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Storia dei Dogmi Direzione di ‘BERNARD SEsnous, IV BERNARD SESBOUE. CHRISTOPH THEOBALD LA PAROLA DELLA SALVEZZA XVI-XX secolo Dottrina della Parola di Dio, Rivelazione, Fede, Scrittura, Tradizione, Magistero Z PIEMME isl orginal: Hiei de dees, WV: La paroled slat (©1986, Dee Paris ‘Tralaone dil francne aca ei Moc ened i Gexmagro Webais) “Coperine: Seo Benne 1 Eiione 1998 (© 1958 - EDIZIONI PIENOME Spx 15303 Cae Moneta (AL) ~ Vie del Carine, 3 Tel OaUS361 = Teele 0142/12 Sampe: ei grafche TSG se, vi Manan 4 Te O141/596516- Fax 0141594702 1410 ASTI cece AAS ARDLMA APAC ARS} Bode ccm csi ac cop sco — Abbreviazioni Acta ApostolicseSedie, Romae Archives d’istore doctinale et litérsire du Moyon Age, Pais. “Annales de philosophie chrévienne, Paris ‘Aca Romana Societts Jesu, Roma Bibliotheque augustinienne, Deschée de Brouwer, Pars. Bulletin de Litérature Ecclésiastique, Toulouse. FElitions Les Belles Letres, Association Guillaume Budé, Paris, Corpus Christianorum. 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Reve de Institut Ctboligue de Pari, Pats, Recherches de Sciences Religeuse, Pais, ewe de Sines Pye Thoin, Vio Pas erches de Théologie Ancienne et Médiéva iu Mone Recherches de Thole 4 + Médiévale, Abbaye du Mé Reve de Théologe de Louwain Sources Chrétiennes, Cert, Lyon ati San Tommaso d’Aquino, Suroma theologae (eit. La Soma teologa, 2 ur 6 Bonen ia, Edone Sara Dest Be sna 1984), Textes et Documents, cll. dtetta da H Hemmer e P. Lejay, Picard, Paris 1904-1912, ‘Theologie und Philoropbi, Freiburg ‘Theologische Quartalchrife, Tbingen, Theologische Realenzyclopedie, W. De Gruyter, Berlin-New York. Texte und Untersuchungen xur Geschichte der altcritichen Literatur, Leipzig. Vigiliae Christianse, Leiden. ‘Theologiche Zeitschrift, F, Reisharde Verlag, Basel. Weimar Ausgabe (des Oeuvres de Luther. ‘Zeitschrift fr Kirebengetcbichte, Sattgart. Zeitschrift fir die kathoische Theologe, Herder, Wien, Zeitsdrfe fir die neutestamentliche Wissenschaft, De Gruyter, Betln Zeitschrift fr Religions - und Gesstesgeschiebte, Bril, Kéln Documenti del concilio Vaticsno TE AA AG [ony DH bv ‘GE cs Apostolicam Actuostatem, Decteto sullapostolato dei aici. Ad Gentes, Decreto sll ativta missionasia della Chiesa. brits Domini, Dect sl licio pastocale dei vescovi nella Dignitaris Humanse, Dichiasazione sulla bert religiose Dei Verb, Costtuzione dogmatic sulla Divina Rivelazione. Gravissimum Eeducatonis, Dichisrazione eal educazione crstiana, Giaudivom et Spes, Costitaziove pasiorale sulla Chiesa nel mondo con- temporaneo, sosrevsziont 7 IM LG NA OF or PC PO sc UR Inter Mirdfcs, Decteto sug strumenti dela comunicazione sociale, Lumen Gertie, Costtuzione dogmatia sulla Chiesa. Nostra aetate, Dishiaravione sulle relazioni con le relisioni non ct Orientaliam Ezcesiaram, Decteco sulle chiese oriental cattliche. Optatam Totius, Decreto sulla formazione sacerdotale. erfectae Caritatis, Decreto sul rienovemento dela vita rligioss Preshyteroram Ordinis, Decret sul ministero la vita dei presbitei Saerosanctune Coneilums, Costicuaione sulla sacra lurgi, Unites Redintegrato, Deeteto sull'ecumenisina | { 8 ammzwziont Presentazione Bemard Sesboité I primi tre tomi di quest’opera hanno complessivamente abbracciato il ‘ontenuto della storia dei dogmi. Per il suo completamento vorremmo ora mettere a fuoco gli elementi dogmatici della teologia fondamentale, vale a dire quanto concerne Ia legitimitae la forma del discorso della fede. Nei tempi moderni sono state poste di fatto alcune questioni del tutto nuove, in qualche modo preliminari all’esposizione classica della fede, A livelo storico, il centro di gravta di questo volume si situa tra il x01 e i xx seco- lo, Bisognera, @ chiaro, riprendere pid a monte, nella Chiesa dei Padri e del Medioevo, le prime avwisaglie di queste questioni, Dovremo ritomnare, con una sorta di inclusione, sui presupposti del discorso cristiano della fede, semplicemente accennato all'nizio del I tomo. Nei tempi moderni sono soprattutto due i grandi temi all'ordine del giomo: da una parte quello della giustficazione della fede di fronte alla tagione e alla storia e, dallaltra, quello della metodologia specifica del discorso della fede. Formalmente, i due problemi sono differenti, anche se concretamente restano tra loro sempre collegati. Fin dai tempi antichi, la necesita di giustficare la fede di fronte a quelli di fuori (ma anche a quelli di dentro), ha condotio a formalizzare la metodologia stessa della fede, a esporne i fondamenti e a strurturame le argomentazioni. in un contesto polemico, ad esempio, che da Ireneo fino alla Riforma e all'epo- ca contemporanea, 2 stata affrontata ¢ trattata la difficile questione del rapporto tra Serittura e Tradizione. ‘Questi due grandi temi riposano sull'articolazione di se o sette concet: tifondamentali rimasti tra loro solidali attraverso fa storia: conoscenza di Dio, parola di Dio, rivelazione, fede, Tradizione, Scrttura e magisteto. Tutti questi concetti non si sono sviluppati in modo tra loro indipenden- te; delimitano infatti uno spazio semantico nel quale lo spostamento- del Puno provoca lo spostamento di tutti gli altri PREseNtAnONE 9 Fin dalle origin, il cristianesimo ha dovuto difendersi e giustificarsi, fe questa fu il compito svolto specialmente da quegli scrittori chiamati ‘Apologisti. Nel corso del tempo, il dibattito tra la fede e la ragione & andato facendosi via via pit serrato, Con la scolastica medievale, la teo- logia ha conosciuto la prima emergenza di una pretesa «scientifica, nel senso che questo termine aveva allepoca. Fu solo perd nei tempi mo: demi che le questioni «fondamentali» si sono fatte pitt pressanti, al pun: to da dominare largamente nella riflessione teologica. Questo a causa anzitutto delle contestazioni mosse dalla Riforma al ruolo delle Scrittura ¢, di riflesso, alla messa in causa della Tradizione; in secondo luogo in conseguenza delle istanze della filosofia dei Lumi, la quale proponeva tuna rilerture dei dati cristiani «nei limiti della semplice ragionen; infine, dopo il xnx secolo, a partice dalle scoperte fatte nell'ambito storico. A ‘motivo della distanza temporale che lo separa dagli avwenimenti fonda tor, il eredente non sitrova pit in una continuit’ immediata con una storia conereta (la cui memoria viceversa i suoi predecessori ricevevano spontanearente: per essi le prossimitd dei fatti non lasciava spazio al dubbio). Oramai, éatteaverso la mediazione di una ricerca storica dalle pretese scientifiche che si instaura spesso come giudice rivale della fede, che laessenza» éel cristianesimo veniva proposta. Allo stesso modo, non poteva non venire posta la difficile questione dello sviluppo del dogma, Se dunque i tre tomi precedenti hanno trattato della storia del conte- nuto dei grandi dogmi cristiani, questo quarto presentera quella del ter mine stesso di dogma e dell'insieme del vocabclario dogmatico. Vedremo come questo termine muteri sensibilmente di senso, ad esempio, trail suo uso patristico e quello del coneilio Vaticano I, che ne fornira anche una precisa definizione. Secondo Vopzione fondamentale abbracciata per l'insieme di que- st°opera, il movimento storico del pensiero ¢ l'aticolazione tematica dei contenu saranno teattati di pari passo e presentati in quattro grandi fash Dalle origint al concilio di Trento Questa prima fase presenter una ricapitolazione dei dati pid antichi dellepoca patristica e del Medioevo per quello che riguarda da una parte Papologia della fede di fronte a quelli di fuori o agli eretici, ¢ dal- Valera la metodologia del nascente discorso cristiano, che va assumendo Iesue connotazioni dotttinali ¢istituzionali. Senza dubbio, durante que- sto lungo periodo, le cose sono state pit «vissute> che «pensatem, tutta via sono state fatte delle scelte fondamentali che costituiranno giurispru- 10 presentxziOnE denza per il tempo succesivo ¢ rimarranno come legittime referenze Questa fase si arrestera alle soglie del concilio di Trento, che costtuisce tun preciso spartiacque tra-un prima e un dopo (capp. Ie Il). Da Trento al Vaticano I E proprio a Trento che si vede emergere per la prima volta il concetto di dottrina «fondamentale». Questa presa di coscienza entra gia nell’ope- 1a dottrinale del coneilio con i suoi decreti sulla recezione del Simbolo, ¢ anche delle Seritture e delle tradizioni. D'altra part, lo spazio semantico dei concetti dogmatici utlizzati a Trento costituisce un punto di riferi- ‘mento essenziale per cogliere la svolta tra il Medioevo ~ del quale il con- cilio resta per moti aspetti ered ~ e i tempi moderni, che esso per altri aspetti annuncia, Questo concilio @infatti anche un punto di partenza: la svolta compiuta a Trento apre una nuova eta della tcologia, teologia «tri- dentina» per eccellenza, ma anche teologia che si confronta con le do: mande filosofiche del secolo dei Lumi e che si sente obbligata a mertere in atto una nuova apologetica. I periodo dei tempi moderni @ anche quello dell’emergenza del ter- ‘mine «magistero» nel senso moderno, che corrisponde a un funziona- mento nuovo dell’autorita dottrinale nella Chiesa. Tra il concilio di ‘Trento e il concilio Vaticano I non viene convocata nessun’altra assem- blea conciliare. La funzione magisteriale @ stata assicurata dal papa, Nello stesso tempo, nel lavoro della teologia, la referenza al magistero si fa sempre pid grande. Questa evoluzione @ contemporanea alle conte- stazioni venute dalle cultura di fronte alle determinazioni dogmatiche autotitarie, Il oncetto di «magistero vivente> &, dallinizio del xnx seco- lo, sempre pid frequentemente utilizzato, fino a divenire dominante. Si assiste allora a una sorta di duplicazione del principio dell'autorita ec: clesiale (capp. HII e 1V). Dal Vaticano I agli anni 50 Questa fase pud apparize molto breve rispetto alle precedenti, ma pos. siede una grande unith ed & dominata dalla celebrazione del concilio Va- ticano I nel 1869-1870. Le grandi Costituzioni di questo concilio operano tuna notevole dogmatizzazione dei principal temi dibatcuti in teologia fon: damentale nel teripo intercorso tra Trento ¢ la fine del xv secolo. L’enunciato dei capitoli della Costituzione Dei Filius rappresenta tutto un programma di riflessione sui «fondamenti» della fede: Dio e la creazione, la tivelazione, i fede, il rapporto tra fede e ragione PRespeTAvIONE 11 La Costituzione Pastor aeternus, Ia cui dimensione propriamente eccle siologica& gia stata studiata', comporta la definizione dell infallibilita pon- tific, avvenimento considerevole per il funzionamento dell stituzione ecclesiale, che ha contribuito a dare un posto sempre pitt grande nella riflesione della fede allesercizio del «magistero viventes, in particolare pontificio. Questa definizione sara anche irterpretata come l'atto che san civa inudilita di qualsias altro futuro concilo nella Chiesa cattolica. im: portanza di questo punto sotto il profilo cella metodologia teologica, ha spinto a riservare la sua trattazione a questo tomo, benché esso sia di per sé un problema ecclesiale, essendo l'insieme del popolo cristiano il primo Iuogo di questa infallibilta ‘Questo concilio ~ come del resto tuti i precedenti non risolver& tuti i problemi alloca in discussione, e in particolare quella nuova forma di contestazione della fede che non viene piti dalla cagione, bensi dalla sto- tia, allozché questa disciplina comincia ad acquisire, ¢ in ogni caso ad aspirare di avere, un livello propriamente scientifico, Esso non potra in particolare evitare, nel momento della crisi modernist, il riemergere del la questione biblicae del!’interrogativo sul dogma, il cui centro di gravita si situa proprio a livello del rapporto tra la storia ela fede (capp. V-X0). Uconcilio Vaticano IL e il post-concilio Una considerevole evoluzione della situazione della Chiesa ¢ del mondo ha segnato il 1x secolo, attraverso le prove delle due guerre mon- diali, Il concilio Vaticano II ne ha prese atto ¢ ha avviato una nuova svolta nella vita dotteinale della Chiesa: svoka nel suo rapporto col mondo, nella sua conversione all'ecumenismo (coi suoi evident risvolti dotirina- Ii), nella riconsiderazione delle questioni dogmatiche conflittuali ein una nuova liberti di fronte alla teologia post-ridentina. Uno dei documenti principali di questo concilio ~ la costituzione dogmatica Dei Verbum: sul- Ia rivelazione divina —ha stretta relazione con la dottrina fondamentale. Dovremo perd anche sostare sui decreti riguardanti il rapporto tra la Chiesa e «quelli di fuorin: i decretisull’ecumenismo, sulla liberta reli- giosae le rligioni non cristiane. Dopo il Vaticano I, Ia storia dei dogmi continua: non potremo fare perd se non brevemente il punto su alcune prese di posizione piti recenti e appartenenti all’ambito della dottrina fondamentale (capp. XIF-XV). tre concili dei tempi moderni forniscoxo dunque le articolazioni po tanti di questo tomo, anche se essi non pessono essere correttamente * Oke pp 74H 12 mesexraztone 4 terpretati senza evocare alcune elaborazioni teologiche che li hanno pre parati,accompagnati e seguiti Per questo quest'ultimo volume della Sto- ria dei dogma, che non ha alcuna pretesa di costituie una storia della tco- logia, deve mostrare il flo conduttore dellimmensa riflessione dottrinale ripresa di secolo in secolo e che ha condotto il discorso cristiano dalle sue origin fino alla nostra attualia Al termine di quest’opera sento il dovere di ringraziare una volta an. cora Pierre Vallin, per le sue pazienti ¢ fedeli riletture dei capitoli di questo tomo e per i suggerimenti e le correzioni sempre opportune che ha proposto agli autori. Ringrazio ugualmente Philippe Lécrivain, auto- re de «la via delleticam del II tomo, pet le sue riflessioni ei suoi consigli concernenti il capitolo consacrato al Medioevo PRESENTAZIONE. 13 Fase Prima DALLE ORIGINI AL CONCILIO. DI TRENTO Apologia della fede e metodo del discorso dogmatico ' q | Bernard Sesboité Capitolo Primo Apologia della fede e discorso cristiano nell’epoca patristica Quando il discorso cristiano nasce, tute le funzioni chiamate a svilup- parsie a specializarsi nel corso dei secoli sono presenti come nel cuore di tuna cellula germinale. Si tratta, peri primi responsabili della Chiesa e per i teologi, di annunciare la fede e di difenderla di fronte a due principali sgruppi seligiosi presenti nell"Impero: i Giudei e i pagani. Con i primi il clbattto é propriamente religioso, poiché si trata del?interpretazione del ruolo e dell'identita di Gesb di Nazareth nella lunga storia della salvezza, che affonda la sua origine nelle Alleanze con Abramo ¢ con Most Con i secondi il dibattto 8 insieme religioso e politico, infati le accuse contro i cristiani non vertono soltanto sul loro rapporto con la ragione, ‘ma, poiché non adorano ali dei della citta, il cui culto @ il fondamento della societa politica pagana, comportano anche il rimprovero di essere dei xnemici del genere umano», degli atei e degli empi. I eristiani si trova. no per questo periodicamente minacciati di climinazione fisica. Questi conflitt e queste minacce rappresentano un grave pericolo per la vita delle jovani Chiese, dove Panmuncio kerigmatico ¢ missionario e l'struzione delle comunita vanno di pari passo con la difesa e la giustificazione della fede. E questa dunque la matrice del primo discorso cristiano. Questo primo discorso deve perd fare ben presto spazio anche alle deviazioni dottzinali che si esprimono all'interno delle Chiese stesse e che ‘mettono in causa lautenticit3 e unanimita della fede. Qui ci troviamo di fronte alla dialettica della mutua determinazione tra Peresia e l'ortodos- sia. La nascita del'una éla nascita dellaltra. In una certa misuraé V'errore dottrinale che ha comportato il concetto di ortodossia. E¢’altra parce I'im- pegno di conservate inviolato il deposito ricevuto dali apostoli ha con: dotto a formulare il concetto di eresia E in mezzo a questi dibattitie a questi confltti con gli avversari di fuo- rie di dentro:che i dati metodologici vengono progressivamente messi a 1 APOLOGIA DELLA FEDE E DISCORSO CRISTIANO NELL-POCA PammsTiCA 17 punto, in modo da permettere una fondata esposizione della fede e una cotrispondente riflessione dottrinale. Una concreta dialettica ha in qual: che modo ribaltato un ordine astrattamente pit logico, che vorrebbe che Telaborazione della metodologia preceda lesercizio dell’apologia ¢ della siustificazione. La storia ci mostra che le cose si sono svolte secondo un procedimento inverso. Dobbiamo pertanto ritomnare su certi dati git abbozzati all'inizio del Ttomo di quest’opera, anche se da un punto di vista dfferente'. Abbia. ‘mo gilt registrato le differenti forme del discorso polemico contro i Giu- dei, contri i pagani e gli eretici. Si tratta ora di descrivere Pemergenza del discorso cristiano e della regola di fede che, a partire dalle Scrtture e dalla Tradizione, conduce alla costituzione dei differenti Simboli della Chiesa e si trova allorigine del dogma, Si tratta oramai, secondo il pun- to di-vista della teologia fondamentale, di rendere conto della natura ¢ della forma dell’apologia della fede cristiana e di mostrare come la me todologia della sua esposizione dottrinale si 8 costituita a partice da questa apologia® ‘Questo insieme di elementi da prendere in considerazione comande- 14 Ia struttura stessa di questo capitolo, La prima sezione tratter’ del iscorso apologetico secondo le differenti forme che questo ha assunto prima ¢ dopo il concilio di Nicea. Una seconda sezione affronter’ la metodologia del discorso della fede dalle sue prime attestazioni fino alla riflessione pid elaborata dei secoliv e v, nel quadro det grandi confit dottrinali intomno alla Trinitae alla cristologia. Una terza sezione infine si soffermera sull'autorita dogmatica dei concili ecumenici ~ grande noviti della Chiesa costantiniana — che arende un posto decisivo nello sviluppo del discorso della fede. Non sara perd inutile mostrare anzitut- to come i differenti aspetti del discorso cristiano e de! suo funzionamen- to si radicano nella testimonianza del Nuovo Testamento sullinsegn- mento e la regolazione della fede. La testimonianza del Nuovo Testamento Nel Nuovo Testamento incontriamo sostenzialmente due termini per esprimere la parola della fede: proclamare (kerussé) e insegnare (didaské, didaskalia, didacké). Questi termini sono usati a proposito di Gest e dei suoi discepoli. Gesi 2 il maestro (didaskalos) per eccellenza (Girolamo tradurra con magister). I discepoli non s. fanno chiamare Rabbi, ma co- le Lp. 3648 2 Tung eta sarin nda di elt ii 18 _RERNARD sesnous mungue insegnano a loro volta: Paolo é messaggero e dottore (didaskallos) delle nazioni, Allo stesso modo, nelle denominazioni attribuite ai ministe- Finel Nuovo Testamento, l'sspetto dellinsegnamento é molto sottolines to: apostolo, profeta, dottore, evangelista Negli ultimi scritti del Nuovo Testamento si vede nascere la preoccu- pazione di una (Ar 15), il quale prese una deci- sione impegnativa per 'avvenire della Chiesa: le osservanze giudaiche non dovevano venire imposte ai cristiani provenienti dal mondo pagano. Si comprende perché questa assemblea fu interpretata successivamente come il prototipo dei futuri concili, I, L’APOLOGIA DELLA FEDE Siate «pronti sempre a rispondere (pros apologian, a fare Papologia) a chiunque vi domanci ragione della speranza che @ in voi. Tunavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza» (I Pf 3, 15-16). Questo testo scritturistico indica in breve quello che sara il compito del- Papologeticacristiana nel corso dei secoli. Senza dubbio la «doleezza» cil «rispetto» non saranno sempre salvaguardati nei periodi in cui la frontie 1a trail dibattto, la controversia e la polemica era pit virtuale che reale. nostri contemporanei sono facilmente scandalizzati davanti alla virulen- 2a di certi linguaggi ed hanno insieme ragione e torto: ragione quando lo 1 ATOLOGIA DELLA FEDS = DISCORIO CRISTIANO NELLERGEA FaTRIsTICA 19 spirito evangelico, che dovrebbe animare ogni dibattto, sembra davvero assente; torto quando prendono troppo alla Istera alcune espressioni che vvanno invece inscrtte in un ben determinato codice culturale, condiviso da tutti gli autori di allora, e ben differente dal nostro. icazione della fede nei secoli i ¢ 1 1. La gius I primi avversari del cristianesimo nascente furono anzitutto i Giudei e i pagani, le due grandi famigliereligiose del mondo mediterranco dell’ po: ca, Icristiani erano chiamati una sterza razza» (triton genos, pet Aristide di Atene, tertium genus per Tertulliano’), vale a dire: qualcosa di inclassi- ficabile nelPuniverso religioso. Liapologia scritturistica della fede davanti a Giudei Gt autor e# tae Gusto, Dislogo cn Trfone, ura di G.Visond, Palin, Milano 1988; TemrtiaNo, Coniro 1 inde, in: Opore sete, a cara di C. Moreschini, Utet, Torino 1974, pp. 233-287 Indicaon!bibliografiche A.B, Hus, The Dialogues withthe Jows as Sources for Early Jewish Atgumeat agaist Cristiani, JBL, 51 (1932), pp 5870;P. Puce, Justin erAncion ‘Tentement. argumentation seiptuntre da Traté de Jutn contre tate lex béres comme ource principale da Dialogue aoae Trypan et de la premibre Apolope, Gaba, Paci 1960; WA. Suorwett, The bibial Exegesis of Justin Margy, SP.CK, Leadon 1963; M. 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I dialogo tai cristiani e i Giudei & rimasto vivo per tutto il 1 secolo. Sfortunatamente, a noi @ pervenuta una sola opera, il Dialogo con Trifo- ne di Giustino’, che @ testimone insieme di relazioni polemiche e bene- volenti tra cristiani e giudei liberali. Si conosce Vesistenza di un rabbi > Temruuuso, Con lenain 8,1 acura) GPh Be (CCSL 1), Bepoe, Tarhol 1954, Tce 9p 3738 20° nanan sesnoue Tarfone che insegnava a Lidda «il pid celebre israelita dell’epoca», al dire di Eusebio. Teristiani hanno sempre tivendicato le Scritture dell’ Antico Testamen- to come bene loro proprio, loro eredita e hanno inteso esserle fedeli. I Gidei perd, prendendo parola su questo punto, hanno accusato i cristia ni di radicale infedelta alla Legge di Mosé. «3 invano, dicono in sostanza ai cristiani, che voi attendete la salvezza da Dio, poiché non osservate i comandamenti dati a Mose. La vostra fede @ vana, perché i Profeti hanno annunciato un Messia glorioso e non un Messia sofferente. Voi riponete la vostra speranza in un uomo ¢, cid che & peggio, in un uomo vergogno- samente giustiziato in nome della Legge». Queste accuse colpivano i cri- stiani di origine giudaica in un punto nevralgico. La contestazione este- riore si interiorizza sempre ¢ cosi, nel momento in cui la giovane Chiesa deve separarsi sempre pitt dalle comunita giudaiche, per affermare la sua originalita il confitto si esaspera Davanti a queste accuse, Giustino intende elaborare un discorso che giustifichi la fede cristiana a partie dalle Scritture, cio? in forza dell’ An- tico Testamento, che si presenta come il denominatore comune trai dia loganti, L’argomentazione sara deliberatamente profetica, e cerchera di mostrare che Pinsieme delle profezie traccia in anticipo le caratteristiche propre dell'evento di Gesii di Nazareth: nessun altro personaggio biblico Icha inverate. Giustino resta ben cosciente che gli annunci profetici sono ‘oscuri ¢ che non potevano essere compresi prima dell’evento ¢ delinse- gnamento di Gesis. Essi conservano tuttavia tuto il loro valore dimostra tivo: una volta che Pevento.si 2 compiuto, allora si comprende che esso «era opera della potenza ¢ della volonta del creatore di tutte le cose»’ Giustino deve anzitutto rispondere all obiezione di infedelta alla Legge di Mosé da parte dei cristiani. Per far questo, avvia il discorso sul rappor- to tra le due Alleanze, rilevando che &lo stesso Dio di Abramo, di Isacco edi Giacobbe che ha annunciato una alleanza pid perfetta (cfr. Is 51, 4-5; 55, 3-5; Ger 31, 31-32). Questa nuova alleanza, eterna e definitiva, dest rata a tutte le nazioni, «abroga> la prima nello stesso momento in cui la compie, poiché l'antica conserva tutta la sua interior spirituale. Essa spiega pertanto il carattere provvisorio e caduco della bonta delle istitu- ioni mosaiche, imposte ai Giudei a causa della loro durezza di cuore € poste in un orizzonte pedazogico orientato all'attesa del Messia’ Gusting intende oramai provare che Gest di Nazareth & proprio quel- lo che confessano i cristiani: da una parte il Cristo e il Messia annunciato, » Gussm0, Diogo so Trifore, 84,2, cua dG. Vso, Palin, Milan 198, p26, Cady pp. 1029, 1 APOLOGIA DELLA FEDE E DISCORSO CRISTIANO NELLEPOCA PaTRISTICA 21 dall'altra il Figlio di Dio ¢ Dio stesso. Bgli & anche consapevole che, peril suo interlocutore, c'8 un abisso tra la prima e la seconda affermazione; perché se i Giudei attendono in effetti un Messia, essi non possono rico: noscere che Dio abbia un Figlio, perché questo comprometterebbe il monoteismo, Giustino intende dunque garantire il risultato della dimo- strazione messianica, nel caso in cui Trfone rifutasse quella della divinica e della preesistenza del Cristo’. Due momenti principali dellesisterza di Gesd, che rinviano a due gruppi di profezie, sono pertanto utilizate da Giustino: quello della sua nascita verginale e della sua infanzia, e quello della sua passione e risurre- zione. L’argomentazione sulla nascita verginale di Gesd, annunciata dai profeti (in particolaze Is 7), oceupa dei lunghi capitoli attira a sé altri testi che consentono a Giustino di «dedurre> in qualche modo dall Anti co Testamento i racconti evangelici dellinfanzia di Gest, Padorazione dei magi e leccidio degli innocenti. Giustixo mantiene 'affermazione della nascita verginale contro tutte le dersioni dei Giudei o dei pagani'. Cid che conceme la passione di Gest, costituisce 'oggetto di un‘altra obiezione di Trifone. Oltre al carattere ignominioso di una morte in cro: ce, che non si potrebbe presentare come un evento di salvezea, Trifone sottolinea che le Scritture annunciano un Messia glorioso e non soffezen- te. La tisposta di Giustino consiste nell operare un discernimento nelle Scritture. Queste annunciano infatti due «vente» (parusie) del Cristo, la prima nella forma di un Messia sofferente, e la seconda in quella di un Messia glorioso, che i cristiani attendoro ancora. Egli metteallora in ri- salto icanti del Servo soflerente (in particolare Is 53) e i Salmi che evoca- no la passione del giusto (Sa! 21) come altrettante profezie della croce. La risurrezione gloriosa di Gesi, anch’essa annunciata dalle Scrtture, @ una anticipazione della seconda parusia (cfs. Dr 7) [La seconda dimostrazione, concemente la preesistenza e la divinita di Gest, viene fondata sulle teofanie dell’Ansico Testamento che attestano che non 2 un «altro Dio», ma un «Dio altro» colui che si manifesta e si rivolge ai patriarchi?. La Scrittura diviene cost materiale per la dimostea- ione della fede". AiPinizio del m secolo Tertulliano si ispirera all opera i Giustino per il suo trattato Contro i Giudet", 2 Che ii. p34 & te tha 5.C el pe Moa 28 Get app. 20h 4 Ind nee el nih questo dba eS logo tex Gide xin ‘tow mdi teeno. Gude, cane vas Tine, tengo nen che pin leo Sate pend ch ue bate sien we Safe in se sts eh sino Bp dl Crs pertovre ito plnean Dh pa che 22 BERNAND seswu0e Lapologia raxionale della fede davanti ai pagan Gi ator ei testis Diogret, in: I Pade’ Apostolic, acura dt A. Quacquarlt (CTP 3), Cina Nuova, Homa, pp. 347363; Amon, Adveras nations lr! septem, acura di C. Mar. ches, Pavia, Torino 1953; ATENAGOM, Supplies per evista, in: Git Apoleget Grech, cura A.C. Busi (CTP 59, Cia Nuova, Roma 1986, pp. 249-305; 1D, La nixorewone det moti Gli Apoleget! Grech, a cura di C. Buin (CTP 39), Cita Nuova, Roma 198, pp. 307346, Cours ALesanoano, I! Profretize, a cota di MG. Bianco, UTET, Torino 1971, pp. 69. 