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Simonne Jacquemard

PITAGORA E L'ARMONIA DELLE SFERE


La Magna Grecia, i numeri e la filosofia
Traduzione di Gaia Panfili
DONZELLI EDITORE
PITAGORA
Indice
Titolo originale: Pythagore et l'harmonie des sphres 2004 ditions du Seuil
Questo volume stato realizzato con un contributo della Provincia di Crotone
2006 Donzelli editore, Roma
Via Mentana 2b
INTERNET www.donzelli.it
E-MAIL editore@donzelli.it
ISBN 88-6036-034-X
p.
3
Ritratto del maestro in spiaggia
9
Alla scoperta dei luoghi dove si insedier la Comunit
18
I. Una vita esemplare
109
il. I compagni al lavoro
149
iii. Il tempo delle dissonanze
Appendici
195
Perle di saggezza dai pitagorici
199
I filosofi successori di Pitagora
205
La comunit pitagorica: un modello
209
Fonti di Giamblico
211
Alcune date sui principali commentatori citati
213
Opere dei pitagorici

Pitagora e l'armonia delle sfere


PITAGORA
Ritratto del maestro in spiaggia
Quest'uomo cos singolare, un simbolo vivente, che tanto ha fatto parlare di s ne
l corso dei secoli dando vita agli aneddoti pi contraddittori, bello come il dio
che venera1, l'Apollo delfico... eccolo che avanza sulla spiaggia nel vento fres
co del mattino.
Da dove arriva? Da Sibari, dove sbarcato ieri - o ieri l'altro? - proveniente
da Samo, la sua isola natale. Sibari che troneggia sulle rive di un largo fiume,
il Crati, le cui acque in primavera a volte tracimano, dominata da alte vette i
nnevate. In seno alla baia che la protegge dalle tempeste, Sibari e la sua opule
nza ostentata, cos irritante per gli armatori del Pireo ma non per quelli di Mile
to, sua complice. Sibari che risplende di tutto il suo fascino inebriante, equiv
oco.
E esattamente l che bisogna insediarsi. Analoga considerazione ha fatto il fond
atore di Crotone, Miscello, dopo aver rigorosamente consultato la Pizia, la qual
e si mostrata favorevole alla creazione di una nuova colonia. Ahilui, stato prec
eduto da Sibari, o meglio dagli immigrati che l'hanno costruita, gli stessi che
la sorte relega a Crotone.
E cos stato giocoforza accontentarsi delle rive pi scoperte della costa, da cui
si dipartono diversi promontori. Unico

1 Porfirio, Vita di Pitagora: Quando Pitagora sbarc in Italia e si stabil a C


rotone, sostiene Dicearco, i cittadini di Crotone capirono di avere a che fare c
on un uomo che aveva viaggiato molto, un uomo eccezionale, che doveva la sua for
tuna anche a molteplici pregi fisici: era di nobile aspetto e di portamento slan
ciato, e dalla sua voce, dal carattere e da tutta la sua persona emanavano una g
razia e una bellezza infinite.
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Jacquemard, Pitagora
vantaggio, ma tutt'altro che trascurabile: a Sibari imperversa la malaria, prove
niente dalle paludi circostanti. Mentre, nel punto in cui devono innalzarsi le m
ura di Crotone, l'aria salubre. Talmente salubre che l nel volgere di breve tempo
sorta una scuola di atleti, che poi avrebbe inviato ai giochi di Olimpia concor
renti destinati a tornare coperti di gloria, come accaduto di frequente.
Avanza, quindi, l'uomo vestito di lino bianco come tutti gli iniziati, dando l
e spalle alla citt che si vanta di accogliere mille volutt e dubbi piaceri. Ha qua
lche rimpianto, perch il posto davvero splendido. Salici a profusione, pioppi, on
tani che costeggiano le rive dove scorre il fiume impetuoso simile a un toro che
parte alla carica - lo stesso toro impresso sulle monete -, la fertilissima pia
nura che si snoda nell'entroterra, in direzione dei porti situati sull'altro mar
e, a Lao e Posidonia, e soprattutto i boschi frondosi della Sila l vicino, i cui
contorni selvaggi si elevano al cielo verso sud. Tante meraviglie mozzafiato con
feriscono a quei luoghi un richiamo assolutamente magico.
Alle magie di ogni tipo Pitagora di Samo, sebbene diffidente, particolarmente
sensibile. Nel corso dei suoi vagabondaggi in tutto il mondo ha incontrato schie
re di personaggi che con l'Invisibile avevano una frequentazione quotidiana. Per
si considera indenne alle diverse superstizioni presenti a Creta, in Caldea, a M
enfi, in Mesopotamia o anche a Efeso. Arriva per creare un universo tutto suo, c
he nascer dall'insieme delle scoperte gi fatte sin dalle epoche pi remote, e soprat
tutto dalle scoperte a venire.
Il mare rumoreggia, coprendo a malapena il rombo dei muli e dei cavalli al tro
tto. Tra Sibari e Crotone ci sono due giornate di viaggio, con una sosta di una
notte intorno ai fal che nelle tenebre tengono a distanza i lupi scesi dalla Sila
o, pi raramente, un orso. L'odore dei cani che accompagnano la carovana e quello
dei viveri (pesci appena estratti dalle reti, agnelli immolati all'alba) attira
no, infatti, le bestie carnivore.
Ritratto del maestro in spiaggia
Pitagora sceso da cavallo senza fretta, per esaminare pi da vicino le tracce di u
na creatura che ha vagato sulla spiaggia tra i cardi blu e i cespugli di antemid
e. L'impronta, nitida come i disegni di una moneta, proprio quella di una volpe.
Raccoglie le piume di un uccello (un'upupa, un'albanella, una gru?) che forse h
a svernato dalle parti dei santuari sul limitare del deserto e del Nilo. Annusa
con curiosit piena di rispetto. Il volo probabilmente il privilegio supremo, che
importante acquisire prima di ogni altra cosa. Abari, Aristea e l'intero gruppo
degli Iperborei che ogni inverno raggiungono Apollo, il quale per tre mesi abban
dona Delfi lasciando al suo posto il fratello Dioniso come un'immagine inversa d
i s, conoscono quella libert senza pari. La giumenta scalpita guardando sfilare le
mule cariche di nasse, coperte, armi, teloni, cordame. E una delle giumente a c
ui hanno insegnato - con un addestramento del tutto particolare di cui i Sibarit
i detengono il segreto - un modo di incedere in cui i garretti molto alti si sol
levano con eleganza quando riecheggiano le siringhe, i flauti e i cimbali. Non h
a il portamento un po' dinoccolato dei cavalli siriani, in grado di trainare i c
arri. Il mantello ha il colore della sabbia bagnata, e la folta criniera esalta
il bel pettorale. Di struttura leggermente massiccia, capace di lanciarsi in fug
he selvagge.
Pitagora l'ha scelta per lo sguardo. Il suo ha la stessa intensit. Chi sei?..., c
hiede lei, chiede lui a ogni creatura che incontrano, alle stelle come ai tirann
i che distruggono e ricostruiscono senza sosta il mondo a loro piacimento, colpe
ndo con le sciabole loro simili, sordi perfino ai gemiti.

Per questo Pitagora ha lasciato Samo. Per questo si separa da Policrate, che n
deve fronteggiare nessuna opposizione, nessuna divergenza d'orientamenti. Tut
il contrario dell'uomo che ora comanda su Atene, l'irriducibile Pisistrato, c
ha il solo merito di abbellire la polis per eccellenza e di favorire l'orfism
retaggio di Orfeo. Policrate diffidente fino al midollo. Certo, ha fatto veni
Democede, il celebre medico di Crotone; certo,

on
to
he
o,
re

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Jacquemard, Pitagora
accoglie i compositori di poemi grazie ai quali il suo nome dovrebbe rifulgere n
ei secoli. Ma dei censori, degli studiosi disinteressati amanti del bello, del v
ero, dell'incommensurabile ordine del mondo lui non si cura, li rifugge perfino.
Nessuna accoglienza, quindi, per l'austero avventuriero reduce dai confini del
mondo, colmo di saggezza e di parole straniere, di tesori in cui domina e abbond
a la riflessione. Per l'ironico tiranno di Samo, Pitagora solo un pericoloso man
ipolatore di idee che semina confusione. Spinto dal disprezzo, lo emargina. Ma p
otrebbe arrivare anche a imprigionarlo, a infliggergli addirittura un'esecuzione
sommaria. Democede ha confermato. Quello stesso Democede che ha vantato al filos
ofo errante i solidi meriti di Crotone, citt propizia a ogni sorta di attivit temer
aria che si nutra dell'enthousiasmos, senza il quale gli uomini non sarebbero de
gni di godere dell'appoggio degli di.
La lettera indirizzata a un eminente personaggio della Scuola di medicina dove
Alcmeone, ancora giovanissimo, comincia a mettersi in luce, Pitagora ce l'ha co
n s. L'aiuto di Democede gli sar prezioso. In una febbrile discussione durata tutt
a la notte, peraltro, Democede ha annunciato che ben presto raggiunger la Comunit
di cui Pitagora gli ha dato notizia e indicato i princpi.
L'ora si avvicina, e con essa l'alta marea. A Sibari le alluvioni contrastano
l'avanzata delle acque, ma qui le onde si alzano e si abbattono con fragore. Vol
teggia uno stormo di gavine che avanzano dal promontorio su cui vigila un tempio
dedicato a Era, tributo reso in quella solitudine alla Grande Madre signora dei
vivi e dei morti.
Annusando il vento, la schiuma, le nuvole basse che annunciano tempesta, Pitag
ora, con lo slancio di un giovane dal corpo gagliardo pazientemente addomesticat
o all'obbedienza, rimonta agile in sella alla giumenta che non recalcitra mai, n
eanche lei, davanti allo sforzo.
Un giovane? Sono passati una cinquantina d'anni da quando Pithaide, sua madre,
l'ha messo al mondo, subito dopo che l'oRitratto del maestro in spiaggia
racolo di Delfi (il nome stesso di Pitagora deriva dal dio pizio) ha concesso an
cora una volta i suoi servigi ai genitori. Un destino fuori dal comune, cos era s
tato annunciato. Stava a lui, dotato di una tale bellezza, non deludere gli Immo
rtali2.
E come avrebbe potuto? L'ammirazione degli altri, inopportuna e pericolosa, gi
una risposta. Ammirazione prima di tutto per il suo aspetto, poi per il personag
gio, che si forgia e deve primeggiare senza sosta. Ma senza dimenticare il meden
agan, il rispetto di s e dei propri limiti. Quando si guarda nello specchio dei
fiumi e dei laghi, Pitagora vede un uomo alto, dal portamento privo di arroganza
ma non svigorito, l'aria al tempo stesso sincera e riservata. L'et non gli diseg
na rughe n i pietosi segni dell'infiacchimento. Le sopracciglia, i capelli folti
sono ancora di quel biondo cenere tipico dei Dori. Li porta lunghi e legati all'
in-dietro, come si vede sulla moneta di Caulonia, vicina di Crotone, in cui si s
taglia un Apollo nudo ed eretto nelle sue funzioni di purificatore3. Purificare, i
nfatti, il primo dettame imposto da Zeus al citaredo divino, all'arciere che ucc

ise il serpente Pitone, la drakaina, e che per prima cosa si purific di quell'ass
assinio da cui in seguito l'umanit avrebbe tratto giovamento. Strano paradosso!
E proprio in vista del tempio ad Apollo Halios, i cui colonnati torreggiano su
l promontorio lontano, che la truppa di cavalieri far sosta quella notte assieme
alla carovana di Pitagora.
Non ridere, sorridere solo con parsimonia, perch il destino umano porta pi lutti
che lieti eventi. Questo insegna Orfeo attraverso il monito del soma sema, un m
onito nient'affatto
2 Clemente Alessandrino, Stromata: Secondo Ippoboto, Pitagora, figlio di Mn
esarco, era originario di Samo; secondo Aristosseno di Taranto e le sue Vite di P
itagora,
Archita e Senofilo, nonch secondo Aristarco e Teopompo, era tirrenico, e secondo
Neante o siriano o di Tiro. La maggior parte degli autori ritiene, quindi, che P
itagora
abbia origini barbare.
3 Giamblico, Vita pitagorica, ed. it. a cura di M. Giangiulio, Bur, Milano
2001, pp.
129, 131: Ed erano molte le persone che in molti luoghi lo salutavano quale "il c
hiomato di Samo" [...] lo consideravano alla stregua di un dio e ne diffondevano
il nome
per ogni dove.

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Jacquemard, Pitagora
PITAGORA

lugubre visto che, se il corpo una tomba, compito di ognuno evaderne. In realt, p
er Pitagora tutto iniziato nella Tracia votata a Dioniso e patria di Orfeo.
La pioggia sferzer la riva sulla quale si posato un airone cinerino? Scruta l'
orizzonte il futuro Maestro verso il quale accorreranno stuoli di discepoli venu
ti da Argo o Cizico, da Siracusa o Corinto. Il vento sussurra. Non forse questa
la musica essenziale? Quella di cui Orfeo si serve per guarire i corpi e le anim
e, per comandare gli elementi, come il dio che diventato. Come il dio che tutti
gli uomini devono diventare, una volta iniziati alla loro natura. Musica del ven
to. Musica delle sfere che turbinano nella loro gigantesca estensione, nella lor
o stupefacente gravit, nella loro radiosa leggerezza. Simili a libellule verdi so
pra un corso d'acqua. Quelle stesse sfere celesti emetterebbero forse ciascuna u
n suono particolare, accordate tra loro con la stessa precisione delle note emes
se dalla lira e dalla cetra?
Freme Pitagora di Samo, di fronte a quel che i mortali devono ancora comprend
ere su quanto vedono e intuiscono. A differenza di Orfeo, infatti, Pitagora ha m
aturato l'idea in seguito agli insegnamenti ricevuti durante le sue lunghe pereg
rinazioni: gli uomini non devono guardare a una patria mitica, originaria, ossia
le isole dei Beati. Sta a loro risolvere gli enigmi che proliferano, sta a loro
rispondere alle domande che l'Universo pone senza requie. Questo il vero destin
o, questo il gioco di specchi al quale, tramite gli di, sono invitati.
Alla scoperta dei luoghi dove si insedier la Comunit
Non ci si pu avventurare nella descrizione, nella storia di Crotone senza parl
are di Sibari, la citt gemella fondata un anno prima, verso il 710 a.C. Entrambe
nascono su iniziativa dei coloni venuti dal Peloponneso, per l'esattezza dall'Ac

aia, presumibilmente Dori, cui si uniscono alcuni abitanti di Trezene.


La citt di Sibari, in origine cinta da palizzate e torri d'awi-stamento, pi tar
di da mura per via dei continui attacchi delle popolazioni locali e dello sbarco
notturno di pirati, sorge un po' distante dal fiume ma senza un vero e proprio
porto, visto che le acque del golfo rimangono basse a causa delle alluvioni prov
ocate da diversi fiumi e torrenti di montagna, tra cui il Sibari e il Crati. Per
possibile tirare facilmente in secco imbarcazioni di ogni dimensione.
Paesaggi incantevoli, un'armoniosa distribuzione delle montagne che corrono l
ungo la costa verso Siri e Metaponto, e poi, a destra, il lungo fiume dietro il
quale si erge il compattissimo massiccio della Sila con i suoi bordi irti di bos
chi, massiccio che a circa duemila metri, assieme ai suoi vasti laghi, culmina i
n un intrico di aceri, frassini, pini neri, carpini e soprattutto faggi imponent
i, da cui si ricava il legno per la costruzione delle navi e delle impalcature d
elle case. Lass la neve si scioglie solo in giugno.
Sullo sfondo, in un punto vasto e assai spoglio, serpeggiano i fiumi che con
le loro inondazioni hanno formato le paludi cui accennavamo prima. Ma su tutto d
omina la pianura, fertile al di l di ogni aspettativa; qui si coltivano i prodott
i fondamentali

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Alla scoperta dei luoghi dove si insedier la Comunit

tipici della Grecia: grano, vite, orzo e ulivo. Il destino dei Sibariti sar all'i
nsegna della ricchezza.
Alla fauna originaria, lupi, orsi, volpi, tassi, camosci, aquile reali, gufi r
eali, avvoltoi, padroni dei versanti alti che circondano Sibari e la proteggono
dalle raffiche violente, i Sibariti oppongono il loro bestiame ben accudito di a
gnelli grassi, capre litigiose, buoi avvezzi al giogo e anche tori neri, che man
eggiano non senza pericoli e allevano nei parchi. I pesanti stateri d'argento, m
oneta coniata nel 525 a.C, ritraggono gli uomini con la loro criniera di leone.
E poi i celebri cavalli, che permettono ai cavalieri di eseguire le figure pi aud
aci durante le feste in onore di Era, in cui concorrono anche i musicisti.
Con la resina dei pini i Sibariti fabbricano la pece necessaria alla manutenzi
one delle navi, che smerciano assieme agli altri prodotti agricoli, visto che Si
bari per vocazione citt di contadini e mercanti dediti anche agli scambi. Dalla G
recia e dall'Oriente arrivano vasi preziosi e stoffe che rivendono alle popolazi
oni italiote e in particolare agli Etruschi, la qual cosa vale loro l'odio dei C
alcidici che verso il 750 a.C. hanno fondato Cuma (Kym) in onore della Sibilla, p
oich gli stessi Etruschi nel 524 a.C. erigono a poca distanza da Kym la famosa cit
t di Capua. Ebbene, Capua, grazie al suo smaccato culto del piacere, se non della
dissolutezza, sar per Cuma quel che Sibari rappresenter agli occhi degli abitanti
di Crotone e soprattutto dei pitagorici.
A Sibari il vino abbonda, e Dioniso non ha affatto bisogno di un santuario per
essere invitato. L'acqua, invece, rende i cavalli ombrosi, e i Sibariti evitano
che se ne abbeverino. L'acqua del Crati, poi, molto apprezzata dalle giovani do
nne, che la impiegano per schiarirsi i capelli.
I rinomati medici di Crotone non vengono forse a Sibari per cogliere la cinera
ria marittima che cura le malattie degli occhi, o anche la malva, l'euforbia, la
santolina delle spiagge, o ancora l'a-gnocasto, propizio alla virt? Oppure il ce
lebre dittamo cretese decantato da Omero, che guarisce ogni ferita?

Le paludi sono cariche di canne, fra le quali nidificano le folaghe e le cannera


ie. Qui come altrove il mondo trabocca delle sue immense ricchezze, che troppi p
ochi uomini sono in grado di enumerare. Un elenco che il pi bell'omaggio da rende
re agli di, come proclameranno nel corso dei secoli i discepoli di Pitagora.
Citare, senza temere la noia propria o altrui, i fiori, gli alberi che compong
ono il paesaggio, gli uccelli, i pesci nascosti nella rada! E tra i fiori i papa
veri, le viole, i narcisi, i giacinti, gli anemoni, gli ellebori, i giusquiami.
Tra gli alberi il platano, il salice, la quercia, il fico, il noce, il melograno
, il mandorlo, il susino. E nei giardini l'aglio e il rosmarino, il prezzemolo,
il timo, la salvia, i piselli, le fave, la portulaca, la lattuga, il cetriolo e
il porro. Troppo breve la litania: una fertilit inimmaginabile che invita al liri
smo, terricci che creano tutta questa variet di piante sin dalla notte dei tempi.
E per rendere grazie buona norma intrecciare per Zeus corone di quercia, per At
ena corone di ulivo, per Dioniso di edera e per Era di melograno.
I versi dei rondoni si srotolano sopra i portici dove sin dall'alba si tiene m
ercato. Subito prima dell'autunno avviene il passaggio dei cigni, delle gru e de
lle oche selvatiche che attraverseranno il mare, isola dopo isola oppure senza s
calo, fin verso Cirene, sede dell'oracolo di Ammone.
Dal canto loro gli abitanti di Sibari, padroni di tutto, o perlomeno cos fanno
credere, capaci di massacrare indistintamente uomini e bestie, guardano affluire
le navi verso la loro citt che brilla al sole con le sue statue dagli elmi bronz
ei e gli scudi protesi in avanti. Depredati, livorosi, i nativi offrono le loro
braccia agli invasori e complottano infaticabili. Sono briganti talvolta pericol
osi, Iapigi o Messapi cacciati da Taranto e giunti in passa-

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Alla scoperta dei luoghi dove si insedier la Comunit

to dalPllliria, Caoni un tempo immigrati dall'Epiro e insidiatisi a Siri e nei d


intorni.
con tutta questa gente, questi miserabili che Sibari deve fare i conti. Ma ni
ente pari al terrore davanti alla stizza degli di quando la terra trema. A quel p
unto, bisogna sacrificare in tutta fretta a Poseidone, colui che scuote il sole.
E poi ci sono le epidemie, la febbre e la peste sempre temute, portate da un pr
igioniero rinchiuso nella stiva di una nave proveniente dalla Colchide o dalle r
ive dell'Eufrate. Allora le incantazioni di rito, proclamate a voce spiegata o r
ecitate in un sussurro, nel chiuso dei denti, arrivano a turbare degli Invisibili
la pace alta e altezzosa.
a Crotone che Pitagora prevede di trovare i pi ferventi adoratori di Eracle. E co
ntento? Le gesta di un eroe, qualunque sia il suo ambito, sono sempre un salutar
e sprone a fare meglio3.
Per concludere con Sibari, dopo la dettagliata valutazione che chiarisce gli
errori da non commettere e le iniziative da prendere, Pitagora si ricorda della
cupa vicenda appena ordita. Indignata per la concorrenza di Siri negli scambi co
mmerciali a nord e a ovest, verso l'Etruria e il mar Tirreno, Sibari si risolve
al peggio: tempo di farla finita con la citt rivale. La cosa strana che in questo
massacro tra coloni greci Metaponto e Crotone le danno manforte. Un precedente
di cui la nemesis vendicativa potr avvalersi una ventina d'anni dopo, quando i Si
bariti a loro volta periranno sotto gli attacchi di Crotone.

Di queste incantazioni Pitagora ha imparato a fare uso dal successore di Epim


enide il cretese, il purificatore dalla voce profonda e melodiosa1.
Sull'interminabile greto sinuoso sul quale avanzano i muli e i cavalli, il Ma
estro medita su quel che ragionevolmente pu aspettarsi e realizzare riguardo al f
uturo insediamento2.
A Sibari gli di sono onorati da altari e templi, come si conviene? A Delfi i S
ibariti hanno costruito un tesoro che racchiude, fra l'altro, quattro strigili d'o
ro. Certo, anche qui, come a Samo, Era ha il suo tempio; e, come a Samo, un bel
lastricato di pietre conduce al fiume, alla qual cosa Pitagora non pu rimanere in
differente. Ogni anno vengono tributati alla divinit tutelare sontuosi festeggiam
enti con agoni musicali.
1 Cfr. Giamblico, La vita pitagorica. Pitagora un daimon, un essere interm
edio tra
gli di e gli uomini. Per questo motivo, la sua filosofia simile a una rivelazione
.
2 Riguardo a Sibari, si veda R. Bosi, Le citt greche d'Occidente, Mondadori
, Milano 1980.
Si profilano ora all'orizzonte i bastioni di Crotone4. Davanti alle pendici dell
e colline si intravede Vagor, vicinissima al mare.
A differenza di Sibari, le alte vette rimangono in lontananza, dove si estend
ono i fitti boschi della Sila. Ma Crotone sorge tra gli spruzzi, in piena luce m
arina. Il porto senza alcun dubbio il migliore della costa. Non di traffici vici
ni o lontani vive Crotone, al contrario di Sibari. Gli abitanti di Crotone sono
gente laboriosa: la pesca e l'allevamento sono sufficienti per questi coloni ven
uti dall'Acaia che hanno portato con s, come a Sibari, il culto di Era detta Laci
nia, qui simile alla Era di Argo.
3 Strabone, Geografia, VI, 1, 12: Dopo che Apollo ebbe ordinato agli Achei
di
fondare Crotone, Miscello part per andare a esplorare il luogo. Ma quando vide ch
e
l gi sorgeva la citt di Sibari... trov che in ogni aspetto offriva pi vantaggi. Un
secondo oracolo riguardante Crotone riportato da Diodoro Siculo in Biblioteca st
orica, viii, 17, 1.
4 Crotone stata fondata da alcuni coloni dori provenienti dall'Acaia nel 7
10-709
a.C, poco dopo Sibari. L'ecista era Miscello, un gobbuto individuo originario de
ll'Acaia. La fondazione di Crotone fu consigliata dalla Pizia di Delfi. Cfr. Bosi, L
e citt greche d'Occidente cit.

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Jacquemard, Pitagora
Alla scoperta dei luoghi dove si insedier la Comunit

L'antico santuario, che hanno ampliato e decorato, si trova un po' distante da


lla citt, su un promontorio.
Magari un luogo bizzarro per un tempio, esposto alla violenza delle tempeste?
Crotone, infatti, diversamente da Sibari, si affaccia sul mare aperto. Ma la dea
madre inizialmente onorata a Creta non ha forse il compito di proteggere?

Solitudine assoluta per gli officianti e i fedeli che vi si riuniscono. La ter


ra sfuma nell'immensit del cielo azzurro, davanti al frangersi delle onde.
Qui Pitagora trova il luogo ideale per il rifiuto della mediocrit e dei comprom
essi. Meglio di Sibari, vagliata con minuzia, che incita ai piaceri lascivi, all
e chiassose processioni culminanti in grandi bevute, Crotone sar un luogo sicuro
per innovatori ferventi e severi, desiderosi di unirsi ad altra gente appartata e
produttiva, come Democede di Crotone ha appena detto a proposito di Alcmeone.
A Crotone si commemorano indefessamente le favolose imprese dell'eroe caro ai
Dori, Eracle. Gi Taranto, fondata verso il 706 a.C. (quindi poco dopo Sibari e Cr
otone) dagli Spartani, celebrava colui che regalava ai suoi adoratori la necessa
ria intrepidezza per affrontare i guerrieri iapigi. Come Sibari, nell'angolo opp
osto del golfo, Taranto intrattiene rapporti commerciali con tutti i paesi del M
editerraneo, offrendo un artigianato di qualit che comprende del vasellame simile
a quello di Sparta e Cirene. La porpora impiegata per tingere le lane regala al
le opere di tessitura una fama di eccellenza.
Le monete di Crotone raffigurano Eracle nell'atto di accapigliarsi con qualche
mostro. Nel tempio dall'austero frontone che i fondatori hanno costruito non ap
pena si sono insediati, Pitagora sa che trover l'arco e le frecce di Eracle depos
ti da Filottete a Petilia. Il tempio consacrato ad Apollo.
Qui non si onora forse Demetra, la dea del Papavero, che presiede ai misteri d
i Eleusi? Bisogner verificare.
In lontananza, i latrati dei cani rivelano che la carovana perturba l'intera pop
olazione, che si interroga.
La sentinella deve aver dato l'allarme. Dietro la porta gli arcieri preparano
le frecce. Sono combattivi gli abitanti di Crotone, per necessit e per principio.
Milone, l'atleta, l a incitarli.

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Una vita esemplare
PITAGORA
Raccontare a cosa dovuto un simile equipaggio, un tale apparato, per quanto mo
desto, che impone un'accoglienza fuori dal comune. Forse qualche magistrato di S
ibari ha voluto scortare il viaggiatore. Semplice curiosit?
La Grecia ha sempre onorato i suoi nobili erranti in cerca dell'inatteso, dell
'inimmaginabile. Fanno sedere l'uomo esausto, che ha camminato su piste dove sen
tieri aperti dai carri rendono rischioso ogni passo, dopo traversate e navigazio
ni su legni che imbarcano acqua. Ah, il prestigio di chi racconta le sue incredi
bili epopee e snocciola in egual misura orrori e prodigi!
Pitagora tra questi, e per di pi affascina tutti coloro che lo accostano.
Esistono diverse vite di Pitagora, cos come i racconti che lo riguardano1.
Come parlare di egli senza tradirlo? Volutamente ho scritto in corsivo il pron
ome con cui lo designavano i suoi discepoli, che non osavano nemmeno pronunciarn
e il nome quasi fosse
1 Persino le date di nascita sono controverse. Tra tutte se ne possono acc
ogliere quattro, proposte da diversi autori: Pitagora sarebbe nato (stando a Era
tostene) nel 606 a.C. secondo Diogene Laerzio, nel 590 a.C. secondo Giamblico, n
el 580 a.C. secondo Porfirio e nel 558 a.C. ancora secondo Giamblico. La confusi
one cresce quando si scopre che parecchie informazioni fornite da Giamblico non
sono cronologicamente plausibili.
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Jacquemard, Pitagora

Una vita esemplare

un sacrilegio2. Una deferenza che ci sembra eccessiva, e che gli nuoce.


Anche se i pareri ancora una volta sono discordi, sembra chiaro che Pitagora s
ia originario di Samo. La data probabile della sua nascita dovrebbe essere intor
no al 580 a.C. Nello stesso periodo veniva al mondo Senofane di Colofone, qualch
e anno prima che facesse la sua comparsa Eraclito di Efeso, e quasi un secolo pr
ima che Empedocle di Akragas (Agrigento) scegliesse la sua ultima incarnazione.
Insomma, e per fornire qualche ragguaglio: nella messe di versioni contradditt
orie e appendici leggendarie, quel che conta fissare qui qualche punto di riferi
mento.
Contemporaneo di Lao-Tse, Buddha e Anassimene, Pitagora si dice abbia avuto co
me maestro il savissimo Ferecide di Siro, malgrado il probabile anacronismo3. So
no le similitudini tra le dottrine sull'immortalit e la trasmigrazione delle anim
e che hanno indotto ad accettare la teoria di una tale affiliazione. E la creden
za secondo cui Ferecide, come Pitagora, avrebbe ottenuto dagli di i miracolosi po
teri dei taumaturgi, gli stessi attribuiti a Orfeo. In realt, possiamo concludere
senza temere di sbagliarci che entrambi adottarono le dottrine delPorfismo.
Volendo esaminare pi nel dettaglio i dati riportati pi e pi volte dai biografi, p
are che Pitagora fosse figlio di un certo Mne-sarco, commerciante in pietre prez
iose come in seguito il padre di Erodoto di Alicarnasso. Anche Pitagora ha potut
o viaggiare per il mondo smerciando belle gemme e perle sapientemente incastonat
e, proponendo collane, anelli e diademi? Impossibile saperlo. Cos come impossibil
e non sospettare che abbia origi2 Per la vita di Pitagora, si consulti anche Diogene Laerzio, Vite e dottr
ine dei filosofi illustri; Giamblico, La vita pitagorica; Porfirio, Vita di Pita
gora; Aristosseno di
Taranto, Vita di Pitagora, di Archita e di Senofilo.
3 Cfr. Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei filosofi illustri: Dapprima fu
discepolo
di Ferecide di Siro; dopo la morte di questi venne a Samo e divenne discepolo di
Ermodamante.... Ma l'affiliazione, che con il tempo risultata improbabile, sembra dov
uta
al fatto che Ferecide e Pitagora furono adepti dell'orfismo.
ne da qui la sua indipendenza economica. Pitagora, infatti, sembra qualcuno che
non abbia mai dovuto piegarsi alle esigenze di un mestiere, salvo quelle del Mae
stro che diverr, in epoca piuttosto tarda.
Pitagora viaggia, dunque4. Ed a questo punto che si moltiplicano le sfaccettat
ure di un destino esemplarmente diverso. Dove va innanzitutto?5 In Tracia, dove,
secondo quanto racconta Giamblico6, riceve l'iniziazione orfica grazie ad Aglao
femo. Poi in Egitto, ovvio. Quell'Egitto in cui le conoscenze segrete e l'insond
abile familiarit con gli di promettono ancora pi di quanto in Grecia non apportino
i misteri di Eleusi.
Pitagora salpa quindi per Naucrati che, come decretato dal faraone Amasi, acco
glie i mercanti di Mileto, Samo, Alicarnasso o Faselis. Naucrati che, sui suoi b
anconi, espone con dovizia tutto quanto la Grecia e la Ionia realizzano in mater
ia di opulenza e bellezza. Sin dal VII secolo a.C. i Greci vengono a comprare il
sale, l'alabastro, il papiro, le sostanze medicinali e anche i profumi d'Arabia
, le stoffe colorate, l'ebano e l'avorio trasportati dalle carovane in arrivo da
i paesi lontani. E quando giunge per proporre un carico del pregiatissimo vino d
i Lesbo, il fratello della poetessa Saffo soccombe al fascino di una cortigiana
che il tempo ha reso immortale al pari dei pi grandi politici, quella Rhodopis ta
lmente bella che l'amante greco la riscatta, finendo poi in miseria.
E nel dedalo di questo bazar tipicamente orientale in cui aleggia l'odore dell
e spezie e dell'incenso che il giovane Pitagora, appena sbarcato in compagnia pr
obabilmente di uno schiavo che

4 Giamblico, La vita pitagorica: All'et di diciotto anni, quando da poco Pol


icrate
aveva stabilto la tirannide, Pitagora, prevedendone l'esito e sapendo quanto ess
a avrebbe ostacolato i suoi intendimenti e la sua passione per la conoscenza, s'
imbarc [...] per
recarsi da Ferecide, dallo studioso della natura Anassimandro e da Talete, a Mil
eto (ed.
it. cit., p. 131). Ma siccome Policrate stato tiranno tra il 535 e il 522 a.C, q
ui c' un'impossibilit che, fra tante altre, ci lascia particolarmente confusi.
5
Cfr. Platone, Timeo; Diogene Laerzio, Talete.
6
Cfr. Giamblico, La vita pitagorica, xxvill, 146.

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Jacquemard, Pitagora
gli porta i bagagli, cerca un compatriota che possa ospitarlo e fornirgli le nec
essarie indicazioni.
Certo, non dimentica il motivo di quell'avventura. Quanto tempo impiegher a rac
cogliere in Egitto gli elementi cos abbondanti, gli indizi di un interesse fondam
entale, addirittura le conoscenze segrete che solo i sacerdoti detengono? Dieci
anni, forse il doppio? Poco importa. Per il momento si avvarr di quel che possied
e: la sua iniziazione in Tracia. La lezione di quella paradossale complementarie
t tra Dioniso e Apollo. Sar l'orientamento di tutta una vita, per colui che vuole
essere un Maestro e far quanto ritiene necessario per esserne degno.
Nell'Egitto degli arcani, chi gli permetter di accostarsi a un antichissimo, as
sai misterioso sapere con cui padroneggiare le forze all'opera nell'universo e s
oprattutto conciliarsi gli di? In che modo l'allievo deve dare prova di una total
e purezza di intenti, di un'accettazione colma di reverenza, di un ardore in cui
anche l'audacia ha la sua importanza?
L'allievo Pitagora pu vantarsi di aver avuto predecessori come Orfeo e Omero. V
iaggiatori mitici? Ma in Egitto Solone ha appena ricevuto alcuni insegnamenti tr
adizionali, cos come Talete di Mileto, desideroso di approfondire le origini dell
a geometria e dell'astronomia.
Porfirio (233-304 d.C.) commenta nella sua Vita di Pitagora quanto stato possi
bile sapere sul viaggio di Pitagora7. Cosa contempla il futuro iniziato? Ad Abid
o riesce forse ad avvicinarsi al letto di morte, nella vasca sotterranea dove br
illano le
7 S. Sauneron, Lesprtres de l'Ancienne gypte, Seuil, Paris 1957, p. 112: in E
gitto, dunque, che lo storico ellenico pu trovare le migliori fonti di informazio
ni. Ma non era l'unica scienza che i sacerdoti d'Egitto potevano insegnare ai lo
ro ospiti stranieri. Talete di Mileto, infatti, comp un viaggio presso i sacerdot
i e gli astronomi d'Egitto, e secondo alcuni suoi biografi sembra che abbia impa
rato la geometria dagli Egizi (Diogene Laerzio, Talete). Geometria e astronomia:
queste le due discipline alle quali gli autori greci si riferiscono pi spesso qu
ando si tratta dei sacerdoti d'Egitto... Sulla base di alcune esperienze anterio
ri riguardo alle tendenze intellettuali di visitatori ellenici troppo curiosi, i
sacerdoti tentarono di sbarazzarsi di Pitagora....
Una vita esemplare
torce e riposa il corpo del divino Osiride fatto a pezzi da Seth?8 Abido, la cit
t santa per antonomasia! Possiamo credere che sia andata cos, visto che ad Abido s
i praticano iniziazioni personali e segrete. Sar ormai come un dio..., proclama il
Libro dei morti, riecheggiando stranamente la constatazione, la promessa inscrit
ta sulle lamine d'oro di Turi: Da uomo sei diventato dio....
Dall'improvvisa rivelazione, dalla visione folgorante che ha tutti i diritti d
i aspettarsi, l'iniziato potr concludere con un'esaltazione assolutamente legitti

ma:
Nella terra sono entrato,
e da essa sono uscito,
ho riconosciuto la mia nascita,
s, ho varcato i confini
del misterioso mondo degli Inferi
per contemplare il mio corpo...
Non forse meglio situare nel tempo l'Egitto in cui Pitagora incontra gli uomin
i privilegiati, di fronte ai quali si apre l'orizzonte dell'Altro Mondo? Non for
se opportuno riunire qui gli elementi di quanto, al di l della scienza sacra, la
scienza in s offre nel campo della geometria, della medicina, dell'astronomia?
Poi, a malincuore, lasciare assieme al pellegrino di Samo i luoghi in cui avvi
ene il mutamento dell'anima, finalmente libera da
8 Come ricorda Max Guilmot in Les Initis et les Rites intiatiques en gypte a
ncienne, Robert Laffont, Paris 1977, p. 94: In realt si tratta innanzitutto di sap
ere se in Egitto si praticassero iniziazioni segrete e personali, e in particola
re ad Abido. A questo proposito, un antichissimo testo (2000 a.C.) sembra fornir
e una risposta affermativa: "Seguire il Dio fino al suo posto, nella tomba in cu
i si trova all'ingresso della Grotta. Anubi santifica il Mistero segreto di Osir
ide: l'iniziazione misteriosa del Maestro di Abido". Cfr. ibid., anche pp. 110-1.

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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

se stessa; a malincuore allontanarci dalle processioni sontuose, colorate, in cu


i riecheggiano i sistri, risuonano i tamburelli davanti al reliquiario portato d
ai sacerdoti, tra le fumigazioni di incenso, sotto la pioggia di petali.
Possiamo esser certi che Pitagora sia stato ammesso in una di quelle Case dell
a Vita in cui si conservano gli archivi del tempio e i testi scritti dagli scrib
i. Si dice che nella Casa della Vita di Abido il re Ramsete IV scartabellasse di
frequente gli Annali di Thot, meditando sul fatto che tra gli di Osiride fosse i
l pi ricco di misteri.
Nella Casa della Vita si insegnano le arti, il disegno, l'incisione, la scultu
ra, utilizzati per glorificare gli Invisibili. Si insegnano il canto e la danza
sacra. Possiamo immaginarci il giovane Pitagora mentre partecipa alla recitazion
e dell'inno danzato, in occasione dell'uscita del dio Min o per la grande festa
di Opet. Monumentale messinscena, alla stregua di astri e comete, che comprende
anche navigazioni su pesanti vascelli decorati a poppa e a prua con sfingi, stat
ue e arieti, veri e propri templi galleggianti. Sciorinio di ricchezze l raccolte
in onore degli di, a essi offerte, profusione di oro, argento, turchesi, lapisla
zzuli. Il delirio, in queste circostanze, deve essere tale da abolire tutte le f
rontiere. Ma anche un delirio in occasione del quale, prosaicamente, fanno affar
i torme di venditori ambulanti, che impilano cocomeri e melograni, uva, pane e v
olatili...
Perch venire via da Naucrati? Perch abbandonare il luogo delle gioie pi certe, do
po aver partecipato a ci che un'iniziazione dovrebbe essere sempre, una vera fest
a?
Deve tornare a Samo il futuro Maestro, dopo anni spesi a cercare e studiare. D
opo anni di oblio assoluto. Cos' successo nel frattempo nel mondo?
Certo, Apries, re d'Egitto, ha pensato bene di appoggiare i Lidi di Cireanica
contro i Greci, da cui la famosa rivolta9. A quel

9 Apries, re d'Egitto, contro i Greci nel 570 a.C; Amasi, re d'Egitto, fav
orevole ai Greci nel 568 a.C.
punto Amasi, pronto viceversa a sostenere i Greci, diventato faraone. Tuttavia n
el 561 a.C. in Lidia ha preso il potere Creso, quasi nello stesso periodo in cui
Pisistrato diventato tiranno di Atene (561 a.C.) e Ciro re dei Persiani (557 a.
C).
Quando Cambise invade l'Egitto, Pitagora viene fatto prigioniero? Alcuni, come
lo Pseudo-Giamblico, assicurano di s. Ma cronologicamente impossibile, dato che
Cambise sale al trono nel 529 a.C.10.
Per altri, come Giamblico o Diogene Laerzio, Pitagora soggiorna a Babilonia, d
ove studia l'astronomia e la matematica. In quale epoca situare un episodio di c
os grande importanza? Dopo l'Egitto, probabilmente.
Il periplo continua, quindi. Qua e l Pitagora raccoglie materiale in abbondanza
. Di tutti questi nuovi elementi far un bilancio successivamente, prima di lancia
rsi in altre conquiste, stavolta personali ma anche collettive. Sa gi, infatti, c
he in un luogo prescelto accorreranno diversi compagni da lui chiamati. Ma il te
mpo di fermarsi e organizzare la grande avventura non ancora giunto.
In mezzo a tutte le testimonianze che si sovrappongono e si contraddicono, per
diamo di vista la sua figura. Ha cos tanto da fare! Cos tanto da vedere! Come non
pensare che ricercasse con sistematicit le famose iniziazioni che sembrano preocc
upare le civilt pi disparate? Pitagora, quindi, sarebbe andato a Biblo, a Tiro e i
n Siria, per esempio, prima di recarsi, come abbiamo detto, in Caldea e a Babilo
nia11.
10
Secondo esilio di Pisistrato nel 552 a.C, incendio nel tempio di
Apollo a Delfi nel
548 a.C. Ciro invade Babilonia nel 539 a.C. stato ipotizzato che Pitagora sarebb
e stato fatto prigioniero in quel momento, ma non abbiamo alcuna certezza...
11
Diogene Laerzio, Vite e Dottrine dei filosofi illustri (Pitagora
): Raggiunse, quindi, l'Egitto dopo che Policrate lo ebbe raccomandato ad Amasi c
on una lettera, e impar
la lingua del posto [cfr. Antifone]. And anche presso i Caldei e i Magi. Giamblico
, La

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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

A Babilonia, nel 538 a.C, Ciro autorizza il ritorno degli Ebrei al loro paese,
da cui sono stati deportati da Nabucodnosor a partire dal 587 a.C. Ciro favorisc
e anche l'arrivo di medici, artisti e commercianti originari della Grecia. Ci spi
ega, magari, l'accoglienza molto favorevole tributata a Pitagora, il quale studi
a le famose Tavole che ha gi conosciuto a Mileto. Ovviamente viene iniziato al ca
lcolo delle eclissi e all'osservazione dei pianeti, e compara il sistema sessage
simale in vigore in quei luoghi con il sistema decimale cui sono avvezzi i medit
erranei.
E Mileto? E la sapiente Ionia gi alle prese con un percorso tutto suo, un siste
ma unico, assolutamente privo dell'armamentario di miti che offuscano la percezi
one del reale, la Ionia che vuole essere senza pregiudizi, del tutto obiettiva d
i fronte ai dati uno dopo l'altro svelati, la Ionia che, dopo Talete, sta in agg
uato, a inventariare tutti i fenomeni?
Certo, non possiamo proclamare nulla, visto che il Maestro tace (e forse tacer

fino all'annientamento di questo pianeta sul quale, come lui, noi abitiamo...).
Pitagora si reca - la vicinanza geografica ce lo garantisce - a Mileto, Efeso,
Colofone, e incontra gli adepti della Scuola, i successori di Talete, forse Ana
ssimandro e di certo Anassime-ne, che muore solo verso il 528-524 a.C. Con loro
discetta dell'acqua, del vuoto infinito, dell'aria, del fuoco. In quale periodo
dobbiamo situare questa sorta di escursioni che da Samo richiedono solo un paio
di giorni di viaggio? Durante l'adolescenza, poco dopo?
Sar Creta l'ultima tappa, dopo le peregrinazioni durate all'incirca trent'anni?
Certo che gli oracoli di Delfi12 (una pizia di nome Temisto-clea gli avrebbe c
oncesso i suoi insegnamenti) e gli oracoli di Clavita pitagorica: A Sidone s'incontr con i discendenti del profeta e studioso della
natura Moco e con gli altri ierofanti fenici, e si inizi a tutti i misteri parti
colarmente praticati a Biblo, a Tiro e in molte parti della Siria... (ed. it. cit
., p. 133). 12 Diogene Laerzio, Vite e Dottrine dei filosofi illustri.
ro e di Didime, anch'essi consacrati ad Apollo, che Pitagora ha consultato per c
ondurre a buon fine il suo progetto, esortano sempre gli interpellanti al silenz
io, al segreto. Silenzio e segreto che l'Egitto, quando svela le sue sacre scien
ze, esige su tutto. Prima di ogni altra cosa, Apollo auspica i rituali di purifi
cazione (che Pitagora non scorder mai), essendosi lui stesso purificato dopo aver
ucciso il serpente Pitone. L'idea della sozzura atterrisce i Greci, cos come l'i
rruzione sempre possibile delle Erinni. E a Mallia o a Heraklion che Pitagora ha
deciso di attraccare? Il monte Ida sarebbe proprio l vicino.
In Egitto Pitagora ha trovato il Nilo su cui volano gli ibis sacri, tutto un m
ondo di animali adorati perch simbolo della quintessenza divina. Si prostrato, co
me gli altri, al cospetto dello sciacallo Anubi, del falco Horus, dell'ariete Am
on. Rammentandosi di Orfeo, ha preso coscienza di una comunanza che magnifica l'
uomo.
Splendore delle bestie selvatiche, maestosit dell'aquila e del leone, incompren
sibilmente dediti all'assassinio ma sempre del tutto innocenti. Ecco, nella sua
stridente ambiguit, il vero antagonismo, fonte dell'eterno empito che oppone Dion
iso ad Apollo e che Orfeo tenta di ricomporre.
Contemplando i tumulti del titanico confronto, Pitagora di Samo impara che in
nessun caso gli uomini possono arrogarsi il diritto di mettere a morte una quals
ivoglia creatura. Cosa spera di trovare a Creta oltre alla purificazione, l'azio
ne ultima a chiusura del massacrante periplo che cento volte stato sul punto di
strappargli la vita? Cosa deve aspettarsi da Creta, terra enigmatica e sprezzant
e, dove in passato il mostruoso ha trovato la sua scandalosa incarnazione nel Mi
notauro?
Nel momento in cui scorge in lontananza le sconfinate sagome delle montagne ch
e sorgono dalle acque viola e dalla schiuma,

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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

Pitagora pensa prima di tutto ai numerosi palazzi in rovina, ai santuari invasi


dai lecci e dall'erica, agli affreschi dove la natura primaverile esplode in un
tripudio ancora pi vivido che non in Grecia. Le devastazioni del tempo non intacc
ano in nulla una certa presenza, certe emanazioni in cui permane la forza per ec
cellenza.
Per primo dovr scoprire l'iris, poi il giglio, poi la ghiandaia marina panciab

lu, e i cavalli alati e le dee tutelari che hanno serpenti fra le mani. Tra le c
ime innevate, dove gli di vegliano assieme allo stambecco e al cervo e al cinghia
le e al gipeto, ci sono, cos si dice, un gran numero di caverne. In tempi ancora
recenti i Ciclopi, i Cureti, i Dattili, inventori della fusione dei metalli e de
lla lega del bronzo, accampati nelle vicinanze del celebre monte Ida dove istrui
scono lo stesso Zeus, si dedicano all'estrazione del rame, del ferro, del diaspr
o e del cristallo di rocca impiegato in ogni cerimoniale magico. L, sulle pendici
e nelle pianure che ricoprono solo una minima parte dell'isola, crescono platan
i e vigneti, ulivi, mandorli. Proliferano, quando il terreno non troppo arido, i
giuggioli, le tamerici, gli oleandri e gli asfodeli.
Isola pregna della sua austera, altera peculiarit, eppure inquietante, visto c
he qui agisce Poseidone e i terremoti sono di una violenza fuori dal comune, in
grado di distruggere case e vite a centinaia. Cos come il silenzio minaccioso cal
ato ora su quel che un tempo esultava nella luce, colonnati e sale dipinte a pro
fusione con affreschi strani e arditi. Tutti inghiottiti dal nulla. Ghermiti dal
l'Ade, per di pi. Quale insegnamento trarre?
E a Creta che apparsa, grazie ai costanti interrogativi dei mortali in cerca
di immortalit, la figura primaria, la Grande Madre protettrice.
A Festo, il successore di quell'Epimenide che ha purificato Atene imporr a Pit
agora la prova in cui forse si consumer, come Eracle13.
13 Secondo Diogene Laerzio, mentre era a Creta scese con Epimenide nell'ant
ro dell'Ida. Giamblico cita una tradizione in base alla quale Pitagora si sarebbe
recato a Creta non per iniziarsi ai riti ma per studiare le leggi del paese: Pen
etr nell'antro delA Festo, dove i tassi scavano tane fra le giare che si sgretolano, i cespugli di
mirti e le lastre spaccate, nell'immenso palazzo ora a cielo aperto. Pitagora h
a forse avuto in mano a Festo il preziosissimo disco di argilla, mentre racconta
va della spedizione di una torma di pellegrini alla ricerca di Iperborea? Forse.
Il loro tragitto segue la spirale che modella le galassie e le conchiglie, somi
glia alla terra che gira intorno al sole, alla luna che gira intorno alla terra.
I pellegrini girano, ma poco alla volta si avvicinano a un centro in cui sbocci
a un fiore immenso. Fiore della conoscenza che sperano di cogliere e che li salv
er?
I segni di cui apprendere il significato, assaporare il succo, l'officiante l
i enumera forse per colui che avanza lentamente, anch'egli, a suo rischio e peri
colo? Indica forse all'errante di Samo - ospite di un gran sacerdote a Menfi - l
a successione di immagini e segni che sembrano provenire da un altro luogo, cadu
ti dal cielo come una meteora?
Quelle teste di profilo, il cranio rasato su cui come pennacchi si rizzano cr
ini ispidi, le colombe e i rapaci, le pelli d'orso, gli scudi perforati in sette
punti, le mazze, le mazzuole, le squadre, i misteriosi oggetti destinati a un d
eterminato uso, i delfini, le pagaie a forma di piuma, le piume a forma di pagai
a, le nappe, le upupe, i cani con la gola tagliata, le donne capellute e poppute
con indosso il kaunakes, gli alveari a forma di case lacustri o santuari, le te
ste dalle corna ricurve come capre selvatiche, i pugnali, le barche strette che
dardeggiano code di scorpione, i personaggi che in tutta fretta filano via a gra
ndi falcate, i fiori aperti come occhi... di quale segreto sono depositari?
Per ventisette giorni - il tempo di una lunazione - Pitagora, che si inerpica
to su per la montagna fino alla caverna dell'Ida, a Creta... e, dopo aver impara
to nelle raccolte esoteriche tutta la teologia, part per Crotone (Papiro di Ercola
no n. 1788).

