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ALCUNI ASPETTI TRATTATI NELLA PRIMA LETTERA DI PAOLO AI CORINZI

Introduzione
Corinto una citta della Grecia meridionale, a ovest di Atene. Allepoca in cui visse Paolo, la
citt si trovava in un punto strategico delle rotte commerciali. Essa divenne un imponente
centro del commercio internazionale e un importante crocevia di scambi. La religiosit carnale
dei suoi abitanti ne fece presto il centro delle pi vili forme di immoralit, tanto che il nome
stesso di Corinto divenne sinonimo di impurit.
Lapostolo Paolo visito per la prima volta Corinto nel suo secondo viaggio missionario (At.18).
In un primo tempo, egli si era impegnato per raggiungere i Giudei e aveva lavorato tra loro
come fabbricante di tende, insieme a Priscilla e ad Aquila. Tuttavia, poich i Giudei avevano
rifiutato il suo messaggio, Paolo si rivolse ai pagani del luogo. Nonostante le condizioni
difficili, dal punto di vista spirituale, la predicazione del vangelo sfoci nella salvezza di anime
e nelledificazione di una chiesa, anche perch lapostolo aveva ricevuto una visione ed era
stato incoraggiato a non desistere (At.18:9-10). Circa tre anni pi tardi, durante il ministero di
predicazione a Efeso, Paolo ricevette una lettera da Corinto: vi si riferivano le gravi difficolt
instauratesi tra i membri dellassemblea locale e si sollevavano vari interrogativi relativi a
questioni inerenti alla vita cristiana. Fu proprio per risposta a questa lettera che lapostolo
scrisse 1 Corinzi. Come raddrizzare una chiesa carnale e mondana che prende sottogamba
quegli atteggiamenti, errori e abitudini che tanto impensieriscono lapostolo Paolo? La lettera
si ripropone fondamentalmente di rispondere a tale interrogativo. Uno studioso Moffatt
sintetizza: La chiesa era nel mondo, come doveva essere, ma il mondo era altres nella chiesa, dove non
doveva essere.
Poich una simile realt e comune a molte comunit odierne, limportanza di 1 Corinzi rimane
immutata. Questa lettera in modo particolare sembra stilata da Paolo in base ad alcune
domande provenienti dalla Comunit e alle quali lapostolo cerca di rispondere.
Ma questa anche la lettera del capitolo 13, il vero e glorioso significato dellamore, un testo
non solo significativo dal punto di vista poetico, ma che spiega semplicemente e
meravigliosamente cosa significhi amare secondo Cristo e in Cristo.
Sarebbe un errore pensare che ci che Paolo scrive nelle sue lettere sia di minore importanza
dei Vangeli o che talune affermazioni siano solo per le realt del luogo, per questo i dubbi sono
fugati dalle sue stesse affermazioni:
1Cor 4:17 Appunto per questo vi ho mandato Timoteo, che mio caro e fedele figlio nel Signore; egli vi
ricorder come io mi comporto in Cristo Ges, e come insegno dappertutto, in ogni chiesa.
1

1Cor 11:16 Se poi a qualcuno piace essere litigioso, noi non abbiamo tale abitudine; e neppure le chiese di
Dio.
2Tim 3:16-17 Ogni Scrittura ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare
alla giustizia, perch l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.
Mt 5:19 Chi dunque avr violato uno di questi minimi comandamenti e avr cos insegnato agli uomini,
sar chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avr messi in pratica e insegnati sar chiamato grande
nel regno dei cieli.
Lc 16:10 Chi fedele nelle cose minime, fedele anche nelle grandi; e chi ingiusto nelle cose minime,
ingiusto anche nelle grandi.
I PROBLEMI DELLA CHIESA.
1. DIVISIONI (1Cor.1:10)
Egli inizia con unaffettuosa esortazione allunit. Invece di pronunciare una sentenza
avvalendosi della propria autorit apostolica, Paolo supplica con la tenerezza di un fratello,
incoraggiando (tutti), nel nome di Ges, ad avere:

un medesimo parlare; i discorsi sono le prime prove del tipo di esperienza che abbiamo
fatto in Cristo (2Co.6:7; Cl.4:6; 1Tm.4:12; Gc.3:1-2).

una perfetta unione, dove uno sia un aiuto per laltro e tutti siano ordinati ed organizzati
in armonia, per il bene dellopera di Dio (Gv.17:21-22; 1Co.12:12). Ma unione in cosa?

Nel medesimo modo di pensare e di sentire.


I sentimenti e il modo di giudicare ogni cosa potr essere il medesimo, quando tutti
avranno la mente di Cristo e il desiderio di ubbidire alla Sua Parola. Non si tratta di
essere tutti uguali, quasi dei cloni, ma di essere uniti sulla verit in Cristo (Rm.15:5-6).
Il sentimento di Cristo si trasforma in uno stile di vita concreto ed edificante. Anche alla
comunit di Filippi, dove qualche intoppo si era verificato, lapostolo rivolge la stessa
esortazione (Fil.1:27; 2:1-5).
Nelle comunit cristiane impossibile che non accadano dissensi, ma il dialogo sul
fondamento biblico, attraverso la guida saggia dello Spirito di Dio, permetteranno
lappianarsi di ogni malinteso o ostacolo (At.15:25,28).
Se il motivo di divisione causato da falsi fratelli, che provocano scandali, allora secondo ci
che Paolo scrive ai Romani, queste persone devono essere tenute lontane, perch sono egoiste
e idolatre, avendo messo il proprio io al centro di ogni cosa (Rm.16:17-18). Sono falsi credenti,
che parlano bene, sanno attirare la fiducia dei deboli nella fede e poi li conducono a peccare
contro il Signore. Anzi secondo lapostolo, proprio queste divisioni servono a mostrare la vera
faccia dei credenti (1Co.11:18-19).

2. LA VERA SAPIENZA (Gv.7:15; 1Co.1:30).


Sappiamo che, nel mondo, una dote doratore, una buona cultura, e dei discorsi persuasivi
di sapienza umana sono sufficienti per assicurare il trionfo di qualunque causa. Ma, per
comunicare la fede, Dio non ha bisogno di utilizzare queste capacit umane, n le abilit
della propaganda.
Iniziamo a spiegare, perci, cosa intende la Parola di Dio per sapienza; non si tratta di
esperienza dal punto di vista umano, oppure una dote di eccellenza della mente, o una
conoscenza profonda della vita e nemmeno particolari capacit nel fare qualcosa.
Il termine sapienza nel N. T. in 1 Corinzi, 15 volte nei primi 2 capitoli; 25 volte nei
primi 3 capitoli, se consideriamo anche i suoi derivati: sapienti, savi, saggi.
La parola sapienza significa: santa prudenza, discrezione e abilit nell'insegnare e vivere la verit
cristiana e nei comportamenti con gli uomini. La conoscenza e la pratica della volont di Dio per vivere
una vita giusta.
La sapienza in Cristo diventa parte di noi, non un qualcosa di casuale ma diventa parte
dellopera della grazia (Ef.1:7-8,17).
Un sinonimo di sapienza saggezza e tutti e due i termini sono citati nella Bibbia pi di 370
volte. Nel libro di Giobbe e in Proverbi c un invito specifico a cercare saggezza e
intelligenza, due virt che rappresentano in maniera velata lopera di Cristo (Gb.28:12-13;
Pr.8:1, 17, 22-26; 32-36; Gv.1:1-4; 1Co.2:6-7).
La vera sapienza (o saggezza):
-

Non una qualit umana ma procede da Dio (Es.35:30-31; Pr.2:6).

