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Le fortificazioni di Trapani nel Medioevo e in et

moderna (secoli X-XVI)


Ferdinando Maurici

Figlia del porto e del Mediterraneo, Trapani, fin


dalle origini, un luogo e poi una citt di o sul confine.
Tutte le citt mediterranee, in realt, lo sono; ma
Trapani lo pi di molte altre, fin dallantichit. Stette
sul confine fra lo spazio romano e quello punico; poi sul
limes fra il mondo bizantino e quello islamico; con la
conquista normanna, divenne il lembo dEuropa neolatina e cristiana pi vicino al Maghrib musulmano.
Questa tradizionale fruntera di mori nel XVI secolo
diviene il luogo dello scontro fra il blocco asburgico e
limpero turco. Trapani divenne allora la piazzaforte della Sicilia occidentale. Ma quello con lislam non lunico confine. Con il Vespro Trapani era divenuta il terminale siciliano delle comunicazioni con il regno dAragona, una porta da conservare sicura e ben difesa. La
storia delle fortificazioni trapanesi quindi anche la storia delle varie frontiere mediterranee.
In mancanza di fondazioni ufficiali, latto di nascita
di Trapani come centro urbano pu farsi coincidere con
la costruzione o il rafforzamento delle mura verso il 260259 a. C. Scrive Diodoro Siculo che Amilcare Barca
cinse di mura Trapani e la rese citt:
1. A
ci segu il trasferimento a Trapani della popolazione di
Erice. Nei secoli passati era vissuta nellombra di Erice, svolgendo il ruolo di porto ed emporio2.
Ora il porto di Erice sembra prendere il sopravvento sulla citt del monte, affacciandosi alla storia con una sua
distinta identit, divenendo o cominciando a divenire citt. La differenza rappresentata proprio dalle mura;
dalla possibilit di concentrare, controllare e proteggere
al loro interno un presidio e una popolazione pi cospicua rispetto al passato. Mura e citt: un binomio inscindibile anche nel caso della pi antica Trapani. Al
momento della battaglia delle Egadi, che nel 241 a. C.
decise le sorti della I Guerra Punica, Trapani sempre
un ottimo ma gi anche una 3.
Di questa pi antica Trapani sappiamo veramente
poco. Che occupasse larea degli attuali quartieri San
Pietro e San Nicol tradizione antica, attestata dallo

scrittore cinquecentesco che si cela dietro lo pseudonimo


di Pugnatore4 e accolta in genere dagli studiosi pi
recenti5. Oltre un miglio sarebbe stato lungo il perimetro
quadrangolare delle mura di Trapani antica6 (fig. 1).
Sul lato est avrebbero avuto un andamento quasi rettilineo in senso nord-sud, ipoteticamente lungo la direttrice
dellattuale via XXX Gennaio, com certo per il
medioevo. Su questo tratto si sarebbero aperte due porte. Per il sito della prima, gli studiosi dissentono,7 anche
se vi qualche possibilit che corrisponda almeno come
ubicazione a quella detta da documenti del XV secolo
porta vetus, ubicata da alcuni allaltezza delledificio della Prefettura8. Dovrebbe trattarsi della stessa apertura
anche detta porta di terra, che altri localizzano per
allaltezza di via Giudecca9.
La seconda porta, identificata nel sito della futura
porta dei Pali, si sarebbe aperta in prossimit dellangolo formato da muro orientale e muro meridionale, quasi
appoggiata alla torre ivi esistente10. Sul lato occidentale
delle mura, ipoteticamente poste lungo la direttrice dellattuale via Torrearsa o Loggia, si sarebbero aperte,
sempre secondo Pugnatore, due porte, quasi in corrispondenza di quelle del settore opposto11. Una sarebbe
stata ubicata presso le attuali fontana di Saturno e chiesa di SantAgostino, allincontra della strada dritta che
conduce infin oggi dentro della citt vecchia. La seconda si sarebbe trovata poco pi a nord e corrisponderebbe al sito dellattuale porta Oscura o dellOrologio, sotto il Palazzo Senatorio12, anchessa sulla via Torrearsa o
Loggia13. Due o tre, secondo il Pugnatore, sarebbero
state le porte antiche del lato meridionale doscura apparenza, come forsanco erano di ignobil passaggio e quindi non localizzate dallautore. Su questo lato landamento delle mura antiche ipoteticamente ricostruibile sulla
via Biscottai e piazza Scarlatti o, come ha sostenuto
Filippi14, lungo il modesto salto di quota fra le vie
Biscottai e San Pietro. solo ipotizzabile che altrettante porte si aprissero sul lato settentrionale delle mura, il
cui percorso pu ipoteticamente ricostruirsi lungo le
attuali via Poeta Calvino e via Cavour. Lo stesso Pugna75

Ferdinando Maurici

Fig. 1. Ipotesi di ricostruzione del perimetro della cinta muraria di Trapani fino ad epoca islamica e normanna (secc. X-XII)

tore ritenne che la cinta antica di Trapani presentasse


una torre su ognuno dei quattro angoli: ad esse alluderebbero quattro delle cinque torri dello stemma urbano;
la quinta sarebbe la torre della Colombara (o Colombaia) o una torre mediana del muro occidentale15. Tale
tradizione non per da prendersi obbligatoriamente
alla lettera. In realt non sappiamo assolutamente quante torri avesse la pi antica cinta urbana trapanese. Nei
fatti, un circuito murario quadrangolare lungo oltre un
miglio con sole quattro torri agli angoli sarebbe stato
piuttosto debole. Non si pu quindi escludere che esistesse un numero maggiore di torri mediane.
Unaltra tradizione risalente almeno a Fazello, ripresa da Pugnatore e poi accolta senza critiche fino ad oggi
da vari autori, relativa alle presunte origini cartaginesi
della torre della Colombara, o piuttosto alla presenza
sullisolotto della Colombara di una torre fin da et cartaginese16. Lappiglio offerto dal racconto di Cassio
Dione tramandato da Zonara17. Un isolotto chiamato
(Peliade) viene menzionato a proposito del
blocco posto dai romani a nel 247 a. C.,
durante la I Guerra Punica. Lisolotto, evidentemente
vicinissimo alla citt, era presidiato dai cartaginesi: i
romani se ne impadronirono con un colpo di mano notturno, uccidendo la guarnigione ma venendo a loro volta contrattaccati da Amilcare. Il console Numerio Fabio
assal allora direttamente Trapani provocando il rientro
fra le mura di Amilcare. I romani congiunsero allora
artificialmente alla terraferma con un terrapieno, imprimendo nuovo vigore alle operazioni.
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In realt, nulla prova con certezza che Peliade corrisponda allisolotto della Colombara, nonostante lautorevole parere di Cluverio e di Holm18. Potrebbe anche
essere il Lazzaretto, lisolotto del villino Nasi o ipoteticamente anche un altro dei lembi di terra affioranti nel
passato dalle acque a ovest del sito urbano di Trapani e
solo pi tardi inglobati nella falce. In tal senso Manni ha
giustamente espresso forti dubbi sulla tradizione19, mentre Columba aveva proposto di identificare Peliade con
lisolotto di SantAntonio (il Lazzaretto)20. Di recente
Filippi ha ipotizzato, anche sulla scorta di un particolare presente nella pianta prospettica di Trapani di
Giovanni Orlandi (fine sec. XVI), che i romani abbiano congiunto fra loro con un riempimento di terra le due
isolette della Colombara e di SantAntonio e questultima con la terraferma21. Pur ammettendo in via di ipotesi che la di Zonara possa identificarsi con lisolotto della Colombara, ci non comporta automaticamente la costruzione di un primo e pi antico nucleo della torre o castello della Colombara gi in et cartaginese. Le fonti non danno alcun cenno sulla natura delle
eventuali fortificazioni presenti su Peliade; inoltre sullisolotto non sembrano sussistere elementi murari che possano far pensare a un intervento cos antico, anche se
da precisarsi subito che lo straordinario monumento e
tutto il sito attendono ancora uno studio esaustivo e sondaggi archeologici. Per quanto concerne lipotesi di origini cartaginesi anche per il castello di terra22, i saggi
archeologici col effettuali hanno s restituito materiali
ceramici di et punica, ma non permettono, almeno fino

Le fortificazioni di Trapani nel Medioevo e in et moderna (secoli X-XVI)

ad ora, di parlare di origini cos antiche per quel complesso fortificato23.


Non possediamo alcuna notizia sulle fortificazioni
trapanesi fra et bizantina e islamica. Verso il 900
Trapani venne assediata da Abu al-Abbas Abd Allah,
figlio del famigerato emiro Ibrahim24: le fortificazioni
erano quindi efficienti. Come citt murata Trapani
esplicitamente menzionata da al-Muqaddasi25 nella
seconda met del X secolo. Solo con la conquista normanna iniziamo a disporre di documentazione meno
rara ed episodica. Goffredo Malaterra racconta la resa
ai normanni della Trapani islamica nel 107726. Le forze normanne piombarono su Itrabanis a maggio; la spedizione si mosse per terra e per mare, cos come imponevano le caratteristiche della citt. La caduta della citt fu determinata da un audace colpo di mano del figlio
di Ruggero, Giordano. Di fronte a Trapani si estendeva
una stretta striscia di terra circondata dal mare che doveva consistere nella parte finale della falce, allora esterna
alla citt. Qui gli abitanti, hostili tempore, portavano al
pascolo il loro bestiame, come in una sorta di naturale
albacar, la grande area cintata destinata agli armenti nelle citt e fortezze dellAndalus islamico. Giordano Altavilla si accost di notte alla penisola con un certo numero di imbarcazioni e rimase silenziosamente in agguato.
Con il sorgere del giorno, i trapanesi condussero, come
di consueto, il bestiame al pascolo. Quando Giordano
valut che gli armenti fossero abbastanza lontani dalla
citt, usc con i suoi uomini dai nascondigli: rastrellati gli
animali, li condussero verso le proprie navi. A quel punto gli abitanti di Trapani effettuarono una sortita in massa: quasi diecimila, racconta Malaterra con iperbole evidente, furono quelli che uscirono dalla citt. Giordano e
i suoi ruppero per limpeto dei nemici, incalzandoli
fino alle porte urbane. Ricacciata indietro la sortita, i
normanni poterono tranquillamente reimbarcarsi con il
bestiame razziato. I trapanesi, sconfitti sanguinosamente
e privati delle proteine, dovettero arrendersi e consegnare la citt.
Come di consueto, i normanni assunsero il controllo
delle fortificazioni urbane e le rafforzarono. Comes itaque, urbem nactus, pro libitu suo castro et caeteris munitionibus ordinat, militibus et iis, quae necessaria erant,
munit, turribus et propugnaculis undique vallans27. Per
ci che riguarda il castello, possibile supporre tanto la
riparazione e ladeguamento di un complesso preesistente che, pi probabilmente, la costruzione di un nuovo
castrum. Lubicazione di questo primo castello trapanese rimane comunque assolutamente incerta. Chi scrive
ha altrove proposto di ubicarlo nel sito del futuro castello di terra28, unarea che, per quanto ne sappiamo, ver-