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Jacquemard, Pitagora

l'Ida dove Zeus sarebbe nato e, come Osiride, morto e resuscitato (se gli di varc
ano facilmente una frontiera cos temibile per gli uomini, devono spiegarci come c
i riescono), Pitagora, dicevamo, purificato dall'acqua, dal sale e dalla pietra
della folgore.
Viene iniziato ai misteri di una societ segreta, quella dei Cabiri, onorati a S
amotracia. Cosa contempla? Nessuno lo sapr mai, ma facile farsi un'idea. E l, e an
cora prima in Egitto, che colui che ha deciso di essere un condottiero di uomini h
a valutato l'importanza del segreto, fondamento stesso della futura comunit.
Al momento di lasciare la Grecia, Pitagora si ricorda del paziente, minuzioso
lavoro di raccolta dei dati riguardanti l'universale. E alla struttura delle Cas
e della Vita, modelli di comunit, che va il suo pensiero. Luoghi allo stesso temp
o chiusi e aperti, cuore della ricerca. Una ricerca assolutamente disinteressata
. Ricerca di s in quanto specchio dell'universo, innanzitutto. Uno specchio quant
o pi limpido possibile, quanto pi spoglio sia concesso. Poi bisogner fare di tutto,
in modo sistematico e disciplinato, per scoprire cosa rientra nell'ambito del v
isibile e cosa dell'invisibile, sia esso infimo o incommensurabile. Quell'ambito
che chiamano Scienza.
Questa sar la Comunit, e questi i suoi principi.
Dicono che Pitagora compia (ma quando?) un breve viaggio a Sparta, e a quanto
pare vero. Ma come? Il chiomato di Samo secondo la foggia dorica dei guerrieri di
Lacedemonia, che si pettinano abbondantemente le chiome prima dei combattimenti,
l'uomo che ama la vita in collettivit e una sobriet tutta spartana - principi che
saranno fondamentali per la Scuola - non avrebbe voglia di assaporare le gioie
di una festa in onore delle messi,
30
Una vita esemplare
oppure in occasione delle Gimnopedie, dove i concorsi di musica e danza attirano
partecipanti a frotte?
A Sparta trionfa pi che in ogni altra localit della Grecia il lirismo corale. I
migliori opliti eccellono anche nella danza, celebrati dal poeta Terpandro di Le
sbo. I begli adolescenti si allenano per diventare atleti e primeggiano a tal pu
nto che, su ottantuno incoronati a Olimpia dal 720 al 576 a.C, quarantasei si di
ce vengano da Sparta.
Al culto delle prestazioni atletiche Crotone gi dedita, Pitagora lo sa. Ma potr
il futuro Maestro prendere a modello Sparta per la danza e soprattutto la musica
, che ora dopo ora nella Comunit regaler forza, pace e comunione con le leggi dell
'universo? Cori per fanciulle simili a quelli che compose Alcmane di Sardi?14 E
al contempo un tributo alle donne nella struttura che sta prendendo forma?
Perch non studiare le leggi vigenti a Sparta, i costumi che forgiano gli esseri
umani alla severit, a un'integrit quasi troppo ostentata per essere vera (come di
mostrano a volte certi scandali nel corso della storia...)? Somiglianze innegabi
li tra il regime politico di Creta e quello di Sparta. In entrambe le citt un'oli
garchia, una Gerusia di nobili che hanno preso il potere, cittadini-soldato sott
omessi alla pi rigorosa disciplina e, anche in tempo di pace, l'usanza per questi
ultimi di consumare i pasti insieme.
Per tutti, un'educazione che tende a uniformare, una ripartizione egalitaria.
Da lontano, Atene freme di fronte a una tale teoria di vita. Ma, proprio nel mom
ento in cui Pitagora sta esaminando i diversi principi in vigore, come gi ha fatt
o o far in contrade lontane, gli Spartani manifestano un inasprimento nei confron
ti degli altri Greci. Rifiuto non dissimulato, interruzione degli scambi. Ben pr
esto nessuno straniero avr pi accesso alla citt, determinata a essere radicalmente
inospitale.
14 Nato nella prima met del VII secolo a.C, Alcmane di Sardi l'autore di Par
teni, sorta di opere liriche eseguite da un coro di fanciulle.
31
Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

La troppa austerit porta sempre a eccessi di questo tipo? forse la circolazione


della moneta (garanzia di imbrogli?) l'origine di questo improvviso rigetto? In
Laconia si ostenta l'uso di pesanti pani di ferro, che scoraggiano quanti ambis
cono ad arricchirsi con il commercio.
Ma di certo, il commercio l'ultima delle preoccupazioni per il futuro Maestro.
Dopo Creta, Pitagora torna a Samo. Passer forse per Rodi, anch'essa colonizzata
dai Dori e tuttora crocevia verso l'Asia e prima di tutto verso Cipro, la Kypro
s dove nacque Afrodite? O si imbarcher invece su una nave in partenza per Citer, c
apo Tenaro, la Pilos delle Sabbie? E da l, seguendo l'impulso, la voglia di comin
ciare a gettare le basi dell'opera, abbandoner il paese natale per lanciarsi vers
o le isole che fungono da baluardo all'ingresso del golfo di Corinto, cio Zacinto
, Cefalonia, Itaca, Leuca, da dove, costeggiando l'Acarnania e l'Epiro, giunger a
Corf (Kerkyra) e poi a Taranto (Taras) dopo aver attraversato il mar Ionio?
Sar poi la volta delle rive di Metaponto, di Eraclea e infine, in tutto il loro
fascino, delle spiagge di Sibari.
Un evento inatteso si appena verificato nella sua vita. Pitagora non pi solo. A
l suo fianco c' una donna, la sua compagna, che intende sicuramente condividere c
on lui tribolazioni e piaceri. Cosa far con lei?
Possiamo immaginare che con Creta Pitagora abbia voluto creare pi di un legame
mistico, una filiazione carnale. Alcuni
ritengono che sia stato un incontro fortuito. Comunque sia, dalla cretese Teano
Pitagora ha un figlio15.
Con la stessa Teano, la cui influenza a Crotone sar in seguito innegabile, la c
ondivisione di ore, giorni, anni sembra definitiva. Di sicuro il Maestro non rin
uncia affatto alla sua libert. Ma Teano si innamora subito di quest'uomo cos bello
, circonfuso di un eccezionale sapere, un uomo che con la sua intelligenza e aut
orit ridurr al silenzio gli indecisi, gli scettici e anche gli avversari?
Insomma, ha subito sentore di quanto pu sperare? Capisce quel che si sta prepar
ando attraverso Pitagora, al quale cos tanta importanza tributeranno le generazio
ni a venire? In quel momento le circostanze esigono che n lei n il figlio corrano
inutili rischi. Teano, quindi, rimarr qualche tempo a Samo in attesa del segnale
che da Crotone, dove si sar stabilito, le invier Pitagora.
una donna attraente? Giovanissima, vergine, come si conviene, al momento del m
atrimonio? Non avremo diritto ad alcuna risposta. Nelle sue vene forse scorre il
sangue di Minosse...
In verit, se consideriamo l'enorme quantit di versioni fornite, di dettagli cont
raddittori, di aggiunte fantasiose, di commenti su fatti privi di fondamento, e
tutto questo nell'arco di secoli, ci rendiamo conto che Pitagora talmente assurt
o al rango di mito che quasi si dubitato che sia mai esistito. Alcuni ritengono
sia figlio di Apollo, come Giamblico, che non esita a riportare il seguente dett
aglio sorprendente, se non strampalato: Pitagora, per parte
15 Porfirio, Vita di Pitagora, 4: Altri riportano che la pitonessa Teano, o
riginaria di Creta, diede a Pitagora un figlio, Telauge, e una figlia, Mia. Giamb
lico sostiene che Teano fosse figlia o sposa di Brontino. Quanto a Diogene Laerz
io, ecco cosa afferma: Pitagora spos una donna di nome Teano, che era figlia di Br
ontino di Crotone....

32
33
Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

sua, accett la freccia, senza meravigliarsi della cosa e senza domandarsi per qua
le motivo Abari gliela consegnasse; anzi, come se fosse veramente Apollo, lo tra
sse da parte e gli rivel la sua coscia d'oro, dandogli cos modo di vedere che non
s'ingannava16.
Altri lo spediscono a fare le sue ricerche presso gli Etruschi, i Celti e gli
Iberi, perfino in India. Dicono che abbia ricevuto le iniziazioni fondamentali
a Eleusi, Imbro, Lemno, Samotracia. Niente di quanto opportuno e in suo potere t
entare, sebbene l'impresa sia rischiosa, sembra impossibile nella vita di Pitago
ra. Come capire quel che gli di magnanimi gli concedono di fare? E cosa pensare d
ei numerosi miracoli che gli vengono attribuiti nelle vesti di taumaturgo o mago
, erede di Orfeo?
In questo momento Pitagora sta interrogando, auscultando la citt prescelta, di
cui ancora non conosce niente. Entra come un uomo ai margini, cio un ribelle, vist
o che intende riformare i costumi che ritiene iniqui e ai quali la Grecia si pie
gata o sar costretta a piegarsi: i sacrifici cruenti, per esempio. Pitagora, inol
tre, aborre la considerazione di cui godono gli uomini che detengono grandi patr
imoni, e l'assenza di scrupoli che di norma caratterizza ogni persona che arrivi
al potere. Le rare eccezioni proposte dalla storia sono un modello da seguire,
come Solone.
Ah, il rispetto che si riserva ai dirigenti ossessionati dalla brama di glori
a e di potere, grazie a cui possono commettere impunemente le peggiori nefandezz
e!
Vale per i tiranni, vale per il popolo ignorante, che esercita in modo debole
e sciocco le sue prerogative cosiddette democrati16 Giamblico, La vita pitagorica, ed. it. cit., p. 235. Abari, dunque, era
arrivato dal paese degli Iperborei, come sacerdote dell'Apollo l venerato; ormai
vecchio, egli era depositario della pi profonda sapienza religiosa. Stava tornand
o dalla Grecia nella sua terra, per consacrare nel santuario iperboreo del dio l
'oro che aveva raccolto. Ora, passando per l'Italia, vide Pitagora, e lo trov in
tutto somigliante al dio di cui era sacerdote. Era convinto che Pitagora, lungi
dall'essere un uomo simile al dio, fosse in realt il dio stesso. Il che desumeva
dai tratti venerabili che in lui ravvisava [...]. Cos "restitu" a Pitagora la frec
cia che aveva preso con s lasciando il tempio [...]. Viaggiando a cavallo della f
reccia attraversava anche i luoghi inaccessibili (fiumi, paludi, stagni, monti (i
bid., p. 233).
che ed incapace di controllare i suoi eterni desideri. Un numero esiguo di perso
ne oneste, illuminate, incredibilmente disinteressate, che si adopera per realiz
zare progetti a beneficio della collettivit: questa la soluzione ai bassi e assil
lanti bisogni in cui si impegola la vita comune.
La cosa strana - l'abbiamo gi notato - che in quel momento due tiranni stanno
stravolgendo e rimettendo in discussione l'ordine costituito, ad Atene come a Sa
mo. Perfino i loro nomi hanno una curiosa assonanza, visto che si chiamano Pisis
trato e Policrate...
A Samo, Policrate (al potere dal 533 a.C.) ostenta un lusso indecente. Usa ri
durre gli avversari al silenzio prendendo in ostaggio mogli e figli. Anche se no
n possiamo tralasciare gli immensi lavori eseguiti e i provvedimenti di interess
e generale. Un benefattore dell'umanit non potrebbe fare di meglio. D'altronde no
n forse il vero difensore del popolo, dato che ha usurpato un'autorit che l'arist
ocrazia detiene sempre impropriamente ?
Dopo aver fatto scavare un canale di trecentocinquanta metri protetto da mura
per rifornire la citt di acqua potabile, predispone migliorie al porto per far a
ffluire i mercanti in arrivo da tutto il mondo con le loro preziose mercanzie; f
a completare la costruzione del tempio di Era, una delle pi grandi meraviglie del
l'epoca; aumenta gli effettivi dell'esercito, con mille arcieri di Samo e un gra
n numero di mercenari. Soprattutto, rende onnipotente nei mari una flotta che co
mprende a quel tempo quaranta triremi e cento quinqueremi.

Oser opporsi all'avanzata dei Persiani, che assoggettano sempre pi la Ionia? L'
aver manifestato, magari con una certa tracotanza, le sue intenzioni ostili gli
varr la pi miserabile del-

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I
Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

le morti. Il suo voltafaccia, di un cinismo assoluto, nel momento in cui Cambise


si appresta ad attaccare l'Egitto non gli serve a nulla. Calpestando i cordiali
rapporti di lunga data con Amasi, Policrate sceglie di stare dalla parte del pi
forte. Ma, caduto nella trappola tesagli dal satrapo Orote, che gli offre ricche
zze immense a patto che si schieri contro i Greci, verr trucidato.
Il chiomato di Samo non dimenticher mai di essere nato l. E mentre nel 522 a.C. p
erisce l'avventuriero che, con le sue squadre, diventato famoso per i colpi di m
ano da pirata, ad Atene giunta al termine la carriera di un altro tiranno.
Alla morte di Pisistrato, nel 528 a.C, i suoi avversari, i celebri Alcmeonidi
, tanto vilipesi quanto glorificati, non riprenderanno il potere come ci si pote
va aspettare. Il tiranno lascer i suoi figli perch continuino il suo notevole oper
ato. Da principio, quando conquista a sorpresa l'Acropoli (560 a.C), i suoi avve
rsari disertano l'Attica. Poi, per, tornano alla carica, costringendolo per due v
olte alla fuga. Sui trentadue anni (560-528 a.C.) trascorsi ad avere mire su Ate
ne, Pisistrato sar rimasto al potere solo diciotto anni, passandone quattordici i
n esilio.
Singolare destino sul quale meditare, non senza scherno, per l'ascetico Maest
ro di Crotone, le cui azioni, sebbene ancora prive di reali ripercussioni, avran
no tutt'altra levatura!
Per il momento, come possiamo negare l'interesse di Pitagora per gli eventi i
n corso ad Atene, dove Pisistrato, che vive in una dimora quanto mai modesta, mi
gliora la sorte degli umili, predispone prestiti per i contadini e soprattutto r
egala alla citt di Atene acqua salubre in abbondanza (preoccupazione pressante an
che per Policrate, che incarica l'architetto Eupalino dei lavori)? Perch la democ
razia, che successivamente riconquister i suoi diritti, stata cos ingrata, sbarazz
andosi di quegli ingombranti personaggi che poi condanner all'esecrazione di fron
te alla Storia?
Certo, Pitagora - che non dimenticher mai l'uomo che stato capace di ritirarsi
dopo aver svolto il suo ruolo con sagacia e
saggezza, Solone l'ateniese - non sottovaluta il contributo di Pisistrato in un
ambito essenziale, quello delle pratiche religiose. E a Pisistrato, infatti, che
dobbiamo l'istituzione delle Grandi Dionisie, celebrate a primavera nella citt.
A partire dal VII secolo a.C, i misteri in onore di Demetra e Core attirano foll
e di fedeli a Eleusi. Le manifestazioni acquistano un'importanza tale che Pisist
rato fa raddoppiare la superficie della sala d'iniziazione, il telesterion.
Verso la met del VI secolo a.C, mentre Pitagora interroga i magi di Caldea e i
sacerdoti egizi, in Attica fa la sua comparsa l'orfismo. Viene accolto da fedel
i che aspirano a una forma di ascesi ignota o mal conosciuta, a un ritorno alle
origini, a una sobriet che le teofanie in uso non consentono, visto che non si ri
volgono all'individuo nei suoi comportamenti quotidiani; teofanie in cui si mesc
olano aneddoti e storielle sugli di.

Quel che Orfeo un tempo ha promesso - la liberazione e la beatitudine - bisog


na prima meritarselo.
La cosa sorprendente che Pisistrato aderisce a queste novit, probabilmente per
icolose per l'ordine pubblico e in cui, inoltre, la sempre diffidente aristocraz
ia fiuta una nuova via di fuga. In questo clima un po' incerto in cui gli indovi
ni, i profeti, gli oracoli e gli interpreti dei sogni ormai in auge relegano in
secondo piano le perenni rivendicazioni del popolo, un certo ministro dei Culti,
un tale Onomacrito17, viene ufficialmente incaricato di raccogliere i frammenti
dei poemi di Orfeo per dar loro il lustro che le circostanze richiedono. Se l'i
mpostazione che Onomacrito conferisce all'insieme dei testi d vita, in realt, a un
a testimonianza sospetta, l'orfismo e gli aspetti essenziali della sua dottri17 Cfr. W. K. C. Guthrie, Orphe et la religion grecque, Payot, Paris 1956.

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Jacquemard, Pitagora
__ Una vita esemplare

le morti. Il suo voltafaccia, di un cinismo assoluto, nel momento in cui Cambise


si appresta ad attaccare l'Egitto non gli serve a nulla. Calpestando i cordiali
rapporti di lunga data con Amasi, Policrate sceglie di stare dalla parte del pi
forte. Ma, caduto nella trappola tesagli dal satrapo Orote, che gli offre ricche
zze immense a patto che si schieri contro i Greci, verr trucidato.
Il chiomato di Samo non dimenticher mai di essere nato l. E mentre nel 522 a.C. p
erisce l'avventuriero che, con le sue squadre, diventato famoso per i colpi di m
ano da pirata, ad Atene giunta al termine la carriera di un altro tiranno.
Alla morte di Pisistrato, nel 528 a.C, i suoi avversari, i celebri Alcmeonidi
, tanto vilipesi quanto glorificati, non riprenderanno il potere come ci si pote
va aspettare. Il tiranno lascer i suoi figli perch continuino il suo notevole oper
ato. Da principio, quando conquista a sorpresa l'Acropoli (560 a.C), i suoi avve
rsari disertano l'Attica. Poi, per, tornano alla carica, costringendolo per due v
olte alla fuga. Sui trentadue anni (560-528 a.C.) trascorsi ad avere mire su Ate
ne, Pisistrato sar rimasto al potere solo diciotto anni, passandone quattordici i
n esilio.
Singolare destino sul quale meditare, non senza scherno, per l'ascetico Maest
ro di Crotone, le cui azioni, sebbene ancora prive di reali ripercussioni, avran
no tutt'altra levatura!
Per il momento, come possiamo negare l'interesse di Pitagora per gli eventi i
n corso ad Atene, dove Pisistrato, che vive in una dimora quanto mai modesta, mi
gliora la sorte degli umili, predispone prestiti per i contadini e soprattutto r
egala alla citt di Atene acqua salubre in abbondanza (preoccupazione pressante an
che per Policrate, che incarica l'architetto Eupalino dei lavori)? Perch la democ
razia, che successivamente riconquister i suoi diritti, stata cos ingrata, sbarazz
andosi di quegli ingombranti personaggi che poi condanner all'esecrazione di fron
te alla Storia?
Certo, Pitagora - che non dimenticher mai l'uomo che stato capace di ritirarsi
dopo aver svolto il suo ruolo con sagacia e
saggezza, Solone l'ateniese - non sottovaluta il contributo di Pisistrato in un
ambito essenziale, quello delle pratiche religiose. E a Pisistrato, infatti, che
dobbiamo l'istituzione delle Grandi Dionisie, celebrate a primavera nella citt.
A partire dal VII secolo a.C, i misteri in onore di Demetra e Core attirano foll
e di fedeli a Eleusi. Le manifestazioni acquistano un'importanza tale che Pisist

rato fa raddoppiare la superficie della sala d'iniziazione, il telesterion.


Verso la met del VI secolo a.C, mentre Pitagora interroga i magi di Caldea e i
sacerdoti egizi, in Attica fa la sua comparsa l'orfismo. Viene accolto da fedel
i che aspirano a una forma di ascesi ignota o mal conosciuta, a un ritorno alle
origini, a una sobriet che le teofanie in uso non consentono, visto che non si ri
volgono all'individuo nei suoi comportamenti quotidiani; teofanie in cui si mesc
olano aneddoti e storielle sugli di.
Quel che Orfeo un tempo ha promesso - la liberazione e la beatitudine - bisog
na prima meritarselo.
La cosa sorprendente che Pisistrato aderisce a queste novit, probabilmente per
icolose per l'ordine pubblico e in cui, inoltre, la sempre diffidente aristocraz
ia fiuta una nuova via di fuga. In questo clima un po' incerto in cui gli indovi
ni, i profeti, gli oracoli e gli interpreti dei sogni ormai in auge relegano in
secondo piano le perenni rivendicazioni del popolo, un certo ministro dei Culti,
un tale Onomacrito17, viene ufficialmente incaricato di raccogliere i frammenti
dei poemi di Orfeo per dar loro il lustro che le circostanze richiedono. Se l'i
mpostazione che Onomacrito conferisce all'insieme dei testi d vita, in realt, a un
a testimonianza sospetta, l'orfismo e gli aspetti essenziali della sua dottri17 Cfr. W. K. C. Guthrie, Orphe et la religion grecque, Payot, Paris 1956.

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Jacquemard, Pitagora
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na verranno comunque tramandati. Per noi un tesoro inestimabile, grazie all'iniz


iativa di un tiranno!
Come il Maestro, che prima di prendere una decisione raccoglie, analizza e ce
rca di trarre una conclusione, potrebbe non pensare all'uomo moderato e coraggio
so, all'avversario della tirannia, il poeta, il saggio Solone, che avrebbe potut
o, dovuto incontrare in Ionia?
Nato verso il 640 a.C. in una famiglia di aristocratici spogliati dei propri b
eni che commerciano nel Mediterraneo, Solone eletto arconte all'et di quarantasei
anni, dopo aver a lungo osservato, meditato, valutato i meriti delle leggi gius
te ed efficaci18.
Poich appartiene alla classe di quanti sono abituati a detenere il potere, Sol
one decide di dare ascolto alle doglianze degli oppressi (e Pericle non far diver
samente). A Locri, nel 633 a.C, Zaleuco compone il suo codice delle leggi scritte;
nello stesso anno, a Catania, Caronda porta a termine un'impresa simile; infine
Dacrone, il tesmoteta ateniese, con la severit che rimarr associata al suo nome,
definisce il diritto e la giustizia. Verso il 621 a.C. Dracone riceve l'incarico
, tanto temibile quanto onorevole, di organizzare ad Atene l'apparato di leggi s
ul crimine, in un momento in cui si verificano un omicidio dopo l'altro soprattu
tto nel mondo politico. Nessuno pu pi rispondere colpo su colpo. In nessun caso la
vendetta pu essere considerata legale.
Solone, che nel corso del suo anno di arcontato (594-593 a.C.) abbandona la p
oesia e la lira con cui celebrava il trionfo di Dike,
18 Cfr. Plutarco, Vite parallele {Solone).
la giustizia, e di Eunomia, la buona legislazione, vuole essere l'arbitro delle
due fazioni in una societ perennemente ai ferri corti. Si oppone con fermezza, qu
indi, sia a quanti accumulano ricchezze illegittime, sia ai diseredati troppo in
clini alle ruberie. Un'amnistia richiama ad Atene gli esuli, in particolare gli

Alc-meonidi (Alkmaionides). Le scottanti questioni agrarie vengono risolte grazi


e a misure estremamente audaci: abbattere i confini, rimpatriare i contadini ven
duti all'estero, liberare quanti sono ridotti in servit a causa dei debiti, e tut
to questo sulle loro terre! Infine viene abolita la detenzione per insolvenza.
Sono una moltitudine i provvedimenti che quest'uomo pieno di moderazione e sp
irito di conciliazione decide con intelligenza, preservando al contempo, ogniqua
lvolta possibile, le istituzioni tradizionali.
Permetteteci di riportare alcune innovazioni tanto accurate quanto rigorose,
di cui ancora oggi potremmo servirci: l'accattonaggio viene sanzionato con una m
ulta, ma il padre che non ha insegnato un mestiere al figlio viene privato di og
ni diritto al sostentamento. Sono particolarmente favoriti il commercio via mare
, l'agricoltura, la poesia, la divinazione e la medicina. Nell'ambito di una pol
izia agreste, sono da denunciare i maltrattamenti al bestiame e le malefatte dei
cani feroci, mentre viene accordato un premio a chi uccide le fiere ed fatto di
vieto di abbattere gli ulivi. E incoraggiata la diffusione delle fontane, visto
che il problema dell'acqua rimane ancora tra i pi urgenti da risolvere.
Nel 593 a.C, Solone, di sua iniziativa, lascia Atene, che non lo ama ma in se
guito gli tributer gloria ammettendolo fra i Sette Savi.
La lotta tra i partiti si infiamma di nuovo. Il riformatore, dal canto suo, d
opo aver trascorso qualche tempo a Cipro e in Egitto, torna in Grecia e assiste
allo smantellamento della sua celebre Costituzione (che comprende quattro classi
di censo). Muore verso il 560 a.C, nel momento in cui Pisistrato tenta di diven
ta-

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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

re tiranno. A quel tempo Pitagora ha circa vent'anni. Probabilmente ritiene ques


ta decadenza estremamente dannosa per tutti. Ma anch'egli, come ogni innovatore,
subir identica sorte, il Maestro che, al pari di Solone, si ostina a credere che
gli uomini possano migliorare nelle opinioni e nei comportamenti.
Nel suo complesso la Demos, ossia la plebe e i suoi dominatori, davvero merit
a attenzione e fiducia?19
Niente ci permette, quindi, di stabilire il periodo in cui Pitagora arriva in
Ionia. Mileto cos vicina alla sua isola natale che il futuro Maestro vi si reca,
forse in compagnia dei genitori, durante l'infanzia o l'adolescenza. Anche gli o
racoli di Didime e Claro sono facilmente raggiungibili.
In Ionia hanno gi preso piede alcune singolari iniziative, che hanno dato vita
a una Scuola. Qui il Maestro trover qualcosa di fondamentale. Secondo le parole
di Abel Rey, ecco l'arrivo della scienza, concepita nella sua universalit, nella s
ua veste logica e razionale. Quel che la Scuola ha lasciato di positivo: poco, p
ressoch nulla. Quel che ha delineato e tramandato riguardo a mentalit, metodo, pen
siero: tutto20.
Talete di Mileto, che vive fra gli ultimi trent'anni del VII secolo a.C. e la
met del VI, figurer, come Solone, tra i Sette Savi, di cui peraltro sembra essere
contemporaneo. Nessuna menzione riguardo a suoi scritti di filosofia o scoperte
scientifiche. Ha discepoli, ammiratori? Immaginiamo facilmente di s.
La principale scoperta di cui si fregia Talete aver considerato l'acqua eleme
nto fondamentale. Cos facendo, viene ridot19
Cfr. Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei filosofi illustri; Ero
doto di Alicarnasso,

Storie; Suida, Lessico {Talete); Platone, Teeteto, 174 a; Aristotele, Metafisica


, A 3, 983t>,
6; Aezio, Opinioni dei filosofi; Plutarco, // banchetto dei Sette Savi.
20
A. Rey, Lajeunesse de la science grecque, Albin Michel, Paris 1933, pp.
103 sgg.
ta all'essenziale una molteplicit in cui la mente si smarrisce, dato che la comun
e origine del reale e delle apparenze dissimulata dal loro proliferare. Mai in G
recia la riflessione era stata cos audace, cos incalzante. Per qualsiasi ricercato
re scientifico (in seguito verranno chiamati fisiologi), la verit deve essere alla
luce del sole e accessibile a tutti. A domanda follemente plurale, risposta che
chiama in causa un legame tra le cose. Un legame che non interpella nessun demiu
rgo. Ragionamento assolutamente nuovo, magari presuntuoso. Non viene forse stral
ciato il prezioso meden agan su cui si fondano i saggi comportamenti umani?
Ma del tutto evidente che per Talete il mondo . Quale? Spetta agli uomini scop
rirlo. L'enigma verr mai risolto?
Talete compie esperimenti in diversi ambiti, tra cui l'astronomia che, come s
i conviene, studia in Egitto e dai Caldei. Suo l'onore di aver previsto un'eclis
se di sole per il 28 maggio del 585 a.C.
Secondo quanti proseguono sulla stessa strada21, la natura di tutte le cose,
hphysis, unica. Cos dimostra Anassimandro, per il quale tutto proviene dall'Illim
itato, YApeiron. Poich i costanti cambiamenti sfoggiati dal mondo fanno pensare c
he tutto nasca dall'Illimitato, si pu concludere che tutto fa ritorno a quest'ult
imo. Insieme geografo, cosmografo e biologo, Anassimandro il primo a disegnare u
na carta geografica e a immaginare un quadrante solare. Ritroviamo la sua sorpre
ndente intuizione, che apre la via alle teorie attuali, nelle parole di uno dei
suoi dosso-grafi, Aezio: Secondo Anassimandro, i primi animali uscirono dall'elem
ento umido e, coperti da un carapace spinoso, approdarono alla riva, dove si tra
sformarono.
L'analisi delle supposizioni di Anassimandro riguardo alla terra, un disco pi
atto che non galleggia pi sull'acqua, come per Talete, ma fluttua nello spazio, d
ove tutti gli astri nascono dal
21 Cfr. tra gli altri Diogene Laerzio, Strabone, Plinio, Simplicio, Aristotele,
Aezio.

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41
Jacquemard, Pitagora
fuoco centrale... l'analisi di questi primi, incerti passi mostra fino a che pun
to i pionieri, gettandosi alle spalle i miti, volessero vedere le cose senza pre
giudizi, e quanto una sfida simile abbia sempre generato una messe di errori da
cui poco a poco viene estrapolata la verit.
Anassimene il terzo dei fisiologi che credono nell'interrogazione sistematica
. Della sua vita, dei suoi scritti non ci rimasto nulla. Essendo nato verso il 5
60 a.C, e morto verso il 528 o il 524, ha potuto, dovuto accogliere il giovane P
itagora (cosa che non pu essere accaduta nel caso di Talete, contrariamente a qua
nto sostengono alcuni)22.
Per Anassimene, l'elemento primordiale, la physis, l'aria, definita illimitat
a secondo la terminologia di Anassimandro. Strana ipotesi quella di una volta ce
leste solidificata dal gelo e trasparente, che d vita a un corpo chiamato cristal
lo. A lungo gli astronomi sposeranno la sua teoria della fluidit luminosa dello s
pazio senza fine, in cui la terra volteggia come un uccello.
Anassimene rappresenta l'ultimo caposaldo della Scuola di Mileto per le conos
cenze puramente empiriche, o sedicenti tali. La dominazione dei Persiani pone fi
ne a queste elucubrazioni, che verranno riprese dagli studiosi della Magna Greci
a anche se in un contesto assai diverso. A Crotone, infatti, non si parler pi di m

ateria originaria (sebbene Pitagora ritenga che il fuoco sia al centro dej mondo
e lo governi, come poco dopo sosterr anche Eraclito di Efeso). Le ricerche si fa
ranno pi astratte, passando attraverso la geometria e l'aritmetica. Ma per quanti
indagano, lo studio del mondo circostante rimane il primo passo da
22 Tra gli altri Diogene, Ippolito, Simplicio, Aezio, Aristotele.
Una vita esemplare
compiere. Il secondo la conoscenza di s, dell'uomo che si trova l dov' per sentire
e per vedere, e quindi si interroga su quella dote unica di cui stato fornito: l
a coscienza.
Migliorarsi entrando progressivamente nel Vero e nel Bello: questo l'aspetto
cruciale di una mistica in cui gli di in buona sostanza giocano solo un ruolo min
ore, sommamente venerati ma in fondo in fondo considerati lontani dagli uomini.
Eppure a ogni individuo viene proposta l'immortalit. Da uomo sei diventato dio...,
osano dichiarare gli orfici.
Di Eraclito di Efeso, fustigatore implacabile delle molteplici conoscenze che
le Scuole si vantano di avere per le mani (Imparare molte cose non nutre l'intel
ligenza. Altrimenti ne avrebbero tratto giovamento Esiodo e Pitagora, Senofane e
d Ecateo), si pu dire che non influisce affatto sul perpetuo interrogarsi del Maes
tro, pi giovane di lui. Si incontrano? No di certo. Ma altrettanto non si pu dire
di Senofane che, dopo esser fuggito dalla Ionia invasa dai Persiani, viaggia di
citt in citt23 fino ad arrivare l dove fiorisce una nuova Grecia nata da successive
immigrazioni. D'altronde Elea, dove secondo alcuni Senofane si stabilisce, vede
nascere con Parmenide una scuola di notevole importanza incentrata invece sulla
filosofia, sull'opposizione tra l'Essere e il Non-Essere. Elea e Sibari non dis
tano un granch, n via mare n via terra. Possiamo verosimilmente supporre che Senofa
ne abbia conversato con Pitagora. Spirito critico, Senofane dileggia in modo caus
tico oppure divertito le vecchie tradizioni e non risparmia quanti, come Pitagor
a, mescolano antiche credenze e nuove superstizioni24.
23
Secondo Giamblico, La vita pitagorica, Pitagora trascorre quattr
o anni presso
alcuni saggi greci: Ferecide, Anassimandro e Talete. Ancora una volta, le incong
ruenze
cronologiche suscitano un disagio che nessuno potr mai dissipare. Poich la data di
nascita di Pitagora compresa tra il 580 e il 548 a.C, nella prima ipotesi sarebb
e tornato a Samo a cinquantasei anni e sarebbe stato festeggiato dagli Anziani..
. Peraltro, dato
che Talete muore alla met del VI secolo a.C, Anassimandro nel 547 a.C. e Anassime
ne verso il 528 a.C, difficile se non impossibile immaginare un incontro...
24
Cfr. J. Voilquin, Les penseurs grecs avant Socrate, Garnier, Paris 1964,
p. 60.

42
43
Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

Come non stupirsi e sorridere di fronte alla disinvoltura (sacrilega agli occ
hi di un greco?) con cui Senofane trae le sue conclusioni: Gli Etiopi dicono dei
loro di che sono camusi e neri, i Traci che hanno gli occhi blu e i capelli rossi.
E ancora: Se i buoi e i cavalli e i leoni avessero le mani e con le loro mani po
tessero dipingere e produrre opere come gli uomini, i cavalli dipingerebbero fig
ure di di simili a cavalli e i buoi simili a buoi.

Senofane, che viaggia come citaredo in tutto il mondo e celebra ovunque le ge


sta degli eroi (non dimentichiamo il ruolo che la musica avr a Crotone), ha un no
tevole interesse per le scienze naturali e si recher a Siracusa, dove osserver ves
tigia di piante ed esseri viventi fossilizzati nelle Latomie. Il poeta, quindi,
(come accadr a Empedocle, che poeta, medico e taumaturgo) anche un osservatore cu
rioso e un filosofo.
Per Senofane la specie umana, dopo essere stata creata, scomparir per poi rina
scere durante cicli successivi, secondo un'ipotesi che trova la sua eco in India
. L'essere umano sarebbe quindi in perpetuo divenire, come sostiene Eraclito?
Per concludere questa rapida rassegna delle influenze che la vicinanza geogra
fica o l'entit delle teorie diffusesi in quel periodo possono aver esercitato sul
percorso e le scelte di Pitagora, bisogna parlare, ovviamente, dell'orfismo25.
La misteriosa corrente, di cui Pitagora sembra impregnato, ha un'importanza u
nica.
I grandi slanci verso la divinit inaccessibile, le speculazioni e perfino la c
asistica che ne conseguono non sono alla portata di tutti. Ma l'apprendimento de
l controllo di s, invece, s. questa
25 Cfr. Guthrie, Orphe et la religion grecque cit.
la conclusione da trarre dai molteplici sistemi, affiancati tra loro o concatena
ti, delle innumerevoli risposte fornite dagli esseri pensanti in tutti i tempi e
nel mondo intero. Pitagora ne riceve una chiarissima indicazione.
Orfeo il musicista, il poeta, il mago, l'indovino, il guaritore il primo a in
vitare i fedeli a celebrare i misteri. Per Pitagora questo il passo d'inizio.
Prima di fondare la sua scuola, la sua comunit, Pitagora si rifa, quindi, ai c
erimoniali in uso in Grecia: le processioni dei misteri di Eleusi, le consultazi
oni per l'analisi dei sogni, i diversi procedimenti per conoscere il futuro diff
usi a Delfi (domande poste alla Pizia, divinazione con la fiamma alimentata dall
'alloro), a Claro (dove si onora, come a Didime, l'Apollo oracolare) e a Dodona
(dove Zeus assume la voce del vento quando tormenta le querce). Certo, vicinissi
ma a Samo l'Artemide di Efeso che con le sue numerose mammelle ricorda la lupa o
la leonessa, ma sulla dea grava l'ambiguit dell'Oriente e la sua estraneit, inqui
etante per ogni greco.
Un fiume di messaggi provenienti dall'Invisibile, che confortano o minacciano
attraverso l'aria che respira. Ma Pitagora se ne fa carico senza cedere. Ha un
animo ben temprato, persino il nome evoca Pito e i suoi combattimenti. Apollo, c
he governa il mondo attraverso la magia dei suoi canti d'amore, non anche il dio
armato? E non utilizza forse le armi?
Ma al pari di Orfeo, per il quale gli di risiedono negli animali (nozione egiz
ia), Pitagora rifiuta di spargere sangue, condanna qualsiasi tipo di assassinio,
di una creatura nata da una donna come di una animale, sia essa selvatica o dom
estica.
In realt, dove finisce la sfera dell'orfismo e dove cominciano le innovazioni
di quanti verranno chiamati pitagorici?

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45
Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

importante ricordare con precisione le componenti del movimento originario cu


i Pitagora aderisce e di cui si fa prosecutore, anche se con le famose integrazi
oni in un campo diverso, quello delle scienze orientate a scoprire progressivame

nte le leggi che regolano il Cosmo.


Scopriamo cos i motivi di un'iniziativa tanto particolare da suscitare nei sec
oli o l'entusiasmo o un biasimo beffardo che incita a mettere alla berlina colui
che disturba, addirittura scandalizza26.
Secondo Orfeo, il corpo assegnato agli uomini come dimora in realt un'illusion
e. Peggio, pu essere considerato una tomba. Questi i presupposti, grazie ai quali
si arriver a una concezione unica dei personaggi e del palcoscenico.
L'austerit predicata da Pitagora e il dettame della sobriet vanno di pari passo
, quindi, con una constatazione pessimista e disincantata. Ma anche se non capis
cono e imputano agli di la
26 La Vita di Pitagora di Giamblico abbonda di aneddoti che denigrano aper
tamente il Maestro. Eccone alcuni esempi: In tal modo egli provava come l'insegna
mento tutto possa nei confronti degli esseri razionali, dal momento che efficace
anche sugli animali che si suole considerare selvatici e privi di ragione. A qu
anto si racconta, Pitagora cattur l'orsa daunia, che faceva gravissimo scempio de
lla popolazione: dopo averla accarezzata a lungo, le diede da mangiare focacce e
frutti e le fece giurare che non avrebbe pi toccato un essere umano, lasciandola
poi andare. [...] A Taranto, invece, Pitagora vide un bue al pascolo in un camp
o rigoglioso d'erba d'ogni genere che stava accostandosi a delle fave verdi; all
ora si avvicin al bovaro e gli sugger di dire al bue di non toccare le fave. Il bo
va-ro prese a scherzare sulla parola "dire" e aggiunse di non conoscere la lingu
a dei buoi [...]. Questi si avvicin all'animale e gli sussurr a lungo nell'orecchi
o. Cos, fece in modo [...] che da quel momento - a quanto dicono - non le toccass
e pi. [...] Era chiamato da tutti "il bue di Pitagora". [...] E una volta che Pit
agora si trovava a Olimpia a parlare ai discepoli degli auspici tratti dagli ucc
elli, dei presagi e dei segni che vengono dal cielo, [...] un'aquila pass in volo
sopra di lui; egli allora la fece discendere - cos si racconta - e dopo averla a
ccarezzata la lasci di nuovo libera. Questi fatti, e altri del genere, mostrano c
he Pitagora deteneva lo stesso potere sugli animali che aveva Orfeo: cio di incan
tarli e soggiogarli in virt del potere della voce che usciva dalla sua bocca (ed.
it. cit., pp. 185-9).
colpa delle sofferenze, della miseria fisica e morale, del disordine e dell'abom
inio che riscontrano ogni giorno, gli uomini comunque pensano che gli di sappiano
cosa fanno. E che essi stessi, dotati di una lucidit alla quale pervengono solo
dopo sforzi proporzionali alla posta in gioco, vedranno cadere il velo delle ill
usioni da loro stessi generate.
La cosmogonia orfica spiega le ragioni alla base dei precisi comandamenti che
regolano la vita quotidiana, e si sviluppa a partire da quelli che al non inizi
ato sembrano miti, nei quali si rivela l'essenza stessa del reale.
Orfeo il veggente dichiara che la Notte al contempo potenza e contenitore ori
ginario. Spaventosa dimensione in cui perdersi e di cui, dall'infanzia all'et del
la conoscenza, avvertiamo sempre su di noi il temibile peso.
Nel cuore della Notte incommensurabile palpita il Tempo, di cui non sono padr
oni nemmeno gli di. Nell'Abisso assoluto, infatti, il pullulare delle stelle in u
na limpida notte d'inverno l'immagine stessa di una rapidissima fuga, una fuga i
mmobile che niente riuscir mai a domare.
Dalla Notte, dunque, dal Buio allo stato puro nasce l'Uovo cosmico, apparizio
ne immacolata che contiene i mondi a venire. E attraverso il Vento, il soffio mo
bile, invisibile e onnipresente che ha alimentato la Luce nella Notte, che quest
'ultima concepisce la quintessenza, la pienezza: l'Uovo preposto a tutti i diven
ire. Scisso in due, l'Uovo produce il Cielo e la Terra, cio il translucido privo
di peso e l'opulenza della materia. E dall'unione dei contrari, pericolosa e pro
vocatoria esperienza che tende sempre a un'unit ritrovata (andirivieni senza solu
zione, senza requie tra il duale e l'uno, fondamento dell'unione sessuale), deri
ver la proliferazione dei fenomeni di ogni specie, piante e uccelli, luna e sole,
vulcani, nuvole, temporali, zaffiro, diamante, oceano e conchiglie.
L'uomo, forgiato dal pieno e dal vuoto, sar sempre una creatura ambivalente. D
a un lato, infatti, deve la sua esistenza a Dioniso, il dio bambino divorato dai
Titani, cupa vicenda che impre-

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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

gner di s la condizione umana; dall'altro, l'uomo si volge istintivamente verso Ap


ollo il Brillante, come noi ci voltiamo verso il sole che sorge.
La purificazione rimane il primo obiettivo da raggiungere. E la sozzura origi
nale legata a Dioniso non sar cancellata se non rispettando i comandamenti che re
primono la violenza e la cupidigia. Bramare, infatti, vuol dire gi essere schiavi
. Il suo librarsi in volo agile, raggiante l'uomo lo otterr solo grazie alle sagg
e rinunce, le quali, per, non escluderanno mai il culto che con fervore, con emoz
ione ognuno deve tributare alla Bellezza.
Visto che una vita non basta a spogliarsi e ad acquisire la chiaroveggenza, u
n simile compito si protrarr in molteplici incarnazioni successive.
I criminali incalliti diventeranno vittime, per provare quel che con crudelt f
anno patire agli altri, per capire l'entit e l'ignominia delle proprie azioni.
Stravagante dottrina per i Greci d'Occidente, cos tanto celebrati per la loro
ragione e moderazione.
Queste nozioni le ritroviamo nello stesso periodo in un paese che sembra davv
ero aver dato i natali a Dioniso, l'India che adora Shiva.
Orfeo per primo - come Puomo-Dio dei cristiani - pagher con la propria vita qu
esta idea che suscita entusiasmo e speranze. Si tratta soltanto, infatti, attrav
erso una lunga ricerca interiore, di ravvivare ci che l'anima gi possiede nei suoi
recessi: un fuoco di gioia.
Chi sei? Da dove vieni?.
Sono il Figlio della Terra e del Cielo stellato....
O ancora:
Salve a te che hai conosciuto i tormenti.
Da uomo eccoti diventare dio...27.
27 Testi su lamine d'oro funebri rinvenuti principalmente in alcune tombe
della Magna Grecia.
Ci sono differenze tra l'orfismo e l'insieme di precetti e pratiche elaborato da
Pitagora?
Certo, Dioniso e i suoi sacri furori scivolano in secondo piano. Ogni uomo gu
arda ad Apollo, ed quest'ultimo che bisogna prendere a modello. Eppure, Orfeo ha
dimostrato che Apollo e Dioniso sono divinit complementari, dato che l'Unit nasce
dalla loro fusione o, piuttosto, dalla loro attivit al contempo identica e contr
aria. Meglio di chiunque altro, Pitagora intende conoscere il prezzo e la necess
it di una riconciliazione proficua.
D'altra parte i pitagorici, come abbiamo gi detto, vogliono approfondire la ri
flessione lasciata in sospeso dagli Ionici, riflessione che verr ripresa da Democ
rito di Abdera. Ritengono che sia necessario, infatti, portare alla luce, scovar
e le leggi di una Fisica da cui derivi ogni Armonia.
Ecco, dunque, Pitagora di Samo sui luoghi che a lungo gli ha descritto e vant
ato Democede, il medico originario di Crotone.
Il futuro Maestro ha voluto conoscere le origini della citt di cui Eracle cons
iderato il fondatore28. Mentre riporta in Grecia le greggi di Gerione, Eracle de
ve difendersi da vagabondi e predoni. Ma, fraintendendone le intenzioni, ferisce
a morte un certo Kroton accorso in suo aiuto. Per riabilitarsi, erige un monume
nto funebre e fonda Crotone.

Sin dal suo arrivo, Pitagora ha fatto sapere ai notabili che avrebbe fatto lo
ro visita. E stato ricevuto con rispetto e anche
28 Cfr. Bosi, Le citt greche d'Occidente cit.; Diodoro Siculo, Biblioteca s
torica e Giamblico, La vita pitagorica.

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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

con una certa diffidenza, poich troppo grande la sua fama. Ma soggiogandoli con l
a sua altera maestosit e la capacit analitica, piuttosto che chiedere ascolta.
La Scuola di Medicina , naturalmente, il primo punto d'appoggio, gi dotata di u
na fama che le conferisce credibilit. Fra tutti un giovane in particolare si most
ra vivace e inventivo, metodico com' buona norma. Il suo nome Alcmeone. Non forse
presso quest'ultimo, nella casa da cui si intravede il mare, che Pitagora trasc
orrer i primi giorni, i primi mesi, durante i quali con sorprendente rapidit trove
ranno soluzione tutti i problemi immediati e complessi? Il glorioso viaggio in M
esopotamia, in Egitto, a Creta desta curiosit e perfino venerazione. Cosa ha trov
ato? E soprattutto, cosa era andato a cercarvi?
Come per una sorta di calamita dall'incredibile potenza, convergono a Crotone
un gran numero di uditori, tanto perplessi quanto realmente interessati, giunti
da Metaponto, Siracusa, Akragas e perfino Cartagine.
Si racconta che qualche giorno dopo aver spogliato i muli del loro fardello d
i bagagli e ringraziato i magistrati di Sibari, che avevano tenuto a scortarlo p
er rendergli onore ma soprattutto per sapere se avrebbero potuto trarre un qualc
he vantaggio da un personaggio cos particolare... qualche giorno dopo il suo arri
vo, Pitagora arringa gli abitanti di Crotone29. Cosa ci si aspettava dal Maestro
se non che esponesse le ragioni della sua presenza? Sembra, infatti, che non vo
glia affatto essere considerato un visitatore, ma un ospite che si trasferisce n
ei dintorni. Che ruolo pretende di ricoprire a Crotone?
Eccolo dirigersi prima di tutto al ginnasio, dove i giovani della citt si dedi
cano agli esercizi abituali e qualcuno all'atletismo. Come potrebbe la giovent no
n onorare quest'uomo di una certa et ma incredibilmente vivace e forte, che ha se
mpre conside29 Cfr. Giamblico, La vita pitagorica: Il tipo d'uomo pi puro quello che ha
scelto la contemplazione (p. 185).
rato il proprio corpo un prezioso servitore la cui salute gli garantisce efficie
nza e ardimento?
Il discorso che Pitagora rivolge a coloro che rappresentano il futuro della c
itt sar lungo30. Come lunga sar la relazione di cui gratificher i Mille del Consigli
o (governo oligarchico simile a quello di Locri e di Reggio?) che regolano gli a
ffari di Crotone.
Quindi si rivolge ai bambini, e da ultimo alle donne. Per gli uni come per le
altre, dispensa consigli a iosa, avvertimenti tradizionali, moniti contro ogni
eccesso di qualsiasi natura. Alle dottrine cosiddette orfiche, gi in auge in alcu
ne citt della Magna Grecia e soprattutto ad Atene, non fa nessun riferimento. Un
premio riservato ai soli iniziati?
In ogni caso, Pitagora non nasconde il desiderio di essere considerato un fil
osofo, termine con cui designa ogni uomo che abbia scelto la contemplazione. Gi a
fferma: Bella la visione del cielo nella sua interezza, dove si muovono gli astri
. L'ordine che vi regna comprensibile solo mediante i Numeri e i rapporti che ta

li Numeri intrattengono con ogni cosa.


Pitagora seduce tanto pi in quanto sul suo conto fioriscono con gran rapidit an
eddoti all'insegna della fantasia se non addirittura del fantastico, diffusi da
propalatori pi o meno ben intenzionati ma sempre pronti al chiacchiericcio. Quell
'uomo, quell'abitante di Samo di ineguagliabile prestanza forse un messo di Apol
lo? O addirittura suo figlio? Il futuro Maestro si vede attribuire gli stessi po
teri di Orfeo, di cui non si dichiara ancora apertamente seguace: ammaliatore di
bestie selvatiche, vaticinatore di terremoti, ubiquo, indovino eccellente.
In qualsiasi luogo vada, Pitagora indossa sempre abiti immacolati. Offre agli
di incenso, miglio, piante aromatiche e miele, ma si astiene sempre dal sacrific
are un qualsiasi animale. Un
30 Ibid. : Per prima cosa, allora, Pitagora sugger di erigere un tempio alle
Muse, allo scopo di preservare la concordia vigente nella citt. Le Muse, infatti,
racchiudeva[no] accordo, armonia e ritmo, cio tutto quanto crea la concordia (ed.
it. cit., p. 169).

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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

piglio un po' ostentatorio? Forse. Ma questo il comportamento cui dovranno sotto


stare tutti i membri della futura comunit.
Della comunit Pitagora parla, la descrive come se avesse gi preso forma. A chi?
Di certo non alla folla, ma ai membri della Scuola di Medicina, agli atleti che
si preparano per Olimpia e che dovrebbero agire non per lucro ma per semplice d
evozione. E davanti agli di, infatti, che lotteranno per la vittoria, ed agli di c
he la offriranno.
In un edificio discosto - piuttosto vasto, in cui si incastrano tronchi di gi
ovani alberi e mattoni d'argilla seccati e ricoperti di pece come le navi, visto
che sulle rive italiote piove in abbondanza, pi che a Samo - si tengono i concil
iaboli talvolta rumorosi dei membri della Scuola. Qui si reciteranno le relazion
i sulle discipline da applicare: matematica, astronomia, medicina, fisiologia e
musica, sia come arte di primaria importanza sia come sostegno alle ricerche pro
priamente scientifiche. Nel giro di qualche anno Crotone deve diventare la citt p
i saggia di tutto l'Occidente.
bastata una stagione perch venti, cinquanta discepoli si presentassero e chied
essero umilmente di essere ammessi31.
Saranno seicento o anche pi, quando tutto sar allestito. Esaminati uno per uno,
messi alla prova uno per uno, uno per uno rifiutati o selezionati fra la moltit
udine di simpatizzanti che si dichiarano pronti a venire in aiuto ai futuri sapi
enti, agli studiosi, quelli che pi tardi saranno chiamati i pitagorici. Non manca
no le offerte, le donazioni in denaro.
Padrone assoluto di questo movimento che crea scompiglio, Pitagora ne organiz
za l'attivit. Nessuno oserebbe contraddirlo, questo certo. Sin dagli albori della
fondazione il Maestro decreta, precisa, intima, risolve, instaura regolamenti a
i quali nessun adepto avr il diritto di sottrarsi.
31 A quel tempo aveva circa seicento discepoli che venivano ad ascoltarlo la
notte secondo Diogene Laerzio.
Un uomo circonfuso della sua straordinaria bellezza, depositario dei segreti che
gli sono stati rivelati dai magi, dai profeti, dai saggi, dai sacerdoti di mond
i vicini e lontani ha cos tanto potere? Non incontra mai avversari? Nelle sue fra

si volutamente sibilline ognuno ritrova questo o quel riferimento alla Caldea, a


lla Persia, all'Egitto, all'Arabia, alla Fenicia, alla Tracia e perfino all'Indi
a, dove in parecchi credono abbia ricevuto la parte pi cospicua di quanto gli sta
to tramandato. Qualcuno osa forse interrogarlo sui suoi viaggi, nei quali qualch
e maligno trova pretesto per commenti senza fine?
All'inizio la Comunit riunisce membri che vivono sotto lo stesso tetto, oppure
pi o meno vicini al Maestro. Prima di essere ammessi, occorre affrontare un esam
e tra i pi rigorosi. Timeo e Aristosseno di Taranto riferiscono che il Maestro or
dina al candidato di mostrarsi assolutamente cos com', senza inganni32.
Pitagora esamina innanzitutto l'aspetto fisico sin nei minimi dettagli: linea
menti del viso, struttura del corpo, andatura, e di certo il timbro della voce,
quella voce che racchiude il suono, la vibrazione intima di ognuno, e quindi l'e
ssere. Poi fa domande.
Perspicacia acquisita o innata veggenza? Entrambe, senza dubbio.
Valutato senza indulgenza ma anche con generosit, con la complicit di chi conos
ce il disordine insito nella natura umana e lo smarrimento che ne deriva, il can
didato viene ammesso, invitato a prepararsi o, a volte, definitivamente escluso.
Una volta terminato l'incontro a due, il dialogo non riprender prima di tre an
ni.
Perch per tre anni, insieme a quanti lo mettono al corrente delle pratiche col
lettive, il candidato deve fare mostra di buona volont, sotto lo sguardo onnipres
ente della comunit.
Ovviamente, vengono apprezzati non le critiche o i pettegolezzi malevoli, ma
la pi grande cordialit nei rapporti. Tutti i
32 Cfr. Giamblico, La vita pitagorica, xvii, 71 sgg.

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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

membri della Comunit sono come fratelli o amici. un obbligo che deve diventare un
istinto33.
Segue un noviziato che durer cinque anni, durante il quale il candidato assurge
al titolo di acustico, ossia uditore. Ma a questo punto comincia a esercitarsi
l'essenziale regola del silenzio, su cui si basano le attivit di ordine mistico e
scientifico.
La legge del segreto si rivela il fondamento di ogni progresso, esigenza prima
ria dal valore incommensurabile.
Il candidato non parla, quindi, n all'esterno n all'interno della Scuola. Allo s
tesso tempo impara la padronanza di s, acquisizione quanto mai utile nei rapporti
con gli altri cos come nella scoperta del proprio essere profondo, l'unico che a
bbia importanza.
La scoperta richiede un certo metodo che il novizio non sempre in grado di con
oscere e utilizzare. In questo caso il Maestro giocher un ruolo fondamentale, per
ch stimoler la catharsis, la purificazione, non imponendola ma mettendo il discepo
lo di fronte ai fatti compiuti.
Il tutto avviene dietro una tenda, la qual cosa non significa che il Maestro g
iudica il paziente indegno del confronto che ogni dialogo comporta. Significa ch
e la compassione e la perspicacia hanno qui il loro valore, assieme a una messin
scena in grado di tenere lontani gli sguardi indiscreti, che potrebbero provocar
e una chiusura in se stessi.
Come duemilacinquecento anni dopo faranno gli interpreti di segni e segnali, d

i atti mancati, i decodificatori dei sogni che verranno chiamati, con un termine
perfettamente greco, psicanalisti, il Maestro invita l'allievo a lasciarsi anda
re senza timore n vergogna. Il discepolo deve portare alla luce sin nei minimi pa
rticolari i suoi interminabili dibattiti, le lotte, le rese pi o meno diso33 Ibid.: Occorre bandire ed estirpare con ogni mezzo, col ferro e col fuoc
o e ogni altro espediente, la malattia del corpo, l'ignoranza dall'anima, la mod
eratezza dal ventre, la sedizione dalla citt, la discordia dalla casa e insieme l
a dismisura da tutte le cose (ed. it. cit., p. 155).
norevoli, gli errori magari inconfessabili, di cui alla fine capir di essere la p
rima vittima34.
La tenda misericordiosamente presente per evitare di essere visti, affinch la c
onfessione si svolga senza pudori. Non si tratta n di pentirsi n di mettersi sotto
accusa. Si tratta di un capovolgimento totale, che permette lo gnoti seauton, p
reludio alla liberazione e all'impiego migliore delle proprie possibilit.
Il paziente invitato a esporre i suoi sogni? E pratica l'incubazione, come a D
elfi, a Epidauro o a Lebadea? Disteso in terra sul lastricato del tempio di Apol
lo Halios (marino)35, avvolto in un mantello, attende notte dopo notte rivelazio
ni sui comportamenti da seguire, attraverso il flusso dei sogni di cui nessuno c
onoscer mai l'origine? Senza timore di sbagliarci, possiamo immaginare di s. E che
poi il Maestro sbrogli il groviglio di immagini e indicazioni pi o meno sagge o
assurde. Questo il prezzo della guarigione.
In ogni caso, Pitagora di Samo il primo filosofo ad aver elaborato un metodo d
i indagine le cui conquiste minuziose e pazienti saranno riprese un secolo pi tar
di dallo stesso Socrate. Socrate che si ispira a Pitagora? Sembra proprio di s.
Una volta terminato il periodo di noviziato, silenzio e studio di s che durano
cinque anni (da aggiungersi ai tre della candidatura), l'acustico diventa esoter
ico, ossia un membro della Comunit e della cerchia permanente del Maestro.
34
Ibid. : A quel punto, dopo aver osservato un silenzio di cinque a
nni, diventavano "esoterici" per tutta la vita; ormai prestavano ascolto a Pitag
ora al di l della tenda,
ed erano ammessi a vederlo di persona (ed. it. cit., p. 205). Ricompensa suprema
dopo
il preambolo dell'esame di coscienza, che durato in tutto cinque anni.
35
Cfr. Bosi, Le citta greche d'Occidente cit.

