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Paolo Castellina

La sovversione
dell'Evangelo
Meditazioni quotidiane
sulla lettera dell'apostolo Paolo
ai cristiani della Galazia
(Epistola ai Galati)

Edizioni
Tempo di Riforma
2009

ISBN 978-1-4452-4399-3
Tutte le citazioni bibliche sono tratte dalla
versione Nuova Riveduta, ediz. Societ Biblica di
Ginevra, 1994.
Ulteriori riflessioni bibliche, predicazioni, studi ed
articoli del past. Paolo Castellina, sono presenti nel
sito web http://www.riforma.net
Email: paolocastellina@gmail.com
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Dicembre 2009
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 2

Introduzione
Le nostre meditazioni quotidiane sistematiche ci
conducono ad una lettera apostolica molto importante, quella che Paolo scrive ai cristiani della Galazia. Proclamando l'Evangelo in tutta la sua carica
rivoluzionaria, essa contrasta un fenomeno ricorrente nella storia del cristianesimo, il tentativo di
addomesticarlo per renderlo pi simile alle religioni di questo mondo. Troppo tagliente e pericoloso, ancora oggi c' chi lo vorrebbe smussare, annacquare ridurre a pi miti pretese. Un tale
Evangelo riveduto e corretto, per, non pi l'Evangelo di Cristo, altra cosa, fondamentalmente
una sua falsificazione priva di potenza: non pu, infatti, n salvare n trasformare la creatura umana
rovinata dal peccato.
La lettera ai cristiani della Galazia (Epistola ai
Galati) cos considerata una delle pi importanti
dell'apostolo Paolo. Potremmo dire che si tratti del
cuore stesso dell'insegnamento dell'Apostolo, l'affermazione pi esplicita ed aliena da compromessi dell'Evangelo che, come egli afferma: Io stesso non
l'ho ricevuto n l'ho imparato da un uomo, ma l'ho
ricevuto per rivelazione di Ges Cristo (1:12).
Questa lettera, forse la pi influente del Nuovo
Testamento, presenta numerose similitudini con
quella scritta ai cristiani di Roma ed stata grandemente stimata nel corso della storia soprattutto
come il cavallo di battaglia della Riforma proteMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 3

stante, il manifesto della libert in Cristo, la pietra


angolare stessa della Riforma. Lettera favorita da
Martin Lutero, stata considerata come il sasso
colto dal greto del torrente attraverso il quale, come
Davide, i riformatori hanno colpito il gigante Golia
del Papato. Martin Lutero si riferiva a questa lettera come a sua moglie: L'epistola ai Galati la mia
epistola. Ad essa sono come unito in matrimonio.
la mia Caterina...
Si pu veramente dire che Galati incorpori il credo fondamentale della libert cristiana, la sua Magna Charta, cittadella imprendibile che resiste ad
ogni attacco sferrato contro la libert cristiana, soprattutto quando proviene da coloro che vorrebbero
ridurre la fede cristiana a semplice religione, fatta
di regole, cerimonie, feste da celebrare, tradizioni
umane ecc. e renderla pari a tante altre. Il carattere
rivoluzionario della fede cristiana coerente continua
ad apparire, per, in modo sorprendente al lettore
di questa lettera (ieri come oggi) quando la studia
attentamente traendone le conseguenze.
La Galazia, la zona dove si trovavano le chiese
alle quali questa lettera stata originalmente inviata, corrisponde pi o meno al centro-nord dell'attuale Turchia ed stata chiamata cos a causa dell'immigrazione dall'Europa in quella terra di popolazioni celtiche (Galli) intorno al 287-27 a. C. La Galazia diventa una provincia di Roma nell'anno 25 a.
C. Comunit cristiane erano state costituite in Galazia durante il secondo viaggio missionario dell'aMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 4

postolo Paolo ed erano formate da convertiti provenienti sia dall'ebraismo che dal paganesimo. Questa
lettera ai cristiani della Galazia stata scritta dall'apostolo Paolo nell'anno 49 o 55 AD durante il suo
terzo viaggio missionario.
I problemi che l'Apostolo affronta in questa lettera
erano stati causati dai giudaizzanti, cristiani d'origine ebraica che, in modo militante e legalistico, insistevano che tutti i cristiani (anche quelli provenienti
dal paganesimo) dovessero sottoporsi alle prescrizioni cerimoniali della legge mosaica. Essi consideravano l'insegnamento di Paolo, troppo facile, liberale. Gli contestavano di predicare una grazia a
buon mercato! Avrebbero voluto che i cristiani, per
poter appartenere al popolo di Dio, si facessero circoncidere. Attaccavano l'Apostolo in tre aree: (1)
contestando la sua autorit; (2) affermavano che la
salvezza dovesse essere sia per fede che per opere
meritorie; (3) sostenevano che la visione di Paolo
della vita cristiana conducesse a giustificare comportamenti licenziosi. Tutto questo era molto simile
al Fariseismo che lo stesso Ges aveva combattuto
durante il Suo ministero terreno.
Affidando, cos, questo commentario devozionale
alla vostra diligente lettura e meditazione quotidiana, confido che lo Spirito di Dio possa renderlo efficace per la gloria di Dio e il consolidamento dell'Evangelo nella vostra vita.
Past. Paolo Castellina, dicembre 2009

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 5

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 6

1
Inviato speciale
1 Paolo, apostolo non da parte di uomini n per mezzo di un
uomo, ma per mezzo di Ges Cristo e di Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti, 2 e tutti i fratelli che sono con me, alle chiese della Galazia; 3 grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore
Ges Cristo, 4 che ha dato se stesso per i nostri peccati, per sottrarci al presente secolo malvagio, secondo la volont del nostro Dio e
Padre, 5 al quale sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen (Galati
1:1-5).

Com' sua consuetudine, anche all'inizio di questa lettera ai cristiani della Galazia, Paolo si presenta come suo
mittente. Egli evidenzia ci che qualifica il suo ministero
e legittima il suo autorevole intervento. In questa lettera,
specificare come egli sia apostolo, molto pi che una
formalit. Difatti, come vedremo pi avanti, fra i cristiani
della Galazia la sua dignit ed autorit apostolica era stata contestata. Egli descrive, cos, come sia giunto ad essere quel che, per grazia di Dio, diventato.
Egli apostolo. Bench termine apostolo letteralmente significhi inviato, messo, per lui e per i 12 (primi discepoli di Ges) esso assume una connotazione del tutto
particolare. Iddio ha voluto, infatti, che essi, insieme agli
antichi profeti di Israele, fossero gli autorevoli, principali,
fondamentali strumenti della rivelazione, dell'Evangelo
di Cristo. Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e
dei profeti, essendo Cristo Ges stesso la pietra angolare, Nelle altre epoche non fu concesso ai figli degli uomini di conosceMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 7

re questo mistero, cos come ora, per mezzo dello Spirito, stato rivelato ai santi apostoli e profeti di lui (Efesini 2:20; 4:11).
Il loro ruolo insostituibile, imprescindibile per la fede
cristiana, inalterabile e non trasmissibile.
Paolo afferma di avere ricevuto questo suo incarico
non da parte di uomini n per mezzo di un uomo. Certo, con
Barnaba dalla chiesa di Antiochia egli era stato inviato a
predicare l'Evangelo in una particolare zona, ma era stato
lo Spirito Santo a guidarli in quel senso (Atti 13:3). La vocazione ed il ministero di Paolo non dipendeva da alcuna
autorit umana e men che meno ecclesiastica, ma direttamente da Ges Cristo (Atti 9:1-43; 26:14-17, Galati 1:1517) e quindi da Dio Padre.
Paolo pu essere considerato inviato speciale, avendo conosciuto il Cristo solo in quanto risorto e non come i
12 durante la Sua vita terrena (Matteo 10:1-42). L'immediatezza della vocazione di Paolo non pu essere usata
per giustificare le pretese di alcun altro (come spesso
avvenuto nella storia) che affermi di aver ricevuto rivelazioni tali da sovvertire (sottraendo, aggiungendo o scalzando) quanto stato finalizzato nelle Sacre Scritture dell'Antico e del Nuovo Testamento.
Come la Persona e l'opera di Cristo era e rimane speciale, unica, insostituibile ed insuperabile, cos l'esperienza dell'apostolo Paolo da considerarsi unica nel suo genere. Paolo e i 12 rimangono sorgente perenne e punto di
riferimento inalterabile di tutto ci che pu considerarsi
Evangelo di Cristo e Parola di Dio. Ad essa dobbiamo attenerci diligentemente, consapevoli che nel presente secolo
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 8

(o mondo) malvagio ci sono stati e continuano ad esserci


falsari dell'Evangelo che producono moneta falsa. Da
questo tipo di mondo Iddio ci ha sottratti e dobbiamo
bene guardarci, affinch, con le sue incessanti lusinghe,
non ne veniamo sedotti ed ingannati. Non tutto, infatti,
quel che brilla oro. Come i falsi profeti del tempo di Geremia: Tendono la lingua, che il loro arco, per scoccare
menzogne; sono diventati potenti nel paese, ma non per agire
con fedelt; poich passano di malvagit in malvagit e non conoscono me, dice il SIGNORE (Geremia 9:3).
Preghiera. Ti ringrazio di avermi fornito con Paolo e gli altri apostoli e profeti un sicuro punto di riferimento per la mia
vita. Che io mi attenga ad esso diligentemente non dando credito alcuno alle pretese di chicchessia, per quanto altisonanti
possano essere. Amen.

2
Diffidate dalle imitazioni
6 Mi meraviglio che cos presto voi passiate, da colui che vi ha
chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro vangelo. 7 Ch poi
non c' un altro vangelo; per ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. 8 Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema. 9 Come abbiamo gi detto, lo ripeto di nuovo anche adesso: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema (Galati 1:6-9).

Non fa meraviglia che sin dall'inizio l'Evangelo di Cristo sia stato oggetto di attacchi d'ogni genere. Esso, infatti, potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede (RoMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 9

mani 1:16). L'Avversario sa benissimo quanto esso sia efficace, per questo vorrebbe neutralizzarlo e distruggerlo.
Se non pu farlo attraverso l'opposizione violenta, cercher di insinuarsi nella chiesa sotto mentite spoglie per
corromperlo, alterarlo, sovvertirlo. come chi produce
moneta falsa o opere d'arte contraffatte. La copia pu essere somigliantissima all'originale e trarre in inganno anche i pi esperti, ma un falso, non ha valore. L'Evangelo
pu essere cos bene imitato da confondere anche chi normalmente sarebbe considerato persona avveduta. per
questo che dobbiamo sempre verificare bene: non tutto
ci che fatto passare per vangelo vangelo.
Il contenuto dell'Evangelo ci stato trasmesso una volta per sempre dal Nuovo Testamento. L'Apostolo scrive:
Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato, che voi
avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi, mediante il
quale siete salvati, purch lo riteniate quale ve l'ho annunziato; a meno che non abbiate creduto invano (1 Corinzi
15:1-2). Ciononostante, pure a molti oggi l'Apostolo potrebbe dire, come agli antichi cristiani della Galazia: Mi
meraviglio che ... passiate, da colui che vi ha chiamati mediante
la grazia di Cristo, a un altro vangelo. Ecco perch lo studio
diligente della Parola di Dio e delle dottrine cristiane
importantissimo. Solo un ingenuo potrebbe sottovalutarlo. Ci permette infatti di discernere il vero dal falso, di
non essere ingannati e derubati di ci che pi vale.
L'Evangelo annunzia la grazia di Dio per la nostra eterna salvezza attraverso il ravvedimento e la fede in Cristo.
Si incontra sempre, per, chi questo vangelo vorrebbe
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 10

interpretarlo secondo i presupposti di filosofie e tradizioni umane, ad esso aggiungere o togliere secondo presunte nuove rivelazioni o autorit. Anche per l'Evangelo
valgono cos gli ammonimenti dell'ultimo capitolo dell'Apocalisse: Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiunger ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia,
Dio gli toglier la sua parte dell'albero della vita e della santa
citt che sono descritti in questo libro (22:18-19).
Non sorprendono quindi nemmeno gli anatemi (le maledizioni!) dell'Apostolo verso chiunque pretende di alterare l'Evangelo: si tratta di questioni troppo importanti
per tollerare qualsiasi sua manipolazione, qualunque sia
il pretesto che la vorrebbe giustificare, chiunque la proponesse, uomo od angelo che sia. L'Evangelo inalterabile. Esso eterno: Poi vidi un altro angelo che volava in mezzo al cielo, recante il vangelo eterno per annunziarlo a quelli
che abitano sulla terra, a ogni nazione, trib, lingua e popolo
(Apocalisse 14:6). Non lasciamoci turbare da chi ci propone un cristianesimo riveduto e corretto che non sia conforme al deposito della fede apostolica.
Preghiera. Signore Iddio, voglio attenermi diligentemente
alla fede trasmessa dagli antichi apostoli e profeti, senza lasciarmi turbare da discorsi di apparente plausibilit che se ne
distanziano. Aiutami a verificare ogni cosa secondo il metro
della Tua Parola. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 11

3
Il favore ed il compiacimento di Dio
10 Vado forse cercando il favore degli uomini, o quello di Dio?
Oppure cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere
agli uomini, non sarei servo di Cristo (Galati 1:10).

Il predicatore della Parola di Dio, soprattutto quando


considerato un dipendente dell'organizzazione che lo
sostiene finanziariamente, pu essere facilmente ricattabile. Egli, in qualche modo, deve compiacere le autorit
da cui dipende o le persone che lo sostengono. Tende
quindi ad evitare di dire ci che potrebbe loro essere
sgradito, ci che pur vero, potrebbero essere cose scomode. Spesso non pu permettersi, dice, di perdere il
posto di lavoro e quindi adatta e compromette il suo
messaggio. Un esempio di questo potrebbe essere la contrapposizione fra i profeti di corte e il profeta Geremia. I
primi dicevano solo cose gradite al sovrano da cui dipendevano e la Parola di Dio li considera falsi profeti. Geremia diceva la verit scomoda e sgradita e per questo era
stato duramente perseguitato (Cfr. Geremia 26:8).
Pu anche accadere che pur di conquistarsi l'approvazione della gente e l'accoglienza dell'Evangelo (e quindi
comprovarsi un evangelista di successo), il predicatore
semplifichi eccessivamente il messaggio ed eviti di dire
tutta la verit, soprattutto eviti di dire ci che potrebbe
non essere gradito, oppure non evidenzi l'impegno, le
difficolt ed i sacrifici che implica l'essere cristiano. Ges
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 12

non teme di allontanare la gente da S dicendo cose


scandalose o pretendendo troppo dai Suoi seguaci.
Egli non cerca di tenere il giovane ricco fra i suoi seguaci
cercando un compromesso. I suoi beni avrebbero pure
fatto loro comodo (Cfr. Matteo 19:22). Ges non alletta la
gente con le benedizioni dell'essere cristiano senza prospettare, nel contempo, la croce dei sacrifici che implica
il seguirlo. Chi non porta la sua croce e non viene dietro a
me, non pu essere mio discepolo (Luca 14:27).
Lo stesso fa l'Apostolo Paolo, nel frammento della sua
lettera che consideriamo oggi. Le parole dure che poco
prima egli ha usato per condannare il falso vangelo proposto dai suoi avversari in Galazia, testimoniano come
egli non predichi per compiacere la gente e per tenersela
buona, ma come egli dica la verit cos come sta, che
piaccia loro oppure no, anche quella che li inimica e li allontana. Non cerca di conciliarli perch rimangano membri di chiesa e cos facciano numero, numero di cui
vantarsi quando si tratta di contare i successi dell'Evangelo. Perch? Perch egli serve solo ed esclusivamente la causa della verit, la causa di Cristo, qualunque ne
siano le conseguenze sicuro che la verit trionfer, ma
nei suoi termini.
L'annuncio dell'Evangelo non solo messaggio che
promette grazia, salvezza e benedizioni. Esso implica anche la denuncia del peccato (cosa oggi impopolare), l'appello al serio ravvedimento. Esso non parla solo di paradiso e di salvezza, ma anche di inferno e di perdizione
per chi non si affida a Cristo, che la cosa piaccia oppure
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 13

non piaccia, che sia popolare o meno, compatibile che


sia con la mentalit moderna oppure no.
L'annuncio dell'Evangelo pu implicare, cos, che la
maggior parte dei suoi uditori lo respinga. Ah, ma poi
abbiamo le chiese semivuote... poi non abbiamo abbastanza contributi per pagarci le spese... poi rimaniamo
solo in pochi!. Che sia! Certamente accetteranno il messaggio coloro che sono destinati ad accoglierlo, pochi o
tanti che siano! Ah, ma la predestinazione non un concetto conveniente oggi per il successo della chiesa... questo offenderebbe la gente!. No, non c' giustificazione
che tenga: dobbiamo annunciare la verit, tutta la verit e
nient'altro che la verit! Ah, ma c' modo e modo per
farlo. No, c' solo il modo che ci stato prescritto nel
Nuovo Testamento e che vi vediamo esemplificato.
Noi non cerchiamo il favore degli uomini, ma il favore
di Dio. Noi non cerchiamo di piacere agli uomini, ma di
piacere a Cristo, il quale solo noi serviamo. Sono forse
questi metodi poco producenti? Certo, non rispondono
alle moderne tecniche per guadagnarsi il mercato. Certo, magari altri ci supereranno in successo con un messaggio pi gradito. Il mondo, magari, rider di noi,
perch non siamo abbastanza furbi. Che importa? Lasciamo che rida. Ride bene chi ride ultimo!
Preghiera. Signore Iddio, voglio compiacere Te ed avere in
Tuo favore in tutto ci che faccio. Voglio proclamare la verit
che Tu hai rivelato con fedelt, senza compromessi, sicuro che
trionfer. Aiutami, te ne prego. Nel nome di Cristo. Amen.
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 14

4
L'origine divina del vangelo di Paolo
11 Vi dichiaro, fratelli, che il vangelo da me annunciato non
opera d'uomo; 12 perch io stesso non l'ho ricevuto n l'ho imparato da un uomo, ma l'ho ricevuto per rivelazione di Ges Cristo
(Galati 1:11,12).

Ancora oggi, in ambienti razionalisti o comunque avversi alla fede cristiana, al fine di discreditare il cristianesimo, si afferma che sia stato Paolo, di fatto, l'inventore
del cristianesimo. Essi immaginano un Saulo di Tarso
ebreo ma influenzato da idee pagane che ambisce a creare una sintesi fra religioni misteriche ed ebraismo sulla
base dell'originale movimento cristiano, quello che prima
era deciso a combattere ma che, dopo una subitanea illuminazione, si rende conto come sarebbe stato invece
pi conveniente sfruttare per i suoi fini. Ecco cos come
egli si sarebbe inventato la storia dell'incontro con il Cristo risorto, ingannando le comunit cristiane e diventandone l'incontrastato capo ideologico.
Altri affermano che la sua esperienza di conversione
non fosse altro che la risoluzione allucinatoria di forti
conflitti interiori e sensi di colpa. Queste ed altre simili
accuse non sono una novit. Anche allora, cristiani d'origine ebraica ancora non avevano compreso le implicazioni dell'Evangelo della grazia e, insistendo sulla necessit di osservare diligentemente le prescrizioni tradizionali del Giudaismo, accusavano Paolo di sovvertire la fede
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 15

di Israele. cos che l'Apostolo insiste sul fatto che il


messaggio che porta non risultato delle proprie riflessioni o idee, e nemmeno che origini dal pensiero di qualche intellettuale, filosofo o mistico.... ma sia esclusivamente frutto di una speciale rivelazione della quale stato fatto oggetto da parte di Dio, in piena conformit con il
messaggio e l'opera di Ges di Nazareth. Nessuna differenza, quindi, fra il Ges della storia ed il Cristo della
fede, ma continuit organica. L'eterna Parola di Dio si
incarnata in Ges di Nazareth, ha compiuto l'opera della
redenzione vivendo e morendo su una croce, risuscitato, apparso ai Suoi discepoli e, per ultimo, apparso a
Paolo rendendolo uno fra gli strumenti privilegiati del
Suo Evangelo. Il mondo tenta sempre di spiegare
quanto non comprende o non vuole accettare. L'Evangelo
della grazia rivelato da Dio ai Suoi eletti e li conduce al
ravvedimento ed alla fede.
Preghiera. Fa' s che abbia, o Signore, la mente di Cristo
per vedere le cose dalla Sua prospettiva. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 16

L'opera imprevedibile dello Spirito Santo


13 Infatti voi avete udito quale sia stata la mia condotta nel passato, quand'ero nel giudaismo; come perseguitavo a oltranza la
chiesa di Dio, e la devastavo; 14 e mi distinguevo nel giudaismo
pi di molti coetanei tra i miei connazionali, perch ero estremamente zelante nelle tradizioni dei miei padri. 15 Ma Dio che m'aveva prescelto fin dal seno di mia madre e mi ha chiamato mediante
la sua grazia, si compiacque 16 di rivelare in me il Figlio suo perch io lo annunciassi fra gli stranieri. Allora io non mi consigliai
con nessun uomo, 17 n salii a Gerusalemme da quelli che erano
stati apostoli prima di me, ma me ne andai subito in Arabia; quindi
ritornai a Damasco (Galati 1:13-17).

Ci sono persone delle quali non si penserebbe mai


che potessero affidare la loro vita a Cristo, amarlo e servirlo devotamente. Diciamo di loro: Sono troppo dure,
ostinate, ribelli e persino militanti nella loro avversione
alla fede cristiana. Oppure: Non si riuscir mai a scuotere la loro indifferenza, o anche: Non sono il tipo.
Non dobbiamo mai, per, perdere la speranza. Certo,
dobbiamo continuare pazientemente ad essere loro di
buona testimonianza con la parola e l'esempio, come
pure dobbiamo continuare a pregare, anche spesso con
lacrime, affinch il Signore operi su di loro e li chiami efficacemente a S stesso e i salvi: questo il nostro dovere
verso di tutti. Se, per, sono stati eletti da Dio a salvezza,
dobbiamo aver fiducia che certamente, a suo tempo, essi
verranno a Cristo. Potremmo avere la gioia di vedere di
utilizzare la nostra stessa testimonianza e preghiere come
strumento della divina vocazione. L'incredulit e la ribelMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 17

lione a Dio certamente meritano, come dice la Parola del


Signore, la Sua condanna, ma, come si dice, finch c'
vita c' speranza. Non dobbiamo frettolosamente mettere qualcuno nella categoria dei perduti. Non sappiamo:
potrebbe fare esperienza della conversione persino nell'ultimo istante della sua vita. Come afferma la Confessione elvetica posteriore del 1566: Bench Dio conosca quelli
che sono suoi e ricordi in alcuni passi il piccolo numero degli
eletti, dobbiamo tuttavia ben sperare di tutti ed evitare di porre
temerariamente qualcuno nel numero dei reprobi (Cap. X).
Chi avrebbe mai solo sospettato che uno come Saulo di
Tarso diventasse uno dei pi importanti apostoli di Cristo? Era fra i peggiori nemici di Cristo! Eppure Dio Dio lo
aveva prescelto fin dal seno di sua madre. Quando giunge il
tempo prestabilito da Dio, Cristo gli si rivela efficacemente e rigenera il suo spirito tanto che, come descrive l'Apostolo in questi accenni autobiografici, egli giunge al ravvedimento ed alla fede in Cristo. Allora la chiesa riconosce in lui i segni inequivocabili della conversione e lo invita cos a sottoporsi al battesimo come suggello della
promessa di Dio di salvezza in Cristo, adempiuta mediante l'azione efficace dello Spirito Santo. Difatti: Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai n da
dove viene n dove va; cos di chiunque nato dallo Spirito
(Giovanni 3:8).
La vocazione di Paolo si rivela davvero stupefacente
ed unica. Dio lo chiama direttamente e gli rivela Cristo e
l'Evangelo della salvezza senza alcuna mediazione umana, nemmeno quella degli originali Apostoli. Certamente
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 18

essi, pi tardi confermeranno il carattere genuino di questa esperienza e la totale compatibilit del messaggio predicato da Paolo con l'Evangelo che essi hanno udito dalla
bocca stessa di Cristo, e riconosceranno come Dio lo chiami a portare questo stesso Evangelo ai popoli pagani.
Preghiera. Signore, Ti lodo e ti benedico perch con la Tua
potenza hai rigenerato spiritualmente anche me, cosa che, magari, nessuno avrebbe pensato verosimile. Che io non giudichi
prima del tempo e non perda la speranza per alcuno. Amen.

