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Aeroelasticit e Acustica

nelle Strutture Aerospaziali


appunti e spunti per discipline affascinanti

Torino, 2013

Sergio De Rosa
PASTA-Lab
Laboratory for Promoting experiences
in Aeronautical STructures and Acoustics
Dipartimento di Ingegneria Industriale
Sezione Aerospaziale
Universit degli Studi di Napoli "Federico II"
Via Claudio 21, 80125 Napoli, Italia
sergio.derosa@unina.it

Indice
1) Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).
2) Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
3) Sistema Tubo e Pistone.
4) Introduzione allAeroelasticit.
5) Instabilit Supersonica di un Pannello.
6) Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
7) Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
8) Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
9) Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
10) Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
11) Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
12) Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
13) Similitudini
14) Introduzione al FEM spettrale.
15) Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
16) Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
17) Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo:
risposta di pannelli sotto lazione dello strato
limite turbolento
18) Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
15)
16)
17)
18)

Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).


Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
Sistema Tubo e Pistone.
Introduzione allAeroelasticit.
Instabilit Supersonica di un Pannello.
Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
Similitudini
Introduzione al FEM spettrale.
Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo
Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

84

R. L
ohner et al.
CFD
DNS
Biomedical
Applications

LES
RANS

Advanced
Aero/Hydroelasticity

Euler
Conjugate
Heat
Transfer

Full
Potential

Classic
Aero/Hydroelasticity

Potential/
Acoustics
No Fluid

ShockStructure
Interaction

CSD
Rigid
Walls

Ridid Body
(6 DOF)

Modal
Analysis

Linear
FEM

NonLinear
FEM

Rupture/
Tearing

Prescribed
Flux/Temperature
Network Models

Thermal Stress
Fatigue

Linear FEM
Nonlinear FEM
CTD

Fig. 2. CFD/CSD/CTD Space

CFD
DNS

Arterial Flows
Tents
Parachutes
Airbags

LES
RANS
Chip Cooling
Engine Cooling
Underhood Flows

Flutter
Buzz Whipping

Euler
Full
Potential

Aerodynamics
Galloping Noise
Flutter

Potential/
Acoustics
No Fluid
Extrusion
Material Forming

BlastStructure
Weapon Fragmentation

Rigid
Walls

Ridid Body
(6 DOF)

Modal
Analysis

Linear
FEM

CSD
NonLinear
FEM

Prescribed
Flux/Temperature
Network Models
Linear FEM

High Performance Engines


High Mach Nr. Vehicles

Nonlinear FEM
CTD

Fig. 3. CFD/CSD/CTD Application Areas

Rupture/
Tearing

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
15)
16)
17)
18)

Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).


Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
Sistema Tubo e Pistone.
Introduzione allAeroelasticit.
Instabilit Supersonica di un Pannello.
Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
Similitudini
Introduzione al FEM spettrale.
Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo
Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
15)
16)
17)
18)

Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).


Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
Sistema Tubo e Pistone.
Introduzione allAeroelasticit.
Instabilit Supersonica di un Pannello.
Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
Similitudini
Introduzione al FEM spettrale.
Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo
Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

1
La risposta di un oscillatore semplice e di un
tubo

Si vuole analizzare linterazione fluido-struttura tra un pistone e un tubo,


valutando la variazione delle frequenze proprie del pistone per effetto della
presenza di un fluido allinterno del tubo. Si analizzano prima il pistone e il
tubo presi singolarmente, dopodiche si analizza il sistema accoppiato.

1.1 Equazioni omogenee del sistema acustoelastico


Scriviamo le equazioni omogenee del pi
u semplice sistema acustoelastico,
rappresentato in Figura 1.1: un oscillatore meccanico accoppiato ad un tubo
di lunghezza L.

Figura 1.1: sistema acustoelastico costituito da un oscillatore meccanico


accoppiato con tubo di lunghezza L.
Loscillatore e rappresentato da una massa e una rigidezza concentrati,
indicati rispettivamente dai simboli m e k, mentre nel tubo, allineato secondo
un asse di riferimento x, e presente un fluido di velocita caratteristica c e di
densita 1 .
1

Si potrebbe schematizzare anche il fluido con propriet


a concentrate, perdendo
per
o la componente spaziale che si vuole analizzare in questa trattazione.

1 La risposta di un oscillatore semplice e di un tubo

Lincognita meccanica e lo spostamento x del pistone mentre lincognita


acustica e la pressione p(x, t), dove il simbolo t denota la variabile temporale.
Si osservi che stiamo analizzando un sistema strutturale a propriet
a concentrate (pistone) che interagisce con un sistema acustico a propriet
a distribuite (tubo) attraverso unarea A (sezione del tubo e del pistone). Il sistema
di equazioni che descrive il comportamento del sistema e
x(t) + kx(t) = p(x, t)A
m
2 p(x,t)
x2

2
1 p(x,t)
c2
t2

(1.1)

Nella prima equazione del sistema (3.3) e possibile identificare leffetto


del fluido sulla struttura, ovvero la forza agente sul pistone generata dalla
pressione del fluido sulla sezione A. Leffetto reciproco, ovvero quello della
struttura sul fluido, si vede nella condizione al contorno del tubo alla sezione
x=0
1 dp
= x
(t).
(1.2)

dx x=0
La (1.2) relaziona il gradiente di pressione con laccelerazione del pistone alla
sezione x = 0: se il pistone accelera verso destra (
x(t) > 0), a x = 0 il fluido
dp
espande ( dx
|x=0 < 0).
Sullaltra estremita del condotto (x = L), supponiamo che il tubo e chiuso,
e quindi la seconda condizione al contorno e
dp
= 0.

dx x=L

(1.3)

Prima di analizzare il sistema acustoelastico completo, si analizzano prima


il pistone ed il tubo singolarmente. In tal modo, e possibile evidenziare gli
effetti che laccoppiamento comporta sulle frequenze proprie dei due sistemi.

1.2 Loperatore strutturale: il pistone


1.2.1 Analisi modale
opportuno richiamare brevemente i concetti base delloscillatore armonE
ico, non soggetto ad alcuna forzante, mediante lanalisi modale.
Analisi modale reale
Nel caso di oscillatore non smorzato, lequazione del sistema (in assenza
di forzante) e
m
x(t) + kx(t) = 0.
(1.4)
Scegliendo soluzioni armoniche del tipo

1.2 Loperatore strutturale: il pistone

x(t) = Xejt

(1.5)

e possibile esplicitare lequazione secolare


2 mX jt + kX jt = 0

2 m + k = 0.

(1.6)

Dalla (1.6) e possibile ricavare la pulsazione naturale delloscillatore ad un


grado di liberta

k
0 =
(1.7)
m
e quindi la frequenza propria delloscillatore

1
k
f0 =
.
(1.8)
2
m
Analisi modale complessa: oscillatore con smorzamento viscoso
Se e presente uno smorzamento viscoso (vedi Capitolo 4), lequazione
omogenea associata diventa
m
x(t) + bx + kx(t) = 0

(1.9)

dove b e il coeciente di smorzamento viscoso. In questo caso, mediante la


scelta di soluzioni armoniche complesse (p numero complesso)
x(t) = Xept

(1.10)

lequazione secolare diventa


mp2 + bp + k = 0

p=

b2
2m

4km

(1.11)

Si definisce per comodita uno smorzamento critico bcr , che permette di discriminare le varie possibilita di moto. Esso e funzione dei parametri strutturali,
al pari della pulsazione naturale.
bcr = 2 km

(1.12)

b
b
=
bcr
2 km

(1.13)

b
= 20
m

(1.14)

Dalla (1.13) e possibile ricavare

e pertanto si riscrive la (1.11) come

1 La risposta di un oscillatore semplice e di un tubo

p1,2 = 0

La soluzione della (1.9) e quindi del tipo

1 .

(1.15)

x(t) = X1 ep1 t + X2 ep2 t .

(1.16)

Al variare del valore di , e possibile classificare le soluzioni del sistema come


riportato in Tabella 1.1.
Tabella 1.1: classificazione delle soluzioni.
Regime ()

Tipologia delle radici


complesse coniugate

Prima radice

0 + j 1 2

Seconda radice

0 j 1 2

subcritico
critico
( = 1)

reali coincidenti

0 [ ]

0 [ ]

supercritico

reali distinte

( < 1)

( > 1)

Ovviamente, le diverse tipologie di radici al variare di comportano la


variazione del tipo di moto delloscillatore, come riportato in Tabella 1.2.
Tabella 1.2: risposta strutturale al variare di .
Tipo di moto ()
Periodico smorzato
( < 1)
aperiodico
( = 1)
aperiodico
( > 1)

Forma risolutiva

2
x(t) = e( 0 t) X1 e(j0 t 1 ) + X2 e(

Y1 e( 0 t) cos j0 t 1 2 +
x(t) = Xe(

j0 t

2)

0 t)

x(t) = e( 0 t) X1 e(0 t


e( 0 t) X1 cosh 0 t 2

2 1)
+ X 2 e( 0 t
=

1 + X2 sinh 0 t 2
1)

In Figura 1.2 sono rappresentati due esempi di risposta temporale di un


oscillatore con smorzamento viscoso: nel caso subcritico ( < 1) il sistema
oscilla per un certo tempo prima di fermarsi; nel caso supercritico ( > 1) il
sistema non oscilla, ma torna in un tempo breve nelle condizioni di equilibrio.

1.2 Loperatore strutturale: il pistone

(a) Caso subcritico, < 1.

(b) Caso supercritico, > 1.

Figura 1.2: esempi di risposta temporale di un oscillatore con smorzamento


viscoso.
Analisi modale complessa: oscillatore con smorzamento strutturale
Laltro modello di smorzamento pi
u comune e quello cosiddetto strutturale
(vedi Capitolo ??), in cui si considera lo smorzamento proporzionale alla
rigidezza della struttura secondo un coeciente immaginario j. In questo
caso, lequazione omogenea associata delloscillatore e
m
x(t) + k[1 + j]x(t) = 0.

(1.17)

Scegliendo ancora soluzioni armoniche complesse del tipo


x(t) = Xept

(1.18)

mp2 + [1 + j]k = 0

(1.19)

lequazione secolare diventa

da cui si ricava
p2 =

k
[1 + j]
m

p2 = 02 [1 + j].

(1.20)

1.2.2 Risposta strutturale delloscillatore con forzante periodica


Lanalisi della risposta strutturale serve per inquadrare un possibile passaggio da un modello allaltro di smorzamento.
Oscillatore non smorzato
Lequazione del sistema e
m
x(t) + kx(t) = f (t).

(1.21)

Scegliendo soluzioni armoniche del tipo (1.5) e una forzante armonica


f (t) = F ejt

(1.22)

1 La risposta di un oscillatore semplice e di un tubo

lequazione (1.21) diventa


( m 2 + k)X = F

(1.23)

e quindi la risposta strutturale e


X=

1
F
2
m ( + 02 )

x(t) =

F
m
2 +

02 )

ejt .

(1.24)

La funzione di trasferimento e
H() =

1
.
+ 02 )

(1.25)

Oscillatore in presenza di smorzamento viscoso


Ripetendo i passaggi svolti nel caso di oscillatore non smorzato, e possibile
scrivere anche la risposta strutturale del sistema in presenza di smorzamento
viscoso
x(t) =

F
m
2
0 ) +

2j0

ejt .

(1.26)

interessante riportare la funzione di trasferimento per analizzare dove lo


E
smorzamento influenza la risposta delloscillatore. Essa e data dalla
H() =

( 2 +

F
m
02 ) +

2j0

(1.27)

In Figura 1.3 e riportato landamento della funzione di trasferimento per un


oscillatore avente una pulsazione propria 0 = 55rad/sec per tre valori di .

Figura 1.3: funzione di trasferimento di un oscillatore con smorzamento viscoso


(0 = 55rad/sec) per diversi valori di .

1.2 Loperatore strutturale: il pistone

Dallesame della Figura 1.3, si evince che lo smorzamento e importante


solo in un intorno della frequenza risonanza. La larghezza di questo intorno,
denominata f , aumenta allaumentare del livello di smorzamento.
Si analizzano ora le singole componenti della funzione di trasferimento in
presenza di smorzamento viscoso, per un valore fissato di . In Figura 1.4 sono
rappresentate:

h(, 0.02), ovvero la funzione di trasferimento completa delloscillatore con


= 0.02;
hK (, 0.02) = 12 , ovvero la componente della funzione di trasferimento
0
dovuta alla rigidezza;
hM (, 0.02) = 12 , ovvero la componente della funzione di trasferimento
dovuta alla massa;
hD (, 0.02) = 2j 10 , ovvero la componente della funzione di trasferimento dovuta allo smorzamento.

Figura 1.4: componenti della funzione di trasferimento per smorzamento


viscoso = 0.02.

Dalla Figura 1.4 e possibile osservare che:

per basse frequenze ( 0 ), la risposta e controllata dalla rigidezza;


per alte frequenza ( 0 ), e la massa a determinare il livello della
risposta;
in prossimita della frequenza di risonanza ( = 0 ), lelemento determinante e il livello di smorzamento.

Oscillatore in presenza di smorzamento strutturale


Nel caso di smorzamento strutturale, la risposta strutturale delloscillatore
e

10

1 La risposta di un oscillatore semplice e di un tubo

x(t) =

F
m
02 )

+ j02

ejt

(1.28)

e la funzione di trasferimento e
x(t) =

1
.
+ 02 ) + j02

(1.29)

Valgono le stesse osservazioni fatte nel caso di smorzamento viscoso, ovvero


lo smorzamento influisce solo in prossimita della frequenza di risonanza.
1.2.3 Forza dissipative
Nel caso di smorzamento viscoso, la componente dissipativa delle forze di
richiamo e data da
FDV (t) = bx(t)

= jbx(t) = 2jm0 x(t)

(1.30)

mentre nel caso di smorzamento strutturale e


FDS (t) = jkx(t) = j02 mx(t).

(1.31)

evidente che la forza dissipativa dovuta alladozione di uno smorzamento


E
strutturale non dipende dalla frequenza, mentre ladozione del modello viscoso
e connessa ad una funzionalita lineare con la frequenza di eccitazione.
interessante confrontare le due forze forze dissipative, al fine di trovare
E
un legame che permetta il passaggio da un modello di smorzamento allaltro.
Rapportando membro a membro le (1.31) e (1.30), risulta
FDS (t)
02

=
=
.
FDV (t)
20
2 0

(1.32)

Quando le due componenti dissipative si eguagliano, si ottiene la relazione per


passare da un modello di smorzamento allaltro (ovvero da a e viceversa):
1=

2 0

0
.
2

(1.33)

In condizioni di risonanza (0 = ), risulta


=

.
2

(1.34)

1.3 Loperatore acustico: il tubo


Il tubo e un sistema monodimensionale in cui viaggiano onde longitudinali
con una velocita c che dipende dal mezzo (per laria, c e la velocita del suono).
Lequazione di partenza per lanalisi del problema e lequazione delle onde

1.3 Loperatore acustico: il tubo

11

Figura 1.5: analisi del rapporto delle forze dissipative in funzione della
frequenza.

p(x, t) =

1 2 p(x, t)
c2 t2

(1.35)

dove:

c e la velocita caratteristica di propagazione dellonda longitudinale;


2
e loperatore di Laplace;
t e la variabile temporale;
x e la variabile spaziale;
p(x, t) e la grandezza perturbata dal passaggio dellonda, ovvero e una
variazione di pressione.

Poiche il sistema considerato e monodimensionale, la (1.35) si puo scrivere


come
2 p(x, t)
1 2 p(x, t)
= 2
.
(1.36)
2
x
c
t2
Ipotizzando che il sistema tubo sia conservativo, e possibile disaccoppiare
la dipendenza spaziale da quella temporale, ovvero
p(x, t) = P (x)T (t).

(1.37)

Mediante la (1.37), e possibile semplificare la (1.36) in


P (x)T (t) =

1
P (x)T (t)
c2

P (x)
1 T (t)
= 2
P (x)
c T (t)

(1.38)

Anche sia verificata leguaglianza (1.38), i due rapporti devono essere


costanti, per cui
T (t)
= 2
(1.39)
T (t)

12

1 La risposta di un oscillatore semplice e di un tubo

P (x)
2
= 2.
P (x)
c

(1.40)

Avendo supposto il sistema conservativo, e suciente analizzare solo la


variazione spaziale della pressione. La soluzione della (1.40) e del tipo
P (x) = P1 sin



x +P2 cos x = P1 sin(kx)+P2 cos(kx) = P1 e
c
c

jkx

+P2 ejkx

(1.41)
dove k = c e il numero donda. Le costanti P1 e P2 sono determinate dalle
condizioni al contorno. In particolare, le condizioni al contorno possono essere:

P (0)
= P0 , ovvero tubo aperto in x = 0;
dP
= Q0 , ovvero tubo chiuso in x = 0;
dx
x=0

P (L)
= PL , ovvero tubo aperto in x = L;
dP
= QL , ovvero tubo chiuso in x = L.
dx
x=0

Analizziamo tre tra le quattro possibili combinazioni.


1.3.1 Caso 1: tubo chiuso-chiuso
In questo caso, le condizioni al contorno sono:
dP
=0

dx x=0
dP
=0

dx x=L
P (x) = kP1 cos(kx) kP2 sin(kx)

P (0) = kP1 cos(k0)

P (L) = kP1 cos(kL)

(1.42)
(1.43)
(1.44)

kP2 sin(k0) = 0

(1.45)

kP2 sin(kL) = 0

(1.46)

Dalla (1.45) si ricava che P1 = 0. Dalla (1.46), e possibile ricavare gli


autovalori k.
kP2 sin(kL) = 0
kL = i
(1.47)
i
(1.48)
L
con i
{0, 1, 2, . . . N }. Dalla (1.48) si calcolano le frequenze naturali del
sistema tubo chiuso-chiuso
ic
i =
(1.49)
L
ic
fi =
(1.50)
2L
con i {0, 1, 2, . . . N }. La variazione di pressione e pertanto possibile scriverla
come
ki =

1.3 Loperatore acustico: il tubo

P (x) =

P2,i cos(ki x).

13

(1.51)

i=0

interessante calcolare il passo in frequenza (distanza modale) f , ovvero


E
la distanza tra un modo e quello successivo.
f = fi+1

fi =

(i + 1) (i)
c
c=
2L
2L

(1.52)

Linverso della distanza modale e la densita modale


n=

2L
c

(1.53)

mediante la quale e possibile calcolare in modo statistico quanti modi risuonano in un dato intervallo in frequenza f .
N=

f n =

2L
c

(1.54)

evidente che, a parita di f , il numero di modi risonanti aumenta con la


E
lunghezza del dominio e diminuisce con linverso della velocita caratteristica.
Ad esempio, nellintervallo (0; 10000)Hz, un dominio monodimensionale di
sezione costante e lunghezza pari a L = 1m presenta allincirca:

60 modi, se pieno daria (c 340m/sec);


20 modi, se pieno dacqua (c 1000m/sec);
4 modi, se dalluminio o dacciaio (c 5000m/sec).

1.3.2 Caso 2: tubo aperto-aperto


In questo caso, le condizioni al contorno sono:
P (0) = 0

(1.55)

P (L) = 0

(1.56)

P (0) = P1 sin(k0) + P2 cos(k0)

(1.57)

P (L) = P1 sin(kL) + P2 cos(kL) = 0

(1.58)

Quindi

Dalla (1.57) si ricava che P2 = 0 e pertanto si ritrovano le condizioni (1.48),


(1.49), (1.50), (1.66) del paragrafo precedente, con la sola esclusione del caso
i = 0 (soluzione rigida):

P (x) =
P1,i sin(ki x).
(1.59)
i=1

14

1 La risposta di un oscillatore semplice e di un tubo

1.3.3 Caso 3: tubo aperto-chiuso


In questo caso, le condizioni al contorno sono le (1.55) e (1.43), per cui
P (0) = P1 sin(k0) + P2 cos(k0) = 0
P (L) = kP1 cos(kL)

kP2 sin(kL) = 0

(1.60)
(1.61)

Dalla (1.60) si ricava che P2 = 0. Dalla (1.61), e possibile ricavare gli


autovalori k
cos(kL) = 0
kL = + i
(1.62)
2
con i {0, 1, 2, . . . N }. Noti i numeri donda, e possibile calcolare le frequenze
proprie del tubo aperto-chiuso
i =

c 1
+i
L 2

(1.63)

c 1
+i
(1.64)
2L 2
{0, 1, 2, . . . N }. La risposta del sistema e pertanto ancora esprimibile

P (x) =
P1,i sin(ki x).
(1.65)
fi =

con i
come

i=0

Dal confronto degli autovalori e delle frequenze proprie del tubo apertochiuso con quelli del tubo aperto-aperto e chiuso-chiuso, risulta che essi sono
differenti. Calcolando la distanza modale tra due modi successivi anche per
il sistema tubo aperto-chiuso, risulta che esso resta invariato rispetto ai casi
precedentemente analizzati.
f = fi+1

fi =

c 1
+i+1
2L 2

c 1
c
+i =
2L 2
2L

(1.66)

Pertanto, pur cambiando le frequenze naturali, la densita modale resta


immutata.
1.3.4 Spazio dei numeri donda e riepilogo delle frequenze naturali
In tutti i casi esaminati, lo spazio dei numeri donda puo essere rappresentato come una retta in cui i modi sono equispaziati, con un intervallo

k = 2L
. Riepilogando le frequenze naturali per i casi analizzati:

ic
tubo chiuso-chiuso fi = 2L
, con i {0, 1, 2, . . . N };
ic
tubo aperto-aperto fi = 2L
, con i {1, 2, . . . N };

tubo aperto-chiuso fi =

c
2L

1
2

+ i , con i

{0, 1, 2, . . . N }.

In tutti i casi analizzati, sono costanti sia lintervallo nello spazio dei numeri

c
donda k = 2L
che il passo in frequenza f = 2L
.

1.4 Operatore acustoelastico

15

1.4 Operatore acustoelastico


Una volta analizzati singolarmente loperatore strutturale e quello acustico, e possibile esaminare loperatore accoppiato acustoelastico. Date la (3.3)
e le condizioni al contorno (1.2) e (1.3), assumiamo soluzioni armoniche del
tipo
x(t) = Xejt
(1.67)
p(t) = P (x)ejt

(1.68)

P (x) = P1 sin(kx) + P2 cos(kx)

(1.69)

Conseguentemente

P (x) = kP1 cos(kx)

kP2 sin(kx)

(1.70)

Dalla prima equazione del sistema accoppiato (3.3) si ricava che


X=

A
m

P (0)
.
2 + 02

(1.71)

Dalle condizioni al contorno imposte sul tubo


kP1 cos(k0)
kP1 cos(kL)

(0) A
kP2 sin(k0) = 2P+
2
0 m
kP2 sin(kL) = 0

(1.72)

P2 A
kP1 +
=0
2 +02 m
kP1 cos(kL) kP2 sin(kL) = 0

In conclusione, si ottiene il seguente sistema risolvente

2 P2 A
k
P1
0
2
2
+0 m
=
.
0
P2
cos(kL) sin(kL)

(1.73)

(1.74)

Scartando la soluzione banale (P1 = P2 = 0), scriviamo lequazione secolare


k sin(kL)

cos(kL)

A
2
=0
2
2
+ 0 m

tan

L
c A
= 2
.
c

02 m

(1.75)

Poiche la (1.75) e unequazione trascendente, non esiste la soluzione in


forma chiusa e pertanto bisogna studiarla graficamente. Denominando:

() = tan Lc il membro dipendente dalloperatore acustico;


A
q() = 2c2 m
il membro dipendente dalloperatore strutturale;
0

16

1 La risposta di un oscillatore semplice e di un tubo

Figura 1.6: studio grafico dellequazione trascendente per il calcolo degli


autovalori del sistema acustoelastico.
in Figura 1.6 e riportato un andamento qualitativo di una generica risoluzione
grafica. Gli autovalori del sistema acustoelastico sono dati dallintersezione
delle curve () e q().
La Tabella 1.3 riporta una semplice analisi parametrica del problema, in
cui la parte acustica e inalterata, mentre loperatore strutturale viene opportunamente variato. Cio allo scopo di parametrare le frequenze naturali
accoppiate in funzione di
2 m
= 02 .
(1.76)
c L
Dalla tabella, si osserva chiaramente come i soli modi (e frequenze) interessati
allaccoppiamento sono sempre il modo (unico) strutturale ed uno dei modi
acustici; in particolare, si genera uno split della prima frequenza acustica,
mentre le altre frequenze restano praticamente inalterate. Cio e legato al fatto
che laccoppiamento qui presentato e solo dinamico, e non e presente alcuna
componente geometrica: questultima entra in gioco quando anche loperatore
strutturale e decomposto secondo frequenze proprie e modi che si dispiegano
nello spazio. Invece, nellambito della trattazione, si e considerato il pistone
rigido e pertanto parliamo solo di accoppiamento dinamico.

1.5 Valutazione dellaccoppiamento


Un primo modo per valutare leffetto dellaccoppiamento in modo ingegneristico e basato sullutilizzo di un paramentro statico, detto , che non tiene
conto delle frequenze naturali disaccoppiate. Esso e cos definito

1.5 Valutazione dellaccoppiamento

17

Tabella 1.3: effetto dellaccoppiamento sulle frequenze naturali acustiche in


funzione del parametro .

2
0
m
c2 L

Frequenze proprie [Hz]


Disaccoppiate
Accoppiate
Strutturali
Acustiche
0.0

0.0
18.7
137.3
272.6
408.4
544.3
680.3
816.2

136
= 0.045

272
408
544
680
816

13.7

0.0

0.0
127.6
146.3
272.9
408.5
544.3
680.3
816.2

136
= 4.588

272
408
544
680
816

137.6

0.0

0.0
135.4
238.0
274.7
408.7
544.4
680.3
816.2

136
= 13.95

272
408
544
680
816

240.0

A c2A
S c2S

(1.77)

dove i pedici A e S sono relativi rispettivamente alla parte acustica e a quella


strutturale e c e sono rispettivamente la velocita caratteristica e la densita
delloperatore a cui si riferiscono.
Per 1, leffetto del fluido sulla struttura puo essere trascurato.
Nel caso analizzato in questo capitolo, abbiamo un sistema strutturale a
proprieta concentrate ed e facile dimostrare che e leggibile come un 1 .
Lintroduzione del parametro permette anche il confronto tra gli effetti
di due fluidi differenti, per fissati parametri strutturali. Ad esempio, andiamo
a confrontare aria (ar ) e acqua(ac ):
ar =

c2
S S
ar c2ar

(1.78)

18

1 La risposta di un oscillatore semplice e di un tubo

ac =

c2
S S
ac c2ac

(1.79)

Risulta evidente che laccoppiamento e sempre pi


u importante allaumentare della densita di massa corrispondente. Rapportando membro a membro la (1.79) e la (1.78)
S c2S S c2S
ac
=
ar
ar c2ar ac c2ac

ac c2ac
.
ar c2ar

(1.80)

Considerando i valori tipici di aria e acqua (cac 3car e ac 1000ar ),


si ha
ac
O(104 )
(1.81)
ar
da cui si deduce che laccoppiamento tra una data struttura ed un gas e
quattro ordini di grandezza minore del corrispondente tra la stessa struttura
ed un liquido, come era lecito e naturale aspettarsi.

1.6 Ancora sullanalisi modale accoppiata


Consideriamo ancora il sistema 3.3, le condizioni al contorno (1.2) e (1.3)
e le soluzioni armoniche (1.67) e (1.68).
Nello spazio, consideriamo ora due onde armoniche, una retrocedente e
laltra antecedente, in senso complessivo (senza cioe considerare la sola parte
reale o quella immaginaria):
P (x) = P1 ejx + P2 e
P (x) = jkP1 ex

jx

(1.82)

jkP2 ex .

(1.83)

Essendo sempre valida la (1.71), dalle condizioni al contorno del tubo e


possibile scrivere
2

A
jkP1 jkP2 =
(P1 + P2 )
2 +02 m
jkL
jkL
P1 e
P2 e
=0

Introducendo la variabile
=

2
A
2 + 02 m

si ottiene il seguente sistema risolvente

jk +
jk +
P1
P2
ejkL
e jkL

(1.84)

(1.85)

0
0

(1.86)

Scartando ovviamente la soluzione banale (P1 = P2 = 0), scriviamo lequazione secolare.

1.6 Ancora sullanalisi modale accoppiata

jkL

( + jk) + ejkL (

( + jk) cos(kL)

19

jk) = 0

( + jk)j sin(kL) + (

jk) cos(kL) + (

jk)j sin(kL) = 0
(1.87)
A questo punto, e necessario annullare contemporaneamente e separatamente
la parte reale e quella immaginaria:
cos(kL) + k sin(kL) + cos(kL) + k sin(kL) = 0
jk cos(kL) j sin(kL) jk cos(kL) + j sin(kL) = 0
2 cos(kL) + 2k sin(kL) = 0
0=0

(1.88)

Dal sistema (1.88) si ricava che


tan(kL) =

tan(kL) =

c
A
2 + 02 m

ritrovando, come era lecito aspettarsi, il risultato espresso dalla (1.75).

(1.89)

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
15)
16)
17)
18)

Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).


Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
Sistema Tubo e Pistone.
Introduzione allAeroelasticit.
Instabilit Supersonica di un Pannello.
Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
Similitudini
Introduzione al FEM spettrale.
Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo
Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

Introduzione allAeroelasticit
Sergio De Rosa
Dipartimento di Ingegneria Industriale
Sezione Aerospaziale
Universit degli Studi di Napoli Federico II

Una Prima Definizione

L Aeroelasticit la disciplina che tratta lo


studio degli effetti delle forze aerodinamiche
sulle strutture elastiche.
Applicata ?
Se ascolto dimentico,
se vedo ricordo,
se faccio capisco.

Risposta a Ciclo Aperto (Open Loop)

Carico
(Input)
Struttura
(Sistema)

Nei sistemi a ciclo aperto lineari, non


c possibilit di indeterminazione: una
volta assegnato il sistema, ed il suo
ingresso sia una quantit nota, l uscita
univocamente determinata.

Esempi:
Risposta Statica

{ F} = [ K]{ x}

Spostamento
(Output)

Risposta Aeroelastica

[ M]{q} + [ K ]{q} = [A (q )]{q} + {FD }

Risposta a Ciclo Chiuso (Closed Loop)


Le condizioni finali possono essere equilibrate (quale
tipo di equilibrio ?), ma possono condurre il sistema
verso una divergenza (statica e/o dinamica) della risposta.
Carichi
Incrementali

Carichi

Sistema

Risposta

Profilo Elastico Torsionalmente (1/2)


=0*exp(-jt)

U
"

"

m"

"

Angolo d Attacco

"

Profilo
Elastico

Profilo
Rigido

Rigidezza
Torsionale

Portanza

Profilo Elastico Torsionalmente (2/2)


Momento Aerodinamico dovuto all incremento di Portanza: M =L*a
Momento di Richiamo Elastico: M=m*"

A) M e M hanno lo stesso verso (Effetto Stabilizzante)"


B) M =0 (Indifferenza dell Effetto)
C) M e M hanno verso opposto (Effetto Instabilizzante)
C1) M < M (il profilo raggiunge l equilibrio)"
C2) M = M (il profilo in equilibrio indifferente)"
C3) M > M (il profilo diverge)"
"
""

Schema Funzionale in una Generica Condizione di Volo


Meccanismo d Interazione Aeroelastica di tipo Dinamico
Forze Aerodinamiche Instazionarie
da Flusso Perturbato
(raffiche, turbolenze, ecc.)

Comportamento
Dinamico delle
Strutture

Forze Aerodinamiche Instazionarie


da Flusso Separato
(sulle superfici portanti)

Forze Aerodinamiche Instazionarie


da Vibrazioni Strutturali

Meccanismi Funzionali: Flutter (Vibrazione Autoeccitata)

Comportamento
Dinamico delle
Strutture

Forze Aerodinamiche Instazionarie


da Vibrazioni Strutturali

Meccanismi Funzionali: Risposta Dinamica

Forze Aerodinamiche Instazionarie


da Flusso Perturbato
(raffiche, turbolenze, ecc.)

Comportamento
Dinamico delle
Strutture

Forze Aerodinamiche Instazionarie


da Vibrazioni Strutturali

10

Meccanismi Fuzionali: Buffetting

Forze Aerodinamiche Instazionarie


da Flusso Separato
(sulle superfici portanti)

Forze Aerodinamiche Instazionarie


da Vibrazioni Strutturali

Comportamento
Dinamico delle
Strutture

11

Il Concetto di Operatore

Semplicisticamente l operatore un algoritmo


matematico che trasforma una grandezza in
ingresso in una in uscita.
Suddivisione degli Operatori:
Strutturale
Inerziale
Smorzamento
Aerodinamico

Operatore
Aeroelastico

12

Operatori Strutturali Lineari

Classificazione degli operatori lineari:


strutturale: esplicita la risposta del sistema per la
parte proporzionale agli spostamenti
inerziale: esplicita la risposta del sistema per la
parte proporzionale alle accelerazioni
smorzamento viscoso: esplicita la risposta del
sistema per la parte proporzionale alle velocit

+ cx + kx
F = mx

13

Triangolo dell Aeroelasticit di Collar (1946)

14

Ramo A-E

!D Divergenza
!EC Efficacia dei Comandi
!IC Inversione dei Comandi
!DCE Distribuzione del Carico sul Velivolo
Elastico
!SSE Stabilit Statica del Velivolo Elastico

15

Punto A e Ramo A-I


!DCR Distribuzione del Carico sul Velivolo
Rigido
!SSR Stabilit Statica del Velivolo Rigido

!SDR Stabilit Dinamica del Velivolo Rigido

16

Ramo I-E

!ID Impatto Dinamico


!V Dinamica delle Strutture o Meccanica
Vibratoria

17

. . . si entra nel triangolo AEI

!F Flutter
!B Buffetting
!RD Risposta Dinamica
!S DE Stabilit Dinamica del Velivolo
Elastico

18

Triangolo dell Aeroservoelasticit

cit
sti
ela
vo

ser

ae
roe
las
tic
it

aeroservodinamica

19

Triangolo dell Aeroacustoelasticit

s
cu
a
tic

r oa
ae

ae
roe
las
tic
it

acustoelasticit

20

Tetraedro Aerotermoelastico di Garrick


AHE
HEI

Influenza della Temperatura


sull Aeroelasticit Statica
Influenza della Temperatura
sulla Dinamica delle Strutture

Influenza della Temperatura

AHI sulla Stabilit del Velivolo

A
H

21

Formulazione Simbolica dell Equazione Generale


dell Aeroelasticit (1/3)

A(q) d2q/dt2+ B(q) dq/dt + C(q) q=A(q) q+QD


A l operatore inerziale
B l operatore di smorzamento
C l operatore di rigidezza
A l operatore aerodinamico
Q l operatore di disturbo (non dipende da q)
q la coordinata generalizzata.

Non stata fatta alcuna ipotesi restrittiva per


questa rappresentazione formale

22

Equazione Generale dell Aeroelasticit (2/3)


Ipotesi : Linearit degli Operatori A,B, e C

(A+B+C)q=A(q)q+QD
ed esplicitando le funzionalit col tempo:

d 2q
dq
A 2 +B +Cq = A( q )q + Q D
dt
dt
Si pu anche esplicitare analogamente loperatore aerodinamico:

d 2q
dq
( A A) 2 + ( B B) + ( C C)q = Q D
dt
dt

23

Equazione Generale dell Aeroelasticit (3/3)


Formulazione Matriciale:

([ A ] [ A]){q}

+ ([ B] [ B]){q }

+ ([ C] [ C ]){q}

In corsivo sempre indicato l operatore


aerodinamico corrispondente.

= {Q D }

24

Esempi di Specializzazioni in Forma Matriciale

([A] [ A]){q} + ([ B] [ B]){q } + ([C] [C]){q} = 0

Flutter

([ C] [ C]){q} = {Q D }

Aeroelasticit Statica
Divergenza

([ C] [ C]){q} = 0

Stabilit Dinamica del Velivolo Rigido (a e b)

([ A] [ A]){q} [ B]{q } [ C]{q} = {Q D }


[ A]{q} = [ C]{q} + {Q D }
Dinamica delle Strutture

[ A]{q} + [ B]{q } + [ C]{q} = {Q D }

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
15)
16)
17)
18)

Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).


Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
Sistema Tubo e Pistone.
Introduzione allAeroelasticit.
Instabilit Supersonica di un Pannello.
Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
Similitudini
Introduzione al FEM spettrale.
Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo
Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

2
Linstabilit
a dinamica (flutter supersonico) di
un pannello

Si vuole analizzare la risposta di un pannello sottile lambito da un lato


da un flusso supersonico, mentre dallaltro ce un volume in quiete. Si parla
di aeroelasticit
a non portante poiche il flusso lambisce una sola faccia del
pannello, e quindi non pu
o generare portanza.
Si scriveranno prima le equazioni del pannello isolato e successivamente si
inserir
a laerodinamica per risolvere il problema aeroelastico.
Questo schema e stato sviluppato con la collaborazione dellIng. Ernesto
Monaco.

2.1 Equazioni del moto di un pannello sottile


Scriviamo le equazioni del moto per un pannello sottile non smorzato,
caricato da una distribuzione di pressione generica p(x, y, t). Sia il pannello
sottile di lati di lunghezza a e b, lungo gli assi x e y rispettivamente, in un
sistema di riferimento cartesiano ortogonale Oxyz .

Figura 2.1: pannello aeroelastico e relativo sistema di riferimento.


Lequazione del pannello sottile e

22

2 Linstabilit
a dinamica (flutter supersonico) di un pannello

h @ 4
i
@4
@4
@ 2 w(x, y, t)
+
+
w(x,
y,
t)
+ s h
+ p(x, y, t) = 0 (2.1)
4
2
2
4
@x
@x @y
@y
@t2

o equivalentemente

Dr4 w(x, y, t) + m

@ 2 w(x, y, t)
+ p(x, y, t) = 0
@t2

(2.2)

dove:

w(x, y, t) e lo spostamento incognito del pannello;


x e y sono le coordinate spaziali;
t e la coordinata temporale;
s e la densit
a di massa del pannello;
h e lo spessore del pannello;
D e la rigidezza flessionale del pannello per unita di apertura;
p(x, y, t) e il carico di pressione che agisce sul pannello;
m = s h e la massa del pannello.

2.1.1 Soluzione dellequazione omogenea associata


Supponendo che il pannello sia incernierato sui quattro lati (spostamenti e
loro derivate seconde nulli), gli spostamenti del pannello sono cos esprimibili:
w(x, y, t) =

1 X
1
X
p=1 r=1

sin

px
a

sin

ry
b

qpr (t)

(2.3)

o equivalentemente
w(x, y, t) =

1 X
1
X

pr (x, y)qpr (t)

(2.4)

p=1 r=1

dove pr (x, y) lautovettore del problema omogeneo. Dalla (2.4) si comprende


come si sia passati da una variabile tridimensionale w(x, y, t) al prodotto di
due variabili:

pr (x, y) sono gli autovettori, che sono noti (avendo imposto le condizioni
al contorno);
qpr (t) e la variabile lagrangiana modale, dipendente solo dal tempo.

Gli autovettori soddisfano ovviamente lequazione omogenea associata


Dr4

pr (x, y)

2
!pr
m

pr (x, y)

=0

dove gli autovalori !pr (pulsazioni proprie) sono dati da


s
D h p 2 r 2 i
2
!pr =
+
s h
a
b

(2.5)

(2.6)

2.1 Equazioni del moto di un pannello sottile

23

con p, r 2 {1, 2, . . . , N }.
Si osservi che per denotare un singolo autovettore pr (x, y) occorre una
coppia di interi (p, r), che definisce in modo univoco un modo proprio di
vibrare del pannello e la corrispondente pulsazione propria. In particolare la
coppia dinteri (p, r) rappresenta il numero di semionde flessionali sviluppate
secondo gli assi x e y, rispettivamente, come mostrato nella Figura 2.2.

Figura 2.2: autovettore

p=1,r=3 (x, y)

Lespansione modale qui presentata e applicabile anche a casi in cui le condizioni al contorno del pannello siano diverse da quelle del semplice appoggio.
In tal caso, lintero procedimento e approssimato (sviluppo di Rayleigh - Ritz)
in quanto sia lespansione dei modi spaziali sia le autosoluzioni temporali sono
grandezze approssimate.
Si noti inoltre che spesso e arduo classificare i modi propri mediante il conteggio delle semionde in due direzioni ortogonali: basti pensare che il pannello,
in generale, potrebbe non essere dotato di regolarita geometrica.
Pertanto, lespansione modale esatta presentata in questo capitolo e possibile solo in pochi casi.
2.1.2 Soluzione dellequazione completa
Nel paragrafo precedente, si e delineata una procedura per modellare loperatore strutturale, trovando una soluzione per lequazione omogenea associata. Si cercano ora soluzioni modali anche per lequazione completa, in cui e
presente un generico carico di pressione p(x, y, t). I passi da eseguire sono, in
sequenza:
1.
2.
3.
4.

sostituire lespansione modale (2.3) nellequazione del moto (2.1);


moltiplicare lequazione cos ottenuta per un nuovo autovettore mn (x, y);
integrare sul dominio spaziale, ovvero sullarea del pannello;
per la propriet
a di ortogonalita dei modi propri, le soluzioni non nulle si
hanno solo se p = m e r = n.

24

2 Linstabilit
a dinamica (flutter supersonico) di un pannello

Per ogni modo proprio considerato, si ottiene unequazione del tipo


Z aZ b
2
mpr qpr (t) + mpr !pr
qpr (t) =
p(x, y, t) pr (x, y) dx dy.
(2.7)
0

Si noti che al secondo membro della (2.7) compare la capacita che la generica distribuzione di pressione p(x, y, t) ha di compiere lavoro sul modo proprio
mn (x, y). Al primo membro troviamo i termini modali, in particolare:

la massa generalizzata, data da


Z aZ b
mprmn = s h
pr (x, y)
0

= mpr = s h

Z aZ
0

mn (x, y) dx dy

1
[ pr (x, y)] dx dy = s hab.
4
0

(2.8)

Quindi, la massa generalizzata e pari ad


la rigidezza generalizzata, data da

1
4

della massa totale del pannello;

2
kpr = mpr !pr
.

(2.9)

2.1.3 Carico di pressione puntuale


Nello sviluppo eettuato sinora, la pressione e stata considerata un carico
arbitrario e non specificato. Consideriamo il caso in cui la pressione sia di
origine meccanica e puntualmente agente sul pannello in un punto (xF , yF ),
ovvero
p(x, y, t) = f (t) (x xF ) (y yF ).
(2.10)
Nella (2.10) si e fatto uso della funzione di Dirac (x xF ). In questo caso,
la (2.7) diventa
Z aZ b
2
mpr qpr (t) + mpr !pr qpr (t) = f (t)
(x xF ) (y yF ) pr (x, y) dx dy.
0

(2.11)

Risolvendo, si ottiene
2
mpr qpr (t) + mpr !pr
qpr (t) =

f (t) sin

px
F

sin

ry
F

(2.12)

A questo punto, si ricercano soluzioni armoniche per la (2.12), imponendo


che:
qpr (t) = Apr e
f (t) = F e

j!t

j!t

(2.13)
(2.14)

p
facile dimostrare che la soluzione dellequazione completa e
con j =
1. E
data dallespansione

2.2 Aerodinamica instazionaria

w(x, y, t) = e

j!t

1 X
1
X

Apr sin

p=1 r=1

= Fe

j!t

1 X
1 sin
X
p=1 r=1

px

px
a

sin

25

ry

=
b



(2.15)
pxF
ryF
sin ry
sin
sin
b
a
b
.
2
mpr !pr
mpr ! 2

Dato che la massa generalizzata e costante, come dimostrato nella (2.8), si


pu
o semplificare ulteriormente la (2.15), ottenendo in conclusione

1 X
1 sin px sin ry sin pxF sin ryF
X
a
b
a
b
4F
w(x, y, t) =
e j!t
.
2
s hab
!pr
!2
p=1 r=1

(2.16)
Per regolare il comportamento in condizioni di risonanza (! = !pr ), e
necessario introdurre uno smorzamento; il metodo pi
u semplice per introdurre
lo smorzamento del pannello nel modello analitico e quello di considerare un
modulo di elasticit
a complesso. Nel caso in esame, si definisce una rigidezza
flessionale complessa D(1 + ), dove il coefficiente di smorzamento.
In tal caso, la risposta del pannello in presenza di smorzamento e pari a

1 X
1 sin px sin ry sin pxF sin ryF
X
a
b
a
b
4F
e j!t
.
w(x, y, t) =
2
2 ) + j! 2
s hab
(!
!
pr
pr
p=1 r=1
(2.17)

La (2.17) e lequazione del pannello nelle ipotesi di pannello:

isolato;
forzato, con un carico puntuale in (xF , yF );
smorzato (che e lipotesi pi
u forte per il modello di smorzamento assunto).

2.2 Aerodinamica instazionaria


Nello sviluppo presentato al paragrafo precedente, si e supposto che il carico di pressione sia un termine noto, indipendentemente dalla sua origine. Si
cercano adesso delle espressioni che rendano il fenomeno fisico dellaccoppiamento dei moti del pannello investito da una corrente di note proprieta. Impostiamo, quindi, loperatore aerodinamico da accoppiare poi a quello strutturale,
in vista del modello aeroelastico completo.
Per trovare unespressione delle forze aerodinamiche generalizzate, ovvero
il secondo membro della (2.7), bisogna scrivere lequazione dierenziale che
regola il potenziale di velocita per piccoli disturbi di un fluido irrotazionale,
inviscido, parallelo allasse x. Tale equazione e
2
1 @2
@2
2@
r2 =
+
2U
+
U
(2.18)
C @t2
@t@x
@x2
dove:

26

2 Linstabilit
a dinamica (flutter supersonico) di un pannello

e il potenziale di velocita;
U e la velocit
a della corrente asintotica;
C e la velocit
a della corrente asintotica.
Le condizioni al contorno per il potenziale sono:
|z!1 = 0
(

@
|z!0 =
@z

condizione asintotica
@w
@t

+U

@w
@x ,

0,

sul pannello
fuori dallarea del pannello

(2.19)
(2.20)

A parte la condizione asintotica, e necessario soermarsi sulla condizione


al contorno definita sul pannello, che risulta essere una condizione di accoppiamento. Essa e indicativa dellinterazione del fluido con il pannello in
vibrazione, poiche la vibrazione del pannello determina un disturbo sulla
velocit
a del fluido che lo lambisce.
In particolare, la velocit
a sul pannello e data dalla somma di due contributi:

@w
@t ,

dovuta alla condizione di continuita, secondo cui una particella di


fluido sul pannello ha una velocita pari alla velocita di vibrazione del
pannello stesso;
U @w
e la componente convettiva, dovuta al fatto che ce un flusso di
@x , che
massa che lambisce il pannello con velocita U .

Al di fuori dellarea del pannello, la corrente e indisturbata, e pertanto il


pannello definisce uno schermo (bae) di disturbo.
La soluzione del problema puo essere trovata adottando una doppia trasformata di Fourier (una rispetto alle coordinate spaziali ed una rispetto alla coordinata temporale) sia dellequazione (2.18) che delle relative condizioni al
contorno.
A questo punto, e necessario introdurre un legame tra il potenziale di
velocit
a della corrente e la pressione, ovvero del carico aerodinamico che agisce
sul pannello. Si introduce pertanto la relazione di Bernoulli
p=

@t

+U

@
@x

(2.21)

dove con f si e indicata la densita di massa del fluido considerato.


Nel caso di moto supersonico, in particolare per M1 > 1.5, e possibile
semplificare la relazione di Bernoulli, descrivendo la distribuzione di pressione
mediante la Piston Theory, che costituisce un notevole vantaggio. La Piston
Theory e un modello locale tale che il carico agente in un punto del pannello e indipendente da quanto accade negli altri punti, come se su ognuno
di essi agisse un pistone ad esercitare la pressione. Questo tipo di approccio
fornisce una relazione tra lo spostamento w(x, y, t) del pannello, ovvero loperatore strutturale, e la pressione p(x, y, t), ovvero loperatore aerodinamico.
In particolare, e possibile scrivere:

2.2 Aerodinamica instazionaria

not stationary piston theory

p=

stationary piston theory

p=

@w
+U
@t
@x
@w
f C U
@x
f C

@w

27

(2.22)
(2.23)

Il vantaggio dellutilizzo della Piston Theory e che, mediante alcuni passaggi matematici, si giunge a scrivere la parte aerodinamica associata alla vibrazione del pannello, cioe la distribuzione di pressione, nelle stesse coordinate
modali utilizzate per lequazione del pannello.
Utilizzando le (2.3),(2.7),(2.22), e possibile ottenere:
2
mpr qpr (t) + mpr !pr
qpr (t) + f U 2 Qpr (t) = 0

dove
Qpr (t) =

Z aZ
0

b
0

p(x, y, t)
f U 2

pr (x, y) dx dy.

(2.24)

(2.25)

La matrice Qpr e una matrice modale, e rappresenta il lavoro che la dis una matrice
tribuzione di pressione p(x, y, t) svolge per il modo proprio pr . E
piena, nella quale:

sulla diagonale, troviamo il lavoro che la distribuzione di pressione p(x, y, t)


dovuta al modo ij svolge sul modo ij stesso;
fuori dalla diagonale, troviamo il lavoro che la distribuzione di pressione
p(x, y, t) dovuta al modo ij svolge sul modo mn , con (i, j) 6= (m, n);

Pertanto, per descrivere ogni termine della matrice Qpr sono necessari 4
indici, poiche il termine Qprmn esprime il lavoro compiuto dalle forze aerodinamiche dovute al modo pr-simo del pannello per gli spostamenti associati
al modo mn-esimo. La forza generalizzata relativa al modo pr-esimo del pannello Qpr e data dalla somma dei contributi dei lavori compiuti dalle forze
aerodinamiche di tutti i modi mn-esimi del pannello, ovvero:
Qpr =

M X
N
X

Qprmn

(2.26)

m=1 n=1

Grazie alla Piston Theory, la matrice Qpr puo essere scomposta in una
parte statica ed una dinamica, ottenendo
Qpr =

M X
N h
X

m=1 n=1

M X
N h
i X
i
(d)
Q(s)
qmn (t)Sprmn + qmn (t)Dprmn .
prmn + Qprmn =
m=1 n=1

(2.27)
Nella (2.27), la matrice Spr e la matrice statica, legata alleetto aerodinamico
stazionario, ed e rappresentativa della rigidezza introdotta dalla parte aerodinamica (si parla di matrice di rigidezza aerodinamica generalizzata); la matrice Dpr e la matrice dinamica, legata alleetto aerodinamico instazionario,
e tiene conto dello smorzamento introdotto dalla parte aerodinamica (matrice
di smorzamento aerodinamico generalizzata).

