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Pensioni: la riforma entro dicembre. Flessibilit e assegni


ridotti tra le nuove regole
di Marina Crisafi - Oltre a quello che il premier ha
battezzato "il bonus Poletti" che verr erogato a
3 milioni e 700 mila pensionati a partire dall'1
agosto, ma che in realt, come rimarcato
dall'opposizione (M5s in testa), rappresenta la
restituzione del "maltolto" indebitamente
trattenuto con il blocco della rivalutazione delle
pensioni in attuazione dei principi dettati dalla
sentenza n. 70/2015 della Consulta, tra le novit
annunciate ieri nel Consiglio dei Ministri n. 64
(leggi " S del Governo al "rimborsino" ai
pensionati ") c' la tanto attesa riforma delle
pensioni.
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Le nuove regole troveranno spazio, a detta di Renzi, nella prossima legge di stabilit e agiranno soprattutto sul
fronte dell'uscita anticipata, "sedando" le questioni nate e cresciute con la riforma Monti-Fornero che ha
innalzato l'et del pensionamento allontanando per tanti lavoratori la prospettiva di lasciare il lavoro e creando il
noto fenomeno degli esodati.
Molte le proposte sul tavolo del Governo, cui si aggiunger quella dell'Inps che, per bocca del presidente Boeri,
sar pronta entro giugno.
Ma il punto fermo da cui partir l'esecutivo sar quello di ritoccare le "troppo rigide" regole vigenti, "dando pi
spazio" a chi in cambio di una riduzione dell'assegno vorr una maggiore flessibilit. In sostanza, per dirla con le
parole di Renzi, dare la possibilit "alle nonne di godersi i nipotini, rinunciando a 20-30 euro ma magari
risparmiando di baby-sitter".
Ecco, in sintesi, le proposte al vaglio dell'esecutivo:
- Flessibilit in uscita tra i 62 e i 66 anni
Tra le proposte in cantiere sulla flessibilit in uscita, c' quella a firma di Cesare Damiano sulla famosa "quota
cento", ovvero la possibilit di andare in pensione raggiunta tale quota (che rappresenta la somma dell'et
anagrafica e dell'anzianit contributiva) con il limite di almeno 35 anni di anzianit contributiva e 60 anni di et.
Altra ipotesi di flessibilit quella dell'uscita con penalizzazioni a partire dai 62 anni e fino ai 66, con una
penalizzazione del 2% annuo. Ci significa che chi andrebbe in pensione a 66 anni avrebbe diritto alla pensione
piena, mentre chi uscirebbe dal lavoro a 62 anni vedrebbe decurtato l'assegno dell'8%.
- Contributivo per tutti
Altra ipotesi l'estensione a tutti i lavoratori del sistema "contributivo", agendo cos sulla parte retributiva
dell'assegno, quella cio legata allo stipendio e non ai contributi versati. In tal modo, andando incontro alle
richieste dell'Inps che da tempo chiede il calcolo contributivo almeno per le pensioni pi elevate, tutti i
trattamenti previdenziali sarebbero calcolati con il metodo contributivo. Si tratta di una possibilit, peraltro, gi
prevista dalla legge Fornero ma soltanto per le donne che possono ritirarsi in anticipo accettando il calcolo

dell'assegno previdenziale sulla base dei contributi versati, con un taglio variabile dal 25% al 35%.
- Prestito pensionistico
Altra ipotesi realizzabile (su cui aveva lavorato il ministro del lavoro del governo Letta, Giovannini) quella del
"prestito pensionistico". Un meccanismo che consentirebbe di lasciare il lavoro a 62 anni e tre mesi compiuti
(e 35 di contributi previdenziali) ricevendo un "anticipo" sull'assegno (fino alla maturazione del diritto pieno
alla pensione di vecchiaia) da restituire nel tempo a rate (decurtate direttamente dalla pensione finale).