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6.

I viaggi e la letteratura
di Domenico Nucera
Ognuno col suo viaggio
ognuno diverso
ognuno in fondo perso
dietro ai fatti suoi.
Vasco Rossi

I vecchi manuali di letteratura comparata ammucchiavano traduzioni. gruppi e circoli di letterati. scritti di viaggio in un vasto ed eterogeneo capitolo che prendeva il titolo di Intermediari letterari. Oggi la letteratura di viaggio rappresenta, invece, un quadro importante
della comunicazione internazionale e interculturale, sia nella modalit della produzione di
testi "creativi", sia nell'interesse sempre maggiore del pubblico e della critica, anche acca
demica (si sprecano, negli ultimi tempi. i convegni su viaggi e viaggiatori).
La letteratura di viaggio diventata un genere letterario autonomo e di successo, allo
ra? Equali testi dobbiamo portare sotto le insegne di tale genere? I Diari di Cristoforo Co
lombo, le Lettere (Mundus Novus) di Amerigo Vespucci e Naufragios di Cabeza de Vaca
stanno bene a fianco del Robinson Crusoee del Gordon Pym? Ei libri di Bruce Chatwin co
me dobbiamo classificarli? Non sar, forse, il caso di articolare questa notevole massa di
testi in diversi sottogeneri? Ele guide di viaggio rientrano o no nel recinto generale? O so
no paraletteratura, letteratura popolare, un diverso e speciale sottogenere o cos'altro?
Perch, come vedremo in seguito, anche volendo fermare le guide di viaggio sulla porta
dorata della letteratura, queste rientrerebbero dalla finestra: il caso, per citare l'esempio
che analizzeremo, del quinto libro del Uber Sancti Jacobi del XII secolo, autentica guida me
dievale al pellegrinaggio a Santiago de Compostela che, seppure strutturata come una mo
derna guida che dispensa consigli pratici ai viaggiatori. conserva una sua dignit letteraria,;
interessante anche dal punto di vista comparatistico: si presenta da una parte come esem
pio d scrittura del XIf secolo che traduce una particolare organizzazione del discorso, dal
l'altra pu mostrare come una sensibilit medievale si rapporti a temi moderni come quelli
della rappresentazione dell'''altro'' o dell"'altrove".
Cerchiamo, a questo punto, di fare luce intorno alle nostre domande. La prima difficolt
che dobbiamo affrontare quella della definizione della stessa parola "viaggio". Che signi
fichi comunemente "spostamento", "tragitto", come suggeriscono i dizionari. lo sanno tut
ti. ma se il viaggio sia' da intendere solo in senso reale o anche in' senso allegorico o me
taforico, per aver diritto a entrare a far parte del genere della letteratura di viaggio, un
problema di non facile soluzione. Se l'affermazione di Michel de Certeau' per il quale tout
rcit est un rcit de voyage vera, nel senso che qualsiasi narrazione in fondo un'orga
"nizzazione di eventi che si muovono nello spazio e nel tempo, non ci troveremmo ad avere
a che fare con un genere onnivoro che non seleziona pi, che non garantisce pi i confini
della propria identit? Etesto di viaggio, pur ammesso che lo"si voglia intender solo come
narrazione di un tragitto fisico, da considerarsi solo quello realmente compiuto e poi de
scritto dall'autore, come l' Italienische Reise di Goethe - e in questo caso rimarrebbero fuo
ri i classici di Conrad, Melville, Swift o Defoe - oppure sufficiente che costituisca il tema
portante ,del testo (dovremmo allora includere anche opere he solo provocatoriamente
potremmo definire letteratura di viaggio, come UJysses di Joyce o la Divina Commedia)?
Una prima considerazione da fare che la letteratura di viaggio un genere mutevole,

chestsovrappone ad altri generi. con i quali condivide una frontiera in continuo movimen

to. Ha accolto nel proprioambito testi destinati in origine a"scopdiversi, ma che il tempo

ha costretto a un cambiamento di statuto. t il caso dell'antica letteratura sCientifica, di quei

testi cio che avevano svolto la funzione fondamentale di descrivere i luoghi esplorati, pro

ponendosi come strumento di informazione, e che hanno perso, dopo le nuove scoperte,

attendibilit ed efficacia. Rlegati'dall'obsolescenza ai margini del sapere, sono stati recu

perati dalla letteratura di viaggio, la quale capace di rileggerH da un altro punto di vista.

Autonomia del genere


letterario di viaggio

Definizione di viaggio

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I viaggi e la letteratura - Una proposta di definizione: l'odeporica

Non vi si cercher pi, in questo caso, la descrizione dettagliata ed enciclopedica del mon
do reaie, ma si leggeranno questi testi per cercarvi tracce di una sensibilit appartenente al
passato. per capire quale fosse la visione del mondo tra gli antichi oppure semplicemente

per essere trasportati dalla lettura, come accadrebbe con un testo dichiaratamente creati

Due precursori
dei genere

Incontro con l'altro


e con l'altrove

:edente approccio
disciplinare

vo, nel luogo e nel tempo. In questo caso, il testo muta di genere al ml?mento della sua rice
zione: in altre parole, il lettore che fa emergere gli aspetti creativi e narrativi che non era
no la prima preoccupazione dello scrittore.
D'altra parte, la letteratura di viaggio pu rivendicare a pieno titolo la propria partecipa
zione alla fondazione di nuove discipline: dalle accurate relazioni di viaggio del Cinque
cento - che per la prima volta si aprono a orizzonti geografici assai pi ampi e complessi di
quelli offerti dalla cosmologia medievale - che derivano moderne scienze sociali come
l'etnografia e l'antropologia. Addirittura la storia e le scienze naturali ereditano la loro pro
spettiva disciplinare da due fondatori-viaggiatori: Erodoto, che cercava sulle strade dell'A
sia un'occasione per comprendere meglio gli altri popoli e le cause delle guerre persiane,
al fine di poterle poi raccontare pubblicamente ai greci. e Plinio, che si metteva in cammino
per scrivere la sua enciclopedica Naturalis historia.
Il nostro scopo non comunque quello di definire una volta per tutte il genere della lettera
tura di viaggio, n di stabilire se un testo appartenga a questo genere, a un altro, oppure,
come nella maggior parte dei casi. a tutti e due. La letteratura di viaggio per sua natura
abituata a valicare i confini. Anzi, proprio questo il suo primo carattere: attraversare la
frontiera per vedere cosa c' oltre, confrontare l'interno con l'esterno, il qua e l'altrove, per
raccontare il confronto, traducendo e interpretando l'incontro con l'altro, Ed questo il pi
prezioso punto di contatto con la comparatistica letteraria che, con diversi strumenti critici,
fa esattamente la stessa cosa: guardare oltre per comparare.
Andremo alla ricerca allora soprattutto di ci che rappresenta il momento privilegiato
del testo di viaggio, cio l'incontro con l'altro e con l'altrove. Questo aspetto costituisce in
fatti sia il fine del viaggio reale, il motivo per il quale il viaggio viene compiuto, sia il motivo
per il quale esso viene raccontato. Non solo nei testi scientifici. che assumono questa esi
genza come fine primario, ma anche nelle relazioni di viaggio, come racconto di esperienza
personale.
Epure, quando il testo apparterr a una letteratura di fantasia e non documentaria, l'in
contro con l'altro assumer comunque le sembianze di un'aspettativa e riveler un'imma
gine con la quale l'altro e l'altrove sono definiti e raccontati. t attraverso lo sguardo sull'al
tro che si possono cogliere i numerosi punti di contatto tra il nostro genere e le altre forme
che interessano lo studio letterario.
Dal momento che la letteratura di viaggio confina con, e si sovrappone a l'etnografia, la
letteratura scientifica, la geografia, le scienze sociali ecc.. comunque interessante valu
taria come genere non specialistico, nel senso che accoglie opere di autori di ogni estrazio
ne ideologica e con interessi e specializzazioni diversi. Si pu anzi dire che, come parte del
la diaristica, appartiene al sottogenere pi diffuso e popolare, ma ancora inesistente dal
punto di vista critico, di una paraletteratura personale e inedita. Tutti, o quasi. coloro che
scrivono si sono cimentati. spesso in forma di diario, con la descrizione di un viaggio.
La letteratura di viaggio una letteratura internazionale, Non solo racconta luoghi-stra
nieri ma, per alcuni aspetti, aspira anche all'internazionalit: le guide di viaggio, per esem
pio, nello sforzo di essere oggettive, pur traducendo un di?corso ideologico del luogo di
provenienza, tendono a essere traducibili. fruibili anche da altre culture.
Proprio perch adiacente ad altri generi. ai quali talvolta si sovrappone, la letteratura di
viaggio si presta dunque-a essere studiata con strumenti comparativi, che sono quelli che
permettono di muoversi attraverso le frontiere e le prospettive interdisciplinari.
AI contrario dello studio letterario pi recente, la vecchia comparatistica di ispirazione
pDsitivista era perlopi interessata ad analizzare i rppporti reali e documentabili che inter
correvano fra diversi testi e fra diversi autori. Lo scopo era quello di mettere in luce le effet
tive influen:ce esercitate da un'opera su un'altra e da un autore su un altro. Sicercava cio

I viaggi e la letteratura - Una proposta di definizione: l'odeporica

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di ricostruire la storia di un'opera letteraria, collocandola all'interno di una gerarchia e isti


tuendo in questo modo canoni di autori primari e autori secondari. di opere superiori e in
feriori. di culture forti e culture deboli. Tra le opere ritenute inferiori - rispetto a generi "alti"
come il romanzo o il poema - figurano senza dubbio i resoconti di viaggio, ai quali non si ri
conosceva neppure la dignit sufficiente per poterli considerare veri e propri testi letterari.
AI pari dei diari. degli epistolari. delle traduzioni, venivano studiati non come oggetti lette
rari in s ma come semplici "intermediari", come occasionali punti di contatto tra diversi
insiemi culturali e sistemati quindi ai confini della pratica letteraria.
Solo negli ultimi venti anni, con le prospettive metodologiche aperte dai gender studies Nuove prospettive
e dai eulturalstudies, i testi di viaggio sono stati inseriti nell'insieme pi generale dei testi metodologiche
culturali. Possono in questo modo essere letti nella loro pi complessa funzione ideologica
cercando - soprattutto tra i dettagli all'apparenza innocenti che descrivono l'incontro con
l'altro -la supremazia delle culture dominanti e insieme i meccanismi di affermazione e ri
produzione delle ideologie.
In una simile prospettiva, ponendosi il complesso obbiettivo di svelare i sottotesti ideo
logici nascosti in ogni testo letterario, lo studio della letteratura di viaggio si trover a lavo
rare a fianco di altri campi di ricerca:
- con gli studi posteoloniali, quando in un testo di viaggio la descrizione dell'altro e

dell'altrove sia stata strumento funzionale all'ideologia dominante, fornendo un'im

magine che giustificasse gli. interventi dell'Europa verso le culture dominate nel

mondo;

- con i gender studies, visto che la scrittura di viaggio la traduzione letteraria di un'e

sperienza ritenuta, fin dalla sue origini mitologiche, prerogativa maschile, mentre la

produzione dell'Ottocento e ancora di pi quella del Novecento hanno messo in di

scussione questa esclusivit;

- con l'imagologia, perch le opere in questione sono proprio quelle che per elezione

forniscono immagini di luoghi e popoli, e al pi alto livello di divulgazione;

- con gli studi sul genere letterario, visto che la letteratura di viaggio per definizione

un genere di frontiera;

- con lo studio delle identit nazionali, perch mostra come le culture siano rappre

sentate e definite non solo dall'esterno, ma anche dal loro interno, dal momento che

attraverso le guide di viaggio sul proprio luogo si possono cogliere quegli elementi

che, secondo l'autore che interpreta comunque una sensibiHt comune, vengono ri

tenuti idonei a offrire un'immagine d'identit;

- con il genere, tutto nuovo in Italia, della letteratura della migrazione, vale adire la I~t

teratura del viaggio verso -la nostra cl:Jltura e'verso di noi,. a nostra volta vistLcome di
versi.

Cercheremo allora, attraverso la comparazione e il dialogo fra testi lontani, sia per la collo

cazione all'interno del genere sJa per epoca di scrittura, alcune persistenze a'livello temati

co per awiare un dialogo interno fra questi testi. Potr prendere cos1 forma una rete che

lega e annoda i temi e i motivi della letteratura di viaggio in una trama comune, di cui l'in

contro con l'altro e l'altrove saranno la costante.

I testi scelti sono solo degli esempi, prelevati quindi arbitrariamente tra le centinaia di

opere disponibili per mostrare qualcuna di queste persistenze e di questi caratteri.

Una proposta di definizione: l'odeporica


Un tentativo di ordine nella materia pu cominciare dal nome. La lingua italiana sembra essere l'unica lingua moderna che abbia accettato la definizione, applicata alla letteratura di
viaggio, di "odeporica", La parola, proposta dall'italianista Luigi Monga, deriva dall'aggettivo
greco hodoiporikOs, "relativo al viaggio", formato a sua volta da odOs, "via", e poria, "viag
gio". Il Thesaurus linguae graecae (1572) riporta odoiporiks con la definizione di "qui via
tor est" e '~ad viam pertinens", La forma latina hodoeporicon gi presente nell'epistolario

Antichit del termine

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I viaggi e la letteratura - Partire. viaggiare. tornare

di san Girolamo e Hodoeporicon il titolo del pi antico diario di viaggio mai apparso nella
letteratura anglosassone, a opera di un viaggiatore del secolo VIII di nome Willibald, che per
primo raccont in un libro il suo viaggio a Gerusalemme. Nel Rinascimento era diffusa la
definizione di hodoepor;cum per designare il diario di viaggio. Ma se odeporico presente
nei dizionari attuali come aggettivo, nel senso di "relativo al viaggio", e come sostantivo
maschile, sinonimo di "racconto di viaggio", manca per il sostantivo femminile odeporica
proposto da Monga, come definizione ellittica, fondata sul modello di matematica, fisica
ecc., in cui si elide la parola scienza che originariamente lo precedeva.
Il vantaggio di una definizione di questo tipo, che si pu articolare in un aggettivo, "un
testo odeporico" , e un sostantivo, ''l' odeporica", permetterebbe di sfuggire alle insidie di
una definizione come "letteratura di viaggio", che crea insormontabili difficolt quando de
ve essere adoperata come aggettivo. Tornando alla domanda iniziale, un testo appartenen
te alla letteratura di viaggio si deve, o semplicemente si pu, definire con la specificazione
"di viaggio"? Eche succede nel caso di un testo come l'Odissea? t un libro di viaggio?

