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IL SEME E LA TERRA

1. DIO, LA CREAZIONE E LUOMO


La Bibbia non riesce a pensare la creazione senza luomo, n luomo senza la creazione. Il
mondo per luomo. Lisraelita aveva vivissima lidea di un Dio che agisce personalmente nella
natura, la sostiene, la mantiene nellordine. Se ogni mattino sorge il sole e ogni sera tramonta,
ci dovuto alla fedelt di Dio. Il seme che germoglia un prodigio di Dio, e una vita che
misteriosamente si forma nel grembo di una donna un miracolo. La procreazione e la
generazione sono un mistero che ripete la creazione. Il Dio creatore vi direttamente coinvolto:
luomo e la donna ne sono gli strumenti. Meditando gli eventi salvifici, Israele ha compreso due
cose: che Dio il Signore della natura e che Egli esercita la sua signoria in favore delluomo.
Questo cammino ha sottratto Israele a due tentazioni. La prima quella di attribuire a Dio le
lacerazioni che luomo sperimenta nel mondo, immaginando un Dio autore del bene e del male..
La seconda quella di non sentirsi dentro un mondo ostile, creato da Dio a vantaggio proprio,
non a vantaggio delluomo. Israele ha letto la creazione sapendo gi che il Dio che lha creata
un Dio buono e salvatore: la creazione non pu essere che buona, amica, da godere. Se luomo
vive profonde lacerazioni sono da attribuirsi alla volont delluomo stesso. Israele ha intuito che
il gesto creatore non una semplice premessa necessaria, ma il primo gesto salvifico. Per
questo il verbo creare, esclusivo di Dio, usato non solo per latto creatore delle origini, ma
anche per la liberazione di Israele dallEgitto, una trasformazione da una massa di schiavi a un
popolo libero, e per indicare la conversione del cuore delluomo. Il gesto creatore tutto dalla
parte di Dio, assolutamente gratuito: cos ogni altro gesto salvifico. La creazione abbraccia ogni
essere, allo stesso modo ogni gesto salvifico di Dio sempre un segno del suo amore
universale. Luniversalit iscritta nella creazione. Creazione e salvezza sono due tappe di un
solo cammino proteso verso il futuro.
Genesi
Dio plasm luomo con la polvere del suolo e soffi nelle sue narici un alito di vita. Dio
descritto come un vasaio (plasm) che modella luomo con la creta. La parentela delluomo
con la terra evidenziata dalla sua origine dalla polvere del suolo. Ma luomo un essere
vivente in forza di un secondo intervento di Dio che gli soffia nelle narici lalito della vita. Luomo
viene dalla terra, ma se ne stacca.
Nessuno lavorava il suolo e faceva salire dalla terra lacqua dei canali . Dio piant un
giardino in Eden. La terra era inerte e sterile prima dellintervento delluomo. Per essere resa
feconda, la terra ha bisogno del lavoro delluomo. Ma subito dopo il racconto prosegue
affermando che fu Dio a piantare il giardino. Se dunque, da un lato si insinua che occorre il
lavoro delluomo perch la terra diventi un giardino, dallaltro si afferma che il giardino dono di
Dio.
Dio prese luomo, lo pose nel giardino perch lo coltivasse e custodisse. Due verbi
definiscono il compito delluomo: lavorare e custodire. Il primo indica la fatica che dissoda il
terreno, il secondo lazione che accoglie il dono e lo conserva. Custodire il verbo usato per
designare la fedelt delluomo che osserva i comandamenti di Dio, e la fedelt di Dio che
custodisce il suo popolo. Il giardino il dono di Dio alluomo e luomo lo lavora e lo custodisce
per goderlo. Luomo lavora per se stesso.
Mangerai il pane con il sudore della fronte. Spesso la terra appare alluomo avversaria, ma
questo non imputabile al progetto di Dio bens al desiderio delluomo di fare da se.
Il peccato il desiderio insensato delluomo di essere lui a piantare il giardino, da solo e a
piacimento. Dio da alluomo un posto nel giardino, uno spazio di libert e nel contempo gli pone
un limite..
Nel principio Dio cre il cielo e la terra. Dio ordin vi sia luce.
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Facciamo luomo a nostra immagine e somiglianza I due termini significano somiglianza


fisica e interiore, come in una relazione di parentela, tra padre e figlio: simili nel volto, ma anche
nel carattere e nel pensare. Questo luomo: legato alla terra, ma aperto alla relazione con Dio.
Luomo la sola creatura capace di dialogo e di responsabilit. Con la comparsa delluomo la
creazione si trasforma in dono e compito. Luomo il senso vero cui tendeva lintera azione
creatrice di Dio. E solo dopo averlo creato che Dio pu regalare (e affidare) la sua creazione a
qualcuno. Luomo limmagine di Dio con tutta la sua umanit.
Dio cre luomo a sua immagine: maschio e femmina li cre. Uomo e donna sono
immagini a pari titolo. Sono immagine insieme.
Dio li benedisse e disse: siate fecondi e moltiplicatevi e dominate sui pesci del mare
sugli uccelli del cielo. Il verbo benedire riservato agli animali e agli uomini specifica che il
gesto creatore vuole essere un dono e una promessa: Dio benedice offrendo i suoi doni e
accompagnandoli con la sua benevolenza perch possano fruttificare. Se luomo vuole
correttamente svolgere il suo compito di riempire la terra e dominare sui pesci e sui volatili,
deve muoversi allinterno di una duplice consapevolezza: che la terra sulla quale esercita il suo
dominio non sua, ma di Dio; e che la propria attivit feconda unicamente se benedetta da
Dio. Soggiogare e dominare sono il primo compito che Dio assegna alluomo. Si tratta di un
compito fondamentale che spetta alluomo in quanto tale. Soggiogare significa prendere
possesso di un territorio; dominare esprime il dominio del pastore che guida il suo
gregge. Luomo deve avere cura della creazione, perch questa serva alluomo e rimanga a
disposizione di ciascuno. Il primo imperativo rivolto da Dio alluomo che questi conservi la
terra nella sua natura di dono. Dono e benedizione, non strumento di potere o ragione di
divisione. Dominare e soggiogare coltivare e custodire dicono la stessa cosa.
Il racconto non insiste sullorigine delle cose, ma sulla signoria di Dio su tutte le cose. Tutto ci
che esiste, esiste in forza della sua parola. Il verbo creare, indica lazione creatrice nel suo
complesso, gli altri specificano il gesto creatore, come un fare ordine, mettendo le cose al loro
posto e dando a ciascuna il suo scopo. La parola di Dio introduce nel caos informe lordine e la
razionalit.
Luomo limmagine di Dio e quindi deve vivere nel mondo non da schiavo, ma da signore, a
nulla sottomesso, n alle cose, n agli altri uomini. Ma luomo deve esercitare nel mondo non
una signoria a piacimento, ma nellobbedienza al progetto dellunico Signore. Tutto deve
sottomettersi alluomo (il rappresentante di Dio) e luomo deve sottomettersi a Dio ( e a nessun
altro). Non sottomettersi a Dio idolatria, ma anche la sottomissione delluomo alle cose (alla
politica, allo Stato, alleconomia) e il dominio delluomo sulluomo sono laltra faccia del
medesimo peccato di idolatria.
Dio vide che ci era buono E vide che ci era bello. Esprimono la grande ammirazione
di Dio per ciascuna delle sue creature. Luomo deve condividere lo sguardo ammirato di Dio che
ha tratto dal caos le sue creature:non soltanto utili e buone, ma belle. Occorre luomo estetico,
capace anche di guardare la terra con sguardo stupito, che ne coglie la bellezza. Se non si
coglie la bellezza delle cose, non si instaura con esse un rapporto corretto e profondamente
religioso.
Il racconto della creazione racchiuso nello schema della settimana, che si conclude
con il sabato. Il centro di gravit dellesistenza, di Dio e delluomo, non il lavoro, ma il riposo,
cio la gioia della libert, la contemplazione e il godimento. Dio termina il lavoro che aveva
fatto. Cos deve fare luomo che non schiavo del suo lavoro, ma padrone. Questo richiamo
acquista tutto il suo valore soprattutto in un economia che conosce laccumulo e
laccelerazione. Il riposo del settimo giorno indica che Dio ha completato il suo lavoro.
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I giorni feriali e il giorno festivo, svelano, insieme, le due facce della fatica delluomo e della sua
esistenza. La ferialit mostra che per luomo - a differenza che per Dio la totalit e il
compimento non sono ancora raggiunti: luomo deve ancora faticare. Il settimo giorno mostra
che la totalit sar di certo raggiunta. Da una parte, il lavoro un segno della potenza
delluomo, capace di dominare le cose; dallaltra, il segno dellinsufficienza delluomo, incapace
di trovarsi da solo un compimento. Luomo deve svolgere il suo lavoro nella gratitudine;
attendere una pienezza che non pu darsi da solo, vivendo per nella speranza e nellattesa.
Dio vide cha la malvagit era grande. Luomo ha rovinato la creazione di Dio, anzich
esserne il custode. A partire dal primo peccato il male si diffuso come una valanga. Dalla
rivolta contro dio (il peccato di Adamo) alla violenza delluomo sulluomo (da Caino al diluvio).
E Dio si ricord di No. La terra piena di violenza, le acque che la ricoprono e un ritorno al
caos primitivo. Ma dopo quel si ricord tutto cambia: le acque si ritirano, riappare lasciutto e
inizia una nuova creazione. Dio ama il mondo ostinatamente e per sempre. Le caratteristiche di
questa alleanza, la sua universalit rivolta a tutta la terra e allintera creazione. E unalleanza
stipulata dopo che la terra fu ripiena di violenza: unalleanza di perdono e di misericordia. E
unalleanza stabile Finche la terra durer e larco di Dio fra le nubi ne il segno. In Nuovo
testamento comprender che il vero arcobaleno il Figlio di Dio divenuto uomo, un s definitivo
allumanit e alla storia.
La differenza fondamentale tra il sapiente e il profeta sta nella diversit dellapproccio. Il
profeta in ascolto soprattutto della parola di Dio, il sapiente delle cose e ricorre ampiamente
alla ragione e allesperienza. Il sapiente biblico, proprio perch procede mediante
losservazione e la ragione, un credente consapevole che la sapienza disseminata nella
creazione una luce che viene da Dio. Lo stesso Dio che ha manifestato la sua sapienza nella
legge di Mos e nella parola dei profeti, nella creazione, nelluomo e nelle cose, con la
consapevolezza che si tratta di una sapienza riflessa, di Dio e da Dio. Una consapevolezza
che trasforma la ricerca del sapiente in ascolto.
I vangeli non si interessano della creazione. Calmando il mare in tempesta, guarendo i
malati e liberando gli indemoniati, Ges mostra di sapere che la creazione quasi da rifare, ma
sa anche che la creazione gi fatta, gi buona e quindi da ammirare e da capire. La radice
dellidolatria una mancanza di fede, la persuasione che tutto dipenda da noi. Da qui
lesasperazione del lavoro (che si trasforma in affanno), e lansia di accumulare che il segno
inequivocabile di una ricerca deviata: si cerca sicurezza in se stessi e nelle cose anzich in Dio.
Lintera creazione condivide la sorte delluomo. Tutto stato creato in Lui, per mezzo di Lui e
per Lui. Egli dunque allorigine della creazione e ne il fine. Cristo il riconciliatore perch
il disegno di Dio stato alterato. Molte sono le alterazioni: fra luomo e Dio, fra uomo e
uomo, fra popolo e popolo, fra luomo e la natura. La ricomposizione passa attraverso la
Croce. Essa frutto di un amore che perdona e significa che si richiede una trasformazione. La
chiesa il luogo in cui e da cui Cristo esercita gi fin dora il suo dominio unificante sul mondo.