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Jacquemard, Pitagora
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Sin dall'inizio viene invitato a istruirsi nelle discipline d'onore: la geome


tria, la musicologia, la gnomonica dei Caldei. Poi, dopo un certo tempo, l'astro
nomia, la geografia, l'anatomia, la medicina.
Intorno agli esoterici gravitano gli exoterici, cio gli adepti che seguono le
loro occupazioni al di fuori, personaggi spesso influenti e perci utili alla Comu
nit.
Sebbene obbligati a consacrare il proprio tempo agli studi e agli esercizi sp
irituali, gli esoterici non sono tutti costretti alla vita collettiva e, se lo d
esiderano, possono tornare ogni sera a casa, nei paraggi, per condurre una norma
le vita di famiglia.
E per questo motivo che Teano, la moglie che Pitagora ha lasciato qualche tem
po a Samo, una volta superate l'incertezza e le difficolt iniziali contribuisce a

llo sviluppo della Hetairia. Altre donne, piuttosto numerose, ricopriranno a Cro
tone un ruolo non trascurabile. Un progresso particolarmente singolare per i Gre
ci di quel tempo. Rendiamo grazie a Pitagora...
A partire dal momento in cui entra a far parte del movimento, l'adepto non po
ssiede pi alcun bene e dona tutto alla Comunit36. Nel caso in cui il Maestro avess
e motivo di espellerlo (cattiva condotta, inettitudine all'istruzione, scarsa me
moria, dato che la memoria fondamentale), l'allievo riceve il doppio di quanto a
veva con s all'inizio. Ma se lascia il circolo degli iniziati di propria volont, s
i ricopre di disprezzo e, cosa ben peggiore, viene considerato morto, tanto da v
edersi costruire una monumento funebre.
Strano rigore per quanti pretendono di avere rapporti essenzialmente fraterni
! Il rifiuto trae origine con ogni probabilit da una concezione della solidariet i
n base a cui la cerchia del Maestro divisa in due gruppi: i membri pi vicini, com
plici fervidi, che possono arrivare addirittura al sacrificio di s, consapevoli d
i
36 Cfr. Giamblico, La vita pitagorica, XVII, 72-4.
essere privilegiati dagli di, e gli altri, che pi o meno desiderano, guardano e ce
rcano giovamento da qualcosa.
Ecco da dove nascono le sanzioni contro ogni genere di devianze o apostasie.
Sanzioni talvolta terribili, se si pensa alle circostanze oscure della morte di
Ippaso, naufrago pi o meno volontario che ha tradito la legge suprema, quella del
segreto, divulgando certe scoperte relative alla geometria.
Tutto questo fa pensare che l'obbligo del silenzio riguardi non solo le inizi
azioni di ordine mistico, come sempre in Grecia, ma anche le speculazioni e i pr
ogressi di tipo scientifico.
Ma ne riparleremo.
Primeggia, dunque, la vita contemplativa, fondata sul disprezzo delle ricchez
ze e degli onori di cui gli uomini sono ghiotti, capaci per ottenerne di mandare
in malora non solo la propria dignit ma anche l'interesse generale. Segue poi un
desiderio ardente di conoscenza.
Perch la divisione in due gruppi, che, secondo Giamblico, deve essersi operata
malgrado le disposizioni originarie?
All'interno degli esoterici, coinvolti anima e corpo, si distinguono poco a p
oco due correnti di attivit. Da una parte i mate-matikoi, che hanno via via ricev
uto dal Maestro tutte le nozioni acquisite in campo mistico e scientifico. Dall'
altra gli akousma-tikoi, che si occupano dell'organizzazione legislativa, politi
ca e sociale della citt.
I matematikoi si sarebbero rifiutati di considerare gli akou-smatikoi veri e
propri pitagorici, in quanto questi ultimi si limitano a manifestare la loro app
artenenza al gruppo recitando massime (akousmata, symbola, ainigmata) e osservan
do, chi pi chi meno, i divieti. Eppure entrambe le parti in causa, a dif-

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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

ferenza degli exoterici, conducono una vita perfettamente ligia dall'alba al tra
monto.
In piedi sin dal dissolversi delle tenebre, quindi, il discepolo medita cammi
nando (forse sulla spiaggia, con vista sul promontorio su cui campeggia il tempi
o di Era Lacinia tra le nuvole in movimento). Inizia il tempo dello studio e del

l'approfondimento dei concetti religiosi. Prima del pasto di met giornata, di una
frugalit prettamente dorica (come dorico il dialetto parlato da tutti a prescind
ere dal luogo di provenienza, riferisce Giamblico), vengono praticati gli eserci
zi che assicurano al corpo un soddisfacente funzionamento e il piacere che ne co
nsegue: ginnastica e forse, per chi pu a seconda dell'et, una pratica moderata ma
giudiziosa dell'atletismo nella scuola diretta da Milone.
Si discute dell'orientamento generale del gruppo, e gli akou-smatikoi spesso
propongono questioni di politica. Tutto questo garantisce al movimento, che atti
ra a Crotone genti di ogni sorta, rispetto e un solido radicamento.
Possiamo chiederci se gli akousmatikoi, che si occupano con zelo delle pratic
he interne oltre che delle incombenze quotidiane, non siano i pilastri della Scu
ola in s, visto che i matema-tikoi, dal canto loro, sembrano assorti nelle loro r
icerche e nei sapienti numeri. Curiosa distinzione, che potrebbe compromettere l
a coesione generale. Ma Pitagora la tollera come un male inevitabile. Si deve fo
rse chiedere agli uomini pi di quanto possano fare?
Il pomeriggio consacrato ad attivit pi libere: passeggiate in piccoli gruppi, a
pprendimento della musica, del canto e della danza, bagni collettivi, libagioni
davanti agli altari, pasti pi sostanziosi, lettura pubblica di testi sacri proven
ienti dall'Egitto, da Creta, dalla Persia, testi orfici, esortazioni del Maestro
, prima di rientrare e abbandonarsi al sonno.
L'ultimo atto della giornata l'obbligatorio esame di coscienza che, in tre do
mande, riassume i doveri nei confronti
degli altri e di se stessi: Quali errori ho commesso? Quali dei miei compiti ho p
ortato a termine? Cosa ho dimenticato di importante?.
Vita austera e laboriosa giorno dopo giorno, all'insegna della sottomissione
alle regole stabilite e di una volitivit senza limiti? Certo che no. Quanti scelg
ono di tenersi in disparte, come tra parentesi, senza la superbia di sentirsi su
periori a chicchessia, sono uniti da una profonda e fortificante complicit.
L'esperimento in corso unico. Cos elevato che va considerato anche un gioco es
tremamente rischioso. Una sorta di scommessa. O la va o la spacca.
Ma il Maestro solenne, sorride appena, non si autorizza trasgressioni al nece
ssario riserbo, deve alimentare intorno a s l'aura di mistero propria delle guide
, dei magi, di quanti sono ispirati dagli di.
Ed ecco sorgere un'altra forma di discordanza e, se possiamo permetterci, di
anticonformismo, poco apprezzata dai contemporanei quanto il rifiuto dei sacrifi
ci, giudicati ancora scandalosi, e che ad Atene potrebbe rendere invisi gli orfi
ci se non si manifestasse una sorta di infatuazione per il messaggio di Orfeo nu
ovamente in auge. Orfeo che predicava la celebrazione dei misteri.
Stiamo parlando, in termini pi semplici, dell'importanza delle donne nella Com
unit.
Ad eccezione delle sacerdotesse dedite ai diversi culti, al di l del ruolo str
aordinario della Pizia e delle Sibille - e possiamo parlare di ruolo per quella so
rta di teatro che sono le consultazioni degli oracoli -, in Grecia le donne non
hanno praticamente mai la parola. Poetesse come Saffo rimangono in disparte.

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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

Ma nella Comunit se ne contano diciassette, una delle quali sembra godere di un


'influenza preponderante: Teano, la moglie del Maestro, a proposito della quale

Porfirio dir: Altri riferiscono che la pitonessa Teano, originaria di Creta, diede
a Pitagora un figlio, Telauge, e una figlia, Mia37.
Non priviamoci del desiderio di citare queste diciassette pioniere della libera
zione delle donne, argomento su cui non si finir mai di disquisire tanto lungi dal
l'essere risolto qua e l, in quelle contrade vicine o lontane in cui regna ancora
oggi un vero e proprio asservimento.
Eccole, dunque:
Timica, moglie di Millia di Crotone;
Filtide, figlia di Teofrio di Crotone;
Occelo ed Eccelo, entrambe della Lucania;
Chilonide, figlia di Chilone di Sparta;
Teano, moglie di Brontino di Metaponto;
Mia, moglie di Mi.lone di Crotone;
Lastenia d'Arcadia;
Abrotelea, figlia di Abrotele di Taranto;
Echecratia di Filunte;
Tirsenide di Sibari;
Pisirrode di Taranto;
Teadusa della Laconia;
Boio di Argo;
Babelica di Argo;
Cleecma della Laconia38.
Un simile elenco di donne particolarmente ragguardevoli ci autorizza a pensare
che fossero ancora pi numerose. Desta stupore il fatto che non sempre siano menz
ionati i mariti, che avrebbero dovuto fungere da garanti. Erano forse celibi, ve
do37
Porfirio, Vita di Pitagora.
38
Cfr. Giamblico, La vita pitagorica, XXXVI, 267. La lista proverr
ebbe da Aristosseno
di Taranto. La Teano qui citata indicata da Diogene Laerzio come moglie di Pitag
ora.
ve, ripudiate? Difficile pensare a giovani ragazze, ovviamente vergini, che si a
vventurano da sole nelle strade e sui mari, tanto pi che alcune adepte arrivano d
a Sparta, da Taranto o dall'Arcadia. Stobeo riferisce che Teano scrisse diverse
opere, di cui parleremo pi avanti.
Teniamo presente un dettaglio che sorprende subito: di Pitagora in persona non
ci giunto nessuno scritto, sebbene gliene siano stati attribuiti parecchi. Le P
arole d'oro sono solo una sorta di coacervo estremamente tardivo, anche se basat
o su una tradizione che gli conferisce un reale, per quanto relativo valore39.
39 Alcuni, riporta Diogene Laerzio in Vite e dottrine dei filosofi illustri,
sostengono che Pitagora non abbia lasciato nessuna opera scritta. Tra gli autori
ai quali Diogene allude bisogna includere Plutarco {De Alex, fort.), Flavio Gius
eppe {Contro Apione) e Luciano {De lapsu inter salut.). Secondo Ivan Gobry, ques
ti autori e quanti riconoscono la loro autorit si basano sulla famosa tradizione
del segreto: non si scriveva per evitare che i non-iniziati venissero a conoscen
za delle dottrine. Ma si possono distinguere facilmente due tipi di dottrine: le
esoteriche, riservate ai soli iniziati, e le exoteriche, diffuse per via scritt
a. Si pu perfino supporre che le dottrine esoteriche potessero anch'esse essere f
issate per iscritto, a uso dei membri della setta. D'altronde, cos ci lascia inte
ndere chiaramente Giamblico {La vita pitagorica) quando spiega che i pitagorici
hanno segretamente conservato le loro opere all'interno della Scuola e che stato
Filolao a divulgarle per primo. Peraltro, sulla diffusione degli scritti di Fil
olao fiorita tutta una leggenda: sarebbero stati acquistati da Platone per cento
mine con l'intermediazione di Dione di Siracusa (Diogene Laerzio, Vite e dottri
ne dei filosofi illustri). Dal canto suo, Neante di Cizico sostiene che fu Emped
ocle a diffondere i segreti dei pitagorici (Diogene Laerzio, ibid.). Rimane l'in
certezza assoluta sulle numerose opere che alcuni attribuiscono a Pitagora e di
cui non rimane traccia. Eraclide Lembo, secondo Diogene Laerzio, che visse nel I
I secolo a.C., cita l'Anima e un Trattato sulla piet, cui si aggiungono, sempre s

tando a Diogene Laerzio, l'Educazione, la Politica, la Fisica e alcune Considera


zioni. Plinio {Storia naturale) fa riferimento a un'opera, Sulle propriet delle p
iante, come Galeno. Proclo menziona un Discorso su Abari, il sacerdote iperboreo
di Apollo. Lo Pseudo-Giamblico, che cita Eraclide Pontico {Teologia aritmetica)
, parla di una Discesa agli Inferi di cui Pitagora sarebbe autore. Ovviamente, d
i fronte all'immensa posterit del Maestro, era inaccettabile trovarsi davanti il
vuoto assoluto. Rimangono le celebri Parole d'oro, riunite nel IV secolo d.C. Ma
in questo caso tutte le testimonianze sono concordi. Diodoro Siculo {Biblioteca
storica) cita l'opera, a proposito della quale, tuttavia, alcuni riferiscono si
a in prosa e altri in versi. Come distinguere i versi originari dalle aggiunte d
el compilatore?

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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

Da dove trae sostentamento la Comunit, che professa un disinteresse totale, per


fino quasi provocatorio, per l'esercizio del commercio e le transazioni monetari
e?
Per quanto riguarda gli esoterici, i beni di ognuno sembrano spettare alla col
lettivit, secondo la massima Tra amici si condivide tutto. Ma gli exoterici non son
o vincolati a quest'obbligo e praticano vari mestieri.
Non stentiamo a immaginare che facciano fruttare il denaro di quanti si profon
dono senza requie nello studio e nelle ricerche. E che i loro doni - e quelli de
i simpatizzanti - permettano di provvedere alle costruzioni, coltivare le terre,
accudire vigne e uliveti, piantare alberi ornamentali, decorare con iris e viol
e, giacinti e narcisi i numerosi giardini. Certo, nella cerchia pi stretta non pr
evisto alcun allevamento di animali domestici (altrove s). Il pastore di capre o
di pecore, infatti, sa a quale perplessit si condanna di fronte alla nascita di c
apretti e agnelli, sempre in sovrannumero. Ma come procurarsi i formaggi di capr
a, cos pregiati per i Greci, cibo sopraffino per eccellenza, alimento sostanzioso
, senza contravvenire alla regola principe non uccidere, quindi non produrre quel
che obbligatoriamente deve essere ucciso?
Ci piace pensare che il Maestro delle Armonie celesti abbia delle api e guardi
con meraviglia all'organizzazione anche solo di un alveare di paglia, in cui la
regina circondata di venerazione come una dea madre, una Demetra, e che ammiri
le centinaia di cellule di cera a forma di perfetti esagoni costruite da operaie
matematiche. Ci piace pensare che ascolti il loro suono, il suono fondamentale
che in estate, nei tigli in fiore, le api emettono a migliaia.
Ci piace pensare anche che le donne della Comunit, per piacere e non per dovere
, filino la lana e realizzino tessuti in colori sgargianti o raffinati, che non
disdegnino affatto ornarsi, come le
donne di tutto il mondo, con braccialetti, fibule, collane in cui si combinino o
ro, argento, avorio, ametista e turchese, secondo motivi provenienti dalla Lidia
, dall'Egitto, dalla Persia, dall'Arabia. Allo stesso tempo l'esercizio del pens
iero, di una lucida consapevolezza, della meditazione quotidiana non appannaggio
dei soli uomini, e nessuno ostacola un'evoluzione che finalmente permesso speri
mentare.
Oltre alla musica, considerata una sorta di filo d'Arianna nel labirinto del t
empo e dello spazio, la cui essenza ha attinenza con il sacro (anche se sembra c
he i novizi non siano guidati da nessun aedo), fanno parte delle discipline cons

iderate propizie allo sviluppo della persona anche le arti e i vari artigianati
- pittura, ceramica, oreficeria, intarsio, glittica?
Non troviamo nessun riferimento di questo tipo. Forse si correrebbe il rischio
di disperdere le forze e gli obiettivi da raggiungere. Ma nella citt e anche all
'interno della Scuola di certo ci si dedica alle consuete attivit.
Quanto alla poesia, di cui Orfeo fa uso per incantare, per esorcizzare le forz
e distruttive, anche in questo caso nessuna notizia. Singolare dimenticanza o pr
udente diffidenza? Ma com' possibile non celebrare l'Armonia delle sfere e la Mus
ica cosmica alla quale ogni essere umano deve imparare ad abbandonarsi? L'intera
Comunit e il Maestro - in silenzio, dato che le parole non sono mai all'altezza
di una celebrazione cos elevata - sono chiamati a vivere nel fermento iniziatico
della poesia.
Tornando alle donne sapienti, hanno scritto opere di vario tipo considerate pe
r lo pi autentiche. Stobeo ne menziona alcune40: tra gli altri un Trattato sulla
piet, attribuito alla moglie di
40 Teano, la donna pi importante, a quanto pare, non si sarebbe accontentata
di uno statuto in cui il suo genio, anche minore, fosse stato ridicolizzato.

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Una vita esemplare
Jacquemard, Pitagora
Pitagora, nonch alcune lettere sull'educazione dei figli, sull'arte di vincere la
gelosia, sul modo in cui governare sui domestici, sui misfatti della calunnia,
su vari aspetti inerenti alla medicina. Sto-beo cita anche, attribuendoli a Peri
ctione, Fintide, Melissa e Mia, alcuni approfondimenti riguardo la saggezza, l'a
rmonia incarnata dal femminile, la moderazione e il ritegno raccomandati alle do
nne, il comportamento auspicabile per la donna sposata, i doveri di una giovane
madre.
Proposte edificanti, certo. Il contenuto pressoch identico dovuto alla scelta d
el dossografo? Teano, che Porfirio definisce pitonessa, si limita forse a esortare
al coraggio e, di fronte al lusso insolente, alla dissolutezza dei vicini Sibar
iti, a ricordare le leggi della buona creanza e della tanto preziosa dignit?
Non c' vietato pensare che Teano abbia elaborato un vero e proprio modo di esse
re, in accordo con il Maestro. Probabilmente ricorre alla divinazione per annunc
iare, come l'uomo da cui stata scelta, un futuro di equilibrio e bellezza nel ca
mmino universale di tutti gli esseri.
Dobbiamo dubitare che abbia preso parte alle discussioni sulle comete, sulle
eclissi di luna e di sole e sulle propriet del triangolo rettangolo? Cos vuole? No
n ha forse di meglio da fare per imparare la pazienza, la generosa tolleranza, l
'attento ascolto degli innumerevoli messaggi provenienti dall'Altrove?
Con ogni probabilit, si inizia a entrambi gli aspetti del reale.
Prima di affrontare le ragioni della fama di Pitagora, che legata in primo luo
go, non dimentichiamocelo, a una certa forma di ascesi, alla conoscenza di s, all
o sviluppo delle possibilit insite in ognuno... prima di trattare i motivi per cu
i ai nostri giorni ancora celebre il chiomato di Samo, ossia le scoperte scientifi
che nei campi pi disparati, dobbiamo esaminare gli strumenti auspicati dal Maestro. Che a volte sono sorprendenti.
I membri della Comunit non passano inosservati agli occhi degli abitanti di Cr
otone, che hanno ben accolto i primi arrivati ma temono un afflusso pi o meno ete
rogeneo. Eppure nessun adepto fa mistero di obbedire a comandamenti precisi e di
dedicarsi a pratiche talvolta provenienti dall'Egitto, come salutare il sole al
l'alba recitando preghiere41.
Sicuramente gode dell'approvazione generale il rispetto delle tradizioni, deg

li antichi e dei costumi da essi stabiliti, rispetto che Pitagora insegna ai suo
i discepoli42. Ma deve suscitare un certo stupore la proclamazione di tutta una
serie di regole straniere e composite, in cui si celano le ambiguit tipiche delle
iniziazioni.
Citiamo alcuni di questi simboli, che possono essere considerati segni di ric
onoscimento e vanno senza dubbio interpretati, come i geroglifici che Pitagora h
a imparato a decifrare presso i sacerdoti di Abido e Menfi. E non forse giusto p
ensare che siano parole d'ordine impiegate per tenere in scacco gli indiscreti? Non
spezzare il pane. Bisogna calzare prima il piede destro. Non seguire i sentieri pri
ncipali. Non si parli al buio. Si versino le libagioni agli di dal lato dell'ansa del
vaso, per buon augurio. Non si deve sacrificare un gallo bianco. Astenersi dalle fa
ve43.
41
Giamblico, La vita pitagorica: Aspettavano che il sole sorgesse p
er rivolgergli le
loro preghiere.
42
Ibid.: Quegli uomini approvavano la fedelt alle consuetudini e agl
i istituti aviti,
anche se di poco peggiori di quelli di altre citt, perch la propensione a prendere
le
distanze alla leggera dalle leggi vigenti e il desiderio di novit sono tutt'altro
che giovevoli e salutari (ed. it. cit., p. 335).
43
Qui di seguito ne riportiamo altri, attingendo da Giamblico: Quan
do sei in
cammino per altro scopo, non entrare in un tempio e non genufletterti in preghie
ra
nemmeno se ti trovi a passare dalle sue porte. Quando ti rechi in adorazione a un
santuario, nel frattempo non dire e non fare niente di profano. Al momento di sacr
ificare o di entrare in un tempio occorre essere a piedi nudi. Evita le strade mae
stre e cammina per i sentieri. Non cibar[t]i del pesce melanuro, in quanto apparti
ene] agli di
degli Inferi. Per obbedienza agli di, davanti agli altri tieni a freno la lingua. Qua
ndo soffiano i venti, adora il loro mormorio. Non attizzare il fuoco con la spada.
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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

Le spiegazioni di tali precetti, che sono numerosi, non provengono dai pitago
rici stessi ma sono opera di persone esterne alla Scuola, che tentano di fornire
un'esplicazione verosimile e in tal modo sfoggiare sapere e sagacia, afferma Gi
amblico.
Allo stesso modo sono in uso gli Enigmi di ogni tempo apprezzati dai Greci, ch
e talvolta servono nella formulazione degli oracoli e nei misteri. Non si tratta
forse, piuttosto che permettere agli ignoranti di accedere agli insegnamenti, d
i adeguarsi a quanto non corrisponde pi alle norme e alle dimensioni abituali?44
Accendere la scintilla della rivelazione attraverso l'impatto del non-senso, d
ell'inammissibile, di una formula sconcertante, esplosiva: questa sempre stata,
in ogni attivit mistica, la tecnica di gran lunga pi appropriata45. Nella fattispe
cie si tratta di una lingua particolare, alla quale il dialetto serve da support
o.
Non si aiuti a deporre un carico [...] ma si contribuisca a imporlo. Bisogna calzar
e prima il piede destro; quando ti lavi i piedi, il sinistro. Non si parli al buio.
Non passare sopra una bilancia. Quando esci di casa per un viaggio, non ti voltare
: le Erinni ti perseguiteranno. Non urinare rivolto verso il sole. Non asciugare le
sedie con un canovaccio. Non si deve sacrificare un gallo bianco, perch un supplice

. Non ti sedere vicino a una chenice. Non allevare rapaci. Lungo la strada non attrave
rsare i boschi. Non far entrare rondini in casa tua. Non indossare anelli. Non si port
i all'anello l'immagine di un dio come sigillo. Non guardarti accanto a una lampad
a. A proposito degli di e dei dogmi divini, non dubitare di alcuna meraviglia. Non ce
dere a una risata irrefrenabile. Non ti mangiare le unghie vicino a un sacrificio. N
on dare facilmente la mano destra al primo venuto. Una volta uscito da sotto le co
perte, arrotolale e cancella la tua impronta. Non mangiarti il cuore. Non mangiare c
ervello. Sputa sui tuoi resti di capelli e unghie. Non prendere triglie. Fai sparire d
alle ceneri le tracce della pentola. Non frequentare una donna ricca per averne de
i figli. Astieniti dalle fave. Pianta della malva, ma non mangiarne. Non toccare tutto
ci che ha vita (ed. it. cit., pp. 251, 255 e passim).
44
Cfr. Porfirio, Vita di Pitagora.
45 Ci sia consentito qui un paragone, certo audace, con quelli che nella pr
atica del
buddismo zen si chiamano koan. In queste breve frasi impiegate per la meditazion
e,
l'apparente controsenso invita a un capovolgimento che permette di intravedere i
l rovescio delle cose. Eccone alcuni tra i pi conosciuti: Il suono di una sola man
o...
(Hakuin) Sono sin dall'origine l'Assenza assoluta. Dove potrebbe accumularsi la
polvere? "Il mio spirito", dice il discepolo, "non ancora purificato. Vi prego, Ma
estro, acquietatelo". E Boddhidarma risponde: "Conduci a me il tuo spirito, lo a
cquieter per te". "Cosa fare quando non porto niente?" "Lasciar perdere!".
Di questi enigmi Solone l'ateniese a conoscenza, proprio lui che a volte emana l
eggi nel segno dell'ambiguit46. D'altro canto, Pausania afferma che un tempo i Gre
ci, considerati saggi, sviluppavano i loro discorsi ricorrendo agli enigmi, e in
modo tutt'altro che lineare.
Chiunque non risolva l'enigma viene ingannato; saggio colui che non si lascia
ingannare. Eraclito di Efeso, soprannominato l'Oscuro, conosce a perfezione la
pericolosa e proficua manipolazione delle sentenze utilizzate da Loxias, l'Obliq
uo, ossia l'Apollo oracolo di Delfi.
Il fondamento del suo metodo Pitagora lo concepir sempre senza cedere: prima d
i tutto formare uomini risolutamente pacifici, ma dotati dell'intrepidezza dei g
uerrieri.
A chi non verrebbe in mente, ovvio, la Sfinge alata, l'uccello con il corpo d
a leone appostato su un crocevia, a cui nessuno sfugge se non ha risposto al ter
ribile indovinello: Qual l'animale che ha quattro gambe al mattino, due a mezzogi
orno e tre la sera?! Edipo, il cui destino segnato dall'ambivalenza stessa, stato
l'unico a rispondere che si tratta dell'uomo. E la risposta gli valsa il diritt
o di uccidere la Sfinge.
Altri enigmi (insoluti?) affiorano in poeti come Simonide di Ceo: Il padre del
capretto al pascolo e il pesce crudele si stringono con forza; ma avendo visto
con i loro occhi l'immagine del Figlio della Notte, rifiutano di rendere omaggio
all'Onnipotente, a Dioniso, l'uccisore di buoi (fr. 69). O ancora in Pindaro (fr
. 177d): Risuona l'enigma fuori dalle feroci mascelle della Vergine. ... E infine
nel celebre discorso attribuito a Omero, una sorta di gioco di parole la cui str
amberia ci seduce ancora: Quel che
46 Cfr. Plutarco, Vita di Solone.

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Una vita esemplare
Jacquemard, Pitagora
abbiamo preso abbiamo lasciato; quel che non abbiamo preso lo portiamo con noi, c

he parla di giovani pescatori seduti sulla riva intenti a spogliarsi l'un l'altr
o...
Pi tardi, nella Repubblica, Platone si pronuncer in favore di questo esercizio c
os particolare: Somiglia a quei discorsi equivoci che si fanno ai banchetti, e a q
uell'enigma diffuso fra i bambini che parla dell'eunuco e del colpo al pipistrel
lo... I nostri discorsi paiono altrettanto stravaganti, e di nessuno degli ogget
ti che noi percepiamo siamo autorizzati a dire che esiste, o non esiste, o si co
mbina con gli altri, o non ha nulla a che vedere....
Potremmo concludere che l'enigma pone le basi per quella relativit cos cara a Er
aclito di Efeso, attraverso il gioco di senso e controsenso che sembrano interca
mbiabili.
concetti sviluppati da Filolao, uno tra i discepoli pi intimi, che propone per l'
Armonia la seguente definizione: l'unificazione del molteplice e l'accordo del d
iscorde.
Davanti ai nostri occhi proliferano le coppie di contrari (che costituiscono
l'enigma supremo), come dati di fatto inspiegati, inspiegabili: Pari e Dispari,
Destra e Sinistra, Maschio e Femmina, Curva e Retta, Tenebra e Luce, Vero e Fals
o, Limitato e Illimitato. chiaro che le contraddizioni agiscono ovunque, fuori e
dentro di noi. Uno nega l'altro. Uno completa l'altro. O lo discredita? (Si ved
ano a questo proposito Eraclito e Aristotele.)
Meraviglioso compito essere testimoni imparziali, consapevoli, capaci di segu
ire tutti i meandri, di addentrarsi nei dedali, di collocarsi sulle orbite dell'
inspiegabile.
Proprio a questo aspirano i pitagorici. Dietro di s, cercano di istruire la mo
ltitudine di uomini, Greci o barbari che siano.

L'uso degli enigmi uno degli elementi di cui si servono i pitagorici per perce
pire, sfidare verit sempre sfuggenti. Sono numerosi e riguardano ogni ambito.
Qual la cosa pi saggia? Il Numero, e dopo di esso colui che ha dato alle cose i
l loro nome.
Cosa sono le isole dei Beati? Il sole e la luna.
Cos' l'oracolo di Delfi? La tetractis, cio l'Armonia nella
quale vivono le Sirene.
Qual la sentenza pi veritiera? Quella che dice che gli
uomini sono cattivi.
Qual la cosa pi bella? L'Armonia.
68
In verit, l'enigma rientra nella sfera degli akousmata e se ne distingue solo p
er il rapporto tra domanda e risposta. E uno dei
arrivato il momento di esaminare i divieti che riguardano il regime alimentare d
ella Comunit.
Perch per diventare quel che siamo (secondo gli orfici, l'essere divino tenuto
segreto come un prigioniero, che importante liberare), ogni sozzura proveniente
dall'esterno dannosa. E prima di tutto la sozzura legata alla cura umilmente pr
osaica della carne, di cui si compone il corpo umano.
I divieti abbondano. Perch siamo innanzitutto quel che mangiamo. Constatazione
squisitamente biologica.
Non c' da stupirsi, visto che il primo dei divieti riguarda il consumo di anim
ali, che Pitagora imponga il vegetarianismo47. In
47 II vegetarianismo assoluto, che era obbligatorio per i matematici, semb
ra fosse mitigato per gli acusmatici e per quanti gravitavano intorno alla Comun
it e ne imparavano i precetti (Giamblico, La vita pitagorica, xxiv, 106-9). E pro
babile che in alcuni casi fosse perfino tollerata la pratica di sacrifici.
69
Jacquemard, Pitagora

Una vita esemplare

effetti, il consumo di esseri viventi non tollerabile, se si pensa che per soddi
sfare i propri appetiti bisogna accettare di infliggere sofferenze morali e fisi
che a creature ignare che non hanno meritato un trattamento cos crudele. L'angosc
ia dell'animale sgozzato si trasmette immancabilmente agli uomini che mangeranno
in totale incoscienza. E inconcepibile che, di fronte alla fiduciosa serenit di
un gregge al pascolo, gli stessi uomini che con sollecitudine ne hanno cura gior
no dopo giorno vi vedano solo l'aspetto monetario, nascondendosi o peggio accett
ando l'orrore delle brutalit, dei lamenti e del sangue che scorre!
Pensare ancora una volta a Orfeo l'incantatore, il guaritore che viveva nella
pi profonda complicit con le bestie. E immolare un animale rappresentava per Orfeo
il sommo divieto.
E del tutto evidente che Pitagora non pu contravvenire al dogma cui l'orfismo e in quello stesso periodo il buddismo -tributano il massimo rispetto. Ipocrita
omissione, deliberata cecit di tutte le societ carnivore di ogni tempo, in tutto
il mondo. Sulle bancarelle si vedono spesso, ad esempio nel Maghreb, macabri inv
olti, accuratamente impacchettati, costituiti da quattro zampe con zoccoli e una
testa munita di corna: questo quel che rimane di una creatura viva, perfetta, m
aestosa che si chiamava capra.
A proposito, la commozione per natura innata in Pitagora, o deriva forse dalla
constatazione delle quotidiane mostruosit? Insomma, il Maestro prova piet e indig
nazione? Possibile. Possibile anche di no, e che nel suo caso sia bastato l'inte
lletto, applicato a ogni aspetto, a fargli prendere posizione. Cos diventato un d
ifensore della Bellezza, qualsiasi forma essa assuma.
Sebbene non gradito alla maggioranza, e in particolare alle genti di Crotone (
da sempre i sacrifici cruenti offerti agli di
70
sono considerati un tributo da cui pericoloso astenersi), il divieto di togliere
la vita e sfamarsene per noi cosiddetti uomini moderni comprensibilissimo.
Viceversa, ci meravigliano alcune prescrizioni riportate dai biografi, in cui
abbondano le contraddizioni. Ecco, per esempio, cosa sostiene Diogene Laerzio: Pr
ima di tutto, proibiva di consumare triglie, o cuori di animali, o fave. Aristote
le aggiunge all'elenco il cefalo. Diversi autori riferiscono che Pitagora si nut
riva di pane e di miele, e che beveva vino solo in rare occasioni. La sua alimen
tazione ordinaria era costituita da verdure crude o bollite, talvolta pesce. Ness
uno lo vide mai ubriacarsi, o fare l'amore, o scherzare facendosi una risata....
Esaminiamo il divieto cos controverso, che tanto inchiostro ha fatto versare: q
uello che riguarda le fave.
Per continuare con Diogene Laerzio, apriamo il processo alle fave seguendo la su
a testimonianza, che ci appare tra le pi bislacche: A proposito delle fave, Aristo
tele diceva che Pitagora ne faceva divieto o perch hanno la forma dei testicoli,
o perch somigliano alle porte dell'Ade, che non possiedono giunture... o ancora p
erch sono il simbolo di uno stato oligarchico in quanto vengono utilizzate, come
si sa, per l'estrazione a sorte48.
Gli Egizi non seminano mai fave e, qualora esse crescano, non le mangiano n crud
e n cotte. I sacerdoti non ne tollerano nemmeno la vista, perch ai loro occhi si t
ratta di un legume impuro49, dice Erodoto.
Ebbene, Pitagora, come abbiamo visto, viene iniziato nelle Case della Vita e i
struito dai sacerdoti in Egitto.
48
Cfr. Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei filosofi illustri, 1. Viii.
49
Storie, II, 37.
71
Jacquemard, Pitagora

Una vita esemplare

Nella sua Storia naturale (1. XVIII, 30), Plinio precisa che i pitagorici si a
stenevano dal mangiare fave perch in esse penetravano le anime dei morti. Il prim
o motivo addotto che lo stelo delle fave privo di nodi, e di conseguenza la fava
pi di ogni altra pianta facilita i rapporti con l'Ade. Si tratta, quindi, di un
luogo di scambio per eccellenza tra vivi e morti; attraverso le fave si perpetua
no i cicli di metempsicosi e reincarnazioni.
E per dirla tutta a proposito di pratiche che stentiamo a non considerare stra
vaganti, Eraclide Pontico (388-312 a.C.) riferisce che la magia greco-egizia pro
poneva una certa dimostrazione riguardante l'ambivalenza delle fave. Ecco, secon
do lui, quanto sperimentano alcuni pitagorici: Una fava, riposta in una scatola o
in una pentola ben chiusa, viene seppellita nella terra o nascosta sotto uno st
rato di letame. Dopo alcuni giorni (quaranta o novanta, a seconda delle versioni
) il recipiente dissotterrato, e al posto della fava si trova o una testa di bam
bino gi formata, o un sesso femminile, o una testa di uomo, o ancora del sangue.
Quindi, mangiare fave o mangiare la testa dei propri genitori (osano affermare
alcuni autori...) equivale allo stesso tipo di crimine. Da queste conclusioni d
eriva uno dei precetti pi celebri dei pitagorici. La fava sarebbe dunque, potenzi
almente, carne?50
animale di cui fa parte l'uomo, filo conduttore dell'unit, dell'unicit del Cosmo?
Una simile idea sembra impregnata di un arcaismo ai nostri occhi retrogrado.
Da qui a rifiutare indistintamente un simile apparato eteroclita di superstizi
oni e magia primitiva c' solo un passo. Molti in un simile contesto hanno trovato
lo spunto per dubitare, per deridere la linea di condotta adottata dai pitagori
ci alle prese con l'insondabile e l'illimitato. Ci non toglie che si insinua un c
erto disagio.
Dove e come riunire gli aspetti essenziali del possibile e del probabile, in u
n mondo greco sempre pi prossimo alla straordinaria presa di coscienza che accomp
agna la comparsa delle tragedie, alle quali durante le grandi feste di Atene ass
iste una folla innumerevole e fervida?
Frinico gi al lavoro, Eschilo non ancora. Ovviamente prima di tutto a Omero che
si guarda, e tutti gli scolari recitano giorno dopo giorno le gesta di Achille
ed Ettore, o il ritorno di Ulisse a Itaca. cos importante la memoria! Pitagora no
n cesser mai di predicarne le virt, e nella Comunit obbligatorio esercitarsi a rico
rdare tutto. Ricordare i fatti presenti e passati. Ricordare le proprie vite pre
cedenti? E qui che, agli occhi dei suoi contemporanei, Pitagora si distingue.

Esiste, quindi, una netta barriera tra il vegetale che cresce e respira - e so
ffre, stando ad alcune, recenti scoperte - e il regno
50 Due versi di un Discorso sacro dei pitagorici definiscono cos la funzion
e delle fave: Servono come punto d'appoggio e scala per le anime degli uomini pie
ni di vigore che dalle dimore dell'Ade risalgono verso la luce. Le fave dal gambo
cavo sono il luogo di passaggio in cui avviene senza sosta lo scambio dei vivi e
dei morti; sono lo strumento della metemsomatosi e del ciclo delle nascite. Cfr.
M. Detienne, Les jardins d'Adonis, Gallimard, Paris 1979, pp. 96-7.
Sembra essere in gioco il retaggio orientale nella credenza, derivata dall'orfis
mo, di una trasmigrazione dell'anima che passa da un corpo a un altro. Quella ch
e comunemente chiamiamo metempsicosi, e in maniera impropria, visto che si tratt
a di metemsomatosi. (Ma pi semplice mantenere la terminologia in uso.)
Il buddismo - Buddha, nato intorno al 566 a.C, era contemporaneo di Eraclito d
i Efeso e pi giovane di Pitagora - definisce

72
73
Jacquemard, Pitagora
la suddetta ascesa con parole che Orfeo di Tracia non avrebbe sconfessato. Ma pr
ima era stato l'induismo a gettare le basi di una tale credenza. Si tratta, in b
uona sostanza, dell'anamnesi, della rimembranza di ci che accaduto in precedenza.
Qual l'utilit per ogni essere umano? Jean-Pierre Vernant propone una spiegazio
ne illuminante: Nel pitagorismo, la reminiscenza delle vite anteriori pu apparire
come un mezzo per conoscere se stessi, non nel senso un po' banale che l'oracolo
di Delfi dava a questa formula [...] ma dando alla massima un significato nuovo
: sapere quale la nostra anima., riconoscere attraverso la molteplicit delle sue
successive incarnazioni l'unit e la continuit della sua storia. E aggiunge: Non si t
ratta, per un soggetto, di cogliere se stesso nel suo passato personale, di ritr
ovarsi nella continuit di una vita interiore che lo differenzi da tutti gli altri
esseri; si tratta invece di situarsi all'interno di un ordine generale, di rist
abilire su tutti i piani la continuit tra s e il mondo, ricollegando sistematicame
nte la vita presente all'insieme dei tempi e l'esistenza umana alla natura inter
a.
Perch il mondo pieno di anime, ripete Pitagora. E queste anime, incarnandosi d
i nuovo, cercano di trovare per se stesse e per quel che hanno intorno il segret
o all'origine del loro agire: l'Armonia, grazie alla quale si perpetua nell'infi
nito del tempo e dello spazio l'Universo sempre nuovo.
Sulla metempsicosi potremmo disquisire cos a lungo che Pitagora, e noi stessi,
ci ritroveremmo seppelliti sotto il cumulo di parole e fatti che si sono accumu
lati da quando l'uomo cerca il come e il perch della sua fragilissima esistenza.
In verit, la sopravvivenza dell'anima ancora da accertare. Chi ha in mano ora
le prove, le chiavi? Nessuno pu fregiarsene, n il pi illustre n il pi modesto. Eppure
, nell'inconscio collettivo rimane radicata la certezza, dalla quale zampilla qu
a e l la lava di un lavoro sotterraneo.
Probabilmente qualche frammento dell'enigma che ossessiona l'umanit vaga nello
spazio, dove i pianeti ci fanno cenUna vita esemplare
no come anime smarrite o per sempre liberate. Non forse all'interno, nei labirin
ti della terra in cui risiedono i morti - ma solo nel loro involucro di carne in
decomposizione - che va cercata una risposta? O non forse, piuttosto, nelle pie
ghe dell'anima stessa, magari con l'aiuto di quel gigantesco occhio di ciclope chi
amato telescopio che serve ora a dissodare gli abissi?51
In un simile processo, il dentro e il fuori si confondono. Compare una vertig
ine, premessa obbligatoria.
E proprio di vertigine si tratta, quando bisogna enumerare le forme assunte u
na vita dopo l'altra in un interminabile tragitto. Lalib erazione ha luogo solo
grazie a una purificazione assoluta. La liberazione e il sollievo di chi vede ca
dere le pastoie della cupidigia, della paura, dell'arbitrario, della codardia, d
ei furori pi o meno omicidi di cui ciascuno continuamente oggetto e prima preda.
Nessuna idea di castigo tra un'esistenza e l'altra, e nemmeno di ricompensa.
Tutto si gioca sotto il controllo di un rigoroso concatenamento. Gli atti genera
no una determinata risposta meravigliosa o funesta. Gli atti si generano tra lor
o, liberi. Una freccia (quella di Apollo ?) fissa qua e l qualche certezza: i nod
i si stringono o si sciolgono. Unico autore e unico attore in questa intima dimo
strazione, proiezione, teatro sfarzoso, le cui scene si recitano volta a volta n
ella cloaca in cui sguazzano le scrofe o nel volo di un albatros... Unico autore
e unico attore: il principio di vita, impalpabile come il vento, che chiamiamo
anima, che possiamo chiamare spirito.
51 Cfr. Iliade, xvn, v. 60.

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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

Sono sempre gli Egizi ad aver concepito per primi l'idea che l'anima umana imm
ortale, che quando il corpo perisce essa entra in un altro essere che a sua volt
a nasce, e che dopo essere passata attraverso tutte le forme che popolano la ter
ra, il mare e l'aria penetra di nuovo in un corpo umano nel momento in cui nasce
; questa migrazione, dicono, richiede tremila anni. Alcuni Greci hanno adottato
la teoria, prima gli uni, poi gli altri, presentandola come propria. Non far i lo
ro nomi, ma li conosco.
Questo il parere di Erodoto52 sulla questione. I nomi che, per una simulata d
iscrezione cui avvezzo, Erodoto si rifiuta di menzionare sono ovviamente Pitagor
a di Samo ed Empedocle di Agrigento, e altri. Se ogni nascita in fin dei conti un
a reincarnazione, il numero di anime limitato... Da qui la nozione di ciclo dell
e nascite su cui il Socrate del Fedone insiste a lungo: nel mondo delle anime, n
iente si perde e niente si crea53.
Nel processo di liberazione istituito da Orfeo, mille raccomandazioni vengono
fatte a chi vuole interromperlo di sua iniziativa, e con una consapevolezza in
grado da sola di esorcizzare il susseguirsi delle vite. La lucidit cos ottenuta as
similabile a un'iniziazione, accompagnata da riti purificatori.
Uno dei simboli orfici la ruota, immagine eloquente di cui il buddismo si avv
ale per denunciare l'ingranaggio dell'eterno ricominciare.
Assieme alla Ruota delle reincarnazioni l'orfismo propone la Scala, con la qu
ale elevarsi al di sopra del pantano verso le sfere dell'Immateriale.
Delle preghiere, delle cerimonie di iniziazione ai misteri orfici non conosci
amo affatto il contenuto. A quanto pare erano simili a quelli di Dioniso in cui
veniva mimata la passione del dio-bambino, che i Titani posseduti da forze incon
trollabili (le
52
Storie, ii, 123.
53
L. Gernet, Le Genie grec dans la religion, Albin Michel, Paris 1970, p.
58.
stesse ancora oggi all'opera) sacrificarono e divorarono come un capretto. Lo st
esso Orfeo, come sappiamo, mor di morte violenta, perch stigmatizzava ogni atto cr
uento e di conseguenza i deliri delle Baccanti.
Tra i pitagorici nessun cordoglio funebre, nessuna perturbante celebrazione d
el martire (celebrazione cos cara ai cristiani). E Apollo il Brillante a regnare
sovrano e a dominare su Dioniso, anche se nel pi profondo di s ognuno deve ammette
re i selvaggi empiti di vita.
Proseguendo su questa strada - il periplo delle anime attraverso una moltitud
ine di apparenze - capace di scatenare ogni immaginazione, non c' da stupirsi che
qualcuno dei commentatori scada nell'esagerazione. Ma chi prendere come riferim
ento?
Con ogni evidenza, il personaggio semidivino di Pitagora non pu che alimentare
versioni copiosamente illustrate del suo percorso. Per tutti, deve fungere da e
sempio e modello. Deve poter comprovare la veridicit delle proprie parole e di qu
elle di Orfeo. Cos lo Pseudo-Giamblico (autore delle Theo-logoumena arithmeticae,
teorie teologiche basate sui numeri) riporta con dovizia di particolari quel ch
e alcuni discepoli avrebbero udito dalla bocca di Pitagora: I pitagorici Androcide, autore del trattato Dei simboli, ed Eubolide, e anche Ari-stosseno, Ippoboto
e Neante, tutti biografi di Pitagora, hanno affermato che le sue metempsicosi e
rano durate duecentosedici anni; che dopo altrettanti anni era di nuovo venuto a

l mondo per una nuova vita... All'incirca cinquecentoquattordici anni separano l


a caduta di Troia dall'epoca in cui vissero Senofane, Anacreonte e Policrate, e
dall'epoca in cui il Medo Arpago invase la Ionia... La storia dimostra che Pitag
ora fu contemporaneo di tutti questi uomini, che stato fatto prigioniero da

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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

Cambise mentre stava ricevendo gli insegnamenti dei sacerdoti quando questi ha p
reso l'Egitto, e che a Babilonia stato iniziato ai misteri barbari....
Diogene Laerzio, invece, per stabilire la successione delle vite assunte dal M
aestro di Crotone si rifa a Eraclide Pontico. Ecco quel che Pitagora dice di s, s
tando a Diogene: Era nato un giorno con il nome di Etalide e si credeva fosse fig
lio di Ermete. Quest'ultimo aveva detto che gli avrebbe concesso quel che pi desi
derava, tranne l'immortalit. Pitagora aveva chiesto di poter conservare, dopo la
morte e nelle vite a venire, il ricordo delle diverse peripezie di ognuna. Fu co
s che non dimentic nulla. La sua anima si introdusse poi nel corpo di Euforbo, che
fu ferito da Menelao e raccont di quali animali e vegetali fosse stato volta per
volta ospite. Alla morte di Euforbo, la sua anima aveva assunto l'esistenza di
Ermotimo il quale, per fornire una prova della sua reincarnazione, aveva potuto
designare nel santuario di Apollo a Didime, servito dai Branchidi, uno scudo off
erto come tributo da Menelao. Alla morte di Ermotimo, la sua anima era migrata n
el corpo di un abitante di Delo, un certo Pirro, che di mestiere era pescatore.
Poi era diventato Pitagora, e ricordava ogni cosa....
Versione abbreviata rispetto a quella dello Pseudo-Giamblico. Ancora pi succint
a rispetto ai tremila anni necessari, secondo Erodoto, per i sacerdoti egizi. Ne
lla Repubblica e in quello che viene chiamato il mito di Er (x, 613), Platone (428
-348 a.C.) far suo, ricorrendo a una messinscena visionaria, il procedimento dell
'interminabile percorso prima della purificazione finale.
Er, figlio di Armenio, trov la morte in un combattimento. Trasportato per esser
e consegnato al fuoco, durante la cerimonia dei funerali, invece, si alz all'impr
ovviso e raccont quel che aveva visto nell'Aldil, tra la folta schiera dei trapass
ati. Dopo il Giudizio, lo ierofante invita ciascuno a scegliere un destino anima
le o umano fra le innumerevoli possibilit offerte.
Nel novero si trovavano alcune esistenze di tiranni... di esuli, di mendicanti;
c'erano anche vite di uomini celebri per la loro bellezza, il vigore, i natali, i meriti degli avi. Lo spettacolo, dice Er, ispirava
piet. La scelta degli uni e degli altri, infatti, dipendeva di solito da ci che av
evano compiuto nella loro vita precedente.
Ma funestamente ricadevano nella trappola a essi e da essi stessi tesa. Cos, da
animale carnivoro si diventa criminale, o viceversa. Come Agamennone, qualcuno
sceglie di incarnare l'uccello dominatore e onnipotente, l'aquila reale; e come
Aiace, sempre appassionato di combattimenti, qualcun altro si ritrova sotto la c
riniera di un leone.
Il cerimoniale descritto da Er concorda con i riti orfici in cui Oblio (Lete)
e Memoria (Mnemosune) si impadroniscono a turno dello spirito dei morti. Tutti si
misero in cammino verso la piana del Lete (l'oblio) sotto una terribile, soffoc
ante afa; per questo motivo il luogo era completamente spoglio di alberi e di tu
tto quel che la terra produce. Poi vennero innalzate delle tende lungo il fiume
Amelete (l'indifferenza), di cui nessun recipiente riesce a trattenere l'acqua.

Ebbene, per tutti era obbligatorio aver bevuto una certa quantit di tale acqua. M
a quanti non sono protetti dalla prudenza ne bevono smodatamente, e di conseguen
za dimenticano del tutto ci che furono un tempo.
Certo, Orfeo non ha avuto paura di scendere fin nell'Ade e di rischiare un con
fronto con i maledetti che di loro spontanea volont vi si perdono, non tanto perc
h condannati dagli di quanto perch vi si condannano da soli.
Quella discesa al pozzo di tenebre e fuoco alcuni affermano che Pitagora abbia
voluto evitarla54. E che, come Orfeo, abbia ricevuto in questo modo l'iniziazio
ne ultima.
54 Ieronimo aggiunge che Pitagora scese fin nell'Ade, dove trov l'anima di E
siodo legata a una colonna di bronzo e quella di Omero appesa a un albero, circo
ndata di serpenti. Venne a sapere che i supplizi erano dovuti a tutto quel che a
vevano raccontato sugli di. Viene da pensare a Senofane di Colofone ed Eraclito di
Efeso.

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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

Come non pensare a Empedocle di Agrigento? Come non accostare i due personagg
i innamorati - l'uno con una determinazione ben controllata, l'altro con la foga
dei visionari - del proprio progresso, che si fa garanzia per l'umanit intera e
per ognuno incitamento a ricoprire il proprio ruolo in una tale.
avventura?
Anche Empedocle di Agrigento, nato una decina di anni dopo la morte del Maest
ro, esplora i campi del visibile e dell'invisibile.
Essendo taumaturgo, medico, filosofo, poeta, la sua fama si diffonde nelle ci
tt greche della Sicilia e perfino dell'Italia intera. Sa di essere giunto al term
ine della lunga peregrinazione imposta dal destino prima della liberazione. Sa d
i possedere anch'egli la lucidit e il distacco che coronano il susseguirsi di inn
umerevoli vite. Tanto che osa proclamare le sue certezze o con un'enfasi squisit
amente profetica, o con rassicurante semplicit, essendo egli l'uomo delle purific
azioni auspicate dagli orfici, preludio all'alleggerimento e al tanto atteso lib
rarsi in volo. Empedocle elenca alcune delle sembianze avute, e senza esitazione
osa dichiarare: Sono stato volta per volta ragazzo e ragazza, albero, uccello e
pesce muto in fondo al mare55.
Probabilmente i ricordi perduti nel tempo, che non sono n fantasmi n fantasmago
rie, possono essere acquisiti solo mediante una disciplina molto particolare56.
Esercizio della
55
Empedocle, Purificazioni, fr. 117.
56
II buddismo e ancora prima l'induismo hanno accordato un'importa
nza primordiale alla nozione di samsara. Nell'induismo, innanzitutto vi lo svilu
ppo pi o meno
ampio deW'atman, il S, l'essenza dell'essere, che non l'io ma identico al Brahman,
il dio impersonale. Le modalit di un tale sviluppo risalgono alle Upaniskad, comp
oste
probabilmente tra il VI e il III secolo a.C. Le prime, pi importanti, sono contem
poranee del Buddha (VI-V secolo a.C), e quindi proprio di Pitagora, all'opera al
l'altro capo
del mondo. Entrambi professano una stessa fede in un periplo degli esseri, che s
focia
nella purificazione e quindi in una libert assoluta.

memoria e progressivo spogliarsi, in un procedimento tanto tenace quanto inesora


bile: questi i presupposti. Ecco perch Pitagora esorta i suoi discepoli a pratica
re la meditazione quotidiana, l'esame di coscienza e la rappresentazione degli a
tti vicini e lontani.
La facolt di rimemorare [...] una conquista; la sacralizzazione della Mnemosyne
, indica il valore che le viene riconosciuto in una civilt di tradizione purament
e orale, quale fu tra il XII e l'VIII secolo, prima della diffusione della scrit
tura, quella della Grecia57.
Nell'ambito di una proliferazione degli di, Mnemosine, sorella di Crono e di O
ceano, la madre delle Muse. Posseduti dalle Muse, il poeta e il profeta diventan
o gli interpreti di Apollo58. Il loro dono di duplice vista riguarda in particolar
e lo svolgersi del tempo e gli eventi passati o in procinto di accadere, ai qual
i il comune mortale non ha accesso. Mnemosine mette in luce tutto quel che stato,
tutto quel che , tutto quel che sar59.
Non sappiamo come nelle confraternite degli aedi potesse effettuarsi l'appren
dimento, se non mediante la ripetizione di lunghi brani da imparare a memoria. I
n seguito, la scrittura stemperer l'onnipotenza della memoria e comporter una semp
lificazione, tanto che le prodezze grazie alle quali si acquisiva il merito di e
ssere visitati dal dio non sono pi indispensabili.
Per i pitagorici - che guardano al fervore delle epoche eroiche, alla sobriet
dei mezzi, alle basi eminentemente sicure del passato, e al contempo alle specul
azioni ardite - la memoria, che consente le reminiscenze, primeggia su ogni altr
o esercizio. La memoria il filo di Arianna.
57
J.-P. Vernant, Mito e pensiero presso i Greci, Einaudi, Torino 2000.
58
Secondo Esiodo e la sua Teogonia.
59
Omero, Iliade, I, 70.

