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Collana Sussurri

Prima edizione settembre 2013


Prima edizione in ebook dicembre 2014
ISBN 978-88-97810-24-7
Copyright 2013 Butterfly Edizioni
www.butterfly-edizioni.com
http://autoributterflyedizioni.wordpress.com
http://butterflyedizioni.wordpress.com
butterflyedizioni@yahoo.it

Nadia Boccacci

I colori che ho dentro


Romanzo

Butterfly Edizioni

Ai miei genitori,
perch ci sono sempre stati
e ci sono sempre.

Una realt non ci fu data e non c


ma dobbiamo farcela noi,
se vogliamo essere: e non sar mai una per tutti,
una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile.
Luigi Pirandello

Grigio

Oggi mi sento terribilmente e inesorabilmente grigia.


Grigia come la nebbia, come il cielo dautunno e come le nuvole gonfie di pioggia.
Perdura in me la sensazione di questa tinta triste e indefinita, informe, eppure
miscela di due estremi formidabili e unici, il bianco e nero. Sono grigia e senza forza.
Trasparente agli occhi del mondo, sola e spenta in mezzo alla folla ridente, insipida e
insulsa, priva di slancio e di entusiasmo.
Grigia come lacqua del mare in una giornata senza sole, che si tinge del cielo
plumbeo e minaccioso riflettendo passivamente i colori dellesterno. Grigia come la
mia anima stanca, senza pi impulsi di vita, tristemente abbandonata a una malinconia
senza pari.
Ho visto Marco da lontano, in facolt.
Sono sicura che i suoi occhi siano caduti su di me, anche se per un solo attimo
fugace, ma poi sono fuggiti oltre, insensibili ai miei, che erano invece accesi e attenti.
Aveva il passo svelto e lespressione accigliata di chi ha sopportato una giornata
difficile e piena di imprevisti.
Forse voleva solo farmelo credere, per spegnere la mia illusione, forse era sereno
e sorridente fino a pochi momenti prima e poi, alla mia vista, ha finto un malessere
interiore o un disagio malcelato.
Il mio sguardo lo aveva cercato tra la folla, negli ampi corridoi, si era insinuato
negli angoli fino a vagare verso limmenso portone in lontananza e poi, finalmente, si
era illuminato, incrociando il suo. Per un attimo.
Poi il suo gesto di indifferenza mi aveva gettato in un grigiore malinconico e
stordito.
Non riesco neanche pi a odiarlo. Non sono pi capace di sentimenti forti,
prigioniera di un limbo senza emozioni.
Sono stanca. Non ho pi la forza di lottare, di credere in me , n tanto meno in noi.
Ho gettato la spugna. Sono caduta in un grigio torpore senza speranza e non posso
farci nulla.
Sarebbe meglio il dolore, almeno mi farebbe sentire viva.
Vorrei detestarlo, gioire nellelaborare piani vendicativi, provare sentimenti forti,
scuoterlo, vomitargli addosso parole terribili.
Invece non so fare altro che poltrire nel mio insulso e stordito grigiore.
Dentro di me si spento ogni interesse, la stanchezza mi ha prosciugata e distrutta.
Anche il mio aspetto ha assunto toni degradanti verso un colore indefinito. Non ho pi
i capelli biondi di un tempo. Ormai sono di un cenere spento e i miei occhi cerulei
hanno perso il loro splendore per tingersi del cielo grigio che sopra di me.
La gente mi passa accanto indifferente, sfuggo senza volerlo alla sua attenzione,
sono insipida, grondante di una mediocrit indefinita che mi rende invisibile a ogni
sguardo.

Nessun colore vivo dipinge la mia essenza, in questo momento devastante, e il


grigiore inesorabile mi pervade.
Non riesco a far emergere alcuna tinta vivace dalle profondit della mia anima, e
continuo a riflettere il grigio plumbeo che mi circonda, come lacqua del mare
trasparente che ruba i colori al cielo.
Sono frutto di unillusione ottica i suoi toni azzurri e scintillanti nelle giornate
soleggiate, come il suo nero cupo nella notte.
Non il mare, non la sua acqua, ad avere quei colori. No, il cielo. Ed io mi
sento nello stesso modo, grigia o luminosa, brillante o plumbea, nera o bianca in
rapporto agli eventi esterni.
Tutto dipende da lui, da ci che mi ha fatto, da come mi ha trattato. Gioisco o muoio
di dolore in relazione ai suoi movimenti, ai suoi sguardi, ai suoi sorrisi. Larco
disegnato dalle sue labbra responsabile del mio umore. E oggi sono grigia di lui.
Avrebbe potuto guardarmi, addirittura sorridermi. Le sue braccia avrebbero potuto
stringermi e le sue labbra toccare le mie. Allora di certo avrei sentito nascere un altro
colore dentro di me.
Ma lui se n andato distrattamente, fingendo di non vedermi, cancellando di nuovo,
con quel gesto rapido e meschino, la storia che cera stata fra noi.
Lui ha gettato lo sguardo altrove per non incrociare il mio. Ha guardato oltre, nel
senso stretto e traslato del termine e mi ha imprigionato in unombra di delusione
senza contorni definiti.
Ho percepito la mia pochezza in quegli occhi che fingevano di non vedermi; la mia
stupida illusione crollata miseramente, come un mero castello di carta. Ed io con
lei.
Mi sono spenta senza volerlo, ormai sono una luce fioca che si perde nel limbo
della mia essenza. Ma forse non solo questo. Forse reagisco cos per come sono nel
mio intimo, nel profondo della mia anima. Forse non so farne a meno perch sono cos
insopportabilmente sola, se pur in mezzo agli altri. Probabilmente mi sono aggrappata
a lui perch avevo bisogno di sentirmi amata, perch la vita mi aveva gi riservato
una buona dose di sofferenza e avevo voglia di riemergere.
Ci conoscemmo due anni fa durante una festa a casa di unamica comune. Era una di
quelle serate sbiadite, senza nessun elemento rilevante, che assunse improvvisamente
contorni nuovi con la sua presenza. Tu che sei comparso tutt a un tratto e in un
momento hai colorato tutto tu sei diverso, sei importante ed io Mi vennero in
mente le parole di quella vecchia canzone e avrei avuto voglia di gridargliele, per
trasmettergli le mie emozioni. Ma mi sembr pi prudente non farlo.
Chiusi lentusiasmo dentro di me, mostrando solo timidi sorrisi e tenendo
continuamente gli occhi, luminosi e fragili, puntati su di lui.
Non lo avevo mai visto prima, almeno cos mi sembr. Scoprii in seguito che
frequentavamo la stessa facolt universitaria, ovvero giurisprudenza, e mi resi conto
di averlo gi incontrato in precedenza un paio di volte, di sfuggita.
Era bello, coi lineamenti marcati e lo sguardo sicuro. I capelli castani gli cadevano

sulla fronte disegnando uno strano ciuffo, secondo la moda del momento e le labbra si
allargavano dolcemente accennando un sorriso.
Si avvicin a me con disinvoltura e fummo presentati da Eva, la padrona di casa.
Piacere, Marco.
Piacere, Gemma.
Ci stringemmo la mano e la sua mi sembr grande e calda. Avrei voluto tenerla
ancora nella mia, accarezzarla con dolcezza, baciarla lievemente e inspirare il suo
odore, ma non feci niente di tutto questo e la lasciai andare rapidamente, per non
destare sospetti. Mi sentii pervadere da sensazioni leggiadre e mi sembr di attingere
dalla mia interiorit i colori pi gioiosi dellarcobaleno. Il giallo e larancione, caldi
e luminosi, mi avvolgevano completamente, dipingendomi lo sguardo.
Ora non so neppure descriverli quei colori frizzanti e pieni di vita.
Li distinguo appena nella nebbia dei ricordi, pervasa come sono da questo grigiore
latente. Li vedo in lontananza nel tunnel della memoria e sento gli occhi appannarsi,
delusi e nostalgici.
Mi avevano avvertito che non era luomo adatto a me, ma non avevo voluto
crederci.
Non si d mai ascolto alle parole che ci toccano nel profondo.
Volevo convincermi del contrario, che il suo amore sarebbe stato eterno, che lui mi
sarebbe stato accanto, sorridente e formidabile, in ogni momento della mia vita.
Forse non mi aveva mai amato, me ne accorgevo ora, dal profondo della mia
malinconia. Aveva solo finto, per due lunghi anni.
Ma per quale motivo? Quale ragione scatenante lo aveva spinto a starmi accanto, se
non mi amava?
Forse non era neanche vero che aveva bluffato fin dallinizio.
Magari nei primi tempi era stato sincero, anche lui preso dalla novit di uno
sguardo, di un corpo nuovo e inesplorato, di unanima fragile e gentile. Ma poi, a
poco a poco, era subentrata la noia, atavica e incolore, che lo aveva spinto oltre col
pensiero e la fantasia, forse prima ancora che se ne accorgesse.
Mi era rimasto accanto, per abitudine o per stanchezza, portandomi a credere che
gli piacevo davvero.
Ed io mi ero tuffata in quel mare di false verit col candore di unanima ingenua e
la consapevolezza di una donna adulta al contempo. Avevo gioito naufragando in
quelle acque e non avrei pi voluto toccare terra.
Ma la raggiunsi pi presto di quanto non volessi, mio malgrado, tornando alla
realt nel peggiore dei modi.
Lo sorpresi tra le braccia di unaltra in una notte senza luna, e nel buio mentii a me
stessa che non fosse lui. Lo vidi bene, invece, ed ero certa di non sbagliare e di non
confonderlo con nessun altro. Conoscevo ogni centimetro del suo corpo: le spalle
larghe, le braccia forti, la curva della mascella, il profilo mascolino di un naso
pronunciato.
In un attimo il sogno si infranse e il desiderio di ricomporlo come un puzzle,

raccogliendo rapidamente ogni pezzo, fingendo spasmodicamente che non fosse


successo nulla, fu negato dallombra cupa della delusione, pi forte dellamore.
Mi immaginai stupidamente illusa in ogni momento vissuto con lui, quando mi
stringevo nel suo abbraccio e credevo di essere padrona del mondo, quando pensavo
di essere importante ai suoi occhi, in vetta ai suoi pensieri, quando non dormivo la
notte, per lemozione di vederlo lindomani. Era sempre puntuale ad ogni
appuntamento e questo mi dava la certezza che mi amasse, mi chiamava ogni tanto e
ritenevo che fosse abbastanza.
Improvvisamente pensai che chiunque al posto mio avrebbe capito che lui non era
pi innamorato di me e che forse non lo era mai stato, neanche la sera del nostro
primo incontro, quando dolce e impacciato, mettendomi una mano sulla spalla, mi
chiese di uscire.
Ebbi la sensazione che avesse finto quella timidezza per farmi accettare linvito e
per indurmi a concedermi pi in fretta. Una donna generalmente mostra meno indugi,
quando si sente amata.
Ogni momento vissuto con lui, anche il pi romantico, perse improvvisamente ogni
luce, colorandosi dei toni pi cupi.
Vedere le sue braccia forti stringere unaltra, riconoscere la sua nuca sotto la
chioma scura, rub ogni mia certezza, conquistata nel tempo, e rese tutto orrendamente
falso.
Forse qualcosa di vero ci sar pur stato, almeno in precedenza, ma in quel momento
mi sembr che ogni sua parola, ogni suo gesto o carezza fosse il preludio di
quellabbraccio svuotato di me.
Riconobbi in quella ragazza una compagna di corso comune e immaginai i loro
sguardi ammiccanti che dovevano essermi sfuggiti e i loro sorrisetti ironici alle mie
spalle. Mi chiesi come potessi essere stata cos cieca e ingenua. Chiss da quanto
tempo andava avanti la loro storia, intrecciata con la nostra.
Eva mi fece notare che lui non mi aveva lasciato, anche se era uscito con unaltra.
Non era stato capace di mollarmi, perch io ero la sua ragazza, lui amava me, e lei
non era che una misera avventura. Queste parole avrebbero dovuto farmi sentire
meglio, in quella serata dai risvolti tremendi. Avrei dovuto gioire di essere la prima
del suo album femminile, anche se non lunica, perch lui era sempre stato un ragazzo
leggero, pieno di amiche, e solo con me era riuscito ad avere una relazione stabile e
duratura.
Stavamo insieme da un anno e mezzo, la sera di quella scoperta terribile, che mi
strinse il cuore e lorgoglio in una morsa massacrante. Ed io scoprii di non sapere
nulla di lui.
Non conoscevo le informazioni di cui era al corrente Eva, avevo unidea di lui
fasulla e deformata. Lo credevo serio e onesto, sincero.
Ripensandoci, non capivo bene come potessi ritenerlo tale. Forse semplicemente
perch la nostra storia andava avanti, perch lui cera ogni volta che lo cercavo,
perch mi trasmetteva emozioni positive e mi riempiva di gioia, anche se solo in

momenti isolati e fugaci. A volte basta poco a renderci felici.


Forse la parola felicit troppo grande: posta alla fine della corsa, si propone
come un traguardo irraggiungibile. Ma talvolta arriva di colpo, tutta un tratto,
regalandoci pennellate di colori radiosi, che non sempre siamo in grado di gustare.
Capita che si rimanga storditi dal suo mostrarsi improvviso e non si sia in grado di
riconoscerla e di goderne a pieno; dovremmo imparare a cogliere lattimo fuggente in
cui si presenta, farla nostra e stringerla forte, cercando di trattenerla il pi a lungo
possibile e non lasciarla sfuggire.
Ma lei si divincola e scalcia impetuosa, talora si traveste per non farsi riconoscere,
e se ne va nel momento in cui ha deciso, senza cedere a nessuna richiesta. A volte
torna, per un attimo che lei stessa sceglie. E a noi non resta che essere l, pronti ad
agguantarla, spogliandoci di orgoglio e raziocinio.
Ero stata felice con lui. Almeno lo avevo creduto.
Avevo vissuto momenti straordinari che ora perdevano i loro contorni nitidi e
freschi, a causa di verit nuove che sconvolgevano larmonia del passato.
Nonostante avessi visto coi miei occhi, fui capace di negare levidenza.
Sparii nel buio della notte e non dissi nulla, vergognandomi di me e della mia
delusione.
Lindomani lo chiamai con la rabbia nella voce e lintento malcelato di sentirmi
dire che avevo visto male. Lui volle incontrarmi immediatamente: mi spieg che era
stato un abbraccio innocente, dovuto a non so quale momento di sconforto vissuto da
lei in quel periodo, che erano solo amici, che lui amava soltanto me e che non voleva
perdermi per nessun motivo al mondo.
Il mio risentimento croll immediatamente, nonostante la ragione tornasse a farmi
vedere, con gli occhi della memoria, il corpo minuto di lei serrato tra le sue braccia
forti e piene di ardore.
Non so come feci a cedere in pochi minuti, dopo deboli tentativi di accusa, ma la
voglia di abbracciarlo ancora, di vedere larco della sua bocca disegnare un sorriso,
mentre mi guardava, fu pi forte di ogni altra cosa.
Mi aveva spiegato cos bene ogni dettaglio, mi aveva guardato con occhi tanto
imploranti e teneri che non potevo negargli una seconda chance.
Ma dopo un mese, nonostante il suo comportamento dolce e gentile nei miei
riguardi, lo trovai nuovamente in atteggiamento sospetto con unaltra ragazza, non pi
la nostra compagna di corsi, ma una bella fanciulla che non conoscevo, coi lunghi
capelli chiari e i lineamenti delicati.
Non gli fu facile questa volta essere convincente.
Sarebbe risultato bugiardo e sleale a chiunque e anchio non caddi subito nella tela
delle sue menzogne.
Ma due giorni pi tardi, tempestata di chiamate e messaggi, non seppi cedere ai
suoi goffi tentativi di riconquistarmi e tornai ad essere la sua ragazza, nel senso
proprio del termine.
Ero una ragazza totalmente sua.

Mi piegavo ad ogni suo volere, ero cos debole da aver perso ogni brandello di
dignit.
Ormai ero solo una marionetta fra le sue mani e lui si divertiva a muovere i fili con
sapienza, mostrando con orgoglio il suo potere su di me. Ogni tanto la mano del
burattinaio si lasciava intravedere, a sipario aperto, ed io mi mostravo in tutto il mio
fragile e cieco candore, protagonista inconsapevole di unamara commedia.
Era trascorso ancora del tempo, scivolato rapidamente come al solito, quasi senza
che ce ne rendessimo conto. Non ci eravamo visti molto, in quellultimo periodo che
volava via, ma continuavamo a stare insieme, a sentirci spesso e frequentarci di tanto
in tanto.
Io avrei voluto vederlo di pi, ma motivi logistici legati allo studio e attivit
sportive di vario tipo lo rubavano alla nostra quotidianit. Almeno erano questi i
motivi che adduceva.
Non so se realmente mi fidassi di lui o se sperassi semplicemente, ogni volta, che
fosse cambiato.
Sapeva regalarmi ancora momenti bellissimi, quando era con me. E non sapevo
decidere se sarebbe stato meglio avere accanto un uomo che non mi trasmetteva
emozioni ma poteva darmi sicurezze, o se era preferibile avere lui, nonostante il suo
alone di mistero e di incertezza, di malcelata slealt.
Mi interrogavo ancora sulla felicit, ma trovavo soltanto risposte confuse e
contraddittorie.
Rimasi ancora del tempo insieme a lui.
A volte veniva a trovarmi e rimaneva da me qualche giorno, regalandomi illusioni
straordinarie che mi lasciavano a lungo incapace di ragionare. Io dividevo un piccolo
appartamento di periferia con due studentesse, ma avevo una camera tutta per me, in
cui potevo ospitarlo tranquillamente.
Lui, invece, aveva due compagni di camera nellappartamento in pieno centro, che
frequentavo pochissimo.
Altre volte uscivamo per una pizza, io e lui, e trascorrevamo serate romantiche e
indimenticabili, passeggiando al chiaro di luna.
Successivamente si alternavano spesso periodi in cui tendeva a dileguarsi,
incolpando di nuovo lo studio e lo sport, e mi lasciava incerta e incredula, inondata di
gelosia e delusione.
In quei momenti Eva tornava a ripetermi che lui stava ancora con me, che aveva
forse voglia di qualche innocente evasione per poi tornare pi innamorato di prima.
Ma io ero sempre meno convinta di questo.
Mi chiedevo se per me fossero positivi commenti di questo tipo. E se il suo
volermi sempre consolare non avesse doppi fini. Ebbi anche lidea infelice che
avesse avuto un flirt con lui, in quei periodi di empasse che vivevamo ciclicamente.
Sara e Cinzia, le mie coinquiline, nonch amiche, erano invece dellopinione che
dovessi tenere gli occhi aperti, anche se non si spiegavano il motivo per cui lui
tornasse sempre. Forse mi amava davvero. Forse ero il suo porto sicuro.

La nostra storia durava ormai da quasi due anni e lui non accennava minimamente a
volermi lasciare, neanche nei momenti pi bui: mi telefonava, mi chiedeva come
andasse lo studio e come trascorressi le mie giornate. A volte ci incontravamo in
facolt.
Altre lui preferiva non frequentare e rimanere a casa, per poter preparare pi
rapidamente quellesame o quellaltro. Effettivamente studiava con profitto ed era
completamente in linea con il suo piano di studi.
Spesso mi chiedevo perch fossi cos legata a lui, perch gli perdonassi tutto e
fingessi di non credere che mi tradiva.
E quando queste domande rimbombavano dentro di me senza sosta, percorrendo i
meandri oscuri e profondi della mia essenza, mi rendevo conto di sapere benissimo
quale fosse la risposta.
Semplicemente, lui tornava. Anche se ogni tanto si allontanava per un po, anche se
forse non era un modello di fedelt, lui non si dimenticava mai di me, non mi
abbandonava, lui tornava sempre. Questo era per me un traguardo immenso e
straordinario: era il sole che disperde le nuvole grigie e allontana la tempesta, il mare
azzurro che si gonfia di vento e permette alle barche di muoversi, la luce nitida e
brillante in fondo al tunnel.
Unaltra persona, molti anni prima, se nera andata per non tornare mai pi. Aveva
lasciato una bambina con le lunghe trecce bionde e gli occhi pieni di lacrime,
insensibile al suo dolore; aveva fatto le valigie, sotto il suo sguardo attento e
incredulo ed era volata via per sempre. Aveva detto parole vuote e prive di
significato e si era fatta portare via da un sogno o da unillusione, definitivamente.
Non si era lasciata vincere dalla nostalgia, non aveva fatto un passo indietro,
confusa e stordita dal dolore, non aveva chiesto scusa, non aveva cercato di
ricomporre il puzzle.
Aveva perso i tasselli e ne era andata fiera.
Non un ripensamento, non un tentennamento. Forte e sicura di s, aveva chiuso la
porta senza pi cercare di riaprirla, lasciando il piccolo essere a cui aveva dato la
vita annientato da questa scelta terribile e innaturale.
Ripensavo a questo, senza volerlo, ogni volta che Marco tornava. Ed ero cos felice
e mi dava una tale gioia rivedere il suo viso sorridente, con gli occhi teneri e pieni
damore, che non potevo impedirmi di abbracciarlo ed essergli grata, ancora, per il
suo ritorno. Molti ridevano, mi trovavano stupida e folle.
Ma cosa potevano sapere loro di me?
Non potevano immaginare il dolore dellabbandono, a cinque anni, causato da chi
avrebbe dovuto amarti di pi. Non potevano sapere cosa prova la notte, nelloscurit,
nel buio delle tenebre, un piccolo fragile essere tradito nel profondo, nel momento in
cui si affaccia alla vita.
Ma oggi non posso pi perdonarlo.
Il grigiore che mi pervade frutto di delusioni accumulate e sepolte dentro di me.
Stanno uscendo con forza dalle profondit del mio essere, spogliandosi dei toni pi

cupi, per relegarmi a uno stato di torpore latente. Non hanno pi i colori nitidi di un
tempo, si sono spente gradualmente fino ad assumere tonalit indecise, miscelandosi
con ogni angolo recondito della mia essenza.
Ho perso ogni traccia di speranza legata a una progettualit con lui.
Non trovo pi dentro di me la luce dellentusiasmo, delusa ormai dai suoi ripetuti
comportamenti.
Qualcuno potrebbe chiedersi cosa pu significare uno sguardo che fugge, ma per me
la risposta a mille domande.
Conosco perfettamente il motivo per cui i suoi occhi sono andati oltre e non accetto
pi di essere per lui il silenzio della certezza. Non voglio incarnare il miraggio
dellattesa, n il porto sicuro in cui si rientra con gioia dopo avventure di ogni tipo,
straordinarie o terribili, coinvolgenti o misteriose.
Sento di poter concludere finalmente questa storia che si protrae e si trascina da
troppo tempo, alimentata da dubbi e dolori, e se questo da un lato mi spaventa
profondamente, dallaltro mi affascina e mi entusiasma.
Ho voglia di conoscere nuove emozioni che non siano legate a lui. Ho voglia di
vivere veramente.
Sentirmi grigia pu darmi la forza di dipingermi con un colore acceso e
formidabile.
Non nego di percepire tremori che dal profondo si muovono gradualmente fino a
raggiungere la mia esteriorit: le mani si muovono quasi impercettibilmente, come le
gambe, che sembrano non volermi pi sorreggere.
Il mio corpo risponde con sensazioni sconosciute alle emozioni che si vestono di
novit. Gli stati danimo si miscelano e si fondono fino a farmi sentire storditamente
bizzarra.
La solitudine spaventa ancora di pi dei movimenti ondivaghi che hanno
caratterizzato la nostra unione, ne percepisco lalone di mistero e la sento fortemente
invadente. Ho paura.
Ma devo assolutamente farcela.
Ripenso a mia madre, ai momenti in cui era scintillante e luminosa nei miei
pensieri, lessere perfetto e angelico che mi aveva dato la vita. La mia mente vaga e
torna al tempo in cui avevo la sensazione istintiva che mi amasse pi di chiunque altro
al mondo, che fosse il tempio sacro e certo della mia esistenza. La rivedo giovane e
piena damore per me. Le sue mani candide, la sua voce suadente.
Era capace di spiegarmi qualsiasi cosa, con dolcezza e convinzione; il suo calore
era per me fonte di una sicurezza senza confini. Mi stringevo nel suo abbraccio e non
avevo pi paura, qualunque cosa mi accadesse. Di notte, quando gli incubi venivano a
farmi visita, o semplicemente quando le ombre della camera mi assomigliavano a
mostri o fantasmi, era sufficiente che lei si sedesse accanto a me e mi desse la mano,
per farmi ritrovare la pace. A volte i suoi capelli mi battevano sul viso facendomi il
solletico. Anche questo contatto indiretto era meraviglioso.
Non capivo cosa potesse essere successo, dopo, quando ero ancora una bambina

piccola e indifesa, ma non pi cos importante per la mia mamma.


La cosa peggiore era che mi vergognavo di essere rimasta senza di lei, perch
temevo fortemente che fosse colpa mia.
Pensavo che se qualcuno era diventato ai suoi occhi improvvisamente pi
importante di me, doveva essere a causa mia. Sicuramente avevo sbagliato qualcosa,
bench non riuscissi a capire cosa, nel dettaglio.
Il senso di colpa terribile e devastante, specialmente quando non si ha idea dei
nostri errori.
Io me lo ero portato dietro per molti anni, quasi quindici, per lesattezza. Allora
finalmente mi ero resa conto, con la coscienza e la consapevolezza di unadulta, che
io non avevo fatto niente di male, neanche quella volta che ero caduta dal carrello al
supermercato, perch mi sporgevo troppo neanche quando avevo bagnato il letto
per tre notti di fila, allet di tre anni, perch era estate e mangiavo troppa anguria,
disobbedendo a mamma.
Lei se nera andata per un uomo magro dai lineamenti sfuggenti, con gli occhi
piccoli e vicini fra di loro.
Una volta mamma mi aveva letto una storia bellissima, nella quale si diceva che gli
occhi poco distanziati fossero simbolo di avarizia e malvagit. Mi chiedevo come mi
avesse potuto lasciare per un uomo cos, che non avrebbe mai potuto volerle bene,
mentre io gliene volevo tanto.
Non potevo credere che avesse dimenticato quella fiaba straordinaria, che
ripetevamo insieme, nel corso del tempo, ed era diventata lemblema della nostra
buonanotte.
Non accettavo lidea che fosse andata via e che volesse stare senza di me.
Ogni notte sognavo che tornasse.
Ogni notte piangevo, nel silenzio di una stanza, con le ombre nefaste e i fantasmi
che mi facevano paura.
Non capivo come potesse non sentire nostalgia di me.
Io ne provavo tanta. Lavrei perdonata subito, se fosse tornata, avrei finto che non
fosse successo niente, sarei stata una bambina modello e non lavrei fatta arrabbiare
neanche una volta.
Ripetevo queste parole nelle mie preghiere, sussurrandole al cielo. Oppure esse
danzavano armoniose nella mia mente prima di addormentarmi o nel profumo del
mattino, appena sveglia, quando mi accorgevo, di nuovo, che lei non cera pi.
Mi chiedevo a cosa pensasse, la sera, nella sua nuova casa svuotata di me.
Ed era triste convincermi che era tutta colpa mia, che nessuna madre se ne va senza
un motivo.
Pensavo che i miei amichetti ce lavevano tutti una mamma. Anche se lavoravano e
non potevano venire a prenderli a scuola ed io non le vedevo mai, poi, a casa,
sarebbero state con loro; solo io me lero lasciata sfuggire, solo io ero tanto cattiva da
non meritarne pi una.
Sono andata avanti per anni con questi pensieri infelici e sconvolgenti.

Da pi grande ho cominciato a capire che odiava mio padre pi di me, ma


comunque non mi amava abbastanza per tornare.
Ho saputo in seguito che ero, per lei, la prova vivente dei suoi errori.
Tra laltro assomigliavo a pap in modo sbalorditivo: larco delle sopracciglia, il
taglio degli occhi, lovale del viso, il colore dei capelli, la curva sorridente delle
labbra. Tutto di me doveva ricordarle terribilmente lui e il suo matrimonio sbagliato.
Per questo non tornava. Per questo non mi voleva pi.
Lho odiata terribilmente, passando dalle fasi di pianto a quelle di menefreghismo,
dai momenti di sconforto e di amarezza, alla curiosit di cercarla, di sapere dove
fosse. Ho pensato spesso, da piccola, di andare io da lei, visto che lei non tornava da
me. Avrei cavalcato fulmini e tempeste, avrei attraversato mari e fiumi, corso
pericoli di ogni sorta, pur di riconquistarla e ottenere di nuovo il suo abbraccio caldo
e sincero. Una volta avevo progettato di fuggire, allet di sette anni, quando il
desiderio inappagato di rivederla mi aveva spinto verso soluzioni deleterie.
Lho odiata profondamente mentre il mio cuore ferito grondava damore per lei.
E non ho mai capito, in nessun momento della mia esistenza, come abbia potuto
vivere senza la sua bambina. Lo comprendo ancora meno oggi che ho ventidue anni e
potrei essere io stessa madre.
Potrei aspettare un figlio di Marco. E bench lo detesti, per la realt deludente che
mi ha fatto vivere, sento che non potrei separarmi dal mio eventuale bambino, anche
se frutto del nostro amore sbagliato. Ma lui non esiste. Lui non c.
Io esistevo, invece, lei mi aveva tenuto in grembo e poi amato per cinque anni.
Successivamente si era spogliata di una storia che sentiva non appartenerle pi ed era
fuggita senza voltarsi indietro. Aveva lasciato un marito che forse la tradiva o che
comunque non la rendeva felice e aveva cancellato una figlia che ora avrebbe
intralciato levolversi della sua nuova esistenza.
Nella sua allucinante scala di valori il suo nuovo compagno valeva pi di una
bambina innocente. Il nuovo amore lappagava e la riscattava, rendendola immune al
senso di perdita e di abbandono.
Ora che studio giurisprudenza mi chiedo perch mio padre non si sia appellato alla
legge per farle fare la sua parte di genitore, ma credo che ci siano state ragioni pi
grandi nel cuore di un uomo che si accingeva a crescere da solo una figlia di cinque
anni.
Lui mi ha voluto un bene profondo, regalandomi la gioia di sentirmi amata. Ma non
mi bastato.
Si cimentato nel nuovo ruolo di padre e madre al contempo e ha cercato di farmi
vivere una vita serena. Ha sempre voluto darmi la sensazione di essere come gli altri
bambini, senza farmi mai mancare niente.
Mi sono attaccata a lui con tutte le mie forze e in qualche modo avrei potuto
compensare il dolore della perdita. Lui me ne ha data la possibilit. Ma era mio
padre. E anche se lo amavo con tutto il cuore, non era abbastanza.
Sentivo fortemente la mancanza di lei.

Una madre non si cancella.


In certe giornate buie e malinconiche ho detto a me stessa di averla preferita morta.
Lho ripetuto sillabando dentro di me o lho gridato al vento, nellangoscia di un
attimo infausto.
S, morta sarebbe stato meglio.
Allora lavrebbe rapita il cielo, contro il suo volere. Lei se ne sarebbe andata suo
malgrado, a causa di una malattia incurabile o di un terribile incidente ed io non avrei
provato quel disagio profondo, quel senso insopportabile di rifiuto.
Lavrei pianta dolorosamente, le avrei portato i fiori al cimitero e avrei fatto tanti
disegni per lei.
Di sicuro avrei potuto tenerla stretta nei miei ricordi senza vergognarmi di me
stessa, senza quel senso di colpa che mi tormentava, senza linvidia pungente nei
confronti di un uomo che me laveva portata via, e poi, di un bambino che la teneva
tutta per s.
Ero gelosa, invidiosa, delusa. Non potevo sopportare lidea che lei fosse appagata
da quel nuovo piccolo essere, svuotata di ogni ricordo di me. Lui era il nuovo figlio,
frutto del nuovo amore, scintillante e meraviglioso.
Io non ero che la vecchia figlia arrivata troppo presto, erroneamente, frutto di un
matrimonio sbagliato, privo di qualsiasi elemento positivo.
Dunque venivo messa da parte, annientata, dimenticata come un vecchio ritornello
che nessuno canta pi.
Ma oggi devo assolutamente farcela, devo lasciare Marco.
Ormai sono grande, ho superato il dolore della perdita e del rifiuto, ho rivisto mia
madre, trasformata dal peso degli anni e ho conosciuto il mio fratellastro. stato
triste, difficile, disumano, ma ci sono riuscita. Ormai solo un capitolo a parte della
mia vita.
Non posso pi nascondermi dietro al passato concedendogli ogni chance. Non
colpa mia se mi sono innamorata della persona sbagliata e ho riposto in lui speranze
insensate.
Marco non luomo della mia vita.
Lo solo in parte. Ma questo non abbastanza.
Voglio un uomo che mi rispetti e che mi ami davvero. Posso aspettare, non ho fretta.
Non ho paura di rimanere sola. La solitudine per me ormai un mostro conosciuto che
non spaventa pi come un tempo.
Non rimango pi sveglia la notte a piangere e le ombre non mi sembrano pi
fantasmi.
Sono una donna adulta, ora. La dura realt della vita ha fortificato la mia natura e
dissipato una fragilit latente che oggi perdura solo come elemento apparente ed
esteriore.
Devo decidere come e quando dirglielo.
Non sar facile. Non accetto di apparire patetica, ma non voglio neanche fargli
credere che dipenda essenzialmente da me, questa rottura. Deve sapere che lo lascio

per colpa sua. Se fosse stato diverso, io lo avrei amato ancora.


Forse meglio che mi prepari un discorso, che scelga con cura le parole; a volte
facile essere fraintesi se non si usano i vocaboli giusti. Prendo un foglio e una penna e
comincio a scrivere.
Mi vengono in mente solo termini offensivi che non voglio usare.
Scrivo e cancello. La pagina piena di scarabocchi e il mio cuore trabocca di
angoscia.
Ho deciso. Devo lasciarlo.
Forse non una buona idea scrivere un discorso su un pezzo di carta e poi recitarlo
a memoria. Devo essere naturale, spontanea. Prendo il cellulare e faccio il suo
numero. Suona ripetutamente.
Infine mi risponde la sua voce calda.
Ciao, Gemma, come stai?
Bene, grazie e tu?
Non c male
Avrei bisogno di vederti.
Certo, quando vuoi c qualcosa che non va? Ti sento tesa
No, niente, cio s be, ho bisogno di vederti.
Certo amore, quando vuoi sono in facolt. Facciamo tra mezzora qui fuori? Ce
la fai?
Non lo so facciamo fra unora.
Ok.
Ho il cuore in gola. Tra unora sar davanti a lui e gli dir che finita.
Dovr essere forte e cancellare due anni della mia vita senza rimpianti. Qualcuno
riuscito a spolverare via molto di pi posso riuscirci anchio dovrei prendere in
prestito il carattere di mia madre in questo momento.
Salgo sullautobus mentre penso a cosa sto per fare. Sto per scrivere la parola fine.
Mi siedo e guardo fuori dal finestrino. La citt meno caotica del solito, una calma
sottile sembra calare su di essa. La mente vaga lontana e pare scindersi dal mio
corpo. Ripercorre i momenti vissuti insieme, si insinua nelle anse nefaste del ricordo
e si riempie dellodio, figlio di slealt e tradimenti. Ora sono carica. Lui non mi
merita, io non merito questa storia, sono forte, posso farne a meno Sono una donna
adulta, io. So quello che voglio.
Scendo dallautobus e sento quasi cedere gli arti inferiori.
Cammino con passo ondeggiante. Conosco bene la strada, ma lallungo. Sono in
leggero anticipo. Non voglio arrivare troppo in fretta, penser che non vedo lora di
stare con lui.
Penser che lo amo ancora, ma si sbaglia.
Sar puntuale, forse in ritardo di qualche minuto, per dimostrare che non mi sono
precipitata, che non ho preso il primo autobus disponibile, che non sono corsa da
lui
Io sono calma e sicura di me. Me lo ripeto, per essere certa che sia vero. Me lo

ripeto ancora.
Poi svolto a destra e lo vedo in lontananza.
gi l che mi aspetta. Ha in mano delle dispense. Mi sembra che le stia sfogliando
velocemente. Lui arrivato in anticipo.
Cammino lentamente nascondendomi tra i passanti.
Finalmente sono davanti a lui. Mi vede e mi viene incontro, mi abbraccia.
disinvolto e sorridente, sembra sincero.
Io lo chiamo e lui c, come sempre. Allora cosa non va? Di cosa mi lamento?
tutto il resto, ci che non appare, che non trapela ma esiste.
Sei bellissima, Gemma. Andiamo a un bar a prendere qualcosa?
Accetto. Gi le mie certezze cominciano a sfuggire; tento di rifarle mie. Ci sediamo
e ordiniamo qualcosa, lui un caff, io un succo dananas.
Parliamo del pi e del meno, del tempo e della luminosit dei miei capelli. Mi
chiede se sia stata dal parrucchiere, tanto gli piacciono, ma gli rispondo di no, mentre
sto tentando di cominciare il mio discorso. Mi sento impacciata. Lo guardo negli
occhi, osservo i suoi lineamenti marcati e dolci al contempo, poi attingo dentro di me
la forza per parlare.
Marco, credo che la nostra storia non abbia pi ragione di esistere Lo dico
piano, quasi in un sussurro, non so neanche se lui abbia capito esattamente.
Perch, Gemma, cosa te lo fa pensare? Io ti amo
Il tuo non amore
Perch? Sei la persona pi importante per me.
Il nostro discorso si protrae sugli stessi toni di sempre.
Lui che mi dice che tiene a me pi di ogni altra cosa al mondo, io che gli rispondo
che non vero, perch mi tradisce continuamente, forse ciclicamente, lui che ribatte
pronunciando parole improbabili, di amore assoluto nei miei confronti senza lombra
di nessunaltra.
Il tutto si conclude con toni addolciti e un abbraccio forte.
Sento gli occhi inumidirsi e una lacrima sgorgare calda su una guancia. Non so fare
altro che stringermi in quellabbraccio.
Ma solo un momento, lultimo. Poi gli parler sul serio, gli dir tutto e lo
saluter per sempre. Ma ora no. Pi tardi.
Voglio soltanto stare un altro po insieme a lui. Poi non lo rivedr pi. certo.
Ancora un attimo fugace. Carpe diem.
Pochi minuti in pi con lui non significheranno niente.
Mi sento raggiungere dal grigio dellindecisione, che impercettibilmente si
impadronisce di me.
Qualcosa mi impedisce di fare ci che ho programmato e mi spinge in unaltra
direzione.
Ho un barlume di lucidit e gli dico che devo andare, che forse meglio cos. Ma
lui interviene con forza, sia verbalmente che fisicamente, dice che mi ama, che non
pu stare senza di me. Mi stringe forte tra le sue braccia, mi bacia con passione.

Siamo seduti a un tavolino esterno di un piccolo bar e le sedie dondolano sotto il


peso della sua energia.
Sono stordita, persa in una speranza infinita e assurda.
Non reagisco.
Comincia a cadere qualche goccia. Ne sento una sul viso, unaltra su una mano.
Il cielo gonfio di nuvole grigie. Lo osservo in silenzio col mento poggiato sulla
sua spalla e le braccia che gli cingono la vita. Sta per esplodere lenergia del ciclo
vitale dellacqua.
Piove.
La strada deserta, spogliata di ogni colore, il cielo plumbeo e minaccioso.
Silenzio e malinconia dominano in questo scorcio di autunno inoltrato. Da lontano il
mare mi guarda maestoso nel suo grigio intenso. Mi lascio cullare in questa atmosfera
velata di tristezza e resto inerme, incapace di qualsiasi movimento.
Marco qui con me.
Anche lui bagnato dalla pioggia. Anche lui senza nessuna voglia di andarsene.

Giallo

Oggi mi sento pervasa dal colore caldo e avvolgente del sole.