Non si trova sulla terra, si riceve in Cristo (Pr.4:7; Lc.21:14-15; Cl.2:2-3).

E il tesoro della Parola di Dio (2Tm.3:15).

E il dono dello Spirito Santo (1Co.12:8).

Produce buoni frutti, per la gloria di Dio e per il nostro bene (Pr.14:8; Gc.3:13,17).

Dopo questo breve preambolo, spieghiamo cosa vuole indicare lapostolo Paolo, parlando
della sapienza cristiana ai corinzi.
Levangelizzazione ha come oggetto la pazzia della croce quindi non belle parole, ma
dimostrazione di spirito e potenza (1Co.1:17-18; 2:1-5). La vera sapienza si ottiene per
mezzo della guida dello Spirito di Dio, dimorante in noi (1Co.2:10-16).
La saggezza della parola insegnata secondo Cristo avr una meravigliosa ricompensa,
perch Dio non dimentica e non ingiusto (Da.12:3).

3. IL COMPITO DEI SERVITORI DI DIO.


I capitoli 3 e 4 della lettera, evidenziano il compito di quelli che Paolo chiama servitori di
Dio. Questa la terza questione trattata dallapostolo. Linfantilit spirituale denunciata
dallapostolo si basa sul fatto che i corinzi si legavano alla persona e non alla figura il servo
di Dio rappresenta, ovvero linsegnamento e la pratica della Parola di Dio (1Co.3:1-4).
Paolo pone una domanda: Che cos' dunque Apollo? E che cos' Paolo?
Ogni servitore del Signore prima di tutto un peccatore salvato per grazia, chiamato da
Dio, per mezzo dello Spirito Santo, a svolgere un determinato compito per la chiesa e nella
chiesa (Eb.5:4). Diversi termini sono indicativi di chi un servo di Dio:
a) Servitori, o ministri, cio coloro che eseguono gli ordini di un superiore, incaricati per un
compito, attraverso i quali Dio insegna la Sua Parola (1Co.3:5; 1Ts.3:1-2). Ministri o
servitori, erano ad esempio i leviti, sacerdoti incaricati di adorare Dio e innalzare
preghiere a favore del popolo. Anche gli angeli sono ministri (2Cr.29:11; At.26:16;
Cristo il sommo Ministro, Eb.8:1-2). I servi di Dio proclamano ci che Dio mette in
loro. Ognuno ha il suo campo, il suo lavoro e il suo premio, ma sempre solo di Dio
lopera (1Co.3:5-8).
b) Collaboratori, ovvero compagni di lavoro, tutti utili e disutili allo stesso tempo (Lc.17:10;
2Co.8:23-24). Paolo ebbe tanti compagni di lavoro, fedeli collaboratori, Epafra,
Tichico, Tito, Timoteo, Archippo, ecc.
c) Amministratori: cio dispensatori, coloro che usano i beni del proprietario a favore degli
altri (1Pi.4:10). Un altro significato di amministratore ufficiale colui che prende
ordini dal generale e li trasmette ai soldati ed insieme ad essi inizia le operazioni di
addestramento e di guerra (1Co.4:1-5). La fedelt alla Parola e lubbidienza a Dio sono
le prerogative di un amministratore (Lc.12:42-48). Levangelizzazione il compito di
ogni cristiano amministratore (1Co.9:16-17).
d) Apostoli: ovvero coloro che sono inviati da Dio a proclamare la verit, il vangelo di
Cristo, in particolar modo dove non v testimonianza, con lo scopo di fondare delle
chiese e affidarle a dei pastori (Ef.2:20; 4:7; 11-16).
e) Padri: lapostolo predilige considerarsi un padre spirituale per coloro che egli ha
evangelizzato e visto nascere nella fede (1Co.4:15; 1Tm.1:2; Tt.1:4); come tale, un
padre usa ogni mezzo per condurre i figli alla fede (2Tm.4:1-4). Lo scopo sempre
quello dellamore (1Tm.1:5).
Chi serve il Signore, va onorato, aiutato, rispettato e ubbidito nellinsegnamento della
Parola di Dio e nel consigliare il popolo di Dio (Ebr.13:17; 1Ts.5:12-13).
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4. GLI SCANDALI NELLA CHIESA (capitoli 5-6).


Mt 18:7 Guai al mondo a causa degli scandali! perch necessario che avvengano degli scandali; ma
guai all'uomo per cui lo scandalo avviene!
La parola scandalo significa tante cose: Impedimento, pietra dinciampo, offesa, incitamento
al peccato, induzione alla disubbidienza, occasione di caduta.
Vi sono scandali nel mondo, e quelli sono prevedibili, per la natura peccaminosa delluomo,
ma purtroppo ve ne sono nelle chiese, a causa della poca consacrazione e carnalit di alcuni
credenti, o addirittura di certi falsi credenti.
La Bibbia ci invita a non scandalizzare:
a) I credenti dalla coscienza debole (1Co.8:13).
b) I non credenti e la chiesa stessa (1Co.10:32).
c) Il mondo rendendo il servizio in Cristo degno di biasimo, ovvero colpevolezza,
coprendolo di ridicolo, difettoso (2Co.6:3).

QUALI SCANDALI AVEVANO COLPITO LA CHIESA DI CORINTO?


INCESTO, cio unione illecita tra familiari (1Co.5:1). Paolo afferma che questo peccato era
peggiore di quelli commessi dagli stranieri, tanto pi che i corinzi non avevano agito
drasticamente (v.2). La disciplina impartita da Paolo non chiara, ma pare che avesse
lasciato il peccatore nelle mani di Satana, per essere punito con una malattia, che per
avrebbe dovuto recuperare o preservare lo spirito. Questo ovviamente un estremo rimedio
ed sempre una situazione limite, sotto il controllo di Cristo.
Una cosa invece sempre da fare, in presenza di peccati che comportino uno scandalo anche
verso i non credenti lescludere dalla santa radunanza il colpevole (1Co.5:9-13; Rm.16:17).
Un peccatore tollerato, senza la dovuta disciplina come il lievito che rovina tutta la pasta,
la chiesa del Signore deve essere sempre pura (vv.6-8).
PROCESSI A DANNO DI FRATELLI, ovvero quelle situazioni nelle quali non potendo
giungere ad un accordo, si cerca la giustizia in un tribunale. Paolo invita i corinzi a
nominare giudice una persona poco considerata, ma che magari pi saggia degli altri
(1Co.6:1-9). Lapostolo invita, pur di mantenere la pace, a subire un danno o un torto. Chi
fa torto o danno ad un fratello non sar giustificato dinanzi a Dio, soprattutto perch Ges
ci ha dato un diverso insegnamento (Lc.6:27-31; Mt.5:40-42).

FUGGIRE LA DISSOLUTEZZA
Paolo cita una serie di persone che non potranno entrare nel Regno di Dio (vv.9-11). Grazie
a Dio tra i corinzi Cristo aveva fatto una bella opera in coloro che nel passato erano stati
peccatori come quelli citati nei versi precedenti.
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Ingiusti, color che violano la giustizia, ingannatori.

Fornicatori, che usano il proprio corpo peccando.

Idolatri, che si affannano per le cose materiali come scopo di vita.

Adulteri, che peccano nel vincolo del matrimonio.

