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Riccardo Pasquali

Classe IIIC
Gennaio 2014

Gli ebrei come capro


espiatorio della peste nera
L'eccezione italiana
Lo storico Attilio Milano nella sua opera Storia degli ebrei in Italia ci
narra di un massacro in moltissime regioni europee in seguito alla peste
del 1348. Lo storico fa anche notare per come nella penisola italiana tali
eventi non abbiano avuto luogo, giustificando questa eccezione con il
"naturale equilibrio della popolazione italiana e l'intervento della Chiesa".
Partendo da queste osservazioni di Milano che riconosce che "il
contagio aveva fatto in Italia altrettante vittime che nel resto dell'Europa",
andiamo ad analizzare alcuni aspetti del rapporto tra ebrei e popolazioni
autoctone dell'Italia, in particolare l'area toscana e umbra, basandoci su
alcune tra le cronache pi importanti del XIV secolo e l'opera di alcuni
autori maggiori; da Giovanni Villani al Boccaccio che agli ebrei hanno
dedicato spazio nelle loro opere.
Senza soffermarsi sull'origine, lo sviluppo e le conseguenze sulla
demografia indotte dal passaggio della peste nera, utile per ricordare
che dopo la sorpresa iniziale provocata dall'improvvisa ecatombe di
dimensioni bibliche, nasce il bisogno di reagire; si iniziano cos ad
organizzare processioni e manifestazioni popolari che tendono sempre pi
all'isteria collettiva e alla violenza. Una violenza rivolta in un primo tempo
al proprio corpo, successivamente si trasferisce a quei corpi sociali
considerati da sempre non perfettamente "adeguati", sempre in bilico tra
tolleranza e ostilit: gli ebrei e in diversa misura anche i lebbrosi.

LA PESTE NERA

a Tolone che per la prima volta nell'Aprile del 1348 una quarantina
di ebrei vengono trucidati senza esitazione perch ritenuti responsabili
della pandemia. Nel mese di Maggio i massacri si diffusero via via in tutta
la Francia e via via poi anche in Europa, nonostante numerose bolle papali
che condannavano con vigore il massacro di ebrei come capro espiatorio.
Inoltre importante ricordare che la peste nera non pu essere
considerata come una delle tante occasioni in cui gli ebrei hanno dovuto
subire persecuzioni a causa dell'intolleranza ma come "un arrivo a
maturazione di quello specifico fenomeno che rappresenta l'antisemitismo
cristiano" per riprendere una definizione di Poliakov.
A conferma di quanto detto basti pensare che l'odio dei "flagellanti"
per gli ebrei durante questi anni arriv a un livello di violenza e di
astrazione tali nei confronti degli ebrei che laddove questi venivano a
mancare, fisicamente, si arrivava a sacrificare dei cristiani di origine
ebraica al loro posto.
Di questi tristi avvenimenti non si trova traccia, o quasi nelle gesta,
nelle cronache o negli altri documenti che riguardano la penisola italiana.
Le cause sono molteplici:
secondo lo storico Michele Luzzati gli ebrei si insediarono in maniera
stabile nella penisola italiana tra la fine del Duecento e gli del
Quattrocento, sostituendo e sviluppando la vecchia rete di prestatori
cristiani.
Le cronache trecentesche italiane a parte quelle di Dino Compagni e
di Giovanni Villani,sono delle cronache comunali o locali che si limitano
solamente al racconto di quanto avviene nella stretta cerchia di influenza
della propria comunit di appartenenza.
Una delle rare testimonianze dirette sugli ebrei ci stata lasciata da
Matteo Villani nelle pagine della Nuova Cronica. Nel libro l'autore racconta
di un episodio in Polonia nel 1350 in seguito all'ondata di peste che invest
il paese e in seguito alla quale vennero trucidati un migliaio di ebrei. Nel
suo racconto, per, l'autore non esprime nessun giudizio negativo nei
confronti degli ebrei accusati di essere all'origine del morbo; si dice infatti

LA PESTE NERA

stupito e ne approfitta non per condannare i presunti untori ma il popolo


persecutore.
Durante la sua esperienza in Francia, Giovanni Villani assiste alle
ingiustizie che il re Filippo il Bello fa subire agli ebrei ed in particolare non
pu non essere della grande espulsione decretata dal sovrano nei loro
confronti nel 1306. Questo episodio non viene per riportato nella cronaca
E in questi tempi occorse una cosa assai degna di nota, che in Pollonia nelle parti confinanti
con le terre dellImpero, essendo in esse grandissima quantit di Giudei, gli paesani
cominciarono a mormorare dicendo che questa pestilenzia loro venia dagli Giudei. Onde gli
Giudei temendo mandarono al Re de loro anziani e chiedendogli misericordia, e feciongli
grandi doni di moneta e duna corona di smisurata valuta. Lo Re conservare gli voleva, ma gli
popoli furiosi non si poteano quietare, ma correndo straboccatamente tra i Giudei, e quali
ultima consumatione, con ferro e con fuoco oltre a M Giudei spensono, e alla camera dello Re,
tutti li loro beni furono incorporati.
del fiorentino. necessario quindi domandarsi il perch di questa
omissione del Villani, cronista noto proprio per la precisione e
l'accuratezza nella registrazione dei fatti storici anche di minore rilievo. Il
Villani non legge l'episodio in chiave culturale, antiebraica, non considera
la decisione del sovrano come un atto politico, bens come una attacco a
spese di una comunit di mercanti volto unicamente ad alimentare le
casse della corona in perenne difficolt economica.
Quando si parla della peste del 1348 non si pu non evocare Giovanni
Boccaccio e il
Decameron. Nellopera ci sono due novelle che hanno come protagonisti p
rincipali due
ebrei,entrambi mercanti ed entrambi presentati dallautore con caratteristi
che quantomeno

positive.

Nella prima novella un mercante italiano cerca di persuadere un


ebreo a convertirsi al cristianesimo e a farsi battezzare. Dopo alcune
esitazioni decide di accettare la proposta dell'amico ma non prima di
essersi recato a Roma per constatare di persona come vive il papa.
Immaginando ci a cui avrebbe assistito il mercante cerca di distogliere la
sua attenzione. Tornato a Parigi, malgrado il triste spettacolo cui ha

LA PESTE NERA

assistito convinto della superiorit del cristianesimo sull'ebraismo e


decide di convertirsi.
Nella seconda novella, un banchiere ebreo di Alessandria viene
convocato da Saladino che vuole sapere quale delle tre religioni del libro
sia quella pi "verace". Dopo un momento di riflessione il banchiere
racconta la famosa storia dei tre anelli riscuotendo consenso e
ammirazione dal re.
In entrambi le novelle gli ebrei che il Boccaccio propone sono dotati di
numerose caratteristiche positive. Si tratta di mercanti saggi e prevenuti
che agiscono con giudizio e perspicacia.
Quel naturale equilibrio di cui parla Attilio Milano con il quale, alla lu
ce di quanto
detto fino ad ora non si pu che essere in accordo, sembra riconducibile pr
oprio a quella
particolare mentalit dei mercanti, alla loro lungimiranza, alla loro capacit
di guardare
direttamente allutile, scavalcando o semplicemente ignorando barriere cu
lturali e
ideologiche che altrove sono state erette provocando il martirio di migliaia
di innocenti.

LA PESTE NERA