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Schopenhauer

1. Spiega perch per Schopenhauer il mondo rappresentazione e


Volont.
POSSIBILE RISPOSTA: Il mondo come volont e rappresentazione.
Schopenhauer intitola in questa maniera il suo capolavoro perch come il
mondo da un lato, in tutto e per tutto, rappresentazione, cos , dallaltro
lato, in tutto e per tutto, volont.
La rappresentazione (Vorstellung) la realt in quanto oggetto di
conoscenza da parte di un soggetto: tutto ci che esiste per la conoscenza
adunque questo mondo intero solamente oggetto in rapporto al soggetto,
intuizione di chi intuisce; in una parola, rappresentazione, Tutto... deve
inevitabilmente aver per condizione il soggetto, ed esiste solo per il soggetto.
II mondo rappresentazione. Schopenhauer fa coincidere lambito della
rappresentazione con lambito del fenomeno, in senso kantiano. Tuttavia, tale
concetto, oltre che avere una valenza pi marcatamente coscienzialisticosoggettivistica (ossia di entit che esiste dentro la coscienza) presenta, in
Schopenhauer, dei connotati metafisici ed orientaleggianti estranei al
kantismo. Tale la dottrina del fenomeno come di unillusione che si
frappone tra noi e la cosa in s, a guisa di un velo (il velo di Maya di cui
parla la sapienza indiana) che copre il volto vero delle cose.
La Volont di vivere (Wille zum Leben) il noumeno del mondo, ovvero
lessenza nascosta delluniverso: Non soltanto in quei fenomeni che sono
affatto simili al suo proprio negli uomini e negli animali egli dovr
riconoscere, come pi intima essenza, quella medesima volont; ma la
riflessione prolungata lo condurr a conoscere anche la forza che ferve e
vegeta nella pianta, e quella per cui si forma il cristallo, e quella che volge la
bussola al polo, e quella che scocca nel contatto di due metalli eterogenei, e
quella che si rivela nelle affinit elettive della materia, come repulsione ed
attrazione, separazione e combinazione.... Poich ci che la volont sempre
vuole la vita, puntualizza Schopenhauer, tuttuno, e semplice
pleonasmo, quando invece di volont senzaltro diciamo volont di
vivere. Essendo al di l del fenomeno e delle sue forme costitutive (lo
spazio, il tempo e la causa), la Volont unica, aspaziale, atemporale ed
incausata e si configura, in sostanza, come un eterno e cieco impulso, di cui
tutto ci che esiste manifestazione od oggettivazione.
Il concetto di volont in Schopenhauer non coincide con il concetto di
volont cosciente, ma con quello, pi generale, di energia o impulso. Di
conseguenza, la Volont cosmica pu essere sia inconsapevole (come accade
nella materia) sia consapevole (come accade nelluomo).
2. . Che cos il noumeno per Schopenhauer e come differisce tale
concetto dal pensiero kantiano?
POSSIBILE RISPOSTA: La cosa in s di cui parla Schopenhauer non un
concetto-limite che serva soprattutto a rammentarci i confini della
conoscenza, ma una realt assoluta che si nasconde dietro lingannevole
trama del fenomeno. Realt che Schopenhauer, a differenza di Kant, ritiene
conoscibile. Infatti, argomenta il filosofo, se noi fossimo soltanto conoscenza
e rappresentazione, ovvero unalata testa dangelo, non potremmo mai uscire

dal mondo fenomenico, ossia da una rappresentazione puramente esteriore di


noi e delle cose. Ma poich siamo dati a noi medesimi non solo come
rappresentazione, ma anche come corpo, non ci limitiamo a vederci dal di
fuori, bens ci viviamo anche dal di dentro, godendo e soffrendo. Ed
proprio questa esperienza di base che permette alluomo di squarciare il
velo del fenomeno e di rendersi conto che la cosa in s nientaltro che la
volont di vivere.
3. Che cosa sono le idee per Schopenhauer?
POSSIBILE RISPOSTA: Schopenhauer considera le idee (nel senso platonico del
termine) come la prima ed immediata oggettivazione della Volont, ovvero
come linsieme degli archetipi delle cose: Per idea intendo adunque ogni
determinato ed immobile grado di obiettivazione della Volont, in quanto
esso cosa in s, e sta quindi fuor della pluralit. Codesti gradi stanno ai
singoli oggetti, come le loro forme eterne, o i loro modelli.
4. Quali sentimenti esistenziali nascono dalla Volont?
POSSIBILE RISPOSTA: Dolore, piacere e noia. Dire che lessere Volont
equivale a dire, secondo Schopenhauer, che lessere costitutivamente
dolore. Infatti, volere significa desiderare, e desiderare significa trovarsi in
uno stato di tensione e di mancanza, che nessun appagamento pu colmare.
Tant che per un desiderio che venga appagato, ne rimangono almeno dieci
insoddisfatti. Del resto, una soddisfazione che plachi temporaneamente i
desideri precipita luomo in una situazione altrettanto negativa, che quella
della noia. O il dolore o la noia: ecco il destino delluomo. Lesistenza del
piacere non contraddice affatto questa verit. Infatti, ci che gli uomini
chiamano piacere nientaltro che una cessazione momentanea dal dolore,
ossia lo scarico da uno stato preesistente di tensione. Momento cui
succedono inevitabilmente nuovi desideri (e quindi nuovi dolori) oppure la
noia. Da ci il pessimismo.
5. Pessimismo e ottimismo: che significato hanno per Schopenhauer e
quale dei due rappresenta la realt?
POSSIBILE RISPOSTA: Il pessimismo metafisico, scelto dal filosofo per
descrivere la cruda realt, deriva dalla constatazione che essere = dolore,
in quanto luniverso solo Volont inappagata, ossia il teatro di una vicenda
di cui la sofferenza costituisce la legge immanente.
Lottimismo, in tutte le sue forme (metafisiche, sociali e storiche), viene
definito da Schopenhauer come un pensare iniquo e come un amaro
scherno dei mali senza nome patiti dallumanit.
6. . Che cos e quale valenza ha lamore procreativo per Schopenhauer?
POSSIBILE RISPOSTA: Lamore, inteso come eros, per Schopenhauer nientaltro
che uno stratagemma di cui si serve il genio della specie per sedurre
lindividuo e indurlo alla perpetuazione della vita. Di conseguenza, lamore

procreativo va condannato.
7. Quali sono le vie di liberazione dal dolore?
POSSIBILE RISPOSTA: Le vie di liberazione dal dolore sono le varie tappe
attraverso cui luomo cerca di liberarsi dalla volont di vivere e si
identificano con larte, la morale e lascesi.
Larte, per Schopenhauer, la contemplazione delle idee, ossia la
conoscenza pura e disinteressata degli aspetti universali ed immutabili della
realt. Di conseguenza, a differenza della storia, la quale si dirige a ci che
spazio- temporalmente delimitato, larte, che opera del genio, riproduce
lessenziale e il permanente in tutti i fenomeni del mondo.
Proprio per questo suo carattere contemplativo, e per questa sua capacita di
dirigersi verso un mondo di forme non toccate dalla ruota del tempo, larte
libera lindividuo dalla catena dei desideri e dei bisogni, elevandolo al di
sopra del dolore e del tempo.
Tuttavia, la liberazione prodotta dalle varie arti, al culmine delle quali
Schopenhauer colloca la musica, ha pur sempre un carattere parziale e
temporaneo, che coincide con i momenti fugaci e preziosi in cui ha luogo:
Non diviene ella adunque per lui... un quietivo della volont; non lo redime
per sempre dalla vita, ma solo per brevi istanti, e non ancor una via a uscir
dalla vita, ma solo a volte un conforto nella vita stessa....
La morale, per Schopenhauer, non sgorga da un imperativo categorico
dettato dalla ragione, ma da un sentimento di piet o di compassione nei
confronti del prossimo, ossia da una partecipazione, immediata e
incondizionata, ai dolori altrui. La piet etica si concretizza in due virt
cardinali: la giustizia e la carit: Questa piet lunica base effettiva di una
giustizia spontanea e di ogni carit genuina. La giustizia, rappresentata dal
principio consiste nel non fare del male agli altri e perci costituisce soltanto
laspetto negativo della piet. La carit, che Schopenhauer riassume nel
principio omnes, quantum potes, juva, coincide con la volont attiva di fare
del bene al prossimo, ossia con laspetto positivo della piet.
Lascesi, che nasce dallorrore delluomo per lessere, lesperienza per la
quale lindividuo, cessando di volere la vita ed il volere stesso, si propone di
estirpare il proprio desiderio di esistere, di godere e di volere mediante una
serie di accorgimenti (castit, umilt ecc.) al culmine dei quali sta il nirvana.
8.Pu il suicidio essere una via di liberazione dal dolore per
Schopenhauer?
POSSIBILE RISPOSTA: Schopenhauer respinge il suicidio poich vede in esso una
malcelata forma di attaccamento alla vita (il suicida vuole la vita, ed solo
malcontento delle condizioni che gli sono toccate) che, per di pi, sopprime
soltanto una manifestazione fenomenica della Volont e non la Volont in se
stessa.