Effeminati e Sodomiti, peccati sessuali contro natura.

Ladri, coloro che si appropriano a qualsiasi titolo di cose daltri.

Avari, coloro che sono attaccati a ci che posseggono e sono avidi di guadagni.

Ubriachi, che eccedono con le bevande alcoliche.

Oltraggiatori, maldicenti che con i loro discorsi danneggiano la reputazione degli altri.

Rapinatori, quelli che estorcono i beni altrui per vantaggio proprio.

Paolo invita a evitare ogni peccato del corpo, perch i cristiani appartengono, anima, copro
e spirito a Dio, ma a non farsi condizionare da tutte quelle cose che sono lecite per la legge,
ma non utili per la crescita spirituale (vv.6, 19-20).

5. MATRIMONIO E CELIBATO (capitolo 7).


Gli uomini e i religiosi hanno prodotto tanti insegnamenti errati circa largomento
matrimonio, celibato e divorzio. Ma la Parola di Dio cos chiara al riguardo che anche un
illetterato potrebbe comprenderla. Purtroppo quello di deviare dalla sana dottrina un vizio
antico del diavolo, che cerca sempre di aggiungere la menzogna alla verit, e trova sempre
persone carnali pronte a ubbidirgli (2Tm.4:1-4).
Consideriamo le parole dellapostolo Paolo in 1Cor.7:10-16,39, confrontandole con le parole
di Ges.
5.1 SI PUO DIVORZIARE?
Mt.19:3 Dei farisei gli si avvicinarono per metterlo alla prova, dicendo: lecito mandare via
la propria moglie per un motivo qualsiasi?
IL MONDO LA PENSA COSI, COME I FARISEI: PER UN MOTIVO QUALSIASI.
(leggere anche Mc.10:2-12; Lc.16:18).
Mt.19:4 Ed egli rispose loro: Non avete letto che il Creatore, da principio, li cre maschio e
femmina e che disse: 5 "Perci l'uomo lascer il padre e la madre, e si unir con sua moglie, e i due
saranno una sola carne"? 6 Cos non sono pi due, ma una sola carne; quello dunque che Dio ha
unito, l'uomo non lo separi.
DAL PRINCIPIO, SECONDO IL PIANO DI DIO, IL MATRIMONIO E TRA UOMO E
DONNA, ED E INDISSOLUBILE (Ebr.13:4).
Mt.19:7 Essi gli dissero: Perch dunque Mos comand di scriverle un atto di ripudio e di
mandarla via? 8 Ges disse loro: Fu per la durezza dei vostri cuori che Mos vi permise di
mandare via le vostre mogli; ma da principio non era cos. 9 Ma io vi dico che chiunque
manda via sua moglie, quando non sia per motivo di fornicazione, e ne sposa un'altra,
commette adulterio.
MOSE NON COMANDO MA PERMISE IL DIVORZIO. LA PAROLA EPITREPO
SIGNIFICA: CONSENTIRE, PERMETTERE CON SOFFERENZA.
QUALI ERANO I CASI IN QUESTIONE? LO TROVIAMO SCRITTO IN Deu.24:1-4.
La frase qualcosa di vergognoso o di indecente, fu interpretata dai farisei e dagli scribi in due
modi differenti: alcuni sostenevano che il divorzio fosse possibile solo in caso di adulterio o
altro peccato nel corpo (riferendosi al termine indecente), gli altri basandosi su qualcosa,
sostenevano che anche per una pietanza cucinata male, il marito potesse ripudiare la moglie.
RIMANE COMUNQUE UNA ECCEZIONE, MA LA REGOLA E CHE DIO ODIA IL
RIPUDIO, PERCHE ESSO E UNA MACCHIA INDELEBILE (Mal.2:16).
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Ges perci sta affermando che chi, per la durezza del proprio cuore, o per motivo di
tradimento fisico, dovesse lasciare il coniuge, comunque non pu e non deve risposarsi, perch
diverrebbe adultero, quindi commetterebbe un peccato degno dellinferno, ed esporrebbe altri a
occasione peccaminosa.
5.2 CONVIENE SPOSARSI? (Mt.19:10-12)
LAPOSTOLO RIPRENDE QUESTO CONCETTO, AFFERMANDO CHE UNA
MOGLIE O UN MARITO, POSSONO DISTRARRE I CONIUGI DAL SERVIRE IL
SIGNORE CON TUTTO SE STESSI (1Cor.7:32-35).
La chiesa Cattolica Romana ha interpretato queste parole di Ges come un insegnamento sul
celibato dei sacerdoti. Ma come al solito ha creato una forzatura, creando i presupposti a
manifestazioni carnali (pedofilia dei preti, omosessualit, ecc.).
5.3 CASO NEL QUALE UNO DEI DUE CONIUGI DIVENTA CREDENTE.
Continuando nello studio di 1Cor.7 i vv.10-16, Paolo introduce quello che sembra essere solo
un suo consiglio. Ma crediamo che se tutta la Bibbia ispirata, anche questo consiglio di Paolo
di natura spirituale.
Cosa succede se durante un matrimonio uno dei due coniugi si converte a Cristo? Paolo
insegna a non cercare, da parte del credente la separazione, ma se possibile a continuare la
vita insieme, perch pi facile che laltro coniuge viva sotto una sorta di ala della grazia e di
santit a motivo del credente. Inoltre nel perseguire la pace, nonostante la diversit di fede, si
santifica anche la vita dei figli. Paolo vuole dire che, come dimostra la realt sociale oggi,
molto spesso il coniuge separato non trova pace e quasi un vero nuovo legame, anzi molte
volte rimpiange o sente la mancanza dellex sposo o sposa, anche se per orgoglio non lo
ammetter mai. Inoltre le statistiche affermano che i figli di divorziati, danno vita a matrimoni
destinati al quasi certo fallimento, come se una sorta di dna sociale li influenzasse.
Invece, cercando di trovare pace, evitando decisioni affrettate e nette, qualche volta lamore di
Dio che opera nel credente, sar premiato con la riconciliazione.

6. ALTRE QUESTIONI TRATTATE NELLEPISTOLA (Capp.8 e 9).


Vediamo ora schematicamente altre questioni trattate dallapostolo Paolo in questa prima
epistola a i Corinzi:
a) Capitolo 8: I limiti della libert cristiana (le carni sacrificate agli idoli).
E un discorso che riprende quello gi fatto ai romani, circa le necessit di capire che la
nostra libert in Cristo non deve per eccedere in mancanza di carit e comprensione dei
limiti altrui.
1Cor.9:19 Poich, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il
maggior numero.
La conoscenza gonfia, ma l'amore edifica (v.1b). Per amore posso rinunciare ad un mio
diritto (vv.8-13).
b) Capitolo 9: Paolo difende i suoi diritti di apostolo.
Paolo desidera sottolineare il diritto di un servo di Dio di usufruire dei beni che il
Vangelo mette a disposizione, ma anche di aspirare ad una vita normale, come un
matrimonio. Questa forse una risposta a qualche critica (vv.1-18).
c) Capitolo 9:24-27 Norme per la corsa cristiana. Chiamati a correre e vincere nello
stadio. Ma per vincere cosa? (Fil.3:14)
o Un premio per aver sopportato la persecuzione (Lc.6:22).
o Un premio per aver amato chi non lo meritava (Lc.6:35).
o Un premio per aver lavorato nel campo del Signore (1Cor.3:8).
o Un premio per aver amato Cristo pi di se stessi (Gc.1:12; 2Tm.4:8).
o Un premio per lobbedienza alla Parola (2Tm.2:5; Mt.22:37-40).
Come correre?
o Uno stile di vita temperato e ben equilibrato (1Cor.9:25-27; Gal.5:22-25).
Temperato: sotto controllo, astenendosi da cibi che non fanno crescere, allenato.
Paolo afferma che tratta duramente il proprio corpo e lo riduce in schiavit.
Questo termine duramente raffigura un pugile che colpisce lavversario per
metterlo al tappeto.
Ridurre in schiavit, significa letteralmente renderlo soggetto a qualcun altro, in
questo caso alla Parola e allo Spirito Santo (Gal.5:17).

