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DIO E LA CREAZIONE

Fernando Rapi
Il modo della Creazione.

Quando si accetta l'ipotesi che l'universo e l'uomo siano stati creati da un


Dio, si affacciano subito alla mente tre domande:
1) In che modo Dio li ha creati?
2) Perché li ha creati?
3) A quale scopo li ha creati?

Per cercare di rispondere alla prima domanda si devono anzitutto fare


alcune considerazioni.
L'esperienza e la scienza umane ci insegnano che la cosiddetta creazione
è sempre la trasformazione di qualcosa preesistente; anche un noto
principio scientifico afferma che in natura nulla si crea e nulla si distrugge.
Ma questa legge vige in un universo già esistente e non può essere
rispettata all'atto della sua creazione, altrimenti ci troveremmo di fronte ad
una trasformazione di una realtà preesistente che, a sua volta, deve
essere stata creata; e cosi via in un ricorso infinito.
Ne conseguirebbe, quindi, che la vera creazione dovrebbe essere
necessariamente creazione dal nulla, ossia il porre in essere senza
attingere ad una realtà precedente; concetto che sfugge alla nostra
comprensione, perché siamo incapaci di concepire come dal nulla, dall'
assenza di tutto, si possa trarre il tutto.
Esiste, tuttavia, un'altra possibilità: che l'Ente Divino, che è preesistente ad
ogni cosa, tragga semplicemente da se stesso il tutto da creare; che il
creato sia dunque l'estrinsecazione del Suo stesso Essere; che l'universo
e l'uomo siano già contenuti nel Dio che li ha poi creati, estraendoli da se e
ponendoli in una nuova dimensione al di fuori di se.
L'ipotesi è molto suggestiva ed anche persuasiva, sia perché l'uomo viene
così gratificato non solo di un'origine, ma anche di una natura divina, sia
perché viene superato lo scoglio concettuale di quella "creazione dal
nulla", tanto ostico per la mente umana.

Il perché della Creazione.

L'altra domanda, circa i motivi che hanno indotto l'Ente Supremo alla
creazione dell'universo e dell'uomo, tocca l'essenza stessa del Divino.
Noi non possiamo concepire Dio che come la somma di tutte le perfezioni
e costruiamo questo concetto di Essere Perfetto potenziando all'infinito
tutte le qualità dell'uomo che consideriamo positive; fra queste, in
particolare, la bontà, la generosità e l'altruismo, sono quelle che richiedono
la creazione come un atto necessario: tali attributi stabiliscono, infatti, un
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rapporto di relazione con l'altro da se; non si può essere buoni, generosi,
altruisti, se non nei confronti di qualcosa o qualcuno diverso da se stessi;
la bontà di Dio, fino a che resta inespressa e confinata nella Sua Essenza,
è qualcosa di ignoto ed intangibile.
La bontà Divina per esistere concretamente ha avuto bisogno di
esprimersi creando l'universo e l'uomo.
Di conseguenza, la somma Bontà di Dio è la sola causa, l'unico perché
della Sua creazione del mondo; dal tutto il creato noi possiamo risalire alla
Sua essenza di bontà infinita.

Lo scopo della Creazione.

Veniamo ora alla terza domanda con cui si chiede a quale fine Dio ha
creato l'universo e l'uomo e che è quella che più ci tocca da vicino e ci sta
a cuore.
La creazione Divina di un universo infinito, o di uno o più universi finiti, può
avere per noi un solo scopo: quello di servire da scenario materiale per gli
esseri intelligenti, gli uomini e forse altre creature viventi, che lo avrebbero
o li avrebbero abitato.
L'immensità dell'universo o degli universi creati da Dio può indurci a
congetturare l'esistenza di altri mondi abitati da esseri dotati di ragione ed
assimilabili all'uomo terrestre; se l'uomo dovesse essere l'unico abitante
dell'universo, ci sfuggirebbe il senso di tanta immensità: essa ci
apparirebbe inutile e superflua, direi quasi sprecata!
Irrilevante sembra poi la questione se l'uomo sia stato creato
contemporaneamente all'universo oppure in epoca successiva; secondo la
scienza, egli avrebbe fatto la sua comparsa sulla terra moltissimo tempo
dopo la nascita del nostro pianeta e sarebbe il risultato di un lunghissimo
periodo di evoluzione delle specie animali; il fatto è che, anche in questo
caso, la creazione dell'uomo deve attribuirsi indirettamente a Dio, che ha
creato tutto l'universo e le sue leggi evolutive.
Per noi quindi l'universo e` stato originato da Dio in funzione dell'uomo e la
domanda iniziale passa ora a richiedere una risposta relativamente al fine
per cui è stato creato l'essere umano.
Il quesito potrebbe avere più di una risposta alternativa, ma noi non
possiamo non tener conto del presupposto fondamentale che l'uomo è
stato creato dalla bontà di Dio e con il Suo stesso Essere; la risposta deve
essere quindi coerente con quella premessa. A questo uomo, che
partecipa del Divino e nasce da una necessaria esigenza di bontà, non
può essere riservato che un futuro di bene; sarebbe assurdo e
contraddittorio pensare che egli possa essere stato condannato dal suo
Creatore ad un destino tragico e malevolo.
Ma quale bene gli si prospetta?
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L'essere umano, durante la sua esistenza terrena, considera un bene il
raggiungimento di diversi obbiettivi: il soddisfare i suoi bisogni fisici; il
godere di agi che gli consentano una vita comoda; l'essere dotato di
un'acuta intelligenza e di facoltà psichiche ben sviluppate; l'essere amato
e stimato dai suoi simili; l'evitare la sofferenza sia fisica che morale;
l'essere soddisfatto delle proprie condizioni di vita; obbiettivi che si
riassumono tutti nell'aspirazione a vivere in uno stato di felicità o almeno di
serenità, inteso come totale benessere fisico e psichico.
Orbene, dopo la morte del corpo e l'allontanamento dell'anima dal mondo
terreno, quale desiderio può nutrire ancora l'uomo durante la sua
permanenza nell'aldilà, se non quello di conservare integra la propria
individualità e di vivere questa nuova vita in uno stato di completo
appagamento spirituale?

Ma anche la sopravvivenza dell'anima e` temporanea e la prospettiva che


l'essere umano, dopo aver vissuto la doppia esistenza terrena ed
extraterrena, sia condannato comunque all'annullamento totale, non e`
certo allettante e svuota nuovamente di ogni significato queste sue
esistenze e la sua stessa creazione divina.
Teniamo presente però che Dio ha creato l'uomo dal Suo stesso Essere e
che c'e`, pertanto, una semplice soluzione logica , che può evitare questa
sua angoscia di dover sparire per sempre dalla scena e può costituire per
lui l'epilogo trionfante di tutto il suo arco esistenziale: il ritorno dell'anima
umana in seno al Padre Divino che l'ha creata; la fusione dell'essere
umano con l'Essere Divino; la ricostituzione dell'Ente Divino primigenio, il
Tutto Dio esistente prima della Creazione.

Non vi potrebbe essere per l'uomo un futuro più felice e gratificante, un


futuro che da alla sua vita un senso pieno, straordinario, divino, un futuro
ben al di la di ogni sua possibile aspettativa: il futuro radioso, pregno della
speranza di ricongiungersi a Dio.

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Il modo della creazione 2
Il perché della creazione 2
Lo scopo della creazione 3