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MUL

ll lavoro di base della nostra mente

1. COME E PERCH LA MENTE LAVORA NELLA

PERCEZIONE
1.1. Lavora dawero? Provo a guardarmi intorno e subito descrivo quel che
vedo: c' il mio libro con sopra la matita, sotto c' il piano del tavolo e un po' pi

Perch abbiamo

l'impressione che la
mente non lavori?

Come possiamo
intuire che la mente
lavora?

Commette errori?

'I
Fig.

in l e pi in basso il mio ginocchio. Ho descritto un'intera scena, fatla dioggetti diversi in rapporto tra loro. La descrizione affiorata alla mia coscienza con estrema
naturalezza: non ho fatto alcuno sforzo, non mi sono reso conto di nulla e tutto
an/enuto in un istante. stato calcolato che mediamente per riconoscere una scena sufficiente un decimo di secondo.
Possibile che la mia mente abbialavorato? Si direbbe piuttosto che la realt circostante sia stata come registrata, in qualche modo folografata, senza lavorarci sopra.
Eppure le cose non stanno cos. Per arrivare a descrivere la scena la mia mente ha
fatto un gran lavoro: solo che 1o ha fatto automaticamente, senza che ne fossi cosciente e con estrema rapidit.

1.2,lndizi del lavoro mentale.

Cl sono situazioni particolari in cui nasce il


sospetto che sotto la percezione ci sia qualche forma di pensiero. In questi casi facciamo esperienze che ci danno f impressione di star pensando, seppure inconsapevolmente, senza che nessun pensiero affiori alla coscienza.

. Sbagliarsi. Forse non ci abbiamo mai riflettuto, ma una delle caratteristiche del
pensiero che soggetto a errore: quando facciamo un ragionamento, esprimiamo un giudizio, cerchiamo di risolvere un problema o prendiamo una decisione,

ooO '3?'SES

I.l . lllusionipercettive.

m
rc

Nell'illuslone orizzontole-verticole (o) il segmento verllcole sembro pi lungo di quello orizzontole. Nell'illusione dl Delboei.rf {b) e

in

quello di Ebbinghous {c) i due cerchi interni oppoiono di dverso grondezzo, nonostonte siono uguoll. ll cerchio e il quodroto dell'illusione di Orbison {d} si direbbero deformoti, mentre sono perfettomente normoli. [ilusione dl Hering ie) fo opporire leggermente
curve le due porollele colorote. Iillusione di Zollner {f) creo iq folso impressione che le due linee porollele divergonoverso l'ollo.

A destro vediomo come combio lo grondezzo opporente dello luno se lo guordlomo ottroverso un foro in modo do eliminore lutlo
ci che stq oll'orizzonte.

UNT&

La percezione

spesso ci sbagliamo. All'inizio dell'unit abbiamo visto che nella


percezione possiamo commettere errori, proprio come accade
quando pensiamo. Si conoscono diverse illusionipefcettive ne
vediamo alcune nella figura 1.1. Per la maggior parte si verificano

quando guardiamo disegni ideati dagli psicologi. Questo pu far


pensare che la nostra mente cada tn errore perch c' un trabocchetto e che in condizioni naturali non si ingannerebbe. Senonch

ritroviamo le illusioni percettive anche nell'esperienza di tutti i


giorni. L'illusione di Poggendorf - quella su cui abbiamo rflettuto
nelf introduzione all'unit - c' sia che guardiamo il disegno sia

.:?

k\

.;

\,, \\

\\.\\

ffi"f ,\\].M
I //,''
, t\ i,

i,

It

i\

che guardiamo 1o schermo radar.


Possiamo ancora avere il dubbio che quando guardiamo l'ambiente naturale non si verifichino errori di percezione: uno schermo radar pur sempre un aftefatto, un prodotto della tecnologia.
Fig. 1.2 . Lo giovone-vecchio.
Sono note per anche illusioni prodotte dall'ambiente naturale,
come f illusione della luna (fig. 1.1).
Abbiamo mai notato che la luna appare molto grande quando vicina all'ortzzonte e si staglia sulle case o sui campi, mentre piccola quando la vediamo isolata nel cielo? Or,,viamente la luna resta sempre della stessa grandezza e si mantiene alla stessa distanza dalla Tera. Si tratta di un'illusione che ha affascinato fin dall'antichit, tant' che gi l'astronomo greco Tolomeo (I sec. d.C.) aveva gettato le
basi della spiegazione scientifica del fenomeno. Quando la luna ci sembra enorme,
possiamo renderci conto che ci stiamo ingannando con un semplice esperimento.
Prendiamo un cartoncino forato e guardiamola dal foro: tutti gli oggetti all'orizzonte spariranno e la luna torner delle sue normali dimensioni.
L'illusione dor,.r:ta alfatlo che la nostra mente, nel tentativo di interpretare le informazioni che arrivano dal mondo esterno, fa un ragionamento che la porta fuori
strada, per cui finisce per raffigurare una luna pi grande di quel che . Capiremo
com' possibile questo ragionamento pi avanti, studiando la percezione della profondit (par. 5.D. La mente fa i suoi calcoli, arriva alle sue conclusioni, ma noi non
ci rendiamo conto di nulla, perch tutto ar,.viene rapidamente, automaticamente, fuori dal controllo della coscienza. Vediamo solo il risultato finale: un'enorme luna.

