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3.

L'educatore in Geriatria
3.1 Il reparto
La Geriatria quella branca della medicina che, mediante un approccio interdisciplinare,
specializzata nel trattamento delle malattie e delle inabilit della persona anziana (oggi
tendenzialmente intesa come la persona con un'et maggiore di 65 anni).
Il compito della geriatria quello di valutare gli aspetti fisici, mentali e socio-economici della
persona presa in carico, in quanto essi pi di tutti concorrono a determinare alterazioni sullo stato di
salute dell'utente, e quindi incidono sul rischio di essere soggetti ad eventi morbosi invalidanti.
Preso atto del fatto che l'et media della popolazione italiana fosse in deciso aumento, il Servizio
Sanitario Nazionale (SSN) ha pensato che fosse il caso di predisporre maggiori servizi finalizzati
alla cura ed alla riabilitazione della persona anziana, dato che il fisiologico decadimento oganico
aumenta la possibilit nelle persone di contrarre patologie o di andare incontro a cadute
invalidanti.
L'et, il livello di attivit fisica, lo stile di vita e la fragilit della propria corporatura sono tra i
fattori predisponenti pi noti quando si parla di contrarre patologie debilitanti: quanto pi si
anziani, quanto meno ci si muove e quanto pi si conduce uno stile di vita sregolato, infatti, quanto
pi cresce la probabilit di essere soggetti a patologie muscolo-scheletriche, cardiovascolari,
neurologiche e psichiatriche. Le suddette patologie, per la sintomatologia associata loro,
contribuiscono a connotare la vita della persona anziana con status persistenti di dolore e debolezza,
ma soprattutto la mette nella condizione di poter svolgere in maniera molto limitata qualsiasi attivit
fisica. Con un effetto a valanga, in un'ottica di circolarit viziosa tra i sintomi dovuti a questo status
dell'anziano ed i caratteri genetici che gli sono propri, molto spesso in et avanzata ci si ritrova a
vivere in uno stato di disabilit, associato per lo pi a deficit psico-fisici (difficolt di movimento,
compromissioni al livello cognitivo). La medicina interna si ormai accorta che la gran parte dei
pazienti che afferiscono ai suoi servizi sono anziani, affetti da malattie di lunga durata e bisognosi
di una cura che si faccia carico di tutti i problemi, superando il tradizionale modello che imputava le
difficolt della persona anziana ad uno specifico organo (cuore, cervello, polmoni, etc.), e
dimenticando che invece quasi mai possibile identificare una condizione cos semplice nel
quadro clinico di un anziano.
Alla luce di quanto affermato finora, risulta evidente come in tempi recenti si sia sentita la necessit
per far s che venissero offerti e garantiti servizi adeguati alle persone anziane di predisporre
strutture e formare del personale specializzato che potessero accoglierle, comprenderle, aiutarle e
sostenerle in quel percorso di vita che prima o poi accompagna tutti noi: l'invecchiamento.

Le strutture nelle quali sono attivi reparti di Geriatria sono di varie tipologie, ed ognuna adotta un
differente approccio nei confronti della propria utenza di riferimento:
L'Ospedale
Sulla base di quanto previsto dalla sua mission, ogni struttura ospedaliera possiede un propio
reparto di Geriatria.
L'incidenza delle cadute aumenta con l'aumentare dell'et, e ci concorre ad aumentare
anche le operazioni a carico delle persone anziane: il reparto in cui esse vengono condotte
viene comunemente denominato Reparto di orto-geriatria in acuto, a cui spesso
associato anche il Reparto neurologico. Il limite del reparto di Geriatria negli Ospedali
pubblici che, dopo un certo termine, costringe il paziente ad allontanarsi dalla struttura, ao
comunque gli permette di rimanere solo se possibilitato ad affrontare una spesa per la
permanenza. A causa di ci, spesso, una volta dimessi, i pazienti geriatrici vengono
solitamente indirizzati dai familiari in strutture apposite, dove poter seguire un percorso di
riabilitazione in strutture specializzate.
La Casa di cura
Pubbliche, Private o Convenzionate che siano, le Case di cura sono strutture in cui poter seguire
specifici percorsi di riabilitazione, accompagnati da figure professionali che lavorano in equipe e
che si dedicano esclusivamente a quella tipologia di utenza (diversamente dall'Ospedale, dove
alcune figure possono essere intercambiabili tra i vari Reparti).
Esse hanno diverse strutturazioni interne, e possno occuparsi di: riabilitazione motoria (es. pazienti
che, nella fase del post-intervento, fanno fisioterapia), lunga degenza post-acuzie (il percorso
fisioterapico di protrae per periodi pi lunghi), riabilitazione neuro-motoria (per pazienti con
disturbi neurologici, es. malati di Alzheimer), riabilitazione cardio-respiratoria (per utenti con
disturbi cardiaci o respiratori).
Nel caso di Case di cura Private, le prestazioni professionali di cui si usufruisce sono a pagamento.
Residenza Sanitaria Assistenziale (R.S.A.)
Come evidente dalla sua stessa denominazione, le R.S.A. sono strutture all'interno delle quali i
pazienti vivono dormendo, mangiando e facendo attivit per un certo lasso di tempo. Per tutte
quelle famiglie che hanno parenti anziani con deficit cognitivi o fisici particolarmente problematici,
spesso questa la soluzione pi scelta, anche se forse anche la pi costosa.
Gli utenti delle R.S.A. sono persone con disabilit importanti, il pi delle volte con alterato status
psico-fisico; esse sono categorizzate in tre diverse fasce, che ne denotano il livello di
funzionamento o malfunzionamento: R1 (pazienti con disturbi gravissimi), R2 (pazienti con disturbi
intermedi), R3 (pazienti con disturbi lievi).
Centri diurni/Centri anziani