6
Quali credenziali per il ministero?
18 Poi, dopo tre anni, salii a Gerusalemme per visitare Cefa e
stetti da lui quindici giorni; 19 e non vidi nessun altro degli apostoli; ma solo Giacomo, il fratello del Signore. 20 Ora, riguardo a
ci che vi scrivo, ecco, vi dichiaro, davanti a Dio, che non mento.
21 Poi andai nelle regioni della Siria e della Cilicia; 22 ma ero sconosciuto personalmente alle chiese di Giudea, che sono in Cristo;
23 esse sentivano soltanto dire: Colui che una volta ci perseguitava, ora predica la fede, che nel passato cercava di distruggere. 24
E per causa mia glorificavano Dio (Galati 1:18-24).

Prosegue lo schietto racconto autobiografico dell'apostolo Paolo con il quale egli vuole sottolineare fortemente
il fatto che il messaggio dell'Evangelo di cui portatore
proviene direttamente da Dio. Il contatto con i primi discepoli di Ges e con l'originale comunit cristiana, infatti, era stato molto limitato e la sua esperienza per molti di
loro era solo un sentito dire fonte di grande stupefazione e di lode verso Dio, che davvero agisce talvolta in
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 19

modo decisamente imprevedibile. Il ministero di Paolo


era indipendente dalla successione apostolica.
Sono molti anche oggi coloro che pretendono di essere
ascoltati e seguiti vantando credenziali umane. Potrebbero essere titoli di studio o di merito acquisiti in scuole rinomate, oppure certificati che mostrano come essi siano
stati ufficialmente consacrati al loro ministero da un'organizzazione religiosa che vanta la continuit di un'ininterrotta successione risalente agli apostoli stessi. Per loro
questo sarebbe garanzia indiscutibile di legittimit alla
quale Dio stesso darebbe il sigillo di approvazione. La
competenza di ogni autentico ministro di Dio, per,
non si fonda sulla legittimazione umana ma su un'autentica vocazione divina ed esperienza spirituale. La chiesa
pu solo confermare, sanzionare, la divina vocazione di
una persona, non determinarla.
Innumerevoli sono i casi in cui l'uomo ad inviare ma
Dio non lo benedice. C' oggi infatti chi predica o addirittura dirige una chiesa senza avere mai avuto una reale
esperienza di conversione a Cristo ed estraneo ad una
vera vita spirituale. Non hanno diritto di predicare e di
amministrare le ordinanze di Cristo coloro che Dio non
ha inviato, quand'anche fosse l'intera assemblea degli
Apostoli ad averli consacrati imponendo loro le mani.
Dio non ha mai mandato e non mander mai come strumento per la conversione d'altri chi non ha mai avuto l'esperienza della conversione. Non invier mai ad insegnare le virt di Cristo chi svolge il ministero cristiano solo
per professione e conserva una mentalit mondana ed
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 20

inconvertita, chi pretenzioso, intollerante e volgare. Coloro nei quali non dimora lo Spirito di Cristo, non hanno
alcun mandato a predicare l'Evangelo. Potranno anche
vantare l'approvazione di autorit umane, ma Dio se ne
prender gioco.
D'altro canto, nessuno pu presumere di propria iniziativa di predicare o di assumere qualche altro ministero
senza esserne stato mandato. Quando poi ha ricevuto
l'autorit di Dio, dovr pure ottenere la conferma ed il
mandato della comunit cristiana, come Paolo che, pur
consacrato Apostolo direttamente da Cristo stesso, non
ignora la comunit cristiana storica e gli altri Apostoli,
ma persegue la loro approvazione conciliando con essi il
suo ministero. E come annunzieranno se non sono
mandati? (Romani 10:15).
Preghiera. Che io non presuma di poterti servire senza avere avuto una reale esperienza spirituale di conversione, ma
nemmeno di farlo senza avere perseguito e ricevuto il mandato
di una comunit cristiana. Amen.
7

Una questione di principio


1 Poi, trascorsi quattordici anni, salii di nuovo a Gerusalemme
con Barnaba, prendendo con me anche Tito. 2 Vi salii in seguito a
una rivelazione, ed esposi loro il vangelo che annuncio fra gli stranieri; ma lo esposi privatamente a quelli che sono i pi stimati, per
il timore di correre o di aver corso invano. 3 Ma neppure Tito, che
era con me, ed era greco, fu costretto a farsi circoncidere. 4 Anzi,
proprio a causa di intrusi, falsi fratelli, infiltratisi di nascosto tra
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 21

di noi per spiare la libert che abbiamo in Cristo Ges, con l'intenzione di renderci schiavi, 5 noi non abbiamo ceduto alle imposizioni di costoro neppure per un momento, affinch la verit del vangelo rimanesse salda tra di voi (Galati 2:1-5).

I contatti fra l'apostolo Paolo e la chiesa di Gerusalemme erano ben rari. Questo, per, non per malanimo o perch i due gruppi (quello di Paolo e quello di Pietro e gli
altri) fossero in competizione. Vi era un reciproco riconoscimento e rispetto, confermato dalla visita che Paolo rende loro 14 anni dopo l'inizio del suo ministero evangelistico fra i pagani. Questa visita, che il Signore stesso in rivelazione lo spinge a fare, si era forse resa necessaria perch nessuno potesse avere anche solo il sospetto che l'Evangelo di Paolo fosse diverso da quello degli altri apostoli.
Il problema non era la dirigenza della chiesa di Gerusalemme, ma i falsi fratelli che si erano infiltrati nelle comunit cristiane costituite da Paolo fra i pagani, i quali, contestando il suo approccio liberale, insistevano che esse
si conformassero alle leggi cerimoniali mosaiche. A Gerusalemme nessuno aveva costretto i cristiani d'origine pagana che avano accompagnato Paolo a farsi circoncidere,
anzi, i cristiani della Giudea si erano compiaciuti della
sua opera esortandolo solo a rammentarsi dei loro poveri
con un loro fraterno e benevolo sostegno.
Ecco, allora, il punto sul quale Paolo non ha intenzione
alcuna di fare compromessi o di cedere alle imposizioni
legalistiche dei giudaizzanti. L'Evangelo di Cristo ci ha liberato definitivamente dalle leggi cerimoniali ebraiche.
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 22

Non tollerabile alcun asservimento a pratiche religiose


che avevano un senso, semmai, solo prima dell'avvento
di Cristo: liturgie e cerimoniali, sacrifici, feste comandate, circoncisione ecc. Allora esse preannunciavano in
modo tangibile ci che Ges Cristo avrebbe realizzato
alla Sua venuta. Egli venuto ed ha compiuto ci di cui
quelle pratiche erano prefigurazione. Oggi non sono pi
necessarie, ne siamo liberi.
dunque una questione di principio giustificata da un
sano ragionamento teologico che i giudaizzanti sembravano non capire. Le leggi cerimoniali dell'Antico Testamento per i cristiani sono superate. Rimangono in vigore
e sono inalterabili solo le leggi morali che riguardano l'etica, il retto comportamento dei cristiani., ma tutto il resto
non pu essere imposto. In un'altra lettera Paolo dice:
Quelle cose hanno, vero, una parvenza di sapienza per quel
tanto che in esse di culto volontario, di umilt e di austerit
nel trattare il corpo, ma non hanno alcun valore; servono solo a
soddisfare la carne (Colossesi 2:23). Ancora oggi vi sono
correnti cristiane che vorrebbero assoggettare i credenti a
diverse pratiche cerimoniali dell'Antico Testamento oppure ad altre pratiche inventate di sana pianta. Le uniche
cerimonie che devono praticare i cristiani sono le ordinanze del Battesimo e della Cena del Signore. Nient'altro
pu essere imposto. Siamo liberi dal dover sottometterci
a pratiche religiose di qualunque natura esse siano e tenuti a rispettare in modo responsabile solo la legge morale rivelata. Non cediamo alle imposizioni di alcuno. Non
lasciamoci rendere schiavi da leggi e regolamenti umani!
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 23

Preghiera. Signore, Ti ringrazio della libert che mi hai


concesso in Cristo. Che io la viva responsabilmente e con fierezza. Amen.

8
I rischi dell'adattarsi al nostro uditorio
6 Ma quelli che godono di particolare stima (quello che possono
essere stati, a me non importa; Dio non ha riguardi personali),
quelli, dico, che godono di maggiore stima non m'imposero nulla; 7
anzi, quando videro che a me era stato affidato il vangelo per gli incirconcisi, come a Pietro per i circoncisi 8 (perch colui che aveva
operato in Pietro per farlo apostolo dei circoncisi aveva anche operato in me per farmi apostolo degli stranieri), 9 riconoscendo la
grazia che mi era stata accordata, Giacomo, Cefa e Giovanni, che
sono reputati colonne, diedero a me e a Barnaba la mano in segno
di comunione perch andassimo noi agli stranieri, ed essi ai circoncisi; 10 soltanto ci raccomandarono di ricordarci dei poveri, come
ho sempre cercato di fare (Galati 2:6-10).

con un certo qual fastidio che l'Apostolo si sente costretto a giustificarsi di fronte a chi lo contesta. Quello
che predica non un Evangelo differente da quello annunziato dagli apostoli di Gerusalemme, eminenti primi
discepoli di Cristo, come se essi soli fossero i Suoi pi fedeli interpreti e lui, Paolo, una sorta di eretico che rinnega la fede di Israele (cosa che essi non farebbero). Esiste
un solo Evangelo e proprio le colonne della fede cristiana (Pietro, Giacomo e Giovanni) riconoscono la piena
legittimit del messaggio e della missione di Paolo, cosa
che essi gli certificano in occasione del suo viaggio a Gerusalemme. Quel che li differenzia solo il target, il partiMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 24

colare tipo di persone che essi sono chiamati a raggiungere attraverso quello stesso Evangelo: Pietro gli ebrei, Paolo i pagani, le genti.
L'Evangelo, dunque, non cambia: non c' un Evangelo
dei pagani ed uno degli ebrei. solo il linguaggio che
deve essere adattato a coloro ai quali ci rivolgiamo, un
linguaggio che essi devono poter comprendere. Paolo conosce bene e pratica questo principio quando scrive:
Poich, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero; con i Giudei, mi sono
fatto giudeo, per guadagnare i Giudei; con quelli che sono sotto
la legge, mi sono fatto come uno che sotto la legge (bench io
stesso non sia sottoposto alla legge), per guadagnare quelli che
sono sotto la legge; con quelli che sono senza legge, mi sono fatto come se fossi senza legge (pur non essendo senza la legge di
Dio, ma essendo sotto la legge di Cristo), per guadagnare quelli
che sono senza legge. Con i deboli mi sono fatto debole, per
guadagnare i deboli; mi sono fatto ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni. E faccio tutto per il vangelo, al fine di
esserne partecipe insieme ad altri (1 Corinzi 9:19-23).
Paolo fedele all'Evangelo di Cristo, ma si sente libero
di adattarlo al particolare uditorio che incontra anche a
rischio di essere frainteso da coloro che non intendono il
suo metodo. Con i pagani utilizza categorie che potrebbero essere estranee alla mentalit ebraica, con gli ebrei categorie ebraiche che gli altri non intenderebbero. Adattare il linguaggio senza alterare la sostanza dell'Evangelo
un'arte raffinata che dobbiamo apprendere se vogliamo
comunicarlo con efficacia. Quanto spesso vero che l'inMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 25

successo evangelistico dovuto non alla durezza dell'uditorio, ma alla nostra incapacit di parlare il linguaggio
della gente adattandoci alla loro mentalit. Parliamo magari nel dialetto della nostra chiesa senza chiederci se
gli altri lo capiscano! Non dobbiamo temere di essere infedeli se con alcuni utilizziamo un linguaggio diverso.
vero: corriamo dei rischi, ma sono rischi che dobbiamo
assumerci. Qualcuno potr esserne scandalizzato, pazienza. Dobbiamo imparare dalla franchezza e dalla determinazione di Paolo: evangelizzare, ad ogni costo!
Preghiera. Dammi, o Signore, la sapienza di comunicare
l'Evangelo fedelmente, ma in modo comprensibile! Nel nome di
Cristo. Amen.

9
Adattamento o compromesso?
11 Ma quando Cefa venne ad Antiochia, gli resistei in faccia perch era da condannare. 12 Infatti, prima che fossero venuti alcuni
da parte di Giacomo, egli mangiava con persone non giudaiche; ma
quando quelli furono arrivati, cominci a ritirarsi e a separarsi per
timore dei circoncisi. 13 E anche gli altri Giudei si misero a simulare con lui; a tal punto che perfino Barnaba fu trascinato dalla
loro ipocrisia. 14 Ma quando vidi che non camminavano rettamente secondo la verit del vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti:
Se tu, che sei giudeo, vivi alla maniera degli stranieri e non dei
Giudei, come mai costringi gli stranieri a vivere come i Giudei?
(Galati 2:11-14).

Non c' differenza fra l'Evangelo predicato da Paolo e


quello predicato da Pietro, il riconoscimento reciproco
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 26

franco ed aperto. Pietro non ha problema a vivere alla


maniera degli stranieri e non dei Giudei perch sa che la salvezza non dipende dalla conformit alle pratiche cerimoniali ebraiche, ma dalla fede in Cristo. Il problema era
l'incoerenza di Pietro, tanto che Paolo era stato costretto a
riprendere pubblicamente Pietro. Pietro, infatti, con gli
israeliti, non solo adattava loro il suo linguaggio (cosa legittima e necessaria), ma anche, in certe cose, il suo comportamento, causando cos equivoco e confusione sulla
sostanza dell'Evangelo. Agli ebrei, per esempio, era proibito di mescolarsi con i pagani ed essi esigevano che i pagani che si accostavano alla fede ebraica dovessero farsi
circoncidere. La fede cristiana questo non lo richiede,
anzi, Non c' qui n Giudeo n Greco; non c' n schiavo n
libero; non c' n maschio n femmina; perch voi tutti siete
uno in Cristo Ges (Galati 3:28), come pure: in Cristo
Ges non ha valore n la circoncisione n l'incirconcisione;
quello che vale la fede che opera per mezzo dell'amore (Galati 5:6). Pietro, per, per compiacere gli israeliti (ed attirarli a Cristo) o per timore, simulava la sua conformit alle
prescrizioni cerimoniali ebraiche (che altrimenti avrebbe
ritenuto superate). cos che Paolo giustamente resiste
in faccia a Pietro, perch era da condannare. Forse Pietro
temeva che non facendo come gli israeliti essi si scandalizzassero respingendolo e rifiutando Cristo? Su questioni di principio, per, non si pu transigere, quale che sia
la possibile reazione del nostro uditorio.
Non si pu fare accettare Cristo a tutti i costi. Non
possiamo dire: Basta che accettino Cristo e siamo dispoMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 27

sti ad ogni compromesso. Paolo stesso sarebbe stato


condannabile se, per attirare i pagani, avesse fatto compromessi con qualche loro pratica idolatrica. In quel caso
Pietro avrebbe fatto bene a riprenderlo in faccia. Nel
corso della storia, pratiche idolatriche e pagane sono state
di fatto cristianizzate perch fosse pi facile l'accesso
dei pagani alla fede cristiana. L'Evangelo, cos, stato
compromesso ed alterato tanto da renderlo irriconoscibile, tanto da renderlo altro. Sappiamo, per, che non
pu esistere un altro Evangelo.
Oggi, allo stesso modo, c' chi annacqua l'Evangelo
per renderlo maggiormente accettabilealla nostra generazione, oppure lo mescola con le ideologie o i costumi
prevalenti adattandolo per renderlo pi appetibile o
attuale. Anche se, cos facendo, riusciamo ad avere le
chiese piene, il risultato tragico e fatale non solo per la
fede cristiana, ma per la stessa salvezza di chi prende per
buono un tale Evangelo, perch non risulta pi quel
che dovrebbe essere. Quali sono le cose fondamentali della fede cristiana sulle quali non possiamo fare compromessi?
Preghiera. Signore, dammi di proclamare e vivere l'Evangelo in tutte le sue implicazioni con chiarezza e senza paura,
sicuro che porter frutto come e dove Tu cos hai deciso. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 28

10
Nient'altro che Cristo
15 Noi Giudei di nascita, non stranieri peccatori, 16 sappiamo
che l'uomo non giustificato per le opere della legge ma soltanto
per mezzo della fede in Cristo Ges, e abbiamo anche noi creduto
in Cristo Ges per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; perch dalle opere della legge nessuno sar giustificato. 17 Ma se nel cercare di essere giustificati in Cristo, siamo
anche noi trovati peccatori, vuol dire che Cristo un servitore del
peccato? No di certo! 18 Infatti se riedifico quello che ho demolito,
mi dimostro trasgressore. 19 Quanto a me, per mezzo della legge,
sono morto alla legge affinch io viva per Dio (Galati 2:15-19).

A molti lettori potrebbe sembrare che i problemi che


l'Apostolo affronta nelle argomentazioni che sviluppa in
questa lettera non siano per loro rilevanti. Di fatto lo sono
se ci diamo la pena necessaria di comprenderle e poi di
trasporle alla nostra situazione.
Facciamo allora una parafrasi di quanto Paolo scrive in
questo testo: "Noi, che siamo nati in una famiglia ebraica
e la cui identit, cultura e tradizione si trova nell'ebraismo, ci teniamo lontani dal modo di vivere delle altre
genti. Lo consideriamo non solo qualcosa di estraneo, ma
anche di peccaminoso, perch non in armonia con la volont rivelata di Dio. Per questo cerchiamo di seguire diligentemente quest'ultima. L'Evangelo, per, ci ha insegnato che la nostra accettabilit da parte di Dio (l'essere
da Lui considerati giusti, "a posto") non il risultato dall'osservanza delle prescrizioni della Sua legge, ma della
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 29

fede nel Signore e Salvatore Ges Cristo. Nessuno, infatti, potr mai, per quanto si impegni, conquistarsi "la patente" di uomo giusto attraverso l'osservanza di queste
prescrizioni. Perch? Perch il peccato anche qualcosa
che ha corrotto profondamente la natura umana, la nostra natura, tanto che pretendere di risanare questa condizione attraverso la semplice osservanza di leggi e regolamenti, solo significherebbe aumentare la nostra colpevolezza. Significherebbe, infatti, ignorare o sottovalutare
la diagnosi che Dio fa della nostra condizione, non prenderlo sul serio quando ce ne parla. Significherebbe - ed
la cosa pi grave - misconoscere e sottovalutare l'opera
che il Salvatore Ges Cristo ha compiuto quando ha realizzato Egli stesso, in nostro favore, per grazia, ci che a
noi impossibile. Cristo ci darebbe in questo modo licenza di trascurare impunemente la legge di Dio diventando
Egli stesso promotore di peccato? Niente affatto! Cristo ci
fa intendere il senso delle antiche prescrizioni cerimoniali
della legge di Dio e, di fatto, ci mette in grado di osservare le Sue prescrizioni morali, non pi per conquistarci il
Suo favore, ma, con la Sua forza, facendo s che la loro osservanza sia espressione di riconoscenza e di amore verso
di Lui. Cristo ha sconfessato come futili le pretese umane
di conquistarci da noi stessi la nostra accettabilit da parte di Dio attraverso l'osservanza della legge. Se noi, contraddicendolo, torniamo a sostenerle, rinneghiamo Colui
nel quale diciamo di credere e, per cos dire, ricostruiamo
ci che Egli ha demolito. come se ora io fossi morto alla
legge. Chi morto, infatti, non pu guadagnarsi nulla e
sono consapevole di essere tale spiritualmente. Ho affidaMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 30

to, per, la mia vita a Cristo e vivo in Lui, con Lui e per
Lui".
Per la maggior parte fra noi probabile che le prescrizioni cerimoniali della legge mosaica ci siano estranee e
non siano cosa che noi consideriamo importante osservare. Quanto spesso, per, sottovalutiamo la radicalit invalidante del peccato sulla nostra vita ed immaginiamo
di poterci conquistare il favore di Dio conformandoci ai
nostri personali criteri di giustizia. Potrebbe essere la nostra "rispettabilit borghese" o l'osservanza di pratiche religiose attraverso le quali crediamo di "metterci a posto"
con Dio! Cos facendo non solo contestiamo la diagnosi
che di noi fa la Parola di Dio, presumendo arrogantemente di "cavarcela da soli", magari con qualche "aiutino" o
attraverso un perdono a buon mercato da parte di Dio.
Quel ch' peggio che, cos facendo, noi disonoriamo
la Persona e l'opera del Signore e Salvatore Ges Cristo,
affidandoci alla quale soltanto noi potremo essere giustificati e riconciliati con Dio per potergli ubbidire di tutto
cuore, spiritualmente rigenerati.
Preghiera. Signore Iddio, che io prenda molto seriamente la
diagnosi che Tu fai nella Tua Parola sulla mia disperante condizione spirituale, affinch, per la mia giustificazione e salvezza io mi affidi alla Persona ed all'opera di Ges Cristo soltanto.
Nel Suo nome Ti prego. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 31

11
Morti e viventi con Cristo
20 "Sono stato crocifisso con Cristo: non sono pi io che vivo, ma
Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede
nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me. 21
Io non annullo la grazia di Dio; perch se la giustizia si ottenesse
per mezzo della legge, Cristo sarebbe dunque morto inutilmente"
(Galati 2:20-21).

