non la sa, e se qualcuno che la sa fa finta di non saperla me ne accorgo
subito, quindi nun ce provate. In classe questo gioco funziona. Ma io non ho bisogno di guardarvi negli
occhi per capire quando non avete capito una mazza (e nemmeno per capire quando credete di aver
capito tutto...).
Stampate e rileggete. Vi sembrer un esercizio futile. Replicate lesperimento, se volete. Vi sembrer la
cosa pi idiota che abbiate mai fatto in vita vostra.

Scommettiamo che poi cambierete idea? Scommettiamo che riuscir a dimostrarvi che perfino il lancio
di una monetina in aria pu essere de destra o de sinistra?

Alla faccia delle scienze dure, dure come la testa degli epistemologi della domenica.

Have fun. Io, con tutto il rispetto, ho un amico per cena e non voglio farlo aspettare...

130

(...scommettiamo anche che fra una settimana tutti i blog dei dilettanti parleranno di processi stocastici?
Il motivo c': se ne fai a meno, se non li usi, puoi parlare di economia solo come un dilettante. E non
c' nulla che un dilettante detesti tanto quanto palesarsi per ci che ...)
sabato 1 marzo 2014

Passeggiata aleatoria (1ter)


(...post inutilmente tecnico. O lettore, se capiti oggi per la prima volta su questo blog, sappi che esso
non sempre cos. Spesso anche peggio. Chi rimane mi fa un favore, chi se ne va me ne fa due...)
(...prima di raccontarvi la vera storia del pollo di Trilussa, cosa della quale, come vedo, c un gran
bisogno, chiamo a rinforzo i matematici e cerco di chiarire col loro aiuto un piccolo punto. Chi
interessato alla sostanza del problema che poi sarebbe come si fa a prevedere una variabile
economica, e che cosa certi comportamenti delle variabili ci dicono sul comportamento degli agenti
economici, e che cosa cera scritto nel two Charlies paper che vi ho citato spesso, e perch Granger e
Fama hanno preso il Nobel, ma anche che cos una bolla, come si fa a vedere se c, e perch tutto
questo e molto altro ci dovrebbe interessare pu tranquillamente saltare questo post. Ci metto
apposta un po di formule a mo di spaventapasseri...)

[ESPERTONE MODE ON]


Alcuni di voi (e.g., Alberto Lattuada) hanno evocato la LLN (no, scusate, volevo dire laLLN) con
riferimento alla variabile Y, argomentando che la media campionaria delle Ydovrebbe asintoticamente
convergere alla media non condizionata di Y.

Posto che:

dove Zj stato costruito come un white noise usando una distribuzione bernoullianacentrata
(espediente didattico: volevo evitare di usare distribuzioni assolutamente continue, ma questo non
credo cambi la sostanza del problema, no?), accade che la media non condizionata sia:

131

e che, peraltro, anche volendo considerare che quando si evoca linfinito la diventa majala di molto,
tutto lascia pensare che sar anche:

(dove 0 si legge in realt zerantazeromilazeranta zeri). Quindi la media non condizionata zero.

Ora per dobbiamo ragionare sulla media campionaria. Intanto, chiariamo come non fatta. La media
campionaria della Y non sar:

perch questa la media campionaria delle Z (essendo che ogni Y la somma delle prime t variabili Z,
e quindi se la dividi per t ottieni una stima della media non condizionata delle Z che appunto zero).

(nota: per la notazione "t alla meno uno" mi sono ispirato a un grande classico).

La media campionaria delle Y sar viceversa:

Quindi, ad esempio, con riferimento al grafico in questo post, sar 601/100=6.01.

Ora, siccome come altri di voi (e.g., Marco85) hanno chiaramente visto, le Y non sono i.i.d., cio non
sono distribuite in modo n identico n indipendente, la domanda : siamo sicuri che esista una
qualche LLN che ci garantisca che:

132

(dove con la freccia indico un qualche tipo di convergenza in probabilit)? Voi quale LLN usereste per
dimostrare la convergenza in probabilit della media campionaria delle Yalla media non condizionata
delle Y che dovrebbe essere zero?

Occhio, perch quando Fausto vi dice questo:

Fausto di Biase ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Passeggiata


aleatoria (1bis)":
Un calcolo non difficile mostra che la media DEL QUADRATO di Y_n uguale a
n.
Non c' bisogno di osservare che IL QUADRATO di Y_n per forza di cose un
numero positivo, perch non solo pi per pi fa pi, ma anche meno per meno
fa pi.
Dopo n passi, il nostro ubriaco stocastico (senza offesa parlando) si trova
a una distanza dal punto di partenza pari a circa la radice quadrata di n.
In alcuni dei tuoi grafici questo visibile. La radice quadrata di 50000
circa uguale a 223. La radice quadrata di 100 uguale a 10.
Postato da Fausto di Biase in Goofynomics alle 01 marzo 2014 10:59

diciamo che vi sta dando un avvertimento. Ecco, queste poche righe leggetele mentalmente con questo
accento. Il quadrato una specie di testa di cavallo...

Ovviamente la mia offerta a pensarci sopra unofferta che potete rifiutare (a proposito, mi avete fatto
ricordare che devo telefonare a Luca). Adesso si esprimano Marco Basilisco e Enrico Pesce, e poi
parliamo del pollo di Trilussa, perch vedo negli astanti un certo ondeggiamento fra momenti
campionari e momenti della distribuzione...

[ESPERTONE MODE OFF]

(N.B.: la rima in espertone la stessa per tutti, pure per me, quindi io sto parlando di cose delle quali
fondamentalmente non capisco un cazzo, per so come si usano. Un po come la maggior parte di noi
quando spinge linterruttore per accendere la luce, mi spiego? La conseguenza che adesso

133

sciogliamo la muta dei matematici... Mentre loro mi inseguono per le strade della ville lumire, dove io
percorro traiettorie rigorosamente ergodiche - ma loro, essendo dei teorici e non degli applicati, non
realizzano che la cosa migliore da fare per raggiungermi stare fermi - e prima che io spieghi a Nat la
vera storia del pollo di Trilussa Nat: se uno legge Tolstoj deve sapere cos una martingala, mi
dispiace: lumanesimo una croce pi pesante di quanto possa esserti sembrato al classico! ricordo
alla colonna parigina che domani se vedemo a cena. Che probabilit avete di trovare il ristorante
lanciando una monetina a ogni fermata del mtro?)

(...siete la classe che ho sempre sognato di avere: a una certa et bisogna anche cominciare a volersi
bene e farsi ogni tanto un bel regalo...)

(...prima conseguenza del post: una telefonata di gelosia di Marco che mi dir: "Ma cos'ha quell'Enrico
che io non ho!?" tanto un bravo ragazzo, Marco, un giovane geniale, segnato dalla vita, con le sue
piccole, scusabili fragilit...)

(...n.b.: io un'idea sulla risposta tecnica ce l'ho e ha a che fare con memoria del processo e esistenza
dei momenti. Sono fuori strada? Domanda seria per persone serie - quindi non avr risposta...)
venerd 25 novembre 2011

Keynes vs Tabellini
Non sar breve (mi scuso).
Il professor Guido Tabellini interviene sul Sole 24 Ore sostenendo che le politiche di rigore sono
necessarie ma non saranno sufficienti perch le fondamenta stesse delleuro sono viziate. Un vizio
determinato da due difetti costitutivi: primo, la Bce pu svolgere il ruolo di prestatore di ultima
istanza solo rispetto alle banche (rifinanziandole), ma non rispetto agli Stati (acquistando i loro titoli);
secondo, la politica monetaria centralizzata, ma la vigilanza rimasta nazionale. Quali conseguenze
avrebbero questi difetti? Senza un acquirente di ultima istanza dei titoli pubblici i paesi ad alto debito
sono lasciati in balia dei mutamenti di umore dei mercati. Il decentramento della vigilanza invece porta
a una segmentazione dei mercati, perch le autorit nazionali, diffidando di quelle dei paesi vicini,
impedirebbero alle banche di prestare allestero, e questa situazione non pu durare.

Meglio tardi che mai

Lammissione di errore va accolta senza facili ironie e con grande rispetto. Dallo scoppio della crisi, in
Italia gli economisti ortodossi hanno spesso testimoniato una profonda e sincera volont di rimettere in
discussione le proprie certezze. A sinistra non c stato niente di simile, per un semplice motivo:
economisti e politici di sinistra hanno rivendicato per due decenni la scelta delleuro come un loro
grande successo. Il tatticismo politico ora impedisce loro di comprendere e di ammettere che questa
scelta contraria agli interessi del loro elettorato. Gli ortodossi, oltre a essere pi attrezzati
culturalmente e pi onesti intellettualmente, di sicuro non hanno questo problema politico. Certo,
hanno condiviso lerrore, ma non ne hanno fatto una bandiera e quindi possono riflettere liberamente.
Tuttavia nel pezzo di Tabellini non accettabile la genericit di certe affermazioni (abbiamo sbagliato,

134

molti avevano previsto), e non accettabile la perseveranza nellerrore, che si traduce in due elementi
ben precisi: (1) il tentativo ideologico di attribuire la crisi a un fallimento dello Stato, anzich del
mercato; e (2) lingenua fiducia che il mercato possa comunque funzionare bene purch lo Stato
disegni le istituzioni appropriate (una vigilanza centralizzata, una Bce pi accomodante, ecc.).

Il problema il debito privato (privato, capito? Privato, non pubblico! Privato! Privato! Privato!)

Le vigilanze nazionali stanno imponendo alla banche di non trasferire liquidit (leggi: non fare prestiti)
al di fuori dei rispettivi paesi: questo significa solo che le autorit nazionali hanno capito quello che noi
insieme a tanti altri (ad es., De Grauwe) stiamo dicendo da tempo (e che Tabellini ignora): la crisi
stata innescata dallafflusso verso il settore privato dei Pigs di ingenti quantit di capitali
esteri (mentre il settore pubblico stava riducendo il suo debito). La crisi finanziaria un gigantesco
fallimento del mercato del credito privato: i mercati si sono dimostrati incapaci di convogliare i risparmi
verso impieghi produttivi nel settore privato. Il problema la libert dei movimenti privati di capitale, che
si trasforma ineluttabilmente in arbitrio. Ed questo arbitrio che le vigilanze nazionali cercano (troppo
tardi) di contenere. Un ritardo forse dovuto a una eccessiva fiducia nella favoletta ortodossa. Se non la
sapete, ve la racconto.

La favoletta del mercato buono e dello Stato cattivo

La teoria ortodossa dice che il rendimento dei capitali obbedisce alla legge dei rendimenti decrescenti:
il capitale pi produttivo dove pi scarso. Basta quindi liberalizzare i movimenti internazionali di
capitali e il capitale andr naturalmente nel paese in cui ottiene la remunerazione migliore, perch
pi scarso, e quindi pi produttivo. Il meccanismo si autoregola, perch a mano a mano che i capitali
arrivano, il loro rendimento decresce, rendendo il mercato nazionale meno appetibile e limitando
ulteriori afflussi. Alla fine tutti stanno meglio.

In pratica non successo niente del genere. I movimenti di capitale non hanno obbedito alla logica dei
rendimenti decrescenti, ma a quella delle bolle speculative. Lafflusso di capitali ha spinto verso lalto i
prezzi delle attivit, finanziarie e immobiliari. La prospettiva di lucrare ulteriori aumenti ha invogliato
ulteriori afflussi, in un gioco di aspettative che si sono autorealizzate finch si sono trovati nuovi entranti
disposti a gonfiare la bolla col loro denaro fresco. Quando i fessi finiscono, la bolla esplode, i prezzi
delle attivit crollano, e le banche che le hanno in bilancio o a garanzia di prestiti falliscono, a meno che
non vengano salvate dagli Stati con soldi pubblici. I debiti privati diventano cos pubblici, e questo
permette ai Tabellini di tutto il mondo di ripetere come un disco rotto debiti sovrani, debiti sovrani,
debiti sovrani nel tentativo di far passare per fallimento dello Stato quello che solo il sintomo di un
macroscopico fallimento del mercato. Macroscopico e del tutto prevedibile, in una corretta prospettiva
keynesiana.

Cosa ha detto Keynes?

135

Sono sconfortato dalla visione caricaturale di Keynes, tutto spesa pubblica e svalutazione,
tramandata dagli economisti di destra (transeat) e di sinistra! Non faccio esempi per carit di patria.
Forse chi banalizza cos l'analisi di Keynes non ha mai letto il capitolo XII della Teoria generale ("Lo
stato dell'aspettativa a lungo termine"), o non vuole che voi lo leggiate. Vi va di leggerlo con me? Non
difficile, perch Keynes aveva idee, e quindi non era costretto ad addobbare il nulla del proprio
conformismo ideologico con festoni di integrali isoperimetrici.

Keynes dice una cosa molto semplice: ai mercati non interessa compiere le migliori previsioni a lungo
termine sul rendimento probabile di un investimento, convogliando i capitali verso gli investimenti
mediamente pi produttivi, che generano quindi pi crescita e pi occupazione. Ai mercati questo non
interessa non perch siano cattivi, ma perchcomportarsi in questo modo (virtuoso e favorevole
alla crescita di lungo periodo) non razionale: sarebbe sciocco, infatti, pagare 25 per un
investimento il cui reddito prospettivo sia ritenuto tale da giustificare un valore di 30, se nello spesso
tempo si ritiene che il mercato lo valuter 20 fra tre mesi, e questo il risultato inevitabile di mercati
di investimento organizzati avendo di mira la cosiddetta liquidit, e nei quali quindi lo scopo privato
dei pi esperti investitori diventa passare al prossimo la moneta cattiva, in un contesto soggetto ad
ondate di ottimismo e pessimismo irragionevoli, che la razionalit individuale non pu contrastare
anche perch cosa migliore per la reputazione fallire in modo convenzionale, anzich riuscire in
modo anticonvenzionale. Non vi sembra unottima descrizione di quanto stiamo vedendo? stata
pubblicata nel 1936. Occorre altro? Ora sapete cosa dire al prossimo fesso che attacca il disco perch
Keynes quello della spesa pubblica....

Le sedie musicali

Siamo in mano a operatori (i "mercati") costretti ad agire in una logica di brevissimo periodo, che per
questo motivo traggono i loro guadagni non dal merito intrinseco delle loro scelte di investimento
finanziario, cio, in sostanza, dal fatto di finanziare il progetto pi meritevole e redditizio. I loro guadagni
derivano dal fatto di lasciare il cerino acceso in mano al fesso di turno. E questo spiega come mai i
mercati tollerino la persistenza di situazioni che oggettivamente dovrebbero essere percepite come
pericolose. Guardate ad esempio la dinamica dellindebitamento estero e pubblico nei Pigs:

136

Si vede bene che dal 2003 in poi in questi paesi lafflusso di capitali esteri (la linea rossa) si
rapidamente portato verso il 10% del Pil. Afflusso di capitali vuol dire indebitamento, e come si vede
non si trattava di indebitamento pubblico, visto che questultimo (linea blu) era molto minore, e fino al
2007 stazionario o in miglioramento (Spagna e Irlanda erano addirittura in surplus). Come mai i mercati
hanno continuato a prestare soldi a questo ritmo al settore privato dei Pigs? Semplice: perch i mercati
assomigliano al gioco delle sedie musicali, dove ogni operatore pensa di riuscire a conquistarsi una
sedia quando la musica smette di suonare.
La musica ha cominciato a suonare con lentrata nelleuro. I paesi del Nord, truccando la competitivit
con il cambio fisso, hanno accumulato surplus finanziari e non potevano tenerli sotto il mattone. Era
naturale prestarli ai paesi del Sud perch: (1) questi dovevano continuare ad acquistare beni del Nord
per alimentarne le economie; (2) lintegrazione dei mercati finanziari rendeva pi facile i movimenti di
capitale; e (3) lingresso nella moneta unica attribuiva a questi paesi una credibilit che non si
meritavano.

Lo Stato non si esprime col disegno...


Ora la musica finita, e Tabellini parla di riformare i Trattati. Lidea sottostante quella, cara
allortodossia, che siccome il mercato buono, allora lo Stato cattivo (nelle favole un cattivo ci deve
essere). Lo Stato cattivo non deve intervenire nelleconomia, ma deve semplicemente limitarsi a
disegnare istituzioni che consentano al mercato di operare in modo ottimale. Naturalmente le
istituzioni devono basarsi su regole rigide, perch introdurre elementi di discrezionalit le
renderebbe poco credibili (ancora la credibilit), lasciando margini di manovra che i governi nazionali
sfrutterebbero a fini elettoralistici. Ben venga quindi la rigidit, che rende credibili le istituzioni.
Questo atteggiamento ideologico contrasta con levidenza dei fatti: esattamente la rigidit delle regole
della costruzione europea che ne ha minato la credibilit e garantito il fallimento. Lo si visto con le
regole di convergenza di Maastricht, criticate a suo tempo da Buiter, Corsetti e Roubini (1993) perch
mal motivate, mal congegnate e suscettibili di provocare, se applicate meccanicamente, difficolt
evitabili, tali da rendere impossibile ilvalutare se esse avrebbero rinforzato o indebolito la
credibilit di paesi come lItalia. Lo si vede adesso con la stessa presunta irreversibilit dellentrata
nelleuro, una nozione che oltre a non avere alcun fondamento giuridico, viene ormai correttamente
percepita come fonte di problemi di credibilit. Il problema, ahim, proprio il ragionare per regole, cio
il cullarsi nellillusione tecnocratica che leconomia sia una caldaia alla quale, in caso di problemi, basta
sostituire lo scambiatore del Trattato di Maastricht o il termostato della Bce (Dotto, solo pe la
chiamata so 50 mijiardi de euri...). Leconomia siamo noi, sono i nostri soldi, e se abbiamo dovuto
tagliare delle teste per affermare no taxation without representation, speriamo di non doverne tagliare
altre per affermare il nostro diritto di autodeterminare nelle sedi politiche democratiche la condotta della
nostra politica economica.
Il problema politico
Del resto, che il problema non siano le regole evidente nel ragionamento stesso dei Tabellini di tutto il
mondo e di tutti gli schieramenti, per i quali la crisi si risolverebbe se la Bce si comportasse come la
Fed (cio acquistasse titoli di Stato a man salva). Ma proprio perch la Bce indipendente, pu fare sul
mercato aperto quello che le pare: non esiste alcuna regola che vieti alla Bce di acquistare sul mercato
aperto quanti e quali titoli pubblici vuole (e infatti lo sta facendo, cercando di guidare gli spread a
seconda delle convenienze politiche del momento). E allora le regole che centrano? Niente, perch
137

il problema non tecnico, di regole, ma politico, e perch comunque l'accumulazione di debito


pubblico a valle di un'accumulazione di debito privato determinata dagli squilibri di competitivit che in
presenza dell'euro possono sanarsi solo con deflazioni competitive (visto che la Germania non vuole
cooperare). E resta comunque paradossale che si additi ora come strategia per la sopravvivenza
delleuro la possibilit per la Banca centrale di acquistare titoli del debito pubblico, quando a livello
nazionale la separazione fra Tesoro e Banca centrale stata salutata come un passaggio ineludibile
per lentrata in Europa. Insomma: tutto si risolverebbe facendo fare alla Bce quello che la Banca dItalia
non doveva fare, perch facendolo ci avrebbe allontanato dallEuropa!
Strano, no? Come strano che nessuno abbia pensato al pericolo determinato dallirrazionalit dei
movimenti internazionali di capitali. E infatti ci avevano pensato, come spiegavo in questo mio
intervento. Ma lapproccio ideologico ha fatto s che nel Trattato di Maastricht non si sia nemmeno
tentato di definire criteri operativi per contenere il vero problema, cio leccessivo indebitamento
(privato) estero. Perch contenere al 3% lindebitamento pubblico significa contenere il ruolo dello Stato
(cio del cattivo), mentre contenere lindebitamento estero avrebbe significato contenere il ruolo dei
mercati (cio dei buoni). Lasciamo che i buoni continuino a giocare alle sedie musicali. Sinite
parvulos...

Sintesi
La non sostenibilit delleuro, ampiamente prevista in letteratura, ha favorito un colossale fallimento del
mercato, aggravato dallirrazionalit delle regole dettate per scongiurarlo. Le lezioni sono due: la prima
che prima o poi dovremo tornare a qualche forma di controllo dei movimenti di capitale,
possibilmente pi incisiva della Tobin tax. Verosimilmente dovremo recuperare lidea keynesiana che
un sistema a cambi fissi non pu sopravvivere senza una regola della valuta scarsa, cio senza un
meccanismo che autorizzi i paesi in deficit ad adottare pratiche commerciali discriminatorie,
proteggendosi dai paesi in surplus che non vogliono cooperare alla soluzione degli squilibri. La
seconda, pi immediata, che introdurre rigidit e fare la voce grossa, come alcuni politici
tedeschi quando abbaiavano il loro drei Komma null null, serve solo a distruggere credibilit.
Quello che ognuno di noi capisce nella sua famiglia, ora che tutti insieme lo capiamo nel nostro
continente. Ma analisi ideologicamente scollegate dai fatti non possono certo dare un grande contributo
in tal senso. E quindi lo scenario pi plausibile e forse meno doloroso rimane sempre quello di cui
parlavo ad agosto.
Riferimenti
Buiter, W., Corsetti, G. Roubini, N. (1992) "Excessive deficits: sense and nonsense in the Treaty of
Maastricht", Economic Policy
Fonti dei dati
Il solito database del Fmi.

138

KPD2
venerd 1 agosto 2014

La corruzione fra realt e chiacchiere


...che poi il fatto che la corruzione abbia una rilevanza macroeconomica pressoch nulla, per lo meno
in confronto al raccontino abituale, che ne fa invece la determinante fondamentale dei nostri mali, e il
fatto che essa sia tutt'altro che una caratteristica esclusivamente italiana (un'analisi dei dati
presenterebbe sorprese che vi lascio per il prossimo libro), naturalmente non implica che essa non
debba essere combattuta!
Ci sono sufficienti motivi etici (e microeconomici) per farlo.
Ma la prova provata del fatto che l'argomento "corruzione" viene utilizzato solo per costruire un frame,
uno schema mentale, autorazzista, autocolpevolizzante, cio per mettere l'opinione pubblica, tutti noi,
in stato di sottomissione morale, al fine di farci accettare la qualunque (fra cui la manovra che questo
blog per primo aveva annunciato, sottostimandola), la prova di questo uso politicamente tattico e quindi
insincero dell'argomento "corruzione", (uso inaugurato non a caso da quello che poi sarebbe
diventato il ministro della futura manovra da 20 miliardi), questa prova, dicevo, risiede nel fatto
che quando nella lotta contro la corruzione c' da passare dagli annunci ai fatti concreti, non lo
si fa, anche se costerebbe zero.
Ce lo spiega Salvatore Giacchetti nel blog di a/simmetrie, in una lettera aperta che rester,
ovviamente, senza risposta. E forse meglio cos...
gioved 31 luglio 2014

la flessibilit, bellezza... (MMT vs. Phillips)


Vi ricordate i tempi eroici degli inizi? Cera quel tipo strano, quel giornalista, Donald, come lo
chiamavamo, che aveva trovato una teoria della Provvidenza, la MMT, che avrebbe salvato il mondo, e
i suoi santoni erano cinque colleghi americani, uno dei quali, Wray, non venne mai in Italia, mentre gli
altri, uno dopo laltro, sparirono, quando realizzarono (secondo me un filo troppo tardi) che andare in
giro accanto a un tipo strano non era esattamente il miglior modo di render servizio alla propria
credibilit scientifica (per quanto nelle tourne in provincia si possa anche essere accomodanti, se il
cachet buono).

In effetti, io stesso avevo grosse difficolt a collocare quello strano manipolo di colleghi sia
politicamente (nello spettro che va dal patologicamente ingenuo al pericolosamente losco, perch in
fondo timeo Yankees et dona ferentes...), sia scientificamente, perch quello che trapelava delle loro
teorie miracolose era, nel referto ecolalico ed agglutinato degli adepti, una orrenda mistura di banalit
presentate come teorie miracolose (i saldi settoriali), e di sconclusionate assurdit. Ho capito dopo,
soprattutto grazie a Gennaro Zezza (santo subito) che i colleghi n si fregiavano delle banalit (era il
giornalista de cujus che le enfatizzava, essendo molto probabile che fossero le uniche cose che aveva
capito), n propugnavano esattamente le assurdit (che per lo pi diventavano tali dopo esser passate
per lopera di divulgazione molto testosteronica del simpatico Piero Angela rivoluzionario). Una, in
particolare, colpiva la mia immaginazione. Ogni due per tre cera un bischero che mi scriveva, o
interveniva sul blog, o mi insultava in altri blog, dicendo: Ma insomma, Bagnai, lo sanno tutti che la
139

tassazione non serve a finanziare lo Stato: il suo unico scopo quello di controllare linflazione!. Al che
io generalmente rispondevo: Eeeeeeeeeeeeeeeeeeh!?. E la risposta, saccente, era: Certo, perch
con la tassazione dreni liquidit, quindi ci sono meno soldi in giro, quindi i prezzi calano, e daltra parte
lo Stato non avrebbe bisogno di imporre tributi perch basta che stampi. Al che io opponevo un
cortese ma fermo: Le faremo sapere, chiamiamo noi... e la storia finiva l.

Tutto quello che ricavavo da questo discorso che cerano quattro turisti americani in giro per lItalia
che dicevano di essere keynesiani e si facevano pagare per raccontare la teoria quantitativa della
moneta, quella secondo la quale, appunto, la moneta, esogenamente creata dallo Stato, a causare
direttamente i prezzi (dal che consegue che lo Stato il nemico dei risparmiatori, dei quali erode i
sudati risparmiucci stampando moneta, ragion per cui questo potere gli va assolutamente tolto).
Insomma: il sogno del fruttarolo nel mio libro, per chi lo ha letto (e chi non lo ha letto si legga un
manuale di economia). Il mondo bello perch vario, pensavo. Evidentemente ci sono persone che
possono dirsi keynesiane oggi sostenendo tesi che sarebbero sembrate fasulle a un neoclassico di fine
Ottocento. Finch mi staranno fuori dai coglioni, bene cos. In effetti si sono attenuti alla distanza di
sicurezza, e poi Gennaro mi ha spiegato che loro non la pensano esattamente cos, che hanno capito,
e meglio di me, che la moneta endogena, ecc. E io pensavo: Meglio ancora.

Tuttavia, continuo a percepire una certa ruggine fra questi keynesiani ex della Provvidenza (perch nel
frattempo il guru tradito ha emesso una fatwa su tutti loro) e la spiegazione keynesiana standard della
dinamica dei prezzi: la curva di Phillips. La curva di Phillips dice una cosa molto semplice, condivisibile,
e comprovata empiricamente: la dinamica dei salari influenzata dal tasso di disoccupazione. Se c
molta disoccupazione i salari crescono di meno perch i lavoratori sono in una posizione
contrattualmente debole (pur di avere un lavoro accettano qualsiasi condizione), se c poca
disoccupazione i lavoratori hanno il coltello dalla parte del manico: la domanda tira, e i datori di lavoro,
che hanno necessit di soddisfarla, accettano di pagare meglio gli operai.

Punto.

Non c molto di pi, e non c molto di meno.

Questa teoria stata attaccata allinizio degli anni 70 (pi esattamente, nel 1968) da Milton Friedman e
poi dai suoi seguaci per il semplice e ottimo motivo (dal loro punto di vista) che indicava come
linflazione non fosse un fenomeno puramente monetario, ma lesito di un conflitto di classe (per usare
una parola grossa). Questo i neoclassici non potevano ammetterlo, perch sarebbe stato ammettere
che l'inflazione non una variabile "tecnica" ma "politica" (il risultato di un conflitto e di una
mediazione), il che avrebbe evidentemente impedito a governi tecnici di atteggiarsi a salvatori della
patria prima a Santiago del Cile e Buenos Aires, e poi da noi. Naturalmente, se linflazione non
causata dallo stampare moneta (espressione dilettantesca che accomuna i nostrani adepti della
scuola di Chicago, da Giannino a Zingales), allora per controllarla non occorre affamare la bestia (cio
comprimere la sovranit monetaria dello Stato, e, a monte, quella fiscale, perch se lo Stato non
spende poi non deve nemmeno stampare).Basta semplicemente affamare i lavoratori, cio
reprimere la domanda in modo che la disoccupazione cresca. Se invece si vuole il contrario, cio si

140

vuole che la disoccupazione sia pi bassa, occorrer accettare uninflazione moderatamente superiore:
verranno erosi i risparmiucci, forse, e i piccoli Gollum piddini, sconsolati, vedranno il loro tessssssoro
perdere di potere dacquisto. Per lavoreranno, e cos i loro figli, e leconomia crescer, e le retribuzioni
verranno adeguate al nuovo livello dei prezzi, eccetera. Meglio avere pi potere dacquisto
nonostante i prezzi siano pi alti, o averne di meno nonostante i prezzi siano stabili? La risposta
dei piddini la conosciamo tutti, la vostra spero, per voi, sia diversa.

Non vi sto a rifare tutta la storia dellattacco alla curva di Phillips da destra. I dati e i fatti dimostrano
che era pretestuoso (per chi fosse interessato c ad esempio The fall and rise of Keynesian
economics di uno de passaggio come al solito), ma quello che mi affascina lipotesi che oggi la
curva di Phillips sia veramente sotto attacco da sinistra.

Come dicevo oggi a Radio Padania, ci sono cose che uno come me, che ha fatto il liceo nei favolosi
anni Settanta, non si sarebbe mai aspettato di poter vedere. La sinistra extraparlamentare che sostiene
un progetto ultracapitalista perch leuro contro il dollaro, ad esempio. Ma certo che eventuali
Keynesiani contro Phillips mi sembrerebbero meno credibili dei Marxisti per Tabacci (e mi
farebbero considerare seriamente Feudalesimo e libert come unalternativa credibile).

Ho rapidamente svolto queste riflessioni (molto pi rapidamente di quanto sia possibile scriverle o
leggerle) capitando su questo tweet di Stephanie Kelton, un tweet del quale sinceramente stento a
capire il significato (if any). Forse non so abbastanza bene lamericano. Insomma, par di capire che
per la Kelton la curva di Phillips sia morta: le banche centrali, con le loro sagge politiche (cio
stampando meno moneta) avrebbero domato questa bestia feroce, e inoltre, allabbassarsi del
livello, sarebbe anche calata la reattivit dellinflazione alla disoccupazione, che quindi non
spiegherebbe pi nulla. Nessuna relazione fra disoccupazione e inflazione, linflazione fenomeno
monetario... Sar mica che la storia, com quel detto, si ripete la prima volta come Friedman e la
seconda come Kelton? Comunque, nel suo grafico, che riporto per vostra comodit:

141

levidenza inequivocabile. Il grafico uno scatter, e come si legga ve lho spiegato illustrandovi la
legge di Travaglio qui. Le nuvole di punti rappresentate sono tre, per tre diversi periodi storici: 19751984 (blu); 1985-1994 (rosso); 1994-2013 (giallo). La nuvola di punti blu, riferita agli anni 70-80 ha un
orientamento negativo: al crescere della disoccupazione linflazione cala in uno spettro dal 14% al 6%
(la disoccupazione misurata come scostamento dal tasso di disoccupazione naturale, ma non entro
in questi dettagli); quella gialla, riferita allultimo decennio, piatta: al variare della disoccupazione
linflazione resta ancorata attorno al 2%.

Brave banche centrali! Il mercato del lavoro non conta pi nulla, e forse hanno ragione i
compagni del PD, ma anche di SEL, ma anche di Rifondazione: con delle banche centrali cos
brave a proteggere il potere dacquisto dei lavoratori, a cosa servono i sindacati?

Bene, abbiamo un pensiero di meno, andiamo a dormire tranquilli, che sono le 23.

Ma... a proposito: in Italia com andata? Perch quella roba l, quella che piace alla Kelton, riferita
alla media delle economia avanzate. Magari a noi interessa un po il dettaglio, no?

Ecco, mi sono divertito a vedere com andata in Italia utilizzando il database del modello di
a/simmetrie, che va dal 1970 al 2013.

La nuvola di punti dal 1970 al 2013 per leconomia italiana questa:

142

una pendenza negativa c, a dire il vero, ma la relazione molto, molto dispersa. La varianza della
disoccupazione spiega solo il 29.5% di quella del tasso di crescita dei salari, il che lascia supporre che
ci sia stato, nel corso del tempo, un cambiamento.

Allora, facciamo una cosa: vediamo cos successo dal 1998 a oggi. successo questo:

...ooooops! E qui, se ci fossero dei memmetari (ma credo siano tutti scomparsi col compianto Donald,
e la SStoria avr tirato la catena) apriti cielo!

Ecco, lo vedi, Bagnai, ci stai mentendo,


ha ragione la Kelton, che brava, buona e
bella [Ndr: a me piace di pi Joan
Robinson, comunque], la disoccupazione
spiega solo il 3% della variazione dei
salari, un aumento di un punto del tasso
di disoccupazione lascia praticamente
143

inalterato il tasso di variazione del salari


(lo abbassa di 0.09) quindi la curva di
Phillips morta, quindi la moneta crea
inflazione, quindi le tasse servono solo
per controllare linflazione...
e via quindeggiando, cos, in modo piacevolmente rapsodico, inanellando una stronzata dietro laltra
con quella sicumera che oggi, due anni dopo, ci fa anche un po tenerezza...

Sic transit gloria mundi...

Ecco, ora che si sono sfogati, vediamo intanto per completezza cosa successo dal 1970 al 1997.
successo questo:

Ri-ooooops! (ma stavolta lo dico io). Dal 1970 al 1997 la disoccupazione ha spiegato pi del 70% della
variazione della crescita dei salari, in media ogni aumento di un punto del tasso di disoccupazione
faceva diminuire di 2.4 punti la variazione percentuale dei salari...

144

Mmmmh... Qui i conti non tornano. Non che Stefaniuccia sta facendo lo stesso giochino che nel 1976
fece Robertino (Lucas)? Quale gioco? Quello di esaminare su un grafico a due dimensioni una
relazione ad almeno tre dimensioni.

Aspettate, vi faccio vedere una cosa. Queste sono le serie storiche di inflazione salariale,
disoccupazione, e flessibilit del mercato del lavoro in Italia (indice OCSE):

Notate niente? Vi aiuto. Normalmente la variazione dei salari si muove in controtendenza rispetto a
quella della disoccupazione, ma c un periodo piuttosto lungo nel quale crescita dei salari e
disoccupazione scendono insieme, e quando ? Allincirca per un decennio a partire dal 1998,
cio a partire dalle riforme del mercato del lavoro, che fanno precipitare verso il basso lindice
di rigidit del mercato del lavoro.

Ah, ecco...

Quindi le cose non stanno proprio come Stefaniuccia nostra ci racconta: non successo solo
che le banche centrali belle buone e brave ci hanno protetto. Direi piuttosto che, come spiego nel
mio libro, esse hanno creato le condizioni per sbriciolare i diritti dei lavoratori, dopo di che stato
possibile dargli dei simpatici lavori precari, senza che facessero troppo gli schizzinosi sulla paga,
riducendo al tempo stesso la disoccupazione e il tasso di crescita dei salari.

145

Molti di voi questo ameno processo sul quale mamma Memmeta tace lo hanno vissuto sulla loro pelle e
me lo raccontano, ed per questo che qualche volta sono un po ruvido coi dilettanti: perch col culo
degli altri si pu essere qualsiasi cosa, anche keynesiani!

In termini tecnici, le riforme avrebbero fatto slittare verso il basso la curva di Phillips, per cui la
nuvola di punti gialla che estasia la nostra Stefaniuccia non sarebbe la prova che la curva di
Phillips morta: sarebbe semplicemente la prova del fatto che essa slittata, e quindi i punti
gialli non sarebbero punti lungo una curva piatta, ma punti tracciati da una curva che si stava
progressivamente spostando a sinistra.

C modo di verificarlo? S, ma bisogna effettuare unanalisi di regressione, inserendo nella relazione


bivariata fra variazione dei salari e disoccupazione anche lindicatore di flessibilit. Insomma, ci vuole
la tecnica, le fumisterie econometriche con le quali i Bisin e i Pasquinelli non sono a proprio
agio. Ci dispiace per loro. Non ho mai avuto tempo di spiegarvi bene la teoria della regressione,
abbiamo appena iniziato, ma qualcuno la conosce, e cercher di aiutarvi a interpretare i risultati.
Intanto, vi faccio vedere le relazioni bivariate nei tre sottocampioni, cio ripeto con un altro software
quello che sopra ho fatto con Excel:

146

Vedete? I numeri sono gli stessi. Attenzione (lo dico per gli espertoni): non sto ovviamente dicendo che
queste siano le curve di Phillips dell'Italia (n tantomeno quella del modello). Nella curva di Phillips c'
di pi, naturalmente, e si potrebbe discutere a lungo sulla fondatezza statistica di queste equazioni. Se
volete, provateci, io vi aspetto qui.

Ma vediamo cosa succede se nell'equazione riferita a tutto il campione inserisco la variabile FLEX, cio
l'indicatore OCSE:

147

Succede che la curva di Phillips passa dallo spiegare il 29% della variabilit dell'inflazione
salariale allo spiegarne l'80% ( il valore indicato come R-squared nel tabulato): niente male per
un'equazione fatta sbracato sul letto con due serie di dati scaricate da Internet! Succede anche che che
per ogni punto di disoccupazione in pi ci sono due punti di crescita salariale in meno, e che ogni
punto di diminuzione della rigidit sposta di 0.06 (cio di 6 punti percentuali) verso il basso la
curva di Phillips. Risultato? Semplice. La progressiva "flessibilizzazione" del mercato del lavoro
ha tirato "in basso e a sinistra" la nostra rudimentale curva di Phillips in questo modo:

148

Ma guarda un po'... Basta inserire nel quadro il convitato di pietra, le riforme, ed ecco che l'evidenza si
riconcilia con la teoria. La curva di Phillips continua a esistere, ma c stato un cambiamento
strutturale, le famose riforme strutturali, che si chiamano cos appunto perch dovrebbero
modificare la struttura dell'economia, cio le leggi che ne rappresentano il funzionamento, e
che, se le rappresenti graficamente, sono curve. Dato che l'indicatore di rigidit OCSE, grazie a
Treu, Biagi, ecc., sceso da 3.57 a 1.89, l'intercetta della curva di Phillips (cio il valore che l'inflazione
salariale avrebbe a una teorica inflazione zero) sceso, sul grafico, da circa il 31% a circa il 19%. Va
da s che la relazione "vera" non lineare, che ci sono altre variabili dentro (l'inflazione, la produttivit,
ecc.).

Se venite a un mio corso di econometria parliamo anche di questo.

Ma intanto ricordatevi un paio di cose.

Primo: la disoccupazione resta l'unico strumento a disposizione dei rentier, dei piccoli Gollum
piddini, per controllare l'inflazione. Quindi er pensionatuccio renziano che protegge il suo
gruzzoletto (non si sa bene da cosa) fa proprio bene: quei soldi guadagnati col sudore della
fronte (per lo pi altrui) gli serviranno per mantenere suo figlio, che grazie alla deflazione
rester disoccupato fino a 65 anni, e cos il figlio di suo figlio, per settantasette volte sette
generazioni.

Secondo: non capisco cosa abbiano i Memmetari contro questa spiegazione del processo inflattivo, ma
va bene cos. Solo che, amici, io nei dati ci sono incanutito. A differenza dell'altro Alberto, Bisin, che di
bivariate parlava un po' estemporaneamente, io se c' qualcosa che non torna in uno scatter lo vedo
subito, amici cari. Quindi nun ce provate, perch nun attacca.

Peraltro, devo ancora trovare qualcuno che confuti le mie supposte "bivariate" cos come a me stato
facile confutare quella di Memmeta. Qualche volta bastano due variabili. Qualche volta non ne bastano
tre. La vita non semplice, nemmeno per voi che avendo letto questo blog sapete gi tutto di economia
(beati voi...). Ma, come diceva Tot, io modestamente lo nacqui. Signore? No, econometrico.

Eris sacerdos in aeternum.


luned 11 febbraio 2013

Dixit Dominus: il trotzkista e il liberista


(donec ponam inimicos tuos scabellum pedum tuorum)

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Vi ricordate il mio amico A.? S, proprio quello che aveva assistito con me al derby fra il trotzkista e il
vandeano (uno a zero per il trotzkista), quello che si era appiccicato a casa di Erick con lenarca
delle zonzumides? S, lui, il mio compagno di sbronze normanne.

Poveraccio, capitano tutte a lui, ed colpa mia. Questa volta Erick non centra proprio nulla.