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Kierkegaard
1. Qual la categoria fondamentale che Kierkegaard introduce
innovativamente nellambito della filosofia?
POSSIBILE RISPOSTA: La categoria fondamentale quella dellesistenza che
sostituisce quella tradizionale dellessenza Lesistenza lo specifico modo
dessere delluomo nel mondo. Modo che risulta definito dai concetti
interdipendenti di singolarit, possibilit, scelta, angoscia, disperazione e
fede.
2. Qual la valenza del Singolo nella filosofia di Kierkegaard?
POSSIBILE RISPOSTA: Il Singolo , per Kierkegaard, la categoria propria
dellesistenza umana, filosoficamente concepita come realt irriducibile al
concetto e cristianamente intesa come valore assoluto. Ecco taluni passi del
Diario che insistono eloquentemente su tale nozione: Lesistenza
corrisponde alla realt singolare, al singolo (ci che gia insegn Aristotele);
essa resta fuori del concetto che comunque non coincide con essa. Per un
singolo... lesistenza (essere o non essere) qualcosa di molto decisivo; un
uomo singolo non ha certo unesistenza concettuale; II Singolo la
categoria attraverso la quale debbono passare, dal punto di vista religioso, il

tempo, la storia, lumanit; In ogni genere animale la specie e la cosa pi


alta... Solo nel genere umano a causa del cristianesimo ... lindividuo
pi alto del genere; Se io dovessi domandare un epitaffio per la mia
tomba, non chiederei che quel Singolo, anche se ora questa categoria non
capita. Lo sar in seguito; Con questa categoria il Singolo, quando qui
tutto era sistema su sistema, io presi polemicamente di mira il sistema, ed ora
di sistema non si parla pi; A questa categoria legata assolutamente la
mia possibile importanza storica. I miei scritti saranno presto dimenticati,
come quelli di molti altri. Ma se questa categoria era giusta, se questa
categoria era al suo posto, se io qui ho colpito nel segno, se ho capito bene
che questo era il mio compito, tuttaltro che allegro, comodo e incoraggiante:
se mi sar concesso questo, anche a prezzo di inenarrabili sofferenze
interiori, anche a prezzo di indicibili sacrifici esteriori: allora io rimango e i
miei scritti con me....
3. Come si manifesta lantihegelismo di Kierkegaard?
POSSIBILE RISPOSTA: Lantihegelismo di Kierkegaard parte integrante della
sua difesa dellesistenza. Ad Hegel Kierkegaard rimprovera soprattutto: 1)
la mentalit pagana, ossia la tendenza a ritenere la specie (lUmanita, lo
Spirito ecc.) pi importante dellindividuo; 2) la concezione della filosofia
come scienza oggettiva (cio distaccata e disinteressata) e non come
riflessione soggettiva nella quale il singolo direttamente coinvolto; 3) la
conseguente scissione fra speculazione filosofica e vita vissuta, ossia
ledificazione di un sistema nel quale non trova posto e fondamento la
condizione effettiva in cui il filosofo, al pari di tutti gli altri uomini,
costretto a vivere: Succede della maggioranza dei filosofi sistematici,
riguardo ai loro sistemi, come di chi si costruisse un castello e poi se ne
andasse a vivere in un fienile: per conto loro essi non vivono in quellenorme
costruzione sistematica. Ma nel campo dello spirito ci costituisce
unobiezione capitale. Qui i pensieri, i pensieri di un uomo, debbono essere
labitazione in cui egli vive... altrimenti sono guai (Diario, I, p. 243); 4) la
tendenza a mediare e a conciliare ci che nella vita concreta non risulta
affatto mediabile e conciliabile; 5) lidentificazione panteistica fra uomo e
Dio, e quindi lincapacit di cogliere linfinita differenza qualitativa che
separa il finito dallinfinito.
4. Quali concetti trascina con s la centralit della categoria
dellesistenza?
POSSIBILE RISPOSTA: Possibilit. Secondo Kierkegaard lesistenza non
unentit necessaria e garantita, ma un insieme di possibilit che obbligano
luomo ad una scelta e che implicano una componente ineliminabile di
rischio. Ogni possibilit infatti, oltre che possibilit-che-si, anche
possibilit-che-non: Di solito la possibilit di cui si dice ch cosi lieve,
sintende come possibilit di felicit, di fortuna ecc. Ma questa non affatto
la possibilit; questa uninvenzione fallace... No, nella possibilit tutto
ugualmente possibile..., la possibilit la pi pesante di tutte le categorie.
Scelta. Secondo Kierkegaard esistere significa scegliere. Infatti, la scelta non
una semplice manifestazione della personalit, ma costituisce o forma la

personalit stessa, che sceglie vivendo o vive scegliendo. In altri termini,


lindividuo non quel che , ma ci che sceglie di essere. Tant vero che
persino la rinuncia alla scelta una scelta, sia pure un tipo di scelta per causa
della quale luomo rinunzia a farsi valere come io: La scelta decisiva per
il contenuto della personalit; con la scelta essa sprofonda nella cosa scelta e
se essa non sceglie, appassisce in consunzione.
5. Secondo Kierkegaard lesistenza delluomo avviene secondo stadi
esistenziali. Descrivili.
POSSIBILE RISPOSTA: Gli stadi dellesistenza sono i modi fondamentali di
vivere e di concepire lesistenza. Modi che per Kierkegaard sono
essenzialmente tre: la vita estetica, etica e religiosa. I primi due sono
descritti in Aut-Aut e il terzo in Timore e Tremore. Secondo Kierkegaard
questi stadi non possono hegelianamente addizionarsi (et-et) e fondersi in
una finale sintesi conciliatrice di tipo dialettico, ma si presentano come
reciprocamente escludentisi fra di loro (aut-aut). Tant che il passaggio
dalluno allaltro postula sempre una rottura o un salto, accompagnato da
un cambiamento radicale di mentalit.
Lo stadio estetico la forma di vita in cui luomo immediatamente ci
che , ossia il comportamento di colui che, rifiutando ogni vincolo o
impegno continuato, cerca lattimo fuggente della propria realizzazione,
allinsegna della novit e dellavventura. Infatti, lesteta, che trova il suo
simbolo pi significativo nel Don Giovanni di Mozart (ma anche nelle
coscienze inquiete dellEbreo errante e del Faust di Goethe), si propone di
fare della propria vita unopera darte da cui sia bandita la monotonia e nella
quale, viceversa, trionfino le emozioni inedite (Godi la vita e vivi il tuo
desiderio, insegna lesteta, per il quale ogni donna non che uno spunto
poetico messo al servizio della propria raffinata ricerca del piacere).
Tuttavia, al di l della sua apparenza gioiosa e brillante, la vita estetica
destinata alla noia (che segue alla vanit del piacere) e al fallimento
esistenziale. Infatti, vivendo attimo per attimo ed evitando il peso di scelte
impegnative (ossia scegliendo di non scegliere), lesteta, secondo
Kierkegaard, finisce per rinunciare ad una propria identit e per avvertire,
con disperazione, il vuoto della propria esistenza senza centro e senza senso.
Lo stadio etico il momento in cui luomo, scegliendo di scegliere, ossia
assumendo in pieno la responsabilit della propria libert, si impegna in un
compito, al quale rimane fedele. Infatti, a differenza della vita estetica, la
quale tenta di evitare la ripetizione e cerca ad ogni istante il nuovo, la vita
etica si fonda sulla continuit e sulla scelta ripetuta che lindividuo fa di se
stesso e del proprio compito. In altri termini, nella vita etica (che
simboleggiata dallo stato matrimoniale) lindividuo si sottopone ad una
forma o ad un modello universale di comportamento, che implica, al
posto del desiderio delleccezionalit, la scelta della normalit (La
morale scrive Kierkegaard propriamente il generale e, in quanto
generale, ci che vale per tutti). Tuttavia, pur collocandosi su di un piano
pi alto rispetto alla vita estetica, la vita etica destinata anchessa al
fallimento. Infatti, luomo etico non pu fare a meno di riconoscere la
propria finitudine peccaminosa e quindi di pentirsi. Inoltre, nellambito
della generalit della vita etica e della connessa ritualit dei suoi