Percepisco la mia essenza imbevuta nei toni dorati e meravigliosi della luce.
Sono bionda e luminosa, tonica, dinamica, sorridente e generosa. Sono cordiale e
aperta, entusiasta e gaia, irradiata da una luce prorompente che mi scalda il cuore.
Sono piena di sole come il quadro di un impressionista. Sono gialla come la casa di
Van Gogh ad Arles, in Provenza. Mi sento calda e solare come la regione nel sud
della Francia che ha fatto esplodere la fiamma geniale di questo artista straordinario.
Sono bionda come il grano destate, luminosa e vitale come i raggi doro che
dipingono il mondo.
Indosso una maglia di questo colore, che spicca sulla mia pelle lievemente
abbronzata.
Forse sono un po come i folli dellAntica Grecia, obbligati a vestire di giallo per
essere riconosciuti o come i sovrani orientali, che indossano abiti di questo colore, a
simbolo della loro regalit.
Pazza o regina di me stessa Chiss So soltanto che mi sento inondata di gioia.
Lui qui con me e mi guarda con occhi pervasi di dolcezza.
Ha una camicia bianca che contrasta con la sua chioma scura e una giacca blu che
infonde calma e serenit. Sono radiosa.
Il mio esame andato bene, finalmente, e Marco mi siede accanto. Parla di
sciocchezze, sorride e scherza. Mi d un pizzicotto su un braccio che io ricambio con
slancio, rapita da una sonora risata.
Parlo e rido. Il flusso delle parole spezzato continuamente dai gorgheggi del riso,
sono euforica.
Non stata una passeggiata: Storia del diritto medievale e moderno.
Tre mesi di studio matto e disperatissimo dopo il rifiuto del voto nella scorsa
sessione.
Il prof voleva affibbiarmi un ventuno. Avevo studiato poco, mi mancava una parte
del programma e certo non mi meritavo molto di pi, ma un ventuno era pessimo, mi
avrebbe irrimediabilmente abbassato la media. Per questo non mi ci era voluto un
grande coraggio a dire: Non posso accettare alzandomi con il libretto in mano e
il timido accenno di un sorriso, nonostante la delusione.
Poi mi ero pentita di quel saluto frettoloso e del rifiuto in s, che peccava di
presunzione. Non so che effetto avrebbe potuto fare nella mente di un insegnante
rigido e severo. Ma era ci che mi era sembrato giusto fare in quel momento. Ora non
potevo pi tornare indietro in fondo era meglio cos. Avevo promesso a me stessa
che avrei potuto fare molto di pi, tuffandomi nello studio e liberandomi delle ansie
legate al professore, a Marco, allo snodarsi impetuoso dellesistere.
Oggi mi sono seduta di fronte a quel mostro sacro della giurisprudenza con la

rabbia dentro e lintento orgoglioso di mostrare le mie approfondite conoscenze. Ho


risposto con sicurezza alle sue domande e ho intravisto un guizzo di piacere nel suo
sguardo.
Ho capito che aveva apprezzato che non mi fossi accontentata di un voto mediocre.
Ho proseguito con slancio e la mia prova stata decisamente migliore della
precedente: mi ha fruttato un bel ventisette. A qualcuno potr sembrare poco, ma per
me, che non sono mai stata brillante e non ho collezionato neppure un trenta,
straordinario. Tutto relativo.
Sono entusiasta, ho voglia di festeggiare.
Ode al giorno felice. Non so perch sono felice, non chiedetemelo, perch in fondo
non lo so neppure io. Sono felice e basta, con un ventisette nel libretto e il mio
ragazzo accanto.
Sono felice perch c il sole, perch sono sparite le nuvole allorizzonte e la
sabbia calda sotto i miei piedi. Perch respiro e respiri.
Marco condivide la mia gioia ed in parte motivo di essa.
qui con me. Sfiora i miei capelli con le dita e li sposta leggermente per posare le
sue labbra sul mio collo nudo. Le sue mani calde ora cingono il mio corpo, mentre le
sue dolci parole mi nutrono lanima.
tenerissimo. Ho dimenticato tutta la rabbia che ho provato per lui. In questi tre
mesi stato un fidanzato modello, leale e sincero.
Mi ha saputo infondere tranquillit e sicurezza dimostrandomi che vuole davvero
stare con me. Abbiamo smesso di parlare delle sue defaillances del passato,
concentrandoci sul nostro amore.
Io credo di amarlo profondamente. Mi auguro soltanto che sia cambiato davvero,
perch ho la sensazione che non saprei vivere senza di lui. Mi sento completa solo
con la consapevolezza della sua presenza nella mia vita. E non credo che questo
attaccamento sia legato soltanto alla triste storia familiare che ho vissuto.
Crescere senza mia madre, con la morte nel cuore, stato terribile, ma penso di
essere in grado di amare un uomo, al di l di tutto. Lei se n andata e si costruita
una nuova esistenza senza di me, ma mio padre rimasto. Non sono stata unorfana,
non ho trascorso la mia infanzia in un istituto severo. Sono stata amata teneramente
dalluomo che mi ha generato insieme a lei.
Lui restato, non mi ha tradito. Lui non mi ha lasciato sola.
E oggi credo di essere una giovane donna capace di amare in modo legittimo e non
morboso. Almeno lo spero.
Non voglio fare la vittima, non mi voglio nascondere sempre dietro la mia triste
storia. E comunque, c stato anche un seguito. Non rimasta una situazione sospesa e
irrisolta. Ho rivisto mia madre e ho avuto modo di farla scivolare di nuovo nel reale,
lho sottratta a una mitizzazione inesorabile e ho pensato di poter accettare un giorno
la sua versione dei fatti. Non so se mai ci riuscir.
Lho vista con il volto invecchiato e le mani scure. Non era pi langelo che
ricordavo. Ma credo di poter essere felice, nonostante tutto.

Oggi sento il cuore esplodere sotto il petto, quasi senza un perch.


Qualcuno potrebbe ribattere che ho appena elencato i motivi della mia gioia, quindi
non vi ragione per cui continui a ripetere che non ne conosco il perch. Ma la
questione pi sottile: mi chiedo come mai pennellate radiose di gioia fuoriescano
dalla mia interiorit in questo attimo prezioso, per queste precise motivazioni o forse
per altre ancora che si stringono e si miscelano ad esse quasi senza che io me ne
accorga. Per unaltra persona, o forse anche per me stessa in un altro momento della
mia vita, queste ragioni potrebbero non valere nulla. Un ventisette dopo un voto
rifiutato e tre mesi aggiuntivi di studio potrebbe non essere un granch e avere
ancora quel fidanzato che da due anni abbondanti non chi finge di essere nel
rapporto a due, potrebbe apparire pi una fonte di disperazione che di gioia. Tutto
questo dipende da molti fattori che danzano e si intrecciano fra di loro nella mia
mente appannata.
I colori sono dentro di noi e salgono in superficie fino a dipingere la nostra
esteriorit, anche al di l del peso degli eventi. Ognuno reagisce in modo diverso alla
realt che ci circonda e sceglie un dato colore, per una data situazione, in base al suo
carattere e al suo umore. Potrei essermi sentita diversamente oggi, forse viola, rossa o
ancora grigia Ma ho scelto la luce del giallo. In realt non stato il mio io
raziocinante a operare la scelta, bens un input remoto e potente che ha scandagliato le
profondit della mia essenza per emergere con forza e mostrarsi al mondo. Non tutti
hanno lo stesso tipo di reazione a un determinato evento. Ho visto madri entusiaste
dopo la nascita del loro bambino, col sorriso sulle labbra e nel cuore, la gioia
autentica dipinta sul volto e sui seni prosperosi atti a nutrire il figlio. Ma ne ho viste
altre, incupite dallangoscia delle responsabilit e dal confuso senso di incatenamento
o perdita di libert che dir si voglia, precipitare in una violenta depressione postpartum. Medici specialisti confortano le neo mamme dicendo loro che il circolo degli
ormoni insieme alla novit assoluta che hanno vissuto con levento del parto e della
nascita, spiega e giustifica, anche a livello chimico, quella voglia di piangere
disperata.
Ma allora le altre? Quelle serene e felici? Quelle che hanno lo sguardo dolce e
luminoso e sono da subito innamorate del loro bambino? Quelle che non si lamentano
dei dolori espulsivi allucinanti, ma che parlano della sensazione meravigliosa della
maternit e percepiscono il loro essere madre come il regalo pi grande? Anchesse
esistono, fanno parte della variet del genere femminile. Semplicemente le due
tipologie di donna hanno reagito diversamente a uno stesso evento, prova ulteriore del
fatto che il nostro umore e il nostro stato danimo non sono il risultato di unequazione
matematica, ma una miscela intima e personale di innumerevoli colori dalle mille
sfumature, oltre che la scelta precisa, ogni volta, di una determinata tinta da far
emergere dalle profondit del nostro io.
Oggi mi sento cos per uninfinit di concause che non conosco.
Ma non importa. Voglio gioire del mio stato danimo in armonia con il mondo.
Sento la sabbia calda sotto i piedi nudi. Poi lacqua fresca batte fino alle mie

caviglie mentre un brivido mi percorre la schiena. Mi sono liberata delle scarpe e ho


tolto la giacca.
Sono a contatto con la natura e ho di fronte a me la bellezza straordinaria del mare.
La massa dellacqua imponente e meravigliosa mi infonde nuova gioia, diversa da
quella che gi provavo e la mano di Marco sulla spalla mi regala brividi
sconosciuti. Ripenso a momenti del passato intessuti di sensazioni comparabili a
queste.
Ho davanti agli occhi scene di vario tipo. In molte presente Marco. Io e lui. I
nostri corpi abbracciati, i suoi occhi dolci, le sue parole gentili. Io e lui insieme al
mondo che ci circonda, noi: una coppia e non due individui separati, il ritratto del
sentimento vero.
Poi ci sono immagini tratte dal mio passato che sfrecciano rapide e luminose. In una
c la signora Armida, mia vicina di casa, spesso elevata al rango di tata speciale,
mentre mi prepara merenda: pane e pomodoro. una persona adorabile, che mi ha
voluto un gran bene, regalandomi sensazioni meravigliose di cui avevo un bisogno
immenso. Eccola, la rivedo con i suoi capelli argentati e il suo grembiule variopinto
da massaia. Credo che stesse sempre in casa, tranne che per andare a fare la spesa, la
mattina presto, allora di apertura del supermercato, o per recarsi alla messa la
domenica.
Ho sempre avuto limpressione che fossero le uniche clausole alla sua vita ritirata.
Ma era una donna solare, aperta e generosa, a dispetto delle sue abitudini, forse
dovute anche a un certo tipo di educazione, che potevano indurre erroneamente a
pensarla chiusa come le mura entro le quali viveva. Aveva un marito di qualche anno
pi vecchio di lei, che si avviava allegramente alla pensione, dallespressione
gioviale e lanimo gentile. Non avevano avuto figli e questo forse aveva reso Armida
ancora pi generosa nei confronti dei bambini. Io le ero sempre piaciuta moltissimo e
quando venne a sapere che mio padre era rimasto solo, un giorno scese le scale e
suon il campanello offrendo con timidezza la sua ulteriore disponibilit a prendersi
cura della bambina ogni volta che ce ne fosse stato bisogno. Pap ne fu sinceramente
contento, perch non era facile conciliare i suoi orari di lavoro con la crescita di una
figlia piccola. Ricordo che andavo sempre volentieri da Armida.
La rivedo mentre strofinava il pomodoro sul pane e mi diceva che dovevo
mangiarlo tutto, perch mi faceva bene. Senn non cresci, tesoro, mi raccomando
finiscilo tutto! Ed io non sempre ci riuscivo, nonostante mi piacesse moltissimo,
perch le sue porzioni erano gigantesche, della stessa misura del suo amore per me.
Quando lorto del signor Bernardo, suo marito, non produceva i pomi dorati dal sole,
dal sapore dolce e profumato, mi preparava una fetta di pane con vino e zucchero. Era
convinta che fosse un tipo di cibo necessario ad ogni bambino, per una crescita sana e
corretta. Chiss cosa ne direbbero i nutrizionisti infantili di oggi! Ma in passato era
considerato uno spuntino di tutto rispetto, anche per i piccoli, e poich la signora
Armida era una donna daltri tempi, per modo di pensare, cultura e tradizioni, non
doveva certo stupire il fatto che mi abituasse a sapori di questo tipo.

In unaltra immagine ecco mia zia Luisa, con il volto sorridente.


In unaltra ancora Gaia e Mirta, due ragazzine smilze e piene di entusiasmo, mie
compagne di scuola negli anni dellinfanzia e della preadolescenza. Sono flash rapidi
e pieni di luce accecante.
Poi mio padre, con lo sguardo solare durante una gita a un parco di divertimenti o
mentre mi legge una storia la sera prima di addormentarmi. come se ci fosse una
lente di ingrandimento su questa immagine la vedo allargarsi e ingigantirsi
Da quando mamma se nera andata, pap mi aveva sempre letto qualcosa ogni sera.
Era diventato un rito. Aspettavo la fiaba con gioia e dormivo solo dopo averla
ascoltata. Spesso chiedevo di nuovo la stessa della sera precedente, quando mi aveva
colpito in modo particolare. Volevo fissarla nella memoria, ascoltare meglio i dettagli
e interiorizzarli, farli miei. Volevo essere in grado di raccontarla a mia volta. Da pi
grande chiedevo a mio padre di poterla rileggere da sola e talvolta leggevo di nuovo
lintero libro, ma senza privarmi del piacere dellascolto, ogni sera, in quel momento
intimo e straordinario in cui una storia fuoriusciva dalle labbra di mio padre e
giungeva a me nellincanto della sua voce calda e profonda.
Credo di avergli fatto leggere decine di volte, per un mese di fila, una fiaba
bellissima inserita in un grosso libro con la copertina rigida e colorata: si intitolava Il
pesciolino doro.
Quando pap prendeva il libro enorme, lo sfogliava per cercare la storia
successiva, ma io gli dicevo: Quella di ieri, ancora!
Allora lui mi sorrideva e mi assecondava, tornando a leggere con lo stesso
entusiasmo pieno di espressivit la fiaba che tanto mi incantava.
Cera una volta, tanto tempo fa, un povero pescatore che abitava con la moglie
in una capanna vicino al mare.
Lui era contento di ci che aveva e non chiedeva di pi, ma la moglie non faceva
che brontolarlo, lamentandosi ogni giorno della loro povert
Ricordo perfettamente le parole, tante sono state le volte che le ho sentite, come
ricordo il tono vibrante della voce di pap che le pronunciava. Nella mia mente
prendeva vita la figura di quelluomo buono, della moglie terribile e di quel
pesciolino dorato e magico che tutto poteva risolvere.
Se mi risparmierai, io potr avverare qualsiasi tuo desiderio. aveva detto il
pesce doro, sotto lo sguardo sorpreso e incredulo del pescatore. E lui aveva avuto
difficolt, a riprova della sua bont immensa, a esprimere un desiderio
Nella mia mente di bambina ero entrata immediatamente in empatia con il
poveruomo e quando lui aveva poi pensato a un mastello nuovo per sua moglie, lo
avevo trovato di una generosit e di un altruismo senza pari. E chiaramente detestavo
la moglie che non si era accontentata del dono ricevuto e aveva rispedito il marito dal
pesciolino magico per avere un regalo pi grande. Come? Potevi chiedere qualsiasi
cosa e hai chiesto un mastello?
E come mi era dispiaciuto per lui, che tornava ogni volta dal pesce vergognandosi e
costretto a chiedere: Scusa, sai, non per me, per mia moglie, il mastello non le

piace, vorrebbe una nuova casa


Adoravo la pazienza del pesce, a sua volta eternamente comprensivo nei confronti
delluomo, succube di una moglie incontentabile e mi piaceva quando lo
tranquillizzava dicendo: Lo so, lo so, non preoccuparti, torna a casa e vedrai che
tua moglie avr ci che chiede.
Ma la moglie non era mai contenta dei regali del pesciolino, e anche quando aveva
poi chiesto e ottenuto un castello ed era diventata regina, era stata entusiasta solo per
poco. In breve tempo aveva di nuovo mandato il marito dal pesciolino a chiedere
altro. E lui laveva accontentata ogni volta, finch un giorno aveva detto qualcosa che
mi era piaciuto tantissimo. Ora basta, non chiedermi pi nulla, torna a casa e
troverai una sorpresa.
Il povero pescatore era tornato indietro con aria affranta, non riuscendo a
immaginare quale sorpresa avrebbe potuto trovare e quasi non pot credere ai
suoi occhi quando vide di nuovo la sua vecchia capanna di un tempo, povera e con
il tetto di paglia, ma con un grande tesoro al suo interno: sua moglie sorridente.
Aspettavo con ansia le parole finali ed esplodevo di gioia, dentro di me, quando
pap le pronunciava.
Era una fiaba perfetta, un buono, una cattiva, un problema da risolvere, un aiutante
magico e un lieto fine.
Non il solito si sposarono e vissero felici e contenti, ma una conclusione
diversa, in cui lultimo dono parlava di interiorit, di valori veri e profondi.
Avrei tanto voluto che lo incontrasse anche mio padre un pesciolino doro e che
mamma potesse tornare e avere di nuovo il sorriso sulle labbra. Forse mi piaceva
tanto proprio per questo, perch mi dava lillusione e la speranza, anche se
probabilmente non lo sapevo.
Ma oggi mi sento felice. Ho i piedi sporchi di sabbia bagnata e granelli appiccicati
dappertutto. Il mare mi guarda immenso e scintillante, mentre i raggi del sole si
posano su di esso tremuli e dorati. Sento il suo odore salato mentre il vento tiepido mi
scompiglia i capelli. Stamani erano raccolti in una coda bassa, ordinati e precisi, ora
sono sciolti in preda ai capricci di una brezza gradevole.
Marco non dice niente ed io neppure. Mi abbraccia con delicatezza, poi con forza.
Mi stringe a s.
Siamo inondati da attimi silenziosi che ci appartengono. Non voglio infrangere
questo momento prezioso con le parole. Non ancora. Voglio ascoltare questo silenzio
fatto di vento e di mare e cullarmi in sensazioni meravigliose.
Vorrei stare qui per sempre.

Non tutto terribile

La signora Armida abitava nellampio appartamento del terzo piano di un vecchio


palazzo che ne contava cinque, alla periferia di Roma. Ci si era trasferita in un
passato lontano, quando aveva ancora i capelli color miele e la figura snella.
Era sposata da quasi cinquantanni e ormai, alla soglia degli ottanta, si era abituata
allidea di non essere diventata madre. Lo aveva sperato a lungo, aveva atteso con
pazienza che la natura fosse clemente con lei, permettendole di coronare il suo sogno,
ma purtroppo non era stata accontentata e quando il suo orologio biologico le aveva
segnalato che il tempo era scaduto, aveva provato un dolore profondo. Il suo volto
delicato e solare si era velato di unombra scura.
Aveva scelto la famiglia, come si confaceva alleducazione di molte donne in
quellepoca, e non aveva mai cercato un lavoro. Del resto non ne aveva avuto
bisogno, perch lo stipendio del marito e la casa di propriet, oltre ad alcuni beni che
aveva ereditato dalla sua famiglia di origine, erano pi che sufficienti al loro
sostentamento. La mancata maternit non laveva spinta a uscire di casa, alla ricerca
di una qualche attivit lavorativa che potesse distoglierla dalla delusione.
Aveva continuato a fare la sua vita di sempre e dopo un momento di tristezza, aveva
accettato la volont di Dio. Era una cristiana praticante e questo laveva certamente
aiutata ad affrontare le avversit della vita.
Ora che il suo volto era un trionfo di rughe da cui spiccavano due piccoli occhi
lucenti e i suoi capelli una nuvola bianca e vaporosa, temeva che la sua vita non fosse
servita a molto, se non aveva lasciato nessuno dietro di s.
Ma poi capiva linfondatezza dei suoi pensieri, perch se il padreterno non le
aveva dato la facolt di generare, le aveva concesso la gioia di poter accogliere nella
sua casa tutti i bambini che avevano transitato nel vecchio palazzo di via Tevere,
durante il mezzo secolo in cui lei ci aveva abitato.
Medici, insegnanti, operai, studenti o impiegati romani di oggi, erano stati bambini
un tempo, perch tutti lo siamo stati, anche se non sempre ce ne ricordiamo, e alcuni
di essi avevano abitato, da piccoli, in quello stesso palazzo. Ed erano stati coccolati
da Armida.
Chiudendo i piccoli occhi lucidi, che avevano ormai perso lazzurro scintillante
della giovent, vedeva sfilare davanti a s un buon numero di pargoletti, coi
pantaloncini corti o le trecce lunghe.
Era stata prima la zia e poi la nonna di tanti.
Aveva offerto ai genitori la sua disponibilit.
Signor Gianti, signora Cerrini se qualche volta avete bisogno, per motivi di
lavoro o anche di svago, potete lasciare a me il bambinoPosso dargli merenda o
anche cena. Allieter la mia giornata.
Signora Rossi, la bambina sta poco bene? Deve correre a lavoro e non sa come

fare? Stia tranquilla, non si preoccupi, la lasci a me. Mi far compagnia


Grazie, signora Armida! Come farei senza di lei! Posso sdebitarmi?
Per me un piacere! Non voglio denaro
Benedetta vuole tornare da lei qualche volta si divertita tanto laltro
giorno
Signora Armida potrei lasciarle Filippo fino allora di cena? Devo tornare in
ufficio
Ma certo
Con piacere!
La sua vita era stata per anni illuminata dai volti dolci e solari dei bambini. Li
aveva cresciuti, curati quando erano malati e non potevano andare a scuola, aveva
raccontato loro storie e ci aveva giocato a qualsiasi gioco, anche a Indiani o a
nascondino a Monopoli, a Indovina chi? E addirittura alla Play station.
Capitava che ne ospitasse un paio alla volta, dapprima per necessit delle madri,
poi per insistenza dei figli.
Andare da tata Armida, come la chiamavano tutti, era una gioia per ogni bambino
del palazzo. Il suo nome duro e spigoloso era del tutto in antitesi col suo carattere
dolce e affettuoso.
Quando i coniugi Berotti erano andati ad abitare l con la loro piccola Gemma, alla
signora Armida si era allargato il cuore.
Era felice ogni volta che traslocava nel condominio una giovane famiglia con dei
bambini.
Gemma era adorabile, con le trecce bionde e gli occhi cerulei che trasmettevano
candida ingenuit. Aveva appena tre anni.
Tata Armida intravedeva la possibilit di stabilire un buon legame con lei e il suo
sguardo scintillava di speranza e di gioia al contempo.
I genitori erano molto giovani, ma lavoravano entrambi per il buon sostentamento
della famiglia. Il padre era il contabile factotum di una piccola azienda appena fuori
citt e la madre commessa in un negozio di abbigliamento del centro. Dapprima aveva
richiesto il part-time, quando la bambina frequentava lasilo nido, ma
successivamente aveva accettato lorario intero. Incontrava difficolt a gestirsi con gli
orari di scuola della piccola Gemma, cos aveva architettato un intreccio formidabile
con gli impegni del marito. Insieme riuscivano a portarla e riprenderla da scuola, ma
bastava una riunione di lui o qualche linea di febbre della bambina, per frantumare il
meccanismo di cristallo cui erano riusciti a dare vita.
Stavano pensando di assumere una baby sitter, quando Armida si propose come
vicina amante dei bambini e disponibile a prendersi cura di Gemma, qualora ne
avessero avuto necessit.
Potrei occuparmi della piccola dopo la scuola materna o quando sta poco bene
non chiedo denaro in cambio. Abito al quinto piano con mio marito e adoro i
bambini
Per i signori Berotti fu una sorta di fulmine a ciel sereno, nel senso positivo della

metafora, e per Gemma e Armida linizio di unintesa speciale. Lei divent per la
bambina preziosa e unica, e quando pi tardi la madre scomparve, inghiottita da una
nuova vita in un paese lontano, fu il punto fermo della sua esistenza.
Armida, ci sei?
Armida non voglio andare a scuola voglio te.
Armida mi vuoi bene davvero?
Armida, starai sempre con me, in questo palazzo?
Non cambierai mai casa, vero?
Tata Armida non andare via ma domani torni?
Ci sono tesoro, stai tranquilla, non me ne andr mai, star sempre con te Ti
voglio un bene grande grande, pi del cielo e del mare, fino alla luna
Anchio, tata Armida, fino alla luna andata e ritorno E star sempre con te.

Blu

Oggi sono fredda come il colore che dipinge le onde del mare.
Fredda e sola.
Sono calma e tranquilla, con i battiti del cuore rallentati, con la vita che si spegne,
in una pace senza pari.
Immersa in una stanza blu. Un tuttuno con essa.
Sono blu come il divano del mio salotto, divento parte di esso.
Sono gelida e sola, ma in una dimensione nuova.
Sono un colore freddo. Mi irrigidisco e tremo, senza nessuno accanto.
Muoio in un attimo trasparente, mi sento leggera e impalpabile, nella mia freddezza.
Guardo le mie mani che tremano.
Tremo tutta, interamente. Ma sono serena.
Pervasa da sensazioni positive, bench glaciali.
Blu elettrico, blu cobalto, blu notte, blu acceso e blu scuro, bleu clair, bleu fonc,
dicono i francesi. Ma sempre e comunque blu: lunico colore primario freddo, che
uccide la passione e appiattisce lanima. Gelido e rasserenante, senza slancio, senza
una forza calda e seduttiva, il blu mi pervade e mi riempie, con la sua luce tenue che
infonde calma e tranquillit.
Rallenta i battiti raffreddando le emozioni, mi distacca serenamente dal fuoco del
reale e mi spinge oltre, al di l del calore di tinte forti e accese. A volte un blu
vitale, bench freddo altre pulsa di una vita stanca e priva di entusiasmo, che si
affaccia nello spazio del tempo con dolore distratto.
Non so quante gocce ho preso ieri sera, non so quanto ho dormito.
Che ore sono? Non lo so.
Non ho lorologio al polso, devo essermelo tolta, ma non me ne ricordo. Ho la
mente confusa e i battiti sempre pi lenti. Mi sento priva di forze, nel silenzio di una
stanza, immersa in una solitudine cosmica. Non sono sola soltanto nella mia casa,
sono sola al mondo. E il mio cuore rallenta la sua corsa e sembra volersi fermare,
finalmente, stanco delle emozioni forti di cui mi ha fatto dono la vita. I miei occhi
vedono tutto blu.
Sbatto le palpebre, ma il risultato non cambia. Il colore freddo del cielo e del mare
dipinge il mio sguardo e frena mirabilmente il mio cuore debole e stanco.
Ieri ho abusato di me stessa.
Mi sono fatta violenza, sopportando una serata indescrivibile, forse intraducibile
Una serata che parla unaltra lingua.
Marco mi ha proposto una relazione aperta.
Dobbiamo finirla con questa storia della fedelt Tradire fisicamente non ha
niente a che vedere col sentimento autentico. Gemma, ti prego, non fare il broncio,
cos dimostri di essere infantile oltre che rigida e antiquata!
Bene! Tre epiteti formidabili in una volta sola! Addirittura infantile Ma come

fai a pronunciare simili parole? E poi naturalmente non sono moderna, certo, sono
insopportabile bla bla blaTi odio!
Smettila!
Come hai detto? Antiquata. Anzi rigida e antiquata. Non sono cambiata in fondo,
sono sempre stata cos Se cos che vuoi definirmi Lo dissi senza pi rabbia,
col dolore e lo smarrimento nella voce. Sei tu che hai bluffato, che hai finto di essere
per mesi quello che in realt non eri e non sei mai stato. Chi sei? Io non ti conosco.
Smettila, amore dai, lo sai che amo solo te, le altre per me non significano
niente.
Chi sono le altre ?
Le parole mi scivolarono dalla bocca quasi senza che me ne accorgessi, mentre
analizzavo inconsciamente le sue. Per la prima volta mi stava confessando di tradirmi.
E lo faceva cos, en passant, come se non fosse niente di grave Tutto sembrava
naturale dal suono squillante delle sue parole, pronunciate a tutto tondo, senza remore
o indugi. Non cera un velo di timore per la mia reazione, n lidea dello sforzo per
una rivelazione taciuta troppo a lungo.
Non dirmi che non sapevi Credo che tu abbia sempre saputo
Hai sempre negato tutto, Marco e ultimamente sembravi diverso, cambiato
veramente Ma come puoi uscirtene con affermazioni di questo tipo? Cosa avrei
dovuto sapere, che sei una persona squallida e terribile? Non seppi impedire alla
voce di spezzarsi, in fondo alla frase, come non riuscii a frenare due lacrime calde,
che andarono a rigare le guance arrossate. Altre sgorgarono ancora, nel silenzio di
attimi senza fine, quando lo sgomento, oltre al pianto, mi impediva di parlare.
Un grande castello di carta si stava sgretolando davanti ai miei occhi. Ed io,
impotente, non sapevo cosa fare.
Cosa voleva da me? Che accettassi una proposta indegna?
Non so come potesse parlarmi in quel modo. Pensai che avesse bevuto molto, per
darsi la carica. E le mie narici, forse per effetto della forza di persuasione, ispirarono
un aspro odore di alcool, quando mi si avvicin.
Mi spostai immediatamente, sdegnata, con un gesto repentino e inconsulto.
Gemma, ti prego, sta per arrivare Sonia, non fare la sciocca
Questa nuova frase mi infiamm il cuore e la mente.
Chi sarebbe Sonia?
Lui non rispose, ma quando lei fece la sua entrata nel locale in cui eravamo, con lo
sguardo sicuro e il passo ondeggiante, sentii il rancore salirmi dal petto verso lalto in
una vampata micidiale, mescolandosi a uninfinit di sfumature di esasperazione e
incredulit. Mi allontanai velocemente da lui, rifugiandomi al tavolo di Eva e Cinzia e
guardai la scena da lontano, con il dolore ormai dipinto sul volto. Mi ritrovai di
nuovo con gli occhi pieni di lacrime, che debordarono impetuose facendo colare il
trucco.
Gemma, stai calma, non dargliela vinta cos mi disse Eva sottovoce. Ormai
aveva capito anche lei che non cera pi niente da fare con Marco.

Lui abbracciava Sonia con fare disinvolto e con lo sguardo stupido del maschio in
agguato. Scena che forse si era ripetuta nel tempo, a mia insaputa, con varianti di
soggetto femminile.
Quello che cera di nuovo, e di inammissibile, dal mio punto di vista, era che
assumesse un tale atteggiamento sotto i miei occhi.
Ormai era andato oltre, poteva tradirmi come e quanto voleva, con lalibi della
relazione aperta.
Mi sembrava tutto infinitamente fasullo.
Avevo la sensazione che qualcuno dovesse urlare, da un momento allaltro, dicendo
che si trattava di uno scherzo.
Ma nessuno disse niente e Marco continu tutta la sera a flirtare con la bellona.
Cresceva in me un cocente disprezzo nei riguardi di lui e una sorta di invidia verso di
lei, cos sexy e sicura di s. Certo la odiavo con tutte le mie forze per essersi prestata
a un simile ruolo, ma non potevo fingere che non fosse di una bellezza abbagliante.
E questo mi disturbava molto.
Io ero bruttina, ordinaria e insignificante paragonata a lei. Perch Marco avrebbe
dovuto preferire me?
Ma allora perch non se la prendeva e mi lasciava definitivamente?
Invece no, ostentava una proposta assurda e teneva il piede ancora su due staffe.
Chiss se unapertura di questo calibro poteva essere sufficiente per il tipo di
relazione che sognava
Forse avrebbe preferito inserirvi una quarta figura.
Rimasi stupidamente seduta al tavolo di Eva e Cinzia per molto tempo, frastornata
dalla musica e dagli eventi, incapace di realizzare a pieno ci che stava accadendo.
Sonia e Marco ridevano, scherzavano e ballavano: le braccia di lui le cingevano la
vita e le sfioravano il seno, poi si intrecciavano con le sue. Io sedevo a distanza, in un
tumulto di angoscia e di rabbia, a un piccolo tavolo imbandito di bicchieri mezzi
vuoti, insieme ad amiche che mi parlavano di autostima e dignit. Ero delusa e
avvilita, arrabbiata, ma ormai non pi combattiva.
Sentivo spegnersi dentro di me la fiamma dellodio e del rancore e accendersi
inesorabile il senso di sconfitta.
Ero una perdente. Ero sola e triste in mezzo alla folla.
Che sarebbe successo dopo? Lui sarebbe venuto al mio tavolo? Mi avrebbe invitato
a ballare?
Eva e Cinzia mi portarono in bagno e mi aggiustarono il trucco.
Ispirai profondamente ed espirai. Lo feci di nuovo, mentre ascoltavo le loro frasi di
rabbia indirizzate a Marco e quelle di amore nei miei confronti.
Tamponai ancora un po di cipria sul naso, che si stava arrossando di nuovo e gettai
lo sguardo in alto per impedire al pianto di rovinare il maquillage ritoccato. Esplosi
in una risata, mentre cacciavo indietro nuove lacrime, quando Eva disse che gliela
avremmo fatta pagare a quello stupido non sapeva che cosa si perdeva
Tornai in sala con unespressione nuova e rasserenata.

Vidi che Marco si era sciolto dallabbraccio con Sonia e mi veniva incontro.
Gemma, doveri andata, non riuscivo a trovarti
E cosa te ne importa avevi con chi stare, mi sembra!
Non ricominciare, lei non conta niente disse sussurrando.
Non ricominciare tu! Non voglio saperne della tua relazione aperta! Vattene,
lasciami in pace.
Ma come io credevo
Cosa credevi? Cosa potevi credere? Sei un idiota, uno stupido, un uomo senza
cervello! Gli vomitai addosso queste parole senza pensare lontanamente di poter
urtare la sua sensibilit.
In realt, non me ne importava proprio nulla
Lui si allontan imprecando contro di me, con il braccio alto che veicolava
messaggi poco gentili.
Tornai a casa non so a che ora, accompagnata dalle mie amiche.
Ero in uno stato confuso e incredulo e, nonostante avessi bevuto un paio di
bicchieri di gin tonic, presi molte gocce di un tranquillante chiuso in una dolce
scatolina rosa. Lo tenevo per le emergenze.
Avevo solo voglia di dormire, senza riflettere, senza pensare.
Dormire un po come morire. sconfinare in un altro mondo, avendo
limpressione di staccarsi completamente da questo, percorrere luoghi e spazi oltre il
reale e vivere situazioni nuove.
Volevo abbandonarmi al sonno per non vivere il presente, per nascondermi alla
realt tuffandomi nelloblio.
Il cocktail di alcool e tranquillanti doveva veicolarmi in un mondo parallelo
sottraendomi al dolore, questo era il mio intento. Non chiedevo nientaltro alle gocce
dolciastre e ai bicchieri bevuti senza un perch. Ma il sonno si concesse a un sogno
che attingeva dal reale e che mi fece rivivere confusamente le fasi del mio malessere.
Non ero riuscita nel mio intento: avevo di gran lunga peggiorato la situazione,
dimostrando chiaramente la mia fragilit.
Mi sono svegliata stordita dopo molte ore, quando in casa non cera ormai pi
nessuno, con la sensazione indescrivibile di essere in me e fuori di me. E con
unesplosione di blu che inondava la casa.
Il colore del divano era ai miei occhi molto acceso e le pareti della sua stessa
intensit.
Ma dopo il dolore e il rimpianto, il senso di perdita e di sconfitta, ho cominciato a
provare sensazioni di calma assoluta, avvolta nel blu freddo di una stanza.
Ora sono appannata e confusa, tremante e gelata, ma invasa da un dolce senso di
tranquillit. Una pace serena mi fa socchiudere gli occhi, ancora accesi di blu.

Non tutto come sembra

Quando Sara e Cinzia tornarono a casa, nel tardo pomeriggio, trovarono Gemma
sdraiata sul divano, con gli occhi socchiusi e il corpo gelido.
Dopo un attimo di stupore i loro sguardi si riempirono di paura e di senso di colpa
per averla lasciata sola.
Fu una corsa estenuante in ospedale, dove una lavanda gastrica la strapp allaltro
mondo.
Accorsero parenti e amici che con occhi interrogativi cercarono di comprendere il
dipanarsi della vicenda.
Qualcuno parl di tentato suicidio sollevando un problema di ereditariet.
Dovevano essere persone che la conoscevano bene e che erano al corrente della sua
storia familiare. Anche sua madre era malata di nervi Se ne and per questo si
sent dire in un sussurro.
Suo padre fu avvisato rapidamente e di l a poco fu in ospedale.
I medici indagarono per sapere se fosse stato invece un incidente, ma non
riuscirono ad avere risposte precise. Tutto era tremendamente vago, in una nuvola di
incertezza.
Cos successo, piccola? Perch non mi hai chiamato se avevi qualche
problema? le chiese il padre non appena gli fu possibile vederla.
Pap non successo niente
Come niente? Hai bevuto e hai preso una dose massiccia di tranquillanti Tesoro,
giurami che non lo farai mai pi. Mi hai fatto morire di paura.
Non lho fatto apposta non so cosa mi sia successo. Non volevo, te lo giuro.
Ma che cos accaduto? Non ti sei mai ubriacata in vita tua.
Pap, niente, non successo niente. Solo che ho lasciato Marco.
Marco? Lasciato? E ti sembra niente? Ma forse stata una saggia decisione
Quello l non mi mai piaciuto per la mia bambina. Ma che ha fatto?
Pap, non dire cos, non ti arrabbiare non ha fatto nulla solo che, alla fine, ho
capito che non era la persona adatta a me. Mi ci sono voluti pi di due anni, ma infine
ci sono riuscita.
Niente di niente? Non ci credo. Comunque non importa, ora. In questo momento
devi stare tranquilla, tesoro, non agitarti. Pap qui con te.
Padre e figlia si strinsero in un abbraccio e tutto il resto sembr non contare pi.
Lei non voleva suicidarsi.
Cerc di spiegarlo ai familiari, ai medici e alle amiche, ma nessuno le credette
davvero.
Gemma era triste, sconvolta da una storia che laveva delusa, ma non cos fragile
da voler abbandonare la vita per questo. La situazione le era sfuggita di mano, tutto
qui.
Ma non sempre le cose pi vere sono credibili.

Non tutto come sembra.


Eva and a trovarla in ospedale e giur a se stessa che si sarebbe presa cura
dellamica, caduta in una tremenda depressione.
Si era convinta di questa cosa, come avevano fatto Sara e Cinzia.
Si sentivano in qualche modo colpevoli e soprattutto erano in pena per Gemma.
Marco si fece vedere a tarda sera.
Nessuno lo aveva avvertito, perch tutti avevano riconosciuto in lui la causa del
gesto estremo di lei, ma alla fine della giornata era venuto a sapere che Gemma era in
ospedale e si era precipitato a vedere come stesse.
Sguardi ostili lo circondarono al suo ingresso nella stanza; molti avrebbero voluto
frenarlo e farlo tornare indietro, temendo che vederlo potesse scuotere troppo
Gemma. Lei non si era ancora ripresa da quello che sembrava a tutti gli effetti un
tentato suicidio.
Ma Gemma non aveva deciso di morire, non ancora.
Lui non si fece intimorire dalle terribili occhiate ed entr con passo veloce nella
camera. Sembrava un fidanzato modello, teneramente innamorato. E chiss se non lo
fosse davvero, a suo modo. E chiss se Gemma non avesse frainteso tutto chiss se
lui avesse chiesto soltanto un po di libert, per il desiderio di non essere schiacciato
da una gelosia troppo forte.
La parola uno dei pi alti strumenti di comunicazione, dicono, ma a volte cos
misteriosa!
Eppure ogni termine della nostra lingua ha un significato proprio, preciso Lui
aveva parlato di relazione aperta, ma forse voleva soltanto optare per un fidanzamento
meno rigido, per non sentirsi oppresso dal peso dellamore di lei. Gemma aveva
capito invece che lui proponesse una sorta di triangolo amoroso e aveva perso le
staffe.
Ma lui voleva dire questo o quello? O qualcosaltro ancora?
Perch era venuto in ospedale quella sera con lo sguardo preoccupato e pieno
damore al contempo?
Il suo non era il volto di uno che si sente in colpa e si fa vedere solo per far pace
con la propria coscienza.
Entr con un sorriso spontaneo, appena accennato, e la baci delicatamente sulla
fronte. Come stai, tesoro?
Ci fu un silenzio di tomba. Poi la risposta di lei, con voce fievole.
Bene, ora. tutto passato. stato solo un incidente. Sembrava che volesse
sollevarlo dal senso di colpa e indirettamente gli diceva che non aveva cercato di
suicidarsi. In fondo era la pura verit.
Anche se sapeva benissimo che in quella storia lui centrava. Eccome se centrava.
Si sent di nuovo beatamente stupida. Di nuovo fu felice di vederlo, le fece molto
piacere che lui fosse l.
Aveva perso ogni forma di rancore. Ma ebbe la netta sensazione che qualcosa fosse
cambiato per sempre.

Non tutto come sembra.