I viaggi e la letteratura - Partire, viaggiare, tornare

che lo alimenta. La sineddoche serve per illuminare uno degli aspetti pi importanti del
viaggio. Perch un viaggio sia tale non basta considerare il puro spostamento che un indivi
duo compie da un luogo all'altro, ma necessario osservare cosa abbia alimentato il Suo
percorso, quale sia stato lo scambio avvenuto per strada: in altre parole, come l'esperienza
del viaggio, cio la scoperta dell'altrove, sia stata recepita e trasformata.
La parola inglese travel, sia usata come sostantivo che nella forma verbale to travel,
ormai entrata nel contemporaneo linguaggio turstico internazionale. Il suo significato
quello di "viaggio" e "viaggiare", ma nell'etimologia conserva qualcosa di relativo alla sofferenza: tripalium era proprio il nome di uno strumento d tortura, cos chiamato perch for
mato da tre (tres) pali (pafus) , La parola assume allora una connotazione di sofferenza im
posta, vale a dire di castigo: lo stesso castigo che cacci Adamo dal Paradiso terrestre e lo
costrinse a vagare senza poter pi fare ritorno.
t il poeta inglese Ben Johnson a riassumere meglio la valenza di travef come "viaggio" e
"sofferenza", cio come prova da affrontare, in questi versi dedicati a William Roe:

lalisi etimologiche:
"partire"

La letteratura di viaggio si riconosce per alcuni caratteri dominanti del testo: partire, viag
giare, tornare sono, a livello tematico, le vere costanti del genere. In alcuni testi la narrazio
ne descrive tutti e tre i momenti. assumendo un andamento circolare. Ma pi spesso so
lo uno ad assumere un aspetto prevalente.
Il verbo italiano partire, che si mantiene in forma simile anche nel francese e nello spa
gnolo (partir), deriva dal sostantivo latino pars, partis, cio "parte", "frazione". Contiene
quindi in s l'atto della separazione, del distacco, termini questi che sono pi facilmente
applicabili alla morte che non alla nascita, come awiene nel caso di "dipartita". Eppure dal
Ia stessa radice si origina il verbo latino parere, "partorire", che invece da collegare ine
quivocabilmente all'atto opposto, cio alla nascita.
L'ambiguit semantica che si crea intorno alla parola "partire" e alla sua doppia conno

tazione di inizio/fine, nascita/morte viene risolta sulla base della metafora fondamentale
che il viaggio assume rispetto alla vita umana. Partire significa abbandonare ~no stato, nel
senso di condizione, per cercarne un altro; lasciare qualcosa di s alla ricerca di una rinno
vata identit, Come nella lingua inglese che, sebbene non conservi l'etimologia latina, tra
duce "partire" con to feave, che lo stesso verbo usato per "lasciare" qualcosa. "Partire
dalla propria casa" diventa quindi sinonimo di "lasciare la propria casa".
Nell'atto del partire quindi contenuta una morte e poi una nascita, una separazione e
poi il tentativo di congiungimento con il futuro. Se la saggezza popolare ha reso tanto effica
cemente l'ambiguit della parola "partire" al punto stesso di banalizzarla, come nel motto
"partire un po' morire", la partenza come abbandono del vecchio per la ricerca del nuovo
se stesso una metafora frequente della letteratura, e non solo strettamente odeporica.
Partenza dunque separazione, distacco o, se vogliamo, morte parziale. Come in un
madrigale spagnolo del XVI secolo, appartenente al poeta Francisco de Figueroa:

L'idea di sofferenza si conservata ancora meglio nell'italiano travaglio, con i suoi signifi
cati di "tormento", "lavoro" e di "fase preliminare del parto".
Le sovrapposizionl fra travef/travaglio e partire/partorire creano paradossi linguistici.
ma in relt costituiscono un nucleo concettuale intorno al quale si organizza l'esperienza
del viaggio: che quella della ri-nascita sotto una forma diversa, data dall'esperienza del
l'altrove e dall'incontro con l'altro. Se nella parola partire avevamo trovato le tracce della
morte, in travel/viaggio troviamo invece la nascita, ma anche questo un paradosso solo
apparente.
Nella tradizione dell'Occidente giudaico-cristiano da sempre in cammino la figura di
un viaggiatore immortale, ma quello che sembrerebbe un privilegio alla maggioranza dei

mortali - vivere in eterno - assume in questo caso la valenza di un terribile castigo: l'Ebreo
errante, colpevole di aver oltraggiato Dio, costretto a vagare senza meta e senza tempo
fino al giorno del Giudizio. L'immortalit, anzich premio, si trasforma in condanna, in quan
to sottrae il viaggio al dominio della normale esperienza.Chinon pu morire non potr
neppure rinascere e l'esilio dal tempo e dallo spazio ~gl a:' viaggio ogni p'ossibilit~di re
denzione. Se l'esperienza non riesce a trasformare e ri~nov,are l'individuo e il viaggio vien~
sterilizzato dalla paura della morte, la condanna al mot~erp~fu6,'finir on l'equivalreal
la perfetta immobilit. Einfatti la fenomhblogia dIl'Ebn~6er'ra'nte oscilla tra t'inquietaim
magine di un uomo che senza sosta varca mari e continenti; e quella immobile di un vec
hio assediato dalle domande di tutti coloro che voglion'o sapere: destinato a diventare la
memoria del mondo, l'eterno viaggiatore il depositario d una sapienza inutfle a s.

La parola viaggio, invece, deriva dal provenzale viatge, a sua volta derivato dal latino viati
cum, che designava originariamente gli "alimenti necessari per compiere la via". "Viaggio"
quindi. sulla base della sua originaria definizione, "ci che viene consumato durante la
strada". Si d al tutto il nome di una sua parte, identificando il viaggio vero e proprio con ci

Tornare deriva dal latino tornus, che poi il tornio, ma anche il giogo, vale a' dire qualcosa
che gira in tondo. Nel senso pi comune il verbo designa "azione del riportarsi al punto di
partenza, del recuperareB luogo abbandonato o perduto. Raggiungere un luogo e fermarci
si non viaggiare. piuttosto ci che in una biografia verrebbe classificato come semplice
trasferimento, cambio d resi.denza. t invece il ritorno che completa e qualifica il viaggio, per
fino nel caso estremo dell'esilio, che per definizione un viaggio forzoso al quale viene ne~
gato il suo completamento, la possibilit di ricongidngimento finale col luogo di origine: la
pena dell'esilio si chiama nostalgia, parola che contiene il ritorno (in greco n6stos) e il dolo
re (-algia). t Cjuindi il ritorno'lameta ultima del viaggio, che in questo senso trova il suo esem
pio pi perfetto estilzzato nel giro del mondo, aspirazione di ogni viaggiatore da quando si

1 Triste di me che parto, per non parto: / che l'anima, che di me la miglior parte, / n partir n parte. L. Mon
ga, L'Odeporica/Hodeporics. On Travel Literature, in "Annali d'ltalianistica", 1996, n. 14, p. 9.

c:::~I\1n inriip,trn

Triste de mi que parto, mas no parto:


que el alma, que es de mI la mejor parte,
ni partira nl parte. 1

"viaggiare"

This is that good Aeneas, passed through fire,

Through seas, storms, tempests; and embarked for hell.

Came back untouched. This man hath travailed wel1. 2

Partire, viaggiare, tornare: alcune questioni di etimologia


Costanti tematiche

131

2. Questo il buon Enea, ha attraversato il fuoco, / mari, burrasche, tempeste; e partito per l'inferno, / tornato
()IIOc:::t'l Iflmn

h~ "han "i~nni::ltn", t\l1nnn::::a I 'nrlannrir~/I-Inrlnannr;rc:: rit n 1?

"tornare"

'32

I viaggi e la

letteratura - Le origini del Nilo: un esempio di pregiudizio verso la pluralit

scoperto che la terra rotonda. Si parte sempre per tornare, anche nel caso in cui la meta
non coincida geograficamente con il punto di partenza, ma costituisca una sorta di patria

esistenziale, un io nascosto da ritrovare. Sta tornando a se stesso il protagonista di Notturno

indiano (1984) di Tabucchi. che viaggia attraverso l'India alla ricerca della propria identit.
Sente di essere tornato a casa Elias Canetti. ebreo bulgaro in viaggio in Marocco, quando,
trovandosi in una piazza sconosciuta di Marrakech, sente di aver raggiunto la meta che cer
cava. Come scrive in Die Stimmen von Marrakech (1954): Mi sembr di aver raggiunto la
meta del mio viaggio. Di l non volevo pi andarmene, ci ero gi stato centinaia di anni prima
ma lo avevo dimenticato, ed ecco che ora tutto ritornava in me. Mentre mi trovavo l, io ero
quella piazza. Credo di essere sempre stato quella piazza.3 Ma naturalmente, anche quan
do il ritorno conduce al punto di partenza, non si torna per ritrovarsi nella stessa situazione
di prima. Si parte per cambiare, per rinnovarsi. ci si allontana dalle proprie abitudini per far
morire una parte di s e allo stesso tempo per permettere alla nuova di nascere. Questa ,
se non altro, almeno l'illusione che anima il viaggiatore a mettersi in cammino.
Partire per poi tornare, dunque. Ma c' chi ha dovuto fare il contrario, prima il ritorno e
poi la vera partenza. Autore di questo paradosso Ulisse. il cui itinerario narrato nell' Odis
sea interamente dominato dall'ossessione del ritorno, che gli era stato promesso da Alci
noo (XIII 6) ma che in pi di un'occasione rischiava di venir definitivamente compromesso
dalla sorte, fino a trasformarsi in un viaggio doloroso. Quando i suoi compagni si arrendono
alle tentazioni del dolcissimo frutto del loto cominciano a scordare il ritorno, distrazione
che Ulisse non si pu permettere (IX 82-104). La maledizione del furibondo Ciclope acceca
to si abbatte proprio su ci che Ulisse ha di pi caro: che in patria non torni Odisseo di
struttore di rocche, / il figlio di Laerte, che in Itaca ha casa. / Ma se destino che egli riveda
gli amici e che torni / alla solida casa e alla terra dei padri, / tardi. male ci arrivi. perduti tutti
i compagni. / su nave altrui. trovi in casa sciagure (IX 530-535).4 Equando finalmente giun
ge a Itaca, ormai inaspettato, neppure allora pu godere il meritato riposo. Trover altre
sciagure, come aveva profetizzato nell'Ade il cieco indovino Tiresia, e anche quando que
ste verranno risolte dovr, almeno secondo la pi diffusa interpretazione dell'oscura profe
zia, riproposta tra molti altri anche da Pascoli nella poesia L'ultimo viaggio (1904), rimettersi
per mare e qui trovare finalmente la morte, vera fine del suo peregrinare.

Le origini del Nilo: un esempio di pregiudizio verso la pluralit


Una metafora
sulla conoscenza

L'enigma delle fonti del Nilo forse quelto che ha resistito per pi tempo alla ricerca geo
grafica e alle sfide degli esploratori. Il mistero di dove nascesse questo fiume cos ricco di
acque e con piene regolari. ma che attraversa tutto l'Egitto senza ricevere affluenti, aveva
convinto gli antichi che poteva originarsi solamente dal cielo. Erodoto, che attingeva dai
racconti delle genti del deserto, lo faceva coincidere col Niger; un marinqio chiamato
Diogene, nel I secolo a.c. riportava notizie di una catena montuosa, chiamata Monti della
Luna, le cui nevi avrebbero alimentato il Nilo; i romani avevano invece sublimato il mistero
in un proverbio: caput Nili quaerere, vale a dire "inseguire una chimera", "cercare la qua
dratura del cerchio". Nerone fu uno di quelli che volle inseguire la chimera e mand due
centurioni in Africa, accompagnati da un corpo di pretoriani. Si fermaron davanti a unt
immensa palude che non furono in grado di attraversare. Gli abitanti del luogo diceva Pli
nio disperano di conoscerne i confini. Tolomeo, nel Il secolo, segnava sulla sua carta due
grandi laghi che indicava senza dubbio come le fonti del fiume. A trovare le sorgenti ci
prov lo scozzese James Bruce nel 1768, scoprendo da dove nascesse il Nilo Azzurro, ma
nel 1820 una spedizione francese si accorse che questo non era che un affluente del Nilo
Bianco, molto pi lungo, e che le vere sorgenti dovevano quindi essere cercate altrove. Cre.~

3.
4.

E. Canetti. Die Stimmen von Marrakech [1954J, trad. il. Le voci di Marrakech, Adelphi. Milano 1983, p. 57.
Omera. Odissea. a c. di R. Calzecchi Onesti. Einaudi. Torino 1963.

I viaggi e la letteratura - le origini del Nilo: un esempio di pregiudizio verso la pluralitil

133

dette di averle trovate !'inglese John Speke nel 1858, identificandole con il lago Vittoria, ma
gli awenturosi coniugi Baker trovarono pochi anni dopo un secondo lago, l'Alberto, che ri
metteva tutto in discussione, visto che a sua volta riceveva altri due fiumi, anche se questa
scoperta bastava comunque a confermare l'antica supposizione di Tolomeo. Alla ricerca
delle sorgenti si perse Livingstone, che le and a cercare nel 1864, ma troppo a sud. Esplo
razioni tedesche e belghe ritenevano invece che dovessero trovarsi nel Ruanda-Urundi. Bi
sogn aspettare le esplorazioni del 1898 per capire il motivo di tanto mistero: le sorgenti
del Nilo erano molteplici. tante quante le menti di coloro che le avevano cercate e in parte
trovate. Ogni viaggiatore aveva in mente un proprio caput Nili. Quasi tutti coloro che l'ave
vano immaginato avevano ragione, ma quella di ognuno non era una verit esclusiva, la
sciava spazio ad altre che, pur non riuscendo a confutare le precedenti, rimanevano altret
tanto vere. Avevano ragione belgi e tedeschi. avevano ragione i coniugi Baker, cos come
Speke, Bruce, Tolomeo, i centurioni di Nerone e perfino gli antichi che dicevano che il Nilo
scendeva dal cielo, visto che le montagne da cui si origina realmente sono coperte di nevi,
come affermava il marinaio Diogene. Avevano ragione anche i romani, capaci di coniare un
proverbio che avrebbe resistito per duemila anni. Una volta svelato il mistero la storia delle
sorgenti del Nilo rimasta una metafora sulla conoscenza e sul pregiudizio verso la plura
lit: di fronte a verit non esclusive, che mescolavano indizi scientifici ad antiche credenze,
l'Occidente razionalista del XIX secolo faticava a tirare le somme.
Il principio che sostiene la metafora del caput Nili come ricerca della conoscenza che
il viaggiare un atto potenzialmente sovversivo: ogni viaggio non pu essere che la negazione della precedente visione del mondo, come della sua geografia fisica e umana.. qui il
valore del ritorno: tornare da ogni viaggio con una ridefinizione'e riorganizzazione dell'uni
verso conosciuto. [a natura sowersiva del viaggio particolarmente esplicita in Thomas
More, che colloca la repubblica della sua Utopia (1516) in un mondo felice e immaginario,
corredando perfino il testo con note descrittive che servono anche a collocarla geografica
mente. Tommaso Campanella situa la sua Citt del sole (1602) nella mitica Taprobana dell'altro emisfero. Samuel Butler nel 1872 battezzava invece la sua utopia col nome di
Erewhon, un rovesciamento quasi perfetto della parola inglese "nowhere", cio "nessun
luogo". Sia More sia Campanella sia Butler attingevano, per dare una collocazione fisica al
la loro utopia, a uno dei temi pi antichi e costanti della letteratura cosmologica,.poi di
viaggio e infine utopica dell'Occidente: il mito degli Antipodi. secondo il quale dall'altra par
te della terra viveva un popolo tanto-cfiy.ersodai.popoti'di questa nostra parte da costituir
ne l'esatto contrario. Il mito deglTAntipodi. ingenrcl!efldea di'popoli e luoghiesattamen
te speculari ai nostri, si fa risalire alla dottrina pitagoricaealla su-8'idea d'i "antiterra" - ripre
sa poi da'Platone nel Timeo - e descritta come luogo' diametrarmenteopposto al mondo
mediterraneo. Ma da tema cosmologico, che serviva(acostruire unmodello coerente per la
rappresentazione medievale del mondo, si ritroverCbmetema o motiv id'T'lolti testi della
letteratura geografica e di viaggio medievale. l'ideadi una terra del contrario - ciO defini
bj:le a priori in opposizione alla nostra - nasce dapprima come semplice considerazione
geografica, indicazione di luogo antitetico per eccellenza, ma che non si sa ancora se sia
abitto. Non passer moltotempo perch si teorizzi che questa terra contraria dovesse ne
cessariamente ospitare un popolo contrario. Eratostene, scienziato e letterato greco del III
secolo a.C., l'autore di un poema didascalico, Hermes, che avrebbe narratO (visto che ci
sono giunti pochi frammenti) la nascita del dio e raccontato come questi avesse dato origi
ne alla Via Lattea, prima di salire in cielo e descrivre dall'alto la terra. D'al cielo si vedeva
che la terra era divisa in due zone.eche era abitata anche agli antipodi. Questo frammento
ci giunto quasi per intero e descrive i deserti: Cinque zone la circondavano tutt'attorno,
due rano pi cupe di smalto blu, un'altra arida e rossa come'di fuoco; descrive:f'pol1: Ma
ledue da entrambi i lati, intorno ai poli, sono sempre ghiacciate; e indica infine le due zo
ne temperate: L vivono gli uomini. antipodi gli uni rispetto agli altri. 5 L'attendibilit della