comportamenti, lindividuo non riesce a trovare veramente se stesso e la


propria singolarit genuina. Tanto pi che esiste, in ognuno, unansia di
infinito che non si lascia racchiudere nei limiti di una tranquilla esistenza di
marito e di impiegato. Da ci il bisogno di unesperienza pi profonda e
coinvolgente grazie a cui lindividuo vincendo langoscia e la disperazione
che lo costituiscono come uomo e che giacciono al fondo di ogni vita, anche
della pi fortunata e felice possa davvero realizzarsi come singolo e nelle
sue aspettative migliori. Tale la vita religiosa.
Lo stadio religioso lo stadio della fede, intesa come rapporto assoluto con
lAssoluto (Timore e tremore), ossia lo stadio in cui lindividuo, andando al
di la della limitatezza della vita etica, si apre totalmente a Dio, riuscendo a
vincere (anche se non ad eliminare completamente) langoscia e la
disperazione che lo costituiscono come uomo. Fra lo stadio etico e quello
religioso esiste un abisso, incarnato dalla figura di Abramo. Infatti, lo stadio
religioso, lungi dal ridursi alle tranquillizzanti verit della ragione e
delletica, costituisce la dimensione dello scandalo e del paradosso (come
testimoniano le principali credenze del cristianesimo: si pensi allidea di un
Dio che si fa carne e che muore sulla croce per i nostri peccati).
6. Che cosa sono langoscia e la disperazione per Kierkegaard?
POSSIBILE RISPOSTA: Langoscia di cui parla Kierkegaard il sentimento del
possibile, cio quello stato d animo esistenziale che sorge dinanzi alla
vertigine della libert e alle infinite possibilit negative che incombono
sulla vita e sulla personalit delluomo. Per questi suoi caratteri, langoscia
diversa dalla paura che si prova al cospetto di una situazione determinata e
ad un pericolo preciso. Inoltre, essa un sentimento tipicamente umano.
Tant che viene provata solo da chi ha spirito: pi profonda langoscia pi
grande e luomo. Lunico modo efficace per contrastare langoscia e i suoi
tormenti (nessun grande inquisitore tien pronte torture cos terribili come
langoscia; nessuna spia sa attaccare con tanta astuzia la persona sospetta,
proprio nel momento in cui pi debole, ne sa preparare cos bene i lacci per
accalappiarla come sa langoscia; nessun giudice, per sottile che sia, sa
esaminare cosi a fondo laccusato come langoscia che non se lo lascia mai
sfuggire, ne nel divertimento, ne nel chiasso, ne sotto il lavoro, ne di giorno,
ne di notte...) non laccortezza umana, ma la fede religiosa in Colui al
quale tutto possibile.
La disperazione. Mentre langoscia si riferisce al rapporto delluomo con il
mondo, la disperazione si riferisce al rapporto delluomo con se stesso, in cui
consiste propriamente lio. In questo rapporto, se lio vuol essere se stesso,
poich finito e quindi insufficiente a se stesso, non giunger mai
allequilibrio e al riposo. Viceversa, se non vuol essere se stesso, urta anche
qui contro unimpossibilit di fondo. Nelluno e nellaltro caso, ci si imbatte
nella disperazione, che unautentica malattia mortale, non perch conduca
alla morte dellio, ma perch il vivere la morte dellio, cio la negazione
del tentativo umano di rendersi autosufficienti o di evadere da se. Ma se ogni
uomo, lo sappia o meno, malato di disperazione, lunica terapia efficace
contro di essa la fede, ossia quella condizione in cui lio, pur orientandosi
verso se stesso e pur volendo essere se stesso, non si illude sulla sua
autosufficienza, ma riconosce la sua dipendenza da Colui che lo ha posto e

che, solo, pu garantire la sua realizzazione. Luomo deve quindi volere la


disperazione, poich riconoscendosi in preda ad essa egli pu volgersi alla
ricerca di una salvezza.
La disperazione di cui parla Kierkegaard non la disperazione finita che
discende dalla perdita di beni mondani (ad es. di una persona cara o di un
patrimonio); ma la disperazione infinita che discende dalla propria
insufficienza esistenziale. Infatti, se la prima costringe luomo a
rinchiudersi in se e nel finito, la seconda lo spinge ad uscire fuori di se e
ad aprirsi allAssoluto: Eppure mia intima convinzione che la vera
salvezza delluomo nel disperarsi. Qui appare di nuovo limportanza di
volere la propria disperazione, di volerla in senso infinito, in senso assoluto,
poich un simile volere identico allassoluta dedizione. Se invece voglio la
mia disperazione in senso finito, la mia anima ne soffre, poich cos il mio
essere pi profondo non giunge a prorompere nella disperazione, ma al
contrario si richiude in essa, si indurisce. Cos la disperazione finita un
rinchiudersi nel finito, la disperazione assoluta un dischiudersi allinfinito.
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Feuerbach

1. Nel pensiero di Feuerbach che cosa si intende quando si parla di


rovesciamento dei rapporti di predicazione?
POSSIBILE RISPOSTA: Per rovesciamento dei rapporti di predicazione si
intende il metodo caratteristico usato da Feuerbach nella sua battaglia contro
la mentalit idealistico- religiosa. Metodo che consiste nel ricapovolgere ci
che lidealismo ha capovolto, ossia nel riconoscere di nuovo ci che
realmente soggetto (= il concreto) e ci che realmente predicato (=
lastratto). Ad es. non la natura a fungere da predicato o attributo dello spirito
(idealismo), ma lo spirito a fungere da predicato o attributo della natura
(naturalismo).
2. Chi Dio per Feuerbach?
POSSIBILE RISPOSTA: Dio, secondo Feuerbach, nientaltro che lessenza
oggettivata del soggetto, cio limmagine riflessa o la proiezione illusoria di
qualit umane: Tutte le qualificazioni dellessere divino sono...
qualificazioni dellessere umano. Circa lorigine dellidea di Dio Feuerbach
si variamente espresso. Talora ne ha individuato la genesi nella distinzione
fra individuo e specie; talora nellopposizione fra volere e potere; talora nel
sentimento di dipendenza che luomo prova nei confronti della Natura. In
ogni caso, la religione ha una chiara matrice antropologica.
3. Che cosa intende Feuerbach quando parla di antropologia capovolta?
POSSIBILE RISPOSTA: Antropologia capovolta. E il modo con cui Feuerbach
concepisce la religione, intesa come la prima, ma indiretta autocoscienza
delluomo. Infatti, puntualizza il filosofo come luomo pensa, quali sono i
suoi principi, tale il suo dio... Tu conosci luomo dal suo Dio, e,
reciprocamente, Dio dalluomo... Dio lintimo rivelato, lessenza
delluomo espressa; la religione la solenne rivelazione dei tesori celati
delluomo, la pubblica professione dei suoi segreti damore.... Da ci la
possibilit di una riduzione, in chiave antropologica, di tutti i dogmi della
teologia. Ad es., per quanto concerne il cristianesimo, che cos il mistero
dellincarnazione, cio del farsi-uomo di Dio, se non la metafora delluomo
riconosciuto come Dio? Che cos il mistero della Trinit, se non la metafora
della vita sociale e della comunione fra lio e il tu? Che cos il mistero della
resurrezione di Cristo se non il soddisfacimento dellantico desiderio
delluomo di vincere la morte? Che cos il mistero della Vergine- madre se
non il risultato del fatto che lindividuo non si conforma alle noiose leggi
della logica e della fisica, ma allarbitrio della fantasia?, per cui in una
medesima cosa esclude ci che gli sgradevole e conserva ci che gli
gradito. Cos gli piace la vergine pura, senza macchia, ma gli piace anche la
madre, per solo madre incontaminata...?. E cos via.
4. Che cos lalienazione per Feuerbach?
POSSIBILE RISPOSTA: Alienazione. E un termine, presente in Hegel e ripreso da
Marx, che indica lelemento patologico insito nelloggettivazione religiosa
descritta da Feuerbach, ovvero quello stato per cui luomo, scindendosi,
proietta fuori di s una Potenza superiore (Dio) alla quale si sottomette a

guisa di oggetto: Luomo questo il mistero della religione proietta il


proprio essere fuori di s e poi si fa oggetto di questo essere cambiato in
soggetto, in persona; egli pensa, ma come oggetto del pensiero di un altro
essere, e questo essere Dio. Lalienazione collegata al fatto che quanto
pi luomo pone in Dio, tanto pi toglie a se stesso: Nella religione luomo
opera una frattura nel proprio essere, scinde se da se stesso, ponendo di
fronte a s Dio come un essere antitetico. Nulla Dio di ci che luomo,
nulla luomo di ci che Dio.
Dio lessere infinito, luomo lessere finito; Dio perfetto, luomo
imperfetto; Dio eterno, luomo perituro; Dio onnipotente, luomo impotente;
Dio santo, luomo peccatore. Dio e luomo sono due estremi: Dio il polo
positivo, assomma in s tutto ci che reale, luomo il polo negativo, tutto
ci che nullo. La presa di coscienza del fenomeno dellalienazione, in
quanto stato di scissione interiore e di dipendenza esteriore, genera, per
Feuerbach, la necessita dellateismo.
5. Cosa intende Feuerbach per ateismo e quale valenza ha questo
concetto?
POSSIBILE RISPOSTA: Per Feuerbach lateismo si identifica con la
riappropriazione, da parte delluomo, della propria essenza alienata. Come
tale, esso non esprime soltanto un atto di intelligenza filosofica, ma anche un
dovere umano e morale. Lateismo di Feuerbach non ha un carattere
puramente negativo, poich si presenta anche, in positivo, come proposta di
una nuova divinit: l'uomo. Allateismo Feuerbach finisce quindi per
sostituire una forma di antropoteismo
6. Come pu essere definita la filosofia di Feuerbach?
POSSIBILE RISPOSTA: Teologia mascherata o razionalizzata la formula usata
da Feuerbach per sottolineare come lidealismo hegeliano sia nientaltro che
la traduzione, in termini speculativi, della religione cristiana: Chi non
rinunzia alla filosofia di Hegel, non rinunzia neppure alla teologia.
Filosofia dellavvenire. E la nuova filosofia proposta da Feuerbach in
antitesi alla vecchia filosofia teologizzante. Filosofia che si identifica
sostanzialmente con una forma di umanismo naturalistico.
Umanismo naturalistico la formula con cui pu venir riassunta la parte
positiva del pensiero di Feuerbach. Umanismo, perch fa delluomo
loggetto e lo scopo del discorso filosofico; naturalistico perch fa della
Natura la realt ontologica primaria da cui tutto dipende, compreso luomo e
i suoi bisogni: La nuova filosofia fa dellantropologia, con inclusione della
filosofia, la scienza universale.
7. Perch luomo per Feuerbach essere sociale?
POSSIBILE RISPOSTA: Lessenza sociale delluomo di cui parla Feuerbach deriva
dal fatto che lio, come egli scrive, non pu stare senza il tu, in quanto
luomo ha costitutivamente bisogno dei propri simili. E ci non solo a livello
biologico (necessit del maschio per la femmina e viceversa) ma in tutti gli
aspetti della sua vita. Inoltre egli propone lamore per lumanit

