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IL FOG LIO

DI R E Z I O N E , REDAZIONE E AM M I N I S T R A Z I O N E : VIA VI C TOR HUGO, 1 - 20123 - MILANO

qu o t i d i a n o

TEL 02/8639181 - SPED. AB B. PO S T . - 45% - AR T . 2 COMMA 20/b LEGGE 662/96 - FIL. MI L A N O

ANNO III NUMERO 12

DIRETTORE GIULIANO FERRARA

SABATO 17 GENNAIO 1998 - L.1500 (IN AB B I N. FAC O L . CON IL RESTO DEL CAR L I N O - L.500)

deposizione a Di Pietro, nella quale spiegava come lui, manager e iscritto al Pci, lecita- mente (e diffusamente) sosteneva (economi- camente) iniziative legate al suo partito. Pro- prio qualche settimana fa il nome di Tronci è stato fatto anche in un’altra occasione dal quotidiano genovese Secolo XIX: in prima pagina il giornale riportava il testo dell’in- te rcettazione di una chiacchierata tra due de- tenuti già membri dell’establishment politico del capoluogo ligure. Uno dei due era preo c- cupato delle dichiarazioni di un impren d i t o- re inquisito in Lombardi a . L’a l t ro lo rassicu- rava dicendo che era stato avvicinato Di Pie- tro . Da Tron c i . Evidentemente era un pette- golezzo, perché sembra che la procura di Ge- nova non abbia svolto nessun tipo d’indagine. L’avvocato di Tronci non ha dunque gran che da fare. Per la cronaca, è Massimo Dinoia.

ta di ieri: mentre la procura di Caltanissetta in f o rmava su un rapporto dei Ros del ’92 che indicava pericoli per Di Pietro in Sicilia, al- tri corpi di sicurezza verificavano un ipoteti- co missile,denunciato da un detenuto, da sca- gl i a re contro l’abitazione di Di Pietro a Cur- no (una “bufala”, ha detto il questore di Ber- gamo mentre Repubblica gli dedicava il tito- lone di prima). Intanto Caselli interrogava il se n a t o re del Mugello a Roma sulle indagini milanesi legate alla Sicilia e Giovanni Brus c a ri c o rdava come la mafia, oltre ai bambini da

due di Giancarlo Caselli), sia quelle da penti- to ai pm palermi t a n i .Molte rivelazioni non ri- velano ancora gran che. C’era una salda al- leanza tra mafia e imprese nazionali? L’a c- co rdo era tra imprese siciliane e nazionali, e la mafia pretendeva solo un pizzo? Non è neanche chiaro il quadro politico di questo

vo Lima e Vit o Ciancimino) ed esponenti ma- fiosi. Un legame stretto, anche sulla questio- ne degli appalti. Dopo Falcone la scena poli- tica siciliana è stata dominata da uomini della sinistra Dc. C’e- ra ancora un accordo organico e fino a chi arrivava? Il rapporto organico si era spo- stato dalla politica al-

Antonio Di Pietro. Come ogni volta che com- pa re il nome dell’ex pm, sono esplose coinci-

Queste quattro coincidenze emerge v a n o proprio alla vigilia del giorno in cui il Csm deve esaminare la situazione disciplinare di Fabio Salamone, per verificare la gravità del- la sua incompatibilità di fratello di un inqui- sito di Di Pi e t ro e inquisitore di quest’ultimo a Brescia. Tra le un po’ più vaghe (ma non tanto) coincidenze va anche ricordata la sca- denza, per la procura di Brescia, dei tempi per richiedere il rinvio a giudizio di Di Pietro per corruzione. In questo ambito corre la vo-

Mi l a n o . La procura di Palermo e una parte della stampa nazionale hanno aperto un nuo- vo fronte sui rapporti tra le imprese del Nord e la mafia. Poco chiare le premesse di questa nuova offensiva, illuminate solo da rivelazio- ni a senso unico. Motore delle inchieste sem- bra essere la nuova star del pentitismo, An- gelo Siino, il cosiddetto ministro dei lavori pubblici della mafia. Di Siino si ricordano sia le cose dette da confidente dei carabinieri al- l’inizio degli anni Novanta (secondo alcuni uf- ficiali dei Ros, avrebbe tirato in ballo come

l’ambiente, Romano Tronci, coinvolto in una testimonianza di Salvatore Cancemi sui pre- sunti rapporti di Loren z o Panzavolta, del gruppo Ferruzzi, con imprese controllate da mafiosi (chissà se l’ex pm avrà parlato anche

ce (sulla quale la procura di Brescia vuol ma n t e n e re un assoluto riserbo) anche su un im p re n d i t o re milanese arrestato a Palermo ma anche inquisito da Di Pietro: Vin c e n z o Lodigiani. Secondo fonti accreditate, si sono perse, nel fascicolo intestato al costrut t o re, al- cune fotocopie di una sua agenda nella qua- le è possibile rintracciare il quadro di rap- po rti dell’indagato con altri imprenditori si- ciliani e milanesi (con Caselli, Di Pietro ha parlato anche di questi fatti?). Poco significa- tiva per i rilievi penali, ma ad alto contenuto

In quattro sedi diverse spuntano di colpo trame mafiose anti-Di Pietro

questi giorni che fa anche perno sui rapporti tra Milano e Palermo, e richiama alla ribalta

un rapporto tra alcuni politici (tra i quali Sal-

stanzo e la Torre di Pisa, avesse anche l’ex

  • di coincidenza, è infine la vicenda che ri-

  • di lui a Caselli?). Di Tronci si ricorda la lunga

quello ben più importante controllato da

al costrut t o re Filippo Salamone (fratello del pm bresciano Fabio) e

Intanto il “nemico” Fabio Salamone è processato al Csm e si deve decidere presto sul rinvio a giudizio dell’ex pm

Da queste basi parte la nuova campagna di

Una storia siculo-genovese

Le chiacchiere di due detenuti genovesi

Coincidenze pirotecniche

prima di Giovanni Falcone vigeva

impren d i t o re settentrionale del-

pm Guido Lo Forte, numero

denze pirot e c n i c h e . Si pensi

merendine, Maurizio Co-

deposizione a Di Pietro, nella quale spiegava come lui, manager e iscritto al Pci, lecita- mente

prese? Siino ha fatto molti nomi. Sinora i due grandi gruppi se- riamente coinvolti so- no quello che fa capo

le impres e ?Q u a l c h e indizio va in questo

av v e l e n a re con le

ANTONIO DI PIETRO

solo alla giorna-

pm nel mirino.

in f o rm a t o re il

gu a rda un

quali im-

se n s o . Ma

ac c o rdo:

Gardi n i .

Raul

La Giornata

 

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tito di Kohl ha maggiormente bisogno per

de l l ’ U n i o n e . Al netto, la Germania ne copre già due terzi, prop o rzione che rischia di au- me n t a re con l’euro e con l’ampliamento. In te rzo luogo, le riforme della politica agrico- la comune (essenziali per ridurre il bilancio

vi n c e re le prossime elezioni. La caduta del- l’ e u roentusiasmo della Germania (e della sua disponibilità a fare da stampella ai part- ner che ne avessero l’esigenza) si può misu-

tedesca sarà meno euroentusiasta del solito. In primo luogo, il ricorso alla Corte costitu- zionale sta diventando un catalizzatore del- l’opposizione nei confronti non tanto di Maa-

Radio Radicale trasmetterà ancora i lavori parlamentari. Il governo assicu- ra che la convenzione sarà proro g a t a per l’intero ’98 e precisa che per il rin- novo si terrà una gara aperta a tutti. FI e Pds sono d’accordo. Marco Pannella si dice moderatamente soddisfatto.

shington di una Carta che, inoltre uffi- cializza la candidatura di Estonia, Let- tonia e Lituania all’ingresso nella Nato.

gamento di tangenti per più di tre mi- li a rdi in cambio dell’appalto per la me-

di ritiro dai territori palestinesi prep a- rato dal governo israeliano che sarà presentato il 20 gennaio a Bill Clinton.

Una “Carta federalista” è stata sigla- ta dai sindaci di Venezia, Napoli e Bo- logna e dai presidenti di Toscana, Emi- lia Romagna e Umbria. Tutti i firma t a- ri appartengono all’Ulivo.

ROMITI SARA’ PROCESSATO A RO- MA PER INTERMETRO insieme a Um-

ziario Francesco Paolo Mattioli ha pat- teggiato 20 giorni di reclusione. Nel ’94, i tre dirigenti erano stati prosciolti dal- lo stesso gip; basandosi su nuove depo- sizioni la procura ottenne la riapertu r a de l l ’ i n c h i e s t a .

Prc vuole le 35 ore nel 2001: Nerio Ne- si invita il governo a rispettare i patti. “Al momento la data c’è” sostiene En- rico Micheli. Il sottosegretario di Palaz- zo Chigi giudica “molto interessante” la proposta della Cgil; Giulio Trem o n t i (FI) “una stupidaggine”. “Chiediamo

biamento di atteggiamento in tema di vota- zioni. Mentre, sino a qualche mese fa, Bonn spingeva perché aumentassero le materie in cui ai ministri europei è permesso votare a

Il bando dell’Ue alle carni trattate co n ormoni è stato giudicato dalla commis- sione d’appello della Wto “parzi a l m e n- te incompatibile” con l’accordo globale del settore. La Wto ha chiesto a Brux e l- les di rivedere la sua posizione, consi- derata illegittima da Usa e Canada.

GE IL REFAH ISLAMICO dell’ex pre-

penalizzano proprio l’elettorato di cui il par-

Cuba, Clinton intende sospendere an- cora l’applicazione della legge di res t r i- zioni economiche Helms-Burton, ap- provata nel ’96 e mai entrata in vigore.

Moshe Katsav, che ha rinnovato a Wojtyla l’invito a visitare la Terra San- ta in occasione del Giubileo del 2000.

cun no al decreto sul latte”. Il ministro delle Politiche agricole dice che non ci saranno ulteriori trattative. Secondo l’ A n t i t rust, la legge sul latte pastorizza- to penalizza il made in Italy.

Nel Foglio finanziario, in ripresa le Borse asiatiche; i risultati ’97 di Deut- sche Tel e k o m .

Latte, Bruxelles contro l’Italia: la commissione della Ue ha aperto una procedura d’infrazione. Contesta il mancato pagamento, nei termini fissati, delle multe per il ’96-’97 e inesattezze nel calcolo del latte prodotto. Per Ro- mano Prodi dalla Ue “non è venuto al-

Borsa di Milano. Indice Mibtel in rial- zo: 18.368 (+1,79%). La lira perde 7,69 punti sul dollaro (1.802,67) e 0,71 sul ma rco (984,26).

che includa vagoni a rischio di deraglia- mento (per propensione alla spesa pubblica, all’inflazione, oppure a ragione del farde l l o del debito pubblico). In secondo luogo, una coalizione trasversale di parlamentari tede- schi chiede che sia rinegoziato il bilancio

be rto Beliazzi, dirigente Fiat nella ca-

Il pm Fabio Salamone ammonito da l Csm per aver indagato Antonio Di Pie- tro nonostante “la grave inimicizia” nei suoi confron t i . Il magistrato bres c i a n o è stato invece assolto dall’accusa di aver violato il dovere del riserbo.

al croatobosniaco Vlatko Kupreskic, ac- cusato del massacro di 100 musulmani.

richiesta dei pm che li accusano di con-

spettivamente) le deleghe per l’Energi a e per l’Informazione.

mento della spesa piuttosto che la ri- duzione delle imposte; la spesa pensio-

crescita dei residui passivi nel ’97; l’au-

è stata ufficializzata con la firma a Wa-

Francia-Algeria, non ci sono prov e de l coinvolgimento di militari nelle stragi. Lo ha detto il ministro degli Esteri Hu- be rt Vedrine, smentendo le rec e n t i campagne della stampa francese che accusavano i servizi segret i .

  • di convergenza. Si appuntano su “la

Khamenei contro l’apertura agli Usa. Durante la preghiera del venerdì all’U- niversità di Teheran, la “guida spiritua- le” dell’Iran ha ribadito che “il governo americano è il nostro grande nemico e noi lo consideriamo il Grande Satana”.

corso in corruzione e ipotizzano il pa-

una legge con tre caratteristiche: che non indichi ‘ore x’, perché altrimenti co n d i z i o n e rebbe la contrattazione, che abbia un sistema di incentivi e disin- centivi e che leghi il tutto a progetti oc- cupazionali concreti” dichiara Sergi o D’Antoni (Cisl).

costituzionale il partito persegue prin-

  • di fine anno, avevano “carattere asso-

maggioranza (invece che all’unanimità),

pre c i s a che le sue parole, nel discorso

stricht quanto di un convoglio monetario

dei vicepremier riformisti Boris Nemt- sov e Anatolij Chubajs, che perdono (ri-

co n v e rgenza prevedeva come punto di riferimento inferiore il pil ’96-’97”.

tuale del pil del ’97, mentre il piano di

adesso (soprattutto dopo le polemiche sugli

per la presidenza della giunta reg i o n a l e .

mier Necmettin Erbakan. Per la Corte

lo ha nominato l’editore del quotidiano.

All’Ecofin del 19 gennaio, la delegazione

Tribunale dell’Aia, iniziato il proc e s s o

Ap p rovata la riforma del commercio e

Mino Fuccillo è il diret t o re dell’Unità,

LA TURCHIA METTE FUORILEG-

Netanyahu, “non è un trucco” il piano

Dal Papa il vicepremier israeliano,

Autorizzata negli Usa la castrazione

Somatostatina gratis in Lombardi a ,

Eu ro, rilievi della Ue al piano italiano

La partnership tra Usa e paesi baltici

Boris Eltsin ridimensiona le funzioni

Sicilia, Drago (Ccd) designato dal Polo

La Giordania non intende ripren d e- re la cooperazione per la sicurezza con Israele, per mancanza di fiducia nei co n f ronti del governo Netanyahu.