Ges il progetto della creazione e della storia. Un progetto che richiede la rivelazione per
essere riconosciuto, ma che da sempre iscritto nella creazione e da sempre operante.
2.LUOMO, LA SUA DIGNITA E I SUOI DIRITTI
Nellantico testamento diritto riferito agli orfani, alla vedova, al povero, al forestiero.
Dio compie il diritto dellorfano e della vedova, rende giustizia ai poveri, il Signore
difende la causa dei miseri, il diritto dei poveri.
Dio difende lo straniero, amate dunque lo straniero.
Nel nuovo testamento tutti i vocaboli che rientrano nellarea della giustizia si muovono
entro il rapporto Dio-uomo. Per noi la giustizia un rapporto fra uomini, connota qualcosa di
dovuto, assume una sfumatura di rivendicazione. Ma se la giustizia vista nel rapporto Diouomo allora tutto cambia perch Dio non pu non manifestarsi giusto.
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La radice dellinviolabilit dei diritti delluomo e del dovere dellimpegno per difenderli
prolungamento di una giustizia che scende dallalto. Laccento cade pi sul lato dei doveri che
su quello dei diritti.
La prima caratteristica evidente di tutti i codici legislativi che si tratta di una risposta
allinterno di unalleanza fra Dio e il popolo. Su tutto campeggia sovrano il diritto di Dio. Ma
il maggior numero dei comandamenti e delle prescrizioni riguarda le relazioni tra gli
uomini, i diritti e i doveri fra gli uomini. La costruzione dello stesso decalogo: nella prima
parte si garantiscono e tutelano i diritti di Dio, poi quelli della famiglia e del prossimo.
Tutte le leggi particolari quella del sabato come le prescrizioni sociali sono la traduzione,
nella vita concreta, dellobbligazione base Non avrai altro Dio fuori di me. Dunque ha
come scopo primo e come comandamento base laffermazione del primato di Dio, ma proprio in
questo primato di Dio trovano forza i doveri verso luomo.
Per la Bibbia i diritti sono da realizzare: sono imperativi, doveri. Il decalogo si rivolge
allisraelita libero. Il prossimo a cui non si deve togliere la vita, la casa, la propriet, la donna
nei confronti del quale non si deve dire il falso in tribunale. Di altre classi sociali schiavi,
stranieri, poveri il decalogo sembra non occuparsi direttamente.
Fin dallinizio la Bibbia convinta che la vita sia molto di pi della semplice esistenza,
qualcosa che cresce e si sviluppa, dice pienezza e intensit. La Bibbia convinta che
occorre allargare la vita, non solo allungarla. Da qui discende lintera gamma dei doveri e
dei diritti. Di fronte alla vita non c solo il comando di non uccidere, ma anche il dovere di
favorire le condizioni perch la vita possa svilupparsi in tutte le sue potenzialit. La Bibbia
sottolinea che la vita dono e come tale da vivere in gratitudine e letizia. Dio non ha
creato la specie umana, ma le singole persone.
Luomo si colloca al vertice della creazione, qualcosa di unico: limmagine di Dio.
La vita da vivere nellobbedienza. Molti passi biblici legano la promessa della vita
allosservanza dei comandamenti. Nella Bibbia non mancano comportamenti divergenti:
violenza contro il nemico, uccisioni. Questi comportamenti non compromettono il discorso
essenziale. Dicono piuttosto la difficolt della sua maturazione e la fatica di superare le molte
remore culturali.
Chi sparge sangue delluomo, dalluomo il suo sangue sar sparso. Un principio ricco di
conseguenze (Dio chiede conto della vita, la vita intoccabile perch luomo immagine di
Dio); un dato culturale (sede della vita il sangue); una sorta di contraddizione (lomicidio
punito con la pena di morte). Nella legislazione ebraica, lomicidio deliberato sempre punito
con la morte.
La Bibbia vede sempre luomo nella sua unit.
I vocaboli sono quattro:
anima per la Bibbia significa luomo intero, in quanto vivente e capace di manifestarsi
carne luomo intero colto nel suo aspetto visibile, concreto, soprattutto caduco
spirito luomo spirito in quanto animato dalla forza di Dio e capace di aprirsi a Dio
cuore inteso come ragione, mente. Luomo in quanto capace di pensare, riflettere e
decidere.
Le parole di Ges nel Getzemani Lo spirito pronto ma la carne debole non alludono a
un dissidio fra le due parti del composto umano, lanima e il corpo, ma un dissidio interiore che
coinvolge luomo intero dibattuto fra obbedienza e ribellione. Nella Bibbia ci che tocca il corpo
tocca lintera persona. E luomo ammalato, non il suo corpo distinto dallio.
Lesodo, Antico testamento, fu compreso da Israele come un cammino di liberazione e come il
compimento della propria vocazione a essere propriet di Dio.
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Sono le due facce della libert biblica: liberi da tutto per appartenere al Signore. Per descrivere
lesperienza di liberazione Israele ricorso a tre schemi:
1. lesodo una liberazione dallEgitto: un passaggio dalla schiavit alla libert
2. lesodo costituirsi della condizione di popolo, dalla dispersione alla comunione
3. lesodo un affrancamento dal servizio al faraone per un servizio al vero Dio, una
liberazione dagli idoli per una totale appartenenza allunico Signore.
Tre schemi che vedono lesodo come: liberazione, comunione di popolo, appartenenza a
Dio.
Levento dellesodo mette a nudo le tre fondamentali tentazioni che minacciano mortalmente
la libert
1. la nostalgia della schiavit dEgitto (la legge senza la libert)
2. la tentazione del vitello doro ( la libert senza lappartenenza)
3. il desiderio della sedentariet (la pretesa di decidere dove fermarsi, stabilendo
autonomamente la misura della propria libert)
Per lo stoico la libert consiste nel prendere in mano la propria esistenza, padroneggiandola;
per il vangelo la libert luomo trova la libert consegnandosi e non possedendosi.
Lo scontro tra Dio e gli idoli. Al vero Dio si sostituiscono gli idoli che sono quelli di sempre e
che la Bibbia conosce (il successo, lideologia, il possesso), idoli che non solo offuscano il
primato di Dio, ma disgregano luomo, ponendo luomo sopra luomo, un popolo contro laltro.
La terra di Dio che la dona a tutti i suoi figli. Israele deve osservare i comandamenti se
vuole vivere e rimanere in possesso della sua terra. Di qui linalienabilit delleredit di famiglia.
Leredit di famiglia non va n venduta n alienata. Viene negata ogni forma di possesso
assoluto ed arbitrario. Su questa base la legislazione introduce molte limitazioni al diritto di
propriet: il divieto di raccogliere frutti da un albero durante i primi quattro anni, la proibizione di
raccogliere frutti dimenticati o caduti a terra, tutto questo appartiene ai poveri.
Lo sforzo di distribuire le terre equamente sono allorigine di uno degli istituti sociali pi
singolari: il giubileo.
Questo istituto intende affermare, o difendere, tre libert:
1. i campi e le case che nellanno giubilare devono ritornare agli antichi proprietari, si possono
vendere ma la vendita un passaggio di diritti di utilizzo, ogni 50 anni le propriet alienate
torneranno alle antiche famiglie.
2. le persone, nellanno del giubileo devono tornare libere alle loro famiglie e propriet
3. la terra, nellanno del giubileo e nellanno sabbatico deve essere lasciata riposare per un
anno.
La motivazione la signoria di Dio La terra mia e voi siete residenti e ospiti.
Queste prescrizioni esprimono un grande ideale di giustizia e libert, un ideale che tocca
le strutture sociali, non soltanto i rapporti religiosi e personali.
Anche il codice dellAlleanza cerca lordine e il buon funzionamento della societ
assicurando i diritti fondamentali di ogni individuo. Questa uguaglianza si spinge sino
allaffermazione che non ci deve essere alcun bisognoso in Israele e che ci deve essere
ununica legge per il nativo e limmigrato. Tuttavia sussistono sacche di emarginazione.
NellAlleanza si legge Non molesterai il forestiero, n lopprimerai. Non maltratterai la
vedova e lorfano. Non farai deviare il giudizio del povero, che si rivolge a te nel suo
processo. Nel codice di santit ci sono direttive che invitano a lasciare sul campo parte del
raccolto per i poveri e forestieri, a proteggere lo straniero, non si fanno distinzioni tra un operaio
israelita e un operaio straniero.
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Anche in Israele esisteva la schiavit, ma lo schiavo non una cosa del padrone, gode di
dignit e di diritti inviolabili. La sua vita sacra al pari della vita di un uomo libero.
Israele non deduce i diritti delluomo riflettendo sulluomo, ma riflettendo su Dio e la sua azione
salvifica. La dignit delluomo colta nellatteggiamento di Dio verso luomo. Per la Bibbia i
diritti delluomo sussistono soltanto dentro un movimento di attiva solidariet.
Soggetto di diritti e dignit luomo in quanto voluto, creato, amato e difeso da Dio.
Dallesperienza di Dio salvatore discende un movimento di solidariet attiva, lesigenza/dovere
di prendersi a carico i diritti di ogni uomo, del debole e dellindifeso.Da Dio discende
luniversalit di questi diritti. Perch sia cos occorre lapprofondimento del Dio misericordioso,
perch dalluniversalit potrebbero rimanere esclusi i peccatori.
Cristo ha preso il posto del pi piccolo tra gli uomini e con questo diviene evidente la dignit di
ogni uomo, al di l di ogni apparenza. Ges fonda il diritto delluomo dal basso allalto, partendo
dal pi piccolo. Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli pi
piccoli lavete fatto a me. Cos viene radicalizzata lesigenza del riconoscimento della dignit
di ogni uomo. Ges si proposto, non imposto; si affidato alla libert delluomo. Ges si pone
nelle mani della libert, accettandone il rifiuto fino alle ultime conseguenze.
Nel Nuovo Testamento, non c pi il vicino e il lontano, lebreo e il pagano. Questo
superamento nasce dalla Croce, cio dal perdono gratuito. Non un popolo sopra gli altri, e
neppure diversi popoli appaiati, ma un movimento di solidariet fra un popolo e laltro. Dio vuole
il diritto di ogni uomo anche del peccatore. Mentre eravamo ancora peccatori Cristo morto
per noi.
La scarsa attenzione ai diritti delluomo sempre indicativa di poca religiosit e di una
cattiva esperienza di Dio.
3. UOMO E DONNA, MATRIMONIO E FAMIGLIA
Nel Decalogo si trovano due proibizioni a difesa del matrimonio Non commettere
adulterio e Non desiderare la donna daltri. In tutta la storia di Israele anche sempre
tollerata la poligamia. Nel decalogo la donna daltri da non desiderare elencata tra le propriet
del marito. Il matrimonio vissuto come evento laico, la sua celebrazione avviene in famiglia.
Fu nella prima coppia che Dio cre la struttura essenziale dellalleanza tra uomo e donna che
possiamo aspettarci di incontrare in ogni matrimonio.
Non bene che luomo sia solo. Questo giudizio di Dio sulluomo, esprime molto bene una
delle esperienza primordiali dellumanit. Luomo non si sente fatto per la solitudine, perch
povero e bisognoso di aiuto e perch desideroso di comunicare. Luomo fatto per il dialogo.
