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2.

Informazione e comunicazione (trattamento dati e consenso informato)


2.1 Informare e comunicare
Lambito sanitario quello pi delicato nel campo della mediazione, perch molto spesso si ha che
fare con delle sofferenze e preocupazioni che possono essere ingigantite per il fatto di trovarsi
lontani da casa. In questi momenti, la situazione della persona migrante, la diversa concezione di
malattia e cura e la diversit del sistema sanitario, possono complicare il suo stato di malessere
aggiungendo, al reale stato di salute, anche un malessere difficilmente diagnostificabile.
E indispensabile, soprattutto in questo contesto, considerare la persona individualmente, oltre che
in relazione alla sua cultura di origine. Il mediatore transculturare deve quindi:
diventare il ponte tra la persona malata e il medico/psicologo/infermiere/operatore sociosanitario, facilitando la comunicazione linguistica e culturale.
aiutare loperatore sanitario a comprendere la reale situazione di malessere, la specifica
domanda e le aspettative del paziente, tenendo presente lintera persona cio la sua
situazione socio-politico-economica e culturale, in modo da potere rispondere in modo
efficace al bisogno del paziente migrante.

Informare il migrante sulle modalit, la struttura e lorganizzazione del servizio a cui si


rivolto e facilitare la comprensione, laccettazione, e lintegrazione delle indicazioni che gli
vengono suggerite, in un clima di totale accoglienza e fiducia.

conoscere le normative e le caratteristiche del funzionamento e dellorganizzazione del


Servizio Sanitario Nazionale, in modo da poter fornire informazioni allutente migrante sui
percorsi da praticare allinterno del sistema sanitario per ottenere determinate cure.
facilitare laccesso alle istituzioni attraverso unazione di informazione ed orientamento
della persona e dare pari opportunit, alle persone migranti, nellaccesso e nella fruibilit di
servizi sanitari

conoscere le terminologie usate in questo ambiente perch allattivit di interpretazione


linguistico-culturale si aggiunge linterpretazione dei sintomi dellutente migrante.

avere conoscenze del linguaggio tecnico-scientifico specifico per riuscire a spiegare meglio
al migrante le diagnosi del medico e conoscenze su argomenti vari come: igienico-sanitario,
malattie infettive, risoluzioni di primo intervento, alimentazione e salute, igiene ambientale,
materno-infantile . Questultima area, materno-infantile, deve essere studiata dal mediatore
tenendo conto delle diversit culturali legati agli argomenti della maternit, della

puericultura e della pediatria, visto che si tratta di materie che ricevono molta influenza dalla
cultura.
proporre allistituzione dei piani di intervento per migliorare il rapporto non solo
operatore/paziente ma comunit/istituzioni. Lobiettivo quello di fornire delle cure ma
anche di promuovere leducazione e la prevenzione sanitaria allinterno delle comunit
straniere.
possedere competenze specifiche che consentano di accedere alla professione e di acquisire
tale professionalit attraverso un percorso formativo specifico e il rispetto di un codice
deontologico i cui principi fondamentali quali il segreto professionale, lequidistanza tra
utente migrante ed operatore dellistituzione, limparzialit, la precisione, il rigore
nell'interpretariato, regolano e facilitano il dialogo.

a fianco ai medici e agli infermieri, deve contribuire all informazione e educazione della
popolazione migrante per promuovere stili di vita sani, per diffondere il valore della cultura
della salute e della tutela ambientale; attivare e sostienere la rete di rapporti tra servizi e
operatori.

ascoltare, informare, coinvolgere il migrante e valutare con lui i bisogni assistenziali, anche
al fine di esplicitare il livello di assistenza garantito e facilitarlo nellesprimere le proprie
scelte.
aiutare e sostenere la persona nelle scelte, fornendo informazioni e adeguando la
comunicazione alla sua capacit di comprendere.
collaborare con i colleghi e gli altri operatori di cui riconoscere e valorizzare lo specifico
apporto all'interno dell'quipe.
tutelare la dignit propria e dei colleghi, attraverso comportamenti ispirati al rispetto e alla
solidariet.
segnalare al proprio Collegio professionale ogni abuso o comportamento dei colleghi
contrario alla deontologia.
tutelare il decoro personale ed il proprio nome. Salvaguardare il prestigio della professione
ed esercitare con onest lattivit professionale.
agire con lealt nei confronti dei colleghi e degli altri operatori.
2.2 Il trattamento dei dati e il consenso informato
Nella sua attivit di ricerca il mediatore deve informare adeguatamente i soggetti in essa coinvolti al
fine di ottenerne il previo consenso informato, anche relativamente al nome, allo status scientifico e
professionale del ricercatore ed alla sua eventuale istituzione di appartenenza; garantire a tali

soggetti la piena libert di concedere, di rifiutare ovvero di ritirare il consenso stesso. Nell'ipotesi in
cui la natura della ricerca non consenta di informare preventivamente e correttamente i soggetti su
taluni aspetti della ricerca stessa, il mediatore ha l'obbligo di fornire comunque, alla fine della prova
ovvero della raccolta dei dati, le informazioni dovute e di ottenere l'autorizzazione all'uso dei dati
raccolti. Per quanto concerne i soggetti che, per et o per altri motivi, non sono in grado di
esprimere validamente il loro consenso, questo deve essere dato da chi ne ha la potest genitoriale o
la tutela, e, altres, dai soggetti stessi, ove siano in grado di comprendere la natura della
collaborazione richiesta. Deve essere tutelato, in ogni caso, il diritto dei soggetti alla riservatezza,
alla non riconoscibilit ed all'anonimato.
Il mediatore strettamente tenuto al segreto professionale. Pertanto non rivela notizie, fatti
o informazioni apprese in ragione del suo rapporto professionale.
assicurare e tutelare la riservatezza nel trattamento dei dati relativi allassistito. Nella
raccolta, nella gestione e nel passaggio di dati, si limita a ci che attinente allassistenza.
rispettare il segreto professionale non solo per obbligo giuridico, ma per intima convinzione
e come espressione concreta del rapporto di fiducia con l'assistito.
Il mediatore, nel caso di intervento su o attraverso gruppi, tenuto ad informare, nella fase
iniziale, circa le regole che governano tale intervento. tenuto altres ad impegnare, quando
necessario, i componenti del gruppo al rispetto del diritto di ciascuno alla riservatezza.
Nel caso di collaborazione con altri soggetti parimenti tenuti al segreto professionale, pu
condividere soltanto le informazioni strettamente necessarie in relazione al tipo di
collaborazione.
redigere le comunicazioni scientifiche, ancorch indirizzate ad un pubblico di professionisti
tenuti al segreto professionale, in modo da salvaguardare in ogni caso l'anonimato del
destinatario della prestazione.

proteggere la segretezza delle comunicazioni anche attraverso la custodia e il controllo di


appunti, note, scritti o registrazioni di qualsiasi genere e sotto qualsiasi forma, che
riguardino il rapporto professionale.Tale documentazione deve essere conservata per almeno
i cinque anni successivi alla conclusione del rapporto professionale, fatto salvo quanto
previsto da norme specifiche. Il mediatore deve provvedere perch, in caso di sua morte o di
suo impedimento, tale protezione sia affidata ad un collega ovvero all'Ordine professionale.
Il mediatore che collabora alla costituzione ed all'uso di sistemi di documentazione si
adopera per la realizzazione di garanzie di tutela dei soggetti interessati.

rispettare esclusivamente i criteri della specifica competenza, qualificazione o preparazione,


e non avalla decisioni contrarie a tali principi.