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LA CONTINUAZIONE
DELLA DOTTRINA
NELLA TEOLOGIA LATINA

Il passaggio alla teologia dei Padri latini non significa l'inizio d'un nuovo corso storico dell'idea che
andiamo studiando. Infatti Origene e Ippolito, ai quali
in Oriente si sono ispirati Metodio e Gregorio, sono
stati maestri anche per l'Occidente. Essi sono i magistri
di AMBROGIO. La dipendenza del vescovo di Milano
da Origene troppo nota e non esige qui una dimostrazione diretta. Del resto si potr subito dedurre dalla
dottrina della nascita di Dio quanto sia reale tale dipendenza. Meno considerata, invece, ma pur tanto importante la dipendenza di Ambrogio da Ippolito *. Ed
anche ci ha la sua conferma nella dottrina della nascita di Dio, ed ancor pi evidente alla luce dell'antichissima dottrina, notoriamente ippolitiana, del ' Verbo
1
N. BONWETSCH d una prova esauriente di questa dipendenza
da Ippolito nella sua edizione della piccola opera di Ippolito recentemente scoperta (Texte und Unters. 26, I, Lipsia 1904) e nell'edizione
completa del commentario di Ippolito al Cantico dei Cantici (Texte
und Unters. 23, 2, Lipsia 1903). Alcuni documenti sulla presente
questione in ZkTh 59 (1935) 77-79

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L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

saltante ' che dal cuore del Padre viene nel cuore del
credente 2. La predilezione di Ippolito per la dottrina
della nascita del Logos dal cuore del Padre si riflette
chiaramente nelle opere di Ambrogio 3. Con l'antica
speculazione romana di Ippolito si raccoglie in Ambrogio anche l'eredit di Origene e poi quella di Filone,
ossia la tesi dell'antica psicologia sulla virt generativa
del cuore 4. In Ambrogio si trovano tutti gli elementi
della teoria che abbiamo fin qui esposta. E se nelle
opere di Ambrogio essi non hanno avuto una precisa
sistematizzazione, ci si deve all'originalit della sua
produzione letteraria: quando s'imbatte in concetti
teologici particolarmente suggestivi, Ambrogio si limita
a copiare quanto i dotti predecessori gli offrono. E
siccome i suoi scritti hanno un notevole valore probativo per la vitalit della tradizione, da essi noi possiamo facilmente dedurre, a prescindere dall'eventuale
testimonianza letteraria, di quale intensit sia stato
l'influsso della tradizione per quanto riguarda la dottrina della nascita di Dio.
Si deve certamente all'influsso dell'esegesi di Origene se anche Ambrogio ha considerato le parole di
Is 26,18 e Gal 4,19 qual fondamento dei suoi concetti sulla virt generativa del cuore. Quella forza
generativa di pensieri che egli, d'accordo con l'antica
a
Cfr. sopra p. 22S.
* Per le prove di IPPOLITO e AMBROGIO, date sopra a p. 2is, cfr.
anche i passi del Commentario di Ippolito al Cantico dei Cantici
(Texte und Unters. 23, 2), p. 26, 26; p. 31, uss: Il Figlio nato
per generazione da David e dal cuore del Padre; p. 31, 3iss: Il
mio cuore - dice il Padre - ha generato il Verbo, mentre da Davide
stato generato l'uomo . - Ci descritto da Ambrogio. Sui suddetti testi cfr. anche De Virginitate 11 (PL 16, 282 B).
4
Cfr. sopra p. 20S.

LA CONTINUAZIONE DELLA DOTTRINA NELLA TEOLOGIA LATINA

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psicologia, attribuisce all'intimo dell'anima, cio al


cuore, si esprime ora anche in senso religioso. La mens,
ossia l'anima in grazia, genera i buoni pensieri 5 : Quid
autem sanctius mente, quae dat bonarum semina cogitationum, quibus aperit vulvam animae conclusam
pariendi sterilitate, ut possit illas invisibiles generationes edere, utero videlicet spiritali, de quo dicit Isaias
(segue Is 26,18) .
L'intimo, il cor intelligibile6, il luogo segretissimo
in cui si compie il parto spirituale. In questo luogo
segreto vive Cristo. Ivi il suo soggiorno preferito:
In corde amat esse Christus 7 . L'essenza della vita
spirituale dunque l'intima unione col Logos: il crescere e morire del Verbo eterno nel nostro cuore; la
morte spirituale un distacco dell'anima dalla sua vita
interiore, dal Verbo divino : Vivit igitur Dei Verbum
et maxime in animis vivit piorum... Moritur nobis,
si a nostra anima separetur ... mors enim vera est Verbi
et animae separatio8. indicativo per l'origine di
questi concetti il fatto che Ambrogio parli una volta
9
espressamente del & dimorante nel
l'anima: questi il Logos che per eterna generazione
verginale procede dal cuore del Padre 10 ed ha ora
trasformato con la sua inabitazione l'anima del cre5
De Abraham 2, 11, 78 (CSEL 32, 1, p. 630, I2ss).
Ivi (p. 630, 17).
' De virginitate 19 (PL 16, 298 D). - Cfr. anche Epist. 41, 12 (PL
16 1116C): Ambulat Christus in pectoribus singulorum .
De fuga saeculi 2, 13 (CSEL 32, 2, p. 173, uss).
Epist. 31, 2 (PL 16, 1066 B).
10
Sulla generazione eterna dalla natura verginale del Padre cfr.
anche De fide ad Gratianum 4, 8 (PL it, 63413), dove viene spiegato
il testo del Sai 109, 3 : Uterus paternae arcanum substantiae interiusque secretum .

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L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

dente in teatro della sua vita mistica: Nostris enim


meritis Verbum Dei nobis aut vivit aut moritur, nam
si bona studia atque opera nostra sint, vivit atque
operatur in nobis Dei Verbum n .
interessante vedere come questi concetti sulla
mistica sopravvivenza del Logos nel cuore del credente
abbiano nel pratico Ambrogio, non ostante l'identit
delle fonti, uno sviluppo completamente diverso rispetto
al contemporaneo Gregorio Nisseno. La nascita di Dio
si realizza sempre, secondo Ambrogio, nell'ordinaria
vita morale del credente; d'un sistema mistico, invece,
nessuna traccia. Anche la rigenerazione battesimale non
posta in rapporto con la nascita del Logos dal cuore.
C' solo un pensiero predominante: con una vita buona
e onesta il cristiano deve conservare in s l'inabitante
Cristo; chi accoglie nel seno materno del cuore i
" buoni pensieri ', genera Cristo. Si deve ad Ambrogio
se d'ora in poi, fino al medioevo, non emerger pi
l'interpretazione dommatica e mistica della nascita di
Dio, ma solo quella ascetica.
Che il principio della vita dell'inabitante Logos sia
una vera nascita, Ambrogio lo dice espressamente.
Cristo il bimbo generato dallo spirito che ha il timore
di Dio : Christus ipse est et puer quem parturit qui
in utero suae mentis accepit spiritum salutis 12 . Questa
generazione il principio animatore d'un'interiore crescita del Logos-bambino nel cuore (anche qui il maestro
Origene) 13 : Quae tanti forma sit partus demonstrat
11

Epist. 32, 2 (PL , 1066 A).


Enarr. in Ps. 47, io (PL 14, 1150 B ) .
13
Cfr. sopra p. 47S. N o n da escludersi che qui abbia esercitato
un certo influsso anche il Commentario al Cantico dei Cantici di
12

GREGORIO

NISSENO.

LA CONTINUAZIONE DELLA DOTTRINA NELLA TEOLOGIA LATINA

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Apostolus dicens (Gal 4,19). In liane formam (Christi)


tota mentis nostrae coalescant viscera et in ilio genitali
alvo animae nostrae Christus refulgeat. Partus noster
fides sit... his quaedam cordis nostri imbuatur infantia,
instituatur pueritia, iuvenculescat adulescentia, senecta
canescat 14 .
Inspirandosi ancora chiaramente ad Origene, Ambrogio paragona la perdita della grazia a un aborto.
Il testo del commentario a Luca, dove questo concetto
presentato nei dettagli, sotto molti aspetti degno
di nota. Esso riunisce insieme quel che Ambrogio ha
scritto altrove, e contiene tutti gli elementi della storia
della nostra idea, ma nel tipico stile di Ambrogio.
Il concepimento del Logos-bambino mediante una vita
di rettitudine e di virt, il divenire madre di Cristo
nel compimento della volont di Dio, l'imitazione
della Vergine Maria nel concepimento interiore per
opera dello Spirito Santo: tutto ci stato sempre
presente nella tradizione. In Ambrogio riaffiora ancora
una volta, e il commentario a Luca ha contribuito
moltissimo, per il suo rilevante influsso fino al medioevo,
al perpetuarsi dell'idea. Ecco le parole di Ambrogio 15 :
Sunt enim et quae de Dei timore concipiunt quae
dicunt : ' de timore tuo concepimus et parturivimus '
(Is 26,18}. Sed non omnes pariunt, non omnes perfecti,
non omnes possunt dicere: ' peperimus spiritum salutis in terra ', non omnes Mariae, quae de Spiritu Sancto
Christum concipiant, Verbum pariant. Sunt enim quae
abortivum excludant Verbum antequam pariant, sunt
quae in utero Christum habeant sed nondum formave14
15

De Cairi et Abete, 1, 2 (CSEL 32, 2, p. 378, uss).


In Lue. comm. io, 14.25 (CSEL 32, 4, p. 464S).

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L ' E C C L S I O L O G I A D E I PADRI

rint, quibus dicitur (segue Gal 4,19). Fac voluntatem


Patris, ut Christi mater sis. Multae conceperunt Christum
et non generaverunt. Ergo quae park iustitiam, Christum parit, quae parit sapientiam, Christum parit, quae
parturit verbum, Christum parturit.
Queste parole di Ambrogio non sono per caratteristiche soltanto per il nesso con la tradizione; esse
sono indicative anche della direzione in cui si evoluto
il concetto della nascita di Dio nella teologia e nella
spiritualit latina. La teologia della nascita di Dio non
vien pi presentata in una profonda speculazione mistica, come presso i greci, e nemmeno in cos stretto
rapporto con la processione eterna del Logos dal cuore
del Padre; ma sempre pi e con crescente insistenza
nel contesto etico-morale delle ' buone opere ' e nella
veste ' mariana ', gi evidente nelle surriportate parole
di Ambrogio. Maria, tipo della Vergine-Madre, della
Chiesa; Maria, modello dell'anima vergine; il mistero
del Natale, principio della vita spirituale: questi saranno d'ora in avanti i concetti fondamentali. Nell'anima, dice Ambrogio, si ripete il mistero di Betlemme: generando spiritualmente Cristo nel cuore, essa
diventa la ' Casa del pane ' 1 : Omnis itaque anima
quae recipit panem illum descendentem de caelo domus
panis est... incipit ergo concipere anima et formari
in ea Christus quae recipit adventum eius . In questa
interiore generazione di Cristo, l'anima del credente
imita la Vergine Maria, vien chiamata ' Maria ', come
una volta la Maddalena fu chiamata Maria dal Signore
17
solo quand'ella si rivolse a l u i : Quando converti
" Epist. 70, 13.16 (PL 16, 1237 B; 1238 A ) .
17
De virginitate 4, 20 (PL 16, 271 B ) .

LA CONTINUAZIONE DELLA DOTTRINA NELLA TEOLOGIA LATINA

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incipit, Maria vocatur, hoc est nomen eius accipit quae


parturit Christum; est enim. anima quae spiritualiter
parturit Christum.
Ci di capitale importanza per la conoscenza del
pensiero medievale sulla nascita di Dio, poich soprattutto Ambrogio (e dopo di lui Agostino) ad indicare la direzione del successivo sviluppo dell'idea,
tanto che il modo in cui questi due parlano della nascita di Dio lo stesso in cui ne parler poi il medioevo.
Precisamente in questa svolta della storia della dottrina
che stiamo ora studiando, nella restrizione (se cos
possiamo esprimerci) all'aspetto morale e devozionale,
nel sorgere del culto mariano, nell'insistenza sull'avvenimento storico del Natale, possiamo osservare il lento
costituirsi della spiritualit del primo medioevo. Ci vale
soprattutto e in primo luogo per il pi grande discepolo di Ambrogio, AGOSTINO.
significativo il fatto che la teologia della nascita
di Dio, tanto apprezzata dalla speculazione dei Padri
greci, non abbia avuto invece in Agostino una eco
adeguata. Questo complesso dottrinale svolge in ogni
caso un ruolo di secondaria importanza nel pensiero
agostiniano intorno al Corpo di Cristo, alla Chiesa,
e alla grazia. Proprio l, dove ci si sarebbe aspettato
un pi facile consenso alla mistica continuazione della
nascita eterna del Logos dal Padre, cio nelle riflessioni di Agostino sull'eterna e incessante nascita del
Logos - come avvenne in Origene, Gregorio Nisseno
e soprattutto Massimo, - non se ne ha invece nessuna
traccia18. Nella sua ecclesiologia Agostino s'avvicina
18
Cfr. Epist. 238, 4 (CSEL 57, p. 552, 16): Semper gignit
Pater et semper nascitur Filius . - Cfr. anche Enarr. in Ps. 2, 6 (PL

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L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

maggiormente alla dottrina della nascita di Dio nel


cuore de credente. Questo un tema tanto caro ad
Agostino: la Chiesa, feconda e verginale madre del
credente 19. Ma il suo pensiero rivolto esplicitamente
solo alle membra Christi, che dalla Madre Chiesa ricevono la vita divina nella rigenerazione battesimale.
Tuttavia, riferendosi alla dottrina dell'unit del Corpo
mistico di Cristo (sulla quale non possiamo ora indugiare), egli dice espressamente che la Chiesa Madre
di Cristo 20. Manca per, come abbiamo potuto costatare, l'altro antico concetto, tanto apprezzato dal
tempo di Ippolito: la Chiesa che forma e genera il
Cristo mistico nel cuore dei credenti 21.
36, 71 A). - Tract. in Ioann. 2 1 , 3.5 (PL 36, 1565SS). - Questi testi
sono importanti perch ad essi pi tardi si riferisce espressamente
ECKEHART. Per tutta la questione cfr. M. SCHMAUS, Die psychologische
Trinittslehre des hi. Augusiinus. p. 130S.
11
Cfr. FH. HOFFMANN, Der Kirchenbegriff des hi. Augustinus, M o naco 1933, p. 264S; 494.
20
Enarr. in Ps. 127, 12 (PL 37, 1685): Mater quomodo, nisi
quia ipse Christus est in christianis quos christianos per baptismum
quotidie parit Ecclesia . - Il medesimo concetto in Serm. io, 2 (PL
38, 92). Agostino richiama due volte il passo di Mat 12, 50, del cui
antichissimo uso siamo gi a conoscenza. Il luogo classico di Agostino
per questi concetti contenuto nell'opera De virginitate, in cui questa
ecclesiologia di Agostino ha trovato la sua espressione pi bella. Cfr.
De Virg. 5 (CSEL 41, p. 239, 14S): Mater eius est tota Ecclesia, quia
membra eius, id est fideles eius, per Dei gratiam ipsa utique parit .
Sermo 213, 7 in tradtione Symboli 2 (PL 38, 1064): Sic et Ecclesia
et parit et virgo est. Et si consideres, Christum parit, quia membra
eius sunt qui baptizantur .
21
Al contrario si dice in De uiiginitaSe 5 (CSEL 4 1 , p. 239, 15SS)
che l'anima, operando negli altri la salvezza mediante l'amore, diviene in questo m o d o ' madre di Cristo ' : Item mater eius est omnis
anima pia, faciens voluntatem Patris eius fecundissima cantate, in
iis quos parturit, donec in eis ipse formetur . - Qui si sente ancora
una volta l'antica teologia, in consonanza con Gal 4,19. Altrove
Agostino attenua questo farsi di Cristo nell'intimo del credente: cfr.
Epist. 82, 4 (CSEL 34, p. 355, ios).

LA CONTINUAZIONE DELLA DOTTRINA NELLA TEOLOGIA LATINA

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Agostino parla molto di pi - e ci si deve certamente all'influsso di Ambrogio e alla tradizione oratoria latina - dell'aspetto etico-morale della nascita di
Dio. Nell'inizio e nello sviluppo della vita intcriore,
nel profondo del ' cuore ', dove dimora l'eterno Verbo
di Dio, nella tipicamente agostiniana interiorit del cuore,
si compie la nascita mistica di Cristo. Il cuore del credente, immagine del corpo verginale di Maria, il
luogo in cui anima e Verbo s'incontrano. Questo il
gran tema che ha tanto impegnato Agostino, come egli
stesso ha riconosciuto nelle immortali parole delle
Confessiones : Ut redeamus hinc ad eam in illud secretimi, unde processit ad nos, in ipsum primum virginalem uterum, ubi ei nupsit humana creatura, ut redeamus
ad cor et inveniamus eum 22 .
Anche in Agostino soprattutto il mistero del N a tale che gli fa pronunziare sulla nascita di Dio nel cuore
quelle parole che sono rimaste vive e operanti in tutti
i tempi. Maria il grande modello di tutte le anime
credenti ; ci che una volta si comp in lei storicamente,
deve ripetersi spiritualmente nei cuori. Nella vita m o rale del credente deve essere riprodotta specialmente
22
Confessiones 4, 12, 19 (CSEL 33, p. 79, 6ss). - I testi agostiniani in favore dell'inabitazione del Verbo eterno nel cuore del credente sono innumerevoli. Cfr. Enarr. in Ps. 36, Sermo 3, 12 (PL 36,
390) : Liberai a laqueo Verbum Dei in corde, liberat a via prava
Verbum Dei in corde... tecum est cuius Verbum a te non recedit . Cos pure Sermo 117, 17 (PL 38, 671); Sermo 190, 3 in Natal. Dom.
7 (PL 38, 1008); Traci, in Ioann. 50, 2 (PL 35, 1759). Ha esercitato
un profondo influsso sulla teologia del cuore della mistica tedesca
specialmente un'espressione di Agostino del De vera religione 39 (PL
34, 154) : Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat
Veritas . ECKEHAET cita questo testo con particolare piacere. Cfr.
anche M. SCHMAUS, op. rif., p. 309 sulla mistica agostiniana sull'intimo
dell'anima.

100

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

la fede, per la quale Mafia divenne Madre del Verbo:


Fides in mente, Christus in ventre 23. L'incarnazione
mediante la fede della Vergine il primo principio
della vita divina in noi. Verbum caro factum est pr
nobis, ut a matre procedens habitaret in nobis 24 :
questo il tema trattato sempre e con molta eloquenza
nelle sue prediche di Natale. La nascita interiore di
Cristo nel cuore dei credenti deve essere il principio
dell'ascesa interiore : Ecce habemus infantem Christum, crescamus cum eo 25. Agostino si rivolge espressamente alla massa dei suoi uditori: questo fatto interiore per lui solo un'espressione della crescita spirituale, indispensabile a tutti i cristiani. Siamo qui lontani
da ogni mistica, ma proprio da ci possiamo rilevare
il realismo ed anche l'antichit della popolare dottrina
agostiniana della grazia : Quod miramini in carne
Mariae, agite in penetralibus animae. Qui corde credit
ad iustitiam, concipit Christum. Qui ore confitetur
ad salutem, parit Christum. Sic in mentibus vestris
et fecunditas exuberet et virginitas perseveret 26. Affioa3
Sermo 196, 1 in Nat. Dom. 13 (PL 38, 1010); De virginitate
3 (CSEL 41, p. 237, I7ss): Sic et materna propinquitas nibil Mariae
profuisset, nisi felicius Christum corde quam carne gestasset . - Enarr.
in Ps. 67, 21 (PL 36, 826): Illa virgo Christum... spiritualiter credendo concepii .
24
Sermo 195 in Nat. Dom. 12 (PL 38, 1019).
25
Sermo 196, 3 in Nat. Dom. 13 (PL 38, 1020). - Anche in Agostino ricorre una volta, insieme con la citazione di Gal 4,19, l'interpretazione della figura dell' ' aborto ' trasmessa da Ambrogio e Origene. Cfr. Enarr. in Ps. 57, 5 (PL 36, 678) : Nascuntur inter viscera
Ecclesiae quidam parvuli et bonum est ut formati exeant ne abortu
labantur . Ma anche qui si tratta solamente della nascita delle membra di Cristo. Cfr. anche la bella esposizione del rapporto tra il Natale
e la rigenerazione battesimale, in Tract. in Ioann. 2, 15 (PL 35, 1395).
Sermo 191, 4 in Nat. Dom. 8 (PL 38, i o l i ) .

LA CONTINUAZIONE DELLA DOTTRINA NELLA TEOLOGIA LATINA

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ratio chiaramente le parole del Commentario a Luca


di Ambrogio. Quasi con le medesime parole anche lo
Ps.-Crisostomo ha spiegato ai fedeli questa nascita
morale di Dio 27. Tutto ci risale infine alla teologia
di Origene sulla nascita di Dio dalle ' buone opere '.
In contrasto con la sublime speculazione di Gregorio
Nisseno e di Massimo, qui s'avverte il senso popolare
dell'antica teologia della nascita di Dio. Cos predicano
i sacerdoti. I mistici per han parlato in altro modo.
L'idea della verginit spirituale, predicata da Agostino ai suoi fedeli, di particolare importanza anche
per la dottrina della perfezione. E sotto questo aspetto
significativo specialmente il concetto della maternit
spirituale in ordine a Cristo, di cui conosciamo ormai
la storia. Agostino ha presentato questo ideale di verginit nel suo opuscolo De virginitate: Maria, Chiesa,
Vergine: nel medesimo ordine si perpetua nei tempi
la maternit rispetto a Cristo 28 . Difficilmente si va
errati se proprio qui si vede ancora una volta l'influsso
del grande ammiratore della verginit, Ambrogio. Gli
stessi concetti sono espressi anche da Agostino nelle
sue prediche di Natale, come esortazione diretta alle
vergini: Exultate virgines Christi, consors vestra est
mater Christi... verumtamen si verbi eius memineritis
sicut meminisse debetis ( Mat 12,50): estis edam vos
matres eius, quia voluntatem facitis Patris eius. Hunc
(Christum) fide concipite, operibus edite. Ut quod
egit uterus Mariae in carne Christi, agat cor vestrurn
27

Cfr. sopra, . 6.
De virginitate 5 (CSEL 41, p. 239, 6s): Et ipsae (virgines)
cum Maria matres Christi sunt, si Patris eius faciunt voluntatem , Ivi, 6 (CSEL 4.1, p. 240, I7s): Quia voluntatem Patris faciunt, Christi
spiritaliter matres sunt .
28

102

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

in lege Christi 29. Rimane ancora l'idea della nascita


di Dio dalle ' buone opere ', pervenuta ad Agostino
da Origene per il tramite di Ambrogio. L'anima diviene
genitrice di Cristo nella fede, nel compimento del bene,
nell'adempimento della volont del Padre. Solo una
volta Agostino si riferisce apertamente al fondamento
della vita morale, alla grazia battesimale, mettendo il
mistero della nascita di Cristo in rapporto con la rigenerazione battesimale. la descrizione pi bella e a un
tempo pi agostiniana della nascita di Dio nel cuore
del credente 30 : Nemo dubitet renasci, Christus natus
est... fiat itaque in cordibus nostris misericordia eius.
Portavit eum mater in utero; portemus (et nos) in
corde. Gravidata est virgo incarnatione Christi; gravidentur pectora nostra fide Christi. Peperit (virgo)
Salvatorem; pariat (anima nostra salutem, pariamus) et
laudem. Non simus steriles, animae nostrae fecundae
sint Deo .
Tali concetti e parole caratterizzano in questo momento la predicazione nell'Occidente cristiano. Agostino il Maestro anche per quanto riguarda la dottrina
della nascita di Dio. Ma nel medioevo molti testi
presi da prediche post-agostiniane furono attribuiti direttamente al grande Maestro. Per questa ragione dobbiamo ora prendere in esame la continuazione del
pensiero agostiniano, per poterne valutare l'influsso sul
primo medioevo.
28

Sermo 192, 2 in Nat. Doni. 9 (PL 38, 1012).


Sermo 180, 3 in Nat. Dom. 6 (PL 38, 1006). Pubblicato nuovamente secondo un'altra tradizione manoscritta da G. MOBIN, Sancti
Augustini Sermones post Maurinos reperti (Miscellanea Agostiniana, i),
Roma 1930, p. 211. Nel nostro testo sono poste tra parentesi le parole
non contenute nei manoscritti di Morin.
30

LA CONTINUAZIONE DELLA DOTTRINA NELLA TEOLOGIA LATINA

103

Pi efficacemente forse di qualche predica pu aver


favorito il conservarsi dell'idea il fatto che essa venne
accolta anche nei testi liturgici. Specialmente l'antica
liturgia spagnola ha tratto dal pensiero di Agostino il
concetto, sempre pi ' medievale ', di Maria qual modello sublime della Chiesa e dell'anima credente. Ivi
cos si prega 31 : Quod praestitum est carnaliter sed
singulariter tunc Mariae, nunc spiritaliter praestetur
Ecclesiae: ut te fides indubitata concipiat, te mens de
corruptione liberata parturiat, et semper anima virtute
Altissimi obumbrata contineat. Ne discedas a nobis
sed procedas ex nobis .
Si ha la medesima cosa in due preghiere della vigilia
pasquale 32 : anche qui Maria il tipo della vergine e
feconda Chiesa, come era stata descritta spesso e con
espressioni profonde nella teologia agostiniana 33. Alla
luce di queste fonti, della liturgia gallicana e degli
scritti di Agostino, si devono chiarire anche quelle
allusioni che troviamo di frequente negli scritti dei
vescovi gallici. Cos, ad esempio, quando CESARIO
D'ARLES scrive : Gaudeat Christi Ecclesia quae ad
similitudinem beatae Mariae mater divinae prolis effi31

Le Liber Mozarabicus Sacramentorum (ed. M. Frotiti), Parigi

1 9 1 2 , c o l . 54, 32SS.
aa

Ivi, p. 250, 7ss: Filii lucis oriuntur quos maturino partu per
gratiam spiritalem hac nocte progenerai Mater Ecclesia sine corruptione concipiens et cum gaudio pariens, exprimens in se utique formatti Virginis Genitricis absque ullo humanae contagionis fecunda
conceptu . - Cfr. il prefazio del Sabato Santo del GREGOHIANUM
(Muratori II, col. 313): Filii lucis oriuntur quos exemplo dominicae
Matris sine corruptione sancta Mater Ecclesia concipit . Sarebbe
interessante studiare queste preghiere nel loro rapporto con la teologia
agostiniana e con quella pi antica.
33
Cfr. ancora Enchiridion 34, io (PL 40, 249) : Ecclesia quae
imitane eius Matrem quotidie parit membra eius et virgo est .

104

L ' E C C L S I O L O G I A D E I PADRI

citur 34 . Dal medesimo ambiente provengono le prediche conosciute come pseudo-agostiniane, sia che si
debbano a MASSIMO DA TORINO a CESARIO a qualche
altro vescovo.
Forse non v' nulla di pi indicativo per il contenuto di tali prediche che una breve frase d'un sermone
natalizio: Hodie natus est non sibi Christus sed mihi 35.
Qui s'avverte chiaramente il passaggio al medioevo:
s'annunzia infatti quella virile e commovente interiorit, che sempre pi accentua l'egocentrismo del mistero
nel ricordo delle parole di Origene: Che giova a me
se Cristo nato, ma non in me? . Con sempre maggior
frequenza si dice che il Figlio di Dio s' fatto uomo per
abitare nell'intimo del nostro cuore : Hic pr nobis
natus est, hic etiam, si digne agatis, habitat in vobis 3e .
Una vita cristiana senza peccato ne la condizione. Ed
anche ci caratteristico per la storia dell'idea. Cos
leggiamo in una di queste prediche popolari: Portemus ergo et nos Deum in casto corpore, quem Virginis
casta membra portaverunt... ut semper Christum in
corde nostro portare possimus, castos ac puros nos
exhibeamus ab omni peccato, ut Christus habitare possit in nobis. Qui enim Christum non habet in se, christianus non potest dici 37.
Il concetto della nascita di Cristo s' ora tramutato
in un ' avere ' ' portare ' internamente il Signore.
In un'altra di queste prediche si pu ancor meglio rilevare non soltanto lo stile agostiniano, ma anche l'antico
34
36
36
31

Homi!, de paschate 3 (PL 67, 1048 B ) .


Serm. 124, 1 (PL 39, 1992).
Serm. 371, 4 (PL 39, 1661).
Serm. 125, 4 (PL 39, 1994).

LA CONTINUAZIONE DELLA DOTTRINA NELLA TEOLOGIA LATINA

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concetto della nascita di Dio, che comincia nel battesimo


e d forma nella vita spirituale allo sviluppo interiore
del Verbo di Dio. Il testo perci degno d'attenzione, poich second noi si riferiscono principalmente
ad esso i richiami che nel medioevo cercano in Agostino una garanzia per la dottrina della nascita di Dio.
Ancora una volta, come gi in Origene e in Ambrogio,
la giustificazione interiore e la crescita spirituale sono
interpretate come nascita e crescita dello stesso Logos.
E ci, possiamo dire, per l'ultima volta. Infatti quanto
verr detto successivamente nella storia di questa idea
(con la sola eccezione del Maestro ECKEHART, il cui
ruolo specifico in tale storia per altro comprensibile
solo in questo quadro), non che ripetizione allu
sione all'antico parallelismo fra la crescita spirituale
e la nascita e crescita del Verbo di Dio nel cuore. Ecco
il testo di questa bellissima predica natalizia postagostiniana 38 : Exultemus ergo, carissimi. Ab hodierno
die crescunt dies. Crede in Christum et crescit in te
dies. Credidisti? Inchoatus est dies. Baptizatus es? Natus
est Christus in corde tuo. Sed numquid Christus natus
sic remansit? Crevit, ad iuventutem pervenit; sed in
senectutem non declinavit. Crescat ergo et fides tua,
vetustatem nesciat. Sic pertinebis ad Christum Filium
Dei, in principio Verbum apud Deum, Verbum Deum
carnem factum, ut habitaret in nobis... ad illum pertinuit propter nos nasci, ad nos pertineat in ilio renasci .

Serm. 370, 4 (PL 39, 1659). - Esattamente in senso agostiniano,


anche la verginit vien qui messa nuovamente in rapporto con la
nascita di Dio. Cfr. Serm. 121, 2 (PL 39, 1988) : Beata virginitas
desinit esse iam mortis anelila, quia illum intra se gestat in mente,
quem Maria portavit in ventre .

5
LO SVILUPPO DELLA DOTTRINA
FINO AL MEDIOEVO

Per una pi esatta conoscenza delle fonti patristiche


dalle quali dipende la mistica medievale e soprattutto
il Maestro Eckehart, importante indicare il cammino
che conduce direttamente fino al tempo dei mistici.
Le linee direttive possono essere tracciate in base alle
opere dei Padri della Chiesa oppure mediante la concatenazione di singoli testi patristici. Molto pi importante ancor sempre il vivo contatto con l'ininterrotta
tradizione, che solo faticosamente possiamo per ricostruire nella sua totalit, attingendo alla letteratura del
periodo che intercorre fra l'epoca patristica e l'inizio
della Scolastica. Dobbiamo ora indicare nei minimi
particolari queste linee direttive fino alle fonti immediate del Maestro Eckehart.
Il lento costituirsi della spiritualit del primo medioevo segue inizialmente il cammino segnato dalla dottrina agostiniana dell'interiorit del cuore. GREGORIO
MAGNO ripete i concetti agostiniani del Verbo eterno 1,
1
Cfr. GREGORIO M., Moral. 5, 28 (PL 75, 706a): * Verbum
absconditum in corde. Homl. in Evang. 15 (PL 76, H32B); Moral.
19, 3 (PL 76, 99 B): Moral 16, 36 (PL 75, 1143 A).

108

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

dimorante nel profondo del nostro cuore. Egli s'impossessa soprattutto dell'esegesi di Mat 12,50, divenuta
fondamentale per opera di Agostino. ' Madre di Cristo ',
secondo lui, in modo particolare l'anima che forma
e genera Cristo nel cuore del prossimo 2 : Sed sciendum nobis est quia qui Christi frater et soror est credendo, mater efficitur praedicando; quasi enim parit
Dominum quem cordi audientis infuderit. Et mater
eius efficitur si per eius vocem amor in proximi mente
generatur '.
Questo testo importante specialmente perch
stato accolto, insieme con quello del Crisostomo 3 ,
nelle Catene di S. Tommaso d'Aquino ed cos divenuto familiare al medioevo, non escluso Eckehart, che
s' servito con piacere della Glossa di Tommaso. L'antichissimo concetto della nascita di Dio nel cuore dei
credenti, presente gi in Origene e Ippolito, diventato
per questa via patrimonio comune della spiritualit
medievale.
Ancor pi ha contribuito BEDA alla diffusione di
questa antica esegesi, ricevuta da Gregorio, di Mat
12,50 4 , soprattutto perch per suo tramite tale concetto giunto a RABANO MAURO 5 , e da Rabano la
2

Homil. in Evang. 3 (PL 76, io8t D).


Cfr. sopra, p. 68, nota 11.
4
Expos. in Lue. 4 (PL 92, 480 BC) : Omnes qui idem Verbum
spiritaliter auditu fidei concipere et boni operis custodia vel in suo
vel in proximorum corde parere et quasi alere studuerint, asseverans
(Salvator) esse beatos .
5
Comm. in Matlhaeum 4, 12 (PL 107, 937 D) : Isti sunt mater
mea qui me quotidie in credentium animis generant . - Certamente
anche il Commentario a Luca di Ambrogio, in cui viene spiegato il
luogo parallelo a Mat 12,50, Lue 8,21, ha contribuito alla formazione
di questa esegesi mistica, che ha esercitato un s potente influsso sulla
3

LO SVILUPPO DELLA DOTTRINA FINO AL MEDIOEVO

109

teologia della nascita di Dio nel cuore dei credenti


entrata nella Glossa ordinaria6, alla quale s' potuta
poi collegare la mistica del primo medioevo. Proprio
su queste basi ha costruito la sua mistica RICCARDO
DI S. VITTORE, aiutato anche dall'antica psicologia
trasmessa da Agostino e di cui conosciamo ormai la
storia. La nascita di Cristo nel proprio cuore e nel
cuore altrui il compimento della volont del Padre
celeste7 : Verbum Patris, Filius Patris est voluntas
Patris. Item voluntas hominum quid aliud est nisi
quaedam proles mentis? Si igitur eadem est voluntas
tua et voluntas Patris, veritas sapientia voluntas corde
concipitur et corde generatur. Si igitur idem vis, idem
sapis quod Pater, eundem Filium habes quem Pater... Potes Christum gignere in corde tuo et in corde alieno. Intellectu gignitur, consensu concipitur, affectu nascitur .
Quanto profonda sia stata l'impressione prodotta
da questa teoria mistica lo si pu desumere dal fatto
che le parole che abbiamo riportate sono del trattato
De interiori domo, compreso fra gli scritti di BERNARDO
DI CHIARAVALLE, ma il cui autore ignoto 8.
Noi sappiamo che Eckehart conosceva bene le opere
di Riccardo di S. Vittore. In queste si pu gi riconoscere una delle fonti immediate della sua dottrina della
nascita di Dio 9 .
storia dell'interiorit. Ambrogio dice: Propeest enim Verbum in
corde tuo, intus igitur Verbum, intus est lumen (CSEL 32, 4, p. 247,
I3s).
11
Glossa ordinaria su Mat 12,50 (PL 114, 129 D). - Cfr. anche
GOTTFRIED BABION, Enarr. in Matth. 12 (PL 162, 1368 D).
7

Adnotationes mysticae in Ps 28 (PL 196, 297 CD).


Tjactatus de interiori domo 39 (PL 184, 516 D).
* ugualmente importante per lo sviluppo di queste idee anche
la storia dell'esegesi del testo di Is 26,17.18, citato in questo contesto
8

110

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

ancor pi facile mostrare il cammino che l'interpretazione mariana della generazione spirituale di Dio
ha percorso dal tempo di Agostino, in cui tale espressione assai frequente, fino al medioevo. sempre
BEDA che pi d'ogni altro favorisce il perpetuarsi
anche di questa teologia agostiniana. Maria, la ' portatrice del Logos ', che va sui monti con l'eterno Logos
nel cuore, il modello dell'anima che genera Cristo
nel proprio cuore 10 : Typicum pariter exemplum tribuens, quod omnis anima quae Verbum Dei mente concipit statini excelsa cacumina gressu conscendat amoris .
Il tema della storia della spiritualit medievale cos
presentato in perfetta consonanza con le agostiniane
prediche di Natale. La generazione di Dio dalle ' buone
opere ' si tramuta lentamente in generazione dalla
' interiorit ' n. Quanto fossero diffusi tali concetti lo
si pu rilevare da una lettera di papa GREGORIO II
all'imperatore bizantino Leone. Vi si legge infatti 12 :
fin da Origene e Ippolito. Abbiamo gi visto che il testo si dimostra
qual testo classico in favore della nascita di Dio solo sulla base dei L X X
e in relazione a Gal 4,19. Questo significato si conservato, Se EUSEBIO nel suo Commentario a Isaia (PG 24, 276 C) spiega cos l'affermazione sul Logos generato nel cuore:
, la spiegazione del testo con
tenuto nei L X X : . M a
fu di rilevante importanza per la mistica occidentale la conservazione
di questa esegesi ad opera di GIROLAMO, sotto l'evidente influsso di
Origene; cfr. Comm. in Is. 8, 26 (PL 24, 302 B C ) . Si spiega quindi
perfettamente perch questo testo, specialmente in rapporto con Gal
4,19, sia riemerso anche nella mistica della nascita di Dio del primo
medioevo. Cfr. P S . - A I M O N E D I HALBERSTADT (PL 116, 841 D ) ; ISACCO
DELLA STELLA
RICCARDO
10

DI

(PL 194,
S.

1712C);

VITTORE

(PL

GUERRICO
196,

(PL

185,

123 B;

38 A ) ;

1216 D ) .

Expos. in Lue. 1 (PL 92, 320 B).


Alla diffusione di questa teologia patristica ha contribuito anche
il cosiddetto CLAVIS MELITONIS, che delle parole praegnans e pariens
11

LO SVILUPPO DELLA DOTTRINA FINO AL MEDIOEVO

111

At is qui caelo descendit Deus et in uterum sacrac


Virginis... intravit, inhabitet in corde tuo . UGO DI
S. VITTORE propone in un suo sermone, sulla base
dell'interiore concepimento e generazione di Cristo,
il sistema ascetico dell'ascesa dalla fede alla visione di
Dio nell'eternit 13. La mistica agostiniana della nascita
ha avuto un grande sviluppo in BERNARDO DI CHIARAVAIXE. Questi per la prima volta ha svolto chiaramente e ampiamente il concetto, pi tardi assai apprezzato, dell'avvento spirituale di Cristo nel profondo
dell'anima 14 . Ogni giorno Cristo vien nuovamente
generato nei cuori. Quotidie videtur et nasci, duna
fideliter repraesentamus eius nativitatem 15 . Il discepolo di Bernardo, GUERRICO ha riprodotto questa dottrina in una omelia: De Verbi incarnatione in Maria et
in anima fidelils. Vi troviamo l'espressione pi alta
della mistica mariana modellata da Agostino e Ambrogio. Maria l'esempio morale dell'interno dell'anima:
d la seguente spiegazione : Praegnantes, animae fidelium Verbum
Domini nuper concipientes et necdum in opere parturientes e Pariens, aure cordis fdei concipiens et in confessione vel opere generans
(Spicilegium Solesmense III, Parigi 1855, p. 125).
12
Epist. 12 (PL 89, 521A ).
13
Sermo in Antiurti. Dom. (PL 177, 933S). Cfr. anche Quaest.
in Epist. Pauli 191 (PL 175, 478 CD).
14
Cfr. Sermones in Adventum Domini, specialmente Sermo 3,
4 (PL 183, 45 BC) e Sermo 5, 2 (PL 183, 51 C).
15
Serm. in Vigil Nat. 6 (PL 183, 112 D). - Cfr. R. LINHAHDT,
Die Mystik des hi. Bernhard von Clairvaux, Monaco 1923, p. 192SS:
la mistica della nascita di Cristo.
18
Serm. de Annuntiatione B. Virginis 2 (PL 185, 122 D). Anche
Isacco della Stella, appartenente al medesimo ambiente di Bernardo,
ha esercitato un notevole influsso, e le sue prediche ricordano i toni
eckehartiani. Ritorna ancora l'antica questione mistica del Che
giova a me?: cfr. Serm. in Pentecost. (PL 194, 184 C): Parum erat,
dilectissimi, ut Filius Dei nobis daretur sicut scriptum est: parvulus

112

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

Ut plenius noveris conceptum Virginis non solum


esse mysticum sed moralem, quod sacramentum est ad
redemptionem, exemplum quoque tibi est ad irnitationem .
Per avere una misura dell'influsso di questa teologia
dell'interiorit sulla mistica classica della grande Scolastica necessario leggere il trattato di S. BONAVENTURA, De quinque festivitatibus pueri Iesu, specialmente
il capitolo: Quomodo Filius Dei in mente devota spiritualiter nascatur17. Con le parole e i concetti di Agostino e di Beda viene offerta al medioevo tutta la ricchezza dell'antica dottrina della nascita di Dio. Anche
l'opuscolo De humilitate Iesu Christi18, attribuito a
S. Tommaso, una eco di tale mistica. Il suo autore
richiama espressamente le surriportate parole di Beda:
Maria l'esempio d'ogni anima santa, che nel proprio
cuore forma e genera il Verbo eterno : Notandum
quod beata Virgo post conceptionem tria legitur fedatus est nobis, - nisi etiam Spiritus Sanctus nobis donaretur ... et
haec est Christi pr nobis, de nobis, in nobis natdvitas; quam accepit
pr nobis, contulit etiam nobis, ille per Spiritum Sanctum hominis
filius de Maria Virgine, nos per eumdem Spiritum Dei flii de Ecclesia virgine. - Cfr. anche Serm. io (PL 194, 1725 A): Gratia est
igitur mater quae parit intus in cordibus nostris Iesum . - Serm. 7
(PL 194, 1715D): O beata anima quae numquam obliviscitur nec
dimittit puerum Iesum, ... crescat, frater, in te Dei Filius, qui iam
formatus est in te .
17
Opusculum 4 de quinque festivitatibus pueri Iesu (Quaracchi VIII,
p. 88ss). Cfr. anche p. 88, nota 1 per un'ottima descrizione delle fonti
e dei testi paralleli.
18
Opusculum 53 (ed. Romana <5o) De humanitate Iesu Christi
Domini nostri (ed. Parm. XVII, Parma 1864, p. 193). - Per la questione
della provenienza di questa bella opera, in cui la cristologia di S. Tommaso viene elaborata in una forma mistica, cfr. M. GRABMANN, Die
Werke des hi. Thomas von Aquin (Beitrge z. Gesch. d. Phil. u. Theol.
d. Mittelalters XII, 1/2), Miinster 1931, p. 347.

LO SVILUPPO DELLA DOTTRINA FINO AL MEDIOEVO

113

cisse per quae tria designantur mystice, quibus quaelibet anima sancta post conceptum spiritualem Verbi
Dei debet insistere .
Nel medesimo ambiente spirituale vissuto Eckehart.
Pur senza introdurci ora nella questione delle sue fonti
immediate, possiamo qui individuare con certezza una
di queste. Ma dobbiamo seguire anche da un altro
punto di vista lo svolgersi fino al medioevo dell'antica
tesi patristica della nascita di Dio. E tale aspetto non
meno importante di quello indicato dalla dottrina
'natalizia' di Agostino. L'abbiamo gi detto prima:
si tratta della storia dell'esegesi del dodicesimo capitolo
dell'Apocalisse, la storia del significato di mulier praegnans.
IPPOLITO ci ha dimostrato quanto sia antica la figura
della Chiesa che partorisce il Cristo mistico : altrettanto
antica quanto quella, pi storica, della sinagoga, descritta da VITTORINO DI PETTAU 19. Cos pure la protesta di Metodio ha mostrato che assai presto si pensato
a una interpretazione in ordine alla nascita storica da
Maria 20. La teologia occidentale ha seguito su questo
punto le tracce di TICONIO, contemporaneo di Agostino 21. Sappiamo inoltre dal Commentario di BEATO
che Ticonio ha stimato almeno degna di considerazione
la sobria descrizione di Vittorino 22 . Favorita dalla
teologia agostiniana della Chiesa in quanto Corpo
" Comm. in Apoc. (CSEL 49, p. 106, iss).
80
Cfr. sopra, p. 545.
ai
Per quanto riguarda TICONIO cfr. W. NEUSS, Die Apokalypse
des hi. Johannes in der altspanischen una altchristilchen Bibel-IUustration 1,
Miinster 1931, p. 5ss.
22
BEATO, In Apocalypsim 6, 4 (ed. H. Sanders, Roma 1930),
p. 460.