(filantropia) come uno degli aspetti pi caratteristici dellateismo positivo di


Feuerbach, che si propone di sostituire lamore per Dio con lamore per
luomo.
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Marx
1. Che cosa intende Marx per misticismo logico?
POSSIBILE RISPOSTA: Misticismo logico. E laccusa che Marx rivolge al
metodo di Hegel, imputato di trasformare le realt empiriche in allegorie
di una realt spirituale (= lIdea) che abita occultamente dietro di esse e che
funge da significato e giustificazione speculativa di esse. Ad es., invece
di limitarsi a constatare lesistenza della monarchia, Hegel ne legittima la
validit, scorgendo in essa la sovranit statale personificata. Secondo Marx il
mistero di questo artifici filosofico va ricercato nel capovolgimento
idealistico del rapporto soggetto e predicato, in virt del quale Hegel, dopo
essersi costruito il concetto astratto di Spirito partendo dalla realt concreta,
finisce per fare della realt la manifestazione necessaria dello Spirito. Da ci
il giustificazionismo speculativo e il conservatorismo politico di Hegel, che
perviene a canonizzare o a santificare la realt esistente e le istituzioni

sociali in cui essa si incarna.


2. Descrivi il concetto di dialettica in Marx mostrandone le differenze
significative rispetto a Hegel
POSSIBILE RISPOSTA: Dialettica. II significato e luso della dialettica in Marx
costituiscono tuttora argomento di dibattito fra gli studiosi. In generale, si
pu dire che per Marx la dialettica rappresenti, hegelianamente, tanto un
modo di essere della realt quanto un metodo per comprenderla
efficacemente. Tuttavia, poich Marx crede che in Hegel la dialettica risulti
capovolta, ossia cammini (idealisticamente) sulla testa, egli si propone
di rimetterla (materialisticamente) sui piedi, sforzandosi di liberarne il
nocciolo razionale dal rivestimento mistico.
In particolare, per Marx la dialettica quel metodo di indagine che consiste
nel prospettare la realt studiata come una totalit in divenire formata: 1) da
una serie di momenti intercollegati; 2) da un insieme di contraddizioni che ne
rappresentano la molla di sviluppo ed il negativo da negare. Ad es.,
analizzare dialetticamente il capitalismo significa: 1) porre attenzione ai
nessi che connettono organicamente, secondo un rapporto di reciproco
condizionamento, i vari momenti del ciclo economico (produzione,
distribuzione, scambio ecc.); 2) evidenziare le contraddizioni (tra forze
produttive e rapporti di produzione, fra capitalisti e salariati ecc.) che ne
minano lassetto interno e che ne fanno prevedere la fine futura, ossia
linevitabile tramonto (da questo punto di vista, la dialettica si configura
quindi come uno strumento che ci permette di comprendere, insieme al
capitalismo, anche la negazione necessaria di esso).
In sintesi, dalla dialettica di Hegel, la filosofia materialistica di Marx ha
essenzialmente ereditato: a) lidea della processualit del reale; b) il modello
della totalit organica; c) la tesi del negativo come principio motore e
generatore. Di essa ha invece rifiutato: a) la configurazione idealistica; b) il
carattere aprioristico e speculativo; c) luso e labuso dello schema triadico
di tesi, antitesi e sintesi.
3. Che cosa intende Marx per emancipazione politica e per
emancipazione umana?
POSSIBILE RISPOSTA: Per emancipazione politica Marx intende la prassi dello
Stato moderno, che si limita ad uguagliare formalmente gli individui di
fronte alla legge.
Per emancipazione umana Marx intende il superamento delle
disuguaglianze reali, ovvero lidea di una democrazia sostanziale in cui gli
uomini siano uguali non solo sul piano politico (democrazia formale) ma
anche su quello economico (comunismo).
4. Scrivi in che senso Marx parla di alienazione premettendo una breve
disamina che tale concetto assume nel pensiero filosofico
POSSIBILE RISPOSTA: Per alienazione si intende, in generale, la perdita o la
cessione di un bene. Ad es., nel linguaggio giuridico si parla di alienazione di
un patrimonio e in quello medico di alienazione delle facolt mentali.

In filosofia, il termine stato usato sia da Rousseau, per indicare la cessione


dei diritti individuali a favore della comunit, sia da Hegel, per alludere alla
dialettica propria dello Spirito, il quale si perde nella natura e nelloggetto
per poi potersi ri-appropriare di s in modo arricchito. Tenendo presente la
lezione di Feuerbach, che aveva descritto loggettivazione religiosa in
termini di scissione e di dipendenza (= luomo che, scindendosi,
proietta fuori di se un Dio al quale si sottomette), Marx intende per
alienazione la situazione storica delloperaio nella societ capitalistica, in cui
il salariato, per causa della propriet privata, si trova: 1) scisso o separato sia
rispetto al prodotto della sua attivit (che appartiene al capitalista), sia
rispetto alla sua attivit stessa (che assume la forma di un lavoro costrittivo
nel quale egli e reso strumento di fini estranei); 2) in uno stato di dipendenza
rispetto ad una potenza (il capitale) che egli stesso produce continuamente
con il proprio lavoro: Loggetto che il lavoro produce, il prodotto del
lavoro, si contrappone ad esso come un essere estraneo, come una potenza
indipendente da colui che lo produce. Se Lalienazione deriva dal regime di
propriet privata, la dis-alienazione si identifica, secondo Marx, con la sua
abolizione, cio con il comunismo.
Alienazione religiosa. Pur accettando da Feuerbach lidea della matrice
umana della religione, Marx ritiene che le cause di essa non vadano cercate
nelluomo in quanto tale, ma in un tipo storico di societ che la produce a
titolo di oppio dei popoli, ovvero a guisa di consolazione illusoria delle
masse, sofferenti per causa delle ingiustizie sociali. Ora, se la religione il
frutto malato di una societ malata, lunico modo per sradicarla , secondo
Marx, quello di distruggere le strutture sociali che la producono: La
religione il gemito della creatura oppressa, lanima di un mondo senza
cuore, cos com lo spirito di una condizione di vita priva di spiritualit.
Essa loppio per il popolo. La soppressione della religione quale felicit
illusoria del popolo il presupposto della vera felicit. La necessit di
rinunziare alle illusioni riguardanti le proprie condizioni la necessit di
rinunziare a quelle condizioni che hanno bisogno di illusioni. La critica della
religione dunque, in germe, la critica della valle di lacrime di cui la
religione laureola sacra....
5. Definisci il termine ideologia in Marx
POSSIBILE RISPOSTA: Ideologia. Nel significato pi forte e caratteristicamente
marxiano si intende per ideologia una rappresentazione falsa o
deformata della realt, derivante da specifici interessi di classe. La lotta
contro lideologia costituisce uno degli scopi primari del marxismo, il quale
presenta se stesso, come scienza reale e positiva, ossia come un quadro
oggettivo delle forze motrici della societ e della storia: I presupposti da cui
muoviamo non sono arbitrari, non sono dogmi: sono presupposti reali, dai
quali si pu astrarre solo nellimmaginazione. Essi sono gli individui reali, la
loro azione e le loro condizioni materiali di vita... Questi presupposti sono
,dunque constatabili per via puramente empirica....
Questa accezione negativa di ideologia, tipica i Marx e Engels, andata
smarrita presso Lenin e i marxisti russi. Infatti, da questi ultimi, che, non
conoscevano gli scritti giovanili di Marx (rimasti inediti sino agli anni
Trenta), il termine ideologia venne inteso in modo generico e neutrale, ossia

come sinonimo di sistema di idee. Si parl cos (secondo un uso tuttora ,


prevalente, ma ben distante da quello originario di Marx) di ideologia marxiproletaria, borghese ecc.
6. Che cosa si intende per rapporti di produzione?
POSSIBILE RISPOSTA: I rapporti di produzione sono i rapporti che si instaurano
fra gli uomini nel corso della produzione e che regolano il possesso e
limpiego dei mezzi di lavoro, nonch la ripartizione di ci che tramite essi si
produce. I rapporti di produzione trovano la loro espressione giuridica nei
rapporti di propriet.
Per forze produttive Marx intende gli elementi indispensabili al processo di
produzione, ossia, fondamentalmente: 1) gli uomini che producono; 2) i
mezzi (terra, macchine ecc.) di cui si servono per produrre (= i mezzi di
produzione); 3) le conoscenze tecniche e scientifiche di cui si servono per
organizzare e migliorare la loro produzione.
Per modo di produzione Marx intende una combinazione storicamente
determinata tra forze produttive e rapporti di produzione. Combinazione che
forma il blocco portante di una formazione sociale.
7. Definisci i termini di struttura e sovrastruttura
POSSIBILE RISPOSTA: Struttura. Linsieme dei rapporti di produzione, o, pi in
generale, la base economica, quale si esprime nel modo di produzione e
nella relativa dialettica tra forze produttive e rapporti di produzione,
costituisce la struttura, ovvero lo scheletro economico, di una certa societ.
La sovrastruttura (dal tedesco Uberbau: uber = sopra, Bau = costruzione)
linsieme delle istituzioni giuridico-politiche e delle teorie morali, religiose,
filosofiche ecc. che corrispondono ad una determinata struttura economica. II
rapporto fra struttura e sovrastruttura, ossia lo specifico rapporto di
dipendenza della seconda dalla prima, rappresenta uno dei punti pi
controversi del marxismo.
8. Perch la filosofia di Marx si definisce materialismo storico?
POSSIBILE RISPOSTA: Per materialismo storico si intende la teoria, propria di
Marx, secondo cui le vere forze motrici della storia non sono di natura
spirituale o coscienziale bensi materiale o socio-economica: non la
coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza.
Questa concezione della storia si fonda dunque su questi punti: spiegare il
processo reale della produzione, e precisamente muovendo dalla produzione
materiale della vita immediata, assumere come fondamento di tutta la storia
la forma di relazioni che connessa con quel modo di produzione e che da
essa generata, dunque la societ civile nei suoi diversi stadi, e sia
rappresentarla nella sua azione come Stato, sia spiegare partendo da essa
tutte le varie creazioni teoriche e le forme della coscienza, religione,
filosofia, morale ecc. e seguire sulla base di queste il processo della sua
origine, ci che consente naturalmente anche di rappresentare la cosa nella
sua totalit (e quindi anche la reciproca influenza di questi lati diversi Luno
sullaltro).