“Se il governo insiste, non rinnove- remo nessun contratto per i pros s i m i due anni” avverte Federmeccanica.

Per la prima volta, una lobby econo- mica statunitense ha chiesto alla Casa Bianca di modificare il proprio atteg- giamento di chiusura contro Cuba.

La Corte suprema di Ankara ha co n f e rmato la condanna per truffa di un faccendiere legato all’ex vicepre- mi e r , Tansu Ciller, che ora rischia l’in- criminazione per abuso di fondi illeciti.

La Lega terrà oggi manifestazioni di solidarietà verso gli allevatori. Umber- to Bossi accusa la polizia di aver agito

I Verdi presenteranno una mozione di sfiducia al cda Rai. Walter Vel t ro n i

chiede meccanismi di nomina che lo sgancino “dalle pressioni politiche”.

cipi contrari alla Costituzione laica.

sb a rchi curdi) ha fatto marcia indietro.

Questo numero è stato chiuso in redazione alle 19,45

tropolitana romana. Il diret t o re

La Giornata * * * * * * tito di Kohl ha maggiormente bisogno per de

gip Adele Rando ha accolto la

promette Roberto Formi g o n i .

de l l ’ a u t o t r a s p o rto da parte glio dei ministri.

nistica sembra stabilizzata

volontaria di un pedofilo.

Ma a s t r i ch t

Sc a l f a ro “sul tintinnar

dell’Ue e, quindi, i costi

lutamente generale”.

termo m e t ro puntuale:

per la Germa n i a )

“irres p o n s a b i l e ” .

La Giornata * * * * * * tito di Kohl ha maggiormente bisogno per de
La Giornata * * * * * * tito di Kohl ha maggiormente bisogno per de

Nel mondo

di manette”

ra re con un

in perce n-

del Consi-

In Italia

pi t a l e . Il

***

il cam-

finan-

modo

in

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OGGI NEL FOGLIO QUOTIDIANO

 

CARO MONTAN E L L I ,V E N G A A TR O V ARMI IN CARCERE

ADRIANO SOFRI SCRIVE al deca-

no dei giornalisti italiani. Un incon- tro per parlare di accuse penali e re-

sponsabilità morali

(pagina 2)

ALBANIA, TORNANO LE BANDE. Il governo di Fatos Nano alle pres e

con la violenza e un paese ridotto al-

la fame

(pagina 3)

NEL FELTRINO, rubrica quoti-

diana di Vittorio Feltri, la sto-

NEL FELTRINO, rubrica quoti- diana di Vittorio Feltri, la sto-

ria di un ladro di caramel-

le in galera

(pagina 4)

OGGI NEL FOGLIO QUOTIDIANO CARO MONTAN E L L I ,V E N G A A

E invece no. Bobbio ce l’ha fatta, an- che se con le labbra massacrate per il troppo morde re, e dunque sente l’acuto bisogno di spiegare a tutti noi perché ha ri-scelto di ri-tacere. “Potevo mai tacere sul mio tacere?”, si chiede Bobbio in un sussulto di meritevole autoironia? Non poteva tacere, perché tacendo avreb b e dovuto mettere a tacere la notizia del

“P e rché ho scelto di tacere” è invece il titolo che sulla pagina culturale di Re- pubblica commenta e presenta un arti- colo di Norberto Bobbio. Beninteso, Bobbio non ha lasciato la Stampa per an d a re a Repubblica e lì scrivere l’uni- co articolo della sua nuova collabora- zione, unico ma pur sempre necessario per spiegare al nuovo committente che dal nuovo collaboratore non avrà altro che quell’unico articolo dove si spiega che d’ora in poi il nuovo collaboratore ha scelto di tacere. Se le cose stessero così, allora in questo caso ci sarebbe, co- me si dice, la notizia: Bobbio è andato a Repubblica, magari per compensare la grave perdita di Mino Fuccillo che co- rona i suoi sogni direttoriali andando a di r i g e re l’Unità o quella di Giuseppe D’ Avanzo che se ne è andato al Corri e- re della Sera.

Ma le cose non stanno così. Stanno in- vece che Bobbio ha ritenuto indispensa- bile avverti re il mondo, attraverso una lettera a “Critica liberale” ripresa da Re-

ché ho scelto di tacere”, no, non è un ti- tolo accettabile e comprensibile. Anzi, è sin troppo comprensibile, perché indica ne l l ’ a u t o re dell’asserita scelta un con- centrato di tale narcisismo, di tale esibi- zionismo, di tale egocentrismo da gene- ra re un’invincibile avversione e antipa- tia anche nei più tolleranti e bonaria- mente indulgenti con le altrui debolezze (non è il caso, davvero non è il caso di prendersela quando si è in presenza di una modica quantità di narcisismo e di eg o c e n t r i s m o ) .

vo”. Il silenzio come forma più alta e raf- finata di loquacità, il non intervento co- me ultima e definitiva spiaggia dell’in- te rventismo intellettuale. E deve esser-

te ro prima di mettere in pratica il suo

op p u re se non vengo?”. Il più maturo Bobbio deve aver risposto al fondamen- tale interrogativo in questo modo: “De-

Stampa con “un articolo sul cinquante- simo anniversario della prima Repub- blica (2 giugno 1946)”. Ma da quella fati- dica data, spiega Bobbio all’universo in-

questo è un titolo accettabile e com- prensibile, che spiega come e quando qualcuno ha ritenuto necessario o gra- devole smaltire qualche chilo. Lo stesso discorso vale per altri titoli analoghi. “P e rché ho scelto di parlare”, oppure

Bobbio, da rifilare urbi et orbi la notizia del suo silenzio per ben due volte, ri- co rdando che aveva già annunciato di

pressappoco: “Mi si nota di più se vengo

ta c e re anziché parlare, evitare di scrive-

morso le labbra per non parlare”, tanta era l’urgenza dell’intervento, il desiderio

cisamente mi si nota di più se non scri-

ne così persuaso, il silenzioso Norberto

suo tacere. E questo non poteva essere

l’inizio del nuovo governo tante volte

“P e rché ho scelto di andare al mare” ,

la destra”, o anche “Perché ho scelto di

Bobbio annuncia la scelta del mutismo

Chi deve tacere taccia subito oppure taccia per sempre

Il personaggio di Nanni Moret t i di c e v a

“P e rché ho scelto di mettermi a dieta”:

sc i o p e ro del silenzio, “mi sono sin

di cui non si può non parlare

che scrivere, non interve n i re interve n i re, astenersi e non

Urla dal silenzio

sinistra”. Ma il titolo “Per-

pubblica, che d’ora in poi

collaborazione” con la

scelto di andare con

il voto del mutismo.

op p u re “Perché ho

“c h i u d e re la

an d a re con la

lui pref e r i s c e

invece che pa rt e c i p a re .

re piuttosto

  • di rom p e re

ta c i u t o .

dal-

OGGI NEL FOGLIO QUOTIDIANO CARO MONTAN E L L I ,V E N G A A
OGGI NEL FOGLIO QUOTIDIANO CARO MONTAN E L L I ,V E N G A A

tate dalle opposizioni e ampliarsi in modo in- co n t rollato, giustificando azioni rep re s s i v e dei militari. La momentanea sopravvivenza politica del 76enne presidente dipende quin-

Durante una missione in sette paesi asia- tici, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, William Cohen, ha detto che se i punti critici de l l ’ a rco che va da Singapore allo stretto di Taiwan dovessero pren d e re fuoco, non solo l’economia mondiale, ma anche la sicurez z a e la pace, sareb b e ro in pericolo. Per evitare il peggio, ha suggerito che il governo ameri- cano riaffe rmi il suo impegno a difendere la Co rea del Sud e a mantenere la sua pres e n- za militare nella regione. Citando la Malay- sia e l’Indonesia, ha detto che disordini in- te rni potreb b e ro degenerare in conflitti di più ampia portata. Dalla Corea del Sud e da Si n g a p o re è venuta la conferma dell’interes- se di questi due paesi alla presenza militare americana in Asia. Cohen ha però voluto in- vi a re un messaggio rassicurante alla Cina, dove concluderà il suo viaggio in questo fine settimana, affe rmando che il recente tratta- to di sicurezza tra Usa e Giappone non tende a isolare nessun paese. Anzi, forse alluden- do all’epoca delle tensioni tra Cina e Urss, ha aff e rmato che nessuno più della Cina ha be- neficiato del ruolo stabilizzante degli Usa in Asia. Nella seconda metà degli anni 60, quando la tensione tra le due capitali del co-

la nascente potenza nucleare cinese. Ma Wa- shington fece capire ai sovietici che non l’a- vre b b e ro tollerato: nel ’71, infatti, Henry Kis- singer volò segretamente a Pechino dove in- contrò Mao e l’anno successivo il pres i d e n t e Ri c h a rd Nixon andò in visita ufficiale in Ci- na, aprendo la strada a un rapporto che si è se m p re più consolidato. All’epoca Mosca de- nunciò la “carta cinese” come giocata dagli Usa in funzione antisovietica.

le minoranze anche se magari esse cerch e- ranno, anziché un’azione comune, di guada- gn a re per la propria fazione il favore popo- la re in una fase che si annunzia pericolosa per i licenziamenti, gli aumenti dei prez z i dei generi di largo consumo e i contrasti et- nici e religiosi. L’amministrazione Clinton è co s t retta ad accentuare le pressioni sul go- ve rno indonesiano per una rapida applica- zione del rispetto dei diritti civili, anche per co n t r a s t a re le critiche, che non vengono solo dai repubblicani, alle ricette del Fmi. Se la crisi generalizzata del Sud-est asiatico sarà tenuta sotto controllo, si avrà alla fine un am- pliamento dell’area della democrazia e an- che la Cina dovrà trarne la conseguenze.

la guida del paese appare l’ostacolo maggio- re alla realizzazione del piano stesso. Al mas- simo, egli potrà res t a re fino all’avvio del ri- sanamento con un compito preciso: tenere a freno il potere militare che gli ha garantito la tranquillità politica. Perdendo la sedia sulla quale finora è adagiato, Suharto sarà co- st retto ad aprire il dialogo con le forze d’op- posizione e a sottoscrivere un calendario per le riforme politiche. Solo così potrà evitare che le sporadiche rivolte contro gli aumenti dei prezzi, che seguiranno all’attuazione de- gli accordi conclusi col Fmi, vengano sfrut-

Forse è stata la telefonata di Bill Clinton a indurlo a firma re la seconda lettera d’inten- ti con il Fondo monetario internazionale di

ve rrà mantenuto perderà il monopolio sulla

consapevole che una svalutazione dello yuan ag g r a v e rebbe la crisi in Asia con ripercu s- sioni nel resto del mondo e vuole quindi di- mostrarsi una potenza responsabile. Poiché l’85% dei debiti esteri cinesi sono a medio e lungo termine, la situazione è diversa dall’e- sposizione delle banche e delle società dei paesi che hanno subito il crollo finanziario. Ma il tasso di sviluppo dell’economia cinese dovrà essere ridotto per il ’98: dal 10-12% pre- ventivato due anni fa si è già passati al 6%. Passata la tempesta, lo yuan potrà essere svalutato verso la fine dell’anno.

fronte al diret t o re del Fondo, Michel Cam- dessus; il fatto è che Suharto, presidente in- donesiano dal ’65, ha accettato di smantella- re il proprio impero economico fondato su monopoli, contributi e vantaggi fiscali riser- vati ai membri della propria famiglia e agli amici più intimi. Il figlio più giovane, Huto- mo Mandala Putra, ad esempio, se l’impegno

LE PREOCCUPAZIONI AMERICANE per le conseguenze sulla pace della crisi finanziaria

  • di legname, carta e cemento. La politica mo-

Il futuro premier cinese, Zhu Rongki, ac- cogliendo a Pechino il vicesegretario del Te- so ro americano, Lawrence Summers, gli ha co n f e rmato che la Cina non svaluterà la pro- pria moneta, pur sapendo che questo ridurrà le sue esportazioni a causa del crollo delle monete di Corea del Sud, Malaysia e Thai- landia. La spiegazione è stata quella che l’o- spite americano desiderava udire: Pechino è

piano di risanamento, la sua permanenza al-

netaria passerà sotto il controllo della Ban- ca centrale, che fisserà in autonomia il costo del denaro. Benché Suharto abbia dichiara-

produzione di spezie, usate principalmente

nonché le facilitazioni fiscali concesse alla

sua industria automobilistica. Altri dovran- no rinunciare al controllo sulla prod u z i o n e

munismo raggiunse il massimo livello, a Mo-

to di voler supervi s i o n a re personalmente il

LA CINA NON SVALUTERÀ lo yuan per di-

  • di dalla rapidità con cui aprirà il dialogo con

sca si pensò di poter “schiacciare nel nido”

nunciando ai monopoli suoi e degli amici

Il risanamento dell’Indonesia val bene un impero economico

Borse (e sicurezza) in pericolo

Asia e Pacifico

nella confezione di sigarette

una potenza res p o n s a b i l e

SU H A RTO FIRMA IL

PIANO DEL FMI ri-

arom a t i z z a t e ,

mostrarsi

a scendere in campo alle elezioni di prima- vera a Verona e Treviso. E l’Anci, che racco- glie tutti i comuni d’I- talia, annunciava la sua offensiva federa- lista sulla Bicamera- le . D’Alema aveva rea g i- to con battute sarca- stiche, definendo “cacicchi” i sindaci

fatto finire anche sulla prima pagina di Usa- Tod a y, ci voleva ben altro”, è la rep l i c a . Intanto, però, la rivista Micromega sta per la n c i a re una serie di proposte di modifica,

  • mi g l i o r a re in alcuni punti. In ogni caso, per

limento della Bicamerale ci prec i p i t e re b b e in una situazione di incertezza”. Contemporaneamente, a Napoli, andava in scena la pubblica riappacificazione tra la Qu e rcia e i suoi “supersindaci”, in un faccia a faccia tra Salvi e Bassolino, che sulla pro- posta di Rutelli era rimasto finora in silenzio. Ma che già nei giorni scorsi aveva personal- mente rassicurato D’Alema: nessun parti t o dei sindaci, perché “io un partito già ce l’ho”, via libera al progetto della Commissione, che “è un buon punto di partenza”, seppure da

che vanno dall’elezione diretta dei pres i d e n- ti regionali al doppio ref e rendum sulla giu- st i z i a .“ L ’house organ della procura di Milano sta posizionando le batterie per aprire la campagna del no alle riforme”, dicono a Bot- teghe Oscure. E su federalismo e giustizia, è il timore, si potrebbe saldare il fronte degli scontenti: dai magistrati agli amministratori delle Regioni.

to”) è stato proprio Mussi, che si sta ritaglian- do un ruolo da “pontiere” tra il segretario e il vicepresidente del Consiglio. Il pres i d e n t e dei deputati della Quercia era stato il più pronto anche nel polemizzare contro la pro- posta di Rutelli. E nell’incontro a tre, avve- nuto a Botteghe Oscure martedì scorso, anche

pa rt i c o l a re del suo segretario Massimo D’A-

to - lasciamo pure le cose come stanno. Il fal-

stegno che aveva alimentato il sospetto che da Palazzo Chigi si avallasse il tentativo di fre n a re le riforme. Intanto, da Venezia, par- tiva la carica dei sindaci del Nord-est, chia- mati a raccolta da Massimo Cacciari attorno al progetto del suo “partito catalano”, pron t o

a far impantanare le riforme della Bicame- rale, più che lo scontro sul caso Previti e i contrasti sulla giustizia con Silvio Berlusconi e il Polo, contribuissero proprio i dissensi in- te rni all’Ulivo e le pressioni dei sindaci del ce n t rosinistra.