114

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

mistico di Cristo, l'indagine si concentra ora principalmente sulla Chiesa. Il tema di questa esegesi proposto
da GENNADIO DI MARSIGLIA nella sua nona omelia
sull'Apocalisse (testo attribuito nel medioevo ad Agostino) : Semper enim in cruciatibus parit Ecclesia
Christum per membra 2 3 . Beato l'inserisce testualmente nel suo libro e lo illustra con una esegesi, certamente non sua, di Mat 2,4: Erode cerca di uccidere
il neonato bambino, come Satana perseguita il sempre
nascente Cristo: Sic in Herode ostensum est Christum
iugiter nasci atque ab eo semper requiri... cura enim
iam natura cognosceret, non dixit: ubi Christus natus
est, sed : ubi nasceretur 24 . PRIMASIO dice la stessa
cosa : Recte hic caput Ecclesiae Christus in singulis
membris dicitur nasci 25 .
Questa interpretazione solidamente fondata nella
teologia latina. In tal m o d o s' data nuova vita ad una
dottrina antichissima. eloquente soprattutto il fatto
che il ' venir sempre generato ', della ' quoti
diana ' nuova nascita di Cristo nel cuore dei credenti,
tanto accentuato da Ippolito e da Metodio (e per essi
dalla teologia classica greca), si conservato anche
nella teologia latina (non si detto per abbastanza
chiaramente se debba spiegarsi proprio con questo
fatto, insieme col quotidie della suddetta mistica della
nascita, ' immer ', ' allezt ', ' ne unterlz ', che il
Maestro Eckehart ha accentuato con tanta energia).
Si pu infatti vedere che questa stessa esegesi sulla na23
Cfr. Ps. AGOSTINO, Homil. in Apoc. 9 (PL 35, 2434) - Per la
provenienza di questa Omelia da GENNADIO DI MARSIGLIA, cfr. O.
BARDENHEWER, Gesch. der altkirch. Lit. IV, p. 597S.
24
In Apoc. 6, 26-29 (ed. Sanders, p. 464).
25
In Apoc. 3 (PL 68, 873 D ) .

LO SVILUPPO DELLA DOTTRINA FINO AL MEDIOEVO

115

scita del Cristo mistico dalla Chiesa ha esercitato un


influsso profondo fino alle immediate fonti di
Eckehart 26 . C' inoltre l'influsso, gi accennato in
Agostino, della forma medievale, in lento sviluppo,
della mariologia. Ci si occupa nuovamente della questione se la visione dell'Apocalisse si riferisca no a
Maria. Ma l'influsso dell'interpretazione tradizionale
troppo forte, tanto che si verifica una combinazione
singolare che agisce poi insieme col filone ' natalizio ',
di cui abbiamo parlato, sul primo medioevo. Cos
scrive BERENGARIO: Eius membra, quem beata Maria
Virgo peperit, quotidie Ecclesia parit, quia Christus
cum omnibus membris suis unus Christus est 27. Questa
interpretazione poi tramandata da ALCUINO 28 e
soprattutto dallo PS.-AIMONE DI HALBERSTADT. Aimone
esamina attentamente la questione : Ecclesia cuius et
Mater Domini membrum erat... ipsa autem beata Dei
genitrix in hoc loco personam gerit Ecclesiae. Neque
enim omnia quae hic narrantur iuxta litteram beatae
Virgini specialiter congruere possunt, sed electorum
Ecclesiae secundum mysticam narrationem generaliter
26
Cfr. B E D A (PL 93, 1 6 6 D ) : Semper Ecclesia dracone licet
adversante Christum parit . - Il senso qui inteso da Beda appare dall'interpretazione originale, secondo la quale la Chiesa genera se stessa:
N a m et Ecclesia quotidie gignit Ecclesiam m u n d u m in Christo

r e g e n t e m . - ANSELMO D I L A O N (PL 162, 1543 B ) : I n utero id est

in memoria latet aliquid sicut in utero habens Verbum Dei ; (1544 A ) :


Ecclesia parit Christum quia immittit ipsum in singulis mentibus
fidelium . - Per la dottrina medievale importante anche R U P E R T O
DI D E U T Z , che nel suo libro De Victoria Verbi Dei 3, 10.12 (PL 169,
1277. 1279) ha riprodotto l'antica dottrina agostiniana. Cfr. anche
il suo In Apoc. contiti. (PL 169, 1043 A).
27
PL 17, 877 A.
28
In Apoc. comm. (PL 100, 1153 D ) : Illa (Maria) caput peperit,
haec (Ecclesia) membra capitis gignit .

116

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

conveniunt, in qua quotidie fit hoc signum, quia quotidie concipitur in ea Christus et nascitur 29.
Aimone richiama l'attenzione anche sul noto passo
di Mat 12,50. La dottrina della nascita di Dio dalle
buone opere, basata su un'interiorit che imiti Maria
(come apparso in Agostino), assume quella forma
classica che s' fortemente impressa nella teologia del
primo medioevo. RICCARDO DI S. VITTORE - tanto
per nominare solo uno dei testimoni -, citato spesso
dal Maestro Eckehart, cosi raccoglie nella sua esegesi
dell'Apocalisse i concetti agostiniani: Sancta Ecclesia
totis viribus laborat ut faciendo voluntatem summi
Patris mater fiat Christi et eum pariat. Sancta nimirum
Ecclesia quae Patri sunt placita perficiendo mater Christi
emcitur, quia concipit eum, fecundante eam gratia per
fidem, parturit per bonam voluntatem, parit per bonam actionem 30.
In tal modo l'eredit dell'antica teologia perviene
anche alla Scolastica, di cui il Maestro Eckehart un
discepolo genuino. ALBERTO MAGNO dice 3 1 : Christum parit Ecclesia quotidie per fidem in cordibus auditorum. Dalla connessione di questa teologia apocalittica con l'interiorit mariana ispirata ad Agostino potremo facilmente comprendere la teologia medievale della
nascita di Dio. Ma prima di esporla necessario mettere
In Apoc. comm. 3, 12 (PL 117, 1081 AB). Il Commentario
da attribuirsi certamente ad AIMONE D'AUXERRE. - Anche RUBERTO

DI DEUIZ ripete la medesima interpretazione di Maria, tipo della


Chiesa (PL 169, 1043 A) : Mulier signum erat Ecclesiae totius, cuius
beata Virgo Maria portio maxima, portio est optima pr felieitate
uteri proprii .
30
In Apoc. I. IV, 1 (PL 196, 799 AB).
31
In Apoc. comm. 12, 5 (Borgnet 38, p. 656). - Cfr. W. SCHERER,
Des s. Albertus Magnus Lehre von der Kirche, Friburgo 1928, p. 3SS.

LO SVILUPPO DELLA DOTTRINA FINO AL MEDIOEVO

117

in evidenza un altro fermento della sua evoluzione.


In seno a questa teologia quasi esclusivamente agostiniana e ambrosiana si verifica un fatto strano: la teologia
mistica di Gregorio Nisseno e di Massimo Confessore
sulla nascita del Logos viene introdotta da un teologo
direttamente nel pensiero occidentale. Tale fatto, importante per la storia della mistica e della spiritualit
occidentale, accaduto quando GIOVANNI SCOTO ERIU32
GENA ha tradotto in latino gli AMBIGUA di MASSIMO ,
e da queste fonti ha tratto la sua speculazione ostinatamente personale e non del tutto esente da errori 33 . E
ci che pi importante, proprio per la storia della
nostra idea, che Giovanni Scoto non era il solitario
uomo bizzarro e incompreso, le cui teorie sarebbero
state presto dimenticate. Secondo noi egli ha continuato
a vivere grazie alla dottrina della nascita di Dio: il
medioevo scolastico, e quindi il Maestro Eckehart, ha
avvertito la presenza di questa nuova mistica sistematica,
che affonda le sue radici nell'antica teologia cristiana.
Ma per qual via? Questo certo un grosso problema 34 .
33
Sul significato di questa versione cfr. soprattutto gli studi di
J. DRASEKE, Maximus Confessor und Johannes Scotus Erigenti in Theo}.
Studien u. Kritiken 84 (1911) 20. 204; Gregorius von Nyssa in den Anfiihrungen des Johannes Scotus Erigena, ivi 82 (1909) 330. - H. V. SCHUBERT, Geschichte der christlichen Kirche im Friihmittelalter, Tubinga
1921, p. 463SS e 241S. - H. U. VON BALTHASAR, Kosmische Liturgie,
2 ed., Einsiedeln 1961, p. 19.
33
Per la teologia di Scoto, nei limiti della presente questione,
cfr. gli studi di J. BACH, Dogmengeschichte des Mittelalters, v. I, Vienna
1876, pp. 264-314; G. BUCHWALD, Der Logosbegriff des Johannes Scotus Eriugena, Lipsia 1884; Hermann DORRIES, Zur Geschichte der Mystik.
Eriugena und der Neuplatonismus, Tubinga 1925; F. VERNET, Erigerle
in Dict. de Thol. cath. 5, Parigi 1913, ce. 401-434.
34
Cfr. appresso, p. 125S e 133S, dove si cerca di dare una soluzione alla presente questione.

118

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

Tuttavia, prescindendo da tale questione, la dottrina


di Eriugena interessante, perch il primo tentativo
da parte di un pensatore occidentale di incorporare le
antiche teorie della nascita di Dio nel sistema mistico
della deificazione dell'uomo. Nemmeno la Scolastica
classica l'ha pi fatto prima di Eckehart.
Massimo per Eriugena il grande Maestro, il venerabile magister et divinus philosophus35. Le sue parole
sull'anima qual ' porzione di Dio ', sulla venuta del
Logos qual centro di tutta la storia dei rapporti fra
Dio e l'uomo, sulla bipartizione dei saecula e sulla
continuazione incessante dell'incarnazione nei cuori dei
credenti: tutto ci e stato trasmesso all'Occidente dalle
traduzioni di Eriugena 3e . Questi s' ispirato a Massimo
3E
De divisione naturile 2, 4 (PL 122, 531 A); 5, 38 (955 C). Naturalmente si adduce sempre AGOSTINO a garanzia della dottrina.
Cos pure AMBROGIO (cfr. PL 122, 936 C; 935 C; 1000 A; 1008 C).
Eriugena certamente il primo a riconoscere la dipendenza di Ambrogio da Origene: cfr. De div. nat. 4, 16 (815 C). Egli stato anche
il primo in Occidente a studiare le opere dello stesso Origene, almeno
per quanto riguarda l'opera e il Commentario alla let
tera ai Romani: cfr. specialmente De div. nat. 4, 27 (922C ; 929 C).
Si deve attribuire a questo studio l'errore fondamentale del libro De
divisione naturae, cio la dottrina erigeniana dell'apocatastasi, per la
quale Eriugena trova una conferma negli scritti del venerato GREGORIO NISSENO. Cfr. soprattutto De div. nat. 5,27(9225). Da ci non pot
dissuaderlo nemmeno l'appassionato studio di EPIFANIO DI SAIAMINA, del
quale aveva letto VAncoratus. Per tutta la questione, cfr. J. DRASEKE,
Johannes Scotus Eriugena und dessen Gewdhrsmdnner in seinem Werke
De divisione naturae (Studien zur Geschichte der Theologie und der
Kirche LX, 2), Lipsia 1902.
3
Cfr. la lettera indirizzata a Carlo il Calvo, che Eriugena premette alla sua traduzione. Uno dei temi principali dell'opera, egli dice,
quello della venuta della Bont divina e il ritorno del creato mediante
la deificazione : Quomodo praedicta quidem divina in omnia processio dicitur, hoc est resolutio; reversio vero ,
hoc est deificatio {Mon. Gemi. Epist. VI, p. 162, n. 22ss: PL 122,
1196 A). - La frase principale di Massimo sulla continuazione eterna

LO SVILUPPO DELLA DOTTRINA FINO AL MEDIOEVO

119

anche nella sua teologia della nascita di Dio. Infatti


pure in Eriugena la deificazione dell'uomo mediante
l'incarnazione del Logos - mistero della grazia che
trascende ogni conoscenza - il pensiero dominante
di tutto il sistema. Ut ergo superai omnem intellectum
quomodo Dei Verbum descendit in hominem, ita
superai omnem rationem quomodo homo ascendit in
Deum 37 . certo per un gusto esageratamente platonico del sistema che Scoto trascura una parola che in
Massimo sempre presente : il Logos disceso -,
liberamente e per amore 3 8 . Proprio qui Eriugena s'
imbattuto nel pericolo d'un sistema che considera la
venuta del Logos come un necessario processo cosmogonico. La forza della tradizione, tuttavia, tanta e
l'autenticit della fede in Eriugena cosi fuor di dubbio,
che possiamo stimare anche il suo sistema, nel comdella nascita di Dio (cfr. sopra p. 83S) nella traduzione di Eriugena
suona cos : Vult enim semper et in omnibus Dei Verbum et Deus
suae incorporationis operari mysterium (PL 122, 1206 C).
37
De div. nat. 2, 23 (576 C). Eriugena riferisce espressamente
l'ascesa dell'anima umana per la virt divinizzante del Logos incarnato
anche alla mistica visione di Dio che si ottiene quaggi con la grazia.
Cfr. In Ioann. comm. (PL 122, 319 D): Exitus ergo eius a Patre humanatio est, et reditus eius ad Patrem hominis, quem accepit, deificatio . Cfr. anche Homil. in Prol. Ioan. (295 C) : Ad hoc siquidem Verbum
in carnem descendit, ut in ipsum caro, id est homo, credens per carnem in Verbum ascendat... non propter se ipsum Verbum caro factum est, sed propter nos, qui nonnisi per Verbi carnem potuissemus
in Dei filios transmutari; solus descendit, cum multis ascendit; de
hominibus fedt deos, qui de Deo fecit hominem .
88
Cfr. sopra p. 82. Massimo dice ci consapevolmente; il suo
raffinato senso teologico intuisce nell'AREOPAGiTA, suo garante, il
pericolo proveniente da PLOTINO e GIAMBUCO, quello cio di confondere nell'unico sistema delle processioni divine l'azione libera
della venuta del Logos e la necessit della sua processione dal Padre. Dalla medesima accusa si deve difendere anche la dottrina del Maestro ECKEHAET.

120

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

plesso, come una fedele riproduzione della classica


dottrina dei Padri greci. Fin dalla venuta del Logos
nella nascita dalla Vergine, Cristo l'unico uomo perfetto che raccoglie in s tutta la natura umana. La teologia di Ippolito del 3 9 , giunta
a Massimo tramite Cirillo Alessandrino, vien qui pro
posta ancora una volta 4 0 . Poich in questo vir perfectus
et unus4*1 contenuta (in senso platonico) tutta la
natura umana 42, per la nascita dalla Vergine e la morte
in croce tutti gli uomini sono stati teoricamente redenti,
di diritto e nella speranza : Spe, non re ; fide, non
specie; argumento, non generaliter 43 . Nell'unico Cristo essi sono riuniti in un solo Corpo, la Chiesa 44 . In
virt di tale unit la ' deificazione ' dell'uomo si sviluppa secondo la medesima legge che vige per l'unico
3!

Cfr. sopra p. 37S.


Naturalmente si fece sentire anche l'influsso di AGOSTINO,
cui si deve appunto la dottrina dell'unico uomo Ges Cristo. Cfr.
specialmente De peccai, mentis et remissione 1, 31 (PL 44, 144) e GREGORIO MAGNO, Moral. 27, 15, 30 (PL 76, 416 C): due testi die attraverso la Catena di S. Tommaso d'Aquino fecondarono anche la mistica
tedesca, come si vedr meglio appresso, p. 140, nota 18.
41
De div. nat. 5, 38 (995 A): Christus cum toto et in toto suo
corpore quidam perfectus et unus vir, caput in membris et membra
in capite s. Cfr. anche De div. nat. 4, 1 (743 AB), dove si dice che
l'amore ardente delle tre Persone divine ci ' trasforma ' nell'uomo
perfetto Cristo : Ex informitate quadam imperfectioms nostrae post
primi hominis lapsum in virum perfectum, in plenitudinem aetatis
Christi (nos) educant. Vir autem perfectus est Christus .
42
Cfr. soprattutto De div. nat. 5, 25 (91OSS). Nel capitolo 5, 27
(92iss) appare la relazione, gi evidente in Origene, delle poco chiare
idee sull'unit della natura assunta dal Logos con la dottrina dell'apo40

catastasi. - Cfr. G. BUCHWALD, op. cit., p. 54ss; J. BACH, op. cit., p. 309.
43

De div. nat. 5, 25 (913 A).


Per il concetto della Chiesa in Eriugena, cfr. H. DORRIES,
op. cit., p. 83SS. - Sono di particolare importanza i luoghi De div. nat.
5, 38 (IOIIS); 4, 20 (835SS); In Ioan. comm. (PL 122, 326 B-D).
44

LO SVILUPPO DELLA DOTTRINA FINO AL MEDIOEVO

121

e perfetto uomo, Cristo : Impium est negare quod


factum est in capite, in membris futurum esse 45 .
L'ascesa al Padre eterno, dal quale procede il Logos in questo fondata la deificazione dell'uomo -,
l'ascesa dell'unico Cristo. Unus itaque Christus corpus
cum membris ascendit in Patrem 46.
Lo svolgimento storico della redenzione dunque
un formarsi del medesimo Verbo incarnato. Sempre,
ogni giorno, Cristo edifica la sua Chiesa, il suo Corpo 47 .
Solamente se diviene partecipe della vita di Cristo
nella Chiesa e Cristo prende forma in lui, l'uomo
capace di santit 48 . Si rinnova qui l'antica teologia
della nell'intimo dell'uomo 4 9 :
Nemo ascendit in Christo ad Patrem, nisi qui ex
Spiritu nascitur, ut conformis fiat imaginis Filii Dei,
id est ut Christus in ilio formetur et unum cum Chri
sto sit . per la pi intima legge esistenziale del
Logos ad esigere ch'egli riceva la natura divina per
generazione, che proceda dal cuore del Padre (ritorna in Eriugena anche questo antico concetto). Il
Logos procede dal misterioso ' seno materno ' del Pa45

De div. ned. 2, 23 (575 C).


" In Ioan. comm. (319 D): Omnes quos salvavit, in ipso ascendimi, nunc per fidem in spe, in fine vero per speciem in re ... solus
itaque descendit et solus ascendit, quia ille cum omnibus suis membris
unus Deus est, unicus Filius Dei. In ipso enim omnes credentes in
ipsum unum sunt; unus itaque Christus, corpus cum membris, ascendit in Patrem .
De div. nat. 5, 38 (994 D).
43

J. BACH, op. cit., p. 312.

** In Ioan. comm. (320 C). - Cfr, i versi greci del poema De Verbo
incarnato 34.35 (Mon. Germ. Poetae latini III, p. 538s) :
, , 8 ,
, , .

122

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

dre 5 0 : Ex corde, hoc est ex secretis sinibus Dei et Patris Filius nascitur 51. Quindi tutto ci che deve il proprio essere al Logos che in lui per lui stato creato,
deve essere una continuazione di quella nascita eterna,
specialmente nei cuori di quanti nella Chiesa son divenuti le membra viventi del Logos incarnato 52. Giacch tale unione col Cristo mistico ha nel battesimo il
suo principio, nella nascita da Dio e dalla Chiesa 53, il
50
De div. nat. 2, 20 (558 B): Uterum He intellige secretos paternae substantiae sinus, ex quibus Unigenitus Filius, qui est Verbum
Patris, natus est, et de quibus semper nascitur et in quibus, durn semper nascitur, semper manet .
41
De div. nat. 2, 33 (611 B). - Cfr. anche Homil. in Prol. Ioan.
(PL 122, 287 B) : Et quid eructavit cor suum? Ipse exponit: Verbum
bonum dico, Verbum bonum loquor, Filium bonum gigno. Cor
Patris est sua propria substantia, de qua genita est Filli propria substantia . - Lo stesso concetto ricorre in De div. nat. 2, 20 (557 A).
De Verbo incarnato 26.46 (Mon. Gemi. Poet. lat. Ili, p. 538: PL 122,
1251 B): Verbum cuncta creans natum de pectore Patris, quem Pater
occultum gremio velabat opaco .
S!
Secondo la dottrina di Eriugena la rivelazione di Dio nella
natura creata gi una ' teofania ', splendore della presenza divina,
vera continuazione dell'eterno dicere Verbum. Homil. in Prol. Ioan.
(293 C) : Caelestis Pater si Verbum suum loqui cessarit, effectusVerbi, hoc est universitas condita non substiterit. Universitatis namque
conditae substitutio est et permanens Dei Patris locutio, hoc est, aeterna et incommutabilis sui Verbi generatio . - Cfr. anche De div. nat.
2, 20 (556 CD). - In misura molto maggiore la rivelazione che Iostesso Cristo ha portato una continuazione della generazione eterna.
Cfr. De div. nat. 3, 9 (642 B): Verbum... ipsum est Patris dicereet dictio et sermo, sicut ipse ait in Evangelio: et sermo quem locutus
sum vobis non est meus sed ipsius qui misit me. Tamquam apertediceret: ego, qui sum sermo Patris, qui locutus sum vobis, non sum
meus, sed loquentis in me Patris et ex secretis substantiae suae sinibus
me gignentis . - Questa generazione si perpetua cos nei singoli
uomini soprattutto all'apice della mistica esperienza di Dio; anch'essa
si verifica nel segreto del cuore, nell'intimo : In secretissimis sinibus
memoriae: De div. nat. 2, 23 (579 C).
53
In Ioan. comm. (315 B). Per la teologia del battesimo in Eriugena cfr. anche i passi del Commentario 308 A, 310 C, 311 A.

LO SVILUPPO DELLA DOTTRINA FINO AL MEDIOEVO

123

battesimo pure la vera nascita del Logos nel cuore


del credente.
assai significativo che in Eriugena appaia ancora
una volta il significato della rigenerazione battesimale.
Egli non l'ha certamente appreso dalla teologia postagostiniana del suo tempo, ma si tratta d'una genuina
eredit dell'antica teologia, pervenutagli direttamente
da Gregorio e da Massimo. In detto sistema il battesimo
la vera continuazione della processione eterna dal
Padre e della nascita del Logos dalla Santa Vergine 54 :
Dum enim unusquisque fidelium baptismatis subit
sacramentum, quid aliud ibi peragitur nisi Dei Verbi
in eorum cordibus de Spirito Sancto conceptio atque
nativitas. Quotidie igitur Christus in utero fidei veluti
castissimae Matris visceribus et concipitur et nascitur
et nutritur .
La nascita del Logos nel battesimo per solo il
principio della vita spirituale55; si svolge quindi nel
cuore la misteriosa e sempre pi intensa vita del Verbo
eterno, che in esso vuol prender forma. Il cuore il
luogo dell'ascesa al Padre, della divinizzazione fino
all'esperienza mistica : Ipse Christus in cordibus diligentium sequentiumque se ascendit 56. Si ripete ogni
54

De div. nat. 2, 33 (611 CD).


Eriugena ripete insistentemente che la grazia battesimale solo
un ' inizio ', il principio del processo generativo che deve giungere
a compimento nell'ascesa al Padre per Cristo nello Spirito Santo.
Cfr. Homil. in Prol. Ioan. (293 B) : Per generationem gratiae, quae
datur in baptismate, in mundum veniunt invisibilem ... in mundum
qui desursum est ascendentes, filii Dei fieri inchoantes ... in mundum
virtutum totis viribus ascendere inhiantes . - In Ioan. comm. (313 B):
Grafia baptismatis purgantur inchoantes per Spiritum in Christo
renasci. - Ivi (318 A): Redit ad Patrem per eumdem Filium nascentes ex se (Spiritu) in divinam filietatem reducens .
De div. nat. 5, 38 (999 B).
65

124

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

giorno nel cuore del credente la mistica rappresentazione


della vita e della morte di Cristo; tutta la vita virtuosa
fino alla limpida visione e all'amore ardente per
Eriugena solo l'energia del Capo, la cui vita pneumatica prende forma nell'umanit come nelle proprie
membra 57 . Itaque in suis fidelibus Christus quotidie moritur ... Agnus Dei in cordibus fidelium mactatur
et mactando vivificatur 58 . E poich secondo Eriugena l'intima essenza d'ogni virt la virt increata
del Logos, anche l'ascesa interiore dell'anima, la trasformazione del cuore, un ' farsi ' di Dio 59. In tal senso,
dice Eriugena, si potrebbe anche parlare d'un vero
feri del Logos - ci non che quanto ha detto Massimo
della mistica incarnazione del Logos, e non deve essere
perci inteso nel senso d'un evoluzionismo panteistico 60. Il formarsi e il crescere del Verbo incarnato per,
57

58

J. BACH, op. ut., p. 309.

In locai, comm. (312 AD).


Riferendosi a Massimo, Eriugena vede nella stessa creazione
naturale un misterioso ' farsi ' del Logos: De div. nat. 3, 16 (671 C):
Quomodo autem et qua ratione Dei Verbum in omnibus quae in
eo facta sunt, fit, mentis nostrae aciem fugit . - Fanno parte di questa
speculazione espressioni che suonano addirittura come ' eckebartiane '
e che potrebbero nascondere dei concetti panteistici, se a ci non si
opponessero altrettante espressioni inoppugnabili - proprio come in
Eckehart. Cfr. De div. nat. 3, 17 (678 C): Debemus intelligere Deum
et creaturam non duo a seipsis distantia sed unum et idipsum. Nam
et creatura in Deo est subsistens et Deus in creatura mirabili et ineffabili modo creatur, seipsum manifestane, invisibilis visibilem se faciens .
- Ci si connette col concetto del Logos ' natura omnium ' (non in
senso panteistico), forma originaria di tutto il creato. Eriugena pu
qui ben riferirsi a BASILIO, Homil. 8, 1 in Hexaem. (PG 29, 164 D):
' . Cfr. De div.
nat. 3, 21 (648 C). In questo luogo per un giudizio su Eriugena bi
sogna certamente attenersi a quanto stato detto sopra, p. 119, nota 38.
80
Una volta Eriugena affida alle parole del suo avversario questa
idea fondamentale : Quomodo enim supra omnia Deus invisibilis,
ss

LO SVILUPPO DELLA DOTTRINA FINO AL MEDIOEVO

125

secondo Eriugena, un continuo nascere. Egli condensa


in queste parole tutta la sua dottrina della santificazione
dell'uomo per opera del Verbo incarnato 61 : Divina
natura fieri dicitur, dum in iis, qui fide, spe et caritate
ceterisque virtutibus reformantur, mirabili atque ineffabili modo innascitur, sicut Apostolus de Christo ait
loquens : qui factus est in nobis sapientia a Deo .
Solo ora, dopo aver esposto la teologia di Eriugena
sulla nascita di Dio, possiamo adeguatamente valutare
il pensiero di quei teologi che si considerano come
fonti immediate del Maestro Eckehart. La mistica del
secolo XII, di decisiva importanza per la formulazione
definitiva della mistica della nascita di Dio, non pu
esser compresa, sacondo noi, senza l'apporto di Eriugena. Gi M. JACQUIN aveva richiamato l'attenzione
sul fatto che ogni volta che si fatta un'indagine sulla
mistica cistercense s' dovuto costatare l'influsso della
incorporalis, incorruptibilis, potest a seipso descendere et se ipsum
in omnibus creare ut sit omnia in omnibus ? "De div. nat. 3, 20 (684 B).
E alludendo a Giov. 1,3 risponde (684 C): In omnibus fit, sine quo
nihil esse potest . - Questo fieri infatti una continuazione dell'intima
natura del Logos : il Verbo essenzialmente ' generato ' ; quindi ogni
sua riproduzione nel creato un nascere, e per questo un ritorno al
principio originario della generazione, al Padre. Cfr. Homil. in Prol.
Ioan. (287 A) : Nam ipsius ex Patre generatio ipsa est causarum omnium conditio ... per generatonem quippe Dei ex Deo principio
facta sunt omnia . - Per la dottrina di Eriugena sull'universalit
della venuta del Logos, cfr. De div. nat. 5, 38 (999 CD); 3, 20 (684 A).
- In loan. comm. (319 CD). - Per il sistema cristologico di Massimo
Confessore, cfr. H. U. VON BALTHASAR, Kosmische Liturgie, 2 ed.,
Einsiedeln 1961, pp. 204-273.
61
De div. nat. 1, 12 (454 A). - La nascita di Dio, della quale si
parla nel testo, attuantesi nella creazione della soprannatura, posta
ancora in rapporto col ' farsi ' della natura divina attraverso la rivelazione nella natura creata.

126

L'ECCLSIOLOGIA DEI

PADRI

teologia criugeniana62. E. GILSON ha dato anche lui


il suo contributo alla questione, dimostrando l'influsso
immediato di Eriugcna sulla mistica di S. Bernardo il pensiero di Massimo si perpetua nella mistica della
Scuola di Bernardo grazie alla versione degli Ambigua 63.
Senza inoltrarci ora in uno studio dettagliato, ricordiamo in genere che questo influsso s'era fatto sentire
soprattutto in relazione alla teologia della nascita di
Dio, della quale ci stiamo occupando. La sistematica
con la quale Ugo di S. Vittore costruisce con i concetti
agostiniani un'intera mistica della nascita di Dio,
dovuta certamente alla speculazione di Eriugena, che
Ugo chiama il ' teologo moderno ' 6 4 , e del cui commentario all'Areopagita si largamente servito 65. Anche
il summenzionato testo classico di Riccardo di S. Vittore ci rammenta Eriugena 6e . Poich, secondo Jacquin,
si studiava Scoto con particolare diligenza soprattutto
nei chiostri cistercensi67, ovvio che la straordinaria
predilezione per la sistematica della nascita di Dio, ben
" M. J A C Q U I N , Vinfluence doctrinale de Jean Scot au dbut du XlIIe
siede in Revue des sciences pini, et thol. 4 (1910) 106. - Cfr. anche
M. GHABMANN, Die Geschichte der scholastischen Methode, v. I, Friburgo 1909, p. 206.
83
E. GILSON, Maxime, Erigine, S. Bernard: Aus der Geisteswelt
des Mittelalters, Munster 1935, p p . 188-195. - Si tratta d'un testo di
BERNARDO, De diligendo Deo io (PL 182, 991 AB), preso quasi alla
lettera da SCOTO, De div. nat. 1, io (PL 122, 450 A) e proveniente
in ultima analisi da MASSIMO.
84
Erud. didasc. 3, 1 (PL 176, 865). - R I C C A R D O DI S. VITTORE
ne ha fatto una descrizione in Excerpt. prior. 24 (PL 177, 202).
65
Expos. in cael. hierarch. Dionysii 2 (PL 175, 945 C ) . I passi fondamentali del De div. nat. di Scoto sono riportati da GILSON, op. cit.,
p . 192.
Cfr. sopra, p. 109. Il parallelismo fra Logos e voluntas Patris
ricorda da vicino SCOTO, De div. nat. 3, 17 (PL 122, 672 D ) .
"

M. J A C Q U I N ,

op. cit.,

p.

106.

LO SVILUPPO DELLA DOTTRINA FINO AL MEDIOEVO

127

riconoscibile negli scritti mistici di questo ambiente,


da mettere in relazione con l'influsso del pensatore
irlandese. ISACCO DELLA STELLA dipende evidentemente
da lui 68 . Ancor pi chiaramente possiamo individuare
lo spirito di Scoto nella teologia di GUARNIERO DI
ROCHEFORT. La sua speculazione sul Logos deriva da
Eriugena69. A proposito della dottrina delle teofanie
egli cita due volte esplicitamente il suo Maestro Scoto 70
e fa propria anche la teoria tanto cara ad Eriugena,
secondo la quale la stessa creazione della natura in
fondo un efflusso della generazione eterna del Logos 71.
Guarniero dunque un classico testimone della vitalit
con la quale in questo ambiente anche la dottrina della
mistica nascita di Dio si introdotta nel sistema teologico che fa iniziare con l'incarnazione del Logos l'ascesa
dell'uomo deificato72. Il quotidie di Agostino si congiunge qui col quotidie di Eriugena : Formatur in
nobis quotidie per devotionem operis... per devotionem quotidie formatur in fideli corde 73. Il ' sempre
generato Logos ' 7 4 perpetua nel cuore del credente
ISACCO DELLA STELLA, De anima (PL 194, 1888 B). - Anche
ALANO D I LILLA subisce l'influsso di Scoto. Cfr. M . BAUMGARTNER,

Die Philosophie des Alanus ab Insulis, Miinster 1896 (Beitrage z. Gesch.


d. Phil. d. Mittelalters II, 4), p. 13S.
GUARNIERO, Semi, de Nativ. Domini 5 (PL 205, oos).
'" Serm. in Epiph. 2 (PL 205, 631 B ) .
" Serm. in Appar. Doni. 8 (PL 205, 627 A B ) : Illa nativitate
qua plasmavit nos, secundum quam aeternaliter natus est de Patte
sine matte ... per potentiam qua natus est de Patre aeternaliter, nati
sumus temporaliter .
72
Serm. de Nat. Dom. 6 (PL 205, 613 B ) : Voluit ergo Deus
flius hominis fieri, ut homines essent filii Dei .
,3
Serm. in Appar. Dom. 8 (PL 205, 627 D, 628 A).
74
Cfr. la sua speculazione ispirata in tutto ad AGOSTINO, ma che
ricorda anche alcuni passi del Commentario a Giovanni di Eriugena.

128

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

la sua nascita dalla Vergine : Virgo turbata concepit,


impraegnata est et parturivit. Exemplum dedit tibi ut
tu turberis timore, concipias tamen cogitatione, impraegneris dilectione, delectatione parturias in salutis operatione 75.
A questo punto dobbiamo ricordare ancora una volta
RICCARDO DI S. VITTORE. Questi, che fu poi letto avidamente da Eckehart, il teologo in cui tutta la ricchezza della spiritualit agostiniana s'unisce al vigore
della sistematica, che possiamo facilmente spiegare con
l'influsso del pensiero eriugeniano. significativo che
nella teologia di Riccardo la generazione battesimale
abbia nuovamente una funzione determinante nella
costituzione della vita spirituale. Nell'impenetrabile profondit del cuore l'anima si unisce al Logos 76 . L'inabitazione di Cristo nel cuore essenzialmente un effetto
della generazione battesimale; la gratta mater genera
in noi la nuova vita, l'inabitante Cristo 77 . Da quel
Essa certamente importante per la speculazione mistica sul sempre
nascente Logos. Serm. de Nat. Dom. 5 (PL 205, 602 D).
75
Serm. de Nat. Dom. 6 (PL 205, 614 C). Anche qui si ha una
chiara allusione al testo di Is 26,18.
' RICCARDO DI S. VITTORE, Degradibus caritatis 4 (PL 196,1206 C) :
Profundum est cor hominis et inscrutabile, homo enim secretus
sibi est quod solus sui ipsius noscat quod interius . In questa segreta
intimit del cuore umano ha luogo l'abbraccio col Logos. Secondo
le pi recenti indagini, (cfr. Lexikon f. Theologie und Kirche Vili,
Friburgo 1963, e. 12935) il libro ' De gradibus caritatis ' non di
Riccardo.
" Explic. in Cantic. 6 (PL 196, 422 A) : Mater nostra est gratia
Spiritus quae spiritualiter nos regenerat, cuius domus est humana
mens in qua eadem gratia suscipitur. In hanc domum Dilectum cupit
introducere ut sicut hunc invenit ita cum ilio maneat et inhabitet...
manet in illa anima Christus, qui virtutes eius possederit . - Per questa
inabitazione cfr. anche l'antica dottrina del ' Verbo saltante ' (ivi
475 A), e quella dell'ascolto interiore del Logos che parla (473 D).

LO SVILUPPO DELLA DOTTRINA FINO AL MEDIOEVO

129

momento ogni spiritualit diventa un quotidiano nascere di Cristo, uno sviluppo effettivo della grazia
battesimale : Per Spiritum Sanctum in hoc sacramento
datum deposita vetustate quotidie renovamur in cognitione et amore Dei 78. Ci non , tuttavia, che il
quotidiano ripetersi del mistico avvento del Logos:
Quotidie enim in devotis venit, quia eos renovat et
gratiam in eis cumulat 79. Principio di questa crescita
interiore l'amore. Riccardo spiega l'ascesa mistica in
un sistema di gradi d'amore: il pi alto quello della
fecondit, in cui si verifica la nascita di Dio, caratteristica della mistica propriamente detta 80 . Ed qui
indicativo il riapparire dei due antichissimi testi di
Is 26,18 e Gal 4,19. Nessun dubbio che Riccardo sia
l'erede della theologia cordis dei Padri della Chiesa 81 .
Questo processo spirituale si spiega dal fatto che Cristo vien formato
nel cuore : Ad hoc ergo iuvari se petit anima et eo usque proficere,
quatenus Christus formetur in ea et vivat iam non ipsa, sed vivat
in ea Christus (421 C).
78
De superexcellenti baptismo Christi (PL 196, 1017 A). Anche
qui troviamo delle idee sulla relazione tra il battesimo e il corpus Christi
(1014 B-D) e sull'inabitazione di Cristo nel cuore: Fides enim Christi
in corde tuo, Christus est in corde tuo (1016 B). - Di questo opuscolo sul battesimo di Cristo solo il prologo si pu attribuire con sicurezza a Riccardo. La parte principale proviene invece da GUALTIERO
DI S. VITTORE.

' Expl. in Cantic. 32 (PL 196, 495 C).


80
De quattuor gradibus violentile caritatis (PL 196, 1216 D, 1217 A).
Cfr. Expl. in Cantic. 23 (PL 196, 473 D) : Anima cum in gratia creverit et pietatem conceperit, tunc mater fit. - Cfr. G. DUMEIGE,
Richard de St. Victor et l'ide chrtienne de la charit, Parigi 1952.
81
Si considera come propagatore delle idee di Eriugena specialmente ONORIO D'AUTUN, che nella sua opera Clavis physicae presenta
un estratto dal De divisione naturae. Cfr. A. ENDRES, Honorius Augustodunensis, Kempten-Monaco 1906, p. 64SS. Poich il Clavis physicae
ancora inedito, non si pu qui fare un confronto. Nel commentario
di Onorio al Cantico dei Cantici (PL 172, 433 B) qualche descrizione

130

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

Un altro aspetto caratteristico di questo nuovo sviluppo della teologia della nascita di Dio l'unione della
nascita mistica di Dio con la teoria delle et del mondo 82 ed anche in ci ci si pu riferire ad Eriugena, che nel
suo sistema ha collocato arditamente l'incarnazione di
Cristo al centro della storia del mondo. La triplice
nascita del Logos definisce la partizione di tutta la storia :
l'origine eterna dal Padre, la nascita temporale dalla
Vergine e quella mistica dal cuore del credente. Con
ci s'accorda pure la nota dottrina di Bernardo sui tre
avventi di Cristo, il secondo dei quali, quello mistico,
corrisponde alla nascita di Dio nel cuore. Un'allusione
a questa triplice nascita si ha nelle tre Messe di Natale.
In tal forma anche Innocenzo III (ovviamente nel
periodo dei suoi studi parigini) ha accolto la suddetta
dottrina. Christus enim per affectum concipitur, per
efFectum nascitur 83 : cos egli s'esprime con le parole
della mistica di S. Vittore. Fu lui principalmente a
introdurre questa spiegazione delle tre Messe di Natale
nella letteratura spirituale. Questa triade dovrebbe simboleggiare la triplice nascita di Cristo : Divinam ex
Patre, carnalem ex matre, spiritualem in mente. Ex
Patre nascitur Deus, de matre natus est caro, in mente

della incamatio e della deificatio ricorda un po' Eriugena. Per il resto


la sua descrizione ricalca gli stessi concetti che abbiamo riscontrato
in Riccardo di S. Vittore.
82
Sulla teoria delle tre et del m o n d o e la sua relazione alle tre
messe di Natale, cfr. O N O R I O D ' A U T U N (PL 172, 729 D; 645); U G O
DI S. VITTORE (PL 177, 441 CD ; 877 C D ) ; G I O V A N N I BELETH (PL 202,

76s); D U R A N D O , Rationale de officiis domin. etfest., Lione 1574, P- 276;


PIETRO LOMBARDO (PL 191, 1217).
83
Serm. de Nat. Dom. 3 (PL 217, 461 B). Ivi (460 D ) , si allude
a Mat 12,50.

LO SVILUPPO DELLA DOTTRINA FINO AL MEDIOEVO

131

nascitur spiritus 84 . La dottrina di Innocenzo non


importante solo perch ricomparir nella mistica di
85
TAULERO , ma anche e soprattutto perch essa
entrata con le medesime caratteristiche nella teologia
di S. Tommaso d'Aquino. La speculazione propriamente mistica sulla nascita spirituale di Dio non ha
lasciato altrimenti nessuna traccia nella teologia dell'Aquinate S6. In un sol luogo Tommaso parla esplicitamente della nascita di Dio, nel medesimo senso della
teoria (a lui ben nota dagli scritti di Innocenzo forse
anche appresa dai circoli ascetici) della triplice nascita
simboleggiata nelle Messe di Natale : Alia (nativitas)
autem est temporalis, sed spiritualis, qua scilicet Christus oritur tamquam lucifer in cordibus nostris 8 7 . In
81
Ivi (459s). Sull'avvento mstico nell'anima cfr. Serm. in Adventum Domini 4 (PL 217, 329 BC).
85
Cfr. la famosa predica di TAULERO ' Le tre nascite ' (Die Prediteti Taulers, a cura di FEHD. VETTEE, Berlino 1910, p. 7ss). La mistica
della nascita di Dio in Taulero impregnata dell'agostiniana ' spiritualit del Natale ', di cui abbiamo parlato, in misura maggiore rispetto
alla mistica del Maestro Eckehart, che annoda pi chiaramente la sua
speculazione alla nascita eterna del Logos ed perci pi affine a
Scoto e a Riccardo di S. Vittore.
86
Prescindiamo qui dalla teologia della grazia dell'Aquinate, dalla
quale la successiva mistica della nascita di Dio stata arricchita in
modo sostanziale. Anche secondo Tommaso la grazia una trasformazione dell'anima in immagine del sempre nascente Logos. Cfr.
specialmente Summa Theol. I, q. 43, a. 5, ad 2: Anima per gratiam
conformatur Deo. Unde ad hoc quod aliqua persona divina mittatur
ad aliquem per gratiam, oportet quod fiat assimilatio illius ad divinam
personam quae mittitur per aliquod gratiae donum ... Filius autem
est Verbum, non qualecumque, sed spirans amorem . Cfr. anche
Summa Theol. I, q. 43, a. 6 ad 2, dove si trova un concetto tanto significativo per la storia della spiritualit: la differenza fra la missio Filli,
che avvenuta una sola volta, e la ripetizione incessante del progresso
ascetico che ne consegue. Si crede che in questo luogo l'Aquinate
avesse in mente la teoria mistica del sempre nascente Logos.
*' Summa Theol. Ili, q. 83, a. 2 ad 2.

132

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

una predica natalizia, che per difficilmente appartiene


all'Aquinate, ritorna ancora la medesima dottrina:
Circa nativitatem sciendum hic, quod triplex est eius
nativitas, aeternalis ex Patre, temporalis ex matre,
spiritualis ex corde. Hoc significant tres missae in die
nativitatis 88.

88
Sermo de Nat. Dom. (Opera omnia, ed. Vivs, Parigi 1876, tom. 29,
p. 287). Cfr. M. GHABMANN, Die Werke des hi. Thomas von Aquin,
Miinster 1931, p. 329SS.