9. Spiega in che modo per Marx si evolve la storia?


POSSIBILE RISPOSTA: La storia si evolve secondo ci che Marx definisce legge
della storia. Forze produttive e rapporti di produzione, oltre che
rappresentare la chiave di lettura della statica della societ, si configurano
anche come lo strumento interpretativo della sua dinamica, ossia come la
legge stessa della storia. Marx ritiene infatti che ad un determinato grado di
sviluppo delle forze produttive tendano a corrispondere determinati rapporti
di produzione e di propriet, che si mantengono sino a quando favoriscono le
forze produttive e vengono distrutti quando si convertono in ostacoli o catene
per le medesime. Ora poich le forze produttive, in connessione con lo
sviluppo tecnico, si sviluppano pi rapidamente dei rapporti di produzione,
che esprimendo delle relazioni di propriet tendono a rimanere statici, ne
segue periodicamente uno stato di frizione o di contraddizione fra i due
elementi, che sfocia in una rivoluzione: A un dato punto del loro sviluppo,
le forze produttive materiali della societ entrano in contraddizione con i
rapporti di produzione esistenti, cio con i rapporti di propriet (che ne sono
soltanto lespressione giuridica) dentro i quali tali forze per linnanzi serano
mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si
convertono in catene. E allora subentra unepoca di rivoluzione. Con il
cambiamento della base economica si sconvolge pi o meno rapidamente
tutta la gigantesca sovrastruttura....
10. Cosa intende Marx quando parla di formazione sociale? E quali
sono le tappe evolutive della societ?
POSSIBILE RISPOSTA: Per formazione sociale o formazione economico-sociale
si intende linsieme degli elementi strutturali e sovrastrutturali che
contraddistinguono una societ storicamente determinata. Le formazioni
economico-sociali sono dunque delle totalit organiche la cui spina dorsale
costituita da uno specifico modo di produzione. A grandi linee scrive
Marx nella prefazione a Per la critica delleconomia politica i modi di
produzione asiatico, antico, feudale e borghese moderno possono essere
designati come epoche che marcano il progresso della formazione economica
della societ. Tuttavia poich Marx ed Engels accennano talora allesistenza
di un comunismo primitivo e prospettano il socialismo come lultimo tipo
di societ della storia, si pu dire che secondo i classici del marxismo le
grandi formazioni economico-sociali della storia siano il comunismo
primitivo, la societ asiatica, la societ antica, la societ feudale, la societ
borghese e la societ socialista.
Con questa sequenza evolutiva, Marx (a differenza del marxismo volgare)
non intende alludere ad una serie di tappe necessarie in rigida successione
logica e cronologica (in quanto molte societ hanno saltato luna o laltra
fase e in una stessa epoca o area culturale si avuta la compresenza di pi
modi di produzione). Ci non toglie che le varie formazioni sociali
costituiscano, dal punto di vista di Marx ed Engels, altrettanti gradini di uno
sviluppo che, a cominciare dalle forze produttive, procede necessariamente
dallinferiore al superiore.
Marx distingue due fasi della societ futura, due fasi del comunismo. Nella
prima fase, in cui abbiamo a che fare con una societ comunista che porta

ancora le macchie della vecchia societ, vige il principio (ancora


imperfetto) a ciascuno secondo il suo lavoro. Nella seconda fase, ossia in
una condizione di comunismo pienamente dispiegato e di grande ricchezza,
vige il principio da ciascuno secondo le sue capacit, a ciascuno secondo i
suoi bisogni.
11. Chi sono i protagonisti della storia e qual la forza motrice della
storia?
POSSIBILE RISPOSTA: I protagonisti della storia sono patrizi e plebei, oppressi e
oppressori, borghesi e operai, meglio definibili come classi sociali. Secondo
Marx le classi (dal lat. classis, nome di etimologia incerta che denotava il
livello tributario o il censo dei cittadini) si definiscono essenzialmente in
rapporto alla propriet o meno dei mezzi di produzione, la quale fa si che in
ogni periodo vi siano sempre due classi fondamentali (liberi e schiavi, baroni
e servi della gleba, capitalisti e salariati ecc.).
Marx vede nella lotta di classe, in cui si concretizza la contraddizione tra
forze produttive e rapporti di produzione, la forza motrice della storia sinora
trascorsa e concepisce il comunismo come una societ senza classi.
12. Che cosa sono i falsi socialismi? E quale socialismo propone il
filosofo?
POSSIBILE RISPOSTA: Per falsi socialismi Marx intende tutte quelle dottrine (II
socialismo reazionario, II socialismo conservatore o borghese, II
socialismo e il comunismo critico-utopistico) che non sono ancora giunte al
socialismo scientifico.
Marx propone un socialismo scientifico. La scientificit del socialismo di
Marx ed Engels consiste, secondo i suoi autori: a) nel fatto che il socialismo
da programma razionalistico di ricostruzione della societ che si rivolge
indistintamente alla sua parte intellettualmente illuminata si trasforma in
programma di autoemancipazione del proletariato, in quanto portatore
storico della tendenza oggettiva alla risoluzione comunistica delle
contraddizioni economico-sociali del capitalismo... In questo senso il
socialismo intende essere scienza della rivoluzione proletaria; b) nel fatto
che il socialismo non si presenta pi come un ideale ma come una
necessit storica derivante dallinevitabile tramonto nel modo capitalistico di
produzione, che si annuncia oggettivamente nelle sempre pi acute e
frequenti crisi cui esso va incontro; c) nel fatto che il socialismo usa ora un
metodo scientifico di analisi della societ e della storia, che ha i suoi punti
di forza nel materialismo storico, con la teoria della successione storica dei
modi di produzione, e nella critica delleconomia politica, con la teoria del
plus- valore... .
13. Proponi una definizione di partito comunista.
POSSIBILE RISPOSTA: Il partito comunista lavanguardia organizzata del
movimento operaio, che deve guidare la classe lavoratrice alla rivoluzione:
Nella sua lotta contro il potere unificato delle classi possidenti, il
proletariato pu agire come classe solo organizzandosi in partito politico

autonomo, che si oppone a tutti gli altri partiti costituiti dalle classi
possidenti. Questa organizzazione del proletariato in partito politico
necessaria allo scopo di assicurare la vittoria della rivoluzione sociale e il
raggiungimento del suo fine ultimo, la soppressione delle classi
14. Che cos il capitalismo? E quali contraddizioni coglie Marx in esso?
POSSIBILE RISPOSTA: Capitalismo. Marx interpreta la formazione sociale
capitalistica dallangolo visuale di unanalisi scientifica nel modo di
produzione capitalistico. Allinterno di questa ottica, egli distingue il
capitalismo dagli altri tipi di societ soprattutto in relazione a due
caratteristiche specifiche: la produzione di merci e il plus-valore. II
capitalismo, scrive Marx in II Capitale, produce i suoi prodotti come merci.
II produrre merci non lo distingue dagli altri modi di produzione, lo distingue
invece il fatto che il carattere prevalente determinante del suo prodotto e
quello di essere merce..., II secondo tratto caratteristico, che
contraddistingue specificamente il modo di produzione capitalistico la
produzione di plus-valore come scopo diretto e motivo determinante della
produzione. II capitale produce capitale e fa ci solamente nella misura in
cui produce plus-valore.
Contraddizioni del capitalismo. Secondo Marx il capitalismo risulta
internamente minato da una serie di contraddizioni che ne spiegano
linstabilit di fondo e la fine inevitabile. Tali sono, ad es., lanarchia della
produzione, le crisi cicliche, la disoccupazione, la caduta tendenziale del
saggio di profitto, la concorrenza e la scissione della societ in due classi
antagonistiche (con la relativa proletarizzazione della maggior parte della
societ). Contraddizioni che dipendono tutte dalla contraddizione di fondo
del capitalismo, cio dal contrasto tra forze produttive sempre pi sociali e il
carattere privatistico dei rapporti di produzione e di propriet.
15. Che rapporto c tra merce e valore per Marx?
POSSIBILE RISPOSTA: Merce e valore. La merce costituisce, per Marx, la pi
evidente caratteristica del capitalismo inteso come una immane raccolta di
merci. La merce deve possedere innanzitutto un valore duso (Lutilit di
una cosa ne fa un valore duso). Tuttavia, per essere veramente tale, la
merce deve possedere anche un valore di scambio (esse sono merci soltanto
perch sono qualcosa di duplice: oggetti duso e contemporaneamente
depositari di valore). Ma in che cosa consiste tale valore di scambio? Marx,
sulla scia degli economisti classici e dellequazione valore = lavoro, risponde
che esso discende dalla quantit di lavoro socialmente necessaria per
produrla.
16. Che cosa intende Marx con lespressione feticismo delle merci?
POSSIBILE RISPOSTA: Marx chiama feticismo delle merci il processo che porta a
ritenere: 1) che le merci abbiano valore di per se stesse (dimenticando che
esse sono il frutto del lavoro umano); 2) che i rapporti economici siano
rapporti fra cose e non fra uomini: Quel che qui assume per gli uomini la
forma fantasmagorica di un rapporto fra cose soltanto il rapporto sociale