Nel piano di Dio luomo e la donna hanno pari dignit Con la costola tolta alluomo form la
donna vuol dire che uomo e donna hanno la stessa origine, la stessa natura.
Osso del mio osso e carne della mia carne, luomo e la donna sono parenti
Diventeranno una sola carne significa ununione completa, una comunione di esistenze,
che certo implica e accentua lunione fisico-sessuale, ma non isolatamente. La corporeit la
via per una comunione totale.
E si unisce alla sua donna si voluto scorgere una difesa alla monogamia. Il matrimonio
uscito dalle mani di Dio descritto come una societ di un solo uomo con una sola donna.
La Bibbia ci offre importanti elementi per comprendere il matrimonio: la pari dignit fra uomo e
donna, la complementariet, la comunione profonda fra i due. E affermata in modo esplicito la
natura dialogica della relazione che unisce luomo e la donna.
Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi. Prima luomo e la
donna non si vergognavano della loro nudit, questo un segno della lacerazione, di una
trasparenza perduta, di un qualche disordine che si insinuato nel loro rapporto.
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Adamo accusa Eva. Nella coppia si introdotta la divisione. Luomo e la donna non sono pi
solidali.
La conclusione duplice: da una parte il rapporto tra luomo e la donna realt positiva,
unesperienza da vivere, voluta da Dio; dallaltra la consapevolezza che il rapporto uomo
donna profondamente minacciato: sono in agguato la prepotenza, la sopraffazione, la
passione disordinata. E dunque una realt da salvare.
Tutte le realt della creazione sono belle e buone in quanto volute e amate da Dio. Fra queste
anche la sessualit (maschio e femmina li cre): realt di creazione, positiva e salvifica. La
sessualit realt positiva ma non autonoma: deve essere mantenuta entro il progetto in cui fu
pensata. I rapporti sessuali non erano liberi, n fuori n dentro il matrimonio. La sessualit
donata alluomo da Dio come realt dialogica, ma la sua forza di seduzione grande e pu
facilmente scadere nella ricerca egoistica di se. Dio non crea il singolo, ma la coppia. Luomo e
la donna sono limmagine di Dio insieme, come insieme devono svolgere il loro dominio sul
mondo. Luomo capace di dialogo, di comunione e di amore, come Dio.
Crescete e moltiplicatevi Qui il compito procreativo in primo piano. Tutta la Bibbia
convinta che la fecondit sia una benedizione di Dio. Ci si sposa per avere figli. La famiglia
ideale, benedetta da Dio, quella numerosa. Alla moglie Anna, che si affliggeva per la sua
sterilit, il marito disse: Non sono forse io per te pi che dieci figli?. Dunque anche un
matrimonio non rallegrato dai figli ha la sua ragione dessere.
Lebreo ha della procreazione una visione profondamente religiosa. Non solo perch procreare
obbedienza a un ordine divino, ma perch nella procreazione c una dimensione che
trascende i semplici meccanismi biologici. Sono un mistero che ripete la creazione. Il Dio
creatore vi direttamente coinvolto: luomo e la donna ne sono gli strumenti.
I figli sono dono di Dio, di conseguenza appartengono prima a Lui che ai genitori. Abramo
pronto a rendere il figlio a Dio.
Il disegno originario di Dio sulla societ fra uomo e donna il dialogo, la comunione
dellesistenza, la pienezza del rapporto interpersonale. Il peccato che si insinuato nel
rapporto uomo/donna la prepotenza, la sopraffazione, la passionalit disordinata. In
una parola laffermazione di se che prevale sul dialogo interpersonale. Luomo e la donna
nella loro unit e differenza non sono immagine di se stessi, ma di Dio. Cos la societ fra
luomo e la donna non solo la parabola dellesistenza anche immagine, o parabola di
Dio.
Lamore delluomo per la donna diventa lafigura dellamore di Dio per Israele. Il
matrimonio non lunica figura che i profeti utilizzano a questo scopo. Ci sono anche le figure
del padre e figlio, del padrone e del servo. Figura dellAlleanza di Dio con Israele non una
ricostruzione statica del matrimonio, ma il matrimonio nelle sue vicende, in tutta la complessa
dialettica dei sentimenti e delle esperienze che lo attraversano: la gioia dellincontro e
dellappartenenza, lamore e la fedelt, ma anche la gelosia, linfedelt e il perdono. Tracciando
un parallelo fra il matrimonio e lAlleanza i profeti evidenziano un primo tratto comune: la scelta
e la predilezione. Come un uomo sceglie la sua sposa e stipula con lei il matrimonio, cos il
Signore sceglie Israele e stringe con lui un patto. Un secondo tratto la solidit dellamore, non
manca la gelosia che il segno vivo di un amore totale ed esclusivo. E sottolineato lamore
tenace e misericordioso che si mantiene costante anche se non ricambiato.
Dio ordina al profeta di sposare una donna portata allinfedelt, che difatti lo
abbandona. Osea continua ad amare quella donna e la riprende con se, testimoniando in
tal modo un amore pi forte del tradimento che subisce. Cos lamore di Dio.
Il matrimonio una parabola dellamore di Dio, non fuggendo dall esperienza
matrimoniale che luomo incontra il mistero di Dio, ma vivendola. Il vero matrimonio fra Dio
e il suo popolo la situazione passata (il tempo del fidanzamento) e quella futura (il tempo del
rinnovamento).
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Lamore che ora intercorre fra Dio e il suo popolo reale, ma non ancora compiuto. Le nozze
sono incompiute. I profeti attendono le nozze definitive nelle quali lo sposo e la sposa, Dio e il
suo popolo, saranno perfettamente in armonia.
Il Cantico dei Cantici racconta lamore fra due giovani, un amore reale, appassionato,
corposo. Non compare mai in nome di Dio. Lamore del Cantico conosce la fedelt
incrollabile Forte come lamore la morte. Il Cantico disponibile per due letture: quella
delluomo e della donna che si amano e quella dei mistici. Le coppie di sposi sono convinti che
il Cantico possa essere compreso soltanto a partire dalla loro personale esperienza coniugale, i
mistici lo hanno commentato assicurando di ritrovarvi pienamente la propria esistenza singolare
di Dio. Il Cantico comune agli uomini e a Dio.
Il patto nuziale non un semplice fatto privato fra luomo e la donna, ma davanti a Dio (il
Signore testimone). Di qui la sua esigenza di fedelt e stabilit. Io detesto il ripudio, dice il
Signore.
Il Nuovo testamento introduce alcune novit di grande rilievo:laffermazione
dellindissolubilit del patto nuziale, la via del celibato, lintuizione che larchetipo della
societ coniugale sono Cristo e la chiesa. Queste novit discendono dalla novit che
levento di Ges Cristo. In vasti settori del mondo pagano era dominante una concezione
dualistica delluomo: la vera realt delluomo lo spirito, non la sfera del corpo. Di qui la
tendenza al lassismo sessuale (non intacca la vera realt delluomo perci tutto lecito) o, al
contrario, a un esasperato rigorismo ( tutto ci che ha attinenza con la sfera del corpo deve
essere rinnegato).
E lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?. Ges disse loro Allinizio della
creazione Dio li cre maschio e femmina; per questo luomo lascer suo padre e sua
madre e i due saranno una carne sola. Luomo dunque non separi ci che Dio ha
congiunto.
Chi ripudia la propria moglie e ne sposa unaltra, commette adulterio contro di lei; se la
donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio. Ges radicalizza
lindissolubilit del matrimonio, per lui non ci sono eccezioni.
Agli sposati poi ordino, non io ma il Signore, la moglie non si separi dal marito - e
qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito e il marito non
ripudi la moglie. Tutti questi passi testimoniano la netta presa di posizione di Ges contro il
ripudio: una condanna senza appello.
Radicalizzando lindissolubilit del matrimonio Ges non pensa ad una novit, ma di recuperare
una dimensione gi presente dallinizio. La stabilit dellalleanza sponsale fa parte del disegno
della creazione. Dire che lindissolubilit legge di creazione, significa che essa universale,
iscritta nella natura stessa dellamore nuziale.
Ci che Dio ha congiunto. Dio colui che unisce luomo e la donna.
Marco nostra che la logica profonda che guida la via messianica di Ges il completo dono di
se, la fedelt definitiva, la solidariet pi forte del tradimento che subisce. E questa la logica
della Croce. Ma anche la logica che si esprime e si vive nellindissolubilit matrimoniale. La
fedelt nuziale per gli sposi il luogo storico, concreto in cui attuare la sequela di Ges.
Lamore definitivo solo se gratuito. Se misurato sul contraccambio la sua durata limitata.
Per seguire il Regno di Dio pu essere necessario mettere in secondo piano il matrimonio e la
famiglia, persino la propria vita. Essi devono rendersi disponibili a valori pi grandi. Questa
subordinazione non sminuisce il matrimonio al contrario permette di aprirsi su ci che
definitivo, incamminato verso quella comunione con Dio che lapprodo ultimo di ogni
esperienza delluomo.
Quando risorgeranno dai morti non si ammoglieranno ne si mariteranno. Il matrimonio
una forma storica, quindi provvisoria, dellamore, destinata a trasfigurarsi nel mondo nuovo.
Accanto al matrimonio, unaltra via per la sequela, la via del celibato.
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Paolo afferma con franchezza la positivit del matrimonio e della sessualit Non
rifiutatevi lun laltro, se non di comune accordo La moglie non si separi dal marito. Il
matrimonio rimane realt positiva, dono di Dio, luogo di santificazione. La moglie non
padrona del proprio corpo, ma il marito, e allo stesso modo, il marito non padrone del
proprio corpo, ma la moglie. Nessuno dei due coniugi pu disporre di se stesso da solo.
Latto coniugale non privo di significato un gesto espressivo della mutua appartenenza. Il
matrimonio appartiene alla figura di questo mondo e non pu diventare lultima meta. Quelli
che hanno moglie vivano come se non lavessero perch anche gli sposati devono
vivere nella costante tensione dellattesa del Signore.
Gli asceti di Corinto esaltavano il celibato annullando il matrimonio. Paolo invece esalta il
celibato senza annullare, ne sminuire, il valore religioso del matrimonio. Ci che conta che
ciascuno risponda alla particolare chiamata che Dio gli rivolge: chi chiamato in un modo, chi
in un altro. Non rifiutatevi luno allaltra, se non di comune accordo, temporaneamente,
allo scopo di darvi alla preghiera. Poi ritornate a stare insieme. Lastinenza, alle dovute
condizioni, pu avere uninsospettata forza purificatrice e liberatrice. Una convinzione che
nasce dalla consapevolezza della forza del peccato, non dalla paura del sesso: la tentazione di
separare il piacere dallamore sempre in agguato.
Amate le vostre mogli come Cristo ha amato la Chiesa. Come i profeti anche Paolo
instaura un parallelo fra lalleanza delluomo con la donna e lalleanza di Dio con il popolo ( che
ora diventa per alleanza di Cristo con la Chiesa).
Ma il parallelo di Paolo rovesciato: non dal basso verso lalto ma viceversa. Ci possibile
perch lamore di Dio divenuto visibile in Cristo. Linteresse di Paolo come leggere il
matrimonio alla luce del mistero di Cristo. Nellunione di Adamo e Eva non scorge larchetipo
del matrimonio, bens la figura dellunione di Cristo con la Chiesa.
Infatti il mistero che definito grande, non il matrimonio in se, ma le nozze di Cristo
con la Chiesa.
