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MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI

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ISTITUTO POLIGRAFICO E ZECCA DELLO STATO


LIBRERIA DELLO STATO

BOLLETTINO

D~

ARTE

MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI


UFFICIO CENTRALE PER I BENI AMBIENTALI, ARCHITETTONICI, ARCHEOLOGICI, ARTISTICI E STORICI

Direttore

FRANCESCO SISINNI

Coordinamento della redazione EVELINA BOREA


Redattore per l'epoca antica PAOLA PELAGATTl
Consiglio di redazione PIO BALDI - CORRADO

BUCCI MORI CHI - MICHELE CORDARO - ANNA MARIA DONADONI - ANDREA EMILIANI ANNA GALLINA ZEVI - PIER GIOVANNI Guzzo - ADRIANO LA REGINA - ELENA LATTANZI - CLELIA LAVIOSA ,ANTONIO PAOLUCCI - MARIA LUISA POLICHETTI - ILARIA TOESCA - LICIA VLAD BORRELLI - FRANCESCO ZURLI

Redazione tecnico-scientifica LUCIANO ARCANGELI - LUCILLA DE LACHENAL - ELISABETTA GUIDUCCI - LUISA MOROZZI
Segreteria di redazione MARINA COCCIA - ANTONIETTA FERMO - MARIA GUARINO - ELISABETTA DIANA VALENTE
Produzione ISABELLA VALLERINI
Redattore per la grafica CESARE ESPOSITO
Assistenti LOREDANA FRANCESCO NE - DONATO LUNETTI - ALBERTO QUADRINI
Pubbliche relazioni LUISA TURSI
Segreteria RENATA SARTI
Sede della Redazione:

72

- LAURA TARDITI

Via di San Michele, 22 - ROMA - Te!. 5818269, 5843-2420 - Telefax 58432 352

ANNO 1992

ANNO LXXVII

MARZO- APRILE

SERIE VI

ANGELO BOTTINI e PIER GIOVANNI GUZZO:

Busti divini da Lavello

NAXOS VI:
MARIA COSTANZA LENTINI:

Un secondo contributo sulla ceramica di Naxos: idrie ed anfore

Il

Il Frontespizio di Nerone, la Casa Colonna e la scala di et romana antica in un disegno


nel Metropolitan Museum of Art di New York

35

Recenti acquisti italiani del Dipartimento di sculture antiche del Museo di Belle Arti

63

La Basilica di San Giovanni dei Fiorentini in Roma: individuazione delle vicende progettuali

73

L'I Incoronazione della Vergine' in San Pietro a Leonessa. Quadro di Giulio Bianchi

II5

GUSTINA SCAGLIA:

EVA SZMODIS- EsZLA.RY:

di Budapest
JULlA VICIOSO:

LILIANA BARROERO:

pittore sabino
MARIA GRAZIA BERNARDINI:

Una postilla al catalogo del Museo della Cattedrale di Perugia

129

Questo saggio dedicato a


Giuseppe Zander che mi ha
aiutato nell'impostazione della ricerca

JULIA VICIOSO

LA BASILICA DI SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI A ROMA:


INDIVIDUAZIONE DELLE VICENDE PROGETTUALI
La

chiesa romana della N azione Fiorentina


rappresenta, nei suoi progetti,
uno dei fatti pi notevoli ed importanti
del Rinascimento architettonico, nella sua attuazione
una delle sconfitte maggiori
a cui hanno partecipato le forze della natura
ed il disordine e la imprevidenza degli uomini
(Gustavo Giovannoni 1959)

PRESENTAZIONE
Il saggio di Julia Vicioso parte di una ricerca, iniziata e svolta sotto la mia guida nell' ambito della Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti dell' Universit di Roma, attraverso la quale si percorre la vicenda del San Giovanni dei Fiorentini di Roma dall'inizio fino al XIX secolo. La sezione che qui si presenta affronta l'intricata vicenda della genesi, del tormentato inizio, delle lunghe pause, attraverso cui l'idea di costruire in Roma la chiesa della Nazione Fiorentina affiora, prende
corpo e si svolge nel XVI secolo: fino alle ultime battute costruttive del gran cantiere nel primo Seicento. Una vicenda entro
cui si coinvolgono alcuni dei pi importanti architetti del Cinquecento, da Bramante a Sansovino ad Antonio da Sangallo il Giovane,
a Michelangelo, a Giacomo Della Porta, al Maderno; passando per Giuliano da Sangallo, Peruzzi, Raffaello, Antonio da Sangallo il Vecchio, ed altri, con fasi progettuali molteplici e contrastanti; di cui quella del Concorso, stabilizzata dal relativo decreto
di erezione emanato da Leone X nel gennaio del 1519, fu la pi vistosa ed affollata. Uno sviluppo epocale, scandito in parallelo
con quello del San Pietro Vaticano, di cui molti progetti riprendono temi e problemi, sviluppandoli nella specifica realt topografica
e dimensionale, su cui molti storici dell' architettura si sono soffermati illustrandone aspetti o fasi.
Il lavoro della Vicioso entra nell' intricato problema adottando per i tanti progetti e disegni fin qui noti, una chiave di lettura
finora non adoperata su questo tema in modo cosi sistematico: quella della decodificazione del sistema di notazioni metriche e delle misure,
che caratterizzano per forza di cose elaborati il cui fine era una concreta realizzazione, relativi all'edificio ed all'intorno urbano. Chiave
di lettura, che, oltre a consentire un attraversamento significativo nel vastissimo campo in esame, consente, alla conclusione della traversata, di presentarne una situazione particolarmente interessante: per le notazioni e le osservazioni convergenti su quanto fin qui
consolidato del tema, per le aperture nuove e le ipotesi che si formulano anche trasformando molte cose che sembravano autorevolmente consolidate. Chiave di lettura, che, auspicata nel 1963 da Giuseppe Zander proprio a proposito di un disegno per San Giovanni dei Fiorentini - quello di Casa Sacchetti - m'era occorso in pi occasioni di adoperare: in particolare per riferire proprio al tema di San Giovanni dei Fiorentini, il disegno Peruzzi UA 505, fino ad allora riferito al San Pietro, o precedentemente per lo studio del ciclo di disegni preparatori del peruzziano Duomo di Carpi. Di questo approccio "metrico", specificatamente architettonico, i riferimenti alle dimensioni del lotto, la particolare posi tura del lotto nei confronti del Tevere, la presenza
sul lotto della preesistente chiesa di San Pantaleone, la Vicioso ha fatto la chiave di volta del suo rinnovato percorso di lettura.
In particolare il problema della profondit del sito e della presenza in esso della chiesa di San Pantaleone, hanno costituito elementi cardine per riesaminare il problema.
Cos la proposta scala tura tra disegni contenuti nella profondit originaria del lotto (tra 200 e 210 palmi) - profondit
dell'edificio prima del progetto del Sansovino - e quelli di 220 palmi (profondit del progetto vincitore del Sansovino che venne
messo in opera - entrando nel fiume - come dir il Vasari - e quindi allungando l'area originaria), consente la revisione di
parecchie ipotesi che sembravano fin qui consolidate o la proposta di nuove ipotesi. Quali per esempio quella - anticipata dalla
sagacia di Giovannoni - di attribuire a prove di Antonio il Giovane per il Concorso non tanto i progetti centrici, ma quelli
a basilica UA 862 e 863, da me definiti a suo tempo di caratura tipologica neo "paleocristiana".
Cos l'accantonamento dell'ipotesi, avanzata da Schwager nel 1975, di una piazza anteposta tra la facciata della chiesa e
via Giulia, desunta dalle misure tra 270 e 340 palmi presente in alcuni disegni di Antonio, oltre che nel disegno di anonimo
di Casa Sacchetti; accantonamento conseguente alla raggiunta definizione del lotto, fin qui non definito nella sua realt dimensionale, e che non raggiunge l'ipotizzata lunghezza. Donde l'interessante nuova ipotesi - avanzata a partire da una nota del disegno di Casa Sacchetti - che di 240 palmi - di un gruppo di progetti la cui parte anteriore emergerebbe dal filo di via
Giulia; con la conseguenza di un'ipotesi di traciato di via Giulia di diversa conclusione. Non pi tendente sul Ponte Trionfale,
ma che si relazionerebbe nella connessione viaria verso Castel Sant'Angelo: una apertura particolarmente problematica, tutta da
verificare, ma estremamente stimolante. Cos ancora il particolare ruolo di vincolo e di condizionamento, che la preesistente chiesa
di San Pantaleone ebbe durante tutto il ciclo progettuale: tale da influire decisamente con la realizzazione edilizia nel 1582 di
Giacomo Della Porta; per la quale ipotizzato, anche in conseguenza della rilettura dei documenti della costruzione, uno sviluppo
che in parte adegua le nuove cappelle dellaportiane al corpo della preesistente chiesa: contribuendo cos a spiegare la particolarit
della ricomparsa tipologica di chiesa a tre navate. Vecchia chiesa, rimasta in esercizio nel tempo dei tanti progetti, per la cui
decorazione si spende nel 1567 (colonna a chiaro-scuro, tribuna pitturata "azzurro e stelle") al tempo della rettora tenuta da
San Filippo Neri e dai suoi preti.
Non il caso di ulteriori osservazioni. Basteranno questi brevi cenni a dare il tono del lavoro della Vicioso, a segnalarne qualcuna delle tante particolarit e dell' interesse; alla cui definizione non ultimo aspetto la riproduzione e l'analisi delle decine
e decine di disegni che hanno cadenzato la secolare vicenda del San Giovanni dei Fiorentini di Roma.
SAN DRO BENEDETTI

73

ANTECEDENTI ALLA FONDAZIONE DELLA CHIESA NAZIONALE DEI FIORENTINI 1448-1518

1. -

1.1.

Il quartiere fiorentino a Roma

L'importante comunit fiorentina presente a Roma nel


Cinquecento si stabil, come noto, in modo preferen:dale nella zona che comprendeva via dei Banchi, largo
dei Fiorentini, Mola dei Fiorentini e via del Consolato
dove fu la sede del consolato fiorentino.
Proprio nella zona detta "dietro ai banchi", alla
testata orientale di via Giulia, sorger, dopo lunghissime
e complicate vicende, la chiesa della nazione fiorentina,
dedicata al loro santo protettore San Giovanni Battista
ed inizialmente dedicata anche ai Santi Cosma e Damiano.
La chiesa sar elevata alla dignit di Basilica nel 1919.

La Confraternita dei Fiorentini. Origine, sedi e pretese iniziali

1.2.

Era usanza delle diverse etnie, formare delle comunit


o confraternite nazionali sia per riunirsi che per pratiche
religiose (il che dar luogo alle future chiese nazionali) e
sociali nonch per proteggere gli interessi dei diversi
gruppi. Secondo i primi statuti del sodalizio,') la confraternita fu fondata a scopo di beneficenza nel 1448, al
tempo di una grande peste, da un gruppo di fiorentini
sotto il nome di " Compagnia della Piet dei Fiorentini"
poi "Arciconfraternita . di San Giovanni Battista della
Piet dei F ioren tini ".

Inizialmente le attenzioni della Confraternita si concentrarono nella ricerca di una sede nel quartiere fiorentino, per svolgere le loro attivit. Presero diversi edifici
sacri con l'obbligo di apportarvi migliorie e corrispondere
periodicamente un canone. Sar solo con Leone X che
si comincer a parlare dell'idea di fondare una grandiosa
chiesa nazionale.
La Confraternita ebbe come prima sede, in enfiteusi dal
Capitolo di San Pietro Vaticano, la chiesa di Santa Lucia,
ubicata dove in seguito sorse l'Oratorio dei Santi Pietro
e Paolo dell' Arciconfraternita del Gonfalone. Successivamente la sede fu trasferita in due stanze del chiostro della
vicina chiesa di San Salvatore in Lauro.

Concessione della chiesa di San Pantaleone alla


Confraternita dei Fiorentini

1.2. 1.

Una bolla dell'anno II86 di Urbano III 2) indica che


la chiesa di San Pantaleone diventa filiale di San Lorenzo
in Damaso. Nel 1411 San Pantaleone viene data alla Confraternita dei Santi Cosma e Damiano e successivamente al
capitolo della chiesa dei Santi Celso e Giuliano))
L'II giugno 1488, sotto Innocenzo VIII, la Compagnia
prende in enfiteusi dal Capitolo della chiesa dei Santi
Celso e Giuliano, essendo governatore Berto Berti, la
chiesa di San Pantaleone insieme ad altre propriet.
L'elenco di queste propriet prese in affitto con i suoi
canoni il seguente:
I. Un orto grande presso la chiesa di San Pantaleone.
2. Un'altro accanto pi piccolo affittato a Simone di
Villa-Sarto.
3. Una piccola casa per l'annuo canone di ducati IO
di carlini; una libra di garofani; una libra di pepe e 4
di cera. Il tutto ridotto in seguito di comune accordo
a scudi romani 10.15.
4. La cappella [chiesa di San Pantaleone] per il
canone annuo di una libra di garofani; una libra di pepe
e due di cera. Il tutto computato in scudi romani 2.15 con
la condizione inoltre di conservarla ad uso di chiesa" .4)
"

San Pantaleone non fu l'ultima sede della Confraternita. Durante i progetti per la costruzione della nuova
chiesa, la Congregazione dei Fiorentini si trasfer nella
vicina chiesa dei Santi Tommaso ed Orso, che conseguentemente prese il nome di Sant'Orsola della Piet, dove si
riunirono fino alla demolizione dell'oratorio, avvenuta nel
1888 per dar luogo all'attuale corso Vittorio Emanuele.
San Pantaleone spesso motivo di confusione quando si
trovano dei riferimenti ad un "oratorio dei fiorentini".
L'oratorio sede della Confraternita fu prima del 1534
San Pantaleone e dopo, fino al 1888, Sant'Orsola (fig. I).
La zona dove s'innalzava la chiesa di San Pantaleone e
successivamente il San Giovanni dei Fiorentini, risaliva
a un tratto libero vicino al recinto aureliano come si pu
osservare nelle piante archeologiche di Roma.

L'individuazione ipotetica del tracciato originale di


San Pantaleone

1.2.2.
I - SITUAZIONE ATTUALE CON L'UBICAZIONE
IN ORDINE CRONOLOGICO DELLE DIVERSE SEDI DELLA
CONFRA TERNITA DEI FIORENTINI NEL" QUARTIERE FIORENTINO" :
I: L'ORATORIO DEL GONFALONE; 2: SAN SALVATORE IN LAURO;
3: SAN PANTALEONE; 4: SAN TOMMASO ED ORSO (CAPITOLO
DI SS. GIULIANO E CELSO); 5: SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI
(NEL NUOVO FABBRICATO ANNESSO)

74

L'individuazione ipotetica del tracciato della chiesa


preesistente a San Giovanni dei Fiorentini, San Pantaleone,
parte da una serie di vedute e piante prospetti che precedenti alla data di costruzione della nuova chiesa. Alcune
di queste vedute erano state interpretate da Frey, Ackerman, Siebenhiiner e Giinter come il perimetro della

nuova chiesa di San Giovanni portato avanti su progetto di


Antonio da Sangallo il Giovane. s) Noi invece riteniamo
che in queste vedute e piante si indichi in qualche modo
la chiesa di San Pantaleone, sulla base di riferimenti documentari e analisi dei successivi progetti per la chiesa
attuale.
In modo particolare la veduta del 1590 del pittore
fiammingo Paul Brill conservata a Berlino (Staatliche
Museen, Kupferstichkabinett, Kdz 26326v) mostra quello
che potrebbe essere il profilo di San Pantaleone (foto di
copertina e fig. 2). Si tratta di un disegno che era stato
erroneamente riferito all'isola Tiberina in Roma, come
viene indicato in una scritta sul foglio.
Il primo riferimento documentario che abbiamo considerato, sulla zona dove si innalzava la chiesa di San Pantal eone, dice che doveva essere" un luogo ben ampio ed
amenissimo, coltivato ad ortaggi e quasi senza abitacoli,
abbellito da una cappelletta voltata con faccia verso il
fiume. ( ... ) la chiesa essendo contigua a tre orti, uno
molto spazioso che perveniva in sino al fiume. (... ) un
secondo meno grande del primo ... un terzo diviso dalla
chiesa per una vietta. (... ) ed oltre a questi tre orti anche
ad una cassetta. (... ) ".6)
La chiesa, i tre orti e la casetta, sono le stesse propriet
che saranno successivamente acquisite dai fiorentini per
poter costruire la loro chiesa.
Una seconda serie di documenti si riferisce ai lavori di
muratura portati avanti molto probabilmente su una struttura gi esistente (vedi pi avanti all'anno 1567). Una
ultima serie di documenti tratta di lavori, per lo pi di
manutenzione. Questo, proprio per il tipo di lavori per
esempio di ritinteggiatura, suggerisce la presenza di una
chiesa gi esistente e non quella di un nuovo fabbricato
iniziato e adoperato provvisoriamente.
Lo schema di pianta basilicale, dedotto da piante e
vedute prospettiche e da diverse descrizioni, ci ha permesso d'arrivare ad un ipotetico tracciato dell'originario
sviluppo planimetrico della chiesa (figg. 3- 5). Dopo aver
fatto la comparazione con ogni progetto successivo della
chiesa che avrebbe dovuto sostituire San Pantaleone, risultava molto vicina la proporzione fra la chiesa preesistente da noi ipotizzata ed i progetti successivi per la
nuova chiesa (fig. 5).

San Pa~ta.leone, il piccolo oratorio dei fiorentini, do ':In ostacolo. per Bramante nella sistema7~0~e di v,la Glt~ha, perc~. \1,17 agosto 1508 si reca presso
1 oratono del fiorentlm
con l'intento di disfarlo
quando viene convinto dai fiorentini di fermarsi fin quand~
non si sia trovato un luogo per una nuova chiesa.B) Questo
importante documento, riferisce la volont di lasciare
libera la testata della via Giulia che doveva sboccare sull'antico ponte Trionfale, che si auspicava fosse nel frattempo ricostruito.
Probabilmente Bramante non aveva preso in considerazione la costruzione di una chiesa in quel sito, sopra tutto
per il disinteresse che Giulio II mostrava nei confronti
della colonia fiorentina. Quindi "demolire le antiche e
provvisorie costruzioni dei fiorentini, non poteva avere per
Bramante altro significato che assicurarsi la disponibilit
di una vasta area in corrispondenza dello sbocco di via
Giulia sul restaurando pons Trumphalis ".9) Questo primo documento su Bramante e quelli successivi si trovano nel volume 337 dell'Archivio dell'Arciconfraternita
dei Fiorentini (d'ora in poi AAF), che comprende un
diario della stessa Confraternita. IO)
Il IO settembre 1508 viene decretato dalla Confraternita dei Fiorentini l'edificazione di una nuova chiesa.
Successivamente si apre una nota per le offerte nel documento intitolato Ragonamento di fare la chiesa e uomini
ofersono denari II) e il governatore decide che si deve
v~tte C?st~tU1r~

1.3. Bramante e il primo progetto per la chiesa. Riferimenti


al San Pietro Vaticano ed alla sistemazione di via Giulia
Nel novembre dell'anno 1503 inizia il pontificato di
Giulio II e due anni dopo, si profila il grandioso progetto
di Bramante a pianta centrale per San Pietro Vaticano.
Il 18 aprile del 1508 avviene la fondazione della nuova
Basilica Vaticana che sar in stretta relazione con le
vicende progettuali della fabbrica di San Giovanni dei Fiorentini per deliberata volont dei committenti fiorentini. 7)
Quindi saranno comuni a tutte e due le fabbriche non
solo gli schemi tipologici, ma anche le scelte degli architetti, dei mastri muratori e in conseguenza anche lo sviluppo cronologico (passim). Lo stesso anno avviene la
costruzione del tempietto di San Pietro in Montorio il
quale insieme alla Fabbrica Vaticana, tutte e due ad impianto centrale, domineranno le scelte tipogiche del
primo Cinquecento a Roma compresa San Giovanni dei
Fiorentini.
Infine, sempre sotto Giulio II, Bramante prese anche
la guida della sistemazione di via Giulia dove si trovava
il luogo scelto per l'oratorio dei fiorentini.

2 -

BERLINO, STAATLlCHE MUSEEN, KUPFERSTICHKABINETT


KDZ 26326v - PAUL BRILL: VEDUTA SUL TEVERE,
PARTICOLARE (1590)

(foto di J6rg P. Anders)

75

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3 - ROMA, RIONE BORGO (PARTICOLARE)


(da H. GUNTER, Das Trivium vor Ponte S. Angelo,
Ein Beitrag zur, urbanistik der Renaissance in Rom ,
in R6misches Jahrbuch far Kunstgeschichte, 1984, :lI)

4(da

Il nome di San Pietro in Montorio, viene riferito diverse


volte ne11a storia di San Giovanni dei Fiorentini sempre
relazionandolo a11a Confraternita ed ai gruppi di illustri
fiorentini . Questo fatto potrebbe confermare che ci si
riferiva a San Pietro in Montorio solo come oratorio.
Bramante si presenta nuovamente ai fiorentini il 31
dicembre 1508; questa volta con un disegno per la nuova
chiesa, con l'indicazione di una previsione di spesa di
8900 (scudi ?), che lascia al governatore della Confraternita. 14)
Il disegno di Bramante, che sarebbe il primo disegno
per una chiesa oratorio per i fiorentini, non stato ancora
individuato malgrado la sua importanza.
Seguiranno gli anni del primo soggiorno romano di
Giuliano da Sangallo (1508-1509); Bramante in quegli
anni inizier la costruzione della chiesa dei Santi Celso e
Giuliano.
Un documento, datato I marzo I513, indica l'intenzione di realizzare il progetto bramantesco per i fioren tini. 15) Dieci giorni dopo avr inizio il pontificato di
Leone X Medici e verranno a cadere i progetti di
Giulio II per la sistemazione di via Giulia/ 6) A sua volta
la Nazione Fiorentina, con l'elezione d'un Papa fiorentino
trarr nuovi stimoli alla realizzazione dei suoi progetti ma
non si ancora deciso sul luogo dove fare la chiesa. 17)
Un'anno dopo, l'II aprile 1514, muore Donato Bramante,
e il suo progetto per San Giovanni dei Fiorentini rimarr
inattuato.

