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N 89 Aprile 2015

Trifir & Partners Avvocati


La nuova disciplina delle mansioni nel Jobs Act
Larticolo 55 dello schema di decreto, approvato dal governo il 20
febbraio 2015, contiene il nuovo testo dellart. 2103 cod. civ., destinato a
sostituire lattuale versione, dopo che il decreto sar entrato in vigore.
Il Governo ha trasmesso al parlamento lo schema di decreto solamente il
9 aprile, per cui liter di attuazione del jobs act ha subito un
rallentamento.
La nuova norma, una volta entrata in vigore, sar applicabile a tutti i
rapporti di lavoro, senza alcuna esclusione sotto il profilo della categoria
professionale (quindi si applicher anche ai dirigenti), e non sar limitata
alle nuove assunzioni, come avviene invece per la disciplina dei
licenziamenti introdotta dal decreto sulle tutele crescenti.
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La prima novit contenuta nel nuovo art. 2103 cod. civ. rappresentata
dal fatto che il lavoratore potr essere assegnato a mansioni riconducibili
allo stesso livello di inquadramento delle ultime effettivamente svolte.
La vecchia versione della norma - quella ancora in vigore, ma destinata
ad essere sostituita - prevede, invece, che il lavoratore ha diritto di
svolgere mansioni equivalenti a quelle da ultimo svolte.
La differenza sembra nominalistica, ma di sostanza. In proposito, la
giurisprudenza distingue tra equivalenza in senso statico e dinamico.
Il concetto di equivalenza dinamica pi protettivo per il lavoratore,
rispetto a quello di semplice conservazione del livello di inquadramento
(equivalenza statica). Attualmente il lavoratore ha diritto, in caso di
mutamento di mansioni, di essere assegnato ad un ruolo che garantisca
una omogeneit contenutistica rispetto al precedente, con conservazione
e sfruttamento del medesimo bagaglio di competenze professionali. Con
la nuova disciplina delle mansioni, il datore di lavoro potr assegnare
liberamente al dipendente qualsiasi mansione, tra quelle previste dalla
declaratoria del C.C.N.L. di categoria per il medesimo inquadramento.
Ci significa che, ove la contrattazione collettiva preveda il cosiddetto
inquadramento unico, il lavoratore assegnato a mansioni impiegatizie
potrebbe anche essere adibito ad attivit operative, purch per queste
ultime il C.C.N.L. preveda lo stesso inquadramento.

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Come contropartita, rispetto allampliamento di poteri attribuito al datore di lavoro, il nuovo art. 2103
cod. civ. prevede che, quando il mutamento di mansioni comporta una modifica sostanziale delle attivit
svolte, per cui il lavoratore non dispone delle necessarie competenze, il datore di lavoro gravato di un
obbligo formativo. Il mancato adempimento di tale obbligo, peraltro, non comporta la nullit del
mutamento di mansioni, ma semmai rende solo non imputabile al dipendente la sua eventuale
inadeguatezza al nuovo ruolo. Quindi, ad esempio, non sar licenziabile per eventuali errori commessi.
La seconda novit - forse la pi eclatante - prevede che in caso di modifica degli assetti organizzativi
aziendali che incidono sulla posizione del lavoratore, lo stesso pu essere assegnato a mansioni
appartenenti al livello di inquadramento inferiore. Una volta entrata in vigore, la nuova norma consentir,
quindi, al datore di lavoro non solo di mutare le mansioni del dipendente, assegnandogli differenti
mansioni per cui il C.C.N.L. prevede la stessa categoria, ma addirittura di adibirlo ad una attivit
corrispondente ad un inquadramento inferiore. Tale facolt viene riconosciuta al datore di lavoro in
qualsiasi caso in cui il mutamento di mansioni sia imposto da esigenze organizzative che coinvolgono il
dipendente interessato. Non necessaria una crisi aziendale, e nemmeno richiesto al datore di lavoro
di considerare il mutamento di mansioni come una extrema ratio.
La nuova norma prevede che, in ipotesi di mutamento delle mansioni, il lavoratore ha diritto alla
conservazione dellinquadramento di provenienza ed alla relativa retribuzione, venendo unicamente
meno eventuali elementi retributivi collegati a particolari modalit di svolgimento delle precedenti
mansioni. Per intendersi, se un lavoratore percepiva lindennit di turno notturno e le nuove mansioni
prevedono un orario di lavoro solo diurno, il medesimo conserver inquadramento e retribuzione, ma
perder lindennit in questione. Leventuale riduzione della retribuzione o dellinquadramento sono
possibili con il consenso del lavoratore, che deve essere formalizzato in una sede qualificata ex art. 2113
cod. civ..
La terza e ultima novit riguarda il caso in cui il lavoratore si trovi a svolgere mansioni corrispondenti a
un inquadramento superiore rispetto al proprio. La norma prevede che il lavoratore possa rinunciare a
vedersi attribuito linquadramento corrispondente alle ultime mansioni svolte. La portata della modifica,
apparentemente modesta, invece notevole. Si pensi a un quadro che, pur svolgendo di fatto mansioni
dirigenziali, potrebbe esprimere la propria volont di mantenere linquadramento originario, con ogni
conseguenza anche in relazione al regime delle tutele previsto in caso di licenziamento. In secondo
luogo, la norma prevede che, quando lo svolgimento di mansioni superiori non motivato dalla
sostituzione di un lavoratore assente, il diritto allinquadramento superiore matura nel periodo fissato dai
contratti collettivi, anche aziendali, ovvero, in mancanza di previsione pattizia, in sei mesi (lattuale art.
2103 cod. civ. ritiene sufficienti 3 mesi).
Il regime del nuovo art. 2103 cod. civ. comporter conseguenze anche in tema di licenziamento.
Il datore di lavoro, disponendo di un ampio potere di modifica delle mansioni, avr difficolt, in ipotesi di
licenziamento, a dimostrare lassolvimento dellobbligo di repechage. E ci vale a maggior ragione alla
luce della continua estensione dei confini di tale obbligo, ad opera della giurisprudenza pi recente: si
pensi alle sentenze che hanno esteso il repechage alle societ del gruppo e, persino, alle consociate
estere.