7. QUESTIONE DEL VELO E DELLA SANTA CENA (Cap.11).


Perch due questioni cos apparentemente diverse sono trattate nello stesso capitolo? Semplice,
perch se Dio guarda prima di tutto al cuore, ma poi il Suo sguardo desidera anche constatare
un comportamento esteriore che evidenzi umilt, sobriet e obbedienza. Ges ha detto che
tutta la Sua parola avrebbe avuto sempre validit e la fedelt a Dio si sarebbe misurata anche
nelle piccole cose (Mt.5:17-20; Lc.16:10; 2Tim.3:16-17).
7.1 IL VELO (cap.11:1-16)
La donna deve, a motivo degli angeli, aver sul capo un segno dellautorit da cui dipende.
1. Il capo di ogni uomo Cristo. Cristo il Signore e luomo gli soggetto;
2. Il capo della donna luomo. La posizione di guida stata affidata alluomo e la donna
sotto la sua autorit.
3. Il capo di Cristo Dio. Perfino nellambito della Deit, il Padre possiede il ruolo di governo
e il Figlio assume volontariamente una posizione di sottomissione. Questi rapporti di autorit e
sottomissione sono stati stabiliti da Dio stesso e sono fondamentali per gli equilibri sui quali si
regge luniverso.
Prima di procedere e bene rilevare il fatto che sottomissione non sinonimo di inferiorit.
Cristo sottomesso al Padre, ma non inferiore a lui. Allo stesso modo, bench gli sia
sottoposta, la donna non inferiore alluomo. Non si tratta della posizione dinanzi a Dio ma
del ruolo (poi ci sono altre autorit, i conduttori, i genitori, il governo, ecc.)
Nella Bibbia la parola segno in greco ha diversi significati:
a) Tupos, unimmagine, un segno, una figura formata da un colpo ricevuto (Gv.20:25).
b) Semeion, segno che distingue, miracolo, evento straordinario (Rm.4:11; 1Co.14:22).
c) Exousia, segno di autorit, una corona, segno di potere (1Co.11:10).
Il velo un segno, cos come lo la divisa militare che evidenzia lautorit da cui dipende il
militare che lindossa. Che centrano gli angeli col capo coperto delle sante donne di Dio? Se
Paolo si espresso in questo modo, un motivo preciso ci sar. Tutto ebbe origine nellEden.
(Gen.3:1, 13; 1Tim.2:14; Gen.3:6, 11-12, 16). Quindi per attestare che la donna, pur essendo
uguale alluomo circa la salvezza, tornata nella originaria sottomissione alla Parola di Dio e
al suo capo che luomo, deve indossare un segno di autorit evidente alla chiesa e al mondo.
La donna pu pregare o profetizzare (quindi anche testimoniare) ma con questa prerogativa.
1Cor 11:16 Se poi a qualcuno piace essere litigioso, noi non abbiamo tale abitudine; e neppure le
chiese di Dio.

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7.2 LA SANTA CENA (cap.11:17-34).


Circa questo argomento lapostolo avverte i corinzi che pericoloso per la vita spirituale
avvicinarsi alla Cena del Signore in maniera superficiale. Cosa accadeva in realt?

vv.17-22 Le divisioni e i disordini.


Un corpo diviso pu celebrare in maniera degna il ricordo della morte di Cristo, che invece
dovrebbe unire nella fede? In Corinto vi era uno scisma, al punto che al pasto comune (agape)
che di solito seguiva la Santa Cena, vi era chi aveva tanto e chi aveva poco e addirittura chi era
ubriaco!
Alle feste per i sacrifici, i pagani usavano bere abbondantemente. Molti dei Cristiani pi ricchi
sembravano essersi presi la stessa libert alla mensa del Signore, o quanto meno, durante le
agapi, o banchetti damore, che si celebravano in concomitanza con la cena. Non si
aspettavano lun laltro: i ricchi disprezzavano i poveri, mangiando e bevendo quello che
serano portati da casa, senza che anche i poveri potessero avere la loro parte, e cos, questi
ultimi rimanevano digiuni, mentre i primi mangiavano pi del necessario. Questa era una
profanazione della santa istituzione, corruzione estremamente grave di unordinanza divina.
Ci che era destinato a nutrire le anime veniva invece usato per soddisfare desideri carnali e
passioni.
vv.23-34 Cosa veramente la Santa Cena.
Secondo la Parola in questa lettera, essa un momento di commovente ricordo dellopera di
Cristo, una occasione di esaminare la propria vita e saper discernere quello che la Santa Cena
rappresenta.
v.29 poich chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro se stesso, se non discerne il corpo del
Signore. Discernere qui ha lo stesso significato di dubitare, avere uno spirito ostile, avere
disaccordo.
Quindi lapostolo evidenzia due possibilit: o esaminare se stessi per evitare il giudizio o essere
sottoposti alla disciplina divina. Se questa cecit o ottusit spirituale si protrae, v persino il
pericolo della malattia o della morte.
Cosa significa esaminare se stessi? Significa confrontare la propria vita con la Parola di Dio e
non con gli altri, lasciare spazio allamore di Dio, alla Sua benevolenza, perdonando di vero
cuore e amando tutti i fratelli. Come potrei avere comunione con Cristo se non amo il Suo
corpo, o sono diffidente, freddo, egoista?

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8. I DONI DELLO SPIRITO SANTO (cap.12).