ANTONIO TEMPESTA: PIANTA DI ROMA 1594


(PARTICOLARE)
A. p, FRUTAZ, Le piante di Roma, Roma 1962)

....... ....... ,._-- - - - -

cominciare a cercare un luogo per fare una chiesa "onorevole ".12) Era il periodo nel quale i fiorentini, dovendo
lasciare San Pantaleone, si limitavano a cercare una nuova
sede per svolgere le loro attivit. L'idea de11a gran chiesa
nazionale da costruire al posto di San Pantaleone sar
successiva.
In un documento del 15 ottobre de110 stesso anno, si
dispone di mandare a misurare la chiesa di San Pietro in
Montorio. Si tratta del primo documento su questa stessa
chiesa. 13 ) Si chiede di misurare la chiesa di San Pietro
in Montorio, anch' essa un oratorio forse perch considerata ottimale come edificio- oratorio e quindi da prendere
come mode11o.

5 -

SCHEMA IPOTETICO DELLA CHIESA DI SAN PANTALEONE

(disegno dell'Autrice)

1.3.1. Note sul progetto di Bramante per San Giovanni dei

Fiorentini
Giovannoni fu il primo a segnalare che le misure di un
disegno attribuito al San Pietro non si adattavano alla
Fabbrica Vaticana, ma che corrispondevano, riportati
in un'altra unit di misura (in palmi) al San Giovanni
dei Fiorentini. , 8) In seguito anche Frommel fa la stessa
osservazione su un altro disegno per San Pietro, confermato dal Thoenes. ' 9 ) Frommel attribuisce il disegno a
San Giovanni dei Fiorentini considerando le misure
presenti sul disegno come palmi e non braccia in quanto
l'intercolumnio, se si fosse trattato di palmi, risultava
troppo piccolo per San Pietro Vaticano. Anche la data
dell' esecuzione del disegno, fissata intorno agli anni I 5 I4I5I6, sembrava pi adatta alla fabbrica dei fiorentini
piuttosto che a quella vaticana (I 505-I 506).20)
Dopo uno studio delle diverse unit metriche di tutti
i progetti per la chiesa, siamo arrivati all'individuazione
topo grafica del luogo dove doveva sorgere la fabbrica .
L'area massima disponibile per la costruzione di una nuova
chiesa fra la strada e il fiume, compresi i banchi di sabbia
e melma, presenta una lunghezza di 2IO palmi, misura
che dovrebbe prendersi come parametro per determinare
il limite dell'area che doveva raggiungere il progetto bramantesco e tutti gli altri successivi.
Quindi possiamo riassumere in tre punti gli elementi
ipotetici che dovrebbero caratterizzare il disegno bramantesco:
I) COSTO: si parla di 8900 (forse scudi) ma non
precisato l'importo che bisognava pagare. Nel caso che
la cifra indicasse il costo in scudi dell' edificio ideato da
Bramante per i fiorentini, si pu pensare all'ipotesi d'un
modesto edificio-oratorio visto che in quegli anni i fiorentini (che non avevano ancora la loro autonomia giuridica),
cercavano solo di avere una sede dove riunirsi.
Questa ipotesi che considera il progetto di Bramante
come riferibile ad un edificio-oratorio di modeste dimensioni, sembra essere contraddetta sia dal fatto che si sarebbe
" sprecato", da parte di Bramante, un punto focale cos
importante, sia perch, se occorreva un piccolo edificio,
forse sarebbe bastato restaurare il San Pantaleone.
Una seconda ipotesi propone il ripensamento di Bramante verso un grande progetto sulla testata orientale
del fiume. Sembra probabile che Bramante, dopo le conversazioni con i fiorentini e dovendo sistemare la zona
dell'oratorio, abbia deciso di fare su un punto cos importante (anche se appartenente ai fiorentini) una nuova proposta anche se ci poteva non accordarsi con le idee e le
intenzioni del committente.
2) AREA MASSIMA FRA FIUME E STRADA: 2IO palmi circa.
3) DATA~IONE: da agosto a dicembre I508.
1.3.2. Lo studio bramantesco degli Uffizi A3r

Il disegno UA3r (fig. 6), attribuito ad Antonio di Pellegrino, stato segnalato da Wolff Metternich come
progetto per il San Pietro Vaticano e pi di recente dal
Thoenes.2l ) Questo studio bramantesco "che ha sempre
presentato problemi con San Pietro " ,22) presenta una serie
di analogie con quello che dovrebbe essere il progetto di
Bramante per il San Giovanni dei Fiorentini, se letto non
pi in braccia romane ma in palmi romani.
stato gi verificato che le misure che presenta il disegno, se riportate in palmi, escludono qualsiasi collegamento con due altre chiese dove intervenuto il Bramante :

San Biagio della Pagnotta e Santi Celso e Giuliano, le


quali presentano misure molto ridotte: I IO palmi contro
i 200 che presenta l'UA3r.23) Ma non era mai stato collegato alla chiesa dei Fiorentini perch non si era ancora
fat.to lo studio metrico analitico di ogni disegno per la
chiesa. Dopo di che, stato possibile risalire ai disegni
per il San Pietro.24)
Per tentar di dimostrare che si tratta di un disegno per
la Nazione Fiorentina e non per San Pietro, abbiamo iniziato da un'analisi comparativa degli elementi architettonici principali. Questa analisi comporta la verifica di
strette analogie metriche fra i disegni UA3r e UAI calcolate tanto in braccia romane come in palmi. In braccia,
ambedue i disegni presentano la stessa dimensione del
pilastro e della cupola maggiore.
UAI = m II,I7
e UA3r = m II,I7
UA3r = m 36,86
UAI = m 36,41
Invece altri elementi significativi come l'abside, lo
spessore del muro nel lato absidale e le nicchie tipo, si
presentano nell'UA3r molto pi ridotti di quelli che pre senta l'UAI.
Un altro elemento importante la serie di altari presenti sull'UA3r. L'altare pi grande, se calcolato in braccia (m 5,58 X 2,79), sarebbe grande per San Pietro
che attualmente ha un altare di quattro metri, e se calcolato in palmi (m 2,23 X I,I8), piccolo per San Giovanni
dei Fiorentini. Gli altari minori che non sono stati disegnati uguali n precisi risulterebbero piccoli per San Giovanni dei Fiorentini (m I X l,50 circa). da precisare
che per la misurazione degli altari stato considerato il
perimetro esterno, e non quello interno. Comunque gli
altari sono gli unici elementi disegnati in modo casuale e
quindi non sono da considerarsi come elementi attendibili.
Il verso del disegno UA3 (fig. 7) stato studiato da
Hubert il quale arriva alla conclusione che la parte che
si potrebbe riferire al recto presenta un'area del 25 % in
meno di quella del recto, cio una larghezza complessiva
di I50 palmi. 25) Ci potrebbe corrispondere, se collegato
alla chiesa per i fiorentini, ad un ripensa mento, in quanto
l'area di 200 palmi del recto poteva dare problemi per
l'eccessiva vicinanza al Tevere o perch il costo della
fabbrica sarebbe stato troppo alto per i fiorentini.
Nello stesso modo il recto del disegno UA3 si presenta
in due versioni di 200 palmi che abbiamo ricostruito.
Le due versioni si differenziano per uno scarto di quindici
palmi negli spigoli suggerito dall'angolo destro. Quindi
anche questo ripensa mento dell'autore potrebbe presupporre un riproporzionamento della fabbrica dovuto alla
vicinanza del fiume .
Dopo la ricostruzione ipotetica dell'UA3r nelle due
versioni deducibili (figg. 8 e 9) abbiamo comparato queste
piante con tutti gli altri disegni collegabili alla chiesa,
e, come si pu notare, con quelli a pianta centrale presentano una notevole corrispondenza geometrica negli
assi, nelle cupole e nelle cappelle (figg. IO- 2I).26)
1.4. Serie di progetti" spontanei" per la chiesa, precedenti

al concorso
In recenti studi vengono attribuiti ad una nuova chiesa
per i Fiorentini a Roma (da nominare San Giovanni dei
Fiorentini solo dopo il I5I8) una serie di cinque progetti a
pianta centrale databili al primo Cinquecento. Si tratta di:
a) Tre disegni di Giuliano da Sangallo che si trovano
nel Libro di Giuliano da Sangallo conservato presso la

77

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6 - FIRENZE, UFFIZI, GABINETTO DISEGNI E STAMPE

8-

ANTONIO DA PELLEGRINO:
DISEGNO PER SAN PIETRO VATICANO? (UA 3r)

RESTITUZIONE GRAFICA IPOTETICA DEL DISEGNO UA 3r,


VERSIONE RIDOTTA

(disegno dell' Autrice)

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7 -

FIRENZE, UFFIZI, GABINETTO DISEGNI E STAMPE


ANTONIO DA PELLEGRINO:
DISEGNO PER SAN PIETRO VATICANO? (UA 3V)

/200

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//~
9-

RESTITUZIONE GRAFICA IPOTETICA DEL DISEGNO UA 3r,


VERSIONE MAGGIORE

(disegno del/' Autrice)

I I - COMPARAZIONE TRA I DISEGNI UA 3r


E ALBERTINA 790r (VEDI FIGG. 28 E 29)

12 - COMPARAZIONE TRA I DISEGNI UA 3r


E ALBERTINA 791 (VEDI FIGG. 30 E 31)

13 - COMPARAZIONE TRA I DISEGNI UA 3r


E ALBERTINA 789V (VEDI FIGG. 26 E 27)

14 - COMPARAZIONE TRA I DISEGNI UA 3r


E UA 505r (VEDI FIGG. 41 E 42)

15 - COMPARAZIONE TRA I DISEGNI UA 3r


E UA 5IOr (VEDI FIGG. 37 E 38)

16 - COMPARAZIONE TRA I DISEGNI UA 3r


E UA 200 (VEDI FIGG. SI E 52)

17 - COMPARAZIONE TRA I DISEGNI UA 3r


E CB 12rr (VEDI FIGG. 79 E 80)

18 - COMPARAZIONE TRA I DISEGNI UA 3r


E CB 124 (VEDI FIGG. 81 E 82)

19 - COMPARAZIONE TRA I DISEGNI UA 3r


E UA 3185 (VEDI FIGG. 83 E 84)

20 - COMPARAZIONE TRA I DISEGNI UA 3r


E UA 175 (VEDI FIGG. 72 E 73)

21 - COMPARAZIONE TRA I DISEGNI UA 3r


E LA PIANTA DALL' ALBUM CASALI
(VEDI FIGG. 87 E 88)

COMPARAZIONE TRA IL DISEGNO UA 3r


E I SUCCESSIVI PROGETTI CENTRICI:
CODICE VATICANO LATERANENSE 4424
FOL. 6rr (DI GIULIANO DA SANGALLO)
(VEDI FIGG. 22 E 23)

IO -

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24 -

22 -

CODICE VATICANO LATERANENSE 4424 FOL.


GIULIANO DA SANGALLO:
DISEGNO PER SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI

CODICE VATICANO LATERANENSE 4424 FOL.


GIULIANO DA SAN GALLO :
DISEGNO PER SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI

74r

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23 - RESTITUZIONE GRAFICA DEL DISEGNO
CODICE VATICANO LATERANENSE 4424 FOL. 6xr

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25 -

RESTITUZIONE GRAFICA IPOTETICA DEL DISEGNO


CODICE VATICANO LATERANENSE 4424 FOL. 74r

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Biblioteca Apostolica Vaticana, Codice Barberiniano Latino 4424, ai follo 59V, 61r (figg. 22 e 23) e 74r (figg. 24
e 25).27)
b) Cinque disegni che si trovano a Vienna nel Gra phische Sammlung Albertina, ai follo 789V (figg. 26 e 27),28)
789r, 790 v (spaccato e prospetto) e 790r (figg. 28 e 29)
e 791 (figg. 30 e 31) 29) quattro dei quali: 789r e v, 790r
e v, erano stati attribuiti da Wolff Metternich al San
Pietro Vaticano)o)
Due dei disegni dell' Albertina hanno una lunghezza
che raggiunge tutta l'area disponibile tra fiume e strada:
210 palmi. Il terzo ha una lunghezza minore: 200 palmi .
I disegni non solo coincidono con l'area dove si voleva
fare la chiesa ma sono geometricamente collegabili all'UA3r di Bramante come si osserva dalla sovrapposizione
dei disegni.
Il fatto di prendere dei disegni della Fabbrica Vaticana
come riferimento era pratica comune all'epoca, se vogliamo giustificare le coincidenze geometriche fra l'UA3r
e i disegni dell'Albertina considerando l'UA3r ancora
come progetto per la Basilica di San Pietro. Ma che sia
precisamente l'UA3r, quello scelto diverse volte come
" modello", pu anche avvalorare l'ipotesi che si tratti
d'un progetto per la chiesa dei Fiorentini a Roma.
La mancanza di documenti d'archivio che facciano in
qualche modo riferimento a questi disegni, rende difficile
stabilire se si tratta di disegni su commissione o disegni
" spontanei".
Dato che solo pochi anni dopo Leone X bandir il
concorso per la grande chiesa della Nazione Fiorentina,
ci risulta poco probabile che lo stesso Papa, o il gruppo
di fiorentini a Roma, abbiano commissionato questa
notevole serie di disegni per la chiesa.
Probabilmente sono dei disegni che, pur cosidetti spontanei, sono facilmente collegabili alla nascente prestigiosa fabbrica fiorentina, al tempo del nuovo Papa fio rentino e al tempo delle nuove idee per il San Pietro
Vaticano.
Questi disegni sono attribuibili in modo specifico a
Giuliano da Sangallo (che lavora per Leone X e sostituisce Bramante nel Vaticano) e ad un gruppo d'artisti
della sua cerchia.
Essi possono essere datati fra l'anno della morte di
Bramante (1514) e quello della morte di Giuliano da Sangallo (1516). Tre anni dopo sar infatti bandito il famoso
concorso per la chiesa.

26 -

VIENNA, GRAPHISCHE GRAMMLUNG ALBERTINA FOL.

789V

27 -

RESTITUZIONE GRAFICA DEL DISEGNO ALBERTINA FOL.

789V

28 -

VIENNA, GRAPHISCHE SAMMLUNG ALBERTINA FOL.

790r

29 -

RESTITUZIONE GRAFICA DEL DISEGNO ALBERTINA FOL.

790r

30 -

VIENNA, GRAPHISCHE SAMMLUNG ALBERTINA FOL.

791

31 -

RESTITUZIONE GRAFICA DEL DISEGNO ALBERTINA FOL .

791

2 . - LA FONDAZIONE DELLA CHIESA NAZIONALE DEI FIORENTINI 1518- 1521

Il raggiungimento dell' autonomia del "quartiere fiorentino " e l'idea di fondare una chiesa nazionale

2. I.

Nell'anno 1514 era stata fatta la domanda per l'autonomia del "quartiere fiorentino" a Roma ) ')
L'autonomia giuridica ed il riconoscimento degli statuti del consolato dei fiorentini a Roma, viene concessa
da Leone X il 12 giugno 1515 con la bolla Eas quae pro
commodo.
Nel 1518 si fonda la chiesa della Nazione Francese, San
Luigi dei Francesi e quella degli Aragonesi e Catalani,
Santa Maria di Monserrato con l'intervento di Antonio da
Sangallo il Giovane, il quale a sua volta era stato nominato
coadiutore di Raffaello nella costruzione di San Pietro.
Vasari doveva riferirsi a questi stessi anni quando
scrive sull'intenzione dei fiorentini di fare una chiesa
nazionale in concorrenza con quelle gi esistenti.32)
La nuova chiesa della Nazione Fiorentina doveva superare "per magnificenza, grandezza, spesa, ornamenti e
disegno" le chiese delle altre nazioni,33) "San Giovanni
dei Fiorentini dovr divenire simbolo dell'unione fra
Firenze e Roma, immagine retorica del predominio economico fiorentino nella capitale pontificia ... " ,34) e diventer "de' pi belli tantaggi disegnata ... quanto per
richezza e lunghezza delle capelle che qualunque Natione
habbia hall ora edificato a Roma" .35)

2.2. Il concorso per la nuova chiesa bandito da Leone X


e vinto da Sansovino. Nuove precisazioni
Sul concorso per l'attuale chiesa di San Giovanni dei
Fiorentini, l'unica fonte fin'ora rinvenuta, quella d'un
passaggio vasariano dove Leone X d ordine al console
dei fiorentini Lodovico Capponi perch sia "deliberato
che dietro Banchi al principio di strada Iulia, in sulla
riva del Tevere" si bandisca un concorso per la costruzione della chiesa)6)
Vasad non precisa l'anno del concorso. C'era stato un
decreto per edificare la chiesa datato 24 settembre 151837)
ed un documento che riferisce su offerte per edificare la
chiesa datato 24 dicembre 1518,38) Il fatto che si parli
ancora di offerte pu indicare che ancora alla fine dell'anno 1518, il concorso non avesse ancora avuto luogo.
Il 29 gennaio 1519, una bolla di Leone X decreta l'erezione della chiesa nazionale fiorentina a Roma come parrocchia senza nessuna maternit, sotto il titolo di San
Giovanni dei Fiorentini, con ampi privilegi ed indulgenze.
La bolla precisa che il principale obiettivo dei due enti
(chiesa e confraternita) sarebbe stato l'esercizio del culto
divino con le opere pie da esercitare nella nuova chiesa. 39)
Quindi la data della bolla di Leone X, il 29 gennaio
1519, pu essere considerata come la data ante quem per
il concorso e il 31 ottobre 1519 con la cerimonia della
posa della prima pietra come la data post quem.
L'importante concorso (come quello a Firenze per la
facciata di San Lorenzo) impegner i pi noti architetti
dell'epoca. Vasari nella Vita di Sansovino riferisce che
parteciparono" Raffaello da Urbino, Antonio da SangallO
e Baldassarre da Siena ed il Sansovino" che risult vincitore. 4o )
L'individuazione dei disegni per il concorso, da parte
della storiografia attuale tuttora discordante, pur concordando nell'ubicare i disegni nell'ambito delle ricerche
sugli organismi centrici del primo Cinquecento.