“Sul premierato Rutelli è rimasto solo, la sua ipotesi è tramontata”, commentano con una certa soddisfazione in ambienti della Qu e rcia. Il lavorio della diplomazia pidiessi-

Bassolino “la debolezza del Polo non deve fa-

Il fantasma si era materializzato subito do- po le elezioni amministrative, sull’onda dei

fatti più forti quando, ai primi dell’anno, Francesco Rutelli aveva lanciato la sua sfida al “pastrocchio semipresidenzialista” della Bicamerale, proponendo di optare per l’ele-

della Bicamerale la bozza di emendamenti sul federalismo. L’i n c o n t ro, previsto per ieri, si terrà invece martedì prossimo. Dal Campi- doglio si smentiscono ret roscena politici: “E’ stato spostato per motivi di agenda”, spiegano i collaboratori di Rutelli. Per lui sarà comun- que un successo, perché lo statuto per “Roma Capitale” verrà presentato a D’Alema corre- dato delle firme di tutti i sindaci d’Italia. E il “tradimento” di Vel t roni? “Per far arra b b i a re Rutelli, dopo l’incontro con il papa che lo ha

ne istanze degli am- ministratori locali. Attivissimi, nel lavoro di

  • di statuto speciale per le principali metrop o-

Vel t roni sul premierato e i messaggi conci- lianti di Antonio Bassolino sulle riforme, il fantasma che inquietava i sogni del Pds, e in

na, coronato dall’uno-due di Vel t roni e Basso- lino, ha fatto slittare l’appuntamento dell’An-

  • cl a m o rosi successi ottenuti dai primi cittadi-

ha concesso il suo viatico all’accordo della Bi- ca m e r a l e . “Se cambiare è un rischio - ha det-

mediata sponda in Walter Vel t roni. Un so-

zione diretta del premier e trovando un’im-

  • ci del Pds pare andata a buon fine, e Vel t ro n i

ni delle principali città. E i timori si erano

samento” di Vel t roni (“un ottimo chiarimen-

li. Non a caso, il primo a plaudire al “ripen-

Fabio Mussi e Cesare Salvi, plenipotenziario

  • di c e m b re contro le “città-Stato”) sul prog e t t o

  • ci con D’Alema per pres e n t a re al pres i d e n t e

  • di questo si è parlato. Del pericolo, cioè, che

mediazione, i due capigruppo della Querci a ,

  • di D’Alema in Bicamerale che ieri ha messo

il timbro del Pds (dopo le aspre polemiche di

Scaramucce parabicamerali

Così Botteghe Oscure divide il fronte dei primi cittadini e constringe Veltroni a una rapida marcia indietro

Per il momento, la ricomposizione ai verti-

Roma. Che fine ha fatto il “partito dei sin-

Il trionfo di “Roma capitale”

Una rivincita sul terreno della giustizia?

Come nacque e morì il partito dei sindaci

daci”? Da ieri, dopo il dietrof ront di

(e Rutelli restò solo)

lema, si è fatto più evanescente.

vo r i re la spaccatura nel

a scendere in campo alle elezioni di prima- vera a Verona e Treviso. E l’Anci, che

troppo prot a g o n i s t i . Ma intanto, sottotrac- cia, si lavorava per rec u p e r a re terren o :

telefonate, incontri,

nei confronti di alcu-

FRANCESCO RUTELLI

centros i n i s t r a ” .

im p rovvise

apertu re

Wal t e r

ANNO III NUMERO 12 - PAG 2

IL

FOGLIO QUOTI D I A N O

SA BATO 17 GENNAIO 1998

PICCOLA POSTA

PICCOLA POSTA

 

di Adriano Sofri

Ca ro Indro Montanelli, lei

mi

fa disperare. Ancora gio-

sp e r a re .

vedì sul Corri e re, mi ha fatto di- Abbia la pazienza di leggere

queste osservazioni, e poi di pren d e re in

conto la proposta finale. Lei ripete che io posso res t a re orgoglioso, ma che devo

sm e t t e re di essere arrog a n t e . Sono

d’ac-

 

co rdo. Ma che cosa in me le sembra ar- rogante. Lei pensa che io sia colpevole o innocente? Intendo materialmente, pe- nalmente colpevole: che abbia ordi n a t o il tal giorno nel tal posto di assassinare Luigi Calabresi per conto di Lotta conti- nua. Non deve sembrarle un punto se- co n d a r i o . Se, comprensibilmente, non ri- tiene di conoscere abbastanza gli argo- menti dell’accusa e i miei, mi perme t t a

di farglieli conoscere: non ci vorrà più di mezz’ora. Se lei è persuaso che io sia col- pevole, me ne dispiace, e la questione è ch i u s a . Se lei non lo pensa, non può neanche pensare che io debba essere condannato e imprigionato perché sono un tipo così orgoglioso da sconfinare nel- l’ a rro g a n z a .S a rebbe un’enormità, no? Lei mi esorta - lo fa da quasi dieci an-

ni - a riconoscere “le mie

res p o n s a b i l i t à

non penali, ma morali”. Se questo si ri- ferisce alla campagna di Lotta continua co n t ro Calabresi e alla sua degenerazio- ne, come credo, io l’ho fatto, e, a mio pa- rere, senza riserve . Ma sono pronto ad ascoltarla se le mie parole le siano sem- brate reticenti, o ipocrite, o vili. Lei ag- giunge che io devo chiedere scusa alla famiglia Calabresi. Penso di aver fatto anche questo: ci tornerò fra poco. Ma poi lei continua: così la famiglia Calabres i potrà, lei per prima, chiedere e appog- gi a re un provvedimento di grazia. Ma io non lo voglio. E’ il punto di sopra: può pe n s a re che, se non sono colpevole, e so- no ingiustamente denigrato, condannato e incarcerato, io mi auguri la grazia o qualunque altro genere di clemenza? Lei, non so su che fondamento, si è ora persuaso che la mia superbia costringa alla galera i miei due compagni. Questo è un pensiero terribile, contro di loro, che sono forti e liberi e dipendenti solo dalla loro coscienza, e contro di me, in- giustamente accusato dell’infamia di aver fatto da mandante venticinque anni fa (che è molto peggio che fare da assas- sino) e ora da sequestratore delle vite dei miei amici. Ma mi fa disperare di più

l’ i n f o rmazione che lei riceve sulla nostra vi c e n d a . Lei dice che a Bocca di Magra tutti ridereb b e ro se sentissero dire che Marino è un ex-rapinatore e un prop r i e- tario di apparta m e n t i . Ma Marino lo è:

non sono illazioni, ma fatti provati. Ex ra- pi n a t o re prima di tutto per sua dichiara- zione. Prima della sua “confessione” di dieci anni fa, Marino era disperatamen- te bisognoso di soldi, io gli diedi il po’ che potevo. Dopo ha comprato due case e un furgone per le sue frittelle. Qu e s t o non sarebbe neanche da dire, se le sen- tenze contro di noi non sostenessero che

nessun

vantaggio gli è derivato. Na t u r a l-

mente, la mia difesa, che è intelligente e rispettosa di sé, non ha chiesto la rev i- sione del processo sulla base “della pan- zana della promozione di Marino a capi- talista”. Lei aggiunge: “Sfido io che l’i- stanza di revisione del processo è stata res p i n t a ” .C a ro Montanelli, grazie al cie- lo, almeno finora, non è stata respinta, e noi aspettiamo che venga esaminata, e ci

auguriamo che venga, come merita, ac- co l t a . Mi dispiace che le sue informa z i o- ni siano sbagliate. Io leggo la sua posta. Pochi giorni fa, un lettore credette di iro- ni z z a re sul nostro mancato ricorso alla Co rte europea: ricorso che naturalmen- te abbiamo presentato. Quando entrai in

galera, un altro solerte lettore

prot e s t ò

co n t ro la pretesa di farmi apparire come un liberatore di sequestrati in Cecenia. Non feci moltissimo per apparirlo, ma lo ero. (In verità, lei ospitò anche la versio- ne vera delle ottime persone dell’asso- ciazione volontaria Intersos). E così via. Eccomi alla conclusione. Lei avrà se n z ’ a l t ro un autista. Perché non viene a tro v a rmi per un’oret t a ? Non lo prenda per un invito arrog a n- te. Sarebbe solo maleducato, se potessi mu o v e rmi io: ma sono qui davvero ri- st re t t o . Del resto, oltre che leggere la sua posta, la guardo a Tmc, e mi sembra che lei sia in forma eccellente. Po t re m m o pa r l a re per mezz’ora dell’accusa penale co n t ro di me, e per un’altra mezz’ora del- le scuse che lei mi chiede di fare. Po- trebbe dettarmele lei, e io firmarle, se questo non mette in causa la mia, e di Lotta continua, estraneità all’attentato. Poiché della grazia non occorrerà parla- re neanche un minuto, potremmo dedi-

ca rne cinque alla revisione del proc e s s o che sto aspettando, e che lei forse po- trebbe augurarsi con me. Cordiali saluti.

 
PICCOLA POSTA di Adriano Sofri Ca ro Indro Montanelli, lei mi fa disperare. Ancora gio- sp
 

OG G I – Al nord, al centro e sulla Sarde- gna molto nuvoloso con prec i p i t a z i o n i , anche nevose sopra i mille metri. Ra p i- do miglioramento in giornata a parti re da ovest. Al sud e sulla Sicilia nuvoloso

con piogge e temporali sull’isola.

At t e-

 

nuazione dei fenomeni in serata. Tem- pe r a t u re massime in diminuzione.

DO M A N I – Nuvoloso al sud con prec i- pitazioni sparse, soprattutto sulle zone

io n i c h e .P a rzialmente nuvoloso al

nord-

 

ovest, poco nuvoloso sul resto d’Italia. Tem p e r a t u re in ulteriore diminuzione.

ANNO III NUMERO 12 - PAG 2 IL FOGLIO QUOT I D I A N O

V I T E

P A R A L L E L E

Jack , il ballerino che divenne spia, e Ronald, la spia che scoprì la talpa

Jack Hewit

Il 17 maggio 1917, il giorno in cui Jack Hewit nasce a Gateshead, nel nord del-

il Kgb è soddisfatto. Jack vive con Guy Bu rgess e con Anthony Blunt. E’ un ména- ge à trois. Burrascoso. Tranquillo. Jack

greti. Accetta con malinconia un posto di impiegato statale. Scrive qualcosa, ammi- ra i successi professionali di Anthony, no-

che nella Germania occupata dagli Alleati funge da governo. Quando si congeda torna al British Council. Entra nei servizi segre-

l’ I n g h i l t e rra, sul mare del Nord, oltre la

non ha cultura. Ma ha spirito. Gli amici

ti. E’ distaccato presso il governo di Singa-

Manica c’è la guerra, sul Baltico i russi si

che

frequentano la casa,

che interve n g o n o

minato Conserva t o re dei quadri della Re- gina. Finché…

po re, per infiltrare e combattere il movi-

agitano. Il padre è un operaio metallurgi- co, la vita in casa è grama. Jack ha un so- gno. Quando gli chiedono cosa farà da grande risponde il ballerino. Tutti ridono. Il padre si imbarazza. Gli impedisce di iscriversi a una scuola di danza. Jack scap-

ra p p o rti tra un

ospite dell’albergo, il ce-

alle feste, apprezzano la sua conversazio- ne. Sono colleghi del MI5, come Vic t o r Rotschild. Sono scrittori. Come William H. Auden. Come Ed w a rd M. Forster. Come Christopher

Ronald Symonds

… finché nel 1963 un agente del MI6 non pa rte per Beirut. A Beirut, uffi c i a l m e n t e co rrispondente dell’Observer e dell’Eco-

nomist, risiede Kim Philby, agente dei ser-

mento comunista armato di Ching Peng, che minaccia la rivoluzione in Malesia. As- solto il compito torna a Londra, come agen- te del controspionaggio. Smaschera un fun- zionario del ministero dell’Aviazione che,

Is h e rwood.