. Scegliere. Guardiamo la figura 1.2. Forse vediamo una giovane signora in pelliccia, con una ricca acconciatura, da cui spunta una piuma. Pu darsi per che abbiamo visto una vecchia ricurva con un fazzoletto in testa, un grosso naso e un mento prominente. Se prima avevamo visto la giovane, adesso riusciamo a vedere la
vecchia. Oppure, se in prima battuta avevamo visto la vecchia, vediamo \a giovane. Per quanto ci sforziamo, non riuscia{no a vedere simultaneamente tutte e due:
dobbiamo scegliere. I1 massimo che possiamo fare passare in rapida successione
da un'immagine all'altra. Allora come se cadessimo in uno stato di indecisione.
La giovane-vecchia un esempio di figura ambigua o, meglio, di percezione
fluttuante. Queste figure sono interessanti, perch ci inducono a scegliere o ci mettono in uno stato di indecisione, cio ci fanno fare due esperienze che tipicamente si fanno quando si pensa. Allora, quando percepiamo qualcosa, in qualche mo-

Decide che cosa


percepire?

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MCIULO

ll lavoro di base della nostra mente

do pensiamo. Certo ancora una volta notiamo che abbiamo a che fare con un lavoro mentale che somiglia al pensiero, ma diversamente da questo rapidissimo,
automatico e inconsapevole.
Si lascia influenzare

da ci che si aspetta?

Vedere quel che si ha in mente. Guardiamo la figura 1.3. Probabilmente vediamo solo quattro linee disposte a croce. Se per ci concentriamo sull'incrocio e
pensiamo a un cerchio, ecco che ver fuori: leggermente pi bianco del bianco
della pagina edha un delicato contorno. Adesso pensiamo a un quadrato: potrebbe volerci un piccolo sforzo, ma lo vedremo al posto del cerchio.
Si direbbe che, entro certi limiti, per quello che gli stimoli esterni consentono, vediamo ci che pensiamo di vedere. Del resto torniamo a riflettere sulla figura della giovane-vecchia. Siamo passati dall'immagine della giovane a quella della vecchia (o viceversa),
quando ci arrivato il suggerimento che si poteva vedere l'altraimmagine. Abbiamo cos interpretato in chiave diversa vari elementi
del disegno: il volto della giovane diventato il naso della vecchia,
l'orecchio l'occhio, il naso una verruca sul naso della vecchia, la
collana labocca della vecchia, il petto dell'una il mento dell'altra.

pensare che nella percezione larealtsi impone semplicementeallanostra mente. Almeno in parte la mente a definire quel che vediamo in base a ci che ci aspettia-

mo di vedere.
Pu prescindere

. Vedere quel che non c' e non quel che c'. Guardiamo il disegno di sinistra del-

dagli stimoli esterni?

la figura 1.4.Yediamo distintamente un triangolo: pi chiaro del resto dellapagina,


sembra che abbia un contorno e venga in primo piano. In realt il disegno del triangolo non c'. Si tralTa di un'illusione, nota come triangolo di Kanizsa. A destra ve-

diamo una serie di figure geometriche alquanto bizzane: si direbbero pezzi di un


puzzle. Ma guardiamo meglio. Non c' per caso laparola "FLY"?
Nel primo caso vediamo un oggetto che non c' e abbiamo bisogno di riflettere
per renderci conto che in effeui non c'. Nel secondo invece abbiamo bisogno di riflettere per riuscire a vedere un oggetto che c', anche se mascherato. Siamo in
presenza di un'altra prova che, in ultima analisi, la nostra mente a stabilire che cosa c' da vedere.

Y7
ovf
Fig.

I.4 . ll triongolo di Konizso

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frilw
e lo scritio moscherotro.

UNTA

La percezione

ATLUCINAZIONI E SOGNI
Non facciamo l'esperienza di percepire quel che non c' solo davanti a stimoli inqannevoli come il triang.olo di Kanizsa. Avolte.cicapita di percepire cose in assenza diqualsiasistimolol rn quttiiuiii r r"stra mente a produrre da sola la percezione.
Percezioni senza stimoli esterni si hanno nelle allucinazioni. Queste possono essere dovute a lesioni del
cerveilo o a m.atattie mentati, quati ta schizofrenia o iuupiritoi;;;;;!.

i;iir"ir rr.r,.;;#;;;;-

sono avere,allucinazioni. Seppu.re di rado, pu accader di perce[ire una luce, un'immaging un trn,
un odore che non cisono, specie al momento di addormentarsi o al risveglio.
I sogni consistono in percezioni senza stimol. Sono percezioni principilmente visive, ma spesso anche
uditive. A volte risultano particolarmente vivide, come se fossero non *fo 1."rf i61 ,n.t1" intensamente
sperimentate.e vissute. Nelsogno la nostra mi,, pr"o"r*.d.r,"
ffiin..an;;;
molto da capire su come si generano i sogni. Sembra assai probabile che siano il prodotto di una mente
oziosa. Durante il sonno gli siimoli che arriiano dal mondo ert"r.,o scompaiono
sii*o ,.rt" i"rt",jruri.
tivi, smettiamo di dedicarci a specifiche occupazioni. La nostra mente perci senzL
lavoro. qu"iti iondizione comincia a esplorare la memoria. Peica dati nella gran massa dei nostri ricordi e poi li" arganizza, ti
collega secondo un filo logico e riempie i vuoti in modo d-a creare scene e vicende r"nru't".

rp"r*J;il;;.