Pur non essendo categorizzabili come reparti geriatrici, questi due ambiti sono molto interessanti in
quanto permettono alla persona anziana di esprimere se stessa in una dimensione conviviale e di
dedicarsi ad attivit di tipo occupazionali e ludiche.
A prescindere dalla struttura entro la quale analizzato il reparto di Geriatria, le figure professionali
con le quali il paziente anziano entra in contatto in esso solitamente sono: medico, neurologo,
cardiologo, psicologo, fisiatra, logopedista, educatore, infermiere, ausiliario, fisioterapista, terapista
occupazionale ed assistente sociale.

3.2 Il ruolo dell'educatore nel reparto di Geriatria


Tra le figure professionali che operano all'interno dei reparti di Geriatria vi quella dell'Educatore
Professionale. Il profilo professionale dell'educatore ha dei contorni ancora piuttosto incerti, ed
infatti molti sono i dibattiti tutt'oggi aperti a quale posizione degli debba occupare in ambito sociosanitario, dove sembrano essere ben accolte solo le persone laureate provenienti dalla Facolt di
Medicina e Chirurgia.
Come recita la Legge n 771 del 1996 allart. 1, l'Educatore Professionale un operatore che, in
base ad una specifica preparazione di carattere teorico-pratico, svolge la propria attivit mediante
la formulazione e la realizzazione di progetti educativi caratterizzati da intenzionalit e continuit,
volti a promuovere lo sviluppo equilibrato della personalit, il recupero e l'integrazione sociale di
persone di diversa et, condividendo con esse differenti situazioni di vita quotidiana. Perch dunque
tale discriminazione verso questo professionista? Egli, evidentemente, ha competenze tanto
relazionali quanto tecniche, pertanto necessario rivalutare quanto accaduto finora e descrivere
brevemente il modo in cui una figura professionale tale possa essere preziosa in un percorso di cura
e riabilitazione nei reparti di Geriatria.
Spesso lintervento riabilitativo geriatrico si rivolge a persone molto anziane che presentano una
perdita severa quanto rapida della propria autosufficienza in seguito ad un evento clinico acuto.
frequente che un anziano, durante il ricovero in ospedale, perda in parte o del tutto la propria abilit
ad eseguire le comuni attivit quotidiane, come lavarsi, vestirsi o camminare. Tale situazione si
verifica sia in seguito ad interventi chirurgici che per ricoveri di tipo internistico (infezioni, malattie
cardiache o respiratorie). E compito della riabilitazione geriatrica la valutazione e lintervento
rispetto allo status in ingresso dell'utente: dopo la disabilit acuta, spesso instaurata su una disabilit
pre-esistente, la persona malata sar in grado di tornare al domicilio? Avr bisogno di assistenza?
Nonostante il primo intervento sia quello clinico che mira a far raggiungere al paziente una
stabilizzazione delle condizioni mediche per far s che possa essere effettuato un trattamento che

possa permettere il recupero delle funzioni premorbose la riabilitazione dellanziano un atto


molto complesso, e deve prevedere aree di intervento ben pi ampie: vanno s affrontati problemi
clinici e funzionali, ma anche psicologici ed extra-clinici. Come afferma Giovanni Jervis,
l'esperienza della lunga degenza spesso porta il ricoverato a chiudersi in se stesso, facendolo
diventare abulico, dipendente, indifferente, inerte, spesso scontroso e regredito a comportamenti
infantili; pertanto necessario adottare un approccio empatico ed umano con i pazienti:
l'Educatore pi di altri, grazie alla cassetta degli attrezzi di cui dispone, in grado di fornire
risposte adeguate in tempo reale ai bisogni di questa tipologia particolare di utenza.
Le competenze richieste ad un Educatore che opera in un reparto di Geriatria sono certamente
quelle relative alla sfera comunicativa e relazionale; egli deve inoltre essere dotato di particolare
sensibilit e deve essere in grado di leggere i bisogni anche dove tutto sembra tacere. Rispetto alle
altre figure professionali con cui entra in contatto il paziente geriatrico, tutte conducenti attivit
tecniche (es. fisioterapista, neurologo, logopedista, infermiere), l'Educatore ha la particolarit di
doversi confrontare sempre con il singolo soggetto, con la sua unicit, e deve essere in grado di
accostarsi ad esso per accompagnarlo in un percorso di crescita e di presa di coscienza che lo porti
al miglioramento del proprio status quantomeno psichico.
Avendo a che fare con persone in difficolt, questa figura professionale deve avere un profilo
umano pi che asettico, ma soprattutto deve essere competente a lavorare sulle e con le emozioni,
ad esempio proponendo piccoli laboratori che possano giovare al paziente in termini di benessere
psichico, soprattutto laddove le menomazioni o compromissioni fisiche non possano trovare in
alcun modo rimedio nella medicina. Il mondo medico non deve sembrare allanziano un luogo
chiuso e misterioso, ma il luogo dove si muovono specialisti ben formati con lunico scopo di
migliorare la qualit della vita delle persone ormai non pi giovani, garantendo loro interventi
tempestivi di cura, un ambiente sereno e soprattutto la certezza che il loro disagio, quando compare,
al centro dellinteresse dellattenzione dellintera collettivit.