28

2 Linstabilit
a dinamica (flutter supersonico) di un pannello

Utilizzando la (2.22), e possibile andare a calcolare le matrici Spr e Dpr .


Indicando con M1 il numero di Mach della corrente asintotica, e possibile
scrivere:

Sprmn =

1
M1

1
=
M1

Dprmn =

Z aZ

"Z0

sin
0

1
(U )(M1 )

1
=
(U )(M1 )

pr (x, y)

@x
ry
b

Z aZ

"Z0

ny
b

dy

#"

p
a

cos
0

Dprmn =

sin

mx
a

dx

(2.28)

pr (x, y) mn (x, y) dx dy
0

sin

ry
b

sin

ny
b

=
#"Z

dy

sin

Risolvendo gli integrali (2.28) e (2.29), si ottiene:


(
0
h
Sprmn =
(m p) cos[(m+p)]+(m+p) cos[(m
p
b
M1

px

sin

mn (x, y) dx dy

(m p)(m+p)

px
a

p)] 2m

sin

mx
a

dx

(2.29)

se r 6= n o p = m
se r = n o p 6= m
(2.30)

0
ab
4(U )(M1 )

Dpr

se r 6= n o p 6= m
se r = n o p = m

(2.31)

La novit
a dellapproccio eettuato sta nellutilizzare la base modale per
sviluppare sia loperatore strutturale che quello aerodinamico. Infatti, grazie
allipotesi di lavoro della teoria del pistone, le equazioni si presentano tutte in
funzione degli spostamenti del pannello, espressi dallunica variabile modale
q(t).

2.3 Equazioni aeroelastiche


possibile a questo punto impostare il problema aeroelastico nella sua
E
forma pi
u immediata, sfruttando le relazioni sin qui ottenute. In particolare,
considerando i modi del pannello con ordine massimo N lungo x ed M lungo
y, e possibile scrivere unequazione di questo tipo:
2
mpr qpr (t) + mpr !pr
qpr (t) + f U 2

M X
N h
X

m=1 n=1

i
qmn (t)Sprmn + qmn (t)Dprmn = 0

(2.32)

2.3 Equazioni aeroelastiche

29

con p 2 {1, 2, . . . , N } e r 2 {1, 2, . . . , M }.


Si ricorda che, anche se di difficile lettura, il doppio indice e strettamente
necessario in quanto la coppia dinteri definisce univocamente il modo del
pannello. In forma matriciale, la (2.32) diventa:
9
8
9
2 2
38
!1,1 0 . . . 0
q1,1 (t) >
q1,1 (t) >
>
>
>
>
>
>
>
>
>
>
>
6
7>
>
>
..
..
..
<
=
<
=
6
7
.
1
1
0
.
.
.
0
.
.
6
7
abs h[I]
+
ab
h
=
s
6
7
..
..
..
>
>
>
>
4
4
>
>
>
>
4
5
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
>
>
>
>
.
.
>
>
>
>
:
;
:
;
2
0 0 . . . !N,M
qN,M (t)
qN,M (t)
9
8
9
2
38
S1,1 1,1 . . . . . . S1,1 N,M >
q1,1 (t) >
q1,1 (t) >
>
>
>
>
>
>
>
>
>
6
7>
>
>
..
..
..
..
<
= U ab >
<
=
6
7
.
.
.
.
.
0
.
.
f
26
7
f U 6
[I]
7>
..
..
..
..
.
>
>
>
M1 4
>
>
>
4
5>
>
>
>
>
.
. . . ..
.
.
.
>
>
>
>
:
;
:
;
SN,M 1,1 . . . . . . SN,M N,M
qN,M (t)
qN,M (t)
(2.33)
dove [I] e la matrice identica.
Dalla (2.33) e possibile notare alcuni fatti salienti:

per U = 0 il sistema dequazioni si disaccoppia totalmente, ottenendo tante


equazioni ad un grado di liberta quanti sono i modi del pannello scelti per
la rappresentazione del fenomeno (scompare il problema aerodinamico, e
resta il problema strutturale lineare);
e solo grazie allaerodinamica che il sistema dequazioni dierenziali ordinarie del secondo ordine omogeneo e tale;
il sistema, in generale, ammette delle (auto)soluzioni dipendenti da U (e
quindi da M1 );
le matrici [S] e [D] al secondo membro, come gia accennato, possono essere definite rispettivamente come matrici di rigidezza e di smorzamento
aerodinamiche;
[D] e diagonale;
[S] non e diagonale, e quindi non e possibile disaccoppiare i modi propri. Lanalisi modale in questo caso non permette il disaccoppiamento
delle equazioni, ma permette comunque di esprimere anche le forze aerodinamiche generalizzate mediante la stessa coordinata lagrangiana utilizzata
per la risposta del pannello.

Si deduce pertanto che linterazione fluido-struttura al variare della velocit


a determina una variazione delle proprieta del pannello in termini di rigidezza e smorzamento che pu
o portare ad uninstabilita aeroelastica. Lanalisi dellinstabilit
a aeroelastica consiste nel ricercare quelle velocita in corrispondenza
delle quali:

si annulla la rigidezza del sistema aeroelastico, ed in questo caso parliamo


di divergenza (instabilita statica);

30

2 Linstabilit
a dinamica (flutter supersonico) di un pannello

si annulla lo smorzamento del sistema aeroelastico, ed in questo caso


parliamo di flutter (instabilita dinamica).

2.4 Sistema ad un grado di libert


a
Per comprendere meglio il significato dei singoli operatori e dei calcoli da
eettuare, e opportuno partire dal sistema aeroelastico pi
u semplice, in cui si
considera solo il primo modo del pannello (quindi con p = r = 1). Lequazione
del sistema e
1
1
2
abs h
q1,1 (t) + abs h!1,1
q1,1 (t) + f U 2 S1,1
4
4

f U ab
q1,1 (t) = 0.
M1 4
(2.34)
Dato che S1,1 1,1 = 0, dividendo primo e secondo membro per ab
4 e
ponendo per semplicit
a q1,1 q e !1,1 , la (2.34) diventa:
1,1 q1,1 (t)

s h
q (t) + s h 2 q(t) + f C q(t)
=0

(2.35)

dove chiaramente C = MU1 e la velocita del suono della corrente asintotica.


Si cercano soluzioni armoniche del tipo q(t) = q0 e t .
Lequazione secolare a cui si perviene e
h
C
i
f
2
+
+ 2 q0 = 0
(2.36)
s h
da cui si ricava

1 f C

2 s h

C 2
f
s h

4 2 .

(2.37)

Dallesame
(2.37)si puo dedurre che si ottengono autovalori comp della
f C 2
lessi solo se s h < 4 2 . In tal caso, gli autovalori sono necessariamente
complessi coniugati a parte reale negativa.
Allo stesso tempo, e possibile constatare che nel caso di autovalori puramente reali, essi sono certamente minori di zero (al massimo nulli).
Si ricordi a questo punto che per come si e sviluppata la procedura di
estrazione degli autovalori, la condizione necessaria affinche si abbia instabilita
aeroelastica (panel flutter ) e che la parte reale dellautovalore deve essere
positiva, ovvero Re( ) > 0.
Sulla base delle precedenti considerazioni, e possibile aermare che:

non e verificabile uninstabilita instazionaria aeroelastica dei pannelli ad


un grado di libert
a;
il sistema in queste approssimazioni non dipende dalla velocita del flusso;
se si esplicitasse loperatore stazionario associato alla Piston Theory, nel
caso di sistema ad un grado di liberta scomparirebbe del tutto la parte
aerodinamica.

2.5 Sistema a due gradi di libert


a

31

2.5 Sistema a due gradi di libert


a
Si esamino ora un sistema aeroelastico instazionario in cui si considerano solo i primi due modi del pannello (p = 1, 2; r = 1). Lequazione del
sistema e

1
1
!
1 0 q1,1 (t)
q1,1 (t)
abs h
+ abs h 1,1 2
=
0 1 q2,1 (t)
0 !2,1 q2,1 (t)
4
4

f U ab 1 0 q1,1 (t)
S
S
q1,1 (t)
f U 2 1,1 1,1 1,1 2,1
. (2.38)
S2,1 1,1 S2,1 2,1 q2,1 (t)
M1 4 0 1 q2,1 (t)
Dato che S1,1 1,1 = S2,1
ponendo per semplicit
a

2,1

= 0, dividendo ambo i membri per 14 abs h e

q1,1 q1 ;
q2,1 q2 ;
!1,1 1 ;
!2,1 2 ;

la (2.38) diventa

f C
q1 (t)
+
q2 (t)
s h

q1 (t)
q2 (t)

f U 2 4
12 0
0
+
0 22
S
s h ab 2,1

1,1

S1,1
0

2,1

q1 (t)
q2 (t)

(2.39)
Si cercano ancora soluzioni del tipo q(t) = q0 e t . Lequazione secolare e la
seguente

f C
+ 12
s h

f C
+ 22
s h

U 2 4 2
f
S2,1
s h ab

Dalla (2.30), e possibile calcolare S1,1 2,1 =


do nellequazione secolare (2.40), si ricava:

f C
+ 12
s h
2

f C
+ 12
s h

S2,1

11

1,1 S1,1 2,1


2 b
3 M1 .

= 0.

(2.40)
Sostituen-

U 2 4 2 2 b 2
f C
f
+ 22 +
= 0 (2.41)
s h
s h ab
3 M1
2

U C 8 2
f C
f
+ 22 +
=0
s h
s ha 3

(2.42)

La (2.42) e unequazione del quarto grado biquadratica caratterizzata da


soluzioni note e dipendenti da:

caratteristiche del pannello;


quota (densit
a e velocit
a caratteristica del suono);
velocit
a asintotica.

0
.
0

32

2 Linstabilit
a dinamica (flutter supersonico) di un pannello

possibile quindi eettuare analisi parametriche delle variazioni degli auE


tovalori di flutter. Quella che in questo ambito si ritiene pi
u facilmente interpretabile permette di inseguire i valori delle parti reali e immaginarie dei
quattro autovalori per un fissato numero di Mach al variare della velocita del
fluido. In altre parole, al variare della velocita asintotica, la quota (e quindi la
velocit
a caratteristica del suono) varia in maniera tale che il numero di Mach
si mantenga costante. Da un punto di vista matematico, cio corrisponde nel
sostituire nellequazione (2.42) C = MU1 , considerare il numero di Mach come
una costante assegnata e U unica variabile indipendente del problema.
Si osservi che lautovalore e pari a = + j!.
I risultati ottenuti sono mostrati dalle Figure 2.3 e 2.4, in cui sono riportati
rispettivamente gli andamenti di frequenze naturali ! = Im( ) e smorzamenti
Re( )
= Im(
a asintotica.
) del sistema aeroelastico con la velocit
facilmente verificabile che i quattro autovalori del problema aeroelastico
E
sono caratterizzati da parti reali e parti immaginarie a due a due uguali e opposte tra loro, ovvero si ritrovano le stesse soluzioni mediante uno sfasamento
di 180 gradi. Inoltre, e immediato constatare che le due soluzioni corrispondono per U = 0 (operatore aerodinamico assente) agli autovalori puramente
strutturali. In tale ottica, e possibile interpretare lanalisi aeroelastica come la
variazione degli autovalori strutturali dovuta ad un disturbo esterno di tipo
aerodinamico.
Dalla Figura 2.3 risulta che allaumentare della velocita, le frequenze proprie del sistema convergono ad un unico valore. Giunti alla velocita di coalescenza, i modi propri sono in grado di scambiarsi energia. Questa e una
condizione necessaria ma non sufficiente per avere panel flutter. La condizione
fondamentale e riportata nella Figura 2.4: laumento di velocita fa cambiare
con continuit
a lo smorzamento aerodinamico (lo smorzamento strutturale e

Figura 2.3: frequenze naturali del sistema instazionario al variare della velocita
a Mach fissato (M1 = 2).

2.5 Sistema a due gradi di libert


a

33

Figura 2.4: smorzamenti del sistema instazionario al variare della velocita a


Mach fissato (M = 21 ).
nullo in quanto si considera la struttura conservativa), ed in corrispondenza
della velocit
a di coalescenza uno dei due smorzamenti prima si annulla, poi
diventa positivo.
La frequenza di coalescenza e la corrispondente velocita sono denominate
di flutter , ed in accordo con quanto detto prima e possibile aermare che la
condizione di panel flutter si raggiunge quando il disturbo aerodinamico annulla lo smorzamento complessivo del sistema e porta a coalescenza le parti
immaginarie dei due autovalori (pulsazioni). Fisicamente, in corrispondenza
della velocit
a di flutter i modi del pannello si accoppiano per via aerodinamica (ad esempio, il modo (1,1) introduce una distribuzione di pressione che
lavora per il modo (2,1)), e quindi sono in grado di scambiarsi energia. Di
conseguenza, il fluido invece di estrarre energia dalla struttura (dissipandola),
la rifornisce di questultima (permettendo laccoppiamento tra i modi) proprio
in corrispondenza di una frequenza propria del sistema accoppiato, creando
una tipica situazione di instabilita dinamica.
Esaminiamo ora il sistema aeroelastico stazionario in cui si considerano ancora solo i primi due modi del pannello (p = 1, 2; r = 1). Lequazione
del sistema e simile alla (2.38), con la sola dierenza che non e presente il
termine instazionario q.

1
1
!1,1
1 0 q1,1 (t)
q1,1 (t)
abs h
+ abs h
=
2
0 1 q2,1 (t)
0 !2,1
q2,1 (t)
4
4

q1,1 (t)
2 S1,1 1,1 S1,1 2,1
= f U
S2,1 1,1 S2,1 2,1 q2,1 (t)

(2.43)

Mediante le stesse assunzioni utilizzate per scrivere la (2.39), e possibile


riscrivere la (2.43) come

34

2 Linstabilit
a dinamica (flutter supersonico) di un pannello

Figura 2.5: frequenze naturali del sistema stazionario al variare della velocita
a Mach fissato (M = 21 ).

Figura 2.6: smorzamenti del sistema stazionario al variare della velocita a


Mach fissato (M = 21 ).

q1 (t)
q2 (t)

f U 2 4
12 0
0
+
0 22
s h ab S2,1

1,1

S1,1
0

2,1

q1 (t)
q2 (t)

0
. (2.44)
0

Cercando ancora soluzioni armoniche per la (2.44), e calcolando i termini


della matrice [S], lequazione secolare a cui si giunge e la seguente:

+ +12

U C 8 2
f
+ +22 +
= 0.
s ha 3

(2.45)

A questo punto, e possibile svolegere unanalisi analoga a quella fatta per


il sistema instazionario, diagrammando nelle Figure 2.5 e 2.6 landamento di

2.6 Generalizzazione

35

pulsazioni e smorzamento in funzione della velocita del fluido (a numero di


Mach fissato). Le dimensioni caratteristiche del pannello e del fluido sono inalterate rispetto al caso instazionario. I risultati dimostrano che modellando
loperatore strutturale mediante solo due gradi di liberta e possibile ricavare
una velocit
a dinstabilit
a aeroelastica anche in condizioni aerodinamiche puramente stazionarie. Lunica variazione significativa rispetto al caso stazionario
e che lo smorzamento non subisce variazioni fino alla velocita di flutter (dato
che la struttura e conservativa e non e presente la matrice di smorzamento
aerodinamico [D]).
Limiti della trattazione del sistema a due gradi di libert
a
opportuno evidenziare che lanalisi eettuata, per quanto particolarE
mente utile da un punto di vista teorico per chiarire i meccanismi dellinstabilit
a in questione, potrebbe portare a deduzioni errate se non interpretate
adeguatamente. Lapproccio utilizzato nellanalisi parametrica delle variazioni
degli autovalori consiste nel fissare il numero di Mach supersonico a priori e
chiaro a questo
collegare la variazione di velocita con quella della quota. E
punto che, se si andasse ad indagare a quale quota si otterrebbe la velocita
di flutter per il fissato numero di Mach, potrebbe risultare che tale fenomeno
avvenga ben oltre latmosfera terrestre per alcune configurazioni geometriche
del pannello scelto. Un tale risultato e chiaramente privo di riscontro fisico
avendo scelto come densit
a del fluido quella dellaria.
Inoltre, si deve notare che superata la frequenza di flutter una delle due
soluzioni armoniche tende a zero, ovvero il sistema si porta in una condizione
di divergenza statica (la frequenza di flutter tende ad una condizione in cui
lautovalore corrispondente e nullo): cio e unapprossimazione introdotta dal
modello a pochi gradi di liberta.

2.6 Generalizzazione
In forma matriciale, la relazione generale per un numero T = N M di
modi presenti nel sistema e
mg [I]{
q (t)} + mg []{q(t)} + f U 2 [S]{q(t)} + f U 2 [D]{q(t)}

= {0} (2.46)
dove con [I] si e indicata la matrice identica, con [] la matrice diagonale
delle pulsazioni naturali al quadrato. Ordinando i termini, e possibile scrivere
[I]{
q (t)} +

U2

f U 2
f
[D]{q(t)}

+
[S] + [] {q(t)} = {0}.
mg
mg

(2.47)

Una scrittura comoda e formalmente pi


u corretta e la seguente:
[I]{
q (t)} + [B(U )]{q(t)}

+ [C(U )]{q(t)} = {0}.

(2.48)

36

2 Linstabilit
a dinamica (flutter supersonico) di un pannello

Riportiamo lesame degli autovalori. Cio e possibile riscrivendo interamente il problema, passando pero ad un problema a 2T gradi di liberta nello
spazio degli stati (raddoppia lordine del sistema di equazioni dierenziali, ma
ci si riconduce ad un problema di estrazione degli autovalori perfettamente
simmetrico).

[0] [I]
{
q (t)}
[I] [0]
{q(t)}

0
+
=
(2.49)
[I] [B(U )] {q(t)}

[0] [C(U )] {q(t)}


0

{q(t)}

Ponendo {z(t)} =
= {Z}e t , ci si riconduce al problema agli
{q(t)}
autovalori (2.50).
!

[0] [I]
[I] [0]
0
+
{Z} =
[I] [B(U )]
[0] [C(U )]
0

[0] [I]
[I] [B(U )]

[0] [I]
[0] [I]
+
[I] [B(U )]
[I] [B(U )]

[I] [0]
=
[0] [I]

[I] [0]
=
[0] [C(U )]

[B(U )] [ C(U )]
=
[I]
[0]

0
0

0
0
(2.50)

Si osservi che nei passaggi precedenti si sono considerate le sub-matrici


come fossero scalari. 1
Limplementazione della (2.50) in un foglio di calcolo permette di analizzare diversi casi di panel flutter. In particolare, nel paragrafo successivo
vengono riportati diversi risultati, relativi a casi dierenti, ottenuti mediante
un foglio elettronico Mathcad.

2.7 Soluzioni di riferimento


Nel seguito sono riportate alcune soluzioni di riferimento relative ad un
pannello:

in alluminio (modulo di Young E = 7.102 1010 P a, modulo di Poisson


= 0.33);
di lati a = 20in, b = 14in e spessore h = 0.041in;
con smorzamento strutturale S = 0.01;
lambito da una corrente supersonica (M1 = 2) con densita f = 0.525kg/m3
e velocit
a caratteristica del suono pari a cf = 340m/s.

La dierenza tra i casi proposti sta nel tipo di modello (stazionario o


instazionario) e nel numero T di modi scelto.
1

In particolare, si ha che

01
1b

b1
1 0

2.7 Soluzioni di riferimento

37

2.7.1 Modello stazionario, T = 2


Dalla Figura 2.7, si comprende come in prossimita della velocita di flutter le frequenze naturali vanno a coalescenza, allontanandosi dalle frequenze
strutturali. Dalla Figura 2.8, invece, si evince come i valori degli smorzamenti
modali sono inizialmente pari allo smorzamento strutturale s e non subiscono
variazioni fino alla velocit
a di flutter, in corrispondenza della quale uno dei
due diviene positivo.

Figura 2.7: frequenze naturali al variare della velocita (T = 2, stazionario).

Figura 2.8: smorzamenti al variare della velocita (T = 2, stazionario).

2.7.2 Modello instazionario, T = 2


Dal confronto tra la Figura 2.9 e la Figura 2.7, risulta che le frequenze
naturali hanno lo stesso andamento con la velocita sia nel caso di modello stazionario che di modello instazionario. Diverso il comportamento dello

38

2 Linstabilit
a dinamica (flutter supersonico) di un pannello

smorzamento. Infatti, mentre nel modello stazionario alle basse velocita gli
smorzamenti del sistema aeroelastico restano costanti e pari allo smorzamento strutturale, nel caso di modello instazionario essi deviano dallo smorzamento strutturale per eetto delle forze aerodinamiche che hanno un eetto
smorzante. Anche in questo caso, comunque, in corrispondenza della velocita
di flutter uno degli smorzamenti diventa positivo, e quindi si passa in una
condizione di instabilit
a aeroelastica.

Figura 2.9: frequenze naturali al variare della velocita (T = 2, instazionario).

Figura 2.10: smorzamenti al variare della velocita (T = 2, instazionario).

2.7.3 Modello stazionario, T = 6


Nella Figura 2.11 sono rappresentati le frequenze naturali relative al primo,
possibile evincere che
secondo e sesto modo proprio del sistema aeroelastico. E

2.7 Soluzioni di riferimento

39

quando il sistema considerato ha pi


u gradi di liberta, puo capitare che non
tutti siano influenzati dallaerodinamica. Si osserva infatti che la pulsazione
naturale corrispondente al sesto modo proprio di vibrare del sistema aeroelastico resta insensibile alle variazioni di velocita, restando constantemente
pari alla pulsazione naturale del pannello. Pertanto, questo modo non scambia energia con altri modi. Al contrario, le pulsazioni relative ai primi due
modi propri di vibrare vanno a coalescenza allaumentare della velocita. Dalla
Figura 2.12, in cui sono riportati gli smorzamenti relativi ai primi due modi
propri di vibrare del sistema, e possibile osservare che in corrispondenza della
velocit
a di flutter, lo smorzamento del secondo modo proprio diventa positivo.
La particolarit
a rispetto al caso proposto nel paragrafo 2.7.1 e che il gradiente
di 2 e molto elevato, ed e rappresentativo di un flutter di tipo esplosivo.

Figura 2.11: frequenze naturali al variare della velocita (T = 6, stazionario).

Figura 2.12: smorzamenti al variare della velocita (T = 6, stazionario).

40

2 Linstabilit
a dinamica (flutter supersonico) di un pannello

2.7.4 Modello instazionario, T = 6


Per quanto riguarda le frequenze, vale quanto detto nel paragrafo precente. Per quanto riguarda gli smorzamenti, essendo un modello instazionario,
le forze aerodinamiche hanno un eetto smorzante alle basse velocita. In
prossimit
a della velocit
a di flutter, landamento degli smorzamenti cambia,
ed in particolare quello relativo al secondo modo proprio di vibrare diventa molto rapidamente positivo, e data lelevata pendenza della curva si puo
parlare ancora di flutter esplosivo.

Figura 2.13: frequenze naturali al variare della velocita (T = 6, instazionario).

Figura 2.14: smorzamenti al variare della velocita (T = 6, instazionario).

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
15)
16)
17)
18)

Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).


Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
Sistema Tubo e Pistone.
Introduzione allAeroelasticit.
Instabilit Supersonica di un Pannello.
Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
Similitudini
Introduzione al FEM spettrale.
Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo
Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

Studio Aeroelastico Dinamico di un Profilo


Indice
1. INTRODUZIONE .................................................................................................... 2!
1.1 Equazioni del Moto ..................................................................................................... 2!
1.2 Adimensionalizzazione................................................................................................ 4!

2. OPERATORE STRUTTURALE ............................................................................. 6!


2.1 Analisi delle Autosoluzioni ......................................................................................... 6!
2.2 Risposta Forzata ........................................................................................................ 10!

3. OPERATORE AERODINAMICO 2D, INCOMPRIMIBILE, INSTAZIONARIO12!


3.1 Operatore Aerodinamico Instazionario Completo..................................................... 12!
3.2 Operatori Aerodinamici Quasi-Stazionari ................................................................. 14!

4. CONDIZIONI DINSTABILIT (FLUTTER) ..................................................... 16!


4.1 Il Ruolo della Fase in un Sistema Monodimensionale .............................................. 16!
4.2 Il Ruolo della Fase in un Sistema Bidimensionale .................................................... 17!
4.3 Modello di PINE per il Flutter .................................................................................... 19!
4.4 Ricerca del Flutter ..................................................................................................... 20!
4.4.1 Metodo Vg ....................................................................................................................... 20!
4.4.3 Metodo p-k ...................................................................................................................... 21!

APPENDICI ............................................................................................................... 22!


A. Funzione di Theodorsen ...................................................................................................... 23!
B. Grafico dei Coefficienti Aerodinamici Instazionari Bidimensionali Incomprimibili .......... 24!
C. Funzione di Sears ................................................................................................................ 28!
D. Riepilogo delle Equazioni del Flutter in Forma Quasi-Stazionaria ................................... 29!
E. Riepilogo delle Equazioni del Flutter in Forma Completa ................................................. 29!

1. Introduzione
In queste note simposter lanalisi di uno dei pi semplici sistemi aeroelastici, in cui vi la
possibilit di uninstabilit dinamica.
1.1 Equazioni del Moto
Consideriamo unala infinitamente lunga, in cui le uniche rigidezze siano quelle flessionale
(nel piano xz) e torsionale (intorno allasse y). Tali rigidezze siano rappresentate da elementi noti
e concentrati nellasse elastico, e denotate dai simboli kh e k , rispettivamente.

Fig.1: Schema del Profilo e dei Centri Caratteristici

z,w

configurazione di equilibrio iniziale

x,r
O
b

b
ba h

bx

CM
AE
AC

h(t)
(t)

generica configurazione deformata allistante t


Ricordiamo che se denominiamo u, v, e w gli spostamenti dei punti dellala in un
riferimento Oxyz, dovremo essere capaci di ottenere la seguente relazione:

u ( x, y, z, t ) = u ( x, y, z, q1 , q 2 ,, q N )
v( x, y, z, t ) = v( x, y, z, q1 , q 2 ,, q N ) .
w ( x, y, z, t ) = w ( x, y, z, q1 , q 2 ,, q N )

(1)

dove con q i (con i N) si indicata li-ma coordinata generalizzata.


Il generico spostamento secondo lasse z, nel caso dala infinitamente lunga, sar quindi
esprimibile secondo le uniche due incognite cinematiche:

w ( x, t ) = h ( t ) r tan(( t )) .

(2)

Lultima relazione, nel caso di piccoli disturbi (ovvero piccoli spostamenti e angoli
dattacco) diverr:

u ( x, t ) = 0
v( x , t ) = 0

(3)

w ( x, t ) = h ( t ) r( t )
Per completezza si riscritto linsieme completo degli spostamenti alari. Lo spostamento
flessionale h, stato assunto positivo verso il basso, mentre la torsione , positiva oraria. Una
possibile scelta (tra le infinite) delle coordinate generalizzate o lagrangiane data proprio da h
ed . Scriviamo le energia potenziale e cinetica del sistema in esame:

U( t ) =

1
1
k h h( t ) 2 + k ( t ) 2 ,
2
2

T( t ) =

2
1
1
2

w
(
x
,
t
)
dm
=
h
(
t
)
+
r

(
t
)
dm .
2 b
2 b

(4)

(5)

In particolare, essendo il sistema a massa omogenea, si ha:


b

2
1 2
1
h ( t ) dm = m h ( t ) ;

2 b
2

[ ]

[ ]

1
[r ( t )]2 dm = 1 [ ( t )]2 r 2 dm = 1 I [ ( t )]2 ;

2 b
2
2
b

(6)

r (t )h (t )dm = (t )h (t )S

dove
I il momento dinerzia di massa del segmento alare intorno allasse elastico, e S il
momento statico del segmento alare rispetto allasse elastico.
Si ricordi che essendo m la massa del segmento alare:

S = mx b x =

S
,
mb

(7)

e quindi x (positivo per centro di massa dietro allasse elastico) la distanza in semicorde
tra centro di massa ed asse elastico.
Applicando le equazioni di LAGRANGE1, otterremo le volute equazioni del moto, per le due
coordinate generalizzate h ed :

Le equazioni di LAGRANGE per un insieme di N coordinate generalizzate, si esprimono come segue:

-m
+S
,

S * &h( t ) # -k h
%
"+
I () $
( t )! +, 0

0 * & h ( t ) # &Q h ( t ) #
%
"=%
".
k () $( t )! $Q ( t )!

(8)

Per brevit di scrittura, salvo dove strettamente necessario, si ometter dora in poi di
indicare la dipendenza temporale. Notiamo che le matrici dei coefficienti non sono consistenti
come dimensioni2, infatti:
[m]=[ML-1], [S ]=[M], [I ]=[ML], [h]=[L], [kh]=[FL-2], [k ]=[F], [Qh]=[FL-1],
[Q ]=[F].

1.2 Adimensionalizzazione
Prima di esplicitare gli operatori aerodinamici e di disturbo, conviene passare ad una
opportuna adimensionalizzazione delle eq.(9). E ora conveniente esprimere le rigidezze
mediante le pulsazioni naturali del sistema strutturale disaccoppiato (S =0):

2h =

k
kh
; 2 = .
m
I

(9)

A questo punto dividendo la prima delle eq.(8) per il termine b2b e la seconda per
b2b2, si otterr:

0 m
. b 2
.
. S
./ b 3

0 m 2h
S

'h $ .
b 3 + ! ! . b 2
+
+
I +& b # .
!
!
"
%
. 0
b 4 +,
/

' Q $
0 +' h $ ! h 3 !
+ ! ! ! b !# . (10)
2 &b# = &
I + ! ! ! Q !
% "
!% b 4 !"
b 4 +,

Le coordinate generalizzate sono ora entrambe adimensionali cos come i coefficienti delle
matrici e le forze generalizzate. Introduciamo i gruppi adimensionali:

m
=
b 2

S
x mb
= 3 = x
3
b
b

I
mb 2 r2
I
=
= r2 ; r2 = 2
4
4
b
b
mb

(11)

Si noti che: la densit del fluido alla quota considerata ed []=[ML-3]; r il raggio
dinerzia della sezione alare misurata in semicorde; il rapporto di massa della sezione alare.
Si pu allora riscrivere lintero sistema come segue:

01
.
/x

x - '! h $!
02h
& # + .
r2 +, ! b !
/0
% "

' Qh $
h
'
$
0 - ! ! !! b 3 !!
#.
+& b # = &
r2 2 , ! ! ! Q !
% "
!% b 4 !"

(12)

Imponiamo che la forma temporale delle soluzioni e dei termini noti siano assegnati:

( T
&
t &' q i

% U W
## +
=
con i {1,2 N}

q
i
i
$

Ci pu non essere un problema sostanziale, ma lo sicuramente dal punto di vista formale. Inoltre, lutilit
dei termini matriciali proprio quella di poter comparare tra loro i singoli coefficienti, cosa che possibile solo se
essi vengono resi tutti omogenei.

h( t ) = h 0 e pt
( t ) = 0 e pt

Q h ( t ) = Q h 0 e pt
,
Q ( t ) = Q 0 e pt

(13)

con pC e [p]=[T-1].
In tal modo si avr la forma definitiva delle equazioni del moto per il problema in esame:

0 26 1
. p 4
.
5x
/

2
h

x 3
6
+

4
r2 12
50

' Qh0 $
h
'
$
0 3 - ! 0 ! !! b 3 !!
#.
1 +& b # = &
r2 2 2 +, ! ! ! Q 0 !
% 0" !
4
% b !"

(14)

2. Operatore Strutturale
2.1 Analisi delle Autosoluzioni
Loperatore strutturale bidimensionale in oggetto molto semplice e permette delle facili
considerazioni. Consideriamo leq. omogenea associata al problema completo retto dalleq.(15):

0 1 + &' h 0 #' &0#


/ ) % b " = % ".
r2 2 0 )* ' ' $0!
$ 0!

x 1
42h
+ 2
r2 /0
30

. 24 1
, p 2
,
3x
-

(15)

Per lassenza di termini dissipativi di qualsiasi natura, le autosoluzioni non potranno che
essere che di tipo armonico, tali quindi da verificare p=j. Le soluzioni esisteranno, com ben
noto, se e solo se il determinante della matrice dei coefficienti nullo:

x #
&2h
+ $
r2 !"
%0

&1
$
%x
2

0 #
! = 0.
r 2 "
2

(16)

Risolvendo lequazione secolare (biquadratica), le soluzioni (in termini di 2) sono le


seguenti:

12, 2
2h

- 2
1 + ++ 2
, h

*
((
)

& - 2 *#
- 2
$1 + ++ 2 ((! 4++ 2
$% , h )!"
, h
& x 2 #
2 $1 2 !
% r "

* & x 2 #
(( $1 2 !
) % r "

(17)

Lannullarsi del momento statico (x =0), il braccio sussistente tra centro di massa ed asse
elastico (centro di rotazione della sezione considerata), disaccoppia completamente i due gradi di
libert strutturali, come daltronde era gi ovvio dato che x compare solo nei termini fuori della
diagonale della matrice di massa; le forze non producono alcuna rotazione elastica e viceversa, i
momenti non provocano flessione. Le pulsazioni naturali sono allora date da:

12, 2
2h

=
x =0

1 2
1 + // 2
0 h

.
,,
-

+ 1 2
)1 // 2
)* 0 h
2

.(
,,&
-&'

$ 1
! 2
= # .
!" 2h

(18)

Per la ricerca degli autovalori, indeterminati a meno di una costante, si utilizza la prima
delle eq.(16) da cui 0 b / h 0 = ( 1 / x )(1 2h / 2 ) ; imponendo arbitrariamente che i due
autovettori abbiano h0/b=1 si ha che:

&
= $ 1
$
% x
E facile altres dimostrare che: x

2
h
2
1

,
**1
+
=0

)
''
(

#
1 , )! .
*1
'!

x *+ '("

&1 0#
=$
!.
%0 1 "

2
h
2
2

(19)

Il seguente foglio Mathcad riporta un

grafico delleq.(18), in altre parole le pulsazioni naturali strutturali accoppiate, in forma


adimensionale. E stato posto, per brevit di scrittura:

;
h

x
= .
r

Studio delle Autosoluzioni Strutturali

s 1( , )

2 2

2
4. . 1

2
.2

0.11 , 0.15 .. 9

s 2( , )

2 2

100

100

10

10

s 1( , 0.3)

2
4. . 1

2
.2

s 1( , 0 )
1

s 2( , 0.3)

s 2( , 0 )

0.1
0.01

0.1

0.1

0.01

10

0.1

0.5 , 0.45 .. 0.5

15

0.9

s 1( 1 , ) 10

s 2( 1 , )
0.8

s 1( 3 , )

0.7
0.6

10

s 2( 3 , )

0.5

0.5

0.5

Utilizziamo ora Mathcad per la ricerca delle autosoluzioni strutturali.

0.5

Studio dell'Operatore Strutturale Omogeneo

40

0.2

rad
10.
sec

ORIGIN

0.6222
n
rad
100.
sec

Matrice di Massa
1
M

sec

eig

2
2
r .

1
M .K

rad

Matrice di Rigidezza

x r

0.

eigenvals( D)

1 .. 2

eig =

<i >

9.93
107.628

eigenvec D , eigi
sec

Matrice di Massa Generalizzata


T
. M. =

0.035 0.977

Matrice di Rigidezza Generalizzata

1.014 0
0

0.999 0.215

T
. K. =

0.556

10.065 0
0

59.799

sec

2.2 Risposta Forzata

Risposta Forzata Diretta dell'Operatore Strutturale Smorzato


40

10.

0.2

rad

b
F

T1

0.75. m

F. 0.5. m

Mo

F
3

2
..M

Dyn( )

. . b
. K. ( 1

( 1).

1
M

Mo

T2

. . b

res( )

rad
100.
sec

x r

kg
1.225.
3
m

0.01

Matrice di Rigidezza
2

j. )

rad
0.
sec

Matrice di Massa

newton
1.
m

Dyn( )

0.6222

sec

ORIGIN

2
2
r .

h h
,
.. . 2
8 7

Coordinate Fisiche Adimensionali

0.1

0.01
res( ) 1
res( ) 2

0.001

1 10

1 10

1 10

6
0

0.5

10

1.5

Risposta Forzata Modale dell'Operatore Strutturale Smorzato


40

T1

1.

0.2

rad
10.
sec

newton

0.75. m

1.225.

Matrice di Massa

1
M .K

0.01

Mo

T2

M
4

. . b

eig

eigenvals( D)

<1 >

x r

rad
0.
sec

Matrice di Rigidezza
2

eigenvec D , eig1

<2 >

2
2
r .

eigenvec D , eig2

Matrice delle Forze Generalizzate

Matrice di Massa Generalizzata


Mg

kg
m

F
. . b

rad
100.
sec

F. 0.5. m

Mo

0.6222

ORIGIN

T.

Fg

M.
T
.( 1

Matrice di Rigidezza Complessa Generalizzata K g


Fg

x( k , )

. 2

Mg

k, k

Kg

k, k

T
.T

j. ) . K.

h h
,
.. . 2
8 7

Coordinate Modali

10

1
x( 1 , )
x( 2 , )

0.1

0.01

0.001

0.5

11

1.5

3. Operatore Aerodinamico 2D, Incomprimibile,


Instazionario
3.1 Operatore Aerodinamico Instazionario Completo
Si devono esprimere le forze aerodinamiche (la portanza ed il momento) agenti sul sistema
in esame. Si formuler la classica ipotesi di regime incomprimibile in modo da utilizzare la
rappresentazione di THEODORSEN, attraverso la sua funzione C(k). La frequenza ridotta stata
indicata come sempre con k,

k=

b
.
U

(20)

Per il sistema in esame, le forze siano considerate positive se verso lalto e i momenti
positivi se antiorari. Al secondo membro delle equazioni del moto si ha, quindi:

' Qh0 $ ' L $


!! b 3 !! !! b 3 !!
& Q # & M #.
! 04 ! !
!
!% b !" !% b 4 !"

(21)

Il momento valutato intorno allasse elastico:

M M AE = M AC + L( 1 2 + a h )b .

(22)

Separiamo per entrambe le caratteristiche aerodinamiche, i due contributi dovuti al campo


circolatorio e a quello a circolazione nulla:

L = L( NC) + L(C) ;

M = M ( NC) + M ( C) .

(23)

In particolare, le forze ed i momenti assumeranno le seguenti espressioni:

;
L( NC ) = b 2 U + h a h b

L( C ) = 2UbC( k )[ U + h + (1 2 a h )b ] ; (24)

*
1 2 Ub b 2 '%
M ( NC) = b 2 (a h b U + h a h b
8 & . (25)
)
M ( C) = 2Ub 2 ( 1 2 + a )C(k ) U + h + ( 1 2 a )b

Si noti che riscrivendo opportunamente le espressioni precedenti, si possono separare i


contributi dovuti alla flessione ed alla torsione, nelle componenti di massa, rigidezza e
smorzamento aerodinamici. Facciamolo solo per la portanza:

12

+ [b 2 U] + [(1 2 a h )b2UbC( k)] +


L = [a h bb 2 ]
. (26)
[2UbC( k) U] + [b 2 ]h + [2UbC( k)]h
Lespressione precedente pu facilmente essere utilizzata per estrarre i coefficienti
aerodinamici quali c l , c l , c l , c lh , c lh , c lh .In tal modo alcuni autori preferiscono esprimere le
cosiddette derivative di flutter, ossia i coefficienti aerodinamici instazionari. Si noti inoltre che
per ah=-1/2 (loscillazione avviene intorno al fuoco aerodinamico), si annulla la parte circolatoria
del momento; ci significa che la portanza (per la sua parte circolatoria) situata effettivamente
ad un quarto della corda del profilo (centro aerodinamico, il luogo nel quale il momento
aerodinamico non cambia al variare dellangolo dattacco).
E il caso di riportare lespressione della funzione C(k) e gli andamenti della parte reale e
della parte immaginaria, ricordando che:
1

C(k) F(k) + jG(k) = H1( 2) (k) H1( 2) (k) + jH (02) (k) .


In appendice riportata la classica rappresentazione, come parti reale ed immaginaria in
funzione della frequenza ridotta.
Imponiamo che la forma temporale delle coordinate generalizzate sia questa volta:

h ( t ) = h 0 e j t

( t ) = 0 e jt ,

(27)
cos da ottenere:

'- j
$
h0
*
!+ k 0 b + a h 0 ( +
!
)
L
!
2 !,
= &
#
3
b
!2C( k ) - 1 + j h 0 1 + 42 1 a 1/ j a * ! ;
h
h 0(
+ k2 0
!%
b k 32
0k
,
) !"

'- j 0
$
h0
j 0 0 *
2
! +a h k a h b + a h 0 2 k + 8 ( +
!
)
M
!
2 !,
= &
#;
4
b

h
j

*
1
j
1
4
1
4
1
!2C(k )2 + a / 0 + 0 + 2 a / 0 !
h + 2
h
(
!%
b k 32
32
0, k
0 k ) !"

(28)

(29)

e quindi:

.
L
1
= 2 , 1 + 2C( k )
3
b
k
-

'h $
j
. 1 41
1 j ++ ! 0 !
+ a h + 2C( k) , 2 + 2 a h / a h )) & b # ; (30)
k
32
0k
-k
** !% 0 !"

.
,
M
41
1 j
2
= , a h + 2C( k )2 + a h /
4
b
,
32
0k
,
-

j
j 1
+
2
+ ah
+ +
) '! h 0 $!
k
2k 8
)& b #
41
1. 1 4 1
1; j + ) ! (31)
2C( k )2 + a h / , 2 + 2 a h / ) % 0 !"
32
0- k
32
0 k * )*

ah

In termini matriciali:

13

' L $
!! b 3 !!
C lh
2.
& M #= ,
-C mh
!
!
4
!% b !"

C l + '! h 0 $!
& b #.
C m )* ! !
% 0"

(32)

3.2 Operatori Aerodinamici Quasi-Stazionari


Gli operatori aerodinamici cosiddetti quasi-stazionari, sono esprimibili semplicemente
considerando quelli circolatori, in cui la funzione C(k) sia posta pari ad un valore unitario reale:

&
-1
* #
L( QS) = 2Ub $ U + h + + a h ( b! ;
,2
) "
%

(33)

-1
*&
-1
* #
M ( QS) = 2Ub 2 + + a h ($U + h + + a h ( b! .
,2
)%
,2
) "

(34)

Notiamo che le approssimazioni quasi-stazionarie hanno un ordine dimportanza relativa:

L( QS )

&
#
$
-1
* !
= 2Ub $ U
+
h
+ + a h ( b ! , ed analogamente per il momento.

) !
$Stazionario Quasi StazionarioI ,2
Quasi

Stazionari
oII "
%

E facile a questo punto costruire una tabella di tali coefficienti:


L(QS)
M(QS)
h

h
h

2Ub

2Ub 2 ( 1 2 + a h )

2U 2 b
2Ub 2 [( 1 2 a h )]

2U 2 b 2 ( 1 2 + a h )
2Ub 3 1 4 a 2h

In termini matriciali, e consistentemente con quanto fatto in precedenza, avremo:

. L( QS ) +
(( b 3 ((
2
(QS)
- ( QS ) * = A
(M
(
(, b 4 ()

[A ]
(QS)

&
$
=$
$
$%

. h0 +
( (
-b*
(, 0 ()

2j
k
2( 1 2 + a h )

j
k

2
j
#
+ (1 2a h )
2
!
k
k
!
j #!
&1
1
(1 + 2a h )$ 2 + ( 2 a h ) !
k "!"
%k

. (35)

Cerchiamo di capire la congruenza formale e dimensionale con le relazioni ben note


dellaerodinamica stazionaria. La portanza stazionaria per unit dapertura espressa come segue:

L(S) =

1
1
V 2 (c)c l = V 2 (2b)c l = V 2 bc l .
2
2

Considerando nel nostro caso, la portanza legata al solo angolo dattacco:


14

(36)

L( QS) = b 3

2 2
2
= b 3 2 V 2 = 2bV 2 ,
2
k
b

Ricordando che il profilo, per le ipotesi fatte, una lastra piana( c l

(37)

= 2 ), si avr pertanto:

L(S) = V 2 bc l = 2V 2 b = L( QS) ,

(38)

come ci si aspettava.

I coefficienti aerodinamici instazionari e quasi-stazionari, resi correttamente dimensionali,


sono utilizzabili analogamente a quanto fatto nel caso stazionario. In appendice C sono riportati i
grafici di tali coefficienti secondo dei fogli Mathcad.

15

4. Condizioni dInstabilit (Flutter)


4.1 Il Ruolo della Fase in un Sistema Monodimensionale
C un modo molto semplice per identificare ed inquadrare il fenomeno del flutter
bidimensionale. Supponiamo, infatti, che il profilo sia rappresentato da una lastra piana ad
angolo dattacco nullo e che lunico modo sia rappresentato da una flessione intorno allasse
elastico:

h( t ) = Re{h 0 exp( jt )}.

(39)

Inoltre, consideriamo la generazione di forze aerodinamiche instazionarie, nella forma pi


semplificata possibile, in altre parole consideriamo la variazione dangolo dattacco come dovuta
al solo modo elastico considerato:

( t ) =

1 dh ( t )
1
=
Re{h 0 j exp( jt )}.
U dt
U

(40)

Lunico lavoro aeroelastico presente nel sistema sar dato da:

d = L h dh = L h

dh
1
dt =
dt
T

T=

) dh ( t ) &
Re{L h ( t )}Re (
%dt . (41)
' dt $

stata considerata come unica forza aerodinamica, la portanza. Possiamo esprimerla come
rapporto, r, della portanza istantanea rispetto al quella che si otterrebbe per un moto del profilo a
velocit costante, h = h 0 ; inoltre si deve tenere presente che laerodinamica introduce uno
smorzamento e ci sar quindi un ritardo (o un anticipo) nella portanza prodotta dalla data
variazione dangolo dattacco:

& h #
1
L h ( t ) = L0 ( t )r exp( j), L0 ( t ) = U 2Sc l $$ 0 !! .
2
% U "

(42)

Pertanto, risolvendo lintegrale si avr:

= U Sc l h 02 r cos .
2

(43)

Il segno del lavoro ci dice se loscillazione estrae energia dal fluido o viceversa: affinch si
manifesti il flutter necessario che sia >0. I valori di r e sono, in generale, funzioni di
REYNOLDS e MACH.

16

La funzione riportata nel grafico seguente esprimibile grazie alle relazioni


precedentemente introdotte. Si tratta, infatti, in questo caso, di esprimere solo i contributi dovuti
alla flessione:

L
h
bU 0
b
2

(k) =

L( QS)

= k 2 + 2C( k ) jk ;

L
( QS )

r exp( j) =

h
bU 0
b
2

= 2 jk

(44)

jk
jk
+ C( k ) =
+ F( k ) + jG( k ) ; (45)
2
2

I raggi uscenti dallorigine del sistema di riferimento definiranno in modo univoco r e . Si


noti che per k=0, il valore di r unitario mentre nullo.
Fig. 2: Andamento della Funzione (k) sugli assi Reale ed Immaginario
2

r
(
)
Im ( kk ( i) )

0.5

1.5

(
)
Re ( kk ( i) )

4.2 Il Ruolo della Fase in un Sistema Bidimensionale


Atteso dal paragrafo precedente che non vi pu essere uninstabilit monodimensionale per
configurazioni in cui la derivata del coefficiente di portanza positiva, esaminiamo in cui i gradi
di libert siano due. Abbiamo le deformate di flessione e torsione del profilo alla stessa
frequenza doscillazione: si pu dimostrare che questa condizione necessaria per lesistenza del
flutter. Il lavoro che occorre considerare quello della portanza:
T=

L
0

T=

h dt +

h dt .

(46)

Gli altri contributi della portanza sono trascurabili. Si noti che il secondo integrale
nellespressione del lavoro sempre negativo (cfr. paragrafo precedente).
Il primo termine nullo se h ed sono in fase, ed maggiore di 0 se h ed hanno una fase
di /2. Ci significa che solo se i due modi del profilo sono sfasati di un dato angolo sussister la
17

possibilit dellinsorgere del flutter. Le figure seguenti riportano in modo semplificato lo schema
fisico.
Fig. 3: Fase Nulla.

h = sin ( t ), = sin ( t )

/4

/2

3/4

5/4

Velocit

3/2

7/4

Profilo (Lastra Piana)

Portanza

Fig. 4: Fase di /2.

h = cos(t ), = sin (t )

/4

/2

3/4

Velocit

5/4

3/2

7/4

Profilo (Lastra Piana)

Portanza

inevitabile che, anche in presenza di smorzamento strutturale, lunico operatore che


potr introdurre una fase variabile tra i modi del profilo quello aerodinamico: tale sfasamento
sar funzione della frequenza ridotta e quindi della velocit di volo.

18

4.3 Modello di PINE per il Flutter


Rinunciamo allapproccio dimensionale per seguire limpostazione formale di Pine. In
questo caso si considera come unico operatore aerodinamico, la portanza stazionaria:

, m S ) & h( t ) # ,k h
*S
' % " + * 0
( t)! +
+ I ( $

0 ) & h( t ) # ,0 Scl ) &0#


= % " , (47)
%
"q
k '( $( t ) ! *+0 2Sebcl '( $0!

dove il simbolo q denota la pressione dinamica per unit di apertura, [FL-3]. Quindi:

-mp 2 + k h
+
2
, S p

* & h # &0#
S p 2 + qScl
(% " = % " ,
I p 2 + k 2qSebcl ) $ ! $0!

