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INVECCHIAMENTOINVECCHIAMENTO

FISIOLOGICOFISIOLOGICO

INVECCHIAMENTO INVECCHIAMENTO FISIOLOGICO FISIOLOGICO INVECCHIAMENTO INVECCHIAMENTO PATOLOGICO PATOLOGICO
INVECCHIAMENTO INVECCHIAMENTO FISIOLOGICO FISIOLOGICO INVECCHIAMENTO INVECCHIAMENTO PATOLOGICO PATOLOGICO

INVECCHIAMENTOINVECCHIAMENTO

PATOLOGICOPATOLOGICO

INVECCHIAMENTO INVECCHIAMENTO FISIOLOGICO FISIOLOGICO INVECCHIAMENTO INVECCHIAMENTO PATOLOGICO PATOLOGICO
INVECCHIAMENTO INVECCHIAMENTO FISIOLOGICO FISIOLOGICO INVECCHIAMENTO INVECCHIAMENTO PATOLOGICO PATOLOGICO

IpotesiIpotesi patogenetichepatogenetiche delldellinvecchiamentoinvecchiamento

IPOTESI IMMUNOLOGICA

MUTAZIONI SPONTANEE

TEORIA DEI RADICALI LIBERI

IMMUNOLOGICA MUTAZIONI SPONTANEE TEORIA DEI RADICALI LIBERI DEGENERAZIONE PROGRESSIVA CELLULARE TEORIA DELL’ERRORE

DEGENERAZIONE PROGRESSIVA CELLULARE

SPONTANEE TEORIA DEI RADICALI LIBERI DEGENERAZIONE PROGRESSIVA CELLULARE TEORIA DELL’ERRORE CATASTROFICO MORTE CELLULARE

TEORIA DELL’ERRORE CATASTROFICO

SPONTANEE TEORIA DEI RADICALI LIBERI DEGENERAZIONE PROGRESSIVA CELLULARE TEORIA DELL’ERRORE CATASTROFICO MORTE CELLULARE

MORTE CELLULARE

IpotesiIpotesi immunologicaimmunologica

Immunocompetenza Suscettibilità alle infezioni

- Il meccanismo di immunocompetenza, se

alterato, può generare autoimmunità.

processi di

- L’organismo non riconoscerebbe i propri tessuti invecchiati.

La

per

cause infettive.

immunizzare

animali vecchi.

mortalità

aumenta

nella

vecchiaia

E’difficile

sperimentalmente

IpotesiIpotesi immunologicaimmunologica

Aumento relazione

in

aberranti. - Anticorpi specifici contro proteine del sistema nervoso sono stati trovati nel siero di animali o uomini invecchiati.

- Alterazioni

con

ematoencefalica

antigenica-mente

della

a

malignità,

cellule

l’età

con

della

barriera

metterebbero in

contatto

l’anticorpo

l’antigene determinando un danno cerebrale:

degenerazione amiloidea.

TeoriaTeoria deidei radicaliradicali liberiliberi

• Sono

prodotti

nel

della

sostanze

corso

ossigenazione

organiche attraverso scambi elettronici.

di

molte

• Sono

sfavorevolmente

implicati

nella

degradazione delle membrane biologiche, dei mucopolisaccaridi, del collagene, ecc.

TeoriaTeoria deidei radicaliradicali liberiliberi

• Hanno effetti sul DNA cellulare, formando sostanze intermedie instabili che alterano la struttura primaria del DNA. In tal modo vengono trasmesse informazioni errate al RNA, con conseguente sintesi di proteine mutate e alterazioni del metabolismo cellulare.

• Alterano

la

struttura

della

parete

arteriosa,

interagendo con gli acidi grassi polinsaturi.

• La vitamina E antagonizza gli effetti ossidativi dei radicali liberi

AlterazioniAlterazioni endocrineendocrine nellnellinvecchiamentoinvecchiamento

• GH

=

• Insulina

• Gonadotropine

• Testosterone

• TSH

=

• Estrogeni

• PTH

• Prolattina

• Androgeni

• Endorfine

• Aldosterone

BasiBasi biochimichebiochimiche delldellinvecchiamentoinvecchiamento cerebralecerebrale

Riduzione delle concentrazioni di:

- DOPAMINA

- NORADRENALINA

- SEROTONINA

- GABA

- ACETILCOLINA

Riduzione

dell’attività

di

colina-acetil-

transferasi

Aumento dell’attività di acetilcolinesterasi

BasiBasi biochimichebiochimiche delldellinvecchiamentoinvecchiamento cerebralecerebrale

DNA, RNA, sintesi proteica

Proteine con alterazioni qualitative

Variazioni

molecolari

carico

delle

a

cellulari:

- gangliosidi

- glicoproteine

membrane

fosfolipidi (fosfatidilcolina, fosfatidiletanolamina) Enzimi preposti alla sintesi di tale molecole Enzimi catabolici Accumulo di lipofuscina

-

InvecchiamentoInvecchiamento

ee

MemoriaMemoria

SindromeSindrome amnesicaamnesica

Disturbo delle funzioni cognitive, in cui la memoria è colpita in modo particolare rispetto a tutte le altre componenti della vita mentale e del comportamento

SindromeSindrome amnesicaamnesica

Amnesia retrograda (difficoltà nel ricordare gli avvenimenti ben fissati in precedenza)

Amnesia anterograda (difficoltà nell’acquisizione di nuove informazioni)

Confabulazione (falsi ricordi che riempiono lacune mnesiche e possono essere anche immaginari come nella s.Korsakoff)

In relazione alla sede delle lesioni del SNC si distinguono amnesie assiali, corticali e globali

AmnesieAmnesie assialiassiali

Disturbi mnesici legati a danni delle aree indispensabili alla registrazione delle informazioni che coinvolgono le strutture del sistema reticolare ascendente, del sistema limbico e dei gangli della base

Sono caratterizzate da disturbi della registrazione e del consolidamento della traccia

AmnesieAmnesie corticalicorticali

Sono legate a lesioni della corteccia cerebrale, in particolare delle aree temporali e frontali.

SAT (Sindrome Amnesica Temporale) con disturbi della memoria più lievi rispetti alle Amnesie assiali. I deficit riguardano la memoria verbale (aree temporali dell’emisfero sin), la memoria visuo spaziale (aree temporali dell’emisfero dx), la memoria a lungo termine e memoria anteriograda, memoria a breve termine e memoria retrograda, la capacità di apprendimento.