190, Crrasso, A Demetrono in: Oper, «cure di. 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Nellimmediato i pagani rappresentano la minaccia supre- ‘ma, in parte motivata da una contestazione radicale proveniente dalla ccoscienza ellenistica. I pagani si sentono i portatori della saggezza filoso- fica, quella della ragione, frutto di un lavoro millenario dei filosofi greci e latini. Questa razionaliti, che demitologizza le storie degli dei, trova i rac- iani sul Cristo in particolare la nascita verginale ~ grossolana- ‘mente mitologici. La morte di Gest in croce @ follia agli occhi dei greci, dno con inaltena che eta sconotcno cheep sempre del beni dea Logg mosica ‘che dango on 8 moa di anouncreloro Gest Cesta a forms cl Gotan Pula al'Anses ‘Alena non & ma sta evan ha prsocats to un iat sorno al un inerpresione (ir ‘De'7 san, p14; De, 7 ist p27. 1 APOLOGIA DELLA FEDE E DISCORSD CUSTIANO NELL'EPOCA parsTICA 23 iceva gi Paolo (1 Cor 1, 23); quanto alla risurrezione dei mort, si sa cid che ne pensava l'Areopago di Atene (4? 17, 32) Su questo terreno, ilrichiamo alle Scrtture non & pit effcace, o petlo meno non é piti sufficiente. Il discorso cristiano deve farsi riconoscere ‘come un messaggio razionale. Gli tocca percid denunciare le accuse in- giuriose e calunniatrici sul eristianesimo (I'eucaristia assimilata a un sacti- ficio di bambini, immoralita, ce.) e mostrare che la razionalita del crstia- niesimo é non solo comparabile con quella delle religioni pagane, ma an- che la oltrepassa ‘L’apologia della fede cristiana nei confronti della ragione pagana @ sta- ta oggerto di una vasta letteratura nel corso del tte del nt secolo, tanto in Oriente quanto in Occidente; fino alla conversione dellImpero al crstia- nesimo. L’iniziativa doveva venire pazientemente ripresa di decennio in decennio. Nel quedro di questa Storia dei dogmi, sono possbili solo aleu- ni accenni™ Queste opere si distinguono peril modo con cui considerano l'caltro», cio® il pagano. TI rapporto instaurato tra 'apologeta e i suoi destinatari pud andare dalla cortesia quanto mai benevolente alla pit violenta diatri- ba. L’alteritA tra cristianesimo e paganesimo é percepita comunque da entrambe le parti come radicale. Su quale base pertanto e secondo quale strategia comunicare? Se questo resta un compito imprescritibile per il cristiano, gli esordi degli apologeti sono animati da questa doppio inter- rogativo, sul punto di partenza del dibattto ¢ sulla natura del’«altro»”, 1. Giustino, Atenagora ¢ Tertulliano, nel soo Apologetico, si indirizaa- no ad autoriti costituite come a dei giudici, e fanno appello alla giustzia che essi devono rendere, Perché @ ingiusto condannare i cristiani sorto pretesto del loro nome. La giustizia deve essere al servizio della verita e costituire con essa le basi del dialogo riconosciute da tutti Su questo fon- damento, i differenti temi retoric si svluppano fino all’appello del giudi zio dellealtro» al giudizio di Dio. E cost che Giustino si rivolge con grande solennita agli imperator, al Senato € a tutto il popolo romano, davanti ai quali egli si erge come un rappresentante degli uomini vittime della persecuzione, il portaparola e il difensore dei suoi fratelli*. Con sottile abilita pero egli si presenta anche come un filosofo che si indirizza a dei filosolie che vuole argomentare con loro a lvello razionale, sul fondamento cemune di questo denomina: 2 chee Lop 3739, » Parla plop dl leerura apologuicn pita N, Rez, dole eter nel sear in splot role dla (ime), Vee Beri, ano 19 ve Ce Gases, Prime plo Cl Alege Gre sous dC Bai (CTP $3), Cid Noo Ros 198, p83 24 seman sesvooe tore comune che unisce i dialoganti. Il richiamo alla verita restera lungo il discorso in primo piano. Su questa base, Giustino si difende anzitutto presentando il contenuto del Credo tripartito nel modo pitt «ragionevole» possibile: i cristiani ado- ano un Dio unico, come insegnano gli stessi filosofi. Adorano il Cristo, ‘ma non come un wome ordinatio, perché si tratta del Verbo (Logos) nato da una Vergine e da Dio. Ora, i filosofi conoscono anch’essi il Logos € raccontano parimenti storie di nascita che mettono in causa un dio (Per. seo nato da Zeus e dalla vergine Danae). I dogmi cristiani non sono dun- que né empi né ridicoli. Infine i cristiani adorano lo Spirito profetico, cosa questa che da a Giustina Poccasione di riprendere davanti ai pagani alcu ni argomenti della sua argomentazione profetica. Giustino intende dun- que mostrare l'accordo tra filosofiae cristianesimo, che & per lui la vera filosofia, scoperta dopo un doloroso periplo attraverso le differenti scuo- le. L’apologia si@ fatta catechesi ai pagani. Poi Ginstino difende i costumi dei cristiani, in nome dei comandamenti di Dio e del Cristo. Egli espone quindi i sti cristiani del battesimo e delleucarisia Poi Giustino contrattacca: i pagani raccontano delle storie di dei dai costumi infami, dando fede a favole ridicole. I filosofi si contraddicono tra loro. La societa pagana mette in mostra i suoi vizi nei ginnasi, negli spettacoli e nei giochi del circo. Egli propone infine una conciliazione, La prova della veri del ctisti nesimo sta da una parte nelle profezie delle Scritture che si sono realizza- tenel Cristo, ma sta anche nef semi di veri, nei semi del Verbo, presenti trai pagani, trai poet ifilosofi e che sono naturalmente in accordo con le verita cristiane, anche se queste verta sono sfigurate dai demoni. I filo sofi greci, come Platone, essendo anteriori ai profeti, hanno fatto a questi dei prestti, Benché storicamente insostenibile, questa tesi fu cara agli apologeti cristiani: essa consentiva infatti di sviluppare un certo paralleli- smo tra il suolo dei filosoi tra i Greci e quello dei profeti trai ctistiani TL discorso cerca delle connivenze con la sapienza di quelli di fuori. «Affer- miamo qualcosa in modo simile ai poeti da voi onorati ¢ ai filosofi»®. Dietro questa apologia si intravvede il progetto di una «evangelizzazione della cultura». Se Giustino si indirizza a filosofi facendo appello alla vert’, Tertulli- no, facendo appello alla giustiza, si presenta come un avvocato di fronte ai giudici di un tribunale simbolico. Con tutte le risorse della retorica € de! dirtto, eg scive il suo Apologetico come una vigorosa e argomentata arcinga, Una legge dell’Impero proscrive il nome stesso di cristiano, ba- © Td, 20,3, p10 { APOLOGIA DELLA FEDE f DISGORSO CRISTIANO NELL'EPOCA PATRISTICA 25 stando questo semplice nome per essere accusati di tutti icrimini ed esse- re passibli di morte. Ora, questa legge @ ingiusta, perché dispensa la giu stizia dal dare la prova dei crimini imputati. Tertulliano intende dunque scagionare i cristiani da tutte le accuse che gravano su di ess: crimini se- ret, sacrilegi (empietd e apostasia dal culto degli dei), lesa maesta (cfiu- to del culto dell'imperatore). I cristiani sono, al contrario, uomini reli- siosi che intendono adorare il vero Dio; sono dei buoni cittadini, leali verso l'imperatore, per il quale pregano e verso la societa, alla quale si rendono utili, Tertulliano interviene poi sul terreno della fede ~ molto pit rapidamente di Giustino — per giustificare certi dogmi crstian, ridi- colizzati dai pagani, in particolare Pultimo giudizio e la risurrezione dei corpi. La sua perorazione # una sfida provocatrice. Invece di richiedere la giustizia per l'innocenza, incite i gindici a perseguire la crudele perse- cuzione dei cristiani: cosi facende essi donano loro Taccesso alla vera glotia e servono il progresso del crstianesimo, poiché, secondo una for- mula destinata a divenire celebre «é seme il sangue dei cristiani (semen est san guts christianorunt)», 2. Con il Discorso ai Greci di Taziano, ei trattai Gontro le nazioni di Tertulliano e di Amnobio, si ha di mira 'uditore pagano universale”: Pesor- dio si fa pid stringato e il tono é in pastenza particolarmente polemico ¢ negativo, Cosi Tertulliano, con maggior asprezza che non nel? Apologeti 0, se la prende a proposito delle ingiustizie alle quali sono sottoposti i cristiani nel coreo delle procedure giudiziatie intentate contro di loro contro 'accecamento volontario dei giudici,che si rfiviano di informarsi loro riguardo, non rispettando la correttezza delle procedure. Non solo cali respinge le accuse def pagani contro i cristiani, male rivelge contro di loro, in un lungo processo di ritorsione: sono loro che abbandonano le loro tradizioni ancestral, disprezzano gli dei, praticano crimini situa e si abbandonano allimmorali. L'ignoranza e Piniquia, la folliae la loro pretesa di sapere vengono stigmatizzate. Le posizioni dellalto sono git- dicate, per quanto riguarda la veri senza consistenza. In breve, alto é Aefinito per via negativa. I termini stesi di gentio di nazioniricevono usa sfumatura peggiorativa. L’opposizione tra cristiani e pagani assume una valenza di rottura 3. Altre opete vengono inditizzate a un destinatario conosciuto ed espli- citamente nominato: ad Autolico da parte di Teofilo di Antiochia, a Dio- 1 Tema, Apolgrtin 50, 1, aca dt AR Dave, Mondadee, Mano 1984, 9.179 Su que eto di Terllano cf Faas ci) Dranceman,Tertlen el ncersion dle ale etgne, Etude aga, Pars 912, pp. 689; che cope le wlusionl dA Semennen, Le rem re Ad matinee Sued Ros, Neh 158, 26 weanasD seseout gneto dall’autore a noi sconosciuto della Lettera che gli & indirizzata, a Demetriano da Cipriano, Questo rivolgersi a una determinata persona suppone una relazione gia avviata tra Pautore ¢ il destinatario, relazione d'amicizia peri primi due, relazione di competizione religiosa peril terzo. Cosi Diogneto viene lodato per lo zelo che lo spinge a istrursi sulla reli gione dei cristiani. La polemica contro i pagani ¢ contro i Giudei & conte- nnuta; il ruolo dei cristiani nel mondo @ presentato con entusiasmo: essi sono l'anima del mondo", L'opera si apre a una breve catechesi e 'esor- tarione finale contiene un pressante appello alla conversione: «Se anche tu desideri questa fede per prima otterrai la conoscenza del Padre>”. Di simile ispirazione @ il dialogo posto sorto il segno dell’amicizia da Minucio Felice, ' Octavtus. L’opera, che prende la forma di una disputa tra le due parti, é introdotta calorosamente dal tema dell'amicizia, che si ispira a Cicerone. Essa si snoda in un clima di cordialita ¢ culmina nella gicia peril fatto che ramicizia sia stata posta al servizio della vittoria della verita, valore supremo, 4. Con il Protrettico di Clemente Alessandrino e il Contro Celso di Ori- ‘gene, noi ci imbattiamo, secondo quanto ritiene M. Rizzi, nella fine del- Papologetica. In Clemente lantica retorica viene cristianizzata e diventa tun bene proprio della Chiesa. Nel suo impiego della lalia, genere lettera- tio che cerca di compiacere e a cui caratteristica& la dolcezza, Clemente sembra dipendere da Menandro, mentre Origene segnerebbe la fine del- Papologetica antica nella misura in cui non si indirizza pid a un interlocu tore vivente, ma si impegna a risponde a un libro gia antico ¢ perfino a un libro morto. In questo caso non ci sarebbe pili spazio per Paltro e il vero destinatario sarebbe diventato il cristiano debole nella sua fede. Tl discor- s0 ad extra sarcbbe ricondotto a un discorso interno alla Chiesa. Queste riflessioni di M. Rizzi® sono interessanti dal punto di vista della storia delle forme, ma non devono essere radicalizzate: non solo il Contro Celso i Origene mostra che i dati relgiosi del paganesimo sono sempre presen- tinal suo tempo, ma anche che il discorso apologetico antico proseguird nel 1 secolo. er importanza atribuita alla giustificazione razionale della fede, que- sto primo discorso apologetico contiene un insegnamento gravido di av- venire. Al di la dei limiti propri di questi autori, sia per cid che concerne la fondatezza degli argomenti si per la forma dei discorsi (si pud provare 8 Clee p.59 A Diogo, Hn Padi Apt «cue i A. Quacqueli (CTP 5), Cit Nuova, Roma, Psst 3M. i, dole e mt el avon» aplastic. ci, pp 174202 1 APOLOGIA DELLA FEDE E DISCORSO CRISTIANO NELL'EPOCA paTRUSTICA 27 qualche remmatico davanti a certi eccessi della polemica, talvolta pit de- siderosa di sopprimere I'altro in quanto altro che di trovare una riconei- liazione con lui), restano definitivamente acquisiti due punti. Il primo punto & che Ia fede cristiana non pud vivere in autarchia né sviluppare la sua dottrina senza tener conto del suo contesto culturale, ma deve con frontarsi con la ragione comune e rendere veramente conto di se stessa Essa sostiene anche, con Giustino, che a sua filosofia sia unica filosofia certa e proficua»” € non pud prendere percid sottogamba le contestazio. ni della sua propria razionalita. La svoltaallora intrapresa@ irreversible: nella sua espressione, la dottrina della fede si fara sempre pit razionale e di secolo in secolo riprendera incessantemente il dibattito con le success ve contestazioni che emergeranno dalla ragione culturale. Lialtro punto @Vinteriorizzazione da parte dello stesso cristiano, sot to forma di interrogativo, della negazione o della contestazione che gli viene dal di fuori. Indirizzandosi a quelli di fuori, il eredente parla an che a se stesso, poiché egli sesso vive in comunione culturale con gli cuomini del suo tempo. Questo spiega come le apologie destinate a quelli di fuori siano anche servite come apologie a quelli di dentro. Non si tratta di una fortuit storica, benst di una necessita di fondo. L’apologia finisce in tal modo per condizionare ’esposizione dottrinale che la fede indirizza ai suoi, Lrevoluzione razionale del pensiero cristiano nel te nel 11 secolo, che condurri alla dogmatizzazione della fede, sollevera pit tard la questione della ellenizzazione del cristianesimo. B incontestabile che il linguaggio della fede, attraverso tutti questi dibattiti condotti nel monde culturale ‘pagano, si é ellenizzato ¢ si & servito sempre di piti delle categorie della filosofia greca. Che ne @ del contenuto? Certi accostamenti proposti dag Apologeti,nel!intento di mostrare alla razionalita pagana quella del « stianesimo, sono contrassegnati qui o la dalla tentazione di «concordi smo». Quando Giustino paragona con una certa immediatezza il Logos della flosofia greca con il Verbo del crstianesimo, non prende sufficien- temente in considerazione la differenza tra un Verbo uguale al Padre, cosa che Iellenismo non pud che rifiutare,eil Logos ineriore all’'Uno di Plato- ne o di Plotino. Questi tentativi erano tuttavia frenati dallopposizione massiccia tra due mondi spinti mutualmente a rigettarsi. Pit le cose avan- zeranno, in particolare con i dibattiti contro gli eretici, e pid dovranno essere fatte le necessarie chiarificazioni. In definitiva, si pud dire che Pel: 2 Gausne, Dido con Ton, 8, , 18 2 Chay py 386. Ch A. Cait, Hellenseane-Judiierng ale Deaton der chen Dogma int Mit om and nom, ede, Pre ip. €23-488" 28 newaRD sesoo0e Ienizzazione del linguaggio @ stata messa al servizio della de-cllenizzazio- ne del contenuto, secondo quanto si verfichera al momento di Nicea”. In realta la questione della ellenizzazione del cristianesimo si riconduce a quella dela sua necessaria inculturazione. Questo fenomeno perd richia ma linevitabile distanza che rimane trai dati fondamentali dela fede e il discorso organizzato che essa da di se stessa nel corso della storia La prova della fede davanti agli eretici GU autrt «wat: Ivousx0 v¢ Rove, Contra Noetum, Hey.op College, London 1977; ed. fe» cua dP. Nauta, Cee, Paris 1949; [azns0 ot Lione, Controle erste in: Conto le frese ¢ li sori a cua di E, Balin, Jaca Book, Milano 1981; CueMesTe ALSSANDENO, Evtratt da Teodoo, ed acuta di F- Seqnard (SC 23) 1970; Terutiano, Sula preseriio. econo li evtc, in: Opve seat, acura dC. Moreschiai, UTET, Torino 1974, pp. 119-170; 1, Contr # Valentinian, ns Operescele, «euta di C. Moreschai, UTET, Torino 1974, pp. 889.540; In, Cone Ermogene, in: Operezelte, a cara di. Moreschii, UTET, Toxiad 1574, pp. 173-252 Ib, Contro Marcone, i: Opere sete, cara diC. Moseschini, UTET, Toriag 1974, pp. 291-718 In, Contro Prasea, In: Opere sete, acura di C. 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La ricerca della razionaliti della fede, destinata alla sua giustificazione di fronte al mondo esterno, pud, abbiamo visto, svi luppare un equivoco, cosi che il discorso cristiano rischia di lasciarsi svuo- tare da una razionalita estranea, E, questa la tentazione del sincrctismo, da cui si genera cid che sara chiamata «leresia» La prima forma di eresia cristiana fu lo gnosticismo™, movimento dua- lista e doceta, che sinfiltrd nelle comunita cristiane e vi gett lo scompi- alio, a causa della ricostruzione della rivelazione scrittuistica alla quale si » Che 9.226 8 Che pp. 3035. 1 APOLOGIA DELLA FEDE E DISCORSO CRISTANO NELUEPOCA paTmsTICA 29 affidava, Gia le epistole pastoralie gli sritti giovannei indicano aleune difficolta incontrate con ambienti di tipo gnostico. ‘A questa prima generazione di eresie dovette far fronte un nuovo tipo di discorso anti-eretico™. Giusting ~ ancora lui ~ scrive cost un Libro con- tro tutte le eresie ¢ un Contro Marcione, oggi perduti. Ireneo perd se ne & servito, ed egliresta per noi il vero campione della lotta contro la gnosi, con la sua grande opera Ricerca e rovesciamento della pretesa, ma falsa ‘giosi, pid sovente chiamata Contro le eresie. Ben inteso, si trata di un discorso molto polemico™, le cui linee di forza sono le seguet Ireneo intende confutate gli gnostic in tre moment: i primi due si si- tuano al ivello della ragione, il terzo a quello delle Scritture e della regola di fede. Il primo momento consiste in una lunga esposizione delle dottri nie gnostiche: il pleroma valentiniano di Tolomeo, gli altri sistemi valent nani e le genealogie della gnosi a partire da Simon Mago. La motivazione del vescovo di Lione @ duplice: anzitutto, bisogna strappare queste dottri ne dal segreto di cui si cizcondano per assicurare i! loro prestgio. Il primo impegno é smascherarle, mostrare le loro contraddizioni e la loro inconsi- stenza razionale: «la vittoria contro costoro consiste nella manifestazione delle loro dotttine». La seconda motivazione @ la necessita di ben cono- scere una dottrina per poterla confutare: ‘Chi vuole converts deve conoscere esattamente i loro sistemi, Non si possono, fnfatti, curate i malati se non si conosce le malata di quelli che non sono sani Per questo i nostri predecesori, sebbene molto superiori a oi, non potevano opporsi adeguatamente ai discepali di Valentino: non conoscevano il loro siste- ‘ma, che noi ti abbiamo presentato con molta precsione nel primo iro, Ireneo 2 molto moderno per la cura posta nel voler conoscere con pre- cisione il pensiero dei suoi avversari. La sua documentazione @ seria e conesta, anche se non & benevolente, Essa dara impulso alle sue successive dimostrazioni (Libro 1). II secondo momento consiste in una confutazione mediante la ragione, «ericorrendo alla loro argomentazione per confutarli ancora una volta con Ie-loro stesse dottrine»®. L'argomentazione & anzitutto dialettca: impiega il dilemma («delle due cose 'una..») per dire che entrambe le ipotesi, cL pp. dat 2 Tact ani ® oko pele, Quon nt piace moder cee giana conse aps sched sada el ron catude depos incl en mont cerenein {tt Quamo alfScuy di celsone x deve ee orto elegant che ue oro ‘Herc el ato ce func d deceminaarseno Taira Cle. ep #4 Psat Tane, Cree 313. Coo eres rt, cs Beli Jace Book, Mian 561 p17 Td Vs pre. 2.308, thd 30 291 30 nRRARD sesBove ‘quella della risalita allinfinito e quella della contraddizione interna tra le tesi, sono impensabili;fustiga le esegesi aberranti delle Scricure, 'abuso della simbolica dei numeri, le pratiche immorali (Libro il) Una confutazione perd di tipo solo razionale non @ sufficente. Gli gno- stici abusano delle Scritture: bisogna dunque rispondere loro su questo stesso terreno. Sara questo il terzo momento della confutazione. Ireneo intraprende dunque una lunga dimostrazione «per mezzo delle Scrttute> (Libsi IV), Allinizio perd di questa fase si pone un problema di meto- do. Con gli gnostici tutto & motivo di contestazione: il contenuto delle Scritture, la concezione stessa della tradizione, alla quale oppongono la loro propria tradizione, segreta e superiore. Ireneo risponde dunque cla borando la sua dottina della tradizione”: questa risale all ordine dato dal Signore agli apostoli di annunciare il Vangelo, ordine eseguito anzitutto ~oralmente e quindi per iscritto. Questo insegnamento, o tradizione degli apostoli, ha per oggetto cid che & trasmesso in brevi formule, attestazioni privilegiate della regola di fede, che & stata conservata fedeimente nelle Chiese attraverso la successione dei vescovi dopo gli apostoli. Questa pri- ‘ma dottrina elaborata del rapporto tra Scrittura e Tradizione avra tna influenza decisiva nella Chiesa antica (Libro Ill, 13). Su questa chiara base epistemologica éallora possibile Pargomentazio- ne scrituristica, Ireneo intende riconciliare non solo I’Antico e il Nuovo Testamento, opposti tra loro in modo arbitrario dagli gnostici, ma anche fondare tutta la sua argomentazione sulla corrispondenza e Paccordo tra le testimonianze dei profeti, degli apostolie le parole del Signore. Poiché per® questa argomentazione a tre termini & troppo difficile da mettere sistematicamente in opera, ne fara due coppie: i profeti e gli apostoli (Li- bro Il, a partive dagli Ati degli apostoli) ei profetieil Signore (Libro IV, le sue «parole chiare» e le sue parabole). II Libro V apporter dei comple” tamenti, sempre secondo lo stesso metodo, a partire da Paolo, da qualche scena della vita di Cristo e, da ultimo, dall’Apocalisse. Questo lungo discorso sugli accordi e le «armonie» tra i due Testa menti prolunga 'argomento profetico utilizzato con i Giudei, tuttavia secondo un movimento inverso: davanti a Trifone Giustino si fondava sull’Antico Testamento per legittimare il Nuovo, Ireneo parte dal Nuo- vvo per mostrare che Antico @ in accordo con lui. II Nuovo esplicita Antico, Dall'uno all’atro, c’é una economia di salvezza, una continuita nella differenza, portata dalla venuta di Gesi. Il cristianesimo si pone allora come la «veta gnosiv. Questo passaggio alle Scritture & anche un passaggio allesposizione >» Glee pp. 4738, 1 APOLOGIA DELLA FEDE & DISCORSO CRISTIANO NELLEPOCA ParRsTICA 31 della fede nel rispetto della sua regola tradizionale, riassunta nella forma di un Credo composto di due membri: «un solo Dio, un solo Cristo». La dimensione apologetica resta sempre presente, poiché bisogna rispondere agli gnostic, ma si apre sempre di pit a un’ampia esposizione del rappor- to trai due Testament eall’elaborszione di una teologia della storia della salvezza che manifesta la razionaliti dela rivelazione. Questa teologia sar’ incentrata sulla ricapitolazione di tutte le cose in Cristo. Allinizio della riflessione teologica constatiamo dunque una comunicazione spontanea tra Papologia e l'esposizione dottrinale. L’apologia contro la gnosi restera loggetto di un considerevole sforzo da parte di autori cristiani fino alla meta del mt secolo, con Clemente Ales- sandrino, Origene, Ippolito di Roma e Tertulliano. In questo sforzo, Ter tulliano si mostrera un campione ‘emibile, mettendo al servizio dell apo logia tutte le risorse della dialettica giuridica ¢ della retorica, delle quali & specialista. Nel suo trattato La prescrizione contro gli eretic, si sente fluenza della teologia della tradizione e della successione apostolica di Treneo. Come il suo predecessore, Tertulliano oppone fermamente la re- sola di fede, sotto forma di Credo trinitario, ai suoi avversari. Egli ritiene che questa regola isttuita dal Cristo, conserva una prioriti assoluta su ogni altra considerazione. Prima perd di avviare il dibattito a proposito delle Scritture, egli pone una questione preliminare; in termini giuridict egli presenta una «prescrizione», cio® una dichiarazione di irricevibilitd, che impedisce di entrare nel contenuto del dibattito, Tertulliano ritiene infatti che gli eretici siano gli interroganti ed egli l'interrogato: essi pre- tendono argomentare a partire dalle Scrtture, li intende loro sbarrare la strada, Fare loro questa concessione, é gid ticonoscerli come partners con uguali diritti, cosa che invece non’é. Per provare questa irricevibiliti, Tertulliano mostra che solo le Chiese cristiane risalgono agli apostoli, entre le eresie sono piunte posteriormente. L'anteriorita della vert’ sul- Ferrore @ evidente: essa «domina» dunque nel senso giuridico del termi- ne. Gia Ireneo faceva valere Vanteriorita della fede in rapporto al caratte- re piti recente delle eresie, ma in Tertulliano il dibattito metodologico si apre sulla stessa argomentazione. Tertulliano intende «prescriverla», per To meno in quest’opera. Il discorso diretto contro le eresie non & che allinizio e si svilupper& con il succedersi di nuove generazioni eretiche. Oramai le eresie accettano for- malmente la regola di fede, ma ne daranno una interpretazione che vere giudicata nefasta, Le prime verteranno sulla Trinita, a partite dal momento cui il problema dell'unita e del numero in Dio si porra per se stesso”. 