(48)

per ottenere lequazione secolare:

a 4 p4 + a 2 p2 + a 0 = 0
con
a4 =

(49)

a2 =
a0 =
Discutiamo le possibili radici in base al segno dei coefficienti:
a4

a0
a2
Soluzioni

Tipo di Moto

>0
>0

<0

>0
>0
pI,1 = +j1
pI,2 = -j1
pI,2 = +j2
pI,2 = -j2
Armonico

Tipo di Stabilit
Neutrale
Controlla la tabella sulla divergenza

<0
<0
pI,1 = +1
pI,2 = -1
pI,2 = +2
pI,2 = -2
Aperiodico
Divergenza

19

pI,1 = +j
pI,2 = -j
pI,2 = +j
pI,2 = -j
Aperiodico
Armonico
Divergenza

pI,1 = +j1
pI,2 = -j1
pI,2 = +j2
pI,2 = -j2
Oscillatorio

4.4 Ricerca del Flutter


4.4.1 Metodo Vg
Riscriviamo lintero problema in forma compatta e simbolica:
2 [M ]{q} + [K ]{q} =

1
U 2 [A( M , k )]{q}
2

2 [ ] [M ][ ]{ } + [ ] [K ][ ]{ } =

,
1
U 2 [ ]T [A( M , k )][ ]{ }
2

(50)

[ ]T [A( M , k )][ ] = [R]


e poi moltiplichiamo per linversa della matrice di rigidezza:

[K]1 '% 2 [M]{q}+ (1 + jg)[K]{q} 1 U 2 [A( M, k)]{q}$" = {0}


2

&

[K]1 [M]{q} 1 b 2 [K]1 '% A( M2, k) $"{q} = 1 + 2jg {q};


2

&

si ottiene il problema agli autovalori che cercavamo:

[D( M, k)]{q} = 1 + 2jg {q}

[D( M, k )]{q} {q} = {0}

(51)

Nel nostro caso specifico avremo:


2
h

1
71
/ 2 5
/
6x
0
2
8
6 2 1h
/
6
00
7

2
h

1
+/
00

x 4
7
+ (1 + jg) 5
2 2
r 3
60
1

0 . 11
2 2, /
r - 0 x

' L $
h
'
$
0
0 4 . ! ! !! b 2 !!'! h 0 $!
#& b # ;
2 ,& b # = &
r2 2 3 ,- ! ! ! M !! !
% 0" !
4 % 0"
% b !"
1

x .
12h
+

(
1
+
jg
)
/
r2 ,00

0 . 12h
, /
r2 2 - 0 0

& L #
0 . '' b 2 '' &' h 0 #' &0#
"% b " = % "
, %
r2 2 - ' M ' ' ' $0!
'$ b 4 '! $ 0 !

(52)

0 . 53 &' h 0 #'
, %b"
r2 2 - 3 ' '
4$ 0 !
; (53)

20

/
- 2
- 8 h
- 67 0
.

0 5 81
3 6
r 2 4 7 x
2

2
h

x 5 / 1 , 8
+*6
r2 34 -. 2 *+ 7 0

1
/ 52
0 2 5 1 x 2
- h
+
- 34 0 r2 2 01 34 x r2 01
1
- / 1 , 5 2
2
0
5 C lh
-- -- 2 ** 3 h
2 20 3
. . + 4 0 r 1 4 C mh

' L $,
*
0 5 !! b 2 !! * '! h 0 $! (1 + jg) '! h 0 $!
# & b #=
& b # ; (54)
3 &
2 ! !
r2 2 4 ! M ! * ! !
% 0"
4 *% 0 "
%! b "! +
1

,
*
* '! h 0 $! (1 + jg) '! h 0 $!
*& b # =
& b #;
2 ! !
C l 2 * !% 0 !"
% 0"
*
C m 01 *+

(55)

4.4.3 Metodo p-k


Riscriviamo lintero problema in forma compatta e simbolica adottando lipotesi che la
soluzione temporale sia q=q0ept, con p=+j:

(p [M] + [K]){q }= 12 U [A( M, k)]{q }


2

(56)

Notiamo che possiamo anche scrivere introducendo lo smorzamento e la frequenza


ridotta k:

p=

' k$
k
U
U
' k$
% U " + jU = % U " + j k = (k + jk )
& b#
b
b
b
& b#

Nel nostro caso specifico avremo:

&p 2 + 2h
$
% x
&p 2 + 2h
$
% x

C lh ( k ) C l ( k ) # 0* h 0 -*
# 0* h 0 -*
x
2&
/b,
!/ b , = $
C mh ( k ) C m ( k )!" * *
r2 p 2 + r2 2 " * *
%
. 0+
. 0+
C lh ( k ) C l ( k ) #
#
x
2&

!
$ C ( k ) C ( k )! = 0
r2 p 2 + r2 2 "
m
% mh
"

&p 2 + 2h
$
% x

C ( k) Cl ( k) #
#
2 & lh

!
$ C ( k ) C ( k )! = 0 ;
r2 p 2 + r2 2 "
m
% mh
"
x

21

(57)

(58)

Appendici

22

A. Funzione di Theodorsen
Funzioni di Hankel del Secondo Tipo
H( n , k )

Jn( n , k )

H0( k )

j. Yn( n , k )

1 .. 50

Funzione di Theodorsen

j. Y0( k )

J0( k )

ki

10

10

H( 1 , k )
H( 1 , k ) j. H0( k )

C( k )
1.1

F( k )

Re( C( k ) )

G( k )

Im( C( k ) )

0.05

Gk
i

0.1

0.15

0.2

0.4

0.5

0.6

0.7

0.8

0.9

F k
i
1
0.9
F k
i

0.8
0.7
0.6
0.5

0.001

0.01

0.1

10

k
i
0

Gk
i

0.1

0.2

0.001

0.01

0.1
k
i

23

10

B. Grafico dei Coefficienti Aerodinamici Instazionari Bidimensionali Incomprimibili


Coefficienti Aerodinamici Instazionari 2D in Regime Incomprimibile: Portanza
H1( k )
C( k )

J1( k )

j. Y1( k )

H0( k )

j. Y0( k )

J0( k )

H1( k )
H1( k )

H0( k ) . j
Distanza dell'asse elastico dall'origine del sistema di
riferimento in semicorde: . . .h.a

C L k , a h

2
k .a h

j. k

2. C( k ) . 1
i

1
2

1. , 1.15 .. 4

a h . j. k
k( i)

C Lh k , a h

10

2. C( k ) . j. k

1.4

4
Re C L ( k( i ) , 0.5)
Im C L ( k( i ) , 0.5)

Re C L ( k( i ) , 0.2)
Im C L ( k( i ) , 0.2)

0.01

0.1

10

k( i )

2
Re C Lh( k( i) , 0.5)

Im C Lh( k( i) , 0.5)
Re C Lh( k( i) , 0.2)
Im C Lh( k( i) , 0.2)

0.01

0.1

1
k( i)

24

10

Coefficienti Aerodinamici Instazionari 2D in Regime Incomprimibile: Momento


j
H1( k ) J1( k ) j. Y1( k ) H0( k ) J0( k ) j. Y0( k )
C( k )

H1( k )
H1( k )

Distanza dell'asse elastico dall'origine del sistema di


riferimento in semicorde: . . h..a

H0( k ) . j

C M k , a h

1. 2
k
8

C Mh k , a h

2. C( k ) .

2
2
k .a h

1
2

a h . j. k
i

a h . j. k

1
2. C( k ) .
2

ah . 1

1
2

a h . j. k

2
k .a h

1. , 1.15 .. 4

k( i)

10

1.4

2
Re C M ( k( i) , 0.5)
Im C M ( k( i) , 0.5)

Re C M ( k( i) , 0.2)
Im C M ( k( i) , 0.2)
2
0.01

0.1

10

10

k( i )

3
Re C Mh ( k( i) , 0.5)

Im C Mh ( k( i) , 0.5)
Re C Mh ( k( i) , 0.2)
Im C Mh ( k( i) , 0.2)

1
0.01

0.1
k( i )

25

Coefficienti Aerodinamici Quasi-Stazionari 2D in Regime Incomprimibile: Momento


i

Distanza dell'asse elastico dall'origine del sistema di


riferimento in semicorde: . . . .ah

C M k , a h

1
2.
2

ah . 1

1
2

1. , 1.15 .. 4

k( i)

a h . j. k

10

C Mh k , a h

1.4

1
2.
2

a h . j. k

1.5

Re C M ( k( i) , 0.2)

Im C M ( k( i) , 0.2)
0.5

0.01

0.1

10

10

k( i)

Im C Mh ( k( i) , 0.2)

0.01

0.1
k( i )

26

Coefficienti Aerodinamici Quasi-Stazionari 2D in Regime Incomprimibile: Portanza


i

Distanza dell'asse elastico dall'origine del sistema di


riferimento in semicorde: . . . .ah
C L k , a h

2. 1

1. , 1.15 .. 4

k( i)

10

C Lh k , a h

a h . j. k

1.4

2. j. k

5.02377
Re C L ( k( i) , 0.5) 4
Im C L ( k( i) , 0.5)
Re C L ( k( i) , 0.2)

Im C L ( k( i) , 0.2)
0.00150713
0.01

0.1

0.01

1
k( i )

10
2.51189

4
Im C Lh( k( i ) , 0.5)
Im C Lh( k( i ) , 0.2)

0.01

0.1

1
k( i )

27

10

C. Funzione di Sears

j :=

H0 ( k) := J0 ( k) j Y0 ( k)

C ( k) :=

H1 ( k)
H1 ( k) + j H0 ( k)

H1 ( k) := J1 ( k) j Y1 ( k)

( k) := ( J0 ( k) j J1 ( k) ) C ( k) + j J1 ( k)

k := 0.01 , 0.02 .. 10
Funzione di Sears

0.2

0.1

Im ( ( k) )

0.1

0.2

0.4

0.2

0.2

0.4

Re ( ( k) )

28

0.6

0.8

D. Riepilogo delle Equazioni del Flutter in Forma Quasi-Stazionaria

$
2
2
& h
&
x 2
&%

$
&
&
+ 2 &
&
&
%

x 2

r2 2 2

'* h .
), 0 ,
)+ b / +
)(, ,
- 0 0
$ 1 11
4 j'
2& 2 + 3 ah 6 )
5k(
%k 2 2
11
4$ 1 1 1
4 j'
2 3 + ah 6& 2 + 3 ah 6 )
22
5% k 2 2
5k(

j
2
k
11
4j
2 3 + ah 6
22
5k

'
)*
.
), h0 , *, 0 .,
/
)+ b / = +
,
,0
0
), , 0
0
)
(

E. Riepilogo delle Equazioni del Flutter in Forma Completa


$
2
2
& h
&
x 2
&%

$
&
&
&
&
&
+ 2 &
&
&
&
&
&%

x 2

r2 2 2

1+ 2C(k)

'* h .
), 0 ,
)+ b / +
)(, ,
- 0 0

j
k

11
4j
ah + 2C(k) 3 + ah 6
22
5k

$ 1 11
4 j'
j
+ ah + 2C(k) & 2 + 3 ah 6 )
k
5k(
%k 2 2
j
j 1
ah ah2 + +
k
2k 8
11
4$ 1 1 1
4 j'
+2C(k) 3 + ah 6& 2 + 3 ah 6 )
22
5% k 2 2
5k(

29

'
)
)
)
)* h .
), 0 , *, 0 .,
/
)+ b / = +
,
,0
0
,
,
)
0
0
))
)
)(

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
15)
16)
17)
18)

Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).


Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
Sistema Tubo e Pistone.
Introduzione allAeroelasticit.
Instabilit Supersonica di un Pannello.
Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
Similitudini
Introduzione al FEM spettrale.
Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo
Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
15)
16)
17)
18)

Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).


Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
Sistema Tubo e Pistone.
Introduzione allAeroelasticit.
Instabilit Supersonica di un Pannello.
Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
Similitudini
Introduzione al FEM spettrale.
Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo
Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

1)
2)
3)
4)
5)
6)
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8)
9)
10)
11)
12)
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16)
17)
18)

Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).


Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
Sistema Tubo e Pistone.
Introduzione allAeroelasticit.
Instabilit Supersonica di un Pannello.
Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
Similitudini
Introduzione al FEM spettrale.
Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo
Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

1)
2)
3)
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5)
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10)
11)
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18)

Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).


Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
Sistema Tubo e Pistone.
Introduzione allAeroelasticit.
Instabilit Supersonica di un Pannello.
Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
Similitudini
Introduzione al FEM spettrale.
Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo
Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

1)
2)
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18)

Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).


Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
Sistema Tubo e Pistone.
Introduzione allAeroelasticit.
Instabilit Supersonica di un Pannello.
Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
Similitudini
Introduzione al FEM spettrale.
Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo
Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

Sommario
! Generalit sui fenomeni e sulle grandezze associate alla
diminuzione della lunghezza d onda caratteristica.
! Cenni riassuntivi sulla metodologia SEA e della sua
formulazione inversa.
! Tecniche e problematiche sperimentali:
"Sistema di Acquisizione
"Sistema di Eccitazione
"Media Spaziale
"Media sulle Condizioni di Eccitazione
"Media in Frequenza

Cenni Introduttivi al SEA

S. De Rosa, F. Franco, F. Ricci

Perch Alta Frequenza ?

Alta Frequenza un Termine Improprio

!Problemi di Comfort nei Mezzi di Trasporto

! L impropriet nasce dal fatto che anche a basse frequenze di


eccitazione, il numero di modi risuonanti in un dato intervallo
in frequenza, pu gi essere elevato.

"Esperienze Dirette ed Indirette del D.P.A. :


#Velivoli a (Turbo)Elica
#Velivoli Turbopropulsi
#Elicotteri
#Metropolitane
#Auto
#Treni (Alta Velocit)
#Navi

! Si potrebbe anche avere uno smorzamento cos elevato da


inibire, fin dalle prime frequenze di eccitazione, la comparsa
dei modi propri nella risposta (funzione di trasferimento).
! Si dovr parlare allora di regioni in frequenza caratterizzate
da elevati valori del fattore di sovrapposizione modale.

!E un Indice dell Efficacia (Efficienza) della


Progettazione Meccanica

Ma cosa succede alla risposta strutturale quando aumenta la


frequenza dell eccitazione armonica ?
3

Velocit Quadratica Media, [dB], di una Piastra Flessionale in


funzione della Frequenza di Eccitazione, [Hz]

Richiami delle Nozioni di Base


! Modi e Frequenze Proprie (Autosoluzioni):

40

Variazione del Punto di


Applicazione della Forzante
(Spettro di Energia Costante)

60

logv ,

Lx Ly
,
2.1 3.1

logv ,

Lx Ly
,
.9 .87

logv ,

Lx Ly
,
.3 .7

"Caratteristiche del Sistema Dinamico dipendenti


#dalle Condizioni di Vincolo,
#dalle Propriet Elastiche, e
#dalla Propriet Geometriche.

80

CA
LO

LI

L
BA
LO
EG

! Densit Modale, n:
100

"Caratteristica del Sistema Dinamico


#dipendente dalle Propriet Elastiche e Geometriche,

A
OB
GL

LI

#indipendente dalle Condizioni di Vincolo.

120

! Smorzamento,
140

10

100

1000

1 10

! Fattore di Sovrapposizione Modale, m(f)=n(f) f (f)

2.

. . . rileggiamo il grafico !

Classificazione dei Metodi di Analisi

Analisi Strutturale (Acusto-Strutturale)

40

Metodologie
Numeriche e Sperimentali

60
Lx Ly
logv ,
,
2.1 3.1
logv ,

Lx Ly
,
.9 .87

logv ,

Lx Ly
,
.3 .7

m
80

10

100

120

0.1

140

10

100

1000

1 10

Metodi Energetici
m>>1

Metodi Modali
m<<1

Densit Modale

Modi Propri

Frequenze Proprie

Energie Medie

Smorzamento Modale

Potenze Trasmesse

Risposta Modale

Energie Scambiate

2.

Cosa il SEA ?

S.E.A.: Statistical Energy Analysis


! Il S.E.A. stato oggetto di rinnovata
Interesse
attenzione agli inizi degli anni 90.
! Si pu parlare di una tecnica che
necessita della massima integrazione tra
il modello fisico e la prova di
laboratorio.
! Il SEA cos fortemente legato alla
sperimentazione che l assenza di
esperienze di laboratorio pu condurre a
conclusioni prive di senso (anche se
apparentemente accettabili).
! Il SEA :
semplice numericamente,
complesso intellettualmente.

! Il SEA stima l energia dissipata e scambiata


tra sottosistemi, in funzione della potenza
ricevuta dall esterno.
! Le incognite sono energetiche e valgono
o
all interno del sottosistema.
ent

S.E.A.

am
! Il sottosistema un dominio spaziale
orz
sm
nza
caratterizzato da una singola modalit di
ede
p
propagazione del disturbo strutturale (o
im
acustico):
nza
e
t
$onde longitudinali
po

F.E.M.

$onde flessionali
$onde di taglio
$onde di torsione

e
dal
mo

t
i
s
den

Anni
9

10

Esempio Formulazione SEA: 2 Gradi di


Libert

,1 + 12
*
+ 12

Formulazione Generale del SEA

) & E1 # 1 & P1 #
%
"= % "
+ '
$P2 !
2
21 ( $E 2 !

N
$
& 1 + 1 j
j= 2
&
&
& 12
&
&

&
&
&
1N
&%

21

n112 = n 2 21
$( 1 + 12 ) n1
& simm.
%

21 n 2 ' * e1 - 1 * P1 - * e1 - * E 1 / n1 + . = + .; + . = +
.
( 2 + 21 ) n 2 )( ,e 2 / , P2 / ,e 2 / , E 2 / n 2 /

21
N

2 +

j=1; j 2

2j

i +

2 N

CPP (Coupling Power


Proportionality)
11

j=1; j i

'
)
)
* P1 .
) * E1 .
N 2 ) , ,
, ,
,E , 1 ,P ,
)+ 2 / = + 2 /
), , , ,

) ,E ,
,- PN ,0
)- N 0
N 1
N + Nj )
)(
j=1
N1

ij

n i ij = n j ji
12

Esempio Formulazione SEA: 2 Gradi di


Libert

Sistemi Classici
! Vari sistemi possono essere studiati con la formulazione

P2

P1

SEA pi semplice possibile:


#Due Aste
#Due Travi giunte ad angolo
#Due Pannelli giunti ad angolo
#Pannello ed Volume Acustico (Semianechoic Chamber,
Reverberant Facility)

P12
Sottosistema 2:
E2

Sottosistema 1:
E1

P21
P1, DISSIPATA

) & E1 # 1 & P1 #
%
"= % "
+ '
$P2 !
2
21 ( $E 2 !

,1 + 12
*
+ 12

P2, DISSIPATA

21

13

14

Smorzamento Complessivo (1/2)

Smorzamento Complessivo (2/2)

E 11 + E 2 2
#
E & #
E &

= %1 + 2 ( %1 + 2 2 (
E1 + E 2
1 $
E1 ' $
E 11 '

E
+ 2
( a ): 1 = 1 = 1
E2
2

j=1
N

E
( b ): 1 = 0 = 2
E2

E
( c): 2 = 0 = 1
E1

j =1

15

16

Formulazione SEA Inversa


Eccitazione a Turno

$/- 1 + 12
!--
!. 12
#/
!-- 1 + 12
!"-. 12

,
21 *
*
+ *
2
21 +

$
'
$ '
! E (1)1 !
1 !P !
& = # 1&
#
! (1) ! ! 0 !
" %
"E 2 %

21 *
*
+ *
2
21 +

$
'
$ '
! E ( 2 )1 !
1 !0 !
& = # &
#
! ( 2) ! !P !
" 2%
"E 2 %

Power Injection Method


(Metodo dell Iniezione di Potenza)

- E(1)1
+ 0
+ ( 2)
+E 1
+, 0

E (1)1

E (1) 2

E (1)1

E (1) 2

E ( 2 )1

E( 2)2

E ( 2 )1

E( 2)2

{} = [E
17

* ' 1 $ ' P $
1
(! !
E (1) 2 !12 ! 1 ! 0 !
(& # = & #
0
0 ( 21
! ! !P !
E( 2)2 (
) !% 2 !" % 2 "
0

(i)

( j)

] {P }
(i)

( j)

18

Obiettivo delle Prove

Sistema di Eccitazione

! Non superfluo specificare ulteriormente l obiettivo delle prove:

!Esso dovrebbe garantire:

"eccitare un sistema strutturale (acusto-strutturale) nel


massimo intervallo in frequenza consentito dalla
apparecchiatura a disposizione;
"misurare direttamente: forze, velocit, impedenze;
"realizzare una banca dati sufficientemente estesa per
l analisi successiva dei risultati (misurazioni indirette):

"pulizia del segnale in tutto il range in frequenza che si deve


investigare;
"assicurare che il livello di potenza (interazione con la
struttura) sia sufficiente all aumentare della frequenza di
eccitazione,

P=

#analisi dei flussi,


#ripetibilit dei risultati,
#valutazioni degli scambi (coupling e direct loss factors),
#ecc.


1
Re{F v SISTEMA }
2

"trasparenza rispetto alla prova che si sta conducendo: minore


influenza possibile sui risultati.

% GENERALIZZAZIONE DEI RISULTATI ?


19

20

Sistema di Acquisizione

Media Spaziale

!Esso dovrebbe garantire:

Sottosistema: Piastra Irregolare

"pulizia del segnale in tutto il range in frequenza che si deve


investigare:

& sensori non a contatto,


' sensori a contatto.
"assicurare che i livelli energetici sufficientemente leggibili
all aumentare della frequenza di eccitazione,
"trasparenza rispetto alla prova che si sta conducendo: minore
influenza possibile sui risultati.

Acquisizione
Eccitazione

! Per ogni sottosistema i punti di


acquisizione dovrebbero essere
scelti:
( lontano dai vincoli (
funzione della frequenza di
eccitazione);
( lontano dalle linee nodali;
( sufficientemente lontano dal
punto di eccitazione (la
velocit in un intorno del
punto di eccitazione
rappresenta dei valori
singolari)

21

22

Media sulle Condizioni di Eccitazione

Acquisizione
Eccitazione

! Per ogni sottosistema i punti di


eccitazione dovrebbero essere
scelti:
( lontano dai vincoli (
funzione della frequenza di
eccitazione);
( lontano dalle linee nodali;
( sufficientemente lontano dai
punti di acquisizione;
( v i c i n o o l o n t a n o a l l a
giunzione ?

Eccitazioni
H

Acquisizioni

Piastre Irregolari

Generazione dei Primi Dati

1 2 3 .. .. .. .. .. .. M

1
2
3
..
..
N

Generalmente la Matrice H,
per ogni sottosistema quadrata
ed generalmente 3<N<7
23

! La V deve essere indipendente


dall ordine di media (righe e
colonne).
! L analisi della singola matrice
H, permette una buona analisi
preliminare dei dati misurati:
" facilit di individuazione delle
misure non corrette;
" p o s s i b i l i t d i e v i d e n z i a r e
eventuali non omogeneit di
comportamento (ad es. : il
posizionamento dell eccitazione
rispetto alla giunzione);
"ecc.
24

Medie Spaziali

Medie in Frequenza

! In generale si avr una media rispetto ai punti di


acquisizione ed una rispetto ai punti di eccitazione.
! Che tipo di media conveniente adottare ? Dipende dalla
distribuzione dei dati (modello statistico).
dB( vel ) =

! v2 $ *
10 1 N M '
)log # jk & ,
N M j=1 k =1 )( 10 " v 2REF % ,+

Media Logaritmica

! La necessit di lavorare in bande in frequenza (ottave e


terzi d ottava) solo formale, in quanto connessa alla
definizione di densit modale (e quindi di fattore di
sovrapposizione modale).
! In generale si lavorer in banda stretta, quando possibile e,
se necessario, si introdurr a posteriori una ulteriore media
per bande in frequenza.
! Quest ultima media non ha alcun effetto sulla qualit dei
risultati: serve solo ad uno smoothing degli andamenti.

Media Aritmetica

! 1
1
dB( vel) = 10 log10 #
2
" N * M v REF

v
j=1 k =1

2
jk

$
&
%

! E stato verificato che quando i dati sperimentali mostrano una


sufficiente stabilit tra prova e prova, la scelta del tipo di media
ininfluente.
25

Organizzazione delle Prove: Singolo


Sottosistema
Misura della Potenza in Ingresso

Z=
Powe r Input
Velocit
del Punto di Eccitazione

Forza
del Punto di Eccitazione

Misura dell'Energia Totale

Organizzazione delle Prove:


Sistema Complessivo (costituito da G sottosistemi)
Misura della Potenza in Ingresso

F
"1%
; n Re # &
v
$Z'

= P ( E )

Z=

F
; n = n 1 ++ n G
v

Powe r Input
Velocit
del Punto di Eccitazione

Forza
del Punto di Eccitazione

{} = [E

Misura dell'Energia Totale

Ve loc it Me die
Velocit
per N punti di Acquisizione

26

(i)

( j)

] {P }
(i)

( j)

Ve loc it Me die

Velocit
per M punti di Eccitazione

Velocit
per N punti di Acquisizione

Velocit
per M punti di Eccitazione

27

28

Analisi delle Matrici di Varianza/


Covarianza

Critiche Fondamentali al SEA


[Mace, 1994]

! I dati misurati sperimentalmente dovranno essere utilizzati per il


calcolo delle grandezze cercate.
! I dati si presenteranno sempre nella forma di un valor medio e di
una deviazione standard (matrici di valori medi e matrici di
deviazioni standard).
! Poich il metodo SEA sia nella sua formulazione diretta quanto
inversa, legato ad una formulazione algebrica, converr
sempre adottare l analisi delle matrici di varianza/covarianza.
! Ci consentir un duplice obiettivo:
"verificare l omogeneit dei dati elaborati rispetto a quelli
misurati (a questo stadio, dovrebbero essere molto regolari),
"controllare la possibile generalizzazione delle stime.

Il CPP sempre
applicabile

Il CPP sempre
applicabile

n i ( i ) ij = n j( i ) ji

n i ( j) ij = n j( j) ji

n i ( i ) ij = n j( j) ji
29

La generalizzazione del CPP


non sempre applicabile
30

I Coupling Loss Factors possono essere


negativi !

ij non pu
essere negativo !

a
nz
rie
pe
Es
a
a
nz
nz
rie
rie
pe
pe
Es
Es
a
nz
rie
a
pe
nz
Es
rie
pe
Es
a
nz
rie
pe Strumento
Es

! E s t a t o d i m o s t r a t o c h e i
coefficienti di perdita per
accoppiamento possono diventare
negativi.
! Esso il risultato dell analisi di
una configurazione in cui il SEA
non pu a rigori essere applicato.
! Se un coefficiente ij diventa
negativo, ci significa che i due
sottosistemi interessati si trovano
in una instabilit energetica (il
sottosistema con maggiore energia
ne cede a quello che ne ha di
meno): questa situazione non
prevedibile dal SEA, ma pu essere
evidenziata sperimentalmente.

Numerico

a
nz
rie
a
pe
nz
Es
rie
pe
s
E

Strumento
Analitico

a
nz
rie
pe
Es

SEA

za
en
eri
p
s
Strumento E

Sperimentale
a
nz
rie
pe
s
E

31

32

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
15)
16)
17)
18)

Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).


Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
Sistema Tubo e Pistone.
Introduzione allAeroelasticit.
Instabilit Supersonica di un Pannello.
Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
Similitudini
Introduzione al FEM spettrale.
Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo
Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

6
I coefficienti di influenza energetici (dai modi
allenergia)

Lutilizzo di modelli energetici e sempre pi


u frequente per descrivere il
comportamento vibrazionale alle alte frequenze di sistemi complessi. Il sistema e diviso in sottosistemi energetici e la risposta e descritta in termini
di energia del sottosistema mediata sul tempo E e di potenza in ingresso al
sottosistema Pin . Si osservi che queste, in teoria, sono risposte in frequenza
discrete, ma sono solitamente mediate in frequenza (in particolare in banda
di terzi dottava) in modo che il modello relazioni le energie dei sottosistemi
mediante nel tempo e in frequenza e le potenze in ingresso. Il pi
u importante
degli approcci energetici e il SEA (ovvero Statistical Energy Analysis) (Ref.
[15],[16]), il cui sviluppo ha avuto inizio dei primi anni 60 proprio per la necessit
a di predire il comportamento vibrazionale alle alte frequenze. In generale,
il SEA stima lenergia dissipata e scambiata tra sottosistemi, in funzione della potenza ricevuta dallesterno. Lapplicazione del SEA coinvolge una serie
di ipotesi che vengono specificate in questo capitolo. Infatti, poiche si tratta
di unanalisi statistica, e necessario analizzare quali sono le condizioni per le
quali la stima e rappresentativa della risposta dellintero sistema. Negli anni
80, lincapacit
a di comprendere quali fossero le ipotesi di validita di questo
approccio aveva portato ad un rallentamento del suo sviluppo, ma negli anni
90 il SEA e stato oggetto di rinnovata attenzione grazie ai risultati raggiunti
mediante una nuova tecnica energetica, lEDA (Energy Distribution Approch)
(Ref. [14],[20]). LEDA ha permesso innanzitutto di evidenziare quali sono le
ipotesi di validit
a del SEA, ma soprattutto consente di ricavare la risposta
energetica del sistema a partire dai modi propri del sistema stesso. In termini ingegneristici, tale aermazione si traduce nel poter utilizzare i modi
propri ricavati da unanalisi agli elementi finiti per unanalisi energetica alle
alte frequenze.
Nel corso di questo capitolo, vengono presentati le proprieta di un modello
SEA e di un modello ED, in particolar modo quali sono le condizioni che
consentono il passaggio dalluno allaltro.

94

6 I coefficienti di influenza energetici (dai modi allenergia)

6.1 Modello SEA


Dato un sistema strutturale, lo si suddivide in sottosistemi energetici, dove
per sottosistema energetico si intende un dominio spaziale caratterizzato da
una singola modalit
a di propagazione del disturbo strutturale. Ogni sottosistema e eccitato da forze random, stazionarie e distribuite. Si assume che
il sistema sia lineare e che leccitazione applicata sui diversi sottosistemi sia
non correlata. La risposta del sistema e descritta dalle potenze in ingresso
mediate nel tempo Pin e le energie dei sottosistemi E mediate su una certa
banda in frequenza . Introduciamo in questo paragrafo un modello SEA,
da confrontare poi con il modello ED ricavato nel paragrafo 6.2, cercando, se
possibile, le condizioni che permettono il passaggio da un modello allaltro.
Nel SEA, per ogni sottosistema r si scrive unequazione di bilancio di
potenza del tipo
Pin,r = Pdiss,r + Pcoupl,r
(6.1)
dove Pin,r e la potenza in ingresso, Pdiss,r e la potenza dissipata e Pcoupl,r
e la potenza netta scambiata dal sottosistema r con gli altri sottosistemi. In
Figura 6.1 sono rappresentati gli scambi energetici che si instaurano in un
sistema costituito da due sottosistemi energetici.

Figura 6.1: flussi di potenza tra due sottosistemi energetici.

6.1 Modello SEA

95

In particolare:

Pin,r = !r Er 1 , dove ! e la frequenza di centro banda, r e il fattore di


perdita per smorzamento (damping loss factor ) del sottosistema r e Er e
lenergia del
Psottosistema r;
Pcoupl,r = s Prs , dove Prs e la potenza scambiata tra il sottosistema r e
il sottosistema s.
La potenza scambiata tra due sottosistemi r e s puo essere espressa come
Prs = !nr r s

nr

Es
ns

(6.2)

dove rs e il coefficiente di perdita per accoppiamento (coupling loss factor )


che regola gli scambi energetici tra i sottosistemi r e s, mentre nr e la densita
modale asintotica del sottosistema r.
La (6.2) e unassunzione fondamentale per il SEA secondo cui la potenza scambiata tra due sottosistemi e proporzionale alla dierenza di eneri
gia modale ei = E
e detta princini dei due sottosistemi. Tale assunzione
pio di proporzionalit
a della potenza scambiata (o coupling power
proportionally o CPP). La (6.2) puo anche essere espressa come
Prs = !rs Er

!sr Es .

(6.3)

Pertanto, se il CPP e valido, i coefficienti di perdita per accoppiamento devono


verificare la relazione di consistenza
nr rs = ns sr .

(6.4)

Assemblando le equazioni sin qui elencate, e possibile scrivere


Pin = L E

(6.5)

dove L e la matrice dei fattori di perdita (sia di smorzamento che di


accoppiamento) data da

Convenzionalmente, nel SEA si assume uno smorzamento strutturale, e quindi


le equazioni del SEA vengono scritte in termini di fattore di perdita (damping
loss factor ). Nel paragrafo 6.2, dove la risposta e scritta in termini di modi del
sistema, si utilizza uno smorzamento viscoso per due ragioni. Innanzitutto, la
potenza dissipata e proporzionale allenergia cinetica, che e la quantit
a pi
u facilmente misurabile. Inoltre, la relazione qui e approssimata ed e corretta solo in
condizioni di risonanza, allorche energia cinetica e potenziale (mediate in frequenza) sono uguali. Per smorzamenti piccoli, e possibile passare da un modello
allaltro sostituendo = 2, dove e il fattore di smorzamento viscoso. In pratica,
si introducono errori trascurabili, e qualora questi non lo fossero lanalista non
potrebbe applicare il SEA.

96

6 I coefficienti di influenza energetici (dai modi allenergia)

12 + 12 + . . .
12
6

12
12
12
6
+! 6

12
12
4
..
..
.
.

12
...
12 + 12 + . . .
..
.

...

7
7
. . .7
5
..
.
(6.6)
dove diag( ) indica una matrice diagonale. La somma degli elementi appartenti alle colonne della matrice dei fattori di perdita per accoppiamento e pari
a zero (la potenza netta scambiata in tutto il sistema e nulla). Si osservi che
le equazioni del SEA sono valide in senso stretto nel senso di medie dinsieme,
ovvero quando potenze ed energie sono mediate su un insieme di sistemi simili,
ma leggermente dierenti.
L = ! diag j

12

Condizioni per la validit


a di un modello SEA
Il SEA coinvolge un determinato numero di assunzioni e approssimazioni,
che possiamo suddividere in condizioni necessarie e condizioni desiderabili.
Solo se sono soddisfatte tutte le condizioni, allora sicuramente e valido il CPP
e la potenza scambiata tra due sottosistemi accoppiati dipende solo dalle loro
energie modali e dai fattori di perdita per accoppiamento, ovvero e possibile
eettuare un approccio SEA classico.
Innanzitutto, affinche il comportamento di un sistema possa essere descritto da un modello SEA, i parametri di tale modello devono soddisfare due
condizioni necessarie:

la somma dellr-esima colonna della matrice L deve essere uguale a !r ,


poiche deve essere soddisfatto il principio di conservazione dellenergia;
i termini fuori della diagonale devono soddisfare la condizione di consistenza, ovvero il principio di reciprocit
a.

Se sono soddisfatte le condizioni necessarie, allora e valido il CPP e la potenza scambiata tra due sottosistemi accoppiati dipende solo dalle loro energie
modali e dai fattori di perdita per accoppiamento.
Inoltre, ci sono un certo numero di condizioni desiderabili, che permettono
di classificare il tipo di modello SEA realizzato. La prima condizione desiderabile, e la pi
u importante, riguarda i fattori di perdita per accoppiamento
relativi a due sottosistemi non fisicamente collegati (fattori di perdita per accoppiamento indiretto, o indirect coupling loss factor ), che dovrebbero essere
nulli. Le altre condizioni desiderabili riguardano, pi
u in generale, i fattori di
perdita per accoppiamento, che dovrebbero essere:

positivi;
indipendenti dai fattori di perdita per smorzamento (almeno nellapproccio
classico al SEA).

Inoltre, dato il generico fattore di perdita per accoppiamento rs , esso dovrebbe


dipendere solo dalle proprieta locali della giunzione tra i sottosistemi r e s e

6.2 Modello ED

97

da quei sottosistemi collegati a quella giunzione, ma non dalle proprieta di


altri sottosistemi distanti. In altre parole, dati i sottosistemi r e s, il coefficiente di perdita per accoppiamento rs e lo stesso sia se consideriamo i due
sottosistemi isolati sia se li consideriamo parte di una struttura pi
u grande 2 .
Ovviamente, se tale condizione desiderabile e soddisfatta, lanalista guadagna
un grosso vantaggio perche puo estrarre ogni coppia di sottosistemi dalla struttura pi
u grande e calcolarne i coupling loss factor considerando tale coppia
isolata.
Se le due condizioni necessarie sono soddisfatte e i fattori di perdita per
accoppiamento indiretto sono nulli (prima condizione desiderabile), allora il
modello ottenuto e un modello propriamente SEA (proper-SEA model ) e la
matrice L e detta matrice propriamente SEA (proper-SEA matrix ). In questo
caso, lanalista ne guadagna un notevole vantaggio poiche e semplice relazonare i parametri del SEA allo smorzamento fisico ed ai componenti di accoppiamento. Se invece sono valide solo le condizioni necessarie, si ottiene un
modello quasi-SEA, ed L e detta quasi-SEA matrix : in questo caso, e possibile eseguire, in teoria, unanalisi SEA-like, ma e necessario coinvolegere gli
indirect coupling loss factor in quanto non sono pi
u nulli.
Vale la pena osservare che lesistenza di fattori di perdita per accoppiamento indiretto non nulli ri (dove r e i sono due sottosistemi fisicamente
non collegati) non implica che lenergia fluisca tra i due sottosistemi (non e
possibile, non essendo collegati), ma significa che la potenza scambiata Prs
tra due sottosistemi r e s vicini e fisicamente accoppiati dipende anche dallenergia di un terzo sottosistema i. Ovviamente, e chiaro che in questo caso
la potenza scambiata Prs non e pi
u calcolabile dalla (6.2), e quindi il CPP
non e pi
u valido il CPP e di conseguenza decadono anche altre assunzioni del
SEA.

6.2 Modello ED
In un modello ED, la relazione che lega le energie e le potenze in ingresso
e
E = A Pin

(6.7)

dove A e la matrice dei coefficienti di influenza energetici nella banda


in frequenza considerata. Mediante la (6.7), il sistema fisico e modellato come
distribuzione di energia. Lelemento Ars e lenergia (mediata nel tempo e in
frequenza) nel sottosistema r per unita di potenza (mediata nel tempo e in
frequenza) in ingresso nel sottosistema s. Generalmente, la matrice A e una
matrice non simmetrica, tranne in alcune circostanze.
A questo punto, e possibile ricavare i termini della matrice A dai modi del
sistema, che e la novit
a dellEDA rispetto alle altre tecniche energetiche. Come
2

Ci
o e in contrasto con un modello ED, in quanto i coefficienti di influenza
energetici dipendono implicitamente dalle propriet
a dellintera struttura.

98

6 I coefficienti di influenza energetici (dai modi allenergia)

per il modello SEA, anche in questo caso, si suddivide il sistema in sottosistemi


che sono eccitati da forze random, stazionarie e distribuite e si assume che il
sistema sia lineare e che leccitazione applicata su diversi sottosistemi sia non
correlata. Si fa lipotesi di smorzamento viscoso, sebbene i modi possano avere
diverse larghezze di banda.
6.2.1 Risposta in frequenza discreta
Consideriamo un sistema discreto eccitata in un punto x = x1 da una forza
periodica f (x, t) = F ej!t (x x1 ) (x puo essere un vettore per strutture bio tri-dimensionali), dove F e lampiezza della forza. Lampiezza della risposta
dinamica in un punto x = x2 puo essere espressa in termini dei modi propri
del sistema dalla (6.8)
X
W (!, x1 , x2 ) =
j (!) j (x1 ) j (x2 )F
(6.8)
j

dove

j (x)

e lautovettore del modo j-esimo e


j (!) =

!j2

1
!2 + i

j!

(6.9)

e la recettanza modale del modo j-esimo (!j e la frequenza naturale del modo
j-esimo). Come predetto, nella (6.9) si e assunto uno smorzamento viscoso,
ovvero
(6.10)
j = 2j !j = j !j .
In particolare, secondo il metodo dellhalf-power bandwidth (vedi Capitolo
4), si assume il fattore di smorzamento j proporzionale alla larghezza di
banda j in cui esso agisce (dimezzando la potenza), sebbene vari da modo
a modo e quindi dipenda dalla frequenza. Alternativamente, come mostrato
dalla (6.10), e possibile fare lipotesi di smorzamento strutturale con fattore di
perdita , ma ci
o comporta delle approssimazioni sulle equazioni che seguono
(che sono esatte nelle ipotesi di smorzamento viscoso).
Si osservi che i modi del sistema sono normalizzati rispetto alla massa
generalizzata, e per la proprieta di ortogonalita dei modi propri risulta essere
valida la (6.11)
Z
(x)

j (x) k (x)

jk

(6.11)

dove ( x) e la densit
a di massa e jk e il delta di Kronecker (che pero, in
questo caso, deve essere dotato di opportune dimensioni).
6.2.2 Densit
a di energia cinetica, potenza in ingresso e
conservazione dellenergia
Definita la risposta del sistema, e possibile esprimere il proncipio di
conservazione dellenergia in funzione delle caratteristiche modali del sistema.

6.2 Modello ED

99

La densit
a di energia cinetica mediata nel tempo in x = x2 e pari a
o
1 n1
DT (!, x1 , x2 ) = Re (x2 )! 2 W W =
2
2

X X 1
2
=
! 2 jk (!)
(x
)
(x
)|F
|
(x
)
(x
)
(x
)
j
1 k 2
2 j
2 k 2
4
j
k

(6.12)

dove
jk (!)

= Re{j (!)k (!)}

(6.13)

(lasterisco * sta ad indicare il complesso coniugato). In particolare, nella


(6.12), al secondo membro e scritto il prodotto di tre termini che dipendono,
nellordine, da frequenza, sorgente x = x1 e ricevitore x = x2 .
La potenza in ingresso mediata nel tempo e pari a
Pin =

X1
1
Re{i!W (!, x1 , x1 )F } =
!2
2
2
j

dove
jj

=h

2
2
j jj (!) j (x1 )|F |

1
!j2

2
!2

j!

(6.14)

(6.15)

Integrando la densit
a di energia cinetica sullintero sistema, e possibile
calcolare lenergia cinetica totale. Dalla proprieta di ortogonalita (6.11), segue
che per ogni modo j-esimo vale
Pin,j (!) = 2

j Tj

(6.16)

dove Tj e lenergia cinetica associata al modo j-esimo. La (6.16) e di certo un


enunciato di conservazione dellenergia scritto modo per modo. In particolare,
si approssima lenergia totale al prodotto di due volte lenergia cinetica totale
per il termine j (che pu
o essere sostituito da 2j !j o j !j a seconda del
modello di smorzamento adottato).
6.2.3 Coefficienti di influenza energetici
Andiamo ora ad asplicitare i coefficienti di influenza energetici in termini
dei modi del sistema. Si suppone che leccitazione applicata a diversi sottosistemi sia scorrelata, e pertanto e possibile considerare le eccitazioni una alla
volta. In particolare, supponiamo di applicare uneccitazione spazialmente distribuita del tipo rain-on-the-roof (pioggia sul tetto) sul sottosistema s e che
agisce su una banda di frequenza . Per sollecitazione rain-on-the-roof si intende uneccitazione casuale spazialmente distribuita, che sia delta-correlata
e la cui ampiezza sia proporzionale alla densita di massa locale (x) (ovvero
Sf0 (x, !) = Sf (!)(x)), mentre la densita spettrale di cross-correlazione e nulla. In questo modo, leccitazione applica delle forze modali uguali a tutti i

100

6 I coefficienti di influenza energetici (dai modi allenergia)

modi del sottosistemi e inietta energia mediante le onde in maniera eguale


in tutti i punti del sottosistema eccitato. In queste circostanze, il contributo
della media quadratica delleccitazione f 2 nella banda in frequenza ! e
f2 =

1 2
|F | = Sf (!)(x) !,
2

(6.17)

dove la densit
a spettrale Sf (!) potrebbe essere una funzione della frequenza,
ma nel corso della trattazione e considerata costante per convenienza.
Fatte le dovute considerazioni sul tipo di eccitazione, e possibile calcolare
lenergia cinetica, mediata nel tempo e in frequenza, e la potenza in ingresso,
mediata nel tempo.
In particolare, la media in frequenza dellenergia cinetica del sottosistema r
per una potenza in ingresso nel sottosistema s e ottenuta integrando la (6.12)
sul sistema sorgente s e sul sistema ricevente r (in quanto stiamo parlando
di una densit
a di energia), oltre che sulla banda in frequenza considerata ,
ovvero
Z
1
T (r) =
DT (!, x1 , x2 )d! dx1 dx2 .
(6.18)
!2;x1 2s;x2 2r
Nel caso di eccitazione rain-on-the-roof, e possibile scrivere energia cinetica media nel sottosistema r e potenza in ingresso media nel sottosistema s
rispettivamente come
XX
(s) (r)
T (r) = 2Sf
(6.19)
jk jk jk
j

(r)

Pin = 2Sf

(s)
jj

(6.20)

jk (!) d!

(6.21)

jj

dove:

jk

1
!2 4

!2

e la cross-modal power mobility, che dipende solo dalle frequenze naturali


e dalla larghezza di banda dei modi;

Z
(r)
(x) j (x) k (x) dx
(6.22)
jk =
x2r

e il cross-mode partecipation factor, che dipende solo dalla correlazione


spaziale tra il modo j-esimo e il modo k-esimo nel sottosistema r.
(r)

Lintroduzione dei termini jk e jk permette di suddividere la caratterizzazione spaziale da quella in frequenza. Nei paragrafi successivi tali termini
sono trattati pi
u approfonditamente.

6.2 Modello ED

101

Dalla (6.20) si evince come la potenza in ingresso sia la somma delle potenze in ingresso di ogni modo, mentre dalla (6.19) si evince come lenergia cinetica sia la somma dei termini modali incrociati che coinvolgono una coppia
di modi alla volta.
A questo punto, e possibile ricavare i coefficienti di influenza energetici.
Infatti, come gi
a scritto allinizio di questo paragrafo, il generico elemento Ars
e lenergia (mediata nel tempo e in frequenza) nel sottosistema r per unit
a
di potenza (mediata nel tempo e in frequenza) in ingresso nel sottosistema s.
Pertanto, e possibile scrivere
Ars =

E (r)
(s)

Pin

2T (r)
(s)

Pin

P P
j

(s) (r)
jk jk jk
.
(s)
j jj jj

(6.23)

Si osservi che i termini Ars sono esatti, perche non e stata fatta alcun tipo
di ipotesi oltre alla linearit
a del sistema e alleccitazione non correlata.
Integrali di frequenza

jk

jj

Il termine jk (Cross-modal power mobility) e un integrale di frequenza la


cui ampiezza dipende innanzitutto dalle frequenze naturali dei modi j-esimo
e k-esimo. Tale integrale va calcolato su una banda in frequenza scelta
in maniera opportuna. Data la (6.21), ricordando lespressione di jk (6.13),
e chiaro che jk e piccolo a meno che i modi j-esimo e k-esimo non siano
entrambi risonanti in , ovvero !j , !k 2 . Inoltre, jk e particolarmente
grande se i modi si sovrappongono, ovvero qualora le loro larghezze di banda
half-power giacciono luna sullaltra. In questo caso si parla di overlap.

Figura 6.2: esempio di overlap.


La condizione analitica per avere overlap e
|!j

!k |

(6.24)

Un altro termine particolarmente grande e il termine di auto power mobility


nel caso in cui il modo j-esimo sia risonante in .
Vediamo ora in dettaglio lespressione analitica dei termini jj e jk . Nellipotesi di smorzamento piccolo (tale da poter lavorare con modi reali) e
jj

102

6 I coefficienti di influenza energetici (dai modi allenergia)

costante, quando i modi sono risonanti gli integrali di frequenza possono essere
approssimati come
1
(6.25)
jj =
8 j
jk

(!j + !k )2 ( j + k )
1
h
i
16 ! 2 + ! 2 2 + ( ! +
2
j j
k !k )
j
k

(6.26)

Queste espressioni sono esatte se il limite di integrazione e (0, 1), qualsiasi


sia il livello di smorzamento. La (6.26) puo essere ulteriormente semplificata se
le larghezze di banda dei modi j e k sono uguali. Quindi, se j = k = ,
risulta
1
1
1
(6.27)

2 = jj

2
jk =
8
! !
! !
1+ j k
1+ j k
dove tutti i termini
essere riscritta come

jj

relativi a modi risonanti sono uguali. La (6.27) puo


jk

dove
jk =

jj jk

(6.28)

2
Mjk
1
=
2
2
1 + Sjk
1 + Mjk

Sjk =
Mjk =

|!j

!k |

1
=
Sjk
|!j

(6.29)
(6.30)

!k |

(6.31)

In particolare, Mjk e il fattore di sovrapposizione modale dei modi j e k,


mentre Sjk e la separazione modale dei due modi. Il termine jk agisce come
un filtro, che determina quali coppie di modi contribuiscono significativamente
alla risposta totale: jk e prossimo allunita se i modi j e k si sovrappongono,
altrimenti e prossimo a zero. Approssimativamente, possiamo scrivere
(
1, se |!j !k | < (overlap)
jk =
(6.32)
0, se |!j !k | < (no overlap)
Fattori di partecipazione
(r)

(r)
jk

(r)
jj

Il termine jk (Cross-mode partecipation factor ) indica la correlazione della coppia di modi (jk) allinterno del sottosistema r. Per la (6.11), il principio
di ortogonalit
a dimostra che i modi globali j (x) e k (x) non si accoppiano
(non scambiano energia) sullintero sistema essendo ortogonali, e quindi ogni
modo compie lavoro solo su se stesso. Diversamente, se si considera un singolo
sottosistema, i due modi riescono a scambiarsi energia localmente, ottenendo

6.2 Modello ED

103

(r)

proprio il fattore di partecipazione jk . Per ogni sottosistema r, e possibile


individuare quali sono le coppie che si scambiano pi
u energia. Tale passaggio e
fondamentale perche i fattori di partecipazione compaiono sia nellespressione
dellenergia cinetica che in quella della potenza. In particolare, nellespressione
(s)
(r)
di T (r) sono presenti sia jk che jk , che rappresentano lenergia che i modi
globali j (x) e k (x) si scambiano rispettivamente nel sottosistema sorgente
(s)
s e in quello ricevente r. Nellespressione di Pin , invece, compare il fattore di
(s)
auto-partecipazione modale jj , che indica come viene assorbito lo spettro di
(s)

potenza Sf dal j-esimo modo. In particolare, il termine jj fornisce unindicazione dellenergia cinetica immagazzinata nel sottosistema s dal modo j, e
pertanto permette di classificare se il modo j e globale o locale:

(s)

se jj e grande per la maggior parte dei sottosistemi appartenenti al


sistema, allora il modo j-esimo e un modo globale, cioe la sua energia
cinetica e estesa globalmente su tutto il sistema;
(s)
se jj e significativo solo per pochi sottosistemi, allora il modo j-esimo
e un modo locale, cioe la sua energia cinetica tende ad essere contenuta
solo in quei pochi sottosistemi.
I termini di auto partecipazione modale devono essere necessariamente
positivi, mentre i termini incrociati possono essere sia positivi che negativi.
Infatti, poiche ogni sistema di modi propri e ortogonale sullintero sistema
strutturale, se questultimo e costituito da Ns sottosistemi, allora deve valere
la relazione
Ns
X
(s)
(6.33)
jk = jk
s=1

opportuno sottolineare (Ref. [14],[27],[28]) che il valore medio (sui modi


E
presenti) del fattore di autopartecipazione nel generico sottosistema s e pari
al rapporto tra la densit
a modale nel sottosistema s e la densita modale in
tutto il sistema, ovvero
(s)
ns
E jj = s =
(6.34)
ntot

dove ntot e la densit


a modale totale nel sistema (la somma delle densita modali
di tutti i sottosistemi), ns e la densita modale nel sottosistema s e quindi s
e la frazione di densit
a modale del sottosistema s.
6.2.4 Alcune propriet
a dei coefficienti di influenza energetici
Supponendo, per convenienza, che lo smorzamento sia costante per tutti i
modi, i coefficienti di influenza soddisfano due proprieta:
Ars

(6.35)

104

6 I coefficienti di influenza energetici (dai modi allenergia)

Ars =

(6.36)

Si osservi che la (6.36), ovvero che la somma di una generica colonna


della matrice A e uguale a 1/ e una conseguenza del principio di conservazione dellenergia. Se invece i modi hanno diversi livelli di smorzamento,
allora tale relazione non puo essere sviluppata direttamente per le energie
dei sottosistemi, ma e possibile scrivere una relazione simile per le potenze
dissipate.
Infine, se lo smorzamento e piccolo, tale che il contributo dei modi non risonanti in possa essere trascurato, alla luce di quanto detto sinora e possibile
semplificare la (6.23) come
Ars =

P P
j

(s)

jk jk
P (s)
k

(r)
jk

(6.37)

jj

dove in questo caso si considerano solo i modi risonanti in .