AmnesieAmnesie corticalicorticali

Amnesia frontale:

deficit nell’organizzazione sequenziale delle informazioni da memorizzare, da alta distraibilità, da una bassa capacità di apprendimento, da disfunzioni verbali e motorie, da incapacità di correggere i propri errori, da una difficoltà ad una strategia appropriata e da maggiore sensibilità alle interferenze

AmnesiaAmnesia GlobaleGlobale TransitoriaTransitoria

Deficit transitorio della memoria di fissazione, disorientamento temporo- spaziale, confusione, amnesia retrograda, deficit della memoria a lungo termine, della durata da alcuni minuti a qualche ora

Patogenesi:

transitori

o

temporale

attacchi

epilessia

ischemici

lobo

del

CauseCause didi amnesieamnesie

Vascolari

Iatrogene (soprattutto da psicofarmaci)

Epilettiche

Post-traumatiche

Metaboliche (diabete, alcoolismo, etc)

Infettivo (encefalite herpetica, da HIV, etc)

Depressione pseudodemenziale

LaLa demenzademenza senilesenile èè ormaiormai unauna nuovanuova formaforma didi epidemiaepidemia

La La demenza demenza senile senile è è ormai ormai una una nuova nuova forma forma
La La demenza demenza senile senile è è ormai ormai una una nuova nuova forma forma
La La demenza demenza senile senile è è ormai ormai una una nuova nuova forma forma

MalatiMalati didi AlzheimerAlzheimer inin ItaliaItalia

19911991--20382038

Popolazione 1991 Popolazione 2038

Popolazione 1991

Popolazione 1991 Popolazione 2038

Popolazione 2038

6,342 7,74
6,342
7,74

60-69 anni

3,667 6,88
3,667
6,88

70-79 anni

1,877 3,67
1,877
3,67

+ 80 anni

Casi Prevalenti 1991 Casi Prevalenti 2038

Casi Prevalenti 1991

Casi Prevalenti 1991 Casi Prevalenti 2038

Casi Prevalenti 2038

202,8 396,3
202,8
396,3
Casi Prevalenti 1991 Casi Prevalenti 2038 202,8 396,3 117,3 220,1 19,02 23,22 60-69 anni 70-79 anni
117,3 220,1
117,3
220,1
19,02 23,22
19,02
23,22
Casi Prevalenti 2038 202,8 396,3 117,3 220,1 19,02 23,22 60-69 anni 70-79 anni + 80 anni

60-69 anni

70-79 anni

+ 80 anni

Elaborato dalla Federazione Alzheimer Italia sulla base dello studio

180

160

140

120

100

80

60

40

20

0

66- 71- 76- 81- 86- 91- 96- 70 75 80 85 90 95 98
66-
71-
76-
81-
86-
91-
96-
70
75
80
85
90
95
98

S. di DownDemenze Oligofrenia Schizofrenia Ritardo mentale di vario grado

DemenzeS. di Down Oligofrenia Schizofrenia Ritardo mentale di vario grado

OligofreniaS. di Down Demenze Schizofrenia Ritardo mentale di vario grado

SchizofreniaS. di Down Demenze Oligofrenia Ritardo mentale di vario grado

Ritardo mentale di vario gradoS. di Down Demenze Oligofrenia Schizofrenia

DEMENZADEMENZA

DEMENZA DEMENZA Stabile Reversibile Progressiva PSEUDODEMENZA PSEUDODEMENZA

Stabile

Reversibile

Progressiva

PSEUDODEMENZAPSEUDODEMENZA

DEMENZA DEMENZA Stabile Reversibile Progressiva PSEUDODEMENZA PSEUDODEMENZA
DEMENZA DEMENZA Stabile Reversibile Progressiva PSEUDODEMENZA PSEUDODEMENZA

DemenzaDemenza

Deterioramento diffuso delle funzioni corticali superiori che si manifesta prima nelle funzioni intelletive per poi estendersi a tutto il comportamento

DemenzaDemenza

Deficit della memoria di fissazione Indebolimento del pensiero concettuale, del ragionamento e del giudizio Aumento della irritabilità. Comportamenti sociali inadeguati

Automatismi motori (riflesso della suzione e della prensione)

Riduzione

ad

automatismi stereotipati. Impossibilità nella autogestione.

del

comportamento

ICDICD--1010 CriteriCriteri perper lala diagnosidiagnosi delladella demenzademenza

Indebolimento della memoria a lungo e a breve termine (più intenso per la memoria anterograda

Almeno uno dei seguenti:

-Indebolimento del pensiero astratto -Alterazione del giudizio

-Altri

corticali -Cambiamento di personalità

disturbi

delle

superiori

funzioni

ICDICD--1010 CriteriCriteri perper lala diagnosidiagnosi delladella demenzademenza

Disturbi

e causano un significativo indebolimento in campo sociale e occupazionale

che

intellettivi

della

memoria

Non

corso di eventi delirati Ambedue i seguenti:

deve

manifestarsi

esclusivamente

nel

- Evidenza di un fattore organico causante la riduzione della memoria - Il deficit intellettivo e della memoria non può essere causato da nessun disordine non organico mentale

FrequenzaFrequenza relativarelativa delledelle causecause didi demenzademenza

Molto cumune (circa il 50% dei casi) - Morbo di Alzheimer Comune (10-20% dei casi)

- Demenza

vascolare

o

Alzheimer-vascolare

demenza

mista

Poco comune (circa il 10% dei casi) - Condizioni psichiatriche o mediche trattabili

- Malattia Lewy

cortico/sottocorticale

con

corpi

di

FrequenzaFrequenza relativarelativa delledelle causecause didi demenzademenza

Rare (meno del 5% dei casi)

- Altre demenze primarie degenerative (Morbo di Pick ed altre)

- Demenza idrocefalica

- Encefalopatia spongiforme

- Demenze che mancano di istologia distintiva e molte altre

CauseCause secondariesecondarie delladella demenzademenza

Pseudodemenza da depressione

Encefalopatia da farmaci

Ipotiroidismo

Ipovitaminosi B12

Disordini metabolici

Tumore intracranico

Ematoma subdurale

Idrocefalo normoteso

Meningite cronica

Alcolismo

Apnea ostruttiva del sonno

DemenzaDemenza senilesenile

Malattia propria della senilità, caratterizzata da decadimento mentale graduale e progressivo (deficit della memoria e della critica, dell’ideazione, confabulazioni)

DemenzaDemenza senilesenile

Periodo iniziale

- manifestazioni caratteristiche (diffidenza, avarizia,irritabilità) - sintomi neuroasteniformi (riduzione del rendimento intellettuale, affaticabilità) - disturbi mnesici

DemenzaDemenza senilesenile

Periodo di stato

- lentezza nelle operazioni mentali

- carenza nel giudizio, nell’associazione e nella critica, deficit attentivo

- amnesie

dei

di

fissazione,

impoverimento

ricordi, confabulazioni

- affettività con umore indifferente

- mimica spenta

- non cura della propria persona

- irrequietezza psicomotoria

DemenzaDemenza senilesenile

Atrofia corticale

Rarefazione cellulare

Placche senili

Degenerazione neurofibrillare

Degenerazione granulo-vacuolare

DemenzaDemenza senilesenile

Forma presbiofrenica (con grave disorientamento) Forma psicotica

- melanconica

- delirante

DemenzaDemenza senilesenile

Forma con segni neurologici (con presenza di sintomi a focolaio)

- s. afasico-agnosico-aprassica

- frontale

- piramidale

- coreica

- parkinsoniana

Sono tutte forme miste senili vascolari

MalattiaMalattia didi AlzheimerAlzheimer

Demenza pre-senile con un quadro di deterioramento mentale progressivo, sindrome afasico-aprasso- agnosica e quadro anatomo-patologico caratteristico.