Verde

Oggi mi sento infinitamente verde, come gli occhi di mia madre che mi guardavano
pieni damore, mentre mi raccontava favole e mi insegnava a vivere.
Sento il bisogno di dare a tutti il mio perdono e di sperare in un futuro migliore.
Il verde luccicante del prato mi avvolge.
Lerba baciata dal sole di un mattino limpido mi incanta.
La guardo e voglio essere come lei. E sono lei. Sono erba.
Sono le foglie lucide della siepe, laria suona come una chitarra.
Sono verde di mille sfumature, smagliante e timida, piena di speranza.
Se mia madre fosse qui davanti a me, in questo prato che mi abbraccia, la
perdonerei di sicuro.
Le direi che non mimporta di quello che stato, perch so perfettamente quanto le
sono mancata, quanto lei mi ha amata, anche se da lontano, nel suo silenzio disperato e
stanco.
Le sussurrerei allorecchio parole dolci e pretenderei solo un abbraccio forte e
sincero, nel verde di questo prato, col sole che brucia sulla pelle, anche se solo
primavera.
Vorrei dirle tante cose, se lei fosse qui. Mi guardo intorno piena di speranza,
nellillusione folle di vederla davvero.
Lei non c, naturalmente. Ma non importa, sento di amarla nellimmensit della
mia anima, di saperla perdonare e di capirla. S, oggi capisco perfettamente.
Lei mi amava, mi ha sempre amato. Se n andata perch stava male, perch il
dolore la stava distruggendo e non voleva che la sua bambina la vedesse in quello
stato.
Armida me lha raccontato pi volte ed io so che la verit. Armida mi ha sempre
voluto bene, un bene immenso.
Oggi non ho altra speranza che incontrare mamma per poterla abbracciare e dirle
che la perdono.
Non mi ero accorta di quanto lei mi amasse. Vedevo solo i colori cupi, senza
lasciare spazio agli altri, che pure erano fermi e scintillanti davanti a me.
Lessenziale invisibile agli occhi.
Sono stata mille volte in questo parco, mille volte ho visto questo prato, ma non mi
ero mai accorta di quanto fosse verde.
Non si vede con gli occhi, ma col cuore.
Ed oggi, finalmente, ho visto.
Mamma ti voglio bene. Ti adoro. Sono una bambina piccola nello splendore
dellerba. Vieni a prendermi, sono qui. Ti perdono.
Sono sfuggita alla morte per caso, senza che avessi voluto morire, come tutti
credono. Dicono che ti somiglio, che come te sono scivolata in una pericolosa
depressione. Ma non vero. Non ho cercato di uccidermi solo perch Marco non mi

vuole pi. Non ci si pu uccidere per cos poco tu te ne sei andata, mamma, e io
non mi sono uccisa. Posso resistere a tutto. Posso accettare il fatto di rimanere
senza Marco, quando sono rimasta senza te.
Ma oggi non voglio rimproverarti, mamma, voglio perdonarti, per sempre.
Avrei voglia di dirle tutte queste cose, se solo potessi vederla.
A volte ho cercato di chiamarla, ma non ci sono riuscita. Altre ho avuto voglia di
andare da lei. Di nuovo. Come quella volta, tanti anni fa, quando conobbi Guidon. Era
un ragazzetto di tre o quattranni allora, e aveva gli occhi sfuggenti e vicini come suo
padre. Cattivo come lui, pensai. Perch non mi sono mai tolta dalla testa quella storia
che mamma mi raccontava sempre da piccola, quella che diceva che i malvagi e gli
avari hanno gli occhi vicini. E lei se nera andata con un cattivo e aveva fatto un figlio
cattivo.
Ma oggi non tremo pi per il fatto che lei vive con Guidon e non con me. Non
piango pi perch ha scelto di crescere lui, di stargli vicino e di lasciarsi me dietro le
spalle, come se non fossi anchio figlia sua, quasi come se non fosse stato mai
amore.
Oggi respiro il verde di questo prato e spero.
Spero di essere importante per lei, spero che se ne sia andata per mille altri motivi,
ma non perch non mi amasse. Perch non si pu non amare un figlio. O mi sbaglio?
So che lei mi vuole ancora tanto bene. Oggi ne sono totalmente certa e avrei una
gran voglia di dirglielo, mi piacerebbe tanto. Sono buona, la perdono. Sono verde,
scintillante, piena di speranza. Ma lei non qui.
Marco non pi importante per me. Ce ne sono cento altri come lui. Cento Marchi,
cento fidanzati. Ma una mamma sola.
Non ho pi mamma, non ho pi Marco, io sono sola.
Non so perch tutto questo sia capitato proprio a me. Ho pensato pi volte di
essermelo meritato, perch in fondo le cose accadono quando uno se le merita, nel
bene e nel male.
Mi sono sentita terribilmente in colpa per il dileguarsi di mia madre, prima, e per
le parole incerte di Marco, dopo.
Ho pianto, ho singhiozzato, mi sono chiusa in un dolore cupo e solitario.
Ho rifiutato chiunque si avvicinasse con lintento di darmi amore, per la paura che
poi svanisse nel nulla.
Meglio non avere niente, che illudersi di avere qualcosa e poi perderlo
miseramente, senza un perch.
Lho pensato sinceramente, pi di una volta, assetata damore e invasa dalla paura.
Ho allontanato anche mio padre, sono andata a vivere da sola, con la scusa
delluniversit.
Paura damare, come il titolo di un vecchio, bellissimo film.
E questa paura c sempre e soltanto quando il cuore si scottato e il dolore brucia
ancora. Se nessuno ti ha ferito, non hai paura dellamore. Se non ti sei mai bruciato

con il fuoco, ti avvicini ancora.


Forse sono io ad avere qualcosa di sbagliato. Perch la gente se ne va da me?
Be, non tutti, vero. Solo loro due. Ma non importa. Oggi li perdono entrambi.
Sono verde e piena di speranza, come uno smeraldo, o una foglia, o lerba umida
del prato.

Non tutto brucia

Gemma era riemersa lentamente dal baratro dellinsicurezza e della fragilit. Si era
accorta che se non metteva il dito nel fuoco, non si bruciava.
Le era stata di grande aiuto la vicinanza delle amiche, come lamore del padre.
Lui era andato a trovarla continuamente, facendosi spazio nella sua vita come una
freccia tra la folla.
Aveva anche sperato che volesse tornare a casa per un po, ma lei, che ormai si era
abituata a vivere da sola, non sarebbe mai potuta rientrare nella casa paterna. Per di
pi avrebbe avuto limpressione forte e terribile di aver fallito e questo non lavrebbe
certo aiutata a guarire.
Le fece pi di una visita anche la signora Armida, ormai alla soglia di una
veneranda et, ma sempre vitale e piena di premure per i suoi piccoli di ieri.
La nuvola argentea dei suoi capelli incorniciava un volto segnato dal tempo, ma i
lineamenti erano ancora quelli di una volta e le sue parole dolci come allora.
Armida cara! Sei venuta a trovarmi? Non sai il piacere che mi fa vederti qui
Sei la mia bambina, e ti vorr bene per sempre, fino alla luna, andata e ritorno
ricordi?
I suoi ottantanni abbondanti non le avevano annebbiato la memoria, n la capacit
di infondere calma e gioia di vivere nellanimo altrui.
Le raccont della sua vita quieta e spenta, dopo che tutti i piccoli del palazzo erano
cresciuti, dimenticandosi di lei.
Non cera neanche una punta di rimprovero nelle sue parole, certamente non per
Gemma che, quando andava dal padre, non scordava mai di fare un piccolo saluto alla
vecchia Armida ma neanche per gli altri. Neanche per quelli che erano diventati
ingegneri o architetti, avevano cambiato casa e non si erano pi fatti vedere. Armida
aveva il pregio meraviglioso di non essere permalosa. Parlava semplicemente dello
snodarsi impetuoso del tempo che, come il fiume, scorre tacito e rapido, quasi senza
che ce ne accorgiamo. Ed accettava con serena rassegnazione i cambiamenti della sua
esistenza, perch la crescita fa parte della vita, come la vecchiaia il preludio alla
morte. E ognuno di noi predestinato a morire la vita non che un passaggio.
Armida lo sapeva bene. E lo diceva spesso, con quella dolce e rasserenante
inflessione della voce.
Sono felice di essere vecchia sussurrava a volte. Vuol dire che ho vissuto! E
gli occhi le si accedevano come lampi in una notte buia.
Le raccont che adesso poteva anche morire in pace, perch aveva portato a
termine la sua missione, quella di dedicarsi ai bambini. Certo, doveva concludere la
sua ultima grande battaglia, cio riportare il sorriso sul volto addolorato della sua
piccola preferita.
Quelle parole scossero Gemma nel profondo e una lacrima salata le gocciol sulla
guancia.

Pens di sbagliare a credere che nessuno le volesse bene.


Pens che se la vita le aveva tolto sua madre le aveva regalato Armida.
In fondo cerano tante cose belle nella sua esistenza e non avrebbe potuto non
accorgersene, se lavesse guardata bene.
Spesso il dolore ci appanna la vista e le cose svaniscono, in parte. Lessenziale
invisibile agli occhi.
cos maledettamente vero.
Ma non tutto brucia.
Gemma guardava il fratellino di Cinzia che rideva di gusto, correndo dietro a una
trottola impazzita, decisa a non fermarsi pi. Le sue risate erano spontanee e sincere,
piene di entusiasmo, rimbalzavano sonore nel piccolo salotto e regalavano ai presenti
un momento di gioia pura.
Si chiese da quanto tempo lei non avesse riso cos e fu costretta ad andare molto
indietro con la memoria. Forse alla stessa et di quel bambino, intorno ai tre o quattro
anni.
Non pot impedirsi di indagare nella psiche umana, ricercando la ragione per cui il
sorriso a un certo punto si spezza, nel cuore delluomo, e il riso scompare, schiacciato
dalla noia o dallansia di vivere.
Federico, cos buffa quella trottola?
Ahahahahahaha nientaltro che riso, fu la sua risposta.
Singhiozzava, ridendo, e il suo riso somigliava sempre pi al pianto e quella
trottola che non si fermava sembrava trasportarlo lontano, sconfinando in un paese
misterioso e sconosciuto, in cui le lacrime e la disperazione soppiantano risate sonore
e spensierate.
Rideva e piangeva Federico.
Fede, cosa c? Non succede niente! Vuoi che si fermi? Vuoi fermarla? La fermo
io, se vuoi gli diceva la sorella, rendendosi conto che lentusiasmo stava
cambiando improvvisamente rotta.
Ecco fatto. Ora ferma.
Ma le urla si fecero pi forti, perch Federico non desiderava che qualcuno
fermasse la trottola, ma che quel volteggio lunghissimo si quietasse da solo, infine. Ed
attendeva quellattimo, ridendo e piangendo, con gli occhi che roteavano al ritmo
della trottola nellattesa di un qualcosa che non arrivava, ma che voleva arrivasse
da s.
Aspettava che si fermasse, stanca e stremata, voleva vedere quando e dove
mettesse fine alla sua corsa e quellattesa lo innervosiva, mentre lo faceva
singhiozzare, traducendo, a momenti, le risate sfrenate in lacrime brucianti.
E Cinzia non seppe fare altro che rompere lincanto.
Gemma ebbe la sensazione che il riso puro e la spensieratezza non facciano parte,
in toto, di nessuna et delluomo. Neanche da cos piccolo, quando non dovrebbe
esistere alcuna preoccupazione, luomo esente dal pianto.

Ogni et lo comprende, inesorabile e spietato.


Ma non sempre, non in ogni momento, perch le lacrime possono di nuovo
trasformarsi in sorrisi, come i sorrisi, o le risa echeggianti, si erano trasformati in
lacrime.
Perch non tutto brucia.
Niente nero per sempre. La vita una tavolozza di colori dalle mille sfumature,
che emergono spontaneamente dalle profondit del nostro essere. E ci che la rende
straordinaria e formidabile o cupa e dolorosa che non sappiamo mai quale colore
sia pronto a uscire allo scoperto.

Non tutto prevedibile

Era stata una giornata faticosa, iniziata il mattino alle nove, con un corso di filosofia
del diritto e terminata alle sette del pomeriggio con una lezione di criminologia.
Gemma usc dallaula magna lentamente, lasciandosi spintonare dallondata di
studenti che stava riempendo il corridoio attiguo. Non aveva nessuna voglia di
mettersi a spingere a sua volta o, peggio ancora, crearsi spazi a suon di strattonate,
solo per guadagnare luscita qualche minuto prima. Era piuttosto stanca e desiderava
solo prendersela con calma.
Eva e Cinzia erano con lei, in fondo alla fila, e suggerirono un salto al
supermercato per una cena frugale.
Acconsent con poco entusiasmo, perch aveva solo voglia di tornare a casa, ma
pens che un po di spesa non avrebbe fatto male al suo frigo. Sulla frugalit dei pasti
era pienamente daccordo, perch non amava affatto cucinare. Le era da sempre
sembrata una perdita di tempo, perci preferiva mangiare piatti semplici e veloci da
preparare.
Arriv nei pressi della portineria, alluscita della facolt, immersa in questi
pensieri. Voltando lo sguardo not dei volantini azzurri posti sul bancone dei custodi e
ne prese distrattamente uno.
Fu un gesto quasi meccanico. Rigir il foglio tra le mani e lesse dentro di s le
parole in grassetto: Corso gratuito sulluso dei colori nellarte pittorica. Ne fu
incuriosita e continu a leggere.
Cera il nome del pittore che avrebbe tenuto il corso, nei locali della facolt stessa,
e la sua articolazione: due volte a settimana, per un mese. In tutto sedici ore di
lezione. Non poche, pens.
Scrut con attenzione il foglietto per vedere i giorni e gli orari in cui si sarebbe
svolto: marted e venerd dalle nove alle undici di sera. Le sembr strano che la
facolt fosse aperta dopo cena, ma avvert una vaga sensazione di gioia. A quellora
sarebbe potuta andare, se avesse voluto.
Le amiche le chiesero cosa stesse leggendo con tanto entusiasmo e lei porse loro il
volantino.
Lo trovarono privo di interesse e glielo ridettero immediatamente.
Gemma cerc di mascherare una certa delusione e devi la conversazione su altri
binari: parlarono della lezione di diritto processuale penale, dellesame a breve
termine, del tempo che rimaneva loro per studiare; contarono i giorni e le ore che le
separavano dalla data del primo appello e si sentirono spaesate. Non ce lavrebbero
mai fatta.
Ma Gemma non era preoccupata come Eva e Cinzia, non si dava cos pena per un
esame. Non era neppure cos convinta di aver fatto la scelta giusta iscrivendosi,
qualche anno prima, alla facolt di legge. Si era lasciata spingere dallidea di trovare
lavoro pi facilmente, in quanto suo padre avrebbe potuto introdurla in uno studio

legale, ma di certo non lo aveva fatto solo per questo. Cera qualcosa che
laffascinava nel mestiere dellavvocato: il poter difendere i deboli, le vittime, coloro
che ne hanno bisogno.
Col tempo, per, si era resa conto che tutti hanno diritto a un avvocato, anche i
colpevoli, anche chi ha commesso i peggiori crimini, la legge parla chiaro ed ebbe
la sensazione di aver sbagliato qualcosa, nel suo percorso di studi.
Ma quello non era il momento di indagare su argomenti di questo tipo. Era curiosa
di saperne di pi su quel corso e decise di iscriversi, chiamando il numero in
evidenza sul volantino.
Rispose una voce metallica femminile, senza inflessioni dialettali. Purtroppo non
seppe svelarle niente che non avesse gi appreso dalla lettura del foglietto; prese i
suoi dati e la salut cordialmente, dandole appuntamento alla settimana successiva,
quando avrebbe avuto inizio il corso.
Gemma ringrazi e cominci a fantasticare sulle future lezioni, riflettendo sulla
bellezza dei colori e sullimportanza che essi hanno nella vita. Aveva sempre pensato
che ci fossero elementi esterni capaci di interferire sullumore delle persone, del
resto esisteva la cromoterapia e questo legittimava sicuramente le sue affermazioni.
Era anche vero, per, che quello a cui si era iscritta era un corso sulluso dei colori
nellarte pittorica e probabilmente non aveva niente a che vedere con ci a cui lei
pensava.

Colori nuovi

Mi presentai alla prima lezione con i capelli raccolti e una luce positiva negli occhi.
Marco non faceva pi parte della mia vita da due mesi abbondanti ed io stavo
cominciando qualcosa di nuovo, dedicato essenzialmente a me stessa. Ero piena di
entusiasmo.
Mi chiedevo chi potesse esserci che conoscevo, ma non mi era chiaro ci che avrei
preferito. sempre bello condividere le esperienze con gli amici, ma, a volte, al di l
dellimbarazzo dei primi momenti, andare da soli in posti nuovi ci aiuta ad aprirci
agli altri e a rendere la nostra vita pi interessante. Ci spinge a guardarci dentro.
Il pittore che teneva il corso, Pierre Guimard, era molto diverso da come me lero
immaginato. Era giovane, non doveva superare di molto la trentina, anche se qualche
filo argentato nei capelli poteva far credere, a un primo sguardo, che fosse pi vicino
ai quaranta.
Gli occhi chiari illuminavano un volto dal colorito ambrato e i suoi abiti
stropicciati gli davano unaria stravagante. Sembrava totalmente preso dalla sua arte e
insensibile a qualunque stimolo esterno che non la contemplasse.
Parlava un buon italiano, bench laccento francese si facesse sentire qua e l,
nellintonazione della frase, oltre che nella pronuncia delle singole parole. Cominci
parlando della forza dei colori e dellintima individualit dei primari, che si
miscelano a formare i secondari e i terziari, cos nuovi e unici, anche se nati
dallunione degli altri. Giallo, rosso e blu furono alla base della prima lezione. Tratt
anche la tematica delle miscele, capaci di creare ogni colore esistente.
In seguito argoment molto sulle sfumature, che avvicinano tra di loro le varie tinte,
per separarle al contempo, inesorabilmente. Esse sfuggono rapide ai nostri sensi e si
rendono difficilmente catalogabili. Come dare un nome a una sfumatura?
Signor Guimard, cosa pensa dellinfluenza del colore sulle sensazioni? chiese
una voce dal timbro grave. Proveniva dalle prime file e io potevo vedere soltanto la
nuca delluomo che stava facendo quella domanda. Mi ero timidamente posizionata in
fondo allaula, sentendomi protetta dallinsieme di persone che sedeva davanti a me.
Credo che ci siano sicuramente dei legami se vogliamo che chi osserva un
nostro dipinto provi sensazioni leggiadre, dovremo usare tinte calde e avvolgenti,
naturalmente, di certo non useremo toni cupi, che rimandano invece a stati danimo di
altro tipo. Il colore lanima del quadro. Il disegno tracciato come base di esso non
che lo scheletro senza vita di un dipinto che diventer tale soltanto con luso sapiente
del colore
Parlavano di quadri e dipinti con grande naturalezza, sembrava che molti corsisti
fossero gi dei pittori, o comunque piuttosto navigati in questa arte, ed io cominciavo
a sentirmi fuori luogo.

Non sapevo tenere un pennello in mano e nemmeno un lapis, a dire la verit, ma


avevo un amore innato per il colore, in ogni sua forma. Ascoltavo in silenzio le battute
che correvano nella stanza.
Una signora chiese di approfondire la tematica del giallo che crea la luce e
mostr dei suoi dipinti per esemplificare il suo intervento. Un'altra ci fece vedere un
bellissimo quadro, con una pesante cornice ramata, liberandolo dalla carta frusciante
che lo avvolgeva. Non potevo credere che lavesse fatto lei. Mi faceva sentire ancora
pi un pesce fuor dacqua.
Non riuscivo a fare a meno di guardare Pierre, cos lo chiamavo gi dentro di me,
non signor Guimard, n professore. Avevo sentito subito una forma di attrazione
irrefrenabile verso quelluomo alto, con laccento vagamente francese e gli occhi
lucenti che inchiodavano i miei. Ma non riuscivo a sostenere il suo sguardo fino in
fondo. Mi sentivo infinitamente piccola, di fronte a lui.
La lezione successiva avremmo fatto pratica ed io, non appena appresi la notizia,
decisi dentro di me di non presentarmi.
Come potevo mostrare la mia assoluta mancanza di talento? Era improponibile. Mi
dispiaceva moltissimo non rivedere pi Pierre, ma era lunica cosa che potessi fare.
Avevo sbagliato a iscrivermi non erano lezioni legate alla storia dei colori e al loro
fascino suggestivo e avvolgente. Qui si parlava di arte pittorica e di laboratorio di
pittura.
In genere mi rendo conto delle cose che faccio, ma in questo caso avevo preso una
bella cantonata.
Mi ero lasciata sedurre da un volantino azzurro, senza rendermi bene conto di cosa
leggessi, ma avevo conosciuto un uomo bellissimo e misterioso, pieno di fascino. E
probabilmente ne era valsa la pena. Improvvisamente Pierre Guimard rivolse lo
sguardo verso di me, o cos mi sembr, e mi intim di presentarmi alla lezione
successiva. Mi voltai indietro, per capire se si stesse davvero rivolgendo a me o a
qualcuno che sedeva alle mie spalle, ma lui mi chiam signorina e precis che stava
parlando con me. Mi sembr di perdere la salivazione, mi sentii le labbra e le gengive
tremendamente asciutte, mentre percepivo una difficolt terribile a spiccicare parola.
Signorina, lei non mai intervenuta, potrei conoscere la sua opinione sugli
argomenti affrontati? Vuole essere cos gentile da aprirsi a noi? disse poi
lasciandomi senza fiato.
Non sapevo se essere felice per il fatto che si stava interessando a me, o se odiarlo
per la figuraccia che mi faceva fare. Mi sentivo tutti gli occhi puntati addosso.
Dopo quellintervento, chiunque lo avrebbe notato, se non mi fossi pi presentata.
Mi sembrato un corso bellissimo, molto interessante risposi con un filo di
voce senza essere esaustiva, probabilmente col volto di mille colori
Il suo sguardo luminoso allent la mia tensione e finalmente riuscii a sorridere,
rivolgendomi a lui e agli altri con aria pi disinvolta.
La lezione era finita, erano ormai le undici e laula si svuot lentamente, in modo
pi ordinato da come ero abituata ai corsi universitari, forse perch let media dei

partecipanti superava di molto la mia e quella dei miei compagni di studio. Io ero
comunque fra gli ultimi e Pierre aspett che quasi tutti fossero usciti per avvicinarsi a
me. Lo fece con il sorriso sulle labbra e una frase banale.
Mi scusi se lho obbligata a intervenire, poco fa, ma temevo che si fosse
annoiata.
Assolutamente, signor Guimard, ho trovato la lezione molto gradevole... dissi
impacciata.
Mi fa un grande piacere! prosegu con fare disinvolto. Allora posso contare
sulla sua presenza venerd prossimo?
Quella domanda mi fece quasi sobbalzare. Dunque il mio sguardo gli aveva svelato
che avevo avuto lidea di non tornare pi al corso? O aveva avuto davvero
limpressione che mi annoiassi? Comunque, ad ogni modo, aveva capito che non
intendevo ripresentarmi e mi stava dicendo che la cosa non gli piaceva affatto.
In fondo non era positivo per lui che ci fossero persone pronte ad abbandonare lo
stage alla prima lezione. Probabilmente insisteva solo per questo. Me ne volevo
convincere per non rimanerci male, sentivo gi il cuore accelerare, vedendolo cos da
vicino. Aveva gli occhi ancora pi intensi, nel colore e nello sguardo, e un profumo
fresco.
Lei molto bella, signorina, e senza di lei le mie lezioni perderebbero il corsista
pi interessante.
Quelle parole mi incendiarono il cuore e il viso.
Non risposi e accennai un timido sorriso misto a stupore, mentre guadagnavamo la
porta. Uscimmo insieme e la sua mano serr la mia in una stretta di presentazioni.
Il mio nome Pierre, come sapr e il suo?
Gemma
Splendido nome veramente adatto a lei anche i nomi, come i colori,
trasmettono sensazioni.
Lo ringraziai per i complimenti e mi incamminai in cerca di una fermata
dellautobus. Lui propose di accompagnarmi con la sua auto e io acconsentii, quasi
incredula. Ci dirigemmo verso il parcheggio in cui laveva lasciata due ore prima,
mentre mi sentivo frastornata, con le farfalle nello stomaco e la gioia nel cuore.
Fu molto gentile ed elegante e mi salut dandomi appuntamento al venerd
successivo, per la seconda lezione.
Poi, mentre stavo per scendere dalla macchina, mi porse il suo biglietto da visita,
indicandomi il numero di cellulare. La prego di telefonarmi, Gemma, per qualsiasi
cosa, anche se avesse bisogno di un passaggio. E mi raccomando, non si faccia
scrupoli, mi chiami!
Era buffo, mi stava ancora dando del lei, mentre mi faceva sentire cos importante e
aveva mille premure per me. Avrei voluto chiedergli di passare al tu, avrei voluto
sapere mille cose di lui, chi fosse veramente, da dove venisse, se vivesse a Roma. Ma
la mia mente si riemp di troppe domande, mentre il mio cuore scalciava imprudente
nel petto, e non fui capace di dire niente pi di un semplice grazie.

Tornai a casa con una quiete accesa dentro di me.


Ero stordita e felice, ricca di unesperienza nuova e inaspettata.
A volte le parole sono frecce luminose che percorrono vie inattese e ci lasciano
perplessi e incantati.

Rosso

Tremo e sussurro parole senza senso alla mia anima vigile e accesa. Mi sento
invadere da un colore caldo e impetuoso che mi scuote interamente scompigliandomi i
capelli e i pensieri.
Rosso vermiglio, rubino, cremisi, scarlatto, carminio.
Rosso sangue.
Passione e vergogna. Sensualit e intima timidezza.
Antipodi contraddistinti da una stessa tinta meravigliosa che dipinge il mondo con
tratti sicuri.
Le guance si tingono di questo colore, quando limbarazzo imperante e domina il
corpo, incapace di reagire.
E lintero volto si scalda e arrossisce, mentre le mani tremano e le parole perdono
la loro consueta fluidit nel fuoriuscire dalle labbra.
Rosso semaforo, rosso tiziano, rosso fuoco. Rosso che attrae lattenzione: il primo
colore percepito dai bambini, cos caldo e brillante, accattivante e vistoso.
Rosso che scalda il cuore e accelera i battiti.
Esplodo come un vulcano e la lava infuocata mi tinge di scarlatto.
Pierre entrato nei miei pensieri sconvolgendomi la vita.
Non penso pi a nientaltro. Solo a lui, al corso di pittura, ai suoi occhi che
brillano, alle sue parole gentili e appassionanti che mi rimbalzano dentro. Non so
niente di lui.
Solo che si chiama Pierre Pierre Guimard. Un nome che musica.
Lo so dal volantino che avevo trovato in facolt e anche dal biglietto da visita che
mi ha dato lui stesso. Guardo il suo numero di cellulare. Lo leggo e lo rileggo. Cifre
banali che si uniscono e mi regalano un sorriso, nel cuore e sulle labbra. Non so
proprio che cosa mi stia succedendo.
Per la prima volta dopo mesi non penso a Marco.
Ho voglia e paura di chiamare Pierre, ma le mie guance diventano porpora al solo
pensiero.
Mi vergogno di me stessa, non so cosa potrei dirgli.
Magari potrei inventarmi una scusa banale o semplicemente chiedergli se
passerebbe a prendermi.
Ma so bene che fare quella telefonata significherebbe ostentare palesemente il mio
interesse per lui. Sarebbe come dirgli che mi piace e che mi scalda lanima.
Non posso farlo, non da me.
Mi dico che preferibile rivederlo al corso e capire dal suo sguardo se linteresse
c davvero. Sono sempre cos terribilmente insicura.
Ma sono gi come la volpe del Piccolo Principe, affezionata o meglio
addomesticata come dice lanimale in quel libro pieno dincanto. Lattesa del
momento in cui so che lo rivedr mi rende felice, addirittura euforica. Godo di questi

attimi dolcissimi che profumano di amore e mi collocano in una nuova dimensione.


Il solo pensiero che fra poco sar davanti ai miei occhi mi accende il cuore e mi
colora di un rosso vivace, dentro e fuori.
Labbra scarlatte ingrandite e illuminate da un buon rossetto tradiscono il mio
entusiasmo e si offrono a lui, morbide e carnose, senza saperlo.
Faccio il mio ingresso in aula, in mezzo agli altri, e lo guardo con occhi fuggitivi,
mentre sento che i suoi mi cercano.
Mi siedo ancora negli ultimi banchi, davanti non c posto, in parte maledico me
stessa per aver ritardato e perso cos lopportunit di vederlo da vicino. Ma so bene
di averlo fatto volutamente, per non vivere limbarazzo dei primi momenti, quando
laula deve riempirsi e si pi visibili forse anche per farmi attendere e per
sentire il suo sguardo sopra di me.
Ho bisogno di conferme.
Sono fragile e insicura. Temo di aver capito male, che tutto sia diverso da come
lho stupidamente cominciato a immaginare.
E di nuovo il volto si tinge di porpora e le guance si infuocano.
Sono inondata da sensazioni intense e debordanti, sono stordita e vigile, stanca e
accesa. Sento la vita investirmi e passare al di l di me, come un fiume in piena o un
mare in tempesta.
Ma sono interiormente raggiante e gioisco di momenti inattesi che si tingono di
sogno. Mi sento cullare da una nuvola di emozioni che mi avvolge interamente e mi
colora di luce.
Non voglio altro che lui.
Lo vedo in lontananza, al di l delle teste dei corsisti che siedono davanti a me e
non riesco a staccargli gli occhi di dosso. affascinante. Le parole che mi ha detto
risuonano nella mia mente in una musica piena darmonia. Le sento sussurrare, adesso,
e poi di nuovo esplodere in un canto melodioso.
Non so cosa mi stia succedendo.
Vedo laula vestirsi di rosso mentre lui parla, spiega, canta, con la voce calda e
lintonazione francese.
Quasi non capisco quello che dice, eppure lo ascolto con gioia e interesse ma i
miei occhi corrono verso i suoi, scendono a osservare le sue labbra sottili che si
allargano in un sorriso, mentre pronunciano parole tecniche e ricche di sfumature.
Ho nelle orecchie quelle che mi ha detto la settimana prima, dolcissime e intriganti,
che si fondono armoniose con queste, calde e precise, piene dincanto. E la sua voce
risuona nella stanza. E ancora e ancora e ancora. Mi cullo nellabbraccio di quelle
sonorit rotonde e luminose. Lo guardo di nuovo. Losservo. E lui guarda me.
Parla dei colori, della loro luce che diventa musica.
Ora accanto a me.
Mi prende la mano e mi aiuta a dipingere.
Ognuno di noi ha di fronte un grande foglio bianco, la lezione di laboratorio.
Ha capito che sono in difficolt ed venuto ad aiutarmi, con fare gentile e

disinvolto. Mi vicino e mi sorride. Il suo fascino mi pervade e mi avvolge.


Non sopporta la signora della prima fila che lo chiama ripetutamente. qui,
accanto a me, la mia mano nella sua.
Ho un piccolo sussulto interiore, la sensazione tattile mi regala mille emozioni
nuove che mi invadono e mi stordiscono.
Parlo sussurrando, dico parole senza senso, dipingo da sola, adesso, il professor
Guimard ha raggiunto la signora insistente e le sta rispondendo con garbo. Mi lancia
uno sguardo in lontananza, da cui mi sento avvolgere.
La mia mano danza delicatamente sul foglio di carta che non pi bianco: colori
accesi e pieni di vita gli hanno strappato il candore, regalandogli una luce nuova. Il
rosso, colore primario e dirompente, la fa da padrone.
Qua e l illuminato da pennellate radiose di giallo e di arancio, che lo fanno
brillare. E brilla anche la mia anima stanca, che si riavuta da quel torpore grigio e
insulso. tornata a vivere, piena di slancio e di entusiasmo, ricca di armonia e di
fascino, di fulmini e di fuoco.
E nella luce di una stanza, tra colori e pennelli, parole dalle mille sfaccettature mi
riempiono la mente e mi risvegliano il cuore.
A volte qualcosa prende forma dentro di noi, sorpresi e perplessi, pieni di stupore
e di interrogativi.
A volte c dellaltro. E questo altro si insinua fugace e repentino in pensieri
scarmigliati e gonfi di emozioni. E ci rende nuovi.
Ho quasi paura di tutte le sensazioni che mi affollano il cuore e la mente. Le sento
sopra e dentro di me, che spingono e scalpitano. Il nuovo spaventa sempre,
appesantito da un alone di diversit, e spesso ci fa guardare il mondo con occhi pieni
di meraviglia e di incredulo stupore. Quasi non mi riconosco.
Mi vedo fra le braccia di quelluomo, che una settimana fa non sapevo chi fosse.
Mi sento stringere da lui, nella fantasia di un momento, immagino le sue labbra
morbide che sfiorano le mie guance di fuoco.
Com possibile infiammarsi cos per qualcuno? Mi coloro dimmenso per lui,
dipingo le mie speranze in un mondo di luce, mi sento attratta dalle sue mani che
gesticolano mentre parla, e dai suoi occhi che mi cercano, nel silenzio dellaula, che
risuona solo della sua voce gentile.
Sta facendo lezione.
Lo guardo e lo ascolto. cos bravo dice cose che mi affascinano e che mi
coinvolgono nel profondo. Parla di sfumature e sfaccettature, di significato e
significante nella forma pittorica, ponendo il colore su un piedistallo dorato e pieno di
magia.
Marco non avrebbe mai avuto quella sensibilit, lui non ne sa niente dei colori.
arido e senza slancio vitale.
Me ne convinco sempre pi.
Diventer un avvocato straordinario, terribile e spietato, difender i forti contro i
deboli, senza piet. E poi, nel buio della notte, non avr paura. schiacciato dalla

forza del reale, dalla mera logica degli eventi, svuotato di ogni nota sensibile.
sicuro di s.
Bello e freddo.
Prosciugato del calore che infiamma lanima.
Solo adesso capisco che Marco inesorabilmente blu per la maggior parte del
tempo. Non riesce a tingersi di altri colori.
La freddezza lo pervade e lo fa suo. Per questo non ha mai capito le mie ansie e le
mie delusioni, e non stato in grado di percepire cosa cercavo di trasmettergli.
Il nostro era un dialogo fra sordi, al quale io mi sforzavo, senza successo, di fornire
il sonoro.
Pierre diverso, lo sento dentro di me con una forza indescrivibile. Ha una
ricchezza interiore che deborda incontrollabile e generosa.
Alla fine della lezione mi si avvicinato e si offerto di accompagnarmi a casa: io
ho accettato con lentusiasmo dipinto negli occhi e nella voce. Il suo invito ha spento
ogni mia insicurezza, confermando la direzione e lintensit dei suoi sguardi.
Una volta in macchina abbiamo conversato a lungo, percorrendo la citt illuminata,
mentre la parola risuonava fra noi scoprendo con delicatezza parte delle nostre
essenze.
Mi ha riportato a casa alle quattro del mattino, dopo aver percorso chilometri in
una Roma notturna e affascinante, senza offendermi con nessuna richiesta. Senza
cercare il mio corpo in un abbraccio caldo, fatto di carezze e di illusioni, o in un
bacio appassionato.
Ha sfiorato leggermente le sue labbra sulle mie prima di andarsene, quando ci
siamo salutati, dentro la sua auto parcheggiata sotto casa. Per ore abbiamo parlato di
noi, della vita dolce e impetuosa che ci pulsa dentro e delle emozioni che ci
pervadono e ci sorprendono. Mi ha detto che una molla impercettibile lo spinge verso
di me con forza e delicatezza al contempo. Che lo attraggo infinitamente, che
affascinato dai miei occhi lucenti e dal mio sorriso.
Ed io sono morta dentro, di gioia autentica e di stupore immenso. Non avrei mai
creduto di poter suscitare queste sensazioni in un uomo. Soprattutto ora, dopo la storia
con Marco e la delusione cocente che ne derivata, dopo che mi sono sentita una
specie di niente, umiliata e buttata via.
Mi ha preso una mano per un momento, mentre mi parlava guidando, e lha tenuta
nella sua in un gesto di affetto infinito.
Sono scesa dalla macchina quasi tremante, per la girandola di emozioni che
volteggiava dentro di me.
Gli ho sorriso di nuovo, in quel mio gesto spontaneo che per lui una musica
speciale, e ci siamo dati appuntamento alla sera successiva.
Rientro a casa e mi siedo sul divano. Le mie coinquiline sono a letto, tardi ormai.
Nel piccolo salotto non c pi nessuno ed io sono sola con le mie emozioni.
Dovrei andare a dormire, domani dovr alzarmi presto, ho lezione alle nove. Ma

non riesco a cadere tra le braccia di Morfeo, ripercorro col pensiero i vari momenti
trascorsi insieme a lui, nel corso della serata, e sento che mi scaldano il cuore e mi
accendono i sensi.
Mi tingo di sfumature infinite in questa notte insonne, in cui lo spazio e il tempo
sfuggono lontani allorizzonte, al di l di me, al confine del sogno. Mi perdo in un
abbraccio immaginario e volo da lui con la mente. E, intanto, gli occhi sbarrati e
attenti contengono illusioni e speranze che si miscelano alla realt, in una danza
piacevole e intensa.
Mi chiedo se sia davvero quello che io credo che sia.
Sembra troppo perfetto per essere vero e la ragione si insinua con la sua lingua
biforcuta nellincanto dellillusione, facendo nascere il dubbio. Comincio a guardare
la cosa da altre angolazioni, mio malgrado, cerco punti di vista diversi che siano
grondanti di verit assoluta. Ma la verit non mai una sola.
E trovo mille domande, mille risposte, mille perch.
Ma poi, quando il dubbio sembra prendere forma e sostanza dentro di me, la magia
dellincanto improvvisamente vince il raziocinio, che viene riposto in un angolo del
cuore.
E sono di nuovo luminosa e solare, avvolta da quella luce rossastra che invade il
cielo, rubandogli lazzurro.
Sono rossa damore.
Finalmente vado a letto navigo ancora col pensiero nel ricordo della serata e poi
mi addormento, stretta tra le braccia di un sogno che pu tingersi di realt.
Le immagini dei momenti trascorsi insieme rimbalzano dentro di me e mi tolgono il
respiro. Gi mi manca infinitamente.
Poi il buio della notte si colora di timide luci e la giornata si sveglia con un
Buongiorno tesoro scritto in un messaggio telefonico mattutino proveniente da lui.
In seguito scorre armoniosa, fra studio e lezione di diritto tributario, mentre sono
stordita da emozioni nuove che sembrano allargarsi e prendere forma dentro di me.
La mente vaga e si insinua nuovamente nel ricordo per poi farsi spazio nel futuro,
immaginandosi lo snodarsi della nuova serata.
Sono quasi le nove di sera e lo sto aspettando.
Mi sono lavata i capelli e li ho asciugati a testa in gi per renderli vaporosi. Ho
curato la base del trucco, per una pelle morbida e vellutata e ho tinto nuovamente le
labbra di scarlatto.
Ho usato un rossetto lucido e una matita sottile, per disegnare una bocca generosa e
morbida. Poi ho indossato un abitino rosso, corto sopra il ginocchio.
Mi tingo di questo colore che mi rappresenta. Sono innamorata.
Lui arrivato puntualissimo, mi ha fatto uno squillo sul cellulare, ed io sono scesa.
Lho baciato lievemente sulle labbra, in forma di saluto, stampando sulle sue parte
del rossetto. Lui ha gustato il buon sapore e ha sorriso.