determinato che esiste fra gli uomini stessi. Quindi, per trovare unanalogia,
dobbiamo involarci nella regione nebulosa del mondo religioso. Quivi, i
prodotti del cervello umano paiono figure indipendenti, dotate di vita
propria... Cosi, nel mondo delle merci, fanno i prodotti della mano umana.
Questo io chiamo il feticismo che sappiccica ai prodotti del lavoro appena
vengono prodotti come merci....
17. Che cos il plus-valore?
POSSIBILE RISPOSTA: Plus-valore. Il ciclo tipico della societ capitalistica D. M.
D. (merce - denaro - pi denaro) ha come presupposto Lincremento di
denaro, ossia la produzione di plus-valore: Chiamo plus-valore (surplus
value) questo incremento, ossia questo eccedente sul valore originario. Da
dove deriva tale incremento? Marx risponde che esso discende dal fatto che
il capitalista ha la possibilit di comperare ed usare una merce
particolare, che risulta in grado di produrre valore. Tale la merce umana,
ossia fuor di metafora, loperaio, il quale producendo ad es. 10, mentre a lui
viene corrisposto un salario equivalente a 6, costretto a regalare al
capitalista leccedenza di 4. II plus-valore discende quindi dal plus-lavoro
delloperaio e si identifica con la porzione di valore da lui gratuitamente
offerta al capitalista.
Il plus-valore ricavabile dallo sfruttamento della classe operaia. In senso
economico-sociale e tecnicamente marxiano, coincide con il prelievo di plusvalore agli operai salariati da parte dei capitalisti. Dal punto di vista
filosofico coincide con lalienazione, ossia con la riduzione delluomo a
mezzo.
18. In che modo la classe operaia potr avviare il processo di
trasformazione della vecchia societ?
POSSIBILE RISPOSTA: Tramite la rivoluzione Marx intende il processo con il
quale il proletariato, impadronendosi del potere politico, da avvio alla
trasformazione globale della vecchia societ, attuando il passaggio dal
capitalismo al comunismo. Passaggio che prevede una progressiva
abolizione della propriet privata dei mezzi di produzione, la scomparsa
delle classi e la realizzazione di una societ di liberi produttori nella quale
non vi siano pi ne sfruttatori ne sfruttati. Dal punto di vista storicofilosofico, la rivoluzione coincide con il processo che porta alla fine della
preistoria dellumanit.
Una volta giunta al potere la classe operaia dar vita alla dittatura del
proletariato che si configura, secondo Marx, come la misura politica
fondamentale del processo rivoluzionario, ossia come la fase che media il
passaggio dalla societ borghese a quella comunista. In altri termini, tale
dittatura il momento in cui il proletariato, organizzandosi a classe
dominante, impone la propria egemonia sulla classe borghese, al fine di
distruggere lo Stato borghese e di attuare il progetto comunista.
19. Che cosa si intende con Stato borghese?
POSSIBILE RISPOSTA: Lo Stato borghese, secondo Marx, non unentit

neutrale o al di sopra delle parti, ma un insieme di apparati istituzionali e


ideologici che servono alla borghesia per esercitare il proprio dominio di
classe: Lo Stato la forma in cui gli individui di una classe fanno valere i
loro interessi comuni. Di conseguenza, secondo il marxismo rivoluzionario,
il compito del proletariato non quello di impadronirsi della macchina
statale borghese (secondo il modello del marxista revisionista) ma quello di
smantellarne i meccanismi strutturali, compresa la democrazia
rappresentativa.
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Nietzsche
1. Nei termini spesso ricorrenti nella filosofia di Nietzsche: menzogne
millenarie e volont di verit si manifesta lopera di smascheramento
del pensiero nietzschiano. Illustra il significato dei due termini
evidenziando quali motivazioni conducono il filosofoo alla distruzione
delle vecchie certezze e verit
POSSIBILE RISPOSTA: Menzogne millenarie. Alla base del filosofare critico e
demistificatore di Nietzsche, che egli stesso presenta come una scuola di
sospetto, sta la tesi secondo cui la debolezza risulta direttamente

proporzionale allansia di certezza, ossia alla volont di verit. In altri


termini, secondo Nietzsche, gli uomini, per poter sopportare limpatto con il
caos e lirrazionalit del mondo, hanno costruito una serie di certezze
(metafisiche, religiose, morali ecc.), che, ad uno sguardo profondo, si
rivelano soltanto come delle necessit di sopravvivenza, ovvero come delle
menzogne vitali. Ad es. la metafisica si pu definire come la scienza che
tratta degli errori fondamentali delluomo, per come se fossero verit
fondamentali. Analogamente, ogni religione nata dalla paura e dal
bisogno e si insinuata nellesistenza fondandosi su errori della ragione. Il
rifiuto di queste menzogne, che il filosofo ha il compito di mettere a nudo,
rappresenta il banco di prova del passaggio dalluomo al superuomo:
Quanta verit pu sopportare, quanta verit pu osare un uomo? Questa
diventata la mia vera unit di misura, sempre pi.
Volont di verit. Espressione polemica con la quale Nietzsche intende la
ricerca tradizionale di una verit assoluta e il desiderio di un mondo
permanente. In altri termini, La presunta verit della quale la filosofia si
considerata, di volta in volta, indagatrice, depositaria, profeta, non altro
dal punto di vista di Nietzsche che la volont di conferire un significato
assoluto, non smentibile, definitivo, ad una realt che, di per se, si presenta
invece come caoticit inesauribile, irriducibile a qualsivoglia forma per
mezzo della quale la ragione pretenda di catturarla.
2. Quali sono gli impulsi che animano arte greca, quale ricaduta essi
hanno nella cultura occidentale e quale di essi Nietzsche esalta
maggiormente?
POSSIBILE RISPOSTA: Dionisiaco e apollineo. E la dualit, gi presente in
Natura, che esprime i due impulsi (Triebe) dellanima greca e, al tempo
stesso, i due impulsi che stanno alla base dellarte (Kunsttriebe). II
dionisiaco, che scaturisce dalla forza vitale e dal senso caotico del divenire,
si esprime artisticamente nella musica. Lapollineo, che scaturisce da un
atteggiamento di fuga di fronte al flusso imprevedibile degli eventi, si
esprime artisticamente nelle linee armoniche dellarte plastica e dellepopea.
II dionisiaco sta allapollineo come il caos sta alla forma, il divenire alla
stasi, linfinito al finito, listinto alla ragione, loscurit alla luce,
linquietudine alla serenit, lebbrezza al sogno ecc. Tuttavia, mentre in un
primo tempo, nella Grecia presocratica, dionisiaco ed apollineo convivono
separati, in un secondo tempo, nella tragedia attica, si armonizzano fra di
loro: Sulle loro due divinit artistiche, Apollo e Dioniso, fondata la nostra
teoria che nel mondo greco esiste un enorme contrasto, enorme per lorigine
e per il fine, tra larte figurativa, quella di Apollo, e larte non figurativa della
musica che propriamente quella di Dioniso. I due istinti, tanto diversi tra
loro, vanno luno accanto allaltro, per lo pi in aperta discordia, ma pure
eccitandosi reciprocamente a nuovi parti sempre pi gagliardi, al fine di
trasmettere e perpetuare lo spirito di quel contrasto, che la comune parola
arte risolve solo in apparenza; fino a quando, in virt di un miracolo
metafisico della volont ellenica, compaiono in ultimo accoppiati luno
con laltro, e in questo accoppiamento finale generano lopera darte,
altrettanto dionisiaca che apollinea, che la tragedia attica (La nascita della
tragedia). In un terzo momento, tale equilibrio viene dissolto dal prevalere