8 Cie Iepp. 12184 32 nanan sespooe iinet Questa prima epoca situa gia i tre elementi costanti di ogni discorso di giustficazione della fede attraverso le eta: ci sono le altre religioni, qui tappresentate dal giudaismo; c’é la regione umana, nelle sue diverse cespressioni cultural, allora rappresentata dalla sapienza pagana; ce in fine la corruzione della fede, che diviene «eresia», attraverso l'interio rizzazione erronea di questioni poste dall’esterno. Quest'ultimo dibatt to @ delicato, perché la tentazione di tacciare troppo presto di eresia cid che costituisce oggetto di un dissenso & molto grande, cosi come quella, di non recepire l'elemento di verita nascosto dietro una contestazione unilateral. Questo triplice dibattito non si arresta sulla soglia delle questioni di fede propriamente dette. Gia il dibattito con i Giudei conduceva a porre tua principio dottrinale decisivo, quello dell'uniti e della corrispondenza trai due Testamenti, Il dibattito con i pagani provocava una prima rifles- sione sulla razionalita della fede. Il dibattito con gli eretici vi aggiunge la prima formalizaazione di una metodologia dell'esposizione, che mette in luce il rapporto tra Scrittura e tradizione. 2. La giustificazione della fede nella Chiesa costantiniana La situazione della Chiesa nel mondo ha visto un cambiamento sostanziale: ora Ia Chiesa si trova in posizione dominante. Non solo ‘non teme pitt le persecuzioni, poiché 'Impero @ ufficialmente «conver- tito», ma essa influisce sempre di pit sulla societa. II xapporto con qu li di fuori richiede sempre un impegno, ma questo é divenuto meno vi- tale. Di contro, la Chiesa si scontra in modo crescente con il problema interno delle eresie, E su questo sfondo che il discorso apologetico si teaslorma progessivament, per forza di coe, in discorso propriamente lottrinae. La persistenza del discorso apologetico ad extra Git antorie i et Laren, situoné divine, o,f. x cura dP. Monat, I (SC 326) 1986, IE (SC 337) 1987, 1V (GC 377) 1992, V (SC 204-208) 1973; Eusemo bt Cesta, Prope. razioneevanglicn, ed fa cua di. des Places, (SC 206) 1974; II SC 228) 1976, IV, 17 (SC 262) 1979, V,18-VI (266) 1980, VII (SC 215) 1975, VI-X (SC 369) 1961, XI(SC 292) 1982; XII-XII (SC 307) 1983, XIV.XV (SC 338) 1987; 1b, Dimostrecone evens, in PG 22, 1-75; mao ot Sarasa, Ponarion, in PG 4142, Indicacion’bibligrafiche UR. Lawn, Ovenatons mstreses der apologies crétiens de 2704361, PULG., Roma 1954; A. Poumon, L’énéoloie cet Epiphone de Salamine, Bess 1 APOLOGIA DELLA FEDE E DISCORSO CRSTIANO NELLIEROCA PaTmsTiCA 33 chesne, Paris 1992; A-M, Maun, La controvert antiudagne dans Foeuore de Jan Chry- Sortomre dares ler dsours Adveru udeeor, ic De Pantfudtiae clasique &Vanttéaisme moderne, Prsses Unit, Le Ll 1973 Lattanzio visse a cavalo trail teil wv secolo e conobbe le ultime per- secuzioni dei cristiani sotto Diocleziano. Nelle sue Isttuzioni divine egli confuta dapprima il politeismo della religione pagana e quindi la filosofia, seconda sorgente di ogni errore. Propone poi ura piccola summa della vera religione rivelata dal Cristo, Figli di Dio. Egli ne sottolinea anzitut to il valore morale, poiché essa'ha portato sulla terra la vera giustizia. Lattanzio & ultimo testimone del discorso apologetico di una Chiesa seguitata. PBrsebio di Cesare, il pit grande storico dell Chiesa antics, srive jnvece dopo che le persecuzioni sono terminate. Quest'autore instancabi- le sente anche il bisogno di impegnarsi nel discorso apologetico. In parti colate si fa autore di due importanti opere: la Preparazione evangelica cla Dimostrazione evangelica. La prima si tivolge ai pagani ¢ intende respin- gere il politeismo, mostrando la superioriti della rligione giudaica, servi- ta da preparazione al Vangelo. L'interesse degli scrtti di Euscbio viene dal suo sforzo di citare quanto pitt possibile le testimonianze non cristia ne, facendo parlare cio’ gli stessi pagani. Per la sua erudizione ¢ il suo retroterta, la sua opera ha un autentico valore scientifico ed anche mol- to pill serena delle precedenti apologic. La Dimostrazione tisponde poi alle classiche accuse dei Giudei, che rimproveravano i cristiani di far proprie le promesse fatte al popolo cletto senza perd assumersi gli obblighi della Legge. Eusebio si fonda allora non solo sulla Bibbia, ma anche su Flavio Giuseppe, pet mostrare che il cri stianesimo eal contrario, lo sbocco legittimo del gludaismo. Eusebio pone in dialettica le obiczioni dei pagani ¢ dei Giudei, servendosi dei secondi pet confutare i ptimi. Le due opere hanno di mira anche il trattato di Porfirio, Corto é eristiani, al quale Eusebio si rilerisce spesso, opera anti-eretica pid importante del 1v secolo il Panariom o Casset- 1a di medicazione, autentica summa redatta trail 374 e il 377 da Epifanio di Salammina, Epifanio intende proporre un antideto a coloro che sono sta- tigia, o che rischiano di esserlo, morsi dal serpente delleresia Egli recen sisce, espone e confuta, anzitutto con la ragione ¢ quindi in nome della tradizione della fede e della Scrittura, un vero cetalogo di ottanta eresie, dicui le prime venti concemnono il periodo pre-cristiano, dato che la sua preoccupazione enciclopedica ricerca Peresia risalendo fino ad Adamo. It suo concetto d'eresia @ dungue inglobante: si kanno di mira i Greci, i Giudei, i Barbari e gli Sciti (secondo Col 3, 11). Epifanio si serve di Ip- 34° BERNARD sesBOUE polito di Roma e di Ireneo, da cui riprende la confutazione dei sistemi ‘gnostic. Affronta in scguito le eresie del it sevolo, tra le quali enumera duel di Origene. Tratta allo stesso modo le eresi a lui contemporanee, come I aianesin, ersa conto quale [ower peronalmente. opera si conclude con una esposizione della fede che riassume Pinsegnamen deal posto ° a Epifanio @ un uomo ben informato e dispone di numerose fonti, di fronte alle quali resta sostanzialmente fedele. Ha per noi il vantaggio di citare ampiamente i documenti che utilizea, ma obbedisce anche agli sche- imi classic delleresiologia nel suo modo di invocare una «suecessione> (diadokb2 di pensiero tra gli eretci, di sottolineare la dversita delle ere. sie contro lunica fede della Chiesa, di proporteritrtti particolarmente cupi degli eretici, in particolare a proposito delle intenzioni delle loro idee Pratica a loro riguardo il procedimento dell'«induzione arbitraria», pre supposto che porta, a partire da una dottrinao da una pratiea, alladesio. ne a un pensiero che essi non hanno, e quello dell «assimilazioner degli eretici tra di loro™. Le deformazioni polemiche del!eresiologo sono evi enti, La motivazione perd di Epifanio @ anche il frutto di un’esperienza petsonale: egli ha incontrato eretici di differenti obbedienze eritiene che Veresia costituisca un grave pericolo per la fede della Chiesa, Questa sum ma di eresie, dallintenzione un po’ archeologica, risponde, nel suo pen siero, a un bisogno del suo tempo. Lievoluzione di questo genere letterario attraverso il 1 secolo & di ampie proporzione e diviene sempre di pit storico ed erudito, prende una certa distanza ed entrando in una tradizione che intende fare il punto su tutto cid che ha potuto minacciae la fede cristina” I Padri greci dal? apologia all interpretazione della fede a partire da se stessa La giustificazione della fede cristiana assume ormai la forma di un di- battto attomno alle grandi eresie trinitarie ecristologiche. Quello che in causa é a specificita del Dio cristiano, rivelato in tre persone pet mezzo dellinvio del suo Figlio nella nostra carne. Si tratta di rendere ragione di 2 Muito pet que dct «A, Poa, bebop he ine de amine, se, Pal 1992 pp a Seasaiceegeeneenee 35 ane Sofood contr | Gide’ di lon Cisne cone cio sane Itami sens qt smn dase dtr epson algo, Somer eles au ioe ts bm sng no toe nC cla Sao che sea cnt sea eae egress ‘ts, Ls contra nda dans Fosee Se ez Chote ders dons Ader Jaco in Be ontudse date Fantsiaone mates Pres Gok tae TS ee 1 APOLOGIA DELLA FEDE E DISCORSO CRISTIANO NELLIEPOCA PATRISTICA 35) questi due punti chiave della fede, che comandano la composizione del Credo e che fanno violenza alla ragione. In un primo tempo queste eresie si appoggiano sulla Serittura ¢ respingono la trasposizione del linguageio scritturistico in linguaggio greco, che intendeva togliere le ambiguitd in ‘cui si scivolava nell’interpretazione della fede. In un secondo momento 8 esse procedono nel modo pit razionale possibile. Anche il discorso Enti-cretico diviene sempre di pi una etmeneutica che la fede compie di se stessa, scavandone il senso e mettendo in luce le conseguenze delle sue affermazionitradizionali. Torneremo pit avant sulla metodologia di que- sto discorso che, sotto la pressione della contestazione eretica, cerca sem. pre pit di rendere conto della fede nei confronti di se stessa. Questo con- sente di capire Paffermazione di H. Bouillard secondo il quale nell'epoca patristica encl Medioevo «cid che costituiva la teologia fondamentale non era una dottrina della rivelazione, ma una dottrina di Dio»”. Notiamo solamente che i difensori della fede considerano le dottrine eretiche come altrettante invasioni del campo cristiano da parte dies nei. Basilio di Cesarea, ad esempio, pensa che, a riguardo della Trinita, deve battersi su due fronti eretici di cui clascuno rappresenta un avversa- rio esterno, Il modalismo di Sabello viene dal giudaismo, mentre Pariane- simo degli anomei rimanda al politeismo pagano”. Si tratta sempre del fenomeno di interiorizzazione nella Chiesa delle questioni venute dal di fuori. Poiché Basilio & stato formato alle stesse scuole di Eunomio, #an ch’egli sensible alla pertinenza delle obiezioni contro la Trinita provenien- ti dalla ragione filosofica. Agostino e La ciuta di Dio opera: cit di Dia, cuea dD. Gent (NBA W/13), Citta Nuows, Roma 1978, 1988, 1991 Indicacion!bibingrafices. Cons, La doctrine politique de sint Austin, Pon, Para 1927; E. Guson, Les mdtemorpbases de la Cité de Dieu, Vii, Louyat/ Pais 1952; GU, Unité sractrelgique del ite de Deus de sant Augutin, Eades augue, Pars 1961; [M. FeDou, Augustin, ins Dc. des owore poltiquer,PUF, Pai 1986, pp. 31-40, Agostino é Pautore di una grande opera apologetica: La cita di Dio. La presa di Roma da parte di Alarico, il 24 agosto 410, fu Poccasione per una importante domanda culturale sul cristianesimo. Gia all/epoca dei marti si rimproverava a quest’ultimo di essere il responsabile di tutti i mali del- Vimpero romano. Per comprendere questo fenomeno di «capro espiato 9H. Bout, Vor riverine, DDB, Pat 98, p 138. 55 Bast Can Lettre 210,35, fev cut FY, Courteane, (Be) 1961, p, 192.196 36 uRnaRD sesxoo rio», dobbiamo pensare al modo con cui il cristianesimo ha maltrattato il popolo giudaico durante lunghi secoli. A sua volta il giudaismo é stato *. Questa concezione della cathedra sari messa in tisalto da Cipriano”. Per il vescovo di Cartagine perd l'episcopato @ una realta solidale ed unica, dun- que collegiale, nella comunione con la sede di Pietro (Petri cathedra), Chie- sa principale”. A quest’epoca, la responsabiliti della trasmissione della fede, del suo insegnamento e della sua regolazione # dunque compito dei vvescovi. Questi perd sono sempre considerati nell niti che formano con illoro popolo per costituire una Chiesa: la Chiesa @il popolo che circon- da il suo vescovo. Non stupisce dunque che un gran numero di documen- ti che ereditiamo da questi tempi provengano da vescovi. Questo non toglie nulla allimportante ruolo che assumono i «dottori», quali un Ter. tulliano in Occidente ¢ un Origene in Oriente, nell’elaborazione della conoscenza (grosis) dea fede. Esistono ugualmente delle «scuolé cate- chetiche e teologiche, come ad esempio quella di Giustino a Roma, 0 guella di Alessandria, in cui spiccano Clemente e Origene. Dalla collegalia episcopale ai sinodi locali Ben prima che Cipriano formalizzi la solidarieta collegiale che unisce i vescovi, Pesperienza aveva mostrato che ogni vescovo non poteva eserci- tare da Solo la sua doppia missione di insegnamento e di regolazione della 2 ¥. Coan rf ito dt forme i“ mayte ot de t ltosao le dato, RSPT, 60 (4976, pp. 100101, 3 fli cede i presence in Ea Petre, 2, 2:4 3; 18, 3,39, 24:4) tm dpi scent itengano che termine non sina anes PE so asa, una uno copa con se ‘Sitinns, CEA: Bnty Fipple and be Remon Chri the Ted Conny Bel Ltn 199, 3 Cit pp. 336937 1 APOLOGIA DELLA FEDE B DISCORSO CRISTIANO NELLIEROCA PaTRSiCA 41 fede. Cosi sié sviluppata presto nella Chiesa una vita sinodale, con le riv nione di concili (0 sinodi) regionali o locali. Questi appaiono dalla fine del 1 secolo e diventano, in diversi distretti,regolari. Hanno per scopo ‘mantenere la comunione tra le Chiese, ogniqualvolta si pone un problema dottrinale o disciplinare. La riunione dei concililocali o regionali induce gia a legge dell’unanimita delle decisioni prese ela pratica di inviare delle Lettere sinodali ai vescovi della regione che erano stati assenti, perché anchessi potessero sottoscrivere le decisioni. Talvolta, queste lettere si- nodal saranno inviate olte la regione, in una prospettiva pid ecumeni- ca, L’autoriti di questi primi concili era ampiamente recepita, al punto che non solo i vescovi si sentivano legati dalle loro decisioni, ma che un nuovo sinodo non osava cambiarle. «Fin dalla fine del 1 secolo il vescovo di Roma era diventato un partecipante alla vita sinodale della Chiesa. Ej stesso @ il promulgatore della convocazione di diversi sinodi regionali»”®. E nel cuore di queste relazioni di comunione tra Chiese che la Chiesa di Roma gioca il ruolo proprio di colei che «presiede alla cariti» ¢ «inse- gna agli alts» (Ignazio di Antiochia”). Clemente era intervenuto nei con- flit di Corinto. Ireneo riconosce la preminenza di Roma, poiché fondata su Pietro ¢ Paolo”. Concretamente, questa Chiesa interviene in casi d’ur sgenza, di necesita o di appello. # in questo modo che é nata nella Chiesa Pativith conciiar. importanza mostra che la riunione del primo contilio ecumenico di Nicea nel 325 sari una novita meno radicale di quan: to non si sia potuto pensare, Essa si inscrivera in una tradizione sinodale gia consolidata, che ha gid condotto a decisioni propriamente dottrinali 2. Logica e metodo del discorso della fede nel iv secolo in Oriente Nel1v secolo il discorso della fede si organizza. Si tratta ormai di con- fermare le grandi_affermazioni dottrinali del cristianesimo davanti alla doppia contestazione, l'una proveniente da una erronea lettura delle Scritture ¢ Paltra da una riflessione razionale che interpreta i punti pith dlifficili delle affermazioni cristiane (Trinita e cristologia) alla luce im- > Quetvisions dalle oe its dal testimonial Euaclo Cote, nes in quan (iu, Bat pola ond be Roman Church 3 Cin Maso, Cones ations caer oom in: Le cone et concer, Ce, here Pe 18, p39. HS, Die Rone do dew sb. Sete, adr 3 Gtx Dovats, I initrd omarion nls Cie univer, 21a: BOE 2.4. 5 Tesuz 0: Aniocn, A Roman, Sta 3, [Peet Apa, «cure A A asco (rR 3) Ci Nora oma ip. a. 42. nesmanp sesnooe ‘mediata delle categorie della ragione culturale. II discorso resta polemi co ¢ ha di mira gli ecetici, Il suo centro di gravita perd si sposta: non si tatta pitt solamente di mostrare l'erroze, ma piuttosto di dimostrare la coerenza ¢ la razionalit’ della fede. Questo spostamento, l'abbiamo vi sto, conduce lesposizione della fede a trovare i suoi connotati a partire dal dibattito con le eresie”. Se si opera una «tiduzione> logica a partire dalla diversita delle com posizioni letterare, il disegno compiuto del cammino dottrinale seguito dai Padri pud essere ricondotto a un certo numero di passi principali che ne costituiscono la struttura di base. Questi differenti passi saranno qui descritti a partire da quei previlegiati documenti costituiti dai dibattiti trinitarisvolti da Atanasio di Alessandria e da Basilio di Cesarea. Uno stu- dio dei dibattiti cristologici del v secolo offrir risultati analoghi. Il punto di partenza e Voceasione: le contestazione della fede nella Chiesa La fede cristiana 2 continuamente sottoposta alla riflessione. Il Credo non pud essere loggetto di una ripetizione meccanica: per essere trasmes- so in vert deve essere commentato ¢ interpretato. Il Credo & qualitativa. ‘mente una referenza orale e viva, che si sviluppato nel tempo e compor- ta delle varianti tra le Chiese, Esso pud anche ricevere aggiunte in grado di precisarlo, soprattutto nei suoi punti che sono oggetto di contestazio- ne, Per questo il ricorso a una formula molto antica pud essere un modo per dissimulare linterpretazione che un soggetto ne da all’interno di un nuovo dibattto La fede infatti deve sempre rispondere a molteplici questioni, scaturite dalle dfficole& provenienti sia da una lettura delle Scrtture che si voglia cocrente, sia dal confronto con il pensieto filosofico. Problemi di inter: ppretazione compaiono ogni volta che occorre tradusre i punt cardini del- la professione di fede secondo nuove categorie. Oggi si parlercbe di un problema di «inculturazione». Il confronto delle afermazioni bibliche con, Ie catego filosofiche del mondo greco provoca uno choc. Ad esempio, ‘come si deve comprendere Ia Scrittura quando ci parla del Cristo come «Figlio di Dio»? Sorgono cos i commenti del Credo e delle nuove formu: le, L'antico senso dato a formule venerabil si trova contestato. Si dedueo- no conseguenze che appaiono contredditoric. Il conflitto tra vescovi ¢ tra teologi (i primi erano il pid delle volte anche i secondi) diviene rapid: 1 Ques conesone moat earth org tid che deena fonda © veloga Sopa 1 APOLOGIA DELLA IDE E DISCORSO CRISTIANO NELL'EDOCA paTRUSTICA 43, mente una erisi eclesiale. In breve, sorge ur dibattito in un campo non ancora delimitato, che mette in causa 'unanimita della Chiesa Tra le diverse interpretazioni della fede, pud scavarsi uno scarto, per- cepito come creante una distanza tra la fede di sempre ¢ la fede di ogsi, cosi come essa viene glossata mediante proposizioni apparentemente nuo- vee con categorie estrance alla sua origine. Si impone wn discernimento che consenta di verficare dove sta la fedeltd aurentica alla fede ricevuta dagli apostoli e dove si situa la «novitin, secondo il significato che gli antichi davano a questo termine ¢ che voleve indicare leresia. E in una tale situazione e con questa motivazione che i Padri della Chiesa prendono la penna, anzitutto a titolo personale, mettendo la loro riflessione al servizio di un discernimento ecclesiale che, con il tempo, assumera la forma conciliare. Questo discernimento & dapprima teologi 0, poiché mette in azione le risorsee le prospettive personali di un uomo, ‘ma si apre anche a un atto «dogmatico» (nel senso moderno del termine), petché la crisi ecclesiale attraversata dara luogo a una decisione solenne, che intende attualizzare nella Chiesa presente la fede degli apostoli. Primo momento: la confessione ecclesiale della fede ricevuta dalla tradizione battesimale I primo momento del cammino dei Padti consiste nel risalire espressa mente dalla fede oggi contestata alla fede di eri, cio’ alla fede ecclesiale cosi come essi'avevano ricevuta dalla tradizione battesimale. Questa fede sari la pietra di paragone per il discernimerto da operare. Essa trova la sua espressione previlegiatae la sua prima referenza nella confessione di fede che & stata al centro della catechesi battesimale ed & stata pronuncia- ta nel momento del battesimo e dunque ne. momento della nascita alla vita cristiana, Confessione e battesimo vanno di pari passo ¢ sono ticevuti inseparabilmente dalla tradizione ecclesiale: «La fede e il battesimo, dirt Basilio, sono i due modi della salvezza, l'uno all'altro congiunto e insepa- rabili®. Il battesimo @ chiamato una «tradisione» della fede ecclesiale ¢ -«cattolica». E la fede delle Chiese di Alessandria ¢ di Cesarea, che cam: biano le loro confessioni, sostanzialmente identiche quanto al contenuto, malgrado le loro varianti letterarie. B, questa fede che consente di ditsi cristiani,cioé di collegarsi direttamente al Cristo, mentee gli eretii porta no genetalmente il nome del loro fondatore, Per questo Alessandro di Alessandria intercoga subito Ario sulla sua 2» aso ox Cran Lo Spinto Sto, X26, ca dt .A, Berna (CTP £06, Cu Noo, Rone 1995p. 15. 44 neanano sesnove professione di fede®, Dopo aver recensito le negazioni dello stesso Ario, Atanasio gli oppone la professione della vera fede, mettendo cosi la luce sul candelabro per scacciare le tenebre®, prima ancora di entrare nella contestazione in corso. La confessione di fede ha forza in se stessa, perché ha valore di confessione ulfficiale e tradizionale della Chiess. Nei riguar di di Eunomio, Basilio non procedera in modo differente. La prima fra se del suo libro comincia cosi: «Se tutti coloro sui quali il nome del nostro Dio ¢ Salvatore Gesit Cristo & stato invocato vogliono davvero zon tentare nulla contro Ia verita del Vangelo, ma accontentarsi della tradizione degli apostoli e della semplicita della fede, ..»®. Prima di ogni argomentazione sulla questione, egli rivendica la confessione di fede ceclesiale pervenuta dalla tradizione®, contro l'abuso che il suo avversa- rio ne fa, Nel momento di difendere ia piena divinita del Figlio, eg fa in tal modo appello alla fede battesimale, in un testo in cui si sente fre mere l'emozione del credente: sono senza dubbio dei punti che separano il cristianesimo dallervore dei Greci « dalljgnoranca dei Giudei, ma, per quanto mi ciguarda, io ritengo che non esiste otrina pit importante nel vangelo della nostra salvezza che la fede nel Padre & rel Figio. Che Dio sa creatore eartigiano, in eet, caloro che, per non importa quale errore, hanno fatto uno scisma, ne convengono. Colui perd che insepna che Pade & un falso nome ¢ che Figlio non vale che nella misura in cu si tratta di un puro appelativo, e che non vede alcuna differenza nel confessare un Padre o un restore e nel dze Figlio 0 ereatura, dave lo collocheremo? Tn quale parte lo an- novereremo? Tra i Giudel o trai Greci? Perché non si potrk ammettee tai cx stianicolui che rinnega la potenza dela religione e ed che costituisce Ia carate ‘stca della nostra adorazione. Inatti poi non abbiamo cteduto in un Avtigiano € in una creatura, ma, per la grazia del battesimo, siamo stati segnati co sigillo del Padre e del Figlio Allo stesso modo, la prima referenza di Basilio nel trattato Lo Spirito Santo, 8 il contenuto della fede incluso nella dossologia da lui impiegata nelVnditizzarsi «a Dio Padre, insieme al Figlio, con lo Spirito Santo»®. Perché c’é per Basilio una stretta correlazione tra la regola della fede ¢ la regola della lode e dell’adorazione: «noi crediamo secondo quanto siamo battezzati e rendiamo gloria cosi come crediamo»“, Questa solidarieta dei © Che B. Sse B. Mauna, De patil oi un Fai, Asso, Cont gh aren, 89, PG 26,2532. {© Bast ot Cosa, Goro Eusomi, I yo fe «cua dB, Sesboié - GM. De Durand 1 Douteles SC 29) 192, . tds pp 168-17. 4 Io 32 (S030), pp. 8991 6 Bs o Casa, Lo St ante 1,3, a, p88. 