Eh gi, perch da Erick a cena cero io, insieme a Patrick, altro avanzo degli anni 70, come me, ma
dotato di una invidiabile coda di cavallo (cosa che non lo rende molto simpatico ad A., il quale si fatto
la boccia come dicono a Roma, cio ha adottato la pettinatura che ha reso immortale Yul Brinner.
Del resto, a ciascuno secondo i suoi bisogni ecc.).

Linvito era nato cos: avevo incontrato Erick al mercato del sabato mattina, e lamico si era sentito in
dovere di presentarmi al tempio: due ore durante le quali ho conosciuto la simpatica brocante corsa,
larcigna pescivendola bretone, la bonaria macellaia normanna, ecc. Erick, perfettamente laise,
passava dietro ai banchi per tagliarsi una fetta di prosciutto, per scegliersi i manghi, per esaminare, a
mo di CSI (in francese: Les experts), il cabillaud... Insomma: si vede che a Napoli hanno regnato i
normanni: lo vedi quando conosci un normanno! Chiacchiere su chiacchiere, la mia produttivit matta e
disperatissima diluita fra i banchi dei bouquinistes e quelli dei vestiti usati... ma intanto ho capito come
scegliere un tourteau (e da chi sceglierlo), come si distingue (la mi nonna avrebbe detto si conosce) il
maschio dalla femmina, e quando meglio comprare il maschio, e quando la femmina, ecc.

Ars longa, vita brevis.

Dice: Ma questo un blog di economia! Taglia neno, mica ce fai nantro post da quattro ore!. Bboni!
Sono economista, e credo nel mercato: nel mercato del samedi alla piazza s. Marco (di Rouen),
con bistrot annesso. Perch, dice, fa tanto freddo, che non te lo fai un goccio di bianco?

Ma io quando sto a dieta ci sto sul serio, mica come quel satrapo del Guerani che se ne va a mangiare
le tigelle col pesto (non genovese, attenzione) sui colli... Una vita ascetica, di stenti e privazioni.
Ora, io ero rientrato in sala parto, al cinquime de la fac, con dieci centimetri di dilatazione... Il grugno
di Lampredotto gi si stava affacciando al canale del parto, quando Eric mi telefona invitandomi a cena,
e io che faccio? Non ci vado? Avendo visto il suo carrello della spesa, la tentazione era forte.
Sacramentando come un portuale elbano (dellElba, non dellElba), indosso la giacca e vado, tanto pi
che A. era impegnato da certi suoi amici in campagna, dai quali nemmeno lui voleva andare (s, siamo
due animali sociali, infatti se non fosse per Erick non ci vedremmo mai la sera), ma dai quali gli toccava
andare, per una serie di complesse alchimie sociali sulle quali non mi dilungo. Luomo un animale
sociale. Io, se posso, preferisco essere un animale e basta (la maggior parte di voi lo sa bene).

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Vi dico prima com andata a me.

En entre, tourteau (avec sa salade davocat), suivi dune paule dagneau grille au feu de la
chemine (avec ses lgumes cuits leau), et en dessert les mangues. Niente pane, una cena
dietetica, se non fosse per le due bottiglie a testa (rigorosamente): aperitivo con il Bordeaux blanc,
seguito da un Sauvignon con il tourteau, seguito da un Bordeaux rosso cuocendo lagnello, seguito da
un cte de Thongue mangiando lagnello (e l ho goduto intensamente...), seguito da qualcosa che
sapeva di aceto (e l ho fatto penitenza), seguito da un Monbazillac. Ho capito tante cose. Ad esempio,
che il tourteau in effetti si cuoce come laragosta ( la guerre comme la guerre), e che quelli che
avevo mangiato finora non sapevano di niente per un paio di motivi: perch i pescivendoli che te li
vendono cotti cuociono quelli morti da un pezzo, e perch quelli che mangi al ristorante sono stati in
frigo, e il frigo pialla i sapori (poi c anche quel discorso del court bouillon, ma questo non un post
tecnico). Poi ho capito cosa sono andati esattamente a fare i francesi in Mali, e altre cosucce che vi
racconter, se e quando...

Una serata riuscitissima, e ho preso solo un etto (considerando le due bottiglie, un successo)!

Meanwhile... Il povero A. si era ritrovato a una serata di piddini francesi!

The horror...

Parentesi: la posizione di A., attualmente, quella di molti di voi (anche mia, nei momenti di
depressione): ha capito benissimo che le cose non vanno (il che lo pone nel primo percentile della
professione), ma pensa che la leadership tedesca ogni tanto toglier pressione al sistema, con qualche
concessione ai Pigs (ai quali sa benissimo che anche la Francia appartiene), per assicurare la
sopravvivenza delleuro e della propria supremazia. Un ragionamento che secondo me ha solo il difetto
di tornare troppo bene, perch si basa sullipotesi che la Germania sia una specie di figura allegorica
giottesca, come quelle della Cappella degli Scrovegni, delle quali parla Marcel, che so, la Perfidia,
laSlealt, una sola persona, un singolo decisore perfettamente razionale. Insomma: lidea sottostante
quella che gli apprendisti stregoni della politica alamanna o italiana possano smarcarsi elegantemente
dalle menzogne che ci hanno propinato per tre decenni. Non ne sono cos convinto. Chi ci ha venduto
leuro come il paese di Bengodi non pu ora dire abbiamo sbagliato, soprattutto non ora che
perfettamente chiaro, e rivendicato dagli stessi autori del misfatto, che lerrore era quanto meno
prevedibile, anzi, previsto (per questo Zingales parla di disegno criminale). Chi al Nord ha venduto la
crisi come colpa dei Pigs, a sua volta, non pu agevolmente proporre ai propri elettori soluzioni
cooperative, semplicemente perch verrebbe scavalcato da chiunque volesse vincere le elezioni.
Sapete, in Germania vincere facile: basta dire che la colpa degli altri.

151

Qual lunico esito nel quale le classi politiche europee non sarebbero costrette a rimangiarsi le loro
sporche, infami, criminali, sordide, meschine, incoerenti, turpi e vituperevoli menzogne? (se ho
dimenticato qualche aggettivo feel free, sotto c posto). Ma elementare, Watson: luscita della
Germania! E perch? Ma perch questo scenario compatibile, appunto, con le menzogne dei politici
del Nord, e di quelli del Sud.

Cominciamo da questi ultimi: da noi i Fassini e le Fassine potrebbero dire signora mia, leuro era tanto
na cosa bbella, ma ar monno c tanta cattiveria, sti tedeschi so pproprio egoisti, e chi se laspettava?
Dartra parte, signora mia, bisogna pure capilli, certo, un po pure corpa nostra che nun avemo fatto e
riforme, per, signora mia, si quelli nun ereno cos egoisti forse quarcosa se poteva fa pe a vedova e
ppe llorfano. Vabbe, mo comunque semo usciti, vedemo che sse po ffa. Questo per i Fassini e le
Fassine (ubi tu Fassinus, ego Fassina).

Al Nord, Joseph Merkel e Angela Goebbels potrebbero dire: la colpa di quei porci del Sud, sono
proprio irrecuperabili, talmente irrecuperabili che alla fine ci conviene tirarci fuori, piuttosto che pagare
con una iperinflazione al 5,2% il fio delle loro malefatte. Siamo forti, ce la faremo da soli, non ci servono
partner pigri e sleali.

Ecco: la quadratura del cerchio: ognuno rimarrebbe perfettamente coerente con le proprie menzogne e
quindi forse (dico forse) potrebbe conservare la cadrga.

Daje, Fassi, che me stai simpatico, lo vedi che tte sto a aiuta, tho preparato un piano B de lusso! Ma
tu vai tranquillo, ancora devi continuare a dire in pubblico che leuro cosa buona e giusta, in privato
che una merda ma ora arriva la Focialdemocrazia europea e lo sistema, e nel tuo foro interiore quello
che sse semo detti. Rimane fra me, te, e qualche centinaio di migliaia di elettori, ma stai tranquillo: non
tavrebbero votato comunque, quindi nun c probblema...

Ora, dovete sapere che A. inizialmente era Goofyscettico. Parlo dellanno scorso. Avevamo e abbiamo
altro da fare che parlare delleuro, ma quando capitava, a causa della loro campagna elettorale, non
era che i miei argomenti lo convincessero molto, soprattutto per via del fatto che lui si sentiva vicino al
Fognatore francese, Mlnchon, e io, forte dellesempio dei Fognatori nostrani, glielo smontavo un
pezzetto alla volta. S, lo so, sono fastidioso. Sapete com, meglio perdere un amico che una buona
risposta. E cos, un giorno, avevo siglato una nostra fugace schermaglia con questa frase: Ne ten fais
pas, mon chri, sois content, car lanne prochaine la Petite Couronne va fermer, mais nous on va
pouvoir se marier. Il est temps, puisquon ne fait que de se bagarrer....

As it happens, sono successe luna cosa e laltra, il che ha definitivamente depiddinizzato A., facendogli
cogliere le dimensioni galattiche della presa per i fondelli di cui gli elettori della sinistra sono stati i non
del tutto incolpevoli oggetti.

152

E non bello andare a cena da un piddino se sei stato microchippato da Goofy...

Infatti...

Non era la prima volta che A. si recava dal brillante economista piddino (che ogni tanto scrive su Le
Monde, ricercatore in un prestigioso istituto, ecc.). Era per la prima volta che veniva accompagnato
in macchina dal trotzkista. Una cosa pratica, se vuoi, perch cos se ti rompi i maroni (come era
successo regolarmente tutte le volte precedenti) puoi almeno svuotargli la cantina, al piddino, senza
rischiare che facciano coriandoli della tua patente. Ma ubi commoda, ibi et incommoda (Goofylatino): se
ti scassi veramente tanto, dipendi dalla macchina del trotzkista, che amico dellindugiare sulla porta,
cosa della quale Gadda e (umilmente) io e A. siamo particolarmente nemici. Insomma: facilmente il
trotzkista fa le quattro di mattina nel weekend.
Allora, la cena si svolge in un ameno milieu intellettuale, fatto di psicanalisti, avvocati, docenti
universitari di tutte le materie tranne una (leconomia). Voi lo sapete, il piddino avr tanti difetti, ma non
quello di non leggere libri senza figure. Eventualmente ha il difetto di non capirli, ma questo non intacca
la sua autostima, perch, come sapete, il piddino sa di sapere, e del resto tutti noi, nessuno escluso,
avremo un giorno bisogno della misericordia divina (io pi di voi in questo momento perch sono a
diecimila piedi).

E a un certo punto il maschio alfa, cio il piddino, alfa perch a casa sua (con la sua femmina alfa, e,
chiss, magari anche un certo numero di femmine beta, gamma, delta nel branco dei beoti piddini
radunati ad audiendum verbum), e alfa anche perch relativamente pi prestigioso in termini
accademici, parte per la tangente dellautocompiacimento, quella pericolosissima china sulla quale
scivola la maggior parte dei miei colleghi, quelli che affidano allillusione di praticare una scienza dura
(absit iniuria verbis) il compito di rafforzare la propria autostima.

Cos, senza minimamente tener conto del fatto che chi lo ascoltava non potesse capire una beneamata
fava, e anzi compiaciuto del proprio pontificare su un registro tecnico irraggiungibile ai pi, con
fare patronizing monopolizza la conversazione, scegliendo come sparring partner il povero A. (che
avrebbe solo voluto prosciugare un certo numero di bottiglie), e col tono del giovane collega, tu
mintendi comincia a sproloquiare sul fatto che per la scienza economica sta facendo passi da
gigante, e che ci sono dei progressi oggettivi, come il fatto che grazie a recenti ricerche econometriche
finalmente si raggiunto un consenso sulle dimensioni dellelasticit dellofferta di lavoro al salario
reale, per la quale, dopo tanti anni, e dopo un lavoro costruttivo e progressivo, si ha ormai la certezza
che cada in un intervallo fra 0.3 e 0.7, n sotto 0.3, n, tantomeno, sopra 0.7, si badi (le evidenze in tal
senso sono cogenti, combien!), il che, come sicuramente non sfuggir, a voi lettori, ha delle
interessanti implicazioni per la politica economica, che il tronfio trombonaccio si accingeva a
dettagliare...

153

Ora, voi siete beati per i noti motivi, ma sicuramente anche l le cose non che stessero andando
meglio. Gli astanti avrebbero avuto meno difficolt a decifrare la stele di Rosetta, o magari a eseguire a
prima vista la Missa prolationum dalloriginale (quanti piddini ho visto estasiarsi per Ockeghem, e quanti
per gli In Nomine, ovviamente senza sapere una beneamata fava di solfeggio n di setticlavio...),
piuttosto che a seguire il tronfio piddino nella sua agglutinata supercazzola supply side, e ognuno
reagiva a modo suo: le femmine dalla beta in gi con sguardo adorante (del tipo: Eh, tanto leconomia
fuori dalla mia portata io sono piddina, quindi sono per definizione acculturata e intelligente, ma
questa materia tecnica e quindi sono dispensata dal capirla ma lui parla cos bene... (insomma, un
po come avrebbero reagito molte di voi quindici mesi or sono, prima dellincontro che ha cambiato in
peggio la vostra vita, diciamocelo...). E la femmina alfa? Be, quella lo regge tutti i giorni, quindi, come
dire, era assente giustificata. I maschi dal beta in gi con un sorriso di circostanza (del tipo: Putain de
merde ce quil me gonfle ce mec, heureusement que son vin est buvable, et que cest A. quil a choisi
pour le chapitrer).

(ma perch la donna seduta dietro di me, che ha una fiatella che nemmeno Lampredotto, deve stare
incollata allo schienale del mio sedile e funestare il mio viaggio col suo fetore? E tossisce pure...)

Ma A. era stato microchippato: superata la soglia degli 0.5 grammi di alcol per litro, il Goofychip entra in
azione: sobrio (si fa per dire), metodico, incisivo, tagliente, il buon A. comincia a dire che in effetti la
scienza economica non esce benissimo dalle vicende recenti, e questo pi per colpa degli economisti
contemporanei che di quelli che li hanno preceduti, dato che questi almeno avevano chiarito
perfettamente natura e dinamiche della crisi in corso, e che in effetti era veramente sorprendente come
intellettuali di sinistra potessero farsi portavoce e cassa di risonanza di ideologie cos visibilmente
reazionarie, ecc.

Tutte quelle cose che mi avete sentito dire tante volte, e che chi vuole vedere vede e chi vuol sapere
sa.

E accadeva, al buon A., quello che accade a me quasi sempre quando parlo, e abbastanza spesso (ma
meno spesso) quando suono. Perch se quando parli, o quando suoni, ti capita (e pu capitare) di
entrare in contatto con la verit, allora scopri limmenso potere comunicativo e persuasivo che la verit,
la semplice verit di una melodia, o di un ragionamento, esercita sugli astanti, e li senti con te. Non c
sensazione pi appagante di questo senso di comunione con persone che non hai mai visto n
conosciuto, alle quali ti lega, per un istante pi o meno breve, quella cosa che il principio di tutto, il
logos, alle quali senti di star regalando quella cosa tanto preziosa che uno sguardo diverso sul
mondo, e dalle quali senti di essere ripagato con quella moneta impalpabile e preziosa, quellIOU che
nessuna stampante del genio rinascimentale potr mai stampare: la semplice e vera riconoscenza.
Per averla, questa ricompensa, ci vuole poco: essere intonati, andare a tempo, e mettersi al servizio
della melodia, o della teoria delle aree valutarie ottimali, senza pertanto dimenticare se stessi.

154

Pare poco...

Cos, la serata virava allammutinamento.

Perch mentre il piddino, anzi, le piddin, cercava di tenere il punto e di difendere le meravigliose sorti e
progressive delleuro, arrampicandosi su uno specchio sapientemente insaponato da A. (in mancanza
di altro), le semplici parole di A., deducendo uguale da uguale (come dice un ingegnere meno privo di
dubbi della media), promuovevano negli astanti quella sensazione che anche voi avete provato: il
semplice ragionamento sul cui prodest, la semplice scienza del prima e del dopo, ricomponevano in un
quadro intrinsecamente persuasivo una serie di fatti e di dichiarazioni (come questa) delle quali
altrimenti sarebbe stato difficile comprendere la criminale coerenza. Ed era tutto un cest vrai, mais oui,
en effet, tiens, cest ce que je pensais.... Quelli che fino a pochi istanti prima erano ancora rassegnati a
non capire, e se ne accontentavano, ariconsolandose co lajetto del saper di sapere qualcosaltro,
improvvisamente scoprivano, con loro sorpresa, di aver da sempre capito benissimo, scoprivano che la
risposta che era dentro di loro era quella giusta, e che potevano tranquillamente esternarla senza
passare per folli, o peggio per populisti (quelle horreur!), essendo questa risposta avallata da alcuni Tir
di paper scientifici; scoprivano che i loro politici gli stavano mentendo, scoprivano di essere entrati,
inseguendo il Fogno della Focialdemocrazia europea, nella camera della morte di una tonnara
alamanna. Il che, se permettete, per un francese non che sia proprio il massimo. Veniva, quindi, dai
pi arditi, dai maschi gamma, delta, epsilon, che non stavano nella pelle dalla soddisfazione di poter
finalmente canalizzare sul maschio alfa le loro pulsioni finora irrisolte, veniva, disais-je, chiamata in
causa la dimensione politica della costruzione europea. Perch vero che in Francia non sta bene
parlare di politica quando ci si ritrova, ma anche vero che proprio per questo infallibilmente si finisce a
parlarne.

Smarrito, braccato dalla muta dei suoi ci-devant follower, ecco che le piddin commette un errore,
perch alln-esima osservazione sul carattere non esattamente socialiste delle politiche di Hollande,
lamico sbotta, per rivendicare, nello scatafascio generale, almeno la propria coerenza di pensiero:
Mais de toute faon moi jai toujours t libral....

Oooooops!

Come come come?

Su una delle tante femmine, non so pi dirvi quale, se la zeta, la eta, la teta, questa tanto pi veridica
quanto involontaria confessione si abbatte con lo scroscio di una secchiata di acqua gelida,
estinguendone istantaneamente il calore (in senso strettamente zoologico).Sorpresa, la femmina

155

adorante reagisce allo sbalzo di estrogeni con un: Mais voyons, Armand, tu nous avais toujours dit que
tu tais keynsien!.

Linfallibile memoria delle donne...

Esasperato dalla spiacevole, frustrante sensazione del stasera non si scopa (qui mi rivolgo,
ovviamente, ai congeneri), le piddin raddoppia di sforzi dialettici e di fumogeni controintuitivi per
dimostrare che comunque la Scienza, e la Ragione, e la Politica, che, per inciso, non son roba da
femminucce (di qualunque sesso), sono dalla sua parte. Per nulla intimorito da tante maiuscole,
anzi, majuscules, A. tiene botta, e sgretola colpo su colpo i paralogismi piddini, pur intuendo che
latmosfera si sta riscaldando un po troppo, e che insomma si sta arrivando ai limiti dei margini di
manovra che la sua situazione di ospite gli consente. Finch il piddino, che sente sfaldarsi il piedistallo
della sua statua di stronzo, pardon, di bronzo, accecato dal furore nel constatare che la semplice
dialettica di Ugo (ricordate, vero...) prevale senza confronti sul suo contorto e bizantino garbuglio, nel
comprendere che non c partita, nel vedere quella platea di femmine tifare per la boccia di A., anzich
per la sua folta chevelure, reagisce con un lapidario: Tu te tais maintenant!.

Che, come ognuno vede, non esattamente il massimo della politesse, e, per dirla tutta, nemmeno
dellobligeance (per la precisione).

...

Silenzio tombale.

...

Interrotto dopo una pausa eterna dallimprovvida constatazione dello chauffeur. Quale? Ma s,
ricordate? Il trotzkista, che in guisa di riconciliazione emette questa remarque: Mais voyons, A., en
effet tu es un peu trop virulent avec ces histoires deuro!".

Remarque abbastanza improvvida, considerando che per riequilibrare (ove mai) la situazione, in effetti
il trotzkista tradiva A., sottraendogli il proprio sostegno. Ma lo sapete come sono i marZiani, compreso
questo spiritosone. Loro dicono: il capitale unito, transnazionale. Quindi noi per combatterlo
dobbiamo unirci, diventare transnazionali. Quindi ben venga leuro, che uccide la democrazia, ci mette
in mano ai mercati, ci condanna alla deflazione salariale, alla mobilit forzata e presto ai lavori forzati,
ma ci permette di viaggiare per lEuropa senza sapere le tabelline: fra duecento anni saremo tutti

156

fratelli, noi proletari, e potremo tutti insieme andare a casa del capitale transnazionale e dirgli: Amico,
adesso discutiamo di distribuzione del reddito. Un ragionamento chiaro, semplice, e realistico.

Colto di sorpresa (immagino un repentino Ah, putain! recitato in petto), A. si gira verso lex amico e
condensa questo ragionamento con un disgustato: Ben oui, joubliais que pour les marxistes tels que
toi leuro est le meilleur ami du proltaire!.

Colpo di scena!

Perch le piddin, a sua volta, si gira verso il trotzkista e, frapp de stupeur, inquisisce: Toi, marxiste!?.
Sorpresa, delusione, orrore... Tale la madre del futuro Reggente, Elisabetta Carlotta di Baviera, quando
apprese che il figlio aveva accettato di sposare una bastarda del Re Sole (da cui il noto ceffone in piena
corte di Versailles del quale ci parla Saint Simon, ovviamente non il socialista, ma il duca un equivoco
che, come sapete, stava per costar caro a Victor Hugo... altri tempi, altre madri... e quella poi era
tedesca... e aveva fatto anche lei il suo matrimonio omosessuale, nel senso che suo marito... ma non
entriamo in questo commrage).

Eh gi...

Capito? Dai, su, ne abbiamo visti tanti anche su questo blog (Marco Basilisco, per non far nomi): il
marZiano francese andava a casa dellintello liberal-piddino, e nei lunghi anni nel corso dei quali questa
frequentazione si era dipanata, e durante i quali chiss quante volte avevano parlato di economia, di
ricchezza, di povert, o anche semplicemente di fica (mi si dice che gli intellettuali talora affrontino
largomento), o magari di elasticit dellofferta di lavoro al salario reale (argomento questo che non mi
ricordo di aver mai affrontato con Marco Basilisco), il nostro buon marZiano mai e poi mai aveva
lasciato trapelare la propria fiducia nel sol dellavvenire.

Insomma: paese che vai, marZiano che trovi, ma sempre dello stesso tipo: pronto a partire allassalto
del Palazzo dInverno con il volto coperto dalla maschera di Nonna Papera. Del resto, anche voi, se
aveste aspettato che certe semplici cose ve le raccontassero i marZiani, sareste ancora attivisti convinti
del PUDE (il cui account Twitter stato censurato per la seconda volta in una settimana).

Questa seconda agnizione (dopo un preteso keynesiano che si scopre liberale, un preteso liberale che
si scopre marxista) seguita da unaltra pausa di attonito silenzio della quale A., con perfetta
intelligenza scenica, approfitta per uscire a fumare una sigaretta. E inizia il pellegrinaggio di tutti quelli
che, per esprimergli solidariet, escono a fumare con lui. Situazione quasi imbarazzante, anche perch
la temperatura (intorno a -5 con una decina di nodi di tramontana, anzi, di bise, tanto per gradire)

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rendeva perfettamente chiaro che quello che si andava costituendo nel portico della villa era in effetti
un piccolo Aventino.

Nel frattempo, io mi godevo il ctes de Thongue davanti al caminetto, ascoltando laMusique pour le
souper du Roi di Delalande, in un boudoir reso particolarmente Louis XIV dallilluminazione
lancienne: solo candele. Ma vedete com, il mondo in equilibrio: quando uno si rilassa da una parte,
ce ne devessere uno che si incazza da unaltra parte. Per rassicurarvi, vi ricorder che, come noto, io
sono sempre incazzato: quindi rilassatevi.

Comunque, insomma, siamo fra persone civili (sono del resto cos rappresentati, come persone civili, di
ottime letture, estremamente educate, e di squisito gusto musicale, anche i criminali nazisti in qualsiasi
film di guerra, come credo avrete notato), siamo fra gente progredita e progressista, e quindi occorre
che si ricompongano le fratture. Fumata una stecca di Gauloises, A. rientra, e il clima si decisamente
rasserenato.
Si parla di altro.

Bonario, verso la fine della serata, al momento del commiato, le piddin offre a A. un libro, un oggetto
fatto di tante pagine con le quali A. avrebbe ben saputo cosa fare (pur non essendo particolarmente
interessato alla letteratura francese), e lo postilla con una dedica spiritosa: Al mio avversario preferito
(o qualcosa del genere). A. accetta deferente, compito e cordiale. Siamo alle strette di mano, la
lacerazione pare ricomposta, fa parte di un passato da dimenticare, anzi, gi dimenticato, quando sul
passo della porta si sente uno degli astanti esclamare: Per una bella cosa vedere che ci sono dei
giovani economisti capaci di rifiutare il pensiero unico e di esporre con coraggio le proprie convinzioni.
Lo sguardo du piddin diventa tagliente come una lama di Toledo, e A. pensa bene di defilarsi
rapidamente, sgattaiolando nella voiture del trotzkista. Cosa si siano detti lo ignoro. Una cosa certa:
se fossi nel trotzkista, cercherei di diventare professeur prima di A...

Io, nel frattempo, alla luce delle candele, ignaro di tanto conflitto, ascoltavo questa bella canzone,
perch Erick mi vizia con i miei autori preferiti, canzone della quale opportuno e salutare che vi
traduca il testo:

Disse il Signore al mio signore:


siedi alla mia destra, finch io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Ecco. Teniamocelo per detto. Verbum Domini.

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(ho girato tanto, ma alla fine per avere il tiro che ci vuole m toccato prendere la versione dei coreani.
Sentite questo quanto moscio. Capito cosa vuol dire emerging economy?... Vabb, poi ce
so' questi, so' amici... However, amicus Plato sed magis amica veritas... Nun ce se po fida' manco
de Gardiner... Senti com' solfeggiato... Ma il lato Charlus di Haendel sfugge, a questi illustri colleghi, la
volizione sottilmente isterica del Gaddus... No? Niente? Cazzo, l'ha detto il Signore: metter i tuoi
nemici sotto i tuoi piedi. Non che ha detto "domenica annamo a magna' a Fiumicino", capisci? Sta
parlando dei piddini, il salmo 110! Sta parlando di quelli che ti hanno umiliato, sta parlando del muro di
gomma sul quale hai rimbalzato per venti anni, ma ora arriva il Signore, e ce penZa lui. Per Dio, non lo
puoi dirigere contando uno, due, tre, quattro... Niente: so' mejo i coreani. No, aspetta, forse questo si
salva, e si salvava pure quello di Erick, che infatti era... un tedesco! Fermo: anche questo
abbastanza esplosivo, forse possiamo fare a meno di importarlo dai fottuti Charlie).
venerd 20 gennaio 2012

I keynesiani del VII giorno, o too much finance


(repetita iuvant)

Devo tenere dei seminari. Per evitare figuracce volevo controllare lortografia di post-keynesiano in
francese. Un accento ci doveva essere, ma data lorigine straniera del nome... Google mi porta
allarticolo di Wikipedia francese sulla scuola post-keynesiana(per inciso, su Wikipedia italiana c solo
quello sulla scuola neo-keynesiana, e voi sapete quanto io ami i nei...), verifico, controllo, niente
figuraccia, ma una discreta sorpresa: ho scoperto di appartenere a una setta della quale ignoravo
lesistenza!
S, perch Wiki francese definisce la scuola post-keynesiana come un insieme piuttosto eterogeneo di
economisti, classificabili in varie sette, fra le quali, guarda un po, quella deikeynesiani del
dodicesimo capitolo. Definizione che a me ha fatto immediatamente pensare a certe confessioni
protestanti americane, come gli avventisti del settimo giorno (da cui il titolo).

Il dodicesimo capitolo, il dodicesimo capitolo... Prima ho pensato a quello della Genesi, magari visto
come metafora delluscita dalleuro (Dixit autem Dominus ad Abraham: egredere de terra tua), poi mi
sono ricordato che ai tempi di Keynes leuro non cera e ho capito che il dodicesimo libro doveva essere
quello della Teoria generale, cio Lo stato dellaspettativa a lungo termine . Vi ricordate: ve ne ho
parlato in Keynes vs Tabellini, e anche nellarticolo sulla crisi finanziaria. Quindi forse sono anchio un
keynesiano del VII giorno, cio, del XII capitolo. Buono a sapersi.

Credo sia utile tornare a parlarne, di quel capitolo, in un momento come quello attuale, nel quale anche
organi ortodossi ammettono che s, la finanza ha dei problemi, dei seri problemi, temperando per
subito questo ravvedimento con il mantra che questi problemi sono risolvibili con le
regole (variante, che piace tanto a Sark: la crisi americana deriva dalla deregulation), e, guarda un
po, con pi Europa per battere la crisi (come titola il Sole 24 Ore). Parlare del XII capitolo utile
proprio perch lanalisi di Keynes mostra chiaramente come le crisi finanziarie non siano determinate
da un difetto di regole o di razionalit. Linstabilit finanziaria intrinseca alla struttura del mercato
finanziario, e coesiste con mercati regolati e comportamenti razionali. Ne consegue che le sue
disastrose conseguenze possono essere contenute solo contenendo le dimensioni del

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fenomeno, cio limitando la finanziarizzazione delleconomia: le crisi ci saranno sempre, ma


saranno pi piccole.

A questultima conclusione Keynes non arriva esplicitamente, o non in questi termini: ci arriva per
implicitamente quando, alla fine del capitolo, dice che secondo lui i problemi si risolvono attribuendo
allo Stato un ruolo pi ampio nella gestione dellinvestimento, cio nel circuito del risparmio. Del resto,
come ho chiarito in Crisi finanziaria e governo delleconomia, le politiche keynesiane portano
naturalmente verso un simile esito, cio, in soldoni, verso un contenimento del ruolo del settore privato
nel circuito del risparmio. Lopportunit di questo contenimento suggerita da recenti ricerche teoriche
e empiriche, le quali concludono appunto che oltre certi limiti la finanza fa pi male che bene. Non
una grande scoperta, penseranno molti di voi: si sa che il troppo stroppia! Ma il fatto che di certe cose
si possa parlare in lavori scientifici, il fatto che si possa affermare che forse c troppa finanza,
non un progresso trascurabile, anche solo rispetto al panorama di cinque anni or sono.

Volevo parlarvene, ripartendo per da Keynes, visto che alcuni collaboratori hanno trovato oscuro il
passaggio nel quale cerco di spiegare la sua posizione.

Il capitalismo secondo Goofy


Vorrei fare una premessa non immediatamente chiara nemmeno a molti sostenitori del libero mercato
(vedi sotto): il capitalismo si basa sul debito. Lo so, voi direte: grazie! Ma voi siete una Arcadia. Il livello
del dibattito italiano, purtroppo, come vedrete, non consente di dare certe cose per scontate.
Comunque... vogliamo chiamarlo credito? Vi suona meglio? Va bene, chiamiamolo credito, o anche, se
volete, Massimiliano: la sostanza non cambia. Se qualcuno prende soldi in prestito, perch
qualcun altro glieli ha prestati: lessenza, la quintessenza, della Goofynomics. Ci sono unit in
surplus, che risparmiano perch consumano meno di quello che guadagnano, e ci sono unit che
hanno bisogno di spendere pi di quanto hanno guadagnato, soprattutto se... non lo hanno ancora
guadagnato (perch sono imprenditori che devono avviare unattivit). Il sistema finanziario fa da
cerniera fra unit in surplus e unit in deficit.
La storia la sapete, molto edificante: le unit in surplus, tipicamente le famiglie, prestano i soldi alle
unit in deficit, tipicamente le imprese, che hanno bisogno di ingenti fondi per avviare la loro attivit. Il
sagace imprenditore ci guadagna, perch pu, con i soldi altrui, avviare unattivit che non potrebbe
avviare coi soldi propri. Il virtuoso pater familias ci guadagna, perch il sagace imprenditore, avviando i
risparmi verso un impiego produttivo, gli restituir capitale e interessi, permettendogli cos di vivere una
serena vecchiaia.
Capite bene quindi che affermare, come ho visto fare ad alcuni, che in un sistema capitalistico in
generale indebitarsi non una buona idea (guardate ladiscussione in questo post) significa
non aver capito una beneamata fava (usando le parole di Alex) di come funziona il capitalismo.
Senza debito, cio senza credito, insomma, senza Massimiliano, non c capitalismo. Il capitale serve
se lo puoi prestare (dallaltra parte: prendere in prestito), per fartelo ridare maggiorato degli interessi
(dallaltra parte: restituirlo ecc.). La famosa discesa che dal basso sembra una salita. Del resto, sulla
porta dellInferno sta scritto: non vi inganni lampiezza del prestare....

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(Breve inciso: mi sono molto divertito nel vedere Sergio che spiegava accuratamente la dinamica del
debito al tipo che non capiva nemmeno che il capitalismo si regge sul debito/credito... e ovviamente
difendeva a spada tratta il capitalismo, dicendo che il debito una pessima cosa! Anche in inverno le
foglie talora nascondono lalbero...)

Problema: il virtuoso pater familias e il sagace imprenditore non si conoscono. E quindi ci vuole
qualcuno che li metta in contatto. Questo qualcuno il mercato finanziario, che dovrebbe esercitare
funzioni di screening dei progetti meritevoli, vuoi direttamente, vuoi attraverso il signalling. Che vuol
dire? Vuol dire che se il sistema banconcentrico, il virtuoso pater familias (v.p.f) porta i risparmi in
banca, poi la banca pensa lei a trovare limprenditore pi meritevole (screening). Se invece il sistema
mercatocentrico, le imprese si quotano e il v.p.f. va al mercato (finanziario) a comprare le azioni o le
obbligazioni che ritiene pi promettenti. In questo caso il mercato non fa screening come la banca, ma
segnala attraverso il corso e il rendimento dei titoli gli investimenti pi produttivi (signalling).

Il XII libro
Nel XII libro Keynes osserva una cosa molto semplice: estremamente improbabile che questo
meccanismo funzioni, cio che i mercati convoglino effettivamente i risparmi verso gli impieghi pi
produttivi a medio/lungo termine, quelli che sono capaci di assicurare al v.p.f. una vecchiaia serena, e
alleconomia una ordinata crescita. Il motivo semplice. Ai mercati non interessa assolutamente
compiere le migliori previsioni a lungo termine sul rendimento probabile di un investimento. E questo
non perch siano cattivi (la bborza cinica, diceva un noto giornalista televisivo), ma
perch comportarsi in questo modo (virtuoso e favorevole alla crescita di lungo periodo) non
razionale.
Il motivo semplice: si guadagna molto di pi cercando di anticipare quello che gli altri prevedono che
stia per accadere a breve, anzich valutando quale investimento pi produttivo a lungo. E il motivo
semplice: se riesci a indovinare quale azione sembrer buona agli altri (indipendentemente dal fatto
che lo sia o meno) puoi anticiparli acquistandola: quando gli altri arrivano, la loro domanda fa crescere
il prezzo, e tu puoi vendere e lucrare la differenza. Del dividendo, che poi sarebbe il profitto distribuito,
non te ne importa nulla: tu guadagni prima che gli eventuali profitti arrivino, guadagni subito, e guadagni
anche se limpresa profitti non ne fa, purch si crei in qualche modo laspettativa che li faccia. Anzi, non
c nemmeno bisogno che si crei questa aspettativa, proprio perch il gioco consiste non nellaspettare
la distribuzione del dividendo, ma nel lucrare il guadagno in conto capitale. Basta che si crei
unaspettativa che il prezzo salga a breve, aspettativa che un investitore abbastanza grande pu creare
semplicemente ponendo la sua domanda sul mercato. Il merito del progetto del sagace imprenditore?
Non interessa. Non razionale interessarsene. Capito? Capito bene? Sicuri? Voi s, ma mettiamo che
qualcuno si sia messo in ascolto in questo momento: il problema non che cinico
disinteressarsene. Il problema che non razionale interessarsene.
In effetti sarebbe sciocco pagare 25 per un investimento il cui reddito prospettivo (n.d.r.: i dividendi
futuri) sia ritenuto tale da giustificare un valore di 30, se nello spesso tempo si ritiene che il mercato lo
valuter 20 fra tre mesi. Purtroppo questo il risultato inevitabile di mercati di investimento organizzati
avendo di mira la cosiddetta liquidit, e nei quali quindi lo scopo privato dei pi esperti investitori
diventa passare al prossimo la moneta cattiva, in un contesto soggetto ad ondate di ottimismo e
pessimismo irragionevoli, che la razionalit individuale non pu contrastare anche perch cosa

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migliore per la reputazione fallire in modo convenzionale, anzich riuscire in modo


anticonvenzionale. Dite quello che vi pare: quest'uomo un genio.

I dischi rotti: le regole, le regole, le regole (le riforme, le


riforme, le riforme; pi Europa; pi Europa; pi
Europa...)
Le regole non servono. Il problema che finch il mercato organizzato nel senso di privilegiare la
liquidit dellinvestimento, cio la possibilit di realizzarlo allistante e con costi di transazione ridotti,
sar molto pi razionale adottare una logica di brevissimo periodo. La puoi imbrigliare con regole,
ma sempre di brevissimo periodo rimane.Se lo scopo lucrare guadagni in conto capitale,
evidentemente qualcuno dovr subire delle perdite in conto capitale: se vendi a un prezzo sopra la
media, sopra il valore fondamentale, sopra quello che Keynes chiama il reddito prospettivo,
qualcuno sta acquistando a un prezzo sopra la media, e quindi si prender la sla, perch alla fine la
bolla si sgonfier, il prezzo ritorner verso il fondamentale, anzi, cadr al di sotto, e lazione diventer
carta straccia in mano allinvestitore che ha creduto di poter lucrare per sempre guadagni favolosi.
Certo, sarebbe diverso se le risorse venissero convogliate verso investimenti effettivamente produttivi,
anzich utilizzate per gonfiare bolle (lucrando sulla loro esplosione). In questo modo linvestimento
creerebbe ricchezza e sarebbe possibile trarne un benefici (in termini di profitti distribuiti) senza
necessariamente appoggiare il pacco a qualcuno. Ma Keynes spiega perch difficile
concepire regole che scongiurino il fallimento dei mercati finanziari, cio, in altre parole, che
inducano i mercati a valutare gli investimenti solo in termini del loro rendimento nel medio-lungo
periodo. Continuando a citare dal capitolo XII della Teoria Generale: per assurdo un rimedio utile per i
nostri mali contemporanei potrebbe essere quello di rendere un investimento permanente e
indissolubile come il matrimonio. Costringendo tutti gli investitori a comportarsi come cassettisti (cio
investitori che comprano il titolo e lo tengono nel cassetto, aspettando di lucrare i dividendi futuri) li si
indurrebbe a effettuare scelte in base ai rendimenti a lungo termine (i futuri dividendi), anzich ai
guadagni in conto capitale a breve termine: il sistema ne guadagnerebbe in stabilit e in crescita di
lungo periodo.
Ma c un problema: in un mondo dominato dallincertezza, piuttosto che vincolare cos i propri capitali,
molti preferirebbero tenerli liquidi. Se ti ammali i soldi ti servono. Se hai un incidente? Se perdi il
lavoro? Se lalternativa fosse sposare i propri soldi indissolubilmente a un progetto di
investimento totalmente illiquido (non realizzabile), molti preferirebbero tenerli sotto il
mattone. E leconomia crollerebbe per mancanza di fondi. Proprio questo il dilemma: la liquidit
del mercato (cio la possibilit di vendere le azioni in proprio possesso in qualsiasi momento) spesso
facilita bench talvolta ostacoli il processo dellinvestimento nuovo. Quindi bisogna tenerselo come
, il mercato dei capitali, nel capitalismo.

Il rimedio migliore del male


Oppure no. Un rimedio ci sarebbe. Si chiama Stato. Lo Stato, che in condizioni di valutare il
rendimento dei beni capitali in unottica di lungo periodo e sulla base dellinteresse sociale
generale, dovrebbe assumere un ruolo pi rilevante nel circuito del risparmio.