dellapollineo, che trionfa sul dionisiaco sin quasi a soffo-carlo. Ci avviene


con la tragedia di Euripide e con il razionalismo di Socrate. Contro tale
processo di decadenza, che ha finito per travolgere tutto lOccidente,
Nietzsche propone un recupero convinto di Dioniso.
Dioniso o laccettazione totale della vita. Dioniso, il dio dellebbrezza e
della gioia, il dio che canta, ride e danza, il dio che bandisce da se ogni
rinunzia ed ogni fuga di fronte al mondo, rappresenta, per Nietzsche, il
simbolo divinizzato di quella accettazione totale della vita nellinsieme dei
suoi aspetti, che egli fa valere sia contro latteggiamento rinunciatario della
morale tradizionale, sia contro il buddismo di Schopenhauer. Accettazione
che va ben oltre le opposte unilateralit del pessimismo e dellottimismo
(incapaci di cogliere la vita nellunita dei contrari che la caratterizzano) e che
mette capo ad un programma di fedelt alla terra: Vi scongiuro, o fratelli,
rimanete fedeli alla terra e non credete a coloro che vi parlano di
sovraterrene speranze. Lo sappiano o no: costoro esercitano il veneficio
(Cosi parlo Zarathustra, Prefazione).
3. Il problema morale viene affrontato da Nietzsche partendo da una
genealogia della morale fino ad una trasvalutazione dei valori?
Illustra il percorso effettuato dal filosofo.
POSSIBILE RISPOSTA: Genealogia della morale. Espressione usata da Nietzsche
per indicare quello specifico modo di accostarsi ai problemi morali che
consiste nel mostrare il carattere storico o divenuto dei valori etici e le
motivazioni umane (troppo umane ) che ne stanno alla base. Metodo che
ha le caratteristiche di una chimica delle idee e dei sentimenti (come suona il
titolo del primo paragrafo di Umano, troppo umano): Tutto ci di cui
abbiamo bisogno e che allo stato presente delle singole scienze pu esserci
veramente dato, una chimica delle idee e dei sentimenti morali, religiosi
ed estetici, come pure di tutte quelle emozioni che sperimentiamo in noi
stessi nel grande e piccolo commercio della cultura e della societ, e persino
nella solitudine: ma che avverrebbe, se questa chimica concludesse col
risultato che anche in questo campo i colori pi magnifici si ottengono dai
materiali bassi e persino spregiati?. Ad esempio, dal punto di vista
genealogico, la motivazione inconfessata dellumilt e dello spirito di
sacrificio appare lo spirito di potenza e di sopraffazione; mentre la matrice
dellamore appare la cupidigia e il desiderio di possesso: II nostro amore
per il prossimo... non un anelito verso una nuova propriet?... Quando
vediamo soffrire qualcuno, utilizziamo volentieri loccasione offerta in quel
momento per impossessarci di lui: cos fa, per esempio, il benefattore e il
compassionevole; anchegli chiama amore la bramosia suscitata in lui di
un nuovo possesso, e vi attinge il suo piacere... (La gaia scienza). La
genealogia conduce quindi, secondo Nietzsche, allautosoppressione della
morale (tradizionale) e alla trasvalutazione dei valori.
Trasvalutazione dei valori. E la frase famosa con cui Nietzsche sintetizza
la sua opera di reinterpretazione - trasformazione dei valori: La verit
tremenda: perch fino a oggi si chiamava verit la menzogna.
Trasvalutazione di tutti i valori: questa la mia formula per latto con cui
lumanit prende la decisione suprema su se stessa, un atto che in me
diventato carne e genio.

4. Quali tipi di morali si sono presentate nella storia? E quali critiche


Nietzsche rivolge ad esse?
POSSIBILE RISPOSTA: La morale dei signori quel tipo di morale (storicamente
incarnato dalle aristocrazie del mondo classico) che sgorga da un sentimento
di pienezza o di potenza e che si esprime nei valori vitali della forza, della
salute, della fierezza e della gioia.
La morale degli schiavi quel tipo di morale che sgorga da un sentimento di
debolezza e di risentimento e che risulta improntata ai valori anti-vitali
dellumilt, del disinteresse e della piet. Espressione emblematica di tale
morale il cristianesimo.
Lattacco nietzschiano al cristianesimo avviene sostanzialmente a due livelli.
II primo, di ordine generale, si connette al tema della morte di Dio. II
secondo, pi specifico, si concretizza nellassimilazione del cristianesimo a
negazione istituzionalizzata della volont di vivere, ovvero a tipica morale
degli schiavi . Particolarmente significative, da questo punto di vista, le
invettive de LAnticristo: II cristianesimo ha preso le parti di tutto quanto
debole, abietto, malriuscito; della contraddizione contro gli istinti di
conservazione della vita forte ha fatto un ideale; ha guastato persino la
ragione delle nature intellettualmente pi forti, insegnando a sentire i
supremi valori della intellettualit come peccaminosi, come fonti di
traviamento, come tentazioni, II concetto cristiano di Dio Dio come
divinit degli infermi, Dio come ragno, Dio come spirito uno dei pi
corrotti concetti di Dio, che siano mai stati raggiunti sulla terra; esso
rappresenta forse, nello sviluppo discendente dei tipi di divinit, addirittura il
grado dellinfimo livello. Dio degenerato fino a contraddire la vita, invece di
esserne la trasfigurazione e leterno si! In Dio dichiarata linimicizia alla
vita, alla natura, alla volont di vivere!.
5. Qual il sentimento che anima la morale dei deboli?
POSSIBILE RISPOSTA: Risentimento. E lodio impotente dei deboli verso i forti
ossia verso ci che essi non sono e che segretamente vorrebbero essere. Odio
che si traduce in un comportamento teso a sottomettere questi ultimi tramite
una tavola di valori anti-vitali che rappresentano lesatto capovolgimento di
quelli vitali. In virt del fenomeno del risentimento, la morale si configura
dunque come uno strumento di dominio, e ci non solo nel senso del
manifesto annichilamento del debole da parte del forte, ma anche del
meno evidente annichilamento del forte da parte del debole.
6. Quali critiche Nietzsche rivolge alla scienza e al positivismo?
POSSIBILE RISPOSTA: Scienza e positivismo. Contro la mentalit scientifica e
contro il positivismo, Nietzsche afferma che la scienza non costituisce un
sapere oggettivo privo di presupposti, in quanto sgorga anchessa da
determinati presupposti e atteggiamenti extra-scientifici (per es. dallidea
dellassoluta utilit della conoscenza o dal vagheggiamento di un mondo di
matematica perfezione e semplicit ben diverso da quello caotico e
pluriforme dellesperienza quotidiana). Inoltre, contro il culto positivistico
del fatto in virt del quale la scienza stessa non risulta lontana

dallideale ascetico del cristianesimo per la sua adorazione della verit


oggettiva, per il suo stoicismo intellettuale che interdice il si e il no di fronte
alla realt Nietzsche sostiene che la realt non una serie di dati che ci
vincolano necessariamente, ma un insieme di interpretazioni in cui ne va di
noi stessi: no, proprio i fatti non ci sono, bens solo interpretazioni, il
fatto sempre stupido e in tutti i tempi e apparso pi simile a un vitello che a
un Dio.
7. Che cosa la storia per Nietzsche, quanti e quali tipi di storia esistno e
quale importanza essi hanno?
POSSIBILE RISPOSTA: Storicismo e storia. Pur criticando lo storicismo e
leccesso di memoria storica che inchiodano luomo al passato e ne
paralizzano le iniziative, dimenticando che per ogni agire ci vuole oblio
Nietzsche ammette non solo il danno, ma anche lutilit della storia.
Infatti, la vita ha bisogno dei servizi della storia sotto i tre aspetti della
storia monumentale, archeologica e critica.
La storia monumentale il tipo di storia di cui luomo ha bisogno in
quanto attivo e ha aspirazioni, cio il tipo di memoria che gli fornisce
modelli per lazione: In che giova dunque alluomo doggi la
considerazione monumentale del passato, loccuparsi delle cose classiche e
rare delle epoche precedenti? Egli ne deduce che la grandezza, la quale un
giorno esistette, fu comunque una volta possibile, e perci anche sar
possibile unaltra volta; egli percorre pi coraggiosamente la sua strada,
poich ora il dubbio che lo assale nelle ore di debolezza, di volere forse
limpossibile, e spazzato via.
La storia archeologica il tipo di storia di cui luomo ha bisogno in quanto
preserva e venera, ossia il tipo di storia che nasce dalla venerazione verso il
passato di cui ci si riconosce eredi e da cui ci si sente giustificati: <Della
storia, ha bisogno colui che guarda indietro con fedelt e amore, verso il
luogo onde proviene, dove divenuto [...]. La felicit di non sapersi
totalmente arbitrari e fortuiti, ma di crescere da un passato come eredi, fiori e
frutti, e di venir in tal modo scusati, anzi giustificati nella propria esistenza
questo ci che oggi si designa di preferenza come il vero e proprio senso
storico.... Ovviamente, per queste sue caratteristiche, la storia antiquaria
contiene in se un potenziale pericolo, in quanto ostacola la forte risoluzione
per il nuovo, quindi paralizza chi agisce....
La storia critica il tipo di storia di cui ha bisogno luomo, in quanto
soffre ha bisogno di liberazione, ossia il tipo di storia che nasce da un atto
di libert di fronte al passato: Qui si fa chiaro come luomo abbia molto
spesso necessariamente bisogno, accanto al modo monumentale e antiquario
di considerare il passato, di un terzo modo, quello critico [...]. Egli deve
avere, e di tempo in tempo impiegare, la forza di infrangere e di dissolvere
un passato per poter vivere: egli ottiene ci traendo quel passato innanzi a un
tribunale, interrogandolo minuziosamente, e alla fine condannandolo... .
8. Chi Dio per Nietzsche?
POSSIBILE RISPOSTA: Dio, per Nietzsche, la pi antica delle bugie vitali (la
nostra pi lunga menzogna) ovvero la menzogna che riassume tutte le altre