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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

All'aedo, al poeta, al visionario concesso il potere di percorrere liberamente


i sentieri del prima e del poi, del lass e del laggi. Grazie alla memoria, non es
istono pi frontiere.
Lo sforzo richiesto dall'uso della memoria diventa un esercizio spirituale. Co
s proclama Empedocle, che conosce la dura ascesi dell3'anamnesis e l'umilt infusa
da questa constatazione: le nostre vite successive sono state offuscate da error
i e sozzure. Empedocle rende omaggio all'eccezionale valore, all'intrepidezza di
colui che ha saputo riportare alla luce gli eventi caotici che hanno marcato di
eci, venti vite: Pitagora, ovvio, di cui Empedocle , forse pi dei discepoli del Ma
estro, il prosecutore.
Ecco cosa dichiara nelle Purificazioni (fr. 129): Tra essi viveva un uomo di i
mmensa sapienza, che possedeva i doni pi rari della mente e per di pi si dedicava
alle opere della scienza. Non appena convogliava la foga della sua mente, vedeva
nitidamente le difficolt che accompagnano le questioni pi disparate con cui si so
no confrontate dieci o venti generazioni.
Si chiarisce, cos, l'enigmatica formula di Alcmeone di Crotone, discepolo di Pi
tagora e celebre medico: Gli uomini muoiono perch non sono capaci di congiungere l
'inizio e la fine. Il fatto che al termine di ogni esistenza precipitano nell'obl
io (Lethe) e quindi nell'incoscienza, che esclude ogni perennit. La memoria si fa
strumento d'una lotta contro il tempo umano, che si rivela come un puro flusso,

come il regno eracliteo tpanta rei [...]. Nel momento in cui si afferma l'ansia de
lla salvezza individuale, l'uomo ne cerca la via nella sua integrazione al tutto6
0.
In questo modo l'immagine cos cara all'Antichit, cos cara allo stesso Pitagora di
un mondo pieno di anime e respiri, luogo di circolazione e scambi perenni, si r
adica sin nel profondo in colui che, attraverso l'esercizio della memoria, gener
a la propria continuit e grazie a essa la pura durata (che si trasforma in assenz
a di durata), evidentemente di origine divina.
60 Vernant, Mito e pensiero presso i Greci cit.
Da qui l'acuta presenza a se stessi, il continuo interrogarsi ogni giorno e senz
a indulgenza (giacch l'indulgenza non sarebbe un vantaggio, visto che ogni ingann
o, ogni imbroglio vanno a discapito del praticante). Da qui l'esame di coscienza
assolutamente indispensabile, compito principe di ogni pitagorico.
Memorizzare equivale ad abolire le distanze. Trovare il proprio posto, irriso
rio e immenso. Giamblico riferisce che Pitagora aiuta ogni nuovo discepolo a ram
mentarsi delle sue vite precedenti, in modo da collocarsi meglio nel suo cammino
.
Come Orfeo, al quale nella storia greca si ispireranno secolo dopo secolo poe
ti e filosofi, ognuno chiamato a pronunciare questo atto di fede:
Sono il figlio della terra e del cielo stellato; la mia una stirpe celeste61.
Come abbiamo gi detto, non c' da stupirsi di fronte alla mancanza di testi scri
tti di suo pugno da Pitagora.
La lista di quelli che gli sono stati attribuiti62 ha dato luogo a controvers
ie tali che opportuno attenersi al breve elenco di divieti e consigli chiamato P
arole d'oro, raccolti nel III e IV secolo d.C. (periodo in cui vivranno Giamblic
o, Porfirio, Clemente Alessa-drino e Diogene Laerzio, eminenti biografi e commen
tatori).
Essendo l'esercizio della memoria in auge pi di ogni altra disciplina, dobbiam
o forse ritenere che la scrittura non trovi
61
Laminetta rinvenuta in Tessaglia (tradotta dall'autrice). Cfr. O
rphe ou l'initiation
mystique, Bayard, Paris 1998, p. 100.
62
Cfr. Flavio Giuseppe, Contro Apione: Le fonti concordano nel rico
noscere che
Pitagora non ha lasciato alcun trattato scritto di suo pugno; ma in molti riport
ano le
sue gesta....

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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

posto fra le attivit del gruppo? Esiste una ritrosia a immobilizzare il pensiero
lanciato invece all'assalto delle conoscenze pi varie, e quindi capace di orienta
menti contraddittori?
In questo caso, Pitagora passa sopra gli insegnamenti ricevuti in Egitto, in c
ui predomina il valore del testo scritto. Sembra che gli Egizi sperassero ossess
ivamente di ritrovare le pergamene nelle quali sarebbe stata depositata la Verit,
per loro immutabile e incalzante. Questo spiega perch non dovesse andare persa l
a bench minima parola, che aveva la sua importanza nella risoluzione degli enigmi
, e perch gli scribi accumulassero a iosa scartafacci su scartafacci.

Forse l'allievo dei sacerdoti egizi, per anni a stretto contatto con le Case d
ella Vita, si scoraggiato di fronte a tanto materiale? Abbiamo buoni motivi per
crederlo. Davanti alla soffocante moltiplicazione di scritti, dietro i quali si
nascondono gli orizzonti sempre fecondi di misteri da delucidare, Pitagora non h
a forse reagito rifiutandosi di essere limitato, costretto ad avventurarsi nei s
ecoli restando sul posto, e per di pi fermo al suo posto?
La civilt egizia, infatti, cos magnificamente ricca dei miti fondamentali (per ese
mpio quello di Osiride) da cui la Grecia ha tratto il meglio di s, come afferma E
rodoto di Alicarnasso, pretende, per, di mantenersi sempre al riparo da ogni mini
mo cambiamento. Come gli di hanno creato il mondo, cos deve rimanere. Di fronte a u
n dato evento, un fenomeno fisico, una catastrofe che colpisce l'intero paese, i
l sapiente non cercher di individuare le cause materiali per trovarvi, se il caso
, un rimedio adeguato; scartabeller, con l'ardore tipico dell'erudito, pile di ve
cchi scritti per sapere se il fatto gi accaduto in un qualche momento del passato
, e quale soluzione a quel tempo stata trovata63.
63 E aggiunge: I pitagorici erano convinti che occorresse ritenere e custodi
re nella memoria tutto quanto apprendevano e veniva loro spiegato; si dovevano a
ltres accumulare nozioni e lezioni fino al punto in cui la facolt dell'apprendimen
to e della memoria fosse stata in grado di accoglierle [...]. Pertanto avevano g
rande considerazione della memoCerto, le biblioteche hanno un'importanza considerevole. Sono situate generalmen
te nei templi, ad esempio a Menfi, Abi-do, El Amarna, Edfou. Tutti i papiri in c
ui sono conservate sin nel dettaglio le celebrazioni rituali, nonch gli archivi c
ui attingono pittori e scultori per eseguire geroglifici e scene di vita quotidi
ana o rappresentare gli di sono riuniti al riparo da profane curiosit, nelle Case
della Vita. Come abbiamo gi indicato, nelle Case della Vita si insegnano la music
a sacra, la danza e anche la medicina, la geometria e l'astronomia.
A Crotone possibile consultare i libri, cio i rotoli, di una biblioteca? Il pa
ssato della Grecia, le opere in cui ha brillato il suo genio sono forse raggrupp
ate in un luogo di studio e documentazione? Nessuna notizia da parte degli innum
erevoli autori di Vite di Pitagora. Dettaglio curioso!
Il Maestro esige dai suoi discepoli che abbiano assimilato tutte le nozioni n
ote sin dalla guerra di Troia, punto di riferimento al quale ci si rifa spesso?
Provvede forse a recitazioni sistematiche, al costante esercizio della memoria c
he praticano ogni giorno gli scolari?
Il culto della memoria prevale forse su qualsiasi cosa lasci delle tracce, ta
lvolta sospette, di cui le biblioteche, possibile preda di tarme e ratti, sono o
gni giorno un po' pi ingombre?
Comunque sia - poich i libri rimangono una divulgazione imperdonabile, accesso
agli arcani dell'universo alla portata del primo venuto -, nella Comunit predomi
na la necessit del segreto. Il segreto caratteristico delle ascese al trono e dei
misteri, di cui all'esterno non deve filtrare alcun dettaglio.
ria e la esercitavano in particolare misura. [...] Il pitagorico non si levava d
al letto prima di aver richiamato alla memoria quanto era accaduto il giorno pri
ma [...]: cercava di rievocare nella mente la prima cosa avesse detto, ascoltato
o ordinato ai domestici appena alzato, e poi la seconda o la terza [...]. Quind
i cercava di ricordare con chi, uscendo, si fosse incontrato per primo e con chi
per secondo [...] sforzandosi di ricordare ogni cosa nello stesso ordine in cui
era avvenuta. Se poi al momento del risveglio disponeva di pi tempo, cercava di
ricordare allo stesso modo anche quanto era accaduto due giorni prima. [...] Con
vinti che nulla pi della capacit di ricordare contribuisse all'acquisizione del sa
pere, dell'esperienza e del pensiero razionale (Giamblico, La vita pitagorica, ed
. it. cit., p. 323).

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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

Per i misteri non tollerato nessun tradimento, la pena di morte dietro l'angol
o. Le formule in uso racchiudono troppi poteri. Quelle formule di cui Pitagora h
a scoperto nelle Case della Vita che servivano anche alla magia, ai sortilegi cu
i provvedevano i sacerdoti stessi ricorrendo talvolta a delle figurine.
L'importanza del segreto nella Comunit - affinch non vengano divulgate scoperte
in grado di nuocere ai vivi come ai morti - va messa in risalto a mo' di preambo
lo.
Nei confronti delle scoperte a venire Pitagora avanza con una certezza piena d
i turbamento e stupore; come i fisiologi della Ionia, crede sia ancora tutto da
cominciare. Meravigliosa fiducia nel probabile e nel possibile, in netto contras
to con ci che saremmo tentati di chiamare oscurantismo e che invece attaccamento
alle tradizioni.
Un tale empito impregnato di notevole audacia: ecco l'eredit
di Pitagora.
Sembra che il segreto nobiliti, al pari di un privilegio, quanti vi si attengono
, e che un simile tesoro cresca nell'intimo di chi lo possiede. Il segreto prima
di tutto garanzia di perennit. Che sia o meno svelato, o che conservi intatto il
suo mistero perch superiore a colui che ne umile e provvisorio guardiano, il seg
reto popola l'immaginario delle creature pensanti.
Sin da quando siamo bambini, ognuno aspira a un sapere eccezionale, addirittur
a impossibile, in ogni caso al di fuori delle norme e delle banali acquisizioni.
Sin da quando siamo bambini, confabuliamo a proposito del lecito e del proibito
. Sin da quando siamo bambini, il segreto si rivela strumento di accesso a verit
contestatrici se non irriverenti, in ogni caso di pienezza ed estraneit, a immagi
ne e somiglianza del mondo.
Le societ segrete hanno giocato su questo preambolo, i cui echi si spegneranno so
lo assieme alla nostra specie. Ogni volta esse rispondono, risponderanno a un'as
pettativa vitale.

venuto il momento di esaminare le ragioni e il funzionamento dell'obbligo al


segreto.
In verit, non bisogna fare confusione con il tempo del silenzio imposto a ogni
candidato il quale, in un'umile ricerca della verit, impara prima di tutto a tace
re, ad ascoltare, a reprimere la voglia di intervenire in qualsiasi momento, acc
edendo cos alla padronanza di s, qualit essenziale.
Il segreto implica un'intesa tra iniziati, intesa che costituisce la loro forz
a e permette di affrontare i contrasti, i compromessi che sono moneta corrente i
n ogni societ umana.
Nella nostra epoca cosiddetta moderna persiste quest'abitudine al segreto, cui
si ricorso per dare lustro a innumerevoli movimenti e associazioni che mirano a
l superamento di s in chiave religiosa, oppure per attuare ideologie pi o meno dis
interessate.
Dell'importanza del segreto i pitagorici hanno coscienza pi di altri: vogliono ri
manere ai margini, in controtendenza rispetto a certi usi invalsi in Grecia. Vog
liono rifugiarsi e riunirsi in quella Magna Grecia non omogenea, e quindi propiz
ia alle esperienze e alle innovazioni. Vogliono essere assolutamente a parte.
Il segreto riguarda soltanto i valori di ordine mistico e le rivelazioni crea
tesi innanzitutto grazie al Maestro, e forse anche ai pellegrinaggi verso i sant
uari vicini come Cuma e Dodona o lontani come Delfi, Didime o Claro, visto che g

li di si affidano a intermediari come le pizie, i sacerdoti, le sibille?


Le testimonianze sono concordi64, e alcuni tra i discepoli pi vicini ci fornisc
ono perfino dettagli a profusione: il segreto vale,
64 Cfr. L. Brisson - A. P. Seconds, Introduction a la Vie de Pythagore par
Jambli-que: Il segreto permette di preservare l'identit collettiva, che i membri d
i un grup-

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Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

in maniera totale, anche per le scoperte che pu fare la Comunit nel campo cosiddet
to scientifico.
Si presta giuramento mediante quanto c' di pi sacro, la tetractys, quintessenza
stessa del pensiero pitagorico (e su cui
torneremo pi avanti).
Ma colui che presta giuramento prende a testimone le forze invisibili, capaci
di infliggere i pi duri castighi ai traditori visto che, in questo caso, non si v
endicano solo sui colpevoli ma sulla loro discendenza e perfino su tutto il paes
e.
Ecco perch Ippaso, discepolo della prima ora, dopo aver divulgato quel che avre
bbe dovuto tacere, sarebbe stato punito con la morte durante un naufragio. Quanto
a Ippaso, dicono che fosse un pitagorico e che fosse morto in mare, alla stregu
a di un reo di sacrilegio, per essere stato il primo a divulgare, per iscritto,
il segreto della sfera circoscritta a un pentagono dodecaedro; ma che si fosse g
uadagnato la fama di essere stato lui l'artefice di quella scoperta65. Secondo Cl
emente Alessandrino66, in ogni caso pare che Ipparco (Ippaso), colpevole di aver
svelato per iscritto i misteri di Pitagora, venne escluso definitivamente dalla
Scuola, e che fu eretto un monumento funebre come se
fosse morto.
Che si segua una o l'altra versione del castigo di Ippaso, pur vero, che, com
e per la divulgazione dei misteri di Eleusi, per questo imperdonabile errore non
c' da aspettarsi nessuna grazia.
p possono acquisire solo rinunciando alla propria identit personale... Il segreto
permette, inoltre, di istituire tra i membri di un gruppo una vera e propria ger
archia.... D'altronde, ogni gruppo politico si esprime anch'esso in un culto comun
e, e ogni gruppo religioso esercita in un modo o in un altro un'azione politica.
Questo ancora pi vero nel caso della Scuola pitagorica, il cui capo , se non un d
io, perlomeno un daimon inviato da Apollo agli uomini per portare loro un insegn
amento specifico che, in virt della sua origine divina, deve essere riservato, os
sia protetto dal segreto. Stando a Plutarco (Numa, 22) e Nicomaco di Gerasa (sec
ondo Porfirio, 57), la dottrina dei pitagorici era, come quella dei Misteri, arr
etos, cio sottoposta al divieto della divulgazione.
65
Giamblico, La vita pitagorica, ed. it. cit., p. 229.
66
Clemente Alessandrino, Stromata, v, 58.
88
A proposito di Ippaso, permetteteci una digressione che rievoca e consente di co
noscere pi nel dettaglio alcuni celebri personaggi della Comunit.
Ippaso noto soprattutto per lo scandalo con cui viene alla luce, in modo alqu
anto sgradevole, il clima di sospetto e di esclusione nei confronti dei restii.
All'interno della Comunit si ostenta l'intesa pi cordiale. Tra amici si condivide t

utto viene proclamato. Ma allora le sanzioni devono proprio essere cos implacabili
?
Di Ippaso67, dunque, che veniva da Metaponto o da Sibari, possiamo credere ch
e sia stato per qualche tempo a capo dei matematici. Avrebbe operato nel campo d
ella fisica, e gli viene attribuito anche un Discorso mistico. Alcuni frammenti
di altre sue opere sono citati da Aristotele, Diogene Laerzio, Giamblico. Al suo
riguardo, Aezio (II secolo d.C.) sostiene: Per Ippaso di Metaponto ed Eraclito d
i Efeso, figlio di Blo-sone, il Tutto uno, immobile e limitato, e il principio i
niziale il fuoco68.
Alcmeone di Crotone viene spesso considerato il fondatore della celebre Scuol
a di medicina, mentre invece le ha garantito un pieno sviluppo. Su Pitagora un m
are di interrogativi, cos come sulla sua cerchia.
Per regalare una vita in carne e ossa a questo gruppo di inventori, siamo ten
tati di aprire una parentesi e soffermarci non solo su Alcmeone ma anche su Milo
ne, che all'interno della scuola (come vedremo oltre) agir come un ambizioso pers
o dietro alla sua fama di atleta, e con le sue mire politiche sar
67
Cfr. Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei filosofi illustri: Ippa
so di Metaponto
stato anch'egli discepolo di Pitagora. Ha detto che le trasformazioni dell'unive
rso si
inscrivono in un tempo definito e che il Tutto finito ed eternamente in moviment
o.
68
Aezio, Opinioni dei filosofi, I, V, 5.
89
Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

all'origine del disastro e dell'esodo di tutti i pitagorici, banditi


da Crotone69.
Cominciamo con il giovane medico di cui il Maestro conferma la vocazione70.
Alcmeone osa praticare - cosa a cui nessuno prima si era azzardato - la dissez
ione, che gli permette di capire il funzionamento dell'orecchio e dell'occhio. E
mpedocle, mezzo secolo dopo, si dedicher alle stesse ardite ricerche. Primi tente
nnanti, commoventi passi, come per esempio:
E grazie al vuoto all'interno dell'orecchio che sentiamo... perch tutto quel c
he cavo risuona71.
Per Alcmeone, nella visione interviene obbligatoriamente la parte trasparente
dell'occhio72.
Secondo Alcmeone, ci che distingue l'uomo dagli altri animali il fatto che l'es
sere umano l'unico ad avere coscienza, mentre gli altri hanno sensazioni senza a
vere coscienza73.
Alcmeone di Crotone credeva che, essendo animati, gli astri
fossero degli di74.
Alcmeone afferma che gli uomini muoiono perch sono incapaci di congiungere l'in
izio e la fine75.
Nel campo della fisica, Alcmeone apporta il suo contributo alle teorie elabora
te dal Maestro e propone una nuova tavola
69
Sta di fatto che Alcmeone fior quando Pitagora era vecchio, in Aris
totele, Metafisica, A 5, 986a 22 (trad. it. di G. Reale). Non questa un'ulterior
e fonte di perplessit?
70
La pi antica delle Scuole di medicina probabilmente quella di Crot
one, in
Magna Grecia, celebre nell'ultimo quarto del VI secolo a.C. Il suo fondatore, Al
cmeone, era stato membro della confraternita pitagorica e uno dei primi discepol
i del Maestro di Samo... La nascita di Alcmeone si situerebbe, dunque, intorno a
l 540 a.C. Cfr.

R. Baccou, Hippocrate, Seghers, Paris 1969.


71
Cfr. Aezio, Opinioni dei filosofi, IV, XVI, 2.
72
Ibid., IV, XIII, 2.
73
Teofrasto, Del senso.
74
Clemente Alessandrino, Protreptico.
75
Pseudo-Aristotele, Problemi, XVIII, iii, 916a 33.
delle opposizioni ampliata a dieci coppie. Avvalendosi di un metodo analogico, r
iesce a far coincidere alcuni fenomeni riguardanti il regno animale e vegetale.
Individua la parentela tra l'uccello e il mammifero.
E davvero, come affermano alcuni, il primo ad aver sostenuto il moto perpetuo
dell'anima immortale in quanto essa ci che si muove da solo?76
Due parole a proposito di quel Democede che, con ogni probabilit, all'origine
della decisione di Pitagora di stabilirsi a Crotone. Si sarebbe impegnato a ragg
iungere la Comunit non appena questa avesse trovato la sua sede. Secondo Erodoto7
7, sembra certo che sia andata cos. Ma, in quanto uomo consapevole di avere una c
erta importanza, non ha agito in tal modo nella speranza di salire al potere a C
rotone, la sua citt natale? Anche qui ritroviamo gli oscuri disegni di alcuni pit
agorici in merito alla vita pubblica, disegni di cui parleremo a lungo. Democede
, infatti, quando riprender il suo posto all'interno della Scuola, sposer proprio
la figlia di Milone.
Ecco quanto racconta, in maniera gradevole come sempre, Erodoto: Il re Dario e
bbe un incidente durante una partita di caccia; saltando gi da cavallo, si procur
una distorsione e si slog una caviglia. Da tempo aveva l'abitudine di circondarsi
dei medici egizi pi rinomati, e si affid alle loro cure. Ma, manipolando il piede
in maniera troppo brutale, essi non fecero che peggiorare la situazione. Per se
tte giorni e sette notti Dario non riusc a dormire per via del dolore... finch qua
lcuno, che in precedenza aveva sentito vantare a Sardi i meriti di Democede di C
ro76
Platone, Fedro, 245c.
77
Erodoto di Alicarnasso, Storie, III, 125, 129, 137.

90
91
Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

tone, non gli parl di questo medico. Dario ordin che fosse fatto venire al pi prest
o; [Democede] venne trovato in mezzo agli schiavi di Orote e condotto al cospett
o del re, trascinandosi dietro le catene, vestito di stracci78.
Temendo di non poter mai pi far ritorno in Grecia, condannato al destino dei pr
igionieri, Democede nega di possedere le conoscenze che gli vengono attribuite.
Ma dopo che Dario ordina che siano portati fruste e pungoli, Democede costretto
a confessare il suo sapere. E guarisce non solo il re, ma anche la regina Atossa
, affetta da un tumore maligno. In passato la sua fama si sparsa a Egina, poi ad
Atene, dove ha curato i Pisistratidi, e infine a Samo, dopo che il tiranno Poli
-crate lo ha fatto rapire. Democede rimane presso i Persiani pi a lungo di quanto
non voglia, e solo a gran fatica ottiene il diritto di soggiornare qualche temp
o in Grecia. I medici egizi che non avevano potuto guarire Dario, ovviamente, ve
ngono condannati alPimpalatura.
Questa parentesi all'interno delle nostre ricerche ci utile, in realt, per situ
are alcuni dei personaggi pi in vista.
In primo luogo Filolao, che appartiene alla generazione successiva, e Archita

di Taranto (ca. 440-350 a.C.), Aristotele (384-322 a.C.), Aristosseno di Taranto


, filosofo e musicista (IV secolo a.C.), Eraclide Pontico (388-312 a.C), Diodoro
Siculo (I secolo a.C), Strabone (63 a.C-ca. 20 d.C), Plutarco di Chero-nea (ca.
46 o 49-125 d.C), Aezio (ca. 100 d.C), Diogene Laerzio (III secolo d.C), Porfir
io di Tiro (233-303 d.C) e, a chiusura di questo elenco solo evocativo, una sort
a di gioco di rimandi che annuncia altri sviluppi, l'informatore per eccellenza:
Giamblico di Calcide (250-330 d.C).
Conoscere la messe di testimonianze non ci impedisce di esaminarle con un inte
resse talvolta divertito.
78 Ibid., m, 29.
La manciata di compagni in cui l'attaccamento si mescola a un timore reverenzial
e (a nostro giudizio eccessivo, visto che Pitagora non tollera alcuna familiarit)
79, di questa manciata di adepti della prima ora scandiamo bene i nomi, prima di
vederli al lavoro.
Innanzitutto Brontino di Cizico (o di Metaponto), autore di un Trattato della
ragione e dell'opinione, menzionato da Giamblico e Stobeo, nonch di alcuni poemi
orfici: Peplo e Elementi della natura . Plutarco menziona Petrone di Imera che ne
cita un breve frammento, in cui Brontino parla dei centottanta mondi in moviment
o nell'infinito. Il suo campo, quindi, la cosmologia.
Ippaso di Metaponto, tristemente noto. Milone di Crotone, le cui azioni saranno
altrettanto nefaste. Teano, moglie di Pitagora, di origine cretese ma citata anc
he come figlia di Brontino. Stobeo raccoglie cinque frammenti di un suo trattato
, che riflettono il dogma del principio primo instaurato da Pitagora: Egli non ha
detto che tutto nasce dal Numero, ma che tutto formato sulla base del Numero, p
oich nel Numero risiede l'ordine essenziale. E forse perch vive a fianco di un sedu
ttore di alto rango, che certo non depone mai il suo sussiego, che Teano redige
un trattato sull'arte di vincere la gelosia?81
Mia, figlia di Pitagora e di Teano, secondo ogni verosimiglianza la moglie di
Milone, la qual cosa spiega il ruolo accordato a Milone nella vita politica di C
rotone. Ci nota attraverso una Lettera a Fillide sui doveri di una giovane madre
. Argomen79 Giamblico, La vita pitagorica. Egli l'ha detto, egli l'ha fatto..., senza
nominare
il Maestro.
80
Ibid. e Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei filosofi illustri, Viii, 42
.
81
Cfr. Gobry, Pythagore cit.

92
93
Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

to tra i pi modesti, che fa da contrappeso alle speculazioni ardite, spesso astra


tte dei personaggi che accosta82.
Il numero degli adepti ammonta inizialmente a trecento, poi a seicento, inizia
ti a vario titolo sotto la vigilanza di Pitagora, che funge da direttore delle c
oscienze.
Chiaramente, alcuni suggeriscono al Maestro di estendere il movimento a tutta la
citt. Di trasformare Crotone in un vasto laboratorio sperimentale, in grado di for
mare gli uomini a un certo modo di governare la propria vita e soprattutto a un
certo orientamento politico nei confronti dei barbari e degli altri Greci. La vi

ta quotidiana, come abbiamo visto, regolata con estrema minuzia per i pi vicini,
con un'osservanza pi o meno rigorosa dei precetti fondamentali per i numerosissim
i simpatizzanti. Cosa fanno questi ultimi al di fuori delle ore di studio, delle
riunioni, degli incontri? Cosa fanno al di fuori dell'obbligo dei bagni, della
ginnastica, delle recite di poesie, dei canti, delle danze nei giorni di festa?
Fanno musica, quella musica da cui emana e su cui si fonda ogni sorta di Armon
ia. E la musica appare ai pitagorici nella sua duplice veste: foriera di un'alle
gria naturale, quasi ingenua, e generatrice delle leggi eterne su cui si basa l'
universo. La musica apre una porta su quel rovescio delle cose appena intravisto
. Non forse magia, prima di rivelarsi essenza matematica?
E dunque in principio era la musica, e con essa l'armonia che
genera.
Per compenetrarsi, per essere nell'incantesimo in cui eccelle Orfeo importante
avere familiarit con ci che la produce. Imparare a maneggiare gli strumenti inven
tati da semplici esseri
82 Cfr. Giamblico, La vita pitagorica.
94
umani ascoltando lo sciabordio delle onde, il rantolo delle tempeste e soprattut
to il canto degli uccelli.
L'uccello, infatti, allo stesso tempo lo strumento e lo strumentista. O ripete
un insieme di suoni caratteristico della sua specie, che diventato immutato, co
me la cinciarella, il saltimpalo o il lu grosso; oppure improvvisa, come la torde
la, il merlo o l'usignolo. E la sentiamo la gioia squillante e delicata che si r
egala!
La voce umana, la voce di Orfeo ha la stessa sicurezza, la stessa potenza inca
ntatoria di quella degli uccelli. La voce il primo mezzo a portata del bambino e
dell'uomo, che se ne servono istintivamente. In Grecia i cori si esercitano tut
to l'anno per esibirsi in occasione delle feste religiose, mentre le liturgie so
no riservate ai pi abbienti, che si fanno carico delle spese. Da Omero in poi, l'
aedo che si accompagna con la cetra , come il divino, un personaggio ben radicato
nell'immaginario collettivo; la sua presenza suscita l'emozione che esalta o le
nisce.
Peraltro, la musica dotata di un potere pi efficace delle terapie inventate dal
la medicina. E Pitagora lo sa.
Al risveglio li liberava dal torpore notturno, dalla fiacchezza e dall'indolenz
a con l'ausilio di particolari canti e melodie [...] servendosi della lira o anc
he della voce umana. Colloc al primo posto l'educazione basata sulla musica [...] s
trumento per eccellenza per proteggersi dalle malattie del corpo e dell'anima. A p
rimavera eseguiva questo esercizio musicale: faceva sedere in mezzo un liricine,
mente tutt'intor-no sedevano i cantori83.
83 Ibid., ed. it. cit., pp. 192, 193, 257.
95
Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

I compagni adoperano la musica anche per curare le passioni, la depressione,


la disperazione. In questi casi ricorrono (come Pitagora ha riscontrato in Egitt
o) a diverse incantazioni84. Sembra che gli strumenti privilegiati siano la lira
e la cetra, mentre l'aulos produce un suono talvolta in grado di suscitare (com
e tutto quanto provenga da Dioniso, di cui lo strumento) trasporti eccessivi.
Ma prima di tutto, che cos' la lira, che cos' la cetra, che cos'
l'aulos?
Sulle prime facciamo fatica a distinguere la lira dalla cetra e dalla forminx
, o anche dalla piccola arpa triangolare simile alle arpe egizie che troviamo ra
ppresentata su un vaso risalente al 430 a.C.85. Ma a un esame pi attento appaiono

le differenze, e la sonorit non la stessa.


Tra gli strumenti a corda, pare che la lira sia conosciuta da tempi pi antichi
. In virt dei componenti di entrambi gli strumenti, non si confonde affatto con l
a cetra.
L'inventore della lira Ermes, che ne ha fatto dono ad Apollo per placare la s
ua irritazione dopo il ratto delle cinquanta giovenche. Questo stato il prezzo d
ella riconciliazione tra il divino manigoldo e suo fratello. Dopo aver svuotato
il carapace di una tartaruga, Ermes vi impianta due corni di capra e tende trasv
ersalmente sette corde di budello, collegate a un giogo mediante dei piroli e so
stenute da un ponticello.
Non bisogna commettere l'errore di considerare la cetra un perfezionamento de
lla lira. In epoca classica gli strumenti esistono entrambi. Omero, che conosce
la cetra, non parla della lira. Alla cetra spetta il posto d'onore nei grandi co
ncorsi ufficiali86.
Ibid.
Ibid.
Cfr. J. Chailley, La musique grecque antique, Les Belles Lettres, Paris 1979, p.
63.
Ibid., p. 67.
La cetra, invece, ha la cassa di risonanza in legno, che le conferisce dimens
ioni maggiori e una sonorit pi potente. Anche in
questo caso il giogo e un ponticello permettono di dominare le corde, il cui num
ero nel tempo variato passando da tre a diciotto in epoca tardiva87.
Ricordiamo poi la forminx, una sorta di cetra dall'aspetto simile a una falce
di luna. Infine l'arpa, d'origine straniera, principalmente egizia, che sarebbe
designata con il nome di salterio e pu essere a forma di triangolo, da cui il no
me di trigone; sono inoltre in uso la sambuca, la nabla fenicia a dodici corde e
qualche altra variet di arpe provenienti dalle isole e coste ioniche.
Resti di una sambuca sono stati rinvenuti in una tomba minoica, la qual cosa
conferma la credenza secondo cui la musica greca deriva da quella cretese88. Com
e mostrano gli aedi comunemente rappresentati sui vasi, la cetra e la lira si te
ngono appoggiate alla spalla, o sulle ginocchia.
Appare certo l'uso di un plettro, generalmente di legno, pi o meno grande e im
pugnato nella destra. Ma come descrivere quel che fa la mano sinistra? Per alcun
i, soffoca la vibrazione di alcune corde; per altri le pizzica. Produce gli armo
nici, come di solito nella chitarra, al solo contatto, sapiente e lieve. A met de
lle corde permette di ottenere l'ottava.
Cetra e lira sono consacrate ad Apollo. Alla seconda famiglia di strumenti in us
o sin dall'epoca omerica, chiamati strumenti a fiato, appartiene il popolarissim
o aulos, impiegato sia per ritmare la cadenza dei rematori nelle triremi, sia pe
r fomentare nelle feste dionisiache un'esultanza di buon auspicio. L'aulos, inol
tre, guida le lente evoluzioni del corifeo e del coro nelle rappresentazioni tea
trali.
L'aulos non assolutamente un flauto, bench la specificazione possa sembrare so
rprendente, in quanto dotato di un'ancia indipendente che vibra.
87
Ibid., p. 66.
88
Ibid., p. 74.

96
97
Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

Il termine flauto, invece, deve essere impiegato nel caso del flauto pastorale
, semplice lavorazione di una solida canna cava o di uno stelo svuotato in cui s
ono praticati dei fori; inoltre, associato alla siringa, o flauto di Pan, compos
ta da un insieme di canne di diverse dimensioni in cui si soffia secondo un part
icolare
metodo.
Scopriamo qui quel che rende l'aulos cos particolare: l'ancia, semplice o doppi
a, a diretto contatto con la bocca, e le forti vibrazioni accrescono la portata
e la diversit dei suoni. Il tubo dell'aulos (che pu essere doppio, permettendo cos
un accompagnamento a bordone) cilindrico, naturalmente, intagliato nel legno, ne
ll'osso o nell'avorio, mentre l'ancia formata da una canna lasciata essiccare pe
r tre anni. Il tubo generalmente dotato di quattro fori, che corrispondono alle
quattro dita utilizzabili di ogni mano, mentre il pollice serve a tenere il o i
corpi dello strumento. In questo secondo caso, i due tubi vengono portati alla b
occa disgiunti. Per maneggiare meglio l'aulos, lo strumentista pu ricorrere a una
mentoniera. Ma che sgraziata immagine da offrire al pubblico! Ogni volta che bi
sogna soffiare con forza, le guance si gonfiano tutte...
Alcibiade, il fin troppo seducente stratega, nipote di Pericle, che con la sua
insolenza e le sue scappatelle tanto ha nociuto ad Atene, ai tempi della scuola
si rifiutava di imbruttirsi a quel
modo...
D'altra parte, secondo Aristosseno di Taranto (nato verso il 350 a.C), primo v
ero teorico nella storia della musica, l'aulos talmente stonato che non pu servir
e nemmeno a delimitare gli intervalli!
Sono l, dunque, seduti in cerchio nella grande sala dove il Maestro di solito d
elibera, la porta aperta che lascia intravedere l'andirivieni delle rondini impegnate a nutrire i piccoli sotto le travi.
Sono seduti come gli scolari che sono stati un tempo. Tra loro ci sono probabi
lmente Ippaso e Teano, o forse Alcmeone, in mezzo a sconosciuti che fanno parte
dei benefattori della Comunit. La Comunit, infatti, vive non solo dei beni messi i
n comune, e che si provvede accuratamente a far fruttificare, ma anche delle off
erte di qualche ricco mercante di Crotone e della sua dissoluta vicina, Sibari89
.
I panchetti su cui seggono non sono coperti da pelli di montone, ovviamente, m
a da un cuscino di tela riempito di erbe secche. Alcuni rimangono in piedi: sono
i suonatori di aulos, che hanno bisogno di maggior spazio intorno a s. Vicino al
l'altare dove brucia ancora l'incenso del mattino, nella penombra in fondo, i vo
lti sembrano severi. Ma qualche volta prorompe una risata, subito repressa. Chi
ha osato? Quasi quasi viene da ridere che qualcuno se la rida90.
La conoscenza di una materia cos importante come la musica richiede un'attenzio
ne che tende l'anima e dilata l'orecchio. I muri della stanza sono completamente
spogli, ma intorno alle due finestre sono dipinti gigli, polipi e un uccello bi
anco. Ricordo di Creta dove, per la prima volta nel mar Egeo, a tentoni si cerca
no i suoni. In un angolo, sul pavimento, sono impilati dei buccini e i murici da
cui si estrae la porpora. Si cammina a piedi nudi, e il pavimento ricoperto da
una sottile coltre di sabbia. Peraltro, molti fra i discepoli preferiscono non i
ndossare calzature neanche fuori. Poco distante, di tanto in tanto, tra il mormo
rio lontano delle onde e i richiami rochi delle gavine, si ode un cuculo.
Siede su una sedia con lo schienale e le zampe ricurve colui che d lezione di m
usica. La cetra contro il fianco sinistro, illu89
Cfr. E. Mireaux, La vie quotidienne au temps d'Homre, Hachette, Paris 195
4, p. 83.
90
Cfr. M. Meleau, Egypte, Orient, Grece, Bordas, Paris 1965, pp. 238 sgg.

98

99
Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

stra il modo in cui il plettro deve estrarre dalla corda un suono perfetto. Dopo
aver suonato qualche breve successione di accordi, invita gli allievi a fare al
trettanto. Non c' niente di scritto, bisogna ricordare tutto sul momento. La memo
ria costantemente in gioco, come una riserva dell'Invisibile parallela al pullul
are delle forme visibili91.
In verit, non ci sono solo novizi tra quanti, con turbolento piacere, si dedic
ano tutti insieme a ripassare un brano che si apprestano a suonare nel teatro co
nsacrato a Dioniso. Ma succede che Brontino, per esempio, abbia abbandonato l'es
ercizio sin dal tempo dell'efebia. Succede che Mia da suonatrice di cetra cerchi
di diventare suonatrice di aulos, malgrado qualche reticenza paterna, perch lo s
trumento delle cortigiane. In mezzo a cacofonie e stonature ci sono momenti esal
tanti in cui tutto riesce, e la musica volteggia ad ali spiegate.
Sulla soglia alcuni adolescenti ascoltano in piedi. Aspettano il loro turno.
I ragazzi non sono completamente nudi, come a Sparta, ma indossano un drappo por
tato di traverso sulla spalla. Le ragazze rimangono l'una accanto all'altra in u
n frullio di tuniche lunghe, alla moda di Efeso o di Samo.
mente alla sublime musica celeste. Ed era l'unico, come spiegava, in grado di ud
ire e intendere l'armonia universale e la musica consonante delle sfere e degli
astri che entro queste si muovevano92.
La musica a tal punto importante e cos onnipresente all'interno della Comunit d
a interessare tutti gli ambiti, accompagnando lo studio delle discipline di ordi
ne scientifico cos come le singole pratiche quotidiane.
E opportuno, quindi, che ricerchiamo nei paesi vicini o lontani qualche punto
di riferimento che ci chiarisca l'importanza della vibrazione e dei suoi effett
i. Pitagora, infatti, ha avuto l'audacia di innovare solo perch altri prima di lu
i avevano aperto la strada. In questa sede parleremo solo, e brevemente, del pot
ere attribuito al suono, al suono fondamentale, attraverso quanto ereditato dall
e civilt pi antiche. Dopodich sar il momento di passare ai sistemi vigenti, ai metod
i, ai calcoli, alla codificazione di un'armonia determinata dai modi musicali.

E la sera, quando i seguaci andavano a dormire, li liberava dai turbamenti e d


alle ripercussioni della giornata, purificandone la mente frastornata: cos procur
ava loro un sonno tranquillo e animato di bei sogni, talora addirittura profetic
i [...]. Quanto a lui, riusciva a conseguire il medesimo effetto in maniera dive
rsa, non grazie a strumenti o alla voce; valendosi di un divino potere, ineffabi
le e arduo a concepirsi, sapeva tendere l'orecchio e fissare la
91 Per quanto riguarda la scrittura di brani musicali con l'alfabeto e i se
gni, si veda Chailley, La musique grecque antique cit., p. 22.
100
Questi poteri attribuiti al suono, alla parola, alla musica, alla vibrazione in
tutte le sue forme da dove provengono?
Prima di tutto dall'Egitto, dove sono nati i misteri che Orfeo celebra e diff
onde in tutta la Grecia. Ai misteri di Eleusi fanno eco i cimbali di bronzo (Pinda
ro, Istmiche). In Egitto, Pitagora ha appreso che per creare il mondo il re si e
ra limitato a far vibrare lo spazio con la musica della sua voce (la maggior par
te delle
92 Giamblico, La vita pitagorica, ed. it. cit., pp. 193-5.
101

Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

teologie riconoscono questo stesso potere al Verbo). L'intonazione, peraltro, fo


nte di un'energia illimitata. L'intonazione infonde sollievo o malvagit.
Clemente Alessandrino include i cantori, gli imnodi egizi, tra i sacerdoti sup
eriori, in quanto importante che i suoni siano assolutamente puri, che il ritmo
delle melodie sia in accordo con
l'elocuzione sacra93.
La musica pu caricarsi di vibrazioni propriamente assassine, addirittura infern
ali (la qual cosa vera ancora oggi). Proprio come quelle formule magiche tanto i
n auge presso gli Egizi, grazie alle quali si ha piena facolt di arrecare danno a
i nemici e perfino distruggerli.
L'importanza della parola fondamentale, quindi, legata a quel supporto musical
e94 che la voce umana, accordata come
uno strumento.
La voce umana deve accordarsi alle emissioni sonore di questo o quel pianeta l
anciato nello spazio a una velocit del tutto inimmaginabile. La sua efficacia dip
ende da questa corrispondenza.
Iside, la maga in onore della quale ogni primavera si celebrano i misteri con
processioni che anticipano i misteri di Eleusi (e nel cuore di queste fervide ma
nifestazioni c' il mito osirideo della resurrezione, che ossessiona e sempre osse
ssioner l'umanit), , per, meno efficace del primo depositario delle formule, cio Thot
95, l'ibis divino, lo scriba sacro, che ha covato l'uovo del
93
Cfr. Sauneron, Lesprtres de Vancienne gypte cit., p. 65.
94 L'antica saggezza dei Greci legata alla musica. Il pi musicale e il pi sagg
io tra
gli di era Apollo, e tra i semidei Orfeo, in Ateneo, / Sofisti a banchetto, 14, 63
2c.
95 La principale festa del dio con la testa di ibis, ci informa Plutarco, si
celebrava il
19 del mese di Thot, qualche giorno dopo il plenilunio, all'inizio dell'anno. In
quell'occasione ci si rivolgeva agli amici con queste parole: "Dolce la verit...
". Cfr. F. Guirand, Mythologie generale, Larousse, 1935, pp. 22-3.
102
mondo96 e che - in versioni diverse - ha creato l'universo grazie al solo suono
della sua voce.
In virt della sua familiarit con l'eterna vibrazione che emette, Thot, secondo a
lcune tradizioni egizie, all'origine di ogni cosa.
Quale non stato lo stupore (peraltro proficuo per i suoi progetti) di Pitagora
, quando ha scoperto che secondo Thot esiste un legame tra mistica e scienza! Th
ot, infatti, l'inventore non solo dell'aritmetica, dell'agrimensura, della geome
tria, dell'astronomia, ma anche della divinazione, della magia, della medicina,
della chirurgia, della musica e degli strumenti a fiato e a corda. E, ancora pri
ma, del disegno e della scrittura.
Possiamo essere certi che le incantazioni menzionate da Giamblico non avessero
altre origini.
Come trascurare le influenze esercitate dai paesi del Vicino ed Estremo Orient
e, ad esempio la Caldea, la Mesopotamia, la Persia, in cui Thot a dettare pi o me
no i comportamenti?
Ma in Tibet che si riscontra con precisione un'affinit con le convinzioni dei s
acerdoti egizi. Di certo, la Grecia non pu essere al corrente di queste somiglian
ze. L'India e il Tibet rimangono esclusi dalla cerchia dei paesi con cui avere s
cambi. Ma chi pu affermare che qualche ramingo non abbia portato con s qualche fra

mmento del loro sapere?


interessante mettere a confronto le nozioni di Pitagora e quelle degli abitant
i del Tetto del mondo, tutti interessati alle stesse questioni e nello stesso pe
riodo. Il segreto della potenza occulta del suono o della vibrazione, che permett
e di risolvere i misteri della creazione e della forza creatrice in quanto svela
la natura delle cose e i fenomeni vitali, era ben nota ai viaggiatori di
96 L'Uovo come simbolo della creazione?... Lo ritroviamo nelle Indie, in Pe
rsia, in Assiria, in Egitto. E dall'uovo, attraverso l'Uccello, si sprigiona il c
anto del mondo. Oltre agli orfici, una simile cosmogonia era professata da Epeme
nide di Creta. Aristofane, nella sua commedia Gli uccelli, ne ha tratto scenogra
fie alquanto bizzarre. Cfr. Guthrie, Orphe et la religion grecque cit., p. 109.
103
Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

un tempo, ai saggi rishi che vivevano sulle pendici dell'Himalaya, ai magi della
Persia, agli adepti della Mesopotamia, ai sacerdoti d'Egitto e agli iniziati gr
eci...97.
In India, la conoscenza e la sperimentazione del suono fondamentale si sono sv
iluppati mediante gli esercizi di yoga; la tradizione, conosciuta con il nome di
yogacara, tuttora viva nei paesi in cui si pratica il buddismo mahayanista, dal
Tibet al
Giappone.
Alexandra David-Neel ci descrive un Maestro del suono che affermava, come Pitago
ra, che tutti gli esseri e le cose emettessero suoni a seconda della loro natura
98. Tut gli esseri e le cose sono aggregati di atomi che danzano ed emettono, in
virt del loro stesso movimento, dei suoni.
In Tibet, i Maestri insegnano che la forza del mantra (preghiera rituale) risie
de nell'effetto delle onde sonore o oscillazioni di infime particelle materiali
che, l'esperienza pu confermarlo, si raggruppano in determinate formazioni geomet
riche in base alla qualit, all'intensit e al ritmo del suono99.
Eppure, un mantra efficace solo se a recitarlo un iniziato, ossia colui che si
fatto carico nella totalit del suo essere degli effetti del mistero cosmico da c
ui proviene il Verbo, e che al contempo concepito dal Verbo.
Si tratta solo di svegliare - di risvegliare - in se stessi le forze latenti,
potenzialmente buone o cattive, per farne un uso
immediato.
La mantrica, quindi, pu essere considerata come la possibile manifestazione di
una saggezza che richiede disciplina e un paziente percorso interiore.
97 Lama Anagarika Govinda, Les fondements de la mystique tybtaine, Albin
Michel, Paris 1990, p. 28. Secondo L. Gernet, Atena aveva anche inventato il "nom
o
dalle sette teste", un'aria per flauto. I suoni dello strumento rappresentavano
i sibili che
emisero i serpenti delle Gorgoni quando Perseo decapit Medusa..., in Le Genie grec
dans la religion cit.
98
A. David-Neel, Voyage au Tibet, Plon, Paris 1927, cap. Viii.
99
Lama Anagarika Govinda, Les fondements de la mystique tybtaine cit.
104
La recitazione dell'om mani pme hum tibetano (il gioiello nel loto), formula ripetuta
all'infinito e che splende come un'alba nel cuore di colui che la recita, ha ef
fetti benefici solo se rimane priva di intenzioni precise. L'ingresso nel Vuoto
iniziale, le cui onde fluiscono e turbinano come un volo di colombe, come uno sc
iame di comete, esige vacuit e rispetto da parte di chi osa fare uso della formul
a contenente il segreto per eccellenza. Modesto segreto, tuttavia. Un segreto le

cui onde sonore bussano alle porte di un tempo incommensurabile.


Magia della parola, magia del suono quanto mai svilito, schiacciato dalla sovr
abbondanza che annulla. Innumerevoli feti usciti dall'ombra e di nuovo sprofonda
ti in essa. La voce pu anche essere solo una forma di rumore.
Immensa bellezza delle intonazioni che l'uomo in grado di emettere e che, nel
caso di Orfeo, soggiogano e stravolgono.
Parlare della parola. Cantare lo stupore, le delizie del canto!
Innanzitutto il suono respiro. Il suono ruba al vento la sua impalpabile legge
rezza. La sua mitezza e la sua foga.
L'incantesimo nasce e si forma non appena la voce officia, modula coscientemen
te, modella il suo flusso in base alle forze dell'Invisibile. Chi sta parlando a
ttraverso di noi? Una colorazione particolare rivela, pi che lunghi discorsi, lo
stato che ogni essere umano ha raggiunto. Il suo essere intimo. Il suo latente d
ivenire. La sua paura e i suoi desideri.
Estrema diversit delle inflessioni che pu assumere una voce, delle tonalit in cui
comunemente ciascuno si esprime, della musica che si sprigiona, musica taglient
e, esitante o finissima.
Il canto delle Sirene, appollaiate nell'alberatura dell'imbarcazione su cui na
viga Ulisse, ha forse stridori funesti? Ogni voce prima di tutto richiamo, incit
azione alla risposta. La voce del
105
Jacquemard, Pitagora
Una vita esemplare

poeta magnifica qualcosa che


ome dismisura.
Sortilegio, consentito da
riecheggiare ampia e grave,
nuta a freno con prudenza ma
Pitagora.

non esiste, che non esiste pi, che esister. La voce c


tutti, che la voce del Maestro provoca? La sentiamo
segretamente consumata da un giubilo indistinto, te
che glorifica il minimo mormorio. Questa la voce di

Dietro la tenda che lo separa dai discepoli in cerca del loro essere originario,
dietro la tenda dove si cela per non ostacolare la loro sincerit, il Maestro sen
te vibrare la propria voce che interroga, biasima, compatisce.
Il tutto come un musicista esperto che sa come si diventa taumaturghi, come s
i possono guarire i malati e resuscitare i morti.

Oltre che in quello degli uccelli, nel canto delle cicale che probabilmente O
rfeo cerca rivelazioni e insegnamenti. Nel crogiolo della loro immobilit, le cica
le, con violenta monotonia, continuano senza sosta a forgiare la loro fluidit, la
loro liberazione. In questa cadenza secca e regolare, in questa fuga immobile,
riecheggia una parola d'ordine. Ma quale?
La voce dell'Invisibile somiglia a quella delle onde, straripa e svanisce. Co
me, a Delfi, la Pizia che pronuncia incomprensibili messaggi. Come i profeti che
fustigano l'ignoranza e la malevolenza100.
La voce acquieta il bambino che piange e l'uomo che soffre.
100 ...Virt curatrice della parola e del canto combinati in epodi... che gua
riscono, purificano, leniscono, sopiscono, suggeriscono, scongiurano, a seconda
del contenuto e dell'arte di colui che vi ricorre. Pitagora se ne serviva per re
stituire calma e salute. Forse non azzardato immaginare nel passato di Delfi un mo
mento in cui la musica ebbe un'importanza maggiore di quanto i testi non lascino
pensare. Il canto accompagnato dalla cetra avrebbe avuto un'efficacia immediata,
incantatoria... Questo spiegherebbe la devozione dei pitagorici, grandi pratican
ti della catarsi musicale, per Apollo Pizico, cio Apollo il Purificatore. Apollo es

iliato per aver versato il sangue: i pitagorici hanno dovuto sentirsi vicini a q
uesto dio che riconosceva l'importanza della macchia e della purificazione. Cfr.
M. Delcourt, L'oracolo di Delfi, ECIG, Genova 1990.
Quanto imperioso, ai confini dell'acuto e dell'inaudibile, un semplice coro di g
rilli sotto la luna d'estate! Un brulichio di presenze che si affacciano e spala
ncano il vuoto celeste, in cui i pianeti stormiscono e si riecheggiano.
I gatti, con le loro fusa, danno inizio a un dialogo identico, creano l'inter
minabile dipanarsi di una litania. I gatti sacri d'Egitto - di cui Pitagora ha p
otuto constatare che vengono imbalsamati come gli umani - sanno produrre un cert
o suono, senza alcun motivo apparente e privo di una qualsiasi utilit. Cogliendo
al volo istintivamente una vibrazione proveniente da un altro luogo, la amplific
ano in se stessi con misteriosa beatitudine101.
A occhi chiusi, immobili in una posa perfetta, come statue, godono senza stan
carsi di questo umile rituale102. E continuano da millenni, serbando il loro seg
reto.
101
Questa ininterrotta vibrazione, questa nota tenuta emessa dal ga
tto ricorda singolarmente la voce di un uccello crepuscolare, il succiacapre.
102
Rarit del gatto in Grecia, giacch la donnola addomesticata aveva i
l privilegio di
cacciare i topi nelle case.