so la fine del XI secolo era ancora esterna allambito


urbano. Un castello normanno completamente esterno
ad una cerchia muraria non sarebbe un fatto isolato,
come suggerisce il caso di Petralia Soprana29. I sondaggi archeologici effettuati nel castello di terra a Trapani,
per, sembrerebbero escludere la sua origine in epoca
normanna e confermare invece la tradizione che lo vuole realizzato nella prima et aragonese30. E quindi ipotizzabile che il castrum di Ruggero I sia da localizzarsi
altrove31.
La caratteristica di citt murata ben evidente nella
descrizione di Idrisi. Trapani circondata dal mare, non
entrandosi se non che per un ponte dalla parte di levante e dinanzi la porta della citt giace una salina32.
Verosimilmente esisteva dunque di gi un fossato che
isolava la citt dalla parte di terra; quanto meno certa
lesistenza di un fosso a protezione della porta sul lato
orientale, dal momento che laccesso era consentito solo
da un ponte. La bella visione prospettica di Giovanni
Orlandi, pur relativa alla realt di fine XVI secolo, pu
rendere unidea di tale situazione topografica33. Il fatto
che Idrisi, pur citando la porta sul lato orientale, non
nomini esplicitamente le mura ha fatto ritenere a Asthor
che esse alla fine del dominio musulmano fossero andate in rovina34. Laffermazione sembra per priva di
appoggio logico, oltre che documentario. Nel 1077,
come attesta Malaterra, Trapani era infatti citt certamente fortificata e le sue difese, dopo la resa del 1077,
erano state oggetto di cure da parte del gran conte. E
che esistessero mura anche in et normanna attestato
da Ibn Giubayr che soggiorn a Trapani nellinverno
1185: Questa citt poco spaziosa, ha dimensioni non
grandi, cinta di mura, bianca come una colomba35. Per
let normanna non abbiamo invece alcun accenno documentario sulla Colombara.
probabile che lespansione edilizia verso lestremit della falce sia cominciata gi alla fine del XII secolo36.
Laura Sciascia ha poi datato in et federiciana una
importante fase di crescita economica e demografica di
Trapani, arricchitasi in effetti allora di novi habitatores37. In et sveva arrivano a Trapani anche carmelitani,
domenicani e francescani: questi ultimi, in particolare, si
insediarono ben oltre le mura urbane38, verso lestremit
occidentale della falce. Nella documentazione federiciana fa una timida comparsa un castello trapanese, presumibilmente ancora lo stesso edificato o rafforzato da
Ruggero gran conte39. Ad et federiciana risalirebbe
anche la prima esplicita menzione della Colombara, in
un documento giunto per solo in copia e di assai dubbia autenticit, per non dire di certa contraffazione. Nel
1223 tale Alberto da Milo sarebbe stato nominato capi77

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tano di guerra per Trapani e Monte San Giuliano, nonch castellano dei castra di quelle citt e della turris
Columbarie40. La capitania a guerra un istituto tipico
dellet aragonese, cos come del XIV secolo tipico il
cumulo delle cariche: vi quindi la concretissima possibilit, per non dire la certezza, che il documento sia un
falso41.
Trapani compie il definitivo salto di qualit nella prima et aragonese, pur con i limiti di recente puntualizzati da Costanza42. Dopo il Vespro, linserimento della
Sicilia nella compagine della corona dAragona fece di
Trapani il primo porto siciliano sulla rotta da e per la
Catalogna. Trapani divenne cos il porto dei re43 : qui
sbarcarono tanto Pietro III nel 1282 che, centodieci
anni dopo, i Martini con la regina Maria; qui, ovviamente in un contesto del tutto diverso, sbarcher Carlo
V dopo la vittoriosa impresa di Tunisi. Limportanza
attribuita a Trapani negli anni dopo il Vespro attestata e incarnata dallespansione del tessuto urbano e dallampliamento delle mura attribuito a Giacomo II re di
Sicilia (1291-1295) dal Pugnatore e quindi perpetuata
dagli storici e cronisti successivi.
Scrive dunque il Pugnatore che Giacomo II aggrand e fortific la citt di Trapani, in modo che, quanto
ella fuor della regione, cora Casalicchio si chiama, e
quasi tutto il cerchio di muri che have, a lui da Trapanesi si devono aggrand la citt aggiungendole tutta
quella parte, inverso tramontana, che fu poi Ruga nova
chiamata, e tutta quellaltra pure, inverso ponente, che
Palazzo fu allor similmente nominata Oltre a ci,
ancora lallarg tanto dalla banda di mezzo di quantoggi fra le case et il pubblico muro, il quale fu parimenti
fatto da lui, allor chegli cinse dognintorno la Ruga
nova et il Palazzo di quelle muraglie che insino al presente vi sono: ma senza per i cavalieri, essendo eglino
opera di tempi moderni44.
necessario chiarire brevemente i termini di questa
espansione che raddoppi, se non di pi, la superficie
urbana di Trapani. Il primo ampliamento, modesto in
termini di superficie interessata, si verific in direzione
nord, verso il Tirreno (localmente, il mare di tramontana), con la realizzazione della Ruga nova, oggi via
Garibaldi. Nellopposta direzione si verific un ancor
pi lieve avanzamento delle mura urbane verso il porto.
La vera grande addizione fu quella in direzione ovest,
verso il convento di San Francesco e la punta della falce, un tempo acquitrinosa, di cui verosimilmente era
ormai completata la colmata e la regolarizzazione. In
questa area abbastanza vasta pot realizzarsi un vero e
proprio raddoppiamento della citt secondo forme e
modelli tipici dellurbanistica del XIII secolo45.
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La nuova Trapani aragonese ebbe una griglia regolare, sviluppandosi a ovest delle vecchie mura, segnate
oggi dalla Loggia. Per la nuova parte della citt documentato, almeno gi da piante del primo XVIII secolo46, un impianto caratterizzato da due fasci composti
ciascuno di due strade orientate in senso est-ovest. Si
tratta rispettivamente delle attuali vie Vittorio Emanuele
e Nunzio Nasi e delle vie San Francesco e Cassaretto,
solo leggermente divergenti. Gli assi longitudinali sono
intersecati da una serie di pi brevi cardini come le
attuali via Roma e via Torretta, via Giovanni XXIII e
via Giglio e cos di seguito. verosimile che tale conformazione sia stata data fin dalle origini delladdizione
giacomita. Una pianta di Trapani attribuita al sacerdote-architetto Natale Masuccio47 e databile al 1613 presenta una situazione diversa, con uno schema ancora pi
regolare composto da sette vie in senso est-ovest (oltre le
due di pomerio) e cinque strade orientate nord-sud. Si
tratterebbe di una rete perfettamente geometrica e ortogonale con isolati di eguale dimensione: quasi certamente la pianta presenta per un certo distacco dalla realt,
tendendo a un modello di perfezione teorica.
I grandi lavori cinquecenteschi di fortificazione solo
in qualche punto alterarono il circuito murario medievale48 realizzato alla fine del XIII secolo. La cinta muraria rappresentata nello sciupato disegno, pur qualche
ulteriore adattamento, sostanzialmente quella cinquecentesca, il cui circuito comunque non si allontan molto da quello preesistente. Si pu dunque abbozzare con
accettabile approssimazione una ricostruzione della cinta dopo lintervento voluto da Giacomo II dAragona
(fig. 2).
Sul lato orientale della citt rimasero probabilmente
in uso le vecchie mura, prolungate leggermente verso
nord in funzione dellespansione della Ruga Nova. Il
loro tracciato doveva seguire lattuale via XXX Gennaio. Dopo la vecchia torre dellangolo sud-orientale
(torre Pali) le mura giravano verso ovest, probabilmente
lungo lodierna via Saraceni e quindi lungo la linea dei
fabbricati lungo lattuale via Staiti, a pochi passi dal porto. Superata lattuale piazza Garibaldi, le mura meridionali continuavano lungo la linea oggi occupata dalla scena edilizia di viale Regina Elena. Svoltavano poi verso
nord-ovest formando un angolo ottuso, pi o meno nel
punto ove nel XVI secolo verr eretto il bastione di San
Francesco. Proseguivano quindi lungo lattuale quinta
edilizia di via Duca dAosta fino al mare Tirreno sul
lato di tramontana, laddove verr eretto il bastione
Imperiale o di SantAnna, presso lomonimo convento.
Continuavano poi fino al piccolo promontorio ove sorger il bastione Conca e quindi, lungo lattuale via Mura

Le fortificazioni di Trapani nel Medioevo e in et moderna (secoli X-XVI)

Fig. 2. Ipotesi di ricostruzione del perimetro della cinta muraria di Trapani bassomedievale (tardo XIII sec. - XV sec.)

di Tramontana e il lungomare Dante Alighieri, fino a


congiungersi al castello di terra.
Nessuna citt siciliana ha conosciuto, fra XIII e
XIV secolo, unespansione del tessuto ed un allargamento della cerchia muraria paragonabile al caso trapanese. Laddizione giacomita di Trapani, con le fondazioni federiciane di Eraclea (oggi Gela) e Augusta, si
iscrive dunque a pieno diritto, e come testo particolarmente significativo, nella storia dellurbanistica dugentesca: una storia che continua a farsi, in Italia, in una prospettiva essenzialmente, quando non esclusivamente,
comunale.
Nella cerchia muraria cos ampliata (per un perimetro complessivo di circa 3 km)49 lintervento di re Giacomo avrebbe determinato lesistenza in totale di undici
porte50. Cinque si aprivano sulle mura sud. La porta dei
Pescatori (al n. 52 nella veduta di Trapani qui edita, tav.
1, 4), in corrispondenza dellattuale omonimo vicolo,
era detta anche porta della Grazia per la vicinanza della chiesa con quella intitolazione51; la porta Putitelle,
ricordata da Pugnatore ma non da Di Ferro nel 1825,
doveva aprirsi appena a sud dellattuale Biblioteca
Fardelliana; la porta della Dogana52 o di San Filippo o
porta di Mare53 esisteva in corrispondenza della Loggia,
non lontano dallattuale palazzo della Dogana. Poco
oltre, sempre in direzione ovest, forse alla fine del XIV
secolo, fu aperta unulteriore porta, chiamata della Regina, da usarsi, almeno nel progetto iniziale, solo eccezionalmente54. Nel XVI secolo la porta della Dogana venne chiusa e aperta stabilmente al suo posto quella della