Forma sporadica

Forma ereditaria a trasmissione dominante

Forma ereditaria a trasmissione recessiva

Ipotesi virale (esprimenti di inoculazione)

Ruolo dell’alluminio

Ipotesi autoimmunitaria

MalattiaMalattia didi AlzheimerAlzheimer

Periodo iniziale

-Modificazione della personalità. Alterazioni della memoria e dell’orientamento temporo-spaziale. Periodo di stato (dopo 1-2 anni) -Sindrome alogica (S. afasico-aprasso-agnosica) -Afasia sensoriale con alessia, agrafia, literazioni verbali -Aprassia ideatoria con aprassia nell’ abbigliamento ed aprassia costruttiva -Agnosie -Affaccendamento iterativo

MalattiaMalattia didi AlzheimerAlzheimer

Periodo terminale

- Sfacelo mentale. Vita vegetativa

- Manifestazioni motorie primordiali

(succhiamento,

masticazione,

stereotipati

prensione) e elementari -

inferiori

movimenti

Contrattura

in

flessione

degli

arti

MalattiaMalattia didi AlzheimerAlzheimer

Atrofia cerebrale con rarefazione neuronale

Placche senili

Degenerazione granulo-vacuolare

Degenerazione neurofibrillare di Alzheimer, con accumulo di grovigli di filamenti elicoidali accoppiati, con periodicità caratteristica, derivati da proteine dei normali neurofilamenti, precipitati in una forma relativamente insolubile.

Riduzione di neuroni nel nucleo basale di Maynert e deficit del sistema colinergico

CampioneCampione patologicopatologico macroscopicomacroscopico didi unun cervellocervello concon malattiamalattia didi AlzheimerAlzheimer (AD)(AD)

macroscopico di di un un cervello cervello con con malattia malattia di di Alzheimer Alzheimer (AD)
macroscopico di di un un cervello cervello con con malattia malattia di di Alzheimer Alzheimer (AD)
macroscopico di di un un cervello cervello con con malattia malattia di di Alzheimer Alzheimer (AD)

CaratteristicheCaratteristiche patologichepatologiche delladella malattiamalattia didi AlzheimerAlzheimer (AD)(AD)

Caratteristiche patologiche patologiche della della malattia malattia di di Alzheimer Alzheimer (AD) (AD)
Caratteristiche patologiche patologiche della della malattia malattia di di Alzheimer Alzheimer (AD) (AD)
Caratteristiche patologiche patologiche della della malattia malattia di di Alzheimer Alzheimer (AD) (AD)
Aspetto Aspetto istopatologico istopatologico della della malattia malattia di d Alzheimer Alzheimer (AD) (AD)

AspettoAspetto istopatologicoistopatologico delladella malattiamalattia did AlzheimerAlzheimer (AD)(AD)

Aspetto Aspetto istopatologico istopatologico della della malattia malattia di d Alzheimer Alzheimer (AD) (AD)

QuattroQuattro differentidifferenti cromosomicromosomi contenenticontenenti genigeni cheche influenzanoinfluenzano lolo svilupposviluppo delladella malattiamalattia didi AlzheimerAlzheimer

che che influenzano influenzano lo lo sviluppo sviluppo della della malattia malattia di di Alzheimer Alzheimer
che che influenzano influenzano lo lo sviluppo sviluppo della della malattia malattia di di Alzheimer Alzheimer
La La proteina proteina precursore precursore dell dell ’ ’ amiloide amiloide (PPA) (PPA) è

LaLa proteinaproteina precursoreprecursore delldellamiloideamiloide (PPA)(PPA) èè codificatacodificata dada unun genegene localizzatolocalizzato sulsul cromosomacromosoma 2121

EsempiEsempi didi sitisiti diversidiversi didi mutazionemutazione sulsul cromosomacromosoma 11 (STM(STM 2)2) ee sulsul cromosomacromosoma 1414 (S182)(S182)

mutazione sul sul cromosoma cromosoma 1 1 (STM (STM 2) 2) e e sul sul cromosoma

GeniGeni cheche causanocausano lala M.M. AlzheimerAlzheimer

Cromosoma 1, Mutazioni Presenilina 2, Famiglie del Volga Tedesche, 1 famiglia italiana. Età di esordio 42-80 anni. Iper-produzione Abeta- amiloide 1-42 Cromosoma 14, Mutazioni presenilina 1. Età di esordio 28-60 anni. Iper-produzione Abeta 1-42 Cromosoma 21, Mutazioni APP, età di esordio 40-55. Iperproduzione Abeta-amiloide 1-42

FattoriFattori geneticigenetici cheche aumentanoaumentano lala suscettibilitsuscettibilitàà

Polimorfismo Apolipoproteina E

Interleukina 2

Interferone alfa

AlzheimerAlzheimerss diseasedisease:: aa partnerpartner forfor presenilinpresenilin

D.Schenk, Nature 407:34-55,2000

’ ’ s s disease disease : : a a partner partner for for presenilin presenilin

Oxidative stress

ROS

Oxidative stress ROS Aß Hyperphosphorylated Tau Protein Kinases GSK3, Cdk5/p25 P P P P P P

Hyperphosphorylated Tau

Protein Kinases GSK3, Cdk5/p25

P P P P P P
P
P
P
P
P P
Tau Protein Kinases GSK3, Cdk5/p25 P P P P P P Microtubule P Tau protein P

Microtubule

P
P
Protein Kinases GSK3, Cdk5/p25 P P P P P P Microtubule P Tau protein P P

Tau protein

GSK3, Cdk5/p25 P P P P P P Microtubule P Tau protein P P P P
P P P P P P P
P
P
P
P
P
P P

Hyperphosphorylated Tau

P Tau protein P P P P P P P Hyperphosphorylated Tau Paired Helical Filaments (PHFs)
P Tau protein P P P P P P P Hyperphosphorylated Tau Paired Helical Filaments (PHFs)

Paired Helical Filaments (PHFs)

P P P
P
P
P
Tau Paired Helical Filaments (PHFs) P P P Destabilized microtubule Impaired axonal trasport Neuronal

Destabilized microtubule

Impaired axonal trasport

Neuronal

Death
Death

NTF

γ-secretase

APP

γ -secretase APP sAPPß ß-secretase C99 Aß 40/42 GSK 3 ß Cdk5/p21 Hyperphosphorylated Tau protein Senile
γ -secretase APP sAPPß ß-secretase C99 Aß 40/42 GSK 3 ß Cdk5/p21 Hyperphosphorylated Tau protein Senile
γ -secretase APP sAPPß ß-secretase C99 Aß 40/42 GSK 3 ß Cdk5/p21 Hyperphosphorylated Tau protein Senile

sAPPß

ß-secretase
ß-secretase

C99

γ -secretase APP sAPPß ß-secretase C99 Aß 40/42 GSK 3 ß Cdk5/p21 Hyperphosphorylated Tau protein Senile
γ -secretase APP sAPPß ß-secretase C99 Aß 40/42 GSK 3 ß Cdk5/p21 Hyperphosphorylated Tau protein Senile
Aß 40/42
Aß 40/42

GSK 3 ß

Cdk5/p21

Hyperphosphorylated Tau protein

GSK 3 ß Cdk5/p21 Hyperphosphorylated Tau protein Senile Plaque Ca 2+ flux mitochondria ROS Microglial

Senile Plaque

Ca 2+ flux
Ca 2+ flux
mitochondria ROS
mitochondria
ROS

Microglial activation

Plaque Ca 2+ flux mitochondria ROS Microglial activation Citokine release Paired helical filaments NEUROFIBRILLARY

Citokine release

Paired helical filaments

activation Citokine release Paired helical filaments NEUROFIBRILLARY TANGLES Impaired axonal transport ROS Fi 1