81

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32 - VEDUTA SUL TEVERE
(da F.M. BONINI, Il Tevere incatenato ... , Roma 1663, ediz. cons. 1666, tav. 327)

33 -

ANTONIO ACQUARONI

(1801-1874 CIRCA): VEDUTA DEL TEVERE DAL PORTO LEONINO, INCISIONE


(da Album di Roma ..., voI. II, s. d. tav. 41)

2.2. I. La precisazione del contesto urbano della chiesa e


le dimensioni reali del luogo scelto come strumento di
ricerca
Le discu~~ioni risalen.ti all'anno 1508, sulla scelta del
luogo defimtlvo dove ed1ficare la nuova chiesa dei Fiorentini sembrano tutti concordare con un luogo entro il
"qu~rtiere fi<;>rentino ". La scelta dell'area comprendente
la ch1esetta. d1 ~an Pant~leone dove si era gi stabilita la
Conf~a~ermt~, n~ultava 1donea, sia per l'ubicazione sulla
prestlglOsa V1a, Sla per la disponibilit d'acquisizione della
area che comprendeva l'oratorio e il suo intorno.
La zona scelta si presentava ai primi tempi come fon dale di via del Consolato e via della Zecca.
Dopo lo studio metrico del luogo scelto per la chiesa
cos come. lo si pu dedurre dalle planimetrie del luogo
precedent1 alla costruzione dei muraglioni sul Tevere
(figg. 32 e 33), e dopo aver ricondotto alle stesse unit
metric~e le mi~ure e~istenti su ogni disegno attribuibile
alla .ch1esa, e d1 ~verh trascritti sulla planimetria del sito
(?envata ~all.a p1anta del Catasto Gregoriano di Roma)
Slam? arnvat1 alla seguente conclusione: tutti i progetti
per li concorso, dovevano occupare una area massima
equi,:,alente all'area disponibile per la chiesa, cio una pro f<?nd.1t del letto .variabile da 200 a 210 palmi, meno quello
VlllC1tore che m1surava 220 palmi. 4I )
Il progetto. di Sansovino piacque anche perch veniva
ad o~cupa~e 11 gr~to del fiume. 42 ) Supponendo veritiera
tale 1P?tes1.suggenta dal Vasari pertanto logico dedurre
che &h altn dovessero essere minori e non uguali ai 220
palm1 del progetto vincitore di Sansovino.
Invece la storiografia attuale della chiesa indica che i
progetti che sviluppano 220 palmi - l'UA 199, 200,
1~92 e 505 - appartengono al concorso perch sono metncamente come quello vincitore del Tatti.
Sui p'rogett~ per. il ~oncor.s~, in un saggio s~lIa chiesa di
San Giovanm del FlOrent1m 43) secondo n01 sorto un
malinteso che ha indotto molti altri studiosi a prendere
una strada imprecisa. 44 )
Si soste~eva che. i di.se~ni per i} concorso prevedevano
tra la facc1at~ e. V1a 9.lUha una p1azza profonda 51 palmi
q~ando questl d1segm 1ll realt presentano una lunghezza
d1 220 palmi, la quale gi comprende l'area totale tra
fiu~e e strada senza lasciare luogo ad una piazza.
Slcuramente per determinare l'area esistente tra strada
e fiu.me (senza misurare l'area realmente esistente) stata
co?slderata una particolare serie di disegni di Sangallo il
G10vane come l'UA 860, 861 e 864 che presentano una
lunghezz~ da 270 palmi fino a 340 palmi. Se prendiamo
queste m1sure come quelle dell'area disponibile tra fiume
e str~da, e togliamo l'ingombro dei progetti considerati
per 11 concorso (220 palmi) rimane inedificata un'area
che .deve essere . quella considerata da Schwager come
spazlO per una p1azza.
Invece le mi~ure di quella serie particolare di disegni
del Sangallo, nsultano molto maggiori dell'area attuale
tra fiume e strada e partono dal fiume per addentrarsi
n~!I'area ~ella strada per motivi che saranno analizzati
plU avant1.

n~, e nel mezzo ~ma mag~iore tribuna, simile a quella


p1anta che Sebast1ano Sedio pose nel suo secondo libro
di architettura " .45)
. Sa~ Giovann~ dei Fiorentini sarebbe stata la prima reahzzaZlOne arch1tettomca romana di Sansovino arrivato
a Roma nel 1518.46) Riferibili al progetto del Tatti non
ancora individuato, sono stati considerati i disegni UA
502 e l'UA 1312.47) Ipotesi cadute ormai da Giovannoni
(1959) in poi.
Finora stato accettato che il disegno del Sedio (del
quale parla Vasari) poteva corrispondere al disegno per
." una chiesa ottagonale inserita in un quadrato ".48) Noi
~nvece crediamo che il disegno del Serlio vada individuato
1ll quello per una chiesa ottagonale in un chiaro rifacimento al Battistero di San Giovanni di Firenze (fig 34).
La possi,?ilit che il. disegno sia collegato ad un ottagono
parte dalllllterpretazlOne della stessa descrizione vasaria?a, c~nsiderando i. "quattro canti" come i quattro
latl dell ottagono cornspondenti alle quattro "tribune"
o cappelle.
A parte la descrizione, il richiamo alla forma ottagonale
pu tr~:)Va.re una ~piegazione nel fatto che la parte delle
fondaZlOm verso 11 fiume sarebbe forse la stessa che si
present.a in un ~iseg1?-0. di Sangal~o il Giovane (UA 199),
nella p1anta dell arch1v10 Sacchettl, nelle vedute prospettic~e, nella pianta. del Catasto Gregoriano,49) e nelle tracce
d1 uno sp1gol0 1ll travertino che si trovano attualmente
sul marciapiede del fianco destro della chiesa. 50)
Sa~sovino subito dopo il concorso comincer la costruZlOne delle fondamenta del suo progetto vincitore.
Dovr~ entrare n~l fiume c~rca 20 palmi (m 4>47), se l'area
era d1 . 200 palr~l1, per arnvare alle 22 canne (220 palmi)
che svliuppava li suo progetto secondo VasariY)

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2 .2.~ .

.Iacopo Tatti detto il Sansovino ed il suo progetto


vzncztore per la chiesa

.1519 . .vas~ri ~escrive il progetto del Tatti per San


GlOvanm del FlOrentini come il migliore a giudizio di
Papa Leone X, " per avere egli, oltre all'altre cose, fatto
su' quattro canti di quella chiesa per ciascuno una tribu-

34 -

SEBASTIANO SERLIO: DISEGNO PER UNA CHIESA OTTAGONALE


(da S. SERLlO, I sette libri dell'Architettura, Libro V,

Venezia 1584, p. 208)

2.2.3. Leonardo da Vinci a proposito della fabbrica dei


Fiorentini a Roma
Pedretti trova che ci sia grande somiglianza fra il progetto vincitore di Sansovino ed il disegno di Sedio, dato
che Leonardo aveva portato il disegno del Tatti in Francia dove Sedio aveva potuto vederlo.5 2 )
Secondo noi troppo vaga la somiglianza fra i disegni di
Leonardo (Codice Arundel) con quello del Serlio e con
la descrizione vasariana del progetto del Tatti.
Pedretti si riferisce anche ai progetti a pianta centrale
di Peruzzi e Sangallo il Giovane, in quanto sono simili
alle idee sugli organismi a pianta centrale formulate da
Leonardo, dato che questi era a Roma all'epoca del concorso, quando i progetti venivano discussi.
Comunque Leonardo viene annotato come fratello della
confraternita dei fiorentini.53)

2.2+ Il progetto di Raffaello Sanzio


Il suo progetto per il concorso della chiesa stato considerato perduto. Nel 1984, Bernhardt Schiitz ha rintracciato un disegno che porta la scritta di "Ecclesia fiorentinorum" e che ha attribuito a Raffaello come progetto
per San Giovanni dei Fiorentini (fig. 35).54)
Alla fine del 1989 viene esposto alla mostra su
Giulio Romano a Mantova e viene considerato "una
delle prime prove dell'attivit architettonica di Giulio
Romano nella bottega di Raffaello" .55) Precedentemente
era stata pubblicata la ricostruzione ipotetica delle piante
al livello terreno ed allivello del tamburo da noi sostanzialmente riproposta nella nostra restituzione grafica

(fig. 36).56)

2.2.5. I progetti di Baldassarre Peruzzi


I disegni DA 510r e v sono stati attribuiti al Peruzzi
come progetti per il concorso (figg. 37-40).57) Presentano
una lunghezza di 200 palmi ed una cupola di 120, corrispondenti all'area disponibile fra fiume e strada prima
della costruzione della piattaforma del progetto vincitore,
quindi confermiamo che si tratta di disegni per il concorso,
in particolare l'DA 5IOr dove il Peruzzi "era riuscito
ad arrivare, attraverso un ricco sperimentalismo su un
corpo unitario e su un'esagono, a contribuire alla genesi
delle nuove idee del primo Cinquecento ".5P.). Lo studio DA 505r di Peruzzi presenta una lunghezza di 200
palmi, con una leggera sporgenza di IO palmi dall'abside,
uno schema quadrato dove i disegni 510r e v risulterebbero inscritti. Gli spigoli sporgono ingombranti verso
il fiume, quindi potrebbe trattarsi del primo disegno
per il concorso da dove gli studi centrali DA 510r e v
partono, risultando pi idonei alla zona (figg. 41 e 42).

2.2.6. I progetti per il concorso di Antonio da Sangallo il


Giovane. L'artificio dei disegni contratti e degli effetti
prospettici
"Con gli studi peruzzeschi l'architettura diviene un
problema per se stessa; con quelli sangalleschi i fermenti
sperimentali vivi negli anni '20 cercano una loro sintesi,
una loro compiuta sistemazione. "59) il periodo dei quattordici disegni e studi attribuiti ad Antonio da Sangallo
il Giovane per la chiesa. Di questi, tre disegni a pianta
centrale - DA 199 (fig. 49), 200 (fig. 51) e 1292 (fig 47),sicuramente per lo stesso progetto, erano stati largamente
segnalati come quelli per il concorso da tutta la storio-

grafia attuale, dato che, come dicevano, coprivano un'area


che coincideva con le 22 canne della descrizione vasariana
del progetto del Tatti. 5o )
Noi invece segnaliamo come progetti per il concorso i
disegni DA 862r (figg. 43 e 44) e DA 863 (figg. 45 e 46).61)
Partiremo sempre dalla solita premessa che tutti i progetti per la chiesa dovevano avere come estensione:
a) prima del concorso: l'area disponibile fra fiume e
strada, cio i 200 palmi o pi se si voleva avanzare sul
fiume senza per raggiungere i 220 palmi come aveva
proposto il Sansovino nel suo progetto (il quale risultava
vincitore precisamente per essere entrato nel fiume);
b) dopo il concorso: 220 palmi corrispondenti alla
zona originale pi quella accresciuta del Sansovino avanzando con le fondamenta nel fiume.
Da questa premessa risulta quindi che i disegni DA
862 e DA 863 sono gli unici disegni di Sangallo a sviluppare meno di 220 palmi. Questo fatto insieme alle
seguenti precisazioni ci permettono di indicarli come gli
unici disegni riferibili al concorso.
Il disegno DA 862r, che porta il nome di Sangallo sul
recto e sul verso, e porta anche la scritta " monta le spese
del sopradetto edificio 3970 (scudi?) ", pu considerarsi
come un disegno di uno stato definitivo particolare della
chiesa come suggeriva Giovannoni.
Questo particolare schema basilicale di poca profondit
che stato definito: "schiacciato", "monco", "accorciato ", "contratto" ed "elementare", sembra voler
rispondere alla necessit di dover sistemare una fabbrica
a pianta basilicale di una certa grandezza in uno spazio
meno sviluppato in lunghezza che in larghezza (vedi

fig 56).
Quindi lo schema basilicale si riduceva proporzionalmente ad una lunghezza di 200 palmi (m 44,68) ed a una
larghezza di 240 palmi risultandone un organismo accorciato o contratto.
La mentalit tecnico-pratica del San gallo ci fa pensare
che non abbia mai considerato la possibilit di entrare
con le fondamenta in "un fiume tanto terribile" come il
Tevere, il quale stato una delle cause della durata di
quasi cinquant'anni della fabbrica, dalla elevazione dei
primi fondamenti. Quindi assai improbabile che abbia
anch'egli proposto da principio una chiesa di 220 palmi
come quella del Sansovino.
Per la stessa difficolt Sangallo, circa venticinque anni
pi tardi, riprender lo stesso schema di pianta nella
citt di Castro (DA 736r, per la chiesa di San Francesco),
dove avr come limite invece del fiume un'alto declivio
della citt e dal lato opposto la strada.
I disegni DA 862r e DA 863, apparentemente identici
fra 101'0, presentano una particolare incongruenza basata
su alcuni giochi prospetti ci.
L'DA 862r ha la particolarit di avere un certo effetto
a "cannocchiale" secondo noi voluto, e non un difetto o
sproporzione del disegno dato che esso si presenta molto
preciso.
La larghezza della facciata di dieci palmi minore
(m 2,23) in ambedue i lati. pi logico pensare che Sangallo abbia voluto far apparire la chiesa pi lung~ di
quello che in effetti era riducendo lo sfondo della chiesa.
Come effetto prospettico l'ingrandimento della facciata
avrebbe impedito la visione del retro della chiesa. Invece
Sangallo riduce il fronte della chiesa per distaccare i
fianchi che nel caso d'impianto perfettamente ortogonale
non si sarebbe riusciti a vedere.

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36 -

MONACO , STAADTM USEUM N .


PROGETT O DI RAFFAELLO

36/1928B -

DISEGNO SU

RESTITU ZIONE GRAFICA IPOTETIC A DALLA RICOSTR UZIONE


DEL DISEGNO N. 36/ 1928B

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O 0/

L'artificio ottenut o riducendo soltanto lo spessore


murario esterno col procedere dei fianchi verso la fac ciata e mantenendo lo spazio interno invariato (fig. 44) .
Successivamente lo stesso espediente lo si trova nello
studio UA 1292 (fig. 47 e particolare della fig. 47 a), ma
questa volta lo si ottiene riducendo rispettivamente lo
spessore delle colonne di un palmo (IO, 9 e 8 sono misure
in palmi riportati sul foglio che confermano l'intenzione
di San gallo il Giovane) e riducendo anche gli intercolumni
di due palmi. Sono addiritt ura scritte sul foglio le misure
20, 18 e 16.

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37 - FIRENZE, UFFIZI, GABINETTO DISEGNI E STAMPE


BALDASSARE PERUZZI: DISEGNO PER SAN GIOVANNI
DEI FIORENTINI (UA 5IOr)

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RESTITUZIONE GRAFICA DEL DISEGNO UA

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FIRENZE, UFFIZI, GABINETTO DISEGNI E STAMPE


BALDASSARE PERUZZI: DISEGNO PER SAN GIOVANNI
DEI FIORENTINI (UA 5IOV)

40 - RESTITUZIONE GRAFICA IPOTETICA


DEL DISEGNO UA 5IOV

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41 - FIRENZE, UFFIZI, GABINETTO DISEGNI E STAMPE
BALDASSARRE PERUZZI : PIANTA PER LA CHIESA DI
SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI (UA 505r)

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42 - RESTITUZIONE GRAFICA DEL DISEGNO UA

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43 - FIRENZE, UFFI ZI, GABINETTO DISEGNI E STAMPE


ANTONIO DA SANGALLO IL GIOVANE: DISEGNO PER LA
CHIESA DI SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI (UA 862r)

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45 - FIRENZE, UFFIZI, GABINETTO DISEGNI E STAMPE


ANTONIO DA SAN GALLO IL GIOVANE: DISEGNO PER LA
CHIESA DI SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI (UA 863)

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44 - RESTITUZIONE GRAFICA DEL DISEGNO UA 862r

46 - RESTITUZIONE GRAFICA DEL DISEGNO UA 863

toperaio della fabbrica, fino all'anno 1522 quando saranno


interrotti i lavori. Lo stesso 8 gennaio si paga per un modello fatto, forse un plastico ligneo, e si accusa il Sansovino di appropriarsi di fondi della fabbrica. 66 ) Il 30
gennaio, anche Antonio da Sangallo il Giovane, viene
pagato per un altro modello 67), del quale Lotz considerandolo un modello ligneo, spiega che difficile stabilire
se questa registrazione e quella anteriore si riferiscano allo
stesso modello o a due distinti.68 ) Secondo noi si tratta
di due modelli diversi. Il primo del Tatti e il secondo,
che Vasari definisce come" un modello cos raro ", un
successivo modello di Antonio da Sangallo.

2.3. Inizio dei lavori per la fabbrica fiorentina. Il problema


delle fondazioni. Sansovino e l'inserimento di Sangallo
il Giovane
Il 22 ottobre si registra l'acquisizione d'un gruppo di
propriet intorno a San Pantaleone 62) e il 31 ottobre 1519
avviene la cerimonia della posa della prima pietra 63) e
subito dopo l'inizio dei lavori. 64 )
L'8 gennaio 1520 si stabilisce di scrivere un giornale
di cantiere per ricordare ogni cosa sui provveditori della
fabbrica. 65 ) Quindi i primi mandati per i lavori della chiesa
saranno registrati su questo volume (708) intitolato So t-

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FIRENZE, UFFIZI, GABINETTO DISEGNI E STAMPE - ANTONIO DA SAN GALLO IL GIOVANE:


DISEGNO PER LA CHIESA DI SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI (UA 1292)

Quello di Sansovino nel suo progetto originale e quello


di Sangallo sul problema di come impostare le fonda menta sul fiume per la cui soluzione stato sicuramente
chiamato alla fabbrica dagli inizi, essendo gi considerato
"tecnico e costruttore ingenioso ".69)
Comunque i veri lavori dovevano inziare il primo febbraio dato che un documento indica "ricordo che il
primo mandato per la fabbrica della chiesa fu fatto il I
febbraio I 520 diretto da Bernardo Bini e l'ultimo il 26
maggio 1522 ".70)
Il 6 febbraio compare un pagamento a dei cappellani e
ad un organista della chiesa. 7I ) Questo documento il
primo di una serie che ci testimonia sull'esistenza di una
chiesa operante. Secondo noi si riferisce a San Pantaleone. Questa chiesa non sar pi citata cos, ma cappella, chiesa od oratorio dei fiorentini fino a quando verr
disfatta per dar luogo alla nuova chiesa.
L'II ottobre 1520 vengono pagati nuovamente il Sansovino (5 ducati) e Sangallo (4 ducati).7 2) L'ultimo pagamento a Sansovino viene registrato il 7 gennaio 1521. 73 )
Doveva essere lo stesso anno nel quale Vasari parla d'una
caduta di Sansovino che lo costringe a partire per Firenze
per curarsi, lasciando Sangallo il Giovane "per fondare
il resto ".74) Per Lotz la caduta riportata da Vasari
dovuta a "imperizia tecnologica di Sansovino" e fa
riferimento al futuro crollo della Libreria a Venezia.
" C' motivo di ritenere che i committenti non fossero
soddisfatti del modo con cui il Sansovino affrontava i problemi strutturali: comunque sia al Sangallo rimase l'incarico della costruzione. "75)
" Sfortunato, Jacopo a Roma, n la chiesa dei Fiorentini n San Marcello al Corso saranno compiute sotto sua
supervisione, in entrambe le occasioni, Antonio il Giovane
riuscir a intromettersi nei cantieri e sostituirsi al Sansovino ".76)
La documentazione sui lavori eseguiti in questa prima
fase ci permette d'individuare gli impegnativi lavori sulle
fondamenta che richiesero tanto materiale da riporto. Di
questo periodo risulta anche l'attribuzione allo stesso
Sangallo d'un tratto di facciata per la menzione, in cinque passaggi diversi, di due zoccoli di travertino e due
gigli di marmo di Simone Mosca. 77 )
N questi pochi elementi sulla facciata n la menzione
di diverse carrettate di travertino (che sembrano piuttosto
riguardare le fondamenta) n l'opera di scalpellini, tratti
dallo stesso volume dell'AAF, sembrano sufficienti per
accreditare l'inizio della costruzione di una vera facciata .
Noi interpretiamo questi documenti ed il passaggio di
Vasari nella Vita di Simone Mosca,78) pi come un incarico al Mosca da parte di San gallo "per la faccia della
nostra chiesa".
Due gigli e zoccoli che dovevano forse essere collocati
sia provvisoriamente nel prospetto della chiesa gi esistente verso via Giulia, sia eventualmente al momento
della costruzione della facciata. Quindi non troviamo che
ci sia necessariamente un collegamento di questi elementi
di facciata del Mosca con la facciata che sar successivamente costruita su disegno di Sangallo il Giovane
fino ai piedistalli.
L'ultima notizia prima della morte di Leone X (avve nuta nel dicembre del 1521) del cinque novembre quando
viene nominato capomastro muratore Pierino del Capitano. 79)
Il passaggio vasariano: "spesono dodici (o 40?) mila
scudi in un fondamento in acqua, che fu da Antonio con
bellissimo modo e fortezza condotto: la quale via non
potendo essere trovata da Iacopo, si trov per Antonio; e

fu murata sopra 1'acqua parecchie braccia",80) pu far


interpretare il "murare" come portare avanti dentro il
fiume, anche se in parte, il perimetro murario della chiesa.
Ma poich la chiesa rialzata rispetto alla quota media
del fiume, si potrebbe interpretare il "murare" come
portare avanti la piattaforma di sostegno della chiesa e
non delle pareti.
Possiamo concludere questa prima fase della costruzione
della chiesa affermando che Antonio da Sangallo il Giovane
ha portato avanti solo la platea della chiesa, o almeno
la parte verso il fiume, che era la pi problematica.
Durante il periodo dei lavori, la chiesetta di San Pantaleone viene mantenuta e continua ad essere officiata.

2.4. Ipotesi di ordinamento dei progetti sangalleschi posteriori al concorso. La sovrapposizione dei temi centrale e
longitudinale
Secondo noi al tempo della costruzione delle fonda menta, che Sangallo sviluppa delle nuove idee a partire
dal suo progetto basilicale per il concorso, considerando
per la sopraggiunta disponibilit d'un area maggiore
grazie alle fondamenta gi iniziate sulla base del progetto
del Sansovino di ventidue canne.

2.4.1. Serie centrale


Su un disegno che presenta tre soluzioni diverse, l'VA
1292 (fig. 47 e vedi fig. 57 per lo studio comparativo fra
le tre soluzioni), Sangallo il Giovane sviluppa una nuova
serie: quella centrale, che noi pensiamo, sia posteriore
a quella longitudinale proposta per il concorso. Sarebbe
una "versione centrale" dell'organismo basilicale precedente dove abside e cappelle laterali (per senza nicchie)
si conformano all'interno d'un cerchio (fig. 48). Forse
un richiamo al Pantheon, come anche Peruzzi aveva proposto in precedenza.8I ) Il fatto dell'implicita conoscenza,
da parte di Sangallo, del progetto di Peruzzi per il concorso, sostiene l'ipotesi che questa serie (VA 1292, 199,
200) sia successiva al concorso,
Dell'organismo centrale sviluppato dallo studio VA
1292 abbiamo due altri disegni (differenziati dal primo
solo per l'assenza del porticato interno) e cio l'VA 199
(figg. 49 e 50) e l'VA 200 (figg. 51 e 52).
L'VA 199, di particolare importanza perch presenta
un' organismo centrale inscritto in un ottagono. Il disegno dell'ottagono che presenta non stato mai preso in
considerazione negli studi sulla chiesa, forse perch coincide con il taglio del foglio. Secondo noi potrebbe corrispondere al progetto di Sansovino.
Questo ottagono non regolare sembra coincidere esattamente con i 220 palmi che doveva avere il progetto
vincitore e che si stava portando avanti all' epoca (fig. 53),
quindi supponiamo che il San gallo lo prese in considerazione per poi arrivare all'VA 200 che potrebbe essere
quello definitivo della serie (fig. 51).
Sar lo stesso disegno che Antonio Labacco, nel suo
libro edito nel 1552 (foll. 22, 27 e 28) pubblicher "sfacciatamente di sua invenzione" 82) assieme al prospetto
centrale corrispondente.83 ) A questi disegni si riferisce
senz'altro la descrizione vasariana nella Vita di Sangallo
il Giovane: "Antonio ne fece un modello cos raro,
che se l'opera si conduceva a fine sarebbe stata stupendissima. "84)
Dello stesso periodo dovrebbe essere il disegno VA
528r (figg. 54 e 55).85) Si tratta d'un disegno che rappresenta un ottagono con una lieve incisione nel lato supe-

89

a Giovanni Antonio Dosio ma che in passato era stato


collegato ad uno dei progetti di Michelangelo.
Il Giovannoni 87) invece lo considera di mano di uno
dei collaboratori di Sangallo, come derivato dagli organismi centrali VA 190, 200 e 1292, salvo che pel particolare del portico frontale 88) simile al disegno conservato a
Monaco attribuito a Raffaello per la chiesa.
Per ultimi, di questa serie a piante centrali, possiamo
anche riportare i disegni VA 1269 attribuito da Ferri e
Nava a San Giovanni dei Fiorentini 8g) e l'VA 7889 di
Antonio il Vecchio. go)
Per lo studio comparativo fra i disegni di schema basilicale contratto VA 862, VA 863, VA 736, VA 1292
vedere la fig. 56 e per lo studio comparativo dei disegni
derivati dall'VA 1292 e VA 526 vedere la fig 57.

