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ET Biblioteca

11*

Dello stesso autore nel catalogo Einaudi


Anniversario
Cenere alle ceneri
La collezione. Paesaggio
Prove dautore
Vecchi tempi
La donna del tenente francese
Proust. Una sceneggiatura
I nani

Harold Pinter
Teatro
Volume primo

Traduzione e cura di Alessandra Serra


Nota introduttiva di Guido Davico Bonino

Einaudi

Titoli originali
The Birthday Party
1959 Neabar Investments Ltd
The Room
1959 Neabar Investments Ltd
The Caretaker
1960 Neabar Investments Ltd
The Hothouse
1980 Neabar Investments Ltd
The Dumh Waiter
1960 Neabar Investments Ltd
The right of Harold Pinter to be identified as Author of this Work has been
asserted by him. All rights whatsoever in these plays are strictly reserved and
application for performance etc should be made to Judy Daish Associates
Limited. 2 St. Charles Place, London W10 6EG. No performance may be
given unless a licence has been obtained.

1996 e 2005 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino


Prima edizione Einaudi Tascabili 1996
www.einaudi.it
ISBN 88-06-18203-x

Nota introduttiva

Sono passati pi di trentanni da quando leditore Einaudi pubblic in versione italiana, sotto il titolo Teatro, una
prima raccolta di undici commedie di Harold Pinter. Da
allora non solo questeditore ha continuato a documentare, con rara e lodevole costanza, la produzione del grande
drammaturgo inglese, ma i teatranti italiani se ne sono saldamente impossessati, realizzando una serie davvero imponente di spettacoli, che, se non andiamo errati, colloca
lItalia subito dopo lInghilterra e prima della Francia e della
Germania come terra delezione dello scrittore. Lultimo
libro che lItalia gli ha riservato, quello di Roberto Canziani
e Gianfranco Capitta (Anabasi, Milano 1995), elenca non a
caso, in unapposita e curatissima teatrografia, ben sessantotto allestimenti.
Nel frattempo, si sono chiarite non poche idee sul drammaturgo stesso. Quando, nellormai lontano 1977, ebbi lardire di dedicare a Pinter una monografia critica (la prima a
vedere la luce nel nostro Paese, Il teatro di Harold Pinter,
Martano, Torino 1977), mi feci scrupolo di dimostrarmi
particolarmente reticente sulla sua biografia intellettuale, e,
vorrei dire, civile. Sottolineavo anzi, forte di certe interviste
inglesi allinteressato, il suo rifiuto del teatro dellimpegno
per lelemento di predeterminazione chesso racchiudeva, il
suo fastidio per qualunque preesistenza di una tesi morale,
sociale, politica come una costrizione da respingersi perch pesantemente riduttiva della libert creativa. Incorrevo,
cos facendo, in un equivoco: quello di confondere una precisa scelta di poetica (Il mio lavoro non quello dimpormi
ai personaggi, di sottometterli a una falsa articolazione Il
rapporto tra un autore e i personaggi deve essere un rapporto di rispetto) con una mancanza di sensibilit ideologica. Eppure cera stato il Pinter ragazzo, che aveva vissuto la

VI

GUIDO DAVICO BONINO

lotta quotidiana dellebreo perseguitato dalle bande fasciste


di Mosley; il giovane Pinter obiettore di coscienza, sottoposto a due processi e multato a due riprese, che tuttavia
non demordeva dai propri convincimenti; ladulto Pinter,
che aveva preso pubblicamente posizione contro i massacri
americani nel Vietnam
Un altro equivoco in cui incorremmo, in molti, sul finire degli anni Settanta, fu quello di privilegiare la scrittura
teatrale diversa di Pinter rispetto a quella della totalit
dei suoi contemporanei: Muovermi tra le parole, sceglierle, guardarle affiorare sulla pagina, tutto ci mi procura un
piacere immenso, aveva confessato lo scrittore nel 63, al
Festival del Teatro di Bristol. Affascinati da quel territorio
di sconcertante variet e vastit che lo stile di Pinter (pinteresque parola entrata nel lessico inglese), lo percorrevamo
palmo a palmo tentando di scoprire tutti i possibili modi
dimpegno della sua parola teatrale: antitesi, parallelismi
anaforici, ellissi, iterazioni, risonanze parodiche, allitterazioni, associazioni di parole o con diversa finalit di concetti, alternanze dialogiche, intermittenze, progressioni di tipo
seriale; e non minore attenzione dedicavamo alle varie forme, e ai vari significati, che assumeva, nella sua scrittura, il
silenzio: nel silenzio che, per me, i personaggi acquistano
una maggior presenza.
Ora, indubbio che il lavoro di Pinter ha rappresentato
e rappresenta il pi rigoroso sforzo di ricerca stilistica del
teatro inglese del secondo dopoguerra, ed altrettanto indiscutibile che Pinter sia davvero, e sempre di pi, il solitario
dellAnti-Teatro sul suolo natio. Ma una progressiva perdita
di reticenza dello scrittore negli ultimi ventanni (lui che, un
po altezzosamente, aveva tenuto a precisare: Ogni scrittore appartiene, in definitiva e con ogni evidenza, a una societ
segreta, a una cospirazione formata da un solo membro: lui
stesso), un pi espansivo aprirsi a chi dimostrava di interessarsi in maniera intelligente e discreta al suo lavoro, ci
permettono dintenderlo meglio e di non privilegiare soltanto laspetto formale e compositivo della sua ricerca.
Ho qui davanti a me il bel libro Conversazioni con Pinter
di Mei Gussow, tempestivamente tradotto in italiano (Ubulibri, Milano 1995). Lautore, illustre recensore del New
York Times, ha fatto parlare a lungo e liberamente Pinter
in tutta una serie di incontri, dal 1971 al 1993. Ci che maggiormente mi ha colpito, leggendo con attenzione le varie

NOTA INTRODUTTIVA

VII

interviste, la sincera passione con cui Pinter confessa il


proprio impegno di cittadino responsabile contro quanti nel
mondo attentano alla dignit e alla incolumit della persona
umana: in Turchia, in Somalia, in Indonesia, in Argentina.
Per la prima volta, a mia conoscenza, egli non fa mistero di
essere membro accanitamente attivo di numerose organizzazioni internazionali a tutela dei diritti umani e in difesa delle
vittime della tortura.
Tutto questo potrebbe non servire ad altro che a dimostrarci che a dispetto della propria riservatezza, passata in
leggenda come una forma di scostante misantropia, Pinter
, allopposto, un lucido filantropo, attivamente impegnato su pi fronti, in senso democratico e progressista. Ma, a
costo di rischiare un eccesso di contenutismo, tutto questo
fervido impegno (So che negli ultimi anni ho goduto della reputazione di rompiballe, e in certe occasioni lo sono
stato davvero, non intendo negarlo) mi sembra si rifletta
retroattivamente sul suo teatro e ce ne proponga, con maggior chiarezza oggi che ieri, una pi ferma e limpida chiave
di lettura.
Le commedie, che questo volume (primo di unantologia
in due tomi, ideata dallo stesso Pinter e arricchita dalla bella
traduzione di Alessandra Serra) cronologicamente raccoglie,
sono e non retorica cinque capolavori: Il compleanno
(1958), La stanza (1960), Il calapranzi, Il custode (tutti dello
stesso anno): con linserimento tra loro de La serra, la cui
prima stesura risale alla fine degli anni Cinquanta. La rilettura dei cinque copioni senza soluzione di continuit sottolinea
la forte componente ideologica dellispirazione pinteriana.
Tutti e cinque sono metafore di un solo meccanismo, quello della Violenza che insidia, minaccia, oltraggia, conculca
lindividuo (ciascuno dei quattro comportamenti, che ho
cercato di definire con una voce verbale il pi possibile appropriata, presente nei cinque drammi). Se la crudelt e
la ferocia di questa Violenza meno brutale che in testi di
altri notevoli scrittori inglesi contemporanei (penso al caso
dei drammi di guerra di Edward Bond), perch Pinter vuole suggerircene la furia oppressiva sotto le parvenze
di uninfingarda mansuetudine, di una renitenza neghittosa. Per questo mescola, in un amalgama cos sapiente che
spesso molto difficile sceverarne le componenti, comico e
tragico: lironia acre che ne sprigiona (il registro del sardonico, che un nostro attore, Carlo Cecchi, ha superbamente

VIII

GUIDO DAVICO BONINO

saputo tradurre in scena) dissimula appena i contorni di cos


inumana efferatezza (si veda il gioiello, a mio avviso, della
silloge, La serra), ma ce ne fa avvertire egualmente tutta la
cieca furia.
GUIDO DAVICO BONINO

Universit degli Studi di Torino, marzo 1996.

Nota del curatore

Pinter, prima ancora di scrivere, calc le scene. La responsabilit fu del suo professore dinglese della GrammarSchool di Hackeny, Joseph Brearley, che intu subito un fertile terreno e, a soli sedici anni, lo port sul palcoscenico nei
panni di Macbeth. Il neo attore era per anche un appassionato lettore e assiduo frequentatore di biblioteche. Un
giorno, dopo lunghe ricerche, riusc finalmente a scovare la
prima opera di Samuel Beckett, Murphy. Prese il libro in
prestito e poi decise di non restituirlo pi perch, si disse,
linteresse per questo grande autore talmente scarso in
Inghilterra, tanto vale che lo tenga io che lo ammiro davvero. ancora nella sua libreria. Questo fu il suo primo approccio con Beckett, che poi divent non solo un amico ma
anche uno dei pochi autorizzati a leggere e a commentare le
sue opere in anteprima.
Altro incontro fondamentale fu quello con Jimmy Wax,
singolare agente e talent-scout, che nel 1957 lesse The Room
e ne rimase cos colpito che gli propose di diventare subito
suo cliente. Cos fu, e ancora oggi rappresentato da Judy
Daish, allora assistente di Wax, oggi titolare della stessa
agenzia.
Le prime rappresentazioni delle opere di Harold Pinter
furono massacrate dai critici. Ad eccezione di Harold Hobson, scrissero tutti che era un autore eccentrico, inaccettabile, incomprensibile, che non aveva nulla da dire. Oggi forse
lautore pi rappresentato nel mondo ma, come dice egli
stesso, Adesso sono diventato comprensibile, accettabile,
eppure le mie commedie sono sempre le stesse di allora. Non
ho cambiato una sola battuta! Difatti non rivisita mai le
sue commedie, e quelle rarissime volte che lo ha fatto, lo ha
fatto solo durante le prove. Gli interventi sono stati minimi
e pi a favore di un taglio che di una aggiunta.

ALESSANDRA SERRA

Dal 1957 al 1980 scrive una ventina di commedie che


vengono rappresentate in Inghilterra e anche allestero,
dove viene sempre pi riconosciuto e celebrato. Poi c una
lunga sosta. Dal 1980 al 1991 scrive poche, brevi pices; si
dedica molto al cinema, vero, ma luno non esclude laltro,
come ammette lui stesso. Una pausa di riflessione che per
lo preoccupa; difatti dice: Mi sento irretito nella mia stessa
trappola.
Del resto, il suo coinvolgimento politico sempre stato
attivo: a diciotto anni obiettore di coscienza e viene per
ben due volte processato, rischiando la galera; quindi partecipa a manifestazioni contro la guerra in Vietnam, contro
lapartheid in Sud Africa, contro il colpo di stato in Cile.
Diventa, in pratica, ambasciatore e portavoce di Amnesty
International, e oggi anche uno dei presidenti di Pen Club.
Si espone e si batte pubblicamente per i diritti delluomo,
si oppone e denuncia le repressioni che vengono attuate
un po ovunque nel mondo, anche in Inghilterra. E costituisce, assieme a John Mortimer, il Gruppo 20 giugno
anti-thatcheriano, cui partecipano tra gli altri anche Ian
McEwan, Angela Carter e Salman Rushdie.
Viaggia molto, va in Nicaragua e nel resto dellAmerica Latina. Visita la Turchia, entra in contatto con i Kurdi.
Ascolta, vede, si rende conto, si arrabbia; gli orrori e le ingiustizie lo toccano profondamente. Nel 1984 scrive One for
the Road e Mountain Language, questultima verosimilmente ispirata dal viaggio in Turchia. Ma lui replica, nega, dice
che una commedia che riguarda tutto il mondo, non solo
la Turchia: Gallesi, Gaelici, Estoni, Kurdi e tutti quei popoli cui vietato parlare la propria lingua. Se avessi scritto
Mountain Language ispirandomi ai Kurdi non mi sarei certo
fermato qui!
come se tutti questi avvenimenti, sempre pi noti nella loro tragicit, grazie anche agli interventi e alle denunce
appunto di Amnesty International, avessero influito sulla
scrittura dellautore. Ma forse sono le condizioni politiche
e sociali a ispirarlo maggiormente, spingendolo ad andare
sempre pi dritto al punto, eliminando tutto il superfluo,
ogni parola inutile, per raggiungere e dare pura sostanza
espressiva. Commedie brevi quindi, s, ma potenti, allarmanti, inquietanti. Unimplosione che si trasforma in unesplosione.
Negli anni Ottanta i critici sottolineano che le sue com-

NOTA DEL CURATORE

XI

medie ormai sono solo a sfondo politico, ma anche questo


non vero. Se guardiamo al passato, infatti, Pinter sempre stato un autore che scriveva di politica. Solo Betrayal,
Landscape e Old Times possono forse dirsene esenti.
La novit piuttosto sta nella brevit delle sue ultime
opere. Una brevit inevitabile e predestinata in un autore ermetico per eccellenza. Lessenzialit dei suoi dialoghi sono gi chiaramente presenti nelle sue commedie
pi lunghe, dove si consumano drammi magari pi umani che politici. Come in Tradimenti, dove la fine di un
rapporto, oltre a risvegliare quella crudelt innata che si
nasconde, subdola, in ognuno di noi, scarnifica il dialogo, e ci offre ununica possibilit: accettare la triste realt
dei fatti. O come nella Serra, dove la tragedia che si celebra decisamente politica, i dialoghi sono volti a una
sostanza cruda e soprattutto brutale. Una prassi ineluttabile in un regime dittatoriale dove il potere dispotico,
che cambia da una mano allaltra, secondo gli umori e i
capricci politici, avviene a prescindere e a discapito delle
reali necessit di un popolo. E Pinter tutto ci lo sa anche troppo bene.
Nel 1991 scrive Party Time e questa, anche se indirettamente, gli stata davvero ispirata dal popolo turco:
Una sera mi trovavo a una festa. Mi avvicino a due signore turche che stavano chiacchierando tra di loro:
Cosa ne dite delle torture che avvengono tutti i giorni
nel vostro Paese?
Mi guardarono sbalordite.
Torture? Quali torture?
Ma come? Non sapete che ogni giorno vengono torturati decine e decine di uomini nel vostro Paese?
Ma no vi sbagliate, solo i comunisti vengono torturati
Invece di strangolare le due signore l per l me ne tornai
a casa e cominciai a scrivere Party Time!
Latmosfera talmente particolare, talmente geniale, che
potrebbe svolgersi non solo in un qualsiasi paese del mondo, ma anche in una qualsiasi epoca. Gli esempi quotidiani
sono sotto gli occhi di tutti, inutile riportarli.
Le commedie di Harold Pinter passeranno certamente
alla storia, quelle pi essenziali, quelle pi politiche, faranno parte integrante del nostro secolo, una storia che si ripete
allinfinito, cambiano solo le scene, i costumi, gli attori

XII

ALESSANDRA SERRA

Curare e tradurre il Teatro di Harold Pinter stata


unesperienza molto importante e soprattutto molto impegnativa. Mi ha, inoltre, consentito di conoscere parecchie
sfaccettature di questo autore che sicuramente non avrei
potuto cogliere da semplice spettatrice e lettrice, da sempre
affascinata dalle sue opere. E mi ha anche confermato che
tutte le sue commedie, dalla prima allultima, sono opere
assolutamente compiute, dove niente rimane mai in sospeso
o non approfondito.
ALESSANDRA SERRA

Teatro
Volume primo

Il compleanno

Il compleanno (The Birthday Party) fu rappresentato per la prima volta da Michael Codron e David Hall al Arts Theatre, a Cambridge, il 28 aprile 1958, regia di Peter Wood, e subito dopo al Lyric Opera House, a Hammersmith, con la seguente distribuzione:
Petey
Willoughby Gray
Meg
Beatrix Lehmann
Stanley
Richard Pearson
Lulu
Wendy Hutchinson
Goldberg
John Slater
McCann
John Stratton
Il compleanno fu ripreso dalla Royal Shakespeare Company, al
Aldwych Theatre, a Londra, il 18 giugno 1964, regia di Harold
Pinter, con la seguente distribuzione:
Petey
Meg
Stanley
Lulu
Goldberg
McCann

Newton Blick
Doris Hare
Bryan Pringle
Janet Suzman
Brewster Mason
Patrick Magee

Il compleanno fu trasmesso dalla Bbc Television, il 28 giugno


1987, regia di Kenneth Ives, con la seguente distribuzione:
Petey
Meg
Stanley
Lulu
Goldberg
McCann

Robert Lang
Joan Plowright
Kenneth Cranham
Julie Walters
Harold Pinter
Colin Blakely

Personaggi
Petey, un uomo sui sessantanni
Meg, una donna sui sessantanni
Stanley, un uomo sui trentanni
Lulu, una ragazza sui ventanni
Goldberg, un uomo sui cinquantanni
McCann, un uomo di trentanni

Atto I. Una mattina estiva.


Atto II. La sera dello stesso giorno.
Atto III. La mattina dopo.

ATTO PRIMO

Il soggiorno di una casa, in una citt di mare. Una porta


che d sullingresso, proscenio sinistro. La porta di servizio e una piccola finestra, in fondo a destra. Il passavivande, centro fondo scena. La porta della cucina, in fondo a
destra. Tavolo e sedie, centro scena.
Petey entra dalla porta, a sinistra, con un giornale e si
siede a tavola. Comincia a leggere. Voce di Meg dal passavivande.
meg

Sei tu, Petey? (Pausa). Petey, sei tu? (Pausa). Petey?


Cosa c?
meg Sei tu?
petey S, sono io.
meg Come? (Si affaccia al passavivande) Sei gi tornato?
petey S.
meg I tuoi cornflakes. (Scompare e riappare) Eccoli qua.
(Lui si alza e le prende la scodella di mano, si siede a tavola,
sistema il giornale davanti a s e comincia a mangiare. Meg
entra dalla porta della cucina) Sono buoni?
petey Molto buoni.
meg Lo so che sono buoni. (Si siede al tavolo) Hai preso
il giornale?
petey S.
meg interessante?
petey Non c male.
meg Cosa dice?
petey Nulla di particolare.
meg Ieri me ne avevi letti dei pezzi carini.
petey S, ma oggi devo ancora finire di leggerlo.
meg Mi avvisi, quando trovi qualcosa di interessante?
petey

HAROLD PINTER

peteyS.

Pausa.
meg

Hai avuto molto da fare stamattina?


No. Ho accatastato qualche vecchia sdraio. E ho
pulito un po.
meg bello fuori?
petey Bellissimo.
petey

Pausa.
meg

Si gi alzato Stanley?
Non lo so. Si alzato?
meg Non so. Non lho visto scendere.
petey Beh, allora vuol dire che non si ancora alzato.
meg Tu non lhai visto scendere?
petey Sono appena rientrato.
meg Dormir ancora. (Si guarda intorno, si alza, va al cassettone e da un cassetto prende un paio di calzini, un ago, della
lana e torna al tavolo) A che ora sei uscito stamattina?
petey Alla solita ora.
meg Era buio?
petey No, era gi giorno.
meg (cominciando a rammendare) Ma certe mattine quando esci ancora buio.
petey S, dinverno.
meg Ah, dinverno.
petey Dinverno fa giorno pi tardi.
meg Gi. (Pausa). Cosa stai leggendo?
petey nato un figlio a una.
meg Ah, davvero! E a chi?
petey A una ragazza.
meg A chi, Petey, a chi?
petey Tanto non la conosci.
meg Come si chiama?
petey Lady Mary Splatt.
meg No, non la conosco.
petey Gi.
meg Cosera?
petey (studiando bene il giornale) Una femmina.
meg Non un maschio?
petey No.
petey

IL COMPLEANNO

meg

Che peccato. A me sarebbe dispiaciuto. Io avrei preferito un maschio.


petey Anche le femmine sono carine.
meg Io avrei preferito un maschio.
Pausa.
petey

Ho finito i cornflakes.
Erano buoni?
petey Molto buoni.
meg Ho qualcosaltro per te.
petey Bene.
meg

Meg si alza, prende la scodella e va in cucina. Poi riappare al passavivande con due fette di pane fritto, su un
piatto.
meg

Tieni. (Lui si alza, prende il piatto, lo guarda, si siede a


tavola. Meg rientra) buono?
petey Non ho ancora assaggiato.
meg Scommetto che non sai cos.
petey Certo che lo so.
meg Cos?
petey Pane fritto.
meg Esatto.
Lui comincia a mangiare. Lei lo guarda mangiare.
petey

Molto buono.
Lo so.
petey (girandosi verso di lei) A proposito Meg, ieri sera
sulla spiaggia, mi si sono avvicinati due tizi.
meg Due uomini?
petey S. Volevano sapere se avevamo posto per un paio di
notti.
meg Posto? Qui?
peteyS.
meg Quanti erano?
petey Due.
meg Cosa gli hai risposto?
petey Che non sapevo. E loro hanno detto che sarebbero
passati di qui per la conferma.
meg E vengono?
meg

10

HAROLD PINTER

petey

Cos hanno detto.


Dici che hanno sentito parlare di noi?
petey Beh, penso proprio di s.
meg S, lo penso anchio. Hanno sentito dire che questa
unottima pensione. Ed la verit. Siamo sulla guida.
petey Certo.
meg Certo.
petey Vengono oggi. Ce la fai?
meg Posso dargli la stanza bella.
petey Hai una stanza pronta?
meg S, quella con la poltrona, sempre pronta.
petey Sei sicura?
meg S, per me va bene anche oggi.
petey Bene.
meg

Lei riporta le calze e tutto nel cassetto.


meg

Vado a svegliare quel ragazzo.


Danno un nuovo spettacolo al Palace.
meg Al molo?
petey No. Al Palace, in citt.
meg Peccato, se fosse stato al molo, Stanley avrebbe potuto lavorarci.
petey uno spettacolo vero, questo.
meg In che senso?
petey Non ci sono n balli n canti.
meg E allora che fanno?
petey Parlano.
petey

Pausa.
meg

Ah.
A te piacciono le canzoni, eh, Meg?
meg Mi piace il pianoforte. Mi piaceva tanto quando
Stanley suonava il piano. Certo, lui non cantava. (Guardando la porta) Vado a chiamarlo.
petey Non gli hai portato su il t?
meg S, glielo porto sempre. Ma molto presto.
petey E lha bevuto?
meg Lho costretto. Non mi sono mossa finch non lo ha
finito. Vado a chiamarlo. (Va verso la porta) Stan! Stanny!
(Ascolta) Stan! Guarda che se non scendi subito, vengo
su io! Guarda che salgo! Conto fino a tre! Uno! Due!
petey

IL COMPLEANNO

11

Tre! Vengo su. (Esce e va di sopra. Poco dopo si sentono


degli strilli di Stanley e delle risatine di Meg. Petey porta
il piatto sul passavivande. Strilli. Risate. Petey si risiede al
tavolo. Silenzio. Meg rientra) Ora scende. ( affannata, si
riordina i capelli) Gli ho detto che se non si sbriga, niente
colazione.
petey E questo lha convinto, eh?
meg Vado a prendergli i cornflakes. (Va in cucina).
Petey legge il giornale. Stanley entra. Non si fatto la
barba, indossa la giacca del pigiama e porta gli occhiali.
Si siede a tavola.
petey

Giorno, Stanley.
Giorno.

stanley

Silenzio. Meg entra con la scodella dei cornflakes, che


posa sul tavolo.
meg

E allora siamo scesi finalmente? Siamo scesi per la


colazione. Anche se non ce la meritiamo, cosa ne dici Petey? (Stanley fissa i cornflakes). Hai dormito bene?
stanley Non ho chiuso occhio.
meg Ah, non hai chiuso occhio? Hai sentito Petey? Allora sarai troppo stanco per la colazione? Su, mangia quei
cornflakes, da bravo. Di.
Stanley comincia a mangiare.
stanley

Com il tempo, oggi?


Bellissimo.
stanleyCaldo?
petey C una bella brezza.
stanley Freddo?
petey No, no, non posso dire che fa freddo.
meg Come sono i cornflakes, Stan?
stanleySchifosi.
meg Ah, s? Quei magnifici cornflakes? Sei un bugiardo,
un piccolo bugiardo. Rincuorano la gente che si alza tardi. C scritto qui.
stanley Il latte rancido.
meg Non vero. Petey lha bevuto, vero, Petey?
petey Certo.
petey

12

HAROLD PINTER

meg

Hai sentito?
E va bene, passiamo al secondo.
meg Non ha ancora finito il primo e gi vuole il secondo!
stanley Ho voglia di qualcosa di caldo.
meg E io non te lo do.
petey Di, su dgli qualcosa.
meg (sedendosi a tavola, sulla destra) E invece no.
stanley

Pausa.
stanley

Niente colazione. (Pausa). E io che me la sono sognata tutta la notte.


meg Non avevi detto che non avevi chiuso occhio?
stanley Lho sognata a occhi aperti. Tutta la notte. E ora
non vuol darmi niente. Nemmeno una crosta di pane.
(Pausa). E va bene. Andr in uno di quegli alberghi di
lusso sul lungomare.
meg (balzando in piedi) Non ti daranno certo una colazione migliore della mia. (Esce, va in cucina. Stanley sbadiglia
copiosamente. Meg appare al passavivande con un piatto)
Ecco qua. Vedrai che questo ti piacer.

Petey si alza a prendere il piatto, lo porta al tavolo, lo
mette davanti a Stanley, e si siede.
stanley

Cos?
Pane fritto.
meg (rientrando) Scommetto che non sai cos?
stanley Certo che lo so.
meg Cos?
stanley Pane fritto.
megLo sa.
stanley Che bella sorpresa.
meg Non te laspettavi, eh?
stanley Proprio no.
petey (alzandosi) Beh, io vado.
meg Torni al lavoro?
petey S.
meg Il t! Non hai bevuto il t!
petey Non importa. Devo andare.
meg pronto. di l.
petey Fa niente. Ci vediamo pi tardi. Ciao, Stan.
stanley Ciao. (Petey esce a sinistra). Tss, tss, tss, tss.
petey

IL COMPLEANNO

13

(sulla difensiva) Cosa significa?


Sei una pessima moglie.
meg Non vero. Chi lha detto?
stanley Non dare nemmeno una tazza di t al proprio marito. mostruoso.
meg Lui lo sa benissimo che non sono una cattiva moglie.
stanley E propinargli del latte rancido.
meg Non rancido.
stanley vergognoso.
megTu fatti i fatti tuoi. (Stanley mangia). Mogli come me
se ne trovano poche, di retta a me. Guarda questa casa
com bella e pulita.
stanley Ahaaah!
meg S. La conoscono tutti questa casa, sanno che una
pensione di prima qualit.
stanley Tutti? Quanti clienti sono venuti da quando sono
qui io?
meg Quanti?
stanleyUno.
megChi?
stanley Io. Sono lunico vostro cliente.
meg Sei un bugiardo. Questa pensione sulla guida.
stanley Figuriamoci.
meg Invece s. (Stanley scosta il piatto e prende il giornale).
Comera?
stanley Cosa?
meg Il pane fritto.
stanley Succulento.
meg Non dire quella parola.
stanley Quale parola?
meg Quella che hai appena detto.
stanley Quale? Succulento?
meg Non la dire!
stanley Che male c?
meg una parola che non si dice a una donna sposata.
stanley Davvero?
meg S.
stanley Questa non la sapevo.
meg cos.
stanley Chi te lha detto?
meg Affari miei.
stanley Beh, se non la dico a una donna sposata a chi la
dico?
meg

stanley

14

HAROLD PINTER

meg

Sei maligno.
E il t?
meg Vuoi il t? (Stanley legge il giornale). Chiedilo per favore.
stanley Per favore.
meg Prima chiedi scusa.
stanley Prima scusa.
meg No, soltanto scusa.
stanley Soltanto scusa!
meg Meriteresti la cinghia.
stanley Non fare cos!
stanley

Meg prende il piatto e passando gli arruffa i capelli.


Stanley si lamenta e le allontana la mano. Lei va in cucina. Lui si strofina gli occhi sotto gli occhiali e prende il
giornale. Meg rientra.
meg

Ti ho portato la teiera.
(assente) Non so come farei senza di te.
meg Non mi meriti per.
stanley Perch?
meg (versandogli il t, civettuola) Come perch? Perch mi
hai detto quella parola, prima.
stanley Quanto tempo fa lhai fatto questo t?
meg buono. Bello forte.
stanley Questo non t. un concentrato!
meg Non vero.
stanley Ma smettila. Vecchia baldracca succulenta.
meg Ma cosa dici! Come ti permetti!
stanley E tu come ti permetti di entrare in camera di un
uomo a svegliarlo.
meg Ma Stanny! Non ti fa piacere che ti porti il t a letto,
la mattina come faccio sempre?
stanley Non riesco a bere questa schifezza. Non te lha
mai detto nessuno che bisogna scaldare la teiera prima di
metterci il t?
meg un buon t forte.
stanley (prendendosi la testa fra le mani) Dio, come sono
stanco. (Silenzio. Meg va al cassettone, prende uno straccio
e comincia a spolverare distrattamente, senza perderlo docchio. Viene al tavolo e comincia a spolverare anche quello).
No, qui no, non su questo cazzo di tavolo.
stanley

IL COMPLEANNO

15

Pausa.
meg

Stan?
Che c?
meg (timidamente) Mi trovi davvero succulenta?
stanley Certo sempre meglio te che un raffreddore.
megLo dici cos, tanto per dire.
stanley (con violenza) Senti un po, perch non di una
pulita come si deve a questa casa! Sembra un porcile. E
poi, la mia stanza. Ha bisogno di una bella ripulita. Carta
nuova alle pareti. Ha bisogno di una rinfrescata.
meg (sensuale, accarezzandogli il braccio) Stan, la tua stanza bellissima. Ho passato dei pomeriggi meravigliosi in
quella stanza. (Lui si scosta da lei con disgusto, si alza ed
esce rapidamente dalla porta, a sinistra. Lei prende la teiera
e le tazze e le appoggia sulla mensola del passavivande. La
porta principale sbatte. Stanley rientra). C il sole? (Lui va
verso la finestra, prende una sigaretta e i fiammiferi dalla
tasca del pigiama, e se ne accende una). Cosa fumi?
stanley Una sigaretta.
meg Non me ne offri una?
stanley No.
meg Mi piace fumare. (Lui in piedi che fuma vicino alla
finestra. Lei gli passa dietro e gli fa il solletico dietro al
collo) Chiri, chiri.
stanley (spingendola via) Stammi lontana.
meg Esci?
stanley Non con te.
meg Io vado a far la spesa, tra poco.
stanley Vai.
meg Ti sentirai triste qui, tutto solo.
stanley Davvero?
meg Senza la tua vecchia Meg. Devo andare a prendere
qualcosa per quei due signori.
stanley

Una pausa. Stanley alza la testa lentamente. Parla senza


girarsi.
stanley

Quali due signori?


Aspetto due clienti.
stanley (girandosi) Cosa?
meg Non te laspettavi, eh?
stanley Ma cosa racconti?
meg

16
meg

HAROLD PINTER

Due signori hanno chiesto a Petey se potevano passare qui un paio di notti. Li aspetto da un momento allaltro. (Prende il piumino e comincia a spolverare la tovaglia
sul tavolo).
Stanley Non ci credo.
meg la verit.
stanley (andando verso di lei) Lo dici apposta.
meg Me lo ha detto Petey, prima.
stanley (masticando la sigaretta) Quando? Quando li ha
incontrati?
meg Ieri sera.
stanley E chi sono?
meg Non lo so.
stanley Non hanno detto il loro nome?
meg No.
stanley (andando su e gi per la stanza) Qui? Vogliono
venire qui?
meg S, qui. (Si toglie i bigodini).
stanley E perch?
meg Ci hanno trovato sulla guida.
stanley Ma chi sono?
meg Lo saprai quando li vedrai.
stanley (con sicurezza) Figurati se vengono.
meg Perch, no?
stanley (rapidamente) Perch te lo dico io. Se davvero volevano venire, perch non sono venuti ieri sera?
meg Forse non trovavano la strada, di notte. Non facile
trovarla al buio.
stanley Non verranno. Ti stanno prendendo per il culo.
Scordateli. un falso allarme. Un falso allarme. (Si siede
al tavolo) Dov il mio t?
meg Lho portato via. Hai detto che non lo volevi.
stanley Cosa vuol dire lho portato via?
meg Che lho portato via.
stanley E perch lhai portato via?
meg Hai detto che non lo volevi!
stanley Chi lha detto che non lo volevo?
meg Tu.
stanley Con quale diritto mi porti via il t?
meg Non lo volevi.
Stanley la fissa.

IL COMPLEANNO

17

(sotto tono) Con chi credi di parlare?


(incerta) Come?
stanley Vieni qui.
meg Perch?
stanley Vieni qui.
meg No.
stanley Voglio chiederti una cosa. (Meg si strofina le mani
nervosamente. Non si muove). Di vieni. (Pausa). E va
bene, posso chiedertela anche da qui. (Deciso) Senti un
po, signora Boles, quando ti rivolgi a me, ti chiedi mai
con chi hai a che fare? Eh?
stanley
meg

Silenzio.
Stanley grugnisce, il corpo si piega in avanti, la testa gli
cade tra le mani.
(con una vocina) Non ti piaciuta la colazione, Stan?
(Si avvicina al tavolo) Stan! Quand che suonerai di nuovo il pianoforte? (Stanley grugnisce). Come una volta?
(Stanley grugnisce). Mi piaceva tanto ascoltarti. Quand
che suonerai di nuovo?
stanley Come faccio a suonare?
meg Perch?
stanley Perch non ho un pianoforte.
meg No, volevo dire fuori, come quando lavoravi. Al pianoforte.
stanley Vai, vai a fare la spesa.
meg Se ti offrissero una scrittura non saresti costretto ad
andartene. Potresti suonare al molo.
stanley (la guarda, poi con tono disinvolto) Beh, in realt ehm unofferta me lhanno fatta.
meg Cosa?
stanley S. Sto trattando.
meg Non ci credo.
stanley Lofferta buona. In un night. A Berlino.
meg A Berlino?
stanley A Berlino. In un night. A suonare il piano. Una
paga favolosa. Tutto spesato.
meg Per quanto tempo?
stanley Non stiamo fissi a Berlino. Poi andiamo ad Atene.
meg Per quanto tempo?
stanley S. Poi prendiamo laereo per ehm come si
chiama
meg

18

HAROLD PINTER

meg

Dove?
Costantinopoli. Zagabria. Vladivostock. Una tourne in giro per il mondo.
meg (sedendosi al tavolo) Hai gi suonato in quei posti?
stanley Gi suonato? Io ho suonato in tutto il mondo.
In tutta lInghilterra. (Pausa). Una volta ho dato un concerto.
meg Un concerto?
stanley (riflettendo) S. Un gran concerto. Cerano tutti
quella sera. Non mancava nessuno. Un gran successo. S.
Un concerto. A Lower Edmonton.
meg Comeri vestito?
stanley (a se stesso) Il mio tocco era unico. Proprio unico.
Dopo sono venuti tutti nel mio camerino. A ringraziarmi.
Abbiamo bevuto champagne tutta la notte. (Pausa). Ci
sarebbe dovuto essere anche mio padre, quella sera. Linvito glielo avevo mandato. Ma non ce lha fatta. No, avevo avevo perso lindirizzo, ecco com andata. (Pausa).
S. Proprio a Lower Edmonton. E poi lo sai cosa hanno
fatto? Mi hanno fatto a pezzi. Fatto a pezzi. Era tutto
predisposto, tutto gi organizzato. Per un altro concerto. In unaltra localit. Era inverno. Sono arrivato fin l.
Ma la sala era chiusa, sbarrata. Nemmeno un custode. Il
teatro chiuso a doppia mandata. (Si toglie gli occhiali e se
li pulisce con la giacca del pigiama) Me lhanno fatta. Me
lhanno voluta mettere nel culo. Vorrei tanto sapere chi
stato. (Con amarezza) Non mi sfugge niente, sai Jack.
Volete vedermi strisciare sulle ginocchia. Non sono mica
scemo, io. (Si rimette gli occhiali e poi guarda Meg) Guardati. Sembri proprio un vecchio budino marcio. (Si alza e
si china sul tavolo verso di lei) Ecco cosa sei.
meg Non andare via, Stan. Resta qui. Stai bene qui. Resta
con la tua vecchia Meg. (Lui grugnisce e si sdraia sul tavolo). Non ti senti bene stamattina? Sei gi andato in quel
posto?
stanley

Stanley si stira, poi si alza lentamente, si gira verso di lei e


parla con tono leggero, indifferente.
stanley

Meg. Sai una cosa?


Cosa?
stanley La sai lultima?
megNo.
meg

IL COMPLEANNO

19

stanley

Scommetto che la sai, invece.


No. Ti dico di no.
stanley Vuoi che te la dica?
meg Quale lultima?
stanley Non la sai?
meg No.
stanley (avvicinandosi a lei) Vengono oggi. E vengono
con un furgone.
meg Chi?
stanley E lo sai cosa c in quel furgone?
meg Cosa?
stanley Una carriola.
meg (senza fiato) Non vero.
stanley S, s, proprio cos.
meg Sei un bugiardo.
stanley (avvicinandosi sempre di pi) Hanno una grande
carriola. E quando parcheggiano il furgone, la tirano fuori e la spingono su per il vialetto del giardino, e poi bussano alla porta dingresso.
meg No che non lo fanno.
stanley Perch cercano qualcuno.
meg Non vero.
stanley Cercano qualcuno. Una certa persona.
meg (con voce rauca) No, non vero!
stanley Vuoi che ti dica chi cercano?
meg No!
stanley Non vuoi che te lo dica?
meg Sei un bugiardo!
meg

Bussano improvvisamente alla porta. La voce di Lulu:


Ooh, ooh! Meg passa dietro a Stanley e prende la borsa della spesa. Esce. Stanley si avvicina furtivamente alla
porta a origliare.
(attraverso la buca delle lettere) Buongiorno, signora
Boles
meg Ah, arrivato?
voce S, appena arrivato.
meg Ma, quello?
voce S. Ho pensato di portarglielo subito.
meg bello?
voce Molto. Cosa ne faccio?
meg Beh, non so (Sussurrando qualcosa).
voce

20

HAROLD PINTER

voce

Ma no (Sussurrando qualcosa).
S, va bene, ma (Sussurrando qualcosa).
voce Non si preoccupi (Sussurrando) Addio, signora
Boles.
meg

Stanley torna velocemente a sedersi al tavolo. Entra Lulu.


lulu

Ah, salve.
Giorno.
lulu Sono venuta solo per lasciare questo.
stanley Lascia pure. (Lulu va verso la credenza e vi appoggia un pacco rotondo e voluminoso). bello grosso
quellaffare.
lulu Non lo toccare.
stanley E perch dovrei?
lulu Beh, io te lho detto. (Si avvia verso il fondo scena)
Perch non apri un po la porta. C odor di chiuso qui
dentro. (Apre la porta sul retro).
stanley (alzandosi) Odor di chiuso? Ma se stamattina ho
disinfettato dappertutto.
lulu (sulla porta) Oh, cos va meglio.
stanley Secondo me oggi piove. Tu che dici?
lulu Speriamo. Farebbe proprio al caso tuo.
stanley Mio? Io alle sei e mezzo ero gi al mare.
lulu Ah, davvero?
stanley Ho nuotato fino alla punta, prima di colazione.
Giuro!
stanley

Lulu si siede, tira fuori il portacipria e si incipria il naso.


(porgendogli il portacipria) Di unocchiata alla tua
faccia. (Stanley si scosta dal tavolo). Se ti facessi la barba,
non sarebbe una cattiva idea, lo sai? (Stan si rimette al
tavolo). Non esci mai? (Lui non risponde). Cosa fai tutto
il giorno, seduto in casa? (Pausa). Pensi che la signora
Boles non abbia abbastanza da fare, senza averti qui tra i
piedi, ventiquattro ore su ventiquattro?
stanley Quando scopa per terra io salto sempre sul tavolo.
lulu Perch non vai a lavarti? Hai unaria orrenda.
stanley Anche se mi lavassi non cambierebbe niente.
lulu (alzandosi) Di, vieni fuori a prendere un po daria.
cos deprimente vederti in questo stato.
stanley Aria? Che roba ?
lulu

IL COMPLEANNO

21

lulu

bellissimo fuori. Ho fatto dei panini.


Con cosa?
lulu Formaggio.
stanley Mangio molto io.
lulu Non importa. Tanto io non ho fame.
stanley (improvvisamente) Che ne diresti di venir via con me?
lulu Dove?
stanley Da nessuna parte. Andiamo via e basta.
lulu S, ma dove?
stanley Da nessuna parte. Tanto non c un posto dove
andare. Perci andiamo e basta. Il posto non ha importanza.
lulu E allora tanto vale stare qui.
stanley No, qui non va bene.
lulu E allora dove?
stanley Da nessuna parte.
lulu Beh, devo dire che una proposta davvero allettante.
(Lui si alza). Devi proprio portarli quegli occhiali?
stanley S.
lulu Allora non vieni a fare una passeggiata?
stanley Ora non posso.
lulu Sei proprio un lavativo, lo sai? (Esce a sinistra).
stanley

Stanley si alza. Poi va allo specchio e si guarda. Va in cucina, si toglie gli occhiali e si lava la faccia. Una pausa.
Goldberg e McCann entrano dalla porta sul retro. McCann porta due valige, Goldberg una ventiquattrore.
Si fermano sulla porta, poi avanzano verso il proscenio.
Stanley, che si sta asciugando la faccia, intravede le loro
schiene attraverso il passavivande. Goldberg e McCann
si guardano attorno. Stanley si infila gli occhiali, sgattaiola fuori dalla cucina ed esce dalla porta di servizio.
mccann

questo il posto?

mccann

Sei sicuro?
Certo che sono sicuro.

goldbergS.
goldberg

Pausa.
mccann

E adesso cosa facciamo?


Non ti agitare, McCann, siediti.
mccann E tu?
goldberg

22

HAROLD PINTER

goldberg

Io cosa?
Non ti siedi?
goldberg Sediamoci tutti e due. (McCann posa le valige
e si siede al tavolo, a sinistra). Siediti comodo, McCann.
Rilassati. Coshai? Ti porto al mare per due o tre giorni.
Per lo meno goditeli. Fallo per te. Impara a rilassarti, se
no non arriverai da nessuna parte nella vita.
mccann S, ci provo, Nat.
goldberg (seduto al tavolo, a destra) Il segreto sta nella respirazione. Credimi. cosa risaputa. Fai un respiro profondo, butta fuori, e poi lasciati andare, provaci, tanto
non ti pu fare male. Guarda me. Quandero ancora un
ragazzino, mio zio Barney mi portava al mare, un venerd s e uno no, puntuale come un orologio. A Brighton,
a Canvey Island, a Rottingdean per lui una spiaggia
valeva laltra. Tutti i shabbat1, dopo colazione, andavamo
a sederci sulle sedie a sdraio sai quelle con il parasole
poi facevamo due passi sul bagnasciuga a guardare la
marea che andava e veniva, e il sole che tramontava
erano tempi doro quelli, te lo dico io. (Nostalgico) Ah,
zio Barney. Sempre impeccabile. Vecchia guardia. Aveva
una casa proprio fuori Basingstoke, a quei tempi. Era
rispettato da tutti. Per non parlare della sua cultura. Che
uomo colto. Era un uomo di mondo, sai? Un cosmopolita.
mccann Ehi, Nat
goldberg (riflessivo) Eh, s. Vecchia guardia.
mccann Nat. Come facciamo a sapere se questa la casa
giusta?
goldberg Come?
mccann Come facciamo a sapere se questa la casa giusta?
goldberg Cosa ti fa pensare che non lo sia?
mccann Sul cancello non c il numero.
goldberg Non cercavo il numero.
mccann Ah no?
goldberg (mettendosi comodo nella poltrona) Sai cosa mi
ha insegnato zio Barney? Che la parola di un gentiluomo
pi che sufficiente. Ecco perch quando viaggiavo per
affari non mi portavo mai soldi. Uno dei miei figli mi accompagnava, si portava dietro solo qualche spicciolo per
mccann

Giorno di preghiera e di precetto per la religione ebraica [N.d.T.].

IL COMPLEANNO

23

il giornale. Sai, per poter seguire la nostra squadra anche


in trasferta. Per il resto, bastava la mia parola. Io sono
sempre stato un uomo molto impegnato.
mccann Insomma. Non pensi sia ora che si presenti qualcuno?
goldberg Ma di che ti preoccupi? Stai calmo. Dovunque
sei, sembri sempre a un funerale.
mccann vero.
goldberg Vero? Certo che vero. Pi che vero. una
certezza.
mccann Forse hai ragione.
goldberg Ma coshai, McCann? Non ti fidi pi di me,
come una volta?
mccann Certo che mi fido di te, Nat.
goldberg Com che prima di iniziare un lavoro sei tutto
agitato e poi mentre lo esegui sei freddo come il ghiaccio?
mccann Non lo so, Nat. Ma io sto bene solo quando so
quello che devo fare. Quando so quello che devo fare,
sto bene.
goldberg E lo fai anche benissimo.
mccann Grazie, Nat.
goldberg Sai cosa ho detto quando saltato fuori questo
lavoro? Quando sono venuti da me a chiedermi di occuparmene? Sai di chi ho chiesto?
mccann Di chi?
goldberg Di te.
mccann Molto gentile da parte tua, Nat.
goldberg Non devi ringraziarmi. Sei un uomo in gamba,
McCann.
mccann un bel complimento, Nat, specie quando viene
da un uomo della tua posizione.
goldberg Beh s, ho una buona posizione, su questo non
ci sono dubbi.
mccann S, certo.
goldberg Non posso proprio dire di non avere una posizione.
mccann E che posizione!
goldberg una cosa che non posso proprio dire.
mccannS, tu hai sempre fatto molto per me. E te ne sono
molto riconoscente.
goldberg Basta cos.
mccann Come un vero cristiano.
goldberg In un certo senso.

24

HAROLD PINTER

mccann

Ci tenevo a dirti quanto apprezzo tutto quello che


hai fatto per me.
goldberg Inutile ricominciare da capo.
mccann Hai ragione.
goldberg Del tutto inutile.
Pausa. McCann si sporge in avanti.
mccann

Senti una cosa, Nat

goldbergCosa?
mccann

Questo lavoro questo lavoro sar uguale agli


altri che abbiamo gi fatto?
goldberg Sst, Sst, Sst.
mccann Di, rispondimi solo a questo. Solo a questo e non
ti far altre domande.
Goldberg sospira, si alza in piedi, va dietro al tavolo, riflette, guarda McCann, e poi parla con tono pacato, formale, ufficiale.
goldberg

La circostanza una circostanza alquanto singolare, del tutto diversa da quelle precedenti. Tuttavia,
per quanto riguarda la procedura, alcuni elementi possono avere qualche punto in comune con le precedenti
esperienze. Tutto dipende dal comportamento del soggetto in questione. In ogni caso, McCann, posso assicurarti che il nostro compito verr svolto e che la missione
sar portata a termine, senza eccessivi rischi n per te, n
per me. Soddisfatto?
mccann S, grazie Nat.
Meg entra da sinistra.

goldberg

meg

S?

goldberg

Ah, signora Boles?

Abbiamo parlato con suo marito ieri sera.


Glielha detto? Abbiamo sentito dire che lei, cortesemente, affitta delle stanze. Io, assieme al mio amico, stavamo
proprio cercando un bel posticino. Per questo siamo venuti da lei. Io mi chiamo Goldberg e questo il signor
McCann.
meg Molto piacere.

IL COMPLEANNO

25

Si stringono la mano.
goldberg

Il piacere tutto nostro.


Ma che gentili.
goldberg Ha ragione. In fondo, quante volte capita di
conoscere qualcuno che ci fa veramente piacere di conoscere?
mccann Mai.
goldberg Ma questa volta diverso. Come sta, signora
Boles?
meg Benissimo, grazie.
goldberg Ah s, davvero?
meg S, davvero.
goldberg Me ne rallegro. (Si siede al tavolo, a destra) Allora cosa mi dice, signora Boles? Per quanto riguarda la
sistemazione?
meg Beh, sarebbe stato pi facile la settimana scorsa.
goldberg Ah s, eh?
meg S.
goldberg Perch? Quanti ospiti ha in questo momento?
meg Per ora, solo uno.
goldberg Solo uno?
meg S. Solo uno. Finch non siete arrivati voi.
goldberg Pi suo marito, naturalmente.
meg S. Ma lui dorme con me.
goldberg Cosa fa suo marito?
meg Si occupa delle sedie a sdraio, sulla spiaggia.
goldberg Che bel lavoro.
meg S, ma costretto a star fuori con tutti i climi. (Comincia a tirar fuori la spesa dalla borsa).
goldberg Beh, per forza. E il suo ospite? un uomo?
meg Un uomo?
goldberg O una donna?
meg No. un uomo.
goldberg qui da molto?
meg Da un anno, circa.
goldberg Ah, un cliente fisso. E come si chiama?
meg Stanley Webber.
goldberg Ah, ecco. E lavora qui?
meg Prima s. Faceva il pianista in un locale sul molo.
goldberg Ah, ecco. Sul molo, eh? Ed bravo?
meg Bravissimo. Ha perfino dato un concerto, una volta.
goldberg Ah, s? E dove?
meg

26

HAROLD PINTER

(esitando) In in una grande sala. Suo padre gli ha


offerto champagne. Ma poi lo hanno chiuso dentro e non
riusciva pi a uscire. Il custode se nera andato a casa. Ha
dovuto aspettare fino al giorno dopo. (Con fierezza) Ha
avuto molto successo. (Pausa). Gli hanno perfino dato la
mancia. E lui lha accettata. Poi ha preso un rapido ed
venuto qui.
GOLdberg Davvero?
meg S. Direttamente. (Pausa). Come vorrei che suonasse
stasera.
goldberg Perch proprio stasera?
meg il suo compleanno, oggi.
goldberg Il suo compleanno?
meg S. Oggi. Ma non glielo dico fino a stasera.
goldberg Perch non lo sa, lui, che il suo compleanno?
meg Non ne ha parlato.
goldberg (pensandoci su) Ah, ecco! Allora lei gli far una
festa?
meg Una festa?
goldberg Non vuole fargli una festa?
meg (spalancando gli occhi) No.
goldberg E invece s. Gliene faremo una. (Alzandosi) Gli
faremo una festa, che ne dice?
megOh, s!
goldberg Allora daccordo, gli facciamo una festa. Lasci
fare a me.
meg Oh, sar magnifico, signor Gold
goldberg Berg.
meg Berg.
goldberg Le piace lidea?
meg Come sono contenta che siate arrivati proprio oggi.
goldberg Se non fossimo arrivati oggi, saremmo arrivati domani. Ma sono contento anchio che siamo arrivati
oggi. Proprio in tempo per il suo compleanno.
meg In realt volevo fargliela una festa. Ma per fare una
festa bisogna invitare della gente.
goldberg Ora ha me e McCann. E McCann uno straordinario animatore.
mccann Cosa?
goldberg Cosa ne pensi, McCann? C un signore che
abita qui e che si completamente dimenticato che oggi
il suo compleanno. Noi glielo ricorderemo. E gli faremo
una festa.
meg

IL COMPLEANNO

27

mccann

Ah, davvero?
Stasera.
goldberg Stasera.
meg Mi metter il mio vestito da sera.
goldberg E io comprer da bere.
meg E io inviter Lulu, questo pomeriggio. Gli tirer su il
morale. Ce lha sotto ai piedi da un po di tempo a questa
parte.
goldberg Ci penseremo noi a tirarglielo su.
meg Spero di star bene con il mio vestito.
goldberg Madame, gi una rosa cos com.
meg Di che colore?
goldberg Ehm beh, prima devo vedere il vestito.
mccann Posso salire nella mia stanza?
meg Ah, vi ho messo nella stessa stanza. Vi dispiace dormire insieme?
goldberg A me no. A te McCann?
mccann No.
meg A che ora la facciamo la festa?
goldberg Alle nove.
mccann (sulla porta) di qua?
meg (alzandosi) Laccompagno io. Se non vi dispiace dobbiamo salire di sopra.
goldberg In compagnia di una rosa? un vero piacere.

Meg e Goldberg escono ridendo, seguiti da McCann.
Stanley appare alla finestra. Entra dalla porta di servizio.
Va verso la porta di sinistra, la apre, ascolta. Silenzio. Va
verso il tavolo. Rimane in piedi. Si siede mentre entra
Meg che attraversa la stanza e appende la borsa della spesa a un gancio. Stanley accende un fiammifero e lo guarda
mentre brucia.
meg

stanley

Chi c?
Quei due signori.
stanley Quali due signori?
meg Quelli che dovevano venire. Li ho accompagnati di
sopra. Sono rimasti entusiasti della stanza.
stanley Allora sono venuti?
meg Sono molto simpatici, sai, Stan!
stanley Perch non sono venuti ieri sera?
meg Hanno detto che i letti sono magnifici.
stanley Chi sono?
meg

28

HAROLD PINTER

(sedendosi) Sono molto simpatici, Stanley.


Ti ho chiesto, chi sono?
meg Te lho detto, quei due signori.
stanley Non pensavo che sarebbero venuti. (Si alza e va
verso la finestra).
meg Invece sono venuti. Li ho trovati qui quando sono
rientrata.
stanley Cosa vogliono?
meg Stare qui.
stanley Per quanto tempo?
meg Non me lhanno detto.
stanley (girandosi) Ma perch proprio qui? E non da
unaltra parte?
meg Ci hanno trovato sulla guida.
stanley (venendo avanti) Come si chiamano? Qual il
loro nome?
meg Oh, Stanley, non me lo ricordo.
stanley Te lavranno detto, no? O non te lhanno detto?
meg S, me lhanno
stanley E allora come si chiamano? Avanti. Cerca di ricordartelo.
meg Perch, Stan? Li conosci?
stanley Come faccio a sapere se li conosco se non mi dici
i loro nomi?
meg Beh me lhanno detto, s, mi pare.
stanley E allora?
meg (ci pensa) Gold eeh.
stanley Goldeeh?
meg S. Gold
stanley S?
meg Goldberg.
stanley Goldberg?
meg S, giusto. Uno dei due si chiama cos. (Stanley si siede lentamente al tavolo, a sinistra). Li conosci? (Stanley
non risponde). Non ti sveglieranno, te lo prometto. Glielo dico io che devono far piano. (Stanley rimane seduto
immobile). Non rimarranno a lungo, Stan. Continuer
lo stesso a portarti il t in camera, al mattino. (Stanley
sempre immobile). Non devi essere triste, oggi. il tuo
compleanno.
meg

stanley

Una pausa.

IL COMPLEANNO

29

(ammutolito) Eh?
il tuo compleanno, Stan. Non volevo dirtelo fino a
stasera.
stanley No.
meg S che lo . Ti ho preso un regalo. (Va alla credenza,
prende il pacco e glielo mette davanti, sul tavolo) Tieni.
Di. Aprilo.
stanley Che cos?
meg il tuo regalo.
stanley Non il mio compleanno, oggi.
meg S che lo . Aprilo.
stanley
meg

Lui guarda fisso il pacco, si alza lentamente, e comincia


ad aprirlo. Tira fuori un tamburo per bambini.
(con tono piatto) un tamburo. un tamburo
per bambini.
meg (teneramente) Te lho preso perch non hai un pianoforte. (Stanley la fissa, poi si gira e va verso la porta, a
sinistra). Non mi di un bacio? (Lui si gira di scatto e si
ferma. Torna indietro e va verso di lei lentamente. Si ferma
vicino alla sua sedia e la guarda dallalto. Pausa. Le spalle
di Stanley si curvano, si piega e le d un bacio sulla guancia). Ci sono dentro anche le bacchette.
stanley

Stanley guarda nel pacco. Tira fuori due bacchette. Le


batte una contro laltra. Poi la guarda.
stanley

Me lo devo mettere al collo?

Lei lo guarda, incerta. Lui si mette il tamburo al collo, lo


batte leggermente con le bacchette, poi si mette a marciare intorno al tavolo, battendolo con ritmo regolare. Meg,
contenta, lo guarda. Sempre battendo il tamburo comincia un secondo giro intorno al tavolo. A met giro il ritmo
diventa disordinato, caotico. Meg sgomenta. Stanley
raggiunge la sedia di Meg, sempre battendo il tamburo, il
suo viso e il battito del tamburo sono diventati selvaggi,
indemoniati.
Sipario.