6.
LA QUESTIONE
DELLE FONTI DI ECKEHART

Solo ora, dopo aver esposto la lunga storia della


teologia della nascita di Dio, possiamo convenientemente discernere l'eredit della tradizione e i beni allodiali della mistica del Maestro Eckehart. Una cosa
certa: il contributo specifico di Eckehart non sta nel
contenuto, ma nella forma geniale, nella magnifica intonazione con la quale ha posto la teologia della nascita
di Dio al centro, accuratamente definito, della sua mistica. L'idea gli pervenuta da diverse fonti, antichissima e, come abbiamo visto, uno degli elementi essenziali della mistica cristiana di tutti i tempi. Essa perci
cos adeguata alla definizione fondamentale del fenomeno mistico, che nel corso della sua storia posta
sempre al centro, ogni qual volta i mistici costruiscono
un sistema teologico in base alle loro esperienze interiori. La linea storica di questa affinit ideale va da Origene a Massimo per il tramite di Gregorio Nisseno, e
di qui a Scoto Eriugena e ad Eckehart. Alla luce di queste
considerazioni s'attenua l'importanza delle tante piccole
questioni sull'indicazione precisa delle fonti dalle quali
il Maestro Eckehart ha desunto la sua dottrina della

134

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

nascita di Dio. Possiamo tuttavia contribuire alla soluzione del problema delle fonti di Eckehart, sempre importante per la storia della spiritualit. In ogni caso si
dovr definire se esiste tutta intera la produzione latina
di Eckehart. Noi abbiamo preso come base l'opera
preferita di Eckehart, il Commentario a Giovanni, per
indicare le linee entro le quali si pu svolgere una feconda
ricerca delle fonti 1 .
Non ci inoltreremo qui nello studio del contenuto
della dottrina eckehartiana della nascita di Dio, che per
ora meglio lasciare da parte 2. Il nostro cammino
attraverso la storia di questa dottrina ci indica chiaramente quanto sia stata giusta la condanna ecclesiastica
delle proposizioni eckehartiane sulla nascita di Dio,
cos come sono. Ma pure certo, soprattutto dopo
l'autodifesa del Maestro 3, che egli ha voluto intendere
1
Poich dell'edizione critica del commentario latino a Giovanni
del Maestro Eckehart, del 1936-1953, non sono usciti che 4 fascicoli
(MEISTER ECKEHART, Die ateinischen Werke, v. Ili, Stoccarda 19361953, Expositio S. Evangeli! secunium Iohannem), noi citeremo secondo il manoscritto Cod. 21 della Biblioteca dell'Ospedale di Cues,
Folio 8 7 v b - i 3 4 v a .
2
Un'ottima esposizione della dottrina eckehartiana della nascita
di Dio stata fatta da H. PIESCH nell'opera di O. K A R R E R - H . PIESCH,
Meister Eckeharts Rechtfertigungsschrift vom Jahre 1326, Erfurt 1927,
pp. 25-51. Cfr. anche . KARRER, Meister Eckehart. Das System seiner
religiiisen Lehre und Lebensweisheit, Monaco 1926, p. 339SS. - J. B E R NHARDT, Die philosophische Mystik des Mittelalters, Monaco 1922,
p. I91ss. - M. PAHNKE, Meister Eckeharts Lehre von der Geburt Gottes
itti Gerechten in Archiv JUr Religionswissenschaft 23 (1925) PP 15,252. A. DEMPF, Meister Eckehart, cine Einfiihrung in sein W e r k , Lipsia
1934, pp. 213,218. - K. "WEISS, Die Seelenmetaphysik des Meister Eckehart
in Zeitschrift fiir Kirchengeschichte 52 (1934) p. 467; cfr. specialmente
l'appendice, p. 521, sulla generatio e filiatio.
* Per l'autodifesa dell'anno 1326 cfr. l'edizione di G. T H R Y : in
Archives d'histoire doctrinale etlittraire du moyen ge 1 (1926) pp. 129-268.
A. DANIELS, Eine lateinische Rechtfertigungsschrift des Meister Eckehart

LA QUESTIONE DELLE FONTI DIE CKEHART

135

la sua dottrina della nascita di Dio assolutamente nel


senso dell'antica tradizione dei Padri a lui ben nota.
Ci d per molti versi all'indagine sulle fonti della
teologia della nascita di Dio il carattere d'una difesa
della sua dottrina. Noi riprendiamo qui e completiamo quel che lo stesso Eckehart ha fatto, preoccupandosi di portare in propria difesa le auctoritates dei Padri
della Chiesa.
L'altra questione senza dubbio quella dell'(/Z550
di Origene su Eckehart, perch qui si incontrano la fine
e il principio della suesposta storia dell'idea. Con evidente piacere Eckehart si richiama alla nona Omelia
di Origene su Geremia, in cui si parla della nascita
continua e incessante del Logos eterno nel cuore del
credente 4. Egli aveva conosciuto questo testo special(Beitrge z. Gesch. d. Phil. d. Mittelalters 23, 5), Munster 1923. - Queste
dichiarazioni di Eckehart vanno completate con gli atti del processo
ad Eckehart di Avignone, recentemente rinvenuti. Cfr. FR. PELSTER,
Ein Gutachten aus dem Eckehartprozess in Avignon. Aus der Geisteswelt
dei Mittelalters (ed. M. Grabmann), Munster 1935, p p . 1099-1124.
Per la nostra questione hanno una particolare importanza gli articoli
20-23 (PP 1118-1121).
1
Cfr. sopra, p. 52. Nelle opere di Eckehart giunte fino a noi il
passo citato nel Commentario all'Ecclesiastico (DENIFLE, Meister
Eckeharts lateinische Schriften und die Grundanschauungen seiner Lehre
in Archiv f. Lit.-u. Kirchengesch. d. Mittelalters 2 (1886) p. 572, 4.14;
595, iss). - G. T H E R Y , Ausgabe des Sapienz- kommentars in Archives
d'histoire doctrinale 3 (1928) 379, 10; 389, 5. - Fr. PFEIFFER, Meister
Eckehart, Lipsia 1857, p. 147, 31SS. - Apologia (Thry, p. 265; Daniels,
p. 62, 24S). - In loatt. comm., Cues fol. 108 va: Origenes super ilio:
inventa est coniuratio Ier. XI sic ait: felix ille qui semper a Deo {fol.
108 va) nascitur. N o n enim dicam iustum semel ex Deo natum, sed
per singula virtutis opera semper a D e o nascitur. N a m et in divinis
Filius semper natus semper nascitur . - In tutti questi luoghi si tratta
del passo da noi gi conosciuto della IX omelia di Origene su Geremia (GCS Origenes III, p. 70, u s s ) , tradotto da GIROLAMO (cfr.
PL 25, 637 A B ) e utilizzato anche da R A B A N O M A U R O (PL I H , 892C ).

136

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

mente dalla Glossa ordinaria6; questo per assai apprezzato anche nella Scolastica6. Nella sua autodifesa
Eckehart parla anche d'un altro testo di Origene. Si
tratta della dottrina del semen divinum in cnima, quindi
d'una tesi che sta in stretto rapporto con la dottrina
della nascita di Dio. In difesa della sua quattordicesima
proposizione, tratta dal libro Benedictus Deus, Eckehart
si richiama espressamente alla doctrina Origenis in
omelia super 26 7. DANIELS ha voluto vedere in ci
una prova a favore dell'omelia 26 di Origene sul libro
di Giosu 8 . Ma al luogo indicato non si parla affatto
del semen divinum in anima . Secondo noi in
questione un solo testo di Origene, che Eckehart ha
potuto' conoscere nella versione di Rufino: l'omelia
sul salmo 36. Il passo, donde tratta la proposizione
incriminata di Eckehart, cos suona : Der same gottes
ist in uns. Hetti er einen guoten anwiser und flissicen
wercman, so neme er des bas zuo und wiichse uf

- Per quanto riguarda l'influsso di Origene sulla teologia del primo


medioevo, cfr. H. DE LUBAC, Exgse medievale, v. I, Parigi 1959,
pp. 198-219, 221-304: L'Origene latin. Lecture d'Origene au Moyen
ge (vers. ital., Esegesi medievale, Ed. Paoline, R o m a 1962).
5
PL H 4 , 26 C.

citato da PIETRO LOMBARDO, Sent. I, 9, 11 (PL 192, 548).

DENIFLE (Archiv, P. 572, nota 4) osserva che il passo citato spesso


dagli Scolastici, e indica S. TOMMASO D ' A Q U I N O , Summa Theol. I,
q. 42, a. 2 ad 4. Q u i si allude per ad un altro passo, ritenuto un testo
di Origene, ma che deriva da SCOTO ERIUGENA; cfr. appresso, nota 12.
7

T H E R Y , p.

191

e 206.

DANIELS, p.

7,

8;

p.

65,

35.

DANIELS, p. 7, nota 3. Viene indicato il testo di PG 12, 945


ed anche un altro testo dell'Omelia I di Origene sulla Genesi, dove
tuttavia si parla solo in termini generali dell'inabitazione di Cristo
nell'intimo del credente. Da quanto stato detto sopra, p. 43SS, sulla
dottrina di Origene appare che la documentazione addotta da Daniels
non stata scelta felicemente.

LA QUESTIONE DELLE FONTI DI ECKEHART

137

zuo gotte, des same er ouch ist 9. Ma questo esattamente il concetto espresso da Origene nell'omelia sul
salmo 36: Et quid aliud semen iusti dignum est putare
nisi discipulum iusti qui suscepto semine generatur ad
vitam aeternam? Tum deinde ingressus sermo Dei in
animas vestras et haerens in corde vestro formaret
utique mentes vestras secundum speciem Verbi ipsius ...
et per hoc ipse Christus formatur in vobis, tunc vere
efnceremini semen iusti 10 . Il testo, di tanto rilievo
per la dottrina di Origene, concorda dunque perfettamente con Eckehart: per la provvida cura del maestro
dello spirito, del ' flissicen wercmans ' il seme di Dio
si sviluppa nell'anima.
Eckehart si sent legato all'eredit di Origene anche
in un altro punto importante della sua dottrina della
nascita di Dio.
Ma cos egli diventato, senza saperlo, l'erede di
GIOVANNI ERIUGENA. Si riteneva allora comunemente
che l'omelia di Scoto sul prologo giovanneo fosse
un'opera di Origene n . Anche Tommaso d'Aquino
cita una volta nella Summa un passo di questa presunta
Estratto dal Buch der gttlkhen Trstung (ed. da P H . STRAUCH,
Bonn 1910), p. 43, 12-17. Cfr. T H B S Y , Archives 1, p. 167, in cui sono
presentati i luoghi principali.
10
Homil. in Ps. 36 (PG 12, 1357 AB). Nel manoscritto dell'autodifesa di Soest si dovrebbe per ammettere un errore di ortografia.
Ci risulta dal fatto che nel medesimo luogo (a prescindere da tanti
altri) errata anche la citazione di Seneca e di Cicerone, forse a causa
di un'inesattezza da parte dello stesso Eckehart. - degna di nota
anche la reviviscenza della dottrina tipicamente origeniana dell'anima immagine dell'immagine: cfr. PFEIFFER, p. 315, 35; KARRER-PIESCH,
Rechtfettigungsschrif, p. 158, nota 46.
11
Cfr. O. BARDENHEWER, Gesch. d. altk. Ut., . /2, p. 139.

138

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

opera di Origene 12 e spesso nella sua Catena accoglie


testi tratti dalla suddetta omelia 13. Eckehart venuto
a conoscenza di tale omelia soprattutto attraverso la
Catena di Tommaso; ma alcuni passi del commentario
a Giovanni dimostrano che egli l'ha letta anche nel
suo insieme 14. In ogni caso abbiamo dunque in questo
luogo un contatto diretto fra i due teologi geniali, le
cui opere dimostrano anche per altri motivi delle
affinit degne di nota.
La dottrina dell'unico uomo perfetto Cristo, nel
quale solamente noi siamo ' figli ', in cos stretta
12
Stimma Theol. I, q. 42, a. 2 ad 4. DENIFLE (Archiv, p. 572, nota 4)
ritiene che anche queste parole di Tommaso siano un richiamo al
testo dell'omelia su Geremia. In realt si tratta di un richiamo ad un
testo di Scoto Eriugena (PL 122, 287 B).
13
Cfr. soprattutto le citazioni intorno al primo capitolo del vangelo di Giovanni, specialmente Giov. 1,9.10, che sono presentate in
genere con l'indicazione, ' Origenes in Homilia '.
14
Cfr. p. es. il commentario a Giovanni (Cues fol. 91 vb) su
Giov 1,4: (Et vita erat lux hominum): Origenes vero dicit: per li
hominum intelligitur universa natura rationalis . Ci pu riferirsi
solamente all'omelia di SCOTO (PL 122, 290 A) : Lux itaque hominum Dominus noster Iesus Christus qui in humana natura omni
rationali et intellectuali creaturae seipsum manifestavit . - Un altro
esempio (fol. 94 vb su Giov 1,13) : Per voluntatem carnis vero feminam intellegit . Cfr. SCOTO (PL 122, 297 B) : Caro quippe femineum
sexum saepe significat . - Fol. 99 vb e 123 rb : Semper fuit et est
Pater, semper Filius fuit et est, semper natus semper nascitur; (Ps 109)
Filius meus es tu, ego hodie genui te, genui quia natus, hodie quia
nascitur, propter quod et ' sinus ' dictus est Patris . - Cfr. SCOTO,
in Prol. Ioan. (302 D) ; De iv. nat. 2, 20 (553 AB). Gli esempi potrebbero essere moltiplicati, ma resta il fatto che noi non possiamo trascurare nell'indagine sulle fonti della mistica di Eckehart la dottrina
dell'omelia di Scoto su Giovanni. I due concetti caratteristici di questa
omelia (cfr. sopra, p. U9s; p. 122, nota 52), cio la tesi dell'unit del
' Figlio ' per il quale solamente noi possiamo ascendere al Padre,
e quella della continuazione della generazione eterna del Logos nell'opera della natura e della grazia, hanno un'importanza rilevante
per la mistica eckehartiana della nascita di Dio.

LA QUESTIONE DELLE FONTI DI ECKEHART

139

connessione con la teologia di Scoto, che non possiamo


spiegare solo alla luce della teologia dell'unico uomo
Cristo, di ispirazione agostiniana, la dottrina eckerhatiana, in modo particolare il significato specifico di
questo concetto nella mistica di Eckehart. Anche se non
possiamo per ora addurre nessuna prova che Eckehart
abbia letto l'opera De divisione naturae di Scoto, almeno
la Clavis physicae di Onorio d'Autun, tuttavia secondo
noi egli ha conosciuto ugualmente il sistema eriugeniano dell'ascesa mistica, soprattutto attraverso Riccardo
di S. Vittore, oppure dalla mistica cistercense 1 5 .
In un altro punto ancora della teologia della nascita
di Dio, in verit non molto importante, ma assai
significativo, Eckehart erede della tradizione dei
Padri: nel concepire il cuore come centro vivificatore
dell'uomo, luogo segreto e insondabile dell'incontro
col divino. Egli cita al riguardo un testo di Macrobio,
in cui il sole detto ' cuore del mondo ' 1 6 . Il cuore
la parte pi intima anche nel Padre eterno, dal cui
15
La denominazione del Logos come voluntas Patris, che sopra,
p. 109, abbiamo detta tipica di Riccardo di S. Vittore, ritorna anche
in Eckehart e ricorda perci Riccardo. Cfr. In Ioan. comm. (fol. 94 ve) :
Parum enim mihi est Verbum caro factum pr nomine in Christo,
supposito ilio a me distincto, nisi (fol. 94 bv) et in me personaliter,
ut et ego essem filius Dei... et fortassis hoc est quod oramus nottante
Domino Matth. 6: fiat voluntas tua ... id est sicut in Christo, celo,
voluntas Patris facta est ut esset Filius, voluntas enim Patris ut Pater
naturaliter est generare et habere Filium, sic in terra, id est in nobis
terram habitantibus fiat voluntas Patris, ut simus filii Dei .
16
In Ioan. comm. (fol. 131 vb): Per latus, ubi cor latet, affectiones designantur, operatur enim Iesus, in anima si est; si renuit operari
in eo non est, (fol. 132 rb): Humana vita... consistit in quadam
mocione que a corde diffunditur in singula membra corporis, cor
enim specialiter in homine respondet soli inter planetas. Sol enim
medius planetarum, cor celi, mens mundi... ut Macrobius ait et
subdit : hoc est sol in aethere quod in animali cor .

140

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

cuore vien generato il Logos. Nel ' cuore dell'anima '


avviene la nascita mistica di Cristo 17. Considerando la
ricca storia della theologia cordis possiamo ora stabilire
donde derivino ultimamente i concetti della mistica
eckehartiana.
Di pi difficile soluzione la questione della dipendenza di Eckehart dalla teologia della nascita di Dio
di AGOSTINO, poich Eckehart nella sua ottima conoscenza degli scritti agostiniani accenna molto pi che
altrove alle tesi del Vescovo di Ippona e inoltre cita
assai spesso anche da opere che egli credeva agostiniane,
ma che in realt provengono dall'ambiente della mistica bernardiana 18.
17

Citiamo solo uno degli innumerevoli testi : Also wirdit daz


ewige wort gesprochin innewendic in deme herzin der sele, in deme
innirsten, in dem lutirsten, in deme heubiste der sele, daz ist in vornunftigkeit, da geschihit di gebort inne (Ph, STRAUCH, Paradisus
animae intelligentis, Berlino 1919, p. 14, 18-21).
18
Riguardo alla citazione di Agostino rimandiamo all'indagine,
la migliore esistente, di KARRER, Meister Eckehart, e a KARRER-PIESCH,
Rechtfertigungsschrifi. Cfr. anche il commentario di Eckehart alla
Sapienza, in G. THRY, Archives d'histoire doctrinale 3 (1928) p. 321-433 ;
4 (1929) p. 233-394. Un esempio del modo di citare da Agostino lo
troviamo in PFEIFFER, p. 151, 13: Sant Augustinus sprichet, daz got
alle zit geborn werde an unterlaz in der sele . Questo un richiamo
alle speculazioni agostiniane sull'eternit della nascita del Logos,
cui lo stesso Eckehart si riferisce nella sua apologia (Thry, p. 238;
Daniels, p. 51, I5ss), citando Confessiones 11, 13, 16 (PL 32, 815).
Cfr. anche In Ioan. comm. (fol. 89 rb) : Semper fuit Pater, semper
habuit Filium ; (fol. 89 va) : Semper nascitur et semper natus est . Per un'altra citazione, che si ritiene provenga da Agostino (cfr. KARRER,
M. Eckehart, p. 1363; KARRER-PIESCH, Rechtfertigungsschrifi, p. 29):
Quando l'anima viene accesa dall'amore di Dio, Dio vien generato
nell'anima , penso che si possa affermare la sua derivazione da uno
scritto della mistica bernardiana, anche se finora non stato provato
con certezza. - Per la dottrina agostiniana del ' Figlio unico ' nel
quale solamente possiamo ascendere al Padre, cfr. la citazione nel
commentario a Giovanni (fol. 109 rb), che Eckehart ha tratto dalla

LA QUESTIONE DELLE FONTI DI ECKEHART

141

In genere Eckehart profondamente preso da quella


che noi abbiamo definito interiorit agostiniana. Con
piacere si richiama ai testi del De vera religione e delle
Confessiones 19. Naturalmente gli stata di particolare
gradimento la speculazione di Agostino sulla generazione eterna del Logos: Semper nascitur et semper
natus est, semper fuit Pater et semper habuit Filium .
Questo il fondamento teologico della sua mistica.
Il semper egli lo estende, come era ovvio, alla nascita
di Cristo perpetuantesi nel cuore dell'uomo, riferendosi
anche in ci ad Agostino, bench questi non abbia
mai espresso tale idea 20 . Eckehart ricorda perfettamente anche i concetti a noi gi noti dalle prediche
natalizie di Agostino. Le ' buone opere ', partus et
proles animae sanctae , che egli cita da Agostino 21,
ricordano in genere l'ascetica agostiniana della nascita
di Cristo nelle buone opere, ma sono pure una ripetizione della mistica tipicamente cistercense e vittorina,
Catena di Tommaso d'Aquino. Si cita espressamente il passo di GKEGORIO MAGNO, di cui abbiamo parlato sopra, p. 120, nota 40: Quia
nos unum cum ilio iam facti sumus... is qui in celo semper est, in
nobis ad celum cottidie ascenditi; ed qui estremamente significativo che Eckehart aggiunga di proprio l'espressione ' in nobis '.
19
Cfr. il commentario a Giovanni su Giov 1,1 (In principio
erat Verbum ), dove viene spiegato l'in (fol. 89 va) : De primo
istorum quod notat li ' in ' est inesse et intimum esse... patet eciam
in primo effectus Dei foras, quod est esse intimum, secundum illud
Augustini: intus eras et ego foras; patet hoc tercio in ipsis potenciis
animae que quanto diviniores et perfectiores tanto intimiores...
intimum enim et primum uniuscuiusque racio est; Verbum autem
Logos sive racio est. lui (fol. 123 rb) su Giov 14,10 (Pater in me
manens) : In me, ad denotandum quod Deus ipse illabitur essencie
anime. Iterum etiam, ipse manet in abditis, intimis et supremis ipsius
anime. AUGUSTINUS, De vera religione: Noli foras ire....
20
Cfr. sopra, p. o8s.
21
Apolog. (Thry, p. 265 ; Daniels, p. 52, 28s). Cfr. sopra, p. 99S.

142

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

che noi abbiamo appreso soprattutto da Riccardo di


S. Vittore. ancor pi chiara la derivazione agostiniana dell'idea della nascita di Cristo dall'anima verginale, molto importante per l'intera storia della mistica
e che pure in Eckehart ha avuto una espressione ricca
di significato 22. La fonte classica qui il libro di Agostino De Virginitate.
Qual fonte principale della mistica eckehartiana della
nascita di Dio non si dimentichi infine la tradizione
propria del suo Ordine, dalla quale provengono opere
tipicamente ' eckehartiane ' e profondamente radicate
nell'antica tradizione, come l'opuscolo De humanitate
lesu Christi. Sarebbe particolarmente utile, inoltre, una
accurata indagine sui rapporti fra Eckehart e la Scuola
vittorina, la cui incidenza fu notevole per la teologia
mistica insegnata a Parigi, alla quale deve tanto anche
la mistica domenicana 23.
22
Apolog. (Thry, p. 264; Daniels, p. 62, l6ss): Quotienscumque
fit illa generatio tunc parit ipsa (anima) illum unigenitum Filium propter hoc multo plures sunt flii quod pariunt virgines... . Cfr. PFEIFFER,

p. 44, 15.19; p. 265, 14SS. KARRER-PIESCH, p. 131S.


83

Dall'apologia appare quanto spesso Eckehart si richiami a

BERNARDO. Cfr. KARRER-PIESCH, pp. 79.84.86 ecc. - Si dovrebbe

rettificare anche il giudizio pronunziato da J. Bernhardt sulle discrepanze tra Eckehart e Bernardo. Cfr. Jos. BERNHARDT, Bernhardische
uni Eckehartische Mystik in ikren Beziehungen una Cegenstzen, KemptenMonaco 1912, p. 56. - Non pi sostenibile nemmeno il giudizio
di Bernhardt sulla mistica eckehartiana della nascita di Dio, ora che
abbiamo presente tutta la storia dell'idea. Bernhardt dice (p. 45):
L'idea centrale della sua mistica, la nascita di Dio nei giusti, deve
essere vista nel rapporto alla sua cristologia; in tal modo diviene
subito evidente che la sua mistica non affatto specificamente cristiana . - Anche E. SEEBERG vede proprio nella dottrina della nascita
di Dio il punto in cui Eckehart si sarebbe allontanato sostanzialmente
dalla dottrina della grazia della Chiesa. Cfr. Deutsche Evangelische
Erziehung 46 (1935) p. 159, dove Seeberg condensa in poche parole
la dottrina eckehartiana della nascita di Dio: Se tutto, se anche la

LA QUESTIONE DELLE FONTI DI ECKEHART

143

Come ultimo risultato della nostra indagine possiamo affermare che la teologia mistica del Maestro
Eckehart sulla nascita di Cristo nel cuore del credente,
nella sua geniale ed oscura originalit e malgrado il
linguaggio del Maestro che l'intervento della Chiesa
ha in ogni modo rettificato, si inserisce interamente
nella lunga storia di questa idea, profondamente radicata nell'antica teologia e spiritualit cristiana. E proprio in questa storia si verifica ci che oggi sempre pi
chiaramente risulta dalla dottrina di Eckehart : il ' senso
fondamentalmente cattolico ' 24 della sua mistica della
nascita di Dio. Cosi anche la storia successiva della
teologia mistica del cuore, cui d'ora in avanti non si
pu pi pensare senza il riferimento esplicito ad
Eckehart, si congiunge con la teologia dei Padri della
Chiesa ed offre insieme con essa una vera storia dell'interiorit: per merito del Maestro Eckehart e della
mistica tedesca si conserva per tutti i tempi la spiritualit di Origene, di Massimo e di Agostino.

grazia si ritira dall'anima, allora nell'anima vien generato il ' Figlio '.
Il Maestro irride tutti quei tentativi di spiegazione che trascurano la
premessa pi importante: la conoscenza totale e perfetta della dottrina
scolastica della grazia. E questa radicata nella tradizione universale.
2
' Cfr. FR. PELSTER, Ein Gutachten aus dem Eckehart-Prozess in
Avignon, Aus der Geisteswelt des Mittelalters, Miinster 1935, p. 1107S.
- Cfr. HERMA PIESCH, Meister Eckharts Ethik, Lucerna 1935. Dalla
dottrina della nascita di Dio qui esposta esaurientemente e corredata
d'uno studio sulle fonti (pp. 273; 73ss) si traggono le medesime conclusioni alle quali, d'altra parte, giunto anche il nostro lavoro: la
fedelt essenziale del Maestro alla tradizione cattoUca dei Padri della
Chiesa.

356

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

martirio 46 . Ma questo Spirito l'amore che promana


da Cristo e che comincia a parlare nel cuore ,
l'amore del Padre e la gloria di Cristo , come si
legge in una citazione esplicita da un inno 4 7 . Dal
racconto del martirio del diacono Santo da Vienna
risulta che l'azione dello Spirito Santo orienta l'animo
coraggioso, duro come roccia, alla confessione della
fede; il martire come una roccia dalla quale defluisce
l'acqua viva. Dalla celeste sorgente dell'acqua viva
che scaturisce dal corpo di Cristo l'acqua si riversa
nel martire come rugiada e forza: ,
,

4 8 . Egli rest
imperturbabile e irremovibile nella sua confessione,
poich era stato irrorato e rinvigorito dalla celeste
fonte della vita che promana dal corpo di Cristo .
Si ha qui un evidente richiamo anche ad Apoc
22,1. Il fiume non vien fatto per scaturire dal trono
di Dio e dell'Agnello, ma dal ' corpo di Cristo '. Si
tratta evidentemente d'una libera citazione di Giov
7,38. Non affatto necessario spiegare il come
una traduzione posteriore di ' venter ', come se allo
autore della lettera fosse stata veramente presente una
antica versione latina, quasi precorritrice del codice
" Mart. Lugli. (GCS Euscbius II, 1, p. 414, 23-25).
47
Ivi (p. 410, i8s): ,
-Cfr. anche . 422> i6s.
Questo Spirito che spinge al martirio, l'acqua viva della grazia bat
tesimale, qui detto anche ' bianco abito da sposa ' (p. 420, 24S),
proprio come in IRENEO, Av. haer. 4, 36, 6 (II, p. 281, 30ss).
18
Mart. Lugd. (GCS Eusebius II, 1, p. 410, 10-13).

LA TRADIZIONE DELL'ASIA MINORE

357

d 49 . Deve trattarsi piuttosto d'un'allusione a Giov


7,38. Ma qui ha un'importanza decisiva il fatto che
una tale raffigurazione del corpo di Cristo qual fonte
dell'acqua viva non sarebbe stata possibile se Giov 7,38
non fosse stato inteso allo stesso modo nella predicazione e nel testo giovanneo.
Ma han pensato cos anche i cristiani di Filomelio
e di Efeso, ai quali appunto la lettera indirizzata?
Questa esegesi non ci riporta forse in quell'ambiente
donde, ottant'anni prima del martirio dei cristiani
dell'Asia Minore a Lione, era uscito il Vangelo di
Giovanni? Certo, per questi anni decisivi le rare fonti
non ci possono fornire una prova decisiva, almeno
che non si possa percepire con sufficiente evidenza
l'immediatezza del passaggio della tradizione da Giovanni a Policarpo e da questi a Ireneo. Possiamo tuttavia avere un'ultima conferma dell'esattezza della
nostra ipotesi dagli scritti d'un teologo che ha trovato
la fede nella stessa Efeso e al quale Ireneo deve molto:
GIUSTINO.

Nel dialogo di Giustino col giudeo Trifone ricorre


di continuo l'antica esegesi romana e quella dell'Asia
Minore. Il dialogo, infatti, ebbe luogo in Efeso verso
la fine della guerra di Bar-Kochba, nell'almo 135, e
circa vent'anni pi tardi Giustino gli diede a Roma
la sua odierna forma letteraria. Ci risulta anche dalla
struttura del testo del suo Nuovo Testamento, affine
*" Cosi J. A. R O B I N S O N , Texts and Studks I, 2, Cambridge 1891,
p. 98. Dobbiamo rilevare che anche R U F I N O nella sua versione di
EUSEBIO riproduce il passo in questo m o d o : Caelestibus aeternisque
fontibus qui procedunt de ventre Iesu (GCS Eusebius II, 1, p. 411,
I3s).

358

L'ECCLESIOLOGIA D E I PADRI

a quella del testo di Ireneo e chiaramente fedele al


l'antico testo romano 5 0 . Nelle Apologie, come anche
nel Dialogo, Giustino ha citato Giov 7,38 almeno
vi ha alluso esplicitamente. Nella sua opera possiamo
per trovare si numerosi elementi in favore della tesi
qui esposta, da vedervi una sicura conferma dell'origine
della nostra esegesi nell'Asia Minore.
Cristo medesimo la sorgente dell'acqua viva zampillante nel deserto della conoscenza di Dio:
- ... 5 1 . Queste acque scaturiscono
da lui, che ' roccia spirituale ' 5 2 , la ' caverna ' dalla
quale (Is 33,16) esce T'acqua fidata'53. Nella loro
incredulit i giudei hanno disprezzato quest'acqua viva.
In tale contesto Giustino inserisce anche Ger 2,13, in
cui Dio si rivela come la messianica ' fonte d'acqua
viva ' contrapposta alle ' cisterne ' dei giudei 54 . Solo
i credenti, divenuti gli ' eredi ', possono bere di questa
acqua. Voi (giudei) non potete capire che noi siam
figli eredi; voi non potete bere infatti dalla fonte viva
della Divinit, ma solo dalle cisterne aperte, che non
possono trattenere l'acqua 55.
50
Cfr. E. LIPPELT, QtiaefuerintJustini Martyris '
, Halle J901, p. 95S; B. KHAFT, Die Evangelienzitate d. hi. Irenaus, p .
97S. - Sull'influsso di Giustino su Ireneo, Ippolito e Tertulliano,
cfr. A. HARNACK, Gesch. . altchrist. Lit., v. I, Lipsia 1893, p . iooss.
51
Dial. 69, 6 (Otto, Corpus Apologetarum I, 2, p. 250, 9s).
62
Ivi 34, 2 (p. 112, 19); 76, 1 (p. 270, 15-18); 90, 5 (p. 330, n s ) ;
113, 6 (P- 404, 11-13)53
Ivi 70, I (p. 252, 3-6) ; 78, 6 (p. 280, 5-13).
" Ivi 14, 1 (p. 50, 28-34); !9> 2 (p. 66, 20-22); 114, 20 (p. 408,
14-16).
55
Ivi 140, 1 (p. 492, 10-13). Cfr. l'esatta corrispondenza in IRENEO
con la citazione di Ger 2,13 e l'esplicita allusione a Giov 7,38: Adv.
haer. 3, 24, 1 (II, p. 132, 7-9).

LA TRADIZIONE DELL ASIA MINORE

359

A questo punto ci imbattiamo in un mondo di idee


della massima importanza per l'ulteriore sviluppo dell'esegesi di Giov 7,38. La teologia dell'acqua viva, nella
forma in cui pervenuta a Giustino dalla tradizione
dell'Asia Minore, non che un'apologia contro il
giudaismo; e senza dubbio fin dai primissimi tempi
del cristianesimo della Diaspora, nella controversia con
i giudei ellenisti (che stata anche il movente per il
Vangelo e per la prima lettera di Giovanni) si sono
formati determinati gruppi di citazioni bibliche e di
concetti, che da questo momento ricorrono di continuo.
E dimostreremo appresso che qui va inserita anche
l'interpretazione di Giov 7,38.
Prima ancora di Giustino, la LETTERA DI BARNABA 56
ha citato nel medesimo contesto Is 33,16 e Ger 2,13:
si dimostra contro i giudei che la promessa dell' ' acqua
(che scaturisce) dalla roccia ' e della ' fonte dell'acqua
viva ' si compiuta in Cristo. Cos pure in Giustino,
che vede il compimento di questa promessa nel Crocifisso : in ' acqua e sangue ' i credenti vengono rigenerati alla nuova vita. I cristiani sono la ' seconda
generazione ', in contrapposizione ai giudei considerati
come il ' primo popolo '. I cristiani sono rinati da
acqua, fede e legno della croce , come gi si leggeva
anche nella Lettera di Barnaba 57 . Come una volta
Mos per mezzo del legno fece scaturire l'acqua dalla
roccia, cos anche noi siamo ... purificati dal nostro
Cristo mediante la morte in croce e il bagno nella
acqua 58 . La croce l'albero piantato (Sai 1,3) presso
* Barnabae epist. 11, 2-7 (Funk I, p. 73, 3-13).
*' Ivi 11, 1 (p. 72, 1).
Dia/. 86, 1 (p. 310,23 - p. 312,1); 86, 6 (p. 314, 7-9).

360

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

le sorgenti - anche questo concetto fa parte dell'antico


schema delle dispute coi giudei, come la stessa Lettera
di Barnaba pu dimostrare59. Giustino chiama Cristo
semplicemente 6 0 , come ancor prima
iCor 10,4 aveva supposto a tutti noto tale significato
di Es 17,6. Giustino parla (proprio come far pi
tardi anche la lettera della Chiesa di Lione) del martirio
come d'un dissetarsi con l'acqua viva che sgorga dalla
roccia che Cristo. Il Crocifisso, infatti, in quanto
' trafitto ' (Zac 12,10; Giov 19,37), come Giustino
preferisce chiamare Cristo 61 , il grande modello del
martire : E per noi motivo di grande gioia correre
incontro alla morte per il nome della gloriosa roccia,
che fa scorrere l'acqua viva nei cuori di coloro che
amano in essa il Padre universale e che disseta tutti
quelli che bevono l'acqua della vita 62 . Roccia e
corpo di Cristo son dunque, secondo Giustino, il
principio fontale della nuova vita, dal battesimo fino
al martirio: dal corpo di Cristo sgorga l'acqua che ci
rigenera. Or ci sembra di vedere una sicura conferma

" Ivi 86, 4 (p. 312, 22-25); Barnabite epist. 11, 6 (p. 72, 15-19). Cfr. J. D A N I L O U , Thologie u Judo-Christianisme, Tournai 1958,
pp. 294-303.
Dial. 114, 2 (p. 408, 9).
" Nella genuina dottrina giovannea della glorificazione del Messia - e quindi dell' ' avvento ' messianico nelle due parusie, quella
del sangue e quella della gloria - nella crocifissione e in conseguenza
della crocifissione del suo corpo u m a n o : Zach 12,10; Giov 19,37;
Apoc 1,7; Dial. 14, 8 (p. 54, i8s); 32, 2 (p. 106, 17S); 64, 7 (p. 230, 4s);
118, 1 (p. 422, 3s); Apol. I, 52 (Otto I, 1, p. 142, 2).
02
Dial. 114, 4 (p. 408, 8-11):

'
,
.

LA TRADIZIONE DELL'ASIA MINORE

361

dell'inserzione di Giov 7,38 nel suddetto contesto,


perch Giustino ha fatto una volta convergere in un
medesimo concetto e : noi cristiani
siamo il nuovo Israele che discende da Cristo; noi
siamo infatti usciti dalla caverna del suo corpo come
da una roccia spaccata:
-
3 .
Fin qui ci dunque possibile pervenire nell'indagine
intorno a questa linea esegetica, donde proviene la
prima chiara citazione di Giov 7,38 attestata da Ippolito.
D'ora in avanti, come abbiamo gi osservato, le rare
fonti della prima met del secondo secolo, se si eccettuano solo poche tracce, non ci forniscono elementi
utili 64 . Dobbiamo citare ancora esplicitamente solo
s Ivi 135, 3 (p. 480, 4-6).
84
Nella letteratura del secondo secolo cfr. la presenza di idee
cristiane nel TESTAMENTUM JUDAE 24, 4 (Charles II, p. 324), dove
detto che il Messia fonte della vita: . Cfr. FL. SCHLAGENHAUFEN in Zeitschr. f. kath. Theol. 51
(1927) 486, nota 4. - Vanno qui inseriti in qualche modo anche due
concetti tratti dagli ORACOLI SIBILLINI, dove si dice che nell'era messia
nica (senza dubbio in senso cristiano) scaturiranno delle sorgenti ,
perch lo Spirito ha posto in Ges, nel battesimo, la sua dimora : OR.
SIBYLL. 6, 8 (GCS Geffcken, p. 130) ; nel battesimo il Glorificato laver
i credenti con le acque della fonte inestinguibile: OR. SIBYLL. 8, 315
(GCS Geffcken, p. 162). - Con prudenza si devono infine inserire nel
nostro contesto le O D I DI SALOMONE. interessante il modo in cui Od.
l , 5. 6 collega il concetto della roccia con quello della sorgente: Io
stavo fermo sulla roccia della verit, dove egli stesso mi aveva posato.
Acqua parlante giunse alle mie labbra dalla fonte del Signore (E.
HENNECKE, Neutestamentliche Apokryphen, 2 ed., Tubinga 1924, p. 447).
Cfr. H. LEWY, Sobria ebrietas, p. 83S. - Od. 30 si richiama chiaramente
a Giov 4,14; in 30, 5 si dice espressamente che quest'acqua sgorga
dal Signore: Essa (l'acqua) defluisce dalle labbra del Signore, dal
cuore del Signore scaturisce la sua fonte (Hennecke, p. 463S). Ma
l'interpretazione del passo non affatto concorde (' Signore ' = Uomo-

362

L'ECCLSIOLOGIA

DEI

PADRI

un'altra testimonianza. Questa dimostra infatti che la


tradizione dell'Asia Minore in stretto rapporto con
la dottrina della prima lettera di Giovanni. Un frammento di APOLLINARE DI GERAPOLI parla, nella polemica
antigiudaica gi accennata in Ireneo, dell'umano e
del divino in Cristo, per dimostrare che il potere messianico di Cristo, quello di donare l'acqua viva, si
manifesta nel sangue della sua morte reale in croce:
dal corpo del ' trafitto ' sgorga ' acqua dello Spirito ' :
,
-,
, 6 5 .
Cos, partendo da Ippolito qual primo teste, abbiam
condotto questa esegesi di Giov 7,38 fin nell'ambiente
che era a diretto contatto con la primitiva tradizione
efesina. Non compito del presente studio determinare fino a qual punto essa si inserisca nella teologia
degli scritti giovannei. Ma le linee di questa tesi esegetica sono gi tanto chiare, che ci consentono di
affermare che essa s'accorda perfettamente con i principi basilari della cristologia della prima lettera giovannea e del quarto Vangelo.
Vogliamo ora rilevare brevemente i punti in cui
le conclusioni fin qui raggiunte sono in contrasto con
la tradizione proveniente da Origene.
Dio, Padre?); cfr. R . HARRIS, The Odes and Psalms of Salomon,
Cambridge 1912, p . 128; W . FRANKENBERG, Das Verstndnis der Oden
Salomons (suppl. 21 a Zeitschr. f. alttest. Wissensch.), Giessen 1911. Per il carattere difficilmente definibile di questi inni, che han subito
senza dubbio anche l'influsso gnostico, sar meglio rinunziare ad essi
nell'esposizione della storia esegetica di Giov 7,38. LAGRANGE dello
stesso avviso: p. 215, nota.
" 5 Frammento 4 da (Otto, Corpus Apologetar u m IX, p . 487).

LA TRADIZIONE DELL'ASIA MINORE

363

a) Cristo non tanto il Logos (in senso filonianoorigeniano), quanto piuttosto il Messia, Uomo-Dio.
b) Perci egli non viene considerato come il datore
dell'acqua della dottrina e della gnosi, ma come colui
che stato esaltato nella sua reale natura umana, il
datore dello Spirito, ossia dell'acqua, sintesi di tutti
i doni messianici.
e) Pi chiaramente che non nella tradizione origeniana, ci significa che quest'acqua vivificante non
solo perch si riversa in noi dalla fonte principale del
Padre e attraverso il Logos, ma perch divenuta vivificante nel sangue. Il senso di tutta questa esegesi
non pu essere meglio espresso che con le parole di
iGiov 5,6: Egli Ges il Messia, che venuto in
acqua e sangue - un concetto, questo, che non appare
mai in tutta la tradizione origeniana (eccettuati naturalmente i casi in cui - come vedremo - l'esegesi
efesina esercita il suo influsso su quella origeniana).
d) Da ci risulta che non significa pi l'intimo dell'anima nel senso della psicologia filoniana,
e nemmeno il mistico ' cuore ' di Origene, ma il
' corpo ' del vero uomo Cristo, in tutto il vigore del
realismo della cristologia* dell'Asia Minore. Ne consegue che il risultato pi importante di questa esegesi
l'aver stabilito uno stretto rapporto tra Giov 7,38
e Giov 19,34. Cristo la ' roccia spirituale ' dalla cui
trafitta scaturisce l'acqua viva; il Messia che
porta a compimento ci che Mos aveva compiuto
una volta in modo figurato: fa sgorgare l'acqua della
vita dalla roccia del suo corpo umano ucciso.

364

L ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

e) Infine, da quanto abbiamo detto appaiono gi


le linee, bench ancora non del tutto chiare, da cui
deve risultare la risposta alla domanda: dove si cercato di vedere la ' Scrittura' di cui parla Giov 7,38?
Sono ora in causa tutte quelle profezie che presentano
la salvezza messianica come acqua zampillante nel
deserto e annunziano Dio stesso qual fonte della vita.
Incontriamo qui Ger 2,13, Is 33,16 e Is 43,19, che fanno
parte dello schema primitivo delle dispute coi giudei.
Ai suddetti testi va aggiunto Zac 12,10, in cui contenuta la promessa dell'acqua e la profezia del ' trafitto '.
2. - Abbiamo cos delineato una teoria esegetica
ricca di contenuto spirituale, teologicamente profonda
e di antichissime origini. Come il codice D dimostra,
assai presto essa ha trovato il suo fondamento nella
struttura del testo anche dopo il tramonto della generazione della viva tradizione efesina. L'antica versione latina di Giov 7,37.38 trasmette questa esegesi
dell'Asia Minore ai Dottori della Chiesa d'Africa proprio nel medesimo periodo in cui comincia ad affermarsi l'interpretazione del passo secondo il significato
e la struttura del testo suggerita da Origene. Dalla
teologia africana dobbiamo quindi iniziare lo studio della
seconda fase della storia di questa esegesi.
Gi la versione di Ireneo, esistente in Africa verso
il 250, si fonda su un testo latino della Bibbia del tutto

identico a quello del codice d . Cosi reso nel codice


d il passo di Giov 7,37.38:
Cfr. R. HARRIS, A Study of Coex Bezae: Texts and Studia
3. (1891) i6ss; B. KRAFT, Die Evangelienzitate des hi. Irenaus, p. 105.

LA TRADIZIONE DELL'ASIA MINORE

365

si quis sitit venia (n)t


et bibat qui credit in me
sicut dixit scriptura flumina de (ve)ntre
eius fluent aquae vivae 67.
Anche qui si omette dunque ' ad me' dopo il verbo
' veniat ', e si legano insieme ' bibat ' e ' qui credit in
me '. Che il testo debba esser letto cos appare ancor
pi chiaramente dal Codice Palatino (e), contenente
anch'esso un testo africano. Dopo ' me ' vien posta
qui un'interpunzione:
Si quis sitit
veniat et bibat
qui credit in me.
sicut scriptum
est flumina de
ventre eius
fluent aquae
vivae .
Dai Testimonia di CIPRIANO veniamo a sapere che
questi non leggeva diversamente Giov 7,37 - non
ostante che Hartel voglia arbitrariamente introdurre,
contro la lezione dei migliori manoscritti, la ' moder
na ' (meglio, origeniana) interpunzione, ch'egli ha
trovato in un manoscritto di dubbio valore. Si quis
sitit veniat et bibat qui credit in me . Questa raccolta
di passi scritturistici antigiudaici, che Cipriano ha ri
cavato senza dubbio dalle fonti pi antiche 69 (Giustino,
"
68

CODEX BEZAE CANTABRIGIENSIS, Cambridge 1899, v. I, fol. 133.


EVANGEMUM PALATINUM INEDITUM, e d . C. TlSCHENDORF 1 8 4 7 .

Cfr. R. HARRIS, Tesiimonies, v. I, Cambridge 1916. Harris


vuol riportare questi Testimonia contro Judaeos fino ai mistici Logia
del proto-Matteo. Per la critica cfr. A. D'ALS, La Thologie de Si.
Cypritn, Parigi 1922, p. 50.

366

L ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

Lettera di Barnaba), ci conduce, anche per quanto


riguarda il pensiero teologico, nell'ambiente in cui
s' formata l'esegesi di Giov 7,38. Cristo la ' fonte
d'acqua viva ' perch in lui, nel quale si compiono
tutte le profezie dell'Antico Testamento, lo Spirito
Santo ha posto la sua dimora (Giustino, Ireneo) 70 ,
perch egli la ' roccia spirituale ' che dona l'acqua
nel deserto, e perch il ' trafitto ' che dal proprio
corpo fa scaturire i fiumi dell'acqua dello Spirito.
Anche in TERTULLIANO tutti questi concetti formavano un complesso organico, bench non troviamo
nemmeno in lui nessuna citazione esplicita di Giov
7.37-38. Giustino e Ireneo son le fonti della sua dottrina.
Lo Spirito ha posto in Cristo la sua dimora (Is 11,1.2).
Dacch lo Spirito vien dato ai credenti solo da Cristo,
esso non pi con i giudei 71 . L'uomo Ges ' ef
fusore ' dello Spirito del Padre : Hic interim acceptum
72
a Patre munus effudit Spiritimi Sanctum . In lui
si compie non solo Giov 3,1, ma anche e soprattutto
Ger 2,13, la grande promessa della ' fonte d'acqua
viva ' : Indubitate nos recipiendo Christum fontem
aquae vitae (habemus) 73 . Cristo la roccia dalla
quale una volta, nel deserto, scatur l'acqua; dalla
croce sgorga ora l'acqua della nuova santificazione
* GIUSTINO, Dial. 87, 3 (I, 2, p. 31S); IRENEO, Adv. haer. 3, 18,1
(II, p. 925). Cfr. anche A. VON UNGESN-STERNBEKG, Der traditionelle
alttestamentliche Schrifbeweis de Christo und De Evangelio in der alien
Kirche bis zur Zeit Eusebius von Caesarea, Halle 1913.
71
Adv. Marcionem }, 8 (CSEL 47, p. S98s); 3, 17 (CSEL 4.7,
p. 40+s).
78
Adv. Praexeam 30 (CSEL 47, p. 288, 7s).
73
PS.-TBRTULLIANO, Adv. Judaeos 13 (PL 2, 635 BC). Questo
scritto tertullianeo almeno nello spirito, giacch gli ultimi capitoli
del libro non sono che una compilazione.