Poi mi ha guardato negli occhi e mi ha detto mille cose, con uno sguardo fatto di
dolcezza, in sintonia col mio.
Ho sentito un brivido percorrermi la schiena e inondarmi intensamente ogni pi
piccola e recondita parte del corpo.
Come stai, tesoro, tutto bene? Com andata la giornata?
Bene, grazie, tutto regolare Rispondo ostentando naturalezza mentre osservo
dentro di me che mi ha di nuovo chiamato tesoro.
Ha la erre lievemente francese e la parola risuona in un modo che mi incanta.
Significato e sonorit ondeggiano nel cuore e nella mente e mi portano lontano. Dove
sono? Non lo so pi.
Nella sua macchina, credo, frastornata da mille emozioni, dentro una nuvola
morbida e vaporosa che mi assorbe e mi nasconde al mondo.
Dove preferisci andare? Avevo pensato a un ristorantino tranquillo fuori citt
Per me va bene, anzi benissimo. Lo dico quasi in un sussurro sorridendo
leggermente.
Lui ricambia il sorriso e mi prende una mano, che avvicina alle sue labbra e bacia
dolcemente.
Vorrei dire altre cose, essere pi brillante, esaustiva, ma non ci riesco, l'emozione
mi blocca e mi infiamma il viso.
Sono felice.
Quello che sta succedendo con Pierre straordinario, mi sembra impossibile. Devo
darmi un pizzicotto per capire che non sto sognando.
Durante il tragitto parliamo di mille cose, in modo naturale e spontaneo, come se ci
conoscessimo da sempre. Mi chiede dei miei studi, mi dice dei suoi e del suo lavoro,
mi parla di impressionismo e di colori raggianti, cita Van Gogh e altri pittori minori,
dai nomi leggiadri, e mi svela la magia che gli regala il dipingere in s.
Io intervengo, gli faccio domande, gli racconto di me. La nuvola che mi avvolgeva
frastornandomi si in parte dissolta, lasciandomi una sensazione di piacere infinito.
A cena la conversazione continua, tra turisti vari e romani fuori porta.
Scegliamo un antipasto della casa e parliamo dei nostri gusti alimentari. Ci
sveliamo gradualmente, raccontandoci, in una cornice speciale, delicata e dolcissima.
Mi parla della Francia, dei suoi viaggi, dei corsi che tiene in tutta Europa, dei suoi
quadri e della sua voglia di me.
Mi chiede di posare per lui. Vuole farmi un ritratto.
Vuole tingermi dimmenso in una luce abbagliante di colori e avermi l, di fronte,
per osservarmi intensamente e dipingere con i pennelli i miei tratti, regalandomi il
soffio della vita nel silenzio di un quadro.
Sono entusiasta. Le sue parole mi inondano come un fiume caldo e incantevole.
Sono una musica dolce, un canto soave, dove le note acute non stridono e quelle gravi
risuonano delicate.
Potrei piangere di gioia.
Sento gli occhi inumidirsi, per un momento, ma poi ricaccio indietro le lacrime e

sorrido.
Dopo cena facciamo una passeggiata mano nella mano. Mi mostra la bellezza della
luna, che brilla di luce propria nel suo spicchio dorato.
Guardiamo il cielo buio e pensiamo alle stelle, piccoli punti luminosi per i nostri
occhi miopi, ma corpi infiammati di luce nellimmensit delluniverso. E tutto mi
sembra diverso, raccontato dal sussurro della sua voce calda.
Camminiamo un po percorrendo una strada in salita, al di l del piccolo ristorante
di periferia, finch Roma non si affaccia ai nostri sguardi, maestosa e bellissima,
impreziosita da mille gemme luminose, nel buio della notte.
Ci appoggiamo a un muretto, mentre osserviamo incantati il panorama straordinario
e le sue braccia mi cingono dolcemente.
Poi le sue labbra si posano sulle mie, in un bacio delicato.
Mi sembra di volare, nel silenzio di quellabbraccio intenso.
Ora le parole non servono e lincanto del momento si illumina di magia. Io e lui
soltanto. Noi due, luno dentro laltra, uniti da una stretta avvolgente che ci unisce con
forza, nellimpeto di unemozione trasparente che si tinge di mille colori caldi e pieni
di vita.
Torniamo alla macchina camminando lentamente per mano, con un gesto complice e
bellissimo.
Sulla via del ritorno osserviamo la natura che fiancheggia la strada, nel buio che si
colora di luce e che colpisce la nostra attenzione.
Lui mi racconta di nuovo di s, mi parla dello spazio e del tempo, della natura e
delluomo, che insieme collaborano per dar vita alla bellezza. Manifesta il suo amore
per tutto questo, con una sensibilit profonda che mi affascina e mi cattura.
La cosa meravigliosa che dice cose che io stessa penso, da sempre, senza che
nessuno le condivida con me.
E sentire che anche lui prova le mie stesse emozioni, nellosservare uno scorcio di
panorama o un cielo stellato, mi provoca una gioia interiore senza pari.
Mi assomiglia come non mai ed parte di me, ed io di lui, nel profumo di un
momento e nella sonorit armoniosa di una frase.
Mille pensieri invadono la mia mente accesa, mille sensazioni nuove e inattese
mi sorprendono e mi colorano dentro.
Pochi giorni fa lui non cera ed oggi qui, con me.
Era altro, lontano, un pittore e un poeta perso nel vento.
E adesso mi siede accanto, mi guarda negli occhi e vede solo me.
Illumina la mia esistenza senza accorgersene, con il suo sorriso e la sua poesia, poi
mi dice dolcemente: La tua voce frizzante mi riempie di vita, non smetterei mai di
ascoltarla
E le sue parole mi sorprendono ancora, perch somigliano ai miei pensieri, ogni
volta.
Mi accorgo che sentiamo le stesse cose in questa notte senza confini, al di l del
tempo, verso lorizzonte, dove realt e fantasia si confondono e il sogno prende

forma.
Mi sento come la farfalla di Herman Hesse, caduta nel bicchiere di vino, che,
ebbra, si abbandona alla sua dolce rovina. E il mio cuore accecato dagli occhi di lui,
affonda felice nel denso calice, nel rosso del vino profumato, pronto a morire, ebbro
dellincanto che lui gli regala, generoso e soave.
E sento io stessa il mio destino compiersi solo con un cenno della sua mano, che
tutto pu, regina di me e del mio vivere.
Girovaghiamo a lungo con la macchina, prima di fermarci nel parcheggio sotto casa
mia.
Poi parliamo ancora nellabitacolo che si riempie dei nostri sussurri e dei nostri
baci, rubati alle labbra rosse damore, morbide e dolci come miele di castagno.
Ma non gli chiedo di salire da me, come lui non mi invita a casa sua. Non ancora.
troppo presto.
Potremmo farlo, ma andrebbe a rovinarsi quellincanto e quella complicit senza
pari che ci unisce ed parte di noi.
Sono cullata dalla magia di sensazioni intense e voglio gioire di queste. Mi sfiora
una mano, mi accarezza dolcemente il collo e questo mi trasporta in un mondo
sublime, al di l del reale.
Infine lo saluto con lultimo bacio a fior di labbra e gli do appuntamento
allindomani. Ci vedremo di nuovo, una nuova serata insieme. Poi per qualche giorno
saremo lontani, perch Pierre ha un incontro a Firenze.
Torno a casa di nuovo frastornata e incantata da mille emozioni.
Eva e Cinzia sono a letto, sono le tre del mattino. Vado subito a dormire anchio,
dopo aver sciolto il trucco nel dischetto di cotone, in un gesto consueto. Rido e piango
di gioia, dentro di me.
Il sonno tarda di nuovo ad arrivare, ma la notte profuma di novit straordinarie e la
vita mi sorride. Sono sveglia e felice.
Sento che Morfeo mi accoglier lentamente fra le sue braccia, adesso, e sar
musica e poesia, in un sogno colorato.

Non tutto fantasia

Pierre e Gemma, due corpi e unanima. Sembrava davvero una storia bellissima,
sbocciata per caso, fra pennelli e colori, grazie alla voglia di partecipare a un corso
di pittura. Lei ci era andata senza un vero perch, in fondo, ondeggiante di vita e
attratta gi da lui senza saperlo, senza averlo mai visto, grazie a un volantino azzurro
messo l, forse, dalla mano sapiente di Cupido, vigile e pronto con le sue frecce
incantate.
E nonostante la paura di sbagliare ancora, lei aveva saputo lasciarsi andare e far
nascere una storia vera, intrisa di amore e di magia.
Aveva posato per lui e ne era venuto fuori un ritratto bellissimo, fatto di luce
abbagliante, come un sole che infonde calore e gioia di vivere. Era stata come una
delle modelle di Van Gogh, pronta ad accontentarlo e a mostrarsi col suo volto
sorridente.
Aveva vissuto unesperienza unica, fuori dallordinario: lei immobile per ore nel
suo atelier, con la voglia di saltare e di abbracciarlo, ma anche con la consapevolezza
di vivere un momento pieno di meraviglia e di splendore.
La vita fatta di dettagli.
E quelli che ci fanno star bene, che ci cullano dolcemente e ci fanno sentire sulla
cima di una montagna, vittoriosi e soddisfatti, ci ricordano quanto essa sia degna di
essere vissuta. Al di l di tutto.
Pierre laveva vista subito, la prima sera del corso, e aveva sentito un morso
nellanima. Le anime gemelle si vedono da lontano, si riconoscono e si attraggono.
E nonostante la sua situazione personale complicata, non aveva saputo sottrarsi a
quellabbraccio dolce e profondo, a quel rapporto puro e cristallino, fatto di
delicatezza e sintonia.
Gemma era la Cenerentola della sua vita, la ragazza che calzava perfettamente una
scarpa dimenticata.
Era lei la donna dei suoi sogni.
Lo sentiva fortemente dentro di s, anche dopo, a Firenze, quando era lontana e lui
aveva il tempo di riflettere e di guardare la situazione a mente fredda, immerso nel
lavoro, ma con la testa pronta a correre da lei.
Non cera dubbio. Il sentimento era profondo e vero, senza finzioni di sorta.
Sentiva pulsante dentro di s il desiderio e il bisogno di lei, con la vita che rideva
abbagliante e generosa.
E avrebbe avuto voglia di dirle tutto, di spiegarle che talvolta si presentano
situazioni difficili, da cui non si sa trovare una via di scampo.
Ma capiva di non riuscirci, perch il suo amore era troppo grande e la paura di
perderla immensa. Non poteva rischiare, non poteva raccontarle niente della sua vita.
In fondo era meglio cos. Non le stava mentendo. Se ne convinceva sempre pi.
Lamava davvero, infinitamente, laccarezzava col pensiero in ogni momento, era

continuamente con lei e dentro di lei, anche da lontano. Avrebbe omesso qualche
particolare, per ora.
Non tutto fantasia.
A volte la realt cos bella e piena di incanto da superarla.
Almeno per un po.

Indaco

Secondo la cromoterapia un grande purificatore del sangue e ha una spiccata azione


sulla capacit raziocinante. un colore freddissimo, che induce a una forte
concentrazione mentale.
Presente nellarcobaleno, a volte si fatica a individuarlo. C e non c, non si
ricorda mai quale colore sia esattamente. Sprofonda nel vago, luce e ombra. Come
me. Non so pi chi sono e cosa voglio dalla vita. Sono indaco nello spazio e nel
tempo, oggi, lontana da lui, ma con la mente che lo cerca e che ripercorre i momenti
trascorsi insieme con fredda oggettivit.
Sono cos terribilmente complicata.
Ho voglia di capire. Di capirmi e di capirlo.
Di rendermi conto di quello che sta succedendo, di provare a spostare il punto di
vista in una posizione esterna, per vedere il tutto da unaltra ottica, il pi obiettiva
possibile.
Mille dubbi assalgono la luce fredda dellindaco che mi pervade.
Sono glaciale e trasparente. Bluastra e scura.
Ho perso ogni nota calda del rosso avvolgente che mi stringeva fino a ieri. Sono
indaco, il colore del silenzio, cupo e profondo come il mare. Lui partito ed io sono
rimasta qui, con la testa fra le mani e una tinta freddissima che si impadronisce della
mia essenza.
Emerge con forza dalle profondit del mio io e mi dipinge interamente. E fremo,
scalpito, muoio dentro in un grido muto di terrore, mentre penso che sia tutto un sogno,
una congettura, una parentesi nellinfinit del tempo.
Respiro con affanno, poi i battiti rallentano e freddamente analizzo la situazione,
nel buio di una stanza, seduta su quello stesso divano che aveva condiviso il mio
benessere interiore, al ritorno di serate incantevoli con lui. E mi chiedo cosa possa
essere successo improvvisamente, perch debba avere cos paura.
Temo che tutto sia cambiato dentro di lui o che forse non sia mai esistito. Mi
sono bruciata troppe volte. Ho dato amore infinito e ho ricevuto fango. Per questo non
so pi credere che la vita possa essere generosa con me e farmi gustare la sua polpa
succosa senza chiedermi niente in cambio o senza strapparmela con forza dalle
labbra. Vedo la trasparenza di questo colore gelido, lo sento dentro di me.
E i miei occhi si vestono di luce algida. E vedono lui lontano, distratto, svuotato
di me.

Non tutto brilla

Niente si spento davvero, ma non riesce pi a brillare, nel cuore di Gemma. A volte
la paura pi forte della luce e la lontananza genera mistero. Il dubbio si insinua
silenzioso e ostile vestendo la realt di colori nuovi.
Pierre sempre lo stesso, pieno di amore e grondante di emozioni, nonostante la
verit che nasconde, ma non l accanto a lei. Gemma non pu vedere i suoi occhi e il
suo sorriso luminoso. Non pu godere del suo sguardo avvolgente e sente sfuggire
ogni sicurezza appena acquisita.
Niente pi brilla, ora.
Tutto opaco e privo di slancio.
Poi un messaggio sul cellulare.
Le parole calde intonano nuovi accordi luminosi, laria brilla ancora intorno a lei e
tutto si colora di tinte accese.
A volte basta poco per sentire una persona vicina.
Pu essere sufficiente un sussurro, una parola che sfreccia abbagliante e risveglia
la magia.
Le anime gemelle si addormentano in un attimo infinito e si risvegliano nel profumo
di un respiro.

Colori in falsa armonia

Pierre tornato da Firenze e ogni mio dubbio svanito nel nulla. Ho rivisto il suo
sorriso e ho toccato con mano il suo desiderio di stare con me. Tutto tornato ad
essere comera.
Lincanto continuato per giorni, per settimane, per mesi.
Ha fatto nuovi viaggi, da cui rientrato con lo stesso entusiasmo e con lo stesso
amore per me. Io lho aspettato con impazienza, ma certa ormai di avere un posto
importante nel suo cuore, senza pi il terrore malcelato di essere presa in giro.
Senza pi il timore che non torni, che sparisca per sempre.
Mi ha portato con s molte volte, ed stato meraviglioso.
Anche a Parigi e a Milano. Citt meravigliose che hanno fatto da cornice alla quiete
accesa e impetuosa di un sentimento vivo e profondo che ci unisce e ci pervade.
stato tutto incantevole, troppo bello per essere vero.
Mi sentivo avvolta da un velo magico che mi frastornava relegandomi in un mondo
ovattato. I momenti trascorsi insieme, i suoi quadri e le sue mostre, le lezioni, i nuovi
corsi, la sua voce musicale e suadente che spiega le teorie affascinanti sulla luce e i
colori, limpressionismo e lespressionismo tutto mi ha fatto sentire nuova e
diversa, gratificata e felice.
Io sono stata con lui, mi ha presentato ai colleghi, mi ha tenuto per mano per le vie
della citt, in ogni momento mi ha fatto sentire partecipe e viva.
trascorso quasi un anno dal nostro primo incontro, dalla prima lezione del corso sui
colori a Roma.
Penso a cosa sarebbe successo se non ci fossi andata, se non fossi stata incuriosita
da quel volantino azzurro, se non fossi stata affascinata dalla magia dei colori, nelle
loro mille sfumature.
Non lo avrei mai conosciuto e la mia vita sarebbe stata vuota senza saperlo. Non
avrei sentito i pensieri correre fugaci in attimi infiniti danzanti tra di noi, non avrei
goduto di momenti speciali, al confine della magia e del sogno. In definitiva non sarei
quella che sono, perch ognuno di noi il risultato di ci che vive e di ci che sente.
E, grazie a lui, sono stata dipinta di slancio e di armonia, nella mente e nel cuore.

Viola

Ma ora tutto diverso e pervaso di viola. Improvvisamente sprofondato nel baratro.


Mescolanza del caldo rosso e del freddo blu, questo colore indica metamorfosi e
transizione Mi opprime e mi dipinge dentro con tratti forti.
Rimango senza fiato, pugnalata interiormente dalle sue pennellate inattese. Viola,
viola, ancora viola.
Mi chiedo il perch.
Cosa ho fatto di male per meritarlo? Dovevo aspettarmelo, dovevo saperlo.
Il viola mi perseguita ora, si allarga a macchia dolio e mi fa sua.
Simboleggia lunione degli opposti e mi squarcia dentro.
Divento viola di rabbia e di incredulit.
Ho paura.
Perdo il controllo, la realt mi sta uccidendo, portandomi fuori da me stessa. La
testa gira vorticosamente e si perde nelloblio, sento di morire nel cuore e nello
spirito uccisa da un viola preparato da Pierre.
Non sento pi niente, ora.
Forse sono morta. Mi tocco il braccio e non lo sento, i denti mordono le labbra
violacee, che hanno perso ogni sensibilit.
Inspiro ed espiro. Di nuovo. Ancora una volta.
Sono viva allora? Ma non sento niente.
Sono unaltra da me stessa. Sono sdoppiata.
Mamma successo ancora, unaltra persona mi ha tradito.
Non solo tu, non solo Marco, anche Pierre.
Allora proprio vero che la colpa mia.
Altrimenti non succederebbe. Devo essere cattiva o terribilmente stupida.
Sono sola e viola, qualcuno mi aiuti, vi prego, aiutatemi
Sprofondo in un pianto disperato e singhiozzante, ma nessuno si avvicina. Non so
riprendermi, non so mettermi quella corazza che avevo imparato a usare. Aiutatemi,
sono sola, pugnalata dal viola, senza via di uscita.
Nessuno risponde al mio grido di dolore. La solitudine mi accompagna ancora. Ma
non importa, giusto cos, devo uscirne con le mie forze, recuperando il raziocinio.
Lentamente mi riprendo, dopo il pianto liberatorio e ripeto a me stessa cos
successo.
Pierre mi ha preso in giro per un anno.
In un piccolo paese nei pressi di Lione ha una compagna e una figlia, che vede
regolarmente, durante quei viaggi di lavoro che fa senza di me.
Lou e Marion sono l ad aspettarlo.

Credono che sia il suo lavoro a tenerlo lontano, non una vita parallela che si
costruito con me.
Lou ha quattro anni, il viso rotondo come una mela e gli occhi verdi che cercano il
padre. Lui se n andato quasi per sempre, lo vede a singhiozzi, per colpa di una
donna straniera che glielha portato via.
Devo essere per lei quello che stato il compagno di mia madre per me, tanto
tempo fa. Io ne avevo cinque di anni, e gli occhi chiari, pieni di speranza, spalancati
al mondo. Chiss se anche i miei sono vicini, come quelli di lui, a simbolo di
cattiveria.
Forse lei non sa niente, povera bambina, lo spero con tutto il cuore.
Vorrei abbracciarla e dirle che io stessa non ne sapevo nulla, che lho scoperto
soltanto adesso, per caso. Povera piccola Lou.
E mi dispiace anche per Marion, la sua compagna vera, madre di sua figlia, lasciata
sola in Francia, senza un vero perch.
Ma come ha potuto fingere in questo modo? Come ha potuto farmi questo?
Eppure sapeva il male che mi ha fatto labbandono di mia madre. Gli avevo
raccontato i particolari della mia infanzia, il dolore della perdita e il vuoto senza pari,
nonostante lamore di pap.
Conosceva ogni dettaglio.
Perch mi ha mentito cos? Perch mi ha fatto rivestire questo ruolo orribile?
Litighiamo ferocemente in questa giornata senza tempo, in cui per caso ho scoperto
la verit.
E adesso sono solo parole svuotate di senso.
Urlo allinfinito, non so fare altro e rimango senza voce e senza fiato E ho
limpressione che tutto sia immobile e statico, nonostante le mia grida disperate che si
intrecciano ai suoi non come credi, che ormai rimbalzano e rotolano lontani.
Vorrei chiudere la porta e lasciare luniverso al di l di essa, distante e distratto, e
far risuonare le parole fra noi. Ma la musica sparita. La nostra storia non stata che
un attimo senza tempo nel buio della menzogna. Non riesco a crederci.
Il dolore troppo grande. Mi uccide dentro, mentre la voce diventa roca, tanto le
grida sono forti e strozzate.
Non riesco a pensare, esprimo con le urla la mia sofferenza devastante. E grido
ancora e ancora.
Infine mi chiudo in un silenzio infinito.
E ascolto lui: Ho cercato di dirtelo tante volte, Gemma, ma non ho potuto, non ci
sono riuscito. Sapevo che non avresti potuto capire, perch impossibile capire. Lo
so, ho sbagliato, ma non ho potuto fare diversamente, perch ti amavo e ti amo troppo.
Ma non potevo neanche fingere di non avere pi una figlia. Marion non pi niente da
tanto tempo per me, te lo giuro, soltanto sua madre.
Lo guardo e mi accorgo che le sue parole sono mute.
Non risuonano nellaria, non dicono niente.
Parla di amore, lui. Non sa neppure cosa significhi questa parola.

Ha danzato con me, nella musica infinita e sublime di quel sentimento e poi ha
dimenticato ogni passo o forse ha finto fin dallinizio di saper ballare. Non si pu
amare senza essere sinceri.
Sono roca ed esausta, incredula, delusa, morta dentro.
Ora singhiozzo atrocemente, mentre immagini di ogni tipo rimbalzano dentro di me
e mi squarciano lanima.
Io e lui che camminiamo sorridenti, lui che mi abbraccia, lui che bacia lei
ridendo di me, lui con la bambina in braccio ed io da unaltra parte del mondo, con
lillusione chiusa dentro e lespressione stupida.
Non credo pi a niente.
Non so pi capire le persone. E neppure le cose o gli eventi.
Mi chiedo come potr vivere ancora senza sprofondare nel buio dellangoscia o di
una depressione assoluta.
La delusione terribile: uccide dentro e umilia in modo devastante.
Non riuscir pi ad amare.
Lo sento con forza.
La mente abbraccia immagini che rimbalzano con vigore dentro di me ed io sono
stordita e affranta, incredula e svuotata di tutto.
Sono terribilmente sola e ridicola. S, ridicola.
Eva mi chiama al cellulare e le rispondo distrattamente.
Ti sento strana, Gemma, che cos' successo?
Niente, niente. Stai tranquilla.
Sicura? Posso aiutarti in qualche modo?
Sicurissima, nessuno pu fare niente per me.
Chiudo la telefonata e saluto Pierre, che mi ancora di fronte.
Mi ha guardato negli occhi per tutto il tempo, con uno sguardo quasi dolce, di chi
vuole farsi capire.
Gemma, ti prego, non andare, ho bisogno di te. Non pu finire tutto cos. Il mio
amore immenso.
Non so cosa pensare.
Continua a parlare di amore. Questa parola sulle sue labbra cos stonata, adesso,
che mi d fastidio.
Ma lui insiste, continua, ripete gli stessi concetti, ricorda episodi e infine mi fa
una domanda inattesa.
Perch dovrei insistere cos, se non ti amassi? Potrei prendere la palla al balzo, se
non mi importasse niente di te, se ti avessi solo preso in giro, e andarmene per
sempre. Ma non lo faccio, perch ti amo. Ti amo pi di me stesso.
Rimango ammutolita. Quelle parole adesso risuonano dolcemente dentro e fuori di
me e mi lusingano. Ma non voglio essere fragile. Non posso cadere ancora nella
debolezza dimostrata con Marco, devo reagire, devo andarmene.
Corro via, lasciando Pierre solo e incredulo.

Mille pensieri mi invadono mentre sono sullautobus e poi per strada. Finalmente
arrivo a casa, ma sento squillare il cellulare, imperterrito, nella mia borsa. Pierre.
Tesoro ti chiedo solo di pensare a quanto di bello c stato fra noi Mi sento
vuoto e deluso. Ti prego dammi unaltra possibilit.
Gli rispondo che tardi e che deve lasciarmi andare, accettando la mia decisione.
Gli dico parole dure, nuove anche per me.
Del resto lintera situazione nuova, non posso fare diversamente. Poi preciso che
sono stanca e che voglio andare a dormire.
Lui si scusa, ma dice ancora che mi ama e che non pu stare senza di me. Lo saluto
freddamente e chiudo la comunicazione.
Poco dopo mi manda un messaggio telefonico, dolcissimo, come solo lui sa fare.
Guardo la luna e le mando un pensiero damore per te. Puoi riceverlo, tesoro, se la
guardi anche tu. quella luna meravigliosa che abbiamo ammirato tante volte
insieme, vestita di luce e di incanto.
Ma basta!
Non rispondo, non voglio cedere. Non voglio dargli nessuna chance.
Il viola mi pervade e mi pugnala dentro.
il colore della transizione, degli eventi che si trasformano. Di ci che era e non
pi.
Non voglio illudermi. Vado a letto senza dire niente.
Vorrei dormire per sempre.
Vorrei morire, uccisa dal viola.
E invece mi sono risvegliata, la mattina successiva.
Dopo una notte terribile, inondata di sogni dal sapore di incubo, riempita di mille
colori nefasti.
Ho cercato di raccogliere le idee, di scuotermi.
Sara e Cinzia mi hanno chiesto cosa mi fosse successo, tanto mi vedevano pallida e
stralunata. Ma non ho voluto dir loro niente.
Mi sono stancata del ruolo che rivesto ai loro occhi.
Io sono sempre la sfortunata, con un sacco di problemi con laltro sesso. Loro,
invece, le ragazze forti e piacenti, piene di uomini che le adorano.
No, ho preferito tacere e uscire di buonora. Ho fatto una passeggiata immersa nel
traffico cittadino, con il vento fresco che mi pungeva il viso. Ho osservato le auto, le
persone al loro interno, ho respirato aria inquinata e provato sensazioni molteplici.
Mi sono ritrovata in via Tevere, dopo aver preso due autobus, pieni zeppi di studenti e
lavoratori di ogni tipo, di fronte al palazzo alto e decadente dove ho trascorso
linfanzia e ladolescenza. Mi guardava cupo e imponente, con le sue facciate grigie
ed io ho sentito una stretta al cuore. La malinconia mi ha invaso, insieme allangoscia.
Lentamente mi sono avvicinata al grande portone e ho suonato il campanello
dellultimo piano. Sono uscite due signore eleganti, mentre aspettavo che una voce

contraffatta mi rispondesse al citofono. Avevano laria interrogativa, anche se


educata. Io non ho detto niente. Non avevo voglia di spiegare che ero l per Armida,
in quel momento, ma che ero anche la figlia di Berotti, linquilino del terzo piano. Le
conoscevo di vista, molto vagamente, perch si erano trasferite l da poco, non vi
abitavano ancora quando io ci vivevo con mio padre.
Molte cose erano cambiate negli ultimi anni.
Traslochi vari avevano trasformato lanima del palazzo.
Adesso si conoscevano in pochi, non si respirava pi laria cristallina di
amorevole conoscenza di un tempo e il condominio aveva un aspetto austero.
Le signore mi hanno salutato con garbo, inarcando leggermente le labbra, quando la
voce calda di Armida ha risposto.
Chi ?
Sono Gemma, posso salire?
Naturalmente mi ha invitato a farlo, con un entusiasmo che mi ha allargato il cuore.
Sono salita a piedi, non ho avuto voglia di entrare nella gabbia di quel vecchio
ascensore con cui ormai avevo perso la confidenza.
Ho raggiunto lultimo piano con un po di fiatone, perch ho saltato i gradini a due a
due, e lho trovata sulla porta con le braccia aperte e il sorriso sincero.
Ci siamo abbracciate con forza e dolcezza al contempo. Lho sentita piccola e
minuta, in quella stretta, spogliata delle rotondit di un tempo. Spesso la vecchiaia
regala un soffio di magrezza.
Lho guardata negli occhi e ho visto la stessa luce: immediatamente mi sono sentita
a casa. La malinconia scomparsa, lasciando il posto a una gioia calda che mi saliva
dal petto. Avrei voluto raccontarle di Pierre, del dolore che mi squarciava dentro,
della delusione profonda.
Ma ho visto sulla mensola in cucina una pila di farmaci.
Sono tutti tuoi? le ho chiesto
Quelli a sinistra sono miei, quelli a destra di Bernardo. ha risposto senza
vittimismo.
Poi ho notato sul tavolo la macchina per misurare la pressione e lattrezzatura per
laerosol. E ho deciso di non dire niente.
Mi bastava stare l, sentivo la vita pulsare dentro di me, ricevuta da lei per osmosi
o secondo la teoria dei vasi comunicanti.
Avevo perso ogni traccia di disarmonia, il dolore che irrompeva dentro di me si
era affievolito fino a diventare un tenue malessere e poi quasi soltanto un ricordo.
Mi bastava guardarla ed essere accanto a lei, per stare meglio.
Parlava di tutto, ripetendo mille volte quale piacere le avesse procurato la mia
visita inattesa. Sembrava che avessi compiuto chiss quale buona azione non
capiva leffetto straordinariamente benefico che lei aveva su di me. Era stata una
nonna e una mamma, forse un angelo, che mi aveva raccolto e amato quando ne avevo
pi bisogno regalandomi la forza e la gioia di vivere.
Mi ha chiesto come stessi e se avessi ancora il fidanzato, naturalmente.

Questultima una delle cose che interessa di pi alle persone di una certa et. Ci si
sposava molto pi presto, ai loro tempi, e non riescono ad accettare lidea che a
ventitr o ventiquattro anni una donna non abbia ancora trovato un compagno di vita.
Le ho detto che ce lho ancora, che sempre Pierre.
Non italiano? mi ha chiesto lei.
No, francese, ma vive qui. un pittore. Ricordi? Te lo avevo detto.
Certo cara, ricordo perfettamente.
Ha sorriso con tutto il volto e mi ha abbracciato di nuovo.
Lei si ricordava di Marco e della storia del tentato suicidio, che poi era stato solo
un incidente. Ma sapeva anche di Pierre, glielo avevo raccontato durante qualche mia
visita frettolosa e Armida non dimentica mai niente. Ha la memoria di ferro e il cuore
doro.
Pierre ha quattordici anni pi di me, ma ne dimostra di meno
Sei innamorata di lui?
S.
Allora let non conta.
cos dolce, col suo sorriso pacato e coinvolgente e la sua nuvola di capelli
argentati, che mi sento invadere da sensazioni positive solo guardandola. E sa sempre
dire la cosa giusta.
Parliamo damore, di vita, di profumo di torta e di diabete.
Le parole scivolano veloci e fluide mentre tutto pervaso di armonia.
Parliamo anche di morte, con gli stessi toni, come se fosse un semplice elemento
della vita. Le dico di passare ad altri argomenti, ma lei mi risponde con serenit:
Devo pensarci, Gemma, potrebbe arrivare presto, sono vecchia.
Ma no, non vero, non lo sei
Certo che lo sono, cara, ho gi superato let media per una donna italiana. Ho
quasi ottantacinque anni, tesoro, e mille acciacchi. Ma sono serena. Quando arriver
non mi coglier di sorpresa. So che il mio tempo sulla terra sta per scadere
cos tranquilla e saggia che mi sorprende nuovamente.
Ho fatto bene a non dirle nulla del mio dolore.
Lei ha problemi molto pi grandi di me, ma non si lamenta, non scalcia e non
scalpita. Non freme. Vive con dignit regalando dolcezza a chi la circonda.
Vorrei tanto saperlo fare anchio.
Mi offre il t con i biscotti.
Io accetto mentre le parlo di Pierre come se non fosse successo niente, come se
tutto fosse come prima. Lei ascolta con interesse.
Prepara le tazze e affetta il limone, mi fa qualche domanda.
Sorseggio il t fumante che mi sembra buonissimo, zuccherato al punto giusto. Ci
tuffo qualche biscotto a forma di luna. Poi un altro e un altro ancora. Mi accorgo di
avere una gran fame.
Non ho praticamente cenato e non ho fatto colazione, come mi capita spesso quando

sto male.
Armida mi fa compagnia col t, ma non pu mangiare biscotti, a causa del suo
diabete. Ne prende solo un pezzetto, che gusta lentamente mentre mi parla
dellimportanza dellamore: il motore della vita. Poi tira fuori fette biscottate
ipocaloriche. Sorride.
I suoi occhi luminosi troneggiano in un volto pieno di rughe.
Li guardo incantata.
Quando esco da quella casa, dopo aver abbracciato Armida e promesso a me stessa
di tornare presto a trovarla, sono una persona diversa da quella che aveva varcato la
stessa soglia un paio dore prima. Non sono pi una ragazza col cuore infranto che sa
solo urlare il suo dolore. Sono una giovane donna che cerca di vedere e guardare con
gli occhi degli altri.
Scendo le scale e mi soffermo di fronte allappartamento di mio padre, dove ho
vissuto anchio dallet di tre anni fino a quando ho cominciato luniversit. Ho un
lieve sussulto.
Sul campanello c ancora il cognome di mia madre.
Lo sapevo, certo. Nessuno di noi aveva mai voluto toglierlo.
Ma adesso brilla davanti ai miei occhi e non so fare a meno di guardarlo. Vorrei
suonare e abbracciare pap, ma so che sarebbe inutile, perch a questora sul posto
di lavoro. Provo lo stesso.
Aspetto un momento e sento girare il chiavistello, mentre la porta si apre. Me lo
trovo davanti con laria perplessa e interrogativa.
Ha i capelli scomposti e laria stanca.
Gemma! Che ci fai qui?
Credevo fossi al lavoro sono venuta a trovare Armida.
Oggi non sono andato, ho preso un giorno di ferie, avevo voglia di staccare un
po ma vieni, tesoro, entra.
Mi abbraccia e mi d due baci sinceri sulle guance. Io contraccambio. Adoro pap.
Mi offre qualcosa da bere o da mangiare e mi invita a sedermi sul divano del
salotto. Dalla posizione dei cuscini e il portatile sul tavolino basso capisco che lui
era l, fino a pochi minuti prima.
Lo vedo un po strano, chiss perch oggi non andato a lavorare. Sembra che mi
voglia nascondere qualcosa.
Forse sta pensando che se sono andata a trovarlo proprio il giorno in cui rimasto
a casa, significa che sono a conoscenza di qualcosa. Ma la verit che si tratta
semplicemente di un caso fortuito.
Sono l perch avevo voglia dellabbraccio caldo di Armida e poi ho pensato di
suonare anche a lui. Era come se non mi sentissi a posto ad andarmene senza suonare
il campanello a pap, anche se ero certa che non ci fosse.
Il tutto stato assolutamente casuale.
Ma perch lo vedo cos strano? Mi chiedo che cosa gli sia successo.
Cerco di capirlo da lui mentre parliamo seduti sul divano beige del salotto. Noto

che dimagrito e che ha il colorito spento.


Non dico niente neppure a lui di Pierre. Fingo che tutto vada bene, che il nostro
amore sia ancora saldo e privo di nubi. Penso al suo cuore spezzato tanti anni prima,
al dolore che ha dovuto provare quando rimasto solo. Lui amava mamma
profondamente.
Per questo non dico nulla di me e gli lascio credere di essere felice. In fondo lo ero
fino a due giorni fa.
Poi tutto crollato in un momento, ma posso fingere il contrario, mentre cerco di
capire cosa gli stia succedendo.
Mi guarda con occhi pieni damore, che forse mi nascondono qualcosa. In genere
lui protettivo con me, ma oggi la situazione si capovolta. Lo abbraccio ancora e
scopro che nellazienda in cui lavora cominciata la cassa integrazione. Il mercato
scosso dalla crisi e anche le ditte pi solide cominciano a traballare. Lui non stato
ancora mandato a casa, per ora sfrutta soltanto giorni di ferie che gli erano rimasti.
Ma poi? Chiss
Meno male che non gli ho detto niente del mio dolore, avrebbe sofferto anche per
questo, sarebbe stato in pena per me, oltre che per il suo futuro lavorativo.
Invece questa volta sono io a consolare lui, a vedere il bicchiere mezzo pieno e a
trasmettergli sensazioni di speranza.
Per un attimo sono fiera di me.

Argento

Largento un metallo e non un colore, ma la tinta che lo caratterizza quella di una


sorta di grigio chiaro e acceso.
Ha laria di un dubbio brillante, di unincertezza e di unindecisione che si tingono
di luce.
Ho voglia e bisogno di Pierre.
Schegge di menzogna rompono un equilibrio fatto damore e di magia, ma non so
fare a meno di lui. A momenti credo alle sue parole di scusa, che rimbalzano dentro il
mio cuore senza sosta, poi sento che non posso farlo e torno a piegarmi in due dal
dolore e dalla delusione.
Una massima meravigliosa dice: Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non
conosce. In questo momento quello che sento profondamente dentro di me.
Pierre continua a chiamarmi, a cercarmi. Non vuole perdermi.
Ed io non so proprio cosa fare.
Temo che non resister per molto, comincio a credere sempre di pi che lui mi ami
davvero, nonostante tutto, malgrado quello che mi ha fatto. Mi sembra che la
situazione stia perdendo i contorni netti e rigidi della gravit e stia assumendo quelli
della giustificazione e del perdono. Sto pensando che, in fondo, lomissione non sia
una vera bugia, mi convinco che se non mi ha detto la verit sulla sua vita perch
non sapeva da dove cominciare. Ormai sono certa che mi ami profondamente e non
sappia, neanche lui, fare a meno di me.
Ma allo stesso tempo faccio un passo indietro.
Non riesco a credere a me stessa, forse sono diventata unaltra.
Non posso accettare ci che ho subito
Mi concentro pensando a tutti gli aspetti negativi di lui: let, per esempio. Ho
sempre finto che non contasse niente, ma a pensarci bene quattordici anni non sono
pochi. un solco non indifferente sulla linea del tempo, pronto a dividere e
allontanare chiunque. Lui gi un uomo ed io sono ancora una ragazza; andando avanti
nel tempo forse mi peser questa differenza anagrafica Ho ventiquattro anni e lui
trentotto. Due mondi diversi in uno stesso universo, da un certo punto di vista. Mi
convinco con tutte le mie forze che possa diventare un grave ostacolo al nostro
rapporto. Voglio pensare che sia cos.
Penso ad altri suoi difetti alla sua mancanza di progettualit, per esempio. In
questo anno non ha mai manifestato il desiderio di costruire qualcosa insieme; mi ha
sempre parlato di amore, questo vero, senza per mai collegarlo al desiderio di
condividere il tempo e lo spazio. Qualche volta venuto a dormire da me, altre sono
andata io da lui, altre ancora abbiamo dormito in albergo, durante i nostri viaggi, ma
non c mai stata da parte sua la proposta di stare pi tempo insieme. Non mi ha mai
manifestato la voglia di vivere con me. Neanche una volta, neanche quando ne avrei

avuto il bisogno pi grande. E anche questo, se ci penso bene, molto negativo.


Abbiamo vissuto alla giornata, lasciandoci scorrere il tempo addosso, senza
intervenire con la ragione, senza imbrigliare lamore in un rapporto convenzionale.
Questo lha voluto lui, ora me ne rendo conto profondamente.
Cerco altri suoi difetti, ma non so trovarli. Forse ha la fronte bombata e le spalle
piccole. Forse ha troppi capelli bianchi per la sua et.
Forse solo un uomo che vuole il mio corpo, senza provare vero amore per me.
Pu darsi che mi abbia mentito anche dicendomi che mi amava: difficile credere a
qualcuno che ti ha detto bugie.
Tutto cos vuoto e incerto, ora. Niente ha pi contorni sicuri.
E tremo, piango, muoio e rinasco, ma sono di nuovo spenta e perplessa.
Mi chiama al telefono e mi invita da lui. Mi dice che ha bisogno di vedermi, di
spiegarmi meglio. In fondo glielo devo.
Sono passati tre giorni da quando ho scoperto la verit. Non so cosa fare. Gli dico
di no, ma dopo poco sono gi in strada e mi dirigo verso casa sua. Salgo su un
autobus, detesto la metropolitana.
Gli telefono per dirgli che ho cambiato idea.
Al mio arrivo sento i suoi occhi che mi guardano con dolcezza, ma poi il suo
sguardo corre altrove, si tinge di ghiaccio e mi appare terribilmente freddo,
spaventandomi. Non so se vedo quello che accade realmente o ci che temo dentro di
me.
Ora i suoi occhi sono di nuovo dolci e forse lo sono sempre stati.
Sono felice e triste allo stesso tempo. Non c cosa pi bella di essere l, accanto a
lui, ma sento di sbagliare terribilmente
Ho la certezza, nascosta in un angolo del cuore, di essere tradita ancora. E per di
pi, il senso di colpa mi uccide.
Siamo seduti sul divanetto del suo soggiorno. Io sorseggio un caff bollente, mentre
lui mi bacia la fronte, poi una guancia. Piccoli baci morbidi scendono sul collo e si
confondono con laroma del caff. Mi sussurra che me lo avrebbe detto, che voleva
dirmelo
Appoggio sul tavolinetto la tazzina e mi lascio andare a un abbraccio dolce che mi
scalda il cuore. Mi sembra di volare o di essere sdraiata su una nuvola lui ripete
sussurrando che mi ama e mi chiede scusa.
Schegge di speranza si impadroniscono di me.
Ma poi mi ritrovo dentro gli occhi limmagine di Lou e tutto mi sembra di nuovo
sbagliato. Sussulto e mi sciolgo dallabbraccio.
Pierre mi dice che non devo pensarci pi, che devo lasciarmi andare e ascoltare i
miei sentimenti. Mi chiede se lo amo ancora, perch solo questo conta, secondo lui.
Non c colpa, non c angoscia, non c negativit, se c amore. Naturalmente dal
suo punto di vista.
Io non so se la penso davvero cos, credo ci siano molti altri elementi in gioco.
Non glielo dico, ma lo amo con tutta me stessa, di un amore che mi morde lanima.

Mentre attende la risposta, si alza dicendomi che c una sorpresa nellatelier, ed io


lo seguo con aria interrogativa. Entro nella stanza e vedo tante me nella stessa
posizione appese dappertutto.
Ha rifatto il mio ritratto moltissime volte, con tinte diverse e luci nuove. In alcuni
sono sgargiante: con le ombre tinte dei colori complementari, luccico di
impressionismo.
In altri invece mi ha dipinto con toni scuri che svelano il suo dolore. Mi dice che ha
alternato colori vivaci a colori cupi per evidenziare il contrasto tra gioia e sofferenza.
Lha scritto in una poesia che mi mostra con gli occhi lucidi.
Chiari e scuri damore
Dai gioia e slancio
a ogni momento
vesti di armonia
ogni attimo
trasformi lordinario
in straordinario.
Senza di te
ogni colore svanisce
ogni luce diventa fioca
e torna il buio.
Pierre Guimard
Rimango senza parole. Non posso fare a meno di abbracciarlo e di stringerlo forte,
mentre due lacrime salate vestono i miei occhi di malinconia. Ci baciamo con
dolcezza.
Ho perso lultimo brandello di forza e mi abbandono alla fragilit del mio amore.
Non so fare a meno di baciarlo ancora, di restare stretta fra le sue braccia, di essere
con lui, nel senso pi vero del termine.
Sono felice. Lo amo.
Forse ha davvero ragione lui, solo questo conta.
Questa volta glielo dico sussurrando e vedo il suo volto tingersi di luce. Mi
abbraccia ancora pi forte e mi solleva da terra, poi mi fa volare in alto. Urla il suo
amore, da quella posizione.
Infine mi adagia sul divano e mi stringe di nuovo fra le sue braccia con forza. Mi
ripete che mi ama come non ha mai amato nessuno nella sua vita. Mi bacia con
trasporto. E ancora e ancora e ancora.
Sono completamente priva di ogni capacit di reagire.
Lo amo e lo perdono.
Non voglio pi pensare a nientaltro. Solo a questo.