6.3 Relazione tra SEA e EDA


Nei paragrafi 6.1 e 6.2 sono state analizzate le condizioni di validita di un
modello SEA e EDA, rispettivamente. In particolare, riassumendo, un modello
ED per la sua validit
a richiede semplicemente lipotesi di linearita del sistema
e di eccitazioni non correlate. Un modello SEA richiede un numero considerevole di ipotesi (oltre alle due appena citate), e pertanto non e scontato che,
come si potrebbe pensare, linversa della matrice dei coefficienti di influenza
energetici A sia una matrice proper-SEA o quasi-SEA. In questo paragrafo
ci proponiamo di determinare sotto quali condizioni e possibile invertire la
matrice A ottenendo la matrice di un modello quasi-SEA L. Inoltre, tali condizioni sono indicative della possibilita di utilizzare un modello SEA-like per
la descrizione del comportamento del sistema, ovvero quando i risultati SEA
sono significativi.
Affinche L sia una matrice SEA e necessario che la somma dei termini
della colonna r-esima sia pari a !r e che i termini al di fuori della diagonale
principale soddisfino il principio di consistenza.
La matrice A pu
o essere scritta come
A=

1
(I
!

(6.38)

dove:

I e la matrice unitaria;
lo smorzamento, rispettando le convenzioni del modello SEA classico, e
espresso in termini di fattore di perdita;

6.3 Relazione tra SEA e EDA

105

i termini della matrice sono espressi da


rs =

P P
j

rs

(r)

jk jk
P (s)
k

(s)
jk

(6.39)

jj

La somma delle colonne della matrice , cos espressa, e nulla.


La matrice inversa X = A

pertanto puo essere scritta come


X = !I + !C

C = (I

(6.40)

= ( + 2 + 3 + . . . ).

(6.41)

Poiche e nulla la somma delle colonne della matrice , allora e nulla anche la
somma delle colonne della matrice C. Inoltre, riscrivendo la matrice come
!
1
= diag P (s)
(6.42)
j

dove

jj

e una matrice simmetrica cos espressa


X (s)
XX
=
jk
jj rs
j

(r) (s)
jk jk

(6.43)

segue che 2 , 3 , . . . e quindi C nella (6.41) sono ottenuti dal prodotto di una
matrice simmetrica per una matrice diagonale, come si evince dalla (6.42).
A questo punto e possibile osservare che la matrice X trovata e costituita
dalla somma di due matrici, in accordo con la formulazione SEA (6.6); in
particolare, la matrice !I (diagonale) e la matrice dei coefficienti di perdita
diretta legati alla dissipazione interna; la matrice C rappresenta la matrice dei
coefficienti di perdita per accoppiamento, con elementi fuori dalla diagonale
Crs = rs . Ovviamente, affinche la trattazione sia corretta, e necessario che
gli elementi di C soddisfino la relazione di consistenza, ovvero
nr Csr = ns Csr .

(6.44)

P (r)
La (6.44) e verificata se il rapporto j jj /nr e costante per tutti i sottosistemi, il che significa che i modi nella banda in frequenza scelta sono tali
che
(r)
(r)
= r
(6.45)
jj = E
jj
(r)

(r)

dove jj e il valore medio di jj per tutti i modi nella banda in frequenza .


Pertanto, il principio di reciprocita e soddisfatto se per la banda in frequenza
(r)

scelta, il valor medio jj approssima sufficientemente bene la frazione


di densit
a modale espressa nella (6.34): ci deve essere un numero sufficiente
di modi nella banda , e la loro energia cinetica deve essere, mediamente,

106

6 I coefficienti di influenza energetici (dai modi allenergia)

rappresentativa di tutti i modi del sistema, in termini di distribuzione di


(r)

energia cinetica attraverso il sistema. Inoltre, poiche jj dipende solo dalle


deformate modali dei modi in , il principio di consistenza non e influenzato
ne dal livello di smorzamento ne dalle caratteristiche della giunzione tra i
sottosistemi.
Possiamo quindi concludere che la matrice X cos determinata soddisfa sia
il principio di conservazione dellenergia che, nel caso in cui valga la (6.45),
il principio di consistenza. Essendo soddisfatte le due condizioni necessarie
del modello SEA, e possibile aermare che la matrice X e una matrice quasiSEA. In generale, per
o, la matrice X non soddisfa le cosiddette condizioni
desiderabili, e quindi non e una matrice proper-SEA. In particolare, nella
matrice X e possibile che:

i fattori di perdita per accoppiamento siano negativi;


i fattori di perdita per accoppiamento indiretto possano essere non nulli,
e quindi possano esserci termini Crs non nulli per sottosistemi r e s non
fisicamente accoppiati;
i fattori di perdita per accoppiamento sr e rs dipendano sia dalle propriet
a globali dellintero sistema, sia dalle proprieta locali dei due sottosistemi
(specialmente se lo smorzamento e piccolo);
i fattori di perdita per accoppiamento generalmente dipendano dal fattore di perdita per smorzamento , soprattutto se lo smorzamento e
sufficientemente piccolo.

Riassumendo, il CPP vale e il sistema puo essere modellato utilizzando un


approccio quasi SEA, ma a dierenza del SEA classico e necessario tenere in
conto anche le potenze scambiate tra sottosistemi non fisicamente collegati.
Mediante un esempio numerico, riassumiamo quanto detto sinora, evidenziando quando i risultati di unanalisi SEA sono rappresentativi della risposta del
sistema.

6.4 Esempio numerico


Consideriamo il sistema in Figura 6.3 che comprende quattro aste in linea
soggette a vibrazioni assiali. Le aste sono dello stesso materiale, e dieriscono
per lunghezza e area della sezione trasversale. In particolare, le lunghezze
sono state scelte in maniera tale che il rapporto tra le lunghezze di due aste
sia irrazionale. In Tabella 6.1 sono riportate le proprieta geometriche delle
aste (le lunghezze sono riportate alla quarta cifra decimale).
La densit
a modale dellintero sistema e ntot = 1, e quindi il fattore di
sovrapposizione modale e uguale al prodotto !. I modi propri del sistema
sono calcolati mediante lanalisi modale.
(r)
La Figura 6.4 mostra i fattori di partecipazione modale jj per i primi
cento modi propri per ogni sottosistema (j = 1, . . . , 100; r = 1, . . . , 4). Inoltre,
per ogni sottosistema, la linea tratteggiata e rappresentativa del valore della

6.4 Esempio numerico

107

Tabella 6.1: propriet


a geometriche delle aste (unita arbitrarie).
Asta

Area

Lunghezza

1
2
3
4

1
0.4
0.9
0.6

0.5171
0.8885
0.7072
1.0288

0.1646
0.2828
0.2251
0.3275

(r)

frazione di densit
a modale r . Dalle figure si nota che i jj sono pi
u o meno
uniformemente distribuiti a seconda del sottosistema considerato, ma in ogni
(r)

caso si percepisce che il valor medio jj coincide proprio con r . Tale convergenza non e verificata in assoluto, ma dipende dal numero di modi considerato,
come mostrato in Figura 6.5.
La Figura 6.5 mostra che la media in frequenza dei fattori di parteci(r)

pazione jj (rapportata alla frazione di densita modale r del sottosistema r


considerato) su una banda in frequenza centrata sulla frequenza naturale
del 50-esimo modo proprio e una funzione del numero di modi contenuti nella
banda. In particolare, la media dei fattori di partecipazione tende alla frazione
di densit
a modale del sottosistema considerato solo se si considera un numero
di modi sufficiente (nel caso rappresentato, sono necessari almeno 10 modi
per avere convergenza). Questa convergenza indica, in accordo con la (6.45),
che e possibile utilizzare un approccio quasi-SEA solo qualora nella banda in
frequenza considerata vi e un numero di modi sufficiente.
La Figura 6.6 mostra i fattori di perdita per accoppiamento diretto e indiretto !nr sr , in funzione di ! per una banda in terzi dottava centrata sulla
frequenza propria del 50-esimo modo proprio di vibrare. Tale banda contiene
13 modi propri. Su questa banda in frequenza, la larghezza di banda half-power
= ! e ritenuta costante, in modo tale che il fattore di sovrapposizione
modale non dipenda dalla frequenza. I risultati calcolati sono approssimati,
in quanto, come precedentemente giustificato, sono ignorati gli eetti dei modi non risonanti in questa banda ed inoltre per il calcolo dei termini jk e
usata lespressione approssimata (6.27) piuttosto che quella esatta. Gli errori
introdotti da queste approssimazioni sono significativi solo per alti valori di
= !, quando il valore del fattore di sovrapposizione modale diventa elevato. In ogni caso, pu
o essere ancora adottato un approccio quasi-SEA. In
particolare, dalla Figura 6.6 si osserva che:

Figura 6.3: sistema strutturale costituito da quattro aste in linea.

108

6 I coefficienti di influenza energetici (dai modi allenergia)

alcuni fattori di perdita per accoppiamento indiretto sono negativi, e tendono asintoticamente a zero per elevati valori dei fattore di sovrapposizione
modale;
per tutti i coefficienti di accoppiamento (sia diretto che indiretto) vale
luguaglianza !nr sr = !ns rs , ovvero vale il principio di consistenza
richiesto da un approccio SEA.

(r)

Figura 6.4: fattori di partecipazione jj (+) per i primi 100 modi propri e (- -) frazione di densit
a modale r per le quattro aste.

6.4 Esempio numerico

109

Da quanto detto, si pu
o evincere che e possibile passare da un modello
EDA ad un modello SEA quando:

il valore del fattore di sovrapposizione modale e elevato;


la banda in frequenza su cui sono calcolati i valori medi deve contenere
un numero sufficiente di modi.

Pertanto, i risultati statistici ottenuti da un approccio SEA sono rappresentativi della risposta dellintero sistema strutturale solo se sono valide le
condizioni suddette.

Figura 6.5: andamento della media in frequenza del fattore di partecipazione


(r)
jj ,

rapportato alla frazione di densita modale r , in funzione del numero di


modi presenti nella banda.

110

6 I coefficienti di influenza energetici (dai modi allenergia)

Figura 6.6: fattori di perdita per accoppiamento diretto e indiretto !nr sr


funzione del fattore di sovrapposzione modale !.

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
15)
16)
17)
18)

Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).


Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
Sistema Tubo e Pistone.
Introduzione allAeroelasticit.
Instabilit Supersonica di un Pannello.
Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
Similitudini
Introduzione al FEM spettrale.
Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo
Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

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Mechanical Systems and Signal Processing


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Letter to the Editor


Structural similitudes for the dynamic response of plates and assemblies of plates

article info

abstract

Keywords:
Structural similitude
Energy distribution approach
Scaling laws

A structural similitude is proposed for the analysis of the dynamic response of plates or
assemblies of plates. The similitude is defined by invoking the energy distribution
approach which allows the representation of all the fundamental parameters. Then, the
similitude laws are defined by looking for equalities in the structural responses. Two
test cases are herein discussed: the first involves a single plate response and the second
is related to an assembly of two plates. Only the bending waves are taken into account.
If the original damping values are kept, a complete similitude is defined in both the
cases which allows to enlarge or reduce independently the plate surfaces and the
thickness. An approximate similitude is defined if the damping is modified: in this case
only a mean response can be predicted in similitude.
& 2010 Elsevier Ltd. All rights reserved.

1. Introduction
It is well-known that the possibility to transport the same engineering problem in different scales can offer several
advantages. Thinking only to the geometry, a very small object could be investigated in a scale larger than the original one,
so making easy the location of a given set of sensors. On the contrary, very large structural components can be analysed in
a standard laboratory by using a concentrated set of excitation and acquisition instrumentation and with small surfaces to
be controlled.
The theory of the models and the analysis of the possible similitudes and analogies is a very large branch of
the engineering literature and cannot be replicated here. An interesting summary of the similarity conditions between
a full-scale model and a scaled one, by using the modal approach, is given in [1], with specific reference to dynamic
response. A more general view of the problem is in [2], even if the main textbooks about this subject are the work
in [3,4].
The approach of the similitudes between models is largely used in the aeroelastic tests where, during the wind tunnel
measurements, the aircraft component is designed to represent the same natural frequencies or flutter speed and/or the
wind-tunnel data have to be correlated to the flight-test ones, [5].
The relationships among mode shapes, natural frequencies, damping loss factors and energies are in [6] where the
energy distribution approach (EDA) is introduced. EDA was specifically used in order to predict the original and scaled
responses of linear dynamic systems, [79]. In detail, some investigations for a simple plate are in [7], and the extension to
two plates is in [8]; the scaling between structural components with different modal density (a beam coupled with a plate)
is introduced in [9]. The configurations were very simple but the results were very attractive when comparing them to
those obtainable with large finite element models.
In the present work, the idea is to enlarge the number of parameters in order to generate a complete similitude and to
set-up similitude laws for some coefficients able to represent some of the items to be investigated.
The adopted approach would formally invoke the process of full dimensional analysis, [3], but here it is preferred to
work with the energy distribution approach (EDA) that allows the investigation of a dynamic system via the modes and
natural frequencies in order to determine the power input and the energy associated to each subsystem.
The work, after these introductive remarks, presents in Section 2 a summary of EDA. This approach is then used to
define a similitude with a parent model tailored for representing some specific items under observation. Section 3 contains
the numerical investigations concerning the dynamic response of a simple bending plate and an assembly of two bending
plates.
0888-3270/$ - see front matter & 2010 Elsevier Ltd. All rights reserved.
doi:10.1016/j.ymssp.2010.10.004

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970

Letter to the Editor / Mechanical Systems and Signal Processing 25 (2011) 969980

Despite their simplicity, the results show promising applications of the proposed similitude laws.
List of symbols
AEIC
A
AEIC
rs
cB
E
E
f(P, t)
h
iu
mgen
n
NM
NP
NS
Pinput
P(r)
in
Sf
T(r)
t
x

Gjk
d

Z
m
n
r

fj
cjk
O

o
oj

energy influence coefficient matrix


surface area of the plate
rsth member of the AEIC matrix
bending wavespeed
energy vector
Young module
excitation function of space, P, and time, t
plate thickness
imaginary unit
generalized mass
modal density
number of modes
number of points of the graph (frequency resolution of the response)
number of subsystems
power input vector
power input to the rth subsystem
spectral density force function
kinetic energy of the rth subsystem
time variable
spatial coordinate vector
modal operator between jth and kth mode
Dirac d- function
damping loss factor
modal overlap factor
Poisson module
mass density
jth eigenvector
modal spatial operator between jth and kth mode
generic frequency interval
radian excitation frequency
jth eigenvalue

2. The energy distribution approach (EDA)


EDA is here recalled in order to define a similitude between original and scaled models.
2.1. Some remarks on EDA
A structural (or structural-acoustic) dynamic model can be assembled by using a deterministic model based on its mode
shapes and natural frequencies. This model can be now named as original.
EDA allows using the eigensolutions (natural frequencies and global mode shapes) in order to obtain the distribution of
energy in each subsystem. The structural subsystem is defined as a spatial domain characterised by specific waves. The
system can be thought as an assembly of NS subsystems in which NM modes are resonating at each excitation frequency.
Then, using EDA, it is possible to estimate the energy unknown vector, E, for a given power input vector, Pinput; this is done
evaluating the energy influence coefficient matrix, AEIC:
E AEIC Pinput ,

with
AEIC
rs

PP
j

s r
k Gjk cjk cjk
s
j j j Gjj cjj

Zo

with

r,s 2 f1, . . . ,NSg

j,k 2 f1, . . . ,NMg

Eq. (1) is directly evaluated by using a modal expansion theorem. Therefore, it is an exact relationship representing an
energy balance. The use of an analytical relationship strengths the successive mathematical derivation instead of an energy
balance equation based on the SEA formulation.

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971

Letter to the Editor / Mechanical Systems and Signal Processing 25 (2011) 969980

The energy response is defined in terms of some global parameters which depend on the modal properties of the
system. The spatial coupling parameter for the generic rth subsystem is the following:
Z
r
cjk

rxfj xfk x dx:


3
x2r

This term depends on the global mode shapes acting within the rth subsystem: specifically, the cjk term measures the
generalised work inside the rth subsystem due to interaction between the jth and kth modes. The modes can be considered
r
lagrangian coordinates and then the cjk term expresses the work of the generalised force (represented by the jth mode) for
the generalised displacement (represented by the kth mode).
The global mode shapes are considered mass-normalised and then the cjk terms are dimensionless. Further, for a single
system, the only non-zero terms are the cjj thanks to the well-known orthogonality property.
The frequency dependent members are here recalled:
"
!
!#
Z
1
1
1
2
Gjk
o Re
4
d o:
4O o2O
o2j $o2 iuZj o2j
o2k $o2 iuZk o2k
The frequency response operators can be approximated, [6]:

Gjj ffi
Gjk ffi

1 p
,
8O Zj oj

oj ok 2 Zj oj Zk ok

16O o2 $o2 2 Zj o2 Zk o2 2
j

The term O represents a generic frequency band in which the system response is interrogated for a given excitation.
Two approximations can be invoked: they are named large and small terms. The first represents the situation in which
two modes well-overlap o2j ffi o2k ; the second is associated to the case in which two modes do not welloverlap,o2j $o2k 2 bZj o2j Zk o2k 2 . In the next section, both will be explicitly expressed when dealing with the similitude.
It has to be further noted that in EDA, (i) the loading was assumed to be proportional to mass density with zero crossspectral density Sf, [6], and then (ii) being Sf represented by the dimensional product of a squared force by a velocity
F2 LT$1 .
The expressions of the input power to the sth subsystem and the kinetic energy for the rth subsystem complete the
dynamic set for the analysis:
X
s
s
PIN
2Sf
2Zj oj Gjj cjj ,
7
j

T r 2Sf

XX

r
Gjk cs
jk cjk :

The full development and complete set of equations are in [6].


2.2. Definition of the similitude
As announced, a full dimensional analysis is outside the aims of the present work. Here, it is intended to represent the
fundamental variation of the few parameters that allow building an useful similitude. This similitude must be able to
represent the dynamic response. The scaled model will be different from the original one: some of the parameters are
increased, others will be reduced. It is expected to find the similitude laws for the selected parameters.
This work is based on the following choices:

' The models under investigations are represented by bending plates.


' It is assumed that the material of the plates does not change: any variation of this can be interpreted as a variation in

'
'

the distribution of the natural frequencies. For a generic assembly there is the possibility, in principle, of changing the
material of each plate. This choice enlarges the possibility of getting the same results with different similar
configurations, but it has been preferred to neglect the possibility to introduce this parameter, too, in order to keep the
analysis as simple as possible. It is also easy to consider that in an experimental laboratory, the variation of the
dimensions is a step easier than to change the material.
The plates are excited by concentrated harmonic forces, f P,t FodPe$iuot .
The structural damping is such that the system response can be obtained by using the real mode shapes and undamped
natural frequencies: more complicated models, based on the complex mode shapes, do not add further contributions to
the present developments and results.

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972

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The field of investigation is restricted to the analysis of the values of area, A, thickness, h, damping, Z and forces, F, since
it is further assumed that Fo F. The overline will always denote the scaled items. Then, a similitude is searched with
this set:
rA

A
,
A

rh

h
,
h

rF

F
,
F

rZ

Z
:
Z

It is assumed that the global mode shapes, after imposing the similitude, remain unaffected:

fj f j :

10

As consequence, one gets that the scaled spatial coupling parameters are equal:
Z
Z
r
r
c jk
r xf j xf k x dx
rxfj xfk x dx cjk
:
x2r

x2r

11

Having assumed to work with bending plates, the natural frequencies are modified with the parameter ro , being
ro rh =rA .
The scaled auto and cross-modal frequency response operators are here defined:

G jj ffi
G jk ffi

8OZ j o j

8OZj rZ oj ro

Gjj

1
,
rZ ro

3
ro
rZ oj ok 2 Zj oj Zk ok

4 o2 &o2 2 r 4 r 2 Z o2 Z o2 2
16O ro
o Z j
k
j

12

13

These cross terms cannot be directly posed in similitude: the quantities involved are different functions of the scaling
parameters defined for the natural frequencies and for the modal damping. The approximations before introduced are here
used: they are named large and small terms.
The situation in which two modes well-overlap o2j ffi o2k is as follows:
large

G jk

ffi

p oj ok 2 Zj oj Zk ok 1
,
rZ ro
16O
Zj o2j Zk o2k 2

14

whereas if the two modes do not well-overlap, o2j &o2k 2 bZj o2j Zk o2k 2 :
small

G jk

ffi

p oj ok 2 Zj oj Zk ok rZ
:
16O
ro
o2j &o2k 2

15

Then, the scaled auto and cross modal large and small terms are, respectively:

G jj

1
G ,
rZ ro jj

large

G jk

small

G jk

16

1
Glarge ,
rZ ro jk

17

rZ small
G
:
ro jk

18

It is evident the effect of a given modification of the damping between the original and scaled models. The role of the
cross-modal terms is not exactly reproduced if rZ a1, even for the same distribution of the natural frequencies. This was
already studied and discussed for a number of cases in which scaled finite element models were obtained just increasing
the original damping value, [8], in order to reduce the computational efforts.
According to the choice of scaling parameters, the excitation can be scaled, [6]:
S f Sf

rF2
rmass

19

being
rmass rA rh :

20

For the sake of completeness, it is useful to derive all the remaining parameters of the EDA with the scaling procedure:
!
"
2
r2 X 1
s
s rF
P IN 2Sf F
Gjj cs
PIN
,
21
jj
rmass j ro rZ
rmass

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973

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ffi 2Sf

!
"
rF2 XX 1
rF2
r
Gjk cs
cjk T r
:
jk
rmass j k ro rZ
rmass ro rZ

22

The scaled energy coefficients are


A rs

Ars
:
ro rZ

23

Rather than discuss the overall development, it is here preferred to apply the scaling procedure to simple test cases in
which the effect of the several parameters can be easily analysed and discussed.

3. Numerical test cases


Table 1 reports the results of the most important parameters for the plate response (or an assembly response) in terms
of the given set of parameters.

3.1. The response of a single plate


A single plate undergoing bending vibration is considered. It is rectangular with simply supported edges and made of an
homogeneous material; it is located in the xy-plane of generic Oxyz reference system.
The analytical modal frequency response, the structural velocity at the point R(xR; yR), is here recalled for a mechanical
excitation acting at the point S(xS;yS):
vo; S,R

fj Sfj R
iuoFo X
:
2 %o2 iuZo2
mgen
o

j
j
j

24

The symbol mgen denotes the plate generalised mass. The natural radian frequencies can be obtained from the relation:
sffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi "
! "2 ! "2 #
2
pjy
Eh
pjx
oj

,
25
Lx
Ly
12r1%n2
and the mode shapes are given by
!
" !
"
x
y
fj S sin jx p S sin jy p S :
Lx
Ly

26

The jth mode is mapped into wavenumber space with the two associated integers jx and jy. It is very simple to check
that the scaled response can be written as follows:
vo; S,R

fj Sfj R
rF iuoFo X
;
2
2
2r
rmass mgen
oj ro %o2 iuZo2j ro
Z
j

27

Table 1
Derived parameters for single plates or assemblies of plates.
Natural frequencies

later defined

Bending wavespeed

cB ph1=2

Mass
Modal density
Modal overlap factor

mpAh
A
np
h
mpnZ

Frequency terms

Eq. (16)
Eq. (17)
Eq. (18)

Spectral density

Eq. (19)

Energy

Eq. (22)

Square velocity

T
v2 p
m

ro rh rA%1
1=2

rc rh
rmass rh rA
rn = rh% 1 rA
rm rh%1 rA rZ

rG ' rh%1 rA rZ%1

rG ' rh%1 rA rZ%1


rG ' rh%1 rA rZ

rS rh%1 rA%1 rF2

rT rh%2 rZ%1 rF2

rsv rh%3 rA%1 rZ%1 rF2

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974

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the modified natural frequencies are


vffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi 2
u
!2 3
" #2
2
u
Eh
p
j
p
j
t
x
y
4
5 oj rh
oj

rA
12r1#n2
Lx
Ly

28

From Eqs. (27) and (28), it descends that only for rh = rA the scaled plate will work with the same eigensolutions as the
original ones. To get exactly the same local response, it has to be verified that rZ 1 and rF rmass rh rA : this choice is
unique, if only the area and the thickness are modified.
Figs. 1 and 2 illustrate the local behaviour of the dynamic response (modules of the local velocity) for two scaled
models. In Fig. 1, the plate is larger and thicker than the original one; in Fig. 2, the similitude procedure leads to a reduction
of both plate surface and thickness. On the right side of each figure, the complete set of parameters is reported: this is also
reported in Table 2.

Fig. 1. Single plate response (I-A) for a generic couple of sourcereceiver points: velocity (m/s) vs. frequency (Hz).

Fig. 2. Single plate response (I-B) for a generic couple of sourcereceiver points: velocity (m/s) vs. frequency (Hz).

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975

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Table 2
Configurations for the single plate response.
#

rZ

rA

rh

rF

ro

rmass

I-A
I-B
I-C
I-D
I-E

1
1
2
1
2

4
0.4
0.4
0.7
0.5

4
0.4
0.4
0.5
1.0

16
0.16
0.226
0.296
1

1
1
1
0.714
2

16
0.16
0.16
0.35
0.5

NP= 300, NM= 850, Z 0:03. A= 1.05, h = 0.002, F= 1.

Fig. 3. Single plate response (I-C) for a generic couple of sourcereceiver points: velocity (m/s) vs. frequency (Hz).

The variation of the damping changes the response amplitude, Fig. 3, as expected; there, the variations of the rh and rA
are still such that the natural frequencies are kept: this is true in all the frequency range. The real poles of the system are
kept while the amplitudes are reduced in this case of augmented damping.
Even keeping the same material, a plate larger or smaller than the original one can be used for numerical modelling
and/or for experimental purposes with the obvious advantages that each configuration can allow.
Variations of the thickness and the area such that rh arA , lead to a modification of the distribution of the natural
frequencies, Figs. 4 and 5. In both figures, the top parts present the results of the simple numerical interrogations of the
original and scaled models, while in the bottom ones, the re-modulated responses are shown.
Specifically, the curves referring to the similitude responses are plotted as follows:

! the frequency axis is oro ;


pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
! the velocity axis presents the quantity v rh =rA .
Having defined a similitude according to the content of the Table 1, it is always possible to switch from a representation
to another according to the scaling laws of the involved parameters. This step can be performed by modifying both the axes
and thus by invoking the similitude in the reversal direction.
#1
The test presented in [7] is a particular one obtained with: rh = 1, rA b, rZ b , rF = 1 and then rsv = 1. The symbol b
denotes a scaling coefficient, with b o1; all the analysis was made in terms of a given variation of b. There, the presented
responses were not re-modulated since a reduction of the computational costs was pursued.
It has to be noted that in the Figs. 15, the source and the receiver points are acting in the same dimensionless locations.
The results are presented by using NP points for each graph and the frequency range of analysis is the half of the natural
frequency of the last natural mode.
The actual results allow the definition of a complete similitude, if rZ 1. The similitude is approximate if rZ a1: in such a
case only a mean response can be replicated, as already shown in [7].

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976

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Fig. 4. Single plate response (I-D) for a generic couple of sourcereceiver points: velocity (m/s) vs. frequency (Hz); (a) direct response, (b) similitude
response.

3.2. The response of a two plates assembly


This configuration is reported in [8] and involves two rectangular plates in which only bending waves are allowed to
travel. Along the common side, a pinned connection is assumed, thus allowing the continuity of the rotations and imposing
null displacements; then an analytical solution can be obtained in terms of uncoupled mode shapes; the detail is not given
here, Fig. 6.
The results coming from the classical modal analysis, (CMA), are thus compared with those predicted by the statistical
energy analysis (SEA), [10], and by invoking the similitude.
A further hypothesis is now necessary, since one has to work with plate 1 and 2; it is assumed that the similitude
coefficients, r, are the multiplier of each vector of parameters:
(

h1
h2

rh

h1
h2

A1
A2

rA

A1
A2

Z1
Z2

rZ

Z1
Z2 ,

F1
F2

rF

F1
F2

29

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977

Fig. 5. Single plate response (I-E) for a generic couple of sourcereceiver points: velocity (m/s) vs. frequency (Hz); (a) direct response, (b) similitude
response.

The similitude involves all the parameters in the same way; clearly, it is possible to study also the case in which each of
the parameters, belonging to the given plate, is scaled independently, but this falls outside the aims of the present work.
The terms in Eq. (13) are the problem of any scaling choice since the Gjk do not scale as the Gjj and further, by invoking
the approximations it was shown that the terms Gsmall
scale with different combination of ro and rZ if compared with
jk
Glarge
.
jk
Again, a complete similitude can be obtained only by using rZ 1.
Here, the mean square out-of-plane velocities, W1 and W2, of each plate are investigated as results of an average over
three mechanical driving points on the first plate.
The results of a complete similitude are given in Figs. 7 and 8, whereas Fig. 9 presents those coming from an
approximate similitude: the latter approach was named asymptotic scaled modal analysis, [8]. Again, all the results are
presented by using NP points for each graph and the frequency range of analysis is the half of the natural frequency of the
last resonating mode. Table 3 presents a summary of the analysed configurations.

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978

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Fig. 6. Sketch of the two plates assembly.

Fig. 7. Two plates assembly (II-A): mean square velocity (m2/s2) vs. frequency (Hz).

4. Concluding remarks
The structural similitude herein presented and discussed with analytical models, allows reproducing the local response
of plates for any given choice of area, rA, and thickness, rh. This leads to the definition of similar plates in which the only
parameter to be evaluated is the excitation level, rF. It is always possible to switch from the original model to the parent
one and to perform the reversal step, if the similitude is complete.
Specifically, in the present work the distribution of the altered natural frequencies is represented by ro rh =rA , while
"1
the cost of the simulation of the bending wavelength is ro
rA =rh . The scaled model presents only in principle a reduction
of the computational costs since the re-modulation of the frequency axis requires the evaluation of an increased number of
modes resonating in a frequency range wider than the original one.
The only way to reduce the computational costs is to work by accepting the modification of distribution of the natural
frequencies, and then a variation of the damping can be accordingly defined in order to get the mean square response. This
can be done in the frequency range dominated by the high values of the modal overlap factors. In this case, one will work
with an approximated similitude: it was named ASMA, asymptotic scaled modal analysis, [8].

Author's personal copy


Letter to the Editor / Mechanical Systems and Signal Processing 25 (2011) 969980

979

Fig. 8. Two plates assembly (II-B): mean square velocity (m2/s2) vs. frequency (Hz).

Fig. 9. Two plates assembly (II-C): mean square velocity (m2/s2) vs. frequency (Hz).

From an experimental point of view, the defined similitude offers numerous advantages since, in case of the complete
one, all the dynamic items (natural frequencies, mode shapes and modal response) can be easily reproduced on the
desired scale.

Author's personal copy


980

Letter to the Editor / Mechanical Systems and Signal Processing 25 (2011) 969980

Table 3
Configurations for the assembly of two plates NP= 150, AT = (0.198, 0.162), FT = (1,0).
#

NM

rZ

rA

rh

rF

II-A
II-B
II-C

135, 108
570, 456
400, 320

0.03, 0.03
0.05, 0.05
0.05, 0.01

0.001, 0.003
0.001, 0.005
0.005, 0.001

1
1
2

0.2
0.5
0.5

0.2
3
1

0.04
3.674
1

Further steps will involve the adoption of finite element models and experimental measurements in order to face with
more realistic assemblies.
References
[1] J. Wu, Prediction of the dynamic characteristics of an elastically supported full-size plate from those of its complete-similitude model, Computers
and Structures 84 (2006) 102114.
[2] P. Kroes, Structural analogies between physical systems, British Journal for the Philosophy of Science 40 (1989) 145154.
[3] E. Szucs, Similitude and Modelling, Elsevier Science Ltd, 1980, ISBN:0444997806.
[4] S.J. Kline, Similitude and Approximation Theory, Springer-Verlag, 1986, ISBN:0387165185.
[5] C.H. Wolowicz, J.S. Bowman, Jr., W.P. Gilbert, Similitude requirements and scaling relationships as applied to model testing, NASA Technical Paper
1435, 1976.
[6] B.R. Mace, Statistical energy analysis, energy distribution models and system modes, Journal of Sound and Vibration 264 (2003) 391409.
[7] S. De Rosa, F. Franco, A scaling procedure for the response of an isolated system with high modal overlap factor, Mechanical Systems and Signal
Processing 22 (2008) 15491565.
[8] S. De Rosa, F. Franco, On the use of the asymptotic scaled modal analysis for time-harmonic structural analysis and for the prediction of coupling loss
factors for similar systems, Mechanical Systems and Signal Processing 24 (2010) 455480.
[9] S. De Rosa, F. Franco, T. Polito, Analysis of the short and long wavelength coupling through original and scaled models, in: NOVEM 2009, Noise and
Vibration: Emerging Methods, Keble College, Oxford (UK), April 2009, paper No. 28.
[10] R.H. Lyon, R.G. De Jong, Theory and application of statistical energy analysis. Butterworth-Heinemann, ISBN: 0750691115, 1995.

S. De Rosa !, F. Franco, T. Polito


lab, Vibrations and Acoustics Laboratory, Department of Aerospace Engineering, Universita! degli Studi di Napoli Federico II,
Via Claudio 21, 80125 Napoli, Italy
E-mail address: sergio.derosa@unina.it (S. De Rosa)

12 April 2010
Available online 14 October 2010

! Corresponding author.

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
15)
16)
17)
18)

Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).


Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
Sistema Tubo e Pistone.
Introduzione allAeroelasticit.
Instabilit Supersonica di un Pannello.
Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
Similitudini
Introduzione al FEM spettrale.
Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo
Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

Waveguides of a Composite Plate by using the


Spectral Finite Element Approach
E. Barbieri
Department of Mechanical Engineering
University of Bath, BA2 7AY Bath UK
A. Cammarano, S. De Rosa, F.Franco
lab - Vibration and Acoustics Laboratory
Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale
Universita degli Studi di Napoli Federico II
80125 Via Claudio, Napoli
September 27, 2007

Abstract
This work presents the extension of an existing procedure for evaluating the waveguides and the dispersion curves of a laminate made up of
thin orthotropic composite plate arbitrarily oriented. The adopted approach is based on one-dimensional finite-element mesh throughout the
thickness. Stiness and mass matrices available in literature for isotropic
material, are here reported in full expanded form for the selected problem. The aim of the work is the development of a tool for the simulation
of the most common composite materials. The knowledge of the wave
characteristics in a plate allows the correct sizing of the numerical mesh
for the frequency dependent analysis. The development of new stiness
matrices and the analysis for dierent heading angles are here detailed
for taking into account the general anisotropic nature of the composite.
The procedure concerns a standard polynomial eigenvalue problem in the
Corresponding

Author: e.barbieri@bath.ac.uk

wavenumber variable and is focused on the evaluation of the dispersion


curves for all the propagating waves within the materials. A comparison
with an analytical approach is also shown in the results using the Classical Laminate Plate Theory (CLPT). However limits of CLPT are outlined
and SFEM can be successfully used to overcome such limitations.
Keywords : waveguides dispersion composite plate wavenumber modal
density
PACS : 43.20.Bi 43.40.Dx 43.20.Mv

Introduction and Statement of the Problem

The wide and increasing use of innovative materials in the transportation engineering is one of the most fascinating challenges of the material science. In the
aerospace field, this challenge can be defined as always open since the manufacturers are continuously looking for stier, robust, long-life and lighter structural
components. The need of such material performances has driven for a long time
the attention to the fiber-reinforced composite materials and now they are a
standard in several fields of transportation engineering design. One of the main
problem of these innovative materials is their vibroacoustic behavior, since sometimes the lightness requirement is in conflict with the acoustic target. Hence,
in the design phase there is the need of simulating the dynamic behavior of
innovative materials. This target can be obtained by using the deterministic
methods, (Cook et al., 1989), and energy ones, (Lyon, 1975). The deterministic
techniques, such as the Finite Element Analysis (FEA), work by discretising the
given wavelength. In principle, they can be used for evaluating the response at
any excitation frequency, but the computational cost (CPU time) can become
easily unacceptable. In absence of any analytical development, the deterministic techniques model directly the wavelength, by assigning at least five solution

points (four elements) for each complete wave (ref.(Cook et al., 1989) and (Cremer et al., 2005)). For increasing excitation frequency, the response becomes
global, that is any quadratic mean can represent the overall behavior, and the
possibility to discriminate the dynamic response among dierent points in space
is lost. The best technique working under these conditions is the well-known
Statistical Energy Analysis (SEA), ref.(Lyon, 1975). In (Ghinet et al., 2005) for
example, a SEA method for the transmission loss of sandwich shells is illustrated,
in which the dispersion properties of laminates are exploited. (Finnveden, 2004)
studied the waveguides in thin-walled structures with a finite element formulation in order to compute group velocity and modal density as input to a SEA
model. Wave propagation in laminated composite plates and rods (Baz, 2000),
has been treated in depth by numerous authors in the past. (Datta et al., 1988)
have applied a stiness method for a laminate made of transversely isotropic
laminae, while in (Nayfeh, 1991) dispersion curves for anisotropic laminates are
analitically extracted by the means of the transfer matrix method. A similiar
method can be found in (L. Wang, 2007) for the evaluation of the group velocities
and their applications in nondestructive techniques. (Chitnis et al., 2001) used
a higher-order theory displacement based formulation. In-plane elastic waves

in composite panel are investigated in (Zak


et al., 2006) with a spectral finite
element approach in the time domain. (Birgersson et al., 2004) also used spectral approach for modelling turbulence-induced vibration in pipes. In FEA, the
knowledge of the wavelength is absolutely mandatory for proceeding with the
mesh sizing and for selecting the proper elements; in SEA, detailed information
about the group velocity and the modal density are necessary for the characterization of the specific subsystem and for later moving to analyze the energy
exchange through a wave approach. The wavenumber function vs. the excitation
frequency, (dispersion curves) for each structural wave contains the subsystem

properties. Very recently two authors stressed this point with great attention
(Shorter, 2004),(Mace et al., 2005). (Shorter, 2004) proposed an efficient approach for simulating an infinite flat plate, in which a low-cost one-dimensional
finite element was used for simulating the propagating waves inside the materials. Further, (Mace et al., 2005) proposed to use directly a finite element
model assembled for evaluating the modal response for getting the dispersion
curves. Two dimensional approaches are also present in literature, (Johnson
and Kienholz, 1982), and the work by (Heron, 2002) has to be considered as
one of the first addressing the problem of the dynamic response of a generic
laminate. An extensive analysis of the related literature is reported in (Shorter,
2004). Nevertheless, it is worth mentioning the applications of spectral finite
elements in wave propagation for laminates, for example (Roy Mahapatra and
Gopalakrishnan, 2003),(Mahapatra et al., 2006),(Chakraborty and Gopalakrishnan, 2006) in the frequency domain, whereas a time-domain based spectral
element with high order shape functions are used in (Kudela et al., 2007). The
present work is a straight extension of the approach proposed by (Shorter, 2004).
A one dimensional finite element model is developed for a generic plate made
by a laminate composite. The approach in (Shorter, 2004) assumes an isotropic
stress-strain relationship through the use of two independent variables for each
material. In the present work the proper stiness and mass matrices are developed for each lamina introducing a local reference system, and the whole
laminate is assembled in a global reference system. At that point a Spectral
Finite Element Approach is used (SFEA), (Shorter, 2004),(Mace et al., 2005).
The spectral term refers to the fact that the method is based on the wavenumber at a given excitation frequency rather than the classical analysis of natural
frequencies. The SFEA used here is the same presented in (Shorter, 2004): a
full three-dimensional displacement field within the laminate with 1D elements.

In the present development, a 3D orthotropic stress-strain relationship is used,


(Jones, 1999), together with the proper transformation from the local reference
system (lamina) to the global one (laminate). The problem for an homogeneous,
isotropic plate is given in the section 2. While the dispersion properties of a
homogeneous plate are indipendent from the heading angle

, for a generic

composite plate this is not true because of its anisotropic nature. Indeed, in an
2D orthotropic material for example, named x and y the principal directions of
elasticity, being Ex 6= Ey , the wavenumber at a fixed frequency changes with
the angle from x to y according to an elliptic pattern. Then, if an isotropic
plate is considered, that pattern is circular. In section 3 an analytic formulation
for a thin composite plate is derived, following the assumptions of the classical
laminate plate theory (CLPT) (Jones, 1999). A displacements 3D free wave is
then imposed to the thin plate leading to a polynomial eigenvalue problem in
k where k is the wavenumber. Bending, shear and longitudinal waves can be
easily identified from the resulting equations. Further, a spectral finite element
method (SFEM) will be used for getting the dispersion curves for a generic
composite plate and then compared to the analytical approach. These results
are showed in section 6 in form of polar patterns at fixed frequency and spectra
at fixed heading angle. The section 4 is devoted to the overall development of
the required SFEM matrices. The section 5 is centered on the solution of the
characteristic equation, and the results are presented in section 6. These results
are for both an homogeneous and a composite plates. The work has been concluded in section 7 where some considerations are given about the validity of the
CLPT. It is there demonstrated how the present numerical method can work
with any configuration, overcoming the limitations of the standard theoretical
models.

The homogeneous plate

A uniform thin and flat plate is here considered, made of an homogeneous


material. From classical thin plate theory, (Leissa, 1993), it is well known that
three waves will propagate in the material of thickness h: longitudinal, shear
and bending waves. Each of these is associated with the respective wavenumber
kl , ks and kb :
kl2 =

(1

2 ) 2
!
E

ks2 =

2(1 + ) 2
!
E

kb4 =

12(1 2 ) 2
!
Eh2

(1)

It has to be noted in the Equation 1 the presence of longitudinal wave speed,


Cl (!)2 =

E
(1 2 ) ,

ing stiness D =

the shear wave speed, Cs (!)2 =


2

Eh
12(1 2 ) .

E
2(1+) ,

and the plate bend-

The generic group velocity and the wave length for

each wave can be defined by using the definition:


Cg =

@!
;
@kg

Cg
f

(2)

and the modal density for a plate of area A (ref. (Lyon, 1975) )
ng (!) =

A k(!)
2 2 cg (!)

(3)

By using these relationships, any information for a predictive methodology,


deterministic or energetic, can be get. In fact, the mesh of the predictive finite
element model could be designed to work up to a given excitation frequency.
The model will be completed with the boundary conditions. For the energy
methods all is known about the plate, for given material and dimensions. Both
the predictive models have to be completed with the damping information. In
the next paragraphs, a finite element method (SFEM) will be used for getting
the dispersion curves for a generic composite plate and then compared to the

analytical approach.

Analytical Structural Waveguides for a Thin


Composite Plate

According to the assumptions of the classical thin plate theory, in a plane stress
problem, the following equations of equilibrium can be written (Timoshenko
and Goodier, 1970)
@Nx
@Nxy
+
@x
@y

s u
=0

(4)

@Nxy
@Ny
+
@x
@y

s v = 0

(5)

@ 2 Mx
@ 2 My
@ 2 Mxy
+
+2
2
2
@x
@y
@x@y

s w
=0

(6)

where Nx , Ny , Nxy are shearing forces per unit length and Mx My bending
moments per unit length and Mxy twisting moments per unit length, while s
is the surface mass density. For a composite plate, the following relationships
between forces - moments and strain - curvatures can be estabilished (Jones,
1999)
N = A0 + B

(7)

M = B0 + D

(8)

where 0 are the strains of the middle plane


2

6 x
6
0 = 6
6 y
4
xy

@u
@x

6
6
7 6
7 6
@v
7=6
7 6
@y
5 6
6
4 @u @v
+
@y
@x
7

3
7
7
7
7
7
7
7
7
5

(9)

and are the curvatures of the middle plane


2

6 x
6
=6
6 y
4
xy

6
6
7 6
7 6
7=6
7 6
5 6
6
4

@2w
@x2

7
7
7
2
@ w 7
7
@y 2 7
7
7
2
@ w 5
2
@x@y

(10)

The following 3D displacements wave is assumed to propagate along the plate


2

3 2
3
u(x,
y,
t)
U
6
7 6
7
6
7 6
7
6 v(x, y, t) 7 = 6 V 7 ej[k(cos(
6
7 6
7
4
5 4
5
w(x, y, t)
W
where

)x+sin( )y) !t]

(11)

is the heading angle of the wave, u,v and w are respectively the dis-

placement fields in the x,y and z axis, whereas U ,V and W are the respective
magnitudes of the propagating wave. Substituting equations (7), (8), (10), (9)
in (4), (5) and (6) and with the assumed displacements field (11), the following
polynomial eigenproblem in k is obtained
2
6
6
6
6
4

32
3
2
3
jk 3 LT BP 7 6 U 7
U
6
7
76
7
6
7
7 6 V 7 + s ! 2 I 6 V 7 = 0
76
7
6
7
54
5
4
5
k 4 PT DP
W
W

k 2 LT AL

jk 3 PT BL

where

PT =

6 cos( )
6
L=6
0
6
4
sin( )

7
7
sin( ) 7
7
5
cos( )

cos2 ( ) sin2 ( ) 2 sin( ) cos( )

(12)

(13)

(14)

If a symmetric laminate is considered, then B = 0 and the polynomial problem


(12) can be de-coupled in the following 2 eigenproblems
2

(15)

k 4 PT DP W + s ! 2 W = 0

(16)

U 7
6 U 7
2 6
k 2 LT AL 4
5 + s ! I 4
5=0
V
V

It can be seen from the equation (15) that, being coupled shear-longitudinal
p
waves, k / ! while from equation(16) for the flexural wave follows that k / !.
Indeed, from equation (16) directly derives that the flexural wavenumber is
kf ( , !) =

r
4

s p
!
T
P DP

(17)

For the equation (15), if l and s are the two eigenvalues of the matrix LT AL,
then
ks ( , !) =

s
!
s ( )

ke ( , !) =

s
!
e ( )

(18)

Using equation (2), the group velocities can be easily evaluated

Cf = 2

4
4.1

s
4

PT DP p
!
s

Cs =

s ( )
s

Ce =

e ( )
s

(19)

Assembly of Matrices
Variational Formulation

With the intent of estabilish a finite element model, the Hamiltons principle is
used

(T + U )dt = 0

(20)

where T is the kinetic energy and U is the strain energy. If a time average over
a period is considered, then
1
T =
2

d H d d

(21)

where d is the displacements field, is the mass density and the superscript H
means hermitian
=1
U
2

1
s d =
2

eH Cx

(22)

where e is the vectorized strain tensor and s is the vectorized stress tensor in
the laminate reference system, Cx

is the stress-strain relationship matrix in

the laminate reference, is the space domain made of a single element of length
L and an arbitrary rectangular domain in the plane xy.

4.2

Finite Element Displacement Fields

Assumed as x the direction of propagating wave (Figure 1) with frequency !,


wavenumber k and heading angle , the displacements field can be approximated
as

3
u(z)
6
7
6
7 j[!t
6
d(x, y, z, t) = 6 v(z) 7
7e
4
5
w(z)

k(cos( )x+sin( )y)]

(23)

The equation (23) resemble the equation (11), with the only exception that
in equation (11), the displacements refer to a plane stress problem, while in
equation (23) a full 3D stress-strain problem is considered. The displacements
at x = 0 for the single element of length L can be approximated by the following

10

Figure 1: 1D mesh
one-dimensional interpolating function
2

3 2
u(z)
0
0
6
7 6 Ni (z)
6
7 6
6 v(z) 7 = 6 0
Ni (z)
0
6
7 6
4
5 4
w(z)
0
0
Ni (z)

32

3
q
76 u 7
76
7
7 6 q 7 = N(z) q0
76 v 7
54
5
qw

(24)

with N(z) the matrix of shape functions (size 36) and q0 the vector of complex
amplitudes of nodal displacements (Cook et al., 1989)
Ni (z) =

11

z
L

z
L

(25)

6 qu
6
6 q
6 v
4
qw

4.3

3
u
6 1 7
6
7
3 6 u 7
6 2 7
6
7
7 6
7
7 6 v1 7
7=6
7
7 6
7
5 6 v2 7
6
7
6
7
6 w 7
6 1 7
4
5
w2

(26)

Definition of Stiness and Mass Matrices

The strain in the element is

6 xx
6
6
6 yy
6
6
6 zz
e(x, y, z, t) = 6
6
6 yz
6
6
6
6 xz
4

xy

6
6
6
7 6
7 6
7 6
7 6
7 6
7 6
7 6
7=6
7 6
7 6
7 6
7 6
7 6
7 6
5 6
6
6
4
3

@
@x
0

0
@
@y

@
@z

@
@y
@
@z

@
@x

@
@z

@
@x
@
@y

7
7
7
7
7
7
7
7
7
7
7d
7
7
7
7
7
7
7
7
7
5

(27)

By using the equation (23)


e(x, y, z, t) = F(k, , z) q0 ej[!t

12

k(cos( )x+sin( )y)]

(28)

where the strain-displacement matrix F(k, , z) (size 6 6) is given by


2

6
6
6
6
6
6
6
6
6
6
F(k, , z) = 6
6
6
6
6
6
6
6
6
4

jk cos( )Ni (z)


0

7
7
7
0
7
7
7
@Ni
7
7
7
@z
7
7 (29)
jk sin( )Ni (z) 7
7
7
7
jk cos( )Ni (z) 7
7
7
7
5
0

jk sin( )Ni (z)

@Ni
@z

@Ni
@z

jk sin( )Ni (z)

jk cos( )Ni (z)

Now, it is necessary to introduce a stress-strain relationship for a 3D orthotropic


material in the lamina reference OxL yL . For this kind of material, 9 independent
engineering constants are needed (Jones, 1999)
sL = CL eL
2

6
6
6
6
6
6
6
6
6
SL = 6
6
6
6
6
6
6
6
6
4

CL = SL 1

(30)

1
E11

21
E22

31
E33

12
E11

1
E22

32
E33

13
E11

23
E22

1
E33

1
G23

1
G31

1
G12

the matrix is simmetric, from Bettis theorem, (Jones, 1999)


ij
ji
=
Eii
Ejj

i, j = 1, 2, 3

3
7
7
7
7
7
7
7
7
7
7
7
7
7
7
7
7
7
7
5

(31)

(32)

Then the following tensorial reference transformation between lamina reference


13

Figure 2: Reference Transformation between Lamina Reference OxL yL and


Laminate Reference Oxy
and laminate reference Oxy is introduced (Figure 2)
Cx

= T()

where is the angle between xL

CL RT()R

yL axis and x

(33)

y axis (the z

axis is the

same for both references).


