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5.

Gli Atti degli Apostoli come opera storica


I.

Rapporto con la storiografia ellenistica

Schirer, Geschichte des jdiscben Volkes 1lI, 1909,


468-497 (letteratura storica [del giudaismo ellenistico]); Wikenhauer, Die Apostelgescbicbte und ibr Geschichtswert, 1921, 87-104.II2-

BIBLIOGRAFIA:

102. Cfr. opra, n. 49. Hier, prae]. in eomm. in MI. (Synopsis 546): Acbaiae Boectiaeque partibus (per Le.); Id., praejatio Lucae (Synopsis 547): in Acbaiae partbus hoe scripsit euangelium. Trocm, Liure des Aetes 74 s. resta indeciso tra Macedonia, Acaia e sia Minore.
03. Hier., viro inl. 7 (Synopsis 545), forse in dipendenza da Eu ., hist. eccl. 2,22.
L'argomentazione tradizionale a favore di Roma i trova ad es. in Dentler, Apg.
L III. Hanson, Prouenance 01 tbe Interpolator 224-228 vuoI mostrare che gli Atti
poterono terminare con la (prima) prigionia romana, perch il lettore romano sapeva tutto il resto della vita e del destino di Paolo.
104. Cfr. E.J. Goodspeed, Tbe Origin 01 Acts, 1920, 99; Id., The Formation 01
tbe ew Testament, Chicago 1926,20-32; Id., An Introduction to tbe ew Testameni, Chicago 1937, 208-221. Egli localizz la raccolta delle lettere paoline ad
Efeso e ritenne che la pubblicazione degli Atti fo se di stimolo a questa iniziativa.
105. Co l H. Klein, Abj: ungsort.
106. Cfr. Glover, Luke tbe Antiocbene; inoltre la tradizione su Luca, il siro di Antiochia; cfr, opra, 4.2.
107. La composizione di Mc. in Siria fu presa in considerazione o ipotizzata da M.
Karnetzki, Die galiliiisehe Redaktion im Markusevangelium: ZNW 52 (1961) 238272; J. Schreiber, Tbeologie des Vertrauens, Hamburg 1967, 73-82; K. Kertelge,
Die Epiphanie [esu im Evangelium (Markus), in Gestalt und Anspruch des Neuen
Testaments, ed. da chreiner-Dautzenberg, Wiirzburg 1969, 153-172, specialm. 153
s.; Vielhauer, op. cito (~ n. 101) 347.

I7

Introduzione

I45; C:a?bury!Foak~s-Jack~on/Lake,
The Greek and [etoisb Traditions
H~story, m Begtnntn~s II, 1922, 7-29; Dibelius, Historiker,
1948, Id., Die Reden, 1949; Gartner, Areopagus Speecb 1955 7-36'
F. lacoby, Gri~chische Historiker, Stuttgart 1956; E. Schwartz: Grie~
cbiscbe Gesc~tchtss~hreiber, Stutt~art ~957; Trocm, Livre des Actes,
I~~7, 76-121, Ma.ttlll, Luke as a Historian, 1959; Luck, Kerygma, Tradition r:nd Gescbichte, 1960; den Boer, Remarks, 1961; Cairns, Luke
as a Historian, 196?; Haenchen, Apg.J.88-93 (7109-rr4.702-704); W.
Burkert/W. Spoerri/H. Erbse, .Grte:.ht~che Geschichtsschreibung,
in
LAW (1965) 1064-172; R. Till, Romtsche Geschichtsschreibung
in
LA:W (1965) 173-176; Marshall, Luke, 197,53-76; Steichele, Vergletch. der ~P?s~elgeschichte, 1971; ]oin-Lambert, Luc et l'historiograpbie hellentsttq~e, 1971172; Pliimacher, Lukas, 1972; Hengel, JuJentu'!1 und Hellentsmu~, 19!3, 161-19; K. Miiller, Geschichte, Heils.
gescbicbt und C?esetz, m ~tteratur und Religion des Fruhjudentums,
hrsg. von ]..Ma~er/]. Sc?remer, Wiirzburg 1973, 73-15; Pliimacher,
Lukas als griecbiscber Hzstoriker, 1974, 235-264; Id., Apostelgeschichte, 1978,513-515; Hengel, Geschichtsschreibung,
1979, rr-6r.

01 W~tttng

L.a collocazione degli Atti degli Apostoli all'interno della


storiografia del suo tempo un compito finora assolto in man.ie~ainsoddisf~cent~. A questo riguardo sintomatico che non
SI riesca a precisare Il genere letterario di Act. (vedi sopra,
I.'3). ~ ale comunque la pena tentare di stabilire analogie tra il
tipo d esp~sIz~o.ned~1-ct. e ~astoriogra~a ell~nistica, per esprimer~ un g~udI~lOcrttico. L autore degli Atti aveva infatti int~nzlOne di scrtvere della storia, e la sua opera nella prospettrva del suo tempo un'opera storica.' Non si tratta di decidere se l'opera lucana vada intesa come opera storica o scritto kerygmatico.2 Infatti stata la conoscenza della situazione e del compito teologico che fece di Luca uno' storico l'autore di un'opera storica in due volumi.'
'
1. Ci va rilevato contro Tr~cm, Livre des Actes 41-50, il quale valuta Luca, uni.
lateralmente, come evangelista con tendenza edificante.

Q~esta alte:n~tiva gi fondamentalmente respinta da Dibelius, Historiker 118:


COSI L~ca. SI di~ostra ancora uno storico, che con una presentazione avvincente pone In. risalto Il senso direzionale di un accadimento; egli si mostra per anche
n.e~a funzione che svolge costantemente nel suo primo libro e che, in ultima analiSI, Intende svolgere pure in Act., e per la quale la sua natura di storico costituisce
sempre un mezzo: la funzione di annunciatore, di evangelista.
2.

3 Haenchen, Apg.' 88. Tuttavia Haenchen (op. cito 90 s.) vede a torto nel proble-

5. Gli Atti degli Apostoli come opera storica

L'autore di Act. si considera uno storico gi nella composizione del vangelo (Lc. 1,1-4). Si fa guidare da interessi storici.
e s'impegna in senso storiografico.' A lui preme accertare i suoi
lettori.' La stessa intenzione lo guida in ogni caso anche nella
composizione di Act. Il proemio di Le. 1,1-4 presenta l'opera
- ogni parte a s o la duplice opera - come monografia storica." Come si fa di solito nei proemi, esso informa sullo scopo
per cui l'opera stata composta. Luca vuol rendere possibile
al lettore la &.(j<p&..E~a, vuole dimostrargli l'attendibilit della
tradizione su Ges e della predicazione apostolica." Questa intenzione e l'argomento stesso esigono una considerazione ed
esposizione della storia in senso teologico, il che distingue
l'opera lucana dai programmi di un Erodoto, di un Tucidide
e di un Polibio. Anche questi autori di monografie storiche intendevano esercitare un'influenza sui contemporanei con la loro opera, ma in maniera diversa da Luca.
Erodoto ha scritto le sue Storie affinch il mondo dei posteri non dimentichi che cos' accaduto tra gli uomini. Secondo lui la memoria di gesta grandi e mirabili, che hanno compiuto gli Elleni e i Barbari, non deve spegnersi; soprattutto si
devono conoscere le cause per cui vennero a guerra tra di loro (proemio). Certo, Erodoto indag sulle cause degli avvenimenti per esporle al pubblico greco; ma nel complesso egli era
guidato da una fiduciosa fede nel divino ordine cosmico.
In Tucidide al posto di tale fede subentra la convinzione che
ma della missione ai pagani libera dalla legge il compito che Luca deve assolvere.
Non giusta neanche l'altra tesi unilaterale, secondo la quale Luca col dato di
fatto della sua storiografia avrebbe cercato di risolvere il problema del ritardo della parusia: Conzelmann, Mitte der Zeit 6; cfr. Vielhauer, Zum Paulinismus 24.
4. Vielhauer, op. cito 25. Rimandando ai molti che prima di lui avrebbero trattato lo stesso argomento (Le. r,r), Luca non farebbe che riprendere un luogo comune
della storiografia greca, al quale si connette in genere una critica ai predecessori; cfr.
H. Cancik Mythische und bistoriscbe Wahrheit, Stuttgart 1970, 42 s. Eppure l'autore di 2 Mach. (2,23-31), come quello della duplice opera lucana, insolitament
rispettoso nei confronti dei predecessori. Le. 1,3 mostra che l'autore intendeva s
fare meglio dei molti, ma in 'ltEXdpT}O"tlV
(v. I) non sottintesa alcuna critica.
5. Impropriamente Vielhauer, op. cito 25 vorrebbe riferire l'lmpa.ELtldi Le. 1,4
alla attendibilit storica delle cose raccontate.
6. Cos Conzelrnann, Apg.' 6, in riferimento ad Act.
7. Vedi sotto, S 6.2.

Introduzione

la physis dell'uomo resta sempre uguale a stessa e che le reazioni umane sono sempre le medesime. Ne deriva cos una tipologia della storia. Il lettore deve apprendere cogliendo l'aspetto tipico nell'accadimento storico singolo: Questa esposizione non poetica risultera forse meno dilettevole all'ascolto; ma
chi vuole conoscere chiaramente l'accaduto, e con questo anche il futuro (che, conformemente alla natura umana, si ripetera in maniera identica o analoga), pu ritenere utile ci, e tanto mi basta: stato scritto per un possesso duraturo, non come un pezzo di bravura da ascoltare una volta sola (1,22,4).
Anche Tucidide si pone la domanda sulle cause. Nel capitolo sul metodo del primo libro egli distingue tra occasioni eterne e cause pi profonde dell'accaduto (1,23,6).
Polibio era interessato alla realt passata ancor pi di Tucidide. Suo obiettivo era di liberare l'esposizione della storia dagli abbellimenti retorici. Secondo la frase iniziale della sua opera (r ,r), a indicarci la retta via nulla pi adatto della
conoscenza del passato. Polibio, rappresentante di una storiografia pragmatica che richiede sobria obiettivit, nello stesso
contesto dice che soltanto la storia insegna come si possano
opportare con dignit le alterne vicende della fortuna. Ponendo energicamente l'accento sul contenuto di verit, la storiografia ellenistica serve in parte all'utilit politica, in parte a
quella morale o al diletto estetico. Le alterne vicende del destino furono spesso spiegate ricorrendo agli interventi dell'imprevedibile dea Tyche o all'azione del caso."
.
Per quanto riguarda la finalit, gli Atti si collocano pi vicino alle grandi opere della storiografia biblica, all'opera storica deuteronomistica o a quella cronistica, che non a quelle
greco-romane. Le analogie pi prossime sono costituite da monografie teologico-storiche prodotte dal giudaismo ellenistico,
che l'autore di Act. ha trovato nei LXX. Si tratta dei primi tre
libri dei Maccabei," Essi sono una continuazione di quelle 08. Erbse, in LA W 1069 s.
9. Su d ha giustamente richiamato l'attenzione Gartner, Areopagus Speecb 1826.
Purtroppo Conzelmann, Apg.l 6 accenna appena ai libri dei Maccabei. Le ricerche
di Steichele e Pliimacher escludono la toriografia giudeo-ellenistica.

5. Gli Atti degli Apostoli come opera storica

173

pere storiche bibliche scritte in funzione della fi~h.~ci~safede


nella volont salvifica di Jahv. Accanto a questi libri monografici sono cons~rvate pa.rti di precedent~ oper~ di s~orici gi~~
dei" e le successive ampie monografie di Flavio GIUseppe.
La linea teologica fondamentale delle opere storiche israelitico-giudaiche sottolineata fortemente con l'inserzione ?i ~Hscorsi, preghiere e bra~i poe.tici. Nell'opera d~~t~ronomI~tIca
i discorsi si trovano nel punti culminanti e deCISIVIdella VIcenda storica. Essi riflettono ampiamente le riflessioni proprie dell'autore.uAnche il Cronista si serve di tali discorsi e pone in
punti culminanti della vicenda ampie preghiere. I libri dei
Maccabei del periodo ellenistico (I.2.3 Mach.; circa dalla fine del sec. Il alla fine del sec. I a.c.) seguono questo modo di
presentare la storia. Analogamente pr.ocedono ~li Atti de?li
Apostoli." Anch'essi presentano la sto:-Iaco~e guidata?a DIO.
Questa finalit teologica distingue gli Attl dalla storiograha
. greco-romana. "
pragmatica
l

.,

IO. Dal
ecoII a.Ci: Demetrio, Eupolemo, Artapano, Aristea, un anonimo amatitano Giasone di Cirene, I testi frammentari ono raccolti in W . tearn, Fragment/trom Graeco-lewisb Writers, Chicago 1908, e in F.GrBist. nrr. 722-737. Vedi la traduzione di . Walter, Fragmente jiidisch-hellenistischer Historiker JSHRZ
1/2), Giitersloh 1976. Cfr. chirer, Geschichte des i~~i~chen Vol~es.lII 46 '~97;
T. Walter,
Ilntersucbungen zu den Fragmenten der llldtsch-hellenzsttsc~en H/storiker Theol. Habil-Schrift, Halle 1968; Hengel, [udentum und Hellenismus 16T.190; BZ. Wacholder, Eupolemus. A Study 01 [udaeo-Greek Literature, Cincinnati/New York 1974, pedalm.97-128.259-306.
n. Oltre a Flavio Giuseppe anche il suo rivale Giusto di Tiberiade ha scri~to una
monografia sulla guerra giudaica; cfr. Schiirer, op. c~t. 496 . .on databi.le con
precisione il m libro di E dra, una compilazione dell opera torica del Cronista.
n. Vedi O. Ploger, Reden und Gebete im deuteronomistischen und chron~~ti~chen
Geschichtswerk (1957), in Id., Aus der Sptzei: des Alten Testaments, Gottmgen

50-66, pecialm, 50-54


.
13. Vedi Ploger, op. at, 54- 6. Cfr. R. Mosis, Untersuchungen zur .Theologze des
chronzstzschen Ge chicbtsuierk, Freiburg 1973; P. Welten, Gescbichte und G 5chichtsdarstellung in der bronikbiicbern Neukirchen I973
,
14. Vedi, ac amo ai di cor i di ACI., le preg~ere di .Act. 1,24.. ;.4,24-3.; r. 12,~.
Interventi divini vengono inoltre presentati come interventt di a?geli e co:n Vi:
soni apparizioni. Que ti elementi, tra i quali vanno .a?nOVe~atl anche mlr~co~l
sorprendenti, i trovano oprattutto in 2 Mach. In definitiva es i potrebbero :lsalJ.
re alla piet degli [Jasidim palestinesi; cfr. Hengel, [udentum und Hellenismus
:\78.181.
Y5. Cfr. Gartner, Areopagus

.
...
peecb 2I. Gli storici romani del penodo imperiale

174

Introduzione

L.'autore di Act. con la sua opera storica, sulla linea della


storiografia del primo giudaismo, non intende scrivere un
~esoco~to 'obie~~ivo.', degli avvenimenti, bens interpretare
teol~glc~ment: 11. pru Iecente passato e descrivere cos l'azion.emirabile ... di DlO.' Questo va meglio precisato in connessrone ~o? l~ que.stione riguardante lo scopo per il quale furono s~ntt1 ~h Atti ( 6.2). Ma tale constatazione pu essere fatta gia o:a m b~se ~lle ar:alogie del genere letterario, tanto pi
che altri espedienti usati nell'esposizione, di cui s' fatta menzione sopra (vedi 4. r ), concordano con questa tesi.
Ac~~nto all'inserzione di discorsi e preghiere nel contesto
esp~slt1VO,servono alla forma dell' opera storica lo stile arcaicizzante," la tecnica scenica" e la conduzione drammatica
dell'azione." Questi strumenti di composizione erano noti all'a.utore degli Atti non solo dagli storici profani contemporan~l, ma anch: - e forse prevalentemente - dalle esposizioni storiche che egli poteva leggere nella sua Bibbia greca.
2.