106
107
IL
I compagni al lavoro
PITAGORA
Sulle ricerche e le scoperte condotte in ambiti cos diversi come l'astrologia,
la matematica, la musica, la medicina non possiamo fregiarci di essere in grado
di fare un bilancio, nemmeno approssimativo. Ma mentre prima l'approccio era anc
ora prettamente empirico, sostenuto dalle credenze tradizionali e all'occorrenza
dalla leggenda, si tratta ora di esaminare sin nel dettaglio! dati del reale. A
nche se proprio in questo caso, attraverso l'epopea pitagorica, la leggenda tent
a di esaltare ancora di pi il credito accordato al Maestro.
Pitagora rimarr, giustamente, colui che ha dato pieno sviluppo all'analisi scru
polosa delle cause e degli effetti, considerata il fondamento di ogni scienza.
Questa analisi viene applicata, forse prima che altrove, in un ambito in cui p
er l'appunto regna addirittura l'incertezza, cio la musica.
La musica, infatti, inafferrabile come il vento. I suoni prodotti sono fugaci
e aleatori, e quindi ammalianti come possono essere i canti degli uccelli. Canti
che non sono improvvisati, ma caratteristici di ogni specie, anche se il singol
o ha la possibilit di fare varianti, seppure limitatissime (tranne quando si trat
ta dell'illustre virtuoso chiamato usignolo).
Rispetto alle manifestazioni in uso in numerosi paesi che ha visitato, nei qua
li la musica quanto mai onorata, Pitagora non sar un innovatore. Tenter di coglier
e le ragioni di questo fenomeno unico, in cui entrano in gioco forse in parti ug
uali scienza e magia. Tenter di comprendere cosa siano la precisione, l'effilll
Jacquemard, Pitagora
cacia, di fronte al trasporto talvolta sfrenato che pu generare la musica, ad ese
mpio nel caso delle Baccanti o dei Coricanti1.
Da Creta giunsero agli Elleni la lira a sette corde e il flauto di bosso... In
linea di massima, i Greci probabilmente hanno ereditato dai loro precursori o as
similato dai loro vicini i generi e i modi della loro musica. I generi, tre a se

conda dell'ampiezza degli intervalli che separavano le corde sulla cetra semplic
e a quattro corde, erano il diatonico, quello impiegato pi frequentemente, l'enar
monico e quello pi in voga in epoca arcaica, il cromatico. I modi, che ammontano a
tre, sono il dorico, l'eolico e lo ionico2, ai quali si aggiungono modi barbari c
ome il frigio e il lidio. Ma solo una rielaborazione della musica minoica ha res
o possibile lo sviluppo di un certo lirismo greco: un compito al quale provvedon
o il Frigio Olimpo e il Lesbo Terpandro, in attivit tra il 710 e il 670 a.C, che
permette un progresso decisivo nell'arte della cetra3. Nell'Antichit, le scale a s
ette note erano in uso presso i Cinesi, gli Ind, gli Egizi e i Greci. La scala fo
ndamentale dei Greci era quella dorica, curiosamente simile
1 Cfr. Dictionnaire de la musique, sotto la direzione di M. Honneger, Bord
as, Paris
1977, t. II, p. 620: I teorici utilizzano il termine "modo" come sinonimo di "ton
o" e di
"tropo". L'impiego diffuso del termine nel senso di "tipo di melodia" risale al
greco
tonos ed , con accezioni diverse, un concetto ampiamente diffuso. "Modo", pi preci
samente, usato nel senso di scala tipo intesa come ottava.... Viceversa, cfr. Cha
illey,
La musique grecque antique cit, p. 106: Il termine "modo" non ha alcun equivalent
e
in greco... Il termine cos come lo intendiamo noi oggi richiede innanzitutto una
definizione. Nella teoria classica della nostra musica, designa il susseguirsi d
i intervalli indipendentemente dalla loro altezza assoluta; essendo il termine "
maggiore" un'abbreviazione convenzionale che designa il susseguirsi di intervall
i da do a do senza tasti neri (ci
riferiamo al pianoforte), "re maggiore" significa che riproduciamo tra re e re g
li stessi
intervalli esistenti tra do e do, la qual cosa spiega l'introduzione di un fa di
esis e di un
do diesis. Bisogna distinguere il modo dalla scala, in quanto quest'ultima solo l'
insieme dei suoni disponibili, mentre il modo ne l'organizzazione strutturata [.
..]; cos
determinato, un modo facilmente riconoscibile e acquisisce una sua entit in base
alla
quale ricopre un ruolo sociale o religioso, se non magico. Cos si spiega la nozio
ne di
ethos che tanta importanza ha nell'etica platonica, e che pressoch tutte le music
he
orientali conoscono (ragas ind ecc.). in un tale contesto - e solo grazie a esso
- che
acquistano un senso le celebri prescrizioni della Repubblica di Platone (scrupol
osamente basate sulle teorie di Pitagora).
2
Cfr. Goltz, Histoire grecque cit., 1.1, p. 149.
3
Ibid., p. 534.
I compagni al lavoro
alla nostra scala maggiore. Ma mentre la nostra essenzialmente ascendente, la sc
ala dorica essenzialmente discendente... mentre i semitoni sono allo stesso post
o in entrambe le scale4.
Ma anche in questo caso le maglie delle innumerevoli contraddizioni si restrin
gono, quando si tratta di conoscere una realt sempre fuggevole, provvisoriamente
al di fuori della nostra portata, di cui solo le beffarde constatazioni di Eracl
ito di Efeso di fronte al perpetuo divenire permettono di valutare la relativit.
In una profusione di parole, la voce di Giamblico arriva dalla notte dei tempi
a fare luce su questo grande vuoto. Ecco come chiarisce il modo in cui Pitagora
tenta, come al suo solito, di tornare alle origini prevedendo di porre la music
a a fondamento unico delle cose: Una volta, mentre era teso nello sforzo di rifle
ttere e calcolare se gli fosse possibile escogitare uno strumento che offrisse a
ll'udito un sicuro e infallibile aiuto, quale davano alla vista il compasso, il

regolo [...], ovvero la bilancia e l'invenzione delle misure al tatto, pass davan
ti all'officina di un fabbro e, per sorte in certo senso divina, ebbe a udire de
i martelli che battevano il ferro sull'incudine e davano suoni tutti in perfetto
accordo armonico reciproco, tranne una coppia. In quei suoni Pitagora riconosce
va gli accordi di ottava, di quinta e di quarta [...]. Lieto [...] entr nell'offi
cina e grazie a svariate prove cap che la differenza nell'altezza dei suoni dipen
deva dal peso dei martelli [...]. Dopo aver fissato con la massima precisione il
peso dei martelli, se ne torn a casa. Qui fiss all'angolo di due pareti un unico
piolo [...]; al piolo leg una dopo l'altra quattro corde [...] e all'estremit
4 Cfr. P. Landormy, Histoire de la musique, Ed. Mellotte, Paris 1942, p. 8.

112
113
Jacquemard, Pitagora
I compagni al lavoro

inferiore di esse attacc un peso [...]. Quindi, pizzicando le corde a due a due a
lternatamente trovava gli accordi gi menzionati [...]. Cap che la corda tesa dal p
eso pi grande risuonava in un rapporto di ottava con quella tesa dal peso pi picco
lo [...]. Cos dimostrava che l'ottava si basa sul rapporto 2:1, come indicavano g
li stessi pesi. A partire da ci, Pitagora pu fissare l'accordo di quarta e quello d
i quinta.
In seguito trasport in maniera ingegnosa il punto di sospensione di tutte le cor
de dal piolo [...] e fece s che le corde tese proporzionalmente ai pesi venissero
tese [...] grazie alla rotazione delle chiavette dello strumento. [...] In ques
to modo -continua Giamblico - scopr la progressione che nel genere diatonico va d
al tono pi grave al pi acuto. [...] Quanto ai generi cromatico ed enarmonico, Pita
gora li spieg chiaramente sempre muovendo da quello diatonico.
Il genere diatonico, come sappiamo, composto da un semitono, un tono e un ton
o che formano la quarta. La quinta si ottiene aggiungendo un tono. Quando poi si
aggiunga un altro tono [...] si ha una quinta. [...]. Seguono un semitono, un to
no e ancora un tono, cio un'altra quarta, vale a dire un rapporto 2:3. Cosicch nel
vecchio eptacordo ciascun quarto tono consonante, a partire dal pi grave, second
o un accordo di quarta con l'altro?[...]. Invece nell'ottacordo pitagorico, il q
uale si trova a essere uno strumento composto, per "congiunzione" di tetracordo
e pentacordo, [...] ciascun quinto tono sar consonante con l'altro secondo un acc
ordo di quinta [...]. Secondo la tradizione Pitagora scopr in questo modo la musi
ca e dopo averla organizzata in un sistema la trasmise ai discepoli5.
Lavorate sul monocordo. Questa, secondo Aristide Quintiliano, retore latino del
I secolo d.C, sarebbe stata l'ultima raccomandazione di Pitagora ai suoi discep
oli prima di morire.
5 Cfr. Giamblico, La vita pitagorica, pp. 261-3, 265, 267, 269. La quarta a
4/3 prodotta da pesi che si trovano in un rapporto 9/6. Rapporto epitrite: n+n/3.
Epitrite da epitritos, che comprende un intero +1/3.
Da questo primo esame delle ricerche che Pitagora conduce in un ambito in cui tu
tto era ancora questione di orecchio, un piacere privo di regole e squisitamente
, misteriosamente istintivo, scopriamo che la musica suonata per secoli dagli st
rumentisti in Grecia, ad esempio i citaredi, in occasione delle feste religiose
e pi tardi dei concorsi era ancora esente dalle analisi e dalle speculazioni rise
rvate sino a quel momento alle scienze cosiddette esatte.
Ma, secondo la tradizione, Pitagora si sarebbe spinto a cercare... il fondame
nto di una spiegazione sistematica delle cose dopo aver constatato in via sperim

entale che le qualit e i rapporti degli accordi musicali sono costituiti da numer
i: quando i martelli battono sull'incudine, l'altezza dei suoni varia a seconda
del loro peso, e lo stesso vale per le corde tese da masse variabili6.
A partire da questi prosaicissimi dati materiali, nulla impedisce a Pitagora,
comunque, di librarsi con un battito d'ali dall'umano fino alle sfere divine, e
di considerare la musica alla stregua delle iniziazioni e della divinazione, tu
tti trampolini necessari a quel superamento di s indotto dalla follia divina, che p
er i discepoli di Buddha, nella stessa epoca e a mille leghe di distanza, si chi
ama Illuminazione e Risveglio.
Esaminiamo ancora una volta i dati preliminari, sorprendenti per la loro rudi
mentalit e al tempo stesso per la rigorosa determinazione.
Il monocordo, che verr utilizzato poi fino al Medioevo, diventa uno strumento
composto da un'asse su cui viene tesa una corda di budello o di metallo, mentre
un ponticello mobile per6 Su questo punto, si veda L. Robin, La pense grecque et les orgines de l'esp
rit scientifique, Albin Michel, Paris 1948.

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Jacquemard, Pitagora
I compagni al lavoro

mette di regolare a piacimento la lunghezza della corda e di misurare cos gli int
ervalli. Secondo eminenti specialisti, il monocordo lo strumento pi preciso per r
egolare i suoni dell'armonia. Durante il Medioevo sar anche impiegato a fini peda
gogici per cantare senza stonature: un antenato del nostro moderno diapason.
Ma prima di tutto, che cos' realmente un suono? Teone di Smirne (inizi del II
secolo d.C.) attribuisce ai pitagorici la seguente definizione: Poich ogni modulaz
ione e ogni suono sono una voce, e ogni voce un rumore, e il rumore una percussi
one dell'aria la quale non ne risulta affatto spezzata, evidente che nell'aria i
mmobile non ci potrebbero essere n voce, n rumore, n suono. Al contrario, quando l'
aria viene colpita e messa in movimento, si produce il suono, acuto se il movime
nto rapido, grave se il movimento lento7.
Alla fine del VI secolo a.C. la musica in quanto arte aveva raggiunto un livel
lo piuttosto alto di perfezione, dice Baccou8. Dalla sua invenzione a opera di Te
rpandro, nel secolo precedente, la lira eptacorde si assai perfezionata nella te
cnica. E per quanto riguarda gli strumenti a fiato, si costruiscono flauti lidi
7 Dal canto loro, Eubolide e Ippaso propongono un ordine diverso degli acco
rdi.
Secondo entrambi, infatti, all'incremento numerico corrisponde un aumento del su
perparziale secondo una legge costante: in tal modo ci deve essere una corrisponden
za tra
il doppio e la met, e tra il triplo e il terzo. Di conseguenza, se prendiamo il d
oppio,
otteniamo a partire dal doppio l'accordo dell'ottava; ma se prendiamo la met, cio
per
cos dire l'inverso, otteniamo come superparziale la quinta... Cos, a partire dalla
riunione dell'ottava e della quinta che costituisce gi un solo accordo, esso ste
sso moltiplicato per la quarta, otteniamo un accordo quadruplo chiamato doppia o
ttava. Secondo
Eubolide e Ippaso, dunque, l'ordine il seguente: ottava, quinta, ottava e quinta
, quarta, ottava doppia. Cfr. Boezio, De institutione musica. Boezio, filosofo, p

oeta, uomo di
stato, nato a Roma nel 480 d.C. ed morto nel 524.
8
R. Baccou, Histoire de la science grecque, Aubier, Paris 1951, p. 120.
meravigliosamente accordati. Affermazione controversa, come abbiamo visto...
Ma questi risultati, ottenuti per tentativi, per approssimazioni successive,
non provano affatto che si sia giunti a una conoscenza razionale della natura de
l suono e delle condizioni esatte in cui viene prodotto.
In questo campo, come in molti altri, l'arte, fondata su una giusta intuizion
e, precede la scienza, che si basa sulla riflessione9. Pitagora, convinto che tu
tti i fenomeni siano determinati da rapporti numerici, il primo a pensare che i
suoni, e in particolare i suoni perfetti, quelli di cui l'orecchio coglie subito
l'accordo, debbano essere il frutto di certe corrispondenze facilmente esprimib
ili mediante dei numeri. Si dedica, quindi, a studiare la produzione dei suoni c
hiamati consonanti, ossia, nell'intervallo di due termini estremi di un'ottava,
la quarta e la quinta (cio fa e sol nel caso della nostra scala di do maggiore).
E scopre che i suoni che producono la quarta sono tra essi in rapporto epitri
te o 4/3, il nostro sesquiterzo, mentre la quinta prodotta nel rapporto emiolio,
o 3/2, che chiamiamo sesquialte-ro. L'ottava, invece, ha la ragione doppia: in
altre parole, se 1 il primo do, il do di ottava sar 2.
Proseguendo nelle sue ricerche, Pitagora stabilisce che, nell'ottava superior
e alla scala naturale, il rapporto di quarta alla tonica della scala pari a 8/3
e pu essere chiamato poliepimiero, in quanto equivale a 2+2/3, mentre il rapporto
di quinta in ragione tripla (3/1) e il rapporto di doppia ottava in ragione qua
drupla...
9 Il IV secolo a.C. dominato dalla personalit del primo, vero teorico nella
storia della musica, Anstosseno di Taranto, nato verso il 350. Egli stesso studi
presso i pitagorici, forse anche con Aristotele, ma non tard ad opporsi violentem
ente ai primi in quanto rifiut sempre di sottomettere la musica alla matematica e
difese la supremazia dell'orecchio come giudice primo e ultima risorsa. Avrebbe
redatto numerosi scritti, di cui ci rimangono i primi tre libri degli Elementi
armonici. Cfr. Chailley, La musique grecque antique cit, p. 20. Da questa relazio
ne si evincono l'intelligenza e la perspicacia di Aristosseno, schierato con veeme
nza contro gli armonici che aprono intervalli sui loro monocordi a colpi di ragi
onamenti.

116
117
_ Jacquemard, Pitagora
Se dividiamo in quattro parti uguali una corda tesa sul canone armonico, il su
ono prodotto da tutta la corda former, assieme a quello prodotto da tre parti del
la corda, l'accordo di quarta; il rapporto epitrite. Con il suono prodotto da du
e parti o dalla met della corda, former l'accordo di ottava, e il rapporto doppio.
Con il suono prodotto da un quarto di corda, dar vita all'accordo di doppia otta
va, e il rapporto sar quadruplo10.
La tetractis, cio 1, 2, 3, 4, racchiude tutte le consonanze in quanto contiene
quelle di quarta (4/3), di quinta (3/2), di ottava (2), di ottava e di quinta (3
) e di doppia ottava, ossia i rapporti epitrite, emiolio, doppio, triplo e quadr
uplo11.
In verit, non sembra che Pitagora abbia condotto questi esperimenti con lo stru
mento che Teone di Smirne chiama canone armonico, ma piuttosto prendendo due cor
de uguali e tese entrambe all'unisono. Se si intercetta la met di una delle corde
10
Prima di Aristosseno, Archita di Taranto (ca. 430 a.C.-ca. 348 a
.C.) aveva privilegiato tre campi di ricerca, tra cui la matematica e, in relazi
one a essa, la musica. Parleremo di lui a proposito delle scoperte scientifiche
dei pitagorici. Ecco cosa ci dice al suo

riguardo Claudio Tolomeo, astronomo greco nato in Egitto nel II secolo d.C: Archi
ta di Taranto (il discepolo di Pitagora pi interessato alla musica) tenta di mant
enere una
continuit sulla base della proporzionalit tra gli elementi dell'accordo e tra le d
ivisioni
dei tetracordi (sequela di quattro note che coprono due toni pi un semitono), rit
enendo che la caratteristica della musica sia la commensurabilit degli intervalli
... Definisce,
quindi, tre generi, il primo enarmonico, il secondo cromatico e il terzo diatoni
co... Stabilisce che per questi tre generi l'intervallo ultimo pari al rapporto
superparziale di
28/27; l'intervallo medio, quando appartiene al genere enarmonico, di 36/35 e pe
r il
genere diatonico di 8/7. Prima di Porfirio di Tiro, sono in molti tra gli antichi
a ritenere che un intervallo musicale sia un rapporto... come afferma Archita ne
l suo Trattato di musica. Cos scrisse Archita a proposito di mediet (da mesotes, e
lemento che
riempie gli intervalli). In musica esistono tre mediet: aritmetica, geometrica e
subcontraria, chiamata ancora armonica. Si parla di media aritmetica quando tre
termini sono
legati tra loro da una proporzione secondo un dato eccesso, e che l'eccesso del
primo
rispetto al secondo uguale a quello del secondo rispetto al terzo. In questa pro
porzione, l'intervallo dei due termini pi grandi pi piccolo, mentre quello dei due
pi
piccoli pi grande. Si parla di media geometrica quando il rapporto dei tre termin
i
tale che il primo sta al secondo come il secondo al terzo... Si parla di media s
ubcontraria, quella che noi chiamiamo armonica, quando nel rapporto dei tre term
ini il primo
supera il secondo di una frazione di se stesso, e il medio supera il terzo di un
a frazione
equivalente. Cfr. Porfirio, Commenti sulle Armoniche di Claudio Tolomeo.
11
Cfr. Teone di Smirne, matematico e filosofo platonico del II sec
olo a.C, Musica.
Cfr. Rey, La jeunesse de la science grecque cit., p. 460.
I compagni al lavoro
premendo nel mezzo con un dito, con l'altra corda intera si ottiene la consonanz
a di ottava.
Uno dei primi discepoli di Pitagora, Ippaso di Metaponto, lo stesso che sar acc
usato di aver trasgredito la legge del segreto, raggiunge gli stessi risultati,
dice Teone di Smirne, osservando su dei vasi pi o meno pieni le risonanze che pos
sibile calcolare in numeri.
Prendendo due vasi simili e con identica capacit, Ippaso ne lascia uno vuoto e
riempie l'altro per met; poi, colpendo ciascuno di essi, ottiene la consonanza di
ottava. Poi, lasciando un vaso vuoto e riempiendo l'altro per un quarto, e poi
colpendoli, ottiene la consonanza di quarta.
Pitagora e i suoi discepoli, dunque, sono riusciti a determinare i rapporti di
consonanze attraverso un'interpretazione razionale e matematica dell'esperienza
. Hanno concepito un'unit di misura musicale, il tono, che definiscono come l'int
ervallo della quarta e della quinta, e di cui hanno calcolato il valore esatto d
ividendo tra loro i rapporti che esprimono le consonanze:
3/2
- =3/2x3/4 = 9/8 4/3
E grazie a questa definizione possono suddividere in tre generi i vari tipi di
modulazioni.
Quando la voce, dice Teone di Smirne, che modulata entro i limiti della sua esten
sione, passa da un suono grave a un suono pi acuto producendo l'intervallo di un
semitono, e poi superando l'intervallo di un tono passa a un altro tono e contin

ua a modulare, non pu esserci altro intervallo se non quello di un tono che produ
ce un suono gradevole... Questo genere di modulazione si chiama diatonico, o per
ch di solito si alza per toni, o per via del suo vigore e della fermezza.
Quando la voce produce un primo suono e, crescendo di un semitono, si innalza
a un suono pi acuto, poi passa a un terzo suono crescendo ancora di un semitono e
, sforzandosi di pro-

118
119

Jacquemard, Pitagora
gredire con modulazione, produce un altro suono ancora, in questo caso non possi
amo riscontrare altro che un triemitono incomposto... Questo genere di modulazio
ne si chiama cromatico (da chroma, colore), perch si allontana dal primo e cambia
colore... Infine c' un terzo genere di modulazione, che si chiama enarmonico. E
quello in cui, partendo dal suono pi grave, la voce modula il tetracordo avanzand
o di un diesis (o quarto di tono), poi di un altro diesis e di un doppio tono12.
Ecco qui evidenziato il grande interesse dei lavori di Pitagora e dei suoi pri
mi discepoli nel campo delle teorie numeriche della musica, in cui [il Maestro]
si rivela un precursore geniale13.
Prima di affrontare la parte propriamente ed esclusivamente scientifica delle
ricerche pitagoriche riguardanti la geometria e l'aritmetica, opportuno chiarir
e l'importanza di una nozione particolare, quella di Numero14.
Poich l'essenza universale delle realt, il Numero ci attraverso cui le realt sono
formalmente un solo Essere... Poich la sostanza del Tutto, il Numero ci che costit
uisce l'unit materiale delle cose... Questo Uno la Monade, che il Numero perfetto
e originale, cos come l'unit aritmetica il
12
Damone di Oa, consigliere di Pericle, fu prima di tutto un music
ista. Individu
famose corrispondenze tra la musica, la psicologia e la legislazione, in quanto
tutte queste discipline si basano sulla nozione pitagorica di Armonia. Nella Rep
ubblica di Platone troviamo queste righe attribuite al celebre musicista: In ness
un luogo si cambiano i
modi musicali senza che cambino anche le leggi pi importanti che governano la cit
t.
13
Giunsero da Creta la musica e i primi strumenti. I Cretesi sono
sempre stati considerati danzatori e cantori straordinari, in virt dell'impeto e
della ricchezza dei loro
ritmi. Cfr. P. Faure, La vie quotidienne au temps de Minos, Hachette, Paris 1978
, p. 352:
Si chiamava eretica la successione di un tempo lungo, un tempo breve, un tempo lu
ngo; e peonica la combinazione di tre tempi brevi e uno lungo.
14
Secondo Stobeo, la monade , quindi, il principio del numero, e il
numero la
molteplicit composta a partire dalle monadi.
I compagni al lavoro
principio di tutti i numeri. Si capisce dunque perch, per Pitagora, l'Uno sia il
Compiuto... in ogni momento Pitagora ha opposto il Peras dXYApeiron, il Finito a
ll'Infinito, il Determinato all'Indeterminato, e meglio ancora il Compiuto all'I
ncompiuto. La diade, elemento di divisione e opposizione, , quindi, imperfetta: l'I
ncompiuto, scrive Ivan Gobry.
Il numero, pertanto, l'essenza universale, la monade l'essenza del perfetto,
la diade l'essenza dell'imperfetto.
In Pitagora la tetrade, da cui proviene la tetractis, che rappresenta il nume
ro 4, la chiave di ogni struttura fisica e mentale15. Questa tetractis, crogiolo
simbolico e sacro della Scuola, formata dai primi quattro numeri sommati tra lo

ro (1, 2, 3, 4), che danno come risultato la decade, cio la perfezione, perch nel
10 si ritrovano accoppiati l'I e lo 0, o piuttosto quel che ne fa le veci per i
Greci.
Secondo Teone di Smirne, la tetrade il fondamento del mondo sensibile: l'I sp
iega il punto, il 2 la linea, il 3 la superficie, il 4 il volume. Lo Pseudo-Giam
blico menziona i quattro elementi (acqua, aria, terra, fuoco), le quattro et dell
a vita, le quattro stagioni ecc.
La decade era apparsa come un numero dall'essenza particolarissima, oltre a es
sere la base della remunerazione tradizionale, dotata di una quantit eccezionale
di propriet e, di conseguenza, situata in un punto di primaria importanza nella s
erie naturale. Ecco perch nella Scuola stata considerata un numero perfetto. .. u
na sorta di entit demonica nel famoso giuramento degli adepti: "No, io lo giuro a
ttraverso colui che ha trasmesso alla nostra anima la tetractis, in cui si trova
no la fonte e la radice della natura eterna"16.
15
Uantropos ideale ha una misurazione quadrata, in cui il quinto pu
nto il centro,
torace, arca del cuore, che "l'urna d'oro". C' un legame anche tra le quattro for
ze elementari e le parti del corpo umano.... Cfr. Y. Tardan Masquelier, Larchtype
de la
quaternit dans Jung et la question du sacre, Albin Michel, Paris 1998, p. 165. E
ancora: Il quattro compare di frequente nei sogni di uomini moderni con significa
ti pressoch costanti, generalmente ignorati dal soggetto.
16
Cfr. Gobry, Pythagore cit e Baccou, Histoire de la science grecque cit.,
p. 110.

120
121
Jacquemard, Pitagora
I compagni al lavoro

A partire da tali nozioni, che si estenderanno alla cosmologia e forniranno u


na spiegazione dell'universo, in particolare della sua Armonia, dove porteranno
dal punto di vista concreto e teorico le ricerche condotte dalla Comunit?
Probabilmente gli agrimensori dell'Egitto o di Babilonia non hanno atteso Pita
gora per misurare il perimetro dei campi, calcolarne la superficie e modificarne
i confini quando le piene del fiume cancellavano i punti di riferimento. Il man
uale del calcolatore sul papiro di Rhind, scritto verso il 1600 a.C, [...] ci of
fre i risultati di un sapere codificato, empirico, ma positivo... Vi ritroviamo,
inoltre, alcune soluzioni, praticamente giuste, approntate per problemi di geom
etria elementare [...] Gli Egizi, i Caldei, i Persiani e gli Indiani avranno pur
e conosciuto diverse prove intuitive del teorema di Pitagora... Ma la dimostrazi
one mediante le cause, la teoria fondata sulla ragione, la volont di spiegazione
e applicazione universali appartengono solo ai Greci...17.
Sebbene sia difficile procedere a un inventario, sembra che Pitagora e i suoi
discepoli siano riusciti a determinare il pari e il dispari. Sono loro ad aver
preso l'iniziativa di rappresentare i numeri mediante punti. I punti disposti in
linea retta formano un numero lineare; ogni numero intero lineare; se disponiamo
dei numeri a triangolo ponendo sulle linee orizzontali successive un punto, poi
due, poi tre, poi quattro, formiamo i numeri triangolari 1,3,6,10; un numero qu
adrato costituito da punti disposti a quadrato. In questo modo si definiscono de
lle tavole, in cui a numeri lineari corrispondono numeri alla potenza n. A parti
re da ci si generano le figure piane. I numeri rappresentati piani a loro volta g
enerano quelli solidi: la piramide non altro che una serie di punti su quattro p

iani18. Il famoso numero d'oro, di


17 Cfr. P. Faure, La vie quotidienne des colons grecs au VIe siede a. C, Ha
chette, Paris
1978, p. 371.
18
Ibid.
122
cui parleremo pi avanti, altro non sarebbe se non una proporzione di ordine estet
ico tra due termini di grandezza.
Peraltro, sono i pitagorici ad aver enunciato l'importante teoria delle medie
t, che il Maestro ha gi menzionato in musica ma che riguarda anche l'aritmetica (qu
ando, fra tre numeri, il pi grande supera quello medio di una quantit pari a quell
a in cui il medio supera il pi piccolo), la media geometrica (a/b=b/c) e il suo co
ntrario, la media armonica (1/b come media aritmetica di I/a e I/c), che ritrovi
amo anche nelle 6 facce, negli 8 vertici e nei 12 spigoli di un cubo.
I pitagorici, inoltre, tracciano i cinque poliedri regolari: il tetraedro, da
cui deriva la piramide, l'esaedro, o cubo, l'ottaedro, che ha 8 facce, e il dod
ecaedro, che ne ha 12.
Dopo aver inscritto il pentagono in un cerchio servendosi del regolo e del co
mpasso, contemplano stupiti l'immagine di una stella marina a cinque punte. Dall
e proliferazioni dell'astratto nasce una realt purissima nel candore della sua ma
gnificenza.
La stella marina come una divina rivelazione, di cui si scambiano tra loro un
cenno di riconoscimento.
alla Caldea, a Babilonia, alla terra di Sumer e di Akkad, e ovviamente all'Eg
itto che Pitagora deve una base matematica solida a partire dalla quale portare
avanti le sue ricerche. E incontestabile che sin dal III millennio a.C. (dal II,
nel caso dell'Egitto) si trasmettesse un vero e proprio sapere matematico sempr
e maggiore. I frammenti ritrovati ne sono una prova.
Le tavole di moltiplicazione sono state rinvenute principalmente negli scavi d
i Nippur. [...] Ogni tavola ci fornisce le moltiplicazioni da 1 a 20, poi da 30,
40 e 50 come moltiplicandi... I moltiplicatori, in tutto 46, sono tra gli altri
i numeri 2, 3, 4, 5, 6, 8, 9, 12, 18... e per finire 3000, 16000, 162000, 18000
0. Abbia123
Jacquemard, Pitagora
mo anche quattro tavole di divisione, con divisori che vanno da 1 1/2 a 81 19.
Ovviamente, la notazione sessagesimale, di origine sumeri-ca, alla quale aggiu
nta una numerazione decimale, di origine akkadina o semitica, successiva alla pr
ima. Il multiplo sessagesimale maggiore che troviamo 604, cio 12 960 000, chiamat
o sar-gal dai Babilonesi.
Peraltro, con nostro grande stupore, viene formulata la numerazione di posizio
ne, alla quale i Greci non perverranno, una scoperta in grado di portare la scie
nza dei numeri al di fuori dell'utile per farla entrare nell'ambito del pensiero
astratto.
La presenza del segno 0 fondamentale. Il numero 12, con i suoi sottomultipli 3
e 6 e i suoi multipli 36, 72,144,180 (in cui la base 60), ha un valore cruciale
. tuttora in uso negli scambi commerciali, sotto forma di dozzina e mezza dozzin
a.
evidente che la geometria assiro-caldica, come quella egizia, si svilupper in f
unzione delle immediate necessit dell'agrimensura. Il sistema metrico rimane molt
o complesso.
Gli unici elementi certi sono l'inscrizione dell'esagono nella circonferenza, l
a sua scomposizione in sei triangoli equilateri, la parit del raggio accanto all'
esagono... E in rapporto a questa costruzione... la divisione aritmetica della c
irconferenza in 360 gradi e la divisione sessagesimale dei gradi, ereditata dall
a nostra scienza e ancora in vigore anche se la gradazione decimale sarebbe pi lo
gica e agevole20.
Gi assistiamo ai primi tentativi di misurare la diagonale di un triangolo retta

ngolo, chiamata ipotenusa, che ritroveremo nel


19
A. Rey, La science orientale avant les Grecs, La Renaissance du livre, P
aris 1930.
20
Cfr. Baccou, Histoire de la science grecque cit., p. 105: Innanzi
tutto Pitagora stabilisce una prima distinzione tra i numeri pari e i dispari, d
efinendo gli uni come quelli
che possono essere divisi in due parti uguali e gli altri come quelli per cui no
n possibile. Tra i numeri pari - aggiungeranno i primi pitagorici - alcuni sono
parimenti pari,
altri disparimenti pari e altri ancora parimenti dispari, a seconda che risultin
o rispettivamente dalla moltiplicazione di due pari, dalla moltiplicazione di un
numero pari e
uno dispari qualsiasi, o infine dalla moltiplicazione di due numeri dispari... D
a questa
fondamentale suddivisione si ricaveranno tutte le altre.
I compagni al lavoro
celebre teorema di Pitagora, calcoli riguardanti probabilmente l'architettura, s
tando alle tavolette dette di Pinches. Comunque sia, la soluzione verr raggiunta
in modi diversi rispetto a quelli di Pitagora. Il teorema sar il fulcro dei primi
lavori della geometria greca e la sua pietra miliare. Si tratta di una soluzione a
stratta, rigorosa e generale, necessaria e universale21.
La rappresentazione dei numeri mediante un insieme di punti disposti a squadra
, siano essi pari o dispari, pu essere considerata al contempo uno strumento di a
nalisi - in quanto la loro natura radicalmente diversa - e uno strumento per com
prendere determinate relazioni numeriche tanto inafferrabili quanto fondamentali
22.
Pitagora misura il mondo, dice Ermia, filosofo greco del II-III secolo d.C. I ve
ri e propri principi secondo lui non sono, ricordiamolo ancora una volta, gli el
ementi cosiddetti materiali, ma ci che presiede alla loro combinazione e pone le
basi dell'organizzazione del cosmo. Eppure - e la cosa desta tuttora grande stup
ore - Pitagora si attiene a un'impostazione fra le pi rigorose. Ecco cosa ne dedu
ce un filosofo di Alessandria, il celebre Proclo, nel suo Commento al primo libr
o degli Elementi di Euclide:
I pitagorici considerano il punto un'unit definita dalla sua posizione.
Assimilano il punto alla monade, la linea alla diade (in quanto esige 2 punti)
, la superficie alla triade (come il triangolo, deter21
Rey, La jeunesse de la science grecque cit.
22
Cfr. Proclo, Commento al primo libro degli Elementi di Euclide: I
n un triangolo rettangolo il quadrato costruito sull'ipotenusa uguale alla somma
dei quadrati
costruiti sui lati dell'angolo retto, ricorda Euclide. Secondo Proclo, per celebr
are una
scoperta di cos grande portata si racconta che Pitagora, l'autore, sacrific un bue
. La
cosa sorprendente.

124
125
Jacquemard, Pitagora
minato dai 3 punti) e il solido alla tetrade (in quanto ha in origine 4 punti no
n situati su uno stesso piano).
I pitagorici dimostrano che intorno a un punto possibile costruire tre tipi d
i figure regolari o uguali: 6 triangoli, oppure 4 quadrati, o ancora 3 esagoni.
Sono in grado di spiegare che gli angoli interni di un triangolo sono uguali
a 2 angoli retti.

Pitagora inventa il teorema che porta il suo nome, attribuitogli da Vitruvio,


Plutarco, Diogene Laerzio, Proclo e altri.
Pensiamo, dice Robert Baccou interrogandosi a lungo sul modo in cui Pitagora gi
unto a questa strepitosa scoperta, che la dimostrazione pitagorica fosse pressoch
identica a quella che troviamo in Euclide (proposta 47 del libro I degli Element
i) e che viene riportata dalla maggior parti dei nostri manuali di base.
Euclide, matematico e filosofo platonico che insegna ad Alessandria durante i
l regno di Tolomeo I, nel III secolo a.C, ha sicuramente acquisito le sue conosc
enze dagli scritti pitagorici tardivi che trasgrediscono il fondamentale obbligo
del segreto. Un paradosso, in realt, questa costrizione imposta dal Maestro, la
quale esclude tutti coloro che non appartengono a una ristretta cerchia di saggi
o di iniziati. Attenendovisi (e non tutti l'hanno fatto!), non si priva forse l
'intera umanit delle ricchezze essenziali senza le quali non possibile alcun prog
resso? Ma Pitagora, giustamente, diffida dell'uso sconsiderato delle scoperte sc
ientifiche, del loro sfruttamento commerciale, come avviene ormai correntemente ne
lla nostra epoca, che mette a repentaglio la sopravvivenza della Terra.
I compagni al lavoro
del pentagono stellato, segno di riconoscimento chiamato Hygieia (Igea) dal nome
della dea della Salute, figlia di Asclepio. I pitagorici avrebbero affrontato i
l problema della quadratura del cerchio, riferisce Giamblico. Inoltre avrebbero
inventato il problema dell'applicazione delle superfici a una data retta.
La parabola, l'iperbole e l'ellisse delle superfici, sostiene Eudemo, allievo d
i Aristotele nonch autore di libri di Etica e Fisica, sono vecchie scoperte di cui
dobbiamo ringraziare la musa di Pitagora... Dopo aver tracciato la retta, appli
chiamo la superficie a tutta la retta, e diciamo allora che la superficie a para
bola; quando la lunghezza di questa superficie applicata maggiore della retta, a
bbiamo l'iperbole; quando la tracciamo pi piccola, in modo che una parte della re
tta al di fuori dell'area applicata, abbiamo l'ellissi23.
Dunque Pitagora, secondo Proclo, sarebbe riuscito a costruire i cinque solidi
regolari inscrivibili nella sfera: il tetraedro, il cubo, l'ottaedro, il dodeca
edro e l'isocaedro. Ma alcuni pensano che in realt sia stato Filolao (IV secolo a
.C), il discepolo pi eminente, a determinare la posizione di queste figure.
Infine, non dobbiamo trascurare la testimonianza di Aristotele (Analitici), i
l quale sostiene che i pitagorici conoscessero l'esistenza di quantit irrazionali.
Alla prova dei fatti, siamo tentati di affermare che le scoperte possano esse
re attribuite indifferentemente al Maestro o ai suoi discepoli. gi straordinario
che questa ardita commistione di idee ed esperienze, anche nelle sue formulazion
i pi o meno approssimative, sia stata all'origine di tutto quel che verr imbastito
in seguito24.

Oltre a questi fruttuosi tentativi, possiamo elencare diverse innovazioni, co


me per esempio la gi menzionata costruzione
23

Baccou, Histoire de la science grecque cit., p. 117.


24 Nella Vita pitagorica di Giamblico la matematica compare poco. Eppure, l
a disciplina figura chiaramente nel programma degli studi obbligatori. Giamblico
tratta solo
dei rapporti musicali, della costruzione della sfera a partire da pentagoni e de
i rapporti
tra i lati di un triangolo rettangolo.

126
127

Jacquemard, Pitagora
I compagni al lavoro

Scienza dei numeri, venerazione del Numero, considerato una sorta di quintess
enza, ricerca di quel che successivamente stato chiamato il numero d'oro: questa
l'eredit che ci lasciano gli antichi.
Nel suo trattato De divina proportione, pubblicato a Venezia nel 1509, Luca P
acioli, monaco francescano e matematico, esalta la gioia della scoperta. La stes
sa, incomparabile gioia della scoperta che deve provare Pitagora: Gran jubi-lo e
summa letita che have Pictagora quando con certa scien-tia... [Sar qui rivelata u
na dottrina cruciale, quella della] divina proporzione25.
Questo numero, definito in seguito numero d'oro, regola tanto la mistica quan
to l'astronomia, l'algebra, la geometria, l'architettura, la scultura, la musica
. La proporzione, rappresentata da un numero detto irrazionale, rientra nell'amb
ito dell'extra-ordi-nario, quindi del divino. Questa stessa proporzione, eminent
emente misteriosa, riguarda secondo Pitagora e i suoi discepoli i numeri cosidde
tti irrazionali.
A questo proposito, ricordiamo che esistono forme tanto perfette quanto singo
lari, vere e proprie dimostrazioni silenti che ritroviamo nel regno vegetale, ad
esempio i fiori, i cui petali sono disposti geometricamente e con un'estrema pr
ecisione nel disegno e nel numero. Citiamo anche le numerose strutture che carat
terizzano la sapientissima architettura delle conchiglie, in cui il cono, la spi
rale, la volta, le creste, i poliedri e i loro infallibili avvolgimenti a spiral
e creano sempre un capolavoro che , senza alcun dubbio, lo specchio di ci che pres
iede all'armonia delle sfere.
Da qui sono nati le piramidi e il Partenone.
25 M. Clayet-Michard, Le Nombre d'or, Puf, Paris 1973.
128
giunto il momento di fornire una panoramica della scienza denominata fisica e de
lle sue origini, in cui i pitagorici hanno trovato il sostrato necessario ai lor
o studi.
A dire il vero, la fisica pitagorica si basa essenzialmente su quella dei fis
iologi ionici, in quanto pone come postulato l'esistenza di quattro elementi: la
terra, l'acqua, l'aria e il fuoco.
Ma Pitagora, come poi Eraclito, accorda un posto di primaria importanza al fu
oco, e in particolare a un fuoco centrale26.
Sempre in Pitagora si riscontra, come poi anche in Eraclito, una sorta di mot
o perpetuo generato dai contrari, il bene e il male, il compiuto e l'incompiuto,
il pari e il dispari, il limitato e l'illimitato27.
Ovviamente, la Scuola di Mileto ha la sua importanza nella geometria della Gr
ecia subito prima di Pitagora e della sua epoca.
Talete, pur essendo il celebre fisico che conosciamo, effettua le sue ricerch
e nel campo della geometria e dell'astronomia. Dice Apollodoro nelle sue Cronach
e che Talete nacque il primo anno della XXXV Olimpiade. I teoremi che gli vengon
o attribuiti, secondo Proclo, Diogene Laerzio e altri, giungono alle seguenti co
nclusioni:
Il diametro divide il cerchio in due parti uguali. Gli angoli alla base di un tr
iangolo isoscele sono uguali. Quando due linee rette si intersecano, gli angoli
opposti che ne derivano sono uguali.
L'angolo inscritto in una semicirconferenza non pu che essere retto.
26
Cfr. J. Burnet, L'aurore de laphilosophie grecque, Payot, Paris
1952, p. 339: Sappiamo che Ippaso considerava il fuoco il principio primo.
27
la malattia che rende la salute gradita; il male che genera il be
ne; la fame che fa
desiderare la saziet, e la fatica il riposo. Eraclito di Efeso, Frammenti.
129

Jacquemard, Pitagora
I compagni al lavoro

Diogene Laerzio riporta che Talete aveva misurato le piramidi osservando la lo


ro ombra nel momento in cui essa uguale alla nostra, affermazione che Diogene ere
ditava da Ieronimo.
E esatto che Talete il vero inventore della geometria, come sostiene Robert Ba
ccou? Avrebbe ragione Teofrasto a vedere in Talete il principale fondatore delle
scienze naturali? In ogni caso, Talete sceglie l'acqua come arche, o principio
primo delle cose. Dopo di lui, gli altri Ionici definiranno come arche un elemen
to informe, l'infinito o Yapeiron (come Anassimandro) o ancora l'aria, il soffio
, cio Yaer, lo pneuma (come Anassimene)28.
La Scuola di Crotone si rifa alla scienza cosiddetta fisica sviluppata da ques
ti pionieri. Per Filolao, dice Aezio, il fuoco al centro dell'universo. Secondo Abel
Rey, in realt conosciamo la fisica pitagorica solo attraverso l'opera attribuita
a Filolao. E conosciamo quest'ultima solo attraverso i commenti posteriori... Ma
sembra che quel che viene attribuito a Filolao sia l'apice che riassume e conde
nsa il lavoro svolto durante tutto il V secolo a.C. all'interno del pitagorismo29
. Pitagora, sebbene segua Anassimandro nella sua spiegazione dei corpi celesti, s
i ispira piuttosto ad Anassimene per la sua teoria generale della realt30.
Ed ecco, a mo' conclusione, cosa riporta Stobeo citando un brano delle Baccant
i di Filolao: Il mondo uno; ha cominciato a nascere a partire dal centro e con id
entiche proporzioni verso l'alto e verso il basso. Quel che si trova al di sopra
del centro inverso rispetto a quel che situato al di sotto... Rispetto al centr
o, infatti, le direzioni sono identiche, salvo che sono invertite. Complementarie
t dei contrari, ambiguit fondamentale e impe28
Per Anassimandro, gli astri sono come porzioni d'aria compressa a
forma di ruote, pieni di fuoco, che hanno qua e l sfiatatoi che sprigionano fiam
me, dice Aezio in
Opinioni dei filosofi. La luna un cerchio diciannove volte pi grande della terra,
simile a una ruota di carro, ibid. E Anassimene, dal canto suo, professa che gli a
stri sono
fissati come chiodi alla volta di cristallo. Gli astri non passano sotto la terra,
ma vi
girano intorno.
29
Rey, La jeunesse de la science grecque cit., p. 307.
30
Burnet, L'aurore de la philosophie grecque cit., p. 84.
rante di tutto ci che esiste, nato dall'uno e che a esso ritorna in un movimento
perpetuo. E, se possiamo dire, in un movimento immobile, o in un'immobilit in per
enne mutazione.
Se per fisica intendiamo una scienza dei fenomeni della natura, o un sistema c
ome quelli costruiti dai Greci, la fisica non esiste n presso i Caldei n presso gl
i Assiri. Viceversa, i due popoli sono stati pionieri nel campo dell'astronomia
e in particolare dell'astrologia. E a essi, dunque, che guarderanno gli studiosi
della Scuola di Crotone.
Una concezione simile a quella degli Egizi, che probabilmente non estranea alla
storia del Diluvio, ci presenta il cielo formato in alto dalle acque: una bolla
emisferica, all'interno dell'acqua in cui fluttua l'emisfero terrestre. Ma ques
ta immagine specificamente egizia... in cui gli astri sono trasportati da barche
analoghe a quelle che viaggiano sul Nilo... sembra poi cedere il passo in Assir
o-Caldea all'idea di un cielo solido da cui piovono le meteoriti metalliche o pi
etrose osservate sin da tempi antichissimi...31.
Queste argomentazioni, che risalgono al terzo millennio - ad esempio nel caso
dell'eclittica - comprendono anche un tracciato della rotta del sole nel cielo e
la divisione sessagesimale del tempo e del cerchio.

I documenti pi antichi riguardanti lo zodiaco (osservazioni tramandate ai Greci


) provengono dai Caldei e potrebbero risalire, come abbiamo visto, al terzo mill
ennio. L'equinozio di primavera era allora nel Toro, che rimasto il simbolo del s
ole primaverile, Marduk. Una tavoletta di Assurbanipal (secondo terzo del VII se
colo a.C.) divisa in dodici settori uguali, e ognuno di essi in venti divisioni.
.. riporta per ogni mese le stelle che, attraverso le loro levate eliache, indic
ano l'inizio dei mesi e le decadi32.
31
Rey, La science orientale avant les Grecs cit., pp. 152-85.
32
Ibid.

130
131
Jacquemard, Pitagora
I compagni al lavoro

Ovviamente, le famose tavole costituiscono la parte fondamentale della matema


tica e dell'astronomia caldo-assirica. Oltre all'empirismo delle osservazioni, r
itroviamo un tentativo di codificare la successione e soprattutto la ripetizione
dei fenomeni all'origine delle serie. Genesi, certamente, di un'impostazione sc
ientifica e razionalista di cui i Greci approfitteranno.
In realt, la cosmologia pitagorica mal conosciuta, forse soprattutto perch i tes
timoni si concentravano prevalentemente sulle speculazioni matematiche della Scu
ola; e forse anche perch si distingueva poco da quella di Anassimandro, e ancora
meno da quella di Anassimene... Il mondo, infatti, si costituito mediante una so
rta di aspirazione dell'aria illimitata (pneuma) al di fuori del cielo, in modo
che, essendo stato assorbito nel cielo, il vuoto separa le cose. Quanto all'agen
te di questa aspirazione e della determinazione che ne consegue, si tratta di un
misterioso fuoco centrale che i pitagorici33 chiamavano simbolicamente la madre
degli di, in altri termini degli astri... Il mondo cos costituito, pi o meno come
un essere vivente, si organizza poco alla volta... Ma lungi dall'essere un progr
esso infinito, l'evoluzione si completa, almeno secondo Filolao, con il grande a
nno, per ricominciare subito dopo perfettamente identica a se stessa34.
intorno al fuoco centrale che tutto si struttura e che si compie la rivoluzion
e circolare dei dieci corpi celesti. La parte pi alta ed esterna dell'universo ch
iamata Olimpo, e compren33
La maggior parte di quanti pensano che la totalit del cielo sia fi
nita pongono la
terra al centro della sfera. Ma gli Italici chiamati pitagorici pensano il contr
ario. Secondo loro, al centro si trova il fuoco, mentre la terra, che un astro t
ra gli altri, si muove
intorno al centro secondo un'orbita circolare, producendo cos la notte e il giorn
o.
Aristotele, Trattato sul cielo, ii, xm, 293 a 18.
34
A turno gli elementi predominano nel corso di un ciclo e scompaio
no gli uni
negli altri... O, in virt del richiamo dell'attrazione, si riuniscono per formare
un solo
organismo. Oppure, viceversa, per effetto della repulsione, si separano, al punt
o che
l'unit precedentemente acquisita scompare completamente. Cfr. Empedocle di Agrigen
to, Sulla natura (traduzione dell'autrice). Cfr. anche S. Jacquemard, Hraclite
d'Ephse ou le flamboiement de l'obscur, Arfuyen, Paris 2003. A partire da ci, Empe
docle ritiene evidente che il cosmo obbedisce a un movimento senza fine di espan

sione
e contrazione, sconvolgente rivelazione che la scienza moderna pu solo confermare
.
de il cielo dei fissi, il cui movimento da oriente a occidente sarebbe stato for
se riconosciuto per la prima volta da Pitagora, e inoltre un altro fuoco opposto
al fuoco centrale, in cui gli elementi esistono in tutta la loro purezza...35.
Il cosmo, concetto cos onnipresente per noi uomini, comprende i cinque pianeti
familiari oltre al sole e alla luna. La terra non il centro, ma si muove intorn
o al fuoco centrale. In una zona di invisibilit situata un'anti-terra, che sembra
spieghi le eclissi di luna e di sole. E unicamente dal fuoco centrale, infatti,
che la luna e il sole, come specchi, ricevono la luce che poi emettono.
La Via lattea considerata, giustamente, la polvere di un astro infiammatosi e
poi disperso. Secondo Filolao, la luna, avendo giorni pi lunghi, produrrebbe pia
nte e animali pi grandi e belli di quelli presenti sulla nostra terra. Questo qua
nto riporta Aezio nelle sue Opinioni dei filosofi.
Ogni astro, dice ancora, il luogo di un numero: essendo il fuoco centrale quello
dell'Uno-principio, l'antiterra il luogo del primo 1 della decade, la terra il
luogo del 2, o dell'opinione, il sole quello del 7 poich, a partire dai fissi, oc
cupa la settima fila....
Ecco formulato, quindi, il concetto che ci avvicina all'essenza del mondo, e
che riguarda l'armonia in cui si trovano le Sirene36. Se un corpo, muovendosi piu
ttosto rapidamente, produce un suono, per analogia lo stesso deve dirsi degli as
tri. Ebbene, la loro velocit varier al variare della distanza, come la velocit dell
e vibrazioni varia in base alla lunghezza delle corde della lira. Nel sistema ce
leste, dunque, dobbiamo ritrovare le consonanze della lira. Perch invece non avve
rtiamo questa armonia? Proprio perch la udiamo continuamente, mentre un suono vie
ne percepito solo in rapporto ai silenzi37.
35
Cfr. Robin, La pense grecque et les origines de l'esprit scientifique cit
., p. 75.
36
Ibid., p. 78.
37
Cfr. Baccou, Histoire de la science grecque cit., p. 126.

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133
Jacquemard, Pitagora
I compagni al lavoro

Torneremo pi avanti su questo messaggio, la cui credibilit rimane tanto indimos


trabile quanto affascinante, e l'importanza incommensurabile.
Per i pitagorici la pluralit dei mondi, sostenuta da Anassimandro, inconcepibi
le in quanto la monade il numero perfetto.
Per quel che riguarda la terra, sembra che Pitagora sia stato il primo a inse
gnarne la sfericit. Talete e i suoi successori ritengono sia un cilindro piatto.
Qual la sua posizione nel cosmo? La terra si muove in circolo intorno al fuoco c
entrale, che non il sole, come abbiamo detto. Ma riguardo al posto occupato dal
sole, dalla luna, da Mercurio e da Venere i pareri sono discordi. Dal momento ch
e le chiose si estendono su pi secoli, riguardo a Pitagora e ai pitagorici possia
mo far nostre le conclusioni a cui giunge Filolao: Il centro per natura primo, e
intorno a esso effettuano il loro giro dieci corpi divini: il cielo e dopo di es
so la sfera dei fissi38, i cinque pianeti, ai quali si aggiunge il sole, sotto i
l sole la luna, sotto la luna la terra, e sotto la terra l'antiterra (riportato d
a Aezio, Opinioni dei filosofi).

Musica, geometria, astronomia: tutte discipline che chiamano in causa i numer


i. I compagni si applicano con un ardore che nessuno pu mettere in dubbio e che a
ncora ci sbalordisce.
Cercano, scoprono il segreto delle forze che operano in maniera minima o enor
me intorno alle misere vite umane. Cer38 Le stelle costituiscono, in opposizione agli astri erranti, un unico sis
tema condotto in blocco nello stesso movimento uniforme.... Cfr. Rey, Lajeunesse
de la scien-ce grecque cit., p. 408.
cano il modo di giungere alla fusione tanto desiderata, e all'epoca ancora immag
inaria, tra le creature di polvere, quali ancora sono al cospetto dell'eternit, e
l'eternit stessa che le forgia senza sosta, le divora e talvolta le fa brillare
come altrettanti specchi.
Viene, come ultima osservazione, quel che possiamo dire sull'espediente delle
metamorfosi, che gli orfici designano come soma sema, il corpo-tomba. E Pitagor
a venera prima di tutti proprio Orfeo, dispensatore di iniziazioni.
La medicina, quindi, considerata un sostegno che garantisce al corpo il benes
sere indispensabile. Fra le discipline scientifiche - dice Giamblico - erano part
icolarmente onorate dai pitagorici la musica, la medicina e la mantica. Nell'ambit
o della medicina, il loro riconoscimento andava soprattutto alla dietetica. In q
uesta erano capaci della pi grande accuratezza: in primo luogo cercavano di ident
ificare le manifestazioni del corretto rapporto tra sforzo fisico, alimentazione
e riposo; in secondo luogo furono praticamente i primi a intraprendere lo studi
o della preparazione degli elementi e a stabilire regole al riguardo. I pitagori
ci poi usavano cataplasmi in misura maggiore dei medici che vissero prima di lor
o, ma erano meno favorevoli ai farmaci, tra i quali preferivano quelli utili a c
urare le ferite. Infine rifiutavano assolutamente le incisioni e le cauterizzazi
oni. Contro certi stati patologici adottavano anche gli incantamenti. Erano dell
'opinione che la musica fornisse un notevole contributo alla salute39.
Ecco esposti in breve, dunque, i punti essenziali del regime pitagorico nella
vita quotidiana.
Per quale via passato il Maestro prima di osservare una simile condotta, che
oggi si potrebbe definire naturista? E in Egitto cosa ha visto? I medici egizi ha
nno sempre goduto di grande reputazione. Alcuni preziosi papiri medici giunti si
no a noi testimoniano l'ampiezza delle loro conoscenze40. Dividono la
39
Qual la pi saggia delle nostre conoscenze? La medicina. Giamblico,
La vita
pitagorica, ed. it. cit., pp. 321-3.
40
Cfr. Lefebvre, Essai sur la mdecine gyptienne d'epoque pharaonique.