NEUROFIBRILLARY

TANGLES

release Paired helical filaments NEUROFIBRILLARY TANGLES Impaired axonal transport ROS Fi 1 Membrane Damage

Impaired axonal transport

Paired helical filaments NEUROFIBRILLARY TANGLES Impaired axonal transport ROS Fi 1 Membrane Damage Neuronal Death
Paired helical filaments NEUROFIBRILLARY TANGLES Impaired axonal transport ROS Fi 1 Membrane Damage Neuronal Death
ROS Fi 1
ROS
Fi
1

Membrane Damage

Paired helical filaments NEUROFIBRILLARY TANGLES Impaired axonal transport ROS Fi 1 Membrane Damage Neuronal Death

Neuronal Death

Fattori di rischio riconosciuti

Età

avanzata

Genotipo

ApoE

Genotipo ApoE Storia familiare

Storia

familiare

Età avanzata Genotipo ApoE Storia familiare F a t t o r i d i r
Età avanzata Genotipo ApoE Storia familiare F a t t o r i d i r

Fattori di rischio controvers

d i r i s c h i o c o n t r o v
d i r i s c h i o c o n t r o v

Sesso

femminile

Grave trauma cranico

Mancanza di educazione

Malattia di Alzheimer

TappeTappe importanteimportante nellanella comprensionecomprensione delladella malattiamalattia didi AlzheimerAlzheimer (AD)(AD)

1907

Alzheimer descrive degenerazioni neurofibrillari e placche neuritiche senili in un paziente di 51 anni

1910

Kraepelin usa l’eponimo di “Malattia di Alzheimer” (AD)

1962

Corsellis riconosce l’identità della “Malattia di Alzheimer” “demenza senile e presenile”

nella

1963

Kidd descrive l’ultrastruttura delle degenerazioni

neurofibrillari tramite

microscopia elettronica

1976

Davies e Maloney individuano nell’AD una perdita selettiva di neuroni colinergici centrali

1983

Coyle, Price e DeLong suggeriscono che l’AD possa essere un disordine di innervazione colinergica corticale

1984

Hyman, van Hoesen e Damasio propongono una ipotesi di disconnessione dell’amnesia nell’AD

1985

Criteri del National Institute of Aging (Khachaturian) per la diagnosi patologica di AD

1993

Strittmater, Roses e collaboratori descrivono l’associazione della apolipoproteina E4 con l’AD familiare ad insorgenza tardiva

CriteriCriteri perper lala diagnosidiagnosi didi malattiamalattia didi AlzheimerAlzheimer (NINCDS(NINCDS--ADRDA)ADRDA)

Elementi che confermano la diagnosi di malattia di Alzheimer

- Deterioramento progressivo delle funzioni cognitive specifiche come il linguaggio (afasia), l’abilità motoria (aprassia) e la percezione (agnosia)

- Difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane ed alterati

modelli

di comportamento

- Storia familiare di una malattia simile, specialmente se confermato dalla neuropatologia

- Normale esame del liquor cefalorachidiano

- Risultato normale od alterazioni aspecifiche all’elettroencefalogramma

- Evidenza di atrofia cerebrale alla tomografia computerizzata, con t

ll

i

i

i

CriteriCriteri perper lala diagnosidiagnosi didi malattiamalattia didi AlzheimerAlzheimer (NINCDS(NINCDS--ADRDA)ADRDA)

Elementi contro la diagnosi di malattia di Alzheimer

- Esordio improvviso.

- Segni neurologici focali precoci nel corso della malattia, come l’emiparesi, la perdita della sensibilità, deficit del campo visivo e mancanza di coordinazione.

- Attacchi epilettici o disturbi nella deambulazione all’esordio oppure molto presto nel corso della malattia

CriteriCriteri perper lala diagnosidiagnosi didi malattiamalattia didi AlzheimerAlzheimer (NINCDS(NINCDS--ADRDA)ADRDA)

- Demenza riconosciuta tramite indagine clinica ed un breve esame dello stato mentale, confermata da test neuropsicologici.

- Deficit in due o più aree cognitive.

- Nessun disturbo dello stato di coscienza.

- Esordio fra i 40 ed i 90 anni.

- Assenza di altri disordini sistemici o neurologici in grado di determinare deficit cognitivi progressi.

CauseCause degenerativedegenerative didi tipotipo nonnon--AlzheimerAlzheimer

Sindromi degenerative corticali asimmetriche - Malattia di Pick - Malattia del neurone di moto

- Demenza

distintivo

senza

alcun

segno

istopatologico

Sindromi degenerative sottocorticali - Morbo di Parkinson idiopatico - Demenza con corpi di Lewy - Paralisi sopranucleare progressiva - Degenerazione corticobasale

Encefalopatie spongiformi - Malattia di Creutzfeldt-Jacob

MalattiaMalattia didi PickPick

Esordio

- Alterazioni nel comportamento. Decadimento del senso etico e della critica. Apatia.

Periodo di stato

- Quadro demenziale frontale, con scarsa capacità di concentrazione; deficit della memoria; mutacismo.

- Stereotipie mimiche, gestuali e verbali. Aprassia.

- Presenza di sintomi neurologici extrapiramidali lievi.

Periodo finale

- Sfacelo mentale. Automatismi primitivi.

MalattiaMalattia didi PickPick

• Esordio a 45-50 anni

• Casi ereditari (a trasmissione recessiva o dominante) e casi sporadici

• Possibile associazione con Sclerosi laterale amiotrofica, M. Parkinson, atassie, ecc.

• Atrofia lobare (fronto-temporale)

• Corpi argirofili di Pick

CaratteristicheCaratteristiche clinichecliniche delladella FTDFTD

Le caratteristiche fondamentali iniziali e nel corso di tutta la malattia sono modificazioni del carattere e condotta sociale disordinata. Le funzioni strumentali della percezione, le abilità spaziali, la prassia e la memoria sono intatte o relativamente ben preservate

Caratteristiche diagnostiche fondamentali Esordio insidioso e progressione graduale Precoce comportamento della regolazione della condotta personale Precoce declino della condotta sociale interpersonale Precoce appiattimento emotivo Precoce perdita di insight

CaratteristicheCaratteristiche clinichecliniche delladella FTDFTD

Caratteristiche diagnostiche di sostegno

Disturbi comportamentali

- Declino dell’igiene personale

- Rigidità e inflessibilità mentale

- Distraibilità e impersistenza

- Iperoralità e modificazioni della dieta

- Comportamento perseverativo e stereotipato

- Comportamento di utlizzazione

CaratteristicheCaratteristiche clinichecliniche delladella FTDFTD

Caratteristiche diagnostiche di sostegno

Linguaggio ed eloquio

Alterazione dell’emissione linguistica -Ridotta spontaneità ed economia del linguaggio -Pressione del linguaggio -Stereotipie del linguaggio -Ecolalia -Perseverazione -Mutismo

CaratteristicheCaratteristiche clinichecliniche delladella FTDFTD

Segni obbiettivi

- Riflessi primitivi

- Incontinenza

- Acinesia, rigidità e tremore

Studi diagnostici - Neuropsicologici: significativa compromissione dai test per i lobi frontali in assenza di grave amnesia, afasia o disturbi percettivo-spaziali