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Daltro canto, sia in base alla disciplina dellart. 18 St. Lav. post legge Fornero, che in regime di tutele
crescenti, la violazione dellobbligo di repechage non dovrebbe comportare la reintegrazione, ma solo
lindennizzo economico, salva la prova - di cui onerato il lavoratore - della natura discriminatoria del
licenziamento.
Tommaso Targa

Comitato di Redazione: Francesco Autelitano, Stefano Beretta, Antonio Cazzella, Teresa Cofano, Luca
DArco, Diego Meucci, Jacopo Moretti, Damiana Lesce, Luca Peron, Claudio Ponari, Vittorio Provera,
Tommaso Targa, Marina Tona, Stefano Trifir e Giovanna Vaglio Bianco

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Le novit del D.L. n. 132 del 2014 in tema di processo del lavoro
A cura di Giorgio Molteni e Lorenzo Duina
Il Decreto Legge n. 132 del 2014, convertito con Legge 10 novembre 2014 n. 162, recante Misure
urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell'arretrato in materia di
processo civile, ha introdotto alcune interessanti novit allassetto del processo civile. Tra queste, due
in particolare sembrano rilevanti dal punto di vista giuslavoristico: si tratta delle modifiche apportate dagli
articoli 13 (Modifiche al regime della compensazione delle spese) e 17 (Misure per il contrasto del ritardo nei
pagamenti) del Decreto, che si applicano ai procedimenti iniziati successivamente all11 dicembre 2014.
Lintervento pi significativo quello operato dallarticolo 17 del Decreto, che ha modificato larticolo 1284 del
codice civile, introducendo due nuovi commi, che stabiliscono un regime speciale per gli interessi legali
maturati successivamente alla proposizione della domanda giudiziale. Infatti, a norma del nuovo quarto
comma dellarticolo 1284, se le parti non ne hanno determinato la misura, dal momento in cui proposta
domanda giudiziale il saggio degli interessi legali pari a quello previsto dalla legislazione speciale relativa ai
ritardi nei pagamenti. Il riferimento rivolto agli interessi moratori per i ritardi di pagamento nelle transazioni
commerciali, previsti dal D. Lgs. n. 231/2002. Laumento degli interessi maturati successivamente
allinstaurazione del giudizio , dunque, notevole: basti pensare che, mentre il saggio degli interessi legali per
lanno 2015 pari allo 0,5%, il saggio degli interessi moratori pari a 8,05%. Lo scopo del legislatore
evidentemente quello di scoraggiare eventuali strategie dilatorie del debitore, che sarebbero al contrario
favorite dal saggio estremamente ridotto degli interessi legali.
Naturalmente, questa innovazione ha dirette conseguenze sulle somme che il datore di lavoro dovr
corrispondere al lavoratore in caso di soccombenza, in virt dellespresso richiamo allart. 1284, operato
dallarticolo 429, terzo comma, c.p.c.
Si noti, inoltre, a questo proposito, che il legislatore non ha apportato alcuna modifica allarticolo 429 c.p.c.,
lasciando, in particolare, inalterata la parte in cui questo prevede che, in caso di condanna al pagamento di
somme di denaro per crediti da lavoro, sia dovuta (oltre agli interessi) anche la rivalutazione monetaria. Per
questo motivo, i nuovi elevati interessi moratori dovranno essere calcolati sulla base della somma rivalutata.
agevole notare come tale circostanza produca una significativa amplificazione della somma, che in taluni
casi rischia di crescere in modo incontrollato.
Per quanto riguarda il dies a quo del termine di decorrenza degli interessi moratori, considerato che la ratio
della norma - come anticipato - quella di scoraggiare il debitore da qualsivoglia condotta dilatoria, sembra
ragionevole ritenere che gli interessi maggiorati debbano decorrere non gi dal momento del deposito del
ricorso, ma dal momento delleffettiva notificazione del ricorso stesso al datore di lavoro. Una diversa
interpretazione della norma risulterebbe incoerente, considerato che solamente la conoscenza dellinstaurarsi
del procedimento (e quindi della decorrenza del pi elevato saggio dinteresse) pu sortire lintento dissuasivo
che sta alla base della norma.
Larticolo 13 del Decreto ha modificato il secondo comma dellarticolo 92 del codice di procedura civile,
restringendo il novero dei casi in cui possibile, per il giudice, disporre la compensazione delle spese legali.
Infatti, prima di questultimo intervento legislativo, era ammessa la compensazione delle spese ogniqualvolta
fossero ravvisabili gravi ed eccezionali ragioni (ferma restando, naturalmente, lipotesi di soccombenza
reciproca), laddove la nuova formulazione della norma elimina tale generico riferimento, sostituendolo con due
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specifiche ipotesi: la assoluta novit della questione trattata ed il mutamento della giurisprudenza
rispetto alle questioni dirimenti. La volont del legislatore appare, dunque, volta a limitare la
discrezionalit del giudice nel disporre la compensazione delle spese legali, evidentemente rilevandone
un uso eccessivo e/o indiscriminato. Tale modifica assume un significato particolare proprio nel contesto
del processo del lavoro dove, notoriamente, estremamente diffusa la prassi giurisprudenziale di
disporre la compensazione delle spese legali in caso di soccombenza del lavoratore, in virt di un pi
generale favor nei confronti di questultimo.
Si noti comunque che, nonostante la soppressione della clausola generale delle gravi ed eccezionali
ragioni, il giudice potr continuare a valorizzare, al fine della compensazione delle spese, alcuni elementi
ulteriori, quali il contegno preprocessuale delle parti o le condizioni soggettive del lavoratore, grazie agli
specifici richiami operati dallart. 7, comma 8, della Legge n. 604 del 1966 e dallart. 80, comma 3, del
D. Lgs. n. 276 del 2003.
Per quanto riguarda il merito delle nuove ipotesi di compensazione, si rileva, innanzitutto, che la novit
della questione (criterio gi in precedenza individuato dalla giurisprudenza, quale condizione idonea a
giustificare la compensazione delle spese) dovr essere assoluta, evidentemente nel tentativo di arginare
ulteriormente la discrezionalit del giudice. Tale condizione sar, dunque, ravvisabile solamente in
assenza totale, al momento della proposizione della domanda, di precedenti giurisprudenziali rispetto
alloggetto della causa, da intendersi ragionevolmente con esclusivo riferimento alla giurisprudenza della
Corte di Cassazione, unico organo della nomofilachia, stante il rifiuto da parte del nostro ordinamento
del principio dello stare decisis. Allo stesso modo, sembra agevole ritenere che possano integrare ipotesi
di novit della questione tutti i casi in cui lo jus superveniens o lintervento della Corte Costituzionale,
occorsi in costanza di giudizio, abbiano sostanzialmente inciso sui principi di diritto rilevanti; infine, in
linea teorica, si potrebbe ipotizzare lestensione della previsione anche al caso in cui - sebbene il
principio di diritto sia gi stato oggetto di pronunce da parte della Suprema Corte - la parte sottoponga
allattenzione del giudice argomenti assolutamente nuovi (rispetto a quelli prospettati in precedenza),
astrattamente idonei a giustificarne una diversa interpretazione. Tuttavia, questultima interpretazione
sembra contrastare con lintento del legislatore di limitare la discrezionalit dei giudici nel disporre la
compensazione delle spese, posto che pu prestarsi ad evidenti strumentalizzazioni.
Per quanto concerne la seconda nuova ipotesi, il mutamento della giurisprudenza deve essere
senzaltro rilevato in caso di scostamento del giudice da un orientamento giurisprudenziale consolidato,
nonch in caso di una sopravvenuta modifica nellorientamento della Corte di Cassazione; ma,
considerando la ratio della norma, non si pu negare che tale condizione possa essere ravvisabile anche
in caso di preesistente contrasto giurisprudenziale, che, non permettendo uninterpretazione univoca
della norma oggetto di giudizio, legittimi laffidamento delle parti sulla fondatezza della propria
ricostruzione.
Si ricorda, infine, che il giudice non affatto obbligato a disporre la compensazione delle spese, anche
laddove ricorrano le ipotesi previste dallarticolo 92, in quanto la compensazione, secondo il tenore della
norma, rimane una facolt esercitabile dal giudice.