LA TRADIZIONE DELL*ASIA MINORE

367

nello Spirito, l'acqua battesimale74. Alludendo evidentemente a Giov 7,39, Tertulliano racconta in che
modo lo Spirito fu donato per la prima volta dopo
la ' glorificazione ' del Signore, dopo la santificazione
dell'acqua in virt del sangue75. L'acqua dello Spirito
scatur allorch egli (Cristo) venne trafitto, quando
fu colpita la roccia : Haec est aqua quae de comite
petra populo defluebat. Si enim petra Christus, sine
dubio aqua in Christo baptismum videmus benedici 7e.
Un documento classico, che conferma l'esattezza
delle nostre conclusioni, ci viene da CIPRIANO. Si
tratta senza dubbio d'un'esegesi di Giov 7,37.38 allora
gi tanto comune. Ci permise pure che tutto il complesso di argomentazioni originariamente antigiudaiche
venisse trasferito nel problema appassionatamente dibattuto della validit del battesimo degli eretici. Solo
l dov' la Chiesa si trova l'acqua viva dello Spirito:
cosi Cipriano modifica l'antica teologia di Ireneo.
C' infatti una sola Chiesa e un solo Cristo. La Chiesa
il paradiso, nel quale solamente scorrono i quattro
fiumi dei Vangeli: esattamente come in Ireneo e Ippolito 77 .
Per la conoscenza dei temi tanto cari una volta ai
circoli teologici che s'erano ispirati all'esegesi romana
e all'antico testo latino della Bibbia assume un particolare significato il fatto che in Cipriano citato nel
medesimo contesto anche Giov 7,37.38. Come Ippolito
74
Av. Marcionem 3, 5 (p. 382, 20. 2 8 : su Is 41,19); 5, 5 (p 587,
i s : su 1 C o r 10,4); 5, 7 (p. 595, 25 - p. 5 9 6 , 1 ) ; Av. Jud. 13 (PL 2,
63 ss).
,s
De baptismo 20 (CSEL 47, p. 210, 24S).
Ivi 9 (p. 202, 16-18).
" Cfr. sopra, p. 347S.

368

L ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

nel Commentario a Daniele, cos ragiona anche Cipriano : Ecclesia paradisi instar exprimens arbores
frugiferas intra muros suos intus inclusit... has arbores
rigat quattuor fluminibus id est evangeliis quattuor,
quibus baptismi gratia salutari et cadesti inundatione
largitur. Numquid de Ecclesiae fontibus rigare potest
qui intus in Ecclesia non est? Numquid paradisi potus
salubres et salutares impertire cuiquam potest qui
perversus et a semetipso damnatur et extra paradisi
fontes relegatus aruit et aeternae sitis siccitate defecit?
Clamat Dominus ut qui sitit veniat et bibat de fluminibus aquae vivae quae de eius ventre fluxerunt 78 .
; Qui ritorna apertamente il duplice significato, carat teristico in Ireneo, di ' Corpo di Cristo ': l'acqua viva
' sgorga de ventre Christi, ossia tanto dal corpo fisico
di Cristo quanto dalla Chiesa. Cipriano infatti sog
giunge subito: Quo venturus est qui sitit, utrumne
ad haereticos ubi fons et fluvius aquae vitalis omnino
non est, an ad Ecclesiam? ... aqua Ecclesiae ' fidelis '
(Is 33,16) et salutaris et sancta ... . Le acque fidate '
della profezia di Isaia defluiscono quindi dalla Chiesa,
fondata sulla roccia, e sono le acque del battesimo.
Tuttavia la sorgente dell'acqua dello Spirito sempre
il corpo umano del Signore. Quanto Isaia ha preannunziato intorno all'acqua che scorre nel deserto e alla
roccia spaccata donde scaturiscono fiumi (Is 43,18-21 ;
48,21), ha il suo compimento nel Cristo trafitto (Giov
19,34), come il Signore stesso aveva annunziato nel
giorno solenne della festa (Giov 7,37.38): Si sitierint,
inquit (Isaias), per deserta, adducet illis aquam, de pe-

" Epist. 73, i o , 11 (CSEL 3, 2, p. 785, 16 - p. 786, 4).

LA TRADIZIONE DELL*ASIA MINORE

369

tra producet illis, findetur petra et fluet aqua et bibet


plebs mea. Quod in Evangelio adimpletur, quando
Christus qui est petra finditur ictu lanceae in passione.
Qui et admonens quid per prophetam sit ante praedictum clamat et dicit: si quis sitit veniat et bibat qui
credit in me. Sicut Scriptum dicit: flumina de ventre
eius fluent aquae vivae 79.
Tutto ci non che un'eco di Ireneo e di Giustino.
Senza dubbio Cipriano deve questi concetti, che del
resto erano noti alla teologia della Chiesa africana gi
prima di Cipriano, al suo ' maestro ' Tertulliano. Ce
lo dimostra un trattato dal titolo De montibus Sina
et Sion, d'autore ignoto, risalente probabilmente al
tempo stesso di Tertulliano. Anche questo trattato
proviene dalla tradizione antigiudaica ed ha forse subito l'influsso di Ireneo 80. Il monte Sion, contrapposto
al Sinai dei giudei, il simbolo della novit cristiana
che abbraccia tutte le cose; soprattutto il simbolo
della croce di Cristo qual sintesi di tutta la dottrina
cristiana. Dalla croce issata sul monte Sion vien dunque
la ' legge ' (Is 2,3), e questa legge la portava ' in seno
al suo corpo ' colui che mor sul monte Sion (Sai
39,9: nell'antica versione latina: lex tua in medio ventris
mei; Vulg.: in medio cordis mei). Dal venter Christi
nasce la Chiesa, in cui si perpetua il mistero della Passione: infatti dal costato del Signore usc acqua e sangue e di qui fu formata la Chiesa. L'intero testo, che
81
HARNACK dice una sublime concezione teologica ,
" Epist. 6}, 8 (CSEL 3, 2, p. 706, 16 - p. 707, 2).
" Cfr. O. BARDENHEWER, Gesch. . ltk. Lit., v. II, 2 ed., Friburgo 1914, p. 492S; C. H.' TURNER, in Journal of Theol. Studies 7
(1906) 597; P. CORSSEN in Zeitschr.f. d. neutest. Wiss. 12 (1911) 1-36.
81
Texte und Untersuchungen 20, 3, Lipsia 1900, p. 142.

370

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

suona cos (e possiamo ancora una volta percepire la


consonanza con Giustino e Ireneo) : Lex Christianorum crux est sancta Christi Filii Dei vivi, elicente
aeque propriet: lex tua in medio ventris mei. Percussus in lateris ventre, de latere sanguis et aqua mixtus
profusus afHuebat, unde sibi Ecclesiam sanctam fabricavit, in quam legem passionis suae consecrabat,
dicente ipso: qui sitit veniat et bibat qui credit in me.
Sicut scriptum est, flumina de ventre eius fluebant
aquae vivae 82 .
Queste parole sono state scritte dall'ignoto africano
nel medesimo periodo in cui in Alessandria in Cesa
rea Origene, noto ormai fin nella reggia di Siria, spie
gava lo stesso testo di Giov 7,38. Ma qual differenza
nell'interpretazione esegetica! Non si possono tuttavia
indicare, con Lagrange, le due interpretazioni sempli
cemente come ' orientale ' e ' occidentale ' 8 3 . Infatti
l'esegesi ora comune nell'Occidente latino ha s la
sua origine a Roma, ma Ippolito l'apprende da Ireneo
e questi, insieme con Giustino, dalla tradizione dell'Asia
Minore, dove sono sepolti i grandi luminari dell'Asia, come POLICRATE DI EFESO afferma con orgoglio 84 , i Presbiteri che hanno ascoltato direttamente
le parole di Giovanni, discepolo del Signore. Ci si
pu rilevare anche dalla vividezza che questo complesso
8a

De montibus Sina et Sion 9 (CSEL 3, 3, p. 115, 9-15). Cft. anche

<JS.-CIPRIANO, Adv.Judaeos 6 (PL 4, 923 B).


88

Evangile selon S. Jean, 5 ed., p. 214, nota: C'est l'opinion


d'Origene et, semble-t-il, de tout l'Orient, qui a reag sur l'Occident
ds le temps de Jerome et d'Augustin ; depuis elle ne semble pas avoir
t conteste .
84
Dalla lettera a papa Vittore, EUSEBIO, Hist. eccl. 3, 31, 3 (GCS
Eusebius , p. 264, 11).

LA. TRADIZIONE DELL'ASIA. MINORE

371

sistema esegetico riguardante Giov 7,38 ha conservato


fino a tutto il quarto secolo, illuminato dalla teologia
di Cipriano e dall'antico testo latino della Bibbia.
Gi al tempo di Cipriano un ignoto teologo, anche
egli d'origine africana, aveva inserito nella sua teologia
del battesimo la promessa contenuta in Giov 7,38.
l'autore del De rebaptismate, scritto contro Cipriano,
ma la cui linea esegetica perfettamente la stessa. Evidentemente la si era appresa nelle scuole in cui veniva
insegnata la dottrina della S. Scrittura. Parlando della
efficacia del battesimo di sangue, afferma che tale
battesimo salutare perch dal costato del Signore
usc acqua e sangue: Cum utraque haec ex uno atque
eodem fonte procedant fiumana baptismatis dominici,
ut omnis qui sitit veniat et bibat, sicut scriptura dicit:
flumina de ventre eius currebant aquae vivae. Quae flumina primum apparuerunt in Domini passione, cuius
de latere perforato lancea militari sanguis et aqua manavit 85.
Le pi recenti indagini ci hanno consentito di determinare con maggior precisione rinflusso dell'esegesi
di Giustino su Tertulliano e prima di lui su Ireneo
come pure sulla teologia del terzo secolo. Tutti dipendono dall'opera (ora perduta) scritta da Giustino
contro Marcone. Lo si pu provare anche dal poema
pseudo-tertullianeo Adversus Marcionem66. Qui riappare non solo la dottrina della nascita della Chiesa
dalla ferita del costato di Cristo, ma ritorna esplicitamente anche l'esegesi, presentata da Ireneo, Ippolito
" De rebaptismate 14 (CSEL 3, 3, p. 87, 14-19).
* Cfr. M. MULLEK, Untersuchungen zum Carmen adversus Maronitas (Diss.), Wiirzburg 1936, p. 83SS.

372

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

e Cipriano, della Chiesa qual paradiso in cui scorre


il quadruplice fiume dei Vangeli, le dodici fonti degli
Apostoli, che traggono origine dal corpo di Cristo:
Discite de fonte fluvium manare perennem,
qui nutrit lignum (bis seni gratia fluctus),
exit et in terram ventosque in quattuor orbis,
tot fluit in partes fontis color et sapor unus.
Sic et apostolico decurrit Ecclesia verbo
ex utero Christi, Patris omni gratia piena
sordida diluere et sata mortua vivificare 87 .
Il di Giustino qui reso poeticamente con uterus Christi. Entrambe le espressioni possono essere ora comprese solo nel quadro dell'antica
ed estremamente realistica esegesi della di Giov
7,38. Ancora come in Giustino, viene pure detto che
nel flusso dell'acqua viva ha origine la ' nuova gene
razione ', che si verifica qualcosa di simile alla nascita questo concetto trattato da Is 43,19-21. Questo testo
in stretto rapporto con Giov 7,38, e il concetto che
li unisce la presentazione del corpo di Cristo come
sorgente dell'acqua che produce la vita, come roccia
aperta. Roccia e sorgente erano pensate in cos stretto
rapporto, che gi Giustino 88 e poi Tertulliano 89 ritenevano che perfino la circoncisione del 'primo popolo',
praticata con coltelli di pietra (Gios 5,2), avesse avuto
il suo compimento nel battesimo con l'acqua del Signore sgorgante dalla roccia.
" Carmen adversus Marcionem II, vv. 38-44 (secondo il testo presentato criticamente da M. MULLER, op. cit., p. 12: commento a p. 44).
- La Chiesa che nasce dal costato di Cristo: ivi 2, 4 (ivi, p. 13; anche
PL 2, 1064 C; 1067 BC); ora anche in CChr. Tertullian II, 1428.
M
Dial. 113, 6, 7 (I, 2. p 404, 5 - n ) ; 114, 4 (p. 406, I7s).
" TERTULLIANO, Adv. Judaeos 9 (PL 2, 622 B).

LA TRADIZIONE DELL'ASIA MINORE

373

Or tutto questo sistma teologico primitivo riemerge nella disputa coi giudei inserita nel secondo
libro delle Consultationes Zacchaei et Apollonii90. L'autore legge la profezia e il compimento della circoncisione con coltelli di pietra nei tre passi ormai classici:
Is 43,18-21; Is 48,21; Giov 7,38. Nella sua edizione
MORIN non ha notato che non citato Num 20,8, ma
bens Is 48,21, e precisamente secondo il medesimo
testo citato da Cipriano; inoltre riportato insieme
anche Giov 7,38: Et iterum: si sitierint per desertum,
adducet illis aquam de petra; findetur petra et fluet
aqua, et bibet plebs mea. Et tertio: flumina de ventre
eius fluent aquae vivae 91. Non per qui nostro
compito determinare se l'autore dell'opuscolo delle
Consultationes sia realmente FIRMICO MATERNO, come
Morin ha cercato di dimostrare 92. Per quanto riguarda
la teoria esegetica in questione non affatto evidente
che anche Firmico Materno nella sua apologia contro
le religioni pagane abbia parlato della sorgente d'acqua
che scaturisce dalla ' roccia spirituale ', ossia da Cristo 93 ;
e ci nemmeno l dov'egli riproduce l'antica lezione
latina di Giov 7,38 per additare, contro l'uso misterico
del culto di Attis, l'acqua viva promessa da Cristo:
Ait enim in Evangelio cata Iohannem... qui in me
crediderit non sitiet umquam (6,35). Item in sequenti80
Consultationes Zacchaei et Apollonii 2, 8 (ed. G. Morin, Florilegium Patristicum 39, Bonn 1935, pp. 63-65).
91
Ivi (. 64, 29-31).
92
G. , Ein zweites christliches Werk des Firmicus Maternus
in Hist. Jahrbuch 37 (1916) 229-266. Di contro: A. REATZ, Das theohgische System dei Consultationes Zacchaei et Apollonii, Friburgo 1920;
B. AXELSON, Ein drittes Werk des Firmicus Maternus Lund 1937;
G. MORIN, in Jahrbuch f. Liturgiewiss. 13 (1936) 185.
93
De errore prof. rei. 27, 3 (CSEL 2, p. 120, 32 - p. 121, 1).

374

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

bus hoc idem simili modo significai, ait enim: si quis


sitit veniat et bibat qui credit in me 9 4 .
L'ultima testimonianza di rilievo dell'antica letteratura patristica latina contenuta nel cosiddetto Tractatus Origenis de libris S. Scripturarum. Le diatribe circa
l'autore di queste omelie sono ormai cessate ed oggi
si ritiene comunemente che l'autore sia GREGORIO DI
95
ELVIRA. A noi sembra che le obiezioni di WEYMANN
96
e MERK siano state sufficientemente confutate. In
ogni caso certo che l'ignoto autore dipende dal
De Trinitate di Novaziano e in buona parte anche da
Giustino, Tertulliano, Ippolito e Ireneo.
Cristo la fonte zampillante dello Spirito Santo.
Ripetendo Novaziano parola per parola, l'autore spiega che la fonte dello Spirito interamente in Cristo,
dal quale si riversano in noi tutti i fiumi dei doni dello
Spirito 97 . In Novaziano questo concetto solo pi
marcato : Totius Sancti Spiritus in Christo fonte
remanente... Spiritu Sancto in Christo affluenter habitante 98 . Cme vedremo in Ambrogio, certo
che qui si ha presente la citazione del Vangelo degli
Ebrei, nota da Girolamo. Nel Tract. XV l'autore parla
del battesimo e presenta, proprio come Tertulliano,
le prefigurazioni della virt dell'acqua battesimale che
Ivi 18, 7 (CSEL 2, p. 104, I3-I7>- Cfr. E. J. MARRTIN, The
biblical text ofFirmicus Matemus in Journal of Theol. Studies 24 (1922/23)
318-325.
*6 K. WEYMANN in Archiv ftir lateinische Lexikographie und Grammatik 11 (1900) 545-578.
* A. MERK in Zeitschr.f. kath, Theol. 35 (1911) 775-783 ; H. KOCH,
Zu den Quellen Gregors von Elvira und der Tractatus Origenis in Zeitschr.
f. Kirchengeschichte (1932) 238-272.
' Tractatus 20 (ed. A. BATIFFOL, Parigi 1900, p. 210, 5 - p. 212, 6).
" De Trinitate 29 (PL 3, 944 B).

LA TRADIZIONE DELL'ASIA MINORE

375

scaturisce dal legno della croce. Il legno gettato da


Mos nelle acque amare (Es 15,25) simbolo della
croce : Lignum etenim illud dominicae passionis mysterium perspicue demonstrabat, qua indulcatas baptismatis aquas possent sitientes salubriter bibere; unde
et ipse Dominus stans in tempio dicebat: qui sitit
veniat et bibat aqua virtutem gratis ". Son qui citati
insieme Giov 7,38 e Apoc 21,6; 22,17. Ci altamente
significativo per l'esattezza con cui era vista la linea
unitaria della teologia giovannea dell'acqua viva nel
Vangelo e nell'Apocalisse. Ma c' di pi. Cristo la
roccia spirituale che dal suo corpo trafitto ha effuso
in noi l'acqua dello Spirito. Sic populus in eremo
cum sitis periculum pateretur, tunc Moyses virga, id
est ligno, petram percussit et fluxerunt fontes aquarum,
quo factum esse sacramentum baptismatis indicabat.
Petram enim illam figuram Christi habuisse probat
beatus Apostolus cum dicit; bibebant enim de spiritali
sequenti petra, petra autem erat Christus. Petram ergo
illam imaginem dominicae carnis habuisse nulla est
dubitatio: quae caro, crucis ligno percussa, aquam
vivam sitientibus tribuit, sicut scriptum est: flumina
de ventre eius procedent. Dicebat hoc itaque de Spiritu Sancto, quem credentes accepturi erant. Et proinde
aquae illae, de petra productae, flumina de ventre
Christi in sacramento baptismatis manantia et ad salubre sitientium poculum de Christi latere cursura,
iam tunc typica praefiguratione monstrabant 10 . Con
ci si connette immediatamente la nota teologia di
Tertulliano: la Chiesa che nasce dal costato di Cristo,
Tractatus 15 (p. 164, 20-25).
100
Ivi (p. 165, 5-16).

376

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

nell'acqua dello Spirito e nel sangue della redenzio


ne " .
Il Trattato come un ultimo canto della primitiva
teologia efesina, che ha trovato la sua espressione pi
bella nell'antica esegesi latina di Giov 7,38. D'ora in
avanti va affermandosi irresistibilmente l'interpretazione origeniana. Si deve per osservare che anche
nell'esegesi alessandrina di Giov 7,38 - sotto l'evidente
influsso dell'Itala e della teologia di Ippolito - interferiscono di continuo gli elementi dell'esegesi dell'Asia
Minore.
3. - L'ulteriore sviluppo storico di questa esegesi
pu essere definito propriamente come il periodo della
fusione e della spiegazione delle due grandi linee interpretative, cio di quella efesina e di quella alessandrina. Abbiamo gi visto che Origene nel suo sistema,
anche se solo come ipotesi, istituisce un rapporto tra
il significato di Giov 7,38 e Giov 19,34102 Tenendo
ora presente quanto abbiam detto dell'origine dell'esegesi dell'Asia Minore, appare chiaro che anche il passo
classico dell'undicesima omelia di Origene sull'Esodo
si inserisce perfettamente in questa tradizione. Nella
traduzione di Rufino essa ha contribuito notevolmente
affinch il rapporto fra Giov 7,38 e 19,34 non venisse
pi del tutto dimenticato. Ne una prova il modo
101

Ivi (p. 165, 16 - p. 166, 2). Cfr. TERTULLIANO, De anima 43, io

(ed. J. H. WAZSINK, Amsterdam 1933, p. 152, 12-15: commento


a p. 263S). - La dottrina della nascita della Chiesa dalla ferita del costato di Cristo ha una sua particolare storia esegetico-patristica delle
fonti, che qui non prendiamo in esame. Essa trasse grande vantaggio
dall'esegesi di Giov 7,38 e 19,34, e a sua volta influ su questa.
102
Cfr. sopra, cap. I, p. 308.

377

LA TRADIZIONE DELL'ASIA MINORE

in cui CESARIO D'ARLES, nel sec. VI, si serve di questa


famosa omelia di Origene, copiandola (senza per nominare il teologo) e sviluppandola. Ma anche queste
aggiunte sono importanti perch contengono, oltre al
testo di Origene, una testimonianza esplicita dell'interpretazione di Giov 7,38:
ORIGENE

103

CESARIO

104

Sed haec petra nisi fuerit


Sed haec petra nisi percussa
percussa aquas non dabit: perfuerit aquas omnino non habet;
cussa vero fontes producit. Perpercussa vero fontes producit et
cussus enim Christus et in crucem flumina, sicut in Evangelio legiactus Novi Testamenti fontes
mus: qui credit in me, flumina
produxit .
de ventre eius fluent aquae vivae.
Percussus enim Christus in cruce
Novi Testamenti fontes eduxit .

A Cesario poco importa che il suo testo giovanneo


non s'adatti a questa esegesi, laddove egli riferisce il
qui credit in me flumina de ventre eius fluent, applicando
cos tutta l'espressione al Crocifisso. Ma proprio questa
incongruenza presenta l'aspetto pi significativo del
periodo che dobbiamo ora attentamente considerare.
Le due diverse lezioni - quella latina antica e quella
della Volgata - sono fra loro contrastanti, come lo
sono le due diverse interpretazioni, oppure sono giustapposte, ma non connesse fra loro.
Il primo teologo che dobbiamo qui prendere in
considerazione per il quarto secolo MARIO VITTO-

RINO, retore africano a Roma, la cui conversione fu


motivo di giubilo per la Chiesa 105 . Vittorino, evi105

In Ex. homil. 11, 2 (GCS Origenes VI, p. 354, 4-9).


Serm. 103, 3 (Morin I, 1, p. 409, 11-19).
AGOSTINO, Confessiones 8, 2, 4 (CSEL 33, p. 173, 13).
1M
Av. Arium 1, 8 (PL 8, 1044 B). L'interpunzione nel Migne
arbitraria. Io non ho potuto disporre dell'edizione critica delle opere
antiariane di M. Vittorino, edite da J. Woehrer, Wilhering 1910-12.
101
105

378

L'ECCLSIOLOGIA D E I PADRI

dentemente in ragione dei suoi rapporti con la Chiesa


africana, viene a conoscere anzitutto l'antico testo
latino di Giov 7,37.38. Cos cita nella sua opera contro
Ario : Si quis est qui sitit veniat et bibat qui credit
in me, quemadmodum dixit scriptura, flumina ex
ventre ipsius manant aquae viventis 106 . Ma conosce
pure (se si pu prestar fede alla tradizione manoscritta
e alla fedelt critico-testuale dell'edizione di Gallandi
riprodotta dal Migne) la lezione ormai comune della
tradizione alessandrina: Qui sitit veniat ad me et
bibat; qui credit in me, sicut dixit scriptura, flumina
de ventre eius fluent aquae vivae 107 . Il senso del
testo era assai difficile per Vittorino, il quale conosceva
molto meglio i teoremi dei neoplatonici 108 che non
i problemi teologici. Tuttavia egli il primo e l'unico
fra tutti gli antichi scrittori cristiani che si sia posto
coscientemente il problema della compossibilit delle
due interpretazioni. Infatti Giov 7,37.38 per lui di
somma importanza nella speculazione trinitaria contro
gli ariani. Nel suo pensiero d'ispirazione platonica,
la Trinit fons, flumen, irrigatici109, e Cristo fons
vitae, fiuvius, fontana vitae n o , ed in questo inscindibile
rapporto del fiume con la sorgente egli vede l'immagine
pi appropriata dell' del Concilio di Nim
cea . Il Logos vien quindi ad essere datore di Spirito
107
Adv. Arium 4, 6 (PL 8, 1117 B). Ma Vittorino aggiunge qui
espressamente: I t e m ipse de se ita dicit .
108
Cfr. P. HENRY, Marius Vktotinus a-t-il hi les Enneades de Piotini in Recherches de science relig. 24 (1934) 432-449.
109
Hymnus 3 e Trinitate (PL 8, 1143 C ) ; Hymn. 1 (1141 D ) .
110
Adv. Arium 1,25 (PL 8,1058 D ) ; 1, 32 (1065 D ) ; 1,47 (1077 A ) ;
2, 12 (1097 D ) ; 4, 31 (1140C).
111
De <>> non recipiendo 4 (PL 8, 1 1 4 0 C ) .

LA TRADIZIONE DELL'ASIA MINORE

379

allo stesso modo in cui dal fiume si originano i ruscelli.


Chi comunica lo Spirito precisamente il Logos incarnato, il cui corpo ricolmo di Spirito: Ex ipso
(Spiritu) concipitur Christus in carne, ex ipso sanctificatur in baptismo Christus in carne. Ipse est in Christo
qui in carne, ipse datur Apostolis a Christo qui in
carne est, ut baptizent in Deo et in Christo et in Spiritu Sancto 112 .
In quest'ultimo senso si deve ora intendere anche
Giov 7,38. L'espressione significa che lo Spirito viene
infuso da Cristo nei credenti in misura cos abbondante che questi, a lor volta, diventano venter, ossia
dispensatori dell'acqua per altri: Est illud quidem
dictum de ilio qui accipit Spiritum, qui accipiens
Spiritum efficitur venter, effundens flumina aquae
viventis 113 . Vittorino inserisce per subito anche
l'altra interpretazione a lui ben nota. Questa, anzi, si
presta molto meglio per la prova - per la quale egli
intendeva servirsene - dell' delle tre Per
sone divine : Sed rursum iterum flumina Spiritus,
venter autem ex quo flumina Iesus. Iesus enim est
Spiritus (2Cor 3,17). Iam ergo Iesus venter de quo
flumina Spiritus. Sicut enim a gremio Patris et in
gremio Filius (Joh 1,18), sic a ventre Filii Spiritus.
ergo tres, et idcirco in omnibus unus
Deus 1 1 4 .
La fusione delle due interpretazioni si presenta
in modo ancor pi singolare in GIROLAMO che, tanto nel suo testo giovanneo quanto nell'indagine cri112
113
111

Adv. Arium 3, 18 (PL 8, 1113 C D ) .


Ivi 1, 8 (PL 8, 1044 B ) .
Ivi (1044 C).

380

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

tica sulla questione della citazione veterotestamentaria di Giov 7,38, d la preferenza all'interpretazione origeniana. Anche in lui si pu per notare quanto profonda fosse l'impressione lasciata dall'antica immagine di Cristo-Roccia dal cui aperto costato sgorga
l'acqua viva. Dal grande commentario a Isaia possiamo
anzitutto dedurre che anche l'esegeta betlemita riconosceva uno stretto rapporto tra Is 48,21 e Giov
IO
34 115 Anche in questa teologia, che non presenta
per il resto nessuna originalit, Cristo la roccia percossa col legno della croce e dalla quale scaturisce
l'acqua viva 116 . La glorificazione, che in Giov 7,39
il presupposto per l'effusione dello Spirito, consiste
esclusivamente nella morte in croce : Necdum enim
erat Spiritus datus quia Iesus non fuerat glorifcatus, hoc est non erat crucifixus 117. Entra nel medesimo contesto anche l'esegesi antigiudaica di Sai
i,3 : la croce l'albero della vita piantato presso i
corsi d'acqua e dalla sola croce trae origine tutta
l'acqua : Ex ilio enim fonte procedunt omnia flumina u 8 .
Un prezioso contributo a questa interpretazione
viene infine dal fatto che anche Girolamo cita in genere il testo secondo l'antica versione latina: Qui sitit
veniat et bibat , e quindi omettendo ad me dopo
veniat. Si spiega cos perch Girolamo, illustrando ai
suoi monaci di Betlemme il passo di Sai 77,15.16,
115

In h. Comment. 13, +8 (PL 24, 43 BC).


Ivi 14, 51 (PL 24, 483 AB). Cfr. anche la dottrina di Girolamo
sullo ' Spirito riposante ' in Cristo : Tractatus de principio Marci (ed.
G. MORIN, Anecdota Maredsolana III, 2, p. 326, 19 - p. 327, 15).
117
Tractatus in Psalm. 149 (Morin, p. 313, 9-12).
118
lui 1 (Morin, p. 5, os).
116

LA TRADIZIONE DELL'ASIA MINORE

381

abbia loro presentato l'antica e fidata esegesi: Interrupit petram in deserto; interrupta nobis est petra
in heremo. Percussa est petra et fluxerunt aquae; illa
petra quae dicit: qui sitit veniat et bibat, de ciiius
ventre fluxerunt flumina 119 . pure possibile che
qui il Santo esegeta prescinda volutamente dalle sue
conclusioni criticamente esegetiche intorno al significato di Giov 7,38. Nell'omelia su Sai 97,8 Girolamo
spiega il testo in modo cos vago, che non si pu stabilire con certezza quale delle due interpretazioni egli
intenda proporre 120. Una cosa per certa: l'esegesi
secondo la quale Giov 7,38 preannunzia in senso mistico lo sgorgare dell'acqua dalla ferita del costato del
Signore era la ' pi pia ', in ogni caso quella in cui
i monaci dell'Occidente riponevano maggior fiducia.
Ci attestato dallo stesso Girolamo. In una lettera
al suo amico Rufino d'Aquileia egli d notizia d'un
comune amico di nome Bonoso, il quale s'era ritirato
in una delle isole dalmate consacrandosi alla vita ascetica. Il monaco,, dice Girolamo, non gioisce pi per
il fascino naturale del rincorrersi delle onde del mare,
ma beve l'acqua viva dalla ferita del costato del Signore : Nulla euriporum amoenitate perfruitur, sed
de latere Domini aquam vivam bibit 121 .
RUFINO ha ben compreso questo linguaggio. Noi
gi lo conosciamo: nella lettera sui Martiri di Lione,
in Eusebio, Rufino traduce la frase
con de ventre Iesu. Egli s' servito con tanto
zelo dei Tractatus Origenis, che lo si pu ritenere co119

Ivi (Moria, p. 65, 20-22).


120 /,,,- g7 (Morin, p. 148, 13-24).
1 2 1

Epist. 2, 4 (CSEL 54, p. 16, 7s).

382

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

me l'autore stesso delle belle omelie 122 . Perci non


ci meravigliamo nel leggere queste parole nel suo
commentario al Simbolo Apostolico: Scribitur Iesus in latere percussus aquam simul et sanguinem
profudisse. Hoc quippe mysticum est: ipse enim
dixerat, quia flumina de ventre eius procedent aquae
vivae 123 .
Ci veniamo cos a trovare nell'Italia settentrionale,
dove ci stata appunto conservata la preziosa testimonianza del Codex Vercellensis124. Al contrario del
Veronensis, esso contiene esplicitamente ad me dopo
veniat, et autorizza quindi a leggere insieme qui aedit
in me e sicut dixit Scriptura, ad intendere perci l'espressione nel senso indicato da Origene. Abbiamo gi
visto che sotto il potente influsso esercitato dal Metropolita AMBROGIO in questo ambiente, il testo veniva
interpretato proprio cos. Ma ora si deve osservare,
per la storia dell'esegesi di Giov 7,38 che precisamente
in Ambrogio, che pure ha incorporato coscientemente
l'interpretazione origeniana nella sua teologia ascetica, emerge anche l'altra esegesi. Ambrogio dunque,
che pi d'ogni altro ha contribuito al perpetuarsi
dell'interpretazione alessandrina fino ai nostri giorni, l'ultimo grande testimone anche per l'esegesi
efesina.
Cominciamo con un passo, finora del tutto trascurato non solo perch presenta serie difficolt di
i Cos H. BREWER, Uber Zeit und Verfasser der sog. Tractatus
Origenis (Forschungen zur christl. Literatur- utid Dogmengeschichte
IX, 2), Paderborn 1909, p p . 155-165.
123
Commetti, in Symbolum Apost. 23 (PL 21, 361 C).
JS4
Codex Vercellensis, ed. A. GASQUET (Collect. bibl. Latina 3),
R o m a 1914, p. 174.

LA TRADIZIONE DELL ASIA MINORE

383

interpretazione, ma anche perch stato trasmesso


in un testo criticamente erroneo nell'edizione maurina
riprodotta dal Migne. Nell'opera De Spiritu Sancto
Ambrogio intende dimostrare la divinit dello Spirito
Santo. Dopo aver provato che nella S. Scrittura l'immagine del ' fiume ' rappresenta di solito lo Spirito,
egli fa a s stesso l'obiezione dei pneumatomachi, secondo la quale proprio dalla disparit tra fonte e ruscello si pu desumere l'inferiore dignit dello Spirito
Santo rispetto al Figlio e al Padre. Ambrogio si preoccupa di dimostrare che nella S. Scrittura anche lo Spirito detto sovente ' fiume ' : Sed ne quis forte tamquam pusillitatem Spiritus redarguat et hinc velit
quamdam facere distantiam magnitudinis, quod aqua
portio videatur esse fontis exigua... discant non solum
aquam sed etiam flumen dictum Spiritum Sanctum,
secundum quod lectum est: flumina de ventre eius
fluent aquae vivae. Hoc autem dicebat de Spiritu ... 125.
A questo punto si inserisce il testo, che vuol essere
un'interpretazione esegetica di Giov 7,38.39. In base
ai manoscritti, in contrasto col testo inaurino, il passo
si deve leggere cos: Ergo flumen est Spiritus Sanctus
et flumen maximum, quod secundum Hebraeos de
Iesu fluxit internis, ut ore Esaiae accepimus prophetatum 12e .
Che cosa significa qui secundum Hebraeos? I Maurini
ritengono che l'allusione a Isaia abbia per oggetto
precisamente Is 66,12. Perci Ambrogio avrebbe inteso il ' fiume della pace ' come simbolo dello Spirito
Santo. Ma allora qual significato ha secundum Hebraeos
125

De Spiritu Sancto i, 16, 156 (PL 16, 74.0 A ) .


! " Ivi 1, It, 157 (PL 16, 740 B).

384

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

In parecchi luoghi delle sue opere Ambrogio accenna


alle diverse lezioni nelle versioni dell'Antico Testamento; egli conosce Simmaco e Aquila, e le varianti
dei LXX rispetto al testo ebraico sono giunte a sua
conoscenza sicuramente, perch egli disponeva d'un
esemplare degli Esapli 127 . Secundum Hebraeos potrebbe
dunque indicare anche qui un riferimento di questo
genere. Solo per Is 66,12 non si parla affatto d'una
tale variante al testo, che avrebbe resa necessaria una
precisa indicazione. Per la soluzione della difficolt
pu ora venirci in aiuto solo la storia dell'esegesi di
Giov 7,38 che abbiamo fin qui esposta.
Gi in Giustino, e poi in Ireneo, Tertulliano, Origene e Novaziano 128 , incontriamo l'antica dottrina
secondo la quale lo Spirito Santo disceso in tutta la
sua pienezza in Cristo per rimanervi definitivamente,
compiendo cos tutte le profezie dell'Antico Testamento e costituendo a un tempo nel Nuovo Testamento il principio fontale dell'effusione dei doni dello
Spirito sui credenti. questo il di Giov
1,32.33, preannunziato in Is 11,2. La storia patristica
di questa esegesi stata esaurientemente esposta da
K. Schlutz 129 . NOVAZIANO, come abbiamo gi visto,
li7
Ci comprovato dalle innumerevoli citazioni da Aquila,
Simmaco e Teodozione (cfr. l'indice analitico di CSEL 64, p. 42is;
CSEL 62, p. 537), che Ambrogio certamente non ha tratto solo di
volta in volta da Origene. Bxpos. in Ps. 118, 8, 2 (CSEL 62, p. 150, 2s):
' secundum hebraeos ' indica anche la differenza delle lezioni. - Per
i manoscritti riguardanti il nostro testo mi ha dato cortesemente il
suo consiglio il miglior conoscitore della tradizione ambrosiana,

O.

FALLER.

128
Cfr. sopra, pp. 359. 364S. - ORIGENE, In Num. homil. 6, 3
(GCS Origenes VII, p. 325).
1!>
K. SCHLUTZ, Isaias 11, 2 in den ersten uier christlichen Jahrhundertcn (Alttestamentliche Abhandlungen XI, 4), Munster 1932.

385

LA TRADIZIONE DELL* ASIA MINORE

ha espresso il concetto con le parole: Totius Sancti


Spiritus in Christo fonte remanente 130 . Or sappiamo
che Girolamo, il quale non l'ha dedotto solo dalle sue
personali ricerche ma anche dal Commentario a Isaia
(per noi perduto) di Origene, che il Vangelo dei Nazareni, il cosiddetto Vangelo degli Ebrei 131 , ha espresso
quasi con le medesime parole la dottrina dello Spirito
riposante in Cristo : Descendit fons omms Spiritus
Sanai et requievit super eum 132 . Le citazioni di
quest'opera apocrifa vengono introdotte da Girolamo
con il lemma secundum Hebraeos133. Noi non intendiamo affatto affermare che Novaziano alluda precisamente a tale citazione, bench sia possibile ch'egli
abbia conosciuto, probabilmente tramite Origene, il
suddetto libro. Origene per l'ha conosciuto di certo 134. E si pu ben presumere che nel suo Commentario a Isaia fosse inclusa anche questa citazione, dato
che Girolamo s' servito di essa ampiamente. Possiamo perci asserire che verosimilmente anche Ambrogio dipende dall'origeniano Commentario a Isaia. Do130

De

Trinitate 29

(PL

3,

944 B).

Cfr.

K.

SCHLUTZ,

op.

cit.,

pp. 69-71
131
Cfr. A. SCHMIDTKE, Nette Fragmente und Untersuchungen zu
den Juden-christlkhen Evangelien (Texte und Untersuchungen 37, 1),
Lipsia 1911; K. S C H I U T Z , op. cit., p p . 20-24; T H . Z A H N , Gesch. d.

neutest. Kanons II, 2, Erlangen 1892, p. 689S; J. SCHADE, Hieronymus


und das hebrische Matthausoriginal in Bibl. Zeistchrifl 6 (1908) 36OS.
133

133

GIROLAMO, In Is. comment. 4 (su Is 11, 2) (PL 24, 145 B ) .

Comment. in Michaeam 2 (su Mich 5,7) (PL 25, 1221D); De


viris illustribus 2 (PL 23, 611 B ) ; In Matth. comment. 4 (su Mae 26,16)
(PL 26, 206 B ) ; In Is. comment. 11 (su Is 40,9) (PL 24, 405 A). Girol a m o s' servito certamente, in Cesarea, dell'esemplare di Origene.
Cfr. T H . Z A H N , Geschichte des neutestamentl. Kanons II, 2, pp. 656. 666.
134
In Ieremiam homil. 15, 4 (GCS Origenes III, p. 128, 2?s);
In Ioannem comment. 2, 12 (IV, p. 67, I9s); In Matth. comment. 15, 14
(X, p . 389. I5s).

386

L ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

po questa premessa (che solo un'ipotesi, anche se


confortata da molte buone ragioni), il passo enigmatico
del De Spirita Sancto appare perfettamente chiaro.
Ambrogio intende dire: Lo Spirito Santo dunque
un fiume, e precisamente il grandissimo fiume che,
secondo il Vangelo degli Ebrei, scaturisce dall'intimo
di Ges, come stato preannunziato profeticamente
per bocca di Isaia . Il ' grandissimo fiume ' dovrebbe
quindi equivalere al totus fons di Novaziano ed anche
ufons omnis Spiritus Sancii della citazione dal Vangelo
degli Ebrei.
Possiamo ora dire con certezza che l'autenticit
della lezione de Iesu internis, contro quella maurina
de Iesu in tetris, conferma l'esattezza dell'interpretazione di Giov 7,38 nel senso indicato dalla tradizione
efesina. E possiamo provarlo con una serie di testimonianze, finora trascurate, tratte dagli scritti di Ambrogio. Esse dimostrano chiaramente che al Vescovo di
Milano, pur strettamente legato alla tradizione origeniana, era ben accetta anche l'altra esegesi. Ancora
una volta Giov 7,38 viene messo in relazione con
l'allegoria dei quattro fiumi del paradiso, e si spiega
che tale rapporto si dimostrato sulla croce, quando
stato promesso il paradiso al ladrone, quando dal
costato di Cristo scaturito il fiume che scorre per
tutta la terra: Post passioner Domini quid aliud
sequi debuit, nisi quia de corpore Domini flumen
exivit, quando de latere eius aqua fluxit et sanguis,
quo laetificavit (Sai 45,5) animas universorum, quia
ilio flumine lavit peccatum totius mundi 135. L'alle-" Expl. Ps. 45, ia (CSEL 64, p. 337, 23-26).

LA TRADIZIONE DELL'ASIA MINORE

387

goria ritorna poi, come abbiam gi visto, sulla linea


della tradizione origeniana. In una spiegazione quasi
artificiosa del nome Betsabee, interpretato in senso
filoniano come filia piena e puteus iuramenti, Io Ps.Ambrogio introduce i seguenti concetti. Betsabee, qual
sposa di Salomone, la figura della Chiesa sposa del
vero Re della pace e perci in senso proprio figura
della caro Christi, della natura umana con la quale il
Logos s' unito sponsalmente nell'incarnazione. La
carne di Cristo filia piena, ossia piena di Spirito
Santo: Eadem (caro) piena... quia piena Spiritu
Sancto. Iesus enim plenus Spiritu Sancto regressus
est a lordane (Lue 1,4; Giov 1,33). Eadem etiam
' puteus iuramenti ' ... et bene puteus, quia flumina
de ventre eius fluent aquae vivae 13e. L'ignoto autore
di questa seconda apologia di Davide ragiona qui
proprio come Ambrogio, ed anche il parallelismo
fra Lue 4,1 e Giov 7,38 circa la pienezza di Spirito ha un preciso riscontro in Ambrogio. Nella sua
spiegazione dei Salmi egli applica a Cristo quanto
vien detto dell'albero piantato presso i corsi d'acqua
(Sai 1,3): la natura umana di Cristo, piantata come una pianticella nel seno della Vergine, non pu
mai inaridirsi perch ha in s, in tutta la loro pienezza, i fiumi dello Spirito : Non enim potuit
arescere ista plantatio, quae habebat ubertatem in se
manentem (Joh 1,33) gratiae spiritualis. Denique:
' plenus Spiritu Sancto Iesus regressus est a lordane ' (Lue 4,1). Hi sunt decursus aquarum de quibus
136
Apologia David altera io, 51 (CSEL 32, 2, . 394, 23- 395, 4).
L'ignoto compilatore dipende qui sicuramente da Ambrogio. Cfr.
la nota seguente.

388

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

dicit in Evangelio : ' flumina de ventre eius fluent


aquae vivae ' 137 .
Nello spirito dell'antica tradizione anche Ambrogio vede nel racconto di Giov 19,34 l'effettuazione
del dono dell'acqua dal corpo di Cristo. Cristo crocifisso, assetato, trafitto, roccia aperta dalla quale scaturisce l'acqua, realizza quanto ha promesso in Giov
7,38. Tunc itaque sitiebat, quando de latere suo
restinctura sitim omnium, vivae aquae flucnta fundebat. Denique scriptum est: 'flumina de ventre eius
fluent aquae vivae ' 138 . In uno dei passi pi belli
della spiegazione dei salmi il pensiero dell'oratore milanese si eleva fino alle vette della mistica - tempus
est ut inseramus et mystica 139 - per invitare con
un commovente appello i suoi fedeli a bere l'acqua
viva, a bere dai fiumi dei due Testamenti, dal traboccante calice della sapienza. Ma - egli pensa - poich
in entrambi i Testamenti della divina rivelazione
uno solo in ultima analisi colui che parla, cio Cristo,
il Verbo incarnato, ne consegue che noi beviamo dalla
fonte che Cristo stesso : Bibe Christum quia petra
est quae vomuit aquam, bibe Christum quia fons
vitae est, bibe Christum., quia flumen est, cuius impetus
laetificat civitatem Dei, bibe Christum, quia pax est,
bibe Christum quia flumina de ventre eius fluent
aquae vivae 140 .
Questo inno ambrosiano come il canto d'addio
dell'esegesi patristica di Giov 7,37.38, che ebbe quali
"' Expl. Ps. I, 35 (CSEL 64, p. 31, 19-25).
" Ivi 61, 14 (CSEL 64, p. 3S1, 19-22).
" Ivi i, 33 (CSEL 64, p. 28, i 2 ) .
110
Ivi 1, 33 (CSEL 64, p. 29, 18-22).