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Prima di andare avanti, chiariamo subito un dubbio: voi direte, giustamente, che questa una visione
troppo ottimistica dello Stato. Concordo. Ci sono i fallimenti dello Stato. Li insegno ogni anno verso la
prima settimana di novembre: problemi di informazione asimmetrica, di moral hazard, derivanti dai
rapporti fra elettori e eletti, fra eletti e burocrazia, pi tutti i problemi derivanti dallimpossibilit logica di
definire in modo sensato linteresse collettivo, e chi pi ne ha pi ne metta (siete cordialmente invitati
nellaula 9 di viale Pindaro 42, 65127 Pescara, Italy). Certo, anche lo Stato un male. Anzi, facciamo
prima: a me la vita male.
Ma dopo aver toccato il grado zero del pessimismo cosmico leopardiano, vogliamo fare due
conti? Perch sar anche vero che lo Stato spreca ecc., ma la finanza privata invece pure, come
dicono a Roma. E quindi il rimedio Stato, pur essendo esso stesso un male, forse un male minore del
male mercato. Lo senzaltro se lo misuriamo nei termini che qui ci interessano: quelli della distruzione
di risparmio causata dai default pubblici e privati nel mondo. I dati ci dicono che uno solo dei tanti
default privati dellultimo decennio ha distrutto pi risparmi di tutti i default sovrani messi
assieme. Il default della Lehman Brothers su un portafoglio di 600 miliardi di dollari ha visto
un recovery rate di circa il 30% in media, il che significa che i risparmiatori hanno perso il 70%, ovvero
420 miliardi di dollari. I default sovrani dal 1998 al 2006 (comprendenti i due episodi monstre
dellArgentina e della Russia) hanno riguardato un totale di 178 miliardi di dollari, con un recovery rate
medio del 55%. In altre parole: le perdite su uno solo dei default privati sono state, a spanna, pi del
doppio dellammontare degli asset pubblici andati in sofferenza nei 12 episodi di default pubblico nel
periodo (asset dei quali i risparmiatori hanno comunque recuperato quote molto pi consistenti che nel
caso dei default privati).
Volete ancora venirci a dire che il mercato sempre un migliore intermediario finanziario dello
Stato? E che lo Stato spreca sempre i risparmi dei cittadini? N la teoria n i dati dicono questo.
Concordi affermano che oltre certi limiti il rimedio Stato migliore del male mercato. Che male non
, purch sia gestito non tanto nel funzionamento, soggetto a una radicale e insanabile miopia, quanto
nelle dimensioni. A questo scopo svolgono un ruolo fondamentale i sistemi previdenziali a ripartizione,
e lo stesso debito pubblico, che ha rappresentato da sempre una forma di investimento particolarmente
appetibile per investitori avversi al rischio. Ma il telegiornale ci dice che c la crisi del debito pubblico?
E tu faglielo dire, e torna qualche riga sopra a leggerti i dati.

Lodio ideologico e le bolle


Il messaggio che la colpa dello Stato facile da far passare. A nessuno piace pagare le
tasse. Ridimensionare lo Stato viene visto dallelettore medio come la scorciatoia legale pi
ovvia verso una riduzione delle imposte. Salvo poi lamentarsi che i servizi non ci sono, e dare,
ritualmente, la colpa agli sprechi. Sprechi che, per carit, esistono, qui come altrove (parleremo anche
della produttivit del servizio pubblico). Ma il vero movente dellodio ideologico verso il debito pubblico,
e dei provvedimenti del tipo pareggio di bilancio in costituzione, un altro, e si iscrive in modo
abbastanza ovvio nella logica degli argomenti che stiamo svolgendo.
Pareggio di bilancio significa zero debito/Pil nel lungo periodo, cio significa liberare una notevole
quantit di risorse finanziarie le quali, non potendo pi essere investite in titoli pubblici a basso rischio,
necessariamente dovranno essere investite in titoli privati. Lo scopo semplicemente quello di
liberare nuove risorse con le quali gonfiare le bolle. Pensateci. Uno speculatore che gioca sul rialzo
di un titolo guadagna tanto pi quanti pi sono i fessi che lo comprano. E naturalmente se i fessi non
hanno alternativerisk free, la bolla pu gonfiarsi molto, ma molto, ma molto di pi.

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Con in pi il beneficio aggiuntivo che se lo Stato risparmia (non emettendo titoli), poi avr risorse per
leccare le ferite delle banche che venissero eventualmente coinvolte nello scoppio. E cos vivranno tutti
felici e contenti (salvo i risparmiatori). Il pareggio di bilancio pubblico unovvia prescrizione di politica
economica in un sistema nel quale i soldi veri si fanno passando al prossimo la moneta cattiva (come
dice Keynes), ovvero dando la sla, come dico pi prosaicamente io. E ovviamente non serve a
rendere il sistema pi stabile, ma pi instabile, perch libera nuovo ossigeno finanziario col
quale gonfiare le bolle private.

Too much finance


Ecco: il solito Bagnai-pensiero, complottista e bolscevico... Invece no. Novit! Alla conclusione dalla
quale eravamo partiti qualche anno fa stanno arrivando in modo molto pi rigoroso e autorevole
importanti studi teorici e empirici. Mi piace citarvene uno in particolare: Too much finance, di JeanLouis Arcand, Enrico Berkes, e Ugo Panizza. Nel sito trovate sia il paper (molto tecnico) che una
spiegazione divulgativa.
Preciso che la tecnica esattamente del tipo neo-keynesiano che piace agli ortodossi: si parte
dallipotesi di razionalit, ma si introduce incertezza e asimmetrie informative, e si mostra che in
presenza di possibili salvataggi da parte dello Stato, le imprese tendono a indebitarsi pi di quanto
sarebbe socialmente ottimo (in termini di massimizzazione del prodotto). Siamo nel contesto di
modelli ampiamente accettati dal mainstream, come il modello di Stieglitz e Weiss, che uno dei
motivi per i quali Stieglitz ha preso ilNobel (ma naturalmente sappiamo, gli integralisti ce lhanno detto,
che ai premi Nobel non bisogna dare retta: non possiamo che augurarci che siano loro, gli integralisti, a
prenderlo. Anzi: siccome noi siamo convinti che essi siano bravi, bravissimi, integerrimi, integerrissimi,
facciamo come se lo avessero gi preso, e non gli diamo retta).
Al di l del modello teorico, convincente per chi del mestiere, ma inutile per i laici, i risultati empirici
sono interessanti. Too much finance giunge alla conclusione che quando il credito erogato al settore
privato (cio i debiti del settore privato) supera il 110% del Pil, inizia ad avere effetti depressivi
sulleconomia, e che la presenza di ingenti debiti privati un fattore amplificante di shock finanziari
come lo shock Lehman. Gli effetti di lungo periodo dipendono da due elementi: dallaccresciuta
instabilit del sistema (una spiegazione da keynesiano del VII giorno, in effetti, via Minsky e
Kindleberger), e anche da distorsioni nellallocazione delle risorse umane. Perch pare che Tobin (un
altro keynesiano, non so di che libro o giorno, e soprattutto un altro premio Nobel al quale non dare
retta) abbia detto:
stiamo buttando una quantit sempre maggiore di risorse, inclusa la crema della nostra giovent, in
servizi finanziari remoti dalla produzione di beni e servizi, in attivit che generano redditi del tutto
sproporzionati rispetto alla loro produttivit sociale
James Tobin (1984) On the efficiency of the financial system Lloyds Bank Review, 153, 1-15 (citato
da Arcand et al. 2011 "Too much finance").

E io ne so qualcosa.

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Dedicato ar Pantegana. Uno studente meraviglioso, brillante, simpatico, reattivo, provocatorio,


insomma: na crema, avrebbe detto Geims (Tobin). E dove finito? A dare sle alle vecchiette (scusa
Panty, una provocaZZione...). E io lo capisco, per carit. Cosa avrei potuto dargli in cambio, a parte
una pizzetta al bar? Sai com, dobbiamo essere austeri. Nella ricerca non c futuro, o quanto meno
non ce n se prima non vai in Amerika a imparare bene quello che devi dire (non sia mai ti sbagli).
Quando si taglia, lo sai, prima tocca alla musica, e subito dopo alla ricerca. Certo che pure io so stato
un solone...

KPD3
Vedi audizione formale alla camera.

KPD4
Evasione e debito
...dunque: la colpa degli evasori, che non pagando le tasse aggravano il deficit pubblico, e quindi ci hanno
messo in crisi, perch la nostra in effetti una crisi di debito pubblico, no?
No.
Per due motivi.
Primo, perch la nostra non una crisi di debito pubblico, ma di debito privato, e questo non perch lo
dicevo io tre anni fa, ma perch il vicepresidente della Bce l'ha detto l'anno scorso.
Secondo, perch non esiste alcuna relazione statistica significativa fra il livello medio di evasione di un
paese, e il suo stock di debito pubblico. Se incrociate le stime sul livello medio di evasione prodotte da Bhn
e Schneider (2012) con i dati sul rapporto debito/Pil alla fine del periodo da loro considerato (cio nel 2010,
disponibili qui), ottenete questo bel grafico (chi ha difficolt a leggerlo pu fare un ripasso qui):

165

(i paesi considerati sono i 38 paesi OCSE presi in considerazione da Bhn e Schneider). L'evasione media ha
un potere esplicativo praticamente nullo sul livello del debito, e anzi, a voler essere precisi, sembrerebbe
quasi che all'aumentare dell'evasione (cio spostandosi verso destra) il livello del debito mediamente
scenda. Ma la relazione non statisticamente significativa.
Quindi l'argomento populista tanto caro ai nostri giornalisti, quello secondo cui sono gli evasori che ci
hanno messo in crisi, non funziona, perch l'evasione non sembra essere associata al livello del debito
pubblico, e a sua volta il debito pubblico conseguenza e non causa della crisi. Due non sequitur in un solo
argomento: cose che capitano quando si parla con la pancia alla pancia. Vi piacerebbe, vero, scatenare una
bella guerra fra poveri, eh? Dalli all'untore! Impicca il barista che non rilascia lo scontrino (le banche, certo,
non devono rilasciarlo...). Tutti appresso a un falso problema, in modo da lasciare in pace chi gestisce il vero
problema...
Nice try, poveri giornalisti: a voi va sempre il nostro affettuoso pensiero...
Ah, caso mai voleste sapere cos' che ci ha messo in crisi, vi do un suggerimento. Comincia in effetti per
"e", ma non finisce per "vasione". Finisce per "razza selvatica estinta di bovini della specie Bos taurus". Il
disegnino non ve lo faccio: somiglia a voi!

(nota per quelli ai quali si rivolgeva Vivaldi: non ho detto che l'evasione sia bella e buona. Ho detto che va
combattuta cominciando da chi evade di pi - anche perch son pochi e si sa dove sono - e che in ogni caso
con la crisi non ha nulla a che vedere, perch c'era prima della crisi, e ci sar dopo di essa. E sapete perch?
Perch fa comodo a chi comanda. Al barista? No, alle banche...)

166

Produttivit, salari, crisi, logaritmi, marziani, onest.


A Pescara vi avevo fatto vedere due grafici, uno tratto da Rick Wolff (2010), "In capitalist
crisis rediscovering Marx", Socialism and democracy, 24, 130-146 (se non avete accesso
a una biblioteca universitaria online, il testo potete trovarlo sul sito di Wolff ma senza il
grafico), e uno tratto da Carmen Reinhart e Belen Sbrancia (2011) "The liquidation of
government debt", BIS Working Papers, 363. L'accostamento di questi due grafici mi
sembrava abbastanza istruttivo, per capire la fase storica che stiamo vivendo. Ve li
ripropongo nell'ordine:

167

168

Quale messaggio convogliavano queste due immagini?


Quello che le due principali crisi debitorie dell'ultimo secolo (quella del 1929 e quella del
2008) sono state precedute da periodi pi o meno lunghi nei quali i salari in termini reali (il
potere d'acquisto dei lavoratori) erano stagnanti, mentre la produttivit media del lavoro (la
quantit di prodotto per addetto) aumentava. Ora, pare che perfino Cuperlo abbia capito
che il capitalismo funziona finch c' domanda (la famosa metafora dei 100 caff sul
bancone del barista, che dobbiamo al buon Alessandro Guerani). Ma la "domanda" in
macroeconomia non un mero desiderio. La domanda aggregata della quale si parla in
macroeconomia domanda effettiva, domanda che si traduce in capacit di spesa. Se il
potere d'acquisto dei lavoratori si sviluppa di pari passo alla loro produttivit, la domanda
potr essere finanziata dai redditi dei lavoratori stessi. Ma se la produttivit cresce pi in
fretta dei salari reali, allora ci saranno in giro pi prodotti che redditi da lavoro per
acquistarli. Il capitalismo questo ovviamente lo sa, e pone rapidamente rimedio. Come?
Semplice! Col debito.
Quando la dinamica dei salari reali compressa, il cuneo fra produzione da acquistare e
redditi percepiti da spendere deve essere colmato dal debito: fino a qui la contabilit, alla
quale non si sfugge.
L'ideologia comincia quando devi scegliere se usare debito pubblico o debito privato. Ma il
problema comunque a monte: nella decisione di adottare una distribuzione del
redditonon conforme alle logiche teoriche dell'economia di mercato da libro di testo.
Perch nei libri di testo scritto che il produttore massimizza il profitto mantenendo la
remunerazione reale del lavoro proporzionale alla produttivit del lavoro stesso. Per i
clerici, con rendimenti di scala costanti il teorema di Eulero garantisce in questo caso che
il prodotto venga distribuito senza residui. Per i beati, basta che abbiate capito fino alla
penultima frase. Se volete approfondire nel dettaglio quello che successo negli
States, c' questo.
Visto che ultimamente vi ho tenuto un po' a stecchetto di tecnica, aggiungo a seguire due
perle tecniche, che vi aiuteranno a capire meglio un certo tipo di economisti.
Produttivit, salario reale, quota salari.
Il grafico di Wolff, se ci fate caso, riporta gli stessi dati della figura 37 del mio libro,
corrispondende alla figura 7 di questo post. Forse ricorderete che nella mia lettera a
Brancaccio citai lo stesso grafico per argomentare che la sua conclusione che la flessibilit
del cambio sarebbe necessariamente tornata a svantaggio dei lavoratori era quanto meno
avventata, non solo alla luce dei modelli teorici, ma anche dell'esperienza storica, in
particolare di quella che tutti dovremmo ricordare perch a noi pi vicina: quella dell'Italia.
Negli anni in cui la lira perdeva terreno (gli anni '70) chiss perch il potere d'acquisto dei
lavoratori cresceva...
Emiliano replic con una garbata risposta nella quale mi dava sostanzialmente
dell'incompetente (sempre con molto garbo, cosa che io apprezzo), sentenziando
"Qualcuno forse ritiene che in fondo conti solo il salario reale, e che la quota salari non sia
importante? Spero che nessuno si azzardi a pensarla in questi termini: la dinamica delle quote
distributive forse lindicatore chiave del cambiamento nella struttura socio-politica di un paese."
Notate il simpatico atteggiamento da guardiano dell'ortodossia: "spero che nessuno ecc."!
169

Ora, la domanda sorge spontanea: ma Rick Wolff, che scrive su Socialism and
democracy, anche lui, come me, un incompetente liberista "de passaggio"? Non lo so,
ma a me pare di no. Dice di essere marxista, e ragiona anche da marxista (come poi vi
mostrer). Eppure il suo grafico riporta le stesse variabili del mio, e non quello che il nostro
garbato guardiano dell'ortodossia ritiene sia l'indicatore chiave (nientemeno!).
Come si spiega questo mistero? Come si giustifca questa inspiegabile trascuratezza?
Semplice.
Col manuale di Acocella.
Vi spiego l'arcano usando appunto la terminologia di quel manuale: un manuale che uso
nei corsi di laurea in economia aziendale, al terzo anno, per spiegare quello che
evidentemente non tutti i partecipanti al dibattito hanno ancora interiorizzato.
Allora: se chiamiamo w la massa salariale in termini nominali e p l'indice dei prezzi, la
massa salariale in termini reali w/p (salario nominale diviso indice dei
prezzi). w/p,insomma, indica il potere d'acquisto distribuito sotto forma di salari. Se
chiamiamo N gli occupati, allora (w/p)/N il salario reale per addetto, cio, guarda un po',
la riga rossa nel grafico di Wolff (Wolff divide per il numero di ore lavorate, che una cosa
pi corretta e raffinata, ma la sostanza non cambia: basta pensare che
l'occupazione N invece che in "teste" venga misurata appunto in ore lavorate e l'algebra
resta la stessa).
E la produttivit? La produttivit media del lavoro y/N, cio il prodotto (in termini reali,
cio depurato dall'effetto dell'inflazione) diviso per gli occupati.
Ora, guardate cosa succede se dividiamo il salario reale per addetto per la produttivit
media del lavoro:

O poffarbacco poffarbacchissimo! Cosa abbiamo a destra dell'uguale? Ma il rapporto fra la


massa salariale, w, e il prodotto in termini nominali, py. Quest'ultimo si ottiene
moltiplicando la quantit di beni prodotti (y) per il loro prezzo medio (p). Ora, caso vuole
che in una economia di mercato, nella quale si produce per vendere, il prodotto nominale
coincida, guarda un po', col totale dei redditi nominali, e quindi a destra dell'uguale cosa
abbiamo?
lei o non lei?
170

Ma cerrrrrrto che lei: la quota salari!


Perch la quota salari appunto il rapporto fra il monte salari (nominali) e il totale dei
redditi (nominali), o, ci che algebricamente lo stesso, il rapporto fra salari (reali) unitari
e produttivit media del lavoro. Eh gi! Quindi il rapporto fra la riga rossa e quella blu nel
grafico di Wolff (o fra quella blu e quella rossa nel grafico mio) fornisce appunto la quota
salari.
Ve lo dico in un altro modo.
Il mio grafico forniva il numeratore e il denominatore del rapporto che chiamiamo quota
salari. Quindi il mio grafico, o se volete quello di Wolff, forniva pi informazioni di quelle
richieste dal mio gentile collega, non meno. Secondo voi, lui, di questo, se n' accorto o
no? E nel caso non se ne sia accorto, io cosa dovrei pensare di lui? E nel caso se ne
fosse accorto, voi cosa dovreste pensare di lui?
In ogni caso, il punto sollevato era inconsistente, perch come poi ho mostrato qui certo,
la svalutazione del 1992 non era stata una passeggiata di salute per i lavoratori italiani, ma
era pressoch impercettibile se confrontata al crollo della quota salari che si era verificato
dal 1976 in poi.
Aggiungo una osservazione.
Quando un rapporto (la quota salari) diminuisce, pu essere che sia perch il numeratore
(il salario reale per addetto) cala, o perch il denominatore (la produttivit media del
lavoro) cresce, o per una qualsiasi combinazione di questi fattori. Non del tutto irrilevante
capire cosa sta succedendo. Ad esempio, ormai sapete che dalla fine degli anni '70 a
met degli anni '90 il rapporto diminuito perch i salari reali sono rimasti stazionari,
mentre la produttivit aumentava. Dalla met degli anni '90 il rapporto rimasto
stazionario perch ha smesso di crescere anche il denominatore (la produttivit, come
abbiamo illustrato qui).
Non strano che qualcuno ti confuti affermando che il tuo grafico non d le informazioni
giuste, quando in realt le d, e anzi ne d di pi? S, strano, mi sembrava molto strano,
all'inizio, ma mi ci son dovuto abituare, anche perch, andando avanti, comincio a
comprenderne le ragioni.
Tutto comprendere tutto perdonare. E forse anche voi avrete compreso, da questo
semplice esempio, perch certe volte non mi soffermo a confutare certi argomenti.
Fidatevi: se non lo faccio perch non sempre ne vale esattamente la pena...
Marx, i logaritmi, e la crisi del capitalismo.
Alla conferenza di Pescara vi ho fatto notare un dettaglio del grafico di Wolff: non usa la
scala logaritmica. Cosa c'entra, direte voi, e soprattutto cosa sono i logaritmi, a cosa
servono?
Eh, ragazzi, qui son dolori! Ma visto che volete diventare tecnici, vi toccher fare un salto
indietro nel tempo, tornando sui banchi di scuola, o meglio, grazie all'INVALSI, di sQuola...
Allora, prendiamola un po' larga.
171

Il logaritmo in base x del numero y l'esponente z al quale bisogna elevare la base per
ottenere il numero dato.
Dio, che mal di testa. S, lo so. Per se volete capire quanto pu essere furbetto un
marziano, dovete affrontare questo doloroso passo.
Prendiamo tre numeri: 10, 100 e 1000, per esempio, e consideriamo la base 10.
Ora, succede questo:

Cio: siccome 10 alla prima uguale a 10, il logaritmo in base dieci di dieci uno.
Siccome dieci alla seconda uguale a 100, il logaritmo in base dieci di 100 2. Siccome
dieci alla terza uguale a mille, il logaritmo in base 10 di 1000 3.
Notate bene: da una parte abbiamo dei numeri che crescono rapidamente,
esponenzialmente: 10, 100, 1000. Ma i logaritmi di questi numeri sono numeri che
crescono molto pi lentamente, linearmente: 1, 2, 3. Notate anche un'altra cosa. I numeri
10, 100, 1000 crescono a un tasso di crescita percentuale costante del 900%. Esempio:
(100-10)/10=9=900%, (1000-100)/100=9=900%. I numeri 1, 2, 3 crescono con
unincremento (non percentuale) costante: 2-1 = 1, 3-2 = 1.
Poi vi spiego a cosa serve.
Prima, cerco di farvi intuire un'altra cosa. Supponiamo che una variabile y cresca a un
tasso costante n. Succeder una cosa del genere:

Cio: se al tempo zero la variabile vale un certo valore y soprassegnato, al tempo uno
questo valore sar moltiplicato per uno pi il tasso di crescita, al tempo due per uno pi il
tasso di crescita elevato al quadrato, ecc. Insomma: la formula dell'interesse composto,
avete presente? Volete un esempio? Ecco, ve lo fornisco qui:
172

Se il tasso del 5% (cio 0.05) e il valore iniziale 1, al tempo1 y=1x1.05, al tempo


2y=1.05x1.05=1.103, ecc. Ora, notate una cosa. Se una variabile cresce a un tasso
percentuale di crescita costante, la sua crescita sar esponenziale. Guarda caso, questo
quello che succede di norma alle variabili in economia (almeno nei modelli teorici, ma
spesso anche in pratica). Guardate cosa fa la variabile del nostro esempio se andiamo
avanti fino al tempo t=100:

173

Ma guarda un po'! Sembra proprio, a grandi linee, l'andamento della produttivit media nel
grafico di Wolff. strano? No, perch, come vi ho detto, di norma in economia le variabili
crescono a tassi percentuali pi o meno costanti.
E ora applichiamo la magia dei logaritmi. Se noi, di questa serie che esponenziale,
prendiamo il logaritmo, cosa succeder? Lo abbiamo visto sopra. Il logaritmo trasforma dei
numeri che crescono a tasso percentuale costante, e quindi hanno un andamento
esponenziale, in altri numeri che crescono a incremento costante, e quindi hanno un
andamento lineare. E quindi? E quindi il logaritmo (in base 10) della serie rappresentata
qua sopra sar questo:

Vedete? I conti tornano. Quando la serie originale vale 1, il logaritmo vale 0 (perch
qualsiasi numero elevato alla zero d uno: se non vi ricordate perch, ve lo spiegher male - uno dei tanti ingengnieri... e vi va ancora bene, perch se invece ve lo spiegasse
un matematico...). Poi, quando la serie originale arriva a 10 (al tempo 48) il suo logaritmo
vale 1 (e sopra vi ho spiegato perch), e quando arriva a 100 (intorno al tempo 95) il suo
logaritmo vale 2.
I conti tornano, il che, ovviamente, non vi esenta, in linea di principio, dal chiosare questo
mio sforzo didattico con un sentito: "Mastica!"
(per i non romani: "Mastica!" sta per "ma sti cazzi?", ovvero: "e che me ne cale?", mentre
"Giamaica!" sta per "gi m'hai cacato er cazzo!", ovvero: "cominci ad indispormi!")
Ma io, incurante del vostro sbigottimento, rincaro la dose, e vi faccio vedere un'altra cosa.
Il logaritmo della nostra y preso in base e. Ora, cosa sia il numero e ve lo leggete qui. Io
cerco di spiegarvi a cosa serve agli economisti. Guardate:

174

E a questo punto costernati penserete: "Ecco qua, se lo semo ggiocato! Ha lavorato


troppo, so' ddue anni che sse fa er culo, e alla fine doveva succede: ha sbroccato. Ce fa
vvede' ddu grafici uguali come si fussero diversi...".
Aspettate: io sono sbroccato, ma perch modestamente lo nacqui. Io due grafici per
uguali non sono. Guardate l'asse delle ordinate (quello verticale, come caritatevolmente
soggiungo ai miei studenti della specialistica onde far sparire dai loro volti quello
sbigottimento che me li rende tanto cari...).
Nel grafico precedente (log in base 10) andava da 0 a 2 (i conti tornano, visto che la serie
andava da 0 a un po' pi di 100). Nel grafico del log in base e invece va da 0 a 5, e anche
qui i conti tornano: siccome la base pi piccola (2 pi piccolo di 10) l'esponente cui
necessario elevarla per arrivare a 100 pi grande.
E fino a qui, ancora mastica.
Ok. Per... abbiamo 100 osservazioni, che vanno da 0 a 5 in modo lineare. L'incremento
totale, sulle 100 osservazioni (dopo un secolo, se le osservazioni sono anni), pari a 5.
Se lo dividiamo per il numero delle osservazioni (cio, sempre per fissare le idee, degli
anni) riscontriamo che l'incremento fra t e t+1, cio da un anno all'altro, del logaritmo in
base e della nostra serie 5/100=0.05.
Oooops!
Quindi il logaritmo in base e trasforma una serie che cresce esponenzialmente a un tasso
percentuale del 5% in una serie che cresce linearmente con un incremento costante di
0.05. Insomma: se abbiamo un grafico logaritmico in base e, l'incremento della serie (la
pendenza del grafico) corrisponde al suo tasso percentuale di crescita. Una cosa che in
economia torna utile.
Ora vi faccio vedere un'altra cosa. Supponiamo che invece y cresca al 20%. Avete
presente
l'inflazzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzione a due
175

cifre? Ecco, una cosa del genere. Potete pensare a y come a un indice dei prezzi che
cresce con un tasso di inflazione del 20% all'anno. Cosa succeder, in questo caso?
Guardiamo il grafico della serie:

Oibo'! Ma la serie non cresce pi! Cresce solo alla fine!


Un attimo. Siccome una serie che cresce del 20% all'anno (partendo da uno) dopo un
secolo supera gli 80 milioni, chiaro che le osservazioni iniziali saranno tutte schiacciate
sull'asse delle ascisse. Sembrano appiattite, perch il valore finale molto alto, ma questo
non vuol dire che all'inizio la variabile non cresca. Vuol dire solo che devi prendere i
logaritmi. Se lo fai, vedi questo:

E cos si capisce che la serie cresce a un tasso percentuale costante, di circa il 20%
(vedete che dopo 100 osservazioni arriva a 0.2x100=20: il dato approssimato, sarebbe
lungo spiegarvi perch, ma accontentatevi, o studiate analisi 1).
Sapete quante volte, alla Sapienza, il "povero studente" veniva da me con un grafico come
176

il penultimo, e mi diceva: "Professore, i dati non ci sono". E io: "Benedetto figliuolo


(tradotto: povero coglione), ma se mi stai plottando l'indice dei prezzi al consumo
dell'Argentina, con inflazione a quattro cifre, mi pare abbastanza chiaro che non vedrai
nulla se non prendi i logaritmi, no?". Lui non capiva, prendeva i logaritmi, e pensava che io
avessi poteri taumaturgici.
Se vi volete divertire a fare i conti, il foglio Excel qui. Mettete nella casella gialla vari tassi
di crescita (ricordando che non sono inseriti come percentuali, per cui 0.05=5%, quindi
5=500%), e divertitevi a vedere cosa succede.
Allora, ora che abbiamo la tecnica, possiamo passare all'ideologia. Perch anche del
logaritmo si pu fare un uso, o un non uso, ideologico.
Pensateci bene. Cosa vuole dimostrarci un marZiano (o meglio, un marZista, ma
marZiano torna meglio)? Vuole dimostrarci che ha ragione lui, e fino a qui lo sentiamo
nostro fratello: abbiamo un obiettivo comune. E in che modo vuole avere ragione?
Semplice! Nel dimostrarci che il capitalismo sta alla frutta, che ormai le sue insanabili
contraddizioni lo hanno portato sull'orlo del baratro finale, che la palingenesi si sta
avvicinando.
Bene.
Qui scatta il non uso ideologico del logaritmo. Perch ovviamente se te ttu vvi dimostrare
che un fenomeno (ad esempio, il capitalismo) inserito in una dinamica esplosiva, eviterai
di utilizzare una trasformata (quella logaritmica) che linearizza gli esponenziali. Solo che in
questo modo "schiaccerai" il fenomeno nella prima parte del grafico, quella pi a sinistra,
quella pi antica. Il che ti torna anche comodo, perch cos potrai verniciare la tua patacca
con uno smalto che torna sempre comodo: lo smalto del "il mondo non pi quello di una
volta, non ci sono pi le mezze stagioni, e soprattutto c' la Ciiiiiiiiiiiiiiiiiiina"...
Per farvi capire, mi sono ricostruito il grafico in casa. Non stato semplicissimo e non ho
trovato, nel poco tempo a disposizione, esattamente gli stessi dati di Wolff, ma le
dinamiche son quelle, come vedrete, e vedrete anche che con i dati di Wolff il mio punto
sarebbe ancora pi evidente.
Dunque: questo il mio grafico:

177

La serie della produttivit coincide con quella di Wolff fino al 1969 ed tratta da qui, poi
dal 1969 al 1987 ho usato la serie del non farm business, perch non ho trovato
ilmanufacturing, e poi dal 1987 a oggi ho usato il manufacturing, e i dati vengono da qui.
Per i salari reali ho usato i dati del Two Charlie's paper, che non l'articolo dei due
vietnamiti, ma l'articolo di Nelson e Plosser, uno degli articoli pi famosi nella storia della
macroeconomia recente. I dati li trovate qui.
Ora, anche se le fonti sono diverse, il messaggio lo stesso. Prima di dirvelo, vi faccio
notare le differenze. Intanto, il mio indice di produttivit arriva a 1600 anzich oltre 1800
come quello di Wolff, per due motivi. Il primo che i miei dati partono dal 1900, anzich
dal 1890 (i dati di Nelson e Plosser partono dal 1900 e non avevo voglia di ricostruire e
caricare a mano dieci anni di salari reali: s, sono un lavoratore pubblico improduttivo);
secondo, dal 1969 al 1987 non ho trovato la produttivit del manufacturing, e quindi in quel
periodo la serie cresce leggermente di meno. Circa i salari, il comportamento pressoch
identico.
L'unica differenza sensibile che coi dati di Wolff nel 1947 i due indici tornano a
coincidere, mentre nei miei dati rimangono scostati, ma la caratteristica pi rilevante, cio
lo stacco della produttivit a partire dagli anni '70, rimane il medesimo.
Che succede, per, se rappresentiamo le serie prendendone i logaritmi naturali?
Succede questo:

178

Viste cos, le dinamiche che stiamo vivendo, pur restando esplosive, sembrano un po'
meno inusuali.
Intanto, una stagnazione del salari si era gi avuta a partire dal 1920, ed era durata
sostanzialmente fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale. In questo periodo,
l'indice della produttivit ha staccato quello dei salari fino a un massimo di circa il 60%,
corrispondente a un po' pi di una "tacca" sull'asse delle ordinate (nel 1935). Dopo la
guerra i due indici sono cresciuti in parallelo (ma i salari sono rimasti un po' sotto, questo
si vede sia nel grafico di Wolff che nel mio). La produttivit ha preso di nuovo il "fugone"
all'inizio degli anni '80, e da allora l'ulteriore stacco rispetto all'indice dei salari reali stato
di circa il 90% (corrispondente a un po' meno di due tacche sull'asse delle ordinate).
Certo, le dimensioni del fenomeno sono molto maggiori, questo palese. D'altra parte,
oggi il capitalismo non pu sfogare le sue tensioni, come ai bei (per lui) tempi andati,
scatenando qualche simpatica guerra mondiale, e poi la finanziarizzazione dell'economia
progredita, e anche il keynesismo ci ha messo del suo. La politica fiscale espansiva (di
Reagan o di Craxi, con segno, colore e intenzioni diverse) ha messo una bella toppa al
cuneo fra salari e produttivit negli anni '80, portando a una discreta crescita del debito
pubblico negli Stati Uniti e in Italia. Una cosa simili, in fondo, era successa anche negli
anni '20, come fa vedere il grafico di Belen e Sbrancia (vedi sopra). Poi, dagli anni '90, il
testimone passato all'indebitamento privato, sia negli Stati Uniti che da noi, e siamo
andati avanti per un altro quindicennio. Questo anche concorre a spiegare perch gli
squilibri distributivi, e quindi finanziari, accumulati, siano questa volta maggiori.
Ma da qui a dire che "this time it is different", mi dispiace, ma ce ne corre. Non cos
"different" (in questo, purtroppo, hanno ragione loro), e quindi piuttosto futile aspettarsi
palingenesi, e piuttosto furbesco suggerire imminenti collassi del sistema, semplicemente
usando unit di misura opinabili!
La soluzione a portata di mano!
anche piuttosto interessante andare a vedere quale sia la soluzione che Wolff propone
per risolvere il problema. Dopo aver sacramentato per pagine e pagine contro Keynes,
179

colpevole, a suo avviso, di aver aiutato il capitalismo a tenere insieme i propri cocci,
l'amico Wolff giunge alla conclusione, alla proposta. E qual , questa proposta? La
transizione da un sistema "capitalista" (di Stato, cio keynesiano, o privato, cio
neoclassico) sarebbe assicurata, "a livello microeconomico", dalla sostituzione dei
tradizionali consigli di amministrazione con consigli di fabbrica. I lavoratori, diventando
amministratori di se stessi, distribuirebbero il surplus (i guadagni di produttivit, diciamo
cos - suscitando le ire dei puristi) in modo meno iniquo: cio tirerebbero la coperta dalla
parte loro (cosa giusta e sacrosanta). Naturalmente, se i lavoratori diventassero "their own
board of directors", il tradizionale conflitto fra capitale e lavoro scomparirebbe, e questo
sarebbe un passo decisivo verso una ulteriore democratizzazione della societ. Tutto
scritto qui, leggere per credere.
Ora, io, logaritmi a parte, con l'analisi di Wolff, come con quella di certi marZiani "de
noantri" (che prima ti dileggiano e poi ce vanno in puzza), mi ritrovo, assolutamente.
La terapia mi lascia un po' perplesso, perch la vedo sottoposta a due ovvie obiezioni:
1) e se ci dicono di no?
2) e i soldi chi ce li mette?
Cio, come funziona? Ci svegliamo un giorno, andiamo al lavoro, e diciamo agli
amministratori: "Scusate, andatevene a casa, che ora decidiamo noi". Loro se ne vanno, e
gli azionisti come la prendono? E le banche cosa fanno? Ah, certo, ma nel frattempo
avremo fatto lo stesso anche nelle banche. In simultanea. Be', certo... Son quelle cose un
po' cos, come avere la luna in trigono con Venere, Mercurio in quadratura con Saturno e
Giove in opposizione con Marte: opportunit che si presentano (se possibile) una volta
nella vita, e che sarebbe in effetti stupido non sfruttare.
Ragazzi, non so come dirvelo: io vorrei tanto credere che sia possibile avere un mondo
migliore... Ma se le proposte sono queste, alla fine preferisco rendere meno peggiore
quello nel quale sono nato. Mi scuserete, oppure, deponendo linguaggio liturgico e puzza
sotto il naso, mi direte dove sbaglio, e io cercher di capirlo...
Sono i dettagli che fanno la delizia dell'intenditore.
Bene. Da oggi alcuni di voi sono meno beati: hanno appreso cos' la quota salari, hanno
appreso che non volevo nasconder loro nulla, hanno ricordato cosa sono i logaritmi, e si
sono deliziati nell'apprendere che anche di essi pu esser fatto un uso ideologico. Ogni
tecnica rinvia a una metafisica, e sono sempre i dettagli a far la delizia dell'intenditore.
Ad esempio, ascoltatevi questo. Ich will den Kreuzstab gerne tragen: porter con gioia la
croce (che viene dalle mani del Signore). Anche se avete le orecchie devastate dalla
musica cessica che ascoltate tutto il santo giorno, lo sentite che su Kreuz c' una nota
molto espressiva? Bach usa un intervallo strano, una seconda eccedente (si bemolle-do
diesis, non sto parlando di tette ma di note). E anche qui, uno direbbe: "Bello, s, forse, ma
comunque mastica...".
E invece no, perch c' il dettaglio (che fa la gioia dell'intenditore). Guardate com' scritto:

180

Visto? Per aumentare la seconda, rendendola eccedente, Bach mette un diesis, che
sarebbe questo segno # (er cancelletto), sul do che corrisponde alla parola Kreuz. Ora,
siccome a quei tempi Twitter non c'era, difficilmente Bach avr voluto creare l'hashtag
#kreuz. Il fatto un altro: il diesis in effetti una croce. Insomma: Bach usa il segno
grafico dell'alterazione per simboleggiare il concetto espresso dal testo, e sicuramente non
lo fa per caso. Vi risparmio altri simboli, come il peso della croce, simbolizzato da un
vocalizzo di otto battute sulla a di tragen, ecc. Dal che si evince che qualche volta le seghe
mentali possono portare a risultati esteticamente appaganti. Un giorno in cui anche a voi,
come a me, la croce che vi siete scelti comincer a pesare un po' sulle spalle, ricordatevi
di questo link, e poi ripartite di slancio.
Noi la croce la portiamo, gerne, ma non detto che sia destinata a noi stessi.
Concludendo
Le conclusioni qui sono due, una moderna, e una antica.
La prima che
La Nature est un temple o des vivants piliers
laissent parfois sortir des confuses paroles ;
l'homme y passe travers des forts de symboles
qui l'observent avec des regards familier.

e quindi, in queste circostanze,

...nihil dulcius est, bene quam munita tenere


edita doctrina sapientum templa serena,
despicere unde queas alios passimque videre
errare atque viam palantis quaerere vitae,
certare ingenio, contendere nobilitate,
noctes atque dies niti praestante labore
ad summas emergere opes rerumque potiri.
181

Con gli ambiziosi madre Natura sar sempre matrigna, e ai superbi e agli incolti
nasconder i suoi rutilanti colori. Insomma: poveri piddini, non sanno cosa si perdono. E
per chi non avesse, da madre Natura, ricevuto il dono incomparabile di leggere fra le
righe, suggerisco sommessamente questa chiave di lettura.

(O miseras hominum mentes, o pectora caeca! Eppure Keynes ve l'ha detto che nel lungo
periodo sarete tutti morti. Certo, certo, anch'io, si sa. Ma prima, col vostro permesso,
voglio seppellirne un bel po'...).

182

KPD 5
TTIP: la storia si ripete
La crisi democratica: colpisce la maggioranza. Le persone colpite, che appartengono agli ambiti
pi disparati, ogni tanto reagiscono, e lo fanno in base al proprio bagaglio culturale e alla propria
esperienza di vita, com' normale che sia, e ciascuno ponendo se stesso, quello che sa e quello che
ha fatto come chiave di lettura privilegiata. umano. Abbiamo cos letture botaniche della crisi,
letture filateliche della crisi, letture giuridiche della crisi, letture naturalistiche della crisi, e chi pi
ne ha pi ne metta.
Da ognuno c' qualcosa da imparare, ma rimane il fatto ineludibile che questa una crisi
economica, cio quella cosa che si verifica quando per motivi che abbiamo illustrato tante volte la
gente si trova senza soldi in tasca. Va anche ricordato che, come i marZiani dovrebbero sapere e
come una lettura anche superficiale dei fatti dimostra (soprattutto in Italia), le dinamiche
economiche reggono quelle politiche, che a valle reggono quelle giuridiche, ed questo simpatico
trenino, guidato dalla locomotiva "Economia", che ci porta a spasso per le interminate praterie
della SStoria.
Deriva da questo semplice (ma ineludibile) fatto il vantaggio comparato di questo blog. So che
dispiace a molti, ma per fortuna piace a voi, e tanto mi basta.
Oggi voglio parlarvi, da economista, e pi precisamente da economista applicato, del TTIP
(Transatlantic Trade and Investment Partnership). Parlare di un trattato commerciale in chiave
economica , lo premetto, una lettura riduttiva, e lo sappiamo benissimo. Quello che inquieta del
TTIP sono alcuni aspetti giuridici, in particolare giurisdizionali, come la possibilit, che abbiamo
sentito evocare pi volte, per le imprese multinazionali di chiamare in giudizio gli Stati sovrani (?)
che non si attengano alle prescrizioni di liberalizzazione del mercato che il trattato promuove (e
che si riferiscono, badate bene, non alle barriere tariffarie - cio ai dazi - ormai in via di definitivo
smantellamento nel quadro dell'OMC, ma a quelle non tariffarie, cio alle normative ambientali,
igieniche, di sicurezza alimentare e fisica, ecc.). Insomma, la famosa fiorentina all'ormone della
quale sentite ogni tanto parlare sui giornali. Rimarr deluso Emilio Pica, che in un afflato socratico
ci ha confessato di amare le donne androgine: nel meraviglioso mondo del TTIP tutti avranno una
sesta di reggiseno, anche i maschietti.
(ah, Emilio, per quella me piace pure a me, sia chiaro: homo sum, nihil humani mihi alienum
puto. E la Nappi la apprezzo pi come filosofa...)
Questo, naturalmente, per quanto riguarda la parte "trade". Poi c' quella investment, che
lasceremo da parte.