5. Cit. in G. Moretti, Gli antipodi, Pratiche, Parma 1994, pp: 22-24.

Natura sowersiva
del viaggio

Gli Antipodi

134

I viaggi e la letteratura - Le origini del Nilo: un esempio di pregiudizio verso la pluralit~

descrizione geografica, sorprendente per l'epoca, non deve meravigliare, se si pensa che
l'autore lo stesso Eratostene che gi allora aveva calcolato con precisione la reale circon
ferenza della terra. Ma Eratostene non indica nessun nome per questi due popoli antipodi
gli uni rispetto agli altri. Bisogner aspettare che Cratete di Mal/o, filosofo greco del 1/ se.
colo a.c., sviluppi la sua teoria geografica ed etnografica servendosi, piuttosto che dell'e
sperienza diretta, della letteratura, attraverso una scrupolosa esegesi dell' Odissea omeri
ca. Nella Rettificazione di Omero, Cratete attribuisce all'autore dell' Odissea una vera e pro
pria dottrina relativa alle zone terrestri e sulla sua autorit si poggia per sostenere la pro
pria, che a sua volta serviva a confermare quella omerica. I versi 22-24 del primo libro
dell' Odissea recitano: Ma se n'and Poseidone fra gli Etiopi lontani, / gli Etiopi che in due
si dividono, gli estremi degli uomini, / quelli del sole che cade e quelli del sole che nasce.6
Cratete concilia l'informazione etnografica dell'esistenza di due gruppi di etiopi con la teo
ria degli Antipodi, affermando che Omero voleva alludere agli abitanti dell'emisfero meri.
dionale: i due popoli etiopi si trovavano uno nella nostra fascia di terra, e l'altro al di l del
l'Oceano, all'emisfero sud. Era questo il popolo rovesciato, il nostro contrario, gli uomini an
tipodi di Eratostene.
,
'o in quanto diverso
Il mito di un mondo lontano - quindi diverso e contrario al nostro -, motivo e tema ricor
rente di una vasta parte della letteratura-geografica e di viaggio, serv di volta in volta a rap
presentare l'altro in quanto "diverso", definendolo innanzi tutto per opposizione rispetto a
un "noi". stato visto, a seconda delle necessit, come depositario del bene e della societ
ideale, quando voleva denunciare, come nella letteratura utopica, il vizio e la corruzione di
"questo" mondo; o come luogo del male, quando serviva a giustificare l'ordine cosmologi
co, a perpetuare le strutture esistenti, a fugare il pericolo dell'incontro. Ma sempre definito
in opposizione a quelle che venivano considerate le virt o i pregi del mondo dominante.
da notare che il concetto di diversit opera nei due sensi e serve a definire contempora
neamente, attribuendogli polarit distinte, sia l'altro sia noi. Si riconosce se stessi e ci si ve
de pi chiaramente quando i propri confini, che sono i limiti oltre i quali l'oggetto smette di
essere ci che per diventare altro, vengono messi in discussione. Diverso per definizio
ne ci che si trova oltre le frontiere che delimitano l'identit.
Quando Marco Polo torn dal suo viaggio in Oriente, annunci in questo modo, all'inizio
del Milione (1299), le meraviglie che aveva incontrato: Signori imperatori, re e duci, e tutte
altre genti che volete sapere le diverse generazioni delle genti e le diversit delle regioni
del mondo, leggete questo libro dove troverete tutte le grandissime maraviglie e gran di
versitadi delle genti d'Erminia, di Persia e di Tarteria, d'India e di molte altre provincie. E
pi avanti riassume: In breve: tutto quanto in India, persino i frutti e cose simili, diverso
irabiliaed esotismo da ci che si trova in terra cristiana,7 anche vero che le meravigliose descrizioni del di
verso costringono pi volte Marco Polo a protestare la propria obbiettivit, perch venga
no credute: Marco Polo, savio e nobile cittadino di Vinegia, le conta in questo Hbro e egli
medesimo le vide. Ma ancora v'ha di quelle cose quali egli non vide, ma udille da persone
degne di fede, e per le cose vedute ,dir di veduta e l'altre per udita, acci ch'et nostro li
bro sia veritieri e sanza niuna menzogna. 8 Il fatto che all'epoca drcolavano molti mirabi
lia, raccolte di aneddotica varia, di esotismi e stranezze intorno al mondo,tlli da formare
un genere letterario di grande successo, che con la diffusione del caratt~re a stampa, poco
pi tardi. raggiunse una notevole diffusione. I primi libri a essere stampati non erano certo
le novit, ma le opere del passato, tramaDdate fino ad aUora attraverso la copiatura ama
nuense. Trl questi. il libro di sir John Mandeville, Travels (1356), considerato- lq prima opera
inglese in prosa e tradotto in dieci lingue, con ben quattro edizioni fino al 1600. Giovanni di
Mandeville era un inglese afflitto da .gotta art~itica e reumatismi. che probabilmente non si
mosse,mai dall'Europa, come lui stesso fa capire con alcune precisazioni nel testo. Raccol

I viaggi

ela letteratura -Le origini del Nilo: un esempio di pregiudizio verso la pluralit

135

se informazioni di seconda o terza mano da altri resoconti e compil una specie di inventa
rio delle stranezze d'Oriente, nel quale si faceva riferimento anche al carattere degli occi
dentali. nati per viaggiare perch sotto gli influssi astrali della luna, che di legieri movi
mento, ed di pronta via da caminare per vie diverse, di cercare cose strane, e la diversit
del mondo, contrapposti in questo agli orientali che invece non sono mobili. perch sono
sotto al primo clima, cio Saturno, ch' tardo e poco mobile. I Travels ebbero un successo
editoriale forse superiore allo stesso Milione e Mandeville sembrava conoscerne il motivo:
A molti infatti fa piacere sentir parlare di cose insolite,9 L'esotismo era gi cominciato.
Tuttavia, Marco Polo e John Mandeville sono ancora espressione di una mentalit tardo
medievale. Da l a poco sarebbe iniziata l'epoca delle grandi spedizioni. e il mondo che ne
sarebbe scaturito avrebbe messo profondamente in crisi l'ordine cosmologico faticosa
mente stabilito.
Nel 1503, pochi anni dopo lo sbarco di Colombo nell'isola del Nuovo Mondo, la spedizio
ne di Amerigo Vespucci aveva dimostrato come fosse falsa l'opinione degli antichi, i quali
sostenevano che a sud della linea equinoziale non esistesse alcun continente. Questo
Nuovo Mondo, che Colombo faceva coincidere con le Indie e il Catai, nel 1493 era gi stato
descritto in una topografia immaginaria, che in termini razionali si opponeva a quella pre
cedente, COS come quella di Vespucci sarebbe stata pi tardi messa in discussione e supe
rata dalla spedizione di Magellano.
Nel 1507 lo svizzero Martin Waldsemuller pubblic una cosmogonia che si proponeva Il Nuovo Mondo
una ridefinizione del mondo conosciuto, e che serviva da introduzione a una nuova edizio
ne delle Quatuor Americi navigationes, nelle quali aveva proposto di dedicare il nome del
nuovo contiriente ab Americo inventore. Ma pochi anni dopo lo stesso Waldsemuller
avrebbe pubblicato anche la Geografia di Tolomeo, del Il secolo. Il che dimostra che la sferi
cita della Terra, provata ormai senza pi dubbio dal viaggio d Colombo, doveva ancora fare
i conti con le resistenze di ordine etico-religioso e con la concezione tolemaica dell'univer
so. Durante i milletrecento anni che separano il Il secolo di Tolomeo dal XV secolo di Co
lombo le rappresentazioni cosmografiche non avevano risentito in pratica di nessun cam
biamento determinante. Le varie teorie sulla forma del mondo, pur divergendo tra di loro,
convivevano sovrapponendosi. sino a formare diverse immagini della terra che potevano
essere interpretate in vari modi. lasciando soddisfatta comunque ogni preoccupazione
teologica.
.
L' Ymago Mundi di Pietro d'Ailly, opera letteraria corredata di illustrazioni sulla rappre- Cosmogonie
sentazione dell'universo, compilata intorno al 1410; mostra chiramente questa coesisten
za, paradossale per una mentalit moderna. D'Ai'IIy procde in questo modo: per ogni que
stione descrive le opinioni dei vari autori. esprimendo la sua personale opinione, la sua
eventuale preferenza, ed esponendo eventuali motivi di dubbio. Non ha interesse a far pre
valere un'opinione sulle altre e, se una teoria gli pare verosimile, non arriva a mettere in discussione e confutare le opinioni diverse. Una delle caratteristiche rilevanti della rappre
sentazione cosmografica medievale proprio questa: ammettere che possano coesistere
sistemi diversi tra loro, senza mai giungere a un tentativo di sistemazione razional e defi
nitivo. Una delle teorie esposte da d'Ailly risaliva ad Aristotele, e diceva possibile attraver
sare in un periodo di tempo relativamente breve l'Oceano che divideva la Spagna dall'In
dia. Alla Biblioteca Colombiana di Siviglia conseniata una copia del libro di d'Ailly: a margine ci sono degli appunti'e delle annotazioni autografe di Cristoforo Colombo, che stava
preparando il suo viaggio non sull'ultima mappa messa a disposizione dalla tecnologia, co
me farebbe un ammiraglio di oggi, ma su tutte le descrizioni del mondo che erano state
ipotizzate nel corso di duemila anni. La lettura di Colombo un vero e proprio esercizio
comparativo, nel senso che legge contemporaneamente in pi direzioni. sfidando i pregiu
dizi e basando il suo giudizio sulla comparazione del molteplice. Il problema non consiste

6. Omero, Odissea, cito

M. Polo, 1/ Milione, acura di D. Ponchiroli, Einaudi, Torino 1954, p. 3.

6. Ibid,

9.

Cito in C. Kappler, Monstres, dmons et merveilles la fin du Moyen Age [1980]. trad. it. Demoni, mostri'e meravi

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! viaggi e la letteratura - le origini del Nilo: un esempio di pregiudizio verso la pluralit

va nell'evitare il pregiudizio, ma nell'essere consapevole della sua esistenza. La teoria di


Aristotele IJnita agli errori di calcolo di Tolomeo - che stimava l'Oceano molto pi stretto di
quanto non fosse in realt - aveva cos rafforzato l'idea che fosse praticabile una rotta ver
so le Indie passando per lo ponente diventando perci la base per il fortunato errore che
port alla scoperta di un nuovo mondo.
Anche Colombo, mente di sicuro pi aperta e attrezzata rispetto a quella del mercante
Marco Polo, nel descrivere il mondo che andava scoprendo ricorreva a espressioni che
mettevano in evidenza le differenze del nuovo mondo rispetto al vecchio: In questo
frattempo camminai tra alberi che erano la cosa pi bella che mai avessi vista [...] e gli
alberi erano tanto differenti dai nostri come il giorno dalla notte, e parimenti lo erano i
frutti, le erbe, le pietre e tutte le altre cose.10 stato pi volte notato come Colombo fosse
ossessionato dalla natura vergine, scambiata perfino per il paradiso terrestre, ma
soprattutto dall'oro: Vide un gran fiume di acqua limpidissima che precipitava con grande
scroscio dall'alto di un monte. Vi si rec e scorse brillare sott'acqua alcune pietre screziate
di color d'oro.ll
E ancora: Genovesi. Veneziani e coloro che possono disporre di perle, si recano tutti
quanti in capo al mondo per cambiarle e trasformarle in oro. L'oro quanto di meglio esi
ste, con l'oro si pu ammucchiare un tesorDi per suo mezzo, chi lo possiede pu fare qual
siasi cosa al mondo e persino far entrare le sue anime in Paradiso.12
Codici morali L'organizzazione del mondo medievale corrispondeva a un'organizzazione qualitativa dello
ecodici spaziali spazio, attraverso un sistema di rigide equivalenze tra codici morali e codici spaziali. Cos
l'alto corrispondeva al bene e al positivo; il basso al male e al negativo, e su questa analo
gia tra sfera morale e spazio fisico si fondava la rappresentazione del mondo.
Il Paradiso terrestre, al contrario di molte terre effettivamente viste e conosciute, era
sempre descritto molto bene e con grande profusione di particolari. Luogo situato dalle
parti dell'Oriente, posto al di l di dov'Ercule segn li suoi riguardi, in una nova terra di
retro al sol (Inferno XXVI 108-142). La sua regione si estende tra il golfo Persico, il mar Ros
so, i monti del Libano e quelli del Caucaso. Il Paradiso si trova quindi ai confini orientali della
Terra, visto che l'Asia si trova nella parte superiore del mondo raffigurato.
Nella rappresentazione di d'Ailly, che rispetta l'asse nord-sud, il Paradiso dovrebbe tro
varsi al Polo Nord, invece rimane al suo posto a Oriente. Ma se il bene si trova verso l'alto,
ecco che d'Ailly pone alla sommit della Terra un luogo che somiglia molto al Paradiso:
un luogo dove si trovano i popoli pi felici della terra; gente che non muore ma che si pre
cipita in mare dall'alto di uno scoglio quando stanca della vita. In Europa sono chiamati
Iperborei; in Asia, Arunfei.13
Il Paradiso rimane comunque luogo inaccessibile, del tutto separato dalla nostra terra
abitabile. A volte questa separazione dovuta alle acque. Il Paradiso un'isola. Altre volte
dovuta alle terre: montagne invalicabili, confini di fuoco, guardati a vista da draghi, ser
penti e altri animali che sputano fiamme.
Lo stesso Cristoforo Colombo, convinto come era di trovarsi nei lembi pi estremi del
l'Oriente aggirato via mare, identifica il Paradiso terrestre nelle terre attraversate dall'Ori
noco, al di l di alture inaccessibili.
orit delle Scritture
Su questa visione dell'universo si fissa la barriera eretta dai geografi cristiani contro lo
sviluppo della conoscenza della terra; ogni sua descrizione implicava UAa cosmologia. Per
l'uomo medievale, quindi, la geografia era non solo decisa dall'autorit delle Scritture, ma
sul piano mistico assumeva molte valenze. Ogni luogo e spazio del mondo conosciuto, e an
che di quello sconosciuto, esprimeva molti significati. valicava la suadimensione fisica per
diventare parte del complesso sistema simbolico ed evocare realt di ordine metafisico. La
10. C. Colombo, Giornale di bordo (7492-7493), aC. di R. Caddeo, Bompiani, Milano 1939, p.l07.
11. Ivi, p.162.
12. Kappler; Demoni, cit., p. 77.
13. Ivi, p. 32.

