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Induzione

Il metodo induttivo o induzione (dal latino inductio, dal verbo induco, presente
di in-ducere), termine che significa letteralmente "portar dentro", ma anche "c
hiamare a sé", "trarre a sé", è un procedimento che partendo da singoli casi particola
ri cerca di stabilire una legge universale. In greco è traducibile con l'espressio
ne epagoghé (ἐπαγωγή).
Contr osto a quello induttivo è il metodo deduttivo (anche detto metodo aristote
lico), che al contrario procede dall’univers le al particolare.
L'induzione in Aristotele
Uno dei primi filosofi a ricorrere a questo concetto fu Aristotele, il quale, at
tribuendo a Socrate il merito di averla scoperta, sosteneva che l'induzione foss
e, appunto, «il procedimento che dai particolari porta all'universale» (Topici, I, 1
2, 105 a 11).
Secondo Aristotele, la conoscenza umana si può svolgere in due direzioni, sceglien
do una delle due seguenti strade: avere una prima conoscenza sensibile del parti
colare e da questa risalire all'universale (via dell'induzione, appunto), o segu
ire la strada opposta, cioè partire dall'universale per andare al particolare (via
della deduzione).
Per ottenere una conoscenza veramente fondata bisogna, tuttavia, scegliere quest
a seconda strada, facendo ricorso al sillogismo scientifico, a condizione però che
esso parta da premesse vere e necessarie. Poiché tali premesse non possono essere
a loro volta dimostrate, dato che proprio da queste deve partire la dimostrazio
ne, Aristotele giunge ad utilizzare le "definizioni", cioè frasi che contengono in
sé l'essenza di un argomento e si ottengono per un'intuizione dell'intelletto.
L'induzione può servire come avviamento dell'intuizione intellettuale (in maniera
simile a quanto affermava Platone secondo cui la percezione sensibile serviva a
risvegliare la reminiscenza intuitiva delle idee); in tal senso Aristotele attri
buiva a Socrate di aver scoperto l'induzione, come processo "definitorio" volto
a ricercare l'essenza dell'argomento di cui si parla (tì esti). Come già avrebbe sos
tenuto Socrate, quest'induzione per lui deve essere progressiva e collaborativa.
Non sono però i sensi per via induttiva, né la razionalità per via deduttiva, a dare d
i per sé garanzia di verità, bensì soltanto l'intuizione intellettuale: questa sola co
nsente di cogliere l'essenza della realtà fornendo dei princìpi validi e universali,
da cui il ragionamento sillogistico trarrà soltanto delle conclusioni coerenti co
n le premesse; per Aristotele occorre bensì partire dai sensi, ma l'induzione empi
rica non ha per lui alcun valore di consequenzialità logica, fungendo unicamente d
a avvio di un processo che culmina con l'intervento del trascendente intelletto
attivo.[1]
La differenza sostanziale fra induzione e sillogismo (o ragionamento deduttivo)
sarebbe insita, sempre per Aristotele, nel termine medio del ragionamento stesso
. Esso infatti nel primo caso (induzione) è un semplice fatto, mentre nel caso del
la deduzione funge da perché sostanziale (An. pr., II, 23, 68 b 15). Ecco un esemp
io:
• Sillogismo deduttivo:
Tutti gli uomini sono animali,
tutti gli animali sono mortali,
dunque tutti gli uomini sono mortali.
Il termine medio qui è "animale" e costituisce di fatto la connessione necessaria
tra i due estremi. In questo caso è ciò che solo rende possibile l'affermazione che
tutti gli uomini sono mortali. Esso è la condicio sine qua non. Esso spiega e dimo
stra, ci fa pervenire ad una conclusione valida sempre, perché ci dice che gli uom
ini moriranno tutti, prima o poi, essendo sostanzialmente animali.
• Percorso induttivo:
L'uomo, il cavallo e il mulo sono longevi,
l'uomo, il cavallo e il mulo sono animali senza fiele,
dunque gli animali senza fiele sono longevi.
Il termine medio qui è «essere senza fiele» ed è associato alla longevità solo nella concl
usione. Questo significa che esso non serve a connettere proprio nulla, ma sempl
icemente è un fatto, un'osservazione a posteriori. L'induzione, in definitiva, non
dimostra niente, e vale solo nella totalità dei casi in cui si riscontra la sua e
ffettiva validità.