183

Parlare di un trattato commerciale in chiave economica quindi riduttivo, ma, come vedrete,
indispensabile per cogliere pienamente il carattere truffaldino e antidemocratico dell'operazione
in corso, un'operazione che, come solo un economista pu aiutarvi a cogliere pienamente, del
tutto isomorfa a quella compiuta col Trattato di Maastricht.Vengono cio vendute agli elettori
come conquiste assodate risultati di studi metodologicamente dubbi, palesemente in conflitto di
interessi, i cui risultati vengono proposti orchestrando un falso pluralismo, e dietro ai quali ci sono,
ovviamente, i soliti noti.
Il prequel
Come and con il Trattato di Maastricht lo sapete e comunque ve lo ricordo in l'Italia pu farcela.
Michael Emerson, Jean Pisani-Ferry e Daniel Gros, prezzolati dall'Unione Europea (perdonatemi:
"pagati" non il verbo giusto, anche perch sono morte delle persone, chiaro?), nel loro
studio One market, one money, affermarono che a major effect of EMU is that balance of
payments constraints will disappear in the way they are experienced in international relations.
Private markets will finance all viable borrowers, and saving and investment balances will no
longer be constrained at the national level (Emerson et al., 1990, p. 24)[i]. Notate la raffinatezza
della loro linea di attacco. Studiosi come Kaldor avevano da tempo ammonito che una moneta
senza stato avrebbe disintegrato politicamente l'Europa, in particolare perch avrebbe creato
squilibri che sarebbe stato necessario rifinanziare attraverso un budget federale. E allora i tre
porcellini che si inventano? L'uovo di Colombo: loro sostenevano che non ci sarebbe mai stato
bisogno, per il Nord, di rifinanziare il debito del Sud mediante trasferimenti, perch i mercati
finanziari avrebbero prestato solo a chi fosse stato in grado di generare sufficiente reddito da
ripagare i debiti (i viable borrowers, appunto). Ritenevano, cio, i nostri amici, che non sarebbe
stato necessario costituire uno Stato europeo, almeno nellimmediato, perch il mercato, che non
pu sbagliare, avrebbe pensato da s a trasferire ove necessario i fondi, allinterno della nuova
area finanziariamente integrata, senza bisogno di costruire un bilancio federale, e anzi affidando ai
bilanci pubblici nazionali il compito di respond to national and regional shocks through the
mechanisms of social security and other policies (ibidem)[ii]. Non ci sarebbe quindi mai stata una
crisi di debito estero all'interno dell'Unione Monetaria (tesi che alcuni economisti ancora oggi
sostengono - vedi Boldrin - ma che sconfessata dai fatti e dall'interpretazione della stessa Bce).

Infatti, che le cose non siano andate come Pisani-Ferry sosteneva (e Boldrin sostiene), ce lo ha
spiegato Constncio(2013) (ma anche De Grauwe 1998); prima che i tre porcellini si esprimessero,
come sarebbero andate le cosa lo avevano chiarito Thirlwall 1991, e subito dopo Feldstein 1992, e
decenni prima Kaldor 1971 e Meade 1957. Se siamo nei guai proprio per colpa degli errori dei
mercati finanziari privati, che hanno accumulato insostenibili debiti esteri allinterno
dellEurozona. Quindi i tre porcellini mentivano sapendo di mentire, perch erano pagati per
mentire.
184

Il percorso sempre quello: da Pangloss ("tutto va per il meglio nel migliore dei mercati possibili")
a Eichmann ("non sapevo, eseguivo gli ordini"), con biglietto di andata e ritorno, perch in
mancanza dei drastici rimedi adottati dal governo israeliano nel caso in specie gli illustri colleghi
rimangono disponibili ad appoggiare il progetto successivo. Ma le "incognite" delle quali parla
Pisani-Ferry tutto erano fuorch "incognite": i rischi dell'Unione Monetaria erano stati denunciati
dalla letteratura accademica e divulgati sulle pi importanti testate finanziarie internazionali.
Quindi "io non sapevo" meriterebbe il trattamento che ha avuto in altri tribunali, ma passons. Noi
siamo per la non violenza, cio per subire la violenza, non per esercitarla, perch gli altri, come
vedete, tanti scrupoli purtroppo non se li fanno.

Il sequel
E oggi? Come vanno oggi le cose, con il TTIP? Nello stesso identico modo. Ci vengono proposte
come verit oggettive i risultati di studi basati su una cieca fede nella capacit autoequilibrante del
mercato, studi dei quali fin da ora possibile sconfessare gli errori metodologici, ma, attenzione:
gli studi vengono a valle di decisioni politiche gi prese (come fu per One market, one money)...

Ci aiuta a orientarci un recente studio di Jeronim Capaldo, The Trans-Atlantic Trade and
Investment Partnership: European Disintegration, Unemployment and Instability.

Non lasciatevi fuorviare dal nome: nonostante la collocazione negli States, il Jeronim cui facciamo
riferimento non questo, questo. Jere romano de Roma, ma la sua mamma no, da cui la scelta
un po' esotica del nome di battesimo. Io ho studiato Ragioneria I con suo zio, sono stato in
commissione ricerca alla Sapienza con sua madre, e molti di noi sono stati, credo, clienti della sua
famiglia (com' piccolo il mondo...). Lui, a sua volta, stato mio "cliente" quando ero ricercatore in
econometria alla Sapienza, nel lontano anno accademico 2001-2002, quando discusse una tesina
sulla curva di Phillips (pensa un po' te...). Ora finito qui, da dove stato mandato qui a lavorare
sul Global Policy Model. Mi illudo di essergli stato un po' utile (o per lo meno lui la pensa cos), e
sono contento che ci sia un economista eterodosso infiltrato a Ginevra. S, perch Jere
relativamente "de sinistra". Certo, questo lo ha portato a commettere un errore cruciale: ha
diffuso in Italia i risultati del suo pregevole studio tramite un forum che nessuno legge (rank in
Italy:27804, secondo Alexa oggi), perch, come sapete, ha tradito. Lo Sbilifesto merita di essere
consegnato all'oblio (e li esorto a considerare che, per quello che hanno fatto - soffocare
scientemente il dibattito sulla moneta unica, quel dibattito che sono riuscito a portare dove sapete
- l'oblio molto meglio dell'alternativa), per lo studio di Jere no, e visto che uno di voi me l'ha
segnalato, ne faccio una simpatica sintesi per i diversamente europei e diversamente economisti.
185

Gli faremo cos risalire pi di 24000 posizioni in termini di visibilit: mi aspetto una cassetta di vino
per questo, va da s...

Dunque: il copione sempre il solito. Esattamente come in One market, one money:

1) vengono proposti come vantaggi certi e determinanti dei vantaggi aleatori ed irrisori;
2) non vengono quantificati i potenziali svantaggi;
3) i metodi di analisi adottati si basano su una anacronistica fiducia nel mercato.

Le tre caratteristiche sono ovviamente connesse. Nel caso del TTIP si aggiunge ad esse una quarta,
simpatica caratteristica:

4) l'impianto del progetto intrinsecamente contraddittorio con il progetto europeo.

Vediamo un po' perch.

Vantaggi irrisori
Cominciamo dal primo punto. Come ricorderete, One market, one money quantificava il riparmio
di costi di transazione (commissioni su cambi) determinato dall'Unione monetaria in uno 0.4% del
Pil, che si sarebbe evidentemente verificato una tantum. Voglio cio dire che in un singolo anno
l'abolizione di questi costi avrebbe fatto crescere il Pil dello 0.4% in pi. Ma una volta aboliti i costi,
i costi non ci sarebbero pi stati (per definizione), e quindi gi dall'anno successivo non si
sarebbero avuti ulteriori effetti. Ve lo spiego in un altro modo: nell'anno dell'introduzione della
moneta unica avremmo avuto 0.4 punti percentuali di crescita in pi, negli anni successivi no.
Chiaro?

Ovviamente Eichengreen ci si fece una bella risata sopra: "Ma come vi viene in mente di affrontare
un progetto cos incerto a fronte di un beneficio cos irrisorio?". Ma sse sa, signora mia, la ggente
so tanto tanto 'nvidiosi, gli americani c'hanno paura che je rubbamo er monopolio de 'a moneta...
(discorsi da comare che oggi si sentono solo in certi seminari...)
186

Oggi non va tanto meglio. Lo studio leader per la valutazione dei benefici economici del TTIP
quello del CEPR (e come ti sbagli): Reducing Transatlantic Barriers for Trade and Investment. Come
nota Jere, le conclusioni di questo studio sono presentate dalla Commissione come fatti, e allora,
da bravi europei, facciamo cos anche noi. La Table 2 dello studio di Jere riporta una valutazione
comparativa dell'impatto sul Pil europeo nel 2027 (fra 13 anni). Il CEPR (che verosimilmente
quello che ha preso pi soldi dalla Commissione) il pi ottimista. In caso di realizzazione di una
"full FTA" (Free Trade Area, zona di libero scambio, con pieno abbattimento delle barriere interne,
ma mantenimento di barriere tariffarie differenziate verso i paesi terzi - cio gli Usa potrebbero
adottare verso la Cina dazi diversi dall'Europa, in pratica), bene, in questo caso estremamente
favorevole, il beneficio sarebbe immenso: lo 0.48% in pi del Pil spalmato su 13 anni (cio un
aumento del tasso di crescita medio europeo dello 0.03% l'anno circa)!

Dice: ma che mme stai a pij per culo? No, no, sto leggendo la Table 16 a p. 46 dello studio del
CEPR. Quindi, pensate, se adottassimo il TTIP subito, con un colpo di bacchetta magica, l'anno
prossimo la crescita europea sarebbe non del previsto 1.35%, ma, udite udite, dell'1.38%.

Sono i dettagli a fare la delizia dell'intenditore, e questi dettagli potete leggerli solo qui!

Ora, per carit, io capisco di non poter impedire alla maggior parte di voi di adottare toni
barricaderi e piazzaleloretisti (plateale il caso di Alberto49, che comincia a farmeli girare: ma non
glielo spiego perch ho capito che non pu capirlo). Quindi ragliare "multinazzzzionali bbbbrutte,
lobby cattive, attentato alla costituzzzzione", per poi andare all'osteria a farsi un quartino di
bianco, , come dire, la soluzione naturale che si presenta a molti di voi, e, fra l'altro, un
approccio giustificatissimo: dietro questo autentico attentato alla nostra costituzione c' in effetti
il potere di lobbing delle multinazionali, che di fatto agiscono nel loro, certo non nel nostro
interesse.

Ma che sorpresa, eh?

A me per, invece di questo segreto di Pulcinella (che strano! I ricchi e potenti comandano nel loro
interesse e comprano i politici per farsi i fatti propri! Chi lo avrebbe mai detto?) sembra molto pi
sorprendente, divertente e dirompente andare a leggere sui documenti ufficiali in base a quali
pretesi vantaggi questo attentato ai nostri diritti viene perpetrato. Ci stanno vendendo per una
cosa che dal punto di vista statistico del tutto insignificante. A questo punto chi vuole
187

piazzaleloreteggiare alzer i toni, sbraiter, si raccoglier sotto la bandiera della rivolta, ceder al
demone del qualcosismo ("dobbiamo fare qualcosa"), malattia senile del qualunquismo.

Chi invece vuole vincere una battaglia di democrazia andr avanti con la lettura e mi aiuter a
portare questo dibattito nelle sedi opportune (cosa che, occorre saperlo, non gratis).

Sintesi: per la seconda volta ci stanno proponendo un progetto che comporta rischi notevoli
promettendo un beneficio che perfino ricercatori in conflitto di interessi e distorti in favore del
progetto (perch pagati da chi lo propugna) quantificano come irrisorio.

I potenziali svantaggi non vengono quantificati


Veniamo al secondo punto (che poi connesso al terzo): i potenziali svantaggi non vengono
quantificati (punto 2) anche e soprattutto perch l'impianto analitico utilizzato per verificare i
vantaggi nega che esistano gli svantaggi, e lo fa sempre per il solito motivo: perch si basa su una
cieca fiducia nel mercato (punto 3).

Del caso di One market, one money abbiamo gi parlato: l'idea era che non ci sarebbero state crisi
finanziarie perch i mercati finanziari non avrebbero potuto sbagliare.

Nel caso delle valutazioni del TTIP, la fiducia nel mercato si traduce nel fatto che il modello
analitico utilizzato per valutare il progetto un cosiddetto modello CGE (Computable General
Equilibrium). Due fra i quattro studi che Jere analizza utilizzano proprio lo stesso modello CGE,
il GTAP. Il punto che questi modelli sono basati sul paradigma neoclassico, per cui l'offerta crea
la propria domanda, ovvero, in altri termini:

1) tutti i mercati sono riportati perennemente in equilibrio (a meno di frizioni temporanee)


dall'aggiustamento dei prezzi relativi, e quindi:

2) tutta la produzione offerta viene anche domandata, e quindi:

2.a) il Pil determinato da quanto si produce, non da quanto si compra, e


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2.b) non c' disoccupazione.

Abbiamo parlato di alcune implicazioni di questo approccio qui. Ora, nel caso che ci interessa, Jere
fa notare che il principale limite di questi modelli consiste nel meccanismo di adattamento alle
modifiche normative da essi ipotizzato. Una liberalizzazione del commercio espone alla
concorrenza internazionale settori finora protetti, e l'idea quella darwinista che cos i migliori
sopravviveranno, e i peggiori andranno a fare altro. I settori pi competitivi delle singole
economie, quelli che hanno un vantaggio comparato, assorbiranno in tal modo le risorse che si
rendono libere negli altri settori, con beneficio di tutti.
Ad esempio: se in Italia la siderurgica non competitiva, ma l'agroalimentare s, le acciaierie
chiudono e gli operai vanno a lavorare la terra. Facile, no? Ma non ditelo agli operai dell'AST...

Ci sono per alcuni problemini evidenziati da Jere:

1) Intanto, perch questo non produca disoccupazione (e quindi spreco di risorse) a livello
aggregato, occorre che i settori competitivi si espandano abbastanza da accogliere tutte le risorse
(umane e altre) lasciate libere dai settori "sconfitti" dal mercato;

2) inoltre, le risorse di cui trattasi (che poi sono persone) devono essere molto poliedriche! Il
modello presuppone, nelle parole di Jere, che un operaio di una catena di montaggio possa
riciclarsi istantaneamente come dipendente di una software house (purch sia disposto ad
accettare un salario sufficientemente basso).

3) Qui subentra un terzo problemino, che ora comincia ad essere chiaro a tutti. Il meccanismo di
aggiustamento basato sulla flessibilit dei salari al ribasso conduce fatalmente a crisi di domanda.
Ovviamente un modello nel quale si rappresenta solo l'offerta di questo aspetto non tiene conto.
In un modello simile ci sar sempre piena occupazione: sar la flessibilit verso il basso del salario
a indurre l'imprenditore ad assumere. Il problema, per, che questo tipo di modello non
considera il fatto che i "costi" che la riforma degli scambi internazionali spinge a tagliare (per
diventare pi competitivi) sono anche i redditi che sostengono la domanda aggregata di beni.

Ci sono poi problemini "minori" (come l'effetto Daverio-Zingales: maggiore esposizione a shock
idiosincratici), ma quelli li lasciamo per dopo. Qui occupiamoci degli effetti sull'occupazione.
189

Lo studio del CEPR commovente: andate a pagina 71:

"It should be stressed that the model is a long-run model, where sources of employment and
unemployment are structural (rather than cyclical). In this sense, changes in labour demand are
captured through wage changes (in this case rising wages). As wages increase in the experiments,
this means a rising demand for labour, so that under a flexible labour supply specification,
employment would increase instead."

Ovvero: la relazione fra domanda e occupazione (gli effetti ciclici) non ci interessa - il che,
considerando che grazie all'euro la recessione durer una decina di anni, qualche dubbio lo fa
sorgere; le variazioni della domanda di lavoro sono segnalate solo da quelle del costo del lavoro:
se i salari aumentano, significa che c' pi domanda di lavoro da parte delle imprese, e quindi pi
occupazione. E quindi? E quindi l'impatto sulla disoccupazione non viene nemmeno misurato,
perch la disoccupazione c' se la domanda di lavoro (da parte delle imprese) inferiore all'offerta
(da parte delle famiglie), e tutto quello che il modello misura non quanti posti di lavoro verranno
creati o distrutti dal TTIP, ma come la forza lavoro (che si suppone sar tutta occupata) verr
riallocata da un settore all'altro, considerando separatamente gli effetti per gli "skilled"
(qualificati) e i "non skilled" (non qualificati). Quindi, ad esempio, la Table 34 dello studio ci dice
che nell'UE la quota di lavoratori "skilled" allocati nell'agricoltura aumenter dello 0.07%, ma non
ci dice quanti nuovi posti di lavoro ci saranno in agricoltura.

E va be'...

Qui i problemi sono due. Il primo ve l'ho detto: di posti di lavoro si preferisce non parlarne,et pour
cause. Il meccanismo del modello, per i tre punti sopra esposti, pu considerare solo effetti
riallocativi, sotto l'ipotesi estremamente eroica che la riconversione di un operaio siderurgico in un
dentista, o quella di un parrucchiere in un progettista aerospaziale sia istantanea e senza costi.
L'altro aspetto che la stima dei potenziali benefici in termini di salari (l'idea che i salari
crescerebbero) basata sull'ipotesi che la distribuzione del reddito rimanga costante. Come nota
Jere, il CEPR prevede che nel 2027 la famiglia europea media guadagni 545 euro in pi all'anno (45
euro in pi al mese!) grazie al TTIP, ma questo, ovviamente, se la distribuzione del reddito rimane
invariata, perch se invece la quota salari continua a scendere, il maggior Pil andr ai profitti, non
190

ai salari, e non tutte le famiglie beneficeranno in ugual misura dei mirabolanti incrementi di cui
sopra (lo 0.48%).

La vera chicca
Ma concludiamo con la vera chicca. Gli effetti su Pil e redditi sono irrisori, perch sono irrisori,
secondo lo stesso CEPR (cio secondo la commissione) gli effetti sul commercio! Il commercio
bilaterale crescerebbe tantissimissimo (quante volte abbiamo sentito questa storia), ma siccome
crescerebbero sia le esportazioni che le importazioni, l'impatto netto non sarebbe cos rilevante.
Le esportazioni europee extra-UE nel 2027 in presenza di TTIP sarebbero del 5.9% superiori a
quanto si avrebbe in assenza di TTIP. Il risultato di questa bella storia che in effetti il TTIP
disintegrerebbe l'Europa, nel senso di ridurre il commercio intra-zona (vedi la Table 24 dello studio
CEPR). Insomma: con il TTIP gli europei commercerebbero di meno fra loro, e di pi con gli Stati
Uniti.

Ora, come ci siamo detti pi volte, il beneficio di creare un'Unione economica quello di avere un
grande mercato che permetta di assorbire shock esterni: se gli Stati Uniti vanno per aria, la caduta
della loro domanda viene compensata dal fatto che il grande mercato unico europeo in teoria
sostiene l'acquisto dei beni europei. In pratica no, perch l'euro condanna a politiche di deflazione
competitiva, come vi ho spiegato, ma almeno in teoria...

Con il TTIP questo beneficio teorico verrebbe ulteriormente compromesso: saremmo pi legati agli
Usa, e quindi pi esposti agli shock che da essi provengono, pur essendo ugualmente privi di
strumenti di politica fiscale, monetaria e valutaria per reagire ad essi. Come nota Jere, un esito
simile non lascia tranquilli.

Io mi limito a ribadire quello che abbiamo pi volte osservato: i difensori dell'euro e di questa
Europa sono costretti, fatalmente, a stuprare la logica. Tutto quello che fanno contraddice
platealmente tutto quello che dicono. Vogliono pi Europa, e firmano dietro le nostre spalle un
trattato che disintegrer l'Europa prima commercialmente, e poi macroeconomicamente,
esponendoci a qualsiasi errore di gestione dell'economia statunitense (e non che ultimamente
ce ne sian stati pochi...).

Una valutazione indipendente


191

Ovviamente non necessario valutare l'impatto di un trattato commerciale con modelli di


equilibrio generale. Si possono anche usare modelli basati sulla sintesi neoclassica, in cui si
considerano le interazioni fra domanda e offerta (come avviene nel modello di a/simmetrie e nella
maggior parte dei modelli utilizzati da banche centrali e enti di ricerca: ce l'ha ricordato il prof.
Lippi a Pescara).

Nel suo working paper Jere fa questo lavoro, e lo fa, da bravo europeo, prendendo per buoni i
risultati dello studio CEPR, cio ipotizzando che il volume del commercio si sviluppi, in seguito al
TTIP, secondo quanto prevedono gli studi prezzolati finanziati dalla Commissione. Cosa cambia,
allora? Cambia il fatto che usando un modello keynesiano:

1) si considerano gli impatti della variazione del commercio sulla domanda aggregata;
2) si considerano gli effetti di trade diversion, cio il fatto che la maggiore integrazione fra Europa
e Stati Uniti ha effetti sulle relazioni con i paesi terzi;
3) si considerano gli impatti su domanda di lavoro, salari reali e occupazione.

E che succede, se si tiene conto di queste cose?

Lo vedete nella Table 4 dello studio di Jere. Per la maggior parte dei paesi europei il TTIP
comporterebbe un peggioramento del saldo delle partite correnti, verosimilmente perch a causa
della stagnazione della domanda interna (cio dei bassi redditi) gli europei si rivolgerebbero
sempre di pi a beni a basso valore aggiunto, nei quali sono meno competitivi: meno golf di
Cucinelli, pi magliette di cotone cinesi (importate via Stati Uniti, va da s). Risultato: un peso
ulteriore sulla bilancia dei pagamenti, che per i paesi del Nord sarebbe pi grave che per noi - che
gi siamo stesi. Il tasso di crescita dell'economia d'altra parte diminuirebbe (com' ovvio, dato il
calo della domanda estera netta), e l'Europa sperimenterebbe una perdita di circa 600000 posti di
lavoro. Non una cosa enorme, considerando che la nostra popolazione attiva di oltre 240
milioni, ma sarebbe meglio farne a meno, soprattutto perch i redditi di chi il lavoro lo
conserverebbe diminuirebbero (il modello delle Nazioni Unite prevede in Italia una diminuzione di
661 euro per occupato, anzich un aumento di 545 per famiglia), e con essi la raccolta fiscale, con
impatti negativi sulla sostenibilit dei conti pubblici.

Per carit, io sono di parte. Jere mi sta simpatico e l'Europa mi sta sui coglioni, per qui stiamo
parlando di analisi condotte con un modello delle Nazioni Unite, e basato su ipotesi lievemente
meno ideologiche di quelle adottate dall'oste Commissione Europea per valutare il vino TTIP.
192

Se a questo aggiungiamo il fatto che la storia che avremmo lavorato un giorno in meno ecc. ce la
siamo gi sentita dire, ecco che qualche motivo di allarme sorge, e un'analisi economica ci aiuta a
motivarlo in termini oggettivi, quindi dialetticamente pi efficaci del piazzaleloretismo e
del window flagging.

Perch?
E allora chiediamoci perch? Perch i nostri governanti ci stanno consegnando a questo progetto
che ha benefici irrisori, costi potenzialmente elevati, ed contraddittorio con la retorica
dell'integrazione europea.

E la risposta semplice: perch l'Unione Economica e Monetaria, che ci viene venduta come il
momento pi alto di realizzazione della nostra identit europea, di un nostro comune progetto
europeo, in realt il momento pi infimo del nostro asservimento all'ideologia e agli interessi
statunitensi. Ne ho parlato tante volte, non ci ritorno, ma quello che va capito il senso
complessivo dell'operazione, che secondo me questo:gli Usa hanno bisogno di un mercato di
sbocco perch, da potenza declinante, stanno perdendo potere di signoraggio sui mercati
internazionali. Gli sviluppi delle relazioni bilaterali fra i BRICS, e in particolare la dedollarizzazione
degli scambi fra Cina e Russia, se dovessero generalizzarsi, significherebbero per gli Stati Uniti la
fine del periodo dello "stampa (dollari) e compra (ovunque nel mondo)". Il "privilegio esorbitante",
come lo chiamava Valery Giscard d'Estaing, verrebbe meno in un mondo nel quale il dollaro non
fosse l'unico e solo strumento di regolazione delle transazioni sui mercati internazionali. A questo
punto gli Stati Uniti non potrebbero permettersi pi di essere in deficit strutturale netto verso
l'estero. Puoi essere "acquirente di ultima istanza" se stampi a casa tua la moneta nella quale
acquisti. Quando le cose non vanno pi esattamente cos, ti conviene avere una posizione
equilibrata negli scambi con l'estero, altrimenti le cose si mettono male. Il +1% di esportazioni
nette che il TTIP potrebbe arrecare agli Stati Uniti andrebbe proprio nel senso di ridurre il loro
deficit (a costo di un aumento del nostro). L'Europa diventerebbe la periferia, in una nuova
edizione del romanzo di centro e periferia, da voi tanto amato, dove gli Usa, chiedendoci l'Ani, ci
inonderebbero della loro liquidit (con la quale il resto del mondo progressivamente avrebbe
iniziato a nettarsi le terga), allo scopo di farci acquistare i loro simpatici bistecconi transgenici.

Sappiamo tutti quali siano gli incentivi che le lite periferiche traggono dal vendere i propri
subalterni alle lite del centro, quindi di cosa ci stupiamo? Direi di nulla: BAU! Non un cane: vuol
dire business as usual.
193

E naturalmente qui sento i ragli dei piddini renziani (ormai tocca distinguere): "eh, ma l'euro ci
aiuterebbe a difenderci!".

No!

Noooo!

Nooooooooooooo!

Le cose stanno esattamente al contrario, e ancora una volta tutto questo ci stato detto, e detto
in faccia, e detto in sedi autorevoli. L'euro non ci aiuta a difenderci nemmeno un po', e per due
motivi ben evidenti. Il primo che, come ormai sarebbe futile negare, causa della nostra crisi, e
quindi, banalmente, ci costringe ad affrontare in condizioni di debolezza qualsiasi negoziato
internazionale. Il secondo che nell'ottica statunitense l'euro il primo passo verso la creazione di
una moneta unica transatlantica, e questa non una novit. Mundell ne parla da qualche anno,
per capirci. E ora che sappiamo quali benefici ci abbia portato la moneta unica europea, e prima
ancora quella italiana, siamo in grado di apprezzare quali e quanti benefici ci apporterebbe quella
transatlantica.
Concludendo: nell'affrontare un tema cos complesso sono io il primo a segnalarvi che l'ottica
economica necessariamente ristretta. Ma sarete d'accordo con me che aiuta a mettere a fuoco i
probemi, no? Ricordatevi questo numero: +0.48% del Pil nel 2014.
Va bene, non siamo Ges Cristo: ma lui, almeno, fu venduto per trenta denari...

(a proposito: Giuda e Eichmann hanno una cosa in comune, salvo errore...)

[i] Il principale effetto dellUem sar che il vincolo della bilancia dei pagamenti come lo
sperimentiamo nelle relazioni internazionali scomparir. I mercati privati finanzieranno ogni
194

debitore solvibile, e il saldo fra risparmi e investimenti non sar pi vincolato a livello nazionale.
Ulteriore traduzione per persone normali (cio per non economisti): i portoghesi (per fare un
esempio) potranno fare pi investimenti di quelli consentiti dalla loro posizione finanziaria, perch
potranno prendere liberamente a prestito dai paesi del Nord (esempio: la Germania), che prester
i soldi solo a chi se lo merita. E infatti s visto...
[ii] Rispondere a shock nazionali e regionali attraverso i meccanismi del welfare e altre politiche.

L'elasticit delle importazioni al reddito due (2)


Un'altra piccola postilla prima di riprendere il nostro percorso "per le dame", quello che ci aveva
condotto ad assistere all'incontro fra Corbelli e il diavolo nella campagna di Tor Forcuta. Vi
ricordate? Il diavolo aveva indotto in perdizione Corbelli facendogli credere che le politiche
espansive non creassero debito estero se rivolte all'acquisto di beni nazionali. Il diavolo faceva
finta di non conoscere il concetto di moltiplicatore, che si basa sul fatto che parte del reddito di
qualcuno, quando viene speso, diventa reddito di qualcun altro, che poi ne spende parte, ecc. Ora:
il primo giro lo Stato pu controllarlo (pu decidere di comprare un bene da un italiano), i
successivi no (l'italiano a sua volta non obbligato a comprare beni italiani, se non gli
convengono), e quindi ogni politica espansiva porta con se un aumento di importazioni. Nulla di
male se i conti esteri sono a posto, se non si in un periodo di crisi generalizzata di debito estero,
e se altri meccanismi possono intervenire per rimettere le cose a posto.
Cio nulla di male in una situazione tre volte diversa dalla nostra.
Oggi voglio semplicemente illustrarvi, con un esempio, cosa sia l'elasticit delle importazioni al
reddito. Di elasticit vi ho gi parlato qui (suggerisco ai nuovi di leggerselo). A differenza di una
propensione marginale, che un rapporto fra incrementi,l'elasticit un rapporto fra incrementi
percentuali. Date un'occhiata a questa tabella:

195

che ho fatto cos, per voi, da buona casalinga, con gli avanzi che mi trovavo in casa. La prima
colonna vi d la variazione percentuale del Pil fra il 2007 e il 2013, la seconda la variazione
percentuale delle importazioni, la terza il rapporto fra le due variazioni. Ogni paese ha la sua
storia, e ci sono anche casi apparentemente assurdi, come quello di Estonia e Olanda dove il Pil
diminuito ma le importazioni aumentate (nel caso dell'Olanda ci sarebbe anche da ricordare che
il porto di sbocco delle merci tedesche, ad esempio, che quindi importa per avviare su mercati
terzi, ma non insisto su questo). Come vedete, il rapporto in quasi tutti i casi maggiore di uno
(escluse Austria, Stati Uniti e Finlandia, le cui importazioni sono state relativamente "rigide"). La
media dei rapporti 2.1. In Italia il rapporto stato 1.6. Il reddito diminuito dell'8.6%, e le
importazioni sono diminuite dello 0.086x1.6 = 0.137 = 13.7%. In Spagna le importazioni sono state
pi elastiche. Il reddito diminuito "solo" del 5.8%, ma le importazioni hanno fatto un tonfo del
18.8%.
Ora, naturalmente, ci pu essere una asimmetria fra la buona e la cattiva sorte, per carit. Magari
la studiamo con Christian, e vi facciamo sapere. Ma se leggete le ultime notizie dalla Spagna,
capirete che quelli che vorrebbero realizzare in Italia il "miracolo spagnolo" al grido di "basta
spenne, che cce vo'!", forse non hanno chiare alcune regolarit empiriche, o non hanno chiaro il
momento politico che stiamo vivendo. Se quando il reddito diminuisce, la diminuzione delle
importazioni pi che proporzionale, quando il reddito aumenta l'aumento delle importazioni
sar pi che proporzionale, a meno che non intervengano altri meccanismi di riequilibrio, come il
tasso di cambio. Un'espansione fiscale non coordinata in cambi fissi un cartoncino di invito alla
troika.
Liberi voi di firmarlo!

Bene: avete capito cos' un'elasticit?


Ah, nel caso, niente fiori ma opere di bene: sopra c' il link per nominare ai #MIA2014questo blog.
Spero non vi piaccia perdere.

196

Marshall-Lerner (astenersi piddini)


(post tecnico)
Una doverosa precisazione terminologica
Visto che la famiglia cresce e che gli ultimi arrivati rigorosamente non si conformano al precetto di
consultare le istruzioni per luso, mi corre lobbligo di premettere una breve nota terminologica che
permetta comunque loro di raccapezzarsi nella complessa commedia (o forse tragedia) umana che questo
blog va rappresentando da un anno. Particolarmente importante in tal senso la distinzione fra piddino,
PDno e PUDino. In sintesi:

1)

il piddino qualsiasi essere umano dotato di un unico neurone;

2)

il PDno un iscritto/simpatizzante/elettore del PD;

3)

il PUDino un iscritto/simpatizzante/elettore del PUDE, partito unico delleuro.

La terza categoria la pi ampia. Ad oggi, chiunque voti voter PUDE (qualsiasi cosa voti). Non esistono, ad
oggi, sufficienti prove del contrario, cio del fatto che si possa votare non PUDE. Non fatemi esempi del
belno (termine scelto non a caso) perch non ci voglio perder tempo qui. Se son rose fioriranno e ne sar
lietissimo (festeggeremo cos il mio primo errore), ma una rondine non fa primavera.

La seconda categoria la pi facile da definire, e quindi non ci spendo molte parole.

La prima categoria, quella del piddino, la pi difficile da individuare per chi non ha seguito lo sforzo di
approfondimento che abbiamo condotto in questo blog. Il piddino ha un unico neurone, dicevamo, che
dedica notoriamente a un unico compito: il sapere di sapere. Il piddino sa di sapere: di questa stravagante e
perniciosa filosofia abbiamo parlato a lungo. Capisco che qualche PDno possa essere incuriosito
dalletimologia del termine piddino. Gli suggerisco di non indagare troppo.

197

Volete esempi: Monti PUDino, ma ovviamente non PDno e certo non piddino. Fassina certamente PDno,
quindi ovviamente PUDino, ma forse non piddino. La zdora racchiude in se tutte e tre queste categorie.
Ingroia, Ferrero, ecc. sono tutti PUDini, anche se non sono PDni... e qui mi fermo. Vogliamo dire una parola
buona anche a Crosetto? So che non piddino, e tutti vedono che non nemmeno PDno: quindi, come
Monti, solo PUDino (non gli far piacere essere in questa compagnia, ma se l scelta da solo)!

Il motivo per il quale invito i piddini ad astenersi dal leggere questo post che purtroppo per farlo
occorrono tre neuroni: quindi, piddino caro, o ti fai prestare i due che ti mancano...

Propensione ed elasticit
Supponiamo che una variabile y dipenda da una variabile x. Esempio: il consumo dipende dal reddito. I
matematici indicano questa dipendenza cos: y = f(x), che si legge: y funzione di x, cio varia in funzione
di come varia x.

Di questa dipendenza in genere ci interessano due cose: il segno, e lintensit.

Nel caso reddito-consumo il segno certamente positivo: se guadagni di pi, spendi di pi. Nel caso
prezzo-domanda di un bene la relazione normalmente negativa: se un bene costa di
pi, normalmente ne chiedi di meno, cerchi di sostituirlo con un bene che costa di meno. Questo per
quanto riguarda il segno, che pu quindi essere positivo o negativo.

Per quanto riguarda lintensit, in macroeconomia ci sono due modi di misurarla.

Il primo la propensione marginale, che definita come il rapporto fra le due variazioni. Supponiamo che
quando il reddito aumenta di 10, i consumi aumentino di 7. La propensione marginale :

Una propensione marginale al consumo di 0.7 indica che il 70% di ogni incremento di reddito viene
indirizzato a nuovi consumi. Evidentemente, in questo caso la propensione marginale al risparmio sar del
30% (quello che non viene consumato viene risparmiato).
198

Il secondo lelasticit, definita come rapporto fra due variazioni percentuali. Per definirla dobbiamo
conoscere non solo di quanto variano x e y, ma anche qual il loro valore iniziale (prima della variazione),
altrimenti non siamo in grado di esprimere le variazioni in termini percentuali.

Ad esempio, se, nel caso precedente, il livello iniziale del consumo 50 e quello del reddito 100,
lelasticit sar:

che poi significa che in quel punto, la variazione percentuale del consumo il 140% di quella del reddito (il
reddito aumenta del 10%, il consumo del 14%).

Nota bene: in questo caso il rapporto fra le due variabili, cio la propensione media, aumenta, perch il
numeratore (y) in proporzione aumentato pi del denominatore (x). Infatti, prima della variazione il
rapporto 50/100=0.5=50%, dopo la variazione il rapporto 57/110=0.51818=52%.

Se invece il livello iniziale del consumo fosse 80, lasciando invariato tutto il resto, lelasticit sarebbe:

cio: solo l87.5% dellincremento percentuale di reddito si trasforma in un incremento percentuale del
consumo. Ovviamente in questo caso, visto che il numeratore varia proporzionalmente di meno, il rapporto
diminuisce (verificare per credere).

Lelasticit un concetto relativamente pi complesso, ma molto utile, perch in economia spesso ci


interessa sapere in quale proporzione reciproca si vengono a trovare certi effetti. Insomma: le variazioni
percentuali sono pi significative di quelle assolute, e quindi, purtroppo, le elasticit ci danno informazioni
pi utili delle propensioni marginali.

199

Il caso pi ovvio quello nel quale ci interessa sapere se due variabili evolvono mantenendo un rapporto
costante (cio una propensione media costante). Questa caratteristica, definita crescita bilanciata, molto
importante nellanalisi dinamica, perch definisce alcuni stati stazionari, cio situazioni di equilibrio di lungo
periodo. Vi immaginate, ad esempio, che non concepibile una situazione di lungo periodo nella quale il
rapporto consumo/reddito non si stabilizzi: se diminuisse per sempre, il consumatore morrebbe di fame; se
aumentasse per sempre, il consumatore esploderebbe. Quindi normalmente il lungo periodo
caratterizzato da crescita bilanciata. Ma la crescita bilanciata richiede che lelasticit fra le due variabili
considerate sia uguale a uno, cio che numeratore e denominatore crescano nella stessa proporzione
(stessa variazione percentuale): solo cos il loro rapporto pu restare costante.

Lincubo del materieprimista


Dal meraviglioso mondo dei dilettanti delleconomia ci giungono fantasiose ipotesi su cosa accadrebbe se
lItalia riacquistasse la propria sovranit valutaria e monetaria. Qui ci occupiamo della prima, cio del fatto
di emettere un valuta nazionale liberamente commerciata sui mercati dei cambi (e quindi soggetta a
fluttuazione). S, proprio quella cosa che gli spaghetti-liberisti aborrono, mentre, chiss perch, i veri
liberisti, comeMilton Friedman, quelli che credono in tutti i mercati, compreso quello dei cambi,
ovviamente ritengono fisiologica e desiderabile.

Quei dilettanti particolarmente fastidiosi e patetici che sono i materieprimisti (definizione di Claudio Borghi
Aquilini) insistono sul fatto che siccome noto che lItalia svaluterebbe (per recuperare il differenziale di
inflazione cumulato con la Germania), ci aggraverebbe irrimediabilmente il nostro deficit, perch
dovremmo pagare proporzionalmente di pi le materie prime...

Poveri materieprimisti! Li ho sempre presi in giro, ma questa sera mi sono accorto che in effetti hanno
ragione loro. Mi scuso quindi con loro: vero, compatibilmente con la struttura del loro cervello
mononeuronale, effettivamente andremmo in deficit. Vi spiego perch.

Supponiamo che la bilancia commerciale parta da una posizione di equilibrio. Potremmo esprimere questo
equilibrio cos:

PX = EPfM

dove P sono i prezzi nazionali, X le esportazioni, E il tasso di cambio incerto per certo (quantit di valuta
nazionale per una unit di valuta estera), Pf i prezzi esteri in valuta estera, M le importazioni. La condizione
qua sopra ci dice che il valore delle esportazioni (prezzo dei beni per quantit) uguaglia quello delle
importazioni (che siccome sono prezzate in valuta estera, devono essere convertite in valuta nazionale col
cambio). Ora, nel caso considerato, una svalutazione corrisponde a un aumento di E. Chi ha un neurone
200

solo ovviamente vede solo quello, e quindi giustamente nota che se E aumenta, a parit di altri condizioni
(col vostro riverito permesso dir ceteris paribus, una clausola della quale abbiamo bisogno dato che i
piddini sono endemici), il valore delle importazioni (quello che dobbiamo pagare per averle) aumenta, e
quindi andiamo in rosso.

Orrore!

A questo punto il materieprimista rinfodera lunico neurone che possiede e si allontana soddisfatto:
convinto di averci asfaltato, e a noi piace ricordarlo cos, appagato da questa sua beota convinzione.
Lasciamolo andare: se non lui, il suo modo di ragionare emana un fetore del quale siamo lieti di liberarci il
prima possibile. Non fate lerrore di tentare di convincerlo: il ragionamento tecnico non riesce a seguirlo
(ne saranno prova le domande a questo post), e i precedenti storici non lo convinceranno mai, perch il
materieprimista strutturalmente appartiene alla categoria dei fuuuuuuuuuuuuuuurbi: s, quelli che
confutano le strampalate teorie di Bagnai, quelli che si sono formati in economia leggendo assiduamente gli
inserti di Repubblica. I fuuuuuuuuuuuuuurbi sono una miniera sterminata di aneddoti: dei bulimici
collezionisti di foglie, che usano a mo di lenti a contatto per non rischiare di vedere lalbero. Prepariamo la
borsa del ghiaccio per linevitabile bernoccolo e andiamo avanti, ma non prima di aver fatto un opportuno
disegnino con lo scenario del materieprimista:

Lho tenuto semplice: i prezzi e il cambio nella baseline (lo scenario di partenza) sono tutti normalizzati a
uno, e i volumi scambiati sono identici e uguali a 50. In questo caso il valore delle esportazioni e delle
importazioni coincidono e sono uguali anche loro a 50, e il saldo commerciale nullo. Ci siete?