- Elettroencefalografia: normale, malgrado una demenza clinicamente evidente - Neuroradiologici (strutturali e funzionali):

anomalie predominanti a livello frontale e/o temporale anteriore

AspettoAspetto macroscopicomacroscopico deldel cervellocervello nellanella malattiamalattia didi PickPick

Aspetto Aspetto macroscopico macroscopico del del cervello cervello nella nella malattia malattia di di Pick Pick

CampioniCampioni istopatologiciistopatologici delladella malattiamalattia didi PickPick

Campioni Campioni istopatologici istopatologici della della malattia malattia di di Pick Pick
Campioni Campioni istopatologici istopatologici della della malattia malattia di di Pick Pick
Campioni Campioni istopatologici istopatologici della della malattia malattia di di Pick Pick
Campioni Campioni istopatologici istopatologici della della malattia malattia di di Pick Pick

MUTAZIONIMUTAZIONI TAUTAU

MUTAZIONI MUTAZIONI TAU TAU

CaratteristicheCaratteristiche didi esclusioneesclusione diagnosticadiagnostica cheche rendonorendono lala FTDFTD improbabileimprobabile

Anamnesi e clinica

• Esordio improvviso con eventi ictali

• Trauma cranio correlato all’esordio

• Amnesia precoce e grave

• Disorientamento spaziale

• Linguaggio logoclonico e festinante con perdita del corso del pensiero *

• Mioclonie

• Ipostenia

• Atassia cerebellare

• Coreoatetosi

* Logoclonico e festinante= ripetizione della sillaba finale di una parola o di un suono

CaratteristicheCaratteristiche didi esclusioneesclusione diagnosticadiagnostica cheche rendonorendono lala FTDFTD improbabileimprobabile

Esami diagnositici

• Neuroradiologici: deficit funzionali o strutturale prevalentemente postcentrale; lesioni multifocali alla TC o alla RM

• Esami di laboratorio che indicano il coinvolgimento c cerebrale da parte di disturbi metabolici o infiammatori, come SM, sifilide, AIDS, encefalite da herpes simplex, tumori o vasculopatie

L’afasia progressiva non fluente

L’afasia progressiva non fluente (o afasia primaria progressiva)si presenta come un disturbo isolato e progressivo del linguaggio, con riduzione della fluenza verbale e difficoltà nel reperimento dei vocaboli; si associa una elevata consapevolezza di malattia e conservazione delle altre funzioni cognitive

Col tempo vengono compromesse differenti funzioni cognitive fino ad arrivare ad un quadro conclamato di demenza, sebbene i disturbi del linguaggio dominino il quadro clinico per gran parte della storia di malattia

Le neuroimmagini evidenziano un’atrofia asimmetrica fronto- temporale nell’emisfero dominante.

Neuropatologicamente si riscontrano forme con corpi di Pick e forme con rarefazione neuronale semplice.

StudiStudi ausiliariausiliari perper lala valutazionevalutazione delladella demenzademenza

A tutti i pazienti:

- Valutazione generale medica

- CBS esame metabolico generale, CXR, UA, ECG, TSH, vitamina B12, folato, sierologia della sifilide

- Neuroimaging cerebrale (TC o RMI)

- Test neuropsicologici (ripetuti 9-12 mesi più tardi)

Imaging Imaging funzionale funzionale per per la la valutazione valutazione della della demenza demenza

ImagingImaging funzionalefunzionale perper lala valutazionevalutazione delladella demenzademenza

Imaging Imaging funzionale funzionale per per la la valutazione valutazione della della demenza demenza

ManifestazioneManifestazione clinichecliniche delladella demenzademenza frontotemporalefrontotemporale

Manifestazione Manifestazione cliniche cliniche della della demenza demenza frontotemporale frontotemporale

Encefalopatie prioniche

• La prima malattia da prioni riconosciuta e descritta è stata lo "scrapie", un morbo delle pecore il cui nome si deve al prurito che provoca agli animali affetti. Nel tempo lo scrapie è divenuto il morbo capostipite di un insieme di malattie che interessano mammiferi di varie specie, per esempio la sindrome di Jakob- Creutzfeldt (SJC) e la sindrome di Gerstmann-Straussler nell’uomo, lo scrapie nelle pecore, l'encefalopatia spongiforme bovina (BSE) e che sono state denominate "encefalopatie spongiformi trasmissibili" (TSE).

Si

tratta di patologie infettive che si distinguono per la presenza

di

vacuoli nei neuroni degli animali deceduti, che danno al

tessuto un aspetto spugnoso da cui proviene il nome. Altre caratteristiche sono il decorso progressivo con esito sempre mortale, la formazione di placche e il lungo periodo di incubazione, anche di alcuni anni, durante il quale lo stato di

malattia è difficilmente dimostrabile.

Encefalopatie prioniche

• La prima trasmissione sperimentale di "malattia da prioni" fu realizzata accidentalmente nel 1943, quando si usò un estratto di tessuto linfoide di pecora che possedeva l’agente infettante dello scrapie per vaccinare altre pecore; da allora si è dimostrata l’infezione per via parentale e anche per via orale utilizzando estratti di cervello, di midollo spinale e di retina.

• In alcuni casi grazie agli stretti rapporti fra le varie malattie del gruppo delle TSE, è nota da tempo la trasmissione interspecifica delle encefalopatie spongiformi, che si possono diffondere sperimentalmente fra specie diverse.

• Già nei primi anni sessanta, prima della classificazione di queste malattie come encefalopatie animali (TSE), si erano osservate le strette affinità che con esse aveva un morbo, il kuru, diffuso epidemicamente in una popolazione della Nuova Guinea: quest’ultimo apparve essere affine alla sindrome di Creutzfeldt-Jakob (CJ). Essa è una rara demenza presenile descritta agli inizi del secolo che si presenta in varie forme: sporadica, familiare, ereditabile e iatrogena, ossia

trasmessa

accidentalmente nel tentativo di curare qualche altra patologia.

• Queste due sindromi hanno fondato lo studio delle patologie umane da prioni, che comunque possiedono molte affinità con quelle animali, in particolare lo scimpanzé, soprattutto per quanto riguarda le condizioni ereditarie e altre, dalle modalità di incubazione e decorso, alla presenza di una proteina prionica in forma patologica nel cervello, all’infettività.

MalattiaMalattia didi CreutzfeldtCreutzfeldt--JacobJacob

Encefalopatia presenile, caratterizzata da un quadro progressivo di deterioramento psichico, astenia, mioclonie diffuse, sintomatologia piramidale, extrapiramidale e cerebellare.

EEG caratteristica pseudoperiodico.