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Serie ancora longitudinale di Sangallo il Giovane

2-4.2.

Come possibile vedere nell'VA 1292 il Sangallo,


pur lavorando sulla pianta centrale, non abbandona
l'idea dell'organismo basilicale contratto a cinque cappelle gi presentato al concorso anche se lo sviluppa ora
su un'area di duecentodieci palmi (fig. 58). Poi lo ripete
in un'interessante soluzione a tre cappelle per lato; anch'essa da noi restituita ipoteticamente (fig 59).
L'incremento della lunghezza comporter anche un
aumento della larghezza in una proporzione di 1:4 (in
funzione della vasta disponibilit di spazio nella direzione
parallela alla strada), cio dai 220 palmi del primo progetto, si passer prima a 260 e poi a 300 palmi nello studio
a tre cappelle laterali; di conseguenza si fa sempre pi
accentuato l'effetto di schiacciamento planimetrico.

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47 a -

PARTICOLARE DELLA RESTITUZIONE DEL DISEGNO UA 1292


CON LE INDICAZIONI METRICHE DI SANGALLO IL GIOVANE

riore destro, che dovrebbe corrispondere alle tracce del


fiume che si trovano in molti altri disegni relativi alla
chiesa.86) Agli Vffizi sostengono che sia di mano del
Peruzzi. Noi confermiamo che si tratta d'un disegno per
San Giovanni dei Fiorentini, databile intorno all'anno
1521, forse di Antonio da Sangallo. La grande importanza
di questo disegno sussiste nel fatto di richiamarsi ancora al
progetto del Sansovino e quindi di testimoniare la parte
delle fondamenta gi realizzate sul fiume con l'intenzione
di portare avanti un'organismo a schema centrale, sul quale
si svilupperanno tutti i disegni successivi al concorso.
Sempre della serie a piante centrali c' anche il disegno
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FIRENZE, UFFIZI, GABINETTO DISEGNI E STAMPE


ANTONIO DA SAN GALLO IL GIOVANE : DISEGNO PER LA
CHIESA DI SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI (UA 199)

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ANTONIO DA SANGALLO IL GIOVANE : DISEGNO PER LA
CHIESA DI SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI (UA 2 00)

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3.1. Lenta ripresa della fabbrica


Nel 1522 inizia il pontificato di Adriano IV. La fabbrica
viene abbandonata, come indica Vasari nella Vita di Sansovino,9 1 ) fino alla elezione nel 1523 del successivo Papa,
Clemente VII Medici. In quell'anno viene registrata nel
libro del Sottoperaio della fabbrica l'intenzione d'una
ripresa dei lavori fino al 1524.
" Per seguitare il medesimo ordine e disegno, fu ordinato che il Sansovino ritornasse, e seguitasse quella fabrica nel medesimo modo che l'aveva ordinata prima ".92)
Le fondamenta portate avanti fin'ora con la partecipazione di Antonio da San gallo il Giovane, mantengono
ancora il loro schema planimetrico centrale sul quale
San gallo aveva progettato la serie dei disegni gi visti.
Ma secondo quanto ricorda Vasari, Clemente VII
vuole che si continui il progetto del Tatti. Comunque la
ripresa dei lavori non si verificher, forse per la mancanza
di fondi, in questo periodo di grande instabilit politica.
Nel 1526, Clemente VII autorizzer la cessione alla
Confraternita dei Fiorentini della chiesa dei Santi Tomma so ed Orso detta di Sant'Orsola (il trasferimento non
sar ufficiale fino 1534). Per con il Sacco di Roma,
avvenuto nel maggio del 15271 si fermer sia la fabbrica
di San Giovanni che tutte le altre fabbriche ecclesiastiche
fatta eccezione per San Pietro.
Secondo il Vasari, con il Sacco, Sansovino parte per
Venezia. 93) Con la sua partenza verr anche abbandonato il
suo progetto.
La cessione ufficiale della chiesa dei Santi Tommaso ed
Orso (che era stata soppressa) alla Confraternita della
Piet avviene il 21 maggio 1534.94 ) Il trasferimento della
Confraternita della Piet solo un tentativo di risolvere
le differenze di vedute, fra i due gruppi d'interessi (la
Confraternita e il Consolato Fiorentino), per la chiesa
nazionale che si doveva costruire. Cos la parrocchia dei
fiorentini rimarr sul posto dove doveva sorgere la chiesa,
e l'oratorio della Confraternita si sposter nella vicina
chiesa di Sant'Orsola. Forse ancora la vecchia San
Pantaleone la chiesa operante descrtta in una visita pastorale inedita del 1534.95 )
Sar con l'elezione di papa Paolo III Farnese (1534)
che Sangallo il Giovane riprender sicuramente i lavori
della chiesa anche se non ci sono conferme documentarie
perch manca il volume 404 dell' AAF che tratta appunto
questo periodo.
Sangallo abbandoner definitivamente l'impianto a
schema centrale per quello longitudinale, in aderenza alle
idee dominanti in quel momento per il San Pietro Vaticano. Successivamente, con Michelangelo, si torner al
tipo centrale per concludersi di nuovo con lo schema longitudinale come in analogia avviene per la Fabbrica Vaticana.

53 -

COMPARAZIONE FRA GLI OTTAGONI DEL DISEGNO UA 199


E LA RESTITUZIONE DEL DISEGNO UA 528r

54 -

FIRENZE, UFFIZI, GABINETTO DISEGNI E STAMPE - ANTONIO


DA SAN GALLO (?): DISEGNO UA 528r

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RESTITUZIONE GRAFICA IPOTETICA DEL DISEGNO UA

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56 - COMPARAZIONE DEI DISEGNI A SCHEMA BASILICALE


" CONTRATTO" DI ANTONIO DA SANGALLO IL GIOVANE
(UA 736, 862, 863, 1292 a- b)

57 - STUDIO COMPARATIVO FRA LE TRE SOLUZIONI


PRESENTI SUL DISEGNO UA 1292
E L'AREA DEL PROGETTO DEL SANSOVINO

Nello stesso anno, il 1534, Sangallo lavorando a Castro


per i Farnese elabora il disegno UA 736 per la chiesa di
San Francesco dove riprende la stessa idea dei disegni
considerati da noi per il concorso della chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, coerente in ci alla sua fama di
uomo pi pragmatico che creativo.
sempre nell'anno 1534 che Paolo III fa aprire la via
Paola, gi Paolina, che da Castel San!' Angelo porta alla
chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, creando cos un
nuovo asse alla chiesa. 96 )

3.1.1. Il trionfo dello schema longitudinale e il problema


del superamento del limite stradale

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Per questo periodo, che segna la ripresa dei lavori per


la fabbrica di San Giovanni dei Fiorentini guidati da
Antonio da Sangallo il Giovane, noi proponiamo l'esistenza di un'ultima serie di disegni, tutti a schema longitudinale, che diventer la serie definitiva per la chiesa . .
Nello studio UA 1055 di Sangallo senza indicazioni metriche (fig. 60) si leggono due soluzioni che partono dalla

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RESTITUZIONE GRAFICA IPOTETICA DEL DISEGNO UA 1055

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idea iniziale per il concorso. Le restituzioni sono state


fatte in base alla misura tipo delle cappelle di altri progetti di Sangallo per la chiesa, per l'assenza di riferimenti
metrici sul disegno. La prima soluzione lo stesso schema
basilicale del disegno UA 863 con doppie paraste e colonne semincassate sui pilastri della navata centrale (fig
61). La seconda soluzione la stessa della precedente con
l'allungamento del corpo absidale (fig. 6 2 ) e quindi il
tipo " contratto" viene abbandonato. Da questi dovrebbe
partire la nuova serie longitudinale, pi proporzionata
rispetto alle precedenti soluzioni, di Antonio da Sangallo
la quale comprende i seguenti disegni :
- UA 861 : con due cappelle per ogni lato dell'abside
pi cupola e 2 2 0 palmi di lunghezza (figg. 63 e 64) .

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60 - FIRENZE, UFFIZI, GABINETTO DISEGNI E STAMPE - ANTONIO


DA SANGALLO IL GIOVANE : DISEGNO PER LA CHIESA DI
SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI (UA 1055)

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RESTITUZIONE GRAFICA IPOTETICA DEL DISEGNO UA 1055

senta chiaramente tracce del fiume e la scritta sul fiu me


che abbiamo gi notato in precedenza.
3. - Che i progetti siano stati realizzati pensando a
"l'estenzione della chiesa verso il fiume" g!j) ci risulta
poco probabile perch sull'UA 860 viene tracciato il
fiume nello stesso posto dove veniva tracciato negli altri
disegni che non entravano nel fiume e anche perch
inaccettabile pensare che un progetti sta come Sangallo gi
affermato per le sue capacit tecniche, abbia commesso un
cos evidente errore nel dimensionamento della fabbrica
che sopravanzava di cento palmi il sito a disposizione.
4. - Che i progetti siano stati pensati con l'intento di
superare la strada, sconvolgendo i progetti di Giulio II
per la via Giulia. Anche questa ipotesi ci sembra poco
probabile sopra tutto per le conseguenze topografiche che
tale soluzione avrebbe comportato e cio la chiusura dell'asse di via Giulia, gi a quell'epoca strada ormai affermata come una delle pi prestigiose della citt.
5. - Che i progetti siano stati realizzati con l'inten zione di superare la strada, perch era prevista la modifica
della zona orientale di via Giulia attestata non pi verso
il Ponte Trionfale ma verso Castel San!' Angelo, in relazione alla recente realizzazione Paolina del noto tridente
stradale.

63 - FIRENZE, UFFIZI, GABINETTO DISEGNI E STAMPE


ANTONIO DA SANGALLO IL GIOVANE: DISEGNO PER LA
CHIESA DI SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI (UA 86u)

- UA 864 (parte sinistra): con due cappelle per ogni


lato dell'abside, tre cappelle per lato con cupola ed atrio
e 300 palmi di lunghezza (figg. 65 e 66).
- UA 864 (parte destra): con deambulatorio e corona di
cappelle per un totale di diciotto cappelle ed una lunghezza di 340 palmi (fig. 67).97)
- UA 860: con due cappelle per ogni lato dell'abside,
sette cappelle per lato per la prima volta senza nicchie
e 300 palmi di lunghezza (figg. 68 e 69).
Questa serie che dovrebbe essere precedente alla costruzione definitiva della chiesa presenta una caratteristica comune: il superamento, lungo l'asse longitudinale,
dello spazio disponibile fra fiume e strada.
Dalla constatazione che i disegni sviluppano una lunghezza, riportata in scala, maggiore dell'area disponibilecio dal fatto di avere pi di 220 palmi - scaturiscono
cinque ipotesi:
1. - Che Sangallo il Giovane ignorasse in questi disegni l'esatta geometria della zona a disposizione. Tale
ipotesi ci sembra poco probabile, infatti egli stato molto
preciso in tutti i suoi disegni anteriori e annota addirittura
sul disegno UA 860 le distanze fino al fiume.

2. - Che i disegni non siano per il San Giovanni dei


Fiorentini. Oltre al fatto di essere gi largamente accettati dalla ricerca storiografica sulla chiesa come disegni
per la chiesa di San Giovanni, il disegno UA 860 pre-

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64 - RESTITUZIONE GRAFICA IPOTETICA DEL DISEGNO UA 86Ir

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Con tale soluzione sarebbe rimasta a disposizione una


pi estesa zona davanti alla chiesa che avrebbe consentito
di allungare la nuova chiesa. gg) L'esistenza di una pianta
d'un autore ignoto dello stesso periodo (pianta dell' Archivio Sacchetti) con la scritta "tirati pi avanti inanzi
rispetto di strada Giulia", pu confermare l'intenzione
di superare la quinta stradale (figg. 70 e 71).
Quindi questo gruppo di disegni va orientato dal punto
di partenza delle fondamenta sul fiume (anche le tracce
del fiume sui disegni confermano questo fatto), cosa che
porta la chiesa a superare la quinta stradale in concomitanza di una nuova disponibilit di spazio per sistemare
la zona.
Con questa serie Sangallo riesce ad aumentare da dieci
a quattordici il numero di cappelle previste nel suo primo
disegno basilicale per la chiesa confermando uno schema
planimetrico longitudinale con cupola e transetto: un
impianto di grande funzionalit, compositivamente tradotto nello stile austero caratteristico di Antonio da Sangallo il Giovane.

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66 - RESTITUZIONE GRAFICA DELLA PARTE SINISTRA
DEL DISEGNO UA 864

3.1.2. Considerazioni sul "disegno Sacchetti"

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65 - FIRENZE, UFFIZI, GABINETTO DISEGNI E STAMPE


ANTONIO DA SANGALLO IL GIOVANE: DISEGNO PER LA
CHIESA DI SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI (UA 864)

96

Scoperto da Siebenhiiner nel 1956, il disegno anonimo


e non datato conservato nell'archivio del marchese Sacchetti a Roma ed stato analizzato da Zander (fig. 70).100)
Dopo la comparazione degli elementi metrici fra tutti
i disegni della chiesa, come suggeriva lo stesso saggio di
Zander, siamo arrivati alle seguenti considerazioni:
I. - La pianta, come indica la sua didascalia di
duecentoquaranta palmi. Quindi, ha uno sviluppo di
venti palmi (m 4A7) sulla strada come spiega la scritta:
"sono tirati pi inanzi rispetto di strada Giulia".
2. - Le scritte "circhonferentja de fondamenti fatti"
e "acomodato chome apare sopra la circonferentia de
fondamenti gia fatti molti ani sono enanti" ci confermano che c'era gi lo spiccato delle fondamenta a schema
centrale, molto probabilmente le fondamenta sansoviniane portate avanti da Sangallo, e adattate ad una
tipologia dove viene "tentata l'unione di un sistema a
pianta centrale con un sistema longitudinale ".10 1 ) Quindi
forse viene ridotta la larghezza delle fondamenta centrali,
come far o ha gi fatto Sangallo nel cambiare la tipologia
da centrale a longitudinale nel 1534. Anche questo disegno secondo Zander, d'ispirazione sangallesca e vicino
all'UA 864 (fig. 65) corrisponderebbe cronologicamente
alla serie di disegni progettati da Sangallo sulla strada.

3. - La scritta: "qui un oratorio del quale se ne


potria fare sacristia " si potrebbe riferire all'intenzione di
sfruttare in qualche modo la chiesa preesistente di San
Pantaleone.
4. - Le didascalie sembrano ignorare qualche possibilit di muri realizzati precedentemente.

Le ricerche di Sangallo il Giovane, sembrano concludersi intorno al disegno a sviluppo longitudinale UA 175
(figg. 72 e 73). Sangallo ritorna alla soluzione di duecentoventi palmi abbandonando l'idea di sorpassare la strada.
Questo schema, vicino alla pianta dell'UA 860, riduce la
zona absidale a transetto e cupola ed elimina la parasta
semicircolare sui pilastri della navata centrale che sin
dall'inizio Sangallo aveva adoperato.
Questo disegno di mano di Battista da Sangallo detto il
Gobbo, stato largamente considerato quello definitivo
per la chiesa in quanto corrisponde stilisticamente (metricamente molto sottile la differenza) alla facciata dell'VA 176 (figg. 74 e 75) di mano di Bastiano da Sangallo
detto Aristotele e a quello del disegno conservato a Monaco. Questo disegno quello che si pensa sia stato portato
avanti fino ai piedistalli come fa vedere la nota veduta di
Gaspar van Wittel 102) e la descrizione del Bruzio. '03 )
Possiamo dedurre che, in questo periodo, Sangallo
abbia finito le fondamenta della chiesa con l'intenzione di
realizzare uno schema longitudinale, come quello di San
Pietro, ed abbia anche iniziato la facciata che fu successivamente interrotta.
Passare ad un impianto longitudinale, dopo che si
iniziato a costruire delle fondamenta pensate per un grande
corpo centrale, comporta anche un cambio nel modo di
fondare perch non sono pi concentrati i pesi della
grande cupola che doveva avere prima il progetto di Sansovino e poi quello del Sangallo. Poich gi stata fondata una parte della piattaforma, la parte che bisogna
finire di fondare, deve essere assai meno portante di
quella originale e comprenderebbe in qualche modo la
chiesetta di San Pantaleone.
L'VA 175 raffrontato alla chiesa attuale coincide solo
nelle misure complessive. La distribuzione interna delle
navate, della cupola e del transetto completamente
sfalsata. Comunque l'VA 175 senza dubbio l'ultimo
disegno noto di Sangallo per la chiesa confermato dalla
sua vicinanza alla chiesa attuale. La pianta dell'VA 175
non presenta delle corrispondenze geometriche con lo
schema della chiesa di San Pantaleone. Forse Sangallo
il Giovane non aveva intenzione di sfruttare la vecchia
chiesa e al contrario, le maestranze che porteranno
avanti la chiesa successivamente, per motivi pratici ed
economici, seguiranno il progetto di Sangallo sfruttando
per le mura preesistenti.
Il fatto che invece Sangallo porti avanti, in anticipo
rispetto al resto della fabbrica, la realizzazione della facciata pu trovare spiegazione se consideriamo la facciata
il caposaldo della chiesa della Nazione Fiorentina. '04)
Della prima facciata sangallesca esiste una pianta settecentesca non molto attendibile con solo il perimetro
esterno prima del completamento. '05 ) Anche un dipinto
del Passignano che si trova nella chiesa (datato 1592) la
raffigura ma riteniamo che la facciata del dipinto sia opera
della fantasia dell'artista per il carattere accentuatamente
classicheggiante che presenta.

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3.1.3. Il progetto cosidetto "definitivo" di Antonio da


Sangallo il Giovane e la facciata iniziata

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67 - RESTITUZIONE GRAFICA IPOTETICA DELLA PARTE DESTRA


DEL DISEGNO UA

864

Attualmente, dietro l'angolo destro della facciata, sono


visibili dei resti di quella che Tafuri ha ipotizzato essere
parte della facciata sangallesca. Erano stati coperti nel
1607, anno delle rettifiche per portare a filo della strada
il fabbricato contiguo la chiesa; nel 1930 con la demolizione del fabbricato e l'arretramento del nuovo edificio
progettato da Bruno Maria Apolloni, viene lasciata libera
una campata laterale della chiesa, rimanendo esposti
questi particolari della facciata che sembrano corrispondere alla parte della facciata portata avanti da San gallo e
raffigurata nel quadro del van Wittel.
Un disegno inedito di Bruno Maria Apolloni prima dei
lavori di demolizione, mostra il fianco della chiesa senza
l'ordine iniziato (fig. 76).
La parte di fronte della facciata cinquecentesca stata
demolita con i lavori per la nuova facciata di Alessandro
Galilei nel 1734. '06)
Con la morte di Antonio da Sangallo il Giovane, il 14
aprile 1546, il cantiere della fabbrica resta chiuso fino al
14 aprile dell'anno successivo, quando il console fiorentino Bastiano da Montauto decide di ricercare i fondi per
finire la chiesa.I07)

97

un disegno. Pregano il duca a mandar loro una sua lettera per il Buonarroti, in raccomandazione di quella
impresa "."2) Il primo novembre, Michelangiolo risponde
al duca, che per servirlo, ha fatto pi "segni" della
chiesa dei Fiorentini, e che la nazione ne ha scelto uno
che a lui stesso pare il pi onorevole; e che per quanto
egli potr, si adoperar in quella impresa. Il 3 )
Il IO novembre: "La nazione fiorentina scrive ringraziamenti al duca Cosimo della lettera indirizzata a Michelangiolo; il quale ha gi posto mano a fare eseguire pi
nettamente il suo disegno per la chiesa di S. Giovanni de'
Fiorentini. "II4)
Il 2 dicembre: " La nazione fiorentina in Roma manda
al duca Cosimo il disegno fatto per la loro chiesa da Michelangiolo, messo a pulito, perch ne dica la sua opinione. "Il5)
Il 22 dicembre: "Il duca Cosimo scrive al Buonarroti
di aver veduto il suo disegno per la chiesa di San Giovanni de' Fiorentini; che lo approva, lo loda e lo ringrazia,
nel mentre che gli raccomanda che voglia assistere ed
ajutare quell'opera. "Il6)
Il 5 marzo dell'anno seguente Michelangiolo scrive al
duca Cosimo che i deputati sopra la fabbrica della chiesa
di San Giovanni dei Fiorentini si sono risoluti di mandare a Tiberio Calcagni, perch con i disegni ch' egli
porta, il duca conoscer meglio che colla pianta che occorrerebbe di fare; e soggiunge ch' egli attender a detta
fabbrica nel modo che sapr migliore. II? )

+
68 - FIRENZE, UFFIZI, GABINETTO DISEGNI E STAMPE
ANTONIO DA SANGALLO IL GIOVANE: DISEGNO PER LA
CHIESA DI SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI (UA 860)
(

Il 1550 segna l'inizio del pontificato di Giulio III. La


chiesa deve essere operante perch vi vengono trasportate
le reliquie dei Santi martiri Proto e Giacinto. ID8)
Dal 1556 al 1567 si trovano una serie di documenti che
confermano di nuovo l'esistenza della chiesa operante (San
Pantaleone?). Questi vanno dall'attivazione dell'organo
della chiesa, a pagamenti per musica a "cantori et sonatori ".IOg) Anche la serie di piante prospettiche (Pinardi,
Peruzzi, Brill e Tempesta) con la nuova chiesa in costruzione fanno vedere quello che noi interpretiamo come il
profilo della cappella di San Pantaleone rimasta all'interno
del cantiere della nuova chiesa.