Questa volta non ho detto niente a nessuno e nessuno commenter la mia scelta.

Marrone

il colore della terra e del tronco degli alberi, delle castagne,


delle noci e delle foglie secche.
Profuma di bosco e di autunno.
Esistono mille sfumature di questa tinta calda, che riconduce alla stabilit e alla
sicurezza, allamore per le proprie origini.
E le amo tutte.
Mi sento avvolta dallodore aspro e dolce di questo colore grezzo, che pi di ogni
altro si sposa con la natura.
Cela in s note di solidit, trasmettendo toni di calma e fiducia.
Sbriciolo tra le mani piccole zolle di terra, le unghie si sporcano, sotto lo smalto,
ma non mi importa. Ho voglia di questo contatto vorrei rotolarmi in questo terreno
secco e polveroso o in quello umido e molliccio sotto gli alberi pi avanti, al di l
del fiumiciattolo, per impregnarmi del loro odore, come fanno a volte gli animali.
Non lo faccio solo perch spinta dalla ragione.
Ma continuo a toccare la terra con le mani, a sporcarmi almeno quelle, tingendole
di un colore che sento mio.
In questo momento sono stabile e sicura, piena di fiducia, intessuta di una quiete
calma e accesa damore.
Pierre qui al parco con me e annusa la terra con lintensit con cui lo faccio io.
Le nostre affinit si moltiplicano, condividiamo in ogni momento emozioni e
interessi, godendo di attimi infiniti che danzano tra noi. Lo sento in totale armonia con
me.
Lui dipinge con le dita, adesso. Diventa un tuttuno con la natura. in una sorta di
duetto con il foglio bianco: le figure prendono forma lentamente, in una danza morbida
e armoniosa che luccica di musica e di vita. Sento emozioni straordinarie esplodermi
dentro e dilaniarmi il petto.
Di nuovo tocco la terra, marrone e concreta, e mi sento viva, dipinta di attimi
darcobaleno.
Rifletto e mi rendo conto che il marrone dato dalla miscela dei tre colori primari,
per cui ho la certezza che sia il compendio naturale della vita, figlio della Madre
Terra.
generato da rosso, giallo e blu. E diventa pi o meno caldo in base alle dosi dei
singoli colori nella miscela.
Ho davanti agli occhi limmagine dei tre colori, che si intrecciano e si sciolgono,
ondeggiano impregnandosi luno dellaltro, per non essere pi quello che erano e
diventare una cosa nuova.
Come un parto, una nascita. Qualcosa che prende vita e profuma di novit.
La natura coi suoi colori mi affascina.

Il mondo fatto di colori, e di terra, e di marrone, che la summa dei primari.


Molte persone passeggiano intorno a noi.
Alberi dalto fusto con fronde verdi e pesanti sinnalzano a fianco di viottoli che
serpeggiano nel cuore del parco, dove uomini e donne di ogni tipo vengono a
respirare aria migliore e a liberarsi dalle briglie imposte dalla citt.
Mi giro a guardarle.
Sono pi o meno giovani, alcune camminano a passo veloce, altre corrono, altre
ancora procedono lentamente, frenate dal peso degli anni. Un ragazzo e una ragazza si
danno la mano, poi si fermano e si baciano sotto le fronde ombrose. Chiss se si
saranno scambiati promesse. Lei molto bella, coi capelli ricci raccolti in una coda e
il viso dai lineamenti dolci. Lui alto e ha lo sguardo innamorato. Almeno cos mi
sembra. Mi sorprendo sempre a cercare lamore dappertutto, sono tremendamente
romantica.
Unanziana coppia fa la sua passeggiata quotidiana, forse prescritta dal medico, con
scarpe comode e abbigliamento dalle tinte scure. Entrambi hanno i capelli grigi e il
respiro pacato.
Un uomo sulla cinquantina corre in tuta, con la fascia in testa e le scarpe
professionali. magro e muscoloso, forse grazie alle corse quotidiane in quel parco.
Ognuna di quelle persone mi affascina, con la propria storia nascosta dentro di s.
Chiss se anche gli altri mi guardano come io guardo loro.
Non voglio spiarli, ma solo trarre attimi di vita dai loro sguardi.
Vorrei vedere me stessa con gli occhi degli altri. Cosa sar io per loro? Che effetto
potr fare ai loro occhi? Il mio volto evocher, forse, tracce di me nascoste nel
profondo del mio essere Oppure no. cos strano pensare a come possono vederci
gli altri.
Pierre mi sta osservando in questo momento e il suo volto si dipinge di dolcezza.
Sorride leggermente.
In fondo ci che mi importa davvero ci che pensa lui. Al di l degli altri. E lui
sorride.
A volte i sorrisi sono archi delle labbra che illuminano la vita.
tardi, ci dirigiamo verso la macchina e torniamo a casa. La nostra casa. S, da
qualche tempo ho traslocato da lui.
Me lo chiese una sera dopo cena, quando stavamo tornando dal cinema. Io gli dissi
soltanto che quel film mi era piaciuto molto, era una storia profonda e intrigante, e lui
mi rispose che non voleva perdere altro tempo senza stare con me.
L per l non capii, mi sembr sibillino, ma poi si spieg meglio e mi chiese
esplicitamente di andare a vivere con lui. Ebbi limpressione che ogni tassello
prendesse magicamente il suo posto nel puzzle della mia vita. Risposi subito di s, con
la voce spezzata dallemozione, mentre visitai col pensiero tanti momenti della nostra
storia, alla ricerca di sensazioni e stati danimo vissuti insieme.

Tornai indietro nel tempo di qualche mese e mi ritrovai ad una fiera di paese in
Toscana.
Ci eravamo andati per una mostra di Pierre e poi avevamo colto loccasione per
qualche giorno di vacanza nelle colline di quella regione incantevole. Rivedo dentro
di me momenti banali vestiti di magia, solo per il fatto di essere con lui.
Gli sedevo accanto in macchina e sentivo i suoi occhi posarsi delicatamente su di
me. Sorrideva con lo sguardo e parlava del pi e del meno. Aveva la voce calda e
lespressione di chi felice di essere dove si trova. Lo ero anchio. Eravamo in
viaggio da due ore, ma il tempo perdeva i suoi contorni e scivolava via rapido, spinto
dalle parole che ci univano e risuonavano armoniose tra noi. Avevo la sensazione che
il mio umore e il mio stato danimo dipendessero fortemente dal suo esserci, dalla sua
voglia di stare con me. I colori che avevo dentro erano fatti di lui.
Il paese, delizioso e ridente, sconfinava nella campagna.
Fiumi di persone si ordinavano in file per due, di fronte allangolo ristoro. Io mi
fermavo ad osservarle, seduta su una panchina, in attesa che Pierre prendesse da bere.
Giovani donne dai vestiti troppo corti ostentavano gambe color latte, dalla forma
sgraziata; altre, di unet diversa, sfoggiavano jeans larghi e magliette comode.
Uomini annoiati, in bermuda o pantaloni lunghi, alternavano varie posizioni: mani
dietro la schiena o sui fianchi, o, ancora, incrociate davanti. Qualcuno ingannava
lattesa col cellulare allorecchio.
Bambini con ciucci enormi mi guardavano dai loro passeggini, con occhioni teneri
e curiosi. Pi in l, qualche bella ragazza in shorts mostrava gambe affusolate baciate
dal sole e capelli vaporosi con ciocche schiarite dallo stesso astro luminoso.
Sorridevo dentro di me di fronte a questa variet umana, tutta in cerca di cibo,
bisogno atavico e primordiale di ogni essere vivente. Fatta eccezione per i vegetali,
naturalmente. Loro sono in grado di produrselo da soli. Autotrofi. Si chiamano cos.
Gli animali e luomo, invece, non appartengono a questa categoria e spendono gran
parte del loro tempo e delle loro energie alla ricerca di nutrimento.
Ricordi liceali riemergevano allimprovviso da chiss dove e mi esplodevano
nella mente senza che io potessi farci nulla. Losservazione del prossimo mi portava
lontano, tra ondate di introspezioni e ricordi.
Osservare la gente che mi circonda continua ad essere il mio chiodo fisso. Non
riesco a farne a meno.
Capto dettagli che saltano agli occhi o che giacciono immobili tra le anse delle
abitudini. Guardare gli altri mi d la forza di guardare me stessa. Di guardarmi
dentro.
Di scoprire chi sono, anche se solo per un momento.
Finora quello che ho capito che non sono mai la stessa, cambio continuamente,
sotto il peso volubile degli eventi e delle emozioni.
Mille pensieri vagano in un attimo eterno che oscilla fra me e il mondo.

Pierre stava tornando verso di me. Lo vedevo camminare rapidamente, con due
bottigliette in mano e il passo sicuro.
Aveva i capelli mossi dal vento e lespressione dolce. I suoi occhi chiari e
profondi spiccavano su un viso rubato alle ombre della notte dalle luci poste in alto,
al di sopra dei tendoni.
Mi piaceva guardarlo da lontano, dallesterno, come se fosse uno sconosciuto.
Fingevo per un attimo che fosse una di quelle persone che osservo nei miei momenti
di introspezione. Ma lui non era come gli altri.
Ebbi un piccolo sussulto mentre lo guardavo. Con la mente appannata e gli occhi
lucidi, sentii lemozione salire dal petto e fermarsi nella gola.
Pierre nel frattempo mi raggiunse e, con un gesto intimo e affettuoso, mi baci sulle
labbra, porgendomi la bottiglietta dacqua. Poi mi sussurr qualcosa allorecchio, che
inizialmente non capii, per il frastuono che cera intorno. Lo ripet, sempre in un
sussurro.
Je taime
Ed io mi tinsi dincanto.
Ora mi rivedo in un piccolo centro del Chianti, durante un altro dei nostri viaggi tra
mostre e stages di pittura. Erano i primi mesi del nostro rapporto ed io mi sentivo una
tavolozza piena di colori, pronta a dipingere ogni istante della nostra storia.
La strada a curve mostrava ai lati filari di viti ridenti, colorati di diverse sfumature
di verde, che davano un effetto striato ai terreni. Il sole basso tingeva doro gli ampi
vigneti, ricchi di unuva zuccherina che avrebbe dato vita al celebre vino.
Locchio correva verso i verdi intensi e pi sfumati per raggiungere le vie del
paese posto nel cuore del Chianti, gioiosa meta del nostro piccolo viaggio. Portici
illuminati da luci calde ospitavano ristoranti di vario tipo, vere e proprie gemme
preziose incastonate in colonne affusolate ed eleganti, ed i piccoli tavoli
apparecchiati allesterno, invitavano i passanti a sedersi. La piazza ridente si
allargava al centro, per poi allungarsi alle estremit, prendendo una forma
asimmetrica; in lontananza, piuttosto in salita, si innalzava una chiesa dalla facciata
chiara, col campanile dal tetto appuntito. Io guardavo il tutto affascinata. Le cose belle
mi colpiscono sempre.
Pierre notava i dettagli che saltavano ai miei occhi e condivideva con me quelle
piccole gioie estetiche. Il suo sguardo, come il mio, si concedeva con slancio a forme
e colori che impreziosivano il mondo. Cenammo in uno di quei ristoranti, sotto quei
portici suggestivi, gustando piatti deliziosi mentre parlavamo del pi e del meno.
La ricordo come una serata incantevole, vissuta in una cornice meravigliosa in
compagnia di lui, che mi guardava sorridente.
Un altro ricordo luccicante balena nella mia testa.
Era circa sei mesi fa. Non ci vedevamo da tre giorni, a causa di un viaggio a
Bologna di Pierre, per uno stage di pittura.
Mi era mancato molto e non vedevo lora che tornasse.

Ricordo una sua telefonata, in cui mi diceva che era rientrato poi un
appuntamento al volo, una corsa per raggiungerlo.
In un lampo arrivai al suo atelier, dove mi stava aspettando. La porta si chiuse
dietro di noi e labbraccio fu immediato e gonfio di emozione. Mi strinse forte a s,
nel vero senso del termine, facendomi sentire un tuttuno con lui, mentre i suoi baci
dolci e intensi, mi lasciavano senza fiato e senza parole.
La mia visita ai momenti del nostro passato stata molto fruttuosa.
Riemergono ricordi felici che mi fanno assaporare di nuovo quella positivit. Ed
ora provo le stesse sensazioni. Sono di nuovo quella Gemma.
Ho allontanato in ogni modo, con vigore e precisione, le tinte nefaste che erano nate
dalla sua piccola grande omissione e mi avevano fatto sprofondare nel buio pi
assoluto.
Sono quasi fiera di me. Una volta tanto.
Mi sento vagamente orgogliosa di essere riuscita a riconquistare quella positivit
scintillante, miseramente sfuggita in un attimo cupo e infausto. Il perch di questo
cambiamento di opinione e di comportamento lo lascio in ombra, in disparte, non ho
voglia di approfondirlo.
So soltanto che lui mi esplode nellanima in un sussurro, in un attimo eterno e
infinito dentro e fuori di me.
Lo sento nel profondo in ogni istante, anche quando lautunno grigio, con le sue foglie
accartocciate e i suoi rami nudi, lancia grida di straziante solitudine. E non riesco a
lasciarlo andare. Non riesco a rendere la mia delusione per ci che ha fatto cos
forte, da superare il dolore dellassenza. Nonostante tutto.
Non riesco a non credergli, a non accogliere le sue parole di scusa e di amore; non
posso non rimanere stretta nel suo abbraccio caldo che profuma di vita.
E intanto la mente vaga altrove, ad altri momenti legati a lui.
A quella volta in cui era andato a Milano per una settimana ed io non avevo potuto
seguirlo.
Dovevo sostenere un esame enorme, di quelli detti blocchi, perch sbarrano la
strada ai successivi, e sono di una lunghezza infinita. Circa duemila pagine da sapere
press a poco a memoria
Cos rimasi a Roma, anche se a malincuore.
Non credevo di poter provare quel dolore sordo e profondo, cupo e fermo nello
stomaco, solo per la sua mancanza.
Mi chiedevo se avessi paura dellesame, ma sapevo benissimo che la ragione non
era quella. Non era certo il primo della mia carriera universitaria e non avevo mai
provato sensazioni di quel tipo.
La facolt che avevo scelto non mi convinceva pi di tanto e per questo motivo non
ero mai coinvolta fino in fondo, come succedeva invece alle mie compagne, di fronte
a nessun esame. Il motivo era legato a lui, a una nostalgia che mi mordeva lanima e

alimentava il terrore, celato dentro di me, che potesse cambiare e diventare diverso
da quello che io conoscevo.
Ho sempre provato questa paura, con lui, campanello dallarme di una fragilit
imperante.
E quel dolore sordo mi raccontava chi sono veramente: una giovane donna piena di
dubbi e insicurezze. Sola e bisognosa damore. Ridicola.

Arancione

il colore della gioia e dellottimismo, miscela del giallo e del rosso, i due colori
primari caldi. Lo guardo e ne sono inebriata.
luminoso, solare, pieno di vita. Stempera nel giallo i toni passionali del rosso e
ha unenergia vivace che suona di note melodiose, mai troppo acute, n stridenti.
una musica calda larancione che mi avvolge e mi riempie il cuore. Sono
irradiata da questa tinta gentile che mi colora tutta, dentro e fuori. Non so bene la
ragione per cui mi senta cos.
Forse ce ne sono tante.
Lesame che preparavo da tre mesi andato bene, un ventotto insperato troneggia
fiero sul mio libretto, mio padre ha ripreso a lavorare regolarmente ed io ho ritrovato
con gioia lantica luce nel suo sguardo. Sara e Cinzia sono allegre perch presto sar
Natale, Eva luccica di gioia per lavvicinarsi del suo ultimo esame.
E Pierre mi ama.
Il mio cuore batte col suo in una musica che vita.
Sento un fruscio nelle orecchie, un brivido lungo la schiena.
Un raggio filtra dorato e mi colpisce dentro. E laria suona di armonia infinita.
La gioia non si spiega. Si riesce appena a descriverla.
una luce che ci abbraccia e ci dipinge di entusiasmo.
A volte, per, non dura molto e questi toni armoniosi possono spegnersi in un
soffio, senza preavvisi, senza spiegazioni, volando via rapidamente come erano
arrivati. Oppure possono rimanere accesi, ma cambiare significato.
Tutto in fieri. Niente resta per sempre uguale a se stesso.
E soprattutto, ogni elemento, ogni colore, ogni forma pu riempirsi di un senso
diverso. In qualsiasi momento.
La luce arancione tinge il cielo al tramonto, quando il sole muore, quando la palla
infuocata si getta nel mare e sembra sparire per sempre. E quel colore, cos caldo e
pieno di vita, diventa un preludio alla morte, pur nella sua struggente bellezza.
Di l a poco le ombre della notte subentrano rapide al sole dorato e tingono di buio
la sua luce vitale, quasi senza un perch.
Niente resta uguale a se stesso, niente per sempre.
Neppure io. Neppure lalbero di fronte a casa mia. Anche lui sta cambiando vestito,
il vento gli ha portato via per sempre le sue foglie diventate gialle e poi arancioni.
Ed io, come lui, mi spoglio dei colori del passato.
Malinconica e sola, e nuda, gli somiglio come non mai.

Non tutto opinabile

Esistono situazioni oggettive o soggettive.


Sono due tipi di circostanze completamente diverse, che difficilmente possono
essere poste su uno stesso piano. Ma, a volte, qualcosa perde la consapevolezza di
ci che e tutto si confonde.
Gemma e Pierre erano due anime gemelle, sembrava non esserci alcun dubbio. Ma
talvolta il vento dellemozione, pur soffiando forte, prende direzioni sbagliate e si
insinua in vie non percorribili, generando disillusioni e tragici epiloghi. Le
motivazioni possono essere dettate da fini nobili, ma il dolore pu comunque rimanere
profondo.
Pierre aveva scelto un comportamento, forse solo per amore, che rischiava di
rivelarsi deleterio. Aveva omesso di dire la verit.
Lo aveva fatto perch non voleva perderla, lui lo sapeva bene che il motivo era
semplicemente questo.
Ma lei si chiedeva se un uomo potesse amarla davvero, si domandava allinfinito
se la menzogna potesse essere alla base di un rapporto.
E le parole, come i pensieri, rimbalzavano mute nellaria della vita, perdendosi
nella sua brezza leggiadra.
Ognuno aveva ragione dal proprio punto di vista.
Lui nel credere che unomissione potesse essere perdonata, lei nel ritenere che la
mancanza di sincerit potesse generare evoluzioni nefaste.
Uniti dallamore, ma separati dalla ragione, se ne stavano soli e cupi, piegati dal
peso della loro sofferenza. Per un attimo si erano ritrovati, lei aveva messo da parte
la sua forza raziocinante, lasciandosi andare allentusiasmo del sentimento, e lui
aveva potuto riabbracciarla, nella speranza che la crepa non avesse incrinato per
sempre il rapporto.
Avevano saputo trascorrere ancora momenti belli, insieme, per un po, ma non
sarebbe potuto durare a lungo.
Ormai niente era pi come prima. Niente si mostrava limpido e trasparente come un
tempo.
Lou esisteva, era viva. Una bambina di quattro anni.
E Marion era sua madre.
Erano loro le donne del suo cuore, agli occhi di Gemma.
Lei non si sentiva altro che unintrusa.
Ed era inutile che Pierre cercasse di convincerla, cera qualcosa di pi forte, di pi
vero e intenso, nelle profondit della sua essenza, che non le permetteva di continuare
quella storia.
Marion era una bella donna, con i capelli rossi e lo sguardo sorridente. Si chiedeva
come Pierre avesse potuto lasciarla dietro di s forse aveva difetti che andavano al
di l dellaspetto fisico in fondo lesteriorit non tutto, nella vita.

Sentiva addosso il suo sguardo, cupo e interrogativo, proveniente dalla superficie


lucida della foto trovata a casa di lui.
Marion, nel suo abito variopinto, teneva Lou in braccio e la guardava. Sembrava
chiederle qualcosa.
E Gemma non poteva rispondere.

Blu notte

Le ombre della notte mi avvolgono completamente. Mi stringono con forza, facendomi


sprofondare nel buio pi assoluto.
Ho freddo.
Non vedo pi niente. Nessun colore, nessuna sfumatura.
Il cielo vuoto di stelle, inghiottite dal buio.
Non posso godere neppure della loro fioca luce.
I piccoli astri luminosi sono minuscoli cerchi dorati che trapuntano il mantello cupo
della notte, senza illuminarlo, e sanno renderlo gaio, pur lasciandolo nelloscurit.
Ma stanotte non ci sono, coperti dal manto plumbeo di nuvole gonfie di pioggia e
avvolti da un buio senza pari.
una notte senza luna. La cerco ansiosa al di l degli alberi che mi sovrastano e mi
coprono la visuale, ma non la trovo. Neanche uno spicchio che luccichi bianco e
lontano. Buio assoluto.
Sbatto le palpebre alla ricerca di luce: spero di trovarne un po quando li riapro.
Ma il blu cupo e totale e mi pervade completamente. E mi sembra nero.
Ho freddo.
Ho lasciato Pierre, questa volta per sempre.
Lho fatto per me stessa, per Lou e per Marion.
Forse lui non torner comunque da loro, forse continuer a vivere lontano,
riempiendo la sua vita di nuove emozioni, ma non sar pi colpa mia.
Potr tornare da sua figlia, stringerla in un abbraccio infinito e riprendere a
camminare con lei. Potr ritrovare Marion nel percorso difficile e sinuoso della vita e
riaccendersi dei colori caldi che avevano condiviso.
Non so se sar possibile, se ci riuscir. Forse glielo auguro.
Ma io non voglio entrarci pi niente. Voglio sparire dalle loro vite e confondermi
con le ombre della notte.
Sono anchio unombra, fuggevole, impalpabile, volata via per sempre. Le nubi
basse e scure mi soffocano.
Ora piove e il cielo piange con me.
Prima lacqua scende leggera con gocce sottili che mi pungono il viso, poi scroscia
impetuosa, con un rumore sordo che rompe il silenzio della notte cupa.
Sono sola. Bagnata fradicia e sola.
Fuggo via, lontano.
Non so dove vado, avvolta dalle tenebre e dalla solitudine pi oscura. Cammino
silenziosa e grondante di pioggia, mentre piango, col cielo che mi guarda buio e
angosciante. Le lacrime si confondono con lacqua piovana ed io mi sento un tuttuno
con la natura. Triste e buia.
Ho paura.
Ma ormai ho deciso, ho preso la mia strada: non torno pi indietro

Ora il dolore mi lacera dentro. Sordo e fermo nello stomaco mi toglie il respiro e
la voglia di vivere.

Non tutto come vorremmo

Ci sono momenti della vita in cui tutto ci appare cupo e il mondo sembra caderci
addosso con il suo fragore.
Inspiegabilmente, non possiamo fare niente per ripararci o evitare di essere presi in
pieno. Rimaniamo l, inermi, con il cuore in gola e la testa fra le mani, annientati dal
peso degli eventi e della vita.
Gemma viveva il dolore della perdita in modo profondo.
Sapeva di essere lei stessa a volere quella rottura, ne era perfettamente conscia. Ma
sapeva anche che niente sarebbe stato pi come un tempo, quando non conosceva la
realt dei fatti. Ora non poteva far altro che tentare di guardare avanti e dimenticare.
Era difficile, ma poteva farcela. Bastava che la razionalizzazione degli eventi
superasse il sentimento, bastava che ragionasse con la mente e non col cuore. Niente
di pi.
Lorgano involontario che pulsa fremente sotto il petto, com noto, non sempre ci
consiglia nel modo giusto.
Anzi, potremmo dire quasi mai. bene non dargli ascolto, quindi, se intendiamo
incanalarci nella retta via. Ma quale sar, poi, la strada giusta e quale quella
sbagliata
Spesso parole di questo tipo sembrano semplicissime da pronunciare, ma poi
risultano molto difficili da mettere in atto.
E la mente naviga, fluttua lontano, si insinua ovunque trovi spazio e si chiede il
come e il perch di tutto. Riflette sul passato e sul presente, non si d pace, cerca
risposte che non trova, lacerando ogni brandello di esperienza vissuta e indagando
sulla fredda realt dei fatti. A volte, con la forza della mente, si rischia di bruciare
ogni momento condiviso con la persona in questione. Di annientare tutto per ripartire
da zero con una vita nuova, pi serena e ordinata.
Nessuno di noi, per, sa con certezza cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Spesso
listinto che ci conduce nella direzione consona al nostro sentire. E Gemma aveva la
certezza, forte dentro di s, di dover troncare quella storia. Lo sentiva con vigore,
senza ombra di dubbio, ormai, nonostante il peso del dolore che le cadeva addosso
come un masso enorme e pesante.
Ma non cera nientaltro da fare. Pierre doveva rimanere dietro di lei, come un
capitolo chiuso, un ricordo sbiadito.
Lui laveva ingannata, ferita, delusa. E questo non si pu perdonare.

Verde scuro

Pennellate di speranza illuminano un colore cupo che rispecchia il mio dolore.


Sono tinta di verde, bench in una sfumatura cupa.
pur sempre verde e mostra con efficacia la sua forza positiva, nonostante le
connotazioni buie che lo fanno virare verso i toni pi scuri.
Sento dentro di me qualcosa di nuovo e sereno che potrebbe emergere
improvvisamente, edulcorando una sofferenza che mi pervade.
Non penso a Pierre, adesso.
Non verso di lui che percepisco questa apertura.
Lui appartiene a un passato che ho chiuso dietro di me e non intendo riaprire. Ho
serrato quella porta a doppia mandata e ho gettato la chiave lontano, per non avere pi
limpulso di spalancarla.
Pierre Guimard, con i suoi colori e la sua poesia, fatto di schegge darcobaleno e di
parole rubate al vento, un nome musicale e suggestivo che evoca ricordi bellissimi e
gonfi di dolore, da seppellire nella memoria del rimpianto.
Oggi luccico di quel verde, miscela dellabbondante blu e del luminoso giallo. I
due colori primari non sono nella stessa quantit: il freddo blu in dose massiccia,
mentre il caldo giallo si mostra timidamente. Ne deriva una tinta molto scura, che mi
rende cupa e tenebrosa. Per fortuna qualche pennellata del colore del sole sa trarmi da
quellorribile precipizio in cui rischiavo di cadere. Mi innalza, ridandomi vita e
speranza. Profuma di emozione.
Sento allargarsi il cuore dentro di me, percepisco sensazioni ondivaghe di stupore e
speranza. Ho voglia di rivederla. Ho voglia di lei.
Ma dovr fare un lungo viaggio.
Mamma vive in Olanda ormai da molti anni, da quando decise di intraprendere un
nuovo percorso senza di me.
Luomo che lha rapita alla mia infanzia e poi alla mia vita, lha portata al di l
delle Alpi, al nord, in una terra fredda e lontana.
Lui si chiama Gulaf, gelido anche nel nome, ma cos caldo e attraente per lei, da
preferirlo a una figlia.
Mi sono chiesta tante volte perch abbia voluto rompere cos nettamente col
passato, decidendo di sbarazzarsi e dimenticarsi di me.
So che aveva litigato con pap e che avevano enormi problemi di coppia. In realt
lho appreso molto pi tardi, quando non ero pi una bambina, ma ho comunque
sempre pensato che non significasse nulla, perch avrebbe potuto separarsi da pap e
non da me, come fanno tante madri. Avrebbe potuto vedermi nei fine settimana e
venirmi a prendere a scuola qualche pomeriggio, aiutarmi nei compiti di sabato e
ascoltarmi mentre ripetevo a voce alta le materie di studio.
Esistevano tanti modi di stare con me, anche a met, senza essere una vera famiglia.
Pur non amando pi pap, avrebbe potuto continuare ad amare me.

Io non lavevo tradita, non le avevo fatto del male, in nessun modo. Non so se lo
avesse fatto pap, non credo, ma di sicuro non lo avevo fatto io. Avevo solo un
enorme, disperato bisogno di lei.
Questo, evidentemente, non era bastato e qualcosa di pi grande laveva spinta al
nord.
Pap mi aveva portato a trovarla, una volta, verso i dieci anni, quando il dolore
della perdita era diventato ingestibile nel mio percorso di vita e la voglia di rivederla
immensa.
Laveva consigliato in questo senso anche lo psicologo da cui mi recavo
settimanalmente da molto tempo: secondo lui un tuffo nella realt mi avrebbe
permesso di evitare una possibile idealizzazione. In altre parole rivedere mia madre,
immersa nella sua nuova quotidianit, con il nuovo compagno e il figlio nato dalla
loro unione, mi avrebbe spalancato gli occhi e soffocato il dolore. Mi avrebbe fatto
toccare con mano che per me non cera pi posto nella sua vita, e che lei non era pi
quella che io ricordavo. Avrebbe cancellato dalla mia mente limmagine angelica e
dolcissima che avevo di lei, sostituendovi quella della donna che era diventata col
tempo. Dura e lontana, distaccata e fredda.
Non so se quella visita aveva sortito leffetto sperato. Temo proprio di no.
Il senso di abbandono e di rifiuto si era ingigantito, vedendola nella sua nuova
realt familiare. Forse se fosse fuggita per altre ragioni, per una carriera artistica, per
esempio, per il successo, mi avrebbe fatto soffrire di meno, perch mi avrebbe
dimostrato che la famiglia le andava stretta e che aveva bisogno di altro, nella vita,
per essere felice.
Ma cos, no Si era creata una nuova famiglia, del tutto simile alla nostra. Solo
che al posto di me e pap cerano due sconosciuti.
Mi dimostrava proprio che eravamo noi a non piacerle, non la realt familiare in
s. E questo era infinitamente doloroso. Era una lancia che si piantava nel petto con
vigore, senza che nessuno potesse toglierla.
In seguito lavevo rivista a Roma, una volta, per un Natale, quando lei aveva
stranamente avuto voglia di riabbracciare lItalia. Avevo quasi quindici anni, ero gi
al secondo anno di liceo ed ebbi un moto di rabbia infuocata nel vedere i suoi occhi
glaciali incollarsi ai miei, per un attimo infinito.
Fui terribilmente fredda in quellincontro fugace e inaspettato, in unet in cui
esistono solo bianchi e neri. Ma lei sembr non farci troppo caso.
Aveva il solito ragazzino per mano e luomo cattivo accanto. Sembrava
unolandese anche lei, con gli occhi di ghiaccio, i capelli chiari e lespressione
indurita.
Era ormai unaltra, non pi se stessa. Almeno per me.
O forse, la vera lei era proprio questa.
Non volli vederla pi, da quella volta. Preferii ricordarla come meglio potevo,
cullandomi nella dolcezza della memoria o dellidealizzazione, al di l dei consigli
professionali di un analista che forse non aveva capito niente di me.

Ma oggi diverso. Sento forte il desiderio di riabbracciarla. Forse lei vuole dirmi
qualcosa, forse vuole chiedermi scusa.
Sono passati molti anni, ormai ne ho venticinque, sono una donna, con le mie
esperienze di vita. Sono prossima alla laurea, diventer avvocato. giusto che la
riveda e soprattutto che lei mi riveda.
Forse sente il bisogno di dirmi qualcosa. Non lo fa perch ha la sensazione che ci
siano ostacoli insormontabili, probabilmente.
Sono stata cos distaccata lultima volta, che forse ha paura che io non voglia pi
incontrarla. Sono inondata da mille pensieri burrascosi e discordanti, che affollano la
mente e riscaldano il cuore.
Sento cos forte dentro di me il desiderio e il bisogno di andare da lei, che temo
anche di confessarlo a me stessa.
Sto gi guardando i voli Roma-Amsterdam e le disponibilit sul mio computer.
Senza accorgermene ho gi trovato un albergo, via internet, e mi sembra di aver gi
preso posizione sullaereo.
Parto fra una settimana, tra lo stupore di tutti.
Mio padre mi ha guardato con gli occhi lucidi, quando glielho detto.
Ha sempre vissuto con dolore labbandono di mia madre, e soprattutto con un senso
di inadeguatezza, per il doppio ruolo di genitore che gli toccato in sorte, di
conseguenza.
Il fatto che io non riuscissi a fare a meno di lei doveva pugnalarlo al cuore, ogni
volta. Non tanto per gelosia, ma per la sensazione di non essere riuscito a darmi
abbastanza, in tutti quegli anni.
Mi dispiace enormemente evocare questo in lui, ma, daltra parte, non posso
impedirmi di fare questo viaggio.
Un doppio trillo sul cellulare mi indica larrivo di un messaggio.
Lo prendo dalla borsa per vedere di cosa si tratta.
Ho un sussulto appena leggo il nome di chi me lo ha spedito: Pierre.
Lo apro con mano tremante.
Amore mio, non riesco a vivere senza di te. Ci ho provato. Ho tentato di
rispettare le tue decisioni. Ma ho bisogno di te come il pennello della tela, come
Van Gogh aveva bisogno di Arles per dipingere i suoi quadri pieni di luce. Ti amo.
Pierre mi ha sempre sorpreso con le sue frasi dolci e profonde, e anche adesso mi
succede la stessa cosa.
Non il primo sms che mi manda, dopo la nostra rottura, ma questo di certo il pi
intenso. Profuma di vita, trasuda damore.
Scorro tra i messaggi del mio cellulare e scopro che ce n un altro di lui. Lo aveva
mandato di notte. Non me nero accorta. Mi colpisce quasi pi del primo che ho letto.
Tesoro, ho voglia e bisogno di te in ogni momento. Sei la linfa di cui mi nutro
per vivere.
Rimango muta, come spesso mi successo con Pierre.

Il flusso delle sue parole scorre rapido sotto i miei occhi. Ho limpressione di
sentire la sua voce che me le sussurra allorecchio e cado vittima di unemozione
fortissima.
Mi sciolgo in lacrime, singhiozzando il mio dolore nuovo, stemperato in una gioia
inattesa. Sono felice e triste al contempo. Mi vesto di armonia in una attimo
trasparente e luccico di lui.
Brillo di amore, di rimpianto, di emozione. Sono commossa e quasi felice. Il suo
bisogno di me mi riempie il cuore. Mi regala mille nuove sensazioni, mi fa sentire
importante.
Ma ora pi che mai sono decisa a partire.
Non voglio e non posso rimanere a Roma. Devo andare via per un po, respirare
aria diversa, raccontare a me stessa nuove storie e cantare nuove canzoni. Rivederla,
scoprirmi adulta e pi forte.
Lareo parte domattina alle sei e trenta da Fiumicino.
Dovr alzarmi prestissimo, per arrivare in aeroporto almeno unora prima. Ho fatto
il check-in online, quindi potr risparmiare del tempo in loco e soprattutto evitarmi
una fila, ma devo comunque arrivare presto. Mi piace essere puntuale, anzi, in
anticipo, in queste occasioni.
Pap si offerto di accompagnarmi allaeroporto ed io ho accettato volentieri,
anche se mi spiace fargli fare questa levataccia.
Quando gli ho parlato del mio disagio in questo senso, lui ha sorriso e ha risposto
che tanto si sarebbe svegliato comunque, anche se fosse rimasto a casa perch
sarebbe stato in pensiero per me. E poi ha aggiunto che rendersi utile nei miei riguardi
lo riempie di gioia. So che infinitamente vero. Lo ha sempre fatto, in ogni
circostanza, senza farmi mai pesare nulla.
Mi venuto a prendere in discoteca agli orari pi assurdi, quando ero pi piccola e
avevo continuamente bisogno di lui. Mi ha sempre accompagnato ovunque, a qualsiasi
ora, col viso sorridente e la voglia di esserci.
Adesso sono nella sua macchina, con gli occhi che guardano la strada e la mente
che vola lontana. Lui mi osserva, spostando lo sguardo tra me e il vetro anteriore. Non
c traffico a questora.
Ha unespressione quasi interrogativa, immagino che possa domandarmi qualcosa
riguardo al viaggio, ma le sue labbra si aprono soltanto in un sorriso, non mi chiedono
nulla. Gli dico che ho bisogno di andare, che non so altro. E che devo andare da
sola ormai sono grande, una donna.
Lui ascolta senza aggiungere niente. Sembra quasi conoscere gi le mie parole
prima che le pronunci. in profonda empatia con me.
Laeroporto si mostra imponente davanti a noi. Ho una stretta al cuore, per un
attimo. Poi di nuovo il desiderio di volare via.
Scendiamo dalla macchina, pap mi aiuta con i bagagli e mi accompagna al gate.
Prima facciamo colazione insieme: il suo immancabile caff nero e il mio adorato
cappuccino spumoso, accompagnati entrambi da un cornetto vuoto.

Sento il cuore accelerare i battiti mentre una voce amplificata chiama i passeggeri
del mio volo. Brillo di sensazioni molteplici.
Pap mi abbraccia forte e mi d un bacio su una guancia. Mi dice di chiamarlo, di
fargli sapere quando arrivo, di tenerlo informato.
Lo adoro. cos tenero. Si preoccupa per me ho venticinque anni, ma sono
ancora la sua bambina. Tiene a me pi che a qualunque cosa al mondo e questo mi
trasmette una sensazione di gioia infinita.
Ma sto andando verso chi mi ha dimostrato il contrario, invece di tenermi stretto
lui. strano. Spesso abbiamo dei comportamenti che vanno al di l dellarea
raziocinante, incomprensibili alla logica, ma pulsanti di emozioni.
La mia urgenza, adesso, come in tanti momenti della mia vita, quella di andare da
lei. E non voglio sopirla, come ho fatto molte volte in passato. Voglio seguire linput
del mio cuore.
Una volta per tutte.
Il vento mi scompiglia i capelli e mi alza la gonna, mentre salgo sullaereo. Ho un
trolley come bagaglio a mano: al suo interno ho infilato con forza anche la borsa. Ora
panciuto e pesante, ma rispetta i limiti prestabiliti dalla compagnia aerea. Cammino
nel corridoio alla ricerca di un posto libero, infine lo trovo accanto a una signora
bionda, che poi scopro essere olandese. La posizione non obiettivamente delle
migliori, dal punto di vista strettamente fisico, perch siamo esattamente sullala
destra, ma la signora mi piace molto, ha un viso sereno e sorridente.
Mi d il buongiorno, dopo avermi detto che il posto libero.
Io contraccambio. Poi, tra un sorriso e laltro ci presentiamo.
Lei parla un italiano stentato, mi dice che venuta in Italia proprio per impararlo.
Era il suo sogno nel cassetto e lo ha realizzato non appena andata in pensione. Si
chiama Willeke. Il suo nome si pronuncia in un modo strano e deve ripetermelo pi
volte, prima che io arrivi a dirlo in modo accettabile.
Lei invece pronuncia bene il mio. Forse ha chiuso un po la e, ma perfettamente
comprensibile. Che bello il nome Gemma! mi dice. Ma come le gemme degli
alberi?
Le rispondo di s, complimentandomi per la sua conoscenza lessicale italiana. Lei
sorride, dicendomi che studia da sei mesi in una scuola di Siena. Adesso sta tornando
in Olanda per un paio di settimane, perch deve sbrigare delle faccende, ma poi verr
di nuovo nella nostra terra solare per continuare lo studio della sua lingua
meravigliosa.
Me lo dice usando queste parole, parla con una certa lentezza, ma pronuncia
piuttosto bene ogni termine che sceglie. La capisco perfettamente. Potrei risponderle
in inglese, per facilitare la conversazione, ma lei mi chiede espressamente di parlare
italiano ed io lo faccio con gioia. Non facile trovare uno straniero che ami
dialogare nella nostra lingua.
Mi parla di Siena, del Palio e mi fa domande su questa citt. Io non la conosco
molto bene, ma ci sono stata un paio di volte e le dico quello che so. famosa

proprio per quella particolare corsa dei cavalli, il Palio, che si svolge in una piazza
bellissima, nel centro della citt stessa. Si chiama Piazza del Campo ed unica al
mondo per le sue caratteristiche. Il suo terreno non piatto e lineare, sembra vivere di
vita propria ed offre una visuale perfetta della corsa da qualunque punto. Le dico tutto
questo lentamente, cercando di scegliere una terminologia semplice, ma lei annuisce
prontamente, felice di capire.
Quando si corre questa gara? mi chiede con accento germanico.
Destate, in due date diverse, il 2 luglio e il 16 agosto. le rispondo, esaurendo le
mie conoscenze a riguardo.
La nostra conversazione cambia argomento, adesso, parliamo di Roma e dei suoi
monumenti, della fontana di Trevi e del Colosseo. Willeke si ferma un momento,
sembra volermi dire qualcosa che le risulta difficoltoso come bloccata, infine
trova la parola che le stava sfuggendo e parla un po di storia, degli Antichi Romani,
della loro lingua, il latino, che si era divulgata in tutti i territori annessi a Roma.
Tratta la tematica con grande entusiasmo, facendo trapelare lamore per la nostra terra
e per i suoi trascorsi.
Sono felice di averla incontrata e di condividere il viaggio con lei.
A un tratto mi chiede perch vada in Olanda. Aggiunge che se una vacanza a
scopo turistico mi sbaglio in pieno: l non posso trovare nulla di paragonabile alla
bellezza delle citt darte italiane e neppure alla magia delle terre solari e piene di
vita della mia nazione straordinaria.
Per un momento sono in forte imbarazzo, non so cosa rispondere, mi vergogno a
raccontare la mia storia triste.
Poi ho un guizzo di luce nella mente e dico senza enfasi che vado a trovare mia
madre, trasferitasi in Olanda col secondo marito. In realt non credo che si sia sposata
una seconda volta, ma sono dettagli privi di importanza Mi venuto pi semplice
dire marito, anzich compagno. Tutto qui.
Willeke non fa domande. Non ci trova niente di strano nella separazione, nel suo
Paese quasi allordine del giorno.
Lei stessa ha alle spalle un divorzio e vive al momento con un compagno che non
il padre di nessuno dei suoi tre figli. Me lo dice con estrema naturalezza. Avrei voglia
di chiederle se ha vissuto con i suoi bambini, quando erano piccoli, o se ha fatto come
mia madre e se n andata lasciandoli soli, ma trovo che sia una domanda troppo
personale e non ho il coraggio di porla.
Lei comunque risponde, indirettamente, nonostante io non abbia proferito parola al
riguardo, parlandomi continuamente di loro e dei nipotini che le hanno dato. Lo vedo
dai suoi occhi che brillano che lei ha vissuto con i suoi figli e che li ha amati
profondamente. E li ama ancora.
Mi racconta del suo lavoro e mi chiede dei miei studi.
stata per quasi quarantanni insegnante di Scienze Infermieristiche. Felicemente,
cos precisa pi volte. Mi dice di aver amato molto il suo lavoro, che le ha consentito
di stare sempre a contatto con i giovani e di non invecchiare mai dentro, nonostante il

trascorrere spietato del tempo.