Anatomopatologicamente: perdita neuronale, gliosi reattiva, stato spongioso

Encefalopatia Encefalopatia spongiforme spongiforme subacuta subacuta

EncefalopatiaEncefalopatia

spongiformespongiforme

subacutasubacuta

Encefalopatia Encefalopatia spongiforme spongiforme subacuta subacuta
Encefalopatia Encefalopatia spongiforme spongiforme subacuta subacuta
Encefalopatia Encefalopatia spongiforme spongiforme subacuta subacuta
Encefalopatia Encefalopatia spongiforme spongiforme subacuta subacuta

ALA

TIA

uru

alatti

a di

reutz

eldt-

acob

SINTOMI TIPICI

Perdita di coordinazione, seguita spesso da demenza

Demenza, seguita da perdita di coordinazione, anche se talvolta la sequenza è invertita

DI

VIA

ACQUISIZIONE

Infezione (probabilmente tramite cannibalismo, cessato nel 1958)

Di solito ignota (nella malattia "sporadica") Talvolta (nel 10-15 per cento dei casi) una mutazione ereditaria del gene che codifica per la proteina prionica (PrP) Raramente infezione

(conseguenza

accidentale di

un trattamento medico)

DISTRIBUZIONE

Noto solo sugli altipiani di Papua Nuova Guinea; dal 1957 sono stati identificati circa 2600 casi

Forma sporadica:1 persona su un milione in tutto il mondo Forma ereditaria: sono state identificate circa 100 famiglie allargate Forma infettiva: sono stati identificati circa 80 casi

DURATA DELL MALATTIA CONCLAMATA

Da tre mesi ad u anno

Tipicamente circ un anno; può variare da un me a oltre 10 anni

ALA

TIA

Mal

tia di

erst

ann-

räus

ler-

chei

ker

nson

nia

milia

f

tale

SINTOMI TIPICI

Perdita di coordinazione, spesso seguita da

demenza

Disturbi del sonno e del sistema nervoso autonomo, seguiti da insonnia e demenza

DI

VIA

ACQUISIZIONE

Mutazione ereditaria del gene per la PrP

Mutazione ereditaria nel gene per la PrP

DISTRIBUZIONE

Sono state identificate circa 50 famiglie allargate

Sono state identificate nove famiglie allargate

DURATA DELL MALATTIA CONCLAMATA

Tipicamente da due a sei anni

Tipicamente circ un anno

Tav. 1

Numero di decessi in Italia

 

Anno

Segnalaz

MCJ

MCJ

MCJ

GSS

FFI°

variante

Tota

ioni

Sporadica

Iatrogena

Famili

°

°

MCJ

le

 

are

1993

51

27

0

6

1

2

0

36

1994

62

33

0

6

0

1

0

40

1995

52

28

0

6

0

1

0

35

1996

77

51

0

7

0

1

0

59

1997

139

47

1

12

0

1

0

61

1998

143

63

2

8

0

1

0

74

1999

192

77

0

11

0

0

0

88

2000

177

60

0

18

3

3

0

84

2001

219

80

0

0

12

0

0

92

2002

201

80

0

9

1

0

0

90

2003 °

167

53

0

3

1

1

1

59

°°

°GSS, sindrome di Gerstmann-Straussler-Scheinker °°FFI, Insonnia fatale familiare °°°Al 1 novembre 2003

 

Fonte: Istituto Superiore di Sanità

Prioni

Si tratta di una proteina capace di modificarsi divenendo tossica e provocando la distruzione delle cellule cerebrali. La sua scoperta è piuttosto recente, una quindicina d'anni fa circa, ed è merito di

Stanley Prusiner dell'Università di San Francisco, che per primo scoprì la sua natur

e lo identificò come responsabile dell'encefalopatia spongiforme. Una sua

caratteristica singolare è di non aver acidi nucleici (DNA e RNA) nella struttura, ch

consiste infatti di una singola molecola contenente circa 250 aminoacidi, le cosiddette proteine PrP, normali varianti proteiche che si trovano abitualmente nell cellule, e in particolare in quelle cerebrali.

I prioni non sono dannosi di per sé, essendo presenti in tutti i mammiferi, ma possono acquisire capacità infettive e patologiche quando ne viene alterata la struttura, il che può accadere per mutazione genetica o per effetto dell'interazione con altri prioni modificati. Una scoperta importantissima per la scienza medica. Se prima infatti si riteneva che solo strutture dotate di DNA o RNA, come i virus e i batteri, potessero moltiplicarsi in un organismo fino a causare una malattia, ora si s che le malattie possono essere sostenute anche da entità più semplici del virus, che difficilmente potrebbero essere considerate organismi viventi in sé. Ancora però non è noto in modo preciso quale sia l'effetto dose dei prioni, cioè qua

è la probabilità per i prioni contenuti nei supplementi alimentari di entrare nel corp della mucca, tuttavia si presume siano sufficienti quantità ridotte.

Modelli Modelli attuali attuali per per spiegare spiegare la la patogenesi patogenesi delle delle encefalopatie

ModelliModelli attualiattuali perper spiegarespiegare lala patogenesipatogenesi delledelle encefalopatieencefalopatie spongiformispongiformi

per spiegare spiegare la la patogenesi patogenesi delle delle encefalopatie encefalopatie spongiformi spongiformi

Encefalopatie prioniche

• Il meccanismo d’azione del prione all’interno della cellula è quasi completamente oscuro, anche se sono state formulate diverse ipotesi per spiegare come la proteina possa causare l’insorgere e lo svilupparsi della malattia neurologica.

• Una di queste sostiene che il prione, nella sua forma anormale, contrae con la membrana cellulare un rapporto particolare, danneggiandone alcune funzioni. Potrebbe accentuarne, per esempio, la permeabilità al calcio, che si accumulerebbe nella cellula fino a distruggere i neuroni e a ipertrofizzare la glia.

• Un’altra ipotesi però sostiene che la PrP cellulare, una volta convertita nella forma infettiva, si accumula nei lisosomi delle cellule. Con la successiva formazione di grandi quantità di PrP, i lisosomi e successivamente le cellule scoppiano rilasciando le PrP infettive nella matrice extracellulare, per poi continuare il loro ciclo.

CriteriCriteri NindsNinds--AirenAiren perper lala diagnosidiagnosi delladella demenzademenza vascolarevascolare

Probabile demenza vascolare

- Demenza

- Arteriosclerosi cerebrale (ATS): segni neurologici ed evidenza di importante ATS cerebrale tramite imaging

- Correlazione fra demenza ed ATS cerebrale

- Esordio della demenza dopo tre mesi da un ictus

Segni che confermano una diagnosi di demenza vascolare

- Disturbi precoci della deambulazione

- Equilibrio instabile, o frequenti cadute non provocate

- Precoce incontinenza urinaria of altri sintomi urinari

- Paralisi pseudobulbare

- Encefalo sottocorticale: cambiamento nella personalità, abulia, depressione, sintomi pseudobulbari.