3.3 Un'esperienza di tirocinio presso l'R.S.A. della Casa di cura Policlinico Italia (a cura di
Arianna Giuliani)
Con l'obiettivo di osservare e comprendere come la figura dell'Educatore Professionale sia inserita
in ambito sanitario, ho deciso di svolgere le 20 ore di tirocinio osservativo in una casa di cura
romana situata a Piazza del Campidano, zona Piazza Bologna, denominata Policlinico Italia.
Individuare una struttura disponibile ad accogliermi per cos poche ore non stato semplice,
pertanto ho deciso di contattare questa struttura in quanto tramite conoscenze familiari sapevo
per certo della presenza di una educatrice nel reparto R.S.A.. Al colloquio preliminare con il
Direttore Sanitario, il Dott. Leone Antonelli, egli si mostrato fin da subito disponibile a farmi fare
questa esperienza ed ha manifestato la sua curiosit relativamente al fatto che una educatrice
volesse svolgere una attivit di tirocinio in una struttura sanitaria, ricevendo solitamente richieste di
collaborazioni da studenti provenienti dalla Facolt di Medicina e Chirurgia.
Il Policlinico Italia una Casa di cura privata accreditata, specializzata in riabilitazione motoria e
nella quale possibile usufruire dei servizi di: Day-Hospital riabilitativi, R.S.A. (Residenza
Sanitaria Assistenziale), Ambulatorio Polispecialistico, Radiologia, Laboratorio di Analisi Cliniche.
Affidata alla tutor-Educatrice Professionale Tiziana Tango, ho svolto la mia attivit in particolar
modo nel reparto R.S.A., nel quale collaborano in un ottica di equipe multidisciplinare: medico
geriatra, medico internista, neurologo, cardiologo, psicologo, fisiatra, logopedista, infermieri,
ausiliari, 8 fisioterapisti, 1 educatrice, 1 terapista occupazionale ed 1 assistente sociale.
Il reparto R.S.A. del Policlinico Italia composto da 90 pazienti, suddivisi in due palazzine e
classificati, a seconda del tipo di patologia, in R1 (pazienti con un grado di disabilit elevato, non
autosufficienti) ed R2 (pazienti con un alto grado di disabilit, ma che riescono comunque ad avere
un discreto grado di autonomia nella normale esecuzione delle attivit della vita quotidiana).
Il personale medico e paramedico legato alla struttura in parte con Contratto Collettivo Nazionale
del Lavoro (CCNL) ed in parte presta servizio al suo interno tramite cooperativa (Professional
Service). L'educatrice a cui sono stata affidata come tirocinante, nello specifico:

si laureata presso la Facolt di Scienze della Formazione;

assunta dal Policlinico Italia con contratto a tempo indeterminato da 14 anni;

ha avuto precedenti esperienze in comunit per minori problematici e in centri diurni per
disabili.

Pur non essendo mia tutor, l'altra collaboratrice che si occupa in particolare dei pazienti geriatricineurologici-dementi una Terapista Occupazionale (laureata presso la Facolt di Medicina e
Chirurgia II) che presta servizio nella struttura R.S.A. per conto della cooperativa legata al
Policlinico.

Rientrando tra gli obiettivi della mia attivit di tirocinio quello di osservare il modo in cui l'equipe
lavorativa si coordina relativamente alla progettazione da portare avanti con gli utenti, ho
intervistato la mia tutor ed alcune altre figure con cui ho avuto modo di collaborare durante queste
ore. La supervisione dei pazienti segue tale iter:

inizio settimana incontro multidisciplinare su valutazione e rivalutazione del Progetto


Riabilitativo;

durante la settimana esecuzione e tentativo di raggiungimento degli obiettivi stabiliti nel


Progetto Riabilitativo (miglioramento o mantenimento status psico-fisico dell'utente);

fine settimana incontro multidisciplinare per la valutazione dei risultati raggiunti, ed


eventuale riconfigurazione del Progetto Riabilitativo.