Il materieprimista vede solo laumento del cambio determinato dalla svalutazione. Nel caso in specie, ho
immaginato una svalutazione del 20% (cio: il cambio passa a 1.2, occorre il 20% in pi di valuta nazionale
per acquistare la valuta estera), quindi il valore delle esportazioni resta invariato a PxX=1x50=50, quello
delle importazioni passa da 1x1x50=50 a 1.2x1x50=60 e quindi il saldo passa a 50-60=-10.

Deficit! Sciagura! Criminali insensati, ecco dove ci ha portato il vostro folle volo! Perch avete abbandonato
leuro che ci protegge...
201

La condizione di Marshall-Lerner
Il problema che solo un perfetto cretino pu immaginare una simile clausola ceteris paribus. In realt
sappiamo benissimo, perch lo osserviamo da sempre sui mercati, che importazioni ed esportazioni
reagiscono al tasso di cambio, sono cio elastiche al cambio. Del resto questo esattamente il motivo per
il quale gli alamanni hanno costruito un'Europa nella quale chi ha un surplus di 200 miliardi di dollari non
possa rivalutare! Quello che succede alla fine della storia dipende appunto da quantosono elastiche
esportazioni e importazioni. Da questo orecchio i materieprimisti non ci sentono, eppure non poi cos
difficile strutturare un discorso serio.

Il fatto che quando il cambio si svaluta (E cresce) i prodotti nazionali diventano pi convenienti (le
esportazioni aumentano) e quelli esteri meno convenienti (le importazioni diminuiscono). Avremo quindi
due elasticit delle esportazioni al cambio. Se la quotazione incerto per certo, quella delle esportazioni
sar positiva, quella delle importazioni negativa.

(Nota: che se invece la quotazione fosse, come va di moda ora nell'Eurozona, certo per incerto, i segni
sarebbero cambiati. In quel caso, infatti, una svalutazione si tradurrebbe in una diminuzione del cambio, e
quindi l'elasticit delle esportazioni sarebbe negativa (se il cambio scende, le esportazioni salgono), e quella
delle importazioni positiva. Sotto vediamo un esempio).

Questi effetti evidentemente contrastano leffetto negativo determinato dalla svalutazione del cambio sul
costo delle importazioni. Laumento del costo delle importazioni fa peggiorare la situazione ( lo scenario
materieprimista visto sopra), ma sia laumento del volume delle esportazioni che la riduzione di quello delle
importazioni tendono a far migliorare la situazione.

Il problema : quanto devono essere elastiche esportazioni e importazioni affinch il movimento dei
loro volumi compensi leffetto negativo dato dallaumento del valore delle importazioni?

La regola molto semplice e si chiama condizione di Marshall-Lerner: bisogna che la somma dei valori delle
due elasticit, presi tutti col segno positivo (cio in valore assoluto, come si dice in matematica) sia
maggiore di uno. Ovviamente, dato che lelasticit delle esportazioni gi positiva, prima di sommare le
elasticit basta cambiare segno allelasticit delle importazioni (ricordando sempre che se il cambio
202

quotato al contrario, le elasticit cambiano segno, ma non ce ne frega niente, perch tanto a noi interessa il
loro valore assoluto).

Prima di darvi la doverosa dimostrazione (che comunque trovate su Internet in tutte le salse), vi fornisco
qualche esempio, riprendendo la tabella precedente alla quale ho aggiunto tre colonne: una per lelasticit
al cambio delle esportazioni (exp), una per quella delle importazioni (imp), e una per la somma dei loro
valori assoluti (ML).

Lo scenario del materieprimista, lo avrete capito, corrisponde al caso assolutamente improbabile in cui n
esportazioni n importazioni variano, per cui la loro elasticit al cambio nulla: zero per le esportazioni,
zero per le importazioni, e quindi, siccome zero pi zero uguale zero, la condizione di Marshall-Lerner non
rispettata: la somma delle elasticit (zero) minore di uno.

Ma attenzione.

Non occorre essere ottusi come un materieprimista perch la condizione non venga rispettata.

Guardate ad esempio il caso (A). Faccio con voi i conti passo passo. Intanto, ho immaginato che le elasticit
siano 0.4 per lexport e -0.4 per limport. La somma dei valori assoluti 0.8<1, quindi la condizione non
rispettata e gi possiamo immaginare che le cose finiranno male.

Infatti nel caso (A) le esportazioni in volume aumentano, ma, dato che il cambio aumentato del 20%, il
loro incremento solo di 0.2x0.4=0.08=8%, cio le esportazioni passano da 50 a 54 (essendo 4 appunto
l8% di 50 per quella storia che cerco di far capire a Uga secondo la quale 5x8=40...). Dato che i prezzi
rimangono fissi, anche il valore delle esportazioni passa da 50 a 54.
203

Quanto al volume delle importazioni, lui, certo, diminuisce, ma solo dello 0.2x(-0.4)=-8%. Ilvolume delle
importazioni quindi scende a 46. Solo che siccome il cambio aumentato del 20%, il valore delle
importazioni pari a 46x1.2=55.2, quindi aumenta rispetto alla baseline.

Certo, sono aumentate anche le esportazioni, ma solo fino a 54: il risultato quindi che i conti passano in
rosso per -1.2.

Bello, vero?

Dai, se ne fa unaltra...

Vediamo ad esempio il caso (B). Qui ho immaginato che le elasticit siano un po pi grandi, del 60% per
import e export, somma dei valori assoluti 1.2>1, quindi la condizione di ML rispettata. Ci dobbiamo
aspettare allora che una svalutazione migliori il saldo, portandolo in positivo, e in effetti cos, come
verifichiamo insieme.

Dunque: le esportazioni in volume aumentano, questa volta del 0.2x0.6=0.12=12%, passando da 50 a 56


(che appunto uguale a 50x1.12). Supponendo che i prezzi siano fissi, questo anche laumento del valore
delle esportazioni. Le esportazioni aumentano quindi pi di prima, ma questo basta a sconfiggere lincubo
dei materieprimisti?

Vediamo: le importazioni, in volume, diminuiscono del 12%, passando a 44. Certo, il loro valore
influenzato dal fatto che il cambio aumentato del 20%, e quindi corrisponde a 44x1.2=52.8. Caspita!
Anche in questo caso il materieprimista ha ragione! Mi trovo a pagare le importazioni pi di prima... Ma...
Oooops! Non sto forse dimenticando qualcosa? Ah, gi! vero che pago le importazioni 2.8 lire in pi che
nella baseline, ma anche vero che dalle esportazioni ricavo 6 lire in pi. Quindi il mio saldo migliora di 3.2
lire.

Abbiamo sconfitto lincubo del materieprimista!

Notate che il risultato funziona quando anche solo uno dei flussi (solo lexport, o solo limport) elastico,
purch la somma delle elasticit sia maggiore di uno: lo vedete nei casi (C) e (D).

204

Dalla teoria alla pratica


Ma queste elasticit, in pratica, quanto valgono? Quanto plausibile che siano cos grandi da tirarci fuori
dai guai?

Ovviamente il dibattito su questo punto sar eterno, e se volete un giorno ve ne racconto la storia, che
conosco piuttosto bene, a partire dal primo articolo rilevante, quello di Houthakker e Magee (1969)
su American Economic Review. Qui mi limito a farvi osservare una cosa. Vi ricordate di quando abbiamo
parlato del Verbum Domini? S, insomma, di quellaltra strana genia, i competitivitnondiprezzisti, unaltra
categoria di fuuuuuuuuuuuurbi che confuta le strane teorie di Bagnai venendogli a spiegare (perch loro
hanno lavorato, son stati in azienda e hanno fatto il militare a Corato) che quello che conta non sono i
prezzi ma la qualit del prodotto, della rete di assistenza, ecc. (senza sapere che il povero Bagnai si nutrito
di pane e Fagerberg lavorando per Pier Carlo Padoan, ma lasciamo perdere...). Bene. L vi ho citato un
rapporto trimestrale della Commissione Europea il quale serenamente ammette che la competitivit non di
prezzo sar anche importante in teoria, ma in pratica centra poco, perch il diverso comportamento delle
esportazioni fra Italia e Germania spiegato interamente dal comportamento del tasso di cambio reale
(cio corretto per linflazione).

interessante vedere quali sono le elasticit delle esportazioni al cambio secondo gli esperti della
commissione. Vi riporto il pezzo rilevante del loro Box IV.1:

Le elasticit al cambio sono nella colonna REER. Attenzione: REER significa real effective exchange rate, ed
appunto la misura del tasso di cambio sensata per una stima simile. Vi ricordo che il tasso di cambio reale
il rapporto fra il livello dei prezzi interni ed esteri espressi nella stessa valuta, e quindi nel nostro caso
sarebbe:

205

(prezzi interni in valuta nazionale, diviso prezzi esteri in valuta nazionale). Notate che il cambio reale
sempre quotato certo per incerto, cio in ogni caso una sua diminuzione corrisponde a una svalutazione
reale, cio a un aumento della convenienza dei beni interni, per qualsiasi motivo (perch diminuiscono i
prezzi interni, perch si svaluta il cambio, perch aumentano i prezzi esteri).

Ora, caso vuole che se consideriamo i prezzi interni ed esteri come fissi, il cambio reale varia solo se cambia
quello nominale, e sostanzialmente dello stesso importo: se E si svaluta (sale) del 20%, er si svaluta
(scende) di circa lo stesso importo.

E qui arriva lennesimo fuuuuuuuuuuuuuuurbo, il circoloviziosista: Bagnai vuole ingannarmi, ma a me non


la si fa! Io sono fuuuuuuuuuuuurbo. Si sa, noto che limmorale svalutazione immediatamente genera
inflazione e quindi se aumenta E, abbassando il cambio reale, poi aumenta P, riportandolo dovera prima,
ecc. ecc.. Vabbe, questo solo un poro cojone, inutile perderci tempo: abbiamo visto in tutte le salse che
la svalutazione non si traduce interamente in inflazione n nel breve n nel lungo periodo, e per chi non
fosse convinto c tanto bella la Fig. 12 del mio libro. Nel breve-medio periodo senzaltro lecito supporre
che i prezzi non compensino le variazioni del cambio, che possono essere rapide ma si trasmettono con
ritardi e solo in parte ai prezzi, dal che deriva che le elasticit al cambio reale di fatto ci dicono cosa succede
se varia il cambio nominale.

E laltra E, quella di effective?

Scusate, ma perch non lo chiedete a quel pirla secondo il quale io ormai dovevo chiudere il blog perch voi
sapete gi tutto? Ecco, cercatevi su Wikipedia (non quella italiana, la fiera della disinformazione) cos un
cambio effettivo, e la prossima volta siate umili, che qua di superbo basto io.

Anyway, quanto sopra per dirvi che le elasticit della colonna REER possono essere prese come misura
dellimpatto del cambio sulle esportazioni. Dice: ma perch sono negative? Dico: ma perch abbiamo visto
che con le convenzioni che stiamo usando (e che sono quelle in uso fuori dallEurozona) la svalutazione
nominale corrisponde a un aumento di E, ma quella reale a una diminuzione di er, e quindi il segno
dellelasticit cambia. Ma a noi non ce ne frega niente, perch quello che rilevante comunque la somma
dei valori assoluti, capite?
206

Bene, guardiamo sta tabella. Cosa vedete? Sono rispettate le condizioni di Marshall-Lerner?

Dice: ma ci mancano le elasticit al prezzo delle importazioni! Non possiamo fare la somma.
Ehi, amico, scusa, guarda bene: in Spagna, Francia e Italia le elasticit di prezzo delle esportazioni sono, gi
loro, maggiori di uno. Capisci, amico? Siamo nel caso (C) della tabella, quello in cui solo le esportazioni sono
elastiche ai prezzi... Ma con una elasticit simile, maggiore di uno, se anche le importazioni in volume non si
muovessero, laumento di costo determinato dalla necessit di pagare di pi la valuta estera verrebbe pi
che compensato dallaumento di ricavi prodotto dallincremento del volume delle esportazioni. Quindi in
tutti questi paesi (che guarda caso sono tutti del Sud, Francia inclusa) una uscita con svalutazione avrebbe
necessariamente effetti positivi sul saldo commerciale.

E notate un altro fatto interessante. In quale paese le esportazioni sono pi elastiche al prezzo? E quindi a
quale paese converrebbe di pi tirarsi fuori dl letamaio dell'euro?

L'I...

L'It....

L'Ita....

L'Ital...

L'Itali....

L'Italia....

"L'Italia!"

S. ecco, bravi, avete indovinato subito! Bene: ora dovete solo raccontarlo a una minoranza rumorosa di
traditori degli interessi del proprio paese, e convincerli, e siamo a posto: ecco risolto il problema politico!
207

(Ah, ovviamente il trollazzo demente - Alex78 - era intervenuto su Verbum Domini per farmi capire che io
avevo sbagliato, visto che avevo trascurato le importazioni, ma cos mi ha fatto solo capire che non
conosceva le condizioni di Marshall-Lerner... Porello... Con queste elasticit delle esportazioni - e si pu
discutere di quanto siano affidabili - di sapere cosa fanno le importazioni non ce ne fotte niente).
Intanto, la dimostrazione delle condizioni ve la fate per esercizio. Qui c lesempio con il cambio quotato
certo per incerto, potrete adattarlo voi al caso che studiamo qui (nota che lelasticity pessimism di
Wikipedia datato e fuorviante, ma di questo si pu parlare unaltra volta). Se siete tanto bravi da volere la
dimostrazione, siete anche tanto bravi da capire perch ho scelto, per la prima parte di questo post, la
quotazione incerto per certo (lincubo del materieprimista... ricordate... quindi?).
(volete i post tecnici? E qui siamo solo all'inizio. Pensa quando parleremo di come scegliere le stime pi
rappresentative di queste benedette elasticit...)

...und andere Kollegen (astenersi piddini, soprattutto se colti)!


(the Devil is in the detail...)
Se avesse voluto restare neutro avrebbe potuto dire we are managing. Se avesse voluto usare un
eufemismo avrebbe potuto dire we are controlling. Per essere un pochino pi esplicito avrebbe potuto
dire we are curbing. Ancora un po' pi esplicito? Be', avrebbe potuto dire we are repressing. Con una
sfumatura pi tecnica? E che ci vuole!? Sarebbe bastato dire we are restraining. Ancora pi tecnico?
Facile! We are restricting. Sempre tecnico, ma meno neutro? Che cce vo'! We are limiting. Ancora un filo
pi esplicito? Ma dai, Mario, stai a parla' 'na lingua che un bisturi! Senti che precisione: we are curtailing.
La buttiamo sull'aulico? We are subjugating. La buttiamo sul perifrastico? We are keeping in check. Ma se la
buttiamo sul perifrastico, non la finiamo pi! Perch, ad esempio, we are bringing under control come lo
vedi? O we are holding back? E poi ci stanno i grandi classici dell'economia: we are tightening, ad esempio,
o we are contracting. O magari un sempre valido we are reducing, perch no? Asciutto, esplicito, ma
sufficientemente neutro. Ma la vera chicca, Mario mio, che te lo devo spiegare io? La vera chicca sarebbe
stata, per uno posato e credibile come te, we are moderating!
E invece che mi vai a dire?
Video di monti di byoblu
We are actually destroying!
E lo hai detto perch lo pensavi, perch per te il tuo paese (o meglio: il mio) era appunto da distruggere,
cosa che peraltro sei riuscito a fare, quindi, per quel che mi riguarda, da tecnico a tecnico, chapeau! Se mai
mi chiederanno di distruggere un paese, andr a leggere in questo simpatico blog il resoconto delle tue
imprese e mi atterr scrupolosamente ad esso.
Per, scusa, da collega a collega: c' un motivo, un solo motivo, non essendo io particolarmente interessato
alla distruzione del futuro dei miei figli, per il quale dovrei condolermi con chi ha acclamato la tua venuta
come una liberazione?
208

I am looking forward to, cio I am awaiting to, una tua cortese risposta. Anzi: da economista a economista,
risparmiamo sforzi inutili: me la son gi data e in questo caso me la faccio bastare.
Bella pe' tte...
(avevo detto a Rockapasso: giuro che stasera non scrivo a letto...)
(sapete, li piddini so' tanto corti, e passeno le ggiornate su tuitter a disselo l'uno coll'altro: "Io so' corto ma
nun me piace Dante, io so' corto ma Prust troppo lungo, ma quanto sei corto, ma quanto sei corta, ma
quanto sei legante, ma quanto sei rafinata...". Ma de tutti 'sti corti, ne avete mai trovato uno che faccia
attenzione a 'sti dettaji? Me vonno fa li corti, li rafinati, e poi nun me capischeno la diferenza fra tu
modereit e tu destroi. Me sa che cce tocca da mannalli a lezzzione d'ingrese. Er maestro ce l'hanno bbono!)
(per ce l'ho fatta entro le 23....)

KPD6
I salvataggi che non ci salveranno
http://goofynomics.blogspot.it/2011/11/i-salvataggi-che-non-ci-salveranno.html
mercoled 16 novembre 2011
Intervenendo su lavoce.info prima della manovra di luglio prevedevo che essa difficilmente
avrebbe placato i mercati. La previsione si avverata e i motivi che ne hanno determinato il
successo sono gli stessi che determineranno, purtroppo, linsuccesso delle attuali strategie di
salvataggio della zona euro.
Lo squilibrio strutturale
Si parla solo di debiti sovrani, ma la scansione dei fatti mostra che la crisi dei PIGS nasce
dallaccumulazione di debito privato verso creditori esteri. Dal 2000 al 2007 nei PIGS cresciuto il
debito estero (in Grecia, Portogallo e Spagna per circa 60 punti di Pil; Fig. 1), ma il
debito pubblico era stazionario (come in Grecia) o in calo (Spagna, Irlanda, Italia). Il debito estero
era quindi essenzialmente privato (questo chiaro ad esempio aDe Grauwe). Certo, il debito
nato privato poi morto pubblico: dal 2008 la perdita di credibilit dei PIGS chiude il rubinetto
dei capitali esteri e i salvataggi pubblici della finanza privata fanno esplodere lindebitamento
pubblico. Ma se non si ricorda che il problema il debito privato, non si capisce perch le manovre
non hanno risolto nulla e perch i salvataggi autunnali si avviano sulla stessa strada.

209

Moneta unica, inflazioni diverse


Lindebitamento privato estero ha una causa strutturale nota: i tassi di inflazione delleurozona
non stanno convergendo1. Dal 2000 al 2007 la Germania ha avuto linflazione media pi bassa
(1.6%). Allestremo opposto Irlanda (3.4%), Grecia (3.2%), Spagna (3.1%) e Portogallo (2.9%) hanno
avuto linflazione pi alta: la competitivit diminuita, le importazioni di beni dai paesi virtuosi
delleurozona sono aumentate, le esportazioni diminuite. Per finanziare il deficit estero i PIGS
hanno fatto ricorso al credito dei paesi virtuosi, e il resto storia. La Fig. 2 mostra come nei PIGS
lindebitamento estero si sia mosso in simmetria con lo scarto fra prezzi interni e prezzi tedeschi: a
maggior inflazione cumulata corrisponde maggior indebitamento estero (in maggior parte
privato).

210

Ti piace vincere facile?


Dicono che il successo della Germania sia dovuto alla sua capacit di innovare, che le permette di
vincere la sfida posta dalla Cina, e la rende locomotiva dellEuropa. I dati raccontano una storia
diversa. Dal 1999 al 2007 la Germania ha avuto un deficitcrescente verso i BRIC (quello verso la
Cina aumentato di circa 20 miliardi di dollari; Tab. 1). I 239 miliardi di aumento
del surplus tedesco sono spiegati per due terzi dagli scambi con i paesi europei, di cui un terzo da
quelli coi paesi meridionali. Linnovazione centra poco: queste dinamiche sono spiegate dalla
competitivit di prezzo (Fig. 2). Insomma, la Germania fa crescere la Cina acquistandone i beni coi
soldi ricavati vendendo beni a noi. Ha ragione De Nardis: la locomotiva tedesca tira nella direzione
sbagliata.

La deflazione competitiva
Quando un paese in surplus evidentemente i suoi beni sono molto richiesti. La legge della
domanda e dellofferta vuole allora che i prezzi di questi beni aumentino rispetto a quelli dei
concorrenti: si chiama rivalutazione reale. Se in pi il paese ha una valuta propria, il cambio si
apprezzer perch la valuta dell'esportatore viene domandata per acquistarne i beni: si chiama
rivalutazione nominale. Ma in Germania non va cos. La rivalutazione nominale verso i partner
delleurozona scongiurata delleuro. Laumento dei prezzi da una politica di crescente
moderazione salariale, per cui a produttivit crescente corrispondono salari reali calanti. Il patto
sociale tedesco si basa su una deflazione competitiva che equivale a una svalutazione reale
competitiva e trasforma leurozona in un gioco a somma nulla: il nucleo si alimenta a spese della
periferia, causandone il dissesto finanziario, e accumulando crediti esteri per oltre mille miliardi di
dollari dal 1999 al 20092.
211

Palliativi e terapie
Ecco perch nel lungo periodo i salvataggi falliranno, come nel breve sono fallite le "manovre":
"manovre" e "salvataggi" intervengono sulla finanza pubblica, a valle di uno squilibrio reale
privato, lasciando inalterato questultimo. Che lacquirente sia un fondo salva-Stati o la Bce
cambia poco: lacquisto di titoli pubblici un palliativo che non risolve i problemi di competitivit
(causati da diversit strutturali dei mercati del lavoro), n quelli del debito privato (causato dagli
sbilanci esteri). Anzi: visto che i paesi periferici hanno tassi di inflazione pi elevati, il livellamento
dei tassi nominali porterebbe in questi paesi a tassi reali pi bassi di quelli del nucleo, e al limite
negativi, con il rischio di innescare ulteriori bolle immobiliari o comunque una ulteriore espansione
del debito privato. La Bce questo lo sa benissimo, e infatti fin da agosto ci ha proposto una norma
che opera sul vero squilibrio: quella sui licenziamenti. Se il problema fosse il debito dei governi
periferici, facilitare luscita dal lavoro dei dipendenti privati cosa risolverebbe? Ma se il problema
sono i differenziali di inflazione, questa norma, inducendo moderazione salariale, aiuta. Perch
la moderazione tedesca ha una spiegazione vecchia come il mondo: pi disoccupazione, cio un
eccesso di offerta sul mercato del lavoro. In Germania la legge della domanda e dellofferta non
funziona per la valuta e per le merci, ma per il lavoro s, e come! Prima della crisi la Germania
aveva la disoccupazione pi alta delleurozona (Fig. 3). E se i prezzi devono convergere verso il
basso, far convergere la disoccupazione verso lalto pu essere una soluzione.

Goofynomics
Ed anche lunica soluzione, se si opera col paraocchi mercantilista, per cui chi esporta bravo,
mentre chi importa cattivo, e lo squilibrio deve sanarlo lui. Se le cose stanno cos, il cattivo non
ha alternative: o svaluta la moneta (ma nell'euro non si pu pi) o svaluta il salario. Ma
unUnione Economica pu basarsi su deflazioni competitive, cio sulla guerra commerciale,
212

anzich sulla cooperazione? Qui ci soccorre laGoofynomics: strano come unesportazione vista
dallestero somigli a unimportazione. Insomma, la logica mercantilista non spiega come fai a
essere bravo (cio a esportare) se nessuno cattivo (cio importa). La verit che se gli squilibri
persistono non ci sono buoni e cattivi: gli sbilanci esteri hanno due lati e vanno gestiti dai due lati:
chi ne ha beneficiato deve contribuire al loro riequilibrio quanto e pi di chi ci ha rimesso, per il
semplice motivo che ha pi risorse per farlo.
Del resto, supponiamo che i paesi periferici adottino le strategie di rigore proposte:combattendo
questa battaglia perderebbero in ogni caso la guerra. Infatti, se le politiche di tagli non
riuscissero a incidere sul differenziale di inflazione, i sacrifici sarebbero vani, perch persistendo lo
squilibrio esterno proseguirebbe laccumulazione di debito privato (a fronte di riduzioni del debito
pubblico rese modeste dal rallentamento della crescita, e vanificate periodicamente dalla
necessit di salvare la finanza privata). Ma anche se i tagli avessero successo, riportando
linflazione dei paesi periferici in linea o leggermente al di sotto di quella della Germania, la
risposta tedesca non si farebbe attendere: ulteriori ribassi competitivi dellinflazione, come
sperimentato anche nel passato recente (vedi sempre il lavoro di Cesaratto e Stirati), e cos
via. Leurozona si avviterebbe in una spirale recessiva senza uscita. E questo i mercati lo intuiscono
benissimo: ecco perch sono cos nervosi.
Lunica vera terapia sarebbe indurre la Germania a sostenere la propria crescita con
lapropria domanda interna, espandendo i consumi, anzich, come ha fatto finora, con
lanostra domanda, espandendo le esportazioni. La Germania ha le risorse per farlo: facendolo
contribuirebbe a sanare gli squilibri europei, rilanciando crescita e occupazione e diventando
veramente la locomotiva dEuropa.
I veri costi della politica
Ma questa soluzione trova due ostacoli politici: uno interno alla Germania, perch dopo aver
raccontato per motivi elettoralistici che la colpa dei meridionali pigri, i politici tedeschi,
indipendentemente dal loro colore, non possono proporre ai loro elettori di cooperare coi cattivi
(anche se i primi a beneficiarne sarebbero proprio i buoni); uno esterno alla Germania, perch
solo unazione coordinata dei governi periferici, guidati da quello del paese periferico pi
importante (che rimane il nostro) potrebbe far ragionare il governo tedesco. Ma il nostro governo
precedente aveva la credibilit nulla che la politica del cuc gli ha procurato, e quello attuale
incline a seguire la strategia di deflazione proposta dalla Bce. Soluzioni cooperative non sembrano
quindi realizzabili, il che mette una seria ipoteca sulla sostenibilit delleuro. Per chi tiene
veramente a mantenere la moneta unica sarebbe allora molto pi razionale valutare lipotesi di
exit rules: all'estero se ne parla serenamente. In loro assenza, allo stato attuale lalternativa pi
plausibile rimane quella di una disgregazione delleurozona, subita e non gestita, con tutti i costi
economici e politici che questo comporta.
1

Busetti, F., Forni, L., Harvey, A.e Venditti, F. (2006) Inflation convergence and divergence within
the European Monetary Union, ECB Working Paper Series, No. 574 (Gennaio).
213

Cesaratto, S., Stirati, A. (2010) Germany and the European and global crises, International
Journal of Political Economy, 39(4).
Fonti dei dati
Per debito pubblico, inflazione cumulata e differenziali di disoccupazione: World Economic
Outlook database, settembre 2011.
Per il debito estero: Lane, P.R., Milesi-Ferretti, G.M., The External Wealth of Nations Mark
II , Journal of International Economics 73, 223-250, 2007.
Per il saldi commerciali della Germania: CHELEM, vers. 11.0 (marzo 2009).

Audizione informale alla Commissione Finanze: il mio discorso di fine


anno
http://goofynomics.blogspot.it/2013/12/audizione-informale-alla-commissione.html
marted 31 dicembre 2013

Segue la trascrizione della mia audizione da parte della Commissione Finanze della
Camera il 4 dicembre 2013. Nella trascrizione ho fatto un moderatissimo editing, restando il
pi possibile aderente al tono colloquiale. Mi son tenuto gli anacoluti, ma ho aggiunto qualche link
alle fonti e qualche grafico, che per rispetto del tempo degli onorevoli non avevo inserito nelle
slide consegnate alla Commissione - peraltro, sono dati che a loro sono certamente noti, come ad
esempio l'andamento del debito pubblico italiano.

In questa audizione ho inteso sottolineare due concetti fondamentali, facilmente desumibili dalla
macroeconomia elementare:

1) le politiche di austerit sono una scelta obbligata a causa della rigidit nominale determinata
dall'euro;
2) di conseguenza, l'euro contrario alla ratio di una unione economica, perch la sua adozione
costringe a politiche che, in caso di problemi, distruggono il mercato interno.

214

Il primo punto deriva dalla pi banale logica economica: la domanda di un bene dipende dal
reddito del consumatore e dal prezzo relativo. La domanda di beni esteri quindi dipende anche dal
cambio, che una componente del prezzo di questi beni. Se introduci un elemento di rigidit nel
cambio, dovrai compensare con una maggiore variazione del reddito. Quando, come ora, il
problema il debito estero, la soluzione comprare (importare) di meno dall'estero, o vendere
(esportare) di pi. Ma dato che il reddito del resto del mondo esogeno (non lo controllano n
Letta n Napolitano), l'unica cosa che un paese col cambio ingessato pu fare per migliorare le
cose nel breve periodo agire sul reddito dei propri cittadini, forzandoli a comprare di meno.
Come lo fa? Semplice: togliendogli soldi (che poi avvia, attraverso i meccanismi di stabilit tipo
MES, ai creditori esteri).
Vorrei anche ricordare che la svalutazione, in un paese in deficit estero che abbia conservato la
propria valuta nazionale, non di per s una sleale macchinazione di governanti cialtroni o di
rapaci finanzieri. la semplice e fisiologica conseguenza del fatto che se il resto del mondo per
comprare i tuoi beni deve prima comprare la tua valuta nazionale, quando compra di meno i tuoi
beni, allora domanda di meno anche la tua valuta, e quindi questa si deprezza fisiologicamente per
la legge della domanda e dell'offerta.
il mercato, bellezza! Se non piace basta dirlo! A me non piace tantissimo, altrimenti non
insegnerei politica economica, ma distorcerlo a svantaggio del mio paese mi piace anche di meno,
sai?
Eppure, chiss perch, gli spaghetti-liberisti sono tutti pro-market sfegatati, tranne quando il
mercato in questione quello delle valute. D'altra parte, ora siamo in una situazione nella quale
siccome i beni di alcuni paesi dell'eurozona - tipicamente la Germania - per una serie di motivi
sono molto domandati anche all'esterno dell'eurozona, questo fa apprezzare la valuta di tutti, cio
l'euro, anche quando l'apprezzamento sarebbe richiesto per aggiustare i conti di uno solo, e
svantaggia gli altri paesi, che invece sono in deficit, e quindi sono vieppi costretti a castrare il
proprio reddito per evitare squilibri ormonali - pardon, strutturali - di bilancia dei pagamenti.
Ovviamente questo dipende anche dal fatto che il paese in surplus il pi grosso (la Germania), e
alcuni di quelli in deficit sono minuscoli (la Grecia).
Il secondo punto meno ovvio, o se volete pi originale. Pare che nessuno si sia accorto che i
paesi europei sono impegnati in una politica di svalutazione interna competitiva. Con in pi il
dettagliuzzo, che a voi ben noto, e che generalmente sfugge, che questa politica la risposta
a un'aggressione provieniente dai paesi forti. A differenza della svalutazione esterna (quella del
cambio) la svalutazione interna, passando per l'austerit, distrugge il mercato interno, ed quindi
sostanzialmente suicida, in particolare perch annulla il beneficio di unirsi ad altri paesi per creare
un grande mercato, comune o unico che sia. Una cosa talmente semplice ed evidente che chi ha gli
occhi foderati di PhD non se n'era accorto, nonostante, ahim, la logica sottostante sia stata
chiaramente esposta da uno di loro, come vedrete qua sotto!
215

Che poi uno dovrebbe chiedersi, come si chiedeva uno di voi non ricordo se qui o su
Twitter: "Chiss perch quelli che temono cos tanto il currency debasement, la svalutazione della
moneta, sono invece cos tolleranti con il labour debasement, con la svalutazione del lavoro?" E la
risposta potrebbe essere nella domanda: magari perch di currency ne hanno molta (anche e
soprattutto quando sono "de sinistra") e lavorare hanno lavorato poco (anche quando sono
"economisti d'area der sindacato"). Naturalmente se avete una spiegazione migliore, io son qui
per accoglierla. Ognuno difenda pure i suoi interessi, ma non faccia finta di difendere quelli altrui,
perch gli altrui di turno, scoperta l'impostura, potrebbero anche irritarsi, e in questo periodo
molti hanno i nervi a fior di pelle...
I due punti sottolineati qua sopra li avevo esposti alla conferenza di Pescara, della quale devo
ancora terminare di pubblicare i lavori, e ribaditi nel mio incontro con l'IDV, poi ancora al
Parlamento Europeo, e poi nuovamente al convegno di Roma, al quale era presente anche Jacques
Sapir, che a sua volta ha ripreso questi semplici argomenti - il secondo dei quali pare fosse finora
sfuggito a tante menti eccelse! - in un suo post. Gli altri colleghi del Manifesto di Solidariet
Europea mi hanno altres onorato accogliendo questo semplice, ma basilare, concetto in una
dichiarazione congiunta che spero di potervi presto proporre.
Vorrei anche sottolineare il perch intendo che questo sia il discorso che chiude un anno, e ne
apre un altro, nel quale auspico si possa condurre un dibattito che abbia un senso, e che si liberi,
magari non immediatamente, ma rapidamente, dalle ipocrisie che ci hanno finora impedito di
procedere speditamente nell'elaborazione di una coscienza critica (soprattutto a sinistra). Il
motivo molto semplice: nell'audizione ho cercato di essere il pi chiaro possibile, e a grandi linee
credo di esserci riuscito, per cui d'ora in avanti i colleghi per i quali "l'austerit di destra ma
l'euro di sinistra" - o anche semplicemente chi si sciacqua la bocca con la parola austerit ma non
pronuncia la parola euro perch "mamma non vuole e De Cecco nemmeno" - dovranno
argomentare punto per punto, chiarendo - in particolare - come sarebbe possibile secondo loro
fare politiche espansive di qualunque tipo (fiscale, monetario) e a qualsiasi livello (nazionale,
sovranazionale) in presenza di cambi rigidi senza aggravare il deficit estero dei paesi pi deboli,
oppure faranno meglio a cambiar disco, scegliendone uno meno rotto.

Questo, ovviamente, escludendo l'unica soluzione che avrebbe un senso: che queste politiche
siano fatte a livello nazionale dai paesi pi forti, richiesta oggetto di infiniti "accorati appelli".
Ma gli accorati appelli si qualificano ormai per quello che sono: un maldestro tentativo di cadere in
piedi in ogni possibile scenario, dandosi una sverniciatina di sinistra (quanto cattiva l'austerit
signora mia! Quanto buono lo Stato!), ma guardandosi bene anche solo dal nominare lo
strumento principe della mobilit, e quindi della capacit offensiva, del capitale nell'Eurozona:
l'euro, appunto. Euro che, vorrei ricordare agli stimati colleghi, non stato fatto per permettere ai
piddini antropologici di viaggiare senza portarsi dietro la calcolatrice. No. Questo possono crederlo
loro, che nella propria sterminata presunzione di sapere ritengono di essere il centro del mondo e
216

delle relative scelte di politica economica! L'euro stato fatto perch chi intendeva prestare
dissennatamente non dovesse correre alcun rischio, o meglio, lo trasferisse sui contribuenti dei
paesi politicamente deboli. stato fatto, insomma, per dare al capitalismo pi rapace un ulteriore
vantaggio nella sua lotta contro il lavoro. l'integrazione finanziaria, bellezza!
L'euro l'integrazione finanziaria, e l'integrazione finanziaria la disintegrazione del lavoro.
Perfino l'onorevole Fassina - che per molti di voi, in camera caritatis, un servo sciocco del
capitale - lo ha ammesso, e addirittura a Servizio Pubblico: il problema nasce a causa dell'eccessiva
mobilit dei capitali! Vi siete fatti sorpassare a sinistra da Fassina! Certo, per voi deve essere un
bello smacco, voi che siete "critici"!
Lo vedete il disegnino?

Da quando si schiaccia l'elettrosalariogramma? Dall'inizio degli anni '80, dalla fine dell'epoca della
repressione finanziaria, cio dall'inizio della progressiva, inarrestabile e finora incontrollata
deregulation dei mercati finanziari. La coperta sempre quella, e se la tiri dalla parte del capitale,
permettendogli di fare il porco del comodo suo (che quello che voi volete, difendendo l'euro),
necessariamente il lavoro prender freddo (che quello che fate finta di non volere): il sistema
diventer instabile, e il capitale trionfante condurr l'economia verso una colossale crisi
debitoria, per i semplici e ovvi motivi che ho spiegato al Parlamento Europeo.
(ah, gi, ma l non dovevo andarci, perch mi avevano invitato i conservatori! Eh, capisco...)
217

Quelli che vogliono l'euro ma anche la Tobin tax, poi, mi fanno veramente pena, e forse anche un
po' ribrezzo, perch ci dovr pure essere un limite a quanto uno pu essere baggiano, no? Come
dire: "Caro capitalista, vieni, facciamo la lotta di classe! Io ho una fionda, a te regalo un mitra, ma
ti tolgo lo 0.01% di pallottole dal caricatore pieno!" Del resto, questi geni dell'arte della guerra,
questi incorrotti difensori della vedova e dell'orfano, sono anche quelli che volevano l'euro ma non
volevano Marchionne, ricordate?
Questa l'idea "di sinistra", l'idea"foriera di pace" che state difendendo! AscoltatePanagiotis, e
chiedete scusa ai greci! Ascoltate Alberto e chiedete scusa agli spagnoli! Certo, con gli italiani non
vi potete scusare, me ne rendo conto: sarebbe nazionalismo, Dio ne guardi!
Mi doloroso rimarcarlo: nonostante ci siano pi le mezze stagioni, ci sono troppi mezzi
economisti per tutte le stagioni. Chi nega la catena causale che lega la presenza dell'euro alla
necessit di fare politiche autodistruttive sta semplicemente difendendo il regime
eurista. Ovviamente, la sua scelta lecita, come ogni scelta politica. Le mia pacate parole non
intendono certo contestare la legittimit di questa scelta, come di qualsiasi altra scelta politica,
non sia mai! Fra l'altro, non nemmeno detto che questa scelta sia "di destra" in senso partitico,
visto che in Italia, per motivi sui quali ci sarebbe da dire molto, uno dei baluardi dell'eurismo
proprio il sindacato. Questo concorre a spiegare perch sia la sinistra partitica a difendere a spada
tratta, anche se ormai da sola, l'euro. Le mie pacate parole intendevano rimarcare un altro punto:
non lecito camuffare una simile scelta da atteggiamento "progressista", quando evidente che
essa conculca i diritti dei lavoratori, e pi in generale dei "piccoli" - partite Iva loro malgrado,
piccoli commercianti, piccoli imprenditori, artigiani, ecc. - n proporla come verit "tecnica",
quando qualsiasi Econ102 basta a smentirla, come vedrete qua sotto, e nel successivo post
dedicato al dibattito sul mio intervento. Ma tanto, ormai, queste pezze rosse son cucite col filo
nero: non attacca pi, colleghi! Dite la verit, dopo vi sentirete meglio...)
Ringrazio il presidente e ringrazio la Commissione per aver ritenuto di coinvolgermi in questa
iniziativa. Una sola rettifica per dovere di cronaca: io in realt insegno Politica economica, presso
lUniversit Gabriele DAnnunzio e ho seguito un percorso di ricerca che mi ha portato ad
occuparmi, nel corso della mia carriera accademica, della sostenibilit degli squilibri di bilancia dei
pagamenti e degli squilibri fiscali nei paesi in via di sviluppo, e anche, ultimamente, nell'Eurozona.

Penso che nella mia qualit di esponente del mondo accademico il mio ruolo in questa sede
istituzionale sia quello di fornire ai decisori politici alcuni elementi di giudizio che provengono dalla
letteratura economica, alcuni dati di fatto che consentano loro di orientarsi nel quadro che
abbiamo davanti, nel grande quadro, perch suppongo, e sono anzi certo, consapevole, con
grande umilt, del fatto che su tutta una serie di snodi tecnici, legislativi, ecc., riguardanti gli
aspetti della gestione della politica tributaria ognuno di voi molto pi competente di me.
218

Io vorrei insistere in particolare su tre punti:

1) vorrei evidenziare la relazione che esiste fra l'euro e la necessit di orientare la politica
tributaria e quella fiscale nel senso dell'austerit;

2) vorrei anche evidenziare, in senso pi ampio, il rapporto che c' fra l'adozione dell'euro e le
logiche che dovrebbero guidare ununione economica, per vedere se il meccanismo monetario
attuale sia compatibile in effetti con la logica di ununione economica;

3) vorrei anche rapidamente attirare la vostra attenzione, senza fare una lezioncina ma
semplicemente fornendo alcuni elementi critici, su quello che gli studi scientifici pi recenti ci
dicono del rapporto fra il vincolo esterno, inteso come adozione di un cambio forte o di una valuta
forte, e gli incentivi che i paesi forti e deboli di ununione economica hanno a compiere le
necessarie riforme strutturali.