2

6
6
6
6
6
6
6
6
6
T() = 6
6
6
6
6
6
6
6
6
4

cos2 ()

sin2 ()

sin2 ()

cos2 ()

cos()

sin()

sin() cos() sin() cos() 0

2 sin() cos()

7
7
2 sin() cos() 7
7
7
7
0
0 7
7
7
7
7
sin()
0 7
7
7
7
cos()
0 7
7
7
5
2
2
0 cos () sin ()
0

(34)

14

and

6
6
6
6
6
6
6
R=6
6
6
6
6
6
6
4

3
0 7
7
0 7
7
7
7
0 7
7
7
0 7
7
7
0 7
7
5
2

(35)

Then, the time averaged kinetic and the strain energies can be evaluated as
1 2 H
! q0
2

T =
= 1 qH
U
2 0

N(z)T N(z)d q0

(36)

F(k, , z)H Cx

y F(k,

, z)d q0

(37)

Substituting equation (36) and equation (37) in equation (20), it can be obtained

!2 T
1
q0 Mq0 + qT0 K(k, )q0 = 0
2
2

(38)

where the mass and stiness matrices are defined as


M=

(39)

N(z)T N(z)dz

K(k, ) =

FH (k, , z)Cx

y F(k,

, z)dz

(40)

where L is the length of the element. Furthermore, the equation (40) is consistent, i.e. they return for = 0 ,E11 = E22 = E33 = E, 12 = 31 = 23 = and
G12 = G31 = G23 =

E
2(1+)

the case for an uniform and isotropic plate. Since the

strain-displacement matrix only contains terms linear in k, the stiness matrix

15

can be rewritten in the form


K(k, ) = K2 ( )k 2 + K1 ( )k + K0 ( )

(41)

A single element has 6 degrees of freedom. The number of the eigenvalues that
could be extracted from such an element is then 6, which is the exact number of
the propagating waves (3 for both directions of travel). Moreover, even only one
element can give good results for the dispersive relations in a homogeneous plate,
as it will showed later. Then a rule of thumb for discretizing the thickness could
be one or two elements per layer of the laminate. Being the proposed mesh a 1D
discretization, all these matrices can be easily assembled in a straightforward
way. Indeed, given the elastic properties of each layer, the matrices K0 , K1 ,
K2 and M are readily calculated. Afterwards, these matrices are expanded to
the size of the total number of nodes, allocated in the right position and then
all summed in order to give the assembled matrices of the whole thickness.

Characteristic Equation and Output Features

Using the above variational formulation, from equation (38)


qT0

! 2 Mq0 + K(k, )q0 = 0

8 q0

(42)

thus, the characteristic equation takes the following form


[K2 ( )k 2 + K1 ( )k + K0 ( )
If

! 2 M]q0 = 0

(43)

and ! are fixed, the characteristic equation is a generalized quadratic eigen-

value problem for k and the dispersion curves result in varying the frequency,
while at fixed ! the polar pattern is derived when the heading angle range be16

tween 0 and 360 . This kind of problem can be easily transformed in a linear
one by the positions
q1 = kq0
C2 = K2

C1 = K1

(44)
C0 = K0

!2 M

(45)

so that
2
6
4

0
C2

I
1

C0

C2

C1

32

3
q
76 0 7
54
5
q1

6 I
k4
0

32
3
0 7 6 q0 7
54
5=0
I
q1

(46)

These eigenvalues can be divided in three groups:


(i) purely real
(ii) purely imaginary
(iii) complex
The (i) are referred as propagating oscillating waves, because from equation
(23), they generates terms with no exponential decay. The waves that exhibit an
exponential decay are named evanescent waves and they are of two types, nonoscillating (eigenvalues purely imaginary) and oscillating (complex eigenvalues).
Evanescent waves are of no interest because they do not propagate along the
material, but simply extinguish with time. The sign of real and imaginary
part of the eigenvalues indicate the direction of travel of a given wave. The
eigenvectors represent the cross-sectional wave shape associated with a given
wave, at a fixed frequency. It should be noted that the eigenvectors refer to a
1D domain along the z

axis.

17

Results

6.1

Dispersion Curves and Eigenvector Plots

6.1.1

Homogeneous Plate

In this section the consistency with the isotropic case is shown together with the
comparison with the analytical formulas (1) for an aluminium plate of thickness
0.0012m, density 2700kgm

, E = 71e9P a and = 0.3296. As it can be seen

10

Wavenumber [m]

(a)
1

10

(b)

10

(c)

10

100

200

300

400

500

600

700

800

900 1000

Frequency [Hz]

Figure 3: Homogeneous Plate: continuous line, analytical result; dotted line, SFEM
results; (a) bending wave, (b) shear wave, (c) longitudinal wave

from Figures (3) and (4), there is a perfect agreement with the analytical results
for both spectra and polar patterns, even if only two linear elements are used;
the FE results converge using simply one element, too. It must be pointed out
that the patterns are circular, due to the isotropic nature of the material, so the
dispersion curves in Figure (3) are the same for every heading angle. This is

18

not the case for the composite plate, where a heading angle must be specified.

(a) Bending Wave Pattern at 1.5kHz

(b) Shear Wave at Pattern 1.5kHz

(c) Longitudinal Wave Pattern at 1.5kHz

Figure 4: Polar Patterns for the Homogeneous Plate: Continuos Line: Analytical; Diamond Line: SFEM

6.1.2

Composite Plate

The engineering properties on the plate are resumed in table 1. The transverse
properties were set in order to satisfy the assumptions of plane stress on which
the formulas used in section 3 are based. One element per layer was used in
the analysis. These results agreed with the analytical ones, again with spectra
as in Figures (5) and patterns as in Figures (6). As it can seen from these
figures, the wavenumbers are strongly dependent from the heading angle, due
19

E11
E22
G12
12

Thickness
Lay-up Sequence

Material A
65e9 Pa
65e9 Pa
3.86e9 Pa
0.05
1467 kgm 3
2.37 mm
[0A, 45B, 90B, 45B, 0B, 90B]S

Material B
145e9 Pa
7.79e9 Pa
4e9 Pa
0.34
1550 kgm 3
2.37 mm

Table 1: Engineering Properties of the Composite Plate


to the anisotropic nature of the laminate. An immediate visualization of the
wave as in Figures 7(a), (b) and (c) can be provided once the eigenvector q0
is obtained. Then, the displacement field can be get from equation (23) and
then plotted over a 3D domain in the x,y and z axis. Since the domain is
finite only in the z direction, the x and y limits of the domain can be chosen
arbitrarily. The wave depicted in Figure 7(a) is a bending wave, whereas the
one in Figure 7(b) is a shear wave and in Figure 7(c) a longitudinal wave is
showed. Using equation (2) the group velocity can be evaluated from dispersion
curves. Furthermore when area A of the rectangular flat plate is specified,
from equation (3) the modal densities curves for the propagating waves can
be computed. According to a SEA formulation, these modal densities need to
be averaged over the heading angle (Ghinet et al., 2005). Moreover, following
(Shorter, 2004) it is also possible to evaluate the structural damping loss factor
(DLF) when a DLF for each lamina is specified. However these details are not
given here.

20

(a) Dispersion Curves at

=0

(b) Dispersion Curves at

= 45

(c) Dispersion Curves at

= 90

Figure 5: Dispersion Curves for the Composite Plate: Continuos Line: Analytical; Symbols Line: SFEM. (f) flexural, (s) shear, (l) longitudinal
21

(a) Bending Wave Pattern at 1.5 kHz

(b) Shear Wave at Pattern 1.5 kHz

(c) Longitudinal Wave Pattern at 1.5 kHz

Figure 6: Polar Patterns for the Composite Plate: Continuos Line: Analytical;
Diamond Line: SFEM

22

(a) Bending Wave at 4 kHz

(b) Shear Wave at 4 kHz

(c) Longitudinal Wave at 4 kHz

Figure 7: Eigenvector Plots for the Composite Plate at = 0 . Axis scales are
equal, the thickness is much smaller than the wavelength

23

Limits of Classical Laminate Plate Theory

In this section the limits of the CLPT are illustrated. At this purpose, a characteristic adimensional number could be introduced
=

where h is the thickness of the plate and

(47)
is the smallest wavelength (usually

the flexural one). When << 1 the plate could be considered thin, since the
h is much smaller than the characteristic length of the problem, which is the
wavelength of the propagating wave. Since the

decreases with the increasing

of the frequency, at relatively high frequencies the analytical approach explained


in section 3 is inadequate to predict the dispersion properties of the laminate
plate, because the smallest wavelength is the same order of magnitude of the
thickness. The plate indeed becomes thick. The frequency limit when such
event occurs !lim is when 1
k(!lim ) =

2
h

(48)

New waveforms appear when ! >> !lim as it can seen from the dispersion plot
in Figure 8 and from Figures 9. The bending wave in Figure 9(a) is slightly
dierent from the one in Figure 7(a) and its dispersion curve diers from the
analytical theory. The wave 9(b) cannot be predicted from the CLPT since
according to the eigenproblem (12), only 6 eigenvalues (3 for both directions
of travel) are obtainable, whereas 8 eigenvalues come from the SFEM above
17 kHz. Thus, when the frequency increases, a SFEM approach is useful to
overcome the limits of the CLPT.

24

Figure 8: Dispersion Curves for the Composite Plate: Continuos Line: SFEM;
Dash-dotted Line: Analytical. (s) shear, (l) longitudinal, (a) and (b) new waveforms

25

(a)

(b)

Figure 9: Eigenvector Plots for the Composite Plate at = 0 : New Waveforms


at 27 kHz. Axis scales are equal, the thickness is comparable with the wavelength

26

Conclusions

An extension to anisotropic laminates of an existing FEA based waveguide procedure was illustrated. The laminate is made up of orthotropic layers arbitrarily
oriented. Using Hamiltons variational principle, mass and stiness matrices
were developed. The followed approach is based on a one dimensional finite
element discretization throughout the thickness,then a full 3D stress-strain relationship is required. An orthotropic constitutive relation is used so 9 independent variables are needed. A reference transformation between lamina and
laminate was also necessary in order to introduce the lamina orientation. The
resulting equation is expressed in terms of a quadratic eigenproblem in the
wavenumber variable at a fixed frequency and heading angle. This problem
was transformed into a linear one and easily solved with standard numerical
routines. Dispersion curves and polar patterns are obtained for the case of an
uniform isotropic and for a laminate composite plates. Comparison with analytical formulas available from the classical plate laminate theory showed good
agreement with the FE results. Nevertheless, the analytical theory fails with
the increasing of the frequency. In fact, CLPT cant predict the appearance of
new waveforms, whereas SFEM can identify new structural waveguides. Thus
SFEM can overcome the limits of the CLPT, allowing a more satisfactory analysis of the dispersion properties at higher frequencies. The procedure can be
easily completed by including the evaluation of the resulting loss factor, given
the individual loss factor of each lamina and the group velocity curves of the
propagating waves, as well as their modal densities. All the present evaluations
and results have been obtained by using Matlab: the m-files can be requested
to the first author.

27

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145154, 2006.

30

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
15)
16)
17)
18)

Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).


Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
Sistema Tubo e Pistone.
Introduzione allAeroelasticit.
Instabilit Supersonica di un Pannello.
Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
Similitudini
Introduzione al FEM spettrale.
Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo
Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

Sommario
Indicatori del rumore interno
Generazione del rumore
Sorgenti di rumore:
Il propulsore, lo strato limite turbolento, le
sorgenti interne.

Sistemi per il controllo del rumore:


sistemi passivi e sistemi attivi

Metodi previsionali per il calcolo del


rumore interno
La messa a punto sperimentale
La campagna riduzione rumore dellATR
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Noise Index
Esistono numerosi indici di misura
del rumore, e tra essi i pi
utilizzati per fornire un immagine
del
comfort
acustico
di
un
velivolosono:
OASPL
dBA
SIL3, SIL4, PSIL

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Noise Index
LOASPL e loverall sound pressure
level calcolato sullo spettro (010KHz)
ed

normalmente
utilizzato per quelle applicazioni in
cui dominano le alte frequenze
(velivoli a getto).

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Noise Index
Il dBA e loverall calcolato sullo
spettro (0-12.5 KHz) cui
applicato il filtro A (effetto orecchio
umano)
ed

normalmente
utilizzato per quelle applicazioni in
cui dominano le basse frequenze
(velivoli a elica).
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Spettro Lineare vs Spettro Filtrato A


100
90
80
70

SPL [dB]

60
Pesato A

50

Lineare

40
30
20
10
0
10

100

1000

10000

Frequency
[Hz]
Aircraft
Interior
Noise
A.S. 1/6/04

Noise Index
Il SIL (Speech Interference Level)
una misura del disturbo acustico
nelle frequenze del parlato:
SIL3 media aritmetica del SPL nelle
bande di Ottave 500,1K, 2K Hz
SIL4 media aritmetica del SPL nelle
bande di Ottave 500, 1K, 2K, 4K Hz

E generalmente utilizzato per


caratterizzare velivoli ad elevato
comfort interno (Business Jet).
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Le sorgenti di rumore esterno: il


propulsore
La maggiore sorgente esterna di
rumore il motopropulsore che sui
moderni aeroplani da trasporto
pu essere di due tipi:

turbofan
turboprop
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Il motore turbofan

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Il motore turboprop

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Il rumore generato da un turbofan


Il rumore generato dai moderni
motori turbofan non risulta essere
particolarmente
critico
per
il
rumore interno ad eccezione delle
fasi di decollo e salita in cui si
trova alla massima potenza.

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Il rumore generato da un turbofan


In queste fasi le elevate velocit
del fan e la ridotta lunghezza
dellinlet generano un sistema di
onde durto allinterno dello stesso
che sono la causa del cosiddetto
Buzzsaw Noise.
In alcune fasi della crociera pu
essere predominante il rumore del
getto che viene trattato con
interventi specifici locali.
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Il rumore generato da un turbofan

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Gli interventi per la riduzione del


rumore generato da un turbofan

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Il rumore generato da un turboprop


Lo spettro di rumore tipico
generato da un turboprop
caratterizzato da toni a bassa
frequenza in cui concentrata la
maggior parte dellenergia.

BPF

RPM
xNum.Pale
60

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Il rumore generato da un turboprop

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Il rumore generato da un turboprop


Typical propeller aircraft internal noise spectrum

10 dB

SPL [dB]

propeller tone noise

290

240

190

140

90

broadband noise

Frequency [Hz]

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore:


De-Tuning della fusoliera

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore:


Assorbitori Dinamici di Vibrazione
Gli
assorbitori
dinamici
di
vibrazione sono sono sistemi
massa/molla a 1 DOF in grado di
assorbire
le
vibrazioni
delle
ordinate intonati alle frequenze
del propeller.

1
fn =
2p

K
M

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore:


Assorbitori Dinamici di Vibrazione

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore:


Assorbitori Dinamici di Vibrazione
without Tuned absorbers

with tuned absorbers

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore:


Assorbitori Dinamici di Vibrazione
Noise Level Distribution @ seated passenger head level
Baseline
with Tuned Vibration Absorbers
12000.00

12000.00

11500.00

11500.00

11000.00

11000.00

10500.00

10500.00

10000.00

10000.00

9500.00

9500.00

9000.00

9000.00

8500.00

8500.00
-2000.00

-1000.00

0.00

1000.00

2000.00

96.00
94.00
92.00
90.00
88.00
86.00
84.00
82.00
80.00
78.00
76.00
74.00
72.00
70.00
68.00
66.00
64.00
62.00
60.00
-2000.00

-1000.00

0.00

1000.00

Aircraft Interior Noise

2000.00

A.S. 1/6/04

Sistemi attivi per il controllo del


rumore: ANC
I sistemi di controllo attivo del
rumore si basano sul principio di
emettere un rumore in antifase
(secondary
field)
rispetto
al
rumore da controllare (primary
field) in modo che il campo
risultante (residual noise) sia
minimo.
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Sistemi attivi per il controllo del


rumore: ANC

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi attivi per il controllo del


rumore: ANC

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi attivi per il controllo del


rumore: ANC

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi attivi per il controllo del


rumore: ANVC
Una evoluzione dei sistemi di
controllo
del
rumore

rappresentato dall Active Noise


and Vibration Control, sistema che
si basa sulla riduzione attiva delle
vibrazioni che inducono rumore.

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi attivi per il controllo del


rumore: ANVC

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Le sorgenti di rumore esterno: lo


strato limite turbolento
La seconda principale sorgente di
energia acustica lo strato limite
turbolento.
La turbolenza generata allinterno
dello s.l. genera delle onde di
pressione che eccitano e mettono
in vibrazione i pannelli della
fusoliera.
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Le sorgenti di rumore esterno: lo


strato limite turbolento
Il contributo dello strato limite
turbolento alla generazione del
rumore
risulta
essere
predominante
nel
range
di
frequenze medio-alte (1000-5000
Hz).

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore


dello strato limite turbolento
Esistono diverse possibilit per il
controllo del rumore generato dallo
strato limite turbolento:
Ottimizzazione strutturale (spessore
pannelli skin, spaziatura dei correnti)
Ottimizzazione del lay-up
Sistemi di sospensione attiva per il
furnishing
Sistemi attivi distribuiti sullo skin
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore dello


strato limite turbolento
Thermoacoustic blanket

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore dello


strato limite turbolento
Thermoacoustic blanket

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore dello


strato limite turbolento
Damping strutturale

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore dello


strato limite turbolento
Damping strutturale

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Le sorgenti di rumore interno


Oltre
alle
sorgenti
esterne,
esistono sul velivolo tutta una
serie
di
sorgenti
di
vibrazioni/rumore
interne
che
contribuiscono
in
maniera
significativa a modificare il livello
di rumore interno.
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Le sorgenti di rumore interno Impianto distribuzione aria in cabina

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Le sorgenti di rumore interno Effetto dellairconditioning noise


95
90
85
80

Airconditioning
ON

70
65
60
55

Airconditioning
OFF

50

A.S. 1/6/04

12500

8000

Aircraft Interior Noise

10000

6300

5000

4000

3150

2500

2000

1600

1250

800

1000

630

500

400

315

250

200

160

125

100

80

63

50

40

32

25

45
20

SPLi [dB]

75

Metodi di calcolo per il rumore


interno
Esistono
diverse
tipologie
di
metodi previsionali per la stima del
rumore interno:
Metodi Deterministici (FEM, BEM)
Metodi Statistici (SEA)
Metodi Bilancio Energetico

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Metodi Deterministici
I metodi deterministici FEM/BEM
sono indicati per lo studio della
trasmissione del rumore a basse
frequenze.
Tale approccio tanto pi accurato
quanto pi fitta la mesh del
modello numerico.
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Approccio FEM per il calcolo della


risposta strutturale
V1
C1

frequenze naturali dell'ordinata di fusoliera dell' ATR-42

1.01
0.972
0.933

250

0.895
0.857
0.818
0.78
0.742

200
z

0.703
t

0.665

0.626
0.588
0.55

150

0.511

Hz

0.473

Output X
Set: Mode
Y 4 16.34406 Hz
Deformed(1.01): Total Translation
Contour: Total Translation

0.434
0.396

100

Calcolo dei modi propri


strutturali

50

0
A2

S2

A3

S3

A4

S4

A5

S5

A6

S6

modo

MSC/NASTRAN - pressurization effect


MSC/NASTRAN - no pressurization effect
experimental

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Approccio FEM per il calcolo della risposta


strutturale

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Approccio FEM per il calcolo della risposta


strutturale

450.00
400.00
350.00

EMA

300.00

R2 = 0.9844

250.00
200.00
150.00
100.00
50.00
0.00
0.00

50.00 100.00 150.00 200.00 250.00 300.00 350.00 400.00 450.00


FEA

Correlazione

Ideale

Lineare (Ideale)

Lineare (Correlazione)

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Approccio FEM per il calcolo della risposta


accoppiata struttura-acustica
[M s ]
r [ ]T
f

[0] u&& [K s ] [] u F
+
= ;
M A &p& [0] [K A ] p 0

V1

Confronto SPL medio in camera ricevente

4.941

C1

4.633
4.324

130

4.015
3.706

3.088

110

2.78
2.471

100

2.162
1.853

90

1.544
1.235

80

0.9265

Y
X

0.6177
0.3088
0.

SPL [dB]

Valore sperimentale
Val. numerico 1 Watt
Val. Numerico 10 Watt

120

3.397

70
60
50
40
30
20
10
0
-10
0

100

200

300

400

500

600

700

800

900

Frequenza [Hz]

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

1000

Approccio FEM per il calcolo della risposta


accoppiata struttura-acustica
V1
C10

Z
X

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Approccio FEM per il calcolo della risposta


accoppiata struttura-acustica

Eccitazione acustica
sulla fusoliera

Risposta acustica della cabina alla BPF


Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Approccio FEM per il calcolo della risposta


accoppiata struttura-acustica

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Metodi energetici
I metodi energetici si basano sul
bilancio di energia interna ed
esterna e dellenergia che si
scambiano i diversi volumi che
rappresentano la nostra cavit.

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Metodi energetici

Eass + Eout = EBL + EEN + EPRO + EVOLAd


Eass= Acoustic Power dissipated inside each elemental volume
Eout= Outcoming Acoustic power from each elemental volume
EBL= Incoming Acoustic Power inside each elemental volume due to turbulent
boundary layer
EEN= Incoming Acoustic Power inside each elemental volume due to propulsion
noise
EPRO= Acoustic Power generated inside each elemental volume (internal sources
i.e. air conditioning
EVOLAd = Incoming Acoustic power inside the elemental volume from each
elemental volume
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Metodi energetici
Eass

2
1 pavg
= t a =
Sa
4 ro c

Wtrai

2
TLwalli

1 pavg
=
Si 10 10
4 roc

Incoming and Outcoming Acoustic power


from/to each elemental volume

WBLi

2
TL
BLi
1 pavgBL
=
Sexti10 10
4 r oc

Incoming Acoustic Power inside each elemental


volume due to turbulent boundary layer

WENi

2
TL
ENi
1 pavgEN
=
Sexti10 10
4 roc

Incoming Acoustic Power inside each elemental


volume due to propulsion noise

Wp = I P Si = I p S
i

Dissipated Acoustic Power

Acoustic Power generated inside each elemental


volume (internal sources i.e. air conditioning)
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Metodi energetici
Wref

PWLp +10log TLBLi


Iref
SPLBLiTLBLi
SPLENi TLENi
SPLADiTLwalli

10
SPLint = 10logSexti10 10 +10 10 + 410
+ Sinti 10 10
i

TLwalli

10logSi ai +10 10
i

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Metodi energetici - Modello Cockpit


di un velivolo da trasporto
CO-PILOT

PILOT

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Metodi energetici - Distribuzione del rumore allinterno


del Cockpit di un velivolo da trasporto
RISULTATI CABIN NOISE COCKPIT
120

PILOT

118

CO-PILOT

116
114

110
108
106
104
102

65

63

61

59

57

55

53

51

49

47

45

43

41

39

37

35

33

31

29

27

25

23

21

19

17

15

13

11

100
1

oaspl

112

VOLUMI

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

La messa a punto sperimentale


Una volta definiti e progettati i
diversi interventi per la riduzione
del rumore, vengono effettuate
diverse tipologie di prove per la
verifica e messa a punto.

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

La messa a punto sperimentale


Esistono tre diverse tipologie di
prove:
prove di laboratorio su componenti
(transmission
loss,
absorption,
insertion loss).
prove su mock-up sperimentali full
scale.
prove in volo.
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

La messa a punto sperimentale:


prove di transmission loss

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sommario
Indicatori del rumore interno
Generazione del rumore
Sorgenti di rumore:
Il propulsore, lo strato limite turbolento, le
sorgenti interne.

Sistemi per il controllo del rumore:


sistemi passivi e sistemi attivi

Metodi previsionali per il calcolo del


rumore interno
La messa a punto sperimentale
La campagna riduzione rumore dellATR
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Noise Index
Esistono numerosi indici di misura
del rumore, e tra essi i pi
utilizzati per fornire un immagine
del
comfort
acustico
di
un
velivolosono:
OASPL
dBA
SIL3, SIL4, PSIL

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Noise Index
LOASPL e loverall sound pressure
level calcolato sullo spettro (010KHz)
ed

normalmente
utilizzato per quelle applicazioni in
cui dominano le alte frequenze
(velivoli a getto).

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Noise Index
Il dBA e loverall calcolato sullo
spettro (0-12.5 KHz) cui
applicato il filtro A (effetto orecchio
umano)
ed

normalmente
utilizzato per quelle applicazioni in
cui dominano le basse frequenze
(velivoli a elica).
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Spettro Lineare vs Spettro Filtrato A


100
90
80
70

SPL [dB]

60
Pesato A

50

Lineare

40
30
20
10
0
10

100

1000

10000

Frequency
[Hz]
Aircraft
Interior
Noise
A.S. 1/6/04

Noise Index
Il SIL (Speech Interference Level)
una misura del disturbo acustico
nelle frequenze del parlato:
SIL3 media aritmetica del SPL nelle
bande di Ottave 500,1K, 2K Hz
SIL4 media aritmetica del SPL nelle
bande di Ottave 500, 1K, 2K, 4K Hz

E generalmente utilizzato per


caratterizzare velivoli ad elevato
comfort interno (Business Jet).
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Le sorgenti di rumore esterno: il


propulsore
La maggiore sorgente esterna di
rumore il motopropulsore che sui
moderni aeroplani da trasporto
pu essere di due tipi:

turbofan
turboprop
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Il motore turbofan

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Il motore turboprop

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Il rumore generato da un turbofan


Il rumore generato dai moderni
motori turbofan non risulta essere
particolarmente
critico
per
il
rumore interno ad eccezione delle
fasi di decollo e salita in cui si
trova alla massima potenza.

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Il rumore generato da un turbofan


In queste fasi le elevate velocit
del fan e la ridotta lunghezza
dellinlet generano un sistema di
onde durto allinterno dello stesso
che sono la causa del cosiddetto
Buzzsaw Noise.
In alcune fasi della crociera pu
essere predominante il rumore del
getto che viene trattato con
interventi specifici locali.
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Il rumore generato da un turbofan

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Gli interventi per la riduzione del


rumore generato da un turbofan

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Il rumore generato da un turboprop


Lo spettro di rumore tipico
generato da un turboprop
caratterizzato da toni a bassa
frequenza in cui concentrata la
maggior parte dellenergia.

BPF

RPM
xNum.Pale
60

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Il rumore generato da un turboprop

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Il rumore generato da un turboprop


Typical propeller aircraft internal noise spectrum

10 dB

SPL [dB]

propeller tone noise

290

240

190

140

90

broadband noise

Frequency [Hz]

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore:


De-Tuning della fusoliera

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore:


Assorbitori Dinamici di Vibrazione
Gli
assorbitori
dinamici
di
vibrazione sono sono sistemi
massa/molla a 1 DOF in grado di
assorbire
le
vibrazioni
delle
ordinate intonati alle frequenze
del propeller.

1
fn =
2p

K
M

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore:


Assorbitori Dinamici di Vibrazione

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore:


Assorbitori Dinamici di Vibrazione
without Tuned absorbers

with tuned absorbers

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore:


Assorbitori Dinamici di Vibrazione
Noise Level Distribution @ seated passenger head level
Baseline
with Tuned Vibration Absorbers
12000.00

12000.00

11500.00

11500.00

11000.00

11000.00

10500.00

10500.00

10000.00

10000.00

9500.00

9500.00

9000.00

9000.00

8500.00

8500.00
-2000.00

-1000.00

0.00

1000.00

2000.00

96.00
94.00
92.00
90.00
88.00
86.00
84.00
82.00
80.00
78.00
76.00
74.00
72.00
70.00
68.00
66.00
64.00
62.00
60.00
-2000.00

-1000.00

0.00

1000.00

Aircraft Interior Noise

2000.00

A.S. 1/6/04

Sistemi attivi per il controllo del


rumore: ANC
I sistemi di controllo attivo del
rumore si basano sul principio di
emettere un rumore in antifase
(secondary
field)
rispetto
al
rumore da controllare (primary
field) in modo che il campo
risultante (residual noise) sia
minimo.
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Sistemi attivi per il controllo del


rumore: ANC

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi attivi per il controllo del


rumore: ANC

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi attivi per il controllo del


rumore: ANC

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi attivi per il controllo del


rumore: ANVC
Una evoluzione dei sistemi di
controllo
del
rumore

rappresentato dall Active Noise


and Vibration Control, sistema che
si basa sulla riduzione attiva delle
vibrazioni che inducono rumore.

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi attivi per il controllo del


rumore: ANVC

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Le sorgenti di rumore esterno: lo


strato limite turbolento
La seconda principale sorgente di
energia acustica lo strato limite
turbolento.
La turbolenza generata allinterno
dello s.l. genera delle onde di
pressione che eccitano e mettono
in vibrazione i pannelli della
fusoliera.
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Le sorgenti di rumore esterno: lo


strato limite turbolento
Il contributo dello strato limite
turbolento alla generazione del
rumore
risulta
essere
predominante
nel
range
di
frequenze medio-alte (1000-5000
Hz).

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore


dello strato limite turbolento
Esistono diverse possibilit per il
controllo del rumore generato dallo
strato limite turbolento:
Ottimizzazione strutturale (spessore
pannelli skin, spaziatura dei correnti)
Ottimizzazione del lay-up
Sistemi di sospensione attiva per il
furnishing
Sistemi attivi distribuiti sullo skin
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore dello


strato limite turbolento
Thermoacoustic blanket

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore dello


strato limite turbolento
Thermoacoustic blanket

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore dello


strato limite turbolento
Damping strutturale

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Sistemi per il controllo del rumore dello


strato limite turbolento
Damping strutturale

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Le sorgenti di rumore interno


Oltre
alle
sorgenti
esterne,
esistono sul velivolo tutta una
serie
di
sorgenti
di
vibrazioni/rumore
interne
che
contribuiscono
in
maniera
significativa a modificare il livello
di rumore interno.
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Le sorgenti di rumore interno Impianto distribuzione aria in cabina

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Le sorgenti di rumore interno Effetto dellairconditioning noise


95
90
85
80

Airconditioning
ON

70
65
60
55

Airconditioning
OFF

50

A.S. 1/6/04

12500

8000

Aircraft Interior Noise

10000

6300

5000

4000

3150

2500

2000

1600

1250

800

1000

630

500

400

315

250

200

160

125

100

80

63

50

40

32

25

45
20

SPLi [dB]

75

Metodi di calcolo per il rumore


interno
Esistono
diverse
tipologie
di
metodi previsionali per la stima del
rumore interno:
Metodi Deterministici (FEM, BEM)
Metodi Statistici (SEA)
Metodi Bilancio Energetico

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Metodi Deterministici
I metodi deterministici FEM/BEM
sono indicati per lo studio della
trasmissione del rumore a basse
frequenze.
Tale approccio tanto pi accurato
quanto pi fitta la mesh del
modello numerico.
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Approccio FEM per il calcolo della


risposta strutturale
V1
C1

frequenze naturali dell'ordinata di fusoliera dell' ATR-42

1.01
0.972
0.933

250

0.895
0.857
0.818
0.78
0.742

200
z

0.703
t

0.665

0.626
0.588
0.55

150

0.511

Hz

0.473

Output X
Set: Mode
Y 4 16.34406 Hz
Deformed(1.01): Total Translation
Contour: Total Translation

0.434
0.396

100

Calcolo dei modi propri


strutturali

50

0
A2

S2

A3

S3

A4

S4

A5

S5

A6

S6

modo

MSC/NASTRAN - pressurization effect


MSC/NASTRAN - no pressurization effect
experimental

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Approccio FEM per il calcolo della risposta


strutturale

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Approccio FEM per il calcolo della risposta


strutturale

450.00
400.00
350.00

EMA

300.00

R2 = 0.9844

250.00
200.00
150.00
100.00
50.00
0.00
0.00

50.00 100.00 150.00 200.00 250.00 300.00 350.00 400.00 450.00


FEA

Correlazione

Ideale

Lineare (Ideale)

Lineare (Correlazione)

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Approccio FEM per il calcolo della risposta


accoppiata struttura-acustica
[M s ]
r [ ]T
f

[0] u&& [K s ] [] u F
+
= ;
M A &p& [0] [K A ] p 0

V1

Confronto SPL medio in camera ricevente

4.941

C1

4.633
4.324

130

4.015
3.706

3.088

110

2.78
2.471

100

2.162
1.853

90

1.544
1.235

80

0.9265

Y
X

0.6177
0.3088
0.

SPL [dB]

Valore sperimentale
Val. numerico 1 Watt
Val. Numerico 10 Watt

120

3.397

70
60
50
40
30
20
10
0
-10
0

100

200

300

400

500

600

700

800

900

Frequenza [Hz]

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

1000

Approccio FEM per il calcolo della risposta


accoppiata struttura-acustica
V1
C10

Z
X

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Approccio FEM per il calcolo della risposta


accoppiata struttura-acustica

Eccitazione acustica
sulla fusoliera

Risposta acustica della cabina alla BPF


Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Approccio FEM per il calcolo della risposta


accoppiata struttura-acustica

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Metodi energetici
I metodi energetici si basano sul
bilancio di energia interna ed
esterna e dellenergia che si
scambiano i diversi volumi che
rappresentano la nostra cavit.

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Metodi energetici

Eass + Eout = EBL + EEN + EPRO + EVOLAd


Eass= Acoustic Power dissipated inside each elemental volume
Eout= Outcoming Acoustic power from each elemental volume
EBL= Incoming Acoustic Power inside each elemental volume due to turbulent
boundary layer
EEN= Incoming Acoustic Power inside each elemental volume due to propulsion
noise
EPRO= Acoustic Power generated inside each elemental volume (internal sources
i.e. air conditioning
EVOLAd = Incoming Acoustic power inside the elemental volume from each
elemental volume
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Metodi energetici
Eass

2
1 pavg
= t a =
Sa
4 ro c

Wtrai

2
TLwalli

1 pavg
=
Si 10 10
4 roc

Incoming and Outcoming Acoustic power


from/to each elemental volume

WBLi

2
TL
BLi
1 pavgBL
=
Sexti10 10
4 r oc

Incoming Acoustic Power inside each elemental


volume due to turbulent boundary layer

WENi

2
TL
ENi
1 pavgEN
=
Sexti10 10
4 roc

Incoming Acoustic Power inside each elemental


volume due to propulsion noise

Wp = I P Si = I p S
i

Dissipated Acoustic Power

Acoustic Power generated inside each elemental


volume (internal sources i.e. air conditioning)
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

Metodi energetici
Wref

PWLp +10log TLBLi


Iref
SPLBLiTLBLi
SPLENi TLENi
SPLADiTLwalli

10
SPLint = 10logSexti10 10 +10 10 + 410
+ Sinti 10 10
i

TLwalli

10logSi ai +10 10
i

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Metodi energetici - Modello Cockpit


di un velivolo da trasporto
CO-PILOT

PILOT

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

Metodi energetici - Distribuzione del rumore allinterno


del Cockpit di un velivolo da trasporto
RISULTATI CABIN NOISE COCKPIT
120

PILOT

118

CO-PILOT

116
114

110
108
106
104
102

65

63

61

59

57

55

53

51

49

47

45

43

41

39

37

35

33

31

29

27

25

23

21

19

17

15

13

11

100
1

oaspl

112

VOLUMI

Aircraft Interior Noise


A.S. 1/6/04

La messa a punto sperimentale


Una volta definiti e progettati i
diversi interventi per la riduzione
del rumore, vengono effettuate
diverse tipologie di prove per la
verifica e messa a punto.

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La messa a punto sperimentale


Esistono tre diverse tipologie di
prove:
prove di laboratorio su componenti
(transmission
loss,
absorption,
insertion loss).
prove su mock-up sperimentali full
scale.
prove in volo.
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La messa a punto sperimentale:


prove di transmission loss

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La messa a punto sperimentale:


prove di transmission loss

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La messa a punto sperimentale:


prove di transmission loss
STRINGER TYPE EFFECT
57.00
54.00
51.00
48.00
45.00
42.00

P2 _reference
P8_stringerTT

39.00
36.00
33.00
30.00
27.00
24.00
21.00
18.00
15.00
12.00
100

1000

10000

1/3 O.B. freq

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La messa a punto sperimentale:


prove di transmission loss

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Transmission Loss
Dal valore ideale alla realt

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Prove di assorbimento acustico:


Tubo a impedenza

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Tuning dellassorbimento acustico

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La messa a punto sperimentale:


prove su mock-up di fusoliera

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La messa a punto sperimentale:


prove su mock-up di fusoliera

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La messa a punto sperimentale:


prove su mock-up di fusoliera

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La messa a punto sperimentale:


prove di volo sul velivolo

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La riduzione del rumore dellATR

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La riduzione del rumore dellATR


Allinizio degli anni 90 fu deciso di
lanciare il programma di riduzione
rumore del velivolo ATR che
doveva confrontarsi con turboprop
veloci della stessa categoria ma
significativamente meno rumorosi
(Fokker 50, Dornier 328, Saab
2000).

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La riduzione del rumore dellATR


Il target di progetto fissato fu che
in crociera a 17,000 ft @303 Kts di
velocit il livello medio di rumore i
cabina fosse inferiore a 78 dBA e
che il livello massimo in una
singola posizione non eccedesse
83 dBA (partendo da un livello
max di 94 dBA e un livello medio
di 86 dBA)
Aircraft Interior Noise
A.S. 1/6/04

La riduzione del rumore dellATR


Il problema fu affrontato mediante
definizione
e
applicazione
di
modifiche radicali:
Elica esapala con riduzione RPM
Irrigidimenti strutturali della fusoliera
Installazione TVA
Applicazione di skin damping
Definizione nuovo interior
Trattamento di tutte le sorgenti
interne
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La riduzione del rumore dellATR


Il programma di sviluppo durato
2 anni con circa 150 ore di prove
di volo.
Il delta peso totale installato sul
velivolo circa 150 Kg.
Il costo totale del progetto stato
stimato pari a 1M$ per ogni dB di
riduzione.

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ATR72 - CABIN NOISE IMPROVEMENT@ Standard Cruise conditions


Average Noise Levels over four seats
92

12

2 dBA
90

Interior noise level reduction


ATR72-500 global dBA
ATR72-200 global dBA

88

10

86
8

82
80

78
76

74
72

70
68

0
1

10

11

12

13

14

15

16

17

18

19

20

21

22

23

24

25

26

Window location
Flight Direction

Aircraft Interior Noise


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dBA reduction

Global dBA level

84

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
15)
16)
17)
18)

Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).


Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
Sistema Tubo e Pistone.
Introduzione allAeroelasticit.
Instabilit Supersonica di un Pannello.
Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
Similitudini
Introduzione al FEM spettrale.
Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo
Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

5
La potenza acustica radiata da un pannello
piano

Si vuole caratterizzare una superficie piana dal punto di vista acustico,


definendo i coefficienti caratteristici che meglio si prestano alla descrizione del
comportamento di un pannello di materiale omogeneo soggetto ad unonda
sonora incidente. Vengono fornite prima le definizioni di base delle grandezze
in gioco, e successivamente si suggerisce un approccio alle coordinate discrete
per la derivazione delle stesse.

5.1 Potenza sonora incidente su componenti strutturali


piani
La potenza radiata da un operatore strutturale, posto in vibrazione per
eetto dellincidenza di un disturbo di pressione, e punto chiave per tutta la
sua caratterizzazione acustica. Si consideri unonda di pressione normale incidente su una data superficie elastica. Da essa consegue una potenza incidente,
data da
Z
o
1 n
i (!) = Re
pi (!, P )v (!, P ) dS ,
(5.1)
2
S
dove P e il punto della superficie S del pannello (P (xP , yP , 0) P (xP , yP ))
caratterizzato da una velocita v (lasterisco indica loperatore complesso coniugato), in cui si registra un livello di pressione pi ad una certa pulsazione !.
necessario ipotizzare un modello per la distribuzione di pressione incidente,
E
che per una generica onda piana puo essere il seguente
pi (!, x, y) = pi (!)e

j c! (x sin cos +y sin sin )


0

(5.2)

indicando con c0 la velocit


a di propagazione del disturbo e con e le inclinazioni dellonda incidente polare ed azimutale rispettivamente, come indicato
in Figura 5.1.
Per questo modello di pressione incidente, la potenza ad essa legata e
semplicemente data da

74

5 La potenza acustica radiata da un pannello piano

Figura 5.1: inclinazione dellonda di pressione normale incidente sul pannello.

i (!) =

p2i (!)S cos


0 c 0

(5.3)

dove 0 e la densit
a del mezzo in cui si propaga il disturbo.

5.2 Potenza sonora radiata componenti strutturali piani


La potenza radiata dallo stesso operatore strutturale, per il quale la distribuzione di velocit
a normale v produce il disturbo di pressione pt , e data
da
Z
o
1 n
rad (!) = Re
pt (!, P )v (!, P ) dS .
(5.4)
2
S

Lord Rayleigh (Ref. [9]), nel 1896, fu il primo a studiare e definire la


relazione tra velocit
a strutturale e livello di pressione prodotto da un radiatore
piano mediante la (5.5):
p(!, P ) =

j! 2 0
2c0

e jk|P Q|
v(!, Q) dS
Q|
S k|P

(5.5)

dove Q e un secondo punto generico preso sulla superficie vibrante (Q(xQ , yQ , 0)


P (xQ , yQ )) e k = c!0 e il numero donda del disturbo acustico.
immediato esprimere la potenza radiata in termini di spostamento w,
E
essendo v(!, Q) = j!w(!, Q):
Z
Z
o
! 2 n j! 2 0
e jk|P Q|
Re
w(!, Q)w (!, P ) dS dS =
2
Q|
S 2c0
S k|P
Z Z
n
o
4
! 0
sin(k|P Q|) + j cos(k|P Q|)
=
Re
w(!, Q)w (!, P ) dS dS .
4c0
k|P Q|
S S
(5.6)
possibile introdurre la cosiddetta funzione di radiazione
E

rad (!) =

R(!, P, Q) =

e jk(!)|P Q|
.
k(!)|P Q|

(5.7)

5.3 Definizione degli indicatori della potenza radiata

75

Tale funzione e simmetrica, ovvero R(!, P, Q) = R(!, Q, P ), e presenta una


singolarit
a di primo ordine, quindi eliminabile, nel punto P Q, essendo
|P

lim

Q|!0

sin(k|P Q|)
= 1.
k|P Q|

(5.8)

A questo punto, sfruttando le proprieta dei numeri complessi, e possibile


scrivere:
(R R
Q|)
w (!, Q) sin(k|P
! 4 0
k|P Q| w(!, Q) dS dS, se P 6= Q
RSRS
rad (!) =
4c0
w (!, Q)w(!, Q) dS dS, se P Q
S S
(5.9)
Specializzando la (5.9) per un pannello rettangolare di lati a e b rispettivamente lungo gli assi x e y, e possibile scrivere:
i
h
8
p
2 +(y )2
>
sin
k(!)
(x
)
R
R
R
R
<
a b a b
! 4 0
p
w(!, x, y)w (!, , ) d d dy dx, se (x, y) 6= (, )
0 0 0 0
rad (!) =
k(!) (x )2 +(y )2
4c0 >
:R aR bR aR b
w(!, x, y)w (!, , ) d d dy dx, se (x, y) (, )
0 0 0 0
(5.10)

5.3 Definizione degli indicatori della potenza radiata


Lanalisi della potenza radiata da una struttura e finalizzata alla determinazione di alcuni parametri capaci di fornire esaurienti informazioni relative alle propriet
a di trasmissione del rumore. Gli stimatori pi
u comunemente
utilizzati per valutare la potenza radiata da una superficie piana elastica sono:

lefficienza di radiazione (in inglese radiation efficiency) ;


il potere fono-assorbente (in inglese trasmission loss) T L.

Essi dipendono sia dalla superficie vibrante considerata (materiale e condizioni


al contorno) che dal fluido in cui essa e immersa, e non dipendono dal volume
in cui essi sono misurati.
5.3.1 Efficienza di radiazione
Lefficienza di radiazione e un parametro che esprime la potenza acustica radiata da una superficie vibrante, misurata relativamente al livello
vibrazionale di questultima. Formalmente essa e data da:
=

cv 2 S

(5.11)

dove e la potenza acustica radiata dalla superficie vibrante di area S che


vibra con velocit
a v in un mezzo di densit
a e velocita caratteristica c. Nella

76

5 La potenza acustica radiata da un pannello piano

definizione di , pertanto, sono presenti sia la geometria della superficie considerata che le caratteristiche del mezzo in cui si propaga il suono. In alcuni
testi, lefficienza di radiazione di un componente strutturale e definita come
il rapporto tra la potenza acustica radiata dallo stesso e la potenza acustica
radiata teoricamente da un pistone infinitamente rigido, avente stessa area e
stessa distribuzione di velocita superficiale, ovvero:
=

rad
,
piston

(5.12)

dove piston = cv 2 S. Tale definizione trae origine dal fatto che un pistone
rigido infinito e un radiatore perfetto. Se infatti consideriamo il movimento
di un pistone rigido infinito, questo forza le particelle di fluido a muoversi su
linee parallele normali al piano del pistone: non ce divergenza, cioe non ce
alcuna forza di reazione inerziale in quanto non ci sono bordi, e quindi la forza
di reazione per unit
a di area (ovvero la pressione) e dovuta esclusivamente ad
eetti di compressione.
Il rapporto

(5.13)
R= 2
v
e detto resistenza di radiazione.
I parametri introdotti sinora sono globali, ovvero riferiti allintera superficie vibrante, e sono indicatori dellaccoppiamento del campo acustico con
lintero pannello.
Risulta conveniente calcolare lefficienza di radiazione per ogni singolo modo naturale del pannello, in modo tale da identificare quale modo e causa di
una maggiore radiazione di potenza acustica: in questo caso, si parla di efficienza di radiazione modale (Ref. [10]). La resistenza di radiazione del modo
(m, n) del pannello e espressa come
Rm,n =

m,n

|v(!)|2

(5.14)

dove m,n e la potenza acustica


media radiata da un lato del pannello in seguito al modo (m, n) e |v(!)|2 e la media temporale e spaziale del quadrato
della velocit
a vibrazionale della superficie. Wallace (Ref. [10]) esprime quindi lefficienza di radiazione del modo (m, n) di un pannello semplicemente
appoggiato, di lati a e b, rispettivamente lungo gli assi x e y, come
m,n

Rm,n

=
cab
cab |vm |2

(5.15)

avendo assunto per il generico modo (m, n) un modello di velocita superficiale


pari a
mx
ny
v(!) = vm sin(
) cos(
).
(5.16)
a
b

5.3 Definizione degli indicatori della potenza radiata

77

Data la simmetria dellintensita acustica, ricavata a partire dalla (5.5), e


definiti
= ka sin() cos( ),
(5.17)
= kb sin() sin( ),
e possibile calcolare per un campo diuso:

cos cos
Z 2 Z 2 (
2
sin 2 sin 2
64k ab
m,n = 6 2 2
m n 0 0
[(/m)2 1][( /n)2

(5.18)

1]

)2

sin d d . (5.19)


se m e un intero dispari, sin 2

se invece m e pari; analogamente, si utilizza cos 2 se n e un intero dispari,

sin 2 se invece n e pari. Nelle Figura 5.2 e mostrato landamento dellefficienza di radiazione di diversi modi propri di vibrare di un pannello le cui
caratteristiche sono descritte in Tabella 5.1.
Nella (5.19), e necessario utilizzare cos

Tabella 5.1: caratteristiche geometriche e fisiche del pannello.


lato a
lato b
spessore s

1m
0.5 m
0.005 m

densit
a
modulo di Young E
modulo di Poisson

2700 Kg/m3
71 GP a
0.33

In particolare, si evince che qualsiasi sia il modo considerato, lefficienza di


radiazione tende asintoticamente ad 1, ovvero tutte le deformate del pannello
tendono a diventare dei radiatori perfetti ad elevata frequenza.
Resistenza di radiazione mutua
Lefficienza di radiazione modale m,n sinora considerata e un indicatore
del lavoro per unit
a di tempo che la distribuzione di pressione generata dal
modo (m, n) compie sul modo (m, n) stesso, ovvero e un coefficiente di autoinduzione. Lutilizzo dei soli coefficienti di auto-induzione semplifica notevolmente il calcolo della potenza complessivamente radiata dal pannello, in quanto ogni modo irradia una potenza acustica indipendente dalle altre deformate
modali. In realt
a, la distribuzione di pressione generata dal modo (m, n) svolge
un lavoro anche il modo (i, j) generico (con i 6= m e/o j 6= n), ma spesso si
tende a trascurare i coefficienti di mutua induzione (m,n),(i,j) a causa dellelevata complessit
a computazionale che questi comportano. Li e Gibeling

78

5 La potenza acustica radiata da un pannello piano

(a) Modo (1,1)

(b) Modo (2,1)

(c) Modo (1,2)

(d) Modo (2,2)

Figura 5.2: efficienza di radiazione


della frequenza.

ij (f )

di diversi modi del pannello al variare

(Ref. [11]) forniscono unespressione della mutual radiation resistance e il suo


impatto dellefficienza di radiazione complessiva del pannello.
5.3.2 Potere fonoisolante (in inglese Trasmission Loss)
Il potere fonoisolante di una superficie, ad esempio un pannello, fornisce
una misura in decibel della potenza acustica trasmessa Pt per una data potenza incidente Pi . Al fine di calcolare unespressione per il trasmission loss TL,
e utile considerare cosa accade quando unonda sonora interagisce con una
barriera infinita, che divide lambiente in cui e posta la sorgente sonora dallambiente ricevente. La Figura 5.3 mostra come parte dellonda viene riflessa
nellambiente sorgente, una parte assorbita dalla partizione e la restante parte
trasmessa nellambiente ricevente attraverso la superficie stessa. Definendo

Pi la potenza dellonda sonora incidente;


Pr la potenza dellonda riflessa nellambiente sorgente;
Pa la potenza dellonda assorbita dalla partizione (e dissipata in calore);
Pt la potenza dellonda trasmessa nellambiente ricevente (chiaramente,
Pt = Prad );

5.3 Definizione degli indicatori della potenza radiata

79

Figura 5.3: decomposizione di unonda sonora su una partizione.


e possibile scrivere (dal bilancio dellenergia per unita di tempo):
Pi = Pr + Pa + Pt .