In questo percorso di Progettazione, come dichiarato dalle stesse figure professionali facenti parte
dell'equipe, la figura dell'educatore rimane piuttosto marginale, in quanto vengono enfatizzati
prevalentemente gli aspetti medici, infermieristici e fisioterapici. Nonostante questo, comunque,
l'educatrice afferma di riuscire a coordinarsi bene con i suoi colleghi, grazie anche al buon clima
che si respira nel reparto. Effettivamente, l'affiatamento tra il personale che lavora nel reparto
R.S.A. risulta subito evidente, ed io stessa sono stata accolta in maniera positiva e sono stata messa
immediatamente nella condizione di poter partecipare attivamente alle attivit e di proporre miei
personali laboratori. Come concordato con la Docente tramite la quale ho svolto questo tirocinio, ho
tentato di impostare un piccolo laboratorio sulle emozioni, ma data la poca consistenza delle ore e
soprattutto a causa della mancata collaborazione dei pazienti, per lo pi in status psico-fisici che
non gli permettevano di cogliere a pieno le proposte fatte loro, il progetto rimasto incompleto. La
tutor e la sua collega Terapista Occupazionale, comunque, hanno affermato di essere molto colpite
da esso e di voler proseguire il progetto non appena avranno un utenza che ne permetta lo sviluppo.
Il progetto consisteva nel parlare singolarmente con i pazienti meno compromessi dal punto di vista
psico-fisico al fine di individuare eventuali traumi, far disegnare al paziente il proprio stato d'animo
e condurre con esso un colloquio al fine di renderlo consapevole del proprio status e, semmai,
affrontarlo e superarlo insieme.
Schematicamente, seguono le attivit fatte nelle varie giornate in cui mi sono recata presso la
struttura:

16 Gennaio 2014
5 ore in clinica, dalle ore 8 alle ore 13.
Con la tutor, mi sono recata nella Sala Polivalente della Palazzina B, dove mi ha mostrato lo studio
in cui lei e la collega impostano le attivit da fare durante la giornata. Dopo la progettazione, la T.O.
rimasta con alcuni pazienti nella Palazzina B, mentre io e l'Educatrice siamo salite al primo piano
della Palazzina A, nella Sala Polivalente.
Dopo aver raccolto circa 20 pazienti, di cui molti in sedia a rotelle, intorno ad un grande tavolo,
Tiziana ha iniziato la giornata con: buongiorno, invito a dire che giorno fosse, lettura del giornale e
commento. Dopo questa attivit introduttiva, abbiamo impostato il lavoro con i pazienti
collaborativi (disegni da colorare, incastri, matriosche, esercizi basati sul problem-solving) e ci
siamo recate mentre alcuni erano rimasti con gli infermieri nella stanza ed altri erano portati a
turno a camminare dai fisioterapisti a fare le visite mirate nelle stanze delle persone che non erano
riuscite a recarsi nella Sala Polivalente. Dopo aver parlato ad aiutato un po' questi pazienti a
sistemarsi (moralmente ed esteticamente, ad esempio mettendo della crema o del profumo per farsi
belle), siamo tornate nella Sala Polivalente ed abbiamo proseguito, con la collaborazione degli
infermieri, con la distribuzione dei medicinali e del succo di frutta.
Alle 12, arrivato il pranzo, abbiamo lasciato la stanza per recarci nella Medicheria, dove Tiziana ha
firmato le cartelle (pazienti con cui ha lavorato nella giornata).

18 Gennaio 2014
5 ore in clinica, dalle ore 8 alle ore 13.
Sabato, nella Sala Polivalente della Palazzina B dell'R.S.A., la giornata del film. Dato il clima
pesante che si respirava tra i pazienti, e dato l'appena passato Natale, Tiziana ha deciso di far vedere
un film divertente: La banda dei Babbi natale, con Aldo, Giovanni e Giacomo. La visione del film
stata intervallata da pause circa ogni 20 minuti, durante le quali ci sono state discussioni relative a
ci che si era appena visto.
Durante il film ad alcune persone particolarmente vogliose di lavorare stato affidato un disegno,
da colorare con una tecnica particolare: fare delle palline di carta pesta ed incollarle nell'area
desiderata, ovviamente in base al colore ed al soggetto.
Durante il film, a turno, gli utenti sono stati portati dai fisioterapisti a fare attivit individuale.
Al termine del film, stato dato del tempo ai parenti di intrattenere del tempo con i loro cari nella
Sala Polivalente; all'ora di pranzo, ogni paziente stato riportato nella sua stanza e con la tutor ci
siamo recate in ogni piano a firmare le cartelle, cos che i responsabili del Piano sapessero chi era
sceso a fare attivit e chi non lo aveva fatto.