La prima conseguenza che scaturisce dal discorso di Paolo che lo sposalizio Cristo/chiesa
costituisce il modello, o la norma, a cui ogni matrimonio cristiano deve ispirarsi. Come Cristo
ha amato la Chiesa lamore disinteressato, la fedelt definitiva, il completo dono di se,
il perdono.
Lo spazio coniugale diventa un luogo in cui il mistero salvifico di Cristo si riattualizza e
visibilizza: luogo di salvezza, profezia e testimonianza. Salvezza perch nella loro concreta
esperienza matrimoniale che i coniugi sono raggiunti dallamore salvifico di Cristo che li strappa
dallegoismo e li apre al completo dono di se stessi. Profezia perch lesperienza del dono di se
nel reciproco amore unesperienza umana che anticipa la realt ultima verso cui luomo
incamminato: la comunione piena e definitiva con Dio. Testimonianza perch proprio attraverso
lamore concreto e visibile degli sposi cristiani il mondo viene a contatto col vero amore che
il centro della novit cristiana e il segno pi credibile della morte/risurrezione di Cristo.
La simbologia nuziale si colloca su due piani: lamore di Dio e lamore delluomo. Tra il mistero
di Dio e il matrimonio c una sorta di connaturalit, una reciproca somiglianza. Ci possibile
perch lalleanza contemporaneamente il cuore del mistero di Dio e il cuore dellesperienza
matrimoniale.
Per questo il matrimonio la parabola del mistero di Dio. E per questo il mistero di Dio la
pienezza dellamore matrimoniale. La via principale, offerta agli sposi per trasmettere la fede
quella di fare incontrare ai figli, e a chiunque entri nella loro casa, lalleanza di Dio, nel
contempo nascosta e resa visibile nel loro amore. Il grande simbolo del mistero di Dio lamore
che costituisce il matrimonio.
Parabola dellamore di Dio anche la via del celibato. Lesperienza matrimoniale deve
rimanere costantemente aperta verso lalto (lamore fra uomo e donna figura di una realt pi
grande) e verso il futuro (lamore fra uomo e donna lanticipo di una pienezza che oltre).
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NellAntico testamento la famiglia anzitutto il luogo della solidariet che si genera nel patto
nuziale e che poi dalla coppia si estende ai figli, alla parentela, alla trib, allinero popolo,
pensato come la grande famiglia di Dio. La famiglia per lAntico Testamento lambiente
naturale della trasmissione della fede. Onora tuo padre e tua madre. E lunico fra tutti i
comandamenti che contiene una promessa (perch si prolunghino i tuoi giorni); formulato
in modo positivo (onora tuo padre e tua madre) ed situato nel punto di passaggio dai
comandamenti verso Dio e quelli che regolano le relazioni fra gli uomini.. E rivolto ai figli adulti,
sposati affinch diano ai genitori anziani il posto che loro spetta nella famiglia e nella societ.
Il discepolo invitato ad abbandonare la famiglia per seguire sino in fondo le esigenze del
Regno di Dio. Questo significa che le relazioni famigliari non sono il valore supremo. Ci
possono essere casi in cui queste relazioni debbono aprirsi a esigenze pi importanti. Compito
della famiglia di crescere uomini capaci di visioni pi ampie degli interessi famigliari. Se si
assolutezza il nostro amore, questo diventa idolatrino e delude. La solidariet la verit
cristiana.
4. RADICI E FIGURE BIBLICHE DELLA SOLIDARIETA
Nel vocabolario biblico manca un termine equivalente alla nostra solidariet, non manca per
il concetto. NellAntico testamento Dio, nei confronti del suo popolo il parente prossimo che
viene in aiuto. Il termine prossimo che significa il parente, il vicino, lo straniero : il forestiero
dimorante fra di voi lo tratterete come colui che nato fra di voi: lamerai come te
stesso. Nella parabola di Ges, prossimo non pi il ferito, ma chi lo scorge. La domanda non
pi chi il mio prossimo?, ma come io posso e debbo farmi prossimo?. Nel Nuovo
testamento i vocaboli della solidariet sono numerosi, soprattutto carit. Se riservassimo la
parola carit per significare la solidariet di Dio nella vita delluomo, e il termine solidariet per
significare la traduzione della carit di Dio nellambito sociale e delleconomico si
guadagnerebbe in chiarezza. La solidariet di Dio per luomo loriginario della solidariet, la
radice da cui tutto discende e limpalcatura che tutto regge. La solidariet delluomo con luomo
realt riflessa.
La solidariet di Dio scorre sempre in direzione delluniversalit, sia in linea orizzontale
(tutti gli uomini) sia in profondit (gli ultimi). I termini che esprimono la solidariet di Dio sono
desunti dalla vita quotidiana delluomo famigliare e sociale.
La prima domanda rivolta a Dio alluomo Dove sei? La domanda suppone che luomo si
sia nascosto tentando di sottrarsi alla presenza di Dio. Adamo ha rotto la prima e
fondamentale solidariet. La seconda domanda rivolta da Dio alluomo Dov Abele, tuo
fratello? Caino rispose Non lo so, sono forse il custode di mio fratello? Luomo vuole
scuotersi di dosso la seconda solidariet come ha fatto con la prima. Dio non viene mai meno
alla sua solidariet: Dio protegge Caino. Una parabola evangelica in grado di illustrare quanto
debba essere solida e incondizionata la solidariet nella famiglia. La parabola del figlio prodigo.
Quando il figlio che si era perduto ritorna, il padre lo accoglie a braccia aperte, lo perdona
prontamente e gli fa festa. Cos la famiglia. Ma il fratello maggiore invidioso, un fratello
che non ha capito la gratuit e il perdono, due componenti essenziali della solidariet.
Nella parabola si intravede la figura di una famiglia (quella di Dio e, di riflesso, quella
delluomo) che si fa luogo del perdono, dellaccoglienza, della solidariet senza
condizioni. E quando si configura secondo questi parametri che la famiglia diventa veramente
la parabola dellindistruttibile solidariet di Dio.
Il campo economico non considerato un ambito indifferente al disegno di Dio e neppure
intoccabile. Il disegno di Dio raggiunge anche questo ambito per giudicarlo e porlo in
movimento. Da una parte il disegno di Dio sulluomo; dallaltra il modo in cui luomo di fatto vive
e si organizza. E un discorso che pone in collegamento immediato i rapporti economici e sociali
e il disegno salvifico di Dio.
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Di questa solidariet nei rapporti sociali, anche economici, hanno parlato molto i profeti. Il loro
scopo di difendere il primato di Dio, ma proprio per questo sono critici nei confronti dei
rapporti sociali. Essi si appellano alla giustizia di Dio per denunciare le mancanze di solidariet
nel popolo: laccaparramento della terra, loppressione dei poveri, la discriminazione. I profeti
sono coscienti del limite del peccato, ma il peccato non deve in alcun modo togliere la
speranza.
Lambito privilegiato in cui Israele deve manifestare la solidariet di Dio la difesa degli uomini
senza dignit (vedove, orfani, schiavi, nullatenenti). Non sono i sani che hanno bisogno del
medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori Laccoglienza
dei peccatori rappresenta uno dei tratti fondamentali che oppongono il vangelo al mondo. La
stessa Croce (una morte per i peccatori) non sarebbe comprensibile senza la precedente
accoglienza dei peccatori. Ges sedeva a mensa e mangiava coi peccatori, accettandone
lospitalit. Accettando di bere e mangiare coi peccatori, Ges supera dun balzo le leggi della
purit, che sono sempre alle origini delle esclusioni di casta. Ges toglie la separazione: non
solo offre perdono, n solo salute, ma vicinanza. Non solo guarisce il lebbroso ma gli si
avvicina. Dicendo sono venuto a chiamare i peccatori Ges mostra che la sua solidariet si
esprime nelliniziativa e nella ricerca, non solo nellaccoglienza. Ges li invita a condividere la
sua responsabilit nellannuncio del Regno. Siamo di fronte a unaccoglienza totale.
La Bibbia rappresenta la solidariet di Dio in alcune grandi azioni: la creazione, lesodo e
per il Nuovo Testamento, lincarnazione e la Croce. Sono queste le grandi solidariet di
Dio.
La creazione rivela un Dio che non crea il mondo per se, ma per luomo. Si coglie quella logica
del dono che costituisce lanima di ogni forma di solidariet.
Lesodo in cui Dio si fa liberatore del suo popolo generando a sua volta una logica di
solidariet. Tre sono i cammini che esprimono lesperienza: il cammino dalla schiavit alla
libert, dalla dispersione alla solidariet di popolo, dallappartenenza al faraone
allappartenenza al vero Dio. Questi tre cammini tutti insieme definiscono lesperienza
dellesodo e la concezione biblica della solidariet. Una libert che si realizza in una
struttura di solidariet che trova la sua possibilit nel rifiuto degli idoli e nellappartenenza
allunico Dio.
Il vertice della solidariet di Dio con luomo lincarnazione. Alla gelosa difesa dei suoi
diritti divini ( unesistenza gloriosa, sottratta alla debolezza, alla sofferenza, e alla morte) il
Signore Ges ha preferito la piena condivisione con la situazione delluomo. Al geloso
possesso ha preferito la solidariet. Umili se stesso. Lumilt la volont di stare con gli
altri, al loro livello, servendo anzich dominando. Fino alla morte di Croce. La Croce la
rivelazione massima della solidariet di Dio.
Il luogo pi intenso per comprendere la solidariet evangelica leucaristia.
Quattro racconti indirizzano verso la solidariet di Ges, il suo dono per noi. Il soggetto Ges:
Lui che prende, benedice, da, spezza, ordina. I suoi gesti esprimono il dare. Il pane e il
vino sono gi di per se espressione di comunione. Significando poi il corpo e il sangue di
Ges esprimono la totalit. Ma il pane spezzato e il vino versato. La prima allude
al dono e alla condivisione, la seconda allude alla Croce, al martirio. La responsabilit e il
dono sono state le strutture portanti dellesistenza e della persona di Ges. Devono di
conseguenza essere le strutture dellesistenza e della persona del discepolo. Le parole della
cena sono anche imperative prendete mangiate, bevete fate questo in memoria di
me prendetelo e dividetelo.
La benedizione una visione complessa della realt, osservata secondo tre coordinate: il
dono (luomo rinuncia a considerarsi proprietario delle cose e le vede come un dono di
Dio); il godimento (Dio il padrone delle cose, ma non per se ne fa dono alluomo); la
condivisione (Dio ne fa dono a tutti).
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La benedizione oltre a trasformare le cose (di cui luomo ha bisogno) da oggetti a dono,
ridefinisce luomo, non pi visto solo come essere bisognoso e quindi con dei diritti, bens come
struttura di responsabilit verso gli altri. Le cose, dono di Dio, devono essere ridonate. Luomo
resta essere bisognoso, ma la sua identit la responsabilit: non soltanto davanti al proprio io,
ma di fronte allaltro. Lintreccio tra bisogno, dono e responsabilit non soltanto lordine
delluomo, ma anche lordine delle cose donate, da godere, ma anche da ridonare e
condividere. Questo pu semplicemente riferirsi al pane e al vino, segni del bisogno delluomo e
della terra che Dio gli ha donato perch possa soddisfare le sue necessit. Ma nel testo
eucaristico, il pane e il vino rinviano al corpo e al sangue, cio allesistenza e alla persona
di Ges. Non solo dunque le cose e il loro possesso, ma lesistenza intera deve essere
collocata nellintreccio di dono, responsabilit e condivisione.
