Sei sulla pagina 1di 4

CORTE DI CASSAZIONE

SENTENZA N. 24511
20 NOVEMBRE 2009

www.fiscoediritto.it
TAGS:

• Contenzioso
• Ricorso per cassazione
• Revocazione
• Errore di fatto del giudice

SENTENZA

Fatto

A seguito di accesso dei funzionari dell'Ufficio O.DD. di (...) presso la società (.....), veniva
notificato alla stessa avviso di accertamento IRPEG. ed ILOR. in relazione all'anno 1996 con il
quale risultava accertato un maggiore reddito d'impresa per L. 4.605.916.000 con conseguente
applicazione di maggiori imposte, sulla base della considerazione che l'opera commissionata e
pagata in base a successivi SAL dall'Istituto (.....) in applicazione del contratto di appalto registrato
nel luglio 1993 per un importo complessivo di L. 21.850.000.000, alla data del 31.12.2001, era
stata realizzata per il 98%, ma contabilizzata per un corrispettivo di L. 11.792.783.183, non
potendo costituire prova il successivo contratto modificativo di appalto con il quale le opere
venivano modificate in quantità e qualità perché privo di data certa, essendo stato registrato solo
in data successiva, pur risultando la contabilità e Ia documentazione formalmente regolari.

Avverso detto avviso di accertamento la società proponeva ricorso chiedendone l'annullamento per
carenza di motivazione e per erronea applicazione dell'art. 39 d.P.R. n. 600/1973.

La C.T.P. di (...) accoglieva il ricorso. Impugnava l'Ufficio, mentre la società proponeva appello
incidentale avverso l'avvenuta compensazione delle spese.

La C.T.R. della Campania accoglieva l'appello dell'Ufficio in totale riforma della pronuncia di
primo grado.

Avverso detta decisione la società (.....) proponeva ricorso per cassazione per violazione dell'art.
60 T.U.I.R. e dell'art. 39 d.P.R. n. 600/1973 e per omessa motivazione La Suprema Corte
respingeva l'impugnativa con sentenza n. 18367 del 2007.

Avverso tale sentenza è stato proposto ricorso per revocazione articolato in tre motivi. Resiste con
controricorso l'Agenzia delle entrate.

Diritto

Con il primo motivo la società deduceva che la sentenza impugnata era inficiata da un errore di
fatto; infatti, pur ritenendo che i SAL in base ai quali era stati versati i relativi corrispettivi
avessero rilievo tributario anche se non costituivano vincolo per i terzi, aveva affermato che la
prova contraria incombesse sull'(.....) ed aveva, quindi, ritenuto che "una constatazione dello stato
di avanzamento dei lavori compiuto dai funzionari dell'Ufficio tributano fosse adeguata allo scopo"
e che"accertate le opere compiute esse debbono essere valutate in base al contratto in vigore al
momento del loro compimento e non certo sulla base di un successivo contratto non opponibile ai
terzi per la parte in cui regola situazioni pregresse", mentre i funzionari non avevano eseguito
alcun tipo di accertamento in merito alle opere eseguite, né avevano tanto meno prodotto in
giudizio "un verbale di accertamento dello stato dei lavori redatto da pubblici funzionari",
essendosi questi limitati solo ad eseguire un controllo documentale ed un accertamento induttivo,
incorrendo così in un errore di fatto previsto dall'art. 395, n. 4, c.p.c.

Con la seconda censura evidenzia un altro errore di fatto in cui sarebbe incorsa la Corte per avere
ritenuto che fosse stato "spalmato il maggior reddito così accertato fra le diverse annualità
coinvolte, mentre l'(.....) aveva considerato tale maggior valore come reddito prodotto interamente
nell'anno I996 senza affatto ripartirlo "fra le diverse annualità coinvolte".

Lamenta, infine, la società che I a sentenza avesse del tutto ignorato il terzo motivo del ricorso per
cassazione che, in quanto subordinato, in caso di rigetto dei primi due, come verificatosi, si
sarebbe dovuto esaminare.

Il ricorso per revocazione è ammissibile.

E1 noto che l'unico mezzo di impugnazione esperibile avverso le sentenze della Corte di cassazione
è, ai sensi degli artt. 391 bis e 395, n. 4, cod. proc. civ., la revocazione per l'errore di fatto in cui
sia incorso il giudice di legittimità e presuppone l'esistenza di divergenti rappresentazioni dello
stesso oggetto, emergenti una dalla sentenza e l'altra dagli atti e documenti di causa e deve, quindi,
1) consistere in una errata percezione del fatto, in una svista di carattere materiale, oggettivamente
ed immediatamente rilevabile, tale da avere indotto il giudice a supporre la esistenza di un fatto la
cui verità era esclusa in modo incontrovertibile, oppure a considerare inesistente un fatto accertato
in modo parimenti indiscutibile; 2) essere decisivo, nel senso che, se non vi fosse stato, la decisione
sarebbe stata diversa; 3) non cadere su di un punto controverso sul quale la Corte si sia
pronunciata; 4) presentare i caratteri della evidenza e della obiettività, sì da non richiedere, per
essere apprezzato, lo sviluppo di argomentazioni induttive e di indagini ermeneutiche; 5) non
consistere in un vizio di assunzione del fatto, né in un errore nella scelta del criterio di valutazione
del fatto medesimo (cfr, ex plurimis, cass. civ. sentt. nn. 13915 del 2005 e 2425 del 2006, v. anche
cass. civ. SS.UU. sent. n. 9882 del 2001).