LA TRADIZIONE DELL*ASIA MINORE

389

primi promotori i ' grandi luminari dell'Asia ', gli


stessi discepoli dell'Apostolo Giovanni. Certo non
verr pi dimenticata la dommatica sublime intorno
al corpo umano del Signore che ci ha donato ' acqua
nel sangue ' e dalla cui ferita del costato scaturisce
la grazia battesimale per la quale vien plasmata la
Chiesa 1 4 1 . Va per sempre pi in oblio questo particolare significato di Giov 7,38. Ci si abitua invece,
sotto l'influsso di Agostino, ad interpretare il testo
nel senso dell'amore traboccante per il prossimo. Da
Ambrogio, poi, si accoglie la spiegazione dei quattro
fiumi delle virt cardinali che nascono nell'intimo del
credente 142 . Origene e la sua spiegazione spiritualistico-morale ha trionfato sulla pi antica e dommaticamente pi profonda esegesi, che ha avuto inizio
141

Qui indichiamo solo i luoghi in cui Giov 7,38 citato almeno

inteso chiaramente. BASILIO, De Spiritu Sancto 14 (PG 32, 121 C) ;


PS.-ATANASIO, De Trinitate et Spiritu Sancto 19 (PG 26, 1213 A-D).

Alla diffusione contribuirono sostanzialmente due libri popolari, il


PHYSIOLOGUS e il CLAVIS MELITONIS. Physiologus 30 (LUCHBRT,

p. 2tos; nuova edizione critica di F. SBORDONE, Milano 1936, p. 98,


3-6; p. 99, 4-7) racconta che il cervo uccide i serpenti dei crepacci
con l'acqua che fa uscire dalla sua bocca. Ci sarebbe un simbolo di
Cristo, che ha dato a noi dal suo costato le acque celestiali, l'acqua
della sapienza, come si legge nel TEOLOGO , ossia in Giovanni. Clavis Melitonis 17 (ed. PITRA, Analecta Solestn. II, 1884, p. 11) : Venter Christi lavacrum regenerationis ex quo electos suos per adoptionis
gratiam in filios regenerat. AGOSTINO, Serm. 352, 3 (PL 39, 1951/53);
AMBROGIO, In Lucam comment. io, 48 (CSEL 32,4, p. 473,24 - p. 474,3) ;
PACIANO, Epist. 3, 3 (PL 13, 1065 A): Apud nos aqua viva est ipsa
quae salit a Christo . MESSALE DI BOBBIO, Contestatio in Missa ieiunii
(PL 72, 485 A) : Lancea latus eius aperuit, aquas vivas evomuit, unde
simul bibit omnis credulitas gentium, quae numquam sitiet in aeternum . GELASIANUM, Preghiera della notte di Pasqua (WILSON, p. 89) ;
PS.-COLOMBANO, Instr. 13, De fonte vitae (PL 80, 254 B).
14!
Expl. Ps. 45, 12 (CSEL 64, p. 338, 2-4); De paradiso 3, 14
(CSEL 32, 1, p. 273, 13 - p. 274, 2).

390

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

nello stesso ambiente di Giovanni e di cui abbiamo


esposto la storia.
Dopo queste considerazioni sull'esegesi efesina di
Giov 7,37.38 possiamo finalmente rispondere alla seconda domanda: come stato interpretato il riferimento all'Antico Testamento circa la profezia che
annunzia lo sgorgare dell'acqua dal corpo di Cristo?
Abbiam visto che non ci si mai occupati espressamente di questo problema: solo Girolamo aveva
dovuto affrontarlo per esigenze critiche. La risposta
deve quindi emergere dall'evoluzione storica di questa
tesi esegetica. Giov 7,38 inserito fin dai primissimi
tempi in uno schema ben definito di luoghi scritturistici facenti parte della forma primitiva di confronto
fra la teologia cristiana e il giudaismo. Gi nella lettera
di Barnaba e in Giustino abbiamo potuto costatare la
giustapposizione di Ger 2,13 e Is 33,16. A questi Ireneo
aggiunge Is 43,19-21, e Cipriano Is 48,21. Il concetto
fondamentale sempre lo stesso: i giudei hanno disprezzato l'acqua viva che sgorga dalla ' fonte della
vita ', come era stato loro predetto da Dio. Perci
essi non possono pi bere l'acqua dello Spirito, la
quale in tutta la sua pienezza nel Messia (Is 11,2) e
che dal Messia viene elargita nella stessa maniera in
cui una volta Mos nel deserto fece scaturire l'acqua
dalla roccia (Is 48,21). Ci si connette perfettamente
con la dottrina cristologica degli Atti degli Apostoli,
secondo la quale Cristo ' altro Mos ' (At 3,22;
7,37; Deut 18,15.19). Ben s'inquadra pure con l'attesa
del popolo ebraico, per cui il Messia avrebbe dovuto
ripetere in forma pi perfetta i due grandi doni di
Mos, ossia il pane celeste della manna e l'acqua viva

LA TRADIZIONE DELL* ASIA MINORE

391

dalla roccia 143 . Perci assai significativo che il popolo tutt'e due le volte, dopo la promessa della manna
e quella dell'acqua viva, abbia esclamato: Questi
veramente il Profeta (Giov 6,14; 7,41). Si pu da
ci concludere che fin dal giorno solenne della festa
dei Tabernacoli, nel ricordo dell'acqua viva scaturita
nel deserto, si sia pensato che fosse da riferirsi al Signore stesso la promessa del dono messianico dell'acqua, che avrebbe avuto il suo compimento dopo la
glorificazione di Cristo? Si pu vedere nel testo un
riferimento generico a tutti quei passi dell'Antico
Testamento in cui si parla dell'acqua sgorgata dalla
roccia nel deserto? Certo, la tradizione antigiudaica
pi antica, che possiamo riportare fin quasi al tempo
in cui visse l'Apostolo Giovanni, stata di questo
parere.
Anche l'altro concetto per ugualmente antico,
e gi in Giustino possiamo trovarlo in tutta la sua
chiarezza: l'acqua messianica dello Spirito vien dispensata dal ' trafitto ' Crocifisso, in cui si compie
quanto detto in Zac 12,10. A ci aveva accennato
lo stesso Evangelista in tono solenne. L'acqua sgorgante dal corpo di Cristo crocifisso sarebbe a sua volta
un , un fatto indicativo e simbolico rispetto
a quello promesso in Giov 7,38 e che ha il suo compi
mento effettivo nell' ' effusione ' dello Spirito da parte
del Messia definitivamente glorificato (At 2,33; Gioe
3,1). Le promesse dell'acqua dalla roccia, dell'acqua
dal corpo di Cristo, e dell'effusione dello Spirito su
tutta la natura umana sarebbero cos dunque in imme145
Cfr. STRACK-BILLERBECK, Komm. . . ., v. I, p. 86s; . ,
p . 4 8 1 . - FL. SCHLAGBNHAUFEN i n Zeitschr.f. kath. Theo/. 51 (1927) 492s.

392

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

diato reciproco rapporto, e in iCor 10,4 e 12,13 vi


sarebbe solo un accenno, di immediata intelligibilit
per i Corinzi, a tale rapporto. Questo certo: Giov
7,38 stato inteso in tal senso da tutta la tradizione
che abbiamo passato in rassegna. I flumina de ventre
Christi sono ' Spirito ', che vien donato nell'atto della
glorificazione del corpo di Ges, nel momento in cui
dal suo costato scaturisce l'acqua, divenuta santificante
nel sangue. Si compie cos ' avvento ' messianico:
in sangue ed acqua, in Logos e Pneuma, come dice
Apollinare, il quale ha appreso il concetto dalla lettera
del ' Profeta ' che pos il capo sul petto del Signore.
Quanto sia rimasta viva questa tradizione, almeno
nella teologia antigiudaica che Giustino ha ereditato
dalla Chiesa primitiva e che poi passata da lui a Ireneo e Tertulliano e da questi ai Tractatus Origenis,
alle Consultationes Zacchaei e a Rufino, possiamo desumerlo da un passo dell'opera Contro Iudaeos di ISIDORO
DI SIVIGLIA. ESSO dipende dal Commentario di Rufino
al Simbolo Apostolico, ed perci in immediato rapporto con la tradizione efesina che per il resto era
stata gi interamente dimenticata. Isidoro, nello stile
dell'antichit classica, cos scrive a proposito dell'acqua sgorgante dalla ferita del costato di Cristo: Item
de eadem aqua quae de latere eius profluit, Propheta
alius sic dicit: ' Flumina aquae viventis egrediuntur
de ventre illius ', aquae scilicet baptismatis quae credentes vivificant et quae sitientibus largiuntur 144 .
144
Contra Judacos i, 48, 2 (PL 83, 490 C; 491 A). Cfr. anche le
sue Quaestiones in Vet. Tesiam., Gen 3,2 (PL 83, 216 C): Cristo come
fiume del Paradiso. Quaest. in Exod. 24, 1, 2 (PL 83, 299 AB): Cristo
qual roccia dispensatrice d'acqua. Nella sua edizione dei Tractatus
Origenis, Batiffol ha dimostrato che Isidoro s' servito di essi.

LA TRADIZIONE DELL'ASIA MINORE

393

Fin qui giunta la nostra indagine sulla storia patristica dell'esegesi di Giov 7,37.38. Se si eccettuano
solo poche tracce, il medioevo ha ignorato completamente l'interpretazione pi antica, quella che abbiamo
esposta in questa seconda parte 145. Solo oggi si torna
a riconoscere il valore autentico dell'esegesi efesina.
Fu soprattutto l'esegesi del pietismo tedesco dei secoli
XVII e XVIII, in aperto contrasto col razionalismo
luterano, a dare un'espressione di sublime bellezza
all'immagine del Signore glorificato che fa scaturire
dal proprio intimo i fiumi dell'acqua viva 146 . Nella
145
Cfr. inoltre RUPERTO DI DEUTZ, In Ioannem commetti. 7 (PL 169,
523 C), in cui Giov 7,38 inteso espressamente anche in ordine alla
gloriosa umanit di Ges : Eadem immortali carne resumpta eidem
Patri suo pr nobis assistit. Abhinc de ventre ipsius qui hoc ipsum
loquitur diceris: qui credit in me: fulmina de ventre eius fluent aquae
vivae, de ventre inquam, id est de profonda divinitate eius, coeperunt
duo vivae aquae flumina, id est huius Sancii Spiritus duo data . GERHOH VON REICHERSBERG, De investigatione Antichristi (Clm 439,
inedito ; cfr. J. BACH, Die Dogmengeschichte des Mittelalters, v. II, Vienna
l87S, P- 50s) trae da Giov 7,38 la prova della processione dello Spirito dal Figlio: la natura umana di Cristo infatti fonte dell'acqua
viva.
1M
Cfr., p. es., T H . GOODWIN, Moses et Aron seu ciuiles et ecclesiastici ritus antiquorum Hebraeorum, 6 ed. con note di J. PvEiTZius,
Brema 1722, p. 299S: Locus Joh 7,38 multis tormento est. Sed duplex
expositio difficultatem omnem solvit. (Segue la spiegazione consueta
e quindi quella pi antica): Si dicimus versum Joh 7,37 forsan male
distinctum et separatum a versu 7,38 atque sic legi debere: si quis
sitit veniat ad me et bibat qui credit in me. Quemadmodum dicit
Scriptura, fluvii aquae viventis manabunt ex ventre ipsius (scilicet
&9( Messiae, ex cuius adaperto latere aqua profluxit),
hoc vero dixit de Spiritu... . - L'esegesi pietistica ha poi accolto
questo concetto. Cfr. H. A. FRANCKE, Das eigentliche Pfingstgeschafte
des HI. Geistes, welches istjesum Christum bei den Menschen zu uerklren,
Halle 1724, p. 515; J. JAC. RAMBACH, Auserlesene una heihame Worte
des Herrn Jesu, v. II, Jena 1731, p. 75: Ges, fonte dell'acqua viva
(con una documentazione scientifica sull'esegesi del sec. XVII) ; M. F.
Roos, Die Lente una Lebensgeschichte Jesu Christi des Sohnes Gottes

394

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

pi recente esegesi i fautori della seconda interpretazione vanno continuamente aumentando. Nell'ambito
dell'esegesi cattolica un contributo essenziale in favore
di questa tesi rappresentato dall'opera di Lagrange.
La storia delle due interpretazioni qui esposte, che
ha chiarito le oscure e sublimi parole del Signore, pu
in ogni modo contribuire a rendere pi oggettivo il
giudizio sui due tipi d'esegesi. Essa come un paradigma, che entro un campo ben delimitato traccia
nella fitta selva dell'esegesi patristica i sentieri per
i quali anche altri e ugualmente preziosi tesori della
tradizione della Chiesa, a cominciare fin dalle origini,
si sono conservati si sono perduti.
Dalla travatura marmorea che sovrasta le otto co
lonne classiche di porfido di cui papa Sisto III (432-440)
ha abbellito il battistero della Basilica Lateranense,
il sublime poema del battesimo, composto da Leone
Magno, notifica ancor oggi che cosa si pensasse una
volta dell'acqua della vita sgorgante dal corpo di
Cristo " 7 :
Fons hic est vitae qui totum diluii orbem
sumens

de

Christi

vulnere

principium.

nach den vier Evangelien (prima edizione 1776), Tubinga 1847 (2 ed.),
p. I2s. - A questa tradizione pietistica aderiscono anche esegeti del
sec. XIX, soprattutto R. STIEE, Die Reden des Herm Jesu, insonderheit
nach Johannes, v. IV, 3 ed., Barmen 1870, pp. 631-373. - Per una sin
tesi cfr. B. WEISS, Das Johannes evangelium (commento al Nuovo
Testamento di A. W. MEYER), V. II, 9 ed., Gottinga 1902, p. 255.
"' Inscriptiones latinae christianae veteres, v. I, p. 289, n. 1516
(Diehl). Cfr. F. J. DOLGER, Die Inschrifi im Baptisterium S. Giovanni
in Fonte an dei Lateranensischen Basilika aus der ZeitXystus III. (432-440)
und die Symbolik des Taufbrunnens bei Leo dem Grossen in Antike uni
Christentum 2 (1930) 252-257.

ANTENNA CRUCIS

ULISSE
ALL'ALBERO DELLA NAVE

A prima vista, il titolo Antenna Crucis potrebbe


sembrare non troppo chiaro, ma, dopo tutto, si vedr
che esso un'abbreviazione capace di esprimere il
senso generale che domina da capo a fondo tutto ci
che segue. Sotto questo titolo, infatti, presentiamo
una serie di studi utili all'ecclesiologia patristica. Ciascuno di essi completo in s, tutti per concorrono,
in ultima analisi, ad una presentazione dell'antica simbolica cristiana della Chiesa come nave. Gi F. J. DOLGEB
definiva uno studio della simbolica antica e cristiana
della nave come qualcosa di desiderabile : La simbolica della nave nell'antichit e nel cristianesimo deve
essere ancora scritta 1 . Perci, conformemente al suo
1
Sol Salutis, Miinster 1925, 2 ed., p. 286, nota 3. - Nella medesima
opera (p. 272-286) egli ci fornisce il migliore schizzo elaborato sino
ad oggi di una simbolica della nave, sotto il titolo : La nave della
Chiesa in viaggio verso l'oriente. viaggio dell'anima verso il porto
della pace eterna . - Ricordiamo qui anche gli altri tentativi di espo
sizione della simbolica cristiana della nave da noi usati, anche se ab
bastanza scarni. HIERONYMUS ALEANDER, Navis Ecclesiam referenti*
symbolum in veteri gemma annulari insculptum, Roma 1626 - M. A.
BOLDETTI, Osservazioni sopra i Cimiteri de' santi Martiri e antichi ai-

398

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

ideale scientifico, saranno forniti qui alcuni lavori


preliminari, con l'intenzione per, nello stesso tempo,
di inoltrarci, al di l del ristretto lavoro filologicoarcheologico, nelle concatenazioni dommatiche, le sole
che diano ai singoli studi parziali di Antichit e cristianesimo la loro piena giustificazione teologica.
I risultati di questa simbolica nautica, che ora intendiamo esporre, rappresentano un ulteriore sviluppo
della dommatica patristica della Chiesa, che noi abbiamo gi incontrato nei precedenti capitoli di questa
opera. Nello studio sulla Nascita di Dio riuscimmo a
cogliere le relazioni tra Chiesa e grazia: la Chiesa genera e forma in noi il Cristo mistico 2. La serie di articoli Mysterium Lunae e il capitolo Flumina de ventre
Christi andarono anche pi a fondo: la fertilit soprannaturale della Chiesa si rivela come ripetizione della
morte e della gloria di Cristo 3 . In Antenna Crucis
stimi, Roma 1720, v. I, p. 360SS. - T H . MAMACHI, Origine; et antiquitates christianae (ed. Roma 1846), v. HI, p. 68ss. - FR. MUNTER, Sinnbilder uni Kunstvorstellungen der alien Christen, Altona 1825, p. 92S. FR. NORK, Der Mystagog oder Deutung der Geheimlehren unii .Feste
der christlichen Kirche, Lipsia 1838, p. H2ss. - F. PIPER, Mythologie
der christlichen Kunst von der dltesten Zeit bis in 16. Jahrhundert, Weimar
1847, v. I, parte I, p. 2i8ss. - J. KREUSER, Christliche Symbolik, Bressanone 1868, p. 253SS. - R. GARRUCCI, Storia dell'arte cristiana. Prato
1872, v. I, p. 202ss. - FR. X. KRAUS, Realenzyklopdie der christi. Altertiimer, Friburgo 1886, v. II, p. 729SS (J. WILPERT). - C. M. KAUFMANN,

Die sepulkralen Jenseitsdenkmler der Antike und des Urchristentums,


Magonza 1900, p. 178SS. - J. SAUER, Symbolik des Kizchengebudes,
Friburgo 1902, p. ioos; edizione speciale dei supplementi alla seconda
edizione, Friburgo 1924, p. 393. - H. LECLERCQ, Navire, in Dici.
d'Archol. chrt. et de Lit., v. XII, 1, Parigi 1935, col. 1008-1119. Per la pi recente letteratura su Nave (Arca) = Kirche cfr. pi
sotto a p. 871, nota 1.
1
Cfr. sopra a p. 13-143.
* Cfr. sopra a p. 145-287; 289-394.

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

399

questa dommatica fa un passo ulteriore: vedremo che


la croce di Cristo il mistero, carico di significati,
della Chiesa, della sua essenza, del suo destino, della
sua meta eterna. La teologia dei Padri della Chiesa
ha avviluppato tutto ci nei concetti simbolici in voga
sin dai primordi, concetti che vedevano nella Chiesa
quella grande nave, a cui affidata la nostra eterna
salvezza: Chiesa navigazione verso il portus salutis.
Chiesa viaggio pericoloso e, allo stesso tempo, meraviglioso: pericoloso, perch non ancora giunto
in porto; meraviglioso, perch luogo unico di sicurezza in mezzo al mare procelloso. Questa nave della
Chiesa costruita con il legno della Croce, e il suo
ritorno in patria garantito dall'albero con il quale
il pennone della vela, postogli di traverso, forma la
la croce: antenna crucis. Come si vede dunque noi
abbracciamo un vasto e confusamente complesso capitolo di antica simbolica cristiana e lo riconduciamo ai
suoi concetti dominatici fondamentali, iniziando dalla
teologia del secolo, quando il martire GIUSTINO scriveva: Non si pu veleggiare attraverso il mare,
se sulla nave il tropaion della croce, l'albero, non
intatto 4 , e risalendo sino al primo medioevo, quando, nel canto di Ezzo risuona ancora una volta tutta
l'antica tradizione cristiana, riassunta in accenti tedeschi:
crux Salvatori?
tu sei la nostra asta della vela
4
Apologia, I, 55, 3. 4 (ed. OTTO I, 1, p. 150, l.'ijs). Cfr. per que
sto F. J. DLGER, Die Some der Gcrechtigkeit uni der Schwarze. Miinster
1918, p. 137, nota 4.

400

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

questo mondo il mare


il regno dei cieli la nostra patria.

La simbolica patristica della Chiesa come nave


molto utile alla dommatica per esprimere l'incertezza
e la certezza della salvezza, fondate sul legno della
croce e che sussistono nella Chiesa finch questa sar
in pieno viaggio sul mare del mondo. Per comprender
questa simbolica nel suo divenire storico, dobbiamo
distinguere, come abbiamo fatto gi negli studi del
Mysterium lunae, tra ci che proviene dalla Bibbia
e lo sviluppo chiarificativo derivante semplicemente
dalla cultura antica. Qui senza dubbio questa simbolica
trae la sua forza principale dalle due immagini bibliche
delia Chiesa: l'arca di No e la Jbarca di Pietro. La
nostra esposizione doveva muovere, pertanto, dalla
storia patristica di questi due simboli, il secondo dei
quali oggi ancora straordinariamente vivo nel pensiero ecclesiale. Questa esposizione sarebbe gi di per
s estremamente ricca, sia quanto a contenuto, sia
quanto ad influsso. Dies me deficiet si omnia arcae
sacramenta cum Ecclesia componens edisseram , dice
persino un GEROLAMO non troppo abituato al pensiero
allegorico e . Questo sviluppo sorprendentemente ricco
della teologia biblica della nave gi basta da solo a
mostrarci l'influsso determinante che la cultura del
mondo nautico ellenistico-romano del Mediterraneo
ha esercitato sulla formazione e sulla popolarit della
* Kkinere deutsche Gedichte des XI. una XII. Jahrhunderts, a cura di
A. WAAG, Altdeutsche Textbibliothek voti H. Paul, v. io. Halle 1916
p. 15S.
Dial. av. Luciferianos, 22 (PL 23, 176 C).

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

401

simbolica nautica. Si vedr, in un prossimo studio,


che ancor oggi negli scritti dei Padri della Chiesa si
ode rumoreggiare quel mare intorno al quale era
adagiato il mondo antico e sul quale i messaggieri di
Cristo portavano ai popoli il carico di grazia del Vangelo, e si vedono le magnifiche navi, che fanno spiccare sull'onda azzurra le loro bianche vele, quali colombe che volteggiano lontane sul mare 7. In queste
superbe triremi e nei mercantili alessandrini carichi
di granaglie, l'occhio del cristiano, avido di simboli,
vedeva l'immagine della sua Chiesa. Albero e pennone
erano per lui il segno della croce salutato segretamente
e con riverenza; tutta l'attrezzatura della vela e l'equipaggiamento, dai contenitori per acqua dolce ammassati nella stiva, sino alla pi alta vela dell'albero, tutto
era interpretato simbolicamente, andando al di l di
qualsiasi immagine biblica. Gi IPPOLITO un validissimo testimone di ci 8 . Ma anche l'orrore, caratteristico degli antichi, al cospetto del mare insidiosamente cattivo, di fronte al pericolo di un viaggio in
mare, che provoca l'ira della divinit, dinanzi allo
sfortunato naufragio, i cui effetti si sentono sino nell'ai
di l: tutto ci esercita un influsso, anche se non come
convincimento, tuttavia come stato d'animo, sulla
teologia patristica della Chiesa. Anche la Chiesa
7
AMBROGIO, Exameron, 4, 6, 26 (CSEL 32, i, p. 133, 1. 14-17). Cfr. anche il passo proveniente da un ignoto apocrifo in IPPOLITO,
De Antichristo, 15 (GCS Ippolito, 1, 2, p. 12, 1. 8s):
.
8
De Antichristo, 59 (GCS Ippolito, 1, 2, . 39. 1. 12 - . 40, 1. 9)
Questa esposizione fondamentale verr trattata pi a fondo dopo, in
parte per correggere ci che viene detto, a sua spiegazione, da F. J.
DLGER, Sol Salutis, Miinster 1925, 2 ed., p. 274SS.

402

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

il grande rischio di un viaggio per mare, il cui esito


ancora angosciosamente incerto: la Chiesa la nave
perigliosa, senza la quale, per, non c' salvezza, sulla
quale soltanto scampiamo alle fragorose tempeste e
alle seducenti tentazioni del viaggio della vita sino
all'ingresso nel porto sicuro : sostenuti dal legno ,
ossia dalla croce, guidati dal legno , ossia dall'albero
della croce. Transivit navis et venit in patriam. Sed
ad patriam non nisi per navem. Navigavimus enim,
si attendamus fluctus tempestatesque huius saeculi. Nec
dubito quod ideo non mergimur quia crucis ligno
portamur , dice AGOSTINO 9. Perci, il cristiano solca
il mare cattivo di questo mondo con pericolosa sicurezza soltanto quando si stringe all'albero della sua
nave: quando abbraccia la croce del Signore, che si
erge in mezzo alla Chiesa. Garanzia di felice approdo
non la mistica infruttuosa contemplazione dell'altra
riva dell'eternit, come sostenevano i platonici, ma
l'umile abbraccio dell'albero da parte del cristiano che,
pur vedendo confusamente con i deboli occhi della
fede, proprio per questo fermamente stretto ad esso,
come dice ancora una volta con profondit un AGOSTINO: Instituit lignum quo mare transeamus. Nemo
enim potest transire mare huius saeculi nisi cruce
Christi portatus. Hanc crucem aliquando amplectitur
et infirmus oculis; et qui non videt longe quo eat,
non ab illa recedat et ipsa illum perducet 10 .
Ora proprio questo il punto ove subentra il nostro studio che, non soltanto primo, ma nello stesso
Augustini tractatus seu sermones inediti, a cura di G. MOKIN, Kempten-Monaco 1917, p. 125.
10
Tractatus in Ioannem, 2, 2. 3 (PL 35, 1389S).

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

403

tempo deve anche avere il carattere di un'intonazione.


Di fronte al cristiano che naviga verso il porto dell'eternit, che, per sfuggire ai pericoli e approdare
sicuro in patria, si tiene stretto all'albero della croce,
la riflessione simbolica del cristiano educato ellenisticamente si sentiva trasportata con il ricordo verso
il pi celebre tra i navigatori, verso Ulisse, che, per
sfuggire alle seduzioni delle sirene, si fece legare all'albero della nave. Questo mito omerico era familiare
ai Padri sin dai tempi della loro formazione scolastica.
Essi lo applicarono anche l, dove non si tratta pi
di una spiegazione allegorica cristiana. Gerolamo ci
dipinge vivacemente il suo viaggio per mare da Porto
Romano a Reggio, quando, con la mente piena di
ricordi antichi, attraversa lo stretto di Sicilia, nel quale,
sin dai tempi remoti, si pensava che fosse la sede delle
sirene : In Scyllaeo littore paululum steti, ubi veteres
didici fabulas et praecipitem pellacis Ullyssis cursum
et Sirenarum cantica et insatiabilem Charybdis voraginem 11 . In un contesto spassoso, SINESIO DI C I RENE, vedendo sulla sua nave uno schiavo che avevano
dovuto legare sul ponte di coperta per impedirgli
di andarsi a scolare gli otri di vino nella stiva, si ricorda di Ulisse legato 12. Gi ORIGENE, nella polemica
con Celso, cita il mito omerico 13 ; e, nella polemica
umanisticamente cortese del pagano LIBANIO con il
vescovo Basilio, questo retore vi prende lo spunto
per indirizzare un garbato complimento all'uomo di
11

Apologia adv. libros Rufini, 22 (PL23, 473 B).


" Epistola 32 (PG 66, 1361 B).
13
Adv. Celsum, 2, 76 (GCS Origenes, I, p. 198, 1. 20); cfr. anche
5, 6^ (GCS Origenes, , . 67, 1. 21-25).

404

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

Cesarea14, mentre lo stesso BASILIO, nello scritto ai


giovani e in una sua lettera, fa risuonare tali motivi
in un senso pi pregiudizievole15. Ancora Boezio
presenta la sua matrona, la consolatrice Filosofia,
nell'atto di allontanare dal giaciglio di Boezio le Sirene, con le famose parole, citate volentieri nel medioevo : Sed abite potius sirenes usque in exitum
dulces, meisque cum musis curandum sanandumque
relinquite 16 .
Questo mito dell'antichit, cos familiare a tutte le
persone colte, apre alla simbolica patristica della Chiesa
un ricco mondo di allegorie. Ne parleremo ora, per
Cogliere, dietro il velo delle immagini, la profonda
teologia della Chiesa e della croce, a partire dalla quale
i Padri si impadroniscono della forza dell'immagine
mitologica. Lo faremo seguendo tre direzioni di pensiero: i. Il cristiano come navigatore in viaggio verso
la patria celeste; 2. La tentazione delle sirene e il suo
significato allegorico nella tradizione cristiana; 3. Il
cristiano, quale nuovo Ulisse, che, legato all'albero
della croce, supera la tentazione.

1. IL CRISTIANO COME NAVIGATORE IN VIAGGIO


VERSO LA PATRIA CELESTE

Il viaggio per mare , per designare in breve lo


stat d'animo dell'uomo antico dell'ambiente medi11
Lettera di Libanio a Basilio, presentata come lettera 345 della
collezione di lettere di Basilio (PG 32, 1089 B).
15
Ad adolescente*, 2 (PG 31, 568 D; 569 A). - Epist. 147 (PG 32,
S9D).
' Philos. Consol., 1, i, il (CSEL 67, p. 3, 1. I3s).

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

405

terraneo, meraviglioso e pericoloso per la vita nello


stesso tempo. Per ben comprendere la simbolica
cristiana della nave, importante far rivivere qui
questo atteggiamento, servendoci di alcune testimonianze scelte tra tante: anche la Chiesa infatti come
una nave, che si trova in viaggio verso il cielo: un
viaggio meravigliosamente audace e, allo stesso tempo,
pieno di pericoli.
In una quartina dell'Anthologia Graeca, il poeta si
augura di condurre una vita calma, pacifica, sulla
terraferma, contrariamente a quella del mercante spinto
verso la morte dalla passione del guadagno : Non
l'ondeggiare del mare, n la spumeggiante tempesta
portano la morte, ma la meschina e gretta ricerca di
guadagni nei commerci. Mi sia concessa dunque una
vita modesta a terra. Si godano pure gli altri il guadagno ricavato dalla navigazione che combatte contro
la tempesta :

'
, -
17
.
da questo stato d'animo quasi romantico che
prende le mosse un delizioso brano di una predica
di AGOSTINO, che si potrebbe senz'altro designare co17
Anthologia Graeca, 7, 586 (ed. BECKBY, II, 345) : Non il mare,
n i venti minacciosi ti distrussero, bens l'indomabile cupidigia del
mercante, che lo attira al largo. Possa la terra concedermi di vivere
modestamente, il cuore trascini gli altri verso il guadagno ottenuto
combattendo il mare. - Cfr. SiNESio DI CIRENE, De providentia, s
(PG 66, 1273 A) : descrizione dell'et aurea, quando non si viaggiava
ancora con navi attraverso il mare infido. Con versi presi dai Feno-

meni di ARATO.

406

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

me un antico canto di marinai. Il predicatore presenta


le singole professioni civili nell'atto di esaltare i propri
pregi, per poter poi esprimere pi efficacemente la
nullit di tutto ci che terreno. Il navigatore dice:
Navigare et negotiari magnum est! Scire multas
provincias, lucra undique capere, non esse obnoxium
in civitate alicui potenti, semper peregrinari, et diversitate nationum animum pascere, et augmentis
lucrorum divitem remeare 18 . Quale inganno, pensa
Agostino a proposito di questa canzonetta di marinai:
Uno naufragio nudus exibis ! Il suo pi giovane
contemporaneo, il poeta pagano AVIBNO, ha cos
espresso il ribrezzo antico per il fragoroso mare notturno e per i suoi insidiosi pericoli, e il vivo desiderio
della costa sicura:
Tum quoque si piceam spectaris surgere noctem
informem taetris tellurem ut vestiat alis
litus ama, solers fuge caerulea tegmina noctis
exitiurnque sali rabidique pericula ponti 19.
Battere il mare infido servendosi di tutte le arti
nautiche inventate dall'ingordigia dello spirito umano,
sempre parso agli antichi una temerit che provoca
l'ira degli dei. Provocazione della morte , cos la
chiama Plinio il Vecchio. Egli, trattando della coltura
del lino, giunto al centro della sua dissertazione di
botanica, introduce molto pateticamente urta considerazione sulla inaudita temerit di coloro che da queste piante ricavano tele da impiegare come vele di
navi: Audax vita, scelerum piena! Aliquid seri ut
" Enarr. in Psalm. 136, 3 (PL 37, 1762 D).
" ARATO, II, v. 673-676.

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

407

ventos procellasque recipiat? E non si contenti


di una sola vela: al di sopra delle antenne si deve porre
ancora una vela di cima, a poppa si aggiunge una vela
anteriore (anemone, di cui agli Atti 27,40), per
invocare cos, in tutti i modi possibili, la morte: Ac
tot modis provocari mortem 20 . Lo stesso concetto
risuona commovente nel coro del secondo atto della
Medea di SENECA, che inizia con le frasi:
Audax nimium qui freta prius
rate tam fragili perfida rupit 21 .
Questa impresa temeraria soprattutto perch il
navigatore giuoca con la morte, la guarda direttamente negli occhi, non solo con l'arte di governare
le vele, ma gi conia fragilit del materiale'usato per
costruire la nave, questo pezzo di legno scavato:
Et prope tam letum quam prope cernit aquam,
dice OVIDIO negli Amores 22 . Di qui proviene l'espressione proverbiale, secondo cui il navigatore sarebbe
separato dalla morte soltanto dallo spessore della nave,
da quattro dita. Cos GIOVENALE:
I nunc ait ventis animum committe, dolato
confisus Ugno, digitis a morte remotus
quattuor aut septem, si sit latissima taeda 23 .
Gregorio Nazianzeno, che ci ha dipinto in modo
cos incomparabile la grande esperienza avuta da gio" Nat. flu., 19, I, 1.
al
Medea, 30IS. - Cfr. anche ORAZIO, Carni., I, 3, 25S.: Audax
omni perpeti gens humana ruit per vetitum uefas ! . Qui, come pure
in PROPERZIO, III, 7, nel famoso canto di Peto si esprime il medesimo
sentimento romantico-letterario del mare. Cfr. A. LESKY, Thalatta.
Der Weg det Griechen zum Meer, Vienna 1947.
" Amores, II, 11, 26.
23
Satire, 12, 57-S9.

408

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

vane accademico, il suo naufragio tra Alessandria e


Rodi 24 , in uno slancio poetico canta il mare nudo
privo di misericordia, simbolo della vita umana, sul
quale viaggia il navigatore, sempre sul punto di incontrare la gelida morte: - 25 . Eppure, fa parte di questo
quadro dello antico sentimento del mare anche la
gioia per la temeraria navigazione: questo sentimento
eroico viene attribuito anche agli dei, i quali benedi
cono questo coraggio con il successo. La solenne pre
ghiera, in cui prorompe STAZIO nel suo Propempticon
a Mezio Celere, inizia con le parole:
Di quibus audaces amor est servare carinas
saevaque ventosi mulcere pericula ponti,
sternite molle fretum, placidumque advertite votis
condlium, et lenis non obstrepat unda precanti 2 6 .
Di qui nasceva la persuasione, che soltanto con
l'aiuto degli dei sia possibile una felice navigazione.
Lo si pu avvertire nella teodicea stoica e persino in
quella cristiana, l dove affrontata la questione come
mai i cattivi spesso siano cos fortunati, come mai gli
dei accordino ai tiranni e ai ricchi mercanti una fortunata navigazione. LATTANZIO narra che il beffardo
Dionisio di Siracusa si sarebbe vantato dicendo : Videtisne, quam prospera sacrilegis navigatio ab ipsis
diis immortalibus tribuatur? 27 . I nomi che si davano
alle navi esprimono chiaramente questa fiducia nella
14
Oratio 18, 31 (PG 35, 1024S.) - Carmina, , 1. 1, vv. 307-319
(PG 37, 993s). - Carmina, , 1, 11, w. 124-174 (PG 37, 1037-41).
* Carmina, I, 2, 31, w. 1-4 (PG 37, 91OS.)
si
Silvae, 3, 2. w. 1-4.
!7
Div. Instit., 2, 4, 25. 26 (CSEL 19, p. 112, 1. 2-t). C&. CICERONE, De nat. deor., 2, 34, 83.

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

409

vittoria, questa fiducia di poter giungere, sostenuti


dalla protezione divina, nel porto della patria: i nomi
di navi che ricorrono pi frequentemente nei testi
(oltre ai nomi propri di dei, come ad es. anche in Atti 28,11), sono , , , Fides, Pietas,
Salus, Triumphus 2 8 . Come dovette essere facile, sin
dai tempi remoti, per i popoli navigatori della cultura
mediterranea, assumere nella simbolica tutto questo
mondo di arti e di esperienze nautiche. La traversata
della vita: dai tempi di PLATONE se ne parla con nu
merosissime variazioni 29 . Sarebbe impossibile schiz
zarne qui un quadro anche soltanto approssimativo.
Il viaggio verso il porto della morte fa parte della
etica della stanchezza della vita di SENECA : In hoc
procelloso mari navigantibus nullus portus nisi mortis 3 0 . In questo viaggio sul mare infido 3 1 , l'uomo
spinto da seduzioni di ogni specie verso la strada
sbagliata: Chiunque attraversi questa vita presente
come su di una nave , dice l'Anonimo della ,
circondato dalle sirene delle tentazioni 32 ; egli viene
sbattuto qua e l dal mare purpureo dell'erotico, canta
33
FILODEMO in un epigramma . Morte e soddisfazione sono contenute nella navigazione. Ancora una
volta GREGORIO DI , che nelle sue poesie
piene di finissima immaginosit, appartenenti alla tarda
* Cfr. E. CARTAULT, La trire Athnienne, Parigi 1881, p. io8ss. RE, Suppl. V, 1931, col. 946, 1. 55SS (F. MILTNER).
M
PLATONE, Leges, 803 B. Cfr. ad esempio ancora Anthologia Graeca,
io, 65.
30
Dialogus ad Heviam matrem de consolatione, 12, 9, 7.
31
PLINIO IL GIOV. ,Panegyricus Traiani, 66, 3.
33
' ' "
', 12.
33
Anthologia Graeca, 10, 21 (BECKBY, III, 486).

410

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

grecit, esprime questo sentimento : Questo lo uccide


il mare, l'altro dispiega la sua vela splendente e attraversa il mare, lieto ammirando questo grande sepolcro
dei naufraghi 3i.
Ora, questa nave pericolosa, eppur navigante in
fretta verso il porto della patria, per gli antichi cristiani
la Chiesa. Negli empori di Porto Romano, di Alessandria e di Efeso non si poteva trovare un simbolo
pi bello della situazione della Chiesa peregrinante nel
suo essere tra la certezza della salvezza, che essa
offre in mezzo al letale mare del mondo, e il pericolo
derivante dal non essere ancora giunta nel porto celeste. Essa ha coraggiosamente e definitivamente tirato su la sua ancora e si allontanata da terra: ma
tutta la sua speranza si trova al di l delle onde, l dove
l'eternit allarga le braccia come le mura maternamente
protettrici di un porto. IPPOLITO ha esposto tutto ci
con una simbolica ricca di immagini. Come la nave
non lascia orme dietro di s nel suo incedere, cos
avviene anche alla Chiesa, che si muove attraverso
questo mondo come attraverso un mare; essa lascia
le sue speranze dietro di s sulla terraferma, poich
essa ha gi riposto tutta la sua vita in cielo 35. Per
esprimerci con il linguaggio teologico di CLEMENTE
ALESSANDRINO, dietro di essa c' la , l'antica
34
Carmina, I, 2, 1, De virginitate, w. 684SS (PG 37, 574A). Carni., 2, 1, 23 (PG 37, 1282 A ) .
35
Frammento 3 sui Prov., 3019 (GCS Ippolito, I, 2, p. 165).
38
Sulle benedizioni di Giacobbe, 20, in Texte u n d Untersuchungen
38, Lipsia 1912, p. 35, 1. 11-18. - Cfr. AMBROGIO, De Patriarchis, 5, 27
(CSEL 32, 2, p. 140, 1. 5-7): Praesto sit Ecclesia t a m q u a m portus
salutis, quae expansis bracchiis in gremium tranquillitatis suae vocet
periditantes l o c u m fidae stationis ostendens .

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

411

vita e costumanza pagana, e dinanzi ad essa c' ancora


soltanto il porto del cielo, verso il quale lo Spirito
Santo ci fa confluire 37. Si tratta dunque di cosa genuinamente greca e allo stesso tempo profondamente
cristiana, quando Clemente paragona la vita della fede
all'antica impresa di un viaggio per mare : Come nei
viaggi per mare, l'allontanarsi dalla rotta normale,
anche se pu arrecare danno ed esporre al pericolo,
tuttavia una sorta di gioia seducente, allo stesso modo
anche noi, nel viaggio della nostra vita, non dovremmo
lasciare dietro di noi la cattiva costumanza, piena di
passioni, irreligiosa, e rivolgerci alla Verit? 38 .
per questo che spesso il cristiano porta sul sigillo del
suo anello una immagine di nave con le vele spiegate,
di una nave che viaggia verso il cielo 39 ; per questo
che Clemente, nella preghiera del Logos del Pedagogo,
invoca la bonaccia del santo Pneuma, in cui possiamo
attraversare la risacca del peccato per giungere al sacro
sbarco del regno di Dio 40 . Il pericolo deve esserci;
senza ondeggiamenti e tempeste la nave della Chiesa
non pu mai giungere alla patria riva dell'ai di l, dice
ORIGENE:
- 4 1 . Conseguentemente, i1 pensiero dei teo37

Protrepticon, 12, 118, 4 (GCS Clemente, I, p. 83, 1. 26s).


Prctr., io, 89, 2: (I, p. 66, 1. 12-15).
38
Paidagog., 3, i l , 59, 2: (I, p. 270, 1. 7s). I modi di leggere qui
variano, oppure , cio una
nave che viaggia con vento favorevole nella vela verso il cielo .
40
Paidagog., 3, 12, , (I, p. 291, 1. 4-6).
11
Commentarti in Evangelium secundum Matthaeum, il (GCS Origenes, X, p. 43, 1. 285). - Cfr. anche Homiliae in Josue, 19, 4 (GCS
Origenes, VII, p. 413, 1). 7-9: la traversata del mare salato vitae
huius undas et turbines superare et evadere omnia, quae in hoc mundo
88

412

L ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

logi dei primi tempi della Chiesa va verso il mito


di Ulisse che naviga alla volta della patria. La sua navigazione un simbolo della vita cristiana, anche se
si tratta di una fabula fida non facta, come nota
MASSIMO DI T O S I N O 4 2 . Inoltre, ONORIO DI AUTUN
predica che gli insegnamenti del mito di Ulisse sono
mystica quamvis per inimicos Christi scripta 43 .
Dalla massa delle testimonianze patristiche, che potrebbero essere addotte per la rappresentazione del
viaggio della vita del cristiano attraverso il mare del
mondo, saranno menzionate qui soltanto quelle, che
provengono immediatamente dal tema cristiano di
Ulisse.
quasi naturale che la prima applicazione della leggenda di Ulisse si incontri in CLEMENTE ALESSANDRINO.
Egli ha cornato per Ulisse la designazione, cne poi
ritorna spesso, di vecchio di Itaca . Il navigatore
che scruta l'orizzonte per scorgervi il fumo che si
leva dalla patria terra, per lui il simbolo di quell'uomo,
che, nel viaggio della vita, non pensa al porto della
pace eterna, ma soltanto al guadagno terreno. Non
pr incerto sui et lubrico marinis fluctibus comparantur . - Per la
simbolica della vita come traversata pericolosa cfr. ancora C I PRIANO, Ad Donatum, 3 (CSEL 3, , . 5,1. 1-4). - GREGORIO NAZIANZENO, Oratio 37, 1 (PG 36, 284 B). - AGOSTINO, Enarrationes in Ps. 103,

4. 5 (PL 37, 1380-81): sul mare pauroso e sulla nave della Chiesa
che naviga su di esso e che tuttavia non affonda, ma veleggia verso
la terra della tranquillit . - GREGORIO MAGNO, Homilia 24, 2 (PL 76
1184D, 1185A): Quid enim mare nisi praesens saeculum sigimi,
quod se causarum tumultibus et undis vitae corruptibilis illidit? Quid
per soliditatem littoris nisi Illa perpetuitas quietis vitae aeternae figuratur? - Cfr. anche Homilia 11, 4 (PL 76, 1116 BC). - Moralia, 17, 30
(PL 76, 31 D; 27, 18: 471 C ; 29, 12: 489 C).
" Homilia 49 (PL 57, 340 B).
** Speculum Ecclesiae, Homilia in Septuagesimam (PL 172, 855 D).

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

413

cos i cristiani. Noi abbiamo riposto la nostra speranza nel Dio vivente..., gli altri invece (cos egli
continua con un'immagine tolta in prestito a Platone44)
si abbarbicano al mondo come certe specie di alghe
alle rocce del mare, e non si preoccupano dell'immortalit, poich, come il vecchio di Itaca, anch'essi non
aspirano alla verit e alla patria celeste e alla luce veramente esistente, ma soltanto al fumo 45. Alla fine
del Protreptico, ancora una volta la sua mente ritorna
al mito del navigante Ulisse, che le maliarde sirene
vogliono stornare dal viaggio verso la patria. Qui il
vecchio di Itaca diventa il modello del cristiano, e le
sirene l'incarnazione della dolce ma letale -.
Se il cristiano si comporta come Ulisse, egli entrer
nel porto del cielo; vedrai allora il mio Dio e sarai
consacrato a quei santi misteri e potrai gustare ci
che nascosto in cielo, che n orecchio ha udito n
mai venuto nel cuore di un qualsiasi uomo 46.
Il mito di Ulisse e delle sirene ancor pi vivo per
romano, per il fatto che egli, come pi tardi
Gerolamo e anche Metodio, stando ali antica tradizione greca, vedeva nello stretto del mar di Sicilia il
luogo ove le sirene cantarono al rimpatriante, che
passava veleggiando, il loro canto dolce e letale. La
Chiesa per IPPOLITO il porto tranquillo; i flutti agitati
el mare sono le dottrine degli eretici: Questo mare
pieno di animali feroci ed difficilmente transitabile,
qualcosa come il mar di Sicilia, di cui si tramanda
il racconto secondo cui vi si trova il monte delle sirene.
IPPOLITO

44

PLATONE, Polii, io, 6n D.