Valore storico delle fonti

BIBLIOGRAFIA:Biscoe, History 01 the Acts, 1742; Neander, Geschichte, 1832.1833; Schwegler, Das nachapostolische Zeitalter, 1846; Oerrel, P~ulus, 1868,42-.164; Nosgen, Apg. 42-63; Schmidt, Die Apostelg~s~htchte, 1882; Spitta, Die Apostelgeschichte,
1891; Chase, Credibility, 1902; Belser, Die Apostelgeschichte, 1910, 12-22; Dentler, Apg.
XXXVI-!";W.M. Ramsay, The Bearing 01 Recent Discovery on the Trusttoortbiness 01 the New Testament, London 1915; 'Pirot, Les Actes,
1919,131-223;
Wikenhauser, Die Apostelgeschichte u. ibr Geschichtswert, 1921, 167-421; Jacquier, Actes CCXX-CCLXXXVI'
Linton Problem
der Urkirche, 1932; Dibelius, Die Apostelgeschichte
als G~schichtsque!le, 1947; Id., Historiker, 1948; Munck, Paulus und die Heilsgescbicbte , 1.954; ~oward, Book 01 Acts, 1959; Conzelmann, Gescbicbte. Gescbicbtsbild und Geschichtsdarstellung,
1960; Wikenhauser,
perseguono a volte finalit pedagogiche. Livio vuole porre in risalto la superiorit
della romanit, Tacito la uirtus Romana.
16. Cos Hen~el, op. cito 185 su Giasone di Cirene, la cui opera si trova, abbreviata, alla base di 2 Mach.
17. Vedi Pliimacher, Lukas 38-79.
18. Cfr. Steichele, Vergleich der Apostelgeschichte 71-76; Pliimacher, op. cito 80I 6.
19. Cfr. Steichele, op. cito 76-83.

5. Gli Atti degli Apostoli come opera storica

175

Apg. 12-21; Srahlin, Apg. 7-9; Filson, Three Crucial Decades, 1963;
Williams Church History in Acts, 1965; Haenchen, Apostelgeschichte
als Quell~, 1966; Vogtle, Das Neue Testament, 1966,97-104;
Filson,
Geschichte, 1967; Munck, Acts LxI1-LXXXIV;Conzelmann, Geschichte
des Urchristentums, 1969; Blaiklock, Tbe Acts, 1970; Coutts, Acts o[
tbe Apostles, 1971172; Dauvillier, Les temps apostoliques, 1970, specialm. 53-55; Gasque, Historical Value, 1972; Schmid, Einleitung,
1973,363-369; Mattill, Spectrum 01 Opinion! 1974; E. Pli.imacher, Lukas als griechischer Historiker, in Pauly/Wlssowa,
Suppl XIV, 1974,
235-264, specialm. 239 s.; Blank, Probleme einer <~Geschichte des
christentums,
1975, spec. 274-278; Gasque, History 01 the Criticism, 1975, 136-163; Holtz, Oberlegungen zur Ge~chic.hte, 1975; Perrot, Les Actes, 1976,285-295; Hemer, Luke the Historian , 1977; Hengel, Geschichtsschreibung,
1979, 36-47.

l!~-

Il valore di Act. come fonte storica fu messo in questione


soprattutto da F.Ch. Baur e dalla scuola di Tubinga." L'opera
di A. Schwegler, dell'anno r846, pu essere considerata l'esposizione classica delle posizioni di quella scuola." Lo storico
lA.W. Neander, ancora un decennio prima dell'apparire dell'opera in due volumi dello Schwegler, aveva sostenuto la sostanziale attendibilit storica degli Atti e il loro valore come
fonte storica, accanto alle lettere paoline.' Solo la quarta edizione della sua opera" si confront con Baur e i suoi seguaci,
ma soprattutto la sua Geschichte der Pflanzung und Leitung
der christlichen Kirche durch die Apostel (<<Storiadella fonda20. F.Ch. Baur s'espresse contro il valore di Act. come fonte storica anzitutto in
due saggi del 1838: Vber den Ursprung des Episcopats in der christlichen Kirche:
Tiibinger Ztschr. f. Theologie (1838), Heft 3,1-185; Kritische Uebersicht ber die
neuesten das y.WCTcnw; .(7..E~\I in der ersten christlichen Kirche betreffenden
Untersudhungen: ThStKr II (1838) 618-702. La tesi compare poi pi esplicita
nel libro su Paolo ('1845). Cfr. Kiimmel, Das Neue Testament 162-176. Vedi inoltre (anche sulla scuola di Tiibingen) Gasque, History 01 tbe Criticism 21-54 Nel
suo studio Tbe Historical Value 01 the Book 01 Acts, dedicato all'indagine inglese su Act., il Gasque esprime un duro giudizio: A differenza della critica in Germania la scienza biblica inglese non fu mai serva della filosofia. Nonostante le loro afferrnazoni in contrario, i critici di Tiibingen erano e rimasero anzitutto filosofi e non capirono realmente mai la vera natura della ricerca storica (179)
21. Schwegler, Das nachapostolischen Zeitalter.
22. Neander, Gescbicbte, 1832.1833.
23. Neander, Geschichte, quarta ed. 1847. L'attendibilit
dedicata a Paolo difesa da Oertel, Paulus 42-164.

storica della parte di Act.

176
.

Introduzione

z~one e guida della chiesa cristiana ad o era d li


.
rimase un'esposizione positi
d Il'
P
egu apostoli)
D
1
rva e epoca apostolica
.opo a contestazione dell'attendibilita st . d'
veruente dalla critica tendenziosa di T bi
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1
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the Criticism I26-142
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25 Harnack, Luka der Arzt Die A os l
.
Gasque, op. cit. 146-155.'
P te gesch/chte;

eue Untersuchungen;

cfr,

26. ~ikenhauser, D/e Apostelgeschichte


d'h
menziona, n nella bibliografia n nell un. / r <?eschu;htswert, 1921. Egli non
History 01 tbe Acts 1742 I
S hm~gglU~te, l lavori fondamentali di Biscoe
redibility, 1902. '
40, c l t, D/e Apostelgeschichte, 1882, e Chase,
27.Me er, Ur prung rrr 1923
W'k nh
,.
29 l e au er, op. cito r67-29
fronte con le fonti profane).

2 Wikenh
.
.
auser op. cit 56-r66
(confront
'.
.
o con le lettere di Paolo); 298-421 (con-

?- Wikenhauser, op. cito 421. Le divergenze m


. l
at, 421) riguardano: 1. Giuda il Galileo Act esse. In uce da Wikenhau er (op.
5,37), 2: Teud~ (5,36); 3 l'egiziano
(21,38); 4.13 malattia d'Erode (12 2 ). (
ceva (4,5; 19,14)' 6 le delegh del' 1.3 'd~' nna, Calfa, GIovanni, Alessandro
(2
) 81
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sine rlO(92'
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I
A ugusra '
7,1; . a care tra generale (Il 2 ) e l
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cora nel uo commento ad ACI
a cntta sulI.altare di Atene (17,23). An
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ue lettere, p cialmente in q IJ
. G l . pra, 43) dicendo che Paolo nell
f
ue a al a an non se .
orma pacatamente e pa ionatarn t
'
rive come uno storico eh inpone in una luce particolare alcu en e ma parla per lo pi per difendersi e quindi
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n cos e ne omette altre h "
quanto mtende dimo trare (Apg. q).
c e rruene superflue per

W'k

J;

5. Gli Atti degli Apostoli come opera storica

I77

Anche se non vero che Act. uno scritto tendenzioso - come riteneva la scuola di Tubinga - sorto nel sec. II con l'obiettivo di porre sullo stesso piano i due principali apostoli Pietro e Paolo, tuttavia soprattutto l'immagine di Paolo in essi
decisamente influenzata da determinate finalit teologiche.
Specialmente dopo i lavori di M. Dibelius" considerato un
risultato assodato dell'indagine recente che la partecipazione
dell'autore come redattore teologico e stata notevolmente maggiore che nel suo scritto evangelico e che nel comporre il secondo volume egli si comportato assai pi liberamente nei
confronti della tradizione." Anche se si considera probabil
che l'autor di Act. abbia avuto a disposizione, come comple .o maggiore, una fonte antiochena e un itinerario dei
viaggi di Paolo (cfr. sopra, 3.1/2), va tenuto presente che
Luca ha rielaborato queste fonti per farle servire al suo obiettivo. Quanto poco interessasse a Luca una storia del cristianesimo primitivo neutrale, orientata semplicemente ai fatti,
pu risultare gi dalla mancanza di una pi precisa disposizione cronologica degli avvenimenti." I capp. 1-8 non dnno praticamente alcun contributo alla cronologia. Persino il momento della fuga di Paolo da Damasco (Act. 9,23-25; 2 Coro II,
32 s.) determinabile solo approssimativamente. Tuttavia i
dati sul soggiorno di Paolo in determinate localita sono importanti per la cronologia relativa, perch non provengono da
una semplice valutazione di Luca. Ad Antiochia Paolo e Barnaba lavorarono insieme per un anno (Act. II,26). Paolo si
ferm un anno e mezzo a Corinto (18, I I), dimor due anni e
un quarto o tre anni a Efeso (19,8-10; 20,31), due anni come
prigioniero a Cesarea (24,27) e due anni a Roma (28,30).
Per la questione del valore degli Atti come fonte storica vanI. Cfr. specialmente Dibelius, Vie Apostelgescbicbte als Gescbicbtsquelle.
32. Schmid, Einleltung 363.
33. Invece le indicazioni cronologiche di Le. 1,5; 2,1 S. e 3,1 s. tentano di ancorare
gl' inizi alla grande storia. La conoscenza di questi dati cronologici presupposta nel lettore di Act. La datazione degli avvenimenti che stanno tra la morte di
Ges e gl'inizi della comunit cristiana d'Antiochia (Act. II,I9-30) continua ad
essere, per gran parte, oggetto d'ipotesi.

178

Introduzione

no tenute presenti le disarmonie, menzionate sopra ( 4.3), tra


Act. e le lettere paoline. Per quanto concerne la storicit, alcuni studiosi considerano storico il cosiddetto primo viaggio missionario, ma lo pongono dopo il concilio apostolico." Tuttavia
una disposizione cronologica che collochi Act. 13-14 prima di
Act. 15 possibile soltanto se si ritiene che il viaggio non sia
durato molti anni e se lo si intende come conseguenza del riconoscimento della missione ai pagani ottenuto al concilio apostolico."
Il valore degli Atti come fonte storica consiste in un'informazione obiettiva di immediata chiarezza. Tuttavia si deve
concordare che lo storico E. Meyer quando dice che l'opera lucana ha lo stesso carattere delle opere dei grandi storici, di un
Polibio, di un Livio e di molti altri." M. Hengel nota: Nessuno storico antico scriveva sine ira et studio; all'antichit fu
risparmiato il problema di un positivismo storico. Tutti erano 'scrittori tendenziosi' e Luca dovette esserlo in modo particolare proprio perch era in tutto e per tutto uno 'storiografo teologico', il quale - alla sua particolare maniera - intese
portare avanti, o meglio portare a conclusione, la grande tradizione della storiografia biblica .37
I controlli sul valore storico degli Atti devono tenere in considerazione la tendenza teologica dell'autore e, non da ultimo, il quadro che egli ha tracciato della chiesa primitiva, anche se non si tratta di fare una semplice operazione di sottra34. Jeremias, Quellenproblem 220 s.; Haenchen, Apg.' 381; Bornkamm, Paulus
63-65; Kasting, Mission 106; Burchard, Zeuge 160 n. 105. Conzelmann, Apg.' 72
vorrebbe invece qualificare il primo viaggio come viaggio modello, il che, considerati i molti dettagli concreti del racconto, non verosimile; cfr. Schmid, Einleitung 364.
35. Cfr. Haenchen, Apg.' 380 s. Schmid argomenta che difficile considerare non
storico lo spiacevole comportamento di Marco all'arrivo in Asia Minore (13,4; cfr.
15,38), che poi, all'inizio del secondo viaggio (15,39), ha occasionato il conflitto tra
Paolo e Barnaba (op. cito 364).
36. E. Meyer, Ursprung und Anfange des Christentums I, Stuttgart '.'1924; rist.
Darmstadt 1962, 2. Cfr. il giudizio analogo in Bruce, Acts, '1952, 15, che pone gli
Atti nella linea di discendenza da Tucidide.
37. Hengel, Zwischen [esus und Paulus 153 s.; cfr. l'opinione (concordante) di
Blank, Probleme einer Gescbicbte des Urcbristentums 276 s.

5. Gli Atti degli Apostoli come opera storica

179

zione. Luca non presenta la chiesa come la comunit eletta del


tempo finale, che dimostra la propria natura nella tribolazione e nelle persecuzioni ad opera di un mondo che a priori
nemico ... , ma si d da fare con tutte le forze a disposizione per
dimostrare che essa si stabilita nel mondo (il quale in linea
di principio non ha un atte?giament? d'avv.ersione .nei suoi
confronti, ...) come fattore di rango riconosciuto e di portata
universale .38 Corrispondentemente a questo obiettivo - che evidentemente non l'unico -, Luca sottolinea che il movimento cristiano non una faccenda marginale /9 che esso stato
in grado di attirare l'attenzione di un pubblico distinto" e che
appare del tutto adeguato alla formazione e alla cultura del
tempo."
3. Cronologia
BIBLIOGRAFIA:
K. Wiese1er, Chronologie des apostolischen Zeitalters
bis zum Tode der Apostel Paulus und Petrus, Gottingen 1848; Bisping, Apg. 8 s.; Nosgen, Apg. 63-70; Ramsay, Paul the Trave:ler, 1895,
363-382; Harnack, Zeitangaben, 1907; Schwartz, Cbronologie des Paulus, 1907; Harnack, Die Apostelgeschichte,
1908, 21-5~; Cadoux,
Chronological Divisions oi Acts, 1917 s.; Bacon, Cbronological Scheme
o] Acts, 1921; Jacquier, Actes ccr.xxxvn-cccv; Lake, Chronology
oi Acts, 19,33; C.]. Cadoux, A Tentative Synthetic Chron?logy oj the
Apostolic Age: JBL 56 (1937) 177-191; J. Knox, The Pauline Cbronol-

38. Plurnacher, Lukas als griechischer Historiker 239


~9. Act. 26,26: Tutto questo non accaduto in un angolo. Cfr. lo scandalo che
costituiva per il pagano Celso (verso il 180) il fatto che Ges era nato in un angolo della Palestina; Orig., Cels. 4,36; 6,78. Vedi anche Le. 2,1 s.; 3,1 s.
40. Vedi i governatori, interessati al messaggio cristiano, in Cipro e ~ ~ales~ina
(Act. 13,12; 24,24), gli areopagiti e i filosofi in Atene (17,18.32-34), gli aSiar~hi ad
Efeso (19,31), e il re Agrippa (n) e la sua corte ~2?,22-27; 26,27 s.~. ,Cfr. invece
che cosa dice Paolo in I Coro 1,26-31 sulla composizione della comunita.
4I. Cfr. l'ideale della comunione dei beni (vedi sopra, 4.1), che caratterizza ~a
comunit primitiva come una specie di ideale polis filosofica (Pliim~ch.er, op. at,
239). La risposta degli apostoli davanti al sinedrio (Ac~. 4,19.; 5,29) nchi~ma quella di Socrate ai giudici ateniesi (Plat., ap, 29d; cfr. Epict., diss. 1,30,1; LiV. 39,37,
17). Presumibilmente quindi gli apostoli vanno visti come gli eredi s?irituali de~l'archegetes di tutte le successive scuole filosofiche~ (~liimacher, op. Ctt.): Anche ti
modo in cui Paolo fa la sua comparsa ad Atene e il rimprovero mossogli (Act. 17,
17 S.20) rimandano a Socrate (Xenoph., mem. r.r ; Plat., ap. 24b).