1 In, Ler, 19,25 He 8 Pacis 1953, pp 3335, 1 AROLOGIA DELLA FEDE E DISCORSO CRISTIANO NELLIEPOCA PATRISTICA 43 i punti di vista interiorizza la dossologia nell'esposizione dottrinale attra- verso P'uso di un linguagaio spirituale: da una parte c’ la «sana fede», la vera «religione» (eusebeia), dal! altra ci sono i «blasfemi» ¢ le «empiet’» dei «”, Cirillo di Alessandria fara lo stesso, elaboran- do una documentazione pattistica secondo la quale il titolo «Madre di Dio» (eheotokos) dato alla Vergine Maria non & una novita, ma é impicga- to da un certo numero di suoi predecessori*, Anche Teodoreto costruir& delle raccolte patristiche per giustificare le sie posizioni dottrinali. Que- sta abitudine, una volta presa, verti mantenuta fino allinsegnamento at- tuale della teologia. Momento conclusivo: la decisione conciliare Evocando il ruolo del coricilio ecumenico al termine di questo cammi- no, usciamo dalla trama letteraria dei trattati patristici presi in se stessi, pur senza uscire dalla loro logica, visto che le opere prese in considerazio- ne hanno un impatto ecclesiale ¢ un preciso legame con i concil. Ticoncilio interviene al termine — almeno provwisorio — di un dibattito, per esercitare lautorita regolatrice del corpo episcopale, Esso intende cir- 9 Cle Asa, Later Sepione 1 2, v9 2 Hsin o Cae, Lo Sp ono, XRIK, 17, yp 189196 % Cao Assan, Sule ete fe Al propre: PO 76, 2084127. 52 semNaRD sess0uE cosctivere il conflitto attraverso una decisione, che interviene nel punto di incontro tra la fede tradizionale e la nuova contestazione che si solle: vata, Per questo esso ritorna alla confessione di fede nella quale il discor. so aveva trovato i] suo fondamento. Il concilio perd «attualizza» questa confessione di fede, dotandola di nuove espressioni, desunte, se necessa: rio dal linguaggio filosofico, con lo scopo di eliminare ogni ambiguita nel Vinterpretazione corrente dell'antica confessione. [ concilitrnitari cri stologici sono tutti ruotatiattorno al Simbolo di fede: si tratti dellaggiun- ta del concostanziale al Simbolo di Nicea, si tratti dell’eaborazione della sequenza sullo Spirito Santo e sulla Chiesa in occasione del I concilio di Costantinopoli, si tratti della conferma a Efeso della lettura cirilliana di Nicea, si tratti a Calcedonia della elaborazione di una formula cristologica che assume la forma di un secondo articolo del Credo, considerevolmente allungato ¢ precisato. In tutti casi, vi é una inclusione che va dal Credo al Credo, Il processo tuttavia non mai definitivamente chiuso. Il concilio gene- ra a sua volta nuovi dibattiti, che si radicano in cid che @ insufficiente- mente maturo o equilibrato nella sua definizione. Gli scritti di Atanasio contro gli Ariani si situano cosi dopo Nicea, nella lunga battaglia dottri- nale che il concilio stesso ha suscitato. Questidibattiti troveranno il loro compimento nel Costantinopolitano I, dopo la morte di Atanasio e di Basilio, in un nuovo Simbolo, che registra il loro apporto, sia a proposito del Figlio che dello Spirito Santo. A partize da Nicea i grandi trattati patristici si situano insieme dopo e prima di un coneilio. Ein questo modo che, per molti secoli, ha funzionato lelaborazione sempre pid razionale del discorso cristiano, scandito dall'intervento periodico dei concili ecu- menici, esercitanti la loro autoritA regolatrice in nome della tradizione degli apostoli Un nuovo dibattito culturale sulla ragione Con Agostino emerge una nuova esigenza della ragione credente. Al- Vinizio della sua grande opera La Trinita, il vescovo di Ippona recensisce tte tipi di contestazione, ciascuna delle quali ® il risultato dellessere «trat- tin inganno da uno sconsiderato quanto fuorviato amore della ragione»”. Ora, questi contradditori «ragionatori» osano dirsi delusi dalle risposte 2 ooermo, La Trin, «eur iG, Bech (NBA TV}, Cit Nuows, Roma 197, p.7 1 APOLOGIA DELLA FEDE F DISCORSO CRISTIANO NELL-POCA PaTHISTICA 53 che la fede ctistiana propone loro. Un sorprendente brano testimonia il cambiamento di mentalita che si 2 operate Quando lo si dice a ceruni ['snnuncio tradizionale del Credo, le parola dela croce] cid Il irsta eli offende. Regolarmente ess, pittosto che sentistincapaci di intendere quanto si dice lor, preferiscono giudicare sprovwist di argomenti coloro che parlano cos. E talvolea nel discutere con esi non trate quello che chiodono su Dio sia perché non alla loro portata, sia perché nemmeno noi fo sappiamo cogliereo spiegare, ¢ ci limtiamo @ mostrare quanto siano lontani dal poter intendere quello che pretendono. Alora, insoddisfati nelle loro richieste, 0 si accusano di coprte attutamente la nostra testa ignocanza o di rifiuare loro malizosarente la scienea, Cosi se ne vanno sdegnatie sconvolt™, Non @ pitt sufficiente dungue sviluppare il Credo, giusificarlo nella sua coerenza. Questo parlare avverso decider’ dell’asse dela stesura dell ope 1a di Agostino: la parola d’ordine tenuta presente in tutta 'opera sari rendere ragione (reddere rationert): Per questo motivo con Isiuto del Signore Dio nostro prenderemo la parola per spiegare (redderetationem), come ci chiedono anche | nostt awersat, in gual ‘modo le Trinité sia un solo unico ¢ vero Dio e come sia pienamente esto dite, credere pensare (ineligre) che il Padre, il Figo e lo Spiito Santo sono di uun'unica © medesima sostanza 9 essenza”. Primo momento: Vappello alle autorisa In un primo momento perd . Al contratio, per Agostino si tratta di una nuova impresa, de- cisamente nuova, che prende il posto della prima e diviene Poggetto 1 Gf. 1 30.2782, "0 Che Lip 29129. "> ReoeaiyLToi, V9, 10, yp 25 {- APOLOGIA DELLA FEDE E DISCORSO CRISTIANO NELLEVOCA ParmSTICA 55 previlegiato della preoccupazione. A questo titolo si vedra giustamente in luiil primo attore del passaggio dalle autorita (auctoritates) alle ragio- ni (rationes). La seconda pista razionale seguita (Libri VILI-XV) affrontera il mistero trinitatio a partice dalle sue analogie e dalle sue immagini nella creazione nell’anima dell'uomo. Non si trtts, come si detto, di una ricerca filo- sofica che fara seguito a un percorso teologico, bensi del proseguimento della stessa prospettiva di «ricerca», secondo un nuovo tipo di intelligibi- lita, che mette in atto 'apporto dell’antropologia. Glossando una parola iP, Ricoeur, si pud dire che Agostino ci mostra come «il mistero da a persare». Egli poteva dire a Dio nella sua preghiera finale: cho desiderato di vedere con P'intelligenza cid che ho creduto»'™, U giudizio di san Tommaso su Agostino San Tommaso, con la luciita che gli propria e lo caratterizza, situer csaitamente la funzione di Agostino nell’evoluzione del discorso teologi 0 cristiano e della sua metodologia trai Padre il Medioevo. sono due modi di trattare della Trinita, come dice Agostino nel suo primo libro su La Trinita, cio? attraverso le autorita e attraverso il ragio- rnamento. Agostino, come dice lui stesso, ha adottato entrambe i nodi. Di fatto, alcuni santi Padri, come ad esempio Ambrogio o Tlario, hanno im- piegato solo uno dei due modi, quello che procece per autorith. Boczio, al contratio, ha scelto di sviluppare il secondo modo, quello che procede per ragionamenti, presupponendo che gli altri avevano seguito il metodo er autorita™, Peiqgostino viene collocato a una syolta: prima di lui i Padsi palavano soprattutto per autorita, cio? sul fondamento di una argomentazione sctittutistica ¢ tradizionale, come abbiamo verificato. Dopo di lui, Boe- zio™ inaugurera un metodo puramente razionale e speculativo, aprendo cos la via a quella che diventera la scolastica. Questo nuovo terreno di riflessione teologicaé destinato a un luminoso avvenire e avra le sue riper- ccussioni sulla futura formulazione del dogma. Agostino unisce i due me- todi, sapendo che il secondo non pud costruirsi che sul fondamento ben riconosciuto del primo. L’indagine ad inira dunque ampiamente moti- vvato da una problematica ad exina, proveniente dalla ragione culturale che siimpone al teologo stesso, il quale partecipa di questa cultura, 9 id, XV, 28,51, p71. 2 Toauso Agu, Espns sul De Trina dt Boe, Prope, 8, Ope. Thea, Mare, Cale Monro 19941 p51 Cie pp. 20028 56 BERNARD sesBODE ci esc IIL L’auronrra DOGMATICA DEL CONCILI Dobbiamo ntornare sull’emergenza dell'stituzione del concilio ccume- nico, destinato « svolgere un ruolo fondamentale nella regolazione della fede, E utile d'altra parte anche fare il punto sui primi usi del termine dogma, chiamato illa fortuna che si sa, a motivo di una attenzione sempre pit concentrata verso la dimensione normativa della fede. 1. Il eoncetto di dogma Indicasoni biblografche b. Desert, Dogma, Wort xd Boat n cholate, 6 (1931) pp. 381400 e 505-538; PAA. Libs, Dogme, in «Cathicsmen, II (1952), pp. 951-952; M. ‘Elz, Der Begnf des Dogma in der Alton Riche, ZTHK, 61 (1964), pp. 421-438; W. Kase, 1 dogma tote le peroled Dio, Qvanaiana, Bestia 1968 H_J. Suse, Der Traditions begrf der Vinaent vom Lain iv Die Konasidee des Alten Kirche, Schningh, Paderborn 1979, 9 153196; U, Wieceat, Dogme L Hasna, TRE, 9 0982), pp. 2634; }P. Ws, Vincent de Levins, DB, XVI (1993), col, 822-532, Alla radice del termine dogma sta il verbo greco dokein, che significa ‘apparive, sembrare, semabrare buono. Il sostantivo dogma esprime dungue tuna opinione ne! senso tecnico del termine (quella del medico o del fisi- co) 0 una dottrina (filosofica o altra). Nellepoca patristca, il ermine & impiegato nelle scuole filosofiche per designare i punti chiave della dot trina di tale scuola (baéresis), in quanto normativi per l’adesione al siste- ma, I termine si2 anche sviluppato nelPorizzonte del vocabolario giv tidico, per esprimere una decisione, un decreto o una sentenza Nella Settanta e nel Nuovo Testamento, il termine dogya significa cos «un decreto o una prescrizione legale: ad esempio le disposizioni della Leg- ge giudaica (Col 2, 14; E/2, 15), «editto» di Cesare Augusto (Le 2, 1), gli editti dell'imperatore (Ar 17, 7), le «decisioni» del concilio di Gerusa- Jemme: Paolo e Sila sono incaricati di trasmettere i dogmi (dogmata) che ali apostolie gli anziani avevano preso «nello Spitito Santo» (Ar 16, 4) Questo uso del termine & quello che articipa piti da vicino il senso futuro delle decisioni dogmatiche della Chiese. Trai primi Padriil termine non si trova frequentemente: ess significa cose stabilite™, fare cosi™, precett*, Spesso significa una istruzione mo- rale di Cristo, ‘Allo stesso modo, per il cristianesimo che si considera la 1 Cf Al. Pesruitas Lillie des reco Poni, Lec, Pais 192, p. 2 "0 Cle Cusp Rowan, Ai Con, 2, 5,1 Pad po, cpp 61-8 "Dade, 3, ads Apo, ce 36 "8 Tao Annis Al Nags 13 sie Pad Apel, p13. Cinch: Later arabs 1169, 1,10, 1,3 1 APOLOGIA DELLA FEDE E DISCORSO CRISTIANO NELLEROCA raTRISTCA 57 «vera filosofia», i dogmata sono i punti fondamentali della dottrina della fede ¢ della pratica cristiana, e tutto cid che & questione di precetto!®. Nel secolo, il termine si puntuslizza secondo due direzioni, In Euse bio di Cesarea viene a designare «le decisioni sinodali che furono prese a proposito del battesimo degli ereticbs™ In un altro senso & riservato alla dottrina della fede, contraddistinta dalla morale: secondo questa modalita ne parlano i due Cirillo, di Gerusalemme e di Alessandria, e Gregorio di Nissa", Secondo questa prospettiva perd si distingue tra «dogmi autenti ci», cioé le posizioni dottrinali cristiane,e i «falsi dogmi», cio® le dottrine eretiche, come aveva gi fatto Treneo. Questo uso @ anche quello dei con- «ili, che adoperano il termine dogma non per designare le proprie defini- xaoni, ma sempre nel senso di «dottrine» vere o false. Calcedonia intende, in questo senso, ergersi contro i dogmata dell’ecrore'®. Basilio di Cesarea, in un celebre passo del trattato Lo Spirito Santo, presenta una opposizione originale tra le proclamazioni (kerigmata) ¢ le dottrine (dogmata):le prime vengono dallinsegnamento scritto ele secon: de dalla teadizione apostolica, trasmessa segretamente. Egli ritiene che entrambe hanno lo stesso valoré per la pieti», espressione questa che sara ripresa da Trento e dal Vaticano Tl”, Il contesto e ’uso del vocabo- lario perd & molto differente. Basilio mette dalla parte delle proclamazio. ni cid che noi oggi chiameremmo pitt volentiri dogmi e chiama dogmata id che costituisce l'oggetto di una trasmissione segreta secondo il princi pio dell'arcano e che concretamente concerne le pratiche liturgiche. L'au- tore sottolinea la solidatieta che unisce i due ambiti, poiché le proclams- zioni sono anche, a loro modo, dei dogmata". Basilio parla cosi di «dog- ‘ma della monarchia divina», cio’ della dottrina del! units trinitaria, 0 di - sono per lui i «dogmi della filo sofia celester"; cid che appartiene alla professione di fede cattolica é un «dogma divino»™, Vincenzo si avvicina costal senso moderno del termi- rne dogma, con la connotazione di obbligazione che gli propria. Il suo libro per’ non avra alcun peso nel Medioevo. Riscoperto nel xv1 secolo, eserciterA solo allora una notevole influenza nelle controversie sulla tradi zione tra cattolici e protestanti. Da patte sua, il marsigliese Gennadio (morto verso il 492) intitola un compendio delle grandi affermazioni della fede Libro dei dogmi ecclesia. sti”, La sua preoccupazione di sottolineare la normativita delle affer mazioni o delle tesi che esprime é evidente, perché da un momento al'a- tro impiega la formula dell'anatéma. L’opera, a lungo attribuita ad Ago- 31 Vinca o1 ano, Cmmmondorium, 2,5, cur diR Demeuenare (OCS. 6, Biel, Tu hot 1983p "2 La ele concn di unto crisros ua dato punto pod pote ds dif pole Laman risk zon non po ete sangre vita Now spb pcre dele vl che unanth ‘orale erat num suo ta cheal fas nee aconact ueaime es Pde swat ae "mk J.P. Wass, Vincent de Lérint, Dp, 16 (1994, co. 828, 1 Vico ot ko, Commontoriany 933, 9p. 17-8 "3 hed. 23 8, p09. 1 he 2218 77 "2 Ginnie Hv det dy eesti oe PL 58, 9791000, 1 AFOLOGIA DELLA FEDE € DISCORSO CHSTIANO NELLIEPOCA PamusTICA 59 stino o a Isidoro di Siviglia, sari tenuta in grande considerazione lungo il Medioevo. ‘A parte le considerazioni tardive di Vincenzo di Lerino e di Gennadio, il termine dogma non appartiene dunque veramente, nell’epoca patristi- a, al vocabolario della regolazione della fede. Esso ha il senso di dottrina enon ha ancora il senso moderno di dogma. Cid che noi oggi chiamiamo dogma era chiamato fede, confessione di fede o anche kerigma. 2. 1 coneili ecumenici Indiccion biblogafches Le concileot les concler Contribution 3 hire del ie on ciliaine de ' Eze, Cte, Chesezogne Pars 1960; W. Dé VRS, Orient et Ooaident Ler strat ‘re eczliales vues dant Uhr des sept premiers conaesorcuénigues, Cet, Pati 1974s ¥. Conan, Pour tte histoire simantigue du tre emagictenum» e Bre bittoriue des formes de smagistves ot de 05 rlaions aoe les doctewr, RSP, 6D (1976), pp. 8598 € 99-112; HJ Stan, Die Konaidee der len ince, F, Schdningh, Paderborn 1973, Il concilio ecumenico @ una istituzione nuova e fa la sua comparsa nel 1 secolo, con la riunione del concilio di Nicea (525). Le condizioni poli tiche la rendono ormai possibile, di fronte ad alcuni problemi di fede ri tenuti cosi gravi da domandare una risoluzione solenne da parte di tutta la Chiesa, Questa novita perd non deve far dimenticare, lo sié visto", la tradizione pressoché bisecolare dei concili localie provincial. I cammino conciliare ‘Tre termini chiave caratterizzano il cammino conciliare, che intende rinnovare la fede, dare un insegnamento ed emettere una definizione™ 1. La fede ® intesa tanto nel senso soggettivo dell’atto di fede quanto nel senso oggettivo del comtenuto della fede, data la loro indissociabilita, Da una parte le prime definizioni st inscrivono nel Simbolo di fede che inizia con le parole «Noi crediamo...» e non con le parole «lo credo. Questo «noi esprime lunanimita ecclesiale della confessione di fede. Questa non é solamente una fede (pists), ma anche un consensus nella confessione (bomologia). Il concilio & una celebraaione in cui la Chiesa Fiunita pone un atto teologale di fede e vive una nuova Pentecoste™. "8 Ch urs, pp 412, "3 Non pene naire qui proce weaned conc: nodamo sempice spent che get ipirann fremont a made gh stent ace asenble poise demo e che Bbaataea una epresne de ten dla ve "So Ripmadenda quate ane sane, lve XXII vols fe dl Vateano una ens Peston, 60 seman sesnoe Questo atto teologale di fede ha due connotazioni complementari. Da una parte ha il compito di apportare una determinazione chiatficante sul punto allora in questione. Il concilio elabora una formula o un discorso interpretativo meso al servizio della confessione. Questa redazione sara chiamata «esposizione della fede» (ektbesis pisteos) o pitt semplicemente «fede> (pists), venendo spesso preso, il termine, come Vindicativo di una formulazione datata. Si parlera cosi della pistis di Nicea per designare il Simbolo di quel concilio. D'altra parte, la confessione di fede ha un forte accento dossologico: & un atto di adorazione verso Dio e di obbedienza a cid che comporta la fede di sempre. Dopo Nicea, Atanasio non invoca Tautorita del concilio in quanto tale, ma deduce in qualche modo questa autorita dal fatto che i Padri hanno espresso la fede ricevuta dagli apostoli dai loro predecessori, vale a dice la fede trasmessa dalla tradizione: 1 Pad, in materia di fede, seve, non hanno mai detto: ~ si & decretato cos mat ~ Cosi rede la Chess catolica; ed hanno subito confessto cid che crede ‘ano, al fine di mostrae chiaramente che i loro pensiero non era nuovo, ma spostoico Questo atto di fede apostolica, solennemente riformulato, intende dare gloria a Dio. Un altro termine esprime bene questi due aspetti dell'orto- dossia, quello di religione (eusebeia, molto pit forte del termine «pietin con il quale spesso viene tradotto), che si oppone all’empietA (asebeia) dalleresia. L'eusebeia & la vera religione, Pautenticita della fede «sana» che rende fedelmente gloria a Dio nel pieno rispetto della sua rivelazione. 2, I concilio consegna anche un insegnamento, poiché elabora delle nuove formule. Esso sviluppa il contenuto iniziale della fede e Pattualizea in funcione della crisi presente e della novita culturale secondo la quale il problema si pone. Esso introduce un «vale a dire» tra la parola della Serit- tura ¢ della tradizione ¢ la nuova formula dogmatica™. Mediante questa ‘spiegazione», che é anche una traduzioneg, il concilio stabilisce nel dibat- tito il senso da dare, qui e ora, nell'ambito culturale greco, alle grandi affermazioni scritturistiche su Dio, sul Cristo e sullo Spirito Santo, La ppresa di coscienza che il concilio insegna, si esprime in modo speciale a Calcedonia, in una formula di cui W. Kasper, al seguito di E. Schlink, ha sottolineato la portata™, L’espressione che introduce la definizione di Calcedonia non & pid! «Noi crediamo...», bensi: «All’unanimita noi inse- 2 Aras Sad 5m PO2, 68 Ciao bY. Conc, Br ried fret me thing de ee ae doen SPST, W. Kast dogma st a parol Doi, p57 1 APOLOGIA DELLA FEDE F DISCORSO CRSTIANO NELLEOCA PaTRUsTCA 61 5 gniamo (ekdidaskomen) a confessare>™. La confessione (homrologia) di viene insegnamento (didaskalia). Con il tempo, questa fisionomia delle cose diventer’ sempre pitt dominante. 3. Tl terz0 termine importante & quello di definizione (boriren), intro otto a Calcedonia. Questo termine traduce una presa di coscienza da par te del concilio della sua propria autorita a servizio della regolazione della fede. Definire # demarcare, delimitare, prendere una decisione. La decisio- re conciliare assume da cid una forma giuridica: 2 un «decreto», come si dira sovente in seguito, un atto giuridico in materia di fede, che &all’occor- renza un atto di giurispradenza che interpreta i testi fondatori della Serie racdel Simbolo; @ un atto e’autoriti che lega i czedenti, ma col solo scopo di mantenerli nell’obbedienza alla fede apostolica. La Chiesa «da» in qual- che medo la verita della sua fede in un dato momento della sua storia. Di conseguenza, una definizione dogmatica non & mai sufficiente in se stessa, ppoiché resta sempre reativa al testo fondatore al quale si iferisce, Cosi 'er meneutica dei test conciliari& sempre Permeneutica di una ermeneutica”, Lianatema La tradizione conciliare fara dell’anatema la conclusione normale di ‘ogni canone che condanna gli eretici. II termine proviene dalla Scrittu- 14. II suo senso etimologico (offerta votiva) si & piegato per esprimere eid che & consegnato alla collera di Dio, ¢ dunque maledetto, votato spesso allo sterminio — i nemici d'Tsracle secondo le regole della guerra santa -, o alla distruzione ~ il bottino sottratio al nemico (Dr 7, 1-6; 13, 12-17; Lv 27, 28-29). Il termine siritrova nel Nuovo Testamento con i senso spiisale di maledicione (Mf 18, 15-18; 1 Cor5, 35). Vi sono attestate formule con anatem: annunciato, sia anitema! [..J Se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avetericevuto, sia anizema! (Gal 1, 8.) Se qualeuno non ama il Signore sia anatema! (1 Cor 16, 2), Paolo esprime anche, in modo paradossale, il desiderio di essere anitema al fine di poter permettere ai suoi fratelli di raza ebrea di ot tenere la salvezza (Row 9, 3). Lioggetto concreto dell’anatema, che san- zionava un peceato commesso contro la comunita, era la messa al bando dalla comuniea stessa, + Dass. Ds 30L, '% Gh B Soe, Le pt contampora de Chalten, BSR, 65 (197), pp 55:40 62 senvano sesno0e a I concilio di Elvira (verso il 300) @il primo a formulare dei canoni con anatema, costruiti sul modello delle formule paoline. Questo genere lete ratio sari mantenuto per i canoni dogmatic fino al Vaticano 1. Nel! ant: 0 Diritto canonico, 'anatema era la forma pitt solenne della scexnunica, che comportava la separazione del membro, ritenuto ribelle a cid che la comunita glirichiedeva in nome della fede. Alla fine del 1x secolo si fara la distinzione tra la scomunica che priva della comunione eucaristica e Tanatema che separa dalla societA cristiana"”. Nel suo uso dogmatico, Vanatema resta sempre condizionale. Nel corso della storia avra di mira sempre di meno le persone ¢ vertera sulla qualita di una affermazione. Esso qualifica solennemente cid che & giudicato incompatibile con lap partenenza alla fede cristina. La severitA della formulazione conteibuit ad assolutizzare a sentenza cost costedata e a vedervi lespressione previ legiaa delle «detinizioni». Il senso perd dato all’anatema varia in funzio. ne dellntenzione di ciascun concilio™. Dalla recezione di fatto all'autorita di diritto Le vieissitudini della recezione di Nicea e l'emergenza di una teologia del concilio, che non preesisteva alla prima assemblea ecumenica, sono Bid staze presentate™. Ricordiamo semplicemente che il movimento @ an- dato da una autorita di fatto a una autorita di ditito, passaggio di cui Nicea fornisce uno splendido esempio. Si fatta anzitutto Pesperienza ~ at traverso il tempo ele difficoltache si sanno ~ del fatto che questo concilio. aveva effettivamente rinnovato e confermato la fede degli apostoli, era fedele alla Scrittura ed eta effettivamente ricevuto a questo titolo dalla maggior parte delle Chiese. In un secondo momento, si preso coscienza che non poteva essere altrimenti, poiché si constatd che a Nicea era la ‘Chiesa tutta intera che si era riunitae si era espressa attraverso la persona dei suoi vescovi. Ora, la Chiesa universale non pud errare nella fede. Si& dunque affermato che il concilio aveva parlato in modo definitivo, colle ‘gando la sua autorita al suo carattere ecumenico, Si é venuti allora ad af- fermare Pautorita di diritto del concilio ecumenico, cosa questa che sari 4i2 presente a Bfeso, Si dunque passati dalla proposizione: il concilio ha ribadito la fede degli apostoli ela sua decisione riveste percid una autorita sovrana, a quest’altr: il concilio ecumenico, rappresentante la fede di tutta la Chiesa, non poteva che ribadire la fede degli apostolic ha percid tun'autorta sovrana: Le grandi vicessitudini della recezione di Nicea sono 2 GA, Bam, Antone, ns Clie 11948) 517 + Tomeremo si agement in ocone del Cont Tet, inf. 40. be Cire Lipp 2202z2 ell pp 3 [- APOLOGIA DELLA FEDE # DISCORSO CHSTIANO NELLIEPOCA PaTmSTICA 63 state il crogiuolo in cui si & elaborata la presa di coscienza della definitiva autorita di un concilio ecumenico. E cosi che, nel conflito tra Cirillo Nestoria, l concilio ci Nicea verr’ invocato come pietra di paragone per la comprensione dellincarnazione. Liautorita del vescovo di Roma Ilvescovo di Roma continua a esercitare la sua autorita dottrinale come in passato. Con il tempo e il moliplicarsi delle crisi, 2 sempre pid coscien- te di esercitare una cutorita propria in materia dottrinale"®, La nascita perd dell'stituzione conciliare pone un nuovo problema: come si articola- 1no Pautorita del concilio e I'autorita del primato papale? Nel frangente di Nicea il papa Silvestro 2 rimasto molto passivo. Ha declinato V'nvito ad essere presente al concilio «a motivo della sua anziani- tb», e la sua assenza avra valore di un precedente, Non abbiamo nemmeno alcuna prova che egli abbia confermato il concilio, A Efeso, Celestino e i suoi legati hanno svoto un ruolo pitt importante, ma non si pub ancora parlare di una formale conferma di Beso da parte di Celestino, A Calcedo- nia la manifestazione dell'autoritd di Leone & ancora pitt grande. Questi ha coscienza di avere autorita sul concilio, ma, come ha ben dimostrato W. De Vries", git'a Efeso e ancora di pitta Calcedonia, a concezione del rappor- to tra il concilioe il papa & divergente in Oriente e in Occidente. Leone ritiene che il concilo si sia rfatto al suo Tonto a Flaviano, mentre i Padei di Calcedonia ritengono di aver giudicato come ortodosso il documento di Leone, Cosi, Leone confermeri Calcedonia con una restrizione: respingeri infati il canone 28. Questa pratica sara mantenuta e sara in seguito consi- derata come necessaria per 'autoriti di un concilio ecumenico. Qual &, all’epoca, uso del termine magistero? Gli antichi concili si guardano bene dall'impiegarlo a proprio figuardo. Agostino & un testimo- ne del pensiero del suo tempo: il magistero (magisterium)é riservato a Dio al Cristo, in forza di Mr 23,10: «Uno solo é il vostro maestro, il Cristo». Gli uomini non hanno che un ministero (reinisterivm). «Questa coppia magister minister & classica», scrive Conger", San Leone perd parla gia di Chiesa romana come maestra (magistra). Il sacramentario leoniano parla del «magistero» degli apostoli Pietro e Paolo, dal quale la Chiesa é gover nata'®, Ritroveremo questo termine nel Medioevo, ma con un senso an cora lontano da quello che ha assunto ogai. 8 Ch Y,Conann rf Historian ate, pA Wo Chet pp. 367-68 52 GV. Con Pour eB sémonigue da tome "nage, RSP, 6 (1978), p. 8587 10 Che id 8 64 sezwano sesnove =— Capitolo Secondo Esposizione della fede e apologia nel Medioevo Secondo la storiografia corrente, i] Medioevo corrisponde a quel lungo periodo di nove secoli che si estende dall’inizio del secolo vite artiva alla fine del xv. Esso prende avvio alla fine della civilizeazione antica e in con- comitanza con la conversione dei Barbari europei al cristianesimo. Men- tte un mondo 2 andato in decadenza, un altro nasce, rimodellando consi- dezevolmente la societd. Tale genesi non avviene senza i diffcii momenti delle invasioni ¢ del prender piede di nuovi regni barbati, momeati che hhanno fatto anche chiamare i secoli che hanno precedito e seguito il re- gno di Carlo Magno «i secoli di ferro». Oggi la ricerca stotica é pit atten- ta al valore iniziale di tutti i valori culturali che sono fermentati intoro alla «cinascita carolingian'. Questo periodo di transizione @ importante per la cultura e il pensiero cristiano, e presenta uomini come Cassiodoto, Boczio, Giona di Bobbio e, pid tardi, Inemaro, Gerberto e alts, Durante questi secoli, la Chiesa svolge un ruolo capitale per la salvaguardia della cultura antics, sia pagana che crstiana, Mentre si evangelizzano le campa- {gne, i monasteri orientali e occidental ricopiano i manoscritt, studiano le Scritture e sono dei centri di studio e di insegnamento religioso. Un gran numero di concili locali o regionali vengono allora tenuti in diversi paesi Europa’. Dal punto di vista della dottrina della parola di Dio (métodologia del discorso della fede, regolazione dogmatica, giustficazione ¢ apologia), che @ quello che qui ci interessa, non tutti i tempi medievali sono ugualmente * Chr. P, Ron, Edun o alr daz POeident barre (vt sie), Sui, Pai 962; Yo, nlf emeinens dn Han Move a, Abie, 73H Maas Deen mac ‘igure, Seal, Pal 197, P. Bown, Gente de Fag ted, Calan Yate 1. E'Cie & Gratin, Fugen vom Ruspe De file ad Perma, a ie Sues seta. Eh Sin yy eran der Bohlin Sto Me tm md ni dr, Fb 5D, Ci ©, Pour, Biter der contr mining, Ce ONRS, Pasi 199, 1 ESPOSZIONE DELLA FEDE 5 APOLOGIA NEL MEDIOEYO 65 | produttivi. L’Ako Medioevo, ciot il periodo che va dal: 604, morte di Gregorio Magno, al 1054, rottura tra POriente e 'Occidente cristiano, & tun tempo di trapasso tra la tarda antichita e il Medioevo stesso. I grandi problemi dottrinali sono ancora trattati in Oriente (III concilio di Costan. tinopoli nel 681 e Il di Nicea nel 787) ¢ risentono dellinflusso dell'impe ro bizantino ¢ della cultura patrstica orientale. In seguito, «la Chiesa gre co orientale, danneggiata gravemente dallinvasione dell'Islam, continud 1 vivere in questo petiodo la sua vita precedente senza cambiamenti so stanziali; non conosce il Medioevan*. In Occidente, al contrario, un nuovo fermento teologico si manifestd sulla base dei fondamenti posti da Ago- stino e della ricerca speculativa di Boezio (480-525). Esso si espresse ini- zialmente gia in occasione della creazione di un nuovo impero d'Occiden- te sotto lo scettro di Carlo Magno ¢ del suo figlio Luigi il Pio: fu questa la cosiddetta «cinascita carolingia», che conobbe Ia fondazione di scuole ppresso le cattedrali ela riunione di diversi snodi. I secoli seguentiraccol- sero i frutti di questo fermento. Saranno perd i seguenti due periodi del Medioevo a catalizare la no- stra attenzione: quello che va dalla rottura del 1954 ¢ dal pontificato di Gregorio VII (1073-1095) alla fine del xm secolo, che vede l'espandersi progressivo della grande scolastica e la formazione delle collezioni cano- niche, che svolgeranno un ruolo di trasmissione uet confront della teolo- ia, e quello che ingloba il xv eil xv secolo, che vede nascere alcune ten- denze teologiche, premonitriei, in un certo qual modo, della’ Riforma. ‘Questi due periodi restano unici da caratteri comuni: una lucida maturita nell'esercizio di un metodo teologico molto consapevole di sé; a prospet- tiva di una nuova forma di intelligibilita della fede; un nuovo tipo di fun- dionamento della regolazione dottrinale. L’Oriente, ormai separcto dal- TOccidente, segue in proposito una via propria e pet questo concentrere mo la nostra riflessione sul Medioevo latino”. In Oceidente @ Pora del possesso pacifico del contenuto della fede, che diviene loggetto di una riflessione sempre pitt razionale. In rapporto ad essa, la lotta contro gli eretici resta secondaria, benché questa assuma tal volta un carattere quasi ossessivo. L’apologia ad extra ha di mira soprat- tutto i musulmani. In confronto all’epoca patrstica, il centro di graviti della riflessione dottrinale si é spostato dall’apologia della fede alla sua esposizione sistematica. Per questo motivo invertiremo, rispetto al capito- 4+, Bonacren- Tus, Soi delle Chie, II! Medion, Morcelinn, Brea 1960, 18. ‘ce Mb Ryowues-D, Once, Newolecre de Pi, Le Mayen Age Se, Pats 196 “ined chino, ear ]-MeMaear eae IV-V, Des, Pas 193 Dest Oren) Patan La dition betwee spi a stinome etl (60-1700) PUR, Pas 1954 66 wemsano ssnooe lo precedente, l'ordine di presentazione degli argomenti. Affronteremo dapprima la metodologia teologice, evocando i contenuti che annunciano gull ce ver chismata pit tard ln teologiafondamentale, e daremno solo successivamente qualche indicazione concerente l'apologia della fede. II punto di vista prescelto& dungue alquanto seletivo, niet dale realta vissute nel Medioevo e, pet quanto riguarda il dogma, da cid che segul alla svolta scolastica, allora intrapresa L. Le Fast DELLA ScOLASTICA: TPROBLEMI F LE RAGION Indicasions bildiografiche:G, Pant - A. Baunst P, Tasnatav, La rensireance du a sdcle, Les éeoles nel senso intellettusle determing, scuole definite dei loro 4, Buanares-H. Tunes, Sa dlla Obes, Ub I Modi, snche Hired ition, ye}. Wein, Ls Uns Moyen 351, Salle Universit 68 eRwasD sesB0UE ‘metodi, dai loro filosofi¢ dalle posizioni chiave sostenute nel quadro del- le tradizioni proprie. Queste sevole dibattono libevamente quel punti sti quali i concil si guardano bene dal prendere precise posizioni. A meta del 2a secolo si avranno cosi geandi dibattit intama al avercoismo’, 2, Nuove metodologie teologiche L'evoluzione della teologia nella direzione di una disciplina di scuo- Ja insegnata sistematicamente a studenti, ne muta profondamente la natura e il metodo, La sua finalita oramaila ricerca della intelligibiit della fede dens quaeens intellect), F. de Lubac ha recentemente ¥en mostrato, a proposito della teologia dell eucaristi, il passaggio allo ra compiuto dal ssmbolico al dialettco', Questo eambiamento ovienters Yevoluzione della teologia fino ai giorni nostri, ma avr anche delle con- seguenze sul linguaggio dogmatico stesso, che si rivestira sempre di pit, di una forma scolastica. Per questa ragione si dara qui un pitt ampio spazio a questi nuovi orientamenti. Non si deve petd dimenticare la continuita, nella stessa epoca, della teologia monastica, pitt dipendente dall’credita patristica, pid meditativa e pit orientata verso la contempla- zione del mistero. Dalla lectio alle «sentenze» La teologia lavora su dei.testi: quello della Scrittura, owviamente, ma anche su quelli della patrstica, della liturgia e del dititto canonico, che costituiscono il commentario dottrinale di questa «sacta pagina» (sacra pagina). La base dell insegnamento consiste dunque nello studio della Scrittura, luogo privlegiato dell'esposizione della dottrina della fede. Bal <, 0 «conclusione», in un testo che costituisce il corpo delParticolo. Questa conclusione @ fondata ragione- volmente, perché riporta la soluzione a principi general, teologici o filo sofici, a delle cause, a delle distinzioni logiche o grammatical, o a delle analogie. Da ultimo, il maestro risponde agli argomenti contrati divenuti obiezioni alla sua posizione, usando generalmente la distinzione, in modo da tispettare la parte di veita presente nel!’opinione. La trattazione di una ‘questione principale pud ramificarsi in una serie di distinaioni, di questio- ni, di articoli e di «piccole questioni> (guaestiuncula). Nel xtv secolo, la sua presentazione potra divenire pit complessa e pit! appesantita, ma il principio di fondo restera il medesimo, 6 Ip, Diogo me loo a deo ou rite, PL 178.16 b P he AL, De teclogice Pincers der malaoacen Selah, Herr, Freburg 37 WNC, Cuomo, Inedusion 3 Pétude de Sent Thoma dAqn, Vi, Mor Pais 950, p80 72. weavaso sess0ue La disputatio La disputa (disputatio) costituiva una specie di messa in scena vivente della quaestio. Come in genere vi erano due opinioni correnti, cosi due insegnantio studenti prendevano la parte I'uno del difensore (defendens) ¢ Laltro dell’oppositore (opponens). Ciascuno entrava in una giostra di atgomenti, per far valere la sua posizione. Si trova gia tale formula in Gilberto Porrerano®. II maestro fornisce allora la «determinazione» 0 soluzione ultima del problema. Questo metodo aveva i suoi vantaggi, nel la misuca in cui stimolava lo spitito a cercare gli argomenti migliori, ma conduceva anche a un formalismo esagerato, dove la sottigliezza dela dia- lettica poteva condurre pita brillant sofismi che all'enunciazione di auten- tiche ragioni. Le Quodlibetales, cio’ le «questioni portanti su non importa ‘cosa», erano un genere, specialmente parigino, di questioni disputate in cui, nnel corso di una seduta solenne, il maestro siesponeva a rspondere a ogni possibile questione, proveniente dai suoi colleghi e dagli studenti Laordine della dottrinas e le Somme teologiche La glossa conservava uno stretto contatto con il testo commentato. La sentenza se ne allontanava gia con la costituzione di Somme di Sentenze. La separazione si fa ancora pid netta con i Commenti alle Sentenze, che assumono la forma della quaestio, ma restano fissate all’ordine che Piet Lombardo aveva dato alla sua opera. Da parte loro, le dispute vertono su delle Question: disputate, rimanendo, pet il legame con Pattualit, inse- gnamenti spezzettati, pit legati alla ricerca dei maestri che alla formazio- ne degli studenti, Si faceva dunque sentire il bisogno di proporre il cor- pus teologico secondo Vordine stesso che questa disciplina tichiedeva. Le nuove Somme teologiche costituiscono Pultimo passo di questa evoluzione e la creazione di un nuovo genere leterario, le cui caratteristiche princi pali sono le seguenti: un insieme di quaestiones trattate secondo la legge del genere; un progetto di totalita, indicato dal titolo stesso del! opera; Ia preoccupazione di un ordine decisamente sistematico (ordo doctrinze), che non parte pitt dalla letera della Scrittura, ma obbedisce @ uno schema razionale di costruzione, che permetta di giustficare il posto assegnato a ‘ogni contenuto ¢ di mettere in risalto le articolazioni della fede; uso di principi speculativi fondamentali, talvolta platonici, ma poi, col tempo, sempre pit aristoteici, I maestro é libero di scegliere il suo piano ela sua architettura delle materie, dando luogo a una scienza pervenuta a matuci- 2 cle PL 64,1049 1 ESPOSZIONE DELLA TEDE £ APOLOGIA NEL mEnxoEVO 73 ta. Da parte sua lo studente vi trova un percorso completo di cid che deve sapere, Si passa cost dalla sacra pazina alla sacra dottrina®. Questa evolu- zione non si compira senza fort resistenze da parte dei maestri pit tradi Zionalisti* Nelle universita si pongono allora due tipi complementari di insegna. ‘mento, il pit sovente assicurati dallo stesso maestro: da una parte questi commenta la Scrittura in maniera corsiva (lzctio). Il commento dei libti sacti conserva anche in san Tommaso un grande rilievo nella sua opera. DalPalera, i] maestro sviluppa in un primo tempo una «questione disputa ta» con i suoi colleghi e i suoiallievi e apporta Ia sua conclusione; insegna uindi metodicamente linsieme delle questioai, in corsi che stanno allori- sine di una Somme teologica 3. Il erescere di una nuova inteligibi verso Pavvento della teologia come scienza A questa evoluzione del metodo e della forma della teologia, corrispon- de una evoluzione del suo contenuto c della sua natura. A differenza della teologia patrstica, impegnata a dare spazio alle autorita scritturistiche € tradizionali e a mettere la sua ricerca razionale al servizio dell'afferma- zione della fede, la teologia scolastica pone tutta la sua creativiti in un metodo che procede attraverso la ragione sul fondamento della fede. Essa mette in moto la discussione dialettica delle ragioni (principi, cau: se, effetti, metodo sillogistico) ¢ ha di mira la formazione di un sistema, La preoccupazione di una dottrina che proceda secondo un ordo tazio. nale rigoroso guida tutta l'intelligenza della fede. Lo stesso rapporto fede-ragione & vissuto come in precedenza, ma secondo una certa inver sione di questi due fattori Le «ragioni necessarien in Anselmo di Canterbury Anselmo di Canterbury (1033-1108) riprende il compito che si era dato Agostino: la fede deve cercare di comprendere quello che crede (fides quaerens intellectur). Egli perd porta tale compito pid avanti, collocan- dosi in un punto intermedio tra Vintelligenza patrstica della fede e la ra- sione (ratio) scolastica®. Anselmo fa spazio « quest'ultima, poiché vuole provare la fede attraverso le «xagioni necesssrie». 2% Of ND. Cx, Le toi ne ro ce, pp 37138, 2 Gf so que panto M.D, Cao, La olga reas nel scl, pp 4250. 2 Hon ton Bucs, lon IL. Sed elena Jon ook Mian 18.199. 74 senwasp ees2008 | sain Il Monologion e il Proslogion sono stati fatti, dice Anselmo, éperché possa essere provato, attraverso ragioni necessarie (necestariis ravionibus), senza l'autorita della Scrittura, cid che noi riteniamo, in forza della fede, a proposito della divina natura ¢ delle sue persone al dia dell’incamazione (raeter incarnationem)” Prescindendo da Cristo (remoto Christo) e supponendo che epli non sia mai esi: stito, dimostra con ragioni apoditiche (rationtbus necersars) che, senza di lui, la salvezza dell'umanita@ impossible. Cosi pure il seconds libro, supponendo che i Cristo non si sappia nulla, prova con azgomenti evident e vei (aperta ration ef vertate) che la natura umana @ stata creataaffinché tutto lworno ~cio® anima «corpo ~ un giorno gode della beata immortalita. Dimastra poi che questo fine & all'uomo necessario, in quanto fu creato proprio invita di esto, ma che pud venir realizzato solo per opera dell'uomo-Dio, e tutto quello che crediamo del Cristo eve necessatiamente avvenire™ Questo rigore nella ricerca delle ragioni necessarie, che intende fare astrazione dalla persona di Cristo e dallinsegnamento della Scrittura, ha dato luogo a molti confit di interpretazione. Alcune espressioni di An- selmo possono in effetti far pensare a che egli ritenga una deduzione ne- cessaria l'incamazione e la Trinita. Questa interpretazione razionalista & tuttora vigente. Tottavia, essa sembra ignorare la dimensione propriamen- te contemplativa del pensiero di Anselmo e il suo senso della bellezza della fede, che lo spinge a mettere in opera una «ragione estetica», come dice H. Urs von Balthasar®, Anselmo sa bene che non potrebbe dedurre le veritd rivelate se non le conoscesse. Se egli le mette metodicamente tra parentesi,2 precisamente nel desiderio di raggiungerle attraverso un cam- ‘mino che ne manifesti l'intelligibilita e la razionalita. Esse funzionano come un polo direttore ¢ stimolatore della riflessione. Anselmo si rivolge 4 dei fratelli che non hanno bisogno di «arrivare alla fede per mezzo della tagione», ma vogliono rallegrarsi per Vntlligenza e la contemplazione della bellezza di cid che credono e sentisi pronti a rendere ragione della loro speranza (cfr. 1 Pr 3, 15)*. Il suo interlocutore Bosone lo riconosce: «Cosi mi sembra negligenza se, una volta rassodati nella fede, non cer- chiamo di capire quanto crediamo»”. «Anselmo, scrive H. Urs von Bal- thasar, si trova nel Azios in cui la rivelazione biblica pud venir intesa sem- plicemente come esuberante compimento della filosofia antica. 2 Assen ot Cura, Ltr lncamacion de Vr, Vi; Looe de. Amie, Ue acura dM, Catin Cet Pai 1987.31 “8 ip, Poubé on Dis woo, Petasoc cura kD. Caner, Patne, Alb 1966, pp. 6-4, 2 Uns vow Batnucin, Clon Sect pp. 193-216 % Asean ot Geena, Pec uD noma cy. 2 Baht & 5 HL Rusa, Glo, Sl lett. 1 11 ESPOSIONE DELLA FEDE E APOLOGIA NEL MEDIOEVO 13) Quello che va colto dello sforzo di Anselmo ~ che del resto non ha esercitato nel suo tempo che una influenza limitata ~ @ una nuova pre occupazione della giustificazione della fede per mezzo della ragione ¢ dunque la posizione di un nuovo rapporto tra fede e ragione. Questa impegno 2 rivolto ai suoi fratelli monaci, ma anche agli infedeli e ai non credenti, afinché i credenti interiorizzino sempre, come questione po- sta dallinterno della fede, cid che i non credenti obiettano dall’esterno € ptesentano come un ostacolo. Gli uni ricercano le loro ragioni di cre dere, gli altri delle ragioni per non eredere, ma gli uni e pi ales si itro- vvano nella medesima ricerca razionale®. Questa rimarra un dato costan- te dell'epologia della fede, che si rivolge alla parte incredula che abita in ‘ogni uomo, A questo titolo, la radicalita del metodo di Anselmo inaugu- aun cammino che, sotto diverse formne, non si arrestera pit. L'uso della dialettica nel xu secolo L'uso della dialettica, disciplina della logica e del discorso che comsen- te una discussione serrata, ha preso il sta avvio con Abelardo. Il suo alic- vo Pier Lombardo si2 inoltrato su questa strada. Gilberto Porretano vi si applica con un vigore speculativo eccezionale. Riflettendo sugli opuscoli di Boezio, questi ricerca quei concetti teologici e quelle proposizioni che servono da principi e da regole al discorso, come nelle scienze matemati- che, di cui sente tutto ilfascino del rigore™. Gilberto intende ricondurre la diversita dei dati della fede all’unitd di una sintesé inglobante. Il suo progetto é gi «scientifico», La referenza filosofica pid importante della dilettica& allot, in teolo- sia, !Organon di Aristotele, messo in citcolazione nel x1 secolo, quindi le sue Categorie e pitt tardi i suoi Analitic i suoi Topic. Si tratta dunque dellinsieme logico dell opera di Aristotele, quello che rege la coeretiza del discorso. Non si tratta ancora della Metafisca Secondo questa dinamica, le principali sentenze delle grandi collezio ni devono divenire altrettante regole che consentano di stabilize un metodo, La teologia, al pari delle altre discipline, ricerca una «assioma tice», secondo il modello della topica aristotelica. Lo sforzo perd & anzi tutto logico e linguistico. Esso non induce a nessun vincolo con una metafisica. La scolastica si definisce dunque in un primo tempo come tun metodo piit che come un contenuto: prima di diventare una ontolo: gia @ una logica 2 Oke M Conan, nue de: Ani ot i pp 324 » Gaui Poneto, PL 4, BIG. Cle A Lise, Da heap Praise p92. 76 nemnanD sesvovt La teologia come scienza nel xut secolo Dopo un buon secolo, la teologia cerca dunque di diventare una «scien za», nel senso medievale del termine, vale a dire una disciplina argomen- tativa, «Via scienza infati per Aristotelee gli Scolastici scrive Y. Congar, quando una realta ® conosciuta in un'altra che @ la sua tagione, cio® nella causa, nel principio, in principion™. Il terzo influsso di Aristotele, dovuto alle ondate successive della sua traduzione, fara oltrepassare una nuova soglia a questa evoluzione razio nale della teologia. Fino ad allora, si era applicata alla teologia la logica, la grammatica e la dialettca, «La novita dell’ “ingresso” di Aristotele avve- rhuto trail xr e il nt secolo, él'applicazione, in teologia, della fisia, della metafisica, della psicologia e delletica di Aristotele; applicazione che ha provocato un contributo nuovo nel contenuto ¢ nell’oggetto nella trama stessa della scienza sacra, Da allora, Aristotele apportera (..],nel dominio stesso degli oggetti del sapere teologico, un materiale ideologico che inte- resser non pit solamente le vie, ma il termine e il contenuto del pensie re», Questo cambiamento lo si deve soprattutto ad Alberto Magno, poi ‘a Bonaventura e Tommaso d’Aquino, lallievo di Alberto. La scolastica diviene allora una «ontologia», che comporta insieme una epistemologia ce una metafisica, il cui fondamento @ la teoria dell’analogia dell’essere”. Bonaventura descrive molto bene il passaggio dal «credibile come cre- dibile (credibile ut credibile) al credibile come intelligibile (credibile ut intelligible), «B questo, spiega Bonaventura, una determinazione che trae in qualche modo Poggetto studiato al di fuori del suo asse originario (de- terminatio distrabens),e sotto la quale ess0 non & pit trattato come parte del suo dato primitivo, ma & sottomesso ad altri principi esplicativin™. Vi @ dungue un passaggio da un tipo di sapere a un altro, Il termine usato da Bonaventura e da Tommaso d’ Aquino per esprimere la cosa é la «subal- temazione» di una disciplina indotta in rapporto a una disciplina indut- trice, come lottica é subalterna alla geometria. Cosi la teologia stessa & subaiterna al sapere fondamentale della fede. L’oggetto di fede viene ad ‘essere trattato secondo il modo del ragionamento. Il metodo del teologo ron é dungue pitt quello del semplice credente Cosi, nella prima questione della sua Sorina teologica, san Tommaso tratta della «dottrina sacra» e si pone subito la questione di sapere se ‘questa dottrina & una «scienza». Eglirisponde affermativamente, parago- 2 ¥. Conaas, Thole, DTC, XV/E (1946), 418, Tb, 2 Clr NED Cia, Lavo ome sine al sao, cp. 14 Ted pp. S08 11 ES80SIZ2I0NE DELLA FEDE E APOLOGIA NEL MEDIOEVO 77 nandola alle scienze che procedono a partire da «principi conosciuti per mezzo della luce naturale delVntelligenza»: 7 Sicurameoteladousina sca & una sleas, Tralescinze per ve ne sono di due specie Alcune si fondano sv princi conocer meso dele naturale . Se la teologia si costruisce per se stessa, essa tuttavia non dimentica mai queli di fuori, come si vede in Anselmo ¢ anche in san Tommaso, preoccupatissimo che nessuno dei suoi argomenti possa cadere nella «derisione dei non creden: ti» (rrsio infidelium). Cosi H. Bouillard aveva potuto individuare serie analogie tra il progetto di Anselmo ¢ quello di Blondel. Il secondo insegnamerto concerne Pevoluzione del linguaggio dog- matico. L’universit2 med evale forma tutti i chierici e dunque anche i + second In categsa propo G, Lar, Hite thloie de Ee athlon, Ca, Pass 4 5 i ‘8 tid, pp. 18-182 2 Bid. 10 5 ‘MH Biro, Linen fovdamentle de Maurice Blondel ot le thle, XSR, 36 (1949, pp 390391, 1. EGOSZIONE DELLA FEE E AFOLOGIA NEL MEDIOEVO 81 faturi vescovi e i futuri papi. Essa diffonde il suo tipo di cultura teolo: gica, condivisa dai maestri della ecattedra dottorale» e da quelli che seg. ‘ono sulla «cattedra pastorale. Si coscienti che vi sono qui due tipi di discorsi, quello che parla in «modo scolastico» (more scolastico) e quello che si esprime in «modo apostolico» (more apostolic), secondo una ti- flessione di papa Innocenzo III®. Il primo modo perd finir’ per inter- ferire sempre di pit sull’esercizio dellinsegnamento pastorale e precise determinazioni -ilosofiche entreranno nella formulazione dogmatica delle verita di fede. Questo processo comincia a manifestarsi nei concili medievali:lesposizione trinitaria del Lateranense IV (1215) adopera un linguaggio decisamente scolastico, utilizzando in particolare il verbo stransustanziaro» a proposito dell’eucaristia™. Il concilio di Vienne (1312) definisce che anima é forma del corpo”. Un intero opuscolo di san Tommaso sui sacramenti diviene un decreto del concilio di Firenze destinato agli Ameni™ e veicola in modo analogo i concetti di materia edi forma. Al ccncilio di Trento, l'esposizione della fede della giustfi- cazione si servira dello schema aristotelico-tomista delle cause il termi- ne tecnico della scolastica, «transustanziazione», entreri nel linguaggio ulficiale della fede. Questi esempi potrebbero essere molkiplicat: i lin- uaggio dogmatico fa dunque sempre pit ricorso alle categorie scolasti- che, tecniche e flosofiche. 4. La regolazione della fede nel Medioevo Indicacon bibliogafche: IM. Passe, La notion de ogre aux sitesi: Etudes dh Store litérare et dotinae du xt, I Vein, Ota ats 1932, pp. 141-163, Franson, Lee. esiologie des conales méiéva, in: Le cone et ler concer Contributions & Phot dele te concave de VEghive, Cec, Chevetogne Pais, 1960, pp. 125-141; Hermeneutics of the Councils and other Suds, Univrscy Press Uitgener Peeters, Leuven 1985, Beate, La ‘nedition orale, Ctt Pais 1961; O. Deta Bost, Le pape et le comcle. La compraiton de leur owwotr dle vile dela Reforme, Cee, Pais 1966, B, TeIENeY, Foundations of the concit ‘Theorie, Univ Pres Cambridge 1955; Io, Origins f Papal nfl 1130-1350, A Stady on the concepts of Ifa, Sovereignty and Tradition onthe Made Age, Bul Lelden 1982: Laci, Le pape owl concie? 