Regina: per la loro vicinanza le due porte sono state a


volte confuse ma si trattava in origini di due realt distinte. Nello sciupato disegno (al n. 53, tav. 1, 3) si vede la
porta della Regina, allora ancora in uso. Seguiva la porta dei Genovesi, poi detta di SantAntonio, che doveva
aprirsi allaltezza dellomonimo ospedale, fra le attuali
piazza Dalla Chiesa e via Verdi. Il nostro sciupato disegno presenta solo una porta murata fra la porta della
Regina e la successiva, oggi non pi esistente, che era
lultima sul lato meridionale (n. 54 nello sciupato disegno, tav. 1, 2): la porta Serisso. Era cos detta dal nome
del ricco mercante Felice Serisso, reale o romanzato protagonista di una storia di corna e sangue, che nei pressi
avrebbe avuto le sue case e che ha lasciato la denominazione anche ad una via attuale55. Dal 1612 sar detta
anche porta dOssuna, in onore del vicer Pedro Girn
de Osuna56. Fra le porte meridionali delle mura di re
Giacomo, il c.d. Pugnatore non menziona, perch aperta ai suoi tempi, la porta dei Galli, la cui ubicazione
segnalata oggi da una via e una piazzetta porta Galli
presso langolo sud-orientale dellantica cinta. La porta
era anche detta porta Lucadella in onore del capitano
Vincenzo Locadello che la fece realizzare nellet di
Filippo II. riprodotta nel nostro sciupato disegno (al
n. 51, tav. 1, 5) protetta da uninferriata. Nel 1825,
secondo la testimonianza del Di Ferro57, era inutilizzata.
Una sola apertura avevano le mura del tardo XIII
secolo a occidente: la porta dei Pescatori del Palazzo,
cos chiamata dalla denominazione (Palazzo, appunto)
della parte pi occidentale della falce trapanese. Tale
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Ferdinando Maurici

porta si trovava forse presso lattuale Passo della Spugna. Secoli dopo (verso il 1618) unaltra porta venne
aperta su questo lato delle mura, in prossimit dello
sbocco su piazza Scio dellattuale corso Vittorio Emanuele. Per la vicinanza al convento dei Cappuccini extra
moenia fu detta porta dei Cappuccini. Alla met del
XVIII secolo venne ingrandita per volere del vicer
Eustachio Laviefuille e per questo anche chiamata porta Eustachia58.
Sulle mura di tramontana sembra che la cinta muraria di re Giacomo presentasse tre porte. La prima, continuando la ricognizione in senso orario, era la porta delle Botteghelle 59, lunica porta trapanese ancora oggi esistente, oltre la porta Oscura sul lato occidentale delle
primissime mura, ormai interno rispetto alla cinta di re
Giacomo. La porta Botteghelle si apriva e si apre ancora allestremit nord del medesimo asse della distrutta
porta Serisso. Seguiva la porta della Madonna di Gallo
che ai tempi del c.d. Pugnatore era gi stata chiusa60:
da localizzarsi pi o meno allaltezza della via Lombardi61. Successiva era la porta Felice o delle Bocciarie, cos
chiamata per la vicinanza dei macelli62. Si apriva in corrispondenza della Pescaria, allestremit nord della via
Torrearsa: a sud le corrispondeva la porta della Dogana.
Sul fronte orientale lintervento di re Giacomo avrebbe
lasciato le due preesistenti porte (porta di Terra e porta
di torre Pali) e ne avrebbe aperta una terza, la porta
Reale o Nova, appena a sud del castello di terra, sullarea dellattuale piazza Vittorio Veneto63. Riferisce il
Pugnatore che davanti questa porta fu edificata dalla
parte di fuora per sua maggiore sicurezza una torre
quadrata, con unaltra controporta dentro di essa. Una
torre simile fu eretta anche a protezione della porta dei
Genovesi o di SantAntonio, che era, sul fronte del porto, laltro accesso principale alla citt64. Altre torri, cancellate dagli interventi cinquecenteschi, dovevano quasi
certamente esistere anche su altri settori delle mura.
Le mura preesistenti, ormai inutili sui lati nord, sud
e soprattutto ovest dellantico perimetro, furono parte
rotte e parte concesse in uso di edifizj privati65. Sulle
antiche mura occidentali, ormai interne al tessuto urbano, rimase la porta Oscura (o dellOrologio), mentre il
ricordo della porta un tempo esistente presso la chiesa di
SantAgostino fu perpetuato dalla benedizione che veniva impartita in questo luogo la domenica delle Palme,
quando si aspergevano tutte le porte della citt e anche
il sito di questa, non pi esistente66.
Dallingrandimento del tessuto urbano e dalla
costruzione della nuova cinta muraria, Trapani risult
suddivisa in cinque quartieri: Casalicchio fu la denominazione del nucleo pi antico; Rua Nova fu il nome ori80

ginario dellattuale via Garibaldi e del quartiere da essa


generato; larea fra questultimo ed il Casalicchio fu detta Quartiere di mezzo. Laddizione pi vasta, nella zona
occidentale complessivamente detta Palazzo, fu poi suddivisa nei quartieri di San Lorenzo e di San Francesco,
questultimo nella parte pi occidentale del perimetro
murario67. In pratica, Trapani rester allinterno di questa cinta fino al XIX secolo, se si esclude un piccolo
avanzamento cinquecentesco delle mura sul lato est. Il
battesimo del fuoco le nuove mura di Trapani lo ebbero
con lassedio angioino dellestate 1314.
Il c.d. Pugnatore attribuisce alliniziativa di re Giacomo anche lulteriore fortificazione del castello di terra
(al n. 8 dello sciupato disegno, tav. 1, 5), con la realizzazione di un contromuro. Si gi accennato al fatto
che lo storico cinquecentesco menziona, per criticarla,
lopinione di quanti ritenevano ai suoi tempi che tutto il
castello, e non il solo contromuro, fosse una realizzazione ex novo dellet di Giacomo68; e si visto anche che
i sondaggi archeologici danno invece valore a tale ipotesi. Che il castello di terra sia stato costruito alla fine del
XIII secolo insieme alla nuova cinta muraria, sullangolo nord-est di questultima, ipotesi molto ragionevole.
Attualmente ne restano in piedi le mura settentrionali
con una torre mediana semicilindrica e la torre rettangolare dellangolo nord-est; rimane inoltre circa met
del lato orientale con una torre mediana pentagonale
(fig. 3).
Aveva pianta rettangolare o piuttosto, sembra, lievemente trapezoidale, con il lato lungo settentrionale leggermente fuori squadro. Tale particolarit riscontrabile su rilievi recenti69, sulla cartografia urbana alla scala
1:50070 e anche su varie planimetrie storiche che accentuano, pi o meno, lirregolarit71. Il muro settentrionale, ancora esistente nella sua interezza, misura circa 65
metri, oltre le torri dangolo aggettanti dal perimetro, per
una lunghezza complessiva originaria di oltre 80 m.
Laltezza delle mura dal piano di calpestio odierno e di
ca. 11 m. Sulla base del tratto esistente e delle planimetrie pu calcolarsi che il muro orientale misurasse una
quarantina di metri; lunghezza allincirca analoga aveva

Fig. 3. Planimetria del castello di terra (disegno dell arch. G. Cosentino)

Le fortificazioni di Trapani nel Medioevo e in et moderna (secoli X-XVI)

quello occidentale. Sui quattro spigoli aggettavano torri


a pianta rettangolare; in mezzeria, lungo le due cortine
di mezzogiorno e tramontana, erano intercalate due torri semicilindriche di cui rimane solo quella del muro
nord (diametro ca. m 7). Sopravvive inoltre, come si
visto, la torre mediana pentagonale del muro est (lati ca.
m 5, base ca. m 8) ed quasi certa lesistenza di un elemento analogo anche sul muro ovest.
Licnografia regolare del castello di terra trapanese
presuppone lesperienza dei castra federiciani: torri rettangolari sugli spigoli sono gi presenti nel castello di
Augusta; torri semicircolari in mezzeria caratterizzano
castello Ursino a Catania e torri pentagonali mediane
ritornano nella stessa Augusta oltre che nel castello di
Prato. La regolarit del disegno di pianta (appena alterata, forse solo per un mero errore esecutivo) e la coerenza progettuale del castello di terra trovano inoltre numerose corrispondenze nellarchitettura castrale del tardo
XIII e del XIV secolo in Italia e in Europa72. Su scala
locale, il castello di terra di Trapani potrebbe avere
influenzato la realizzazione dei non lontani castelli trecenteschi di Monte Bonifato (eretto dopo il 1314) e di
Alcamo (ca. 1350)73.
La mancanza di fonti attendibili rende problematica
la datazione dellaltro castello trapanese, la torre ottagonale della Colombara o Colombaia (al n. 16 del nostro
sciupato disegno, tav. 1, 7): anchessa comunque, come
il castello di terra, presuppone quasi certamente la grande esperienza dellarchitettura sveva. La prima menzione della Colombara, come si visto, contenuta in un
documento del marzo 1223 fortemente sospetto. Il cronista Bartolomeo da Neocastro parla di gemina castra74
nella Trapani degli anni del Vespro, ma non nomina
espressamente la Colombara. Le prime fonti certe sono
della met del XIV secolo, quando la turris Columbarie
espressamente ricordata insieme allaltro castello trapanese75.
La Colombara (fig. 4) un complesso fortificato di
eccezionale interesse e suggestione. Sorge su un isolotto
allimboccatura del porto di Trapani ed ha conservato
una grande importanza militare che nel corso dei secoli
si tradotta in numerosi interventi di ricostruzione e trasformazione. Spogliato dei corpi di fabbrica e delle
bastionature cinque e seicentesche, il nucleo medievale
del complesso chiaramente individuabile nello splendido donjon ottagonale: esso inglobato fino a circa met
della sua altezza da un grande edificio cinquecentesco a
pianta ellittica con corte centrale; nello stesso corpo di
fabbrica si inserisce oggi come un saliente una seconda
torre poligonale pi piccola della prima. Alla grande
torre ottagona, stricto sensu, spetta la denominazione di

Fig. 4. Trapani. Torre e fortezza della Colombara. Rilievi: A. pianta; B.


prospetto nord; C. prospetto sud (da Fatta 2002)

Colombara. alta ca. 32 m e presenta allesterno un bel


paramento di conci regolari di calcarenite. Laspetto
massiccio e solidamente geometrico appena animato
dalle riseghe in corrispondenza dei cambi di piano.
Allinterno la costruzione infatti divisa in quattro livelli. Il pi basso, in parte seminterrato e ricavato nella roccia viva, una cisterna a pianta circolare coperta da
calotta e collegata da botola al piano sovrastante. Questo, attualmente accessibile mediante una scalinata realizzata allinterno della posteriore fabbrica ellittica, presenta ununica grande sala ottagonale coperta da un
solaio ligneo, le cui travi portanti poggiavano su otto
pilastri addossati alle pareti e su mensoloni litici. Il
solaio stato ripristinato nel corso di interventi di restauro negli anni 90 del XX secolo. Una scala in pietra a
due rampe in aggetto conduce al secondo piano, che presenta caratteristiche del tutto simili al primo, anche per
quanto riguarda la copertura e lulteriore scala che con81