Introduzione.
E necessario introdurre lo studio parlando del Battesimo dello Spirito Santo, indispensabile
per ricevere ed esercitare i doni. Il battesimo, ovvero, limmersione della vita spirituale nella
realt dello Spirito Santo il modo con il quale Dio si esprime pienamente in noi e attraverso
di noi. E il modo col quale la carnalit perde il controllo della nostra mente, parole ed azioni e
lascia la nostra vita nelle mani dello Spirito Santo. Perch spesso cos difficile ricevere questa
potenza? Perch non vogliamo lasciare il pieno controllo a Dio. Quali sono i requisiti biblici
per ricevere potenza e pienezza? Vediamo cosa dice la Bibbia:
1) Essere delle nuove creature, quindi ravvedimento (At.2:38).
2) Ubbidienza alla Parola di Dio (At.5:32).
3) Chiedere con fede (Lc.11:13). E chiaro che Ges sta parlando del Battesimo, perch la
caparra dello Spirito non si chiede ma si riceve al momento della conversione.
4) Attendere con perseveranza, ma in preghiera, non distrattamente (At.1:4-5, 2:1).
E utile studiare due passi della Bibbia che distinguono lopera dello Spirito Santo nei credenti:
a) Gv.20:19-22, ci dice che Ges soffi in loro la vita spirituale, la nuova nascita, cos
come Dio soffi dentro Adamo (nelle sue narici) lalito di vite. Il termine soffiare in
questo passo inteso come qualcuno che soffia aria in uno strumento. In questo passo i
discepoli incontrano il Cristo risorto.
La nuova vita, produsse un cambiamento interiore, ma nella vita pratica, essi
continuarono a fare le cose come prima, senza particolare vivacit (Gv.21:1-3).
Ges obblig i discepoli ad attendere la promessa del Padre, in attesa di ricevere la
potenza per testimoniare di Ges. La testimonianza non di noi stessi ma di Cristo.
Dalla resurrezione allascensione di Cristo passarono 40 giorni, durante i quali il
Signore istru la neonata chiesa (At.1:2-3).
b) At.2:1-4, dopo aver ricevuto in loro lo Spirito Santo, furono loro ad essere ricevuti
dallo Spirito Santo. Fu una vera e propria immersione, infatti prima il luogo si riemp e
poi essi furono riempiti e di conseguenza traboccarono, parlando in nuove lingue:
Poich dall'abbondanza del cuore la bocca parla (Mt.12:34). La chiesa incontr Cristo
glorificato! (Gv.7:37-39). La pienezza dello Spirito Santo, biblicamente evidente col
segno iniziale delle lingue (At.10:44-47; 1Co.14:2-5). Quando v il battesimo, qualcosa
immerso in qualche altra cosa e ne assorbe lessenza. Da questo momento in poi, nel
N.T. ricevere lo Spirito Santo sempre inteso come battesimo dello Spirito Santo.
E, perci, potenza, soprannaturale, visibile.
12

Circa i doni spirituali, fratelli, non voglio che siate nell'ignoranza (1Co.12:1).
Lignoranza espone spesso a gravi pericoli, specie se ci inoltriamo nel campo spirituale
(Pr.19:2; Os.4:6; Lc.23:34; 1Co2:12-13; 1Tm.1:7; 1Co.14:38). La traduzione originale non
parla semplicemente di doni ma di cose dello spirito. Ignorare i doni significa rifiutare di
ascoltare lo Spirito, rigettare qualcosa di prezioso che Dio desidera donare. Lapostolo Paolo
invita, anzi comanda ai credenti di ricercare i doni, attraverso lamore (1Co.12:31; 14:1, 37). E
interessante studiarne la frase originale in greco: correte dietro allamore, cercate poi con ardore
le cose spirituali.
Perch i carismi dello Spirito? Per dimostrare lamore di Dio e la Sua potenza in mezzo
allumanit cieca, peccatrice e idolatra (Lc.10:9-11; Mc.16:15-20). I doni sono detti carismi,
tutti carisma, non sono posseduti dal credente ma si ricevono (1Co.4:7). Chi elargisce i doni?
Lo stesso Spirito, lo stesso Signore, lo stesso Dio. Tre persone, un Dio solo, la parola trinit
non compare ma evidente.
Come si distingue un dono spirituale vero da uno falso?
-

Prima di tutto dal contenuto dottrinale di ci che si esprime (v.3).

Secondo, quale il motivo per il quale i doni sono distribuiti? Per il bene e per lutilit
(greco sumferon), per edificare la chiesa, o per esortare o per consolare (1Co.14:12).
Nella Bibbia Diodati leggiamo: 12:7 Ora a ciascuno data la manifestazione dello Spirito per
ci che utile e spediente. A tutti (credenti ripieni di Spirito Santo) sono rivolti i doni dello
Spirito (1Co.14:31).

La parola Spediente, significa per sciogliere, togliere gli ostacoli, liberare, perci si riferisce a
ci che opportuno a scopo di giovamento. Lo scopo sempre motivato dallamore, per Dio e
per il prossimo (1Co.13:1-3; 1Pi.4:10; Mt.24:45-47). Non un caso che il capitolo 13 si trovi in
mezzo al 12 e al 14 che parlano dei doni spirituali; il centro della spiritualit biblica lamore.

13

8.1 Doni di rivelazione soprannaturale.


- 12:8 La parola logos che significa, oltre a parola, intelligenza, pensiero, espressione,
ragione, idea, discorso, spiegazione.
di sapienza (dal latino sapere, cio avere o sentire sapore) la capacit soprannaturale di
parlare con divino intuito per dirimere questioni difficili, difendere la fede, risolvere conflitti,
offrire consigli pratici o ancora perorare la propria causa dinanzi alle autorit (Lc.21:15).
Stefano dimostr di possedere tale parola di sapienza a tal punto che i suoi avversari non
potevano resistere allo Spirito con cui egli parlava(Gb.32:8; At 6:10; Lc.21:14-15; Ef.4:29).
Sapienza applicazione della verit biblica alla vita reale, a favore degli altri. Non
saggezza umana ma il risultato dellopera della Parola di Dio nella vita del credente (De.4:5-6;
2Tm.3:15), e del timore dellEterno (Sal.111:10).
- La parola di conoscenza, greco gnosis un dono di profonda comprensione dei misteri di
Dio. Non si tratta di imparare qualcosa, ma di rivelare qualcosa di nascosto, che nessuno
conosce, per dare la possibilit a chi esercita questo dono di evangelizzare o di provare la
veridicit della Parola di Dio (Gv.1:47-48; 4:16-19; At.5:1-4; 10:28, 34-35).
- Discernimento(i) degli spiriti, ovvero la capacit data dallo Spirito Santo di capire che tipo
di spirito muove chi ti sta dinanzi, oppure se in un ambiente v qualcosa di ostile, o di
contrario alla Parola di Dio o al Suo Spirito (1Gv.4:1). Possiamo tradurre con distinguere uno
spirito da un altro o mettere a fuoco uno spirito o eseguire una diagnosi di chi ci sta di fronte.
Non si tratta solo di smascherare spiriti maligni, ma di capire se chi dinanzi a noi sincero o
meno. (Gv.1:47; At.8:18-23; 16:16-18).

14

8.2 Doni di operazioni soprannaturali.


12:9 Dono di fede, ovviamente non si tratta della fede per essere salvati, ma una fede
particolare, attraverso la quale un credente pu operare un miracolo. La fede citata anche nel
capitolo 12 verso 2, quando Paolo sottolinea che senza amore, anche la fede per trasportare le
montagne sarebbe vana. Ges parl di questo dono particolare (Mc.11:22-24); pertanto qui la
fede non per la giustificazione, ma per poter operare. Questo dono la base per i doni di
miracoli e guarigioni, ma anche per profetizzare e parlare in lingue serve fede (At.27:23-25).
Doni di Guarigione, letteralmente carismi di guarigioni, sono manifestazioni della grazia
per operare nel campo della malattia, non solo fisica, ma anche a livello emotivo e spirituale.
La parola guarigione significa: medicamento, pacificazione, rimedio, quindi la vera
guarigione non si limita solo al corpo ma riporta equilibrio e serenit nellanima (Mt.4:23-24).
La guarigione della grazia opera cos, le guarigioni puramente fisiche si limitano al corpo, ma
non necessariamente portano la salvezza (per esempio i dieci lebbrosi guariti da Ges, descritti
in Luca 17:11-19).
Non esistono persone specializzate in guarigioni, perch questi doni sono per tutti i credenti
(Mc.16:17; At.9:17). Perch con limposizione delle mani? E un gesto di comunione tra colui
che prega e colui che riceve il miracolo. Affinch il dono possa essere usato ci deve essere fede
da parte di chi prega, ma soprattutto in chi malato (Gv.5:5-9; At.14:8-10).
Perch alcuni malati guariscono e altri no? Questa non una domanda che deve farsi un
credente, Dio sovrano e conosce la nostra vita. La domanda giusta, invece : Dio vuole per
me la guarigione o la Sua grazia sufficiente?. Se la guarigione deve adempiere il piano di Dio
allora avverr, altrimenti sapremo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano
Dio (Rom.8:28).