Nella notte in cui veniva consegnato ricorda laltra faccia della Croce, cio la malvagit
delluomo. Esso esprime il luogo in cui la solidariet di Ges si espressa, ma dice anche la
sconfitta che questa solidariet spesso apparentemente incontra. Il corpo dato non solo
donato, ma tradito, rifiutato e inchiodato. Questo lo scandalo della solidariet. Essa la
via di Dio e tuttavia spesso la si sperimenta sconfitta e improduttiva. Leucaristia ricorda questo
scandalo, lo scandalo di una solidariet che da un lato si percepisce vera e piena di fascino e
dallaltro si vede sconfitta e inutile.
Per il mondo il non salvare se stesso annulla il salvare gli altri. Il mondo comprende
la solidariet come una parit fra il dare e il ricevere. Per andare oltre occorre la fede. A
non essere compresa ai piedi della Croce non la solidariet di Ges ma la gratuit di Ges.
Una frase di Marco Il Figlio delluomo non venuto per essere servito, ma per servire e
dare la sua esistenza in riscatto per le moltitudini. Servire e dare la vita non indicano due
realt differenti. Il dono della vita la conclusione di un modo di esistere e suppone una
parentela, un legame, che fonda una responsabilit nei confronti di quella persona. In questa
frase ritroviamo lorizzonte del dono e della responsabilit. Solidariet dare allaltro perch
responsabili della sua sorte. Il legame va cercato nel sono venuto per di Ges, cio
nellamore di Dio che manda il Figlio e nella scelta di Ges di farsi trasparenza del dono di Dio.
Levento di Ges non solo obbliga alla solidariet ma dice che cosa sia. Lo scontro tra il mondo
e il vangelo su cosa sia la solidariet.
Per Luca Ci che si possiede in comune un dono, perch il complesso dei beni
messianici. La ragione che spinge il cristiano a mettere tutto in comune la coscienza di una
responsabilit verso chi fratello. Una fraternit scoperta nella fede e nel dono dello Spirito.
Non a caso si parla di credenti.
Paolo a proposito della colletta verso i poveri di Gerusalemme, usa sempre il termine
uguaglianza. Qui non si tratta di mettere in ristrettezze voi per sollevare gli altri, ma di
fare uguaglianza. Questo invito preceduto dallindicazione di un modello che va ben oltre la
misura: lesempio di Cristo che da ricco si fatto povero per noi.
Nel Nuovo testamento il fondamento delluguaglianza sta nel fatto che Dio, distribuendo i
suoi doni, non fa differenza di persona. Il vangelo di Giovanni per indicare il dono di se di
Ges dice: La mia carne per la vita del mondo.
Lespressione gli uni gli altri presente con insistenza nel comando dellamore, per Ges
il modo ecclesiale umano di prolungare il come io ho amato voi. La solidariet di Ges
non ritorna su se stessa, ( cos voi amate me), ma si espande (amatevi gli uni gli
altri).
Per la Bibbia la solidariet nel contempo la verit di Dio e delluomo. Se la solidariet che Dio
manifesta al mondo e alluomo (creazione, esodo, incarnazione, croce) lo svelarsi del suo
volto, allora anche la solidariet che il popolo di Dio chiamato a vivere la rivelazione di Dio.
La signoria di Dio si manifesta e prende volto in una societ a ogni livello, persino a
quello dei rapporti economici.
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La solidariet cristiana guarda a Dio e non solo alluomo, non poggia su un bene che gli
uomini gi posseggono in comune, ma su di pi che Dio stesso. Si solidali per tendere
verso un fine. Gli uni gli altri indica una diversit da rispettare, un oltre a cui tendere, non
poggia su ci che comune, ma su ci che altro. Limpegno sociale e politico esercizio
concreto di solidariet e di carit. E la responsabilit attiva che si assume il cristiano nei
confronti del mondo in tutti i suoi aspetti: dalla cultura alla libert, alleconomia; perch il
destinatario della carit di Dio non soltanto la chiesa ma il mondo, ovvero luomo. La
carit di Dio non rivolta soltanto a ogni singolo uomo, ma anche allumanit come societ,
cultura, storia, in altri termini, il mondo. La solidariet non solo una necessit ma un
valore. Nel Nuovo testamento la solidariet di Ges sempre ricordata per fondare la
reciprocit. La solidariet si regge su un reciproco dare, prima e pi che su un reciproco
avere. La reciprocit si forma perch ciascuno da, non necessariamente perch ciascuno
riceve. Non c solidariet senza disponibilit alla gratuit.
5. PACE E NON VIOLENZA
Nellantico oriente la pace si un concetto globale, ma non universale: sempre la pace
del popolo, non tra i popoli: La pacificazione dei popoli intesa come sottomissione. Il
nemico bisogna soggiogarlo. Lebraico Shalom (tradotto pace) un concetto globale:
pratica della giustizia, osservanza del diritto, accoglienza dei poveri e delle vedove, ordine,
benessere, fedelt religiosa.
Tuttavia non un concetto universale; anche per Israele la pacificazione dei nemici
consiste nel soggiogarli. I profeti hanno fortemente richiamato che la pace viene da Dio
( dono) e che indissolubilmente legata alla giustizia (non c pace senza giustizia ad
ogni livello). La radice della pace religiosa, nel cuore delluomo, cio nel rifiuto delle idolatrie:
non c pace senza la conversione. Di fronte ai falsi profeti che troppo facilmente assicuravano
la pace, i veri profeti hanno sempre polemizzato duramente, ripetendo che non possibile la
pace senza una profonda e radicale conversione.
I falsi profeti ragionavano cos: noi siamo gli eletti, nulla ci pu accadere, il Signore pu
intervenire solo in nostro favore. Per i veri profeti, la pace legata a una dimensione morale, a
una prassi ed a una precisa responsabilit. I falsi profeti avallavano la politica dei governi, per i
veri profeti questa era mancanza di fede. I veri profeti non si limitano a denunciare la guerra,
bens le molte forme di ingiustizia e delle idolatrie che la generano. Non si fa guerra per fare
giustizia, ma si fa giustizia per evitare la guerra e rendere vera la pace.
A Israele stata promessa una terra che era gi abitata: impossessarsene voleva dire
combattere. Israele pens che la guerra fosse una via indispensabile per rimanere se stesso. Il
primo stadio fu Dio combatte con noi. Allepoca dellesilio si comprende che questa strada
fallita: Israele sconfitto ed esiliato. Nel secondo stadio si pensa che Dio stesso operer il
trionfo senza gli eserciti di Israele. Dio combatter per noi. Il trionfo definitivo di Dio passa
attraverso la non violenza della Croce, il trionfo passa attraverso lapparente sconfitta.
Vi dono la pace, vi do la mia pace, non quella del mondo. C pace e pace, quella del
mondo e quella del Cristo. Lantitesi non fra pace materiale e spirituale, ma fra pace
evangelica e mondana. Il mondo rifiuta la pace del Cristo perch il mondo riconosce solo ci
che suo e lannuncio evangelico lo disturba.
Il Nuovo Testamento parla della pace come pienezza, come superamento di ogni
disgregazione. La pace sempre minacciata, vulnerabile, parziale, incompiuta: stabilit e
compiutezza ecco le due caratteristiche della pace sognata.
Nella notte di Natale gli angeli hanno cantato Gloria a Dio nellalto dei cieli e pace in terra
agli uomini che egli ama. La pace fra gli uomini la contropartita terrestre della gloria che
Dio ha nei cieli. Questo mostra che il Figlio di Dio per gli uomini dono di pace.
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E significa che la comunit cristiana, se intende dare gloria a Dio, deve essere segno e
strumento di pace fra gli uomini. La pace di Natale offerta ad ogni uomo. Lespressione
agli uomini che egli ama indica luniversalit e la gratuit della pace. Dio ama ogni uomo
senza differenze. La pace universale e, infine, la pace dono della venuta di Ges. Non
la conquista degli uomini, sia pure di buona volont. Si dice a volte che la guerra giusta e
necessaria. Il cristiano non potr mai parlare di guerra di Dio. La gloria di Dio non risplende
nella vittoria sui nemici, ma nella pace con loro. La gloria di Dio non la gloria dei generali.
Beati gli operatori di pace, perch saranno chiamati figli di Dio. Loperatore di pace chi
la costruisce. Operare la pace esige un altro prezzo: Beati i perseguitati. Si comprende
che la pace indissolubilmente legata alla giustizia.
La pace non soltanto in mano dei politici, ma in quelle dei cercatori di Dio. La pace richiede
unautentica rivoluzione culturale, sociale e religiosa, richiede fede. Le logiche ovvie
( rispondere allamore con lamore, alla forza con la forza, alla violenza con la violenza),
comuni, non sono in grado di portare la pace. Sono un vicolo cieco. La pace esige che in ogni
situazione si risponda sempre con lamore.
Luca dice Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano. Benedite coloro che
vi maledicono, pregate per coloro che vi fanno del male. Se qualcuno ti percuote su una
guancia, porgigli anche laltra. Se amate quelli che vi amano che merito ne avrete?
Matteo dice: Fu detto occhio per occhio, dente per dente, io vi dico di non resistere al
male. Se uno ti colpisce alla guancia destra, volgigli anche la sinistra. Vi dico amate i
vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano.
Queste parole di Matteo e Luca sembrano appartenere a una comunit cristiana palestinese
che viveva in un ambiente sollecitato alla ribellione armata contro Roma. Si andava diffondendo
la convinzione che bisognasse combattere con le armi per liberarsi dal dominio di un popolo
pagano. La comunit cristiana si sottrae a questa mentalit giudicata incompatibile con la scelta
di Ges. Il gruppo cristiano-palestinese ha scelto la via del rifiuto della violenza armata.
Tutti quelli che mettono mano alla spada, periranno di spada La violenza non
appartiene alla logica di Dio.
Ges ha rotto il cerchio nel quale gli uomini si dibattono: allamore si deve rispondere con
lamore, alla violenza con la violenza. Ges afferma invece lamore sempre. Questa prassi di
Ges non semplicemente un rifiuto alla violenza, ma sostituzione della violenza con la prassi
dellamore, del servizio e della solidariet attiva. Dio amore e perdono, ed da questa
esperienza che scaturisce la non violenza. Perch Dio amore, ne deriva che solo lamore la
vera forza alternativa e costruttrice, la vera forza di pace, risolutrice dei conflitti. Tre sono le
radici da cui partire per comprendere nel giusto senso la via della pace proposta da Ges: una
radice teologica (Dio amore sempre), una nuova valutazione della storia ( lamore che
vince: il crocifisso per amore che risorge); una concezione dellesistenza come vocazione alla
solidariet.
Per lApocalisse le guerre e le catastrofi che travagliano lumanit sono il frutto di quei
falsi valori che gli uomini abbondantemente coltivano. LApocalisse vede la causa di tutto
questo nellidolatria e nella menzogna, in una filosofia pagana dellesistenza, in un impostazione
della vita e della societ su falsi valori. I segni di questa idolatria sono: il lusso sfacciato, le
organizzazioni commerciali a servizio del consumismo e dellaccumulo della ricchezza, lo
spregio della vita umana, la violenza, la persecuzione, lo stato totalitario, la volont di dominio
universale. Sono i tratti di Babilonia. Ci che provoca i giudizi di Dio la carenza di valori
umani. I giudizi divini (guerre, catastrofi e rovina) hanno lo scopo di fare comprendere alluomo
il vicolo cieco in cui si incamminato. Purtroppo per gli uomini non comprendono.