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I termini chiave perd che esprimono Tortodossia vedono evolvere il loro significato, cosi come non é pitt lo stesso il Funzionamento delle autorita ¢ dei riferimenti che le sostengono. I dogmi e gli artzoli della fede termine dogma é impiegato talvolta dagli autori e dai concili dell’ to Medioevo, ma i grandi teologi scolastici lo usano raramente, Manca del tutto, ad esempio, in Bonaventura, mentre Tommaso d’ Aquino non lo usa che di passaggio™, parlando anche di «dogmi perversi» o di «falsi dog- mi, eretic, empi e anche di «dogmi dei filosofin”. II senso del termine resta dunque quello di dottrina o di enunciato, e non viene maggiormente precisato quando viene impiegato a proposito della fede Per esprimere cié che noi chiamiamo oggi dogma, san Tommaso parla di carticoli della fede» (articuli fide). IL suo linguaggio si inscrive nella tradizione del x1 secolo e dei suoi predecessori e si riferisce alla collezio- rie degli artcoli che costituiscono il Simbolo di fede, articoli ai quali tico- rnosce il valore di «principi» della scienza teologica. L’articolo di fede & per lui un preciso enuneiato, che si adatta a un tutto organico come le ‘membra al loro corpo. Ve nesono un certo numero a motivo della discor- sivita del nostro spirito, che non pud abbracciare in modo semplice la veriti divina™. Il dottore angelico distingue cosi gl difede nellin- sieme delle «cose da credere> (credibilia): «Vi sono delle cose da credere che lo sono per se stesse (per se), altre che lo sono in riferimento alle prime»”, San Tommaso colloca tra questi oggetti essenziali di fede, la Trinita, Pincarnazione, ecc., vale a dire gli articoli menzionati nel Credo. Le altre cose, proposte nella Scrittura, sono Ii per la manifestazione delle prime e non costituiscono degli articoli. C’é dunque una gerarchia nelle verita da credere, Gli articolistessi non aumentano con il tempo quanto alla loro sostanza, anche se sono soggette a nuove spiegazioni®. Per faci- HS Th Malle g.11,2€2:86,2.8 Tommaso nel Tao Lau Sion Seatoren del Cores Domi seve ihe sequen: Dope deter rites, na paebbe eppatice gun cone ua lea posi, (G0 Kase, I cogma tol paras Dio, Quen Bees 193, p. '8'§ Th lee, 99,2; 18,46, adm: Comet Raman 3S To lel g ie 3 hid ad tals, 1 ESEOSIZIONE DELLA FEDE E APOLOGIA NEL MEDIOLO 83 litare la trasmissione della fede, essi devono essere riuniti in un Simbolo, In questo san Tommaso discerne quattordici articoli (sette concementi Dio ¢ sette l'umanita di Cristo), ma conosce perd «nche Porganizzazione del Simbolo in dodic artical Peri grandi teologi scolastci, li articoli del Simbolo degli apostoli sono altrettante verita di fede (credibilia principalia) La loro autorita & aposto- licae riconosciuta come tale dalla Chiesa. Regna l'accordo per riconosce- +e con una certezza assoluta che questi articali esprimono la verita e non possono essere dedott né provat in altro modo. Non sono accessibili che alla fede, perché sono inevidenti per se stessi,e solo la luce della fede pud far petoepire la loro certezza, secondo un modo soprannaturale autosufli ciente. La tesi generale & dunque la seguente: «Tutte le verta confermate dalla fede presentano una certezza assoluta e possono diventare dei fon: damenti per Vargomentazione teologica. Sotto questo punto di vista si pud attribuire a cute le verith di fede il caratteze di priacipi»”” T concetti di fede e di eresia Abbiamo visto san Tommaso fare una distinzione tra ale cose da cre dere per se stesse> e le altre credibilia. Dalle une alle altre '@ una gerar chia di valore, perché le prime appartengono per se stesse (per se) alla fede®, Nel Medioevo, il eriterio delle altre crediilic, considerate dal pun- to di vista delloggetto di fede, non la loro appartenenza alla rivelazione, 1a il loro legame pia globale con la salvezzae il conseguimento della vita beata. Cosi, quando si cercava di determinate il campo delle verita da ctedere, non si assumeva il criterio oggettivo della certezza di fede, ma il ctiterio soggettivo dell'obbligazione di credere, compresa in un’senso ampio, secondo il suo legame interno con una attitudine di fede coerente. Non si cercava di stabilire quello che si poteva attribuire alla fede divina (nel senso modero dell’espressione, quanto cio’ proviene dalla rivelazio- nie) secondo la certezza di un insegnamento dogmatico, ma ci si preoccu- ‘pava piutrosto dellatttudine religiosa pratica che apparteneva alla respon- sabiliti del credente e alla competenza della Chiesa per le disciplina della fede. Il campo della «fede» era dungue pit grande di ogg. I termine eresia, normalmente correlativo a quello di fede ~ poiché @ definito come suo contradditorio —, sari analogamente compreso in un ‘modo pit! ampio. Il Medioevo fa fatica 2 distinguere leresia come ne- gazione di un punto di fede o come l'insubordinazione alla Chiesa. Il 2% & Las, Die elope Prine tp OS Thilalteg inka hase! 84 nerwanp sessoue 26" dictatus papae di Gregorio VII (1073-1085), dice ad esempio: i evi dente che # eretico chi non & d'accordo con la Chiesa romana», Nella sua definizione, per eresia san Tommaso intende la corruzione della fede cristiana, sia direttamente negli articoli di fede, sia «indirettamente e se condariamente, nelle cose che comportano la corruzione di un articolo. Letesia pud estendersi a questo doppio dominio, come anche la feden®. ‘Nella scolastica tardiva, 'eresia & considerata non solo il rfiuto di una verita rivelata, ma anche ogni seria messa in pericolo della vita della fede € ogni ostinata opposizione o disobbedienza alla disciplina ecclesiale. F. questo era il concetto di cui si serviva l'inguisizione per condannare una eresia, Il concetto soggettivo di pertinacia (pertinacia) in un giudizio op: posto a quello della Chiesa ha una portata particolarmente grande, Si poteva cosi diventare eretici per aver sostenuto una «sentenza erronea. Uno scomunicato diventava anche un sospetto di eresia Ad esempio, il coneilio di Vienne ritiene che colui che afferma con pertinacia che lusura zon & un peccato & considerato come un eretico. Non @ il peceato di usu- ra in se stesso che & cost giudicato, ma la disobbedienza formale all’inse- sgnamento della Chiesa Se qualeuno fose caduto in guellerrore, per cui presuma di afermare in modo perlnacs che exrctare usa nos ® pect, deceiam che debs eer pnt to come etetico. Inalteingiangiamo con il pid grande rigore agli ordinai © agl Inquisitor della depravazione eretca di non omettere di procedere contro color che saranno stati denunciat o che si roveranno sospett di un tale errore, come farebbero contro coloro che fossero stati denunciaiotrovatisospeti di resi» ®, I due «magisteri Il successo delle prime Facolta di teologia contribui a dare autorita di fatto ai dottori scolastici pit prestigiosi. In questo contesto, si parla, a proposito di coloro che insegnano con autorita, di un doppio magisteriam. Poiché il titolo di «maestro», che Agostino riservava al Cristo, passa or- ‘mai agli uomini, Gia Abelardo usa il termine magisterium per designare la funzione di insegnare“. Per san Tommaso ci sono due «magisterv: il ‘agistero pastorale del prelato avente giurisdizione e il magistero del dottore, fondato sulla sua competenza pubblicamente riconosciuta Liinsegnamento della Sacra Serttura, serve epi, aviene in due modi. In ua pri ‘mo modo attraversoIuffcio prelatiio, e infart chi predicainsegna. Perché non © i 378, 2 57h Melle 10,0.2 © Dassos, Gi Ys Conca, Pow ame bite smntgne dem amaiterium, RSET, 6 (1576999. 1. ESPOSIIONE DELLA FEDE & APOLOGIA NEL MEDIOEVO. 85 & permesso al alcuno predicarese non dispane dun uficio di preatura 0 se non Jo fa per autora dt qualcuno che ha una prelatura. «Came lo annunzieranno, se ‘on sono stat inviai?» (Rey 10, 15). In un secondo moda attraverso Puficio di ‘magistcro, ¢ infact i maestr di teologia insegrano®, ‘Tommaso d’ Aquino distingue esplicitamente «il magistero della catte- dra pastorale» ei] magistero della «cattedra magisterialen®. «Quello & una eccellenza di potere, questo una competenza pertonale pubblicamente riconosciutay®. ‘Da parte del magistero pastorale, i papi sono molto coscienti della loro responsebiliti nel’ordine dell’insegnamento della fede. Giovanni XIX, nel 1024, ritiene che il magistero di Pietro (magisterium Petri significa la sua aurorta per legare e sciogliere®. Alessandro TIT (1159-1181) «parla del ‘magisteriun della Chiesa romana (di Pietro) ¢ chiede di ticozrere a lei se sisolleva qualche questionen®. Celestino III (1191-1198) impiega sovente il termine «per esprimere VautoritA della Chiesa romana, “mater ef magi stra”, alla quale appartiene la pienezza del potere d: legate e di sciogliere. La sua formula “mzagisteriume et principatus” [magistero e primato] divie- ne, nel suo successore Innocenzo III “apostolicum princips Petro magiste- rium contulit et primatum” (Il Cristo ha conferito a Pietro, principe degli postoli, il magistero apostolic e il primato]. Innocenzo HII usa magiste: rium pe significare ditezione, gover, autorita di capo»”. Un testo della fine del xn secolo si avvicina mol:o al senso attuale del termine magistero. Bernardo di Fonteaude (verso il 1185) criticando i iscepoli di Valdo. Serive: 11 Cristo 0 il suo angelo non hanno yoluto ammaestrare Saul o il centurione, al fine di mostrare che il mayistero della Chiesa deve essere conservato in modo inviolable. Nessuno assolutamente lo deve pretendere, se non colora che hanno preso posto in una successione di discepol, ci i vescevie li uomini di Chiese a quali il Signore ha delegato questo compito” I] magistero dei dottori compare nel x1 secolo esi esercita pienamente rel xan. I dottorie le universita esercitano un ruolo di autorit’ nelle que- stioni dottrinali,giudicano o condannano certe tesi. Il «anagistero dei teo- logi» si esercta talvola in accordo e talvolea indipendentemente dal ma. 6 Texas o'Aquno, Commons le Sento 1, 19,2 Pour bstr emerge te p92. . “eRe o Aeon, Gnesi 9, am. Ch, Conca bi 1 ¥ Conon, Bre bigest cl. {© ¥ Coos Poorenr a snied 8 1 Fp PL 30,99 aS 7 Banoo Fos, Lv ent Valen: PL 208, 19, cto da Y. Conc, sid, p91. 4m, dato ins Y. Conca, 86 nenaRD sesnoo, gistero papale. «Al di la della loro funzione di insegnamento scientifico, serive ¥. Congar, dottori e universita hanno acquisito una posizione e un ruolo d’autorita di decisione o richiedente una sortomissione. Lo Studium @ una terza *, Gersone afferma anche il dritto det dottori a «determina. re», circa le cose che sono di compevenza della fede, prima dei prelati della Chiesa", Nel easo di errori teologici o scientific, si assiste contemporanea- ‘mente a interventi pontifici o conciliari a interventi universitar. I «ma. gistero dei teologi» si esercita dunque di comune accordo, ma talvolta anche in tensione, con il magistero ecclesale Si constata che, al’epoca, il rapporto tra teologi e «magistero pastorale cera molto differente da quello di oggi. I primi godevano di una liberta pitt ‘grande rispetto al secondo, ma erano sottomessi alla regolazione esercitata alfintemo del loro «ordine» — un po’ come Vordine dei medici esercita una autorita deontologica sui suoi membri ~. Questo spiega Pimportanza che Lautero attrbuiri al suo titolo di dottore. Malgrado le ambiguita del sistema, Cera qualcosa di sano nella distinzione di due istanze complementati, cxeava uno spazio di dibartito e permetteva di poter fare ricorso, Ogni meda- alia perd ha il suo rovescio: IInquisizione ha rappresentato una pericolosa utilizzazione del magistero dei teologi da parte del magistero ecclesiale. I ricorso alle autoritd Benché interamente preoccupata della ricerca dell’intellgibilita razio- nale, la teologia medievale faceva regolarmente ricorso alle «autoritan. Nella struttura della quaestia, il ricorso alle autorita svolgeva un impor- tante ruolo preliminare, con l’enunciazione delle opinioni ¢ soprattutto con l'esposizione del Sed contra, San Tommaso giustifica il ricorso alle autorita a motivo del fatto che la teologia come scienza si fonda sempre su tun dato di rivelazione: EE certo che la nostra dottrina deve usare argomenti d’autorit; € questo gli spe cificamente proprio perl fatto che iprincipi delle doterina sacra ci vengono dalla. rivelazione, ¢ com si deve credereallautorita di coloro per mezzo dei qual a ri- velazione stata fatta. Questo perd non deroga affato ala sua dignit,perché se Pergomento d'autorita fondace sulla ragione ummana é il pit debole, quello che & {onduo sla elon divine ut pit fica oe ‘un uso appropriate che essa fa delle autorta della Scrteura canonica. Quanto alle autor dept alti dottori della Chiess, essa ne usa anche come argomenti [propri, ma in modo solamente probabile. Questo deriva dal fatto che la nostra fede sf fonda sulla rivelazione fatta agli apostolic ai profeti™ BY. Conca, Bre istorii p18 > Ie STH Lg tra ad 2m 11 ESPOSZIONE DELLA FEDE E APOLOGIA NEL MEDIOEVO. 87 Questo testo distingue diversi liveli d’autorta: vi éanzitto e soprat- tutto Pautorta sovrana delle Scrtture. Bisogna ageiungervi Vautorita de ali articoli di fede raccolti nel Simbolo, non richiamati qui. Tommaso ‘menziona quindi l'autorita dei dottori, prima di tutti i Padri della Chiesa, rnon accordando loro perd che un’autorit® grobabile. Si sa infati, dopo ‘Abelardo, che le sentenze dei Padsi devono essere sottomessse alla critica ec comtispondere a un certo numero di criteri*. Si trattava sempre di test, io che noi oggi chiamiamo i «monumenti dla tradizione>. San Tomma: $0 riconosce infine Pautorita dei filosof, ma a titolo di autorita esterne dungue solamente probabil. Che ne 2 del ricorso alla tradizione? «Tutta la teologia Medievale, scrive Y. Congar, univa Chiesa e Spirito Santo come corpo e anima; vvedeva Particolo dello Spirito Santo e ’erticolo della Chiesa, nel Simbo- lo, come un unico e medesimo articolo, cte significava: “Credo nello Spirito Santo, unificante, santificante (.., ma anche governante, ilumi- rnante, ispirante) la Chiesa”»*, A questo titelo la Chiesa era considerata come colei che portava e trasmetteva sotto lassistenza dello Spicito San- 10, tutto quello che apparteneva alla rivelazione apostolica. Era una teo: logia della tcadizione pur senza il termine, Il senso per® dato allispira- Zione dello Spirito Santo restava vago ¢ ambiguo. I termini di ispirazio- rn, di rivelazione e di suggestione (suagestio) dello Spirito Santo exano prossimi tra loro. Di qui il pericolo di inglobare nella Sacra pagina i ca noni conciliai e i decreti pontifiei, dando loro un’autorita praticamente uuguale a quella delle Scriture, cosa contro la quale Tommaso d’ Aquino reagl nel testo citato. Si era in effetti pit sensiili alla dimensione glo- balmente divina della trasmissione della fede che all’individuazione esat- to delle mediazioni umane di questa trasmissione”. Si ritroveranno nel Xvi secolo delle teologie della rivelazione continuata”. Le tradizioni sono invocate allorché si ha di mia le cose ritenute e os- servate nella Chiesa, senza che si possa trovarne Pattestazione nella Sevit- ‘ura. Si trata il pit delle volte delle realta del culto (i sacramenti), delle decisioni canoniche o concilar. Si invocavaallora una tradizione orale. Nel sav e nel xv secolo i teologi distinguevano tre categorie nel dato nor- mativo: «da Sacra Seritura (e cid che se ne deduceva necessariamente), le tradizioni apostoliche non ricordate nella Scrttura, le decisioni ecclesia- 2 Ch, M.D. Che, La eli nel scl, tn parle eps Aco, p. 398-400, eos dle canton pp, 4-H. WY Conia La Fedione «ead Seni soi, Msg, Rome 1961, pp. 308306 2 Bids pp 1778 Ch af pp. 125127. 88. eaNatD sest00e stiche che si potevano chiamare anche tradizioni ecclesiastiche tradizio nidella Chiesa»” In questo contesto dottrinale, il ricorso fatto ai testi magisteriali in ‘quanto tali @ relativamente raro. Sembra anche che il giovane san Tom- ‘maso non abbia conosciuto del tutto i testi delle definizioni degli antichi cconcili, Si faceva appello a questi documenti o agli interventi dei papi ‘considerandoli piuttosto come testimoni della tradizione, pitt che come ‘una istanza autoritaria vera e propria™. La pratica teologica perd doveva progressivamente aprrsia una considerazione nuova dell autoritA dei con- cilie dei papi. Lautorita dei concilé 1 Medioevo latino ha visto la riunione di un gran numero di concili, sia provincial, sia «general. L’appellativo di «ecumenici» in riferimento a questi ultimi & contestabile, poiché non riuniscono che i vescovi delP’Oc- cidente. Si tratta dei quattro concili del Laterano (1123, 1139, 1179 € 1215), dei due concili di Lione (1245 e 1274), del concilio di Vienne (1311), del-concilio di Costanza (1414-1418), riunito per mettere fine al grande scisma d'Occidente, e infine della serie conciliare, segnata dalla ctisi conciliatorista, di Basilea, Ferrara, Firenze e Roma (1431-1445)". IL IL concilio di Lione e quello di Firenze conobbero la partecipazione dei Greci e cercarono di ticucire lo scisma tra Oriente ¢ ?Occidente, senza peraltro ottenere dei durevoli successi®. L'insieme di questi concii ebbe come compito principale quello di prendere delle decisioni legislative (in particolare sui vescovi) ¢ sacramentarie, destinate a tutta la Chiesa lati- na®. La loro denominazione & stata, nelle collezioni canoniche, quella di cconcili «generali»™, L'intenzione perd di Innocenzo HIT eta proprio quel- la di riprendere la tradizione dei concili xecumenici»®. «Nella dottrina dellepoca, un concilio ecumenico era quello che, convocato dall'autorita legittima (il papa), riuniva di fatto dei vescovi di tutti paesi debitamente 2 ested 2S ler in i ei te tS can ot Fn a ae rr ssn nieemenns fence ENE Mc semoe gems pan de tne Cee tp 8 1 Ii eoneo Trento manta du pare su la qualia di wemumenicn, So qua questions G.Fuaubn Leia der cones mca, Le coe ee conler Contin ¢ Pte {levi concede Pgh, Crt, Chevetogne ati, 10, pp 125 127 1 ESFOSZIONE DELLA FEDE E APOLOGIA NEL MEDIOEVO. 89) convocati, per deliberate sugliaffari della cristianiti», Tutti questi con- cili saranno ripresi nel xv1 secolo nella lista dei concili ecuimenici stabi lita da Roberto Bellarmino nelle sue Cortroverste del 1386", ancor oggi ficevuta senza tuttavia avere valore di una determinazione ufficiale 0 dogmatica. ‘Questi coneili si svolgono in un quadto istituzionale completamente diferente da quello dell antichith cristina: sono det concid werstian ti». Non sono pitt convocati dall'imperatore, ma dal papa. La lista dei luoghi in cui si tengono privilegia Ia citta di Roma e le citta d'Europa che ‘non ne sono lontane. In tale prospettiva questi concili meritano il nome di «concili pontificin, perlomeno fino alla cisi conciliatorista, Del resto, al concilio, @ il papa che presiede personalmente, a differenza dei concili antichi che parla «con I approvazione dei concilio» e, pit tard, «secondo il consiglio dei nostri fratellin; che decide infine e legifera come se il con. cilio non fosse che il suo consiglio®. 1 primi concili medievali mettono spontaneamente in atto la superior- 18 del papa sul concilio. Il suo primato di giurisdizione non & messo in dubbio. Tuttavia, il papa si serve del concilio per prendere alcune deci sioni legislative universali e non pud modificare le decisioni dei concili anteriori in matetia di fede. I canonist, a partire dal Decreto di Grazia- ‘no, contribuiscono a elaborare una dottrina della monarchia pontificia® c avranno pet cid stesso una influenza sulla teologia: influenza di conte- ‘nuto ~ perch¢ i teologi svilupperanno a loro volta la dottrina papale - e influenza di forma — perché la modalita giuridica impregna sempre pid la riflessione teologica, Il riferimento ai canoni @ una anticipazione della ‘moderna referenza al «magistero» Tra i teologi ei canonisti, anche la teologia del concilio costituisce og- getto di tiflessione dal periodo carolingio fino alla fine del Medioevo. Diverse tendenze si affrontano in questo tra loro: in un primo tempo lin- fluenza papale ¢ quella del diritto romaro si esprimono tra i Decretist, che affermano la superiorita del papa sul concilio, poi, con la svolta del XV secolo, si fa sentire un'altra tendenza, che, in uno spirito polemico nei confronti dell'autorita pomtficia, afferma Vinfallibilita del concilio®. tp ts 2 Che Winns, 1276197 Smee eae ec ds relation ene Orit Os sen, HPT, 38 97, p19 Le pp 91190 tan uns aed coe cred Ce ‘theme oi Sac Nene Kose ri Sal Stamina ene TS Koen Romain afd th. 11 2d 8G Pave Cet dr mc to EE ont os oa hyp 2 2 Secon ee 2 Gt Sa, Die Kanade de tenichen Midler (47170, Sigh, adorn 1984, pp. 359-360. 7 i acer 90 meRaRD sespoce Il Grande Scisma d’Occidente rimette radicalmente in questione la superiorita del papa sul concilio. A partire dal momento in cui tre papi si disputano la Sede di Roma, ciascuno dei quali convinto della sua legit mita e del fatto che nessuna autorita superiore possa dimetterlo, come uscire dalla crisi? I! problema si pose anzitutto al concilio di Costanza, che prese una posizione conciliatorista moderata e circostanziata, ma che il concilio di Basilea radicalizz5, conferendogli il carattere di una dottrina universale. Il conciliatorismo venne condannato nel V concilio del Late- ano nel 1516". Nel clima di questa ctisi conciliatorista, venne suscitato un dibattito, trail 1378 e il 1449, sull'infallibiita del concilio ecumenico®. I vocabola- tio impiegato si presenta in modo diversificato: «incapace di tergiversa te», «incapace di deviare», «indefettibile» (indefectibilis), «infallibile> (én- fallibilis). Le qualificazioni dottrinali dell'affermazione variano anche a seconda dei vari autori: Giovanni di Ragusa ¢ alcuni teologi del concilio di Basilea ne fanno un articolo di fede; per altri si tratta di una «posizione indubitabile di tutti dottori»; Petro di Alliaco non la rtiene che una «pia opinione». Tra iteologi si contrappongono gli argomenti pro e contra. Gli avversa 11 adducono delle ragioni storiche (alcuni concili sono caduti nell'rrore), biblici (Le22, 32; Mr 18, 20) e soprattutto teologici. Come possono giusti ficare — quelli che invocano in favore dell'infallibilita'«spirazione> dello Spirito Santo -, che questi guidi dei sinodi manifestamente segnati dal peccato? Dialtra parte, i concili non possono pretendere di rappresentare la fede reale della Chiesa infalibile, perché non portano in sé la carta ¢ la santita dei cristian che sono la Chiesa Tfautori del nfallibilia conciliare sviluppano da parte loro cingue ar- gomenti principal: i concili sono infallibili a ragione dellinsegnamento della Scrittura (Me 28, 20; 18, 20; Gv 14, 16; 14, 26; 16, 12; Dr 17, 8-13; ecc.); a motivo della «ispirazione» dello Spirito Santo”, di cui sono i be- neficiari; perché sono la rappresentazione dell'infallibilita della Chiesa universal; in ragione delle conseguenze inaccettabili e assurde della tesi che li vorrebbe fallibili,einfine a causa dell'essenza stessa dell'ato di fede in quanto tale che, atrimenti, mancherebbe di un principio ultimo. Loggetto dell'infllibilita & espresso in maniera globale e concerne, seguendo i differenti autori, «cid che ® necessario alla salvezza», ala fede 1 La orn dona dl connor & waa prsetnt el Tp, 400406. Aisle sudo que question eo fata da FL. Sab, Tite und Theorien zum Kowel tom Begins dev groom Schima Vorhond der Reformation (13781300), Vetag ©. Keech, ‘rane Main 1883] quale meio ‘ ltemine deve ence compro con Pambiguth che ar Io career 1 BSTOSONE DELLA FEDE & APOLOGIA NEL MEDIOEVO 91 ¢ i riti dei sacrameativ, «le verita della fede e cid che @ necessario o utile peril governo della Chiesa», oppure «la fede © i costumin™. Questo del Vinfallibilita @ dunque un concetto assai ampio, che ingloba cid che oggi si chiamerebbe piuttosto indefertibilita. Tra le condizioni dell'infallibilita, alcuni hanno avanzato come necessaria l’unanimita del concilio, anche se per lo pit ci si & attestati sulla maggioranza. Da parte papale si aggiunge il necessario consenso della Sede di Roma. Lautorita dottrinale del papa 11 Medioevo anche l'epoca in cui, a partire dalla riforma gregoriana, si manifesta la prima centralizzazione pontificia nella Chiesa. L’autorita del paps si rafforze, non solo nei fatt, ma anche nella teoria. A questo riguardo, i Dictatus papae di Gregorio VII sono gia eloquenti”. Tre secoli pitt tardi, la Bolla Unamm Sanctam di Bonifacio VIII, del 1302, segna un vertice nellespressione del potere pontificio medievale, provocando pet cid stesso una reazione. Essa si conclude con questa affermazione peren: toria Dichiatiamo, affermiamo,stabiliamo che essere sottomessi al romano pontefice @, per ogni umana ereatura, necessatia per la salvezza™. II potete di giurisdizione & una realtd acquisita, Un’altra questione perd concerne la misura, lestensione e anche lin‘llibilita dell autorita dot nale del papa in materia di fede. I canonisti dei secoli xa e xmt non inse- sgnano I'infaliblita del papa, cla loro teologia su questo punto & molto lontana da quella furura del Vaticano I”. I ricordo dell’ «eresia» di papa Onorio sulla volontd umana del Cristo non & passato™. Cosi le prime at testazioni di una inerranza vengono riferte alla Sede di Roma (sedes) © non a colui che vi sta assiso (sedens): una affermazione corrente diceva che la Chiesa romana non ha mai errato nella fede, senza precisare perd in che cosa questo implicava il papa a titolo personale”. L'idea soggiacente é pertanto da comprendere nel senso globale di una indefertibilita. Allo stesso modo, uno dei grandi problemi del Medioevo sara quello di affer- % Sala coppia oe conti, it. pp. 427-428, © Gieulle. 