Io le parlo della mia facolt universitaria, ma non sono piena di entusiasmo come
lei. Non sono sicura di aver fatto la scelta giusta, ma ormai sono quasi alla fine del
percorso e non posso certo tornare indietro. Espongo quasi sillabando la mia
incertezza interiore legata allattivit lavorativa che andr a fare. Dico che diventare
avvocato non mi entusiasma affatto, anzi, mi fa quasi paura. Ho il terrore di trovarmi
costretta a difendere chi non dovrebbe essere difeso e, al contrario, ad accusare chi
non colpevole. un dubbio cocente che mi lacera dentro, complici probabilmente i
tanti film thriller visti o i numerosi libri letti della stessa specie. Forse dovr optare
per il ramo civile o amministrativo. Il penale mi distruggerebbe.
Ma ora non voglio pensarci troppo. Sto per affrontare un altro capitolo della mia
vita. Sto per rivedere mia madre.
Nel frattempo siamo quasi giunti a destinazione. Il comandante ci invita ad
allacciare le cinture, perch sta per aver inizio la fase di atterraggio. Guardo fuori
dallobl le grandi nuvole color panna che ci avvolgono completamente. Sento la
solita fitta allo stomaco, simile a quella avvertita durante il decollo. Poi una
sensazione di serenit mi pervade nel veder allargarsi sotto di me gli ampi spazi
olandesi, i verdi prati, i paesi dalle case col tetto a punta e infine la straordinaria
Venezia del nord. Lo spettacolo del paesaggio, naturale o artificiale, ha sempre questo
effetto benefico su di me e la straordinariet dellessere in volo, pur nel suo apparire
ordinario, mi regala emozioni meravigliose.
Incrocio lo sguardo di Willeke: i suoi occhi blu mi osservano con simpatia.
Grazie mille per le due ore di conversazione gratuita in lingua italiana! mi dice
sorridendo.
Io le rispondo che stato un piacere, mentre ci scambiamo i numeri di cellulare e le
e-mail. Lei torner in Italia e potremo rivederci. Ha in programma una gita a Roma,
con la scuola di Siena in cui studia.
Credo sinceramente che mi piacerebbe molto incontrarla di nuovo.
La vedo alzarsi, in piedi davanti a me, in fila nel corridoio. molto alta, mi
sovrasta, nonostante i miei tacchi. una bella donna, vestita di blu e celeste, i suoi
colori preferiti. Me lo ha detto prima.
Ha i capelli di un biondo platino che le battono sul collo e il volto cosparso di una
ragnatela di rughe sottili, ma ancora bella. Non so quanti anni abbia, non glielho
chiesto, ma credo intorno ai sessanta: mi ha detto che andata da poco in pensione e
che la figlia maggiore ne ha trentotto. molto pi vecchia di mamma, ma per un
attimo me la ricorda. Anche lei bionda con gli occhi chiari e, quando ero piccola,
aveva un taglio di capelli molto simile a quello di Willeke. Mamma ha appena
quarantacinque anni, per. Mi ha avuto presto, appena ventenne.
Il secondo figlio, invece, molto pi piccolo di me; nacque quando ero in quarta
elementare, lo ricordo perfettamente, perch fu lanno della mia Prima Comunione. Il
suo compagno pi vecchio di pap, per quello che mi ricordo Non mi mai
piaciuto, con i suoi occhi vicini e lespressione malvagia, e non ho mai capito perch

mamma lo avesse preferito a mio padre, sia a livello estetico che anagrafico. Credo
che non avr mai delucidazioni a riguardo.
Chiss come saranno diventati. Non li vedo da dieci anni.
Finalmente scendiamo dallaereo. una bella giornata piena di sole.
Willeke dice che non se ne trovano spesso in questa stagione, siamo state
decisamente fortunate. Ci abbracciamo e ci salutiamo di nuovo mentre aspettiamo per
il ritiro dei bagagli. Vedo la mia valigia arrivare sulla piccola pista, mi faccio strada
tra la folla che davanti a me e la prendo. Willeke raggiunge la sua.
Lultimo saluto. Infine ognuna di noi prende la propria strada e io mi accorgo di
essere realmente sola. La signora olandese non che una persona incontrata
casualmente, che ora se ne va per i fatti suoi. I suoi cari la staranno aspettando,
desiderosi di riabbracciarla. Io sono decisamente sola con me stessa, in un aeroporto
immenso, il pi grande che abbia mai visto.
Di nuovo una fitta allo stomaco e laccenno del panico in arrivo.
Ma riesco subito a scacciarlo.
Sono in questa citt per una ragione precisa. Sono qui per lei. Rientro nella mia
razionalit e le mie labbra si stendono in un lieve sorriso. Mi dirigo verso un taxi e
mostro allautista lindirizzo dellalbergo che ho prenotato. in pieno centro, a un
paio di isolati da piazza Dam.
Mamma abita in un paese a pochi chilometri da Amsterdam, ma io ho deciso di
alloggiare in citt, per non dovermi spostare appena arrivata. Voglio andare in
albergo, fare una doccia, riposarmi un po, fare una passeggiata e poi decidere quale
mezzo prendere per andare da lei. Forse prima dovrei telefonare, per essere certa di
trovarla a casa. Ma se vado allora di cena, che in Olanda risulta essere nel tardo
pomeriggio, molto pi presto che in Italia, non dovrei avere problemi.
Laria fresca e soleggiata mi accarezza il viso mentre scendo dallauto. Il taxista
gentile e mi aiuta a prendere i bagagli; lo pago e gli lascio una piccola mancia, poi
guardo linsegna dellalbergo e la porta a vetri dingresso: pi piccola di come mi
era sembrata nella foto visionata su Internet, ma carina.
La hall accogliente, come la ragazza alla reception.
La camera al quarto piano. mi dice cortesemente porgendomi la chiave, dopo
avermi chiesto i documenti e fatto la registrazione.
Salgo in ascensore con il trolley e la valigia.
Arrivo finalmente di fronte alla 476 ed apro la porta piena di curiosit, dopo
essermi guardata intorno nel corridoio e aver gettato unocchiata alle scale, ricoperte
di moquette rosso bordeaux.
La camera spaziosa e molto gradevole, vi predominano colori caldi: c un letto
quasi matrimoniale, credo di una piazza e mezzo, e una finestra enorme che d sulla
via da cui sono arrivata. Appoggio le valigie e mi sdraio un momento. Mi accorgo di
essere un po stanca.
Poi faccio una doccia e mi cambio. Subito dopo mi sento come nuova. La mente
vaga lontana, adesso, ma non so cosa fare nellimmediato. Non riesco a prendere

decisioni, per ho una strana voglia di visitare la citt; sono cos vicina a piazza Dam,
come ho letto nel volantino dellhotel, che non posso fare a meno di andare a vederla.
C tempo per andare da mamma, dico a me stessa.
come se volessi posticipare il momento che tanto desidero, non so esattamente
per quale ragione intrinseca. Forse per poterlo gustare a pieno, oppure perch lo temo
profondamente. Non lo so. Forse sono vere entrambe le opzioni.
Intanto mi dirigo verso piazza Dam. Ho in mano la piantina della citt e mi guardo
intorno alla ricerca del nome della via che sto imboccando, per essere certa di non
sbagliare. Provo anche a chiedere a un passante, in inglese, naturalmente. Credo sia un
turista, ma sa rispondermi, mi dice che sto andando nella giusta direzione.
Proseguo spedita. Mi accorgo che in Olanda tutti conoscono linglese e lo parlano
molto bene. Willeke me lo aveva detto, in aereo. Aveva anche precisato che i canali
televisivi nazionali trasmettono da decenni cartoni animati in inglese, per abituare gli
olandesi, fin da piccoli, alle sonorit e ai ritmi linguistici di questa lingua.
Intanto Piazza Dam si offre maestosa ai miei occhi. La zona opposta allimponente
chiesa, la Nieuwe Kerk, adibita a parcheggio di biciclette, ce ne sono a decine:
nere, blu, argentate. Non mi danno nellocchio colori diversi. Hanno forme molteplici,
per, e sono arricchite da cestini di vario tipo. Ne rimango abbagliata.
Sposto lo sguardo e leggo, sulla piccola guida che ho in mano, la storia della citt:
il suo nome, Amsterdam, stato citato per la prima volta in un documento del 1275, a
indicare un piccolo borgo mercantile dedito alla pesca. Pare che un secolo prima
lOlanda fosse una terra del tutto inospitale, paludosa e piena di fiumi e corsi dacqua
che ne intersecavano il passaggio.
Uno di questi era il fiume Amstel. E la citt sembra aver avuto origine proprio
nei pressi della diga naturale di esso, detta Dam, verso la fine del XII secolo.
Nasceva cos Amstel sul Dam, da cui deriva il nome Amsterdam.
Oggi, al posto dellantica diga, ha trovato spazio la bellissima piazza in cui mi
trovo. Mi provoca una sensazione strana lidea di trovarmi su di una diga O su uno
spazio che una volta lo era.
Osservo gli edifici che fanno da cornice alla piazza e a quelli delle vie attigue.
Sono imponenti e maestosi.
Poi mi dirigo verso la Nieuwe Kerk e provo ad entrare. Lingresso non gratuito e
qualche turista si lamenta. Io pago i cinque euro senza dire nulla, perch ho molta
voglia di vedere linterno di una famosa chiesa olandese e anche perch la mia
timidezza mi impedisce di polemizzare gratuitamente sulle varie circostanze. I due
ragazzi alla cassa mi sorridono, probabilmente alleggeriti dal fatto che non mi sono
lamentata, e mi indicano il percorso da seguire. La chiesa enorme, ma mi appare
nuda: ci sono pochissime immagini, le pareti sono bianche, senza dipinti o affreschi e
le panche posizionate in modo particolare, raccolte nella parte centrale della chiesa.
Ci che mi colpisce sono le dimensioni. Sono a testa in su, a cercare il soffitto
altissimo.
Rimango delusa ed estasiata al contempo. Ho la sensazione che manchi qualcosa,

una nota di colore a impreziosire le ampie pareti mi sento avvolgere da una


freddezza senza pari, bench la luce bianca imperante e il marrone delle panche mi
regalino emozioni positive.
Mi faccio mille domande, come al solito, e vado a cercare le risposte nella guida
che ho ancora in mano, sul perch della mancanza di immagini, sul tipo di religione
praticata.
Esco dalla Nieuwe Kerk e passeggio per piazza Dam. La brezza fresca mi punge il
viso e accende la mia curiosit.
Guardo i passanti, che mi osservano a loro volta, e di nuovo mi accorgo di essere
totalmente sola, in una citt a centinaia di chilometri dalla mia. Ma non mi faccio
prendere dal panico, sovrasto con forza la sensazione infelice e riprendo possesso
della mia capacit raziocinante. Mi ripeto il motivo per cui sono l e faccio un respiro
profondo. Inspiro ed espiro.
Torno ad essere padrona di me stessa.
Cammino quasi senza meta, allontanandomi da piazza Dam. Mi accorgo di
raggiungere i canali, che osservo incantata. Questa citt cos simile eppure cos
diversa da Venezia, da colorarmi dentro in mille modi diversi. Torno a leggere nella
guida la parte riguardante lorigine di Amsterdam: () Poi la citt si estese
lentamente dal centro intorno alla diga e in seguito vennero costruiti bastioni e
scavati canali Proprio quelli su cui mi trovo.
Guardo i battelli che si muovono su di essi, con i turisti a naso allins. Dico a me
stessa che sarebbe bello farci un giro, ma non so da dove sia possibile salirci.
Cammino ancora un po guardandomi intorno e seguendo il mio percorso sulla guida.
Infine mi trovo davanti alla casa olandese di Anna Frank: c una fila enorme che
serpeggia sui marciapiedi che la costeggiano. Di fronte scopro una fermata del
battello. Decido di prenderlo. Faccio labbonamento giornaliero sulla linea gialla,
verde e blu. Posso salire e scendere a mio piacimento fino alla mezzanotte. Lo trovo
un modo straordinario di spostarmi in quella citt. curioso, le linee sono
differenziate per il colore. Ci che io amo di pi.
Ogni cosa per me si ricollega, in qualche modo, a un colore. E adesso ho di fronte
agli occhi il giallo, il blu e il verde. Curioso I primi due sono i primari che formano
il terzo. Un colore caldo con uno freddo, a formare il verde. Ed io mi sento cos
fortemente verde in questo momento, sebbene in una tonalit scura, che mostra il mio
timore, il mio imbarazzo, la mia sensazione di disagio.
Osservando le varie tappe del battello vedo che una fermata al Museo Van Gogh:
il nome del pittore mi rimbalza nella mente, mi provoca un colpo al cuore e
limmagine di Pierre si accende repentina dentro di me.
Chiss se lui avr mai visitato quel museo.
Ho una voglia immensa di andarci, di vedere i quadri di cui mi ha tanto parlato, di
godere a pieno di emozioni sepolte dentro di me.
Scendo dal battello e mi dirigo verso di esso. Vicino c il Museo dei Diamanti,
che guardo brevemente dallesterno, proseguendo, per, verso unaltra meta. Poco

dopo, una lunga fila di persone mi comunica che sono arrivata: ci sar un bel po da
aspettare, ma ne vale la pena.
Tiro fuori un libro dalla borsa e mi metto a leggere mentre attendo che giunga il mio
turno per entrare. Leggere fa accelerare la corsa del tempo e lattesa sembra pi
breve.
il nuovo romanzo di Pennac, Storia di un corpo. molto particolare nella
forma e nel contenuto.
Ho sempre un libro con me, ovunque vada, e questo mi spesso daiuto nelle
situazioni pi disparate. Qualche volta mi ha risparmiato un attacco di panico in
autostrada Ho il terrore delle lunghe code, mi generano unansia incredibile, ma
una buona lettura mi trasporta in un mondo parallelo distogliendomi dal problema
contingente.
In questo caso la vicenda meno difficile, si tratta soltanto di ingannare il tempo
nellattesa, ma la lettura gradevole e la penna mirabile, nonostante qualche
passaggio duro e inatteso.
il viaggio straordinario di una vita in un curioso diario del corpo.
Sono prossima alle casse e quasi mi dispiace dover interrompere la lettura, ma
sono felice, al contempo, di entrare nel mondo di Van Gogh.
Il museo in un edificio elegante e molto spazioso, mi dirigo verso la prima sala,
dopo essermi munita di unaudioguida.
Le opere contrassegnate hanno un ampio commento che mi rimbalza nelle orecchie
e rende vivo il quadro. Osservo e ascolto con grande interesse, mentre rivivo tanti
momenti trascorsi con Pierre: mi sembra di sentire le sue parole.
Seguo il percorso cronologico e ben presto mi imbatto nel capolavoro del periodo
olandese dellartista, prima del suo trasferimento a Parigi: I mangiatori di patate.
Questo dipinto mostra dei contadini che consumano il pasto serale allinterno di una
povera stanza: c un unico piatto di patate da cui si servono tutti, a dimostrazione
della miseria di questa povera gente, che come lui, soffre profondamente. Il colore,
che richiama le tecniche fiamminghe, monocromatico, di un marrone cupo. Locchio
di chi osserva risulta non appagato, ma percepisce la realt attraverso linteriorit del
pittore. Siamo ben lontani dalla luce inondante di calore che caratterizzer lartista
pi maturo, ma non so staccarmi da questo quadro cos celebre e mi cullo nella sua
dolorosa sofferenza. I volti dei contadini sono quasi caricaturali, diventano dei tipi, e
mi chiedo, guardandoli, se somiglino al compagno di mia madre. Anche lui olandese
come loro.
Continuo il mio percorso, guidata dalla voce calda che mi punge le orecchie.
Finalmente salgo le scale e mi trovo al piano superiore, che ospita i dipinti del
periodo parigino e provenzale di Van Gogh. Mi sento invadere da unemozione
fortissima e resto incollata ad alcuni di essi per lunghi minuti, a volte dei quarti dora
abbondanti, con gli occhi incantati e la mente rivolta al passato, a visitare momenti
trascorsi con Pierre.
Cammino lentamente assaporando le opere con piacere infinito.

Adesso ho davanti La mietitura, accesa da una luce forte, infuocata, che avvolge
tutto il quadro. La voce mi dice che Van Gogh laveva dipinta dal vero, sedendo
allaperto, in Provenza, in un giugno caldissimo.
Questo artista straordinario dipingeva sempre dal vero, continua la voce,
rimanendo ore e ore a lavorare, stancandosi enormemente, ma non potendo
smettere, soprattutto quando aveva bisogno di essere rapido, con la natura che si
trasformava velocemente, perdendo quei colori che lui si affrettava a cogliere e
immortalare.
Sono frasi che conosco perfettamente, ho letto molto su Van Gogh, e soprattutto ho
seguito numerosi stages di Pierre. Ho parlato spesso con lui anche in privato,
relativamente a queste tematiche.
Mi piaceva moltissimo ascoltarlo mentre mi raccontava le cose del suo mondo. La
terminologia accurata, la luce che gli illuminava lo sguardo, la voce calda e
coinvolgente, laccento francese: tutto mi regalava sensazioni incantevoli. Ho
imparato tantissimo sulla storia dellarte e sulla pittura, stando con lui.
Pierre un archivio di cultura del mondo pittorico, conosce mille aneddoti su
artisti di vario tipo, in particolare impressionisti ed espressionisti, e sa raccontarli
col tono del narratore perfetto, privo di presunzione o di alterigia, ma con uno charme
senza pari e una forza accattivante straordinaria. Per me diventava una musica
dolcissima scoprire la metodica di Van Gogh o di Gauguin e il loro modo diverso di
approcciarsi alla pittura.
Mi raccontava, per esempio, che questultimo non dipingeva mai dal vero, al
contrario dellolandese dalla fiamma geniale, in quanto preferiva trasformare
loggetto rappresentato attraverso linteriorizzazione e la sensazione personale. Mi
descriveva con slancio e minuzia di particolari la forza del colore, che sempre
supera, secondo lui, gli elementi della forma.
Ora, immersa in questo museo straordinario, che ospita anche qualche dipinto di
Gauguin, ho la sensazione di essere inghiottita da quel suo mondo affascinante e
incantevole, dal quale pi volte ero stata dolcemente assorbita.
Sono di fronte a La camera di Arles, in questo momento, e mi sembra di
esplodere di gioia, tanto sento vicino quel dipinto, che non avevo mai visto nella sua
forma originale, ma che avevo limpressione di conoscere come le mie tasche.
Laudioguida parla della tecnica di per s sbagliata, con le linee che tendono a
falsare la prospettiva del quadro, regalandogli per una forza emozionale incredibile.
Io ascolto le parole mentre mi inebrio delle sensazioni che mi regala la vista. I
dettagli che giungono al mio udito mi ricordano nuovamente le parole di Pierre,
facendo da cornice dolcissima a un dipinto eccezionale.
Mi tornano in mente i suoi racconti: lamicizia di Van Gogh e Gauguin, ad Arles, la
loro idea di riuscire a dipingere la natura transitoria della bellezza, e poi i litigi, le
divergenze, il modo diverso di percepire la forma pittorica.
Una volta mi raccont che Van Gogh, in una primavera trascorsa in Provenza, aveva
dipinto ben quattordici alberi in fiore, che scoppiavano di luce e di colore.

Dipingeva freneticamente in quella terra baciata dal sole, pronto a rubare i colori
alle cose e a riempirli di pennellate luminose.
Laudioguida mi ripete cose che avevo appreso da Pierre, sembra che voglia
riportarmi indietro nel tempo, riconsegnandomi a un passato ormai lontano.
Fluttuo magicamente nellaria coi quadri di Van Gogh e col pittore della mia vita, in
questa giornata nuova, in una terra lontana, che avrebbe dovuto ricongiungermi a un
altro passato, ancora pi remoto, fatto di amore materno e sintonia familiare, e che
invece mi riporta inesorabilmente verso Pierre.
Rimango a lungo in questo museo meraviglioso, che mi fa vivere emozioni fuori
dallordinario, anche se vestite di nostalgia e di rimpianto. Infine esco, stanca, ma
arricchita dentro, scossa da sensazioni fortissime. Mi dirigo quasi senza volerlo verso
la piazzetta adiacente, dove vendono pesce fritto. Ne acquisto un cartoccio fatto a
forma di cono e mi siedo su una panchina a mangiare, cullata dai ricordi. Il cielo
grigio, ora. Sono rimasta quasi quattro ore allinterno del museo e nel frattempo il
tempo cambiato.
La luce del giorno sta per scomparire, rapita dalla forza delle tenebre. Mi guardo
intorno e mi accorgo di quanto i colori cambino le prospettive e facciano apparire
diverse le cose: tutto si sta dipingendo di scuro e a me sembra nuovo, non riconosco
quasi pi niente di ci che avevo visto nella tarda mattinata vestita di luce. Riprendo
il battello, scelgo la linea verde, e faccio il giro della citt attraverso i canali. Non ho
un giubbotto pesante e avverto qualche brivido fugace, il vento mi punge la faccia e
mi rinfresca.
Tiro fuori un foulard dalla borsa e me lo avvolgo al collo. Mi regala un briciolo di
tepore. Sono a naso allins, a mirare gli edifici illuminati intorno a me: unora vola,
immersa nel cuore della citt, in questa Venezia del nord romantica e bellissima.
Infine mi ritrovo al capolinea, che dista pochi isolati dal mio albergo. Ho verificato
il tutto sulla guida.
Mi congratulo con me stessa per la mia capacit di orientarmi consultando mappe.
Fino a qualche tempo fa non ne ero capace.
Lho imparato da poco, gradualmente, con la mia voglia di essere autonoma e di
saper fare nuove cose. Non sono mai stata un granch nelle gare di Orientiring che
si disputavano alla scuola media, e pensavo perci di non sapermela cavare in questo
ambito. Ma poi sono cresciuta, ho imparato a riflettere e a osservare e ci sono
riuscita. Sono contenta di me.
Scendo dal battello e decido di tornare in albergo. Ci sono dei ristoranti l
intorno. Posso cenare in uno di quelli e poi andare a letto. Sono stanca, mi sono
svegliata molto presto stamani, o forse sarebbe meglio dire stanotte, ed stata una
giornata lunghissima, ricca di emozioni. Non posso andare ora da mamma, non
avrebbe senso, non mi godrei neppure il momento. Meno male che non le ho
telefonato. Rimando a domani.
Pap mi chiama di nuovo, mi chiede se va tutto bene, ed io gli racconto le gioie
estetiche e interiori della giornata. Mi mostro euforica al telefono, voglio che stia

tranquillo, non faccio trapelare quella vena malinconica e nostalgica che ha preso
campo dentro di me.
Noto che c un nuovo messaggio di Pierre. Non ho il coraggio di leggerlo,
specialmente ora, dopo la visita al museo. Ma poi non riesco a impedirmelo e
schiaccio il pulsante che ne consente la visualizzazione.
Tesoro, sei dentro di me, in ogni cosa che faccio, mentre dipingo, viaggio e
respiro. Je taime encore et encore, de plus en plus.
Non rispondo, non so come faccio a riuscirci, ma sono forte.
Noto che ci sono tre chiamate perse che provengono dal suo numero, ma fingo di
non averle viste, nonostante lulteriore colpo al cuore.
Raggiungo un ristorantino a fianco del mio albergo, quando uno scroscio dacqua
inatteso si rovescia sulla citt. Corro con la borsa in testa, nellultimo tratto, per non
bagnarmi. Poi mi siedo a un tavolino apparecchiato per due. Il cameriere mi chiede in
inglese se sono da sola ed io rispondo tristemente di s.
Mi accorgo che vorrei che ci fosse Pierre a riempire il posto vuoto davanti a me.
Ma il cameriere toglie prontamente il coperto, quasi a volermi rubare ogni sorta di
assurda speranza. Mangio della carne saporita e un buon formaggio, come al solito
bevo soltanto acqua, ma me la concedo frizzante. Mentre consumo il pasto i miei
occhi vagano tra i colori caldi della sala e si soffermano sui clienti. Ce ne sono di
giovani e meno giovani, uomini e donne. Parlano tutti sottovoce, in una lingua dura e
lontana anni luce dalla mia.
Ho la sensazione che tutti sorridano, guardandomi: forse perch sono da sola,
seduta a un tavolino che era apparecchiato per due, forse perch ho laspetto ridicolo.
Chiss se hanno indovinato che sono una donna sola anche nella vita, che sono una
figlia sola, alla disperata ricerca di una madre volata via nella notte dei tempi.
Sento gli occhi inumidirsi. Devo aggrottare le sopracciglia e deglutire, per non
piangere. Chiedo frettolosamente il conto, pago e fuggo via, con il foulard in testa e
una pioggia scrosciante che mi aggredisce.
Arrivo in albergo bagnata come un pulcino, bench sia vicinissimo.
E finalmente piango. Sono sola, nessuno pu vedermi: nel silenzio della mia
camera posso singhiozzare senza paura. Sono ridicola e sola, sola e ridicola. Piango
di me stessa, di come sono e di come sono diventata, della mia straziante solitudine,
fuori e dentro di me.
Non ho una madre, non ho un uomo, non ho una vera amica.
Ho un padre che non mi basta. Ho una vecchia tata che sta per essere rubata alla
vita. Purtroppo vedo nitidamente solo quello che non ho. E che mi vergogno di non
avere.
Vado a letto con gli occhi asciutti. Ho smesso di piangere da un po, grazie al
potere terapeutico della lettura. Ho ripreso in mano il libro che leggevo stamani in fila
di fronte al museo, e mi accingo ad addormentarmi sulle note di Pennac.
Ho fugato i pensieri negativi immergendomi nel diario di un corpo.

Tento di essere un tuttuno col libro, dimenticando me stessa e il mio dolore. Cedo
lentamente al sonno, col romanzo che mi oscilla tra le mani e trema sotto i miei occhi.
Domani decider il da farsi, organizzer la mia giornata e finalmente la rivedr.
Dopo tanti anni.
Infine spengo la luce, poso il libro sul comodino e dormo.
Il sonno non sereno, ma il corpo sfinito e cerca ristoro in un letto sconosciuto,
nellanonima stanza di un albergo olandese.
La luce filtra algida dalla tenda spessa e mi d il buongiorno.
Apro gli occhi e prendo lentamente coscienza di dove sono: mi chiedo cosabbia
sognato, in quella notte buia, perch una sorta di mulinello ruota vorticosamente
dentro di me, nella testa e nel petto, dandomi la sensazione che qualcosa stia
sfuggendo, che immagini nitide siano rubate alla mia memoria labile.
Il sogno spesso sfuma al mattino, disgregandosi in mille tasselli che difficilmente si
ricompongono in un puzzle comprensibile. Spesso qualcuno di essi si affaccia timido
alla mente, regalandoci degli input o dei flash, ma non aiutandoci a ricordare a pieno
la dinamica di ci che abbiamo sognato.
So con certezza che il mio inconscio stato attivo, ma non ho memoria della
storia vera e propria con cui ho navigato nel silenzio della notte. La cerco in
qualche dettaglio che sembra svelarsi al mio io cosciente, nel momento del
risveglio del corpo. Ma non la trovo interamente.
Ho combattuto con la paura dellignoto. E credo di aver perso.
Questo sembra essere il messaggio del sogno, a cui risalgo con i mezzi della
coscienza raziocinante, cos lontana dal profondo inconscio. Ma non voglio pi
pensare a questo. passato, stato ci che stato, pazienza Non voglio
angustiarmi nellintento di ricordare un brutto sogno.
Progetto una visita al Mercato dei fiori. Senza rendermene conto posticipo di nuovo
la visita a mamma. Non c fretta.
Ho prenotato lalbergo per una settimana e ho un biglietto aperto per il volo di
ritorno.
Mi vesto e scendo a fare colazione nella sala dellalbergo: c un ampio buffet
internazionale, con cibo per tutti i gusti e per tutte le abitudini mattutine. Prendo un po
di yogurt bianco con croccantini al cioccolato e un cornetto vuoto. Verso del caff
bollente in una tazza grande e lo macchio leggermente con latte freddo. Lo rendo cos
tiepido e bevibile.
Mi chiedo come far colazione mamma, la mattina. Chiss se manger wurstel e
uova strapazzate.
Ai vari tavoli gli ospiti dellalbergo mangiano e parlano silenziosamente, nessuno
solo. Io soltanto.
Provo un leggero imbarazzo, ma passa presto.
Sorrido a tutti, che mi sorridono, a loro volta. Qualcuno mi dice qualcosa in
inglese. Io rispondo piuttosto stentatamente, la mia pronuncia non un granch, ma
capisco alla perfezione tutto ci che mi viene detto. Ho un buon orecchio, come

diceva il mio professore di inglese del liceo. E unottima capacit di comprensione.


Ma non parlo bene, purtroppo. Avrei bisogno di esercizio di una vacanza-lavoro in
Inghilterra o in America, come ragazza alla pari in una famiglia, per esempio, o come
cameriera.
Credo che riuscirei a sbloccarmi e a parlare speditamente questa lingua
internazionale, del presente e del futuro, che deve diventare una sorta di scarpa da
calzare perfettamente, un guanto morbido che aderisca senza indugio alla mano
moderna.
La signorina della reception molto carina, ha lespressione dolce e i capelli
lunghi raccolti in una coda tirata, che le scopre lintero volto. Bisogna avere
lineamenti perfetti per star bene con una pettinatura di quel tipo, che mostra senza
inganno ogni centimetro del viso. E lei li ha.
Non la stessa del giorno prima.
Parla correntemente almeno tre lingue e si rivolge a me in inglese, non conosce
litaliano. Mi chiede se va tutto bene.
Le rispondo di s, naturalmente.
Cosa dovrei dirle, che va tutto male, che mi sento sola al mondo, pur in mezzo alla
folla del genere umano, che ho paura di andare da una madre che non sa pi chi sono?
buffo, si chiede il solito Come va? alle persone e ci si aspetta che rispondano
sempre positivamente, chi fa la domanda e chi la riceve non mette in conto una
risposta negativa, tutto deve andar bene per forza, senza ombra di dubbio. O almeno,
bisogna fingere che sia cos.
Io sorrido mentre rispondo educatamente nel mio miglior inglese ed esco alla volta
del mercato dei fiori. Prendo la strada opposta a quella del giorno prima, che
conduce in piazza Dam, e mi avvio spedita con la solita guida in mano. Gli occhi
ondeggiano tra le pagine della mappa della citt al nome delle vie sui muri degli
edifici, per verificare che il mio corpo si trovi nella direzione giusta. Chiedo
informazioni a un passante, per esserne ancora pi certa, e sorrido orgogliosa quando
mi risponde di s annuendo.
Cammino per un bel po. Laria fresca, ma la pioggia cessata. Un timido sole
sbuca dietro la nuvola sbiadita di un cielo plumbeo.
Mentre passeggio le nubi sembrano allargarsi per cedere il passo allastro
infuocato, che ora brilla di luce dorata.
Lentamente il cielo gioisce di un azzurro ritrovato.
Da lontano si intravedono le prime bancarelle dellampio e famoso mercato ed io
ho la sensazione di essere nel posto giusto al momento giusto.
Rimango perplessa di fronte ai bulbi che assomigliano a patate, marroni come
quelle dipinte da Van Gogh nel periodo pre-impressionistico. Mi aspettavo qualcosa
di pi colorato.
Mi accorgo che presso alcune bancarelle non ci sono fiori recisi, ma soltanto loro
immagini, accanto a una quantit enorme di bulbi terrosi e scuri. Sembra impossibile
che da quel cupo marrone nascano fiori dai mille colori. Ma in fondo non bisogna

stupirsi, il miracolo della terra e della vita.


Nelle immagini cartacee leggo i nomi di fiori e le variet cromatiche degli stessi.
Per esempio CALLE: gialle, bianche, porpora, rosse, arancioni, rosse rifinite di
nero.
Mi soffermo a leggere, indugiando sui colori e sul loro significato intrinseco e
misterioso: primari, secondari, caldi, freddi, si amalgamano e si stemperano fra di
loro in sfumature diverse, oppure ostentano una tonalit rigorosamente propria. C
anche il bianco, colore luminoso che la somma di tutti gli altri, riassumendo in s il
compendio della vita.
Dolce, immacolato, puro e angelico, il bianco sorprende sempre con la sua
particolarit, sembra quasi un non colore, uno spazio da dipingere. Ma linsieme
delle tonalit cromatiche che si manifesta nella luce. Continuo a leggere nei cartelli
che spiegano la tipologia dei bulbi esposti: parlano di begonie, amaryllis, fritillaria,
allium e naturalmente dei celebri tulipani, fiori olandesi per antonomasia.
Mi avvicino per osservarli meglio, li tocco e li annuso. Vorrei comprarne qualcuno,
ma non vivrebbero a lungo nella stanza di un albergo, non ho neppure un vaso in cui
metterli. Allora opto per lacquisto di piccole penne biro con la forma e i colori dei
fiori. Saranno un gradevole ricordo.
In altre bancarelle, che non si limitano ad esporre bulbi, si trovano perfino i gialli e
luminosi girasoli, i fiori preferiti di Van Gogh.
In altre si possono ammirare delle meravigliose cascate floreali dipinte nei vari
toni del rosa, grazie al posizionamento di piante rampicanti fiorite in alto, nella parte
superiore della struttura.
Continuo a passeggiare in questo vasto mercato colorato, a tratti variegato di bulbi
e tuberi marroni, lasciando che la mente vaghi lontana, sullonda di suggestioni nuove.
Chiedo a un signore che passa se mi fa uno foto immersa tra i fiori; ho la macchina
fotografica in mano e gli mostro quale pulsante premere, dopo aver fatto
linquadratura. Naturalmente gli parlo in inglese, unica lingua in cui riesco a
comunicare in questa terra straniera. Luomo gentile e mi risponde prontamente di s,
sfoderando un sorriso raggiante.
Subito dopo raggiunto dalla moglie, una bella signora dallespressione gentile,
che era dedita allosservazione dei fiori di una bancarella poco pi avanti.
Il mercato sembra un treno colorato senza fine, fatto di vagoni contenenti merce
preziosa e profumata: dritto e lunghissimo, proiettato in direzione di una stazione
immaginaria dipinta di mille sfumature. Volteggio entusiasta, come una farfalla
leggiadra o unape laboriosa, tra i colori e i profumi dei fiori senza tempo, passeggera
di un treno straordinario. Per un momento sono quasi felice. Poi torno alla realt con
una sorta di tonfo sordo, come un angelo caduto in volo. E mi accorgo, di nuovo, di
essere sola. Con la paura come unica compagna.
Paura di lei, di rivederla, finalmente. Paura delleffetto che potr farmi e che io
potr farle.
Per fortuna, mentre cammino, scorgo a lato della strada unenorme libreria, piena di

libri di ogni forma, dimensione e argomento.


Entro dentro con la gioia nel cuore. Sono tutti in inglese, olandese e fiammingo
poi noto che c anche il reparto francese e tedesco. Assolutamente niente in italiano.
Ma non importa: sono libri!
Ed io conosco linglese.
Mi sento a casa, col profumo della carta stampata che si insinua nelle narici e il
tocco ruvido che percepisco nei polpastrelli.
Rimango a lungo l dentro, come se avessi bisogno di riempirmi i polmoni di
quellaria, per tornare a respirare.
Poi continuo a passeggiare per la citt, questa volta senza una meta precisa, tra i
canali, le biciclette e le case col tetto a punta.
Continuo a pensare, mentre cammino. A lei, a lui, al loro figlio.
Mi fanno male le gambe, ma sono ancora in grado di camminare.
Ho i morsi della fame allo stomaco, non ho pranzato. Me ne sono completamente
dimenticata, immersa in mille pensieri. Ora mi dirigo verso un bar, decisa a nutrirmi,
per non cadere a terra priva di forze e di energie: sento che sto per svenire per un calo
di zuccheri.
Sono una stupida. Quando sono pensierosa, o ho molto da fare, dimentico che il mio
corpo ha bisogno di carburante per continuare a funzionare. Per fortuna oggi me ne
sono accorta in tempo.
Sono ormai le quattro del pomeriggio. Non so cosa fare.
Non mi sono informata sugli orari degli autobus diretti verso il paese in cui abita
mamma.
Sono sudata, ho bisogno di una doccia e sono lontana dallalbergo.
Decido rapidamente di continuare la visita alla citt e di partire domani mattina
alla volta di Gorinchem.
Consulto velocemente la guida e scelgo di visitare lOrto Botanico.
Mi affascina lidea di godere della natura in citt.
Percorro a piedi meno di un chilometro e raggiungo questo museo vivente che il
polmone verde di Amsterdam. Entrando prendo lopuscolo descrittivo dellOrto e mi
documento sullambiente che sto per visitare. un mio chiodo fisso, non so farne a
meno. Mi piace immensamente capire con esattezza dove sono e cosa sto visitando.
Percorro gli spazi verdi al suo interno godendo della bellezza e della diversit di
numerose piante: ci sono alberi ad alto fusto con fronde verdi e pesanti che
fiancheggiano viottoli posti nel cuore dellOrto. Mi muovo lentamente inspirando
laria profumata e osservando le loro dimensioni. Pi in l ampie serre lussureggianti
ospitano vegetazioni di vario tipo e mostrano la loro imponente bellezza. Entro in una
di esse e rimango quasi senza fiato: laria umida e irrespirabile, per me, ma
lambiente perfetto per le piante che ci vivono. Non vedo lora di uscire, ho quasi
un attacco claustrofobico quando la porta vetrata si chiude dietro di me regalandomi
la sensazione di mancanza daria. Ma sono incantata dalle strane piante che popolano
questa serra e dalle farfalle che vivono con loro. Ce ne sono tantissime.

Marroncine e arancioni, mostrano la loro particolarit non curanti dei visitatori.