Chi pretende di imporre ai cristiani, in qualsiasi forma,


il sistema legale della legge mosaica (o un qualunque altro sistema legale dalla cui osservanza si vorrebbe far dipendere la salvezza), di fatto annulla e rinnega la grazia
di Dio in Ges Cristo proclamata dall'Evangelo. un'accusa grave ma fondata che giustifica le forti ed indignate
espressioni che l'Apostolo rivolge ai cristiani della Galazia, sviati da insegnamenti eversivi che vanificano l'Evangelo di Cristo. Ancora oggi c' chi diffonde, in un modo o
in un altro, insegnamenti altrettanto eversivi che pregiudicano la sostanza della fede cristiana proclamata dagli
Apostoli. In questo testo Paolo dichiara come e perch
egli, insieme ad ogni autentico cristiano, debba essere
considerato "morto" per la legge mosaica e quindi libero
da essa.
La verit centrale proclamata dall'Evangelo che il Signore e Salvatore Ges Cristo ha amato gli eletti fino al
punto di dare per loro S stesso completamente. Cristo,
cos, muore in croce pagando in quel modo Egli stesso, al
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 32

posto ed in loro favore, la pena che la giustizia di Dio


prescrive per averla trasgredita. Coloro che si affidano a
Cristo come loro Salvatore possono cos dire, come afferma l'Apostolo, che essi siano stati crocifissi con Cristo.
"L su quella croce, con Cristo ed in Cristo, io sono morto. Il debito che avevo verso la legge di Dio stato pagato. Io non devo pi nulla alla legge. Essa non pu pi
pretendere nulla da me cos come non si pu pi pretendere nulla da chi morto. La pena stata completamente
espiata. Ci che la giustizia prescrive stato soddisfatto".
chiaro, cos, come chi ripropone la presunta esigenza
salvifica di sottoporsi, conformarsi, ai dettami della legge
mosaica (o di un qualsiasi sistema legale religioso) non
abbia ancora compreso tutte le implicazioni per il credente del sacrificio di Cristo. Anzi, riproponendo l'esigenza
di sottoporsi dettami della legge, egli, di fatto, vanifica la
morte di Cristo in croce, la rende inutile. Se, infatti, per la
mia salvezza, io dovessi ancora conformarmi a ci che la
legge prescrive, pena la mia dannazione, perch mai Cristo sarebbe morto in croce? Forse per S stesso? O forse
che Cristo ha pagato solo parte del mio debito verso la
legge e io ancora devo risarcirne il resto nei termini di
ubbidienza o di parziale condanna? No, "Cristo ha pagato completamente il prezzo della mia salvezza e io alla
legge non devo pi nulla. Essa non pu pi pretendere
nulla da me. Con Cristo ed in Cristo, io sono morto".
C' di pi: con Cristo ed in Cristo io sono risuscitato ad
una nuova vita. "La vita che vivo ora nella carne la vivo nella
fede nel Figlio di Dio". Cos come per fede io sono morto
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 33

con Cristo in croce, cos per fede io vivo con Cristo la vita
di risurrezione, una vita nuova, impostata a nuovi principi. L'identificazione di Paolo e di ogni credente con Cristo non riguarda, cos, solo la morte, ma anche la vita.
Paolo pu cos dire: "Non sono pi io che vivo, ma Cristo
vive in me". Affidandomi a Cristo io mi sono lasciato alle
spalle, "morto e sepolto", pure il mio vecchio modo di
pensare, di parlare e di agire. Ora ragiono, parlo ed agisco, secondo nuove categorie, quelle di Cristo, tanto che
ora possibile dire che Cristo vive in me. I cristiani, perci,
sono coloro attraverso i quali vive il Cristo, tanto che essi
legittimamente, calcando le Sue orme e guidati dal Suo
insegnamento e Spirito, sono considerati "il corpo di Cristo", del quale Egli anima e capo.
Possiamo allora affermare anche noi con l'Apostolo:
"Io non annullo la grazia di Dio"? Presto forse ascolto e do
credito a chi vorrebbe tornare a sottoporre il cristiano a
dei sistemi legali considerati in qualche modo "essenziali"
alla salvezza?
Preghiera. Signore Iddio, Ti ringrazio che Cristo ha conseguito, con la Sua vita, morte e risurrezione, tutto ci che vale
per la mia salvezza. Che io non mi lasci sottoporre pi ad alcuna servit, ma viva con fiducia e riconoscenza la libert dei figli di Dio. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 34

12

Dopo aver scoperto il nuovo,


ritornare al vecchio?
"1 O Galati insensati, chi vi ha ammaliati, voi, davanti ai cui occhi
Ges Cristo stato rappresentato crocifisso? 2 Questo soltanto desidero sapere da voi: avete ricevuto lo Spirito per mezzo delle opere
della legge o mediante la predicazione della fede? 3 Siete cos insensati? Dopo aver cominciato con lo Spirito, volete ora raggiungere la
perfezione con la carne? 4 Avete sofferto tante cose invano? Se pure
proprio invano. 5 Colui dunque che vi somministra lo Spirito e
opera miracoli tra di voi, lo fa per mezzo delle opere della legge o con
la predicazione della fede?" (Galati 3:1-4).

L'errore in cui erano caduti a quel tempo i cristiani della Galazia era tanto grave da pregiudicare la sostanza
stessa dell'Evangelo, quello che era stato inizialmente
loro annunciato.
Che cosa era stato loro predicato? Qualcosa di radicalmente diverso da ogni concezione religiosa allora corrente e che a tutt'oggi rimane del tutto anticonformista, anzi,
qualcosa di scandaloso e folle: "Noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei scandalo, e per gli stranieri pazzia" (1
Corinzi 1:23). Ci che era stato "dipinto" di fronte ai loro
occhi aveva davvero "tinte forti": "Un Dio crocifisso come
il peggiore fra i criminali? Un Dio trafitto e sconfitto? Che
insensatezza!". Non solo questo: l'Apostolo aveva loro
annunciato la salvezza per la sola grazia di Dio mediante
la sola fede in Cristo Ges soltanto. "Come? Non c' nulla
da 'fare' per essere salvati? Farebbe tutto Lui? Che assurMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 35

dit! Troppo facile!". "Come? Noi saremmo del tutto incapaci di fare alcunch per contribuire alla nostra salvezza?
No, noi non siamo poi cos male... Noi possiamo...".
"Come? Dio salverebbe solo chi Lui stesso sceglie ed abilita? Ma questo sarebbe ingiusto! Siamo noi (i pi meritevoli) a scegliere, noi ad agire, noi a potere migliorare noi
stessi... Abbiamo solo bisogno di qualche incoraggiamento...".
Queste sono alcune fra le tante contestazioni che vengono poste all'Evangelo, ieri come oggi. Molti per questo
respingono l'Evangelo, altri lo modificano, adattandolo
alle umane aspirazioni, "normalizzandolo", riconducendolo ai concetti che contraddistinguono le religioni di
questo mondo, quelli che ci sono pi famigliari, quelli
che ci sembrano "pi logici", in linea con "la tradizione"
(qualunque essa sia). Paolo, per loro, aveva proposto,
quindi, un Evangelo "insensato", sicuramente da correggere, da modificare...
Ad essere insensati si erano rivelati, per, i cristiani della Galazia. Essi, attraverso la predicazione dell'Evangelo,
avevano ricevuto uno Spirito diverso da quello che spira
in questo mondo: "...lo Spirito della verit, che il mondo non
pu ricevere perch non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perch dimora con voi, e sar in voi" (Giovanni 14:17).
Dio li aveva rigenerati spiritualmente ed aveva impartito
loro la fede che li aveva innestati in Cristo: questa era stata la loro salvezza. Tutto questo, per, era per loro stato
vano? Ora avrebbero voluto ritornare ai concetti tradizionali della salvezza per opere? Dopo avere scoperto l'amMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 36

bito dello Spirito di Dio, concetti e realt molto diversi da


quelli comuni in questo mondo, avrebbero voluto conseguire "la perfezione" attraverso i metodi tradizionali, "le
opere della legge" realizzate con le presunte risorse naturali dell'uomo, quelle della "carne"? Dopo aver scoperto
l'efficacia del nuovo, avrebbero voluto ritornare alle pretese illusorie del vecchio? Questo s che era insensato.
Quanti oggi sono altrettanto insensati da tornare sul binario morto delle religioni di questo mondo? Per alcuni
l'Evangelo troppo "scandaloso".
Preghiera. Signore Iddio, che io non diventi altrettanto insensato come coloro che respingono l'Evangelo o lo vogliono
modificare, perch "non combacia" con le concezioni prevalenti
in questo mondo o con quello che riteniamo "migliore" o "pi
comprensibile". Che io assorba sempre di pi "la mente di Cristo", la realt rivoluzionaria dell'Evangelo. Amen.

13

Un rapporto non con un libro,


ma con una Persona
6 "Cos anche Abraamo credette a Dio e ci gli fu messo in conto
come giustizia. 7 Riconoscete dunque che quanti hanno fede sono figli d'Abraamo. 8 La Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato gli stranieri per fede, preannunci ad Abraamo questa buona
notizia: In te saranno benedette tutte le nazioni. 9 In tal modo, coloro che hanno la fede sono benedetti con il credente Abraamo. 10
Infatti tutti quelli che si basano sulle opere della legge sono sotto
maledizione; perch scritto: Maledetto chiunque non si attiene a
tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica. 11
E che nessuno mediante la legge sia giustificato davanti a Dio eviMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 37

dente, perch il giusto vivr per fede. 12 Ma la legge non si basa sulla fede; anzi essa dice: Chi avr messo in pratica queste cose, vivr
per mezzo di esse. 13 Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della
legge, essendo divenuto maledizione per noi (poich sta scritto:
Maledetto chiunque appeso al legno), 14 affinch la benedizione
di Abraamo venisse sugli stranieri in Cristo Ges, e ricevessimo, per
mezzo della fede, lo Spirito promesso" (Galati 3:6-14).

Le argomentazioni dei legalisti, che tanto sembrano


condizionare le comunit cristiane della Galazia, non costituiscono solo una perversione dell'Evangelo, ma derivano da una comprensione errata o inadeguata delle basi
stesse della fede di Israele. Paolo pu affermarlo con
competenza perch egli non solo pu vantare di essere
apostolo di Cristo a pieno diritto, ma perch egli pu essere indiscutibilmente considerato esperto interprete e
maestro di ebraismo, essendo stato educato nelle migliori
scuole teologiche del tempo. "Io sono un giudeo, nato a
Tarso di Cilicia, ... educato ai piedi di Gamaliele nella rigida
osservanza della legge dei padri; sono stato zelante per la causa
di Dio, come voi tutti siete oggi" (Atti 22:3).
Paolo, cos, esamina con competenza ed autorit la vicenda del "padre" stesso della fede di Israele, Abraamo,
la figura di israelita per eccellenza nella quale ogni autentico israelita trova suo modello e rispetto al quale pu legittimamente definirsi "figlio d'Abraamo". Chi pu definirsi cos "figlio di Abraamo"? Coloro che ricalcano la sua
fede, che lo seguono come proprio modello. In che modo
Abraamo ha conseguito la condizione di "giusto davanti
a Dio"? Non con il metodo e lo spirito dei legalisti che
turbano e confondono i cristiani della Galazia, cio tramiMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 38

te l'osservanza rigorosa della legge morale e cerimoniale


di Mos (che al tempo di Abraamo nemmeno era stata
formulata come tale) ma tramite la fede, cio accordando
a Dio piena ed incondizionata fiducia.
La religione rivelata, infatti, non consiste tanto nel rapportarsi ad una legge, a dei regolamenti, a dei libri, ma
prima di tutto in un rapporto intimo e personale con il
Dio vero e vivente impostato sulla fiducia. Lo stesso vale
per tutti coloro che, a qualunque nazione appartengano,
si pongono nella prospettiva di Abraamo: quando il Dio
vero e vivente si rivela loro e li chiama, essi Gli rispondono accordandogli piena ed incondizionata fiducia. questo il modo in cui essi Gli possono essere graditi: se c'
questa loro fiducia di fondo in Lui, l'ubbidienza alla Sua
volont rivelata ne conseguir come naturale e libero
frutto della fede. La promessa che Dio fa ad Abraamo, allora, davvero una buona notizia: "Da te sorger un popolo di credenti che sar di benedizione per tutto il mondo" .Gente in armonia con Dio, infatti, non potr che riflettere dovunque il carattere di Dio stesso praticando e
diffondendo amore e giustizia, beneficando chiunque,
come faceva Ges stesso che, "...unto di Spirito Santo e di
potenza ... com'egli andato dappertutto facendo del bene e
guarendo tutti quelli che erano sotto il potere del diavolo, perch Dio era con lui" (Atti 10:38).
Lo spirito di Ges era ben diverso da quello dei Farisei,
rigoristi della religione, che addirittura accusavano Ges,
il Figlio di Dio, di non conformarsi come loro pensavano
fosse necessario, alla legge di Dio! Ges onorava la legge
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 39

di Dio conformandosi al suo spirito e non tanto alla lettera, tenendo conto delle persone e delle circostanze in rapporto dinamico con Dio Padre.
La legge di Dio allora superflua? Non forse Dio che
l'ha rivelata? Certo, "Noi sappiamo che la legge buona, se
uno ne fa un uso legittimo" (1 Timoteo 1:8). Bisogna, infatti
chiedersi quale sia la funzione che essa assolve nella situazione specifica in cui ci troviamo. La legge diventa
una vera e propria maledizione se si vive solo in funzione
di essa, perch essa esige perfetta (e per noi impossibile)
conformit. Nemmeno, infatti, la pi rigorosa conformit
alla legge di Dio sarebbe sufficiente per renderci giusti
davanti a Dio, ci ritroveremmo sempre manchevoli di
qualcosa, perennemente frustrati e quindi inevitabilmente condannati. La nostra natura, infatti, radicalmente
contaminata dal peccato e non riusciremmo nemmeno a
viverla nello spirito giusto, quello di chi in comunione
fiduciosa ed amorevole con Dio.
Il legalista, perennemente frustrato o apparentemente
(e quindi ipocritamente) conforme alla legge, in fondo
odia Dio e diventa lui stesso per gli altri un fardello insopportabile. Solo Ges ci libera dalla maledizione della
legge, perch prima Egli prende su di S la condanna che
noi meritiamo come trasgressori e la espia, poi ci dona il
Suo Spirito affinch, riconciliati con Dio grazie a Lui, viviamo il rapporto con Dio e quindi con la legge, come Lui
faceva. Non quindi l'osservanza della legge di Dio che
ci rende giusti davanti a Dio, ma la fede in Dio il quale, in
Ges ci fa uscire dalla situazione di ineluttabile condanna
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 40

in cui ci troviamo. Come viviamo noi la religione? Come


un rapporto con leggi, regolamenti, rituali ed istituzioni,
oppure come un rapporto vivo d'amore e di fiducia con
la Persona di Dio?
Preghiera. Signore Iddio, Ti sono grato perch il mio Signore e Salvatore Ges Cristo, bench non ne fossi degno, mi
ha riconciliato con Te tramite la Sua opera permettendomi,
cos, di vivere l'amore e la giustizia prescritti dalla Tua Legge
nello spirito giusto, in fiduciosa comunione con Te. Che la mia
vita sia cos testimonianza di chi vive in comunione con Te per
beneficare il mondo. Amen.

14

Un dono incondizionato
15 "Fratelli, io parlo secondo le usanze degli uomini: quando un testamento stato validamente concluso, pur essendo soltanto un atto
umano, nessuno lo annulla o vi aggiunge qualcosa. 16 Le promesse
furono fatte ad Abraamo e alla sua progenie. Non dice: E alle progenie, come se si trattasse di molte; ma, come parlando di una sola,
dice: E alla tua progenie, che Cristo. 17 Ecco quello che voglio
dire: un testamento che Dio ha stabilito anteriormente, non pu essere annullato, in modo da render vana la promessa, dalla legge sopraggiunta quattro centotrent'anni pi tardi. 18 Perch se l'eredit
viene dalla legge, essa non viene pi dalla promessa; Dio, invece,
concesse questa grazia ad Abraamo, mediante la promessa" (3:1518)..

Le benedizioni del perdono, della rigenerazione e della


salvezza in eterna comunione con Lui sono un dono che
Dio fa ai peccatori che si affidano al Signore e Salvatore
Ges Cristo. Esse sono grazia, espressione dell'incondiMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 41

zionata generosit di Dio, non qualcosa che sia "da meritare" attraverso l'osservanza della Sua legge. La legge
sicuramente buona, ma ha finalit diverse.
Le benedizioni di Dio possono essere paragonate ad un
testamento attraverso il quale un padre esprime la sua
volont di lasciare i suoi beni alla sua morte ai suoi figli.
Non comporta condizioni e non l'ha mai alterato cambiando idea sulle sue condizioni. Il patto stato firmato e
confermato. Niente e nessuno pu metterlo in questione
o alterarne sostanza e le modalit. irrevocabile. Cos il
patto fatto da Dio ad Abraamo ed alla sua progenie. In
questo testo l'Apostolo ne specifica il beneficiario e la
data in cui stato stipulato.
Chi il beneficiario di questo patto? Abraamo e la sua
progenie. Paolo rileva come, nell'originale, il termine
"progenie" sia singolare, non plurale. Andrebbe meglio
tradotto: "Abraamo e il suo discendente". Beneficiario
della promessa di Dio una sola persona, che l'Apostolo
precisa essere il Cristo. La questione rilevante perch, a
differenza di quanto gli Israeliti credono, il termine progenie non si riferisce al popolo di Israele nel suo insieme.
Non ha un significato nazionalista come se, per ricevere
le benedizioni promesse ad Abraamo fosse necessario appartenere al popolo ebraico e quindi fosse necessario sottostarne ai requisiti (ad esempio, la circoncisione).
Cristo, di fatto, il solo erede e canale delle promesse
benedizioni di Dio. Non necessario far parte formalMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 42

mente della nazione ebraica per poter partecipare a queste benedizioni: bisogna essere in Cristo, essere in comunione con Lui, appartenere a Lui. Infatti: "Se siete di Cristo, siete dunque discendenza d'Abraamo, eredi secondo la promessa" (Galati 3:29). Cristo, il discendente di Abraamo, include in s la comunit dei credenti, nella quale non c'
alcuna distinzione di nazionalit, razza, condizione sociale o genere. Proprio come la progenie una sola (v. 16),
cos "voi tutti siete uno in Cristo Ges" (v. 28).
Quando stato stabilito questo patto? Esso porta una
data precisa ed essa stabilisce la sua precedenza su ogni
altro documento in seguito sopravvenuto che non pu
cambiarne i termini. La legge mosaica sopravvenuta
430 anni dopo il patto stabilito con Abraamo. L'Apostolo
afferma come i due documenti debbano essere radicalmente distinti e non possano essere confusi. I termini dell'uno e dell'altro sono diversi. Quanto la legge prescrive
al tempo di Abraamo non era n contemplato n c' evidenza alcuna che fosse implicato. Presupporlo non ha alcun fondamento n legittimazione. I termini irrevocabili
del patto sono stati stabiliti molto tempo prima che fossero stabilite le leggi mosaiche.
La distinzione fra promessa e legge la stessa che esiste fra Evangelo e legge. Essa radicale e nessun compromesso o distinguo possibile: le benedizioni del Patto ci
sono impartire per pura grazia, senza alcun presupposto
o condizione. L'eredit promessa dono, grazia, non una
ricompensa per aver osservato la legge: "Perch se l'erediMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 43

t viene dalla legge, essa non viene pi dalla promessa; Dio, invece, concesse questa grazia ad Abraamo, mediante la promessa" (18). L'eredit promessa un dono. Considerare ricompensa ci che gi stato ricevuto come dono illogico ed insensato. Affermare il contrario significherebbe
pure offendere il donatore.
Preghiera. Signore, Ti ringrazio per avermi unito per fede a
Cristo e per avermi fatto cos partecipe delle benedizioni promesse a Lui ed in Lui. Fa s che mai io vi interponga i miei "s,
ma, gi e per"... ma che fiduciosamente io viva di questa Tua
stupefacente generosit. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 44

15

Comprendere la funzione della legge (1)


19 "Perch dunque la legge? Essa fu aggiunta a causa delle trasgressioni, finch venisse la progenie alla quale era stata fatta la promessa; e fu promulgata per mezzo di angeli, per mano di un mediatore. 20 Ora, un mediatore non mediatore di uno solo; Dio invece
uno solo" (Galati 3:19-20).