L'induzione di cui parla Aristotele (epagoghé) sembra quindi non abbia lo stesso s
ignificato che ha presso l'epistemologia contemporanea.[2] Per Aristotele l'indu
zione è soltanto un grado preparatorio di avviamento verso l'intuizione intellettu
ale, non essendovi un passaggio logico-necessario dai particolari all'universale
. La logica aristotelica è solo deduttiva, una "logica induttiva" sarebbe per lui
una contraddizione in termini.

Francesco Bacone
L'induzione secondo Bacone [modifica]
Per la sua incapacità di ottenere affermazioni scientificamente vincolanti a parti
re da singoli casi concreti, al processo induttivo venne negata ogni validità dall
a logica metafisica.
Il primo filosofo a discostarsi dall’ uctorit s aristotelica, ancora imperante nel
XVII secolo, fu Francesco Bacone. Egli sostenne che l'induzione doveva essere n
on per enumerazione, come quella aristotelica, ma per eliminazione. Attraverso t
re tavole furono vagliate varie ipotesi fino a giungere alla Vindimatio prima ch
e secondo lui sarà, dopo vari esperimenti, comprovata dall'istanza cruciale. Bacon
e apre così la strada a una riconsiderazione dell'induzione, ponendola in stretto
rapporto con la ricerca scientifica, con l'osservazione e la sperimentazione.

Francesco Bacone
« Il dominio dell’uomo consiste solo nella conoscenza: l’uomo tanto può quanto s
a; nessuna forza può spezzare la catena delle cause naturali; la natura infatti no
n si vince se non ubbidendole »
(da Cogitata et visa)
Ritratto di Sir Francis Bacon
Sir Francis Bacon, italianizzato in Francesco Bacone (Londra, 22 gennaio 1562 – Lo
ndra, 9 aprile 1626), è stato un filosofo, politico e saggista inglese.
Formatosi con studi di legge e giurisprudenza, divenne un sostenitore e strenuo
difensore della rivoluzione scientifica senza essere uno scienziato. Vissuto all
a corte inglese, fu nominato Lord Cancelliere sotto il regno di Giacomo I Stuart
, ma in seguito a una condanna per corruzione fu costretto a ritirarsi a vita pr
ivata e dedicarsi esclusivamente ai suoi studi. Morì infatti di polmonite, proprio
mentre si dedicava ad esperimenti naturalistici riguardanti gli effetti del rig
ido freddo invernale. Nei suoi scritti filosofici si dipana una complessa metodo
logia scientifica, spesso indicata con il suo nome (metodo baconiano).
Sir Francis Bacon è il filosofo empirista della rivoluzione scientifica che ha inc
entrato la sua riflessione nella ricerca di un metodo di conoscenza della natura
che possiamo definire scientifico, nel senso che vuole essere ripetibile, parte
dall'osservazione della natura e come la scienza è volto al suo dominio per ricav
arne applicazioni utili per il genere umano come erano quelle dell'età industriale
.
Riprendendo le idee dei pensatori del '400 italiani (fra i quali Leonardo da Vin
ci), Francis Bacon teorizza che l'osservazione della natura deve essere praticat
a compilando una tabula presentiae e una tabula absentiae in proximitate in cui
si mettono per iscritto i dati di temperatura, oggetti anche nel dettaglio di so
stanze chimiche e altri fattori ambientali presenti e assenti in un dato momento
in cui si è ottenuto un fenomeno di cui si cerca di scoprire i fattori favorevoli
e poi la causa determinante.
Se il fenomeno si manifesta sia in presenza che in assenza di un dato fattore pr
esunto, allora il fattore che è rilevato nel contesto è ininfluente. Se il fenomeno
muta d'intensità, in presenza del fattore, ma si manifesta anche in sua assenza, c
iò significa che il fattore condiziona il fenomeno ma non ne è ancora la causa.
L'obiettivo dell'analisi è trovare quel fattore la cui presenza è condizione necessa
ria (anche se non sufficiente) del fenomeno stesso, almeno questo è quanto si dire
bbe oggi.
La filosofia naturale si distingue in due parti: quella speculativa, che riguard
a la ricerca delle cause dei fenomeni naturali, e quella pratica che si occupa d
ella produzione degli effetti. La parte speculativa, a sua volta, si divide in f
isica e metafisica: la fisica "indaga e tratta le cause materiali ed efficienti;
la metafisica studia le cause finali e formali".
Senza conoscere una causa sufficiente non si potrà riprodurre il fenomeno e nemmen
o conoscerlo: un attributo se sarà presente in un oggetto, non necessariamente div
enterà visibile e conoscibile, stimolato l'oggetto con la causa necessaria di quel
l'attributo; altrimenti se non si manifesta, ciò non vorrà dire che l'oggetto non po
ssiede tale attributo.