98

(')

3.2. I disegni di Michelangelo ed i nuovi tentativi di


ripresa della fabbrica
Viene eletto nel 1559 un papa Medici: Pio IV. Miche langelo Buonarroti ha 84 anni quando i consoli fiorentini
a Roma decidono "che si dessi ordine sopra i fondamenti
vecchi a qualche cosa di nuovo "."O) Viene chiesto a
Michelangelo di riprendere da capo la progettazione della
chiesa dei Fiorentini. Le lettere relative a questo incarico
sono state riproposte in questa ricerca per la loro chiarezza: III)
Il IS1 ottobre: " Il Console e i Consiglieri della nazione
fiorentma a Roma, avendo deliberato di tirare avanti la
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RESTITUZIONE GRAFICA DEL DISEGNO UA

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70 - ROMA, ARCHIVIO CASA SACCHETTI - ANONIMO:


DISEGNO PER LA CHIESA DI SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI

71 - RESTITUZIONE GRAFICA
DEL DISEGNO DI CASA SACCHETTI

3.2.I.Michelangelo e la progettazione per la chiesa di


una serie di disegni a pianta centrale sull' area delle fon damenta gid portate avanti

l'alveo del fiume, ci ha permesso di trovare il perfetto orientamento della serie dei disegni proposta dal Buonarroti.
Il Vasari ci riferisce sull'esistenza di un modello prima
di terra e poi di legno della chiesa il quale si conservava
nel consolato. '2o ) Il modello ligneo di Michelangelo
quello rappresentato nel disegno di Jacques Le Mercier
del 1607 (fig. 85) 121) dove lo si vede appoggiato su cavalletti. Dal consolato sar stato spostato perch una guida
di Roma riferisce che "si conserva nel vicino oratorio
per esser cosa degna di esser veduta". 122) L'oratorio,
doveva essere quello di Sant'Orsola della Piet, dove al
tempo del trasferimento della Confraternita, vengono
messe diverse altre cose d'interesse artistico relazionate
alla chiesa come i gigli del Mosca, che rimarranno nel
muro del chiostro dell'oratorio fino alla sua demolizione;
il San Giovannino di marmo e alcuni dipinti che forse si
trovavano prima nell'altare maggiore di San Pantaleone.
L'ultima notizia sul modello viene riportata dal Titi
il quale dice che il modello si conserv nel vicino loro
oratorio, fino al 1720. ' 23)
Nel 1560 vengono stipulate delle convenzioni con il
mastro muratore Matteo da Castello e due anni dopo,
il 28 giugno, delle stime dei lavori per la fabbrica della
chiesa dalle quali risulta anche che il Calcagni stato
estromesso dai lavori. '24) Secondo il Vasari "mancati a
quella fabbrica gli assegnamenti rimasta cos" dopo la
spesa di 5000 scudi. '25)
Nel 1564 muore Michelangelo ed il suo grandioso progetto sar abbandonato per sempre. ' 26 )

Michelangelo aveva detto ai consoli che "se conducevano a fine quel disegno, che n Romani n Greci mai ne'
tempi loro feciono una cosa tale", e Vasari le ricorda come
parole che "n prima n poi usciron mai di bocca a
Michelagnolo, perch era modestissimo. "Il8)
Michelangelo avrebbe dovuto utilizzare per i suoi progetti la zona di fondazioni previste dal Tatti pari a ventidue canne. La scelta della centralit in perfetta sintonia
con le sue idee per il San Pietro Vaticano, che come a San
Giovanni dei Fiorentini saranno abbandonate definitivamente per lo schema longitudinale."9)
Sono noti quattro dei cinque progetti e alcuni schizzi
su questi disegni. Sono i disegni 120r (figg. 77 e 78),
120V, 121r (figg. 79 e 80), 123, 124 (figg. 81 e 82) e 36A
della Casa Buonarroti (d'ora in poi CB) a Firenze.
La versione definitiva, l'UA 3185 di mano di Calcagni
(figg. 83 e 84) l'unico disegno che presenta indicazioni
metriche. Le diverse restituzioni ed interpretazioni che
ha avuto questa versione definitiva derivata dal CB 124 di
Michelangelo, probabilmente sono state elaborate a partire dal plastico ligneo e presentano indicazioni diverse
circa le misure. Nelle nostre restituzioni sono stati considerati come aventi uno sviluppo totale di 220 palmi.
Il tracciato d'una riga in alto a destra nel disegno CB
120r, segnalato da una scritta sullo stesso disegno come

99

4. - LA COSTRUZIONE DEFINITIVA DI SAN GIOVANNI DEI


FIORENTINI 1564-1614

4.1. La rettora della Congregazione di San Filippo Neri


nell' ancora funzionale vecchia chiesa dei fiorentini. Lenta
opera di muratura e lavori di manutenzione alla chiesa di
San Pantaleone.

72 - FIRENZE, UFFIZI, GABINETTO DISEGNI E STAMPE


BATTISTA DA SANGALLO:
DISEGNO PER LA CHIESA DI SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI
(PROGETTO CONSIDERATO DEFINITIVO) (UA 175)

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4.2. Ripresa dei lavori da parte di Giacomo Della Porta.


Nuove assegnazioni e richieste di fondi

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73 - RESTITUZIONE GRAFICA DEL DISEGNO UA 175

L'anno 1564 " i rappresentanti della" Nazione Fiorentina" si recarono da padre messer Filippo Neri, in
S. Girolamo della Carit, a pregarlo di voler assumere la
cura e l'amministrazione della loro chiesa e di porvi un
certo numero dei suoi discepoli come preti, pei quali essi
offrono una abitazione e un assegnamento mensile".
N eri assunse la rettora senza trasferirsi inviandovi invece
alcuni seguaci spirituali come il Baronio. I~7)
Questo gruppo di preti gestir per dodici anni la parrocchia dei Fiorentini. Sono state adibite a loro abitazioni, le stanze contigue alla chiesa, note come "case dei
preti ", la cui planimetria stata ricostruita da noi e riportata per la prima volta accanto alla chiesa e agli ambienti dell' ospedale. I~8)
Con i lavori di pittura "delle colonne a chiaro-scuro
e di tutta la tribuna per l'azzurro e stelle e tutto quello
che si vede" nell'aprile dell'anno 1567 I~9) inizia una
nuova serie di documenti sui lavori di manutenzione alla
vecchia chiesa ora gestita dalla Congregazione di San Filippo Neri.
Negli stessi anni, insieme ai lavori di manutenzione, ci
sono quelli della nuova fabbrica, facilmente distinguibili
dai primi perch riguardano opere in muratura. Dal
1567 fino all'incarico di Giacomo Della Porta, quindici
anni dopo, si compiranno i primi veri lavori di mura tura
per la chiesa, consistenti nella costruzione delle pareti
delle cappelle laterali che andranno ad addossarsi alle
vecchie mura di San Pantaleone. I30)
La congregazione di San Filippo Neri abbandona la
chiesa di San Giovanni dei Fiorentini nel 1576 e si trasferisce a Santa Maria in Vallicella dopo aver deciso di avere
una sede propria. I3I ) possibile che fra i motivi del trasferimento della congregazione ci sia la precaria situazione della fabbrica della chiesa.
L'ultima notizia su questo periodo sar l'imposizione
di una tassa a diversi cittadini di nazionalit fiorentina
per fabbricare la loro chiesa.I3~)

In una supplica al Granduca di Toscana del 4 marzo


1582, si propone che i denari del Consolato vengano impiegati per i lavori alla chiesa. I33 ) L'anno seguente, 1'8
gennaio, in una lettera si chiedono nuovi fondi al Granduca
di Toscana.I 34) Subito dopo, il 21 marzo, si registra una
nuova richiesta di fondi a varie persone 135) e compare
il nome di Giacomo Della Porta come nuovo architetto
della fabbrica. I36 ) Il 28 marzo, Giacomo Della Porta ed
i membri della Confraternita, prendono accordi sul disegno e sui lavori da farsi e cominciano le misure e le stime. I37 ) La prima misura, solo per lavori di scalpellino,
datata al 2 settembre 1582.138)
Finora l'assenza di documenti sullo smantellamento
della vecchia chiesa ci permette di dedurre solo una data
approssimativa: intorno ai primi anni del 1580. Il campanile doveva essere gi finito nel 1583 perch un documento
di quell'anno riporta la compera di tre campane provenienti dall'Inghilterra. 139)

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Nello stesso anno avviene anche la prima concessione


di una cappella gentilizia, assegnata alla famiglia Scarlati,r40 )
facendo presupporre un'ormai avanzato stato dei lavori
riguardanti anche la costruzione delle navate laterali. Le
concessioni alle famiglie fiorentine delle cappelle e dei
rispettivi altari comprendevano l'obbligo di "ornarli
decorosamente" entro un breve periodo, generalmente
di tre anni, e di provvedere allo stesso tempo a una donazione per la chiesa.
Ancora nel 1584 non sono state fatte le coperture poich
in una nota del 26 marzo si registra una discussione sul se
e come voltare la chiesa. 141 )
La questione sul tipo di coperture contemporanea alla
discussione sorta per la chiesa del Ges dove lo stesso
Della Porta nel medesimo anno porta a_compimento la
cupola. 142)
L'8 maggio compare di nuovo una misura dei lavori di
scalpellino 143) e il 21 agosto, un nuovo decreto "per pigliare a censo scudi 8000 per la fabbrica assicurandoli sui
beni della Ven. Compagnia della Piet ".144)
Il 22 agosto una serie di decreti fanno capire l'urgenza
con la quale si devono portare avanti i lavori 145) e segue
la registrazione di una "nota di misure dei capi mastri
da scalpello sottoscritta da p.m. Marchiorre Cremoni,
Francesco di PiI ossi, Bartolomeo Bassi e Pietro Gucci "/46)
La fabbrica della chiesa deve essere giunta quasi alla
fine, ad eccezione del transetto, dell'abside e della facciata .
Sar quando "nonostante la contrariet di S. Filippo,
nel 1584 la congregazione dell'Oratorio riassunse la rettoria e gestione del convitto ecclesiastico fiorentino ." 147)

75 - DISEGNO PER LA FACCIATA


DI SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI
GUNTER, Das Trivium vor Ponte S. Angelo, Ein Beitrag

(da H.
zur, urbanistik der Renaissance in Rom, in Romisches Jahrbuch
fur Kunstgeschichte, I984, 2I, p. 229).

74 - FIRENZE, UFFIZI, GABINETTO DISEGNI E STAMPE


ARISTOTELE DA SANGALLO: DISEGNO PER LA FACCIATA
DI SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI (UA 176)

Datata 14 febbraio 1585, troviamo una" triplice copia


dei gravami dei capo mastri di scalpello contro la misura
fatta da Giacomo Della Porta e relativa risposta." 148)
Una lunga seconda misura dei lavori di scalpellino 149)
deve corrispondere agli anni successivi (1588 circa). Non
si fa pi menzione del Della Porta, e nel 1588 gli oratori ani
di San Filippo Neri lasciano "questa volta per sempre
S. Giovanni." ISO) Gli ambienti che avevano ospitato per
alcuni anni i Filippini saranno demoliti nel 1930 insieme
all' ospedale.
Nel 1590 ci saranno delle nuove concessioni di cappelle:
la cappella di San!' Antonio Abate e di San Lorenzo alla
famiglia Benozzi; 151) la cappella della Assunzione della
Vergine (poi Santa Maddalena dei Pazzi) ai Cavalcanti; 152)
la cappella di San Sebastiano ai Montauti; e la cappella di
San Girolamo ai Mancini. 153)
Il disegno inedito di Paul Brill (fig. 2), datato al 1590,
mostra in modo molto preciso l'avanzato stato di costruzione della fabbrica alla quale manca solo il transetto e la
cupola. La stessa situazione si pu osservare nel noto particolare della pianta del Tempesta del 1593 (fig. 4).154)
101

77

76 -

ISTITUTO DI STUDI ROMANI - BRUNO MARIA APOLLONI:


DISEGNO DELLA CAMPATA LATERALE DELLA CHIESA DI SAN
GIOVANNI DEI FIORENTINI

Il disegno della nuova sistemazione mai realizzata con lo


stemma di Paolo II I e la lapide commemorativa l'apertura della via Paola. Nel disegno non compare il fianco
della Chiesa con l'ordine iniziato, ritrovato dopo le
demolizioni del 1930.
(foto Archivio, n. 4754)
77 -

FIRENZE, CASA BUONARROTI - MICHELANGELO BUONARROTI: DISEGNO PER LA CHIESA DI SAN GIOVANNI DEI
FIORENTINI (CB 120r)

78 - RESTITUZIONE GRAFICA IPOTETICA DEL DISEGNO (CB 120r)

L'intervento di Giacomo Della Porta per la storiografia critica attuale

4.2.I.

La critica storica ha considerato a lungo il progetto di


Giacomo Della Porta come "una fedele riproduzione del
progetto longitudinale del Sangallo". "Come ha dimostrato il Siebenhiiner, il Della Porta non fa che mettere in
esecuzione il pi anonimo dei progetti sangalleschi delineato nel foglio UA 175 degli Uffizi " (fig. 72): questo sia
per motivi economici, sia perch per lungo tempo la sua
architettura fu considerata spersonalizzata. '55 ) Soltanto
in questi ultimi anni il Della Porta comincia a essere
considerato non solo come architetto molto produttivo ma
anche come progettista di grandi capacit, in sintonia con
le esigenze rappresentative e liturgiche del "sintetismo"
della Controriforma.'56)
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4.2.2. Aspetti sintetici dell' organismo longitudinale dellaportiano e rapporti con le preesistenti ideazioni sangallesche

L'unica pianta e sezione di Giacomo Della Porta si


trovano in un foglio alla Biblioteca Nazionale di Madrid
contenuti nell'album di Fra' Giovanni Vincenzo Casali
(figg. 86 e 87).1 57 ) La pianta esprime un vero" sintetismo "
con chiari riferimenti alla pianta del suo predecessore
Antonio da Sangallo il Giovane ma con una pi leggera
visione dell'insieme ottenuta riducendo il pesante perimetro della composizione a linee pi armoniose. Della
Porta richiama direttamente la croce latina richiamandosi
ad un cristianesimo di severa e precisa espressione tipica
delle idee post-tridentine.
In quanto alla costruzione, l'assenza di documentazione
di opere murarie e la sola presenza di opere di scalpello,
potrebbe indicare che quest'ultimo abbia diretto solo
l'opera di scalpello su murature portate avanti negli anni
precedenti sicuramente sulla base del progetto san gallesco
a ridosso della vecchia chiesa. Invece abside e transetto
non sono portati avanti dall' architetto come indicano le
vedute del Brill e del Tempesta (figg. 2 e 4) e la stessa
descrizione dell'opera di scalpello. da notare che il
lavoro di rivestimento indicato dalle tante liste delle misure di scalpellino, non stata eseguita con marmi a fac cia vista ma interamente a stucco, senz'altro per mancanza di fondi.

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RESTITUZIONE GRAFICA IPOTETICA DEL DISEGNO CB

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I lavori per le cornici della porta laterale della chiesa


riportati nelle misure seguono fedelmente le indicazioni.
La porta sarebbe identica per sagoma e disposizione alla
porta laterale del Ges.158) L'ingresso attualmente tamponato e coperto di cemento su tutta la sua parte inferiore ed uno strato di asfalto copre tutti i gradini d'accesso. Venne chiuso nel 1853 al tempo dei restauri ottocenteschi della chiesa. L'ingresso diventa cappella battesimale con il trasferimento della fonte di base ottagonale
che si trovava nella cappella di San Sebastiano.
Attualmente l'interno della chiesa presenta l'aspetto
ottenuto dopo i restauri dell'Ottocento quando 'viene verniciata a sottili finti marmi. Anche tutta la pavimentazione
viene sostituita da lastre di marmo bianco e bardiglio
scuro e sono rivestite in marmo le basi delle colonne delle
navate. 159)
4.2.3. Attribuzione di due progetti di cripta

79 - FIRENZE, CASA BUONARROTI


MICHELANGELO BUONARROTI: DISEGNO PER LA CHIESA
DI SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI (CB 12Ir)

Sotto l'altare maggiore si trova uno spazio ovale gi


destinato a cripta della famiglia Falconieri; questa, a
volta ribassata, si raggiunge con due scale simmetriche,
poste dietro l'altare maggiore, costruite al tempo della
sistemazione della cripta stessa e dell'altare maggiore per
opera di Francesco Borromini. La cripta fu abbandonata
per le periodiche inondazioni dovute alle piene del Tevere.
Ancora oggi ne rimangono tracce sulle intatte pareti a
stucco romano. 160)
Facendo il rilievo delle sottofondazioni abbiamo trovato, in corrispondenza alla cripta Falconieri, verso la
navata maggiore della chiesa, delle stanze sepolcrali.
Queste stanze risultano di costruzione non precedente alla
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FIRENZE, CASA BUONARROTI


MICHELANGELO BUONARROTI: DISEGNO PER LA CHIESA
DI SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI (CB 124)

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RESTITUZIONE GRAFICA IPOTETICA DEL DISEGNO CB

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83 -

FIRENZE, UFFIZI, GABINETTO DISEGNI E STAMPE


TIBERIO CALCAGNI: DISEGNO PER LA CHIESA DI SAN
GIOVANNI DEI FIORENTINI DAL PROGETTO DEFINITIVO
DI MICHELANGELO BUONARROTI (UA 3185)

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RESTITUZIONE GRAFICA IPOTETICA DEL DISEGNO UA

3185

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sistemazione della cripta ed hanno i muri di fondo comuni con quelli della cripta. C' la possibilit che la
cripta, in un tempo precedente alla sistemazione attuale,
venisse raggiunta da sotto la chiesa, prima della costruzione delle stanze sepolcrali.
proprio a questo periodo che attribuiamo due piante
che si trovano nella collezione di disegni del Casali conservate alla Biblioteca Nazionale di Madrid insieme a
quelli di Giacomo Della Porta per San Giovanni dei
Fiorentini (figg. 88 e 89).
Queste due piante, una ottagonale ed un'altra ovale,
sono state indicate da Eugenio Battisti come piante michelangiolesche ignote 161) "con argomenti assai poco convincenti" .162)
Lo spessore inusuale dei muri viene spiegato da Battisti come "il riscontrabile accrescimento di spessore
delle murature che in realt effetto meramente grafico dei
successivi pentimenti" .163) Noi pensiamo che lo spessore
inusuale dei muri sia l'indicatore di progetti per la cripta
sotto l'altare maggiore di San Giovanni dei Fiorentini. La
nostra attribuzione si basa sui seguenti argomenti:
a) il fatto che questi disegni fossero insieme a quelli per
San Giovanni dei Fiorentini;
b) se si considera lo spessore dei muri come parametro
per riportare i disegni alla stessa scala della chiesa, ambedue i disegni corrispondono geometricamente allo spazio reale disponibile in situ per la cripta.
probabile che i disegni siano dello stesso autore e
che si inseriscano cronologicamente fra i progetti di Michelangelo e quelli di Giacomo Della Porta, cio nell'ultimo ventennio del secolo XVI. Forse l'autore di queste
piante lo stesso Della Porta, la cui opera Casali sembra
aver conosciuto bene.