Sulla base dei principi anzidetti, deve senza dubbio ritenersi che, nella specie, la sentenza
impugnata sia viziata da errore revocatorio. Il Collegio, infatti, senza qualsiasi connotazione di
tipo valutativo, ha deciso sulla base del presupposto che l'(.....) avesse eseguito un accertamento
induttivo e che la maggiorazione accertata fosse stata provata mediante un verbale di
constatazione dei lavori da parte di funzionari pubblici, mentre la verifica era stata solo
documentale non essendo stata fatta alcuna ispezione sul cantiere dei lavori, per cui l'accertamento
e la conseguente quantificazione del tributo dovuto doveva essere eseguito sulla base di quanto
risultava dagli stati di avanzamento dei lavori, che rispecchiano in modo obbiettivo la quantità e lo
stadio dei lavori realizzati.

Si è, pertanto, in presenza di un mero errore di fatto costituito dall'aver ritenuto esistente un atto
(verbale di constatazione dei lavori da parte di funzionari pubblici), non esistente, punto
incontestato tra le parti, per cui la sentenza impugnata deve essere revocata ed essendo gli altri
motivi intimamente connessi alla prima censura possono dichiararsi assorbiti.
Passando alla fase rescissoria, deve essere accolto il primo motivo del ricorso originario per
cassazione con il quale veniva lamentata la violazione dell'art. 60 (ora 93) d.P.R. n. 917/1986 e
successive modificazioni, dell'art. 39, comma 1, lett. d), d.P.R. n. 600/1973, nonché omessa
motivazione su un punto decisivo della controversia, per avere la C.T.R. condiviso l'assunto
dell'Ufficio secondo cui i SAL non corrispondessero alla realtà dei lavori eseguiti ed ipotizzando un
maggior valore unicamente sulla base delle previsioni contrattuali del luglio 1993, mentre il
disposto dell'art. 60 impone di attenersi alle liquidazioni dei SAL, salvo verifica e, nella specie,
nessuna dimostrazione contraria viene data in ordine alle ritenute difformità delle voci riportate
nei SAL rispetto ai prezzi pattuiti.

Proprio con riferimento a fattispecie analoghe alla presente, questa Corte ha avuto più volte modo
di affermare (con orientamento condiviso dal Collegio) che " L'art. 60 del d.P.R. n. 917 del 1986,
che ha sostanzialmente riprodotto la disciplina dettata dall'art. 63 del d.P.R. n. 597 del 1973,
applicabile anche alle imprese a contabilità semplificate, pone al primo comma, in riferimento alle
opere pattuite come oggetto unitario e con tempo di esecuzione ultrannuale nei contratti di appalto,
la regola generale secondo la quale è reddito di ciascun esercizio la variazione del valore delle
rimanenze finali, ma al secondo comma contempla l'ipotesi nella quale siano intervenute
liquidazioni di corrispettivi in base a stati di avanzamento, stabilendo che i relativi importi
costituiscono ricavi, i quali, pertanto, vanno imputati all'esercizio. Ne consegue l'obbligo della
fatturazione e contabilizzazione di tali importi, che, in caso di irregolarità, legittimano
l'accertamento in rettifica"(cfr., ex multis, cass. civ. sentt. nn. 688 e 13883 del 1999).

L'accoglimento del primo motivo rende superfluo l'esame degli altri motivi che possono dichiararsi
assorbiti.

All'accoglimento della prima censura formulata con il ricorso per cassazione proposto dalla
società (.....) avverso la sentenza della C.T.R. della Campania n. 85/08/06 consegue la cassazione
della stessa sentenza ed il rinvio della causa per un nuovo più attento esame ad altra sezione della
stessa C.T.R che provvederà anche al governo delle spese di questa fase di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso per revocazione, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le
spese, ad altra sezione della C.T.R. della Campania.

°°°°°°°°°°°°

Tutto il materiale contenuto nel presente documento è reperibile gratuitamente in Internet in siti di libero accesso.
FiscoeDiritto.it offre un servizio gratuito ai propri visitatori, così come gratuito è tutto il materiale presente.
FiscoeDiritto.it vuole crescere ed offrire servizi sempre migliori. Abbiamo quindi bisogno anche del tuo aiuto: visitando
i siti sponsor parteciperete al sostentamento di questo sito. Se invece vuoi vedere il tuo banner sulle pagine di questo
sito contattaci a info@fiscoediritto.it