30

HAROLD PINTER

ATTO SECONDO

McCann seduto al tavolo, sta strappando cinque strisce uguali da una pagina del giornale. Poco dopo entra
Stanley da sinistra. Nota McCann, si ferma e lo guarda.
Poi va verso la cucina, e parla.
stanley
mccann

Sera.
Sera.

Si sentono delle risatine che provengono dalla porta di


servizio che aperta.
stanley

Fa molto caldo stasera. (Si volta prima verso la


porta e poi di nuovo verso McCann) C qualcuno l fuori?

McCann strappa unaltra striscia di giornale. Stanley va


in cucina e si versa un bicchiere dacqua. Beve guardando
dal passavivande. Posa il bicchiere, esce dalla cucina e
va diretto verso la porta, a sinistra. McCann si alza e gli
impedisce il passaggio.
mccann

Non credo che ci siamo presentati.


No, infatti.
mccann Mi chiamo McCann.
stanley Rimarr qui per molto?
mccann No. Qual il suo nome?
stanley Webber.
mccann Molto piacere. (Gli porge la mano. Stanley porge
la sua mano, e McCann la tiene stretta) Tanti auguri per il
suo compleanno. (Stanley ritira la mano, rimangono uno
di fronte allaltro). Stava uscendo?
stanley S.
stanley

IL COMPLEANNO

31

mccann

Proprio il giorno del suo compleanno?


S. Perch no?
mccann Ma qui, stasera, danno una festa in suo onore.
stanley Ah, davvero? Peccato.
mccann Dovrebbe essere contento, invece.
stanley

Delle voci provengono dalla porta di servizio.


stanley

Mi dispiace, ma stasera non sono in vena di feste.


Ah, davvero? Peccato.
stanley Voglio uscire a festeggiarlo tranquillamente, per
conto mio.
mccann Peccato.
mccann

Sono in piedi, fermi.


stanley

Se non le dispiace farmi passare


Ma tutto pronto. Gli ospiti stanno per arrivare.
stanley Ospiti? Quali ospiti?
mccann Io, tanto per nominarne uno. Ho avuto lonore di
essere invitato. (Comincia a fischiettare il motivo irlandese
The Mountains of Morne).
stanley (allontanandosi) Io non lo chiamerei un onore.
Finir come al solito, con unennesima sbornia.
mccann

Stanley comincia a fischiettare assieme a McCann The


Mountains of Morne. Continueranno a fischiettare, a turno, durante le prossime cinque battute, mentre uno parla laltro fischia e viceversa, infine fischietteranno tutti e
due.
mccann

Io lo considero un onore.
A me sembra che esageri.
mccann No, no. Io lo considero un onore.
stanley Sciocchezze.
mccann No, no.
stanley

Si fissano.
stanley

Chi sono gli altri ospiti?


Una giovane donna.
stanley Ah, s? Poi?
mccann Il mio amico.
mccann

32
stanley
mccann

HAROLD PINTER

Il suo amico?
S. tutto pronto.

Stanley va verso la porta girando intorno al tavolo. McCann lo incrocia dallaltra parte.
stanley

Mi scusi.
Dove va?
stanley Voglio uscire.
mccann Perch non rimane?
mccann

Stanley si sposta a destra del tavolo.


stanley

venuto qui in vacanza?


S, per una breve vacanza. (Stanley raccoglie una
striscia di giornale. Si avvicina). Lasci stare.
stanley Che cos?
mccann Non la tocchi. Lasci stare.
stanley Ho limpressione di averla gi conosciuta.
mccann Non credo proprio.
stanley mai stato dalle parti di Maidenhead?
mccann No.
stanley Da Fuller. Io ci andavo sempre a prendere il t.
mccann Non lo conosco.
stanley O forse alla libreria Boots. Mi sembra di averla
vista in centro.
mccann Davvero?
stanley una gran bella cittadina, Maidenhead, non trova?
mccann Non la conosco.
stanley Ah, no. una cittadina fiorente, la gente tranquilla. Io ci sono nato e cresciuto. Vivevo un po fuori.
mccann Davvero?
mccann

Pausa.
stanley

Rimarr qui solo per un po?

mccannS.
stanley

un posto molto tonificante.


Lo trova tonificante?
stanley Io? Io no. Ma lei sicuramente. (Si siede al tavolo)
Mi piace questo posto, ma me ne andr presto. Torno a
casa. E ci rimango, stavolta. Non c posto migliore della
propria casa. (Ride) Io non me ne sarei mai andato, ma
mccann

IL COMPLEANNO

33

cosa vuole, gli affari chiamano. E quando mi hanno chiamato, sono dovuto stare via per un po. Sa com.
mccann (sedendosi al tavolo, a sinistra) Lei negli affari?
stanley No. Penso di ritirarmi. Ho una piccola rendita.
Per cui penso che smetter di lavorare. Non mi piace stare lontano da casa. Ero abituato a una vita tranquilla, non
uscivo quasi mai, mi facevo mandare tutto a domicilio
ascoltavo molta musica. Poi ho creato una piccola iniziativa privata, roba da poco, che, per, mi ha obbligato a
trasferirmi quaggi ci sono rimasto pi di quanto non
mi aspettassi. difficile abituarsi a vivere in casa daltri.
Non trova? La mia vita era cos serena. Certe cose si apprezzano solo quando si perdono. cos che si dice, non
vero? Sigaretta?
mccann Non fumo.
Stanley si accende una sigaretta. Voci dal retro.
stanley

Ma chi c, l fuori?
Il mio amico con il padrone di casa.
stanley Scommetto che a vedermi cos, le deve essere
difficile credere che io conduca una vita tranquilla. Con
tutte le rughe che mi sono venute in faccia. per via del
bere. Ho bevuto un po troppo, quaggi. Ma cosa vuole sa com quando si lontani da sbagliato, lo
so Appena torner a casa mi rimetter subito sa,
da come mi guarda la gente, a volte mi sembra di essere
unaltra persona. Sar anche cambiato un po, ma mi sento sempre quello di prima. Per esempio, lei, guardandomi, trova che ho laria di uno che che si mette nei guai?
(Mc-Cann lo guarda). Sa cosa voglio dire, no?
mccann No. (Poi, mentre Stanley raccoglie una striscia di
giornale) Lasci stare.
stanley (a bruciapelo) Ma che ci fa qui, lei?
mccann Una breve vacanza.
stanley una follia scegliere proprio questa casa. (Si
alza).
mccann Perch?
stanley Perch non una pensione. Non lo mai stata.
mccann Certo che lo .
stanley Perch ha scelto proprio questa casa?
mccann Sa cosa le dico, mio caro signore? Che per essere
il suo compleanno, lei mi sembra un po gi di morale.
mccann

34

HAROLD PINTER

(secco) Perch mi chiama signore?


Le d fastidio?
stanley (al tavolo) Non mi chiami signore.
mccann Se non vuole, non lo faccio pi.
stanley (allontanandosi) No. E poi oggi non il mio compleanno.
mccann Ah, no.
stanley No. il mese prossimo.
mccann La signora ha detto che era oggi.
stanley Quella? Quella matta. fuori di testa.
mccann Non gentile da parte sua.
stanley (al tavolo) Ma come? Non se nera accorto? Lei
ha molte cose ancora da imparare. Credo che qualcuno si
stia prendendo gioco di lei.
mccann Chi, per esempio?
stanley (appoggiandosi sul tavolo) Quella donna matta!
mccann Che carogna.
stanley E lei non sa quello che sta facendo.
mccann Attento alla sigaretta, c il giornale.
stanley

mccann

Delle voci provengono dal retro.


stanley

Dove diavolo sono? (Spegnendo la sigaretta) Perch non entrano? Cosa fanno l fuori?
mccann Lei ha bisogno di calmarsi.
Stanley va verso di lui attraversando la stanza e lo prende
per un braccio.
(pressante) Senta
Non mi tocchi.
stanley Senta. Ascolti.
mccann Mi lasci andare il braccio.
stanley Senta. Si sieda un attimo.
mccann (colpendolo sul braccio con violenza) La smetta!

Stanley attraversa la stanza e va verso il fondo scena tenendosi il braccio colpito.
stanley

mccann

stanley

Senta. Lei sa benissimo quello che voglio dire.


Non so di cosa stia parlando.
stanley un errore! Capito?
mccann Lei non sta bene, amico.
mccann

IL COMPLEANNO

35

(sottovoce, avanzando) Il suo amico non le ha detto niente? Non le ha detto perch qui? Parli, non abbia
paura di me. O non le ha detto davvero niente?
mccann Cosa doveva dirmi?
stanley (con un fil di voce) Glielho appena detto, maledizione, che negli anni in cui vivevo a Basingstoke non ho
mai messo il naso fuori di casa.
mccann La sa una cosa? Lei mi stupisce.
stanley (con calma) Senta, lei mi sembra una persona per
bene. E loro si stanno prendendo gioco di lei. Ha capito?
Di dov lei?
mccann Indovini.
stanley Conosco bene lIrlanda. Ho molti amici l. Amo
quel paese, ammiro la sua gente, mi d fiducia. Mi fido di
loro. Hanno rispetto della verit e hanno molto spirito.
La polizia poi meravigliosa. Ci sono stato. Mai pi visto
tramonti simili. Non vuole uscire a bere un bicchiere con
me? C un pub qui gi che ha dellottima birra alla spina. raro trovarla da queste parti. (Si interrompe).
stanley

Le voci si avvicinano. Goldberg e Petey entrano dalla


porta di servizio.
(entrando) Solo una madre su un milione. (Vede
Stanley) Ah!
petey Oh ciao, Stan. Non ha conosciuto Stanley, vero, signor Goldberg?
goldberg No, non ho avuto il piacere.
petey Questo il signor Goldberg, e questo il signor
Webber.
goldberg Felice di conoscerla.
petey Eravamo in giardino a prendere una boccata daria.
goldberg Stavo parlando con il signor Boles, di mia madre. Che bei tempi. (Si siede al tavolo, a destra) Eh, s.
Quando ero ragazzo, il venerd, andavo a passeggio lungo
il canale, con una ragazza che abitava vicino a me. Una ragazza bellissima. E che voce aveva! Sembrava un usignolo, giuro. Brava. Pulita. Non per niente era uninsegnante
di catechismo. Quando ci lasciavamo, le davo un bacetto
sulla guancia non mi sono mai preso delle libert con
lei non eravamo come i giovani doggi. Sapevamo cosa
voleva dire il rispetto. E dopo quel bacetto me ne tornavo a casa di filato. E canticchiando, passavo davanti al
goldberg

36

HAROLD PINTER

parco. Salutavo i bambini, mi fermavo con qualche cane


randagio, tutto era cos naturale. Mi sembra ieri. Il sole
che tramontava dietro al cinodromo. Ah! (Si appoggia
allo schienale soddisfatto).
mccann Anche dietro al municipio.
goldberg Quale municipio?
mccann Quello a Carrikmacross.
goldberg Non ce n altri uguali. Andavo su per la strada,
infilavo il cancello, aprivo la porta ed ero a casa. Simey,
mi gridava mia madre, fai presto prima che diventi tutto
freddo! E cosa trovavo a tavola? Le pi buone aringhe
marinate del mondo.
mccann Pensavo ti chiamassi Nat.
goldberg La mamma mi chiamava Simey.
petey Tutti ricordiamo la nostra infanzia.
goldberg Verit assoluta. Eh, signor Webber, lei che ne
dice? Linfanzia. Le borse dacqua calda. Il latte bollente.
Le frittelle. Le bolle di sapone. Quella s che era vita.
Pausa.
(alzandosi dal tavolo) Beh, devo andare.
Andare?
petey Ho la partita a scacchi.
goldberg Non rimane per la festa?
petey No, mi dispiace, Stan. Lho saputo solo adesso, della festa. Mi aspettano per la partita. Cercher di tornare
presto.
goldberg Le terremo da parte qualcosa da bere. Daccordo? Ah gi, dimenticavo. Devi andare a prendere le
bottiglie.
mccann Adesso?
goldberg Certo. Si sta facendo tardi. Qui dietro allangolo, ti ricordi? Fai il mio nome.
petey Laccompagno, vado da quella parte.
goldberg Vinca in fretta e torni presto, signor Boles.
petey Far del mio meglio. A pi tardi, Stan.
petey

goldberg

Petey e McCann escono, a sinistra. Stanley si sposta al


centro della stanza.
goldberg
stanley

una serata molto calda.


(girandosi) Mi lasci in pace.

IL COMPLEANNO

37

goldberg

Come, scusi?
(venendo avanti) Temo ci sia stato un equivoco.
Siamo al completo. La vostra stanza gi stata prenotata.
La signora Boles si dimenticata di dirvelo. Dovete trovarvi unaltra sistemazione.
goldberg Lei il direttore qui?
stanleyEsatto.
goldberg E le rende bene?
stanley Mando avanti tutto io, qui. E temo che lei e il suo
amico dobbiate trovarvi unaltra sistemazione.
goldberg (alzandosi) Ah, dimenticavo, tanti auguri per il
suo compleanno. (Porgendogli la mano) Felicitazioni.
stanley (fingendo di non vedere la mano) sordo?
goldberg No, cosa glielo fa pensare? Per la verit tutti
i miei cinque sensi sono in ottime condizioni. Non c
male, eh? Per un uomo che ha passato i cinquantanni.
Ma un compleanno, per me, sempre una grande occasione, un evento che viene trascurato troppo, al giorno
doggi. importante festeggiare una nascita! come
alzarsi il mattino. Che meraviglia! A molti non piace alzarsi il mattino. Dicono. Alzarsi? Che orrore? La pelle
raggrinzita, la barba lunga, gli occhi cisposi, lalito pesante, le mani sudate, il naso tappato, i piedi che puzzano,
un cadavere che aspetta di essere lavato? Quando sento
gli altri fare questo tipo di discorso mi rallegro. Perch io,
invece, so cosa vuol dire svegliarsi con il sole che splende, il rumore del tosaerba, gli uccellini che cinguettano,
il profumo del prato, le campane che suonano e un buon
succo di pomodoro che ti aspetta
stanley Fuori. (Entra McCann con le bottiglie). Portate via
quelle bottiglie. Non abbiamo la licenza.
goldberg di un umore nero oggi, signor Webber. Proprio il giorno del suo compleanno, con quella deliziosa
signora che si d tanto da fare per farle una festa come
si deve.
stanley

McCann posa le bottiglie sulla credenza.


stanley

Le ho detto di portare via quelle bottiglie.


Signor Webber, perch non si siede un momento?
stanley Senta parliamoci chiaro. Voi non mi date fastidio. Per me non siete altro che un brutto scherzo. Ma io
sono responsabile verso questa gente. Hanno vissuto in
goldberg

38

HAROLD PINTER

questo posto per troppo tempo. E hanno perso il fiuto.


Ma io no. E nessuno si approfitter di loro finch sar
qui io. (Un po meno violento) E comunque questo posto
non fa per voi, da nessun punto di vista, nessuno. E allora
perch non ve ne andate, senza fare tante storie?
goldberg Signor Webber, si sieda.
stanley La smetta di fare tutte queste storie.
goldberg Si sieda.
stanley Perch dovrei?
goldberg Se vuol sapere la verit, signor Webber, lei comincia proprio a starmi sulle palle.
stanley Davvero? Questa poi
goldberg Si sieda.
stanley No.
Goldberg sospira e si siede al tavolo, a destra.
goldberg

McCann.
Nat?
goldberg Digli di sedersi.
mccann S. Nat. (Va verso Stanley) Le dispiace mettersi a
sedere?
stanley S, molto.
mccann S, per le conviene.
stanley Perch non si siede, lei?
mccann No, non io, lei.
stanley No grazie.
mccann

Pausa.
mccannNat.
goldberg

Che c?
Non vuole sedersi.
goldberg E tu digli di farlo.
mccann Glielho gi detto.
goldberg Diglielo di nuovo.
mccann (a Stanley) Si sieda.
stanley Perch?
mccann Star pi comodo.
stanley Anche lei.
mccann

Pausa.

IL COMPLEANNO
mccann

stanley

39

E va bene. Se si siede lei, mi siedo anchio.


Prima lei.

McCann si siede lentamente al tavolo, a sinistra.


mccann

Beh?
Beh. Ora che vi siete riposati tutti e due, potete
levarvi dai piedi!
mccann (alzandosi) Non vale! Ora lo prendo a calci in culo!
goldberg (alzandosi) No! Sono in piedi.
mccann Risiediti!
goldberg Una volta che sono in piedi, ci rimango.
stanley Anchio.
mccann (andando verso Stanley) Lei ha costretto il signor
Goldberg ad alzarsi.
stanley (alzando la voce) Non pu che fargli bene!
mccann Si sieda su quella sedia!
goldberg McCann.
mccann Si sieda su quella sedia!
goldberg (andando verso Stanley) Webber. (Con calma) si
sieda.
stanley

Silenzio. Stanley comincia a fischiettare The Mountains of


Morne. Si avvia distrattamente verso la sedia. Lo osservano. Smette di fischiare. Silenzio. Si siede.
stanley

State molto attenti.


Webber, cosa hai fatto ieri?
stanley Ieri?
goldberg E laltro ieri? E due giorni fa?
stanley Come sarebbe?
goldberg Perch vuoi far perdere tempo a tutti, Webber?
Perch stai sempre tra i piedi?
stanley Io? Ma cosa stai
goldberg Lasciatelo dire, Webber. Sei un lavativo. Perch
rompi sempre i coglioni a tutti? Perch vuoi far diventar
matta quella povera vecchia signora?
mccann Si diverte a farlo!
goldberg Perch ti comporti cos, Webber? Perch costringi quelluomo ad andare fuori a giocare a scacchi?
stanley Io?
goldberg Perch tratti quella giovane donna come se fosse una lebbrosa? Non una lebbrosa, Webber!
goldberg

40
stanley

HAROLD PINTER

Ma cosa diavolo
Cosa indossavi la settimana scorsa, Webber?
Dove tieni i tuoi vestiti?
mccann Perch hai abbandonato lorganizzazione?
goldberg Cosa ne direbbe la tua povera mamma, Webber?
mccann Perch ci hai traditi?
goldberg Tu mi hai offeso, Webber. Tu ci stai giocando
un brutto tiro.
mccann Su questo non ci sono dubbi.
goldberg Chi ti credi di essere?
mccann Chi ti credi di essere?
stanley Avete sbagliato persona.
goldberg Quando sei arrivato qui?
stanley Lanno scorso.
goldberg Da dove?
stanley Da un altro posto.
goldberg Perch sei venuto qui?
stanley Perch mi facevano male i piedi!
goldberg Perch ci sei rimasto?
stanley Perch avevo mal di testa!
goldberg E non hai preso niente per fartelo passare?
stanleyS.
goldberg Cosa?
stanley Bicarbonato.
goldberg Alka Seltzer o Vichy?
stanley Alka Vi
goldberg Li hai sciolti bene nellacqua? Erano effervescenti?
stanley Sentite un po, voi
goldberg Erano effervescenti? S o no?
mccann Non lo sa!
goldberg Non lo sa. Quand lultima volta che hai fatto
un bagno?
stanley Ne faccio uno ogni
goldberg Non dire bugie.
mccann Hai tradito lorganizzazione. Io ti conosco!
stanley Non vero!
goldberg Cosa vedi senza occhiali?
stanleyTutto.
goldberg Levagli gli occhiali. (McCann gli strappa gli occhiali mentre Stanley si alza per riprenderli, porta la sua
sedia in avanti, al centro, oltre il tavolo; Stanley lo segue
inciampando. Stanley riesce ad afferrare la sedia e rimane
goldberg

IL COMPLEANNO

41

ripiegato su di essa). Webber, sei un impostore. (Sono in


piedi ai lati della sedia). Quand stata lultima volta che
hai lavato una tazza?
stanley Due Natali fa.
goldberg Dove?
stanley Al Lyons Corner pub.
goldberg Quale?
stanley Marble Arch.
goldberg Dovera tua moglie?
stanley In
goldberg Rispondi.
stanley (girandosi, accovacciato) Quale moglie?
goldberg Che ne hai fatto di tua moglie?
mccann Lhai uccisa!
goldberg Perch hai ucciso tua moglie?
stanley (seduto, le spalle al pubblico) Quale moglie?
mccann Come lavr uccisa?
goldberg Come lhai uccisa?
mccann Lhai strangolata.
goldberg Con larsenico.
mccann lui, il tuo uomo!
goldberg Dov tua madre?
stanley In un sanatorio.
mccann S!
goldberg Perch non ti sei sposato?
mccann Ti aspettava davanti alla chiesa.
goldberg E lui se l svignata.
mccann Lha piantata in asso.
goldberg Dopo averla messa incinta.
mccannLo aspettava in chiesa.
goldberg Webber! Perch hai cambiato nome?
stanley Laltro lo avevo dimenticato.
goldberg Ora, come ti chiamano?
stanley Gi Sniffo.
goldberg Puzza di peccato.
mccannLo sento anchio.
goldberg Riconosci lesistenza di esseri superiori?
stanley Cosa?
goldberg Riconosci lesistenza di esseri superiori?
mccann Questo il problema!
goldberg Riconosci lesistenza di un essere superiore, che
responsabile, che soffre per te?
stanley troppo tardi.

42
goldberg

HAROLD PINTER

Troppo tardi! Tardissimo! Quand lultima


volta che hai pregato?
mccann Sta sudando!
goldberg Quand lultima volta che hai pregato?
mccann Sta sudando!
goldberg Il numero 846 una possibilit o una necessit?
stanley Nessuna delle due cose.
goldberg Sbagliato! Il numero 846 una necessit o una
possibilit?
stanley Tutte e due le cose.
goldberg Sbagliato! necessario, ma non possibile.
stanley Tutte e due le cose.
goldberg Sbagliato! Perch pensi che il numero 846 sia
necessariamente possibile?
stanley Perch cos.
goldberg Sbagliato! solo una necessit necessaria. Si
pu ammettere la possibilit solo dopo aver accettato la
sua necessit. possibile in quanto necessario, ma non
necessario in quanto possibile. La possibilit pu essere
accettata solo dopo averne provata la necessit.
mccann Giusto!
goldberg Giusto? Certo che giusto! Noi abbiamo ragione e tu hai torto, Webber, su tutta la linea.
mccann Su tutta la linea!
goldberg Dove ti porter la tua lascivia?
mccann La pagherai cara.
goldbergTu ti nutri di pane secco.
mccannTu contamini il sesso femminile.
goldberg Perch non paghi laffitto?
mccann Profanatore di madri!
goldberg Perch ti metti le dita nel naso?
mccann Chiedo giustizia!
goldberg Che lavoro fai?
mccann E dellIrlanda che mi dici?
goldberg Che lavoro fai?
stanley Suono il pianoforte.
goldberg Con quante dita?
stanley Senza mani!
goldberg Nessuna societ ti assumerebbe. Nemmeno unimmobiliare.
mccannTu sei un traditore incallito.
goldberg Cosa ti metti per dormire?
stanley Niente.

IL COMPLEANNO

43

goldberg

Contamini il lenzuolo in cui sei nato.


Cosa mi dici delleresia degli albigensenisti?
goldberg Chi ha allagato il campo di cricket a Melbourne?
mccann Cosa mi dici del beato martire Oliver Plunkett?
goldberg Rispondi, Webber. Perch la gallina ha attraversato la strada?
stanley Ne aveva voglia ne aveva voglia ne aveva voglia
mccann Non lo sa!
goldberg Perch la gallina ha attraversato la strada?
stanley Ne aveva voglia ne aveva voglia
goldberg Perch la gallina ha attraversato la strada?
stanley Ne aveva voglia
mccann Non lo sa. Non sa chi viene prima!
goldberg Chi viene prima?
mccann Luovo? O la gallina? Chi viene prima?
goldberg e mccann Chi viene prima? Chi viene prima?
Chi viene prima?
mccann

Stanley urla.
goldberg

Non lo sa. Ma tu la conosci la tua faccia?


Sveglialo. Ficcagli uno spillo nellocchio.
goldbergTu sei una piaga, Webber. Un rifiuto umano.
mccann Un avanzo!
goldberg C una cosa che potremmo fare. Sterilizzarlo.
mccann Che ci dici di Drogheda2?
goldberg Ha finito di mordere. Resta soltanto il suo tanfo.
mccann Ha tradito la nostra terra.
goldberg Ha tradito la nostra razza.
mccann Chi sei, Webber?
goldberg Sei sicuro di esistere?
mccannTu sei morto.
goldberg Tu sei morto. Non puoi vivere, non puoi pensare, non puoi amare. Sei morto. una piaga putrefatta. Sei
privo di succhi vitali. Non sei altro che tanfo! (Silenzio.
Lo dominano dallalto. Lui accovacciato sulla sedia. Alza
lo sguardo lentamente su Goldberg poi gli d un calcio nello stomaco. Goldberg cade. Stanley si alza. McCann afferra
mccann

In Irlanda [N.d.T.]

44

HAROLD PINTER

una sedia e la alza per aria. Stanley afferra una sedia con cui
si protegge la testa. McCann e Stanley si inseguono intorno
al tavolo) Attento, McCann.
stanley (inseguendolo) Aaaaahhhhh!
mccann E va bene, Giuda.
goldberg (alzandosi) Fermo, McCann.
mccann Di!
stanley Aaaaaaahhhhh!
mccann Sta sudando.
stanley Aaaaahhhhh!
goldberg Vacci piano, McCann.
mccann Questo bastardo sta sudando come un maiale.
Da sinistra si sente il suono del tamburo che scende dalle
scale. Goldberg toglie la sedia a Stanley. Tutti posano le
sedie. Rimangono immobili. Entra Meg, vestita da sera,
con il tamburo e le bacchette.
meg

Ho portato gi il tamburo. Mi sono vestita per la festa.


magnifica.
meg Le piace il mio vestito?
goldberg Magnifico. Straordinario.
meg Lo so. Me lo ha regalato mio padre. (Posa il tamburo
sul tavolo) Non ha un bel suono?
goldberg un bellissimo strumento. Forse Stan ci suoner qualcosa pi tardi.
meg Oh, s. Lo farai, vero Stan?
stanley Posso riavere i miei occhiali?
goldberg Ah, s. (Tende il braccio verso McCann il quale
gli passa gli occhiali) Eccoli. (Li porge a Stanley che viene a
prenderseli) Eccoli. (Stanley li prende). Dunque vediamo
un po quante bottiglie ci sono? Ce n abbastanza per
stendere un bue. Quattro bottiglie di whisky scozzese e
una di quello irlandese.
meg Oh, signor Goldberg, cosa mi consiglia?
goldberg I bicchieri. Prima di tutto i bicchieri. McCann,
apri una bottiglia di whisky scozzese.
meg (alla credenza) Qui ci sono i bicchieri buoni.
mccann Io non bevo whisky scozzese.
goldberg C quello irlandese, per te.
meg (portando i bicchieri) Ecco i bicchieri.
goldbergEcco. Tocca a Stan versare da bere per il brindisi, giusto signora Boles?
goldberg

IL COMPLEANNO
meg

45

Certo. Di, Stanley. (Stanley va lentamente verso il tavolo). Le piace davvero il mio vestito, signor Goldberg?
goldberg Supera se stesso. Si giri un po. Ero nella moda
io, una volta. Cammini fino a l.
meg Oh no.
goldberg Non faccia la timida. (Le d una pacca sul sedere).
meg Aaah!
goldberg Cammini su e gi. Ci faccia vedere. Che portamento. Cosa ne pensi, McCann? Una principessa, una
vera principessa. E ora Madame, si giri e continui fino
alla cucina. Che portamento!
mccann (a Stanley) Versi anche un po del mio irlandese.
goldberg Sembra un gladiolo.
meg E tu Stan, che ne dici del mio vestito?
goldberg E ora alla signora, alla salute della signora. Madame il suo bicchiere.
meg Grazie.
goldberg Alzate i bicchieri, signore e signori. Facciamo
un brindisi.
meg Lulu non ancora arrivata.
goldberg Sono le nove passate. Allora chi far il brindisi? Signora Boles, non pu che farlo lei.
meg Io?
goldberg E chi altro?
meg Cosa devo dire?
goldberg Dica quello che sente. Quello che sente veramente. (Meg ha laria incerta). il compleanno di Stanley.
Del suo Stanley. Lo guardi. Lo guardi bene e vedr che
le parole le usciranno da sole. Un momento, c troppa
luce. Ci vuole la luce giusta. McCann, hai una pila?
mccann (tirando fuori dalla tasca una piccola pila) Eccola.
goldberg Spegni la luce e accendi la pila. (McCann va alla
porta, spegne la luce, torna indietro e punta la pila su Meg.
Da fuori filtra ancora una luce fioca). Non sulla signora,
su lui! Devi puntarla sul festeggiato. (McCann la punta in
faccia a Stanley). Ecco, signora Boles, sta a lei.
Pausa.
meg

Non so cosa dire.


Lo guardi. Lo guardi.
meg Non gli dar fastidio quella luce negli occhi?
goldberg No, no. Vada avanti.
goldberg

46

HAROLD PINTER

meg

Beh ecco, sono molto contenta di essere qui stasera, in casa mia, e voglio fare un brindisi a Stanley, perch
il suo compleanno, da cos tanto che vive qui che ormai diventato il mio Stan. un bravo ragazzo, anche se
a volte fa il cattivo. (Ammiccamento di Goldberg). Lui
il solo Stanley che conosco, e lo conosco meglio di tutti
quanti, anche se lui non vuole ammetterlo. (Un Senti,
senti detto da Goldberg). Beh, mi viene da piangere al
pensiero che lui sia qui a festeggiare il suo compleanno e
non da unaltra parte, non c niente che non farei per lui
e per tutti voi, cari amici, stasera (Singhiozza).
goldberg Meraviglioso! Un discorso meraviglioso. Accendi la luce, McCann. (McCann va alla porta. Stanley
rimane fermo). stato un bellissimo brindisi. (La luce si
accende. Entra Lulu dalla porta sinistra. Goldberg consola
Meg) Su, su. Faccia un sorriso alluccellino. Ecco, cos.
Oh, guardi chi c.
meg Lulu.
goldberg Molto piacere, Lulu. Io sono Nat Goldberg.
lulu Salve.
goldberg Stanley, offra da bere alla signorina. Si persa il
discorso, mia cara, e che discorso.
lulu Davvero?
goldberg Stanley, dia da bere alla signorina. Stanley (Stanley
le porge un bicchiere). Ecco. Ora alziamo i bicchieri. Siete
tutti in piedi? No, lei no, Stanley. Lei deve rimanere seduto.
mccann Giusto. Lei deve rimanere seduto.
goldberg Non le dispiace, vero, rimanere seduto un momento? Dobbiamo brindare alla sua salute.
meg Di, su!
lulu Di, su!
Stanley si siede al tavolo.
goldberg

Ecco. Ora che Stanley si seduto. (Mettendosi


al centro del palcoscenico e impadronendosene) Ecco, per
prima cosa voglio dire che non mi sono mai commosso in
vita mia come per il discorso che abbiamo appena sentito. Quante volte succede, al giorno doggi, di trovarsi,
cos, di fronte a del vero calore umano? Forse, una sola
volta nella vita. E fino a un momento fa, mi stavo proprio chiedendo, signore e signori, come sicuramente ve

IL COMPLEANNO

47

lo stavate chiedendo anche voi, dove sono andati a finire


lamore, la cortesia, quellespressione sincera di affetto,
priva di riserbo, che ci hanno insegnato le nostre mamme
durante linfanzia, solo pochi anni fa?
mccann Via col vento.
goldberg Era quello che pensavo anchio fino a oggi. Le
cose a cui credo sono, una sana risata, una giornata passata a pescare, un po di giardinaggio. Ero molto fiero
della mia serra, una volta finita; lho costruita col sudore
della mia fronte. Questo sono io. Qualit e non quantit. Una piccola macchina, un t da Fullers, un libro da
Boots, e io sono felice. Ma oggi, proprio oggi, la padrona
di questa casa ha detto qualcosa, ha espresso dei sentimenti che mi hanno sconvolto. Beato colui a cui sono rivolti. (Pausa). Come posso dire? Siamo tutti soli a questo
mondo. E la nostra solitudine un triste cuscino su cui
riposare. Ho finito!
lulu (con ammirazione) Bravo!
goldberg Daccordo. Ma stasera abbiamo tutti avuto
una grande fortuna. Abbiamo ascoltato una signora
che riuscita a elargire tutta la sua devozione, con fierezza e orgoglio, a un membro della sua specie. Stanley,
le mie pi sincere congratulazioni. Voglio esprimerle i
miei migliori auguri. Sono certo che lei non si sar mai
sentito cos fiero in vita sua, come stasera. Mazeltov3!
Spero di rivedervi tutti a Simchahs4! (Lulu e Meg applaudono). Spegni la luce, McCann, che facciamo un
altro brindisi.
lulu stato un discorso meraviglioso.
McCann spegne la luce, torna indietro e punta la pila in
faccia a Stanley. La luce fuori pi fioca.
goldberg

Alzate i bicchieri. Stanley buon compleanno!


Buon compleanno.
lulu Buon compleanno.
meg Cento di questi giorni, Stan.
goldberg E ancora molti di pi
mccann

Tutti bevono.
3
4

Auguri in ebraico [N.d.T.].


Paradiso ebraico [N.d.T.].

48

HAROLD PINTER

(baciandolo) Oh, Stanny

meg

goldbergLuce!
mccann

Subito! (Accende le luci).


Qui il bicchiere, Stan.
lulu Signor Goldberg
goldberg Mi chiami Nat.
meg (a McCann) Qui il bicchiere.
lulu (a Goldberg) vuoto. Te lo riempio.
goldberg Con piacere.
lulu Sei un oratore fantastico. Lo sai, Nat? Dove hai imparato a parlare cos bene?
goldberg Ti sono piaciuto, eh?
lulu Oh, s.
goldberg Beh, la prima occasione che ebbi di parlare in
pubblico fu a Bayswater, nellaula di etica. Unoccasione
davvero unica. Non lo dimenticher mai. Cerano tutti
quella sera. Charlotte Street era vuota. Mi riferisco, naturalmente, a parecchio tempo fa.
lulu Di cosa hai parlato?
goldberg Della necessit e della possibilit. Una bomba.
Da allora, ai matrimoni, sono sempre io a fare il discorso.
meg

Stanley fermo. Goldberg si siede al tavolo, a sinistra.


Meg raggiunge McCann in proscenio, a destra, Lulu gi
in proscenio, a sinistra. McCann si versa dellaltro whiskey irlandese, dalla bottiglia che ha in mano.
meg

Assaggiamo un po del suo.


Nello stesso bicchiere?
meg S.
mccann Mischia sempre i liquori?
meg No.
mccann Mi dia il bicchiere.
mccann

Meg si siede sulla cassetta dei lucidi per scarpe, proscenio, a destra. Lulu, al tavolo, versa ancora da bere a
Goldberg e a se stessa, porge il bicchiere a Goldberg.
goldberg

Grazie.
(a McCann) Pensa che dovrei?
goldberg Lulu sei proprio una bella ragazzona florida.
Vieni a sederti sulle mie ginocchia.
mccann E perch no?
meg

IL COMPLEANNO

49

meg

Pensa che dovrei?


assaggi.
meg (assaggiando) ottimo.
lulu Cos balzer al soffitto.
mccann Non so come fa a berli insieme.
goldberg Provaci.
meg (a McCann) Si sieda su questo sgabello.
goldbergLo

Lulu si siede sulle ginocchia di Goldberg.


mccann

Su questo?
Comoda?
lulu S, grazie.
mccann (sedendosi) Comodo.
goldberg Hai gli occhi che parlano.
lulu Anche tu.
goldberg Davvero?
lulu (con una risatina) Ma di!
mccann (a Meg) Dove lha comprato?
meg Me lha regalato mio padre.
lulu Chi lavrebbe detto che ti avrei conosciuto qui, stasera.
mccann (a Meg) mai stata a Carrikmacross?
meg (bevendo) Sono stata a Kings Cross5.
lulu Sei apparso dal nulla, cos.
goldberg (mentre si muove) Attenta a come ti muovi, mi
rompi le costole.
meg (alzandosi) Voglio ballare. (Lulu e Goldberg si guardano negli occhi. McCann beve. Meg va verso Stanley)
Stanley. Balliamo.
goldberg

Stanley non si muove. Meg balla intorno alla stanza da


sola, poi torna da McCann che le riempie il bicchiere.
Meg si siede.
(a Goldberg) La sai una cosa?
Cosa?
luluTu mi ispiri fiducia.
goldberg (alzando il bicchiere) Gesundheit6.
lulu

goldberg

5
6

Gioco di parole [N.d.T.].


In tedesco nel testo: Salute [N.d.T.].

50

HAROLD PINTER

lulu

Hai moglie?
Avevo una moglie. E che moglie. Senti questa.
Il venerd pomeriggio andavo sempre a fare due passi,
gi nel parco. Di, per favore, siediti al tavolo un minuto.
(Lulu si siede al tavolo. Lui allunga le gambe per sgranchirle e continua) Una piccola passeggiata. Salutavo i bambini
e le bambine non ho mai fatto distinzioni, io e poi
tornavo al mio bungalow dal tetto piatto. Simey, mi
urlava sempre mia moglie, presto, prima che si freddi!
E lo sai cosa trovavo a tavola? Il miglior panino daringa
del mondo con cetriolini sottaceto.
lulu Credevo ti chiamassi Nat.
goldberg Lei mi chiamava Simey.
lulu Scommetto che sei stato un ottimo marito.
goldberg Avresti dovuto vedere il funerale.
lulu Perch?
goldberg (prende un respiro e scuote la testa) Che funerale!
meg (a McCann) Mio padre voleva portarmi in Irlanda,
una volta. Ma poi ci andato da solo.
lulu (a Goldberg) Pensi di avermi conosciuto da bambina?
goldberg Eri una brava bambina?
lulu S.
meg Non so se poi ci andato in Irlanda.
goldberg Forse ti ho fatto fare cavalluccio.
lulu Forse.
meg Non mi ha portato con lui.
goldberg O forse la cavallina.
lulu un gioco!
goldberg Certo che un gioco!
mccann Ma perch non lha portata in Irlanda?
lulu Mi fai solletico!
goldberg Stai attenta.
lulu Mi sono sempre piaciuti gli uomini un po maturi. Mi
mettono a mio agio.
goldberg

Si abbracciano.
mccann

Conosco un locale a Roscrea. Da Mamma Nolan.


meg Quando ero piccola, la notte, tenevo sempre una luce
accesa.
mccann Una volta ci ho passato tutta la notte, con amici.
A cantare e a bere.

IL COMPLEANNO

51

meg

E la mia tata si sedeva accanto a me e cantava.


E al mattino un bel piatto di uova fritte al bacon.
E adesso?
meg La mia cameretta era tutta rosa. Il tappeto rosa, le
tende rosa e avevo tanti carillon sparsi per la stanza. Li
caricavo tutti prima di addormentarmi. Mio padre era un
medico famoso. Per questo sono sempre stata bene. Si
occupavano molto di me, avevo dei fratellini e delle sorelline che avevano camere tutte di colori diversi.
mccann Chivas, dove sei finito?
meg (a McCann) Mi dia un altro goccio.
mccann (riempiendole il bicchiere e cantando) Gloria, gloria a tutti i compagni Feniani!
meg Che bella voce!
goldberg Cantaci una canzone, McCann.
lulu Una canzone damore!
mccann (recitando) La notte in cui Paddy7 fu impiccato,
tutti gli amici erano con lui.
goldberg Una canzone damore!
mccann (a squarciagola)
Oh, Garden of Eden has vanished, they say,
But I know the lie of it still.
Just turn to the left at the foot of Ben Clay
And stop when halfway to Coote Hill.
Its there you will find it, I know sure enough,
And its whispering over me:
Come back, Paddy Reilly, to Bally-James-Duff,
Come home, Paddy Reilly, to me!8.
lulu (a Goldberg) Lo sai che sei limmagine sputata del
mio primo amore?
goldberg Ne sono sicuro.
meg (alzandosi) Facciamo un gioco!
goldberg Un gioco?
lulu Quale gioco?
meg Uno qualsiasi.
lulu (saltando su) S, di, facciamo un gioco.
mccann

San Patrizio, patrono dIrlanda [N.d.T.].


Canzone popolare irlandese: Il giardino dellEden scomparso, dicon tutti, | Ma io so che non vero. | Basta girare a sinistra ai piedi di Ben
Clay | E fermarsi a met strada diretti a Coote Hill. | Lo troverai laggi ne
son sicuro | E mi sta mormorando: | Ritorna Paddy Reilly, ti attende BallyJames-Duff | Ritorna a casa, o Paddy Reilly, torna da me! [N.d.T.].
7
8

52

HAROLD PINTER

goldberg

Che gioco?
A nascondino.
lulu A moscacieca.
megS!
goldberg Giochiamo a moscacieca?
lulu e meg S!
goldberg Va bene. Moscacieca. Su! Tutti in piedi! (Alzandosi) McCann. Stanley Stanley!
meg Stanley. In piedi.
goldberg Cosha?
meg (chinandosi su d lui) Stanley, facciamo un gioco. Di,
su, non fare quel muso, Stan.
lulu Di, su.
mccann

Stanley si alza. McCann si alza.


goldberg

Ecco! Chi si mette la benda per primo?


La signora Boles.
meg No, io no.
goldberg S, lei.
meg Chi, io?
lulu (togliendosi il foulard) Ecco qua.
mccann Come si gioca a questo gioco?
lulu (bendando Meg con il suo foulard) Non ha mai giocato a moscacieca? Stia ferma signora Boles. Non si deve far
prendere. E una volta bendata, tutti devono stare fermi.
Rimanere dove sono. Il primo che viene preso verr bendato a sua volta. Faccia un giro su se stessa, signora Boles.
Quante dita sono queste?
meg Non le vedo.
lulu Benissimo.
goldberg Ecco! Ora muovetevi tutti. McCann. Stanley. E
adesso fermi. Che nessuno si muova. Via!
lulu

Stanley in proscenio, a destra, Meg gira per la stanza.


Goldberg accarezza Lulu con il braccio teso. Meg prende
McCann.
meg

Lho preso!
Si tolga la benda.
meg Che bei capelli!
lulu (togliendole il foulard) Ecco qua.
meg Ah, lei!
lulu

IL COMPLEANNO

53

goldberg

Tocca a te, McCann.


(mentre benda McCann) Ecco qua. Faccia un giro.
Quante dita sono queste?
mccann Non lo so.
goldberg Ecco! Adesso muoviamoci tutti. Fermi! Via!
lulu

McCann comincia a muoversi.


meg

Che bello!
Zitta! Ssst, sst, sst. Ora muoviamoci tutti.
Stop! Fermi!

goldberg

McCann gira qua e l. Goldberg accarezza Lulu con il


braccio teso. McCann si avvicina a Stanley. Allunga il
braccio e tocca gli occhiali di Stanley.
meg

Stanley!
(a Lulu) Ti diverti?
meg Tocca a te, Stanley.
goldberg

McCann si toglie il foulard.


(a Stanley) Le tengo io gli occhiali. (Prende gli occhiali da Stanley).
meg Datemi il foulard.
goldberg (con il braccio attorno a Lulu) Lo bendi bene,
signora Boles.
meg Lo sto facendo. (A Stanley) Vedi il mio naso?
goldberg Non pu vederlo. Pronti? Ecco! Muovetevi.
Alt! E fermi!
mccann

Stanley rimane fermo. McCann attraversa la stanza e va


verso sinistra. Poi rompe in due gli occhiali di Stanley,
piegando la montatura. Meg in proscenio, a sinistra,
Lulu e Goldberg sono in fondo scena, al centro, vicini.
Stanley comincia a muoversi, lentamente, e attraversa la
stanza andando verso sinistra. McCann prende il tamburo e lo mette sulla traiettoria di Stanley. Stanley ci infila
un piede e cade con il tamburo a mo di cavigliera.
meg

Ooh!

goldberg

Ssst!

54

HAROLD PINTER

Stanley si rialza. Va verso Meg, trascinando il tamburo


ancora impigliato nel piede. La raggiunge e si ferma.
Le mani le si avvicinano e raggiungono il suo collo. Fa
per strangolarla. McCann e Goldberg si precipitano e lo
spingono via. Buio. Non c pi luce che filtra dalla finestra. La scena completamente buia.
lulu

Luce!
Cos successo?
lulu Luce!
mccann Un attimo.
goldberg Dov finito?
mccann Lasciatemi stare!
goldberg Chi sei?
lulu C qualcuno che mi tocca!
mccann Dov finito?
meg Com che andata via la luce?
goldberg Dov la pila? (McCann la punta sulla faccia di
Goldberg). Non su di me.
goldberg

McCann gira la pila. Qualcuno gliela fa cascare di mano.


Si spegne.
mccann

La mia pila!
Oddio!
goldberg Dov la pila? Raccoglila!
mccann Non riesco a trovarla.
lulu Stringimi. Stringimi.
goldberg Tutti in ginocchio. Aiutatelo a trovare la pila.
lulu Non ci riesco.
mccann sparita.
meg Com che andata via la luce?
goldberg Silenzio, tutti! Aiutatelo a trovare la pila. (Silenzio. Dei grugniti di McCann e Goldberg che sono in ginocchio. Di colpo, dal fondo della stanza, un rat-a-plan secco e
forte, di una bacchetta sullorlo del tamburo. Silenzio. Lulu
piagnucola). Da questa parte. McCann!
mccann Eccomi.
goldberg Vieni qui, vieni qui. Attento. L. (Goldberg e
McCann vanno allindietro verso la sinistra del tavolo.
Stanley va verso la destra del tavolo. Lulu lo sente avanzare
verso di lei, urla e sviene. Goldberg e McCann si girano e si
scontrano). Cos stato?
lulu

IL COMPLEANNO
mccann

55

Chi ?
Cos stato?

goldberg

Al buio, Stanley solleva Lulu e la posa sul tavolo.


meg

Lulu.

Goldberg e McCann vanno verso il proscenio destro.


goldberg

Dov?
caduta.
goldberg Dove?
mccann Da queste parti.
goldberg Aiutami a tirarla su.
mccann (andando verso il proscenio, a sinistra) Non riesco
a trovarla.
goldberg Ci deve pur essere da qualche parte.
mccann Qui non c.
goldberg (andando verso il proscenio, a sinistra) Ci deve
essere.
mccann sparita.
mccann

McCann trova la pila per terra, la punta sul tavolo e su


Stanley. Lulu sdraiata sul tavolo con le braccia e le gambe aperte, Stanley piegato su di lei. Stanley quando la
luce lo punta comincia a ridere nervosamente. Goldberg
e McCann vanno verso di lui. Indietreggia, ridendo, la
pila puntata in faccia. Lo seguono sul fondo scena, a sinistra. Indietreggia fino al passavivande, sempre ridendo. La luce della pila sempre pi vicina. La risata aumenta mentre si mette con le spalle al muro. Le figure di
Goldberg e McCann convergono su di lui.
Sipario.

56

HAROLD PINTER

ATTO TERZO

La mattina seguente.
Petey entra da sinistra con un giornale e si siede al tavolo.
Comincia a leggere. La voce di Meg dal passavivande.
meg

Sei tu, Stan? (Pausa). Stanny?


S?
meg Sei tu?
petey Sono io.
meg (appare dal passavivande) Ah, sei tu. Ho finito i cornflakes.
petey Cosaltro c?
meg Niente.
petey Niente?
meg Aspetta un attimo. (Viene via dal passavivande ed entra dalla porta della cucina) Hai preso il giornale?
petey S.
meg Belle notizie?
petey Non cattive.
meg Stamattina quei due signori hanno finito tutto.
petey Ah, s?
meg C ancora un po di t, per. (Gli versa del t) Esco
a fare la spesa tra un po. E ti prendo qualcosa di buono.
Ho un mal di testa tremendo.
petey (leggendo) Hai dormito come un sasso.
meg Davvero?
petey Sembravi morta.
meg Sar stata stanca. (Si guarda in giro e vede il tamburo
rotto nel caminetto) Oh, guarda. (Si alza e lo prende) Il
tamburo si rotto! (Petey alza lo sguardo). Come ha fatto
a rompersi?
petey

IL COMPLEANNO
petey

57

Non lo so.

Meg lo batte con le mani.


meg

Per suona ancora.


Puoi sempre comprarne un altro.
meg (con tristezza) Si deve essere rotto durante la festa.
Non me ne sono accorta. (Lo mette gi) Che peccato
petey Puoi sempre comprarne un altro, Meg.
meg Beh, limportante che lha ricevuto il giorno del suo
compleanno. Come volevo io.
petey (leggendo) S.
meg Lhai visto scendere? (Petey non risponde). Petey?
petey Come?
meg Lhai visto scendere?
petey Chi?
meg Stanley.
peteyNo.
meg Neanchio. Dovrebbe essere gi in piedi. in ritardo
per la colazione.
petey Non c niente per colazione.
meg S, ma lui non lo sa. Vado a chiamarlo.
petey (subito) No, lascialo stare, Meg. Fallo dormire.
meg Ma se dici sempre che dorme troppo.
petey Fallo dormire stamattina. Lascialo stare.
meg Sono gi stata su, con il t. Ma mi ha aperto il signor McCann. Mi ha detto che stavano parlando e
che il t glielo aveva gi fatto lui. Deve essersi alzato
presto. Non so di cosa stessero parlando. La cosa mi
sorprende. Perch, di solito, quando vado a svegliarlo,
dorme della grossa. Invece stamattina era gi sveglio.
Sentivo che parlava. (Pausa). Pensi che si conoscessero
gi? Secondo me sono vecchi amici. Stanley aveva tanti
amici. Me lo ha detto lui. (Pausa). Il t non glielho
dato. Perch lo aveva gi preso. Allora sono tornata
gi e ho ripreso le faccende. Poco dopo, gli altri due
sono scesi a fare colazione. E Stanley deve essersi riaddormentato.
petey

Pausa.
petey
meg

Quand che vai a fare la spesa, Meg?


Ah gi, devo andare. (Prende la sua borsa) Ho un mal

58

HAROLD PINTER

di testa tremendo. (Va verso la porta di servizio, si ferma di


colpo e si gira) Hai visto cosa c l fuori?
petey Cosa?
meg Unauto enorme.
petey S.
meg Ieri non cera. Hai hai dato unocchiata dentro?
petey S, ma solo, unocchiata.
meg (tornando verso di lui, tesa e parlando sottovoce) E cosa
c?
petey Dentro?
meg S, dentro.
petey Cosa vuol dire dentro?
meg Dentro.
petey Cosa dovrebbe esserci?
meg Beh non che per caso c una carriola?
petey Una carriola?
meg S.
petey Io non ne ho viste.
meg Ah, no? Sei sicuro?
petey Ma cosa vuoi che se ne faccia di una carriola, il signor Goldberg?
meg Il signor Goldberg?
petey La macchina sua.
meg (sollevata) Sua? Ah, non sapevo fosse sua.
petey Certo che sua.
meg Ah, mi sento meglio.
petey Ma cosa ti prende?
meg Ah, mi sento molto meglio.
petey Vai a prendere un po daria.
meg S, vado, vado. Vado a fare la spesa. (Va verso la porta
di servizio. Sbatte una porta al piano di sopra. Si gira)
Stanley. Sta scendendo come faccio per la sua colazione? (Si precipita in cucina) Petey, cosa gli do? (Si affaccia
al passavivande) I cornflakes sono finiti.
Guardano tutti e due la porta. Entra Goldberg. Si ferma
sulla porta, i loro sguardi si incontrano, poi sorride.
goldberg

Il comitato della festa!


Ah, pensavo fosse Stanley.
goldberg Perch, ci assomigliamo?
meg Oh, no. Siete molto diversi.
goldberg (entrando nella stanza) Diversa costituzione.
meg

IL COMPLEANNO

59

(entrando dalla cucina) Pensavo stesse scendendo per


la colazione. Non lha ancora fatta.
goldberg Sua moglie fa un ottimo t, lo sa signor Boles?
petey S, ogni tanto. Quando non se ne dimentica.
meg Sta scendendo gi?
goldberg Gi? Certo che verr gi. Con una giornata di
sole come questa perch non dovrebbe scendere? Vedr
che non ci mette molto. (Si siede al tavolo) E chiss che
colazione lo aspetta!
meg Signor Goldberg.
goldbergS?
meg Non sapevo fosse sua quella macchina l fuori.
goldberg Le piace?
meg Va a fare un giretto?
goldberg (a Petey) Bella, vero?
petey Brilla come uno specchio.
goldberg Le cose vecchie sono sempre le migliori, mi creda. molto spaziosa. C spazio davanti, spazio dietro.
(Accarezza la teiera) La teiera ancora calda. Vuole un
po di t, signor Boles?
petey No, grazie.
goldberg (versandosi del t) Quella macchina? Non mi ha
tradito una sola volta.
meg Va a fare un giretto?
meg

Goldberg non risponde, beve il suo t.


meg

Beh, meglio che vada. (Va verso la porta di servizio e


si gira) Petey, quando scende Stanley
petey S?
meg Digli che torno subito.
petey Daccordo.
meg (con vaghezza) Torno subito. (Esce).
goldberg (sorseggiando il suo t) proprio una brava
donna. Una donna incantevole. Mia madre era uguale.
Mia moglie identica.
petey Come sta stamattina?
goldberg Chi?
petey Stanley. Si sente meglio?
goldberg (un po incerto) Ah un po meglio, credo, un
po meglio, s. Non che io me ne intenda. Cio, non
di mia competenza. La miglior cosa da fare sarebbe
quella di interpellare qualcuno ehm uno specialista,

60

HAROLD PINTER

che gli possa dare unocchiata. Uno con delle qualifiche.


Sa, c una bella differenza.
petey S.
goldberg Comunque, ora c Dermot con lui. Che gli
fa compagnia.
petey Dermot?
goldbergS.
petey Deve essere stato terribile.
goldberg (sospirando) S. Forse la festa di ieri sera stata
un po troppo, per lui.
petey Ma cosa gli preso?
goldberg (bruscamente) Cosa gli preso? Niente, ha avuto
una crisi. N pi n meno. Una crisi di nervi.
petey Ma cos tutto dun tratto, senza motivo?
goldberg (alzandosi e andando verso il fondo scena) In
realt, i motivi possono essere diversi. Me ne parlava proprio laltro giorno un mio amico. Parlavamo di un altro
caso non proprio uguale, ma abbastanza simile, s,
abbastanza simile. (Una pausa). E, questo mio amico, mi
diceva che in alcuni casi queste crisi possono manifestarsi
gradualmente giorno dopo giorno, aumentano, aumentano, aumentano giorno dopo giorno. E in altri casi,
invece, possono scoppiare di colpo. Buum! Cos! I nervi
si spezzano. Non vi una regola vera e propria, ma per
certe persone lesito scontato.
petey Davvero?
goldberg S. Me lo stava spiegando questo mio amico
proprio qualche giorno fa. (Rimane in piedi, a disagio
per un attimo, poi prende una sigaretta dal suo portasigarette) Vuole unAbdullah?
petey No grazie, non fumo.
goldberg Io, ogni tanto mi concedo una sigaretta. UnAbdullah oppure una (Schiocca le dita).
petey Che notte. (Goldberg si accende una sigaretta con
laccendino). Entro, e tutte le luci se nerano andate. Vado
a mettere uno scellino nel contatore, torno, e la festa era
gi finita.
goldberg (venendo avanti) Ha messo uno scellino nel
contatore?
peteyS.
goldberg E la luce tornata.
petey S, poi sono rientrato.

IL COMPLEANNO

61

(con una breve risata) Avrei giurato che si trattasse di un fusibile.


petey (continuando) Cera un silenzio di tomba. Non un
rumore. Allora sono salito di sopra, il suo amico Dermot mi venuto incontro sul pianerottolo. E mi ha raccontato tutto.
goldberg (bruscamente) Chi?
petey Il suo amico Dermot.
goldberg (con tono pesante) Ah, Dermot. S. (Si siede).
petey Poi passa, vero? Voglio dire, guariscono, vero?
goldberg Guarire? S, a volte, s, in un modo o nellaltro.
petey Potrebbe essere gi guarito?
goldberg possibile. Possibile.
goldberg

Petey si alza e prende tazza e teiera.


petey

Beh, se per mezzogiorno non sta bene chiamo un


medico.
goldberg (vivacemente) Ci abbiamo gi pensato noi, signor Boles. Non si preoccupi.
petey (dubbiosamente) Cio? (Entra McCann con due valige) Siete in partenza? (Petey porta la teiera e le tazze in
cucina).
McCann va verso sinistra e posa le valige. Poi va alla finestra e guarda fuori.
goldberg

E allora? (McCann non risponde). Ti ho chiesto,


e allora?
mccann E allora, cosa?
goldberg Come, cosa?
McCann non risponde. Poi si volta verso Goldberg con
viso scuro.
mccann

Io non ci torno pi di sopra.