Avere bisogno di tempo. Guardandoci intorno, riconosciamo all'istante le cose


che vediamo. Ma quanto durano questi istanti? Se li misuriamo con strumenti raffina-

'

ti, scopriamo differenze significative a seconda dei casi. Pi lavoro la nostra mente deve fare per arrivare a percepire, pi la percezione lenta.
Proviamo a riconoscere la Tnelle due tavole della figura 1.5. Forse noteremo che ci r.uoY
le un po'pi di tempo nella tavola di destra.
I
In ogni caso, misurando il tempo con gli struY
I
menti adegtali, si appurato che occorrono
T
I
mediamente due decimi di secondo in pi.
Y
Per riconoscere la T tra le Y e le I basta che la
Y
I
mente rintracci la stanghetta orizzontale (sot_
I
1o la T ce l'ha). Per riconoscere invece laT tra
Y

lmpiega sempre
lo stesso tempo?

zz
,ztz
'

le I e le Z, dopo aver lrovato le stanghette


orizzontali, occore stabilire se si incrociano

con verticali o con oblique (altrimenti possiamo prendere per T una Z). Questo lavoro ulteriore spiega i decimi di secondo in pi.

l7

Fig. 1.5 o Lovoro menlole e lempo dello percezione.

A prima vista sembra che la percezione non richieda alcun lavoro mentale. Se rittettirno peO su +
cun casi particolari (illusioni percettive, percezioni fluttuanti, figure apparenti, figure mascherate) o
s.ulfatto che iltempo impiegato dipende da quanto impegnativa la'percezione] intuiamo che nell'istante in cui percepiamo qualcosa la nostra mente svolge u'attivit simile al pensiero. Ragiona, sceglie,.dubita, immagina, seppure automaticamente, molio velocemente e inconsapevolmente.
Adesso cerchiamo dicapire perch la mente nella percezione lavora. Non pu iimitarsia registrare gli stimoli presenti nell'ambiente? come mai li elabora? A quale scopo?

Mm-iL&
Come devono essere
le percezioni per
esserci utili?

Quale ruolo hanno


i concetti nella

percezione?

Che cosa vuol dire


che i concetti
sono attivatori

di conoscenze?

ll lavoro di base della nostra mente

1.3. Trasformare l'informazione ambientale in concetti. re informazioni che ci arrivano dall'ambiente, se restassero cos come sono, per noi sarebbero inutili. La percezione ci serve per orientarci nel mondo, cio per regolare i nostri comportamenti sulla base di ci che ci accade intorno. Per questo abbiamo bisogno di riconoscere gli oggetti del mondo. Riconoscerli llol dire ricondurli alle
conoscenze sul mondo che abbiamo gi.
Immaginiamo di cercare un cacciavite nella cassetta degli attrezzi. Decideremo
di prendere qualcosa quando, tra i tanti oggetti che la cassetta contiene, avremo riconosciuto un cacciavite. Diremo.ecco un cacciavite, e lo afferreremo. Solitamente ci spingiamo pi in l, siamo pi fini. Ad esempio, riconosciamo un particolare
cacciavite, di una data gtandezza, che possa andar bene per la nostra vite e per il
lavoro che dobbiamo fare.
Gli strumenti per riconoscere gli oggetti che percepiamo sono i concetti. Un concetto una rappresentazione mentale che ci permette di categotizzare, cio diraggruppare le tante cose di cui facciamo esperienza in classi o categorie. La nostra mente non tratlale cose di cui facciamo esperienza (colori, suoni, odori, forme ecc.) come se fossero uniche, ma le raggruppa in insiemi cognitivamente equivalenti, cio che
dal nostro punto di vista, date le nostre conoscenze e i nostri interessi, hanno lo stesso significato e lo stesso valore. Ad esempio, quando cerchiamo nella cassetta degli
attrezzi, tutti i cacciavite o tutti i cacciavite di un certo tipo per noi si equivalgono. Le
classi o categorie sono per l'appunto insiemi di oggetti cognitivamente equivalenti.
I concetti non ci consentono solo di raggruppare gli oggetti in categorie. Sono
anche mezzi per attivate conoscenze. Sono porte di ingresso attraverso le quali
accediamo ad altri concetti tra loro collegati, che formano un pezzo del nostro sapere sul mondo. Cos, quando ci viene in mente un concettc), come se accendessimo una parte della rete delle nostre conoscenze sul mondo. Nel caso di certi concetti molto evidente che si lratta di porte di accesso alla nostra conoscenza. Pensiamo al concetto "un buon regalo di compleanno". Ci vengono subito in mente tan-