Con una causa sufficiente (anche se non necessaria) si può replicare il fenomeno e
se non si manifesta nell'oggetto stimolato da quella causa escluderne la possib
ilità in quel caso. Bacone passò la vita a cercare un esperimento che chiamò "istanza
cruciale" (experimentum crucis), tale da interrogare la natura in modo da costri
ngerla a risponderci sì o no, come dicevano i naturalisti italiani.
Il suo metodo anticipa quello galileiano che dimostrerà come occorra un approccio
quantitativo con equazioni e misure per trovare delle condizioni necessarie e/o
sufficienti per conoscere i fenomeni e replicare quelli a noi più utili (e non sol
tanto qualitativo con tabule presentiae ed absentiae, ancora oggi utilizzate neg
li esperimenti dove è importante indicare le condizioni ambientali in cui avviene
la misura).
Il Nuovo Organo [modifica]

Bacone
Nella pars construens del "Novum Organum", Bacone cerca di fornire una teorizzaz
ione del ragionamento induttivo, più definita e rinnovata rispetto a quella già acce
nnata da Aristotele. Infatti, l'induzione aristotelica, o induzione per enumeraz
ione semplice, passa troppo presto dai casi particolari ai princìpi generali. Conc
lude, cioè, troppo precipitosamente, procedendo per semplice enumerazione. Ad es.,
dalle osservazioni particolari che questo cigno è bianco, che quest’ ltro è bianco, e
che quest’ ltro ancora è sempre bianco, passa subito alla conclusione generale che
tutti i cigni sono bianchi. Ma i dati raccolti per enumerazione semplice possono
essere sempre falsificati da esempi successivi (per es., nel nostro caso, dalla
constatazione futura dell'esistenza di un cigno nero).
Il superamento di questa falsa o impropria induzione passa secondo Bacone per l'
instaurazione di una nuova metodologia scientifica che conduca all'induzione ver
a, non più per enumerazione semplice ma per esclusione degli elementi inessenziali
a un fenomeno, e per scelta di quelli essenziali. Quello che Bacone vuole scopr
ire con l'induzione vera è la legge dei fenomeni. Sennonché questa legge è ancora conc
epita da Bacone aristotelicamente come "forma" (o "essenza", o "causa", o "natur
a") del fenomeno studiato, e non, come farà Galileo, come relazione quantitativa,
di tipo matematico. In altre parole, la forma di un fenomeno (per es., del calor
e) è intesa, più o meno alla maniera di Aristotele, come il complesso delle qualità es
senziali del fenomeno stesso, ossia come ciò che lo fa essere quello che è. Più precis
amente, Bacone intende per forma il principio interno che spiega la costituzione
, la struttura del fenomeno, ma che spiega anche il suo sviluppo, cioè la sua gene
razione e produzione. Il grave limite di Bacone consiste dunque nel fissare la s
ua attenzione sugli aspetti qualitativi del fenomeno studiato, mentre la scienza
moderna si interessa solo dei suoi aspetti quantitativi, di quelli, cioè che, app
unto perché quantitativi, possono essere espressi in una formula matematica.
Gli Idola: la pars destruens [modifica]
Bacone presuppone l'esistenza di idola, cioè di pregiudizi che impediscono una rea
le concezione della natura. Egli identifica cinque tipi di idola:
• Idola tribus, condizionamento sociale, comuni a tutta la specie.
• Idola specus, pregiudizi che appartengono al nostro inconscio, propri di ciascun
individuo, dipendenti dalla sua educazione, dal suo stato sociale, dalle sue ab
itudini e dal caso; siamo portati a proiettare negli altri noi stessi, non siamo
obbiettivi.
• Idola fori, derivanti dalla "piazza", cioè dal linguaggio e dai suoi equivoci; mol
te parole non hanno alcun significato, non corrispondono a nulla di reale (quasi
tutte quelle usate dai filosofi come P.M.I ecc.).
• Idola Theatri, pregiudizi che derivano dalle dottrine del passato (paragonate a
mondi fittizi o a scene teatrali). Bacone ripensando alla storia della filosofia
li suddivide in tre specie: sofistica, empirica e superstiziosa.
• Idola scholae, consistenti nel porre cieca fiducia in regole come il sillogismo
a scapito del giudizio personale.