Perch?
mccann Non ci torno pi di sopra.
goldberg Cosa successo ancora?
mccann (venendo avanti) tranquillo adesso. Ha smesso
tutto quel blaterare di prima.
goldberg

Petey appare dal passavivande, senza che lo vedano.

62

HAROLD PINTER

goldberg

Quand che sar pronto?


(solennemente) Vacci tu di sopra questa volta.
goldberg Ma coshai?
mccann (sottovoce) Gli ho dato
goldbergCosa?
mccann Gli ho ridato i suoi occhiali.
goldberg E non era contento di riaverli?
mccann La montatura rotta.
goldberg Com successo?
mccann Ha tentato di infilarsi le lenti nelle orbite. Lho
lasciato mentre ci provava.
petey (sulla porta della cucina) Ci deve essere del nastro adesivo da qualche parte. Possiamo provare ad aggiustarla.
mccann

Goldberg e McCann si voltano a guardarlo. Pausa.


goldberg

Nastro adesivo? No, non importa, signor Boles. Lasciamolo fare, lo terr occupato per un po, cos
si distrae.
petey (venendo in proscenio) Che ne dite di chiamare un
medico?
goldberg Abbiamo gi pensato a tutto.
McCann va verso la cassetta dei lucidi da scarpe, prende
una spazzola e comincia a lucidarsi le scarpe.
(va verso il tavolo) Io penso che sia il caso.
Sono daccordo. Ci abbiamo gi pensato. Stiamo solo dandogli un po di tempo per calmarsi, e poi lo
portiamo da Monty.
petey un medico?
goldberg (fissandolo) Certo. Monty. (Pausa. McCann si
lucida le scarpe). E cos la signora Boles andata a prenderci qualcosa di buono per mezzogiorno?
petey S.
goldberg Purtroppo saremo gi partiti.
petey Davvero?
goldberg S, forse saremo gi partiti.
petey

goldberg

Pausa.
petey

selli.

Beh, io intanto vado a dare unocchiata ai miei pi-

IL COMPLEANNO

63

goldberg

Intanto?
S, mentre aspettiamo.
goldberg Aspettiamo cosa? (Petey va verso la porta di servizio). Non torna sulla spiaggia?
petey No, non subito. Signor Goldberg. Mi pu avvisare
quando scende Stanley, per favore?
goldberg (premuroso) La spiaggia sar gremita oggi con
una giornata come questa. Saranno tutti sdraiati al sole. E
le sedie a sdraio? Le ha gi aperte le sedie a sdraio?
petey Le ho messe fuori tutte, stamattina.
goldberg E gli scontrini? Chi si occuper degli scontrini?
petey tutto a posto. Tutto a posto, signor Goldberg.
Non si preoccupi. A tra poco. (Esce).
petey

Goldberg si alza, va alla finestra e lo guarda andar via.


McCann va al tavolo, a sinistra, si siede, prende il giornale e comincia a strappare altre strisce.
goldberg
mccann

tutto pronto?
Certo.

Goldberg si avvia con passo pesante verso il tavolo, rimuginando. Si siede a destra e guarda quello che sta facendo
McCann.
goldberg

Smettila!
Cosa?
goldberg Perch lo fai sempre? infantile, non serve a
niente. Non ha senso.
mccann Coshai oggi?
goldberg Domande, sempre domande. Smetti di farmi
tutte queste domande. Per chi mi hai preso?
mccann

McCann lo osserva. Poi piega il giornale, avvolgendovi


anche le strisce.
mccann

E allora? (Pausa. Goldberg si appoggia alla sedia e


chiude gli occhi). E allora?
goldberg (faticosamente) Allora, cosa?
mccann Aspettiamo qui o andiamo a prenderlo?
goldberg (pacatamente) Hai voglia di andarlo a prendere?
mccann Ho voglia di farla finita.
goldberg comprensibile.

64
mccann

HAROLD PINTER

Allora, che facciamo? Aspettiamo qui o andiamo


a prenderlo?
goldberg (interrompendolo) Non so perch ma mi sento
fuori combattimento. Mi sento un po Non da me.
mccann Sul serio?
goldberg strano.
mccann (alzandosi di scatto e andando dietro alla sedia d
Goldberg. Sibilando) Facciamola finita e andiamocene. Sbrighiamo questa faccenda. Facciamola finita, di.
Sbrighiamo questa faccenda del cazzo. Facciamola finita
e andiamocene! (Pausa). Vuoi che ci vada io di sopra?
(Pausa). Nat! (Goldberg seduto curvo. McCann si avvicina da un lato) Simey!
goldberg (aprendo gli occhi e guardando McCann) Come
mi hai chiamato?
mccann Chi?
goldberg (minacciosamente) Non mi chiamare cos! (Afferra McCann per la gola) non mi chiamare mai pi cos!
mccann (divincolandosi) Nat, Nat, Nat, nat! Ti ho chiamato Nat. Volevo chiederti una cosa, Nat. Giuro su
Dio. Una sola domanda, e basta, una domanda sola,
hai capito?
goldberg (spingendolo via) Quale domanda?
mccann Vuoi che ci vada io di sopra?
goldberg (con violenza) Di sopra? Credevo non volessi tornarci pi di sopra.
mccann Cosa? Perch no?
goldberg Lo hai detto tu!
mccann Non lho mai detto!
goldberg Ah, no?
mccann (a terra, rivolgendosi alla stanza) Chi lha detto? Io
non lho mai detto! Ci vado subito! (Si alza di scatto e va
verso la porta, a sinistra).
goldberg Aspetta! (Allunga le braccia verso i braccioli
della sedia) Vieni qui. (McCann si avvicina a lui molto
lentamente). Ho bisogno di un tuo parere. Guardami in
bocca. (Spalanca la bocca) Guarda bene. (McCann guarda). Lo sai, no? (McCann scruta bene). Lo sai che non ho
mai perso un dente. Da quando sono nato. Sono intatto.
(Si alza) Ecco perch ho raggiunto la posizione che ho
raggiunto, McCann. Perch sono sempre stato sano come
un pesce. Per tutta la vita mi sono sempre ripetuto: Datti
da fare, datti da fare, e non violare mai le regole del gioco.

IL COMPLEANNO

65

Onora tuo padre e tua madre. Sempre. Segui i binari, segui i binari, McCann, e non puoi sbagliare. Ma cosa credi? Che mi sia fatto da solo? No! Ho sempre fatto ci che
mi dicevano di fare. Non ho mai perso di vista lobiettivo.
La scuola? Non parliamone nemmeno. Sono sempre stato il primo in tutto. Perch? Te lho gi detto, hai capito?
Mi segui? Impara sempre tutto a memoria. Non scriverti
mai niente. E non giocare col fuoco. Te ne renderai conto
un giorno che quello che dico tutto vero. Perch io
credo che il mondo (Assente) perch io credo che
il mondo (Disperato) perch io credo che il mondo (PersoSi siede) Siediti, McCann, siediti qui, cos
ti posso vedere bene in faccia. (McCann si inginocchia di
fronte al tavolo. Goldberg, con maggiore certezza e intensit) Mio padre mi disse, Benny, Benny, mi disse, vieni
qui. Stava morendo. E io mi inginocchiai. Accanto a lui,
giorno e notte. Chi altro cera? Perdona sempre, Benny,
mi disse, e lascia vivere. S, pap. Vai a casa, da tua moglie. S, pap. Guardati dagli accattoni, dai mendicanti9 e
dai perdigiorno. Non mi ha fatto dei nomi precisi, per.
La mia vita, mi disse, lho dedicata al prossimo, e non me
ne pento. Fai il tuo dovere e rispetta sempre le regole.
Ricordati di dare sempre il buongiorno ai tuoi vicini. Non
dimenticarti, mai, della famiglia, perch la famiglia la
roccaforte, lessenza, il fulcro! Se ti dovessi trovare nei
guai rivolgiti allo zio Barney, ti toglier dalle pesti. Io mi
inginocchiai. (Si inginocchia davanti a McCann) E giurai
sulla Bibbia. E in quel momento capii qual era la parola
che non avrei mai dovuto dimenticare Rispetto! Perch, McCann (con dolcezza) Seamus chi cera prima
di tuo padre? Suo padre. E chi prima di lui? Prima di
lui? (Assente-trionfante) Chi cera prima del padre di
tuo padre se non la madre del padre di tuo padre? La tua
trisnonna. (Silenzio. Si alza lentamente) Ed per questo
che ho raggiunto la posizione che ho raggiunto, McCann.
Perch sono sempre stato sano come un pesce. Questo
il mio motto: lavora sodo e lavora tosto. Non sono mai
stato malato un solo giorno. (Si siede) Ma tu soffiami in
bocca lo stesso. (Pausa). Soffiami in bocca (McCann si
Shnorrer, parola yiddish che proviene dal tedesco schnorren = mendicare. Mentre il verbo tedesco shnorren significa prendere in prestito
[N.d.T.].
9

66

HAROLD PINTER

alza, e con le mani sulle ginocchia, si piega, e gli soffia in


bocca). Quello della staffa. (McCann gli soffia in bocca di
nuovo. Goldberg respira a fondo, sorride) Bene!
Entra Lulu. McCann li guarda, e va verso la porta.
(sulla porta) Ti concedo solo cinque minuti. (Esce).
Vieni qui.
lulu Cosa vuoi farmi?
goldberg Vieni qui.
lulu No, grazie.
goldberg Coshai? Ti sei messo a stuzzicare lo zio Natey?
lulu Me ne vado.
goldberg Giochiamo ancora un po, in memoria del passato.
lulu Ho gi giocato abbastanza.
goldberg Ma come, a una ragazza come te, della tua et,
con la tua salute, non piace giocare?
lulu Sei molto furbo.
goldberg E poi chi lha detto che non ti va di giocare?
lulu Pensi che io sia come tutte le altre?
goldberg Perch, le altre ragazze sono tutte cos?
lulu Non so niente delle altre ragazze.
goldberg Nemmeno io. Non ho mai toccato altra donna.
lulu (afflitta) Cosa direbbe mio padre, se sapesse? E cosa
direbbe, Eddie?
goldberg Eddie?
lulu stato il mio primo amore. E tutto quello che ho
fatto con lui stato puro. Con lui! Perch lui non si
mai permesso di entrare in camera mia, di notte, con una
ventiquattrore!
goldberg E chi lha aperta la ventiquattrore, io o te? Lulu,
Luluccia, lasciamo il passato al passato, concedimi ancora un giro. Dammi un bacio e facciamo pace.
lulu Non ho voglia di toccarti.
goldberg Oggi parto.
lulu Parti?
goldberg S, oggi.
lulu (con rabbia crescente) Allora mi hai usato solo per
una notte. Sono stata un capriccio passeggero.
goldberg Chi ha usato chi?
lulu Mi hai usato con astuzia, quando le mie difese erano
ridotte a zero.
mccann

goldberg

IL COMPLEANNO

67

goldberg

Chi stato a ridurle a zero?


Ecco cosa hai fatto. Hai appagato il tuo bieco appetito. Insegnandomi cose che una ragazza non dovrebbe
sapere nemmeno dopo tre matrimoni.
goldberg Mi pare che stai esagerando un po! Di cosa ti
lamenti?
lulu

Entra McCann precipitosamente.


lulu

Non mi apprezzi per quello che sono. Hai solo approfittato di me per soddisfare il tuo bieco appetito. Oh,
Nat, perch lo hai fatto?
goldbergTu volevi che lo facessi, Lulula, e io lho fatto.
mccann Pi che giusto. (Venendo avanti) Si fatta una bella dormita, signorina.
lulu (indietreggiando verso il fondo scena, a sinistra) Io?
mccann Le persone come lei passano troppo tempo a letto.
lulu In che senso?
mccann Non ha nulla da confessare?
lulu Cosa?
mccann (selvaggiamente) Si confessi!
lulu Confessare cosa?
mccann Si metta in ginocchio e si confessi!
lulu Ma cosa vuole questo qui?
goldberg Confessati. Che te ne importa?
lulu Con lui?
goldberg Si spretato sei mesi fa.
mccann Inginocchiati, donna, e raccontami le ultime novit!
lulu (indietreggiando verso la porta di servizio) Ho visto
tutto, io. So tutto, io. tutto chiaro.
mccann (avanzando) Lho vista aggirarsi nei pressi dellAbbazia di Rock Cashel, a profanare il suolo con le sue arti.
Fuori di qui!
lulu Me ne vado. (Esce).
McCann va verso la porta, a sinistra, ed esce. Poi fa passare Stanley, che indossa un completo scuro di buon
taglio, con un colletto bianco. Ha in mano gli occhiali
rotti. Si fatto la barba. McCann lo segue e chiude la
porta. Goldberg va incontro a Stanley e lo fa sedere su
una sedia.

68

HAROLD PINTER

Come stai, Stan? (Pausa) Ti senti meglio? (Pausa). Cos successo ai tuoi occhiali? (Si china per guardarli) Sono rotti. Peccato.

goldberg

Stanley guarda distrattamente il pavimento.


(al tavolo) Non trovi che sta meglio?
Molto meglio.
mccann Sembra unaltra persona.
goldberg Sai cosa facciamo?
mccann Cosa?
goldberg Gli compriamo un altro paio di occhiali.
mccann

goldberg

Cominciano a corteggiarlo, con dolcezza e riverenza.


Durante le prossime battute Stanley sembra non reagire.
Rimane seduto immobile.
mccann

A nostre spese.
ovvio. E detto fra noi, Stanley, era ora che ti
facessi un paio di occhiali nuovo.
mccann Non vedi niente.
goldberg vero. Sei strabico da anni.
mccann E ora sei pi strabico che mai.
goldberg Ha ragione. Di male in peggio.
mccann Di peggio in peggio.
goldberg Hai bisogno di una lunga convalescenza.
mccann Di un cambiamento daria.
goldberg In un posto lontano da tutto.
mccann Dove non osano metter piede nemmeno gli angeli.
goldberg Esattamente.
mccann Sei in un vicolo cieco.
goldberg Sei anemico.
mccann Artritico.
goldberg Miope.
mccann Epilettico.
goldberg Sullorlo della fossa.
mccann Un uomo finito.
goldberg Ma noi possiamo salvarti.
mccann Da un destino peggiore.
goldberg Verissimo.
mccann Incontestabile.
goldberg Da ora in poi saremo noi le colonne della tua
vita.
goldberg

IL COMPLEANNO
mccann

69

Ti rinnoveremo labbonamento.
Ti faremo uno sconto sul t.
mccann Ti faremo uno sconto su tutte le materie infiammabili.
goldberg Ti proteggeremo.
mccann Ti consiglieremo.
goldberg Ti propineremo tutte le cure necessarie.
mccann Sarai il benvenuto nel bar del nostro club.
goldberg Ci sar un tavolo sempre riservato per te.
mccann Ti ricorderemo noi i giorni del digiuno.
goldberg Ti faremo dei dolci fatti in casa.
mccann Ti aiuteremo a inginocchiarti nei giorni di precetto.
goldberg Ti procureremo un lasciapassare gratuito.
mccann Ti porteremo a passeggio.
goldberg Ti daremo delle buone dritte.
mccann Provvederemo noi alla corda per saltare.
goldberg E alle magliette e alle mutande.
mccann Agli unguenti.
goldberg Agli impacchi caldi.
mccann Alle fasciature.
goldberg Ai busti.
mccann Ai tappi per le orecchie.
goldberg Al borotalco.
mccann A grattarti la schiena.
goldberg Alla ruota di scorta.
mccann Al clistere.
goldberg Alla tenda a ossigeno.
mccann Al rosario.
goldberg Alle ingessature.
mccann Al casco.
goldberg Alle stampelle.
mccann Al servizio diurno e notturno.
goldberg Tutto a carico della ditta.
mccann S, tutto.
goldberg Ti faremo diventare un uomo.
mccann E una donna.
goldberg Ti rimetteremo in riga.
mccann Diventerai ricco.
goldberg Ti risistemeremo.
mccann Diventerai il nostro orgoglio e la nostra gioia.
goldberg Un essere umano.
mccann Un successo.
goldberg

70

HAROLD PINTER

goldberg

Sarai inserito.
Darai degli ordini.
goldberg Prenderai delle decisioni.
mccann Diventerai un magnate.
goldberg Uno statista.
mccann Possiederai dei panfili.
goldberg Degli animali.
mccann Degli animali.
mccann

Goldberg guarda McCann.


Ho detto animali. (Si gira di nuovo verso Stanley)
Potrai fare e disfare, Stan. Parola donore. (Silenzio.
Stanley immobile). Beh? Che ne dici? (Stanley alza molto lentamente la testa e la gira verso Goldberg). Che ne
pensi? Ehi, ragazzo?

goldberg

Stanley apre e chiude gli occhi.


Cosa ne pensi? Di questo progetto, signor Webber?
Progetto. Certo. Certo che un progetto. (Le
mani di Stanley che stringono gli occhiali cominciano a
tremare). Cosa ne pensi di questo progetto? Eh, Stanley?

mccann

goldberg

Stanley si concentra, apre la bocca, cerca di parlare, non


ci riesce, emette solo un suono gutturale.
stanley Uh-gug uh-gug aaahhh-gag (Con lo stesso fia-

to) Caahh caahh

Lo guardano. Prende un lungo respiro che lo fa rabbrividire. Si concentra di nuovo.


goldberg

E allora, Stanny, ragazzo mio, che ne dici, eh?

Lo guardano. Lui si concentra. Il capo si abbassa, il mento gli cade sul petto. Si rannicchia.
stanley

Ug-gughh uh-gughhh
E allora qual il tuo parere, signore?
stanley Caaahhh caaahhh
mccann Signor Webber! Qual il tuo parere?
goldberg Cosa ne dici, Stan? Cosa ne pensi di questo progetto?
mccann

IL COMPLEANNO
mccann

71

Qual il tuo parere sul progetto?

Il corpo di Stanley rabbrividisce, poi si rilassa, la testa


gli cade, torna immobile, rannicchiato. Petey entra dalla
porta in proscenio, a sinistra.
goldberg

Sempre lo stesso vecchio Stan. Vieni via con


noi. Di, su, ragazzo.
mccann Vieni via con noi.
petey Dove lo portate?
Si girano. Silenzio.
goldbergLo

portiamo da Monty.
Pu restare qui.
goldberg Non dica sciocchezze.
petey Ci possiamo occupare noi di lui.
goldberg Perch vuole occuparsi di lui?
petey un mio ospite.
goldberg Ha bisogno di cure specialistiche.
petey Troveremo noi qualcuno.
goldberg No. Monty il meglio che si possa trovare. Tiralo su, McCann.
petey

Aiutano Stanley ad alzarsi dalla sedia. Si avviano tutti e


tre verso la porta, a sinistra.
petey

Lasciatelo stare!

Si fermano. Goldberg lo osserva attentamente.


(insidioso) Perch non viene via anche lei con
noi, signor Boles?
mccann S, perch non viene via con noi?
goldberg Venga con noi da Monty. C tutto il posto che
vuole in auto.
goldberg

Petey non si muove. Lo sorpassano e raggiungono la porta. McCann apre la porta e prende le valige.
(disperato) Stan, non farti dire quello che devi fare
da loro!

petey

72

HAROLD PINTER

Escono. Silenzio. Petey in piedi. La porta dingresso


sbatte. Il rumore dellauto che parte. Silenzio. Petey va
lentamente verso il tavolo. Si siede su una sedia, a sinistra. Prende il giornale e lo apre. Le strisce cadono a terra. Le guarda. Meg passa davanti alla finestra ed entra
dalla porta di servizio. Petey osserva la prima pagina del
giornale.
(venendo in proscenio) La macchina non c pi.
No.
meg Se ne sono andati?
peteyS.
meg Non tornano a mangiare?
petey No.
meg Oh, che peccato. (Posa la borsa sul tavolo) Fa caldo
fuori. (Appende il cappotto su un gancio) Cosa fai?
petey Leggo.
meg Buone notizie?
petey Non male.
meg

petey

Meg si siede al tavolo.


meg

Dov Stan? (Pausa). gi sceso, Petey?


No
meg Ancora a letto?
petey S, sta ancora dormendo.
meg Ancora? Ma in ritardo per la colazione.
petey Lascialo dormire.
petey

Pausa.
meg

stata una bellissima festa quella di ieri sera, vero?


Io non cero.
meg Ah, no?
petey Sono arrivato quando era gi finita.
meg Ah. (Pausa). Una festa bellissima. Erano anni che non
ridevo tanto. Abbiamo ballato e cantato. E abbiamo anche fatto dei giochi. Peccato che non ceri.
petey stata divertente, eh?
petey

Pausa.
meg

Io ero la pi bella della festa.

IL COMPLEANNO
petey

Davvero?
S. Lo hanno detto tutti.
petey Ne sono certo.
meg Davvero. Lo ero. (Pausa). Lo so che lo ero.
meg

Sipario.

73

La stanza

La stanza (The Room) fu rappresentata per la prima volta al


Hampstead Theatre Club, il 21 gennaio 1960, regia di Harold Pinter, con la seguente distribuzione:
Bert Hudd
Rose
Mr Kidd
Mr Sands
Mrs Sands
Riley

Howard Lang
Vivien Merchant
Henry Woolf
John Rees
Auriol Smith
Thomas Baptiste

La stanza fu poi rappresentata al Royal Court Theatre, F8 marzo 1960, regia di Anthony Page, con quattro variazioni nella distribuzione:
Bert Hudd
Mr Kidd
Mr Sands
Mrs Sands

Michael Brennan
John Cater
Michael Caine
Anne Bishop

Personaggi
Bert Hudd, un uomo di cinquantanni
Rose, una donna di sessantanni
Mr Kidd, un uomo anziano
Mr Sands, giovane marito
Mrs Sands, giovane moglie
Riley

La scena: una stanza di una grande casa. Una porta in


proscenio, a destra. Una stufa a gas in proscenio, a sinistra. Una cucina a gas e un lavello sul fondo scena, a
sinistra. Una finestra sul fondo scena, al centro. Un tavolo
con sedie in centro scena. Una sedia a dondolo in centro scena, a sinistra. I piedi di un letto matrimoniale che
spuntano da unalcova in fondo scena, a destra.
Bert seduto al tavolo, ha un berretto in testa, una rivista
aperta davanti a lui. Rose ai fornelli.
rose

Ecco qua. Questo ti terr caldo. (Mette uova e pancetta su un piatto, spegne il gas e porta il piatto a tavola)
Fa un gran freddo fuori. Davvero. Micidiale. (Ritorna ai
fornelli, versa dellacqua dal bollitore, in una teiera, spegne
il gas e porta la teiera a tavola, versa del sale e della salsa sul
piatto e taglia due fette di pane. Bert comincia a mangiare).
Bravo. Mangia. Ne avrai bisogno. Si sente anche qui dentro. Comunque questa stanza bella calda. certo meglio
del seminterrato. (Imburra del pane) Non so come fanno
a vivere l sotto. Vuol dire proprio andarsele a cercare.
Di. Mangia. Ti far bene. (Va verso il lavello, asciuga una
tazza e il piattino e li porta a tavola) Se vuoi uscire meglio che ti metti qualcosa nello stomaco. Se no, quando
sarai fuori te ne accorgerai. (Versa del latte nella tazza) Ho
guardato fuori prima. E mi bastato. Non cera unanima
in giro. Lo senti il vento? (Si siede sulla sedia a dondolo)
Io non lho mai visto. Chi sar? Chi pu essere che vive
qui sotto? Bisogna che chieda. Tanto vale saperlo, Bert.
Chiunque sia non pu stare molto comodo. (Pausa). Credo che sia cambiato dallultima volta che sono stata gi.

80

HAROLD PINTER

Non so chi lo occupava prima. Cio la prima volta che


stato affittato. (Pausa). Comunque penso che quelli se
ne siano andati. (Pausa). Ma adesso deve esserci qualcun
altro. Io non ci vivrei in quel seminterrato. Hai visto i
muri? Gocciolano. Qui sto bene. Di, su, Bert. Mangia
ancora un po di pane. (Va al tavolo e taglia una fetta di
pane) Ti preparo una cioccolata calda per quando torni.
(Va alla finestra e sistema le tende) S, sto bene in questa
stanza. Cio, ti senti a casa. Quando fa freddo, per esempio. (Va al tavolo) Comera la pancetta? Buona? Era di
quella buona, s, ma non buona come lultima. colpa
di questo tempo. (Va alla sedia a dondolo, e si siede) Non
sono mai uscita. Non sono stata molto bene. Non me la
sentivo. Ma oggi sto molto meglio. Tu, non so. Non so se
sia il caso che tu esca. In realt non dovresti, sei guarito
da poco. Ma non preoccuparti, Bert. Vai. Tanto non starai fuori molto. (Si dondola) Sai che ti dico, meno male
che eri quass. E che non eri di sotto, nel seminterrato.
Non sto scherzando. Oddio, il t. Me ne ero dimenticata. (Va al tavolo e versa il t in una tazza) No, va bene.
bello leggero. Ecco. Bevilo tutto. Io aspetter. A me
piace un po pi forte. (Prende un piatto che mette nel
lavello) Quei muri ti avrebbero steso. Non so chi abita
laggi, adesso. Chiunque sia, corre dei bei rischi. Forse
sono stranieri. (Va alla sedia a dondolo e ci si siede) Ti ho
salvato io. (Pausa). E comunque non c posto per due,
laggi. Credo che prima ce ne fosse solo uno, prima che
se ne andasse quellaltro. Forse ora sono in due. (Si dondola) Se qualcuno te lo chiede, diglielo pure, Bert, che
io qui ci sto pi che bene. Stiamo in pace, siamo felici.
E che anche tu sei contento qui. Non sono neanche tanti
piani, quando sali da gi. Nessuno ci disturba. Nessuno
ci d noia. (Pausa). Non capisco perch tu debba uscire.
Non puoi rimandare a domani? Posso accendere il fuoco
pi tardi. E potrai sedertici accanto. la cosa che pi ti
piace fare la sera, Bert. Tra un attimo sar buio, tra non
molto. (Si dondola) Fa buio presto adesso. (Si alza e versa
il t, a tavola) Ne ho fatto tanto. Di. (Si siede al tavolo)
Hai guardato fuori oggi? C ghiaccio sulla strada. S, lo
so che sai guidare. Con questo non voglio dire che non
sai guidare. Lo dicevo proprio stamattina al signor Kidd,
che avresti fatto un giro, oggi. Gli ho detto che non eri
stato molto bene, ma gli ho anche detto che guidi molto

LA STANZA

81

bene. Non importa come, quando o dove. Tu sai guidare.


Gli ho detto proprio cos. (Si avvolge bene nel suo cardigan) Ma fa freddo. Fa proprio freddo oggi, si gela. Ti
far trovare una buona cioccolata calda quando torni. (Si
alza, va alla finestra, e guarda fuori) Che silenzio. Si sta
facendo buio. Non c nessuno in giro. (Rimane in piedi a
guardare) Aspetta un attimo. (Pausa). Chiss chi . (Pausa). No, niente. Credevo di aver visto qualcuno. (Pausa).
No. (Lascia cadere la tenda) Per, sai cosa? Mi sembra
che sia migliorato il tempo. Non c pi tanto vento. Ti
conviene comunque mettere il pullover pesante. (Va alla
sedia a dondolo, si siede e dondola) Questa s che una
gran bella stanza. Siamo proprio fortunati di vivere in un
posto cos. Io che mi prendo cura di te, non vero Bert?
Quando ci hanno offerto il seminterrato qui sotto, io ho
risposto subito di no. Sapevo che non andava. Con quel
soffitto basso, opprimente. No, qui c una finestra, ci si
pu muovere, quando torni a casa la sera dopo il lavoro,
se proprio ci devi andare, entri qui e stai bene. E poi ci
sono io. Sei un uomo proprio fortunato. (Pausa). Chiss
chi ci sta adesso. Non li ho mai n visti n sentiti. Per
qualcuno ci deve essere. Chiunque sia, se lo pu tenere.
Sembrava buona quella pancetta, Bert. Io il t lo prendo
pi tardi. A me piace un po pi forte. A te invece piace
leggero. (Bussano alla porta. Lei si alza) Chi ? (Pausa). S!
(Bussano di nuovo). Avanti! (Bussano di nuovo). Chi ?
Pausa. La porta si apre ed entra il signor Kidd.
kidd

Ho bussato.
Ho sentito.
kidd Eh?
rose Abbiamo sentito.
kidd Salve, signor Hudd, come va? Bene? Ho dato unocchiata ai tubi.
rose Tutto a posto?
kidd Eh?
rose Si sieda, signor Kidd.
kidd No, grazie. Sono solo venuto a vedere come andavano le cose. molto accogliente qui.
rose Grazie, signor Kidd.
kidd Esce oggi, signor Hudd? Io sono uscito. Sono andato
fino allangolo e sono tornato subito indietro.
rose

82
rose

HAROLD PINTER

C poca gente in giro, oggi, signor Kidd.


E cos mi sono detto, diamo unocchiata ai tubi. Con
queste premesse. Sono andato solo fino allangolo a prendere lo stretto necessario. Credo che nevicher. molto
probabile, secondo me.
rose Perch non si siede, signor Kidd?
kidd No, grazie.
rose Beh, mi dispiace che le tocchi uscire con questo tempo, signor Kidd. Non ha un aiuto?
kidd Eh?
rose Credevo avesse una donna che laiutava.
kidd Non ho nessuna donna.
rose Mi sembrava di aver notato una donna quando siamo
entrati qui.
kidd Non c nessuna donna qui.
rose Forse mi confondo con un altro posto.
kidd Di donne ce ne sono quante se ne vuole, allangolo.
Ma non in questa casa. Eh no. Lho gi vista, quella, prima dora?
rose Cosa?
kidd Quella.
rose Non lo so. Le pare di s?
kidd Mi dice qualcosa.
rose solo una vecchia sedia a dondolo.
kidd Era gi qui quando siete venuti?
rose No, me la sono portata io.
kidd Giurerei di averla gi vista.
rose Forse, possibile.
kidd Come?
rose Ho detto che forse possibile.
kidd S, possibile.
rose Si sieda, signor Kidd.
kidd Per non ci scommetterei. (Bert sbadiglia e si stira,
e continua a guardare la sua rivista). No, non mi siedo,
c il signor Hudd che si riposa dopo il suo t. E io devo
andare a prepararmi il mio, tra un po. Allora ha deciso
di uscire, signor Hudd? Stavo guardando il suo furgone. proprio un bel furgoncino. Ho visto che lo copre
bene contro il freddo. Ha ragione. S, lho sentita partire,
quandera, laltra mattina, s. Va via liscio. Me ne intendo
di frizioni, io.
rose Pensavo che la sua stanza da letto fosse sul retro, signor Kidd.
kidd

LA STANZA

83

kidd

La mia stanza da letto?


Non d sul retro? Non che mi riguardi.
kidd Ma non ero in camera mia.
rose Ah, beh.
kidd Ero gi in piedi, in giro.
rose Io non mi alzo presto con questo tempo. Posso prendermela comoda. E me la prendo comoda.
rose

Pausa.
kidd
rose

kidd
rose

kidd
rose

kidd
rose

kidd

Questa qui era la mia stanza da letto.


Questa qui? Quando?
Quando ci stavo.
Ah, non lo sapevo.
Beh, mi sieder due secondi. (Si siede nella poltrona).
Questa proprio non la sapevo.
Questa sedia era qui quando siete entrati?
S.
Non me la ricordavo.

Pausa.
rose

E quandera?
Eh?
rose Quandera la sua stanza da letto, questa?
kidd Ah, parecchio tempo fa.
kidd

Pausa.
rose

Stavo dicendo a Bert che stamattina le raccontavo di


come guida bene.
kidd Chi, il signor Hudd? Accidenti se sa guidare. Lho
visto sfrecciare su e gi per questa strada. Oh, s.
rose Beh, signor Kidd, devo dire che questa una gran
bella stanza. molto accogliente.
kidd la miglior stanza della casa.
rose Devessere un po umido di sotto.
kidd Mai quanto di sopra.
rose E gi?
kidd Eh?
rose E gi?
kidd Gi cosa?
rose Devessere umido, gi.

84

HAROLD PINTER

kidd

Un po. Ma mai quanto di sopra.


Come mai?
kidd Ci piove.
rose

Pausa.
rose

Ci vive qualcuno lass?


Lass? Una volta s. Adesso non pi.
rose Quanti piani ha questa casa?
kidd Piani? (Ride) Ah, una volta ce nerano parecchi.
rose E adesso quanti ce ne sono?
kidd Beh, a dir la verit, non li conto pi.
rose Ah.
kidd No, non pi.
rose Deve essere un bel lavoro il suo.
kidd Eh s, una volta li contavo. Non mi stancavo mai di
farlo. Una volta, facevo di tutto in questa casa. Mi toccava
tenere gli occhi ben aperti, allora. Ed ero anche capace.
Questo, quando mia sorella era ancora viva. Ma ho perso
un po la mano da quando morta. morta da parecchio
ormai, mia sorella. Filava dritta la casa, allora. Era una
donna in gamba. S. E anche molto robusta. Credo abbia
preso dalla mamma. S, penso proprio che abbia preso
dalla vecchia mamma, per quel che mi ricordo. Credo
che mia madre fosse ebrea. S, non sarei affatto sorpreso
se scoprissi che era davvero ebrea. Non ha avuto molti
bambini.
rose Mi dica un po di sua sorella, signor Kidd?
kidd Cosa vuol sapere?
rose Ha avuto bambini?
kidd S, credo assomigliasse proprio alla mia vecchia. Pi
alta, per.
rose E allora quando morta, sua sorella?
kidd S, proprio cos, devo aver smesso di contarli dopo
che morta. Teneva tutto in perfetto ordine. E io le davo
una mano. Mi stata molto riconoscente per questo, fino
allultimo. Mi diceva sempre quanto apprezzava tutte
quelle piccole cose che facevo per lei. E poi se ne
andata. Io ero maggiore. S, ero maggiore. Aveva un bellissimo boudoir. Un bellissimo boudoir.
rose Di cosa morta?
kidd Chi?
rose Sua sorella.
kidd

LA STANZA

85

Pausa.
kidd

Me la sono sempre cavata.

Pausa.
rose

La casa al completo ora, signor Kidd?


Piena zeppa.
rose Di tutti i tipi, immagino.
kidd Oh s, riesco a cavarmela.
rose Ce la caviamo anche noi, non vero Bert? (Pausa). E
allora adesso qual la sua stanza da letto?
kidd La mia? Un po qua e un po l. (Alzandosi) Allora
uscir tra poco, signor Hudd? Beh, faccia attenzione. Le
strade non sono uno scherzo. Anche se vero che lei sa
manovrare bene quel suo furgone. Dove va? Lontano?
Star via molto?
rose No, non star via molto.
kidd Ma no, certo. Non ci vorr molto.
rose No.
kidd Beh, allora io scappo. Faccia un bel giro, signor
Hudd. E stia attento. Tra un po sar buio. Ma ancora c
tempo. Arrivederci1. (Esce).
rose Io non ci credo che aveva una sorella. (Porta piatto e
tazza al lavello. Bert scosta la sua sedia e si alza). Va bene.
Aspetta un attimo. Dov il tuo pullover? (Prende il pullover dal letto) Ecco qua. Togliti la giacca. E infilati questo.
(Lo aiuta a infilarsi il pullover) Ecco. Dov la tua sciarpa?
(Prende una sciarpa dal letto) Eccoti qua. Mettitela bene
intorno al collo. Ecco. Non andare troppo veloce, Bert,
hai capito? Troverai una bella cioccolata calda quando
torni. Non ci metterai molto. Aspetta un attimo. Dov il
tuo cappotto? meglio che tu te lo metta. (Bert si aggiusta la sciarpa, va alla porta ed esce. Lei si alza guardando la
porta, poi si gira lentamente verso il tavolo, tira su la rivista, e la rimette gi. Rimane in piedi, in ascolto, va verso
il fuoco, si piega, lo accende e si scalda le mani. Rimane in
piedi e si guarda intomo. Guarda verso la finestra, in ascolto, raggiunge rapidamente la finestra, si ferma e raddrizza
le tende. Ritorna verso il centro della stanza e guarda verso
kidd

In italiano nel testo [N.d.T.].

86

HAROLD PINTER

la porta. Va al letto, si mette uno scialle, va al lavello, tira


fuori da sotto il lavello una pattumiera, va alla porta e la
apre) Oh!
Il signor e la signora Sands compaiono sulla porta.
signora sands

Mi scusi. Non volevamo farci trovare cos


davanti alla sua porta. Non volevamo spaventarla. Stavamo salendo.
rose Oh, non fa niente.
signora sands Questo il signor Sands. E io sono la signora Sands.
rose Molto piacere.
Il signor Sands borbotta un saluto.
signora sands

Salivamo le scale. Ma non ci si vede niente


in questo posto. Non vero, Toddy?
signor sands Proprio niente.
rose Cosa stavate cercando?
signora sands Luomo che si occupa della casa.
signor sands Il padrone di casa. Cercavamo il padrone di
casa.
signora sands Com che si chiama, Toddy?
rose Il signor Kidd.
signora sands Kidd, cos che si chiama, Toddy?
signor sands Kidd? No, non quello il nome.
rose Il signor Kidd. Si chiama cos.
signor sands Allora non il tizio che cercavamo.
rose Beh, vuol dire che cercavate qualcun altro.
Pausa.
signor sands

Forse.
Sembrate infreddoliti.
signora sands micidiale fuori. stata fuori?
rose No.
signora sands Noi siamo arrivati da poco.
rose Beh, entrate a riscaldarvi se volete. (Entrano e vanno
al centro della stanza. Rose prende una sedia dal tavolo e la
mette vicino al fuoco) Si sieda qui. Si riscalder per bene.
signora sands Grazie. (Si siede).
rose Venga qui, vicino al fuoco, signor Sands.
rose

87

LA STANZA
signor sands

No grazie, sto bene qui. Mi sgranchisco un


po le gambe.
signora sands Perch? Mica eri seduto.
signor sands E allora?
signora sands Perch non ti siedi?
signor sands Perch dovrei?
signora sands Avrai freddo.
signor sands No, per niente.
signora sands Non puoi non aver freddo. Prendi una sedia e siediti.
signor sands Sto benissimo qui in piedi, grazie.
signora sands Sei ridicolo l in piedi.
signor sands Sto benissimo, Clarissa.
rose Clarissa? Che bel nome.
signora sands Carino vero? Me lo hanno messo mio padre e mia madre. (Pausa). La sa una cosa? si sta proprio
bene in questa stanza.
signor sands (guardandosi attorno) anche di una bella
dimensione.
signora sands Lei perch non si siede signora?
rose Hudd. No grazie.
signor sands Come ha detto?
rose Quando?
signor sands Come ha detto che si chiama?
rose Hudd.
signor sandsEcco il nome. Allora lei la moglie del tizio
che ha nominato prima?
signora sands No che non lo . Prima ha detto signor
Kidd.
signor sands Ah s? Avevo capito Hudd.
signora sands No, Kidd. Non vero signora Hudd?
rose S. Il padrone di casa.
signora sands No, non il padrone di casa. Quellaltro.
rose Beh, il suo nome. E lui il padrone di casa.
signor sands Chi?
rose Il signor Kidd.
Pausa.
signor sands

signora sands

Pausa.

Davvero?
Forse ci sono due padroni di casa.

88

HAROLD PINTER

signor sands

Ma quando mai.
Come hai detto?
signor sands Ho detto, ma quando mai.
signora sands

Pausa.
rose

Com fuori?
molto buio.
signor sands Non buio come per le scale.
signora sandsSu questo non ha torto.
signor sands Per me pi buio dentro che fuori.
signora sands Non c molta luce in questa casa, vero signora Hudd? Lo sa che questa qui la prima luce che
abbiamo visto da quando siamo entrati?
signor sands Il primo squarcio.
rose Non esco mai di sera. Stiamo sempre in casa.
signora sands Ora che ci penso, ho visto una stella.
signor sands Cosa hai visto?
signora sands Beh, credo di averla vista.
signor sands Cosa credi di aver visto?
signora sands Una stella.
signor sandsDove?
signora sands In cielo.
signor sands Quando?
signora sands Mentre venivamo qui.
signor sands Ma di.
signora sands Che significa?
signor sands Tu non hai visto nessuna stella.
signora sands Che ne sai?
signor sands Te lo dico io. Te lo dico io che non hai visto
nessuna stella.
signora sands

Pausa.
rose

Spero non faccia troppo buio. E che non sia troppo


ghiacciato. Mio marito fuori con il furgone. E guida anche forte. Non guida mai piano.
signor sands (scoppiando a ridere) Beh, stasera rischia di
brutto.
rose Come?
signor sands No volevo dire che stasera bisogna stare
attenti.
rose Lui guida molto bene. (Pausa). Da quant che siete qui?

LA STANZA
signora sands

Toddy?

89
Ah, non lo so. Da quant che siamo qui,

signor sands

Da mezzora circa.
No, pi di cos, molto di pi.
signor sands Trentacinque minuti circa.
rose Beh, credo che prima o poi lo troverete il signor Kidd,
da qualche parte. andato a farsi un t proprio adesso.
signor sands Ah, allora vive qui?
rose Certo che vive qui.
signor sands E lei dice che il padrone di casa?
rose Certo che lo .
signor sands E per vederlo, come faccio?
rose Beh non so.
signor sands Vive qui?
rose S, ma non so
signor sands Non sa bene dove abita?
rose No, non esattamente.
signor sands Ma vive qui?
signora sands

Pausa.
signora sands

una casa molto grande, Toddy.


S, questo lo so. Ma la signora Hudd sembra
conoscere molto bene il signor Kidd.
rose No, questo non vero. In realt, non lo conosco affatto. Siamo persone tranquille, noi. Ce ne stiamo per i
fatti nostri. Io non mi intrometto mai negli affari degli
altri. E poi, che motivo avrei? Abbiamo la nostra stanza.
Non ci impicciamo degli altri. Giustamente.
signora sands una bella casa. Spaziosa.
rose Non so niente della casa. Noi stiamo bene, ma il resto
della casa ha sicuramente molti difetti, su questo non ho
dubbi. (Si siede sulla sedia a dondolo) Credo ci sia molta
umidit.
signora sands S, in effetti ho sentito umidit quando eravamo nel seminterrato, poco fa.
rose Eravate nel seminterrato?
signora sands S, siamo scesi gi, appena siamo entrati.
rose E perch?
signora sands Cercavamo il padrone di casa.
rose E com laggi?
signor sands Non si vedeva un accidenti.
rose Come mai?
signor sands

90

HAROLD PINTER

signor sands

Non c luce.
Ma come ha detto che umido?
signora sands Lho sentito, anche tu Tod, no?
signor sands Ma perch? Lei non ci mai stata gi, signora Hudd?
rose Oh s, una volta, molto tempo fa.
signor sands Beh, allora lo sa com.
rose stato tanto di quel tempo fa.
signor sands Ma non cos tanto che abita qui, o mi sbaglio?
rose Mi stavo proprio domandando se ci abitava qualcuno laggi, adesso.
signora sands S. Ci abita un uomo.
rose Un uomo?
signora sandsS.
rose Uno solo?
signor sands S, gi c un tizio. (Si appoggia al tavolo).
signora sands Ti sei seduto!
signor sands (saltando in piedi) Chi?
signora sandsTu.
signor sands Non dire sciocchezze. Mi sono solo appoggiato.
signora sands Ti ho visto che ti sedevi.
signor sands Non puoi avermi visto che mi sedevo perch
non mi sono seduto, maledizione. Mi sono solo appoggiato!
signora sands Credi che io non sappia percepire se uno
si siede o no?
signor sands Percepire! Non fai altro che percepire, tu.
signora sands Potresti provarci un po anche tu, invece di
fare tutte quelle fesserie che fai.
signor sands Alcune delle quali non ti dispiacciono affatto!
signora sands Hai preso tutto da tuo zio!
signor sands E tu da chi hai preso?
signora sands (alzandosi) Non ti ho mica messo al mondo io.
signor sands Non mi hai mica messo cosa?
signora sands Ho detto che non ti ho messo al mondo, io.
signor sands E allora chi stato? Lo vorrei proprio sapere. Chi stato? Chi mi ha messo al mondo?
rose

Lei si siede e borbotta. Lui rimane in piedi e borbotta.

LA STANZA
rose

91

Allora ha detto di aver visto un uomo, di sotto?


S, signora Hudd, ora le racconto come
sono andate le cose, signora Hudd, avevamo sentito dire
che cera una stanza in affitto qui, e allora abbiamo deciso di venire a dare unocchiata. Perch stiamo cercando
un posto, sa, un posto tranquillo, e sapevamo che questo
quartiere lo era. Siamo passati davanti a questa casa qualche mese fa, e labbiamo trovata molto carina, ma abbiamo pensato di venirci di sera, per essere sicuri di trovare
il padrone di casa, e cos eccoci qui, stasera. Allora, siamo
arrivati, e siamo entrati dal portone, lingresso era molto
buio e non cera nessuno in giro. Cos abbiamo deciso di
scendere gi nel seminterrato. Beh, se ci siamo riusciti
grazie allottima vista di Toddy. Detto fra me e lei, non
che mi sia piaciuto molto, mi ha fatto una brutta impressione, anche se non siamo riusciti a vedere molto, per
cera odore di umido. E comunque abbiamo proseguito
attraverso una specie di divisorio, poi un altro ancora,
non riuscivamo a vedere dove mettevamo i piedi, a me
sembrava che pi si andava avanti, e ci si inoltrava, pi diventava buio, ho anche pensato, forse abbiamo sbagliato
casa. Allora mi sono fermata. Anche Toddy si fermato.
E poi una voce, ha detto, una voce, che veniva da ha
detto beh, mi ha un po spaventata, non so a te Tod,
insomma, qualcuno ci ha chiesto se avevamo bisogno di
aiuto. E allora Tod gli ha detto che stavamo cercando il
padrone di casa e questuomo ci ha risposto che lavremmo trovato di sopra. Poi Tod gli ha anche chiesto se cera
una stanza in affitto. E questuomo, o meglio questa voce,
credo che venisse da uno dei divisori, ci ha detto di s, che
cera una stanza in affitto. stato molto gentile, ho pensato, ma non siamo riusciti a vederlo, non capisco perch
non mettano delle luci. Poi siamo venuti via, e siamo saliti
su fino allultimo piano. In realt, non so se fosse lultimo piano perch cera una porta, chiusa a chiave, che
interrompeva le scale, probabilmente c un altro piano
ancora, ma non abbiamo incontrato nessuno, ed era buio,
e proprio mentre stavamo scendendo gi di nuovo, lei ha
aperto la porta.
rose A me avevate detto che stavate salendo.
signor sands Come?
rose A me, prima, avevate detto che stavate salendo.
signora sands No, stavamo scendendo.
signora sands

92

HAROLD PINTER

rose

Non avete detto cos, prima.


Eravamo stati di sopra.
signor sands Eravamo stati su. E stavamo scendendo di
nuovo gi.
signora sands

Pausa.
rose

E quelluomo, comera, vecchio?


Non labbiamo visto.
rose Era vecchio?
signora sands

Pausa.
signora sands

Beh, sar meglio andare a cercare questo


padrone di casa, se in giro.
rose Non ci sono stanze libere in questa casa.
signor sands Come fa a saperlo?
rose Me lo ha detto il signor Kidd. Me lha detto proprio lui.
signor sands Il signor Kidd?
rose Mi ha detto che la casa piena zeppa.
signor sands Quelluomo di sotto ha detto che ce nera
una. Una stanza. La numero sette.
Pausa.
rose

Questa la numero sette.


andiamo a cercare il padrone di casa.
signora sands (alzandosi) Beh, signora Hudd, grazie per
questo bel caldo. Mi sento molto meglio adesso.
rose Questa stanza occupata.
signor sands Su, andiamo.
signora sands Buonanotte signora Hudd, spero che suo
marito torni presto. Si deve sentire triste qui, tutta sola.
signor sandsSu, andiamo.
signor sandsSu,

Escono. Rose guarda la porta mentre si richiude, si avvia


verso di essa e poi si ferma. Riporta la sedia al tavolo,
prende la rivista, la guarda, e la rimette gi. Va a sedersi
sulla sedia a dondolo, si dondola, si ferma, siede immobile. Un colpo secco alla porta, che si apre. Entra il signor Kidd.
kidd

Sono entrato senza bussare.

LA STANZA

93

(alzandosi) Signor Kidd! Stavo proprio venendo a


cercarla. Devo parlarle.
kidd Senta, signora Hudd, devo parlarle. Sono venuto su
apposta.
rose Cerano due persone qui, un attimo fa. Mi hanno detto che questa stanza si liberava. Cosa significa?
kidd Appena ho sentito il furgone che se ne andava sono
salito subito da lei. Sono distrutto.
rose Cosa succede? Le ha viste quelle persone? Cosa vuol
dire che questa stanza libera? occupata. Sono riusciti
a trovarla, signor Kidd?
kidd Trovarmi? Chi?
rose Glielho appena detto. Due persone. Cercavano il
padrone di casa.
kidd Ma proprio quello che le sto dicendo. Sono venuto
da lei appena ho sentito partire il furgone.
rose E allora, chi sono?
kidd proprio per questo che sono salito, prima. Ma suo
marito non se nera ancora andato. tutto il week-end
che aspetto che lui esca.
rose Signor Kidd, che cosa volevano dire a proposito di
questa stanza?
kidd Quale stanza?
rose Le sembra libera questa stanza?
kidd Libera?
rose Cercavano il padrone di casa.
kidd Chi lo cercava?
rose Senta, signor Kidd, lei il padrone di casa, vero?
Non c un altro padrone di casa, qui?
kidd Come? Cosa centra questo? Non so di cosa stia parlando! Ora devo dirglielo, e basta. Glielo devo dire. Ho
passato un week-end terribile. Lei lo deve vedere. Io non
ce la faccio pi. Lei lo deve vedere.
rose

Pausa.
rose

Vedere chi?
Quelluomo, gi. Lha aspettata. La vuole vedere.
Non riesco a liberarmene. Non sono pi giovane, signora
Hudd, questo evidente. Evidente. Lei lo deve vedere.
rose Vedere chi?
kidd Quelluomo. Gi. stato gi tutto il week-end. Mi
ha chiesto di avvertirlo non appena il signor Hudd se ne
kidd

94

HAROLD PINTER

fosse andato. per questo che sono salito, prima. Ma lui


non se nera ancora andato. Allora, sono sceso e glielho
detto. Gli ho detto che non se nera ancora andato. Poi
gli ho detto, beh, quando se ne va, gli ho fatto, vada
pure di sopra, e faccia quello che deve fare. No, mi ha
risposto lui, prima deve chiederle se vuole vedermi. E
allora sono venuto di nuovo su, per chiederle se lei lo
vuole vedere.
rose Chi ?
kidd Come faccio a sapere chi ? Tutto quello che so che
non dice una parola, non certo di conversazione, solo
se ne sar andato? questo e nientaltro. Non ha voluto
nemmeno giocare una partita a scacchi con me. Su, gli ho
fatto laltra sera, intanto che aspetta la sfido a scacchi. Lei
gioca a scacchi, vero? Signora Hudd, non so nemmeno
se abbia sentito quello che gli stavo dicendo. Se ne sta l
sdraiato. A me non va, cos. Se ne sta l sdraiato, aspetta
e basta.
rose Sdraiato, nel seminterrato?
kidd Vado a dirgli che va bene, signora Hudd?
rose Ma umido laggi.
kidd Vado a dirgli che va bene?
rose Bene cosa?
kidd Che lo vuole vedere.
rose Vederlo? Ma mi scusi, signor Kidd, non lo conosco
nemmeno. Perch dovrei vederlo?
kidd Non vuole vederlo?
rose Vuole che veda qualcuno che non conosco? Senza neanche mio marito, qui?
kidd Ma lui la conosce, signora Hudd, la conosce.
rose Come fa a conoscermi, signor Kidd, se io non lo conosco?
kidd Deve conoscerlo per forza.
rose Ma io non conosco nessuno. Noi siamo gente tranquilla. Siamo appena arrivati in questo quartiere.
kidd Ma non di qui. Forse lo ha conosciuto da qualche
altra parte.
rose Scusi, signor Kidd, lei pensa che io vada di quartiere
in quartiere a far amicizia con uomini? Ma per chi mi ha
preso?
kidd Non so cosa pensare. (Si siede) Sono fuori di me.
rose Lei ha bisogno di riposo. anziano. Le ci vuole un
po di riposo.

LA STANZA

95

kidd

Non mi ha certo fatto riposare, quello l. Sdraiato


laggi. Al buio pesto. Ora dopo ora. Perch non mi lasciate in pace, tutti e due? Signora Hudd, abbia un po
di piet. La prego, lo veda. Perch non lo vuol vedere?
rose Non lo conosco.
kidd Non si pu mai sapere. Magari lo conosce.
rose Non lo conosco.
kidd (alzandosi) Non so quel che pu succedere, se lei si
rifiuta di vederlo.
rose Le ho detto che non conosco quelluomo!
kiddSo io quello che far. So io quello che far. Se lei non
lo vede ora, salir per i fatti suoi, quando suo marito
in casa, vedr. Verr su quando ci sar il signor Hudd,
quando ci sar qui suo marito.
rose Non farebbe mai una cosa del genere.
kidd Oh, s. Far proprio cos. Non penser mica che se ne
vada via senza averla vista, dopo che ha fatto tutta quella
strada?
rose Tutta quella strada?
kidd Pensa non sia capace di fare una cosa del genere?
Pausa.
rose

kidd

Non lo farebbe mai.


E invece s. Lo so, io.

Pausa.
rose

kidd

Che ora ?
Non lo so.

Pausa.
rose

Vada a chiamarlo. Presto. Presto!

Kidd esce. Lei siede sulla sedia a dondolo. Poco dopo si


apre la porta. Entra un negro, cieco. Si chiude la porta
dietro, viene avanti e si aiuta con il bastone finch non
raggiunge la poltrona. Si ferma.
riley

Signora Hudd?
Hai appena raggiunto una sedia. Perch non ti siedi?
riley (sedendosi) Grazie.
rose

96

HAROLD PINTER

rose

Non mi ringraziare. Non ti voglio qui su. Non ti conosco. E prima te ne vai meglio . (Pausa. Alzandosi) Insomma. Quel che troppo troppo. Stai tirando troppo
la corda. Cosa vuoi? Entri quass con la forza. Rovinandomi la serata. Entri e ti siedi. Cosa vuoi? (Lui si guarda
attorno). Cosa guardi? Sei cieco, no? E allora coshai da
guardare? Per chi mi hai preso, per una bambina? Me
la so cavare io, sai. Me la so cavare con gente come te.
Dimmi quello che vuoi e poi vattene.
riley Il mio nome Riley.
rose Non mimporta qual il tuo Come? Quello non
il tuo nome. Quello non il tuo nome. Sono maggiorenne
e vaccinata, lo sai questo, no? O sei anche sordo? Non sei
sordo, vero? Siete tutti sordi, muti e ciechi, tutti quanti.
Tutti una banda di storpi.
Pausa.
riley

grande questa stanza.

Pausa.
rose

Lascia perdere la stanza. Cosa ne sai tu di questa


stanza? Non ne sai proprio un bel niente. E non ci rimarrai nemmeno a lungo. Beata me. Proprio a me devono capitare tutti questi esseri schifosi, ad appestarmi la stanza.
Cos che vuoi?
riley Voglio vederti.
rose Come fai a vedermi? Sei cieco. Un povero vecchio
cieco. Cieco come una talpa. (Pausa). Dicono che ti conosco. E questo, gi di per s, un insulto. Perch se
proprio vuoi saperlo non vorrei conoscerti nemmeno
per sputarti addosso. (Pausa). Ah, questi clienti. Vengono qui ad appestarti laria. Dopo che gli hai dato una
mano. Li conosco bene, io. E tu, come osi dire che mi
conosci? Chi ti permette di prenderti queste libert? E
poi lo va a dire anche al padrone di casa. Sconvolgendolo. Cosa credi di fare? Noi siamo qui, tranquilli, comodi,
il padrone di casa che ci adora, siamo i suoi inquilini
preferiti, e poi arrivi tu a stravolgerlo e a coinvolgere me.
Perch mettere di mezzo il nome di mio marito? E poi
come fai a sapere il nostro nome? (Pausa). Te lo sei intonato come volevi per tutto il week-end, eh? Lhai messo

LA STANZA

97

sotto, vero? Quel povero vecchio, che affitta una casa


rispettabile. Lhai sfinito. Stravolto. Ti sei introdotto qui
e lhai raggirato come volevi. Trascinando il mio nome in
tutta questa faccenda. (Pausa). E allora? Non avevi detto
che volevi vedermi? Eccomi qui. Sputa il rospo oppure
vattene. Cos che vuoi?
riley Ho un messaggio per te.
rose Coshai? Come fai ad avere un messaggio per me, signor Riley, se non ti conosco, nessuno sa che sono qui e
io, comunque, non conosco nessuno. Credi che sia una
donna facile, io? Beh, rassegnati perch stavolta ti andata male. Lascia perdere. Ne ho avuto abbastanza. Non
solo sei un idiota, ma idiota e cieco, e puoi tornartene da
dove sei venuto. (Pausa). Quale messaggio? E chi che
mi manderebbe questo messaggio? Chi?
riley Tuo padre vuole che torni a casa.
Pausa.
rose

riley
rose

riley
rose

riley

A casa?
S.
A casa? Adesso vattene. Su. tardi. tardi.
Che torni a casa.
Smettila. Non ce la faccio pi. Cosa vuoi? Cosa vuoi?
Torna a casa, Sal.