Ferdinando Maurici

duce allultimo piano. Questo, a differenza degli altri


due, coperto da una splendida volta ad ombrello con
costoloni smussati poggianti su otto semicolonne con
capitelli. Sulla linea dappoggio dei costoloni si innestano arcate ogivali annegate nelle murature degli otto lati.
Da questultimo piano una scaletta alloggiata negli spessori murari conduce alla terrazza, dalla quale stata eliminata la lanterna esistente fino a pochi lustri fa.
Linteresse precipuo della Colombara sta in primo
luogo proprio nella pianta ottagona, che rimanda subito
al ben pi celebre Castel del Monte. Con tutto ci, non
si pu facilmente sostenere una datazione ad et sveva di
questo torrione ottagonale. Neanche il confronto con la
torre di Federico a Enna in tal senso probante, dal
momento che la datazione di questultima agli anni di
Federico II di Svevia non per nulla certa; ad essa si
oppone infatti lattribuzione tradizionale a Federico III il
Grande re di Sicilia (1296-1337), accettata fino alla
fine del XIX secolo e fino allopera di Giuseppe Agnello del 1935. Vincenzo Scuderi dat il monumento trapanese ai primi del Trecento, unipotesi che si ritiene
condivisibile76. La Colombara probabilmente una realizzazione di et aragonese anche se con innegabili
influssi svevi. Si pu, comunque, ripetere anche per la
Colombara ci che Wolfgang Krnig scrisse per la torre di Federico di Enna: si tratta, nelluno e nellaltro
caso, di donjons nordici trapiantati nel Sud77. E se il
monumento ennese per molti giorni dellanno vive quasi
sospeso fra le nebbie che lo avvolgono, a Trapani, limmersione del prisma ottagono nellambiente e nella luce
mediterranei accresce ulteriormente il fascino e la suggestione della Colombara.
La castellania di entrambi i castra trapanesi nella
prima met del XIV secolo si trasmetteva allinterno della famiglia pi eminente della citt, gli Abbate, che
localmente si sostituiscono in tutto e per tutto al potere
regio78. A Riccardo Abbate, caduto prigioniero, successe nella carica il figlio Nicol79. Tornato libero, Riccardo riprende possesso della castellania, con lincarico
anche di soprintendere super opere fabrice seu marammatis 80 del castello di terra.
Dopo il 1360 alla signoria degli Abbate si avvicender quella dei Ventimiglia. Nel frattempo Trapani, prostrata gravemente dalla peste nera del 1347-1348, aveva perso un gran numero di abitanti: quasi populo
viduata remansit, secondo il cronista Michele da Piazza81. Francesco Ventimiglia, custode e di fatto per anni
padrone del debole re Federico IV, insedi come castellano e capitano della citt il fratello Guido, uomo penitus misericordie oblitus 82. Anche i Ventimiglia agivano
in citt da padroni assoluti, allinterno di una linea di
82

condotta politica che, nel marasma siciliano di quegli


anni, si basava sul controllo ed il condizionamento del
sovrano. Nellinverno 1361, il castellano e capitano
Guido proibir a Costanza, figlia di Pietro il cerimonioso re dAragona e futura sposa di Federico IV re di
Sicilia, di sbarcare a Trapani, volendo impedire le nozze che avrebbero assicurato al debole re siciliano lappoggio della corona dAragona. Costanza ed il suo
seguito dovettero attendere in quodam portu dicto la
Columbara, a predicata terra Trapani modicum distante83. La futura regina ed il suo seguito furono verosimilmente ospitati nella torre.
Sfuggito il re alla custodia di Federico Ventimiglia,
dopo una serie di inganni e trucchi, gli sposi regali poterono incontrarsi a Catania, ove il 15 aprile 1361 saranno celebrate le nozze. Per tutta risposta, il conte Francesco Ventimiglia ed il suo alleato Federico Chiaramonte fortificarono le citt demaniali in loro potere fossis,
muris atque diversis cementis ac si hostium prestolarent adventum. In particolare, il gi noto Guido Ventimiglia miro modo terram Trapani novis construxit
maragmatibus: ricostru (o piuttosto restaur) le mura di
Trapani magnificamente, facendo inoltre attentamente
sorvegliare la citt anche di notte84. Lo stretto controllo
e lulteriore fortificazione di Trapani da parte dei Ventimiglia mirava a proteggere la porta occidentale della
Sicilia da un eventuale intervento aragonese in favore di
Federico IV e della regina Costanza.
Perch Trapani ritorni stabilmente alla corona occorre attendere lo sbarco dei Martini, che nel 1392 giunsero a Favignana e quindi a Trapani, ancora una volta
porto dei re. La riorganizzazione del demanio reale,
sancita dal parlamento di Siracusa del 1398, rinnov
per Trapani lo status di citt regia.
Un inventario del 1409 ci mostra in efficienza tanto
la Colombara che il castello di terra. La torre aveva una
guarnigione di appena tre uomini, oltre il castellano; il
castello di terra era invece sorvegliato da quindici servientes, pi il castellano. Differente era il salario dei due
comandanti, commisurato evidentemente alla diversa
importanza militare dei due fortilizi: il castellano di terra percepiva 18 onze lanno, contro le appena 6 del collega della Colombara; di 4 onze annuali era invece il
salario dei servientes delluno e dellaltro castrum. Qualche anno dopo, gi nel 1414, al castellano di terra si
affiancava un vice castellano con salario di 6 onze
annuali, mentre i serventi percepivano ora 24 tar annui
in pi rispetto al 140985. Le retribuzioni saranno assolutamente identiche anche oltre la met del XV secolo86.
I salari annui del personale ammontavano complessivamente, almeno fin verso il 1460, ad onze 110 e 12 tar

Le fortificazioni di Trapani nel Medioevo e in et moderna (secoli X-XVI)

per il castello di terra e onze 20 e 12 tar per la Colombara. Tale spesa gravava sulle entrate della locale secrezia e i salari venivano versati non senza ritardi, questioni e lamentele87. Al momento del pagamento, di norma
mensile, si sottraevano i giorni di assenza per ciascuno e
veniva rilasciata una ricevuta o apoca registrata negli atti
di un notaio trapanese88. I nomi dei serventi, documentati dagli inventari e dalle apoche dei salari, mostrano
una piccola umanit presumibilmente di origini svariate
dal regno di Sicilia (de Randacio, de Agrigento, de
Caltanissetta, de Francavilla, de Malta), dallItalia (de
Scilla, dAncona, de Florentia, de Iscla), dalla penisola
iberica (de Calatayud, Gutierrez de Vega).
Alcuni serventi svolgevano altre attivit fuori dal
castello, come nel caso di un tale Andrea de Scilla
bucherio, macellaio, che prese in affitto nel 1458 una
chanca (bottega di macellaio)89 risultando nello stesso
anno, se non si tratta di omonimia, in forza alla guarnigione del castello di terra. Tale usanza del doppio lavoro veniva facilitata dalla possibilit di assentarsi dal servizio di guardia al castello facendosi sostituire da qualcuno che poi intascava il salario al posto del titolare.
Il compito delle guarnigioni era esclusivamente quello di provvedere alla continua guardia dei castelli ed alla
custodia dei prigionieri eventualmente ivi detenuti90.
Castellano e servientes non dovevano in alcun modo
interferire con lamministrazione cittadina: la frequenza
con cui nel XV secolo tale divisione dei compiti veniva
ribadita per chiaro indice della sua non puntuale
osservanza.
Gli uomini di guarnigione, tanto al castello di terra
che alla Colombara, disponevano di corazze complete di
elmi, di gorgiere (guriali), di grandi scudi (pavisi), di
lance o piuttosto picche (lanzi lonki), di balestre di vario
tipo (a staffa o di pedi, a leva, a arganello). Smontati e
messi in magazzino a marcire i vecchi trabucchi, erano
gi comuni le artiglierie a polvere. Il castello di terra aveva nel 1409 ben sette bombarde, fra cui una grandi, realizzata parte in ferro e parte (la canna) in mitallu, cio
in bronzo; il pezzo poteva sparare un proiettile del peso
di oltre trenta rotoli (circa 24 kg). Una bombarda pi
piccola, esistente nel castello di terra nel 1409, tirava un
proiettile da 10 rotoli (kg. 7,93): era detta la Gazzella91. Era presente inoltre, sempre nel castello di terra,
unarma da fuoco pi piccola, forse portatile: uno tronu
di ferru lu quali iecta una ballotta. La polvere da sparo
era fabbricata in loco, usando carbone, zolfo e salnitro
conservati nello stesso castello.
Anche la Colombara era armata di artiglieria: nel
1409 il suo arsenale comprendeva una bombarda di
mitallu, una di ferro, una terza pichula ed altre due rotte.

Entrambi i castelli avevano sufficienti risorse alimentari. Nel magazzino viveri del castello di terra si ammassavano grano in abbondanza, formaggio, olio, aceto. Un
mulino a trazione animale (ma privo della bestia) consentiva di ricavare farina e panificare: anche in caso di
attacco a sorpresa, la guarnigione dunque avrebbe avuto
assicurato per lungo tempo il nutrimento di base. Erano
poi presenti attrezzi e materiali vari (legname, corde, un
argano, una forgia completa, arnesi da carpentiere e da
muratore) che ulteriormente rendevano il castello di terra una realt almeno in parte autosufficiente. Anche la
Colombara aveva il suo chintimulu e un mulinello di braza, oltre ad un tinello per conservare il pane. La torre
principale (detta la mastra turri) era furnuta di mantillitti, sportelli lignei collocati fra i merli: per rendersi necessario lutilizzo della denominazione di mastra turri, il
complesso della Colombara fin dal XV secolo constava
probabilmente di altri corpi edilizi oltre al grande torrione ottagonale. A causa dellubicazione della Colombara
su un isolotto, la guarnigione disponeva di una barca
cum quatru remi, indispensabile per i collegamenti.
Presente inoltre una campana pir la guardia e unu fanaru di ferru che verosimilmente veniva acceso la notte,
svolgendo probabilmente la torre, fin da allora, anche
funzione di faro. Lacqua piovana era raccolta in una
cisterna dotata di unu siglu di rami. Viveri, armamenti,
munizioni e materiali vari dovevano periodicamente
essere rinnovati e/o integrati. Anche le spese per queste
forniture (olio, granaglie, legumi, legname; carbone zolfo e salnitro per la polvere da sparo; pietre da bombarda e quantaltro) erano a carico della locale secrezia92.
Anche le fortificazioni di Trapani avevano costante
bisogno di manutenzione. La documentazione darchivio del XV secolo mostra, anche per Trapani, una situazione di degrado preoccupante e spesso drammatica. Per
ogni castello demaniale era allora prevista una spesa di
appena tre onze annue per lordinaria manutenzione93.
Era una cifra modesta e risultava del tutto insufficiente a
far fronte alla necessit di fabbriche architettoniche vecchie di alcuni secoli. Lacquisto, nel 1414, di zappe,
zapponi, pali di ferro pi sterrari, picconi e coffitelli di
verghi (contenitori vegetali)94 fa pensare a lavori forse
urgenti al castello di terra. Nel 1450 lo stesso castello di
terra veniva munito, oltre che degli ingredienti per la
polvere, di palle di pietra grezze da rifinire, di cunei da
bombarda e di legna per le bertesche, anche di tegole
per coprire alcuni ambienti, di due libani (grosse corde)
ad opus tirandi lapides e duna toppa nuova per la porta. Erano, come si vede, interventi modesti, a volte probabilmente estemporanei e dettati da emergenze, del tutto inadeguati a fermare il degrado: nel 1438, infatti, si
83