Sono il

 

tradito dalla passione per la numismatica,

pa da casa. Diventa ballerino di fila in ri- viste che battono i teatri di provincia. Una

fi o re di Bloom-

sb u ry. Jack

non sa

che i suoi amici

passano

ai

servi z i

sovietici le notizie

fi o re di Bloom- sb u ry. Jack non sa che i suoi amici passano

vizi britannici. Il suo collega deve verifica- re le accuse circostanziate che vogliono

Mosca. Risulterà che un agente sovietico lo

di

re t t o re, che viene messo sotto sorve-

glianza. Gli investigatori si convincono del-

vi

n c e re il diret t o re,

Roger Hollis. Hollis si

rivolge a Ronald Symonds per smontare le

vende particolari della costruzione dei missili ai sovietici. Collabora a numeros e

riva finalmente a una conclusione. Che

sera in platea c’è Guy Burgess. Guy è colto

Philby al servizio dei sovietici. Philby tie-

inchieste. La sua specialità è scovare le tal-

e agiato. Ama i balletti. Apprezza i balle-

ne botta, non si tradisce. Poi si rifugia a

pe. Mentre trafficano con le cassette del

rini. Va a congratularsi con loro nel came-

deposito bagagli. Mentre fotografano docu-

rino. Va a congratularsi con Jack. Jack e Guy si fidanzano. Burgess lavora per la Bbc, lavora per il MI5. Convince il capo del controspionaggio ad arruo l a re Jack.

che lui raccoglie per i servizi britan- nici. Non ha stu-

ha avvertito in tempo. Ma chi ha informa t o il Kgb? Qualcuno molto introdotto. I so- spetti cadono su Graham Mitchell, il vice-

menti in stanzucce d’albergo. E’ un agente affidabile e sagace. Hollis lo sa. Symonds investiga con pazienza, con coscienza. Ar-

Per la prima missione Jack deve conqui- st a re la fiducia di un prete omosessuale

diato a Cambridge. Con gli amici divide il letto e la tavola, divide il presente, ma non

la sua colpevolezza, ma non riescono a con-

consola i vertici dei servizi, che mette in imbarazzo Buckingham Palace. La talpa

che era stato iscritto al British Union of

il passato. Passano gli anni. Passa la mi-

non è Mitchell. La talpa non è Hollis. E’ l’e-

Fascists, che è sospettato di simpatie per il regime nazista. Jack dimostra per la nuova attività quel talento che gli manca sul palcoscenico. Il MI5 gli affida missioni se m p re più delicate. Guy riesce a farlo as- su m e re come centralinista all’Hotel Go- ring di Londra. Jack riesce a ricostrui re i

naccia nazista. La guerra si raffredda. Gli amici di Cambridge continuano a lavorare per i sovietici. Mentre si trova a Was h i n g- ton, Burgess viene scoperto. Ripara a Mo- sca. Allarmato Jack si rivolge a Blunt. An- tonhy si affretta a fare sparire tutte le pro- ve dell’attività sua e di Guy. I servizi inter- rogano Jack. Jack non sa nulla. L’unica co-

accuse. Mentre Hollis viene a sua volta so- spettato, Symonds riprende l’inchiesta, senza tenere conto dei risultati prec e d e n- ti. Ronald Charters Symonds è nato il 25 giugno 1916 a Oxford. A Oxford ha studiato francese e tedesco. Ha lavorato per il Bri- tish Council. E’ stato reclutato dai servizi di

legante, è il colto Anthony Blunt. E’ il vec- chio amico di Guy Burgess e di Jack Hewit. E’ l’autorevole Conserva t o re dei quadri di Sua maestà. Che non fa più parte dei ser- vizi segreti, ma ha mantenuto amicizie e contatti. Ronald Symonds continua la car- riera. Diventa vicediret t o re del MI5. Per un breve periodo fa le funzioni di diret t o-

coslovacco filonazista Konrad Heinlein, e alcuni esponenti conservatori britannici. Il MI5 è soddisfatto del suo lavoro. Anche

sa che sa di sicuro è che Guy a Mosca è in- felice. Che gli mancano i salotti di Londra. A lui manca Guy. Gli mancano i servizi se-

in f o rmazione militari. Maggiore, alla fine della guerra prepara gli agenti che devono la v o r a re per la Commissione di control l o

re. Poi va in pensione. Onorato e consola- to da molti incarichi ufficiali. Fino a saba- to 10 gennaio.

 

GUERRIGLIE IDEOLOGICHE POSTUME

 

Bettiza e Montanelli non si filano il “nuovo anticomunismo” Una ragione c’è: meglio un rosso in casa che un liberal all’uscio

 

Milano. Questo non è un articolo. E’ uno sc h e rzo. Motivato, e naturalmente un po’ maligno, ma uno scherzo. Lo spunto viene

po t e re occulto). E questa posizione storio- grafica, conclude l’editorialista del Corri e- re della Sera, deriva dalla scelta di arro-

garsi senza diritto alcuno, come strum e n t o

lezioni di anticomunismo che Bettiza, un “lupo mannaro” anticomunista di quelli ad- ditati dalla Pravda al pubblico ludibrio, re-

uni contro gli altri in un abbraccio forsen- nato. E per i post comunisti ci dovrebbe es- se re perfino qualcosa di glorioso, a parti t a

da quattro opinioni firmate da altret t a n t i

spinge come fuori tempo! Meglio un rosso in

persa, nell’essere stati degni di un antico-

maestri della pubblicistica nazionale, alcu-

di

regno, le chiavi della legittimazione de-

munismo tanto appassionato e nel poterne

ni dei quali protagonisti indiscussi anche

mocratica di culture e gruppi della vecchia

Italia, della prima Repubblica; in modo, ov-

casa che un liberal all’uscio. Ogni spettacolo, anche la contesa ideolo-

ri v e n d i c a re, in qualche senso, una parte di

della nostra storia ideologica: Sandro Vio l a (Repubblica) ed Ernesto Galli della Loggia (C o rr i e re della Sera), da una parte; dall’al-

viamente, da governa re agevolmente pas- saggi, conversioni, trasformismi del vecchio

gica, ha un suo segreto dispositivo raziona- le. Infatti comunisti e anticomunisti hanno un legame speciale, che ormai tende a ve-

eredità. Un D’Alema deve del rispetto sto- rico ai Montanelli e ai Bettiza, mentre con gli Scalfari, con i filocomunisti liberal che

tra Indro Montanelli ed Enzo Bettiza (cofon-

personale politico, e comandare meglio

...

fi-

glio mio

...

come fa il Lupo nella favola di

ni re fuori: gli anticomunisti sono aggiogati

hanno fatto da pontieri e si battevano anche

datori del Giornale e oggi al Corri e re della

al carro del comunismo e della sua storia,

lo ro contro la “grettezza” dell’anticomuni-

Sera, l’uno, alla Stampa l’altro). Ha comin-

Cappuccetto Rosso.

sc h e rno, dai campioni

storici dell’antico-

munismo. Montanelli, per esempio, che è un

me n t re i compagni di strada o i sensali del

pro g ressismo, che

hanno sempre res p i n t o

Cappuccetto Rosso. sc h e rno, dai campioni storici dell’antico- munismo. Montanelli, per esempio, che è

smo delle budella, intrattiene un rapporto

ciato Viola, che è un signore distinto e ri-

Ep p u re, a sorpresa, questi discorsi così

segnato dal rec i p roco utilitarismo, senza

ce rcato, illustre inviato da decenni, grande amico inquieto di Eugenio Scalfari, e assai più intelligente dell’ambiente conformi s t a e liberal (il liberal è il prog ressista versio-

impegnativi e in fondo anche generosi sono stati accolti male, malissimo, con corte s e degnazione ma anche con una punta di

am o re e senza stima. Co l o ro che non hanno chiesto al Pci e al Pds un resoconto impietoso del fallimento storico del comunismo a tempo debito, e lo

ne anglosassone) del giornale per cui lavo- ra. Viola ha detto: è fragoroso, assorda n t e , il silenzio che è calato in Italia sulle igno- minie storiche, in questo secolo, del comu- nismo. Un appello affinché i post comuni- sti, quelli di Massimo D’Alema, parlino an- che del loro passato, senza nasconderlo die-

anticomunista d’annata e che, nel bene e nel male, ha sacrificato energie formi d a b i l i e un eccezionale talento di polemista alle sue idee inconcusse, ha opposto alla nuova ondata anticomunista una scrollata di spal- le un po’ svagata, con argomenti d’obbligo.

fanno ora, nel tempo postumo, dopo anni di bonomia e di illimitata disponibilità, non sono credibili per nessuno dei due conten- denti di questo secolo. C’è un’ambiguità an- che nei migliori, anche nei Viola, in quelli che non hanno fatto una professione, come i loro compagni di squadra, dell’estraneità

tro i brillanti successi tattici che li hanno

Ri c o rdando, non solo per

vanità personale,

al contrasto tra comunisti e anticomunisti.

infine portati al governo e, soprattutto, die- tro lo schermo spesso dell’occupazione ma - nu militari, favorita certamente anche dalle pro c u re della Repubblica, dello spazio sto-

che sono cose vecchie e risapute per lui, che a una brigata rossa scorrazzante per Mi- lano negli anni Settanta pagò perfino un tri- buto di sangue nel famoso attentato. E oggi

Il Libro nero del comunismo è scritto in francese, nella lingua di un paese che ha le- gittimato l’anticomunismo nella battaglia ap e rta contro la dittatura intellettuale sar-

rico dei socialisti riformisti, e antistalinisti,

non ha più voglia di eroici furori in ritardo

come viscerale una posizione anticomunista

triana e per le istituzioni forti, nazionali, del

  • di sui tempi. Bettiza, che fu comunista per una

Bettino Craxi & compagnia. Appello non

raccolto. Anzi, respinto con fastidio. Più o

meno le stesse cose ha scritto Galli della

calssica, sono fuori da una storia comune.

no in modo limpido interessi piantati nel

go l l i s m o . La

traduzione italiana è diffi c o l t o-

breve ma intensa stagione, intorno al ’48,

Gli anticomunisti seri, duri e puri, difendo-

sa. Noi siamo il paese delle blande polemi-

Loggia, che è uno storico contemporaneista

ruppe precocemente con il comunismo to- talitario e ha fatto della sua lunga e opero-

cu o re della tradizione borghese: prop r i e t à ,

che di Norberto Bobbio, che lusingava To- gliatti facendosene lusingare, e del fiancheg-

  • di sa vita di scrittore e di giornalista, notoria- mente pigro ma perfido, una missione anti- bolscevica degna, per tono e timbri, della sua tonante anima slava. Eppure proprio ie- ri anche lui, scrivendo a sorpresa sulla Stampa, si è associato a Montanelli nel ri- getto, come cosa ormai caduca e vana, di quello che ha chiamato “anticomunismo po- stumo”. Spettacolo mirabile: Viola, che era a suo modo (con qualche nota paradossale) un sostenitore della nomenclatura brez n e- viana, e fa parte della squadra dei filoco- munisti “traghettatori” del Pci e del Pds, dà

valore e brillante saggista, con una for-

mazione di sinistra ma precocemente volta a una riforma liberale del vecchio impian- to classista della sinistra italiana. Galli del- la Loggia, in più, sostiene che il persistente

rifiuto del Pds di misurarsi con la cultura e i protagonisti dell’anticomunismo è confer- mato da uno scritto recente di Luciano Vio- lante, che addebita all’anticomunismo (a

pa rt i re dalla metà degli anni Sessanta)

un

esito degenerativo e antidemocratico (il co- siddetto “golpe bianco”, le comprom i s s i o n i nelle deviazioni dei servizi, i legami con il

li

b e rtà, individualismo. Condividono con i

comunisti il campo di battaglia. Una segre- ta concordanza degli opposti entra in fun-

zione ogniqualvolta un anticomunista serio,

at t rezzato, duro e generoso argomenta la

... no stretto nel tempo un legame cento volte

sua causa

Comunisti e anticomunisti han-

più forte e inestricabile della fratellanza o dell’omologazione laica e liberale. Intorno all’osso della decisione politica, nel campo segnato dal solco che divide l’amico dal ne- mico, comunisti e anticomunisti hanno la- trato per oltre settant’anni, avventandosi gli

giamento erudito e nobile di un Eugenio Ga-

rin. Siamo il paese in cui nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma, come nella natura di Lavoisier. Siamo la patria del pap- pa e ciccia istituzionale. Siamo il paese in cui

un comunista di formazione (D’Alema) è capo

  • di un partito socialista europeo (nell’Interna-

zionale), mentre un socialista (Bertinotti) gui- da il partito dei neocomunisti (Rifondazione). E’ probabilmente per questo che i Montanel-

  • li e i Bettiza mostrano sorpresa genuina di

fronte all’anticomunismo postumo. E

dicono: no, grazie.

giamento erudito e nobile di un Eugenio Ga- rin. Siamo il paese in cui nulla si
 

IL PROCESSO A ORVILLE MAJORS

 

“Vai all’inferno vecchio rifiuto”, due infermieri killer per 178 morti

 
New York- La stanzet- ta dell’Unità di emer- arri v a l’ i n f e

New York- La stanzet-

ta dell’Unità di emer-

arri v a

l’ i n f e rm i e re che

con la terapia è una figura

shington si accorge che nell’ospedale di

st a re così male da morire.