Pausa.
rose

riley
rose

riley
rose

riley
rose

riley
rose

riley
rose

riley
rose

riley
rose

Come mi hai chiamata?


Torna a casa, Sal.
Non mi chiamare cos.
Vieni via adesso.
Non mi chiamare cos.
Cos adesso vivi qui.
Non chiamarmi Sal.
Ora ti tocco.
Non mi toccare.
Sal.
Non posso.
Voglio che torni a casa.
No.
Con me.
Non posso.

98
riley
rose

riley
rose

riley
rose

riley
rose

riley
rose

riley
rose

riley
rose

riley

HAROLD PINTER

Ho aspettato molto per vederti.


S.
Adesso ti vedo.
S.
Sal.
Non cos.
Cos, adesso. (Pausa). Cos, adesso.
Vivo qui.
S.
Da parecchio.
S.
Le giornate sono pesanti. Non esco mai.
No.
Vivo qui.
Andiamo via adesso, Sai.

Lei gli tocca gli occhi, la nuca e le tempie. Entra Bert.


Si ferma sulla porta, poi va alla finestra e tira le tende.
buio. Viene al centro della stanza e guarda la donna.
bert

Ce lho fatta a tornare.


(andando verso di lui) S.
bert Ce lho fatta a tornare.
rose

Pausa.
rose

tardi?
Mi sono fatto una bella scorpacciata laggi. (Pausa).
Ho spinto il furgone al massimo. Cera buio pesto.
rose S.
bert Lho spinto al massimo anche al ritorno. Cera molto
ghiaccio.
rose S.
bert Ma ce lho fatta. (Pausa). Lho spinto al massimo.
(Pausa). A tavoletta. stato bravo. Poi sono tornato. Riuscivo a vedere bene la strada. Non cerano macchine in
giro. No, ce nera una. Non mi lasciava passare. Lho tamponata. E lho sorpassata. Avevo tutta la strada per me.
Sia allandata che al ritorno. Tutti mi facevano largo. Io
tiravo dritto. Nessuno osa avvicinarsi, quando sono con
lui. stato bravo. Mi seguiva. A lui non piacciono le altre
macchine. E io lo afferro cos, con la mano. E vado dove
voglio. stato lui a portarmi fino a l. E poi a riportarmi
bert

LA STANZA

99

indietro. (Pausa). Ce lho fatta a tornare. (Prende la sedia


dal tavolo e si siede alla sinistra del negro, attaccato a lui.
Guarda il negro per qualche istante. Poi con il piede gli
rovescia la poltrona).
Il negro cade in terra. Si rialza lentamente.
riley

Signor Hudd, sua moglie


Pidocchio! (Colpisce il negro, gettandolo a terra, e poi
gli d dei calci in testa ripetutamente, contro la cucina a gas).

bert

Il negro rimane sdraiato immobile. Bert si allontana. Silenzio. Rose in piedi si copre gli occhi con i pugni chiusi.
rose

Non vedo. Non ci vedo. Non ci vedo.

Buio.
Sipario.

Il calapranzi

Il calapranzi (The Dumb Waiter) stato rappresentato per la


prima volta al Hampstead Theatre Club il 21 gennaio 1960, regia
di James Roose-Evans, con la seguente distribuzione:
Ben
Gus

Nicholas Selby
George Tovey

Il calapranzi stato poi trasferito al Royal Court Theatre l8


marzo 1960, con la stessa distribuzione.
Il calapranzi stato prodotto dalla rete televisiva Bbc il 23 luglio
1985, regia di Kenneth Ives, con la seguente distribuzione:
Ben
Colin Blakely
Gus Kenneth Cranham

Personaggi
Ben
Gus

IL CALAPRANZI

105

La scena: Una stanza in un seminterrato. Due letti contro la parete del fondo scena. Tra i due letti il vano del
calapranzi, chiuso. Una porta che va in cucina e al gabinetto, a sinistra. Una porta che si apre sul corridoio, a
destra.
Ben sdraiato sul letto, a sinistra, legge un giornale. Gus
seduto sul letto, a destra, si sta allacciando le scarpe
con difficolt. Tutti e due indossano camicia, pantaloni
con bretelle. Silenzio. Gus finisce di allacciarsi le scarpe,
si alza, sbadiglia e si avvia lentamente verso la porta,
a sinistra. Si ferma, guarda gi e scuote il piede. Ben
abbassa il giornale e lo osserva. Gus si inginocchia, si
slaccia una scarpa e se la toglie. Guarda dentro la scarpa
e tira fuori una scatola di fiammiferi schiacciata. Scuote
la scatola e la guarda. I loro sguardi si incontrano. Ben
scuote il giornale e riprende a leggerlo. Gus si mette la
scatola di fiammiferi in tasca e si piega per rimettersi la
scarpa. Allacciandola con difficolt. Ben abbassa il giornale e lo osserva. Gus si avvia di nuovo verso la porta, a
sinistra, si ferma e scuote laltro piede. Si inginocchia, si
slaccia la scarpa e se la toglie lentamente. Guarda dentro la scarpa e tira fuori un pacchetto di sigarette schiacciato. Scuote il pacchetto e lo guarda. I loro sguardi si
incontrano. Ben scuote il giornale e riprende a leggerlo.
Gus si mette il pacchetto in tasca, si piega, si rimette
la scarpa e la riallaccia. Esce lentamente a sinistra. Ben
sbatte il giornale sul letto e fa una smorfia in direzione
di Gus. Riprende il giornale, si sdraia supino e ricomincia a leggere. Silenzio. Dalle quinte si sente tirare per
due volte uno sciacquone che non funziona. Silenzio.

106

HAROLD PINTER

Gus rientra, da sinistra, si ferma sulla porta, si gratta la


testa. Ben sbatte gi il giornale con violenza.
ben

Cazzo! (Raccoglie il giornale) Questa poi? Senti un


po! (Riferendosi al giornale) Un uomo di ottantasette
anni vuole attraversare la strada ma c molto traffico e
non un buco per passare. Decide di infilarsi sotto un camion, e di attraversarlo a quattro zampe.
gus Cosa?
ben passato sotto un camion, a quattro zampe. Un camion in coda.
gus No?
ben Il camion ripartito e lo ha schiacciato.
gus Ma di!
ben C scritto qui.
gus Ma smettila!
ben Quanto basta per farti vomitare.
gus Come gli venuto in mente di fare una cosa del genere?
ben Un uomo di ottantasette anni a quattro zampe sotto
un camion!
gus Da non credersi.
ben scritto qui, nero su bianco.
gus Incredibile. (Silenzio. Gus scuote la testa ed esce. Ben
si sdraia e ricomincia a leggere. Dalla quinta si sente tirare
di nuovo lo sciacquone che non funziona. Ben fa un fischio
per sottolineare unaltra notizia sul giornale. Gus rientra)
Volevo chiederti una cosa.
ben Che fai l fuori?
gus Beh, stavo solo
ben E il t?
gus Ora lo faccio.
ben E di, fallo.
gus S, adesso. (Si siede su una sedia. Rimuginando) Beh,
non posso dire che stavolta non ci abbia fatto trovare un
bel servizio. a righe. Una riga bianca. (Ben legge). Devo
dire che proprio bello. (Ben gira la pagina). Sai, tutto
intorno alla tazza. Intorno allorlo. Per il resto tutta nera.
Anche il piattino tutto nero, bianco solo al centro, l
dove appoggi la tazza. (Ben legge). Anche i piatti sono
uguali, sai. Solo che loro hanno una riga nera i piatti
di traverso, nel mezzo. S, mi piace proprio questo servizio.
ben (sempre leggendo) Cosa te ne frega dei piatti? Non sei
qui per mangiare.

IL CALAPRANZI

107

gus

Ho portato dei biscotti.


Ti conviene mangiarli in fretta.
gus Mi porto sempre qualche biscotto. O una fetta di crostata. Non riesco a bere il t, senza niente.
ben Di, vai a fare questo t. Si sta facendo tardi.
ben

Gus tira fuori il pacchetto di sigarette schiacciato e lo osserva.


gus

Hai sigarette? Io credo di averle finite. (Lancia il pacchetto in aria e si sporge in avanti per riprenderlo al volo)
Spero che questo non sia un lavoro lungo. (Prendendo la
mira lancia il pacchetto sotto al letto) Ah, volevo chiederti
una cosa.
ben (sbattendo gi il giornale) Cazzo!
gus Che c?
ben A otto anni uccide un gatto.
gus Ma di.
ben Proprio cos. Che te ne pare? Uccidere un gatto a otto
anni!
gus Ma come ha fatto a ucciderlo, quel bambino?
ben Era una bambina.
gus Come ha fatto?
ben Ha (Riprende il giornale e lo legge attentamente)
Non lo dice.
gus Come mai?
ben Aspetta un attimo. Dice solo che Il fratello, di undici anni, ha assistito alla scena dal capanno in giardino.
gus Ma di!
ben Cazzo, ma assurdo.
Pausa.
gus

Scommetto che stato lui.


Chi?
gus Il fratello.
ben Forse hai ragione. (Pausa. Sbattendo gi il giornale)
Non male, eh? Un ragazzino di undici anni che uccide
un gatto e d la colpa alla sorellina di otto! Quanto basta
per (Fa una smorfia di disgusto e afferra il giornale).
ben

Gus si alza.

108
gus

HAROLD PINTER

A che ora si faceva vivo? (Ben legge). A che ora si faceva vivo?
ben Ma che ti prende? Pu essere a qualsiasi ora. A qualsiasi ora.
gus (andando ai piedi del letto di Ben) Beh, volevo chiederti una cosa.
ben Cosa?
gus Hai sentito quanto ci mette a riempirsi lo sciacquone?
ben Quale sciacquone?
gus Quello del gabinetto.
ben No. Davvero?
gus pazzesco.
ben Beh, e allora?
gus Cosa pensi che sia?
ben Niente.
gus Niente?
ben Non funzioner il galleggiante, tutto qui.
gus Non funziona cosa?
ben Il galleggiante.
gus Credi, davvero?
ben Secondo me, s.
gus Ma di! Non ci avevo pensato. (Va verso il suo letto e
prova il materasso) Io non ho dormito bene, e tu? Non
un gran che questo letto. E poi ci voleva unaltra coperta.
(Si accorge di un quadro alla parete) Ehi, e questo cos? I
primi undici. Giocatori di cricket. Lavevi visto, Ben?
ben (leggendo) Cosa?
gus I primi undici.
ben Cosa?
gus C una foto qui dei primi undici.
ben Quali primi undici?
gus (osservando bene la foto) Non lo dice.
ben E allora questo t?
gus Mi sembrano tutti un po troppo vecchi. (Va verso il
proscenio, guarda verso la platea, e poi si guarda in giro)
Io non ci vivrei in questa topaia. Se almeno ci fosse una
finestra, potrei vedere che tempo fa fuori.
ben Che te ne fai di una finestra?
gus A me piace un po di vista. Il tempo passa pi in
fretta. (Cammina per la stanza) Cio, entriamo in una
stanza che non conosciamo quando fa buio, ci dormiamo tutto il giorno, facciamo quello che dobbiamo fare,
e poi quando ce ne andiamo di nuovo notte. (Pausa).

IL CALAPRANZI

109

A me piace poter guardare fuori. Con questo lavoro


impossibile.
ben Hai le ferie, no?
gus Solo quindici giorni.
ben (abbassando il giornale) Mi fai morire. Sembra che lavori tutti i giorni. Ma quante volte ci capita un lavoro?
Una volta alla settimana? Di che ti lamenti?
gus S, ma dobbiamo sempre essere pronti, a disposizione.
Non possiamo mai uscire di casa perch la chiamata pu
arrivare da un momento allaltro.
ben Lo sai qual il tuo guaio?
gus Quale?
ben Non hai interessi.
gus Io ho moltissimi interessi.
ben Ah, s? Dimmene uno.
Pausa.
gus

Ho moltissimi interessi.
Sai quanti ne ho io?
gus Non lo so. Quanti?
ben Io lavoro il legno. Faccio modellini di barche. Mi
hai mai visto con le mani in mano? Non sto mai con le
mani in mano. So come sfruttare il tempo nel migliore
dei modi. E quando arriva la chiamata, io sono sempre
pronto.
gus Non ti annoi mai?
ben Annoiarmi? E perch?
ben

Silenzio. Ben legge. Gus si tasta le tasche della giacca che


sul letto.
gus

Hai sigarette? Io le ho finite. (Lo sciacquone viene tirato in quinta, a sinistra). Senti, eccolo. (Si siede sul suo
letto) No, sul serio, questo servizio davvero bello. Molto
bello. Per il resto, lascia molto a desiderare. molto peggio dellultimo posto. Te lo ricordi lultimo posto in cui
siamo stati? Dove eravamo lultima volta? Per lo meno l
cera una radio. A me pare che lui, da un po di tempo a
questa parte, non si preoccupi molto del nostro comfort.
ben Quand che smetti di blaterare?
gus Se ci rimani troppo in questo posto i reumatismi sono
garantiti.

110

HAROLD PINTER

ben

Non ci rimarremo a lungo. Fai il t, da bravo. Tra un


po dobbiamo essere pronti.

Gus prende una piccola borsa vicino al letto e tira fuori


un pacchetto di t. Lo guarda e poi alza lo sguardo.
gus

un po che voglio chiederti una cosa.


Che diavolo vuoi ancora?
gus Perch ti sei fermato in mezzo alla strada, con la macchina, stamattina?
ben (abbassando il giornale) Pensavo dormissi.
gus Difatti stavo dormendo, ma quando ti sei fermato
mi sono svegliato. Allora ti sei fermato, vero? (Pausa). In mezzo alla strada. Era ancora buio, vero? Ho
guardato fuori. Cera foschia. Pensavo volessi farti un
pisolino, ma eri l impalato, come se stessi aspettando
qualcosa.
ben Non aspettavo niente.
gus Devo essermi riaddormentato. E allora cosa avevi?
Perch ti sei fermato?
ben (tirando su il giornale) Eravamo in anticipo.
gus In anticipo? (Si alza) Ma cosa dici? La chiamata diceva che dovevamo muoverci subito. E cos abbiamo fatto.
Ci siamo precipitati fuori. Come facevamo a essere in anticipo?
ben (con calma) Chi ha risposto alla chiamata, io o te?
gus Tu.
ben Eravamo in anticipo.
gus In anticipo per cosa? (Pausa). Vuoi dire che cera
qualcuno qui che doveva uscire prima che entrassimo
noi? (Controlla la coperta) Mi pareva che queste lenzuola
non fossero pulite. Che puzzavano un po. Ma ero troppo
stanco per accorgermene stamattina, quando sono arrivato. Beh, questo un po troppo, non trovi? A me non
piace dormire nelle lenzuola di un altro. Te lho detto,
le cose stanno precipitando. Fino a ora le lenzuola ce le
avevano sempre cambiate. Ci stavo attento, io.
ben Come fai a sapere che le lenzuola non erano pulite?
gus In che senso?
ben Come fai a sapere che non erano pulite? Ci sei stato
dentro tutto il giorno.
gus Vuoi dire che la puzza potrebbe essere la mia? (Odora
le lenzuola) S. (Si siede lentamente sul letto) Potrebbe anben

IL CALAPRANZI

111

che essere la mia. Non facile distinguere. Anche perch


non conosco bene la mia puzza.
ben (riferendosi al giornale) Cazzo!
gus Ehi, Ben.
ben Cazzo!
gus Ben.
ben Cosa c?
gus In che citt ci troviamo? Non mi ricordo pi.
ben Birmingham, te lho gi detto.
gus Ma di! (Osserva la stanza con interesse) Siamo nel
Midleand. La seconda citt della Gran Bretagna. Non
lavrei mai detto. (Schiocca le dita) Ehi, venerd oggi,
no? Perci domani sabato.
ben E allora?
gus (eccitato) Potremmo andare a vedere gli Aston Villa.
ben Giocano fuori casa.
gus Ah s? Merda! Che peccato.
ben E comunque non c tempo. Dobbiamo rientrare subito.
gus Labbiamo gi fatto altre volte, no? Siamo rimasti a
vederci una partita? Cos, tanto per rilassarci.
ben Oggi sono pi esigenti. Pi tirati.
Gus ride da solo.
gus

Ho visto gli Aston Villa perdere una partita di Coppa, una volta. Contro chi giocavano? Magliette bianche.
Erano uno pari, al primo tempo. Non me lo dimenticher
mai. Laltra squadra ha vinto con un rigore. Una vera tragedia. S, fu un rigore molto contestato. Molto contestato. E comunque hanno perso due a uno proprio per colpa
di quel rigore. Ceri anche tu.
ben Io no.
gus S che ceri. Non ti ricordi il casino per quel rigore?
ben No.
gus Un giocatore si butt a terra proprio al limite dellarea. Poi dissero che era tutta una finta. Secondo me quello non laveva nemmeno sfiorato. Ma larbitro mise il pallone sul dischetto.
ben Non lha sfiorato! Ma cosa dici? Quello lo aveva steso.
gus No, non lAston Villa. LAston Villa non fa mai quelle cose.
ben Ma piantala.

112

HAROLD PINTER

Pausa.
gus

Ehi, deve essere successo qui a Birmingham.


Cosa?
gus Il Villa. Deve essere successo qui.
ben Giocavano fuori casa.
gus Sai chi era laltra squadra? Gli Spur. Erano i Tottenham Hotspur.
ben E con questo?
gus Non abbiamo mai lavorato a Tottenham.
ben Come fai a saperlo?
gus Mi ricorderei di Tottenham.
ben (si gira sul letto per guardarlo) Non farmi ridere, di!
(Si rigira e legge).
gus (mentre sbadiglia) Quand che si far vivo? (Pausa).
S, mi piacerebbe vedere unaltra partita di calcio. Sono
sempre stato un patito del calcio. Senti, che ne dici se
andassimo a vedere gli Spur domani?
ben (con tono piatto) Giocano fuori casa.
gus Chi?
ben Gli Spur.
gus Magari giocano qui.
ben Ma smettila.
gus Se giocano fuori casa magari giocano proprio qui. Potrebbero giocare contro il Villa.
ben (con tono piatto) Ma se il Villa gioca fuori casa.
ben

Pausa. Una busta viene infilata sotto la porta, a destra.


Gus la vede. Si alza e la guarda.
gus

Ben.
Fuori casa. Giocano tutti fuori casa.
gus Ben, guarda qui.
ben Cosa?
gus Guarda.
ben

Ben gira la testa e vede la busta. Si alza.


ben

Cos?
Non lo so.
ben Da dove arrivata?
gus Da sotto la porta.
ben Beh, e cos?
gus

IL CALAPRANZI
gus

113

Non lo so.

Fissano la busta.
ben

Prendila.
Come?
ben Prendila! (Gus va lentamente, si piega e la raccoglie).
Cos?
gus Una busta.
ben C scritto qualcosa?
gus No.
ben chiusa?
gus S.
ben Aprila.
gus Come?
ben Aprila! (Gus la apre e ci guarda dentro). Cosa c dentro?
gus

Gus la svuota nella mano: vengono fuori dodici fiammiferi.


gus

Fiammiferi.
Fiammiferi?
gus S.
ben Fammi vedere. (Gus gli passa la busta, Ben la controlla)
Non c niente. Nemmeno una parola.
gus Strano, eh?
ben Lhanno infilata sotto la porta?
gus Credo di s.
ben Beh, di.
gus Di cosa?
ben Apri la porta e vedi se c ancora qualcuno.
gus Chi, io?
ben Di!
ben

Gus lo fissa, si mette i fiammiferi in tasca, va verso il suo


letto e prende una pistola da sotto il cuscino. Va alla porta, la apre, guarda fuori e richiude.
gus

Nessuno. (Rimette la pistola al suo posto).


Coshai visto?
gus Niente.
ben Sono stati velocissimi.
ben

114

HAROLD PINTER

Gus tira fuori i fiammiferi dalla tasca e li guarda.


gus

Beh, ci potranno far comodo.


S.
gus Vero?
ben S, a te mancano sempre.
gus Sempre.
ben Beh, allora ci potranno far comodo.
gus S.
ben Vero?
gus S, ne avevo bisogno. Ne avevo proprio bisogno.
ben Ah s, eh?
gus S.
ben E perch?
gus Perch non ne ho.
ben Beh, adesso ne hai per un po.
gusPosso finalmente accendere lacqua.
ben Sei sempre a caccia di fiammiferi. Quanti ce ne sono?
gus Circa una dozzina.
ben Non perderli. Sono anche di quelli rossi. Cos non hai
bisogno della scatola per accenderli. (Gus si pulisce lorecchio con un fiammifero. Ben gli d uno schiaffo sulla mano)
Non sprecarli. Di, accendi.
gus Eh?
ben Di, vai ad accendere.
gus Ad accendere cosa?
ben Lacqua.
gus Vuoi dire il gas?
ben Chi?
gusTu.
ben (con gli occhi che si stringono) Cosa significa, vuoi dire
il gas?
gus Quello che volevi dire, no? Il gas.
ben (con autorit) Se ti dico di accendere lacqua, intendo
accendere lacqua.
gus Come si fa ad accendere lacqua?
ben un modo di dire! Accendi lacqua. un modo di
dire!
gus Mai sentito dire.
ben Accendi lacqua! Lo dicono tutti!
gus Ti sbagli.
ben (minaccioso) Cio?
gus Si dice metti su lacqua.
ben

IL CALAPRANZI

115

(teso) Chi lo dice? (Si fissano a vicenda, con il fiato


grosso. Intenzionalmente) Non ho mai sentito dire in vita
mia, metti su lacqua.
gus Sono sicuro che mia madre lo diceva.
ben Tua madre? Quand che lhai vista lultima volta?
gus Non so, circa
ben E allora perch tiri in ballo tua madre? (Si fissano).
Gus, non voglio sembrarti assurdo. Sto cercando solo di
spiegarti una cosa.
gus S, ma
ben Chi il capo qua dentro, io o te?
gus Tu.
benGus, lo faccio per te. E ora che impari, amico.
gus S, ma io non ho mai sentito dire
ben (furioso) Nessuno dice mai accendi il gas! Cos che
accende il gas?
gus Cos che accende
ben (prendendolo per la gola con due mani a distanza di braccio) accende lacqua no, cretino!
ben

Gus si libera dalla presa di Ben.


gus

Va bene, va bene.

Pausa.
ben

Beh, allora cosa aspetti?


Voglio vedere se funzionano.
ben Cosa?
gus I fiammiferi. (Gus tira fuori la scatola schiacciata e prova ad accendere). No. (Tira la scatola sotto al letto. Ben lo
fissa. Gus solleva un piede) Provo qui sotto? (Ben lo fissa.
Gus prova sotto la scarpa. Si accende). Ecco fatto.
ben (con tono affaticato) Metti su lacqua, perdio. (Ben va
verso Il suo letto ma, realizzando quello che ha detto, si
ferma e si gira per met).
gus

Si guardano. Gus esce lentamente, a sinistra. Ben sbatte


gi il giornale sul letto e ci si siede sopra, con la testa fra
le mani.
gus

ben

(entrando) Funziona
Cosa?

116

HAROLD PINTER

gus

La cucina. (Va verso il suo letto e ci si siede) Chiss a chi


toccher stasera. (Silenzio). Ehi, volevo chiederti una cosa.
ben (distendendo le gambe sul letto) Oh, perdio.
gus No. Volevo chiederti una cosa. (Si alza e si siede sul
letto di Ben).
ben Cosa fai sul mio letto? (Gus, sempre seduto). Coshai?
Continui a farmi domande. Coshai?
gus Niente.
ben Non mi avevi mai fatto tutte queste domande del cazzo. Cosa ti succede?
gus Niente, stavo solo pensando.
ben Smetti di pensare. Sei qui per fare un lavoro. Fallo e
chiudi il becco.
gus Stavo pensando proprio a quello.
ben A cosa?
gus Al lavoro.
ben Quale lavoro?
gus (esitante) Pensavo che magari tu forse sapevi qualcosa. (Ben lo guarda). Pensavo che magari tu cio hai
unidea a chi toccher stasera?
ben A chi toccher cosa?
Entrambi si guardano.
(subito) A chi toccher?

gus

Silenzio.
ben

Ti senti bene?
Certo.
ben Vai a fare il t, di.
gus S, certo. (Esce, a sinistra, Ben lo segue con lo sguardo.
Poi tira fuori la pistola da sotto il cuscino e controlla i bossoli. Gus rientra) Non c pi gas.
ben E allora?
gus C un contatore a monete.
ben Io non ho monete.
gus Neanchio.
ben Dovrai aspettare.
gus Cosa?
ben Che arrivi Wilson.
gus Potrebbe non venire. Potrebbe mandarci un messaggio e basta. Non viene mica sempre.
gus

IL CALAPRANZI

117

ben

Beh, allora dovrai farne a meno.


Cazzo.
benLo prenderai dopo il t. Coshai?
gus Preferisco sempre berne uno, prima.
gus

Ben tiene la pistola alla luce e la lucida.


ben

meglio che ti prepari.


Beh, sai, non so, ma a me pare il colmo, per quei pochi
soldi che mi danno. (Prende il pacchetto del t dal letto e
lo butta nella borsa) Se viene, speriamo che abbia almeno
uno scellino. Dovrebbe saperlo. Dopotutto questa casa
sua, avrebbe dovuto accorgersi che non cera abbastanza
gas per una tazza di t.
ben Chi ti dice che casa sua?
gus Perch, non lo ?
ben Potrebbe averla affittata. Non deve mica essere per
forza sua.
gus Certo che sua. Scommetto che suo anche tutto il
palazzo. E non ha nemmeno fatto installare il gas. (Si siede sul suo letto) Non pu che essere suo questo posto.
Prendi tutti gli altri posti. Ti danno un indirizzo, arrivi,
trovi una chiave, un bollitore e non c mai unanima
viva (Fa una pausa). Nessuno si accorge mai di niente,
ci hai mai pensato? Nessuno si mai lamentato di niente,
troppo rumore o che so io. Non abbiamo mai incontrato
un cane a parte il tizio in questione Ci hai mai fatto
caso? Chiss se questi muri sono insonorizzati? (Batte sul
muro sopra il suo letto) Non si capisce. Non si fa altro che
aspettare, eh? E il pi delle volte, Wilson non ci degna
neppure della sua presenza.
ben Perch dovrebbe? un uomo molto occupato.
gus (pensieroso) Io non riesco a comunicare con Wilson.
Lo sai, Ben?
ben Lascia perdere, di.
gus

Pausa.
gus

Ci sono tante domande che vorrei fargli. Ma poi quando lo vedo non ci riesco. (Pausa). un po che penso
allultima volta.
ben Quale ultima volta?
gus Quella ragazza. (Ben afferra il giornale e si mette a leg-

118

HAROLD PINTER

gerlo. Gus si alza e guarda Ben dallalto) Quante volte lhai


letto quel giornale?
Ben sbatte gi il giornale e si alza.
(arrabbiato) Cosa vuoi dire?
Niente, mi chiedevo solo quante volte avevi
ben Cos, una critica?
gus No, stavo solo
ben Guarda che ti do due sberle se non la smetti.
gus No, ma senti Ben
ben Non sento un bel niente! (Rivolgendosi alla stanza)
Quante volte ho! Che faccia tosta!
gus Non volevo.
ben Fai quello che devi fare, amico. Fallo e basta. (Torna
sul letto).
gus Stavo solo pensando a quella ragazza, nientaltro. (Si
siede sul suo letto) Non era un gran che, lo so, ma comunque stato un disastro, vero? Che disastro. Non
ricordo un disastro simile. Le donne si rompono pi degli
uomini. Hanno dei tessuti meno elastici. Come si spappolata, eh? Tutta spappolata. Cazzo! C una cosa che
volevo sempre chiederti. (Ben si siede sul letto e stringe
gli occhi). Chi pulisce quando noi ce ne andiamo? Sono
curioso di saperlo. Chi mette in ordine? O forse lasciano tutto cos com. Dici che li lasciano l, cos? Tu che
pensi? Quanti lavori abbiamo fatto fino a oggi? Cazzo,
ho perso il conto. E se non pulissero dopo che noi ce ne
siamo andati?
ben (con commiserazione) Cretino. Pensi che noi siamo
lunico reparto dellorganizzazione? Usa il cervello. Hanno un reparto per ogni settore.
gus Anche gli addetti alle pulizie?
ben Che cazzone che sei!
gus No, stata quella ragazza che ha cominciato a farmi
riflettere.
ben

gus

Un gran baccano e un cigolio, come di qualcosa che


scende, che proviene dal vano che si trova tra i due letti.
Gus e Ben afferrano entrambi le pistole, balzano in piedi
e guardano la parete del fondo scena. Il rumore cessa.
Silenzio. Entrambi si guardano. Ben fa una mossa rapida
indicando la parete. Gus si muove lentamente verso il

IL CALAPRANZI

119

muro. Lo batte con la pistola. C il vuoto. Ben va al


capo del suo letto, con la canna della pistola rivolta verso
lalto. Gus posa la pistola sul suo letto e tasta la base del
pannello centrale. Trova un bordo. Tira su la serranda.
Scopre un montacarichi, un calapranzi. Un grande
contenitore sorretto da due carrucole. Gus ci guarda
dentro. Estrae un foglio.
ben

Cos?
Guarda tu.
ben Leggi.
gus (leggendo) Due brasati con patate fritte. Due budini.
Due t senza zucchero.
ben Fammi vedere. (Prende il foglio).
gus (a se stesso) Due t senza zucchero.
ben Mmnn.
gus Cosa ne pensi?
ben Beh
gus

Il contenitore torna su. Gus punta la pistola.


Dateci il tempo! Quanta fretta. (Ben rilegge il foglio.
Gus sbircia dietro le spalle) un po un po strano,
non trovi?
ben (rapidamente) No. Non strano. Magari prima cera
un bar, di sopra. Cambiano continuamente gestione questi posti.
gus Un bar?
ben S.
gus Vuoi dire che questa qui era la cucina?
ben S, cambiano gestione da un giorno allaltro. Liquidano. Sai, quando si accorgono che non funziona, prendono e chiudono.
gus Vuoi dire che quelli che lo gestivano hanno chiuso
perch non funzionava?
ben Certo.
gus e ora di chi ?
gus

Silenzio.
ben

Cosa significa, ora di chi ?


Di chi ora? Se gli altri se ne sono andati chi subentrato?

gus

120
ben

HAROLD PINTER

Beh, tutto dipende

Il contenitore ridiscende con il solito cigolio e un colpo


secco. Ben punta la pistola. Gus gli si avvicina ed estrae
un foglio.
(leggendo) Zuppa del giorno. Fegato con cipolle. Crostata di marmellata.

gus

Una pausa. Gus guarda Ben. Ben prende il foglio e lo legge. Va lentamente verso il calapranzi. Gus lo segue. Ben
guarda dentro ma senza guardare in alto. Gus mette una
mano sulla spalla di Ben. Ben la toglie bruscamente. Gus
si mette un dito sulla bocca. Infila la testa nel calapranzi e
guarda in alto di scatto. Ben lo tira via allarmato. Ben guarda il foglio. Getta la pistola sul letto e parla con fermezza.
Sar meglio mandare su qualcosa.
Eh?
ben Sar meglio mandare su qualcosa.
gus Ah! S. S. Forse hai ragione.
ben

gus

Sono entrambi sollevati da quella decisione.


(deciso) Presto! Coshai in quella borsa?
Poca roba. (Va al calapranzi e grida verso lalto) Aspettate un attimo!
ben Smettila!
ben

gus

Gus controlla il contenuto della borsa e tira fuori una


cosa alla volta.
Biscotti. Una tavoletta di cioccolato. Mezzo litro di
latte.
ben Tutto qui?
gus Un pacchetto di t.
ben Bene.
gus Non possiamo mandar su il t. Poi rimaniamo senza.
ben Beh, se non c gas cosa ne facciamo del t?
gus Magari possono mandarci gi uno scellino.
ben Cosaltro hai l?
gus (allungando la mano verso la borsa) Una tartina al limone.
gus

IL CALAPRANZI

121

ben

Una tartina al limone?


S.
ben Non mi avevi detto che avevi una tartina al limone.
gus Ah, no?
ben Perch una sola? Non ce n una anche per me?
gus Credevo non ti piacesse.
ben Beh, comunque non possiamo mandarne di sopra una
sola.
gus Perch no?
ben Prendi uno di quei piatti.
gus Okay. (Va verso la porta, a sinistra, e si ferma) Vuoi
dire che mi posso tenere la tartina al limone?
ben Tenerla?
gus Beh, loro non sanno che ce labbiamo.
ben Questo non centra.
gus Posso tenerla?
ben No, non puoi. Vai a prendere il piatto. (Gus esce, a
sinistra. Ben guarda nella borsa. Tira fuori un pacchetto di
salatini. Gus rientra con un piatto. Ben, con i salatini in
mano e con tono accusatorio) E questi da dove vengono?
gus Cosa?
ben Da dove vengono questi salatini?
gus Dove li hai trovati?
ben (colpendolo sulla spalla) Fai il furbo, eh!
gus Sono per la birra.
ben E dove pensi di trovarla la birra?
gus Non lo so. Quando capita.
ben Me ne ricorder. Metti tutto sul piatto. (Mettono tutto
sul piatto. Il contenitore risale senza il piatto). Aspettate
un attimo!
gus

Rimangono in piedi.
gus

risalito.
tutta colpa tua, cretino, stai l a perder tempo!
gus Ora cosa facciamo?
ben Aspettiamo che ritorni gi. (Mette il piatto sul letto, si
infila la fondina della pistola a tracolla, si annoda la cravatta) Preparati anche tu.
ben

Gus va al suo letto, si fa il nodo alla cravatta e si aggiusta


la fondina.

122

HAROLD PINTER

gus

Ehi, Ben.
Cosa?
gus Ma cosa succede?
ben

Pausa.
ben

Cio?
Come fa a essere un bar questo posto?
ben Una volta era un bar.
gus Lhai vista la cucina?
ben Cosha?
gus Solo tre fuochi.
ben E allora?
gus Non si pu far molto con tre fuochi, con tutto il lavoro che hanno.
ben (irritato) Ecco perch il servizio cos lento! (Si infila
il gilet).
gus S, ma come fanno quando noi non ci siamo? Cosa
fanno? Con tutte queste ordinazioni che vengono gi e
nulla che ritorna su. Magari vanno avanti cos da anni.
(Ben si spazzola la giacca). Come fanno quando ce ne andiamo noi? (Ben si infila la giacca). Non possono certo
fare molti affari. (Il contenitore ridiscende. Si girano. Gus
va al calapranzi ed estrae un foglio; leggendo) Pastitsio di
maccheroni. Ormitha Macarounada.
ben Che roba ?
gus Pasticcio di maccheroni. Ormitha Macarounada.
ben Cucina greca.
gus No.
ben S.
gus Roba di classe.
ben Presto, prima che ritorni su.
gus

Gus mette il piatto nel contenitore.


(urlando nel vano) Tre biscotti! Un t. Dei salatini!
Una tartina al limone! Cioccolato alla frutta e noci!
ben Nestl.
gus (sempre nel vano) Nestl.
ben (passandogli il latte) Una bottiglia di latte.
gus (sempre nel vano) Una bottiglia di latte! Mezzo litro!
(Guarda la marca) Della centrale. (Mette la bottiglia nel
contenitore. Il calapranzi torna su). Per un pelo.
gus

IL CALAPRANZI

123

ben

Non devi urlare cos.


Perch no?
ben Non sta bene. (Va al suo letto) Beh, per ora dovrebbe
bastare.
gus Credi?
ben Di, vestiti. Manca poco ormai. (Gus si infila il gilet.
Ben si sdraia e guarda il soffitto) Che postaccio. Niente t.
Niente biscotti.
ben Mangiare impigrisce. E tu stai diventando pigro. Non
vorrai mica lasciarti andare sul lavoro.
gus Chi, io?
ben Sei lento, amico mio, sei lento.
gus Io? Lento?
ben Hai controllato la pistola? No. Non hai nemmeno fatto questo. Guardala, fa schifo. Perch non la pulisci mai?
gus

Gus strofina la pistola sul lenzuolo. Ben tira fuori uno


specchio tascabile e si raddrizza la cravatta.
Mi domando dov il cuoco. Devono averne pi duno con tutte quelle ordinazioni. Forse ci sono delle altre
cucine. Ehi! Forse c unaltra cucina di l.
ben Certo che c! Sai quanto ci vuole per fare unOrmitha Macarounada?
gus No, quanto?
ben Per unOrmitha! Concentrati adesso, di!
gus Ci vogliono parecchi cuochi, vero? (Infila la pistola
nella fondina) Prima ce ne andiamo da qui e meglio . (Si
infila la giacca) Perch non si fa vivo? Mi sembra di essere
qui da un secolo. (Ritira fuori la pistola dalla fondina per
controllare le cartucce) Noi non lo abbiamo mai deluso,
vero? Mai. Ci stavo pensando proprio laltro giorno, Ben.
Noi siamo persone di cui ci si pu fidare, vero? (Rimette
la pistola nella fondina) Non vedo lora di finire, stasera.
(Si spolvera la giacca) Spero che il tizio di stasera non sia
troppo agitato. Non mi sento un gran che bene. Ho un
mal di testa lancinante. (Silenzio. Il contenitore scende.
Ben scatta in piedi. Gus prende il foglio, leggendo) Un pollo con bamb. Un Char Siu e soja.
ben Soja?
gus S.
ben Cazzo.
gus Non saprei da dove cominciare. (Guarda di nuovo nel
gus

124

HAROLD PINTER

contenitore. Il pacchetto di t ancora l. Lo prende) Ci


hanno rimandato il t.
ben (preoccupato) Chiss perch?
gus Forse non lora del t.
Il contenitore risale. Silenzio.
(buttando il pacchetto di t sul letto, e parlando con premura) Senti. meglio avvisarli.
gus Avvisarli di cosa?
ben Che non siamo capaci, che non c niente, qui sotto.
gus Va bene, di.
ben Dammi una matita. Scriviamogli un biglietto.
ben

Gus si gira per cercare la matita, e allimprovviso scopre


una specie di interfono che appeso al muro alla destra
del calapranzi, di fronte al suo letto.
gus

Cos questo coso?


Cosa?
gus Questo.
ben (studiandolo) Questo? una specie di interfono.
gus Da quant che c?
ben proprio quello che ci vuole. Avremmo dovuto usarlo prima, invece di urlare come abbiamo fatto.
gus Che strano, non lo avevo visto prima.
benSu, di.
gus Come funziona?
ben Vedi questo? un fischietto.
gus Cosa, questo?
ben S, prendilo. Tiralo fuori. (Gus esegue). Ecco fatto.
gus E ora cosa facciamo?
ben Soffiaci dentro.
gus Soffiare?
ben Se ci soffi dentro fischia di sopra. E allora capiscono
che vuoi parlare. Soffia.
ben

Gus soffia. Silenzio.


(con il tubo alla bocca) Non sento niente.
Parla! Parla dentro al tubo!
gus (guarda Ben, poi parla nel tubo) La dispensa vuota!
ben Dallo a me. (Gli strappa il tubo e lo porta alla bocca;
gus

ben

IL CALAPRANZI

125

parlando con grande deferenza) Buona sera. Mi dispiace disturbarvi, ma penso sia giusto informarvi che non
c pi niente. Abbiamo mandato su tutto quello che
avevamo. Non c pi niente. (Porta il tubo lentamente
verso lorecchio) Cosa? (Alla bocca) Cosa? (Allorecchio.
Ascolta. Alla bocca) No, abbiamo mandato su tutto quello
che avevamo. (Allorecchio. Ascolta. Alla bocca) Oh, mi
dispiace molto. (Allorecchio. Ascolta. A Gus) La tartina
al limone andata a male. (Ascolta. A Gus) Il cioccolato
sciolto. (Ascolta. A Gus) Il latte rancido.
gus E i salatini?
ben (ascoltando) I biscotti sanno di muffa. (Fissa Gus con
severit. Tubo alla bocca) Beh, siamo molto dispiaciuti.
(Tubo allorecchio) Come? (Alla bocca) Come? (Allorecchio) S. S. (Alla bocca) S, certo. Certo. Subito. (Allorecchio. La voce ha smesso. Riappende il tubo. Eccitato) Hai
sentito?
gus Cosa?
ben Hai sentito cosha detto? Accendi lacqua! Non metti
su lacqua! Non accendi il gas, ma accendi lacqua!
gus Come facciamo ad accendere lacqua?
ben In che senso?
gus Non c gas.
ben (battendosi la fronte con una mano) E ora cosa facciamo?
gus Perch vuole che accendiamo lacqua?
ben Per il t. Vuole una tazza di t.
gus Ah, vuole una tazza di t, lui! E io? tutta la notte che
sogno una tazza di t!
ben (con tono disperato) E ora cosa facciamo?
gus Cosa beviamo? (Ben si siede sul letto con lo sguardo
fisso). E noi? (Ben rimane seduto). Anchio ho sete. E
muoio di fame. E lui vuole una tazza di t. veramente
il colmo. (Ben fa cadere la testa sul petto). Ho proprio
bisogno di qualche cosa di sostanzioso. E tu? Anche tu
hai laria di averne bisogno. (Gus si siede sul suo letto)
Gli mandiamo su tutto quello che abbiamo e ancora non
soddisfatto. C di che far ridere il gatto. Perch gli
hai mandato su tutta quella roba? (Pensieroso) Perch
lho mandata su io? (Pausa). Chiss cosha l su? Magari uninsalatiera piena. Qualcosa, di sopra, devono
pur avercela. Da quaggi non possono certo aspettarsi
molto. Hai notato che non hanno mai chiesto linsalata?
Magari ne hanno una scodella piena. Con carne fredda,

126

HAROLD PINTER

ravanelli, cetrioli. Crescione. Tonno. (Pausa). Uova sode.


(Pausa). Di tutto. E magari anche un cartone di birra. E
magari stanno bevendola con i miei salatini. Hai visto che
non hanno avuto niente da ridire sui miei salatini? Non ti
preoccupare che quelli se la cavano bene. Non crederai
mica che stanno l, con le mani in mano, ad aspettare che
gli venga qualcosa da qua sotto? Se no stanno freschi.
(Pausa). Se la cavano pi che bene. (Pausa). E poi vuole
anche t. (Pausa). Quello ci piglia in giro. (Guarda Ben,
si alza, e va da lui) Coshai? Non hai laria di stare bene.
Io avrei bisogno di unAlka-Seltzer.
Ben si raddrizza.
(a bassa voce) Si sta facendo tardi.
Lo so. Ma a me non piace lavorare a stomaco vuoto.
ben (annoiato) Stai zitto un attimo. Ripassiamo insieme le
istruzioni.
gus Perch? Lo facciamo sempre allo stesso modo.
ben Cominciamo con te. (Gus sospira e si siede sul letto
vicino a Ben. Le istruzioni saranno dette e ripetute automaticamente). Quando arriva la chiamata tu ti metti dietro
alla porta.
gus Mi metto dietro alla porta.
ben Se bussano tu non rispondi.
gus Se bussano io non rispondo.
ben Ma non busser nessuno.
gus E allora io non risponder.
ben Quando il tizio entra
gus Quando il tizio entra
ben Gli chiudi la porta dietro.
gus Gli chiudo la porta dietro.
ben Senza farti notare.
gus Senza farmi notare.
ben Lui mi vede e viene verso di me.
gus Lui ti vede e viene verso di te.
ben A te non ti vedr.
gus (assente) Eh?
ben A te non ti vedr.
gus A me non mi vedr.
ben Ma vedr me.
gus Vedr te.
ben Non sa che ci sei anche tu.
ben

gus

IL CALAPRANZI
gus

127

Non sa che ci sei anche tu.


Non sa che ci sei anche tu.
gus Non sa che ci sono anchio.
ben Io tiro fuori la pistola.
gus Tu tiri fuori la pistola.
ben Lui si blocca.
gus Lui si blocca.
ben Se si gira
gus Se si gira
ben Tu sei l.
gus Io sono qui. (Ben aggrotta le sopracciglia e si preme la
fronte). Ti sei scordato di una cosa.
ben Lo so. Cosa?
gus Non ho ancora tirato fuori la mia pistola, secondo le
tue istruzioni.
ben Tiri fuori la tua pistola
gus Dopo che ho chiuso la porta.
ben Dopo che hai chiuso la porta.
gusLo sai che questo non te leri mai dimenticato prima?
ben Quando ti vede dietro di lui
gus Mi vede dietro di lui
ben E vede me di fronte a lui
gus E vede te di fronte a lui
ben Rimarr incerto
gus A disagio.
ben Non sapr cosa fare.
gus E allora cosa far?
ben Prima guarder me e poi guarder te.
gus Noi non diremo una parola.
ben Lo guarderemo.
gus Lui non dir una parola.
ben Ci guarder.
gus E noi guarderemo lui.
ben Nessuno dir una parola.
ben

Pausa.
gus

Cosa facciamo se una ragazza?


Le stesse cose.
gus Esattamente le stesse?
ben Esattamente.
ben

Pausa.

128

HAROLD PINTER

gus

Nulla di diverso?
Facciamo esattamente le stesse cose.
gus Ah. (Si alza e rabbrividisce) Scusami. (Esce a sinistra.
Ben rimane seduto sul letto, immobile. Dalla quinta a sinistra si sente tirare lo sciacquone, una sola volta, che non funziona. Silenzio. Gus rientra e si ferma sulla porta, molto
pensieroso. Guarda Ben, e si incammina lentamente verso il
suo letto. preoccupato. Rimane in piedi, a pensare. Si gira
e guarda Ben. Fa qualche passo verso di lui. Lentamente con
tono basso e teso) Perch ci ha mandato i fiammiferi se sa
che non c gas? (Silenzio. Ben ha lo sguardo fisso davanti
a lui. Gus a sinistra di Ben, ai piedi del letto per parlargli
nellaltro orecchio) Ben. Perch ci ha mandato i fiammiferi
se sa che non c gas? (Ben alza lo sguardo). Perch?
ben Chi?
gus Chi ci ha mandato quei fiammiferi?
ben Di cosa parli?
ben

Gus lo guarda dallalto.


(profondamente) Chi c di sopra?
(nervoso) Cosa centra?
gus Niente, ma chi c di sopra?
ben Cosa centra? (Cerca a tentoni il giornale sul letto).
gus Ti ho fatto una domanda.
ben Basta!
gus (sempre pi agitato) Ti avevo chiesto, prima. Chi subentrato? Te lho chiesto prima. Perch tu mi avevi detto
che quelli che cerano se ne erano andati. E allora chi
subentrato al loro posto?
ben Taci.
gus Te lavevo chiesto prima, ti ricordi?
ben (alzandosi) Taci!
gus (febbrilmente) Te lavevo chiesto prima, ti ricordi? Chi
era il proprietario di questo posto? (Ben lo colpisce con
cattiveria sulla spalla). Te lavevo chiesto, no, chi lo gestiva prima? (Ben lo colpisce con cattiveria sulla spalla. Gus
con violenza) E allora? Cosa sono tutti questi giochetti?
Questo quello che voglio sapere. Cosa li fa a fare?
ben Quali giochetti?
gus (con impeto, avanzando) Cosa li fa a fare? Abbiamo
gi superato le prove, no? Le abbiamo superate tutte,
anni fa, non cos? Le abbiamo superate insieme, ti rigus
ben

IL CALAPRANZI

129

cordi? Sono anni che ci mettono alla prova, non vero?


Abbiamo sempre fatto il nostro dovere. Cosa li fa a fare?
Che motivo c? Perch fare tutti questi giochetti? (Il
calapranzi scende dietro di loro. Il solito baccano accompagnato, questa volta, da un fischio stridente, mentre scende. Gus corre verso lo sportello e prende il foglio.
Leggendo) Scampi! (Accartoccia il foglio, afferra il tubo,
estrae il fischio, soffia e parla) non abbiamo pi niente!
niente! capito?
Ben gli afferra il tubo e spinge Gus via. Lo segue e lo
colpisce sul petto.
ben

Smettila! Sei pazzo!


Ma hai sentito?
ben (fuori di s) Ora basta, eh! Non te lo dico pi! (Silenzio. Ben riattacca il tubo. Va a sdraiarsi sul suo letto. Prende il giornale e legge. Silenzio. Il calapranzi risale. Si girano
di scatto, i loro sguardi si incontrano. Ben riprende a leggere. Gus torna lentamente al suo letto, e si siede. Silenzio.
Il calapranzi ritorna al suo posto. Si girano di scatto, i loro
sguardi si incontrano. Ben torna a leggere. Silenzio. Ben
getta il giornale) Cazzo! (Riprende il giornale e lo guarda)
Senti questa! (Pausa). Cosa ne dici, eh? (Pausa). Cazzo!
(Pausa). Hai mai sentito una cosa simile?
gus (con tono annoiato) Ma di!
ben la verit.
gus Ma smettila.
ben scritto qui, nero su bianco.
gus (con tono basso) accaduto davvero?
ben Ti rendi conto?
gus Da non credersi.
ben Quanto basta per farti vomitare.
gus (quasi sottovoce) Incredibile.
gus

Ben scuote la testa. Mette gi il giornale e si alza. Sistema


la pistola nella fondina. Gus si alza. Va verso la porta, a
sinistra.
ben

gus

Dove vai?
A bere un bicchiere dacqua. (Esce).

Ben si spolvera il vestito e le scarpe. Il tubo fischia. Ben va

130

HAROLD PINTER

a rispondere, lo porta allorecchio. Ascolta. Lo porta alla


bocca.
ben

S. (Allorecchio. Ascolta. Alla bocca) Subito. Daccordo. (Allorecchio. Ascolta. Alla bocca) Certo, siamo pronti. (Allorecchio. Ascolta. Alla bocca) Capito. Ripeto. arrivato e scender subito. Usare il solito metodo. Capito.
(Allorecchio. Ascolta. Alla bocca) Certo, siamo pronti.
(Allorecchio. Ascolta. Alla bocca) Bene. (Riattacca il tubo)
Gus! (Tira fuori un pettine e si pettina, si aggiusta la giacca
in modo che non si veda il rigonfiamento della pistola. In
quinta, a sinistra, si scarica lo sciacquone. Ben va rapidamente verso la porta, a sinistra) Gus!

La porta, a destra, si apre di scatto. Ben si gira, con la


pistola puntata verso la porta. Gus entra inciampando.
stato spogliato di tutto, giacca, gilet, cravatta, fondina
e pistola. Si ferma con il corpo curvo, le braccia a penzoloni. Alza la testa e guarda Ben. Un lungo silenzio. Si
fissano a vicenda.
Sipario.

La serra

Nota dellautore.
Scrissi La serra nellinverno del 1958. La misi da parte
per poterci riflettere ancora e non tentai, in quegli anni, di
farla rappresentare. Continuai invece a scrivere Il custode.
Nel 1979 rilessi La serra e decisi che valeva la pena di metterla in scena. Feci alcuni cambiamenti durante le prove,
soprattutto tagli.

La serra (The Hothouse) stata rappresentata per la prima volta allHampstead Theatre, a Londra, il 24 aprile 1980
con la regia di Harold Pinter. Poi fu trasferita allAmbassador Theatre, a Londra, il 25 giugno 1980, con la seguente
distribuzione:
Roote
Derek Newark
Gibbs
James Grant
Lamb
Roger Davidson
Miss Cutts Angela Pleasence
Lush
Robert East
Tubb
Michael Forrest
Lobb
Edward de Souza
Scene di Eileen Diss
Costumi di Elizabeth Walker
Luci di Gerry Jenkinson
Suoni di Dominic Muldowney
Nellestate del 1995 La serra stata messa in scena da David Jones al Chichester Minerva Theatre con lo stesso Pinter
nel ruolo di Roote.

Personaggi
Roote, uomo sui cinquantanni
Gibbs, uomo sui trentanni
Lamb, uomo sui ventanni
Miss Cutts, donna sui trentanni
Lush, uomo sui trentanni
Tubb, uomo di cinquantanni
Lobb, uomo di cinquantanni

Le scene
Lufficio di Roote.
Una scala.
Un soggiorno.
Una stanza insonorizzata.
Lufficio di Lobb al Ministero.

ATTO PRIMO

Lufficio di Roote. Mattino.


Roote in piedi vicino alla finestra e guarda fuori. Gibbs
allo schedario, sta esaminando alcune pratiche.
roote

Gibbs.
Sissignore?
roote Mi dica
gibbs Sissignore?
roote Come va il 6457?
gibbs Il 6457, signor direttore?
roote S.
gibbs morto, signore.
roote Morto?
gibbs morto gioved, signore.
roote Gioved? Ma cosa dice? Che giorno oggi?
gibbs Sabato, signore.
roote Sabato ma, dio mio, gli ho parlato, quand stato? (Apre la sua agenda da tavolo) Recentemente. Laltro
giorno. Ieri, se non mi sbaglio. Aspetti un attimo.
gibbs Ieri mi sembra un po difficile, signore.
roote Perch?
gibbs Ho provveduto io, personalmente, alle sue esequie,
signore.
roote Ma ridicolo. Di cosa morto?
gibbs Come ha detto, signore?
roote Visto che morto, mi dica di cosa morto.
gibbs Di infarto, signore.
gibbs

Roote lo fissa, si siede alla scrivania e consulta lagenda.

138

HAROLD PINTER

Aspetti ecco qui. Lho trovato. Colloquio con il 6457,


ore dieci, venerd mattina. Per cui ieri. Come lo spiega?
gibbs Credo ci sia una piccola discrepanza, signore.
roote Discrepanza! Altro che discrepanza! Lei viene a
dirmi che un uomo morto quando io ho segnato qui di
aver parlato con lo stesso ieri mattina. Mentre, secondo
lei, si trovava gi nella fossa. Ha proprio ragione, ci deve
essere una piccola discrepanza.
gibbs Intendevo nelle date, signore.
roote Nelle date? Quali date?
gibbs Nella sua agenda, signore. (Si avvicina alla scrivania)
Mi permetto di farle notare che lei si riferisce a venerd
diciassette. (Gli indica la data sulla pagina) L, signore.
Ieri era venerd ventiquattro (Gira le pagine in avanti e gli
indica una data) Qui, signore. Lei ha avuto un colloquio
col 6457, il diciassette. E lui morto il ventitre. (Gli indica una data) Qui.
roote Cosa!? (Gira le pagine allindietro) Buon dio, ha
ragione. Ha proprio ragione. Incredibile. Unintera settimana vuota, non c segnato nulla su questa agenda.
gibbs Non ha ricevuto nessun paziente la scorsa settimana,
signore.
roote Ah, no, eh? E perch?
gibbs Il giorno diciotto lei, signore, ha deciso di cancellare tutti i colloqui fino a nuovo ordine.
roote (lentamente) Ah, gi. vero.
roote

Gibbs gira intorno alla scrivania.


gibbs

E per la precisione vorrei farle notare, signore, se


me lo permette, che parrebbe esserci anche unaltra discrepanza.
roote Unaltra?
gibbs Sissignore.
roote Lei molto zelante stamattina, vero Gibbs?
gibbs Cerco di mantenere vivo il mio spirito di osservazione, signore.
roote Non mi stia troppo vicino. Cos mi sta addosso.
Cosa c?
gibbs Mi scusi, signore. (Si allontana di un passo dalla scrivania).
roote C tanto spazio qui. Perch continua a soffiarmi
sul collo?

LA SERRA

139

gibbs

Le chiedo scusa, signore.


Non c niente di pi fastidioso.
gibbs Sono uno sbadato, signore.
roote

Pausa.
roote

Beh e allora, questaltra discrepanza?