(5.20)

Dividendo ambo i membri della (5.20) per la potenza incidente Pi , si ottiene:


1 = + + .

(5.21)

Nella (5.21) sono stati introdotti i coefficienti adimensionali:

= PPri , detto coefficiente di riflessione;


= PPai , detto coefficiente di assorbimento;
t
=P
Pi , detto coefficiente di trasmissione;

ed ognuno di essi indica, rispettivamente, laliquota di potenza che e stata


riflessa, assorbita e trasmessa.
Il trasmission loss T L e definito a partire dal coefficiente di trasmissione
, ovvero:
1
T L = 10 log10 .
(5.22)

T L indica, in deciBel, labbattimento che il suono subisce passando attraverso una parete, e quindi permette di quantificare la potenza persa nella
trasmissione del suono tra due ambienti separati da un divisorio.

Figura 5.4: diminuzione della potenza sonora attraverso una parete avente un
potere fonoisolante di 45dB.

80

5 La potenza acustica radiata da un pannello piano

Chiaramente, se = 1 significa che tutta la potenza sonora si trasmette


attraverso la parete, il cui potere fonoisolante e nullo. Questo e il caso, ad
esempio, di una porta o finestra aperta in unabitazione, per cui le onde sonore
non hanno alcuno ostacolo durante la loro propagazione. Se invece = 0, non
ce trasmissione di suono, ma questo e un caso puramente ideale, in quanto
attraverso una partizione ce sempre unaliquota di potenza trasmessa, seppur
piccola.
Andamento del TL con la frequenza
Il potere fonoisolante varia al variare dalla frequenza, oltre a dipendere
dalle propriet
a fisiche e geometriche della parete e dalle condizioni di vincolo
cui questa e sottoposta. Landamento teorico del potere fonoisolante di un
pannello omogeneo e sottile e mostrato in Figura 5.5, in cui si individuano
diverse zone in ciascuna delle quali prevale un certo fattore.

Figura 5.5: andamento tipico del trasmission loss di un pannello omogeneo al


variare della frequenza.
Innanzitutto, si pu
o notare che il T L assume un valore minimo in corrispondenza della prima frequenza naturale del pannello, ovvero della frequenza del primo modo proprio di vibrare del pannello, dopodiche nella cosiddetta
zona di risonanza il valore del potere fonoisolante oscilla con picchi e valli,
rimanendo su valori piuttosto bassi. In particolare, il fenomeno di risonanza a
basse frequenze si verifica quando la frequenza dellonda acustica incidente e

5.3 Definizione degli indicatori della potenza radiata

81

uguale alla frequenza di uno dei modi propri: in questo caso, infatti, si verifica
che la deformata modale ha una lunghezza donda uguale a quella dellonda
incidente, per cui il modo proprio sollecitato e trasparente al suono, e determina una riduzione complessiva del potere fonoisolante del pannello. Al primo
modo normale e associata la pi
u importante frequenza di risonanza, in corrispondenza della quale il T L raggiunge un minimo. Si noti come lampiezza
delle valli di isolamento dipenda dal valore del fattore di smorzamento : pi
u
e elevato lo smorzamento, maggiore e lenergia meccanica vibratoria dissipata
in calore. In pratica, se lo smorzamento e elevato, il pannello vibra meno, e
quindi e meno trasparente al suono.
Per valori della frequenza inferiori alla frequenza di risonanza naturale,
la trasmissione sonora dipende essenzialmente dalla rigidezza (o, equivalentemente, dallelasticit
a) della struttura, e si ha una diminuzione di T L di 6 dB
ogni raddoppio della frequenza. Si parla di zona della rigidezza.
Per valori della frequenza compresi tra la zona di risonanza e una certa
frequenza critica, il potere fonoisolante e governato dalla cosiddetta legge della
massa: in questa zona, si ha un aumento del T L di 6 dB per raddoppio della
frequenza e della massa, e il comportamento della struttura dipende esclusivamente dalla sua massa. In questa zona, e possibile utilizzare la seguente
formula di previsione:
T LM L, = 10 log10

h f cos() 2 i
s
[dB]
0 c 0

(5.23)

in cui s e la massa per unita di superficie del pannello; f e la frequenza; e


langolo di incidenza dellonda sonora; 0 c0 e limpedenza acustica caratteristica dellaria. La (5.23) vale in un campo sonoro di onde piane che arrivano
sulla parete con un certo angolo di incidenza, e nel caso di incidenza normale
( = 0) pu
o essere riscritta come:
T LM L,=0 20 log10 (s f )

42.5[dB].

(5.24)

Dalle (5.23)-(5.24) si comprende come un raddoppio della massa del pannello,


a parit
a di altri fattori, comporti un aumento di 6 dB del potere fonoisolante.
Nel caso di campo mediamente diuso (ovvero onde incidente da tutte le
direzioni con inclinazioni comprese tra 1 = 0 e 2 = 78, tipico di ambienti
chiusi), la relazione pi
u comunemente utilizzata e:

T LM L,dif f = 10 log10
ln

"

0.978 s0f
c0

2
s f
0 c0
0.208 s f
0 c0

1+

1+

#.

(5.25)

La validit
a della legge della massa e limitata superiormente dal fenomeno
della coincidenza, conseguenza del fatto che la velocita del suono nellaria

82

5 La potenza acustica radiata da un pannello piano

e costante al variare della frequenza mentre la velocita delle onde flessionali nelle strutture varia con la frequenza. Le onde flessionali sono quelle che
hanno maggiore importanza nella radiazione acustica delle strutture: cio e
dovuto principalmente al fatto che la deflessione laterale degli elementi su cui
si propagano le onde (cioe normale al piano delle onde) e rilevante rispetto
alla lunghezza donda, e pertanto e in grado di perturbare il fluido adiacente.
Nel caso di un pannello sottile, cioe di spessore molto inferiore alla lunghezze
donda del suono alle frequenze in analisi, su cui si abbia propagazione in entrambe le direzioni di giacitura del pannello, la velocita di propagazione delle
onde flessionali e:
v
s
u
u
E
cb = t2f s
(5.26)
12(1 2 )

dove E e il modulo di Young del materiale, e il coefficiente di Poisson, e


la densit
a, s lo spessore del pannello e f e la frequenza. Dalla (5.26) si deduce
che le onde flessionali sono dispersive, ossia la loro velocita di propagazione
dipende dalla frequenza. Cio le dierenzia dalle onde sonore, che sono non
dispersive, ed e questa la causa del fenomeno della coincidenza. Esiste, infatti,
una frequenza, detta frequenza critica, in corrispondenza della quale le velocita
di propagazione del suono in aria c0 e delle onde flessionali cb coincidono,
comportando una brusca riduzione del potere fonoisolante.

Figura 5.6: variazione delle velocita di propagazione del suono in aria c e delle
onde flessionali cb al variare della frequenza.
Le onde sonore piane che incidono con un certo angolo su una parete sottile
infinita originano nella parete unonda flessionale forzata avente lunghezza
donda tr , pari alla lunghezza donda di traccia dellonda sonora incidente
i
sin() , ovvero:
tr

sin()

(5.27)

dove i e la lunghezza donda dellonda incidente. Il fenomeno della coincidenza si verifica quando, per un determinato angolo di incidenza, la lunghezza
donda di traccia dellonda sonora eguaglia la lunghezza donda b dellonda
flessionale libera, ossia:
b

sin()

tr .

(5.28)

5.4 Formulazione in coordinate discrete

83

Figura 5.7: coincidenza della lunghezza donda dellonda flessionale libera e


della lunghezza donda di traccia dellonda sonora.
In queste condizioni, londa di pressione acustica viene accompagnata nel
suo movimento di compressione e rarefazione dallonda flessionale sulla struttura e la stessa viene reirradiata dalla parte opposta senza subire attenuazioni,
ed ecco perche si ha una forte riduzione di T L. La frequenza pi
u bassa per
la quale si verifica il fenomeno di coincidenza si ottiene per = 0; questa
frequenza e chiamata frequenza critica ed e pari a:
r
c20
12(1 2 )
fc =
[Hz].
(5.29)
2s
E
Per pannelli metallici, una formula che permette di calcolare la frequenza
critica velocemente e con buona approssimazione e:
fc =

12000
[Hz]
s

(5.30)

dove s e lo spessore espresso in mm.


Come nella zona di risonanza, la caduta di T L nella zona di coincidenza e
tanto maggiore quanto minore e lo smorzamento.
Al di sopra della zona di coincidenza, il potere fonoisolante T L torna ad
aumentare con una pendenza teorica di 9 dB per raddoppio di frequenza,
quindi superiore a quella che si verifica nel campo di validita della legge della
massa.

5.4 Formulazione in coordinate discrete


Obiettivo del presente schema e fornire un approccio alle coordinate discrete per la caratterizzazione acustica di un pannello omogeneo. Prima di calcolare una formulazione in coordinate discrete i coefficienti per la descrizione

84

5 La potenza acustica radiata da un pannello piano

delle propriet
a acustiche del pannello, si riprendono brevemente i concetti alla
base dellanalisi della risposta strutturale.
5.4.1 Riepilogo della risposta strutturale in vacuo
Si consideri un generico operatore strutturale piano rappresentato in N G
coordinate discrete, ognuna delle quali rappresenta lo spostamento w(x, y)
fuori dal piano in quella posizione del pannello. Si trascurano gli spostamenti
u(x, y) e v(x, y) nel piano del pannello.

Figura 5.8: pannello discretizzato in N G = 40x20 coordinate adimensionali.


Lequazione del moto nel caso di sistema non smorzato e:
[M ]{
q (t)} + [K]{q(t)} = {f (t)}

(5.31)

dove [M ] e la matrice di massa, [K] la matrice di rigidezza, {q(t)} il vettore


delle coordinate generalizzate e {f (t)} il vettore della forzante agente. Se si
assumono una soluzione ed una forzante armonica del tipo
{q(t)} = {w(!)}e

j!t

(5.32)

{f (t)} = {F (!)}e

j!t

(5.33)

il sistema pu
o essere riscritto come segue:
h
[M ]{
q (t)} + [K]{q(t)} = {f (t)} ) [K]

i
! 2 [M ] {w(!)} = {F (!)} (5.34)

5.4 Formulazione in coordinate discrete

85

Se presente, lo smorzamento puo essere introdotto direttamente negli operatori modali, o semplicemente considerando la presenza di una matrice viscosa
j![B]{w(!)}
oppure introducendo una matrice di rigidezza complessa

1 + j(!) [K]{w(!)}.
Una volta caratterizzato il sistema descritto dalla (5.31) in modi e frequenze proprie, e possibile passare in coordinate modali {(!)} mediante la
matrice modale [ ], ovvero
{w(!)} = [ ]{(!)},

(5.35)

ottenendo un set di equazioni disaccoppiate del tipo:


+ ki i (!) = fi (!), con i 2 {1, 2, . . . , N M }, N M N G.
mi i (!)

(5.36)

Nella (5.36), mi e la massa generalizzata, ki la rigidezza generalizzata e fi la


forza modale generalizzata, espressa dalla relazione:
fi (!) =

<i> T

{F (!)}.

(5.37)

La risposta del pannello espressa mediante gli autovettori e:


{w(!)} = [ ][H(!)][ ]T {F (!)},

(5.38)

dove [H] e la matrice di trasferimento; essa e diagonale, e i suoi termini sono


espressi da:
1
Hi (!) =
.
(5.39)
mi ! 2 + ki
Nel caso di sistema smorzato, e possibile tener conto del fattore di smorzamento modificando la matrice di trasferimento. Ad esempio, assumendo un
modello di smorzamento proporzionale (alla massa e alla rigidezza) i termini
di [H] risultano cos modificati:
Hi (!) =

mi

!2

1
.
+ ki + ji (!)ki

(5.40)

Larea equivalente nodale


Lanalisi della risposta strutturale e acustica di un pannello soggetto ad
un carico di pressione mediante un approccio alle coordinate discrete richiede
la necessit
a di discretizzare anche il carico di pressione stesso. Pertanto, si
introduce il concetto di area equivalente nodale per poter passare da un carico
di pressione distribuito sullintero pannello ad una forzante avente espressione
<i> T
fi (!) =
{F (!)}. La forza {F (!)} si esprime come:
{F (!)} = [A]{p(!)}

(5.41)

dove {p(!)} e il carico di pressione agente e [A] e la matrice delle aree


equivalenti nodali.

86

5 La potenza acustica radiata da un pannello piano

A1
60
6
A=6 .
4 ..

0
A2
..
.

...
...
..
.

0
0
..
.

0 0 . . . AN G

7
7
7
5

(5.42)

La matrice [A] permette di assegnare ad ogni nodo i-esimo unarea equivalente


nodale, pari a (nel caso di mesh omogenea):
Ai =

(Nx

a b
1)(Ny

1)

(5.43)

dove a e b sono le dimensioni del pannello rispettivamente lungo le direzioni


x e y; analogamente, Nx e Ny sono il numero di nodi presenti sui due lati
(Nx Ny = N G).
5.4.2 Potenza radiata da un pannello in coordinate discrete
Nel paragrafo 5.1, sono calcolate le formulazioni analitiche dei parametri
acustici di nostro interesse. In particolare, andiamo parimenti a fornire unespressione alle coordinate discrete per ognuno di essi. Per quanto riguarda la
potenza radiata da un pannello piano, dalla (5.9) e intuitivo verificare che la
sua espressione in coordinate discrete e pari a:
rad (!) =

! 4 0
{w(!)}H [A][R(!)][A]{w(!)},
4c0

(5.44)

dove il pedice H indica la matrice hermitiana. Nella (5.44) si e introdotta la


matrice di resistenza di radiazione [R(!)] definita come segue:
2
3
sin(k|r1,N G |)
sin(k|r1,2 |)
1
. . . k|r1,N
k|r1,2 |
|
G
6 sin(k|r1,2 |)
7
6
7
1
...
...
6 k|r1,2 |
7
[R(!)] = 6
(5.45)
7,
..
..
..
..
6
7
.
.
.
.
4
5
sin(k|r1,N G |)
...
...
1
k|r1,N G |

in cui ri,j e la distanza tra i due punti i,j. Usando le coordinate modali, e
possibile esprimere il vettore degli spostamenti normali {w(!)} come:
{w(!)} = [ ][H(!)][ ]T {F (!)}.

(5.46)

Sostituendo la (5.46) nella (5.44) si ottiene:


rad (!) =

! 4 0
[ ][H(!)][ ]T {F (!)}
4c0

[A][R(!)][A] [ ][H(!)][ ]T {F (!)} .

Scrivendo il prodotto centrale della (5.47) come

(5.47)

5.4 Formulazione in coordinate discrete

[(!)] = [A][R(!)][A]

87

(5.48)

e considerando che, essendo [H(!)] una matrice diagonale, [H(!)]H = [H(!)]


(dove indica il complesso coniugato), allora la (5.47) puo essere ulteriormente
semplificata:
! 4 0
{F (!)H [ ][H(!)] [ ]T [(!)] [ ][H(!)][ ]T {F (!)} .
4c0
(5.49)
In conclusione, definendo la matrice di resistenza di radiazione modale
rad (!) =

[Rrad (!)] =

! 4 0 T
[ ] [(!)][ ],
4c0

(5.50)

lespressione finale in coordinate discrete della potenza radiata e data da:


rad (!) = {F (!)H [ ][H(!)] [Rrad (!)][H(!)][ ]T {F (!)}.

(5.51)

5.4.3 Potenza incidente su un pannello in coordinate discrete


La formulazione in coordinate discrete della (5.1) e:
inc (!) =

1
Re {p(!)H [A]{v(!)} ,
2

(5.52)

per cui, una volta nota la pressione agente e la matrice delle aree equivalenti
nodali, ed essendo {v(!)} = j!{w(!)}, e possibile scrivere
inc (!) =

1
Re j!{F (!)H {w(!)} .
2

(5.53)

5.4.4 Efficienza di radiazione in coordinate discrete


A partire dalla (5.12), ovvero dalla definizione dellefficienza di radiazione
come rapporto tra la potenza radiata da un pannello piano e quella radiata
da un pistone infinitamente rigido, e possibile scrivere lequivalente relazione
in coordinate discrete:
(!) =

! 4 0
H
4c0 {w(!)} [(!)]{w(!)}
2
! 0 c0
{w(!)}H [A]{w(!)}
2

! 2 {w(!)}H [(!)]{w(!)}
. (5.54)
2c20 {w(!)}H [A]{w(!)}

Utilizzando le coordinate modali come descritto dalla 5.46, la (5.54) diventa:


h
i
h
i
H

T
T
k(!)2 {F (!) [ ][H(!)] [ ] [(!)] [ ][H(!)][ ] {F (!)
h
i h
i . (5.55)
(!) =
2
{F (!)H [ ][H(!)] [ ]T [A] [ ][H(!)][ ]T {F (!)

88

5 La potenza acustica radiata da un pannello piano

(a) = 0.04

(b) = 0.08

(c) = 0.1

(d) = 0.2

Figura 5.9: efficienza di radiazione del pannello (f ) al variare della frequenza


per diversi valori dello smorzamento.
In Figura 5.9 e riportato landamento dellefficienza di radiazione del pannello
descritto in Tabella 5.1 per diversi valori dello smorzamento. La mesh utilizzata e quella illustrata in Figura 5.8. I grafici sono ottenuti considerando
unonda piana normale ( = 0).
Dai grafici e possibile osservare che il pannello diventa un radiatore perfetto
in corrispondenza della frequenza critica fc (riportata in tratteggio), qualsiasi
sia il valore dello smorzamento.

5.4 Formulazione in coordinate discrete

89

5.4.5 Efficienza di radiazione modale auto e mutua


In accordo con Wallace, Li e Gibeling, lespressione (5.56) permette di
calcolare lefficienza di radiazione modale di una coppia di modi generica (i, j).
In particolare, si presta al calcolo numerico sia delle self radiation efficiences
(nel caso i = j) che delle cross mutual radiation efficiences (se i 6= j).
H

(!)i,j =

k(!)2 { }<i> [A][R(!)][A]{ }<j>


2
{ }<i>H [A]{ }<j>

(5.56)

Nella Figura 5.10 e riportato il confronto tra le curve dellandamento dellefficienza di radiazione calcolate secondo il modello analitico di Wallace (vedi
Figura 5.2) e i punti ottenuti mediante lapproccio discreto. Si considera il
pannello di Tabella 5.1 senza alcun tipo di smorzamento. La mesh utilizzata
e quella illustrata in Figura 5.8. In questo caso, in analogia con Wallace, si
considera un campo sonoro perfettamente diuso.

(a) Modo (1,1)

(b) Modo (2,1)

(c) Modo (1,2)

(d) Modo (2,2)

Figura 5.10: confronto tra lefficienza di radiazione modale calcolata analiticamente () e quella mediante approccio discreto () per diversi modi al
variare della frequenza.

90

5 La potenza acustica radiata da un pannello piano

In Figura 5.11 sono riportati i coefficienti di accoppiamento per diverse


coppie modali, ed in particolare si nota che:

ad elevate frequenze, tendono asintoticamente a zero, per cui e lecito


trascurarli e considerare solo i coefficienti di auto-induzione;
possono essere negativi, ovvero il modo acquista energia dal fluido.

Figura 5.11: efficienze di radiazione auto e mutua per il primo modo del
pannello in funzione della frequenza.

5.4.6 Coefficiente di trasmissione e Trasmission Loss in coordinate


discrete
La formulazione del T L in coordinate discrete passa evidentemente attraverso la formulazione del coefficiente di trasmissione, che come detto e pari
a:
rad
=
.
(5.57)
inc
Date le (5.46),(5.49) e (5.53), lespressione del coefficiente di trasmissione
diventa:

5.4 Formulazione in coordinate discrete

! 4 0
4c0

{F (!)H [ ][H(!)] [ ]T [(!)] [ ][H(!)][ ]T {F (!)}


1
2 Re

j!{F (!)H [ ][H(!)][ ]T {F (!)}

91

(5.58)

da cui si calcola il trasmission loss applicando la (5.22).


In Figura 5.12 sono illustrati gli andamenti del T L con la frequenza per
diversi valori dello smorzamento per il pannello sinora analizzato. Inoltre, su
ogni singolo grafico e riportato landamento della legge (5.24) e sono evidenziate anche tutte le frequenze proprie del pannello. Il modello di pressione incidente utilizzato e quello descritto dalla (5.3), con = 0 (onda piana normale).
Dalla Figura 5.12 si vede chiaramente come un aumento dello smorzamento
riduca nettamente le oscillazioni del T L, soprattutto nelle zone di risonanza
e di coincidenza. Si noti inoltre come la legge di massa descriva con buona
approssimazione landamento del potere fonoisolante nella zona centrale del
grafico.

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
15)
16)
17)
18)

Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).


Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
Sistema Tubo e Pistone.
Introduzione allAeroelasticit.
Instabilit Supersonica di un Pannello.
Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
Similitudini
Introduzione al FEM spettrale.
Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo
Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

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Journal of Fluids and Structures 25 (2009) 321342


www.elsevier.com/locate/jfs

Hydrodynamic and hydroelastic analyses of a plate excited


by the turbulent boundary layer
E. Ciappia, F. Magionesia, S. De Rosab,!, F. Francob
a
INSEAN-Istituto Nazionale per Studi ed Esperienze di Architettura Navale, Via di Vallerano 139, 00128 Roma, Italy
lab-Acoustics and Vibration Laboratory, Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale, Universita` degli Studi di Napoli Federico II,
Via Claudio 21, 80125 Napoli, Italy

Received 4 October 2007; accepted 11 April 2008


Available online 11 October 2008

Abstract
Recent studies have demonstrated that the characterisation of wall-pressure fluctuations for surface ships is of great
interest not only for military applications but also for civil marine vehicles. A ship model towed in a towing tank is used
to perform pressure and structural measurements at high Reynolds numbers. This facility provides ideal flow conditions
because background turbulence and noise are almost absent. Free surface effects are naturally included in the analysis,
although in the particular section chosen for the present study do not have significant consequences on pressure spectra.
Scaling laws for the power spectral density are identified providing the possibility to estimate pressure spectra for
different flow conditions and in particular for full-scale applications. The range of validity of some theoretical models
for the cross-spectral density representation is analysed by direct comparison with experimental data of wall-pressure
fluctuations measured in streamwise and spanwise direction. In a second phase, an indirect validation is performed by
comparing the measured vibrational response of an elastic plate inserted in the catamaran hull with that obtained
numerically using, as a forcing function, the modelled pressure load. In general, marine structures are able to accept
energy mainly from the sub-convective components of the pressure field because the typical bending wavenumber values
are usually lower than the convective one; thus, a model that gives an accurate description of the phenomenon at low
wavenumbers is needed. In this work, it is shown that the use of the Chase model for the description of the pressure field
provides a satisfactory agreement between the numerical and the experimental response of the hull plate. These
experimental data, although acquired at model scale, represent a significant test case also for the real ship problem.
r 2008 Elsevier Ltd. All rights reserved.
Keywords: Wall-pressure fluctuations; High Reynolds number flow; High-speed vessels; Theoretical models; Vibrational response

1. Introduction
Vibrations of elastic structures excited by the turbulent boundary layer (TBL) are of interest for interior and exterior
noise emission problems in aeronautical, automotive and marine applications. In particular, new requirements in terms
of comfort on board high-speed ships for passenger transportation have addressed the attention of the scientific
community to the identification and to the characterisation of noise sources including those of hydrodynamic nature.
Recent studies performed in the framework of the European RTD project NORMA (Noise Reduction for Marine
!Corresponding author: Tel.: +39 081 7683581; fax: +39 081 624609.

E-mail address: sergio.derosa@unina.it (S. De Rosa).


0889-9746/$ - see front matter r 2008 Elsevier Ltd. All rights reserved.
doi:10.1016/j.jfluidstructs.2008.04.006

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322

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Nomenclature
a
Areai
b
c
cB
D
d
d0
d+
Fr
g
H
H
h
i
j
k
kc
kB
Lpp
m, n
me
mn
N
NG
NM
ReW
Ret
Rpp
Saa
SW
SF
SFF
u+
ut
U

streamwise plate length


equivalent area in finite element approach
spanwise plate length
speed of sound in water
bending wave speed
flexural stiffness of the plate
sensor dimension
nondimensional length: d0 d/d*
nondimensional length: d+ dut/n
Froude number
acceleration of gravity
structural transfer function diagonal matrix
shape factor: H d*/W
thickness of the plate
imaginary unit
index for the jth modal component
acoustic wavenumber
convective wavenumber
bending wavenumber
length between perpendiculars
modal indices
experimental added mass function
numerical added mass function
shape function vector in finite element
approach
number of grid of the finite element mesh
number of mode shapes
Reynolds number, ReW UW/n
Reynolds number, Ret dut/n
cross-correlation function
plate acceleration response (auto-spectral
density)
matrix of the cross-spectral densities of the
plate displacement
matrix of the cross-spectral densities of the
generalised load
matrix of the cross-spectral densities of the
equivalent load
wall unit, u+ U/ut
friction velocity
free-stream velocity

Uc
x
y
y+

convection velocity
streamwise reference axis
spanwise reference axis
wall unit, y+ yut/n

Greek symbols
g1
g3
G
d
d*
Dx
Dy
Z
Zp
W
y
n
x
rs
r
t
tw
Fpp
Fpp0
U
o
oj
omn
mn
o

streamwise decay factor


spanwise decay factor
coherence function
boundary layer thickness
displacement thickness
extension of each finite element in streamwise
direction
extension of each finite element in spanwise
direction
spanwise spatial separation
plate modal damping coefficient
momentum thickness
phase function
kinematic viscosity
streamwise spatial separation
plate material density
fluid density
time delay
wall shear stress
auto-spectral density of the wall-pressure
distribution due to the turbulent boundary
layer
cross-spectral density of the wall-pressure
distribution due to the turbulent boundary
layer
eigenvector matrix
circular radian frequency
natural circular frequency of the jth mode
dry natural circular frequencies of the plate
wet natural circular frequencies of the plate

Matrix and complex operators


*
T

complex conjugate operator


transposition operator

Applications G3RD-2001-0393) demonstrated that, at least for new concept design fast ships, flow noise sources, e.g.,
the TBL, play an important role above 30 knots.
The typical way to characterise wall-pressure fluctuations (WPF) is via experimental tests performed in suitable
facilities like wind or water tunnels. In fact, direct numerical simulations (DNS) or large eddy simulations (LES) are
often not applicable in the case of complex geometries and realistic flow conditions (high Reynolds numbers) due to the
limitation of computational resources. DNS of WPF were performed by Choi and Moin (1990), analysing the channel
flow problem for ReW UW/n 287. Furthermore, Chang et al. (1999) analysed the influence of the different TBL
velocity components on the wavenumber pressure spectra in a channel flow for a Reynolds number, based on the
channel half width, equal to 3200. Recently, Lee et al. (2005a) proposed a new methodology to calculate numerically
wall-pressure spectra. The method uses the predicted mean flow field obtained from RANS calculations and a spectral

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E. Ciappi et al. / Journal of Fluids and Structures 25 (2009) 321342

323

correlation model, and integrates across the TBL. The method was validated both for an equilibrium flow at
ReW 3582 and for a non-equilibrium flow resulting from flow over a backward-facing step. Using the same
methodology, Lee et al. (2005b) characterised wall-pressure spectra for a surface ship model including the effects of hull
curvature and of the free surface. The comparison of the scaled spectra, obtained while varying the axial location, and
the distance from the free surface with spectra, obtained for an equilibrium flow, showed that, in several locations, the
former deviate from the canonical case.
On the other hand, there are many experimental works related to WPF, most of them devoted to the identification of
the appropriate scaling laws for the auto-spectral density (ASD) for zero pressure gradient flow. The pressure ASD
frequency range is subdivided according to the boundary layer regions that give contributions to wall-pressure spectra
where different scaling variables hold. In particular, Farabee and Casarella (1991) identified four frequency ranges in
their data: the low-frequency and the mid-frequency range where outer variables hold, the high-frequency range where
inner variables hold, and an overlap scale-independent region proportional to o"1, whose extent depends on the
Reynolds number. With respect to this point, Keith et al. (1992) presented the most extensive comparison among many
available experimental data obtained in fully developed and developing channel flow, in fully developed pipe flow and in
wind tunnel, over a wide range of Reynolds numbers, with the aim of identifying the best choice for the scaling
parameters in the different frequency regions. Goody (1999) performed an experimental campaign in a two-dimensional
boundary layer for ReW values ranging from 7800 to 23 400, investigating different combinations of scaling parameters.
Finally, a detailed review of the state-of-the-art on this subject can be found in Bull (1996).
The spatial characterisation of WPFs was first analysed by Corcos (1963) on the basis of measurements performed by
Willmarth and Wooldridge (1962). Assuming the validity of separation of variables in the streamwise and spanwise
directions, Corcos stated an exponential decay for the cross-spectral density (CSD) as a function of the similarity
variables ox/Uc and oZ/Uc, where Uc is the convection velocity, and x and Z are the streamwise and spanwise spatial
separation, respectively. Several authors have performed comparisons between measured CSD data and Corcos model
(Blake, 1986; Bull, 1967); in particular, Farabee and Casarella (1991) from the analysis of their experimental data
provided, at least in a certain nondimensional frequency range, a confirmation of this pressure behaviour for a wide
series of spatial separations in streamwise direction and for different flow velocities or local Reynolds number values.
The success of the Corcos model lies in its simplicity and in its predictive character since the model parameters are
substantially case-independent. Nevertheless, it is generally stated that Corcos model gives a correct representation of
the WPF behaviour in the convective domain, i.e. when the wavenumbers are close to the convective wavenumber
kc o/Uc. On the contrary, in the sub-convective domain the white Corcos spectrum largely overpredicts the real
amplitude. Since for several applications and in particular in the case of underwater and surface marine vehicles, the
convective wavenumber is greater than the bending wavenumber kB o/cB, it is of primary importance to evaluate
correctly the sub-convective domain of pressure spectra that corresponds to the high-sensitivity region for the structure.
Several new models, some directly derived by the Corcos one (Efimtsov, 1982; Ffowcs Williams, 1982), others
overcoming the Corcos multiplicative approach such as those by Chase (1980) and Smolyakov and Tkachenko (1991),
were developed to improve the estimation of pressure spectra in this region. A comparison between the predictions of
the radiated acoustic power by rectangular plates was carried out numerically by Graham (1997); it was performed for
different test conditions and applying the above models. It was there concluded that the use of sophisticated models
such as the Chase one is needed only for structures that do not exhibit coincidence, but that for aircraft the best model is
the one which provides an accurate description of the convective peak, thus suggesting the use of the Efimtsov model.
Nonetheless, no experimental evidence supporting these conclusions was reported in Grahams work. However, the
spatial domain comparison between pressure experimental spectra and theoretical models cannot definitively indicate
the best in describing the different wavenumber regions. It is usually possible to find a set of parameters for each model
able to provide a good data fit. It is clear that most of the energy of WPF is concentrated around the convective peak
and then any correlation data is mainly the representation of the convective character of the TBL. Unfortunately, only
few experimental data concerning direct measurements of the wavenumber-frequency spectrum are available
(Abraham, 1998; Choi and Moin, 1990; Panton and Robert, 1994; Farabee and Geib, 1991; Manoha, 1996) and,
among them, a big spread of the spectra magnitude at low wavenumbers is present as reported for example by Hwang
and Maidanik (1990).
In order to overcome the limitations of flow measurements, an indirect approach to estimate the validity of different
models for WPF representation, based on the analysis of the response of simple elastic structures to the TBL load, is
proposed here. The same idea was recently applied by Finnveden et al. (2005), who compared the measured response of
a flat plate with those obtained numerically using modelled pressure loads. This work presented the first and, to the
authors best knowledge, the only correlation between aerodynamic and structural data measured in the same facility
and with the same set-up. They suggested a modified version of the Corcos model by introducing a frequency and flow
speed dependence on the parameters and of the Chase model by introducing two new parameters to better fit the

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324

E. Ciappi et al. / Journal of Fluids and Structures 25 (2009) 321342

spanwise coherence to measurements. Despite the modifications made, the conclusion was that, above the aerodynamic
coincidence (kc kB), only the Chase model, that does not make use of the multiplicative approach, provides a fair
agreement with experimental data. In this work, the lower kB/kc ratio was 0.4 and the average difference between the
modified Chase model predictions and the experimental data was 5 dB. Furthermore, Hambric et al. (2004), although
retaining the multiplicative approach, proposed a modification of Corcos streamwise coherence to better represent the
low wavenumber domain. The model was compared with the experimental response of an elastic plate measured by Han
et al. (1999). The ratio between the structural wavenumber in flow direction and the convective wavenumber was
between 0.3 and 0.8 and the agreement with the experimental data was quite good. On the other hand, Han et al. (1999)
chose Smolyakov and Tkachenko to model the surface pressure field. The comparison with measurements was
performed using the energy flow analysis method to predict the numerical plate response thus, direct information about
the validity of the pressure model are difficult to extract from their data.
The aim of this work is to develop a general procedure based on the identification of the scaling laws and on the use of
predictive models for the surface pressure field suitable for application to full-scale problems. In particular, the capabilities of
Corcos and Chase models to predict the response of an elastic plate inserted in the hull of a ship model were investigated on
the basis of hydrodynamic and vibration data acquired, at high Reynolds numbers, in a towing tank. In a first step, pressure
data were analysed to provide their spectral characteristics. This analysis is fundamental to identify the scaling laws for the
ASD and the free parameters contained in the CSD wall-pressure fluctuation models. The high Reynolds number achieved
with this set-up provides an interesting extension to the previous analyses. In a second phase, a comparison between the
numerical response of the plate obtained using the two models and the experimental response is provided. Since in the
present problem the convection velocity is very low, the ratio between the bending and the convective wavenumber is
sensibly lower than those previously analysed in the technical literature. This fact is fundamental for real size marine
applications for which hydrodynamic coincidence appears, even for high-speed vehicles, at very low frequency.
This first section is aimed to frame the work in the proper existing literature. Section 2 presents the experimental setup and all the data concerning the acquisition instrumentation. The treatment of the pressure data is the specific
argument of Section 3. Section 4 is fully devoted to the analysis of the structural response and the final comparison
between predictive and measured data. Section 5 presents the concluding remarks with some foreseen activities. For the
sake of completeness, a graphic workflow has been also added in Chart 1.

2. Experimental set-up
2.1. Pressure measurements
The experiments were performed on a 1:15 scale model ofpthe
ffiffiffiffiffiffiffifast
ffiffi catamaran Jumbo CAT (Fig. 1). The scale of the
model was chosen according to Froude similarity: Fr U= gLpp where Lpp is the length between perpendiculars, i.e.

Chart 1. Logical workflow.

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E. Ciappi et al. / Journal of Fluids and Structures 25 (2009) 321342

325

the length of the vessel along the waterline between the forward and aft perpendiculars, as depicted in Fig. 1. The
maximum model width is 1.467 m, Lpp is 4.635 m and its draft in calm water conditions is 0.2 m.
The experiments were carried out in the INSEAN towing tank no. 2 which is 220 m long, 9 m wide and 3.5 m deep
and is equipped with a carriage that can reach a maximum speed of 8 m/s. The use of this kind of facility creates ideal
flow conditions because background turbulence and noise are avoided. The measuring section was chosen in the stern
part of the ship bottom where the hull surface is almost flat. To perform pressure measurements a 2 cm thick rigid
plexiglas plate was inserted in the hull bottom where pressure transducers were positioned.
The basic set-up is presented in Fig. 2 and consisted in an array of nine transducers in streamwise direction and five
transducers in the spanwise direction flush-mounted with the plate at constant distance of 1 cm between each other.
Additional tests were performed with 13 transducers mounted in streamwise direction within a maximum distance of
40 cm. Thus, the first pressure sensor was located at x/Lpp 0.88 while the last at x/Lpp 0.97. The minimum distance
between transducers was constrained by the transducers maximum external size while the maximum distance was
chosen according to the fact that for x/d*420 the longitudinal correlation is almost zero as demonstrated by previous
measurements (Bull, 1967; Blake, 1986). Pressure signals were acquired in calm water conditions with fixed trim and
sink and for two different ship model velocities: 3.31 m/s (25 knots) and 5.3 m/s (40 knots) corresponding to Fr 0.49
and 0.78, respectively. The measurement error in the carriage velocity was within 1% of the nominal mean velocity.
Differential piezoresistive pressure transducers Endevco 8510-B, characterised by a maximum range of 2 psig and by
a certified flat response until 14 kHz were used to measure pressure fluctuations. The transducers were statically
calibrated in water using known water level heights. All the transducers showed a linear trend; however, the deviation
around the regression line of the data points used for the sensitivity estimate was evaluated. The standard error of
estimate was very low for all the transducers, of the order of 1%. Moreover, the total error due to thermal sensitivity,
nonlinearity and pressure hysteresis, as reported in the data sheet, is around 1%. The rectangular sensing element has
an area of 1 " 0.3 mm2, hence the effect of the finite size of the transducers surface can be expressed in term of the
nondimensional parameters d0 d/d* and d+ dut/n, where d is the bigger sensor dimension.
Pressure signals were acquired and amplified by the 16 channels acquisition system PROSIG; the sampling frequency
was 12.5 kHz, the acquisition length was 15 s. Several repetitions of the test (typically 1215) under nominally the same
conditions were performed. The data record began a few seconds after the achievement of steady conditions. The

Fig. 1. Catamaran model and sketch of the reference length, Lpp.

Fig. 2. Set-up for pressure measurements (left) and top view of the installation of the plexiglas plate (right).

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326

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Table 1
Mean flow velocity parameters: numerical estimation
U (knots)

U (m/s)

d (m)

d* (m)

ut (m/s)

ReW UW/n

Ret dut/n

d0 d/d*

d+ dut/n

25
40

3.31
5.31

0.12
0.113

0.0142
0.0137

1.27
1.3

0.11
0.1626

29 535
42 807

10 153
14 133

0.07
0.073

84
125

reaching of a stationary random process was verified by comparing the ensemble average value, autocorrelation and
cross-correlation of the WPFs of different runs.
Concerning the flow velocity field, the TBL mean parameters (as used in the data analysis and shown in Table 1) were
obtained by available RANS simulations performed in the past over the whole model. This solution was, in this case,
preferred because the experimental evaluation of the boundary layer velocity profiles in a towing tank, although
possible, is a time-consuming process. In fact, it is clear that the acquisition time is limited for each carriage run,
especially for the higher velocities, and that the time needed for the re-establishment of calm water conditions between
two consecutive runs is at least 10 min. A detailed description of the numerical code is provided in Ciappi and
Magionesi (2005) and in the references cited there. The numerical errors can be predictable in an uncertainty of about
4% in the estimation of the TBL parameters from the velocity profiles.
2.2. Vibration measurements
Vibration measurements were performed replacing the rigid plate with a flexible one. The panel, made of plexiglas, is
0.58 m long, 0.2 m wide and 0.003 m thick, it was fixed to the hull model with some mastic in order to provide
impermeable conditions and to reduce the transmission of model vibrations.
A preliminary series of numerical analyses have been performed to exclude the presence of significant plate
deformations due to static and dynamic pressure loads. In fact, for all the flow speeds under consideration, the
maximum displacement was predicted to be 1% of the longitudinal plate dimension.
The acceleration responses were acquired in eight different points (one for each carriage run) randomly chosen on the
plate surface. A Bruel & Kjaer piezoelectric accelerometer type 4393 characterised by a sensitivity of 4.19 mV/g and a
weight of 2.2 g was used for the acquisition. Its mass was negligible with respect to the plate mass in the frequency range
of interest. The accelerometer signal was amplified by a Bruel & Kjaer amplifier type 2635 and acquired with a sampling
frequency of 12.5 kHz by a National Instruments PXI 6052E acquisition system. Preliminary dry and wet calm water
tests were performed with the same set-up and instrumentation to evaluate the plates natural frequencies, hence the
added fluid mass and the modal damping factors. Two additional accelerometers were mounted on the ships hull and
on the connecting system to acquire the spurious vibrations transmitted by the carriage structure.

3. Pressure analysis
In the following sections, the results of the experimental programme devoted to the characterisation of wall-pressure
spectra are presented. The purpose of this analysis was to verify the pressure scaling laws and to provide a general
model for its spatial behaviour. To this aim, ASDs, streamwise and spanwise coherences and convection velocities were
extracted from measurements. Although free surface effects were naturally present, pressure gradient values calculated
on the basis of numerical simulations can be considered negligible in the measuring section. In Fig. 3, the velocity
profiles obtained numerically, used to extract the mean TBL parameter values of Table 1, are shown in wall units y+,
u+. From preliminary analysis it was decided to consider only the Corcos and Chase models as antagonists in this
analysis. In fact, the Efimtsov model has the same trend as Corcos in the low wavenumber domain but, this last is to be
preferred because describes the wall pressure by a simpler expression containing less empirical parameters. The Ffowcs
Williams model was built to extend Corcos model to the acoustic domain, which is beyond the purpose of this analysis;
finally, the Smolyakov and Tkachenko model does not fit well the present hydrodynamic data.
3.1. Power spectral density: scaling laws
The analysis of the scaling laws for the ASD is essential to understand the contribution of the different boundary
layer regions to WPFs. Moreover, due to the particular section chosen to perform pressure measurements and the

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327

Fig. 3. Streamwise velocity profiles: numerical estimation.

relatively high speed of this vessel, local Reynolds numbers were sensibly high (ReW 29 535 for 3.31 m/s and
ReW 42 807 for 5.31 m/s), providing an interesting extension of the validity of the scaling laws for high Reynolds
number. Following the frequency range division proposed by Farabee and Casarella (1991), three different spectral
regions can be identified: at very low frequency, the spectra collapse using the classical outer flow variables d* and U,
showing a o2 behaviour, advising that sources are associated with the large-scale structures. In the low-mid-frequency
range, the pressure auto spectral densities collapse into a single curve when scaled with the friction velocity ut, the wall
shear stress tw and d, implying that the mid-frequency structures are related with turbulence activity in the outer region
of the boundary layer. In this interval, pressure spectra exhibit their maxima for od/ut 50. Finally, at high-frequency
inner variable scale, which employs ut, tw and n, allows the collapse of the data independently of the Reynolds number,
suggesting that sources are associated with the buffer region of the wall layer. Moreover, between mid- and highfrequency an overlap region, characterised by an o"1 decay, exists where both outer and inner variable scales hold. This
region is related to the turbulence activity in the logarithmic part of the boundary layer and its extension depends on the
Reynolds number value. Recently, Ciappi and Magionesi (2005), considering the frequency division stated by Farabee
and Casarella provided another confirmation of the proposed scaling laws. ASDs were determined using 700 spectral
averages for each signal and a Hamming window function is used to reduce bandwidth leakage. According to classical
pffiffiffiffiffi
theory of random data (Bendat and Piersol, 1991), the statistical convergence error was defined as !r 1= nd , where nd
is the number of spectral averages. In the present analysis, the data random error was equal to 73.8%; thus, the
uncertainty in the calculated pressure spectra, obtained by considering the above and all the previously defined
experimental sources of error (see Section 2), was within the range of 71 dB.
In Fig. 4, a typical ASD signal is displayed showing high peaks in the frequency region between 8 and 20 Hz due to
structural vibrations of the carriage and of the connecting system. The peaks were eliminated, for the ASD analysis,
using suitable relations based on the coherence function (Bendat and Piersol, 1991) between two pressure sensors
located sufficiently far from each other to be correlated only by structural vibrations. The result of this cleaning
procedure is shown in the same figure. Fig. 5 shows the cleaned ASD for the two different test velocities, scaled using
outer flow variables: od=ut ; Fpp ou2t =t2w d; they are shown and compared with the results of Farabee and Casarella
(1991) obtained for ReW 6050 and with the results of Blake (1970) [extracted from Lee et al. (2005a)] obtained for
ReW 8210. From the inspection of the figure, it is evident that there is an excellent agreement of the present
experimental curves in the low-mid-frequency range, i.e. for 20ood/uto1760. Moreover, for od/uto800, they are in a
very good agreement with the Farabee and Casarella curve and in fair agreement with the Blake data. Finally, the
scaled spectra achieved the maximum value for od/utE63. Low-frequency behaviour (od/uto5) is not analysed, since
frequency resolution is too poor to obtain a realistic trend in this region. Fig. 6 shows the present wall-pressure spectra
and the results of Bull and Thomas (1976), Farabee and Casarella (1991) and Blake (1970) scaled on inner flow

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Fig. 4. Measured and cleaned pressure auto-spectral density.

Fig. 5. Wall-pressure spectra scaled on outer flow variables.

variables: on=u2t ; Fpp ou2t =t2w n. According to Blake (1986), attenuation in the spectra should occur approximately for
od/U41.2 that implies on=u2t 40:3 or 0:42, depending on flow velocity. A collapse of the two sets of measurements
occurs at high frequency, i.e. for 0:033oon=u2t o0:3. The Bull and Thomas and Blake data are in excellent agreement in
the same frequency range, although the Blake curve is higher for higher nondimensional frequencies. On the contrary,
the Farabee and Casarella curve shows quite a different trend, characterised by slower high-frequency decay.
Differences can be due to spectra attenuation caused by the finite sensor dimensions and, when considering similar d+
values, to the use of different pressure transducers. In particular, the Farabee and Casarella and Blake data were
obtained using open pinhole microphones with d+ 33 and 68, respectively, while the Bull and Thomas data were
obtained using both filled pinhole microphones and piezoelectric transducers for d+ 44. For the present data,

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Fig. 6. Wall-pressure spectra scaled on inner flow variables.

obtained with piezoresistive pressure transducers, d+ was equal to 84 for the lower velocity and to 125 for the higher.
Bull and Thomas (1976) showed that the use of an open pinhole microphone leads to a higher amplitude of pressure
spectra for on=u2t 40:1. This fact can explain the mismatch between different sets of measurements. Finally, due to the
high Reynolds numbers, the overlap region had a considerable extension. From the analysis of the range of validity of
the outer and inner scales or from the direct inspection of the range of validity of the o!1 law, included in both Figs. 5
and 6, it can be concluded that the overlap region extends in the range 0:033 Ret 335ood=ut o1760 or
0:033oon=u2t o1760=Ret 0:174 where the lowest value of Ret was used.
3.2. Cross-spectral density
The spatial characterisation of WPFs is now analysed extracting from the experimental data the streamwise
Fpp0 x; 0; o and the spanwise Fpp0 0; Z; o CSDs. Since the CSD is a complex quantity, as usual, the coherence function
.qffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
2
F1
Gx; Z; o jFpp0 x; Z; oj
pp o % Fpp o, where in the square root appear the ASDs of the two pressure signals, is
used to display the results and to discuss their comparison with the Corcos and Chase theoretical models. Coherence
spectra were obtained for quite a large number of streamwise spacings (0:09px=dp1:44), while only few spanwise
separations were considered 0:09pZ=dp0:36, as the coherence decay of the pressure field is very fast in this direction.

3.2.1. The Corcos model


The model formulated by Corcos expresses the CSD as a product of functions in longitudinal and lateral direction
separately. Moreover, he postulated that the CSD behaviour depends only on the similarity variables ox/Uc and oZ/Uc
with a decay represented by an exponential function. The model for the CSD is given by
Fpp0 o; x; Z Fpp o eiox=U c e!g1 jox=U c j e!g3 joZ=U c j ,

(1)

where g1 and g3 are the decay factors.


The streamwise coherences relative to the free-stream velocity of 5.3 m/s are plotted against the CSD phase y(x,
o) !ox/Uc in Fig. 7; different curves refer to different values of the nondimensional length x/d. It is evident that at
high frequency a collapse of the coherence spectra into an universal curve occurs independently of the spatial
separation. The theoretical streamwise coherence Gx; o e!g1 jox=U c j derived from Eq. (1) is plotted in the same figure
with a decay coefficient g1 equal to 0.125. Slightly different values are reported in the literature: Bull (1967) found
g1 0.1, Farabee and Casarella (1991) found a decrease in the g1 value with increasing velocity passing from 0.145 for
the lower one to 0.125 for the higher one. On the other hand, in the low-frequency region, a lack of similarity scaling

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Fig. 7. Streamwise coherence at U 5.3 m/s.