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Da gennaio 2016 le nuove regole per andare in pensione


A cura di Damiana Lesce
Con la circolare n. 63 del 20 marzo 2015 lINPS, in attuazione del decreto ministeriale del 16 dicembre 2014,
fornisce le informazioni necessarie a identificare i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici a decorrere
dal 1^ gennaio 2016.
Quanto alla pensione di vecchiaia (art. 24, commi 6 e 7, L. n. 214 del 2011) - requisito anagrafico
Let

pensionabile per le lavoratrici iscritte allassicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti ed alle forme
sostitutive della medesima sar pari a:

65 anni e 7 mesi per lanno 2016 e 2017


66 anni e 7 mesi per lanno 2018 e a decorrere dal 2019.
Let

pensionabile per le lavoratrici iscritte alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi e alla gestione separata sar
pari a:

66 anni e 1 mese per lanno 2016 e 2017;


66 anni e 7 mesi per lanno 2018 e a decorrere dal 2019
Let

pensionabile per lavoratori iscritti allassicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti ed alle forme
sostitutive ed esclusive della medesima e le lavoratrici dipendenti iscritte alle forme esclusive dellA.G.O. sar pari a:

66 anni e 7 mesi dallanno 2016.


Let

pensionabile per i lavoratori iscritti alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi e alla gestione separata sar pari

a:
66 anni e 7 mesi dallanno 2016
Quanto alla pensione anticipata (art. 24, commi 10 e 11, L. n. 214 del 2011) requisito contributivo

Il requisito contributivo sar:

(i)

dal 2016 al 2018:

42 anni e 10 mesi per gli uomini

41 anni e 10 mesi per le donne;

(ii)

dal 2019 al 2020:

42 anni e 10 mesi per gli uomini

41 anni e 10 mesi per le donne;

Quanto alla pensione di anzianit con il sistema delle quote


Dal 1 gennaio 2016 al 31 dicembre 2018, i soggetti per i quali continuano a trovare applicazione le disposizioni in
materia di requisiti per il diritto alla pensione con il sistema delle quote, possono mantenere tale diritto ove in possesso
di unanzianit contributiva:
di almeno 35 anni per i lavoratori dipendenti pubblici e privati con unet anagrafica di 61 anni e 7 mesi;
unet anagrafica minima di 62 anni e 7 mesi per i lavoratori autonomi iscritti allInps.

Quanto alla pensione di anzianit (art. 6 D.lgs. 165/1997)


A decorrere dal 1 gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2018 laccesso al pensionamento avverr con i seguenti requisiti:
raggiungimento di unanzianit contributiva di 40 anni e 7 mesi, indipendentemente dallet;
raggiungimento

della massima et contributiva a condizione che essa sia stata raggiunta entro il 31 dicembre 2011 ed
in presenza di una et anagrafica di almeno 53 anni e 7 mesi;

raggiungimento di unanzianit contributiva non inferiore a 35 anni e con et anagrafica di almeno 57 anni e 7 mesi.