(con tono piatto) Non era con il 6457 che ha avuto il
colloquio del diciassette, signore.
roote Gibbs.
gibbs Signore?
roote Una domanda.
gibbs Sissignore.
roote Mi sta prendendo per il culo?
gibbs Non mi permetterei mai, signore.
gibbs

Breve pausa.
E va bene. Ha appena detto che non era con il 6457
che ho avuto il colloquio del diciassette. Quali prove ha a
sostegno di questa sua tesi?
gibbs I numeri sulla sua agenda, signore.
roote I numeri?
gibbs Un numero, signore. Se mi permette (Si china sulla scrivania) questo qui.
roote Quale?
gibbs Questo. Non un sette, signore. un nove.
roote Un nove?
gibbs Nove, s, signore. Il numero 6459.
roote Buon dio, vero. Nove. Beh, non un nove molto
chiaro, non trova?
gibbs Difatti lei ha avuto un colloquio con il 6459, signore.
roote Sar cos. Strano. Chiss perch ho pensato fosse
un sette. (Si alza di scatto) tutto cos ridicolo! il sistema che sbagliato. (Attraversa la stanza) Dovremmo
smettere di usare questi stupidi numeri. Servono solo a
confondere le cose. Perch non usiamo i loro nomi, buon
dio? Ce lhanno un nome, no?
gibbs stato il suo predecessore a istituire luso dei numeri, signore.
roote Come fa a saperlo?
gibbs Cos mi risulta, signore.
roote Ma se lei, allora, non era nemmeno qui.
roote

140
gibbs

HAROLD PINTER

Nossignore.
Io invece cero.
gibbs Sissignore.
roote Ero l in piedi, dove si trova lei adesso. Proprio
l. Dicevo sissignore, nossignore, certo signore. Proprio
come lei. Non mi sono fatto raccomandare da nessuno
per arrivare dove sono arrivato. Ci sono arrivato da solo.
Quando il mio predecessore si ritirato sono stato
nominato al suo posto. E lo sa perch lei mi chiama signore, adesso?
gibbs Sissignore.
roote Perch?
gibbs Perch anche lei lo chiamava signore, allora.
roote Esatto! (Pausa). Per qualche volta penso di essere stato un po lento nellintrodurre dei cambiamenti.
Dopotutto cambiare lordine delle cose. Cio, voglio
dire, nellordine delle cose, non lordine delle cose,
nellordine delle cose. (Breve pausa). Tuttavia, ogni tanto penso che avrei potuto istituire pi cambiamenti se
ne avessi avuto il tempo. Non dico molti cambiamenti o
cambiamenti drastici. Non sono necessari. Ma, per esempio, questo uso dei numeri. Sarebbe cos pi semplice se
li chiamassimo con i loro nomi. Non faremmo tutta questa confusione. Dopotutto non sono mica dei criminali.
solo gente che ha bisogno di aiuto, a cui cerchiamo di
dare quellaiuto, in un modo o nellaltro, con tutta la discrezione, e il criterio che abbiamo a disposizione, perch
riacquistino la fiducia, fiducia in se stessi, fiducia negli
altri, fiducia nel mondo. E che caspita? Dopotutto
gente raccomandata personalmente dal Ministero. Non
sono mica dei Tizio, Caio o Sempronio qualsiasi. (Si
ferma, rimuginando) Spesso penso che deve essere deprimente in un certo senso essere considerati sempre e
solo dei numeri. Dopo qualche anno che sono qui magari
non si ricordano nemmeno il nome che gli hanno dato i
loro padri. O le loro madri. (Pausa). Uno degli scopi di
questo istituto quello di incutere fiducia, in ognuno di
loro, quella fiducia che permetter loro un giorno di dire
Io sono Gubbins tanto per fare un esempio. Non
facile, non facile, lo so, ma certo il fatto che ci rivolgiamo
a loro sempre come a un 5244 qualsiasi, rende il compito
due volte pi difficile, non crede? Noi perdiamo memoria
dei loro nomi e loro perdono memoria dei propri nomi.
roote

LA SERRA

141

Spesso mi domando se questo sia un metodo giusto. (Si


siede alla scrivania).
gibbs Vuole che le annoti sullagenda di approfondire largomento, signore?
roote (seccamente) Assolutamente no. Non possiamo.
gibbs Non possiamo?
roote Lo sa anche troppo bene che non possiamo. Questa
una delle norme di procedura stabilite dalla costituzione originale. Ai pazienti deve essere assegnato un numero
e devono essere chiamati con quel numero. Cos e cos
deve rimanere. Ha capito?
gibbs Perfettamente, signore. (Va allo schedario).
roote Un decesso qui dentro?
gibbs Mi scusi, signore?
roote Un decesso? Ha detto che questo uomo morto?
gibbs Il 6457, signore? Sissignore.
roote E qual era?
gibbs Ha avuto molto a che fare con lui, signore.
roote Ho trattato con lui personalmente?
gibbs Sissignore.
roote Insomma, si pu sapere chi era, buon dio?
gibbsLo conosceva bene, signore.
roote Non fa che ripetermelo! Ma io non mi ricordo un
cazzo di lui. Comera fisicamente?
Pausa.
gibbs

Magrolino.
Capelli chiari?
gibbs (sedendosi) Certo non scuri.
roote

Pausa.
roote
gibbs

Alto?
Certamente non basso.

Pausa.
roote

Viso affilato?
Piuttosto affilato, signore.
roote S. (Pausa). S, aveva un viso piuttosto affilato, vero?
gibbs S, piuttosto affilato, signore.
roote Zoppicava un po?
gibbs

142

HAROLD PINTER

gibbs

Un tantino forse.
Certo, zoppicava. Zoppicava con la gamba sinistra.
gibbs Con quella sinistra, signore?
roote Beh, con una delle due. Su questo non ho dubbi.
gibbs S, zoppicava un po, signore.
roote S, certo che zoppicava. (Pausa). Zoppicava un po.
Quando camminava zoppicava. Aveva i capelli prematuramente grigi. Prematuramente grigi. (Pausa). S, lo ricordo benissimo. (Pausa). morto, ha detto?
gibbs Sissignore.
roote Perch non mi stato riferito? suo preciso compito tenermi informato su tutto quello che succede qui
dentro, per quanto insignificante o banale possa essere.
Esigo una risposta. Perch non mi stato riferito?
gibbs Ha firmato lei il certificato di morte, signore. (Va allo
schedario).
roote Ha avuto una sepoltura decorosa?
gibbs Molto decorosa, signore.
roote Non capisco perch non sono stato invitato. Chi ha
pronunciato lestremo saluto?
gibbs Non c stato nessun estremo saluto, signore.
roote (scandalizzato) Nessun estremo saluto? (Si alza, va
alla finestra e guarda fuori) Sta nevicando. Non lora della passeggiata dei pazienti?
gibbs Non oggi, signore.
roote Perch no?
gibbs Natale, signore.
roote

Roote torna alla scrivania e si siede.


roote

Va bene, per ora tutto. Non dimentichi niente.


(Guarda alcune carte. Gibbs non si muove. Roote alza lo
sguardo) Cosa c? Cosa aspetta?
gibbs Mi ha fatto una domanda prima, signore, a cui non
ho avuto la possibilit di rispondere.
roote Non ne ha avuto la possibilit? Cosa significa? Che
ho parlato troppo?
gibbs Ma si figuri, signore. Siamo semplicemente passati a
un altro argomento.
roote (guardandolo) Gibbs.
gibbs Sissignore?
roote (con tono confidenziale) Detto fra noi, da uomo a
uomo, non che per caso lei mi stia prendendo per il culo?

LA SERRA

143

gibbs

Nossignore, nel modo pi assoluto. Per nessuna ragione. Mi sembra solo riprovevole da parte mia non rispondere alle domande che lei mi rivolge, o per lo meno
penso di dover fare del mio meglio per adempirvi. Lei
dipende da me per certe informazioni e credo che sia mio
preciso dovere fornirgliele, soprattutto quando la richiesta specifica.
roote Smetta di pontificare! stata una mattinata massacrante. Se la mattinata andata cos chiss come sar
il resto della giornata! Non c metodo, questo il vero
guaio. Senta. La prossima volta che le faccio una domanda mi risponda subito, cos non perdiamo tanto tempo a
girarci intorno. Non c disciplina in questo posto. (Pausa). Avanti, mi dica, qual questa domanda?
gibbs Lei mi ha chiesto, signore
roote Aspetti! (Si sporge sulla scrivania. Con calma) Prima di continuare, Gibbs, lasci che le dica una cosa. Stia
molto attento a quello che dice. Sta per ripetermi una
domanda che sostiene abbia fatto io. Non so quello che
sta per dire, ma appena lavr detto sapr immediatamente se quella domanda lho fatta io, oppure no. Non
ne dubiti.
gibbs Sissignore.
roote Non sono mica arrivato qui per caso. Me ne accorger subito. Non ne dubiti.
gibbs Nossignore.
roote Si attenga ai fatti, amico mio, e non ci allontaneremo troppo dalla verit.
gibbs Sissignore.
Pausa.
roote
gibbs

Forza, qual era la domanda?


Mi aveva chiesto come stava il 6459, signore.

Pausa.
(senza espressione) Davvero?
Per essere pi precisi, signore, lei mi aveva chiesto
informazioni del 6457, ma, siccome sappiamo che il 6457
morto, abbiamo convenuto insieme, dopo aver risolto
alcune discrepanze, che in realt lei si riferiva al 6459.

roote
gibbs

144

HAROLD PINTER

Pausa.
roote

(senza espressione) Davvero?

Le luci si dissolvono sullufficio. E si alzano sul soggiorno. Miss Cutts e Lamb entrano nel soggiorno.
lamb

stato proprio divertente. Gioca davvero bene,


Miss Cutts.
cutts Sul serio?
lamb Benissimo. Mi sono proprio divertito. (Miss Cutts si
siede. Lamb va al distributore del caff) Latte?
cutts No, niente latte.
lamb (con un risolino) Lo sa che sono rimasto proprio sorpreso stamattina quando venuta a chiedermi se sapevo
giocare a ping-pong? In realt, prima di oggi, non ci eravamo scambiati nemmeno una parola. (Le porge il caff)
stata davvero gentile. Gioca spesso?
cutts No, non spesso.
lamb Beh, siamo stati fortunati ad avere lo stesso turno del
mattino, non trova? Ora sappiamo che abbiamo qualcosa in comune, giochiamo tutti e due a ping-pong. Erano
anni che non giocavo. (Pausa. Si siede col suo caff) Le
piace questo posto?
cutts Oh, s. cos gratificante.
lamb Il suo lavoro?
cutts Molto gratificante.
lamb Immagino che lei sia qui gi da qualche tempo.
cutts Mmnn. S.
lamb E con il signor Roote? Va daccordo?
cutts una persona incantevole. Cos genuina.
lamb S, ne sono sicuro. In realt non ci ho ancora
parlato. Mi aspetto di conoscerlo da un momento allaltro. (Si alza e cammina per la stanza) Vorrei solo avere
qualcosa di pi da fare. Sono un tipo molto energico, io.
Ho straordinarie facolt mentali. Sono di quelli che non
smettono mai di pensare sa? E poi, quando mi venuta
in mente unidea, ho voglia di metterla subito in pratica.
Penso molto ai pazienti, qui. (Pausa). I pazienti le danno
parecchio da fare, immagino.
cutts Mmmn
Lush entra nel soggiorno, di fretta.

LA SERRA

145

lush

Avete visto Gibbs?


Gibbs? (Lush esce). Che strano. Lha sentito, signorina Cutts? Era Lush. Ha chiesto se avevamo visto
Gibbs.

lamb

Miss Cutts affondata nella poltrona.


cutts

Eh?
Lush. Si affacciato un attimo fa. E ha chiesto se
avevamo visto Gibbs.
cutts E lo abbiamo visto?
lamb Io no. (Pausa). Lo sa, io non mi sono ancora abituato a questo posto. (Pausa). Ha capito come? Lo dico
solo a lei, non lo direi a nessun altro, naturalmente.
che non sono riuscito a legare con gli altri. S, mi sono
imbattuto in Hogg, circa una settimana fa, vicino alla
palestra, mi ha salutato molto gentilmente, ma non lho
pi rivisto da allora. (Con unimprovvisa vivacit) Le
spiego, in realt le cose sono andate cos al Ministero
mi dissero, allora lavoravo in uno degli altri dipartimenti, facevo un lavoro del tutto diverso beh, comunque,
mi dissero Lei stato trasferito. Io avevo gi sentito
parlare di questo posto, ovviamente. E la cosa, l per l,
mi entusiasm. Ma cosa dovrei fare esattamente, domandai. Glielo diranno quando sar l, mi risposero, noi
riteniamo che lei abbia le qualifiche adatte. (Pausa). Testuali parole. Pi di un anno fa. (Pausa). E ancora oggi
non conosco il nome di quello che ho sostituito, non
so nemmeno perch se n andato. Su una cosa non ho
dubbi, non faceva certo quello che faccio io. O se lo faceva, non lo faceva certo come lo faccio io. Tanto per cominciare da quando se n andato i turni sono stati tutti
cambiati. Quindi non aveva il mio stesso turno, e se non
aveva il mio turno, mi sembra impossibile che potesse
avere il mio stesso compito. Perch sono proprio i turni
a differenziare i compiti. (Pausa). Prenda il mio lavoro,
per esempio. Devo controllare che tutti i cancelli esterni
siano chiusi dallinterno e che tutte le porte dei pazienti
siano chiuse dallesterno. Mi mantiene in allenamento,
su questo non posso lamentarmi. Ci metto circa due ore
e sei minuti per controllare tutti i cancelli e tutte le porte, poi ho una pausa di dieci minuti, e ricomincio da
capo. Ovviamente ho anche gli intervalli regolamentari.
lamb

146

HAROLD PINTER

Prima colazione, colazione, t e cena. Certo mi sento


a pezzi alla fine del mio turno, non posso negarlo. Ma
come le dicevo mi d il tempo per pensare non durante il controllo delle serrature sintende ma tra una
serratura e laltra mi d il tempo per pensare, e penso
soprattutto ai pazienti. E se devo essere sincero mi vengono delle ottime idee in testa. A proposito, ho sentito
dire che, a volte, danno dei piccoli riconoscimenti per
il lavoro svolto dopo un certo periodo, naturalmente.
Ho la netta sensazione che il mio momento sia giunto.
(Pausa). Forse anche per una promozione. (Pausa). A
dir la verit non credo di poter fare molta carriera con il
compito che mi hanno affidato finora. Non c un vero
margine. Come vorrei poter trattare direttamente con
i pazienti. Ho elaborato diversi progetti, sa, idee, per
creare dei rapporti veramente moderni e costruttivi con
i pazienti li ho inoltrati in direzione. Non ho ancora
avuto una risposta. Penso che forse stiano considerando
la mia promozione proprio in base ai progetti che ho
inoltrato. A proposito vorrei chiederle una cosa, secondo lei, ho fatto bene a mandarli a inoltrarli in direzione oppure avrei dovuto consegnarli personalmente a
qualcuno in particolare? Il problema per , a chi?
Miss Cutts guarda lorologio. Si alza.
cutts

Voglia scusarmi. Ho un appuntamento. (Va alla


porta).

Lamb la segue.
Le confesso che lei lunica amica che ho qui dentro. Non riesco a comunicare con nessun altro. Non
so perch. In fondo abbiamo tutti gli stessi interessi. Non
crede?

lamb

Escono. Le luci si dissolvono sul soggiorno. Si alzano


sullufficio. Roote e Gibbs sono nella stessa posizione di
prima.
roote
gibbs

(consapevolmente) E allora, come sta il 6459?


Ha partorito un maschio, signore.

LA SERRA

147

Pausa.
roote

Ha fatto cosa?
Ha partorito, signore.
roote Cosa?
gibbs Un maschio, signore.
gibbs

Pausa.
roote
gibbs

Mi sembra che lei stia esagerando, Gibbs.


Non io, signore, glielo posso assicurare.

Roote si sporge dalla scrivania.


roote
gibbs

roote
gibbs

roote
gibbs

Ha partorito?
Sissignore.
Un bambino?
Sissignore.
Qui dentro?
Al quarto piano, signore.

Roote si alza, si appoggia alla scrivania e si china verso


Gibbs, sta per parlare, ma non ci riesce, si gira, si allontana dalla scrivania, attraversa lufficio a passi pesanti.
roote
gibbs

Sesso?
Maschile.

Roote si accascia sul divano.


roote

Proprio quello che ci voleva per concludere la mattinata in bellezza. Proprio quello che ci voleva. (Tira fuori
dalla tasca un paio di occhiali, se li infila e guarda Gibbs
che dallaltra parte della stanza) Sono attonito. Sbigottito. Totalmente allibito! Non era mai successo prima
dora. Mai! N in tutti gli anni in cui sono stato qui io,
n in tutti quelli in cui c stato il mio predecessore. N
tanto meno prima di lui. Passiamo un anno dopo laltro,
un inverno dopo laltro, a tentare di perfezionare il funzionamento di unistituzione cos fragile nella sua concezione e nella sua realizzazione, e cos fragile il confine
tra il conseguimento delle nostre aspirazioni e il crollo
delle stesse, e non intendo solo le nostre aspirazioni; ma,

148

HAROLD PINTER

e soprattutto, le aspirazioni di unintera comunit, che


oserei definire una tradizione, un ideale; una complicit
tessuta capillarmente tra lassistito e chi lo assiste, che in
grado di sfidare qualsiasi tipo di prova; cercando sempre
di perseguire questo scopo, questo equilibrio che pi
delicato di pi delicato di molto, molto pi delicato.
Anno dopo anno, questa operazione stata cos affinata
che perfino il peso di una piuma potrebbe farla vacillare e piombare nel caos, nellignominia, fino a distruggere
e cancellare tutte le nostre speranze. Mio Dio. (Si alza)
Ordine, signori, in nome di Dio, ordine! come disse
il mio predecessore in unindimenticabile occasione. Ricordo il silenzio, una platea sterminata di volti accesi, e
lui con il suo ciuffo dorato, la sua pipa accesa, dritto e
autoritario, con una stazza degna di un soldato, ci guardava dal palco. La palestra era gremita, mancava laria,
solo posti in piedi. I pi fortunati erano appollaiati sui cavalletti o appesi immobili alle spalliere. Ordine, signori
disse per amor di Mike! Come un sol uomo ci girammo tutti a guardare Mike fuori dalla finestra, fissammo la
sua statua ricoperta di neve, oggi come allora. Mike! Il
predecessore del mio predecessore, il predecessore di noi
tutti, luomo che ha posato la prima pietra, luomo che
accolse il primo paziente, luomo che dopo essere stato
seguito da una incredibile orda di pazienti, o aspiranti
pazienti, per citt e paesi, per mari e per monti, che lo
aspettava sotto a ripari di fortuna, lungo i ponti e in fosse
profonde anche due metri, decise di aprire istituti in tutto
il paese, oltre che case di riposo, cliniche, case di cura, sanatori. Fu autorizzato dal Ministero, venerato dal popolo, sovvenzionato dallo Stato. Aveva iniziato unopera per
lumanit, a scopo umanitario e dettata da umanit. E la
parola chiave era, ordine. (Si gira verso Gibbs) Io, Gibbs,
ho cercato di mantenere quellordine. Per vocazione. E
lei sceglie proprio il giorno di Natale per portarmi questa
notizia. Glielo dico con tutta franchezza, sento odor di
catastrofe.
gibbs Con tutto il rispetto, signore, non mi sembra che
questo fatto sia cos rilevante.
roote Ah no, eh? Che lei sappia, c mai stato un parto
qui dentro, prima dora?
gibbs No, non che io sappia, signore.
roote Quindi non abbiamo un metro. Da buon matema-

LA SERRA

149

tico qual , si render conto che non abbiamo un termine


di paragone con cui misurare questo evento tanto da valutarne con pi facilit le implicazioni del caso.
gibbs Non sono un matematico, signore.
roote Beh, ne ha tutta laria! (Si mette gli occhiali in tasca
e si siede alla scrivania) Bene! Dobbiamo metterci al lavoro. Trovare il colpevole. Chi ?
gibbs Questo, signore, non siamo ancora riusciti ad accertarlo.
roote Come mai? Avete chiesto alla paziente?
gibbs Sissignore.
roote E cosha detto?
gibbs stata evasiva, signore. Ha detto che non poteva
esserne certa perch nel corso dellanno ha avuto rapporti con quasi tutto il personale medico.
roote Con quasi tutto il personale medico?
gibbs Sissignore, in base alla sua dichiarazione.
Roote si strofina la bocca.
Qual la 6459?
una donna sulla trentina
roote Non mi dice niente, vada avanti, com fisicamente? Magari la conosco.
gibbs Su questo non ci sono dubbi, signore.
roote Com fisicamente?
roote
gibbs

Pausa.
gibbs

Grassoccia.
Capelli scuri?
gibbs Non bionda, signore.
roote

Pausa.
roote
gibbs

Piccolina?
Certamente non alta.

Pausa.
roote

Con un viso piuttosto sensuale?


piuttosto sensuale, signore.
roote S. (Pausa). S, s, ha un viso piuttosto sensuale, vero?
gibbsS,

150

HAROLD PINTER

gibbs

S, direi decisamente sensuale, signore.


Sculetta quando cammina?
gibbs Un tantino forse, signore.
roote S, sculetta. Sculetta, con la natica sinistra.
gibbs Con quella sinistra, signore?
roote Beh, con una delle due. Su questo non ho dubbi.
gibbs S, sculetta un po, signore.
roote S, certo che sculetta. (Pausa). Sculetta un po.
Quando cammina sculetta. E si rimpinza di caramelle quando ne trova.
gibbs Verissimo, signore.
roote

Pausa.
roote

No non credo di conoscerla. (Pausa). E cos lei


mi dice che questa donna ha avuto rapporti con quasi
tutto il personale medico?
gibbs A quanto pare, signore.
roote (alzandosi) Beh, uno di loro si spinto un po
troppo in l. Non ha usato il cervello! Dimenticandosi
le nozioni elementari! Il buonsenso! Non sono contrario al fatto che il personale medico maschile intinga il
biscotto di tanto in tanto. inevitabile. In qualche posto
dovranno pur infilarlo. Dopotutto anche nellinteresse
della scienza. Se un membro del personale medico decide
che, per il bene di una paziente, sono necessari un certo
numero di coiti, beh, come prendere due piccioni con
una fava! Non fa male a nessuno. Per lo meno questo
ci che mi ha insegnato lesperienza. (Con impeto) Ma
le regole le conosciamo tutti! Mai cavalcare senza sella.
Prendere sempre le dovute precauzioni. Altrimenti subentrano le complicazioni. Mai cavalcare senza sella e
poi stendere e inoltrare sempre un rapporto dettagliato.
Dopotutto le reazioni della paziente devono essere consegnate e confrontate con le altre, schedate, stampate e se
possibile verificate! Mi sembra logico. (Biecamente) Le
dir una cosa, Gibbs, che mi chiara. Qualcuno non ha
steso n inoltrato il rapporto.
gibbs Su questo non c dubbio, signore.
roote Chi?
Gibbs si siede sul sof e si mette una mano sulla bocca.

LA SERRA

151

gibbs

Credo di conoscerlo.
Chi ?
gibbs (riflettendo) Mi venuto in mente allimprovviso.
Strano non ci abbia pensato prima.
roote Mi dica chi , per dio!
gibbs Vorrei verificare prima, signore, prima di portarglielo davanti.
roote E va bene. Ma lo trovi. in gioco il buon nome di
questo istituto. (Si siede alla scrivania).
roote

Gibbs va alla porta.


gibbs

Cosa ne faccio del bambino, signore?


Se ne disfi.
gibbs Ma la madre dovr seguirlo, signore.
roote Perch?
gibbs Non pu sopravvivere senza la madre, signore.
roote Perch no?
gibbs la madre che lo allatta.
roote Questo lo so! Per chi mi ha preso, per un idiota?
Anche mia madre mi ha allattato, lo sa?
gibbs Anche la mia.
roote Ma la mia ha allattato me! (Pausa). Me lo ricordo
ancora. (Pausa). Non c una balia in questo istituto? Se
c una balia il bambino pu andarsene con la balia e la
madre pu rimanere qui.
gibbs Non ci sono balie tra il personale, signore.
roote E vorrei vedere! Mi riferivo al personale subalterno, nelle cucine, tra le donne delle pulizie. Provi a vedere
se tra queste trova una balia. Si dia da fare.
gibbs Non crede che la madre potrebbe sentire la mancanza del bambino, signore?
roote Io non la sentir. Lei la sentir?
gibbs Nossignore. Non la sentir.
roote E allora perch dovrebbe sentirla la madre?
roote

Si guardano fissi. Si sente bussare alla porta.


roote

Chi ?
Io.
roote Gibbs, vada a trovarmi quel padre. Avanti!
cutts

Entra Miss Cutts.

152

HAROLD PINTER

(a Gibbs) Salve.
La terr informata sugli sviluppi, signore.
roote Molto gentile da parte sua.
cutts

gibbs

Gibbs esce. Miss Cutts entra e si siede sul sof. Roote si


alza, la raggiunge e si siede accanto a lei.
roote

Sono distrutto.
Sai una cosa, io credo che quelluomo abbia paura
di me.
roote Sciocchezze.
cutts Non mi parla mai. Non mi rivolge mai la parola.
Non solo ma non mi guarda mai in faccia. Non posso
che pensare di fargli paura, in qualche modo.
roote Che vuoi dire con non mi rivolge mai la parola?
Siete obbligati a parlarvi. Non lavorate insieme?
cutts S, certo, parliamo di lavoro. Discutiamo sui pazienti naturalmente. Stavamo proprio discutendo di uno
dei pazienti ieri. Ma non mi parla mai daltro.
roote Di quale paziente?
cutts O magari gli piaccio? Pensi che mi trovi cos attraente da non avere il coraggio di guardarmi?
roote Di quale paziente discutevate?
cutts Non posso dire che a me piaccia. cos freddo. Mi
piacciono gli uomini freddi ma non cos freddi. No, no,
lui troppo freddo. Sai cosa faccio, glielo chiedo. Gli chiedo se gli piaccio o se gli faccio paura. Tanto vale saperlo.
roote Sai cosa ho appena saputo? Che una delle pazienti
ha dato alla luce un bambino.
cutts Un bambino? E come?
roote Secondo natura. E sotto i miei auspici. Roba da galera.
cutts Ma come ha fatto?
roote Aveva un complice.
cutts No? E chi?
roote quello che dobbiamo scoprire.
cutts Ma quale paziente? Chi ?
roote Non la conosco.
cutts

Miss Cutts si appoggia allo schienale.


(sognante) Scommetto che si sente molto femminile
adesso.

cutts

LA SERRA

153

(assente, fissando il vuoto) sempre stata molto


femminile.
cutts Mi trovi abbastanza femminile, tesoro? O pensi che
dovrei esserlo di pi? (Roote sempre assente). Tesoro.
Non mi trovi mica troppo mascolina? Cio, credi che potrei fare di pi? Eh?
roote (assente, borbottando) S, s, perch no?
cutts Vuoi dire che dovrei essere pi femminile?
roote Come?
cutts Ma se mi hai sempre detto che ero pi che femminile!!
roote Sei pi che femminile.
cutts E allora se mi trovi pi che femminile perch vuoi
che lo diventi di pi?
roote Non voglio, non voglio.
cutts Per lhai appena detto!
roote Non voglio, non voglio!
cutts (di gran carriera) Perch, se cos fosse, sarebbe davvero un disastro per me deluderti proprio nellelemento
principale di ogni rapporto uomo donna
roote Sei pi che femminile!
roote

Pausa.
cutts

Lo pensi davvero?
S. (Le mette una mano tra capelli) Ho avuto una
mattinata davvero logorante. E come se non bastasse uno
dei pazienti morto.
cutts Morto?
roote Morto.
cutts Oh, povero amore, e io che sono stata cattiva con te.
(Gli d un bacio) Vieni che ti faccio un massaggio. Vieni
in camera da letto. Ti massaggio il collo.
roote S. Massaggiami il collo.
roote

Vanno in camera da letto.


Le luci si abbassano nellufficio e si alzano nel soggiorno.
Gibbs entra. Si siede al tavolo basso, tira fuori un mazzo
di carte e comincia a fare un solitario, assorto. Lush appare in cima alle scale e comincia a scendere. Allimprovviso si sente un lungo sospiro, amplificato. Lush si blocca.
Gibbs, che stava per mettere gi una carta, si ferma. Si
sente un lungo lamento, amplificato. Lush guarda in alto.

154

HAROLD PINTER

Gibbs, con la carta in mano, guarda in alto. Si sente una


risata, amplificata, che scema. Silenzio. Lush scende le
scale, entra nella stanza.
lush

Salve, Charlie. (Chiude la porta e si avvicina al tavolino. Gibbs dopo averlo guardato posa unaltra carta. Lush
controlla il solitario. Gibbs manda a monte il gioco sparpagliando le carte). Come ti vanno le cose, Charlie? (Pausa).
Coshai fatto di bello? (Pausa). Eh? (Pausa). Hai passato
un buon Natale?
gibbs Cosa vuoi?
lush Cosa ne dici di questo tempo?
Gibbs raccoglie le carte e le mette nel loro astuccio.
gibbs

Di su, cos che vuoi?


Non voglio niente, Gibbs. Devo solo riferirti una
cosa, nientaltro.
gibbs Di cosa si tratta?
lush Non ti agitare, Gibbs. In fondo siamo colleghi. Siamo tutti sulla stessa barca.
gibbs Devi riferirmi qualcosa. Che cos?
lush Prima, per, voglio chiederti una cosa.
gibbs Cosa?
lush Come sta il 6459?
lush

Pausa.
gibbs

Devi riferirmi qualcosa. Che cos?


Ho sentito dire che ha partorito.
gibbs Non sono fatti che ti riguardano.
lush Ti sbagli, riguarda tutti. Ci riguarda tutti.
gibbs Senti, Lush. Non ho nessuna voglia di parlare con te.
Se hai qualcosa da riferire fallo e smetti di fare lo scemo.
lush Sei tu il padre, Gibbs? (Gibbs si appoggia alla spalliera e incrocia le braccia). O il vecchio. il vecchio, il
padre? (Lush si siede). A chi addosseranno la colpa? A
Miss Cutts? Pensi che sia lei il padre? Siamo tutti molto
eccitati, sai. Non sappiamo come chiamarlo. Bisogner
pur darglielo un nome. Tu che ne dici? Qualcosa che
lo aiuti a ricordarsi di questo istituto, da grande, non ti
pare? il suo luogo di nascita. Certo, tutto dipende dal
nome del padre. Magari il padre vorr che si chiami come
lush

LA SERRA

155

lui. Nel senso che se il padre si chiama John magari vorr


che il bambino si chiami John anche lui. Hai capito? Lo
stesso nome del padre.
gibbs Sai una cosa, Lush, io non ho mai capito come hai
fatto a durare cos a lungo in questo posto. Sei incompetente, pericoloso e offensivo. E sei anche uno degli stronzi pi inutili che abbia mai incontrato in vita mia.
lush Vedo che non sei del miglior umore oggi, Gibbs,
quindi meglio che ti riferisca quello che ero venuto a
riferirti.
gibbs Di?
lush Oggi venuta la madre del 6457 a trovarmi.
gibbs La madre del 6457?
lush S, sai. Quello che morto. Che morto gioved scorso. Di infarto.
gibbs Sua madre?
lush S.
gibbs E come ha fatto a entrare?
lush quello che ha stupito anche me. Sul serio. Mi ha
proprio stupito. Come diavolo avr fatto a entrare? Mi
sono chiesto. Come avr fatto? Perch non stata fermata? Perch nessuno le ha chiesto le generalit? E poi
cos in un lampo! ho capito. Si deve essere nascosta
tutta la notte tra i cespugli, in attesa che a Tubb scappasse
la pipi, lasciando libera la guardiola, cosa che alla fine
accaduta, e poi si fiondata dentro, come una saetta.
Semplicissimo. Tendiamo a sottovalutare le trovate semplici, delle persone semplici. Vuoi che te la descriva?
gibbs No. Cosa voleva?
lush Voleva sapere come stava suo figlio. Mi ha detto che
quando suo figlio entrato qui le era stato detto che aveva bisogno di pace e di cure specialistiche e che, a tempo
debito, le avremmo dato notizie, ma siccome passato un
anno dallultima volta che lha visto voleva sapere come
stava.
gibbs E tu cosa le hai detto?
lush Le ho detto Un anno? Non lo vede da un anno?
Ma assurdo. Non venuta per la festa della mamma o
per il giorno del Ringraziamento, o al picnic estivo che
organizziamo sempre per i pazienti, per il personale,
per i parenti e gli amici? Non stata invitata alla vigilia
dOgnissanti, al ballo di maggio, o a quello di ottobre,
o al ricevimento, seguito dal pranzo in onore degli ex

156

HAROLD PINTER

pazienti? Con il ballo sul prato, il buffet freddo sul terrazzo, la partita a bocce di mezzanotte e il barbecue di
cinghiale in riva al lago? Non ha partecipato a nessuna
di queste cose? Mai saputo, mi risponde lei. Cosa! Le
dico io. Nemmeno alla mostra darte che allestiamo in
autunno, al concerto per orchestra che teniamo nellauditorium ogni mese, o al dibattito di met anno su argomenti selezionatissimi, che approntiamo, per tradizione,
nella sezione maschile? E alla cerimonia solenne? Allo
spoglio della statua? Al festival di atti unici, con la giuria
presieduta da Miss Daisy Cutts, del L.R.M.B., A.C.A.,
la nostra insegnante darte drammatica? Non ha preso
parte a nessuna di queste manifestazioni e cerimonie, ho
continuato io, con le quali, da tempi ormai immemorabili, impegniamo e cerchiamo di incanalare tutte le energie dei nostri pazienti? O Ges, mi risponde lei, nessuno
mi ha mai informato di niente. Non pu che trattarsi di
un errore burocratico, le dico io, dovr vederci chiaro.
un peccato, le ho detto, che lei non sia riuscita a vedere suo figlio prima che ci lasciasse.
gibbs Cosa!?
lush stato trasferito un po di tempo fa in un convalescenziario, le ho detto. Ma io credevo che questo fosse
un convalescenziario, mi ha risposto la madre del 6457.
(Ride) Che donna sciocca. Un convalescenziario? Replico io, no, no, no, niente affatto, niente affatto, chi le ha
messo questidea in testa? Questa una casa di riposo.
Ah, risponde la madre del 6457. Capisco. Nel senso che
riposava cos poco qui che lo hanno dovuto trasferire in
un convalescenziario? Eh, signora 6457, le ho detto io,
non cos semplice. Non cos semplice quanto sembra.
Non detto che in una casa di riposo ci si riposi e basta.
N che in un convalescenziario si faccia convalescenza
e basta. No, no, in tutti e due gli istituti dobbligo lavorare, giocare e partecipare alle attivit quotidiane, nei
limiti del possibile. Altrimenti i concetti del riposo e della
convalescenza vengono a mancare. sbagliato credere
che i termini convalescenza e riposo siano sinonimi. No,
no, no, no. Vede, rappresentano solo degli stadi. A volte
un paziente ha bisogno prima di riposarsi e poi di curarsi. Altre volte esattamente il contrario. Procediamo per
un verso o per laltro solo dopo che tutto, nellinteresse
del paziente, sia stato preso in considerazione. E pu star

LA SERRA

157

certa, ho continuato io, che se suo figlio stato trasferito


in un altro posto stato fatto solo per il suo bene, e solo
dopo aver ponderato a lungo il suo caso, con tutto il peso
e la dovizia del parere degli esperti di questo istituto, in
cui sono concentrati alcuni tra i cervelli pi eminenti del
nostro Paese; e tutto questo solo dopo uninfinit di tempo, di osservazione, e la raccolta e il cumularsi di una
quantit inesauribile di prove rilevanti, di documenti, di
deposizioni, giurate e firmate, di nastri registrati, sentiti e
risentiti, anche fino a notte inoltrata; e solo dopo ore e ore
passate ad analizzare i dettagli pi minuti, con un lavoro
incommensurabile, sforzi disumani, con una devozione
scrupolosissima e un esame minuzioso di tutti gli aspetti
del caso in questione, gli esperti hanno determinato liter
pi sicuro e pi benefico per suo figlio. La conclusione,
dopo questo modello di suprema ed esemplare consacrazione, stata quella di trasferire suo figlio in un convalescenziario, dove siamo certi che si trover pi che bene.
(Pausa). Le ho anche sottolineato il fatto che il Ministero
ci aveva dato carta bianca. Se n andata molto commossa
dalla mia interpretazione.
Pausa.
gibbs
lush

Grazie per il rapporto, signor Lush.


Non merito delle congratulazioni?

Gibbs guarda il suo orologio e va verso il telefono interno.


gibbs

Vuole scusarmi?
S, per il momento, Gibbs. (Esce).
gibbs (parlando al telefono) Mi passi il 22, per favore. (Pausa). Signore? Sono Gibbs. Vorrei parlare con la signorina
Cutts, se possibile, a proposito della faccenda di cui discutevamo poco fa. Grazie. (Pausa). Signorina Cutts? Se
non mi sbaglio lei conosce un certo Lamb. un membro
del personale medico. S. Le sarei grato se lo accompagnasse nella sala riunioni numero uno. E quando vi raggiungo lei dovrebbe passare cortesemente alla cabina di
controllo 1/A. Le sono grato per la sua collaborazione.
Grazie. (Riappende il ricevitore ed esce dalla stanza).
lush

158

HAROLD PINTER

Le luci si abbassano sul soggiorno. Le luci si alzano a sinistra del palcoscenico includendo le scale. Miss Cutts,
seguita da Lamb, appare ai piedi delle scale. Salgono insieme. Miss Cutts indossa un camice bianco.
lamb

Ma di cosa pensa si tratti? Cio, ha chiesto proprio


di me personalmente?
cutts S. Proprio di lei.
lamb (fermandosi) E non le ha detto perch?
cutts No.
lamb Lo sa che, non so perch, ma quando lei mi ha detto
Il signor Gibbs vuole vederla, ho provato uninsolita
sensazione di euforia. E ancora adesso mi sento euforico,
se devo essere sincero (Spariscono. Le luci si alzano sulla stanza insonorizzata. Miss Cutts e Lamb vi entrano).
strano, sa, ma sento che sar davvero importante. Se no
perch mi sentirei cos euforico non posso fare a meno
di pensare, lo so che stupido da parte mia, ma non posso fare a meno di pensare che tutto questo abbia a che
fare con la mia promozione. Pensa che abbia letto i miei
progetti? Certo, se no perch mi avrebbe fatto chiamare
mentre ero in servizio?
Gibbs entra nella stanza da unaltra porta. Indossa un camice bianco.
cutts

Signor Gibbs, lei conosce il signor Lamb?


Piacere.
lamb Piacere.
cutts Volete scusarmi un attimo, per favore? (Esce dalla
stanza dallaltra porta).
gibbs Si sieda, signor Lamb.
lambSu questa?
gibbs S, su questa. (Lamb si siede). Sono molto contento
di conoscerla.
lamb Grazie. Devo dire che mi sempre piaciuto molto
lavorare qui cio, qui, uno ha la sensazione che stia
sempre succedendo qualcosa dimportante, qualcosa
che conta davvero, e il farne parte, in qualche modo, non
pu che essere un privilegio.
gibbs Molto incoraggiante.
lamb la verit.
gibbs Bene. Ho sentito molto parlare di lei.
gibbs

LA SERRA
lamb

159

Davvero?
S, ci sono parecchie cose di cui vorrei discutere con
lei, quando ne avremo loccasione. Ma nel frattempo mi
domando disposto a darmi una mano?
lamb Ne sarei lusingato!
gibbsCos mi piace! (Senza eccessiva enfasi) Signorina
Cutts le dispiace scendere?
lamb Come ha detto?
gibbs Prego?
lamb Stava parlando con la signorina Cutts?
gibbs S, le ho chiesto di scendere.
lamb Ma, da dove?
gibbs Dalla stanza 1/A.
lamb E lha sentita?
gibbs S, S.
lamb E come?
gibbs (indicando) Da quel microfono. Lho appena acceso.
lamb (ridendo) Ah, capisco. (Pausa). una stanza un po
strana, vero?
gibbs una stanza insonorizzata. (Miss Cutts entra). Ah,
eccola, signorina Cutts. Ora, signor Lamb, vorrei che lei
si sottoponesse a qualche piccolo test. daccordo?
lamb Test? Con grande piacere. quello che ho sempre
sperato di fare da quando mi hanno trasferito qui.
gibbs Davvero? Bene.
lamb Di che tipo di test si tratta?
gibbs Esperimenti.
lamb Ah, capisco.
gibbs Abbiamo un soggetto molto ben disposto, signorina
Cutts.
cuttsLo so.
gibbs Ah, a proposito, Lamb, buon Natale.
lamb Grazie. Buon Natale a lei. E anche a lei, signorina
Cutts.
cutts Grazie. Anche a lei. (A Gibbs) E a lei.
gibbs E a lei. (Bruscamente) E ora la prego di applicare
gli elettrodi ai polsi del signor Lamb.
lamb Elettrodi?
gibbs S.
cutts Posso avere una mano, signor Lamb? (Miss Cutts
prende un elettrodo dalla tasca e lo applica al polso di
Lamb). E ora laltra. (Applica il secondo elettrodo).
lamb Cosa sono esattamente?
gibbs

160

HAROLD PINTER

gibbs

Sono elettrici. Non sentir niente, naturalmente. La


miglior cosa da fare di dimenticare di averli.
cutts E adesso inserisco la spina elettrica. (Si china verso
il muro, dove sporgono tre fili da un buco. Ne prende due
e torna da Lamb).
gibbs Adesso la collega. Vede quei due spinotti su ciascuno dei due elettrodi? Sono per il collegamento. (Guarda
Miss Cutts mentre inserisce la spina) Bene, cos. Prima lo
spinotto A, poi quello B. Ecco, ora collegato.
lamb Ah, ecco, bisogna essere collegati, eh?
gibbs (ridacchiando) Certo che bisogna. I fili passano nel
muro e arrivano di sopra fino alla stanza di controllo. Siamo collegati allaltra estremit.
lamb Chi, lei?
gibbs (ridendo) No, no, non io. Lei. Con lapparecchio ricevente.
lamb Ah, capisco. Ma a cosa a cosa servono esattamente
questi elettrodi?
gibbs Misurano il potenziale elettrico sulla pelle.
lamb Ah.
gibbs Generato dallattivit neurale, naturalmente.
lamb Ah, beh certo.
gibbs In poche parole, sono impulsi elettrici. Capir quanto siano importanti e, nonostante ci, quanto poco se ne
sappia tuttoggi. Bene, cos. E ora le cuffie.
Miss Cutts si china, prende le cuffie e gliele applica in
testa.
lamb

Cuffie?
S, lo stesso principio. Sono collegate allo spinotto
che c sulla sua testa e a sua volta alla stanza di controllo.
(Con tono incoraggiante) Non si preoccupi, sono fili belli
lunghi. C molto gioco. Non c pericolo di strangolamento.
lamb (ridendo) Ah, ecco. Bene.
gibbs Ah, a proposito, anche il suo predecessore ci dava
una mano, ogni tanto. Prima che arrivasse lei, sintende.
lamb Il mio predecessore?
cutts Pu stare fermo un secondo, signor Lamb, che collego le cuffie? (Lamb non si muove. Lei innesta la spina)
Grazie.
gibbs comodo?
gibbs

LA SERRA

161

lamb

S, grazie. Il mio predecessore, ha detto?


S, quello che lei ha sostituito.
lamb Ah! Davvero? Ah, bene. Mi sono spesso domandato cosa facesse, esattamente. Bene, sono contento di
continuare la tradizione. (Tutti ridacchiano). Avete idea di
dove sia adesso?
gibbs No, temo di non saperlo. Lei lo sa dov adesso, signorina Cutts?
cutts No, temo di no.
gibbs Temo che non lo sappia nessuno. Qui, comunque,
non c pi. Questo certo. Ora, quello che le chiedo di
stare perfettamente immobile. Si rilassi completamente.
Non pensi a niente. Cos. Ora, vede quella luce lass? La
ignori. Potr accendersi o spegnersi a intervalli regolari
o irregolari. Non ci faccia caso. Stia seduto immobile.
comodo?
lamb S, grazie.
gibbs Benissimo. Non si addormenti, mi raccomando. Le
siamo davvero grati, amico, per il suo aiuto.
lamb un piacere.
gibbs

Gibbs appoggia una mano sulla spalla di Lamb. Miss Cutts


e Gibbs escono. Lamb rimane seduto. Silenzio. Cambia
posizione e si concentra. La luce, che rossa, si accende
e si spegne. Silenzio. Allimprovviso si irrigidisce, mette
le mani sulle cuffie, viene catapultato dalla sedia, cade in
ginocchio, girandosi da una parte allaltra, sempre stringendosi le cuffie, emettendo degli strilli acuti. Improvvisamente si ferma. La luce continua a lampeggiare. Lamb
guarda in alto. Si siede sulla sedia, emette una breve risata.
La luce rossa si spegne. Si sente la voce di Miss Cutts.
cutts

Si definisce una persona emotiva?

Lamb guarda in alto.


lamb

No non eccessivamente, no.

Si sente la voce di Gibbs.


gibbs

Ha sbalzi di umore?
Sbalzi di umore? No, non direi beh, forse qualche
volta occasionalmente io

lamb

162
cutts

HAROLD PINTER

Soffre di crisi depressive?


Beh, non le chiamerei proprio depressive
gibbs Si definisce una persona socievole?
lamb Non molto facile rispondere a questa domanda.
Cerco, cerco di esserlo, questo s, cio, penso che avere rapporti con il prossimo dovrebbe essere lo scopo di
chiunque sia interessato alla natura umana, proprio per
conoscerla meglio. Io
cutts Ha dei momenti in cui si sente inspiegabilmente felice e altri in cui si sente inspiegabilmente infelice?
lamb strano che lei mi faccia questa domanda perch
gibbs Le capita di fare spesso cose di cui si pente poi, il
giorno dopo?
lamb Pentirmi? Cose di cui pentirmi? Beh, dipende da
cosa intende, per spesso. Cio, quando lei dice spesso
cutts Si sente confuso con le donne?
lamb Con le donne?
gibbs Con gli uomini.
lamb Con gli uomini? Beh, stavo rispondendo alla domanda sulle donne
gibbs Si sente spesso confuso?
lamb Confuso?
gibbs Con le donne.
lamb Con le donne?
cutts Con gli uomini.
lamb Ehi aspettate un attimo, io volete che vi risponda a una domanda alla volta o a tutte insieme?
cutts Dopo una giornata di lavoro si sente mai stanco,
nervoso?
gibbs Agitato?
cutts Irritabile?
gibbs Sconnesso?
cutts Cupo?
gibbs Frustrato?
cutts Morboso?
gibbs Deconcentrato?
cutts Insonne?
gibbs Inappetente?
cutts Incapace di star seduto?
gibbs Incapace di stare in piedi?
cutts Voglioso?
gibbs Indolente?
cutts In calore?
lamb

LA SERRA
gibbs

cutts
gibbs

cutts
gibbs

cutts
gibbs

cutts

163

Arrapato?
Pieno di voglie?
Pieno di energie?
Pieno di paure?
Svuotato?
Di energie?
Di paure?
Di voglie?

Pausa.
lamb

Beh, non facile a dirsi, in realt (Si irrigidisce,


afferra le cuffie, viene catapultato dalla sedia, cade in ginocchio, si gira da una parte allaltra, sempre strngendo le
cuffie, emettendo strilli acuti).

La luce rossa si accende e si spegne. Improvvisamente si


ferma. La luce rossa continua a lampeggiare. Guarda in
alto. Si siede sulla sedia, emette una breve risata. La luce
rossa si spegne.
cutts

virgo intacta?
Come?
cutts virgo intacta?
lamb Beh, lo trovo un po imbarazzante. In presenza di
una signora
cutts virgo intacta?
lamb S, in effetti lo sono. E non ne faccio mistero.
cutts Sempre stato?
lamb Oh s. Sempre. Da sempre.
cutts Fin da bambino?
lamb Da bambino? S. Fin da bambino.
gibbs Qual la legge del Branco dei Lupetti?
lamb Il lupetto cede al Vecchio Lupo ma non cede mai a
se stesso.
gibbs Quando era boy scout era pi bravo alle capriole,
ai nodi, alla cavallina, ai salti, al salto alla corda, al contrappeso, alligiene, nella recitazione o ai giochi con la
palla?
lamb Beh, in realt, non sono mai diventato un vero boy
scout. Sono stato lupetto, questo s, ma mai boy scout. E
non so perch. A dire il vero non mi ricordo pi. Ma
lupetto s.
lamb

164
cutts
gibbs

cutts
gibbs

cutts
gibbs

cutts
gibbs

cutts
gibbs

cutts
gibbs

cutts
gibbs

cutts
gibbs

cutts
gibbs

cutts
gibbs

cutts
gibbs

cutts

HAROLD PINTER

Le donne le fanno paura?


I loro indumenti?
Le loro scarpe?
Le loro voci?
Le loro risate?
I loro sguardi?
Il loro modo di camminare?
Il loro modo di sedersi?
Il loro modo di sorridere?
Il loro modo di parlare?
Le loro bocche?
Le loro mani?
Le loro gambe?
I loro denti?
Le loro caviglie?
Le loro guance?
Le loro orecchie?
I loro polpacci?
Le loro braccia?
Le loro dita dei piedi?
I loro occhi?
Le loro ginocchia?
Le loro cosce?

Pausa.
lamb

Beh, tutto dipende da cosa intendete per paura


Si sveglia mai nel cuore della notte?
lamb S, a volte, per bere un bicchier dacqua.
gibbs Sente mai il desiderio di diventare membro di un
gruppo in cui vengono osservati gli stessi ideali e gli stessi
principi?
lamb Beh, sono gi membro di un gruppo del genere, qui,
in questo istituto.
gibbs Quale istituto?
lamb Questo.
gibbs Quale istituto?
lamb Questo.
gibbs Lei membro di questo istituto?
lamb Certo. (Silenzio. Guardando in alto) Mmnn?
Nessunaltra domanda? Sono pronto per unaltra domanda. Prontissimo.
Devo dire che comincio a divertirmi.
gibbs

LA SERRA

165

A proposito, che cosera quellincredibile suono?


Mi ha fatto sobbalzare.
Tutto bene lass?
Non avete mica esaurito le domande?
Sono pronto, quando volete.

Silenzio. Lamb si siede. La luce rossa comincia a lampeggiare. Lamb guarda in alto e la fissa. Sentiamo il forte
click di un interruttore che proviene dalla stanza di controllo. Il microfono nella stanza stato spento. La luce
rossa si fa sempre pi forte finch non inonda tutta la
stanza. Lamb seduto immobile.
Sipario.

166

HAROLD PINTER

ATTO SECONDO

Lufficio di Roote. Notte.


Roote alla scrivania che studia delle carte. Lush alla
finestra che guarda fuori.
(senza alzare lo sguardo) Cosa sta guardando, Lush?
Il cortile, signore.
roote C qualcuno?
lush Nemmeno unanima.
roote Com il tempo?
lush La neve diventata poltiglia.
roote Ah. (Pausa). Si alzato il vento?
lush No. Non c un filo di vento.
roote
lush

Roote gira una pagina.


(borbottando) Niente vento, eh? (Studia la pagina
e poi la sbatte sulla scrivania) Non riesco a leggere una
sola parola di questa roba! indecifrabile. Cosha Hogg?
Perch non batte a macchina i suoi rapporti, come fanno
tutti? Non riesco a capire questa calligrafia. illeggibile.
lush La sua macchina da scrivere non funziona, signore.
roote Cosha?
lush Si inceppata, signore.
roote Inceppata?
lush Non d pi segni di vita.
roote Beh, ci sar un guasto.
lush A me sembra arrugginita.
roote Arrugginita? Ma cosa dice? nuova di zecca. del
Ministero. Ce ne ha mandate gi una valanga quand
stato? un paio di mesi fa. Tutte nuove di zecca. Ho
roote

LA SERRA

167

ancora la fattura da qualche parte. Ruggine! Che sciocchezza. Comunque sia non posso star qui tutta la notte
a tentare di decifrare questa roba. (Mette il foglio in un
cassetto, va verso il mobiletto bar, prende una bottiglia di
whisky e si versa da bere) Ne ho avuto abbastanza, per
questa settimana. Non mi muovo mai da questa scrivania, lo sa? Dallalba al tramonto. Giorno dopo giorno.
il prezzo che si deve pagare quando si sta al timone,
quando si ha la responsabilit di tutta la baracca. Come
me. Questa maledetta baracca. (Beve).
Lush si avvicina al mobiletto bar e si versa da bere.
lush

La lascia abbastanza spesso questa scrivania, non


crede, signore?
roote Come?
lush Ho detto che, in effetti, la lascia abbastanza spesso
questa scrivania, signore.
roote E quando?
lush Quando va a visitare i pazienti, per esempio.
roote Quello fa parte del mio dovere. Non mica divertente. Cio rilassante. Non mi riferivo ai doveri.
lush Ah.
roote comunque ho smesso di visitare i pazienti. Non
ne vale la pena. uno spreco di energie.
lush Mi fa specie, signor Roote.
roote Non mi chiami signor Roote.
lush Non mi sarei mai aspettato di sentirle dire una cosa
del genere, signor Roote.
roote Le ho detto di non chiamarmi signor Roote!
lush Ho sempre creduto che lei, come direttore capo,
considerasse il giro delle visite fondamentale per listituto signor Roote.
roote Senta! Le do molta libert dazione. Ma non fino a
questo punto.
lush No, signore.
roote E non pensi che io non possa schiacciarla sotto ai
miei piedi con la stessa facilit con cui la sto guardando
adesso.
lush S, signore.
roote Proprio con la stessa facilit con cui la sto guardando, Lush.
lush Proprio, signore.

168
roote

HAROLD PINTER

Per cui smetta di fare lo sfacciato, capito? Se no


potrebbe trovarsi nei guai.
lush Lo sa che non mi faccio nessuna illusione sulla mia
posizione, Colonnello.
roote Non mi chiami Colonnello!
lush Ma lei era Colonnello una volta, o mi sbaglio, Colonnello?
roote S, lo ero. E anche un Colonnello con tanto di coglioni.
lush Se me lo permette, lei ha ancora una notevole stazza
da militare.
roote Davvero?
lush Eccome.
roote Beh, non mi sorprende.
lush E ha anche labilit di vedere un po pi in l degli
altri.
roote la tipica caratteristica di noi militari.
lush Davvero?
roote Eh s. Anche se non tutti brillano, lo ammetto.
lush Chi?
roote I militari.
lush Ah, no? Mi dispiace sentirlo dire.
roote S, alcuni tendono ad abbassare il livello. Sono privi
di lungimiranza. Non hanno le idee chiare. Non hanno le
vedute chiare. Gli orizzonti sono molto importanti.
lush Deve essere stato alquanto unico nel suo reggimento,
signore.
roote Beh, s In che senso?
lush I tempi dei Grandi Uomini sono finiti.
roote Come ha detto?
lush Che i tempi dei Grandi Uomini sono finiti.
roote Eh. Finiti. S.
lush per questo che dico che deve essere stato alquanto
unico nel suo reggimento, signore. Lei un uomo cos
versatile.
roote S, non del tutto sbagliato quello che dice. (Si appoggia sulla scrivania).
lush Voglio dire, lei non solo uno scienziato, ma possiede talento letterario, talento musicale, e la conoscenza
di molte scuole di filosofia, filologia, fotografia, antropologia, cosmologia, teologia, fitologia, fitonomia, fitotomia
roote No, no, di fitotomia no.

LA SERRA

169

lush

Di fitotomia no?
Ho sempre voluto studiare fitotomia, certo, ma
beh, ho avuto troppe cose a cui pensare.
lush Certo.
roote E comunque quando si conosce un po di fitonomia
si gi a met strada.
lush Met strada di cosa, signore?
roote Della fitotomia! (Pausa). Beviamoci qualcosa.
roote

Lush riempie i bicchieri.


lush

Perch ha smesso di visitare i pazienti?


Perch ho smesso, punto e basta.
lush Ma credevo ottenesse dei risultati.
roote (guardandolo fisso) Alla sua salute.
lush Non otteneva risultati?
roote (guardandolo fisso) Beva il suo whisky.
lush Con uno dei pazienti ha certamente ottenuto dei risultati, proprio recentemente. Che numero era? Il 6459,
mi pare. (Roote gli tira in faccia il suo whisky. Lush si pulisce il viso) Lasci che le riempia il bicchiere. (Prende il
bicchiere di Roote, glielo riempie, lo porta a Roote) S, un
risultato fondamentale, o almeno cos mi parso. (Roote
getta di nuovo il suo whisky in faccia a Lush. Lush si pulisce il viso. Poi prende il bicchiere di Roote, lo riempie, lo
porta a Roote) O forse mi confondo con il 6457. (Lush afferra il bicchiere di Roote e lo alza sopra la testa assieme al
suo. E lentamente abbassa il suo bicchiere) Alla sua salute.
(Beve e poi rid il bicchiere a Roote).
roote (prendendo il bicchiere e con voce bassa) Dimentica
di chiamarmi signore, Lush. Lei deve chiamarmi signore
quando si rivolge a me. (Pausa. Roote improvvisamente si
toglie la giacca, la appende dietro alla sedia e si siede) Dio,
che caldo, in questo posto. Fa un caldo bestiale, vero?
Sembra di stare in un crematorio. Come mai cos caldo,
tutto dun tratto?
lush La neve diventata poltiglia, signore.
roote Davvero?
lush Pericolosissimo.
roote Unondata di caldo, tutto qui. (Bussano alla porta).
Chi ? (Entra Gibbs). Oh, no, cosa c? Ancora lavoro a
questora? Uno si siede tranquillamente a bere qualcosa
e cosa succede?
roote

170
gibbs

HAROLD PINTER

Ho qualcosa da riferirle, signore.