21 Gennaio 2014
3 ore in clinica, dalle ore 14 alle ore 17.
L'attivit svolta in questa giornata nella Sala Polivalente della Palazzina B. Essendo pomeriggio, i
pazienti sono scesi dopo aver riposato ed, in particolare, sono state portate dai Piani solo quelle
persone che avrebbero dovuto partecipare alle feste di compleanno del mese. Ogni mese,
nell'R.S.A., infatti, c' la giornata della festa di compleanno: viene stabilito un giorno in cui
festeggiare, nel mezzo del mese, tutti i compleanni del mese stesso, e sono i parenti dei festeggiati
ad occuparsi del cibo e delle bibite.
Le persone presenti in Sala erano circa 40, ed i festeggiati erano 3: la pi anziana, Lidia, ha
compiuto 104 anni! Lo spirito della giornata, ovviamente, era molto positivo, ed era concesso anche
ai familiari dei festeggiati di partecipare alla festa.
Per impegni universitari, purtroppo, ho potuto fare attivit solo per poche ore, ma stato comunque
molto coinvolgente.

24 Gennaio 2014
7 ore in clinica, dalle ore 8 alle ore 15.
Anche oggi le attivit di Tiziana sono state svolte nella Sala Polivalente della Palazzina B, mentre la
T.O. andata con altri colleghi nella Palazzina A.
La giornata inizia con i pazienti che scendono, pian piano, accompagnati da infermieri e
fisioterapisti: viene fatto formare un cerchio, cos che tutti possano aver modo di guardarsi in faccia.
Per prima cosa, si inizia col chiedere che giorno e si prosegue con l'appello, chiedendo ad ogni
paziente (senza ottenere risposta da tutti, per) quale sia il piano da cui provengono.
Dopo la lettura ed il commento del giornale, vengono proposti degli esercizi di Resolution Therapy
e Cognitive Behaviour Therapy:

tra le 4 parole lette, qual' quella che non c'entra nulla? (es. mare lago collina fiume)
Come mai non c'entra nulla? Sai dirmi qualche nome di quelle categorie di cose? (es. nome
di un mare, di un lago, di una collina e di un fiume);

tra 4 parole lette, quale non c'entra nulla con la frase di riferimento? (es. Il cane pu
essere ... fedele brutto vecchio mosso);

tra queste parole, cosa vi ricorda vostre esperienze passate? (es. formaggio - Cosa
cucinavate col formaggio? Che formaggio vi piace sulla pasta?).

Anche stavolta, durante le attivit i pazienti sono stati portati a turno a camminare dai fisioterapisti
e, giunta l'ora di pranzo, sono stati risportati dai dipendenti specifici ai loro piani di appartenenza.
Dopo pranzo, i pazienti hanno riposato e nel primo pomeriggio hanno svolto attivit ludicoricreative nei reparti, senza scendere nella Sala Polivalente della Palazzina B.
Dopo aver salutato i pazienti, ho avuto un colloquio in uscita con il Direttore Sanitario ed ho
ricevuto un caloroso saluto da tutte le persone con cui ho avuto modo di collaborare in questi giorni.

Alla luce dell'esperienza condotta e delle interviste effettuate alla tutor e ad alcuni dei suoi colleghi,
posso affermare che il profilo dell'educatore stilabile in ambito socio-sanitario o comunque
relativo a questa struttura specifica quella di una figura professionale che prende sulle sue spalle
l'onere di sostenere emotivamente gli utenti, proponendo loro attivit ludico-ricreative ed
impostando con loro una relazione decisamente umana ed empatica, piuttosto che tecnica ed
asettica. Il clima in cui ho lavorato stato molto positivo e sarei molto contenta di continuare a
collaborare con questo team, nonostante debba ammettere che quella dell'educatore una figura
piuttosto sottovalutata: ad essa viene associata per lo pi una attivit di animazione, e non sempre i
suoi colleghi si rendono conto che ella propone determinate attivit a fronte di specifici obiettivi.
Ritengo che l'approccio empatico che la mia tutor ha mostrato di avere sia senz'altro l'arma vincente
del reparto, in quando l'utenza di riferimento richiede comprensione e cerca qualcuno con cui poter
parlare, essendo spesso persone lasciate a se stesse dagli stessi partenti.
Dal punto di vista organizzativo, nonostante abbia esposto le mie riflessioni al Direttore Sanitario
(infatti il numero di utenti in confronto agli operatori-educatori, in proporzione, mi sembrato
molto squilibrato) non mi sembrato aperto a nuove assunzioni relativamente alla figura
professionale dell'educatore, ma comunque ha affermato di essere contento di come ho collaborato
con l'equipe e di lasciare a disposizione eventuali altri spazi di azione volontaria.
Osservando il rapporto intrattenuto tra le varie figure professionali nella R.S.A., ho avuto la
conferma che nel settore socio-sanitario l'educatore non ha un ruolo particolarmente importante.
Sono comunque entuasiasta dell'esperienza condotta e non escludo la possibilit, in futuro, di
provare a cercare un lavoro in tale ambito: in fondo, la nostra figura professionale in evoluzione, e
con il tempo sono sempre pi conosciute le competenze di cui disponiamo.