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LE NOSTRE SENTENZE
LA SENTENZA DEL MESE
LEGITTIMO, NEL LICENZIAMENTO COLLETTIVO, SCEGLIERE CHI LICENZIARE
USANDO PARAMETRI DIVERSI PER LAVORATORI CON PROFESSIONALIT DIFFERENTI
(Tribunale di Milano, ordinanza 19 marzo 2015)
Un lavoratore, licenziato a seguito di una procedura di riduzione del personale, conveniva in
giudizio la sua ex datrice di lavoro, lamentando lillegittimit del licenziamento e contestando, in
particolare, i criteri utilizzati dalla Societ per individuare i lavoratori da licenziare.
Sosteneva, infatti, il ricorrente che lutilizzo di parametri differenti in funzione di gruppi di
lavoratori diversi (raggruppati per Business Unit e per mansioni svolte) fosse contrario a
correttezza e buona fede, essendo, al contrario, imprescindibile lapplicazione di parametri di
selezione uniformi per tutti i lavoratori impiegati nellazienda. Nello specifico, riteneva il lavoratore
che la Societ non avrebbe potuto valorizzare taluni criteri (come il titolo di studio) solamente per
alcuni dipendenti e non anche per gli altri.
La Societ resisteva negando ogni asserita arbitrariet, irragionevolezza e/o discriminatoriet
nella scelta dei lavoratori da licenziare, sottolineando, al contrario, la razionalit e lobiettivit nella
scelta e nellapplicazione dei criteri di selezione, formulati tenendo conto delle diversit esistenti
tra le varie figure professionali presenti nellazienda. In particolare, la Societ riteneva di non aver
fatto altro che adottare il criterio generale della competenza professionale, declinandolo in
modo differente in relazione alle diverse figure professionali. Ci in base allassunto
dellimpossibilit di utilizzare parametri uniformi per valutare la competenza professionale di
figure non comparabili tra loro quali, ad esempio, progettisti, impiegati amministrativi e venditori.
Il Giudice, nel recepire integralmente le difese della Societ, ha ritenuto che la possibilit di
valorizzare indici di selezione differenti per lavoratori aventi professionalit differenti giustificata
dal fatto che, a seconda delle mansioni svolte dal singolo dipendente, variano le qualit da
considerarsi rilevanti ai fini della scelta del personale da mantenere in servizio. Cos, ad esempio,
il titolo di studio potr essere valorizzato nel caso di lavoratori addetti a mansioni richiedenti una
determinata qualifica, mentre per coloro i quali svolgono la propria attivit sul campo o a
contatto col pubblico (come ad esempio i venditori), avranno un maggior peso criteri quali
lesperienza maturata nel settore e la capacit di customer interface; su tali premesse il Giudice
ha, conseguentemente, rigettato il ricorso.
dunque legittimo, in caso di licenziamento collettivo, declinare il criterio delle esigenze tecnicoproduttive e organizzative, di cui allart. 5, L. n. 223/1991, adottando sotto-criteri di scelta
differenti per gruppi di lavoratori svolgenti mansioni infungibili tra loro.
Causa seguita da Giorgio Molteni e Claudio Ponari

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ALTRE SENTENZE
NON CONTRASTA CON LART. 7 STAT. LAV. LA CONFESSIONE RESA DAL LAVORATORE NEL
CORSO DELLINDAGINE INTERNA AZIENDALE
(Ord. Tribunale di Asti, 24 marzo 2015)

In tema di sanzioni disciplinari, le indagini preliminari condotte dal datore di lavoro e finalizzate
allacquisizione delle prove necessarie per verificare la configurabilit di un illecito e individuarne il
responsabile sono legittime, purch - allesito delle stesse - il datore proceda alla rituale contestazione
delladdebito, con possibilit per il lavoratore di difendersi anche con lassistenza di un rappresentante
sindacale. Pertanto, qualora - in sede di indagini preliminari - il datore riceva la confessione da parte del
lavoratore, non si verifica alcuna violazione dellart. 7 Stat. Lav. in ordine alla preventiva contestazione
delladdebito, poich tale atto presuppone la conoscenza dei fatti e lindividuazione del soggetto cui
attribuirli e, quindi, non pu precedere, ma solo, eventualmente, seguire il compimento e la valutazione
degli accertamenti preliminari. Lo ha ribadito il Tribunale di Asti, rigettando il ricorso proposto da un
dipendente che aveva contestato anche sotto il profilo formale la legittimit del licenziamento per giusta
causa irrogatogli. Nel caso di specie, detto licenziamento stato, altres, ritenuto legittimo nel merito,
perch - nel corso dellindagine interna disposta dalla Societ - erano emerse prove documentali delle
gravi irregolarit commesse dal lavoratore nellesercizio delle proprie mansioni e idonee a ledere
irreparabilmente il vincolo fiduciario. Al riguardo, il Tribunale di Asti ha rilevato che la causa poteva essere
decisa allo stato degli atti, in quanto la responsabilit del lavoratore era emersa per tabulas, precisando
peraltro che, in caso contrario, la stessa si sarebbe potuta (e dovuta) istruire, essendo la prima fase del
c.d. rito Fornero un procedimento sommario soltanto nella forma (omesse le formalit non essenziali al
contradditorio), ma - per il resto - a cognizione piena.
Causa seguita da Tiziano Feriani

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OSSERVATORIO SULLA CASSAZIONE