12:10a Potenza di operare miracoli.


I miracoli sono opere potenti che si manifestano in un livello superiore a quello materiale e
visibile, spesso interrompendo le normali leggi della natura (Gv.21:5-6; At.8:13; 19:11). Perch
accadono queste manifestazioni? Per confermare la predicazione della Parola di Dio, per
dimostrare lOnnipotenza di Dio e perch sia dimostrato lamore di Dio. Non qualcosa che si
impara o si tenta di fare, anche qui le persone che ricevono i doni devono essere nati di nuovo
e in comunione con Dio, obbedienti alla Sua Parola (At.19:13-16).
Il miracolo non esalta luomo ma Dio, guai se accadesse il contrario, e la fede va sempre
riposta nel Signore dei cieli e della terra e mai in un sostituto (At.14:11-18).

15

8.3 Doni di parola soprannaturale.


Introduzione.
Ricordiamo che i doni dello Spirito Santo sono stati dati alla chiesa per manifestare il Regno di
Dio sulla terra (Ap.1:4-6; 1Co.12:7; Rm.8:19). Lo Spirito si manifesta nei credenti e i credenti
manifestano la Potenza del Regno nel mondo, che aspetta questo dalla chiesa. Il mondo religioso a
suo modo crede, ma ha bisogno di essere guidato nella fede, per andare dalla teoria alla pratica di
vita cristiana efficace, dalle tenebre alla luce, dagli idoli al Dio vero (Mc.9:24).
La potenza di parola stata gi annunciata nei Vangeli da Ges e si realizz, ad esempio, nel
diacono Stefano (Mc.16:17-18; Lc.21:14-15; At.6:9-10). Questa la vita che Ges venuto a
portare nei Suoi discepoli. Ribadiamo che i doni dello Spirito Santo servono anche al servizio dei
fratelli (1Pi.4:10-11). Loriginale cita testualmente: Come ognuno di voi ha ricevuto un carisma,
servitevi gli uni gli altri, come buoni amministratori di una svariata grazia di Dio.
Quando il Signore torner giudicher anche come avremo usato i Suoi doni (Lc.12:35-48).

1Co.12:10 Dono delle lingue.


E lesperienza di fede che permette alla potenza dello Spirito Santo di farci traboccare di gioia, di
franchezza e di coraggio. E inequivocabilmente il segno iniziale della pienezza di Dio.
E unesperienza gi preannunciata dai profeti dellA.T. sia come avvenimento che come modalit
(Gioe.2:28; 1Cor.14:21; Is.28:11). Per dono delle lingue si intende sia il parlare lingue incomprensibili,
che linguaggi stranieri ma sconosciuti a chi lo esercita (1Co.14:2; At.2:5-12).
E un aiuto nella preghiera per la nostra edificazione, per la chiesa e per dare gloria a Dio (Rm.8:26-27;
Giu.20).

1Co.12:10 Interpretazione delle lingue.


Non una traduzione letterale del messaggio in lingue, ma una interpretazione, ovvero linsieme
delledificazione personale e di un messaggio diretto alla chiesa, che per deve essere reso
comprensibile a tutti (1Cor.14:26).
Un messaggio in lingue con interpretazione va dato in un massimo di due o tre persone, questa la
testimonianza secondo la Bibbia (1Co.14:27; De.19:15). Il termine interpretazione significa
hermeneia cio spiegazione, ovvero dare il senso del messaggio che lo Spirito vuole dare alla chiesa.

1Co.12:10 Profezia.
E il maggiore tra i doni di lingue, perch un messaggio soprannaturale, comprensibile dalluditorio,
quindi interessa anche lintelligenza e comporta la necessit di una maggiore fede (1Co.14:5). Molto
spesso essa serve a chiamare uomini per compiti specifici (At.13:2). Ha il compito di incoraggiare,
edificare e consolare (1Co.14:3, 24-25). La profezia attesta e conferma il pieno controllo di Dio in ogni
situazione, anche la pi critica; essa pu avere anche senso di predizione del futuro, ma non
necessariamente (At.11:28). Anche in questo dono bene limitarsi a due o tre persone al massimo
(1Co.14:29-33).
16

9. LAMORE, LA VIA ECCELLENTE (1Cor.13)


Inizialmente, questo passo non intendeva essere un trattato sullamore ma prendeva spunto da una
particolare situazione locale. Gli studiosi hanno fatto notare che i Corinzi erano impazienti, scontenti,
invidiosi, gonfi dorgoglio, egoisti, privi di creanza, incuranti dei sentimenti e degli interessi altrui,
sospettosi, pieni di risentimento e ipercritici. Lapostolo li pone dunque a confronto con le
caratteristiche del vero amore.
vv.1-3
Tutte le opere buone che un uomo pu compiere, senza il fondamento del vero amore (Agape), sono
perfettamente inutili, anzi diventano illusorie, circa la vera natura della vita cristiana.
Senza lamore di Cristo (quindi amore per Dio e amore verso il prossimo):
-

Se parlassi ogni linguaggio (umano o angelico), sarei solo rumore.

Se avessi tutta la sapienza e la conoscenza dei misteri cristiani, sarei nulla.

Se spendessi me stesso e tutto ci che ho per gli altri, non gioverebbe a niente.

vv.4-7
Lamore
a. Paziente, ovvero lento allira, che sa sopportare, non si perde danimo, nei problemi, nelle prove e
nelle persecuzioni (Eb.6:13-15; Gc.5:7-8). Significa prendere molto tempo prima di arrabbiarsi.
b. Benevolo, letteralmente delicato, gentile (Pr.15:1). In questo contesto la parola usata significa
letteralmente: mostrare se stessi gentili, buoni, benigni nonostante ci si confronti con lingratitudine.
c. Non invidioso, cio bruciare di zelo per qualcosa che vorremmo avere (Gc.3:14-16).
d. Non vanitoso; il tipico comportamento di quello che continua a dire Io ho fatto.... Io ho... Io
sono...ecc. La parola Io usata frequentemente da tale persona. Comunque, quando noi veramente
amiamo non ci vantiamo, perch riconosciamo che tutto il bene viene da Dio (1Co.4:7; 1:31).
e. Non gonfio, quindi orgoglioso. Lorgoglio la radice di ogni male, stato il peccato di Satana, deve
essere estirpato dalla chiesa, attraverso il vero amore e lumilt (1Co.4:6; 8:1; Ez.28:2).
f. Non indecente, comportarsi in modo sconveniente significa: vivere immoralmente o in modo
improprio, e quando tale comportamento osservato ha solamente una fonte: il vecchio uomo.
g. Disinteressato, non cerca il proprio tornaconto (Rm.15:1-3; 1Co.10:23-24).
h. Dolce, non si inasprisce, cio cerca di non arrivare allesasperazione (1Co.6:7-9; Pr.17:14; Cl.3:19).
i. Non sospettoso del male. Una traduzione pi accurata data dalla versione Inglese legge: L'amore
non tiene annotazioni di torto cio l'amore dimentica in fretta e permanentemente il torto che gli
hanno potuto fare. Quando camminiamo con l'amore della nuova natura, allora non riteniamo
annotazioni del torto che ci hanno potuto fare ma li dimentichiamo (1Co.14:20; Gc.1:21; 1Pi.4:8).
l. Non desideroso di ingiustizia, ma desidera gioire con la verit. L'amore gioisce con la verit, la
Parola di Dio, e non con ci che contro di essa, che ingiustizia (Ger.15:16; Sal.119:35). La natura
umana, perversa, gode nel vedere il male, ma il cristiano sa provare gioia nella verit e giustizia
(Pr.11:23).
17