3.4 Il progetto Teatro della smemoria Utilizzo delle tecniche teatrali nella riabilitazione
del malato di Alzheimer (a cura di Aurora Carfagna)
Lavorando da tempo nella Residenza per la terza et Villa Santa Susanna (Rieti), ho pensato sarebbe
stato interessante parlare della mia personale esperienza come educatrice/operatrice nella
sruttura.
La residenza Villa Santa Susanna si trova in un'oasi naturale, immersa nel verde, di fronte alle
Sorgenti di Santa Susanna. Essa, autorizzata per disabili e specializzata per utenti affetti da demenze
degenerative primarie di tipo Alzheimer, strutturata sul modello familiare ed offre agli ospiti
un'esperienza di vita simile a quella esistente in ambito familiare, affettivamente ricca ed in grado di
consentire lo svilluppo di legami duraturi, tali che l'anziano possa sentirsi non ospite ma parte della
casa stessa.
Lo scopo che si propongono i gestori della Villa di prestare ai loro ospiti uno specifico servizio
socio- assistenziale, finalizzato:

a favorire la loro autonomia personale;

a fargli raggiungere il miglior adattamento possibile rispetto ai vari momenti funzionali della
giornata;

a sostenere le loro famiglie sulla base di un piano personalizzato d'intervento (P.A.I.);

a mantenere vive in loro (fino a quando la patologia lo pu permettere) abilit fisiche,


cognitive e relazionali;

a rispettare la loro dignit personale, la riservatezza dell'individualit, la professione


religiosa;

a favorire la socializzazione volta alla creazione e al mantenimento di un rapporto


significativo e continuativo con l'ambiente esterno.

Focus principale il costante coinvolgimento dell'ospite nel contesto sociale ed affettivo di


riferimento, attraverso le attivit di socializzazione proposte. L' attivit della giornata organizzata
in modo da soddisfare i bisogni assistenziali e di inclusione sociale degli ospiti, sopperendo alle
difficolt che la persona o il caregiver incontrebbero da sole.
Al fine di offrire un servizio che rispondesse alla mission sopra descritta, tra le altre attivit
proposte, il 31 Ottobre 2012 stato avviato un progetto di sperimentazione teatrale; esso, oltre al
gruppo di sperimentazione degli utenti di Villa Santa Susanna, ha come partners il gruppo di
controllo formato dagli utenti della R.S.A. "San Germano"di Piedimonte San Germano (FR) e il
gruppo di osservazione scientifica dell' UVA dell'Umberto I.
L'assunto principale alla base della sperimentazione quello secondo il quale l'utilizzo del teatro ha

una valenza che va oltre il ricordare: esso, infatti, permette all'anziano fragile di provare delle nuove
emozioni, tra le quali l'orgoglio di creare qualcosa che pu essere fruibile ed apprezzabile da altre
persone. Lo spettacolo teatrale, che nasce dai loro ricordi e dalle loro fatiche, diventa lo strumento
attraverso il quale le persone che hanno totalmente perso il contatto con la societ e la famiglia
attuale riescono a riagganciare la societ in questione, dimostrando di avere una possibilit di
migliorare le capacit residue. Nel momento in cui gli anziani sono sul palcoscenico, recitano una
sceneggiatura nata dalle loro memorie, e ci consente la creazione di un canale comunicativo quasi
magico tra la mente degli spettatori e quella degli attori, ma soprattutto un abbraccio tra le loro
emotivit.
L'attivit teatrale stata coordinata, oltre che dall'amministratrice e dalla responsabile della
struttura, anche e soprattuttuto da tecnici dell'arte teatrale e musicale, conosciuti in tutta la
provincia reatina per i loro innumerevoli spettacoli. Il percorso di sperimentazione teatrale iniziato
con:

una fase di valutazione degli utenti da parte della Neuropsicologa, dell'Assistente sociale
referente della struttura, dell'Educatore e della Dottoressa di base;

una fase conoscitiva degli utenti da parte dei due tecnici teatrali, attraverso una
frequentazione bisettimanale fatta di scambi, chiacchiere, passeggiate, osservazioni e
riflessioni di vario genere.

Sulla base di quanto rilevato preliminarmente, il lavoro proseguito con l'individuazione delle
persone dal punto di vista psico-fisico adeguate per poter prendere parte al progetto ed alla analisi
dei profili emersi. Il percorso di conoscenza degli utenti, comunque, non si concluso in questo
modo: in un'ottica di continuum esplorativo, in base al tipo di coinvolgimento rilevato durante le
diverse performance, sono emerse giorno dopo giorno personalit, caratteri e tendenze che ci hanno
consentito di definire ancor meglio il profilo del personaggio che ognuno avrebbe potuto
rappresentare in unazione teatrale pi complessa.
Le rappresentazioni strutturate, non bisogna dimenticarlo, sono sempre partite da uno stimolo
interno alle loro conoscenze, da argomenti presenti nei loro ricordi. In questo contesto, le loro
performance recitative pur senza recitare sono state di particolare efficacia, in quanto
rappresentative di personaggi veri e credibili, come nelle migliore interpretazioni degli attori, che
basano la propria interpretazione sulle teorie della personificazione e della riviviscenza di
Stanislaskij, adottate successivamente anche da Strasberg allActor Studio di New York.
Rimescolando e frequentando continuamente i loro lontani ricordi, lo scopo ultimo della
sperimentazione stato quello di ricreare un habitat in cui le persone potessero interagire, non solo
sul piano del coinvolgimento con la parola e con lazione, ma anche su quello emozionale.

