Sei sulla pagina 1di 7

COSTRUTTIVISMO, POST-RAZIONALISMO E PSICOTERAPIA COGNITIVA

di Patrizio Anedda
e-mail: anepatry@tin.it

L'assunto principale dell'approccio post-razionalistico in terapia cognitiva, che


ogni essere umano sviluppa una "narrativa emozionale" personale e quindi
costruisce, con le modalit che vedremo, il proprio copione personale.
Il passo fondamentale nasce dalla ricerca del come il copione personale viene
scritto. L'obiettivo quello di interferire sulla rappresentazione del s; non quindi
l'ottenere la consapevolezza fine a se stessa, ma una consapevolezza
esperienziale attraverso cui, intervenendo sui livelli della semantica personale,
possibile aiutare la persona ritrovare il senso autentico della consapevolezza
personale in terapia.
Il nostro compito quello di ricostruire attraverso il racconto della propria storia,
che ci viene presentato dal paziente, le tappe significative sulle quali si
strutturata la sua organizzazione cognitiva personale. Quindi individuare sia i
metodi di rappresentazione - siano essi immaginativi o verbali - sia come si siano
formati gli stessi nel corso delle interazioni significative avute con altri individui.
Nel nostro raccogliere informazioni veniamo colpiti dal modo particolare di
raccontare e di raccontarsi dal paziente, che risponde a schemi stereotipati, ed
centrato sempre su argomenti e significati selezionati.
Lo stile narrativo appare una modalit definita dall'esterno, limitata a certi
contenuti che vengono esposti con un dialogo ripetitivo tramite una interattivit
anch'essa ripetitiva. Possiamo descrivere lo stile narrativo come modo di parlare di
s all'altro e, contemporaneamente, a se stesso. Questo stile pu rappresentare
l'elemento di partenza dal quale possiamo iniziare la comprensione del problema,
capire quindi quali siano state le tappe fondamentali significative, attraverso cui si
sviluppata la storia personale, e il perch se ne sia interrotta l'evolutivit.
Dobbiamo quindi farlo ritornare su certe tematiche, su certi atteggiamenti verso se
stesso e verso gli altri, e su modalit di rappresentazione personali e del mondo,
analoghe quelle che hanno preceduto la crisi quindi far riprendere un corso
naturale alla sua narrativa emozionale.
necessario porci le seguenti domande: quali collegamenti ci sono tra la
situazione attuale e la storia personale, che valore dare alla narrativa linguistica,
che collegamenti esistono tra lo stato d'animo ed i significati attribuiti nel corso del
racconto di s, quali sono e da che cosa originano le sue difficolt di interazione
con gli altri. Da un punto di vista epistemologico doveroso quindi capire che
collegamenti esistono tra la sua attuale organizzazione del s e i suoi modelli di
attaccamento
sviluppati
durante
l'infanzia.
Osservando
lo
sviluppo