Ferdinando Maurici

prendeva atto ufficialmente che il castello di terra di


Trapani minacciava la rovina totale95.
Unattenta ricerca darchivio (qui non effettuata)
documenterebbe di certo altri interventi di restauro,
manutenzione e probabilmente anche di adeguamento
per i due castelli e per le mura trapanesi nel corso del
XV secolo. Sar per il Cinquecento, con il perfezionamento dellartiglieria e la minaccia turco-barbaresca, a
determinare, anche a Trapani come in altre citt costiere della Sicilia, una vera rivoluzione nellaspetto delle
fortificazioni.
La tenaglia islamica si stringer contro la Sicilia a
partire dagli anni 20 del 500, quando la tradizionale
corsa barbaresca per lopera di Khair ad-Din Barbarossa confluir nellespansionismo mediterraneo
dellimpero turco. Una grande e complessa evoluzione
della realt geopolitica si era messa in moto in seguito
allavanzata turca nella penisola balcanica. Fra la caduta di Costantinopoli e gli inizi del XVI secolo, la definitiva conquista dei Balcani (Atene 1456, Morea 1460,
Bosnia 1462-1466, Erzegovina 1481, Scutari 1476,
Durazzo 1501, Belgrado 1521) spalanc ai turchi lo
Jonio e dunque il Mediterraneo occidentale, oltre che le
porte dellEuropa danubiana. Negli stessi anni la Spagna unificata, terminata la reconquista sul suolo iberico,
eredit la potenza e le tradizioni mediterranee della
corona dAragona. Nel 1519 Carlo di Gand, Carlo I di
Spagna, divenne Carlo V imperatore. Due imperi, lottomano e lasburgico, signoreggiano il Mediterraneo, il
primo in oriente, il secondo in occidente: al centro del
mare, la penisola italiana e la Sicilia fanno da spartiacque. La grande isola, in particolare, controllava le due
chiavi del Mediterraneo occidentale: lo stretto di Messina e il Canale. Al di l di questultimo breve corridoio
marittimo c Tunisi, cera il Maghrib con le sue citt
portuali, i suoi corsari, i moriscos scacciati dai re Cattolici, i presidi spagnoli che punteggiavano la costa da
Orano a Tripoli. Un mondo instabile, infido, politicamente caotico, che attraeva avventurieri cui non difettava di certo il coraggio per tentare la sorte sul mare,
andando in corso.
Uno di questi avventurieri, nativo della greca Mitilene, era destinato ad un grande futuro: Khizr, appellato poi onorificamente Khair ad-Din (Il Migliore della
Religione), meglio noto in occidente come Barbarossa96. Giunse in Berberia, a Tunisi, agli inizi del XVI
secolo al seguito del fratello maggiore Aru? (o Aruj), al
quale per primo era gi stato attribuito il soprannome di
Barbarossa. I due avviarono o meglio rilanciarono lattivit di corsari gi intrapresa con modesta sorte nelle
acque egee ed orientali. Questa volta furono ben pi for84

tunati e una serie di ricche prese trasformarono presto


Aru? e Khizr in capitani corsari ricchi e temuti.
I due fratelli Barbarossa ampliarono e rafforzarono
in breve la loro presenza sulle coste maghribine. Nel
1516 Aru? si rese padrone di Algeri, pur con la spina
nel fianco del Pen, la fortezza allimboccatura del porto, difesa da una guarnigione spagnola. Da Algeri,
Aru? estese ulteriormente il suo dominio a quasi tutta
lattuale Algeria settentrionale. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1518, il fratello minore, il futuro Khair ad-Din,
comp un vero capolavoro politico, inviando al sultano
turco Selim una ambasceria per richiedere assistenza,
favore e protezione ed ottenendone in cambio la nomina
a governatore (beylerbey) di Algeri. A questo punto
Barbarossa agiva sotto la copertura ed in nome dellimpero turco, che quindi entrava ufficialmente nel cuore
del Mediterraneo occidentale. La tenaglia si era chiusa
e nei decenni successivi le imbarcazioni dei corsari nordafricani divennero in sostanza una sorta di forza ausiliaria operante o al fianco o per conto della squadra navale ottomana contro la Spagna e i suoi alleati97.
Allapprossimarsi del grande scontro ispano-turco,
la Sicilia era quasi disarmata, protetta solo da vecchi
castelli, da mura urbane e da poche torri costiere medievali: erano fortificazioni ormai superate e del tutto inadatte a sostenere attacchi condotti ormai con grandi parchi dartiglieria. Fu quindi necessario un immenso sforzo finalizzato alla difesa delle principali citt portuali98,
quelle ove si temeva che potesse sbarcare larmata del
turco inimico: Palermo, Milazzo, Messina, Augusta,
Siracusa e Trapani, fra tutte la pi vicina alla costa del
Maghrib e dunque alle basi nemiche.
In tale contesto, il radicale ammodernamento anche
delle fortificazioni trapanesi, sollecitato continuamente
dallamministrazione cittadina, divenne un punto non
secondario nellagenda dei vicer di Sicilia, a partire
almeno dal governo di Ettore Pignatelli duca di Monteleone.
Trapani venne scelta obbligatoriamente come unica
piazzaforte nella parte pi occidentale della Sicilia,
rinunciandosi a puntare anche su Marsala e Mazara che
verranno fortificate solo modestamente. Nei fatti, le
grandi e continue difficolt economiche99, la necessit di
provvedere contemporaneamente alla difesa di altre
piazze della Sicilia orientale, il variare delle contingenze
politico-militari, determinarono, ancor pi che per altre
citt, un andamento stop and go dei lavori di fortificazione di Trapani: le opere, cio, subivano unaccelerazione
quando il pericolo turco era o sembrava imminente e si
rendevano disponibili le necessarie somme di denaro;
rallentavano quando la tensione si allentava, per ripren-

Le fortificazioni di Trapani nel Medioevo e in et moderna (secoli X-XVI)

dere in seguito ad un nuovo allarme e/o grazie a nuovi


finanziamenti100.
Lo stato delle fortificazioni trapanesi era miserando
e del tutto inadeguato al pericolo profilatosi pi volte con
lapparire della flotta turco-barbaresca: ad esempio nel
1525, quando comparve una squadra di venticinque
galere e si temette fosse lavanguardia di un grande
armata; o nel 1533, quando Khair ad-Din Barbarossa
sost a Favignana facendo temere un prossimo assalto.
La citt era quasi indifesa per la debolezza che a quel
tempo avevano lantiche sue mura incontra la violenza
del novuso dellartegliarie, come notava il c. d. Pugnatore101. Nel 1534 era la stessa amministrazione cittadina a certificare lindifendibilit di Trapani in caso di
assalto turco: la citati sta tutta aperta di multi bandi di
forma chi quando, quod absit, suchedissi repentino
insulto non si porriano difendere con altri armi n muri
si non con li nostri petti provvisti di preparato animo per
la fedelt et servicio di la Maest Cesarea102.
Le autorit locali sollecitarono pi volte gi agli inizi del secolo (ad esempio nel 1517 e nel 1521) lintervento dellamministrazione centrale, lamentando che
Trapani era multo debili di marammi e di artiglieria103 e,
al tempo stesso, dichiarando limpossibilit a far fronte
alle spese da parte della citt che non havi da potiri
spendiri quanto vali uno foglio di carta104.
Secondo Jos Ramn Soraluce Blond, opere di fortificazione vennero realizzate a Trapani fin dal viceregno
di Juan de La Nuza (1495-1506), sotto Ferdinando il
Cattolico. Sempre secondo lo studioso spagnolo, non
dovette trattarsi di opere di bastionamento, ma forse della costruzione di torrioni che durante i decenni iniziali
del XVI secolo convivranno con i primi timidos baluartes de escasas dimensiones105. Il c. d. Pugnatore riferisce
che le prime opere di bastionamento vennero realizzate
a partire dal 1526, sotto il vicer Pignatelli, anche per la
paura di un possibile attacco francese. Per il momento,
ci si limit a bastionar solamente con terra e fasci di
legna tutti quei lochi, i quali dapoi, copertisi che col tempo furon di mura, rimaser formati in quei cavalieri che
quivi insino al presente si veggono106. Vennero cio realizzati dei primi terrapieni contenuti con legname e fascine. Fu anche distrutta la cappella esistente sullo scoglio
di SantAntonio (oggi Lazzaretto) acci che in tempo
dassedio non potesse essere di comodo alcuno a nimici107; stessa sorte, per lo stesso motivo, sub la chiesa di
Santa Maria del Parto, vicina al castello di terra.
Il fronte di terra (est) ricevette le prime attenzioni.
La cortina muraria venne ricostruita in posizione pi
avanzata di almeno cinquanta metri rispetto al vecchio
andamento. Le mura preesistenti furono smantellate, ma

le loro tracce ad altezza del suolo erano ben visibili alla


fine del XVI secolo, come attesta Pugnatore. La vecchia
porta di terra venne anchessa distrutta ma pi o meno
alla stessa altezza se ne apr unaltra nelle nuove mura,
che ricevette la stessa denominazione. Venne distrutto il
convento dei frati zoccolanti, che, originariamente fuori
le vecchie mura, saria stato di grande impedimento al
terrapieno che vi si aveva da fare di dentro108. Allestremit sud-orientale della cinta si incominci quindi a realizzare con cortine in muratura il bastione detto dellImpossibile per le difficolt costruttive109. Anche lantichissima porta Pali, accanto alla torre omonima, fu allora
distrutta, venendone aperta una nuova pi vicina al
bastione che si andava costruendo.
Sul fronte settentrionale ci si limit per il momento a
gettare in mare una barriera di massi, dal castello di terra al sito ove poi sorger il bastione Conca per impedire
che navi nemiche potessero avvicinarsi pericolosamente.
Prima del 1534 vennero anche realizzati alcuni lavori
alla Colombara110.
Erano opere importanti ma ancora insufficienti.
Nuove richieste daiuto della citt furono inviate allautorit viceregia nellottobre 1533, con Barbarossa alle
porte e i trapanesi sprovvisti di tutto il necessario per
resistere111. La flotta turca pass oltre e ai primi di febbraio 1534 il vicer Monteleone assicurava allimperatore di avere disposto linvio a Trapani dellingegnere
Antonio Ferramolino e del conservatore del real patrimonio, in qualit di capitan darmi, per risarcire quella
citt il meglio che si possa112. La prima operazione fu
quella di eliminare i cumuli di rifiuti sotto le mura e chiuderne i pertugi113. Esisteva una certa disponibilit finanziaria, dal momento che il parlamento del 1534 aveva
votato la rilevante somma di 100.000 fiorini come contributo straordinario per aiuto di li fabbrichi di alcuni
terri importanti114, in particolare Trapani, Milazzo,
Siracusa, tre citt su siti peninsulari. Trapani, una citt
non grande e certamente non ricca, cerc di fare la sua
parte, evitando fin che possibile di approntare somme di
denaro: ad esempio, i proprietari di schiavi mori, di cui
era stato ordinato lallontanamento per impedire lipotetico costituirsi di una quinta colonna, dettero la propria
disponibilit a prestare il loro capitale umano per le
opere di fortificazione per il tempo di tre mesi115.
Nel 1535, dopo la morte del predecessore Monteleone, Ferrante Gongaza fu nominato vicer di Sicilia.
La relazione presentata nellatto di lasciare la carica nel
1546 costituisce fonte insostituibile per la storia della
fortificazione della Sicilia nel corso della prima met del
XVI secolo, anche tenendo in conto la comprensibile
volont di enfatizzare il proprio operato. comunque
85