4.3. Carlo Maderno e la trasformazione pratica e aggiornata stilisticamente del sistema terminale del transetto,
della navata centrale e 1'erezione della cupola
Un documento del 1595 precisa la presenza di una
squadra completa, in quest'ultima fase del cantiere, per
finire al pi presto i lavori di muratura della fabbrica. 164)
Due anni dopo, il 9 maggio compare una copia di una convenzione per il pagamento dei lavori della fabbrica e compare anche una "vertenza col muratore del pagamento di
lavori in muro per la fabbrica della chiesa" .16 5)
Carlo Maderno era stato nominato da Clemente VIII
architetto capo per i problemi del Tevere. Il 24 dicembre
1598 avviene una grave inondazione ma non abbiamo precise notizie di danni diretti alla chiesa. Lo stesso anno
Maderno risulta nominato "Architectus ea Sanctum
Ioannem Florentinorum" .166)
L'avvento di Carlo Maderno nella conduzione della
fabbrica, esclude la partecipazione del Della Porta ai
lavori conclusivi fino all'anno della sua morte avvenuta
nel 1602. Questa sostituzione pu trovare spiegazione nel
fatto che Maderno si era affermato nell'ambito delle pi
notevoli fabbriche dell'epoca compresa la Basilica di San
Pietro. A San Giovanni "Siamo senz' altro in presenza
di una delle migliori e impegnate opere del Maderno." 167)
Sull'opera di questi per il completamento di San Giovanni, Martinelli ha scritto che" fece il choro, e la cupola,
con le due cappel1e a canto al choro, e li due bracci della
chiesa." 168) Ci viene confermato dalle vedute del Tem-

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JACQUES LE MERCIER (1607): DISEGNO DAL MODELLO LIGNEO


DI MICHELANGELO BUONARROTI
PER LA CHIESA DI SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI
A. SCHIAVO, La vita e le opere architettoniche di Michelangelo,

Roma 1953)

pesta e del Brill, dai disegni di Giacomo Della Porta e da


diversi documenti. 16g)
Accanto alla chiesa ed ai locali che servono come abitazioni per i preti, c' un gruppo di case preso dai fiorentini per fare un'ospedale. Il decreto ufficiale per l'erezione
del1'ospedale del 15 giugno 1606. Viene registrato sotto
il titolo di Ospedale di San Giovanni Battista della Nazione Fiorentina ed sotto l'amministrazione della Confraternita della Piet. Secondo T afuri l'ospedale, iniziato
nel 1607/70) "forse dello stesso Maderno" .171)
I lavori per la chiesa continueranno fino al1'agosto del
1609, quando verranno interrotti per mancanza di fondi.17 2 )
Nel frattempo Maderno lavora per la chiesa di Sant'Andrea
della Valle.
Il 5 febbraio 1610, in diverse lettere del console fiorentino si chiede al Granduca di Toscana un sussidio per
portare a termine la fabbrica della chiesa. l73) Probabilmente viene concesso perch il 5 maggio compare la misura ed il pagamento di nuovi lavori per la chiesa. 174)
Sempre a maggio, si aggiungono all'ospedale altre case
comperate dai fiorentini. S'inizia una serie di ristrutturazioni che porteranno all'unificazione della facciata dell'ospedale con le case annesse come si vede in una veduta
del Vasi. I75)
Il 2 novembre, riprendono i lavori nella chiesa. 176) Lo
stesso anno una guida pubblica una facciata per San Giovanni dei Fiorentini con la scritta "bench non sia
fatta la facciata, si posto per il disegno per esser chiesa
molto celebre" .177) Questa facciata era stata attribuita al
Maderno. 178) probabile che il Maderno, come alla fab brica Vaticana, abbia proposto un disegno per la facciata
che per non mai stato condotto a termine come dimostrano le continue richieste di denari per portare avanti
i lavori. 1 7g)
Nel 1612 il transetto e l'abside risultano completati e
s'inizia la cupola. 180) Il 16 novembre dell'anno dopo, la
cupola o sta per essere completata dato che vi una richiesta di fondi per la lanterna e la fornitura di piombo. 181 )
Il 27 febbraio 1614, viene comperato il piombo per la
cupola/ 82 ) e il 5 luglio compare il pagamento per l'epiI05

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86 - MADRID, BIBLIOTECA NAZIONALE, ALBUM CASALI


DISEGNO PER LA CHIESA DI SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI SU PROGETTO DI GIACOMO DELLA PORTA

I06

grafe all'interno della cupola: DEO. ET. S.IOANNI.BAPTISTAE. NATIO.FLOR.DE. A. M.Dc.xmr.'83)


La cupola di metri II,20 (circa 50 palmi) di diametro
poggia su un'alto tamburo ottagonale all'esterno e circolare all'interno, ed coronata da una lanterna e illuminata da quattro finestre. Lungo il perimetro interno,
in stucco, le. finestre si alternano con quattro nicchie tra
paraste binate. Invece all' esterno, in mattoni a faccia
vista, le quattro finestre sono rivestite in travertino, e le
nicchie (stuccate in origine) si alternano tra una a modanature curvilinee ed un'altra a modanature simili a quella
dei finestroni.
Secondo il Milizia la cupola era "troppo acuta, secca
e tendente al gotico." ,84) Nell'Ottocento era nota come
"il confetto succhiato" ,85) per la sua struttura slanciata
forse con l'intenzione di dominare l'intorno urbano.
I piloni che sorreggono la cupola corrispondono a
quelli del progetto sangallesco e a quelli dellaportiani.
Sicuramente sono stati rinforzati dal Maderno che proponeva una cupola pi alta di quella di Della Porta, pi
ribassata ed emisferica. L'attuale corpo di fabbrica addossato all' abside e la finestra sopra stante sar aggiunto
mezzo secolo pi tardi con i lavori di sistemazione dell'altare maggiore e della cripta Falconieri.'86) Per l'esterno,
Maderno segue la disposizione dell'ordine a fascia gi
adoperato per il resto dell'edificio.
Le grandi volute sulle campate laterali sono gi presenti nel 1590 nella veduta del Brill (fig. 2) e quindi si
pu escludere qualsiasi collegamento con l'intervento maderniano. Invece Maderno, nel transetto, usa il tema delle
volute come raccordo tra il corpo del transetto e quello
dell'abside quasi si trattasse di un corpo unitario centrale.
Questo potrebbe corrispondere all'idea di rinforzare il
corpo della chiesa che sorge sul fiume per consentire poi
di rialzare la cupola.
I lavori del Maderno per San Giovanni dei Fiorentini
vengono a termine, senza la facciata, nel 1618 con le
opere a stucco per il transetto. Dal suo lavoro risulta una
trasformazione pratica e aggiornata stilisticamente del
sistema terminale del transetto e della navata centrale dove,
come nella chiesa del Ges, si chiudono le braccia del
transetto con una parete piatta.
Il 30 gennaio 1629, muore Carlo Maderno. La sua
tomba viene posta nel transetto tra la cappella della Madonna e quella' dei Santi Cosma e Damiano con una grande
lastra tombale. ,87)

5) Le .piante prese in esame sono: Bufalini (1551), Pinardi (1555),


Cartaro (1576), Duprac (1577) e la veduta prospettica del Tempesta (1594).
6) Cfr. P. ADINOLFI, Il Canale di Ponte e le sue circostanti parti.
Dato sopra pubblici e privati documenti, da Pasquale Adinolfi, Narni
1860, pp. 60-62.
7) AAF, voI. 296, fol. 233r: "Capitoli et conventione del opera
di scalpello da farsi per la chiesa di San Giovanni di Fiorentini
de manufattura, la quale sar ben lavorata e ben finita delle sorte
simili alla fabbrica de S. Pietro che si fa a opere [...] ".
8) AAF, voI. 337, fol. 302; cfr. A. NAVA, Sui disegni architettonici
per San Giovanni dei Fiorentini in Roma, in Critica d'Arte, I, 1935,
p. 102.
9) M. T AFURI, Via Giulia : storia di una struttura urbana, in
L. SALERNO, L. SPEZZAFERRO, M. TAFURI, Via Giulia, Roma 1973,
p. 7
IO) Il diario fu studiato dal Frommel negli anni sessanta e successivamente pubblicato parzialmente. Cfr. C.L. FROMMEL, Il
palazzo dei Tribunali in via Giulia, in Studi Bramanteschi, Atti
del Congresso Internazionale, Milano, Urbino e Roma 1970, a
cura del Comitato Nazionale per le celebrazioni Bramantesche,
Roma 1974,2, p. 523, n. 2; IDEM, "Capella Julia" : Die Grabkapelle
Papst Julius' II in neu St. Peter, in Zeitschrift fiir Kunstgeschichte,
1977, 40, p. 55, n. II6 e H. GUNTER, Das Trivium vor Ponte
S. Angelo. Ein Beitrag zur. Urbanistik der Renaissance in Rom,
in Romisches Jahrbuch fiir Kunstgeschichte, 1984, 21, pp. 225-226,
nn. 319-321.
II) AAF, voI. 337, fol. 303v.
12) AAF, voI. 337, follo 303V e 304r; cfr. GUNTER, op. cit., pp.
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225-226, n. 319.

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I primi statuti vengono approvati il IO novembre 1456. Sulla
Confraternita della Piet dei Fiorentini cfr. R. PESA, L'organizzaz ione e l'attivit dell'arciconfraternita di San Giovanni Battista
della Piet de' Fiorentini, tesi di laurea discussa alla facolt di Lettere e Filosofia ' dell'Universit degli Studi La Sapienza, Roma,
anno accademiCo 1978-1979 e S. DI MATTIA- SPIRITO, Assistenza
e carit ai poveri in alcuni statuti di Confraternite nei secoli
XV-XVI, in AA.VV., Le confraternite romane. Esperienza religiosa,
Societ, committenza artistica, Colloquio della Fondazione Caetani,
Roma, 14-15 maggio 1982, a cura di L. FIORANI (Ricerche per la
Storia Religiosa di Roma, 5), Roma 1984, pp. 137-146.
2) Cfr. CRR. HULSEN, Le chiese di Roma nel Medioevo, Firenze
1927, p. 410.
3) Cfr. G.B. BOVIO, La piet trionfante e le distrutte grandezze
del gentilissimo nella magnifica fondazione dell'insigne Basilica di
S . Lorenzo in Damaso di Roma. Con la serie istorica di tutte le sue
chiese figliali ... , Roma 1729, pp. 174 e 175 e A. FONSECA, De Basilica S. Laurenti in Damaso ..., Roma 1745, pp. 304-306.
4) Archivio dell'Arciconfraternita dei Fiorentini (d'ora in poi
AAF), vol. 390, foll o 44 e 66v.
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87 -

RESTITUZIONE GRAFICA IPOTETICA


DEL DISEGNO DELL' ALBUM CASALI

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13) AAF, voI. 337, fol. 305v; cfr. GtiNTER, op. cit., p. 220.
14) AAF, voI. 337, fol . 309; cfr. FROMMEL, op. cito in nota IO.
15) AAF, voI. 338, fol. 73v; cfr. ibidem.
16) M. TAFURI, Un progetto" raffaellesco" per la chiesa di San
Giovanni dei Fiorentini a Roma, in Prospettiva, 1985, 42, p. 38.
17) Il 21 agosto 1513 si scelgono sei uomini della Confraternita
perch si occupino di avviare la fabbrica; AAF, vol. 338, fol. 81r;
cfr. GtiNTER, op. cit., p. 226, n. 321a.
18) G. GroVANNONI, Antonio da Sangallo il Giovane, Centro di
Studi di Storia dell'Architettura e della Facolt d'Architettura della
Universit di Roma, Roma 1959, voI. 2, p. 217; il disegno al quale
si riferisce Giovannoni Albertina 790r (Geymiiller, tav. 17). Cfr.
F.G. WOLFF METTERNICH, Die Erbauung der Peterskirche zu Rom
im 16. jahrhundert, Miinchen 1972, figg. 4-6 e 123.
19) C. THOENES, F.G. WOLFF METTEllNICH, Die friihen St. PeterEntwiirfe 1505- 1514. Franz Graf Wolff Metternich aus dem Nachlab
herausgegeben, bearbeitet und erganzt von Christof Thoenes, Tiibingen
1987, pp. 100-104. Si tratta del disegno Albertina 789V.
20) FROMMEL, op. cit., 1977, p. 55, n. II6.
21) THOENES, op. cit., pp. 62-67.
22) Comunicazione orale del prof. Thoenes del IO gennaio 1990.
23) H. HUBERT, Bramantes St. Peter-Entwiirfe und die Stellung
des Apostelgrabes, in Zeitschrift fiir Kunstgeschichte, 51, 1988, 2,
pp. 200-203
24) Ringraziamo Wolfgang Jung per l'indicazione dei riferimenti
metrici relativi all'UA 3r che hanno permesso di collegarlo al San
Giovanni dei Fiorentini.
25) HUBERT, art. cit., p. 203.
26) Questi disegni sono:
a) Il disegno Cod. Vat. Lat. 4424, fol. 61r di Giuliano da Sangallo.
b) I disegni dell'Albertina: foll. 789r, 789V, 790r, 790V e 791.
c) I disegni di Raffaello e di Peruzzi per il concorso della chiesa:
Staadtmuseum, Monaco n. 36/1928B, UA 51Or, UA 510V e UA 505r.
d) I tre disegni centrali di Sangallo il Giovane : UA 199, UA 200,
UA 1292 e quello longitudinale considerato definitivo: UA 175.

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MADRID, BIBLIOTECA NAZIONALE, ALBUM CASALI


ANONIMO: PROGETTO DI CRIPTA
PER LA CHIESA DI SAN GIOVAN NI DEI FIORENTINI?

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MADRID, BIBLIOTECA NAZIONALE, ALBUM CASALI


ANONIMO: PROGETTO DI CRIPTA
PER LA CHIESA DI SAN GIOVANNI DEI FIORENTINI?

108

e) I disegni noti di Michelangelo: Casa Buonarroti (d'ora in poi


CB), 124, CB 121r, UA 3185 dove, come a San Pietro si riprende
lo schema bramantesco.
f) Il progetto di Giacomo Della Porta dell'Album di Fra' Giovanni Vincenzo Casali, conservato presso la Biblioteca Nazionale
di Madrid.
27) Cfr. E. BENTIVOGLIO, Disegni nel libro di Giuliano di Sanqallo collegabili a progetti per il S. Giovanni dei Fiorentini a Roma,
In Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, XIX,
1975, pp. 251-260 e S. BENEDETTI, San Giovanni dei Fiorentini
a Roma (1508- 1559). Da celebrazione mondana a signijicazione
cristiana, in Firenze e la Toscana dei Medici nell'Europa ael '500:
Relazioni artistiche. Il linguaggio architettonico europeo, Atti del
Convegno internazionale di Studi tenutosi a Firenze dal 9 al 14
giugno a cura di Gianfranco Garfagnini, 1983, p. 962; ora in Letture di Architettura. Saggi sul Cinquecento romano. Strumenti 3,
Scuola di Specializzazione per lo Studio ed il Restauro dei Monumenti, Universit degli Studi La Sapiem;a, Roma 1987.
N ella fig. 25 l'orientamento stato eseguito sulla base del Battistero di Firenze. Da considerare anche capovolto, con la scala
quadra verso la strada invece che verso il fiume.
28) Cfr. M. TAFURI, art. cit., p. 43.
29) Cfr. FROMMEL, op. cit., 1977, p. 55, n. II6 e THOENES, op.
cit., pp. 100-101.
30) Cfr. WOLFF METTERNICH, op. cito in nota 18, figg. 4-6 e 123.
31) AAF, vol. Dati e Richiamati.
32) Erano state fondate precedentemente: San Giacomo degli
Spagnoli; San Giovanni dei Genovesi; Santa Maria dell'Anima
della Nazione Tedesca; Sant'Ambrogio dei Lombardi.

33) G. VASARI, La vita de' pi eccellenti pittori scultori ed architettori (1568), edizione a cura di G. Milanesi, Firenze I878-I885,
ed. cons. Firenze I981, VII, p. 498.
34) TAFURI, op. cit., 1973, p. 78.
35) G.A. BRUZIO, Theatrum Romanae Urbis sive Romanorum
sacrae aedes, manoscritto, Biblioteca Apostolica Vaticana, Cod.
Vat. Lat. 11889, vol. X, fol. 368r. (Cfr. Appendice I per la completa
trascrizione) .
36) VASARI, op. cit., VII, p. 498.
37) AAF, voI. Dati e Richiamati. Il 24 settembre 1518 nella
Congregazione segreta della compagnia fu presentata dagli .. Universi Mercatores et hominues nationis fiorentina e " la proposta
o decreto per la costruzione della chiesa nazionale fiorentina sotto
il titolo del Santi Giovanni Battista, Cosma e Damiano e si dichiara
festa il giorno dell'assunzione al pontificato di Leone X.
38) AAF, vol. Dati e Richiamati. Il 24 dicembre 1518 " si aperse
nel quartiere fiorentino sotto la presidenza del Console, una sottoscrizione di offerte allo scopo di costruire /I ad ineffabilis dei cultum "
una chiesa degna della nazione fiorentina".
39) AAF, voI. 390, fol. 21; AAF, voI. 46, foll. 206-209; cfr. A.
NAVA, La storia della chiesa di San Giovanni dei Fiorentini nei documenti del suo archivio, in Archivio della Reale Deputazione Romana
di Storia Patria, LIX, 1936, p. 339.
40) VASARI, op. cit., VII, p. 498.
41) Vasari, considerato fonte abbastanza attendibile, nella Vita
di Sansovino (VASARI, op. cit., VII, p. 498), oltre a riferirsi alle
22 canne, dice che la parte che entrava nel fiume doveva essere
di 15 canne. Secondo noi si tratta di 15 palmi e non di 15 canne
dato che 15 canne sono circa 33,51 metri, una misura troppo grande
per corrispondere alla parte nel fiume. Nella Vita di Antonio da
Sangallo il Giovane (VASARI, op. cit., V, p. 455), Vasari riferendosi
sempre alla stessa parte che doveva entrare nel fiume, parla di
venti braccia che sono circa I I metri. Quindi possiamo dedurre
che l'unica misura riportata da Vasari che possiamo confermare
come attendibile quella delle 22 canne corrispondenti alla lunghezza complessiva del progetto vincitore.
42) VASARI, op. cit., VII, p. 498, .. ma non vi essendo spazio,
e volendo pur fare la facciata di detta chiesa in sulla dirittura delle
case di strada Iulia, erano necessitati entrare nel fiume del Tevere
almeno quindici canne [palmi]. Il che piacendo a molti, per essere
maggiore spesa e pi superba il fare i fondamenti nel fiume. ".
43) K. SCHWAGER, Ein Ovalkirch-Entwurf Vignola's fiir San
Giovanni dei Fiorentini, in Festschrift fiir Georg Scheja, Sigmaringen
1975, pp. 151- 178
44) M. TAFURI, Antonio da Sangallo il Giovane e Jacopo Sansovino. Un conflitto professionale nella Roma Medicea, in AA.VV.,
Antonio da Sangallo il Giovane. La vita e l'opera, Atti del XXII
Congresso di Storia dell'Architettura, Roma, 19-21 febbraio 1986,
a cura di G. SPAGNESI, Roma 1986, p. 81; GUNTER, op. cit., pp.
226-228 e l'intervento di M. Rustin su San Giovanni dei Fiorentini nella conferenza tenutasi presso la Bibliotheca Hertziana il
14 gennaio 1990.
45) VASARI, op. cit., VII, p. 498.
46) Cfr. W. Lon, The Roman Legacy in Sansovino's Venetian
Buildings, in Studies in Italian Renaissance Architecture, Cambridge
(Massachusetts) 1977 (trad. it. di C. COSSIO, L'eredit romana negli
edifici veneziani del Sansovino, in Studi sull'architettura italiana del
Rinascimento, Milano 1989, p. 82).
47) Sul disegno UA 502 cfr. NAVA, art. cit., 1935, p. 104 e sull'UA 1312 cfr. H. SIEBENHUNER, San Giovanni dei Fiorentini in
Rom. 1518- 1534 und 1582-1614, in Kunstgeschichtliche Studien fiir
Hans Kauffmann, Berlin 1956, p. 182.
48) NAVA, art. cit., 1935, p. 104.
49) Archivio di Stato di Roma (d'ora in poi ASR), Catasto Gregoriano Urbano, fol. 2.
50) Sul tema dell'ottagono cfr. anche C. DE TOLNAY (catalogo a
cura di), I disegni di Michelangelo nelle collezioni italiane, Firenze
1975, p. II7. Tolnay osserva che il progetto di Sansovino accennato nei contorni in un disegno di Michelangelo anch'esso a pianta
centrale.
51) VASARI, op. cit., VII, p. 498.
52) C. PEDRETTI, St. Peter and the Church of S. Giovanni dei
Fiorentini in Rome, in A Cronology of Leonardo da Vinci's Architectural Studies after 1500. Traveaux d'Humanisme et Renaissance
LlV, Genve 1962, pp. 93-99 e 143-144.