L'Apostolo qui interrompe la sua argomentazione e si


chiede: Perch dunque la legge (di Dio)? Anche se non salvifica, indubbiamente essa ha una funzione. Nessuno potrebbe accusarlo di promuovere un relativismo etico o,
peggio, una vita amorale. Perch Dio ha stabilito, per la
condotta dell'essere umano, una legge? La breve risposta
che qui Paolo fornisce tocca tre punti: (1) la funzione negativa della legge; (2) il carattere temporaneo della legge;
(3) l'origine mediata della legge.
1. Secondo l'Apostolo, la legge ha una funzione negativa: "Essa fu aggiunta a causa delle trasgressioni" (19). Paolo
ha gi dimostrato ci che la legge non pu fare: non pu
rendere giusto alcuno davanti a Dio (v. 11); non basata
sulla fede (v. 12); non condizione per essere benedetti
da Dio (v. 18). La legge fornisce pure un criterio oggettivo secondo il quale si misurano le nostre trasgressioni, il
criterio secondo il quale Dio giudica la nostra vita. Dio ha
pubblicato la Sua legge affinch noi si sappia quanto siamo peccatori, quanto ci discostiamo da ci che Dio ritiene
giusto. Il peccato certo esisteva prima che la legge di Dio
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 45

fosse pubblicata [cfr. "Poich, fino alla legge, il peccato era


nel mondo, ma il peccato non imputato quando non c'
legge" (Romani 5:13)], ma dopo la sua pubblicazione, il
peccato poteva cosi essere chiaramente specificato e misurato (cfr. Romani 3:20; 4:15; 7:7). Ogni atto o atteggiamento poteva allora essere etichettato come trasgressione
di questo o di quel comandamento della legge. Immaginiamo uno stato in cui vi siano molti incidenti stradali,
ma nessun codice stradale. Sebbene molti guidino in
modo pericoloso e dannoso, difficile designare quali
atti siano da considerare dannosi, fintanto che la legislatura pubblichi un codice stradale che definisca in che
cosa consista la guida corretta e secondo il quale precisare le sue trasgressioni. Il codice stradale permette di identificare e perseguire i cattivi conducenti.
2. Il carattere temporaneo della legge chiaramente
stabilito dalle parole: "aggiunta ... finch venisse la progenie
alla quale era stata fatta la promessa" (v. 19). Paolo aveva gi
messo in rilievo come la legge mosaica fosse stata data
430 anni prima della promessa ad Abraamo (v. 17). Il termine "aggiunta" implica come la legge non sia per Dio un
tema centrale del Suo progetto di redenzione, ma qualcosa di supplementare e secondario rispetto al patto eterno
fatto con Abraamo. Cos come la parola "aggiunta" segna
il punto di inizio della legge mosaica, la parola "finch"
segna il suo punto finale. Ecco cos come la legge mosaica
vada in vigore ad un certo punto della storia e rimanga in
vigore (conservi questa sua funzione specifica) fintanto
che non sia comparsa la progenie, cio Cristo. La promesMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 46

sa ha cos valore permanente e la legge, in questo senso,


natura temporanea. La promessa stata fatta molto tempo prima della legge e rimarr in vigore per lungo tempo
dopo il periodo della legge; d'altro canto, la legge stata
in vigore per un tempo relativamente breve e limitato in
entrambe le direzioni dalle parole aggiunta e finch. Mentre il Giudaismo ed i giudaizzanti mettevano in rilievo il
carattere eterno ed imprescindibile della legge, la prospettiva di Paolo che Cristo, non la legge, ha un carattere eterno. Cristo il principio, il centro e la fine dei piani
di Dio. La legge solo un passo, un gradino, verso l'adempimento di ogni cosa in Cristo.
3. Nella sua affermazione: "fu promulgata per mezzo di
angeli, per mano di un mediatore", Paolo designa l'origine
della legge. La tradizione giudaica metteva in rilievo
come la grande gloria della legge derivasse dal fatto che
essa fosse stata proclamata attraverso una serie di intermediari, angeli e lo stesso Mos. Di fatto, per Paolo, questo dimostra l'inferiorit della legge rispetto alla promessa, perch la promessa stata fatta in modo immediato
da Dio, da "un unico", dall'Uno, che pi importante dei
molti intermediari ("Ora, un mediatore non mediatore di
uno solo; Dio invece uno solo" v. 20). Si illudono, sembra
dire Paolo, coloro che affermano che attraverso l'ubbidienza della legge si possa avere accesso immediato a
Dio, perch la legge stessa mediata, passata attraverso
degli intermediari. Solo, per, la promessa di Dio che si
realizza in Cristo pu farci avere accesso immediato a
Dio. Lo testimonia il dono dello Spirito dato a coloro che
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 47

sono in Cristo. Cristo, e non la legge, stato strumentale


affinch i credenti in Lui potessero essere riconciliati con
Dio e facessero esperienza di Dio.
La legge non aggiunge nulla a ci che gi ci stato concesso in Cristo. Il fatto poi che Dio sia uno solo implica un
contrasto fra l'universalit di Dio e la particolarit della
legge. La legge divide Ebrei e Gentili ed stata data tramite Mos, leader di una nazione soltanto. Cristo, per,
il mediatore dell'unit di tutti i credenti in Cristo Giudei
e greci, schiavi e liberi, uomini e donne. Mentre cos la
legge rivolta ad un popolo soltanto, Cristo l'erede di
una benedizione che copre tutte le nazioni.
Preghiera. Signore Iddio, quando la Tua legge mi stata
presentata, mi sono reso conto quanto io sia peccatore, condannato, impotente a salvare me stesso e quanto io avessi bisogno
del Salvatore Ges Cristo. Che io tenga sempre il Cristo al centro della mia attenzione e vita, affinch tramite Lui io abbia costante accesso a Te ed alle benedizioni che tu hai promesso.
Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 48

16

Comprendere la funzione della legge (2)


21 La legge dunque contraria alle promesse di Dio? No di certo;
perch se fosse stata data una legge capace di produrre la vita, allora
s, la giustizia sarebbe venuta dalla legge; 22 ma la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto peccato, affinch i beni promessi sulla base
della fede in Ges Cristo fossero dati ai credenti" (Galati 3:21-22).

Per coloro che allora attribuivano valore supremo alla


legge di Dio, le affermazioni di Paolo che attribuiscono
alla legge, invece, un ruolo limitato e secondario nei piani
di Dio attraverso la storia, suonavano come una stupefacente e pericolosa svalutazione. Come poteva Paolo "parlare contro" alla legge in questo modo? Gli contestavano,
infatti, "La legge dunque contraria alle promesse di Dio?".
"Assolutamente no!", risponde Paolo. Dato che sia la legge che le promesse provengono da Dio, esse debbono essere considerate non come contraddittorie, ma come
complementari. L'Apostolo, cos, prima presenta le logiche conseguenze, contrarie ai fatti, del considerare la legge in modo positivo (v. 21) e poi passa dall'ipotesi alla
realt del ruolo negativo della legge (v. 22).
1) "Se fosse stata data una legge capace di produrre la vita,
allora s, la giustizia sarebbe venuta dalla legge". La legge
non in grado di "produrre la vita", cio non ha la capacit in s stessa di farci vivere in modo gradito a Dio, "vivere per Dio" (2:19). Come dice il proverbio: "Tra il dire
ed il fare c' di mezzo il mare". Se la legge, di per s stesMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 49

sa, potesse darci la capacit di vivere in giusto rapporto


con Dio, "allora s, la giustizia sarebbe venuta dalla legge".
Era quello che dicevano gli avversari di Paolo che promuovevano la legge come il modo per vivere per Dio.
Erano loro, per, che ponevano la legge in diretta opposizione alla promessa, contraddicendo cos, l'Evangelo.
Come Paolo, per, gi aveva detto: "Se la giustizia si ottenesse per mezzo della legge, Cristo sarebbe dunque morto inutilmente" (2:21).
solo quando si d alla legge un ruolo positivo che
essa si oppone direttamente alla promessa adempiuta in
Cristo. Non forse una contraddizione dire allo stesso
tempo che solo affidandoci al sacrificio espiatorio di Cristo sulla croce si in grado di vivere in giusto rapporto
con Dio e poi anche che solo osservando la legge si pu
vivere in un giusto rapporto Dio? Certo. La legge, cos,
non ha una funzione positiva, questo escluso, dato che
credere nell'Evangelo il solo modo per ricevere vita nello Spirito e giustizia (3:1-18).
2) La legge non pu impartire la vita perch "la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto peccato" (22). Tutti, il mondo
intero, sono imprigionati, incatenati, condizionati dal
peccato. La legge di fatto comporta solo l'effetto pratico
di condannarci tutti quanti. Non dice essa forse: "Maledetto chi non si attiene alle parole di questa legge, per metterle
in pratica!" (Deuteronomio 27:26)? Quanti possono realmente farlo? Nessuno! La legge ci condanna e ci maledice
tutti! Chi mai ne potrebbe esserne all'altezza? L'Apostolo,
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 50

cos, sottolinea come il peccato contamini radicalmente


ogni essere umano e lo renda incapace di ogni accettabile
giustizia (rispetto ai criteri di Dio). Identificarsi cos con il
popolo giudaico ed osservare a legge di Mos, come gli
avversari di Paolo esortano i neofiti a fare, non potr mai
rimuovere qualcuno veramente dall'ambito degli "stranieri peccatori" (2:15) e portarlo nella sfera della giustizia,
della benedizione e della vita. Al contrario, lo consolida
ancor pi nel peccato perch gli fa sentire tutto il peso del
non potere conformarsi alla volont rivelata di Dio.
Non siamo, per, lasciati come peccatori condannati sotto
la maledizione di Dio. La legge stata data per mostrare
come tutta l'umanit sia tenuta in servit al peccato, "affinch i beni promessi sulla base della fede in Ges Cristo fossero dati ai credenti" (3:22). chiaro, cos, come la legge e la
promessa operino in armonia per adempiere i propositi
di Dio. La legge ci sottopone tutti a maledizione, la promessa ce ne tira fuori in Cristo. Nella legge che ci condanna siamo lasciati senza alcuna via d'uscita affinch noi
possiamo trovare libert solo per fede in Cristo. La legge
imprigiona tutti - sia Giudei che Gentili - sotto il peccato
per preparare la strada per includere tutti i credenti in
Cristo - sia Giudei che Gentili - nelle benedizioni promesse ad Abraamo.
La legge, quindi, non deve essere considerata contraddittoria rispetto all'Evangelo. Riducendo tutti al livello di
peccatori, la legge prepara la via all'Evangelo. Nessuno,
per, ha titolo di considerare la legge sullo stesso piano
dell'Evangelo. La legge ha una funzione negativa: farci
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 51

prendere coscienza del nostro peccato. Essa non in grado, di per s stessa, di liberarci dall'asservimento al peccato. La promessa di benedizioni ci proviene solo attraverso la fede in Cristo.
Preghiera. Che io veda chiaramente, o Signore, la funzione
di ogni aspetto del piano di salvezza che Tu hai rivelato nell'Evangelo. Che io non equivochi, lasciandomi condizionare dalle
pretese del cuore umano, la funzione della Tua legge, come se
io fossi in grado, da solo, di guadagnarmi la salvezza solo impegnandomi nella via di una religione o di una moralit. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 52

17

Comprendere la funzione della legge (3)


23 "Ma prima che venisse la fede eravamo tenuti rinchiusi sotto
la custodia della legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. 24 Cos la legge stata come un precettore per condurci a Cristo, affinch noi fossimo giustificati per fede. 25 Ma ora che la fede
venuta, non siamo pi sotto precettore" (Galati 3:23-25).

In questo testo l'Apostolo esemplifica quanto espresso


fino a questo punto sulla funzione negativa della legge
mosaica personificandola e paragonandola prima ad un
carceriere e poi ad un precettore. Al v. 22 la Scrittura dichiara il mondo intero, "ogni cosa", fatta prigioniera dal
peccato. Qui dal generale passa al particolare: Paolo afferma che, per un certo periodo di tempo, i Giudei erano
tenuti prigionieri, "sotto custodia" dalla legge mosaica che
cos limitava, restringeva, confinava, in modo oppressivo, ogni aspetto della loro vita, tanto che si poteva dire
che la legge fosse stata il loro carceriere (custode). cos
che la legge mosaica era stata data non solo come criterio
permanente di giustizia per tutta l'umanit, ma anche
come sistema temporaneo di supervisione di un popolo
particolare, quello israelita.
Come un carceriere, un complesso sistema di codici e
regolamenti teneva strettamente legata la condotta del
popolo ebraico. Questa situazione, per, doveva essere
solo temporanea. La funzione della legge come "carceriere" non era da considerarsi permanente ma limitata solo
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 53

ad un certo periodo della storia. Come afferma il v. 23


questo "imprigionamento" sarebbe terminato: "Ma prima
che venisse la fede ... in attesa della fede che doveva essere rivelata", la fede, cio, in Ges Cristo.
La natura temporanea della legge pure descritta dall'immagine del precettore o pedagogo. "Cos la legge stata
come un precettore per condurci a Cristo" (24). L'immagine
quella di un tutore privato di bambini (funzione anticamente affidata ad uno schiavo) da distinguersi da quella
di un maestro. Allora il pedagogo aveva la funzione diretta e privata di supervisione, di controllo e di disciplina
del bambino, mentre era il maestro ad istruirlo ed educarlo. Il precettore controllava in casa il comportamento
del bambino attraverso una costante disciplina. Cos era,
per Paolo, la funzione della legge come supervisione e disciplina del popolo di Israele "in attesa della fede" in Cristo. La venuta di Cristo, quindi, avrebbe posto termine
alla supervisione della legge. Quale ne era lo scopo? "Affinch (anche) noi fossimo giustificati per fede" (24b). Sotto la
costante disciplina della legge, gli israeliti dovevano imparare quanto impossibile fosse osservarla appieno.
Come un precettore doveva sempre rilevarne le inosservanze e mancanze, non farli mai considerare a posto, rimproverarli del continuo e tormentarli, non farli mai sentire soddisfatti e compiaciuti di s stessi, farli sempre sentire in colpa... Certo questo non era fine a s stesso come
per castigarli. Questa disciplina doveva insegnare loro
che avrebbero potuto solo essere dichiarati giusti da Dio
per fede nel Cristo, nel Messia.
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 54

Al v. 25 l'Apostolo arriva alla conclusione che demolisce ogni argomentazione che sostenga come i cristiani
debbano vivere sotto il controllo e la supervisione della
legge: "Ora che la fede venuta, non siamo pi sotto precettore". I Galati dovevano comprendere come supporre di vivere ora, come cristiani, sotto la supervisione e disciplina
della legge mosaica sarebbe stato come se Cristo non fosse mai ancora giunto. Assurdo, insensato: Cristo venuto
ed ora, la vita che viviamo la viviamo "nella fede nel Figlio
di Dio" (2:20). Vivere per fede in Cristo significa essere liberi dalla supervisione della legge. Se lo pu dire chi
giunto alla fede in Cristo dal Giudaismo, ancora di pi lo
pu dire chi proviene dal paganesimo. Hanno ricevuto lo
Spirito credendo all'Evangelo, ora vorrebbero forse fare
progressi nella vita spirituale osservando la legge mosaica? Il loro tentativo di osservare la legge come se fossero
sotto la supervisione della legge non voleva dire progredire, ma retrocedere al periodo della storia prima che Cristo fosse venuto. Davvero folle. La nostra nuova vita in
Cristo non da viversi sotto la supervisione della legge,
ma sotto il governo di Cristo attraverso il Suo Spirito. La
libert in Cristo dalla sovrintendenza della legge mosaica
ci mette in grado di "vivere per Dio" (2:19).
Ancora oggi ci sono raggruppamenti che affermano di
essere cristiani, i quali ritengono essenziale per la salvezza la rigorosa osservanza della legge dell'Antico Testamento, di feste e cerimonie giudaiche, oppure di regolamenti religiosi stabiliti ad hoc dalle loro dirigenze. Questo
viene in diverso modo giustificato e prescritto come "conMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 55

dizione" per la salvezza. Che cosa hanno compreso della


grazia in Ges Cristo? Poco o nulla, perch in varia misura contraddicono quanto afferma il Nuovo Testamento.
Preghiera. Signore Iddio, dammi di comprendere appieno
tutte le implicazioni della grazia di Dio in Ges Cristo e la libert che in Lui tu mi doni. Proteggimi dalle pretese di eventuali autorit religiose che vorrebbero di nuovo trascinarmi in
schiavit, ma anche dalla tentazione di trasformare questa libert in licenze troppo facilmente giustificate. Che io mi sottometta volentieri al dolce giogo di Cristo. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 56

18

Le benedizioni d'essere in Cristo


26 "...perch siete tutti figli di Dio per la fede in Cristo Ges.
27 Infatti voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. 28 Non c' qui n Giudeo n Greco; non c' n
schiavo n libero; non c' n maschio n femmina; perch voi
tutti siete uno in Cristo Ges. 29 Se siete di Cristo, siete dunque discendenza d'Abraamo, eredi secondo la promessa" (Galati 3:25-29).

I cristiani della Galazia non devono prestare ascolto


alle pretese dei legalisti che li frastornano con argomentazioni insensate: chi unito a Cristo per fede, in Lui ha
tutto pienamente: "Voi avete tutto pienamente in lui" (Colossesi 2:10). Chi o che cosa mai potrebbe pretendere di
darci maggiori benedizioni o di "integrare" quanto gi abbiamo in Cristo? L'osservanza della legge mosaica? Esperienze supplementari? Assurdo: "Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Ges Cristo, che ci ha benedetti di ogni
benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo" (Efesini
1:3). Che potrebbero volere di pi? La loro comunione
con Cristo una realt: la loro fede in Cristo li ha resi figli
di Dio (26), sono stati battezzati (immersi) in Cristo, si
sono "rivestiti" di Cristo (27), sono uno in Cristo (28), in
Cristo sono discendenza di Abraamo ed "eredi secondo la
promessa" (29). In Cristo, cos, possono godere di nuovi
rapporti, sia di carattere spirituale (26-27) che sociale (2829) cosa che la legge mosaica precludeva o limitava.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 57

1) Sotto la legge i Giudei erano considerati figli di Dio e


gli stranieri dei peccatori. Ora anche gli stranieri, (le altre
genti) per fede in Cristo hanno ugualmente titolo di essere considerati figli di Dio, il pi alto onore possibile: "A
tutti quelli che l'hanno ricevuto (Cristo) egli ha dato il diritto
di diventar figli di Dio: a quelli, cio, che credono nel suo
nome" (Giovanni 1:12).
2) Il battesimo che hanno ricevuto suggello, certificazione, della loro unione salvifica con Cristo. Non il battesimo in quanto tale a determinare questa unione con
Cristo, ma, preceduto o seguito dalla personale fede in
Lui, la certifica. Il battesimo personalizza, certificandole e
confermandole, la realt delle promesse di Dio in Cristo.
3) I cristiani si sono "rivestiti" di Cristo. Questo era anticamente rappresentato dalla veste bianca indossata da
chi veniva battezzato. Esso indica la giustizia di Cristo
che, per grazia di Dio, attraverso la fede in Lui, viene imputata, attribuita al credente che cos se ne riveste per la
propria salvezza. Il credente cos partecipa alle perfezioni
morali di Cristo.
4) In Cristo cadono tutte le barriere razziali, economiche e sessuali. I nuovi rapporti "verticali" stabiliti in Cristo corrispondono a nuovi rapporti "orizzontali". Parte
dell'essenza dell'Evangelo l'uguaglianza ,l'unit e la
pari dignit di tutti coloro che sono in Cristo. Non si tratta solo di una "realt spirituale" davanti a Dio, ma qualcosa che chiamato a realizzarsi molto concretamente nei
rapporti e nelle attivit dei cristiani. Infrangere ogni barMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 58

riera sociale, razziale, sessuale, economica ecc. e realizzare l'unit e l'uguaglianza di ogni creatura umana in Cristo pu essere cosa complessa perch spesso si scontra
con cultura, costumi e tradizioni consolidate, ma deve essere preciso intendimento e testimonianza dei cristiani
che verso quel fine devono lavorare costantemente (...e
senza tante scuse!). Escludere, ad esempio, le donne dalla
partecipazione significativa nella vita e nel ministero della chiesa, significa negare l'essenza stessa dell'Evangelo,
tanto quanto la segregazione razziale o la tolleranza di
forme di schiavit. L'uguaglianza di tutti i credenti di
fronte a Dio deve essere dimostrata nella vita della chiesa
se essa vuole esprimere la verit dell'Evangelo.
Corona l'argomentazione dell'Apostolo l'affermazione
del v. 29: "Se siete di Cristo, siete dunque discendenza d'Abraamo, eredi secondo la promessa". I cristiani sono inclusi
nelle benedizioni promesse ad Abraamo in quanto appartengono a Cristo. Essi sono quindi "discendenza di Abraamo", fanno parte del popolo di Dio, sono innestati in
Israele e non hanno bisogno di altro, men che meno devono sottoporsi alle prescrizioni cerimoniali della legge
mosaica.
Preghiera. Ti ringrazio, o Signore, per le straordinarie benedizioni che per la Tua grazia ho ricevuto in Cristo. Che io
possa testimoniare al mondo la mia identit manifestandone
tutte le conseguenze sia a livello spirituale, che personale e sociale, affinch la gloria della tua grazia sia ancor pi palese e riconosciuta. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 59

19

Dalla schiavit della legge


alla libert in Cristo
1 "Io dico: finch l'erede minorenne, non differisce in nulla dal servo, bench sia padrone di tutto; 2 ma sotto tutori e amministratori
fino al tempo prestabilito dal padre. 3 Cos anche noi, quando eravamo bambini, eravamo tenuti in schiavit dagli elementi del mondo;
4 ma quando giunse la pienezza del tempo, Dio mand suo Figlio,
nato da donna, nato sotto la legge, 5 per riscattare quelli che erano
sotto la legge, affinch noi ricevessimo l'adozione" (Galati 4:1-5).

Possiamo bene immaginare come l'immagine usata dall'Apostolo (al capitolo 3 di questa lettera) della legge mosaica come di un carceriere (custode, 3:23) o un precettore
che ci tiene sotto stretta disciplina (3:24-25) potesse sembrare offensiva verso chi cos tanto la valutava. Gi lo
stesso Ges dicendo: Se perseverate nella mia parola, siete
veramente miei discepoli; conoscerete la verit e la verit vi
far liberi, aveva avuto per tutta risposta: Noi siamo discendenti d'Abraamo, e non siamo mai stati schiavi di nessuno; come puoi tu dire: "Voi diverrete liberi"?. Al che Ges
aveva loro risposto: "In verit, in verit vi dico che chi commette il peccato schiavo del peccato" (Giovanni 8:31-34).
cos che l'Apostolo, per rappresentare la libert del
cristiano dal legalismo, ora propone una terza immagine
che forse pu essere per loro pi positiva. quella di un
figlio minorenne di un possidente che, prima di aver titolo alla sua eredit, fintanto che minorenne, deve sottostare ad una disciplina educativa che lo rende non molto
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 60

dissimile da uno dei servi di casa. Quando per giunge la


sua ora, egli pu liberarsi dal controllo di guardiani e
precettori ("tutori ed amministratori") per godere i suoi
pieni diritti come erede e padrone dei beni di famiglia. Il
fatto che sia un figlio amato ed onorato non lo solleva dal
dover essere educato per un certo tempo, anche molto rigidamente. Viene per il giorno in cui questo controllo
della legge paterna cessa e lui sapr regolare responsabilmente da solo la sua vita. Questo il senso, dice l'Apostolo, della cessazione in Cristo del controllo della legge mosaica. Che senso avrebbe tornare ora ad esservi strettamente sottoposti? Quel tempo passato! "Cos anche noi,
quando eravamo bambini, eravamo tenuti in schiavit dagli
elementi del mondo" (3). Per "elementi del mondo" o "principi elementari" (chiamati anche "deboli e poveri elementi",
v. 9) l'Apostolo ancora intende la legge mosaica, "l'abbecedario della fede" al quale sono soggetti, "in servit" i
bambini, ma ora siamo cresciuti, non dobbiamo pi tornare ...alle elementari! Come cristiani (provenienti sia
dall'ebraismo come dal paganesimo) Cristo ci ha fatto
uscire dalla schiavit spirituale dalla grazia liberatrice di
Dio.
Ci che proponevano i legalisti ai cristiani della Galazia era veramente anacronistico. Mancavano di prospettiva storica, non si rendevano conto del cambiamento radicale introdotto dall'avvento del Cristo: "Quando giunse la
pienezza del tempo, Dio mand suo Figlio" (4). "il tempo
prestabilito dal padre" (2). La fede cristiana non pu essere
compresa esclusivamente in modo statico nei termini di
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 61

un sistema logico di idee, ma nell'ambito delle fasi successive di un storia, la storia della salvezza, che ci permette di inquadrare la funzione e il senso ultimo di ogni
cosa. Al centro di questa storia c' l'avvento di Cristo, la
cui vicenda qui l'Apostolo riassume. L'eterno Figlio di
Dio "nasce da una donna", indicando qui l'incarnazione e
la piena umanit di Ges. Ges nasce "sotto la legge", cio
pienamente sottoposto a tutte le prescrizioni della legge
mosaica che adempie perfettamente conseguendo quella
giustizia che nessuno di noi potrebbe conseguire. Di questa giustizia Egli ce ne fa dono tanto da potercene noi rivestire. Ges, per, prende pure su di S, in nostro favore, la maledizione che comporta l'aver noi infranto la legge di Dio, e paga Egli stesso il prezzo della nostra salvezza. Ges, cos, si sottopone a tutto ci che implica essere
umani (tentazioni, sofferenza, solitudine, abbandono da
parte di Dio e, alla fine, la morte).
Perch tutto questo? Affinch noi potessimo ritornare
in comunione salvifica con Dio, ricevendo i pieni diritti
dell'adozione a figli di Dio (v. 5). Ecco, cos, come Cristo,
e Lui soltanto, sia pienamente qualificato per adempiere
questi propositi. Come Figlio di Dio Egli in grado di impartirci la posizione ed i diritti della Sua figliolanza. In
quanto, poi, pienamente uomo, Egli in grado di rappresentare e redimere tutti coloro che, fra l'umanit, Gli sono
affidati per la salvezza, la redenzione. Cristo, cos ha tolto
a noi le catene per mettersele su di S liberandoci sia dagli obblighi che dalla maledizione della legge.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 62

Preghiera. Signore, che io giammai pretenda di poter fare io


ci che solo Tu hai realizzato per me in Cristo. Aiutami, te ne
prego, a vedere ogni cosa in prospettiva storica affinch mi siano chiari tutti gli elementi della storia della salvezza, che Tu
hai disposto e vissuto in mio favore. Amen.