La centralit del vissuto degli utenti e del loro stato d'animo, comunque, allo stesso modo in cui
sono state il punto vincente del percorso proposto, sono state anche ci che in alcuni momenti lo ha
reso particolarmente fragile, facendoci giungere al punto di pensare che fosse il case di porre fine al
percorso intrapreso: rispetto alle attivit proposte, infatti, per quanto ben progettate ed
entusiasmanti, talvolta abbiamo avuto un riscontro di partecipazione molto soddisfacente, talvolta
abbiamo registrato una certa mancanza di interesse.
Parlando degli aspetti organizzativi del progetto, esso stato strutturato come un sistema di lavoro
mudulare, in cui ogni modulo ha la durata di 3 mesi. Il progetto Teatro della smemoria (Utilizzo
delle tecniche teatrali nella riabilitazione del malato di Alzheimer) stato avviato il 31 Ottobre
2012.
Il lavoro iniziato con la fase di valutazione degli utenti da parte di figure mediche e paramediche.
Tale fase del progetto ha previsto che gli utenti della struttura fossero sottoposti a dei test:

Mini mental state examination: conosciuto anche come MMSE, un test per la
valutazione dei disturbi dell'efficenza intellettiva e della presenza di deterioramento
cognitivo. Il test costituito da 30 temi che fanno riferimento a 7 aree cognitive differenti:
orientamento nel tempo, orientamento nello spazio, registrazione di parole, attenzioni e
calcolo, rievocazione, linguaggio, prassi acostruttiva. Il punteggio totale dei temi pari a 30:
un punteggio uguale o inferiore a 18 indice di una grave compromissione delle abilit
cognitive, un punteggio compreso tra il 18 e il 24 indice di una compromissione da
moderata o lieve, un punteggio pari a 25 considerato borderline, un punteggio compreso
tra il 26 e il 30 indice di normalit cognitiva. Le indicazioni sono comunque orientative,
essendo presenti dei fattori di tiratura legati all'et ed alla scolarizzazione.

Attivit basilari della vita quotidiana (ADL): indica un punteggio indicativo delle
capacit del soggetto di alimentarsi, vestirsi, gestire l'igiene personale, usare i servizi
igienici, spostarsi dalla sedia al letto e viceversa, deambulare in piano, salire e scendere le
scale, controllare la defecazione e la minimazione.

Modified cumulative illness rating scale (CIRS): scala che consente di ricavare l'indice di
severit della comorbidit e l'indice di comorbidit complessa. Questo step stato curato
dalla Dott.ssa Marcella Milano.

Geriatric depression scale: scala per la valutazione di sintomi depressivi nellanziano, che
trova una sua applicabilit anche nel paziente demente di grado lieve-moderato. Euno
strumento composto da 15 items, che esclude la rilevazione dei sintomi somatici e di sintomi
psicotici. Le risposte sono di tipo binario (si/no) e questo rende lo strumento di pi facile
utilizzo nei pazienti anziani con deficit cognitivo. Il punteggio varia da 0 (non depresso) a

30 (massima gravit della depressione), con un cut-off individuato a 11 per la presenza di


sintomi depressivi clinicamente rilevanti. La gravit della depressione viene cos
rappresentata: da 0 a 5 normale, da 6 a 10 probabilit bassa di depressione, da 11 a 15
probabilit alta di depressione.

Neuropsychiatry inventory (UCLA): questionario applicabile ai pazienti con demenza di


diversa origine, nel quale le informazioni sono raccolte tramite l'osservazione diretta
dell'utente (le domande devono riferirsi alla situazione del paziente nelle 6 settimane
precedenti all'intervista). Come da manuale, se alla domanda di screening viene risposto di
"no" non bisogna procedere con le altre domande pertinenti alla stessa sezione. Se la
risposta positiva, al contrario, si procede con le altre domande che vanno registrate solo se
confermano la domanda di screening. In alcune circostanze specifiche potrebbe verificarsi il
fatto che alcune delle sezioni non siano applicabili al paziente per la presenza di condizioni
mediche interferenti con le risposte (ad esempio i pazienti allettati potrebbero presentare
deliri e allucinazioni ma non presentare comportamenti motori aberranti per via delle
limitazioni fisiche): in questi casi speciali l'intervistatore deve segnalare la non applicabilit
della scala (N.A.). Lo stesso vale se esistano evidenti discrepanze tra quanto osservabile e
quanto segnalato dal caregiver o se le risposte fornite alla sezione non vengono ritenute
valide.