rep a rto di cura intensiva e vengono pres t o

cl o ru ro di potassio e di epinefrina, le stes-

una contea dell’Indiana nel corso degli ul-

Medici e infermieri si guardano per un

se

sostanze che avreb b e ro potuto causare

genza dell’ospedale è semibuia e silen- ziosa, i pazienti sono anziani e spossati,

timi cinque mesi c’è stata un’epidemia mo rtale. Le morti sono avvenute tutte nel

associate alla presenza dell’infermi e re Majors. Quando è di turno muore una per-

po’ con sospetto poi arrivano alla stessa conclusione liberatoria ben prima dell’in- chiesta della polizia: il colpevole è Majors, e quando è di turno gli altri scommettono sul nome del prossimo morto. Si danno an-

le morti sospette. L’inchiesta a questo pun- to ha coinvolto l’intera cittadina, a decine si presentano i testimoni come Paula Hol- da w a y, figlia di Dorotea. Sua madre stava

sona al giorno, quando è a casa la media è

che una spiegazione perché l’uomo è im-

ormai quasi bene quella sera, quando l’in- fe rm i e re arrivò con una siringa già prep a-

 

di

un morto ogni 552 ore. Prima del suo ar-

provvisamente divenuto irritabile e prep o-

rata, iniettò il liquido e se ne andò dopo

aver baciato l’anziana donna sulla fron t e

LETTERADANEW YORK

rivo a Newport, nel rep a rto di quattro let-

tente e ha cominciato a definire i pazienti

 

ti morivano da 24 a 31 persone l’anno, ora

“immondizia” e “cani bastardi”. Alcuni

 

attesa e provvidenziale. Scopre il braccio, inietta il liquido, ripone la siringa e se ne va senza far rum o re. Sulla porta si gira e saluta il vecchio che giace nel lettino: “Vai

entra lo stesso numero di pazienti e ne muoiono 101 l’anno. Il negozio di fiori Sawyers è passato dai mediocri affari di se m p re a ordinazioni continue di corone e

cuscini, i parenti arrivano affranti e si rac-

amici e vicini di casa racconteranno poi al- la polizia che Majors amava ripetere che “per i vecchi malati la soluzione è la ca- mera a gas”. Si imbottiva di anfetamina ru-

dicendole: “Stai tranquilla, scimmietta, adesso tutto andrà bene”. Un minuto dopo Do rotea era morta. Il 29 dicembre del 1997, al ritorno da un talk-show televisivo nel quale ha accusato di complotto famiglie

al l ’ i n f e rno, vecchio rifiuto”! Non è una

bata nell’ospedale e cercava anche di ven-

delle vittime e autorità, Orville Majors vie-

scena di “Emergency Room” o di “Chica-

contano stupore e incredulità perché i lo-

ro cari erano anziani ma non sembravano

derla, durante le perquisizioni nella sua

ne arrestato, sei delitti potreb b e ro bastare

go Hope”, i due telefilm che spopolano su-

casa sono state trovate grandi quantità di

per condannarlo a morte e per dimentica-

re un serial killer solitario.

gli schermi televisivi degli Stati Uniti e, con un anno di ritardo, su quelli italiani;

IL RIEMPITIVO

 

Ma il 7 gennaio il settimanale di infor-

l’ i n f e rm i e re non è un lavoratore esausto

di Pietrangelo Buttafuoco

mazione di ABC, “Prime time” manda in

terani di guerra, all’ospedale Harry Tru-

muto, spregiudicato, grande rom p i s c a t o l e .

E’ lui che ha trovato Priebke in

Arge n t i n a ,

che non sopporta più i malati e si sfoga con una frase inopportuna. Sono le udien- ze di un processo, l’infermi e re è vero, si chiama Orville Lynn Majors, ha 36 anni e ha lavorato in un ospedale vicino a New- po rt, Stato dell’Indiana. E’ accusato per ora di aver ucciso sei pazienti ma gli in-

Mina sì, Mi- no no. Libera- mente parlando, della li- beralità di fare di Liberal, un

Mina sì, Mi- no no. Libera- mente parlando, della li- beralità di fare di Liberal, un settimanale, magari per essere più li-

meglio trov a re qualcuno che spiegasse le ragioni dei talebani, ma soprattutto Mino no, il Martinazzoli sindaco di Brescia mi- nacciosamente concentrato in qualche pip- pa etica dovrebbe restarsene nella quiete del suo centro nobile. Mina sì, Mino no dunque, perché liberamente ragionando,

di

tutto ciò che di più liberal c’è in quest’I-

talia, qui dove un tempo si mangiavano le

onda un servizio su un altro infermi e re presunto assassino di 42 pazienti, tutti ve-

man di Colombia, Stato del Missouri. Il gi o rnalista è Sam Donaldson, popolare, te-

vestigatori sono pronti a porta re il nume- ro sopra i cento, anzi fino a centotren t a s e i

beral insegnando al lettore, “la rifondazio- ne dell’etica privata e pubblica in un pae-

vongole, è la maleducazione intellettuale,

adesso minaccia di torna re a occuparsi della Casa Bianca: nulla gli sfuggirà, nem-

su centosessantacinque casi già esamina- ti. Sessantacinque famiglie, per ora, si so- no costituite parte civile contro l’ospeda-

se che ne ha gran bisogno” (così come dice Fe rdinando Adornato all’Espresso), si ri- vela l’urgenza, oltre gli auguri, di segnala-

quella di scappare da ogni buon prop o s i t o . Gli unici buoni propositi che valgono sono gli auguri. Auguri dunque.

meno il nuovo cane di Clinton. Nel frat- tempo ha scovato il serial killer e denun- cia l’insabbiamento del caso a opera del-

le, telecamere e giornalisti stanno arri-

re che, comunque, qualsiasi “rifondazio-

Post Scriptum: l’ultima sull’etico Mino è

l’Fbi e del suo diret t o re, Luis Freeh. Le

ra-

vando a centinaia, insomma si prepara il grande spettacolo. Majors si proclama in- nocente, i suoi avvocati invocheranno la tesi della congiura, sostengono che dopo

ne” presuppone un’illiberale fatica di “rie- ducazione”. Magari quella del malcapitato che, liberamente scegliendo, non vuole fre- garsene dell’etica, del privato, del pubbli-

bellissima. Incavolato perché citato a pro- posito in un editoriale di Francesco Merlo sul Corri e re della Sera, il pio Mino, manco fosse un D’Alema dei tempi migliori, s’è

gioni le spiega guardando dritto nella te- lecamera: “E’ incredibile constatare quan- to sia facile commettere un omicidio in un ospedale. Veleni e farmaci possono non

un’indagine di trentatré mesi e una spesa

co e pure del paese, quant’anche questo ne

preso la briga di inviare un messaggio, di-

es s e re riconoscibili, persino

l’aria può es-

  • di un milione e mezzo di dollari - molti

ovunque, un’enormità nell’Indiana rur a l e -

avesse gran bisogno. E allora auguri, anche per la bella notizia di trov a re nella rub r i c a

ciamo così, alle vongole: “Ditegli che è uno st ronzo e un pezzo di merda”. Non poteva

no . Liberamente parlando sarebbe stato

se re iniettata in una vena. Basta un cusci- no per soffo c a re un malato anziano senza

le autorità dello Stato sono state costret t e

delle lettere, nientemeno che Mina, quella

non essere etica, la risposta di Merlo: “So-

la s c i a re la minima traccia. Quanti assassi-

a trov a re un colpevole

per forza .

della zebra a pois. E però, Camillo Ruini

no contento di aver contribuito all’evolu-

ni circolano liberamente negli ospedali

Tutto comincia nel novembre del ’94,

zione del linguaggio di Marti n a z z o l i ” .

am e r i c a n i ” ?

quando un esperto di statistiche di Wa-

Maria Giovanna Maglie

ANNO III NUMERO 12 - PAG 2 IL FOGLIO QUOT I D I A N O

Tea t ro

La tragedia italiana di Ciano e quella di Lorca,

l’usignolo dell’Andalusia

ANNO III NUMERO 12 - PAG 2 IL FOGLIO QUOT I D I A N O

MO RTE DI GALEAZZO CIANO di Enzo Si- ciliano, regia di Marco Tullio Giordana (Tea- tro Carignano, Torino dal 20 gennaio all’8 fe b b r a i o )

La tragedia della famiglia Ciano comin- ciò il 6 febbraio 1943, quando Galeazzo, il

ge n e ro di Benito Mussolini, fu destituito da

  • mi n i s t ro degli Esteri. Era ostile alla Ger-

mania, sapeva che l’Italia avrebbe perso la gu e rra ed era noto che annotava tutto su diari custoditi in un luogo sicuro. Soprat- tutto, la partecipazione al lavorio che avreb- be prodotto il colpo di Stato del 25 luglio, ne faceva irrimediabilmente un nemico del Duce. L’11 gennaio ’44, Ciano venne fucilato

alla schiena nel castello di Verona. In una

fotografia scattata qualche istante prima, il suo grande amico Orio Vergani riconoscerà

lo stesso cappotto elegante che indossava

quel giorno di febbraio, con le falde anche ora accuratamente aperte per non spiegaz- za r l e . Seduto come gli altri condannati a ca- valcioni di una sedia, si volta a sbirci a re il plotone. Curioso, irrequieto, vanitoso, un po’ infantile come fu per tutta la sua straordi- naria esistenza. Costruito attraverso 20 fla- shback, il testo di Enzo Siciliano lo raffi g u- ra (interprete Mattia Sbragia) nei suoi ulti-

  • mi giorni, accudito nella cella 27 del carce-

re dalla spia tedesca Felicitas Beetz, men- tre la moglie Edda (Chiara Caselli) per sal-

varlo si batte fieramente contro il padre, vendicativo, alla fine lacerato, ma succube dei tedeschi. La sorte tremenda dei Ciano e dei Mussolini, padri contro figli, potere con- tro amore, è vista dall’autore come il dram- ma perfetto del familismo, dell’universo complesso e arcaico della famiglia. An- ch’esso materia di esplorazione per quel “laboratorio sempre attivo di alcuni carat- teri nazionali” che Siciliano considera il fa- scismo. Scontate le condanne rituali della “c o rrettezza” politica, secondo il reg i s t a Ma rco Tullio Giordana questa grande tra- gedia deve essere filtrata attraverso la pietà che, dopo cinquant’anni, ognuno dovreb b e ri u s c i re a prov a re (allestimento Tea t ro sta- bile di Torino, scene di Carmelo Giammel- lo, costumi di Elisabetta Montaldo).

SU L L ’AMORE OSCURO E LA LIBERTA’, te- sti di Federico García Lorca, regia di Mauri- zio Scaparro (Tea t ro Eliseo, Roma 19 gennaio)

“Ho un concetto del teatro in un certo senso personale e tenace: è la poesia che

nasce dal testo scritto e si fa umana. E nel farsi tale, parla e grida, piange e si dispera. E’ necessario che a teatro i personaggi in scena conservino tratti poetici e nello stes- so tempo che gli si vedano le ossa, il san- gue”. Il teatro, scriveva ancora Federico Ga rcía Lorca, “è sempre stato la mia voca- zione”. L’usignolo dell’Andalusia, come lo chiamavano gli amici, venne fucilato dai franchisti, per puro odio, il 19 agosto 1936. Era nato il 15 giugno 1898 e, oltre all’opera poetica, “Donna Rosita nubile” e “La casa

  • di Berna rda Alba”, contribuì a rivoluzio-

na re la scena del ’900 presentando, nel “Pubblico” e in “Senza titolo”, la figura del poeta come la materia stessa del dramma. In t e r p retato da Giorgio Albertazzi, lo spet-

tacolo chiude cinque giornate di recite e convegni promosse da Maurizio Scaparro

per ricorda re Lorca, non solo come una

delle vette della letteratura drammatica, ma come attore, musicista, disegnatore, cioè un “artista mediterraneo completo”.

AGONIA E MORTE DELL’ISTITUTO DEL

DRAMMA ITALIANO, decreto del ministro

Walter Vel t roni (Roma, 15 gennaio)

Nonostante la sua “personalità” giuridi- camente privata, l’Idi ha costituito dal 1947

lo strumento dell’intervento pubblico a so-

stegno degli autori italiani. Indubbiamente

il retaggio della mentalità statalista e cor- porativa che, coltivata dal fascismo, ha im-

prontato il teatro italiano contemporaneo. Nemmeno si potrebbe onestamente dire che nei suoi 50 anni abbia brillato per in- tr a p rendenza. Però, nel paese degli enti inutili prorogati per decenni, ricorrere a un de c reto governativo, ovvero a un atto ur- gente, per risanare un esubero di 4 dipen- denti e il costo annuale di 1 miliardo, sem- bra la nota cannonata sulla Croce ros s a . Tanto più che, rispetto a questa e simili in- cursioni decisioniste (che sembrano rivolte in parti c o l a re ai teatri milanesi), si è persa traccia di ogni riforma strutturale, già re- clamizzata come risolutrice e di fatto com- piuta. In una dichiarazione all’Agenzia Ita- lia, il presidente degli scrittori teatrali, Ma- rio Moretti, fa notare la responsabilità del- l’Ente teatrale italiano nella crisi che infi- ne ha travolto l’Idi. Presieduto da Renzo Tian e, secondo l’opinione comune, tenuto assai in conto dall’attuale ministro, l’Eti ne av rebbe infatti reso impossibile la gestione, rifiutandosi di eleggere i propri membri nel consiglio d’amministrazione.