Ferdinando Maurici

indiscutibile che allatto di prendere le redini del governo del regno isolano, Gonzaga lo trov molto debile et
aperto116. Per ci che concerne Trapani, posta in bellissimo sito, il nuovo vicer la giudic fortificata dalla parte di terra molto bene, ma dalla parte di mare apertissima e senzalcun riparo117. Si visto, in effetti, come i
primi lavori avessero interessato quasi unicamente il
fronte di terra, quello orientale. Si riprese quindi, al solito con scarsit di fondi, interruzioni, riprese e nuove
pause, a fortificare anche gli altri lati della citt, il cui
perimetro era assimilabile ad un irregolare ed allungato
trapezio con una sorta di appendice a occidente. I periodi di assenza del vicer Gonzaga, sostituito da un presidente del regno, ovviamente non potevano giovare alla
speditezza delle opere, favorendo al contrario il loro
andamento a singhiozzo. Continuarono quindi gli appelli da parte dellamministrazione trapanese che pi e pi
volte lament con enfasi e iperboli la poca defensione di
quista cit, protetta quasi unicamente dagli animi di tutti citatini intenti como fideli vassalli di serviri per muraglia et artiglieria et moriri in servicio di sua imperial
corona118. Nel 1536 si scriveva che Trapani era ancora
quasi senza mura, che de ogni parte vanno a royna de
giorno in giorno, mentre le moraglioni di la chita incompleti et li bastioni roynati non su altro che apertura di
inimichi; lo stesso poteva dirsi della trinchera incomenzata ma non finita119.
Nellaprile 1537 Gonzaga, tornato al suo comando
in Sicilia, comunicava allimperatore, fra le altre cose,
che a Trapani era stato scavato uno larghissimo fosso:
dovrebbe trattarsi della trinchera incomenzata gi citata
nel documento dellanno precedente e corrispondente
quasi certamente al fossato sul fronte di terra, ad est delle mura gi ricostruite su questo lato. Seguirono nuove
assenze del vicer, nuovi rallentamenti o blocchi dei
lavori e nuove riprese, sempre sotto la direzione tecnica
di Antonio Ferramolino120 e del conservatore del real
patrimonio. I due, lingegnere e il burocrate, sembrano
aver interagito piuttosto bene e verso il 1540, era stato
costruito pi alto che non era prima el muro de tramontana de novo per essere tutto fracido121; restava per da
realizzare dalla parte interna il necessario terrapieno.
Per questo lavoro era necessario provvedere allesproprio
ed alla distruzione di alcune case. Il conservatore del
patrimonio si sforz di mettere in atto la misura impopolare, spiegando ai proprietari che tale sacrificio era assolutamente necessario perch in caso di assalto dalla parte di mare non ci essendo il terrapieno le case che sonno
a quilla frontera ne patierien e pi dile altre122. E vi era
poi il problema, secolare e destinato a durare nel futuro,
dellapprovvigionamento idrico. Scrivevano i giurati nel
86

luglio 1541 che, senza un acquedotto che portasse lacqua in citt, in caso dassedio per certo poco serviria la
regia corte havere speso tanta quantit di moneta per la
fortificatione di questa cit123. A questa fase di operosit segu una nuova sospensione causata, al solito, dalla
mancanza di fondi. Nellatmosfera di angoscia provocata dalla presenza della flotta di Barbarossa nel Tirreno,
la citt decise nellagosto 1543 di contribuire alla fortificazione con 5000 scudi da racimolarsi attraverso limposizione di una nuova gabella. Quindi giungeva di nuovo
a Trapani Ferramolino, ma ripartiva poco dopo124. La
tragica crociera tirrenica di Barbarossa del 1544 dovette dare ulteriore impulso ai lavori. Venne a Trapani il
marchese di Terranova come capitan darmi e vicario e
risultano quellanno in costruzione il bastione dilo Imperiale, allestremit occidentale del perimetro murario (al
n. 14 dello sciupato disegno; tavv. 1, 1; 1, 2) e, sul lato
sud, presso la porta dei Pescatori, il belguardo de Santo
Andrea125. Questultimo appare nella pianta prospettica
di Trapani di Giovanni Orlandi (fine XVI-inizi XVII
secolo) con il nome, probabilmente dovuto ad un equivoco, di forte della terra. In tale documento iconografico
il baluardo appare inoltre come un torrione circolare
scarpato126. Non si pu escludere che tale aspetto sia
dovuto solo a unapprossimazione dellincisore; pero
anche possibile che in origine tale baluardo avesse realmente questo aspetto, tanto pi che nel 1536 un documento relativo alle fortificazioni di Trapani accenna
allesistenza di torrioni127. Se effettivamente il baluardo di SantAndrea fu in origine un torrione circolare,
dovette assumere per ben presto un aspetto diverso: gi
in una pianta della seconda met del XVI secolo128 presenta infatti la pianta poligonale che mantenne fino alla
sua distruzione 129 e che, con qualche approssimazione,
mostra nel nostro sciupato disegno (al n. 11; tav. 1, 4),
con la denominazione di bastione del Gatto. Si gi
ricordato, daltra parte, che grossi torrioni circolari convivono, nelle fortificazioni di inizi del XVI secolo, con i
primi bastioni.
Due torrioni, infatti, furono edificati sotto il vicer
Gonzaga a ulteriore protezione del castello di terra, sul
contromuro meridionale130. E probabile che, sul fronte
del porto, fosse gi stato incominciato al tempo di Gonzaga, se non prima, anche quello che poi verr chiamato bastione principale o forte della dogana, bastione del Salvatore o, nella copia novecentesca del nostro
sciupato disegno (al n. 12; tav. 2, 3), bastione del porto. Secondo Pugnatore, Gonzaga La parte di mare
medesimamente prese a fortificar, armando i bastioni
che gi (com detto) vi eran di terra a lochi opportuni
disposti, di forti e ben ordinate muraglie, nella cui edifi-

Le fortificazioni di Trapani nel Medioevo e in et moderna (secoli X-XVI)

Fig. 5. La citt murata cinquecentesca, con lindicazione delle porte (in rosso) e dei bastioni (in verde):
1. Porta Nuova; 2. Bastione Impossibile; 3. Porta dellImpossibile o Lucadella; 4. Bastione di SantAndrea; 5. Porta dei Pescatori; 6. Bastione Principale o della
Dogana o del Comune; 7. Porta Regina o della Dogana; 8. Porta di SantAntonio; 9. Porta dOssuna o di Serisso; 10. Bastione San Francesco; 11. Porta dei
Pescatori o del Palazzo o della Conciaria; 12. Bastione Imperiale; 13. Bastione Conca; 14. Porta Botteghelle; 15. Porta Felice detta anche della Bocceria

cazione fu rinchiusa quella porta, detta della Dogana, al


cui posto fu aperta nelle vicinanze la porta della Regina131.
Nel lasciare lincarico, Gonzaga si vantava di aver
fortificato Trapani dalla parte del mare talmente, che da
quella banda ella fortissima132. Riconosceva per che il
castello della Colombara allimboccatura del porto costituiva piuttosto un pericolo che un vantaggio. E ci perch esso era piccolissimo, privo di fianchi, tale da potere
essere facilmente espugnato e quindi utilizzato dal nemico come cavaliere per battere le difese di Trapani ed in
particolare il bastione che si aveva a cominciare nominato Santo Francesco (al n. 13 dello sciupato disegno; tav.
1, 2) per la vicinanza al convento dei francescani.
Gonzaga quindi auspicava la distruzione della
Colombara e la rapida edificazione del bastione di San
Francesco, che a suo giudizio avrebbe potuto guardare la
bocca del porto non correndo il rischio di essere facilmente espugnato133. Per fortuna Gonzaga lasci la
Sicilia prima di aver potuto realizzare il progetto.
In realt rimaneva ancora moltissimo da fare. Per
dirla col Pugnatore, era la fortificazione di Trapani assai
ancora imperfetta134. Il viceregno di Juan de Vega, successore di Gonzaga, fu quindi caratterizzato da unintensissima attivit volta alla difesa dellisola; tale sforzo
contempl, in primo luogo, la continuazione e lampliamento, con pi rigida e precisa organizzazione, delle
opere di fortificazione gi realizzate da Gonzaga135.

Continu quindi a Trapani lopera di sistemazione dei


terrapieni136 e lapprofondimento del fossato orientale
fino a che, pare, lacqua del mare pot penetrarvi tanto
da nord che da sud137. Venne quindi realizzato un ponte che super il fossato; in corrispondenza fu aperta una
nuova porta e venne chiusa, tranne che per il periodo
della vendemmia, la porta pi antica esistente su questo
tratto di mura. Venne inoltre chiusa definitivamente lantica porta di terra.
Alla Colombara venne aggiunta quella parte che
alloriente iemale risguarda, la quale se ben di essa torre pi bassa, pur assai ampia e forte laonde di semplice torre, che era gi in prima, rimase ridotta in forma
di un picciolo ma per assai forte castello138. Tanto
Spannocchi che Camilliani, alla fine del XVI secolo,
rappresentano la torre ottagona inglobata e circondata
da tale grande edificio a pianta ellittica139. Quanto al
castello di terra, siamo informati di lavori di adeguamento con la cimatura delle parti pi elevate140, le pi deboli, come successo anche al Palazzo Reale di Palermo141.
Alla met circa del XVI secolo le fortificazioni di
Trapani avevano gi assunto il loro assetto moderno (fig.
5); e questo, per quanto possibile ricostruire, soprattutto sulla base dellattivit di Antonio Ferramolino. Fazello
defin nel 1558 Trapani la pi munita roccaforte di
Sicilia142. Nel 1573 lingegnere Giulio Cesare Brancaccio parlava di Trapana fortissimo da tutte le parti143.
Alcune piante della seconda met del Cinquecento144, le
87