Sandoz clinical assesment geriatric (SCAG)

Scala di Tinetti: riferita ad aspetti puramente medici, anche questa parte stata compilata
esclusivamente dalla Dott.ssa Marcella Milano. Punteggi uguali o inferiori ad 1 indicano che
il soggetto non deambulante, tra 2 e 19 indica utente deambulante a rischio di caduta, un
punteggio uguale o superiore a 20 indica utente deambulante a basso rischio di caduta.

Terminata la fase clinica, si proseguito con la fase di conoscenza degli utenti da parte dei
promotori del progetto: essa, prevedendo un periodo di inserimento degli attori all'interno del
gruppo sperimentale, ha avuto luogo in un arco di tempo piuttosto esteso.
Il gruppo di lavoro ed il materiale su cui lavorare sono stati individuati, in questa fase, sulla base
degli esiti di interviste individuali e sulla base della libera iniziativa degli utenti. I due attori gestori
del progetto, avendo fatto un inventario dei ricordi degli anziani utilizzando varie forme di
esternazione (la parola, il disegno, la scrittura, la manualit ed il gioco) attraverso le interviste
individuali ed attraverso l'osservazione di essi durante lo svolgimento di attivit quotidiane, hanno
avuto modo di comprendere quali fossero i vissuti pi frequenti degli utenti della struttura, e li
hanno restituiti loro nella forma di piccole scene teatrali: questa attivit, avendo dato modo agli
utenti di rivedere le loro "scene" dall'esterno, li ha molto coinvolti sul piano emozionale.

Con il teatro, il malato di Alzheimer mette in scena la vita che riesce a ricordare o ad immaginare,
cio rappresenta se stesso in uno stato di benessere. Attraverso la recitazione, egli comunica questo
stato al resto del mondo, ai suoi familiari, a chi opera con lui quotidianamente: le attivit proposte
agli utenti del gruppo sperimentale danno loro l'opportunit di mettersi in gioco nuovamente nella
societ. Nel "momento della scena", la finzione crea uno stato di benessere, e ci apre la strada ad
un potenziale percorso terapeutico continuativo e duraturo nel tempo.
Terminata la prima e la seconda fase del progetto (valutazione multidisciplinare e percorso
conoscitivo dei pazienti), nella terza fase si proceduto con la creazione di una vera e propria
sceneggiatura basata sui ricordi dei pazienti. Ogni personaggio teatrale viene creato basandosi sulla
personalit del paziente che lo deve interpretare; tali performance teatrali rappresentano personaggi
veri e credibili che interagiscono soprattutto sul piano emozionale, e riescono a coinvolgere
emotivamente anche il pubblico esterno.
Ultima fase del progetto quella nella quale si procede ad organizzare lo spettacolo teatrale che
rappresenta il lavoro complesso e affascinante, frutto del percorso di esplorazione dentro i ricordi
offuscati degli attori.
Il progetto proposto qualche anno fa dalla struttura nella quale lavoro che ho qui esposto molto
complesso, e mi definisco davvero soddisfatta del lavoro che siamo riusciti con l'equipe in cui
sono inserita a portare a termine. Gli obiettivi che ci eravamo proposti di raggiungere con il
progetto erano vari, e tra essi credo che questi siano quelli maggiormente importanti:

potenziare e mantenere capacit residue;

mantenere (e dove necessario rafforzare) il legame con i familiari;

migliorare la qualit di vita sia dell'utente e sia dei familiari;

aumentare l'autostima;

liberare le emozioni;

migliorare il benessere psicofisico (e dove possibile associare una diminuzione di farmaci da


assumere);

potenziare il pi possibile la memoria a lungo termine attraverso l'attivit del raccontare,


ricordare e mettere sotto forma di sceneggiatura teatrale tutti i ricordi che si hanno;

stabilizzare la personalit.

I risultati ottenuti rispetto a questi obiettivi di riferimento sono stati buoni, e sia gli utenti che noi
operatori siamo pronti finanziamenti permettendo ad avviare nuovi progetti simili. In
particolare, i test neuropsicologici somministrati dalla psicologa durante il primo anno di utilizzo
delle tecniche teatrali hanno riscontrato miglioramenti nell' umore e nelle capacit residue,
riduzione di stati ansiosi e di disturbi comportamentali, portando dunque ad una riduzione di

farmaci somministrati per il controllo del tono dell'umore. Aldil di questo aspetto clinico,
comunque, il risultato sicuramente pi soddisfacente stato il riconoscimento emozionale tra gli
ospiti anziani e i loro familiari, conseguenza del benessere tangibile del soggetto.
In allegato, a titolo esplificativo di come si procedesse con la stesura dei documenti di lavoro,
inserisco dei file attinenti al progetto:

Programma laboratori teatrali

Report pazienti

Scheda di monitoraggio dell'attivit teatrale