Tt VANTAGGIO DI CATEGORIZZARE
Raggruppare gti oggetti del mondo in categorie per noi vitale. 5e non lo facessimo, la nostra mente
sarebbe sopraffatta da un carico insostenibile di informazioni. Pensiamo, ad esempio, ai colori. E stato calcolato che un uomo mediamente in grado di distinguerne 7 milioni e 500 mila. Se dovessimo trattare
come distinte gli oltre 7 milioni di sfumature dl colori che vediamo, non riusciremmo a pensare ai colori, n a parlare dei colori. Fortunatamente gti oltre 7 milioni di sfumature di colori nei ragionamenti e nei
discorsi correntivengono ricondotti a pochi concetti. ln italiano sono appena 1 1 i nomi di colori usati correntemente: nero, bianco, rosso, giallo, verde, blu, marrone, porpora, rosa, arancio, grigio.
Categorizzare vantaggioso anche per un altro motivo. Se raggruppando gli oggetti alleggeriamo la
mente del carico di trattare tante inform azioni,liberiamo risorse per altre attivit mentali, pi utili per noi.
Pensiamo, ad esempio, alla lettura. Riusciamo a leggere agevolmente e a comprendere il senso di quel
che leggiamo, perch per noitutte le oole b o le csonosemplicemente delle oo delle b o delle g indipendentemente da come sono scritte. Se dovessimo distinguere le lettere o anche le parole sulla base di
come sono scritte, saremmo talmente impegnati in questo lavoro, da non avere pi risorse per capire e
riflettere sui testi che leggiamo.

18

UNTA

La percezione

ti altri concetti: una maglia, una sciarpa, tJtta festa, una cena ecc. I concetti che ci
vengono in mente in un caso del genere sono particolarmente eloquenti: dicono
qualcosa del nostro modo di vedere il mondo, sono parte del nostro personale bagaglio mentale. Tutti i concetti per in qualche misura attivano le nostre conoscenze, anche i pi banali. Ad esempio, f idea di cacciavite ci fa pensare che il manico
pu essere di plastica o di legno, di una forma o dell'altra, che la punta pu essere piatta o a stella, che si pu usare per alvitare o per svitare o per funzioni improprie, come far leva o intagliare un legno.
La percezione serve al suo scopo - orientarci nel mondo - solo se produce concetti con i quali riconosciamo gli oggetti. Le informazioni che ci arrivano dall'ambiente non sono fatte per di concetti. Sono di natura fisica. Perci dobbiamo trasformare l'informazione ambientale: parlendo da determinate caratteristiche fisiche del
mondo che ci circonda dobbiamo arrivare a concetti che lo descrivono,
Cerchiamo di capire meglio come f informazione ambientale arriva a noi. i nostri sensi captano variazroni di energia nell'ambiente. Ad esempio, i recettori del tatto distribuiti sulla superficie del corpo sono sensibili alle sollecitazioni meccaniche.
Quelli dell'udito, nell'orecchio, sono sensibili ai suoni, che sono in realt treni di
compressione e rarefazione dell'aria. I recettori della vista, nell'occhio, captano
l'energia trasmessa dalla luce, formata da onde elettromagnetiche e da un flusso di

Come ci arrivano
le informazioni

ambientali?

particelle, i fotoni.
Gli oggetti del mondo stimolano i nostri sensi nella misura in cui la loro presenza produce variazioni energetiche. Il cacciavite stimola la vista perch la sua super-

tA

PRINCIPESSA E I RANOCCHI: C' MODO E MODO DI PERCEPIRE

Normalmente percepire per noi vuol dire riconoscere glioggetti, prendere coscienza di ci che abbiamo davanti e quindi regolarci di conseguenza: ecco il cacciavite, lo prendo. Seppure di rado, ci capita per di percepire qualcosa e agire di conseguenza senza riconoscere nulla e senza renderci conto di nulla.
lmmaginiamo di vedere improwisamente un'ombra, qualcosa, che si ingrandisce sempre pi come se
ci venisse addosso. Non sappiamo di che si tratta, ma automaticamente chiudiamo le palpebre, facciamo il gesto.di ripararci.o ci'scansiamo. ln questi casi entra in funzione un sistema p"r.ettiro meccanico:
un meccanismo semplice, che connette un dato stimolo sensoriale a certi comportamenti, prescindendo dalle conoscenze e dalla coscienza. Come si capisce dall'esempio dell'ombra che si awicina, certi meccanismi sono funzionali (forse evitiamo di prendere un colpo), anche se sono un po' rigidi e pi soggetti a errore (forse cispostiamo senza motivo e rischiamo ditarii male proprio spostandci).
I sistemi percettivi meccanici, eccezionali nell'uomo, sono il modo comune di percepire di molti animali. Le nostre percezioni meccaniche sono tracce diforme pi semplici di percezione che permangono anche se ne abbiamo sviluppate di pi complesse. Un esempio affascinante di sistema meccanico la percezione visiva di rospie'rane, che due studiosi della percezione, Milner e Coodale, hanno illustrato con
una fiaba, ispirata al Principe Ronocchio deifratelli Crimm.
Una principessina tenta di catturare ranocchi. Fa uso delle usuali strategie di caccia: mette intorno alla fontana mosche e altri insetti come esche e aspetta oppure si awicina di soppiatto cercando di non farsivedere.
Puntualmente per fallisce: le esche sembrano non interessare i ranocchi, che saltano subito via non appena
la principessa prova ad awicinarsi. Disperata, si rivolge a una strega, che sorride e le dice: *Bambina mia, ingenua principessina, devi sapere che le rane nemmeno vedono il loro cibo preferito, se non attraversa il loro

campovisivo:soIogliinsettichevolanoesimuovonodiventanopredadi.unarana.Cuardaquestafigural>

79

MmU-&

Come operano
i sensi?