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ANNO III NUMERO 12 - PAG 3

IL FOGLIO QUOTI D I A N O

SA BATO 17 GENNAIO 1998

 

EDITORIALI

Le merendine del candidato pentito

Le merendine del candidato pentito

Le merendine del candidato pentito
  • D a un anno la giustizia italiana, in- sieme con la sua inseparabile so-

rella, la politica, se ne sta appesa a una vicenda incredibile, che dovrebbe sa- pe re di fango e di fatica e forse anche

di sangue, perché si tratta del destino del Verru, del “maiale” Giuseppe Bru- sca, e invece sa di scuoletta, di traboc- chetti e trucchi. Il preside, Gian Carlo Caselli, continua a far esaminare da di- verse commissioni un boss della mafia candidato al pentimento, che è orma i come la maturità per un allievo scru- poloso di Cosa Nostra: per ottenere la promozione (libertà & stipendio & pro- tezione) con l’aiuto dell’avvocato Luigi Ligotti (il famoso membro interno che

dà l’aiutino) il candidato si spinge in qua e in là con la sua irref renabile fan- tasia, e così ci ritroviamo ogni volta in una situazione diversa. Ieri si tentò di

in q u i n a re Luciano Violante, oggi è mi-

nacciata la Torre di Pisa, domani la me- rendina, dopo domani addirittura An- tonio Di Pietro: un impressionante sus- seguirsi di paesaggi monumentali de- vastati dai missili verbali dell’aspiran- te. Per mesi e mesi e mesi, senza che ac- cada nulla, senza che venga deciso nul- la; e dunque nel sospetto sempre più di ffuso, razionale e legittimo, che la promozione possa arri v a re solo e sol- tanto se il candidato risponderà come si deve, come essi desiderano, alle do-

mande degli occhiuti esaminatori. In c redibile. Una volta c’era il confi- dente: spifferava fatti che non avevano va l o re processuale e poi scompariva nel nulla, perché i magistrati e i poli- ziotti indagavano e cercavano riscontri

e prove per il processo. Poi è arrivato il pentito, quello buono, diciamo così “al- l’americana”: dice tutto in una volta, quello che dice diventa prova di per sé, e poi scompare anche lui come nei mi- gliori film di Martin Scorsese. Poi ar- rivò Masino Buscetta, il pentito rateale di primo rango: dice una cosa, parte un processone, si smantella la cupola, e poi si arriva al terzo livello, a Giulio

An d reotti, ma solo quando la situazio-

ne politica lo consente (Buscetta lo ha

confessato: “Se ne avessi parlato prima,

mi avreb b e ro preso per pazzo”, e le sue accuse sono arrivate quando il senato- re a vita era politicamente cotto). Ma ora non basta più nemmeno il pentito a rate, che pigri legislatori avevano pro- messo di riforma re per evitare lo scan- dalo di un esercito di falsi pentiti, con cosca a carico. Ora è la volta della mina vagante, quel Brusca che dice e non di- ce o dice, secondo il suo tutore e avvo- cato, il 25 per cento di quello che sa. Ri-

se rvandosi il resto per un bel negozia-

to con lo Stato ai fini della prom o z i o n e . Lunedì ‘u Verru riparlerà a Firen z e , ma il diploma quando glielo danno?

Il disincanto dell’eurosocialismo

I

l movimento di protesta dei disoccu-

pati francesi si va estendendo: dall’in-

vasione degli uffici di collocamento e dalle manifestazioni dei senza lavoro, si è passati all’occupazione di sedi univer- sitarie, di grandi école e ai cortei stu- denteschi. Il fatto che il governo abbia emanato il testo del suo disegno di legge sulle 35 ore, che secondo Hôtel Mati-

gnon dovrebbe crea re centinaia di mi-

gliaia di posti di lavoro nei prossimi an- ni, non è servito a calmare le proteste. Si tratta di una ricetta che non convince né il mondo dei disoccupati né quello stu- dentesco. Sembra finita la “luna di mie- le” dei francesi con Lionel Jospin e con la sua équipe che avrebbe dovuto rea- li z z a re profondi mutamenti, nel nome di un socialismo rinnovato, così da risolve- re i problemi della società francese alle soglie del Duemila, con un’immagina- zione sconosciuta a Jacques Chirac e Alain Juppé. Della popolarità di Jospin rimane solo l’affettuosa immagine di brava persona. Vi è persino chi affe rm a che Chirac sia stato una volpe nell’indi- re elezioni anticipate, così da passar la “patata bollente” ai socialisti e da pre- pararsi per tempo e con calma alla cam- pagna per la rielezione. L’incapacità di fare scelte nuove dei

socialisti francesi al governo, non è mol- to diffe rente da quella di Tony Blair di diversificarsi dai conservatori: salvo nell’uso della comunicazione. In econo- mia, il governo Jospin si limita a rallen- ta re le privatizzazioni prec e d e n t e m e n t e decise, mentre non si vede alcun dise- gno di politica industriale alternativo a quelli di Chirac. Per quel che riguarda

l’ E u ropa monetaria, tutto si è concen-

trato nella richiesta che il Governa t o re della Banca centrale sia il francese Jean Claude Trichet, assicurando che è al t rettanto rigoroso e monetarista dei candidati rivali, e nel rec l a m a re un di- rettorio politico (con esclusione degli in- glesi), per addolcire un poco il tasso di in t e resse: un obiettivo, quello di un tas- so di interesse mite, che non diffe re n z i a il governo prog ressista dalle associazio- ni di industriali e commercianti. E nul- la è stato proposto, per risolvere la crisi del Sud-est asiatico, di diverso da ciò che sta facendo il Fondo monetario in- te rnazionale. L’economia è in ripres a ma resta stabile il numero dei disoccu- pati, attestato sui massimi livelli euro- pei del 12,5%. Insomma la scatola delle novità è vuota: l’unica è quella della leg- ge per le 35 ore, e questa peggiora la si- tuazione (almeno quella occupazionale).

Ra i , un servizio senza pubblico

I

l diret t o re generale della Rai ha

pre-

so un drastico provvedimento per

po rre rimedio al declino dell’emittente pubblica, ormai non occasionalmente battuta negli ascolti dalla concorren z a :

ha decimato il manipolo di corri s p o n- denti che seguiranno il Papa all’Ava n a , riducendoli dai previsti 105 a “soltan- to” 78. In questa modesta notiziola è concentrato il succo della crisi gestio- nale dell’emittente di Stato. Come in una squadra di calcio dell’oratorio, tut- ti corrono sulla stessa palla e perdo n o la visione del gioco. Se si aggiunge che spesso i giocatori sono scelti per im- pe r s c rutabili ragioni di anzianità, di af- filiazione politica o di protezione sin- dacale e, soprattutto, che il loro nume- ro è ancora pletorico (pur dopo nume- rosi tagli), si comprende come i nume- rosissimi dirigenti della Rai, sempre occupati a dirigere il traffico caotico dei loro uffici ingorgati, non abbiano materialmente il tempo di occuparsi dei programmi. Che infatti naufragano, uno dopo l’altro, o vivacchiano. Ma oltre e al di sopra delle convul- sioni gestionali, ciò che nuoce alla Rai

è la concezione altezzosa e didattica che i suoi amministratori danno della funzione di servizio pubblico, quella in base alla quale gli italiani sono assog- gettati al pagamento del canone. Par- lando dei concorrenti di Canale 5, che hanno ripetutamente surclassato la Rai sia nell’intrattenimento sia nell’infor- mazione (realizzata con un terzo dei di- pendenti), il presidente della Rai, Enzo Siciliano, ammette che “stanno facendo una tv per tutti, ma non confondiamo questa con il servizio pubblico”. Ma al-

lora che cos’è questo famoso servi z i o pubblico, se non si caratterizza appun- to per il fatto di essere rivolto a tutti? A

gi u d i c a re dal settore informativo, si di-

rebbe che il carattere di servizio pub- blico si esprime nell’ufficialità, nel mi- nuzioso resoconto di tutte le attività del go v e rno, nella supina accettazione del- le veline. Purtroppo il teatrino politico italiano è già così scontato, che, sotto- posto all’ulteriore omologazione della Rai, può diventare assolutamente indi- gesto. Per questa via, e con il sostegno dell’Ulivo, forse la Rai conserverà il se rvizio, ma non il pubblico.

ANNO III NUMERO 12 - PAG 3 IL FOGLIO QUOT I D I A N O

Albania un anno dopo, stanno tornando le bande (e la paura)

Tirana. La missione “Alba” salvò l’anno

zione tradizionalmente anticomunista.

scorso l’Albania dal caos armato in cui era

Il ritorno sulla scena delle bande arma t e

precipitata dopo il fallimento delle piramidi finanziarie che bruc i a rono i risparmi di tut- ta la popolazione. Seguirono elezioni antici- pate, giudicate regolari dall’Osce. Uscì vinci- to re il Partito socialista (ex comunista), che si assicurò la maggioranza assoluta nel nuo- vo Parlamento. Nei primi 3-4 mesi del gover- no guidato da Fatos Nano la situazione del- lo rdine pubblico sembrò avviarsi verso la no rmalizzazione. Ma la calma apparente na- scondeva soltanto una tregua arma t a . Eccoci rapidamente a un oggi che torna a farsi assai minaccioso. A Sud, dove fu l’epi- ce n t ro della rivolta contro l’ex pres i d e n t e Sali Berisha, lo Stato ha perso in pochissimo tempo il terreno guadagnato con fatica in al- cuni mesi. Ormai la legge sono tornate a far- la le bande armate. Solo nelle ultime setti- mane si sono registrati vari assassinii di po- liziotti impegnati a contrastare i traffici di droga, armi e clandestini. Al Nord, oltre alle bande che pure non mancano, il governo so- cialista deve affro n t a re l’odio di una popola-

ha una spiegazione logica. Esse convivevano bene, prima, anche con Berisha. Fu solo il crollo delle piramidi, che bruciò gran parte dei loro “risparmi” a scatenarle contro Beri- sha, ritenuto il responsabile del tracollo. Co- sì, nelle elezioni di giugno, la malavita orga-

nizzata preferì eserci t a re tutta la sua in-

fluenza a favore di Fatos Nano. Il quale, nel- la piazza centrale di Valona e davanti a de- cine di migliaia di persone, promise che av rebbe restituito i soldi delle piramidi. Aiu- tando i socialisti, i vari gruppi mafiosi pen- savano di assicurarsi anche un lasciapassa- re per i loro traffici. La delusione è stata grande. Una volta al governo, i socialisti non hanno restituito neanche un centesimo dei soldi delle piramidi, per la semplice ragione che non ce n’era traccia. Nello stesso tempo, sotto la pressione della comunità interna z i o- nale, il nuovo governo tentò qualche timida azione contro il crimine organizzato. La rea- zione non si è fatta aspettare. Le condizioni per far ripiombare l’Alba-

nia nel caos ci sono tutte. In primis, la peg-

giorata situazione economica. L’i n c e rt e z z a

tiene lontani gli investitori stranieri: esclusa Tirana, nelle restanti zone del paese la di- soccupazione sfiora il 70 per cento. Si vive con gli aiuti dei parenti emigrati e di espe- dienti. Incluso il brigantaggio come forma atavica di sopravvivenza. Tutto questo men- tre il governo riesce a pagare un poliziotto soltanto 100 mila lire al mese. Difficile tro- va re persone disposte a rischiare la pelle per questa somma. Più facile chiudere un oc- chio o anche due. Ma la corruzione sta dila- gando anche nella nuova amministrazione. Non risparmiando, secondo voci accred i t a t e , anche i vertici. Un motivo in più perché il malcontento e la delusione crescano a vista d’occhio. E la via delle armi è sempre vicina:

per ammissione dello stesso ministro degli In t e rni, Neritan Ceka, fino adesso è stato rac- colto solo il 10% delle armi saccheggiate dai depositi dell’esercito nel marzo del ’97 (circa un milione di pezzi). Un rischio politico sta invece nell’atteggiamento dell’opposizione, ra g g ruppata attorno a Berisha, che chiede le

dimissioni del governo, la formazione di un esecutivo tecnico ed elezioni entro un anno. Per assicurarsi la fondamentale collabora- zione dell’opposizione nella gestione di una situazione sempre più ingovernabile, i so- cialisti dovreb b e ro offr i rgli qualcosa: alme- no le elezioni anticipate in un arco di tempo ragionevole. Però, fino adesso, Nano ha di- mostrato di non voler cedere su niente. Fra la popolazione cresce, nel frattempo, la voglia di andar via. Possibilmente in Italia. Negli ultimi giorni in Puglia sono stati fer- mati circa 700 clandestini provenienti dal- l’Albania. Ignari del recente accordo che il go v e rno italiano ha imposto a quello albane- se per fren a re l’immigrazione clandestina. Fatto che dimostra come il problema non fosse costringere Nano a firma re l’accordo , ma metterlo nelle condizioni di rispettarlo. Ma in questi mesi, di veri investimenti in Al- bania non ne sono arrivati, mentre sareb b e necessario rimettere in moto almeno il set- to re agricolo, dove una volta l’Albania era au t o s u fficiente. Si è preferito attendere. For- se l’arrivo di un’altra piena.

La guerra dei rotocalchi tra gadget e inchieste vecchio stile

CON VI D E O , CD-R OM E COM PA C T DIS C IL NEW S M A G A Z I N E DE L FUT U R O SAR À UN PRO D O T T O MULT I M E D I A L E

Milano. Voci nuove nel mondo dei setti-

ma n a l i . A

destra si fanno sentire Marce l l o

Veneziani con Lo Stato, e Daniele Vim e rc a- ti che ha fatto torna re in edicola una vec- chia e nobile testata come il Borghese crea- to 49 anni fa da Leo Longanesi. Dal centro- sinistra si risponde con Liberal, che abban- dona la sua cadenza mensile, rimpolpando redazione e consiglio d’amministrazione, e con il Diario, fondato un anno fa da Enrico

to pagine, di cui 15-18 di pubblicità (pari a un fatturato realizzato l’anno scorso di cir- ca due miliardi e mezzo), zero gadgets, lun- ghe colonne di testo e un uso moderato del- l’immagine in quadricrom i a . La struttura interna del giornale è basa- ta su un tema centrale sotto l’altisonante ti- tolo di “inchiesta vecchio stile”, cinque o sei pezzi dagli inviati all’estero e in Italia e una

no dato ragione a Deaglio, ma è ancora pre- sto per le conclusioni. I dati dicono che pro- prio i settimanali agganciati ai quotidiani sono quelli che vanno meglio. E’ molto dif- ficile valutare cosa potrà succedere sulla di- stanza, cioè nell’arco di almeno un anno, a un Diario che approda in edicola senza om- brelli protettivi. La concorrenza è spietata. E’ sempre più arduo essere individuati tra

Deaglio, che proprio in questa congiuntura,

nonstante i pareri negativi degli esperti, ha

deciso di sganciarsi dall’ombrello prot e t t i- vo dell’Unità.