dell'organizzazione del s dal punto di vista linguistico, notiamo che esso


correlato: alle interazioni emotive prolungate, quali quelle avute con la madre,
all'aumento progressivo nel corso dello sviluppo di interazioni affettive e allo
stabilirsi dell'intimit con le figure di riferimento.
questa una interazione diadica all'interno della quale si forma la predisposizione
ad una particolare memoria narrativa, derivante dall'inserimento di "novit" e da
una modulazione del linguaggio che generano significati attraverso l'attivazione
emotiva. I concetti non si formano, come nelle discipline scientifiche, attraverso
ragionamenti logico-dimostrativi, n per imitazione, ma per processi attivantesi
all'interno dell'interazione diadica madre-bambino. In definitiva, lo sviluppo del
pensiero narrativo consentito dalla capacit di "tridimensionare l'emozione", in
altre parole collocarla in un contesto di significative spiegazioni. Quello che
importante sottolineare la connessione tra linguaggio, emozioni e aumento di
intimit. L'intimit un aspetto determinante, perch l'insorgenza del linguaggio
consentita esclusivamente dalla interazione reciproca con una figura guida,
questa interazione consente ad una mente di sviluppare collegamenti tra
sensazioni significati e quindi permette il costituirsi della "narrativa emozionale". Il
termine "Bowlbiano" per il concetto su esposto quello di "attaccamento", un
sistema comportamentale di attaccamento che interagisce con un altro sistema
comportamentale di "protezione". Questa interazione viene definita "reciprocit",
quindi ha effetto su tutte e due le figure che la stabiliscono. Attualmente viene
definito "Inter soggettivit" sottolineando ancor di pi la presenza di due soggetti
autonomi, tra loro interagenti che sviluppano, essendo ognuno autoreferenziale,
due narrative emozionali.
Un filo di studio interessante su questa tematica aperta ( J.Bruner, C. Trevarthen,
J.Newson. ecc. ) dimostra che, se questo importante incontro non avviene in un
determinato modo, si hanno ritardi nello dello sviluppo sia emotivo che cognitivo
del bambino. L'assenza dell'incontro con una figura che sia a lui simile determina
nel bambino la perdita del linguaggio, e se il recupero avviene dopo i tre anni non
pu recuperare la capacit di comunicare n di parlare; un esempio si ha nei casi
di bambini allevati da animali, che come se avessero acquisito una modalit di
riconoscersi molto simile a quella dell'animale che li ha allevati. Tutto ci dimostra
l'importanza dell'attaccamento per lo sviluppo di una specifica identit personale.
Per esempio, i figli di madri depresse presentano un notevole ritardo dello sviluppo,
sia delle capacit cognitive e del linguaggio. Anche nei bambini con deficit alla
nascita ( malattie del metabolismo su base genetica), il linguaggio ha uno
sviluppo limitato non per la patologia in s, ma per la carenza di scambi emotivi
che quel bambino ha con la figura guida. Per uno sviluppo naturale e per un
normale sviluppo della "narrativa emozionale" dunque necessario l'incontro con
una figura guida con la quale stabilire un'attivazione di reciprocit emotiva. Inoltre
bisogna considerare che la narrativa ha un suo correlato biologico gi dello
sviluppo del S.N.C., con la strutturazione della sostanza reticolare e dei nuclei
bilaterali che fungono da filtro di regolazione e con la simmetria degli emisferi
cerebrali che consente una graduale integrazione di dati analogici ed analitici. Il
cervello nel corso della crescita aumenta il suo volume di cinque volte rispetto a
quello iniziale. Si ha uno sviluppo sinaptico, si ampliano i collegamenti e le

intersezioni tra i vari sistemi attraverso una serie di fasi di ridondanza. Tutto ci
geneticamente determinato, per il modo in cui si stabiliscono i collegamenti
diverso anche in soggetti con bagaglio genetico identico come gemelli.
Consideriamo che anche l'apprendimento delle abilit sociali e della formazione
dei concetti avviene per trasmissione culturale da una generazione all'altra,
allorch le motivazioni (sistemi comportamentali specie specifici) di un bambino si
coordinano con i sentimenti di un adulto. Lo sviluppo del pensiero narrativo
quindi uno scambio interattivo di azioni e soprattutto di emozioni condivise gi
culturalizzate in un adulto. Fin dai primi mesi l'infante interagisce con l'adulto e
facendo ci impara la "grammatica delle emozioni". Osservando la sintassi
emotiva dei giochi di un adulto con un infante, si rileva come ebbe inizio
un'organizzazione narrativa molto prima dello sviluppo del linguaggio verbale. Si
ha l'esistenza di un proto linguaggio per cui fin dalle prime ore di vita il neonato
cerca la comunicazione sia con lo sguardo che con il sorriso. Da esperimenti di
Trevarthen nei quali ha firmato l'interazione tra madre e neonato si osserva come il
bambino incomincia ad imitare la madre in maniera impressionante, per esempio
nella protrusione della lingua e nei primi vocalizzi e come attraverso questa
comunicazione primitiva si stabilisca una reciprocit e una sintonia. A sei mesi vi
gi nell'interazione emotiva una ricerca selettiva per gli atteggiamenti pi familiari,
a nove mesi si arriva alla "comprensione condivisa degli obiettivi". Il bambino ha
dei momenti di incertezza dove cerca rapidamente informazioni attraverso le
espressioni emotive di un adulto guida dalle quali ricava significati e spiegazioni
sulle sue emozioni. Basti pensare all'esperienza di panico, che prova il bambino
con organizzazione fobica, ad allontanarsi dalla figura materna nel ricordo
dell'espressione spaventata che osserva nel volto della madre allorch incomincia
ad esplorare, e come questo si possa poi ritrovare in un pensiero narrativo nel
quale il mondo inesplorabile in quanto pericoloso, che generer una sensazione
di angoscia presente del disturbo di attacchi di panico dell'adulto. Siamo di fronte
ad una comunicazione emotiva attiva nella quale un bimbo si riconosce
attraverso la modulazione dei suoi stati interni e ci gli permette di costruirsi il suo
senso di unicit personale. E' il trovare questa sintonia che sviluppa nel bambino
una reciprocit, che essa stessa base su cui strutturare progressivamente le
capacit cognitive. E' quest'attivazione che provoca nel bambino la ricerca di un'
Inter soggettivit che consente lo sviluppo progressivo del S.N.C. e, allo stesso
tempo, attiva nell' adulto una interazione continua e costante che determina una
modalit differenziata sia nello sviluppo della sensorialit personale, che nel modo
di attribuire significati e in seguito di comunicarli a se stesso e agli altri. All'inizio del
nostro viaggio nella vita - e quindi nella conoscenza - siamo in una condizione in
cui gli aspetti cognitivi, o i sistemi di rappresentazione, non essendoci linguaggio,
non sono verbali; l'emisfero che funziona prevalentemente il destro: ci
confermato da esperimenti in cui si riscontrato che in questo emisfero fino ai due
anni i potenziali evocati sono pi attivi. L'emisfero destro quello che presiede alle
attivit analogiche ed astratte, mentre quello sinistro presiede all'attivit verbale e
comincia ad entrare in attivit dopo i due anni, quando si sviluppa linguaggio che
poi si completer verso i tre anni. Solo a tre anni, infatti, riscontriamo la capacit di
comporre frasi e quindi di comunicare un senso compiuto. Possiamo quindi
dedurre che intorno ai due anni, anche in assenza del linguaggio, sia presente
comunque una narrativa emozionale in formazione, composta da sensazioni