:>3) , Cfr. , C.L. FROMM,EL, Leonardo fratello della Confraternita


del FlOrenUm a Roma, In Raccolta Vinciana, fasc. XX, Milano
19 64, pp. 369-373.
54) S~aadtmuseum di ~onaco, n. 36!1928B, ,semi ,prospetto e
S~n:1 seZione .Cfr. B. SCHUTZ, Progetto dI San GlOvanm de' FiorenUm a Roma, In AA.VV., Raffaello architetto, catalogo della mostra
a cura di C.L. F~<?MMEL, S:,RAY, M. TAFURI, Roma I984, p. 224;
cfr. anche TafurI In un saggiO dello stesso volume titolato Roma
Instaurata. Strategie urbane e politiche pontificie nella Roma del primo
500, p. 96 e TAFURI, art. cit., in nota 28, _pp. 38-47 e Un confronto cultura?e n~lla, RomCf ~i .Leone x: RaJJae?lo e il concorso per
San GlOvanm del FlOrentml, In AA.VV., StudI su Raffaello, Atti
del Congresso Internazionale di Studi, Urbino-Firenze, 6- 14
aprile 1984 a cura di M . SAMBUCCO HAMOUD e M.L. STROCCHI,
Urbino 1987, I, p. 188.
55) M. TAFURI, Giulio Romano, catalogo della mostra a cura
di M. Tafuri, Mantova-Milano 1989, pp. 45 e 302.
56) TAFURI, art. cit., 1985, p. 40.
57) Cfr. NAVA, art. cit., 1935, pp. 102 e 103.
58) Sui disegni di Peruzzi per San Giovanni dei Fiorentini
cfr. W. Lon, Die ovalen Kirchenriiume des Cinquecento, in Romisches
Jahrbuch fiir Kunstgeschichte, 1955, pp. 20-23; TAFURI, op. cit.,
1973, p. 87; BENEDETTI, op. cit., p. 965 e M. TAFURI, Progetti
per San Giovanni dei Fiorentini, Roma 1518, in AA.VV., Raffaello
architetto, cat. cit., Roma 1984, p. 221. Sulla restituzione del disegno UA 510V da precisare che l'asse stato orientato rispetto
all'ingresso per cui non risultano allineati n l'abside n il lato sinistro.
59) TAFURI, op. cit., I973, p. 88.
60) NAVA, art. cit., I935; GIOVANNONI, op. cit., I959; SIEBENHUNER, op. cit.; TAFURI, op. cit., 1973, 1984, 1985 e 1986; SCHWAGER,
op. cit.; BENEDETTI, op. cit., 1983; SCHun, cat. cito
61) Giovannoni (op. cit., p. 218) aveva segnalato i disegni UA
862 e UA 863 come i soli appartenenti al concorso ritenendo che
" il primo era quello presentato al concorso, il secondo era destinato a rimanere nello studio.".
62) Il 22 ottobre 1519, il consolato della Nazione Fiorentina
compera da Nicola e Giulio Bonaventura una mola sopra il fiume,
un terreno attiguo ed una casa, gravato di un canone annuo a favore
del Capitolo di San Pietro per 15,50 ducati d'oro. AAF, voI. 404,
fol. I smarrito, riferimento dal Libro Mastro all'anno 15 19.
63) M.A. MICHIEL, Diarii, Venezia, Museo Civico 2848, fol.
310; cfr. C.L. FROMMEL, Rafael und Antonio da Sangallo der Jungere,
in Raffaello a Roma, Atti del Convegno del 1983, Bibliotheca Hertziana - Musei Vaticani, Roma I986, p. 295, n. 141. '
64) Documento citato da R. LANCIANI, Storia degli Scavi di
Roma e notizie intorno le collezioni romane di antichit, I, Roma
1902, p. 194; ASR, Notai del Tribunale dell'A.C. Apocellus, voI.
406, C. 327r e v, era stato riferito alla data di fondazione della chiesa;
cfr. NAV~, art. c!t., 1935, p. 105. Tafuri (op. ci~., 1986, pp. 97 e 98)
lo traSCrIve e spiega che tale documento non riguarda dlr,ettamente
la fabbrica, ma la propriet di terreni necessari alla chiesa.
65) AAF, voI. 708, fol. 25r.
66) Ibidem; cfr. NAVA, art. cit., 1936, pp. 349 e 350.
67) AAF, voI. 708, fol. 27r; cfr. NAVA, art. cit., 1936, p. 350.
68) Lon, op. cit., I989, p. 83. Il modello, secondo Tafuri (op.
cit., 1986, p. 82) pu essere interpretato, oltre che come modello
ligneo, come: .. progetto parziale per la problematica sostruzione ",
o "come un progetto alternativo di Sangallo il Giovane ".
69) A. BRUSCHI, S. V. Cordini Antonio, detto Antonio da Sangallo
il Giovane, in Dizionario biografico degli italiani, XXIX, Roma
I983, p. 4.
70) AAF, voI. 404 (smarrito), riportato sul Libro Mastro all'anno
I520.
71) AAF, vol. 708, fol. 28v; cfr. Cristina Garreffa, laureanda
della Facolt di Architettura dell'Universit degli Studi di Roma La
Sapienza, a. a. 1989- 1990 per la trascrizione del volume 708 gi
trascritto in parte da Nava nel I936.
72) AAF, voI. 708, follo 18v e 19r; cfr. NAVA, art. cit., 1936, pp.
3:>0 e 351. Su questo documento si basano le numerose consideraZIOni su una cooperazione fra Sansovino e Sangallo. Cfr. GIOVANNONI, op. cit., p. 216; BRUSCHI, op. cit., p. 8; TAFURI, op. cit., I9 86,
pp. 79- 81
73) AAF, vol. 708; cfr. C.L. FROMMEL, Der romische Palastbau
der Hachrenaissance, Ti.ibingen, II, 1973, p. 198, n. 7.

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74) VASARI, op. cit., VII, p. 498.


75) Cfr. W. LOTZ, Palladio e Sansovino, in Bollettino del Centro
Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, IX, 1967,
pp. 19 e 20.
76) Cfr. A. FOSCARI e M . TAFURI, Jacopo Sansovino e l'architettura del 500 a Venezia, Padova 1969, p. 9 e nota 15.
77) AAF, voI. 708 il 20 aprile, il 16 luglio, il 12 settembre ed
il 2 novembre 1520 e il 26 maggio 1521 (foll. 30v, 45r, 45v, 48,
52V e 53v); cfr. NAVA, art. cit., 1936, pp. 351-353.
78) VASARI, op. cit., VI, p. 298.
79) AAF, Libro Mastro all'anno 1521.
80) VASARI, op. cit., V, pp. 454 e 455.
81) Per Tafuri (op. cit., 1984, pp. 220-222) questa serie a pianta
centrale sembrerebbe "un'interpretazione riduttiva dell'UA 510r
del Peruzzi".
82) GIOVANNONI, op. cit., 1959, p. 219, n. I.
83) Cfr. TAFURI, cat. cit., 1984, p. 222.
84) VASARI, op. cit., V, p. 455.
85) Il disegno UA 528r era stato compreso fra i disegni attribuibili a San Giovanni dei Fiorentini da P.N. FERRI, Indice geograficoanalitico dei disegni di architettura civile e militare esistenti nella
Regia Galleria degli Uffi zi in Firenze, Firenze-Roma 1885. Da
allora non era mai stata considerata tale ipotesi d'attribuzione.
86) Tracce del fiume sono presenti in nove disegni relativi alla
chiesa. Sono questi l'UA 500 (Peruzzi); l'UA 526 (Sangallo il G.);
gli UA 199, 860, 861, 863, 1292 (Sangallo il G.); e il CB 120 (Michelangelo).
Queste tracce della riva sinistra del fiume, segnalate da una o pi
righe nella parte alta a destra dei disegni dove gira il fiume, sono
importanti per confermare l'orientamento del disegno e per dar
un' idea della distanza fra questo ed il fiume. Queste tracce sono
state indicate con trattini su ogni nostra ricostruzione dei progetti
per la chiesa.
87) GIOVANNONI, op. cit., 1959, p. 219.
88) Cfr. TAFURI, op. cit., 1973, p. 212.
89) Riferito probabilmente all'UA 199.
90) Sul disegno UA 7889, cfr. G. GIOVANNONI, op. cit., 1959,
pp. 217 e 219 e BENEDETTI, op. cit., pp. 963 e 965.
91) VASARI, op. cit., VII, p. 499.
92) Ibidem.
93) Ibidem.
94) AAF, Breve di Clemente VII.
95) Visita Pastorale del 1534, in Archivio Segreto Vaticano,
Miscellanea Armadio VII, n. 23:
Ecc/esia S.ti Joannis nationis fiorentina
"Est parochialis, cuius est capitanus ad presens quidam dominus
Pompeius Bocarinus expositus a natione florentinorum qui est
satis idoneus et in ecclesia sunt paramenta et calices et alia necessaria ad divinum cultum ad sufficientiam et bene tenta. Mandatum
est tamen fieri fontem baptismalis in alio loco decentiori et vascula
decentia pro oleis et lanterna m deferendam ante santissimum sacramentum et cum fabrica ecclesie sit intermissa ubi expensa sunt
ad scuti [] est cum quadam comminatione dictum consulibus
nationis quod si non prosecunt opus inceptum debitur locus alicui seu aliquibus qui perficiant."
96) Cfr. GUNTER, op. cit., pp. 167-251 sul tridente stradale.
97) Sull'UA 864 cfr. BENEDETTI, op. cit., pp. 968-969 e M.
T AFURI, Due progetti di Antonio da S angallo il Giovane per la
chiesa dei Fiorentini a Roma, in Architettura Storia e Documenti,
1987, 1-2, pp. 37-40.
98) BRUSCHI, op. cit., p. 8.
99) S. Benedetti, comunicazione orale sullo sviluppo delle ipotesi il IO luglio 1990.
100) G. ZANDER, Note sul disegno inedito di casa Sacchetti per San
Giovanni dei Fiorentini, in Scritti di Storia dell' Arte in onore di
Mario Salmi, III, Roma 1963, pp. 21-29.
101) Ibidem, p. 22; cfr. TAFURI, op. cit., 1973, p. 214.
102) Il quadro di Gaspar van Wittel, titolato Il Tevere a San
Giovanni dei Fiorentini e a Via Giulia' (1682 circa) appartiene
alla collezione del marchese G.B. Sacchetti. considerato fra i

IlO

pi felici della serie di vedute della chiesa dell'autore considerate


interpretazione fedele all'architettura. Cfr. G. BRIGANTI, Gaspar
van Wittel e l'origine della veduta settecentesca, Roma 1966, pp.
83, 85, 96, 97, 202 e 203.
103) BRUZIO, ms. cit., fol. 371V; cfr. SCHWAGER, op. cit., p. 172.
104) Sull'UA 176 cfr. GIOVANNONI, op. cit., 1959, p. 221.
105) ASR, anno 1780, Collezione Disegni e Piante, c. 81, n. 293.
106) Sulla facciata della chiesa cfr. F. CAMMILLO e D. SANTARELLI, Roma: San Giovanni dei Fiorentini, in Ricerche di Storia
dell'Arte, 1987, 31, pp. 38-4'
107) AAF, vol. 339, fol. 23.
108) E. RUFINI, San Giovanni de' Fiorentini, in Le chiese di Roma
illustrate, 39, Roma 1957, p. 23. Secondo Bruzio (ms. cit., fol. 369r)
i corpi dei santi sono stati depositati sotto l'altare della cripta della
famiglia Falconieri.
109) AAF, vol. 198; cfr. RUFINI, op. cit., pp. 96 e 97.
IlO) VASARI, op. cit., VII, p. 261.
III) L'unico volume dell'AAF (il voI. 404) che tratta di Michelangelo non si pi trovato nell'archivio per cui le ultime notizie
relative a questo volume vanno prese dal saggio su Michelangelo
di Armando Schiavo. A. SCHIAVO, La vita e le opere architettoniche
di Michelangelo, Roma 1953, pp. 216-224.
Il2) VASARI, op. cit., VII, p. 397.
II3) G. MILANESI, Le lettere di Michelangelo Buonarroti pubblicate coi ricordi ed i contratti artistici per cura di Gaetano Milanesi,
Firenze 1875, ed. cons. Osnabriich 1976, p. 551 .
Il4) VASARI, op. cit., VII, p. 398.
Il5) Ibidem.
I I 6) Ibidem.
117) MILANESI, op. cit., p. 552.
Il8) VASARI, op. cit., VII, p. 968.
II9) Cfr. BENEDETTI, op. cit., p. 263.
120) "In dieci giorni condusse Tiberio il modello di otto palmi;
del quale, piaciuto assai a tutta la nazione, ne feciono poi fare un
modello di legno, che oggi nel consolato di detta nazione. ". VASARI, op. cit., VII, p. 263.
121) Disegno pubblicato da SCHIAVO, op. cit., fig. 53.
122) O. PANCIROLI, Tesori nascosti dell'alma citt di Roma ... ,
Roma 1600 (ed. cons. 1725), p. 290.
123) F. TITI, Descriz ione delle pitture, sculture e architetture esposte al pubblico in Roma, VII, 1674 (ed. cons. 1763), p. 422.
Milanesi in un commento vasariano scrive si crede che fosse
bruciato"; VASARI, op. cit., VII, p. 263, n. 2.
124) AAF, voI. 404; cfr. NAVA, art. cit., 1936, p. 354.
125) VASARI, op. cit., VII, p. 263.
126) Dello stesso periodo corrisponde una ricostruzione fatta
da Schwager (op. cit.) che doveva rappresentare un progetto di
Vignola a pianta ellittica per il San Giovanni dei Fiorentini sulla
base del fol. 39r (Codice Vannocci Biringucci) (fig. Il6). Riportata
questa ricostruzione in scala sull'area, come abbiamo fatto per tutti
gli altri disegni, dimostra, per le sue ampie dimensioni, che l'ipotesi di riferirlo al San Giovanni poco precisa.
127) C. GASBARRI, Un centenario a S . Giovanni dei Fiorentini,
in Strenna dei Romanisti, 1965, 26, p. 185.
128) AAF, voI. 788, Case, fase. I, II, III e IV. Per quanto riguarda
la planimetria con le fasi costruttive e i restauri in corso di
pubblicazione un saggio dell' Autrice.
129) AAF, voI. 198; cfr. RUFINI, op. cit., p. 97.
130) Cfr. AAF, voli. 196, 197 e 198.
131) GASBARRI, op. cit., p. 187.
132) AAF, voI. 797, fase. II, fol. 1.
133) AAF, voI. 797, fase. I, fol. 2V.
134) AAF, voI. 300, fol . 16v; cfr. H. HIBBARD, Carlo Maderno
and Roman Architecture 1580-1630, London 1971, p. 142.
135) AAF, voI. 300, follo 20 e 21; cfr. ibidem.
136) "Nuova sottoscrizione di nazionali per la fabbrica della
chiesa alla cui testa figura il Cardinale Ferdinando di Medici, in

seguito Granduca, per scudi 3000 e creazione di una deputazione


affinch provvenga ai bisogni della fabbrica essendo architetto Jacopo
della Porta " . AAF, voI. 797, fase. I e II nel Libro Mastro riferito
all'anno 158~.
137) AAF, voI. 300, fai. ~5V; cfr. NAVA, art. cit., 1936, pp. 345,
355 e 356 e HIBBARD, op. cit., 1971, p. 14~.
138) AAF, voI. ~96, fai. ~35; cfr. NAVA, art. cit., 1936, p. 356;
e HIBBARD, op. cit., 1971, p. 14~.
139) Una delle campane sar spezzata e rifusa nel 1830 ed un'altra andr perduta. AAF, voI. 396, fai. 36; cfr. RUFINI, op. cit., p. ~1.
140) AAF, vol. 3II, fase. 408, fai. 6; BRUZIO, ms. cit., fai. 370r.
141) AAF, vol. 300, follo ~8v e ~9r; cfr. HIBBARD, op. cit., 1971,
p. 14~
14~) Sulla problematica del Ges, cfr. S. BENEDETTI, Fuori dal
Classicismo, Roma 1984.
143) AAF, val. ~96, follo ~33, ~35 e ~40; cfr. NAVA, art. cit.,
1936, p. 356.
144) AAF, voI. 300 nel Libro Mastro riferito all'anno 1584.
145) Serie di decreti riferiti nel Libro Mastro all'anno 1584 :
I. "Con cui si stabilisce, che le sottoscrizioni quantunque fatte
a tempo maggiore siano pagate entro l'anno per affrettare i lavori ".
~. "Di prendere a censo passivo scudi 8000 " .
3. "Di concedere cappelle colla condizione di ornarle, e dotarle
in scudi 40 annui almeno, senza distinzione se nazionali o no, purch le dotassero".
146) AAF, voI. 197, foll o 1~ e 18.
147) GASBARRI, op. cit., pp. 188 e 189.
148) AAF, voI. 197, fai . 15; cfr. NAVA, art. cit., 1936, p. 357.
149) AAF, voI. 197, foll o 14 e 15.
150) GASBARRI, op. cit., p. 189.
151) AAF, voI. 400, fai. II4.
15~) Ibidem; BRUZIO, ms. cit., fai. 370v.
153) AAF, vol. 400, fa Il. II 5-1~5 ; BRUZIO, ms. cit., fai. 370v.
154) Il particolare su San Giovanni dei Fiorentini della pianta
del Tempesta realizzato in un modo molto attendibile. da notare che il Tempesta , allo stesso tempo, autore degli affreschi
della cappella di Sant'Antonio Abate e di San Lorenzo nella stessa
chiesa. La cappella era stata concessa ai Benozzi nel 1590.
155) Cfr. GIOVANNONI, op. cit., 1959, p. ~~~; HIBBARD, op. cit.,
1971, p. 143; TAFURI, op. cit., 1973, p. ~18.
156) Sul" sintetismo " cfr. BENEDETTI, Fuori dal classicismo, cito
157) Il foglio stato pubblicato in due parti. La sezione da:
E. BATTISTI, Disegni cinquecenteschi per S. Giovanni dei Fiorentini,
in Quaderni dell'Istituto di Storia dell'Architettura, VI, VII, 1961,
31- 48, pp. 185-194; e la pianta da : TAFURI, op. cit., 1973, p. ~18.
Per la trascrizione dei Capitolati sui lavori sotto Giacomo della
Porta vedi J. VICIOSO, tesi di laurea inedita presso la Scuola di Specializzazione per lo Studio ed il Restauro dei Monumenti, Universit degli Studi di Roma "La Sapienza ".
158) GIOVANNONI, Chiese della seconda met del Cinquecento in
Roma, in L'Arte, XV, 1912; XVI, 1913, ora in Saggi sulla Architettura del Rinascimento, Milano 1931, pp. ~17 e 218.
159) Sui pavimenti vedi AAF, vol. 797.
160) Sulla cripta cfr. il Testamento della famiglia Falconieri
in RUFINI, op. cit.; cfr. G. PERUGINI, Modelli borrominiani in San
Giovanni dei Fiorentini, Universit di Roma, Istituto di disegno e
rilievo dei monumenti, a.a. 1961-196~, Roma 196~; AAF, vol. 433.
I documenti relativi ai lavori per la ristrutturazione della cripta
e dell'altare maggiore, compreso l'aggiunta del corpo semi-ovale
all'abside e la finestra soprastante si trovano nell'archivio della
famiglia Falconieri a Carpegna. Sono stati trascritti da Marina
Giuffr in uno studio inedito per la Facolt di Architettura dell'Universit degli Studi di Roma" L a Sapienza " a cura del prof. Gianfranco Spagnesi.
161) BATTISTI, art. cit., pp. 187 e 188.
16~} TAFURI, op. cit., 1973, p. 214.
163} BATTISTI, art. cit., p. 188.
164} Lavori di mura tura da farsi nella chiesa" et tenersi del coninuo sei mastri sinch l'opera sia interamente finita et cominciata

l'opera seguitarla senza mai tralassarla " . ASR, Archivio dei 30


Notai Capitolini, col. 36, B. Dini ~~, fai. 534; cfr. L. SCHOLARI,
Opere in stucco, in AA.VV., Le tecniche ediliz ie e le lavoraz ioni pi
notevoli nel cantiere romano della prima met del seicento, in Ricerche
di Storia dell' Arte, 1983, ~o, p. II~, n. 83.
165} Convenzione tra Bartolomeo Sala di Bibbiena e Pietro e
Paolo Serragli e Paolo Falconieri. Deputati della Venerabile Confraternita della Piet. AAF, voI. 197, foll o 9 e IO.
166} ASR, Archivio dei 30 Notai Capitolini, voI. 37. Rogito notaio Scaravazza, fai. 396; cfr. HIBBARD, op. cit., 1971, pp. 14~ e 143.
167} TAFURI, op. cit., 1973, p. II9. Sull'opera di Maderno per
la fabbrica fiorentina cfr. anche: NAVA, art. cit., 1936 e HIBBARD,
op. cit., 1971.
168} F . MARTINELLI, Roma ricercata nel suo sito ..., Roma 1644,
(ora in C. D'ONOFRIO, Roma nel 600, Firenze 1969, pp. 59 e 60).
169} AAF, voll. 197, 201, 202, 300, 301, 304, 31~, 401 e 404.
Poich la gestione della fabbrica viene assunta dall'" Officio del
Consolato dei Fiorentini" abbiamo altri riferimenti documentari
nell' Archivio di Stato di Roma, archivio notarile, che vanno dal
153~ al 1627 sotto i seguenti notai del Collegio dei Notai Capitolini :
Bartholomeus Cappellus (1532-1561); Augustinus Camellus (15621605) ; e Bartholomeus Dini (1606- 16~7) .
170} Il 28 novembre 1607 avviene la concessione della licenZ<l
ai mastri di strada per "poter fabbricare il loro hospedale nella
strada che va da S. Giovanni dei Fiorentini sino alla casa di madama
Martia Cretia. " (Archivio di Stato Capitolino (d'ora in poi ASC),
credo IV, vol. 84, C. ~; cfr. H. HIBBARD, Di alcune licenze rilasciate
dai Maestri di Strade per opere di edificazione a Roma (1568- 1589,
1602-1634), in Bollettino d'Arte, 1967,2, p. 106}.
La posa della prima pietra dell'ospedale viene fatta invece, il 20
dicembre dello stesso anno, dal Cardinale Bandini, AAF, vol. 310,
fai . 1~0; cfr. P. MI CHELONI, Ulteriore documentaz ione sull'ordinamento dell'ospedale di San Giovanni dei Fiorentini, in AA.VV., Atti
del primo congresso europeo di storia ospedaliera, Roma 6- 7 giugno
1960, Rocca San Casciano 196~, pp. 836 e 837.
171} TAFURI, op. cit., 1973, p. 1~0 . Anche per Hibbard (op . cit.,
1971, p. 145) il gruppo di edifici accanto alla chiesa sembrano in parte
ricostruiti da Maderno, ma Tafuri dice che il portale dell'ospedale,
oggi demolito, non sembra essere del Maderno e tenta un'attribuzione a Girolamo Rainaldi.
17~} AAF, voI. 31~, fai. 195; cfr. HIBBARD, op. cit., 1971, p. 143.
173} AAF, voI. 300, fai. 130.
174} Cfr. HIBBARD, op. cit., 1971, p. 143.
175} Le case dei preti, l'ospedale e le case appartenenti al consolato fiorentino, formano ora un lungo corpo unico addossato
alla chiesa. Questa si presentava come conclusione di via Giulia
" ottenuta mediante una rotazione di assi prospettici che la collega
alla struttura urbana. " : TAFURI, op. cit., 1973, p. 258.
176} AAF, voI. 401, foll o 75r e 75V; cfr. NAVA, art. cit., 1936,
p. 359 e ASR, Archivio dei 30 Notai Capitolini, voI. 36, B. Dini
~~, fai . 535; cfr. HIBBARD, op. cit., 1971, p. 143.
177} P.M. FELINI, Trattato Nuovo delle cose maravigliose della
alma citt di Roma ... , Roma 1610, ristampa anastatica a cura di
S. WAETZOLDT, Berlino 1969, p. II9.
178} Cfr. SIEBENHUNER, op. cit., p. 191, ma contestato da Hibbard (op . cit., 1971, p. 145) che non la considera di mano del Maderno
ma piuttosto un'invenzione del Felini.
179} Da settembre a novembre del 16II vengono registrate delle
nuove richieste di fondi per la chiesa al Granduca di Toscana ed
alla Regina di Francia : AAF, vol. 300, fa Il. 139 e 156v ; cfr. NAVA,
art. cit., 1936, pp. 359- 361 .
180} Cfr. NAVA, art. cit., 1936, p. 347.
181} AAF, voI. 300, follo 156v e 157r; cfr. NAVA, art. cit., 1936,
pp. 360 - 36 1.
18~} AAF, val. 304, fai . 3~; cfr. HIBBARD, op. cit., 1971, p. 143.
183} AAF, val. 31~, fai. 195 e voI. 219 ; cfr. HIBBARD, op. cit.,
197 1, p. 143
184} F. MILIZIA, Memorie degli architetti antichi e moderni di F.
Milizia, tomo II, Bologna 1827, p. 176.
185} G. CECCARELLI, Strada Giulia, Roma 1940, p. 98.
186} HIBBARD, op. cit., 1971, p. 145. Vedi nota 160.
187} Cfr. RUFINI, op. cit., pp. 27 e 95.