:I80

Introduzione

ogy: JBL 58 (1939) 15-29; Th.H. Campbell, Paul's Missionary ]ourneys as Reflected in His Letters: JBL 74 (1955) 80-87; G.S.Duncan, Chronological Table to Illustrate Paul's Ministry in Asia: NTS 5
(1958/59) 43-45; Finegan, Handbook of Biblical Chronology, 1964;
Williams, Acts 33-35; Rigaux, Paulus und seine Briefe, 1964,99-140;
Haenchen, Apg.r 53-64 (773-84.702); Georgi, Geschichte der Kollek.te, 1965, 91-96; Reicke, Zeitgeschichte, 1965, 81-187; Conzelmann,
.Apg. 13; Kimmel, Einleitung, 1973, 2I7-219; Schmid, Einleitung,
I973, 395-397; SuhI, Paulus und seine Briefe, 1975; S.Dockx, Cbronologies notestamentaires
et Vie de l'glise primitive, Paris/Gembloux 1976, specialm. 45-87 (Paolo), 107-178 (Paolo, Pietro, Marco,
"Timoteo); D. Moody, A New Chronology for the Life and Letters 01
Paul, in Perspectioes in Religious Studies 3 (1976) 248-271; H.-M .
.schenke/K.M. Fischer, Einleitung in die Schriften des Neuen Testaments I, Gitersloh 1978, 36-63; R. Jewett, A Chronology of Paul's
Life, Philadelphia 1979 = Dating Paul's Life, London 1979; 0llrog,
Paulus und seine Mitarbeiter, 1979, 243-250; Lidemann, Paulus, 1980
(vedi sopra, 4.3); vedi inoltre Mattill/Mattill, Bibliography, 220-232.

Gli Atti degli Apostoli non presentano n una cronologia


assoluta degli eventi n un sistema organico di datazione relativa. Punti d'appiglio per una cronologia relativa sono le no1:iziesulla durata del soggiorno di Paolo in determinate comunit, alle quali chiaro che l'esposizione particolarmente in1:eressata.42 Per la prima met dell'opera (Aet. 1-15) mancano tali indicazioni cronologiche approssimative." Solo con
1'aiuto dei dati forniti da Paolo nella lettera ai Galati si pu riu42. Cfr. Aci. II,26 (Antiochia): 17,2 (Tessalonica); 18,II (Corinto); 19,8.10 (Efeso); 20,3 (Ellade); 20,31 (Efeso); 24,27 (Cesarea); 28,II (Malta); 28,30 (Roma);
cfr, sopra, 5.2. Harnack, Zeitangaben 381 nota: La durata dell'attivit dell'Apostolo in questi luoghi era cos importante per Le., che egli l'ha esplicitamente annotata. Campbell, Paul's Missionary [ourneys, pot mostrare che la successione cronoIogica delle tappe missionarie di Paolo presupposta in Act. confermata dalle lettere paoline.
43. Solo sul soggiorno fondamentale di Paolo ad Antiochia (Act. II,26), sulla carestia al tempo di Claudio (II,27 s.) e sulla morte di Erode Agrippa I (12,20-23)
vengono forniti dati utili alla cronologia. Su Act. 13,7-12 vedi sotto, n. 46. Secondo
Cadoux, Chronology, le notizie sommarie di Act. 6,7; 9,31; 12,24; 16,5; 19,20; 28,
30 s. segnano ogni volta la fine di un periodo di cinque anni. Stando a questa ipotesi, gli Atti abbraccerebbero 30 anni. Al riguardo Rigaux, Paulus und seine Briefe
100 n. 3 osserva: Un'ipotesi quanto mai fantasiosa!. Perch non dovrebbero costituire segnalazioni analoghe anche i sommari in Act. 4,4; 5,14; Il,21.24b?

5. Gli Atti degli Apostoli come opera storica

18r:

scire pi O meno precisamente a stabilire un rapporto cronologico tra la comunit primitiva di Gerusalemme e l'attivit di
Paolo.44 Tuttavia gli stessi Atti permettono di farsi un'idea
delle distanze temporali. Chi era a conoscenza del periodo di
regno degli imperatori romani poteva persino abbozzare, in base ai dati della duplice opera lucana, la cornice di una approssimativa cronologia assoluta. Poich Tiberio regn dal 14
a137 e Claudio dal 41 al 54 d.C., i fatti di cui si parla tra Le.
3 a Aet. I I si svolsero negli anni che vanno da1.28/ 29 al ao d.
C. circa."
Aet. 18,12 e 24,27 permettono di datare alcune tappe dell'attivit paolina, anche se vero che in genere non si potevano presupporre noti ai lettori contemporanei i tempi in cui
erano stati in carica i governatori romani Gallione e Festo, di
cui si parla in questi passi." Il primo arrivo di Paolo a Corinto
rientra ancora chiaramente nel periodo di regno di Claudio",
poich la coppia di sposi giudei Aquila e Priscilla, che Paolo
incontr a Corinto, aveva appena lasciato l'Italia a motivo della cacciata dei Giudei da Roma per ordine di Claudio" (ACI44. Cfr. Gai. 1,15-2,14. Paolo andato a Gerusalemme solo tre anni dopo la sua vocazione per conoscere Cefa (1,18); in seguito soggiorn in Siria e Cilicia (1,21).
Solo dopo (altri) 14 anni si rec (con Barnaba e Tito) di nuovo a Gerusalemme, al
cosiddetto concilio apo tolico (2,1-10; cfr, Aet. 15). Successivamente Paolo parla del conflitto antiocheno con Cefa (Gal. 2,II-14), che gli Atti non menzionano.
45. Da Le. 3,1 s. il lettore sa che Ges nacque sotto Erode il Grande e l'imperatore Augusto (cfr. Le. 1,5.26'38; 2,1-7), e verso l'anno 15 dell'impero di Tiberio inizi l'attivit pubblica, all'et di circa 30 anni (3,1 S.23). Solo Act. II,26-28 d di
nuovo al lettore la possibilit di individuare una data assoluta: il primo periodo della comunit cristiana d'Antiochia (II,1924), nella quale Paolo e Barnaba insegnarono per un anno (II,25 s.), giunge chiaramente fino al tempo di Claudio>
(n,27 s.). Un contemporaneo avveduto poteva forse arrivare a datare con precisione anche l'anno della morte di Agrippa I (41-44 d.C.), di cui d notizia Act. 12 .
2023. on molto tempo prima di questa data (secondo Act. 12) Giacomo figlio di
Zebedeo fu giustiziato da Erode.
46. Cfr. anche Act. 13,7-12, con la menzione del proconsole Sergio Paolo di Cipro;
Ma non possibile precisare l'anno in cui fu in carica; cfr. Haenchen, Apg.5 57
47. Di solito i collega Aci. 18,2 con la nota frase di Svetonio: Iudaeos impulsore
Chresto assidue tumultuantes Roma expulit (Claudius 25,4). Dio C. 60,6,6 nega
invece che ci sia stata un'espulsione di Giudei e sa solo che Claudio proib ai
Giudei di riunirsi. Ma si discute sull'attendibilit di quest'ultima notizia. Orosio .
che conosceva il passo di Svetonio, pose il decreto d'espulsione di Claudio nel 4~

Introduzione

18,1-3). Mentre per l'inizio della prima attivit di Paolo a Corinto, durata un anno e mezzo (18;II), entrano in considerazione i primi anni successivi alla cacciata da Roma dei Giudei
ordinata da Claudio (circa 50 d.C.), la fine del primo soggiorno a Corinto cade durante il periodo in cui era in carica il proconsole Gallione (18, I 2 - 18). Questo periodo si colloca nel 5152 d.C. in base al frammento di una iscrizione delfica, che riporta un'ordinanza dell'imperatore Claudio.
L'iscrizione di Gallione" menziona il proconsole Gallione,
fratello di Seneca," al nominativo. La relativa ordinanza di
Claudio, che della prima met dell'anno 52,'0 non ha come
destinatario Gallione, ma un altro funzionario, e menziona
Gallione come suo predecessore." Il destinatario della lettera
dev'essere stato in carica al pi tardi nella primavera del 5253. Per Gallione entra in questione un periodo di carica che va
dal maggio del 51 all'aprile del 52.52 Il soggiorno di Paolo a
Corinto andr quindi posto negli anni 50-51(52).'3
(nono del regno di questo imperatore), ma deriv probabilmente questa data da
Act. Supposto esatto il 49 d.C., Aquila e Priscilla potrebbero essersi recati a Corinto nel 50; cfr. Rigaux, Paulus und seine Briefe 126 s.
48. Vedi il testo recuperato sulla base di quattro frammenti in Deissmann, Paulus
212-214. Altri frammenti a lungo trascurati sono presentati da A. Plassart, cole
Franaise d'Atbnes, Fouilles de Delpbes III. pigrapbie, Fase. 4, nrr. 276-350, Paris 1970, tav. VII. Sulla ricostruzione, l'interpretazione e l'ordine cronologico vedi
A. Brassac, Une inscription de Delphes et III chronologie de Saint Paul: RE IO
{I9I3) 36-53.207-217; W. Larfeld, Die delphische Gallioinschrift
und die paulinische Chronologie: NKZ 34 (1923) 638-647; Deismann, op. cito 203-225; A. Schlatter, Gallio und Paulus in Korinth: NKZ 36 (1925) 500-513; Lake, Chronology 01
Acts 460-464; L. Hennequin, Delpbes (Lnscription de), in DBSuppl II (1934) 355373; Rigaux, Paulus und seine Briefe Ioo-I03; Haenchen, Apg.s 58-60; A. Plas art.
L'inscription de Delpbes mentlonnant le proconsul Gallion: Revue de tudes
Grecques 80 (1967) 372-378; B. Schwank, Der sogenannte Brie] an Gallio und die
. Datierung des I Tbess: BZ 15 (1971) 265 s.; Schenke/Fischer, Einl. I, 1978, 49-54.
49. Il suo nome originario era L. Annaeus Novatus, finch fu adottato dal enatore Iunius Gallio (Tac., anno 6,3,1); cfr. E. Hanslik, Gallio in KlPauly Il (1967) 686.
50. Sulla datazione della lettera vedi Rigaux, op. cito 101 s. Haenchen, Apg.' 5 S.
5I. Vedi Plassart, L'inscription (-7 n. 48) 376; Schwank, op. cito (-7 n. 48) 265.
52. Cfr. Haenchen, Apg.s 59 s.; Schwank, op. cito 266.
53. Cfr. Haenchen, Apg.' 60: se Paolo ha lasciato Corinto all'inizio dell'estate del
51 e (secondo Aci. I8,I!) si trattenuto eol 18 mesi, dev'essere arrivato a Corinto nell'inverno del 49/50. Secondo Schmid, Einleitung 396, il soggiorno a Corinto si colloca tra il tardo autunno del 50 e l'estate del 53.

5. Gli Atti degli Apostoli

come opera storica

183

Act. 24,27 parla di una 8LE"t'Lcx. (biennio) dopo il quale Felice ebbe come successore Porcio Festo e informa che Felice per
compiacere ai Giudei lasci in catene Paolo. Non possibile
stabilire con sicurezza se la 8LE'tLcx. si riferisca al periodo di carica di Felice o alla prigionia di Paolo." La seconda possibilit
preferibile non da ultimo a motivo del contesto. La data in
cui al procuratore Antonio Felice" subentr il suo successore
Porcio Festo,6 dev'essere quindi precisata indipendentemente della notizia della 8LE"t'Lcx.. Nel caso di Festo non possibile
una datazione autonoma del periodo in cui rimasto in carica.
L'anno in cui Felice fu richiamato a Roma controverso. Alcuni pensano al 55 o al 56 .'7 Altri ritengono che Festo sia sueceduto nell'incarico a Felice solo nel 60.,8
Questa datazione pi tardiva da preferire soprattutto perch una datazione pi alta (verso il 55/ 56) lascerebbe troppo
poco tempo per i grandi viaggi di Paolo." Ma anche la colloca54. Il periodo viene riferito al tempo in cui fu in carica il governatore da Schwartz,
Chronologie des Paulus 294; Wellhausen, Noten 8 s.; Lake, Chronology 01 Acts
464-467; inoltre da Kippenberg (-7 n.56). Altri riferisc?n? S~E'tL(l. alla durata
della prigionia di Paolo, il che corrisponde nel modo migliore al contesto; cfr.
Harnack, Zeltangaben 379 s., n.2; Conzelmann, Apg.' 133; Rigaux, Paulus und
seine Brieje 128 S.; Schmid, Einleitung 396. Haenchen, Apg.s 60 ritiene che almeno
la fonte di Luca abbia pensato al periodo di carica di Felice.
55. Cfr. Schwartz, Chronologie des Paulus 294-296; Meyer, Ursprung III 47-54;
Conzelmann, Apg.' 129 s.; R. Hanslik, Antonius II 3, in K1Pauly 1(1964) 413.
56. Vedi H.G. Kippenberg, Porcius A II 4, in KlPauly IV (1972) 1059. Al passaggio tra Felice e Festo si riferisce Flav. Ios., ant, 20,182; bello 2,270 S.
57. Cos Schwartz, Chronologie des Paulus 295; Loisy, Actes 868-870; Lake, Cbronology 01 Acts 466 s.; Haenchen, Apg.' 60-64; Kippenberg (-7 n. 56). Vedi anche
gli autori menzionati in Rigaux, op. cito 128 n. 76.
58. Cost specialmente Wieseler, Chronologie (-7 elenco bibl.) 66-II5; Schirer,
Geschichte des ;iidischen Volkes I, 577-579; inoltre Brassac, op. cito (-7 n. 48) 207
s.; Jacquier, Actes CCCIII-CCCV; cfr. Rigaux, op. cito I28 n.77; Michel/Bauernfeind (ed.), FI. [osepbus, De Bello ]udaico l 444 n. 150.
59. Vedi Rigaux, op. cito 135; Schmid, Einleitung 396 . Felice divenne procuratore di Palestina nel 52153. L'anno in cui fu richiamato discusso. Secondo Act.
24,10, al tempo dell'arresto di Paolo Felice era gi da molti an~i .in carica, il che
difficilmente potrebbe concordare con la collocazione del suo richiamo n.el 55-5~.
Per una pi tardiva datazione del passaggio dei poteri (verso il 60) .s~a inoltre l~
fatto che Flav. 10s. (vit. I3 s.) si rec a Roma nel 63/64 per adoprarsl in favore di
alcuni suoi amici che ancora Felice aveva inviato col prigionieri; cfr. Meyer,
Ursprung lJ[ 53 s.; J. Blinzler in LThK Il 424.
.