I viaggi

ela letteratura -Le origini del Nilo: un esempio di pregiudizio verso la pluralit

137

geografia, al pari della storia, doveva accompagnarsi con l'allegoria, che non poteva per
essere compresa da tutti. Dove non arrivava "allegoria era l'immagine cruda e netta, spesso
violenta, che si imponeva nelle fantasie dell'uomo comune. Riportata perci ogni geografia
all'autorit cosmologica delle Scritture, in assenza di barriere e confini netti tra letteratura
scientifica e immaginazione, anche i racconti di viaggi ai confini del mondo e della ragione
ereditati dalla tarda latinit e dalla civilt ellenistica avevano diritto di cittadinanza.
Prendiamo in considerazione una piccola opera anonima che si fa risalire al secolo VIII. Si Immaginario medievale
chiama De rebus in oriente mirabilibus, cio "le meraviglie dell'oriente", ed una specie di
libro dei mostri dell'immaginario medievale:
Sulla via del mar Rosso c' un posto noto come Lentibelsinea, dove nascono galline tali quali le nostre, ma
rosse. Se qualcuno intendesse agguantarle, si troverebbe la mano eil corpo bruciati. Peraltro qui nascono al
cune bestie. Scappano non appena sentono segnali d'uomo. Hanno otto zampe, occhi da gorgone, edue te
ste. Achi tenta di catturarle brucia l'intera persona. 14
A questi awertimenti si aggiungono spiegazioni di tipo naturalistico:
In questa zona c' abbondanza di pepe, preservato con ogni attenzione dai serpenti. C' un modo per procu
rarsi quel pepe: si d fuoco all'intera zona, s che i serpenti si nascondano sotto il terreno. Questa anche la
ragione per cui il pepe nero. 15
Ma non ci sono solo descrizioni terrificanti; c' spazio anche per ci che bene, e viene in
dicato con una precisione che fa incontrare l'esattezza geografica con la poesia:
C' un'altra regione in terra di Babilonia, tra Media eArmenia, dove si trova un'altissima montagna, il picco
pi grande eelevato. t la terra degli uomini onesti, i quali hanno dominio su tutto il mar Rosso. Qui abbonda
no straordinarie gemme. 16
Alcune mappe medievali appaiono con l'asse di rotazione della terra orizzontale: l'Oriente
si trova in questo caso in alto e il nord a sinistra della mappa. Il motivo di questa rotazione,
rispetto alle nostre rappresentazioni. che secondo la tradizione il Paradiso terrestre si
trovava proprio a oriente, dopo l'India, al di I di monti invalicabili. Ma il Paradiso per anto
nomasia il luogo che sta in alto: ecco allora che la rappresentazione fisica assume come
propria e traduce spazialmente questa qualit morale. Le resistenze contro una rappresen
tazione del mondo che si definisse progressivamente erano dettate da motivi di ordine
teologico, piuttosto che tecnologico. Le nUove scoperte geografiche dovevano rafforzare, e
non mettere in discussione, le strutture ideologich~ dominanti, che fino all'Illuminismo ri
masero essenzialmente di ordine teologico.
Non si. pensi che oggi queste difficolt siano del tutto superate e che la nostr tecnolo
gia sia stata capace di risolvere definitivamente il problema. La questione della esatta rap
presentazione della. superficie di una sfera, la terra, su una superficie piana, la carta, somi
glia anCQra alla quadratura del cerchio. O, se si prefer.isce, al.caput Nili quaerere.
L'immagine della forma da dare al mondo non solo un problema scientifico e neutrale, La forma del mondo
confinato alle diatribe tra cartografi: riveste anche un'importanza squisitamente politica,
dato che costituisce lo spazio aperto in cui si estende e protende, almeno da Alessandro
Magno in poi, l'avanzare della conquista militare e del dominio imperiale.
Perfino le carte geografiche convenzi.onali sono deformate in modo soggettivo. Sono in
un certo senso mappe mentali e ideologiche. Le rappresentazioni del mondo giunte fino a
noi sono discendenti dir.ette di quella di Mercatore, il geografo del XVI secolo che disegn
un planisfero adottando il metodo delle proiezioni. Un sistema ritenuto imperfetto, ma'con
meno svantaggi di altre proiezioni, almeno dal punto di visto europeo. L'Europa al centro
14. M. Ciccuto (a c. di), Le meravigiedeIl'Oriente,ETS, Pisa 1994, p. 27.
15. Ivi. p. 29.
16. Ivi. p. 35.

.', ;",

il

il

l ,.iOS-S' e la l1.l:e-atura - Le origini del Nilo: un esempio di pregiudizio verso la pluralit

ed la zona del globo che risente di meno dell'alterazione delle proiezioni. AI contrario, le
terre verso i poli sono ingigantite: la Groenlandia sembra grande quanto l'Africa, e l'Austra
lia sembra isolata dall'Asia.
Anche queste rappresentazioni. in quanto corrispondenti a una visione del mondo che
ne privilegiava una parte sola, sono state ripudiate da alcuni ambienti scientifici, che hanno
preferito la nuova carta disegnata dal tedesco Peters nel 1973. Arno Peters ha pubblicato
un planisfero che intende non offendere la realt e raccoglie le simpatie dei paesi in via di
sviluppo, perch non un'immagine eurocentrica e non privilegia l'emisfero Nord rispetto
al Sud. La carta dichiarata "conforme alla superficie reale", ed elaborata con calcoli ma
tematici e non con proiezioni di curve sul piano. Pur non potendo essere perfetta vista
comunque come la migliore immagine della Terra nella nostra epoca e ci obbliga a ripren

dere in considerazione la nostra concezione dei rapporti tra popoli. La carta Peters vorreb

be far giustizia delle iniquit di rappresentazione subte dai popoli del Sud del mondo. Le di

stanze tra i luoghi, a detta dei suoi sostenitori, sono meglio rispettate rispetto alle carte tra
dizionali. ma l'immagine del mondo che ne esce risulta allungata al centro e fortemente

schiacciata ai poli. sensibilmente diversa da quella alla quale si stati bene o male abituati.
Su questa considerazione si basano gran parte delle critiche degli oppositori alla carta di

Peters. I pregiudizi che influenzano la percezione non sono per di esclusivo ordine tecni

co. Ognuno di noi ha una visione del mondo influenzata da fattori di tipo culturale: la mag
gior parte degli italiani pensa, per fare un esempio, che Trieste sia pi a oriente rispetto a
Napoli e che Napoli sia pi a sud di New York, quando vero invece il contrario. t l'esisten

za di una forza chiamata pregiudizio a farci valutare la posizione di un luogo sulla nostra

mappa mentale, collocandolo in modo corrispondente a uno stereotipo piuttosto che affi

dandoci all'osservazione.

Pregiudizi

gemonie culturali

La storia delle fonti del Nilo, la teoria degli Antipodi, le iperboliche descrizioni di Marco Polo,
l'esotismo di Mandeville, il Paradiso terrestre, la ricerca dell'oro di Colombo, la sua lettura
delle carte, l'altezza dei giganti della Patagonia, fino all'attuale rappresentazione del mon
do, sono tutti fatti e momenti in cui il pregiudizio si manifestato con maggiore evidenza. E
sempre nei confronti dell'altro e dell'altrove.
Il pregiudizio per definizione un giudizio che precede l'esperienza empirica. Si valuta
un oggetto prima ancora di averne sperimentato la conoscenza diretta. Il suo errore di fon
do non dipende quindi dalla qualit del giudizio anticipato, se si riveler cio esatto o sba
gliato, ma proprio dal fatto che viene emesso prima dell'esperienza cognitiva. t la negazio
ne stessa della razionalit, del metodo scientifico moderno che impone l'evidenza della
prova. Proprio per questa carenza di validazione empirica il pregiudizio da sempre consi
derato un giudizio errato, perch non corrisponde a una realt oggettiva, ma la precede secondo un modello mentale incosciente. t interessante vedere, nell'ambito del nostro stu
dio sulla rappresentazione dell'altro e dell'altrove, come il pregiUdizio non sia;quasi mai un
atto individuale e soggettivo, dettato da interpretazioni personali, ma appartenga a una
sensibilit collettiva che esprime attraverso di esso l'egemoniBculturale di un'idea rispetto
ad altre. Ci sono certamente anche i pregiudizi personali, relativi al proprio gusto, inclina
zione ecc., madi norma questi operano nelle scelte quotidiane di un individuo, che pu le
gittimamente esprimere pregiudizio - positivo o negativo - verso un autore, un film o una
specialit gastronomica. Diverso invece il caso dei pregiudizi collettivi che hanno la fun
zione di sostenere le strategie-di controllo del gruppo dominante su quelli dominati e che
infatti sono di norma solo negativi. t il caso del pregiudizio legato all'appartenenza al gene
re e alla sfera sessuale, che discrimina le donne rispetto agli uomini e contrappone i rap
porti omosessuali ad altri considerati ortodossi; il caso del pregiudizio verso le minoranze
etniche. o perfino le maggioranze, quando queste non sono economicamente dominanti.
come nel caso del Sudafrica prima di Mandela. t soprattutto il caso del pregiudizio razziale,
che non ha certo bisogno di esempi storici. Il nucleo concettuale sul quale opera il pregiu
dizio lo stereotipo, che un Insieme di informazioni e credenze risptto a una categoria
di oaaetti. nel nostro caso sociali. rielaborati secondo un'immagine coerente e stabile. La

I viaggi e la letteratura - Alcuni viaggi comparati alla ricerca dell'''altro''

l:

139

parola stereotipo stata coniata alla fine del Settecento come termine tipografico, per indi
care immagini a stampa realizzate per mezzo di impronte fisse (dal greco stereOs, "rigido"
e tlJpos, "impronta"). Per estensione diventata quindi l'immagine cristallizzata e invariabi
le di un oggetto - e condivisibile da una collettivit - attraverso la quale vengono definite le
sue qualit peculiari. Che gli italiani siano fantasiosi e indisciplinati. i tedeschi rigidi ed effi
cienti. le donne incapaci di guidare sono tutti stereotipi non troppo diversi. nel loro funzio
namento, da quelli che sostenevano la ricerca dell'oro di Colombo o stimavano la lunghez
za dei piedi dei patagoni. Non bisogna per farsi trarre in inganno dalla parte di verit che
si pu riscontrare in uno stereotipo. Questo il risultato di dinamiche socioculturali di lun
ghissima durata. di lente sedimentazioni, che affondano le proprie radici in secoli di distan
za da noi, e soprattutto che hanno goduto per molto tempo di universale accettazione.

Alcuni viaggi comparati alla ricerca dell'''altro''

1\ Robinson Crusoe (1719) di Defoe racconta, con pesi ed esiti diversi, tutti e tre i momenti

Necessit

che dominano nella letteratura odeporica: la partenza, il viaggio vero e proprio, e infine il ri- della partenza
torno. La fatale. irrimediabile necessit della partenza di Robinson rapidam'ente espressa
da Defoe nelle poche pagine iniziali del libro. Defoe mette il lettore di fronte a una decisione
gi presa dal personaggio, che quella di partire, senza permettergli di partecipare all'intimo
travaglio (traver?) della sua decisione. Ma il punto dal quale partire, il luogo da lasciare nettamente, e perfino bruscamente, definito gi dali' incipit del romanzo: lo nacqui nel 1632
nella citt di York da una buona famiglia che peraltro non era del luogo.17 Il romanzo inizia
con una nascita biografica (ma in un altro senso, come vedremo pi avanti, nascita che so
lo una tra le possibili) in un luogo reale e spazialmente definito: la citt di York, in Inghilterra.

Ma la conseguente precisazione che la sua buona famiglia peraltro non era del luogo,

bens originaria di Brema, in Germania, contiene gi in s il germe della fuga. La partenza

anticipata dalla dichiarazione di estraneit dell'io narrante rispetto al luogo. Robinson Cru
soe si chiama in realt Robinson Kreutznauer. e il suo nome corrente col quale conosciuto

non altro che una deformazione. visto che notoriamente gli inglesi inclinano a storpiare le
parole. Crusoe in realt uno straniero in patria, come fa trasparire dal pregiudizio sulla
tendenza degli inglesi ad adattare alla loro lingua anche i nomi stranieri, e porta fin dal no
me, cio dal segno della propria identit, la condanna ad appartenere a un altro luogo. Il de
siderio di partire in realt una necessit, se non una costrizione: La mia mente era total
mente dominata dal desiderio di vedere il mondo [...] pertanto non mi sarei mai applicato in
alcunch con la risolutezza necessaria18 prima 'di averlo conosciuto; oppure: Ma una for
za indefinibile mi spingeva e io soggiacevo ciecamente ai dettami della fantasia pi che a
quelli della ragione.19 Robinson lascia la casa paterna, la famiglia (i "parenti", altra parola
derivata da pars. partis), per andare alla ventura 8' senza motivazioni ragionevoli e confes
sabili. In una delle numerose riscritture del Robinson Crusoe, il romanzo del francese Michel Rinascita
Tournier intitolato Vendredi ou les Limbes du pacifique, al protagonista Robinsonviene anticipato il suo destino dalla lettura dei tarocchi a opera del capitano, sulla nave che l'avrebbe
portato al naufragio e alla rinascita. Nave che, all'interno dlla struttura fortemente simboli
ca che governa il romanzo di Tournier, ha,nome Virginia.1 tarocchi offrono una trasparente
visione di ci che succeder al giovane protagonista: la sequenza di carte estratte. che ini
ziano proprio con il Demiurgo, la carta dell'inizio delle cose, offre una visione sincronica e intuitiva del futuro, di ci che sta per accadere. Ed la morte (simbolica) del vecchio individuo
per far posto al nuovo, al centro di un nuovo ordine da lui r.icreato.