menzogne. Dio rappresenta infatti la personificazione delle varie certezze


metafisiche, morali religiose elaborate dallumanit per dare un senso
plausibile ed un ordine rassicurante al caos della vita e del mondo. In
unottica pi specifica, Dio si configura come il simbolo di ogni prospettiva
oltre-mondana ed anti-vitale, che ponga il senso dellessere fuori e in
alternativa allessere: Dio, la formula di ogni calunnia dell aldiqua, di
ogni menzogna dell aldila! In Dio divinizzato il nulla, consacrata la
volont del nulla!.
9. Spiega il significato dell'espressione "morte di Dio" per Nietzsche
POSSIBILE RISPOSTA: Morte di Dio. Espressione mediante cui Nietzsche,
coerentemente con la sua visione di Dio, allude al venir meno di tutte le
certezze assolute che hanno sorretto gli uomini attraverso i millenni, a guisa
di stabili punti di riferimento, capaci di esorcizzare lo sgomento provocato
dal flusso irrazionale caotico delle cose. Tale vicenda viene presentata da
Nietzsche come un evento in corso del quale luomo-folle (= il filosofoprofeta) scorge lucidamente laccadere, ma di cui lumanit non ha ancora
preso coscienza. Laccettazione della morte di Dio rappresenta il presupposto
necessario della transizione dalluomo al superuomo.
1) Quando Nietzsche parla della morte di Dio allude certamente anche al Dio
cristiano, ma non soltanto al Dio cristiano, poich la sua formula, come si
visto, ha una portata pi generale
2) lateismo di Nietzsche radicale e rappresenta il presupposto a partire da
cui prende senso e consistenza tutto il suo discorso filosofico: Nessun
dubbio infatti sullateismo di Nietzsche, Con Nietzsche non solo Dio, ma
tutti gli dei sono morti.
10. Che cosa esprime lespressione nietzschiana come il mondo vero
divenne una favola?
POSSIBILE RISPOSTA: Espressione usata da Nietzsche per alludere alla
progressiva dissoluzione occidentale del platonismo, ovvero della credenza
in un mondo meta-fisico, immutabile e perfetto, di cui quello reale sarebbe
solo lapparenza o la copia negativa.
11. Che cosa intende Nietzsche con il termine nichilismo e quanti e quali
tipi di nichilismo ci sono?
POSSIBILE RISPOSTA: Nichilismo. In una prima accezione, Nietzsche intende per
nichilismo la volont del nulla, ovvero ogni atteggiamento di fuga e di
disgusto nei confronti del mondo reale. Atteggiamento che egli vede
incarnato soprattutto nel platonismo e nel cristianesimo. In una seconda
accezione, connessa alla precedente ma pi circoscritta e pregnante,
Nietzsche intende per nichilismo la specifica situazione delluomo moderno,
che, non credendo pi in un senso o scopo metafisico delle cose e nei
valori supremi, finisce per avvertire, di fronte allessere, lo sgomento del
vuoto e del nulla: Nichilismo: manca il fine; manca la risposta al
perch?; che cosa significa nichilismo? che i valori supremi si
svalorizzano. Da dove scaturisce tale venir meno dei supremi valori a cui

lOccidente, da Platone in poi, si affidato? Nietzsche sostiene che la


disillusione nichilistica circa valori assoluti e metafisicamente inscritti nelle
cose proviene da una precedente illusione circa i medesimi. In altri termini,
luomo avrebbe dapprima creduto in un mondo governato da categorie quali
lunit, la verit, il bene, il fine, lessere ecc. In seguito, essendosi
reso conto che tali categorie sono fittizie, in quanto il mondo non rispecchia
affatto i nostri desideri logici e morali, sarebbe piombato nella disperazione
nichilista: II nichilismo come stato psicologico subentra di necessit, in
primo luogo, quando abbiamo cercato in tutto laccadere un senso che in
esso non c, Insomma: le categorie fine, unit, essere, con cui
avevamo introdotto un valore nel mondo, ne vengono da noi nuovamente
estratte e ora il mondo appare privo di valore, Risultato: il credere nelle
categorie la causa del nichilismo abbiamo misurato il valore del mondo
in base a categorie che si riferiscono a un mondo puramente fittizio.
Nietzsche, pur proclamandosi anchegli nichilista, ritiene di esserlo in modo
tale da superare il nichilismo stesso. Da ci la distinzione fra diversi tipi di
nichilismo.
Tipi di nichilismo. Nei Frammenti postumi Nietzsche afferma che il
nichilismo ambiguo, poich da un lato si presenta come nichilismo attivo
e dallaltro come nichilismo passivo. II nichilismo attivo, che deriva da una
cresciuta potenza dello spirito, arriva a mettere in discussione i valori e gli
articoli di fede della tradizione, ma non risulta sufficientemente forte da
porre nuovi valori. II nichilismo passivo, che segue ad una forma di declino
e regresso della potenza dello spirito, produce esaurimento e disgregazione,
ovvero un atteggiamento di arrendevolezza di fronte allinsensatezza del
mondo (alla quale si reagisce solo stordendosi). Rifiutando il lato
passivo del nichilismo e procedendo oltre quello attivo, Nietzsche
propende invece verso un nichilismo radicale, che al consapevole
accertamento della mancanza di un senso meta-fisico dato fa succedere la
reinvenzione del senso stesso. In altri termini, il nichi-lismo radicale di
Nietzsche consiste nel fare del superuomo la figura in grado di imporre un
senso alla caoticit priva di senso del mondo. Tutto ci spiega perch
Nietzsche abbia voluto essere paziente, diagnostico e terapeuta, nella stessa
persona, della malattia mortale del nichilismo e perch egli dichiari, con
orgoglio, di avere il nichilismo dietro, sotto e fuori di se.
12. Che cos la teoria dellEterno Ritorno dellUguale?
POSSIBILE RISPOSTA: La teoria dellEterno Ritorno dellUguale la dottrina
secondo cui tutte la realt e gli eventi del mondo sono destinati a ritornare
identicamente infinite volte. Che cosa sia veramente leterno ritorno (una
realt cosmologica, un imperativo etico ecc.) e quali siano i suoi rapporti con
liniziativa umana, costituisce una delle questioni pi complesse della critica
nietzschiana. Ci non toglie che la funzione di questa dottrina, allinterno
delleconomia complessiva del pensiero di Nietzsche, risulti sufficientemente
chiara. Credere nelleterno ritorno significa infatti ritenere: 1) che il senso
dellessere non stia fuori dellessere, ma nellessere stesso; 2) disporsi a
vivere la vita, e ogni attimo in essa, come coincidenza di essere e senso,
ossia come un gioco creativo avente in se medesimo il proprio senso
appagante. Proprio per questi motivi, leterno ritorno, in quanto apoteosi

estrema del divenire, incarna al massimo grado laccettazione superomistica


dellessere, ponendosi, per dirla con Nietzsche come la suprema formula
dellaffermazione che possa mai essere raggiunta.
13. Chi loltre-uomo?
POSSIBILE RISPOSTA: In linea generale, quello di oltre-uomo un concetto
filosofico di cui si serve Nietzsche per esprimere il progetto di un nuovo
essere qualificato da una serie di caratteristiche che emergono
oggettivamente dallinsieme della sua opera. II superuomo colui che sa
accettare la vita, rifiutare morale tradizionale, operare la trasvalutazione dei
valori, reggere la morte di Dio, superare il nichilismo, collocarsi nella
prospettiva delleterno ritorno e porsi come volont di potenza. Come tale, il
superuomo non pu che stagliarsi sullorizzonte del futuro. Tant che il
prefisso uber-mensch pu essere tradotto con oltre-uomo, proprio per
evidenziare meglio la diversit fra il superuomo del futuro e luomo del
presente. Sufficientemente chiaro come concetto generale, il superuomo
appare piuttosto sfuggente come figura concreta. Da ci la molteplicit delle
interpretazioni circa soggetto effettivo che dovrebbe incarnarne le istanze
teoriche (che vanno da quelle di tipo estetizzante e decadente a quelle di tipo
radicale o di sinistra) fallimento di ogni tentativo di catturare
politicamente il messaggio di Nietsche, che e rimane di ordine
prevalentemente filosofico, ossia incentrato su tematiche generali quali
laccettazione della vita, la critica della morale, morte di Dio, il nichilismo
ecc.
14. Qual il modo di essere delloltre-uomo?
POSSIBILE RISPOSTA: La volont di potenza di cui parla Nietzsche si identifica
sostanzialmente con il modo dessere del superuomo, concepito come libert
creatrice, che ergendosi al di sopra del caos della vita, impone ad essa i
propri significati e le proprie interpretazioni. In altri termini, la volont di
potenza la dimensione stessa delloltre-uomo, che pu accettare lessere
(amor fati) solo a patto di i creare lessere a propria misura. In quanto forza
ermeneutica o interpretativa, volont coincide pure con il continuo
superamento che la vita fa di se stessa, nello sforzo di reinventare
incessantemente se medesima e il proprio rapporto con il mondo: E la vita
stessa mi ha confidato questo segreto. Vedi, disse io sono il continuo,
necessario superamento di me stessa , mille sentieri sono non ancora
percorsi; mille salvezze e isole della vita. Inesaurito e non scoperto ancora
sempre luomo e la terra delluomo....
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