Perch la mente
deve elaborare
i prodotti dei sensi?

)
'

ll lavoro di base della nostra mente

ficie in pafie assorbe e in parte riflette la luce: in questo modo la luce che proviene
da quella porzione di spazio cambia rispetto al resto.
Che cosa fanno gli organi di senso una volta che hanno captato variazionidi energia? Trasformano l'energia captatain energia nervosa. che sia luminosa, sonora, meccanica o di altro tipo, l'energia proveniente dal mondo esterno viene sempre trasformata in scariche eiettriche che viaggiano lungo le fibre nervose, veri e propri cavi di
collegamento, dagli organi di senso periferici fino alla corteccia cerebrale, la parte pi
complessa del cervello. Nel linguaggio tecnico si dice che gli organidi senso sono dei
trasdutori, cio dispositivi capaci di conveftire opporlunamente e trasmettere l'energia in un sistema.
A dire il vero, gli apparati sensoriali non si limitano a captarc l'energia ambientale, trasformarla in nervosa e trasmetterla. Fanno anche un primo lavoro di analisi: discriminano i vari tipi di stimoli, li ordinano e li organizzano in modo da creare le condizioni per interpretarli. Possiamo rendercene conto vedendo com' fatto
e come funziona l'apparato visivo, che, assieme all'uditivo, il sistema sensoriale
pi complesso di cui disponiamo (fig. 1.6).
i sensi ci consegnano complessi di stimoli formati da scariche di energia nervosa.
Ma come arriviamo ai concetti? qui che si rende necessario il lavoro della mente, Partendo dagli stimoli nervosi essa deve innanzifutto ricostruire le immagini degli ogger
ti, descriverli e rappresentarseli. Poi confronter le descrizioni che ha elaborato con le
conoscenze di cui dispone e potr riconoscere gli oggetti collegandoli a concetti.

Questa rana morir difame, pur avendo a disposizione tutto il cibo che pu desiderare, solo perch quel cibo sta fermo. lnoltre, e per le stesse ragioni, basta che una superficie qualsiasi passi a oscurare per un momento il cielo, perch la rana si dia alla fuga. Essa interpreta quel breve oscuramento come la presenza di un possibile predatore, non importa se un veloce falcheito o una principessina capricciosa.
La strega ha spiegato molto bene come funziona la vista di una rana o di un rospo. Cli apparativisivi di questi animalisono sensibili esclusivamente agli stimoli in movimento. 5e
l'oggetto che si muove in alto, si rannicciano, altrimenti, se in basso o alla loro altezza, tirano fuori la lingua per catturarlo. ll iutto meccanico, ma per le esigenze della rana o del rospo, visto I'ambiente in cui
vivono, funziona bene. I predatori sono di solito uccelli che passano volando in alto; rannicchiandosi rane e rospi si rendono meno visibili. Le
prede sono o mosche o vermi che strisciano a terra, tirando fuori la lingua per catturarli rane e rospi si procurano il cibo. La principessina perci sbaglia a mettere esche ferme e a tentare di sorprendere la rana avvicinandosi dall'alto.
llfatto che rane e rospi vedano solo cio che si muove non deve meravigliare..Sono molti gli animali in grado di vedere solo stimoli in movimento. questo il modo pi semplice divedere e anche il pi antico nella storia deiviventisulla Terra. La visione degli oggettifermi una capacit pi complessa, che solo gli animali pi evoluti hanno sviluppato.
Quando hanno sviluppato la capacit di vedere oggettifissi, gii animali hanno anche affinato la percezione del movimto. Rane rospi
vedono che qualcosa si muove, ma non vedono bene di che cosa si
Questo rono rnorir di fome, pur aventratta. Per loro conta l'angolo di visuale dell'oggetto che si muove: se
do o disposizone tonlo cibo, solo per in alto un predatore, altrimenti una preda. La loro, come quella di
fermo.
ch quel
cibo sto

20

moltialtri animali, una percezione primordiale del movimento.

Uh{lTA

La percezione

6. LE COSTANZE PERCETTIVE
6.1. Aggiustare i cambiamenti apparenti. L'apparato visivo ci infonna
sugli oggetti come appaiono nella situazione in cui li guardiafiro, non su come sono di per s. Le imrnagini che si formano sulla retina dipendono infatti dal nostro
punto di osservazione e dalle condizioni di illuminazione. Se ci affidassimo esclusivamente ai sensi, certe propriet degli oggetti, qualila grandezza,la forma, la luminosit, il colore, la posizione, cambierebbero continuamente, e. come abbiamo
gi osservato (par. 1.5), per riconoscerli dovremmo tenere in memoria una quantit infinita di descrizioni degli oggetti.
La mente rirnedia alf incapacit dei sensi di distinguere tra cambiamenti reali degli oggetti e cambiamenti apparenti, dovuti al contesto di osservazione, Molto semplicemente ignora quei cambiamenti degli oggetti che, stando a quanto indicano
altre informazioni(circala profondit, l'illuminazione, i nostd movimenti), sono domti al nostro punto di osservazione o alle condizioni ambientali. Cos facendo, rende in un certo senso meno soggettiva e piir realistica la percezione. Le costanze percettive sono i meccanismi attraverso i quali la mente azz,eralevattmioni ap-

le costonze

perceillve nei

bombinipiccoli

parenti della realt.