Cosa? (Gibbs guarda Lush). Non si preoccupi di
lui! Cosa c?
gibbs Non approvo il fatto che i segreti di Stato vengano
divulgati a destra e a sinistra, signore.
roote Lo so che non approva! Nemmeno io approvo!
Nessuno approva! Ma non abbiamo alternative, non le
pare?
gibbs Beh, il signor Lush, per esempio, potrebbe lasciare
questa stanza, signore.
roote Ma senti che impertinenza! Questuomo mio
ospite, lo sa? E questo conta molto di pi di lei! Non
ho mai sentito niente di simile in vita mia. Mi piomba
qui e mi dice di sbattere fuori il mio ospite. Chi si crede
di essere? (Pausa. A Lush) Mi sta proprio sui coglioni a
volte a lei no?
gibbs Mi scusi, signore, se mi sono permesso.
roote Beh, allora, di cosa si tratta?
gibbs stato trovato il padre.
roote No?
gibbs Trovato.
roote (alzandosi) Trovato? Di gi? In cos poco tempo?
Caspita, questa s che rapidit, Gibbs! (Si alza, gli stringe la mano) Un lavoro di primordine! (Si avvicina a Lush)
Cosa ne dice, eh, di questo tempismo?
lush Formidabile.
roote Vede come formo il mio personale? Alacrit! Prima
e innanzi tutto, alacrit! Muoversi, non perdere tempo,
non titubare, trovare il colpevole e inchiodarlo al muro.
Lasciate sempre che sia il vostro naso a guidarvi e non
potrete sbagliare. Questo il nostro motto qui dentro,
prendere sempre decisioni che spacchino il secondo.
Vero? Vero, Gibbs?
gibbs Verissimo, signore.
roote Vero, Lush?
lush Verissimo, signore.
roote un metodo infallibile. Sono fiero di lei, Gibbs.
Chi ?
gibbs Un tale chiamato Lamb, signore.
roote Mai sentito nominare. (Si siede, si versa da bere e
beve).
lush Lamb? Non sar mica Lorna Lamb? Lorna Lamb,
quella del dispensario farmaceutico?
roote

LA SERRA

171

roote

un uomo, non una donna, imbecille!


Ah, mi scusi, non avevo Cosha fatto esattamente
questa persona?

lush

Pausa.
roote

Glielo dica lei quello che ha fatto, signor Gibbs.


nato un bambino a una delle pazienti. Ed era della
massima importanza individuarne il padre. Cosa che ora
stata compiuta.
roote Lamb? Chi diavolo questo Lamb? Lo conosco?
gibbs Dubito che lei lo abbia mai conosciuto, signore.
roote Non so nemmeno che faccia abbia. C uno stupratore tra il mio personale e io non so nemmeno che faccia
abbia!
lush stato uno stupro?
roote Certo che stato uno stupro. Non penser mica che
una cosa del genere possa succedere consensualmente?
gibbs Non un membro di rilievo del suo personale, signore.
roote Se non un membro di rilievo come ha fatto a entrare nella stanza della paziente? Lo sa meglio di me che
solo un gruppo ristretto e selezionato del personale medico ha accesso alle stanze dei pazienti. Come ha fatto a
entrare?
gibbs Si tratta delladdetto alle serrature di tutto listituto,
signore. E, o la serratura in questione non era chiusa
bene, oppure stata forzata.
roote Sono davvero incredibili le cose che succedono qui
dentro, Lush.
lush Davvero incredibili, signore.
roote Dei veri e propri sabotaggi, e proprio sotto al nostro naso. Apra la finestra. Sto soffocando. (Lush apre la
finestra). caldo quel termosifone?
gibbs

Lush si piega e lo tocca.


lush

Rovente, signore.
perch ho cos caldo.
lush La notte tiepida, signor Roote. La neve diventata
poltiglia.
roote la quinta volta che mi dice che la neve diventata poltiglia!
rooteEcco

172
gibbs

HAROLD PINTER

vero, signore. Lho notato anchio.


Non mimporta se vero o no. Non voglio che le
cose mi vengano ripetute, ripetute e ripetute! Qualcuno
potrebbe pensare che sono lento nel capire. La neve
diventata poltiglia. Ho sentito. Ho capito. Basta. (Si versa
da bere e beve) Pensa che io non ci sappia pi fare, vero?
Pensa che non abbia pi riflessi? Si sbaglia. Ho i riflessi
di un pitone.
lush Di un cobra.
roote Cosa?
lush Di un cobra.
roote Come sarebbe a dire, di un cobra?
gibbs Pensa che mi meriti un goccio di whisky, signore?
roote Oh mamma, Gibbs si messo a fare lo spiritoso.
Lha sentito, Lush? Ha appena fatto una battuta. Vero?
Ah, ora va meglio. Circola un po daria. Veda se riesce
a chiudere quel termosifone. Se non ci riusciamo, trovi
Tubb e gli dica di spegnere la caldaia. (Lush si piega sul
termosifone). E allora?
lush Non gira. bloccato.
roote Allora bisogna spegnere la caldaia.
lush un edificio molto freddo, signore, si gela agli ultimi
piani.
roote Le dico che fa troppo caldo, voglio che quella maledetta caldaia venga spenta! Chi comanda qui dentro,
Cristo, io o lei?
lush Io no.
roote Lavoro dieci volte di pi di tutti quanti voi messi
assieme. Merito un minimo di comfort e un minimo di
riguardo. Il riscaldamento va spento! Tutti gli elementi, nessuno escluso. il riscaldamento la causa di tutte
le distrazioni, la lascivia e linefficienza di questo posto.
Questo ambiente surriscaldato! Da sempre. (A Gibbs)
Cosa fa lei l, impalato come un baccal, sembra in trance. Apra la bottiglia, per amor di Mike. Meritato o non
meritato che sia. (Gibbs si versa un bicchiere di whisky).
E poi cosa significa che se lo merita? Lei non si merita
proprio un bel niente.
gibbs Lo dicevo per aver individuato il padre, signore.
roote Non vi meritate niente. Nessuno dei due. il vostro dovere. Non aspettatevi che vi mandi un mazzo di
rose. Su, riempitemi il bicchiere, facciamo un brindisi. Si
versato da bere, Lush?
roote

LA SERRA
lush

173

Un attimo. (Si versa un bicchiere di whisky).


(solennemente) Vorrei fare un brindisi.
lush A chi, signore?
roote Vorrei fare un brindisi, signori, in onore dei nostri
morti gloriosi.
lush Quali, signore?
roote Coloro che sono morti per noi, sul campo di battaglia.
lush Ah s.
roote Coloro che hanno dato la loro vita affinch noi potessimo vivere la nostra. Coloro che si sono sacrificati affinch noi potessimo continuare. Coloro che hanno contribuito a mantenere pulito il mondo per le generazioni
a venire. Coloro che sono morti per noi. Brindiamo alla
loro memoria. Dopotutto Natale. Non potrebbe esserci
giorno pi adatto.
lush Il mio bicchiere pronto, signore.
roote E il suo, Gibbs?
gibbs Pronto.
roote Signori, brindiamo. Ai nostri morti gloriosi. (Alzandosi).
gibbs e lush Ai nostri morti gloriosi. (Bevono).
roote C uno stupratore tra il mio personale e io non so
nemmeno che faccia abbia. ridicolo. Che tipo ?
gibbs Lamb, signore? indefinibile.
roote Alto?
gibbs Nossignore. Basso.
lush Alto.
gibbs Basso.
roote

Pausa.
roote

Lei lo conosce, Lush?


Di vista.
roote grasso?
gibbs Magro, signore.
lush Grasso.
gibbs Magro.
lush

Pausa.
roote
gibbs

Occhi castani?
Azzurri, signore.

174
lush

gibbs

HAROLD PINTER

Castani.
Azzurri.

Pausa.
roote

Capelli ricci?

Gibbs e Lush si guardano.


lush

Lisci, signore.
Ricci.
lushLisci.
gibbs

Pausa.
roote

Il colore dei denti?


Gialli, signore.
lush Neri.
gibbs Gialli.
lush Neri.
gibbs

Pausa.
roote

Segni particolari?
Nessuno.
lush Uno.
gibbs Nessuno.
gibbs

Pausa.
roote

Le descrizioni non corrispondono. La prossima


volta portatemi una fotografia. O se avete una macchina
da presa fategli una ripresa di mezzora. Un documentario a scopo didattico. ancora soffocante il caldo qui
dentro. Bisogna trovare Tubb. Fa un caldo insolito per
questa stagione, non trovate?
lush Fa caldo anche fuori. La neve diventata poltiglia.
Roote si gira, infuriato.
gibbs

Vuole che chiami Tubb allinterfono, signore?


Ci ho gi provato prima. Deve essersi inceppato.
roote Inceppato? Ma cosa sta succedendo in questo polush

LA SERRA

175

sto? Tutto inceppato, otturato, intoppato, incasinato.


Questa baracca sta andando a pezzi. La cosa non mi piace. Vediamo un po. (Accende linterfono che sulla sua
scrivania).
Si sente una voce.
Numero 84. Unanatra. Chi ha lottantaquattro?
Unanatra pronta per il forno. Nessuno? Non assegnato,
Fred. Passiamo al prossimo. Biglietto numero ventuno.
Numero ventuno. Dieci sigari portoghesi. Dieci ottimi sigari portoghesi. Nessuno? Non assegnato, Fred. Numero
trentotto. Due biglietti per il circo. Due biglietti per il
circo. Non assegnati, Fred. Numero quarantaquattro. Un
magnifico servizio di piatti, posate, porcellane e batteria
da cucina. Un magnifico servizio di piatti, posate, porcellane e batteria da cucina. Numero quarantaquattro. Non
assegnato, Fred.

voce

Roote spegne linterfono.


roote

Non ci sono dubbi, si proprio inceppato. (Riempie i bicchieri) Ma cosera?


lush La lotteria di Natale, tenuta dal personale, nella
mensa.
roote Una lotteria? Abbiamo preso qualche biglietto?
gibbs Mi erano stati offerti, signore, ma ho pensato, a
nome di tutti noi, che era meglio non acquistarne.
roote Ah, davvero? C un casino di premi che non sono
stati assegnati.
lush Ce ne devono essere un mucchio.
roote A chi andranno?
lush Penso che faranno unaltra lotteria a Pasqua, signore.
roote E lanatra? Non possono mica tenere unanatra
fino a Pasqua! insensato! Non c nulla che io non
sappia sul pollame. Lush, faccia subito unindagine sulla
sorte di quellanatra. (Si siede).
lush Sissignore. E i due biglietti per il circo?
roote Natale, vero? E io non ho ricevuto un solo regalo.
Nemmeno uno. molto triste.
lush Io lho vista quellanatra, signore.
roote Ah, s? E comera?
lush Morta, signore.

176

HAROLD PINTER

roote

Morta?
Stecchita, signore.
roote Per dio, non sapevo fosse morta.
lush S, morta, com morto il paziente 6457. Se non pi
morta ancora.
lush

Silenzio.
gibbs

il whisky del Ministero, signore? Devo dire che


ottimo.
roote (a Lush) Cosa ne sa lei del 6457?
gibbs Non mi sembra il caso di andare oltre, signore.
roote Cosa ne sa lei del 6457?
lush So che morto.
roote E cosaltro sa in proposito?
gibbs Non mi sembra il caso di andare oltre, signore.
roote (a Lush) molto furbo lei, vero?
lush A proposito, ho conosciuto uno dei parenti del 6457,
oggi.
roote Cosa ha fatto?
gibbs Lush. Largomento chiuso.
roote Che parente?
lush La madre.
roote Come fa a sapere che era la madre?
lush Me lo ha detto lei.
roote una bugiarda!
lush No, che non lo .
roote Come fa a saperlo?
lush Perch aveva proprio laspetto di una madre.
roote Che ne sa lei dellaspetto di una madre?
lush Ne ho avuta una anchio.
roote Crede forse che io non ne abbia avuta una?
lush (puntando Gibbs) Lui non ce lha avuta.
gibbs S che lho avuta, stronzo.
roote Io, signor Furbetti, sono stato allattato da mia madre.
gibbs Pure io.
lush Anchio.
Un silenzio improvviso.
roote

allora? e con questo? (Affonda nella sedia. Guarda il suo bicchiere, lo prende e lo finisce in un solo sorso. Si
strozza, si alza e comincia ad agitarsi, ha una crisi di tosse).

LA SERRA

177

Gibbs e Lush vanno ad aiutarlo.


(prendendolo per il braccio sinistro) Venga, si sieda
sulla poltrona, signore.
lush (prendendolo per il braccio destro) Venga, si sieda sul
divano, signore. (Breve tiro alla fune, Roote continua a
tossire. Roote riesce a liberarsi dalle prese. Rimane in piedi,
tremante e ansante. Lush va verso la scrivania, prende un
bicchiere di whisky, lo porta a Roote) Tenga, beva questo,
signore.
gibbs

Roote con violenza d una botta al bicchiere che gli cade


dalle mani. Rimane in piedi e li fissa tutti e due, poi torna
alla scrivania e si siede. Lush raccoglie il bicchiere e lo
mette sulla scrivania. Lush riempie il bicchiere.
La madre del 6457, eh? Come ha fatto a entrare?
Non cera il portiere di turno allingresso?
lush Non le interessa sapere cosa voleva?
roote Voglio sapere perch il portiere non era al suo posto, allingresso!
gibbs Era addetto alla lotteria nella mensa del personale,
signore.
roote Tubb? Non era Tubb, adesso, sullinterfono?
lush Certo che era Tubb, signore.
roote Si dedica alla lotteria quando di turno allingresso? Le cose stanno davvero andando di male in peggio.
(Versandosi da bere) A rotoli. (Alza il bicchiere).
gibbs Buon Natale, signore.
roote Buon Natale a lei, Gibbs.
lush Buon Natale, signore.
roote Grazie. Buon Natale a lei, Lush. Buon Natale a tutti
e due.
gibbs e lush (alzando i bicchieri) A lei, signore.
roote Grazie. E buon anno.
gibbs e lush Buon anno a lei, signore.
roote

Bussano alla porta.


roote

Chi ?
Tubb, signore.
roote Avanti. (Entra Tubb, con una scatola). Tubb! Pensavo fosse allinterfono.
tubb

178
tubb

HAROLD PINTER

Buon Natale, Colonnello.


Grazie, Tubb. Anche a lei.
tubb Com andato il suo pranzo di Natale, signore?
roote Deludente.
tubb Oh, mi dispiace molto, Colonnello.
roote Troppo condimento.
lush Davvero? Il mio invece era asciutto.
roote Cosa?
lush Sul serio. Secchissimo.
roote Beh, il mio navigava nellunto.
lush Buffo, no, Gibbs? Il suo navigava nellunto e il mio
era asciutto.
tubb Mi sorprende sentir dire che il suo era cos condito,
Colonnello.
roote Beh, cos stato. Troppo condito. (Guarda la scatola) Cosa c l dentro, Tubb?
tubb un regalo di Natale per lei, Colonnello.
roote Un regalo?
tubb Solo un piccolo pensiero da parte di tutto il personale, Colonnello. Una cosina per Natale.
roote Non mica unanatra vero?
tubb Unanatra, Colonnello?
roote No, mi domandavo se per caso non fosse unanatra.
tubb Oh no, signore, non abbiamo nessunanatra.
roote Non avete anatre?
tubb Nossignore.
roote E il numero 84, allora? Eh? Non assegnato. Pronta
per il forno. Non era unanatra? E per di pi non assegnata.
tubb Ah, quellanatra l. No, quella stata assegnata.
roote (trasalendo) Assegnata? E a chi?
tubb Beh, non proprio stata assegnata, signore, ma abbiamo scoperto chi era il proprietario del biglietto, e allora gliela teniamo da parte per quando viene, giusto
che sia cos.
roote E chi ?
tubb Un certo Lamb, signore. (Silenzio). Comunque, Colonnello, qui c un piccolo pensiero da parte di tutto il
personale, con gli auguri per le feste e per lAnno Nuovo,
da parte di tutti noi.
roote Grazie infinite, Tubb. Cos?
tubb un dolce di Natale, Colonnello, fatto dal cuoco.
roote Un dolce? Per me?
roote

LA SERRA
lush

179

Che carini, non trova, Gibbs?


Un dolce? Per me?
tubb Per lei, signore.
roote Che gentili. Davvero gentili. Sono commosso. Pi
che commosso. Profondamente commosso. Era da tanto,
tantissimo tempo, che non ricevevo un dolce di Natale.
Un secolo. (Pausa). Questo da parte del cuoco?
tubb Da parte del cuoco, signore, da parte mia, signore, da
parte di tutto il personale della cucina, signore, da parte
dei portieri, signore, del personale delle pulizie, da tutto
il personale subalterno, signore, da tutti noi per lei, signore.
roote Che gentili. Proprio molto gentili. Sono commosso.
Profondamente commosso. Pi che commosso
lush Che magnifico gesto.
tubb Colonnello, credo che il personale, e anche i pazienti,
sarebbero ancora pi commossi se lei facesse un piccolo
discorso di Natale.
roote Un discorso?
tubb Sarebbero davvero commossi, signore. Sono tutti riuniti nella mensa in questo momento, e io ho collegato
tutti gli altoparlanti, anche nei corridoi e nelle stanze dei
pazienti.
lush Che splendida idea.
roote Un discorso? I suoi vorrebbero che io facessi un
discorso?
tubb S, certo, signore. So che ci tengono. Solo due parole
per Natale.
lush Che iniziativa originale.
roote Non mi dir che anche i pazienti hanno espresso
questo desiderio?
tubb Beh, proprio espresso no, signore, almeno per quanto ne sappia io, ma ho collegato gli altoparlanti anche
nelle loro stanze e sono sicuro che ne saranno profondamente commossi.
roote

Pausa.
roote

Lei cosa ne pensa, Gibbs? (Pausa). Gibbs!


Mi scusi, signore?
roote Le ho chiesto che cosa ne pensa.
gibbs Io io penso che sia unottima idea, signore.
roote Lush?
gibbs

180
lush

HAROLD PINTER

Penso che sarebbe davvero commovente, signore.

Pausa.
(bruscamente) Dov il microfono?
Nel dolce, signore.
roote Nel dolce?
tubb Lho infilato nel dolce, signore.
roote Ma dico, cosa centra il dolce con il microfono?
Cosa le viene in mente? (Bofonchiando) Le pare il posto
per mettere un microfono?
tubb (estraendo il microfono) Eccolo qua, Colonnello.
rooteLo accenda. Avanti, sbrighiamoci.
roote
tubb

Tubb lo accende inserendo la spina nel muro. Roote si


siede e si schiarisce la voce.
(con il microfono) Qui sulla carta assorbente va bene,
signore?
roote Si tolga di mezzo.
tubb Quando pronto accenda qui, Colonnello.
roote (lentamente) S.
tubb Sono tutti pronti. Tutti riuniti nella mensa del personale.
tubb

Pausa.
roote

Cosha da guardare, Gibbs?


Nulla di particolare, signore.
roote Stava guardando me! Lo chiama nulla di particolare? (Pausa). Ora non ce la faccio. Lo far pi tardi. Pi
tardi. Non ci si pu mettere a fare un discorso del genere
senza averci riflettuto su per un attimo. Vada a dire di
non preoccuparsi. Che far il discorso di Natale pi tardi. Pi tardi.
gibbs

Le luci si abbassano sullufficio. Si alzano sul soggiorno.


Miss Cutts entra. Si siede, tira fuori una pallina da pingpong dalla tasca, la tira in aria e la riprende. Gibbs scende dalle scale. Allimprovviso si sente un lungo sospiro,
amplificato. Gibbs si ferma. Miss Cutts, che sta per ritirare la pallina, si ferma. Si sente un lamento, amplificato.
Gibbs guarda in alto. Miss Cutts guarda in alto. Si sente

LA SERRA

181

una risata, amplificata, che scema. Silenzio. Miss Cutts


avvicina la pallina alla bocca. Gibbs rimane fermo per un
momento, poi si gira ed entra nel soggiorno. Miss Cutts
gli tira la pallina. Che gli cade ai piedi.
cutts

Prendi! (Gibbs guarda la pallina e poi la schiaccia con


il piede). Non fare cos. (Prende un tubetto di pillole dalla
tasca e ne ingoia una) Coshai, Charlie?
gibbs Mal di testa. (Si siede, chiude gli occhi).
Miss Cutts va da lui.
Hai mal di testa, tesoro? Vieni nella stanza 1/A. (Lo
bacia) Te lo faccio passare io. Di, vieni?
gibbs Devo tornare di l.
cutts Di l! E perch?
gibbs Ad ascoltare il discorso di Natale.
cutts Ancora? Oh Dio, pensavo se ne fosse dimenticato.
gibbs Non se n dimenticato.
cutts Tutti gli anni. Mi vien voglia di urlare.
gibbs Non sopporto gli urli.
cutts Charlie, che c? Non ti piaccio pi? Dimmi. Sii sincero. Non ti piaccio pi come una volta? Dimmelo francamente. Ti ho deluso?
gibbs Smettila. Non sono dellumore.
cutts Lascia che ti massaggi il collo. (Gli tocca il collo).
gibbs (allontanandola) Tu e i tuoi colli! Non fai altro che
mettere le mani sul collo degli altri!
cutts Anche tu.
gibbs Io di solito non metto le mani sul collo di tutti.
cutts Mi sono cos divertita a lavorare con te stamattina.
(Si siede) Sei cos intelligente. Credo che tu sia luomo
pi intelligente con cui io abbia mai avuto a che fare.
un peccato che non si possa lavorare di pi insieme. Poi
la stanza 1/A cos divertente. Di tutte quella che preferisco. una stanza cos intima. Riesci a fare domande e
a essere intimo allo stesso tempo. Adoro le tue domande.
Sono cos intime. Rendono tutto cos eccitante. Lintimit diventa quasi insopportabile. Sei l che aspetti che
le domande finiscano, per poter passare da unintimit
allaltra, stupendamente, e proprio quando sai che non
puoi fare unaltra domanda, perch devi smettere, perch bisogna smettere, tutto deve finire ecco che finicutts

182

HAROLD PINTER

sce! ecco che restiamo soli, che possiamo cominciare,


possiamo continuare, nella stanza 1/A, perch tu sai, tu
lo sai sempre, hai un tempismo perfetto, sai esattamente
quando le domande devono smettere, quelle domande,
e quando devi cominciare a farle a me le domande, altre
domande, e io a te, lora delle domande, lora delle domande, lora delle domande, per sempre, per sempre e
per sempre.
gibbs (alzandosi) Ti ho detto che non sono dellumore.
cutts Andiamo nella 1/A, Charlie.
Gibbs in piedi che guarda la porta.
gibbs

Hai sentito, ora?


Cosa?
gibbs Qualcosa. Dei rumori. Rumori. Ora. Un attimo fa.
cutts No, niente. Assolutamente nulla. Niente. (Lo guarda) Cosera?
gibbs Non lo so.
cutts (con un sorriso nervoso) Non dirmi che sta per succedere qualcosa.
gibbs Qualcosa sta succedendo. Ma non so cosa. Non riesco a definirla.
cutts Ma assurdo.
gibbs S, assurdo. Ma c qualcosa che sta per succedere,
lo sento, lo so, ma non riesco a definirla. ridicolo.
cutts Io lo so cosa sta per succedere.
gibbs Quel vecchio rimbambito l dentro, che non vede
mai niente, pensa solo a ubriacarsi con quella troia.
cutts Io lo so cosa sta per succedere. Tu lo ucciderai.
gibbs Come?
cutts No? Lavevi promesso. Avevi promesso che lo avresti ucciso. Non vero? E allora fallo, adesso. Ora. Prima
che faccia il suo discorso di Natale.
gibbs Smettila, per lamor di dio!
cutts Lavevi detto tu!
gibbs Io?
cutts Avevi detto che lo avresti pugnalato e che poi avresti
accusato un altro.
gibbs Davvero? E chi?
cutts Lush.
gibbs Lush? Lush non passerebbe come assassino. un
mascalzone, non un assassino.
cutts

LA SERRA
cutts

183

No, invece tu s.

Gibbs la fissa.
(con calma) Coshai detto? (Pausa). Come mi hai
chiamato?
cutts Niente.
gibbs Mi hai dato dellassassino.
cutts No, non vero
gibbs (di ghiaccio) Come osi darmi dellassassino?
cutts Ma non vero!
gibbs Chi avrei assassinato secondo te?
cutts Nessuno!
gibbs E allora come osi darmi dellassassino?
cuttsTu non sei un assassino!
gibbs (con un sibilo) Io non sono un assassino, lui un assassino, Roote un assassino! (Pausa). Hai osato darmi
dellassassino?
cutts (gemendo) No, Charlie.
gibbs Lo sai cos questa? Una calunnia. Una gravissima
diffamazione. (Pausa). E inoltre mi istighi a uccidere il
mio capo, il professor Roote. Il responsabile. Tu, la sua
amante. E tutto per soddisfare un tuo capriccio.
gibbs

Pausa.
cutts
gibbs

Charlie
Chiudi il becco!

Miss Cutts cade dalla sedia per terra.


(sottovoce) Oh, come vorrei essere nella stanza 1/A.
Non ci torner mai pi nella stanza 1/A. Lo so. Mai pi.

cutts

Buio. Si sente un ronzio. Il ronzio smette. Le luci si alzano


sullufficio. Roote e Lush stanno ancora bevendo. Roote
alla scrivania, Lush accasciato su una sedia. Roote si
alza e si appoggia sul bordo della scrivania.
roote

Le donne! Le ho conosciute tutte. Le ho mai raccontato di quella dal vestito blu? Era una spia. Una spia
vestita di blu. Lho conosciuta a Casablanca. Che lei lo
creda o no, quella donna era lagente di una grande po-

184

HAROLD PINTER

tenza straniera. Aveva un pellicano tatuato sul ventre. S.


Il suo ventre era ricoperto dal pellicano. Riusciva a fargli
attraversare la stanza zampettando verso di te. Carponi,
sul fianco, con i piedi in avanti, col culo in aria, come
volevi tu. La sua bravura era sovrumana. Solo una donna
pu possedere una simile padronanza. Sotto al vestito blu
portava un body e sotto al body un pellicano. (Pausa). Il
dolce! Non abbiamo aperto il dolce. Mio Dio, ed quasi
mezzanotte. (Scarta il dolce, e lo tiene in mano) una meraviglia. (Andando verso il cassetto della scrivania) Aspetta un attimo. Dov? Ecco, proprio quello che ci vuole.
(Tira fuori una baionetta dal cassetto) E adesso. Qui, proprio al centro. (Taglia il dolce) Ricordo i giorni in cui le
pareti della mia stanza erano tappezzate di biglietti di
Natale, i regali mi arrivavano fino alle ginocchia, con tutti
gli zii e le zie che venivano a trovarci, un ceppo acceso
nel caminetto, i campanellini appesi allalbero di Natale,
i festoni, i fiori, le decorazioni floreali, la musica, i fiori
le decorazioni floreali lallegria (Bruscamente) Non
mi sembra di aver notato un suo biglietto di Natale, o
mi sbaglio? Non che me laspettassi. Perch lei non ha il
senso del decoro, si vede lontano un miglio. Non ha cuore. Non tanto la dialettica quanto la sua mentalit che
sgradevole, malsana, marcia.
lush La neve diventata poltiglia.
roote Deve essere cambiata la temperatura. (Forzandolo a
prendere una fetta di dolce) Tenga qui, prenda una fetta di
dolce. (Lush fissa il dolce). Su. Lo mangi! (Lo sgranocchiano tutti e due Lush lo sputa. Roote lo afferra per il collo)
Ma cosa fa? il mio dolce!
lush Non ce la faccio!
roote (scuotendolo) il mio dolce di Natale! Non le permetto di sputare il mio dolce di Natale!
lush (liberandosi con violenza) Se lo ficchi dove dico io!
Roote lo guarda.
(gravemente) Lei mi sta insultando, sta insultando il
cuoco, e ha insultato anche Ges Cristo. (Pausa). Non c
posto per malati di mente in questo istituto.
lush (mormorando) Poltiglia e fango.
roote Lush!
lush Colonnello?
roote

LA SERRA

185

(brutalmente) Le avevo detto che le conveniva stare


attento. Conviene a tutti stare attenti! (Comincia a girare per la stanza) Non mi piace come si stanno mettendo
le cose. Non ci si pu pi fidare di nessuno. E poi c
qualcosa che sta per succedere in questo posto che ancora non sono riuscito ad afferrare. C qualcosa di strano
nellaria. Lo sento. Qualcuno pensa che io sia vecchio,
eh no, si sbaglia, ce ne vuole. Possiedo quattro occhi, io.
Vedo anche attraverso i muri. (Riflettendo) Con questo
non sto dicendo che ci vogliono quattro occhi per vedere
attraverso i muri. Sto dicendo che oltre ad avere quattro
occhi, riesco anche a vedere attraverso i muri!
lush Dimentica le sue nozioni di fitotomia, signore.
roote Pi che delle semplici nozioni. I muri sono trasparenti per me. Sento anche i bisbigli che provengono dallo
scantinato. Non lho mica sprecata la mia giovent. Ho
coltivato tutte le mie facolt fino in fondo! E ho passato molto tempo a riflettere. A riflettere. Per esempio,
tutte queste sciocchezze sulla terra che gira. Sono tutte
cazzate. Se la terra girasse davvero, cadremmo da tutte
le parti. (Piegandosi verso Lush) Ma noi non cadiamo?
Vero? Risponda? (Lush riflette). Oggi mi sento qualcosa
nelle ossa. Lo so. Sta per succedere qualcosa che non riesco a definire. Lo so che ridicolo. Ma non riesco a capire
cosa cazzo . Crede che verr ucciso?
lush Proprio cos.
roote (porta la bottiglia sulla scrivania e versa da bere) La
giornata cominciata male fin dalle prime battute. Prima
una morte, poi una nascita! scandaloso, cazzo! Chiedo
solo un po di decenza non mi sembra di pretendere
molto, no? (Lush va verso la scrivania, si versa da bere e
torna alla poltrona). Lo sa chi mi ricorda lei? Mi ricorda un certo Whipper Wallace, ai tempi doro. (Si apre la
porta. Entra Gibbs e rimane in piedi immobile). Andava
in giro con uno che si chiamava House-Peters. Lo avevano soprannominato Peter il Bordello. Mi ricordo che
una sera Whipper e Bordello che aveva una cicatrice
sulla guancia sinistra credo se lera fatta durante una
rissa, proprio in un bordello. (Ride) Comunque, quella
sera, erano l tutti e due, sia Whipper che Bordello, che
si rotolavano da una sponda allaltra del letto, quando si
present un poliziotto (scoppia in una risata) si present
questo poliziotto si present questo poliziotto queroote

186

HAROLD PINTER

sto poliziotto si avvicin a Bordello e a Whipper


furono interrogati quella sera letto un poliziotto
(Gibbs si muove. Roote salta su) Aaaaahhhh! (A Gibbs)
Cosa cazzo le salta in mente, di strisciarmi dietro le spalle
come un serpente! Eh? Mi ha spaventato a morte.
gibbs Sono venuto a sentire il discorso di Natale, signore.
roote Perch non lo fa lei? Muore dalla voglia di farlo,
non vero? Perch non lo fa lei?
gibbs un privilegio che spetta a lei, signore.
roote Io ne ho piene le palle! Dei pazienti, del personale,
dei subalterni, di tutta questa baracca di merda!
gibbs Mi spiace sentirle dire questo, signore.
roote Mi sta dissanguando.
lush E allora perch insiste?
Roote lo guarda.
roote

Perch ho una delega.


Delega per che cosa?
roote (con calma) Ho detto che ho una delega, e basta.
lush Una delega per che cosa?
lush

Si guardano fissi negli occhi.


roote

E non solo io. Labbiamo tutti. Anche quel bastardo l. (A Gibbs) Non vero?
gibbs S.
roote Ha visto.
lush Non stato chiaro.
roote Chi, io?
lush Non riesce a essere chiaro.
roote Ah, no?
lush Si spieghi meglio.
gibbs ubriaco.
roote (andando verso Lush) Si spieghi lei, Lush.
lush No, lei! lei che deve spiegarsi!
roote Stai attento, ragazzo.
lush (alzandosi) un delegato, giusto?
roote (squadrandolo) Giusto.
lush Chi lha autorizzato? Quali poteri le sono stati affidati? Chi lha nominato? Delegato a fare cosa? (Roote gli d
un pugno nello stomaco).
roote Sono un delegato! (Pugno nello stomaco) Sono sta-

LA SERRA

187

to incaricato! (Pugno nello stomaco) Sono un delegato!


(Pugno nello stomaco) Sono stato nominato! (Lush indietreggia, piegato su se stesso attraverso il palcoscenico, Roote lo segue) Delegato! (Pugno nello stomaco) Nominato!
(Pugno nello stomaco) Incaricato! (Lo colpisce di nuovo
nello stomaco. Lush si accascia sul pavimento. Roote in piedi su di lui urla), io sono autorizzato!
Lush rimane piegato per terra. Roote torna alla scrivania,
versa da bere per s e per Gibbs.
(a Gibbs, amaramente) E lei cosa vuole?
Sono venuto a sentire il suo discorso di Natale, Colonnello.
roote sicuro di non essere venuto a uccidermi?
gibbs Ucciderla?
roote S, non venuto per questo?
gibbs Si sbaglia di grosso. Che idea!
roote E invece s! Glielo leggo in faccia! Lush, lei non
glielo legge in faccia? Questo qui venuto a farmi fuori.
Glielo si legge in faccia.
gibbs Non assolutamente vero.
roote Ha perfino cambiato espressione, non mi contraddica. La coscienza sporca! Ce lha scritto in faccia.
gibbs Ma stiamo scherzando.
roote Beh, diciamo che lei non che ci sappia fare molto,
eh? Anzi non ci sa proprio fare. Lho smascherata, cos!
(Schiocca le dita e ride) Lo ammetta, Lush? Come assassino non ha molta strada davanti a s, lo sa? (Lush si alza
lentamente da terra). Lo sa?
gibbs Questo suo giochetto mi offende, signore.
roote Davvero?
gibbs Mi offende profondamente.
roote La offende. (Andando dietro alla scrivania con il bicchiere) Beh, se la offende, la offende. (Beve) Vuol dire che
troppo sensibile, questo il suo guaio.
gibbs (sedendosi) uninsinuazione infamante.
roote Non faccia tanto il permaloso!
roote
gibbs

Lush si avvicina a Gibbs cautamente.


lush

roote

Il vecchio stava solo scherzando, Gibbs.


Certo che scherzavo.

188

HAROLD PINTER

gibbs

Uno scherzo tuttaltro che divertente.


Non voleva offenderti. Su. Non ti avvilire. Adesso
dammi quel coltello e non parliamone pi.

lush

Silenzio improvviso. Tutti immobili. Gibbs e Lush si


squadrano. Lush fa una piccola mossa verso la sua giacca.
Gibbs si alza di scatto, con un coltello in mano. Lush lo
affronta con un coltello in mano. Roote prende la baionetta che sulla scrivania, si interpone fra i due tenendoli
a bada e ghignando. Silenzio. I coltelli sono alzati. A un
tratto si sente un sospiro, amplificato. I coltelli si abbassano. Si sente un lungo lamento, amplificato. Guardano
in alto. Si sente una risata, amplificata, che va scemando.
Silenzio.
lush

Cosera?
Non lo so. Cosera?
gibbs Non lo so.
roote

Pausa.
roote

Ho sentito qualcosa, voi no?


S, io s.
gibbs S, ho sentito qualcosa.
lush

Pausa.
roote

E cosera?

Pausa.
gibbs
lush

Non lo so.
Neanchio.

Pausa.
roote

Beh, non c modo di scoprirlo?


Sta succedendo qualcosa, signore. Qualcosa che non
mi piace. C qualcosa nellaria che non riesco bene a
definire.
roote Strano che lei dica questo. Stavo dicendo proprio
la stessa cosa prima, vero Lush? La stessa cosa. Proprio
prima che lei entrasse.
gibbs

LA SERRA

189

Pausa.
gibbs

Andiamo a indagare. Di, Lush.


Vacci tu.
roote Vada con lui.
lush Non ho voglia di andare con lui.
roote Vada con lui! Cosa c? Ha paura del buio?
lush (timidamente) No beh, perch vede, il fatto
che ho un regalo per lei, Colonnello.
roote Un regalo?
lush Un regalo di Natale.
roote (sospettoso) Ah, s? E che genere di regalo?
lush solo un pensiero, signore, per Natale. (Tira fuori
un sigaro dalla tasca e lo d a Roote) Eccolo.
roote Ehi! Sembra uno di quelli buoni.
lush solo un piccolo pensiero, signore.
roote Un pensiero davvero gentile, Lush. Le sono profondamente grato.
lush Sono contento che le piaccia, signore.
roote (raggiante) S, molto gentile. Lo fumer prima di
andare a letto. E adesso andate, tornate al lavoro.
gibbs Quand che vuole vedere Lamb, signore?
roote Lamb?
gibbs Il padre, signore.
roote Ah, quello. Domattina, di, domattina. Adesso non
ho voglia di essere seccato da quello l.
gibbs Allora domattina. Grazie per il bicchiere, signore.
lush E per il dolce.
roote Buonanotte, signori.
lush

Gibbs e Lush escono. Roote va verso il divano con il sigaro. Miss Cutts gli appare dietro la schiena entrando dalla
porta della camera da letto, lo osserva. Indossa una camicia da notte. Roote accende il sigaro e prende qualche
boccata. Il sigaro esplode. Miss Cutts si precipita verso di
lui. Roote getta il sigaro, vede Miss Cutts.
cutts

Ti sei fatto male? (Roote la fissa). Cosa cera in quel


sigaro?
roote Mi ricordi qualcuno.
cutts Con la mia nuova camicia da notte? Chi?
roote Dove hai preso quella roba?
cutts un regalo. Chi ti ricordo?

190

HAROLD PINTER

roote

Dove lhai presa?


Da unamica. Ti piace? Me lha appena regalata. Ho
preso un t con lei, oggi. diventata madre. E non le
serve. Ha insistito perch la prendessi io. cos carina,
e ha un bambino che un amore. Le ho detto, ora che
siamo diventate amiche non posso continuare a chiamarti
6459, non credi? Come ti chiami? Lo sai che non me lha
voluto dire? E va bene, ma il tuo amante come ti chiama? Le ho chiesto, con che nomignolo? diventata tutta
rossa. Devo dire che sono proprio curiosa. Chiss come
la chiama? molto carina, mi ha detto che il bambino
sente la mancanza del pap. Anche i neonati sentono la
mancanza del pap, sai? Archie, non credi che il padre
possa vedere il bambino, anche solo per qualche minuto,
tanto per dirgli ciao?
roote (con calma) No. Il padre deve rimanere dov.
cutts E dov?
roote Non hai il turno di notte?
cutts Natale, ho smontato prima.
roote Dovresti essere al lavoro.
cutts Non sei contento di vedermi?
cutts

Pausa. Roote sospira e la guarda.


roote

Sei (Si siede sul divano con lei) Sei felice?


Felice? Certo che lo sono.
roote Sei sei felice con me?
cutts Certo che sono felice. Con te. Quando non fai lo
scemo.
roote Sei davvero felice con me?
cutts Non quando mi vuoi far uscire al freddo, in camicia
da notte.
roote (prendendole la mano) Non uscire. (Le accarezza la
mano).
cutts

Lei lo guarda gravemente.


cutts

Sai che a volte penso di non essere abbastanza femminile per te?
roote Lo sei, sei pi che femminile.
cutts Forse se fossi pi femminile non mi faresti uscire al
freddo.
roote Non voglio che tu esca. Voglio che tu rimanga.

LA SERRA

191

cutts

O forse forse perch tu pensi di non essere abbastanza virile.


roote S, che lo sono!
cutts Forse no.
roote Non mi vorrai pi virile di cos?
cutts (con insistenza) Non centra quello che voglio io.
quello che pensi tu, che conta. Quello che pensi veramente dentro e quello che senti. Quello che vuoi, quello che
sei veramente, non lo capisci, Archie? Cio se tu, dun
tratto, ti preoccupassi di non essere abbastanza virile
cio che io non sia abbastanza femminile e che tu sia un
po troppo femminile beh, allora ci sarebbe qualcosa
che non va, non ti pare?
roote Aspetta un attimo, ma io non ho detto nulla
cutts (intensamente) Se io non ti amassi cos tanto non
avrebbe importanza. Ricordi il nostro primo incontro?
Sulla spiaggia? Di notte? Tutta quella gente? Il fal? E
le onde? E gli spruzzi? E la foschia? E la luna? E tutti
che ballavano, ridevano, facevano le capriole? E tu l
in piedi, silenzioso, nei tuoi calzoncini immacolati che
fissavi un castello di sabbia. La luna era dietro di te, davanti a te, dappertutto, avvolgendoti nella sua luce soffusa, dissipandoti, eri trasparente, traslucente, un faro.
Rimasi senza parole, ammutolita. Lacqua saliva. Non
riuscivo a muovermi. Ero rigida. Inamovibile. I nostri
occhi si sono incontrati. Amore a prima vista. Continuai
a guardarti. E nei tuoi occhi, audaci e spudorati, vi era il
desiderio. Un desiderio brutale, esigente. Bestiale, spietato, inesorabile. E io ero l magnetizzata, ipnotizzata.
Trafitta. Immobile e ferma. Come un insetto intrappolato nella ragnatela.
Roote si alza, va alla scrivania, si siede, accende il microfono.
(parlando nel microfono) Pazienti, personale medico, subalterni. Buon Natale e un felice e prospero anno
nuovo a tutti quanti. E a nome di tutto il personale medico desidero augurare ai subalterni buona fortuna per
il prossimo anno e buon Natale. E a tutti i pazienti, uno
per uno, vorrei inviare un augurio personale, esternando
i pi fervidi auspici per le feste e i pi caldi auguri da
parte del personale medico, dei subalterni e mia, senza

roote

192

HAROLD PINTER

dimenticare quelli del Ministero, che sono certo sarebbe


lieto di associarsi a queste parole, augurandovi un felice
e prospero anno nuovo. (Pausa). In questo anno che sta
passando abbiamo tutti avuto le nostre difficolt, i nostri
piccoli problemi, i nostri piccoli dispiaceri, come pure
le nostre piccole gioie; nonostante ci, grazie al lavoro
che svolgiamo assieme, grazie alle responsabilit di tutti,
per quanto umili e insignificanti possano sembrare alcuni
compiti, continuiamo a lavorare, a vivere, a tenere unita
una grande famiglia, e ad andare avanti senza farci scoraggiare. (Pausa). Salutiamo lanno vecchio che sta per
passare, e accogliamo quello nuovo, e io vi dico, dinnanzi a queste ceneri che ci porteremo dietro dallanno
vecchio cose che potranno aiutarci in quello nuovo,
perch noi non le temiamo. (Pausa). Forse qualcuno di
voi che si trova qui stasera di fronte a questi altoparlanti, potr chiedersi se le fatiche quotidiane, le delusioni
quotidiane, le continue prove e i tormenti che sembrano
perseguitarvi continuamente, abbiano davvero un senso.
Io voglio dirvi una cosa sola. Abbiate fede. (Pausa). S, mi
stato richiesto di inviarvi un messaggio del tutto particolare questo Natale, che : abbiate fede. (Pausa). Ricordatevi che non siete soli, che noi, per esempio, in questo
nostro istituto, siamo tutti ineluttabilmente legati, luno
allaltro, il personale medico ai subalterni, i subalterni ai
pazienti, i pazienti al personale medico. Ricordatevelo,
quando sarete seduti accanto al fuoco con le vostre famiglie, che sono venute da vicino e da lontano, per trascorrere questo giorno assieme a voi, e siate sereni. (Spegne il
microfono e si siede).
Le luci si abbassano sullufficio. Buio. Una luce bassa
sulle scale e sul proscenio. Si sentono degli scricchiolii
di serrature. Catene che si trascinano. Un gran fragore
e rimbombo di porte di ferro che si aprono. Delle lame
di luce appaiono improvvise sul palcoscenico, come se si
aprissero delle porte sui corridoi e sulle stanze. Sussurri,
risate sommesse, urla di pazienti che vanno in crescendo.
Il fragore delle serrature e delle porte aumenta sempre di
pi. Le lame di luce vanno da una zona allaltra, rapide. I
suoni raggiungono un culmine e poi cessano. Si alzano le
luci sullufficio del Ministero. Lobb si alza e Gibbs entra.

LA SERRA

193

lobb

Ah, venga avanti, Gibbs. Come sta? (Si stringono la


mano). Ha fatto buon viaggio?
gibbs Non c male, grazie, signore.
lobb Si sieda. (Siedono). Sigaretta?
gibbs No, grazie, signore.
lobb Non molto che aspetta, vero?
gibbs No, affatto, signore.
lobb Il mio segretario a letto con linfluenza. C un po
di disordine. Comera il tempo lass?
gibbs Molto freddo, signore.
lobb Qui stato tra il bello e il discreto, considerando la
stagione. Un clima traditore, per. Il mio segretario, per
esempio, uomo di assoluta fiducia, forte come un toro,
stato abbattuto come un fuscello durante il week-end.
gibbs Davvero traditore.
lobb Tremendo. E lei come si sente?
gibbs Oh, benissimo, grazie, signore.
lobbS, ha proprio laria di star bene. Anzi benissimo, direi. Porta la canottiera, vero?
gibbs Sissignore.
lobbEcco, vede. Lei giudizioso. Il mio segretario invece,
che forte come un toro, non ha mai indossato una canottiera in vita sua. cos che se l presa. (Pausa). Sono
proprio contento che sia venuto a trovarmi, Gibbs.
gibbs Anchio, signore.
lobb Brutta faccenda. Ha fatto rapporto, vero?
gibbs Sissignore.
lobb Non lho ancora visto.
gibbs Nossignore. Ce lho qui con me.
lobbLo consegni in ufficio quando esce, per favore.
gibbs Sissignore.
lobb Ha una cifra definitiva?
gibbs S ce lho, signore.
lobb E qual ?
Pausa.
gibbs

stato massacrato lintero personale medico, signore.


lobb Lintero personale medico?
gibbs Tranne uno, naturalmente.
lobb Chi?
gibbs Io, signore.

194
lobb

HAROLD PINTER

Ah gi, certo. (Pausa). Lintero personale medico, ha


detto? Una vera strage, allora?
gibbs Esatto.
lobb tremendo. (Pausa). Come hanno come hanno
fatto?
gibbs In diverse maniere, signore. Il signor Roote e la signorina Cutts sono stati pugnalati nel loro letto. Lush
lobb Mi scusi, ha detto letto, o letti?
gibbs Letto, signore.
lobb Ah, davvero? Prosegua.
gibbs Lush, Hogg, Beck, Budd, Tuck, Dodds, Tate e Pett,
sono stati chi impiccato e chi strangolato, a seconda.
lobb Capisco. Beh, prevedo che le saranno fatte molte domande su questa faccenda, Gibbs.
gibbs Sissignore.
lobb E ora la situazione com?
gibbs I pazienti sono tutti tornati nelle loro stanze. Ho lasciato al capoportiere, Tubb, il controllo di tutto. molto
in gamba. E tutto il personale subalterno continua il proprio lavoro come sempre.
lobb I subalterni non sono stati toccati?
gibbs No. Solo il personale medico.
lobb Ah. Senta, Gibbs, c una cosa che vorrei sapere.
Come hanno fatto i pazienti a uscire dalle loro stanze?
gibbs Non credo di essere in grado di darle una risposta
precisa su questo, signore, finch non sar avviata linchiesta.
lobb Certo, certo.
gibbs Una delle possibilit che una porta non sia stata
chiusa bene e che uno dei pazienti sia riuscito a uscire,
sottrarre le chiavi dallufficio e liberare gli altri.
lobb Dio mio.
gibbs Vede, laddetto alle serrature che avrebbe dovuto essere in servizio abbiamo sempre un addetto in servizio
lobb Certo, certo.
gibbs Era assente.
lobb Assente? Beh, dico un fatto piuttosto rilevante,
non crede?
gibbs Sissignore.
lobb Dov ora?
gibbs introvabile, signore.
lobb Beh, sarebbe bene trovarlo, non crede?
gibbs Far del mio meglio, signore.

LA SERRA
lobb

195

Bene, bene. (Breve pausa). Mi dica. Lei perch non


stato ucciso? solo una curiosit.
gibbs Stavo facendo una ricerca da solo, signore. Probabilmente lunico membro del personale medico sveglio,
e cos ho avuto il tempo di prendere le misure necessarie
per difendermi.
lobb Capisco. Beh, stata davvero una disgrazia, ma non
possiamo fare niente finch non sar inoltrato il rapporto e avviata linchiesta. Intanto forse le converrebbe trovare quelladdetto alle serrature. Avremo sicuramente
bisogno di scambiare qualche parola con lui. Come si
chiama?
gibbs Lamb, signore.
lobb (annotando il nome) Lamb. Beh, Gibbs, vorrei esprimerle, a nome di tutto il Ministero, lammirazione per il
coraggio che ha dimostrato.
gibbs La ringrazio, signor Ministro. Il lavoro vuol dire
molto per me.
lobb Bene, cos mi piace. (Breve pausa). Sar lei a portare avanti le cose da adesso in poi. Le manderemo dei
rinforzi tra qualche giorno. Prima impossibile, temo.
Dobbiamo trovare gente altamente qualificata. E non
cos facile.
gibbs Mander avanti io le cose, signore.
lobb Ovviamente, diventer lei il responsabile da ora in
poi.
gibbs Grazie, signore.
lobb (alzandosi) Non ringrazi me. Siamo noi che dobbiamo ringraziare lei. (Si avviano alla porta). Unultima
domanda. Qual stato il motivo scatenante? Cio che
cosa li ha spinti a tanta violenza?
gibbs Beh, signor Lobb, sarebbe poco delicato nella mia
posizione
lobbSu, su, ragazzo mio. Sono i fatti quelli che contano.
gibbs Non bene parlar male dei morti.
lobb Certo, certo.
gibbs Ma non ci sono dubbi sul fatto che il signor Roote
non fosse amato.
lobb A ragion veduta?
gibbs Temo di s, signore. Per due motivi in particolare.
Il primo per aver sedotto la paziente 6459 mettendola
incinta, e il secondo per aver ucciso il paziente 6457. Gli
altri pazienti non glielhanno mai perdonato.

196

HAROLD PINTER

Buio sullufficio. Luci sulla stanza insonorizzata. Lamb


su una sedia. seduto immobile, con lo sguardo fisso, in
una trance catatonica.
Sipario.

Il custode

Si deciso di cambiare il titolo della commedia The Caretaker


da Il guardiano in Il custode in quanto il compito di un caretaker,
di un palazzo in un condominio, quello di un nostro custode.
Diversa la mansione di un guardiano che, invece, svolge il suo
lavoro in un museo, in un giardino o anche in un faro.
Il custode (The Caretaker) stato rappresentato per la prima
volta dallArts Theatre Club, con la collaborazione di Michael Codron e David Hall, regia di Donald McWhinnie, allArts Theatre
di Londra il 27 aprile 1960.
Il 30 maggio 1960, la commedia stata rappresentata da Michael Codron e David Hall al Duchess Theatre di Londra, regia di
Donald McWhinnie, con la seguente distribuzione:
Mick
Alan Bates
Aston Donald Woodthorpe
Davies
Donald Pleasence
Il 2 marzo 1972, una ripresa della commedia stata eseguita al
Mermaid Theatre di Londra, regia di Christopher Morahan, con la
seguente distribuzione:
Mick
Aston
Davies

John Hurt
Jeremy Kemp
Leonard Rossiter

La commedia poi stata rappresentata al Shaw Theatre di Londra nel gennaio del 1976, regia di Kevin Billington, con la seguente
distribuzione:
Mick
Aston
Davies

Simon Rouse
Roger Loyd Pack
Fulton Mackay

stata rappresentata, di nuovo, al National Theatre nel novembre del 1980, regia di Kenneth Ives, con la seguente distribuzione:
Mick
Aston
Davies

Jonathan Pryce
Kenneth Cranham
Warren Mitchwell

Personaggi

Mick, vicino alla trentina


Aston, trentenne
Davies, un vecchio

Atto I. Una notte dinverno.


Atto II. Qualche secondo dopo.
Atto III. Quindici giorni dopo.

Lazione si svolge in una casa nella zona ovest di Londra.



Una stanza. Una finestra, sul fondo scena, con un sacco
che ne ricopre la parte bassa. Lungo la parete sinistra,
una branda di ferro. Sopra questa, un armadietto, barattoli di vernice, scatole contenenti viti, bulloni, ecc. Di
fianco al letto, altre scatole e vasi. Una porta, in fondo,
sulla parete destra. A destra della finestra, ammucchiati: un lavello da cucina, una scala a pioli, un secchio per
il carbone, un tosaerba, un carrello per la spesa, ancora
scatole, cassetti di com. Sotto a tutto questo mucchio,
una branda di ferro e di fronte ad essa una cucina a gas.
Appoggiata sui fornelli una statua di Buddha. In proscenio a destra, un caminetto. Attorno a questo, un paio di
valigie, un tappeto arrotolato, una fiamma ossidrica, una
sedia di legno rovesciata, scatole, un discreto numero di
ninnoli, uno stendibiancheria, alcune assi di legno corte,
una stufetta elettrica e un tostapane elettrico obsoleto.
Sotto a questo, una pila di giornali vecchi. Sotto al letto di
Aston, parete sinistra, un aspirapolvere che non si vedr
finch non verr usato. Un secchio pende dal soffitto.

ATTO PRIMO

Mick, solo nella stanza, seduto sul letto. Indossa una


giacca di pelle. Silenzio. Si guarda attorno, lentamente,
e osserva tutti gli oggetti nella stanza. Guarda il soffitto
e fissa il secchio. Poi smette, rimane seduto, immobile,
con lo sguardo rivolto al pubblico, privo di espressione.
Silenzio per trenta secondi. Sbatte una porta. Si sentono
delle voci attutite. Mick gira la testa. Si alza, va lentamente verso la porta, esce e richiude la porta piano. Silenzio.
Si sentono di nuovo le voci. Si fanno pi vicine, e subito
svaniscono. Si apre la porta. Aston e Davies entrano, prima Aston, poi Davies che lo segue trascinando i piedi e
respirando pesantemente. Aston indossa un vecchio cappotto di tweed sopra a un vestito blu scuro sdrucito, a un
petto, un pullover, una camicia e una cravatta sbiadite.
Davies indossa un cappotto marrone logoro, un paio di
pantaloni sformati, un gilet, una canottiera senza camicia,
e un paio di sandali. Aston si mette in tasca la chiave e
chiude la porta. Davies si guarda in giro.
aston

Siediti.
Grazie. (Guardandosi intorno) Uuh
aston Aspetta un momento. (Cerca una sedia, ne vede una
rovesciata vicino al tappeto arrotolato di fronte al caminetto e va a prenderla).
davies Sedermi? Aah non mi siedo comodo da non
mi siedo come si deve da beh, non glielo saprei dire
aston (sistemando la sedia) Ecco qua.
davies Dieci minuti di pausa per un t in quel posto, nel
cuore della notte, senza riuscire a trovare un buco per
sedermi, nemmeno uno. Erano tutti occupati da greci,
polacchi, greci, neri, tutti quanti, tutti quanti stranieri. E
davies

202

HAROLD PINTER

io ci lavoravo l ci lavoravo (Aston si siede sul letto,


tira fuori dalla tasca una scatoletta di tabacco e le cartine
e comincia ad arrotolarsi una sigaretta. Davies lo guarda)
Tutti i neri seduti, i neri, i greci, i polacchi, tutti quanti,
cos, e io senza un buco per sedermi, mi trattano come se
fossi merda. Ma quando quello venuto da me stanotte,
gliene ho dette, io.
Pausa.
aston

Siediti.
S, ma prima, vede, prima devo scaricarmi, sa? Potevano anche farmi fuori laggi.

davies

Davies esulta ad alta voce, fa qualche mossa di pugilato,


con i pugni chiusi, verso il basso, volta la schiena ad Aston
e fissa il muro. Pausa. Aston si accende una sigaretta.
aston

Vuoi fartene una anche tu?