* Protreptkon, 9, 86, 2 (I, p. 6+, L 26-31).


" Protreplicon, 12, 118, 4 (I, p. 83, I. 27-30).

414

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

Stando ai poeti greci, Ulisse veleggi verso di esso 47 . Il cristiano deve imitarlo in ci e deve agire
allo stesso modo: soltanto cos raggiunger il porto
tranquillo .
Da allora in poi, ogni volta che il mito omerico
viene interpretato cristianamente, si parla del mare
infido del mondo, su cui il cristiano e la Chiesa debbono viaggiare per poter raggiungere la patria. Si
sente l'eco del pensiero antico, quando AMBROGIO
dice: Quod autem mare abruptius quam saeculum
tam infidum, tam mobile, tam profundum, tam immundorum spirituum flatibus procellosum? 48 . Oppure, quando GEROLAMO scrive : Et nos patriam
festinantes mortiferos sirenarum cantus surda debemus
aure transire 49 . MASSIMO DI TORINO predica a proposito del cursus melioris vitae , il ritorno ad patriam 50. Neppure il primo medioevo ha dimenticato il mito omerico rivestito cristianamente51.
come se si trattasse di un'ultima eco del mondo omerico
del mediterraneo rumoreggiante, quando in una predica di papa Innocenzo III ascoltiamo un bel canto
di dolore, tutto soffuso del tedio del mondo, rivolgersi
41
Elenchos, 7, 13, 1-3 (GCS Ippolito, III, p. 190,1. 21 sino a p. 191,
e. n ) . Per la localizzazione del racconto delle sirene in Sicilia, in
particolare nell'arcipelago delle Sirenuse sulla terraferma che sta
di fronte ad esso con il Monte delle Sirene, cfr. le testimonianze anti
che in G. WEICKER, Der Seelenvogel in der alien Literatur una Kunst,
Lipsia 1902, p. oss; p. 40; p. 73. - RE III A, 1, col. 308, 1. 17-45.

Expositio in evangelium secundum Lucam, 4, 2 (CSEL 32, 4,


p. 141, 1. 1-3).
49
Capituationes libri Josue, praef. (PL 28, 464 B).
50
Homilia 49 (PL 57, 339 CD).
51
Cfr. soprattutto DUNGAL SCOTO, Epist. 6 (MGH Epist. IV,
p. 581, 1. 9-13): Ut non in huius formidando saeculi pelago navigantes... Serenarum loetiferi cantus vos oblectent .

ULISSE ALL ALBERO DELLA NAVE

415

al mare amaro di questo mondo con i suoi dolci


incantesimi delle sirene 52 .

2. LA T E N T A Z I O N E DELLE S I R E N E

Grazie all'immortale canto di Omero, il mito della


tentazione di Ulisse ad opera delle sirene diventato
bene comune di tutte le culture che, in qualche modo,
sono formate dallo spirito greco, oppure continua a
sopravvivere un p miseramente oggi, come gi nel
periodo ellenistico, nella sbiadita immagine fantasiosa
delle sirene come simbolo di bellezza incantatrice
mortale. Non c' da meravigliarsi dunque se i Padri,
avidi di simboli, si servano anche del mito delle sirene
nella sfera della loro rappresentazione della navigazione
cristiana verso la patria celeste. L'incalcolabile massa
di testimonianze letterarie e di rappresentazioni artistiche di ogni genere appartenenti al periodo ellenistico
ci mostra tuttavia quanto sia stato popolare, e quanto
abusato, il racconto delle sirene e il loro significato
allegorico nell'ambiente in cui viveva il giovane cristianesimo. La scienza dell'antichit si occupata alacremente e con buoni risultati dell'origine e del cambiamento di interpretazione della raffigurazione prettamente greca delle sirene 53 . Ma in questo lavoro,
" Sermo 2 2 : PL 217, 555; Sermo 6 (PL 217, 617 C ) .
63
Cfr. G. W E I C K E H , De Sirenibus quaestiones selectae (Diss.),
Lipsia 1895. - Opera principale: G. W E I C K E R , Der Seelenuogel in der
alteri Literatur und Kunst, Lipsia 1902. - W . H. ROSCHER, Lex. d. griech.
u. rm. Mythologie, IV (1909-15) col. 601-639. - RE III A, 1 (Lipsia,
1927), col. 288-308 ( Z W I C K E R ) . - RE XVII, 2 (Lipsia 1937). col.
1972^1976 (E. WtsT). - DAREMBERG-SAGLIO, V (Parigi 1911), p.
574-583

416

LECCLESIOLOGIA. DEI PADRI

la sopravvivenza di questo motivo nella letteratura


cristiana dall'antichit sino ad oggi, stato trattato
soltanto superficialmente. E ci che stato esposto
nelle opere di archeologia cristiana attorno all'interpretazione cristiana del mito omerico in una lista,
ormai da tempo stereotipa, di testi patristici continuamente ripetuti, sino alla recente opera di J. WILPERT
sugli antichi sarcofaghi cristiani, non basta per comprendere l'interessantissimo itinerario percorso dall'interpretazione cristiana del mito 5 4 . Occorre pertanto
leggere i testi patristici con la maggiore completezza
possibile, per mostrare se e in qual modo i Padri si
rifacciano ad un'allegoria precristiana delle sirene gi
esistente e in qual modo la simbolica cristiana si sviluppi indipendentemente da essa.
Il carattere originario, derivante dall'antichissima
religione greca, delle |Jgg9jvjg, che etimologicamente
vuol dire affascinanti , incantatrici , era quello di
spettri vampirei, che vivono di sangue 55 . Questa loro
natura fu trasformata, ad opera della poesia omerica,

54
Per l'allegoria cristiana delle sirene cfr. J. KREUSER, Christliche
Symbolik, Bressanone 1868, p. 271S. - R. GARRUCCI, Storia dell'arte
cristiana, Prato 1872, v. 1, p. 258SS: Ulisse alle Sirene. - FR. X. KRAUS,
Realenzyklopdie der christl. Alteriiimer, Friburgo 1886, v. II, p. 520S
(DE WAAL). - FR. X. KRAUS, Roma sotterranea. Die rmischen Katakomben. Ene Darstellung der neuesten Forschungen, Friburgo 1873,
p. 311. - La simbolica cristiana delle sirene riassunta brevemente

in G. WBICKER, Der Seelenvogel, p. 83S. - ICE III A, 1, col. 300, 1. 34-

55. - RE XVII, 2, col. 1974, 1 32-39 - G. KOHL, Das Melusinenmotiv, in Niederdeutsche Zeitschrift fiir Volkskunde, 1933, p. 185.
J.WILPERT, I sarcofaghi cristiani antichi, Roma 1929-1935, testo p. 14-16,
Immagini, v. I, tavole XXIV e XXV.
55
Cfr. G. WEICKER, Der Seelenvogel, p. 2ss. - Per l'etimologia
cfr. RE III A, 1, col. 289, 1. 18 sino a col. 290, 1. 30.

OLISSE ALL ALBERO DELLA NAVE

417

e ancor pi per merito di ESIODO ed ALCMANE, ma


soprattutto mediante la commedia burlesca attica:
TERTULLIANO per parla ancora delle fauci sanguinose
delle sirene56. Sotto l'influsso di OMERO, ci che affiora in primo giano non pi il cruento incanto,
in senso realmente feroce, come si vede ad esempio
nel grande vaso greco orientale di Berlino 57 , bens
il fascino del loro canto e deljoro aspetto. Senza alcun
dubbio qui subentr un antichissimo elemento della
erotica che gi caratteristico degli spettri e che contribu alla vittoria di quella interpretazione, che vede
nelle sirene delle donne incantevolmente belle, di cui
soltanto gli artigli stanno ancora ad indicare la fatalit
dei loro incantesimi58. Cos sin dall'inizio nella rappresentazione delle sirene si riscontra questo duplice
e in un certo senso piccante momento: quel che vi
di pi incantevole in esse , precisamente, anche ci
che vi di pi pericoloso. Esse sono dolci e fatali,
celestiali e infernali. Ci appare immediatamente chiaro
in PLATONE: egli ha fatto delle sirene degli esseri che
prorompono nel canto delle sfere del mondo celeste 59,
che hanno piedi leggiadri ed ah dorate , come dice un frammento genuinamente platonico di EURIPI-

56
Apologet., 7, 5 (CSEL 69, p. 19,1. is). - Anche IPPOLITO chiama
le sirene bestie orride, cattive: Elenchos, VII, 13, 1 (GCS Ippolito,
III, p. 190,1. 27). Cfr. WBICKEH, p. 6, nota 1.
57

R i p r o d u z i o n e in WBICKER, p . 6,

fig.

, e ROSCHER, Lex. d.

Myth., v. II, col. 1847.


58

W E I C H E R , p . 37SS.

59

Republ., 617 B. - Ci esercit un profondissimo influsso sull'immagine mistico-cosmica del m o n d o della tarda antichit. Cfr.
PLUTARCO, Quaest. conv., 9, 14, 6. - M A C R O B I O , Somnium Scipionis,
2, 3, 1. - W E I C K E R , p. 56. - RE III A, 1, col. 289, 1. 14-30.

418

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

che ci stato trasmesso da CLEMENTE ALESSANDRINO 60 . Contemporaneamente, per, anche in Platone esse
sono degli esseri ctonici appartenenti al mondo inferiore 6 1 : & , le chiama ancora una volta
EURIPIDE . COS pure il loro canto un seducente
canto di sorprendente bellezza63, e tuttavia anche
un canto dell'Ade , un canto fatale 64. Nel periodo
ellenistico poi, la sapienza scolastica alessandrina, con
una elaborazione euemeristica e nello stesso tempo
morale simbolica, ha trasformato le sirene semplicemente in Etere, che irretiscono l'incauto con i loro
canti eroticamente eccitanti65. Questa interpretazione
viene espressa meravigliosamente in una figura di
sirena raffinatamente ingenua, che adornava un sarcofago ellenistico egiziano66 : un pezzo questo, che riDE,

62

" Stremata, 4, 26, 172, 1 (II, p. 324, 1. 21-23). Clemente aggiunge


qui una specie di applicazione cristiana di questa preghiera greca
per ottenere l'ascesa verso Giove con le ali delle sirene: Ma io prego
che lo Spirito di Cristo mi fornisca di ali per volare verso la mia Gerusalemme . - Per le sirene quali trasportatrici psicopompiche di
anime cfr. lo PS.-CALLISTENE, Historia AUxandri Magni, 2, 40 (p. 90,
M U L L E R ) , ove le sirene sono guide verso la . Sirene
trasportatrici di anime: cfr. le riproduzioni in W E I C K E R , p. 7, fig. 4
e

5. - RE III A,

1,

col.

297,

1.

4-6;

ROSCHER, IV,

611.

" Cratilo, 403 D . - W E I C K E H , p . 58S.

"

Elena,

i68s.

* a PLATONE, Simposio, 216 . ; Fedro, 259 A. - SENOFONTE, M e

morai)., 2, 6, 11, 31.


64
SOFOCLE, fr. 777: & " 8
. Q u i le sirene sono fighe di Forci, secondo il pensiero genuino
di Esiodo ; cfr. WEICKEH, p . 49. Altrove esse sono le figlie di Acheloo :
cfr. WEICKER, p . 4ts; p . 66s. - LIBANIO le chiama cosi nella lettera a
BASILIO citata sopra, alla nota 14 (PG 32, 1089 B ) . - Cfr. anche RE
III A, 1, col. 295, 1. 19-35.
65

Cos gi nel frammento della commedia delle Sirene di E P I -

CARMO, che conservato in ATENEO, VII, 277 F, cfr. W E I C K E R , p . 54.

Pi tardi diviene comune; cfr. i testi in W E I C K E R , p. 71, nota 3.


8 Rirpoduzioni in W E I C K E R , p. i8os, fig. 90 e 91.

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

419

corda in qualche m o d o certa produzione del nostro


roccoc. Per questo, nei suoi Incredibili, ERACLITO,
seguendo la tradizione alessandrina, chiama le sirene
semplicemente , ed qui che ci
si fermati 6 7 . Ora cosa c' di pi facile del trasformare
le sirene, mediante un'allegorismo rarefatto, in simboli
del piacere sensuale? PROCLO lo ha fatto nei suoi c o m menti a Platone, conformandosi totalmente al m o d o
di pensare platonico: per lui le sirene omeriche, gli
esseri ctonici del platonico Cratilo, non sono altro
che dei semplici simboli del piacere mondano e delle
soddisfazioni sensuali, con le quali l'anima viene incatenata al m o n d o 6 8 .
Parallela a questa linea di sviluppo ne corre anche
un'altra, che ha avuto altrettanto peso nella formazione
della susseguente nuova interpretazione cristiana. Gi
nell'antichissima credenza popolare, impiegata poi da
O m e r o , le sirene sono onniscienti , conoscono tutti
i nomi dei passanti, la loro scienza sovrumana, addirittura mostruosa 6 9 . Questa caratteristica del loro essere mitico, favoloso, restata loro, e si ricollega,
assieme con il loro canto seducente, ad un tipo di
sirene, che mette in primo piano il loro aspetto positivo anche pi di quanto non faccia quello a cui abbiamo accennato pi sopra 7 0 . In base a ci, ora si
potranno chiamare sirene i grandi poeti e i dotti,
per esaltare nello stesso tempo la loro sorprendente
sapienza e la loro incantevole facondia. Cos O m e r o
' De inaedibilibus, 14. - RE III A, 1, col. 42-48.
68
Comment. in Platonis CtatyL, 157 e Commetti, in Rempubl., 34,
io. - W E I C K E R , p. 59.
W E I C K E R , p. 38S.
70
W E I C K E R , p. 83.

420

L'ECCLESIOLOGIA D E I PADRI

una sirena, come pure Pindaro 71 . Lo stesso Aristotele riceve questa onorificenza, anche se soltanto da
72
GIULIANO l'apostata : ci fa parte, in forma stereotipa,
delle frasi di cortesia della tarda grecit, come sappiamo
da SINESIO DI CIRENE 7 3 e dal bizantino MANUELE FI74
75
LES . Ma gi OVIDIO parla delle doctae sirenes e
76
CICERONE ne d una spiegazione allegorica .

Con ci abbiamo tracciato le due linee fondamentali


dell'allegoresi precristiana delle sirene. In esse si inserisce ora, senza soluzione di continuit, anche la spiegazione cara ai Padri della Chiesa, ed solo a partire da
esse che si deve valutare se e come l'allegoria cristiana
abbia introdotto qualcosa di nuovo, e in qual modo il
mito cos espressivo si agganci al pensiero genuinamente cristiano.
La ragione per cui i Padri hanno preferito trarre
dalla ricchezza dell'avventura odissaica il mito delle
sirene per servirsene nella simbolica della navigazione
cristiana, non sta soltanto nella popolarit di questo
motivo durante il periodo ellenistico. piuttosto proprio lo strano duplice aspetto delle sirene, questi esseri
belli e ad un tempo pericolosi, demoni dalla scienza
profonda e allo stesso tempo stimolatori dei sensi,
che si prestava ad esprimere i loro concetti genuina77
mente cristiani del , della naviga" Anthologia Graeca, IX, 184; XIV, 102 (BECKBY HI, 114; IV, 222).
Altri documenti in W E I C K E R , p. 83, nota 5.
In Herad., 237 B.
' a Epist. 138 (PG 66, 1529 A ) .
' Carni., 11,1 (MARTINI, p. 21). Cfr. R E III A, 1, cpl. 298,1. 10-14.
' Metamorph., 5, 535.
7
De finibus, 5, 49" CLEMENTE ALESSANDRINO, Protreptuon, i o . 93, 2 (I, p. 68,
1. 17S). Clemente conia questa espressione cosi significativa per la sua

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

421

zione meravigliosa e nello stesso tempo pericolosa della Chiesa. Qui la Chiesa inizia a profilarsi
dinanzi a noi, da principio in modo poco chiaro,
nelle sue grandi linee, come l'opposto pericolo del
bello e dell'incantevole proprio della sapienza mondana e della gioia sensuale, come la comunit, radunata inseparabilmente su di una nave, costituita da
coloro che debbono veleggiare al di l di ogni sapienza e bellezza, e che giungono in patria mediante
il solo legno della nave : per mezzo della croce.
Il mito delle sirene dei Padri della Chiesa come
una clamide, gettata addosso leggermente ed elegantemente, che avvolge e sottolinea ci che essenzialmente cristiano.
Che sia cos, chiaro anche dal secondo motivo che
spinge i Padri ad impiegare allegoricamente il racconto
delle sirene: anche la SACRA SCRITTURA parla di sirene78.
Da un osservazione accidentale, che AMBROGIO fa in
una delle sue omelie su Luca, veniamo a sapere che
qua e l si era scandalizzati per l'impiego indiscriminato
di miti omerici nella predicazione cristiana. Ambrogio
si giustifica citando Is 13,21, e nota: Pertanto, anche
se il Profeta non avesse parlato delle sirene, nessuno
dovrebbe scandalizzarsi di ci (dell'impiego del racconto delle sirene) : anche la Scrittura infatti a coteologia in un altro contesto biblico, poich qui dice : magnificamente pericoloso aggregarsi alle schiere del Signore (cfr. in Zeitschrifi fiir kath. Theol. SS (1931) 252), ma il pensiero teologico del
tutto identico a quello espresso con l'immagine della bella e pericolosa traversata della fede.
78
Ma soltanto nella versione dei LXX (e in molti passi del Teodozione): Giob 30,29. - Is 13,21.22; 34,13; 43,20. - Ger 27 (50), 39. Mich 1,8. - Cfr. anche 4 Mac 15,21.

422

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

noscenza di giganti e della valle dei titani 79. Ora, in


tutti i luoghi citati, i LXX traducono l'ebraico tannm
oppure (Is 13,21) bent anh ( = sciacalli e figli
dello struzzo femmina ) con . Sarebbe molto
interessante studiare pi a fondo in che modo i traduttori ellenistici siano giunti alla strana traduzione
dei nomi ebraici di animali, che non erano scientificamente familiari per essi80. Ad ogni modo, i magnifici passi, soprattutto quelli di Is 13,21.22 sulla devastazione di Babilonia, di Giobbe 30,29 sulla solitudine
della lontananza di Dio, di Is 34,13 sulla devastazione
di Edom, esercitarono sui lettori greci dei LXX la
pi profonda impressione proprio a causa delle orribili e spettrali sirene. Gerolamo ha tradotto tutti questi
passi non pi con sirenes , ma con dracones e
struthiones , ad eccezione di Is 13,22: Et sirenae in
delubris voluptatis ; in tutta la Volgata questo
l'unico caso in cui viene impiegata questa parola.
Egli giustifica esplicitamente questa sua divergenza dai
LXX, e proprio da ci si vede che egli con la sua traduzione (effettivamente anch'essa erronea) non sfugge
per completamente all'immagine delle sirene regnante
in tutte le menti: Sirenae autem ' thennim vocantur
quae nos aut daemones aut monstra quaedam vel
certe dracones magnos interpretabimur, qui cristati
sunt et volantes 81 . E al passo, ove anch'egli conserva
la parola sirene (Is 13,22), fa notare: Et sirenae
requiescunt in delubris voluptatis, quae dulci et morti* Exposilio in evangelium secundum Lucani, 4, 2 (CSEL 32, 4,
p. 139,1. 12-16). Cfr. Gen 6,4. - Deut 2,20 (Volg.). - 2 Re 5,22 LXX.
80
Quel che WEICKER, p. 78S e RE III A, 1, col. 300, 1. 3ss dice
a proposito di ci, non sufficiente.
81
Commentarti in Isaiam, 13, 21 (PL 34, 159 C).

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

423

fero Carmine animas pertrahunt in profundum, ut


saeviente naufragio a lupibus et canibus devorentur 82 .
Anche ORIGENE, del resto, si occupato della natura
delle sirene bibliche. Secondo lui, esse sono
,, di cui narra il mito pagano : esse tentano
con piaceri sensuali i naviganti che passano 83 . Cos
pure EUSEBIO 84 , lo PS.-BASILIO 85 , e, dipendentemente
da questi, ESICHIO 86 e SUIDA 8 7 . da notare la sobria
critica con cui CIRILLO DI ALESSANDRIA afferma che
queste sirene bibliche sono, propriamente parlando,
uccelli solitari, e tuttavia sono simboli adatti a significare
i poeti e i logografi greci 88 . Dipendentemente da lui,
89
PROCOPIO ripete la medesima cosa .
Sulla base di questo sfondo biblico, la sopravvivenza
del mito delle sirene nella letteratura patristica era
ormai assicurata. Se si da uno sguardo alla massa di
interpretazioni patristiche del motivo delle sirene, si
pu affermare, senza esitazione alcuna, che nei pi antichi scritti della letteratura cristiana troviamo in primo
piano quel tipo di interpretazione che considera le sirene
8!
Ivi (PL 24, 216 B ) . - Cfr. anche ivi su h 43,20 (PL 24, 432 C ) :
Pro draconibus quos Theodotio solus, ut in Hebraeo scriptum est,
appellavit ' thannim ', reliqui Sirenas interpretati sunt, ammalia portentuosa, quae dulci Carmine atque mortifero navigantes Scyllaeis
canibus lacerandos praecipitabant . migliore per la sua traduzione
con dracones.
83
Frammento 96 su Lam 4,3 (GCS Origene, III, p. 270, 1. 9-14).
84
Commentarti in Isaiam, 13, 21 (PG 24, 189 D ) ; su Is 43,20 (PG 24,
400 D ) .
85
Comm. in Isaiam, 274 (PG 30, 6 0 : A) : -9-
.
86
Lexicon (ed. J. ALBERTI, Leida 1766), . II, . 1165.
87
Lexicon (ed. G. BERNHARDY, Halle-Braunschweig 1853), v. II,
p. 724S.
88
Comm. in Isaiam (PG 70, 908 d; 748 A; 364 D ) .
P G 87, 2, 2090 A ; 2396 A. Cfr. anche TEOFILATTO (PG 126,
1064 C ) .

424

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

come demoni dalla scienza profonda , e quindi vede


in esse un simbolo della scienza pagana, e pi precisamente dei grandi rappresentanti di questa. Al vertice
si trova CLEMENTE DI ALESSANDRIA. Abbiamo gi
veduto che egli, alla fine del Protrepticon, rileva che
il cristiano, durante il viaggio di sua vita, deve veleggiare oltre i pericoli della pagana : Fug
giamo dunque ' abitudine ', fuggiamola come si
fuggono le sirene, di cui ci parla il mito 90 .
Certo anche qui la sirena gi un animale grazioso ,
come pure il simbolo del piacere , che, con la sua
musica mondana , spinge lo spavaldo acheo verso la
morte. Ma con il concetto dementino di
(che meriterebbe uno studio pi approfondito), questa
allegoresi ci fa entrare soprattutto nella sfera dello
intellettuale, nel grande problema dell'Alessandrino:
Fede e scienza, abitudine, considerata come antico errore, e Chiesa, quale personificazione della visione
nuova e gratuita di Dio, insomma ci fa penetrare nel
cuore stesso della genuina teologia cristiana.
l'insieme dell'antico, del pagano, dell'idolatrico e
dell'immoralit connessa con esso (dunque, in un
certo senso, l'immagine intellettuale della sirena pensata come persona). La verit cristiana amara e
acerba come un farmaco, la costumanza dolce e
titillante 91 . La fede ne rende Uberi, la costumanza
rende servi e incatena 92 . Essa (secondo una
espressione di Euripide) futile sogno ingannevo,0
Protrepticon, 12,118, (I, p. 83,1. IJS). La sirena un
, , < .
" Protrepticon, 10, 109, (, . 77, 1 29)
Protrepticon, 10, 99, (, - 72, 1. 2); , , (, . 73.
1. 6).

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

425

le 93, veleno mortale 94 , vacua sciocchezza 95. Il


Logos ci ha liberati dai legami della costumanza 96, noi
le siamo sfuggiti come un neonato che si svincola dal
seno materno per entrare nella luce della vita 97 , noi
siamo sottratti alla costumanza mediante l'acqua del
battesimo 98 , e con ci siamo chiamati a veleggiare,
ritti sulla carena della nave " del Logos, verso il
porto celeste, verso la visione dei misteri divini, come
dei veri gnostici.
Da questa teologia della appare immedia
tamente chiaro il modo profondamente cristiano in
cui ci si poteva servire del mito delle sirene, per visua
lizzare delle verit pi profonde.
Ora, per, Clemente, con finezza umanistica, conferisce a questo fermo rigetto delle sirene anche una
piega tutta sua. Ai suoi tempi infatti c'erano dei cristiani, i quali rifiutavano radicalmente e con tetra
seriet, qualsiasi rapporto con la sapienza greca, e ci,
come sembra, richiamandosi esplicitamente al mito
di Ulisse. Ci non ammissibile per la teologia di
Clemente riguardante i rapporti tra fede e scienza.
Costoro, egli dice, temono la filosofia greca come
uno spettro ">. Essi si comportano come i cqm3 Protrepticon, io, iot, 3: I, p. 73, 1. 15S. Cfr. EURIPIDE, Ifigenia
in Tauride, 569. - Clemente nota qui espressamente, che noi abbiamo
rinunciato alla abitudine: . Qui
egli pensa certamente alla apotaxis che si compie nel battesimo.
Cfr. in Zeilschrif fiir kath. Tfieolcgie 55 (1931) 254..
14
Protrepticon, io, 89, 2 (I, p. 66, 1. 16).
" Protrepticon, 4, 46, 1 (I, p. 35, 1. I2s); io, 109, 3 (I, p. 78, 1. 7).
Paidagogos, 1, 1, 2 (I, p. 90, 1. io).
Sfrontata, 3, 16, 101 (II, p. 242, 1. 2is).
8 Protrepticon, io, 99, 3 (I, p. 72, 1. 7-9).
Paidagogos, 1, 1, I (I, p. 90, 1. 4).
100
Straniata, 6, io, 80, 5 (II, p. 472, 1. 2).

426

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

pagni di Ulisse, si tappano le orecchie e non vogliono


udire assolutamente nulla della pericolosa sapienza.
Qui Clemente difende semplicemente il meraviglioso
pericolo della fede ecclesiastica, che non ha bisogno
di questa cieca paura : Sembra che la maggior parte
di coloro che si sono votati al nome (di cristiani), somiglino ai compagni di Ulisse, poich, senza alcuna
comprensione per una buona cultura, si dedicano alla
dottrina della fede, e cos la loro nave oltrepassa non
soltanto le ' sirene ', ma anche qualsiasi genere di
ritmo e di melodia, essendosi essi tappate le orecchie
mediante il rifiuto di qualsiasi scienza, perch sanno
che essi non troverebbero pi la via di casa una volta
che avessero prestato, anche per un solo momento,
ascolto alla sapienza greca 101 . Non cos si comporta
il vero gnostico: per un certo tempo egli indugia con
calma in queste cose della cultura filosofica greca,
cose che lo favoriscono nella fede, in quanto gli
sono utili per assicurare la dottrina della fede e lo
aiutano a tornare alla casa paterna della vera filosofia 102 . Lo gnostico non viene reso vacillante n
dai discorsi fallaci, n dal piacere che fa perdere la
testa 103. Egli sa distinguere bene tra muse e sirene , come fu capace di fare il vecchio Pitagora 104 .
Ma soltanto pochi sono capaci di ci, soltanto gli elet101

Stornata, 6, n, 89, 1 (I, p. 476, 1. 14-18).


Ivi: II, p. 476, I. 24S:
- .
108
Sfrontata, 6, 10, 81, 3 (, 472,1. I2s); e sono
qui i termini perfettamente corrispondenti al doppio aspetto delle
sirene.
104
Straniata, 1, io, 48, 6 (II, . 32, l. 8). Cfr. per questo TEODOHETO, Graec. affect. cur., 8, 1 (PG 83, 1008 A).
102

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

427

ti sanno farlo. Basta che uno solo abbia superato


le sirene 105 .
Del resto, questa visione liberale di Clemente
di provenienza pi antica. Il Discorso ai Greci dello
PS.-GIUSTINO, che si pu datare ancora al secondo
secolo, indica come motivo del rigetto della rapsodia
omerica anche i seguenti concetti: Il figlio di Laerte
di Itaca diventato propriamente famoso soltanto per
una cattiva qualit. Il modo in cui egli super navigando le sirene ci mostra chiaramente per che egli
era totalmente digiuno della vera sapienza: egli, infatti, non era in grado di tapparsi le orecchie soltanto
con la sapienza 106 . Questa sorprendente argomentazione presuppone dei concetti simili a quelli espressi
da Clemente: il cristiano deve passare oltre le sirene,
non con le orecchie tappate, ma con il sapiente dono
del discernimento , con la . Noi
parleremo pi diffusamente di questo giudizio su
Ulisse. Ma nella sirenologia patristica in genere non
si era affatto di apertura cos liberale. Nel terzo secolo,
l'Esortazione ai Greci, anch'essa erroneamente attribuita a GIUSTINO, parla pure del saggio dono del
discernimento , con cui un cristiano sa giudicare tra
il retto onore di Dio e le lusinghiere favole della
sapienza greca. Gli stessi Platone e Aristotele vengono
presentati qui come delle seducenti sirene : Nessuno
tra coloro che sanno discernere, preferir la bella
UH Ivi (II, p. 32, 1. io). Cfr. anche le esposizioni di Stromata, 2, 2,
9, 7 (II, p. 118, 1. 8-io), ove il potere sovrumano del canto delle
sirene viene paragonato alla forza della fede, che ci obbliga alla confessione t quasi contro la nostra volont .
10s
Orario ad Gentiles, 1 (OTTO, , 2, p. 4, 1. 11 sino a p. 6,
Li).

428

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

eloquenza di questi due alla salvezza della sua anima,


ma, conforme a quella vecchia favola, egli si tapper
le orecchie con cera, e cos riuscir a sfuggire al dolce
pericolo delle sirene che lo minaccia. I due sunnominati uomini, infatti, ci presentano i loro lusinghieri
discorsi sotto forma di esca appetitosa (qui si sente il
motivo culinario del racconto delle sirene presente
nella commedia attica) 107 , e cercano in tal modo di
stornare molti dal vero onore di Dio 108 . cos che
le sirene diventano il simbolo della dottrina pagana.
Esse, come dice METODIO DI FILIPPI, cantano agli
uomini il canto del sepolcro che risuona dolcemente:
noi per abbiamo orecchie soltanto per il canto della
dottrina dei divini misteri 109 . I nostri teologi, cos
ancora il retore ZACCARIA, non cantano in modo cos
seducente come il vostro Platone e gli altri sapienti
di Grecia, i quali, con il piacere del loro canto, imitano le sirene omeriche e incantano le orecchie del
compiacente ascoltatore, per punirlo poi con la morte.
Perci, io esalto quell'eroe di Itaca, che non permise
che accadesse una cosa cos rovinosa, ma con il suo dono
del discernimento vinse l'astuzia delle sirene n o . Come si vede, ora Ulisse il modello dei cristiani: un
cangiamento significativo questo, di cui parleremo
ancora pi diffusamente. Servendosi dunque della cera
omerica, il cristiano deve rendersi sordo alle favole
107

Cfr. per questo WEICKEH, Der Seelenvogel, p. 53-55.


Cohortatio ai Gentiles, 36 (OTTO, III, 2, p. 116, 1. 20 sino a
p. 118, 1. 3)
10 De autexusio, 1, 1 (GCS Metodio, p. 145, 1. 3 sino a p. 147,
1. 20). - Cfr. anche METODIO, De resurrectione, 28, 1 : GCS Metodio,
p. 256, 1. 21 sino a p. 257, 1. 2.
110
De opificio mundi (PG 85, 1037 A).
108

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

429

g r e c h e m . BASILIO d ai suoi discepoli un eguale


consiglio 112 . E CIRILLO ALESSANDRINO, come abbiamo
gi accennato, chiama sirene i maestri del paganesimo greco: ,
1 3 .
Si tratta semplicemente di un ovvio sviluppo del
cosiddetto tipo dottrinale dell'allegoria delle sirene,
del quale abbiamo parlato sin qui, quando ben presto
si comincia a vedere sotto l'immagine delle sirene,
non soltanto la costumanza della sapienza greca
pagana, ma anche il pericolo dell'eresia in seno al
cristianesimo. La pi antica testimonianza di ci viene
fornita da IPPOLITO DI ROMA 114 . Per questi, i dogmi
degli eretici gnostici sono come il mare battuto dalla
tempesta, nel quale si trovano le isole delle sirene.
Per lui, le sirene sono delle orribili, cattive bestie ,
che con la loro voce gentile allettano i passanti ad
accostarsi. Anche Ippolito ora d un consiglio che
di grande interesse per la teologia del pericoloso .
Quelli tra i cristiani che sono deboli debbono tapparsi le orecchie con la cera, e cos supereranno con
la nave i dogmi dell'eresia . Soltanto al forte, dunque,
viene riservato il modo con cui Ulisse, ascoltando,
ma legato, super il pericolo. Per merito del popolare
FISIOLOGO, l'applicazione delle sirene agli eretici e
ipocriti nella Chiesa , divenuta universalmente no111

Ivi (PG 85, 1073 B).


Ad adolescente;, 2 (PG 31, 568 D; 569 A). Cfr. anche Epist. 1, 1
(PG 32, 221 A).
113
Cammentarius in Isaiam prophetam (PG 70, 908 D).
114
Elenchos, 7, 13, 1-3 (GCS IPPOLITO, III, p. 190, 1. 21 sino a
p. 191, 1. 11).
112

430

L ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

ta 115 . Pu darsi che GEROLAMO si rifaccia al Fisiologo,


fiorito probabilmente in Cesarea poco prima del suo
soggiorno in Palestina, quando dice: Lugebunt quasi
filiae sirenarum, dulcia enim sunt haereticorum carmina
et suavi voce populos decipientia. Nec potest eorum
cantica praeterire nisi qui obturaverit aurem suam et
quasi surdus evaserit 1 1 6 . Colui che, secondo la parola dell'Apostolo (2Tim 4,3.4), ascolta le favole degli
eretici con orecchie lusingate, dice lo PS.-DIONISIO,
deve essere considerato come uno vinto dalle sirene ,
poich si dimenticato del ritorno in patria n 7 .
La tentazione delle sirene dei pagani e degli eretici
si rivela sino nel suo pi intimo come imitazione di
di quel primo inganno degli uomini che Satana mise
in opera, come dice esplicitamente Ammonizione ai
118
pagani . In ultima analisi dunque, secondo METODIO
le sirene di O m e r o sono gli allettamenti e le arti dei
d e m o n i 1 1 9 . Da tutto ci si vede quanto fortemente
e quanto insistentemente la teologia patristica sia restata consapevole del centro propriamente dommatico
anche in questi settori pi periferici dell'allegoria. Il
mito delle sirene soltanto una veste della consapevoli physiologus, 13 (p. 245S, LAUCHERT). L'edizione critica di
S. SBORDONE (Firenze-Milano 1936) porta nel testo (p. 51-53) il
commentario sinora pi completo con testimonianze patristiche, sul
mito delle sirene. Ma anche qui i testi sono messi in fila senza scelta. Per la storia dell'origine del Physiologus cfr. M. WELLMANN, Der
Physiologus. Eine religionsgeschichtlichnaturwissenschaftliche Untersuckung
(Philologus, Supplemento XXII, 1, Lipsia 1930).
115
Commentarti in Michaeam prophetam, 1, 1 (PL 25, 1158C).
117
Commeniarius in Isaiam prophetam, 276 (PG 30, 604 C).
8
" Cohortatio ad Gentiles, 36 (OTTO III, 2, p. 118, col. 3s).
119
Simposio, 8, 1 (GCS Metodio, p. 81, 1. i6s). - Cfr. anche
EUSEBIO, Comm. in Isaiam, al v. 43,20 (PG 24, 400 D):
; .

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

431

lezza, vissuta con passione, secondo cui il cristiano,


nel suo viaggio verso il porto dell'eternit, posto
di fronte alla scelta sovranamente libera, ma anche
mortalmente pericolosa, tra fede e miscredenza.
sulla barca della Chiesa, per, che si compie questa
scelta, e ci, come vedremo ancora, stando legati
all'albero di questa barca ecclesiastica: alla croce.
Ci rimane ancora da accennare alla seconda linea
di sviluppo della allegoria cristiana delle sirene. Qui
le sirene verranno considerate piuttosto come delle
etere incantatrici, e quindi come simboli del piacere
sensuale, che pu mettere in pericolo la salvezza del
cristiano durante il suo viaggio. Questo modo di vedere
certamente pi recente di quello delineato pi sopra,
ma quello che ha avuto il sopravvento.
Gi IPPOLITO era stato consapevole di questo duplice carattere delle sirene: egli distingue chiaramente
tra i due pericoli che esse rappresentano per il cristiano.
Oltre alla seduzione per mezzo di eresie, esse possono
incitare facilmente alla libidine con il loro soave
canto 120 . Ma AMBROGIO che, per primo, contribuisce all'affermazione di questa interpretazione. Secondo lui, le sirene di cui parlano la Sacra Scrittura e
la gentilis historia, significano il piacere mondano :
Earum autem interpretatio haec est: Voluptas vocis
et quaedam adulatio. Ita ergo saeculi voluptas nos
quadam carnali adulatione delectat ut decipiat 121 .
Di qui segue una sottile distinzione, importante per
l'ascesi di Ambrogio. Non stato il pericolo della
riva in quanto tale che espone il navigante al pericolo
"" Elenchos, 7, 13, 3 (GCS IPPOLITO, IH, p. 191, 1- 8).
L 1

" Explanatio in Ps. 43, 75 (CSEL 64, p. 315, 1. 11-17).

432

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

di morte, ma soltanto il dolce canto delle sirene: cos,


non la carne in quanto tale che peccaminosa, ma
soltanto i suoi stimoli e le sue attrattive sfrenate. Dolce
e fatale , questa , d'ora in poi, la formula impiegata
per indicare il piacere carnale, che storna il cristiano
dal suo cammino verso la patria. Secondo le Sante
Scritture, le sirene abitano, sempre al dire di Ambrogio,
in Babilonia (Ger 27,39), ossia nel disordine del
piacere mondano : Et Hieremias de Babylonia memoravit quod habitabunt in ea fliae Sirenum, ut
ostenderet Babylonis, hoc est saecularis confusionis
illecebras, vetustae lasciviae fabulis comparandas: quae
velut scopuloso in istius vitae littore dulcem resonare
quandam sed mortiferam cantilenam ad capiendos animos adolescentium viderentur 122. Il pericolo, che
minaccia il cristiano, dunque il malfamato naufragio
del piacere, il cui modello il mito dell'Odissea:
Famosum illud voluptatis naufragium 123 . Nello
stesso senso si esprime SIDONIO Apollinare a proposito
di un giovane convertito, che, a causa delle tentazioni
erotiche, si tapp le orecchie con cera oddissaica
e cos sfugg alle meretricia blandimenta delle sirene 124 . GEROLAMO, tanto infiammato per l'ascesi e
per la verginit, considerava il mito delle sirene, al
quale dovette pensare durante il suo viaggio ascetico
verso la Palestina, un simbolo impiegato volentieri.
Non ascoltate il canto delle sirene di Goviniano, egli
consiglia alle sue vergini, questo concionator volup1,1

De fide ad Gratianum, 3, 1, 4 (PL 16, 590 C).


Expositio in euangelium secundum Lucam, 4, 2 (CSEL 32, 4,
p. 139. 1. 20).
"* Epist. 9, 6 (PL 58, <520 C).
123

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

433

tuosissimus : immo quasi sirenarum cantus et fabulas


clausa aure transite 1 2 s . Ed alla vedova Fulvia scrive
che essa dovrebbe scacciare dalla sua pia casa tutte le
suonatrici di canti mondani : Quasi mortifera sirenarum carmina proturba ex aedibus tuis 126 . Breve
il piacere dei sensi, dice il proverbio ascetico : Quid
mihi et voluptati quae in brevi perit? Quid cum hoc
dulci et mortifero cannine sirenarum? 127 .
Nel quinto secolo, le sirene vennero completamente trasformate nel simbolo irreale del piacere sensuale. Lo sottolinea in modo esplicito PAOLINO DA
NOLA : Nam quod llae Sirenae fuisse figuntur, id
revera sunt inlecebrae cupiditatum et blandimenta vitiorum. Habent enim in specie lenocinium, in gustu
venenum, quorum usus in crimine, pretium in morte
numeratur 128 . SINESIO scrive in una lettera: ^
-.
&
1 2 9 . GIULIANO DI ALICARNASSO chiama il canto
130

delle sirene semplicemente canto di animali .


L'allegoria si allontana sempre pi dal terreno della
cultura vivente che la sosteneva, e si rifugia nell'anonimit morale-ascetica. Ma da notare quanto popolare
rimanga il mito almeno in questa forma, soprattutto
nel mondo delle rappresentazioni erudite della tarda
135

Adversus Jovinianunt, i, 4 (PL 23, 215 B).


Epist. 54, 13 (CSEL 54, p. 479, 1. 6).
i Epist. 22, 18 (CSEL 54, p. 167,1. 10-12). Cfr. anche Epist. 82,5
(CSEL 55, p. 112, 1. 8-10)).
" Epist. 16, 7 (CSEL 29, p. 121, 1. 18-22).
'* Epist. 145 (PG 66, 1541 A).
130
Commento a Giob 30, 29 (ed. H. USENER, in Rhein. Museum
f. Phil., N. S., (1900) 324).
12

434

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

antichit latina, come, ad esempio, in CASSIODORO 131,


in SIDONIO 132 e pi tardi nell'erudizione dei poeti
carolingi, come in un DUNGAL 133, in un ALDELMO 1 3 4 .
Cos, le antiche sirene si trasformano, presso LEANDRO
DI SIVIGLIA, in dame mondane, il cui inutile chiacchierio deve essere evitato dalle monache 135. Un contemporaneo di BERNARDO DI CHIARAVALLE dice ancora : Cantus sirenarum sunt verba saecularium mulierum 136 . E nell'istruzione che ONORIO di AUTUM

d per la rianimazione di noiose prediche, viene ampiamente trattato anche il mito delle sirene. Esse rappresentano le tre tentazioni del piacere mondano: il
duca Ulisse , che le supera vittoriosamente, come
un grande modello mistico del cristiano 137. Tutto ci
ramgurato in modo semplice e profondo nel libro
di immagini di HERRAT DI LANDSPERG: vi si pu vedere,

rivestito di una ferrea armatura, simile ad un buon


cavaliere, il duca Ulisse legato al suo albero mentre
supera con la nave le pericolose sirene: Dux Ulysses
praeternavigans iussit se ad malum navis ligare... et
sic periculum illaesus evasit 138.
131

Variar., 2, 40 (MGH, Auct. ant., 12, p. 71, 1. 22-31).


Carme 9, 163 (MGH, Auct. ant., 8, p. 222).
Epistola 6 (MGH, Epist., 4, p. 581, 1. 9-13).
134
De virginitate, 40 (MGH, Auct. ant., 15, p. 292, 1. 17S.) Chartae, 1 (MGH, Auct. ant., 15, p. 508, 1. 6-9).
135
Regina, 1 (PL 72, 881 D; 882 A).
136
De modo bene vivendi, 57 (PL 184, 1285 D ) . - Per la sopravvivenza della rappresentazione delle sirene nell'antico francese cfr.
R E III A, 1, col. 305.
13
' Speculum Ecclesiae, Homilia in Septuagesimam (PL 172, 855 s).
133
Hortus deliciarum (ed. STEAUB-KELLER, Strasburgo 1879-99),
testo p. 435; immagini, tavv. 58 e 57. - Per la sopravvivenza della
rappresentazione delle sirene nella sfera della lingua tedesca cfr. il
dizionario di G E I M M , X, 1, Lipsia 1905, p. 1230SS. - Ci piace rilevare
132

133

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

435

Certamente, la storia dell'allegoria cristiana delle


sirene non un notevole pezzo di storia delle idee
teologiche. Essa proviene, per, da un contesto cristiano molto profondo, che, ad ogni modo, noi abbiamo potuto indicare. Ci verr messo in piena luce,
se ora introdurremo nelle linee gi disegnate ci che
la simbolica patristica ebbe a dire intorno al passo
principale del mito omerico: l'astuzia odissaica di farsi
legare all'albero. Qui, infatti, si trova il nocciolo pi
intimo, intorno al quale si depositata la teologia del
pericolo meraviglioso e della salvezza mediante il
legno della croce.