6.2. Costanza di grandeZZ. Come dice la legge dell'angolo visivo (par. 5.8),
la grandezza delf inmagine che un oggetto forma sulla retina dirninuisce proporzionalmente al crescere della sua distanza.

QUANDO

rA

COSTANZA Dt GRANDEZZAVTENE MENO

La costanza di grandezza non sempre funziona. Quando sono molto lontani, gli oggetti ci appaiono piccoli. Dalfinestrino di un aereo case, alberi, strade sono miniature. La costanzidi grndezzaviene meno
anche se l'illuminazione discontinua. il motivo per cui nelle discoteche a volte'si ha l'impressione che
cose e persone stranamente si ingrandiscano e si rimpiccioliscano awicinandosi e allontanandosi da noi.
La costanza poi si perde nelle fotografie. Le montagne in fotografia sono meno
maestose che dalvero, perch la fotografia non aggiusta la misura in ragione del-

la distanza.

Sebbene permanga, il meccanismo della costanza digrandezza diviene meno


efficiente quando l'angolo di visuale va dal basso verso l'alto. Lo possiamo constatare mettendoci sotto un palazzo particolarmente alto o una torre. Avremo
l'impressione che questiedifici siano aguzzi, perch non ingrandiamo a dovere
la loro parte superiore tenendo conto delfatto che pi distante. L'architettura,
dal XIV secolo in poi, tiene in considerazione la caduta della costanza di grandezza legata all'angolo divisuale dal basso. ll campanile di Ciotto a Firenze uno dei
primie pi famosi esempi di costruzioni alte pensate con leggera divergenza dal
basso in alto allo scopo di bilanciare la caduta della costanza di grandezza. Visto
di fronte, mettendosi in una posizione all'incirca alla stessa allezza del secondo
piano, come nella fotografia, si nota che il campanile svasato verso l'alto. Per
chi guarda dalla piazza del Duomo, il campanile per si slancia verso il cielo uniformemente, come se fosse tutto della stessa larghezza.
I
I

37

MUt& I

ll lavoro di base della nostra mente

tE OSSERVAZIONI DI CARTEIO
Cartesio, filosofo del XVll secolo, in un saggio di ottica pubblicato nel 1637, Lo diottrica,.fa alcune.osservazioni che corrispondono sorprendentemente alle nozionidi costanza di grandezza e diforma elaboit" lf, piicoiogia'Oel XX secolo. Non usa questi termini, ma parla chiaramnte dei meccanismi correttivi applicati dallinostra mente alle sensazioni visive. Cos scrive Cartesio:
Anche i! nostra giudizio sulla formq degti oggetti [poco.prima ha parlato della grande.zza] dipende dallo.
conoscenzq reale ipotetico del ropportidetteTorie porti dell'oggetto e non dolle.imyogini che siformano sui
nostri occhi, che rappresentono degli ovoli e dei rombi, mentre noivediomo dei circoli e dei quadrati.

Come mai vediamo


gli oggetti della

stessa grandezzaa
prescindere dalla
distanza?

Perch con

l'inclinazione non
cambia la forma?

mente si limitasse a seguire le informazioni dei sensi, un oggetto ci dovrebbe apparke tanto pi piccolo, quanto pi lontano. Invece generalmente questo
non si verifica. Ci sembra che resti delle stesse dimensioni.
facile rendersi conto della costanza di grandezza qtando si in un gruppo di
persone riunite in una stanza, come in un'aula scolastica. Le teste ci sembrano alf incirca della stessa misura. Eppure le immagini sulla retina sono sicuramente di
grandezze differenti, dato che le persone non sono tutte alla stessa distanza da noi.
Se non intervenisse la costanza di grandezza, le teste delle persone a due metri dovrebbero essere la met di quelle a un metro.
Come fa la mente a mantenere costante la percezione della grandezza degli oggetti? Combina le informazioni sulla grandezza dell'oggetto basate sulla dimensione dell'immagine retinica con le informazioni sulla dislanza ncavate dagli indicatori di profondit (par. 5).
Se la

6.3. GOStanza difOrma. Un piatto ciappare rotondo, sia che lo teniamo dritto davanti a noi sia che 1o incliniamo (fig. 1,2r. Eppure l'immagine che si forma
sulla retina nel primo caso circolare, nel secondo ellittica. La nostra mente aggiusta la forma in ragione delf inclinazione. Per calcolare l'inclinazione si serve degli indicatori di profondit: se cefte parti dell'oggetto sono pi lonta-

ne di altre, l'oggetto inclinato e maggiore la


dff er enza di distanza, ma ggiore sar l' inclin azione
Se confrontiamo le fotografie del piatto della
figura 7.23 con i disegni schematici a fianco, notiamo che in fotografia il piatto inclinato sembra
pi tondo che nello schema. La ragione che nella foto sono presenti indizi di profondit (le ombre, la deformazione della fascia tra le due linee),
assenti nello schema. Nella realt f impressione di
rotondit sarebbe arrcora maggiore, in quanto entrerebbero in funzione indicatori di profondit
ben pi potenti di quelli pittorici presenti in una
fotografia.
.

Fig. t.23

Formo e inclinozione.