(voltandosi) Cosa? No, no, non fumo mai sigarette.
(Pausa. Viene avanti) Sa cosa, per, prender un po di
quel tabacco per la mia pipa, se non le dispiace.
aston (dandogli la scatoletta) S. Di. Prendine un po.
davies Molto gentile, signore. Solo quel che basta per riempire la pipa, poco, poco. (Tira fuori la pipa dalla tasca e
la riempie) Anchio avevo una scatoletta, un po un po
di tempo fa. Ma me lhanno fregata. Me lhanno fregata
sulla Great West Road. (Gli porge la scatoletta) Dove la
metto?
aston Dalla a me.
davies (dandogli la scatoletta) Ma quando quello venuto
da me stanotte, gliene ho dette, io. Eh? Mi ha sentito anche lei, vero?
aston Ho visto mentre ti saltato addosso.
davies Saltato addosso? Altro che saltarmi addosso. Lurido schifoso, a un vecchio come me, ho mangiato alla
tavola di signori, io.
davies

Pausa.
aston

S, lho visto mentre ti saltava addosso.


Tutti quegli straccioni, mi creda, sono peggio dei
maiali. Sar anche stato sotto i ponti per qualche anno,

davies

IL CUSTODE

203

ma pu star certo che sono pulito, io. Ci tengo, io. per


questo che ho piantato mia moglie. Quindici giorni dopo
che lho sposata, anzi, no, meno, non pi di una settimana, ho alzato il coperchio di una pentola, e sa cosa cera
dentro? La sua biancheria intima, sporca, un mucchio.
Nella pentola per le verdure. La pentola delle verdure.
Lho piantata in quello stesso istante e non lho mai pi
rivista. (Si volta, attraversa la scena trascinandosi, e si trova
faccia a faccia con la statua del Buddha posata sui fornelli,
la guarda e si volta) Ho mangiato su piatti di porcellana,
io. Ma non sono pi giovane adesso. Ricordo i giorni in
cui ero in forma come tutti loro. Non si prendevano libert con me, allora. Ma non sono stato molto bene ultimamente. Ho avuto qualche attacco. (Pausa. Avvicinandosi)
Ha visto cos successo con quello?
aston Sono arrivato verso la fine.
davies Viene da me, mi piazza davanti un secchio dellimmondizia e mi dice di portarlo fuori, sul retro. Non
mica il mio lavoro quello di portare fuori il secchio! C
un ragazzo l apposta per il secchio. Non sono stato mica
preso per vuotare secchi, io. Sono stato preso per lavar
per terra, sparecchiare, lavare un po i piatti, cosa centrano i secchi?
aston Ah. (Scende in proscenio destro per prendere il tostapane elettrico).
davies (seguendolo) E mettiamo anche che centrino! Anche se centrassero! Anche se ero io quello che doveva
portare fuori il secchio, chi quellimbecille che si permette di venire a darmi ordini? Siamo allo stesso livello.
Non mica il mio capo. Non un mio superiore.
aston Cosera, un greco?
davies No, uno scozzese. Uno scozzese. (Aston torna al
suo letto con il tostapane e comincia a svitare la spina. Davies lo segue) Lha visto bene, vero?
aston S.
davies Gielho detto chiaro quello che doveva fare con il
suo secchio, no? Ha sentito anche lei. Senti un po, gli
ho fatto, sono vecchio io, gli ho detto, a me mi hanno
insegnato di rivolgermi ai vecchi con un certo rispetto,
e sono stato educato nella maniera giusta, io, e se avessi
qualche anno di meno io ti ti spaccherei in due. Questo dopo che il padrone mi aveva gi sbattuto fuori. Perch sono un attaccabrighe, dice. Attaccabrighe, io! Senta

204

HAROLD PINTER

un po, gli faccio, anchio ho i miei diritti. Gli ho detto


proprio cos. Sar anche stato sotto i ponti ma questo
non d agli altri pi diritti che a me. Un po di giustizia,
insomma, gli ho detto. Ma lui mi ha sbattuto fuori lo
stesso. (Si siede sulla sedia) Ecco che razza di postaccio
quello. (Pausa). Se non arrivava lei a fermare quella
merda di uno scozzese, ora sarei in ospedale. Mi sarei
fracassato la testa sul marciapiede se fossi caduto a terra.
Ma lo ribecco. Una di queste notti lo ribecco. Quando
vado da quelle parti. (Aston va verso la scatola delle spine
per prenderne unaltra). Non me ne fregherebbe cos tanto se non avessi lasciato tutte le mie cose in quel posto,
nella stanza, sul retro. Tutto, sa, tutte le mie cose, in una
borsa. Ogni fottuta, schifosa cosa che avevo, rimasta
l. Per la fretta. Scommetto che ci sta frugando dentro
proprio in questo momento.
aston Uno di questi giorni ci vado io e te la prendo. (Torna sul letto e comincia ad avvitare la spina al tostapane).
davies Le sono davvero grato per avermi per avermi fatto riposare, cos per un po. (Si guarda attorno) Questa
la sua stanza?
aston S.
davies Ce n di roba qui.
astonS.
davies Deve valere un bel po a metterla tutta insieme.
(Pausa). C n un bel po.
aston Ah s, se per questo ce n da vendere.
davies Dorme qui, lei?
aston S.
davies Dove, su quello l?
aston S.
davies Ben riparato dagli spifferi.
aston Non tira molto vento qui.
davies Certo, perch ben riparato. Non come dormire
allaria aperta.
aston Gi.
davies Fuori c sempre vento.
Pausa.
aston

S, quando il vento ci si mette

Pausa.

IL CUSTODE
davies
aston

205

S
Mmnn

Pausa.
davies
aston

davies
aston

davies
aston

davies
aston

davies
aston

Gli spifferi sono tanti.


Ah.
Ne risento molto, io.
Davvero?
Da sempre. (Pausa). Ha altre stanze, qui?
Dove?
Voglio dire, su questo pianerottolo di l.
Sono inabitabili.
Ma di.
Hanno bisogno di grossi interventi.

Breve pausa.
davies
aston

E di sotto?
chiuso. Ha bisogno di restauri i pavimenti

Pausa.
davies

Sono stato fortunato che lei entrato in quel bar.


Quella merda di uno scozzese avrebbe potuto farmi fuori. Non sarebbe la prima volta che mi mollano per strada,
credendomi morto. (Pausa). Ho visto che c qualcuno
che abita nella casa accanto.
aston Come?
davies (gesticolando) Ho visto
aston S. Tutta la strada abitata.
davies S, ho visto le tende tirate, qui accanto, quando siamo passati.
aston Sono i vicini.
Pausa.
davies

Allora questa casa sua?

Pausa.
aston

davies

Me ne occupo.
E il proprietario, allora? (Si mette la pipa in bocca

206

HAROLD PINTER

e tira alcune boccate, senza accenderla) S, ho visto le loro


tende pesanti tirate, quando siamo passati davanti. Ho
notato le loro grandi tende pesanti, lungo tutta la finestra
qui sotto. E ho pensato, qui ci deve abitare qualcuno.
aston Ci abita una famiglia di indiani.
davies Neri?
aston Non li vedo quasi mai.
davies Neri, eh? (Si alza e gira per la stanza) Beh, devo
dire che ne ha di cianfrusaglie qui. A me non piacciono
le stanze vuote. (Aston raggiunge Davies al centro della
scena). Senta un po, non che avrebbe un paio di scarpe
in pi?
aston Scarpe? (Va verso il proscenio destro).
davies Quei bastardi del monastero mi hanno lasciato di
nuovo col culo per terra.
aston (andando al suo letto) Dove?
davies Gi a Luton. Il monastero gi a Luton ho un
amico a Shepherd Bush, io, sa
aston (guardando sotto al letto) Forse ne ho un paio.
davies Ho questamico a Shepherd Bush. nei cessi.
Cio, era nei cessi. Lavorava nei pi bei cessi di Shepherd
Bush. (Guarda Aston) I pi belli in assoluto. Mi sganciava
sempre un po di sapone quando ci andavo. Sapone di
prima qualit. Sono obbligati ad avere il miglior sapone,
l. Non sono mai rimasto senza sapone, quando capitavo
dalle parti di Shepherd Bush.
aston (venendo fuori da sotto al letto con un paio di scarpe) Un paio marrone.
davies Adesso non c pi. Se n andato. stato lui a dirmi di quel monastero. Si trova proprio dallaltra parte di
Luton. Aveva sentito dire che regalavano scarpe.
aston Bisogna sempre avere un buon paio di scarpe.
davies Le scarpe? Per me sono una questione di vita o di
morte. Sono dovuto andare fino a Luton con queste qui.
aston E cosa ti successo quando ci sei andato?
Pausa.
davies

Conoscevo uno stivalaio a Acton. Era un mio buon


amico. (Pausa). Lo sa cosa mi ha detto quello stronzo di
un monaco? (Pausa). Ma allora, quanti ce ne sono ancora
di neri, qui in giro?
aston Cosa?

IL CUSTODE
davies

207

Ce ne sono ancora di neri, in giro?


(dandogli le scarpe) Provale, vedi se ti vanno.
daviesLo sa cosa mi ha detto quello stronzo di un monaco? (D uno sguardo alle scarpe) Credo che siano un po
piccole.
aston Davvero?
davies Non mi sembrano della misura giusta.
aston Sono di buona qualit.
davies Non posso mettermi delle scarpe che non mi stanno. Non c niente di peggio. Gli faccio a quel monaco,
senta, guardi, gli dico, signore, e lui mi apre la porta,
una porta grande, me la apre, senta, signore, gli faccio,
sono venuto fin qui, guardi, gli dico, e gli faccio vedere queste, e poi gli dico, non che avrebbe un paio di
scarpe, un paio di scarpe, gli dico, che mi fanno andare avanti per la mia strada. Guardi queste, sono quasi
tutte consumate, gli dico, non sono pi buone. So che
qui ne avete un mucchio. Pussa via, mi fa lui. Ma senta,
gli faccio, sono un vecchio, io, non pu parlarmi cos,
non me ne frega niente di chi lei. Se non te la svigni,
mi dice, ti prendo a calci fino al cancello. Ma senta, gli
faccio, aspetti un attimo, le ho solamente chiesto un
paio di scarpe, non si prenda delle libert cos con me,
ci ho messo tre giorni per venire fin qui, gli faccio, tre
giorni senza mangiare un boccone. Avr pur diritto a
un boccone, io, o no? Gira langolo, qui dietro, e vai in
cucina, mi dice, gira langolo e quando avrai finito di
mangiare, pussa via. Sono andato dietro, in cucina. Che
pasto mi hanno dato! Un uccello, sa, un uccellino, un
piccolissimo uccellino, avrebbe potuto finirlo in meno
di due minuti. Bene, mi fanno, hai avuto il tuo pasto, ora
pussa via. Pasto? Per chi mi avete preso, per un cane?
O peggio ancora. Chi credete che sia io, un selvaggio? E
le scarpe, ho fatto tutta questa strada per le scarpe, mi
hanno detto che le regalate, qui. Quasi quasi vi denuncio alla vostra madre superiora. Uno di loro, una specie
di teppista irlandese, mi si avvicinato. Io me la sono
data a gambe. Ho preso una scorciatoia per Watford e
ne ho rimediato un paio, l. Poi sono salito sulla Circolare Nord, poco dopo Hendon, e mi partita una suola,
proprio l, mentre camminavo. Per fortuna avevo ancora
le vecchie scarpe incartate, e non le avevo ancora buttate
via, se no sarei stato fritto. Cos me le sono dovute rimetaston

208

HAROLD PINTER

tere, vede, sono da buttare, non sono pi buone, tutto


quello che cera di buono non c pi.
aston Prova queste.
Davies le prende, si toglie i sandali e se le prova.
davies

Beh, non sono male. (Si trascina per la stanza) Per


essere robuste, sono robuste. S. Anche la forma non
male. Questa pelle resistente, vero? Molto resistente.
Un tizio ha cercato di rifilarmene un paio di camoscio,
laltro giorno. Non le ho neanche provate. Niente batte
il cuoio, a lungo andare. Il camoscio si consuma, fa le
pieghe, e in cinque minuti si macchia per sempre. Niente
batte il cuoio. S. Queste sono ottime scarpe.
aston Bene.
Davies agita i piedi in aria.
davies

Per non mi vanno.


Ah?
davies No. Ho un piede molto largo.
aston Mmnn.
davies Queste sono troppo a punta, vede.
aston Ah.
davies Mi rovinerebbero i piedi in meno di una settimana.
Queste qui, che ho addosso, non sono certo buone, ma
almeno sono comode. Non sono un gran che, ma non
mi fanno male. (Se le toglie e gliele rid) Grazie lo stesso,
signore.
aston Vedo cosa riesco a rimediarti.
davies Speriamo bene. Sa, non posso andare avanti cos.
Non riesco pi ad andare da nessuna parte. E ci devo
andare in giro, sa, per trovarmi una sistemazione.
aston Dove pensi di andare?
davies Ho due o tre idee in testa. Sto aspettando che cambi il tempo.
aston

Pausa.
(concentrato sul tostapane) Vuoi vuoi dormire qui?
Qui?
aston Puoi dormire qui se vuoi.
davies Qui? Ah, non so. (Pausa). Per quanto tempo?
aston

davies

IL CUSTODE

209

aston

Finch non avrai trovato un altro posto.


(sedendosi) Ah, beh, per quello
aston Finch non ti trovi una sistemazione
davies Oh, se per quello non ci vorr molto (Pausa).
Dove dormirei?
aston Qui. Le altre stanze non fanno non fanno per te.
davies (alzandosi e guardandosi in giro) Qui? Dove?
aston (alzandosi e indicando il fondo scena a destra) C un
letto dietro a tutte quelle cose.
davies Ah, s, lo vedo. Comodo. Beh sa cosa, forse, finch non trovo una sistemazione. Mi sembra che ha gi
abbastanza mobili qui dentro.
aston Li ho rimediati un po qua e un po l. Per il momento li tengo qui. Possono sempre tornare utili.
davies Questa cucina a gas funziona?
aston No.
davies E come fa a farsi una tazza di t?
aston Niente.
davies un po dura. (Guarda le assi) Sta costruendo qualcosa?
aston Vorrei costruire un capanno fuori, sul retro.
davies un falegname, lei? (Si gira verso il tosaerba) C
un prato?
aston Di unocchiata. (Alza il sacco).
davies

Guardano fuori.
davies
aston

davies
aston

davies
aston

Lerba un po alta.
cresciuta troppo.
Quella cos, una vasca?
S.
Ci sono pesci?
No. Non c dentro niente.

Pausa.
davies

Dov che vuol fare il capanno?


(girandosi) Prima dovr ripulire il giardino.
davies Avr bisogno di un trattore, secondo me.
aston Me la sbrigher.
davies Falegnameria, eh?
aston (in piedi immobile) Mi piace lavorare con le mani.
aston

210

HAROLD PINTER

Davies prende la statua di Buddha in mano.


davies

Cos questo?

aston (prendendola in mano ed esaminandola)

un Buddha.
Ma di.
aston S. Mi piace. Lho preso in un in un negozio. Mi
sembrava carino. Non so perch. Tu che ne pensi di questi Buddha?
davies Ah, non sono non sono male.
aston S. Ero contento quando lho preso. fatto molto
bene.
davies

Davies si volta e guarda sotto al lavello.


davies

questo il letto, vero?


(andando verso il letto) Ora ci liberiamo di tutta
questa roba. La scala pu stare sotto al letto.

aston

Mettono la scala sotto al letto.


(indicando il lavello) E questo?
Penso che centri anche lui, qui sotto.
davies Le do una mano. (Lo sollevano). Pesa una tonnellata.
aston Qui sotto.
davies Non serve proprio?
aston No. Me ne sbarazzer. Qui. (Mettono il lavello sotto
al letto). C un gabinetto in fondo al corridoio, con un
lavandino. Questa roba possiamo metterla l.
davies

aston

Cominciano a spostare il secchio del carbone, il carrello


della spesa, il tosaerba, i cassetti verso la parete destra.
(fermandosi) Non lo divide con nessuno, vero?
Cosa?
davies Voglio dire il gabinetto, non lo divider mica con
quei neri?
aston Abitano qui accanto.
davies Ma non vengono qui? (Aston mette un cassetto
contro la parete). Perch, sa cio quel che giusto
giusto.
davies

aston

Aston va verso il letto, soffia sulla polvere e scuote la coperta.

IL CUSTODE

211

aston

Vedi una valigia blu?


Una valigia blu? Laggi. Guardi. Vicino al tappeto.
(Aston va verso la valigia, la apre, tira fuori un lenzuolo e
un cuscino e li mette sul letto). Che bel lenzuolo!
aston La coperta sar piena di polvere.
davies Non importa.
davies

Aston in piedi sul fondo destro, tira fuori il suo tabacco


e comincia ad arrotolarsi una sigaretta. Va al suo letto e si
siede.
aston

A soldi come stai?


Oh, beh in questo momento, se vuol proprio sapere la verit. Ne sono un po a corto.

davies

Aston prende qualche spicciolo dalla tasca, cerca, e gli d


cinque scellini.
aston

Ecco qualche spicciolo.


(prendendo le monete) Grazie, grazie, che Dio la
benedica. Ero proprio a corto. Sa, non ho preso la paga
per la settimana di lavoro che ho fatto la settimana scorsa.
Questa la situazione, questo quanto.

davies

Pausa.
aston

Sono andato al pub laltro giorno. Ho ordinato una


birra. Me lhanno data in un boccale spesso. Mi sono
seduto ma non sono riuscito a berla. Non riesco a bere
la birra nel vetro spesso. Riesco a berla solo nel vetro
fine. Ne ho bevuto qualche sorso ma non sono riuscito
a finirla. (Prende cacciavite e spina dal letto e comincia a
svitare la spina).
davies (con grande intensit) Se solo cambiasse il tempo!
Potrei andare gi a Sidcup!
aston Sidcup?
davies Con questo tempo di merda, come faccio ad arrivare a Sidcup con queste scarpe?
aston Cosa ci vai a fare a Sidcup?
davies Ho tutte le mie carte l!
Pausa.

212
aston

davies

HAROLD PINTER

Le tue che?
Ho tutte le mie carte l!

Pausa.
aston

E cosa ci fanno a Sidcup?


Ce le ha uno che conosco. Gliele ho lasciate. Sa?
Dimostrano chi sono! Non posso andare in giro senza.
C scritto chi sono. Capisce? Senza quelle sono bloccato.
aston E perch?
davies Il fatto che, vede, il fatto che ho cambiato
nome! Anni fa. Giro con un nome falso! Non il mio
vero nome.
aston Con che nome vai in giro?
davies Jenkins. Bernard Jenkins. Questo il mio nome.
Insomma, quello con cui sono conosciuto. Ma non mi
conviene girare con quel nome. Non ne ho diritto. Ho
un libretto di lavoro. (Lo tira fuori dalla tasca) A nome di
Jenkins. Vede? Bernard Jenkins. Guardi. Ci sono quattro bollini. Quattro in tutto. Ma non mi servono a niente. Non il mio vero nome, se mi pescano, mi sbattono
dentro. Quattro bollini. E non li ho pagati pochi scellini.
Li ho pagati parecchie sterline. Sterline, non scellini. Ce
ne dovrebbero essere altri, molti altri, ma non me li hanno messi quegli stronzi, e io non ho avuto il tempo di
occuparmene.
aston Avrebbero potuto almeno metterci un timbro.
davies Non sarebbe servito a niente! Non ho in mano
niente lo stesso. Non il mio vero nome. Se mi faccio
trovare con questo libretto mi sbattono dentro.
aston E allora qual il tuo vero nome?
davies Davies. Mac Davies. Questo prima di cambiarmi il
nome.
davies

Pausa.
aston

Mi sembra che tu voglia mettere a posto le cose, ora.


Se solo riuscissi ad andare a Sidcup! Sto aspettando che cambi il tempo. Lui ha le mie carte, questo tizio
a cui le ho lasciate, c scritto tutto, potrei dimostrare
tutto.
aston Da quanto tempo che ce le ha?
davies Come?
davies

IL CUSTODE

213

aston

Da quanto tempo che ce le ha?


Oh, deve essere era durante la guerra deve
essere da quasi quindici anni. (Di colpo si accorge del
secchio e guarda su).
aston Quando vuoi vai pure a letto, mettiti a letto. Non
preoccuparti di me.
davies (togliendosi il cappotto) Beh, penso che ci andr
sono un po cotto. (Si toglie i pantaloni e li mette in
mostra) Li metto qui sopra?
astonS.
davies

Davies mette il cappotto e i pantaloni sullo stendibiancheria.


davies
aston

Vedo che c un secchio appeso qui sopra.


Gocciola.

Davies guarda in alto.


davies

Beh, prover questo suo letto, allora. Lei non va a


letto?
aston Sto aggiustando questa spina.
Davies lo guarda e poi guarda la cucina a gas.
davies

Non si potrebbe spostare questa qui, eh?


Pesa.
davies Gi. (Entra a letto. Prova il molleggio e la lunghezza)
Non c male. Non c male. Un buon letto. Penso che ci
dormir bene.
aston Devo mettere un paralume su quella lampadina. La
luce un po troppo forte.
davies Non si preoccupi, signore, non si preoccupi. (Si
gira e tira su la coperta).
aston

Aston si siede, armeggiando con la sua spina. Le luci si


abbassano. Buio. Di nuovo luce. Mattino. Aston si sta
abbottonando i pantaloni, vicino al letto. Aggiusta il suo
letto. Si gira, va verso il centro scena e guarda Davies. Si
gira, si infila la giacca, va da Davies e lo guarda dallalto.
Tossisce. Davies si siede di scatto.
davies

Cos? Cosa c? Cosa c?

214

HAROLD PINTER

aston

Tutto bene.
(fissandolo) Cosa c?
aston Tutto bene.
davies

Davies si guarda attorno.


davies

Ah, s.

Aston va al suo letto, prende la spina e la scuote.


aston

davies

Dormito bene?
S. Come un sasso. Ho dormito come un sasso.

Aston va in proscenio destro, prende il tostapane e lo esamina.


astonTu

ehm
Eh?
aston Stavi sognando?
davies Sognando?
aston S.
davies Non sogno, io. Non ho mai sognato.
aston No. Nemmeno io.
davies Neanche io. (Pausa). E allora perch me lo chiede?
aston Facevi dei rumori.
davies Chi?
astonTu.
davies

Davies esce dal letto. Indossa delle mutande lunghe.


davies

Aspetti un attimo. Aspetti un attimo, in che senso?


Che tipo di rumori?
aston Dei grugniti. Stavi brontolando.
davies Brontolando? Io?
aston S.
davies Io non brontolo mai. Nessuno me lo ha mai detto
prima. (Pausa). E poi cosa avrei da brontolare?
aston Ah, non lo so.
davies Cio, che senso avrebbe? (Pausa). Nessuno me
lo ha mai detto prima. (Pausa). Si sbaglia con qualcun
altro.
aston (andando al letto con il tostapane) No. Mi hai svegliato. Pensavo stessi sognando.

IL CUSTODE

215

davies

Non stavo sognando. Non ho mai fatto un sogno


in vita mia.

Pausa.
aston

Magari per via del letto.


Il letto perfetto.
aston Forse non ci sei abituato.
davies Non ho bisogno di abituarmi ai letti, io. Ci ho dormito nei letti, io. Non faccio rumori strani solo perch
dormo in un letto. Io dormo in un letto. Ho dormito in
moltissimi letti, io. (Pausa). Sa che le dico, saranno stati
loro, i neri.
aston Cosa?
davies Quei rumori.
aston Quali neri?
davies Quelli qui sotto. I vicini di casa. Magari sono stati
loro a fare i rumori, si sentono attraverso i muri.
aston Hmmmnn.
davies Questo, secondo me. (Aston mette gi la spina e va
alla porta). Dove va, esce?
aston S.
davies (cercando i sandali) Aspetti un attimo, allora, solo
un attimo.
aston Perch?
davies (infilandosi i sandali) meglio che venga con lei.
aston Perch?
davies Beh, mi sembra giusto uscire con lei.
aston Perch?
davies Come non vuole che esco con lei?
aston Per fare?
davies Cio quando lei esce. Non preferisce che esco
anchio quando esce lei?
aston Non sei mica obbligato a uscire.
davies Vuol dire che posso restare qui?
aston Fai quello che vuoi. Non sei obbligato a uscire solo
perch esco io.
davies Non le importa se resto qui?
aston Ho un altro paio di chiavi. (Va alla scatola sopra al
letto e ne prende un paio) Per questa porta e per il portone. (Le d a Davies).
davies Grazie tante, e che Dio la benedica.
davies

216

HAROLD PINTER

Pausa. Aston rimane in piedi.


aston

Credo che far due passi qui sotto. Fino a un negozietto. Cera uno che aveva una sega da traforo, laltro
giorno. Mi sembrava in buono stato.
davies Una sega da traforo?
aston S. Pu sempre essere utile.
davies S, certo. (Breve pausa). Che roba ?
Aston va verso la finestra e guarda fuori.
aston

La sega da traforo? Beh, appartiene alla stessa famiglia delle seghe. Ma un accessorio, come il trapano
a mano.
davies Ah, ecco. Molto utile.
aston S, sono molto utili. (Pausa). Sai, laltro giorno ero
seduto in un bar. Allo stesso tavolo di una donna. Beh,
abbiamo cominciato a fare un po di conversazione.
Non ricordo su cosa sulle vacanze, parlavamo di dove
era stata. Era stata sulle coste del sud. Ma non mi ricordo
dove. Va beh, non importa, eravamo seduti l, a parlare
del pi e del meno e ad un tratto mi mette la mano
sulla mia e mi fa, ti piacerebbe se dessi unocchiatina
al tuo corpo?
davies Ma va?
Pausa.
aston

S. Fare una cosa del genere, proprio nel mezzo di


una conversazione. Mi parso davvero strano.
davies Anche a me hanno detto la stessa cosa.
aston Davvero?
davies Le donne? S, pi di una volta sono venute a chiedermi pi o meno la stessa cosa.
Pausa.
aston

davies
aston

davies
aston

davies

Come hai detto che ti chiamavi?


Bernard Jenkins. Il mio nome falso.
No, quellaltro?
Davies. Mac Davies.
Sei gallese, allora?
Eh?

IL CUSTODE
aston

217

Sei gallese?

Pausa.
davies

Beh, sono stato in giro, sa cio sono stato in


giro
aston Ma dove sei nato?
davies (cupo) In che senso?
aston Dove sei nato?
davies Io sono ah oh, un po dura, tornare indietro sa tornare indietro cos tanto si perdono le
tracce capisce.
aston (andando in proscenio verso il caminetto) Vedi questa spina? La puoi attaccare qui, se vuoi. Per questa stufetta.
davies Sissignore.
aston Attaccala qui.
davies Sissignore. (Aston va verso la porta. Davies preoccupato) Cos che devo fare?
aston Accenderla e basta. Si scalda subito.
davies Sa cosa faccio? Lascio perdere.
aston Ma facilissimo.
davies No, non sono molto tagliato per queste cose.
aston Dovrebbe funzionare. (Girandosi) Funziona.
davies Eh, signore, volevo chiederle di questa cucina. Non
che c pericolo di fughe cosa dice?
aston Non allacciata.
davies Perch vede, il fatto che proprio sul mio letto.
Devo star attento a non prendere dei colpi contro le
manopole, con il gomito quando mi alzo, capisce? (Gira
intomo alla cucina e la studia).
aston Non c da preoccuparsi.
davies Va bene, non si preoccupi. Ci penso io, terr docchio le manopole di tanto in tanto, per vedere che restino
chiuse. Lasci fare a me.
aston Non credo che
davies (andandogli incontro) Ehi, signore, unaltra cosa
ehm non potrebbe allungarmi un paio di scellini per
una tazza di t, sa?
aston Te li ho dati ieri sera.
davies Gi, vero. vero che me li ha dati. Me ne ero
dimenticato. Mi era proprio uscito di mente. vero. Grazie, signore. Senta. proprio sicuro, sicuro che non le

218

HAROLD PINTER

importa se resto qui? Cio, non sono uno che se ne approfitta, io.
aston No, mi sta bene.
davies Magari vado a Wembley pi tardi.
aston Ah-ah.
davies C un bar laggi, forse riesco a trovarmi un posto.
Ci sono gi stato, sa? So che erano a corto di braccia.
Magari hanno bisogno di personale.
aston Quanto tempo fa?
davies Eh? Ah, beh, stato pi o meno sar sar un
po di tempo fa. Il fatto che non riescono mai a trovare
il personale adatto per quei locali. Quello che vorrebbero
fare, quello che tentano di fare, di sbarazzarsi di tutti
quegli stranieri, sa. Vogliono che sia un inglese a versare
il t, questo ci che vorrebbero, questo ci che viene
richiesto. Ed giusto, non trova? Perci io ho delle buone probabilit questo questo ci che far.
(Pausa). Se solo riesco ad arrivarci.
aston Mmnn. (Va verso la porta) Beh, a pi tardi.
davies S. A dopo. (Aston esce e chiude la porta. Davies rimane immobile. Aspetta qualche secondo, poi va alla porta,
la apre, guarda fuori, chiude la porta, ci si appoggia con la
schiena, si gira di scatto, la apre, guarda fuori, torna indietro, chiude la porta, trova le chiavi nella tasca, ne prova
una, prova laltra, chiude la porta a chiave. Si guarda attorno. Poi, svelto, va al letto di Aston, si piega, tira fuori il
paio di scarpe e le studia) Non sono male queste scarpe.
Un po troppo a punta. (Le rimette sotto al letto. Studia
la zona attorno al letto di Aston, prende un vaso, ci guarda
dentro, poi prende una scatola e la scuote) Viti! (Vede i
barattoli di vernice a capo del letto, si avvicina e li esamina)
Vernice. Cosavr da verniciare? (Mette gi il barattolo,
viene al centro del palcoscenico, guarda il secchio, fa delle
smorfie) Devo scoprire a cosa serve. (Attraversa verso la
destra e prende la fiamma ossidrica) Ne ha di roba qui.
(Prende il Buddha e lo guarda) Pieno di roba. Guarda qui.
(Il suo sguardo cade sulla pila dei giornali) Cosa se ne far
di tutti questi giornali? Tutti questi schifosi giornali. (Va
verso la pila e la tocca. I giornali oscillano. Li ferma con le
mani) Fermi, fermi! (Tiene ferma la pila e la rimette a posto. Si apre la porta. Mick entra, si mette la chiave in tasca
e chiude la porta silenziosamente. Rimane fermo e guarda
Davies). Cosa ci far con tutti questi giornali? (Davies sca-

IL CUSTODE

219

valca il tappeto e va verso la valigia blu) Cera un cuscino


e un lenzuolo pulito, qui dentro. (Apre la valigia) Niente.
(La richiude) Beh, in fondo ho dormito. E non faccio rumori, io. (Guarda la finestra) E questa? (Prende unaltra
valigia e cerca di aprirla. Mick si avvia sul fondoscena silenziosamente). Chiusa. (Posa la valigia, viene in proscenio)
Ci deve essere dentro qualcosa. (Prende uno dei cassetti,
ci rovista dentro, poi lo rimette gi. Mick scivola attraverso il palcoscenico. Davies si gira per met. Mick gli afferra un braccio e glielo torce dietro la schiena. Davies urla)
Aaaaaaahhh! Aaaaaaahhh! Cos? Cos? Aaaaaaahhh!
Mick con mossa rapida lo blocca a terra, Davies si dibatte, fa smorfie, si lamenta, sbalordito. Mick gli tiene il
braccio con una mano e con laltra si copre le labbra e poi
copre quelle di Davies. Davies si calma. Mick lo libera.
Davies si dimena. Mick lo ammonisce con un dito. Poi
si accovaccia per guardare Davies. Lo guarda, poi si raddrizza e lo riguarda dallalto. Davies si massaggia il braccio, guardando Mick. Mick si gira lentamente a guardare
la stanza. Va al letto di Davies e lo scopre. Si gira, va allo
stendibiancheria e prende i pantaloni di Davies. Davies
tenta di alzarsi. Mick lo tiene gi con un piede. Poi toglie
il piede. Studia i pantaloni e li rigetta sullo stendibiancheria. Davies rimane per terra, rannicchiato. Mick va
lentamente verso la sedia, si siede e guarda Davies privo
di espressione. Silenzio.
mick

A che gioco giochiamo?

Sipario.

220

HAROLD PINTER

ATTO SECONDO

Qualche secondo dopo.


Mick seduto, Davies per terra mezzo seduto e mezzo
rannicchiato. Silenzio.
mick

davies

Allora?
Niente. Niente. Niente.

Si sente una goccia che cade nel secchio appeso al soffitto. Guardano tutti e due il soffitto. Mick torna a guardare
Davies.
mick

davies

Come ti chiami?
Non la conosco, io. Non so chi .

Pausa.
mick

Eh?
Jenkins.
mick Jenkins?
davies S.
mick Jenkins. (Pausa). Hai dormito qui stanotte?
daviesS.
mick Dormito bene?
davies S.
mick Mi fa molto piacere. Felice di conoscerti. (Pausa).
Come hai detto che ti chiami?
davies Jenkins.
mick Prego?
davies Jenkins.
davies

IL CUSTODE

221

Pausa.
mick

Jen kins. (Una goccia nel secchio. Davies guarda


su). Mi ricordi il fratello di mio zio. Era sempre in giro,
quelluomo. Mai senza passaporto. Aveva un debole per
le donne. Era fatto proprio come te. Una specie di atleta.
Specializzato nel salto in lungo. Aveva labitudine, verso
Natale, di dare dimostrazioni dei diversi metodi di prendere la rincorsa, in salotto. Aveva anche un debole per
le noci. S, le noci. Proprio un debole. Non gli bastavano mai. Noccioline, nocciole, noci brasiliane, noccioline
americane, non toccava altro, nemmeno una torta di frutta. Possedeva un magnifico cronometro. Laveva preso a
Hong Kong. Il giorno dopo che fu cacciato dallEsercito
della Salvezza. Era il numero quattro della riserva, nella
squadra di cricket dei Beckenham. Prima che gli dessero
la medaglia doro. Aveva uno strano modo di portare il
violino sulla schiena. Come un piccolo pellirossa. Credo
che avesse del sangue pellirossa nelle vene. Se devo essere
sincero, non ho mai capito come potesse essere fratello
di mio zio. Mi sono sempre chiesto se per caso non fosse
stato il contrario. Cio, che mio zio fosse suo fratello e
che lui fosse mio zio. Ma non lho mai chiamato zio. Lo
chiamavo Sid. Anche mia madre lo chiamava Sid. Una
situazione davvero buffa. Era la tua immagine sputata.
Spos una cinese e and in Giamaica. (Pausa). Spero che
hai dormito bene, ieri notte.
davies Senta! Io non so chi lei!
mick In che letto hai dormito?
davies Senta un po
mick Eh?
davies In quello l.
mick Non in quellaltro?
davies No.
mick Sai scegliere. (Pausa). Ti piace la mia stanza?
davies La sua stanza?
mick S.
davies Questa non la sua stanza. E io non so chi lei.
Non lho mai visto prima dora.
mick Sai, che tu ci creda o no, hai una strana somiglianza
con un tizio che ho conosciuto a Shoreditch. In realt viveva a Aldgate. Io abitavo da un cugino a Camden Town.
Questo tizio aveva un campo a Finsbury Park, proprio vi-

222

HAROLD PINTER

cino alla rimessa degli autobus. Quando lo conobbi venni


a sapere che era cresciuto a Putney. Ma a me non importava un gran che. Conosco parecchia gente che nata a
Putney. Se non proprio a Putney, a Fulham. Ma il guaio
era che lui non era nato a Putney, ci era solo cresciuto.
Poi salt fuori che era nato nella Caledonian Road, proprio prima del pub Nag Head. Sua madre viveva ancora
a Angel. Tutti gli autobus le passavano davanti alla porta.
Poteva prendere il 38, il 581, il 30 o il 38 A, e arrivare
passando da Essex Road, fino alla Dalston Junction, in un
baleno. Beh, certo, se prendeva il 30 sarebbe passata per
Upper Street, attorno al Highbury Corner e gi fino alla
chiesa di San Paolo, ma alla fine ci sarebbe arrivata comunque alla Dalston Junction. Lasciavo la bicicletta nel
suo giardino quando andavo a lavorare. S, una situazione
davvero buffa. Era la tua immagine sputata. Il naso forse
era pi grande, ma roba da poco. (Pausa). Hai dormito
qui ieri notte?
davies S.
mick Dormito bene?
davies S!
mick Ti sei dovuto alzare durante la notte?
davies No!
Pausa.
mick

Come ti chiami?
(girandosi per alzarsi) Senta un po!
mick Come?
davies Jenkins!
mick Jen kins. (Davies fa uno scatto per alzarsi. Un muggito violento di Mick lo fa ricadere in terra. Urlando) Hai
dormito qui ieri notte?
davies S
mick (incalzante) Come hai dormito?
davies Ho dormito
mick Hai dormito bene?
davies Senta un po
mick In che letto?
davies In quello
mick Non in quellaltro?
davies No!
mick Sai scegliere (Pausa. Sottovoce) Sai scegliere. (Pausa.
davies

IL CUSTODE

223

Di nuovo gentile) Che tipo di dormita hai fatto in quel


letto?
davies (battendo i pugni in terra) Buona!
mick Non eri scomodo?
davies (grugnendo) No, stavo bene.
Mick si alza e va verso lui.
mick

Sei straniero?
No.
mick Nato e cresciuto nelle isole britanniche?
davies S.
mick E cosa ti hanno insegnato? (Pausa). Come hai trovato il mio letto? (Pausa). Quello il mio letto. Devi stare
attento agli spifferi.
davies Dal letto?
mick No, dal buco del culo. (Davies fissa con circospezione
Mick che si volta. Davies annaspa verso lo stendibiancheria
e afferra i suoi pantaloni. Mick si gira rapidamente e glieli
strappa di mano. Davies si precipita per riprenderseli. Mick
fa un gesto di ammonizione con la mano) Hai intenzione
di stabilirti qui?
davies Mi ridia i miei pantaloni.
mick Hai intenzione di stabilirti qui per molto?
davies Mi ridia i miei pantaloni, cazzo.
mick Perch, dove vai?
davies Me li dia e vado via, vado a Sidcup! (Mick gli sbatte
i pantaloni in faccia varie volte. Davies indietreggia).
davies

Pausa.
mick

Sai, mi ricordi un tizio in cui mi sono imbattuto una


volta, proprio dopo lincrocio per Guilford
davies Mi ci hanno portato qui.
Pausa.
mick

Prego?
Mi ci hanno portato qui! Mi ci hanno portato qui!
mick Ti ci hanno portato? Chi ti ci ha portato?
davies Uno che vive qui lui
davies

Pausa.

224

HAROLD PINTER

mick

Palle.
Mi ha portato qui, ieri sera lho conosciuto in un
bar io stavo lavorando mi hanno sbattuto fuori ci
lavoravo l, io e lui mi ha salvato da una rissa, poi mi ha
portato qui, mi ha portato proprio qui.

davies

Pausa.
mick

A me sembra che tu sia un bugiardo nato. Stai parlando con il padrone di casa. Questa la mia stanza. Sei
in casa mia.
davies sua mi ci ha portato lui lui
mick (indicando il letto di Davies) Quello il mio letto.
davies E laltro, allora?
mick di mia madre.
davies Beh, stanotte non ha dormito in casa!
mick (avvicinandosi a lui) Non fare limpertinente, bello
mio, non fare limpertinente. E lascia stare mia madre.
davies Non sono non faccio
mick Non esagerare, amico, non prenderti delle libert
con mia madre, cerchiamo di avere un po di rispetto.
davies Io ho rispetto, non c nessuno pi rispettoso di me.
mick E allora smettila di raccontare tutte queste palle.
davies Senta, noi non ci siamo mai visti prima dora, vero?
mick Mai visto nemmeno mia madre, suppongo? (Pausa).
A me sembra che tu sia una vecchia canaglia. Non sei
altro che un vecchio furfante.
davies Un momento, ora
mick Senti bello mio, carino. Tu puzzi.
davies Lei non ha il diritto di
mick Tu stai appestando la stanza. Sei un ladro incallito
e su questo non ci sono dubbi. Sei un vecchio viscido.
Non fa per te un ambiente come questo. Sei un troglodita. Davvero. Non hai nessun diritto di intrufolarti in un
appartamento vuoto che potrei affittare per sette sterline
alla settimana, se volessi. Lo trovo subito un inquilino,
anche domani. Trecentocinquanta pulite allanno. Senza
problemi. Cio, se questa cifra ti sta bene dimmelo subito. tuo. Per la mobilia e gli accessori chiedo quattrocento, trattabili. Tasse immobiliari novanta sterline allanno.
Acqua, riscaldamento e luce, calcola, pi o meno, sulle
cinquanta sterline. Per cui in totale sono ottocentonovanta sterline, se per te va bene. Basta una tua parola e io

IL CUSTODE

225

dico ai miei avvocati di stenderti un contratto. Altrimenti,


ho qui fuori il mio furgone e in meno di cinque minuti
siamo dalla polizia, e ti faccio sbattere dentro per violazione di domicilio, per vagabondaggio, per furto in pieno
giorno, per ladrocinio, per peculato e per aver appestato
il locale. Cosa ne dici? A meno che tu non sia davvero seriamente interessato allacquisto. Chiederei a mio fratello
di rimetterlo a posto prima di vendertelo. Ho un fratello
che un arredatore di primordine. Te lo arreder tutto.
Se hai bisogno di pi spazio ci sono altre quattro stanze sul pianerottolo, libere. Bagno, soggiorno, camera da
letto e la stanza per i bambini. Puoi tenerti questa come
studio. Questo mio fratello, di cui ti parlavo, sta proprio
cominciando a rimettere a posto le altre stanze. S, sta
proprio cominciando. Allora, cosa ne dici? Ottocento
sterline per questa stanza e tremila per tutto il piano. Se
invece preferisci un mutuo, conosco una societ a West
Ham che sar ben lieta di trattare con te. Libero da vincoli, tutto alla luce del sole, registri irreprensibili; venti
per cento di interessi e cinquanta per cento di deposito;
caparra, arretrati, assegni familiari, pianificazione della
partecipazione agli utili, condono per buona condotta,
un leasing di sei mesi, revisione annuale dei dati catastali,
t a volont, cessione titoli, diritto di proroga, indennizzo
a termine contratto, assicurazione globale contro sommosse, rivoluzioni, agitazioni operaie, temporali, tempeste, fulmini, ladrocinio o gentaglia, il tutto soggetto a
unispezione quotidiana e doppio controllo. Inutile dire
che abbiamo bisogno di un certificato firmato dal tuo medico curante che ci assicura che il tuo stato di salute sia
in grado di portare avanti il tutto, sei daccordo? Qual
la tua banca? (Pausa). Qual la tua banca? (Si apre la
porta. Entra Aston. Mick si gira e lascia cadere i pantaloni.
Davies li raccoglie e se li infila. Aston, dopo aver guardato
i due va verso il suo letto, ci appoggia una borsa, si siede e
riprende ad aggiustare il tostapane. Davies si ritira nel suo
angolo. Mick si siede sulla sedia. Silenzio. Una goccia cade
nel secchio. Tutti e tre guardano su. Silenzio). C ancora
una perdita.
aston S. (Pausa). Viene dal tetto.
mick Dal tetto, eh?
aston S. (Pausa). Dovr ripassarlo col catrame.
mick Lo vuoi ripassare col catrame?

226

HAROLD PINTER

astonS.
mick

aston

Dove?
Sulle crepe.

Pausa.
mick

aston

Vuoi ripassare le crepe del tetto col catrame?


S.

Pausa.
mick

Pensi che baster?


Per il momento.
mick Ah.
aston

Pausa.
(bruscamente) Cosa fate? (I due si voltano verso
Davies). Cosa fate quando il secchio pieno?

davies

Pausa.
aston

Si vuota.

Pausa.
mick

Stavo dicendo al mio amico che stai per ristrutturare


le altre stanze.
aston S. (Pausa A Davies) Ti ho preso la borsa.
davies Ah. (Attraversando la scena per andarsela a prendere) Grazie, signore, grazie. Glielhanno data, eh? (Ritorna
con la borsa).
Mick gliela strappa di mano.
mick

Cos?
Me la dia, la mia borsa.
mick (intimidendolo) Lho gi vista questa borsa.
davies la mia borsa!
mick (ignorandolo) Questa borsa la conosco.
davies Cosa vuol dire?
mick Dove lhai presa?
aston (alzandosi, e rivolgendosi a loro) Piantatela!
davies

IL CUSTODE

227

davies

mia.
Di chi?
davies mia! Glielo dica che mia!
mick tua?
davies Me la dia!
aston Dagliela.
mick Cosa? Dargli cosa?
davies Quel cazzo di borsa!
mick (infilandola dietro alla cucina a gas) Quale borsa? (A
Davies) Quale borsa?
davies (avanzando) Senta un po!
mick (parandogli davanti) Dove vai?
davies A prendere la mia la mia vecchia
mick Attento a te, carino! Bussi alle porte quando non c
nessuno in casa. Non esagerare. Irrompi nelle case private, prendendoti tutto quello che ti capita per le mani.
Non passare i limiti, bello mio.
mick

Aston prende la borsa.


davies

Ladro bastardo ladro schifoso molli la mia


Eccotela. (Porge la borsa a Davies. Mick la agguanta. Aston la riprende. Mick la riagguanta. Davies tenta di
prenderla. Aston la riprende. Mick cerca di riagguantarla.
Aston la d a Davies. Mick la riagguanta. Pausa. Aston la
prende. Davies la prende. Mick la prende. Davies tenta di
riprenderla. Aston la prende. Pausa. Aston la d a Mick.
Mick la d a Davies. Davies se la tiene stretta. Pausa. Mick
guarda Aston. Davies si allontana con la borsa. La lascia cadere. Pausa. Lo guardano. La riprende. Va verso il suo letto
e si siede. Aston va verso il suo letto, si siede e si arrotola
una sigaretta. Mick rimane in piedi. Pausa. Una goccia cade
nel secchio. Tutti e tre guardano su. Pausa). Com andata
a Wembley?
davies Non ci sono andato. (Pausa). Non ce lho fatta.
aston

Mick va alla porta ed esce.


aston

Sono stato sfortunato con la sega da traforo. Quando sono arrivato era gi stata venduta.

Pausa.

228

HAROLD PINTER

davies

Chi quel tizio?


mio fratello.
davies Eh, davvero? un bel tipo, eh?
aston Eh.
davies S davvero un bel tipo.
aston molto spiritoso.
davies S, me ne sono accorto. (Pausa). davvero un bel
tipo, quello l, si vede.
aston

Pausa.
aston

S, tende sempre a vedere il lato comico delle


cose.
davies Beh, proprio spiritoso.
aston S.
davies S, si vede. (Pausa). Me ne sono accorto subito che
aveva un modo tutto suo di vedere le cose.
Aston si alza, va verso il cassetto a destra, raccoglie la
statua di Buddha e la mette sulla cucina a gas.
aston

Gli devo sistemare il piano di sopra.


Cosa? Vuol dire che sua la casa?
aston S. Devo sistemargli tutto il piano. Tirarne fuori un
appartamento.
davies Di che si occupa lui?
aston Lavora in unimpresa di costruzioni. Ha un furgone
tutto suo.
davies Ma lui non ci vive qui, vero?
aston Quando riuscir a finire il capanno fuori potr
dedicarmi di pi allappartamento. Forse riuscir a buttar gi uno o due muri. (Va alla finestra) Riesco a lavorare
bene con le mani, sai. lunica cosa che so fare. Non
credevo di saperlo fare. E invece riesco a fare un sacco di
cose, con le mani. Sai, lavori manuali. Quando riuscir a
finire quel capanno diventer il mio laboratorio. E
potr fare dei lavori col legno. Lavori semplici per cominciare. Lavorer con del buon legno. (Pausa). Certo
che ce n di lavoro da fare qui. Credo che far una divisione in una delle stanze sul pianerottolo. E quella
poi me la prender io. Sai con quei paraventi quelli orientali. Posso dividere una stanza. Dividerla in due.
Posso fare cos oppure tirare su un tramezzo. Ma non
davies

IL CUSTODE

229

posso iniziare niente finch non avr un mio laboratorio.


(Pausa). Comunque credo che decider per il tramezzo.
Pausa.
davies

Ehi, senta un po. Ma questa non la mia borsa.


Ah. No.
davies No, non la mia borsa. La mia borsa completamente diversa. Sa cosa hanno fatto? si sono tenuti la mia
borsa e gliene hanno data unaltra.
aston No che qualcuno si preso la tua borsa.
davies (alzandosi) quello che ho detto.
aston E comunque questa lho rimediata da unaltra parte. C dentro qualche vestito. Me lhanno data cos
comera, per pochissimo.
davies (aprendo la borsa) Ci sono anche scarpe? (Tira fuori
dalla borsa due camicie a scacchi, una rosso vivo e laltra
verde bandiera. Le tiene alzate) Scacchi.
aston S.
davies S beh, le conosco bene queste camicie, io. Non
ci si va molto lontano dinverno con questo tipo di camicia. Su questo non ci piove. No, quello che mi servirebbe,
a me, una di quelle camicie a righe, belle solide, a righe
verticali. Ecco cosa mi ci vorrebbe. (Tira fuori dalla borsa una giacca da smoking bordeaux di velluto) E questa
cos?
aston Una giacca da smoking.
davies Una giacca da smoking? (La palpa) Non c male
come tessuto. Vediamo come mi sta. (La prova) Non ha
uno specchio qui?
aston No, non credo.
davies Beh, me la sento bene. Lei cosa ne pensa?
aston Ti sta bene.
davies Beh, mi piace. (Aston prende la spina e la controlla).
Questa mi piace.
aston

Pausa.
aston

Potresti fare il custode qui, se vuoi.


Cosa?
aston Potresti occuparti di questa casa, se vuoi sai, le
scale, il pianerottolo, le scale dellingresso, sorvegliarla.
Lucidare i campanelli.
davies

230

HAROLD PINTER

davies

I campanelli?
Ne metter qualcuno gi, sulla porta dingresso. In
ottone.
davies Guardiano, eh?
aston S.
davies Beh, io non ho mai fatto il custode prima d ora,
sa cio non ho mai quello che voglio dire che
non ho mai fatto il custode, prima dora.
aston

Pausa.
aston

Non vuoi provarci?


Beh, penso beh, dovrei sapere sa
aston Che cosa
davies S, quello che sa
davies

Pausa.
aston

Beh, voglio dire


Cio, dovrei dovrei
aston Beh, potrei dirtelo
davies Ecco, proprio questo questo sa capisce?
aston Quando sar il momento
davies Beh, perch, cio, quello che voglio dire, sa
aston Ma pi o meno tu cosa
davies Sa, cio quello che voglio dire cio, che genere di lavori
davies

Pausa.
aston

Beh, cose, tipo le scale e i campanelli


Nel senso cio nel senso che avr bisogno di
una scopa no?
aston S, certo, e ti ci vorranno anche delle spazzole.
davies Avr bisogno di un po di attrezzi no un bel
po di attrezzi
davies

Aston prende un grembiule che appeso sopra il suo letto e lo mostra a Davies.
aston

Potresti metterti questo, se vuoi.


Beh bello, vero?
aston Ti protegger dalla polvere.
davies

IL CUSTODE

231

(mettendoselo) Ah, su questo non ci piove. E anche


bene. Grazie infinite, signore.
aston Sai cosa potremmo fare, potremmo potrei mettere un campanello in basso, a fianco della porta dingresso, con scritto Custode. E tu potresti rispondere, dare
informazioni.
davies Ah, questo non lo so.
aston Perch?
davies Beh, cio, non si pu mai sapere chi si presenta,
no? Dovr stare molto attento.
aston Perch, c qualcuno che ti cerca?
davies Che cerca me? Beh, quella merda di scozzese potrebbe venire a cercarmi, no? Poi succede che sento il
campanello, vado gi, apro la porta, e chi lo sa chi mi
trovo davanti? Chiunque potrebbe fregarmi come niente. Potrebbero essere alla ricerca delle mie carte, cio,
io sono qui, con solo quattro bollini, su questo libretto,
questo qui, guardi, quattro bollini, nientaltro, non ne ho
altri, tutto quello che ho, quelli suonano il campanello
con scritto Custode, e mi mettono dentro, come se niente
fosse, e io non avrei pi scampo. Certo ne ho parecchi
altri di libretti, ma loro non lo sanno, e io non posso certo
dirglielo, come faccio, verrebbero subito a scoprire che
giro con un nome falso. Perch il nome che uso, non il
mio vero nome. Il nome che sto usando ora, non il mio
vero nome. un altro. Vede, il nome che uso adesso non
quello vero. falso.
davies

Silenzio. Le luci si abbassano. Buio. Poi una luce fioca entra lentamente dalla finestra. Sbatte una porta. Il rumore
di una chiave che apre la porta. Davies entra, chiude la
porta, prova ad accendere la luce, ci riprova.
(borbottando) Ma cosa succede? (Ci riprova, onoff, on-off) Cosha questa dannata luce? (Riprova, onoff, on-off) Aaah. Non dirmi che se n andata via la
luce. (Pausa). Ora che faccio? Senza luce. Non vedo
niente. (Pausa). Cosa faccio, adesso? (Si muove, inciampa) Oddio, questo cos? Datemi un po di luce. Ah,
aspetta un attimo. (Si fruga in tasca, cerca e trova i fiammiferi e ne accende uno. Il fiammifero si spegne. La scatola gli cade di mano) Aah! Dov? (Chinandosi) Dov
finita quella scatola di merda? (D un calcio involonta-

davies

232

HAROLD PINTER

rio alla scatola) Cos? Cosa? Chi ? Cos? (Pausa. Si


muove) Dov la mia scatola? Era qui. Chi ? Chi me
lha presa? (Silenzio). Di Chi ? Chi mi ha preso la
scatola? (Pausa). Chi c qui dentro? (Pausa). Ho un
coltello. Fatti avanti. Di, chi sei? (Si muove, inciampa,
cade e urla. Silenzio. Davies emette un gemito. Si rialza)
E va bene! (Si alza. Ha il respiro pesante. Allimprovviso laspirapolvere si mette in moto. Unombra si muove
con esso, lo guida. Il muso dellaspirapolvere segue Davies, che salta, si tuffa lontano e cade, rimane senza fiato)
Ah, ah, ah, ah, ah, ah! Vai v-i-i-i-i-a! (Laspirapolvere
si ferma. Lombra salta sul letto di Aston). Fatti avanti!
sono sono sono qui!
Lombra stacca la spina dellaspirapolvere dalla presa e
riavvita la lampadina. La luce si accende. Davies si appiattisce contro la parete destra, con il coltello in mano.
Mick in piedi sul letto, con la spina in mano.
Stavo facendo un po di pulizie di primavera. (Scende dal letto) Cera unaltra presa per laspirapolvere. Ma
non funziona pi. Ho dovuto attaccarlo in quella della
luce. (Mette laspirapolvere sotto al letto di Aston) Come ti
sembra la stanza? Le ho dato una bella ripassata. (Pausa).
Facciamo a turno, io e mio fratello, ogni quindici giorni,
diamo una bella ripassata. Ho lavorato fino a tardi oggi,
sono appena rientrato. Ma mi sono detto, tanto vale pulire ora, tanto tocca a me. (Pausa). Io non vivo qui. No.
Vivo altrove. Ma sono io, in fondo, il responsabile della manutenzione della casa. E ci tengo molto alla casa,
io, sono fatto cos. (Va verso Davies egli indica il coltello)
Cosa lo sventoli a fare?
davies Non si avvicini
mick Mi dispiace averti spaventato. Ma pensavo anche a
te, sai. Sei ospite di mio fratello. Dobbiamo preoccuparci
del tuo benessere, no? Non voglio mica che la polvere
ti vada nel naso. A proposito, quanto pensi di rimanerci
qui? Sai, stavo pensando di ridurti laffitto, di chiederti
un tot nominale, finch non ti sistemi da qualche altra
parte. Un nonnulla. (Pausa). Ma se cominci a fare il permaloso, dovr riconsiderare la cosa (Pausa). Ehi, non
vorrai mica usarmi violenza, per caso? Non sei un tipo
violento tu, non vero?
mick

IL CUSTODE

233

(con veemenza) Me ne sto per i fatti miei, io. Ma se


uno mi stuzzica, deve sapere cosa gli aspetta.
mick Non ci credo.
davies Le conviene crederci. Sono stato un po dappertutto, io, sa? Capito? Uno scherzo ogni tanto mi va bene, ma
tutti potranno dirle che se mi si stuzzica
mick So cosa vuoi dire, s.
davies Arrivo fino a un certo punto ma
mick Ma non oltre.
davies Appunto. (Mick si siede sulle cose in fondo a destra)
Cosa fa?
mick Niente, volevo solo dire che mi hai colpito. Davvero.
davies Eh?
mick Quello che mi hai detto. (Pausa). Parole sacrosante.
(Pausa). Sacrosante. Davvero.
davies Allora ha capito?
mick S, ho capito. Credo che ci capiamo noi due.
davies Eh? Beh le dir che che mi piacerebbe fosse
vero. Lei non fa altro che prendermi in giro. E non so
perch. Io non le ho mai fatto nulla di male.
mick Sai perch? Perch siamo partiti con il piede sbagliato. Tutto qui.
davies S, vero. (Si avvicina a Mick).
mickLo vuoi un panino?
davies Come?
mick (prendendo un panino dalla tasca) Prendine uno.
davies Non ricominciamo.
mick Tu continui a non capirmi. Io non posso non essere
gentile con un amico di mio fratello. Sei amico di mio
fratello, vero?
davies Beh proprio amico no.
mick Perch non lo trovi simpatico?
davies Beh, non posso dire che siamo proprio amici. Cio,
lui non mi ha fatto niente, ma non posso definirlo proprio
un mio amico. Cosa c in quel panino?
mick Formaggio.
davies Buono.
mick Prendine uno.
davies Grazie.
mick Mi dispiace sentirti dire che mio fratello non ti simpatico.
davies simpatico, simpatico, non ho detto che non
davies

234

HAROLD PINTER

(prendendo del sale dalla tasca) Sale?