Fig. 8. Spanwise coherence at U 3.3 m/s.

occurs because as far as ox/Uc-0 the coherences do not tend to unity as Corcos model predicts. Unit coherence would
imply that the low-frequency components should be correlated for all spatial separations: this is physically unrealistic.
From the observation of the figure it can also be noted that all curves exhibit a maximum that is indicated by Farabee
and Casarella (1991) as the limit value below which the similarity variables do not hold anymore. The same
considerations can be drawn for 3.3 m/s; in particular, the best fit of the experimental data is found for the same
value of g1.
Less experimental data concerning spanwise coherence are available in the literature: the value usually suggested for
the decay coefficient g3 is 0.7 (Corcos, 1963; Blake, 1986; Bull, 1967). Fig. 8 shows curves of spanwise coherence relative

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331

to the lower velocity for various nondimensional separations Z/d as a function of the similarity variable oZ/Uc. The
thick solid line represents the Corcos model with g3 equal to 0.7. The exponential function seems to correctly estimate
the measured coherences, above their maxima, for value of the nondimensional frequency oZ/Uc40.8. Also in this case,
velocity variations seem not to have an influence on the decay coefficient value.
3.2.2. The Chase model
A descriptive model of the wavenumber-frequency spectrum of turbulent wall-pressure was proposed by Chase
(1980) with the intention of overcoming the limitations of models built to capture the characteristics of the convective
domain only. Starting from the properties of the fluctuating velocity spectrum and considering its relation with the
fluctuating pressure, Chase proposed a model able to correctly describe the pressure field in the convective and subconvective domains. The inverse Fourier transform of the Chase (1980) expression is here proposed in its complete form
as determined by Josserand and Lauchle (1989) because, as it will be clear in the following, the assumptions at the basis
of some simplifications made by Chase are not necessarily fulfilled. Thus, the complete Chase model in the spacefrequency domain is given by
Fpp0 o; x; Z Fpp oC m f m e$zm e$iox=U m C t f t e$zt eiox=U t ,
"
#
2
Um
$3
2 2 1 $ zm1
f m qffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi am 1 zm am mm
2iam mm zm1 ,
zm
U 2c h2m u2t
"
"
#
#
Ut
z2t3 m2t z2t1
$3
2
2
f t qffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi at 1 zt at 1 mt $
2iat mt zt1 ,
zt
U 2c h2t u2t
qffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
am mm ox
at mt ox
am oZ
at oZ
; zt1
; zm3
; zt3
; zm z2m1 z2m3 ,
zm1
U
Ut
Um
Ut
qffiffiffiffiffiffiffiffimffiffiffiffiffiffiffiffi
zt z2t1 z2t3 ,
rm
rt
; Ct
; rm 1 $ rt ,
rt f t0 rm f m0
rt f t0 rm f m0
Um
Ut
2 2
2
2
qffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi a$3
f t0 qffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi a$3
m 1 am mm ;
t 1 at 1 mt ,
2 2
2 2
2
2
U c hm ut
U c ht ut

Cm
f m0

Um
Ut
2 2
2 4 $1
2
2
qffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi a$3
Fpp o rm a r2 u4t o$1 a$3
m qffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi 1 mm am rt a r ut o
t 1 at 1 mt ,
2 2
2 2
2
2
U c hm ut
U c ht ut
#2
$
% "
U cm
Uc
1
Ui
; a2i

; i m; t.
hi qffiffiffiffiffiffiiffiffiffiffiffiffiffi ; U i
2
2
bm do
1 $ mi
1 $ mi
ut 1 $ m2i

(2)

It can be noted that six free parameters have to be determined by comparison with experimental data. The values
suggested by Chase, based on the comparison between the experimental data of Bull (1967) and limiting values of
Eq. (2), are the following: bm 0.756, bt 0.378, mm 0.176, rt 0.389, and a+ 0.766. As pointed out by Chase,
these values are not supposed to be universal, as already shown for example by the measurements of Finnveden et al.
(2005). In fact, the attempt to fit the experimental data with the Chase model using these values for the free parameters
gave unsatisfactory results. Thus, the first five parameters were evaluated using a nonlinear least-square formulation
based on a trust-region approach. The best fit of the experimental streamwise and spanwise coherences for both velocity
conditions is found for: bm 0.51, bt 0.35, mm 0.13, mt 0.4, and rt 0.3. Fig. 9 presents the comparison among
the experimental streamwise coherence for U 5.3 m/s, the Chase model, using the identified parameters, and the
Corcos model for different values of the ratio x/d. In Fig. 10, the same comparison is shown for the spanwise coherence
relative to U 3.3 m/s. At this time, some considerations must be made: the coefficient bm gives the position of the ASD
maximum that, according to the
measurements occurs for od/utE60; on the other hand, using Chase relations,
pffipresent
ffi
the maximum is given by o 2U c =bm d, thus bm 0.51 is required if Uc 0.65U is assumed. In fact, the value 0.756
suggested by Chase represented an average between the value 0.53 needed to fit the maximum in the Bull spectrum, thus
very close to that already found, and the value 0.9 needed to fit the measured spatial correlation. Preliminary
comparisons between the experimental CSD and the simplified Chase model gave a value for the coefficient mt sensibly
higher than that suggested by Chase. Thus, it was evident that the hypothesis mm, mt51 at the basis of the simplifications

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Fig. 9. Streamwise coherence: comparison with theoretical models.

Fig. 10. Spanwise coherence: comparison with theoretical models.

made by Chase was, in this case, not valid. For this reason, the complete form as in Eq. (2) is used to perform the
analysis. It can be concluded that, except for mt and somewhat for mm, the values of the identified parameters are not so
far to those found by Chase analysing pressure experimental data acquired in completely different flow conditions.
Finally, a+ is obtained by a direct comparison with the measured ASD (see Fig. 11) when the other coefficients are
fixed. This parameter determines the amplitude of the ASD spectrum and in particular of its maximum, the best
agreement with experimental data is found for a+ 0.8. On the other hand, if the interest is not in the maximum but in

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Fig. 11. Auto-spectral density: comparison with Chase model.

Fig. 12. Convection velocity at U 3.31 m/s.

the higher frequency scale-independent region, the value of a+ should be 1.5. However, to perform the structural
analysis described in Section 4.3, the measured ASD was used.

3.3. Convection velocity


Some other insights into spectral characteristics of the WPFs can be provided by examining the convection velocity
Uc. The convection velocity can be obtained from the phase yx; o $ox=U c x; o of the CSD. In Figs. 12 and 13, the

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Fig. 13. Convection velocity at U 5.31 m/s.

Fig. 14. Broadband convection velocity.

convection velocities divided by the free-stream velocity U, obtained for fixed spatial separations x/d, are plotted as a
function of the dimensionless frequency od/ut. Different figures refer, as usual, to the two different free-stream
velocities. Farabee and Casarella (1991) have observed a peak value of convection velocity for od/ut 50,
independently of the x/d values. This peak corresponds exactly to the maximum observed in the spectra and to the value
that separates the low and the high-frequency behaviour in the coherence function. This fact demonstrated that not only
the lowest wavenumber components experienced a decay, but that they are also convected at lower overall velocity.
In the present case, CSD analysis was performed without using noise cancellation technique to avoid phase alteration.

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On the other hand, convection velocity obtained by a division for the CSD phase is very sensitive to small disturbances
leading to unreasonable value of the convection velocity. For this reason, frequencies below 25 Hz were cancelled out
from the graph.
By inspection of Figs. 12 and 13, an increase of the convection velocity with the growing of the spatial
separation is observed; this trend of Uc is related to an increasing dominance of large-scale events to the two-point
correlation as the separation increases. For small separations, the correlation data and hence the convection velocity are
dominated by the small-scale eddies close to the wall, which move with a lower velocity than the large-scale events.
However, as far as spatial separation increases, the curves tend to collapse in a unique curve indicating that, even if the
Taylor frozen flow hypothesis does not strictly hold for the smallest spatial separations, the convection velocity can be
represented as a function of the single variable od/ut. Moreover, with increasing frequency, the convection velocities
assume a flat trend.
The dependence of the convection velocity on the spatial separation can be better highlighted from the analysis of the
space-time correlation functions of the pressure signals. The convection velocity is obtained as the ratio x/t at which
the cross-correlation Rpp(x,t) has a maximum. In Fig. 14, the convection velocities normalised with respect to the
free-stream velocity for 3.31 and 5.31 m/s are depicted as a function of the nondimensional parameter x/d*. The
experimental data are also compared with those obtained experimentally by Bull (1967) and numerically by Na and
Moin (1996). The values of Uc range from 0.6 for the smaller separations associated with the small-scale structures, to
0.73 at higher separations, related to the larger ones. From the above considerations, as proposed by several authors,
the convection velocity can be modelled with a constant average value between small- and large-scale convection
velocities, in this case, equal to 0.65 U.

4. Structural response analysis


4.1. Identification of modal parameters
Hammer impact tests were performed to determine dry and wet natural frequencies, and then the added fluid mass,
mn
modes and modal damping factors of the plate. The first 16 dry natural frequencies omn, wet natural frequencies o
and their correspondence with the mode shapes were evaluated in two specific frequency ranges: the dry set in
125769 Hz and the wet one in the 26283 Hz. Thus, the experimental function of the added mass, mef o, was estimated
by the relation (Blevins, 1987):
"!
#
"
omn 2
e
mf o rs h
$1 .
(3)
mn
o
Since the pressure load spectra exhibited a significant energy content up to 1 kHz, the modal parameters were
evaluated in a larger frequency range, 03 kHz, by using a FE model of the plate. The experimental boundary
conditions were reproduced by imposing zero displacement and adding rotational springs along the plate edges; their
stiffness was tuned in order to replicate the experimentally measured natural frequencies.
An approximated numerical/theoretical expression for the added mass, valid for structural waves having
wavenumbers greater than the acoustic wavenumber k o/c, is provided by the relation (Fahy, 1985)
r
mnf o ,
(4)
k
qffiffiffiffiffisffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi

where ks k2m k2n is the primary effective wavenumber component of the vibration. Hence, the numerical wet
natural frequencies were computed by the following expression:
!
"$1=2
r
mn ffi omn 1
o
,
(5)
rs hks

where omn are the numerical dry natural frequencies computed by the aforementioned FE model. The primary
wavenumber used in Eq. (5) corresponds to simply supported boundary conditions, i.e. km mp/a and kn np/b this
last being the only one analytically known. It is clear that this assumption is valid as far as the frequency increases. In
Fig. 15, the experimental and the theoretical added mass curves, mef o and mnf o, respectively, for the first 16 modes,
are displayed showing a difference of about 23% for the first mode that decreases, as expected, with increasing mode
order. Moreover, although natural modes of plates surrounded by unbounded fluids are not mathematically
orthogonal, their shapes remain almost unchanged (Fahy, 1985). This result was partially verified by the experimental

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Fig. 15. Added mass coefficient.

analysis. In fact, a modal identification was performed using a number of points, sufficient to identify the mode order
and the position of nodes and maxima along some selected lines, but not to represent the whole mode shapes.
In conclusion, to calculate the structural response with the numerical procedure described in the following section: (i)
the dry modes provided by the FE analysis are used, (ii) the first 16 wet natural frequencies were obtained
experimentally, and (iii) the remaining ones were estimated by using the dry natural frequencies provided by the FE
analysis and Eq. (5).
The structural modal damping coefficient, Z, was evaluated from wet hammer impact tests: it decreases from 0.034 for
the first modes to a quite constant value around 0.018 for the higher modes.
4.2. Remarks on the prediction of structural response
A procedure based on the finite element approach was presented and discussed in the recent literature to solve the
response of a plate under a TBL excitation (De Rosa and Franco, 2007). Specifically, the Corcos model was used for
comparing the numerical response with the exact one, and in order to define a general methodology, able to work for
any TBL model at acceptable computational costs. For the sake of clarity, some details are herein briefly recalled.
The cited finite element procedure is assembled by using the following equation suitable for all the methods working
with discrete coordinates (Elishakoff, 1983); the CSD matrix of displacements of a structural operator represented by
using NG degrees of freedom and NM mode shapes is given by
SW o UHoSU oHo$ UT ,

(6)

SU o UT SFF oU,

(7)

with

where U is the structural modal matrix (each column is an eigenvector sampled at the NG selected points), [NG % NM]
and the generic term of H(o) is H j o o2j ' o iZo2j )'1 , [NM % NM].
The translation of the distributed random loads to the set of NG points, in other words the way of representing the
SFF, can be solved in the framework of the finite element method by using consistent approach, that is by using the
shape function vector, N, belonging to each element:
Z Z Z Z
E
k q q
k
q
k
q
SCFF

NT Fpp0 xk
(8)
1 ; x2 ; x1 ; x2 ; oNdx1 dx1 dx2 dx2 ,
k;q
xk
1

xk
2

xq
1

xq
2

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where the double integers k and q indicate here two generic finite elements and the integration is related to the area of
each of them. The vector N can be interpreted as the interpolating function basis selected by the analyst according to the
specific problem and boundary conditions (Cook, 1981). Thus, Eq. (8) serves to evaluate a generic kqth member of the
NE ! NE load matrix, where NE is the number of elements. A simplified approach could refer to each grid point rather
than each finite element. This means that the load acting on the ith grid point will be the resultant of the distributed load
working on the equivalent nodal area, say Areai, belonging to it. This area vector can be evaluated easily by using a
static deterministic unit pressure load (De Rosa et al., 1994; Hambric et al., 2004). Accordingly, one gets the generic ijth
member of the NG ! NG matrix:
Z xi Dx=2 Z xj Dx=2 Z yi Dy=2 Z yj Dy=2
G
SCFF i;j
Fpp0 xi ; xj ; yi ; yj ; odyj dyi dxj dxi .
(9)
xi &Dx=2

xj &Dx=2

yi &Dy=2

yj &Dy=2

An area DxDy is assigned to both points P(xi, yi) and Q(xj, yj) and the double space integration refers to these finite
domains. A further approximation could also be introduced, considering that the wall-pressure distribution due to the
TBL in the low-frequency range does not fluctuate very quickly. In this case, the last integral could be approximated as
follows:
G
2
SLFF
i;j Fpp0 xi ; xj ; yi ; yj ; oDxDy( .

(10)

Obviously, the approximations represented by Eqs. (8)(10) are associated with decreasing computational cost.
The problem of the plate response under a convective random load, expressed in discrete form as described by
Eqs. (6) and (7), can be accurately approached only when adequately resolving both the spatial distributions of the
response function and of the forcing function; in particular, since in this case Uc5cB, the discretisation length, is ruled
by the hydrodynamic load.
In this work, Eq. (9) was used to calculate the SFF matrix because Eq. (10) was not adequate for the present
simulations. In fact, in the frequency range of interest, Eq. (9) allows the avoidance of the numerical divergence of the
structural response due to the incorrect representation of the pressure load, as approximated by Eq. (10). Some further
details of the numerical simulations are given in the next paragraph. The finite element approach was used to generate
the modal base, while the responses were calculated by a specific Fortran code.
4.3. Experimental analysis and comparisons
The ASDs of the acceleration signals, experimentally measured in eight different points over the plate, were
computed and the results averaged and compared with the results obtained by the numerical procedure exposed in the
previous section. The numerical results were obtained applying Eqs. (6), (7) and (9) for both the Corcos and Chase
models.
The FE analysis was performed using 61 ! 21 grid points corresponding to a spatial discretisation of 1 cm in both
directions. The integral in Eq. (9) was calculated using the trapezoidal rule. The hydrodynamic parameters inserted in
Eq. (9) were those identified in Sections 3.13.3; in particular, the experimental ASD was used and the convection
velocity was assumed constant over the whole frequency range and equal to 0.65U for both ship speeds. After having
performed the convergence analysis, each integration domain was finally subdivided, for both velocity conditions, in
eight intervals when the Corcos model was used and in 24 intervals when the Chase model was used instead. The Corcos
numerical solution of integral in Eq. (9) was compared and validated by an analogous analytical solution (De Rosa and
Franco, 2007). In both cases, the number of retained natural modes was 100.
The response of the plate was computed for a frequency range between 1 and 1000 Hz (the step was 4.5 Hz) for the
higher velocity and only between 1 and 600 Hz for the lower one, because above this frequency a refined mesh
ffiffiffiffiffiffiffiffipbe
pffiffiffiffiffimust
ffiffiffi
used to obtain convergence. In these frequency ranges, the ratio between the bending wavenumber kB 4 rs h=D o
and the convective wavenumber kc (see Fig. 16) varied between 0.045 and 0.21 for the lowest velocity and between 0.057
and 0.35 for the highest velocity.
Figs. 17 and 18 present the experimental and numerical averaged ASDs of the plates acceleration for 3.3 and 5.3 m/s,
respectively.
Unsurprisingly, an overestimation of the plate response is evident in the whole frequency range if the Corcos model is
used; on the other hand, the numerical response obtained using the Chase model is undoubtedly in better agreement
with experimental data. However, below 2530 Hz both pressure spectra (although cleaned) and structural response are
contaminated by the carriage vibrations transmitted to the model; thus, any comparison is meaningless. Above these
frequencies, the agreement is really satisfactory until 420 Hz for the lower velocity case and until 650 Hz for the higher
one. In the high-frequency part, the Chase model tends to slightly underestimate the experimental curve; this fact, more

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Fig. 16. Bending and convective wavenumber ratio.

Fig. 17. Acceleration response spectra at U 3.3 m/s.

visible for 3.3 m/s, can be partly due to the poor spatial resolution of pressure transducers that attenuate the highfrequency part of the ASD spectrum.
Finally, an evident mismatch between the experimental and the numerical curve, generated by the presence of high
peaks in the experimental data, can be observed in Fig. 18 around 800 Hz probably due to local flow disturbances. To
better quantify the difference between model and experimental results, the previous curves are plotted in Figs. 19 and 20
in third-octave bands. It can be seen that the root mean square of the difference between the response obtained applying
the Chase model and the experimental data is 5.2 dB for the lower velocity and 4.1 for the higher one. The response
obtained by using the Corcos model to represent the surface pressure field, overpredicts in both cases the experimental

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Fig. 18. Acceleration response spectra at U 5.3 m/s.

Fig. 19. Acceleration response spectra at U 3.3 m/s, third-octave bands.

data resulting in an average difference of 18 dB. The small gap between the numerical predictions obtained by applying
the Chase model and the experimental plate response that is less or, at least, of the same order of that found by
Finnveden et al. (2005) demonstrated the validity of the developed procedure and the capability of the Chase model to
represent the surface pressure field on a ship hull. However, a more careful determination of the added water mass in
the whole frequency range can improve the numerical estimation, as well as a deep uncertainty analysis can better
indicate the confidence interval of the present results.

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Fig. 20. Acceleration response spectra at U 5.3 m/s, third-octave bands.

5. Concluding remarks
In this paper, a complete analysis of the coupled structural-fluid problem concerning the response of an elastic plate
inserted in the bottom of a catamaran hull excited by the TBL WPFs, has been carried out.
The hydrodynamic analysis, performed on a rigid plate at high Reynolds number and in equilibrium flow conditions
allowed the determination of the appropriate scaling laws for the ASDs in the different frequency ranges. Moreover, the
analysis of the cross-spectral densities in longitudinal and lateral flow directions was used to fit the theoretical models,
available for the pressure representation, to the experimental data. Two theoretical models are analysed: the Corcos and
Chase models. It was demonstrated that it is possible to find for both a complete set of free parameters that provide a
fair agreement with experimental CSD data.
Since spatial resolution was too poor to analyse the CSD behaviour at high frequency and since with this type of
experimental analysis it was not possible to isolate the longest wavelengths, the studied pressure behaviour mainly
concerned the characteristics of the convective domain. Thus, an indirect comparison based on the vibrational response
of a plate was performed; in particular, the numerical structural responses obtained using the two models were
compared with experimental measurements. The conclusion of this analysis is that, although the Chase model is
complex and dependent on several empirical parameters, it provides a very good agreement with experimental data at
low wavenumbers. The performed analysis can give interesting information also for the full-scale problem; in fact,
considering realistic values of the hydrodynamic and of the structural parameters, coincidence conditions usually
appear at very low frequency both for underwater and surface marine vehicles.
The main disadvantage in using Chase model lies in its non-predictive character. In fact, it was shown that the
original Chase parameters do not fit the experimental data; thus a new set of parameters have been determined and the
complete version of the model has been used.
It is clear that the aim of any numerical procedure is to produce robust predictive tools to be used at the design stage.
Ongoing comparisons between pressure measurements performed on different ship models and for various flow
conditions in terms of Reynolds number values are aimed to analyse the range of variability of the parameters and their
dependence on the particular flow conditions.

Acknowledgement
The research was supported by the Ministero dei Trasporti in the frame of Programma Ricerche Luglio2006Dicembre 2007.

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1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
15)
16)
17)
18)

Inquadramento Generale (Interazione FluidoStruttura).


Onde, Guide donda e Modi Propri di un Sistema
Lineare.
Sistema Tubo e Pistone.
Introduzione allAeroelasticit.
Instabilit Supersonica di un Pannello.
Aeroelasticit Dinamica di un Profilo.
Aeroelasticit Statica di Modellli Alari 2D e 3D.
Cenno alle Forze Aerodinamiche Instazionarie
Il Problema del Flutter (e la Risposta Dinamica).
Buffett, Gallopping, Vortex shedding, Stall flutter.
Metodi (Statistici) Energetici per Sistemi Lineari.
Approccio modale per interpretazioni
energetiche (EDA).
Similitudini
Introduzione al FEM spettrale.
Cenni di Acustica (e AcustoElasticit) Interna dei
Velivoli
Potenza Acustica Radiata da Componenti
Strutturali Piani.
Un Modello Aero(Idro)Acusto-Elastico Completo
Rappresentazioni Universali dei Dati AeroAcusto-Elastici.

Journal of Fluids and Structures 32 (2012) 90103

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journal homepage: www.elsevier.com/locate/jfs

Analysis of the scaling laws for the turbulence driven


panel responses
E. Ciappi a,n, F. Magionesi a, S. De Rosa b, F. Franco b
a
b

CNR-INSEAN, Via di Vallerano 139, 00128 Roma, Italy


Department of Aerospace Engineering, University of Naples Federico II, Napoli, Italy

a r t i c l e in f o

abstract

Article history:
Received 3 November 2010
Received in revised form
27 October 2011
Accepted 2 November 2011
Available online 5 December 2011

The high computational costs, associated to the numerical solution of the fluctuating
pressure field generated at the wall by the turbulent boundary layer and of the induced
structural response, push for the exploration of alternative methodologies of analysis.
Wall pressure fluctuations spectra are often modeled using semi-empirical expressions
based on the experimental evidence and on the identification of universal scaling laws.
In this work the possibility to adopt a dimensionless representation, able to provide a
universal expression for the structural response of plates under turbulent boundary
layer excitations, is investigated with the help of pressure fluctuations and acceleration
experimental data sets. The test article is a plane thin plate wetted by a fluid over one
face, the boundary layer is fully developed and pressure gradient effects are negligible.
The attention is devoted to the investigation and the definition of a normalization of the
required axes: the excitation frequency and the power spectral density of the structural
response. The analysis is initially based on analytical models for the structural response
under turbulent boundary layer excitations. The proposed scaling laws are successively
and successfully applied to four data sets measured in different conditions both in wind
tunnels and in a towing tank.
& 2011 Elsevier Ltd. All rights reserved.

Keywords:
Wall pressure fluctuations
Plate response
Dimensional analysis
Scaling laws

1. Introduction
Turbulent boundary layer (TBL), inducing vibrations of elastic structures, is one of the major noise sources in naval,
aerospace, and automotive engineering.
It is well known that the numerical solution of this fluid structure interaction problem can be so computationally
demanding as to be impractical for real application. In fact, direct numerical simulations (DNS) of the NavierStokes
equations are generally limited to problems in which the local Reynolds number, based on the momentum thickness, is in
the order of 300 (Choi and Moin, 1990). A significant reduction of the computational time can be certainly obtained using
RANS (Reynolds Average Navier Stokes) simulations (Lee et al., 2005; Peltier and Hambric, 2007). In particular Peltier and
Hambric proposed an original stochastic model for the representation of the space-time wall pressure spectrum that used
statistical data obtained from RANS calculations. The values of ReW are in this case between 1400 and 8000.
To overcome the limitations of actual CFD capabilities, the attention of the research community is mainly directed to
the analytical characterization of the pressure field by the definition of scaling laws for the power spectral density (PSD)
(Bull, 1996; Ciappi et al., 2009; Goody, 2004; Keith et al., 1992) and of predictive models (Corcos, 1964; Chase, 1980;

Corresponding author. Tel.: 39 065 0299 268; fax: 39 065 070 619.
E-mail address: e.ciappi@insean.it (E. Ciappi).

0889-9746/$ - see front matter & 2011 Elsevier Ltd. All rights reserved.
doi:10.1016/j.jfluidstructs.2011.11.003

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Hydrodynamic and hydroelastic analyses of a plate excited


by the turbulent boundary layer
E. Ciappia, F. Magionesia, S. De Rosab,!, F. Francob
a
INSEAN-Istituto Nazionale per Studi ed Esperienze di Architettura Navale, Via di Vallerano 139, 00128 Roma, Italy
lab-Acoustics and Vibration Laboratory, Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale, Universita` degli Studi di Napoli Federico II,
Via Claudio 21, 80125 Napoli, Italy

Received 4 October 2007; accepted 11 April 2008


Available online 11 October 2008

Abstract
Recent studies have demonstrated that the characterisation of wall-pressure fluctuations for surface ships is of great
interest not only for military applications but also for civil marine vehicles. A ship model towed in a towing tank is used
to perform pressure and structural measurements at high Reynolds numbers. This facility provides ideal flow conditions
because background turbulence and noise are almost absent. Free surface effects are naturally included in the analysis,
although in the particular section chosen for the present study do not have significant consequences on pressure spectra.
Scaling laws for the power spectral density are identified providing the possibility to estimate pressure spectra for
different flow conditions and in particular for full-scale applications. The range of validity of some theoretical models
for the cross-spectral density representation is analysed by direct comparison with experimental data of wall-pressure
fluctuations measured in streamwise and spanwise direction. In a second phase, an indirect validation is performed by
comparing the measured vibrational response of an elastic plate inserted in the catamaran hull with that obtained
numerically using, as a forcing function, the modelled pressure load. In general, marine structures are able to accept
energy mainly from the sub-convective components of the pressure field because the typical bending wavenumber values
are usually lower than the convective one; thus, a model that gives an accurate description of the phenomenon at low
wavenumbers is needed. In this work, it is shown that the use of the Chase model for the description of the pressure field
provides a satisfactory agreement between the numerical and the experimental response of the hull plate. These
experimental data, although acquired at model scale, represent a significant test case also for the real ship problem.
r 2008 Elsevier Ltd. All rights reserved.
Keywords: Wall-pressure fluctuations; High Reynolds number flow; High-speed vessels; Theoretical models; Vibrational response

1. Introduction
Vibrations of elastic structures excited by the turbulent boundary layer (TBL) are of interest for interior and exterior
noise emission problems in aeronautical, automotive and marine applications. In particular, new requirements in terms
of comfort on board high-speed ships for passenger transportation have addressed the attention of the scientific
community to the identification and to the characterisation of noise sources including those of hydrodynamic nature.
Recent studies performed in the framework of the European RTD project NORMA (Noise Reduction for Marine
!Corresponding author: Tel.: +39 081 7683581; fax: +39 081 624609.

E-mail address: sergio.derosa@unina.it (S. De Rosa).


0889-9746/$ - see front matter r 2008 Elsevier Ltd. All rights reserved.
doi:10.1016/j.jfluidstructs.2008.04.006

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Nomenclature
a
Areai
b
c
cB
D
d
d0
d+
Fr
g
H
H
h
i
j
k
kc
kB
Lpp
m, n
me
mn
N
NG
NM
ReW
Ret
Rpp
Saa
SW
SF
SFF
u+
ut
U

streamwise plate length


equivalent area in finite element approach
spanwise plate length
speed of sound in water
bending wave speed
flexural stiffness of the plate
sensor dimension
nondimensional length: d0 d/d*
nondimensional length: d+ dut/n
Froude number
acceleration of gravity
structural transfer function diagonal matrix
shape factor: H d*/W
thickness of the plate
imaginary unit
index for the jth modal component
acoustic wavenumber
convective wavenumber
bending wavenumber
length between perpendiculars
modal indices
experimental added mass function
numerical added mass function
shape function vector in finite element
approach
number of grid of the finite element mesh
number of mode shapes
Reynolds number, ReW UW/n
Reynolds number, Ret dut/n
cross-correlation function
plate acceleration response (auto-spectral
density)
matrix of the cross-spectral densities of the
plate displacement
matrix of the cross-spectral densities of the
generalised load
matrix of the cross-spectral densities of the
equivalent load
wall unit, u+ U/ut
friction velocity
free-stream velocity

Uc
x
y
y+

convection velocity
streamwise reference axis
spanwise reference axis
wall unit, y+ yut/n

Greek symbols
g1
g3
G
d
d*
Dx
Dy
Z
Zp
W
y
n
x
rs
r
t
tw
Fpp
Fpp0
U
o
oj
omn
mn
o

streamwise decay factor


spanwise decay factor
coherence function
boundary layer thickness
displacement thickness
extension of each finite element in streamwise
direction
extension of each finite element in spanwise
direction
spanwise spatial separation
plate modal damping coefficient
momentum thickness
phase function
kinematic viscosity
streamwise spatial separation
plate material density
fluid density
time delay
wall shear stress
auto-spectral density of the wall-pressure
distribution due to the turbulent boundary
layer
cross-spectral density of the wall-pressure
distribution due to the turbulent boundary
layer
eigenvector matrix
circular radian frequency
natural circular frequency of the jth mode
dry natural circular frequencies of the plate
wet natural circular frequencies of the plate

Matrix and complex operators


*
T

complex conjugate operator


transposition operator

Applications G3RD-2001-0393) demonstrated that, at least for new concept design fast ships, flow noise sources, e.g.,
the TBL, play an important role above 30 knots.
The typical way to characterise wall-pressure fluctuations (WPF) is via experimental tests performed in suitable
facilities like wind or water tunnels. In fact, direct numerical simulations (DNS) or large eddy simulations (LES) are
often not applicable in the case of complex geometries and realistic flow conditions (high Reynolds numbers) due to the
limitation of computational resources. DNS of WPF were performed by Choi and Moin (1990), analysing the channel
flow problem for ReW UW/n 287. Furthermore, Chang et al. (1999) analysed the influence of the different TBL
velocity components on the wavenumber pressure spectra in a channel flow for a Reynolds number, based on the
channel half width, equal to 3200. Recently, Lee et al. (2005a) proposed a new methodology to calculate numerically
wall-pressure spectra. The method uses the predicted mean flow field obtained from RANS calculations and a spectral

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correlation model, and integrates across the TBL. The method was validated both for an equilibrium flow at
ReW 3582 and for a non-equilibrium flow resulting from flow over a backward-facing step. Using the same
methodology, Lee et al. (2005b) characterised wall-pressure spectra for a surface ship model including the effects of hull
curvature and of the free surface. The comparison of the scaled spectra, obtained while varying the axial location, and
the distance from the free surface with spectra, obtained for an equilibrium flow, showed that, in several locations, the
former deviate from the canonical case.
On the other hand, there are many experimental works related to WPF, most of them devoted to the identification of
the appropriate scaling laws for the auto-spectral density (ASD) for zero pressure gradient flow. The pressure ASD
frequency range is subdivided according to the boundary layer regions that give contributions to wall-pressure spectra
where different scaling variables hold. In particular, Farabee and Casarella (1991) identified four frequency ranges in
their data: the low-frequency and the mid-frequency range where outer variables hold, the high-frequency range where
inner variables hold, and an overlap scale-independent region proportional to o"1, whose extent depends on the
Reynolds number. With respect to this point, Keith et al. (1992) presented the most extensive comparison among many
available experimental data obtained in fully developed and developing channel flow, in fully developed pipe flow and in
wind tunnel, over a wide range of Reynolds numbers, with the aim of identifying the best choice for the scaling
parameters in the different frequency regions. Goody (1999) performed an experimental campaign in a two-dimensional
boundary layer for ReW values ranging from 7800 to 23 400, investigating different combinations of scaling parameters.
Finally, a detailed review of the state-of-the-art on this subject can be found in Bull (1996).
The spatial characterisation of WPFs was first analysed by Corcos (1963) on the basis of measurements performed by
Willmarth and Wooldridge (1962). Assuming the validity of separation of variables in the streamwise and spanwise
directions, Corcos stated an exponential decay for the cross-spectral density (CSD) as a function of the similarity
variables ox/Uc and oZ/Uc, where Uc is the convection velocity, and x and Z are the streamwise and spanwise spatial
separation, respectively. Several authors have performed comparisons between measured CSD data and Corcos model
(Blake, 1986; Bull, 1967); in particular, Farabee and Casarella (1991) from the analysis of their experimental data
provided, at least in a certain nondimensional frequency range, a confirmation of this pressure behaviour for a wide
series of spatial separations in streamwise direction and for different flow velocities or local Reynolds number values.
The success of the Corcos model lies in its simplicity and in its predictive character since the model parameters are
substantially case-independent. Nevertheless, it is generally stated that Corcos model gives a correct representation of
the WPF behaviour in the convective domain, i.e. when the wavenumbers are close to the convective wavenumber
kc o/Uc. On the contrary, in the sub-convective domain the white Corcos spectrum largely overpredicts the real
amplitude. Since for several applications and in particular in the case of underwater and surface marine vehicles, the
convective wavenumber is greater than the bending wavenumber kB o/cB, it is of primary importance to evaluate
correctly the sub-convective domain of pressure spectra that corresponds to the high-sensitivity region for the structure.
Several new models, some directly derived by the Corcos one (Efimtsov, 1982; Ffowcs Williams, 1982), others
overcoming the Corcos multiplicative approach such as those by Chase (1980) and Smolyakov and Tkachenko (1991),
were developed to improve the estimation of pressure spectra in this region. A comparison between the predictions of
the radiated acoustic power by rectangular plates was carried out numerically by Graham (1997); it was performed for
different test conditions and applying the above models. It was there concluded that the use of sophisticated models
such as the Chase one is needed only for structures that do not exhibit coincidence, but that for aircraft the best model is
the one which provides an accurate description of the convective peak, thus suggesting the use of the Efimtsov model.
Nonetheless, no experimental evidence supporting these conclusions was reported in Grahams work. However, the
spatial domain comparison between pressure experimental spectra and theoretical models cannot definitively indicate
the best in describing the different wavenumber regions. It is usually possible to find a set of parameters for each model
able to provide a good data fit. It is clear that most of the energy of WPF is concentrated around the convective peak
and then any correlation data is mainly the representation of the convective character of the TBL. Unfortunately, only
few experimental data concerning direct measurements of the wavenumber-frequency spectrum are available
(Abraham, 1998; Choi and Moin, 1990; Panton and Robert, 1994; Farabee and Geib, 1991; Manoha, 1996) and,
among them, a big spread of the spectra magnitude at low wavenumbers is present as reported for example by Hwang
and Maidanik (1990).
In order to overcome the limitations of flow measurements, an indirect approach to estimate the validity of different
models for WPF representation, based on the analysis of the response of simple elastic structures to the TBL load, is
proposed here. The same idea was recently applied by Finnveden et al. (2005), who compared the measured response of
a flat plate with those obtained numerically using modelled pressure loads. This work presented the first and, to the
authors best knowledge, the only correlation between aerodynamic and structural data measured in the same facility
and with the same set-up. They suggested a modified version of the Corcos model by introducing a frequency and flow
speed dependence on the parameters and of the Chase model by introducing two new parameters to better fit the

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spanwise coherence to measurements. Despite the modifications made, the conclusion was that, above the aerodynamic
coincidence (kc kB), only the Chase model, that does not make use of the multiplicative approach, provides a fair
agreement with experimental data. In this work, the lower kB/kc ratio was 0.4 and the average difference between the
modified Chase model predictions and the experimental data was 5 dB. Furthermore, Hambric et al. (2004), although
retaining the multiplicative approach, proposed a modification of Corcos streamwise coherence to better represent the
low wavenumber domain. The model was compared with the experimental response of an elastic plate measured by Han
et al. (1999). The ratio between the structural wavenumber in flow direction and the convective wavenumber was
between 0.3 and 0.8 and the agreement with the experimental data was quite good. On the other hand, Han et al. (1999)
chose Smolyakov and Tkachenko to model the surface pressure field. The comparison with measurements was
performed using the energy flow analysis method to predict the numerical plate response thus, direct information about
the validity of the pressure model are difficult to extract from their data.
The aim of this work is to develop a general procedure based on the identification of the scaling laws and on the use of
predictive models for the surface pressure field suitable for application to full-scale problems. In particular, the capabilities of
Corcos and Chase models to predict the response of an elastic plate inserted in the hull of a ship model were investigated on
the basis of hydrodynamic and vibration data acquired, at high Reynolds numbers, in a towing tank. In a first step, pressure
data were analysed to provide their spectral characteristics. This analysis is fundamental to identify the scaling laws for the
ASD and the free parameters contained in the CSD wall-pressure fluctuation models. The high Reynolds number achieved
with this set-up provides an interesting extension to the previous analyses. In a second phase, a comparison between the
numerical response of the plate obtained using the two models and the experimental response is provided. Since in the
present problem the convection velocity is very low, the ratio between the bending and the convective wavenumber is
sensibly lower than those previously analysed in the technical literature. This fact is fundamental for real size marine
applications for which hydrodynamic coincidence appears, even for high-speed vehicles, at very low frequency.
This first section is aimed to frame the work in the proper existing literature. Section 2 presents the experimental setup and all the data concerning the acquisition instrumentation. The treatment of the pressure data is the specific
argument of Section 3. Section 4 is fully devoted to the analysis of the structural response and the final comparison
between predictive and measured data. Section 5 presents the concluding remarks with some foreseen activities. For the
sake of completeness, a graphic workflow has been also added in Chart 1.

2. Experimental set-up
2.1. Pressure measurements
The experiments were performed on a 1:15 scale model ofpthe
ffiffiffiffiffiffiffifast
ffiffi catamaran Jumbo CAT (Fig. 1). The scale of the
model was chosen according to Froude similarity: Fr U= gLpp where Lpp is the length between perpendiculars, i.e.

Chart 1. Logical workflow.

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the length of the vessel along the waterline between the forward and aft perpendiculars, as depicted in Fig. 1. The
maximum model width is 1.467 m, Lpp is 4.635 m and its draft in calm water conditions is 0.2 m.
The experiments were carried out in the INSEAN towing tank no. 2 which is 220 m long, 9 m wide and 3.5 m deep
and is equipped with a carriage that can reach a maximum speed of 8 m/s. The use of this kind of facility creates ideal
flow conditions because background turbulence and noise are avoided. The measuring section was chosen in the stern
part of the ship bottom where the hull surface is almost flat. To perform pressure measurements a 2 cm thick rigid
plexiglas plate was inserted in the hull bottom where pressure transducers were positioned.
The basic set-up is presented in Fig. 2 and consisted in an array of nine transducers in streamwise direction and five
transducers in the spanwise direction flush-mounted with the plate at constant distance of 1 cm between each other.
Additional tests were performed with 13 transducers mounted in streamwise direction within a maximum distance of
40 cm. Thus, the first pressure sensor was located at x/Lpp 0.88 while the last at x/Lpp 0.97. The minimum distance
between transducers was constrained by the transducers maximum external size while the maximum distance was
chosen according to the fact that for x/d*420 the longitudinal correlation is almost zero as demonstrated by previous
measurements (Bull, 1967; Blake, 1986). Pressure signals were acquired in calm water conditions with fixed trim and
sink and for two different ship model velocities: 3.31 m/s (25 knots) and 5.3 m/s (40 knots) corresponding to Fr 0.49
and 0.78, respectively. The measurement error in the carriage velocity was within 1% of the nominal mean velocity.
Differential piezoresistive pressure transducers Endevco 8510-B, characterised by a maximum range of 2 psig and by
a certified flat response until 14 kHz were used to measure pressure fluctuations. The transducers were statically
calibrated in water using known water level heights. All the transducers showed a linear trend; however, the deviation
around the regression line of the data points used for the sensitivity estimate was evaluated. The standard error of
estimate was very low for all the transducers, of the order of 1%. Moreover, the total error due to thermal sensitivity,
nonlinearity and pressure hysteresis, as reported in the data sheet, is around 1%. The rectangular sensing element has
an area of 1 " 0.3 mm2, hence the effect of the finite size of the transducers surface can be expressed in term of the
nondimensional parameters d0 d/d* and d+ dut/n, where d is the bigger sensor dimension.
Pressure signals were acquired and amplified by the 16 channels acquisition system PROSIG; the sampling frequency
was 12.5 kHz, the acquisition length was 15 s. Several repetitions of the test (typically 1215) under nominally the same
conditions were performed. The data record began a few seconds after the achievement of steady conditions. The

Fig. 1. Catamaran model and sketch of the reference length, Lpp.

Fig. 2. Set-up for pressure measurements (left) and top view of the installation of the plexiglas plate (right).

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Table 1
Mean flow velocity parameters: numerical estimation
U (knots)

U (m/s)

d (m)

d* (m)

ut (m/s)

ReW UW/n

Ret dut/n

d0 d/d*

d+ dut/n

25
40

3.31
5.31

0.12
0.113

0.0142
0.0137

1.27
1.3

0.11
0.1626

29 535
42 807

10 153
14 133

0.07
0.073

84
125

reaching of a stationary random process was verified by comparing the ensemble average value, autocorrelation and
cross-correlation of the WPFs of different runs.
Concerning the flow velocity field, the TBL mean parameters (as used in the data analysis and shown in Table 1) were
obtained by available RANS simulations performed in the past over the whole model. This solution was, in this case,
preferred because the experimental evaluation of the boundary layer velocity profiles in a towing tank, although
possible, is a time-consuming process. In fact, it is clear that the acquisition time is limited for each carriage run,
especially for the higher velocities, and that the time needed for the re-establishment of calm water conditions between
two consecutive runs is at least 10 min. A detailed description of the numerical code is provided in Ciappi and
Magionesi (2005) and in the references cited there. The numerical errors can be predictable in an uncertainty of about
4% in the estimation of the TBL parameters from the velocity profiles.
2.2. Vibration measurements
Vibration measurements were performed replacing the rigid plate with a flexible one. The panel, made of plexiglas, is
0.58 m long, 0.2 m wide and 0.003 m thick, it was fixed to the hull model with some mastic in order to provide
impermeable conditions and to reduce the transmission of model vibrations.
A preliminary series of numerical analyses have been performed to exclude the presence of significant plate
deformations due to static and dynamic pressure loads. In fact, for all the flow speeds under consideration, the
maximum displacement was predicted to be 1% of the longitudinal plate dimension.
The acceleration responses were acquired in eight different points (one for each carriage run) randomly chosen on the
plate surface. A Bruel & Kjaer piezoelectric accelerometer type 4393 characterised by a sensitivity of 4.19 mV/g and a
weight of 2.2 g was used for the acquisition. Its mass was negligible with respect to the plate mass in the frequency range
of interest. The accelerometer signal was amplified by a Bruel & Kjaer amplifier type 2635 and acquired with a sampling
frequency of 12.5 kHz by a National Instruments PXI 6052E acquisition system. Preliminary dry and wet calm water
tests were performed with the same set-up and instrumentation to evaluate the plates natural frequencies, hence the
added fluid mass and the modal damping factors. Two additional accelerometers were mounted on the ships hull and
on the connecting system to acquire the spurious vibrations transmitted by the carriage structure.

3. Pressure analysis
In the following sections, the results of the experimental programme devoted to the characterisation of wall-pressure
spectra are presented. The purpose of this analysis was to verify the pressure scaling laws and to provide a general
model for its spatial behaviour. To this aim, ASDs, streamwise and spanwise coherences and convection velocities were
extracted from measurements. Although free surface effects were naturally present, pressure gradient values calculated
on the basis of numerical simulations can be considered negligible in the measuring section. In Fig. 3, the velocity
profiles obtained numerically, used to extract the mean TBL parameter values of Table 1, are shown in wall units y+,
u+. From preliminary analysis it was decided to consider only the Corcos and Chase models as antagonists in this
analysis. In fact, the Efimtsov model has the same trend as Corcos in the low wavenumber domain but, this last is to be
preferred because describes the wall pressure by a simpler expression containing less empirical parameters. The Ffowcs
Williams model was built to extend Corcos model to the acoustic domain, which is beyond the purpose of this analysis;
finally, the Smolyakov and Tkachenko model does not fit well the present hydrodynamic data.
3.1. Power spectral density: scaling laws
The analysis of the scaling laws for the ASD is essential to understand the contribution of the different boundary
layer regions to WPFs. Moreover, due to the particular section chosen to perform pressure measurements and the

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Fig. 3. Streamwise velocity profiles: numerical estimation.

relatively high speed of this vessel, local Reynolds numbers were sensibly high (ReW 29 535 for 3.31 m/s and
ReW 42 807 for 5.31 m/s), providing an interesting extension of the validity of the scaling laws for high Reynolds
number. Following the frequency range division proposed by Farabee and Casarella (1991), three different spectral
regions can be identified: at very low frequency, the spectra collapse using the classical outer flow variables d* and U,
showing a o2 behaviour, advising that sources are associated with the large-scale structures. In the low-mid-frequency
range, the pressure auto spectral densities collapse into a single curve when scaled with the friction velocity ut, the wall
shear stress tw and d, implying that the mid-frequency structures are related with turbulence activity in the outer region
of the boundary layer. In this interval, pressure spectra exhibit their maxima for od/ut 50. Finally, at high-frequency
inner variable scale, which employs ut, tw and n, allows the collapse of the data independently of the Reynolds number,
suggesting that sources are associated with the buffer region of the wall layer. Moreover, between mid- and highfrequency an overlap region, characterised by an o"1 decay, exists where both outer and inner variable scales hold. This
region is related to the turbulence activity in the logarithmic part of the boundary layer and its extension depends on the
Reynolds number value. Recently, Ciappi and Magionesi (2005), considering the frequency division stated by Farabee
and Casarella provided another confirmation of the proposed scaling laws. ASDs were determined using 700 spectral
averages for each signal and a Hamming window function is used to reduce bandwidth leakage. According to classical
pffiffiffiffiffi
theory of random data (Bendat and Piersol, 1991), the statistical convergence error was defined as !r 1= nd , where nd
is the number of spectral averages. In the present analysis, the data random error was equal to 73.8%; thus, the
uncertainty in the calculated pressure spectra, obtained by considering the above and all the previously defined
experimental sources of error (see Section 2), was within the range of 71 dB.
In Fig. 4, a typical ASD signal is displayed showing high peaks in the frequency region between 8 and 20 Hz due to
structural vibrations of the carriage and of the connecting system. The peaks were eliminated, for the ASD analysis,
using suitable relations based on the coherence function (Bendat and Piersol, 1991) between two pressure sensors
located sufficiently far from each other to be correlated only by structural vibrations. The result of this cleaning
procedure is shown in the same figure. Fig. 5 shows the cleaned ASD for the two different test velocities, scaled using
outer flow variables: od=ut ; Fpp ou2t =t2w d; they are shown and compared with the results of Farabee and Casarella
(1991) obtained for ReW 6050 and with the results of Blake (1970) [extracted from Lee et al. (2005a)] obtained for
ReW 8210. From the inspection of the figure, it is evident that there is an excellent agreement of the present
experimental curves in the low-mid-frequency range, i.e. for 20ood/uto1760. Moreover, for od/uto800, they are in a
very good agreement with the Farabee and Casarella curve and in fair agreement with the Blake data. Finally, the
scaled spectra achieved the maximum value for od/utE63. Low-frequency behaviour (od/uto5) is not analysed, since
frequency resolution is too poor to obtain a realistic trend in this region. Fig. 6 shows the present wall-pressure spectra
and the results of Bull and Thomas (1976), Farabee and Casarella (1991) and Blake (1970) scaled on inner flow

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Fig. 4. Measured and cleaned pressure auto-spectral density.

Fig. 5. Wall-pressure spectra scaled on outer flow variables.

variables: on=u2t ; Fpp ou2t =t2w n. According to Blake (1986), attenuation in the spectra should occur approximately for
od/U41.2 that implies on=u2t 40:3 or 0:42, depending on flow velocity. A collapse of the two sets of measurements
occurs at high frequency, i.e. for 0:033oon=u2t o0:3. The Bull and Thomas and Blake data are in excellent agreement in
the same frequency range, although the Blake curve is higher for higher nondimensional frequencies. On the contrary,
the Farabee and Casarella curve shows quite a different trend, characterised by slower high-frequency decay.
Differences can be due to spectra attenuation caused by the finite sensor dimensions and, when considering similar d+
values, to the use of different pressure transducers. In particular, the Farabee and Casarella and Blake data were
obtained using open pinhole microphones with d+ 33 and 68, respectively, while the Bull and Thomas data were
obtained using both filled pinhole microphones and piezoelectric transducers for d+ 44. For the present data,

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Fig. 6. Wall-pressure spectra scaled on inner flow variables.

obtained with piezoresistive pressure transducers, d+ was equal to 84 for the lower velocity and to 125 for the higher.
Bull and Thomas (1976) showed that the use of an open pinhole microphone leads to a higher amplitude of pressure
spectra for on=u2t 40:1. This fact can explain the mismatch between different sets of measurements. Finally, due to the
high Reynolds numbers, the overlap region had a considerable extension. From the analysis of the range of validity of
the outer and inner scales or from the direct inspection of the range of validity of the o!1 law, included in both Figs. 5
and 6, it can be concluded that the overlap region extends in the range 0:033 Ret 335ood=ut o1760 or
0:033oon=u2t o1760=Ret 0:174 where the lowest value of Ret was used.
3.2. Cross-spectral density
The spatial characterisation of WPFs is now analysed extracting from the experimental data the streamwise
Fpp0 x; 0; o and the spanwise Fpp0 0; Z; o CSDs. Since the CSD is a complex quantity, as usual, the coherence function
.qffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
2
F1
Gx; Z; o jFpp0 x; Z; oj
pp o % Fpp o, where in the square root appear the ASDs of the two pressure signals, is
used to display the results and to discuss their comparison with the Corcos and Chase theoretical models. Coherence
spectra were obtained for quite a large number of streamwise spacings (0:09px=dp1:44), while only few spanwise
separations were considered 0:09pZ=dp0:36, as the coherence decay of the pressure field is very fast in this direction.

3.2.1. The Corcos model


The model formulated by Corcos expresses the CSD as a product of functions in longitudinal and lateral direction
separately. Moreover, he postulated that the CSD behaviour depends only on the similarity variables ox/Uc and oZ/Uc
with a decay represented by an exponential function. The model for the CSD is given by
Fpp0 o; x; Z Fpp o eiox=U c e!g1 jox=U c j e!g3 joZ=U c j ,

(1)

where g1 and g3 are the decay factors.


The streamwise coherences relative to the free-stream velocity of 5.3 m/s are plotted against the CSD phase y(x,
o) !ox/Uc in Fig. 7; different curves refer to different values of the nondimensional length x/d. It is evident that at
high frequency a collapse of the coherence spectra into an universal curve occurs independently of the spatial
separation. The theoretical streamwise coherence Gx; o e!g1 jox=U c j derived from Eq. (1) is plotted in the same figure
with a decay coefficient g1 equal to 0.125. Slightly different values are reported in the literature: Bull (1967) found
g1 0.1, Farabee and Casarella (1991) found a decrease in the g1 value with increasing velocity passing from 0.145 for
the lower one to 0.125 for the higher one. On the other hand, in the low-frequency region, a lack of similarity scaling

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Fig. 7. Streamwise coherence at U 5.3 m/s.