184

Introduzione

zione del cambio dei procuratori negli anni 59 o 60 resta ipotetica. L'arresto di Paolo ebbe luogo due anni prima di questa
da ta, vale a dire verso la pen tecos te del 57 o del 58.60Se si parte dal presuppo to che il cambio dei procuratori sia avvenuto
nel 59/60, il trasferimento del prigioniero Paolo a Roma ebbe luogo [fa 1 autunno del 59 (o del 60) e la primavera del 60
( del 61).
Fin qui tato possibile stabilire le seguenti date:
ct. 12,20-23

18,1-17
21,33
24,27
27-28

morte di Agrippa I (preceduta dalla esecuzione capitale di Giacomo


di Zebedeo)
Paolo a Corinto
arresto di Paolo a Gerusalemme
deposizione di Felice
trasferimento di Paolo a Roma

44 (d.Ci)
tra il 50 e il53
57 058
59 o 60
59-60 o 60-61.

Sulla base delle datazioni assolute ottenute sinora, si possono datare altri avvenimenti, soprattutto con l'ausilio di Gal.
1-2. La datazione relativa offerta da Paolo stesso in Gal. prende avvio dalla sua vocazione (Gal. 1,15-17). Tre anni dopo egli
visit per la prima volta Gerusalemme (I, 18), e quindi, dopo
altri) 14 anni, si rec al concilio apostolico (2,1). Secondo
AcI. questo concilio gerosolimitano (AcI. 15) ebbe luogo
immediatamente prima del secondo viaggio missionario di
Paolo, e quindi prima del soggiorno a Corinto (Aci. 18,1-17:
tra il so e il5 3). Tra il concilio apostolico (AcI. 15,1 -35) e l'arrivo di Paolo a Corinto dovrebbero essere passati da uno a due
anni. Se dunque il concilio apostolico ebbe luogo nel 48 o nel
49, la vocazione di Paolo va posta nel 3 I o 32, e la prima visita
a Gerusalemme nel 34 o 35. Di conseguenza, il cosiddetto
primo viaggio missionario ebbe luogo verso la fine degli anni
40, il secondo tra il 49 e la fine del 52 o del 53. Il terzo viaggio di Paolo si colloca tra il 53 e il 58.
Il seguente prospetto mostra le differenze tra la datazione
che abbiamo ricavato qui e altri tentativi di datazione.
60. Vedi Act. 21,30; 24,27.

185

5. Gli Atti degli Apostoli come opera storica


W61

L'l

H"

S"

K"

64

------

29

Inizio dell'attivit
pubblica di Ges
rocifissione di Ge u

30

29/30

ocazione di Paolo

31132

32

r" viaggio a Geru .

34135

Morte di Agrippa

44

33
5

---37138

47-48

34135

ca34

34135
-48

ca.
34135
44"
tra il
46 e il
69
49

------

---48/49

32133

ca4267

r" viaggio di Paolo tra il


e oggiorno in Siria e 45 e il
Cilicia
49

Concilio apo tolico

31132

---------

50

2 viaggio missionario

tra il
49 e il
53

Paolo a Corinto

tra il
52
50 e il
5

3 viaggio missionario

tra il
53 e il
58

Arresto di Paolo
a Gerusale=e

57/58

58

Insediamento
di Festo

59/60

60

Trasferimento di
Paolo a Roma

59-60
o
60-61

46

49

ca48

49

48

49

50-53

48
-51/52

49
-52/53

49-51

49150
-51
52-55

54-58

51/52
-55/56

55

55

56/57

55

55

60

60

55-56

60

60-61

70

53/54
-58

61. Computo degli anni secondo Wieseler, Chronologie des apostolischen Zeitalters, 1848.
62. Lake, Chronology 01 Acts, 1933,473
63. Haenchen, Apg.', 1965,64.
64 Reicke, Zeitgeschichte, 1965, 95.147.
65. Kiimmel, Einleitung, 1973, 218 s.
66. chmid, Binleitung, 1973, 397
67. Computo degli anni per il martirio di Giacomo di Zebedeo Act.12).
68. Dati cronologici di un soggiorno in
69. Dati del primo viaggio missionario.

iria e Fenicia,
70. Kimmel, op. cito 284.

186

Introduzione

6. Sulla teologia degli Atti degli Apostoli


I.

Tratti fondamentali di una teologia


degli Atti degli Apostoli

BIBLIOGRAFIA: Nosgen, Apg. 29-34; Young, The Doctrines, 1901;


Lake, Theol. o/ the Acts, 1915; Jacquier, Actes CCVI-CCXIX;
Knox, The
Acts o/ the Apostles, 1948, 69-99; Vielhauer, Zum Paulinismus,
1950/5 I; Conzelmann, Mitte der Zeit (1954),51964; Lohse, Lukas als
Theologe der Heilsgeschi~hte, 1954; Reicke, The Risen Lord, 1959;
Dupont, Le salut des gentzles, 1959/60; Grsser, Problem der Parusieoerzogerung, 2~960, 204-2~5; Tannehill, Theology o/ Luke-Acts, 1961;
Braumann, Mutel der Zeit, 1963; Schulz, Gottes Vorsehung, 1963;
Hegermann, Zur Theologie des Lukas, 1964; Keck, Mandate to Witness, 1964; Flender, Heil und Geschichte, 1965; Haenchen, Apg.5 8199 (7102-120.702-74); Borgen, Von Paulus zu Lukas, 1966; O. Betz,
The Kerygma o/ Luke: Int 22 (1968) 131-146; Loning, Lukas 213228; Panagopoulos, O EO:r, 1969; Kimmel, Lukas in der Anklage
der heuti~en !heologie, 1970; Marshall, Luke, 1970; Navone, Tbemes,
197; O Neill, Theology o/ Acts, 1970; Schulz, Stunde der Botscbajt, 1970,255-296; Smith, Theology o/ Acts, 1971; Baumbach, Gott
u~d die Welt, 1972; Iervell, Luke, 1972; Panagopoulos, Zur Tbeologze, 1972; Kimrnel, Einleitung, 1973, 127-I41; Navone, Three Aspects, 1973; Schmid, Einleitung, 1973, 361 s.; Wilckens, Lukas und
Paulus, ~974; Rasco, [sus y el Espiritu; 1975; Vallauri, La teologia,
1975; Vielhauer, Geschichte der urchristlichen Literatur, 1975, 40043; Geo~ge, Luc, 1976, II06-1I21; Grasser, Acta-Forschung, 1977,
51-66; Phimacher, Apostelgeschichte, 1978, 515-520; Schenke/Fischer, Einleitung II, 1979, 163-166.

Si pu parlare di una teologia degli Atti degli Apostoli solo a certe condizioni. Anzitutto non possibile porre in risalto
la teologia di questo libro senza includere anche il terzo vangelo, perch gli Atti presuppongono esplicitamente questo '7tPW"roe; 6yoC; (Act. r ,). In secondo luogo, va ricordato che il terzo evangelista non enuncia mai esplicitamente le sue concezioni teologiche fondamentali. Se tuttavia intraprendiamo qui il
t~ntativo.di el~borare una teologia degli Atti degli ApostoII, lo facciamo In base alla seguente considerazione.
Quando compose il suo vangelo forse Luca non aveva ancora progettato di farlo seguire da un secondo volume. Si

6. Sulla teologia degli Atti degli Apostoli

187

dovr quindi ricercare il fine specifico per il quale egli compose gli Atti (vedi 6.2). Per individuarlo sarebbe importante
annotare i fondamenti teologici specifici del secondo volume, che potrebbero offrire la chiave per cogliere il fine per il
quale esso stato scritto. Ma ci non significa che si possano riscoprire le linee fondamentali della teologia di Act. senza tenere in considerazione il terzo vangelo.
Si pu supporre che i brani in cui meglio traspare la tendenza teologica degli Atti siano quelli in cui ha specificamente parte l'autore (vedi sopra, 4.1). Dunque, si tratta soprattutto
dei sommari, dei discorsi missionari e dei discorsi apologetici
di Paolo. Inoltre va dato il giusto valore all'enunciazione tematica di Ges in Act. I,7 s. in relazione al racconto di pentecoste, alle sommarie annotazioni minori e, non da ultimo, alla frase conclusiva di Act. 28,3I. Tutti questi brani, che risalgono in gran parte all'autore dell'opera, non solo-determinano
la forma esterna dell'esposizione, ma presentano anche con
chiarezza gli enunciatiteologici di fondo dell'autore. Dovrebbe essere chiaro che tali enunciati non vanno sistematizzati
secondo uno schema dogmatico tradizionale' o in base a un
confronto aprioristico con la teologia di Paolo." Solo pi tardi
potremo cercare di collocare la teologia lucana all'interno dello sviluppo teologico della chiesa dei primi tempi (vedi sotto,
64)
All'inizio di Act. Luca dice come egli vede il suo scritto evangelico precedente. Esso doveva costituire una esposizione di tutto quello che Ges aveva iniziato a fare e a insegnare (Act. r ;r ): Pi precisamente, ci si riferisce all'attivit di
Ges dagli inizi fino all'ascensione (I,2; cfr. I,21 s.). L'attivit terrena di Ges viene di fatto direttamente collegata a quell'incarico dato agli apostoli (I,2), che in Act. I,7 s. viene definito esplicitamente come ultima parola di Ges. Si tratta delI. Cfr. ad es. Nosgen, Apg. 29'34, che ha voluto esporre il punto di vista dogmatico dell'autore.
2. Anche Knox, The Acts 01 the Apostles 69'93 segu lo schema idea di Dio - eristologia - pneumatologia, per poi trattare del rapporto degli Atti con Paolo (93'
99)

188

Introduzione

l'incarico di rendere testimonianza fino ai confini della terra.


Ma Aet. r,7 s. non contiene solo un incarico, bens anche una
promessa decisiva. La testimonianza al Cristo arriver fino ai
confini della terra fino a Roma e oltre (28,30 s.). Allo stesso
temp? risulta chiaro che il dono dello Spirito e la testimonianz~ universale pr~n~ono i1'p~sto della instaurazione del regno
d Israele che I discepoj] s attendevano come imminente (r
6) ..Queste parole d'inc~rico e di promessa che Gesu rivolg~
agli apostoli, che sono di fondamentale importanza per il conte~lUto degli Atti, rispondono cos, indirettamente, alla que. none escatologica. Non si parla, vero, della parusia, ma
Il problema del termine entro il quale essa avverr e implicito
nella domanda dei discepolP e nella risposta data da Ges in
1,7 . L'interrogativo sulla data precisa viene esplicitamente
respinto. Aet. l,Il ribadisce la fede nella parusia, ma ai testimoni dell'ascensione non dice che essi stessi vedranno il Cristo
veniente nella parusia.
Le ?s.s~rvazio,:i che ci vengono suggerite da questo importante IlllZIOdel libro mostrano che la concezione storico-salvifica dell'evangelista strettissimamente connessa col problema escatologico. Infatti gli Atti vogliono narrare come i tetimoni di Ges abbiano eseguito l'incarico da lui ricevuto.
Allo stesso tempo il libro mostrera che la promessa del Risorto ebbe un'attuazione cos ampia, che il lettore pu avere la
certezza del suo compimento definitivo.4
Come nel suo scritto evangelico, cos in Aet. l'autore non
presenta alcun resoconto in s concluso sugli eventi trascorsi.
gli piuttosto - in rispondenza al modo di procedere della storiografia biblica (vedi sopra, 5 .r) - intende comunicare fiducia per il futuro sulla base di ci che e avvenuto finora.' L'au3 Cfr. l'aflnita terminologica con Act. 3,20 s.
4 Vedi Le. 1,1-4 Cfr. la funzione di prome sa e compimento nei libri dei Re'
~r. von Rad, Die deuteronomistische Geschichtstheotogie in den Konigsbuchern'
m Id., Deuteronomium-Studien, Gottingen 1947, 52-64.
'

Il che di cono ~i~to ad e ., da E. Kii emano, Der Ruf der Freiheit, Tiibingen
. (968, ~56.J6I. Vedi invece Le. 24,47 (promes a della rnetanoia _ annuncio a tutti
1 popoli); 24A9 (promes li dell'invio dello
pirito).
motivo della prome a di Ge il timore dei di cepoll (24,37) pu cedere il posto ad una gioia grande

6. Sulla teologia degli Atti degli Apostoli

r89

tore del primo logos pot aggiungerne un secondo proprio


perch questa apertura al futuro addotto da Dio era gi 'presente alla fine di Le. 24.
Non necessario postulare un'occasione specifica per questo secondo libro, poich le promesse che nello scritto evangelico apparivano ancora aperte, potevano essere presentate come in gran parte compiute e quindi in ~rado ~i fondare un'ulteriore certezza. Il fatto che Luca abbia aggiunto al vangelo
un'esposizione della protostoria del periodo apostolico da questo punto di vista non costituisce una novit. Infat~i,. secondo
il modo di vedere di Luca, oggetto della sua espOSIZIOnenon
sono gli eventi in quanto tali (raccontati perch erano rimasti fino ad ora sconosciuti), bens il loro susseguirsi (xa.i}c:;fjc;),
riconoscibile nella tensione tra promessa e compimento, che
pu comunicare la certezza della salvezza destinata a realizzarsi compiutamente (compresa la salvezza finale) (Le. 1,3 S.).6
Gli Atti degli Apostoli si prestavano in maniera ~ingolare a
sottolineare questi motivi teologici fondamentali del. terz~
vangelo. I loro presupposti teologici e le loro prospettrve di
fondo non sono sostanzialmente diverse da quelle del terzo
vangelo.
.
..
Luca pu essere definito - non In contrapposizione a Paolo ma in confronto col vangelo pi antico (o anche col vangelodi Matteo) - teologo della storia della salvezza in un senso tutto speciale.' Che questo evangelista abbia suddiviso in e(24,52); cfr. Le. 2,9.10. L'apertura di Act. alla continua~ione della predic~zione del regno di Dio e la fiducia nel futuro del messaggio trovano espressione
anche nell'avverbio che chiude il libro: xwM"t"wc; (28,31).
6. Ci sottolineato da Lohse, Lukas als Tbeologe der Heilsgescbicbte 261.267.
Cfr. inoltre Schneider, Bedeutung uon xr.ti}E!;Tjc;, 1977.
7. Cfr. Lohse, op. cito 264 S.: lI tema e il compit.o che ~uca s: imposto cons~steva
dunque nella descrizione del susseguirsi ~ ques~ avv<;nu.nenti.nelloro compimento. In questo schema, secondo il quale gli eventi salvifici continuano ad accader~,
al di l della vita del Ges terreno, nella chiesa, L?ca ha abbozzat? una ~eologla
della salvezza che si distingue caratteristicamente
la dal vangelo di Me. sia dalla
teologia di Paolo. Che Luca non sia il creatore della sto.ria della salvezza (Schulz,
Gottes Vorsehung 104) ottolineato soprattutto da Wllckens, Lukas und Pau~us
199: La cornice storico-salvifica, che i~ keryg~a pr~t~risti~no. ha preso dal giudaismo ed ha ulteriormente sviluppato, e essenziale e irrinunciabile. In questo seno

Introduzione

poche o periodizzato la storia della salvezza un dato incont~over~ibile, anche. se .sidi~cute come egli abbia inteso nei particolari questa periodizzazione. H. Conzelmann ha ritenuto di
poter mostrare che, secondo Luca, gli eventi di Ges costituiscono il centro del tempo, preceduto dal tempo d'Israele
e seguito dal tempo della chiesa." Contro questo modo di
vedere c' da osservare che Luca unisce strettissimamente il
tempo di Ges con quello della chiesa (sotto il punto di vista
dell'annuncio del regno di Dio), contrapponendo ambedue al
tempo della legge e dei profeti (Le. 16, I 6).9 Inoltre Luca sottolinea non solo che il tempo della chiesa un tempo di compimento storico-salvifico, come il tempo di Ges, ma anche che
con esso ha inizio il tempo finale."
Lo schema promessa e compimento, fondamentale per la
esposizione storico-salvifica di Luca, non serve soltanto per rispondere alla problematica escatologica. Per Luca la storia salvifica non un surrogato, al posto dell'attesa della fine imminente, a cui nel frattempo si rinunciato." Piuttosto, l'orientamento storico-salvifico serve anche a mostrare la continuita
dell'annuncio dai profeti a Ges, attraverso i suoi testimoni apostolici, a Paolo, il vero missionario per le genti. Gli Atti presentano propriamente non la storia della prima chiesa," ma
so Luca con la sua concezione storico-salvifica, nonostante tutti i tratti specifici, si
colloca in un'ampia tradizione protocristiana.
8. Conzelmann, Mitte der Zeit 140 e passim.
9 Per la critica al Conzelmann vedi, ad es., W.c. Robinson jr., Der Weg des Herrn,
Hamburg-Bergstedt 1964; Kimmel, Einleitung II3-II6.138 s.
lO. La citazione di Ioel3,1 in Act. 2,17 si discosta dal testo ebraico e dai LXX: e
accadr i "tai: crxa."ta~ 'l!J.pa~.
r r , Contro Vielhauer, Zum Paulinismus 24; Conzelmann, Mitte der Zeit 127;
Grasser, Problem der Parusieuerzogerung 204-215; Haenchen, Apg.' 86; Schulz,
Stun~e der Botschaft 275-291. Cfr. la critica in Kummel, Lukas in der Anklage der
beutigen Theologie 156-159.
12. Cfr '. Blank, Probleme einer Geschichte des Urcbristentums 277: Ma a Luca non Interessa neanche la storia della comunit primitiva o della comunit di
Antiochia o di qualsiasi altra comunit ... Secondo me Luca vuole scrivere anzitutto
la 'storia dell'evangelo', della 'parola di Dio'. Questa' prospettiva risulta chiara dalle numerose sommarie osservazioni dell'autore di Act.; cfr. Act. 2,41; 4>4; 6,7; I2,
24; 14,1; 19,20.