A cura di Stefano Beretta e Antonio Cazzella
LICENZIAMENTO DISCIPLINARE: FATTISPECIE VARIE
Con sentenza n. 4237 del 3 marzo 2015 la Corte di Cassazione ha ritenuto sproporzionato il
licenziamento del dipendente che, durante la malattia, era stato sorpreso a lavorare per la concorrenza,
in quanto lattivit svolta non era tale da comprometterne la guarigione; pertanto, pur avendo rilevato la
scarsa lealt dimostrata dal lavoratore, che avrebbe potuto mettere a disposizione la sua prestazione in
favore del datore di lavoro, se riteneva di essersi completamente rimesso prima della scadenza del
certificato di malattia, la Suprema Corte ha riformato la sentenza di secondo grado, ritenendo che fosse
sufficiente una sanzione conservativa.
Con sentenza n. 6869 del 3 aprile 2015 la Corte di Cassazione ha ritenuto che laccettazione, da parte
di un lavoratore, di una fotocopia dello scontrino (in luogo delloriginale) ai fini della realizzazione
delloperazione di reso configura un comportamento che, in quanto posto in essere in violazione di
precise disposizioni aziendali, concernenti specifiche modalit operative la cui finalit quella di evitare
azioni truffaldine nei confronti dellazienda, integra per la sua gravit una giusta causa di licenziamento.
RISARCIMENTO DEL DANNO DA SUPERLAVORO
Con sentenza n. 3989 del 27 febbraio 2015 la Corte di Cassazione ha affermato che il lavoratore, il quale
lamenta di aver contratto una patologia (cardiaca) collegata alla quantit eccessiva di lavoro svolto ed
alle tensioni sul luogo di lavoro, non ha diritto al risarcimento del danno se lorganico stato concertato
con i sindacati e se non costretto a svolgere regolarmente lavoro straordinario.
In particolare, la Suprema Corte ha precisato che gli obblighi risarcitori del datore di lavoro, in materia di
lavoro usurante, sono sussistenti anche nel caso in cui leccessivo impegno sia frutto di una libera scelta
del lavoratore; nella fattispecie esaminata, tuttavia, il lavoratore non aveva neppure allegato lesistenza di
ritmi di lavoro di particolare intensit e, peraltro, le tensioni in aziende di grandi dimensioni rientrano
nellordinario contesto lavorativo.
NULLIT DELLA CESSIONE DI RAMO DAZIENDA ED EFFETTI DELLACCETTAZIONE DELLA
MOBILIT CON IL CESSIONARIO
Con sentenza n. 6755 del 2 aprile 2015 la Corte di Cassazione ha esaminato una fattispecie in cui i
lavoratori avevano chiesto di accertare la nullit e/o linefficacia della cessione di un ramo dazienda,
chiedendo il ripristino del rapporto di lavoro con il cedente ed il risarcimento del danno, pur avendo
iniziato a lavorare per limpresa cessionaria. Nelle more del giudizio, che si concludeva con la
declaratoria di nullit della cessione e condanna al ripristino del rapporto di lavoro, alcuni lavoratori
avevano aderito alla procedura di mobilit attivata dal cessionario. Le richieste risarcitorie avanzate dai
lavoratori nei confronti del cedente sono state disattese dalla Corte di Cassazione, che - riformando la
sentenza di merito - ha affermato il principio secondo cui la nullit della cessione di ramo dazienda
produce il diritto al risarcimento del danno in favore del lavoratore che, nonostante la dichiarazione
giudiziale di nullit, non sia stato ammesso a riprendere il lavoro nellimpresa cedente; tale diritto,
tuttavia, non sussiste qualora lo stesso lavoratore abbia accettato lestinzione dellunico rapporto di
lavoro, di fatto proseguito con limpresa cessionaria, sottoscrivendo con questultima un verbale di
messa in mobilit.

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Civile, Commerciale,
Assicurativo
La mancata specifica censura della sentenza di primo grado rende lappello inammissibile
(Corte dAppello di Milano, 6 marzo 2015)

Lappellante ha lonere di censurare specificatamente i passaggi della sentenza sui quali il Tribunale
ha fondato la decisione di primo grado; in carenza di tale specifica censura, lappello non ha una
ragionevole probabilit di essere accolto ed , pertanto, inammissibile ai sensi dellart. 348 bis cod.
proc. civ.. Cos ha statuito la Corte dAppello di Milano, con lordinanza in epigrafe, allesito del
gravame promosso da un assicurato nei confronti della propria compagnia assicuratrice.
Nel giudizio di primo grado, lassicurato aveva convenuto lassicuratore lamentando lillecita
appropriazione - da parte dellagente - dei premi versati per la stipulazione di polizze che non
risultavano ritualmente emesse, chiedendo, in via principale, il riconoscimento della validit delle
polizze e, in subordine, il risarcimento del danno, ex art. 2049 cod. civ., commisurato ai premi versati
per la stipulazione di dette polizze.
Il giudice di prime cure, a seguito delle difese svolte dalla compagnia, aveva respinto la domanda
attorea sia sotto il profilo contrattuale, in quanto non vi era prova del pagamento del premio, sia sotto
quello extracontrattuale perch tra lassicurato e lagente era intercorso un parallelo rapporto privato,
estraneo al rapporto assicurativo, idoneo a rompere il rapporto di occasionalit necessaria tra lattivit
dellagente ed il mandato assicurativo conferitogli dallassicuratore (presupposto minimo per poter
sostenere la responsabilit della compagnia per lillecito dellagente ai sensi dellart. 2049 cod. civ.).
Lassicurato aveva, quindi, impugnato la sentenza in appello lamentando, da una parte, il mancato
accertamento della validit delle polizze e, in secondo ordine, la mancata applicazione dellart. 2049
cod. civ. nella fattispecie.
La Corte dAppello di Milano, a seguito delle eccezioni formulate dalla compagnia convenuta, rilevava
che lappellante, nel proprio atto introduttivo: i) non aveva impugnato il capo della sentenza che
statuiva il mancato perfezionamento delle polizze per assenza del pagamento del premio; ii) si era
limitato a sostenere lapplicabilit astratta dellart. 2049 cod. civ. al rapporto tra la compagnia
assicurativa e lagente, senza argomentare sullassunto del Tribunale per cui gli scambi di denaro
intercorsi tra lassicurato e lagente esulavano dal mandato assicurativo e, pertanto, non erano
imputabili alla compagnia.
Pertanto, secondo la Corte dAppello di Milano, lomessa specifica censura, da parte dellappellante,
delle argomentazioni poste alla base della decisione di primo grado, sufficiente a rendere
inammissibile il ricorso e, pertanto, a precludere la prosecuzione del giudizio.
Causa seguita da Bonaventura Minutolo e Francesco Torniamenti
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Assicurazioni
A cura di Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano

ACCORDO TRA
COMPAGNIE PER LA
LIQUIDAZIONE DEL
DANNO

RESPONSABILIT DELLA
A.S.L. PER LILLECITO
DEL MEDICO
CONVENZIONATO

L' accordo tra compagnie assicurative in virt del quale ogni societ aderente
si impegna a liquidare e pagare il debito delle consorelle salva rivalsa, non
qualificabile come contratto a favore del terzo, non attribuendo al terzo
danneggiato vantaggi diretti e giuridici, di conseguenza il danneggiato non ha
azione diretta nei confronti del proprio assicuratore.
(Cassazione, 17 marzo 2015, n. 5218)
LA.S.L. responsabile ex art. 1228 cod. civ. del fatto illecito commesso dal
medico generico, con essa convenzionato, nellesecuzione di prestazioni
curative che siano comprese tra quelle assicurate e garantite dal S. S. N. in
base ai livelli stabiliti dalla legge.
(Cassazione, 27 marzo 2015, n. 6243)

LOCAZIONE

In tema di immobili adibiti ad uso diverso dall'abitazione, in virt del principio


della libera determinazione convenzionale del canone locativo vigente per gli
immobili destinati ad uso commerciale, consentito alle parti prevedere la
determinazione del canone in misura differenziata e crescente per frazioni
successive di tempo nell'arco del rapporto, purch la stessa previsione non
costituisca un espediente per aggirare la norma imperativa di cui allart. 32
della legge n. 27 luglio 1978 n. 392 con la quale il legislatore si riservato la
facolt di determinare le modalit e la misura dell'aggiornamento del canone
in relazione alle variazioni del potere di acquisto della moneta, sottraendola
alla disponibilit della parti.
(Corte di Cassazione, 24 marzo 2015, n. 5849)

LOCAZIONE

In materia di locazione, l'inidoneit dell'immobile all'esercizio dell'attivit


commerciale o industriale per la quale stato locato - che pu consistere
anche nella mancanza dei requisiti all'uopo prescritti dalla pubblica autorit non comporta, per il locatore, l'obbligo di operare modificazioni o
trasformazioni che non siano state poste a suo carico dal contratto, poich al
locatore incombe l'obbligo di conservare, non gi di modificare, lo stato
esistente al momento della stipula della locazione, che il conduttore ha
riconosciuto idoneo all'uso pattuito.
(Tribunale di Milano, 2 dicembre 2014, n. 14376)

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ASTREINTES

EFFETTI DELLA
RISOLUZIONE DEL
CONTRATTO PER
INADEMPIMENTO

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Non si pu considerare in contrasto con un principio fondamentale,


desumibile dalla Costituzione o da fonti equiparate, il provvedimento di
condanna al pagamento di una somma che si accresce con il protrarsi
dell'inadempimento, impartito da un giudice al fine di coazione
all'adempimento di un obbligo infungibile. Le astreintes previste in altri
ordinamenti, dirette ad attuare, con il pagamento di una somma crescente
con il protrarsi dellinadempimento, una coercizione per ottenere
ladempimento di obblighi non coercibili in forma specifica, non sono, quindi,
incompatibili con lordine pubblico italiano.
(Cassazione, 15 aprile 2015, n. 7613)
La risoluzione del contratto per inadempimento a seguito di pronuncia
costitutiva del giudice priva di causa giustificativa le reciproche obbligazioni
dei contraenti. Ne consegue che lobbligo restitutorio relativo alloriginaria
prestazione pecuniaria, anche in favore della parte non inadempiente, ha
natura di debito di valuta, come tale non soggetto a rivoluzione monetaria, se
non nei termini del maggior danno da provarsi dal creditore rispetto a
quello soddisfatto dagli interessi legali, ai sensi dellart. 1224c.c.
(Cassazione, 30 marzo 2015, n. 6401)

Il creditore che escute una polizza fideiussoria tenuto a provare i


presupposti per l'operativit della garanzia ancorch sia stato convenuto in
ONERE DELLA PROVA un giudizio di accertamento negativo, poich, ai sensi dell'art. 2697 cod. civ.,
POLIZZA FIDEIUSSORIA l'onere di provare i fatti costitutivi di un diritto grava sempre su colui che se ne
afferma titolare ed intenda farlo valere.
(Cassazione, 12 dicembre 2014, n. 26158)

TRA LE NOSTRE
SENTENZE:

N89 Aprile 2015

Tizio citava in giudizio la Compagnia Alfa, la societ agente Beta e il signor X


chiedendo accertarsi la responsabilit solidale dei convenuti per lindebita
appropriazione, da parte di X, della somma versata a fronte di una proposta
di assicurazione sulla vita mai perfezionatasi, e la loro condanna al
pagamento dei danni patrimoniali e morali subiti a causa dellillecito.
Lattore riferiva di aver intrattenuto un rapporto fiduciario con la Compagnia,
tramite la sua agenzia, affidata alla societ Beta. Nel 2003, il legale
rappresentante di Beta, il citato signor X, gli avrebbe fatto sottoscrivere una
proposta di polizza sulla vita, facendosi consegnare, contestualmente,
limporto in contanti di 50.000,00, e rilasciandogli, in calce alla menzionata
proposta, una quietanza di pagamento, garantendogli che la polizza vita
emittenda avrebbe reso un tasso annuo del 4,5%.
Successivamente, la societ Beta gli avrebbe inviato un certificato integrativo
di polizza, nel quale si precisava che il prodotto assicurativo in questione era
un contratto di capitalizzazione a premio unico.