LApocalisse si accorge che la violenza si manifesta come a tre livelli: il livello
dellorganizzazione politica e sociale (Babilonia, lo stato idolatra); il livello delle ideologie
(anche religiose); la presenza di satana, lantagonista di Dio e delluomo.
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Nella visione paolina si scorgono delle condizioni. La prima che Ges ha costruito la pace
con la croce, cio sul perdono, sulla gratuit, non sulla stretta e severa giustizia. La
seconda che questa grandiosa unit degli uomini pu avvenire soltanto in un
movimento in avanti, non in forza di un semplice avvicinamento di un popolo allaltro.
Non dunque un cammino orizzontale, ma verticale. La fraternit si genera in rapporto a
qualcosa da costruire, non soltanto intorno a qualcosa da spartire. La terza lunit della
famiglia umana, lorizzonte obbligato entro il quale il cristiano deve muoversi. Non un popolo
sopra gli altri popoli e neppure gli uni accanto agli altri. E lunit la logica che deve guidare
i rapporti tra i popoli, una logica di pari dignit e solidariet, di netto superamento degli
orizzonti nazionali e degli interessi di parte.
Nella Bibbia la pace si evolve di pari passo con la maturazione dellesperienza religiosa. Da
come si ragiona di pace si pu dedurre come si ragiona su Dio. Dal modo in cui si ragiona
sulla pace o sulla guerra, il cristiano mostra al mondo se e in quale Dio egli crede.
Non pensabile la pace se non in una societ dove si fa spazio a una profonda conversione
culturale, sociale e religiosa.
E si richiede fede. Le logiche ovvie non sono in grado di portare la pace, sono un vicolo cieco.
Soprattutto linseparabilit fra pace e giustizia. Le modalit della giustizia sono due:
1 la sua universalit, la giustizia tale solo se riguarda tutti gli uomini.
2 la sua indivisibilit,la giustizia tale solo se riguarda tutti i diritti fondamentali della
persona. Il vangelo aggiunge che la giustizia responsabilit di ogni uomo. E solo da un uomo
giusto che viene la pace. Il vangelo non crede che un uomo che nel proprio ambito vive
ingiustamente, possa poi, in un ambito di responsabilit politica e sociale, impegnarsi
veramente per la giustizia e la pace.
VI RICCHEZZA E POVERTA
Nessuno pu servire due padroni, non potete servire Dio e il denaro. La ricchezza
valutata sempre religiosamente in tre direzioni:
1. in rapporto a Dio, il discorso cade sul pericolo dellidolatria
2. in rapporto alluomo stesso che si affanna per accumularla, il giudizio sulla vanit
3. in rapporto agli altri uomini, specialmente i poveri, laccusa di ingiustizia e oppressione.
Per lAntico Testamento una ricchezza da cercare il benessere , prosperit, la sicurezza, una
ricchezza da combattere la ricchezza che rende arroganti, laccumulo ingiusto, loppressione.
Per la Bibbia il ricco simultaneamente chi possiede molto, dimentica Dio e trascura il povero.
Parallelamente c una povert da cercare ed sobriet, dipendenza da Dio, e una povert da
sfuggire ed la miseria, la schiavit, lemarginazione. La fede nel Dio creatore porta a
concludere che tutte le creature sono buone; non pensabile un discorso biblico sul disprezzo
della ricchezza in quanto legata alla materialit delluomo. Le cose sono dono di Dio, da godere.
Nel quadro della creazione, il povero, creato da Dio, emerge di fronte al ricco in tutta la sua
dignit.
Ogni uomo immagine di Dio, che non ha creato uomini padroni e uomini servi.
I beni, dono di Dio, sono da godere, ma da godere insieme. Luomo non deve essere
sottomesso alle cose ne le cose devono rubare lo spazio di Dio. Non procuratevi ne oro ne
argento Ges ha frequentato i poveri di ogni genere, li ha anche in qualche modo privilegiati.
E uno dei tratti storicamente pi sicuri del suo ministero. La ragione di questo privilegio va
cercata nella carit e nel desiderio di giustizia che Dio ha verso di loro. Ges ha frequentato
anche uomini ricchi. In nessun modo ha mai considerato la loro posizione un luogo privilegiato
per lannuncio del Regno.
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Le troppe ricchezze costituiscono un inciampo per la sequela. Nella parabola del ricco
stolto si mostra la vanit dellaccumulo: le ricchezze non danno sicurezza. E nella parabola del
ricco e povero si insegna senza mezzi termini che il grande pericolo del vivere da ricchi
la cecit. Chi vive da ricco non vede pi il povero, che pure vicino e non comprende pi
la parola di Dio. Tuttavia Luca afferma che anche per il ricco c una possibilit: aiutare i
poveri. Come Dio guarda i poveri il vangelo che ce lo dice. Stando alla parabola del
samaritano, non basta chiederci chi sia il povero da aiutare. Il ferito lo vedi. Devi chiederti
piuttosto se tu hai un animo capace di lasciarti coinvolgere nel suo bisogno. Incontri
evangelicamente il povero nel suo bisogno, quando egli diventa ai tuoi occhi importante come
un parente. Questa la prassi di Ges.
Laccoglienza di Ges ha scandalizzato perch rovesciava schemi sociali e religiosi,
cambiava i rapporti. Nel giorno del giudizio il Figlio di Dio che si nasconde nella figura dei
suoi piccoli fratelli e vuole essere accolto e servito: affamati, assetati, stranieri, ammalati, un
elenco di emarginati. Il giudizio verte interamente sullatteggiamento nei loro confronti:
atteggiamento di indifferenza o di accoglienza, fatta di aiuto ma anche di compagnia e di ricerca
e soprattutto di rispetto. Lintento del vangelo di dirci come Dio si pone davanti alluomo.
Dio guarda alluomo cogliendo quella dignit che appartiene a ogni uomo, chiunque esso
sia. La societ del tempo, si ribellata a questo sguardo perch essa ha sempre bisogno
di catalogare gli uomini dividendoli e separandoli. Se si osserva luomo come Dio lo
osserva, non c pi motivo per accettare differenze, gerarchie e privilegi. Questo
sguardo appunto, la lieta notizia del Regno.
7. ERO STRANIERO E MI AVETE VISITATO
Come Dio guarda lo straniero
Lo sguardo di Dio, che deve diventare anche quello della Chiesa, non vale solo per lo straniero
ma per qualsiasi uomo in difficolt, o perch minoranza o lasciato ai margini. Non basta la
generosit per cambiare i rapporti. Israele ha tentato di vedere tutti con lo stesso sguardo e ha
cercato di tradurlo in norme legislative. Nel codice dellAlleanza leggiamo Non molesterai il
forestiero n lopprimerai. Nel codice della santit si trovano direttive che invitano a lasciare
nei campi parte dei frutti per gli stranieri di passaggio e per i poveri. Lo straniero che dimora
in mezzo a voi lo tratterete come colui che nato fra voi Ci deve essere ununica legge per
il nativo e limmigrato. La motivazione che laccoglienza dello straniero non altro che il
concreto prolungamento dellamore di Dio per ogni uomo. E cos che il popolo di Dio diventa
veramente di Dio. Limmigrazione suscita problemi complessi e quindi posizioni differenti e
soluzioni sulle quali neppure per i cristiani facile un accordo comune. Nellantico Israele lo
straniero era tendenzialmente un nemico, come dovunque. Ma pi che come popolo che in
quanto individuo. La paura dello straniero nasceva dalla sua diversit. Per Israele era
soprattutto paura religiosa: il pericolo di infiltrazioni pagane. Israele ha imparato a distinguere
fra straniero e straniero: ci sono i popoli stranieri, lo straniero di passaggio, lo straniero
residente. Il popolo straniero resta il nemico, un pericolo per lidentit religiosa e nazionale.
Israele lott contro i popoli stranieri in nome di Dio. Lo straniero di passaggio era invece accolto
e rispettato. Lo straniero che abitava in Israele come immigrato non godeva del diritto di
possedere la terra e perci era generalmente al servizio di un padrone, non era schiavo.
Nella legislazione di Mos lospitalit verso lo straniero era dovere dellintera comunit.
Era legge non esortazione. Legge, non volontariato.
Israele ha sempre mantenuta viva la fede in un Dio creatore del mondo e degli uomini. A partire
dalla creazione si comprender sempre pi chiaramente che la medesima dignit appartiene
alluomo come tale, senza differenze di sorta. La creazione per se stessa universalistica.

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Quando contemplo i tuoi cieli, opera delle tue dita, che cosa luomo, perch ti ricordi
di lui? Luomo biblico per conoscersi guarda in alto, dallo sguardo di Dio che discende il
senso delluomo. La vita delluomo una vita ricevuta. Per il salmo anche la dignit
delluomo una dignit ricevuta.
Tutto nelluomo ricevuto, la sua grandezza dono. E lessere uomo che che fonda i diritti,
non la cittadinanza o altra appartenenza. E la dignit delluomo gratuita: un dono prima che
un diritto.
Come lAntico anche il Nuovo Testamento si muove dentro una societ complessa,
tendenzialmente ostile verso tutti gli stranieri, ma con una novit, levento di Ges Cristo, la cui
originalit pu essere riassunta nellaffermazione Ero straniero e mi avete ospitato. Anche
nel Nuovo Testamento non mancano resistenze, come mostra lepisodio di Pietro che entra
nella casa del pagano Cornelio. Dio non ha fatto nessuna discriminazione tra noi e loro
Che Dio non faccia discriminazioni una verit di per se molto pi ampia del caso specifico
dello straniero. Lapostolo Pietro aspramente rimproverato da alcuni della comunit: Sei
entrato in casa di uomini non circoncisi. La non circoncisione per lebreo ci che rende
luomo non solo completamente estraneo, ma anche religiosamente impuro, quindi da evitare. Il
fatto che Pietro abbia dovuto giustificare il suo gesto mostra una errata formazione religiosa, a
un modo ancora inadeguato di pensare Dio.
Nella memoria cristiana cerano gi le parole e i gesti di Ges Amate dunque il forestiero. Il
gesto di Pietro non dunque una novit e tuttavia ha scandalizzato i fratelli.
Il modo in cui una comunit vede lo straniero e si comporta nei suoi confronti non solo
rivelatore di egoismo o di carit, ma di una vera e di una falsa concezione di Dio. Il vangelo di
Luca ricorda tre episodi nei quali sono protagonisti i samaritani.
1. Si legge allinizio del grande viaggio verso Gerusalemme: Ges chiede ospitalit in un
villaggio di samaritani, ma questi non vollero riceverlo perch diretto a Gerusalemme.
Ges ha provato personalmente che cosa significhi vedersi negata lospitalit perch
straniero. Ma allintolleranza egli non risponde con il castigo, ma con la comprensione. A
rifiutarlo stato un villaggio di samaritani, non tutti i samaritani. Ges non giudica mai per
categorie generali. Anche fra i samaritani ci sono razzisti, come fra i giudei, ma questo non
una ragione per condannarli in blocco. Il cerchio perverso del rifiuto per Ges un cerchio
da rompere senza compromessi.
2. E una parabola nella quale a modello di amore per il prossimo figura un samaritano.
Dopo essere stato rifiutato dai samaritani, Ges prende come modello proprio un
samaritano che sottolinea la totale libert di Ges da ogni pregiudizio razziale.
Lappartenenza razziale (e anche religiosa) una diversit, non una condizione morale e
culturale da condannare o da approvare in se stessa.