6. Sulla teologia degli Atti degli Apostoli

191

il corso vittorioso e l'unit della predicazione cristiana da Ges fino a Paolo.


La continuit tra Ges e la predicazione apostolica posta
in risalto da Luca specialmente mediante la sua sottolineatura
dell'importanza della testimonianza oculare degli apostoli.
Pietro e Giovanni reagiscono all'ordine del sinedrio di non
parlare assolutamente e di non insegnare nel nome di Ges
(Act. 4,18) affermando: Noi non possiamo non parlare di
quello che abbiamo visto e udito (4,20). Alla predicazione
dei testimoni oculari corrisponde quella di Paolo." La stessa
corrispondenza si ha tra le esposizioni dei primi autori di scritti su Ges e la tradizione apostolica (Le. l,I s.). Con la sua opera Luca vuole mostrare ai contemporanei, cio all'ambiente cristiano in cui vive.t' I'attendibilit della predicazione cristiana (1,4): l'attendibilit del messaggio mediato da Paolo.
Per questo egli collega Paolo con i testimoni apostolici pi
strettamente di quanto non sia stato in realt. Inoltre i discorsi apologetici di Paolo nella parte conclusiva dell'opera fanno
notare che l'autore interessato non soltanto alla dimostrazione positiva dell'unit della predicazione cristiana, ma anche alla difesa di Paolo. Quale obiettivo pi preciso si prefigga questa apologetica sar da verificare pi avanti ( 6.2). Gi ora
tuttavia si pu riconoscere che secondo Luca la promessa di
Act. 1,8 avr compimento su un piano universale non mediante i dodici apostoli, ma anzitutto (e in definitiva esclusivamente) mediante Paolo (28,30 s.).
Chiaramente Luca parte dal presupposto che le comunit
cristiane del suo ambiente fondamentalmente fossero orientate
alla predicazione del regno di Dio e alla dottrina sul Signore
Ges Cristo (28,31) mediata da Paolo." Egli per vorrebbe
13. Vedi le rispondenze tra la predicazione di Pietro (AcI. 2,14-39; 3,12-26; ro,
34-43) e quella di Paolo (1J,I6-41).
14. Certamente Luca non scrive per comunit palestinesi o egiziane,
]5. L'intenzione espressa in Le. 1,1-4 corrisponde alla constatazione che i discorsi
missionari sono in gran parte composizioni di Luca. Non mi sembra accettabile
ci che dice Dibelius, Paulus in der Apostelgescbicbte 179, cio che Luca voglia dimostrare che i predicatori cristiani in casi simili devono parlare in questo modo.

Introduzione

impegnare la chiesa del suo tempo anche a seguire il modello


ideale della comunita apostolica delle origini, che era assidua nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli (2,42-47).
In questo contesto vanno collocate l'esortazione alla preghiera incessante (Le. 18,1' cfr. Aet.I,14;
2,42.46), nella
quale si esprime la disponibilit personale alla venuta del Signore (Le. 18,1-8) /6 e l'esigenza di una giusta utilizzazione dei
beni materiali (Le. 16 -31; 18,22; cfr. Aet. 2,45; 4,34s.).17
Il ritardo della parusia aveva condotto ad un rilassamento della vigilanza da parte dei cristiani e quindi ad una vita che non
corrispondeva pi all' ideale protocris tiano. 18L'attualizzazione di un esistenziale atteggiamento d'attesa serve in Luca all'individualizzazione dell'attesa della fine (Le. 6,20-26; 12,
r6-21.33 s.; 16,8 s.; 21,19; 23,42 s.; Aet. 7,55 S.).19
L'intenzionale divisione della storia della salvezza in settori
comporta pure che l'evangelista non riferisca lo schema promessa e compimento in genere a citazioni singole della Scrittura riportate esplicitamente e ad eventi singoli del tempo del
compimento; egli piuttosto vede compiersi le predizioni dell'epoca profetica e le profezie di Ges stesso in periodi di tempo successivi." Quindi la venuta stessa di Ges significa salvezza (Le. 2,20-32; 19,10.37 S.)21e la portata salvifca del
16. Cfr. Otto, Gebet 32-72.124-136; inoltre Harris, Prayer in Luke-Aets; O'Brian,
Prayer in Luke-Aets.
17. Cfr. Degenhardt, Lukas, Evangelist der Armen.
18. Vedi il monologo e il comportamento del servo (v. 45l.nella versione lucana
della parabola dell'amministratore (Le. 12,41-46); cfr. Schneider, Parusiegjeicbnisse 27 s.
19. Cfr. Dupont, Die indioiduelle Esehatologie, 1973; Schneider, op. cito 78-84.8995 .
20. Da ci dipende probabilmente la variazione di Le. 22,53b rispetto a Me. 14>49b;
cfr. Le. 22,22 con Me. 14,21. Le. 22,37 riferisce Is. 53,12 a tutta la passione del giuto. Sull'uso della crittura in Luca vedi Dupont, Utilisation apologtlque; Id.,
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21. Per Le. 19,10 vedi G. Schneider, Der Mensehensohn in der lakaniscben
Christologie, in [esu und der Mensehensohn (Festschrift fiir A. Vogtle), Freiburg
1975, 267-282 specialm. 278 .

6. Sulla teologia degli Atti degli Apostoli

193

Cristo non propriamente legata alla morte di croce," anche


se la passione del Signore non ha semplicemente un significato
esemplare per il cristiano."
Non dunque vero che rispetto al terzo vangelo gli Atti presentino una teologia diversa. Soltanto il fatto che essi sono specificamente orientati a Paolo e alla giustificazione della sua opera pu far presupporre che siano stati aggiunti al terzo vangelo con una finalit particolare.
2.

Lo scopo della composizione

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de la morto
23. Vedi chneider, Verleugnung 174-190; Schitz, Der leidende Christus 42-112.

22.

194

Introduzione

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183-185;, H~ggms, The Prejace to Luke, 1970; Mattill, The Purpose ,
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Minear, Kerygmatic In.tentlOn, 1973; Ellis, Situation and Purpose,
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Mattill, Date and Purpose, 1978; SchenkejFischer, Einleitung II, 1979,
159-163.

Forse per nessun altro scritto del Nuovo Testamento si


tanto discusso, come per gli Atti, per definirne l'intento specifico. Eppure non si ancora giunti a dare una risposta univoca:24 S~p~attu.tto non stato chiarito quale sia il rapporto degli Atti, mtesi come seconda parte della duplice opera, col terzo vangelo. Si pu dire che i due scritti sono stati concepiti insieme sin dall'inizio e che il proemio di Le. I ,I-4 si riferisce anche. al seco~do volume?" Oppure occorre postulare un'cccasione specifica per la composizione degli Atti? Questi sono
scritti per la stessa cerchia di lettori del vangelo di Luca, destinato a~ un am?iente intraecclesiale? O non vogliono piuttosto rivolgersi ad una cerchia di lettori non cristiani (vedi pi
in dettaglio 6.3)?
Contro la possibilit che Le. I,I -4 si riferisca anche ad Act.,
2~. Cfr. i dati orientativi in Talbert, Luke and the Gnostics 98-IIO; Kimmel, Einleitung 129-132; Brown, The Prologues 2-8; Martin, New Testament Foundations
I .2~~-250.~~own, ?p..~it. ~,rifac~ndosi in parte a Talbert, menziona le seguenti possibili finahta: I. riabilitazione di Paolo; 2. apologia indirizzata allo Stato romano'
3. evangelizzazione del mondo non cristiano; 4. soluzione di un problema teologi:
co; 5. difesa contro eresie.
25. Le. 1,1-4 non permette di capire con chiarezza se questa premessa si riferisca
anche agli Atti; cfr. sopra, 2.2.

6. Sulla teologia degli Atti degli Apostoli

195

si sostiene che nella sua nuova oVfrYT}cnc; Luca, come avevano


fatto i suoi predecessori letterari, ha voluto esporre le cose
avvenute tra di noi .26 Di conseguenza il proemio andrebbe
riferito soltanto alla storia di Ges e sicuramente non ad una
doppia opera Le. Act. concepita unitariamente .27 Ma contrO questo modo di vedere bisogna far notare che Luca, in base a quanto dice il proemio, andato, per molti aspetti, oltre
quanto avevano fatto i suoi predecessori. Pur volendo trattare fondamentalmente lo stesso argomento affrontato dai
molti che l'avevano preceduto, egli esamin tutto partendo dagli inizi e scrisse ci che gli risultava dalle fonti, esponendolo nel modo pi completo, ampliando e precisando e procedendo per ordine (I,3). Proprio queste quattro caratteristiche costituiscono l'aspetto specifico della nuova trattazione di
Luca. Se si tiene presente che a:vwlh:v (v. 3) si riferisce agli inizi della storia di Ges, ai cosiddetti racconti dell'infanzia," si
dovr concedere che Luca, rispetto ai suoi predecessori, intendeva ampliare l'argomento. Perch tale ampliamento non avrebbe dovuto estendersi anche al di l della storia di Ges e
della sua fine, al di l della pasqua? Il vocabolo qualificante
xa1}c:;f}c; pu essere inteso in questo senso. Esso accenna indubbiamente a una successione ordinata degli avvenimenti,
verosimilmente all'esposizione periodizzante delle vicende o
al collegamento di diverse fasi." Non si pu escludere che
xa1}c:;f}c; si riferisca, tra l'altro, anche alla prosecuzione del
vangelo mediante gli AttUO
Si presuppone che il lettore del terzo vangelo possa rendersi conto dell' attendibilit delle parole non da ultimo in base all'esposizione fatta xa1}c:;f}c; (I,3 s.). In rispondenza al suo

26. Schiirmann, Lk. 14.


27. Ibid.
28. Cfr. Klein, Lukas 1,1-4 als theologisches Programm 2II. Nel frattempo anche
Schiirmann, Evangelienschrift 271 (aggiunta del 1968) ha fatto propria questa concezione; vedi inoltre Higgins, The Preface to Luke 82.
29. Klein, op. cito 21!.
30. Secondo Klein, op. cito 2II, s'impone la conclusione che qui si indica che il
tempo della chiesa delle origini una continuazione della historia Iesu; si manifesta l'intenzione di presentare gli Atti come prosecuzione 'del vangelo di Le,

196

Introduzione

concetto di fede" Luca espone soprattutto per far risaltare la


credibilit delle promesse della predicazione profetica e gesuana. In questo senso la succssione ordinata della composizione tale che, partendo da essa, possibile identificare gli
avvenimenti succedutisi l'uno all'altro come compimento
provvisorio o parziale di promesse, riconoscere la credibilit
delle promesse e, sulla base di esse, concludere con certezza
che a suo tempo avverr il compimento completo."
Pu anche darsi che l'evangelista abbia pensato d'aver raggiunto il suo obiettivo (che era di rassicurare il lettore sulla
attendibilit degli insegnamenti ricevuti) gi con lo scritto
evangelico soltanto. Ma c' da chiedersi se ad una persona della terza generazione, com'era Teoflo a cui stata dedicata l'opera, la sola presentazione della tradizione apostolica su Ge33
S bastasse a fargli riconoscere la sicura attendibilit di quelle parole su cui era stato informato. Per questo egli doveva
ben aver bisogno anche di una prova che la tradizione apostolica su Ges aveva la sua continuazione sin nella predicazione
che Teoflo poteva ascoltare al suo tempo.
Poich questa continuit e identit obiettiva andavano dimostrate, probabile che il secondo volume sia stato programmato sin dall'inizio. L'obiettivo della composizione poteva essere raggiunto in due momenti. La continuit della predicazione apostolica con l'insegnamento di Ges (Act. 1,3) fu
sottolineata energicamente, e mediante la concezione dei dodici apostoli come testimoni fu anche in concreto presentata come attendibile. Inoltre si cerc di colmare la distanza tra
la predicazione del tempo lucano e quella degli apostoli mediante la presentazione di Paolo e del suo legame con gli apostoli stessi. Qui logicamente si dovette mettere bene in Iuce la sintonia della predica zione paolina con quella di Pietro,
:rappresentante dei Dodici. Negli Atti Pietro e Paolo predicano
3I. Vedi Le. 1,2045; inoltre 24,25; Act. 24,14; 26,27; 27,25.
32. Cfr. Schneider, Bedeutung
Doppelwerks, 1977, 49-54.

uon y'CX1}E!;1iC;, 1977; Id., Zweck des lukaniscben

33 Cfr. Act. r,r s. come indicazione del contenuto del vangelo.

6. Sulla teologia degli Atti degli Apostoli

197

come predicavano certi cristiani al tempo di Luca." Se Luca e


i suoi lettori vivevano in comunit incluse nell'ambito dell'attivit missionaria di Paolo si imponeva la necessit di includere lo stesso Paolo nella prova di continuit.
Prima di trattare dell'importanza che la parte degli Atti de ..
dicata a Paolo ha in rapporto alla finalit dell'opera lucana, vogliamo richiamare l'attenzione sul fatto che - nonostante ogni
differenza di argomento e di tematica - si ha una convergenza
considerevole tra il terzo vangelo e gli Atti. Lo scritto evangelico espone tutto ci che Ges fece e insegn dal principio fino alla sua ascensione (Act. l,I s.). L'argomento degli
Atti e indicato nel detto d'incarico e di promessa posto sulla
bocca di Ges in Act. r ,8: il cammino della testimonianza apostolica a Cristo fino agli estremi confini della terra. Il legame concreto dei due temi sta nel fatto che r ,8 costituisce
una promessa di Ges. Inoltre si chiarisce che l'ascensione di
Ges avvenuta solo dopo l'incarico da lui conferito agli apotoli (r.a). L'insegnamento di Ges sfoci in un incarico ai
uoi testimoni. Ci che unisce l'insegnamento di Ges e la predicazione degli apostoli il regno di Dio (1,3; Le. 16,16)_
Il fatto che Paolo a Roma pot annunciare il regno di Dio con
ogni franchezza e senza impedimento (Act. 28,3 l) non costituiva ancora - 'secondo l'interpretazione pi plausibile - il
compimento finale della promessa di 1,8. Nondimeno le realizzazioni parziali della promessa di Ges, avvenute sinora, dnno al lettore la certezza che si avr il compimento completo. Esse dimostrano l'attendibilit della promessa.
Questo tema della veracit della promessa ricorre con molo
teplici accentuazioni. La conclusione di Act. sottolinea che la
promessa di Ges si compir lungo il cammino della testimonianza resa a Cristo fino agli estremi confini della terra. Luca considera in varia guisa il problema del ritardo della parusia," Ribadisce la fede in essa, ma nega che se ne possa preci34. Cfr. Dibelius, Die Reden 142: Cos si predica - e cos si deve predicare!.
Ma lecito dubitare che Luca avesse come programma l'intenzione espressa nella
seconda parte di questa affermazione.
35. L'attenzione a questo problema non pu tuttavia essere considerata propria-