17.

D. Defoe, Robinson Crusoe [1719). trad. it.. Garzanti, Milano 1976, p. 2.


18.lvi.p.5.

19. Ivi. p. 42.

140

I viaggi e la letteratura - Viaggi reali e immaginari

Viaggi reali e immaginari

incontro con l'altro

Differenti naufragi

Il personaggio di Robinson Crusoe. somma di tutte le sue numerosissime riscritture, da


Defoe a Tournier, si propone come paradigma letterario di un tipo di viaggiatore. Ma gi
Defoe aveva tratto la sua storia da un episodio realmente accaduto qualche anno prima,
quando un marinaio scozzese, Alexander Selkirk, venne abbandonato dai compagni su una
piccola isola dell'arcipelago di Juan Fernandez, allargo della costa cilena. Selkirk visse per
pi di quattro anni in completa solitudine, fino a quando una nave di passaggio non lo ri
condusse a casa. La storia era cos appetibile da un punto di vista narrativo che non tard a
essere acquisita dalla letteratura.
Nel1712 usc un libro di Woodes Rogers, il comandante che aveva prelevato Selkirk dal
l'isola, dal titolo A Cruising Voyage Round the World. che raccontava in forma letteraria l'e
pisodio, e nello stesso anno la storia del marinaio comparve anche in un opuscolo firmato
da Isaac James che si intitolava Providence Displayed. Defoe fu l'autore che meglio di altri
trasform le disavventure reali di un marinaio scozzese in un'opera della fantasia, tessen
do sulla storia reale un romanzo, The Life and Strange Surprising Adventures of Robinson
Crusoe, che divenne rapidamente un "classico", prestandosi cos esemplarmente a diver
se letture, e che cos. arricchito da innumerevoli riscritture e interpretazioni, giunto fino a
noi. Il motivo di tanta fortuna non sta certo nel contributo alla conoscenza degli arcipelaghi
alla foce dell'Orinoco, cio il luogo dove ambientata la storia. ma in quanto si presta a diverse letture, siano esse simboliche. morali, religiose, filosofiche ecc. E perfino per le que
stioni critiche che pi cl interessano, vale a dire la riflessione sull'identit e sull"'incontro
con l'altro", un'opera come Robinson Crusoe pu ancora rivelarsi preziosa. L'incontro con
l'altro di Robinson ha per oggetto un indigeno ribattezzato Venerd. che Crusoe aveva sal
vato dal sacrificio di altri indigeni antropofagi. E anche in questo caso. bench non valga
nulla la descrizione dell'altro in quanto rappresentante di una cultura realmente esistita
(quella di un'ipotetica trib antropofaga della foce deIl'Orinoco), la narrazione di Defoe ci
propone comunque un modello di pregiudizio di un uomo occidentale degli inizi del Sette
cento nei confronti della natura e delle altre culture, al punto di essere definita da Rous
seau, nell' mile (1762), il pi felice dei trattati di educazione naturale.20 Robinson incarna
perfettamente le aspirazioni e le strutture etico-religiose del suo mondo. Naufraga sull'iso
la vestito come un perfetto cittadino inglese, con i suoi strumenti, le sue armi e soprattutto
con la sua lettura, la Bibbia, e sull'isola sa ricostruire in piccolo e molto fedelmente le strut
ture religiose, etiche, sociali, economiche e perfino amministrative dell'Inghilterra puritana
e protestante. Salva un uomo dal barbaro rito cannibalesco, spara colpi di fucile contro uo
mini e animali, fa esplodere cariche d'esplosivo per modificare il territorio, instaura un rap
porto basato sulla forza e sulla sopraffazione con l'ambiente che lo circonda. Robinson
un viaggiatore che non si fa cambiare dal suo viaggio, ma al contrario trasforma il luogo e
l'altro che incontra, li costringe a somigliargli. L'isola diventa il suo dominio, gli altri saranno
i nemici da temere e combattere, il migliore di loro, Venerd, diventer il suo schiavo.
Un naufragio meno celebre di quello di Robinson, ma vissuto realmente dall'autore di Naufragios (1542), lo spagnoloAlvar NuFlez Cabeza de Vaca, awenne sulle coste dell'attuale Flori
da nel 1528, ed tale da costituirne l'esatto rovesciamento. Il resoconto di questa awentura
narrato, come in Defoe, in prima persona, ed importante vedere quale sar per lui il signifi
cato di parole come "noi" e "altri". Cabeza de Vaca, al contrario di Robjnson, perde nel naufra
gio tutti gli strumenti della sua civilt, i vestiti, le armi. gli specchietti e le coHanine che doveva
no incantare gli indigeni durante il viaggio d conquista: Ci trovammo nudi come il giorno in
cui venimmo al mondo, privi di quelle poche cose che. in quel frangente, per noi significavano
tutto.21 Vivr in una trib di indios per sette anni, aprendosi alla loro cultura al punto di diven
tarne un elemento fondamentale, lo sciamano: lo ero il pi famoso per il coraggio nell'affron

20.

:21.

A.G. Ricci. Introduzione a Defoe, Robinson Crusoe, cit., p. XXXII.


A.N. Cabeza de Vaca, Naufragios [1542]. trad. it. Naufragi, Einaudi. Torino 1989, p. 44.

I viaggi e la letteratura - Viaggi reali e Immaglnan

tare ogni tipo di cura e comunque non ci fu mai chi. da noi curato, dicesse di non essere guari
tO.22 Ma lo spagnolo non rinuncia in realt alla sua cultura originaria, cattolica e razionale.
Combina i riti magici indigeni con il Pater Noster e l'Ave Maria, soffia sui malati e li benedice
cristianamente. Accetta perfino le lezioni di medicina tradizionale da un indigeno, il quale mi
disse che ero uno sciocco a rifiutare di ricorrere alle sue cognizioni di medicina, perch le pie
tre e le erbe che crescono nei campi possiedono grandi poteri.23 L'integrazione con la sua
cultura d'adozione tale che Cabeza de Vaca arriver a distinguere, verso la fine del suo rac
conto, un "noi" che si riferisce a se stesso e agli indios, e un "loro", che designer invece i vec
chi connazionali spagnoli. sentiti ormai come estranei rispetto alla sua vita rinnovata.
Se Robinson riusc a conquistare lo spazio incontrato, Cabeza de Vaca ne venne invece
conquistato; se quello aveva asservito l'altro alle proprie convenienze e alle proprie teorie,
questo si era messo al suo servizio; mentre quello imponeva la sua cultura su un'altra rite
nuta inferiore, questo la apriva al confronto e, pur senza mai rinnegarla. ne accettava le con
taminazioni.
Dalla prospettiva comparatistica nella quale ci stiamo muovendo, che lavora sull'identit e
sulle frontiere, l'elemento che pi ci interessa osservare non il viaggio in quanto movi
mento reale o immaginario, grande o piccolo, del personaggio dell'opera, ma la descrizione
di ci che "altro" e la trasformazione di s durante l'incontro.
Prendiamo un caso limite, un'opera settecentesca che, dal punto di vista formale, anche
se paradossalmente, rispetta le caratteristiche della letteratura odeporica pi tradizionale:
Voyage autour de ma chambre (1795) di Xavier de Maistre. A partire dal titolo, ispirato paro
dicamente al Joumal of a Voyage Round the World (1771) di James Cook, libro di viaggio
che vant gi allora un'enorme fortuna editoriale, il testo di de Maistre si presenta come
autentico resoconto di viaggio. in forma di diario, con i capitoli brevi e ineguali divisi per
giornate - come nel Sentimental.Joumey (1768) di Sterne e ancora di pi nel Tristram
Shandy (1760) -, fa ampio uso della digressione, autobiografico e, soprattutto, racconttr
un viaggio compiuto dall'autore e le sue scoperte: La gloria di aprire una strada, e compa
rire d'un tratto nel mondo dei dotti con un libro di scoperte in mano... Le interessanti osser
vazioni che ho fatte, e il continuo piacere che ho provato lungo il cammino, mi facevan de
siderare di renderlo pubblico.24 Cos, inizia il libro; con un'autopresentazione che potrebbe
appartenere a una (f\)alsiasi ambiziosa opera scientifica del tempo.
In realt il viaggio di Maistre, come promette il titolo, si .compie. nel rettangolo di trenta
sei passi all'ingiro, rasentando bene le pareti,2!l della sua camerZLat!.qlJarantacinqu.esimo
grado di latitudine [...] orientata verso occidente, come ci fa sapere con ironica preCf:isione
il suo autore. Maistre si trovava agli arresti aTorino, per scontare i qlJarantadwe giornidipe
na che gli erano stati inflitti a causa di un duello. La prigionia all.'interno di uno spazio cos
angusto gli invece da pretesto per scrivere un racconto 'con un tema che si colloca all'e
stremit opposta della detenzione: un viaggio. Ma si pu considerare viaggiato spostamenc
to, reale ma microscopico, che il personaggio di Maistre compie all'interno della sua stanza,
tra un divano e una poltrona? naturalmente un caso limite, e come tale si pu prendere,
visto che ci stiamo muovendo alle frontiere di un genere. Il movimento reale, ma ridotto al
minimo. comunque il massimo che il protagonista pu permettersi nello spazio in cui
costretto. Ma per poter viaggiare dentro questo minuscolo mondo inesplorato, il personag
gio di Maistre deve operare un cambiamento di prospettiva: deve cercare nel piccolo, lenta
mente, e indagare gli interstizi della memoria. Il viaggio si svolge realmente lungo un percor
so disseminato di oggetti che assurgono alla grandezza di monumenti: i quadri alle pareti,

22.
23.
24.

Cabeza de Vaca, Naufragi. cit., p. 76.


Ivi, p. 52.
X. de Maistre, Voyage autour de ma chambre [1795], trad. it. Viaggio intorno alla mia camera, Rizzoli. Milano 1991,
p.41.

25. Ivi, p.47.

Trasformazione del s

Spostamento
microscopico

142

I viaggi e la letteratura - Alle frontiere del genere: le guide di viaggio

per esempio, o la scrivania, che si staglia nella stanza come una meta parziale da raggiun
gere_ Non manca neppure l'elemento privilegiato della relazione di viaggio, e quello pi inte
ressante ai fini della nostra ricerca critica: /'incontro con l'altro.
L"-altro" in questo caso dentro di s, componente inscindibile dell'essere umano, ma
Maistre ne parla come di un vero incontro. mutuando il linguaggio della letteratura scienti
fica della sua epoca: Dopo diverse osservazioni. mi sono accorto che l'uomo composto
di un'anima e di una bestia [...] quest'essere sensibile. perfettamente distinto dall'anima,
vero individuo, che ha una sua separata esistenza, gusti suoi. inclinazioni sue, una sua vo
lont, e che superiore agli altri animali sol perch allevato meglio e dotato di organi pi
perfezionati.26 Anche Maistre adopera la stessa parola chiave per definire "la bestia":
questa sostanza a esser l'altra, a importunarci in cos strano modo [...] diffidate soprattutto
dell'altra, soprattutto quando state insieme.27

Alle frontiere del genere: le guide di viaggio


ltico sottogenere

Pellegrini turisti

Confinata ai margini della letteratura, la guida di viaggio appartiene a un sottogenere poco


studiato dalla critica letteraria, bench vanti una tradizione antichissima, che si fa risalire a
Pausania. Lo scrittore greco del Il secolo aotore di un'opera in dieci volumi. la Periegesi
della Grecia, pubblicata tra il 174 e il 177, che descrive minuziosamente i luoghi e i monu
menti nella zona dell'Attica, della Grecia centrale e del Peloponneso. Ma gi prima di lui
Erodoto nel V secolo a.c. e Strabone nel I secolo a.C. avevano gettato le basi di un genere
letterario che si sarebbe ramificato in seguito in numerose direzioni: la cronaca storica, la
geografia, l'etnografia, le scienze naturali. Il primo, con le sue Storie, aveva interpretato le
cause delle guerre persiane attraverso numerosi excursus geoetnografici, che avevano
per oggetto persiani. egiziani. sciti; il secondo, con la Geografia, descriveva tutto il mondo
allora conosciuto, dalla Spagna all'Asia Minore. Sebbene prive di una complessa architettu
ra letteraria, entrambe le opere facevano comunque parte di un progetto ideologico: per
Erodoto era quello di ribadire la superiorit civile, morale e politica dei greci rispetto alla
cultura inferiore dei barbari; per Strabone era invece quello di preparare la classe dirigente,
attraverso informazioni sui popoli e /e terre conosciute, alla nuova realt politica e ammini
strativa creata dall'impero di Augusto, elogiando la romanizzazione dei popoli rimasti ai
margini della cultura greca. Allo stesso modo anche l'opera di Pausania, che da un punto di
vista stilistico si ispirava soprattutto al modello di Erodoto, riflette nella segnalazione di mo
numenti e di luoghi notevoli da visitare la sensibilit estetica del mondo a cui appartiene.
Non solo i luoghi e le informazioni selezionati appartengono a una precisa mappa ideale di
civilt, ma il fatto di includerli in una lista li fissa, li istituzionalizza, li rende esemplari.
Nel IX secolo venne scoperto il sepolcro dell'apostolo Giacomo. Era in Galizia, sulle
sponde dell'Atlantico, all'estremit occidentale del mondo conosciuto. Sembrava un even
to di portata 106ale, invece dar origine a un pellegrinaggio che si trasformer rapidamente
nel primo vero fenomeno di turismo organizzato. Alla fine del secolo XI il pellegrinaggio a'
Santiago gi una precisa realt, organizzata intorno a una devozione popolare, come gi
accadeva da secoli con le peregrinationes maiores a Roma e Gerusalemme. Ma se Roma.
seppur decaduta, era ancora uno dei centri dell'Europa e nel pellegrinaggio in Terra Santa
la maggior parte del tragitto si svolgeva per nave, il sepolcro di san Giacomo si trovava in
vece alla frontiera del mondo conosciuto, per raggiungere il quale bisognava attraversare i
Pirenei. incontrare popolazioni ostili. esporsi a pericoli di ogni genere. Santiago de Compo
stela era considerato il pi lontano e pericoloso dei pellegrinaggi medievali. cosa che ren
deva necessario disporre di un itinerario conosciuto e protetto che collegasse Santiago ai
principali centri d'Europa.

26. Maistre, Viaggio intorno al/a mia camera, cit, p. 51


27.lbid.