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Jacquemard, Pitagora
medicina in diverse specialit: ogni medico cura una malattia e una sola. Il paese
abbonda di medici, specialisti degli occhi, della testa, dei denti, della panci
a, o ancora delle malattie di origine incerta41.
Le medicine utilizzate includono non solamente sostanze di origine vegetale,
ma anche minerali quali il sale, l'allume, il salnitro, il solfato di rame e la
pietra di Menfi, che viene applicata sul corpo al momento delle operazioni chiru
rgiche e lo rende insensibile. Molte di queste ricette ci sconcertano, in quanto
comprendono sangue secco, corna di cervo, latte di donna che ha partorito un fi
glio maschio, escrementi di leone, cervello di tartaruga e altro42.
Ogni problema medico, come sappiamo grazie al papiro di Rhind, viene esposto
metodicamente: dapprima si procede a un esame medico, poi viene pronunciata la d
iagnosi, quindi si susseguono la prognosi e il verdetto.
Malattia che curer (prognosi favorevole) Malattia che affronter (prognosi incerta)

Malattia che non curer (prognosi sfavorevole).


Infine viene esposta la cura.
Nell'ambito della chirurgia, gli Egizi sembrano aver praticato la trapanazion
e43. Il papiro in questione, peraltro, rivela una sorprendente conoscenza dell'a
natomia, senza dubbio frutto della pratica dell'imbalsamazione. Il medico sembra
essere in una sorta di collaborazione con la natura. La dieta ha un posto di pr
imaria importanza. I pitagorici, gente frugale, non mancheranno di ricorrervi.
Nei papiri - che per alcuni risalgono a circa duemila anni a.C. - si ripetono
due espressioni che racchiudono l'intera scienza
41
Cfr. Erodoto di Alicarnasso, Storie, ii, 84.
42
Cfr. Rey, La science orientale avant les Grecs cit.
43
Ibid., p. 319.
I compagni al lavoro
medica dell'Egitto: arte del medico e arte delle incantazioni. Queste due tendenze s
i completano, naturalmente, ma tra esse esiste una nettissima distinzione. La me
dicina rimane nient'altro che una tecnica, senza alcuna intrusione metafisica.
Come si procede in Grecia dall'epoca di Omero in poi?
Possiamo farci un'idea di quel che doveva essere l'arte medica al tempo di Ome
ro basandoci sugli elementi che troviamo nell'Iliade e nell'Odissea. Questi poem
i... rivelano, oltre a conoscenze anatomiche piuttosto vaste, la pratica corrent
e di operazioni chirurgiche semplici ma razionali e una terapeutica a base di pi
ante, radici e perfino qualche prodotto chimico, come l'ossido di ferro o lo zol
fo, impiegato come disinfettante44. Come non menzionare il celebre dittarne, il b
alsamo la cui composizione comprende una pianta meravigliosa che guarisce tutte
le ferite?
Sembra accertato che la medicina cosiddetta sacerdotale sia dovuta ai sacerdo
ti officianti nei templi di Asclepio, figlio di Apollo, raffigurato a Creta nell
e sembianze di un dio-serpente, da cui deriva il caduceo sempre rappresentato ai
giorni nostri45. La medicina sacerdotale, quindi, anteriore alla medicina che p
otremmo definire laica.
in Tessaglia che vengono innalzati i primi templi ad Asclepio46; poi quelli d
i Epidauro, in Argolide, celebre per le cerimo44
Cfr. Baccou, Hippocrate cit., p. 17.
45
Cfr. Glotz, Histoire grecque cit., 1.1, p. 510.
46
Cfr. Baccou, Hippocrate cit., p. 21: Probabilmente le prescrizion
i che troviamo
sugli ex-voto con la consueta dicitura "poich il dio l'ha ordinato durante un sog
no"
erano impartite dal sacerdote, interprete del dio. In generale sono molto sempli
ci e
impongono soprattutto bagni, massaggi, balsami, una dieta o pozioni lenitive a b
ase di
miele. Talvolta indicano la necessit di un'operazione chirurgica.

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Jacquemard, Pitagora
I compagni al lavoro

nie di incubazione (all'origine di alcune delle tecniche in uso nella psicanalis


i moderna), di Cos e infine di Atene.
In generale, i templi comprendono una fonte sacra destinata alle abluzioni e a

lle purificazioni; portici sotto ai quali stazionano i pellegrini e i malati che


dormono per ricevere sogni, e attraverso i sogni i consigli del dio; e i naoi,
o santuari, con le statue del dio e di sua figlia Igea.
Il sacerdote assegnato al tempio possiede forse nozioni mediche? molto probabi
le.
La pi antica delle scuole di medicina, indipendente dal luogo di culto, in cui
vengono custoditi i risultati di ricerche minuziose sembra essere quella di Crot
one. Seguono poi la scuola di Sicilia, il cui fondatore Empedocle di Agrigento,
poi quella di Cnide, emula di quella di Cos, attiva nella prima met del V secolo
a.C.47.
Malgrado alcuni sostengano che il fondatore sia Alcmeone, possiamo concludere
che la Scuola di Crotone esistesse prima dell'arrivo di Pitagora nella Magna Gre
cia. Aristotele, infatti, ci affida il seguente dettaglio su Alcmeone che permet
te di stabilire una cronologia certa: Sta di fatto che Alcmeone fior quando Pitago
ra era vecchio48.
Alcmeone, discepolo pi o meno rigorosamente obbediente, deve essere stato per i
l Maestro che invecchiava un prezioso aiuto. Il Maestro ha operato all'interno d
i una scuola di medi47
La peculiarit della scienza orientale anteriore alla scienza greca
consiste nel fatto che quasi esclusivamente pratica. Poich mira innanzitutto a e
ssere utile, non pu
essere disinteressata, cio libera nelle sue ricerche... Rimane strettamente legat
a alle
apparenze, ai fenomeni, di cui non si preoccupa di sondare le cause.... La vera e
propria scienza nata dalla speculazione ardita dei filosofi. Cfr. R. Baccou, Hist
oire de la
science grecque cit., p. 33. Il fondatore della Scuola di Sicilia, Empedocle, si
ispir alla
Scuola di Crotone. Ma situa la sede della coscienza nel cuore, non nel cervello.
Tra i suoi
discepoli pi celebri ricordiamo Acrone (secondo terzo del V secolo a.C), che stud
i
l'influenza dell'aria e dei venti sulla salute e cur gli Ateniesi durante la pest
e del 430
a.C, assimilabile probabilmente a una febbre eruttiva simile al vaiolo. La scuol
a di Cnide, dal canto suo, diede i natali a Ippocrate (nato verso il 460 a.C), i
l pi grande medico dell'Antichit.
48
Metafisica, A 5, 986 a 22 (trad. it. di G. Reale).
cina in piena espansione49. Naturalmente, non bisogna dimenticare la presenza di
Democede, medico originario di Crotone che ha vissuto a lungo alla corte del re
Dario ed riuscito a guarire il sovrano e la moglie Atossa, afflitti da diversi
mali. In seguito, Democede ha ottenuto, non senza difficolt, di poter raggiungere
Crotone. Qui aderisce al movimento pitagorico e sposa la figlia di Milone.
Ad Alcmeone viene attribuito un Trattato sulla natura, di cui alcuni frammenti
sono citati da Aristotele, Clemente Alessandrino, Diogene Laerzio e Aezio.
Secondo Teofrasto, Alcmeone il primo a definire la differenza che esiste tra gl
i animali e gli uomini. L'uomo l'unico ad avere la coscienza, mentre gli altri han
no sensazioni senza avere coscienza. (Definizione tra le pi opinabili...)
Alcmeone esamina i diversi organi che permettono di comunicare con il mondo es
terno: l'udito (le orecchie contengono un vuoto che rimbomba), l'olfatto (il sof
fio che penetra fin nel cervello), il gusto, che coinvolge la lingua, la visione
, che si effettua attraverso l'acqua che bagna gli occhi, i quali contengono fuo
co visto che un colpo sull'occhio provoca scintille50.
49
Si riporta che Alcmeone ebbe come discepolo quel Democede che fu
medico
di Policrate prima di esercitare presso i Pisitratidi e Dario di Persia. Democed
e aveva studiato medicina a Crotone, da cui venne via, ci dice Erodoto di Alicar
nasso
{Storie), a causa del carattere irascibile di suo padre, sacerdote di Asclepio e

forse
pitagorico. Democede sarebbe giunto al pitagorismo solo tardivamente, nella sper
anza, cos pare, di ricoprire un ruolo politico a Crotone. A quel punto, fuggendo
dalla corte di Dario, avrebbe sposato la figlia di Milone, l'atleta vincitore ai
giochi di
Olimpia. Democede contrasse matrimonio con grandi sfarzi, per mostrare in patria
di essere un uomo influente. Annotiamo questa affermazione di Democede riportata
da Stobeo: Lo sviluppo della mente va di pari passo con quello del corpo, e quan
do il corpo invecchia anche lo spirito invecchia e perde la sua lucidit in ogni t
ipo di
attivit. Cfr. Florilegi.
50
Cfr. Calcidio, Commento al Timeo: Quel che permette di sapere, in
particolare secondo Alcmeone, che i canali che trasmettono la luce hanno un'uni
ca origine
ovviamente, e principalmente, la dissezione... D'altra parte, abbiamo riscontrat
o che
l'occhio propriamente detto costituito da quattro membrane o tuniche, di consist
enza diversa.

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Jacquemard, Pitagora
I compagni al lavoro

Insomma, mentre prima e anche dopo Alcmeone la sede del pensiero considerata
il cuore, secondo Alcmeone questa funzione viene assicurata dal cervello, al qua
le alcuni condotti detti pori trasmettono i diversi messaggi ricevuti dagli orga
ni sensoriali.
Non dimentichiamo che Alcmeone, infatti, sarebbe stato il primo a praticare l
a dissezione, aggirando se non i divieti almeno le tradizionali resistenze di or
dine religioso51. Per analogia con il mondo e il suo fuoco centrale, sembra che i
l principio del corpo umano sia il caldo (calore del seme, calore della matrice)
e il desiderio di questo calore di essere mitigato dal freddo... L'eccesso o la
mancanza del raffreddamento, agendo sul sangue, sugli umori, sulla bile, causan
o indirettamente le malattie. La vita normale, quindi, un'armonia, un accordo de
i contrari52.
Ecco enunciato il principio fondamentale, dunque, ecco svelata la quintessenz
a dell'innovazione di Pitagora. Un'evidente armonia governa il cosmo e si manife
sta in tutti gli ambiti: quello della musica, innanzitutto, retto dai numeri, qu
ello della geometria, della fisica, dell'astronomia, della medicina. L'armonia a
ppare la soluzione e la chiave di tutti i fenomeni. In conclusione, Alcmeone, ch
e ha penetrato i segreti meccanismi del corpo, afferma che l'anima che lo govern
a non altro che una vibrazione dell'universale armonia.
Peraltro, Alcmeone, come riporta Aezio, assimila il sonno a un ritrarsi del sa
ngue nelle vene, il risveglio a un afflusso di sangue; il ritrarsi totale produc
e la morte. Bisogner attendere pi di sei secoli prima che Galeno, nella sua celebre
opera contro Erasistrato, prosegua lo studio della materia, e pi di quattordici s
ecoli prima che Harvey, ispirandosi a Galeno... scopra infine il meccanismo dell
a circolazione53.
51
Cfr. Baccou, Hippocrate cit., p. 32.
52
Cfr. Robin, La pense grecque et les origines de l'esprit scientifique cit
., p. 80.
53
Cfr. Baccou, Hippocrate cit., p. 26.

Poco dopo il tentativo di Alcmeone, Filolao, autore tra l'altro dell'opera Della
natura, del mondo, dell'anima, giunge a conclusioni simili: Il nostro corpo cost
ituito dal caldo... il seme caldo, ed da l che ha origine l'essere vivente... E n
ella bile, nel sangue e nel flemma che si annidano le cause delle malattie, il c
ui principio il seguente: il sangue... si ispessisce in seguito a un restringime
nto della carne; al contrario, diventa leggero in seguito a una dilatazione dei
vasi.... Primi balbettii di una scienza che non dispone di nessuno degli strument
i di ricerca che poco a poco si diffonderanno. Stessa constatazione per quanto r
iguarda la fisica e l'astronomia. Cos si spiegano alcune intuizioni folgoranti ch
e ci stupiscono ancora: L'orecchio, simile a una campana, I due occhi danno una sol
a vista, Hanno la stessa natura i capelli, le foglie, le folte ali degli uccelli e
le scaglie che nascono sulle forme marine, Nel tutto non c' nulla di vuoto. Da dov
e potrebbe provenire qualcosa che l'aumentasse?, Elementi eterni54.
Sebbene sia vissuto pi di un secolo dopo il Maestro di Crotone, Empedocle, che
medico, uomo di scienza, indovino e filosofo, possiede di certo lo stesso genio
vibrante di Pitagora, di cui dice: Viveva tra gli uomini un essere prodigiosamen
te sapiente, che possedeva a profusione i doni della mente e consacrava le sue f
orze alle ricerche scientifiche. Gli bastava concentrare i suoi pensieri per per
cepire, al di l dell'immediato, ci che riguardava dieci o venti generazioni.
Bell'omaggio di complicit rivolto a un essere eccezionale, di cui non c' alcun
bisogno di precisare l'identit...
Tendendo l'orecchio, concentrava il suo intelletto sugli accordi celesti dell'
universo: egli solo, a quanto pare, sentiva e
54 Cfr. Empedocle, Sulla natura.

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Jacquemard, Pitagora
I compagni al lavoro

comprendeva l'armonia e l'unisono delle sfere e degli astri che si muovono in es


se. E questa armonia emetteva un suono pi pieno e compiuto delle armonie terrestr
i55.
Ecco, dunque, l'esito supremo di questa indagine paziente e copiosa su tutto c
i che esiste e rimane irraggiungibile. Si rivela ed emana una serenit al di fuori
del tempo, un andirivieni preciso e prezioso tra i contrari, dall'infimo all'imm
enso. L'armonia questo stesso adeguamento, in cui si aggiungono e si annullano l
'inizio e la fine, la morte e la vita.
In che modo raggiungere una tale percezione immediata e appagante, in cui non
si deve pi temere alcuna cacofonia?
Pitagora e i suoi discepoli poco a poco hanno preparato il terreno per questo
trampolino da cui finalmente ci possibile spiccare il volo.
Armonia rimane la parola chiave e la conclusione di tutte le ricerche in campi
cos diversi. Come abbiamo visto, generata dal numero, in quanto il numero serve
da supporto alle strutture di ogni specie e la geometria stessa governa le forme
che pullulano ovunque, dai cristalli di neve all'ala affusolata delle sterne. C
aldo e freddo, flusso e riflusso, inspirazione ed espirazione, malattia e salute
, sofferenza e benessere sono governati dalle stesse leggi d'equilibrio che si f
ondano su un fecondo disordine apparente56.
Cosa c' di pi saggio? Il numero. Cosa c' di pi bello? L'armonia. In questi due artic
oli della professione di fede degli acusmatici si trova enunciato il mistero di
una quintessenza.

55

Giamblico, La vita pitagorica.


56
Cfr. Stobeo: Riguardo alla natura e all'armonia, ecco le conclusi
oni: l'essere delle cose, che eterno, e la natura stessa richiedono una conoscen
za divina e non umana,
tanto pi che non potremmo conoscere nessuna cosa esistente se non ci fosse un ess
ere
fondamentale delle cose di cui composto il mondo: le limitanti e le illimitate..
. La
grandezza dell'armonia costituita dalla quarta e dalla quinta. La quinta maggior
e di
un tono rispetto alla quarta. Una quarta, infatti, separa la corda pi alta, hypat
e, dalla
corda media, mese; una quinta la corda media mese dalla pi bassa, nete... La quar
ta ha
il rapporto 3/4, la quinta 2/3 e l'ottava 1/2.
Secondo Filolao, la cosa pi bella da pensare l'unificazione del molteplice e l'ac
cordo del discorde. E per Filolao, l'anima proprio questo accordo, questa armoni
a del corpo... In tal modo, la vita degli uomini, quando viene governata dalla c
onoscenza, sarebbe un'armonia, un accordo dei contrari57.
La musica delle sfere, dal canto suo, ossessionava e ossessiona tuttora l'inco
nscio tanto dei mistici quanto dei sapienti. Ebbene, i pitagorici hanno la parti
colarit immensamente invidiabile di essere al contempo mistici e sapienti.
Poich vedevano, dice Aristotele, che le note e gli accordi musicali consistevano n
ei numeri; e, infine, poich tutte le altre cose, in tutta la realt, pareva a loro
che fossero state fatte a immagine dei numeri e che i numeri fossero ci che primo
in tutta quanta la realt, pensarono che gli elementi dei numeri fossero elementi
di tutte le cose, e che tutto quanto il cielo fosse armonia e numero58.
Non sappiamo come Pitagora e i pitagorici strutturino in definizioni e numeri
precisi la cosiddetta armonia delle sfere, chiamata anche musica delle sfere. Ma
ecco un poema attribuito ad Alessandro Etolo (met del III secolo a.C.) che riass
ume quel che possiamo dedurre sull'argomento59.
La terra, situata vicino al centro [del mondo], restituisce il suono grave del'h
ypate
e la sfera stellata la nete che le risponde.
Il sole, in mezzo agli astri in erranza, fa riecheggiare la mese,
e il cerchio ghiacciato in accordo di quarta...
Un tono al di sotto si trova l'astro Elios...
57
Cfr. Robin, La pense grecque et les origines de l'esprit scientif
ique cit., p. 81: Il
fatto che l'anima proprio questo accordo, questa armonia del corpo. Quest'ultimo
paragonabile a una lira, ma l'opposizione del caldo e del freddo... sostituisce
quella
dell'acuto e del grave; in quanto opposti li tendono, in quanto correlativi ne m
antengono l'unit.
58
Aristotele, Metafisica, A 5, 985 b 32-986 a 3 (trad. it. di G. Reale).
59
Cfr. Baccou, Histoire de la science grecque cit., p. 130.

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Jacquemard, Pitagora
I compagni al lavoro

Un semitono pi in basso si muove Ermes, l'astro che scintilla, poi la luna e infi
ne la terra
alla quale rispetto al sole tocca in sorte l'accordo di quinta... La cetra a set
te corde il simbolo dell'universo divino.
(L'hypate la nota pi grave della lira: il mi. La nete il mi acuto. La mese la
nota centrale, il la.)
In musica l'armonia , in senso lato, il modo in cui si articolano tra loro suon
i e intervalli... L'ottava un'armonia privilegiata, in quanto la prima consonanz
a formata da consonanze, secondo Nicomaco. L'armonicista colui che misura gli inte
rvalli al monocordo per discettarne attraverso rapporti numerali60.
Qualunque ambito si esamini, la soluzione dei contrari che conduce all'armoni
a si ottiene mediante calcoli.
E proprio quel che sostiene Stobeo: Ecco le conclusioni riguardo alla natura e
all'armonia: l'essere delle cose, che eterno, e la natura stessa richiedono una
conoscenza divina e non umana... non potremmo conoscere nulla se non ci fosse u
n essere fondamentale delle cose da cui composto il mondo: le limitanti e le ill
imitate.
La natura del numero, afferma Filolao, per ogni uomo cognitiva, direttrice e fon
dante riguardo a tutto quanto sia fonte di perplessit o ignoranza... In realt, il
numero che, rendendo tutte le cose adeguate all'anima attraverso la sensa60 Cfr. Chailley, La musique grecque antique cit., pp. 23-4. Cfr. Nicomaco
di Gerasa, Introduzione aritmetica: L'armonia nasce solamente dai contrari, in qu
anto l'armonia unificazione dei complessi e accordo dei contrari. Nicomaco un mat
ematico del I secolo d.C. autore, tra l'altro, di un Manuale d'armonia in linea
con le teorie pitagoriche.
zione, le rende conoscibili e commensurabili tra esse... Peraltro, la natura del
numero, al pari dell'armonia, non ammette la falsit...61.
Il termine cosmo viene utilizzato da Pitagora non nel significato primo di or
dine, ma per designare l'universo percettibile imperniato sul fuoco centrale. Na
turalmente, l'anima del mondo all'origine dell'armonia che lo governa.
Nel grande cosmo, l'uomo in s un piccolo cosmo62. grazie alla legge dell'armonia
che il corpo e l'anima si interpenetrano, in quanto l'anima essa stessa un nume
ro, ossia una realt prima che non pu essere intaccata da nessuna decomposizione. Og
ni Greco, fosse teologo orfico, matematico, discepolo di Pitagora o fisico ionic
o, formulava la stessa idea fondamentale, ossia che esistesse per certo un'unit e
ssenziale alla base dei molteplici fenomeni del mondo... Attraverso quale proced
imento essa si moltiplicava per produrre la diversit degli di, degli uomini e dell
a natura? Come si pu arrivare all'unit del tutto e alla distruzione delle parti?63.
Dell'armonia Eraclito di Efeso, nato circa quarantanni dopo Pitagora, dar ques
ta definizione che riassume forse tutte le chiose espresse al riguardo: Gli uomin
i non sanno pi che il varia61
Porfirio, Commento all'Armonica di Tolomeo: Stando a quanto dicon
o Archita
e Didimo, alcuni pitagorici, dopo aver stabilito i rapporti di consonanza, istit
uivano tra
questi dei paragoni e, per evidenziare quali fossero pi consonanti, procedevano a
ll'incirca cos... nel caso del rapporto 2/1, che corrispondeva all'ottava, sottraevano
1 a ciascuno dei due termini, la qual cosa dava come risultato 1. Nel caso del
rapporto 4/3, che
corrisponde alla quarta, sottraevano 1 da ciascuno dei due termini, la qual cosa
dava: 1
meno 4 uguale 3, e 1 meno 3 uguale 2... Chiamavano simili le unit sottratte, e no
n simili i resti ottenuti dopo sottrazioni di unit.
62
Gobry, Pitagora cit., p. 51.
63
Nicomaco di Gerasa, Introduzione aritmetica: D'accordo con Filola
o, l'espressione di mediet armonica deriverebbe dal fatto che si ritrova in tutte
le armonie geometriche; sempre secondo loro, il cubo un armonia geometrica perc
h si ritrova armonizzato secondo le tre dimensioni, visto che il prodotto di un n

umero moltiplicato tre


volte per se stesso... Il numero degli spigoli di un cubo 12, quello degli angol
i 8 e quello delle facce 6. Ed un dato di fatto che 8 la mediet armonica tra 6 e
12.

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Jacquemard, Pitagora
I compagni al lavoro

bile rimane in accordo con se stesso. Esiste un'armonia delle tensioni opposte,
come quelle dell'arco e della lira64.
Colui che ha in s il duplice attributo, simbolo di ci che sembra contraddittori
o, proprio il dio Apollo. Venerato prima di tutti da Orfeo e Pitagora. Apollo, i
nfatti, tende la corda dell'arco che con la sua freccia colpisce e uccide. Ma te
nde anche le corde della sua lira, che esalta e incita, che libera ogni materia
dalla sua pesantezza.
Per concludere, e affinch la nozione di numero possa planare sulle disparate s
peculazioni che il numero stesso riconcilia - planare come l'aquila di cui Giamb
lico dice che sfior Pitagora con le sue divine ali interamente spiegate -, dobbia
mo di nuovo fare in modo che all'orizzonte si stagli l'emblema pitagorico della
tetrac-tis. Tetractis o tetrade? A volte c' chi confonde i due concetti.
D'altra parte, dice Aezio, [Pitagora] sostiene che la natura del numero la decad
e; di fatto i Greci, come tutte le nazioni barbare, contano fino a dieci, dopodi
ch ripartono dall'unit... La potenza del numero 10 racchiusa nel numero 4 e nella
tetrade... poich se a partire dall'unit sommiamo i primi 4 numeri otterremo il num
ero 10 (o tetractis).
L'esemplare equilibrio della tetractis, base della numerazione tradizionale,
non potrebbe nascere dal fatto che quest'ultima comprende tanti numeri pari e al
trettanti numeri dispari?65
tueranno fino a quando non si estingueranno la ricerca, l'oggetto della ricerca
e i ricercatori, all'interno del futuro limitato (nessuna illusione al riguardo)
del nostro pianeta.
Lontani e commoventi, e quanto mai ammirevoli: cos ci appaiono i compagni al l
avoro, in virt della loro indefessa temerariet malgrado i mezzi insufficienti.
La ricerca di un assoluto di cui gli uomini non saranno mai padroni e le spec
ulazioni al contempo ingegnose e vane si perpe64
Tuttavia Eraclito che oser proclamare: Il fatto di apprendere molt
e cose non istruisce l'intelligenza; altrimenti avrebbe istruito Esiodo e Pitago
ra, e anche Senofane ed Ecateo.
65
Porfirio, citando Archita di Taranto, in Commento all'Armonica d
i Tolomeo: I
non simili dei diversi accordi, quindi, sono il frutto di una combinazione (i pi
tagorici
chiamano combinazione la fusione di due numeri in uno solo). Ricapitoliamo i non
simili di ogni consonanza: 1 per l'ottava, 5 per la quarta e 3 per la quinta. Se
condo i pitagorici, pi il numero del non simile piccolo, pi l'accordo armonioso: a
d esempio,
l'armonia dell'ottava deriva dal fatto che il suo non simile 1.
146

147
III.
Il tempo delle dissonanze
E.
PITAGORA
La spiaggia raccolta nella sua bellezza, deserta all'infinito. Le onde si suss
eguono al ritmo di un tempo impalpabile.
Pitagora, prima di sentire, di assaporare sotto i piedi nudi il freddo messagg
io della sabbia, si ferma un istante per accogliere l'immagine immensa delle cre
ste bianche che, in un perpetuo hallal, si sollevano e ricadono, simulacro di un
volo che anche gioco di distruzione in un fragore di tuono e lieve brusio.
Privilegio della solitudine all'aurora, prima della miriade di compiti abitual
i. E un momento di ascolto, di richiamo. Chi parla a chi? Tra chi ascolta e chi
ascoltato si annulla ogni barriera.
Intorno al tempio di Era, che si erge su un promontorio in mare aperto, la cos
ta piatta e rocciosa. In inverno il vento nitrisce furioso tra le colonne. Ma ad
esso si odono fremere pini sottili, ricurvi tra le ginestre, le euforbie e le ci
nerarie, sui quali talvolta si posano le monachelle o un usignolo dalla voce roc
a.
Respirare l'immenso. Respirare la liberazione. Pitagora di Samo si rifiuta irr
evocabilmente di avere desideri o rimpianti, in un tripudio al di fuori di ogni
norma, come tutto quel che gli si dispiega di fronte.
Si fatto avanti, con il passo agile, risoluto che sempre lo caratterizzer, perc
h il suo il corpo di un uomo che la perdita della giovinezza non scalfisce affatt
o. Il viso contro il vento si offre non come una maschera, ma come il luogo di u
n affiorare, di un accordo musicale con il reale.
Si chinato per raccogliere una delle conchiglie irte di spine da cui si ricava
la porpora. Quale conoscenza del numero determina tali peculiarit nella perfezio
ne, scienza infusa accordata
151
Jacquemard, Pitagora
alla materia, millennio dopo millennio, nella cupola a spirale in cui campeggia
un viscido mollusco che fa conti e prende misure architettonicamente precise e s
enza errori? In questo caso l'artista non contempler mai ci che ha concepito e com
piuto!
Ma noi, cosa sappiamo noi del dio che ci abita, sia egli chiamato Zeus o Apol
lo?
Ha sorriso. Raro abbandono. Forse questa l'unica pietra di inciampo, poich non
gli quasi mai permesso ridere. Perch questo intimo lutto? Lutto di s? Lutto di fr
onte all'impossibilit allo stato puro che corrode il mondo?
Ovunque ha trovato quanto cercava. Ovunque ha cercato, non tanto per trovare,
quanto per accertarsi che il cercare, il ricercare non avessero mai fine. Indug
iano immagini di Babilonia, in cui i magi si indaffaravano come api nell'alveare
; immagini d'Egitto, in cui le piramidi mettevano radici nel cielo, generavano i
l fulmine, la corsa delle forze erranti attraverso l'inconcepibile.
Forse a Creta che pensa con pi gratitudine. Ha amato l'isola appartata, che ga
lleggia tra le correnti opposte che vanno dalla Grecia ai deserti d'Arabia, tra
i flussi migratori degli uccelli, dei nibbi, delle gru, delle upupe, delle torto
re. Creta e le irte montagne in cui si aprono centinaia di caverne sacre.
Sosta sulla strada per l'Egitto, dove il geroglifico moltiplicazione dei segr
eti nell'iconografia, mentre l'irreale forgia, inframmezza il reale. A Creta ci
sono le simboliche apparizioni dei gigli, del grifone, del polipo, del toro divi
no, del gruccione verde e rosso, dell'ascia bipenne.
Perch il polipo, con i suoi viluppi orrendi, soffocanti? Perch l'ascia, capace
di abbattere in un movimento oscillante il dritto e il rovescio, il s e il no, il

domani e l'ieri?
Certo, si addentrato con ardire in una delle grotte frusciami di pipistrelli,
ombre, voci risalenti dall'Ade, una di quelle grotte che i terremoti, cos numero
si a Creta, scavano fin sotto le cime delle montagne. L'Ida, pi alta di tutte, pu
nta al cielo le sue rocce dove in inverno si accumula la neve. L il pellegrino di
Samo ha
Il tempo delle dissonanze
conosciuto l'orrore e la vicinanza della morte, al pari di colui che sapeva prod
urre ogni sorta di incantesimi, il poeta Orfeo.
Le tenebre l'hanno inghiottito. Ha sentito l'ascesso scoppiare, udito lo squi
llo di tromba del trionfo sperato. Ha capito che l'inconoscibile non avr mai esis
tenza alcuna.
A Creta, quando la terra trema, i roditori fuggono dalle case, i cani latrano
, gli uccelli di mare volteggiano alti. Ovunque distese di macerie, monconi di m
ura crollate che quasi mille anni prima erano splendidi palazzi e che i rovi len
tamente seppelliscono. Le cicale cantano con la stessa voce degli astri.
La musica di Creta, da cui nata ogni armonia nelle citt dell'Attica, della Foc
ide e dell'Elide, ritma la mietitura, la vendemmia e la costruzione delle case.
Forminx, flauti di Pan, timpani, crotali, sistri d'Egitto non sanno forse sempre
far battere pi veloce il cuore degli uomini?
Dalla gola, a bocca chiusa, emette un lungo fremito sonoro. Il richiamo riech
eggia altri richiami, lo sa. Annidata nel profondo, la sua voce sgorga con la re
golarit delle onde. Segue il loro assalto.
Immenso potere della voce. Il giorno prima, dopo il pasto frugale, ha riunito
alcuni intimi. E mentre un suonatore di cetra, al centro della stanza, batteva
col tallone e maneggiava il plettro, uomini e donne hanno intonato, con bello sl
ancio, una delle melodie cantate da Terpandro o Esiodo. La loro gioia non era
dissimulata.
Che la musica possa guarire da tutti i mali lui, il Maestro, non ha mai smess
o di proclamarlo. Placa passioni e collere, balsamo contro il dolore, incantazio
ne che allontana le temibili forze1.
1 Giamblico, La vita pitagorica, ed. it. cit., p. 257: C'erano determinate
melodie, composte per le passioni dell'anima - gli stati di scoraggiamento e di
depressione -che pensavano fossero di grandissimo giovamento. Altre erano per l'
ira e l'eccitazione e ogni altra consimile perturbazione dell'animo. Inoltre ers
isteva una musica di genere differente, escogitata al fine di contrastare il des
iderio. I pitagorici usavano anche danzare.

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Jacquemard, Pitagora
Il tempo delle dissonanze

Come vuota la spiaggia in cui viene avanti un uomo vestito di bianco, il port
amento mirabile, che assapora la solitudine! E in quel momento (a conferma dell'
opinione esagerata che molti hanno di lui), in quel momento che entra in scena l
'aquila bianca2. Non arriva forse dalla costa sinuosa in cui si cela l'opulenta
Sibari, appena messa a ferro e fuoco?
Lo spazio intorno al volatile si estende poco a poco. Sotto beccheggia il mar
e. La fusione tanto attesa tra lo spettacolo e l'occhio che lo accoglie ha luogo
. Non forse eccessivo il segno, splendente come l'arcobaleno che non suscita alc
uno stupore? I segni abbondano, non coloro che li contemplano.

Come potrebbero l'orgoglio, lo sdegno non insidiare quanti hanno il privilegi


o di essere l? Periglioso esercizio, in cui ci si guarda guardare, in cui ci si c
rede dispensati da tutto il resto!
Poco a poco si delinea la sagoma dell'uccello in cerca di una preda.
proprio un'aquila. l'aquila bianca che pesca nei fiumi costieri. Lentamente h
a tracciato un'orbita davanti al tempio della dea serrato da colonne, intagliato
di figure. E di colpo le ali dalle lunghe venature, la testa arrogante puntano
l'uomo in piedi.
Mentre si avvicina, Pitagora scorge il piumaggio pallidissimo picchiettato a
sprazzi di scuro, il becco a uncino, l'occhio che fulmina. Allungare il braccio?
Ricevere quel fardello squisitamente divino? Quale rivelazione porta con s una s
imile creatura? Che personaggio di un tempo prende forma in lei? Cosa vuole far
sapere?
E un grido di gioia che sfugge al Maestro, sempre cos sicuro di s.
2 Giamblico, La vita pitagorica, ed. it. cit., p. 189: E una volta che Pita
gora si trovava a Olimpia a parlare ai discepoli degli auspici tratti dagli ucce
lli, dei presagi e dei segni che vengono dal cielo, sostenendo che gli di inviano
agli uomini che sono loro veramente cari dei messaggi, per cos dire, e delle voc
i profetiche, un'aquila pass in volo sopra di lui; egli allora la fece discendere
- cos si racconta - e dopo averla accarezzata, la lasci di nuovo lbera. Si tratta
del falco pescatore, un rapace bianco che vive sui fiumi costieri.
Gi si allontana l'immenso volatile, che lo ha appena sfiorato con le sue ali comp
lici. Si allontana in direzione della citt, dove le Erinni urlavano folli nel cuo
re dei combattimenti.
In verit, come difendersi dallo sconforto di fronte ai recenti accadimenti che
hanno fatto vibrare l'intera Grecia? Cosa avrebbe potuto fare, cosa avrebbe dov
uto fare lui, il Maestro cos tanto ascoltato? La folla di rifugiati - erano circa
cinquecento -giorno dopo giorno ha invaso le strade di Crotone. Rifugiati ce ne
sono sempre stati in tutto il mondo, e sempre ce ne saranno. Farli perire, loro
e l'aria di terrore e odio che si portano dietro, loro e i volti scavati dallo
smarrimento, dalla voglia di vendetta, che insorgono contro l'indifferenza gener
ale, mentre si pone urgentissimo il dilemma del mangiare e del dormire?
Respingerli senza piet oltre le frontiere, lasciando agli di il compito di cura
rsi della loro sopravvivenza, gli di di cui sono creature, siano esse colpevoli o
meno di empiet?
Ma soccorrere genti empie non forse il pi terribile oltraggio agli immortali?
Eppure i dissoluti, i gaudenti, i nemici del popolo che ha diritto solo a ogn
i sorta di fatiche, come uno schiavo - e gli schiavi penano a migliaia per perme
ttere a una minoranza di possidenti pieni di protervia di intrattenere traffici
con i commercianti di tutto il mondo, ad esempio quelli di Mileto... - eppure qu
ei dissoluti rimpinzatisi di tordi, seppie, lumache, vulve di trota e vino di Ta
so e Chio meritavano forse che la citt di Crotone fosse messa a repentaglio quand
o sono venuti a inginocchiarsi come supplici davanti agli altari?
I supplici, pena il sacrilegio, come quello commesso ad Atene con gli Alcmeon
idi, si poteva solo farli rialzare e accoglierli. Un certo Chilone, un secolo pr
ima, era potuto scappare in tempo. Ma i suoi complici, riuniti davanti all'altar
e di Atena, dopo il mancato colpo di mano con cui aspiravano a impossessarsi del
l'Acropoli erano stati tutti giustiziati.

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Jacquemard, Pitagora
Il tempo delle dissonanze

Quanto gli Alcmeonidi, responsabili di un tale fallimento, avevano patito pos


sibile constatarlo tuttora.
La tragedia attuale, ossia la distruzione totale di Sibari, ha avuto inizio n
ella confusione per via di una torma di proscritti. Che Sibari si sia preparata
da s la propria decadenza, nata da turpitudini accertate, nessuno lo contesta. Ep
pure il Maestro rifiuta ogni dialettica che assolva i benpensanti di Crotone, i
quali non hanno indietreggiato di fronte ad atti in tutto e per tutto degni di b
arbari!3
Punire Sibari era necessario. Massacrare l'intera popolazione - ad eccezione
dei fuggiaschi -, spazzare via templi e case seppellendoli sotto le acque vuol d
ire raggiungere il culmine di quella ferocia che ogni uomo ha in s. E che deve re
primere, a costo di non avere, in questa vita o in altre, n mani n volto ma becchi
e artigli di bestia carnivora.
A dire il vero, dalla citt rivale e quasi contigua che tutto cominciato. Sibar
i ha attaccato. Crotone si solo difesa. Sollievo di fronte a questa certezza. Ma
il male stato compiuto nello sconvolgimento delle forze in conflitto.
Prima c'era stata la questione di Siri, citt vicinissima a Sibari che a questa
rimproverava di sbarrarle il passo a nord e a ovest per i suoi traffici di gran
o, olio e altro.
Per mano di Metaponto e di Crotone, stranamente implicata in questa sordida v
icenda, Siri in difficolt, ridotta all'impotenza. E appunto l'epoca in cui Pitago
ra sbarca nella bella rada circondata da montagne in cui incrociano navi e gavin
e.
3 Strabone, Geografia, VI, 1,13: I Sibariti, tuttavia, furono vittime del l
oro lusso e della vanit, e tutta la loro prosperit venne annientata in settanta gi
orni dai Crotoniati che, dopo aver preso la citt, deviarono su di essa il corso d
el fiume e la annegarono sotto le sue acque.
Come ovunque, come in ogni tempo, la disgrazia incombe. Vent'anni dopo, ossia ap
pena un mese prima, il cozzare delle armi e le urla delle vittime trafitte, i te
rribili nitriti dei cavalli in procinto di abbattersi al suolo riecheggiano come
lamenti che montano dall'Ade. Cos' successo in realt perch si arrivasse a questo p
unto?
L'intera responsabilit della faccenda ricade, cos sembra, su Telide, il demagog
o furioso contro la ligia condotta degli abitanti di Crotone e il loro sprezzant
e governo di aristocratici. Certo, si riferiva a Pitagora, e alla sua Scuola dal
le maniere taglienti o beffarde, e a tutti i simpatizzanti che gli ruotavano att
orno venuti dalle vicinanze4.
Tanti volgari vituperi sarebbero quindi sfociati in un simile scontro, in cui
l'aggressore era morto senza l'intervento dello spartano Dorieo, figlio del re
Anassandride?
Rinfreschiamoci la memoria (la memoria, prima attivit di ogni uomo che voglia
essere padrone dello svolgersi dei propri giorni) sulle circostanze esatte dell'
episodio.
Alla morte di suo padre, Dorieo, lo spartano, non accetta di finire esposto a
l pubblico ludibrio. Nel rispetto delle leggi, sale al potere suo fratello maggi
ore, Cleomene. Ma Cleomene un
4 Diodoro Siculo, Biblioteca storica, 1. XII, IX: Alcuni Greci avevano fond
ato in Italia la citt di Sibari. Grazie alla fertilit del terreno, la citt aveva co
nosciuto una rapida crescita; era situata alla confluenza di due fiumi, il Crati
e il Sibari (quest'ultimo ha dato il nome alla citt). I coloni, che occupavano u
n territorio vasto e fertile, accumularono grandi ricchezze; accordarono il diri
tto di cittadinanza a molti stranieri, e grazie al loro rapido sviluppo furono c
onsiderati molto pi potenti degli altri abitanti d'Italia; alla fine la popolazio
ne era aumentata cos tanto che la citt contava trecentomila cittadini. A un certo
punto a Sibari ci fu un demagogo chiamato Telide, il quale cominci ad accusare gl
i uomini pi stimati e, con i suoi discorsi, condusse i Sibariti a condannare all'
esilio cinquecento cittadini tra i pi agiati e a confiscarne i beni. I proscritti

si rifugiarono a Crotone e arrivarono sulla piazza pubblica per abbracciare gli


altari come supplici. Telide invi subito alcuni uomini con l'incarico di esigere
dai Crotoniati l'estradizione dei proscritti o, in caso di rifiuto, di dichiara
re guerra. L'assemblea si riun per deliberare se occorresse consegnare ai Sibarit
i gli Italioti, oppure affrontare una guerra contro un nemico pi potente. Il sena
to e il popolo esitarono sulla decisione da prendere; gi la maggioranza, che vole
va evitare la guerra, stava per votare l'estradizione dei supplici, quando il fi
losofo Pitagora consigli di salvare gli sventurati e trascin dalla sua i suffragi.
...

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Jacquemard, Pitagora
personaggio estremamente vulnerabile, perseguitato da visioni, mentre Dorieo sfo
ggia qualit impressionanti. Peraltro, dopo il periodo di splendore che segue la s
econda guerra di Messenia, Sparta in declino. La bella ceramica che esportava a
Samo, Cirene, Taranto o in Etruria, e che rivaleggiava con quella di Corinto, de
l tutto scomparsa. Sparta vive chiusa su se stessa, non aspira pi a nuove conquist
e, desidera solo mantenere quelle che ha gi e godere, fra le citt greche, di una f
ama di valore militare e austera virt5.
Deciso a condurre un'esistenza tanto brillante quanto rischiosa, Dorieo si all
ontana da Sparta per fondare una colonia. Bella iniziativa, che deve essere prec
eduta da un pellegrinaggio a Delfi dove consultare la Pizia. Cosa che Dorieo tra
scura di fare, in preda all'irritazione causatagli dall'ascensione al trono del
fratello Cleomene. Mal gliene incoglie. A riprova di quanto infallibile sia la v
igilanza degli di. Dopo aver condotto i suoi vascelli in Libia, si stabilisce in
una regione incantevole, sulle rive del fiume Cinipe. La reazione del vicinato n
on tarda ad arrivare e, con scellerata brutalit, i Libici e i Cartaginesi braccan
o i nuovi coloni, costringendo Dorieo a tornare nel Peloponneso.
E a questo punto che il destino fa incrociare personaggi e mescola percorsi se
nza alcun legame apparente.
Un uomo originario di Eleone, un certo Anticare, incita Dorieo a recarsi in Si
cilia, nella regione di Erici conquistata da Eracle. Poich i re di Sparta discend
ono, come stato dimostrato, dal famoso eroe, Dorieo trova la proposta degna di c
redito. La Pizia, questa volta consultata, approva con decisione. Dorieo spiega
subito le vele alla volta dell'Italia.
Ad attenderlo un esercito distrutto, che non sa a chi chiedere aiuto: quello d
egli abitanti di Crotone, contro cui i Sibariti si apprestano a marciare. Dorieo
lo Spartano, in linea con le sue
5 Cfr. F. Chamoux, La civilisation grecque l'epoque archaique et classique
, Arthaud, Paris 1989, p. 71.
Il tempo delle dissonanze
convinzioni politiche, accetta di battersi per salvare i sostenitori dell'oligar
chia espulsi da Telide e rifugiatisi a Crotone.
Come per la campagna condotta contro Siri6, i Sibariti si immaginano che avran
no rapidamente la meglio su nemici la cui reputazione di austerit e integrit legat
a alla grande fama della Scuola con ogni probabilit sopravvalutata.
Non senza tracotanza, avanzano con i loro trecentomila fanti e cavalieri che s
filano di fronte a un ese'rcito di gran lunga inferiore, visto che i Crotoniati
schierano solo centomila difensori. Il motivo di questo dispiegamento di forze t
anto insensato, che cos male deporr per gli assalitori, in buona sostanza il segue
nte: l'afflusso degli stranieri di cui in parte composta la popolazione di Sibar
i, stranieri che sono presenti soltanto per arricchirsi in tutta fretta e approf
ittare dei piaceri in abbondanza, ha dato vita a un governo esclusivamente popol
are.

I valori di un tempo, propugnati da Omero, sono considerati obsoleti. Le virt a


lienanti. Qualsiasi difensore del primato del pensiero va eliminato. E quel che
proclama Telide, l'idolo della giovent. Serpeggia allora il malcontento da lui so
billato, che si traduce in un atto d'accusa nei confronti di cinquecento cittadi
ni tra i pi influenti e, dettaglio singolare, tra i pi abbienti, che non hanno nul
la di distintivo ma non nascondono la loro preferenza per l'oligarchia, tenuta i
n grande conside6 Cfr. Glotz, Histoire grecque cit., t.1, p. 181: Mentre i barbari rimangon
o appostati o si lanciano all'assalto, i Greci si dilaniano tra loro... In Enotr
ia, la concorrenza dei trasporti via terra attraverso l'istmo sfocia in lotte im
placabili. Sibari si scontra prima con Siri, che le sbarra la strada a nord e as
pira a sottrarle quella a ovest. Sotto i colpi di Sibari aiutata da Metaponto e
Crotone, Siri viene abbattuta nel 530 a.C. e rimane in vita solo come appendice
della confederazione achea. Poco dopo, Crotone attacca Locri.

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Jacquemard, Pitagora
Il tempo delle dissonanze

razione a Crotone. Tutti sono condannati all'esilio, e i loro beni vengono confi
scati.
In pericolo di vita, raggiungono la citt vicina e si rifugiano nei luoghi invi
olabili in cui gli di ricevono l'omaggio dei fedeli. Si aggrappano agli altari, c
ome prima di loro migliaia di supplici. Subito Telide invia a Crotone un'ambasci
ata per esigere l'estradizione immediata dei colpevoli. Perch questa nuova ondata
di furore? Si vuole forse un'esecuzione pubblica, spettacolo fra i pi ignobili d
i cui il popolo sempre avido?
L'assemblea delibera. Pitagora presenzia di persona, poich la questione lo rig
uarda sin troppo da vicino. Fino a che punto si possono lasciar straripare le ac
que dell'infamia e delle provocazioni? Sarebbe travolta l'intera umanit. L'aspett
o peggiore forse che Telide, che non ammetter rifiuti, fa balenare la minaccia di
una guerra immediata. In tutta coscienza ci si chiede cosa convenga fare.
Ma possiamo forse dire che le genti arrivate per trovare soccorso siano migli
ori dei loro persecutori? Si deve forse temere il peggio? Per colpa di un pugno
di mercanti, forse disonesti, che sono stati derubati della propria fortuna, per
colpa di qualche politico assetato di potere, fiero di caracollare su cavalli d
'Arabia, per colpa di qualche istrione e di altri affabulatori inviati a Siba-ri
da Atene o Sparta per attirare nelle loro leghe, acerrime nemiche, quanti pi com
battenti possibile, per colpa di individui talvolta meno degni di piet rispetto a
i loro persecutori, assisteremo forse alla distruzione di Crotone? Consegnarli a
lla citt vicina, rispedirli come merce avariata significa, ovviamente, essere res
ponsabili della loro morte.
Un simile dilemma abbastanza immane da essere dibattuto all'assemblea per un
giorno e una notte. Ma il voto pressoch unanime dopo che Pitagora, dietro preghie
ra, ha espresso la sua opinione.
Quando sulla soglia compare il Maestro scortato da alcuni adepti, il clamore
immenso. I pi anziani, le guance perfettamente rasate secondo l'uso dorico, si raccolgono dietro la nuca i lunghi capelli
bianchi stretti con un legaccio. Zoppicano lievemente e sorridono. Hanno vesti

da pastori e tagliatori di pietre.


Tutto divampa con estrema rapidit, come se da lungo tempo Sibari volesse prend
ersi una rivincita. Sghignazzano i Sibariti all'idea di falciare con le loro spa
de quei detestabili predicatori, i sapienti che con le loro scoperte ammaliano e
d entusiasmano il mondo greco.
Alla battaglia, naturalmente, Pitagora e tutti i pitagorici si sono rifiutati
di partecipare. Pitagora brucia l'incenso davanti all'altare di Apollo mentre l
'orda degli opliti avanza a passo di carica verso le mura di Crotone.
Ma i simpatizzanti, ai quali il Maestro non ha voluto fornire alcuna direttiv
a, si sono dichiarati a favore di una difesa assolutamente legittima. Quindi seg
uono Milone7.
Ci sar un'unica battaglia, combattuta nei pressi del fiume Traente, a met strad
a tra le due citt in guerra. Qui si verificher un evento eccezionale, in cui alcun
i vogliono vedere un intervento divino. Nell'enorme tumulto provocato dai trecen
tomila uomini del nemico accanitisi contro i centomila Crotoniati, un simile eve
nto pu sembrare pi o meno credibile.
Il fatto che a Sibari si usasse addestrare i cavalli d'Egitto e d'Arabia al s
uono dei flauti, insegnando complicati passi e figure dettagliatamente studiate,
ha spinto pi di uno a dare credito alla seguente, incredibile avventura racconta
ta da Plutarco8: udendo
7 Diodoro Siculo, Biblioteca storica, 1. XII, IX: Sotto il comando di Milon
e, l'atleta
che, grazie alla sua forza straordinaria, fu il primo a mettere in fuga le file
nemiche... Si
narra che and in combattimento con il capo cinto da una corona come i vincitori a
lle
Olimpiadi, e con indosso una pelle di leone e una clava come Eracle.
8
Moralia.

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Jacquemard, Pitagora
Il tempo delle dissonanze

in lontananza rumore di trombe e flauti sulle mura di Crotone9, i cavalli dei Si


bariti si sarebbero messi a ballare. A quel punto ci sarebbe stata una gran conf
usione, mentre i cavalieri tentavano invano di tenere a bada le loro montature.
Ecco quindi la sconfitta, e una fiammata di coraggio e audacia fra gli opliti co
mandati da Milone. C'era forse bisogno di un simile artificio per legittimare la
vittoria di Crotone, appoggiata dagli di? Troppo bella per essere vera questa fa
vola che venne diffusa in seguito. A questo proposito Pitagora rimane ancora med
itabondo.
Si profila subito l'oscuro rovescio di ogni cosa. La vittoria avrebbe dovuto e
ssere sufficiente. Sempre in agguato, per, la ubris disonora e disarciona i trion
fatori incapaci di controllarsi. Gli abitanti di Crotone, infatti, fra le cui fi
la si trovano comunque alcuni pitagorici che di solito predicano moderazione e t
olleranza, non si accontentano di sconfiggere i nemici: li massacrano sistematic
amente. Peggio, vogliono annientare Sibari, ricettacolo dei piaceri pi viziosi. E
secrabile citt, che deve scomparire inghiottita: verranno rotte le dighe del Crat
i, saranno deviate le acque tumultuose. Sui luoghi alegger il silenzio della mort
e...
Si leva un lungo grido di orrore, che riecheggia fino in Asia Minore10. E la c
atastrofe pi spaventosa che mai abbia colpito una citt greca. Ormai lontano il dir

itto di replica! Certo, si tratta di vera ferocia, della rabbia a cui si lascian
o andare gli uomini quando sono posseduti da forze tenebrose, il peggiore dei fl
agel9 V. Barone, Sibari, realt di una leggenda, Abramo, Catanzaro 1984: Perfino
i suoi
ultimi settanta giorni di guerra contro Crotone sono diventati famosi per il fan
tasioso
racconto dei cavalli che, al fragore delle armi, preferirono danzare pi che attac
care le
truppe del fortissimo Milone, perch cos erano stati addestrati dai loro cavalieri,
amanti dei lauti banchetti e delle alcove dai materassi di petali di rose (p. 5)
. Si narra pure
che il motivo determinante della sconfitta del 510 a.C. sarebbe stato la mollezz
a dei
costumi, perch i cavalli, che erano stati addestrati alla danza, al fragore delle
armi, invece di avanzare contro gli attaccanti del condottiero Milone preferiva
no danzare (p. 20).
10
Erodoto di Alicarnasso, Storie, V, 44; Diodoro Siculo, Bibliotec
a storica, XII, X;
Strabone, Geografia, VI, I. Glotz, Historie grecque cit., 1.1, p. 194.
li, che gli uomini devono tenere a freno. Che banchetto per gli avvoltoi scesi s
ilenziosi dalla Sila in grandi voli planati!
E a questo che doveva portare tanta saggezza predicata, acquisita, in una citt
che per iniziativa di qualcuno voleva essere perfettamente esemplare? Non bisogn
a forse temere sempre il colpo di coda di una sorta di follia, per chi esige tro
ppo da se stesso? Mai trascurare il meden agan. Di un tale teorema Pitagora ha app
ena ricevuto una penosa e cocente dimostrazione.
Arriviamo cos a Milone, con ogni probabilit il responsabile di una ritrattazione
che non pu non nuocere alla reputazione della Scuola.
Di un processo a Milone nessuno oserebbe prendere l'iniziativa. Milone applaud
ito e onorato dalla folla al pari di un semidio, al pari di Eracle stesso di cui
porta gli attributi e di cui si crede quasi certamente una nuova incarnazione.
Milone il genero di Pitagora11: e qui si incagliano divieti e comandamenti.
In realt, l'atletica figura di Milone si staglia all'orizzonte d'improvviso. Av
anza passo dopo passo, ricoperto da quella pelle di leone che Eracle ha indossat
o dopo aver sconfitto la belva che terrorizzava gli abitanti di Nemea, borgo del
Peloponneso nei cui pressi si erge un tempio a Zeus Nemeo. Ogni due anni, nel c
uore dell'estate, vi si celebrano i giochi Nemei. Cos parato, brandendo una clava
, in preda a quella furia nella quale abbattere quanti pi uomini possibile costit
uisce una magnifica prestazione.
Di certo Milone , rispetto ai suoi compagni della Scuola, una sorta di mostro.
Il termine non eccessivo. Nella sua estraneit
11 A questo proposito sono fiorite le contraddizioni, dal momento che Diog
ene Laerzio riporta quanto segue (Vite e dottine dei filosofi illustri): Secondo
alcuni, Pitagora sacrificava solo vittime senza anima: galli, capretti da latte
e i cosiddetti maialini da latte, mai agnelli. Ma Aristosseno, dal canto suo, ci
dice che permetteva il consumo di carne animale, ad eccezione del bue da lavoro
e del montone.