No, grazie. (D un morso al panino) che non riesco a capirlo bene.
mick (frugandosi in tasca) Ho dimenticato il pepe.
davies Non riesco a capire il suo modo di fare, ecco cos.
mick Ci dovrebbe essere una barbabietola qui dentro, da
qualche parte. Non la trovo pi. (Pausa. Davies mastica il
panino. Mick lo osserva mangiare. Poi si alza e si trascina
in proscenio) Aah senti posso chiederti un consiglio?
Sei un uomo di mondo tu. Posso chiederti un consiglio
su una cosa?
davies Dica.
mick Beh, il fatto che, sono un po preoccupato per
mio fratello.
davies Per suo fratello?
mick S vedi, il guaio che
davies Cosa?
mick Beh, non una cosa molto bella da dire
davies (si alza e lo raggiunge) Coraggio, parli.
mick

davies

Mick lo guarda.
mick

Non gli va di lavorare.

Pausa.
davies

Vada avanti.
No, niente, solo che non gli va di lavorare, questo
il guaio.
davies _ Davvero?
mick terribile dover dire una cosa del genere del proprio
fratello.
davies Eh, s.
mick Non riesce a farsi avanti. timido.
davies Conosco il genere.
mick Ah, s?
davies Ne ho conosciuti molti di tipi cos.
mick E io voglio, voglio che si faccia avanti in questo
mondo.
davies Beh, logico.
mick Se hai un fratello maggiore vuoi aiutarlo, vuoi che si
faccia strada. Non voglio vederlo ciondolare, non pu che
farsi del male, cos. Questo almeno ci che penso, io.
mick

IL CUSTODE

235

davies

S.
Non riesce ad adattarsi al lavoro.
davies Non gli piace lavorare.
mick Non ci riesce.
davies Devessere cos.
mick Ne hai gi conosciuti di tipi cos, eh?
davies Io? Hai voglia.
mick S.
davies S, conosco il genere. Ne ho conosciuti molti.
mick Mi d molta preoccupazione. Sai, io sono un lavoratore, un commerciante. Ho il mio furgone.
davies Davvero?
mick Dovrebbe farmi dei lavoretti lo faccio star qui per
farmi dei lavoretti ma non so molto lento nel lavoro. (Pausa). Cosa mi consigli, tu?
davies Beh, un tipo strano, suo fratello.
mick Cosa?
davies Dicevo che un tipo strano, suo fratello.
mick

Mick lo fissa.
mick

Strano? Perch?
Beh strano
mick Strano in che senso?
davies

Pausa.
davies

Non gli va di lavorare.


E che c di strano in questo?
davies Niente.
mick

Pausa.
mick

Io non ci trovo niente di strano.


Neanchio.
mick Non vorrai mica fare il supercritico, adesso?
davies No, no, non era questo, non stavo stavo solo dicendo che
mick Non fare lo spiritoso.
davies Senta, quello che volevo dire
mick Piantala! (Bruscamente) Senti! Ho una proposta da
farti. Penso che, da adesso in poi, me ne occuper io personalmente di questo posto. Me la sbrigher sicuramente
davies

236

HAROLD PINTER

meglio. Ho molte idee, molti progetti. (Scrutando Davies) Che ne diresti di restare qui come custode?
davies Cosa?
mick A dire il vero, mi fido di un uomo come te, per un
posto come questo.
davies Beh io aspetti un attimo io io non ho mai
fatto il custode prima dora, sa
mick Non importa. Mi sembri un tipo in gamba.
davies S, sono in gamba, io. Ho anche avuto molte offerte
ai tempi, sa, su questo non ci piove.
mick Beh, ti ho visto prima, quando hai tirato fuori il coltello, non hai laria di uno che si fa mettere sotto.
davies Ah, se per questo, non ci provano nemmeno.
mick Sei stato sotto le armi, vero?
davies Sotto che?
mick Le armi. Si vede dal tuo portamento.
davies Ah s. Ci ho passato met della vita, amico. Allestero sotto le armi s.
mick Nelle colonie?
davies S, appunto. Sono stato uno dei primi.
mick Ecco, vedi. Sei proprio luomo che cercavo.
davies Per fare?
mick Il custode.
davies S, beh guardi senta chi il proprietario qui,
lei o lui?
mick Io. Sono io. Ho i documenti per provarlo.
davies Ah (Deciso) Beh, guardi, a me non dispiacerebbe
fare il custode, occuparmi di questo posto per lei.
mick Poi ci mettiamo daccordo su un piccolo compenso,
vantaggioso per tutti e due.
davies Lascio decidere a lei.
mick Grazie. C solo una cosa.
davies Cosa?
mick Puoi darmi delle referenze?
davies Eh?
mick Solo per accontentare il mio avvocato.
davies Sono pieno di referenze. Solo che devo andare a
Sidcup, domani. Tutte le mie referenze sono l.
mick Dove?
davies A Sidcup. Non ha solo le mie referenze ma anche
tutte le mie carte. Conosco Sidcup come le mie tasche.
Tanto ci devo andare comunque, se no sono fritto.
mick S, cos quando ne avr bisogno, ce le avrai.

IL CUSTODE

237

davies

Posso andarci quando voglio. Volevo andarci oggi,


ma sto sto aspettando che cambi il tempo.
mick Ah.
davies Senta. Non che potrebbe rimediarmi un paio di
scarpe? Ne ho veramente bisogno. Non posso andare
da nessuna parte senza un buon paio di scarpe, capisce?
Pensa di riuscire a rimediarmene un paio?
Le luci si spengono lentamente. Buio. Si riaccendono.
mattina. Aston si sta infilando i pantaloni sopra le mutande lunghe. Fa una leggera smorfia. Guarda sopra il
suo letto, prende un asciugamano e lo scuote. Va verso
Davies e lo sveglia. Davies si siede di scatto.
aston

Mi hai detto che volevi essere svegliato.


Per fare che?
aston Hai detto che volevi andare a Sidcup.
davies Eh s, sarebbe una buona cosa se riuscissi ad andarci.
aston Il tempo non sembra un gran che.
davies Ah, beh, allora sar per unaltra volta.
aston Ho passato di nuovo una pessima notte.
davies Io ho dormito malissimo.
davies

Pausa.
aston

Facevi dei
Terribile. Ha piovuto un po stanotte, eh?
aston S, ma poco. (Va verso il suo letto, prende una delle
assi e comincia a scartavetrarla).
davies quello che pensavo. Mi piove sulla testa. (Pausa).
Ho degli spifferi proprio sulla testa. (Pausa). Non si potrebbe chiudere quella finestra dietro al sacco?
aston S, si potrebbe.
davies E allora perch non lo facciamo? Mi piove proprio
sulla testa.
aston Ci vuole un po daria.
davies

Davies si alza dal letto. in pantaloni, gilet e canottiera.


(infilandosi i sandali) Senta. Ho passato tutta la
vita allaperto, amico. Non ha bisogno di spiegarmi cos

davies

238

HAROLD PINTER

laria. E qui c troppa aria che entra dalla finestra quando dormo.
aston Laria diventa molto pesante quando la finestra non
aperta. (Va verso la sedia, ci mette lasse sopra e continua
a scartavetrarla).
davies S, ma non ha capito. Quella dannata pioggia mi
bagna la testa. Mi rovina il sonno. Potrei prendermi un
malanno con quegli spifferi. Questo quello che voglio
dire. Se invece chiudiamo la finestra, nessuno rischia di
prendersi un malanno, capisce?
Pausa.
aston

Non riuscirei a dormire con la finestra chiusa.


Ho capito, e io? E allora allora io, a me non ci
pensa?
aston Perch non dormi dallaltra parte?
davies E cio?
aston Con i piedi alla finestra.
davies Cosa cambierebbe?
aston Non ti pioverebbe pi sulla testa.
davies No, non posso. Non posso (Pausa). Mi sono abituato a dormire da questa parte. Non sono io a dover
cambiare, la finestra. Guardi, ora sta piovendo. Guardi.
Sta piovendo qui.
davies

Pausa.
aston

Credo che andr gi a Goldhawk Road. Devo parlare con un tale. Ha un tavolo da falegname. Mi sembrava
in buone condizioni. Non credo che a lui serva. (Pausa).
Mi far una passeggiata fino a l.
davies Sentila come viene gi. Addio Sidcup. Che ne dice
se adesso chiudessi la finestra? Entra tutta lacqua.
aston Chiudila per il momento.
Davies chiude la finestra e guarda fuori.
davies

Cosa c sotto quellincerata, l fuori?


Del legno.
davies Per cosa?
aston Per costruire il mio capanno.
aston

IL CUSTODE

239

Davies si siede sul suo letto.


davies

Non che mi ha trovato quel paio di scarpe che mi


doveva rimediare, per caso?
aston Ah. No. Oggi vedo se te le trovo.
davies Non posso mica uscire con queste. Non posso nemmeno andarmi a prendere una tazza di t.
aston C un bar proprio qui sotto.
davies Cosa cambia?
Mentre Aston parla la stanza si va oscurando. Verso la
fine del discorso si vedr solo Aston. Davies e tutti gli altri oggetti saranno nellombra. La diminuzione della luce
deve essere il pi graduale, pi lento e pi impercettibile
possibile.
aston

Ci andavo abbastanza spesso. Oh, anni fa. Poi ho


smesso. Mi piaceva quel posto. Ci passavo parecchio
tempo. Questo prima di andar via. Poco prima. Credo
che quel posto abbia molto a che fare con tutto il resto.
Erano tutti molto pi vecchi di me. Ma mi ascoltavano
sempre. Pensavo capissero quello che dicevo. Perch
io parlavo con loro. Parlavo troppo. Questo stato il mio
errore. E in fabbrica lo stesso. Durante il lavoro come durante gli intervalli, io parlavo di cose. E loro, mi ascoltavano quando io avevo qualcosa da dire. Fin qui tutto
bene. Il guaio che avevo come delle allucinazioni. Non
erano allucinazioni vere e proprie, era che mi sembrava
di vedere delle cose molto chiaramente tutto era
cos chiaro tutto diventava silenzioso tutto questo
silenzio e questa visione era cos chiara era ma
forse mi sbagliavo. E comunque qualcuno deve aver parlato. Io non ne sapevo niente. E qualcuno deve aver
messo in giro una frottola. E questa frottola deve essere
circolata. Di colpo mi sembrava che la gente fosse diventata strana. In quel bar. In fabbrica. Non riuscivo a spiegarmelo. Poi un giorno mi hanno portato in un ospedale,
fuori Londra. Mi ci hanno portato. Io non ci volevo
andare. Ho anche tentato di scappare una o due volte.
Ma non era facile. Mi facevano delle domande, l dentro. Mi hanno ricoverato e mi facevano domande di tutti
i generi. Beh, io glielo dicevo quando me lo chiedevano quali fossero i miei pensieri. Hmmnn. Poi un gior-

240

HAROLD PINTER

no questo tizio un dottore, credo il capo era un


uomo tranquillo distinto anche se, in realt, non ne
sono poi cos sicuro. Mi fa chiamare. Mi dice che avevo
qualcosa. Mi dice che avevano finito il consulto. Proprio
cos mi ha detto. Mi fa vedere una montagna di carte e
mi dice che avevo qualcosa, una specie di disturbo. Mi
dice cos solo questo. Hai questa cosa. Questo il
tuo disturbo. Quindi abbiamo deciso, mi dice, nel tuo
interesse, che c una sola cosa da fare. Mi dice ma non
riesco a ricordarmi esattamente come me lha messa
gi mi dice, dobbiamo farti qualcosa al cervello. Mi
dice se non lo facciamo, dovrai rimanere qui per il resto della vita, se invece lo facciamo hai buone speranze.
Potrai uscire di qui e vivere come tutti gli altri. Cosa vuol
fare al mio cervello? gli chiedo. Ma lui non fa che ripetere
quello che aveva gi detto. Beh, io non ero cos scemo.
Sapevo di essere minorenne. Sapevo che non poteva farmi niente senza autorizzazione. Sapevo che doveva chiedere il permesso a mia madre. Allora le ho scritto e le ho
detto quello che volevano farmi. Ma lei ha firmato, ha
dato lautorizzazione. Lo so, perch lui mi ha fatto vedere
la sua firma quando sono andato a protestare. Beh, quella
notte ho tentato la fuga, quella notte stessa. Ho passato
cinque ore a segare una delle sbarre della finestra della
mia corsia. Al buio. Di notte, passavano con una torcia,
ogni mezzora. Avevo calcolato bene i tempi. Poi, quando
avevo quasi finito, un uomo ha avuto ha avuto un attacco, proprio il mio vicino di letto. E cos mi hanno beccato. Circa una settimana dopo hanno cominciato a farci
questa cosa al cervello. La dovevano fare a tutti in quella
corsia. Venivano e ne facevano uno alla volta. Uno per
notte. E io ero uno degli ultimi. E vedevo benissimo quello che facevano agli altri. Arrivavano con queste non so
coserano sembravano delle grandi pinze, con dei fili,
e i fili erano attaccati a un piccolo apparecchio. Elettrico.
Immobilizzavano il paziente, mentre questo dottore il
primario, gli fissava queste pinze, come delle cuffie, ai lati
del cranio. Cera quello addetto allapparecchio che
lo accendeva e il primario premeva le pinze ai lati del
cranio, fissandogliele. Poi gliele toglieva. Ricoprivano il
paziente e non lo toccavano pi per un bel po. Qualcuno si ribellava, ma la maggior parte no. Rimanevano l
sdraiati, buoni. Beh, quando stavano per venire da me, la

IL CUSTODE

241

notte in cui sono venuti, io mi sono alzato dal letto e mi


sono messo contro il muro. Mi dissero di tornare a letto,
io sapevo che dovevano farmelo sul letto perch se me lo
facevano in piedi avrebbero potuto fratturarmi la spina
dorsale. Cos rimasi in piedi e, uno o due di loro, vennero
a prendermi, beh, ero giovane allora, ero molto pi forte di adesso, ero molto forte allora, ne stesi uno e presi
laltro per il collo, e quel dottore, di soppiatto, mi mise
quelle pinze ai lati del cranio, io sapevo che non doveva
farmelo in piedi, proprio per quello che ma lui me lo
ha fatto lo stesso. Cos poi sono uscito. Sono venuto via
da quel posto ma non riuscivo a camminare bene. Non
credo mi abbiano danneggiato la spina dorsale. No, quella perfettamente a posto. Ma il guaio era che i miei
pensieri erano diventati molto lenti non riuscivo pi
a pensare non riuscivo a mettere le idee insieme aaahh Non riuscivo mai a metterle insieme.
E poi non riuscivo a sentire quello che dicevano gli altri.
Non riuscivo a guardare n a destra n a sinistra, dovevo
sempre guardare dritto davanti a me, perch se giravo la
testa perdevo lequilibrio. E avevo questi mal di testa.
E allora me ne stavo seduto in camera mia. Questo, quando vivevo con mia madre. E con mio fratello. Lui era pi
giovane di me. Avevo preparato tutte le mie cose, quelle
che mi appartenevano, in ordine, in camera mia, ma non
sono morto. Il fatto che sarei dovuto morire. Avrei dovuto morire. Comunque ora mi sento molto meglio. Ma
non parlo pi con la gente. Mi tengo alla larga dai bar
come quello. Non ci metto pi piede, ora. Non parlo pi
con nessuno in quel modo. A volte avrei voglia di tornare l, a cercare quelluomo che me lha fatta. Ma prima
devo fare unaltra cosa. Devo costruire quel capanno l
fuori, in giardino.
Sipario.

242

HAROLD PINTER

ATTO TERZO

Due settimane pi tardi.


Mick sdraiato sul pavimento, proscenio sinistro, con la
testa appoggiata sul tappeto arrotolato, guarda il soffitto.
Davies seduto sulla sedia con la pipa in mano. Indossa
la giacca da smoking. pomeriggio. Silenzio.
davies

Deve aver fatto qualcosa per quelle crepe. (Pausa).


C stata molta pioggia la settimana scorsa, ma non una
goccia nel secchio. (Pausa). Deve averlo ripassato col catrame. (Pausa). Cera qualcuno che camminava sul tetto
laltra notte. Sar stato lui. (Pausa). Credo proprio che ha
ripassato il tetto col catrame. Non me ne ha fatto cenno.
Nemmeno una parola. (Pausa). Non mi risponde quando
gli parlo. (Accende un fiammifero, lo avvicina alla pipa e lo
spegne) E non mi vuol dare un coltello! (Pausa). Non mi
vuol dare un coltello per tagliare il pane. (Pausa). Come
faccio a tagliare il pane senza coltello? (Pausa). impossibile.

Pausa.
mick

Ce lhai un coltello?
Come?
mick Ce lhai un coltello?
davies Certo che ce lho un coltello, ho un coltello, ma
come pensa che faccio a tagliare il pane con questo? Non
un coltello da pane. Non fatto per tagliare il pane.
Lho rimediato da qualche parte. Non so dove. No, quello che voglio
mick So quello che vuoi.
davies

IL CUSTODE

243

Pausa. Davies si alza e va verso la cucina a gas.


davies

E questa cucina? Lui dice che non allacciata. E io


come faccio a sapere se vero? Sono qui, che ci dormo
attaccato, quando mi sveglio la notte mi affaccio proprio
sul forno! Proprio qui sulla mia faccia, e che ne so io,
sono l sdraiato, magari quella scoppia, mi sfregia! (Pausa). Ma lui fa finta di non sentirmi. Laltro giorno, per
esempio, gli parlavo di quei neri, quelli della porta accanto che vengono qui su a usare il cesso. Gli dicevo che
era tutto sporco l dentro, che la ringhiera della scala era
sporca, nera, e che anche il gabinetto era nero. Ha fatto
qualcosa? Dovrebbe essere lui a occuparsi della casa, ma
non aveva niente da dire, nemmeno una parola. (Pausa).
Due settimane fa si seduto l e mi ha fatto un lungo
discorso pi o meno due settimane fa. Un lungo discorso. Da allora non ha quasi pi aperto bocca. Se ne
stava l a parlare, proprio l non so cosa stesse non
guardava me, non parlava con me, se ne frega di me. Parlava con se stesso! lunica cosa che gli interessa. Lei,
per esempio, viene da me, mi chiede consiglio, lui non lo
farebbe mai. Mai un po di conversazione, sa? Come si fa
a vivere nella stessa stanza con qualcuno che che non ti
parla mai. (Pausa). Non riesco proprio a capirlo. (Pausa).
Io e lei riusciremmo a mandare avanti questo posto come
si deve.
mick (riflessivo) S, hai proprio ragione. Senti cosa ne farei. (Pausa). Potrei farne un attico. Per esempio questa
stanza. Questa stanza potrebbe diventare una cucina. La
dimensione giusta, ha una bella finestra, ci batte il sole.
Ricoprirei ricoprirei il pavimento con piastrelle di linoleum color blu pavone, rame e cartapecora. E riprenderei
gli stessi colori sulle pareti. E, per contrasto, i mobili da
cucina li farei color grigio antracite. Di posto per armadi
a dispensa ce n quanto se ne vuole. Potremmo mettere
un armadio a muro piccolo, un armadio a muro grande,
uno ad angolo con le mensole girevoli. Gli armadi certo
non mancherebbero. Potremmo fare la sala da pranzo sul
pianerottolo, di traverso. S. Veneziane alla finestra. Pavimento di sughero, piastrelle di sughero, Sopra un tappeto
di lino bianco sporco, il tavolo con intarsi a mosaico di
teak e mogano, il buffet con cassetti nero opaco, sedie sagomate con il sedile imbottito, le poltrone in tweed color

244

HAROLD PINTER

avena, un divano con cornice di faggio e il sedile intrecciato a mo di alghe marine, tavolo basso bianco resistente al calore, bordato di piastrelle. S. Poi la stanza da letto.
Che cos una stanza da letto? Un rifugio. un luogo per
riposare e stare in pace. Quindi larredamento deve essere sobrio. Lilluminazione funzionale. I mobili tutti in
mogano e legno di rosa. Il tappeto azzurro-blu, le tende
bianche e blu opaco, il copriletto con roselline blu su fondo bianco, il com con il piano alzabile che contiene un
vassoio di plastica, la lampada da tavolo in rafia bianca
(Da sdraiato a seduto) Non diventerebbe un appartamento, bens un palazzo.
davies Senza dubbio.
mick Un palazzo.
davies Chi ci abiter?
mick Io. Io e mio fratello.
Pausa.
davies

E io?
(sottovoce) Tutta questa roba qui non serve a nessuno. un mucchio di ferraglia. Robaccia. Non puoi mettere su una casa con queste cose. Non si possono nemmeno
aggiustare. Sono cianfrusaglie. Non riusciresti a venderle
nemmeno volendo, non ti darebbero neanche due scellini. (Pausa). Cianfrusaglie. (Pausa). Ma a lui purtroppo
non gliene importa di quello che ho in mente. Perch non
ci parli un po tu, e senti se la cosa gli interessa?
davies Io?
mick S. Tu sei suo amico.
davies Non mio amico.
mick Vivete nella stessa stanza, o mi sbaglio?
davies Non mio amico. Non sai mai come regolarti, con
lui. Con lei diverso, con lei uno sa come regolarsi. (Mick
lo guarda). Perch vede, anche lei ha i suoi modi, non
dico di no, si vede. Potranno anche essere dei modi strani, li abbiamo un po tutti. Ma, se non altro, con lei, cio
lei
mick Diretto.
davies Ecco, s, lei diretto.
mick S.
davies Con lui, invece, il pi delle volte non si sa cosa
pensa.
mick

IL CUSTODE
mick

245

Ah.
privo di sentimenti. (Pausa). Perch vede, a me
serve un orologio! Ho bisogno di un orologio per sapere
che ora ! Come faccio a sapere che ora se non ho un
orologio? Non posso! Laltro giorno gli ho detto, senta,
perch non prende un orologio cos posso sapere che
ora ? Se uno non sa che ora non sa neppure dov, sa
cosa intendo, no? Lo sa cosa mi tocca fare quando vado
a fare due passi fuori? mi tocca guardare lora da qualche
parte e pensarci continuamente per ricordarmela quando
rientro. E comunque non mi serve a un gran che, perch
quando poi sono qui, dopo cinque minuti me ne sono
dimenticato. Mi sono dimenticato di che ora era! (Cammina su e gi per la stanza) Adesso le faccio un esempio.
Se per caso non mi sento bene e mi metto un po sul letto,
quando poi mi sveglio, non so che ora , non so se lora
di andare a prendermi una tazza di t! Quando rientro
non cos grave. Vedo lora sullorologio qui allangolo, e
quando rientro so esattamente che ora , ma per quando sono in casa! Quando sono in casa non ho mai la
minima idea di che ora ! (Pausa). No, ho bisogno di un
orologio qui, in questa stanza, allora s che saprei dove
sono. Ma lui non me lo vuol prendere. (Si siede sulla sedia) E poi mi sveglia! Mi sveglia nel cuore della notte!
Per dirmi che faccio dei rumori! Ho una gran voglia di
dirgliene quattro, uno di questi giorni.
mick Non ti fa dormire?
davies Non mi fa dormire! Mi sveglia!
mick terribile.
davies Sono stato un po dappertutto. Mi hanno sempre
fatto dormire. Ovunque. Meno che qui.
mick Il sonno fondamentale. Lho sempre detto.
davies Ha proprio ragione, fondamentale! Io mi sveglio
la mattina e sono gi stanco! E ho da fare. Devo darmi
una mossa, devo rimettermi in sesto, devo trovare una sistemazione. Ma quando mi sveglio la mattina, sono senza
energie. E per di pi non ho un orologio.
mick S.
davies (si alza, si muove) Lui esce, non so mai dove va, non
lo so perch non me lo dice. Una volta parlavamo un po,
ora non pi. Non lo vedo mai, esce, rientra tardi, so solo
che mi sveglia nel cuore della notte con degli spintoni.
(Pausa). Senta questa! La mattina, quando mi sveglio
davies

246

HAROLD PINTER

la mattina, quando mi sveglio, lui l che mi sorride! In


piedi l, che mi guarda e sorride! Lo vedo, sa, lo vedo
attraverso la coperta. Si infila il cappotto, gira un po per
la stanza, poi guarda il mio letto, con un sorriso sulle labbra! Cosa diavolo sorride? Ma quello che non sa che io
lo vedo attraverso la coperta. Questo non lo sa! Lui non
sa che io riesco a vederlo, crede che dormo, ma io non lo
perdo docchio da sotto la coperta, sa? Ma questo lui non
lo sa! Lui mi guarda e sorride ma non sa che io lo vedo
mentre lo fa! (Pausa. Piegandosi sopra Mick) No, senta, lei
deve parlargli, sa? Ci ho ci ho pensato. Gli deve dire
che abbiamo dei progetti per questa casa, che vogliamo
metterla a posto, che vogliamo cominciare con i lavori.
Potrei ripulirgliela, io, potrei darle una mano cos, tra
di noi. (Pausa). Dov che abita adesso?
mick Io? Ah, ho un posticino. Non male. Non manca niente. Vieni un giorno a bere una cosa. Ad ascoltare un po
di Tchaikovsky.
davies No, senta, davvero, lei che deve parlargli. Dopotutto lei suo fratello.
Pausa.
mick

S forse lo far.

Sbatte una porta. Mick si alza, va verso la porta ed esce.


davies

Dove va? lui!

Silenzio. Davies si alza, va verso la finestra e guarda fuori.


Aston entra. Ha un sacchetto di carta. Si toglie il cappotto, apre il sacchetto e tira fuori un paio di scarpe.
aston

Un paio di scarpe.
(voltandosi) Cosa?
aston Te ne ho rimediate un paio. Provale.
davies Scarpe? Di che tipo?
aston Dovrebbero starti.

davies

Davies scende in proscenio, si toglie i sandali e si prova le


scarpe. Ci cammina un po, scuote i piedi, si piega, flette
il piede.

IL CUSTODE

247

davies

No, non mi stanno.


Ah, no.
davies Non la misura giusta.
aston Mmnn.
aston

Pausa.
Per, sa cosa le dico, me le tengo finch non ne
trovo un altro paio. (Pausa). Dove sono i lacci?
aston Niente lacci.
davies Non le posso mettere senza lacci.
aston Ho preso solo le scarpe.
davies Beh, questo il colmo, e poi? Come faccio a tenerle
ai piedi senza lacci? Lunico modo per tener su un paio
di scarpe, se non hai i lacci, quello di arricciare i piedi.
Di camminare con i piedi arricciati, capito? Non fa certo
bene al piede. Lo tiene sotto sforzo. Se invece puoi allacciarti le scarpe come si deve, fai meno sforzi.
davies

Aston va al capezzale del suo letto.


aston

davies

Forse ne ho da qualche parte.


Capito quello che voglio dire?

Pausa.
aston

Eccoli qui. (Porge i lacci a Davies).


Sono marroni.
aston tutto quel che ho.
davies Le scarpe sono nere. (Aston non gli risponde). Beh,
possono andare, finch non ne trovo un altro paio. (Si
siede sulla sedia e comincia a infilare i lacci) Forse mi porteranno fino a Sidcup, domani. Se riesco ad andare laggi
riuscir finalmente a sistemare le mie cose. (Pausa). Mi
hanno offerto un buon lavoro. Il tizio che me lha offerto
uno pieno di idee. Ha un futuro davanti a s. Ma
vuole le mie carte, sa, le mie referenze. E devo andare a
Sidcup a prenderle. Sono tutte l. Il problema come arrivarci. Questo il mio problema. Il tempo certo non mi
viene incontro. (Aston esce silenziosamente, inosservato).
Non credo che queste scarpe mi saranno di aiuto. una
stradaccia. Ci sono gi stato laggi. Ma venivo dallaltra
parte. Lultima volta che sono venuto via, stato luldavies

248

HAROLD PINTER

tima volta beh, un bel po di tempo fa la strada era


davvero brutta, pioveva che Dio la mandava, meno male
che non ci sono morto su quella strada, ma ce lho fatta,
non mi sono fermato mai s lho fatta tutta senza fermarmi. Comunque, non posso andare avanti cos, devo
andarci, devo andare laggi, a trovare quelluomo (Si
gira e si guarda attorno) Cristo! Non mi stava nemmeno
ad ascoltare, quello stronzo!
Buio. Una luce fioca dalla finestra. notte. Aston e Davies sono a letto, Davies borbotta. Aston si siede, esce dal
letto, accende la luce, va verso Davies e lo scuote.
aston

Ehi, smettila, di! Non riesco a dormire.


Cosa? Cosa? Cos stato?
aston Fai rumore.
davies Sono vecchio, cosa vuole che faccia, che smetta di
respirare?
aston Fai rumore.
davies Cosa vuole che faccia, che smetta di respirare?
aston (torna al suo letto e si infila i pantaloni) Vado a prendere una boccata daria.
davies Cosa vuoi che faccia? Lo sai che non mi sorprende affatto che ti hanno ricoverato? Svegliare un vecchio,
cos, nel cuore della notte, devi essere fuori di testa! Faccio brutti sogni, di chi la colpa, secondo te, di quei brutti sogni? Se la smettessi di tormentarmi non farei nessun
rumore, io! Come faccio a dormire in pace se tu continui
a tormentarmi? Cosa vuoi che faccia, che smetta di respirare? (Butta via la coperta e si alza dal letto, indossa la
canottiera, il gilet e i pantaloni) diventato cos freddo
qui dentro che mi tocca dormire con i pantaloni. Non
mi era mai successo in vita mia. E qui sono costretto a
farlo. Solo perch tu non ne vuoi sapere di mettere un
maledetto riscaldamento! Ne ho abbastanza delle tue
torture. Ho visto giorni migliori di questi, caro mio. E a
me, comunque, nessuno mi ci ha mai messo in quei posti
l. Io sono sano! Perci la devi smettere di tormentarmi.
Io sto benissimo finch tu te ne stai al tuo posto. Stai al
tuo posto. Perch sai, tuo fratello non ti perde docchio
un minuto. Sa tutto di te. In lui, io ho trovato un amico.
Un vero amico. Trattarmi cos come se fossi una merda!
E allora perch mi hai invitato a star qui se poi mi tratti
davies

IL CUSTODE

249

cos? Se credi di essere migliore di me allora vuol dire che


ti sta ritornando una di quelle tue crisi. Ne so qualcosa,
io. Se ti hanno messo in uno di quei posti una volta non
detto che non ti ci possano rimettere. Tuo fratello non
ti perde docchio! Possono rimetterti quelle pinze in testa! Possono rimettertele! Quando vogliono. Basta una
parola. E ti portano dentro, caro mio. Vengono qui, ti
prendono e ti portano dentro! E ti sistemano! Ti mettono
quelle pinze in testa e ti sistemano per bene! Basta che
danno unocchiata a tutta questa robaccia con cui sono
costretto a dormire e capiscono subito che sei fuori di
testa. Il loro grande errore stato quello di farti uscire
da quel posto. Chiss cosa combini, poi, quando sei fuori
casa: esci, rientri, nessuno sa quello che fai! A me non
mi si piglia in giro per molto. Pensi davvero che io voglia
fare quel lavoro di merda? Ahaaaaahhhhh! Sognatelo! Tu
vorresti che io facessi quel lavoro di merda, su e gi per le
scale, solo in cambio di un letto in questo buco schifoso?
Ti sbagli. Per te, non lo farei di certo. Tu non sai nemmeno quello che fai il pi delle volte. Ti mancano delle
rotelle, a te! Sei mezzo matto! Basta guardarti. Non mi
hai mai dato il becco di uno scellino! Mi tratti come un
cane randagio! Io, in manicomio non ci sono mai stato,
io! (Aston fa un piccolo movimento verso di lui. Davies
tira fuori il suo coltello dalla tasca) Non avvicinarti. Ho
questo, io. Lho gi usato. Lho gi usato. Non avvicinarti.
(Una pausa. Si fissano). Attento a quello che fai. (Pausa).
Non provarci con me.
Pausa.
aston

Io io penso sia giunto il momento che ti cerchi un


altro posto. Non credo che ci troviamo, io e te.
davies Cercarmi un altro posto?
aston S.
davies Io? Stai parlando con me? Non io, amico! Tu!
aston Come?
daviesTu! meglio che te lo cerchi tu, un altro posto!
aston Io qui ci vivo. Tu no.
davies Ah, no? Io ci vivo, eccome. Mi stato offerto un
lavoro, qui.
aston S beh, ma non credo tu sia adatto.
davies Non sono adatto? Ah no? sai che ti dico? c qual-

250

HAROLD PINTER

cuno che invece pensa che io lo sia. E la sai unaltra cosa?


Io qui ci rimango a fare il custode. Capito? Tuo fratello
mi ha detto, mi ha detto che mi vuole. Vuole me! Perci
star qui. E far il custode, per lui.
aston Mio fratello?
davies Mi ha anche detto che verr a vivere qui. Che se ne
occuper lui di questo posto, e io star qui con lui.
aston Senti un po, se ti do qualche scellino potresti andartene a Sidcup.
davies Ma vai a costruire quel capanno! Qualche scellino! Quando mi stato offerto uno stipendio fisso,
proprio qui! Costruisci il tuo capanno schifoso! E non
impicciarti!
Aston lo guarda fisso.
Non sar un capanno schifoso. (Silenzio. Aston va
verso di lui) Sar pulito. legno buono. Lo far. Sar
facile.
davies Non avvicinarti troppo!
aston Non hai nessun diritto di dire che quel capanno
un capanno schifoso. (Davies gli punta il coltello). Tu fai
schifo.
davies Cosa?
aston Hai appestato questa stanza.
davies Cristo, come ti permetti?
aston E da un pezzo. una delle ragioni per cui non riesco a dormire.
davies Come ti permetti? Mi hai detto che faccio schifo!
aston meglio che tu te ne vada.
davies ora ti faccio vedere io quanto faccio schifo.
(Allunga il braccio, un braccio tremante, col coltello puntato verso lo stomaco di Aston. Aston non si muove. Silenzio.
Il braccio di Davies non va pi in l. Rimangono uno di
fronte allaltro). Ora ti faccio vedere io
aston

Pausa.
aston

Prendi la tua roba.

Davies rimette il coltello in tasca, respirando affannosamente. Aston va verso il letto di Davies, prende la borsa e
ci mette dentro alcune delle cose di Davies.

IL CUSTODE

251

davies

Non hai non hai il diritto Lascia stare, mia


quella roba! (Prende la borsa e ne comprime il contenuto) E va bene ma ricordati che a me hanno offerto
un lavoro qui aspetta e vedrai (Si infila la giacca da
smoking) Ci penser tuo fratello dire a me, quelle
cose dirmi a me quelle cose nessuno mi ha mai detto quelle cose (Si infila il cappotto) Te ne pentirai di
quel che mi hai detto e non finita qui (Prende la
borsa e va verso la porta) Te ne pentirai di quel che mi
hai detto. (Apre la porta, Aston che lo guarda). Ora so di
chi posso fidarmi.

Davies esce. Aston rimane in piedi. Buio. Luci. Prima


sera. Voci dalle scale. Mick e Davies entrano.
davies

Faccio schifo! Ha capito? Io! Ha capito cosa mi ha


detto, eh? Faccio schifo! Ha capito? Mi ha detto proprio
cos!
mick Tss, tss, tss.
davies Mi ha detto proprio cos.
mick Tu non fai schifo.
davies Nossignore!
mick Se tu facessi schifo sarei il primo io a dirtelo.
davies Glielho detto, glielho detto gli ho detto che non
era finita qui! Gli ho detto di non scordarsi di suo fratello.
Gli ho detto che lo avrebbe messo al suo posto. Lui non
si rende conto di ci che ha scatenato, dicendomi cos. A
me. Glielho detto, glielho detto, ora verr qui, suo fratello verr qui, lui s che ha buon senso, non come lei
mick Cosa vuoi dire con questo?
davies Eh?
mick Stai dicendo che mio fratello non ha buon senso?
davies Come? Quello che voglio dire che lei ha delle
idee per questo posto dei dei progetti, capisce? Voglio dire che lui non ha nessun diritto di darmi ordini.
Io prendo ordini solo da lei, io faccio il custode per lei,
perch lei si occupa di me non mi tratta come un pezzo
di merda noi due noi due sappiamo tutto di lui.
Pausa.
mick

Cosa tha detto quando tu gli hai detto che ti avevo


offerto di fare il custode?

252

HAROLD PINTER

davies

Lui mi ha detto mi ha detto qualcosa


come come, qui ci vivo io.
mick Beh, su questo non ha torto, non credi?
davies Non ha torto! Questa casa sua, no? lei che gli
permette di vivere qui!
mick Certo, potrei dirgli di andarsene.
davies quello che dico io.
mick S. Potrei dirgli di andarsene. Dopotutto il proprietario sono io. Ma daltra parte lui che la occupa. Potrei
dargli la disdetta, s potrei fare cos, solo una questione tecnica, s potrei fare cos. Tutto dipende da come si
considera questa stanza. Cio, se la si pu considerare
ammobiliata oppure no. Capisci cosa intendo?
davies No.
mick Questi mobili, tutti questi, sono di mio fratello, a
parte i letti sintende. Perci in fondo solo una questione legale.
Pausa.
davies

Sa cosa le dico, lui dovrebbe ritornare da dove


venuto.
mick (voltandosi per guardarlo) Da dove venuto?
davies S.
mick E da dove sarebbe venuto?
davies Beh lui lui
mick Ogni tanto tu esageri, vero? (Pausa. Alzandosi, brusco) Comunque, visto le cose come stanno, non mi dispiacerebbe rimettere un po a posto questa casa
davies proprio quello che volevo sentire!
mick No, non mi dispiacerebbe. (Voltandosi verso Davies)
Ma tu devi essere capace come dici di essere.
davies In che senso?
mick Beh, dici di essere un arredatore, spero che tu sia
bravo.
davies Un cosa?
mick Cosa vuol dire cosa, un che? Un arredatore. Un arredatore.
davies Io? Ma cosa dice? Mai stato. Mai fatto.
mick Mai cosa?
davies No, no, senta, non io. Io non sono un arredatore.
Ho avuto troppo da fare. Troppe cose da fare. Ma io

IL CUSTODE

253

posso rendermi utile per tante cose mi dia mi dia il


tempo di imparare.
mick Non ho voglia di insegnarti niente. Io voglio degli
arredatori professionisti e di primordine. E credevo che
tu lo fossi.
davies Io? Aspetti un attimo aspetti un attimo lei si
sbaglia con un altro.
mick Come potrei sbagliarmi con un altro? Non ho parlato con nessun altro. Tu sei lunico con cui ho parlato
dei miei sogni, dei miei desideri profondi, sei lunico a
cui lho detto, e lho fatto perch avevo capito che eri
un arredatore, di interni e di esterni, professionale e di
primordine e con molta esperienza alle spalle.
davies No, senta un po
mick Mi vuoi dire che non saresti capace di ricoprirmi il
pavimento con piastrelle di linoleum color blu pavone,
rame e cartapecora e di riprendere gli stessi colori sulle
pareti?
davies No, senta un po, come le viene in mente?
mick Che non saresti capace di farmi un tavolo intarsiato
a mosaico con teak e mogano, delle poltrone in tweed
color avena e un divano con la cornice di faggio e il sedile
intrecciato a mo di alghe marine?
davies Non ho mai detto una cosa del genere!
mick Cristo! Devo aver avuto unimpressione completamente sbagliata!
davies Io non lho mai detto!
mick Allora sei un maledetto impostore!
davies Non si permetta di dirmi queste cose. Lei mi ha
assunto come custode. E io le avrei dato anche una mano,
per una misera una misera paga. Io non ho mai detto
nientaltro e non si permetta di insultarmi
mick Come ti chiami?
davies Non ricominciamo
mick No, qual il tuo vero nome?
davies Il mio vero nome Davies.
mick Con che nome vai in giro?
daviesJenkins!
mick Hai due nomi. E tutto il resto? Eh? Ora dimmi perch mi hai raccontato tutte quelle palle sul fatto che eri
un arredatore.
davies Io non le ho raccontato un bel niente! Perch non
ascolta quello che le dico, quando parlo? (Pausa). sta-

254

HAROLD PINTER

to lui a raccontargliele. Deve essere stato suo fratello a


raccontargliele. matto! capace di dire qualsiasi cosa,
cos per dispetto, tanto matto, mezzo fuori, stato lui
a raccontargliele.
Mick avanza lentamente verso di lui.
mick

Cosa hai detto di mio fratello?


Quando?
mick Cos mio fratello?
davies Io cerchi di capire
mick Matto? Chi matto? (Pausa). Hai detto che mio fratello matto? Mio fratello. una cosa un po una
cosa un po impertinente da dire, non credi?
davies Ma se lo dice lui stesso!
davies

Mick gli gira lentamente intorno, guardandolo, per una


volta sola. Fa il giro completo, per una volta sola.
mick

Che tipo strano che sei. Sei davvero strano. Da quando hai messo piede in questa casa non ci sono stati altro
che guai. Davvero. Non posso mai fidarmi di quello che
dici. Ogni parola che dici pu voler dire mille altre cose.
E il pi delle volte sono solo bugie. Sei violento, incostante, assolutamente imprevedibile. Non sei altro che un
selvaggio, o meglio, un troglodita. E inoltre, e soprattutto, puzzi dal buco del culo fino alla cima dei capelli. Stai
a sentire. Arrivi qui, ti presenti come un arredatore, e per
questo io ti assumo, e poi, mi fai una lunghissima tiritera
su tutte le referenze che hai a Sidcup, e poi? Non ti ho
mai visto andare a Sidcup a prenderle. Mi dispiace, ma
a quanto pare devo liquidarti per il lavoro di guardiano.
Eccoti mezzo dollaro. (Si fruga in tasca, tira fuori mezza
corona e la lancia ai piedi di Davies).

Davies non si muove. Mick va alla cucina a gas e prende


la statua di Buddha.
(lentamente) E va bene faccia pure faccia
pure se ci che vuol fare
mick proprio quello che voglio fare! (Scaraventa il
Buddha contro la cucina a gas. Si rompe. Con impeto) Si
direbbe che questa casa lunica preoccupazione che ho.
davies

IL CUSTODE

255

Io ho altre mille cose da fare. Mille. Sono pieno di altri


interessi. Ho il mio lavoro da mandare avanti. Devo pensare a ingrandirmi in tutti i sensi. Io non sto mai fermo. Sono sempre, in giro. Sempre in movimento. Devo
pensare al futuro. Di questa casa non me ne frega niente.
Non mi interessa. Che se ne occupi mio fratello. La pu
ristrutturare, arredare, farci quel che vuole. Non me ne
frega niente. Ero convinto di fargli un favore, tenendolo
qui. Lui ha le sue idee. Lasciamogliele stare. Io me ne
lavo le mani.
Pausa.
davies

E io?

Silenzio. Mick non lo guarda. Sbatte una porta. Silenzio.


Non si muovono. Entra Aston. Chiude la porta, si aggira
per la scena e si trova faccia a faccia con Mick. Si guardano. Si scambiano un debole sorriso.
(inizia a parlare ad Aston) Senti ehm (Smette subito, va alla porta ed esce).

mick

Aston lascia la porta aperta, attraversa la scena dietro a


Davies, vede il Buddha rotto, e guarda i pezzi per un attimo. Poi va al suo letto, si toglie il cappotto, si siede.
Prende il cacciavite, una presa e comincia a svitarla.
davies

Sono tornato solo per la pipa.


Ah, s.
davies Ero fuori e a met strada di colpo mi sono
accorto sa che non avevo la pipa. Allora sono tornato a prenderla (Pausa. Va verso Aston) Ma quella
non la solita presa, che stava? (Pausa). Non riesce a
venirne a capo, eh? (Pausa). Beh, se insiste, secondo
me, forse (Pausa). Senta (Pausa). Non diceva sul
serio, quando mi ha detto che facevo schifo, vero? (Pausa). Vero? Lei stato davvero un amico. Mi ha ospitato
qui. Mi ha ospitato qui, senza farmi domande, mi ha
dato un letto, stato davvero un amico. Senta. Ho riflettuto su quei rumori, so perch li faccio, colpa degli
spifferi, sa, gli spifferi che ci sono quando dormo, sono
gli spifferi che mi fanno fare quei rumori senza accoraston

256

HAROLD PINTER

germene, per cui stavo pensando, cio, se lei mi d il suo


letto, e in cambio si prende il mio, tanto sono uguali, se
io prendo il suo, tanto a lei va bene qualsiasi letto, lei
prende il mio, io prendo il suo, e tutto si risolve, io sar
lontano dagli spifferi, tanto a lei non dispiace un po di
vento, ha bisogno di aria, e la capisco, lei stato in quel
posto l, quella volta, con tutti quei dottori che le hanno
fatto tutte quelle cose, rinchiuso, li conosco, sa, quei posti, sono troppo caldi, sono sempre troppo caldi, ci ho
fatto un salto una volta, mi sono sentito quasi soffocare,
credo sia la miglior via duscita, ci scambiamo i letti, e
possiamo riprendere il nostro discorso, io mi occuperei
di questo posto, per suo conto, lo sorveglierei, per suo
conto, per suo conto, non per lui non per per suo
fratello, capisce, non per lui, per lei, basta che dice una
parola, solo una parola e io diventer il suo uomo di
fiducia (Pausa). Cosa ne pensa?
Pausa.
aston

No, a me piace dormire in questo letto.


Ma lei non mi ha capito!
aston E comunque quello il letto di mio fratello.
davies Di suo fratello?
aston Quando viene a dormire qui. E questo il mio letto.
il solo letto in cui riesco a dormire.
davies Ma suo fratello se n andato! andato via.

davies

Pausa.
aston

No. Non potrei cambiare letto.


Ma lei non mi ha capito!
aston E poi sar molto occupato. Devo costruire quel capanno. Se non lo faccio adesso non lo far mai pi. E
finch non lo faccio non posso iniziare nientaltro.
davies Le dar una mano io, a costruirlo, davvero! (Pausa). Le dar una mano, io! Lo costruiremo insieme! Lo
faremo in un attimo! Ha capito?
davies

Pausa.
aston

davies

No. Ce la far da solo.


Ma, senta. Io sono dalla sua parte. Star qui con lei,

IL CUSTODE

257

lo far per lei! (Pausa). Lo costruiremo insieme! (Pausa).


E, Cristo, scambieremo i letti! (Aston va alla finestra e
rimane in piedi con le spalle rivolte a Davies). Questo vuol
dire che mi sta buttando fuori? Non pu farlo. Senta,
amico, senta, amico, a me non importa, sa, a me non importa, rimango lo stesso, non importa, lo sa cosa, se non
vuole scambiare i letti, rimarremo cos, io rester nel mio
letto, e magari riuscir a trovare un sacco pi pesante, da
mettere sulla finestra, contro gli spifferi, vedr che funzioner, che ne dice, rimarr tutto come prima?
Pausa.
aston

davies

No.
Perch no?

Aston si gira a guardarlo.


aston

Fai troppi rumori.


Ma ma senta senta ascolti una cosa
cio (Aston si gira a guardarlo). Cosa far, io? (Pausa). Cosa far? (Pausa). Dove andr? (Pausa). Se lei vuole
che io me ne vada via io vado. Basta che dica una parola. (Pausa). Per voglio dirle una cosa quelle scarpe quelle scarpe che mi ha dato mi vanno bene mi
stanno bene. Forse potrei andare gi a (Aston non
si muove, voltandogli le spalle, alla finestra). Senta se
io vado gi a se andassi a prendere le mie carte
lei mi lei mi permetterebbe lei mi se vado gi a
prendere le mie

davies

Lungo silenzio.
Sipario.

Pinter in Italia

Il compleanno
Milano, Teatro Uomo, 26 aprile 1973.
Regia di Massimo Binazzi.
Scene di Hermes Lasagni.
Interpreti: Massimo Nistri, Silvia Eusebio, Alessandro
Quasimodo, Marinella Fenoglio, Remo Varisco, Enrico Baroni.
Produzione: Compagnia Informativa 65.
Firenze, Rond di Bacco, 4 febbraio 1980.
Regia di Carlo Cecchi.
Scene di Maurizio Bai.
Interpreti: Carlo Cecchi, Toni Bertorelli, Dario Cantarelli, Marina Confalone, Paolo Graziosi, Laura Tanziani.
Produzione: Teatro Regionale Toscano.
La stanza
Palermo, Festival sul Novecento (assieme ad Anniversario), 13 ottobre 2000.
Regia di Roberto And.
Scene di Giovanni Carluccio.
Interpreti: Marina Confalone, Paolo Graziosi, Valerio Binasco, Michele de Marchi, Lorenza Indovina.
Il calapranzi
Milano, Palazzo Durini, 20 dicembre 1962.
Regia di Massimo Binazzi.

262

HAROLD PINTER

Scene di Mariano Mercuri.


Interpreti: Patrizio Caracchi, Antonio Pierfederici.
Roma, Teatro Ateneo, 16 maggio 1980.
Regia di Marco Lucchesi.
Scene di Carlo Fonti.
Interpreti: Stefano Mure, Massimo Milazzo.
Produzione: I Teatranti.
(Assieme a Lamante)
Firenze, 17 gennaio 1982.
Regia di Antonio Rugani.
Scene di Giuliano Natalini.
Produzione: La Badia.
Milano, Teatro Officina, 18 gennaio 1982.
Regia di Alessandro Roberti.
Scene di Diego Bonifacio.
Interpreti: Paolo Rossi, Alberto Storti.
Produzione: Teatro degli Uguali.
Teatro dellorologio, 23 aprile 1983.
Regia di Gian Carlo Sammartano.
Scene di Giovanna Lombardo.
Interpreti: Benedetta Buccellato, Sergio Castellito.
Produzione: Teatro IT.
Roma, Spaziouno, 27 aprile 1983.
Regia di Francesco Capitano.
Interpreti: Francesco Capitano, Alberto Cracco.
Produzione: Spaziouno.
Modena, Teatro San Geminiano, 12 gennaio 1984.
Regia di Carlo Cecchi.
Interpreti: Alfonso Santagata, Claudio Morganti.
Produzione: Associazione culturale Katzenmacher.
Roma, Sala di Via Andrea Doria, ottobre 1987.
Interpreti: Fabrizio Gifuni, Hossein Taheri.
Produzione: Associazione Alice nelle citt.
Roma, Teatro S. Genesio, 1 febbraio 1989.
Regia di Cosimo Cinieri e Irma Palazzo.

PINTER IN ITALIA

263

Scene di Cosimo Cinieri, Irma Palazzo, Francesco Sforza.


Interpreti: Cosimo Cinieri, Paolo De Vita.
Produzione: Compagnia Cinieri-Palazzo.
Roma, Teatro Due, 7 ottobre 1991.
Regia di Rocco Cesareo.
Scene di Franco Moretti.
Interpreti: Piero Nuti, Adriana Innocenti.
Produzione: Teatro Popolare di Roma.
Milano, Teatro Out Off, 22 ottobre 1991.
Regia di Giampiero Solari.
Interpreti: Nicola Rignanese, Antonio Albanese.
Produzione: Out Off.
Bologna, Teatro Testoni-Interaction, 3 marzo 1992.
Regia di Michele Perriera.
Scene di Filippo Terranova.
Interpreti: Enzo Vetrano, Stefano Randisi.
Produzione: Cooperativa Nuova Scena.
Genova, giugno 1996.
Regia di Juri Ferrini.
Scene di Laura Banzi.
Interpreti: Juri Ferrini, Alberto Giusta, Antonio Zavattari.
Produzione: Teatro Garage.
La serra
Cagliari, Teatro dellArco, 18 dicembre 1984.
Regia di Lorenza Codignola.
Scene di Silvia e Lorenza Codignola.
Interpreti: Gian Paolo Poddighe, Mario Faticoni, Senio
Dattena, Rosa Maria Tavolucci, Tot Onnis, Giancarlo Buffa.
Produzione: Il Crogiuolo.
Torino, 18 febbraio 1997.
Regia di Carlo Cecchi.
Scene e costumi di Titina Maselli.
Interpreti: Carlo Cecchi, Maurizio Donadoni, Lorenzo

264

HAROLD PINTER

Loris, Raffaella Azine, Valerio Binasco, Giorgio Lanza, Massimiliano Mecca.


Produzione: Teatro Stabile di Torino.

Il custode
Modena, Teatro Comunale, 9 gennaio 1967.
Regia di Edmo Fenoglio.
Scene di Misha Scandella.
Interpreti: Tino Buazzelli, Nanni Bertorelli, Lino Capolicchio.
Produzione: Compagnia Tino Buazzelli.
Alessandria, Teatro Comunale, 8 aprile 1981.
Regia di Alberto Vezzosi.
Scene di Lorenzo Ghiglia.
Interpreti: Dino Desiata, Mario Mariani, Ireneo Petruzzi.
Produzione: Il Gruppo della Rocca.
Roma, Teatro Ghione, 31 marzo 1987.
Regia di Edmo Fenoglio.
Scene di Lucio Boldrin.
Interpreti: Mario Maranzana, Romano Talevi, Walter
Lupo.
Produzione: Compagnia FBP.
San Severino Marche, Teatro Feronia, 15 novembre 1988.
Regia di Guido de Monticelli.
Scene di Gianfranco Padovani.
Interpreti: Giuseppe Pambieri, Giancarlo Zanetti, Renato De Carmine.
Produzione: Pro.Sa.
Napoli, Galleria Toledo, 17 novembre 1992.
Regia di Alfonso Santagata.
Interpreti: Alfonso Santagata, Claudio Morganti, Giancarlo Ilari.
Produzione: Associazione culturale Katzenmacher.

PINTER IN ITALIA

265

Scandicci, 30 novembre 1999.


Regia e scene di Giancarlo Cauteruccio.
Interpreti: Giancarlo Cauteruccio, Fulvio Cauteruccio,
Giuseppe Savio.
Produzione: Compagnia teatrale Koypton.
Rapolano Terme, 6 ottobre 2000.
Regia di Giuseppe Emiliani.
Interpreti: Marcello Bartoli, Dario Cantarelli.
Produzione: I Fratellini.

Si ringraziano Gianfranco Capitta e Roberto Canziani per lottimo lavoro svolto nel loro volume Harold Pinter; un ritratto (Anabasi, Milano 1995), che ci ha consentito di raccogliere le messe in
scena di Pinter in Italia.

Indice

p. v

Nota introduttiva di Guido Davico Bonino

Nota del curatore

ix

Teatro

75

Il compleanno
La stanza

101

Il calapranzi

131

La serra

197

Il custode

259

Pinter in Italia

Stampato per conto della Casa editrice Einaudi


presso Mondadori Printing S.p.A., Stabilimento N.S.M., Cles (Trento)
nel mese di novembre 2005

Le prime rappresentazioni delle opere di Harold Pinter


furono letteralmente stroncate da quasi tutta la critica.
Si scrisse che era un autore eccentrico, inaccettabile, incomprensibile, che non aveva nulla da dire. Oggi forse
lautore vivente pi rappresentato al mondo, ma come
lui stesso tiene a sottolineare: Adesso sono diventato comprensibile, accettabile, eppure le mie commedie
sono sempre le stesse di allora. Non ho cambiato una
sola battuta!
In questo primo volume sono raccolti i testi che hanno rivelato il drammaturgo inglese e ne hanno decretato poi il successo internazionale coronato dal Premio
Nobel, in quanto erede e continuatore di maestri come
Beckett, Genet e Ionesco; sono Il compleanno, La stanza,
Il calapranzi, La serra e Il guardiano.
Traduzioni e cura di Alessandra Serra.
Nota introduttiva di Guido Davico Bonino.
Di Harold Pinter (1930), vincitore del Premio Nobel per la Letteratura 2005, Einaudi ha pubblicato lintera opera teatrale, le sceneggiature La donna del tenente francese e Proust e il romanzo I nani.
In copcrtina: foto Gcorge Konig / Rcx Fcaturcs / Olycom.
Progetto grafico 46xy.

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