Fig. 8. Spanwise coherence at U 3.3 m/s.

occurs because as far as ox/Uc-0 the coherences do not tend to unity as Corcos model predicts. Unit coherence would
imply that the low-frequency components should be correlated for all spatial separations: this is physically unrealistic.
From the observation of the figure it can also be noted that all curves exhibit a maximum that is indicated by Farabee
and Casarella (1991) as the limit value below which the similarity variables do not hold anymore. The same
considerations can be drawn for 3.3 m/s; in particular, the best fit of the experimental data is found for the same
value of g1.
Less experimental data concerning spanwise coherence are available in the literature: the value usually suggested for
the decay coefficient g3 is 0.7 (Corcos, 1963; Blake, 1986; Bull, 1967). Fig. 8 shows curves of spanwise coherence relative

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to the lower velocity for various nondimensional separations Z/d as a function of the similarity variable oZ/Uc. The
thick solid line represents the Corcos model with g3 equal to 0.7. The exponential function seems to correctly estimate
the measured coherences, above their maxima, for value of the nondimensional frequency oZ/Uc40.8. Also in this case,
velocity variations seem not to have an influence on the decay coefficient value.
3.2.2. The Chase model
A descriptive model of the wavenumber-frequency spectrum of turbulent wall-pressure was proposed by Chase
(1980) with the intention of overcoming the limitations of models built to capture the characteristics of the convective
domain only. Starting from the properties of the fluctuating velocity spectrum and considering its relation with the
fluctuating pressure, Chase proposed a model able to correctly describe the pressure field in the convective and subconvective domains. The inverse Fourier transform of the Chase (1980) expression is here proposed in its complete form
as determined by Josserand and Lauchle (1989) because, as it will be clear in the following, the assumptions at the basis
of some simplifications made by Chase are not necessarily fulfilled. Thus, the complete Chase model in the spacefrequency domain is given by
Fpp0 o; x; Z Fpp oC m f m e$zm e$iox=U m C t f t e$zt eiox=U t ,
"
#
2
Um
$3
2 2 1 $ zm1
f m qffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi am 1 zm am mm
2iam mm zm1 ,
zm
U 2c h2m u2t
"
"
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Ut
z2t3 m2t z2t1
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2
2
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2iat mt zt1 ,
zt
U 2c h2t u2t
qffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
am mm ox
at mt ox
am oZ
at oZ
; zt1
; zm3
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Ut
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Ut
qffiffiffiffiffiffiffiffimffiffiffiffiffiffiffiffi
zt z2t1 z2t3 ,
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; rm 1 $ rt ,
rt f t0 rm f m0
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U c hm ut
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Um
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Fpp o rm a r2 u4t o$1 a$3
m qffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi 1 mm am rt a r ut o
t 1 at 1 mt ,
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Ui
; a2i

; i m; t.
hi qffiffiffiffiffiffiiffiffiffiffiffiffiffi ; U i
2
2
bm do
1 $ mi
1 $ mi
ut 1 $ m2i

(2)

It can be noted that six free parameters have to be determined by comparison with experimental data. The values
suggested by Chase, based on the comparison between the experimental data of Bull (1967) and limiting values of
Eq. (2), are the following: bm 0.756, bt 0.378, mm 0.176, rt 0.389, and a+ 0.766. As pointed out by Chase,
these values are not supposed to be universal, as already shown for example by the measurements of Finnveden et al.
(2005). In fact, the attempt to fit the experimental data with the Chase model using these values for the free parameters
gave unsatisfactory results. Thus, the first five parameters were evaluated using a nonlinear least-square formulation
based on a trust-region approach. The best fit of the experimental streamwise and spanwise coherences for both velocity
conditions is found for: bm 0.51, bt 0.35, mm 0.13, mt 0.4, and rt 0.3. Fig. 9 presents the comparison among
the experimental streamwise coherence for U 5.3 m/s, the Chase model, using the identified parameters, and the
Corcos model for different values of the ratio x/d. In Fig. 10, the same comparison is shown for the spanwise coherence
relative to U 3.3 m/s. At this time, some considerations must be made: the coefficient bm gives the position of the ASD
maximum that, according to the
measurements occurs for od/utE60; on the other hand, using Chase relations,
pffipresent
ffi
the maximum is given by o 2U c =bm d, thus bm 0.51 is required if Uc 0.65U is assumed. In fact, the value 0.756
suggested by Chase represented an average between the value 0.53 needed to fit the maximum in the Bull spectrum, thus
very close to that already found, and the value 0.9 needed to fit the measured spatial correlation. Preliminary
comparisons between the experimental CSD and the simplified Chase model gave a value for the coefficient mt sensibly
higher than that suggested by Chase. Thus, it was evident that the hypothesis mm, mt51 at the basis of the simplifications

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Fig. 9. Streamwise coherence: comparison with theoretical models.

Fig. 10. Spanwise coherence: comparison with theoretical models.

made by Chase was, in this case, not valid. For this reason, the complete form as in Eq. (2) is used to perform the
analysis. It can be concluded that, except for mt and somewhat for mm, the values of the identified parameters are not so
far to those found by Chase analysing pressure experimental data acquired in completely different flow conditions.
Finally, a+ is obtained by a direct comparison with the measured ASD (see Fig. 11) when the other coefficients are
fixed. This parameter determines the amplitude of the ASD spectrum and in particular of its maximum, the best
agreement with experimental data is found for a+ 0.8. On the other hand, if the interest is not in the maximum but in

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333

Fig. 11. Auto-spectral density: comparison with Chase model.

Fig. 12. Convection velocity at U 3.31 m/s.

the higher frequency scale-independent region, the value of a+ should be 1.5. However, to perform the structural
analysis described in Section 4.3, the measured ASD was used.

3.3. Convection velocity


Some other insights into spectral characteristics of the WPFs can be provided by examining the convection velocity
Uc. The convection velocity can be obtained from the phase yx; o $ox=U c x; o of the CSD. In Figs. 12 and 13, the

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Fig. 13. Convection velocity at U 5.31 m/s.

Fig. 14. Broadband convection velocity.

convection velocities divided by the free-stream velocity U, obtained for fixed spatial separations x/d, are plotted as a
function of the dimensionless frequency od/ut. Different figures refer, as usual, to the two different free-stream
velocities. Farabee and Casarella (1991) have observed a peak value of convection velocity for od/ut 50,
independently of the x/d values. This peak corresponds exactly to the maximum observed in the spectra and to the value
that separates the low and the high-frequency behaviour in the coherence function. This fact demonstrated that not only
the lowest wavenumber components experienced a decay, but that they are also convected at lower overall velocity.
In the present case, CSD analysis was performed without using noise cancellation technique to avoid phase alteration.

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On the other hand, convection velocity obtained by a division for the CSD phase is very sensitive to small disturbances
leading to unreasonable value of the convection velocity. For this reason, frequencies below 25 Hz were cancelled out
from the graph.
By inspection of Figs. 12 and 13, an increase of the convection velocity with the growing of the spatial
separation is observed; this trend of Uc is related to an increasing dominance of large-scale events to the two-point
correlation as the separation increases. For small separations, the correlation data and hence the convection velocity are
dominated by the small-scale eddies close to the wall, which move with a lower velocity than the large-scale events.
However, as far as spatial separation increases, the curves tend to collapse in a unique curve indicating that, even if the
Taylor frozen flow hypothesis does not strictly hold for the smallest spatial separations, the convection velocity can be
represented as a function of the single variable od/ut. Moreover, with increasing frequency, the convection velocities
assume a flat trend.
The dependence of the convection velocity on the spatial separation can be better highlighted from the analysis of the
space-time correlation functions of the pressure signals. The convection velocity is obtained as the ratio x/t at which
the cross-correlation Rpp(x,t) has a maximum. In Fig. 14, the convection velocities normalised with respect to the
free-stream velocity for 3.31 and 5.31 m/s are depicted as a function of the nondimensional parameter x/d*. The
experimental data are also compared with those obtained experimentally by Bull (1967) and numerically by Na and
Moin (1996). The values of Uc range from 0.6 for the smaller separations associated with the small-scale structures, to
0.73 at higher separations, related to the larger ones. From the above considerations, as proposed by several authors,
the convection velocity can be modelled with a constant average value between small- and large-scale convection
velocities, in this case, equal to 0.65 U.

4. Structural response analysis


4.1. Identification of modal parameters
Hammer impact tests were performed to determine dry and wet natural frequencies, and then the added fluid mass,
mn
modes and modal damping factors of the plate. The first 16 dry natural frequencies omn, wet natural frequencies o
and their correspondence with the mode shapes were evaluated in two specific frequency ranges: the dry set in
125769 Hz and the wet one in the 26283 Hz. Thus, the experimental function of the added mass, mef o, was estimated
by the relation (Blevins, 1987):
"!
#
"
omn 2
e
mf o rs h
$1 .
(3)
mn
o
Since the pressure load spectra exhibited a significant energy content up to 1 kHz, the modal parameters were
evaluated in a larger frequency range, 03 kHz, by using a FE model of the plate. The experimental boundary
conditions were reproduced by imposing zero displacement and adding rotational springs along the plate edges; their
stiffness was tuned in order to replicate the experimentally measured natural frequencies.
An approximated numerical/theoretical expression for the added mass, valid for structural waves having
wavenumbers greater than the acoustic wavenumber k o/c, is provided by the relation (Fahy, 1985)
r
mnf o ,
(4)
k
qffiffiffiffiffisffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi

where ks k2m k2n is the primary effective wavenumber component of the vibration. Hence, the numerical wet
natural frequencies were computed by the following expression:
!
"$1=2
r
mn ffi omn 1
o
,
(5)
rs hks

where omn are the numerical dry natural frequencies computed by the aforementioned FE model. The primary
wavenumber used in Eq. (5) corresponds to simply supported boundary conditions, i.e. km mp/a and kn np/b this
last being the only one analytically known. It is clear that this assumption is valid as far as the frequency increases. In
Fig. 15, the experimental and the theoretical added mass curves, mef o and mnf o, respectively, for the first 16 modes,
are displayed showing a difference of about 23% for the first mode that decreases, as expected, with increasing mode
order. Moreover, although natural modes of plates surrounded by unbounded fluids are not mathematically
orthogonal, their shapes remain almost unchanged (Fahy, 1985). This result was partially verified by the experimental

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Fig. 15. Added mass coefficient.

analysis. In fact, a modal identification was performed using a number of points, sufficient to identify the mode order
and the position of nodes and maxima along some selected lines, but not to represent the whole mode shapes.
In conclusion, to calculate the structural response with the numerical procedure described in the following section: (i)
the dry modes provided by the FE analysis are used, (ii) the first 16 wet natural frequencies were obtained
experimentally, and (iii) the remaining ones were estimated by using the dry natural frequencies provided by the FE
analysis and Eq. (5).
The structural modal damping coefficient, Z, was evaluated from wet hammer impact tests: it decreases from 0.034 for
the first modes to a quite constant value around 0.018 for the higher modes.
4.2. Remarks on the prediction of structural response
A procedure based on the finite element approach was presented and discussed in the recent literature to solve the
response of a plate under a TBL excitation (De Rosa and Franco, 2007). Specifically, the Corcos model was used for
comparing the numerical response with the exact one, and in order to define a general methodology, able to work for
any TBL model at acceptable computational costs. For the sake of clarity, some details are herein briefly recalled.
The cited finite element procedure is assembled by using the following equation suitable for all the methods working
with discrete coordinates (Elishakoff, 1983); the CSD matrix of displacements of a structural operator represented by
using NG degrees of freedom and NM mode shapes is given by
SW o UHoSU oHo$ UT ,

(6)

SU o UT SFF oU,

(7)

with

where U is the structural modal matrix (each column is an eigenvector sampled at the NG selected points), [NG % NM]
and the generic term of H(o) is H j o o2j ' o iZo2j )'1 , [NM % NM].
The translation of the distributed random loads to the set of NG points, in other words the way of representing the
SFF, can be solved in the framework of the finite element method by using consistent approach, that is by using the
shape function vector, N, belonging to each element:
Z Z Z Z
E
k q q
k
q
k
q
SCFF

NT Fpp0 xk
(8)
1 ; x2 ; x1 ; x2 ; oNdx1 dx1 dx2 dx2 ,
k;q
xk
1

xk
2

xq
1

xq
2

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337

where the double integers k and q indicate here two generic finite elements and the integration is related to the area of
each of them. The vector N can be interpreted as the interpolating function basis selected by the analyst according to the
specific problem and boundary conditions (Cook, 1981). Thus, Eq. (8) serves to evaluate a generic kqth member of the
NE ! NE load matrix, where NE is the number of elements. A simplified approach could refer to each grid point rather
than each finite element. This means that the load acting on the ith grid point will be the resultant of the distributed load
working on the equivalent nodal area, say Areai, belonging to it. This area vector can be evaluated easily by using a
static deterministic unit pressure load (De Rosa et al., 1994; Hambric et al., 2004). Accordingly, one gets the generic ijth
member of the NG ! NG matrix:
Z xi Dx=2 Z xj Dx=2 Z yi Dy=2 Z yj Dy=2
G
SCFF i;j
Fpp0 xi ; xj ; yi ; yj ; odyj dyi dxj dxi .
(9)
xi &Dx=2

xj &Dx=2

yi &Dy=2

yj &Dy=2

An area DxDy is assigned to both points P(xi, yi) and Q(xj, yj) and the double space integration refers to these finite
domains. A further approximation could also be introduced, considering that the wall-pressure distribution due to the
TBL in the low-frequency range does not fluctuate very quickly. In this case, the last integral could be approximated as
follows:
G
2
SLFF
i;j Fpp0 xi ; xj ; yi ; yj ; oDxDy( .

(10)

Obviously, the approximations represented by Eqs. (8)(10) are associated with decreasing computational cost.
The problem of the plate response under a convective random load, expressed in discrete form as described by
Eqs. (6) and (7), can be accurately approached only when adequately resolving both the spatial distributions of the
response function and of the forcing function; in particular, since in this case Uc5cB, the discretisation length, is ruled
by the hydrodynamic load.
In this work, Eq. (9) was used to calculate the SFF matrix because Eq. (10) was not adequate for the present
simulations. In fact, in the frequency range of interest, Eq. (9) allows the avoidance of the numerical divergence of the
structural response due to the incorrect representation of the pressure load, as approximated by Eq. (10). Some further
details of the numerical simulations are given in the next paragraph. The finite element approach was used to generate
the modal base, while the responses were calculated by a specific Fortran code.
4.3. Experimental analysis and comparisons
The ASDs of the acceleration signals, experimentally measured in eight different points over the plate, were
computed and the results averaged and compared with the results obtained by the numerical procedure exposed in the
previous section. The numerical results were obtained applying Eqs. (6), (7) and (9) for both the Corcos and Chase
models.
The FE analysis was performed using 61 ! 21 grid points corresponding to a spatial discretisation of 1 cm in both
directions. The integral in Eq. (9) was calculated using the trapezoidal rule. The hydrodynamic parameters inserted in
Eq. (9) were those identified in Sections 3.13.3; in particular, the experimental ASD was used and the convection
velocity was assumed constant over the whole frequency range and equal to 0.65U for both ship speeds. After having
performed the convergence analysis, each integration domain was finally subdivided, for both velocity conditions, in
eight intervals when the Corcos model was used and in 24 intervals when the Chase model was used instead. The Corcos
numerical solution of integral in Eq. (9) was compared and validated by an analogous analytical solution (De Rosa and
Franco, 2007). In both cases, the number of retained natural modes was 100.
The response of the plate was computed for a frequency range between 1 and 1000 Hz (the step was 4.5 Hz) for the
higher velocity and only between 1 and 600 Hz for the lower one, because above this frequency a refined mesh
ffiffiffiffiffiffiffiffipbe
pffiffiffiffiffimust
ffiffiffi
used to obtain convergence. In these frequency ranges, the ratio between the bending wavenumber kB 4 rs h=D o
and the convective wavenumber kc (see Fig. 16) varied between 0.045 and 0.21 for the lowest velocity and between 0.057
and 0.35 for the highest velocity.
Figs. 17 and 18 present the experimental and numerical averaged ASDs of the plates acceleration for 3.3 and 5.3 m/s,
respectively.
Unsurprisingly, an overestimation of the plate response is evident in the whole frequency range if the Corcos model is
used; on the other hand, the numerical response obtained using the Chase model is undoubtedly in better agreement
with experimental data. However, below 2530 Hz both pressure spectra (although cleaned) and structural response are
contaminated by the carriage vibrations transmitted to the model; thus, any comparison is meaningless. Above these
frequencies, the agreement is really satisfactory until 420 Hz for the lower velocity case and until 650 Hz for the higher
one. In the high-frequency part, the Chase model tends to slightly underestimate the experimental curve; this fact, more

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Fig. 16. Bending and convective wavenumber ratio.

Fig. 17. Acceleration response spectra at U 3.3 m/s.

visible for 3.3 m/s, can be partly due to the poor spatial resolution of pressure transducers that attenuate the highfrequency part of the ASD spectrum.
Finally, an evident mismatch between the experimental and the numerical curve, generated by the presence of high
peaks in the experimental data, can be observed in Fig. 18 around 800 Hz probably due to local flow disturbances. To
better quantify the difference between model and experimental results, the previous curves are plotted in Figs. 19 and 20
in third-octave bands. It can be seen that the root mean square of the difference between the response obtained applying
the Chase model and the experimental data is 5.2 dB for the lower velocity and 4.1 for the higher one. The response
obtained by using the Corcos model to represent the surface pressure field, overpredicts in both cases the experimental

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Fig. 18. Acceleration response spectra at U 5.3 m/s.

Fig. 19. Acceleration response spectra at U 3.3 m/s, third-octave bands.

data resulting in an average difference of 18 dB. The small gap between the numerical predictions obtained by applying
the Chase model and the experimental plate response that is less or, at least, of the same order of that found by
Finnveden et al. (2005) demonstrated the validity of the developed procedure and the capability of the Chase model to
represent the surface pressure field on a ship hull. However, a more careful determination of the added water mass in
the whole frequency range can improve the numerical estimation, as well as a deep uncertainty analysis can better
indicate the confidence interval of the present results.

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Fig. 20. Acceleration response spectra at U 5.3 m/s, third-octave bands.

5. Concluding remarks
In this paper, a complete analysis of the coupled structural-fluid problem concerning the response of an elastic plate
inserted in the bottom of a catamaran hull excited by the TBL WPFs, has been carried out.
The hydrodynamic analysis, performed on a rigid plate at high Reynolds number and in equilibrium flow conditions
allowed the determination of the appropriate scaling laws for the ASDs in the different frequency ranges. Moreover, the
analysis of the cross-spectral densities in longitudinal and lateral flow directions was used to fit the theoretical models,
available for the pressure representation, to the experimental data. Two theoretical models are analysed: the Corcos and
Chase models. It was demonstrated that it is possible to find for both a complete set of free parameters that provide a
fair agreement with experimental CSD data.
Since spatial resolution was too poor to analyse the CSD behaviour at high frequency and since with this type of
experimental analysis it was not possible to isolate the longest wavelengths, the studied pressure behaviour mainly
concerned the characteristics of the convective domain. Thus, an indirect comparison based on the vibrational response
of a plate was performed; in particular, the numerical structural responses obtained using the two models were
compared with experimental measurements. The conclusion of this analysis is that, although the Chase model is
complex and dependent on several empirical parameters, it provides a very good agreement with experimental data at
low wavenumbers. The performed analysis can give interesting information also for the full-scale problem; in fact,
considering realistic values of the hydrodynamic and of the structural parameters, coincidence conditions usually
appear at very low frequency both for underwater and surface marine vehicles.
The main disadvantage in using Chase model lies in its non-predictive character. In fact, it was shown that the
original Chase parameters do not fit the experimental data; thus a new set of parameters have been determined and the
complete version of the model has been used.
It is clear that the aim of any numerical procedure is to produce robust predictive tools to be used at the design stage.
Ongoing comparisons between pressure measurements performed on different ship models and for various flow
conditions in terms of Reynolds number values are aimed to analyse the range of variability of the parameters and their
dependence on the particular flow conditions.

Acknowledgement
The research was supported by the Ministero dei Trasporti in the frame of Programma Ricerche Luglio2006Dicembre 2007.

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E. Ciappi et al. / Journal of Fluids and Structures 32 (2012) 90103

Nomenclature
Roman Symbols
a
AQ j Q k
b
cB
cL
D
E
f
h
Hi
i
kc
Lj
Lx
Ly
p
PIN
r
R
Rey
Sp
Sw
Sw,
U

mean

streamwise plate length


joint acceptance between the jth and kth modes
crosswise plate length
flexural wave speed
longitudinal wave speed
plate stiffness
Youngs modulus
excitation frequency
plate thickness
ith term of structural transfer functions matrix
for the plate
imaginary unit
convective wavenumber
reciprocal of the structural transfer functions
matrix, Hj(o)1/Lj(o)
streamwise correlation length
crosswise correlation length
pressure
input power
absolute distance vector
non-dimensional metric response
Reynolds number based on momentum
thickness
power spectral density of the wall pressure
distribution due to the turbulent boundary layer
power spectral density of the plate displacement
mean value of the power spectral density of the
plate displacement over the structural domain
free stream (undisturbed) velocity

Uc
ut
v
w
x
Xpp
y

91

convective velocity
friction velocity
cinematic viscosity
out of plane displacement of the plate
streamwise reference axis
cross spectral density of the wall pressure distribution due to the turbulent boundary layer
crosswise reference axis

Greek symbols

ax
ay
G

gj
d
d*

Z
u

n
xx
xy
l

rf
rs
F
ci

o
oj

streamwise correlation coefficient


spanwise correlation coefficient
spatial correlation function in the cross
spectrum
generalized mass coefficient for the jth mode
turbulent boundary layer thickness
displacement thickness
structural damping factor
Poissons ratio
relative distance vector: n(xx,xy )
streamwise spatial separation
spanwise spatial separation
plate flexural wavelength
fluid density
material density
dimensionless functionaverage value of the
joint acceptance integral
ith analytical mode shape of the bare plate
(without any added mass)
circular excitation frequency ( 2pf)
natural circular frequency of the jth mode

Ciappi et al., 2009; Efimtsov, 1982) for the cross spectral density (CSD) of wall pressure fluctuations (WPF). These
quantities represent the input for the structural analysis. The identification of the scaling laws permits to make pressure
spectra independent of the test conditions (i.e. of Reynolds number) and extrapolate data at full scale from low Reynolds
number laboratory experiments. The CSD models are supposed to be valid only under the hypotheses of two-dimensional
fully developed turbulent boundary layer with zero pressure gradient acting on a flat plate and contain empirical
parameters usually obtained from experimental data. Unfortunately, these parameters are not always universal but
necessitate dedicated experimental campaigns to be defined. A comparison between the most popular CSD models can be
found in Graham (1997) and Hambric et al. (2004).
Besides being time demanding and expensive, a model scale experiment for this kind of measurements would only
provide a partial information about the physics of the problem. For example, standard experimental set-up and data
analyses for WPF characterization, that make use of a spatial domain comparison between measured CSD spectra and
theoretical models, are inadequate to indicate which one is the best for the description of WPF in the different
wavenumber regions. In fact, most of the energy of WPF is concentrated around the convective peak and any correlation
data are mainly the representation of the convective character of the TBL. Only direct measurements of the wavenumberfrequency spectra could give significant insight, but only few experimental data have been made by using this approach
(Abraham, 1998), due to the complexity of the experimental set-up and of the data analysis.
For these reasons, the definition of a predictive model able to represent correctly the spatial variation of the wall
pressure field, in all the frequency and wave-number ranges, is still an open issue.
On the other hand, the numerical solution of the structural equations, especially when dealing with complex structures
such as an aircraft fuselage or a ship hull, deserves some attention. When the structural wavelengths are small compared
to the typical dimension of the problem, i.e. at high frequency, the number of degrees of freedom, necessary to calculate
accurately the structural response, increases rapidly. In this frame, energy methods such as the Statistical Energy Analysis
(Lyon and De Jong, 1995) can be invoked at high excitation frequencies. However, the definition of the input power,
starting from a general model for the pressure cross spectral density not using the separation of variables, can be very

92

E. Ciappi et al. / Journal of Fluids and Structures 32 (2012) 90103

complicated and time consuming. Interesting advances are in Totaro et al. (2008) and in Totaro (2004), and those findings
are here fruitfully used; other research works, which have addressed the problem of the computational cost versus the
frequency bandwidth of interest (De Rosa and Franco, 2008; Hong and Shin, 2010; Ichchou et al. 2009), have to cited too.
A chance to drastically reduce the computational time can be the identification of scaling laws for the structural
response able to determine, at least for a certain class of problems, a unique representation of the response independent of
the particular flow conditions or structural properties.
In this work a dimensional analysis is used to recover the dimensionless parameters for the definition of the scaling
laws for the required axes: the excitation frequency and the power spectral density of the response. The structure is a thin,
flat and elastic plate with no pre-stresses wetted over one face by a stationary turbulent boundary layer in an
incompressible flow with zero pressure gradient.
The obtained dimensionless groups are used to report and compare on dimensionless scales three analytical responses
obtained with the modal approach and, more important, four data sets measured in different conditions both in wind
tunnels and in a towing tank. The functional relations between the physical parameters are discussed and an analytical
expression for the dimensionless plate response is also derived. It is shown that the functional group in Totaro et al. (2008)
is here found by invoking a dimensional analysis. It includes the main dimensional variables for the plate response and the
fluid velocity, as expected. The collapse of the different experimental plate responses, as consequence of the choice of the
dimensionless functional groups, is very encouraging. The proposed scaling laws are successively and successfully applied
to four data sets measured in different conditions both in wind tunnels and in a towing tank.
The work is structured as follows. After this introduction, Section 2 summarizes all the theoretical backgrounds for the
evaluation of the modal and energy response of a plate under a convective and turbulent pressure load; further, it presents
the dimensional analysis and the derivation of the dimensionless parameters governing the problem. In Section 3, all the
experimental set-up and data are presented, together with the resulting dimensionless forms of the structural responses.
Finally, Section 4 remarks the main achievements of the present work.

2. Theoretical models and dimensional analysis


2.1. Modal response
The mechanical system under study is a thin, flat, homogeneous, isotropic plate with no pre-stress (no pressurization
and no edge loadings), where only flexural waves are considered. The plate is mounted on an infinite rigid plane baffle
flush with the TBL, and it is considered belonging to a xy plane; the flexural out-of-plane displacements, named wx,y,t,
are along the z axis, while the flow is along the x direction. The side lengths are a and b, in the stream-wise and cross-wise
direction, respectively.
In the present analysis the aeroelastic coupling effects on the structural dynamic response of the plate can be taken into
account by introducing the wetted natural frequencies and mode shapes. This information requires the evaluation of the
added mass due to the fluid, which is generally negligible in air, but induces significant modifications in the modal
parameters for heavy fluid like water (Ciappi et al., 2009). Moreover, a one-way coupling between the structure and the
fluid is assumed, i.e. the elastic deformation does not affect the fluid dynamic field.
The displacement cross spectral density between any arbitrary couple of points belonging to the plate, A(xA,yA) and
B(xB,yB), due to an assigned stochastic distributed excitation, can be found with the following modal expansion as given in
Elishakoff (1983):
Sw xA ,yA ,xB ,yB , o

#
"
# "
1 X
1
X
cj xA ,yA ck xB ,yB
Sp oab2
AQ j Q k o,
U
gj gk
Lnj oLk o
j1k1

with
AQ j Q k o

gj

a
0

b
0

b
0

"

X pp x,y,x0 ,y0 , o
Sp oab2

cj x,yck x ,y dydy0 dxdx0 ,

c2j x,ydydx; Lj o rs ho2j &o2 iZo2j ':

The symbol ci denotes the ith mode shape and oi the ith natural radian frequency. The integrals defined by the symbol
AQjQk are well known also as the acceptances: joint acceptance for j k, or cross acceptance for jak. The formulation
contained in the Eqs. (1) and (2) can be applied to any structural operator once assumed its modal base.
From the analysis of Eq. (2), it is evident that the quality of the predictions is strictly related to the spatial
characterization of wall pressure fluctuations expressed in terms of its cross-spectral density function X pp .

E. Ciappi et al. / Journal of Fluids and Structures 32 (2012) 90103

93

2.2. Dimensional analysis


In order to find a dimensionless representation for the structural response an approach based on dimensional analysis
is here used. Within the present approach, the power spectral density of the plate displacement is considered as the output
variable.
It is well known that the cross spectral density of wall pressure fluctuations X pp can be written in general form as the
product of the power spectral density Sp in a reference point and a spatial correlation function G between two points,
whose distance is xx and xy in streamwise and spanwise direction, respectively, as shown in the following equation:
X pp xx, xy, , o Sp oGxx, xy, , o:

Both terms of the right-hand side of Eq. (4) are in general complex functions of flow parameters. In particular, the single
point spectral density depends on the boundary layer characteristic lengths d, d*, on the characteristic velocities U and ut
and on the flow properties namely rf and v. According to the scaling laws provided by several authors (Ciappi et al., 2009;
Keith et al., 1992) and on the corresponding analytical formulation (Goody, 2004), the role of d and d* is equivalent thus,
only d is retained for the dimensional analysis.
The semi-empirical models available in the scientific literature to represent the function G suggest different functional
dependences on flow parameters. The most popular of them is the Corcos (1964) model, which considers the dependence
on the convection velocity Uc, only, whereas more sophisticated models (Chase, 1980; Efimtsov, 1982) include also the
dependence on d and ut. Thus, Eq. (4) can be rewritten in the more general form as
X pp Sp o, d,U,ut , rf , nGxx , xy , o, d,U c ,ut :

In view of a dimensional analysis related to the evaluation of the structural response, it is convenient to consider
directly as one of the dimensional parameter the power spectral density of wall pressure fluctuations. In this case the
dependence on rf and v, appearing only in the first term of Eq. (6), is not considered explicitly. The same considerations
hold for U.
Under the above assumptions, the plate response to the pressure field induced by a turbulent boundary layer, according
to Eq. (1), can be represented as a generic function f depending on both the following dimensional fluid dynamic and
structural variables:
f Sw ,Sp , o, d,U c ,ut , rs ,E, Z,h,a,b, xx , xy 0,

where rs is the material density, E the Young modulus, Z is the total damping coefficient (sum of the material and of the
aero/fluid dynamic damping) and h, a, b are the plate thickness, length and width, respectively. In Eq. (6) there are 14
dimensional parameters thus, according to the Buckingham theorem (Buckingham, 1914), there are 11 dimensionless
parameters governing the problem. The identification of these last is not unique but one set is given by
sffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi sffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
Sw U c
Uc 3 h
h oh ut a b d xx xy
;
r
;
;
; ; ; ; ; ; Z:
7
;E
s
3
Sp
Sp U c U c U c h h h h h
h
Then, the power spectral density of the plate displacement can be rewritten in the following form:
0 sffiffiffiffiffiffiffiffiffi sffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
1
3
h @
U 3c h
h oh ut a b d xx xy A
g rs
,
, , , , , ,Z :
,
,E
Sw
Sp
Sp U c U c U c h h h h h
Uc

From the analysis of these parameters it is straightforward to define a dimensionless frequency

on

oh
Uc

Eq. (9) can be also expressed by introducing the flow convective wavenumber kc o=U c , the structural bending
qffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
pffiffiffiffi 4
2
wavenumber kB o 12rS 1&n2 =Eh , the flexural and longitudinal structural wave speed cB o=kB and
pffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi
cL E=rs 1&n2 , respectively

on p

kc cB
,
kB cL

10

thus highlighting that the dimensionless frequency relates the convective and the structural wavenumbers.
At this stage a critical analysis of the identified parameters is fundamental to recognize which of them are the most
significant for the plate response.
Dimensionless ratios a/h and b/h are strictly related to the structural model used to describe the plate motion. In the
present analysis only thin plates (i.e. governed by the Kirchoff equation) (Graff, 1991) are considered and then the value of
these two parameters can be assumed definitely large.
The dimensionless parameter d=h indicates the fluid-structure degree of coupling for conventional plates; it is excluded
the analysis of the cases of thick and flexible plates. More specifically, it can be interpreted as a measure of the influence of
the structural deformation on the flow field. Consistent numerical values of d and h for the present test cases indicate that

94

E. Ciappi et al. / Journal of Fluids and Structures 32 (2012) 90103

d=hb 1 moreover, since the order of magnitude of the displacement response is of the same order of magnitude than the
plate thickness, it does not affect the fluid domain, indicating a one-way coupling between the structure and the fluid.
Furthermore, if it is assumed that the major contribution to the plate response is due to diagonal terms of the crossspectral density matrix, xx/h and xy/h can be neglected too.
Finally, although the ratio ut =U c for an equilibrium boundary layer over a flat plate is a function of the Reynolds
number (Schlichting, 1978), its variation is small and can be considered of minor importance.
Damping coefficient can be introduced by defining a complex longitudinal wave speed cnL 2 pcL 2 1&Z2 =4, (Cremer
and Heckl, 1987); however, for the considered plates damping coefficient values are approximately the same thus, in what
follows Z is neglected.
The only two dimensionless parameters that seem important for the present problem are those involving the pressure
power spectral density.
Without any further considerations on the physics of the problem, the plate response can be dependent on one of them
or on a combination of the two. Nevertheless, in order to make the plate response independent of the input it seems
convenient to consider the ratio Sw/Sp as done already in Finnveden et al. (2005).
Thus, it is possible to define three possible functional dependences for the spectral density functions related to the plate
displacement, by evidencing also a generic function, g, of the dimensionless frequency, o*
sffiffiffiffiffiffiffiffiffiffi!&2
3
h
h
Sw
E
gon ,
11
Sp U c
Uc
0
sffiffiffiffiffiffiffiffiffiffisffiffiffiffiffiffiffiffi 1&1
3
h @
h
U 3c hA
Sw
rs E
gon ,
Sp U c
Sp
Uc

12

0 sffiffiffiffiffiffiffiffi 1&2
3
h @
U 3c hA
Sw
rs
gon :
Sp
Uc

13

" #
" #2
Sw U c 2
S
U
rs E w c r2s c2L g II on ,
Sp h
Sp h

15

" # " #
Sw $rs %2 4 Sw E 2 U c 4
Uc
g III on :
Sp h
Sp h
cL

16

Accordingly, it is possible to define three dimensionless displacement functions of the dimensionless frequency o* only
" #
Sw E 2 Sw $rs %2 4

cL g I on ,
14
Sp h
Sp h

The capability of Eqs.(14)(16) to produce a data collapse and the functional dependence on the dimensionless
frequency is investigated in Section 3.2 from the direct analysis of the experimental data presented in Section 3.1.
2.3. Energy response
The analysis of an energy model for the response of the plate can be difficult since a correct representation of the power
input is needed. This aim is addressed in the work by Totaro (2004) and Totaro et al. (2008), using, as fundamental relationship,
the modal response expressed in Eq. (1). Specifically, the main TBL models, due to Corcos, Corcos with Davies approximation
(Davies, 1971), Efimstov and Blake, are investigated. In Totaro et al. (2008), the following representation is adopted:
P IN o Zo3 abrS hSw,mean ;
P IN opSp o

ab U 2c
2rS h o2

rffiffiffiffiffiffiffiffiffi
rh
UFa,b,U c , o, rS ,cL :
D

17
18

The dimensionless function F represents the average value of the joint acceptance integral in wavenumber space; this
term depends on the selected model for the TBL excitation. PIN and Sw,mean denote the input power and the mean response.
It is straightforward to get that
"
! #&1 " #
2
Sw,mean o
h
Uc 4
1
p
UFa,b,U c , o, r2S ,cL ;
Z
3
Sp o
oh
r2S cL U c
!
19
Sw,mean o Zr2S cL U 3c
n

o
:

g
IV
2
Sp o
h

E. Ciappi et al. / Journal of Fluids and Structures 32 (2012) 90103

95

Fig. 1. Analytical responses for three different plates excited by a Corcos TBL source with Davies approximation.
Table 1
Parameters for the configuration used in the analytical responses.

Material
Density (kg/m3)
Youngs modulus
Plate thickness (mm)
Plate length (m)
Plate width (m)
Fluid density (kg/m3)
Speed of sound (m/s)
Asymptotic speed (m/s)
Damping loss factor

Conf 1

Conf 2

Conf 3

Aluminum
2700
7.1E 10
0.5
0.4
0.3
1000
1000
5
0.02

Steel
7500
21.1E 10
2.0
0.7
0.2
1.225
340
100
0.04

PVC
1400
4.5E 9
1.0
0.372
0.22
1.225
340
72
0.05

Therefore, a full dimensionless response is again obtained and it evidences the same group highlighted in the previous
section with a classical dimensional analysis, Eqs. (14)(16). According to the present result, the dependence is with the
fourth power of the reciprocal of the dimensionless frequency. All the remaining frequency dependence is left in the F
function in which they can be attributed specifically to the difference among the TBL models.
2.4. Results
The approximate solution of the Eq. (1), when the TBL source model is due to Corcos with the Davies approximation, is
in Fig. 1; the main parameters for the tested plates are summarized in Table 1. It is evident how the functional groups
associated in with the gIV function works well in unifying the responses.
It has been also performed a full analysis of the problem by invoking a scheme in which the joint acceptance is solved
analytically, Eq. (2); the results are in Fig. 2. The main difference among these analytical results is in the low frequency
range, which is dominated by the first resonating structural modes.
Rather than discussing all the possible effects of the adoption of any of the g formulations, moreover with reference to
all possible TBL model, it has been decided to apply directly the derived g functions on the experimental data.
3. Experimental measurements
3.1. Description of the set-up
The four data sets, considered for this analysis, regard incompressible and steady turbulent boundary layers in almost
zero pressure gradient flow acting on thin and flat plates.
The boundary conditions of the plates were neither measured nor estimated since this information is relevant only for
the tuning of the predictive modal models: this falls outside the present aims.

96

E. Ciappi et al. / Journal of Fluids and Structures 32 (2012) 90103

Fig. 2. Analytical responses for three different plates excited by a Corcos TBL source.

Among the large amount of data available in the literature on wall pressure and induced structural vibrations, these
experimental setups are the few ones able to provide, for each test case, information on both pressure fluctuations and
structural deformations acquired in the same facility and in the same nominal conditions. As it is specified in the next
section this aspect is fundamental for the validation of the proposed scaling procedure.
The first two sets of data are extracted from a database containing measurements of wall pressure fluctuations and
structural response acquired in the INSEAN towing tank. The first one is relative to an experimental campaign performed
on a 1:15 model of a catamaran hull (Fig. 3). A thin PVC plate is inserted in the bottom of the hull in correspondence of the
stern region; pressure and acceleration measurements are performed for model speeds of 3.3 m/s and 5.3 m/s,
respectively. A complete description of this experimental campaign can be found in Ciappi et al. (2009).
The second set of data belongs to an experimental setup designed to measure wall pressure fluctuations and the
response of elastic portions of a 1:8 scaled bulbous model of a surface ship (Fig. 4). The considered data regard the stern
measuring section where the flow reaches quasi stationary conditions and where pressure gradient effects, due both to
water surface deformation and to structural curvature, can be neglected, (Magionesi and Ciappi, 2010a, 2010b). The elastic
element inserted in the model is an PVC thin plate, the model velocity in this case ranges between 3.636 m/s and 6.36 m/s.
A complete description of this experimental campaign can be found in Magionesi and Ciappi (2010a, 2010b).
The last two sets of data are obtained from measurements performed in aerodynamic tunnels. The former is due to
Finnveden et al. (2005) in the frame of ENABLE project: it consists of an aluminum plate exposed to flow velocities of 80,
100 and 120 m/s, respectively.
The latter is part of the experimental campaign performed by Totaro et al. (2008) on four different plates of different
geometries and materials. The data considered for this analysis regard the PVC plate for flow velocities equal to 35 and
50 m/s, respectively. Table 2 presents the principal characteristics of the four plates. Table 3 lists the principal mean flow
TBL parameters of the 10 experimental test cases.
The chosen four data sets have the aim to analyze complete different flow conditions and structural configurations.
The power spectral densities of the plate responses are represented by their mean response over 8 points for plate 1, 3
points for plate 2 and 5 points for plate 3. The reference power spectral densities of wall pressure fluctuations are
represented by their average over 10 points for plates 1 and 2 and 19 points for plate 3. Data for plate 4 are directly derived
from Fig. 18 of the paper by Totaro et al. (2008) in terms of metric response R defined as
R

o4 Sw rs h2
Sp

20

In the same work it is stated that the plate velocity response acquired with a laser vibrometer is averaged over 75 points.
Values for the convection velocity are usually obtained from time domain cross-correlation analyses or from the phase
of the cross spectral densities. The values of Uc used for the present analysis come from the results given in Ciappi et al.
(2009), Finnveden et al. (2005), Magionesi and Ciappi (2010a, 2010b) and Totaro et al. (2008) and are listed in Table 3.
It is important to remark that Eq. (20) represents the first attempt to make the power spectral density of the plate
response dimensionless and independent of the power spectral density of WPF as done in Finnveden et al. (2005), De Rosa
and Franco (2008) and Ciappi et al. (2009). However, the spatial characteristics of the fluidstructure interaction are not
taken into account neither in the response axis nor in the frequency one. In the next section, it is shown that this
representation does not lead to a collapse of the spectra. In fact, for the selected test cases, the fluidstructure coupling is

97

E. Ciappi et al. / Journal of Fluids and Structures 32 (2012) 90103

Fig. 3. Catamaran model and setup.

Test section

Fig. 4. Scaled (1:8) bulbous model.

Table 2
Dimensions of the plates and material properties.

Material
Density (kg/m3)
Youngs modulus
Thickness (mm)
Length (m)
Width (m)

Plate 1

Plate 2

Plate 3

Plate 4

PVC
1190
3.2E 9
3.0
0.6
0.2

PVC
1190
3.2E9
3.3
0.242
0.144

Aluminum
2700
7.1E 10
1.6
0.768
0.328

PVC
1400
4.5E 9
1.0
0.6
0.3

98

E. Ciappi et al. / Journal of Fluids and Structures 32 (2012) 90103

of different kind in the frequency ranges of interest (sub-convective, convective and super-convective bandwidths).
Furthermore, these frequency ranges can be completely different among all possible experimental configurations. As a
consequence, the only normalization of the frequency axis is not sufficient, too.

3.2. Application of the scaling laws


The proposed dimensionless forms of the structural response, Eqs. (9), (14)(16), (19) are applied to the data sets
described in Section 3.1.
In Fig. 5 the ratio between the acceleration and the pressure power spectral densities are shown for the test cases mentioned
before. Due to the difference between the test conditions of the four data sets in terms of both fluid dynamic and structural
parameters, with particular reference to flow velocity values, the plate responses exhibited different amplitudes. This is
particularly evident in the low-mid frequency range, 10C103 Hz. In this region, the sizeable gap in the curve level is related to the
different values assumed by the ratio between the structural and the aero/fluid-dynamic wavenumbers.
In particular for the aerodynamic case (Plates 3 and 4) structural wavenumbers are smaller than flow wavenumbers
until the so-called coincidence frequency. Therefore, the structural responses are dominated by the convective
components of the pressure field for a large part of the frequency range; in correspondence of the coincidence frequencies,
around 700 Hz, they reach the maximum values.
On the contrary, for Plate 1 and 2 the coincidence frequencies are below 1 Hz; this indicates that they receive energy
mainly from the sub-convective component of the pressure field. As a consequence of this, the spectrum amplitude does
not display a distinct maximum.
It is interesting to analyze what happens if the metric response of Eq. (20) is adopted, as reported in Fig. 6. It is evident
that the gap between different data sets remains large since the proposed dimensionless form does not produce a collapse

Table 3
TBL mean flow parameters.
Plate

Fluid

1 and 2

Water

Air

d (mm)

ut (m/s)

Uc (m/s)

3.30
5.30
3.64
5.45
6.36

120.0
113.0
51.0
49.7
48.0

0.110
0.163
0.102
0.147
0.171

0.70 U

80.00
100.00
120.00
35.00
50.00

50.0

2.600
3.100
3.700
1.4
1.960

0.75 U

U (m/s)

53.0
55.0
85.0

Fig. 5. Ratio between acceleration and pressure power spectral densities.

0.65 U

0.62 U

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99

between different curves of the same data set either. As already said this dimensionless form for the structural response
does not contain any information about the spatial characteristics of the fluidstructure interaction.
In Fig. 7 the same experimental curves are represented in terms of the ratio between the power spectral densities of the
plate displacement and of the pressure. The considerations done for the contents of Fig. 5 hold in this case as well.
In order to investigate the validity of the dimensionless functional relations provided by the dimensional analysis
performed in Section 2.2, the plate spectra are scaled according to Eqs. (14)(16) and the corresponding results are
reported in Figs. 810, respectively.
The first non-dimensional quantity, defined by Eq. (14), is represented in Fig. 8 on the y-axis to check its attitude to
provide a universal scaling of the four data sets. The results clearly indicate an excellent collapse of the three curves
relative to Plate 3; moreover, the curves relative to Plate 4 show the same trend in a quite similar non-dimensional
frequency range and a complete superposition with the previous ones. Curves relative to Plate 1 and 2 exhibit a good
collapse with the other ones mostly for the higher values of the dimensionless frequency well above the convective range.
On the other hand, from the inspection of Figs. 9 and 10, it appears that Eqs. (15) and (16) do not lead to a collapse of
the experimental data. The main difference between Eq. (14) and Eqs. (15) and (16) is the explicit presence of the flow
velocity as one of the scaling parameters for the response axis (it always appears in defining, together with the plate
thickness, the reference time scale of the dimensionless frequency axis). In particular, focusing on the curves relative to the

Fig. 6. Metric responses R.

Fig. 7. Ratio between displacement and pressure power spectral densities.

100

E. Ciappi et al. / Journal of Fluids and Structures 32 (2012) 90103

Fig. 8. Dimensionless plate displacement (Eq. (14)).

Fig. 9. Dimensionless plate displacement (Eq. (15)).

same plate, it is evident that the introduction of Uc to scale Sw =Sp seems to prevent the data to collapse. Additionally, it is
worthwhile to highlight that, passing from Eqs. (15) to (16), that is, with a higher power of Uc in the dimensionless
functional representation, the gap between the different curves increases considerably, confirming that the proposed
dependence on the convective speed, Uc, is incorrect.
With reference to Fig. 8, it is then possible to find the functional relation between the dimensionless response and the
dimensionless frequency. Three distinct regions can be identified. Different slopes of the linear regression curves
characterize each of them (in logarithmic scale); their expressions are well approximated by the simple relations
8
>
>
4108 on &4
>
>
>
>
>
<
8
&8
Snw 110 on
>
>
>
>
>
>
7
&3
>
: 210 on

oh
Uc
0:07 o

oh
Uc

o0:07;

oh
Uc

o0:21;

21

4 0:21;

and they are drawn for comparison in Fig. 8, along with the experimental measurements.
Although these frequency regions cannot be recast exactly in terms of the ratio between the bending and the convective
wavenumbers, some general considerations can be drawn. In particular, for low values of o*, the first relations of Eq. (21)

E. Ciappi et al. / Journal of Fluids and Structures 32 (2012) 90103

101

Fig. 10. Dimensionless plate displacement (Eq.(16)).

Fig. 11. Dimensionless plate displacement (Eq. (19)).

represent the amplitude of the response for frequencies that are around the coincidence frequency i.e., for values of
kB =kc ( 1. The second and the third relations represent the amplitude of plate response in correspondence of frequencies
for which the ratio kB =kc ( 1.
It is straightforward now to introduce what already presented in Fig. 2, derived with reference to Eq. (19). This
relationship is based on the balance between the input power and the energy content of the structural domain. In fact, it is
the only dimensionless form directly involving the structural damping.
Eq. (19) is shown in Fig. 11 when applied to the four sets of experimental data set.
The experimental results, in this dimensionless form, are perfectly in agreement with those analytical presented in
Fig. 2 and show a good collapse. It is worthwhile to recall that the analytical results are based on the Corcos TBL model and
on structural and flow characteristics different from the experimental ones. The dimensionless curves of the experimental
data separate in the low frequency bandwidth as already shown in the analytical results.
It is possible to check that, in logarithmic scale, the experimental measurements collapse on a simple curve
Snw 3:310&1 on &4:8

oh
Uc

40:04:

22

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Some remarks are needed about this regression: (i) the power of the dimensionless frequency is not equal to four
because the g function includes the average value of the joint acceptance integral, which is a function of frequency, too; (ii)
the law has been obtained by using the analytical responses presented in Fig. 2.
At this time, some considerations on the usefulness and practical relevance of dimensionless relations can be done. As
already underlined in this work, scaling laws for the power spectral density of WPF exist and are well established.
Analytical expressions for pressure PSD make use of some basic TBL mean flow parameters such as the boundary layer
thickness and the friction velocity. Thus, starting from the desired test conditions in terms of material properties,
geometrical configurations and undisturbed flow velocity and, assuming that the convection velocity can be represented as
a constant fraction of U, it is possible, from the knowledge of d and ut only, to give a quick estimate of the amplitude of the
structural response spectra in the whole frequency range.
It is not worthwhile to recall that Eq. (21) are obtained by invoking a dimensional analysis; on the contrary, Eq. (19)
comes from an energy-based formulation. For all the results presented herein, the structural response has been considered
a mean one, obtained through an average over the acquired locations.
4. Concluding remarks
In this work the scaling laws for the response of an elastic thin plate excited by a steady turbulent boundary layer are
derived. These laws are based on both a pure dimensional analysis and an energy response formulation. Simple analytical
expressions for the dimensionless curves are provided and more important, the proposed scaling laws are used for
representing a quite large amount of experimental data.
These experimental data set involves four types of plates in air and in water flow, excited by a turbulent boundary layer,
thus representing a severe test data set.
With this data, it is shown, that all the presented experimental measurements collapse very close one to each other
according with the dimensionless functions selected for the power spectral densities of the structural displacements. Then,
the proposed representations could be usefully utilized to perform preliminary predictive steps. In fact, it has been
demonstrated that it is possible to obtain an estimate of the power spectral densities of the displacement response in the
whole frequency range, starting from the desired test conditions i.e. material properties, geometrical characteristics and
flow velocities, from the knowledge of the boundary layer thickness and of the friction velocity necessary to define the
pressure power spectral density.
In this regard, it has been shown that both the relations obtained using dimensional analysis (Eq. (14)) as well as energy
response formulation (Eq. (19)) produce a quite good collapse of all data sets. On the other hand, Eq. (19) describes the
dependence between non-dimensional frequency and non-dimensional acceleration response with one simple expression
valid in the whole frequency range providing a very quick estimate of the structural response. Notwithstanding, the use of
Eq. (14) should be preferred for all cases where damping value is not easy to be identified for example when the
considered panel is a section of a real and complex structure (ship, airplane, etc.).
At this stage, the main aim has been to test the possibility to get a universal representation of the response able to
include the fluid-structure coupling in all frequency and wavenumber ranges. It is evident that many other points remain
to be investigated in order to widen the significance of the representation and thus to extend the proposed dimensionless
forms to a more complicated structural components.
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