I viaggi e la letteratura - Alle frontiere del genere: le guide di viaggio

.143

Il Uber Saneti Jacobi del XII secolo il testo pi completo e meglio organizzato che prima di ogni altro contribul a istituzionalizzare il culto dell'apostolo e a fissare una volta per
tutte gli itinerari principali. Il quinto libro dell'opera infatti una vera e propria guida di viag
gio, che introduce novit tali da segnare un punto di svolta nell'evoluzione del genere, Da
secoli gli strumenti di informazione pi usati dai pellegrini erano gli itineraria romana e hie
rosolymitana, cio gli itinerari verso Roma e Gerusalemme. Erano costituiti da materiale
eterogeneo, come resoconti biografici, relazioni su spedizioni e crociate, o veri e propri iti
nerari, come nel primo esempio del genere, l'ltinerarium della monaca Eteria, che sul finire
del IV secolo aveva descritto il suo viaggio ai luoghi santi. Gli itineraria erano normalmente
divisi in due parti: la Descriptio itineris, Ghe trattava del viaggio pratico, e le Descriptiones.
che in forma molto dettagliata illustravano i luoghi santi che visitanda sunt che devono es
sere visitati. " quinto libro del Liber Sancti Jacobi inaugura una nuova struttura che. pur
continuando a descrivere minuziosamente i luoghi del culto, dedica gran parte delle sue
pagine alla descrizione del viaggio vero e proprio. Le novit rispetto ai testi precedenti sono
nella proposta di pi itinerari. nella suddivisione degli spostamenti con la durata delle tap
pe. nella segnalazione delle strutture di assistenza sul cammino, nella descrizione di luoghi
e citt da visitare durante il cammino.
Nessuno degli aspetti pratici trascurato, perfino il prezzo dei traghetti sul fiume. Le im
pressioni e i pregiudizi, personali e generali della sua epoca, sono presenti soprattutto nel
settimo capitolo, che si intitola Dei nomi delle terre e dei caratteri delle popolazioni che si
incontrano lungo il cammino di Santiago. ed emergono con decisione tra te pagine pi ri
posate di una descrizione che vorrebbe essere oggettiva. L'anonimo autore esprime giudizi
forti e severi senza sfumat're. mostrando chiaramente le sue preferenze. I giudizi pi entu
siasticamente positivi vanno ai gallici abitanti del Poitou, vicino a Tours: Sono gente forte e
guerriera, molto abili nella guerra con archi. frecce e lance. coraggiosi in battaglia, rapidissi
minelle corse, curati nel vestire, belli d'aspetto. astuti nel parlare. generosissimi col dare,
prodighi con gli ospiti.28 Ai guasconi vasicuraniente peggio, ma ,il giudizio dell'autore
tutto sommato ancora positivo: Sono leggeri di parola. loquaci, scherzosi, libidinosi, bevi
tori, gran mangiatori, mal vestiti e trascurati negli abiti e nell'adornarsi, ma abituati alla
guerra e generosi nell'ospitalit con i poveri [...] dormono turpemente, stesi su poca paglia.
quasi putrida, tutti insieme. i servi con il padrone e la padrona.29 Ma ecco che, oltrepas
sando la frontiera naturale dei Pirenei. il trattamento peggiore riservato ai baschi: Sono
feroci e la terra in cui vivono feroce. selvaggia e barbara: la ferinit,dellalorb faccia e in
sieme quella della loro barbara lingua atterriscono il C4l0ue di,chJIi veq~;,3P esoprattutto ai
navarrini: Mangiano, bevono: e vestonoturpemente,{nJatthtutta la fart'iligliadi-una cas.ana
varra, tanto il servo come il padrone,lo stessola serva-GQme, la'ltladrona,sono'sQ>lithman
giare tutti i cibi mescolati insieme in unascodeJla, non con unctJcct1iai<D rnacon le'mani e

sono soliti bere in unostessq bicchiere. Se li vedessi mangiare li, prenderesti per cani e

maiali mentre mangiano. Ese li sentissi parlare, ti ricorderebbero il latrare dei cani, dal mo

mento che la loro lingua completamente barbara.31 \I motivo di tanta acredine presto

detto: Prima che si diffondesse pienamente la cristianit nelle terre spagnole, gli empi na

varri e baschi erano soliti no'n solo derubare i pellegrini chesi dirigevano a Santiago, ma an

che cavalcarli come asini e ucciderli.32 L'ignoto autore, accanendosi contro gli empi na
varrini. fornisce anche un indizio certodella sua propria provenienza, attraverso una.defini
zione di identit in termini di diversit esimilitudine: Sono un popolo barbaro, diverso da
ogni altro nei costumi e,nel modo di essere [...] depravato,. perverso, perfido, sleale e falso,
lussurioso, ubriacone, edotto in ogni tipo di violenza. feroce, selvaggio, malvagio e reprobo,

28. P. Caucci von Saucken (a c. di), Guida del pellegrino di Santiago, Jaca Book, Milano 1989, p. 85.
29.lbid.
30. Ivi, p. 87.
31. Ivi. p.89.

32. Ivi, p. 88.

Itineraria

I v;aggi

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::2: : . ; :2

Il secolo

e la letteratura - Alle frontiere del genere: le guide di viaggio

empio e aspro, crudele e Iltigioso. privo di qualsiasi virt ed esperto in tutti i vizi e iniquit,
simile in malvagit ai goti e ai saraceni e nemico in tutto del nostro popolo gallo.33
Se non si dimentica che la cos detta Guida del pellegrino di Santiago solo una parte di
un'opera pi complessa. il Liber Sancti Jacobi, la struttura ideologica che la sostiene diventa
ancora pi trasparente. Il primo e secondo libro del LiberSanctiJacobi sono impostati su mo
tivi liturgici e sono diretti a una magnificazione della devozione. attraverso un'ampia docu
mentazione dei miracoli operati da san Giacomo, evangelizzatore della Spagna; il terzo libro
ribadisce, esaltandola, l'antichit del culto del santo; il quarto risponde invece perfettamen
te al disegno di consolidare l'unione spirituale dell'Europa cristiana del Sacro romano impe
ro: oltre a narrare diverse leggende carolinge aventi per oggetto il culto di san Giacomo, ri
porta infatti l'episodio del sogno di Carlo Magno, che una notte, meditando sul mistero della
Via Lattea, si addorment. Gli apparve il santo, dal quale ebbe la rivelazione che la via lumi
nosa nel cielo segnava invece la strada per giungere al suo sepolcro, ma che sarebbe stata
di fatto vietata ai cristiani fino a quando i saraceni avessero imperversato nelle terre ispani
che. A Carlo Magno era consegnata dunque la missione di entrare in Spagna e liberarla dal
l'invasore infedele. Con la stesura di un libro tanto ambizioso e completo sul culto di Santia
go de Compostela si voleva collegare in maniera definitiva san Giacomo, evangelizzatore
della Spagna, a Carlo Magno, che aveva pOFt-ato i confini dell'impero oltre i Pirenei e aveva
fondato la Marca spagnola. Si attuava cos un processo di dignificazione reciproca tra i due
personaggi. progetto che corrispondeva anche ai desideri degli ambienti monastici c1unia
censi interessati a unire il culto di san Giacomo alla cultura e civilt francesi. Ma entrambi i
personaggi. e anche se quest'idea non fosse stata presente nella mente dell'estensore, si
collegavano in qualche modo altres al mito di Hermes raccontato da Eratostene, che aveva
dato origine alla Via Lattea ed era salito in cielo, per dire agli uomini come era fatta la terra.

xx Tutte le guide di viaggio - e soprattutto quelle del XX secolo, vista la loro enorme fortuna

editoriale nell'epoca del turismo di massa - possono offrire interessanti strumenti di ricer
ca nell'ambito degli studi sulla colonizzazione, dell'imagologia, addirittura sulla definizione
di un canone artistico figurativo, relativamente, per esempio, alle opere segnalate nei mu
sei. Il selezionato elenco di monumenti da vedere, di luoghi da visitare, di cose minute da
notare fa parte di una strategia che, seppure sfuggisse all'autore stesso, non impegnato in
un'attivit dichiaratamente ideologica come sarebbe quella della letteratura politica o
creativa, ma destinata a un consumo di massa, pu essere vantaggiosamente studiata da
una prospettiva comparatistica. Le guide, quando sono il frutto di lavori collettivi, tendono
a neutralizzare le preferenze individuali di un solo autore, lasciando emergere pi chiara..
mente, come da un campione selezionato, le strutture ideologiche della comunit di cui so..
no espressione e i relativi pregiudizi. Ma anche quando sono scritte da un solo autore, que
La guida di viaggio sti interpreta i desideri e il progetto dichiarato dell'editore. La guida di viaggio moderna na
moderna sce come strumento destinato a chi, per limiti economici o culturali, ha bisogno di una se
lezione di luoghi e aneddoti,che possano riassumere i tratti salienti del paese da visitare. Le
opere d'arte, le citt, i monumenti, l'aneddotica, i cenni storici e geografici sono tutti seie"
zionati in quanto ritenuti "caratteristici" di una cultura, tirando in ballo quel concetto di "ca
rattere" che stato messo in discussione dall'imagologia. Il teorico dell'imagologia Hugo
Dyserinck respinge esplicitamente i cos detti "caratteri nazionali", giudicandoli come me
ra ideologia o come prodotto di una fantasia prescientific3, se non addirittura. come
una sorta di attentato contro la dignit dell'essere umano,34. Non conta sapere quale sia il
"carattere" di nazioni. popoli ecc., ma il modo incui gruppi di persone si vedono reciproca.
mente. AI "carattere" viene opposto il concetto di "immagine". Se il carattere si propone
come sintesi del complesso di qualit e attitudini psicologiche, come suggeriscono i di~
;1'

33. Caucci von Saucken (a c. di). Guida del pellegrino di Santiago, cit., p. 88.
34. H. Dyserinck, Il punto di vista sovranazionale dello studio letterario comparato e la sua applicazione all'imag%.
ala. In A. GniscL F. SinoDoli (a c. di). Comoarare i comoaratismi. Lithos, Roma 1995, pp. 52-66 e 66.

I viaggi e la letteratura - Alle frontiere del genere: le guide di viaggio

145

zionari, si stabilisce anche la sua natura esclusiva, perch se si accetta per esempio lo ste
reotipo di un popolo depravato, perverso, perfido, sleale e falso, come i navarrini nella
Guida del pellegrino di Santiago, lo stesso popolo non si potr definire contemporanea
mente leale, sincero e di retti e morigerati costumi. AI contrario, a un'immagine se ne pos
sono accostare altre, anche se di segno opposto, in modo da formare un quadro pi com
plesso, plurale e articolato che mostri non la comunit osservata, ma il modo in cui una co
munit osserva un'altra o se stessa.
Un'opera alquanto recente, Guida allAfrica Orientale Italiana (1938), edita dalla CT!, Analisi imagologica
per sua natura particolarmente idonea a mostrare come un testo apparentemente neutra
le e a bassa tensione creativa possa diventare un prezioso strumento di indagine da un
punto di vista postcoloniale, attraverso analisi di tipo imagologico. Il progetto imperiale che
ispira la guida, uscita a due anni e quattro mesi da quando il Duce da Palazzo Venezia pro
clamava al mondo il ritorno dell'Impero , in questo caso, esplicitamente dichiarato fin
dalle prime righe della prefazione. Gli estensori della guida si fanno interpreti di un senti
mento collettivo, quello della comunit alla quale appartengono, e disegnano la struttura
del testo e la scelta degli argomenti secondo logiche "imperiali" assolutamente trasparenti.
Interesse specialissimo presentano le zone dell'Eritra e della Somalia sacre per il sangue
versato dai nostri in tempi lontani e vicini. Luoghi che non avrebbero per il turista alcun ca
rattere degno di nota, assumono un'importanza storica e sentimentale altissima [...]. Pio
nieri e turisti non dimentichino il doveroso tributo ai Caduti che riposano nei cimiteri che
segnano le tappe della Vittoria.35 Non mancano tra le cose che visitanda sunt i miracoli.
come quelli di san Giacomo evangelizzatore in Spagna e puntualmente riportati dal Liber
Sancti Jacobi, che gli italiani hanno operato nelle colonie, riproponendo su scala nazionale
il paradosso turistico di chi va all'estero per vedere se stesso: Non ultimo elemento di at
trazione per il turista lo spettacolo dell'opera degli Italiani che, con rapidit che ha del mi
racoloso, sta trasformando tutto il Paese e attrezzandolo a vita civile.36 Ma soprattutto
quando si deve definire l'altro e presentare il confronto tra il colonizzato e il colonizzatore,
la funzione imperialista della guida, pubblicata in mezzo milione di copie che stanno per
entrare in altrettante famiglie italiane,37 diventa trasparente. Un paragrafo dedicato al
Contegno con gl'indigeni:
L'Abissino di carattere chiuso, molto orgoglioso, volubile e, come tutti gli orientpJi, dissimulatore e accorto
parlatore. Il Galla e il Sidama sono in generale di carattere pi aperto, generosi, faili all'entusiasmo, ma debo
li di volont, mutevoli e indolenti. Il Somalo in generale d'intelligenza 'sveglia, generoso, ma anche spesso
indolente e dissimulatore. In generale, tutti colciro che' sono venuti a CGntatto clI ~l'lia'liani riconoscono l
nostra superiorit e i vantaggi della nostra:civilt; El soprattutt i'~ioVafrac'olg6ri(fCbngiia l ndvitche l'I
talia porta dovunque [... 1. Gl'Italiani, con il loro carattere,l!Jiilanis$imo~Gon;/'istihtiv'pehetmzioneipsicola!!li.
ca, hanno gi stabilito un equilibrio nei rapporti on:gl'indigemi: non altezzosit eseparazioneaS:~QhJta. ma
superiorit e comprensione. Occorre trattare con giustizia e bont, ma senza debolezza; saper diffidare
buona regola; troppa familiarit fuori luogo [... 1. Sooo noti i pr<?wedimenti ~resi dal GQve(no Fascista per la
difesa della razza e per evitare la formazione di un deprecabile meticciato. 3

I toni e la descrizione attraverso "caratteri" delle altre culture e della propria non sono trop Colonizzazioni
po diversi da quelli dell'anonmo redattore della guida per Santiago di ottocento anni pri e ideologie
ma. La definizione in termini negativi dell'altro e, per contrasto, positivi riguardo alla propria
cultura di apparteneRza risponde perfettamente Ci 'un progetto culturale che in entrambi i
casi voleva giustificare ed esaltare l'azione colonizzatrice intrapresa'dai due imperi. E non
si neppure troppo lontani dall'antica e persistente idea degli Antipodi e dei suoi abitanti al
.>contrario, della diversit, dell'altrove che gi Cratete, interpretando l'Odissea, aveva identi
ficato proprio negli etiopi.