38

UN*T,E

La percezione

6.4. Gostanza di Iuminosit e di colore.

La neve sotto la luce della luna


ci sembra decisamente bianca. Eppure riflette all'incirca la stessa quantit di luce
del carbone in condizioni di illuminazione artificiale e meno luce del carbone sotto il sole. Noi tendiamo a vedere gli oggetti alf incirca della stessa luminosit qua-

li che siano le condizioni di illuminazione: gli oggetti chiari sono sempre chiari, gli
scuri sempre scuri.
La nostra mente mette assieme le informazioni sulla quantit di luce riflessa dall'oggetto che arrivano alla retina con le informazioni sull'illuminazione dell'ambiente e calcola la luminosit relativa dell'oggetto, cio la percentuale di luce
ambientale che l'oggetto riflette. Siccome questa sempre la stessa, in quanto una
caratteristica strutturale dell'oggetto, ecco che gli oggetti restano sempre della stessa luminosit.
Qualcosa di simile accade per i colori. Il colore degli oggetti dipende dalle condizioni di illuminazione. Ad esempio, sotto una luce fluorescente il verde vira verso il blu. Nonostante ci, la camicia verde ci appare verde anche sotto le lampade
al neon del negozio. Forse ci capitato di comprare un capo di abbigliamento e,
una volta a casa, vederlo di colore diverso. La costanza di colore non perfetta, come del resto anche quella di luminosit. Tuttavia le variazioni che vediamo sono
sfumature. Se dal'vero vedessimo le differenze ottiche che ci sono sotto le diverse
illuminazioni, saremmo impressionati e penseremmo di aver preso un vestito per
un altro.

6.5. Costanza di posizione. I nostri occhi si muovono continuamente.

So-

no animati da scosse molto rapide (di pochi centesimi di secondo) e involontarie,


le saccadi, e compiono movimenti pi ampi e graduali per spostare 1o sguardo.
Mentre noi ci muoviamo, gli occhi si spostano con il nostro capo.
Quando gli occhi cambiano posizione, le immagini degli oggetti migrano sulla
retina. Lo stesso accade se muoviamo uno schermo sul quale stiamo proiettando:
le immagini si spostano da un punto all'altro. Se la mente si basasse esclusivamente sulle informazioni che arrivano dalla retina, ogni volta che spostiamo gli occhi
dovremmo vedere la scena intorno a noi spostarsi. Invece questo non accade:
mentre gli occhi si muovono continuiamo a percepire il mondo fermo, con gli oggetti sempre allo stesso posto,
Evidentemente la mente tiene conto del fatto che gli occhi si stanno spostando e
ignora il movimento apparente. Come fa? Gli occhi si spostano solo se il cervello lo
ordina. Il movimento oculare sotto il controllo di centri cerebrali. Anche nel caso
in cui spostiamo il capo o la parte superiore del corpo o l'intero corpo, i comandi
partono sempre da centri nervosi. La mente mette insieme le informazioni che arrivano dalla retina e i comandi di movimento impartiti agli organi periferici. Se lo
spostamento delle immagini retiniche coincide con quello prevedibile sulla base dei
movimenti che il cervello ha ordinato,fafinta di nulla e vede tutto fermo, Nello stesso momento in cui dai centri cerebrali partono gli ordini per il movimento degli occhi e della testa, ne partono altri per annullare impressioni fallaci di movimento del
mondo circostante. La coslanza di posizione funziona grosso modo cos.

Come mai gli oggetti


sembrano di uguale
luminosit e
dello stesso colore
qualunque sia la
luce sotto la quale
li vediamo?

Come facciamo a
stabilire quando il
mondo che si muove
e quando siamo

noi a muoverci?

lo percezione del
movimenlo

M*m&iL*

ll lavoro di base della nostra mente

HERRINGTON E HETMHOLTZ: AFFERENZA O EFFERENZA?


Nell'Ottocento due importanti personaggi della storia della scienza hanno espresso pareri discordi sul
meccanismo della costanza di posizione. Sherrington, fisiologo inglese, sosteneva che il cerveilo applica
la costanza di posizione sulla base delle informazioni che gli arrivano dai muscolistessi che producono il
movimento. questa la teoria dell'afferenza o afflusso, detta cos perch spiega il fenomeno in base alle
informazioni che dalla periferia (dai muscoli degli occhi) arrivano al centro, cio alle strutture cerebrali di
controllo. Helmholtz, ilfisiologo tedesco che ha formulato la teoria delle inferenze inconsce ("ll contributo di Helmh oltz" , p.36), era del parere che gli ordini per la costanza di posizione partissero dagli stessi
centri nervosi che comandavano il movimento. Alla base delfenomeno per lui c'era un passaggio di informazioni dal centro alla periferia: la teoria dell'efferenza o efflusso, Secondo Helmholtz il cervello non
aveva bisogno di analizzaie i segnali provenienti dai muscoli degli occhi, visto che era il cervello stesso a
ordinare agli occhi di muoversi- Le informazioni sul movimento degli occhi erano gi presenti nei centri
nervosi prima ancora che gliocchisi muovessero. Aveva ragione Helmholtz.