interne che sono alla ricerca di un significato che viene Internalizzato grazie
all'interazione diadica. A questa et il bambino, nei momenti di separazione
dall'adulto significativo, mostra smarrimento, confusione e incertezza. In risposta
ci l'adulto pu assumere diversi comportamenti, come ad esempio
atteggiamenti tranquillizzanti, oppure esplicativi "dove va" e "quando torna",
oppure di rimprovero, "ma che fai, piangi?". E', appunto, attraverso queste
modalit interattive che il bambino comincer ad attribuire significati sia alle sue
emozioni sia al risultato del suo esprimere, perci si costituisce la base per la sua
narrativa personalizzata. Perci che riguarda il contenuto narrativo, possiamo
osservare come la stessa situazione pu essere vissuta con sensazioni diverse; gi a
otto anni un bambino in grado di descrivere un'emozione riferendola a vissuti
interni pi che a eventi esterni. Questa una anticipazione di quello che sar il
pensiero astratto preadolescenziale; a otto anni si trova quindi, nella narrativa
personale, una internalizzazione sorprendentemente sviluppata. Il modo di definire
un sentimento collegato ad un discorso immaginativo composto dalla raccolta
di dati accaduti e di previsioni per il futuro, e si differenzia quindi da soggetto a
soggetto in un modo diverso di sentire la stessa emozione. Nell'adolescenza
compare quello che conosciamo come pensiero astratto, la meta cognizione ,
cio la capacit di leggere il proprio pensiero. In questo periodo si acquisisce la
capacit di considerare il punto di vista dell'altro e di costruire diverse modalit
con cui rappresentare uno stesso evento, assumendo cos la relativit, il
decentrarsi da una posizione egocentrica, per imparare quindi che, a seconda
del punto di vista da cui si osserva, uno stesso fenomeno assume significati diversi.
Mentre prima c'era qualcosa o qualcuno da seguire, ora c' bisogno di affermare
il proprio punto di vista, che magari lo stesso di quello precedente ma che si
ridefinisce grazie al confronto con gli altri, e questa una fase di disorganizzazione
e riorganizzazione cognitiva, e non a caso la fase in cui molti soggetti entrano in
crisi psicotiche dissociative con grave prognosi. Questa situazione di solitudine
epistemologica in fondo una reazione biologica quasi fisiologica che
rappresenta un periodo di grande cambiamento. In questo periodo si ha una
elasticizzazione della narrativa, in quanto il soggetto assume una posizione
personale nella visione del mondo e nell'attribuzione di significato. Infatti dopo il
confronto mantiene una sua identit autonoma. Questo gli consente di uscire dal
gruppo di appartenenza originaria e di socializzare stabilendo nuovi contatti con il
mondo esterno. Il processo di elasticizzazione permette di staccarsi dallo schema
di pensiero genitoriale, ricrearsi nuovi legami, quindi di definirsi attraverso la
reciprocit con altre figure ampliando la propria narrativa, mantenendo nel
contempo un senso univoco del s. In soggetti adulti in fase il scompenso acuto, la
narrativa risulta alterata e soprattutto senza nessuna elasticit, il significato dei
segnali emotivi stereotipato, essi non vengono integrati in modo da consentire il
confronto con altre menti, e assumono la caratteristica di una sintomatologia
riferibile ad una sindrome psicopatologica. Le richieste di reiterato cambiamento
personale e di intenso adeguamento, derivanti da situazioni stressanti o
interazione con persone possono determinare gravi perturbazioni (lutto,
separazione, perdita) e dare origine a disagio prolungato e a psicopatologia. Ci
avviene soprattutto dal non esser riusciti durante la propria adolescenza a
elasticizzare la propria narrativa, superando l'opposizione dell' ego centrismo. In
psicoterapia il paziente, attraverso proprio racconto, ci descrive una certa