CriteriCriteri NindsNinds--AirenAiren perper lala diagnosidiagnosi delladella demenzademenza vascolarevascolare

Segni contrari ad una diagnosi di demenza vascolare

- Precoce/prevalente insorgenza di amnesia, afasia, aprassia od agnosia senza imaging focale correlato

- Assenza di lesioni cerebrovascolari alle immagini di tomografia computerizzata o di risonanza magnetica

Demenza vascolare definita

- Presenza dei criteri clinici della probabile demenza vascolare

- Evidenza istopatologica di malattia cerebrovascolare dalla biopsia o dall’autopsia

- Presenza di degenerazioni neurofibrillari e placche neuritiche non in eccesso rispetto all’età

- Assenza di altri disturbi clinici o patologici in grado di produrre demenza

LaLa scalascala ischemicaischemica didi HachinskiHachinski

Esordio acuto

2

Deterioramento a gradini

1

Evoluzione fluttuante

2

Confusione notturna

1

Preservazione della personalità

1

Depressione

1

Alterazioni somatiche

1

Incontinenza emotiva

1

Storia/Presenza di ipertensione

1

Storia di ictus

1

Evidenza di arteriosclerosi

1

Sintomi neurologici focali

2

Segni neurologici focali

2

EncefalopatiaEncefalopatia dada farmacifarmaci

Antagonisti colinergici

Sedativi ipnotici (benzodiazepine, barbiturici)

Narcotici

Antagonisti dell’istamina

Digossina

Antagonisti dopaminergici (neurolettici)

StudiStudi ausiliariausiliari perper lala valutazionevalutazione delladella demenzademenza

A tutti i pazienti:

- Valutazione generale medica

- CBS esame metabolico generale, CXR, UA,

ECG, TSH, vitamina B12,

della sifilide

folato, sierologia

- Neuroimaging cerebrale (TC o RMI)

- Test neuropsicologici (ripetuti 9-12 mesi più tardi)

StudiStudi ausiliariausiliari perper lala valutazionevalutazione delladella demenzademenza

Soltanto ai pazienti scelti:

- EEG (complesso periodico, rallentamento asimmetrico, encefalopatia metabolica)

- Immagini funzionali (SPECT, PET)

- Fibrinogeno, viscosità del plasma (demenza vascolare)

- Livello di farmaci, esami dei metalli pesanti, esame sierologico HIV, livelli di ceruloplasmina, altri test secondo le necessità

- Biopsia del muscolo e del nervo (encefalopatia mitocondriale, leucodistrofia)

- Biopsia cerebrale e leptomeningea (vasculite cerebrale)

- Esame oftalmico (anello di Kaiser-Fleisher, alterazioni pigmentarie)

TerapiaTerapia FarmacologicaFarmacologica

Farmaci ad azione colinergica

Farmaci neurotrofici

Anti-infiammatori

Nuovi farmaci: inibitori delle secretasi, delle proteasi, NGF, etc.

Nuove prospettive: cellule staminali

Farmaci ansiolitici, antidepressivi, antipsicotici, etc

Terapia medica generale

Terapia farmacologica

• Una molecola di nome Tacrina è il primo anticolinesterasico utilizzato che sembra ridurre il deterioramento mentale nei primi 3 mesi di trattamento. (Saranno necessari altri lavori di ricerca per confermarne l’efficacia a lungo termine). Altre sostanze anticolinesterasiche sono Donezepil , rivastigmina, eptastigmina, galantomina. Attualmente si stanno studiando altre due molecole: xanamomelina e metrifonato. L’utilizzo di questi farmaci è inutile nelle fasi avanzate della malattia.

• Vengono proposte e utilizzate come terapia preventiva varie sostanze:

• sostanze ad azione antiossidante, come ad esempio la somministrazione di alte dosi di vitamina E ed estratti vegetali cui si attribuiscono azioni neurotrofiche, quali ginkgo biloba o levo-carnitina

• Poiché sembra che il sesso femminile sia maggiormente colpito e la demenza di Alzheimer compare in età postmenopausale, viene proposta la terapia sostitutiva con estrogeni ad uso preventivo.

TerapiaTerapia RiabilitativaRiabilitativa

Riabilitazione cognitiva

Socioterapia

Musicoterapia

La famiglia e la società

Alimentazione Alimentazione

AlimentazioneAlimentazione

TeaTea VerdeVerde ee MalattiaMalattia didi AlzheimerAlzheimer

In vitro anti-beta-secretase and dual anticholinesterase activity of Camellia sinensis L (thea) relevant to treatment of dementia. Okello et al, Phytother Res 18: 624-7, 2004

Suppressive effect of green tea catechins on morphologic and functional regression of the brain in aged mice with accelerated senescence. Unno et al. Exp Gerontol 39: 1027- 34 2004

functional regression of the brain in aged mice with accelerated senescence. Unno et al. Exp Gerontol
functional regression of the brain in aged mice with accelerated senescence. Unno et al. Exp Gerontol
functional regression of the brain in aged mice with accelerated senescence. Unno et al. Exp Gerontol

TeaTea VerdeVerde ee MalattiaMalattia didi AlzheimerAlzheimer

Neurological mechanisms of green tea polyphenols in

and

Parkinson’s diseases. Weinreb et al.

Alzheimer

J

506-16, 2004

Nutr.

Biochem

15:

of green tea polyphenols in and Parkinson’s diseases. Weinreb et al. Alzheimer J 506-16, 2004 Nutr.

RedRed winewine consumptionconsumption andand brainbrain agingaging

Nutrition 18: 432, 2002

Bevitori (200-500 ml/die) di vino rosso hanno un diminuito rischio di degenerazione maculare senile, di M. Alzheimer, di deficit cognitivi, di lesioni vascolari ischemiche alla RM L’attività antiossidante del vino

è

rosso

resveratrolo,

polifenolico

stata

un

collegata al costituente

GarlicGarlic andand agingaging:: newnew insightinsight intointo anan oldold remedyremedy

Rahman K Ageing Res Rev. 2: 39-56, 2003

L’aglio ha grossi effetti antiossidanti ed è stato suggerito che possa prevenire malattie cardiovascolari, inibire l’aggregazione piastrinica e la formazione dei trombi, ringiovanire la pelle e migliorare la circolazione a tutti i livelli

piastrinica e la formazione dei trombi, ringiovanire la pelle e migliorare la circolazione a tutti i

EffettiEffetti delladella restrizionerestrizione dieteticadietetica suisui meccanismimeccanismi degeneratividegenerativi

La vita media di molti organismi viventi (lievito invertebrati, roditori, scimmie) aumenta fino al 50% riducendo l’apporto nutritivo.

Una dieta ipocalorica diminuisce il rischio delle principali malattie dell’invecchiamento : malattie cardiovascolari, diabete e cancro (Brochu et al, 2000).

Dati recenti indicano che essa può ritardare deficit funzionali cerebrali e ridurre il rischio delle maggior malattie neurodegenerative come AD, PD, etc (Matson et al, 2002)

La dieta ipocalorica può aumentare la resistenza de neuroni ad insulti acuti come lo stroke o l’epilessia

DietaDieta ipocaloricaipocalorica ee neurodegenerazioneneurodegenerazione

Analisi biochimiche e molecolari dei cervelli d ratti vecchi mantenuti in una dieta ipocalorica mostrano un ritardo nella comparsa delle modificazioni tipiche dell’invecchiamento inclusi i livelli di GFAP e danni alle proteine ossidative ed al DNA.