3. IL CRISTIANO COME ULISSE

Premettiamo subito: ci che stiamo per trattare ora,


non si situa troppo perfettamente all'interno della
cornice che noi abbiamo tracciato per questo primo
studio sul tema generale Antenna Crucis . Infatti appauna testimonianza sin qui completamente ignorata. L'esegeta CORNELIO A LAPIDE nel suo commento a Is 13,22, citando ci che Ambrogio
ha saputo dire nel suo commento al vangelo di Luca a proposito delle
sirene, narra che anche nella sua patria frisone stata catturata ancora ai nostri tempi una sirena del mare, met fanciulla e met pesce,
la quale vissuta per lungo tempo tra gli uomini appendendo persino
a cucire: Commetti, in Isaiam 13,22 (Opera, ed. Vivs, Parigi 1866,
v. io, p. 282). Si tratta certamente di una elaborazione poetica germanica, di cui abbiamo gi un esempio in NOTKERO IL TEDESCO (I, 12,
25, PIPER): Sirenes sunt meretier, fone dero sange intslafent die verige
etpatiuntur naufragium. Cfr. anche UGO DI S. VITTORE (PL 177, 78 BC) :
de Sirenarum natura. - VINCENZO DI BEAUVAIS, Specutum naturale, 32,
121 (ed. Strasburgo 1483). ALANO AB INSULIS, De planctu naturae
(PL 210, 437 ; 46i D) ; Liber parabolarum (PL 210, 586 C). - DANTE,

Purgai. XIX, 19. - Altre testimonianze medievali in PvE III ,A I,


col. 306S.

436

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

rir chiaro che l'impiego cristiano del racconto omerico


di Ulisse legato (e proprio in questo punto l'allegoria
patristica va essenzialmente oltre tutti i modelli antichi) pensabile soltanto a condizione che l'albero della
nave, che rappresenta la Chiesa, sia il simbolo della
croce. Noi tratteremo questa allegoria in modo esauriente quanto alla sua origine e quanto alla sua storia.
Qui anticiperemo dunque soltanto questo: l'antico
cristiano vedeva nell'albero della nave, che il suo occhio scorgeva quotidianamente veleggiare sul mare,
un'immagine, anzi una copia fsica della croce di
Cristo, proprio perch albero e antenna si intersecavano in forma di croce, e cos raffiguravano la crux
immissa dinanzi all'occhio cristiano. Senza questo
albero e senza la vela fissata all'antenna, la nave non
pu muoversi in mezzo alle onde; cos neppure la
Chiesa pu giungere al porto della patria eterna senza
il legno della croce : tutto ci patrimonio dell'antico pensiero teologico, come sappiamo da GIUSTINO 139
e TERTULLIANO

140

da MINUCIO

141

ed IPPOLITO

142

139
Dialog., 138, 2 (OTTO II, 1, p. 486, 1. 23). - Apol., 1, 55, 2
(OTTO I, p. 150,1. 10-14) ci gi riconoscibile nelle cose fisicamente
visibili: '
,
.
140
Cfr. Ad nat., 1, 12 (CSEL 2, . 8, 1. 27 sino a . 82, 1. $). Adversus Mauionem, 3, 18 (CSEL 47, . 406, 1. 21-26). - Adversus
Judaeos, io (PL 2, 626 C). Ovunque il parallelismo antenna^crux
fondamentale. Cfr. anche De idoloatria, 24 (CSEL 20, p. 57,1. 16),
ove vien detto che la nave della fede naviga attraverso gli scogli dell'idolatria, con vele gonfiate dallo Spirito, immune da pericoli, se
prudente: velificata Spiritu Dei fides navigai, tuta si cauta.
i" Ottavio, 29, 8 (CSEL 2, p. 43, 1. 10-15).
14!
Frammento 4 su Gen 8,1 (GCS Ippolito, I, 2, p. oos). - De
Antichristo, 59 (GCS IPPOLITO, I, 2, p. 39, 1. 12 - p. 40, 1. 9). - Frammento 3 su Prov 30,19 (ivi, p. 165).

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

437

Anche il perfezionamento del significato cristiano


del mito odissaico deriva ora la sua forza dalla validit
di questa rappresentazione allegorica. Il cristiano, che
sulla nave della Chiesa veleggia verso la patria, che
circondato dai pericoli delle sirene che ne mettono
in forse la salvezza, e cio dai pericoli dell'infedelt
(o dell'eresia) e del piacere sensuale, deve comportarsi
come il sagace Ulisse e legarsi con fortissimi lacci al
suo albero, Ta croce: cos sfuggir a qualsiasi pericolo
di naufrgio e giunger in patria. Con l'allegoria del
legarsi all'albero l'interpretazione cristiana penetra pi
fortemente che non con quella delle sirene, in pensieri veramente teologici, non sottintesi in modo alcuno nell'allegoria ellenistica di Ulisse: il paragone
albero=croce certamente soltanto cristiano 143.
Comunque, esso fu sostenuto dal favore di cui godevano le rappresentazioni del navigatore legato all'albero 144. Basti, ad esempio, considerare soltanto il
vaso a figure rosse proveniente da Vulci (British Museum), con le sue antenne a forma di croce chiaramente disegnate e con Ulisse legato, verso il quale
le sirene guardano sbalordite 145 . Anche i cristiani polis Prescindendo da certe similitudini nautiche e di cultura generale nell'antichit ellenistica, che erano favorevoli al paragone
simbolico. Ci verr dimostrato meglio pi sotto.
114
Cfr. per questo A. BOLTE, De monumentis ad Odysseam pertinentibus, Berlino 1882. - FR. MUIXER, Die antiken Odyssee-IUustrationen, Berlino 1913. - G. WEICKES, Der Seelenvogel, Lipsia 1902,
p. 162-165; p 183; p. 204-206. La pi completa raccolta di tutte le
raffigurazioni del mito trovate sino ad oggi, in E. WusT, RE XVII,
2 (1937). col. 1974, 1. 6oss.

i Riproduzione in WBICKER, p. 165, fig. 85. - DARBMBERG-

SAGLIO, IV, 1 (1904), col. 37, fig. 5288. - ROSCHER, Lex. Myth., IV,
col. 605. - Cfr. per questo anche, testo e riproduzione in A. KOSTER,
Das antike Seewesen, Berlino 1923, p. 97. - J. KROMAYER e G. VBITH,

438

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

tevano vedere disegnato su piatti e vasi, su lampade,


carnei e stampi per focacce, questo mito popolare e
familiare a tutti. Senza dubbio essi guardavano queste
immagini di navi con lo stesso spirito con cui MiNUCIO FELICE scriveva: Signum sane crucis naturaliter visimus in navi, cum velis tumentibus vehitur,
cum expansis palmulis labitur ... ita signo crucis aut
ratio naturalis innititur aut vestra religio forma tur 146 .
E quelli di loro che erano colti, pensavano al legno
della croce, allorch leggevano i famosi versi della
Odissea :

' 8' -
, ' ' .
Essi permisero a me solo di ascoltare le voci, tuttavia
mi legano con stretti legacci, affinch rimanga fermo,
ben saldo all'albero e lasci che i cavi ne siano garanti 147 .
Prima per di esporre i testi patristici, dobbiamo
occuparci del contrastante giudizio sul saggio Ulisse,
che si trova presso i Padri. Vi abbiamo gi accennato
brevemente pi sopra. Si tratta di una eco, sin qui
non presa in considerazione, del contrastatissimo giudizio sull'astuto Laertide, che si riscontra nella cultura
ellenistica. noto che PLATONE ed EPICURO (anche
se per motivi diversi), hanno esercitato una taglientissima critica sulla teologia omerica e soprattutto
Heerwesen una Kriegfuhrung der Griechen und Romer, Monaco 1928,
tav. IO, riprod. 44. - Un'altra rappresentazione di un lekythos attico
facilmente accessibile in E. BETHE, Die griechische Dichtung, Handbuch d. Literaturwissenschaft, Postdam 1929, p. 39, fig. 33.
" Ottavio, 29, 8 (CSEL 2, p. 43, 1. 10-15).
"' Odissea XII, 160-62.

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

439

sull'incerta etica delle astuzie odissaiche. La Stoa invece


e, soprattutto, i neoplatonici hanno difeso Omero
servendosi di tutte le arti allegoriche 148 . Le Allegorie
Omeriche di ERACLITO e le allegorie dell'Iliade di PROCLO
ne sono un esempio tipico. Per esse, Ulisse non lo
sfacciato mentitore, ma il pi saggio tra tutti coloro
che conoscono l'arte di vivere. Se PLATONE lo chiama
ancora, per disprezzo, il 1 4 9 , per PLAUTO
gi il tipo del saggio consigliere: semplicemente
meus Ulixes150. Questo duplice giudizio si trova, ora,
anche nell'allegoria cristiana di Ulisse, e precisamente
in base al punto di vista della vittoriosa libert cristiana
consapevole della propria forza. Gi il Discorso ai
Greci dello PSEUDO-GIUSTINO deride la cera omerica
e chiama questa astuzia una famosa depravazione 1B1.
Clemente d'Alessandria rimprovera al vegliardo di
Itaca di essere sensibile soltanto al fumo della
patria terrena 152 : qui dunque, Ulisse non modello
per i cristiani, ma piuttosto il tipo dell'uomo di quaggi, proprio come presso lo Pseudo-Giustino tipo
dei greci disperatamente privi di qualsiasi saggezza
ultraterrena. Ci ancor pi chiaro in METODIO,
che per l'appunto chiama Ulisse vecchio di Itaca.
Qui egli precisamente l'antitipo di ogni saggezza
e libert cristiana: Il vecchio di Itaca voleva, come
X4t
Per la letteratura complessiva e per una ricca citazione di fonti
sulla questione, cfr. in E. WtsT, RE XVII, 2 (1937) col. 1913-1916.
* Polit., 3, 390 A.
150
Menaechmi, 902.
161
Oratio ad Gentiles, 1 (OTTO III, 2, p. 4,1.1 IS : '
. Solo ZWICKER
richiama brevemente l'attenzione su questo notevole cambiamento
di giudizio cristiano su Ulisse, in RE III, A (1927) col. 300, 1. 48-55.
a Protrepticon, 9, 86, 2 (I, p. 64, 1. 29-31).

440

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

narra il mito dei Greci ascoltare il canto delle sirene,


poich questo era estremamente dolce di suono e
licenzioso. Perci egli veleggi oltre la Sicilia legato,
e tapp le orecchie dei suoi compagni. Non perch
egli fosse geloso che essi ascoltassero le sirene, e neppure per semplice piacere di essere legato, ma soltanto
perch la fine di quei canti significava morte per tutti
gli ascoltatori: tale infatti era, secondo i Greci, la
natura di quel canto delle sirene . Non cosi noi
cristiani , continua Metodio, Noi non ascoltiamo il
' canto fatale ' delle sirene, ma gli inni dei profeti,
i quali terminano non con la morte, ma con la ' salvezza eterna '. Dinanzi a questo coro divino non c'
bisogno di tapparsi le orecchie n di farsi legare : Da
noi non ci sono sirene siciliane n legami odissaici
n cera versata nelle orecchie, da noi c' soltanto perfetta libert da qualsiasi legame, chiunque vuol pu
venire qui ad ascoltare liberamente . 153 . Qui si sente
certamente quel rifiuto dell'applicazione delle allegorie omeriche, contro cui si indirizzava Clemente Alessandrino nella sua lotta contro la semplice fede dei
cristiani non istruiti, e che Ambrogio subodorava ancora nei suoi uditori. Anche questa allegoria negativa
non si imposta, ma quella opposta, quella che vedeva
in Ulisse il modello della sapienza, e solo per questo
la spiegazione cristiana della simbolica dell'albero della
nave ha potuto affermarsi. Il navigatore di Itaca
153
De autexusio, i, i-4( GCS Metodio, p. 145, 1. 3 sino a p. 145,
]. 16). Cos la testimonianza di Metodio si distingue realmente dalla
linea delle citazioni patristiche in favore di una interpretazione simbolica cristiana di Ulisse. Ma il modo in cui Metodio argomenta,
suppone tuttavia la popolarit dell'allegoresi omerica interpretata cristianamente.

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

441

cos anche per i Padri della Chiesa, a cominciare ancora


una volta da Clemente Alessandrino154, il Providus
Ithacus155, il sapiens Ithacus156. PAOLINO loda la astutia
Ulixis 157, e la tarda antichit patristica, come pure il
devoto Medioevo, hanno letto le bizzarre etimologie
di FULGENZIO, che deriva il nome di Ulixes da
= omnium peregrinus, et quia sapientia ab
omnibus mundi rebus peregrina est, ideo astutior
Ulixes dictus est 1 5 8 . Ancora ONOKIO D'AUTUN dice:
Ulixes dicitur sapiens 1 5 9 .
Nel patetico capitolo conclusivo dell'esortazione ai
pagani di Clemente di Alessandria ci viene conservata
la pi antica testimonianza dell'allegoria cristiana di
Ulisse. Il testo suona cos 160 :
, ."
,
] - ,
S-
- .
Passa oltre al canto (delle sirene), esso produce
morte. Se vuoi, puoi diventare vittorioso della corru
zione, e, legato al legno, sarai immune da qualsiasi
"* Stromata, 6, i l , 89, 1, 2 (II, p. 476, 1. 24-26).
DUNGAL SCOTO, Epist. 6 ( M G H Epist., 5, p . 581, 1. 11).
150
CASSIODOKO, Variar., 2, 40 ( M G H Auct. ant., p. 71, 1. 30).
157
Epist. 16 (CSEL 29, p. 121, 1. 2is).
158
Fabulae secundum philosophiam moraliter expositae, 2, 8. - Cfr.
RE XVII, 2, col. 1910, 1. 18-22. - RE VII, 1 (1910), col. 215SS.
sa PL iy2, 857 A. - Per lo studio pi recente sulla mitologia
di Ulisse nel medioevo, soprattutto in Dante, cfr. G. RABUSE, Die
tetzte Irrfahrt des Dantischen Odysseus, in Festschrift jiir Walter Heinrich
Graz 1963, p. 99-126. - AISCHA HELL, Odysseus bei Dante, in Deutsches
Dante-Jahrbuch 38 (i960) 87-91. - Per ulteriore bibliografia cfr. in
G. RABUSE.
1,0
Protrepticon, 12, 118, 4 (I, p. 83, 1. 24-27).
155

442

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

naufragio. Il Logos di Dio guider la tua nave e lo


Pneuma che santo ti far giungere al porto del cielo .
In questo brano appaiono chiaramente le linee
fondamentali della teologia che sta dietro a tutta l'allegoresi. Se, come abbiamo veduto, le sirene sono
la personificazione della -, a cui si rinunciato nel battesimo, ora ne viene messo in evidenza
l'opposto: la salvezza possibile soltanto perch il
cristiano ha un legno a cui legato mentre sta su una
nave, di cui il Logos carena e timoniere e che
si trova in alto mare diretta verso il porto dell'eternit.
Il cristianesimo dunque essere legato alla libert,
come suggerisce la terminologia molto spirituale del
detto: - . Il cristianesimo
: non pi questione di scaltrezza odissaica, ma di
ibuona volont; inoltre un viaggio trinitario:
timoniere il Logos, vento nella vela lo Spirito, mta
> la Patria celeste cori la sua iniziazione definitiva ai mistri eterni: 11 . Che Cle
mente, con la breve espressione legno , voglia si
gnificare semplicemente la croce di Cristo, lo si ri
cava chiaramente dalla sua abituale terminologia teo
logica. Per lui significa sempre la croce 1 2 ,
esattamente come, per la pi antica teologia prima di
lui, nella LETTERA DI BARNABA 163 e nell'apologeta
181

Ivi (I, p . 83, 1. 28s).


Paidagogos, 1, 5, 23, 1 (I, p. 103, ]. 28). - Protrepticon, 12, 119, 3
(I, p. 84, 1. 19). - Sfrontata, 1, 24, 164, 4 (II, p. 103, 1. 6). - Ivi, 2, 4,
19, I (II, p . 122, 1. l 6 ) .
1113
Lettera di Barnaba, 11 e 12 (FUNK, I, p. 71-75). Acqua e
legno (croce) costituiscono un tipo dottrinale, che appartiene ai
pi antichi di tutta la teologia cristiana. Cfr. per questo Flumina de
ventre Christi , sopra a p. 359S.
1,1

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

443

164

. Noi siamo salvati mediante l'acqua e


il legno : mediante il battesimo che produce salvezza
in virt del legno della croce, oppure, parlando con
l'immagine: mediante il legno della nave che ci trasporta attraverso il mare del mondo. Il legno contiene in s il mistero della croce , dice GIUSTINO 165.
Cos, qui Clemente nella stessa direzione in cui era
precisamente Giustino nel paragonare il legno della croce con l'albero della nave: il cristiano deve essere come
il reduce Ulisse, legato al legno. Che qui abbiamo a
che fare con un topos dottrinale primitivo, lo si deduce dal fatto che anche IPPOLITO DI ROMA, certamente indipendente da Clemente, espone la medesima
allegoria. Anche per lui l'astuzia del saggio Ulisse
modello di una sublime sapienza, che possibile soltanto a pochi cristiani. Se egli dunque d alla maggior
parte di questi il consiglio di tapparsi le orecchie a
somiglianza dei compagni di Ulisse, quando ascoltano
le dottrine ereticali degli gnostici, ci non vale per
i forti nella fede: questi piuttosto, come Ulisse, debbono ascoltare, ma legati alla croce:
GIUSTINO

() '
,

' -
...
> 184

1. 2).
1,5

Dialog., 138, 2 (OTTO, , , . 486, 1. 2 sino 1 . 488,


Ivi (. 486, 1. 23)

444

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

-9-., , pS-166.
Ulisse tapp con la cera le orecchie dei suoi compagni di viaggio, ma fece legare se stesso al legno,
e cos super vittorioso e senza pericolo le sirene,
nonostante ne ascoltasse il canto. Anche io consiglio
di agire cos a tutti coloro che si trovano in una situazione identica: quindi, tapparsi le orecchie con
la cera, memori della propria debolezza, e cos veleggiare attraverso gli insegnamenti delle eresie ... farsi
legare con fede al legno di Cristo e cos ascoltare senza
timore alcuno, fidando in esso (legno), al quale si
legati e restare dritti in piedi.
Qui alcune caratteristiche diventano anche pi marcate che presso Clemente. L'albero della nave viene
chiamato espressamente legno di Cristo . E la parola
conclusiva prima di , l'adesione
ortodossa alla fede, un giuoco pieno di spirito
con le parole omeriche: ' ... -v
. Lo splendido pericolo del cristiano per
fetto consiste dunque nel fatto che egli certamente
ascolta, ma non segue: non in superba fiducia di s,
ma contando sulla forza della croce.
Dopo che, come abbiamo mostrato sopra, M E TODIO non viene pi preso in considerazione come
teste dell'esemplarit di Ulisse legato (per troppo tempo
il passo stato citato in tal senso senza guardare troppo
da vicino), interessante percepire ancora in AMBROGIO una eco di quel dubbio ellenistico circa la virt
dell'astuto uomo di Itaca. Senz'altro egli per Am" Elenchos, 7, 13, 2, 3 (GCS IPPOLITO, III, p. 191, 1. 3-11).

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

445

brogio semplicemente il saggio: ma il fatto che egli


abbia dovuto farsi legare, diventa per Ambrogio, nel
suo dotto trattato all'imperatore Graziano, il segno
di quanto debole sia anche il pi saggio quando non
ha il Cristo. Quam (cantilenam Sirenum) sapiens
etiam ab ipso poeta graeco inducitur quasi quibusdam
prudentiae suae circumdatus vinculis praeteriisse. Ita
difEcile iudicatum est ante adventum Christi etiam
fortiores non posse capi speciosae deliciis voluptatis 167 !
Ma nelle Omelie per la spiegazione del vangelo di Luca,
Ambrogio pi benigno verso l'astuzia di Ulisse:
in queste egli per lui il modello del come il cristiano
debba sfuggire il pericolo delle sirene, costituito dal
piacere terreno: di questo solo pericolo infatti, e non
pi di quello del paganesimo dello gnosticismo,
si tratta da ora in poi; e proprio queste parole di Am
brogio non furono pi dimenticate anche nel medioevo.
Dopo che Ambrogio, come abbiamo mostrato sopra,
si giustificato per l'impiego del mito, spiega l'allegoria cristiana del racconto omerico. Di nuovo risuona
il canto di lode della libert cristiana, anche se con
notevole variante: il vir religiosus non si deve tappare
le orecchie, ma renderle libere per la voce di Cristo:
Non claudendae igitur aures sed reserandae sunt,
ut Christi vox possit audiri, quam quisque perceperit
naufragium non timebit . Invece nell'astuzia propria
di Ulisse si ricela un mistero: il cristiano si deve far
legare alla croce di Cristo, per non subire naufragio.
Non corporalibus ut Ulixes ad arborem vinculis
adligandus, sed animus ad crucis lignum spiritualibus
nexibus vinciendus, ne lasciviarum moveatur illece1,7

De fide ad Grati.inum 3, I, 4 (PL 16, 590 C).

4+6

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

bris cursumque naturae detorqueat in periculum voluptatis 168. Ulisse nuovamente il simbolo dell'unione cristiana di libert e di obbligazione: ascoltare attentamente la voce di Cristo, essere legato alla croce
di Cristo.
Spinto dal suo modello Ambrogio, il vescovo di
Torino MASSIMO ha trattato di questo tema in tutta
una sua omelia al popolo. Anche questa stata sino
ad ora citata in tutte le esposizioni dell'allegoria cristiana di Ulisse. Ma evidentemente essa non stata
letta con attenzione: poich si totalmente trascurato
di notare, con quanta profondit e con quanto interesse per lo sviluppo del tipo dottrinale, Massimo
maneggi il tutto. Non pi il cristiano che, a somiglianza dell'Ulisse legato, deve legarsi alla croce, ma
Ulisse legato all'albero della nave figura di Cristo
stesso. Dopo aver esposto la favola mondana di
Omero, il predicatore continua : Si ergo de Ulysse
ilio refert fabula, quod eum arboris religatio de periculo liberavit: quanto magis praedicandum est quod
vere factum est, hoc est, quod hodie omne genus
hominum de mortis periculo crucis arbor eripuit?
Ex quo enim Christus Dominus religatus in cruce
est, ex eo nos mundi illecebrosa discrimina velut clausa aure transimus . Cristo stesso dunque Ulisse
crocifisso , pensa argutamente, ma con acutezza teo
logica, Massimo. Infatti solo perch egli fu legato
alla croce, stata data anche all'uomo la sola possibilit di raggiungere la patria sulla nave della Chiesa.
Cos il Cristo legato al legno nel giorno stesso della
1,8
Expositio in evangelium secundum Lucani, 4, 2 (CSEL 32, 4,
p. 140, 1. 4-10).

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

447

sua morte ha posto in salvo nella patria del paradiso


il naufragante ladrone. Solo se legato al legno al
quale legato Cristo, anche il cristiano pu salvarsi.
Arbor enim quaedam in navi crux est in Ecclesia,
quae inter totius saeculi blanda et perniciosa naufragia
incolumis sola servatur. In hac ergo navi quisquis
aut arbori crucis se religaverit aut aures suas scripturis
divinis clauserit, dulcem procellam luxuriae non timebit... ergo Dominus Christus pependit in cruce,
ut omne genus hominum de mundi naufragio liberaret 169 .
Non si potrebbe pensare che qui un vero e proprio
crocifisso sta gi dinanzi agli occhi del predicatore
torinese? 170 In ogni caso si vede quanto vivamente
egli, pensando alla forma di croce rappresentata dalalbero e dall'antenna, pensasse inoltre al Cristo inchiodatovi. uomo, questa croce il tuo timoniere ,
predica GERMANO DI COSTANTINOPOLI, perci non
temere i marosi minacciosi del mare di questa vita...
La croce sar per te un modello di infrangibile forza,
affinch tu inchiodi la tua carne alla crescente riverenza
per il crocifisso... cos giungi con immane vittoria
nel porto del riposo m ! Lo stesso pensiero si percepisce, come gi abbiamo affermato all'inizio, dietro
le parole con le quali AGOSTINO loda l'umile abbraccio
della croce, eretta come un albero al centro della nave
169

Homilia 49, De passione et cruce Domini, 1 (PL 57, 339 D; 340 B).
Si pensi alle ampolle di Monza, alla gemma della croce nel
British Museum ed alla porta di Santa Sabina. Cfr. J. REIL, Die friihchristlichen Darstellungen der Kreuzigung Christi, Lipsia 1904, p. 54-57;
p. 59S. - K. KUNSTLE, Ikonographie der christlichen Kunst, Friburgo
1928, v. I, p. 446-453.
1,1
Homilia in vivificarti crucem (PG 98, 240 CD).
170

448

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

della Chiesa 1 7 2 . Anche GREGORIO DI sembra


aver pensato al mito omerico quando, nel suo poema
alla verginit, parla della crociera della vita : L'anima
in viaggio d'alto mare e la tempesta tremenda.
Perci io tremo sino nel profondo di me e mi avvinghio tanto pi a Cristo, a nient'altro, a Cristo, mio
casto anelito: egli solo infatti immobilmente fermo 173.
PAOLINO DA NOLA, cos amante dei simboli, ha
radunato come in un mosaico di antica bellezza tutti
pensieri sino ad allora isolati, che illustrano il mito
cristianamente interpretato di Ulisse legato all'albero
della nave. Qui la nave della Chiesa attraversa mae
stosa i flutti di questo mondo, costruita con legno
incorruttibile; e, con amorevole propriet di linguaggio,
viene sviluppata la simbolica delle singole componenti
nautiche della nave, timone e governo, vela e albero,
gomene e antenna. L'albero per lui simbolo della
croce; ed qui che egli ricorre al racconto omerico:
Et arbor illis est ,,virga de radice Jesse", quae totam
corporis nostri quadriremen regit et cui si iuxta illam
poeticam fabulam in profetica ventate nectamur, voluntariis adstricti nexibus et obstructis non cera sed
fide neque corporis sed cordis auribus, contea mundi
varias ad capiendum pares ad nocendum illecebras
tuti et innocui scopuli voluptatum quasi saxa Sirenum
praetervehimur. Adstringamur autem huic arbori fune
validissimo, vincti in spe, fide, caritate, credentes cor-

171
Tractatus in loannem, 2, 2, 3 (PL 35, 1389S).
"" Carmina, 2, 1, De Virginitate, vv. 582-585 (PG 37, 566 A).
Anche qui con la designazione di Cristo quale ci sembra
che sia presente una allusione ad Omero XII, 161 ' ...

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

449

dibus et oribus conftentcs individuami Trinitatem,


quae est spartum triplex quod non rumpitur. Hoc
sparto et opera nostra texantur, quo et rudente fidei
nostrae arbor erigatur caritatis antenna et vitae nostrae
vela sinuentur 174 . Paolino termina la sua teologia
nautica con un inno di lode, che si potrebbe porre,
come appropriatissima interpretazione, tra le chiare
immagini che ci sono state conservate nelle catacombe:
navi che navigano a vele spiegate verso il cielo, verso
il faro dell'eternit 175. Se Ges aiuta ed ogni tempesta
tace, allora la nave della nostra vita potr giungere in
porto con un prezioso pesante carico, adornandosi di
corone di vittoria dopo tutti i pericoli : Christus
quasi naves suarum onerarias opum deducat in portum
salutis, victricibus fluctuum pnppibus virides laetus
imponat coronas 176 !
Le immagini nell'Hortus deliciarum di ERRATO DI
dimostrano 177 quanto sia stata popolare
anche nel primo medioevo, cos avido di simboli, la
drammatica storia del dux Ulisses legato all'albero della
nave. L'albero della nave a cui legato Ulisse designato molto appropriatamente come antenna della
croce. Il modello immediato di Errato senza dubbio
LANDSPERG

1,4

Epistola 33, 30 (CSEL 29, p. 186, 1. 19 - p. 187, 1. 4).


Bellissima quella visibile su una lastra sepolcrale della ditta
Victora del Cimitero Gordiani, in O. M A R U C C H I , / monumenti del
Museo cristiano Pio-Lateranense, Milano 1910, tav. 58. Anche in O.
M A R U C C H I - F . SEGMULLER, Handbuch der christl. Archologie, Einsiedeln
1912, p. 218, fig. 65. - Cfr. F. J. DOLGEK, Sol Salutis, Miinster 1925,
2 ed., p . 285.
1,6
Epistola 23, 30 (CSEL 29, p. 187, 1. 23-25).
177
Hortus deliciarum (ed. STRAUB-KELLER, Strasburgo 1879-99,
tavv. LVII e LVIII). La scritta, che parla del Dux Ulisses, certamente
presa da Onorio.
175

450

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

Onorio d'Autun, che a sua volta ha attinto soprattutto


al commentario di Ambrogio al vangelo di Luca.
Con lui concludiamo questo nostro primo studio sulla
teologia dell' Antenna crucis . Onorio d il consiglio
di condire le prediche al popolo con storie appropriate:
Nam huiuscemodi verbis eis fastidium tollis . Cos
pressappoco con l'esempio di Ulisse legato : Ulixes
dicitur sapiens. Hic illaesus praternavigavit, quia christianus populus vere sapiens in navi Ecclesiae mare
huius saeculi superenatat. Timore Dei se ad arborem
navis, id est ad crucem Christi ligat. Sociis cera, id
est incarnatione Christi, auditum obsigillat, ut a vitiis
et concupiscentiis cor avertant et sola caelestia appetant.
Sirenes submerguntur, quia concupiscentiae ab eis
vigore spiritus praemunitur. Ipsi illaesi evadunt periculum, quia per victoriam ad Sanctorum perveniunt
gaudia 178.
Con ci abbiamo ora il materiale patristico per la
questione, sorta recentemente a causa del grande sarcofago di WILPERT, se nelle esposizioni cristiane del
mito di Ulisse legato si tratti soltanto di un'assunzione
di opere d'arte originariamente pagane, oppure di una
creazione genuinamente cristiana. Un'approfondita trattazione archeologica di questo problema andrebbe oltre i limiti di questo lavoro. Tuttavia, da quanto si
detto finora, si possono dedurre anche alcune conoscenze fondamentali per questo. Gi apparso continuamente che le rappresentazioni sin qui ritrovate
del mito di Omero stanno su sarcofaghi esclusivamente di origine cristiana: la raffigurazione ci stata
preservata soltanto su coperchi di sarcofaghi del terzo
178

Specuhim Ecclesiae (PL 172. 857 A).

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

451

secolo, in modo bellissimo su quello di Lucio Furio


Turanio (Museo di San Callisto) e su quello di Aurelio
Romano (proveniente da Aguzzano, ora al Museo
delle Terme) 179 . WEICKER sostiene che un puro
caso che sino ad ora non si siano trovate raffigurazioni
sepolcrali indubbiamente pagane del mito Ulisse-Sirene,
poich quelle cristiane sarebbero senza dubbio delle
sculture assunte solo posteriormente e derivanti da
opere pagane, in ogni caso completamente dipen
denti da queste 1 8 0 . Della stessa opinione era dia G. B.
DE Rossi 1 8 1 . Ci senz'altro credibile, solo che si
pensi alla massa di rappresentazioni non sepolcrali
del mito e, d'altro lato, si tengano presenti due cose:
il ruolo importante assunto, nella credenza ellenistica
di quel tempo, dalla raffigurazione delle sirene, e la
presenza, su sarcofaghi pagani, del mito, molto meno
frequente, poich pensato non in modo popolare ma
in modo culturalmente enologico, della disputa delle
sirene con le muse 182 . Per conseguenza, senz'altro
probabile che dei nobili cristiani del terzo quarto
secolo potevano servirsi di modelli pagani per l'orna
mento di sarcofaghi, poich questi erano familiari ai
17
> J. W I L P E R T , / sarcofaghi cristiani antichi, R o m a 1929, parte illustrata, v. 1, tav. X X V , 3 ; X X I V , 7. - F. X. KRAUS, Roma sotterranea,
Friburgo 1873, p. 311, fig. 47. - Enumerazione dei sarcofaghi di

Ulisse anche in B O L T E , op. cit., p. 345. - MULLER, p. 49. - W E I C K E R ,

p. 205S.
180

1,1

W E I C K E R , Der Seelenvogel, p. 205.

La croce d'oro rinvenuta nella basilica di S. Lorenzo, in Bollettino


di archeologia cristiana 1 (1863) 35S.: Quelle sculture sono pagane
e rappresentano Ulisse legato all'albero della sua nave, che ode il
canto delle Sirene. Gli antichi nell'et anteriore alla pace loro data
da Costantino spesso comprarono nelle officine degli scultori sarcofaghi gi preparati .
IB WEICKER, Der Seelenvogel, p. 76; p. 2o6s.

L'ECCLESIOLOGIA D E I PADRI

452

marmisti, e poich il mito aveva subito una notevole


trasposizione interpretativa nel pensiero cristiano. Da
ci nasce per l'ulteriore questione: quali sono i caratteri della suddescritta allegoria che debbono spiegare
il fatto che proprio (e soltanto) sui sarcofaghi si dava
valore alla rappresentazione di Ulisse? WILPERT applica
il mito alla distinzione tra vera e falsa dottrina : dunque
nella direzione del tipo pi intellettuale, la cui provenienza stata da noi spiegata pi sopra 183 . Ma donde
viene allora lo speciale significato sepolcrale del mito?
Io penso che qui si debba ricorrere meno al dottrinale nella sua opposizione al morale , che non alla
origine generale dell'allegoria. Noi abbiamo visto che
anche in Clemente e Ippolito, nonostante l'accento
preponderante sul dottrinale, le sirene hanno conservato
il loro carattere ellenistico di animali seducenti. Non
bisogna dunque mettere l'accento su questa distinzione contenutistica: ma sulla teologia, da cui soprattutto ai Padri poteva venire in mente il pensiero di
assumere il mito e spiegarlo cristianamente. Questa
teologia per essenzialmente escatologica: la vita del
cristiano paragonabile ad una traversata* meraviglioso pericolo , ha come meta il porto del cielo ,
come diceva CLEMENTE 184 , la , co
185
me scriveva Metodio . La Chiesa una
18
. Crucis arbor ...hominem patriae
repraesentat ,

183

predicava

MASSIMO 1 8 7 .

AGOSTINO:

I sarcofaghi cristiani antichi, R o m a 1929, testo p. 14.


Protrepticon, 13, 118, 4 (I, p. 83, 1. 26s).
H5 >e autexusio, 1, 2 (GCS Metodio, p. 146, 1. 6; 1, 6: p. 147,
1. 7s).
188
CLEMENTE, Paidagogos, 3, 11, 59, 2 (I, p. 270, 1. 8).
187
Homilia 49 (PL 57, 339 C ) .
184

ULISSE ALL'ALBERO DELLA NAVE

453

Gubernator est Christus in ligno Crucis suae... perducentur ad terram quietis 188. In portum salutis ,
cos terminava la sua esposizione PAOLINO 189. Ed
solo come la eco di questo grido di giubilo proveniente
dal desiderio dell'aldil della simbolica cristiana, quando ALDELMO scriveva : Quatenus garrulo Sirenarum
Carmine spreto ratis recto cursu ad portum patriae prospere perducatur. 19 . E. DUNGAL: Ut velut ille
providus Ithacus... divino agitante spiraminis flatu
ad supernae portum patriae perveniatis 1 1 . E dunque
precisamente lo stesso processo mentale, che in qualche
modo spinse Clemente Alessandrino a cristianizzare
il mito omerico dandogli un nuovo significato, e
Lucio Furio Turanio a far ornare il sarcofago della
sua pace sepolcrale con il mito omerico.
Con ci abbiamo dinanzi a noi il primo armonico
pezzo di antica teologia dei rapporti tra Chiesa e croce.
Quasi naturalmente ci si presenta ora il compito ulteriore, di liberare questa speculazione dall'involucro
della sua simbolica e di fare degli studi intorno alle
sue profonde connessioni in una ricerca sull'allegoria
della nave della Chiesa formata dal legno della croce.
Ma, dal mito cristiano di Ulisse legato all'albero della
nave, ci gi apparso chiaramente (e i sarcofaghi romani del terzo secolo lo dimostrano) che l'allegoria
apparentemente cos distante e che sembra quasi artificiosa proviene da profondit genuinamente cristiane.
, diceva all'inizio della storia di
1 , 8
189
190
191

Enarrationes in Ps. 103, 5 (PL 37, 1381 A ) .


Epistola 23, 30 (CSEL 29, p. 187, 1. 24).
Chartae, 1 ( M G H Auct. ant., 15, p. 508, 1. 8s.)
Epistola 6 ( M G H Epist., 4, p. 581, 1. I2s.)

Il

454

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

questa odissea cristiana il simbolico della Chiesa primitiva, Clemente. E il simbolico del medioevo, Onorio, la
concludeva con le parole: Ad Sanctorum perveniant
gaudia !

2.

IL MARE
DEL MONDO

Nella parte precendente, che stata come di intonazione 1, si poterono delineare soltanto contorni
esteriori della teologia della Chiesa, che alla base
del simbolismo nautico dei Padri. Ora bisogna cercare
di sviluppare, in conformit alle fonti, l'allegoria della
Chiesa quale nave veleggiante sul mare di questo
mondo, e ricercarne l'origine biblica e classica. Infatti,
solo allorch il materiale sinora radunato soltanto
alla buona in modo superficialmente affrettato ne
gli studi sul simbolismo artistico e letterario, sar presentato in modo sostanzialmente completo e soprattutto geneticamente ordinato, si potr mostrare quale
teologia si nasconda dietro i fenomeni di questo ricco
mondo di simboli. Solo a partire da ci, bisogna risottolinearlo continuamente, questa nostra ricerca sfuggir il pericolo di un isterismo patristico archeologico
vano e non impegnativo. Si tratta qui, per noi, della
faticosa scoperta della dialettica dommatica, in cui la
teologia patristica concepiva l'essenza della Chiesa.
1

Cfr. sopra a p. 397-454.

456

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

Come la nascita di Dio dalla Madre Chiesa un


essere generato per morire e la vita divina pu giungere alla virilit dell'eternit soltanto attraverso il
pericolo di un aborto 2 ; come la Chiesa quale Mistero della luna giunge alla fertilit e all'eterno splendore soltanto attraverso la morte del sinodo 3 : cos
avviene anche ora nel campo simbolico della teologia nautica della Chiesa. L'esistenza terrena della
Chiesa paragonabile ad una traversata marittima:
la Chiesa essenzialmente dell'ai di l, sempre in
viaggio verso una patria non ancora raggiunta; questo viaggio si fa per mare, su un elemento pericoloso e avverso alla nave; la Chiesa soltanto una piccola nave di legno, ma proprio per questo pu affrontare fieramente il mare. La teologia dialettica che si
nasconde dietro questo tesoro di immagini della dommatica patristica si esprime sempre attraverso coppie
di opposti: la Chiesa certa della salvezza e tuttavia
ancora in pericolo di salvarsi; certa di arrivare, ma
non ancora giunta; piccola nave sul pauroso mare
di questo mondo dominato dal diavolo, ma certa di
vincere nonostante questa precariet. Infatti essa
la nave costruita con il legno della croce , il piccolo legno, a cui si affidano le anime umane 4. Con
ci per enunciata, per via di immagini, la sua pi
intima essenza, poich la Chiesa , nella storia nel
mondo, la continuazione e il compimento di quella
2

Cfr. sopra a p. 50s, 95s.


Cfr. sopra a p. 15OS.
1
Sap. 14,5: . Pi avanti daremo una pi esatta interpretazione di questo testo e della
storia della sua esposizione.
3

457

IL MARE DEL MONDO

vittoria, che Cristo consegu contro il principe di


questo mondo sul legno . Legno e mondo, nave
e mare, Cristo e satana: in ci risiedono le tensioni
teologiche, di cui questa simbolica patrista come
carica.
Per comprendere pienamente questa dialettica,
necessario, in primo luogo, esporre a fondo l'allegoria
del mare del mondo. In essa infatti i Padri radunano
tutte le potenze avverse a Dio e che perci minacciano
anche la Chiesa. Noi dobbiamo conoscere questo mare, prima di abbordare la nave della Chiesa che lo
solca maestosa. Ci importante per questo simbolo:
infatti siccome il paragone tra mare e mondo^ anche
oggi ci familiare e vicino, si potrebbe ritenere che
una cosa facile dimostrarlo dalle fonti patristiche,
ricorrendo ad esempio ai noti passi di GREGORIO:
Quid enim mare nisi praesens saeculum signat 5 ,
6

di AGOSTINO : Mare saeculum est , del medio

evo simbolista : Mare eleganter praesens saeculum


signifcat 7. Ma come spiegare la costanza caratteristica di questa allegoria? Forse soltanto per il fatto
che le terre bagnate dalle acque del bacino mediterraneo sono particolarmente inclini a concepire la vita
sotto l'immagine della navigazione8? Oppure prendendo come base i modelli biblici della Chiesa, l'arca
di Noe e la barchetta di Pietro ? piuttosto come
5
Homilia 24, 2 (PL 76, 1 1 8 4 D ) ; Moralia, 17, 30 (PL 76, 31 D ) ;
18, 18 (PL 76, 471 D ) ; 19, 12 (PL 76, 489 C ) .
Enarrationes in Ps. 92, 7 (PL 37, 1 1 8 8 D ) . - Cfr. H. R O N D E T ,
Le Symbolisme de la Mer chez S. Augustin, in Augustinus Magister,
Parigi 1954, v - 2 . P 691-701.
' ALANUS AB INSULIS, Liber in distinctionibus (PL 210, 850 D ) .
8
FR. J. DLGER, Sol Salutis, Miinster, 1925, 2 ed., p. 273.

458

L'ECCLSIOLOGIA

DEI

PADRI

effetto posteriore di un topos costante nell'antica retorica? Tutto ci certamente esatto, come dimostreremo. Ma tutto ci non basta a spiegare perch
mai il mare divenne- il concetto del mondo quale
elemento votato al diavolo e perci insidiante la Chiesa.
Il nostro studio dunque si deve proporre in prima
linea il compito di trovare la radice della simbolica
del mare del mondo . Dando uno sguardo d'insieme alla massa di testimonianze antiche e patristiche
che abbiamo adunato all'uopo, risultato chiaro che
per l'origine di questo simbolo dobbiamo ben distinguere l'uno dall'altro due campi: i. Il semplice naturale paragone tra mare e vita, che era ovvio per le
genti della cultura mediterranea ed ha anche influenzato le immagini della Sacra Scrittura. Noi intitoliamo
questa parte con le parole: Il mare amaro. In esse infatti
si pu raccogliere in breve ci che l'antica retorica,
la poetica e la mitologia della natura, e anche la Sacra
Scrittura e i Padri della Chiesa, asserirono intorno al
mare e in cui essi videro un simbolo appropriato della
amarezza della vita terrena. 2. Bisogna per distinguere nettamente da questa un'altra serie di raffigurazioni, che ha un'importanza incomparabilmente pi
grande per la simbolica marinara schiettamente cristiana e senza la quale non riusciamo a comprendere
la teologia della nave della Chiesa sul mare del mondo :
il mare come luogo della potenza oscura, demoniaca,
antidivina, dunque il lato pi religioso del paragone
tra mare e mondo. E ci sia nell'antichit ellenistica,
sia nell'antico cristianesimo. Profundum maris sedem
intelligimus inferni , dice un ILARIO 9, e con ci vuol
Tractatus in Ps. 68, 28 (CSEL 22, p. 337, 1. 6).

IL MARE DEL MONDO

459

enunciare una frase significativa dal punto di vista


della storia della religione, frase che raduna in s, ci
che fu sempre pensato intorno al mare, elemento demoniaco nell'antichit e nel cristianesimo primitivo.
Noi intitoliamo questa parte con le parole: il mare
cattivo.

i. IL M A R E A M A R O

Era naturale per l'uomo di mare dell'antichit e


del cristianesimo primitivo paragonare la vita al mare
e dipingere le disgrazie della vita, soprattutto il dolore,
le tempeste delle passioni, l'avverso destino, con immagini offerte dal quotidiano spettacolo del mare e
della esperienza dei viaggi marinari. Per quanto egli
amasse il suo mare 10 , su cui vedeva le navi a vela
12
volteggiare come petali n come colombe , gi
negli antichi aveva di gran lunga il sopravvento l'orrore dinanzi all'enigmatico e amaro mare . Perci
i beati tempi antichi, il 1 3 , quando l'uo
mo temerario, in cerca di guadagno, non aveva ancor
posto piede sul legno della nave, divengono l'incarna
zione di una vita priva di passioni e di preoccupazioni.
10
Cfr. ad esempio PLATONE, Fedro, 113 A : ' .
- CESARE, De bello gallico, $, 1 : mare nostrum. Per l'insieme, cfr. : V. BURR,
Mare nostrum, in Wiirzburger Studien ,1932, p. 119SS., p. I28ss. - Per
la mitologia pregreca del mare cfr. O. KAISER, Die mythische Bedeutung
des Meeres in Agypten, Ugarit und Israel, Berlino 1959.
11
CATONE, Or. fragm., 1, 8: mare velis florere videres. - LUCREZIO,
5. 1142
J2
AMBROGIO, Hexaemeron, 4, 6, 26 (CSEL 32, 1, p. 133, 1. i6s).
13
I Saturnia regna della mitologia romana. Cfr. per l'insieme
R E XI (1922) col. 20o6s; col. 2009S (POHLENZ).