20

Siamo figli, non pi servi!


6 "E, perch siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio
suo nei nostri cuori, che grida: Abb, Padre. 7 Cos tu non sei
pi servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede per grazia
di Dio" (Galati 4:6-7).

"Dio ha mandato Suo Figlio "per riscattare quelli che erano


sotto la legge, affinch noi ricevessimo l'adozione" (5). I due
verbi qui usati, riscattare e ricevere, presentano le due facce della medaglia del nostro rapporto con Dio. Iddio ha
gi agito nella storia per liberarci. Affinch, per, la nostra vita sia trasformata dalla Sua azione, noi dobbiamo
rispondervi con fede. Questo sufficiente per ricevere il
titolo a pieno diritto di figli: "A tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cio,
che credono nel suo nome" (Giovanni 1:12).
Un figlio adottivo riceve ogni titolo legale dei figli naturali: stesso nome, stessa eredit, stessa posizione, stessi
diritti. Dio manda Ges Cristo, per Sua stessa divina natura Figlio di Dio, affinch noi, che non siamo Suoi figli
per natura, potessimo diventare Suoi figli adottivi e riceverne tutti i titoli legali. Abbiamo cos lo stesso nome, la
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 63

stessa eredit, la stessa posizione e diritti ci Colui che


Figlio di Dio in virt della Sua natura divina. L'immagine
che l'Apostolo usa in questo testo diversa dalla precedente. Prima parlava di un figlio temporaneamente soggetto alle restrizioni di una certa schiavit, ora parla di
un servo, uno schiavo, che, per grazia, viene adottato
come figlio e ne gode di tutti i diritti.
Questa figliolanza non solo un fatto dichiarato oggettivamente (e basterebbe questo per esserne sicuri): di essa
possiamo farne esperienza diretta, soggettiva: "Dio ha
mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori", fatto che
corrisponde a "Dio mand suo Figlio". L'esperienza, "il vissuto" dell'essere figli adottivi di Dio, il fare esperienza
dello Spirito Santo, non qualcosa che noi, come credenti, si possa conseguire solo in un secondo tempo, magari
attraverso speciali procedure o preghiere. Non ci sono
per questo requisiti o condizioni da assolvere: essa "un
dato" che si manifesta allorch nella preghiera sentiamo
ed invochiamo Dio veramente come padre, il nostro padre, anzi, come pap, nel modo pi personale ed affettuoso, in modo simile a ci che viveva lo stesso Ges in terra
(e che continua a vivere in cielo).
Tutto questo diventa una nostra persuasione interiore:
Dio non pi per noi un concetto astratto e lontano. A
che cosa dovuto questo cambiamento nella nostra percezione? Allo Spirito del Figlio Suo che ci stato dato. Non
solo la comprensione intellettuale di un concetto, n
soltanto un sentimento: la consapevolezza profonda,
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 64

che siamo in rapporto con Dio in modo unico e straordinario, tanto da trasformare tutta la nostra vita e che si impone persino ai nostri sensi di colpa, dubbi e paure. Rivolgersi a Dio come padre, anzi, pap, non quindi una
formalit liturgica, n un modo casuale e privo di rispetto
di considerare Dio, ma qualcosa che ci fa prendere coscienza della nostra nuova identit che abbiamo acquisito
in Cristo (la nostra identit pi profonda), che d senso
alla nostra vita e che ispira e motiva la vocazione che assolviamo in questo mondo. Questa consapevolezza dataci dallo Spirito di Dio tale da impartirci il senso della
nostra personale dignit e valore, non importa quale sia
la nostra condizione in questo mondo e le circostanze
nelle quali viviamo. cos che a livello personale, nella
preghiera, entriamo nel "dialogo" della ricca e meravigliosa vita interiore della Santa Trinit: il Padre, il Figlio e
lo Spirito Santo...
Tutto questo riassunto al versetto 7: "Cos tu non sei
pi servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede per grazia di
Dio". La testimonianza interiore dello Spirito ci persuade
che siamo figli di Dio, che non siamo pi "rinchiusi sotto
la custodia della legge" (3:23), non pi "sotto precettore"
(3:25), non pi "sotto tutori e amministratori" (4:2). Siamo
liberi dal controllo della legge mosaica. Certo, questo non
vuole dire "liberi di fare quel che vogliamo". Chi vive in
comunione con Dio Padre sotto la guida dello Spirito
Santo non ha pi bisogno che la legge lo guidi e lo disciplini, ma diretto dalla potenza superiore dello Spirito,
in costante armonia con Cristo. Il nostro rapporto con Dio
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 65

non e non pu esser pi mediato dalla legge mosaica,


ma da Cristo (oggettivamente) e dallo Spirito Santo (soggettivamente). Ges stesso rappresenta la diversit del
rapporto con Dio come figli o come servi nella parabola
del figliol prodigo (Luca 15). Il fratello maggiore afferma:
"Ecco, da tanti anni ti servo e non ho mai trasgredito un tuo
comando" (Luca 15:29): non aveva mai considerato e chiamato suo padre affettuosamente pap ma si era considerato suo servo! Vorrebbero cos forse i cristiani della Galazia tornare in questa condizione "rivalutando" la legge
mosaica?
Conseguenza dell'essere figli l'aver titolo all'eredit:
"sei anche erede per grazia di Dio". la fede in Cristo che ci
rende sia figli che eredi di Dio. Non dobbiamo per questo
...diventare ebrei! La promessa di benedizioni in Abramo
si realizza in Cristo e attraverso Cristo si trasmette a tutti
coloro che, per fede, sono in comunione con Cristo, a
qualunque nazione appartengano. Oggi in Cristo g possiamo godere di tante benedizioni, ma non che una caparra: "...ci ha dato la caparra dello Spirito" (2 Corinzi 5:5):
un giorno, dopo la morte finale e la risurrezione finale,
saremo completamente come Lui: "Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non stato ancora manifestato ci che saremo.
Sappiamo che quand'egli sar manifestato saremo simili a lui,
perch lo vedremo com'egli " (1 Giovanni 3:2). Parlando al
funerale di suo padre, uno una volta aveva detto: "La pi
grande eredit che mio padre mi ha lasciato e di cui sono
riconoscente non sono tanto i suoi beni, ma l'essere diventato come lui". vero per chi in Cristo: diventare
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 66

moralmente e spiritualmente come Lui l'eredit pi


grande.
Preghiera. Desidero esprimerti, Padre celeste, pap, buono
e generoso, tutta la mia riconoscenza per avermi fatto in Cristo
Tuo figlio adottivo e contitolare di meravigliose benedizioni.
Che la mia vita rifletta in tutto questa consapevolezza profonda
e che io ne renda fedele testimonianza al mondo. Amen.

21

Tentativi di "normalizzare" l'Evangelo


8 "In quel tempo, vero, non avendo conoscenza di Dio, avete servito quelli che per natura non sono di; 9 ma ora che avete conosciuto
Dio, o piuttosto che siete stati conosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi, di cui volete rendervi
schiavi di nuovo? 10 Voi osservate giorni, mesi, stagioni e anni! 11
Io temo di essermi affaticato invano per voi" (Galati 4:8-10).

Il rapporto che il cristiano ha ristabilito con Dio per


grazia attraverso la fede nella Persona e nell'opera di Cristo ha potenzialit enormi e, per cos dire, "tutte da scoprire". Il neo-convertito non che all'inizio del suo cammino e deve fare ancora molta strada. Giustamente vorrebbe (ed incoraggiato a farlo) approfondire questa conoscenza con Dio, questo rapporto con Lui. Come potr
approfondire questa conoscenza? Ai cristiani della Galazia era stato proposto un modo: adeguandosi alle leggi,
regolamenti ed usanze dell'antica legge mosaica! "Che
cosa?" reagisce Paolo. "Fatemi capire... Vorreste conoscere
meglio Dio attraverso i metodi che usavate nel passato
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 67

quando, prima di incontrare Cristo, non avevate ancora il


rapporto vivente con Dio che avete ora ed eravate a tutti
gli effetti ignoranti di Dio? Sarebbe lo stesso che voler approfondire la conoscenza di Dio studiando il pensiero dei
filosofi pagani, o tornando alle pratiche del paganesimo!
Sarebbe insensato! Volete rendervi schiavi di nuovo?".
Sarebbe come se un laureato volesse seguire corsi supplementari di aggiornamento ed approfondimento tornando a studiare ...alle elementari! Paolo definisce "deboli
e poveri elementi" tutto ci che appartiene alla inadeguata
religiosit pre-cristiana (ebraica o pagana che sia), intendendo Cristo "quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne"
(Ebrei 10:20) e che sola porta con certezza a Dio.
Le religioni di questo mondo aspirano a conoscere il
divino, ma brancolano nel buio giungendo solo a rappresentazioni immaginarie della divinit (sia fisiche che
astratte), a ci "che per natura non solo di". Cos per la
religione fatta di candele da accendere, processioni, paramenti sacri, digiuni, cerimonie, rituali e liturgie da seguire, formule da pronunciare e preghiere "da dire", festivit
da celebrare, leggi da osservare, dogmi da credere...: chi
segue tutto questo non ha idea alcuna di che cosa voglia
dire un rapporto vivo e personale con Dio, quello che ci
possibile in Cristo e con Cristo, attraverso il dono che
Egli ci fa dello Spirito Santo. Che cosa potrebbero mai aggiungere a questo i deboli e poveri elementi della religione
priva del Cristo?

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 68

Quando l'Apostolo dice ai Galati "non avevate conoscenza di Dio" non intende conoscenza teorica, ma un rapporto esperienziale con Dio. Gli sforzi filosofici e religiosi
umani per conoscere Dio non sono in grado di condurci
ad una conoscenza esperienziale di Dio. "Poich il mondo
non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, piaciuto
a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia
della predicazione" (1 Corinzi 1:21). La conoscenza di Dio
che questo comporta una profonda comunione e dialogo con Colui che, per primo, ci conosce a fondo. Essere
conosciuti da Dio significa essere stati scelti (eletti) ed
amati da Lui per la Sua grazia: "Se qualcuno ama Dio, conosciuto da lui" (1 Corinzi 8:3). La grazia di un rapporto
personale con Dio attraverso Cristo nell'esperienza dello
Spirito Santo, espressione di un'eterna ed immeritata
elezione da parte di Dio. I cristiani, secondo l'espressione
di Pietro, infatti, sono gli: "eletti secondo la prescienza di
Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, a ubbidire e
a essere cosparsi del sangue di Ges Cristo" (1 Pietro 1:2).
"Io temo di essermi affaticato invano per voi": Paolo esprime cos il suo scoraggiamento e delusione per i cristiani
della Galazia che sembrano non comprendere la gravit
della china che hanno imboccato. La sua predicazione ed
insegnamento fra di loro stata inutile? Indubbiamente
leggi, tradizioni, cerimoniali, grandi messe in scena religiose sono cose che affascinano... Non dovrebbe, per,
maggiormente affascinare l'Evangelo di Cristo, che rappresenta sempre una novit nel mondo (quando proclamato e vissuto fedelmente)? Evidentemente chi ancora
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 69

sente "il fascino della religione" (priva di Cristo), ancora


non ha veramente compreso il carattere rivoluzionario
dell'Evangelo di Cristo, oppure, in qualche modo, ne ha
timore, preferendovi "le certezze tangibili" della religiosit umana o cercando di piegare ad essa la fede cristiana.
La fede cristiana, quando torna alla religiosit mondana, degrada, si altera e si corrompe, diventa "altro". Non
esiste, per, "un altro vangelo" se non un vangelo falso.
Preghiera. Signore Iddio, tu mi conosci appieno: voglio progredire nella Tua conoscenza e scoprire i sempre nuovi e vari
aspetti del rapporto con Te. Fa s che sempre meglio io cresca
ad immagine di Cristo, scoprendo tutte le dimensioni del Suo
amore. Dammi per di resistere e rifiutare la seduzione della
religiosit mondana priva di Cristo: non potr darmi nulla di
pi di quanto solo Tu sai e puoi dare nella potenza dello Spirito
Santo. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 70

22

Le sofferenze di un ministro di Dio


"12 Siate come sono io, fratelli, ve ne prego, perch anch'io sono
come voi. 13 Voi non mi faceste torto alcuno; anzi sapete bene che
fu a motivo di una malattia che vi evangelizzai la prima volta; 14 e
quella mia infermit, che era per voi una prova, voi non la disprezzaste n vi fece ribrezzo; al contrario mi accoglieste come un angelo
di Dio, come Cristo Ges stesso. 15 Dove sono dunque le vostre
manifestazioni di gioia? Poich vi rendo testimonianza che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati gli occhi e me li avreste dati. 16
Sono dunque diventato vostro nemico dicendovi la verit? 17 Costoro sono zelanti per voi, ma non per fini onesti; anzi vogliono
staccarvi da noi affinch il vostro zelo si volga a loro. 18 Ora una
buona cosa essere in ogni tempo oggetto dello zelo altrui nel bene, e
non solo quando sono presente tra di voi. 19 Figli miei, per i quali
sono di nuovo in doglie, finch Cristo sia formato in voi, 20 oh,
come vorrei essere ora presente tra di voi e cambiar tono perch
sono perplesso a vostro riguardo!" (Galati 4:12-20).

Quando l'Apostolo qui dice: "Siate come sono io", egli


intende: "Siate miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo"
(1 Corinzi 11:1). Paolo, infatti, un uomo completamente
consacrato a Cristo, determinato ad essere fedele all'Evangelo ricevuto e non disposto ad accogliere "alternative" come lo sono i Galati, per quanto ben presentate possano essere. Egli, cos, li sfida a vivere nella libert che
Cristo ci ha donato e a rifiutare la tirannia spirituale alla
quale vorrebbero assoggettarli. Siamo stati introdotti in
un'epoca nuova della storia della salvezza, portatrice di
benefici prima sconosciuti ai pi, benefici che abbiamo titolo a godere pienamente. Lo Spirito Santo, la giustizia, le
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 71

benedizioni, l'adozione, l'eredit promessa: tutto questo


disponibile in Cristo. Egli chiede cos ai Galati di opporre
resistenza a coloro che vorrebbero riportarli indietro nel
passato non avendo compreso le peculiarit del presente
in Cristo. Nel momento della sua conversione Cristo ha
fatto di Paolo un uomo nuovo: le sue prospettive sono
completamente cambiate: cos deve poter essere anche
per coloro che in Galazia sono stati coinvolti in Cristo in
un'esperienza di conversione. Allo stesso modo l'antica
legge mosaica deve essere "convertita" a Cristo, intesa e
vissuta in Cristo, e non viceversa, Cristo ...riconvertito al
vecchio modo di considerare e vivere la legge!
Nel tempo stesso Paolo dice pure ai Galati "perch anch'io sono come voi", cio, sono un uomo come voi che Cristo ha liberato e con voi sto vivendo quest'esperienza. "Vi
ho incontrato, mi sono identificato nella vostra condizione e vi ho accompagnato a Cristo. Ho fatto l'esperienza
della libert in Cristo e l'ho partecipata con voi. Vorrei
che prendeste piena coscienza di quanto essa sia preziosa
e non barattabile con niente e nessuno al mondo. Ora, disorientati dai discorsi che avete sentito dagli ultimi arrivati, mi guardate con sospetto. Com' possibile? Vi ho beneficato oltremisura. Ripensate a quei momenti in cui per
la prima volta avevate incontrato me ed il mio messaggio. Con quale gioia mi avevate accolto! Allora ero persino malato, ciononostante, avete capito che io ero portatore di qualcosa di unico al mondo e l'avete accolto come se
ve lo avesse porto un angelo del cielo!".

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 72

Questo riferimento ad un predicatore fisicamente malato, ma accolto volentieri ed efficace nel suo ministero, si
oppone pure ad una certa distorsione moderna del messaggio evangelico che suppone che la fede autentica debba scaturire necessariamente in "salute e ricchezza" e che
malattia equivalga a "mancanza di fede"! In questa prospettiva un predicatore malato e magari con scarse risorse economiche appare loro come qualcosa di vergognoso
e ...di "cattiva testimonianza"! Nulla di pi sbagliato di
questo. Certo, nessuno desidererebbe essere malato e povero. Spesso, per, proprio attraverso la malattia e la
povert che nasce la testimonianza cristiana pi efficace,
perch quando le si vive nello spirito di Cristo esse sono
particolarmente potenti a mostrare come vivere le privazioni in modo diverso da quanto comunemente lo si faccia in questo mondo. Le accuse che i legalisti della Galazia portavano a Paolo oltre che il suo "liberalismo", lo attaccavano forse anche da questo punto di vista?
Gli avversari di Paolo nella Galazia, volevano dunque
staccare da lui il cuore di qui credenti per volgerlo a loro
che si vantavano (disonestamente) di grandi cose. Che
tristezza. Paolo per loro era e continuava ad essere come
un padre in Cristo, anzi, una madre che sempre si era
presa affettuosa cura di loro, anche quando li rimproverava, perch li rimproverava solo e sempre per il loro
bene. No, verso di loro non aveva alcun malanimo, solo
la grande tristezza (e giustificata rabbia), quella di un genitore amorevole che vede i suoi figli volgergli ingiustamente le spalle privi di riconoscenza, perch attratti dalle
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 73

ingannevoli seduzioni di falsi amici. Il suo sforzo ed impegno nel comunicare loro Cristo era stato come le doglie
di un parto. Era stato cos fin dall'inizio.
Il dolore ora in lui si rinnova perch i Galati stanno per
andare dietro ad estranei, rischiavano di perdere quel
Cristo che avevano ricevuto con gioia. La perplessit di
Paolo per ci che stanno facendo i cristiani della Galazia,
di fatto rinnegando l'Evangelo, grande. Si chiede cos
come questo sia possibile. In effetti pastori, predicatori ed
evangelisti, anche oggi non dovrebbero essere cos ingenui da pensare di dover ricevere sempre un caldo benvenuto se coerentemente insegnano la verit. Di fatto, insegnare la verit vuol dire correre il rischio concreto di alienarsi, con questo, molte persone. un rischio da correre.
Meglio perdere qualcuno per strada che tacere o modificare la verit solo per "tenerselo buono" compiacendolo
sempre.
Preghiera. Signore, riconosciamo che spesso siamo particolarmente stupidi prestando ascolto alle seducenti argomentazioni degli "ultimi arrivati" che vorrebbero correggere la nostra "fede ingenua", magari quella dei primi tempi della nostra
conversione a Cristo, per adeguarla alla loro presunta maggiore sapienza. Aiutaci, te ne preghiamo, a saper discernere i lupi
con la veste d'agnello che ci vorrebbero allontanare dal nostro
"primo amore". Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 74

23

Leggere l'Antico Testamento


nella prospettiva di Cristo
21 "Ditemi, voi che volete essere sotto la legge, non prestate ascolto
alla legge? 22 Infatti sta scritto che Abraamo ebbe due figli: uno dalla schiava e uno dalla donna libera; 23 ma quello della schiava nacque secondo la carne, mentre quello della libera nacque in virt della
promessa. 24 Queste cose hanno un senso allegorico; poich queste
donne sono due patti; uno, del monte Sinai, genera per la schiavit,
ed Agar. 25 Infatti Agar il monte Sinai in Arabia e corrisponde
alla Gerusalemme del tempo presente, che schiava con i suoi figli.
26 Ma la Gerusalemme di lass libera, ed nostra madre. 27 Infatti sta scritto: Rallgrati, sterile, che non partorivi! Prorompi in grida, tu che non avevi provato le doglie del parto! Poich i figli dell'abbandonata saranno pi numerosi di quelli di colei che aveva marito. 28 Ora, fratelli, come Isacco, voi siete figli della promessa. 29
E come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava quello
che era nato secondo lo Spirito, cos succede anche ora. 30 Ma che
dice la Scrittura? Caccia via la schiava e suo figlio; perch il figlio
della schiava non sar erede con il figlio della donna libera. 31 Perci, fratelli, noi non siamo figli della schiava, ma della donna libera"
(Galati 4:21-31).