Possiamo fare da soli una prova assai semplice. Copriamo un occhio e spostiamo l'altro globo oculare dolcemente con la pressione del dito. Vedremo la scena
intorno a noi spostarsi in senso opposto. Siccome il cervello non ha dato alcun ordine circa il movimento degli occhi,l'impressione di movimento dell'ambiente non
viene annullata.Ineffetti il cervello ha ordinato di muoversi al dito, non agli occhi.
Che cosa accade

se mancano
informazioni sulla
situazione in cui si

6.6. Quando le costanze non possono funzionare. Per applicare le costanze percettive la mente ha bisogno di disporre di informazioni sul contesto di
osservazione. Se queste mancano, non applica le costanze in situazioni in cui dovrebbe applicarle e il risultato una visione distorta della realt.

Guardiamo un quadro stando di fronte e poi spostandoci di lato. Le forme che l'artista ha rappresentato non cambiano. Scattiamo ora due fotografie del quadro stesso,
una di fronte, l'altra di lato (fig. 1.24). Nella foto scattatadaun lato scopriremo una sorprendente deformazione. Come mai? Gtardando la foto non abbiamo gli
indizi di profondit che avevamo guardando il quadro
nella realt. La nostra mente non ha motivo di supporre che nella foto presa di lato il quadro sia inclinato. Di
conseguenza non applica la costanza difclrrma e vede
l'immagine come risulta sulla retina, deformata,
A nulla serve sapere che quella foto stata scattata di
lato. La decisione di applicare o meno una costanza
percettiva viene presa attraverso un lavoro mentale
automatico e inconsapevole, che non pu essere corHinclinozione distorce lo formo.
retto dopo con un ragionamento cosciente.

sta osservando?

Fig. I .24.

6.7. La stanza di Ames. Adelbert

Ames, pittore e psicologo americano, ha


ideato parecchie illusioni percettive. La pi famosa La stanza che porta il suo nome (fig. 1.25).

40

UeYe,

tr

La percezione

L'osservatore guarda da un foro nella parete. Sorprendentemente scopre che nella stanza ci sono due persone, una gigantesca, l'altra piccolissima. La sproporzione enorme, incredibile. Dove sta il trucco? In effetti la stanza non di forma normale: un lato assai pi lungo dell'altro. Guardando

dal foro la deformazione non si coglie. Quando veniamo a


sapere che la forma della stanza irregolare, ci spieghiamo
I'apparente disparit delle due figure umane. Una persona in
effetti lontana, mentre l'altra vicina a noi. Tuttavia se,
a\ute tutte le spiegazioni, torniamo a guardare nel foro, vediamo le due persone aflcora di grandezze assai diverse. L'illusione forte. Svanisce soltanto se ci lasciano entrare nella
Fig. 1.25 . lllusione di Ames.
sta za, trattenerci a lungo e controllare bene ogni cosa.
Come si spiega l'illusione di Ames? Evidentemente fallisce la costanza di grandezza: se l'applicassimo, vedremmo le persone della stessa grandezza. La costanza fiofi funziona perch non disponiamo di sufficienti indicatori di profondit, anche perch guardiamo con un occhio solo da un foro ela stanza costruita in modo tale da ingannarci sulle distanze. Potrebbe per aiutarcilafamrliarit che abbiamo con le dimensioni delle persone: quando mai abbiamo visto persone di misure cos diverse? Senonch la nostra mente si trova a scegliere tra vedere persone di
dimensioni diverse o vedere ufla stanza di forma insolita. Preferisce supporre che
la stanza sia di forma normale e cos finisce per vedere una persona molto pi grande dell'altra.

Dopo esserci resi conto del fatto che la mente nella percezione lavora, abbiamo cercato di capire
pi in dettaglio come opera. Abbiamo visto che organizza gli elementi percettivi seguendo i princpi gestaltici, che ricostruisce le forme sfruttando un alfabeto di tratti e di forme elementari, che isola gli oggetti staccando le figure dallo sfondo, che calcola la profondit a partire da vari indicatori,
che ignora l'apparente cambiamento delle cose alvariare delle situazioni in cui le guardiamo.
Fin qui abbiamo esaminato il lavoro che fa la mente nella percezione senza chiederci se ci awenga allo stesso modo per tutti. Se ci pensiamo bene, gi sulla base di quel che abbiamo imparato, c'
motivo di sospettare che ci siano differenze nel modo di percepire tra una persona e l'altra. Probabilmente cisiamo accorti che non tutti reagiamo allo stesso modo davanti a un'illusione percettiva,
una percezione fluttuante o una figura mascherata. Ad esempio, nel caso della giovane-vecchia c'
chi vede prima una figura e chi l'altra, chi fa presto a scorgere la figura non vista prima e chi ha bisogno di pi tempo, chi oscilla senza problemi tra le due e chi lo trova faticoso.
C' un'altra ragione per chiedersi se percepiamo tutti allo stesso modo. Abbiamo imparato che la
percezione guidata dall'alto, cio che quel che vediamo dipende anche da caratteristiche della nostra mente che tendono a farci organizzare e interpretare gli stimoli in un modo piuttosto che in un
altro. Ora credibile che, almeno in parte, queste caratteristiche mentali varino da un individuo all'altro, a seconda dell'et, dell'istruzione, della societ in cui si cresciuti e persino dello stato mentale del momento.
Passare in rassegna alcune differenze nel modo di percepire pu aiutarci a capire che una stessa
situazione non necessariamente identica per persone diverse.