35. Aa.Vv., Guida all'Africa Orientale Italiana, CT\, Milano 1938, p. 15.
36.lbid.
37. Ivi, p. 6.
38. Ivi, pp. 19-20.

i46

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I viaggi

ela letteratura -Alle frontiere del genere: le guide di viaggio

Se i'esempio della Guida all'Africa Orientale Italiana rappresenta un caso limite, in cui la fun
zione pubblicitaria rispetto al regime fascista era esplicitamente dichiarata dagli autori, non
bisogna per pensare che le pi recenti guide turistiche non corrispondano a progetti ideo

iogici altrenanto precisi. Le guide Eritrea (1994) e Etiopia (1996) della casa editrice CLUP, en
trambe curate da Andrea Semplici. sono le uniche guide italiane attualmente in commercio
dedicate ai luoghi dell'ex Africa Orientale Italiana. Anche qui si trovano descrizioni delle po
polazioni che si incontreranno, anzi. l'attenzione dedicata alle popolazioni occupa una par
te considerevole dei due testi. Non vi troviamo riferimenti a particolari caratteristiche psico
logiche delle popolazioni locali. che sono invece descritte soprattutto nelle loro tradizioni,
nelle arti e nelle vicende storiche. La preoccupazione dell'autore sembra piuttosto rivolta a
distinguerle, segnalando la presenza di ben 76 etnie e 286 tra lingue e dialetti nella sola
Etiopia, e nove popoli. nove lingue, tre religioni per l'Eritrea, piuttosto che accomunarle in
generiche classificazioni razziali come faceva la guida dell'Africa Orientale Italiana. Se os
serviamo la titolazione troviamo per definizioni sintetiche che vogliono riassumere poeti
camente, se non le qualit della popolazione descritta, il loro lato pi positivo e affascinan
te: "Orizzonti di cristallo. I Tigrini", "Elogio della differenza. I Guraghe", "La fierezza del deser
to. Gli Afar", "La dolcezza degli Hamer". Nella guida Etiopia si trova anche un riferimento al
meticciato, interessante da confrontare-coa.quello della guida CTI: Ad Harar un vecchio
meticcio italiano racconta la sua conversione con lo sguardo felice: "Ogni domenica vado in
chiesa. Cantiamo balliamo preghiamo. Questa fede ha salvato mia figlia dalla morte".39 AI
di l del contenuto delle dichiarazioni, la novit in questo caso che il meticcio, che prima
era considerato solo evenienza da scongiurare, in quanto frutto del deprecabile meticcia
to, qui ha diritto di parola, dotato del potere di testimonianza, concorre a creare il testo
della guida.
l! progetto ideologico che sorregge le due guide CLUP sembra voler ribaltare tutti i pre
giudizi verso le popolazioni, espressi dalle precedenti guide di tipo coloniale. L'autore stes
so se ne mostra cosciente e dedica alla vecchia guida un .breve paragrafo: Un libro formi
dabile: dopo oltre mezzo secolo la guida all'Africa Orientale Italiana pubblicata nel 1938
dalla Consociazione Turistica Italiana, come si chiamava allora il Touring Club, ancora un
grande e utilissimo strumento di viaggio fra Etiopia, Eritrea e Somalia [...] Guida tecnica
mente impeccabile, straordinaria per l'esattezza di ogni particolare, rifletteva le ambizioni
del fascismo, le sue rozze velleit di espansione africana. [...] La guida ricordava anche "i
prowedimenti presi dal Governo Fascista per la difesa della razza e per evitare la formazio
ne di un deprecabile meticciato": ma non molti hanno rispettato quelle leggi.40
La comparazione fra le tre opere, che hanno in comune il fatto di essere le uniche guide
;trategie discorsive
italiane sul Corno d'Africa, non serve a stabilire in questa sede una graduatoria di valore,
correttezza o attendibilit, visto che la vecchia guida fascista ancora ritenuta tecnica
mente impeccabile e straordinaria, ma solo a mostrare come a ognuna, almeno per quan
to riguarda le immagini proposte sulle popolazioni locali. corrisponda una strategiadiscor
siva diversa e come le ultime due guide tendano quasi a neutralizzare le immagini prece
denti. Opposta l'ispirazione che le anima. Nella prefazione al volume Eritrea, l'autore rac
conta la memoria di un incontro che si propone cQme motivo d'ispirazione del suo viagg,io
e poi di dedica del suo lavoro: Fessehazion rappresentava, allora, il Fronte Popolare di Li,.
berazione dell'Eritrea aRoma. Non parl.molto. Ci offr un caff. Alla fine ci salut: "Scrivete
del mio paese. Non permettete che sia dimenticato". [...] Cominci cos, nei primi anni Ot
tanta, in;una piazza di Roma, il mio primo viaggio in Eritrea.41

39. A. Semplici, Etiopia, CLUP, Milano 1996, p. 118.


40. A. Semplici, Eritrea. CLUP, Milano 1994, p. 104.
41. Ivi, p. 13.

I viaggi

ela letteratura - Il viaggio finito

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Il viaggio finito
Viaggi. scrigni magici pieni di promesse fantastiche, non offrirete pi intatti i vostri teso- Fine della diversit
ri42 scriveva Claude Lvi-Strauss ne/1955, traducendo con questa sentenza "irrequietez
za dei viaggiatori moderni. senza pi mete da raggiungere, orfani di luoghi in cui tornare, in
fastiditi e distratti dal rumoroso entusiasmo dei cataloghi turistici. La verit che gi dagli
inizi del XX secolo nessun luogo era ormai abbastanza lontano e quelli che ancora richie
devano spirito d'awentura e intraprendenza per essere raggiunti si rivelavano infine trop
po simili al punto di partenza: Desidererei essere in procinto di partire per il Tibet o la
Kamschatka o Tahiti o per l'ultima, ultima, ultima Thule. Talvolta mi sembra che impazzir,
perch non c' nessun luogo dove andare....43 di D.H. Lawrence questo lamento, indiriz
zato alla sua corrispondente Ottoline Morrell nell'aprile 1915, e la disperazione somiglia al
tormento esistenziale di Paul Nizan, che non solo non trova pi mete da raggiungere, ma
confessa a Henriette, in una lettera da Gibuti del 1927, l'inutilit stessa del partire: Mi an
noio, mia cara, mi annoio terribilmente: i viaggi non sono una soluzione.44
Anche Lvi-Strauss era in parte mosso dagli stessi sentimenti di fuga e dalla giovanile
ansia dell'introspezione (<<Una prima rivelazione l'ho avuta per ragioni inconfessabili: sma-
nia d'evasione, desiderio di viaggiare), ma il suo cammino era guidato da un chiaro e moti
vato interesse scientifico che gli avrebbe permesso di compiere uno degli ultimi e veri viag
gi di esplorazione della nostra epoca. Se i suoi tropici sembrano ancora pi tristi di quelli di
Nizan o Lawrence, non perch luoghi non offrono pi rifugio e scenografia ai tormenti
dell'esistenza, ma perch, pi concretamente, l'umanit si cristallizza nella monocultura,
si prepara a produrre la civilt in massa, come la barbabietola. La sua mensa non offrir or
mai pi che questa vivanda.45 La tragedia dell'antropologo questa, gli viene sottratto
l'oggetto privilegiato dell'osservazione: la diversit.
Ma Lvi-Strauss estende la sua condanna anche alla letteratura di viaggio, capace solo
di propagandare luoghi comuni e di sostituire con rozze mediazioni l'esperienza diretta:
Questo genere di racconti riscuote un successo che per me rimane incomprensibile. L'Amazzonia, il Tibet e

l'Africa invadono le vetrine sotto forma di libri di viaggio. resoconti di spedizioni ealbum di fotografie, dove la

preoccupazione dell'effetto troppo preponderante perch il lettore possa valutare la testimonianza che gli

offerta. Anzich sollecitato nel suo spirito critico, il lettore richiede sempre pi questo genere di cibo ene

ingurgita quantit prodigiose. 46

Da quando Lvi-Strauss sotterrava con la sua delusione la gloriosa epoca dei viaggi pas- Nuovo mito:
sato pOCo meno di mezzo secolo, un tempo sufficiente a colmare' anche le ultime distanze la quantit di viaggi
possibili. Se oggi qualsiasi luogo tanto vicino ecoslpoGocimprevedibile danon offrire pi
una meta prestigiosa ed esclusiva, riservat a po'ehiardHnento5i eletti. per potersi fregiare
del titolo di "viaggiatore" - riconoscimento per il quale a un eUropeo di fine Ottocento ba
stava aver messo una volta piede in Asia o in Africa - si deve allora ripiegar sulla qUantit
e visitare quanti pi luoghi possibili. lo spirito di un celebre traveller's club nordamericano
che richiede ai propri soci, per essere ammessi, almeno cento timbri diversi sul passapor
to. con la quantit che si misura oggi il prestigio che il mito del viaggio attribuisce. Sembra
una contraddizione che a questa fine del viaggio reale - e nell'apparente paradosso che fa
di quest'epoca la stagione dove l'uomo tanto pi si muove e tanto meno riesce a vedere
corrisponda invece un interesse editoriale sempre maggiore verso la produzione letteraria
legata ai suoi temi. AI punto che lo stesso Lvi-Strauss, che cos1 drasticamente dichiara la
sua awersione ai viaggi e alla letteratura che generano, non pu fare a meno di raccontare

42. C. Lvi-Strauss, Tristes Tropiques l1 955], trad. it. Tristi tropici. il Saggiatore, Milano 1960, p. 35.
43. P. Fussel, Abroad. British Literary Travel/ing Betweenthe Wars [1980], trad. it. All'estero. Viaggiatori inglesi fra
due guerre, il Mulino, Bologna 1988, p. 18.
44. Cito in E. Cocco, Viaggio e metafisica, Guerini eAssociati, Milano 1996, p.1 40.
45. Lvi-Strauss, Tristi tropici, cit., p..36.
46. Ivi, p. 13.

le

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I viaggi e la letteratura - Il viaggio finito

i propri. E in questo modo d vita non solo a un testo scientifico fondamentale per aver
inaugurato la moderna antropologia, ma anche a un racconto di viaggio da consegnare, ac
crescendolo, al genere stesso che vuole criticare. Neppure sembra poter rinunciare, nella
sua pratica letteraria, a quella preoccupazione dell'effetto che denunciava come ingan
nevole, e anzi indugia, come uno smaliziato scrittore di awenture, anche su quei dettagli
che hanno lo scopo di aumentare la tensione narrativa del racconto:
AI ritorno si ruppero le balestre e andammo avanti per 100 chilometri col blocco motore poggiato diretta
mente sull'asse, poi, per altri 600, sostituendolo con una lamina di ferro che un artigiano di un villaggio si era
degnato di foggiare per noi. Ma ricordo so~rattutto l'ansia di quelle ore di guida, calata la notte. perch i vil
laggi sono rari intorno So Paulo e Goyaz 4

Sembrerebbe Chatwin e invece lo strutturalista francese che trova lo spazio, fra le atten
te considerazioni su un villaggio dei bororo e sugli usi tribali dei nambikwara, anche per se
durci con le sue ansie notturne. E quando, riferendosi a un suo viaggio per mare, fa riferi
mento a misteriose attivit illecite della nave su cui viaggiava (<<Oltre il suo carico umano, il
piroscafo trasportava non so quale materiale clandestino), non sembra addirittura ricalca
re i clich di un racconto di misteri e intrighi internazionali?

Discursione

Ma se vero che viaggiare non pi possibile, allora cos' che ancora rende possibile scri
vere un viaggio, immaginarlo, o forse soltanto - e gi questo basterebbe a rendere perti
nente la domanda - leggerlo? In altri termini. che cosa comunica di tanto prezioso il rac
conto di un viaggio, che il viaggio reale non riesce pi neppure a evocare?
In realt, la godibilit letteraria del libro di Lvi-Strauss dovuta, come per i migliori e
pi classici testi di viaggio, al sapiente dosaggio di aneddoti e divagazioni. di informazioni
scientifiche e interrogazioni filosofiche. L'inglese Osbert Sitwell, autore di Discursions on
Travel, Art and Life (1925), ha coniato il termine, contenuto nel titolo del suo lavoro, di di
scursion, che regge, forse, anche alla traduzione italiana di "discursione":
t una parola di mia creazione. coniata su discourse (discorso) e discursive (discorsivo), e finalizzata a sintetiz
zare il modo in cui un viaggiatore d forma alle sue impressioni sciolte: quando per esempio siede su un tre
no, guarda fuori dal finestrino e lascia che le visioni che coglie velocemente una dietro l'altra. irrompano a
combinarsi col filo dei suoi [...] pensieri. "Discursioni" il tentativo di trovare un nome nuovo per un partico
lare genere di saggio. che combina nella corrente del viaggio [... 1riflessioni molto personali e sentimenti er
ratici. 48

lo stesso manifesto poetico di Bruce Chatwin che emerge quando, nel' corso di quel
"contrappunto a due voci" con Paul Theroux che ha dato vita al prezioso libretto Patagonia
Revisited, il viaggiatore inglese si presenta ai lettori insieme al suo compagno: Se mai sia
mo dei viaggiatori, siamo viaggiatori letterari. Un'associazione o un riferimento letterario
possono entusiasmarci quanto una pianta o un animale raro.49 Il viaggiatore-scrittore (e
insieme a lui il viaggiatore-lettore) si muove cos in una geografia parallela in cui i luoghi
non esauriscono il loro significato all'interno di uno stereotipo, ma diventano mete parziali
correlate tra di loro, unite da una trama di nessi pi o meno fitta a seconda della curiosit e
della sensibilit di chi la percorre.
Le avventure tropicali di Lvi-Strauss fra noie meccaniche e villaggi indios, oltre a pre
sentarsi come splendidi esempi di "discursioni", sembrano essere consapevoli anche delle
considerazioni di Paul Theroux sulla diversa aspirazione che differenzia il fine del viaggio
reale da quello letterario: I viaggi peggiori generano le pagine migliori. ed per questo c;he
The Lawless Roads di Graham Greene ed Eothen di Kinglake sono cos splendidi.50 t l'im

Letterati viaggiatori

47. Lvi-Strauss, Tristi tropici, cit.. p. 113.


48. Fussel. All'estero. cit., p. 225.
49. B. Chatwin, P. Theroux. Patagonia Revisited [1985]. trad. it. Ritorno in Patagonia, Adelphi, Milano 1985, p. 9.