Nella giungla della carta stampata

Fatto sta: proprio in questo periodo il Diario della settimana, che per un anno, dal 24 ottobre 1996, è uscito ogni mercoledì in abbinamento con l’Unità, è diventato adul- to, emancipandosi dall’ala protettiva sotto cui ha potuto nascere e svilupparsi. Per de- siderio di autonomia, per sperimentarsi in campo aperto, per sfuggire ai crescenti pro- blemi che stanno sorgendo all’interno del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, da due mesi il Diario va in edicola senza padri, madri e fratelli maggiori. Deaglio ha voluto tener fede al patto sancito un anno fa con i suoi lettori. Scegliendo, per onorarlo, un momento non proprio facilissimo per i pe- riodici, contrassegnato da una concorren z a che tende a farsi sempre più ruvida: Espres- so e Panorama continuano a cambiare pel- le alla ricerca di nuovo appeal e Liberal, av- versario quasi diretto, si appresta a setti-

ma n a l i z z a r s i . C’è dunque da chiedersi come stia an- dando il Diario: se il prodigio su cui in po- chi avreb b e ro scommesso s’è avverato. La redazione milanese si trova nell’ex offi c i n a di un corpo di fabbrica d’inizio secolo nella milanesissima via Melzo. Con gran fragore di vetri, Luca Formenton irrompe nello stanzone. Il discendente di Arnoldo Monda- dori ha più l’aspetto del reduce sessantotti- no che il physique du rôle del pres i d e n t e del consiglio di amministrazione della so- cietà editrice. A malapena riesce ad attira-

re l’attenzione del diret t o re,

immerso nella

stesura di un articolo.

Enrico Deaglio si scosta dal computer,

mette via la rivista americana da cui sta tra- ducendo un pezzo sul futuro dell’industria editoriale, si concentra stringendo un po’ gli occhi e poi, mentre una sigaretta incontrol- lata si consuma solitaria appestando l’aria

Nuovi settimanali alla ribalta. Liberal, Lo Stato, Il Borghese, si fanno

strada tra i colossi Espresso e Panorama. Lunghi articoli, nessun gadget e poca autoironia. Il Diario di Enrico Deaglio rinuncia all’ombrello protettivo dell’Unità. E si autoelegge club della buona lettura

fitta appendice di rubriche culturali. Rifa- cendosi, su un piano decisamente più di- vulgativo, per i contenuti e il modo di af- fro n t a re e porge re la notizia, agli inserti cul- turali della grande stampa tedesca e bri- tannica, mentre a livello grafico non si di- scosta molto da Linea d’Ombra, il mensile fondato da Goffredo Fofi e prodotto oggi dalla stessa famiglia editoriale. Una serie di

ANNO III NUMERO 12 - PAG 3 IL FOGLIO QUOT I D I A N O

in g redienti, insomma, che si sposano facil- mente col giornalismo di qualità, più di ra- do col successo di pubblico.

I risultati in edicola e i dubbi dell’esperto

Ce rto, il Diario può contare su un noccio- lo duro di lettori che già lo acquistava da so- lo. “Avevamo una formula strana” spiega Deaglio, “il mercoledì uscivamo ‘blindati’ con l’Unità a 3.000 lire, il resto della setti- mana da soli a 1.500. E l’andamento delle vendite mostrava che c’era una quota di ac- qu i renti, un 20, 25 per cento, che lo pren d e- va indipendentemente dall’Unità o magari che non voleva l’Unità e voleva solo il Dia- rio. D’altra parte nel giorno in cui uscivamo noi, anche l’Unità registrava un increm e n t o di vendite: circa un dieci per cento in più”. I risultati denunciati da Deaglio lasciano qualche perplessità tra gli addetti ai lavori. Per Luigi Guastamacchia, manager edito- riale, la scelta di autonomia del Diario ri- schia di rivelarsi prematura. “Non mi è sembrato proprio il momento più opportu- no per scegliere la strada dell’autonomia” sp i e g a . “Finora i risultati diffusionali han-

le circa 4.000 pubblicazioni esistenti. Uscire con l’Unità facilitava l’aggancio del lettore, trovarsi da soli in edicola significa sotto- porsi a una sostanziale indiffe renza del pu b b l i c o ” . Il lettore esemplare del Diario, però, sembra attratto proprio dall’understate- ment della rivista. Il giornale piace per il to-

no pacato, un po’ distante. “Dal punto di vi- sta della scommessa iniziale” conferma Deaglio, “per noi è stata una sorpresa. Pro- prio perché abbiamo rotto con una tradi- zione di settimanali considerati di lettura veloce. Facciamo un giornalismo narra t o , dando un tono di racconto sia all’inchiesta

che ai pezzi degli inviati. Un giorna l i s m o

che per varie ragioni non viene praticato dagli altri. Tanto che ci siamo definiti il club della buona lettura”. Un’opinione confermata da un lettore professionale come Dino Messina, viceca- po re d a t t o re culturale del Corri e re della Se- ra. “Più di una volta” commenta il giorna l i- sta, “mi sono meravigliato nel notare l’ac- curatezza del lavoro redazionale, soprattut- to per quanto riguarda le notizie culturali. Se c’è una cosa da apprez z a re è il coraggio di andare in controtendenza, di far sentire la propria voce diversa in un panorama di avvilente omologazione di tutta la nostra stampa”. Giancarlo Bosetti, diret t o re di Re- set, va oltre affe rmando che “il Diario è riu- scito con straordinaria efficacia a mantene- re le sue promesse, il che evidentemente di- mostra un rapporto molto stretto e costrut- tivo tra la buona lettura e l’alta qualità del- la scrittura”.

Un compiacimento un po’ sussiegoso

umida, comincia: “Siamo da due mesi in

 

Per Pasquale Chessa, vicediret t o re di

Pa-

edicola. Da due mesi da soli, senza l’Unità, voglio dire. E siamo soddisfatti. Il primo nu- me ro è uscito il 29 ottobre e nonostante l’au- mento del prezzo di copertina da 1.500 a 3.000 lire ha venduto 52.000 copie su una ti- ratura di 75.000. Da allora in poi la diffu s i o- ne ha oscillato tra le 40.000 e le 45.000. An- dando ad attestarsi sulle 42.000 copie. Per noi va bene, dato che il nostro punto di “b reak even” è sulle 30.000. Se resta così è un successo”. Sp a rtano nella grafica e nella carta, pe- sante nei contenuti, il settimanale va in di- rezione diametralmente opposta a quella perseguita dai newsmagazine italiani. Cen-

norama, è vero giusto il contrario: pur ap- prezzando la formula di cui ravvede nel complesso dell’inchiesta portante “una grande novità”, trova il risultato finale “opaco”, ma soprattutto non condivide “il sussiegoso compiacimento del tono mini- malista”. Se il diret t o re di Liberal, Ferdi- nando Adornato, pur conoscendo bene il Diario preferisce non esprimere alcun giu- dizio, il caposervizio culturale del Giorna- le, Stenio Solinas, evita commenti perché il settimanale, affe rma senza reticenze, non l’ha mai sfogliato. Franco Cordelli, scrittore e consulente culturale della Rai, ideologicamente lon-

 

G eo rge Steiner è un eminente critico letterario, un’autorità interna z i o n a l e

G eo rge Steiner è un eminente critico letterario, un’autorità intern a z i o n

LIBRI

dibile e articolata della storia della cultu- ra occidentale. Una mappa capace di me-

che un percorso così frammentato impone.

negli studi di letteratura comparata. Ma è anche un ebreo poliglotta e, proprio per questo, incapace di decidere quale sia la sua vera lingua materna tra tedesco, fran-

ziazione al culto della potenza espres s i v a

es p e rto dei mercati finanziari interna z i o-

sc o l a re insieme risultati intellettuali e pulsioni emotive, senza nascondersi anche le inevitabili contraddizioni e anomalie

cese e inglese. Nato a Parigi nel 1929, da

Ge o rge Steiner

Steiner analizza la separazione che si

Heidegger (epocale pur nella sua ambi-

genitori di origine viennese, deve a suo pa-

ER R ATA . AN EXAMINED LIFE

sta consumando tra il mondo e la parol a ,

dre, lungimirante e pessimista profeta del- l’Olocausto, la prima educazione e l’ini-

186 pp. Weldenfeld & Nicholson, Lst. 11.99

co n f rontando la crisi attuale con la sola- rità dei greci. Così il pensiero di Marti n

del linguaggio. Il vecchio Dottor Steiner (che fece for- tuna come banchiere in Austria e come

del potere creativo del linguaggio. Anzi, dei linguaggi e della pluralità delle lingue. Non è un caso che il comparatista Stei-

fia, dagli anni del Lycée francese di

guità) diviene esemplare. Lo stesso dicasi dell’ebraismo e della sua sfuggevolezza. In parti c o l a re, sono tre i momenti che possono illuminarci sulle radici prof o n d e

Ma rx a rov e s c i a re il senso della storia,

nali, in un’epoca in cui questi meccanismi erano appena agli albori) non apprez z a v a infatti molto i suoi colleghi, tranne Sleg- mund Warbung, e non voleva che il figlio abbracciasse la medesima professione. Gli insegnò quanto fosse importante com- pre n d e re la fragilità della fortuna degli

ner sia un entusiasta del dopo Babele, ri- tenendo che la confusione delle lingue ab- bia infinitamente potenziato le capacità es p ressive e la forza comunicativa dell’u- manità. Arricchendone la vitalità e l’auto- co n s a p e v o l e z z a . Le tappe della sua cosmopolita biogra-

dell’antisemitismo. La reazione alla pre- tesa di Mosè di vantare un’intimità privi- legiata con l’unico Dio; lo scandalo di Cri- sto che detta il comandamento di amare i propri nemici, sciogliendo così ogni di- stinzione; l’invito provocatorio di Karl

abolendo tutti i capisaldi su cui si era fino

uomini. Magari meditando su un episodio dell’Iliade nel quale si racconta la ven-

ad allora

faticosamente costrui t a .

detta di Achille per la morte prem a t u r a dell’amico Patroclo, ucciso nonostante pri- meggiasse tra gli Achei. Allo stesso modo Achille sarà destinato a soccombere alla legge del fato. Se è così, ammoniva il vec-

Manhattan, agli studi all’Università di Chi- cago, segnati dall’incontro con Leo Strauss (a l t ro ebreo esiliato e magistrale interpre- te del linguaggio politico dei grandi clas- sici, da Platone a Machiavelli, a Spinoza), sono anche un modo per consentire a Stei-

Nonostante la ricchezza e la tonificante familiarità con i grandi classici, il libro è pe rvaso da una profonda amarez z a . Vi aleggia il senso incurabile dell’incompiu- tezza del proprio lavoro. Ma anche, meno

ch i oS t e i n e r, non ha senso cerca re

di sot-

ner di raccontarci come conquistò quelli

modestamente, la convinzione che gli in-

trarsi al proprio destino, invocando pietà. Dall’insegnamento paterno il celebre critico trae la conclusione che, nonostan- te gli orrori di Auschwitz, l’umanità non si

che poi saranno gli amori della sua vita di studioso: Dante, Racine e Shakespeare. Un’appassionata ricerca del senso del no s t ro patrimonio culturale conduce il cri-

co rreggibili “errata” della propria esi- stenza si confrontano con la minaccia e le volgarità di una barbarie montante, di fronte a cui l’aristocratico mestiere del cri-

lascerà mai annientare perché dispone

tico a cerca re di delineare una mappa cre-

tico è impotente.

tano dall’impostazione del periodico di Deaglio, ne apprezza il carattere “non stril- lato, non basato sulla falsità. Il Diario” di- ce “appartiene a una sinistra che fa sul se- rio, e questo mi va bene. Quello che mi pia- ce meno è che Deaglio e i suoi si pren d o n o troppo sul serio, il che è meno allegro. Se av e s s e ro un po’ più di brio e meno spirito pedagogico sarebbe meglio. D’altra parte

conclude Cordelli “ho l’impressione che il

Diario sia uno dei pochi giornali italiani a cre d e re ancora che in questo paese sia possibile un’educazione culturale del pub- blico”.

La crisi dei settimanali

A livello giornalistico, invece, c’è chi una spiegazione della buona perfo rmance del

Diario se l’è data. “Che un malessere ci sia in campo editoriale è cosa risaputa” sugge- risce a Segrate una voce che chiede di ri- ma n e re anonima, “visto che i direttori dei principali newsmagazine cominciano a porsi il problema del futuro. Dissimulando, ma neppure in modo perfetto, la loro preoccupazione per un’editoria drogata e chiedendosi cosa potrà accadere in edico- la quando i giornali arriveranno spogli. Il fatto è che oggi non c’è alcun mago del marketing in grado di calcolare la cosid-

detta base, la diffusione reale, cioè, di un periodico, scorporata di tutta la sovrastrut- tura, fatta di gadgets, ma anche di diffu s i o- ne fittizia e di campagne abbonamento for- zate. La conclusione paradossale, a cui con- duce il risultato del Diario, è che la grande editoria ha percorso una strada fin qui ob- bligata che è però giunta a un vicolo cieco. Con la relativa contrazione del merca t o

piuttosto che con la sua espansione. indistintamente, perdono copie. Per

Tut t i , rec u-

pe r a re quote, ritrov a re sintonia di gusti con aree di lettori sempre meno interessati a una stampa troppo generalista, è necessa-

rio riperco rre re strade antiche riscopren-

do, ed è il caso di Deaglio e del suo Diario, ambiti di mercato altrimenti destinati ad es t i n g u e r s i . L’esasperata ricerca di rivol- gersi a tutti finisce per non accontentare più nessuno”.