3. E un racconto di miracolo. Ges risana dieci lebbrosi, ma uno solo torna indietro a
ringraziarlo. Era un samaritano. Proprio questo straniero di altra razza e di altra fede,
lunico su dieci che si ricorda di dare gloria a Dio. Ges vede nello straniero, come in ogni
altro uomo, una persona portatrice di valori e non soltanto di bisogni: un uomo da cui
imparare, non solo un povero da aiutare. La parabola del samaritano non parla del povero da
soccorrere, ma d ichi si sente fratello e si ferma a soccorrere.
Giuseppe prese con se il bambino e sua madre e nella notte fugg in Egitto Ges stato
un profugo e ha vissuto da straniero. Il Figlio di Dio non ha sfuggito la sua condizione dello
straniero, come non ha sfuggito la povert, la fatica del lavoro, il rifiuto, persino lesperienza
sconvolgente di essere condannato.

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Le trenta monete, il prezzo del tradimento non vengono poste dai sacerdoti nelle casse
del tempio ma adoperate per comprare un campo fuori citt per la sepoltura degli
stranieri.
E un tratto simbolico: da un lato la decisione dei sacerdoti esprime la totalit del rifiuto di Ges
il cui prezzo pu servire solo per dare sepoltura agli impuri stranieri, dallaltro mostra la
verit di Ges, rivelazione di un Dio per il quale non ci sono stranieri.
Paolo ha dovuto intervenire pi volte Non c pi ne giudeo n greco, n schiavo n libero,
n uomo n donna,tutti voi siete uno in Ges Cristo. Pur condividendo la stessa fede,
cristiani di origine giudaica e cristiani di origine ellenistica avevano difficolt a stare insieme. Per
un cristiano le differenze razziali e sociologiche non dovrebbero avere pi alcun peso. Il dovere
di essere ospitali rientra nei doveri dei cristiani comuni. La virt dellospitalit si trova accanto
alla perseveranza della preghiera e alla sollecitudine per i fratelli. Si tratta dellospitalit verso
chiunque, anche lo straniero. Lamore fraterno la carit comunitaria, lospitalit laccoglienza
dello sconosciuto.
Ges si identificato con lo straniero Ero forestiero e mi avete accolto. Per dire lospitalit
Ges ricorre ad un verbo il cui significato base raccogliere, mettere insieme, riunire cose
sparse: di qui il senso di raccogliere chi sperduto, ospitarlo nella stessa casa, unirlo ai gruppi
dei fratelli. Non dice solo aiuto ma proprio accoglienza. Lo sconosciuto che chiede ospitalit o
limmigrato che chiede accoglienza, per Ges un membro della propria famiglia. Lospitalit
pi ampia del semplice aiuto perch significa aprirsi a una persona e non soltanto ai suoi
bisogni. Significa aprire la casa. Lospitalit dunque molto diversa dalla beneficenza: la
prima coinvolge e crea un legame, la seconda si accontenta di un gesto. Il forestiero da
accogliere nel contempo il prossimo da trattare come se stessi e il Signore da servire, con
tutto il cuore, cio con riguardo, delicatezza, umilmente.
Non tutti gli uomini possono affermare di essere nati a Gerusalemme: tutti per possono dire si
essere amati dallo stesso Dio e accolti da Ges Cristo.
I pagani che un tempo erano lontani, ora sono vicini. Paolo parla di vicinanza e di lontananza.
Certo la lontananza da Dio, ma anche la lontananza fra due popoli, giudei e pagani: una
lontananza nel contempo religiosa e politica. Il Cristo con la sua Croce avvicinato i diversi
facendo crollare il muro divisorio. Non c pi vicino e lontano, lebreo e il pagano, Paolo sta
parlando dei popoli stranieri.
Dal modo con cui i cristiani guardano lo straniero, le minoranze, gli esclusi si comprende in
quale Dio essi credono. La prima testimonianza rivelare con chiarezza come Dio guarda
luomo. Nel mondo cristiano c molta generosit nellaiutare, ma pochissimo coraggio nel
cambiare le relazioni. Questo atteggiamento frutto della mentalit che sopravvaluta lefficacia,
le opere, dimenticando che il centro del compimento di Ges stata la condivisione.

8. LUOMO E IL LAVORO
Nella Bibbia si parla molto delluomo che si affatica nel lavoro. Israele ha conosciuto tutti i tipi di
lavoro, ha conosciuto anche le diverse condizioni sociali del lavoro: il lavoratore proprietario, il
salariato, etc. Scegliamo una prospettiva esistenziale: la fatica del lavoro come parabola
della fatica di vivere.
Lesperienza dominante la fatica: il lavoro delluomo duro e penoso. Luomo biblico non
vede il lavoro come una realt a se stante, ma come unattivit inserita nella pi vasta gamma
delle relazioni che delineano il quadro complessivo della vita (le relazioni con Dio, con gli altri
uomini e con le cose).

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Luomo biblico ha capito ben presto che il lavoro, come pu generare benessere, pu
facilmente trasformarsi in prepotenza e ingiustizia, pu fare persino dimenticare Dio.
Israele ha sperimentato tutti gli aspetti negativi del mondo del lavoro.
1. spesso luomo non lavora per se stesso, ma per gli altri: operai privati di salario,
contadini immiseriti dalle tasse, lavoro da schiavi.
2. il lavoro pu generare ingiustizia, dominio, arroganza.
Lorgoglio del lavoro non solo conduce alla violenza e allingiustizia, ma anche alla
dimenticanza di Dio, come avviene quando luomo attribuisce a se stesso ci che invece
dono.
3. Luomo biblico ha capito che il lavoro una fatica spesso delusa, uno sforzo
incompiuto. Il lavoro pu avere un risultato, ma mai tale da dare un senso alla vita. Proprio
per questa sua incapacit di soddisfare pienamente luomo, la fatica del lavoro diventa una
parabola dellintera esistenza: unesistenza incompiuta e, alla fine, senza senso. Il lavoro
non il senso della vita. Perennemente insoddisfatto, luomo cade nellesasperazione del
lavoro e nella schiavit dellaccumulo che definitivamente lo spoglia della gioia di vivere.
Luomo deve sapere che la pienezza che va cercando non sar mai una conquista sua, ma
un gratuito dono di Dio. La percezione dellincompiutezza della fatica non ha impedito
alluomo biblico di sperimentare anche la gioia del lavoro (e la gioia di vivere): la gioia del
raccolto dei frutti.
Come altre grandi realt della vita, il lavoro ha un volto positivo e negativo. Lesperienza del
lavoro fa parte di quel numero di esperienze fondamentali nelle quali luomo raggiunge il fondo
dellesistenza: da una parte il disegno di Dio, dallaltra la forza del peccato che lo contraddice.
Nella realt della vita luomo le sperimenta contemporaneamente. Luomo posto nel
giardino per coltivarlo e custodirlo. Il lavoro non viene dal peccato e non un castigo:
appartiene alluomo prima del peccato: un dono di Dio, ma anche un comando, un compito.
La fatica del lavoro inserita nel quadro dellalleanza e fa parte della risposta delluomo al suo
Dio. Il lavoro per luomo. Luomo ha voluto farsi arbitro del bene e del male.
Scardinata la relazione con Dio, si scardinata la relazione anche delluomo con la terra. E cos
il lavoro ormai irrimediabilmente segnato dalla fatica (mangerai il pane con il sudore della
fronte) e spesso anche dalla sterilit (la terra far spuntare spine e cardi). Il peccato che
ha introdotto il disordine lidolatria che rovina il lavoro, cio il tentativo delluomo di costruirsi
da solo e di fare come gli piace, costruire ununit politica (una citt), ununit religiosa (una
torre alta fino al cielo), una potenza (un nome) e ununit culturale (una lingua). Tutto questo da
soli, per volont propria, al di fuori del progetto di Dio.
Da una parte il lavoro il segno della potenza delluomo, capace di dominare le cose; dallaltra
il segno dellinsufficienza delluomo, incapace di trovarsi da solo un compimento. Il lavoro si
muove pertanto allinterno della benedizione.
Ges di Nazareth ha passato gran parte della sua vita come un comune lavoratore. Cos pure i
primi discepoli. I molti anni che il Figlio di Dio ha passato lavorando si possono considerare anni
rivelatori e redentori perch mostrano la sorprendente solidariet di Dio nei nostri confronti.
Il lavoro di Ges uno dei segni pi chiari che il Figlio ha condiviso pienamente la
nostra condizione di uomini, lavorando. Noi condividiamo lesistenza di Ges
solidarizziamo con la sua fatica e la sua redenzione.
Per Ges lesperienza del lavoro(fatto di fatica, sottomissione, preoccupazione, attesa,
speranza) una di quelle essenziali esperienze che permettono alluomo, se sa leggerle,
di aprirsi alla comprensione del Regno di Dio.
La rivelazione del regno, diventa per il discepolo lunico criterio per valutare il lavoro, cio per
scoprirne il senso e i rischi. Il lavoro deve sottomettersi al primato del Regno, non rinnegarlo ne
oscurarlo, come avviene invece quando esso si trasforma in affanno.
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Il lavoro si snatura non soltanto per lavidit di possedere, e neppure per una cattiva gerarchia
di valori (il vestito, il cibo prima del Regno), ma soprattutto per mancanza di fede. Ci che
rovina il lavoro la persuasione che tutto dipenda da noi, si cerca sicurezza nelle cose anzich
in Dio.
La fatica del lavoro la normale condivisione della Croce di Cristo. C il pericolo, per la
troppa premura verso lospite, per il troppo lavoro, di non trovare pi lo spazio e la calma per
lascolto della Parola. Luomo non nel mondo soltanto per produrre, e nemmeno solo per
servire, ma per ascoltare e contemplare.
Paolo pone il dovere del lavoro fra i compiti della vita cristiana. Al primo posto la seriet
nel lavoro, la seriet professionale; che segno della seriet della vita. Per Paolo anche
la via ordinaria per praticare la grande legge cristiana della carit. Il legame fra lavoro e carit
affermato in Ognuno lavori con le proprie mani, per farne parte a chi si trova in
necessit.
Paolo ha imparato fin da ragazzo un lavoro manuale, continuando poi a esercitarlo anche
durante la sua fatica missionaria. Ci sono tre motivazioni:
1.Paolo continua a vivere del proprio lavoro per rendere pi credibile il vangelo che annuncia.
Non vuole essere in alcun modo confuso con i molti propagatori di religioni che tenevano le
loro lezioni a pagamento. Lui predica unicamente per amore di Cristo, non per un proprio
vantaggio
2.la carit. Lavorando si debbono soccorrere i deboli, vi pi gioia nel dare che nel ricevere
3.il desiderio di Paolo di condividere la condizione della stragrande maggioranza dei suoi
fedeli, umili lavoratori. Paolo non si vergogna di presentarsi come un lavoratore manuale.
Lintera creazione condivide la fatica delluomo nellincompiutezza e nellapertura alla speranza.
Fa intuire che il lavoro delluomo, lo sforzo di estendere il suo dominio sulle cose, la fatica di
ricostituire larmonia del mondo, si inserisce in un cammino di salvezza che non riguarda solo
luomo ma lintera creazione.
La Parola di Dio invita luomo a pensare il proprio lavoro come uno specchio in cui gli dato
vedere il fondo dellesistenza: davanti a Dio, alle cose, agli altri, a se stesso.