3, me Dass 1B Meme, Orin of ap Infelay 1150130, Sad nthe concpts of nels Sore avi ond Trion ite Male Age Br, Lele 1982, 37 a Ghee 398 9 Cte Bb) Dun, ais Calis, V 190) col 338. CheP. Pas, ecaoie te comer didn in Le cnc tle eae ip a0, Ale wei laa apo ddd {allspresione Eide romana vata dela Chis lel dl ara o definsieme dela Chee tia? 92 pemnanD ses8008 ‘mare una eccezione al principio secondo il quale il papa non pud essere siudicato da nessuno (secondo una interpretazione di 1 Cor 2, 19). Tale sarebbe il caso in cut il papa si rendesse colpevole di eresia™ ¢ quello in cui cessasse d’essere papa T teologi del x11 secolo cominciano a sviluppare l'idea che il papa, da cui dipende il concilio, pud concludere senza errore e in modo definitivo i dibattiti doterinali. Tale @ la posizione, ad esempio di san Tommasi ‘Una nuova formulazione del Simbolo [..J appartiene colui che ha autorité per defini in ultima istenza cid che @ di fede, ¢ di definirla in tal modo che tutti debbano attenersi ad essa come a una fede inamovibile. Ora, il sovrana ponte fice che ha autorith per questo. [.. ft. Le 22, 32]. La ragione & che non deve cezzercl che tna sola fede in tuta ia Chiesa [.-) Una simile unita non potrebbe cezsere talvaguardate se una questione sollevata in materia di fede non potesse essere risolte da colui che presiede a tutta la Chiesa, in modo tale che tutta la (Chiesa osserv saldamente la sua sentenza II papa era in effetti colui che convocava, presiedeva © confermava i concili. Tommaso perd non adopera il termine infallibile che a proposito dell’adesione «all'insegnamento della Chiesa come a una regola infallibi- Je», San Bonaventura, «uno dei principali teologi della monarchia pa- pale nel xit secolo» ®, rimane, nella storia del'inallibili papale, una «fi- gura di transizione», La sua dottrina poteva condurre al'idea che, se la Chiesa universale non pud errare, nemmeno lo pud il suo capo. Tuttavia san Bonaventura non ha mai espresso questa conclusione"®. Alla fine del xu1 secolo e durante il x2v, la tesi dellinfllibilita tende a esprimersi in modo pit deciso, el contesto del confltto (sorprendente per noi) tra Giovanni XXII ¢ l'Ordine francescano, a proposito di tesi concer- nenti la poverta. Pietro Giovanni Oliv (1248-1298)™, francescano, él pri- mo ad affermare Vimpossibilita di errore del papa quando determina un punto della fede. II suo principale argomento @ il seguente: @ impossibile che Dio abbia donato a qualcuno piena autorita per tisolvere dei dubbi concerenti la fede e la legge divina, e poi gli abbia lasciato la possibilit di sbagliarsi®”. La motivazione congiunturale dell Olivi sembra essere stata di rilancio al decreto papale Exit di Nicola III (1279), che prendeva posizione Larsson ova nel Dato di Gras, di 0 6h. P, Pay, bp. 139. 1 § Fb Halles gat, 1 Th 93,23. 68. Conca, St Thomas Apuias nthe Tf ofthe Popa Magister, ingThe Thott, 38 1994), pp BL 10, "8 Concas, De Eg dent Auge 2 Pdague moderec, Ct, Pats 1970p 22 "BT Oris of Papal nalts p92 "8 Gin dad "Otel ep 22-24 1 Che Bisa, Oris of opal nai. ee, p16 esos INE DELLA FEDE E APOLOGIA NEL MEDIOEYO. 93 in favore delle tesi francescane, gia molto discusse, sulla poverta, Appare chiaro che i grandi difensori delinfalibiita pontificia dei secoli xm e xv non avevano Tintenzione di fondare Pautorita del papa regnante, ma, al contrario, di interdirgli di titornare sulle decisioni ptese dai suoi predeces- sori. Oliv intendeva di fatto porre una garanzia per Pavvenire. I dibattito riptese vigore, naturalmente, quando Giovanni XXII, papa di Avignone (1313-1334), revocd il decreto del suo predecessore, concer: nente la regola di vite dei francescani. Questi invocavano il carattere irre- formabile e infallible del documento di Nicola IIL, in. nome della loro imerpretazione del potere petrino delle chiavi e della «chiave della cono- scenam» (Lc L1, 52). Giovanni XXII si adombra per questa dottrina mantiene la differenza tra la chiave della conoscenza e quella del potere Tl conflitto & come rovesciato, poiché i francescani rivendicano peril papa tuna infallibilit& che questi rifiuta'. Guglielmo di Ockham (frate minore, morto ne 1350), si impegnera a sua volta con decisione nella via della rivendicazione dellinfallibilita del Papa contro il papa™. Egli si appella sempre alla distinzione delle due chiavi, quelle della conoscenza e del potere, e arriva a pensare che Gio: vanni XXIL, col suo contraddire Nicola IIT, é caduto nell’eresia, e percid non & pit papa. Guido Terreni (carmelitano, morto nel 1342), difensore del potere papa le, uilzza, prima del 1328, il termine infaltbile a viguardo del papa, ma questa volta con una intenzione favorevole l papa. La feritoia della sua riflessione éstretta perché Giovanni XXII ha condannato la tesi che i papi ppossiedono la «chiave dela conoscenza> ed eli vuole denunciare l'eeresia» dei francescani, Per lesercizio di questa infaliblita sono poste un certo ‘numero di condizioni, Anditutto il paps «non pud derogare a cid che & sta- to deciso dai concili in materia di fede o di costumi™. Il papa non bene- ficia del infalliblita che nel suo legame concreto con la Chiesa, quando definisce in nome della sua autorita papalee giudica per conchidere defini tivamente un dibattto vertente sulla fede. Eli personalizza alora l'nerran- 1a della Chiesa. Alla fine del Medioevo, questa dottrina ha preso corpo diviene maggioritaria, pur senza raccogliere Punanimita dei teologi. Per il ‘momento non ha ricevuto ancora alcuna formulazione dogmatica e il suo contesto resta molto lontano dalla preoccupazione del Vaticano I. 5 id, pp 171.206 $B Ty pada ci woe sini antpaple, eid, pp. 205.297, 1m [bid,p. 238 doves pase inal pro paper Ci. G Tom, Quetode magiterel ‘nfl roo pontic, BM, Wars, Manser 1986 BP, Leliolgi de coats media: Leama bs ones i 10. 2 Cie B Timer, Orit of Papa! ally. ch, pp. 247-248, Ce. Y. Conc, Be Elie de sin Augustin d Pipe modern, le pp. 24728, Pont ire satiate 94 nemuanp sespov TL. La CONsIDERAZIONE DI_NUOVI CONTENUTI DOTTRINALL Leevoluzione che il Medioevo visse nella sua ricerca dellintelligibilita della fede lo portd a interessarsi sempre pitt degli aspetti soggettivi di questa. I Padri greci contemplavano il misteritrnitario e crstologico sen 2a interrogarsi sul soggetto credente, Agostino aveva compiuto una svolta insieme spisituale, con le sue Confessiont, eteologica, con i dibattitiintra- presi sulla grazia e la liberta. Abbiamo visto la cura con cui il Medioevo ha continuato a riflettere su queste questioni @ ha cercato di portale a piena maturit8, Le complessit dell’anima credente sono divenute un og- geito teologico in cui lo sforzo di giustificare la razionalita della conoscen. za di fede & molto presente. Occorre dunque evocare brevemente tre ambiti che interessano pitt da vicino cid che si chiamerA pid tardi la teologia fondamentale: la conoscen- za di Dio, la teologia della rivelazione e quella dell'atto di fede e della sua comunicazione. Questi temi saranno affrontati con un riferimento previ legiato a san Tommaso d? Aquino, non solo perché ha esercitato in questo campo una durevole influenza teologica, ma anche perché ne ha condi zionato la problematica dogmatica fino al Vaticano I. 1, La conoscenza di Dio IndicacontbiblgraichesB. Gossuss, Foi et comnaiiance de Dies ax Moyen dze, Cet, ais 1974; PoUsstr, Une relectre du tat de Diew dans le Somme thologigue de saint Thomas, is whchives de Pilorophie, 38 (1979), pp. 339-59) Nell'epoca patrstica e nel Medioevo, scrive H. Bouillard, «quello che costituiva l'oggetto della teologia fondamentale non era una dottrina della rivelazione, ma la dottrina di Dio». C’@ anche un’altra differenza, da sottolineare tra queste due epoche. I Padri della Chiesa erano preoc- ccupati anzitutto di mostrare la compatibilita del mistero trinitario con Punitd divina ticonosciuta contemporaneamente dall’Antico Testa mento e dalla filosofia greca. Essi non sentivano alcun bisogno di ripcen- dete o di cristianizzare le prove dell’esistenza di Dio di mattice filo sofica. Al contrario, I] Medioevo intende fare spazio alle prove del Vesistenza di Dio, nel quadro della presentazione della sacra dottrina Questo sforzo, attestato da Anselmo di Canterbury a Tommaso d’ Aqui "© ME Bono, Vért da crime, DDB, Pais 98, p. 156 |. FSPOSIZIONE DELLA FEDE & APOLOGIA NEL MEDIOEVO 95) ‘no ¢ agli ultimi scolastici medievai,rientra nel loro progetto di fare della teologia una scienza rigorosa e di fondarla il pid possibile su dimostra: zioni facenti appello alla ragione, comune a tutti gli uomini, In questo senso, la questione di Dio 2 gid un problema di teologia fondamentale, Essa petd non & trattata come un preambolo alla fede, ma all’interno. dell'sposizione della fede. La «ceologia filosofica» rimane un capitolo della teologia. ‘Anselmo di Canterbury il primo ad aver elaborato una prova «unica» delesistenza di Dio, detta , noi possiamo perlomeno mostrare tutto «cid che non &, Tl gioco delle distinzioni fatte da san Tommaso tra le due conoscen- ze di Dio e l'affermazione fondamentale della possibilita di un discorso razionale su Dio sono delle acquisizioni definitive per la teologia. Sull'argomento, egli prepara il terreno dei grandi dibattti della filosofia dei Tempi moderni e condizionera la costituzione futura dei trattati di apologetica fino a guidare il concilio Vaticano I alla dogmatizzazione della possibilith della conoscenza di Dio mediante le forze naturali della ragione™. WS Tht g 2.038 1 Clip. 248265 11 ESHOSIZIONE DELLA FEE E AFOLOGIA NEL NEDIOEVO 97 2. La rivelazione Indicacion bibliegraficbes R. Laroune.ie, Teolops dell rivelaione, Citadel, Assist 199P sla ovlation dans Bart, patristigue, le scalstgue, Cerf, Pais 1974; fe. Biblio ‘praia generale, NelPepoce pattstica, la rivelazione non era oggetto di una considera. ione specifica. La sua idea andava da sé: Dio aveva parlato agli uomini per mezzo dei profeti ¢ in seguito nel suo Figlio Gest Cristo. Il termine stesso (apokalupsis) rinviava piuttosto a une letteratura particolare,I'apo- calitica. La teologia scolastica, nelle sue esposizioni dottrinali, non ne parla molto, anche se si trova con maggior frequenza nei commenti alla Scrittura enellariflessione sulla profezia: In effeti, oramai ci si pongono alcune questioni sulla natura e sulla modalita della tivelazione. Nel conci- lio del Laterano del 1215 si trova una prima espressione della teologia della rivelazione, pur senza il termine: (Questa santa Trine (.] ha rvelato al genere umano, per mezzo di Most, dei santiprofti e degli alti seria dotrina di savezza, secondo un piano perfeta mente ordinato nel corso dei tem Infne il Figlio unigenito di Dio Ges Crist, (..] manifestd pi chiaramente la via della vita, San Bonaventura definisce la rivelazione come latto mediante il quale Dio parla all'uomo, illuminandone lo spirito. Per lui «Rivelazione, parola, illuminazione sono termini interscambiabil» , Dio parla all’ uomo sia per ‘mezzo di segni, interiori o esterior, sia mediante una parola da lui ispira- ta, La rivelazione & necessaria all’ uomo perché sia illuminato divinamente nelle cose della salvezza ed essa si dispiega nel tempo e nella storia secon: do la progressione di una economia che va dai profet al Cristo, di rappresentazioni nei sensi, nellimmagin zione o nello sprito, che ne costituiscono come la materia, ¢ un giudizio (udiciura) apportato a loro riguardo, che & un effetto dell'illuminazione dello Spirito. Cid che qualifia il profeta,@Villuminazione che da forma senso per comprendere le rappresentazioni. Questa illuminazione «é-det- ta infusa, perché, per mezzo di essa, o spirito @ elevato al di sopra di cid che gli & naturales", Bonaventura distingue tre modi di rivelazione pro- 1 Das eon, 1 R Larousus, Tele dol elon, Citadel, Asi 1967, 16 12 Bounsoeruns, Comments ale Senter Id 23,22, 42,61 eo del alegum S. Bonen tore, Quaacet, Frenae 19281, p. 3 98 neRvARD sespovt fetica: quello sensibile, quello immaginativo ¢ quello intellettuale. Que- st ultimo @ ritenuto superiore agli altri due”. L’atto della rivelazione de- signa dunque V'lluminazione soggettiva che invade il profeta. L'insegna- mento del Cristo & anch’esso una illuminazione universale dell'umanita In san Bonaventura le due nozioni di rivelazione e di ispirazione si trova. no vicine. Per san Tommaso, la rivelazione & anzitutto una iniziativa di Dio in vista della salvezza dell'uomo. Dall inizio della Sommsa teologica, la rive lazione interviene come il principio che specifica la dottrina sacra delle altre scienze: «Fu necessario alla salvezza dell'uomo che vi fosse, al di fuori delle scienze filosofiche che la ragione umana scrata, una dottrina che procede dalla tivelazione divina». In effetti, Dio é il fine dell’uo- mo, ¢ cid che fa Poggetto della salvezza dell’ uomo supera infinitamente le possibilita della sua ragione. Questa stessa finalita salvifica rende uugualmente necessaria una rivelazione concernente le verita divine ac- cessibili di per s€ alla ragione: ‘Anche in rapporto« cid che la ragione era capace di raggiungere @ proposito di Dio, bisognava che lomo fosse istrto per divina rivelazione. In efet,rap- siungimento della verit su Dio ntraverso la ragione non awvenne che per un pic colo numero, tichiese molto tempo e timase mescolato a mol erori. [..] Era dunque necessario es voleva che lasalvezza fose procaraa agi uomin in modo pitt ordinario e pit certo, che questi fosseroistuiti da una rivelazione divina ™ Questa affersnazione ispicer’ un testo importante del concilio Vatica ‘no I sullo stesso tema" e colloca al suo giusto posto la possbilta radicale che Puomo he di arrivare alla conoscenza di Dio per mezzo della sua ta sione: & questa che gli consente di riconoscete la rivelazione, La rivelazione si inscrive in un lungo movimento storico progressivo, che procede per tappe succesive. Tommaso d’Aquino distingue tre gran- i tappe della rivelazione: la rivelazione fatta ad Abramo, che @ quella del Dio unico; la rivelazione fatta a Mosé, che & quella dellessenza divi- na; la rivelazione del Cristo, che é quella della Trinita. Il Cristo & al'ul- tima consumazione della grazia» e il suo tempo @ quello «della pienez- za» (Gal 4, 4), Per questo, coloro che si sono avvicinati di pitt a lui han- ‘no conosciuto maggiormente i misteri™, il che @ un modo di dire che il Cristo é la consumazione della rivelazione. La rivelazione assume dunque ‘numerose e differenti forme: diversita di personaggi, di processi, di conte- "2 eR Laroumse, Teno del reine, p67 Sie 1 Tb 2 Cle, pp. 297.251, ws Se gis, 1 BSPOSWZIONE DELLA FEDE APOLOGIA NEL MEDIOEVO 99 uti e di gradi, fino alla pienezza del Cristo. Infine, «la nostra fede si fon- da sulla rivelazione fatta agli apostoli e ai profetiv che hanno scritto i libri canonici”, San Tommaso analizza ugualmente il processo della rivelazione nella coscienza del profeta. Egli & molto attento al ato soggettivo e psicologic® della profezia. La profezia ¢ un carisma di conoscenza soprannaturale, gra zie al quale il profeta accede a delle verita che superano la portata del suo spitito e dal quale 2 istruito da Dio per il bene di tutta la comunita™. Questo carisma ha dungue una dimensione sociale, avendo per oggetto Finsegnamento all'umaniti di cid che & necessaro alla sua salvezza. Nel processo della profezia Tommaso distingue il momento della conoscenza © della scoperta e quello della parola o dell’annuncio, la dove il profeta utiliza i suoi propri doni per paslare. La Scrittura chiama veggenti i pro- feti, perché vedono cid che gli altri non vedono € quanto & avvolto dal rmistero®. Il dono della profezia include da una parte delle rappresenta zioni (species) e dal'stra una luce (lurzen), che consente di apportare un siudizio: Liclemento formale nella conoscenza profetca& la bce divna ed & dallunita di ‘questa hice che la profeciariceve last propria unit specifics, malgrado la diver sita degli opgeti che questa hice manifesta al profeta Come per Bonaventura, la profezia consiste dunque anzitutto in questa Iuce ¢ non nell’elemento rappresentativo. Questa luce «sopracleva» la luce naturale dellintlligenza ele dona accesso a cid che le sarchbe di per sé inaccessible. Questa «sopraelevazione» @ una ispirazione che apre a «una rivelazione, cio’ a una percezione delle realt divine» ™. Se il profetarice- ve delle rapprésentazioni senza luce, egli non @ profeta che in senso im- proprio. Al contratio, se riceve la luce senza rappresentazioni resta un autentico profeta. Egli pud operare un discernimento sulle rappresenta- ioni donate aun altro, o su quelle che ha ricevute nel suo spitito in modo naturale. Attraverso la mediazione del profeta, la rivelazione diviene dun- que paola di Dio, poiché parlare & manifestare a un altro il proprio pen- siero. E cid che Dio compie, ma in manicra analogica, in confronto con la comunicazione della parola tra due esseri umani. La tivelazione nella sto- ria non @ ancora che una conoscenza imperfetta, ma ha come suo fine condurre alla pienezza della contemplazione di Dio. 2 § Th Ing 1a 8 242m, 1 Cty J Te, Rechercher url thre dele propia Moyen Age 0s, ai, bau 182 27'8 Thee 9.17 O° Thi a3, ad Ot Tb 1 adn 100 sexnaRn sessove l In proposito, san Tommaso ha, anche in questo caso, posto i confini del terreno entro il quale si svolgeranno, fino al x1x e 1x secolo, i dibattti teologici sulla rivelazione. Il suo apporto pit decisivo concerne gli elemen- ti psicologici, dove annuncia le teorie future che situeranno la rivelazione ¢ l'ipirazione sul polo trascendentale della coscienza 3. La teologia della fede Indicaioni bibligraficher H. Lav, Die Lebere des bl. Thomas. Aguin vom der Ge. sheit des uberaturlcben Glaubens, Fists, Augsburg 1923; A. 10.2, Glnbenignade w Gla bensict nach Thomas vA, Herder, Roma 1933; 8 Abn, Le jroblime de Caete de fos, Données tradtonnelles et ets de contrveres center. Wainy, Loweain 1945; ]. Ds Wols, La jusfiation de lft cher sant Thomas d Agua fle Pere Roussel, Uns Broclles Pas 1946; Dunoux, La pryoloie de efochetS. Thomat d'un, 1964; Cit, Tusoneto, LEpie see Hebres det ls tbiologi de la fot de aint Thoma ex concileVatca I in: Coane ne amare ote ers Pavoni. Regards nar l pire aux Habre, Médiasévres, Paris 1995, pp. 19°39, Alla rivelazione corsisponde la fede. Questa concezione, che sara for- temente sottolineata nei due concili del Vaticano, @ ia quella degli sco- lastici, che sono interessati non solo all’oggettivit del contenuto della fede e alla sua formulazione (la pistis dei Padri), ma anche alla forma che I'atto di fede prende nella soggettvita credente. Il primo a proporre tuna sintesi teologica sullatto di fede fu Guglielmo di Auxerre, all’inizio del xm secolo, ‘Anche Bonaventura propone una esatta corispondenza tra la rivela- zione e la fede, perché esse hanno lo stesso contenuto. Il dottore serali- co parla indifferentemente dell’«insegnamento della rivelazione» della verita della salvezza», della averit’ della fede e della Sacra Scrittura» Per lui ala fede nasce dalla fede congiunta della parola esteriore e della parola interiore, dall'insegnamento della predicazione che colpisce Porecchio ¢ dall’insegnamento dello Spirito Santo che parla al cuore in segreto.[..] La fede viene principalmente dall'audizione interiore, per ché il predicatore lavora invano se manca, dentro, “Iilluminazione del Maestro interiore”>”. Nella lunga esposizione della Somma teologica sulla fede (Ila-lae, 4, 116), ultima della sua carriera, san Tommaso non dedica che una sola questione allspetto oggettivo della fede (q, 1), mentre offre una tat tazione molto pit lunga sullatto interiore ed estetiore di fede (q. 2-3}; 1 fl emp in Kael Raber. 1 Rene, Te dl rian, cp 16 1 ESPOSIZIONE DELLA FEDE F APOLOGIA NEL MeDioEWO 101 sulla vietb di fede, che @ un altro modo di affrontare l'antropologia della fede, cioe il suo rapporto con la potenza dell’anima; sulla carit3; sugli es seri che sono soggetti della fede; sulle sue cause, in quanto la fede é una virti infusa da Dio; e infine sui doni, che ad essa si rapportano™, Nella teologia dell'atto di fede del Dottore angelico vanno postin ti: salto soprattutto due punti: da una parte, in rapporto a ogni realta sem plicemente umana, il suo sforz0 di sottolineare il carattere soprannaturale e trascendente cellatto di fede, cosa che si manifesta nel fatto che ne tra ta nel quadro delle virt infuse; e dallaltra la sua intenzione di situare Patto di fede ir. un orizzonte epistemologico umano, nei confronti del quale appaia givstificata. NelParticolazione tra questi due punti i vista si trova lutlizzazione della definizione della fede data in Eb 11,1: «La fede @ fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedo- no», San Tommaso commenta ampiamente questo testo nella sua «lettu 1a» dell epistola", ripresa poi nella Soma teologica 1 La fede & una qualita abituale (habitus) dello spirito «per la quale la vita eterna comincia in noi e che fa aderite lintelligenza a quello che non vede>. Essa & un dono soprannaturale che rende adatta e proporziona Pintelligenza umana alla beata conoscenza di Dio, e che costituisce una anticipazione della visione beatifica. Senza dubbio la fede rimane quella che proviene dall’ascolto (fides ex auditu) e non strappa 'uomo dalla co: noscenza discorsiva. Questa conoscenza tuttavia, per cost dite, non si pone a titolo dell’intrinseca evidenza, ma a ragione dellautorita di Dio che ri- vela e che & la Veriti prima: «Cid che c'é di formale nell’ato di fede @ la verita prima cos come 2 rivelata nelle Sacre Scritture e nell'insegnamento della Chiesa che procede dalla verita prima»'”. Ben inteso, nella trasmis- sione della fede, il Cristo gioca un ruolo essenziale, poiché secondo Min: texpretazione di Eb 12, 2 data da Tommaso, questi ¢ pid che d!'iniziatore (archégos) ¢ colui che la porta al suo compimento»: @ ’autore e il perfe- ionatore della fedex, e ne & Pautore perché Pha insegnata (cfr. Eb 1, 1; Go 1, 18) e Phasaputa imprimere nei cuori dei fedelis ed @ anche «perfe- ionatore» della fede, perch€ conferma la fede con i suoi miracolio le sue opere®*, Come la referenza al Cristo mostra, Paspetto esteriore della fede 1 Pec ques espotiine iit stuig dR Avner, Le poblome de Pace defo. Doder raion et at de sonore rene, Wey, Lean 190, pp ST "Ge, Ci Tas, Le ex bee don Le sot de Loi de at Thoma ou coe Vas fas Comme ne ere fener Papen Reged or Pp aut Hebews, Mestre, att 1993,pp 1935, aol quae pe, iP Th felon g 4.8 1). Th Mella, g 38 3. 0 Gh Coe Tiny pre Hebron. at cl 28, propos della Lats san Tem 102 nemuaxn sesx00# pper6 non 2 il solo a fondare ilsuo atto, ¢ non é sufficiente. La fede @ una viet teologale, cioé un dono interiore di Dio, una grazia, che interviene al uote dell facol unane¢rende queste capaci dt acedere adele vert inaccessibili senza di essa Ecco perché bisogna ammettere un‘altra caus, interiore questa volta, che muo- ve 'uomo ad aderire alle verita ci fede. {..] Quando aderisce alle verta di fede, Tuomo viene elevato al di sopra della sua natura; bisogna dungue che questo venga in lui per un principio soprannaturale che lo muove dal di dentro e che 2 Dio™, Questa grazia, Tommaso se la rappresenta come una luce infusa (lu- ‘men fide che rischiara V'intelligenza. Col passare del tempo sfumera lim: portanza e jl ruolo attribuito a questa luce, ma ne manterra i principio. 2. Nel Medioevo, si presentava la fede anche in un'altra maniera, in tiferimento all antico senso filosofico, che la situava tra la scienza e l'opi nione, La fede non & una scienza, poiché non si fonda sull'evidenza inter- na delle cose, ma non @ nemmeno una opinione, perché non é dubbia. B ‘una certezza portata su una realta non evidente. Ugo di San Vittore dice- vva: «La fede & una certezza concernente delle reat assenti, superiore al Topinione e inferiore alla scienza»'®, Allo stesso modo, dopo san ‘Tom maso ’Aquino, Gregorio di Rimini dira ancora: «Ogni assenso privo di evidenza € di dubbio @ una fede», In questo senso, il termine varri ‘ugualmente per le conclusioni teologiche, chiamate proposizioni di fede non perché appartengono ala rivelazione, ma perché dominio delle cono- scenze non evidenti per se stesse. Per via di questa reference noetica, il conceito di fede era dungue selativamente largo. ‘Tommaso d’Aquino insctive questa riflessione in questa tradizione. Riprendendo nella Sonenra In cefinizione della fede data da Eb 11, 1, so stiene che l'apostolo non ha fernito una definizione in forma della fede, ma gli clementi dai quali diventa possibile trarre una vera definizione della fede: La fede, che & un certo habitus, deve essere definita dal confronto del suo atto proprio col suo oggetto proprio. Ora, ato di fede [.] @ un atto di ntelligenza determinata a una sola rsoluziane soto il comando della volonti, Cost dunque Vatto di fede 2 ordinato sia all'oggetio della volonta che @il bene e il fine, sia allfoggetto delV'intelligenza che él vero, OP § Th Tales, 964.1. Su que eo ce Kec, Wie eres der Glebe seinen Grand ‘TaPy, @ (887), 99. 350-38, 5 Uo ot Su Urn: PL 176, 336 8) Gia de Laney Bolo Picenebre., cit, p 190. 