198

Introduzione

sa~e la scadenza." Per questo, invece dell'attesa della fine imminente, oggetto della tradizione tramandata su Ges raccomanda una disponibilit costante nei confronti della W;e.37 Le
promesse dei profeti SO:-lO
destinate a .compiersi tutte (Aet. 3,
21; Le. 24,25). Probabilmente anche Il tema di Israele'" stato trattato da Luca prevalentemente in riferimento all'attendibilit delle promesse bibliche, come si accenna in Aet. 1,6
con la domanda degli apostoli. Chiaramente non a torto i discepoli.at~endono il regno per Israele. In 1,7 s. Ges rifiuta solo di rispondere alla domanda sulla scadenza. Il cammino del
vangelo, da Gerusalemme attraverso la Giudea e la Samaria
~erso tutti i popoli, non in contraddizione vera e propria con
l attesa del regno per Israele. Secondo il modo di vedere di
Luca, ~e. 1,33 resta una promes~a p~rennemente valida: Egli
regnera per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non
avr ~n~.39Per dimostrare la veracit della promessa nei confronti di Israele, Luca sin dall'inizio della sua opera include
anche l'annuncio di una divisione, che il messaggio di Gesu e
quello dei suoi testimoni causeranno in Israele." Ci si deve
chied~re se i problemi ai quali Luca si riferisce si posero solo
a.mot~vo.della realt storica effettiva (= il ritardo della paruSIa e 11 rifiuto sempre pi deciso dei Giudei di accogliere il
vangelo), oppure se egli si vide costretto a trattarli di fronte
all'insorgere di false dottrine.
In ricerche recenti sullo scopo dell'opera lucana si pensat? ad un ~ro~te antignostico o antidocetico di Le.-Aet.41 Ma qui
SI deve giudicare con molta prudenza. L'opera lucana non armente il mo.tivo fonda~ental: dell'opera lucana, come ritennero soprattutto Conzelmann, MZlle der Zeit e Grasser, Problem der Parusieuerziigerung 178-215.
36. Cfr. ~oprattutto Act. 1,6-7 S.II.
37. Vedi Schneider, Parusiegleichnisse 95 s.
38. I~ diversi stud~ Je.rvell richiama l'attenzione su questo tema fondamentale. L
sue ricerche s?no nepl~ogate nel libro Luke and the People 01 God; cfr. anche Eltester, Israel im lukaniscben Werk; Lohfink, Sammlung Israels.
39. Vedi Lohfink, op. cito 23-25; cfr. anche LC.22,30; 24,21; ACt.13,23; 28,20b.
40. Le. 2,32.34; 7,1'9,,50; Act.28,25-27.
41. Cos.Barret~, Luke the Historian 62 s.; Klein, Die ziool] Apostel; Schiirmann,
Euangelienscbriit 252; Talbert, Luke and the Gnostics; Id., Die antidoketische
Frontstellung.

6. Sulla teologia degli Atti degli Apostoli

199

gomenta esplicitamente contro determinate posizioni. Cos, idee gnostiche, come mostra anche Aet. 20,29 s., vengono respinte tutt' al pi indirettam~n.te.42 Va nota~~ che i me~zi di cui
Luca si serve nella sua espOSIZIonee che utilizza per dimostrare l'apostolicit della predicazione ecclesiastica sono attestati anche al di fuori dell'opera lucana nella difesa contro l'insorgere di eresie." difficile che nell'ambiente in cui Luca
compose la sua opera certe idee eretiche o certe obiezioni fossero gi percepibili come espressioni di gruppi ben definiti. I
pericoli di cui Luca si rendeva conto provenivano in larga ~isura dalla situazione storica della chiesa del suo tempo e In
ogni caso non soltanto da quei lupi dai quali mette in guardia Aet. 20,29 s. e che s'intromettevano nella comunit dall'esterno.
Che significato ha l'ampia parte degli Atti dedicata a Paolo per ci che riguarda lo scopo dell'opera? L'idea che gli Atti costituiscano un'apologia di Paolo nel suo processo romano" pu considerarsi confutata. Essi infatti rappresentano la
seconda parte di un'opera, la cui prima parte lo scritto evangelico, il quale ben difficilmente corrisponde allo scopo apologetico dell'opera nel suo insieme, se inteso in questi termini.
Lo scopo apologetico degli Atti oggi in parte considerato questo: Luca avrebbe inteso presentare il cristianesimo come religio licita, per ottenere cos la toller~nza dello S~at~ r?m~no.4'
Contro questa interpretazione parla 11 fatto che 1cnstia~l1 ven:
gono contrapposti ai Giudei. Solo i cristiani sono conSIderati
42. Cfr. van Unnik, Die Apostelgeschichte

und die Hresien; Haenchen,

Apg.'

675.679 ('130-134); Kiirnrnel, Einleitung 13


43. Vedi i concetti dei testimoni oculari, della retta interpretazione della Scrittura
e della trasmissione della tradizione apostolica alle generazioni successive nel quarto vangelo
in I lo.), nelle Pastorali e in 2 Petr. 3,1,10; cfr. Talbert, Luke and
tbe Gnostics 57-70; Schneider, Zweck des lukanischen Doppelwerks 57 S.
44. Cos specialm. in certi lavori meno recenti, ad esempio Aberle, Zweck der Apostelgeschichte; pi recentemente: Sahlin, Messias IO; Koh, Writings 01 St. ~uke
34; Cottle, Occasion and Purpose; Mattill, Tbe Purpose; Id., The Good Samaritan:

(e

Munck, Acts LV-LXI.


45. Cos Easton, Early Christianity 33-u8; Haenchen, Apg.s 5~~571; Stahli~, Apg.
6. Sul giudaismo come religio licita vedi S.L. Guterman, Religious Toleration and
Persecution in Ancient Rome, London 1951, 13-129.

200

I ntroduzione

cittadini leali, mentre la parte incredula del giudaismo viene


pr~sentata co~e politicamente sediziosa." Inoltre l'argomentazione, teologicamente orientata, di tutta l'opera sarebbe risultata incomprensibile proprio a funzionari romani .47 Se si
volessero interpre~are gli Atti come un'apologia politica, la
loro parte conclusiva (capp. 21-28) costituirebbe un'appendice strana dell'opera." difficile dunque irnmaginarsi che
Luca intendesse rivolgersi ai Romani per ottenere da loro condizioni favorevoli e possibilit di lavoro per la chiesa .49
Se si cerca di precisare la funzione letteraria di Ac t. 2 1-28
i obbligati a prendere atto di un fatto sorprendente: questi
capitoli informano sul cammino di Paolo verso Roma un carn~ino per che non porta al tribunale imperiale, ma ai Giudei
di Roma. L ha luogo il confronto definitivo con la parte ostinata del giudaismo." Nei discorsi di questa parte la persona
e l'attivit di Paolo costituiscono l'oggetto dell'apologia. Paolo viene apertamente difeso dalle accuse che i Giudei sollevavano soprattutto contro i membri di comunit giudeo-cristiane." Se Paolo avesse veramente preso posizione contro il popolo di Dio, la legge e il tempio" (come si rimproverava ai cristiani), sarebbero state messe in gioco la giustificazione dell' eistenza della chiesa e la vocazione dei pagani.'} L'apologia di
Paolo riguarda cos prevalentemente il problema, interno alla
chiesa, della veracit delle promesse fatte a Israele, allorch si
andava constatando che il giudaismo continuava a rifiutare il
messaggio dei testimoni di Cristo. La posizione di Paolo nei
confronti della legge, che nelle accuse dei Giudei veniva considerata, a ragione, problematica, stata da Luca resa innocua. Egli l'ha smussata e accomodata presentando l'apostolo
dei gentili ancora come un giudeo e un fariseo fedele alla legAcI. 13,50; 14,19; 17,5-8.13; 18,12-17; 21,27 s. Cfr. anche Mikat, Cbristusuerkiindigung und Kaiserkult, 1974.
47. Cfr. Aci. 18,15; 25,13-26.
48. Cfr. ]ervell, Paulus 167 S., n. 6.
49. ]ervell, Paulus 169.
50. ]ervell, op. cit, 172.
51. !ervell, op. cito 190. Similmente gi Schneckenburger, Zweck der Apost elgescbicbte; cfr. Gasque, History 01 the Criticism 32-39.
52. Cfr. Aci. 21,28; 28,17; inoltre 24,I4-16; 26,22 S.
53. ]ervell, Paulus 181.
46.

6. Sulla teologia degli Atti degli Apostoli

20 I

ge." Nel far ci Luca non e certo partito dalla teologia che Paolo espone nelle sue lettere, ma da un'immagine corrente del
missionario Paolo diffusa nel suo ambiente."
possibile dunque vedere c~e l'~pologia ~ei. capi~oli conclusivi riguarda il rapporto tra giudaismo e cnsttanesimo. Resta per da chiedersi quale ruolo abbia in questi capitoli" il
rapporto con lo Stato romano. Che non s!,tratti di un'apol.ogia
indirizzata intenzionalmente a Roma e gia stato notato. SI dovr dire forse che anche il rapporto con le autorita statali considerato in prospettiva intraecclesiale? Se vero che l'autore
dei due scritti a Teofilo s'era posto il compito di trovare
la collocazione dei cristiani nella struttura di questo mondo,
nel quale dominava (ancora per poco tempo, c~me egli sRerava) un atteggiamento generalmente avverso .nei confronti del
cristianesimo,~7 dovette essere suo intento anche preservare i
cristiani stessi da possibili atteggiamenti sbagliati. Essi non dovevano n essere inconciliabili avversari dello Stato, n praticare una forma di adattamento conformistico e rassegnato.
Questo secondo atteggiamento avrebbe inevitabilmente paralizzato la volont di missione." Gli esempi di condotta benevola di rappresentati romani," che Luca offre, potevano suscitare nel lettore la speranza che un atteggiamento per lo meno
neutrale da parte di Roma potesse diventare realt anc~e nel
presente." Ma Luca in ogni caso ben consapevole che l funzionari romani, proprio come gl'increduli Giudei, sono strumenti dell'azione salvifica di Dio, cui in definitiva nessuno pu
opporre resistenza. Dio infatti mantiene la sua promessa.
54. Act. 22,3; 23,1.3.5 S.; 24,14 s.; 26,4 S.22 s.
5,5. Sulla questione se Luca conoscesse le lettere di Paolo vedi sopra, 43
,56. Vedi tuttavia anche il ruolo gi svolto da Pilato nel processo di Ges
23,
4.22).
57. Pliimacher, Lukas als griechischer Historiker 260.
58. Vedi ibid.
59. Si tenga presente che i governatori Pilato (Le. 23), Felice e Festo (Act. 24,2226; 25,9-I1), vale a dire i principali personaggi romani coinv~lti nel processo a ?e:
s e nella vicenda di Paolo, vengono descritti come tendenZialmente favorevoli al
Giudei.
60. Cfr. Pliimacher, op. cito 260.

~l:".

202

Introduzione

3. La cerchia dei destinatari


BIBLIOGRAFIA:J. Weiss, Uber die Absicht, 1897, 56 S.; Goodspeed,
The Origin 01 Acts, 1920; Jacquier, Actes exx; Dibelius, Historiker,
1948, II8 s.; Id., Die Reden, 1949, 126-129; Nock, recensione a M.
Dibelius, Aulsiitze, 1953,51 s.; van Unnik, Book 01 Acts, 1960; jervell, Paulus, 1968; A. Vogtle, Was hatte die Widmung des lukanischen
f:!oppelwerks an Theophilos zu bedeuten? (1969), in Id. Das Eoangelium und die Eoangelien, Disseldorf 1971, 31-42; Burchard, Zeuge,
1970, 183-185; Marshall, Luke, 197,216-222; O'Neill, Theology 01
Acts, 1970, 172-185; Pliimacher, Lukas als griechischer Historiker,
1974, specialm. 261 S.

Quali siano i lettori ai quali si rivolgono gli Atti degli Apostoli e l'opera lucana nel suo insieme questione che dipende
non da ultimo dai tratti propagandistici e apologetici presenti
in essa. Infatti, bench l'opera nell'insieme si rivolga prevalentemen te a lettori cristiani (cfr. 6.2), le tendenze soprattutto
apologetiche fanno pensare ad un non trascurabile secondo
scopo .61 Chiaramente Luca non vuole soltanto comunicare
certezze ai cristiani ed edificarli, ma vuole anche fare propaganda tra i pagani." Ci si chiede tuttavia se le intenzioni propagandistiche e apologetiche presuppongano veramente dei
non cristiani come seconda cerchia di destinatari, o non servano piuttosto all'autocomprensione dei cristiani."
Non si pu parlare di funzione apologetica di Act. nel senso che essi si rivolgano direttamente allo Stato rornano'" o ai
pagani in generale." Neanche l'idea che questo pubblico sia
interpellato indirettamente." ad esempio attraverso il destinatario della dedica (Teofilo), sostenibile. La dedica a Teofilo
pu ,67 ma non necessariamente deve, essere stata intesa in fun61. Kimmel, Einleitung 131.
62. Cfr. Haenchen, Apg. 544.
63. Vedi sopra, 6.2.
64. Cos, ad es., gli autori che considerarono gli Atti uno scritto apologetico a favore di Paolo (vedi 6.2 n. 44); cfr. 6.2 n.45.
65 Cfr. l'idea di ]. Weiss, Uber die Absicht 56: un'apologia della religione cristiana davanti a pagani contro l'accusa dei Giudei.
66. Cos, con diverse motivazioni e accentuazioni, ad es., Loisy, Actes I04-I21;
Bruce, Acts (NIC) 19-24; Conzelmann, Mitte der Zeit 128-135.
67 T. KIeberg, Bucbbandel und Verlagswesen in der Antike, Darmstadt 1967, 29 s.