Nellesperienza del lavoro, luomo chiamato a vivere secondo quella logica che
caratterizza lintera esistenza del credente: laccoglienza del dono di Dio che gli permette
di godere del mondo e, insieme, il ricordo della solidariet verso i pi deboli, perch il
mondo di tutti; la gioia del frutto raggiunto e, insieme, la constatazione
dellincompiutezza. Si introduce nel proprio tempo una parentesi di volontariato per
imparare quei valori che anche nella professione si devono vivere. Non si introducono nel
proprio tempo alcuni momenti per Dio, per poi avere il diritto negli altri di porre al centro se
stessi, ma per capire la bellezza e la verit di porre sempre Dio al primo posto.
9. GESU E I PRIMI CRISTIANI DI FRONTE ALLA POLITICA
La Palestina la tempo di Ges era percorsa da fremiti di rivolta soprattutto per questioni
religiose. Lebreo sentiva il diritto romano come uno scandalo. In questa situazione si
davano tre possibilit:
1. la resistenza armata, era la possibilit degli zeloti
2. ladattamento al sistema dominante, quella dei ceti aristocratici e sacerdotali.
3. la passiva e sofferta rassegnazione, questa possibilit era quella dei contadini e del
popolo.

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Ges non catalogabile in nessuna delle posizioni del suo tempo. Egli predic il Regno di Dio e
la conversione, e non direttamente il rovesciamento della situazione politica; eppure al societ
del tempo- politica e religiosa si sent minacciata dal suo annuncio e dalla sua vita.
Ges affronta le questioni sempre in modo radicale e secondo una logica differente da quella
comune. Per questo le sue soluzioni non rientrano negli schieramenti, i quali, si muovono
sempre allinterno della medesima logica.
I romani e gli zeloti erano sostanzialmente prigionieri della medesima logica: gli zelati
negavano violentemente la supremazia di Roma, ma affermavano quella del popolo
eletto: comunque sempre una supremazia.
Egli assume un certo distacco di fronte alle persone che detengono il potere, non si lascia
incantare dalla loro posizione e potenza. N confida in loro, n li teme. Ges non imbocca la via
del potere, la respinge come una tentazione.
Da Ges lautorit non concepita come un potere, ma come un servizio. La vita pu
essere pensata come un servizio(sullesempio del Figlio delluomo) oppure come un
possesso per se.
Date a Cesare quel che di Cesare, ma a Dio quello che di Dio. Ges non entra nella
legittimit della dominazione romana. Nellaffermazione di Ges viene affermato uno spazio
reale, doveroso per la societ, le sue strutture e lautorit che le governa: Date a Cesare. Il
primato di Dio non priva la societ di un suo spazio specifico. A Dio quello che di Dio. Il
potere politico non pu assorbire tutto luomo, la coscienza non pu coincidere completamente
con gli interessi dello Stato.. La sua concezione del primato di Dio include il primato delluomo.
Il Figlio delluomo signore del sabato (ecco il primato di Dio) e il sabato per luomo (ecco
il primato delluomo).
Per tre volte Ges dice il mio regno. Si preoccupa di chiarire che questo suo regno
completamente al di fuori degli schemi mondani Il mio regno non da quaggi. Se il mio
regno fosse di questo mondo, i miei sudditi avrebbero combattuto perch non fossi
consegnato ai giudei.
Ecco la differenza: Ges rifiuta di utilizzare per se stesso la potenza regale di cui dispone. Non
semplicemente perch rifiuta di ricorrere alla violenza, ma perch non considera la propria
sopravvivenza come il bene supremo da salvare, o come la ragion di Stato di fronte alla quale
ogni altro valore debba cedere il passo. Io sono re, sono venuto per rendere testimonianza
alla verit.
La regalit di Ges completamente sottomessa allesigenza della verit, alla volont di Dio, al
suo disegno sulluomo: verit, giustizia, libert, amore, obbedienza a Dio. Ges non accetta mai
di sottomettere la verit alle esigenze di una ragion di stato, si trattasse pure della propria
sopravvivenza.
Le parole e la prassi di Ges non indicano disimpegno, ma introduzione di un nuovo punto di
vista. Ges si comporta da profeta non da politico. Ha parlato, denunciato, lottato: ha messo
a nudo le radici delloppressione, della violenza, ma tutto questo non lasciandosi imporre le
regole delle formazioni politiche e religiose che si contendevano il terreno. Ges approfondisce
lanalisi fino al punto in cui si scontrano veramente due concezioni dellesistenza: la concezione
mondana e la concezione cristiana.
Si viene a scoprire che le radici che trasformano lautorit in dominio, come pure le
radici della violenza o della passione per il denaro che si fa idolatria, della ragion di
stato, non sono altro che un modo di vivere che ciascuno ritrova in se stesso. Il mondo si
sente disorientato e messo in discussione nella prassi di Ges. Il mondo preferisce chi sta al
suo gioco, chi non sfugge alle alternative che egli stesso pone.
Le prime comunit cristiane hanno avuto a che fare con il potere politico, erano piccole isole
sperdute, politicamente del tutto insignificanti. Erano totalmente assorbite nella missione. I
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primi cristiani erano convinti che questa notizia fosse la cosa pi importante, non solo per loro
ma per il mondo nel quale vivevano.
La preoccupazione della missione esigeva che le comunit costruissero al loro interno
in modo nuovo (per fedelt alla novit cristiana, non per porsi in alternativa al mondo e
alla societ). I cristiani hanno capito che non basta una fraternit locale allinterno del gruppo:
occorre una fraternit fra tutte le comunit.
Una fraternit che nasce dalla stessa fede, senza per pretendere una omogeneit
culturale. Lapporto politico delle prime comunit molto indiretto, tuttavia il fatto stesso che si
vive una nuova giustizia allinterno della propria comunit (che si modella su schemi originali)
gi una critica, un anticipo di un mondo nuovo.
Paolo scrive Se uno in Cristo, una creatura nuova. Le cose vecchie sono passate.
Questa consapevolezza porta Paolo a concentrarsi sullessenziale, cio sulle nuove modalit di
giudizio e di valutazione, e, naturalmente anche di comportamento, come diversamente
valutare le cose e come cristianamente vivere in esse. Lapostolo uno splendido testimone di
un annuncio senza dubbio ricco si germi capaci di generare sorprendenti cambiamenti anche
nelle strutture. Ma si tratta di germi che necessitano di tempo, vale il paragone che la Parola
un seme. Paolo non intende minimamente tratteggiare una dottrina dello stato, n del potere. Il
suo interesse morale. Lautorit viene da Dio, afferma Paolo, A servizio di Dio e per il
bene.Nella prima affermazione si fonda lobbedienza, il rispetto, la leale sottomissione. Nella
seconda, gli preme di affermare che il cristiano tenuto a pagare le tasse. Non c autorit
se non da Dio non sacralizza lautorit statale, ma la laicizza. Ci che legittima lautorit non
il fatto che sia gestita da cristiani o da non cristiani. Di fronte alle strutture esistenti, nate da una
visione non cristiana, Paolo pone lo scontro visione cristiana e visione mondana: visione
mondana dalla quale quelle strutture sono nate e secondo la quale vengono gestite. Lo scontro
non politico ma culturale.
Per Paolo le novit sociali e politiche devono nascere come dilatazione della nuova vita
in Cristo, come ad esempio nel caso della schiavit, comprendendo che il padrone e lo
schiavo per Cristo sono fratelli.
NellApocalisse si legge Uscite dalla citt, popolo mio, per non contaminarvi. Lapocalittico
portato a cogliere il contrasto fra il cristianesimo e il mondo e, quindi alla denuncia.
LApocalisse non ha una sua concezione di potere, e nemmeno una sua concezione sociale e
politica.
E per in grado di scoprire nei sistemi leventuale presenza di strutture idolatre.Lanalisi
che lApocalisse conduce unicamente religiosa: il criterio della condanna non il fatto che
quella societ non sia cristiana ma che sia idolatra e antiumana.
Le caratteristiche che tratteggiano il volto idolatra del potere politico sono larroganza e la
bestemmia, cio lintolleranza di Dio e la volont di mettersi al suo posto, la pretesa di essere
adorato. Non si pone al servizio delluomo, ma si erge come il valore supremo a cui luomo
deve sacrificarsi; una volont di dominio universale che il sogno di tutte le idolatrie del mondo.
Arroganza e idolatria, volont di potenza e di conquista, ecco i tratti visibili e ricorrenti
dai quali il cristiano pu scorgere il volto demoniaco di ogni sistema sociale e politico, in
ogni epoca.
NellApocalisse come nel Nuovo Testamento non troviamo mai un confronto fra due sistemi
politici, quello pagano e quello cristiano. Non possiedono un proprio progetto politico e sociale.
Offrono gli elementi essenziali che permettono al cristiano di ogni epoca, e di fronte a ogni
sistema sociale e politico, di discernere con lucidit.

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10. RADICALITA DEL VANGELO E VITA QUITIDIANA NEL MONDO


La parola radicalit ha differenti significati e tutti devono restare uniti, perch tutti
insieme definiscono la radicalit evangelica.
1. loriginalit. Paolo scrive Se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio
corpo per essere bruciato, ma non avessi la carit, non sarebbe utile a niente. Ci pu
essere un gesto generoso, totalitario, senza tuttavia che si trasformi in radicalit evangelica.
Il radicalismo evangelico infatti anzitutto qualitativo. A costituirlo non sono soltanto la forza
del lasciare e la generosit del donare, ma la radice che lo genera, la direzione, la qualit. Il
discepolo di Ges invitato a lasciare tutto per appartenere totalmente al Signore. Il
radicalismo lappartenenza: qui esso trova la sua radice, la sua ragione, la sua misura e
la sua direzione. Non si misura il radicalismo evangelico sulla quantit del lasciare,
ma sulla qualit dellappartenenza al Signore.
2. la rivelazione Radice e misura del radicalismo evangelico la Croce di Ges,
considerata come licona di un Dio che dona se stesso al mondo. Egli, in ogni gesto, in
ogni parola ha lasciato trasparire lamore del Padre per luomo. Il radicalismo evangelico
nellordine della rivelazione prima che del servizio.
3. la quotidianit. Dove si intende la situazione normale in cui luomo costretto a vivere.
Lorigine, la qualit e la misura della radicalit evangelica non si fondano sul distacco
dal mondo, ma sullappartenenza al Signore. Il distacco evangelico non significa
necessariamente separazione. Nessuno ponga la sua gloria negli uomini, perch tutto
vostro. Ma voi siete di Cristo. E dalla totalit dellappartenenza al Signore che
discende lesigenza e la misura della libert di fronte a tutte le cose. Paolo non ha
esitazioni: lo spazio della vera libert lappartenenza al Signore. Paolo non dice siete
liberi da tutto bens tutto vostro. Paolo non intende la libert come distacco dalle
cose, quanto piuttosto come un modo diverso, corretto di guardarle e usarle: da padroni,
non da servi. E una forma di radicalismo evangelico che pu diventare quotidiano.
Si pu affermare che il primato di Dio indicando la vanit delle cose, ma c spazio anche per
affermare lo stesso primato mostrando il seme della novit.
La totale appartenenza al Signore non svuota le cose del mondo, ma le riempie. Si
esprime non nella distanza, ma nel farsi vicino. Si esprime nellamore e nella
partecipazione. Se levento di Ges la rivelazione di come Dio si pone davanti alluomo,
allora anche il radicalismo della vita cristiana se vuole essere la memoria oggi
dellevento di Ges deve essere il segno di come Dio guarda e ama il mondo. Ci
possibile nella quotidianit, nella concretezza delle relazioni.

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