0 $Tp lalla ge 1. ESPOSIZIOVE DELLA FEDE E APOLOGIA NEL MEDIOVO 103 Questa definizione richiama quella della Lettura della lettera agli Ebrei: «Credere 2 un aito delVintelligenza determinato da una sola parte soto il comando della volonti»™. L’atto di fede @ dunque situato in una doppia refetenza:all'inteligenza, perché il suo oggetto é la verita,e alla volonta, il cui fine & il possesso delle realta che la fede dona a sperare. La dualiti dell'ongetto e del fine converge nell'unita dei trascendentali del vero e del bene. La fede & la presenza iniziale delle realta sperate, ma & anche un argomento di cid che non é evidente. Questo consente di porte lo staruto epistemologico della fede: essa non & Scienza, poiché non & evidente per se stessa; ma pid di una opinione soggetta al dubbio, mediante un inter- vento giustficato e fondato della volonta, Se la virtd di fede e il suo habitus sono dei doni che concernono for malmente Vintelligenza, PAquinate non dimentica dungue il ruolo della volonta, che viene a supplite alla mancanza di evidenza dell’oggetto della fede e che aiuta lassenso. Perché ci sono dei casi in cui «!intelligenza aderisce a qualche cosa senza esservi pienamente portata dal suo ogget- to proprio, ma aderendo per scelta a una parte piuttosto che a un al: tray". La conoscenza di fede entra dunque nel quadzo generale della conoscenza, poiché sovente noi crediamo una cosa che non abbiamo vista, sulla testimonianza di un altro che riteniamo credibile. L’intell senza obbedisce allordine della volonta, per la semplice ragione che la volonta si fonda sul motivo dellautorita divina. Questa logica & anche quella degli stimoli divini che attisano alla fede, prima che questa sia divenuta una viet infusa. San Tommaso sié anche posto il problema della credibilita dellatto di fede, senza dubbio in termini meno acuti che non la teologia dei Tempi modemi, Egli pensa che esistano dei segni esteriori di credibili i miracoli e gli acgomenti razionali, che mostrano alta convenienza delle affermazioni della fede. Il ricorso ai miracoli occupa un posto importante per lui, in connessione con la sua teologia del miracolo, che ne sottolinea Ia trascendenza e Vorigine divina. Tuttavia ritiene che il miracolo aon & una condizione né necessaria né sufficiente della fede. La fede che si fon: da sui miracoli é una fede inferiore"®. Per Tommaso il miracolo @ una conferma: CColui che ctede ha un motive suiiciente che lo incuce a credere. Egli vi @indotto in effetti dallantorita dell nsegnamento divino, ce i miracoli hanno confermato, ancor pit dallspirazione interiore di Dio, che invita a credere © Che. Cam TsoRAD peo Hr a it 2 Me 87h Tals g had 16 Salquataqsctine ce Auer, Le proline de ate foi, st pp 64 6 STEadlan g 289,243, 104 semua sess00e a Ritroviamo qui, come in Bonaventura, a corrispondenca tra la testimo- nianza esteriore dellannuncio della parola di Dio e la grazia inteviore. Il mmiracolo non interviene che a titolo di conferma della testimonianza este- tore. La prova attraverso il miracolo non assume dungue che un ruolo secondo nel suo pensicro. L'istinto interiore della fede fa si che il creden. te si fondi su un dato divino, la verita stessa di Dio, superiore a ogni ra- gione umana. Nei confront della ragione questo sufficiente per giustfi- care 'eto di fede, L'appello ai segni esteriori di credibilita non eleva que: sti allo statuto di condizione normale dell'atto di fede", ‘Ancor pi che per i punti precedenti, il posto riservato qui al pensiero disan Tommaso si giustfica forse per l'influenza multisecolare esercitata sul pensiero teologico e sul dogma. «Gli interventi del magistero ecclesia stico {..] s insctivono del tutto naturalmente nel prolungamento del erat tato scolastico della fede cosi come @ stato messo a punto da san Tomma- so». I suo modo di utilizzare 'epistola agli Ebrei raccoglie «un corpus relativmente omogenco di versetti (dicta probantia)» che si sitrovera «nel Decreto sulla gustficazione del concilio di Trento (1547), prima di ritro varlo nel cap. II della Costituzione Dei Filius del conciio Vaticano T, dove costituisce la base scritturstica della definizione dogmatica della fede che segnera tanto l'analysis fidei fino al concilio Vaticano I>™. L'analisi futu- ra del’ato di fede si riferir in effetti spontaneamente alle sue pesizioni e si inscrivera entro i confini da lui tracciati. TI. L’apOLOGIA DELLA FEDE BIL DISCORSO CONTRO GLI ERETICI FI GENTILT La cristianitt medievale elabora la sua dotirina in funzione del suo mondo, tuttavia, lo si 2 notato, la preoceupazione della giustficazione della fede & gid presente nellimmenso sforzo di intelligibilita che attraver- sa questa epoca™. D'altra parte i dottori medievali si sono posti la do- manda sui mote i credible sulPacceso det sepia fede © in resto senso si sono impegnati in una apologia della fede. Essi dovevano iad anche tence conto delle ersie de loro tempo e di coloro che chis- ‘mavano con un termine generico gli «infedeli» e che comprendevano in- sic i una creda atl, deb de a ep 9 1 Sala queioned sapere ce tn Torna sneer Ie noun doctor sprite da gue ge A ii hunny Le fslone de Fc de cp > Gum rsa Lie ee Hebrew a Sy P20 © Girapm. ee 1376 I ESPOSIZIONE DELLA FEDE E APOLOGIA NEL MEDIOEVO 105 sieme gli eredi della sapienza razionale dei pazani, gli Ebrei, ancora pre- senti nella societ medievale, nonostante alcune esclusioni gia marcate, € infine i Musulmani, evidentemente sconosciutiall'epoca patristica, ma attivi e spesso minacciosi alle frontiere della ccistianita, mentze le loro fi losofie veicolavano il pensiero atistotelic. 1, I primi lineamenti di una apologia della fede Indicacon biblografche: h. Lan, Die Enfaleang des eoloetischen Pobloms in dr Scho asi des Milter, Herder, Fecbug 1962 J. San Tommaso — Vabbiamo visto ~ parla di una necessita della rivela zione in quello che concerne le veriti normalmente accessbil alla ragione naturale, al fine di evitare alla maggior parte degli uomini di cadere nel Vignoranza nellerrore. Su questo terreno ci sono dungue delle «ragioni veramente dimostrative apportate non agli articoli ma ai preamboli della fede (preambula fider»™ e che contribuiscono a condusre alla fede. Allo stesso modo, queste veri costituiscono un presupposto necessatio pet una clucidazione della fede, perché propongono i concerti e le conoscenze a partie dalle quali la comprensione dei misteri della fede pud essere espres- sa: «ci sono delle cose che si devono credere e che si possono provare dimo strativamente,[..] Questi punti sono i preamboliesigiti per la fede». La questione dei preamboli alla fede © degli «antecedenti della fede» (antecedentia fidei), secondo il linguaggio francescano, era al’ordine del giorno git prima di san Tommaso. Questi preamboli comprendevano contemporaneamente delle verita religiose fondamentali e dei dati etici naturalmente accessibili all’ uomo. Gli uni e gli altri erano dei presupposti necessati all'elaborazione di un discorso teologico ¢ avevand un doppio uolo, apologetico e speculativo™. Tra questi la prospettiva tomista in- sctive lesistenza di Dio, l'unith e l'immaterialta divina, la spiritualita ¢ Vimmortalita dellanima, la ibert® della voloata, Vunita sostanziale del corpo ¢ dell'anims ¢, in generale, le vrita fondamentali della morale. Ogni scuola elaborava cos) una lista di antecedenti della fede™ Per i misteti di fede propriamente dett, la chiarificazione funzioneta differentemente, con Paiuto dell’analogia della fede, dei paragoni, degli BED tee ze snl 5 5. leas, 3 ad 3m. Su queso pmo A Ln, Die Efalng de epelosicon Pee indShli state, Feb 92. 3839 acpi pet "BC, A Las, Die Balan de splgtiten Poon... 6 Th pp 108108 106 seenano sest00e argomenti di verosomiglianza, della coerenza interna, ecc. San Tommaso perd @ sempre attento ai possibili slttamenti di queste dimostrazioni. A proposito dellinizio del mondo, che egl ritiene essere un oggetto di fede enon di sapere, avverte: esa osservarione utile per evitae che, pretendendo di dimostrare cid che 2 STs anravenn sgomend non sigoon nse con Voli orenione ol Increduli di diainteressarsene,facendo loo suppotee che per ragion di questa tipo che credamo cid che édifede™, Inoltre 'apologia dovra risolvere le difficolta sollevate dagli avversari contro le affermazioni della fede, proponendo dei contro-argomenti™ 2, Liargomentazione attraverso le ragioni deve perd fondarsi anche sulle testimonianze della fede, Pet testimonianze si intendono dei motivi di cre- dibilta che restano esterni al contenuto stesso della fede, ma che funzio- ‘nano come segni sensibili in favore della sua veritA e come conferme che dispongono lo spiito a credere, II segno principale il miracolo. Allo stes- so modo si fa appelo alle profezie. Qui, ancora, i differenti teologi forni scono delle liste pitt 0 meno lunghe di motivi di credibil Questa preoccupazione peri segni esterni di credibilita & evidente nel: la nuova interpretazione della formula di 1 Pt 3,15, all'epoca spesso cita- ta: «Pronti sempre a rispondere (pros apologian) a chiunque vi domandi ragione della speranza che @ in voi». II testo, compreso dapprima come un invito alla giustficazione razionale del contenuto della fede, @ in segui to applicato alle testimonianze che rendono eredibile la rivelazione™. I siracoliintervengono qui in primo piano. 3. A questo si aggiunge la preoccupazione di elaborare delle prove della fede «in generale» (in universalt), vale a dire degli argomenti capaci di fondare la fede in se stessa la sua verit,il suo valore per la salvezza, usan- do ali argomenti che Pabbracciano nella sua globaliti. Guglielmo di Au: vvergne, allinizio del x11 secolo, @ un testimone di questa preoccupazione, orso in particolare ai miracoli®. Questo tipo di fede & quella det semplici, che non possono entrare nel dettaglio degli articoli: Pwomo sem- plice crede le stese cose dell'uomo sapiente, ma in un altro modo: crede in generale cid che il sapiente crede in particolare™, Distinzione questa STA L992 GA a ulnng ds plein Pet. © hp 5 ofa Pan 5 Oh basen. 1S Gam Nt, Self 2 Pat 99, fl 120 cf A Lam, Die ade ds seetichen Probe 1W- POSIZIONE DELLA FEDE & AROLOGIA NEL MEDIOEVO 107 che corrisponde alla differenza tra la giustficazione della fede «per mez 20 delle testimonianze ¢ «pet mezzo delle ragionin. Questa concezione viene cosi formalizzata da san Tommaso: “Le cove soe alla fede possono ester consiernc in due mod. Possono eer io nel cet, ea questo quad non possono essere vse ecredte nell ses so tempo [...]. Oppure sone considerate in generale, vale a dire sotto laspetto comune della credibilita, Allora esse sono viste da colui che crede; egli non crede- rebbe inf senon vedeste ce quest cone devono essere cedute,e questa iso. neha pr caus sia Tevidenza de sep si qualche cosa di analogo TIdotto non crede dunque i punt sottomess alla fede ma accessibilalla ragione, poiché li conosce con una scienza cera; semplice al contrario, al quale queste prove sono inaccessible crede in ragione dei segn’ ester Prosima a questa concerione dele giustficazione dela fede «in gene- tale» quella della efede implicit» ides impliita) o dalla fede indistin- tan, Si pense infti che i santi dell’ Antico Testamento abbiano avito implicamente la fede net Cristo, essendo data la fede espicta, dal Nuo- Allo stesso modo, i semplici di oggi possono avere una fede velata ¢ inscriea nella pratica dei sacramenti, Non & necessario esigere da esi una fede espicita nella totaita del contenuto della fede. E sufficient che co nnoscano le verta necessare alla salveza e che diano un assenso implicito al resto. Ritroviamo Idea di una fede «in genetale» di tutto cid che la Chiesa crede™, San Tommaso ad esempio dice: «Colai che exede che fa fede della Chiesa & vera, crede per cb te8s0implicitamente daseuno del punt che sono contenuti nella fede della Chiesa», Questo non dspensa dal credere splicitamentealeune veitaessenzali, come dice una dichia- razione minimalista di Innocenzo IV, secondo la quale ebasta ai semplict, ¢ forse a tut ilaici ™ credere ache Dio esistee che egl il remuneratore Gi tat lf uomiai che fanno il bene». Gli alti arco saranno czeduti implctamente, secondo cid che crede la fede della Chiesa. San Tom- smaso @ pit exigent er quelo che rguard le principal verti da credere, che sono gine di sia ciel emitanm comes ead reste Outs cle weit non sen a rededeeplicmente, ma slo in modo ipl Sito onc dispnibilta dllo spiro: si prot a credsre ato ci che © cont sto nla te Satu nS * oma creere eo coh “8 ang at an ° nig splices Prem ‘0 muse gun, bale pead gate isch dep wn ase i ie it ea, mge nee ieiara ea nore, Te"Gino da hs, Di Eales spate Pre, We S, Th, Halse, g- 2, 5. fs coca a 108 peevann sesso “La teologia medievale ha dunque posto importanti prospettive sui temi che divenceranno loggetto dell'apologetica dei tempi moderni 2. Il Medioevo di fronte ai suoi ereti ndicaconé bloga: rE et sai dans U Europe préindastriel, xe sites, Mouton co, Pata aye 1968: M.D. Lanner, Medieval Heresy. Popoar Movements from Bopomal Hie Armed, London 197%, CT Bexewour ).B. RUSSELL, Medios! Heres. A Biionaphy 19401979, Ponte of Medieval Sues, Toronto 1982; P. Vatu, Les cbétons Pnlons barat, Deslee, Pris V8; ML Reus, The tifluence of Prophey ithe later Middle ‘ager suc oachii, Univ. of Notte Dame Press, London 1993 Le eresie medievali Le etesie medievali sono del rutto differenti da quelle dell’antichita cristiana, Anzizutto non vertono pit, 0 praticamente pi, sui misteritrini- tario e cristologico, ma riguardano soprattutto la Chiesa e i sacrament evidenziando cost le grandi preoccupazioni del tempo. Tra le eresie si possono distinguere quelle popolari ele eresie o gl errori sapienti. Le ere Sie popolari - prendendo questo termine nella larga accezione pro {quel tempo ~ furono la conseguenza di personalita carismatiche che inse- gnavano un radicalismo evangelico ed entrarono in conflitto con una ge- rarchia giudicata insieme troppo clericale e troppo tollerante nei confron- {i dei preti indegni. Un importante movimento in questo senso fu il movi mento cataro, designato con un termine greco che significa i «purbr 0 i ‘eperieti». T capi di questo movimento erano ostli a ogni forma di media. “Hone nella Chiesa e mettevano in discussione i sacrament — soprattutto i ‘matrimonio, perché eseltavano una castta escatologica ~; volevano torna- te alla Chiesa primitiva e a un «ctistianesimo autentico»;insegnavano un poverta assoluta e un ascetismo rigoroso. Non si onfondevano perd con ii espizitalin. T catart comparvero nella seconda meta del xa secolo in diversi paesi dell'Europa occidentale, prima di essere localizzati, dalle fonti, nella regione di Albi (da cui il nome di Albigesi), € furono anche influenti nel nord Italia. Essi avevano rotto i legami con la Chiesa perché fitenevano che avesse tradito il Vangelo. Il loro movimenté conobbe un sgrande successo si diffuse largamente in Europa. Verso il 1174-1176 si fenne anche un «concilio cataro», a Saint-Félix di Caraman, Il catari smo poneva alla Chiesa un problema evidente, davanti al quale essa reagi tale, con un rigore spietato, senza ottenere peraltro dei veri risulat Ch A Vai, Hise dein, W, Desc, Pts 1999, 46. 11 SPOSWZIONE DELLA FEDE € APOLOGIA NEL MEDIOSVO 109) Alli movimenti di tipo evangelico si manifestarono nella stessa epoce, in particolare quello det Valdesi, dal nome di un mercante lonese, Betso Valdo 0 Valdesto (Valdesius) "A seguito di una conversione petsonale cali si fece tradurre i vangeli in lingua volgare e comincid a predicate pet le strade, presto seguito da un gruppo di discepoli. Il conflitto con la ge rarchia del tempo sorse dal fatto che i laici non avevano il dirtto di pre dicare, secondo una disposizione del Decreto di Graziano. Il contlitto si inaspri progressivamente € giunse alla rottura: Valdo non si sottomise quando gli venne ritirata la sua provvisoria autorizzazione a predicare. Fu scomunicato € poi condannato come eretico nel 1184, Un movimento analogo nacque a Milano, dove i membri laici presero il nome di Umeiliat, Essi vennero pet un certo tempo scomunicati, poi riconciliati da Innocen 20 IIT, Nel caso dei Valdesi e degli Umiliti non si tratta di eresie nel sen- so modemo, ma piuttosto di attitudine scismatica, poiché niente nel loro comportamento li separava dall'ortodossia dottrinale™ Le altre eresie medieval furono pitt precisamente degli errori teologici dotti, vertenti su un punto di dottrina dibattuto nell: scuole. Esse non avevano per nulla lo stesso impatto ecclesiologico e sociale. A loro riguar- do, le universitt potevano stipulare un atto sotto forma di censure e i papi agirono in modo puntuale, con la condanna di certe proposizioni oppure a domanda di sottoscrivere una confessione di fede: fu questo il caso di Berengatio, di Abelardo, di Gilberto Porretano, i Pier Lombardo. inguisizione Al servizio della difesa e dela regolazione della fede, il xm secolo ha fatto ticorso alla violenza fisica. Senza dubbio quest’epoca vedeva cresce- re la dissidenza religiosa in particolare con i catari Abbiges, e contro di cssi, nel 1209, fu ntrapresa una crociata, «La novita non tisiede nella vio- Jenza, a cui spesso si era gid fatto ricorso contro gli errantinelPxre nel x1 secolo, ma nell'uso consapevole ¢ sistematico di questa di fronte a certe categorie di persone, con la tutela della societae la mediazione delle ist- tuzioni implicate sul piano politico, giudiziario e sociale». In una socie- 12 istituzionalmente cristiana, la devianza eretica era considerata anche come un problema di ordine pubblico. La Chiesa e lo Stato si unirono dungue nella repressione. Dal x1 secolo la pena di morte sul rogo era in ‘uso contro gli eretici ostinati, perché I'eresia era assimata alla stregone 9M Cf pp. 386, Sa gia ie movin A Vac, ioe du tems Vc, pp. 4472 a ine mi eto A, Vict, Hie du diiron, Vit p. #20 iferendod» RE Moo 110 asexano sesaoue tia, Leresia catara fu loccasione di una decisione papale di Lucio IIL (1181-1185), ripresa dal IV concilio del Laterano (1215) e da Gregorio IX (1227-1241). IV concilio del Laterano cosi si esprimeva Scomunichiamo e colpiam con anatema ogni eresia che si erge contro la santa, lortodossa e cattlica fede [..J. Condanniamo tutti gli eretici, sotto qualungue ‘nome si presentino, esi hanno facce diverse, ma le loro code sono strertamente ggroviliate perché nella falsita sono eguali. Gli eretici condannati siano abban- ddonati alle autorta secolario ai loro funzionari per essere puniti con pene ade uate La pericolosa soglia, che venne superata, ¢ quella del passaggio da pene spitituali ~ la scomunica — a pene temporali di vario tipo: degradazione peril clero; confisca dei beni; incapacita di esercitare qualsiasi funzione nella societa; messa al bando; rfiuto della sepoltura cristiana. Sifaceva un dovere ai vescovi di ticercare e punire gli eretici e di consegnate i colpe- voli al braccio secolareaffinché ricevessero la punizione richiesta oi «rat tamento meritaton (animadversio debita). Tutti coloro che li sostenevano, accordavano loro rifugio o si mostravano troppo deboli nella repressione, venivano ugualmente puniti con sanzioni, Gregorio IX trail 1231 e il 1233 institut formalmente 'Inquisizione, tuibunale incaricato specialmente di combattere l'eresia e ne integr® la procedura nel diritto canonico. Egli mantenne il supplizio del fuoco e le altre pene in una costituzione del 1231. Affid® principalmente ai reigiosi mendicanti (Domenicani e Francescani) l'inquisizione, che divenne pro gressivamente un tribunale autonomo. Sotto il suo pontificato, V'inguisi- ione fu attiva in Francia, i Ttalia, in Spagna, in Germania, nei Paesi Bassi e si rese responsabile di numerose esecuzioni al rogo. L'Inquisizione si estendeva anche nei confronti dei crimini di sacrilegio, di bestemmia, di sodomia, di magia, di stregoneria ¢ di alchimia, I diritti dela difesa furo: no sempre pit violat: era lo stesso sospettato di eresia, dopo esser stato incarcerato e privato di un avwocato, a dover dare la prova della sua inno. cenza. La delazione poi era incoraggiata. 'interrogatorio aveva come sco- po quello di ottenere la confessione di eresia, Nel 1252, il papa Innocen- 20 IV autorizzd la tortura come mezzo di prova. Le pene erano limprigio- namento etalvolta la reclusione a vita I «recidivi> venivano condannati alla pena di morte attraverso il fuoco, pena eseguita dal braccio secolare. Cif difficile comprendere come la preoccupazione di conservate intat- to il deposito della fede abbia potuto condurre a una tale disumanita ¢ a tali eccessi di ingiustizia e di crudelta. Si tratta di un grave abuso di un 2 Deg rei, COD p23. 1 zsrosmiowe DELLA PEE B AFOLOGIA NEL MeeDIoEvO LLL potere totalitario, condiviso tra la Chiesa elo Stato. C’8 da notare che Tin: sieme della societd dell'epoce riteneva che le questioni di fede dovessero venir regolate all’occorrenza con la violenza fisica ela morte. Essa conce: piva anche I'unita politica e religiosa come una uniformita Si voleva in staurare «una societd cristiana perfetta sotto la guida di un capo unico, i papa>'”. Molti inquisitori avevano di mira la conversione del colpevole, attraverso la sua confessione. San Tommaso stesso, convinto che non si possa costringere un infedele alla fede con la forza, pensa al contrario che si possa fisicamente forzare gli eretici e gli apostati «a compiere cid che hanno promesso e a conservare la fede che hanno abbracciata una volta per tutte». Questa convinzione restera diffusa fino al tempo della Rifor mac rende ragione della violenza delle guerre di religione che la seguiran: ‘no, Nel suo insieme, 'epoca patristica, anche se poco tenera nei confronti della deviazione eretica, aveva ignorato questo tipo di pene, salvo quella dell’esilio per i vescovi condannati Discorsi e censure contro gli eretici Nel Medioevo non sono state dimenticate le eresie che avevano segna- to Pantichit’ cristiana. La loro confutazione é perd normalmente integra- ta nella dottrina sacra. Ugualmente, si coscienti delle loro possbili so- pravvivenze nelle eresie e negli errori del presente. Nella Somimia teolog ca, san Tommaso abbozza ura rflessione sulle condizioni della discussio ne in materia di fede: con gli eretici si pud discutere «utilizzando un art col di fede per combate coloro che ne hanno un lrom, acon Vn credulo «& possibile solo confutare le ragioni che egli potrebbe opporre corees agi eli pe pe Queste alfermazioni restano nell'ordine dei principi. Concretamente, la lotta contro le opinioni e-ronee o giudicate eretiche passa attraverso Vapplicazione di graduali censure. Le Facolta di teologia le mettono a punto per prime, ma il magistero romano adotteri questo sistema, gid nel Medioevo ¢ ancor pitt nei secoli xvit ¢ xvit2®. Le condanne dottrinali prendono in considerazione due parametri principali: Ia dimensione spe- culativa dell'errore e la sua portata pastorale. La censura @ espressa con tendenti a qualificere con la maggior precisione possibile delle proposizioni formulate in modo lapidario. La qualifica pitt grave & © A. Yau, Hie dh ito, Vet p. 82 1S Th lledla, 0,08 m§ Tha hat 2 i i719 Un bo senpo ne hn 29 a cond Pag aro 1217 Chee qua panto NEI, Leen on je Remarc ur erent Soe rere, Htdopla Nepal 193, 106 ce eae docametane aa cour el Medes, 112 evanp sest008 quella di eresia, L’annotazione di errore per® domina, dando anche luogo 1 molteplici sfumature: «falso, improprio, ridicolo, assurdo, opposto ai principi dei filosofi pagani, temerario» 0, ancora, «falso, certi punti sono fretic,elcuni dubbi al siguardo della fede, aleuni da mettere alla gogna», ‘9, ancora, «errore concernente la fede, opposto all'opinione comune». Ockham fara la prima dissertazione sulle note teologiche’”, distinguendo diversi generi di verita, e quindi di errori:lerrore principale contraddice i soli punti contenuti nella Sacra Scrittura, per rivelazione esplicita o im- plicita, e deve essere chiamato eresia; allultimo grado ’é un errore che contraddice una vert dedotta dalla Sacra Scrittura o dala verita aposto lica non consegnata nelle Scritture. Questo errore cha sentore deresian (sapit baeresin), serza essere formalmente eretico, Ockham pone dungue chiaramente la distinzione tra leresia che si oppone a una veri divina e Verrore che si oppone a una verita di «fede solamente ecclesiastica». II discernimento perd della linea di frontiera trai due terreni resta fluttuan: te, data Pampiczza del concetto di «rivelazione implicita» ¢ il numero cre- scente di conclusioni teologiche, la cui negazione era giudicata come un errore dottrinale. Sulla questione delle censure, il Medioevo non fa che innescare un movimento destinato a un fiorente avvenire. 3, 1 «Gentilin del Medioevo 11 Medicevo non @ rimasto insensibile allincredulit I suo concetto di infedeli anch'esso molto inglobante. Git sant’ Anselmo, nella sua esposi zione della dottrina cristina, aveva la preoccupazione di rispondere alle obiezioni di quelli di fuori. Tra questi infedeli ci sono i pagani o gli eredi del paganesimo intellettuale dell’antichit’, ci sono anche i Giudei ¢ i ‘Musulmani, questi ultimi non-considerati pid solamente come pagani Questi infedeli ritengono che il mistero dell’incarnazione, cosi come la motte in croce del Cristo, coffenda e oltraggi Dio». L'impegno teologico mira dunque a convertnli™, San Tommaso avevd scritto, molto prima della Somma teologica, una Somma contro i Gentili (trail 1258 e il 1264), che procede in tutt’altro modo. Chi sono questi «gentili? Si era creduto per molto tempo, sulla scia di un testo apocrifo di Pietro Marsili, che si trattasse di un’opera ‘missionatia, una specie di manule destinato ai domenicani destinati ad 6 Ibid, p87 di cu seguo atpomeracione 5 Gucibans o1 Ona Disoe ale dyn popale orgl, oil acute ALC, Brampton, Careadon Pres, Oxford 1931 Cle B Nev, Leer ef on ues cp. 57-9 "5 Cle i Rogue nodosa al ede francese Sl Car Bes Boma SC 81) 190, p. 69.74, 11 ESOSIZIONE DELLA FEDE E APOLUGIA NL sue 113)