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Il tempo delle dissonanze

posseduto da Dioniso, e nient'affatto da Apollo. Lo sa. E se ne compiace. Accumu


la prove su prove della sua forza, che una sfida. Ma chi sta sfidando? indubbio
che il Maestro e i suoi discepoli pretendano da se stessi, in un'ascesi che esig
ono all'insegna della moderazione, la rinuncia ai gravami e agli appetiti del co
rpo. Milone tutt'altro: ha fama ormai consolidata di divoratore di carne cruda.
S, uno zelantissimo, valoroso adepto12 di Dioniso e delle sue Baccanti.
Chi altri Milone, nato a Crotone, se non un atleta che il clamore delle accla
mazioni riecheggianti a ogni vittoria - e se ne contano almeno sei - ha gettato
in una pericolosa complicit con i daimones talvolta inquietanti, i geni malefici,
i succubi erranti in tutto il mondo? All'arrivo di Pitagora officia nel tempio
di Era Lacinia, protettrice dei buoi13. Ovviamente! Le vittime sacrificali sono
ancora pi gustose delle altre!
A bassa voce, ma con fermezza, il Maestro a volte ammonisce colui al quale le
gato da una stretta parentela. Cosa si dicono? Solo gli di hanno udito i loro dia
loghi.
11 sacerdote di Era, l'atleta di prestigiosa nomea un ragazzo
di nobili origini, dunque, e a Crotone la sua famiglia vanta quel12
J. Auboyer, La vie quotidienne dans l'Inde jusqu'au Viii siecle,
Hachette, Paris
1974, p. 144 [trad. it. di E Coarelli, La vita quotidiana nell'India antica, Il
Saggiatore,
Milano 1996]: Pu sembrare contraddittorio, in un paese in cui l'ortodossia disappr
ova l'alimentazione a base di carne, che la caccia e la pesca siano state inclus
e fra le attivit professionali riconosciute. La minaccia a qualsiasi forma di vit
a, infatti, non poteva
essere vista che con orrore dai teorici della trasmigrazione delle anime e della
non-violenza. Ma l'India essenzialmente paradossale. Accanto alla teoria c' semp
re posto per
una spiegazione pi o meno speciosa che rende possibile ci che formalmente vietato.
Cfr. Giamblico, La vita pitagorica: Per quanto riguarda la caccia, [i pitagorici]
non
ammettevano che venisse praticata n che vi ci si dedicasse a mo' di esercizio.
13
Cfr. Bosi, Le citt greche d'Occidente cit.: Nel grande recinto che
[...] circondava [il tempio di Era Lacinia] e che preesistette indubbiamente al
la fondazione di Crotone, pascolavano mandrie di buoi, come ricordano Livio e Te
ocrito; c'erano, infatti,
relazioni culturali fra Era e i bovini, cos come avveniva nei santuari di Argo e
di Dodona. Un culto, questo di Era e dei bovini, che ha implicazioni anche con il culto
della
pioggia per la crescita dei pascoli. Risulta che sacerdote del culto di Era al L
acinio fu
anche il celebre atleta crotoniate Milone.
la preminenza di cui godono i possidenti14. in base a questo dettaglio che Pitag
ora decider di autorizzare il matrimonio di sua figlia Mia15 con il temibile omon
e? Finora nessuno l'ha potuto accertare. Temibile quanto pieno di buone intenzio
ni: la setta che alcuni si affrettano a calunniare ha bisogno di un difensore di t
ale levatura. Quel pitagorico d'alto lignaggio contrasta violentemente con il fil
osofo di Samo per tutta una serie di aspetti, di cui il regime alimentare innanz
itutto il pi sorprendente. Mentre Pitagora si impone a Crotone come un "uomo divi
no" (theios aner) e viene considerato un altro Apollo iperboreo che si nutre di
cibi meravigliosi, Milone di Crotone celebre in tutta l'Antichit per il suo appet
ito sfrenato... Un giorno aveva mandato gi pi di dieci chili di carne e una quanti
t uguale di pane, e si era scolato pi di dieci litri di vino. A Olimpia, dove per
sei volte aveva trionfato ai giochi, si era caricato sulle spalle un toro di qua
ttro anni, aveva fatto il giro dello stadio, sacrificato l'animale e, senza l'ai
uto di nessun commensale, se l'era divorato fino

14
Strabone, Geografia, vi, 1,12: Stando a Eforo, Crotone fu abitata
dapprima dagli
Iapigi. Sembra che coltivasse particolarmente le arti della guerra e le discipli
ne atletiche.
Ci fu perfino un'Olimpiade in cui i primi sette classificati nella corsa dello s
tadio erano
originari di Crotone, la qual cosa ha favorito il detto, a quanto pare assolutam
ente legittimo, secondo cui l'ultimo dei Crotoniati era il primo di tutti i Grec
i. A questo avvenimento si fa risalire anche l'espressione proverbiale "pi sano p
erfino di Crotone", nella convinzione che il luogo dovesse racchiudere un qualch
e principio da cui nascevano
salute e vigore... Alla gloria di Crotone hanno contribuito anche i numerosi pit
agorici
della citt, in particolare Milone, il pi celebre degli atleti, che divenne discepo
lo di Pitagora durante il lungo soggiorno di quest'ultimo in citt. A questo propo
sito si narra che
un giorno, mentre i filosofi pasteggiavano insieme, poich una delle colonne della
sala
aveva ceduto, Milone aveva preso il suo posto, riuscendo non soltanto a salvare
la vita
a tutti i suoi compagni ma anche a farla franca egli stesso. Sicuro com'era dell
a sua forza, ci permesso credere che mor veramente come raccontano alcuni autori
(cfr.
Timeo, V secolo a.C). Si tramanda, infatti, che un giorno stava camminando in un
folto bosco dopo essersi allontanato considerevolmente dalla strada, quando int
ravide un
grande tronco in cui erano infilzati alcuni cunei da boscaiolo. Infilando nella
fessura
dapprima le mani, poi i piedi, fece appello a tutte le sue forze per allargarla
ancora e riuscire a spaccare in due l'albero. Ma pot solo forzarla abbastanza da
fare in modo che i
cunei si sfilassero. Le due parti del tronco allora si richiusero e Milone si ri
trov come
preso in trappola, abbandonato in pasto alle belve feroci.
15
Cfr. Detienne, Les jardins d'Adonis cit., p. 83.

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all'ultimo boccone16. L'esagerazione evidente e nuoce a Milo-ne, nessuno pu negarl


o. Altri vedranno in lui l'esaltazione di un essere umano che aspira a uno statu
s divino. Ma ci si equipara agli di attraverso l'astinenza, come Pitagora, o piut
tosto mediante una stupefacente bulimia?
Ci nonostante, proprio da Milone dipender la vittoria contro i Sibariti, tre vo
lte pi numerosi. Ed nella sua casa che i pitagorici deliberano sulle questioni po
litiche17. Strane concessioni, nelle quali gli immortali sembrano forzare la man
o al loro austero rappresentante, il Maestro di Crotone. Sarebbe forse stata la
superbia rimproveratagli a provocare, mediante il gioco della nemesis, tali depl
orabili compromessi?
i pitagorici a svelare i misteri, gli arcani. La politica, quindi, in cui conflu

iscono i desideri e i bisogni della collettivit, in cui si ergono barriere e si f


ormulano divieti a vantaggio di tutti, deve essere il riflesso di ci che eleva la
citt di Crotone a una fama di sapienza mai raggiunta prima.
Pitagora lascia fare? A quanto pare questo l'unico ruolo che gli spetti. Asco
lta, argomenta, decide con solennit il ruolo degli uni e degli altri. Ma ha preoc
cupazioni di levatura diversa, non lo nasconde. In ogni caso, che un ristretto n
umero di individui
i migliori - tenga saldamente in mano il destino della coloni
a piuttosto prospera senza abbandonarsi ad alcun eccesso, senza mai lasciarsi so
praffare dalle esigenze popolari mascherate da democrazia, proprio quel che ci v
uole.

In ogni caso, Milone l'uomo degli incontri esuberanti allo stadio o nell'agor,
delle pacche sulle spalle, delle chiacchiere senza fine in cui non pu mancare il
consumo pi o meno smodato di vino, come si conviene a ogni Greco. Questo pitagor
ico con la sua singolarit rassicura e seduce la popolazione di Crotone. Da una pa
rte, infatti, ci sono gli onorevolissimi rappresentanti di una Scuola in fervent
e attivit, nel pieno dell'elaborazione di sapienti sistemi, i migliori dei quali
vivono in Comunit e quindi in un certo isolamento; dall'altra ci sono i numerosi
curiosi venuti da lontano, studenti, proseliti pi o meno fanfaroni, simpatizzanti
sempre ben accetti grazie ai loro doni generosi.
Milone incita i pitagorici a esercitare la loro influenza sin nell'ambito del
la politica. Secondo lui, come peraltro secondo il Maestro, auspicabile che lo s
tile di vita di ognuno sia conforme alla realt di fondo che governa il mondo. E d
i questa realt sono
l6Cir.ibid.
17 Cfr. Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei filosofi illustri, Viii, 6: Di
ede leggi agli Italioti e fu onorato con i suoi discepoli che, in trecento, ammi
nistrarono perfettamente la cosa pubblica al punto da rendere la citt una quasi-a
ristocrazia.
Di ricoprire una carica ufficiale Pitagora si sempre rifiutato. Forse lascia tro
ppa libert ai suoi? Probabile, visto che al cospetto dei pitagorici e dei loro al
leati si para un avversario che incarna un certo malcontento pubblico18.
A Crotone, infatti, un tale Chilone scalda gli animi - cos come aveva fatto Te
lide a Sibari - a colpi di arringhe, reclamando un governo popolare, sbeffeggian
do le pratiche della Scuola e con ogni probabilit mettendo in guardia dai divieti
sacrileghi come il rifiuto dei sacrifici cruenti, un'offesa agli di prima o poi
18 Che succede fuori, in Grecia e in Asia Minore? E i pitagorici hanno mdo
di interessarsene? Teano e Brontino, Alcmeone e Petrone commentano forse gli eve
nti tra di loro? Petrone sostiene che nell'infinito si muovono centottantatr mond
i ... Nel frattempo c' da ricostruire il tempio di Delfi di cui hanno ricevuto l'
incarico gli Alcmeo-nidi, avviene la spedizione di Dario contro gli Sciiti, si a
ssiste all'intervento di Lacedemone in Attica, che curiosamente coincide con la
rovina di Sibari, per cacciare i tiranni, i Pisistratidi. Di l a breve arriverann
o le riforme di distene che ad Atene reprimeranno meglio la democrazia... democr
azia che i "saggi" della Scuola considerano del tutto illusoria, se non pericolo
sa.

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da espiare. D'altronde, si pu vivere di solo pane e acqua? Tutte sciocchezze le i


nvenzioni di un grand'uomo che si crede Apollo!
Naturalmente Chilone, all'inizio nel novero degli adepti, ne era stato esclus
o per cattiva condotta, e da qui nascevano la sua rabbia e il suo rancore. Il Sen
ato si pieg ai maneggi degli oppositori; rifiutandosi di seguire i difensori dell
'antica costituzione (ossia Alcimaco, Dimaco, Metone, Democede), vot alcuni emend
amenti che permisero a tutti i cittadini di concorrere alle magistrature19.
La replica dei pitagorici viene considerata una provocazione dato che, lungi
dal ritirarsi dal dibattito pubblico, si riuniscono per decidere sul da farsi. C
hiameranno alla riscossa qualche citt nemica? Dopo aver sterminato i Sibariti in
nome della morale e dei principi, spalancheranno le porte di Crotone alle genti
di Siri o Metaponto? O addirittura di Atene? Di Sparta?
Il timore c'. Si finge che ci sia. La sanguinosa vittoria ottenuta su Sibari,
infatti, la furia a cui nell'occasione si dato libero sfogo hanno lasciato tracc
e e un malessere profondo. A che pr predicare la tolleranza, l'intesa e la compas
sione nei confronti tanto degli animali quanto degli uomini? Eppure stata Sibari
a dare inizio al conflitto. L'aggressore non Crotone. Non dimentichiamolo.
Di notte i principali discepoli si riuniscono a casa di Milone. Pitagora impe
gnato altrove - probabilmente alle prese con una cometa diretta a velocit vertigi
nosa verso la terra, che forse far esplodere il nostro pianeta e tutti i suoi abi
tanti. Pungente risposta degli immortali alle futilit e alle recriminazioni umane
!
La folla, o quantomeno le comparse all'opposizione circonda la casa in cui l'
atleta, coronato di mirto, arringa gli indecisi, pacifisti o meno, e infonde lor
o una bellicosit necessaria e urgente. Non arriverebbero forse a cacciare da Crot
one il Maestro e i suoi discepoli, come qualcuno osa reclamare a gran voce nelle
strade?
19 Cfr. Gobry, Pitagora cit., p. 24.
Ed ecco allora che gli esagitati, pronti a dare la propria vita per il supremo p
iacere della vendetta, nascosti dietro gli orpelli dell'eroismo, si avvicinano b
randendo dei tizzoni. Appiccano il fuoco all'edificio e massacrano uno a uno gli
uomini in fuga. Alcuni superstiti scappano in tutta fretta verso il porto20.
Le ragioni di un malcontento progressivo, tramutatosi in esasperazione, si fa
nno strada solo poco alla volta. Come si potuti arrivare a quel punto?
In teoria, i Crotoniati avrebbero dovuto sentirsi onorati della presenza di u
na comunit che suscita meraviglia in tutta la Grecia. Presenza troppo vigile? In
ogni caso, presenza manifestatasi attraverso determinate imposizioni di ordine m
istico che sembrano altrettante minacce alla libert e all'uguaglianza. In ogni te
mpo i Greci - anche quando si attribuiscono tiranni che sono dapprima difensori
del popolo - amano il tracollo improvviso, la rovina, la disfatta, l'esilio, la
persecuzione, come se fossero risposte del destino di fronte a un qualche tentat
ivo promettente.
Non nella natura degli uomini ammirare a lungo coloro da cui sono superati. C
oloro che si vantano di essere degli iniziati e di conseguenza sono pronti a ogni
sorta di rinunce. Magari potessi avere, diceva Esiodo il saggio, incantato dalla v
oce delle allodole, l'ombra di una roccia, il vino di Biblo, una focaccia ben rip
iena e latte di capre che non sfamano pi.... Una bella semplicit, di cui anche Pita
gora sa emozionarsi. Ma attorno al
20 Ibid., p. 24: A Crotone la battaglia contro i pitagorici era capeggiata
da un certo Chilone che, dapprima candidato a entrare nella Comunit, ne era stato
escluso perch indegno. La sua ammirazione si era tramutata in odio, e costui ave
va fondato un partito, i chilonici. Secondo Apollonio, che a sua volta si rifa a
Timeo, i chilonici non ebbero rilevanza alcuna fino alla guerra di Sibari; in s
eguito, poich il partito aristocratico si era spartito le spoglie del vinto, la c
ampagna antipitagorica di Chilone cominci a trovare eco fra il popolo.

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Maestro quante mire serpeggiano in segreto, aprendo la strada al dubbio e alle c


ontroversie senza fine21.
Non sembra che ai responsabili della Scuola si possa rimproverare un delirio
collettivo. Eppure fioccano le lamentele.
Di certo Milone si rivela uno dei personaggi pi ambigui. Brama onori e potere.
Essersi introdotto fra gli intimi di Pitagora sposandone la figlia era per il C
rotoniate la garanzia che sarebbe stato parte di un movimento votato a giorni di
gloria22. Ma mentre gli orfici agivano da semplici rinunciatari, il gruppo dei p
itagorici se ne distingue radicalmente perch assume due atteggiamenti differenti
riguardo al sacrificio cruento e nella pratica sociale ammette con pari dignit en
trambi i regimi alimentari23. Quindi, se Milone stupisce e scandalizza gli uni,
21
Cfr. Detienne, Lesjardins d'Adonis cit., p. 85: Attraverso questi
due tipi di comportamento scopriamo due orientamenti del pitagorismo in apparen
za contraddittori,
ma che in realt sono profondamente complementari: da una parte l'esigenza della s
alvezza individuale, dall'altra la volont di riformare la citt. Da un lato, una se
tta religiosa chiusa in se stessa, i trecento pitagorici che vivono ai margini d
ella societ e della
citt; dall'altro, una societ aperta alla vocazione politica, i duecentomila Croton
iati che
Pitagora, stando alla tradizione, avrebbe convertito e coinvolto subito nel suo
progetto
di riforma politica e religiosa. Carnivori o vegetariani, la scelta non riguarda
solo il cibo.
La cucina, per i pitagorici, una maniera di accettare il mondo o di rinunciarvi.
22
Erodoto di Alicarnasso, Storie, III, 137: L'unico messaggio che D
emocede affid
loro nel momento in cui lasciavano il porto fu di annunciare a Dario di aver spo
sato la
figlia di Milone
23
Cfr. Detienne, Les jardins d'Adonis cit., p. 94: Sono soprattutto
la malva e l'asfodelo a essere considerati, nel pensiero pitagorico, gli alimen
ti perfetti. Le due piante,
infatti, commestibili allo stato selvatico, intervengono in ampia misura nella c
omposizione dei cibi in grado di sopprimere la fame e la sete, alimenti prodigio
si che i magi
estatici come Pitagora, Epimenide e Abari hanno il privilegio di consumare. Curio
samente, ritroviamo ne Le opere e i giorni di Esiodo analoga allusione entusiast
a alle stesse due piante. D'altronde, sempre secondo Detienne, pi ancora che la ma
lva e l'asfodelo, sono le piante aromatiche a soddisfare le esigenze religiose d
ella setta pitagorica.
Alimenti divini al pari del nettare e dell'ambrosia, le piante aromatiche sono a
nche un
elemento costitutivo della natura degli di. Altare, tempio, abbigliamento, tutto
quel
che riguarda gli abitanti dell'Olimpo odoroso e profumato (ibid.).
rassicurante per gli altri e permette loro di sentirsi con la coscienza a posto.
Al contempo tutto questo spalanca la porta a ogni sorta di contraddizioni.

D'altro canto, Milone intrattiene amicizie compromettenti con gli stranieri c


he lo ammirano, pericolose agli occhi del Maestro e dei suoi, che si tengono all
a larga da ogni parola vana e non ammettono n false simpatie n perdite di tempo24.
Comunque sia, l'esasperazione si impadronisce di quanti vedono a cosa portano
i bei discorsi sulla non-violenza. Si sono spartiti il territorio di Sibari, i
ricchi pascoli, i buoi, le capre, i tori, i magnifici cavalli, le donne rese sch
iave o concubine... La legge del pi forte prevarr sempre.
Ecco perch Pitagora decide di partire alla volta di Metaponto con un pugno di
discepoli. Sa di essere messo alla berlina, screditato dal gioco degli eventi, d
alla ritorsione di quanto aveva voluto instaurare. Dopo una ventina d'anni trasc
orsi a Crotone, quale citt lo accoglier senza diffidenza?
I sostenitori rimasti sul posto il Maestro li vedr brigare da lontano con magg
iore o minore fortuna. Alcuni esuli insidiatisi a Locri tenteranno di ravvivare
lo slancio di un tempo. Invano: dopo la morte di Pitagora, il rifiuto delle dott
rine cos ampiamente lodate porter in diverse citt d'Italia a un'estirpazione sistem
atica. I proseliti emigrati vengono perseguitati, uccisi, mandati in esilio. Non
ci sar pi nemmeno un pitagorico al mondo? Certo che s! E sar allora che germiner, co
me se non
24 Giamblico, La vita pitagorica, ed. it. cit., p. 361: Quanto poi all'opin
ione, si dice che questo fosse il loro pensiero in proposito: da stolti tener co
nto di ogni opinione [...] e soprattutto di quella manifestata dai pi, perch formu
lare pensieri e concepire opinioni correttamente proprio di pochi, vale a dire,
com' chiaro, di coloro che sanno: e questi appunto non sono numerosi.

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fosse ancora mai accaduto, il seme ancora chiuso, tenuto al segreto dai membri d
ella Comunit.
Da un male sopportato con costanza e dignit Pitagora credeva sicuramente che a
vrebbe potuto trarre il maggior beneficio!
Per i pitagorici il potere deve essere conferito a quanti sono investiti di un
sapere nel quale scienza e religione sono indissolubilmente legate. L'uso della
forza e della violenza, cos come quello della ricchezza, deve essere al servizio
di tale sapere25. A quanto pare alcuni gruppi, quando il Maestro ancora in vita
e dopo la sua morte, tenteranno in Italia di accaparrarsi le magistrature, la qu
al cosa scatener opposizioni di fronte a una possibile ingerenza della setta. Ordin
e religioso, piuttosto? Per definizione la setta si prefigge di introdursi nella v
ita pubblica e instaurarvi un nuovo ordine.
Tra amici si condivide tutto: questo il postulato avanzato dagli amministratori
del movimento di Crotone. Nessun malinteso possibile riguardo al disinteresse d
ella Comunit. Il denaro aveva un ruolo di pura necessit. Non era ammissibile alcun
a remunerazione per gli insegnamenti dispensati. Il precetto era cos invalso che
un aspirante il quale, per una qualche imprevedibile ragione, fosse stato allont
anato non solo rientrava in possesso dei suoi beni, ma era anche gratificato di
un peculio pi o meno consistente26.
Riunitisi a Reggio, come riferisce Giamblico, dopo la morte del Maestro che c
on ogni verosimiglianza avvenuta a Meta25
Introduzione all'edizione francese della Vita pitagorica di Giamblico.
26
Giamblico, La vita pitagorica, ed. it. cit., pp. 209-11: [...] ve
niva espulso dal

cosiddetto "uditorio", dopo essere stato colmato d'oro e d'argento [...] non lec
ito
offrire al primo che capita quanto si faticosamente acquisito con cos grandi sfor
zi,
come non lo rivelare ai profani i misteri delle dee di Eleusi.
ponto, i pitagorici deliberano senza sosta per sapere come agire. Di fronte al p
eggiorare della situazione, lasciano tutti l'Italia tranne Archippo di Taranto.
Abbandonano dunque, con gran rimpianto, il luogo in cui, in un impeto di entusia
smo, si era formata la Comunit che si riproponeva di migliorare i rapporti degli
uomini con il mondo e con gli di. Partono, dunque, gli ultimi compagni.
Della loro abnegazione, della loro generosit il volgo non ha voluto sapere. Ha
manifestato la sua ripugnanza per ogni sorta di astinenza e freno dei desideri.
Il demos esige i piaceri degli affari e della baldoria. Anche se rasa al suolo
- per quale motivo, poi? - alla fin fine Sibari a trionfare.
Accompagnati dagli schiavi carichi di miseri bagagli, ecco avviati a un esili
o definitivo Fantone, Echecrate, Polimnasto, Diocle di Fliunte, Senofilo di Calc
ide. Magari perpetueranno i principi di vita quotidiana e gli insegnamenti della
Scuola. Questo quanto racconta Aristosseno e riporta Giamblico.
Per, a questo proposito, cosa pensare dei pitagorici che tollerano l'asservime
nto di esseri umani a colui che li riduce a una cosa di sua totale propriet, come
un cane pastore o un asino -gli schiavi? La tradizione vuole che Pitagora avess
e uno schiavo, Salmosside.
Gli adepti della Scuola hanno mai dibattuto la questione? opportuno discutern
e, mentre il funzionamento della societ, le attivit commerciali, il margine di man
ovra dipendono da ausiliari servili interscambiabili, mantenuti in un comodo svi
limento? Un uomo vale quanto un altro, a parit di peso e di caratteristiche fisic
he? In questo caso si tratta di gettarsi alle spalle ogni inopportuna piet. La pa
ura e la vergogna, appannaggio dei servi, fanno il resto.
Che la Grecia, con il suo fulgore di secoli e secoli, sia stata capace di una
tale scelleratezza continua a stupirci. E che tutto questo sia durato fin quasi
ai nostri giorni, qua e l, sporadicamente, come un virus della peste, quanto mai
sconfortante.

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Nessuna allusione, per, nei principi fissati dal Maestro. Il flagello fa parte de
gli accomodamenti previsti da Zeus signore del fulmine. Astenersi dal mangiare f
ave o triglie una compensazione sufficiente?
Torniamo indietro, soffermiamoci al momento in cui tutto stato consumato, in
cui Pitagora ha davvero perso la partita27. Di Teano, assieme al figlio e alla f
iglia attribuiti ai due illustri personaggi, nonch di Milone, il personaggio del
genero - ma che forse perito nell'incendio della sua casa -, cosa possiamo saper
e?
Sebbene colpito dai mali della vecchiaia, Pitagora non rinuncer mai ai suoi pr
opositi. Ma a quale citt rivolgersi? Secondo Aristosseno, il cui racconto corrobo
ra quelli di Aristotele e Timeo - ma anche in questo caso, come per tutte le cir
costanze riguardanti la vita di Pitagora, abbondano le contraddizioni -, Pitagor
a si decide a lasciare Crotone solo quando indiscutibilmente in pericolo di vita
.

Ci immaginiamo i fanatici intenti a spiare le sue gesta e le sue azioni immed


iatamente dopo la vittoria del partito della demo27 Poco dopo, quando il Maestro avr lasciato quella terra d'esilio (per l'u
ltima volta?), fioriranno le versioni sulla sua partenza, e getteranno un qualch
e discredito su tutto quanto riguarda la storia della Comunit. Secondo Aristotele,
citato da Apollonio, Pitagora, prevedendo l'aggravarsi degli eventi, si ritir in
segreto a Metaponto. Secondo Timeo, la cui versione dei fatti sembra la pi plaus
ibile, Pitagora era gi andato via da qualche tempo... quando scoppi la rivolta dei
chilonici. Secondo Aristosseno, il cui racconto concorda parecchio con quelli d
i Aristotele e Timeo, fu di fronte all'opposizione del partito democratico che P
itagora si decise ad abbandonare la Comunit di Crotone.... Cfr. Gobry, Pitagora ci
t., p. 25: Per Ippolito, mor nell'incendio della casa di Milone. Per Diogene Laerz
io, sfugg alle fiamme ma mor comunque tragicamente, massacrato in un campo di fave
che si rifiutava di attraversare... Per Ermippo, fu messo a morte dai Siracusan
i. Nella storia del campo di fave ritroviamo quel piacere della vendetta e della
caricatura di cui hanno sempre fatto prova gli oppositori del Grande Uomo, del S
aggio per eccellenza. Accadr lo stesso per Eraclito, al quale il rifiuto di compr
omettersi con il volgo varr la gratificazione di una morte ridicola: seppellito s
otto un cumulo di sterco, prima di essere divorato dai cani.
crazia, e subito dopo che i rari oligarchi rimastigli fedeli hanno preso volonta
riamente la strada di Sibari o di Taranto.
Caulonia, che ha beneficiato dell'assistenza di Crotone, probabilmente troppo
vicina ai persecutori che imperversano. A Caulonia, sulle rive del fiume tumult
uoso, si inizia la costruzione di un tempio ad Apollo Catarsio, il Purificatore.
Poco lontano, verso sud, presso il capo Zefiro, si erge su una collina la citt d
i Locri, che gi si opposta a Crotone e ha vinto grazie all'aiuto dei Dioscuri. Al
cuni Spartani, come a Taranto stando a quanto sostiene Pausania, ne hanno costru
ito le mura di cinta e le torri, con un tempio in cui figurano a cavallo i Diosc
uri sostenuti da tritoni. I pinakesy le tavolette d'argilla fissate agli edifici
e agli alberi della recinzione sacra, celebrano Persefone e insieme il culto de
i morti. Particolarmente in auge Orfeo, grazie ai rituali cos cari ai pitagorici.
Andare a Locri per farsi riconoscere come un prosecutore di Orfeo, un fedele
dedito alle incantazioni e ai misteri? Pitagora si interroga sulla questione. Po
i ha la meglio Metaponto. Metaponto costruita secondo un progetto perfettamente
geometrico, che seduce Pitagora. Come a Caulonia, che ha appena visitato, le abi
tazioni si inscrivono in una sorta di scacchiera. Mentre a Caulonia una serie di
terrazze sostengono qualche isolato quadrato, nettamente delineato da strade che
si intersecano ad angolo retto... a Metaponto di questi isolati se ne contano p
i di settanta ... Come nella citt dei Feaci, descrittaci nei canti VI e VII dell'O
dissea, i coloni della Magna Grecia vivevano non in citt-dormitorio ma in una sor
ta di borghi... con edifici indipendenti, recinti e giardini28.
A centoquaranta stadi dal porto di Eraclea si trova Metaponto, creata, cos dico
no, da alcuni Pili reduci da Troia con Nestore. E si afferma che riuscissero cos
bene nell'agricoltura che dedicano a Delfi una messe d'oro... L'installazione ve
nne
28 Faure, La vie quotidienne des colons grecs au siede de Pythagore cit.

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distrutta dai Sanniti. Secondo Antioco (che nato a Siracusa e scrive verso il 42
0 a.C), il luogo, dopo essere stato abbandonato, venne colonizzato da un certo n
umero di Achei, chiamati dai loro compatrioti di Sibari29.
Su un lato delle monete si staglia una spiga di grano, con due volte sette ch
icchi, essendo sette il numero di Apollo. Nel centro stesso della citt, costruita

, come abbiamo visto, secondo un'insolita suddivisione (Ippodamo di Mileto, al q


uale viene attribuita la paternit di una tale disposizione dei luoghi, che ha rip
rodotto in Grecia dopo la Ionia, conosceva con ogni probabilit il progetto di Met
aponto e ne ha tratto ispirazione), si innalza accanto al teatro e all'agor un te
mpio dorico ad Apollo Licio, lo sterminatore dei lupi30.
Pitagora trova buoni motivi per insediare qui i sopravvissuti della sua Scuol
a, non soltanto nelle vicinanze del santuario ma anche nei pressi di un celebre
tempio a Era, detta Era degli uccelli perch in primavera e in autunno i migratori,
diretti in Africa o di ritorno, fanno una sosta nei paraggi. E qui che gli di han
no deciso di dare al Maestro un'ultima possibilit? Il cielo sar limpido come a Cro
tone per osservare gli astri, le stelle, le comete e calcolarne con precisione l
e periodiche apparizioni?
Nel golfo di Taranto i gorghi che si producono all'equinozio d'autunno, per e
sempio, non alterano la serenit dei luoghi. E un rifugio sicuro. Ed proprio di un
rifugio che ha bisogno ora quella banda di perseguitati vilipesi cui sembra man
care tutto a causa di un capovolgimento insopportabile, sconvolgente del destino
. Nella citt, o piuttosto negli immediati dintorni, fra i pioppi di un campo dove
scorre un ruscello, ristruttureranno qualche casolare ancora di bell'aspetto at
torno al quale gironzola un gregge di capre assieme al pastore.
29
Strabone, Geografia, vi, 1, 15.
30
Bosi, Le citt greche d'Occidente cit.: In citt sono stati individua
ti i resti dell'agor, del teatro e di un tempio dorico periptero esastilo, dedica
to, secondo iscrizioni
rinvenutevi, ad Apollo Licio, orientato secondo il reticolato urbano.
Il tempo delle dissonanze
Qui lo spazio agricolo, la piana, destinato alla coltivazione del grano da es
portare. Con prudenza tenteranno di farsi riconoscere per quel che sono, tranqui
lli stranieri che non hanno alcuna voglia di causare screzi con la gente del vic
inato. Umiliante constatazione doversi rallegrare per quel poco che viene conces
so!
Ma il Maestro non perder nulla della sua superbia. Quale nuovo uditorio conqui
ster?31 Pu citare, lui che ha visto il mondo, cos tante civilt, illustri personaggi,
costumi diversi, di di molteplici fogge! A ogni alba i compagni sfileranno in pr
ocessione, con passi lenti, sull'erba bagnata di rugiada o coperta di brina. Sal
uteranno la gigantesca palla di fuoco, la stessa che salut Omero, prima di Omero
Orfeo, e che saluteranno tutti gli uomini nei millenni a venire.
Straziati, piangendo gli assenti, pregheranno insieme, a voce alta, rivolti v
erso la luce che sta nascendo. Poi si volteranno gli uni verso gli altri, in un
abbraccio di conforto, di affetto e di complicit.
A Era degli uccelli offriranno figurine di pasta, favi di miele, incenso. E a
nche la malva e l'asfodelo. Si perpetuano cos la ricerca dei presagi, l'uso della
mantica, il mistero da cui sono avvolti. In seguito, per, poich la trasmissione a
vverr costi quel che costi, l'esigenza del segreto non potr essere rispettata. Com
e valorizzare quel che di unico esiste nel tentativo del Maestro?
Nessuno scritto di suo pugno, comunque, che si possa divulgare liberamente. M
a ha redatto forse qualcosa? In ogni caso, i
31 Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei filosofi illustri: La leggenda dice
anche che un giorno stato visto con una coscia scoperta, ed era d'oro. Giamblico
, La vita pitagorica, p. 235: Pitagora, per parte sua, accett la freccia, senza me
ravigliarsi della cosa e senza domandare per qual motivo Abari gliela consegnass
e; anzi, come se fosse veramente Apollo, lo trasse da parte e gli rivel la sua co
scia d'oro, dandogli cos modo di vedere che non s'ingannava.

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Jacquemard, Pitagora
Il tempo delle dissonanze

pitagorici delle generazioni successive dovranno per forza passare oltre il coma
ndamento del segreto. Anche in questo caso, come per le astinenze di natura alim
entare, con il cielo si potr trovare un accomodamento.
I biografi pi antichi sono assolutamente concordi: il Maestro termina il suo p
ercorso sulla terra a Metaponto. Aristotele, Timeo, Aristosseno, senza fornire d
ettagli al riguardo, riportano il fatto. Ma a Taranto che la Scuola vive un nuov
o sviluppo simile a quello conosciuto a Crotone. In precedenza alcuni elementi d
ella comunit si sono sparpagliati nei dintorni, in particolare a Caulonia, a Regg
io, a Locri.
Dopo Metaponto, dove i pochi discepoli al seguito del Maestro non fanno altro
che mantenere ci che gi hanno, Taranto, dunque, diviene nel V secolo a.C. la Scuo
la per eccellenza, grazie alla personalit di Archita (ca. 440-350 a.C). Archita,
infatti, non solo sar capo di stato e condurr alla vittoria le truppe che ha a dis
posizione, ma prosegue l'opera del Maestro in un ambito essenziale, quello della
musica, formulando la teoria degli armonici. In quanto geometra, gli viene attr
ibuita la duplicazione del cubo. Si sarebbe ispirato anche a Dedalo, l'inventore
della macchina volante.
Taranto brilla nella rada in cui saltano i delfini burloni all'inseguimento d
i migliaia di tonni. Con ogni probabilit Pitagora vi giunge in compagnia di un di
screto corteo di discepoli. L'accoglienza non quella sperata. Metaponto rimane,
quindi, il luogo prescelto.
n la voglia di provvedere32. Schiavi di guerra? Schiavi venduti in alcuni mercati
, come a Chio, dopo un ratto? La cosa strana che Chio, con il suo vino cos rinoma
to che i mercanti lo trasportano fino in Egitto, a Naucrati, la prima piazza nel
mondo greco in cui si pratica la tratta degli schiavi. La gente giunge da lonta
no per fare acquisti come si comprano buoi da lavoro33. E paradossalmente l che S
olone osa cercare alcuni dei suoi modelli di democrazia, visto che la gente di C
hio ha gi un'assemblea, un consiglio e un tribunale popolare.
Strana maniera di praticare l'uguaglianza e la libert, strane basi per quella
che chiamiamo democrazia, la cui illusione ci perseguita sempre. Quel che i Grec
i hanno tramandato come un bene essenziale, quindi, a casa loro fondato sulla sc
hiavit! Il silenzio di Pitagora probabilmente da ricercare nelle dottrine cui fa
riferimento, quelle degli orfici. Per i pitagorici come per gli orfici, ogni ind
ividuo deve assumersi la responsabilit del male che ha commesso nella sua vita at
tuale e nelle vite precedenti. Tutto questo possibile solo mediante una completa
consapevolezza.
Dover patire la schiavit, dover morire sotto le percosse forse un male necessa
rio per arrivare alla purificazione e alla redenzione. Da qui si delinea un'esig
enza di bont e di compassione. A mille leghe di distanza dalla Grecia, ma nello s
tesso periodo, Buddha impartisce un insegnamento simile: la nozione di khar-ma,
che mette a nudo l'intera questione.

Peraltro, Pitagora comanda un gruppetto di schiavi ai quali sono affidati i c


ompiti cui i sapienti studiosi non hanno il modo
Prima di perderli di vista, prima che vengano trascinati via dalle correnti del
tempo, vorremmo guardare pi da vicino que32 Giamblico, La vita pitagorica: In realt Salmosside il Trace, che era stato
schiavo di Pitagora e aveva ascoltato i suoi insegnamenti, una volta affrancato
si rec presso i Geti.
33
Cfr. Glotz, Histoire grecque cit., 1.1, p. 275.

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Jacquemard, Pitagora
Il tempo delle dissonanze

sti avventurieri della mente, coloro che hanno dato vita alla Scuola di Crotone.
A questo proposito abbondano i piccoli dettagli, in particolare quelli riguarda
nti la vita quotidiana: orari e spartizione delle attivit, regime alimentare, sva
ghi.
Ma oltre ai bagni quotidiani alle terme, si immergono forse in allegra brigat
a nelle onde vivificanti? La pesca, naturalmente, un piacere proibito. I giochi
con la palla, la corsa podistica, le lunghe cavalcate su cavalli focosi tra nitr
iti e impennate hanno qualche estimatore? facile immaginare di s. Ovviamente, in
palestra si praticano gli esercizi necessari a creare l'armonia del corpo. Ma pe
r evitare ogni incontro increscioso, perturbante, la Comunit ha costruito apposit
e terme.
Riguardo alla vita di coppia, a quella che chiamiamo, con una connotazione qu
asi medica, la sessualit, non rimasta alcuna testimonianza. Si predica forse l'as
tinenza? Possiamo presumerlo, ma in casi eccezionali. Non certo appannaggio dei
circa trecento adepti, dei circa cinquemila sostenitori della Scuola ai quali pr
odigato l'insegnamento. Voler essere, voler diventare fuori dal comune richiede
un silenzio colmo di dignit su un argomento che ha sempre gettato gli uomini nei
deliri pi stravaganti.
La vicinanza con Sibari, dove tutti gli eccessi sono leciti - ma ai Sibariti
e ai loro alleati di Capua non stata forse attribuita una lascivia di fondo? -,
incita gli adepti della Scuola a una riservatezza ancora maggiore.
Di certo niente etere o giocatoci di crotalo, niente ragazzi tutti agghindati
dai visetti seducenti. L'omosessualit di tradizione dorica tollerata? Prima del
matrimonio i begli adolescenti hanno un protettore che li colma di regali e otti
mi consigli? Morigeratezza, fedelt, discrezione anche nei casi di infrazione: que
sti devono essere gli ordini. C' di meglio da fare. Non ci sono pervenuti pettegole
zzi sugli amori di un Maestro di tale prodigiosa bellezza. Le farneticazioni sul
suo riguardo sono tali e tante che nulla sarebbe potuto sfuggire alla malignit d
ei suoi nemici.
Il Maestro d l'esempio con un comportamento di somma saggezza. Ha una sola compag
na, che non condivide la casa con le solite concubine. Ha da lei due figli. Le c
onferisce diritto di parola e perfino di espressione scritta che poche donne - a
eccezione delle poetesse come Saffo - hanno ottenuto.
Una tale disciplina di cui impregnata la vita quotidiana troppo severa, unifo
rme, restrittiva? Certo che no, visto che il gusto dell'abbigliamento, del gesto
elegante, delle arti, della musica, del canto, delle danze eseguite in privato
o durante le feste religiose rimane, come per tutti i Greci, il segno di una fed
elt eccezionale alla vita.
Ma ecco che l'impresa che ha suscitato l'entusiasmo generale comincia ad aver
e il respiro corto. A Metaponto viene trasferito il tesoro delle scoperte scient
ifiche che si divideranno le generazioni a venire. A Metaponto, imperturbabile,
il Maestro prosegue a cercare, a ricercare. Gli abitanti di Metaponto chiamavano
la sua casa il tempio di Demetra, riferisce Diogene Laerzio34.
Mentre Dicearco fa morire di fame Pitagora nel tempio delle Muse e Porfirio v
uole vedervi un gesto suicida, Aristosseno ci tramanda l'informazione che ci sem
bra pi coerente e concorde con quella serenit ritrovata di cui pu fregiarsi ogni ve

ro Maestro: di sua volont Pitagora abbandona una sembianza disfatta dal tempo. Mu
ore lontano da Crotone, lontano da Samo, la sua
34 Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei filosofi illustri, 1. Viii: A propo
sito di Pitagora, Ermippo cita un altro aneddoto: venuto in Italia, si fece scav
are sotto terra una nicchia e vi scese. Chiese a sua madre di annotare su alcune
tavolette tutti gli eventi con le relative date e di portargliele nella tomba.
Cos ella fece. In seguito Pitagora risal da sotto terra magro e scheletrico. And a
trovare i suoi discepoli e raccont loro che era reduce dagli Inferi. Ne forn la pr
ova descrivendo tutto quel che si era verificato in sua assenza.

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Jacquemard, Pitagora
Il tempo delle dissonanze

isola natale, circondato dai suoi intimi. Sono state molte le sue ultime raccoma
ndazioni?
Una tale morte non ha nulla di teatrale, non gravata dall'alone di orrore che
accompagna ogni esecuzione, come accadr per Socrate. il distacco, mediante minim
i strattoni, da quel che stata la dimora di un'anima avvezza alle esplorazioni d
i ogni tipo, alla vicinanza con il vuoto e l'informe.
Seggono in silenzio i familiari che vegliano sulla limpidezza degli ultimi mi
nuti. Si sente il canto delle cicale? Qualcuno, in lontananza, sta forse accorda
ndo una cetra? Di tanto in tanto il vento marino porta l'odore della sabbia bagn
ata. Il tempo mite, con una sorta di soavit, anche se il tramonto infiamma le nuv
ole. Presto scender la notte sulla siepe di cipressi e allori.
Possiamo forse tollerare che all'improvviso si arrestino il flusso e riflusso
della vita in un corpo circonfuso da una messe di immagini, atti e parole? Poss
iamo tollerare che la musica della voce non riecheggi pi l dove si era insediata,
dove si era esaltata in vibrazioni assolutamente identiche a quelle che abitano
gli alberi e i pianeti?
Ha appena spiccato il volo. La grande migrazione simile a quella delle oche s
elvatiche. Per sempre silente Pitagora di Samo. Cos'altro doveva dire?35
Sin dall'indomani si accentuano tensioni, incrinature, lacerazioni. Le mire d
i ordine politico saranno fatali a Crotone. Dopo
35 Empedocle, Purificazioni: Poich fui successivamente bambino e bambina, al
bero e uccello, e pesce muto in fondo al mare.
che fu presa Sibari - racconta Giamblico - dopo che Pitagora abbandon la citt e si
decise di non distribuire, come il popolo avrebbe desiderato, le terre conquist
ate in guerra, l'odio represso scoppi [...]. Presero la testa della sedizione pro
prio coloro che avevano i pi stretti rapporti di parentela e di familiarit con i p
itagorici36. Ninone rivel che la filosofia dei pitagorici rappresentava una congiur
a contro il popolo, al quale egli rivolgeva l'invito a non ascoltare nemmeno la
voce di quelli che si erigevano a consiglieri37.
A quel punto - Pitagora vive ancora a Metaponto - il popolo se la prende con
Democede, il celebre medico pitagorico. Viene accusato di incitare la giovent a i
nsediare la tirannia, e si promette allora una ricompensa di trecento talenti a
chiunque lo uccida. Poco a poco si diffonde il sospetto, e nessuno sa che accogl
ienza verr riservata ai discepoli dopo la morte del Maestro. Eppure, negli anni a
venire potranno esercitare sulla vita pubblica una notevole influenza, come Arc
hita di Taranto. Di unanime accordo il successore di Pitagora fu Aristeo di Croto
ne... vissuto nella stessa epoca di Pitagora38.

Dopo la diaspora, che avviene a tappe39, il pitagorismo fonda varie scuole in


Grecia. A Egina, su iniziativa di Democede, e a
36
Giamblico, La vita pitagorica, ed. it. cit., p. 431.
37
Ibid., p. 425: Ma anche cos, rimasti soli e fortemente scoraggiati
per la sciagura capitata, si dispersero per ogni dove [...]. Vivevano appartati
in solitudine dovunque fosse possibile, pressoch completamente isolati, e ognuno
preferiva la compagnia di se stesso a ogni altra. Curarono per che il nome della
filosofia on scomparisse completamente tra gli uomini e che, per parte loro, no
n incorressero nell'ostilit dei
numi per aver lasciato venir meno completamente il loro dono cos eccezionale. Per
ci composero delle opere a carattere sintetico e simbolico, e raccolsero gli scri
tti dei
pi antichi, nonch quanto essi stessi ricordavano.
n Ibid., p. 437.
39 Ibid., p. 423: Nicomaco [...] colloca l'organizzazione del complotto dur
ante la permanenza di Pitagora a Delo. Infatti Pitagora vi si sarebbe recato qua
ndo Ferecide di Siro, di cui era stato allievo, fu colpito dalla malattia [...].
Allora coloro che i pitagorici non avevano ammesso e i cui nomi avevano fatto r
egistrare su una stele si scagliarono contro di loro e li bruciarono vivi tutti,
ma per questo crimine vennero poi lapidati dagli Italioti, e lasciati insepolti
[...]. Ma anche cos, rimasti soli e fortemente scoraggiati per la sciagura capit
ata, si dispersero per ogni dove.

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Il tempo delle dissonanze

Tebe, dove pu rifugiarsi Liside. I principali discepoli di Liside saranno Epamino


nda e Senofilo, che a Calcide avr come allievo Aristosseno (Archita: 430-348 a.C;
Aristosseno: IV secolo a.C).
Nello stesso periodo, Eurito, allievo di Filolao, fonda la scuola di Fliunte
dove dispensa i suoi insegnamenti a Fantone, Echecrate, Diocle, Polimastore, Ceb
ete, Simmia, che ritroveremo nel Fedone di Platone40. Archippo dirige una scuola
a Taranto e poi a Reggio.
Tra i primi testimoni del pitagorismo nel VI e V secolo a.C. possiamo citare
Androne di Efeso, autore di un'opera sui Sette Savi; il famoso Onomacrito di Ate
ne, che cura una raccolta rielaborata dei poemi orfici; Senofane di Colofone, il
quale si fa beffe di Pitagora riguardo alle reincarnazioni; Eraclito di Smirne,
Erodoto di Alicarnasso, Antifone, che evoca i viaggi di Pitagora in Egitto, Iso
crate l'oratore, al quale dobbiamo alcuni dettagli sulla vita di Pitagora.
Si propaga notevolmente questa dottrina a cui vengono attribuite tante ambigu
it quante contraddizioni; si propaga grazie ad alcuni difensori che si oppongono
ai costumi dell'epoca, quegli individui ai margini che per nostra grande fortuna h
anno continuato a palesarsi fino a oggi; si propaga grazie ai sapienti, stupiti
di fronte a scoperte cos promettenti. Chi si azzarder a predire quanto in futuro d
iventer importante un tale esempio?
Esaminiamo ancora una volta quel che ci stato tramandato.
Nella comunit niente litigi, ma una paziente indagine sui motivi dell'altro di
essere sempre diverso. Niente scatti d'ira, nemmeno da parte del Maestro. Sopra
ttutto non da parte del Maestro. Per quanto riguarda le rimostranze e i rimprover
i ai
40 Cfr. Gobry, Pythagore cit., p. 35.

quali davano il nome di "impedimenti", i pi grandi non devono rivolgerli ai pi gio


vani se non con grande mitezza... e coloro che li pronunciano devono assicurarsi
che la sollecitudine e l'affetto siano percepibili, se vogliono che il rimprove
ro sia utile. D'altro canto, nell'amicizia non si deve mai tradire la fiducia di
un amico... Non bisogna nemmeno mettersi di proposito a odiare persone che non
sono veramente cattive... Per quanto possibile, non bisogna mai avere la respons
abilit di un conflitto, ma tentare di tenersene il pi possibile alla larga, per pr
incipio...41.
Dichiarazione di non-violenza, un tempo fra le pi sospette, che pu essere scamb
iata per vigliaccheria. Una non-violenza che l'epoca attuale lungi dall'aver ado
ttato.
Subito il Maestro si impegna a spiegare al suo discepolo, affinch questi si co
nosca e possa trarre il meglio da s. E in questo caso, come abbiamo gi detto, Pita
gora impiega i metodi moderni della fisiognomonia e della psicanalisi. Interroga
il paziente dietro una tenda, probabilmente commenta i suoi sogni, lo esamina c
on minuziosit nel suo aspetto fisico, nei lineamenti del viso. Scienza e veggenza
si compenetrano, come dovrebbe sempre accadere.
Per Pitagora, uomo di scienza e adepto di Orfeo, si tratta non tanto di trova
re quanto di cercare. Si tratta di purificarsi attraverso la conoscenza sia di s
e stessi sia del mondo, senza fratture e senza differenze42.
41
Giamblico, La vita pitagorica.
42
Cfr. Glotz, Histoire grecque cit., t. I, p. 549: Agli iniziati am
messi nella confraternita venivano insegnati due dogmi fondamentali. Uno riguard
ava il destino dell'anima: per evitare di percorrere indefinitamente il ciclo do
loroso delle metempsicosi prima di raggiungere la felicit perfetta, l'anima dovev
a migliorarsi attraverso successive
purificazioni, la pi efficace delle quali era la pratica della scienza disinteres
sata. L'altro
concerneva l'origine dell'universo... Determinare il numero di ogni cosa e, di c
onseguenza, i rapporti delle cose tra di esse: ecco a cosa si riconduce una teor
ia tanto necessariamente complicata nel dettaglio quanto una nell'insieme.

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Jacquemard, Pitagora
qui che entra in gioco la memoria, maga onnipotente grazie alle sue dimostraz
ioni e accorpamenti, filo di Arianna nel labirinto. I compagni la esercitano sen
za sosta, e da essa verranno condotti parola dopo parola, dettaglio dopo dettagl
io, vita dopo vita fino al compimento totale.
La memoria, mnemosune, la madre delle Muse, sembra una riserva inesauribile d
i saggezza che sfida i rischi del tempo, e nella quale l'anima cerca la propria
immortalit. Cos prenderanno vita in Platone, che ha raccolto gli insegnamenti di E
mpedocle, i temi fondamentali dell3anamnesis (rimembranza), della lete (oblio) e
dell'ameleia (indifferenza). Si tratterebbe forse n pi n meno che di praticare il
controllo del respiro, consuetudine invalsa nelle meditazioni buddiste che perme
tte una concentrazione totale dell'essere intorno alla propria continuit?
In tal modo si spiegherebbero gli straordinari poteri attribuiti ai magi dell
a leggenda venerati da Pitagora, poteri che permettono di lasciare le spoglie ca
rnali per un viaggio nell'aldil da cui riportare, come Epimenide, Abari l'Iperbor
eo, Aristea, Ferecide o Agaoflamo da cui il Maestro stato iniziato, abbondanti n
ozioni relative al passato43. Come ricorda Proclo: L'anima che ha bevuto eccessiv
amente nel fiume Amelete dimen43 infatti un allenamento di questo genere che Platone evoca, nel Fedone, p
rima di esporre la sua teoria dell'anamnesis, quando definisce la filosofia, con
formemente a ci che egli chiama un'antichissima tradizione, come una melete thana

tou, una disciplina o un esercizio di morte, che consisterebbe nel purificare l'
anima concentrandola, raccogliendola su essa stessa a partire da tutti i punti d
el corpo, in modo che, cos raccolta e isolata, essa possa staccarsi dal corpo ed
evaderne [...] Evidentemente, nella prospettiva di Platone, questo esercizio di
morte in realt una disciplina di immortalit: liberandosi dal corpo, al quale Plato
ne applica le stesse immagini di flusso e di corrente che applica al divenire, l
'anima emerge dal fiume del tempo per conquistare un'esistenza immutabile e perm
anente, vicina al divino nella misura in cui ci consentito all'uomo. In questo se
nso P'anamnesis platonica, attraverso gli esercizi di memoria del pitagorismo, p
rolunga il vecchio tema mitico della mnemosune, fonte inesauribile di vita, font
e di immortalit (Vernant, Mito e pensiero presso i Greci cit.) All'origine di una
tale convinzione, opportuno ricordare il soma sema dell'orfismo: L'importante sap
ere quale sia la nostra
Il tempo delle dissonanze
tica tutto delle sue vite anteriori; invaghita solo del divenire, infatti, cessa
di evocare i principi che governano l'immutabile e li dimentica.
Attraverso la memoria e l'esercizio di un'intensa concentrazione, simile a un
a sorta di iato che provoca il risveglio e da esso provocata, i pitagorici tenta
no di sfuggire alla non permanenza. Come gli orfici, auspicano di mormorare in s
egreto: Da uomo sei diventato dio. Perch proprio questo che successo a Pitagora, il
loro Maestro44. Avendo espiato tutto, l'anima, restituita alla sua purezza origi
naria, pu finalmente evadere dal ciclo delle nascite, uscire dalla generazione e
dalla morte, per accedere a quella forma di esistenza immutabile e permanente ch
e la condizione peculiare degli di45.
La purificazione necessaria vuole essere apprendimento della leggerezza. E qu
esta leggerezza balena nella musica. La musica libera e grazie a essa, in ogni m
omento, come una tempesta, pu esplodere la gioia.
In quel momento, come un accordo perfetto, come lo scioglimento di tutte le d
issonanze, si instaura l'Armonia. L'armonia pienezza, l'armonia appagamento. Nat
a dalla quintessenza del mondo e delle sue forme pullulanti. Nata dalle struttur
e giganti o infinitesimali che proliferano dentro e fuori. Nata dallo stupoanima, riconoscere attraverso la molteplicit delle incarnazioni successive l'unit
e la continuit della sua storia... Empedocle distingue nettamente le sensazioni,
il pensiero, perfino la ragione - tutte forme della conoscenza umana - dal daimo
n che risiede dentro di noi... potenza misteriosa, estranea all'uomo... realt pre
sente all'interno di tutta la natura, nel vento, negli animali, nelle piante, e
anche nell'uomo iibd.).
44
Sono venuto tra voi come un dio immortale e non come un mortale;
colmo di
onori in mezzo a tutti, cammino, come giusto che sia, con il capo cinto di nastr
i e
corone fiorite secondo Empedocle, Purificazioni.
45
Vernant, Mito e pensiero presso i Greci cit.