Lamoreogni cosa:
a. Soffre, il verbo greco significa: coprire per proteggere o mantenere coprendo per preservare; coprire
con il silenzio, di tenere segreto, da nascondere, celare gli errori e delle colpe di altri. Proteggere da
qualcosa che minaccia, sopportare contro, resistere, soffrire, difendere (Pr.10:12; 17:9; 1Pi.4:8). Non c
amore in chi si diletta nel pettegolezzo senza avere la minima compassione (Pr.11:13; 20:19).
b. Crede, inteso come colui che ha fede, non dubita, non ha spirito critico ma si fida di Dio, della Sua
Parola e non ha dubbi derivanti dalla malafede (Mc.11:23; Gc.1:6; 1Gv.5:5,10). Il credere viene dalla
parola di Dio che genera fede anche nelle cose che non vediamo (Gv.20:29). Credere significa anche
essere persuasi dallamore di Dio (Rm.8:38-39; Eb.11:19).
c. Spera, cio una attesa gioiosa e fiduciosa. Chi ama Dio da Lui amato e sa che tutto ci che il Padre
fa e pensa per il bene, quindi chi ripieno dellamore cristiano spera anche nelle situazioni impossibili
(Pr.14:32; Eb.6:19-20; La.3:21-26). Quindi possiamo andare a Dio pieni di fiducia, perch Cristo ci ha
aperto la porta alla Sua presenza (Ef.3:11-12; Eb.4:16; 13:6).
d. Sopporta, soffre pazientemente confidando in Cristo. Lamore dura nel tempo, non fugge non si tira
indietro (Mt.10:22). Significa un atteggiamento di attesa con l'aspettativa che qualcosa sta per accadere;
questa attesa attiva. Chi sa sopportare si basa sulla fedelt di Dio. Forse ci sentiamo abbandonati, soli
o fraintesi, la sopportazione: aspetta. Il Padre promette cura e conforto. Spesso ci affidiamo alle
emozioni per sfuggire, ma quando lemozione svanisce, siamo al punto di partenza. Non c'
perseveranza senza dolore. Dolore, prove e tribolazioni sono le parti di un lavoro di speranza ed i
sintomi di perseveranza (Sl.69:9; 2Tm.2:10; Gc.1:12; Ap.2:10).
Sofferenza...fedesperanzasopportazione in ogni cosa. Il vero amore sa soffrire, ma attraverso la
fede in Cristo, conserva la speranza e quindi reso capace di sopportare, in vista della redenzione
(Sal.69:7; 2Tm.2:20; Eb.12:2).
v. 8-10
Tutto potr venire meno un giorno, ma lamore tra le caratteristiche cristiane, insieme alla fede e alla
speranza, che non verr mai meno. Lamore non fallisce, non perde mai lefficacia, i doni cesseranno
quando la perfezione sar venuta, ma lamore sar una assicurazione per il futuro (Lc.7:47; 2Tm.4:8).
vv.11-13
I bambini in Cristo devono crescere guidati nellamore, dalla Parola di Dio, e nella fede che ci guidi in
una speranza senza fine, perch legata a Cristo, la speranza della gloria eterna (1Co.15:19; Col.1:27).

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10. IL DONO DI PROFEZIA E UTILE (1Cor.14)


Il collegamento con il capitolo precedente evidente. I credenti dovrebbero ricercare lamore. Questo
far si che essi dedichino la propria vita al servizio del prossimo. Ma dovrebbero altres desiderare
ardentemente i doni spirituali per il bene della loro assemblea. Se, da un lato, vero che i doni sono
elargiti sovranamente dallo Spirito, anche vero che possiamo chiedere al Signore quei doni di
maggiore utilit per la chiesa locale. E per questo che Paolo afferma che il dono di profezia e il pi
desiderabile. Egli inizia quindi a spiegare il perch, differenziandolo dalle lingue.
10.1 Il parlare in lingue:
-

una bella preghiera fatta a Dio, ma non coinvolge lassemblea (v.2, 9,11, 16,17).

Dovrebbe spingerci a cercare il dono dellinterpretazione (v.13).

Altrimenti diventerebbe un segno di giudizio per il popolo di Dio ma scandalizzerebbe i non


credenti ospiti delle nostre assemblee (vv.21,22,23).

Lascia infruttuosa lintelligenza (vv.14-15).

Comunque non deve essere trascurato (v.5).

E dato ad un massimo di tre credenti, ma devono essere almeno due (v.27).

10.2 Il profetare:
-

richiede un desiderio ardente, e pi fede (v1), ma comunque un dono per tutti (v.31).

E un dono superiore, perch maggiore la responsabilit (v.5).

Rende il messaggio divino comprensibile agli uomini, portandolo ad effetto nel cuore
dellassemblea e rivelando lo stato dei non credenti (vv.2, 24-25).

Possiamo affermare che se il parlare in lingue un fiume in piena, il profetare rappresenta il


gocciolare della rugiada. Deve avere uno scopo preciso (vv.3, 6, 18-19):
a. Edificazione, ovvero l'atto di chi incoraggia in un altro la crescita nella sapienza
cristiana, nella piet, felicit, santit.
b. Esortazione, trattasi di un discorso convincente, una chiamata a, una supplica,
ammonizione, conforto (greco Paraklesis).
c. Consolazione, persuasione, una conversazione, parlare con dolcezza.

Anche i profeti non devono essere troppi (v.29-30); sia per il primo dono che per il secondo vi sono
delle indicazioni precise affinch tutto sia fatto in maniera decorosa (vv.20, 32, 39-40).
10.3 Il parlare delle donne nelle assemblee (vv.34-38)
Improvvisamente lapostolo parla alle donne nelle assemblee, comandando di non parlare, e di
rivolgere le loro domande in un luogo opportuno ai propri mariti. Cosa sta affermando Paolo?
Pu la donna pregare o profetizzare? Certo che si; infatti lapostolo stesso che lo conferma (1Co.11:5).
Cosa si intende per parlare? Significa esercitare autorit per mezzo della parola. Non esiste la
predicazione femminile, non un ministero affidato ad esse. Ma potrebbe anche significare il fare
inchieste o domande su argomenti trattati nelle assemblee. Non quello il momento per interrogare,
secondo Paolo ogni donna che ha marito (quindi si parla di mogli) rivolga a lui le sue domande.
19