Vorrei partire da un presupposto che credo sia condiviso da chiunque in questa commissione,
come in tutto il paese, cio che lItalia, come tanti altri paesi del resto, un paese intrinsecamente
perfettibile, che ha bisogno di riforme. Il problema capire se legarsi a paesi pi forti di noi
attraverso uno strumento monetario e attraverso regole fiscali di un certo tipo sia la migliore
strada per compiere queste riforme.Tutto qui.

L'austerit c' perch c' l'euro


Circa le prospettive della politica tributaria nel quadro dell'euro quello che mi sento di poter dire
che gli squilibri che si sono accumulati negli ultimi dieci anni, e il comportamento dei partner
europei (cosa importante perch qui ci stiamo interrogando su cosa si possa fare alla luce della
presidenza italiana dellUnione, quindi ci siamo ci stiamo interrogando implicitamente sui rapporti
con i nostri partner europei), bene: alla luce di questi squilibri e dei nostri rapporti coi partner
europei, nel quadro delleuro la politica tributaria in Italia pu operare solo nel senso
dellausterit.

La cosa interessante che la politica di austerit stata al contempo efficace ed inefficace.

219

stata inefficace rispetto agli obiettivi dichiarati ex ante, che erano quelli di risanare le finanze
pubbliche, e rispetto a queste abbiamo visto che stata un totale disastro, perch il debito
pubblico schizzato a livelli che non sperimentavamo pi dallinizio degli anni 90.

stata per efficace rispetto all'obiettivo vero, dichiarato ex post, ovvero quello di aggiustare i
conti con l'estero.

Per capire cosa intendo, vorrei ricordarvi quella che la visione ormai ampiamente condivisa, sia
nella letteratura scientifica che nelle sedi istituzionali, circa la vera natura della crisi economica in
atto, e per questo vi vorrei citare le frasi con le quali il vicepresidente della Bce Vitor Constncio, il
23 maggio del2013, ad Atene, ha descritto la crisi che stiamo vivendo, dicendo che gli squilibri
che stiamo subendo hanno tratto origine fondamentalmente da una spesa crescente del settore
privato... che stata finanziata dal settore bancario dei paesi e creditori... il mercato finanziario
europeo non si comportato come la teoria prevedeva che si comportasse... (la teoria,
evidentemente, sposata dal presidente Constncio), lesposizione dei paesi creditori verso i paesi
in crisi si quintuplicata... questo ha portato i paesi in crisi a perdere competitivit.

220

La mia sintesi che il presidente Constncio sta dicendo che la crisi stata determinata dal fatto
che le economie periferiche sono state drogate dalla possibilit di indebitarsi con l'estero a tassi
agevolati, e in particolare di indebitarsi con i paesi del centro dell'Eurozona, del core, diciamo con
la Germania. In tutto questo il settore pubblico c'entra poco: la crisi stata un colossale fallimento
della finanza privata.

Se vedete la quinta slide della prima pagina, c' un semplice indicatore che ci fa capire che la
nostra crisi non una crisi debito pubblico ma di debito privato:

(immagine tratta dal primo post di questo blog).


Per ogni paese abbiamo due barre: quella blu misura l'incremento del debito pubblico, quella
rossa l'incremento del debito estero, nel periodo di gestazione della crisi. Si vede che in paesi
come l'Irlanda, lItalia, la Spagna il debito pubblico addirittura diminuito, in paesi come la Grecia
dal 2000 al 2007 il debito pubblico rimasto pressoch stabile, quello che aumentato ovunque
il debito estero, il che significa che sono stati i settori privati di questi paesi, cio le famiglie e le
imprese ad indebitarsi con creditori esteri, e questa peraltro la causa dell'attuale crisi del sistema
bancario.

Qual la relazione tra austerit e conti esteri? La descrive questo schema:

221

Si tratta di una relazione estremamente semplice: se taglio la spesa pubblica, o alzo le imposte, di
fatto diminuisco i redditi disponibili dei privati. Ci determina due effetti benefici sui conti esteri,
ma dolorosi per l'economia. Se diminuisco i redditi privati riduco i consumi e quindi riduco le
importazioni e migliorano i conti esteri. Al tempo stesso creo disoccupazione, triste ma cos,
riesco a imporre flessibilit a dei lavoratori che pur di rientrare nel mercato del lavoro accettano
condizioni contrattuali meno favorevoli, e in questo modo modero i salari ( quella che si
chiama "svalutazione interna"), e per questa via aumento le esportazioni. Quindi, se ci fate caso,
l'austerit ha due effetti positivi sui conti esteri: aumenta (un po pi lentamente) le esportazioni e
diminuisce (immediatamente) le importazioni.

Viceversa, per quel che riguarda i conti pubblici, non ci dobbiamo aspettare che lausterit abbia
effetti necessariamente positivi, e il motivo esposto in questo schema:

222

Se io taglio la spesa pubblica o alzo le imposte, evidentemente migliora il saldo di bilancio, e


questo un effetto positivo. Il fatto che per, in questo caso, il secondo effetto negativo e
annulla i benefici del primo, perch se taglio la spesa pubblica taglio comunque redditi, domanda
interna, riduco gli imponibili, quindi riduco il gettito fiscale. Il saldo di bilancio, che migliorato
perch ho ridotto le spese, poi peggiora perch diminuiscono le entrate. I due effetti si
compensano almeno in parte, il deficit pubblico migliora di poco, il debito continua a crescere, ma
siccome abbiamo abbattuto il Pil, il rapporto debito-Pil esplode, che quanto abbiamo visto nella
prima immagine.

Osservate la seconda slide della seconda pagina:

Si vede benissimo che dal 2011, cio dallavvento del governo Monti e dall'inizio dell'austerit, in
223

effetti, mentre il saldo di bilancio pubblico passato da -3.6 a -3.2 punti di Pil, con un
miglioramento 0.4 punti di Pil, il saldo estero passato da - 3 a zero con un miglioramento di 3
punti di Pil. In altre parole, nonostante la professione economica sia tanto disprezzata, i dati si
sono conformati esattamente a quello che la professione economica prevede, cio che una
politica di austerit abbia effetti immediati ed efficaci sul saldo estero, ed effetti molto meno
efficaci sul saldo pubblico.

D'altra parte che il reale obiettivo di queste politiche fosse quello di, come dire, venire incontro ai
creditori esteri pi che alle esigenze del paese, riducendo l'indebitamento dell'Italia verso l'estero,
in una situazione nella quale il debito pubblico, come abbiamo visto, stava gi diminuendo, lo
anche detto in termini abbastanza espliciti il presidente Monti, intervistato da Fareed Zakaria alla
CNN il 18 maggio 2012, quando ha dichiarato che l'Italia stava guadagnando posizioni migliori in
termini di competitivit a causa delle riforme strutturali, che avevano permesso di distruggere la
domanda interna (letterale) attraverso l'austerit (fiscal consolidation il termine aulico per
austerit):

(video Monti distruzione domanda interna)


Il presidente Monti concludeva con unosservazione interessante, che questa: Siccome noi
abbiamo distrutto la nostra domanda, se non ci sar una politica europea, fatta non da noi, ma
dagli altri, di espansione della domanda, i benefici che abbiamo raggiunto non saranno sostenibili
nel lungo periodo". Insomma: noi per pareggiare i conti con l'estero abbiamo ucciso il Pil, e cos
abbiamo fatto salire il rapporto debito-Pil, creando un problema di sostenibilit del debito
pubblico che prima non c'era, ma se gli altri non ci aiutano dovremo continuare su questa strada
avvitandoci in una spirale deflazionistica.

Questo molto importante osservarlo, perch la percezione che si avuta nel dibattito italiano
stata, vi ricordo, che dopo le elezioni tedesche la Germania finalmente avrebbe fatto delle
concessioni, e si sarebbe messa su un percorso di maggiore cooperazione con i paesi europei. Ma
abbiamo visto che in Germania in realt dopo le elezioni tedesche lagovernance politica non
uscita esattamente rafforzata, dovuta venire a compromessi anche con il partito
socialdemocratico, ma questo non ha particolarmente migliorato le cose, perch in realt
l'atteggiamento del partito socialdemocratico, come avevo anticipato nella mia opera di
divulgazione e di pubblicistica, e come si sapeva, comera evidente, molto molto pi, come dire,
di chiusura nei riguardi dei partner europei, rispetto a quello dei conservatori.

Quindi, fondamentalmente, vorrei ricapitolare questo punto, prima di andare avanti.Lausterit a


cosa serve? Serve di fatto a praticare la svalutazione interna, cio a recuperare competitivit se
non si pu aggiustare il cambio. La svalutazione interna resa necessaria perch non si pu avere
224

svalutazione esterna, cio perch non si pu aggiustare il valore del cambio. C un preciso nesso
causale monodirezionale che dice che siccome c leuro dobbiamo fare soluzione interna, e quindi
dobbiamo fare austerit. Questo importante capirlo, perch nel dibattito politico e nel dibattito
economico, alcuni miei colleghi continuano ad attribuire alla austerit, e non tanto all'esistenza di
regole monetarie, come dire, un po irrazionali il fallimento conclamato delle politiche europee. Di
fatto l'Eurozona l'unica area nella quale la domanda sta flettendo, mentre negli Stati Uniti e in
Giappone sta crescendo:

Il punto fondamentale che la contrapposizione austerit vs. euro non ha senso, perch questi
due fenomeni sono strettamente legati: dobbiamo fare austerit perch c leuro.
Questo il punto che va afferrato. Se non si afferra questo purtroppo ci si avviluppa in un
dibattito privo di senso. In altre parole, a contrario, se noi potessimo oggi ceteris paribus, a parit
di altre condizioni, raddoppiare con una bacchetta magica il reddito di tutti gli italiani, cosa che
ogni politico vorrebbe evidentemente poter fare, soprattutto prima delle elezioni, il risultato
sarebbe che la maggior parte di questo reddito andrebbe speso ahim in beni esteri, perch gli
attuali rapporti di prezzo che si sono creati all'interno dell'unione, e il fatto che il 50% del nostro
commercio comunque con i paesi dellUnione europea (per una cosa che gli economisti
chiamano gravity model of trade e che le persone di buon senso capiscono, ed che commerci
evidentemente di pi col tuo vicino, perch ci sono dei costi di trasporto), bene: siccome rispetto
ai nostri vicini abbiamo dei rapporti cambio, quindi di prezzo, che attualmente sono svantaggiosi a
noi, se noi facessimo una politica di domanda espansiva semplicemente andremmo ad alimentare
e a consolidare la crescita delle altre economie.
225

Quindi, in buona sostanza, dentro l'euro le speranze di crescita, anche agendo sulla leva fiscale o
sulla leva tributaria ahim sono poche.
L'euro contrario al fondamento razionale di un'unione economica
Vorrei attirare la vostra attenzione sul secondo punto, riguardante il fondamento razionale delle
unioni economiche. Noi viviamo immersi in un serie di messaggi che sono con grande abilit, con
grande sottigliezza propagati dai media, messaggi che presentano una propria plausibilit, ma
dalle cui seduzioni importante che il decisore politico prenda distacco. In particolare, molto
spesso, quando parliamo del nostro percorso europeo, usiamo quella che io chiamo la teoria del
grande pennello. Non so se ricordate la pubblicit del pennello Cinghiale: per dipingere una
grande parete occorre un pennello grande. Allora, calata nella realt della politica economica
internazionale, della globalizzazione, la teoria del grande pennello che siccome la Cina grande,
anche noi dobbiamo diventare grandi, perch se i competitor sono grandi, anche noi dobbiamo
essere grandi. Non vi una particolare razionalit economica, in realt, in questo tipo di
atteggiamento.

Intanto, vi fornisco un immediato controesempio: il primo paese che mi viene in mente (perch tra
l'altro, insegnando Economia della globalizzazione, devo spiegare ai miei studenti che ci sorpasser
per reddito e nel 2050 sar il secondo paese al mondo per reddito pro capite, come si vede
nell'immagine sottostante), cio la Corea del Sud, un paese schiacciato fra il gigante cinese e
quello giapponese.

226

Stranissimamente (si fa per dire) non mi risulta che abbia sentito il desiderio di stringere ununione
monetaria n con la Cina n con il Giappone, ma ha preferito rimanere piccolo e flessibile, il che
qualche cosa dovrebbe dirci. Potrei anche annoiarvi sulla sua struttura di vantaggi comparati, che
molto simile alla nostra ( un paese vocato all'export manifatturiero, privo di materie prime, e
con un moderato svantaggio comparato nel settore primario):

Perch non ha fatto lunione monetaria con il Giappone o con la Cina, dovremmo chiederci?
La risposta viene dalla teoria economica. Mi piace citare in questo senso Alberto Alesina, di
Harvard, che nel 1997, nei Brookings Papers on Economic Activity, che sono una rivista
estremamente prestigiosa, commentando un articolo di Maurice Obstfeld, dell'Universit di
Berkeley, chiar un punto fondamentale, ovvero che il beneficio fondamentale di ununione
economica la creazione di un vasto mercato interno che funga da ammortizzatore contro shock
esterni di domanda. Mi spiego: crolla l'America perch c il crollo dei subprime, la gente si trova
per strada e noi non esportiamo pi verso l'America. Ma che ci importa? Se abbiamo un grande
mercato interno la nostra crescita alimentata da consumi e investimenti dei nostri cittadini.
Questo sarebbe il senso di stringere ununione economica.

A fronte di questo vantaggio, come sempre in economia, ci sono svantaggi, nel senso che in una
227

unione, come voi sperimenterete in prima persona nei vostri rapporti per esempio con le
istituzioni europee, pi si pi si fa fatica a decidere, meno si flessibili ecc.Nel 1997 Alberto
Alesina confrontando i costi con i benefici, cio il costo della scarsa flessibilit e della scarsa
adattabilit alle sfide lanciate dalla globalizzazione (che un mastodonte necessariamente subisce),
rispetto al beneficio di avere un mercato interno, concludeva che sarebbe stato meglio per l'Italia
restare fuori dall'euro. Poi nel frattempo ha cambiato idea, io non so bene perch lo abbia fatto,
ma questo comunque riguarda lui e la sua coscienza, non i nostri lavori oggi.

Quello su cui vorrei per attirare la vostra attenzione che la svalutazione interna incompatibile
con la logica di ununione economica. Perch? Perch se facciamo ununione economica per avere
un mercato interno florido, che ci difenda dagli shock esterni, ma ci troviamo poi nella situazione
nella quale per difenderci da shock esterni dobbiamo uccidere la domanda interna, come vi ho
detto all'inizio, cio praticare politiche di austerit per promuovere la svalutazione interna. Con
l'euro in caso di shock negativi di domanda i paesi in difficolt possono cavarsela solo
distruggendo la domanda interna, come ha molto apertamente e onestamente detto il presidente
Monti alla CNN, cosa che ha scandalizzato tante persone, ma non pu scandalizzare un
economista, perch qualsiasi economista sa che se non puoi fare un aggiustamento di prezzo, cio
di cambio, devi fare un aggiustamento di reddito. Nelle funzioni di domanda, inclusa quella di
importazioni, queste due cose: reddito e prezzi, se ne blocchi una puoi muovere solo laltra.

Di fatto quindi leuro ci impone di rinunciare all'unico beneficio effettivo (secondo Alesina, 1997)
di ununione economica: quello di disporre di un vasto mercato che ci isoli da shock esterni.
Cos facendo, a ogni crisi obbliga voi, in questa aula, a cercare nuovi modi di sottrarre reddito ai
cittadini italiani, onde evitare che essi mandino in deficit la bilancia dei pagamenti.

L'euro un impedimento sulla strada delle riforme


In effetti questa cosa non un'assoluta novit, credo, per nessuno di voi, che pi di me e per
motivi di percorso professionale siete interessati al dibattito politico, perch i politici autori
dell'entrata nell'euro hanno ampiamente confessato che leuro come scelta aveva un fondamento
politico e non economico. Il fondamento politico era a diversi livelli. Uno degli argomenti che
vengono ripetuti pi spesso (lo ho sentito anche questa mattina in una trasmissione radiofonica un
pochino orientata alla quale ho dovuto partecipare) quello secondo cui legandoci a un paese pi
forte e pi virtuoso di noi saremmo stati costretti a fare delle riforme, a diventare pi bravi.
Questo atteggiamento quello di chi dice che diciassette uccelli se legati insieme volerebbero
meglio: lo sintetizzo cos.
Entriamo nel merito: intanto fosse anche vero che legandoci a paesi pi forti noi diventeremmo
migliori perch faremmo le necessarie riforme strutturali, le riforme strutturali sono quelle dal lato
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dell'offerta (mercato del lavoro ecc.). Ora, il punto che noi siamo in una crisi da carenza di
domanda, quindi di offerta ce n anche troppa, per cui in questo momento occuparci delle
riforme strutturali, cio di aumentare l'offerta quando di offerta ce n' troppa, non mi sembra il
massimo della razionalit (poi ovviamente entrer nel merito se me lo chiederete).

Ma il punto pi interessante, o che almeno spero possa interessarvi, che in generale il rapporto
fra euro e incentivi alle riforme esattamente contrario di quello che viene propagandato. Mentre a
noi stato detto che legarci ci avrebbe stimolato a fare riforme, ormai esiste un corpo di
letteratura scientifica piuttosto ampio e convincente che chiarisce come in realt i vincoli esterni,
i cambi fissi, sono uno stimolo a rinviare, anzich ad anticipare, le riforme, per motivi molto
semplici che vi illustrer pianamente. E c anche un terzo punto: ormai esiste un corpo di
letteratura scientifica piuttosto consolidato che dice che comunque, dove sono state fatte le
riforme strutturali, in particolare quelle relative alla flessibilit del mercato del lavoro, esse hanno
avuto effetti controproducenti proprio sulla produttivit del lavoro, e anche qui il motivo
abbastanza intuitivo e cercher di spiegarvelo nei limiti tempo che ho.
L'argomento secondo il quale legando a paesi migliori saremmo migliorati ha un antico lignaggio e
deriva da un articolo di Giavazzi e Pagano pubblicato sulla European Economic Review del 1988,
chiamato L'importanza di legarsi le mani, nel quale appunto si argomentava che un governo, o
comunque una classe politica, cio fondamentalmente voi, legandovi le mani a quelle di un paese
supposto pi virtuoso, sareste stati costretti a fare la cosa giusta, che nelloccasione in cui
quell'articolo venne scritto era quella di avere meno inflazione.

In realt analisi successive hanno chiarito che questo atteggiamento un pochino semplicistico, e
questo non solo e non tanto perch da un punto di vista democratico forse anche giusto che un
paese dove tutto sommato la sovranit esercitata dal popolo possa decidere di comportarsi
come meglio crede, ma per due motivi razionali.
Il primo che, come hanno notato Tornell e Velasco nel Journal of Monetary Economicsdel
2000 (ma il lavoro circolava gi dal 1995), i cambi flessibili sono uno strumento di disciplina dei
governi, perch se un governo sbaglia, per esempio facendo una politica fiscale troppo espansiva,
e quindi cominciando a indebitarsi con il resto del mondo, immediatamente il tasso di cambio
flette, dando al mercato un immediato segnale del fatto che qualcosa non va. Non solo: il mercato
comincia ad assorbire gradualmente delle perdite, perch se il paese svaluta chi ha prestato subir
una perdita su cambi, e si regola, si ferma, smette di prestare.
Cos' successo in Europa invece?
successo che paesi che in cui il settore pubblico o privato aveva atteggiamenti di spesa eccessiva
si sono visti a prestare soldi a profusione semplicemente perch mancato il segnale che la
svalutazione del loro cambio avrebbe dato ai mercati. Perch la Grecia si potuta indebitare ai
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livelli ai quali si indebitata? Semplice: perch era credibile. Non vi fidate delle persone che vi
dicono che in economia esistono cose solo buone o solo cattive. La credibilit, come tutti gli
aspetti economici, ha un lato positivo e un lato negativo. Il lato positivo che se sei credibile ti
danno tanti soldi. Il lato negativo che facilmente te ne danno troppi, e poi devi restituirli e non
sai come fare. Questo quello che successo alla Grecia. Avesse avuto la dracma, questa si
sarebbe svalutata e non saremmo arrivati alla crisi alla quale siamo arrivati. Ma questa cosa, che si
sapeva dal 2000 e forse anche da prima, stata recentemente ripresa da Fernandez-Villaverde ed
altri (stiamo parlando di universit come la LSE e la Columbia) in un articolo intitolato Political
credit cycles (I cicli politici del credito), pubblicato sul prestigioso Journal of Economic
Perspectives, nel quale si sostiene molto convincentemente una tesi molto semplice: stato
proprio l'accesso al credito a buon mercato, garantito dall'integrazione monetaria europea, che ha
permesso ai paesi deboli di rinviare le riforme. Se non ci fosse stata una totale integrazione
monetaria, paesi che si stavano indebitando troppo sarebbero stati penalizzati dai mercati con
l'imposizione i tassi d'interesse pi alti da subito, oltre che con la svalutazione del cambio, e
semplicemente non avrebbero potuto fare quello che hanno fatto. Peraltro questa cosa l'aveva
detta anche Martin Feldstein nel 2005, e sto parlando di una persona che stato capo
dipartimento ad Harvard, nonch presidente del National Bureau of Economic Research.Vorrei
anche che uscissimo dalla trappola di dire che gli americani parlano male dell'euro perch sono
invidiosi. Esorterei ad avere un atteggiamento un pochino pi aperto rispetto alle teorie che
provengono da studiosi che insegnano in universit cos prestigiose.
Quello che sfugge, tra l'altro, e che in realt poi la chiave di lettura che vi propongo per un altro
paio di snodi sui quali vorrei attirare la vostra attenzione, che, proprio per il fatto che in
economia non c' nulla di intrinsecamente e totalmente buono per tutti, o intrinsecamente e
totalmente cattivo per tutti, questa situazione, che spesso viene definita come una situazione che
ha avvantaggiato la Germania, che quindi sarebbe cattiva, egoista e colpevole (secondo alcuni
politici che si definiscono europeisti ma che per difendere l'euro attizzano in Italia sentimenti
antigermanici - cosa che per me un paradosso), questa situazione in realt ha effetti di incentivo
perversi anche sulle economie forti, e il motivo molto semplice. Intanto se rimuovi i segnali che il
mercato valutario d, i creditori hanno un incentivo a prestare troppo, perch sanno che non
incorreranno nel rischio di cambio. Perch i tedeschi hanno prestato cos tanto ai greci, per
esempio? Perch non essendoci pi la dracma sapevano che avrebbero rivisto euro. Forse infatti
rivedranno euro, ma forse anche no. Il punto per esattamente quello che diceva il vice
presidente Vitor Constncio (trovate appunto la citazione all inizio). Ma c' anche un altro
aspetto. Tutti sappiamo che insomma l'euro una moneta forte per noi ma debole per la
Germania. Il problema che se un paese riesce a fare profitti perch ha una valuta troppo debole,
chiaramente non ha poi incentivi ad investire. Se ci fate caso, l'ultima slide di pagina 3 vi fa vedere
che la Germania il paese che ha il pi basso rapporto fra investimenti e Pil nell'Eurozona, cosa
che spesso non viene considerata.

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Mi soffermo su un terzo punto, che quello del reale impatto delle riforme strutturali,e poi mi
avvio a concludere.
Le riforme strutturali dovrebbero migliorare l'offerta, ma la letteratura scientifica recente spiega
per che la flessibilitdel mercato del lavoro ha compromesso la produttivit del lavoro, e questo
non solo in Italia ma pi in generale in Europa. Ci sono due lavori molto importanti di Robert
Gordon e Ian Louis Dew-Becker, pubblicato nel 2008, e un altro di Francesco Daveri e Maria Laura
Parisi, pubblicato nel 2010, che analizzano appunto il rapporto fra flessibilit del mercato del
lavoro e produttivit, scoprendo che quando si introduce flessibilit nel mercato del lavoro,
soprattutto in uscita, per cui un lavoratore, come dire, si trova ad occupare posizioni precarie e
non ha la possibilit di crescere con l'azienda, la sua produttivit fatalmente cala, perch
fondamentalmente il fatto di avere contratti a breve termine, di passare da una parte all'altra,
impedisce quellaccumulazione di capitale umano che soprattutto in un sistema come quello
italiano, basato sulla piccola e media impresa, avviene nel contesto dellimpresa e nel contesto di
un rapporto di lavoro stabile e duraturo con unimpresa dove il lavoratore acquisisce queste
competenze.
Vorrei giusto fare un rapidissimo commento sulle ultime due figure che trovate a pagina 4.

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Veniamo accusati di non aver fatto le riforme strutturali, ma la linea nera fa vedere molto bene in
che cosa consistita la riforma strutturale della Germania: consistita nella massiccia
precarizzazione del mercato del lavoro che ha consentito una discesa della quota salari di circa 7
punti in 4 anni (mi riferisco al rapporto fra salari e Pil), quindi in una massiccia svalutazione
competitiva salariale. Questo un tipico esempio di politicabeggar-thy-neighbour, cio di politica
di svalutazione aggressiva nei riguardi dei propri vicini, che poi saremmo noi. Ma questa politica ha
dei costi sociali.

Li vedete nellultima figura, che mostra come l'indicatore di disuguaglianza dei redditi, il delta del
Gini, in Germania sia decollato a partire dalle riforme strutturali. Ora, il problema questo: la
Germania un paese ricco, e quindi se paga un po' di meno i suoi operai, gli operai stanno peggio
di prima, ma stanno sempre meglio degli operai di un paese povero.
Se ci si lega a un paese ricco in un sistema che impone che l'aggiustamento in risposta a shock
esterni passi attraverso la riduzione dei salari, vincer sempre il paese ricco, perch quando il
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paese povero cerca di fare lo stesso tipo di aggiustamento, dovr abbassare i salari al di sotto della
soglia di sussistenza, che poi quanto succede ora in Grecia.

L'euro sta diventando un gioco a somma negativa


Cosa dovrebbe chiedere e non potr ahim ottenere l'Italia durante il semestre europeo?
Mi dispiace concludere su questa nota negativa, che non vuole esprimere sfiducia nella capacit
del vostro lavoro, nelle vostre competenze, e nelle competenze delle persone che ci
rappresentano in Europa. Purtroppo, vedete, io ho molti colleghi i quali attualmente sostengono
che risolveremo tutto andando in Europa a battere i pugni sul tavolo.Colleghi miei, quelli per i
quali il problema lausterit: Adesso andiamo in Europa e battiamo i pugni sul tavolo, cos
costringiamo l'Europa a fare meno austerit!. Un vostro collega che non nomino, parlando con un
mio collega che non nomino, ha fatto questa semplice obiezione: Ma, gentile economista, il
tavolo non c'!. Vale a dire: in Europa non esiste un reale spazio di negoziato ed la crisi stessa
che lo dimostra, perch se i paesi europei avessero avuto una reale volont politica di cooperare,
nulla avrebbe impedito loro di farlo gi adesso, a bocce ferme. Anche con l'assetto istituzionale
attuale la Germania avrebbe potuto fare quelle politiche cooperative che da quattro o cinque anni
tutti i maggiori economisti mondiali le consigliano di fare nell'interesse di tutti. Ma lei non le sta
praticando, e quindi ahimcredo che nessuno riuscir, sbattendo i pugni sul tavolo che non c', a
ottenere quello che si dovrebbe ottenere.
Cosa si dovrebbe ottenere secondo me? (un secondo me di assoluta umilt, nel senso che tutto
quello che vi ho detto, ci ho tenuto anche a sottolinearlo, non sono idee mie ma provengono da
studi di altri economisti).
evidente che bisognerebbe ripensare le regole europee, e se uno proprio ci tenesse a mantenersi
nelleuro, dovrebbe quantomeno orientare la politica fiscale nel senso di indirizzarla all'obiettivo
esterno cio all'obiettivo di mantenimento di conti esteri equilibrati, come di fatto gi accade, ma
in modo simmetrico. Vedete, all'inizio di questa relazione ho cercato di illustrare che la politica
dellausterit stata fondamentalmente lo strumento attraverso il quale, tagliando i redditi, i
paesi deboli hanno rimesso a posto i loro conti esteri. Bene: praticata in questo modo, si tratta di
una politica intrinsecamente asimmetrica, perch costringe chi in posizione di debolezza a
diventare ancora pi debole uccidendo il proprio mercato interno. In un'Europa che volesse
crescere armoniosamente e che volesse veramente profittare del beneficio di un'unione
economica, cio del beneficio di avere un grande mercato interno, bisognerebbe che anche i paesi
in surplus facessero la loro parte, cio facessero politiche pi espansive. Bisognerebbe quindi
introdurre una simmetria nelle regole fiscali europee, che in qualche modo assicurasse che i paesi
in situazione di surplus facessero politiche pi espansive.
Ci vorrebbe anche un'altra cosa, richiesta da tantissimi economisti, in Italia Emiliano Brancaccio, in
Germania Eckhard Hein, ecc., ma posso citarne tantissimi altri, cio ragionare sul fatto che non si
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pu avere una maggiore integrazione economica europea se non si armonizza prima l'economia
reale, e in particolare quello che il cuore delleconomia reale, cio il mercato del lavoro. La
penultima figura mostra che il paese pi produttivo (la Germania) quello che ha tagliato di pi i
salari. Occorrerebbe invece che si stabilissero delle regole, che l'Italia si facesse promotrice,
laddove potesse, di regole nel mercato del lavoro che garantissero un'evoluzione delle retribuzioni
in termini reali, cio in termini di potere d'acquisto, conforme allevoluzione della produttivit del
lavoro. In tal modo i paesi meno produttivi sperimenterebbero certo una minore dinamica
salariale, per quelli pi produttivi sperimenterebbero una maggiore dinamica salariale (cosa che
in Germania non c' stata). Sperimentando una maggiore dinamica salariale sarebbero in grado di
sostenere, attraverso le proprie importazioni, l'economia degli altri paesi, e si potrebbe
effettivamente crescere insieme, cosa che adesso impossibile.

Questo, naturalmente, come dire, vi toglierebbe un po' di lavoro, nel senso che, in quanto
commissione finanze, con una maggiore crescita voi sareste in grado di far affluire alle casse dello
Stato un maggiore gettito, senza dover imporre ulteriori balzelli alla popolazione che qui vi via
inviato a tutelare i propri interessi economici.

Come dicevo, purtroppo, lItalia non riuscir a ottenere queste cose, perch se ci potesse riuscire
semplicemente non saremmo in crisi, e purtroppo temo che allo stato attuale delle cose, e questa
una valutazione ormai ampiamente condivisa, se anche le ottenesse, queste regole razionali non
annullerebbero la necessit di un riallineamento dei cambi nominali fra i paesi dell'eurozona, cio
del ritorno a valute nazionali.

Voglio chiudere, e mi prendo ancora due minuti, per farvi notare un dettaglio riferito allaltro
discorso, quello del sistema bancario. Ormai emergono segnali di insofferenza nei riguardi
dell'attuale assetto anche da parte dei paesi forti, cio in particolare della Germania. Questi
segnali di insofferenza derivano dal fatto che se fino ad adesso lUnione Economica e Monetaria
stata un gioco a somma nulla, dove uno vinceva e gli altri perdevano, adesso sta diventando un
gioco a somma negativa (come dice Alberto Montero Soler). Credo che tutti sappiate che la
situazione della Germania meno florida di quanto una certa stampa un po' propagandistica
spesso ci vuole far credere, e credo che sia da attribuire a questo il fatto che Jens Weidmann, il
presidente della Bundesbank, abbia chiesto che nel prossimo stress test sulle banche europee sia
imposto il fatto di pesare i titoli del debito pubblico all'attivo con coefficienti che esprimano la
rischiosit del paese emittente. Una decisione su questo non ancora stata presa, Vitor
Constncio mi pare abbia detto che verr presa a gennaio, ma vi vorrei far riflettere su una cosa:
qualora questa decisione venisse presa sarebbe una decisione estremamente grave, perch
significherebbe ammettere che i titoli di stato sono rischiosi, cio significherebbe ammettere
che le famose parole di Mario Draghi we will do whatever it takes to defend the euro, and believe
me, it will be enough (faremo tutto quanto necessario per difendere leuro, e credetemi, sar
abbastanza) verrebbero in questo modo sconfessate. Il fatto che la Bundesbank abbia voglia di
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sconfessare in questo momento Draghi, cio il difensore delleuro, fermo restando che la
Germania non un monolite come non un monolite lItalia (non vi conosco tutti ma so che
rappresentate correnti politiche diverse, diversi partiti, diversi orientamenti, e la stessa cosa
succede in Germania), segnala che in Germania una parte dellestablishment stanca di questo
gioco e vuole sganciarsi. Siccome in Europa, non per colpa nostra, lei comanda un pochino pi di
noi, credo che questo ci imponga una riflessione, che deve essere una riflessione sugli scenari
futuri pi che sulla difesa di un passato che si dimostrato finora fallimentare.
Vi ringrazio per l'attenzione e sono a vostra disposizione.

(come si dice: fatemi sapere, chiamate voi. Io me ne sto alla finestra, come la mia nonna Quartina
affacciata per ore sul corso di Jesi, a osservare lo struscio. Sapete, la giovent che mira, ed
mirata, e in cor s'allegra? Una tradizione marchigiana, insomma. Lei, per, non era una
macroeconomista. Il suo approccio era pi micro: da impercettibili indizi - l'abbigliamento, il modo
in cui le persone che si incontravano si salutavano, o mancavano di farlo, l'assenza o la presenza a
certi orari di alcuni attori di quella variegata Comdie humaine - lei riusciva, tenace, paziente, a
risalire la catena delle cause, a distillare una torbida e velenosa sintesi, che invariabilmente si
condensava in questa sentenza politicamente scorretta: "Le donne puttane munto be'...". Ecco,
la sua, forse, pi che una micro, era una macro microfondata (quella che ormai piace a
solo Stagnaro, che non ha letto Kirman). D'altra parte, se lo diceva lei, che in quanto donna, per
quanto fuori mercato, era pur sempre in conflitto d'interessi... Ma delle donne come degli
italiani: per ogni donna sul mercato le altre sono zoccole, per ogni italiano gli altri sono
improduttivi. Chi avr ragione? Nessuno, credo. E poi, di quella casa affacciata sul Corso, e del suo
ombroso cortile interno, non ricordo solo questo. Ricordo anche le parole della principessa Maria,
appese sopra alla macchina da cucire da una persona che aveva molto sofferto, per la pi crudele
delle sciagure, la pi contraria all'ordine naturale delle cose: la morte di un figlio primogenito.
Ricordate quelle parole? "Tutto comprendere tutto perdonare").
(...chi non capisce piddino!).
(...per il nuovo anno, e prima che queste cose le dicano tutti - cosa che non tarder ad accadere...)

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sabato 7 aprile 2012


L'aritmetica del debito pubblico
La Ruritania aveva un problema di debito pubblico. Lanno si era chiuso male. A fronte di un Pil di 5 miliardi
di scellini ruritani, il debito pubblico era stato pari a 6 miliardi. Il rapporto debito/Pil quindi era stato di
6/5=1.2, cio il debito era arrivato al 120% del Pil. Se vi siete gi persi siete piddini, non preoccupatevi, ci
pensa lui.

I ruritani, popolo di antica cultura, veneravano lunit. Che avete capito? Non lunit politica: non erano
certo cos baggiani da volersi unire al loro ingombrante vicino, la Cracozia. No, solo un continente a guida
belga (with all due respect) pu credere che uniti si vince! E i ruritani, nella loro storia secolare, avevano
gi assistito allimplosione dellUnione Europea. Solo che forse non lavevano capita bene, perch anche se
avevano una visione piuttosto lucida di cosa significhi unit in politica (qualcosa di simile a quello che
succede quando un luccio incontra un persico), loro continuavano a venerare lunit matematica, il numero
uno: 1. Forse un antico retaggio pitagorico, la monade, lorigine di tutte le cose... Comunque, a loro questo
fatto che il rapporto debito/Pil fosse 1.2 invece di 1 li disturbava proprio tanto. E quindi decisero virilmente
di porvi rimedio.

Immaginatevi il consiglio dei ministri ruritano. Dovremmo prendere esempio dalla Cracozia! Guardate: lo
scorso anno il loro rapporto debito/Pil era all80%, ma riducendo la spesa sono riusciti a portarlo al 75%, in
un solo anno. Austerit ci vuole! In fondo il nostro bilancio in pareggio: basta un piccolo sforzo. Riduciamo
gli sprechi e portiamolo in surplus! In questo modo il debito diminuir e il suo rapporto al Pil arriver a 5/5,
che poi uno degli infiniti modi nei quali si pu esprimere la venerata monade: 5/5=1. E comunque,
siccome lausterit deve essere temperata dalla carit cristiana, e prima caritas incipit ab ego, propongo
che si tagli un miliardo di scellini di spesa, senza aumentare le imposte. Che poi esattamente quello che
hanno fatto in Cracozia.

Plauso degli astanti.

Si va, si taglia. Il popolo borbotta, ma la risposta belle pronta: lo vuole la monade. E se lo vuole la
monade, devi essere un mona per opporti.

Un anno dopo.

Arriva trafelato il governatore della Banca Centrale Ruritana (la BCR), con le ultime statistiche sul rapporto
debito/Pil. Il consiglio dei ministri, fiducioso, attende di sapere qual stato lesito della manovra, ma non
difficile leggere sul volto del governatore della BCR un certo imbarazzo.
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Allora, governatore, esponga, sciorini i dati: abbiamo la monade? Siamo al 100%?

Be, veramente le cose sono andate in un modo un po diverso

S, immagino, lerrore statistico, i ritardi nellimplementazione delle politiche, qualche incomprensibile


resistenza alla santa austerit, ma insomma, noi si tagliato, e il rapporto, se non proprio fino al 100%, sar
sceso almeno al 105%, al 106%? Non saremo da meno della Cracozia, voglio sperare!

Be, veramente le cose sono andate in modo un po opposto (n.d.r.: notate la delicatezza): gli ultimi dati
parlano del 125%

Coooooooooooooosa!? Il rapporto aumentato di 5 punti, da 120 a 125? Ma noi abbiamo tagliato!

S, per, sapete, c un piccolo problema tecnico. Vedete, il fatto che la spesa pubblica entra nella
definizione del Pil. Noi siamo uneconomia di mercato, e quindi il valore totale della produzione coincide
con quello della spesa effettuata per acquistare i beni prodotti, che poi a sua volta coincide con la somma
dei redditi percepiti da chi li ha prodotti. Sapete, la famosa identit: Y = C + G + I + NX. Il Pil, somma dei
redditi (cio valore della produzione effettuata) coincide con la somma delle spese per consumi privati, C,
consumi pubblici, G, formazione di capitale fisso, I, e esportazioni nette. Del resto, pensateci: non difficile:
se nessuno spendesse, se nessuno acquistasse nulla, nessuno guadagnerebbe, e non avrebbe nemmeno
senso produrre (visto che nessuno comprerebbe e che quindi non si sarebbe ricompensati per il proprio
sforzo). S, lo so, troppo semplice per essere capito. Ma rassegnatevi: la realt semplice! Dovrete fare
uno sforzo. Ed per questo che il totale del prodotto/reddito coincide col totale delle spese di famiglie (C),
Stato (G), imprese (I) e estero (NX). Ora, voi avete ridotto G di una unit, tagliando tanti sprechi e qualche
stipendio, e avete fatto senzaltro bene: in questo modo il bilancio pubblico, che era in pareggio, andato
in surplus di una unit, lo Stato cio ha risparmiato, e con i suoi risparmi ha ridotto il debito da 6 a 5. Solo
che purtroppo... per colpa dei tagli anche il Pil sceso, da 5 a 4. Si chiama recessione, sapete. E il risultato
che mentre lo scorso anno il nostro rapporto debito/Pil era di 6/5=120%, oggi di 5/4=125%.

Ma come? Anche la Cracozia era in pareggio di bilancio, si portata in surplus per un miliardo, e il suo
rapporto debito/Pil sceso! Forse che in Cracozia la spesa pubblica non entra nel Pil? Hanno truccato i
conti? Si saranno mica rivolti alla GS anche loro? (n.d.r.: non quella dei supermercati).