Le modifiche legate all’età nella espressione d geni che codificano per proteine coinvolte nei processi immunitari, nello stress ossidativo e nel metabolismo energetico sono ridotti negl animali in dieta ipocalorica

DietaDieta ipocaloricaipocalorica ee neurodegenerazioneneurodegenerazione

La restrizione dietetica riduce i deficit di apprendimento e di memoria e le funzioni motorie nei ratti (Stewart et al, 1989) Studi su popolazioni umane hanno mostrato che il rischio di sviluppare AD, PD e stroke è più basso in soggetti con un basso apporto calorico

FoodFood restrictionrestriction reducesreduces brainbrain damagedamage andand improveimprove behaviouralbehavioural outcomeoutcome followingfollowing exitotoxicexitotoxic andand metabolicmetabolic insultsinsults

Bruce-Keller et al

Ann Neurol 45: 8-15, 1999

MeccanismiMeccanismi concon cuicui lala restrizionerestrizione dietetica,dietetica, llattivitattivitàà intellettualeintellettuale ee llesercizioesercizio promuovonopromuovono lala plasticitplasticitàà neuronaleneuronale

Attività intellettuale

Restrizione dietetica

Esercizio

Attività intellettuale Restrizione dietetica Esercizio Risposta di stress di livello medio Produzione di proteine
Attività intellettuale Restrizione dietetica Esercizio Risposta di stress di livello medio Produzione di proteine

Risposta di stress di livello medio

dietetica Esercizio Risposta di stress di livello medio Produzione di proteine dello stress Produzione di fattori

Produzione di proteine dello stress Produzione di fattori neurotrofici

di proteine dello stress Produzione di fattori neurotrofici Diminuzione dello stress ossidativo Omeostasi del Ca

Diminuzione dello stress ossidativo Omeostasi del Ca

Diminuzione dello stress ossidativo Omeostasi del Ca Sopravvivenza neuronale, Neuronogenesi Plasticità

Sopravvivenza neuronale, Neuronogenesi Plasticità sinaptica, Apprendimento e Memoria

IlIl malatomalato ,, lala Famiglia,Famiglia, lala SocietSocietàà

• Problemi del Caregiver

• Problemi economici e la gestione del paziente domiciliare

residenziali di

• Le

strutture

accoglienza

Anno per anno gioventu’ sfiorisce; I giorni di primavera sono fuggitivi; I fragili fiori muoiono per nulla, E il saggio m’avverte che la vita Non è che una goccia di rugiada Sopra una foglia di loto

Tagore, Poesie

A

forza di salire

Dell’intelligenza

P.Ruffilli, La Gioia e il lutto

Per quanti mesi ed anni

Senza orgoglio

Le scale della vita,

Dignità all’insufficienza

Si

va imparando con l’esperienza

Degli organi, al danno

Il

rito del cordoglio

Della funzione cerebrale

E

l’arte di morire:

E alla distruzione

Coltivando gli ultimi Istinti, al capezzale, Celebrando l’atto Finale d’uscita e Cercando di restituire Con l’argomento

Progressiva di ogni centro vitale

C’è molto da fare. Un corpo nel letto sente le carezze. Anche se è l’ultima alba, orfana di un tramonto. Come nel Malato di Alzheimer.

Persona, prima di tutto. Il suo è un viaggio senza ritorno. Il lungo addio. Un biglietto di sola andata.

Occorre allora immergerci nell’intelligenza di un rapporto, per “fare qualcosa”. Non è difficile scoprire che lo spazio c’è. Esiste. Si può e si deve credere che un demente può danzare alla vita. E sorridere. Si può e si deve credere che i capelli bianchi abbiano una loro bellezza.

Letterio Scopelliti

La ricerca scientifica e la collaborazione tra ricercatori, pazienti , familiari ed associazioni

CENTROCENTRO DIDI RICERCHERICERCHE PERPER LALA DIAGNOSI,DIAGNOSI, TERAPIATERAPIA EE PREVENZIONEPREVENZIONE DELDEL NEUROHANDICAPNEUROHANDICAP

(DIRETTORE PROF. ANTONIO FEDERICO)

UNITA’ OPERATIVA DI MALATTIE NEUROMETABOLICHE SERVIZIO DI INFORMAZIONE PER LE MALATTIE NEUROLOGICHE RARE

Prof. Maria Teresa DOTTI Prof. Nicola DE STEFANO Dr.ssa Carla BATTISTI Dr. Francesco SICURELLI

Dr.ssa Alessandra RUFA Dr.ssa Patrizia FORMICHI Dr.ssa Elena CARDAIOLI Dr.ssa Silvia BIANCHI Dr.ssa Paola DA POZZO segreteria: Sara FALERI

el. Segr. 0577/585763

Dr.ssa Silvia BIANCHI Dr.ssa Paola DA POZZO segreteria: Sara FALERI el. Segr. 0577/585763 Fax: 0577/40327 i

Fax: 0577/40327 i

il f

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Sclerosi Multipla Paresi Cecità e mutismo Poliomielite Epilessia Malformazioni Disordini mentali SLA

Sclerosi MultiplaParesi Cecità e mutismo Poliomielite Epilessia Malformazioni Disordini mentali SLA Tumori cerebrali Disordini del

ParesiSclerosi Multipla Cecità e mutismo Poliomielite Epilessia Malformazioni Disordini mentali SLA Tumori cerebrali Disordini

Cecità e mutismoSclerosi Multipla Paresi Poliomielite Epilessia Malformazioni Disordini mentali SLA Tumori cerebrali Disordini del

PoliomieliteSclerosi Multipla Paresi Cecità e mutismo Epilessia Malformazioni Disordini mentali SLA Tumori cerebrali Disordini del

EpilessiaSclerosi Multipla Paresi Cecità e mutismo Poliomielite Malformazioni Disordini mentali SLA Tumori cerebrali Disordini del

MalformazioniMultipla Paresi Cecità e mutismo Poliomielite Epilessia Disordini mentali SLA Tumori cerebrali Disordini del

Disordini mentaliCecità e mutismo Poliomielite Epilessia Malformazioni SLA Tumori cerebrali Disordini del movimento Neuropatie

SLAPoliomielite Epilessia Malformazioni Disordini mentali Tumori cerebrali Disordini del movimento Neuropatie

Tumori cerebralie mutismo Poliomielite Epilessia Malformazioni Disordini mentali SLA Disordini del movimento Neuropatie periferiche

Disordini del movimentoCecità e mutismo Poliomielite Epilessia Malformazioni Disordini mentali SLA Tumori cerebrali Neuropatie periferiche

Neuropatie perifericheCecità e mutismo Poliomielite Epilessia Malformazioni Disordini mentali SLA Tumori cerebrali Disordini del movimento

160 140 120 100 80 60 40 20 0 66- 71- 76- 81- 86- 91-
160
140
120
100
80
60
40
20
0
66-
71-
76-
81-
86-
91-
96-
70
75
80
85
90
95
98

Disturbi del movimentoPoliomielite Paresi da diversa causa Epilessia Malformazioni Tumori cerebrali SLA Sclerosi Multipla Neuropatie Periferiche

PoliomieliteDisturbi del movimento Paresi da diversa causa Epilessia Malformazioni Tumori cerebrali SLA Sclerosi Multipla Neuropatie

Paresi da diversa causaDisturbi del movimento Poliomielite Epilessia Malformazioni Tumori cerebrali SLA Sclerosi Multipla Neuropatie Periferiche

EpilessiaDisturbi del movimento Poliomielite Paresi da diversa causa Malformazioni Tumori cerebrali SLA Sclerosi Multipla

Malformazionidel movimento Poliomielite Paresi da diversa causa Epilessia Tumori cerebrali SLA Sclerosi Multipla Neuropatie Periferiche

Tumori cerebralidel movimento Poliomielite Paresi da diversa causa Epilessia Malformazioni SLA Sclerosi Multipla Neuropatie Periferiche

SLAPoliomielite Paresi da diversa causa Epilessia Malformazioni Tumori cerebrali Sclerosi Multipla Neuropatie Periferiche

Sclerosi Multipla

Neuropatie

Periferiche