III

APPENDICE I

Theatrum Romanae Urbis sive


Romanorum sacrae aedes, ms., Biblioteca Apostolica Vati-

GIOVANNI ANTONIO BRUTII,

cana, Fondo Vaticano Latino II889.

fol. 368 recto


Dell' Arciconfraternita della Piet della N atione Fiorentina

Grassando l'anno 1448 sotto il pontificato di Nicolo V in


Roma una fiera pestilenza, talmente che non si trovava chi
sepelise i morti e, massima i poveri, la Nation Fiorentina
dell!! quale ~ono pur molti in Roma per esserci zio delle virt
e di trafichl, per mostrare in ci la sua carit institui una
Confr.aternit!! col .titolo della Piet sotto la protezione di
S: GlOvanm Battista Avocato, e prottetore della citt di
Firenze, e tra 1'<l;I~re opere pie, nelle quali. s'adoperava in
tanta gran necessita, dava sepoltura a poven morti, facendo
per l'appunto l'opera istessa, che poi intraprese la Compagnia
d~' Corte~iani ~i S, . Girolamo della Carit et indi quella
di S. Maria dell OratlOne altrimente della morte, nella quall'opera di bene ella non continu molto tempo, non manc
p~r il Spi(rit)o di essi fr(at)elli in intraprendere altri esercizi i
di seg~alata Piet, delle quali habbiamo toccate alcune cose
al. capitolo del suo ospedale Nationale.
SI. devorl;o ben .(... ), c<;>me pur si accenato, ad edificare la
c~lesa di S. GlOvanm Battista nel rione di Ponte in capo
di ~t!ada Giulia, con elimosin.e c~:lntribuite della loro generoslta non solo comperarono 11 Sito, come si detto dalla
venerabile Collegiata de' SS. Celso e Giuliano de' Banchi
ma con Regia magnaminit tentarono poi rinovare l'antic~
Pantheone di cui fece il dissegno il cittadino de' medesimi
~ichelangelo B!-,onarrotti Prencipe degli Architetti, ma (rimp~ant<; Evangellco prudentemente s'appigliarono al dissegno
di Glac~mo della Porta celebre architetto dei suoi tempi,
secondo 11 quale fondarono et eressero il tempio di S. Giovanni
Battista, de pi belli tantoggi disegnata.
La machina, quanto per ricchezza e vaghezza delle capelle
che qualunque Natione habbia hallora edificato a Roma;
pottendo solo essere, che per grandezza di mole ha'hormai
per superarlo il Tempio di S.Carlo al Corso della Natione
di Lombardi~. Ha q!-'esta. chiesa tr~ navi, la maggiore nel
~ezzC? con ~mq.ue pllastn scanellati per parte co' capitelli
d ordlpe conp~hlO, che sostengono l'architrave, sopra il quale
PC?sa 11 COr!J.1glOne, che regge parimente un altro muro distmto da cmque pilastri bastardi, i quali sotto il basso della
volta, e sopra un altra cornige, colgono in mezzo cinque
fenes~re quadre per parte, et un altra grande sopra la porta
magglOre pure allistessa altezza dell'altre, con l'altre sei
che sono nella crociera tre per ban( d)a
'
fol. 368 verso

alzandosi al paro della sommit della volta. Hanno sopra


lunette. che fanno arco alla medesima per dar'luogo all'altezza, m che vanno a terminare.
~ la n<l;v~ di mezzo larga palmi quarant'otto, e lunga sino
al. gra~lrl;l della capella maggiore palmi centosessant'otto i
p~lastr~ smo ai c~pitelli ~on alti palmi quaranta, sopra i d:tti
p~l~stn, e le navI laterall, appare la croce dell'istessa chiesa,
ClOe la parte traver.sa ~el mezzo della quale sorge una magnifica cup?la, c~e di diametro ha palmi quarantacinque e un
~erzo,. di fuon tutta coperta di piombo col suo lanternino
111ummato d~ .otto fenestrelle, et essa cupola da quattro fenestre grandi mtramezzate da quattro nicchie che sembrano
altret<l;nte fene~tre serrate .. E sostenuta da quattro piloni
lu~ghl I?er Ogrl;l p!!rte palmi 4 un sesto di vivo per ciascuno
co SUOI meZZI pllastn che fanno angoli e fondo. Regono

II2

questi il cornigione, sopra il quale s'inalza il muro al paro


d'un altra cornige, che serve di base all'altra macchina, ne'
quattro vani de'cui triangoli si vedono pinti i quattro Evangelisti. Nelle volte dell'istessa chiesa si vedono l'armi della
citt di Firenze cio un giglio e una croce.
Sotto di questa alta cupola, co( ... ) un ampIa tribuna o choro,
situata la capella maggiore fondata sul'istesso, teb( ... )
dalla porta d'occidente, larga palmi 37. lunga 30, alta cento,
nella quale in una gran nicchia si rappresenta in statue
marmoree il Battesimo di S.Giovanni Battista opera d'Antonio Raggi, celebre scultore, circondata da ornamento di
quattro colonne di breccia di Francia, tutte scanellate con
capitelli e basi dell'istessa pietra d'ordine composito. Riceve
il lume da tre fenestre, la maggiore che sta nel mezzo quadra, e le due minori laterali ovate. Ai latti di essa si vedono
due belli depositi de'Signori Falconieri, dalla cui splendidezza stata cosi riccamente construtta in bianchi marmi
ornati di quattro colonne corinthie di marmo verde antico
d'Egitto, ma non vi sin cui stata incisa alcuna inscrizione.
S'ascende a quest'altare per cinque gradini, e dopo di essa
da ambi i lati per le sue scale di varii marmi pregiate, si
descende
fol. 369 recto

si descende nella cape Ila sotterranea di egual sito, che la


di sopra, in cui pur l'altare per celebrare, sotto la quale
in un urna splendidamente, dell'istessa pietra, sono reposti
i corpi de'Santi martiri Protho e Giacinto. Ai lati poi della
capella a piombo de'depositi, sono le sepolture della nobil
famiglia Falconieri.
La seconda capella al corno del Vangelo nell'istessa crociera,
dissegno di Prospero Bresciano dedicata al Santissimo Crocefisso, il quale sta sopra l'altare, di rilievo in bronzo, il cui
fondo di pietra di paragone con ornamento di due colonne
d'alabastro antico, base e capitelli di bianco marmo, architrave di nero svenato e fastigio su angolare di bianco, nel cui
vacuo ci un Cherubino. Riceve il lume da una fenestra
arcuata lunga per la lunghezza di detto ornamento al quale
sta sopra. Sta l sua volta ornata, che effigiata del misteri o
della Resurrezzione di N.S.Giesu Cristo. Ne'vani dei quattro
triangoli d'essa sono pinti quattro Profeti, ne'muri laterali,
ne'semiarchi sopra la cornige, da una parte si rapresenta la
prigionia di Cristo Signor Nostro, e dall'altra la di lui coronatione di spine, e sotto nell'istesse pareti come in due quadri,
a fresco, l'Orazione dell'orto, e quando la madonna s'incontr
nel Sacratissimo suo figlio condotto al Calvario con la croce
in spalla. Negli archi tanto sopra l'altare, quanto di fuori
all'ingresso della capella, che s'inalzano sopra marmi d'alabastri in diversi bassi rilievi di stucco dorato, sono in parte
figurati diversi misteri i della Vita, e Passione del Salvatore,
et in parte diverse historie del testamento vecchio. Come la
Creatione del mondo et Sacrificio d'Abel e l'occisione di lui
fatta dall'Empio Cain suo fratello, il Sacrificio, che Abraam
Patriarca volle fare di Isac suo figliolo sopra la catasta nel
monte, i Dodici Esploratori della terra di promissione eletti
da Moiise per comandamento di Dio, due de'quali riportano
sopra le spalle, infilzate da una pertica, un grappolo d'uva
in segno della fertilit di quel Paese, e Calef, e Giosu che
pur ritornati di la, da quella missione essortano il Popolo ad
andarvi, e pigliarne il possesso. L'istesso Giosu quando
chiamato in aiuto de'Gabaoniti assediati da Donibesch Re
di Gerusalemme e da altri quattro Regi per esser confederati
quelli con gli Ebrei, vi accorre con le sue Genti, egli misse
in fugga occidendo molti degli Amorrei, ma vedendo di
non poter estinguerli afatto, e che la notte
fol . 369 verso

e che la notte sopragiunge, comanda al sole che non li manchi e l'obedisce fermandosi per un giorno naturale, onde
egli perseguitando i nemici gli disf, atterrata prima con

grosse pietre da alcuni dei suoi la bo ca della grotta appresso


la citt di Manceda, incui si erano ritirati i cinque Re avversarii per scampare dalle di lui mani. L 'angelo che mostra
ad Agar sitibonda, ove potesse trovar acqua da refocillarsi
dopo d'esere stata disociata da Abraam suo signore ad ins~anza di Sarra sua moglie perche Ismail figlio dell'istessa
gIocasse e scherzasse con Isac. Moise che nel deserto f il
serpente di metallo alzandolo sopra un palo, nel quale guardando quelli che nel deserto erano dai serpenti, per castigo
di Dio, feriti a morte risanano. Giona, che predica ai Niniviti tre giorni e tre notti nel ventre della balena, et altre historie. Di fuori poi sono pur in stucco in bassi rilievi dorati
effigiate le virt. Vi sono i depositi de' Signori Sacchetti,
antica e nobil famiglia della Republica Fiorentina, celebrata
da Dante, della cui magnimit fu fondata, e dotata l'istessa
capella che privilegiata per i Defonti. Defonti da noi all'ospedale di questa Natione, e sono pitture del Lanfrancho.
La terza capella nel lato sinistro della crociera dedicata a
S.Maria Madalena di cui il quadro con l'imagine di lei in
atto d'essere levata in aria dalla sua grotta dagli Angeli,
come ci narra che fecessero sette volte, tra giorno e notte
conforme le sette ho re canoniche, et che fosse si nell'anima
come nel corpo sostenuto da Christo, il cui vehemente amore
la rendeva cos estatica come nell'istessa pittura si rappresenta.
E ornata con due grandi colonne d'alabastro con capitelli,
e basi di biarico marmo d'ordine composto et altri fregi d'alabastro, nel fastigio la croce nel mezzo di due modini pur
di bianco, sta sotto l'arco dorato fra pilastri pur messi a
oro, ne'due triangoli del cui arco sono due angeli di stucco
di rilievo a sedere indorate in qualche parte. E stata cos
no bi litat a dalla nobile famiglia de' Caponi fiorentini, di cui
si vede l'arme ne'piedistalli.

fai. 370 recto


Passando quindi alle capelle della nave SInIstra laterale.
Premetteremo che la larghezza d'esse navi di palmi 23.
e la altezza di palmi 46. e che le medesime capelle sono larghe palmi dicedotto a mezzo alte 37, lunghe 20 ca.
La 4 capella dunque in ordine dedicata a S.Francesco
di Assisi figurato orante in tela nel monte dell' Averna co'
serafini che gli assistono, ornanta due colonne di Porta Santa
con capitelli e basi d'ordine corinthio di bianco marmo e
con piedistalli d'alabastro e verde antico.
Sono fuori di detta ornamenti pinti S.Pietro e S.Paulo. E'
illuminata da una fenestra arcuata sopra l'istess'altare come
sono per l'altre dette capelle delle due navi. Sono nella volta
ornate diverse historie della Vita di S.Francesco come anche
nelle pareti ben scompartite con cornigi di stucchi dorati.
Negli archi della capella diverse historie del testamento Vecchio, e diversi Santi della sua Religione effigiati in stucco di
basso rilievo. Vi fuori l'arme de'Signori Scarlati Nobili
Fiorentini che la fondarono, e dottarono, et imagine del
Cigoli pittore fiorentino.
La 5 dedicata a S.Antonio Abbate pittura del Ciampelli
fiorentino, che lo rappresenta in atto di coprir S.Paolo primo
eremita col pallio che haveva ricevuto da S.Athanasio. Vi
anche pinto l'abbate Parenzio. Ai lati fuori dell'ornamento
di marmo mischio d'ordine corinthio, sono sopra piedestalli
due statue di S.Francesco e S.Domenico di stucco di rilievo
che vi si debbono porre di marmo nell'istessa forma. Il
fastigio d'essa orna menta di bianco marmo sopra il quale
la fenestra come all'altra navata, tutta pinta con diverse
historie ripartite fra stucchi dorati, da un lato si rappresenta
Christo che dice a S.Pietro: Pasce agnos meos, e al dirimpeto
la conversione di San Paolo. Nella volta ovata la vita di
S.Lorenzo Prottettore della familia Baccelli fiorentina.
Segue poi nel sito e forma d'un altra capella a mezzo giorno
la porta laterale, alla quale contigua la sesta capella dedicata
all' Assunta della Benedettisima Vergine, pittura di Domenico
Passignani con due colonne d'alabastro di Monteaguto (luogo
dell' Aretino de'Signori di detta famiglia). D'ordine corinthio,
col'architrave sopra il quale il fastigio con freggi di marmi
bianchi e neri. Nelle pareti da un lato

fai. 370 verso


si figura l'historia di S.Egidio Abbate, che per esser prigionata alla spelonca una cerva cacciata dai cani regii vien egli
medesimo visitato dal Re di Francia, e pregato a lasciar ivi
edificare un Monastero. Nell'altro lato la madonna che
instruisce S.Paolo e S.Luca di molti particolari della vita
di Christo, e nella volta alcune historie parte ispirate alla
vita della Sacra Madre di Dio, e parte di S.Egidio. E illuminata dalla sua fenestra come l'altra, e negli archi vi si mirano
pur diversi Santi in stucco di bassi rilievi messi a oro. Et
de'Signori Cavalcanti Gentilhomini fiorentini di cui l'arme.
La settima dove il Sacro fonte battesimale, et ultima di
questa nave, dedicata a S.Sebastiano, che vi pinto nel
suo quadro di tela semivivo dopo di essere stato saetato,
condotto dall'istessa Irene a curare nella propia casa. Ha
per ornamento due colonnette di marmo pavonazzo con la
cornige, e fregi d'alabastro sopra i quali e la sua fenestra,
semicircolare. E passando all'altra nave, al dirimpetto della
detta l'ottava de'Signori Fantoni fiorentini, dedicata a
S.Vincenzo Ferrerio del Sacro ordine de'predicatori, che sta
pinto nel quadro in atto di predicare. Ha l'ornamento di due
colonette d'ordine corinthio et pittura di Giovanni Battista
Vanni fiorentino.
La nona dedicata ai santi Carlo Borromeo e Filippo Neri
pinti nel quadro di tela in atto di abbraciarsi, ornato di due
colonne di marmi mischi con i fregi di diverse pietre, capitelli e base di marmo bianco sopra con la fenestra pur semicircolare e historiata della vita dei Santi Apostoli Simone e
Giuda. Negli archi dell'istessa sono pinti i Profeti e diverse
Virt, tutte fra reparti menti e cornigi stuccate messe a'oro.
La X dedicata alla Piet di cui il quadro con l'ornamento
di legno e dal corno del Vangelo dell'istessa capella un gran
quadro attaccato al muro con la sua cornige dorata con l'imagine della B.Maddalena de'Pazzi, che riceve il velo dalla
Madona Santissima, strinato assai di buona mano questa
capella solamente non ha balaustri di marmi diversi, come
tutte l'altre ma solo di noce.
La XI dedicata a S.Girolamo Dottore di Santa Chiesa,
pittura di

fai. 371 recto


Santi Tito, sono dai lati, e nella volta l'historia della Vita
di S.Girolamo di mano del Passignano, tra diversi ornamenti
di stucco ben ripartiti, l'ornamento di due colonne corinthie di marmo mischio e negli archi le Virt e Profeti.
Contigua la porta della sagrestia come in un'altra capella
sopra la quale sta il choro per i musici col'organo.
Le due navi laterali sopra le loro porte hanno il lume da una
fenestra quadra per ciascuna.
E ritornando nella crociera della chiesa a mano destra appare
la XII nel suo lato al dirimpetto di quella della S.Madalena,
con l'imagini de'SS.Cosma e Damiano con ornamento di
due colonne grandi di legno di color di marmo mischio.
La XIII che risponde in faccia della nave destra, e che sta
al lato della capella dell'altar maggiore eretta alla ma dona
Santissima, la cui imagine miracolosa vista riposta ha un fondo
di diversi marmi ben intarsiatii, et alabastri, il cui ornamento
di due colonne di marmo svenato nero. Le pareti e la volta
son pinte di mano del Ciampelli di diverse historie della Vita
d'essa Vergine inmaculata. Cio Nativit, Annunciazione,
Visitazione, Transito e Coronazione, e ne'triangoli della sua
cupoletta sono pinti i quattro Evangelisti. E' rimasta, questa
ornatissima capella si ricca per la preziosit dei marmi, e
vaghezza di stucchi dorati, alla Natione. Questa sacra immagine stava in faccia del vicolo delle palle a' canto una
rimessa de'Signori Accaioli, nel qual vicolo giocando con
alcuni altri a Boccia, un certo Bestemiatore, si lagnava della
ma dona perche non lo faceva vincere. Onde perdendo egli
tuttavia scagli una boccia in faccia a quella Santa di lei
Imagine, che tiene il Bambino Gies in braccio, e l'offese
nella guancia destra, che divenne rossa d'una ferita, dalla
quale pareva, che versasse sangue. L'Empio ne rimase attrato da tutte due le braccia, divolgossi il

fol. 371 verso


il miracolo per la citt, et essendone concorso de'nuovamente per diverse gratie e con diversi voti stimarono espediente i Superiori di far togliere quel muro in cui a fresco
ella era dipinta e farla trasportare nella chiesa di S.Giovanni
Battista per che stava nei limiti della sua parochia, e collocarla in questa capella abbilita poi, et ornata con quella splendidezza che si vede.
Qui quel meschino pentito dell'errore dur per quaranta
giorni attratto a farvisi condurre, et implorando con gemiti e
sospiri il perdono e la grazia riebbe finalmente la pristina Sanit (... ) (Canonici e Cappellani) di S.Pietro i quali ne misero
le giustificazioni con (... ) di (con)correre a questa imagine la
corona che donano ogni anno a molte altre opere miracolose.
Si conserva in quell'istessa capella anche il Santo nel suo
tabernacolo mantenuto con bone quantit di lumi, ma finita
che sar la capella maggiore, come in trono pi decente sar
ivi custodito.
Resta ora, che habbiamo descritto la chiesa che diciamo
qualche cosa della sua facciata, la quale principiata con
bel dissegno vedendosi finiti i soli piedistali, tra i quali come
che sporgono in fuori quasi habbiano da sostenere smisurate

colonne, si vedono ne'basi alcuni belli intagli del Mosca


scultore illustre.
Ha tre porte, la maggiore, che risponde alla nave di mezzo
con la sua scalinata di dodici gradini, e le laterali minori
nelle navi laterali. Non potremo per hora darne altra certezza sperandosi che sar una volta tutta incrostata di finissimi marmi della piet di qualche Benefattore di questa
Natione, come pur di marmi d'varie sorti si spera sia ricoperto quasi tutto il pavimento della Chiesa, e capelle con
sepolture ancora ripartite incise di diversi epitafi.
Non voglio per che ci (passiamo) di cui senza dare un'occhiata alla sagrestia, tanto bene instrutta d'ogni sorte di suppelletilei et ( ... ) Sono queste due stanzoni, la prima per la
quale s'entra ove i sacerdoti si parano, contiene una capella
in una tribuna che sta dalla parte del retro et in essa l'altare con un credenzone parte pinto e parte dorato ove si
conservano le (infinite) reliquie. A torno li medesimo si vedono l'effigie di cinque Sommi Pontefici fiorentini, Leon
X, Clemente VII, Clemente VIII, Leone XI e Urbano VIII
e l'arme di tutti i cardinali fiorentini, con quattro busti di
bronzo de'gran Ducchi di Firenze. Nella seconda diversi
armadii ben disposti ove i sacerdoti (celebranti) si vestono
e spogliano de'suoi indumenti.