6. Sulla teologia degli Alti degli Apostoli

23

zione di una diffusione dell'opera. Secondo M. Dibelius la dedica a Teofilo non solo onorava questo personaggio, ma lo impegnava anche alla diffusione del libro. Il terzo vangelo avrebbe avuto sin dall'inizio, per dirla in termini moderni, due ambiti d'impiego, come libro di lettura delle comunit cristiane, e come lettura privata per persone letterariamente istruite." L'unico motivo su cui si bas il Dibelius per sostenere
che i due scritti lucani erano destinati non solo alle comunit cristiane, bensl anche al mercato librario 69 era il fatto della
dedica a Teofilo. Ma poich non dimostrato, sulla base dell'uso di dediche profane, che il destinatario della dedica fosse obbligato anche ad impegnarsi per diffondere l'opera in questione/o cade la premessa da cui il Dibe1ius era partito.
Con questa constatazione non si esclude comunque che Teofilo nelle attese di Luca, dovesse collaborare alla diffusione dello scritto." Tale possibilit non esisterebbe evidentemente se Teofilo non fosse un personaggio storico, ma solo una
figura fittizia. Ci si dovr immag~nare il destin.atario d7ll~ ded~ca non come un timorato di D1O sulla soglia del cnsnanesirno," ma piuttosto come un cristiano che un tempo aveva fa~to parte di questi timorati di Dio provenienti dal pag~r:eslmo e che erano vicini alla sinagoga giudaica. Anche 'utilizzazione dei LXX da parte di Luca mostra che l'autore della duplice opera proveniva dagli ambienti di questi pagani ch~ avevano simpatizzato con il giudaismo e che avevano partecipato al
suo culto." Essa inoltre fa pensare che l'evangelista sperasse
di trovare lettori nelle stesse cerchie di ex timorati di Dio.
Certo, la terminologia sorprendentemente neutrale) del
68. Dibelius, Die Reden 127.
69. Dibelius, Historiker II8.
70. Vedi Nock, recensione: M. Dibelius 501 s.; Vogtle, Widmung des lukanischen
Doppelwerks 39 s.
71. Vogtle, op. cito 40
72. Contro van Unnik, Book 01 Acts 372, il quale per la sua ipotesi .si r~~ a H.
Mulder, Tbeopbilus, de Godorezende, in Arcana revelata (Festschrift fur F.W.
Grosheide), Kampen 1951, 77-88. Cfr. anche O'Neill, Theology 01 Acts 185: Il
libro degli Atti, insieme col vangelo di Lc., probabilmente l'unica opera del N.
T. specificamente rivolta a non credenti.
73. Cfr. F. Siegert, Gottesliirchtige und Sympathisanten: JSJ 4 (1973) 109-164.

24

Introduzione

proemio (Le. 1,1-4)74 mostra che Luca poteva sperare di trovare lettori anche nelle cerchie di coloro che non avevano ancora fatto il passaggio da timorati di Dio a credenti cristiani. possibile che egli sperasse che singoli lettori di questi ambienti, soprattutto se adeguatamente istruiti, arrivassero alla
fede cristiana grazie al carattere accertante della sua opera."
Non basta pensare che Luca abbia scritto la sua opera anzitutto per lettori etnico-cristiani." Non solo l'abbondante utilizzazione della Bibbia greca, ma anche la difesa di Paolo contro le accuse dei Giudei ( 6.2) mostra che questi etnico-cristiani in genere non erano passati al cristianesimo direttamente dal paganesimo. I destinatari orientali dell'opera lucana vivevano in un ambiente in cui i giudeocristiani costituivano un
elemento rispettato e chiaramente anche influente." Essi erano diventati cristiani lungo il cammino della fede in Dio mediata dal giudaismo e dalla Bibbia."
4. La questione riguardante
una presunta posizione protoeattoliea
degli Atti degli Apostoli
E. Kasernann, Amt und Gemeinde im Neuen T estament
(1949), in Id., Exegetische Versuche und Besinnungen 119-134; Id.,
Das Problem des historisch. [esus (1954), in Id., Exegetische Versuche
und Besinnungen I 187-214; W. Marxsen, Der Friibkatbolizismus

BIBLIOGRAFIA:

74. Cfr. Dibelius, Die Reden 127 (<<formulato addirittura con una certa neutralit
nei confronti dell'argornento); Flender, Heil und Gescbicbte 61-63.
75. Cfr. Dibelius, op. cito 127; O'Neill, Tbeology 01 Acts 171.179.184 s.; Burchard,
Zeuge 184; Marshall, Luke 2I9; Kiimrnel, Einleitung 131; Plimacher, Lukas als
riecbiscber Historiker 261.
76. Goodspeed, Tbe Origin 01 Acts 97; Jacquier, Actes cxx, Schmid, Einleitung
267.
77. Jervell, Paulus 188. Rifacendosi a Iust., dial. 4655., sottolinea: [Con Luca}
iamo ben lontani da un tempo e da un ambiente quali risultano, ad es., da Giustino, in cui i giudeocristiani nella chiesa costituiscono un gruppo discusso e appena sopportato.
78. Cfr. il cammino che segue l'argomentazione nel discorso all'Areopago di Act.
I7,22-31; inoltre lo schema d'aggancio col quale Luca fa iniziare a Paolo le sue
prediche nelle sinagoghe delle rispettive citt.

6. Sulla teologia degli Atti degli Apostoli

205

. Neuen Testament (BStN 2I), Neukirchen 1958; F. Mussner, Fruhk~tholizismus:


TrThZ 68 (1959) 237-?45; Id . ' .Friihk~tholizismus:
J.ThK VI (1961) 89 S.; H. King, Der Fruhkatholzzzsmus tm Neuen Testament als kontroverstheologisches
Problem: ThQ 142 (1962) 385424; H. Schiirmann, Das Testament des Paulus [r di: Kirche. Apg.
20,I8-35 (1962), in Id., Untersuchungen ~1.0-340, speclal~. 337-34;
E. Kasemann, Paulus und der Fruhkatholzzzsmus (1963), m Id., ~~egetische Versuche und Bes~~nungen. 1.1 239-253; K.J:I. Schelkle, Sptapostolische Briefe und Fruhkatholzzzsmus (1963), m Id., Wort und
Schrift,Diisseldorf
1966, 117-125; Haenchen,Apg.~ 81-88 (7102:109);
Conzelmann, Der geschichtliche Ort, 1966; J.H. Elliot, A Catbolic Gospelo Reflections on Early Catholicis~ in the New Testam~nt: CBQ
31 (1969) 213-223; Kimmel, Lukas in der Anklage der ~eutzgen Tbeologie, 1970; Barrett, New Testament Essays, 1972, specialm ..99 S.10II! 5; K.H. Neufeld, Fruhkatholizismus
- Idee un~ Begrz!f: .ZKTh
94 (1972) 1-28; H. Wagner, Zum Problem des Fruhka~kolmsmus:
ZKTh 94 (1972) 433-444; Morris, Luke and .~arly Ca!holzczsm, 1972/
73; H. Wagner, An den Ursprngen des fruhkatholtschen
Prob~.ems,
:Frankfurt 1973; U. Luz, Erwagungen zur Entstehung des Fruhk~sbolizismus: ZNW 65 (1974) 88-1I!; I.H. Marshall, Early Catbolicism in the New Testament, in New Dimensions in New T.estament
Study, ed. by RN. Longenecker/M'<:'.Tenney, Grand ~aplds 1974,
2. I 7-23 I; K.H. Neufeld, Frbkatbolizismus
- ..woher? Uberle gun g:n
xu einer These: ZKTh 96 (1974) 353-384; Plumacher, Lukas als g!'zecbiscber Historiker,
1974, specialm. 238 s.; Talbert, Introduction,
1974,443-445; Anido, Status and Achievement of Luke, 1975; Schu~z,
Die Mitte der Schrift, 1976,109-123.132-161;
H. Wagner, N,och ~tnmal: Frbkatbolizismus:
ZKTh 98 (1976) 52-64: dr.la replica di K.
H. Neufeld: ibid. 440-446, e le osservazioni. di ~. Wagner: ZKTh 99
(1977) 437; J.D.G.Dunn, Unity and Diverszty in th: ~ew Tes~ament,
London 1977, 341-366; H.-J. Schmitz, Fr~hkatholtzz:;nus bei Adol~
-uon Harnack Rudolph Sohm und Ernst Ksemann, Dusseldorf 1977,
:F.Hahn, Da; Problem des Fruhkatholizismus:
EvTh 38"c1978) 34357; Hengel, Geschichtssc~reibung,
1979, ~.9; A. Sa.n?, Ube~legungen
xur gegenwartigen Diskussion ber den Fruhkatholzzzsmus.
Cath 33
(1979) 49-62.

Il tentativo di collocare gli scritti lucani all'.interno dello


sviluppo teologico della chiesa primitiva stato m~rapr~so s~;
prattutto a partire da F.Ch. Baur e dalla scuola di Tubmga.
79. Cfr. Ga que, History 01 tbe Criticism 21-54 Uno dei critici princip~li di Baur
fu il uo discepolo A. Ritschl, la cui opera Die Entstehung der altkatl:Jolzschen Kir-

206

Introduzione

La classificazione di determinati scritti e prospettive come


cattolici fu fatta gi in questo ambito. Dopo la seconda guerra mondiale la designazione protocattolicesimo 80 stata adottata - proprio in riferimento alla duplice opera lucana - da
E. Kasemann" e da Ph. Vielhauer" e introdotta nel dibattito
scien tifico. 83
Mentre per il Kasemann il protocattolicesimo lucano consiste nella teoria della tradizione e della legittimazione," e
mentre questo autore, analogamente al Vielhauer, parla di
protocattolicesimo incipiente," per S. Schulz il protocattolicesimo in Luca presente su tutta la linea e quasi sotto ogni
aspetto." Per Schulz protocattolica non solo la presentazione
che, Bonn 1850, era ancora fortemente influenzata da Baur. Ma gi nella sua seconda edizione (1857) critic a fondo le prospettive dello studioso di Tibingen
sullo sviluppo del cristianesimo primitivo; cfr. Gasque, op. cito 62-64; Wagner,
An den Ilrspriingen 249'294. Sull'opera lucana vedi A. Ritschl, Scbrijte des Lukas, 1847.
80. Il termine protocattolicesimo fu usato per la prima volta poco prima della
prima guerra mondiale, per caratterizzare un'epoca dell'antica storia della chiesa: E. Preuschen/G. Kriger, Handbucb der Kircbengescbicbte I, Tiibingen 19II
('1923), IX.95; E. Troeltsch, Die Soziallebren der cbristlicben Kircben und Gruppen, 19II = Gesammelte Scbrijten I, Tiibingen 1922, 83-178. La traduzione inglese del libro di P. Batiffol, L'glise naissante et le catbolicisme, Paris 1909, apparve sotto il titolo Primitive Catholicism (London 19II); una traduzione tedesca
di F.X. Seppelt ebbe il titolo Urkirche und Katholicismus (Kempten/Miinchen
1910). A quest'ultimo titolo si riaggancia evidentemente A. Ehrhard, Urkirche und
Frbkatbolizismus, Bonn 1935; cfr, Id., Urcbristentum und Katbolicismus 1949
(3 scritti), Luzern 1926.
'
81. Kasemann, Amt und Gemeinde, 1949, 132 (<<Lucaha perla prima volta ... propagato la teoria protocattolica della tradizione e della legittimazione), Cfr. Id.,
Problem, 1954, 198 s.; Id., Paulus, 1963.
.
82. Vielhauer, Zum Paulinismus, 1950,26: Luca coi presupposti della sua storiografia non si colloca nel protocristianesimo, bens nella chiesa che sta diventando protocattolica.
83. Da allora la teologia lucana viene considerata con diverse accentuazioni protocattolica, da Marxsen, Der Frubkatbolizism~s 5; Wilckens, Mission;reden'
192; Klein, Die ziool] AposteI202-216; E. Dinkler, Tradition (1m Urchristentum)
in RGG VI (1962) 970-974; Schulz, Stunde der Botscbajt 255-275; Id. Die Mitt~
der Scbrij: 109-123.132-16I
'
84. Kasernann, Amt und Gemeinde I32.
85. Kasemann, Problem I99; cfr. Vielhauer (~ sopra, n. 82).
86. Schulz, Die Mitte der Scbriit 109-123.I32-I61.

6. Sulla teologia degli Atti degli Apostoli

27

lucana della figura, della storia e della teologia di Paolo," ma


anche tutta la teologia dei due volumi dell'opera. Questa tesi
88
viene sviluppata in sei punti specifici.
a) Luca non pi a conoscenza di un'attesa. d:ll'imminente regno di Dio; come logica conseguenza egli rifiuta la teologia apocalittica del cristianesi.mo primit~vo ..Al suo post? subentra uno schematismo storico, la CUI spina dorsale e costituita dall'idea del piano salvifico di Dio.
b) S'arriva cos a uno spostamento tipicamente protocattolico: l'ecclesiologia, con la tradizione e la successione apostolica, passa vistosamente al centro, anch~ se L~ca non s~iluppa mai un sistema completo con gerarchIa clericale, uflicio
episcopale monarchico e sacramentalismo. .
.
c) La vita di Ges viene intesa per la pnma volta, logicamente come fenomeno della storia passata. A differenza di
Paolo a cristologia viene subordinata alla teologia e soprattutto alla ecclesiologia.
.
.
d) Al concetto protocattolico di chiesa corrisponde il radicale malinteso e l'incomprensione totale del messaggio paolino della giustificazione. La giustificazione si ha mediante opere meritorie.
e) L'opera lucana un'iniziativa profondamente antientusiastica, la cui intenzione (antignostica) trova espressione soprattutto in una polemica indiretta..
.
f) Infine anche l'etica lucana protocattolIca . .r conten~t1 etici vengono presentati sostanzialmente come esigenze e lst~zioni di Ges. Il giudizio venturo motiva la condotta e la VIta
non mediante la sua urgenza e vicinanza, ma mediante la sua
ineluttabile realt. Non pi la giustificazione degli empi, come
in Paolo, bens quella dei pii caratterizza l'etica in modo determinante. Invece la morte di Cristo non ha per Luca alcun
significato salvifico.
.'
.'
Un giudizio critico sulla tesi del protocattolIceslmo riferita
87. Schulz, op. cito 109-123. La presentazione lucana di Pa~10 ~iene definita da
Schulz (123) addirittura come la pi matura del protocattoliceslmo avanzato.
88. Schulz, op. cito I32-I61.

208

Introduzione

a Luca deve considerare se i tratti teologici dell'opera lucana,


ritenuti espressione di tendenze protocattoliche,
siano descritti appropriatamente.
Solo in questo caso, si deve ricercare il
loro carattere protocattolico.
Inoltre, c' da discutere anche la
definizione di protocattolicesimo
.89 Infine, circa le posizioni lucane riconosciute come protocattoliche,
occorre porre questioni critiche sulla realt di fatto; soprattutto si deve verificare la teoria della defezione protocattolica dall'evangelo cristiano primitivo o paolino. La concreta questione teologica
in ultima analisi il problema della critica interna del canone.
Poich S. Schulz a sollevare nel modo pi ampio il rimprovero di protocattolicesimo
contro l'opera lucana, sembra opportuno intraprendere la verifica critica delle rispettive tesi in
un confronto con le sue posizioni, non dimenticando nemmeno i critici precedenti."
a) Che in Luca l'a ttesa esca tologica della fine imminen te passi in secondo piano, mentre viene sviluppata - in un certo modo in direzione contraria - una determinata concezione della

89. Sulla descrizione del protocattolicesimo nel senso di un primo stadio (non
di un momento preparatorio) di quei principi teologici che la grande chiesa carrolica del sec. II precis, cfr. le definizioni, in parte diverse, di Mussner, in LThK VI
89; Barrett, Luke the Historian 70 s.; Conzelmann, Der gescbicbtlicbe Ort 248 s.;
Elliott, A Catholic Gospel 214; Morris, Luke and Early Catbolicism 122; Luz, Eruidgungen 90-92; Kimmel, Einleitung 1I5; Talbert, Lntroduction 443. Oltre alI
caratteristiche presupposte da Schulz vengono menzionati: una regula fidei ben
delineata, uffici ministeriali stabilmente fissati, la-distinzione tra preti e laici, una
interpretazione autoritativa della Scrittura, la teologia naturale, la concezione
della chiesa come istituzione salvifica, la raccolta degli scritti apostolici,
90. Vedi soprattutto i lavori di autori cattolici indicati sopra, nella bibliografia:
Mussner, Kiing, Schelkle, eufeld e Sand.
91. Contro la tesi deIIa posizione protocattolica dell'opera lucana si sono finora espressi criticamente Conzelmann, Mitte der Zeit 148; Barrett, Luke the Historian 67'76; Eltester, Lukas und Paulus 7 s.; Flender, Hei! und Geschichte 125 s.;
Haenchen, Apg.' 81-88; Roloff, Apostolat-Verkndigung-Kircbe
227-235; Borgen, Von Paulus zu Lukas 156 s.; Conzelmann, Der geschichtliche Ort 248 .; O.
Betz, The Kerygma o] Luke: Int, 22 (1968) 131-146, specialm. 145; Loning, Lakas 223; Kiimmel, Lukas in der Anklage der beutigen Tbeologie 154 s.159-16l;
MarshalI, Luke 219 s.; Barrett,
ew Testament Essays roo.r rj ; Morris, Luke and
Early Catbolicism 135 .; Kimmel, Einleitung II5.14o.153; Plumacher, Lukas als
grtecbiscber Historiker 238; Talbert, lntroduction 443-445.