problematica che chiameremo il "problema presentato". fondamentale per il


terapeuta utilizzare un modello che spieghi come si struttura la narrativa
personale, e come possa assumere quelle forme di autoinganno, che si ritrovano
nei periodi di scompenso emotivo. Secondo il modello che abbiamo desunto
delle ricerche attuali, lo scopo di un terapeuta sar quello di riscoprire insieme al
paziente le modalit per cui si in qualche modo bloccato e di coinvolgerlo nel
ritrovare il senso della sua narrativa personale. Si visto che i concetti non si
formano per semplice apprendimento, ma attraverso l'interazione con figure
guida. La narrativa non ha solo una modalit differenziata secondo il tipo di
impatto emotivo che si ha nelle situazioni affettive di reciprocit, ma anche
caratteristiche differenziate in base al contenuto semantico. Per esempio, in
alcune madri con attaccamento evitante c' una consuetudine educativa a
bloccare l'emozione del bambino "non fare cos, sei cattivo", "fai del male alla
mamma"; oppure in pazienti con episodi di suicidio dei genitori o altri eventi
traumatici ai quali non veniva data spiegazione: " stato brutto sogno", "non mai
successo". Se una emozione costantemente bloccata, risulta poi difficile
collegarla ad un significato, ad una narrativa e quindi ottenere uno sviluppo di
immagini e pensieri; e il definire un sentimento imparare ad esplicitarlo. in
situazioni di questo genere, in cui e stata bloccata un'emozione, si ha da adulti
una risposta confusa, in cui viene attivato la sensazione che era stata censurata
durante l'infanzia. Questo lo ritroviamo spesso in psicoterapia in pazienti che
presentano stati d'angoscia a cui non sono stati dati significati; la funzione del
terapeuta quella di dare gli strumenti per poter ridefinire in termini di significato
l'emozione che il soggetto non ha avuto modo di assimilare n comprendere; ci
l'esatto opposto dell'interpretare il racconto o un sogno del paziente, dandogli
solo dei significati che appartengono non tanto alla giusta visione del mondo ma
alla narrativa personale del terapeuta. Non si possono quindi definire le emozioni
in positive o negative, in quanto esse sono alla base della formazione dello
sviluppo della narrativa personale. Le diverse forme di narrativa non saranno
quindi giuste o sbagliate, ma semmai pi o meno confuse, pi o meno rigide,
confusione e rigidit che sembrano presenti in soggetti a pi alto rischio di
scompenso emotivo. Quindi non ha senso proporre al paziente di pensare cose
diverse dalle precedenti o ritenute pi valide dal terapeuta. Un cambiamento si
pu ottenere dopo che il paziente ha riconosciuto il rapporto esistente tra segnali
emotivi e i significati personali cui sono stati abitualmente associati; il sintomo
diventa perci il punto di partenza in un compito di auto osservazione, essendo il
segnale emotivo privilegiato che caratterizza la crisi che si sta attraversando.
Ritrovare il senso della propria narrativa emozionale quello che in psicoterapia
cognitiva viene chiamato "presentare problemi in termini reali". Per facilitare
questo passaggio il terapeuta dovr riconoscere le modalit che il paziente
utilizza abitualmente, per elasticizzare quella che abbiamo definito rigidit
organizzativa. Per fare ci anche la semantica del paziente aiuter la
comprensione: osservando se si esprime prevalentemente al passato, al presente,
o al futuro possiamo ottenere indicazioni sul suo modo di narrare a se stesso ci
che ci dice; per esempio i depressi generalmente si esprimono al passato essendo
ancorati ad esso, mentre i fobici - presi dalle loro previsioni catastrofiche - sono
proiettati anche linguisticamente nel futuro, i dapici rimangono ancorati
saldamente al tempo presente. Anche lo stile della narrazione (farsa, tragedia,