Ferdinando Maurici

belle vedute a volo duccello di Spannocchi e


Camilliani145 e quella, gi ricordata, di Giovanni
Orlandi (tav. 3) ci mostrano la citt fra i due mari, rinserrata nella sua cinta, ora munita di vari bastioni. Era
un assetto destinato ancora a continui e costosissimi
restauri e ammodernamenti, ma non pi a radicali trasformazioni146. Ulteriormente integrato dalla costruzione
nel 1671 della bellissima torre di Ligny147 e del bastione della Colombara148, tale assetto sostanzialmente
quello documentato anche dal nostro sciupato disegno.
Oggi Trapani citt murata solo un ricordo. In confronto al grandioso dispositivo difensivo ancora in piedi
alla met del XIX secolo, delle fortificazioni cittadine
oggi rimane solo una parte: il castello di terra, dimezzato con la facilit con cui si distrugge un castello di sabbia; il bastione dellImpossibile; la splendida torre della
Colombara, il bastione Conca, le mura di Tramontana
con la porta Botteghelle, la torre di Ligny, il bastione
Imperiale. Di fronte a queste splendide testimonianze
superstiti cresce la nostalgia per ci che non si conservato; potrebbe anche insorgere un non malevolo sentimento di invidia nei confronti di altre citt europee dove
le mura, conservate fino ad oggi, hanno di recente deci-

88

samente contribuito al loro lancio turistico: Lugo in


Galizia e Dubrovnik-Ragusa sono due fra gli esempi pi
invidiabili.
A Trapani dobbiamo accontentarci di ci che resta,
e non poco. Negli ultimi anni molto stato meritoriamente fatto per la salvaguardia ed il restauro di questo
straordinario patrimonio. Molto rimane per ancora da
fare; il complesso e senza dubbio assai costoso riscatto
della Colombara appare la priorit pi importante.
A Carlo V, imperatore romano e re di Sicilia, gli
abitanti di Trapani promisero, se fosse necessario, di fare
con i propri corpi da muraglia et artigliaria et moriri in
servicio di sua imperial corona. Il quel secolo di ferro,
anche gli uomini erano forgiati di duro metallo: nel bene
ma, spesso, ancor pi nel male. Si pu dunque credere
che i fedeli sudditi trapanesi, se mai il turco inimico fosse sbarcato ed avesse assalito la loro citt, avrebbero
tenuto fede allimpegnativa promessa: altri lo fecero,
come gli abitanti e la guarnigione di Famagosta, pagando un prezzo altissimo. Ai trapanesi di oggi tocca un
compito tutto sommato assai pi lieve: difendere e valorizzare ci che ancora resta a testimoniare quei tempi
grandiosi e durissimi, ormai cos lontani.

Le fortificazioni di Trapani nel Medioevo e in et moderna (secoli X-XVI)


1

Diodoro Siculo, XXIII 9,4. Si veda inoltre Manni 1981, p. 164;


Filippi 2005, pp. 44-45. In linea di principio non si pu comunque del tutto escludere che lintervento si sia concretizzato in un rafforzamento di mura preesistenti, come ha ritenuto Tamburello
(1995, p. 403). Gi Holm (1896-1901, I, p. 202 e III, p. 31)
parlava per di fondazione di Trapani in questa occasione.

Si veda Diodoro Siculo, XV 73, 2-4, cit. in Filippi 2005, p. 44.

Polibio I 46, 1-3; I 59, 8, cit. in Filippi 2005, p. 34 e p. 42.

Si tratterebbe, come ritenuto da Costanza, del capitan darmi Lazzaro Locadello (Costanza 2005, p. 382).

Pugnatore, pp. 32-35; Del Bono, Nobili 1986, p. 13; Sciascia


1996, p. 128 (parla del solo quartiere Casalicchio o San Pietro);
Costanza 2005, p. 20; Filippi 2005, pp. 124-126. Del Bono e
Nobili ritengono che le mura ovest corressero lungo lattuale via
Torrearsa; Filippi ipotizza unulteriore espansione della citt (e
presumibilmente della cinta antica) sul lato occidentale. Sulla topografia di cfr. inoltre Tamburello 1995.

6
7

Pugnatore, p. 32.
Pugnatore la dice ubicata presso la chiesa di San Giuliano o di
Santa Maria della Luce (p. 32). De Bono e Nobili (1986, p. 159
nota 5) correggono per la tradizione negando la localizzazione
della porta presso la chiesa di San Giuliano o della Madonna della Luce e riferiscono di una seconda cappella di Santa Maria della Nuova Luce o Madonna della Porta. Di Ferro (Di Ferro 1825,
p. 257) testimonia, mi sembra con maggiore chiarezza, che
Madonna della Porta era detta almeno gi in epoca angioina unimmagine della Vergine collocata su una porta delle mura orientali e
solo dopo spostata nella chiesa di San Giuliano, da allora detta della Madonna della Luce e quindi, ai suoi tempi (1825), Compagnia
della Nuova Luce. La localizzazione topografica della Compagnia
della Nuova Luce in luogo relativamente lontano dalle mura orientali attestata da una Numerazione delle case della citt di Trapani
del 1748 (Del Bono, Nobili 1986, Appendice, senza numerazione di pagine). Sembrerebbe quindi che limmagine sacra, in origine collocata su questa porta delle mura orientali, sia stata poi rimossa e trasferita in una chiesa non immediatamente prossima alle
mura est.

Asthor 1982, p. 33.

Del Bono, Nobili 1986, p. 25.

10

Presso lattuale vicolo torre Pali. Cfr. Pugnatore, p. 32.

11

Laccento posto da Pugnatore fra la corripondenza delle porte sul


lato est e su quello ovest avvalorerebbe lipotesi, brillantemente proposta da Filippi, di un primitivo impianto regolare con plateiai e
stenopoi per Trapani punica (Filippi 2005, pp. 124-126).

12

Ivi, p. 33.

13

Come gi accennato, Filippi ha di recente ipotizzato che la citt


antica in realt occupasse anche alcune aree al di l della Loggia e
che il limite urbano indicato dal Pugnatore sia quello delle fortificazioni realizzate dai Normanni dopo la conquista della citt
(Filippi 2005, p. 126). Non mi sembra per che la documentazione archeologica attentamente censita da Filippi dimostri senza dubbio unespansione della citt antica ad ovest oltre la Loggia (o via
Torrearsa); n esiste alcun indizio documentario, archeologico e
urbanistico di uno sbarramento murario orientato in senso nord-sud
esistente a occidente della Loggia. I reperti archeologici citati
potrebbero essere relativi a aree sepolcrali o anche a qualche zona
abitata ultra moenia nel settore occidentale. Lipotesi di Filippi
comunque degna di considerazione e di verifica.

14

Filippi 2005, p. 28 e p. 126.

15

Pugnatore, pp. 34-35.

16

Fazello, I, VII, I, p. 336; Pugnatore, pp. 44-45; Di Ferro 1825,


p. 221; Del Bono, Nobili 1986, p. 12 (per le quali sarebbe punico anche il primo nucleo del castello di terra); Costantino 1996, p.
17; Costantino 2005, p. 7.

17

Zonara, 8. 16, cit. e tradotto in Filippi 2005, p. 54.

18

Cluverio 1619, p. 238; Holm 1896-1906, III, p. 55 nota 96. Fra


i contemporanei, in particolare Costantino (1996, p. 19; 2005, p.
7) non ha alcun dubbio sulla fondazione antica della Colombara
(cartaginese o anche precedente) e sulla equazione Peliade-Colombara.

19

Manni 1981, p. 76.

20

Columba 1906, p. 270.

21

Filippi 2005, pp. 122-123. Filippi sottolinea la modesta superficie


di SantAntonio, non adatta secondo lui ad un numeroso concentramento di truppe

22

Del Bono, Nobili 1986, p. 12; Tamburello 1995, p. 402.

23

Lesnes, Maurici 1994, p. 390.

24

Amari 1933-1939, II, p. 84.

25

Amari 1880-1881, II, p. 671.

26

Malaterra, V, 1, pp. 62-63.

27

Ibidem.
Maurici 1992, p. 377.
Ivi, p. 346.
Alla tradizione che vuole re Giacomo fondatore del castello fa riferimento, pur criticandola, Pugnatore (p. 111). I risultati dei sondaggi di scavo sembrano invece confermare tale possibilit (Lesnes,
Maurici 1994, p. 376 e p. 399).
Cfr. E. Lesnes, in Aa. Vv. 2001, p. 444.
Idrisi, in Amari 1880-1881, I, pp. 79-80. Cfr. inoltre Asthor
1982, p. 33.
La si veda in Del Bono, Nobili 1986, p. 60 e Maurici 2002, p.
34.
Asthor 1982, p. 34.
In Amari 1880-1881, I, p. 165. Tale passo di Ibn Giubayr citato da Asthor (1982, p. 35) che poco prima aveva ritenuto che le
mura fossero in rovina nella tarda et islamica (ivi, p. 34). Da Ibn
Giubayr e Idrisi dipende la descrizione di Trapani compilata nel
XIV da al-Himyari (cfr. De Simone 1980, Stasolla 1983, pp.
166-167).
Sciascia 1996, p. 130.
Ivi, pp. 131-132.; Costanza 2005, p. 31. La notizia dei novi habitatores contenuta in Huillard-Brholles 1852-1861, V, 2, p. 668.
Del Bono, Nobili 1986, p. 23; Sciascia 1996, p. 133;
Huillard-Brholles 1852-1861, V, p. 506. Cfr. inoltre Maurici
1997, p. 137.
Winkelmann 1880, I, p. 208. Il documento venne ritenuto autentico tanto da Winkelmann che da Giuseppe Agnello (1935, p. 21
nota 3).
Linvito alla prudenza venuto, con la consueta gentilezza e disponibilit, da Henri Bresc. Cfr. Maurici 1997, pp. 390-391. Alla
costruzione federiciana della Colombara crede invece Laura Sciascia (1996, p. 133), sulla base soprattutto della pianta ottagonale
della torre.
Costanza 2005, p. 32.
La felice definizione di Laura Sciascia (1996, p. 133).
Pugnatore, pp. 107-108.

28
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Ferdinando Maurici
45

Si veda Guidoni1989.

46

Si veda la pianta del 1719, in Del Bono Nobili 1986, p. 100.

47

Del Bono Nobili 1986, p. 75.

48

Questo fatto chiaramente testimoniato da Pugnatore, p. 153.


Di Ferro (1825, p. 124) indica in due miglia il perimetro della citt che ai suoi tempi non era differente da quello della Trapani tardo medievale o dei secoli XVI-XVIII.

49

t (Aa. Vv. 1997). Assai accentuata invece la pianta di irregolare trapezio nella planimetria di G. Merelli del 1677 (Dufour 1992,
p. 477, fig. 461).
72

Cfr. Gromann 2005, p. 174, p. 179, p. 207 e passim.

73

Cfr. Aa. Vv. 2001, p. 420.

74

Bartolomeo da Neocastro, p. 30.

75

Cfr. Aa. Vv. 2001, p. 443.


Scuderi 1978, p. 51.

50

Pugnatore, p. 108. E probabile che su questi fatti

76

51

Di Ferro 1825, p. 124.

77

Krnig, in Prandi 1978, p. 947.

52

Cos Pugnatore (p. 108)

78

Cfr. Sciascia 1996, p. 139.

53

Le altre due denominazioni sono riportate da Di Ferro (1825, p.


125).

79

Cosentino 1886, doc. CXXXIV, pp. 111-112.

80

Ivi, doc. DCXCI, p. 469.

81

Ivi, cap. 29, p. 86.