6. Sulla teologia degli Atti degli Apostoli

29

storia della salvezza, non dovrebbe essere contestato." Tuttavia non si pu parlare di questo differimento come se la
teologia della storia subentrasse all'apocalittica"
e l'escatologia fosse trasformata in un pro?lema particolare dell~ storia.
La concezione lucana della stona della salvezza non e causata ma infhienzatas-" dal ritardo della parusia. Il fatto che Luca' faccia seguire al suo vangelo gli Atti degli Apostoli mostra
che egli tiene conto della situazione mutata a motivo della dilatazione del tempo della storia. Non ne risulta per che egli
abbia secolarizzato la storia. L'attivit di Ges , anche per
Luca, evento salvifico del tempo finale." In fin dei conti, Luca
argomenta nello stesso senso dell'apocalittica,
quando, partendo dal parziale realizzarsi delle promesse, conclude rinviando alloro compimento totale in futuro."
b) Non vero che Luca sia esponente di una ecclesiologia
con una tradizione e successione apostolica. Secondo l'esposizione di Act., la tradizione apostolica viene tramandata in
quanto la testimonianza resa dagli apostoli a Cristo continua
ad essere trasmessa nella chiesa, non da ultimo ad opera di
Paolo. Ma gli Atti non narrano la pi antica storia della chiesa, bens il crescere della parola di Dio.97 Significativamente
nel congedo di Paolo dai presbiteri di Efeso, non la parola
affidata a loro, bens essi sono affidati a Dio e alla parola
della sua grazia (Act. 20,32).98 L'unicit storica dell'apostolato dei Dodici e il ruolo di Paolo mostrano invece che Luca
non pensa alla successione in uffici o funzioni definiti con pre92. Cfr. Kimmel, Lukas in der Anklage der heutigen Tbeologie 1.52-154.1.56-1.59;
Schneider, Parusiegteicbnisse.
93. Contro Kasemann, Amt und Gemeinde 132
94. Borgen, Von Paulus zu Lukas 157
95. Kimmel, op. cito (_ n. 92) 161 S. con rinvio a Le. 4,18 ss.
96. Vedi sopra, 6.2. Cfr. inoltre l'opera storica deuteronornistica; cfr. Schneider,
Zweck des lukanischen Doppeluierks .53
97. Vedi le annotazioni sommarie degli Atti; cfr. sopra, 4.1 n. IO; cfr. anche
Zingg, Das Waehsen der Kirehe.
98. J. Dupont, Paulus an die Seelsorger. Das Vermiichtnis uon Mitet (Apg. 20,18
36), Di.isseIdorf 1966, 168, col quale concorda Schiirrnann, Testament des Paulus
340: Evidentemente la 'parola della sua grazia' pi della paradosis apostolica
indubbiamente loro affidata.

210

1ntroduzione

cisione." Anche la struttura delle comunit sottost chiaramente a una mutazione storica.'?'
. e) In che senso in Luca la cristologia sarebbe subordinata
all'ecclesiologia? Se ne deduce forse che il tempo del Ges terreno e in funzione del successivo tempo della chiesa?lOl Le. 16,16 mostra, vero, che secondo l'evangelista il
tempo di Ges e il tempo della chiesa sono strettamente
legati, perch in tutte e due queste epoche della storia salvifica
annunciato il regno di Dio. Ma questo logion mostra anche
che con Ges arrivato il tempo ultimo, quello del compiment~ dell~ sto~ia della salvezza."? Non affatto vero che per
Luca 11 Cristo innalzato attende il compimento della sua
chiesa sulla terra e che la cristologia della gloria si risolve
senza difficolt in ecclesiologia o ne l'erede legittima."?
L'innalzato piuttosto interviene direttamente nell'opera di diffusione dell'evangelo (Aet.9.4-6; 18,9 s.; 22,18-2I; 23,I1).
d) Quanto al concetto di giustificazione, Luca non solo lo
conosce, ma sa anche - trovandosi nella tradizione paolna=vche si tratta di un tema specifico di Paolo (Aet. 13,38 s.): la
giustificazione dei credenti in Cristo.'?' Tuttavia il nesso tra
99. C~.r.~ltester, .Lukas und Paulus 7 S.; Haenchen, Apg.' 83 s.; Roloff, ApostolatVerkundtgung-.~trche 227-2?5; Conzelmann, Der geschichtliche Ort 249; Loning,
Lukas 223; Kummel, op. cit, (~ n.92) 160; Pliimacher Lukas als griechischer
Historiker 238.
'
100. Vedi Schnackenburg, Lukas als Zeuge oerscbiedener Gemeindestrukturen.
IO!. Cosi S~u1z, I?i~ Jo:fitteder Schrift 144. Una subordinazione della cristologia
alla teologia (COS1ibid. 145) non risulta ovvia per il semplice fatto che secondo
Luca, .~es resta fortemente ~ubordinato a Dio (ibid. 144). Vielha~er, Zum
Pau~tmsmus 26.pensava proprio a questa subordinazione di Ges a Dio quando
?efimva pre-~aolina la ~eol?gi~ lucana. Cfr. Conzelmann, Mitte der Zeit 158-172,
Il quale v~~e il subordinazianismo (che scivola nello storicismo lucano) gi
nella tradizione: Ges strumento di Dio, il quale solo determina il piano di
alvezza (172).
102. La storia di Ges , secondo Le. r.r s., l'inizio degli avvenimenti ultimamente
accaduti tra di noi; cfr. Kirnmel, Einleitung II4.140 s.
103. Cos invece Schulz, Die Milte der Schrift 147.
104. Conzelmann, Der geschichtliche Ort 255-259.
105. Cfr. la ~ormulazionc: generi.ca di Pietro al concilio apostolico (Act. 15,II):
salvezza mediante la grazia del Signore nostro Ges. Vedi F. Mussner, Petrus und
Paulus - Pole der Einbeit, Freiburg 1976, 36-39.106-108.

6. Sulla teologia degli Atti degli Apostoli

2I I

giustificazione e perdono dei peccati - un concetto non paolid06 _ mostra che Luca non parla della giustificazione degli
~mpi. Ma non si pu dire che l'obbligata, insufficiente e ir:completa giustificazione attraverso le ?pere ~ella l<~g?e... SIa
stata complementarmente integrata, m maniera tipicamente
protocattolica, dalla ~iustificazione ~er fede.lo7.Luc~ sa che
il perdono dei peccati resta pura graZIa, anche se m.1U11acon~
versione del peccatore comprende, accanto al cambiamento di
mentalit la pratica della penitenza (Aet. 26,20) che presupposta per' il perdo~o. stesso.?" ?ono di
non solo l'occasione di convertirSI offerta mediante Cristo (5,31), ma anche il perdono della colpa. Chi viene giustificato. il.pubblicano che sa e confessa di essere un peccatore, non Il fariseo che
ringrazia Dio per le proprie pres.tazioni (~e. 1~,13 s'.; cfr',23,
41-43). La conclusione della pencope dell unzione di Gesu ad
opera della peccatrice, rielaborata da L~ca (~.47-~0), most~!
quanto poco l'evangelista sostenga un smergIsmo mgenuo
di prestazione umana e di grazia divi~a.IIo
.
e) Non contestabile la presenza di una tendenza annentusiastica e antignostica nell'opera lucana (cfr. sopra, . .6.2), anche se c' da notare che egli non si volge contro pOslzlom gnostiche ben precise n polemizza esplicitamente co~ maestri di
errore. Non si pu neanche sostenere la presenza ~hquesta ten~
denza antientusiastica affermando che in Luca Il concetto d!
tradizione regola e controlla il dono del1t\lEijlJ.~m~di~nte.la
continuit del ministero ecclesiasticos J" Non SI puo dire mm
fatti che in Luca lo spirito sia legato all'istituzione.
Lo spiri.
l
l
te mvece opera attraverso a paro a.

Pio

1I3

106. a.q>Ecn ap,ap'tLW\I nel N.T.: Mt.26,28; Mc. 1,4; Le. 1,77; },3; 24.47; Act.
2,38; 5,31; 10.43; 13,38; 26,18; negli scritti deuteropaolini solo m Col. 1,14
.'
107. Schulz, Die Mitte der Schrift 148.
108. Vedi Conzelmann, Mitte der Zeit 90-92; Michiels, La conceptton lucanienne
de la conversion.
109. Cos Schulz, op. ctt, 148.
IIO. Cfr. Schmid, Ev. nacb Lukas 149; U. Wilckens, V ~rgebung fur die Siinderin,
in Orientierung an Jesus (Festschr. fir J. Schmid), Freiburg 1973, 394-424.
lI!. Contro E. Dinkler, in RGG VI 973
12. Conzelmann, Der geschichtl. Ort 248 s. Vedi il commentario ad Act. 8,14-17
1I3. Kiimmel, Lukas in der Anklage der heutigen Theologie 161; vedi anche Bar-

212

. Introduzione

f) Il fatto che la fine in Luca non sia pi oggetto di ansiosa


attesa necessariamente
fa s che non la vicinanza, ma il dato
-di fatto del giudizio venturo funga da motivo parenetico. L'ac<~n~~ ~i spos.ta da;;;attesa di una fine imminente aduna dispo.nibilit continua.
Ma tale spostamento non avviene soltanto in Luca."" Il terzo evangelista vide in Ges non solo l'annuncia.tore normativo e l'interprete delle direttive di Dio, ma
anche Il modello che i discepoli devono seguire. Pu darsi che
1'idea della imitatio dipenda anche da presupposti di pensiero
greci.i" Poich Luca propone, come modello per i cristiani, soprattutto la passione di Ges, in lui l'idea dell'espiazione
riferita alla morte di Ges pu passare in secondo piano."? Se-condo lui ha valore salvifico non solo la morte in croce, ma la
venuta stessa di Ges in quanto tale."" L'interesse principale
di Luca rivolto al fatto che la passione e la morte di Ges cor:rispondono. alla volont di Dio.:"
Dopo quanto s' osservato, la descrizione che fa S. Schulz
dei theologumena e delle tendenze protocattoliche
di Luca
pu considerarsi esagerata. Non si pu tuttavia negare che l'opera lucana, specialmente con la sua immagine di Paolo, sia da
collocare a mezzo tra il cristianesimo primitivo, documentato - peraltro solo parzialmente - dalle lettere paoline autentiche da un lato, e il vero e proprio cristianesimo cattolico del
sec. II, dall'altro. Questo vale non solo in senso temporale,':"
ma anche sul piano del contenuto. Invece di parlare di protorett, Luke the Historian 68: Il primo ausilio col quale lo Spirito estende la sovranit di Cristo la parola di Dio, la testimonianza a Ges Cristo. Cfr. inoltre Con .
zelmann, op. cito 249 con n. 72.
114. Schneider, Parusiegleicbnisse 91.
:II5 Vedi ibid. 92 con rinvio alla fonte dei logia (cfr. Le. 12,36-38; I9,I2-27 par
Mt.).
:n6. Cfr. Schulz, Die Mitte der Scbrijt 160; Schneider, Verleugnung I87-190.
:rI? Schneider, Verleugnung 188 S.
:rI8. Cfr. la parola del Figlio dell'uomo in Le. 19,IO, che in certo modo subentra
al posto di Me. 10>45;vedi sopra, nn. 21.22.
II9 Le. 9,22; 13,33; 17,25; 22,37; 24,7.26; Act. 17.3.
:r~o. Conzelmann, Der geschichtliche Ort 249 fa notare a ragione che Luca si distrngue non solo da Giustino, ma gi dalla I Clem, e di conseguenza pone l'opera lucana tra il 70 e il 90 d.C. (n. 73).

6. Sulla teologia degli Atti degli Apostoli

2 I

3'.

cattolicesimo in Luca sarebbe meglio definire la sua posizione:


come post-apostolica.
Nella sua concezione della storia della salvezza e nella considerazione del ritardo della parusia il terzo evangelista non
ancora protocattolico.
In lui non si ha ancora una concezione della successione apostolica. N possibile affermare che in
lui l'ecclesiologia viene preposta alla cristologia.!" vero che
Luca non intende la giustificazione
del pecca~ore in sensospecificamente paolino; ma non la interpreta neanche nel modo esposto dallo Schulz.':" L'opera lucana non prende posizione n in senso antientusiastico
n in senso specificamenteantignostico. Lo spirito di Dio non legato all' istituzione oregolato da essa. L'etica secondo Luca non un'etica delle opere, ma considerata - principalmente
sulla base di motivi
paolini'" - espressione d'amore e di riconoscenza per il perdono dei peccati concesso da Ges (Le. 7.47; cfr. I7,7-IO).
Le cosiddette tendenze protocattoliche
in Luca che, misurate sul cristianesimo cattolico del sec. II, dovrebbero esere definite piuttosto post-apostoliche
e pre-cattolichee ;
ri ultano probabilmente
soprattutto dallo sforzo di consolidare la chiesa del proprio tempo nei confronti di correnti sincre~
tistiche e fenomeni di dissoluzione del periodo post-apostolico. Bisognera consentire con H. Schiirmann quando dice:
In tale sforzo c'era bisogno urgente di un accomodamento 'ecumenico delle diverse tradizioni, specialmente di quella giudeocristiana-palestinese
con quella etnicocristiana-paolina,
per'
amore dell'unit della chiesas.?"
121. Cfr. Flender, Heil und Geschichte 125 S. con n. 235.
122. Schulz Die Mitte der cbrijt 147: la giustificazione tipicamente protocattoti-
ca... ba ata' u opere meritorie. Che proprio il pio po sa affermarsi davanti a Dio- _
in base alla proprie prestazioni legali, e che, rifacendosi alle proprie opere meritorie voglia autogiustificarsi, per Luca gradito a Dio, non peccato (149 s.). Come:
e non ci fo e Le. 18,9-14! Cfr. anche Act. 13,38 .; 15,8-II.
123. Cfr. Schirmann, Haben die pauliniscben Wertungen und Weisungen Modellcharakter?: Greg 56 (1975) 237-269. Egli mostra che i motivi di un'e catologia futura in Paolo non sembrano cos importanti come l'anamnest dell'azione salvifica di Cristo e la reminiscenza dello stato batte imale (243).
.
124. Schiirmann, Lukaseoangelium

17.