Una mi si posa sulla mano, unaltra su una spalla. Ne vedo alcune disposte in fila su
una foglia verde e resto a guardarle incantata. Le piccole cose mi emozionano
enormemente.
Esco finalmente dalla serra, esausta, e mi siedo su una panchina posta in un viottolo
dellOrto Botanico. Ci sono persone che leggono nel silenzio del verde,
probabilmente appagate dalla lettura e dalla natura al contempo. Mi trasmettono
serenit.
Io sento il bisogno di riposare un po, ho camminato moltissimo.
Laria si tinge di blu e lOrto Botanico prossimo alla chiusura.
I custodi invitano gentilmente i visitatori ad avvicinarsi alluscita ed io mi accorgo
di essere fra gli ultimi ad andarmene. Ho voluto sfruttare la visita fino allultimo
momento. Ne ho goduto a pieno.
La natura sa sempre emozionarmi.
Sono cos stanca, per, da non essere capace di ripercorrere a piedi la strada fatta
in precedenza. Mi dirigo verso una fermata dellautobus e aspetto. Si possono fare i
biglietti allinterno, mi dicono dei turisti a cui ho chiesto informazioni, cos prendo il
primo che arriva, senza sapere esattamente dove diretto, poi mi rendo conto che
Piazza Dam una delle sue fermate: sono fortunata.
Sono in piedi attaccata alla maniglia in alto e oscillo ad ogni curva, cullata
dolcemente dai movimenti della strada. Riconosco la famosa piazza da lontano, con i
suoi monumenti imponenti e le sue dimensioni fuori dal comune, e mi avvio alluscita.
Scendo. Sono fuori, frastornata e stanca.
Percorro la strada che mi conduce allalbergo, ormai lho imparata a memoria, non
ho pi bisogno della mappa. Sono di nuovo di fronte alla porta con le vetrate, la
guardo come la mattina in cui sono arrivata, poi entro e saluto il ragazzo della
reception. Non c pi la signorina con la coda tirata e i lineamenti perfetti, peccato.
Mi piaceva tanto. Probabilmente la rivedr domani.
carino anche lui, con la pelle chiara e laria sorridente.
un giovane olandese, chiss se il figlio di mia madre gli somiglia.
Salgo in camera e ripeto i movimenti della sera precedente.
Cener di nuovo in uno dei ristoranti qui vicino e andr a letto presto. Domani
voglio svegliarmi di buonora e andare a Gorinchem.
Domani lo far sicuramente, basta con le visite alla citt. Sono venuta per lei.
La notte molto buia ed io non riesco ad addormentarmi.
La decisione che ho preso oscilla con vigore dentro di me e poi si posa sullo
stomaco, ferma e pesante come un macigno. Quasi mi toglie il respiro.
Un doppio trillo sul cellulare mi indica larrivo di un sms.
Mi sono gi sentita con pap e con Eva. Mi chiedo chi possa essere, anche se in
cuor mio lo indovino, quasi senza volerlo.
Pierre. Dolce, tenero, poetico, come sempre. Mi fa sciogliere.

Leggo con le lacrime agli occhi.


Tesoro, vivere senza di te morire dentro, derubato dei colori della vita. Ogni
attimo un dolore buio che tende al vuoto assoluto.
So che aspetta una mia risposta, ma io in questo momento non sono in grado di
parlare con lui. Divorata dalla malinconia e dalla paura, commetterei di certo degli
errori. Non posso rispondere anche se lo vorrei con tutta me stessa, ora pi che
mai. Non posso.
Devo essere lucida e pronta alla giornata di domani.
La luce filtra come una lama dalla fessura centrale della spessa tenda e ferisce i
miei occhi abituati al buio. gi arrivato quel domani in cui mi ero proposta di
portare a termine il mio fine.
Mi preparo velocemente, ma con cura.
Mi trucco gli occhi, che voglio far apparire pi grandi e pi belli, perch so che lei
li guarder: si guarda sempre negli occhi una persona che si presenta
inaspettatamente.
Ho deciso di non telefonarle. Ho un vecchio numero di cellulare che mi ha dato
pap, ma non lo comporr per chiamarla, voglio farle una sorpresa fino in fondo.
Spero che il suo indirizzo sia lo stesso dellultima volta in cui ci siamo sentite,
credo quattro anni fa.
Le mandai una cartolina dauguri per Natale, come quasi ogni anno, fino a un certo
punto della mia vita, a cui rispose con una certa rapidit.
Lanno dopo aspettai che fosse lei a spedirmela per prima. Lo desideravo
tantissimo. Una semplice cartolina che inviasse lei, di sua spontanea volont e non in
risposta alla mia. Era la cosa che mi avrebbe reso pi felice al mondo. Ma quella
cartolina non arriv mai ed io decisi di non spedirne pi.
Da allora non ho pi saputo niente di lei.
In realt non so neanche se abiti ancora nello stesso paese Potrebbe aver
traslocato, potrebbe vivere ovunque, per quanto ne so. Ma sono sicura che pap non
mi avrebbe lasciato partire, senza la certezza che lavrei trovata e che non avrei fatto
il viaggio a vuoto.
Dopo una magra colazione consumata in hotel, sotto gli occhi interrogativi di tanti
ospiti che affollano la breakfast-room e che riempiono pi volte i loro piatti, esco alla
volta del Punto Informazioni situato a pochi isolati. Lho visto il primo giorno in cui
sono arrivata e ho deciso di informarmi l circa gli autobus per Gorinchem.
Ci arrivo con un po di fiatone, ho quasi corso per la strada, come se avessi paura
di far tardi. Forse la risposta al tergiversare di due interi giorni. Finalmente sono
decisa e sicura sul da farsi.
La signorina che fornisce informazioni molto gentile e parla benissimo linglese.
Io la capisco perfettamente e ne sono felice, quasi fiera. Mi indica un volantino rosso
con gli orari degli autobus per alcuni paesi vicini. C anche quello per Gorinchem.
Il primo autobus passa dalla fermata di fronte allUfficio informazioni tra poco pi
di mezzora: faccio il biglietto andata e ritorno e mi metto ad aspettare. Sono stata

fortunata.
Per il successivo ci sarebbero state quasi tre ore da aspettare.
Sembrava che me lo sentissi.
Aspetto cercando di essere pi calma possibile, ma sento il cuore che mi martella
nel petto e una leggera ansia salire verso la gola.
Faccio un respiro profondo, poi un altro.
Mi mordo le labbra con vigore e mi do dei pizzicotti sulle braccia per scacciare un
attacco di panico imminente. La sensazione di dolore fisico mi riporta sempre alla
realt.
Mi sembra che tutto sia sotto controllo.
Lautobus finalmente arriva. un extraurbano, ci sono molti sedili al suo interno.
Chiedo allautista quanto ci vorr a giungere a destinazione e vengo a sapere che il
viaggio sar di unora circa, salvo traffico.
Sorrido dentro di me e anche le mie labbra si stendono leggermente.
Frecce di speranza mi trafiggono dentro.
Una signora dallaria gentile si siede accanto a me.
Non parla molto, ma ogni tanto mi sorride e mi trasmette sensazioni positive.
Ansimante di paura, cerco aiuto negli occhi degli altri.
Mi basta una luce benevola, un arco delle labbra che dia segnali di serenit. Non
voglio e non posso avere intorno volti chiusi e ostili, ho bisogno di una spinta,
dellappoggio involontario della folla ignara, che, nello slancio di un sorriso o nella
luminosit di uno sguardo, mi dia la forza per non cadere.
La strada scorre veloce sotto le ruote dellautobus e la meta vicina.
Ho un moto inconsulto di impazienza, ma allo stesso tempo vorrei che quel viaggio
non finisse mai.
Siamo arrivati, tutti scendono. Io pure.
Domando a un compagno di viaggio se pu indicarmi dove si trova quella via
impronunciabile Gli mostro un piccolo foglio su cui avevo trascritto il nome. Lui
mi indica la zona, mentre io resto abbagliata alla vista di un mastodontico mulino a
vento.
Lo scambio anchio per un gigante, come aveva fatto Don Chisciotte con i quaranta
incontrati sulla sua strada, malgrado gli ammonimenti di Sancho. Ma non mi lancio al
galoppo verso di lui per battagliare, al contrario, mi incammino estasiata in quella
direzione, col naso allins, per osservare, semplicemente. Lo guardo dal basso,
sentendomi infinitamente piccola: sono un misero punto rispetto al gigantesco mulino
dalle pale enormi e laspetto fiabesco.
Non ho proprio nessuna voglia di combattere, desidero solo ammirare la
meraviglia che ho davanti.
Sono meno di un niente, lui mi sovrasta con la sua imponenza e mi fa percepire con
vigore la mia enorme pochezza.
Sono svuotata di ogni energia, minuta e sola, ma incantata di fronte alla grandezza
del genere umano, capace di costruire un simile gigante buono.

Vorrei aver accanto un esperto, magari un ingegnere, che sapesse spiegarmi con
esattezza il funzionamento dellenorme mulino, di come riesce a catturare la forza del
vento e di come possa restare in piedi, vigorosamente, nonostante lampia pedana
posizionata a met.
Osservo la Rosa dei venti, posta sul retro, mentre i pensieri volano lontani. Mi si
avvicina un uomo maturo, sicuramente olandese, lo capisco dai suoi tratti sfuggenti e
dalla pelle chiara, che mi guarda con aria interrogativa. Deve essere del posto. Mi
porge un opuscolo giallo che parla del mulino e del suo funzionamento. Sembra
proprio che mi abbia letto nel pensiero. Lo ringrazio sorridendogli.
Il basamento posto a met del mulino sfaccettato, con travi incastrate,
ognuna delle quali supporta a sua volta una tavola che forma il pavimento. Dei
puntoni, che fungono da leva-tratti, appoggiano su sporgenze del mulino, in modo
da supportare un peso notevole sul pavimento. Ogni puntone funge da leva-tratto,
che, avendo una sollecitazione assiale, non subisce alcuna flessione. Si tratta
perci di un bilanciamento di una struttura statica
Il linguaggio tecnico non mi spaventa, mi affascina. A un primo approccio non ci
capisco niente, ma sono incantata da quelle parole.
Leggo con attenzione e torno a leggere, finch non comprendo il loro significato
intrinseco. E in qualche modo faccio mio il senso.
Non saprei spiegare a qualcuno ci che ho letto, ma ne ricavo una sorta di
comprensione passiva. Sono pervasa da un forte piacere interiore, mi piace tanto
conoscere le cose
Lesterno del mulino, a forma cilindrica, ricoperto di mattoni piccoli e mostra una
grande porta verde, che sembra fatta di metallo.
Mi allontano un po, per vederlo meglio. Da troppo vicino non riesco ad averne una
visuale completa.
Indietreggio fino a raggiungere la giusta distanza. Finalmente lo vedo alla
perfezione.
Luomo che mi ha dato lopuscolo mi sorride a sua volta e si allontana, prima che
possa chiedergli qualche informazione.
Lo ringrazio di nuovo.
Infine volgo lo sguardo al di l del mulino e mi dirigo verso il centro del paese.
C un parco. Mi siedo un momento su una panchina e mi guardo intorno: ho di fronte
un piccolo canale, con qualche imbarcazione attraccata, che separa il prato in cui mi
trovo da una graziosa casa circondata di fiori.
Il verde predomina incontrastato ovunque.
Sulla mia destra aiuole fiorite impreziosiscono i lati di un ponticello.
Pi in l prende vita il paese, sorridente e gradevole, dalle case a tinte pastello, coi
tetti a punta e i lucernari alla ricerca del sole.
Nella giornata odierna raggi dorati illuminano le abitazioni e i prati adiacenti, che
luccicano di un verde smeraldo, ma lautunno riserva spesso colori daltro tipo e
linverno si preannuncia rigido e nevoso, come si intuisce dallangolo acuto dei tetti.

Osservo il tutto con sguardo ammirato e curioso, a tratti terrorizzato: una di queste
casette potrebbe essere la sua.
Ma non trovo il nome della via. Chiedo ancora e mi dicono che devo spingermi pi
avanti, al di l della piccola chiesa.
Mi guardo intorno. davvero una distesa piatta, lOlanda.
fatta di strade larghe, percorse da un numero impressionante di biciclette. Ce ne
sono di tutti i tipi. Perfino attrezzate con carrozzelle posizionate sulla ruota anteriore o
posteriore, da cui spuntano bambini curiosi e ridenti. proprio il paese delle
biciclette. Le vie cos piatte e pianeggianti sono lideale. Mi sorprendo a guardarle:
sono numerosissime, colorate, con cestini e pacchi di ogni tipo. La gente esce in
bicicletta per andare ovunque. Anche a fare la spesa.
Mi passa accanto una donna col burqa, che spinge un passeggino: una bambina
piccola seduta al suo interno e quattro, di et diverse, gli camminano a fianco e ci si
attaccano saltellando.
La madre parla con voce nasale, incomprensibile alle mie orecchie, rivolgendosi
alle figlie e a un uomo basso, dalla pelle scura, che cammina poco pi in l. Deve
essere il marito. Lui ha laria triste e stanca e sembra risponderle a malapena.
Mi distrae la voce squillante di un gelataio che giunge dalla parte opposta, con il
suo banco-frigo mobile, posto su quattro ruote. vestito interamente di bianco, con
tanto di berretto dello stesso colore, e ha lespressione gioviale.
Gli si avvicina prontamente una ragazza bionda, piccola e magra, che dopo una
breve sosta se ne va con due coni giganti farciti di gelato arancione. Mi chiedo che
gusto sia.
Un bambino gli corre incontro festante e dopo poco si allontana con un cono blu.
Ne arrivano altri, dai lati della strada, che ripetono gli stessi gesti e gli stessi sorrisi.
Ora il venditore ambulante si sta spostando. Si muove dapprima lentamente, poi in
modo pi veloce, attivando il motore al suo curioso mezzo. Porta i suoi gelati un po
pi in l, nella via attigua, o nella piazza vicina.
Chiss se la luce bianca che lo avvolge sapr regalargli armonia.
Avrei voglia anchio di un gelato, forse, ma di mattina non ne mangio mai. E
soprattutto vorrei colorarmi di bianco, per brillare di luce interiore.
Intanto continuo a camminare.
Sono arrivata. Leggo il nome della via sulla prima casa della strada.
Vado avanti, devo arrivare al numero 35. Guardo dove sono i dispari: dalla parte
opposta alla mia. Leggo: 3-5-7-9 Devo andare ancora pi avanti. Il cuore mi
esplode nel petto e mi tremano le gambe. Scorro con lo sguardo i numeri delle
abitazioni e con la coda dellocchio intuisco gi qual la sua. Mi avvicino, con
lemozione che deborda nelle guance porpora, negli occhi umidi, in tutto il corpo che
sfugge al mio controllo.
Sono invasa da mille sensazioni contrastanti, che mi pungono lanima e il cuore. Sul
campanello posto a lato del cancelletto c un cognome straniero e poi quello di
mamma; accanto la cassetta della posta, rossa, a forma di casa. Un giardino verde,

colorato di fiori di ogni tipo, circonda labitazione a mattoncini, col tetto a punta e il
lucernario posto sul lato destro.
Le persiane marroni sono aperte, ma le tende chiare offuscano la vista. Non si
capisce se ci sia qualcuno allinterno.
Vorrei suonare il campanello, ma non ce la faccio. Non ancora.
Mi sposto pi indietro. Decido di osservare per un po i movimenti della casa.
Passano i minuti, le ore.
Non succede niente. Forse non c nessuno. Probabilmente il giorno pranzano tutti
fuori. Mi allontano un po, con lintento di tornare pi tardi, nel pomeriggio. Sono
quasi contenta di non aver trovato nessuno, cos posso prepararmi meglio allevento,
far calare un po lemozione.
Vado a mangiare qualcosa in un bar della piazza vicina. Poi gironzolo per il paese,
ritornando verso il maestoso mulino. Mi piace di nuovo, anche visto da unaltra
angolazione.
Infine, dopo qualche ora, mi ripresento davanti alla casa.
Questa volta suono subito, nonostante il cuore in gola.
Un ragazzo apre la porta e un cane di taglia piccola corre verso di me abbaiando. Io
provo a fare il nome di mamma, ma lui non sente, malgrado labbia detto a voce alta,
perch lanimale continua imperterrito con il suo verso rumoroso.
Allora il ragazzo esce di casa e viene verso di me, camminando sul vialetto del
giardino. Mi dice qualcosa nella sua lingua, ma io non capisco. Gli rispondo in
inglese, facendo a mia volta una domanda.
Chiedo se la signora Rebecca Romani in casa. Mi dice di s.
Mentre rientra per chiamarla lei varca la soglia della porta con aria interrogativa.
Ha i capelli sciolti e i pantaloni lunghi.
Si avvicina a sua volta al cancello mostrando di non riconoscermi.
I suoi occhi gelidi si incollano ai miei, ma mi trasmettono un forte senso di distanza
e di freddezza. Non ha ancora aperto il cancello e mi parla in olandese.
Mamma, non mi riconosci? dico in un sussurro, al di l delle sbarre.
Gemma? Pronuncia il mio nome con una voce gutturale che mi sembra non
appartenerle. Lintonazione dura e glaciale come la sua nuova lingua.
Improvvisamente ogni traccia di verde sparisce dentro di me e sprofondo nel nero
pi assoluto.

Nero

Mi sento talmente immersa in questa tinta nefasta, che credo quasi di non essere pi
io. Sono unaltra da me stessa.
Vedo nero con gli occhi e con lanima.
Vacillo e tremo: i polmoni si gonfiano e si svuotano, ma laria non circola dentro di
me, rimasta fuori, lontana, imprigionata da quello sguardo terribile e da quella voce
che parla unaltra lingua, in ogni senso.
Mi ero illusa che potesse amarmi ancora, nonostante tutto.
Ridicola speranza, dettata da un animo fragile e insicuro.
Ora lo capisco a pieno. Il mio bisogno indescrivibile di lei mi aveva portato a
giustificarla in mille modi, dentro di me, a darle nuove continue chances, ad aprirle
nuove vie da percorrere. Sarebbe bastato un bacio, un abbraccio, una lacrima, anche
insincera, e lavrei perdonata. Lavrei stretta forte a me e sarei tornata bambina, avrei
recuperato tutti quegli anni in un momento, nel silenzio di un sorriso. Avrei ripercorso
tutto il tempo in cui non cera stata e lavrei fatto di nuovo mio, nostro, sarei stata la
sua Gemma e lei la mia mamma, ancora una volta.
Ma lei mi ha negato ogni cosa.
Mi ha guardato negli occhi e non ha visto sua figlia.
Il nero che mi pervade lassenza e la negazione di ogni colore. Non c niente in
me e fuori di me. Nessuna tinta emerge dal mio io scosso e turbato, nessuna sfumatura.
Solo un nero di pece e di dolore.
Un nero di angoscia che dilania il cuore e lanima.
Solo delusa nel profondo, atterrita, uccisa da un colpo fulmineo e violento. Sono
assolutamente e irrimediabilmente nera: incarno la negazione assoluta del colore.
S, sono io le rispondo con la morte nel cuore.
Lei mi guarda senza dire nulla, per un lungo momento.
Poi mi chiede se voglio entrare in casa, mentre apre il cancello, ma io le rispondo
di no. Me ne vado senza neanche salutarla. Indietreggio a piccoli passi, poi mi volto e
corro via lontano.
Il mondo sembra crollarmi addosso e schiacciarmi completamente. Mi fanno male
le gambe, tanto la mia corsa sfrenata, e ho il respiro affannato ma voglio
allontanarmi il pi possibile.
Vorrei volare ed essere a casa in un momento. E morire.
Un urlo di dolore dentro di me mi ferisce, straziandomi. Sembra farmi sua,
strapparmi a questa vita, per sempre.
Ma poi improvvisamente mi apre gli occhi e mi fa cambiare idea sul da farsi. Mi
dipinge la mente e la rende diabolica.
Non sono io a dover morire, io non ho fatto niente. La mente vaga inquieta e

percorre vie inaspettate, si dirige verso mete lontane al mio usuale modo di essere. Si
insinua repentina nelle anse peccaminose della vendetta e del rancore. Grida di
sofferenza la spingono verso linferno del crimine, e ogni mio pensiero si tinge di
rosso cupo, di sangue, di morte.
Lo ripeto a me stessa: non sono io che devo morire.
Mi ha ferito nel profondo e continua a pugnalarmi senza piet.
Non merita di vivere. Mi stupisco di me stessa per quello che penso. Ma continuo a
pensarlo.
Ho paura di ci di cui mi convinco, ma sono decisa, forte, rinata dalle ceneri della
delusione. Sto ancora correndo mentre dentro di me si snoda un nuovo filo di
pensiero, duro, spietato, assassino.
Vorrei vedere i suoi occhi che si spengono e il suo corpo che si affloscia, privato
della vita. Vorrei vederla sfuggire per sempre al mondo, viaggiare senza scampo
verso nuovi e misteriosi confini.
Sarebbe la giusta ricompensa per una donna come lei, che ha potuto farmi tutto
questo male senza accorgersene, senza neanche rendersene conto.
Lei mi ha ucciso mille volte ed io voglio farlo davvero, una volta per tutte.
Potrei pugnalarla al cuore, tagliarle la gola, colpirla con una freccia avvelenata o
con un colpo di pistola. Potrei farle bere un cocktail diabolico e lasciarla dormire per
sempre. Vorrei poterlo fare davvero.
Vorrei eliminarla dalla faccia della Terra, spedendola in un soffio nellaldil
macabro che le spetta.
Vorrei strozzarla, rubandole il respiro che lei ha tolto a me in questi ventanni,
vissuti nel limbo del dolore.
E vorrei uccidere anche quellorribile Gulaf, che me lha portata via quando ero
una bambina innocente, insieme al figlio che hanno messo al mondo e che io odio con
tutta me stessa.
Lo invidio profondamente. Lui lha avuta accanto per tutta la vita, mentre io sono
rimasta sola, lontana, senza laffetto di una madre.
Sto pensando a come potrei ucciderli tutti e tre mentre raggiungo la fermata
dellautobus, alluscita del paese, di fronte a quella in cui sono arrivata al mattino. Mi
rendo conto di non essere in grado di farlo con la forza, per cui dovr usare lastuzia.
Osservo con tristezza la differenza inaudita tra i pensieri criminali che adesso mi
invadono la mente e quelli pieni di paura e di speranza di poche ore fa, ma mi
convinco sempre pi che la colpa non mia. Io sono la vittima di una situazione
tragica e nefasta.
Una madre terribile ha generato una figlia tendenzialmente assassina.
Salgo sullautobus a passi lenti e mi siedo in quarta fila. Mi accomodo dalla parte
del finestrino, quando qualcuno mi chiede se il posto accanto libero. un uomo
sulla cinquantina col viso cupo e vagamente somigliante a Gulaf. Sono dieci anni che
non lo vedo, potrebbe anche essere lui. O forse no. Tutti gli uomini di mezzet che

cadono sotto il mio sguardo potrebbero esserlo sono circondata da terribili Gulaf!
La mia mente stanca vacilla e mostra ai miei occhi ci che vuole.
Mi sembra di impazzire.
Le palpebre si abbassano alla ricerca di pausa mentale e rilassamento. Non dormo,
ma rimango ad occhi chiusi per quasi tutto il viaggio. Cerco di non pensare a niente,
anche se so che la cosa pi difficile al mondo.
Non voglio parlare con nessuno, adesso. Non cerco pi la forza interiore in un
sorriso esterno, generosamente regalato da chi mi circonda, ma tremo dentro di me
nella mia buia solitudine.
Ormai le luci del giorno si sono spente e uno spicchio di luna brilla nel cielo scuro.
Amsterdam si affaccia nuovamente ai miei occhi vestita di blu e di luci artificiali.
Scendo dallautobus e mi avvio rapidamente verso lalbergo.
La delusione vela il mio sguardo, che stamani era dipinto di speranza. Non so se ne
accorge qualche ospite dellhotel o la ragazza della reception, ma noto che mi
guardano con aria interrogativa, mentre chiedo la chiave della mia camera. Devo
avere unespressione inattesa o una cera terribile.
Tento di camuffare luragano che ho dentro con un mezzo sorriso e mi dirigo verso
le scale: sono strette e ripidissime, con quasi venti gradini per rampa, ma le salgo in
un battibaleno. Sono al quarto piano. Entro rapida in camera mia e finalmente scoppio
in lacrime. Mi lascio cadere sul letto, affranta e disperata, mentre i singhiozzi mi
scuotono interamente. Piango a pieni polmoni e lancio grida strazianti. un pianto
disperato e forse liberatorio.
Probabilmente mi sentiranno dalle altre stanze, ma non mi importa, in questo
momento sento la necessit di farlo, di sentirmi urlare di dolore. Ho bisogno di
esternare quello che provo, quasi per confermare a me stessa che accaduto ci che
pi temevo nel profondo del cuore. Si concretizzato davanti ai miei occhi quello che
non osavo neanche pensare e che pulsava al centro del mio animo con vigore inaudito,
pur tremando come una debole foglia in preda alla rabbia del vento. Adesso chiaro
e lampante.
cristallino, trasparente come lacqua che scorre: lei si completamente
dimenticata di me. Non mi ha contemplato, in tutto questo tempo. Non volata verso
di me con la mente, non mi ha cercato col cuore. Mi ha cancellato dalla memoria in un
soffio, in un battito dali, come unemicrania noiosa che si toglie con unaspirina. Si
incamminata su una nuova strada, venti anni fa, e non si pi voltata indietro.
Io, invece, oggi sono ancora qui a pensare a lei. A fare congetture diaboliche, ora,
ma che la rendono comunque al centro della mia attenzione.
Non credo a me stessa. Devo togliermela dalla mente, come ha fatto lei con me.
Non posso ucciderla.
Diventer un avvocato, fra qualche tempo, sar dalla parte della legge, non posso
essere unassassina.
Ma il desiderio di toglierle la vita adesso enorme e inquietante allo stesso tempo.
Continua ad esserlo. Mi stringe e mi fa sua.

Forse non voglio includere in questo gesto estremo i due uomini della sua vita, gli
olandesi dalla pelle chiara e dallo sguardo sfuggente. In fondo loro non centrano
niente. Certo, Gulaf lha rubata alla mia infanzia e alla mia vita, vero, ma solo
perch lei ha deciso di andarsene e soprattutto di chiudere col passato. Anche se lui le
avesse impedito di vedermi, la colpa sarebbe stata sempre di lei, per aver accettato.
La sua scala di valori allucinante le ha permesso di sostituire un uomo a una figlia. E
questo imperdonabile.
Guidon centra ancora meno di suo padre. In fondo non ha scelto lui di nascere da
quei genitori, come nessuno di noi.
Io lo odio perch lo invidio, dal momento che lha sempre avuta accanto, ma mi
rendo conto che la colpa non sua.
solo e soltanto di mamma.
Sprofondo nellangoscia di pensieri cupi e sanguinari. Il nero mi invade e mi spinge
verso il baratro, iniettato di un rosso cupo e terribile, che non ha niente a che fare con
la passione e con lamore, ma si tinge di rancore e di vendetta.
Ho paura di me stessa, della persona che sono diventata, allimprovviso, quando ho
avuto la netta sensazione che non ci fosse pi niente da fare, quando ho sentito che la
mia speranza non era altro che una stupida utopia. E ora vorrei non essere mai partita,
vorrei non averla mai rivista.
Forse sarebbe stato meglio vivere con una speranza illusoria, che toccare con mano
una realt sconfortante. Forse.
Ho i capelli scarmigliati che mi coprono parte del viso e gli occhi arrossati dal
pianto: mi intravedo nello specchio posto sulla destra del letto. E non mi sembro io.
Lespressione stravolta e spietata al contempo. Non so pi chi sono.
Un doppio trillo del cellulare cattura per un attimo la mia attenzione.
Mi arrivato un nuovo messaggio. Forse pap, oppure Cinzia.
Non so proprio cosa potrei rispondere in questo momento, al di l del mittente. E
quasi decido di non guardare lsms.
Ma poi mi avvicino lentamente al telefonino e premo il tasto per la visualizzazione.
di Pierre. Di nuovo.
Tesoro, mi illumino di immenso, come Ungaretti, al solo pensiero di te. Vorrei
tanto rivederti.
Le sue parole mi toccano il cuore.
In questo momento mi riportano vagamente alla realt. Al mio essere una donna con
una sua vita, al di l della fuga di una madre.
Se Pierre sapesse come sono diventata e cosa sto progettando di fare non mi
cercherebbe pi. Perderebbe ogni traccia di amore per me.
Rifletto sulle parole appena pronunciate e mi accorgo che credo in ci che lui mi
dice. Almeno inconsciamente.
Credo che mi ami. Sono quasi convinta di questo. Continua ad essere cos presente
nella mia vita, con tutti i suoi sms, che non posso non credergli.
Perch dovrebbe farlo se non provasse un sentimento forte per me?

Non ne avrebbe motivo.


Ormai sono passati due mesi da quando lho lasciato e lui non si ancora dato per
vinto. Continua a contattarmi: vuole farmi sentire la sua presenza e il fatto che io sono
sempre nei suoi pensieri. Vuole ripetermi ancora che non pu vivere senza di me.
cos dolce, che non so pi cosa pensare. Forse sono stata troppo dura con lui e
con me stessa. Non lo so. Ma non potevo accettare quella situazione. So soltanto che
in questo momento la sua presenza mi di grande aiuto, anche solo attraverso un
messaggio telefonico.
Accantono lidea diabolica dellomicidio rendendomi conto di essere sullorlo
della follia. Devo rientrare a casa al pi presto, tornare alla normalit della mia vita
romana e dimenticarmi di lei.
Telefono a pap, ho voglia di sentire la sua voce.
Come stai, tesoro? Com andata? mi dice.
Malissimo, pap, ma non importa, devo farmene una ragione.
Mi dispiace tanto, amore lennesima delusione per te Io non avrei voluto
lasciarti partire, ma non mi sono voluto intromettere nella tua decisione
Grazie pap, sei sempre meraviglioso Pazienza se lei non mi vuole Tanto ho
te. Ho buttato l queste parole, che temevo potessero suonare un po troppo melensi,
ma in fondo riassumono esattamente quello che penso.
E ho trovato giusto dirgliele, fargliele sentire in toto.
Lui risponde che ho detto una grande verit, perch per me ci sar sempre, in ogni
istante della sua vita. Aggiunge che sono la sua luce. E mi fa commuovere.
Sento gli occhi umidi e unondata di dolcezza farsi spazio dentro di me. Mi
convinco finalmente che, con un padre cos, posso anche fare a meno di una madre.
Ho una voglia indescrivibile di tornare a Roma. Vorrei essere una molla, che si
allunga e si lancia nella nuova direzione.
Lo far subito domani, col primo volo disponibile, ormai non posso trattenermi pi
qui, in una nazione che parla di lei, con una lingua dura e ostile che mi uccide.
Vado a letto senza cenare. In borsa ho un paio di barrette al cioccolato con cui
sostituisco il pasto. Le mangio senza sentire nessun sapore, non so proprio di cosa
sappiano.
Ho dentro un dolore che mi sovrasta e mi dilania, inchiodandomi inesorabilmente a
un nero profondo.
Mi metto sotto le coperte e tento di dormire, ma gli occhi esplodono di luce e non
riescono a chiudersi. Li sento spalancati, che riempiono il mio volto e non vogliono
lasciarsi andare, esattamente come me.
Vorrei essere una macchia di luce che sfugge al buio dellangoscia, una lama sottile
che taglia lorizzonte della paura.
Ho freddo.
Il nero blocca ogni movimento esterno e mi scuote dentro in un brivido infinito. Ma
non ho pi voglia di uccidere.
Desidero solo fuggire, correre, scappare, volare alla mia realt quotidiana e

dimenticare questo mondo parallelo mostruoso che mi ha ingoiato famelico.


Mi torna in mente il messaggio di Pierre.
Sento pulsare i suoi sentimenti, il suo entusiasmo infinito.
Penso a pap e al suo amore senza confini.
Vedo Armida in una nuvola immaginaria e ho limpressione di sentire la sua voce
dolce che mi racconta il senso della vita.
Il loro esserci sempre mi fa sentire una persona migliore, mi regala attimi di
armonia con me stessa. Sento lentamente svanire il dolore inaudito che mi serrava il
cuore e lanima.
Prendo il cellulare e compongo il numero di Armida.
Non tardi, spero che non sia ancora a letto. Ho voglia e bisogno di parlare un po
con lei. Il telefono squilla a lungo e quasi perdo la speranza, quando finalmente sento
la sua voce inconfondibile.
Pronto? Chi parla?
Sono Gemma, spero di non disturbarti
Cara, che gioia sentirti, ma cosa dici, come stai?
Abbastanza bene, Armida, domani torno.
Sono felice, amore, com andata?
Vengo a trovarti e ti racconto ma andata male
Non ti abbattere, cara, sei una persona speciale Una ragazza come poche al
mondo. Sei la mia adorabile Gemma. Vieni quando vuoi, io sono qui.
La sua voce calda e il suo tono dolce mi rassicurano. La ringrazio e le dico che
andr a trovarla presto: ho voglia di abbracciarla, di stringermi a lei e assorbire la
sua dolcezza infinita, come per osmosi, ancora. Non le dir tutto nei dettagli, le
racconter la vicenda a grandi linee, cercando di mascherare il mio dolore. Ma ho
bisogno della sua vicinanza. Lei mi vuole bene. Lo sento dalle sue parole, anche a
centinaia di chilometri. stata pi una nonna che una mamma per la sua et, ma mi ha
amato e mi ama tuttora profondamente come una vera madre.
Perch cercare assurdamente laltra, che non mi vuole, quando ho lei?
Cerco di sollevare il mio cuore dal peso dellangoscia con questi pensieri. Vado in
bagno e mi lavo il viso con acqua fresca. Ho la sensazione di rinnovarmi. Mi sento
meglio.
Accendo la televisione, ma la spengo subito. Sentir parlare olandese lultima
cosa di cui ho bisogno.
Prendo il libro sul comodino e gli occhiali da lettura dalla borsa. Non lultimo di
Pennac, quello lho gi finito.
Ora il turno di Frank Mc Court con Le ceneri di Angela.
Lho iniziato da poco, ma mi ha preso enormemente. Mi sembra di respirare
quellaria irlandese, di vivere la miseria e il dolore di una famiglia devastata da un
destino infausto. Immedesimarmi nel mondo parallelo che mi propone il romanzo
per me terapeutico, mi allontana dalla mia personale sofferenza, creando unempatia
con i protagonisti della storia. Ho limpressione di far parte della vicenda.

Sento il prurito provocato dalle pulci del materasso, il freddo glaciale di quelle
case non riscaldate e i morsi della fame.
Sono uno dei figli innocenti di quei genitori sciagurati, che mettono continuamente
al mondo nuove bocche senza saperle sfamare.
Sto perdendo il senso del dolore legato allesito del mio viaggio e alla mia
delusione enorme, man mano che mi calo nel mondo creato da Mc Court.
Pi sono dentro a questa storia, pi dimentico la mia.
Sto perdendo quella tinta nera, angosciante e peccaminosa che mi aveva rubato al
mondo reale. Sto tornando in me.

Non tutto orribile

Lindomani Gemma prese il primo volo per Roma e torn nella capitale italiana, tra le
persone a lei care.
Il viaggio scivol regolare e silenzioso, profondamente diverso da quello di andata.
Dallentusiasmo per la voglia di scoprire nuovi sviluppi nelle emozioni e nei rapporti
interpersonali, al desiderio unico di tornare a casa, lasciandosi tutto alle spalle: ogni
dettaglio, ogni suono, ogni rumore.
Non cera nessuna Willeke a parlare con lei, nessun volto amico a regalarle un
sorriso. Era sola e cupa, con lunico desiderio di toccare terra ed essere finalmente
lontana da quei Paesi Bassi, che lavevano fatta sprofondare nel buio pi assoluto.
Era una donna nuova, provata, annichilita e svuotata dal peso degli eventi, ma
anche arricchita di mille stati danimo sconosciuti in precedenza, che in qualche modo
la stavano aiutando a indagare dentro di s.
Era cos terribilmente difficile riuscire a non cadere, dopo aver subito colpi di
quella portata, non per ultima la presa di coscienza di effetti assolutamente
imprevedibili dentro di s, oltre alla delusione cocente, frutto dellatteggiamento
insano di una madre.
Ma in fondo dimostrava di farcela, di essere forte, nonostante tutto.
Lasciava intravedere i tratti sicuri di una donna sullorlo della rinascita dalle
ceneri della delusione.
Pierre, dal canto suo, soffriva terribilmente per averla persa, forse per sempre.
Tentava di mostrarle il suo amore, di farle sentire la sua presenza quotidianamente,
con messaggi telefonici molteplici.
Aveva smesso di chiamarla, non perch non ne avesse voglia, ma per non apparire
insistente e per evitare di infastidirla troppo.
Voleva che percepisse il suo amore, che sentisse come fosse rimasto l, legato a lei
a doppio filo, col cuore grondante di un sentimento unico e profondo come il mare.
Avrebbe voluto stringerla a s in un abbraccio caldo e infinito e dirle ancora mille
volte di aver commesso un errore indicibile, ma non per strategia, n con lintento di
ingannarla, semplicemente e solo per amore, per lidea distorta e confusa che la
verit possa essere un limite insuperabile e che, in certi casi, la menzogna, o
lomissione, possano regalare orizzonti pi ampi e fruttuosi.
Lui laveva sempre amata profondamente, fin dal primo giorno, da quando si era
presentata al suo corso sui colori, coi capelli raccolti e gli occhi ridenti. Era stato un
colpo di fulmine, dovuto inizialmente al solo aspetto esteriore e alla luce che
emanava intorno a s. Ma poi si era accorto che Gemma era bella dentro quanto fuori,
che il suo sguardo dolce e il suo viso delicato erano la cornice e linvolucro di
unessenza speciale. Le piaceva il contenitore come il contenuto, i colori del corpo
come quelli dellanima. Era un connubio perfetto di estetica e interiorit, una donna
bella e intelligente, profonda e sensibile.

Gemma non credeva lontanamente di poter suscitare queste sensazioni in un uomo, e


bench avesse percepito di essere importante per Pierre, non si era resa conto di
quanto lo fosse realmente.
Il cuore di lui batteva per lei a un ritmo inconfondibile svelando senza indugio le
note pi sottili e delicate. Era una melodia perfetta, a cui solo un errore di forma
aveva tolto per sempre larmonia.
Lui non poteva perdonarsi di essere stato lartefice di una rottura irreparabile.
Gemma gli aveva fatto provare le emozioni pi intense, mai conosciute prima, la gioia
di un amore unico e perfetto. E lui aveva rovinato tutto. Con lo stupido intento di
nascondere una verit scomoda.
Quando aveva saputo da Eva e Cinzia che era partita per Amsterdam, aveva avuto
limpulso di seguirla, per esserle vicino in un momento in cui forse ne avrebbe avuto
bisogno. Lei gli aveva raccontato del dolore che aveva vissuto a causa dellassurda
fuga di sua madre e lui sapeva quanto potesse essere difficile fare i conti con la realt.
Ma poi aveva fatto un passo indietro. Gemma era voluta partire da sola, non si era
fatta accompagnare neppure dal padre. Probabilmente voleva affrontare quella prova
con le sue uniche forze.
Si immaginava che tremasse, prima di partire, ma che il suo bisogno di
comprendere fino in fondo una situazione sospesa da troppo tempo lavesse spinta nel
paese dei mulini a vento in piena solitudine.
Nonostante il rispetto della sua scelta, Pierre sentiva celarsi dentro di s un
uragano di sensazioni e di preoccupazioni.
Ma purtroppo lei non voleva sapere pi niente di lui: non rispondeva alle sue
telefonate n ai suoi messaggi, si era resa irraggiungibile.
Non avrebbe potuto esserle vicino neppure con la voce e con le parole.
E questo lo rattristava profondamente.
Il dramma interiore di Gemma era percepito a distanza dalluomo che lamava
infinitamente.
E proprio le sue parole scritte, a cui lui non aveva ricevuto alcuna risposta,
avevano riportato la donna al mondo reale, in un momento in cui la follia stava per
avere la meglio.
Laveva aiutata profondamente, distogliendola da un proposito nefasto, senza
saperlo. Manifestandole il suo amore proprio nel momento in cui la delusione stava
sfociando in pensieri criminali, le aveva fatto percepire che esisteva ancora un mondo
in cui qualcuno teneva a lei.
Le anime gemelle si addormentano in un attimo eterno e si risvegliano nellarmonia
di un sorriso.