No, no, la contabilit nazionale uguale per tutti, e se vogliamo anche laritmetica. S, so che voi la
chiamate matematica, ma sapete, qui stiamo parlando di aritmetica, di cose che avete tutti, compresi voi,
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lettori, studiato alle elementari, di cose che usate nella vita di tutti i giorni con grande scioltezza, ma che
poi, quando si tratta di ragionare sui numeri delleconomia, accantonate, abolite, come se partiste dal
presupposto di non poter capire. Eppure semplice. La Cracozia aveva 4 miliardi di debito e 5 miliardi di Pil:
4/5=0.8=80%. Ha fatto anche lei il suo bel taglio degli sprechi: il debito sceso a 3, il Pil sceso a 4, e oggi la
Cracozia un rapporto debito/Pil a 3/4=0.75=75%. A cosa gli serva non si sa, ma comunque loperazione in
quel caso ha funzionato, perch aritmetica voleva che funzionasse. Non so se chiaro. Comunque, chiaro
che dobbiamo prendere una decisione. Cosa intendete proporre per la prossima finanziaria.

La situazione non ci lascia altra scelta: dobbiamo insistere sulla via dellausterit. La monade lo vuole.

Appunto.

Bene. Questa la versione semplice. Quella complicata ancora pi divertente: ma prima vediamo se
digerite la differenza fra 6/5 e 5/6...

luned 9 aprile 2012


...e la dinamica del debito
Qui si va sul difficile. Io ci provo. Se non ci riesco, almeno ci avr provato. Per promettetemi di provarci
anche voi. Ingredienti: un foglio di carta, una matita, una calcolatrice (se occorre) e un po di pazienza.
Lalternativa qual lo sapete. Per sempre.

Dopo avervi raccontato la triste storia della Ruritania e della Cracozia, mi aspettavo un mare di obiezioni. Si
vede che le mie tattiche di repressione del dissenso funzionano. Per... in fondo ha ragione Alessandro: cos
non c divertimento!

Lunica obiezione seria lha fatta Alex: dove finito il Maradagal? Ma adesso, caro Alex, ti racconto anche
la storia del Maradagal e del suo vicino, il Parapagal. Due stati latinoamericani, a differenza della Ruritania e
della Cracozia, e quindi, si suppone, intrinsecamente viziosi (i soliti pregiudizi). Certo ben diversi dalle
virtuose Ruritania e Cracozia, che partivano entrambe da un virtuoso pareggio di bilancio. Ma tanta era la
loro virt, ricorderete, che esse desideravano ridurre un debito che altrimenti sarebbe rimasto invariato.
Anche perch, da brave contrade europee, entrambe avevano un tasso di crescita pari a zero: non
potevano contare sulla crescita per ridurre il rapporto.

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E allora io mi aspettavo almeno due obiezioni:

1) ma il nostro governo non in pareggio di bilancio, in deficit, quindi deve fare qualcosa, altrimenti il
debito crescer!

2)

ma normalmente un sistema economico cresce, se pure poco, e quindi non detto che un taglio della
spesa faccia necessariamente diminuire il prodotto: altrimenti lunica soluzione sarebbe quella di spendere
il pi possibile per gonfiare il Pil.

Non so se le obiezioni sono chiare... Forse no, perch non le avete fatte! Comunque, laddove non lo
fossero, petite et dabitur vobis. Io intanto vi parlo del Maradagal.

Il Maradagal, come sapete, era appena uscito da una guerra col Parapagal, il suo vicino e principale partner
commerciale. I rapporti non si erano ancora rasserenati, e quindi di commercio estero non se ne parlava, le
due economie erano praticamente chiuse, e ben felici di esserlo. Ma lo sforzo bellico aveva richiesto, s
come far suole, un considerevole aumento del debito pubblico, che era pari, figuratevi, al 90% del Pil.
Inutile dire che il Parapagal era messo esattamente nelle stesse condizioni. Ma le guerre hanno anche il loro
lato positivo (si fa per dire): leconomia del Maradagal (e quella del Parapagal) crescevano abbastanza,
diciamo a un tasso medio del 5%. Del resto, per questo che si fanno le guerre: in guerra sono tutti
occupati, da fare non manca, e soprattutto da disfare, e poi, dopo, la ricostruzione garantisce qualche
altro anno di crescita.

Ah, ma mica voi sarete di quelli che credono che uno le guerre le fa perch Dio lo vuole o perch hanno
sparato allarciduca... Dai, piddini s, ma spero non fino a questo punto! Le guerre, in macroeconomia, si
chiamano politica anticiclica. Funziona benissimo! Vi ricordate, ad esempio, come funzionava il mondo
prima di Keynes? Guardate il grafico: visto come cresce il Pil durante le guerre? E prima prima prima? Prima
della rivoluzione industriale, prima che gli uomini imparassero a lavarsi le mani? Funzionava ancora meglio!
Se eri sfortunato cera la guerra, ma se eri fortunato cera la peste: in entrambi i casi rischiavi la pelle, ma
nel secondo, se te la cavavi, guadagnavi molto pi di prima: la riduzione esogena dellofferta di lavoro (i
morti) non si accompagnava a una distruzione di capitale fisso, e quindi il tuo salario reale aumentava.
Non ci credete? Leggete Mankiw, o, molto meglio, la Storia economica dellEuropa preindustriale di Cipolla.

Comunque: Maradagal e Parapagal crescevano al 5%, ma avevano un bel debito pubblico al 90% del Pil, e di
ridurlo, a breve, non se ne parlava, perch fra ricostruzione e pensioni di guerra, le spese non mancavano.

Ma questa cosa, al governatore del Maradagal, non andava proprio gi...

239

Cercate di capirlo: non si combatte una guerra, non si sbriciolano divisioni di fanteria per impadronirsi a
ogni costo di quota 960, sotto una pioggia di granate penetranti e dilaceranti... per poi scoprire di non
essere meglio del nemico! Eh no! Questa cosa lhidalgo don Mario de la Sierra non poteva ammetterla.
Bisognava fare meglio (orrenda locuzione) dellodiato Parapagal.

Da qui in avanti la storia un po come quella della Ruritania.

Siamo alla fine del 2011, si riunisce il consiglio dei ministri per la finanziaria. Quanto stato il Pil nel 2011?
100 miliardi di pesos. Previsioni di spesa pubblica per il 2012? 33 miliardi di pesos. Previsioni di entrata? 30
miliardi. Deficit previsto? Be, questo semplice: 33 30 = 3. Quant il debito oggi (fine 2011)? Lo abbiamo
detto: 90. E allora, se non facciamo niente, alla fine del 2012 il debito sar 90+3=93. Cio il 93/100=93% del
Pil.

No, aspetta, c la crescita!

Prevediamo che il Pil cresca del 5%, quindi in effetti il Pil del 2012 sar 105 miliardi (il 5% in pi di 100, non
so se rendo...). Alla fine del 2012 il rapporto debito/Pil sar 93/105=89% (88.6%, per i precisini).

S, sono tanti numeri. Facciamo una apposita tabbella, sperando di chiarire la situazione:

To! Il rapporto debito/Pil diminuisce, nonostante un deficit vicino al 3% del Pil! (per la precisione: rapporto
deficit/Pil al 2.8%). Strano! No, non strano per niente: se il Pil cresce, i rapporti al Pil diminuiscono.
Succede con tutti i rapporti: preferisci mezza torta o un quarto di torta? Preferisci dividere per due o per
quattro? Tra laltro, dividere per due anche pi semplice...

S, ma don Mario leconomia la sapeva, e sapeva anche la storia della Cracozia, e quindi si diceva: qui i
240

margini per far meglio ci sono: se tagliamo 2 di spesa, lanno prossimo il deficit sar 3-2=1, quindi a fine
anno il debito sar 90+1=91, invece di 90+3=93. Certo, avremo tolto anche 2 al Pil, questa lezioncina la so,
me lha spiegata il governatore della BCR (Banca Centrale Ruritana, detta anche RCB, Ruritania Central
Bank). Per motivi che non condivido (proseguiva fra s e s lhidalgo) la contabilit nazionale si ostina a
computare nel Pil lorrenda, lesecranda spesa pubblica, sulla base del motivo assolutamente pretestuoso
che gli stipendi dei dipendenti pubblici in fondo sono redditi! Certo, come se i redditi di sciagurati
perdigiorno, figli e padri di bamboccioni, andassero computati insieme ai veri redditi, i redditi di chi
produce! Che regola assurda! Certo, c quel fastidioso dettaglio... I redditi dei dipendenti pubblici, in
effetti, vengono spesi anche e soprattutto per acquistare beni prodotti da privati... Quindi... Diventano
redditi privati... Ma tralasciamo questa complicazione! Voglio comunque essere equanime: le regole ci
sono, e vanno rispettate. Del resto, anche togliendo 2 al Pil, e quindi portandolo a 103 invece di 105, il
rapporto debito/Pil sar sempre migliorato, perch invece di 93/105=89%, avr 91/103=88%, alla faccia
della Cracozia... volevo dire: del Parapagal!
(Per i precisini: 88.3 invece di 88.6: sapete come si arrotonda, no?)

E bravo don Mario, tu s che li sai fare i conti, bravo, taglia gli sprechi (i soliti sprechi, che poi sono la carta
igienica, il sapone, la risma di carta per fotocopie ecc. che devo portare a scuola di mia figlia, e forse presto
anche alla mia, di scuola)!

Quindi, come al solito, si va, si delibera, si taglia, e come al solito ci si ritrova, un anno dopo, ad ascoltare la
relazione del governatore della BCM (Banca Centrale del Maradagal).

Don Mario assapora il suo trionfo: abbiamo spezzato le reni (metaforicamente) al Parapagal: siamo
meglio noi, noi meriteremo il plauso dei mercati! Noi. Che a intenderlo come plurale, cio come somma
di io, o come plurale maiestatis, cio come inflazione del proprio io, rimane sempre un pronome di
persona. I pronomi! Sono i pidocchi del pensiero. Quando il pensiero ha i pidocchi, si gratta come tutti
quelli che hanno i pidocchi e nelle unghie, allora ci ritrova i pronomi: i pronomi di persona (e questa chi
la deve sapere la sa, e chi non la sa se la cerca perch ora).
Arriva il governatore della BCM, ma non si pu proprio dire che sia euforico (come immaginerete, altrimenti
non vi starei raccontando questa storia)...

Allora, governatore, qual il consuntivo del nostro primo anno di regno... pardon, di governo? Abbiamo
accelerato la fisiologica diminuzione del rapporto debito/Pil?

Be, in effetti il debito diminuito, arrivato, come previsto, a 91 miliardi, invece dei 93 che avrebbe
raggiunto in assenza di manovra...

241

Fantastico! Lausterit paga. I sacrifici sono sempre ricompensati, soprattutto quelli degli altri. Allora
insistiamo: qualche altro spreco, che so? Magari potremmo risparmiare sulle pasticche dei freni dei mezzi
pubblici, cos, se va bene, evitiamo anche di pagare qualche pensione...

Ma veramente ci sarebbe un problema...

Ah, e quale sarebbe? Il debito sceso, i mercati saranno contenti, e i sudditi saranno contenti nel sapere
che i mercati sono contenti... Non vedo il problema! Ricordati: sono ex comunisti, quindi abituati a
difendere loperaio, il quale, a sua volta, figlio del XIX secolo, e ne condivide tutti i sani principi, incluso
quello del sacro orrore per il debito: hai letto i Miserabili? Ricordi Marius? Pour lui, une dette, ctait le
commencement de lesclavage. E cos, non ti paia paradossale, oggi proprio gli ex comunisti sono i pi
acerrimi fautori dellausterit (anche perch, avendo letto solo il Bignami di Marx, non si rendono conto
che senza debiti non c capitalismo, ma questa unaltra storia). Comunque: siamo a cavallo!

Mica tanto: il problema che il rapporto debito/Pil aumentato: non siamo scesi dal 90% all88%, siamo
saliti dal 90% al 91%

Come possibile? Con uneconomia in crescita? E poi io ho tenuto conto del fatto che il taglio della spesa,
per quelle stupide regole di contabilit, avrebbe ridotto il Pil: saremmo arrivati a 103 invece di 105. Lo ho
calcolato, so fare i conti, sono un tecnico. Te lo dimostro: se il debito 91, e il suo rapporto al Pil 91%,
vuol dire che il Pil 100! (per i poeti: 91/100=91%, n.d.r.) Quindi il Pil non sceso solo di 2, dei 2 miliardi di
euro che ho santamente e austeramente tagliato, ma di 5 rispetto alle previsioni, cio... la crescita stata
zero! 100 di Pil nel 2011, e 100 nel 2012, la stessa cifra. Ma come possibile?

Vedi, don Mario, il problema che hai manipolato i saldi contabili con la stessa scioltezza con la quale li
vediamo ogni giorno manipolare a Qui, Quo e Qua e al loro simpatico zietto. Supponiamo che tu debba
dimagrire. Ti affideresti a un medico che ti propone di amputarti una gamba? La perdita di peso
assicurata, no? Ma io credo che tu cambieresti dietologo, perch probabilmente intuisci che anche se lo
scopo perdere peso, il discorso non si esaurisce l. Ecco, anche quando si manipolano i saldi il discorso
non si esaurisce l. Cosa erano i due miliardi che hai tagliato? Pensioni e stipendi pubblici, salvo errore. Ora,
c una cosa che non hai considerato. Il maradagalese medio, che piuttosto parsimonioso, consuma
comunque circa il 60% del suo stipendio. Questo significa che riducendo di due miliardi gli stipendi dei
maradagalesi, hai ridotto. in effetti, di 0.6x2=1.2 (il 60% di 2) la loro spesa per consumi.

Ora, tu sei un tecnico, quindi sai che il Pil uguale alla somma di consumi, investimenti e spesa pubblica (ci
sarebbero anche le esportazioni nette, ma dopo la guerra il commercio non ancora ripreso). Sai cio che Y
= C + I + G. Tu pensi di aver ridotto solo G di 2 (la spesa pubblica), ma non capisci che facendo cos hai
anche ridotto C di 1.2 (i mancati consumi dei dipendenti pubblici, che entrano nel Pil perch, ovviamente,
242

sono redditi di chi vende quello che gli esecrandi parassiti pubblici acquistano). Quindi, come vedi, siamo
gi a 2+1.2=3.2...

Ho capito, va bene, non dovevo trascurare il fatto che gli orrendi, turpi, esecrandi sprechi pubblici in
realt vanno a finanziare per lo pi lacquisto di beni privati... Ma anche cos tu mi parli di una
diminuzione di 3.2, e invece il Pil diminuito di 5!

Certo, don Mario, perch vedi, un anno lungo, e il Maradagal popoloso... In un anno non succede mica
una sola cosa: ne succedono tante. Succede anche che tutti quelli che normalmente vendono beni ai
dipendenti pubblici (il lattaio, il fornaio, sai...), si sono visti entrare 1.2 miliardi in meno. Ora, tu non ci
crederai, ma il mondo strano: non che perch uno produttore, non anche consumatore. E quindi il
settore privato, che si visto entrare 1.2 miliardi in meno, ha dovuto ridurre i propri consumi indovina un
po di quanto? Bravo, di 0.6x1.2=0.72. Certo. Perch lorrendo parassita statale, inutile e quindi dannoso,
come certi docenti universitari elitari, narcisisti e pure keynesiani (di merda), che passano il tempo chiusi in
casa a scrivere, anzich chiusi alluniversit a promuovere studenti, ha ridotto il suo consumo di pane e di
latte, e allora anche il fornaio ha dovuto ridurre il suo consumo di latte, e magari il lattaio il suo consumo di
pane, e magari (e questo sarebbe il lato positivo), nessuno dei due ha potuto mandare il figlio alluniversit,
a far corrompere la propria giovane mente da certi personaggi.
Ora, facci caso: tu pensavi di aver diminuito il Pil di 2, ma invece, vedi, lo hai gi diminuito di
2+1.2+0.72=3.92. Siamo quasi a quattro, e l'anno ancora non finito. Ma siccome in un anno non si va al
mercato una volta sola, capisci che la spesa che hai sottratto alleconomia, gira che ti rigira, ha effetti
indotti molto pi grandi di quelli che pensavi tu. Ma questo gli studenti di economia lo sanno quasi
sempre, anche se i professori, evidentemente, sono pagati per dimenticarlo! Se la propensione al
consumo del 60%, gli effetti indotti sono pari a 1/(1-0.6)=2.5 volte la sottrazione di spesa iniziale, e
siccome tu hai sottratto 2, 2x2.5=5, ed ecco perch il Pil, che sarebbe arrivato a 105 se tu fossi stato
tranquillo, rimasto a 100 (crescita zero) in conseguenza del tuo tentativo di sedurre doa Angela. La quale
a te predica austerit, ma a casa sua, sai, mi dicono si comporti in un modo un po diverso. Cos fan tutte.

E per gli amanti dei dettagli, ecco due tabbbbbelle riassuntive di questa bella storia, che sarebbe molto
pi bella se non fosse la nostra. Questo il capolavoro del nostro hidalgo de la Sierra:

243

e questo invece quello che sarebbe successo se non avesse cercato di essere pi realista del re:

244

Attenzione: qui siamo ancora sul relativamente semplice. Ma se riuscite a digerire anche questo (prendete
il vostro tempo), allora ripetiamo questa storia coi numeri veri, e poi s che si ride...

Addendum: siccome altrimenti poi dite che faccio le preferenze, inserisco qui, dove lo vedono tutti, il link
al modello sottostante, che poi il modello keynesiano standard da libro di testo. Divertitevi.

Ah, ci avete fatto caso? Non ho detto moneta sovrana, e nemmeno moneta fiat (che poi sarebbe, credo,
lo Scudo, il Fiorino, o il Dobl...). E non lho detto perch non cera bisogno di dirlo. Perch dire cose inutili?
Gi capire quelle utili, purtroppo, richiede un certo sforzo, come dimostra chi viene qui a starnazzare che io
sono schiavo del sistema neoliberista ecc. ecc. Quante me ne tocca sentire! Cio, secondo loro se uno non va
a una convention di princisbecco similberlusconiana, dove peraltro gli hanno detto di venire purch stia zitto
245

(cosa che ha indignato tutti i miei colleghi, facendo terra bruciata intorno al "movimento"), non si sta
opponendo al sistema! Vedete? la generazione X-Factor, la generazione Grande Fratello. Che esista un
altro metodo, che esista un'altra comunicazione, a loro non viene nemmeno in mente. E infatti, se ci fate
caso, non parlano mai di elettori, di cittadini... Parlano di pubblico! Patetico ma vero! Cio, secondo loro un
post come questo ha il difetto di non parlare "al grande pubblico".
Tre millenni di storia non hanno insegnato niente a queste persone.
Mettiamola cos: la Natura matrigna (oh, se lo !), e a me non interessa lottare contro di lei. Mi interessa
solo dare, a chi ha gli strumenti per farlo, la possibilit di approfondire. Al pubblico ci pensi la televisione.

marted 8 gennaio 2013


Maastricht e l'aritmetica del debito pubblico

(Endlich! I bambini a scuola, Rockapasso dispersa nellambiente, torniamo a noi. So, perch lo avete
espresso, che sentite come me il bisogno di disinfettare e areare i locali. Normalmente lo abbiamo fatto con
la cultura, oggi lo faremo con la tecnica, che poi cultura. Da qualche giorno mi sembra di aver superato la
depressione post partum. Sono arrivato a fine ottobre provato da dodici ore di lavoro al giorno sul libro, e
poi novembre e dicembre non sono stati mesi facili. Il libro non decollava, e non si capiva perch ma era
semplice: non ce nerano abbastanza copie! Le consuete 12 ore di lezione a settimana, ma questanno con il
dubbio che lo stesso tempo lo si sarebbe potuto dedicare a persone alle quali leconomia interessa. I
simpatici amici che invece di darti una mano ti stressano con le loro lezzioncine di vario tipo lezzioncina
complottista: Non possibile che il libro non sia in libreria, chiaro che c un complotto, la colpa tua,
dovevi far vedere il contratto da un avvocato, dovevi rivolgerti a unaltra casa editrice! [Ma va! E poi? Il
rasoio di Occam, questo sconosciuto... E se invece stessimo calmi, che la situazione, come vedete, sta
migliorando?]; lezioncina politica: Ti devi impegnare di pi, perch le elezzzzioni... [Le elezioni? Le
elezioni? Ma stiamo scherzando!]; lezioncina di comunicazione: Non devi fare questo non devi fare quello
fai questo fai questaltro.... Vi risparmio altre tipologie. Il tutto a una persona visibilmente devastata da un
lavoro massacrante, perch si sa, gli amici a questo servono. Sono un po il tuo duale: e se tu non sei cattivo,
ma ti dipingi cos, pu anche capitare che loro siano delle bestie, ma si dipingano buoni. La vernice, per, se
la grattano da soli, cos tu devi fare un unico sforzo: mettere nel cestino. Per fortuna ci sono i nemici che
ogni tanto ti fanno divertire, ma anche l, che uggia, che depressione: sempre le stesse cose, veramente il
gioco dellOca, gli argomenti non cambiano mai, e il divertimento vero arriva solo se linterlocutore
disonesto, perch se onesto, come si fa a non essere daccordo? E poi i viaggi ovunque, mai due giorni di
seguito a casa, tante soddisfazioni (purtroppo anche gastronomiche), ma anche tanta fatica. E le
aspettative crescenti, di vario tipo: c il modello america facce Tarzan, nelle sue varie sfumature: la
sindrome di Stoccolma (facce er post tecnico, che ce piace nun capi un cazzo); la sindrome del Colosseo
(facce a stroncatura, anvedi che ha detto quello, fallo nero); ecc. Poi c il modello che fare?, in versione
elettorale: Ma tu per chi voti? Cazzi miei! Ma io per chi voto? In bella e ordinata simmetria, cazzi tuoi!
Oppure in versione esistenziale: Ma cosa dobbiamo fare? Il movimento, il banchetto, linizzziativa... E
246

anche qui, ma cosa volete fare? Lo avete capito o no come funziona? Qui si va avanti a PUDE (Partito Unico
DellEuro) finch ci sar leuro, e ci sar leuro finch far comodo ai mercati o non far troppo scomodo a
paesi con una identit nazionale. Il resto saranno persone che, in buona o in cattiva fede, con maggiore o
minore fantasia, sfrutteranno lindignazione sempre pi diffusa, la vostra indignazione, per procurarsi, con il
comodo e plausibile alibi della proposta costruttiva e fattiva mica come questi intellettuali nascosti
dietro una tastiera un pacchettino di voti da portare allincasso sul banco di una improbabile mediazione
col PD. Non mi credete? E allora aspettate e vedrete, ma seguite il mio consiglio, che poi quello che mi ha
dato Brancaccio: vai ovunque ma non firmare niente. Chiaramente, sotto elezione i trepidanti e queruli
alfieri del che fare diventano legione, soprattutto su Twitter. Capisco il fastidio di chi gi avanti nella sua
elaborazione critica...

Vi mai successo di essere cos stanchi che riposarsi diventa uno sforzo? Allora mi capite.

Poi, per fortuna, arrivato Natale, e per evitare i noti problemi ho deciso di dedicarmi a Uga, ar Palla, e al
carcere della mia anima immortale. Le cose sono rapidamente migliorate. Uga ha finalmente imparato ad
andare in bicicletta, e io ho imparato a stare unora sconnesso dalla rete. Ho ripreso la mia attivit
scientifica, ho riordinato lagenda (ormai sono coperte tutte le regioni italiane), e soprattutto ho declinato
tutti gli inviti a occuparmi dei peti di Petazzoli, delle svoltine di Zingales, ma anche delle tanto sagge e
quanto ritardatarie parole di Stiglitz, ecc. Vedete? Non me ne occupo: nemmeno metto il link. E poi sono
cominciate ad arrivare le lettere di quelli che non parlavano per sentito dire, ma avevano letto il libro, o mi
avevano incontrato: e anche questo stato importante, da l ho ripreso la forza per ricominciare. Quindi
ricominciamo.

Paulo majora canamus.

rimasta in sospeso una puntata spero non lultima del lavoro di istwine sulla moneta endogena (s,
quella roba che stiamo pubblicando per far capire che in Italia qualcuno che sa cosa sia leconomia postkeynesiana c). Per condurvi ad essa con tutto il rispetto verso i tanti ai quali non capire in fondo un po
piace penso sia utile affrontare prima un tema che tanto ci accompagner e gi ci ha accompagnato
lungo il nostro percorso).

Fabbisogno e debito
In teoria le cose sono molto semplici: il fabbisogno (public sector borrowing requirement) la variazione
del debito pubblico (general government gross debt). Quindi se in un dato anno il fabbisogno 10, il
debito aumenta di 10; se il fabbisogno zero (pareggio di bilancio), il debito non varia; se il fabbisogno 10 (surplus di bilancio), il debito diminuisce di 10. Questo in teoria.

247

Se vi siete persi, non chiedetemi per chi votare...

Se invece non vi siete persi, forse il caso di dare una veste un po formale allovvio, rendendolo un po
meno ovvio e un po pi operativo, cos poi magari passiamo anche dalla teoria alla pratica.
Usiamo D per indicare il debito e F per indicare il fabbisogno. Intanto, notate che queste due variabili sono
diverse dal punto di vista dimensionale. Il debito uno stock (in italiano si direbbe: un fondo, una
consistenza), e il fabbisogno un flusso. Cosa significa? Sono flussi le grandezze economiche riferite a un
intervallo temporale, e stock quelle riferite a un istante.

Qui siete tutte persone per bene (quasi tutte), quindi penso siate anche (mediamente) pulite. Un bagno
lavrete fatto in vita vostra, no? Bene: quando aprite il rubinetto, attivate un flusso di acqua. Supponiamo
che uno ponga la domanda: quanta acqua sta entrando nella vasca? La risposta un litro evidentemente
non avrebbe senso. Un litro cosa? Un litro al secondo? Al minuto? Allora? Fa differenza, no? Quando
importante sapere quanto tempo ci vuole, stiamo parlando di un flusso. Vediamolo in economia. Alla
domanda Quanto guadagni? la risposta Duemila di per s non ha senso, perch se duemila allanno
sei un giovane di quelli etichettati come choosy dalla nota ministra, se duemila al mese sei fortunato, e se
duemila al giorno sei una rockstar. Chiaro, no?

C per unaltra domanda che ci si pu porre: quanta acqua c ora nella vasca? E qui, evidentemente, non
avrebbe senso rispondere 50 litri allora. Lacqua che c, c qui e ora (hic et nunc), in questo istante,
uno stock, devi solo dire quant e in quale istante la misuri, non in quale intervallo di tempo. Vediamolo in
economia. Se ti chiedono quanto hai in banca, qual il saldo del tuo estratto conto, risponderai con un
numero: 1000, 10000... Ma non dirai: 10000 allanno (o al mese, o al giorno), perch la domanda : quanto
hai ora in banca, di quanto disponi ora, qual il tuo stock di depositi bancari ora.

Una prima conseguenza non banale di questo ragionamento apparentemente ovvio si ha nella datazione
delle variabili.

Quando parli del fabbisogno pubblico del 2012, ti riferisci allintero flusso di nuovi finanziamenti dei quali lo
Stato ha avuto bisogno nel corso del 2012 (flusso: lacqua che entrata nella vasca del debito lungo
tutto lanno).

Quando parli di debito pubblico nel 2012, ti riferisci a quanto era il debito pubblico al 31/12/2012 (lacqua
che era nella vasca del debito a fine anno).

248

Se i dati fossero, poniamo, mensili, riferiti ad esempio a giugno, il fabbisogno di giugno 2012 sarebbe dato
dal flusso maturato in quel mese, mentre il debito a giugno 2012 sarebbe il debito alla fine di quel mese.
Naturalmente il dato mensile di flusso sar mediamente un dodicesimo del dato annuale, mentre il dato
mensile di stock no: i flussi si sommano, gli stock no. E siccome volete fare tanto i tecnici, e la politica vi
annoia, segue disegnino:

Ecco: se nel 2012 lo Stato ha un fabbisogno (necessit di finanziamento) di un euro al mese, ovviamente in
fondo allanno il suo fabbisogno annuale stato di 12 euro. E se il debito iniziale, cio quello al 31/12/2011,
era di 100, il suo debito finale di 100+12=112. Il fabbisogno dellanno 2012 la somma dei flussi di
fabbisogno mensili, il debito dellanno 2012 il debito misurato alla fine dellanno.

Ci siamo? Proviamo a formalizzare? Dobbiamo farlo, per entrare nel meraviglioso e sorprendente mondo
della dinamica economica, quello che ci permetter di superare i ragionamenti da bar dello Sport (per
ingegneri, matematici, biologi, insomma, per persone alfabetizzate: niente di pi di unequazione alle
differenze finite del primo ordine. Vi annoierete. Capita.)

Le identit stock/flusso
Quanta confusione nelle teste degli italiani! E quanto aumentata, grazie al dilettantismo del
Commendator Negligenza ((c) istwine) e della sua Mammeta. Ma cerchiamo di mettere un po di ordine nel
caos.

249

Intanto, usiamo il simbolo delta per indicare la variazione di una variabile, cio la differenza fra il valore
corrente, al tempo t, e quello precedente, al tempo t-1. Qui di seguito immaginer che t sia un anno, cio
lavorer con dati annuali, ma potrebbe essere un mese, un minuto, un soffio di fiato, un attimo, unora.
La variazione dello stock di debito nellanno t sar, in generale:

Questa variazione quindi uguale alla differenza fra:


a) Dt, valore (finale, perch uno stock) dellanno t, e
b) Dt-1, valore finale dellanno precedente t-1, che poi il valore iniziale dellanno t (si suppone che durante il
cenone di S. Silvestro lo Stato non accumuli debiti).

Questo, in generale.

Se poi ci riferiamo allesempio numerico precedente, abbiamo:

La variazione del debito nel 2012 uguale alla differenza fra il debito a fine 2012, cio 112, e il debito a
inizio 2012 (o fine 2011), cio 100.

Ma questa differenza, questa variazione di stock, coincide con il flusso di fabbisogno dellanno 2012,
F2012=12. Sorpresona! Eh gi! Proprio cos. quello che ci siamo detti allinizio: la variazione del debito
coincide con il fabbisogno. In generale, possiamo indicare questo semplice dato di fatto cos:

ma anche cos:

ovvero: il debito alla fine dellanno t uguale al debito allinizio dellanno t (fine dellanno t-1) pi tutto il
flusso di fabbisogno manifestatosi durante lanno.

250

La lapalissiana relazione (2) o (3) (sono equivalenti) il caso pi semplice di identit stock/flusso:
unespressione che lega, in modo tautologico, uno stock, al flusso che ne costituisce la variazione.
Insomma: se ci fate caso, la relazione:

calata nel nostro esempio numerico, diventa semplicemente:

cio, banalmente:

12 = 12

La variazione del debito (in teoria) il fabbisogno, e il fabbisogno (in teoria) la variazione del debito.
Quindi se la prima 12, significa che il secondo 12. 12=12 una tautologia, siamo daccordo.
Ma anche Ego sum qui sum una tautologia, il che ci ricorda che non sempre le conseguenze di una
tautologia sono del tutto banali, altrimenti, poveri matematici, sarebbero ancora pi inutili di quello che
sono (p.s.: amici matematici, la mia solo invidia se pu farvi piacere e questa una provocazione ad
personam, quindi non vi inalberate tutti: si inalberer solo lessere inutile al quale questa provocazione
dedicata: lui sa chi ... attendo trepidante... Driiinn! Eccolo... Ciao Paolo... Scusate, vi lascio un attimo).

Notate una cosa: nella (3) una stessa variabile, il debito pubblico D, compare in due istanti di tempo diversi,
t-1 e t. Per questo motivo la (3), come ogni identit stock/flusso, lega il passato al presente, e questo al
futuro, cio rende dinamico il modello. Un modello dinamico, in economia, un modello nel quale le
variabili vengono studiate nel loro divenire temporale. Ah, perch, direte voi c anche uneconomia che
non tiene conto del tempo?. Eccome se c!

Piccola digressione per gli espertoni


Un esempio di modello che non tiene (adeguatamente) conto del tempo il modello IS/LM. Quando lo
usiamo confrontiamo due equilibri, due situazioni statiche, riferite a flussi (reddito, consumi, investimenti,
fabbisogno pubblico) ma non c nulla nel modello, se non la favoletta che raccontiamo a noi stessi, che
descriva esattamente come si passi da un equilibrio allaltro, e nemmeno se ci si arrivi. In ognuno dei due
equilibri, quello di arrivo e quello di partenza, hai un deficit, ma non sai cosa succede al debito, giusto?
Insomma, descrivi i flussi, ma non gli stock, come se la consistenza degli stock non influenzasse il volume
dei flussi. Eppure non cos, e lo sappiamo.

251

Ci sono voluti Blinder e Solow [1973] (veramente, prima ci aveva pensato Christ [1968] sul Journal of
Political Economy) perch qualcuno affrontasse il problema di cosa succede agli stock nel modello
keynesiano, ponendo le basi per la modellizzazione stock/flusso che poi sar ripresa da persone che
conoscete, come Tobin e Buiter [1978], o per altri versi, dalla scuola britannica, in modo pi o meno
indipendente e con un taglio diverso. Il punto che se non consideri gli stock (pi esattamente le relazioni
stock/flusso) il modello keynesiano rimane bastardo, pseudo-dinamico. Ma se li aggiungi diventa troppo
complicato per uno studente di economia. Il risultato che da cinquanta anni raccontiamo una favoletta.
Poi dicono che gli economisti non sanno mediare. Chi ha capito ha capito, chi non ha capito vergine,
questo paragrafo non importante. Proseguiamo.

Il rapporto al Pil
E ora si ride. Perch fatto salvo il caso di qualche sconclusionato trollonzo amerikano, normalmente i dati
del debito vengono espressi in rapporto al Pil. Fermi: arriva lespertone! Ma il Pil un flusso, il debito
uno stock, che senso ha, ecc. ecc. Risposta: un debito di 10000 euro pi problematico per me o per Bill
Gates? Per Bill Gates, ma solo perch io il debito non lho contratto. Se lo avessi fatto, sarebbe pi
problematico per me, perch guadagno meno di Bill. Chiaro, no? Certo che il debito dello Stato non viene
pagato dal reddito della nazione (ma dai redditi dello Stato), per siccome fra i redditi dei cittadini e quelli
dello Stato una certa relazione c, teniamoci questa convenzione e andiamo avanti.
Si pone allora il problema di esprimere in rapporto al Pil la relazione (3), che ci dice come evolve il debito,
per vedere come evolve il rapporto debito/Pil. Gi questa semplice operazione non banale, come vedrete.
Intanto, dobbiamo aggiornare il nostro parco simboli introducendo una convenzione: indicheremo i
rapporti al Pil con le lettere minuscole. Quindi, visto che il Pil indicato dalla lettera Y, avremo:
1) il rapporto debito/PIL:

2) il rapporto fabbisogno/PIL

E voi direte: Be, ma che cce vo? Prennemo a (3), a scrivemo co e minuscole, fatto. S, appunto, questa
sarebbe la dinamica veloce di Giampiero Galeazzi. In realt le cose sono un po pi complicate. Infatti,
guardate un poco cosa succede se dividiamo la (3) per il reddito:

252

Dov il problema? Semplice: il primo termine a destra delluguale, perch:

Cio: il rapporto fra il debito di ieri (Dt-1) e il Pil di oggi (Yt) non lo puoi scrivere come dt-1, perch dt-1 il
rapporto fra il debito di ieri e il Pil di ieri (Yt-1). Quindi il metodo Galeazzi non funziona, e la relazione in
rapporto al Pil non puoi scriverla semplicemente sostituendo a tutte le maiuscole tutte minuscole.

Astenersi quelli che aumentato del 200% quindi raddoppiato (cio: astenersi
piddini)
Ma qualcosa puoi fare, e attenzione, perch qui comincia il bello. Il fatto che per definizione il Pil di oggi
uguale a quello di ieri moltiplicato per uno pi il tasso di crescita. Insomma: se il Pil del 2011 100 e quello
del 2012 105, significa che nel 2012 il Pil aumentato del 5%, cio che:

dove con la lettera gamma ho indicato il tasso di crescita del Pil (nominale, perch stiamo valutando tutto a
prezzi correnti, ma su questo torniamo dopo).
Questo significa anche che, banalmente:

(una calcolatrice a celle solari aiuter).


Dice: E allora? E allora abbiamo risolto, perch in questa espressione:

possiamo sostituire al Pil di oggi quello di ieri (moltiplicato per il fattore di crescita):

253

cio:

e, se ci fate caso, ora s che possiamo passare rapidamente alle minuscole:

Debito e crescita
E da una tautologia siamo passati a unaltra, che per qualcosa ci insegna. Confrontiamo la (3) e la (4):

La prima ci dice una cosa ovvia: il debito di oggi quello di ieri pi il fabbisogno. La seconda meno ovvia: il
rapporto debito/Pil di oggi, dt, uguale alla somma del rapporto fabbisogno/Pil, ft, che viene sommato al
rapporto debito/Pil di ieri, dt-1, diviso per il fattore di crescita 1+gammat.
Prima vi faccio un esempio numerico, e poi se ne parla.

Sono i dati di prima, ai quali ho aggiunto lipotesi che il Pil (nominale) valga 100 nel primo anno, e 105 nel
secondo. Di conseguenza il rapporto debito/Pil, d, vale 100/100=1=100% nel primo anno, e
112/105=1.067=106.7% nel secondo anno. Nota: dato che il Pil del 2012 105, il rapporto fabbisogno/Pil,
cio f, pari a 12/105=0.114=11.4%. Ma mentre se il fabbisogno 12 il debito aumenta di 12, se il rapporto
fabbisogno/Pil 11.4%, il rapporto debito/Pil non aumenta di 11.4 punti percentuali.
254

Perch?
Perch oggi c la Ciiiiiiina!
No, aspetta, buona, questo devi dirlo in un altro post!
Perch c la crescita.
Siccome durante lanno il Pil cresce, quando a fine anno fai i conti, devi sommare il fabbisogno dellanno a
un rapporto debito/Pil iniziale che stato in parte diluito dalleffetto della crescita economica. Il debito
iniziale non devi pi dividerlo per 100 (Pil dellanno precedente) ma per 105 (Pil dellanno in corso). Questo
il senso della divisione per 1+gamma che vedete nella (4). Se sostituiamo i numeri della tabella, la (4)
diventa:

(nota: se rifate il calcolo vi viene 1.066 perch c un errore di arrotondamento dovuto al troncamento dei
decimali. Se usate Excel ripartendo dalla tabella vi tornano esattamente i conti).
Dice: Vabbe, ma sempre una tautologia!. S, per intanto ci fa vedere allopera una cosa della quale
sentiamo sempre parlare tanto: il fatto che il problema del debito pu essere risolto (anche) dalla crescita.
Ad esempio, usando la (4) possiamo stabilire che se la crescita invece che del 5% fosse del 7%, a fine anno il
rapporto debito/Pil sarebbe:

Quindi, con lo stesso fabbisogno, avremmo quasi due punti di debito in meno a fine anno.

Lo stesso fabbisogno? Erore (co du ere). Lo stesso rapporto fabbisogno/Pil. Ma siccome stiamo
ipotizzando che ci sia pi crescita, se il rapporto fabbisogno/Pil rimane costante, vuol dire che in realt il
fabbisogno in termini assoluti aumentato (cio lo Stato ha speso di pi o incassato di meno). Quanto?
Basta fare i conti.

Vedete? Se c pi crescita, l11.4% del Pil corrisponde a 12.2, quindi il fabbisogno F di 0.2 pi grande che
nel caso precedente, e tale anche il debito D, ma il rapporto debito/Pil diminuisce.
255

Normalmente, se le condizioni di crescita sono pi favorevoli, il fabbisogno F invece di aumentare


diminuir, o al pi rester invariato (nel qual caso comunque diminuir il suo rapporto al Pil). Questo
scenario, pi plausibile, si presenta in questo modo:

Vedete? Se il fabbisogno resta 12, il suo rapporto al Pil scende dall11.4% all11.2%, e quindi il rapporto
debito/Pil arriva al 104.7%, dal 106.7% che avevamo nello scenario iniziale. Insomma: a parit di fabbisogno
F, con questi numeri due punti di crescita in pi nellanno tolgono due punti di rapporto debito/Pil a fine
anno.

Lo stato stazionario
Va bene: nella dinamica del rapporto debito/Pil si fronteggiano due forze opposte. Il fabbisogno, che tende
a farlo aumentare, e la crescita, che tende a farlo diminuire. Ma quale forza prevale nel lungo periodo? La
loro lotta raggiunge un punto di equilibrio? E il rapporto debito/Pil di un paese tende verso questo ipotetico
equilibrio?

Per vederlo si pu ragionare in due modi: per tentativi, o more geometrico.