Della filosofia sofistica egli attacca Aristotele perché cercò di dare più una descriz
ione delle cose che andare alla ricerca della loro verità; della filosofia empiric
a egli attacca Gilbert e gli alchimisti, perché spiegano le cose per mezzo di rist
retti esperimenti; della filosofia "superstiziosa", cioè quella che si fonde con l
a teologia, egli attacca Pitagora e Platone.
Il metodo delle Tabulae: la pars costruens [modifica]
L'induzione vera proposta da Bacone può anche definirsi la "dottrina delle tavole"
. Secondo Bacone, infatti, quando vogliamo studiare la natura di un certo fenome
no fisico, dobbiamo far uso di tre tavole: la tavola della presenza (tabula prae
sentiae), la tavola dell'assenza (tabula absentiae in proximitate) e la tavola d
ei gradi (tabula graduum).
• Nella tavola della presenza sono raccolti tutti i casi positivi, cioè tutti i casi
in cui il fenomeno si verifica (per es., tutti i casi in cui appare il calore,
comunque prodotto, dal sole, dal fuoco, dai fulmini, per strofinamento, ecc).
• Nella tavola dell'assenza sono raccolti tutti i casi in cui il fenomeno non ha l
uogo, mentre si sarebbe creduto di trovarlo (per es. nel caso dei raggi della lu
na, della luce delle stelle, dei fuochi fatui, dei fuochi di Sant’Elmo, che sono f
enomeni di fosforescenza marina, ecc.).
• Nella tavola dei gradi, infine, sono presenti i gradi in cui il fenomeno aumenta
e diminuisce (ad es., si dovrà porre attenzione al variare del calore nello stess
o corpo in ambienti diversi o in particolari condizioni).
Dopo aver effettuato l'analisi e la comparazione dei risultati segnati nelle tre
tavole, possiamo senz’ ltro tentare una interpretazione iniziale o vindemiatio pr
ima, ossia "prima vendemmia"; in altre parole, le tavole consentono una prima ip
otesi sulla forma cercata. Questa prima ipotesi procede per esclusione e per sce
lta. Lo scienziato esclude (cioè scarta) come forma del fenomeno le caratteristich
e mancanti nella prima tavola, presenti nei corpi nella seconda, e che non risul
tano decrescenti col decrescere dell'intensità del fenomeno, o viceversa. Lo scien
ziato, invece, sceglie come causa del fenomeno una natura sempre presente nella
prima tavola, sempre mancante nella seconda, e con variazioni correlate a quelle
del fenomeno nella terza. Nel caso del calore, si può ipotizzare che la causa del
fenomeno sia il movimento, non di tutto il corpo, ma delle sue parti, e piuttos
to rapido. Il movimento, infatti, si trova quando il caldo è presente, manca quand
o il caldo è assente, aumenta o diminuisce a seconda della maggiore o minore inten
sità del calore. La causa del calore non può essere, invece, la luce, perché la luce è p
resente nella tavola dell'assenza.
L'ipotesi va poi verificata con gli esperimenti. Bacone propone ben 27 tipi dive
rsi di esperimenti e pone al culmine l'esperimento cruciale ("experimentum cruci
s"), il cui nome deriva dalle croci erette nei bivi. Quando, dopo aver vagliato
le tavole, ci troviamo di fronte a due ipotesi ugualmente fondate, l'esperimento
cruciale ci toglie dall'incertezza, perché dimostra vera una delle due ipotesi, e
falsa l'altra. Esempi di problemi che richiedono l'esperimento cruciale sono la
teoria della rotazione o meno della Terra intorno al Sole, le teorie sul peso d
ei corpi, ecc. Consideriamo, per es., quest’ultimo problema. Ecco il bivio: o i co
rpi pesanti tendono al centro della Terra per la loro stessa natura, cioè per una
qualità intrinseca, come voleva Aristotele, o sono attratti dalla forza della mass
a terrestre. Se fosse vera la prima ipotesi, un corpo dovrebbe avere sempre lo s
tesso peso; invece, se fosse vera la seconda ipotesi, un corpo dovrebbe pesare d
i più avvicinandosi al centro della Terra, e di meno allontanandosene. Ed ecco l'e
sperimento cruciale: si prendano due orologi, uno con contrappesi di piombo e l'
altro a molla. Si accerti che le loro lancette si muovano alla stessa velocità. Si
ponga il primo in cima a un luogo altissimo, e l'altro a terra. Se è vera l'ipote
si che il peso dipende dalla forza di gravità, l'orologio piazzato in alto si muov
erà più lentamente, a causa della diminuita forza di attrazione terrestre.