11. LA RESURREZIONE (Capitolo 15).


Questo un capitolo molto importante sulla risurrezione. Alcuni falsi dottori si erano infiltrati nella
chiesa di Corinto con insegnamenti che negavano la possibilit della risurrezione corporale (v.12;
Mt.28:11-15).
Costoro non negavano lidea della vita dopo la morte ma sostenevano, probabilmente, che si trattasse
di unesistenza puramente spirituale e incorporea. Lapostolo offre qui la sua nota risposta a queste
obiezioni.
At.26:8 Perch mai si giudica da voi cosa incredibile che Dio risusciti i morti?
Questa la domanda posta da Paolo al re Agrippa, col quale intavola un dialogo interessante (v.22-29).
Paolo vuole spiegare ai corinzi che, se non esiste risurrezione, non esiste salvezza. In altre parole,
coloro che negavano la risurrezione corporale sferravano un attacco diretto allintera verit del vangelo.
Per Paolo la risurrezione era una questione fondamentale. Senza risurrezione non vi e cristianesimo.
Pertanto questo versetto costituisce una sfida ai Corinzi a ritenere fermamente il vangelo che avevano
ricevuto, nonostante gli attacchi che esso continuava a subire.
Ecco un riassunto del vangelo che lapostolo predicava e che ancora oggi salva:
a. Cristo mor per i nostri peccati, v.3
b. Fu seppellito e risuscit il terzo giorno, v.4
c. Apparve ai discepoli, vivente e con un corpo glorificato.
Conclude con questa affermazione: cos noi predichiamo, e cos voi avete creduto (v.11).

11.1 Le conseguenze di una eventuale non resurrezione (vv.12-19).


- Se non c resurrezione, nemmeno Cristo risorto.
- Una predicazione senza valore e i predicatori sono falsi testimoni.
- Una fede vana, una speranza morta.
- I morti in Cristo vivono nelloblio (perito=distrutto, perso, morto =addormentato).
- I peccatori sono ancora tali, perch la resurrezione di Cristo giustificazione (Rm.4:24-25).
- La fede solo per la vita terrena e quindi siamo veramente miserabili.

11.2 La sana dottrina (vv.24-34).


La resurrezione di Cristo garanzia che ci che stato distrutto, a causa del peccato di Adamo, il
perfetto rapporto damore e di comunione con Dio, ristabilito in Cristo, ora in speranza, alla Sua
venuta in maniera definitiva. Nella Bibbia vi sono due resurrezioni, quella in vita eterna e quella per il
giudizio (Ap.20:5-6), cos come vi una morte fisica e una seconda morte quella spirituale, ovvero
separazione eterna da Dio (Mt.10:28).

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11.3 Come avverr la resurrezione (vv.35-50)?


V resurrezione quando c stata la morte, e ci che torna in vita non avr la stessa natura di ci che
morto. Luomo, a differenza degli astri, degli animali e dei vegetali, lunico essere creato che non sar
distrutto, e qui lapostolo fa un bel elenco delle caratteristiche che riguardano la resurrezione dei morti.
Il corpo:
-

Da corruttibile sar incorruttibile, non sar soggetto a immoralit o al peccato.

Da ignobile a glorioso, il termine designa un uomo che non ha alcun diritto civile e politico, ma
significa anche privazione di stimoli affettivi (2Tm.3:1-5).

Da debole diverr potente, perch non pi limitato da carne e sangue (saremo come angeli,
afferm Cristo).

Da naturale a spirituale, non pi soggetto alla vecchia personalit, alla carnalit, pertanto sar
possibile vedere il Signore faccia a faccia (Gb.19:25-27).

11.4 Non tutti morremo: un mistero svelato! (vv.51-58)


Paolo introduce un argomento ancora pi misterioso e affascinante, perch afferma che, al momento
del ritorno di Cristo, i morti risusciteranno, ma i viventi saranno trasformati (letteralmente=cambiati in
unaltra cosa).
La morte, lultimo nemico, finalmente sar sconfitta, mentre alla resurrezione di Cristo fu sconfitta la
paura di essa. Lapostolo conclude con una esultanza e un incoraggiamento, in vista di questa gloriosa
vittoria: v.58 Perci, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell'opera del
Signore, sapendo che la vostra fatica non vana nel Signore.

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12. LA COLLETTA E VARIE ESORTAZIONI (Capitolo 16; 2Cor.9).


E bello il termine con il quale Paolo chiama lofferta per le chiese, colletta per i santi. Evidentemente
qui lapostolo sta parlando di unofferta speciale o straordinaria da destinare alle chiese povere, ma
questo paragrafo ci fornisce lo spunto per parlare di offerte, cos come Ges e gli apostoli le intendono.
Tralasciamo tutto il sistema veterotestamentario sul modo di offrire, che Dio aveva imposto attraverso
la legge di Mos, per cercare di capire cosa deve attuare la chiesa del Signore, in questa dispensazione.
Il termine colletta significa: raccolta, e intende il mettere insieme qualcosa di materiale (soldi o beni)
per il sostentamento della comunit locale o per i fratelli di altre comunit o per i poveri.
Nella chiesa degli atti, il valore del bene comune pur molto forte, era solo una parte della vera
comunione fraterna che caratterizzava la nascente chiesa del Signore (At.2:42-47).
Offrire i propri soldi o i propri beni non unopera meritoria ma una buona opera frutto della grazia
e della visione di corpo, che ogni credente deve avere (2 Co.9:1-2). Cosa dice il N.T. in proposito?
Le offerte o collette sono un servizio sacro e prova pratica del vangelo (2Co.9:12-13). Tra le altre cose,
lapostolo Giacomo le include tra le opere che testimoniano della fede (Gc.2:14-17).
Come deve offrire un figliolo di Dio? Non pi secondo la legge, ma secondo la liberalit della grazia:
-

Lofferta non elemosina, ma un donare dopo essersi donati a Cristo (Lc.21:1-4; 2Co.8:5).
Quelli che fanno troppi calcoli prima di offrire, sono avari e non solo non onorano Dio ma
impoveriscono in tutti i sensi (Pr.11:24; 2Co.9:6); non vero che Dio non bada a queste cose,
anzi esattamente il contrario (Mal.3:7-10).

In ogni caso alla base del donare vi deve essere gioia e non costrizione, amore e non un dovere
soltanto (2Co.9:7). Questo principio vale per ogni tipo si servizio cristiano. La gioia, la
generosit e labbondanza producono un glorioso risultato (2Co.9:1-2; 10-14).

Il quanto offrire non dettato da regole o calcoli, ma dalla generosit e possibilit (1Co.16:2).

La generosit fa arricchire in ogni cosa, ma non dobbiamo offrire per questo, ma perch gi
siamo arricchiti di ogni cosa in Cristo (2Co.9:6; 10-11).

Lapostolo Paolo non pretese mai di essere aiutato, ma quando ricevette una sovvenzione e dei beni
materiali ne fu rallegrato (Fl.4:10-14). Bene possiamo chiudere questa breve trattazione dellargomento.
Esortazioni varie e conclusione (1Co.16:10-17).
Paolo esorta a rimanere saldi nella fede, anzi a fortificarsi e a non comportarsi da bambini spirituali, ma
ad attuare sempre il principio dellamore fraterno (vv.13-14). Quindi lapostolo elenca una serie di
collaboratori, suoi fidati compagni, che la chiesa avrebbe dovuto rispettare e onorare:
-

Timoteo, figlio nella fede, prezioso giovane collaboratore (vv.10-11).

Apollo, esortato a vistare la chiesa (v.12).

Stefana, tanto prodiga per il Signore, insieme a Fortunato e d Acaico (vv.15-18); la chiesa ha
sempre bisogno di nuovi collaboratori, che devono essere istruiti, ma anche amati .

I versi dal 19 al 22 sono i saluti dellapostolo, che concludono questa epistola.


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