Se ragioniamo per tentativi, semplicemente utilizziamo la formula (4) per calcolare dove va a finire il
debito. Certo, in questo caso dovremo fare opportune ipotesi sul valore del fabbisogno e del tasso di
crescita: ogni scenario si appoggia a previsioni. Ad esempio, se immaginiamo che il fabbisogno sia costante
all8% del Pil, e la crescita nominale sia costante al 7%, avremo uno sviluppo di questo tipo:

256

Con questi parametri si vede che il debito cresce, ma crescer per sempre? Sembra di vedere che la
crescita, verso la fine, rallenti un po. Se facciamo un grafico infatti vediamo una certa curvatura:

Ma dove si arresta la crescita del debito? Andando per tentativi, a occhio, non lo sapremo mai con
esattezza. Dobbiamo procedere more geometrico, e possiamo farlo in due modi.
257

Il primo sostituire nella (4) un valore costante del debito:

Se risolviamo rispetto al valore costante del debito questa espressione (dove abbiamo ipotizzato che anche
la crescita e il rapporto fabbisogno/Pil siano costanti), otteniamo il valore di stato stazionario del debito,
cio il valore al quale il debito tende, dati i parametri fabbisogno e crescita. Un po di algebra, e...

Il valore cui tende il rapporto debito/Pil tanto maggiore quanto pi grande f (il rapporto fabbisogno/Pil) e
tanto minore quanto pi grande (la crescita).

Mettiamoci dei numeri. Nel caso del nostro esempio, avremo:

Il rapporto debito/Pil tender al 122%, e l si fermer (ok, per lespertone di turno, so cos un limite, ma lo
so solo in matematica, quindi se devi fare il precisino accomodati, il Washington Consensus , come di
prammatica, in fondo a destra).
C anche un altro modo di ottenere lo stesso risultato. Prendiamo la (4) e sottraiamo a entrambi i membri
dt-1:

cio:

La (6) ci spiega come varia il rapporto debito/PIL. Confrontiamola con la (2), che ci spiega come varia il
debito:

258

La variazione del debito Dt uguale al fabbisogno Ft. La variazione del rapporto debito/Pil dt uguale al
fabbisogno ft meno il prodotto del tasso di crescita delleconomia (diviso per 1+gamma) per il debito al
tempo precedente. Quindi, quanto pi elevato il tasso di crescita, tanto minore sar la variazione del
rapporto debito/Pil.

La (6) molto utile perch ci fornisce due cose. La prima la conosciamo gi, il valore di stato stazionario del
rapporto debito/Pil. Se sostituiamo valori costanti del fabbisogno e del tasso di crescita, otteniamo:

e dato che in stato stazionario la variazione del rapporto zero, abbiamo

da cui si ottiene immediatamente la formula dello stato stazionario (5) se non proprio immediatamente,
con carta e penna ce la si fa.

La manovra stabilizzante
Ma dalla (6), con un passaggio analogo al precedente, otteniamo anche il valore del rapporto
fabbisogno/Pil che stabilizza il rapporto debito/Pil, cio il valore di f tale per cui la variazione di dt si annulla.
Semplicemente, esso pari a:

Cio: il valore del rapporto fabbisogno/Pil che stabilizza il rapporto debito/Pil uguale al prodotto del tasso
di crescita delleconomia (diviso per uno pi il tasso di crescita) moltiplicato per il debito al tempo
precedente. Insomma: la (7) ci fornisce uno strumento per calcolare lentit della manovra di bilancio che
stabilizza il rapporto debito/Pil. Una cosa della quale si parlato, non ricordate? Lanno scorso (ma anche
due anni fa) cera chi diceva: basta con lausterit, limitiamoci a stabilizzare il rapporto debito/Pil. Parole
sante! Ma come si fa in pratica? Si usa la (7).

259

Supponiamo di voler stabilizzare il rapporto debito/Pil a partire dal 2016, cio di volerlo mantenere, da l in
poi, costante al valore del 2015, pari a 1.05. Questo significa che il rapporto fabbisogno/Pil deve essere
portato a:

cio deve essere ridotto di 1.1 punti di Pil rispetto al suo valore tendenziale previsto dell8% del Pil.

In effetti, se facciamo questa correzione il rapporto si stabilizza:

Bello, no? Ecco, ora sapete anche come fare le manovre (col debito, questa non una scuola guida).
Ovviamente potete usare la (4) per verificare che la traiettoria sia stata calcolata bene, e la (5) per verificare
che 1.05 sia effettivamente il nuovo stato stazionario:

Lieve mal di testa? (tranne che per gli ingegneri e i fisici. I matematici, schifati da tanta semplicit o
semplicismo, avranno gi abbandonato il campo, tanto pi che questi calcoli sono utili, e loro sono un po
baudelairiani: una cosa utile non pu essere bella, e la vita troppo breve per dedicarla alle cose brutte.
260

Come li capisco: arrestare la crescita del debito uno sporco lavoro, ma qualcuno dovr pur farlo. Certo
non lhidalgo...)

Ma il meglio deve ancora venire, perch dobbiamo parlare de...

I numeri di Maastricht
I numeri di Maastricht ogni tanto tornano su come la peperonata (se mi passate questa metafora, cassata
dalla gentile editor di Imprimatur). Quando te li sei dimenticati, ecco che tornano in mente a un burocrate
europeo, che li incorpora nel Fiscal compact, o magari a un giornalista, che scopre che non hanno senso
(poveri giornalisti).

S, il famoso 60% del rapporto debito/Pil (nei nostri simboli, d=0.6) non ha alcun senso economico
particolare. La teoria economica non fornisce metodi univoci per determinare una soglia di sostenibilit del
debito, cio un valore oltre il quale il debito diventa insostenibile. Molto dipende da cosa intendi per
sostenibilit. Una definizione operativa pu essere basata sul concetto di stabilit dinamica. Lidea che se
il debito supera una certa soglia, lo Stato costretto a indebitarsi per pagare gli interessi sul debito
pregresso, e quindi, anzich convergere a uno stato stazionario, il debito esplode. Naturalmente per
evidenziare questa relazione occorre un modello pi complicato dellequazione (4), per il semplice fatto che
in questa non compare la spesa per interessi.

Quando ero giovane mi sono divertito a calcolare una simile soglia usando il modello keynesiano dinamico
di Tobin e Buiter [1978], e lho pubblicata sul Giornale degli economisti nel 1995. Levidenza indicava che in
Italia, nel decennio post-divorzio, si sarebbe incorsi in un rischio di esplosione del debito solo se il
rapporto debito/Pil avesse superato il 200%. La soglia per era molto sensibile a certi parametri: ad
esempio, laumento di un punto del tasso di interesse reale la faceva scendere al 125%, mentre laumento
di un punto della pressione fiscale la portava al 244%. Di fatto, scorrendo gli anni fino al 1994 si vedeva che
in nessun anno questo indicatore keynesiano rilevava una situazione di insostenibilit del debito italiano.
In Bagnai (2005) ho rifatto i calcoli, e la situazione era cambiata: la soglia keynesiana era pi bassa e si
situava attorno al 138%. Ad altri paesi andava molto peggio: la soglia assumeva valori pesantemente
negativi (a indicare che ogni valore positivo del debito era comunque insostenibile). Si trattava, guarda un
po, di Spagna e Irlanda, due paesi dei quali tutti dicevano mirabilia perch allora il loro rapporto debito/Pil
era cos basso. Ma per lindicatore keynesiano non cera da stare allegri. Che coincidenze!

Al di l di queste coincidenze, rimane il fatto che la definizione di un valore sostenibile del debito, di un
livello di guardia, e rimane unoperazione estremamente arbitraria: finch non esister un unico
modello accettato delleconomia (cio mai), non esister un unico modo accettabile di definire questo
livello. Punto.
261

Quindi s, i numeri di Maastricht non sono fondati su una particolare teoria economica. Questo lo
riconoscono pi o meno tutti, aggiungendo che la Francia e la Germania hanno scelto una soglia del debito
al 60% del Pil perch questa rifletteva la loro esperienza storica. Ma quale? Francia e Germania arrivano alla
firma del Trattato di Maastricht con rapporti debito/Pil inferiori al 40%. Quindi le cose non stanno cos: nel
fissare la soglia del 60%, quella che ora incorporata nel Fiscal compact, Francia e Germania non hanno
guardato al loro debito pubblico. Lesperienza storica, per, centra ugualmente, e se siete sopravvissuti
fino a qui siete anche in grado di capire perch (non una grande scoperta, vi assicuro).

Negli anni 80 Germania e Francia avevano avuto rapporto fabbisogno/Pil vicini al 3%, con tassi di crescita
nominale superiori al 6%. Nel decennio 83-92 il fabbisogno in Francia era stato di 2.8 punti di Pil, e la
crescita nominale del 6.8%. Con valori come questi, il valore di stato stazionario del debito sarebbe stato:

Diciamo che dentro una soglia di 0.6 potevano pensare di starci comodi. La Germania non aveva numeri
particolarmente diversi. molto probabile quindi che i due numeri di Maastricht siano scaturiti da un
ragionamento di questo tipo. Lesperienza storica suggeriva valori di f=3. La disinflazione ancora in atto
(almeno in Francia) suggeriva che la crescita nominale si sarebbe potuta attestare attorno al 5% (diciamo:
un 3% di crescita reale con un 2% di inflazione). Quindi:

che, arrotondando, fornisce il fatidico 60%.

Nel Trattato di crescita non si parla, ma solo di f e d. Resta per il fatto che se di queste tre grandezze
(crescita nominale, rapporto fabbisogno/Pil e rapporto debito/Pil) ne fissi due, la formula (5)
automaticamente ti determina laltra. Detto in altre parole, nel momento in cui il Trattato di Maastricht
fissa d=0.6 e f=0.03, lo stesso Trattato matematicamente impone che la crescita nominale sia

(il 5.26%). E infatti, se volete verificarlo, vedrete, utilizzando la solita (5), che:

262

Ecco. I numeri di Maastricht nascono dalla (5), dalla formula che indica qual il valore di stato stazionario
del debito pubblico, una volta che ci si mettano dentro i valori di fabbisogno e crescita che i paesi leader
pensavano di poter sostenere.

Un ragionamento anche corretto, se vogliamo, per la sua attenzione al lungo periodo, ma che non teneva
conto di due cose: la prima che al momento della stipula del trattato altri paesi europei avevano valori di
fabbisogno e crescita incompatibili con un debito al 60% del Pil; la seconda che anche nella stessa
esperienza dei paesi leader i valori di fabbisogno e crescita che si verificarono dopo la stipula del Trattato
erano incompatibili con una soglia del 60%, che infatti venne sforata dalla Germania nel 1999 e dalla
Francia nel 2003.

Anche i ricchi piangono?

Diciamo cos. Ma il percorso che ci ha condotto fin qui dovrebbe averci fatto capire qual lidiozia di
Maastricht: dettare implicitamente un valore del tasso di crescita, inchiodato al 5.26% per decreto, come se
la crescita fosse un dato esogeno. Ma la crescita esogena non lo , e si si discosta dal valore implicitamente
decretato da Maastricht sono dolori, perch matematica vuole che ci siano solo due alternative: o si accetta
che il rapporto debito/Pil sfori il 60% (e questa stata la strada scelta allinizio), o si impone che il rapporto
fabbisogno/Pil sia inferiore al 3% (e questa stata la strada scelta dal Fiscal compact in poi).

Sono i numeri che lo dicono.

Ad esempio, se la crescita, invece che del 5.26%, del 2.4% (come stata in Germania nel periodo 19992007) allora la (5) ci dice che, mantenendo un rapporto deficit/Pil al 3%, il debito tender verso:

(il 128% del Pil). E se con una crescita cos asfittica invece vuoi che il rapporto debito/Pil comunque rimanga
al 60%, allora devi far diminuire, e di molto, il rapporto fabbisogno/Pil, e qui puoi usare la (7), e otterrai
0.014 (prova).
Prova del nove: sostituisci nella (5):

263

I conti tornano. Se la crescita, invece di essere quella implicitamente ed esogenamente imposta da


Maastricht (5.26%) pi bassa, i casi sono due: o alzi la soglia del debito (con la crescita storica, fino al
128%), o abbassi quella del fabbisogno (con la crescita storica, fino all1.4%).
Ripeto: fino al Fiscal compact si scelta la prima strada (implicitamente, nel senso che anche i paesi che
sforavano il 60% del debito/Pil venivano benignamente ammessi alleletto consesso), poi si scelta la
seconda, con tagli al fabbisogno che per non hanno portato a nulla.
I motivi politici di queste due scelte vi dovrebbero essere sufficientemente chiari, e ora spero che lo sia
anche la matematica ad esse sottostante. E questo solo linizio...

(e dopo questa spruzzata di DDT, vedrete che per un po quelli che ma Beppe in buona fede
scompariranno, come del resto quelli che ma tu non pensi allambiente. No: infatti uso il DDT, che
comunque fa meno male della spaghetti-MMT. Commendator Negligenza, aspetta. Qui non ci puoi aver
capito una mazza, e va bene, ma dal prossimo post ce n anche per te...).

(Ah, e salutateme quello che penZava che er blog era finito perch lui aveva capito tutto... Beato te che
capisci tutto... diciamo cos, va...)

Post scriptum dell'8 gennaio dopo gli esami: scusate, nel quadro di una crociata per l'onest intellettuale
che mi impegna particolarmente in questo periodo, tengo a precisare che i primi a mettere in risalto la
relazione fra i due parametri fiscali di Maastricht, rivendicando a loro volta la non originalit di questo
semplice risultato matematico, sono stati Buiter, Corsetti e Roubini [1993], dei quali mi sono ovviamente
servito per la mia tesi di dottorato illo tempore.
Lo specifico perch siccome nei commenti usate aggettivi come "illuminante", tengo a precisarvi che di
illuminante in realt qui c' poco: purtroppo solo materiale standard. Dico purtroppo perch, ovviamente,
se certe cose sono cos ovvie sotto il profilo tecnico, come al solito chiaro che gli intoppi si presentano
perch ci sono orientamenti politici ben precisi. Ma questo lo sappiamo.

264

KPD7
La conversione lira/euro.
http://goofynomics.blogspot.it/2014/11/la-conversione-liraeuro.html

marted 18 novembre 2014


(di conversioni presto ce ne saranno tante, soprattutto sulla via della poltrona damascata, quindi
cerchiamo di capire com' andata l'ultima volta...)
Andando a Pescara ho ricevuto la gradita telefonata di un MEP (il mio MEP preferito, ma tanto lo
dico a tutti) che mi ha chiesto un chiarimento sulla conversione lira/euro. Siccome molti di voi
hanno chiesto privatamente lumi, ne approfitto per spiegarlo pubblicamente, cos resta qui. Il
punto sempre il solito: che abbiamo preso una fregatura l'abbiamo capito. La fregatura per non
sta tanto in quello che successo nel 1999, cio all'atto della fissazione dei cambi irrevocabili, e
nemmeno in quello che successo nel 2001, cio all'atto del change over (l'adozione dell'euro
come circolante). I problemi sono altri, e tutto il blog dedicato a spiegarli. Oggi vorrei spiegarvi
perch la conversione di per s un non problema. La sintesi molto semplice: i rapporti delle
valute nazionali con l'euro, e quindi i rapporti (impliciti) delle valute nazionali fra di loro, non sono
stati alterati nel passaggio all'euro, e riflettono semplicemente la situazione che si era venuta
creando nei due anni precedenti all'entrata nella moneta unica, cio, pi precisamente, riflettono
la configurazione dei tassi di cambio fra le valute nazionali e quello che era il riferimento del
Sistema Monetario Europeo (SME), cio l'euro.
Per spiegarvelo, vi propongo la seguente tabbbella, che ho costruito usando i dati dell'edizione
2013/12 delle International Financial Statistics, e verificandoli con il sitoPacific Exchange Rate
Servicee (molto utile).

265

Premessa: in questa tabella i tassi di cambio sono quotati incerto per certo, cio come prezzo della valuta
estera in valuta nazionale. la quotazione pi logica e universalmente adottata, considerando che la valuta
estera, per una piccola economia aperta, normalmente una risorsa scarsa, per cui ha senso chiedersi
quanto costi in termini di valuta nazionale.
In questa quotazione un aumento del cambio indica che la valuta estera costa di pi, e quindi che quella
nazionale vale di meno, cio si svalutata.
La prima colonna riporta il cambio ITL/ECU, cio la risposta alla domanda: quante lire costa un ECU? Nel
1980 un ECU costava 1189.12 lire.
La seconda riporta il cambio DEM/ECU, cio la risposta alla domanda: quanti marchi costa un ECU? Nel
1980 un ECU costava 2.52 marchi.
266

La terza colonna riporta il cambio ITL/DEM, cio la risposta alla domanda: quante lire costa un marco? Nel
1980 un marco costava 471.87 lire.
Poteva fare diversamente? No. Il cambio ITL/DEM lo ho calcolato come cross rate, cio come rapporto fra il
cambio ITL/ECU e il cambio DEM/ECU. Se per un ECU ti ci vogliono 1189.12 lire, oppure 2.52 marchi, allora
per un marco ti ci vogliono 1189.12/2.52=471.87 lire.
Comunque, la quarta colonna riporta il tasso ITL/DEM calcolato non come cross rate, ma ripreso dalla
database Pacific Exchange Rate. In questo caso i dati annuali sono media dei dati mensili, mentre nella terza
colonna i cross rate sono calcolati su dati medi annuali (quelli della prima e della seconda colonna). La
differenza fra le due fonti e i due metodi di calcolo per lo pi di pochi centesimi (di lira).
Osservando le serie vedete noti episodi. Ad esempio: fra 1987 e 1992 osservate lo SME credibile. La lira
non si svaluta, e il marco non si rivaluta. La lira rimane a circa 1530 sull'ECU, e il marco a circa 2.07, quindi la
lira a circa 740 sul marco (un marco costava 740 lire).
Notate poi la svalutazione fra 1992 e 1994. La lira cede, passando da 1587 a 1913 sull'Ecu. Il marco,
simmetricamente, si rafforza, passando da 2.02 a 1.92. Di conseguenza il marco diventa molto pi costoso
in lire, passando da 785 a 996.
Nel 1996 la lira si rivaluta (l'ECU diventa meno costoso) e il marco si svaluta, dopo di che i rapporti
rimangono pi o meno costanti, con un rapporto fra lira e marco di circa 985 lire per marco. Attenzione! Il
cambio lira/marco era arrivato a un massimo di 1139 nel 1995. Di conseguenza, un cambio a 985
corrispondeva a una rivalutazione di circa il 13% (pi esattamente: il marco costava il 13% in meno per gli
italiani, quindi i beni tedeschi erano pi convenienti, e simmetricamente quelli italiani meno convenienti
per i tedeschi).
Perch abbiamo rivalutato cos tanto fra 1995 e 1996? La domanda da porsi questa. Dopo di che, all'atto
della conversione, di fatto non succede nulla di traumatico. I tassi irrevocabili sono evidenziati in giallo,
e ovviamente sono vicini ai tassi adottati dal 1997 (questo proprio perch per entrare nell'euro era
necessario tenere stabile il cambio per due anni). Nel 1998 un marco costava 986 lire. Entrando noi a
1936.27 e i tedeschi a 1.95583, di fatto nel 1999 un marco "implicito" costava 990 lire "implicite". Il
successivochange over (cio il fatto che l'euro sia stato poi usato come moneta per pagare il caff al bar, e
non solo come unit di conto), non cambia assolutissimamente niente.
Le teorie sul complotto riferite alla conversione quindi sono teorie del complotto. Le possiamo stampare
con la stampante della Merkel, e andare avanti.
Spendo appena una parola di commiserazione sull'idea bislacca che entrare con un cambio a 1000 lire per
euro ci avrebbe avvantaggiato. Se noi fossimo entrati a 1000, con la Germania a 1.95583, il rapporto
implicito fra lira e marco sarebbe caduto da 986 a 511 (pi o meno il valore del 1981), con una rivalutazione
di quasi il 50%. I beni tedeschi ci sarebbero costati la met (e quindi li avremmo preferiti, distruggendo le
nostre imprese), e di converso ai tedeschi i nostri beni sarebbero costati il doppio (e quindi avrebbero
preferito i loro, distruggendo le nostre imprese).
267

Si apra la discussione, ma se si apre vuol dire che l'euro ve lo meritate.


Non c' problema: uscir da solo...

Accorati appelli e tecnologia tedesca


http://goofynomics.blogspot.it/2012/03/accorati-appelli-e-tecnologia-tedesca.html
mercoled 7 marzo 2012
Oggi vi parler di letteratura francese e di tecnologia tedesca. Lo spunto mi viene offerto, dopo
una notte passata a contemplare le miserie umane nel pronto soccorso di un ospedale romano
(niente di grave), dallultimo commento di una nuova e spero fedele adepta:

Buonasera, ho scoperto per caso il suo blog proprio ora. Mi sembra interessante, ma vista l'ora,
legger con calma nei prossimi giorni. Non ci capisco niente di economia, per sono molto
preoccupata per una finanza che mi pare stia diventando sempre pi disumana. Scusi se non in
tema con il suo post, ma posso chiederle se conosce la "Lettera degli Economisti" e se ne
condivide i contenuti?http://www.letteradeglieconomisti.it/ grazie, le prometto che i prossimi
interventi saranno inerenti silvia

Che bel nome... Ed proprio in tema: che speranze, che cori o Silvia mia!. Qual pi degna chiosa
di questo endecasillabo ai tanti accorati appelli?

Gli accorati appelli! Credo di averne firmati un paio anchio, per solidariet con Sergio Cesaratto,
che di solito me li propone con il suo garbo britannico, al quale non so resistere, partendo dal
presupposto che ovviamente non si pu mai essere daccordo completamente con una proposta
(io non lo sono nemmeno con le mie, figuratevi un po con quelle degli altri... ma chi vve
conosce?), per utile dimostrare solidariet, compattezza, proposta...

Sar...

Intanto, nel caso specifico, la diagnosi mi sembra corretta (mi viene da credere grazie alla presenza
di Brancaccio fra gli estensori), ma quello che non mi piace la terapia, viziata dallidentificazione
268

di Europa ed euro. Questa identificazione, implicita ma non tanto, ritengo sia un falso storico, una
mistificazione politica, e un errore economico.

Leggete la vibrante conclusione. Gli autori argomentano che se non si riequilibrano le politiche di
crescita delle economie del nucleo, tutte sbilanciate sulle esportazioni, cio se i paesi in avanzo
non aiuteranno la crescita europea stimolando la propria domanda interna (consumi e
investimenti), i paesi periferici: potrebbero esser forzatamente sospinti al di fuori della Unione
monetaria o potrebbero scegliere deliberatamente di sganciarsi da essa per cercare di realizzare
autonome politiche economiche di difesa dei mercati interni, dei redditi e delloccupazione. Se
cos davvero andasse, bene chiarire che non necessariamente su di essi ricadrebbero le colpe
principali del tracollo della unit europea.

Ma, scusate, gentili colleghi e maestri... perch mai rimediare a quello che sui nostri, sui vostri libri
chiaramente individuabile come un errore, cio il costituire una unione monetaria fra paesi che
non rispettano i requisiti minimi necessari, sarebbe una colpa?Non potremmo, almeno noi, che
siamo uomini di mondo, rinunciare per un momento ad usare categorie moralistiche, e soprattutto
ad usarle a vanvera? Lo so che gli altri lo fanno, ma lasciamolo fare agli altri. E perch mai liberarsi
dal fardello della moneta unica, adottato per motivi che voi conoscete meglio di me, e che io mi
sono permesso di riassumere in questo lavoro, minerebbe lunit europea? A cosa vi riferite
esattamente? Mi state forse dicendo che se, poniamo, la Spagna uscisse dalleuro la cerniera dei
Pirenei si scollerebbe, e la povera Spagna, novella Atlantide, fluttuerebbe in mezzo allAtlantico?
Ah, voi la vedete cos... Certo, tout se tient, ma questo legame fra la teoria delle Aree Valutarie
Ottimali e quella della tettonica a zolle non sarebbe venuto in mente nemmeno a me, che gi sono
pindarico di mio, e da qualche anno insegno a viale Pindaro (e a due passi dalla pineta
dannunziana... sar per quello i piddini mi trovano fascista...).

Bene, intanto vi rassicuro su un punto: sapete, i Pirenei e le Alpi esistono proprio perch la Spagna
e lItalia, poverine, stanno spingendo per entrare in Europa. Voi pensavate che fosse una storia
recente!? No, no, va avanti da milioni di anni. Difficile che ci ripensino proprio adesso, e solo
perch c stata una lieve, spiacevole increspatura nel mare della Storia. Leuro pur sempre una
costruzione umana, direi non particolarmente assistita dalla grazia divina: nisi Dominus
custodiverit... E quando luomo, anzi, la donna, si alzata in piedi (cosa che, non dimentichiamolo,
pare non sia accaduta a Bruxelles) lEuropa era gi l (e anche le Alpi, e anche i Pirenei, e se proprio
vi volete allargare, anche i Carpazi), ed era gi una zona economicamente depressa.

269

Poi, consentitemi, io ho il pallino del correttore di bozze... a me sembra ci sia un errore


nellintestazione. Leggiamola insieme:

Ai membri del Governo e del Parlamento


Ai rappresentanti italiani presso le Istituzioni dellUnione europea
Ai rappresentanti delle forze politiche e delle parti sociali
Ai rappresentanti italiani presso le Istituzioni dellUnione europea e del SEBC
E per opportuna conoscenza al Presidente della Repubblica
Ma... scusate, fatto salvo il rispetto che da servitore (non servo) dello Stato devo ad alcune di
queste figure istituzionali (non a tutte), e anche astraendo dal fatto che molte di esse hanno dato
prova provata di non capire quello che sta succedendo (o di capirlo ed esserne complici, fate
voi...), il problema che lappello evidentemente non rivolto a loro! Lappello, per avere un
senso, deve chiaramente rivolgersi a chi lo squilibrio lo ha causato, secondo la vostra lucida
diagnosi che condivido, ovvero a quelli che voi definite i Paesi in avanzo commerciale, in
particolare la Germania.

E qui subentra la letteratura francese. Perch vedete, chiaro a voi come a tutti che la situazione
intricata, e che per venirne fuori c bisogno di intelligenza. Ma come si riconosce
lintelligenza? Qui tutti parlano, mi dice un altro lettore, sentiamo dire tutto e il suo diretto ed
immediato contrario, di chi ci possiamo fidare? Nel difficile compito di riconoscere lintelligenza ci
assiste Rabelais.

Ricorderete tutti in che modo Grandgousier riconobbe lintelligenza sopraffina di Gargantua, vero?
Caso mai laveste dimenticato, scritto nel capitolo XIII del primo libro de La vie threshorrifique
du grand Gargantua, pre de Pantagruel. Dove si racconta come Grandgousier, ritornando a casa
dopo unassenza di cinque anni, and a trovare suo figlio, e fut resjouy comme un tel pere povoit
estre voyant un sien tel enfant. Forse a titolo di precauzione, Grandgousier si rivolse alle
gouvernantes chiedendo loro se avessero tenuto suo figlio blanc et nect. E Gargantua rispose
che ci aveva pensato da s, avendo, par longue et curieuse experience invent un moyen de me
torcher le cul, le plus seigneurial, le plus excellent, le plus expedient que jamais fut veu (torcher
significa pulirsi, e le altre parole credo si traducano facilmente, soprattutto cul). E dalla lunga e
circostanziata spiegazione che Gargantua fornisce delle sue esperienze, Rabelais ci dice (ma siamo
gi nel capitolo XIV, perch la descrizione lunga) che Grandgousier ravy en admiration...
congneut lesperit merveilleux, cio riconobbe la meravigliosa intelligenza, del proprio rampollo.

270

Perch in effetti, diciamocelo, forse il fatto di vivere in una societ che crea bisogni inutili per
soddisfarli (o meglio ancora per frustrarli) ci ha fatto perdere di vista il fatto che l'intelligenza, in
fondo, si manifesta anche nella capacit di soddisfare nel modo migliore i nostri bisogni pi
essenziali. Almeno, gli umanisti pare la pensassero cos. Che poi nel nostro caso vorrebbe dire che
l'intelligenza si dovrebbe manifestare nel proporre soluzioni che non comprimano i diritti, che non
causino disoccupazione, ma con questo non vi dico nulla di nuovo.

Invece, forse ignorate che i risultati conseguiti dalla tecnologia francese nell'arte di "se torcher le
cul", dettagliatamente descritti da Rabelais, non hanno mancato di suscitare per secoli l'invidia dei
vicini di casa. Fino a quando la gigantessa della politica europea, Angela Merkel, ha riunito i suoi
migliori scienziati assegnando loro un difficile compito: quello di portare la tecnologia tedesca
oltre la frontiera stabilita da Rabelais nel XVI secolo. Ed essi lo hanno rapidamente assolto, con
fedelt ed efficienza alemanna, progettando una stampante laser alimentata a rotoloni Regina. S,
proprio quelli che non finiscono mai (come gli appelli). In attesa del brevetto (patent pending) il
prototipo gi pronto e funziona a pieno regime lass, a Berlino.

Ogni mattina, dopo la colazione, e prima di unoperazione tanto necessaria quanto inelegante (o
almeno ritenuta tale dalle persone incapaci di comprendere, come diceva Robert Musil, che la
bocca e quellaltra cosa in fondo sono le due estremit di uno stesso tubo), ogni mattina, disais-je,
un appello fresco di giornata viene stampato caldo caldo. A quale scopo lo avrete capito, non
fatemelo dire in italiano, altrimenti rockapasso mi sgrida. Mi dice: sei triviale, se continui cos non
ti chiameranno mai in televisione, il nostro vicino di casa c andato.... Sapete, le donne... Povera
rockapasso, quanti dispiaceri le do. Del resto, anche normale che lei da laureata in lettere non
abbia mai letto le Satire di Ariosto. Sai, questo blog un po casa mia. Certo, la televisione, la
visibilit... Ma sai qual il problema? Che a me di andare a fare la bella statuina che ripete pi
Europa, pi Europa a un eletto parterre che lEuropa non sa cosa sia, me ne importa anche poco.
Senti che bella l'Europa, senti che ti dice:

Mal pu durar il rosignuolo in gabbia,


pi vi sta il gardelino, e pi il fanello;
la rondine in un d vi mor di rabbia.
Chi brama onor di sprone o di cappello,
serva re, duca, cardinale o papa;
io no, che poco curo questo e quello.
271

In casa mia mi sa meglio una rapa


chio cuoca, e cotta sun stecco me inforco,
e mondo, e spargo poi di acetto e sapa,
che allaltrui mensa tordo, starna o porco...

Vedi: dice gardelino, come la mi nonna. Ecco, io sono rondine (o chiurlo: ma insomma, in gabbia
ci sto male).

Gli appelli falli scrivere ai fanelli (fa anche rima) che l stare a Ballar stiman grandezza. Tanto
poi, per tornare al nostro tema, ogni mattina la segretaria li stampa, e Angela si apparta. E credo
che nulla superi il suo piacere nel compiere una certa operazione su una soffice carta a triplo velo
intiepidita dal passaggio attraverso il fusore della geniale stampante laser, carta che trasmette au
trou du cul une volupt mirificque, tant par la doulceur dicelle que par la chaleur tempere,
laquelle facilement est communicque au boyau culier et aultres intestines, jusques venir la
region du cueur et du cerveau. La cosa pi difficile stata trovare un toner anallergico. Ma il Sud
dellEuropa ha fornito le cavie.

Allietata da questa volupt mirificque, la gigantessa si appresta a sbrigare le faccende quotidiane:


che governo metto in Grecia? Che governo metto in Portogallo? Mario, mi alzi un po lo spread?
Mario, mi abbassi un po i diritti? No,tu alza e tu abbassa, che fate, non vi confondete: mica mi stai
abbassando lo spread? Poi quello mi deve alzare i diritti! Ma insomma, devo pensare a tutto io!

E voi dite che: leuropeismo per sopravvivere e rilanciarsi dovrebbe caricarsi di senso? Mi
verrebbe da rispondere come Odette: Cest vrai? Non ci siamo, carissimi.Leuropeismo, per
sopravvivere, deve scaricare il nonsenso delleuro. E voi lo sapete meglio di me. Me lo avete
insegnato voi! Mais o sont les neiges d'antan?

272

Ah, volete sapere qual era il metodo preferito da Gargantua? E leggetevi Rabelais: quella
lEuropa, non questa moneta unica di merda (appunto). E io dovero rimasto? Ah s, al deflatore
delle esportazioni della Malesia... che palle! Caro mi costa questo momento di innocente causerie
in compagnia di pochi amici (molto onore)...

E cara mi costa la mia verve letteraria: amore, perdonami, non ho resistito alla tentazione
di romanzare il tuo personaggio, e ti ho fatto dire delle cose che non hai mai detto, dipingendoti
come una specie di Santippe. In effetti tu che il nostro vicino era andato in televisione neanche lo
sapevi, a me lo ha detto Marco Basilisco, e non l'ho nemmeno potuto vedere perch ero in
Francia. Per vero che ogni tanto mi esorti alla moderazione, e so benissimo che lo fai pro bono,
come tanti altri maestri, amici e lettori. Lo fai perch pensi che se stessi pi calmo forse potrei
essere pi utile al mio paese. Hai ragione. E ogni tanto io non resisto alla tentazione di
prendermela con chi ha ragione, soprattutto se mi chiede lo sforzo pi grande, quello di
temperarmi. Che gi con il clavicembalo una rottura di scatole, e lo sai. Facciamo pace? Alex,
mettici una buona parola tu, che a te ti ascolta...

KPD8
mercoled 1 aprile 2015
"Tanto ormai svalutare inutile...": una nota sulla Grecia
Si sente dire spesso: "Eh, ma tanto, ormai, svalutare a che serve? Siamo finiti, anche se il prezzo dei nostri
prodotti in valuta estera scendesse per effetto di un aggiustamento del cambio, noi ormai siamo estenuati,
sfiniti, distrutti, frantumati, poverizzati, annichiliti, sconfitti, inerti... Il nostro apparato produttivo stato
raso al suolo... E allora, le nostre esportazioni non reagirebbero, e la situazione non cambierebbe,
semplicemente perch nessuno sta pi producendo niente, e quindi, se anche il prezzo di quello che non
viene prodotto scendesse, nessuno potrebbe acquistarlo dall'estero, perch nessuno avrebbe prodotto
qualcosa da acquistare, dal momento che noi ormai siamo estenuati, sfiniti, distrutti, frantumati,
poverizzati, annichiliti, sconfitti, inerti..."
Come sapete, ho ribattezzato questa genia di imbecilli "tantormaisti", dal loro mantra: "tanto, ormai...".
Ora, ci sono i dilettanti, e i professionisti. Il dilettante raglia, al bar. Il professionista va a vedere. Qual
l'esempio di paese che negli ultimi anni ha subito la distruzione pi massiccia di base industriale?
Verosimilmente il pi gran successo dell'euro, la Grecia, almeno a giudicare dalla traiettoria del suo PIL:

273

Niente male, eh? Per inciso: sono dati trimestrali non destagionalizzati, e quindi vedete due fonti di
variazione: il ciclo economico (se vogliamo chiamare cos la deliberata distruzione di un popolo), che ha un
periodo pi lungo, e quello stagionale, che si ripete ogni quattro dati (in forme non sempre identiche).
Ora, se i "tantormaisti" avessero ragione, verso la fine del campione, quando vediamo che la Grecia
distrutta, dovremmo assistere a un brusco calo dell'elasticit delle sue esportazioni rispetto al tasso di
cambio reale, cio rispetto al rapporto fra prezzi greci e prezzi esteri. Perch, attenzione, nel ragionamento
dei tantormaisti c' anche un'altra fallacia logica, piuttosto evidente. Se il problema fosse la distruzione
della base industriale, ne conseguirebbe che nessun calo dei prezzi dei beni nazionali per l'acquirente
estero sortirebbe effetti: n quello determinato da un aggiustamento del cambio (che renderebbe pi
conveniente la valuta nazionale, anche a parit di prezzo in valuta nazionale), n quello determinato dalla
svalutazione interna, cio della diminuzione dei salari espressi in valuta nazionale (che renderebbe
comunque pi convenienti i beni per l'acquirente estero). Quello che conta, nella valutazione, comunque
il rapporto fra prezzi nazionali ed esteri espressi nella stessa valuta, cio il tasso di cambio reale (del quale
abbiamo parlato qui(KPD7)).
E allora, il professionista cosa fa?
Semplice: stima una equazione delle esportazioni e vede se i suoi parametri sono stabili. E facciamolo, dai...
Uno dei modi per verificare se un modello resta stabile nel tempo un po' laborioso, ma provo a
spiegarvelo.
1) si prendono i primi n fra i T dati a disposizione, e si usa il modello per prevedere il dato n+1;
2) si calcola l'errore di previsione, poi:
3) si prendono i primi n+1 fra i T dati a disposizione, e si usa il modello per prevedere il dato n+2;
274

4) si calcola l'errore di previsione, poi:


5) si prendono i primi n+2 fra i T dati a disposizione, e si usa il modello per prevedere il dato n+3;
...
Insomma: avete capito: una bella rottura di zenzeri, se non fosse che ci pensa lui, er compiuter...
Il risultato che ti trovi con T-n errori di previsione "un passo avanti". Se i parametri del modello
cambiassero (ad esempio, se le esportazioni reagissero ai prezzi in modo diverso da un periodo al
successivo), ovviamente ti troveresti una serie di errori di previsione significativi e tendenzialmente
sistematici (cio tutti positivi o tutti negativi). Per verificare che questo non accada si fa una cosa molto
semplice: si sommano questi errori. Se gli errori positivi compensano quelli negativi, la somma cumulata
(CUmulated SUM, CUSUM) di tutti gli errori di previsione resta attorno a zero, e questo indica che il
modello non distorto, cio che i suoi parametri sono stabili nel tempo. Se invece la somma parte verso
l'alto o verso il basso, vuol dire che la struttura dell'economia cambiata, e che a partire da un certo punto
stai prevedendo il futuro usando parametri "sbagliati" (cio non pi al passo coi tempi).
E cosa succede con le esportazioni greche?
Questo:

La somma cumulata degli errori di previsione "one step ahead" del modello, calcolati dal secondo trimestre
del 1997 alla fine del 2014, resta sostanzialmente attorno allo zero, non se ne discosta in modo
statisticamente significativo (questo succederebbe se la spezzata blu superasse una delle due sottili linee
rosse...).

275

Insomma: l'economia greca crollata, ma la struttura dell'equazione delle esportazioni pare sia rimasta
stabile: non c'e indicazione che si accumulino errori significativi e sistematici.
E cosa succede all'elasticit delle esportazioni al prezzo? Nelle stime, intorno a -1.1 (il che significa che la
condizione di Marshall-Lerner(corollario kpd5) rispettata a prescindere da quello che succede alle
importazioni, cio che una svalutazione migliora il saldo commerciale greco). Ma... ci sono segni che questa
elasticit, a mano a mano che nuovi dati si rendono disponibili, stia diminuendo? Anche questo lo si pu
andare a vedere, basta calcolare questa elasticit su campioni progressivamente pi ampi, e vedere se
aumentando il campione tende ad andare verso zero.
Il grafico questo:

All'inizio c' un po' di variabilit ( anche lecito aspettarsela: poche osservazioni per la stima, e grandi
cambiamenti di struttura nel sistema economico europeo, con l'avvio dello scellerato progetto eurista), ma
dall'entrata della grecia nell'euro (2001) l'elasticit delle sue esportazioni ai prezzi si piazza a -1.1, e l
rimane.
Mai visto un coefficiente cos stabile in 25 anni di analisi empiriche: un'elasticit di basalto!

Ma allora i "tantormaisti" di cosa parlano, esattamente?


Voi riuscite a capirlo?
Io no.
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Una cosa per la capisco: se il loro mantra ("tanto ormai...") non vale per la Grecia, che oggettivamente
ha subito uno shock maggiore del nostro, tanto meno dovr valere per noi, no? Quindi forse sarebbe il
caso di smetterla con questa menata che un aggiustamento del cambio di una ipotetica nuova valuta
nazionale non ci sarebbe di aiuto perch "tanto ormai...".
Chi li paga, i tantormaisti? Chi li manda? Forse nessuno. Sar semplicemente la libidine di mostrarsi
"espertoni" su Twitter che li spinge ad esporsi in analisi tanto azzardate, e cos prive di fondamento
empirico. Vanno saputi capire: ego fragile, infanzia difficile... E poi il FMI, in termini di analisi farlocche, ha
fatto di molto peggio, come abbiamo appena visto(KPD6).
Per carit, tutto comprendere tutto perdonare!
Basta che sia chiaro anche qui quello che chiaro all'estero: se si vuole capire come stanno le cose, meglio
rivolgersi a un professionista che a un tantormaista...

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