Bianco

Scendo dallaereo e vedo da lontano pap, che mi sta aspettando con lo sguardo
luminoso e preoccupato allo stesso tempo.
Il volo andato bene e finalmente sono a Roma.
Un sorriso radioso mi accende lintero volto e infonde nuove speranze a mio padre.
Labbraccio forte e sincero e la voglia di raccontargli tutto prorompente.
Lo faccio appena arrivati a casa sua, davanti a un succo dananas e un cioccolatino
a forma di cuore. Gli narro tutto nei minimi dettagli e lui spalanca gli occhi per
lincredulit, aggrotta le sopracciglia e pronuncia parole di odio contro di lei.
La detesta per quanto mi ha fatto soffrire, per la sua totale mancanza di amore
materno. E la ucciderebbe davvero, in questo momento, se fosse qui. Una lacrima sta
per debordare dal mio occhio e le sue mani sarebbero pronte a colpirla. Un pugno per
ogni mia lacrima, per ogni mio sospiro.
Ho fatto bene a non venire. mi dice dopo. Mi sarei macchiato di un reato
irreparabile. Lavrei uccisa.
Ho un colpo al cuore. Gli dico che anchio ho avuto quellidea malsana, soggiogata
dal peso della delusione. Ma che poi sono tornata in me e ho deciso di lasciare
lOlanda e dimenticarla per sempre.
buffo, ma mi sento meglio. Non provo pi quel dolore al petto al solo pensiero di
lei. Ho i battiti regolari, come il respiro, mentre sto parlando di ci che accaduto di
fronte a casa sua, al di l di quel cancello fatto di sbarre grigie, che non ha neppure
aperto.
Riesco a narrare i fatti senza che la voce si spezzi.
Riesco a illuminarmi nonostante debba fare ancora a meno di lei.
meraviglioso. Mi sembra che si sia sciolta quasi ogni ombra di dolore. Vorrei
gridare al mondo che sto finalmente meglio, che ho superato il peso indescrivibile
della sofferenza e del rancore e mi avvio a percorrere nuove strade.
Vorrei far sentire agli altri questa mia incontenibile leggerezza: mi pare di essere
una piuma rapita al vento, che vola lontana e ondivaga.
Pap percepisce il mio nuovo stato danimo e sembra tirare un sospiro di sollievo.
Venti anni di dolore da lasciarsi alle spalle.
Mi guarda incredulo e felice. Sorride di nuovo.
Poi saliamo le scale e facciamo una piccola visita ad Armida.
Appena mi vede mi viene incontro e mi abbraccia forte. Io ricambio la stretta con
lo stesso vigore e mi sento inondare di una gioia immensa. Sono di nuovo a casa. Con
accanto le persone pi care.
Do unocchiata al di l della finestra e vedo un cielo chiazzato di nubi grigie che
celano drappi di un azzurro intenso. Un sole tiepido fa il suo timido ingresso nel
manto morbido e maestoso che sovrasta la Terra e laria canta, in sottofondo.
Lordinario si mostra sgargiante nella sua straordinariet e ogni singolo elemento

della natura si tinge di poesia. I miei occhi colgono schegge di bellezza pura in un
fiore che sboccia, o nel vento leggiadro che profuma di fresco e fa danzare deboli
foglie.
Mi lascio cullare dallincanto delle piccole cose mentre parlo con Armida e le
racconto del mio viaggio. Non scendo in particolari, ma le lascio capire che mia
madre ha mantenuto il suo atteggiamento freddo e distante.
Lei mi offre da bere: un t, un caff, un succo di frutta.
Non ho bisogno di niente, ma opto per il t, so che le dispiace se rifiuto. E poi il
suo t delizioso.
Mentre lo sorseggio, il suono familiare del telefonino mi annuncia larrivo di un
sms ed io mi coloro di mille nuove sfumature. Sono bianca e pura, accecata da una
luce che riassume in s tutti i colori dello spettro solare.
ancora Pierre, come speravo silenziosamente dentro di me.
Sei tornata, tesoro? Pennellate radiose mi dipingono dentro, allidea di poterti
riabbracciare. Solo se tu lo vuoi. Solo un abbraccio. Je taime.
La lettura mi emoziona, come sempre. Per quello che dice e per come lo dice. Ho
una voglia enorme di rispondergli, di chiamarlo, di farlo partecipe di ci che ho
vissuto e sto vivendo. Vorrei anchio regalargli un abbraccio fatto di luce e di
armonia, stringerlo forte e sentirmi un tuttuno con lui. Ma ho paura.
Mi sorprendo ad avere questi pensieri, perch non so confessare neanche a me
stessa di amarlo ancora.
Ma oggi mi sento cos bianca, luminosa, pura, che potrei riuscire a sbilanciarmi,
ad andare oltre il punto che mi sono prefissata.
Improvvisamente mi domando come faccia a sapere che sono tornata, e mi chiedo
anche se sappia dovero andata
Pap, hai detto tu a Pierre del mio viaggio?
No, Gemma, non mi sarei mai permesso. Fra laltro, poi, non ho contatti con lui da
molto tempo.
Sono convinta che sia opera di Eva o di Sara e Cinzia
Mi immagino che lui si sia informato da loro, visto che non rispondo alle sue
telefonate e ai suoi messaggi. Probabilmente avr chiamato una delle mie amiche e le
avr chiesto di me.
Solo questo mi manda al settimo cielo.
Pi tardi torner a casa e chieder.
Ho dentro di me la certezza che Pierre mi ami veramente.
Ma non lo dico. Lascio che questa consapevolezza resti chiusa dentro di me, la
nascondo in un angolo del cuore e lascio che fuoriesca ogni tanto, improvvisamente,
dipanando i suoi effetti incantevoli.
Finalmente saluto pap e vado a casa. Vorrebbe che rimanessi da lui, almeno per un
giorno, ma io ho voglia di tornare alla mia vita. Mi accompagna in macchina, per
evitarmi lautobus. Gli do lultimo bacio e ci diamo appuntamento per domani a cena:
cos tenero, si preoccupa per me.

Roma immersa nel solito traffico quotidiano e mi guarda sorridente dallalto dei
suoi palazzi sontuosi. Inspiro il suo profumo, che non fatto solo di gas esalati dai
tubi di scappamento, ma lodore morbido e unico della mia citt. impreziosita di
alberi profumati, di verde smagliante che rigenera i polmoni.
Pap si ferma sotto casa e io scendo dalla macchina con il mio trolley. Mi chiede se
voglio che mi accompagni, ma gli rispondo di no, perch non c parcheggio; lo saluto
di nuovo, incoraggiandolo a stare tranquillo. Lui mi fa il cenno della cornetta con la
mano per dirmi che poi mi telefoner. Gli sorrido annuendo.
Sono felice di essere di nuovo qui.
Attraverso finalmente la strada e accelero il passo quando sento il rumore di
unauto che viaggia a gran velocit verso di me.
Chiudo gli occhi senza volerlo e mi fiondo dallaltro lato della via, ma non
abbastanza in fretta.
La furia del pirata della strada implacabile.
Una frenata acuta e un tonfo sordo.
Un luccichio abbagliante volteggia nel mio sguardo e mi avvolge interamente,
portandomi in alto, lontano dal mio corpo.
E ora una serenit profonda e una leggerezza dolcissima mi pervadono lentamente,
mentre laria scintillante mi abbraccia al confine dello spazio.
Sono leggiadra e trasparente, morbida e soffice, irradiata da delicate sensazioni di
tranquillit atavica. Girandole di luce ruotano vorticosamente nei miei occhi
allontanandomi dalla dimensione reale, mentre una porzione di cielo scintillante mi
attrae in modo irresistibile e tende a farmi sua.
Ma il mio corpo giace inerme sulla strada, circondato da volti contratti e allarmati.
Un rivolo rosso cola allangolo della mia bocca e i miei occhi si chiudono su un volto
che ha perso ogni colore.
Vedo una sorta di furgone bianco e lampeggiante, braccia muscolose mi trattengono
con forza dal volo verso leterno, non vogliono lasciarmi andare. Stringono
vigorosamente i miei arti leggeri e senza vita, attratti da quella luce abbagliante,
meravigliosa e irresistibile. Ma io sono comunque in volo, fluttuante e leggera come
una piuma mi allontano dal mio corpo immobile e guadagno il cielo. Rimango
sospesa, in equilibrio tra due mondi, pervasa da note melodiose e armonie dolcissime
che mi spingono al di l della luce.
Non desidero altro che oltrepassare quel confine. Sono avvolta da un bianco
accecante che mi stordisce e mi colma di un benessere infinito.
questo il colore della morte. Hanno ragione gli orientali a sceglierlo come divisa
del lutto Non c niente di nero, di cupo o di buio come vuole la nostra tradizione.
Tutto luce bianca. Tutto armonia dolcissima.
Ma questo desiderio enorme di volare verso leterno si spegne improvvisamente
nellosservare la disperazione dei miei cari, le lacrime di pap e di Armida, di
parenti e amici accorsi in ospedale appena saputo dellincidente.
Vorrei dire loro di non piangere per me, di non preoccuparsi, perch non sto

soffrendo, sono felice. Inondata di uno scintillio sfavillante, non mi trovo laggi, dove
loro guardano, ma quass in alto, volteggiante ai confini della luce. Mi muovo in una
danza ondivaga e morbida che mi pervade di armonia.
Ma loro non possono sentirmi.
Il mio corpo immobile e muto, sordo a ogni stimolo esterno.
Io sto volando verso il cielo, ma loro non vedono questa parte di me, possono
relazionarsi solo con il mio io concreto.
arrivato Pierre. accanto a me: venuto a trovarmi.
Sono cos felice di vederlo, anche se solo da quass, che il cuore sembra esplodere
sotto il mio petto. Vorrei gridargli la mia gioia, stringerlo forte a me e baciarlo.
Ma ha il volto rigato di lacrime e lespressione disperata.
Si informa da mio padre sullaccaduto e pronuncia parole di sconforto. cos
triste Non lo avevo mai visto in un tale stato, neanche quando ci siamo lasciati
eppure mi era sembrato che i suoi occhi fossero sprofondati in un buio profondo,
allora. Ma niente a che vedere con il dramma che sta vivendo adesso.
Vederlo cos vicino a me con quellespressione affranta mi fa male, avrei voglia di
parlargli, di spiegargli che io non sto soffrendo.
In questo momento, la voglia di volare verso lignoto sparita, sfumata. Desidero
tornare indietro, invece. Allietare tutti i miei cari con la mia presenza sarebbe la cosa
pi bella che potrebbe accadermi in questo momento.
Pierre non se ne va. Torna continuamente e mi resta accanto a lungo, quasi quanto
mio padre.
I giorni trascorrono, ma lui non si d per vinto. Mi prende la mano, mi accarezza il
viso. Vorrei percepire il suo dolce tocco, ma posso soltanto osservare i suoi gesti, da
quass: il mio corpo ha perso ogni capacit sensoriale. Immobile, senza energie,
insensibile a ogni richiamo, sembra allontanarsi inesorabilmente dalla vita.
Pierre mi sussurra parole dolcissime pregandomi di restare, di non volare via.
Potremmo ricominciare tutto daccapo aggiunge con un filo di voce.
Sarebbe meraviglioso. Lo dico dentro di me, senza che nessuno possa sentirmi.
Naturalmente a lui non arriva nessuna risposta, ma rimane l, accanto a me, senza
perdere la speranza, manifestando tutto il suo amore.
Io non posso far altro che guardarlo, dallalto, dalla mia porzione di cielo. E quello
che provo sublime.
Lui si preoccupa per me, versa lacrime calde, ma al contempo tenta di non
disperare, mi sta vicino, mi accarezza e mi parla.
Cerca in ogni modo di riportarmi nel mondo dei vivi.
Inverto dentro di me la direzione di marcia, nellosservare Pierre, oltre tutti i miei
cari. Non voglio andarmene, non voglio sfuggire alla vita.
ancora cos presto, ho appena cominciato a viverla e ad assaporarla
Ma sono comunque bloccata in questo demi-monde che mi stringe senza lasciarmi
andare, sono sospesa tra due entit parallele e distinte. La luce bianca mi guarda,
spumeggiante e sorridente, ma io non provo pi quel desiderio impaziente di

raggiungerla. Posso aspettare.


Frammenti di essa si rifrangono dentro di me generando una moltitudine di colori.
Sono una goccia trasparente o un bicchiere di cristallo: nascondo nelle profondit
della mia essenza una variet di tinte meravigliose che solo un raggio di sole sa
mostrare al mondo.
E mi tingo di speranza, grazie a questa luce che mi colpisce e mi trafigge, ma al
tempo stesso mi accarezza.
Mio padre mi guarda con occhi colmi di speranza e di disperazione al contempo. I
medici non si pronunciano: Posso risvegliarmi da un momento allaltro, come fra una
settimana o un mese. O mai pi.
La sentenza nasce gioiosa e finisce terribile. Pap forte e incassa il colpo,
sperando che si avveri quanto pronunciato nella parte iniziale della pseudo diagnosi.
Ma lepilogo una pugnalata al cuore, profonda e fulminea. Lui ha il dolore e la paura
stampati nel viso.
Vorrebbe svegliarmi, bussare alla mia porta e avere una risposta, ma il mio respiro
statico e il mio corpo privo di energia vitale.
stanco e ha freddo, ma non torna a casa. Brividi di terrore e di solitudine gli
percorrono il corpo, per resta in ospedale, vicino a una figlia che pu perdere per
sempre. E si colpevolizza, si chiede perch non mi abbia accompagnato a casa quel
giorno funesto, perch mi abbia lasciato rincasare da sola. Si fa domande allinfinito,
senza sapersi dare risposte. Ma non ci sono risposte da dare, il Fato, implacabile e
nefasto, che non d adito a scelte. Adesso non ha altro che un filo di speranza a cui
attaccarsi e lo afferra con forza, lo tiene stretto, non intende lasciarlo per nessuna
ragione al mondo.
Li guardo da lontano, ancora, sia lui che Pierre: cos diversi fra loro, ma entrambi
l, vicino al mio corpo esausto e curvo sotto il peso della sofferenza. Mi dimostrano il
loro amore.
Io mi divincolo e fremo, per tornare indietro, ma sono bloccata nello stesso punto,
senza via di uscita. Devo aspettare ancora un po.
Ancora non si compiuto il mio destino. E non sar io a decidere, non sar la mia
voglia di riabbracciare Pierre, o di stringere Armida e mio padre, a farmi tornare
indietro.
Penso a tutto ci che ho trascorso, alla vita vissuta fino a questo momento, al dolore
e alla gioia, agli equivoci, alle contraddizioni, allimportanza regalata alle cose
sbagliate.
Rifletto sul valore e la forza delle emozioni e danzo senza sosta nelluniverso del
dubbio. Sono fragile e forte, eterea e terrena, astratta e concreta. C uno spirito che
vaga e un corpo che pu riprendere le sue funzioni di vita o soccombere per sempre,
vinto dallimpulso delleterno.
Ma a un tratto percepisco una sorta di spinta verso il basso e mi sento pi vicina al
mondo reale. La luce abbagliante si allontana. Ora scivolata allorizzonte. Il moto
ondivago ha fine e le mie braccia non sono pi trasparenti: sento le voci da unaltra

angolazione e osservo ci che mi circonda. Non mi vedo pi dallesterno, ma guardo


il mondo attraverso i miei occhi concreti, che finalmente si aprono su un volto che ha
ripreso un velo di colore.
Sono viva, nel vero senso del termine.
Pap balza sulla sedia e sembra raggiungere il soffitto mentre il suo viso si illumina
di un sorriso senza confini.
Anche Pierre ha un moto di evidente entusiasmo e la sua mano tremante di gioia
prende la mia, fredda, ma di nuovo pulsante di vita.
I miei occhi grandi e straniti devono darmi unespressione interrogativa e bizzarra,
ma sono tornata al mondo e i miei cari lo capiscono in un sussulto.
Vorrei dire tante cose, raccontare la mia esperienza, il modo straordinario in cui
lho vissuta e insieme la gioia di essere di nuovo fra loro, ma le parole sembrano
affollarsi ai lati della bocca, incapaci di uscire. Il mio corpo deve ancora riprendere a
pieno le sue funzioni, lento e non sa rispondere immediatamente agli impulsi dettati
dalla mente, ma mi accorgo che solo una questione di tempo. Dopo una settimana
trascorsa in uno stato vegetativo, molto simile al coma, devo dargli la possibilit di
risvegliarsi completamente, in ogni sua parte.
Mio padre corso a chiamare i medici, mentre Pierre rimasto accanto a me, la
mia mano nella sua. Ora posso sentirla. calda e mi stringe con dolcezza e forza al
contempo. come se mi dicesse che non vuole perdermi per nessun motivo al mondo.
Lentamente riesco a sussurrare una parola: Grazie a cui lui risponde con un
sorriso e con la stessa parola, seguita da qualcunaltra: Grazie a te, di essere
tornata
Medici e infermieri irrompono nella stanza in cui mi trovo e mi fanno mille
controlli, parlandomi con voce dolce e gentile, che possa rilassarmi e aiutarmi ad
affrontare il rientro nel mio corpo in modo positivo.
Ora riesco a parlare, la mia voce fievole ed esce in un sussurro, ma comunico
verbalmente ed esprimo ci che provo.
Muovo una mano, poi laltra. Le dita danzano come se stessi suonando il piano o
scrivendo su una tastiera. Cerco di capire quali movimenti sia in grado di fare e mi
rendo conto con gioia di riuscire a muovere ogni parte del mio corpo provato. Ho un
po di dolore alla schiena e alle gambe, ma mi dicono che normale, il tutto dovuto
alla posizione in cui sono rimasta a lungo, per una settimana intera.
Mi trasferiscono in un altro reparto, dove rimango per qualche giorno. Devono
farmi tutti gli accertamenti, la prassi in una situazione come la mia.
Ogni analisi ha esito positivo ed io esplodo di felicit nel constatarlo.
Sono viva e sto bene, non ho subito alcun danno. Il mio organismo intatto, ha
reagito positivamente a un sonno mortale che lo ha aggredito allimprovviso ed
riuscito a riprendere perfettamente le sue funzioni. Sono fortunata.
Trascorro ancora qualche giorno in ospedale, allietata dalle visite di parenti e
amici, commossi e felici di ritrovarmi viva.
Infine i medici mi dicono che posso tornare a casa. Ho una sensazione di pace

infinita dentro il petto.


Pap mi prega di andare da lui per un po.
Accetto senza fare obiezioni, questa volta. Vado volentieri, ho quasi paura al
pensiero di tornare immediatamente alla mia quotidianit: ci sono stati troppi eventi
straordinari che hanno sconvolto la mia esistenza.
Lascio lospedale bianco e immacolato per andare da mio padre.
Mi sento in qualche modo purificata da questa tinta che mi ha invaso
completamente, regalandomi emozioni luminose.
Pierre mi abbraccia e mi saluta. Dice che verr a trovarmi e io lo ringrazio ancora,
con due baci sinceri che schioccano sulle sue guance.

Celeste

Entro in casa e vedo questo colore, in versione pallida, sul soffitto e sulle pareti. E
sento cadere su di me un velo di armonia.
Etimologicamente significa come il cielo. E cio come?
Grigio, azzurro, nero, rossastro, aranciato? Laggettivo celeste ci rimanda a
unimmagine di litgh blue o di bleu clair, trasmettendoci una sensazione di pace, di
tranquillit e armonia al contempo. Ma il cielo non quasi mai di questo colore, solo
nelle belle giornate primaverili ed estive.
nero di notte, blu scuro di sera, plumbeo nelle giornate nuvolose, bianco ghiaccio
dinverno, quando scende la neve, rosa allalba, arancione al tramonto. Nei vari
momenti della giornata e nelle diverse stagioni si tinge di molteplici colori rubati al
mondo.
Ed io mi sento allo stesso modo: in questo momento potrei essere qualunque cosa,
qualunque colore, proprio come il cielo, che muta continuamente.
Ma tingersi di celeste o meglio di celestiale, significa anche godere di elementi
luminosi e straordinari, perch questa tinta, proprio nella sua essenza, pu legarsi al
mantello soffice, inteso in senso traslato, figurato, il Cielo per eccellenza, il
Paradiso.
La mente vaga verso riflessioni esistenziali, non posso impedirmelo. Mi chiedo chi
sono e a cosa debba lavvicinamento a questo nuovo colore, primario freddo che
infonde calma e tranquillit, miscelato alla forza luminosa del bianco.
Pervasa di celeste mi appresto a tornare nella mia casa familiare, in cui ho
trascorso una parte cospicua della mia vita.
Nelle ore in cui mio padre sar assente per ragioni lavorative, scender Armida a
farmi compagnia, come in un tuffo nel passato. E questo mi riempie il cuore di gioia.
Sar in parte di nuovo bambina, per un po, e cercher di guardare il mondo con gli
occhi dellinfanzia. In un luccichio di celeste. Ondegger tra passato e presente,
cercando di trovare pace dentro e fuori di me, attingendo dal mio io recondito e
lontano quelle tinte pastello morbide e armoniose che brillano di vita.

Non tutto buio

Gemma tornata e i suoi cari hanno potuto esultare di gioia.


La vita ha vinto sulla morte e tutto si dipinto di armonia trionfante, proprio
quando la speranza cominciava a sfuggire.
Piacer figlio di affanno, recita una poesia leopardiana, bellissima e profondamente
vera.
Maggiori sono state la sofferenza e la disperazione, maggiore sar la gioia che ne
deriva. Il cuore batte con pi forza, in queste occasioni, e la luce si insinua nelle
ombre. Se si guarda il tutto in unottica ancora pi pessimistica, si ha limpressione
che si riesca a provare il piacere vero solo in seguito a esperienze dolorose.
Pierre tocca vette di felicit autentica. Il cuore gli esplode dentro e il corpo trema,
quasi incredulo di fronte allevidenza del risveglio.
E le emozioni che lo pervadono sono di unintensit fortissima: meravigliose e
sublimi. Vedere gli occhi di lei che si riaprono, dopo lunghi giorni di sonno mortale,
gli regala sensazioni fiammanti di gioia che risplendono allinfinito.
Anche il padre di Gemma e Armida provano un piacere profondo, un entusiasmo
immenso e senza confini. Le amiche, i compagni, i parenti: tutti godono di sensazioni
speciali che si provano solo in seguito a eventi dolorosi, quando la normalit ritrovata
sembra straordinaria.
Il buio scompare e la luce brilla. E questo ci rende felici.
Anche se sappiamo, in cuor nostro, di gioire spesso solo per aver ritrovato ci che
avevamo e che ci era stato rubato, e non per qualcosa di nuovo.
triste ammetterlo, forse, ma si verifica spesso.
la melodia portante di ogni esistenza ma non importa.
Limportante riuscire ad essere felici.

Arcobaleno

Nel salotto dellappartamento di via Tevere, seduta sul divano, volto locchio, con
fare distratto, e noto qualcosa di colorato al di l della finestra. Le tende aperte mi
permettono la visuale, ma mi avvicino per vedere meglio lo spettacolo. appena
smesso di piovere ed uscito un raggio di sole: un arcobaleno enorme troneggia nel
cielo indisturbato. Ostenta colori intensi e scintillanti che vanno dal rosso al violetto e
ha un arco cos grande da sembrare la met di un cerchio: occupa tutto il cielo.
Non ne avevo mai visto uno di queste dimensioni n con dei colori cos forti e
luminosi. Ho una sorta di sussulto. I miei occhi si allargano per guardarlo meglio e
gioire a pieno di questa immagine straordinaria. il frutto della rifrazione della luce
solare nelle gocce dacqua, presenti nel cielo dopo la pioggia. Apro la finestra, per
vederlo interamente.
L ammiro, sporgendomi sulla destra, in tutta la sua bellezza.
Osservo meglio i sette colori nel suo arco rotondo e li sento esplodere dentro di
me.
Per strada molte persone si fermano col naso allins, per godere, anchessi, dello
spettacolo della natura. Dai veicoli agli stop scendono diversi autisti, protesi ad
ammirare quellarcobaleno insolito e dalle finestre spuntano teste nello stesso
atteggiamento.
Poi in un attimo il sole sparisce, inghiottito da un nuvolone nero e larc-en-ciel si
attenua per poi scomparire rapidamente.
Ho unombra di delusione nello sguardo e nel cuore.
In questo momento mi torna in mente una leggenda letta da bambina a proposito
dellarcobaleno: un patto che ha fatto Mos con Dio in seguito al diluvio universale.
Dopo ogni pioggia lOnnipotente offre allumanit larco di sette colori, per
dimostrarle che non si dimenticato di lei, e che non ci sar pi alcun diluvio.
incantevole pensare che la ragione sia questa.
Ma perch la natura ha voluto offrirci qualcosa di cos bello, per poi rubarcelo
immediatamente? Forse sarebbe stato meglio non vederlo affatto, se poi doveva
essere sottratto ai nostri sguardi in modo cos crudele e repentino
Rifletto e discuto dentro di me su questo punto. Indago a fondo, mi faccio domande
e mi do risposte. E giungo alla conclusione che forse giusto lesatto contrario, cio
il fatto di conoscere la bellezza delle cose, anche se solo per pochi attimi. Mi
convinco che sia molto meglio imparare a godere di quanto di meraviglioso ci
circonda, anche se solo per un tempo esiguo.
Ed essere pronti, non indugiare: afferrare il midollo della vita.

Nuovo giallo

Sono travolta da unesplosione di questa tinta calda, la preferita di Van Gogh, che
rappresenta per lui il sole dellamata Provenza. Ma non percepisco solo la valenza
gioiosa di tale colore pieno di luce, sono variegata anche di elementi di follia.
Il pittore geniale illuminava i suoi quadri di giallo, manifestando anche
uninquietudine interiore, in particolare quando stendeva il colore formando degli
strati spessi, percepibili al tatto.
Ed io mi sento in qualche modo come questi dipinti inondati di calore e di luce, ma
solo apparentemente pieni di gioia.
Ho un pizzico di follia che balena nello sguardo o in pensieri prossimi alla
fissazione. Non un caso che nella Grecia di un tempo i pazzi portassero vesti di
questo colore, cos forte ed evidente da non poter non essere notato.
Sono inesorabilmente e follemente gialla.
Mi guardo allo specchio nel corridoio ampio di casa di pap, dove mi trovo
ancora, e vedo qualcosa che non mi aspetto. Ho il volto smagrito, lincarnato pallido
e due occhi strani, cerchiati di grigio, uno pi piccolo dellaltro, forse con liride
destra leggermente spostata verso langolo interno.
Mi guardo meglio e vedo la stessa cosa: noto soprattutto il dettaglio degli occhi,
che mi spaventa e mi porta a riflettere.
Provo a pensare se cera gi prima dellincidente o se apparso dopo. Io non
lavevo mai visto prima e quindi penso che sia dovuto agli eventi dellultimo periodo.
Chiss se gli altri lhanno notato e hanno preferito non dirmi niente, per non ferirmi.
Chiss se invece ho da sempre questo difetto e non me nero mai accorta, forse
perch non mi ero mai guardata con attenzione, oppure perch avevo guardato, ma
non visto. Spesso accade. Lo specchio rimanda unimmagine che a volte non ci
assomiglia o che abbiamo impresso nella memoria e non osserviamo pi.
Mi guardo di nuovo. Questa volta non vedo niente di anomalo. Forse il naso
leggermente allargato o le labbra pi gonfie, ma gli occhi sono nella norma.
Perfettamente uguali fra loro.
Decido di non guardarmi pi con insistenza e di lasciare che il tempo stenda un
velo dorato su questo giallo esplosivo e invadente.
Voglio spegnermi. Sono troppo accesa di un colore luminoso, trafiggo gli sguardi e
luccico di follia.
Sento la testa che pulsa frastornandomi il cervello e il cuore che batte troppo forte.
Sono sudata. Mi mordo le labbra e tento di tornare alla normalit.
Metto a scaldare lacqua sul fornello e mi faccio una camomilla.
Poi sento suonare il campanello, cos mi dirigo verso la porta: Armida.
C unalternanza di dolore e follia, dentro di me, anche se esterno un sorriso.
Cerco di rinchiudere nel mio cuore queste sensazioni invadenti, ma non facile.
Vederla mi fa molto bene, mi sento gi meglio, pi calma, ancor prima di aver

bevuto la bevanda calda e rilassante. Parlo con lei del pi e del meno e mi accorgo
che i suoi occhi brillano di amore per me. Mi commuovo e mi riempio di gioia.
Il giallo che ho dentro forse si trasforma e tenta di riprendere la strada
dellarmonia. Sorrido e lentamente mi libero della sensazione sgradevole di essere
diversa da ci che immagino.
Forse sono ancora io, forse sono uguale a me stessa.
Armida mi parla con la sua voce dolce e io torno a sentirmi bambina.
Sono unaltalena di buio e luce, di follia e pace.
Non riesco a trovare una dimensione serena.
Nuoto con affanno nelloceano della vita, alla continua ricerca di me stessa.

Non tutto come ci si aspetta

Spesso le cose sono molto diverse da come vorremmo e la vita ci propone situazioni
che preferiremmo evitare.
Molti di noi amano la perfezione e lordine e si arrabbiano con se stessi e col
mondo quando si accorgono di non riuscire ad essere n perfetti n ordinati, oppure
sognano di diventare alti e magri e la natura li inganna e li tradisce rendendoli piccoli
e grassottelli.
Ma, a volte, quando meno ci si aspetta, la realt pu sorprenderci e rivelarsi
migliore del sogno. E allora diventiamo scettici, insicuri, perplessi, perch abbiamo
paura di cadere in un tranello. Perch ci sembra impossibile che la vita ci sorrida.
Siamo cos abituati al nero, o al massimo al grigio, che non riusciamo a credere che
una moltitudine di tinte accese possa dipingere la nostra esistenza.
Gemma era tornata completamente in se stessa, come se non fosse mai successo
niente, come se quellauto non lavesse mai investita.
Col tempo aveva recuperato ogni suo bagaglio interiore e abbandonato pensieri
folli o funesti, frutto di una serie di delusioni e frustrazioni che aveva dovuto accettare
nel corso della vita.
Pierre le aveva fatto visita spesso, anche a casa di suo padre, dimostrandosi
sempre gentile e colmo di attenzioni. Le aveva fatto capire in pi modi, a pi riprese,
che per lei ci sarebbe sempre stato, al di l di tutto.
Aveva aspettato che si fosse ristabilita completamente, per, per invitarla a uscire e
parlarle dei suoi sentimenti. Durante tutte le sue visite, prima in ospedale, poi a casa,
non aveva mai fatto parola del suo amore n del dolore lancinante vissuto in seguito
alla loro rottura. Non aveva voluto parlare di se stesso, quando era lei a soffrire, a
lottare con vigore per tornare alla vita. E anche dopo, durante la convalescenza,
quando le sue condizioni fisiche erano quasi tornate alla normalit, laveva vista cos
fragile, nello spirito, pi che nel corpo, da sentire solo il bisogno di starle accanto,
senza turbarla con complicazioni emotive. Ma, infine, dopo che il tempo aveva fatto il
suo corso, regalando a Gemma una piena guarigione, Pierre aveva deciso di uscire
allo scoperto e di manifestare con sincerit il suo sentire.
Lei aveva accettato quellinvito, sospesa tra la gioia e la paura, desiderosa di
capire cosa lui provasse veramente e quali fossero le sue intenzioni. E aveva indagato
furtiva dentro di s per scoprire i suoi reali sentimenti, per presentarsi forte a
quellincontro dal sapore nostalgico e malinconico, ma forse ricco di risvolti positivi
per il futuro.
La port in un ristorante del centro, elegante e raffinato.
Parlarono del pi e del meno finch la conversazione non scivol su di loro, sulla
coppia che un tempo erano stati, sullo snodarsi degli eventi, sul caso, sul destino,
sulla forza dellamore. Argomenti che roteavano imperterriti nellaria e si fermavano

al centro dei loro cuori.


Gemma tentava di contenere il flusso di emozioni che sentiva dentro, ma non era
facile. Non voleva lasciarsi andare.
Aveva paura. La vita le aveva insegnato che la fragilit non conduce mai nella
giusta direzione e temeva di essere irrimediabilmente debole in quel contesto. Non
aveva armi per lottare, sentiva di cadere sotto limpulso caldo di una rete
immaginaria di sensazioni.
Le parole rimbalzavano leggere fra di loro e si fondevano in frasi dal sapore
dolcissimo. Pierre ebbe poi la forza di mostrarle qualcosa, mettendosi a nudo,
svelando la sua essenza e ogni colore della sua anima. Le avvicin il suo cellulare, su
cui spiccavano delle foto e le porse un foglio giallognolo, arrotolato come una
pergamena e fermato da un filo di raso rosso.
Le fotografie mostravano nuovi dipinti che la ritraevano. Era stata ancora
protagonista dei suoi quadri, senza posare per lui.
Pierre si era lasciato guidare dal ricordo e laveva immortalata con colori che
sprigionavano angoscia e inquietudine.
Gemma osserv le immagini sorpresa e annichilita al contempo, poi srotol il
foglio.
Ed ebbe un tuffo al cuore, quando gli occhi corsero repentini sulle parole al suo
interno.
Pioggia di dolore
La pioggia battente
canta il suo dolore
in una notte senza luna
e senza stelle.
Le hanno ingoiate
il buio
e le nuvole scure.
Langoscia si insinua
cupa e sottile
in ogni ansa recondita
del mio essere.
Ho freddo.
Il mio cuore
batte
al ritmo
della pioggia forsennata.
E mi squarcia dentro.

E mi toglie il respiro.
Pierre Guimard
Una frase scritta in fondo alla pagina la colp ancora di pi della poesia, se possibile.
Era rivolta a lei, diceva: Gemma, senza te sono perso.

Indecisione

Sensazioni di ogni tipo si allargano dentro di me come un fiume in piena. Sono


immensamente triste e felice, allo stesso tempo, per quello che vedo e che leggo.
Triste, allidea che lui abbia sofferto cos tanto per me, ma felice, pensando alla
profondit del suo amore.
Mi accendo e mi spengo, ardo e mi raffreddo nello stesso attimo eterno.
E rido, piango, sussulto, tremo.
Nuoto nel mare dellesistenza con slancio e passione, ma poi mi fermo e riparto e
mi fermo di nuovo. E mi accingo a sfrecciare ancora in unacqua fresca e cristallina.
Vorrei urlare la mia gioia, cancellare ogni dolore e ripartire da zero.
Vorrei lasciarmi invadere dalle onde del mare e contenere limpeto di un amore
senza confini.
Ma non so se sapr farlo. Non so se il dubbio, la perplessit e la capacit
raziocinante uccideranno il sogno e mi riporteranno alla realt.
Mi chiedo se riuscir a decidere.
Sono frastornata, tremante, impaurita.
Ballo, nella sala della vita, con entusiasmo e con terrore. Con ardore e paura.
E non so perch, non so niente. Sono solo un misero punto nellUniverso.
Ma ballo.
Devo ballare.

Danza di colori

Non so pi chi sono.


Non so definirmi. Sono triste? Felice? Tranquilla? Problematica? Inquieta?
Non lo so. Sono tutto e niente: mille cose e il contrario di ognuna di esse.
Sono frammenti darcobaleno. E molto di pi.
Mille sfumature tingono la mia anima trasparente e la rendono unica e inimitabile,
ma anche mutevole e cangiante.
Il sole che batte vigorosamente sulla mia pelle mi scalda fuori e mi illumina dentro,
mi rilassa dolcemente e mi dipinge di splendore.
Ma poi nubi minacciose mi incupiscono terribilmente, svelando al mondo le tinte
scure che albergano dentro di me.
E divento unaltra, tenebrosa e ostile, oppure triste e malinconica, arrogante o
vendicativa.
E non so proprio chi di queste sia la vera me.
Grigio, porpora, indaco, giallo, verde, blu, arancione, nero, marrone Ognuno di
questi colori rappresenta una parte del mio essere. Forse sono un collage di emozioni
e di stati danimo che si susseguono e si alternano, si manifestano e si celano.
Sono una, nessuna e centomila, pirandellianamente.
Non sono niente, allora, se posso essere tutto.
Sono fatta di contrari, di opposti: di luce e buio, di gioia e dolore, di tinte cupe e di
colori sgargianti.
Ci che mi colpisce e mi ferisce ogni volta, tuttavia, la sensazione di non essere
mai quella che credevo di essere.
E quando credo, finalmente, di essere una, mi accorgo di essere di nuovo
centomila e quindi nessuna. E la giostra non si ferma.
Torno continuamente ad essere e non essere. A vivere e morire. E tornare a vivere
in altro modo.
E la questione si complica, perch oltre al fatto di non essere mai uguale a me
stessa, non sono neanche vista allo stesso modo da chi mi circonda.
Per qualcuno sono la ragazza dolce e malinconica, per altri la studentessa
universitaria con spirito critico, per altri ancora unanima inquieta o addirittura
unipotetica assassina.
Mi difficile capire chi sia veramente.
Vorrei saperlo. Con tutte le mie forze. Ma non ci riesco.
Qualcuno dice che ho gli occhi grandi di mio padre, chiss se per altri saranno
invece troppo vicini. Forse ho lespressione cattiva.
O forse sono storti. Nessuno me lha mai detto ed io non ci ho mai fatto caso, ma
forse la gente ride dietro di me per questo difetto, a mia insaputa. Forse per qualcuno
sono ridicola.
Non ci avevo mai pensato, in passato, ma ultimamente questa eventualit mi salta in

mente con foga e prepotenza.


Far ridere gli altri per un elemento di cui siamo ignari deve essere devastante.
Sento limbarazzo e il dolore dentro di me, quando ci penso.
Mi guardo di nuovo allo specchio e non mi sembro io.
Limmagine che ho di me non corrisponde alla realt.
Forse mi penso ancora bambina, con le fossette sulle guance e le trecce bionde. E
non posso non sobbalzare nel vedere una donna con le occhiaie grigie e il trucco
disfatto, che ha perso la luce nello sguardo. I miei venticinque anni pesano
enormemente sulla mia coscienza. Sono unadulta che dovrebbe avere delle certezze.
Invece non ho che dubbi enormi su tutto: sul bene e il male, sul fuoco e la cenere,
sul dolore e la gioia, sul bianco e il nero, sui colori vivaci e quelli cupi.
Ho dentro mille sfumature che mi dipingono .
Sono fatta di tinte diverse che si intrecciano e si amalgamano, si miscelano e
diventano altro da ci che erano in origine, pur rimanendo in parte uguali a se stesse.
Colori primari albergano silenziosi dentro di me, freddi e caldi, pieni di magia, e si
trasformano nei secondari che brillano nellaria o nei terziari che luccicano
dimmenso.
Eventi esterni portano allo scoperto tinte diverse, ogni volta: luminose o cupe o
piatte, in relazione al loro peso sulla mia anima.
E di nuovo mi trasformo.
E nessuno mi riconosce, eppure sono sempre io.
Ma ora tento di fermare questa girandola di sensazioni ed estrapolo dalle
profondit della mia essenza il colore che pi mi rappresenta.
Lo faccio mio, lo mostro al mondo. Sento che mi rende unica e inimitabile.
Irripetibile. Come lo ognuno di noi.
Ma poi comprendo che nessuno fatto di un solo colore.
Siamo frammenti di luce che si rifrangono in un bicchiere di cristallo. Siamo
schegge di arcobaleno.
E di nuovo mi dipingo diversamente.
Intingo la mia anima nella tavolozza straordinaria che giace dentro di me.
E mi sveglio bambina o donna, incosciente o consapevole di ci che sono. E
aspetto che il mondo mi guardi e mi sorrida.
Vorrei che Pierre fosse un buon padre, vorrei conoscere Lou.
Non potrei mai stare con un uomo che ha dimenticato sua figlia, il mio vissuto
personale non me lo permetterebbe. Ma so che lui non quel tipo di persona: la sua
sensibilit, la sua interiorit profonda lo rendono speciale anche con la sua bambina.
E non vorrei che Marion fosse un ostacolo al nostro amore, se di amore si pu
parlare davvero. Di nuovo mi tingo di grigio e di dubbio e, poi, una girandola di
colori mi inonda completamente.
Sono complicata: fatta di luce bianca, di tutti i colori dello spettro solare. Sono un
essere umano sorridente e gioioso, che ha incontrato nella vita momenti meno felici,

come ognuno di noi.


E riassumo in me mille sfumature diverse, ma sono sempre io.
Una io variegata, ma unica, nella sua danza colorata che profuma di vita.

La decisione ultima

La mia ultima decisione che non voglio prendere decisioni.


E non voglio sapere cosa far e chi diventer. N capire quale sia il mio colore
predominante, perch sono felice di essere un mosaico meraviglioso, ricco di
sfumature inebrianti.
Non voglio usare la ragione.
Voglio essere figlia della luce e del vento, spinta dallonda delle emozioni.
Nientaltro.
Mia madre se n andata per sempre e non mai tornata, neanche quando avevo
creduto che potesse farlo, bench in ritardo.
Ma Pierre qui, accanto a me. Con gli occhi chiari e il sorriso sulle labbra.
Dice che mi ama, mi abbraccia.
Mi stringe forte a s.
Ed io non sono pi io, ma una nuova Gemma che rinasce con lui.
Mi coloro di novit e di speranza, di entusiasmo e di armonia.
Luccico di gioia.
E questo ci che conta. Davvero.
Il mondo mi guarda silenzioso, gli alberi sussurrano crepitanti, mossi da una brezza
festosa. Ed io mi vesto di luce.

Le farfalle
Le farfalle
ballano
velocemente
un ballo
rosso
nero
arancione
verde
azzurro
bianco
granata
giallo
violetto
nell'aria
nei fiori
nel nulla
sempre volanti
consecutive
e remote
Pablo Neruda

Ringraziamenti

Ringrazio mia madre, i miei figli e la mia amica Bice, che, ognuno a suo modo, mi
sono stati di grande supporto durante la stesura di questo romanzo.
Ringrazio inoltre Lorenzo per le bellissime foto scattate a Camilla, per la sua pazienza
e il suo entusiasmo. E un grazie a Camy, naturalmente, per avermi regalato un po di s
da riporre nella copertina di questo libro.
Inoltre, un grazie speciale a Argeta Brozi e alla Butterfly Edizioni, per aver
apprezzato anche questo mio nuovo lavoro.

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