Coloro che avevano frastornato i cristiani della Galazia


cercavano di persuaderli che se volevano essere pienamente benedetti da Dio e salvati era essenziale che essi
pure diventassero ebrei, si sottoponessero fedelmente ai
rituali dell'Ebraismo e ne seguissero le leggi. L'Apostolo
lo contesta con forza, riaffermando come essere in comunione di fede e di ubbidienza con Cristo sia del tutto sufficiente e che anzi, proprio questo sia il fine ultimo di tutto ci che l'Antico Testamento prefigura e prescrive. SoMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 75

stenere altrimenti, dice Paolo, vuol dire alterare e vanificare l'Evangelo di Cristo, fraintendendo i propositi di
Dio. Le argomentazioni dei giudaizzanti, per, sono insistenti e danno l'apparenza di verit, per chi disavveduto ed impreparato rispetto all'approccio cristiano, anzi,
cristocentrico alle Sacre Scritture (qui in particolare l'Antico Testamento). Ecco, cos, due cose da imparare su come
Paolo affronta il problema.
In primo luogo, l'Apostolo esamina accuratamente il
ragionamento dei suoi avversari scendendo sul loro stesso terreno e cogliendo le contraddizioni in cui essi stessi
non si avvedono di cadere. Essi si vantano di seguire diligentemente la legge mosaica. Paolo dimostra che, di fatto, essi non le prestano realmente ascolto perch ignorano volutamente aspetti dell'Antico Testamento che non
fanno loro comodo. "Ditemi, voi che volete essere sotto la
legge, non prestate ascolto alla legge?". Ancora oggi pu essere necessario contestare i ragionamenti apparentemente plausibili di insegnamenti settari e legalistici scendendo sul loro stesso terreno, secondo il principio: "Rispondi
allo stolto secondo la sua follia, perch non abbia ad apparire
saggio ai propri occhi" (Proverbi 26:5).
In secondo luogo, l'Antico Testamento va interpretato
alla luce dell'insegnamento ed esempio di Cristo, nella
Sua prospettiva. Cristo, infatti, adempie e realizza le antiche Scritture. Non possiamo, infatti, limitarci a prendere
alla lettera quanto vi troviamo. Ogni avvenimento e situazione ivi contenuta prefigura non solo la Persona e l'oMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 76

pera di Cristo, ma anche, spiritualmente, la nostra stessa


vita in quanto cristiani, indicando sia l'esempio da seguire che gli errori da evitare. In questo senso la lettura "allegorica" che Paolo fa talora dell'Antico Testamento, giustamente si distanzia da un crasso letteralismo, allargando le nostre prospettive a tutta la ricchezza della Parola
di Dio. Ancora oggi c' chi prende alla lettera l'Antico Testamento o pretendendo di seguirlo o per scandalizzarsene e cos respingerlo, senza tenere conto che esso va spiritualizzato, o meglio, va letto nella prospettiva di Cristo.
Abraamo diventa cos la figura del credente a cui Dio
rivolge precise promesse. Queste promesse, per, ritardano a realizzarsi. Di fronte ad Abraamo si pongono cos
due alternative, o attendere, confidando in Dio anche di
fronte all'umanamente impossibile (un figlio da Sara,
sempre pi anziana), oppure "darsi da fare" trovando
una via d'uscita tutta umana (generare un figlio con la
serva Agar). Quest'ultima soluzione sarebbe anche legittima: un figlio da lei sarebbe suo erede legale e "figlio" in
un certo qual senso, anche di Sara. Si tratta per di una
scappatoia certo legale ma che non fondata sulla fede.
Da Agar nasce Ismaele: questo, per, gli creer solo problemi e sar, comunque "figlio della serva". A suo tempo
da Sara nascer Isacco, il figlio della promessa, il risultato
della fede, ma il danno gi stato fatto.
Tutto questo indicativo delle scelte che si pongono
spesso al credente. La via della legge la via degli umani
stratagemmi che, per quanto "furba", esteriormente legitMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 77

tima e sapiente ( "una buona idea") , si rivela via inadeguata e sbagliata, foriera di innumerevoli problemi. Pi
difficile la via della fede, quella a cui Dio ci chiama e ci
sfida. "la via della Gerusalemme celeste", non "la via
del Sinai". la via della libert non quella che comporta
servit e problemi innumerevoli.
Preghiera. Signore Iddio, confesso che, di fronte ai Tuoi
"ritardi" io mi lascio cogliere dall'ansia e sono tentato di risolvere il problema a modo mio, giustificando le mie scelte tutte
umane. Per quanto spesso difficile, dammi di camminare veramente per fede in Te evitando cos le inevitabili conseguenze
negative delle mie "scorciatoie". Ti prego, infine, di darmi la
sapienza necessaria per leggere ed applicare tutta la Scrittura
nella prospettiva e nello spirito di Cristo. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 78

24

Libert dalla religione tradizionale


"1 Cristo ci ha liberati perch fossimo liberi; state dunque saldi
e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavit. 2
Ecco, io, Paolo, vi dichiaro che, se vi fate circoncidere, Cristo non
vi giover a nulla. 3 Dichiaro di nuovo: ogni uomo che si fa circoncidere, obbligato a osservare tutta la legge. 4 Voi che volete essere
giustificati dalla legge, siete separati da Cristo; siete scaduti dalla
grazia. 5 Poich quanto a noi, in spirito, per fede, che aspettiamo
la speranza della giustizia. 6 Infatti, in Cristo Ges non ha valore
n la circoncisione n l'incirconcisione; quello che vale la fede che
opera per mezzo dell'amore. 7 Voi correvate bene; chi vi ha fermati
perch non ubbidiate alla verit? 8 Una tale persuasione non viene
da colui che vi chiama. 9 Un po' di lievito fa lievitare tutta la pasta. 10 Riguardo a voi, io ho questa fiducia nel Signore, che non la
penserete diversamente; ma colui che vi turba ne subir la condanna, chiunque egli sia. 11 Quanto a me, fratelli, se io predico ancora
la circoncisione, perch sono ancora perseguitato? Lo scandalo della croce sarebbe allora tolto via. 12 Si facciano pure evirare quelli
che vi turbano! 13 Perch, fratelli, voi siete stati chiamati a libert;
soltanto non fate della libert un'occasione per vivere secondo la
carne, ma per mezzo dell'amore servite gli uni agli altri; 14 poich
tutta la legge adempiuta in quest'unica parola: Ama il tuo prossimo come te stesso. 15 Ma se vi mordete e divorate gli uni gli altri, guardate di non essere consumati gli uni dagli altri" (Galati
5:1-15).

La predicazione dell'Evangelo - al cui centro sta l'annunzio sulla Persona ed opera di Ges Cristo, la Sua
morte in croce e risurrezione - era e rimane (quando fedele) qualcosa di molto diverso dalle predicazioni che si
odono presso le religioni di questo mondo. Essa qualcosa di cos anticonformista da risultare intollerabile, anzi,
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 79

scandalosa, lo scandalo della croce (11b). Diventa allora


qualcosa da ridurre al silenzio (magari perseguitando chi
la porta avanti), oppure da ricondurre docilmente sui
sentieri battuti di ci che all'uomo sembra pi ragionevole, cos come chi turbava i cristiani della Galazia avrebbe
voluto fare. La predicazione dell'Evangelo, infatti, non
parla di ci che l'uomo dovrebbe fare per conquistarsi "la
patente di uomo giusto" e la salvezza, ma ci che Cristo
per lui ha compiuto, essendo l'essere umano, a motivo
del peccato, del tutto incapace, disabile, a fare alcunch
per s stesso, men che meno tramite "opere religiose".
Cristo, cos, ci libera da ci che normalmente sono considerati "doveri religiosi". Possiamo allora dire che l'Evangelo ci dona la libert dalla religione, cos come essa intesa normalmente. L'Evangelo, infatti, considera "la religione" come "una palla al piede", una schiavit di cui liberarsi. Sono pochi oggi a comprendere il suo carattere
dirompente dell'Evangelo rettamente inteso.
per questo motivo che i cristiani della Galazia sono
chiamati dall'Apostolo ad opporre strenua resistenza
contro coloro che vorrebbero riportarli alla schiavit della religione tradizionale. Ritornare, infatti, al ritualismo
della religione ed alla salvezza attraverso pretese opere
meritorie, significherebbe decadere dalla grazia di Dio in
Ges Cristo, vanificarla del tutto, separarsi da Cristo per
legarsi ad obblighi religiosi che, oltre ad essere oppressivi, sarebbero anche molto frustranti (e generatori di ipocrisie). L'insistenza con la quale chi sta frastornando i cristiani della Galazia sulla questione del "dovere" che
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 80

avrebbero di farsi circoncidere, tale che Paolo, esasperato, sbotta esclamando sarcasticamente: "Perch allora, invece di tagliarsi solo il prepuzio non si tagliano via tutto,
non si fanno castrare! Chiss quanti 'punti in pi' guadagnerebbero!".
Detto questo, per, pure necessario fare molta attenzione al fatto che la "libert dalla religione" che Cristo
rende possibile, non si trasformi in una vita vissuta senza
scrupoli morali, in una "occasione di vivere secondo la
carne", in modo sregolato. Se vero com' vero che le nostre opere non ci potrebbero mai far meritare la salvezza,
anche vero che un'autentica fede in Cristo necessariamente una fede che opera per mezzo dell'amore. La persona
che Iddio ha spiritualmente rigenerato donandole la fede
in Cristo, una persona rinnovata che inevitabilmente
produce opere impostate all'amore di Cristo. Se queste
sono assenti, si pu ragionevolmente mettere in dubbio
che una persona, nonostante tutto ci che pu affermare
d'essere, sia realmente credente, almeno nel senso indicato dalla Parola di Dio. Il cristiano onora la legge morale
di Dio perch ama Dio, apprezza le Sue opere e l'ordine
che le caratterizza. Il cristiano segue la legge morale di
Dio, interiormente persuaso che i criteri di giustizia di
Dio sono ottima regola per fare ci che giusto ai Suoi
occhi.
Il cristiano autentico, cos, una persona che si pone
gioiosamente al servizio di Dio e degli altri, non perch
cos facendo, voglia conquistarsi la salvezza, ma perch
vuole dimostrare amore e riconoscenza verso Colui che
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 81

l'ha salvata. Colui o colei che si trova in questa posizione


opera amore e misericordia, e senza pretendere nulla in
contraccambio, perch nella sua natura farlo, perch, cos
facendo, imita il suo Signore e Salvatore. Allora anche i
litigi che spesso esplodono nella societ umana saranno
trascesi ed alla fine risolti dall'amore di Cristo nel nostro
cuore.
Preghiera. Signore Iddio, fa che io non cada nella trappola
che ancora oggi vorrebbero che io cadessi, la pratica della religione come esercizio meritorio. Che io trovi sempre in Cristo il
mio tutto: Egli completamente sufficiente a fare di noi persone nuove. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 82

25

La determinazione di vivere
secondo lo Spirito di Cristo
16 "Io dico: camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i
desideri della carne. 17 Perch la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte tra
di loro; in modo che non potete fare quello che vorreste. 18 Ma se
siete guidati dallo Spirito, non siete sotto la legge" (Galati 5:16-18).

Il tentativo dei cristiani della Galazia di raggiungere "la


maturit spirituale" sottoponendosi alle prescrizioni cerimoniali della legge mosaica era fallito. Le loro chiese si
stavano "mordendo, divorando e consumando" (v. 15) in
interminabili conflitti. La loro devozione alla legge non
era scaturita in una corrispondente devozione all'amore,
e indubbiamente questo infrangeva la legge stessa! Dove
trovare la motivazione e le risorse per risolvere i loro
conflitti e rinnovare l'amore fra di loro? L'Apostolo ne indica la soluzione nel "camminare secondo lo Spirito" (v. 16).
Dato che la vita cristiana inizia con l'opera rigenerante
dello Spirito (3:3; 4:6; 29), la vita cristiana pu solo procedere attraverso l'opera dello Spirito seguita strettamente.
lo Spirito di Dio, infatti, che imposta "lo stile di vita", il
modo di vivere di un cristiano. Le indicazioni della legge
mosaica rappresentano certamente dei parametri utili rispetto ai quali confrontarci, ma non danno il necessario
dinamismo e le risorse per praticarli saggiamente nello
Spirito di Cristo.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 83

L'Apostolo ha fiducia nella capacit direttiva dello Spirito: "Camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i
desideri della carne" (v. 16). I "desideri della carne" sono gli
impulsi della nostra natura contaminata e tendente sempre al peccato. quello che normalmente "ci viene spontaneo" fare e che dobbiamo respingere ad ogni costo (qui
Paolo in quel "non ... affatto" rafforza proprio questo nostro dovere). Spesso ammantati convenientemente di religiosit, infatti, sono i nostri interessi ed egoismo che gratifichiamo frequentemente nel nostro comportamento.
"Camminare nello Spirito" implica, per, l'attiva determinazione, nella nostra vita quotidiana, di calcare le orme
di Cristo sulla via dell'abnegazione e della "croce". Chi
vive, infatti, nello spirito di Cristo, come potrebbe "mordere, divorare e consumare" gli altri? Chi vive nello Spirito di Cristo persegue "amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bont, fedelt, mansuetudine, autocontrollo" (v. 22).
Nel v. 17 l'Apostolo descrive un altro conflitto, molto
pi rilevante, che deve essere risolto prima di ogni altro,
quello nostro interiore fra lo spirito e la carne (o carnalit).
Non dobbiamo vergognarci di ammettere che in noi vi
sia questo conflitto. Lo Spirito e la carnalit, infatti sono
due forze ostili che in noi si contrappongono sempre,
"opposte fra di loro". Quali prevarranno? Quali vinceranno? Coloro che camminano nello Spirito non possono essere "neutrali" in questo conflitto: devono combattere e vincere le forze dell'egoismo. Ogni giorno, perci, il cristiano
deve "scegliere da che parte stare" e vivere di conseguenza. La nostra lotta contro la carnalit forse destinata a
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 84

fallire? La carnalit inevitabilmente prevarr oppure


sempre inevitabilmente ci ritroviamo in una impasse frustrante? forse questo che implica il "non potete fare quello che vorreste"? No, al cristiano possibile riportare concrete vittorie sulla propria carnalit. L'Apostolo ha fiducia che, seguendo l'impulso dello Spirito di Cristo e respingendo quello del nostro egoismo, "marciando ai Suoi
ordini" possibile essere vittoriosi e vivere come Cristo si
aspetta dai Suoi discepoli! possibile quando ogni giorno rammentiamo a noi stessi "chi siamo", chi stiamo servendo, e quali risorse ("armi spirituali") noi abbiamo a disposizione per riportare vittoria sulle sfide che ci pone la
vita cristiana sia a livello individuale che sociale.
Chi dunque vive sotto la guida dello Spirito di Cristo e
lotta ogni giorno contro l'influenza della propria natura
peccaminosa, non ha bisogno di essere controllato e frenato dalla legge mosaica. "Se siete guidati dallo Spirito, non
siete sotto la legge" (18). La vita nello Spirito una vita vissuta in modo determinato. "saltare gi dal letto" quando la sveglia suona, immediatamente, "senza tante
storie", senza indugio, non cedendo ai richiami della propria pigrizia e del sonno... "Dormire un po', sonnecchiare
un po', incrociare un po' le mani per riposare... La tua povert
verr come un ladro, la tua miseria, come un uomo armato"
(Proverbi 6:10-11).
vestirsi, infilarsi le scarpe, mettersi lo zaino e camminare decisamente senza ritardo verso la meta. il controllo su s stesso che esercita la persona matura e reMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 85

sponsabile che non ha bisogno che ci sia sempre qualcuno a sollecitarlo a fare il proprio dovere, magari minacciandogli dei castighi, come fa la legge. Lo Spirito di Dio
produce nel credente una trasformazione del suo carattere (5:22-23). Se lo Spirito, ad esempio, ci sospinge a perdonare chi ci ha fatto un torto invece di coltivare in noi il
risentimento, allora siamo sotto il controllo dello Spirito
piuttosto che sotto la restrizione del comando: "Non uccidere". Quando la condotta guidata e potenziata dallo
Spirito, essa adempie alla legge tanto da non essere pi
sottoposti alla sua supervisione e condanna.
La vita condotta dallo Spirito implica ubbidienza attiva
alla guida dello Spirito (v. 16), una lotta costante contro i
desideri della nostra natura peccaminosa mediante la potenza dello Spirito (v. 17) e la completa sottomissione al
controllo dello Spirito di Cristo (v. 18). Un tale modo di
vivere ci pu portare a fare esperienza concreta della libert dal controllo che la nostra carnalit vorrebbe esercitare su di noi, ma anche dal controllo della legge. Questo
non significa contravvenire a ci che dice la legge per
darci in balia del nostro soggettivismo, ma esattamente il
contrario!
Preghiera. Che lo Spirito di Cristo, o Signore, controlli
ogni aspetto della mia vita ogni giorno e mi impegni nella lotta
contro le mie tendenze egoistiche, sempre pronte a prevalere in
me e a camuffarsi in svariati modi! Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 86

26

L'evidenza dell'opera dello Spirito in noi


19 "Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurit, dissolutezza, 20 idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, stte, 21 invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose; circa le quali, come vi ho gi detto, vi
preavviso: chi fa tali cose non erediter il regno di Dio" (Galati
5:19-21).

Il discorso fin ora portato avanti dall'Apostolo sulla


"vita nello Spirito" avrebbe potuto sembrare troppo
astratto e indefinito, soprattutto se messo a confronto con
la "concretezza" della legge mosaica che definisce esattamente in che cosa consiste la vita in armonia con la volont di Dio. Ancora oggi molti sono attratti da quelle religioni che offrono regole "certe e sicure", un chiaro codice di condotta seguendo il quale si possa avere "la garanzia" della salvezza. Questo per, sebbene possa apparire
"pi semplice" rispetto all'Evangelo, una via ingannevole, anzi, una "scorciatoia" che porta solo in un vicolo cieco! L'Evangelo non vivere "sotto la legge" ma vivere
sotto la direzione dello Spirito di Dio. Una base oggettiva
per determinare se stiamo seguendo la guida dello Spirito e non quella "della carne", per, esiste.
per questo che Paolo qui descrive quali siano "le opere della carne", gli atti della natura peccaminosa (vv. 1921) e una lista dei "frutti dello Spirito" (vv. 22-23). Non si
tratta, per, di un codice alternativo alla legge mosaica,
ma uno strumento di verifica.
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 87

Quelle che siano "le opere della carne" (v. 19) sono ovvie,
dice Paolo. Per quanto "i desideri della carne" siano celati,
gli atti prodotti da quei desideri sono manifesti, inequivocabili. La lista di vizi che qui egli offre sono simili a
quelle gi in uso negli insegnamenti di etica del mondo
greco-romano di quel tempo, ragione in pi per rendere
inescusabile chi pretende di non conoscerli: essi sono manifesti, palesi. La differenza fra Paolo ed i filosofi pagani
suoi contemporanei non sta tanto nel contenuto della lista, ma nel suo contesto: in Cristo soltanto si pu trovare
libert da questi vizi. Elencarli soltanto non d la forza
per risolvere i problemi di cui afflitta la societ che li
pratica. Sono le "opere della carne" che le "opere della legge"
non riescono a contrastare. Questa lista, cos, propone
quindici opere della carne, lista non esauriente ma gi molto indicativa. Esse possono essere distinte in quattro categorie: (1) abuso della sessualit; (2) abuso della religione;
(3) conflitti sociali e (4) abuso di sostanze stupefacenti.
(1) L'abuso della sessualit. Paolo menziona diversi
tipi di abuso della sessualit: fornicazione, impurit, dissolutezza, orge. La "fornicazione" include ogni tipo di immoralit sessuale, gli altri le perversioni sessuali. Le societ dove si sviluppa il permissivismo sessuale, sono societ dove la corruzione si estender in ogni suo ambito
fino a distruggerla.
(2) Abuso della religione. Idolatria tutto ci che nel
cuore umano prende il posto che dovrebbe occupare solo
Dio. Non soltanto adorare immagini religiose, ma anMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 88

che esserne connivente (1 Corinzi 10:7-14), come pure


idolatria la cupidigia /avidit (Colossesi 3:5).
(3) Conflitti sociali. In questa lista l'Apostolo d maggiore evidenza alla natura peccaminosa di ci che causa
tensioni e conflitti nella comunit cristiana e nell'ambito
della societ. Inimicizie, discordia, gelosia, ira, spirito di contesa, divisioni sulla base di personalismi, stte (divisioni
causate dall'eccessiva enfasi data ad un solo aspetto della
dottrina cristiana oppure da insegnamenti eversivi), invidia. Le inevitabili divisioni causate dall'applicazione dei
principi dell'Evangelo, ovviamente, non sono da comprendere in questa categoria! Ges disse: "Voi pensate che
io sia venuto a portar pace sulla terra? No, vi dico, ma piuttosto divisione" (Luca 12:51).
(4) Abuso di sostanze stupefacenti e di ogni sostanza
che altera la mente e danneggia il corpo: quindi l'ubriachezza, ma anche qui il termine stregoneria (termine dal
quale, nell'originale greco, deriva il nostro "farmacia") include la fabbricazione e l'uso di droghe velenose, usate
per esempio per causare l'aborto.
Paolo afferma, cos, molto chiaramente: "Chi fa tali cose
non erediter il regno di Dio". L'Evangelo finalizzato a
trasformare le persone moralmente e spiritualmente per
riconciliarle con il Dio tre volte santo e conformarle alla
Sua buona e giusta volont. Nel regno di Dio non trover
posto niente e nessuno che non pratichi la giustizia com'
definita ed esplicitata da Dio stesso e quindi nessuno che
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 89

non sia coinvolto ed impegnato moralmente e spiritualmente con Dio. Vivere secondo lo Spirito vuol dire essere
coinvolti nella trasformazione personale operata dallo
Spirito Santo. Una cosa affermare di avere in s lo Spirito di Dio, un'altra manifestarlo nei fatti. Chi non lo manifesta nei fatti, e pure dice di essere cristiano, un bugiardo che deve ancora ravvedersi davanti a Dio. In termini teologici, la santificazione non la base della giustificazione, ma il risultato inevitabile della giustificazione.
Coloro che Dio dichiara giusti sulla base della loro fede
nell'opera di Cristo per loro, Dio pure rende giusti mediante l'opera dello Spirito in loro. Coloro la cui vita caratterizzata solo dalle espressioni di una natura peccaminosa, dimostrano di non essere stati rigenerati dallo Spirito.
chiaro, cos, che Paolo non considera la libert in Cristo libert da ogni obbligo morale. Al contrario, Cristo ci
ha liberati per vivere per lo Spirito. Tutti coloro che vivono per lo Spirito e sono condotti dallo Spirito raccolgono
una palese trasformazione morale, i frutti dello Spirito.
Preghiera. Signore Iddio, Ti ringrazio di avermi coinvolto
nell'opera salvifica di Cristo attraverso l'azione efficace dello
Spirito Santo. Che io dimostri sempre meglio come questo sia
vero in ogni aspetto della mia vita. Per Ges Cristo, mio Signore e Salvatore. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 90

27

Il frutteto di Dio
22 "Il frutto dello Spirito invece amore, gioia, pace, pazienza,
benevolenza, bont, fedelt, mansuetudine, autocontrollo; 23 contro queste cose non c' legge" (Galati 5:22-23)

Vivere condotti dallo Spirito Santo equivale forse ad


una vita che si permette facili licenze rispetto ai criteri
morali che Dio ha stabilito nella Sua legge? Questo ci
che il legalista contesta (etichettandolo come "liberale" a
chi afferma che vivere secondo lo Spirito sia sufficiente).
La risposta : No, chi condotto dallo Spirito di Cristo
manifesta necessariamente il frutto dello Spirito. La descrizione che qui ne d l'Apostolo esattamente l'aspetto che
prende il carattere morale di una persona quando essa
realmente trasformata dalla potenza dello Spirito Santo.
Le nove caratteristiche che qui Paolo elenca, non sono
una nuova lista di leggi o codici morali da seguire, ma il
risultato di un'autentica conversione a Cristo. Lo preannuncia l'Antico Testamento: "...finch su di noi sia sparso lo
Spirito dall'alto ... allora la rettitudine abiter nel deserto, e la
giustizia abiter nel frutteto" (Isaia 32:15-17). Lo evidenzia
Ges: "Li riconoscerete dai loro frutti ... ogni albero buono fa
frutti buoni" (Matteo 7:16-20). Quando il tralcio innestato nella vite e ne assorbe la linfa, esso produce della buona uva: "Dimorate in me, e io dimorer in voi. Come il tralcio
non pu da s dar frutto se non rimane nella vite, cos neppure
voi, se non dimorate in me" (Giovanni 15:4).
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 91

Il primo posto nella lista lo occupa l'amore, infatti:


"...tutta la legge adempiuta in quest'unica parola: Ama il
tuo prossimo come te stesso" (5:14); "...quello che vale la
fede che opera per mezzo dell'amore" (5:6). L'amore dimostrato in modo tangibile nel sacrificio di Cristo "La vita
che vivo ... la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha
amato e ha dato se stesso per me" (2:20), come pure nella
prontezza del cristiano a servire gli altri: "Per mezzo dell'amore servite gli uni agli altri" (5:13). Tutte le altre qualit
morali di questo elenco definiscono e fluiscono a questo
amore.
- La gioia risultato di rapporti umani sani. Quando
nella comunit cristiana si disattendono gli impegni della
fraternit, scompare anche la gioia: "Dove sono dunque le
vostre manifestazioni di gioia?" (4:15). Dove vi sono conflitti
ed amarezza, come fra i cristiani della Galazia, non c'
pi gioia, perch essa il risultato del vero amore.
- La pace pure il risultato dei rapporti in cui prevale il
servizio reciproco. Al posto di "discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, stte, invidie" (20,21), i rapporti nella comunit cristiana sono impostati a pace.
- La pazienza si contrappone all'impazienza, all'ira, alla
mancanza di amorevole tolleranza. la qualit di coloro
che sanno vivere con gli altri anche quando gli altri disattendono le nostre aspettative, ci irritano e ci fanno in vario modo soffrire.
- La benevolenza e la bont sono congiunte alla pazienza
per insegnare come una dolce disposizione d'animo e la
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 92

costante disponibilit a fare del bene il modo di stare


con gli altri consono all'amore cristiano.
- La fedelt la qualit di coloro che mantengono gli
impegni presi con gli altri. I cristiani della Galazia erano
stati molto incostanti nel loro rapporto con Paolo (4:1316). Solo lo Spirito di Cristo pu produrre la qualit della
fedelt ad ogni costo.
- La mansuetudine l'opposto del coltivare ambizioni
egoistiche. I mansueti non sono "vanagloriosi, provocandosi
e invidiandosi gli uni gli altri" (26). Mansuetudine espressione di umilt, quella che considera i bisogni e i sentimenti degli altri prima dei propri obiettivi personali.
- L'autocontrollo l'opposto della dissolutezza, dell'atteggiamento di chi indulge ad ogni voglia. Coloro che sono
condotti dallo Spirito di Cristo non vivono "secondo la
carne", non soddisfano in modo sconsiderato i loro appetiti, indulgendo in "fornicazione, impurit, dissolutezza".
Hanno la forza di dire di no a s stessi, ai desideri della
loro natura peccaminosa.
A coloro che vorrebbero vivere sotto la supervisione
della legge mosaica, Paolo afferma: "Contro queste cose
non c' legge". Egli, cos, li assicura che se sono condotti
dallo Spirito, essi non sono sottoposti alla legge (18) semplicemente perch lo Spirito di Cristo a produrre in loro
tutte le qualit che adempiono ai requisiti della legge
(14,23). Non c' regola alcuna nella legge mosaica che
possa essere citata contro tali qualit del carattere. Una
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 93

vita condotta dallo Spirito non una vita che sia contraria alla legge, ma una vita che adempie alla legge. La legge, quindi, pu essere adempiuta non vivendo sottoposti
ad essa come schiavi, ma mediante lo Spirito come figli di
Dio che vivono in armonia con Lui.
Preghiera. Signore Iddio, dammi di poter vivere sempre
meglio la qualit di vita di chi condotto dallo Spirito di Cristo. Per questo, o Signore, mi tengo stretto a Te affinch le virt del Tuo amore fluiscano attraverso di me con una testimonianza cristiana irreprensibile. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 94

28

Una condanna a morte


per poter rinascere a vita nuova
24 "Quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue
passioni e i suoi desideri. 25 Se viviamo dello Spirito, camminiamo
anche guidati dallo Spirito. 26 Non siamo vanagloriosi, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri" (Galati 5:24-26).

L'apostolo Paolo conclude la sua elencazione delle opere della carne e dei frutti dello Spirito con un'affermazione
riassuntiva sulla mortificazione della natura peccaminosa: "Quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le
sue passioni e i suoi desideri" (24), come pure sulla vita vissuta mediante lo Spirito: "Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche guidati dallo Spirito" (25).
Perch nasca la vita nello Spirito di Cristo necessario
"far morire la carne", "crocifiggerla". Appartenere a Cristo
vuol dire avere "crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi
desideri". Il tempo che Paolo qui usa il passato, per indicare qualcosa che gi deve essere successo per il credente
all'inizio del cammino della sua vita di fede, cio aver
preso la risoluzione netta e spietata, assoluta ed irreversibile come una crocifissione, di rinunciare al male. In
un'antica liturgia battesimale si chiede al battezzando:
"Rinunci al peccato per vivere nella libert dei figli di
Dio?", al che egli risponde: "Rinuncio". E poi: "Rinunci
alle seduzioni del male per non lasciarvi dominare dal
peccato?", "Rinuncio"; "Rinunci a Satana, origine e causa
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 95

di ogni peccato?", "Rinuncio". Se il ravvedimento e la rinuncia al male sono decisive come la crocifissione, questo
significa che il cristiano dice un no assoluto e senza condizioni a tutti i desideri peccaminosi ed alle passioni.
La rinuncia al male, per, non solo un voto battesimale, ma una disciplina pratica quotidiana. Ad ogni proposta o tentazione di cedere a ci che Dio considera un
male, il cristiano cos dice: "Assolutamente no". Si tratta
di una vera e propria guerra spirituale: "Perch la carne ha
desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari
alla carne; sono cose opposte tra di loro" (17). La natura peccaminosa, infatti, non sar mai completamente sradicata
in noi in questa vita. quindi necessario essere sempre
impegnati in questa guerra. L'espressa rinuncia a ci che
Dio considera un male non qualcosa di qualcosa di "negoziabile": deve essere chiaro e definito. Non vi pu essere alcuna trattativa di pace con Satana.
Il perfezionista che parla come se la sua natura peccaminosa fosse stata completamente sconfitta si inganna ed
ha perduto di vista l'inevitabilit di questa lotta quotidiana. Il pessimista che si scoraggia dicendo che "tanto una
guerra inutile perch perduta" cede troppo presto le armi
e perde di vista il fatto che possiamo essere vittoriosi
identificandoci attivamente con Cristo sulla croce.
L'esecuzione della "condanna a morte" della nostra natura peccaminosa seguita dall'attiva espressione della
nuova vita nello Spirito: "Se viviamo dello Spirito, cammiMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 96

niamo anche guidati dallo Spirito". I tempi dei verbi usati da


Paolo nell'originale sono: indicativo ("Se viviamo"), e imperativo: ("Camminiamo", letteralmente: state al passo!).
la stessa combinazione dei versetti 1 ["Cristo ci ha liberati
perch fossimo liberi; state dunque saldi"] e 13 ["Voi siete stati
chiamati a libert; soltanto non fate della libert un'occasione
per vivere secondo la carne"]. L'imperativo esprime la nostra responsabilit di proteggere la nostra libert dalla
schiavit sotto la legge, di far uso della nostra libert per
servire l'uno all'altro nell'amore e di "tenere il passo" con
lo Spirito. lo Spirito, infatti, che "batte il tempo della
marcia": il che implica concentrazione e disciplina: non
possiamo rallentare o andare troppo veloci.
L'esempio pratico di questo l'Apostolo lo fornisce al v.
26: "Non siamo vanagloriosi, provocandoci e invidiandoci gli
uni gli altri". I cristiani della Galazia si erano infatti divisi
fra di loro per orgoglio e vanagloria, il che dava origine a
provocazioni ed invidia. Nella loro pretesa di osservare
la legge mosaica, quei cristiani erano diventati molto
competitivi nella loro vita spirituale, uno cercava di fare
di pi e di meglio dell'altro. Non era, per, una competizione sana, perch metteva l'uno contro l'altro come se
avessero dovuto conquistare "il premio" sbaragliando gli
altri. Nella vita cristiana, per, si cammina insieme, portando i pesi gli uni degli altri.
"Provocare" qui significa "lanciarsi una sfida in una
competizione". Alcuni erano perci cos sicuri della loro
superiorit spirituale da volerla provare in una sorta di
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 97

gara. Altri si sentivano spiritualmente inferiori e provavano risentimento verso coloro che li facevano sentire in
quel modo. La vanagloria un cancro spirituale che divora ogni possibilit di amore e persino di buon senso. L'unico rimedio per questo tipo di cancro un'operazione
chirurgica radicale: dobbiamo crocifiggere la vanagloria
della nostra natura peccaminosa ed essere condotti dallo
Spirito, il quale solo ha la potenza di spodestar la dittatura della vanagloria.
Preghiera: Dammi, o Signore, di vedere la vita cristiana in
modo molto serio ed impegnato come la rinuncia costante e la
lotta contro tutto ci che Tu, nella Tua Parola, ritieni un male,
militando con Cristo ed avvalendomi della potenza del Suo
Spirito messami a mia disposizione. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 98

29

I doveri di chi condotto dallo Spirito


"1 Fratelli, se uno viene sorpreso in colpa, voi, che siete spirituali,
rialzatelo con spirito di mansuetudine. Bada bene a te stesso, che anche tu non sia tentato. 2 Portate i pesi gli uni degli altri e adempirete cos la legge di Cristo" (Galati 6:1-2).

Fino a questo punto l'Apostolo ha condotto i cristiani


della Galazia a comprendere lo sfondo storico e teologico
della crisi in cui si trovano e ha esposto loro principi generali sulla "vita nello Spirito". Ora egli specifica quali
siano le specifiche responsabilit che hanno coloro che
sono condotti dallo Spirito di Cristo.
"Voi che siete spirituali" (1) non una speciale categoria
di "super-credenti", ma cristiani autentici che vivono lo
Spirito di Cristo! Essi hanno la responsabilit di risanare
e ricostruire i rapporti pregiudicati all'interno della loro
comunit, riportandovi l'unit. L'intensa opera di proselitismo portata avanti dai legalisti affinch i cristiani della
Galazia si sottoponessero alle regole della legge mosaica,
infatti, non aveva fatto altro che creare dispute e divisioni
(5:15; 5:26). Le responsabilit dei credenti l'uno verso l'altro sono qui strettamente legate a quelle che essi hanno
verso s stessi.
La via del ricupero. "Fratelli, se uno viene sorpreso in colpa". Ci si pu ben attendere che in una comunit cristiana
si facciano errori e si commettano peccati che causano
problemi di vario tipo e arrecano danno sia ai singoli che
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 99

alla vita comunitaria. Questo non deve sorprenderci: fa


parte della nostra natura anche se siamo credenti. La
cosa, per, non deve necessariamente essere considerata
irreparabile: tutto sta in come vi si risponde. Il legalista
dir che chi sbaglia debba essere severamente condannato. Formalmente giusto (le azioni disciplinari sono legittime), ma c' una via migliore e pi costruttiva. Chi
condotto dallo Spirito, coglie questa come un'opportunit
per manifestare il frutto dello Spirito di Cristo al fine di
risanare, ricuperare e riconciliare il peccatore. Senza per
questo giustificare il peccato, la via di Cristo quella della compassione per chi ha sbagliato e l'aiuto a "riparare i
danni". Il peccato, inoltre, "causa dipendenza" e chi sbaglia deve essere sostenuto affinch questo non accada. Il
motto del cristiano deve cos sempre essere ricupero, ristabilimento, riparazione, riconciliazione, rialzare chi caduto, e non, quando a terra, ...mettere il piede sulla sua
schiena affinch vi rimanga! soprattutto quanto mai necessario farlo, poi, "con spirito di mansuetudine" (uno dei
frutti dello Spirito), umilmente, non come chi si crede superiore, ma consapevoli di essere passibili di sbagliare e
cadere. Per questo Paolo passa al plurale al singolare:
"bada bene a te stesso", perch potresti cadere in tentazione
prima di quanto tu creda. La consapevolezza della nostra
vulnerabilit non solo ci fa stare in guardia ma anche ci fa
essere compassionevoli e umili. Dipendiamo tutti dalla
grazia di Dio.
La via della condivisione. Nella comunit cristiana abbiamo la responsabilit di condividere non solo i compiti
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 100

ma anche di portare i fardelli (fisici, emotivi, mentali, morali e spirituali) l'uno dell'altro in spirito di volenteroso
ed amorevole servizio reciproco. Molti di questi fardelli
sono nascosti: per questo il cristiano particolarmente
sensibile ed attento agli altri. Pu anche essere il fardello
delle conseguenze del peccato. Il cristiano, cos, non dir
mai, " affar suo, ben gli sta!" ma, senza per questo condonare il peccato, sa stare accanto a chi ha sbagliato, confortarlo ed aiutarlo. Indubbiamente questo "adempie alla
legge di Cristo" perch esattamente lo spirito che Cristo
aveva avuto nella Sua vita terrena, soprattutto quando
sulla croce si fa carico Egli stesso dei peccati dei Suoi. Essere uniti a Cristo significa calcarne le orme. "Infatti vi ho
dato un esempio, affinch anche voi facciate come vi ho fatto
io" (Giovanni 13:15).
Preghiera. Signore Iddio, ispirami sempre meglio, Te ne
prego, lo Spirito di Cristo, affinch io, con umilt, sappia aiutare chi sbaglia a tornare sulla retta via. Rendimi sempre meglio
disponibile ad aiutare gli altri a portare i loro pesi. Dammi per
anche la disponibilit ad essere corretto io stesso ed aiutato,
piegando il mio orgoglio. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 101

30

La necessit dell'esame di noi stessi


3 Infatti se uno pensa di essere qualcosa pur non essendo nulla, inganna se stesso. 4 Ciascuno esamini invece l'opera propria; cos avr
modo di vantarsi in rapporto a se stesso e non perch si paragona
agli altri. 5 Ciascuno infatti porter il proprio fardello" (Galati 6:35).

Un altro dovere della persona autenticamente spirituale, cio condotta dallo Spirito di Cristo, quello dell'attento esame di s stesso, l'esame di coscienza, ma anche
la disponibilit costante a verificare la propria condizione
spirituale e cammino nella fede.
Paolo, cos, mette in rilievo il bisogno che tutti abbiamo, come cristiani, di una valutare la nostra personale
condizione spirituale. C' infatti sempre la possibilit al
riguardo, di ingannare noi stessi. La valutazione di noi
stessi deve essere fatta in base ad un oggettivo esame del
proprio lavoro, non sulla base del confronto con altri (4).
La valutazione di noi stessi dovrebbe chiarire soprattutto
quale sia la missione che Dio personalmente ci ha affidato (5). Credersi indebitamente "profeta", "maestro" o "censore" non infrequente in diversi credenti. Lo sono veramente? Potrebbe essere la loro un'indebita presunzione?
"Infatti se uno pensa di essere qualcosa pur non essendo nulla,
inganna se stesso" (3). C'erano, fra i Galati, cristiani che
avevano un'opinione cos alta su s stessi da impedire
loro di assumere il ruolo di servitori e portare i fardelli
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 102

degli altri. Ges per primo aveva dato l'esempio di come


si debba "lavare i piedi" l'uno dell'altro: "Capite quello che
vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene,
perch lo sono. Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro,
vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli
altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinch anche voi facciate
come vi ho fatto io" (Giovanni 13:12-15).
I legalisti erano cos assorbiti dall'importanza della loro
missione di imporre a tutti la legge mosaica che non avevano n tempo n interesse di "compatire" chi era afflitto
dal peccato, n tolleranza alcuna per chi non riusciva a
conformarsi alle loro regole. Si credevano importanti,
mentre in realt erano nulla. Paolo scrive: Se "non avessi
amore, non sarei nulla" (1 Corinzi 13:2). Solo coloro che
sono liberi dal senso della propria importanza sono in
grado di servire gli altri con amore.
Come si pu, per, "vantarsi in rapporto a s stessi"? Ci
sono due tipi di vanto: uno l'ipocrita vanagloria rispetto
ai criteri di questo mondo o alle regole di una religiosit
egocentrica e carnale, l'altro il vantarsi "della croce di
Cristo" (14). Paolo si vantava della croce perch essa la
manifestazione ultima dell'amore di Dio per i peccatori
coscienti della gravit dei loro peccati. Il Fariseo del racconto di Ges cos pregava "O Dio, ti ringrazio che io non
sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adlteri; neppure
come questo pubblicano" (Luca 18:11).Il Fariseo non era tornato a casa giustificato, il pubblicano penitente, per, s.
Il vanto dei cristiani paradossale perch vantarsi di
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 103

qualcosa (la croce) che, agli occhi del mondo, era qualcosa di vergognoso. I cristiani, per, celebrano la compassione che Dio ha avuto per loro in Cristo.
"Ciascuno infatti porter il proprio fardello" (5). Non c'
contraddizione fra questa frase e quella del v. 2. "Portate i
pesi gli uni degli altri". Il termine "peso" e "fardello" si
equivalgono in altri contesti, ma qui "fardello" si riferisce
ai compiti affidatici dal nostro Maestro, di fronte al quale
dovremo rendere conto di come abbiamo usato le opportunit ed i talenti che Dio ci ha affidato. proprio di
adempiere la missione che Dio ci ha affidato nella vita
che impariamo a portare i pesi gli uni degli altri. I cristiani esaminano il proprio operato per vedere se riflette l'amore di Cristo, quanto essi servano gli altri con amore.
Preghiera. Signore Iddio, guidami, Te ne prego, ad esaminare diligentemente la mia vita, affinch io mi conformi sempre
meglio all'esempio del Tuo Figlio Ges Cristo. Che io non mi
vanti d'altro che di essere un peccatore salvato dalla Tua stupefacente grazia.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 104

31

Sosteniamo chi ci istruisce nella Parola


6 "Chi viene istruito nella parola faccia parte di tutti i suoi beni
a chi lo istruisce" (Galati 6:6).

La sfida dell'Apostolo ai cristiani della Galazia di


adempiere senza ritardo la missione che Dio ha loro affidato ["Ciascuno porter il proprio fardello" (5)] ora controbilanciata dal riconoscimento che alcuni che stanno portando avanti la missione che Dio ha loro affidato nella
chiesa di insegnare la Parola di Dio, devono essere sostenuti dall'intera chiesa. Si tratta di un'applicazione molto
pratica del frutto dello Spirito. Lo Spirito che ispira "bont" nel cristiano lo stesso che ci chiama a condividere i
nostri beni [pasin agathois (ogni cosa buona)] con chi lo
istruisce.
Nella chiesa antica le comunit cristiane erano impegnate nello studio della dottrina biblica, in particolare chi
si preparava al battesimo, il katchoumenos (la parola qui
usata, tradotta "chi viene istruito", da cui il nostro "catecumeno"), istruito da un insegnante (o catechista) sulla
base di un insieme di insegnamenti (la catechesi). La chiesa antica possedeva un catechismo, un'istruzione formale
nella teologia cristiana di base. La crescita nella fede di
ogni singolo credente dipende, infatti, dal ricevere, in
modo regolare e sistematico, l'insegnamento biblico.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 105

In secondo luogo, la funzione dell'insegnante, o catechista, nella chiesa antica era spesso un'occupazione che impegnava a pieno tempo, il che implicava la necessit di
considerarla un lavoro che la chiesa aveva il dovere di retribuire. Il fatto che Paolo, per alcuni periodi della sua
vita, si guadagnasse da vivere attraverso un lavoro "secolare", era un'eccezione dovuta a cause contingenti, non la
regola. Paolo presuppone che chi si impegna nella chiesa
all'insegnamento biblico debba essere retribuito (1 Corinzi 9:14; 1 Timoteo 5:17). Paolo attribuisce grande
importanza e dignit a chi insegna la parola e questo non
pu essere un hobby da praticare "quando si ha tempo".
In terzo luogo, quando i catechisti insegnano fedelmente la Parola di Dio e le chiese li ricambiano sostenendoli,
v' unit nella chiesa. Quando qui il testo parla della necessit di "far parte" dei nostri beni, di condividerli, con
chi ci istruisce, l'originale usa la parola koinneit da cui
deriva il termine koinonia (comunione, partenariato). La
crisi delle chiese nella Galazia avrebbe potuto essere superata quando esse avessero pure preso molto seriamente la necessit di un'istruzione regolare e strutturata nel
loro interno, coinvolgente tutti e con tanto di insegnanti
retribuiti. Solo l'istruzione diligente nella dottrina cristiana trasmessa dagli apostoli avrebbe potuto proteggerli
dall'infiltrazione di dottrine eversive e consolidare le loro
comunit. Lo stesso vale oggi.
Preghiera. Signore Iddio, intendo prendere molto seriamente l'appello che rivolgi anche a me tramite il testo biblico di
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 106

oggi di studiare in modo diligente e regolare la dottrina biblica.


Ti ringrazio per coloro che Tu hai chiamato e preparato alla
predicazione ed all'insegnamento della Parola e di cui io mi avvalgo. Desidero esprimere la mia riconoscenza verso di Te e di
loro contribuendo responsabilmente al loro sostentamento economico. Nel nome di Cristo. Amen.

32

Una logica imprescindibile


7 "Non vi ingannate; non ci si pu beffare di Dio; perch quello che
l'uomo avr seminato, quello pure mieter. 8 Perch chi semina per
la sua carne, mieter corruzione dalla carne; ma chi semina per lo
Spirito mieter dallo Spirito vita eterna" (Galati 6:7-8).