racconto) evidenzia le discrepanze tra il modo di raccontare e il contenuto del


racconto. In questo modo si crea l'empatia che consente al soggetto di uscire dal
problema, quindi il non essere pi centrato totalmente su sintomo, consentendogli
peraltro di mantenere un sintomo che, essendo funzionale, non pu permettersi di
eliminare immediatamente senza il rischio di perdere la propria coerenza interna e
quindi di ritrovarsi in scompensi maggiori, riprendendo quindi il senso della propria
narrativa emozionale. L'attivit perturbatoria del terapeuta consiste nel far
cogliere al paziente i motivi per cui uno schema narrativo troppo rigido ha
provocato e provoca quel tipo di scompenso che si presentato come sintomo.
Solo a questo punto pu essere stimolato al confronto con significati personali o
narrative diverse, per favorire il processo di elasticizzazione ed uscire
dall'egocentrismo cognitivo. Pertanto i momenti fondamentali della terapia
possono essere suddivise in quattro tratte:
1) la revisione dello stile affettivo, che consenta di analizzare le relazioni affettive
significative all'interno delle quali si possono quindi prendere in esame le emozioni
pi intense del paziente confrontandole con altre modalit che pu riconoscere
nel partner;
2) l'analisi della storia di sviluppo nella quale va considerato lo stile di Inter
soggettivit che si stabilito con figure di riferimento nei primi anni di vita. Ci
avviene stimolando il paziente a raccogliere informazioni per facilitare il ricordo,
cercando di cogliere il rapporto tra i vissuti emotivi prevalenti e la strutturazione dei
progetti nell'organizzazione della narrativa personale.
3) in molti casi la storia di sviluppo del s pu essere utilizzata per ristrutturare una
narrativa confusa, in cui l'attaccamento con figure guida stato vissuto in modo
ambiguo. In tale situazione non si tratta di far riemergere il ricordo rimosso, o di
usare l'interpretazione per superare supposte resistenze, l'obiettivo quello di
restituire al paziente un ricordo in base alla propria percezione degli avvenimenti e
al vissuto emotivo che attualmente pu diversificare da quello che aveva avuto
nell'interazione con i propri genitori.
4) il ruolo del terapeuta non pu pi essere quello di chi in modo pi o meno
distaccato corregge o interpreta i vissuti e costrutti "sbagliati". Il terapeuta deve
abbandonare gradualmente il ruolo di osservatore esterno per facilitare nel
paziente la consapevolezza emozionale. Infatti molto della terapia si gioca nel
"qui ed ora", in ci che avviene in seduta e nel tempo presente; il primo tempo
della terapia basato su una auto osservazione (anche in seduta) delle proprie
emozioni e dei significati attribuiti nell'oggi dal paziente, e questo permette al
paziente due cose: primo, la a consapevolezza emozionale e, secondo, il poter
comprendere che la narrativa emozionale diversa per ognuno ed quindi
soggettiva. Questa attivit perturbatoria del terapeuta sembra sia facilitata dal
condividere le esperienze emozionali su cui si basa la costruzione della narrativa
del paziente, (pur mantenendo la propria coerenza narrativa con cui il paziente
confronta all'interno di un processo naturale, i proprio significati); questo significa
fornire gli strumenti al paziente per elasticizzare la propria narrativa e in fondo per
elasticizzare anche quella del terapeuta. Il che non significa capire quali siano i

poco realistici o falsi processi di attribuzione e di pensiero del paziente per


correggerli in maniera meno disfunzionale, perch ci si baserebbe sulla falsa
prospettiva di un terapeuta lucido detentore della verit e neutro lettore della
realt stessa. Ci presuppone, inoltre, che il modo di rappresentare
emozionalmente se stessi sia uguale per tutti gli individui normali "deviate" per i
pazienti.
La conoscenza non una prerogativa del terapeuta che deve quindi essere
comunicata al paziente, ma un processo attivo, che passa attraverso una
valutazione dello stimolo ricevuto da un qualunque essere umano, che viene
interpretato dopo una verifica con i propri costrutti personali che si sono formati
nel tempo per ottenere una visione della realt, che ovviamente personale. Si
pu utilizzare inoltre la diversa emozione, (accudimento, noia, rabbia, ecc.), che
ogni paziente ci suscita, perch questa deriva dalla interazione di due narrative, e
se il terapeuta conosce bene la propria narrativa, pu meglio capire dalla
sensazione provata, quella del paziente, nel senso che derivabile il modo di
proporsi e di raccontarsi del paziente dall'effetto suscitato nel terapeuta.
Tutto ci non privo di rischi personali e problemi inferenziali, a cui vanno incontro
i terapeuti nel corso del loro lavoro, per cui assolutamente necessario un training
di formazione e quindi un lavoro di conoscenza personale.