82

Michele da Piazza, cap. 49, pp. 376-377.

83

Ivi, cap. 60, p. 401.

84

Ivi, cap. 68, p. 409. Cfr. inoltre Sciascia 1996, p. 141.

85

A.S.P., Regia Cancelleria, 49, c. 162r, 1414 feb. 1.

86

Ad esempio nel 1458 (A.S.P., Regia Cancelleria, 107, c. 40r).

87

Nel 1416 il vicer Giovanni di Peafiel ingiunge al secreto di


Trapani di pagare interamente gli stipendi al castellano e serventi
evitando cos qualsiasi motivo di giusta lamentela (A.S.P., Regia
Cancelleria, 51, c. 280v).

88

Ad esempio si veda A.S.T. , not. Giovanni Scannatello, 8559,


1457 marzo 4; ivi, 8559, 1458 gen. 3.

89

A. S. T., not. G. Scannatelo, 8559, 1458, ago. 12.

90

Nel 1349 nel castello di terra erano prigioniere le figlie del defunto conte Raimondo Peralta (Aa. Vv. 2001, p. 443).

91

Linventario si trova a Barcellona: Archivo de la Corona de


Aragn, Maestro Racional 2506. La parte relativa al castello di
terra di Trapani pubblicata in Lesnes, Maurici 1994, pp. 384385.

54

Del Bono, Nobili 1986, p. 30

55

Secondo la versione popolare della storia (riportata fra gli altri da


Benigno di Santa Caterina) la moglie di Serisso sarebbe fuggita a
Tunisi con uno schiavo musulmano. Serisso a sua volta sarebbe stato catturato dai corsari barbareschi e venduto proprio al suo ex
schiavo. Riusc per a vendicarsi uccidendo entrambi; torn quindi
a Trapani portando con s la testa della moglie che avrebbe appesa ad un angolo della sua casa. Masuccio Salernitano (Il Novellino,
nov. XXII) aveva gi narrato la stessa storia: il protagonista si chiamava Nicolao dAguito, corsaro trapanese, mentre la citt nordafricana ove si svolge lepicolo della vicenda Tripoli e non Tunisi. La
porta Serisso corrisponde al nr. 54 del nostro sciupato disegno, in
cui chiamata erroneamente Porta Salissimo.

56

Benigno da Santa Caterina; Di Ferro 1825, p. 125. La dedica a


Osuna attestata dallepigrafe sul concio di chiave custodito al
Museo Pepoli (Del Bono, Nobili 1986, p. 51). Erroneamente
alcuni autori moderni chiamano porta Ossuna la porta Botteghelle.
La confusione probabilmente dovuta al fatto che le due porte si
trovavano rispettivamente alle estremit nord e sud dello stesso asse.
Lerrore avallato dallodierna toponomastica che chiama via porta dOssuna la via che termina con la porta Botteghelle.

57

Di Ferro 1825, p. 124.

92

58

Ivi, p. 125. La denominazione rimasta oggi al cortile Porta


Eustachia.

Si veda ad esempio A. S. P., Regia Cancelleria, 49, c. 161r, 1414


feb. 5; A. S. T. , not. G. Scannatelo, 8555, 1450 genn. 22.

93

La somma era di norma versata dal maestro secreto del regno. Per
il castello di terra di Trapani, si veda ad esempio A. S. P. , Regia
Cancelleria, 107, c. 40v, 1458 sett. 4.

94

A. S. P. , Regia Cancelleria, 49, c. 161r, 1414 feb. 5

95

Archivo de la Corona de Aragn, Cancillera, 2830, c. 213v,


1438 mar. 13.

96

Su Khair ad-Din Barbarossa, senza alcuna pretesa di fornire una


bibliografia completa, si segnalano S. Bono 1997, pp. 17-18;
Heers 2003, pp. 68-108; Feijoo 2003, pp. 74-97; Lenci 2006,
pp. 19-22; La vita e le opere di Ariadeno Barbarossa. Si ricorda
inoltre la biografia divulgativa di E. Bradford (1972). Devo la traduzione dellappellativo Khair ad-Din come Il Migliore della
Religione allamico Prof. Jeremy Johns dellUniversit di Oxford.

97

Maurici 2002, p. 74.

98

Numerosi lavori sono stati dedicati alla storia delle fortificazioni


siciliane del XVI secolo. Senza alcuna pretesa di completezza, si
segnalano qui solo alcuni studi particolarmente significativi: Tadini
1977; Santoro 1978; Santoro 1979; Giuffr 1980; Dufour 1989;
Russo 1994; Aa. Vv. 2008.

99

Pi pesanti a Trapani che in altre citt, cfr. Giuffr 1980, p. 65.

100

Cfr. Vitale 1904, p. 298.

101

Pugnatore, p. 152.

102

Vitale 1904, p. 282. I lavori di fortificazione, in realt, erano allo-

59

Pugnatore, p. 108; Di Ferro 1825, p. 125.

60

Pugnatore, p. 108. Il Di Ferro non la nomina: Di Ferro 1825, p.


125.

61

Del Bono, Nobili 1986, p. 37.

62

Pugnatore, p. 108; Di Ferro 1825, p. 125.

63

Porta Reale la chiama Pugnatore (p. 108); porta Nova detta nella pianta prospettica di Giovanni Orlandi (Del Bono, Nobili, p.
60). Stessa denominazione riporta Di Ferro (1825, p. 124).

64

Pugnatore, p. 108.

65

Ivi, p. 109.

66

Ibidem.
Pugnatore, pp. 110-111; Del Bono, Nobili 1986, pp. 28-30.
In una prima stesura dellopera per anche Pugnatore aveva sposato tale opinione. Pugnatore, p. 224, nota 3; cfr. inoltre Lesnes,
Maurici 1994, p. 378.
Rilievo di G. Cosentino, in Lesnes, Maurici 1994, p. 387, fig. 2.
Comune di Trapani, Rilievo aerofotogrammetrico del centro storico, f. 2.
Ad esempio, quasi impercettibile lirregolarit in una pianta
anonima degli inizi del XVIII secolo (Dufour 1992, p. 480, fig.
463); anche una planimetria del 1880 presenta minima irregolari-

67
68

69
70

71

90

Le fortificazioni di Trapani nel Medioevo e in et moderna (secoli X-XVI)


ra gi iniziati ma, abbattute in parte le vecchie mura, le nuove non
erano ancora ultimate, con il risultato lamentato dallamministrazione cittadina; cfr. Tadini 1977, p. 64.

138

Pugnatore, p. 165. Ai lavori di adeguamento della Colombara sotto il vicer de Vega fa cenno anche Fazello (I, VII, II, p. 336)

139

Spannocchi, c. LX e c. LXII; Camilliani, in Scarlata 1993, pp.


222-223, figg. 7-8; cfr. inoltre Maurici 2008, II, pp. 410-415.

103

Costanza 2005, p. 78 e p. 98, nota 3.

104

Vitale 1904, p. 258.

140

Cfr. Soraluce Blond 1998, p. 86.

105

Soraluce Blond 1998, p. 85.

141

Cfr. Di Giovanni 1896, pp. 60-63.

106

Pugnatore, p. 153.

142

Fazello I, VII, I, p. 337.

107

143

Cfr. Costanza 2005, p. 86.

108

144

Cfr. ivi, p. 89; Del Bono, Nobili 1985, p. 59 e p. 61; Dufour


1992, pp. 472-473, figg. 449-453.

145

Camilliani ha prodotto anche una precisa pianta. Cfr. Scarlata


1992, p. 220, fig. 7; pp. 486-487, fig. 121; ed ancora riproduzioni in Dufour 1992, p. 455 e p. 457. La veduta a volo duccello di
Camilliani, piuttosto sbiadita, non di agevole utilizzo.

146

Cfr. Soraluce Blond 1998, p. 89. Non ebbe alcun seguito un singolare quanto difficilmente attuabile progetto di ampliamento redatto sotto il vicer Pescara (1568-1571). Esso avrebbe previsto la
costruzione di due cortine bastionate: una nel mare di Tramontana
e la seconda in una zona di bassi fondali del porto con la creazione
di due nuove aree di espansione (cfr. Del Bono, Nobili 1986, pp.
49-50).

147

Su cui si veda Denaro 2008, II, pp. 403-409.

148

Cfr. F. Maurici 2008, II, p. 414.

Ibidem.
Ibidem.
109
il qual fu cos nominato perci che, essendosi egli allora non pur
dentro al mare fondato in circa otto canne daltezza, ma anco sopra
certi bollicami di acque tanto voraci che erano insin a coloro che vi
natavano accanto spaventevoli, era da tutti cosa impossibil tenuto
che egli mai vi si avesse stabilir potuto, Pugnatore, p. 154.
110
Il vicer Monteleone nel febbraio 1534 assicurava a Carlo V di
avere gi disposto linvio a Trapani dellingegnere Ferramolino perch provvedesse alla difesa della citt, fra laltro portando a compimento una parte della fabbrica, che resta ad eseguirsi sulla torre
della Colombaia (Di Giovanni 1896, p. 93).
111
Vitale 1904, p. 257.
112
Di Giovanni 1896, p. 94.
113
Vitale 1904, p. 258; cfr. inoltre Tadini 1977, p. 60.
114
Mongitore 1749, I, pp. 173-175; 190-193. Si veda inoltre Tadini
1977, p. 62.
115
Cfr. Tadini 1977, p. 63.
116
Carreri 1896, p. 5.
117
Ivi, p. 6.
118
Vitale 1904, pp. 313-314; Tadini 1977, p. 64.
119
Ibidem.
120
Cfr. Tadini 1977, p. 66.
121
Vitale 1904, p. 318.
122
Ibidem.
123
Cfr. ivi, pp. 319-320; inoltre Tadini 1977, p. 67.
124
Cfr. Tadini 1977, p. 67.
125
Cfr. Vitale 1904, p. 299 e p. 322; Tadini 1977, p. 68.
126
Del Bono, Nobili 1986, p. 60. La stessa forma e la medesima
denominazione di fort de la terre in una anonima veduta del XVII
secolo (Dufour 1992, p. 467, n. 444).
127
Cfr. Vitale 1904, p. 281.
128
Del Bono, Nobili 1986, p. 58.
129
Compare, con il nome di bastione del Gatto, in una pianta del
1718 (Dufour 1992, p. 483, n. 469) e ancora in una pianta del
1893 (Aa. Vv. 1997, senza numero di pagina).
130
Pugnatore, p. 164. I due torrioni sono visibili chiaramente nella
citata visione prospettica di Giovanni Orlandi (tav. 3).
131
Pugnatore, p. 164.
132
Ibidem.
133
Carreri 1896, p. 7.
134
Pugnatore, pp. 164-165.
135
Si veda Giuffrida 2007; Gallo 1979. In particolare, per Trapani,
si veda anche il datato e modesto Guida 1930; inoltre Costanza
2005, p. 80.
136
Guida 1930, p. 68.
137
Di tali lavori, in corso ai suoi tempi, riferisce Fazello (I, VII, I, p.
337).

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