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Il tempo delle dissonanze

re e dal desiderio di partecipare. Nata dagli enigmi proposti. Lo scioglimento d


ell'Enigma radicato nell'anima greca.
Bellezza del sapere. Gioia della bellezza. La bellezza non privilegio esclusiv

o degli di. Quanti contemplano il Maestro rimangono sempre abbagliati.


Sulle alture, sulle cime intrise di luce l'uomo nel cui nome riecheggiano gli
oracoli pitici riuscito a trovare la soluzione dell'enigma.
La risposta si chiama Numero. L'armonia, infatti, si basa su misure molto prec
ise che determinano l'organizzazione dell'invisibile, dei temi, delle variazioni
, attinte e riprese in tutti i campi. La precisione del numero strappa via dal n
ulla l'indeterminato e lo innalza alla gloria delle certezze. Tutto Numero..., rip
ete il Maestro interrogando con indubbia complicit il cielo invernale rischiarato
dal pulsare delle stelle.
In realt, tutto regolato da questa musica di intervalli dati, che soffia nelle
nostre vene e si chiama Musica delle Sfere.
Il Numero sarebbe incarnazione, immediatezza e, per cos dire, ascesi della mate
ria. Ma dove e in che modo risiede la materia al di fuori di chi la osserva? Il
suo sostrato sfugge a ogni analisi. Risiede forse in un movimento perpetuo, quel
lo degli atomi? La parola nuova in Grecia, e il fatto che sia stata pronunciata
cos tanto tempo fa continua a stupirci.
E qui, dunque, che culmina la ricerca scientifica di Pitagora. Per l'Abderitia
no Democrito, fervente difensore delle teorie pitagoriche, si conferma il ruolo
riservato all'uomo: essere un
microcosmo46. Di Democrito (nato verso il 457 e morto verso il 359 a.C.) sappiam
o che ha fatto viaggi in luoghi lontani, come prima di lui il Maestro di Crotone
47. Secondo Diogene Laerzio, si sarebbe recato in Egitto per apprendere la geome
tria, in Persia per istruirsi presso i magi di Caldea, e perfino in India, dove
avrebbe incontrato i gimnosofisti, i quali senza ombra di dubbio gli hanno spieg
ato le tesi care agli orfici e ai pitagorici riguardo alle migrazioni dell'anima
da un corpo a un altro48.
46
Cfr. J.-P. Dumont, Les Abdritains, in Les Prsocratiques, Gallimard
, Paris 1988,
p. 1462: Di Democrito ricorderemo soprattutto la fisica atomistica, l'immagine de
ll'uomo come microcosmo, la tesi morale della tranquillit dell'anima o del beness
ere, il
principio della giusta misura, la preoccupazione politica e, per quanto riguarda
il metodo, la pratica dell'autopsia che consiste nell'osservare da s la natura d
elle cose.
47
Cfr. Baccou, Histoire de la science grecque cit., p. 219: Non ini
nfluente notare che la Scuola atomistica si collega storicamente a due scuole an
teriori, le cui concezioni sembrano non solo molto lontane ma addirittura nettam
ente opposte: mi riferisco da un lato alla Scuola di Elea e dall'altro alla Scuo
la pitagorica. Leucippo, infatti, sostengono unanimi i dossografi, fu in giovent
discepolo di Zenone... Durante il
suo soggiorno in Magna Grecia, con ogni probabilit Leucippo entr in contatto con
i pitagorici... I filosofi di Elea erano se non adepti almeno simpatizzanti dell
a setta.
Leucippo insegn ad Abdera, dove aveva fondato una scuola di filosofia e dove ebbe
come discepolo e successore uno dei geni per certi aspetti pi vivaci dell'Antichi
t:
parlo di Democrito.
48
Cfr. J. Brosse, Le Bouddha, Pygmalion, Paris 1997, pp. 45-6: Ecco
di nuovo, o
monaci, la nobile verit su duhkha (il dolore): la nascita dolore, la vecchiaia do
lore, la
malattia dolore, la morte dolore, la necessit di vivere con coloro che detestiamo

dolore, la separazione da coloro che amiamo dolore; in altri termini, i cinque a


ggregati di appropriazione sono dolore. Ecco di nuovo, o monaci, la nobile verit
sull'origine
del dolore: la sete (il desiderio, la brama, trishna) che conduce di nascita in
nascita,
accompagnata dall'attaccamento al piacere dei sensi, e cerca la sua soddisfazion

e qui e l,
cio il desiderio del piacere, il desiderio dell'esistenza, il desiderio della non
-esistenza.
Ecco di nuovo, o monaci, la nobile verit sulla cessazione del dolore: la guarigio
ne e il
distacco completo da questa sete, l'abbandono, il rifiuto, non accordarvi pi impo
rtanza, liberarsene. Ecco di nuovo, o monaci, la nobile verit sulla strada che po
rta alla cessazione del dolore, cio la Nobile Via ottuplice: retta comprensione,
retta intenzione, retta parola, retta attivit, retta condotta di vita, retto sfor
zo, retta consapevolezza, retta
concentrazione. Secondo Empedocle in Della natura, per ogni cosa la riunione gener
a e uccide, e peraltro la disunione cresce e si dissipa. Questo perpetuo cambiam
ento
senza fine... In tal modo, nella misura in cui l'Uno nasce naturalmente dal Molt
eplice e
a sua volta, dalla divisione dell'Uno, si costituisce il Molteplice, le cose nas
cono e non
durano in eterno... Rimangono le stesse e, correndo le une verso le altre, diven
tano una
cosa o l'altra pur rimanendo sempre le stesse. La nozione fondamentale di imperma
nenza, quindi, si manifesta perfettamente identica dall'India alla Grecia. Cfr.
anche Ero-

188
189
Jacquemard, Pitagora
Il tempo delle dissonanze

Questa la sua dottrina: I principi di tutte le cose sono gli atomi e il vuoto,
e tutto il resto esiste solo per convenzione. I mondi sono illimitati e soggett
i a generazione e corruzione. Per quanto riguarda gli atomi, sono di numero infin
ito e animati da un movimento vorticoso che genera il fuoco, l'acqua, l'aria e l
a terra. Il fine di ogni vita la Gioia, da non confondersi con il piacere.
Gli atomi sono considerati da Democrito indivisibili e inscindibili, e non pos
seggono alcuna differenza qualitativa. Si distinguono in base alla forma (rusmos
), all'ordine (diathige) e alla posizione (trope). Democrito immagina l'anima, di
ffusa in tutto il mondo, come un elemento caldo e psichico, quel che chiama divi
no... una semplice materia pi sottile, composta da materie ignee49.
Molto simile, a completamento dell'idea pitagorica dell'unificazione dei fenom
eni, la riduzione a questo infinitamente piccolo chiamato atomo? Molto simile, e
tuttavia del tutto divergente riguardo a quel che sottende il cosmo. L'atomo, i
nfatti, nelle sue strutture intime cos come stato scoperto dalla scienza moderna,
nonch nell'inimmaginabile molteplicit dei suoi possibili, basato unicamente sul n
umero. La materia non sarebbe altro che numero. La materia, attraverso il suo or
dine e il suo disordine, aspetti complementari del reale, si riassumerebbe nelle
cadenze dell'armonia50.
doto di Alicarnasso, Storie, II, 123: Sono sempre gli Egizi ad aver concepito per
primi l'idea che l'anima umana immortale, che quando il corpo perisce entra in
un altro essere che a sua volta nasce, e che dopo essere passata attraverso tutt
e le forme che popolano la terra, il mare e l'aria penetra di nuovo in un corpo
umano nell'istante in cui nasce; questa migrazione, dicono, richiede tremila ann
i. Alcuni Greci hanno adottato la teoria, prima gli uni poi gli altri, presentan
dola come propria. Non citer i loro nomi, ma li conosco. (Si tratta, evidentemente

, degli orfici, di Pitagora e di Empedocle, nonch dei vari pitagorici.).


49
Cfr. Voilquin, Lespenseurs grecs avant Socrate cit., p. 166.
50
Cfr. Encyclopaedia universalis, p. 755: La nozione di atomo stata
formulata per
la prima volta dai filosofi dell'antica Grecia, ed stata attribuita a Empedocle,
Democrito, Leucippo e poi Epicuro. Le loro concezioni di una struttura atomica
della mate giunto il momento di chiedersi chi sia Pitagora e se sia mai esistito - cosa che
qualcuno ha osato mettere in dubbio51.
Di Pitagora potremmo dire, ricorrendo a una terminologia presa in prestito da
Cari G. Jung, che un archetipo, ossia un essere d'eccezione che riunisce in s le qu
alit pi preziose: intelligenza, bellezza, conoscenze estremamente vaste, facilit di
persuasione, padronanza assoluta di s, perspicacia, generosit.
Ma mentre colui che agli occhi dei Greci il seduttore, il fin troppo bello str
atega di nome Alcibiade, destinato a duelli implacabili per acquisire la suprema
zia (che culminano nella rovina di Atene e nella morte di Socrate), in Pitagora
il fascino esercitato, quasi una gratificazione degli di, serve a stabilire il se
mpre celebrato regno della Misura, di un equilibrio da rimettere continuamente i
n discussione, come un funambolo sul suo filo o un danzatore innamorato della pr
opria leggerezza.
ria non procedevano da osservazioni n da esperimenti scientifici nel senso odiern
o, ma da intuizioni. La loro rappresentazione dell'universo fisico si basava sul
l'ipotesi che i corpi fossero costituiti da particelle leggerissime, invisibili
e indivisibili... La legge delle proporzioni definite afferma che le masse degli
elementi di un composto.chimico sono in rapporto costante. Da ci risulta evidente
che il numero degli elettroni determina la natura della materia. Secondo G. Gam
ov, M. Tomkins explore l'atome, Dunod, Paris 1954, p. 24: Il nucleo pi semplice qu
ello dell'idrogeno, che composto da un protone, e il pi complicato quello dell'ur
anio, che costituito da novantadue protoni e centoquarantadue neutroni. Cfr. G. G
amov, Un, deux, trois, l'Infini, Dunod, Paris 1955, p. 209: Prendiamo un pulcino
appena uscito dall'uovo. Nel momento della schiusa, le cellule del corpo avevano
appena subito divisioni successive che hanno determinato una crescita e uno svi
luppo rapidi del suo organismo. Se teniamo a mente che il corpo di un animale ad
ulto contiene diverse migliaia di miliardi di cellule, tutte formatesi mediante
divisioni successive di un'unica cellula uovo.
51 Tra gli esseri viventi razionali, da un lato c' il dio, dall'altro l'uomo
, e infine la specie del tipo di Pitagora (cfr. Giamblico, La vita pitagorica). P
itagora, quindi, un daimon, ossia un essere intermedio tra gli di e gli uomini. A
differenza delle altre anime umane, che finiscono in un corpo perch sono incapac
i di contemplare l'intelligibile, l'anima di Pitagora inviata agli uomini per ga
rantire la salvezza degli esseri umani, come stato per Abari, Aristea, Epimenide
, Formino, Empedocle. Giamblico, peraltro, ha formulato la teoria della discesa
di questo tipo di anima. Ritroviamo una simile nozione di Bodhisatva, votati alla
compassione, nel buddismo.

190
191
Jacquemard, Pitagora
Certo, stiamo parlando di una dottrina. Dottrina che rifiuto di ogni violenza
, un rifiuto cos difficile da mettere in pratica. Perch significa controllare quei
desideri la cui soddisfazione presiede alla maggior parte delle attivit umane. D
esideri che suscitano il furore, l'astuzia, il cinismo, l'odio dell'altro, visto
sempre come un ostacolo.
Rifiuto di ogni violenza, per amore della vita. Rifiuto di sterminare qualsia

si creatura, visto che l'animale selvatico o domestico racchiude le stesse pulsa


zioni, lo stesso respiro dell'essere umano.
La lotta permanente tra il dionisiaco e l'apollineo, forze che sembrano distr
uggersi tra loro ma che l'una dall'altra si arricchiscono, Pitagora la mette in
pratica attraverso il fiorire delle coppie di contrari, dando cos nuovo slancio a
lla storia degli uomini. Cercando l'Armonia, in se stessi e nel turbinio dei pia
neti, i compagni al lavoro scoprono se non il perch almeno il come delle cose. Co
mplici e felici di esserlo, eccoli avviati verso quell'ignoto allo stato puro di
cui Eraclito di Efeso dir poco dopo: Senza speranza non si trover l'insperato, che
rimane introvabile e irraggiungibile.
L'introvabile, l'insperato vengono braccati con umili numeri, astrusi ragiona
menti, esperimenti elementari, sorprendenti intuizioni, tracciati geometrici sim
ili alla scia delle comete. Confortandosi a vicenda grazie alla vertigine delle
scoperte, portano avanti l'unica lotta.
Ridevano di se stessi? Ridono di noi? Non c' dubbio.
Appendici
192
PITAGORA
Perle di saggezza dai pitagorici
Prima di tutto colloca gli di immortali, a seconda dell'ordine invalso dagli us
i.
Considera sacro il giuramento, e rispettalo; poi, come legittimo, onora gli er
oi degni di ammirazione e gli spiriti sotterranei.
Venera i tuoi genitori, nonch i parenti, e fra tutti gli altri fai amicizia con
chiunque possieda l'eccellenza della virt.
Sii in perfetto accordo con le parole miti e le opere che portano buoni frutti
.
Per quanto possibile, non ti mettere a odiare il tuo amico per un errore di po
co conto, giacch il possibile e l'obbligo sono contigui.
Impara che le seguenti cose sono tali e quali; il resto lo devi controllare.
Ossia, e in primo luogo, l'appetito e il sonno, la lussuria e la collera. Mai
devi commettere un atto vergognoso, n con altri n da solo. Conserva imperativament
e il rispetto di te stesso.
Poi esercitati alla giustizia, negli atti come nelle parole.
Non abituarti mai ad agire in maniera impulsiva.
Ma sappi che a tutti gli esseri tocca in sorte la morte.
Quanto ai beni mondani, che ti sia indifferente tanto acquisirli quanto perder
li.
195
Jacquemard, Pitagora
Appendici

Per quanto numerose e varie possano essere le vicissitudini del fato che gli
di hanno voluto e che gli uomini devono sopportare, se il destino te ne riserva u
na parte accettala senza irritazione.
E opportuno porvi rimedio, per quanto possibile. E medita a fondo su questo:
mai sono messi a dura prova gli uomini di buona volont a opera della Moira.
Numerosi sono i commenti spregevoli o sensati che si diffondono ovunque. Non
esserne turbato, e non ti permettere nemmeno di prestarvi attenzione. Allo stess
o modo, se qualcuno proferisce una menzogna rimani calmo. Segui quel che sto dic
endo prima di tutto il resto.
Che nessuno, a parole o con atti, ti conduca a fare o a dire quel che non ass
olutamente la cosa migliore.

Prima di agire pensa, in modo da non commettere atti insensati. Certo, propri
o dell'uomo mediocre dire o fare cose aberranti.
Comportati in modo da non affliggerti in seguito. Non fare niente che tu non
abbia a lungo ponderato, ma apprendi tutto quanto necessario e condurrai una vit
a tra le pi confortanti.
Non bisogna mostrare troppa indifferenza riguardo al benessere del corpo, ma
usa moderazione nel bere, nel mangiare e nell'esercizio fisico.
E per moderazione intendo quel che non sar per te fonte di preoccupazione.
Abituati a condurre una vita pura, priva di molle sensualit, e fai in modo di
non suscitare la gelosia altrui.
Non dilapidare il tuo denaro, come coloro che non hanno fatto esperienza della b
ellezza. Ma non mostrarti nemmeno avaro; in ogni occasione, la moderazione la co
sa migliore.
Fai ci che non ti arrecher danno; e rifletti prima di agire.
Dovrai concedere il sonno ai tuoi stanchi occhi non prima di aver esaminato u
na a una le azioni della giornata. In cosa sono stato reprensibile? Cosa ho fatt
o? Quale dovere non ho compiuto? Ricordati tutte le azioni a cominciare dalla pr
ima; e, in seguito ad atti viii, rimproverati; e se ti sei comportato in modo on
orabile, sii contento.
Impegnati in questo proposito, medita su questi aspetti; indispensabile che t
u te ne appassioni. Ti condurranno sulle orme della virt divina.
S, attraverso colui che ha trasmesso alla nostra anima la tetra-de, fonte dell
a natura eterna. Ma profonditi nel tuo operato dopo aver chiesto agli di di poter
portarlo a termine.
Maestro di tali insegnamenti,
conoscerai l'ordinamento degli di immortali e degli uomini mortali,
e come ogni cosa passa attraverso gli altri e vi si sottomette.
Scoprirai, a ragione, che la natura forma un tutto immutabile,
in modo tale che non attenderai pi invano l'insperato e sarai libero dall'igno
ranza.
Saprai che gli uomini tormentati devono sopportare i mali che hanno scelto, p
oich non vogliono vedere n sentire nulla riguardo a quel che opportuno e che li ci
rconda.
Rari gli esseri che sono riusciti a liberarsi.
Ecco la sorte assegnata ai mortali dalla mente offuscata: come rotoli, ruzzol
ano qua e l gravati da incredibili sofferenze.

196
197
Jacquemard, Pitagora
PITAGORA

La discordia, infatti, funesta compagna, li fuorvia insidiosamente in quanto


in essi innata. Non bisogna provocare la sua comparsa, ma allontanarsi da chiunq
ue vi si abbandoni.
O Zeus, padre, libereresti gli uomini da mali infiniti se mostrassi a tutti d
a che genere di demone sono abitati.
Sii fiducioso, giacch i mortali sono di stirpe divina, e per essi la natura sa
cra e manifesta pone ogni cosa in piena luce.
Se prendi parte alle rivelazioni in materia, raggiungerai la padronanza pi des
iderabile tra tutte,
e una volta che la tua anima sar guarita sarai liberato dai mali in questione.

Ci nonostante, astieniti dai cibi gi menzionati nelle purificazioni e, per quel


che riguarda la liberazione dell'anima, medita su ogni cosa prendendo come guid
a la perfetta conoscenza venuta dall'alto.
A quel punto, se abbandonando il tuo involucro di carne ti innalzi nel libero
spazio aereo, otterrai la natura divina, che imperitura.
I filosofi successori di Pitagora
Originario di Crotone, Filolao, che abbiamo gi ricordato come il pi celebre dei
discepoli di Pitagora, insegn in seguito a Tebe. Ebbe come allievi Cebete e Simm
ia, che pi tardi ad Atene divennero discepoli di Socrate sicuramente a lui molto
vicini, dato che li vediamo assistere alla sua morte nel racconto che ci fornisc
e il Fedone di Platone. Fedone di Elide, che era presente, narra l'accaduto su e
spressa richiesta di un pitagorico, Echecrate di Fliunte, insidiatosi nel Pelopo
nneso dove Eurito di Taranto, altro discepolo di Filolao, aveva fondato un circo
lo pitagorico. E evidentemente grazie a Cebete e Simmia che Platone era stato in
iziato agli insegnamenti di Pitagora.
Al momento della diaspora dei discepoli, in seguito alla morte di Socrate, Pl
atone intraprese lunghi viaggi. Si rec in Egitto e in Cirenaica, poi in Magna Gre
cia, con il progetto ben preciso di completare le sue conoscenze. A Taranto sogg
iorn a lungo presso Archita, che governava la citt e di cui divenne amico.
Di ritorno in Magna Grecia, Platone cominci a insegnare e fond presso Atene l'A
ccademia che per secoli mantenne in vita la tradizione pitagorica. Cos il discepo
lo e terzo successore di Platone alla guida dell'Accademia, Senocrate di Calcedo
nia (ca. 394-314 a.C), tent di riunire i contributi di Pitagora e di Platone e pe
r questo motivo venne considerato il fondatore del neopitagorismo1.
1 Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei filosofi illustri.

198
199
Jacquemard, Pitagora
Appendici

Nel 155 a.C. questi fu introdotto a Roma da Cameade di Cirene (ca. 212-ca. 12
8 a.C), scolarca, ossia capo dell'Accademia, venuto come ambasciatore. Prima, co
munque, il pitagorismo stesso era stato instaurato a Roma dal senatore Nigidio F
igulo, amico di Cicerone. Nell'opera di quest'ultimo sono menzionate la vita e l
e dottrine di Pitagora.
Nel II secolo d.C. Numenio di Apamea, in Siria, propose una sintesi molto pi s
istematica delle due dottrine. Nel suo operato fu influenzato anche dal giudaism
o ellenistico di Filone di Alessandria, al punto che non esit a definire Platone
un Mos che parlava greco, frase che accoglieranno gli apologisti cristiani tra cu
i Clemente Alessandrino.
Ad Alessandria, crocevia delle civilt greca e orientale, si incontravano e si
influenzavano a vicenda le diverse scuole filosofiche greche e i primi teologi c
ristiani, Clemente e Origene, ma anche i saggi ebrei ellenizzati. Il pi celebre e
influente era stato Filone (ca. 20 a.C.-54 d.C), geniale esegeta della Bibbia,
soprattutto della Genesi. I suoi metodi si ispiravano alla filosofia greca, in p
articolare alla teoria pitagorica dei numeri.
Sempre nel I secolo d.C. aveva fatto la sua comparsa, non senza scalpore, il
pitagorico Apollonio, nato a Tiana in Cappadocia. Questo filosofo e taumaturgo r
amingo aveva percorso tutto il mondo allora conosciuto, dall'India alle Colonne
d'Ercole, e soggiornato a lungo in Asia Minore, Grecia e Roma, predicando ovunqu
e la riforma dei costumi e il risanamento del culto. Fond la scuola pitagorica di

Efeso. Scrisse una Vita di Pitagora andata perduta, ma cui attinsero Porfirio e
Giamblico. Sono conservati un frammento della sua Iniziazione o I Sacrifici e u
na raccolta di lettere.
Nel III secolo d.C. fu redatta una biografia di Apollonio di Tiano ad opera d
el retore Filostrato Flavio l'Ateniese, su richiesta dell'imperatrice Giulia Dom
na, figlia del gran sacerdote ereditario di Emesi, in Siria, e poi moglie di Set
timio Severo2. Per
2 Filostrato Flavio, Vita di Apollonio di Tiana.
rendere il suo racconto pi allettante, Filostrato insiste sui miracoli che avrebb
e compiuto Apollonio. Porfirio li cita come esempi nel suo Contro i cristiani pe
r dimostrare che il potere di fare miracoli non apparteneva solo ai santi cristi
ani.
E sempre ad Alessandria d'Egitto nacque la scuola detta neoplatonica, fondata
da Plotino. Plotino (ca. 203-269 d.C) era stato discepolo del misterioso Ammoni
o Sacca, considerato il maestro delle discipline filosofiche, che ebbe come alliev
o il cristiano Origene (ca. 185-ca. 254 d.C). Si diceva che Ammonio avesse ricev
uto l'insegnamento del pitagorico Potamone, fondatore di una scuola eclettica, sec
ondo Diogene Laerzio, conosciuta anche da Plotino.
Plotino fond la scuola neoplatonica di Roma, e vi insegn per ventidue anni dava
nti a un appassionato uditorio3. In seguito la scuola avrebbe innovato la filoso
fia pagana nel corso di tre secoli. Commentatori dei Dialoghi di Platone, i neop
latonici furono all'origine di importanti sviluppi nella dottrina, nell'ambito d
ella filosofia e ancor pi della mistica.
Si consideravano gli autentici eredi, attraverso Platone, non solo di Pitagor
a ma perfino di Orfeo, il primo teologo, antenato della stirpe di cui erano discen
denti. Se Plotino menziona Pitagora solo di sfuggita, i suoi successori, Porfiri
o e Giamblico, si rifanno espressamente a lui.
Giamblico fond nel suo paese natale, la Siria, la scuola di Apamea che brill in
tutta l'Asia Minore. Nella sua Vita pitagorica riconosce in quest'ultimo un mes
so di Apollo e l'erede di Orfeo, ma anche un taumaturgo, la qual cosa lo spinge
a riportare in auge e attualizzare l'eredit propriamente greca ricorrendo per sco
pi puramente spirituali alle antiche pratiche mistago-giche dei Caldei e degli E
gizi4.
La dottrina composita di Giamblico ebbe un ammiratore entusiasta in Giuliano,
nipote di Costantino, che fu imperatore
3
Plotino, Enneadi.
4
Giamblico, / misteri d'Egitto.

200
201
Jacquemard, Pitagora
Appendici

dal 361 al 363 d.C.5. Durante il suo regno, che dur solo venti mesi, Giuliano ten
t di reinstaurare il paganesimo agonizzante. Allevato nel cristianesimo, e peralt
ro estremamente pio, se ne allontan dopo aver letto Giamblico e divenne fervente
discepolo di Pitagora e Platone.
Giamblico era morto da vent'anni quando Giuliano cerc i suoi eredi. And a Perga
mo a trovare il suo discepolo, il vecchio Aezio, che lo sped a Efeso dove si trov
ava Massimo, da cui venne iniziato. Poco dopo, Giuliano si fece iniziare ai mist
eri di Eleusi. Ferito nel corso di una spedizione contro i Persiani, mor assistit
o da Massimo di Efeso.

Il vero e proprio prosecutore di Giamblico fu Proclo (ca. 410-482 d.C.). Dopo


aver studiato ad Alessandria, venne ad Atene ed ebbe come maestro Siriano, egli
stesso discepolo di Plutarco di Atene, diadoco, titolo equivalente a scolarca che
designava il capo dell'Accademia platonica.
In Plutarco erano confluite le due correnti, un tempo distinte, del platonism
o. Alla sua morte, Siriano divenne diadoco. Proclo, che gli succedette, fu per q
uasi cinquant'anni a capo della scuola, dandole nuova prosperit e riformandola se
condo il modello delle antiche comunit pitagoriche6. L'eredit pitagorica, infatti,
era ancora rispettata, e Siriano aveva composto un'opera in dieci libri, L'armo
nia di Orfeo, Pitagora e Platone.
L'eredit neopitagorica e neoplatonica venne tramandata alla cristianit medieval
e grazie all'operato di Proclo, sintesi sottile e definitiva degli insegnamenti
dei suoi predecessori, in particolare la versione abbreviata degli Elementi di t
eologia, composta in arabo da Davide, ebreo di Toledo, tradotta in latino da Ger
ardo da Cremona nel XIII secolo e commentata da Alberto il Grande e Tommaso d'Aq
uino.
5
Cfr. J. Bidez, La vie de l'empereur Julien, Ed. Gand, 1913.
6
Proclo, Teologia platonica.
Sant'Agostino (354-430 d.C.) fu un lettore attento di Proclo e di Porfirio, che
considerava un maestro di contemplazione e il pi saggio dei filosofi. Un secolo dop
o, Boezio (480-524 d.C.) tradusse in latino, a uso del mondo cristiano e barbaro
, Platone, Aristotele e l'Isagoge di Porfirio, e comment in due trattati, De inst
itutione arithmetica e De institutione musica, il contributo di Pitagora e di Ar
chita7.
Durante tutto il Medioevo, la teoria pitagorica dei numeri, le sue applicazio
ni nella musica e nell'architettura - il numero d'oro - e il suo corollario, l'A
rmonia cosmica, continuarono a essere inclusi nel programma d'istruzione degli i
ntellettuali. Se Pitagora, Platone e i neoplatonici erano stati un punto di rife
rimento obbligato, le loro opere conobbero una brillante rifioritura nel XV seco
lo a Firenze grazie a Marsilio Ficino (1433-92) attraverso le traduzioni e la su
a opera personale, Teologia platonica dell'immortalit dell'anima (1482), in cui a
bbondano i riferimenti agli orfici e ai pitagorici e nella quale Marsilio Ficino
ricorda che ai misteri di Orfeo fu iniziato Aglaofemo; ad Aglaofemo succedette i
n teologia Pitagora, a Pitagora Platone, che racchiuse, svilupp, illustr nei suoi
scritti tutta la loro scienza8.
Su impulso di Cosimo de' Medici, Ficino fond l'Accademia platonica, in cui sap
ienti ed eruditi - tra cui il celebre Pico della Mirandola - studiarono, discuss
ero e commentarono le opere maggiori della filosofia greca.
Ancora nel XX secolo, nelle Lezioni su Plotino tenute al Collge de France e ne
lle altre Lezioni di filosofia greca, Bergson rinverd la tradizione, dimostrando
che era in grado di fecondare il nuovo pensiero filosofico, concreto e scevro da
lle speculazioni precedenti, di cui prese a cuore la difesa. In Le due fonti del
la morale e della religione (1932), Bergson scriveva: E indubbio, infatti, che l'
entusiasmo dionisiaco si sia protratto nell'orfismo, e
7
Boezio, Scritti teologici.
8
Marsilio Ficino, Teologia platonica.

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203
Jacquemard, Pitagora
PITAGORA

che l'orfismo si sia protratto nel pitagorismo; ebbene, al secondo, forse addiri
ttura al primo che risale l'ispirazione prima del platonismo. Sappiamo di quale
atmosfera di mistero, nel senso orfico del termine, sono impregnati i miti plato
nici, e come la teoria stessa delle Idee pendette, in virt di una simpatia segret
a, verso la teoria pitagorica dei numeri9.
Pi recentemente, Heidegger, anch'egli innovatore della filosofia, continu nella
sua opera a guardare ai fisiologi ionici e ai primi pitagorici come ai veri e p
ropri fondatori del pensiero occidentale.
9 H. Bergson, Les deux sources de la morale et de la religion, Puf, Paris 2
003, pp. 231-2 [trad. it. Le due fonti della morale e della religione, Laterza,
Roma-Bari 1998].
La comunit pitagorica: un modello
Nel corso del tempo la comunit pitagorica, fratellanza religiosa e sapiente co
n un proprio modo di vita (il pythagorikos bios), venne considerata un modello i
deale pi volte imitato.
Quando, nel 487 a.C, nel terreno consacrato dell'antico eroe Academo situato
alla periferia di Atene, fond una sorta di istituto scientifico destinato a forma
re i futuri dirigenti della citt, Platone si ispir a quel che aveva visto in prece
denza a Taranto, nella Magna Grecia, durante il soggiorno presso il suo futuro a
mico Archita.
Al contempo filosofo, matematico e astronomo, Archita (ca. 440-350 a.C.) era
anche, come abbiamo visto, un rinomato stratega e un uomo di stato che per sette
volte i suoi contemporanei posero a capo del governo.
L'Accademia, che fu attiva senza interruzione per pi di quattro secoli e rifio
r in seguito, era diretta da uno scolarca o diado-co, eletto dal collegio dei mae
stri e degli allievi.
Pi curiose le somiglianze, sottolineate da Porfirio nel suo Contro i cristiani,
tra le comunit esseniche e quelle dei pitagorici: vita austera e appartata, cons
acrata alla preghiera, alla meditazione e allo studio; ammissione all'interno de
lla setta al termine di un lungo noviziato; giuramento di mantenere il segreto e
pasti in comune che preannunciano la futura agape dei cristiani; infine, e sopr
attutto, notevole coesione di gruppo e solidariet tra i membri.
Solo coincidenze? Secondo alcuni commentatori, non sembra improbabile un'infl
uenza almeno indiretta.

204
205
Jacquemard, Pitagora
Appendici

Se la comunit essenica venne perseguitata e dispersa dalle autorit del sacerdoz


io ebreo poco prima dell'inizio dell'era cristiana, sulle rive del lago Mareotid
e, non lontano da Alessandria, si insedia una confraternita ebraica denominata d
ei Terapeuti e composta da uomini e donne. La loro vita, consacrata all'ascesi,
alla contemplazione e allo studio, ci nota grazie a Filone di Alessandria (ca. 1
3 a.C.-54 d.C.) e allo storico ebreo Flavio Giuseppe (ca. 37-97 d.C).
Queste confraternite esemplari esercitano un'indubbia influenza sulla regola
dei primi monasteri fondati in Egitto dai Padri del deserto, che segnano l'inizi
o del monachesimo cristiano.
Nella stessa Alessandria, il Museo (Mouseion), posto sotto l'invocazione alle M
use e fondato dal primo dei re greci d'Egitto, Tolomeo I Soter (ca. 367-283 a.C)
, luogotenente di Alessandro il Grande, con ogni probabilit riuniva diversi saggi

provenienti da tutto il mondo greco. Il Museo era organizzato alla maniera dei
tiasi o confraternite religiose, e di certo presenta alcune somiglianze con le c
omunit pitagoriche: pasti in comune, scambi intellettuali, comunione dei beni. Il
Museo era diretto da un sacerdote.
Uno spirito fraterno regnava anche nel didaskaleion, scuola dei catecumeni cr
istiani ma anche luogo di scambi privilegiati tra filosofi pagani e teologi cris
tiani. Fondato verso il 180 a.C. ad Alessandria da Panteno, il didaskaleion venn
e descritto da Clemente Alessandrino (ca. 150-ca. 215 d.C.) e poi da Origene (ca
. 185-ca.254a.C).
In precedenza, Origene aveva vissuto all'interno del ristretto gruppo riunito
si attorno ad Ammonio Sacca, maestro di Plotino.
I principali discepoli di Ammonio si scambiarono la promessa di tenere segret
i gli insegnamenti del loro maestro. All'epoca la filosofia era considerata un'in
iziazione a una vita spirituale superiore, riservata a un esiguo gruppo di disce
poli1. Era con1 Plotino, Enneadi.
suetudine che gli allievi condividessero la vita del maestro, che era anche il d
irettore della loro coscienza.
Cos successe quando in seguito Plotino venne a insegnare a Roma, a partire dal
244 d.C. fino alla sua morte nel 270. Negli ultimi anni di vita, Plotino proget
t perfino di fondare - sul modello delle antiche confraternite pitagoriche, nonch
dei conventi degli Esseni e dei Terapeuti che aveva conosciuto grazie ai discepo
li di Filone - una citt di filosofi che contava di chiamare Platonopolis. Il prog
etto, per, cui erano favorevoli lo stesso imperatore Galeno e l'imperatrice Salon
ina, fall in quanto i consiglieri dell'imperatore avevano sostenuto l'idea che Pl
otino non avesse le doti per fondare una citt.
1
successori di Plotino, i neoplatonici, che erano anche neopitagorici, se
guirono il suo esempio fino alla fine della scuola, nel
VI secolo d.C.
Grazie alla Vita di Proclo, scritta dal suo discepolo Marino, conosciamo piut
tosto bene la struttura della comunit che per quasi cinquantanni Proclo (412-485
d.C.) diresse ad Atene.
Oltre ai discepoli pi vicini, che vivevano presso il Maestro e condividevano i
suoi lavori, si era formato un circolo esterno di uditori, nel novero dei quali f
iguravano alti magistrati imperiali, come il patrizio Antemio che fu console e d
ivenne perfino imperatore d'Occidente dal 467 al 472 d.C, oppure il suo collega
e amico Flavio Messio Febo Severo, console e prefetto della Citt (Roma), o ancora
Flavio Illustre Pusaio, console e prefetto del pretorio d'Oriente2.
L'ideale di vita fraterna e comunitaria, dedicata allo studio e alla meditazi
one, di cui le confraternite pitagoriche avevano dato l'esempio in Occidente, co
ntinu ad affascinare gli esseri che aspiravano alla perfezione. Ma al di fuori de
lle congregazioni religiose, la maggior parte degli organismi basati generalment
e su un'ideologia sociale o politica ebbero solo vita breve. Cos fu per
2
Marino, Vita di Proclo.

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207
Jacquemard, Pitagora
PITAGORA

le comunit sansimoniane che, dopo il 1830, si dispersero fino in Sudamerica, o pe


r gli icarici del socialista Cabet, emigrati negli Stati Uniti nel 1848.

Nel campo dell'utopia, queste piccole societ di studiosi ricoprirono naturalme


nte un ruolo ben pi considerevole, a cominciare da Utopia (1516) del cancelliere
d'Inghilterra Thomas More, che introdusse il termine nella lingua, e da La citt d
el sole (1623) del domenicano italiano Campanella, fino ai vagheggiamenti dei ro
mantici tedeschi: Hlderlin neWIperione (1797-1799), romanzo impregnato di nostalg
ia per l'ideale ellenico, o Novalis che, in Discepoli di Sais (1797-98), evoca l
a nobile figura di un maestro trasfigurato dall'idealismo magico.
Il poema filosofico di Novalis ispir nel XX secolo Hermann Hesse, che in // gi
oco delle perle di vetro (1943) fa riferimento alla mente dei pitagorici che ten
tarono di racchiudere l'universo in cerchi concentrici e di unire la bellezza viv
ente dell'arte alla magia delle formule delle scienze esatte.
Pi vicino a noi, non forse un ideale in qualche modo simile, anche se infinita
mente pi modesto, quello attuato da Lanza del Vasto nel fondare l'Arca?
Fonti di Giamblico
Prima di Aristotele, nella letteratura greca ci sono pochi riferimenti a Pita
gora. Possiamo citare solo Senofane di Colofone, Eraclito di Efeso ed Empedocle
di Agrigento. Peraltro, Erodoto di Alicarnasso narra di un certo Salmosside che
sarebbe stato lo schiavo di Pitagora a Samo. Tutto questo nel VI e V secolo a.C.
Nel IV a.C. Platone nella sua Repubblica menziona Pitagora (1. X 600 a-b) e i p
itagorici (1. Viii, 530 d-531). Inoltre, associando l'armonia all'astronomia, Pl
atone evoca l'armonia delle sfere, un tema sviluppato dai pitagorici.
A Eraclide Pontico stato attribuito un Abaris in cui sono racchiuse le succes
sive incarnazioni di Pitagora. L'opera avrebbe avuto un ruolo fondamentale nell'
elaborazione della leggenda di Pitagora. Aristotele, dal canto suo, menziona spe
sso i pitagorici, illustrando i rapporti esistenti tra le loro dottrine e quelle
dell'Accademia, e ne elenca anche i vari simboli e massime.
Aristosseno rimane il commentatore pi importante. Le sue tre opere si intitola
no: Su Pitagora, Sul modo di vita pitagorico e Massime pitagoriche. Suo condisce
polo al Liceo fu Dicearco di Messina, secondo il quale Pitagora e i suoi discepo
li sarebbero stati cacciati da una citt all'altra, e Pitagora non sarebbe morto a
Metaponto.
Quanto a Timeo di Tauromenio, evidente che diversi passaggi della sua opera r
icordano quanto sostenuto da Giamblico. Nel III secolo a.C. Neante di Cizico scr
isse una biografia di Pitagora. A quest'ultimo guardano soprattutto Porfirio e G
iamblico. Satiro di Callati, sempre nel III secolo a.C, fornisce della

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Jacquemard, Pitagora
PITAGORA

morte di Pitagora una versione particolare: il Maestro si sarebbe lasciato morir


e di fame. Eratostene di Cirene apporta nuovi elementi contraddittori e chiama i
n causa un tale Pitagora vincitore ai giochi Olimpici. Nel II secolo, Diogene La
erzio parla di Alessandro di Mileto, mentre dal canto suo Giamblico menziona un
certo Androeide.
Arriviamo cos a Plutarco di Cheronea (ca. 45 o 50-125 d.C.), che esalta le vir
t delle dottrine pitagoriche. Porfirio, al pari di Giamblico, menziona abbondante
mente un tale Nicomaco di Gerasia, neopitagorico di estrema importanza che visse
tra il 50 e il 150 d.C. In questa profusione di documenti spicca Diogene Laerzi
o (III secolo d.C). Ma alcuni mettono in dubbio che Giamblico abbia potuto conos
cere la Vita di Pitagora redatta da Diogene e gli scritti di Porfirio.

La Vita di Pitagora faceva parte della Storia della filosofia scritta da Porf
irio, che tra le sue fonti cita non meno di trentuno autori. A ogni modo, Giambli
co sfoggia un disprezzo regale nei confronti della sua/sue fonti, che non tralas
cia di manipolare a suo vantaggio, moltiplicando contraddizioni che conducono a
una situazione inestricabile in particolare per quanto riguarda la cronologia1.
1 L. Brisson - A. P. Segonds, in Giamblico, Vie de Pythagore, Les Belles Le
ttres, Paris 1966, p. LXX.
Alcune date sui principali commentatori citati
ALCMEONE DI CROTONE: VI secolo a.C. La sua adolescenza coincide con gli ultim
i anni di vita di Pitagora, secondo Aristotele.
ISOCRATE: 436-338 a.C Oratore attico che combatte i sofisti.
PLATONE: 428-348 a.C. Fondatore dell' Accademia.
ARISTOTELE: 384-322 a.C. Fondatore del Liceo.
STRABONE: ca. 58 a.C.-ca. 21-25 d.C. Geografo greco nato ad Amasia, in Cappad
ocia.
DIODORO SICULO: I secolo a.C Storico greco.
FILODEMO D GADARA: ca. 110-ca. 28 a.C Filosofo epicureo.
FLAVIO GIUSEPPE: ca. 37 a.C-100 d.C Storico nato a Gerusalemme e morto a Roma
.
PLUTARCO DI CHERONEA: ca. 50-ca. 125 d.C Filosofo e storico greco.
AEZIO: ca. 100 d.C Dossografo greco nato ad Antiochia.
GALENO: ca. 131-ca. 201 d.C. Medico greco di Pergamo.
AULO GELLIO: II secolo d.C Grammatico latino.
PORFIRIO: 234-ca. 305 d.C Neoplatonico, allievo di Origene a Cesarea, discepo
lo di Plotino a Roma.
GIAMBLICO: 240-325 d.C. Neoplatonico, discepolo di Porfirio, nato a Calcide,
in Siria.
CLEMENTE ALESSANDRINO: ca. 150-ca. 215 d.C. Dottore della Chiesa, maestro di
Origene.
DIOGENE LAERZIO: III secolo d.C. Filosofo epicureo nato in Cilicia.
PROCLO: 412-485 d.C. Figura significativa del neoplatonismo.

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PITAGORA
Opere dei pitagorici
La prima generazione: VI secolo a. C.
BRONTINO O BROTINO: originario di Cizico o di Metaponto, viene citato sia com
e padre sia come marito di Teano, la moglie di Pitagora. E autore di un Trattato
della ragione e dell'opinione, di cui Giamblico e Stobeo hanno trasmesso alcuni
frammenti. Clemente Alessandrino gli attribuisce il Peplo e Gli elementi della
natura.
CERCOPE: presunto autore di un Poema orfico. Viene citato da Clemente Alessan
drino come autore di una Discesa agli Inferi e di un Trattato sacro.
PETRONE DI IMERA: compare in un commento di Plutarco (Perch la profetessa Pizi
a non d pi i suoi oracoli in versi), in cui afferma che esistono centottantatr mondi
, disposti secondo un triangolo equilatero di sessanta mondi per lato.
IPPASO DI METAPONTO: Diogene Laerzio sostiene che fosse originario di Metapon
to, mentre secondo Giamblico nacque a Sibari. Avrebbe fatto parte degli acusmati
ci, quindi degli intimi di Pitagora. Fisico di fama, divenne celebre per aver vi
olato il segreto sull'inscrizione dei dodici pentagoni nella sfera, in seguito a
cui affog in circostanze che possono apparire sospette. Delle sue opere rimane s
olo un Discorso mistico.
CALLIFONTE e suo figlio DEMOCEDE: Democede, originario di Crotone, esercit la
medicina a Egina e cur il tiranno Policrate di Samo e il re Dario in Persia. Seco

ndo Suida, fu autore di un trattatello di medicina. Alle ricchezze del Gran Re p


refer la saggezza di Pitagora.
ALCMEONE DI CROTONE: medico e filosofo fra i pi celebri dell'Antichit, avrebbe
redatto un Trattato sulla natura. Teofrasto sottolinea che fu il primo a precisar
e la differenza tra gli animali e gli uomi213
Jacquemard, Pitagora
Appendici

ni; studi tutti i sensi e sostenne che la sede dell'anima immortale, in virt della
sua origine divina, fosse il cervello.
MILONE Di CROTONE: celebre atleta, fu molto probabilmente marito di Mia, figl
ia di Pitagora, e presunto autore di un Trattato sulla natura.
EPICARMO: originario di Siracusa, o di Samo, o di Cos, o di Mega-ra, noto in
particolare come autore di fiabe e commedie, fu fisico, medico e moralista. Scri
sse le Massime.
TEANO: secondo ogni verosimiglianza, fu moglie di Pitagora. Sono state raccol
te nove delle sue opere, fra le quali cinque da Stobeo. Il suo Trattato sulla pi
et incentrato sul tema del Numero nel quale, secondo ogni pitagorico, risiede l'o
rdine essenziale. Sono giunte a noi anche sette lettere.
PERICTIONE: pitagorica, avrebbe composto un Trattato sulla saggezza e un Trat
tato sull'armonia della donna, citato da Stobeo.
La seconda generazione
Tenta di riunire, dopo la morte del Maestro nel 493 a.C. circa, gli elementi
essenziali della sua opera riguardo alla mistica, alla filosofia e alle scienze.
FILOLAO DI CROTONE: tuttora il pi celebre discepolo di Pitagora e uno degli au
tori pitagorici pi completi, tratt dei principi, degli di, del cosmo, delle meteore
, della psicologia, della fisiologia e perfino di una possibile rotazione della
terra intorno al sole, ipotesi quanto mai audace a quell'epoca. Le sue opere si
intitolano Sulla natura, Sul mondo, Sull'anima e forse sarebbero state raccolte
in un unico testo, Le Baccanti.
ARCHITA DI TARANTO (ca. 440-ca. 350 a.C): filosofo ed eminente matematico, co
mpose numerose opere, di cui rimangono solo alcuni frammenti citati in particola
re da Stobeo, Porfirio e Giamblico: Trattato sui principi, Trattato sul tutto, T
rattato sulle scienze, Trattato sull'armonia, Trattato sui contrari, Logica, Tra
ttato sulla saggezza, Trattato di pedagogia, Trattato sull'uomo buono e felice,
Trattato sulla legge e sulla giustizia, Trattato sulle nozioni universali.
OCCELO LUCANO: Diogene Laerzio gli attribuisce quattro trattati: Sulla legge, Su
lla regalit, Sulla santit, Sulla generazione del tutto.
CEBETE TEBANO: discepolo di Filolao e di Socrate, dovette la sua celebrit al F
edone di Platone, in cui compare. Fu autore di tre dialoghi menzionati da Diogen
e Laerzio: La settimana, Frinico, La tavola.
SIMMIA DI TEBE: anch'egli discepolo di Filolao e Socrate, fu celebre per le s
tesse ragioni. Secondo Diogene Laerzio, avrebbe composto ventitr dialoghi intitol
ati La saggezza, Il calcolo, La musica, I versi epici, Il coraggio, La filosofia
, La verit, Le lettere, L'insegnamento, L'arte, Il governo, Le buone maniere, Cos
a ricercare e cosa evitare, L'amicizia, La scienza, L'anima, L'arte di vivere, I
l possibile, Il denaro, La vita, Ci che bello, Lo zelo, L'amore.
La terza generazione
Attiva nel IV secolo a.C. Fra gli autori ricordiamo:
EUDOSSO DI CNIDO (ca. 408-ea. 353 a.C): uno dei maggiori matematici dell'Anti
chit, fu anche filosofo, medico, astronomo, fisico e legislatore. A questo propos
ito, non possiamo fare a meno di stupirci di fronte alle straordinarie sintesi r
ese possibili da conoscenze cos diverse e numerose. L'epoca in cui viviamo, invec
e, si compiace nello sfornare specialisti dalle competenze limitate. Eudosso di

Cnido conosciuto per le sue molteplici opere, tra cui un Trattato sugli di, sul m
ondo e sui fenomeni atmosferici, una Geometria, un Corso di astronomia, oltre a
La rivoluzione della terra, I fenomeni, Lo specchio, L'organismo.
Come non deplorare, in questa sede, la necessit di compiere una scelta, cos com
e siamo stati costretti a fare per le epoche precedenti? Troppo lungo sarebbe l'
elenco di tutti gli studiosi che operarono secondo un'etica che si imponeva - e
si impone forse anche a noi -come la pi alta e la pi esigente.
il momento di passare in rassegna quanti, al di l dei loro scritti che testimo
niano una stessa influenza, si sono incaricati di tramandare

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Jacquemard, Pitagora
Appendici

la storia del Maestro e della Comunit alle prese con dilemmi e ricerche quanto ma
i ardite. Si tratta degli storici principali di una tale avventura. Citiamo dunq
ue, anzitutto:
ARISTOTELE (384-322 a.C): tent di chiarire le parti essenziali delle dottrine
pitagoriche. I titoli delle sue opere, perdute ma citate tra gli altri da Plutar
co, Diogene Laerzio, Porfirio, Simplicio e Stobeo, sono: Sui pitagorici, Contro
le dottrine di Alcmeone, Sulla filosofia di Archita, Le dottrine desunte dall'op
era di Timeo e di Archita. Dei pitagorici tratt in Fisica, Meterologia, Trattato
sul cielo e soprattutto nella Metafisica.
ARISTOSSENO DI TARANTO (IV secolo a.C): personaggio di alta levatura, scrisse
tanto degli eventi quanto della dottrina. La sua opera comprende Vita di Pitago
ra, Sulla vita pitagorica, Mas pitagoriche. I suoi testi risultano essere all'or
igine delle due Vita di Pitagora di Porfirio e Giamblico. Dettaglio di grande im
portanza: Aristosseno era musicista, figlio di un musicista, e ferrato nella sci
enza musicale. Non certo, tuttavia, che ader davvero al movimento pitagorico, che
os criticare apertamente.
TIMEO DI TAUROMENIO (IV secolo a.C): con le sue Storie forn a Porfirio e Giamb
lico preziosissimi elementi.
ERACLIDE PONTICO (388-312 a.C): fu discepolo di Platone e dei pitagorici e sc
risse un'opera intitolata Sui pitagorici e le loro scoperte. Diogene Laerzio gli
attribuisce libri di morale, fisica e storia letteraria.
POLIBIO (205-125 a.C): nel libro II delle sue Storie, in cui si rifaceva ad A
ristosseno, raccont come vivevano Pitagora e la sua Scuola.
DlODORO SICULO (I secolo a.C): con le sue informazioni sorprendentemente abbo
ndanti, si rifece anch'egli ad Aristosseno per parlare di Pitagora nella sua mon
umentale opera intitolata Biblioteca storica, sorta di storia universale in cui
viene evocata la vicenda di Sibari distrutta da Crotone.
STRABONE (ca.63-20 a.C): tuttora una delle pi preziose fonti di informazioni.
Nella sua copiosa Geografia parla di Pitagora e Archita.
PLUTARCO DI CHERONEA (ca. 50-120 d.C): celeberrimo autore delle Vite parallel
e, evoca Pitagora in Discorsi a tavola, Moralia e in Iside e Osiride, in cui men
ziona i viaggi di Pitagora in Egitto.
AEZIO (ca. 100 d.C): dossografo e autore di Opinioni dei filosofi, perdute, svil
upp alcune delle dottrine scientifiche attribuite ai pitagorici.
CLEMENTE ALESSANDRINO (ca. 150-215 d.C): presenta alcuni frammenti rari dell'
antico pitagorismo in Stromata e fu maestro di Origene.
DIOGENE LAERZIO (III secolo d.C): fatto eccezionale, di questo compilatore po

ssediamo l'opera completa, Vite e dottrine dei filosofi illustri. A Pitagora e a


i suoi discepoli dedicato l'VIII libro dell'opera, che ne comprende dieci. Non p
ossiamo fare a meno di ammirare la vastit delle informazioni e l'abbondanza delle
fonti, sebbene l'insieme non sia esente da errori e contraddizioni.
PORFIRIO DI TIRO (233-303 d.C): al contempo teorico e storico del pitagorismo
, fu discepolo di Plotino. Sebbene tardiva, la sua apologia si presenta come una
delle fonti pi sicure e importanti della storia della comunit pitagorica agli alb
ori. La sua Vita di Pitagora costituiva il libro primo di una Storia della filos
ofia di cui non ci pervenuto altro.
GIAMBLICO DI CALCIDE (240-325 d.C): filosofo della scuola neoplatonica, disce
polo di Porfirio, fu autore di numerose opere conservate e in particolare di una
Vita pitagorica destinata a mettere in risalto il sistema unico di vita e di pe
nsiero in vigore nella scuola. Abbondano i dettagli, i materiali, le storie favo
lose e gli aneddoti, nonch le ripetizioni. Non mancano, inoltre, gli anacronismi,
giacch riporta che Talete fu maestro di Pitagora. Ci nonostante, Giamblico, compi
latore appassionato, rimane con Diogene Laerzio (non molto pi affidabile) un aiut
o senza pari.
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