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Dopo circa un anno, in ambito locale, cominciavano a diffondersi notizie su


alcune irregolarit poste in essere da X nei confronti della clientela. Tizio
chiedeva, quindi, chiarimenti alla Compagnia, venendo, cos, ad apprendere
che la polizza vita, che riteneva di avere stipulato, in realt non esisteva, in
quanto non era mai stata emessa, e che la Compagnia non aveva incassato,
su di essa, alcun premio.
Si costituiva in giudizio la Compagnia contestando la fondatezza delle
domande ed eccependo, in via subordinata, il concorso colposo dellattore
nella produzione del danno.
In particolare, la Compagnia eccepiva linapplicabilit dellart. 2049 c.c.,
invocato dallattore, nella fattispecie: il signor X, infatti, non era agente della
Compagnia, essendo il mandato agenziale stato conferito alla Societ Beta; e
che, in ogni caso, lagente non aveva il potere di concludere, in nome e per
conto della Compagnia, polizze di natura finanziaria quali quelle dedotte in
giudizio, ma solo contratti assicurativi, come emergeva dalla procura conferita
alla Societ agente e depositata presso la Camera di Commercio.
Il Tribunale di Grosseto ha respinto le domande nei confronti della Compagnia
(accogliendole, invece, nei confronti di X e della Societ Beta), ritenendo che
il contratto stipulato dallattore con X fosse estraneo al novero dei contratti
che, in base alla procura versata in atti e depositata presso la Camera di
Commercio, lagente potesse stipulare, avendo chiara natura finanziaria e
non assicurativa. Lattore, pertanto, non poteva invocare il principio
dellaffidamento facendo valere una incolpevole aspettativa di fronte
allapparenza del diritto, essendo la procura assoggettata alla forma
pubblicitaria della pubblicazione nel registro delle imprese e, quindi,
agevolmente verificabili i limiti e il contenuto della stessa.
(Tribunale di Grosseto, 24 marzo 2015)
Causa seguita da Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano

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IL PUNTO SU
A cura di Vittorio Provera
POLITICHE E PRASSI REMUNERAZIONE DEI GRUPPI BANCARI, POSSIBILI
CRITICIT INERENTI I PATTI DI NON CONCORRENZA
Come noto, a fronte dei gravi avvenimenti seguiti al crack della Lehman Brothers e connessi a non
trasparenti gestioni finanziarie da parte anche di alcuni istituti di credito europei, vi stato un
progressivo interessamento del Parlamento e del Consiglio d Europa, al fine di dettare discipline
inerenti le politiche e le prassi di remunerazione ed incentivazione, nellambito degli assetti
organizzativi e di governo delle Banche. In tale contesto si inserisce la Direttiva 2013/36/UE
(denominata anche CRD IV) contenente principi e criteri, a cui le Banche devono attenersi al fine di
garantire la corretta elaborazione e attuazione dei sistemi di remunerazione. Quanto sopra, al fine di
evitare conflitti di interesse ed assicurare che il sistema di remunerazione tenga opportunatamente
conto dei rischi (attuali e prospettici), nonch del grado di patrimonializzazione e dei livelli di liquidit
di ciascun istituto. Il tutto, con lobiettivo anche di accrescere il grado di trasparenza verso il mercato
e di rafforzare lazione di controllo da parte dellautorit di vigilanza.
Tale Direttiva stata sostanzialmente recepita, nellambito nazionale, dalla Banca dItalia la quale ha
emanato, la Circolare n. 285 del 17 dicembre 2013 (con successivi aggiornamenti nel 2014, da ultimo il
VII aggiornamento del 18 novembre 2014, ove inserito uno specifico capitolo riguardante la politica e
prassi di remunerazione e incentivazione). Lo scopo espressamente perseguito quello di pervenire ad
un sistema di remunerazione in linea con i valori, strategie e gli obiettivi aziendali di lungo periodo,
collegati con i risultati aziendali, opportunatamente corretti per tener conto di tutti i rischi, coerenti con i
livelli capitale e di liquidit necessari a fronteggiare le attivit intraprese e, in ogni caso, tale da evitare
incentivi distorti che possono indurre a violazioni normative o ad una eccessiva assunzione di rischi per la
Banca . Tradotto in termini pi semplici, si intendono scoraggiare politiche retributive - soprattutto per
il personale pi rilevante (amministratori, alti dirigenti) - correlate al raggiungimento di meri obiettivi di
breve periodo.
A fronte di quanto precede, stata introdotta una regolamentazione specifica con riferimento alla cd
remunerazione variabile ed ai suoi rapporti con la componente fissa della retribuzione. In questo quadro
sono stati previsti, con laggiornamento introdotto nel mese di novembre 2014, anche dei meccanismi di
pagamento dilazionato, nonch di correzione ex post della parte variabile. Si tratta delle cosiddette
clausole di malus e claw back che, nella sostanza, impongono la sospensione e/o la restituzione della
retribuzione variabile corrisposta, in presenza di particolari situazioni connesse: (i) ad eventuali risultati
negativi della Banca (anche se registrati negli esercizi successivi); (ii) alla scoperta di violazioni di obblighi
da parte dei manager o di loro condotte caratterizzate da colpa grave dei medesimi. Nel concreto, ad
esempio, per il personale pi rilevante delle Banche di maggiori dimensioni previsto che la componente
variabile sia soggetta, per una quota almeno pari al 40%, ad un pagamento differito nellarco di un
periodo non inferiore a tre / cinque anni, in modo da poter valutare landamento, nel tempo, dei risultati
di gestione e rischi assunti dalla Banca.
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Inoltre, per tutto il personale, detti Istituti devono adottare sistemi che prevedano una riduzione rilevante
(sino allazzeramento) della remunerazione variabile, a fronte di risultati dellazienda significativamente
inferiori agli obiettivi prestabiliti, o negativi. Parimenti, prevista lintroduzione di una disciplina che
imponga la restituzione della parte variabile ad opera dei soggetti che abbiano posto in essere
comportamenti da cui sia derivata una perdita significativa per la Banca; o che si siano resi responsabili
di violazioni di specifici obblighi normativi e/o in materia di remunerazione ed incentivazione; o, infine, che
abbiano tenuto comportamenti fraudolenti ai danni della Banca.
Tali disposizioni paiono, in linea generale, condivisibili, proprio per le finalit di correttezza e trasparenza,
nellinteresse dellintero sistema bancario e, quindi, della collettivit.
In tale quadro, tuttavia, rientra anche la disciplina inerente i cosiddetti golden parachute, definiti come
compensi pattuiti in vista o in occasione della conclusione anticipata del rapporto di lavoro o per la
cessazione anticipata della carica.
Anche per tali accordi valgono i criteri introdotti per la cosiddetta retribuzione variabile, compresa,
dunque, la necessit di applicare i meccanismi di correzione ex post inerenti (i cd malus e claw back in
relazione ai risultati della Banca e/o alla scoperta di violazioni degli obblighi da parte del manager e/o di
condotte caratterizzate da dolo o colpa grave).
Le Disposizioni in esame stabiliscono inoltre, espressamente, che rientrano tra i golden parachute anche
i compensi riconosciuti in base ad un eventuale patto di non concorrenza. In punto, tuttavia, evidente
che possono sorgere talune rilevanti problematiche di compatibilit e coordinamento tra le regole - cos
come introdotte dalla Circolare Banca dItalia - e le norme primarie in vigore. Il raffronto pi immediato
costituto dalle disposizioni dellarticolo 2125 c.c., secondo cui il compenso previsto per il patto di non
concorrenza ha una funzione di corrispettivo, rispetto allobbligazione di non fare assunta dal dipendente
con riferimento al periodo successivo alla cessazione del rapporto. Tale corrispettivo richiesto pena di
nullit del patto stesso e, secondo la giurisprudenza, deve essere congruo, cio non deve trattarsi di
compensi manifestamenti esigui o sproporzionati in rapporto al sacrificio richiesto al dipendente
(giurisprudenza ormai consolidata, fra le tante Cassazione 14 maggio 1998 n. 4891, Tribunale di Milano
25 marzo 2011 in D. L. 2011, 3, 625, ecc.). E ancora, sempre la Suprema Corte, ha confermato che il
corrispettivo del patto di non concorrenza - costituendo contro prestazione rispetto allobbligazione di
non fare - non finalizzata ad incentivare lesodo del lavoratore, n costituisce unerogazione che trae
origine dalla predetta cessazione, avendo piena autonomia causale rispetto alla fine del rapporto che
mera occasione del patto (Cassazione 15 luglio 2009 n. 16499).
Dunque, gi in base ai principi e statuizioni riportate, emergono strutturali differenze tra, da una lato, il
compenso per il patto di non concorrenza e, dallaltro, gli importi erogati al dipendente quale golden
parachute. Pertanto, nel caso in cui al patto di non concorrenza siano direttamente applicati i medesimi
criteri previsti dalle disposizioni della Banca dItalia test citate e relative alla retribuzione variabile,
probabile il sorgere di un contenzioso relativo allincompatibilit di queste ultime, rispetto alla disciplina
imperativa in essere per la validit della clausola di non concorrenza; il tutto con effetti pregiudizievoli per
la Banca (sia dal punto di vista delloperativit e dellefficacia del patto, che da quello economico).
, dunque, necessario che si individuino possibili strumenti e/o momenti di coordinamento tra dette
discipline, ai fini dellattuazione delle citate disposizioni, ma nel rispetto - tuttavia - delle norme primarie
(ed in proposito auspicabile anche un intervento attraverso lo strumento della contrattazione collettiva).
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Rassegna Stampa
GUIDA Corriere Economia - Corriere della Sera
JOBS ACT. Cos cambia il mercato del lavoro A cura di Trifir & Partners Avvocati
Dal 13 Marzo 2015 in edicola con il Corriere della Sera. Disponibile anche la versione E-Book.