Le responsabilit che competono ai cristiani, come


sono state elencate fin ora, presentano due modi di vivere
opposti fra di loro: la via dello Spirito e quella della "carne" (o natura peccaminosa). Per i cristiani della Galazia
tempo ora di decidere: quel che sceglieranno conseguir
dei risultati, avr inevitabili conseguenze. Non possono
rimanere neutrali: o si lasciano condurre dallo Spirito di
Cristo, oppure dalla gratificazione dei desideri della loro
natura peccaminosa. Ognuno, a livello personale, deve
scegliere.
Cos come in agricoltura si raccoglie quel che si semina,
cos c' un'imprescindibile logica anche nelle decisioni
che facciamo a livello esistenziale: Illudersi di raccogliere
cose diverse da quelle che si sono seminate da stupidi.
Crederlo significa ingannare s stessi. Altrettanto da stuMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 107

pidi pensare di potersi beffare di Dio e farla franca. C'


forse qualcuno che pensa di riuscirci? Povero illuso... Eppure c' sempre qualcuno che pensa che per lui vi sia
un'eccezione: "Sebbene questo possa essere vero per tutti
gli altri, non vero per me. Io posso seminare tutto ci
che voglio e, ciononostante, aspettarmi un buon raccolto".
Davvero vale qui il detto di Geremia: "Il cuore ingannevole pi di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potr
conoscerlo?" (Geremia 17:9). La capacit che abbiamo di
ingannare noi stessi veramente stupefacente, fino a sfidare ogni logica e buon senso. Ci che Dio afferma nella
Sua Parola davanti a noi chiaro ed inequivocabile, eppure riusciamo sempre a razionalizzare ed a giustificare
le nostre scelte ed opinioni e credere che sar, invece,
come diciamo noi. Quel che facciamo per solo ingannare noi stessi e presumere di poterci nascondere da Dio,
come Adamo ed Eva che si erano nascosti dietro un cespuglio ritenendo ...di non essere visti da Dio. Davvero
ridicolo, come ridicole sono spesso le giustificazioni che
diamo a certo nostro operato. L'ammonimento di Paolo,
allora lo dobbiamo riascoltare spesso per metterci in
guardia contro anche le nostre pi brillanti patetiche giustificazioni: "...chi semina per la sua carne, mieter corruzione dalla carne; ma chi semina per lo Spirito mieter dallo Spirito vita eterna" (8).
Siamo di fronte, cos, ad una decisione che determiner
il nostro destino. Non siamo vittima del fato o della sfortuna. Se "seminiamo" secondo la nostra natura peccaminosa, quale ne sar il risultato inevitabile, e quale pure
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 108

sar se seguiamo la via indicata dallo Spirito di Dio? Coloro che vivono avendo per obiettivo solo quello di soddisfare i loro istinti naturali, di fatto distruggono i loro
rapporti con gli altri: si mordono, si divorano e si consumano a vicenda, provocandosi ed invidiandosi l'un l'altro
(5:15,26).
"Seminare per lo Spirito" significa "servire gli uni gli altri per mezzo dell'amore" (5:13), rialzare chi viene sorpreso in colpa (6:1), portare i pesi gli uni degli altri (6:2),
dare generosamente a coloro che nella chiesa ci ammaestrano (6:6) e non scoraggiarsi a fare del bene a tutti (6:9).
"Seminare per lo Spirito" significa edificare rapporti amorevoli con gli altri. Portare i fardelli gli uni degli altri significa partecipare intensamente ai loro dolori ed afflizioni. "Seminare per lo Spirito" significa fare il bene degli altri. Se seminare per la carne significa indulgere egoisticamente a compiacere s stessi, seminare per lo Spirito significa servire amorevolmente gli altri senza nulla risparmiare."Seminare per lo Spirito" significa "mietere vita
eterna". Dalla prospettiva di Paolo, cristiani sono coloro
che gi "sono stati sottratti al presente secolo malvagio"
(1:4) e gi sono "nuove creature" (6:15). La lotta fra lo Spirito e la carne (la natura peccaminosa), per, non ancora
terminata (5:17). In Cristo gi abbiamo un nuovo rapporto con Dio e l'uno con l'altro. Non ci rapportiamo pi con
Dio come servi, ma come figli che si rivolgono a Lui come
Padre (4:6-7), come pure ci rapportiamo l'uno con l'altro
superando qualsiasi distinzione razziale, sociale e di genere, trovando in Cristo il nostro comune punto di riferiMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 109

mento. Dato, per, che la lotta fra lo Spirito e la carne


continua, noi viviamo fra incoerenze e contraddizioni.
Coloro che, per, continuano a crescere in questi rapporti
mediante la potenza dello Spirito Santo, alla fine godranno la pienezza della vita eterna - armonia perfetta in rapporto con Dio e con gli altri.
Preghiera. Signore, giustifico fin troppo facilmente le mie
scelte illudendomi che alla fine tutto andr comunque bene.
Non considero cos la ferrea logica della causa e dell'effetto e,
quel che pi conta, la tua volont rivelata. Perdonami. Fa s
che, mortificando le mie "tendenze naturali" e seguendo lo Spirito di Cristo io mi avvii verso un certe e ricco raccolto alla Tua
gloria. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 110

33

Ne vale sempre la pena!


9 "Non ci scoraggiamo di fare il bene; perch, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo. 10 Cos dunque, finch ne abbiamo l'opportunit, facciamo del bene a tutti; ma specialmente ai fratelli in fede" (Galati 6:9-10).

Crescere nella qualit dei nostri rapporti con i nostri


fratelli e sorelle in fede, non cosa che accada automaticamente: necessario sforzo e determinazione, soprattutto quando questi rapporti sono stati rovinati da comportamenti pregiudizievoli. per questo che l'Apostolo incoraggia qui i cristiani della Galazia nella perseveranza a
fare il bene e ad edificare comunione anche se talvolta
pu essere un compito ingrato od apparire impossibile.
Lo "sforzo" e l'impegno nel fare il bene i cui qui si parla, non in contraddizione alla prospettiva della "sola
fede" n la pregiudica. Qui, infatti, non si sta parlando
della nostra salvezza eterna (che opera e merito soltanto
di Cristo e che la si riceve per fede). Qui si parla del credente che, riconciliato con Dio, esprime la propria riconoscenza verso di Lui, vivendo in mondo a Lui gradito manifestando i frutti dello Spirito, fra i quali vi la benevolenza e la bont. Il credente fa uso di questi "frutti" e "li
condivide" con gioia affinch la loro bont sia sempre
meglio apprezzata e possano nutrire i singoli e la comunit. In ogni caso, la fede autentica quando opera per

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 111

mezzo dell'amore (5:6) e nell'impegno di servirsi reciprocamente (5:13) e di portare i fardelli l'uno dell'altro (6:2).
Uno dei pi grandi ostacoli nel ricostruire rapporti
compromessi semplicemente la fatica: facile perdersi
di coraggio e credere che, in alcune circostanze, non ne
valga la pena! Paolo stesso era stato tentato, proprio in
questa circostanza, dallo scoraggiamento: "Io temo di essermi affaticato invano per voi" (4:11). Dovremmo gettare la
spugna? No.
In primo luogo egli ci assicura che "se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo" (6:9). In agricoltura il raccolto
avviene molto tempo dopo la semina! Il bene che facciamo non mai sprecato. Potrebbe portare frutto anche
dopo la nostra stessa scomparsa e certamente l'avr al ritorno di Cristo, quando il bene trionfer incontrastato ed
i Suoi servitori ne avranno la ricompensa.
In secondo luogo, Paolo motiva la perseveranza rammentandoci che siamo parte di una grande famiglia,
quella dei "fratelli in fede".(10). Sebbene non vi sia limite
nel raggio d'azione del cristiano quando chiamato a fare
il bene, cio a tutti indistintamente, la nostra priorit
certamente quella di servire la famiglia dei credenti, la
comunit cristiana, "avamposto" della nuova creazione.Tutti i cristiani sono "figli di Abraamo" per fede in Cristo,
progenie di Abraamo (3:6-29). Tutti i cristiani godono
pienamente dei diritti che appartengono ai figli di Dio
(4:4-7). Tutti i cristiani sono veri figli della "donna libera",
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 112

la Gerusalemme celeste, "nostra madre" (4:21-31). Queste


grandi verit sulla famiglia dei credenti dovrebbero spronarci a non scoraggiarci a fare del bene ai nostri fratelli e
sorelle in fede. In quanto famiglia, noi apparteniamo l'uno all'altro perch apparteniamo a Cristo.
Preghiera. Che il mio impegno a fare ci che davanti a Dio
bene sia incrollabile. In questo, aiutami, o Signore. Che io
non mi scoraggi anche quando sembra che per questo io non sia
apprezzato. Dammi la ferma persuasione che il bene che faccio
non mai sprecato e che prima o poi sar ricompensato dal successo. Amen.

34

Le motivazioni carnali e mondane dei legalisti


11 "Guardate con che grossi caratteri vi ho scritto di mia propria mano! 12 Tutti coloro che vogliono far bella figura nella carne, vi costringono a farvi circoncidere e ci al solo fine di non essere perseguitati a causa della croce di Cristo. 13 Poich neppure
loro, che sono circoncisi, osservano la legge; ma vogliono che siate
circoncisi per potersi vantare della vostra carne" (Galati 6:11-13).

Come si usava al tempo dell'Apostolo Paolo, le lettere


di una certa importanza erano dettate dall'autore ad uno
scrivano. L'autore, poi, aggiungeva di sua propria mano,
al termine della lettera, alcune righe in cui tornava ad
evidenziare ci che riteneva di particolare importanza. Le
cose che qui Paolo desidera mettere in grande evidenza
egli le scrive persino con grossi caratteri (noi le scriveremmo magari in grassetto o con doppia sottolineatura)
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 113

affinch nessuno possa giustificarsi dicendo di non averle


intese o di essersele lasciate sfuggire.
Ecco cos come i punti sui quali Paolo vuole particolarmente attirare l'attenzione il contrasto esistente fra lui e
coloro che, insegnando dottrine eversive rispetto all'Evangelo, avevano sviato molti cristiani della Galazia. Per
chiarire questi punti di contrasto Paolo prima riassume la
posizione di questi maestri (12-13). Paolo identifica tre
motivazioni di base per cui questi falsi maestri sono
giunti presso di loro.
In primo luogo afferma che essi sono motivati dall'ossessione con l'uniformit esteriore (12). La loro insistenza
a che tutti fossero circoncisi rivelava come essi fossero
solo interessati a far s che tutti apparissero esteriormente
("nella carne") simili (in questo caso agli ebrei). Per loro
tutti i cristiano avrebbero dovuto essere "allineati e coperti" compattamente come dei militari in uniforme inquadrati in una caserma e che marciano tutti al passo. Indubbiamente, cos, farebbero "bella figura" e potrebbero essere riconoscibili chiaramente, ma... Questa ambizione all'uniformit continua ad essere oggi soprattutto da gruppi religiosi settari e dirigisti che impongono ai loro membri una stretta disciplina, precise regole di comportamento e magari anche uno stesso modo di vestire. Indubbiamente questo fa "una bella impressione" di ordine e pulizia, ma si tratta di un bisogno psicologico al quale rispondono in modo illusorio e non sostanziale, interiore. Quella che realizzano, praticamente sempre si rivela un'uniMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 114

formit del tutto ingannevole ed artificiosa e spesso ipocrita e non raramente disumana. In ogni caso, tutto questo non ha a che fare con la libert, spontaneit e spiritualit che frutto dell'Evangelo di Cristo e che i legalisti temono e considerano intollerabile. Il loro un ricorso "alla
carne": imponendo l'uniformit esteriore, dimostrano di
non credere all'opera interiore dello Spirito Santo e, di
fatto, rinnegano Cristo.
Il secondo motivo che Paolo rileva in questi falsi maestri garantire la loro sicurezza personale: vogliono non
correre il rischio di essere perseguitati (12). L'Evangelo
della croce di Cristo e le sue "idee rivoluzionarie", la libert che promuove con una vita condotta dallo Spirito
"roba rischiosa" che attirerebbe troppa attenzione per il
suo anticonformismo... Queste "novit" sarebbero ritenute pericolose dalle autorit. Tutto, cos, deve essere ricondotto nelle forme delle religioni ufficialmente tollerate e
protette come, bene o male, era considerato allora il Giudaismo insieme ad altre religioni. L'Evangelo di Cristo,
per questi falsi maestri, proponeva idee troppo sovversive che dovevano essere in qualche modo "moderate" o almeno nascoste, non proclamate troppo esplicitamente.
Nel corso della storia, quando il cristianesimo (o una sua
forma) stato reso "chiesa di stato" o fatto rientrare nella
categoria dei "culti ammessi" equivaleva al tentativo di
"addomesticarlo", di "normalizzarlo", di "spuntare i suoi
tratti taglienti", di "tenerlo sotto controllo" e, in fondo
neutralizzarlo alterandolo. L'Apostolo ne cosciente e
per questo contesta con forza i falsi maestri.
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 115

Paolo smaschera l'ipocrisia dei falsi maestri rilevando


una terza motivazione della loro campagna in favore della circoncisione: erano motivati dall'orgoglio per la loro
identit nazionale (13). Non erano veramente interessati
alla trasformazione morale dei cristiani della Galazia e
neanche nelle loro conquiste spirituali. Erano interessati a
vantarsi con i loro correligionari israeliti che in Galazia
sorgessero "belle comunit" che promuovessero l'identit,
la cultura, le tradizioni, la politica e l'influenza dell'ebraismo. Avrebbero voluto poter dire, sfruttando il messaggio cristiano: "Guardate, persino di pagani ne abbiamo
fatto dei buoni israeliti. La circoncisione alla quale li abbiamo fatto sottoporre ne testimonianza!". Certamente
non era questo lo spirito del Signore Ges Cristo n il
messaggio dei Suoi apostoli. Nel versetto successivo Paolo riassume la sua posizione al riguardo.
Preghiera. Signore Iddio, veglia, te ne prego, sulle motivazioni del mio essere cristiano, affinch non siano pretesti per
promuovere valori carnali e mondani, ma che siano fedeli all'Evangelo annunziato dal Nuovo Testamento. Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 116

35

Su che cosa si fonda il mio vanto


14 "Ma quanto a me, non sia mai che io mi vanti di altro che della
croce del nostro Signore Ges Cristo, mediante la quale il mondo,
per me, stato crocifisso e io sono stato crocifisso per il mondo. 15
Infatti, tanto la circoncisione che l'incirconcisione non sono nulla;
quello che importa l'essere una nuova creatura" (Galati 6:14-15)..

In netta contrapposizione con le orgogliose (e mondane) pretese dei maestri del legalismo, l'Apostolo riafferma con queste sue parole la sua fondamentale dedizione
al significato della croce di Cristo (14) ed alla nuova creazione che Cristo rende possibile, per l'opera dello Spirito
Santo, in tutti coloro che si affidano a Lui come Signore e
Salvatore (15).
Attenersi al significato ultimo della croce di Cristo significa eliminare dalla nostra vita ogni ragione per vantarsi di ci che siamo in noi stessi o realizziamo. Chi si
identifica con Cristo, associandosi alla Sua morte in croce,
di fatto muore a s stesso, squalifica quel che in s stesso e le sue opere, rinnega s stesso, vanifica ogni umana
vanagloria. Quanti sono davvero pronti a farlo? Eppure
su di questo si gioca il nostro essere cristiani, la nostra
stessa salvezza. Nel mondo tanti si vantano orgogliosamente della loro identit nazionale, della loro condizione
sociale e religione, delle loro imprese, cultura, potenza,
opere, bont... Tutto questo solo empia vanit: "Poi considerai tutte le opere che le mie mani avevano fatte, e la fatica
che avevo sostenuto per farle, ed ecco che tutto era vanit, un
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 117

correre dietro al vento, e che non se ne trae alcun profitto sotto


il sole" (Ecclesiaste 2:11). Vivere secondo lo spirito di questo mondo conduce inevitabilmente a queste futili vanaglorie. Quando a tutto questo io muoio, per, lo spirito di
questo mondo non governa pi la mia vita. La mia fede
nel significato della croce di Cristo include non solo la
consapevolezza che Egli sia morto per me, al mio posto,
per salvarmi dal giudizio di condanna che la legge di Dio
rende inevitabile, ma anche la costante consapevolezza
che io debbo considerarmi morto con Lui. Non ho pi motivo alcuno di vantarmi perch il mio vecchio io, caratterizzato dai valori di questo mondo e dal peccato che mi
rende sgradito a Dio e condannato, morto. Questa rinuncia assoluta ad ogni possibile vanto, a causa della mia
totale identificazione con il Messia crocifisso l'aspirazione di ogni autentico cristiano.
La fede in Cristo non conduce solo a morire ai valori
fallaci di questo mondo, ma conduce anche alla vita,
quella vera, e ad un nuovo stile di vita: "Infatti, tanto la
circoncisione che l'incirconcisione non sono nulla; quello che
importa l'essere una nuova creatura" (15). Vivere la realt
della nuova creazione pu essere considerato il tema di
quest'intera lettera. Abbiamo con Dio un nuovo rapporto,
non siamo pi servi, ma figli, liberi di rivolgerci a Lui
come Padre, pap (4:6). Abbiamo un nuovo rapporto l'uno con l'altro: non siamo pi imprigionati e divisi da barriere razziali, sociali o sessuali: siamo ora liberi ed uno in
Cristo (3:28). Regola della vita di Paolo, e regola di ogni
autentico cristiano l'Evangelo: esso determina le dimenMeditazioni sull'epistola ai Galati, p. 118

sioni spirituali e sociali della sua vita. Paolo non si rapporta pi con Dio sulla base della sua identit israelita (e
noi sulla base di qualsiasi cosa che riteniamo importante
secondo i criteri di questo mondo), ma sulla base della
sua unione con Cristo nella Sua morte e risurrezione.
Preghiera. Signore, appartengo a Te, ho fiducia in Te e voglio seguirti. Quant' vero, per, che ancora io debbo ravvedermi da molo di ci che in questo mondo motivo di fallace orgoglio! Aiutami a prenderne coscienza e a rinnegarlo, affinch
sempre meglio io possa trovare in Cristo e nella Sua opera misericordiosa verso di me, il solo motivo del mio vanto. Amen.

36

Quanti sono disposti a seguire


la regola di Cristo?
16 "Su quanti cammineranno secondo questa regola siano pace e
misericordia, e cos siano sull'Israele di Dio. 17 Da ora in poi nessuno mi dia molestia, perch io porto nel mio corpo il marchio di Ges.
18 La grazia del nostro Signore Ges Cristo sia con il vostro spirito,
fratelli. Amen" (Galati 6:16-18).

L'Apostolo termina la sua lettera con una benedizione:


"Su quanti cammineranno secondo questa regola siano pace e
misericordia, e cos siano sull'Israele di Dio" (16). Attraverso
tutta la sua lettera, Paolo si appellato all'Evangelo come
la sola regola da seguire nei nostri rapporti con Dio e l'uno con l'altro, la via maestra. Tutti coloro che seguono
questa regola certamente faranno l'esperienza della pace
e della misericordia nei loro rapporti con Dio e l'uno con
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 119

l'altro perch "... grazie a lui [e solo a Lui] che voi siete in
Cristo Ges, che da Dio stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione" (1 Corinzi 1:30). L'Evangelo, infatti, ci pone in pace con Dio sulla base della misericordia che Egli ci ha manifestato in Cristo. Allo stesso
modo, tutti coloro che hanno fatto l'esperienza dell'Evangelo operano per promuovere la pace con altri esprimendo verso gli altri la stessa compassione che hanno ricevuto da Dio in Cristo.
Il contesto della lettera mostra come per Israele di Dio
qui siano da intendersi i cristiani della Galazia, ogni cristiano. L'Apostolo riassume in questo modo la tesi secondo la quale ogni credente in Cristo indubbiamente vero
figlio di Abraamo (3:6-29), figlio della "donna libera" proprio come Isacco (4:21-31). I falsi maestri asserivano che
solo coloro che si sottopongono alla legge mosaica appartengono ad Israele. Ora Paolo afferma che tutti coloro che
seguono l'Evangelo sono il vero Israele di Dio.
Dopo la benedizione su tutti i cristiani, Paolo aggiunge
un chiaro e fermo ammonimento contro tutti coloro che
hanno arrecato molestia alle chiese della Galazia con le
loro pretese ed il loro legalismo. Il loro attacco alle chiese
Paolo lo prende come un affronto personale e lo respinge
fornendo la base della sua autorit: "Io porto nel mio corpo
il marchio di Ges" (17). Il "marchio di Ges" sono le cicatrici lasciate su di lui dalle dure persecuzioni subite a
causa di Cristo. Queste cicatrici dimostrano la sua "ostinata" fedelt all'Evangelo di Cristo. I falsi maestri erano
Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 120

interessati al segno lasciato sul corpo dalla circoncisione


rituale. Paolo attira l'attenzione sulle cicatrici che rimangono sul suo corpo per aver servito Cristo: una bella differenza! Quel che conta non sono i riti, le cerimonie e le
formalit esteriori, ma una vita autenticamente vissuta
secondo Cristo. Questa vita deve necessariamente "lasciare un segno" su di noi. Magari non saranno ferite visibili,
ma chiediamoci davvero in che modo Cristo ci ha portato
al sangue, al sudore ed alle lacrime di un autentico discepolato. Non quindi tanto simboli esteriori, ma vita vissuta! Tale prova di devozione a Cristo dovrebbe essere sufficiente per mettere a tacere i suoi critici. Lo anche per i
nostri critici? Vedono in noi "i segni" tangibili ed inequivocabili della nostra professione di fede?
La benedizione finale riassume il messaggio della lettera: "La grazia del nostro Signore Ges Cristo sia con il vostro
spirito, fratelli. Amen" (18). La grazia di Ges Cristo nel
loro spirito, nel loro essere ed identit profonda, rende
tutti i veri cristiani fratelli e sorelle nella famiglia di Dio.
Preghiera. Signore, non parole, ma fatti ispirati da Te: ecco
ci che desidero possa essere visibile attraverso tutta la mia
vita. Non formalit, ma sostanza. Non cerimonie ma concrete
espressioni d'amore, quelle che tu ci hai manifestato in Cristo.
Amen.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 121

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 122

Indice
1.
2.
3.
4.

Galati 1:1-5 - Inviato speciale.


Galati 1:6-9 - Diffidate dalle imitazioni.
Galati 1:10 - Il favore ed il compiacimento di Dio.
Galati 1:11-12 - L'origine divina dell'Evangelo di
Paolo.
5. Galati 1:13-17 - L'opera imprevedibile dello Spirito
Santo.
6. Galati 1:18-24 - Quali credenziali per il ministero.
7. Galati 2:1-5 - Una questione di principio.
8. Galati 2:6-10 - I rischi di adattarci al nostro
uditorio.
9. Galati 2:11-14 - Adattamento o compromesso?
10. Galati 2:15-19 - Nient'altro che Cristo.
11. Galati 2:20-21 - Morti e viventi con Cristo.
12. Galati 3:1-4 - Dopo aver scoperto il nuovo ritornare
al vecchio?
13. Galati 3:5-14 - Un rapporto non con un libro ma
con una persona.
14. Galati 3:15-18 - Un dono incondizionato.
15. Galati 3:19-20 - Comprendere la funzione della
legge (1).
16. Galati 3:21-22 - Comprendere la funzione della
legge (2).
17. Galati 3:23-25 - Comprendere la funzione della
legge (3).
18. Galati 3:26-29 - Le benedizioni d'essere in Cristo.
19. Galati 4:1-5 - Dalla schiavit della legge alla lbert
in Cristo
20. Galati 4:6,7 - Siamo figli, non pi servi!
21. Galati:4:8-11 - Tentativi di normalizzare l'Evangelo
(15 .
22. Galati 4:12-20 - Le sofferenze di un ministro di Dio.

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 123

23. Galati 4:21-31 - Leggere l'Antico Testamento nella


prospettiva di Cristo.
24. Galati 5:1-15 - Libert dalla religione.
25. Galati 5:16-18 - La determinazione a vivere secondo
lo Spirito di Cristo.
26. Galati 5:19-21 - L'evidenza dell'opera dello Spirito in
noi.
27. Galati 5:22,23 - Il frutteto di Dio.
28. Galati 5:24-26 - Una condanna a morte per poter
rinascere a nuova vita.
29. Galati 6:1-2 - I doveri di chi condotto dallo Spirito.
30. Galati 6:3-5 - La necessit dell'esamedi noi stessi.
31. Galati 6:6 - Sosteniamo chi ci istruisce nella Parola.
32. Galati 6:7-8 - Una logica imprescindibile.
33. Galati 6:9-10 - Ne vale sempre la pena.
34. Galati 6:11-13 - Le motivazioni carnali e mondane
dei legalisti.
35. Galati 6:14-15 - Su che cosa si fonda il mio vanto.
36. Galati 6:16-18 - Quanti sono disposti a seguire la
regola di Cristo?

Meditazioni sull'epistola ai Galati, p. 124