50. Fussel. All'estero, cit.. p.50.

I viaggi e la letteratura - Il viaggio finito

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previsto il valore aggiunto del viaggio, perch dall'imprevisto che nascono l'incontro, l'il
luminazione, !'impatto con qualcosa che pu somigliare a un errore, ma che in fondo lo
stesso presupposto su cui Leopold-Ulisse di Joyce fonda la rivelazione: Un uomo di genio
non commette errori. I suoi errori sono intenzionali e sono le porte della scoperta.
L'invenzione sociale che ha preservato i viaggiatori dall'imprevisto e li ha trasformati in turisti, sottraendogli cos il piacere della vera scoperta, si chiama "vacanza". La parola "vacan
za" il termine pi usato quando ci si riferisce al viaggio di piacere di una persona tempora
neamente libera dal lavoro, ed forse quella che meglio spiega lo spirito col quale si accinge
a partire un viaggiatore moderno. La parola, oltre a distinguere il tempo del riposo, conserva
anche il senso letterale di vuoto, assenza, mancanza, durante un periodo stabilito e indero
gabile di tempo. t intorno aquesto tempo prestabilito che si creata l'industria del turismo.
Abbiamo anche una data di nascita ufficiale per questo fenomeno: il 5 luglio 1841, pri
mo luned del mese, 570 cittadini inglesi percorsero le dodici miglia tra Leicester e Lough
borough a bordo di un treno, per poi tornare a casa in giornata. Avevano pagato uno scelli
no a testa ed erano stati intrattenuti durante il viaggio da un'orchestrina di ottoni. Il prezzo
includeva anche una sosta con t e biscotti al Paget's Park. A organizzare queste gite turi
stiche, che si sarebbero in seg\..lito articolate in un vasto catalogo di offerte di viaggio, era
l'agenzia dell'inglese Thomas Cook, omonimo di quel James Cook che poco meno di due
secoli prima aveva esplorato l'Australia e la Nuova Zelanda, ma che dovette divenire col
tempo meno famoso e invidiato, almeno tra la borghesia emergente britannica, del suo
connazionale.
Se il primo Cook aveva cambiato le sorti dell'umanit offrendole la scoperta di una nuo
va e immensa terra da colonizzare, fu il secondo a imprimere alla storia dei viaggi una vera
svolta ideologica, trasformando il viaggio in merce e inventando lo sfruttamento commer
ciale del tempo libero.
Prima del turismo c'erano stati i viaggi e prima dei viaggi le esplorazioni. Le tre figure di
questa sintetica periodizzazione storica ",-' il turista, il viaggiatore e l'esploratore -, pur rap
presentando una l'evoluzione dell'altra, sono cos diverse tra di loro da riassumere vere e
proprie categorie antropologiche, organizzate, tra l'altro, secondo un ordine d( prestigio
crescente man mano che ci si allontana nel tempo. L'esploratore era alla ricerca 'dell tern:~
non ancora scoperte, il viaggiatore cercava qualcp?1 d,3oscoprire con la mente, il. t,uristl, at~
meno nella sua iconografia pi popolare (e denigratoria), cerca solo quello che la societ
del consumo ha fissato in stereotipo. Una volta considerato come merce da compravendi~
ta, il viaggio di vacanza ha successo solo quand~'~lsJo,pr9gr!,f!1rria rispettato in o:g'ni(;jt'i
taglio, quando cio neutralizza efficacememe ogri:poS~ibll(t qj.lm,prevl,~to,Nale.a,!Uit,l;91l;in~
contro. in questo modo che la vacanza organiza,ta
ptu't mettere in dscUssiQ~~'a~,
che !'istituto sacro e antichissimo dell'ospitalit;
.
L'ospitalit l'elemento fondamentale nella grammatica sociale del viaggio e si situa all'estremit finale del percors compiuto: l'etica dell'incontrb. L'istituto dell'ospitalit, pre
sente in varie forme in tutte le culture e civilt, si pu leggere come perfetto rovesciamen
to del rito di iniziazione del viaggio nel Grand Toureuropeo dove il giovane viene portato
temporaneamente fuori dalla comunit per farne poi ritorno, arricchito dall'incontro con la
diversit. Nell'istituto dell'ospitalit invece lo straniero viene accolto dentro una comunit,
e sar la sua diversit a fecondare, rafforzandola, la comunit chiusa. Ospitare lo straniero
di per s motivo di orgoglio e di ascesa sociale, un atto sacro che dispone di un proprio
cerimoniale. In quello che Chatwin el~gge a ,suo libro preferito e considera come autentico
capolavoro della letteratura di viaggio, The Road to Oxiana, Robert Byron descrive cos, con
divertita esagerazione, la cerimoniosa ospitalit d un capovillaggio azerbaigiano:

Vacanza e turismo

ha

Occupiamo, in casa del capovillaggio, la stanza migliore, situata sopra la stalla e permeata del relativo odore

[ ..1 Per fortuna [Christopher Sykes. il suo compagno di viaggiaI. non sta cos1 male da non poter rispondere

alle frasi cerimoniose del capovillaggio.

Pace a vaL

Pace a vaL

Viaggi e ospitalit

l viaggi

e la leneratura - Approfondimenti

t buona la salute di Vostra Atteua, a Dio piacendo?"

Signore sia ringraziato, per merito della gentileua di Vostra Eccellenza ottima." Qualunque cosa Vo

STra .41teua comandi, il vostro devoto schiavo si sforzer di eseguire. Possa io essere il vostro sacrificio.
il

Che l'ombra di Vostra Eccellenza possa non diminuire mai.


capovillaggio un uomo anziano e austero, che siede nella posa cerimoniale, seduto sui talloni, le mani
nascoste e le palpebre abbassate. mentre noi siamo distesi scompostamente sui tappeti come lattanti. 51
Il

Lettore come ospite

La parola "ospitalit" deriva dal latino hospitem. cio "colui che riceve lo straniero", parola
a sua volta composta da hostis "straniero" e potis "padrone" Ma curioso notare come
dalla stessa radice derivi un altro termine italiano, e questo di segno diametralmente oppo
sto: "ostilit" Hostis lo straniero che pu essere accolto o rifiutato, benedetto ricchezza o
temuto come pericolo.
La parola "ospite" conserva oggi quella ambiguit semantica che rende difficile distin
guere "colui che riceve" da "colui che ricevuto". Ambiguit ancora pi feconda quando
riesce a porre sullo stesso piano di valore, come nella pratica letteraria, "colui che narra" e
"colui che ascolta" E la letteratura di viaggio sa conservare ancora meglio questa ambi
guit, che la parit ermeneutica tra scrittore e lettore, complici inseparabili nel loro tenta
tivo di dare una forma al mondo, La lettura l'atto pi estremo di ospitalit, gesto che non
lascia spazio al rifiuto, in quanto non si pu neppure rifiutare un testo senza averlo prima
onestamente ospitato, senza aver ascoltato con attenzione il suo racconto, cos che un li
bro di viaggio viene accolto come una volta, prima della fine dei viaggi. si accoglieva lo stra
niero: per la sua capacit di raccontare storie. Dall'altra parte di questo incontro sta il/etto
re, l'ospite desideroso di ascoltarle.

I viaggi

151

e la letteratura - Approfondimenti

minata "Journeys",cheprqpO[le,r8?OQonti.drviaggi contemporaneLlJtrirnestrlle letterario "Grantg'BQQ.~~?~j.


Londra pubblica invef:e,itl-colt<i:b_orazione con la brltannicP,engufr;J; Jetlcco1te periodiche "Repo!ii.{($'i:~~
"Granta Travel", con:antQI99~i~~;eltdi,r~portage atttialioresoconfLpl~tra~!ZiOnali di viaggio,
. . ' .,.),'.
Una menzionee.dlt9riw,e;tf~lJe~~.rigllarda inffn~ La Dcouviti(}j]~ Rffr,~,un ricchissimo catalogojtiti1if<1',
mente dedicatonale*(~t~ta'f:K~~9giocdtQgni;epoca.,
. .... ........ ....
..
.'. .. "
unpercorsor:itt~gj~Il~~J~;P(ljnvecepartire
dalvoJymeGUrL<t(jQ~:MEO'Agostini, La letterataiaf.jl
viaggio, Guerini. eA~soiitfi;~~R'q,~987,:che raccoglie,in vel1t~nos~~gi,:gli'atti.delconvegno tenlJt()sj.~~-
ma nel dicembre 198Pi~Qllitit.@j9:~~~aJ~tt~ratradi:Vtag9jQ'S1~j?;;'~FPr(;l~'P$}~y~;di un genere letterario",I.)!Jg
stesso editore siN;eda;~r9!f~'It1i~~,Q d.M,Farnetti, RepOrt?g~rf,jg;~.~((\l~~;~?,;~iati,Mitano 1994, ch~~i.rrytip,Yi?
sui confifljdelget;ere;indiv~~u~rifnquestcso -neirep()rtag~'~'1~~i~~~tj;eSemp\di <4etteratElraqI'ilja,ggi9
involontaria ~. dJ:do'diGi'(lqt9r;~~it~gfli'de',.NoveCeml?,d;;~ard~~~!!tc~i~~@d~Eg .LJn@arettj-a.Vittorini;d~'\flSpli
nia Calvjno.'Op(r~~qt~~,?l8i:p~~-?jrrtenSiOnierjC~~zz~;.~\r~qa9~n(ffi~qtt'.o;j\fYQlUmeGUratod'q
l. Mqri~a?4fp~

4--

deporica/Hod{Jepoa~;;QFrrt,q~~l?~{ff!<:itur;i."'f!~fl'le,~9>lIqtl~[(~
(fi~q\f!l~~ji}h\i1J1an.d'rtalja[1istica"(19~p/rt>J.4)~

ii_ilfli.ii5~~
~lWJgl

certo successby~}t,r~l.Ef,

1992.,-che;a~bise:~'~*;(~tIt~~~~!~~ffia~t~ri.d~ivlag9jb;p~di-\[al.~~aat;pdis.seaahturi~moglol:ale'~9_"

Approfondimenti
Se la narrativa di viaggio sembra essere stata riscoperta dai cataloghi degli editori italiani, che negli ultimi an
ni hanno proposto, accanto alla ripubblicazione dei classicidel genere, nuovi autori e nuove collaneeditoriali,
non sembra tuttavia esserci stata un'equivalente attenzione verso la critica letteraria relativa al genere. Man
ca ancora una sistematica organiuazione dei testi e degli strumenti critici, e un itinerario bibliografico che
consenta una panoramica generale sulla letteratura di viaggio risulta 'd consegenza poco linar,confni
'
quenti digressioni verso campi di studio adiacenti.
l.
Tra i maggiori editon italiani che hanno dedicato alla letteratura odeporica nuove collane editoriali,?egna
liamo Feltrinelli e la recente collana "Traveller", che pubblica resoconti di viaggio attuIli. siq in tr<1du:z;ionesia
di autori italiani; il TOLJring Club ltaliano, che, oltre alle tradizionali pubblicationi di guide turi?tj?t~;'propone
nella collana "Le vie del mondo" monografie antologiche dEidcatea destinazioni letterariamente fecbqe
(lstanbul, Praga, Rajasthan, solo per fare qualche esempib)"coh brani tratti dai classici di ,gniepoca:reJCl
nuova collana "Miraggi" dello stesso editore, si trovano invecejtlassici.c:leIJ'Ottbcentoe Novecento, come le
opere diStanley, Gozzano, Verne o Oumas. L'editore FrancoMLJzziodiPadoyadedica alla letteratura di viaggio
la collana "Aritroso", con un nutrito catalogo di opere e,autori meno conosciuti. Un itinerario siQlile:qLJ~1I0
proposto dalla EDT di Torino, nella collana "Viaggi e awentLJrg" (Pietro Ma,nzoni, Hans Staden, Peter_ Mayl~tra i
suoi autori). Nelle edizioni dell'ormai estinta Biblioteca del Vascello di Roma, si incontra una ,collana "Viaygi",
che accoglie opere "minori" di Dickens, Stendhal, Hess, Verne, Melville o Kafka, tuttenatljralrilentelegfe-al
tema del viaggio. Traglieditoti pi piccoli che dedicano alla -lttratura di viaggibuoriapartedl'loro catalo
go, meritano una segnalazione la Cerre di Verona, la Ibis diqO:rnge soprattutto cGuidadiNapoli, phe.neHacol
lana "Ritratti di citt" raccoglie piccole antologie dedicate.glle .citt italiane attraverso le mernorielef;lntasie
di scrittori degli ultimi due secoli. Proposte interessanti espes?Opriginali si pos?onotrovare neiat(:llo.9hi~?ei
piccoli editori locali. che privilegiano scelte editoriali con'fort~connotazrone regionale: si vedano Jediiioni
Novecento peri resoconti di viaggio che hanno
aggettala Siciiia:-Coionnese per Napol la Campania:
l'editore Rubbettino di Catanzaro per la Calabria;
perla

L'editore australiano lonely Planet ha affia

nca.~t.~0):~j~&1~~'~~;~~~~~\~:~~~J~~;~~~~~~~t~;~1;I~i~(:f~:~i~~!~i~~;~:;~;;

51 R. Byron, The Road to Oxiana [1937]. trad. il. La via per l'Oxiana, Adelphi, Milano 1993, p. 91

me.recitan<s:ottOt1tOj~~e!q!(jjfffi~}t~iiari:;$8IJ:StesS~4j~ea\!~'9?~i~(:lfn\'lJ:jV1a.~gbdi:fQissiOneescoperta:JJa.
pro'seguit{)t'ultrmoi~vord'dit:;l'L~(J;eer''dla[e~-epritr7 ~"Viagg{mi5slqhi,~spdizioiJial1a'scoprt delmofi~
do [199S],tr.a.&il.,iI Mulino,-Bologga'1996. Per una storitlelle'esplrazLonYdell'et moderna un utile stru
mento anche:tltestO'c"'orrj;col}si~[t.qinQlassiGOde.1 genere."".dIAHiParry, te gra?discQperte geografi
che (7450/1650)"[1963] itrad, jLi)I:'~agg~ato:r~,;JV1iJa.~o:,1~0Oslc0nie,-:~~jilperiodo;stQricoprecedeme, il lavaro dJ:P.~R?UXiGJi~$ploratoritt"1MlyqtP$yq{.;t~e?';;;tftl,:,it ,iGar~an~i;:M;H-Oln;Q1990:~'Ma-.si; . vedano.an.che}J.
Bross~!:GrratVJ':gg~$,pnRi~ol1rv:j

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152

I viaggi e la letteratura Approfondimenti

I viaggi e la letteratura - Bibliografia di riferimento

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catalogo di opere:narrgtt'J~~~pri!iCt1e.Da segnalare anche l'attivitd~II'Assocat;ione . italianqqi?~\-ldi$pUalt
della Unicopli: ~piivatf!.Ire;;qconti di viaggia coineJetJUiit~r[.tiffitiJfio~ ac'qi E. gjanGl:!ii.:t\di~do
teratura di viaggio {AlSE~;f!itetta'daGianniEugenio Viola, Giorgioatelii. Elvio Guagnin,.lid FlirkPiQ.~i~hi.
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co-geogmfica cJefterrifqci0,ac.-:~;!i_Bo~, Milano 1989; G.-sca@ff)~t~~~~1~afia.derVf8ggiatori;f(JglJc

razioni individuali e ltr/fnagitJiccoilttivenei resocontitJjviqggiQ~~1a.i'i-r.M'ti-:fo.=C'+..

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Una riccae~!;Iri~,~;~q~~lti91a9,i branI di resoconti divia9gi9(Jtyis.i'permoti",ipropost~in JjJt-l~,~


(a c. di), A Tastelor TrVe/;.ItQ)1ntqf9g.y;~~nbpt-Ne'N Vork :1987;, fnfine,J."tArnpre, unodeipadrifonda~orrpc/.,::.
letteratura .compara~c!~9l}a-.I~~iatbdu7~iMPorta:nti'oper~;tra I ~rnJ~izione;ecilpiacere.,dell<incanmi]1~f;~V ,.
ptomenade enAm(jfi!j{:f~jl(f1ff$'f1ns;.<Jb,NieXique.M.leVYFrf~pris1867,;.,z;voH.ei l .;Voyage-etz:gJl$t
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