La corazzata mondadoriana resiste bene, come dicono da quelle parti, trasforma n d o- si in un giornale omnibus, molto vario e ver- satile. E’, dicono in Mondadori, l’inevitabile

risposta alle tortuosità del mercato del neo- di re t t o re Roberto Briglia (che in passato ha guidato il settimanale Epoca, inventando curiose sinergie di eccezionale successo con la tv). Si muovono con diversa filosofia i con- co rrenti diretti dell’Espresso. “Bisogna us c i re da questa stupida impasse: gadgets

sì, gadgets no” affe rmano perentori in via

Po. “Il newsmagazine del futuro va visto co-

me un prodotto multimediale. Le videocas- sette, i cd-rom, i compact disc allegati al gi o rnale non possono più essere considera- ti omaggi spuri per veicolare il prodotto, co-

me i profumini allegati a certi rot o c a l c h i popolari, ma sono parte integrante di una me rce multimediale, così come anche gli estensori della riforma della legge 416 sul-

l’editoria

stanno rec e p e n d o ” .

 
 

5 0

A N N I

F A

 

17 GENNAIO 1948

Un tunnel sotto la Manica? Suscita cu-

riosità un progetto francese per la rea l i z-

zazione di un tunnel che dovrebbe con- se n t i re di raggiungere la sponda opposta del Canale passando per una galleria sca- vata 12 metri sotto il fondo del mare. La

prima proposta di costrui re un tunnel fu

avanzata al tempo di Napoleone. Nel 1860 fu fondata una Compagnia franco-inglese per la realizzazione di un doppio binario

fe rroviario sotto il Canale ma il prog e t t o non andò in porto per l’opposizione del go v e rno britannico che addusse ragioni di si c u rezza militare. La costruzione del tun- nel sarà decisa dai due governi solo nel

1964

dopo che sarà stata scartata la pro-

posta di gettare un ponte attraverso la Ma-

nica.

Ma i lavori cominceranno effe t t i v a-

mente solo nel 1987 per concludersi nel

1994

con un costo di 10 miliardi di sterli-

ne, quattro volte più del previsto.

 

Protesta italiana a Mosca per un arti c o- lo della Literaturnaya Gazeta che defini- sce il leader socialdemocratico, Giuseppe Saragat, “un “traditore” e un “agente americano”. Una lettera inviata dal nostro incaricato d’affari suscita l’indignazione

del

diret t o re del quotidiano moscovita

che rincara: Saragat è “un rinnegato che vende se stesso e i suoi connazionali per

una borsa di dollari”.

 

ANNO III NUMERO 12 - PAG 4

IL FOGLIO QUOTI D I A N O

SA BATO 17 GENNAIO 1998

Ultime sulla disputa tra il dottor Borrelli e il magistrato svizzero che ci critica

Signor diret t o re - Lei potrà certo intuire le ra -

Però, nella foga di ritorce re le critiche al collega

 

ziari. Che la vita giudiziaria italiana sia molto po

-

in garanzie quali l’inamovibilità del giudice o

ce rnono indagini avviate contro il gruppo Finin -

 

-

vest e che sarebbe improprio parlare di inchieste

gioni per cui, dopo le dichiarazioni di Michele Ru sca, presidente di Corte d’appello a Lugano, tra la procura milanese e quella ticinese siano corse delle telefonate, e perché il dottor Francesco Sa -

che alla Svizzera tutta la sua amarezza prof e s -

sv i z z e ro, Borrelli sembra non s’avveda che finisce per confermarle (specie quella di aver indagato “quasi solo su Berlusconi”): “Non si è forse es p resso su procedimenti - replica Borrelli - che ci

liticizzata è sotto gli occhi di tutti. Ma è parados - sale constatare che in Italia le interfe renze tra il po t e re giudiziario e quello politico sono manife - stamente più intense di quanto avviene in Sviz -

l’ a u t o g o v e rno della magistratura (praticamente assenti dal sistema svizzero). L’anomalia sta ora nel fatto che sono sempre più frequenti le incur - sioni di magistrati italiani su questioni di com -

giudiziarie a 360 gradi sulla corruzione in Italia. Non vi è infatti alcun riscontro oggettivo nella quantità e nel genere di processi per corruz i o n e

-

verio Borrelli si sia affrettato a comunicare an -

sono stati o che sono in corso davanti a lui per tutte queste rog a t o r i e ? ” .

zera, anche se da noi l’elezione dei magistrati av - viene reg o l a rmente su proposta dei partiti politi -

petenza del Parlamento o del governo, con gran de eco di stampa”. Quanto alle dichiarazioni sul

finora celebrati nelle aule penali italiane, a cin - que anni dall’inizio di Tangentopoli”.

sionale per le dichiarazioni di un suo così

stret t o

Mi pare dunque un’ottima idea che il dottor

ci. Un paradosso che fa riflettere, se si tien conto

pool Rusca nega “che in un discorso di questo ge -

co l l a b o r a t o re. Il dottor Borrelli, in un’intervi s t a alla (15.1.1997, Lugano) protesta: «So no dichiarazioni, perlomeno quelle riportate dal la stampa, che mi stupiscono profondamente. Mi stupisco quando il giudice Rusca affe rma che “da

-

-

Michele Rusca, dopo essersi detto a sua volta “s o r p reso dal taglio dato dai quotidiani a una mia intervista di tono più pacato”, abbia an - nunciato una breve vacanza non prima però di aver precisato per iscritto qual è il suo vero, au -

che la Svizzera è l’unico paese dell’Europa conti - nentale dove non vige il sistema della magistra - tura per concorso, che in teoria dovrebbe garan - ti re una maggiore indipendenza politica dei giu - dici. Ulteriore argomento che mi era parso degno

ne re si possa intravedere un attacco al pool di Mani pulite” o che “il pool usa i documenti in -

viati dalla Svizzera solo contro Berlusconi” (e al

- lora su questi due punti sarò lietissimo di mette - re a disposizione sua, dei cronisti e/o degli even -

Scusi diret t o re, ma più che una smentita non le sembra un rincaro della dose?

Luigi

Amicone, diret t o re di Tempi

Sì. Le critiche ai magistrati sono in fondo meno importanti, sebbene spesso necessarie,

Scusi diret t o re, ma più che una smentita non le sembra un rincaro della

noi (in Svizzera, ndr.) è molto raro che un magi - strato si esprima su procedimenti in corso, tanto meno su valutazioni politiche poste al Parla - mento; e il presidente Rusca che ha fatto?”».

tentico, integrale pensiero circa le condizioni del la giustizia italiana: “Il mio intervento - scrive

Rusca alla Re g i o n e - voleva piuttosto sviluppa re un discorso su due contrapposti sistemi giudi -

-

-

di riflessione è che, in Italia, l’interrelazione tra magistratura e giustizia esce dagli schemi abi - tuali: generalmente si paventano pressioni poli - tiche sui giudici e si cercano adeguati corret t i v i

tuali inquirenti che ne faranno richiesta, la reg i - strazione dell’intervista di Tempi a Rusca), “d e f o rmando ad arte la mia constatazione che gran numero delle rogatorie italiane di peso con -

delle analisi serie sui diversi sistemi di giu- stizia. Il presidente Rusca è un magistrato che collabora con l’Italia, le sue pa- role hanno un peso doppio.

ANNO III NUMERO 12 - PAG 4 IL FOGLIO QUOT I D I A N O

Co ro n e

Stoccolma apprezza la glasnost ma non i pettegolezzi. Pae s e

che vai, onorificenza che trovi

ANNO III NUMERO 12 - PAG 4 IL FOGLIO QUOT I D I A N O

I DOLORI DELLA GIOVANE VITTORIA, primadonna (controvoglia) di Svezia

Il 1997 è stato un anno duro per la prin- cipessa Vittoria di Svezia, primogenita del

re Carl Gustav XVI e della di lui moglie di origini borghesi tedesche, Silvia. Vittoria è finita ripetutamente nel mirino della stam- pa del suo paese, per via della sua anores- sia nervosa, combattuta e resa pubblica senza ipocrisie né veli da lei e dalla fami- glia reale. Una scelta di “glasnost” alla scandinava che, unita al suo carattere sola- re e simpatico, è valsa all’erede al trono la nomination di “svedese dell’anno” da par-

te di un quotidiano di Stoccolma. Ma Vit t o-

ria non è per nulla felice di venir trattata

come una rampolla di casa Windsor dai gi o rnali svedesi che si stanno rapidamente (e pericolosamente) “tabloizzando”. Così la notizia sbandierata della sua imminente iscrizione alla facoltà di Scienze politiche della celebre Università di Uppsala – cor- redata dalla malandrina pubblicazione della piantina della sua futura casa da stu-

dentessa, l’ha indotta a cambiare prog e t t i .

E, sebbene sia un vanto di famiglia che i reali di Svezia compiano gli studi in un ate-

neo svedese, ha deciso di scegliere una me- ta estera. “Lo scopo è di darle la possibilità

di

studiare in pace” ha

detto

la porta v o c e

dei reali, Elizabeth

Tarr a s - Wa h l b e rg. For-

se Vittoria andrà a finire a Princeton. Ma,

su questo, per ora è silenzio.

DI

V E N TARE DUCA, L’A S P I R A Z I O N E se-

greta di ogni vero spagnolo

Nella monarchia spagnola, che ha guada-

gnato nuovo lustro negli ultimi anni dopo un lungo e un po’ polveroso sonno, si fa un ce rto abbondante uso del titolo di duca. Ne- gli ultimi vent’anni il nobile blasone è stato

off e rto diverse volte, per motivi vari.

L’e x

premier centrista Adolfo Suarez, dopo aver

pilotato verso acque calme la nascente de- mocrazia iberica, è diventato il duca di Sua- rez. Anche il discusso ed eccentrico pittore Salvador Dalì è diventato duca. Ad entram- be le sue figlie sposate, il re Juan Carlos ha off e rto poi lo stesso titolo. Con le nozze a Ba rcellona qualche mese fa, infatti, l’infan- ta Cristina e il suo neo marito, il giocatore

di

pelota Iñaki Urdangarin, sono diventati i

duchi di Palma de Maiorca .

TUTTI I CAVALIERI (STRANIERI) di Sua Maestà Elisabetta

Il principe Ermais, nipote dell’ultimo im- pe r a t o re etiope, il Negus Hailè Selassiè, si è inventato un inedito nuovo lavoro. Gira per l’Africa e i Caraibi cercando di convin- ce re i vari governi nazionali a introd u rre un sistema delle onorificenze basato sul mo- dello inglese. “Il mio lavoro non è solo quel- lo di spiegare chi le deve ricevere e perch é , ma anche di insegnare come vanno indos- sate”, ha spiegato al quotidiano londinese Evening Standard. Un altro personaggio in vista (ma decisamente più ricco) che ha tro- vato il modo di sistemarsi con le amate con- suetudini nobiliari britanniche è il multi-

mi

l i a rdario americano John Paul Getty III,

che dopo trent’anni trascorsi nel Regno

Unito ha chiesto, e ovviamente ricevuto, la cittadinanza britannica. Adesso, previa la

co n f e rma dal

Palazzo reale, potrà sfoggiare

finalmente il titolo onorifico di Sir John Paul Getty. Era stato promosso “Cavaliere onorario” dalla Regina diversi anni fa: un ti- tolo di merito riservato ai cittadini stranie- ri che, però, non lo possono sfoggiare ap- pieno, senza offe n d e re la propria nazione. Altri “honorary knighthoods” conferiti in anni recenti: al cantante Bob Geldolf (irlan- dese), a Henry Kissinger, al brasiliano Pelè.

IL FELTR I N O

 

di Vittorio Feltri

di Vittorio Feltri

Intanto che stiamo a di- sc u t e re sull’amnistia, se è giusto che Cesare Prev i t i

stia un po’ in carce re e quella signora della con- tessa Ariosto in Omega, protagonista anche se non vuole della vicenda, affida a una te- lefonata in diretta dichiarazioni fonda- mentali con un linguaggio che ricorda va- gamente l’italiano, attribuendo all’ex mini- st ro della Difesa frequentazioni extraco-

niugali, a una stretta congiunta l’etichetta

di

rovinafamiglie e denunciando di avere

problemi con le tecnologie (“Cinque anni

di

affettuosa amicizia con mia sorella”; e

ancora, “In un momento di raccoglimento ho spedito due fax per difendermi da ac- cuse ignobili”), intanto insomma che ognu- no dice la sua anche se non serve, Brun o Ob e rm a j e r, 21 anni, si è fatto tredici giorni a Poggioreale. Non è una gran notizia visto la ffollamento delle patrie galere, ma c’è, nel caso di Oberma j e r , una diffe renza. Non è la solita storia di un innocente costret t o più che dal destino da un giudice a passa- re una parte della sua vita in cella e dopo to rna fuori con tante scuse, ci siamo sba- gliati, tenga ’ste quattro lire di risarci m e n- to. Perché il ragazzo di Napoli, accusato di fu rto, non può fare a meno di rub a re. Ap- pena gli riesce mette in tasca caramelle, cioccolatini, pezzi di torrone. Ogni tanto giocattoli: un’automobilina, un peluche, bi- glie colorate costituiscono la ref u rtiva. Bru- no, dopo la meningite che quando aveva sette anni ha fermato a quell’età i suoi pen- sieri, i sogni, i desideri, è diventato clepto- mane. Evidentemente ai magistrati la dia- gnosi non è bastata: l’hanno messo dentro come un teppista e c’è voluto l’interve n t o del ministro della Giustizia perché Ober- majer tornasse dai suoi. Forse si poteva fa- re a meno di scomodare Flick. Intanto con- tinuiamo a dibattere di giustizia malata, di ca rcerazione preventiva, di tintinnar di manette. Altro tempo perso finché non ci si deciderà a pret e n d e re da chi indossa la to- ga di comportarsi con gli imputati come se anche questi avessero la toga.