Diritto24- Il Sole 24 Ore: 29/04/2015


legittimo, nel licenziamento collettivo, scegliere chi licenziare usando parametri diversi per
lavoratori con professionalit dierenti

di Giorgio Molteni e Claudio Ponari

Diario di Gorizia: 23/04/2015


Jobs Act, avvocati a confronto

Diritto24- Il Sole 24 Ore: 16/04/2015


Politiche e prassi remunerazione dei gruppi bancari, possibili criticit inerenti i patti di non
concorrenza

di Vittorio Provera

Diritto24- Il Sole 24 Ore: 13/04/2015


D.L. n. 132/2014 in tema di processo del lavoro: le novit

di Giorgio Molteni e Lorenzo Duina

JOB24 - Il Sole 24 Ore: 13/04/2015


VIDEO: Jobs Act in progress Tutele crescenti e art. 18: possibile pattuire una deroga?

Intervista a Valeria De Lucia

JOB24 - Il Sole 24 Ore: 08/04/2015


La nuova disciplina delle mansioni nel Jobs Act : sei domande e sei risposte (tuttaltro che scontate)

di Tommaso Targa

JOB24 - Il Sole 24 Ore: 07/04/2015


VIDEO: Jobs Act in progress La nuova disciplina delle mansioni

Intervista a Tommaso Targa

Diritto24- Il Sole 24 Ore: 07/04/2015


Non contrasta con lart. 7 Stat. Lav. la confessione resa dal lavoratore nel corso dellindagine interna
aziendale

di Tiziano Feriani

Diritto24- Il Sole 24 Ore: 31/03/2015


La legittimit del patto di prolungamento del preavviso in caso di dimissioni del lavoratore

di Antonio Cazzella

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Eventi

Stefano Trifir, Massimiliano Gironi, Salvatore Trifir, Andrea Orlandini, Guglielmo Gulotta (Teatro San Babila, 16 Aprile 2015)

12 Uomini Arrabbiati, Teatro San Babila - Milano, 16 Aprile 2015


Trifir & Partners Avvocati - AIDP
Galleria Fotografica
Milano,

12 Maggio 2015, Carlton Hotel Baglioni

Convegno Optime: I decreti attuativi del Jobs Act

Il licenziamento discriminatorio, nullo e intimato in forma orale


Relatore: Avv. Giacinto Favalli
Milano,

26 Maggio 2015, Grand Hotel et de Milan

Convegno Optime: La risoluzione consensuale e gli accordi transattivi nel rapporto di lavoro

Gli accordi transattivi nellambito dei licenziamenti collettivi


Relatori: Avv. ti Giacinto Favalli, Damiana Lesce

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