460

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

Ancora nel quinto secolo SINESIO DI CIRENE ci ha


descritto questo stato d'animo con i bei versi di ARA14
TO . In TIBULLO si legge qualcosa di simile. Prima
le cose erano veramente belle, ora invece c' soltanto
tempesta e morte: Nunc mare nunc leti mille repente viae 15 . Gi qui il mare diventa un elemento
in qualche modo nemico dello spirito umano: una
0- oppure 1 6 , un mare saevom 1 7 , che l'uomo pu vincere soltanto con una
coraggiosa impresa. Mare audendo vincere , dice
18
VIRGILIO . Ma questa audacia propriamente sempre
un tremebondo affidarsile all'infido elemento, una
imitazione di quel primo ardimentoso, che ha inventato
la nave: Qui fragilem truci commisit pelago ratem
primus , detto nella bella ode di ORAZIO 20 . Non
si certo mancato di paragonare spesso, in senso traslato, la vita ad una traversata veramente audace, la
cui bellezza il codardo cittadino non pu comprendere.
Seneca cita in proposito un detto del suo maestro, il
14
De providentia, 2, 5 (PG 66, 1273 AB). ARATO qui parla esplicitamente della .
15
Elegia I, 3, 49S.
" TUCIDIDE, 4, 24.. - il mare nello stesso senso della
raccapricciante insopportabilit degli dei quando si rendono visibili:
cfr. ad es. PLATONE, Rep., 502 D; Iliade, 20, 131. - Cfr. anche ORAZIO,
Ode 1, 28, 18: exitio est avidum mare nautis .
17
LIVIO ANDRONICO, Carmin. fragm. 22. - Mare saevum spesso

in SALLUSTIO e in OVIDIO.
18

VIRGILIO (?), Catalepton, 9, 48.


Cfr. ad esempio SENECA, Agamennone, 106 : Mari credere
cumbam. - Columella, 1, praef. 4: Navigia mari concredere. PETRONIO, Sat., 83: Qui pelago credit magno se foenore tollit. In SINESIO ci stato conservato un proverbio greco, che esprime
lo stesso pensiero: -: Epist., 4 (PG 66,
1337 A).
20
Ode I, 3, ios.
19

IL MARE DEL MONDO

461

cinico DEMETRIO 21 : Hoc loco mini Demetxius noster


occurit qui vitam securam. et sine ullis fortunae occursionibus mare mortuum vocat 22 . Ma ci rara eccezione. L'orrore dinanzi al tremendo mare di
gran lunga superiore negli antichi: Insano terque
quaterque mari , dice PROPERZIO 23. L'essere messo
inevitabilmente in balia dell'elemento si esprime continuamente, nelle fonti antiche, nei due concetti: il
mare incostantemente infido e amaro : Mare infdum e Mare amarum 24, e proprio queste due
immagini, come si dimostrer in seguito, sono divenute fondamentali per la simbolica cristiana del
mare.
Partendo da questa fase, l'applicazione delle immagini percorre tutti i gradi, dalla scialba comparazione
retorica sino al simbolo concretamente vivente della
morte. Era corrente nell'antica retorica paragonare
l'inizio e la fine di una grande orazione, di una poesia,
di una ricerca filosofica, con il salpare e l'approdo di
una nave. Tamquam in rate in mari immenso nostra
vehitur oratio , dice CICERONE 25. L'oratoria cristiana
ha volentieri imitato ci, essa naviga sulT immane
sl
Cfr. su di lui ZELLEE, Phil. d. Griechen, 3 ed., v. 4, p. 766. RE IV (1901) col. 2843S. - Il concetto del temerario viaggio marino
frequente anche nella filosofia popolare cinica.
22

23

SENECA, Epist. 67, 14.

Elegia 7, 6.
Sul concetto di m a r e pauroso cfr. le citazioni nel Thesaurus
linguae latinae, 8 (1939) p. 379, 1. 6iss. - Q u a n t o al mare amaro ,
nelle nostre letture abbiamo rilevato: SENECA, Nat. quaest., 3, 4, 5;
STAZIO, Silv., 2, 2, 18. - Sul mare infido , cfr. PETRONIO, Sat. 1 1 5 , 8 . O V I D I O , Pont., 4, io. - PROPERZIO, Elegia 7, 26: fallit portus et ipse
fidem .
25
Tuscul., 1,73. - Cfr. anche O V I D I O , Ars am 1, conci.: hic
teneat nostras ancora iacta rates.
24

462

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

mare delle meditazioni divine 26, essa sa che i misteri


della Trinit, a somiglianza del mare, possono essere
solcati soltanto con grandi navi 27. Dante vi si ancora
inspirato nel noto canto iniziale del Paradiso 28. L'immagine sensibile diviene ancor pi plastica, allorch
gi gli antichi paragonano il popolo e l'umore popolare con il mare 29 , cosa che, mediante la simbolica
presentata nell'Apocalisse 17,5, divenuta corrente anche
nella teologia cristiana ^
Ma tutto ci non che linguaggio figurato degli
oratori. Noi entriamo nell'ambito dell'antico pensiero
richiesto dalla nostra questione, soltanto quando gli
antichi, nel loro ansioso mormorio, bisbigliano di un
amaro mare . Come la sapienza popolare parla volentieri della vita cattiva - 3 1 , cos
parla dell'onda amara del fato, cui le nere navi, che
GREGORIO NISSENO, In Cantica Canticorum, h o m . 12 (PG 44,
1016B).
27

GREGORIO N A Z . , Poemata, 1 , 1 , 1 (PG 37, 397). - BASILIO (PG 3 1 ,

555 C ) ; LEANDRO (PL 72, 891 D ) . Cfr. anche CLAUDIANO M A M E R T O ,

De statu animae, 1, 1 (CSEL 11, p. 23, 1. 16): Pelagus disputationis .


Ad esso corrisponde quindi la immagine del mare errorum * (ivi,
p. 175,1. 22) ; ancor pi chiaramente in VINCENZO DI LRINS, Commonitorium, 20 (PL 50, 666 B) : Amaros illos turbulentosque errorum
fluctus .
28
Paradiso, II, 1-15.
29
CATULLO, Carmen 64, 270-278. - O R A Z I O , Epist. II, i, 20oss. L I V I O , 28, 27, 11. - CICERONE, Oratio pr Cn. Piando, 15.
30
Per dare soltanto alcune citazioni: ILARIO, Tractatus in Psalmum 123, s (CSEL 22, p. 594, 1. 5); Tractatus in Psalmum 143, 15
(CSEL 22, p. 822, 1. i8s) : Aquas populos dici usuata cognitio est . G A U D E N Z I O D I BRESCIA, Sermo 5 (PL 20, 876 A ) . - C R O M A Z I O , Tracta-

tus 17 in evangelium s. Matthaei, 4, 3 (PL 20, 339 B). - Cfr. anche


RUPERTO

DI

DEUTZ

(PL

167,

648 A B ) .

INNOCENZO

(PL

217,

555 Q .
3 1

PLATONE, Conuiuio,

176 D . - SENOFONTE, Memor., 2,

1,

1.

IL MARE DEL MONDO

463

solcano il mare, non possono sottrarsi 32. SOFOCLE


nell'Antigone ha dipinto meravigliosamente l'insostenibile sorte dell'uomo maledetto da Dio, con l'immagine dell'onda spumeggiante che viene dal Nord
tracio 33 . Anche ESCHILO parla dell'onda del male 3 4 ;
OVIDIO ci ha cantato le sventure della sua storia personale con le stesse immagini 35. Il saggio, che si pone
il fato sotto i piedi, simile al barcaiolo, a cui neanche
i flutti del mare possono pi fare del male. Richiamandosi a Platone e Plutarco, BOEZIO ha espresso questo
pensiero cos : Non ti devi meravigliare , dice la
consolatrice Filosofia, richiamandosi alla sorte dei
grandi, come Socrate, Platone, Zenone e Seneca,
se sul mare della vita siamo preda di rumoreggianti
tempeste, noi, il cui supremo ideale di evitare il
male 3e . E Boezio aggiunge i versi mai dimenticati
nel Medioevo 37 :
Quisquis composito serenus aevo
fatum sub pedibus egit superbum
non illum rabies minaeque ponti
versum funditus exagitantis aestum
movebit .
Cosi qui il mare gi immagine sensibile di una
potenza temibile, superiore, a cui commessa la vita
dell'uomo, e che solo a pochi dato di vincere. In
seguito la forza dell'immagine continuer ad esercitare il suo influsso. L'uomo nobile e saggio ha in s
* SOFOCLE, Antigone, 952-954. - Cfr. per questo anche ORAZIO,
Ode II, 16, 21 : Scandii aeratas vitiosa naves cura .
33
SOFOCLE, Antigone, 584-592.
34
Sette contro Tebe, 758.
35

31

Tristia, 2, 99-102; I, 1, 41S.

De consolatione Philosophiae, 1, 3, 11 (CSEL 67, p. 6, 1. 24-26).


" Ivi, 1, metrum 4 w. 1, 2, 5, 6, io (CSEL 67, p. 7).

464

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

la 3 8 ; la calma silenziosa del mare; lo stoico


conoscitore dell'arte di vivere aspira sempre al mare
calmo delle passioni , come narra FEDRO 3 9 nella gra
ziosa favola del marinaio, e come risuona ancora in
40
METODIO DI FILIPPI
e in BOEZIO 4 1 . Con ci si viene
a dire per che l' uomo cattivo come un mare
amaro, sbattuto dalla tempesta, un mare acerrumum 42 . I vortici della passione amorosa lo sbattono
qua e l: e di ci tutta ripiena l'antica poetica: Non
mare ullum tam profundum quam amor 43 . Tre
mali ci sono al mondo: il mare, il fuoco e la donna,
38

Cfr. il concetto della dell'anima in ESCHILO, Agamen

none, 740. - SOFOCLE, Elettra, 899. - PLATONE, Leg., 791 A.


39

Fabulae, 4, 16. Q u i il sophus gubernator d il meglio della sua


saggezza pratica risultante dalle sue esperienze nautiche (vv. 9s):
Parce gaudere oportet et sensim queri, totam quia vitam miscet
dolor et gaudiuni . - Cfr. O R A Z I O , Ode, 2, 16 ,26s: Amara lento
temperet risu . - Tutto ci per anche una valida dottrina filosofica vitale, come sentiamo dire dal racconto di Eusebio sull'arte
nautica di vivere, di ARISTIPPO DI CIBENE, in Praep. evang., 14, 18
(PG 21, 1257 A ) .
40
Symposium, 11 (GCS Metodio, p. 138, 1. 16):
; cfr. anche la combinazione e in Sympo
sium, 11 (GCS, p. 139,1. 4s), e De resurrectione, 2, 25, 5 (GCS, p. 381,
1. 13): . - Per l'ideale cristianizzato
della spirituale, cfr. anche le annotazioni di ORIGENE all'inizio
del sesto libro del suo c o m m e n t o al vangelo di Giovanni, ove egli
narra delle tempeste di Alessandria che sconvolgono la sua stessa vita,
e del suo sforzo di conservare la dell'anima (GCS ORIGENES I,
p. 27, 1. 4). - Cfr. anche la sua ammonizione ai martiri, in Exhortatio
mari., 31 (GCS ORIGENES I, p. 27, 1. 16).
41

De consoatione Philosophiae, m e t r u m 7 (CSEL 67, p. 19S).


PLAUTO, Asinaria, 134; Trucukntus, 568; - CATULLO, 25, I2s. O V I D I O , Tristia, 1, 11, 34.
43
FRONTONE, Epistolae (p. 18, 7 Naber). - Cfr. il frammento
di TEOGNIDE sul matrimonio come viaggio di mare, in CLEMENTE
ALESSANDRINO, Stromata, 4, 2, 14 (GCS CLEMENTE II, p. 434, 1. ss). O V I D I O , Ars Am., 2, 9s. - Anche PROPERZIO, Elegia 11, 5 rientra in
questo ordine di idee.
42

IL MARE DEL MONDO

465

dice MENANDHO 44. Certamente dietro a tutte queste


immagini poetiche c' un buon pezzo di manierismo
ellenistico, ma proprio da ci possiamo concludere
quanto sia stata familiare anche al pensiero popolaresco il paragone mare=passione amara 45 . OVIDIO,
che a suo tempo con la sua Arte amatoria aveva voluto
essere l'Argonauta di Amor 46, vede il mediterraneo
invernale, sul quale egli viaggia andando in esilio,
come simbolo della morte : Quocumque adspexi
nihil est nisi mortis imago 47 . Cos per gli uomini
antichi il viaggio della vita termina nel porto dell'Ade,
che non si pu placare con alcun sacrificio 48, come
dice SOFOCLE nell'Antigone, nel porto della morte 4S>.
Queste voci del simbolismo naturale antico debbono risuonarci nell'orecchio, se ora vogliamo valutare di quali fonti si pasce la simbolica cristiana del
mare della vita . Avvalendosi dello stesso pensiero
naturale, anche la Sacra Scrittura parla con elevata
MENANDRO (?), Monostichoi, 231.
15
L'impiego dell'immagine si affievolisce naturalmente nella semplice opposizione dolce-amaro (che certamente viene alimentata
anche da altre rappresentazioni); ma dietro di essa c' spesso il pensiero dell'acqua marina amara mescolata soltanto qua e l con correnti
dolci. Cfr. Thesaurus linguae latinae, 1 (1900) col. 1819, 1. 4iss. Qui
sarebbe prezioso un pi ampio studio della simbolica, che avrebbe
importanza anche per le raffigurazioni cristiane, soprattutto per quella
della morte amara e per quella del dies illa magna et amara valde .
Ars arti., 1, 6-8.
" Tristia, 1, 11, 23. Per il viaggio invernale atrtaverso il Mediterraneo, cfr. Tristia, 1, 11, 3-8.
18
Antigone, 1284: " .
49

SENECA, De consol, 12, 9, 7. - Cfr. ENNIO, Fragm. 42 (VAHLEN) :

il sepolcro come portus corporis . - VIRGILIO, Eneide, 7, 596 : annisque in limine portus. - Apocalisse di Baruch (GCS, p. 334): La
nave vicina al porto, e la vita alla fine .

466

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

bellezza di immagini del mare e del suo mormorio:


il potere del Creatore sulla natura (Giobbe 9,8; 36,30;
Sai 64,8; 88,10; 92,4 ecc.) e sui popoli pagani
(Is 5,30), l'assalto dei nemici (Sai 45,3), l'urlare del
popolo e delle orde guerriere (Ger 50,42; 51,55),
l'infuriare degli empi (Is 57,20), il peso dell'amaro
dolore (Tren 2,13), e la pena dei morti (Sai 68,3),
il nulla della vita umana (Eccli 18,8; 40,11): tutto ci
viene veduto nell'immagine del mare. Il mare il
luogo nelle cui profondit vengono sepolti i peccati
(Mieli 7,19), dal cui fondo sorge la belva nemica di
Dio (Apoc 13,1), gli empi vengono paragonati ai
suoi flutti salati (Giuda 13), anzi una volta viene
data una esplicita spiegazione allegorica mare=popoli
e pagani (Apoc 17,15). Questa massa di immagini
marine bibliche ha certamente avuto un grande influsso nella forma di pensiero della teologia patristica.
Tuttavia noi ci troviamo qui soltanto in mezzo ad
una immaginosit molto semplice e naturale, in base
alla quale non pu essere spiegata la complessa e spesso elucubrata simbolica dei Padri della Chiesa. Al
contrario: anche qui accerteremo ci che gi abbiamo
considerato come legge nello studio sul Mysterium
Lunae , e cio che la tendenza simbolica dei Padri 50 ,
da spiegarsi in primo luogo sulla base del pensiero
ellenistico, si serve abbondantemente anche di passi
scritturistici e trova in essi un simbolismo pi profondo, quasi che esso fosse originariamente insito nella
parola di Dio.
La simbolica patristica del mare della vita deriva
dunque la sua forza in primo luogo dalla cerchia di
50

Cfr. sopra a p. is+s, 162S.

467

IL MARE DEL MONDO

rappresentazioni sopra delineate. Il mare amaro e


infido per essa, allo stesso modo che per gli antichi
pagani, immagine sensibile della vita terrena con le
sue passioni e la sua ordinazione alla morte. Noi possiamo osservare che proprio quei Padri, che debbono
la loro formazione alla retorica ellenistica, si servono
con preferenza di queste immagini. Gi CLEMENTE
51
ALESSANDRINO parla della
e
questa parola si richiama a SOFOCLE, dove Aiace si

vede circondato dal rotante vortice dell'onda del


l'ira

52

omicida .

ORIGENE

per

primo,

per

quanto

possiamo vedere, ha coniato da ci la parola classica


53
della -8- . Il mare salato per
lui immagine sensibile dei flussi e del vortice di questa vita 54 . Poich essa amara e incostante , un
elementum profundum et liquidum , e perci i m magine della amara et fluxa praesentium rerum v o luptas 5 5 . Proprio allo stesso m o d o anche per G R E GORIO DI , nella sua fine oratoria e poetica

greca, il mare della vita infido e amaro : pv 5 . E come rumoreggia questo


51

Paidagogos, 2, 2, 22 (GCS CLEMENTE, I, p. 169, 1. 22).


SOFOCLE, Aiace, 352: otov
.
53
Homiliae in Jeremiam, 18, 5 (GCS OROGENE, III, p. 156, 1 22).
- Homiliae in Leviticum, 7, 7 (GCS VI, p. 391, 1. 27): In mari
vitae .
M
Homiliae in Josue, 19, 4 (GCS VII, p. 413, 1. 7-9): Transire
mare salsum vitae huius, undas et turbines superare et evadere omnia
quae in hoc mundo pr incerto sui et lubrico marinis fluctibus comparantur .
S5
Homiliae in Exodum, 6, 3 (GCS VI, p. 195, 1. 12-14).
Oratio 29, 9 (PG 35, 1240 A). - Cfr. anche Oratio 37, 1 (PG 36,
284 B) : , Carmina, 2, , 73. . : vita come cattivo viaggio di mare verso il
62

468

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

greco mare dell'amarezza nelle belle immagini marine delle OMELIE DI MACARIO 57 ! Senza dubbio questo
topos appartiene alla tarda tradizione retorica della
antichit. Quando il retore di Cartagine, CIPRIANO,
descrive la sua conversione, designa la sua vita mondana con le parole : Cuna in salo iactantis saeculi
mutabundus ac dubius vestigiis oberrantibus fluctuarem vitae meae nescius 58. Ed latino retorico, quando AGOSTINO chiama il mare : Profunde curiosum,
procellose tumidum, instabiliter fluvidum 59 , quando
ne prende l'amarezza e la perfidia come immagine
sensibile dell'umanit peccatrice, delle bramosie dell'anima della perfidia, dell'infedelt60. Ancora per
61
CESARIO DI ARLES il mondo un pelagus luxuriae ,
62
un mare pieno di amara salsedine . E ISIDORO fa
derivare la parola mare da amarum63, tanto naturale
diventato ci in base al pensiero trasmesso dall'antichit. Con ci questa simbolica diventa corrente
anche nel medioevo. Il mondo un mare amarum 64.
sepolcro (PG 37, 1420). - 2, 1, 1, v. 21 (PG 37, 971 A ) :
. Ci ricorda il famoso coro di SOFOCLE,
Antigone, 337.
57
Homilia 5, 6 (PG 34, 508 A) : . Lo stesso in
Homilia 44, 6: PG 34, 781 D.
58
Ad Donatum, 3 (CSEL 3, 1, p. 5, 1. 1-4).
* Confessiones, 13, 20 (CSEL 33, p. 366, 1. i6s).
Q
Ivi, 13, 20 (p. 367, 1. 7; p. 368, 1. 5). - Enarratio in Ps. 103,
sermo 4, 4 (PL 37; 1380 C ) .
11
Sermo 66, 1 ( M O R I N I, p . 270, 1. 17).
>* Sermo 136, 5 ( M O R I N I, p . 538, 1. 28s): Mare mundus iste
accipitur ... plenus amaritudine et salsugine.
63
EtymoL, 13, 14, 1 (PL 82, 483 C ) : Proprie autem mare appel
latimi eo quod aquae eius amarae sunt .
61
Cfr. ad es. B. R A B A N O M A U R O , Commentarti in Matthaeum,
3, 4 (PL 107, 863 C D ) , e con le stesse parole R E M I G I O D I AUXERRE,
Homil. 9 (PL 131, 914 D ) : M a r e allegorice est mundus amarus . -

IL MARE DEL MONDO

469

2. IL MARE CATTIVO

La semplice vicinanza alla natura del linguaggio


immaginoso antico e biblico, la tradizione retorica
non possono essere da sole l'unica ragione della, co
stante caratteristica del simbolo cristiano mare=mondo cattivo . No, limitarsi al mondo -d'idre sin qui
descritto non basterebbe neppure per chiarire la sim
bolica dell'ambiente ellenistico pagano. Noi sentiamo
gi che anche l'antico orrore non cristiano dinanzi
al temibile mare proviene da profondit religiose: ma
ci comporta per noi il dovere di interrogare all'uopo
la demonologia ellenistica. Solo quando avremo fatto
ci, si potr precisare su basi storiche il grande ambiente culturale, da cui si form la simbolica cristiana del
mare cattivo; allo stesso tempo per ci sar, cos, la
possibilit di valutare, se e in qual misura l'elaborazione patristica di questa teologia in se stessa puramente biblica (mare=mondo) sia stata influenzata dal
pio timore dinanzi al mare, che noi dobbiamo ora
accettare nel pensiero e nelle preghiere della tarda
antichit.
L'anticristiano CELSO nella Vera parola si faceva
beffe della dottrina cristiana del diavolo e la denominava, con concezione tipica del tardo stoicismo, un
errore ateo, secondo cui essi (i cristiani) creano un
avversario di Dio e lo chiamano diabolos in ebraico
satan, secondo cui dunque l'altissimo Dio ha il suo
INNOCENZO III, Sermo 22 (PL 217, 555 C): Sicut enim mare semper
est turbulentum et amarum, ita saeculum in amaritudine semper et
turbatione consistit .

470

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

oppositore ed impotente 65 . da notare che Celso


ritiene questo dogma dei cristiani come una copia
caricaturale di antichi miti e all'uopo cita da FERECIDE il mito della lotta tra Kronos e Ofioneo, la
lotta dei Giganti contro Zeus e i miti egiziani della
lite tra Tifone e Osiride 66 . Ora ci molto istruttivo
per la demonologia marittima dell'antichit, che ci
si presenta qui. Nella spiegazione dei miti della tarda
grecit la rara duplice figura dell'avversario degli dei
Ofione 67 , che nelle fonti appare sia come primo tra
gli dei originari, sia per, poi, anche come uno dei
Titani che combattono contro Zeus, stata designata
unanimemente come simbolo della potenza contraria agli dei, che prima del governo degli dei buoni
ha dominato il mondo e si sempre rizzato contro
i Celesti. Egli la personificazione del
, dell'infruttuoso flutto nero del mare, che
all'inizio ha coperto il mondo, anzi persino generato
da quest'acqua e quindi il signore originario del
mondo ancor privo di dei. Questa dottrina" orfica,
che fu trasmessa mediante Ferechide ai Pitagorici e
in cui certamente si ritrovano anche rappresentazioni
orientali semitiche, viene arricchita nel pensiero ellenistico con speculazioni, che si rifanno al significato
etimologico di Ofioneo q Ofione: egli e ,
il serpente originario, che domina il mare del mondo.
La sua figura di serpente quindi si collega pi tardi
5 ORIGENE,

C.

Celsum,

6, 42

(GCS

ORIGENE, II, p.

n o , 1. 20-

26).
' Ivi, 6, 42 (II, p. i n , 1. 13-23).
Cfr. RE Vili (1939) col. 643-646 (E. W U S T ) . - EUSEBIO, Praep.
eu. I, i o , 50 (PG 21, 88).
17

IL MARE DEL MONDO

471

con quella dell'avversario degli dei, Tufon-Seth 68. Che


questo mito piacesse ad un cristiano del terzo secolo,
lo vediamo nella replica che ORIGENE indirizza a Celso:
al contrario, egli dice, il mito del serpente Ofione o,
dominatore del mare, sarebbe soltanto una eco di ci
che la Sacra Scrittura, che pi antica di Ferecide,
Eraclito e Omero, dice in Mos a proposito ,del serpente. Ofioneo per lui del quarto capitolodelia Genesi 69 , e contemporaneamente il diabolos .di
libro di Giobbe, che per antichit supera anche Mose 70 .
Origine si richiama inoltre esplicitamente all'ultimo
capitolo del libro di Giobbe, ove Dio parl dal temporale e dalle nuvole, dicendo le parole che si riferiscono al Drago 71 . Vedremo pi in l quale grande
importanza abbiano avuto per la formazione della
simbolica marittima cristiana i capitoli 40 e 41 di
Giobbe.
Ora per Celso riferisce espressamente, citando il
frammento di Fericide, che Ofioneo sarebbe stato
scagliato nel mare dopo la battaglia con Kronos:
Quello tra i due (contendenti), che scaraventato
nell'oceano, sar il vinto, l'altro per, che ha abbattuto l'avversario e cos vinto, possiede il cielo 72 .
U. v. W I L A M O W I T Z , Der Glaube der Hellenen, Lipsia, 1931,
v. 1, p. 266, nota 3. - K. KUSTER, Die Schlange in der griechischen Kunst
una Religion, in Religionsgesch. Versuche und Vorarbeiten 13,2, Gicssen
1913
M
C. Celsum, 6, 4 3 : (, p. 113, 1. 17-19).
70
Ivi, p . 114, 1. 1-3.
71
lui, 1. 9-12.
72
Ivi, 6, 42: p. i n , 1. 17-19. FEHECIDE qui chiama l'oceano
proprio come nell'altro frammento conservato da C L E
MENTE ALESSANDRINO, Stromata, 6, 2, 9

(GCS CLEMENTE, II, . 429,

1. 2). - Cfr. per ci anche RJE XVII (1937) col. 2310 (F. GISINGBH).

472

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

La sede di Ofioneo nemico degli dei dunque la profondit del mare. La mitologia latina ha perci senz'altro identificato Ofioneo con Oceanus73. Con ci giungiamo ad un ulteriore momento della demonologia
marittima ellenistica74. Oceano e le figure a lui simili
di Orco e Nettuno sono i dominatori del cupo flutto
marino. Secondo IGINO, Crono ha affondato in mare
Orco e Nettuno 75 . Oceano, il Signore del mondo ,
arbiter orbis 7e, per conseguenza bandito nel mare,
e perci il mare, quale elemento in qualche ihodo
nemico degli dei, il regno della morte e delle tenebre 77. Un'apparizione in sogno di Oceano significa
73

Mythographi latini, i, 204.


II materiale mitografico completo su Oceano, in RE XVII
(i937) col. 2349-23131 (H. HERTER).
75
Fabulae, 139. - Per Oceano ( ) come uno dei titani cfr.
7i

anche ESCHILO, Prometeo, 2 8 9 ; 291. - O V I D I O , Fast., 5, 8 1 . - R E VI A 2

(1937) col. 1507, 1. 64SS.


76
Anthologia latina (RIESE), 718.
77
Soltanto qualcosa del ricco materiale che si potrebbe citare.
La casa di Oceano ha il suo ingresso nell'estremo Occidente (= te
nebre): ESCHILO, Prometeo, 301 (cfr. per questo R E XVII, col. 2350,
1. 14-19). Su una tavola magica di Adrumeto, Oceano ritratto in
una navicella con la scritta: Oceanus Noctivagus; cfr. la riproduzione
nella Revue Archologique, 1902, p. 347, n. 55. Anche le maschere di
Oceano cos frequenti sui sarcofaghi portano questo carattere originario ctonio, cfr. RE XVII, col. 2360. - Lo Stige, l'acqua stagnante
dell'Ade, un braccio laterale, ossia, in linguaggio mitologico, una
figlia di Oceano. Cfr. ESIODO, Theog., 361. - VIRGILIO, Georgiche,
4, 480 ; Eneide, 6, 439. Ci sono onde tenebrose , come poetava
TIBULLO : At scelerata iacet sedes in nocte profunda abdita quae
circum flumina nigra sonant, Elegia 1, 3, 67S. Gfr. anche Elegia 3,
3, 32S. - Cos il Tartarus diventa comunemente il R e g n o delle tenebre, la prigione dei Titani, che sta al di sotto del mare pi basso,
alle radici del mare (PLATONE, Fedro, 112 A) ; cfr. le pezze d'appoggio per il nero Tartaro , in W A S E R , nel Mythol. Lexikon di
R O S C H E R , v. 5, col. 121, 1. 23S. Questa onda oscura, che bagna il T a r taro (noi pure preghiamo ancora con queste antiche espressioni: ne
absorbeat eas Tartarus, ne cadant in obscurum, ove absorbere significa

IL MARE DEL MONDO

473

la morte, dice ARTEMIDORO nelle Oneirokritika78. Lo


oceano dunque paragonato al mondo infernale e,
quando Elios a sera si getta nel mare, si tratta di una
discesa nel mondo inferiore, le cui porte si trovano
nell'estremo occidente dell'oceano 79. Nel mito di Elios
che fa il bagno nel mare, mito studiato a fondo da
F.J. DLGER 80 , si muovono queste opposte coppie
dualistiche: Elios-Oceano=Luce-tenebre, cielo-inferno,
sole-mare, Dio-Demonio. Queste convinzioni si ritrovano ancora dietro le forme della religiosit tardoromana che vede il Sol invictus discendere ogni giorno
nel mare del tenebroso mondo inferiore e al mattino
(mane) lo saluta di nuovo come risorto dal regno dei
Mani tenebrosi 81 . Oceano-Nettuno diventa simbolo dei flutti marini, delle aquae mundi, come
bere a sorsate, assorbire ), l'opposto, dualisticamente pensato,
della luminosa isola celeste dei beati: PLATONE, Gorgia, 23SS. - V I R GILIO, Eneide, 6, 54OSS. - Perci l'uomo avido di salvezza lascia dietro
di s i peccati bagnandosi in Oceano: O V I D I O , Metamorfosi, 13, 950SS.
Ci sono per dei delitti che neanche l'acqua di Oceano pu lavare:
CATULLO, 88, 5S.
78
Oneirokritika, 2, 39. Cfr. anche 2, 34. - F. N I N C K , Philologns,
Supplemento 16, 2, p. 47S.

'* ESCHILO, Frammento 192. - APULEIO, Met., 9, 22. - TEOCRITO,

2, 163. - Per la rappresentazione artistica della discesa di Helios in


Oceano cfr. F. J. DOLGER, Sol Salutis, 1925, 2 ed., p. 345, fig. 5, e la
compilazione completa in RE XVII, col. 2357, 1. siss. - La maschera
di Oceano nelle catacombe di Callisto dovrebbe essere spiegata allo
stesso m o d o che le maschere di Oceano dei sarcofaghi, la cui riproduzione in J. W I L P E R T , Die Katakomben Roms, Friburgo 1903, parte illustrata, tavola 134, 1; testo, p. 32. - Per l'allegoria di Oceano i m portante il fatto che, sul dipinto descritto da Giovanni di Gaza, Oceano
era ritratto come un mostro marino (cfr. RE XVII, col. 2357,. 1. 53ss).
Cfr. per il tutto anche H. SCHMIDT, jona. Eine Untersuchung zur vergleichenden Religionsgeschichte, Gottinga 1907, p. 168-172: il viaggio
del dio Sole nell'Ade.
80
Sol Salutis, 1925, 2 ed., p. 342SS; p. 357.
81

M A C R O B I O , Sat.,

1,

13.

474

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

informa ancora AGOSTINO 82. A lui sono destinati i


Neptunalia, nei quali si prega il tremendo mare di
accordare un buon viaggio 83 . Contro questo timore
pagano di fronte al mare, i Padri della Chiesa dovettero combattere una dura battaglia, come spiega AGOsnNO in un passo delle sue omelie sui salmi 84 , molto
importante per la storia della religione: le statue di
Nettuno sono il simbolo del mare a cui stata rivolta
la preghiera, e quando la tempesta percuote le assi
della nave, si impreca contro l'immagine di Nettuno.
Persino una predica ancor pi tardiva, derivante,
dall'ambiente di CESARIO D'ARLES, ammonir seriamente i cristiani contro questo devoto timore del
mare 85 . Non c' da meravigliarsi, allora, se anche
soltanto in base a ci il cristiano gi vedeva il mare
come sede dei demoni, come l'elemento consegnato
al diavolo.
' De civitate Dei, 7, 16 (CSEL 40, 1, p. 324, 1. 19).
Cfr. CICERONE, De natura deorum, 3, 5 1 : Nostri quidem duces
mare ingredientes immolare hostiam fluctibus consuerunt . - Cfr.
RE 16 (1535) col. 2520, 1. 50ss. - Sui nettunali cfr. ivi, 252IS.
84
Enarrationes in Ps. 113, sermo 2, 3-5 (PL 37, 1483S). Sul parere
dell'antichit colta, presentato qui da Agostino, secondo cui la statua
di Nettuno sarebbe soltanto una rappresentazione simbolica dell'elemento del mare, cfr. anche ATANASIO, Vita Antonii, 76 (PG 26, 949B).
Proprio per questo Agostino ammoniva i suoi cristiani di non pregare
sul mare : N o n tunc exaudiri vos arbitremini quando super mare
oratis, i m m o detestamini tales orationes ; in Tractatus in Ioannem,
10, (PL 35, 1467 B). un parallelismo storico religioso con l ' a m m o nizione di Leone Magno ai cristiani, affinch si guardino dall'accogliere
con i saluti abituali il Sole invitto : Homilia 27, in Nativitate Domini,
7, 4 (PL 54, p. 2i8s).
85
P S . - A G O S T I N O , Homilia de sacrilegi;, 3 : Si quis Neptunalia in
mare observat... sciat se fidem et baptismum perdidisse . - Cfr.
R. BOESE, Superstitiones Arelatenses e Caesario collectae, Marburgo
1909, p . 76S.
83

IL MARE DEL MONDO

475

Queste nozioni debbono tuttavia essere ancora approfondite. Il mare amaro, di cui gli antichi e i Padri
della Chiesa parlavano cos volentieri, in se stesso sin
dall'origine in qualche modo avverso agli dei e perci
cattivo . CLEMENTE ALESSANDRINO 86 ci ha informato
del mito pitagorico, che chiamava il mare un pianto
di Kronos : lo ha desunto da PLUTARCO, e la stessa
cosa ci fa sapere la vita di Pitagora di PORFIRIO 87.
La convinzione dei pitagorici, secondo cui il mare
sarebbe un pianto di Kronos, sembra egualmente indicare che il mare racchiude in s qualcosa d'impuro,
qualcosa che non dovrebbe essere , aggiunge PLUTARCO; per questo i savi dell'Egitto non solo aborriscono il mare e il sale e non parlano con i piloti, poich
questi viaggiano sul mare e derivano da esso il loro
sostenimento, ma aborriscono anche i pesci e vedono
in essi l'immagine dell'odio. Che siffatti miti fossero
altamente vivi e che ricorressero facilmente nelle considerazioni sul mare nemico, sul mare amaro , lo
possiamo vedere ancora nella cosmogonia della gnosi
valentiniana. Il mare originato dalle lagrime della
suprema emanazione opposta a dio, dal frutto nefasto
della Sophia : Expavit enim et extimuit et contristata est, et ex his passionibus concepit et edidit. Hinc
fecit coelum et terram et mare et omnia quaecumque
sunt in eis, ob quam causam omnia infirma esse et
fragilia et caduca et mortalia, quaecumque sunt ab
ipsa facta ... ex tristitia et lacrimis numida fontium,
"> Stromata, 5, 8, 50 (GCS CLEMENTE, II, p. 360, 1. 21).

" PORFIRIO, Vita Pythagorae, 41. - PLUTARCO, De Iside et Osiride,


32. - Cfr. per il mito delle lagrime di Cronos, RE XI (1922) col. 1988,
1. 19-26.

476

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

fluminum materia marisque . Cos il racconto dello


88
PS.-TERTULLIANO , il quale prende da IRENEO e dal
Syntagtna di IPPOLITO. Il mare amaro di lagrime
dunque qui giustamente il simbolo di ci che lontano da Dio, del principio cattivo, del corruttibile
e del votato alla morte, precisamente, della vita corporea terrena. Dal racconto di PLUTARCO sui miti di
Tifone impariamo ancor di pi. Se Osiride significa
la frugifera acqua del Nilo e Iside la buona terra, ne
segue che Tifone la personificazione del male, ossia
del mare, in cui il Nilo fluisce. L'amaro sale marino
schiuma di Tifone 89. Questo tenebroso nemico
del luminoso Oro e del buon Osiride diventa simbolo
della potenza antiumana dei flutti marini, egli il
dio della tempesta mugghiente, che improvvisamente
sbatte il mare (si pensi al vento tifonico , che sconquass la nave di Paolo, in Atti 27,14); Tifone diventa
l'incarnazione di ogni potenza avversaria degli dei,
88

PS.-TERTULLIANO,

De

haeret.,

(PL

2,

69 A).

Cfr.

IRENEO,

Adversus haer., 1, 2, 3 (HARVEY I, p. i6s). - Di ci fan parte anche


le rimanenti mitologie del sistema gnostico a noi note, la cui conoscenza importante per giudicare la simbolica marina dei Padri della
Chiesa (cfr. sotto, alla nota 119). Nel sistema degli Oriti, la parte
antidivina dell'Essere si forma mettendo insieme gli elementi: equa,
tenebrae, abyssus, chaos, come riferisce IRENEO, Adu. haer., 1, 30, 1
(HARVEY I, p. 227). Q u i dunque Yabyssus di Gen 1,2 diventa il simbolo
della massima distanza da Dio. I Setiani esprimono la loro dottrina
dualistica, opponendo l'Oscuro allo Pneuma-Luce, e lo descrivono
cos: L'Oscuro poi un'acqua terribile, 8 , IPPOLITO,
Elenchos, S, 19, 5 (GCS Ippolito, III, p. 117, 1. l i ) . in questa acqua
oscura, terribile, amara e putrida , che discende la potenza redentrice.
- Cfr. H. JONAS, Gnosis una sp'tantiker Geist, Lipsia 1934, v. 1, p. 358SS.
- RE XVIII (1939) col. 654-058 (G. B O R N K A M M ) .
88
De Iside et Osiride, 32. - Per Tifone come simbolo dell'amaro
mare cattivo e come N e r o , cfr. anche F. J. DLGER, Die Sonne der
Gerechtigkeit und der Schwarze, Mtnster 1918, p. 37; p. 65.

IL MARE DEL MONDO

477

raffigurata nel coccodrillo e nell'ippopotamo 90 , i due


nemici dell'uomo che si agitano tra i flutti dell'acqua
(anche ci diventa importante per l'interpretazione
cristiana dei due capitoli di Giobbe). Ed un passo
importante per la storia delle religioni, quello in cui
Plutarco condensa il significato del mito di Tifone:
A Tifone bisogna ascrivere tutto ci che in genere
la natura contiene di rovinoso ed effimero 91. Tifone,
quale dominatore e simbolo del mare, quale misteriosa
bestia marina, il cattivo demonio.
Ora comprendiamo meglio ci che Plutarco nei
simposi fa raccontare dal suo ospite Lucio circa l'odio
dei sapienti egiziani contro il mare : Il mare un
elemento, che non ha alcun legame con noi, anzi
nemico della natura dell'uomo, addirittura il massimo
nemico e avversario 92 . Le antiche speculazioni intorno all'origine dell'amarezza dell'acqua del mare 9 3
racchiudono dunque un'interpretazione mitologica religiosa. Questa si trasferisce anche agli animali sorti
dall'acqua del mare : essi sono stupidi e ciechi per la
provvidenza, spinti, come in un inferno, nello spazio
titanico abbandonato dagli dei, ove ragione e forza
intellettiva sono completamente spente 9i. Tutte le
cose che hanno rapporto di dipendenza con il mare
90

Cfr. RE A 2 (1923) col. 1900, 1. 24SS.


De Iside et Osiride, 45:
-8- - . Sulle tarde scritte
dei templi egiziani, Tifone viene chiamato Vigliacco, Ribelle, Sco
stumato: RE II A 2, col. 1919, 1. 5s.
92
Quaestiones convivales, 8, 7.
13
Cfr. PS.-PLUTARCO, De placitis philos., 16: sull'origine e l'ama
rezza del mare. - LUCREZIO, 5, 488S: Tarn magis expressus salsus de
corpore sudor augebat mare manando composque natanteis .
94
De soltertia animalium, 34.
81

478

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

sono in qualche modo demoniche e antidivine, poich


i demoni sono stati affondati dagli dei nelle profondit
del Ponto, come dice Plutarco in una citazione da
EMPEDOCLE : La forza dell'Etere li persegue sino nelle
profondit del Ponto 95. Sappiamo dall'apologia di
APULEIO, precisamente dalle sue menzogne rivestite
di belle parole, quale ruolo sostenessero l'amara acqua
del mare e in genere le res marinae 96 nell'antica
magia e come il cavalcare il coccodrillo quale simbolo
di ogni potenza tifonica del demonio rappresentasse
il dominio del mago sul mare diabolico97. Per questo
il pensiero antico dice a proposito di un uomo dal
cuore duro, caduto sotto il dominio di una forza demoniaca : Ti ha generato il mare 98. Qui si trovano
96

De Iside et Osiride, 29.


APULEIO, Apol., 32. - Incantesimo per impedire la tempesta m a rina quale effetto demoniaco, APULEIO, Metam., 1, 3 : Magico susurramine mare pigrum colligari . - Acqua amara di mare nell'incantesimo : grande papiro di incantesimi di Parigi, 223S. - Il mago pu calmare il mare: PS.-IPPOCHATE, De morbo sacro, 1. - T u t t o ci che contenuto nel mare, le res pelago quaesitae, le marinae illecebrae, sono adatte
all'incantesimo: APULEIO, Apol., 30. - Cfr. A. A B T , Die Apologie des
Apuleius von Madama una die antike Zauberei, Giessen 1908, p. 131.
97
cavalcare il coccodrillo, questo n u m e r o di effetto dell'antico
mago, il segno della dominazione su Tifone. Cfr. LUCIANO, Philopseudes, 34. - R. REITZENSTEIN, Hellenistische Wundererzhlungen,
Berlino 1906, p. 5, fig. 3. - A. A B T , Die Apologie des Apuleius, p. 53. Sul cavalcare il coccodrillo presso i monaci cristiani, cfr. sotto, alla
nota 112.
88
Ad imitazione del verso di O M E H O , Iliade, 16, 34:
-. Citato in PLUTARCO, De sollertia animalium, 34:
Anche O m e r o a proposito di un u o m o dal cuore d u r o e poco co
mitale, dice molto bene: ' ti cre il tenebroso flutto marino ', poich
il mare n o n genera alcuna bestia amichevole e dolce . - Cfr. l'imitazione in VIRGILIO, Eneide, 4, 366. - SILIO, Punica, 1, 638 (a proposito
di Annibale): Q u e m insana freta genuere. - CATULLO, 64, 155:
Q u o d mare conceptum spumantibus exspuit undis ? - O V I D I O ,
Heroid., 38.
96

479

IL MARE DEL MONDO

le fonti della paura del mare cattivo, che cos diffusa


ancora nell'epoca cristiana: il mare la sede dei demoni,
dei " e degli di aquatiles 10,
che si possono bandire consultare con la magia idromantica. In piena epoca carolingia sar necessario combattere ancora contro di essa 101. Se si aggiunge ora
anche tutto ci che nella tarda antichit, che i Padri
della Chiesa dovette affrontare, era comunemente conosciuto sulle relazioni di Osiride con il mare, su
Venere come dea sbocciata dal mare, sui Tritoni come
demoni marini, allora si comprende che gi solo per
questo i Padri vedevano il mare come la sede della
potenza diabolica. Ci una eco delle rappresentazioni pie e della superstizione della fine della antichit.
Non habet unda deos , canta disperato PROPERZIO 102 .
La morte in mare perci infelice, e durante la tempesta marina la fervente preghiera dell'uomo antico
si rivolge agli dei eterici, che abitano sopra le stelle 103 .
* Testimonianze per questo in A. A B T . Die Apologie es Apuleus,
p. 183, nota 4.
100
Cos vengono chiamati i demoni marini nelle iscrizioni latine:
nel pensiero cristiano essi divengono poi degli spettri marini: cfr.
RE XVI (1935) col. 2534S (S. W E I N S T O C K ) . - Cfr. pi sotto, alla
nota 166.
101

Cfr. R A B A N O M A U R O , De magicis artbus:

PL

no,

1098 A :

Est enim hydromantia in aquae inspectione umbras daemonum


evocare et imagmes ludificantes eorum videre ibique ab eis aliqua
audire. R a b a n o ha preso ci letteralmente da ISIDORO, Eiymoh,
7, 9, 12 (PL 82, 312 A), e questi a sua volta da AGOSTINO, De civitate
Dei 7, 35 (CSEL 40, 1, p. 351, 1. 5-7) e da SERVIO, Aen., 3, 359. A. A B T , Die Apologie des Apuleius, p. 171.
>" Elegia 3, 7, 18.
103 O V I D I O , Tristia, 1, n, 2 i s : Ipse gubernator tollens ad sidera
palmas exposcit votis i m m e m o r artis opem . O R A Z I O , Ode 2, 16,
1-4. - PETRONIO, Satyricon, 99 : Adoratis sideribus intro navigium . Cfr. anche la gradevole preghiera per la protezione contro il mare

480

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

Etere e fondo marino, cielo e inferno, dio e demonio:


il fondamento religioso del timore del mare presso
gli antichi si pu riassumere in queste opposizioni
dualistiche.
Ora sarebbe facile, ma anche erroneo, connettervi
immediatamente l'esposizione della dottrina cristiana
del mare come sede del diavolo. Ci produrrebbe
l'impressione cos spesso provocata dalla scuola della
storia delle religioni, secondo cui la demonologia
cristiana sarebbe soltanto l'ultima, sebbene genuina
eco della piet ellenistica104. Qui, come in nessun
altro posto, viene a proposito la chiara distinzione,
che F. J. DLGER 105 gi sottolinea in un altro contesto
e che stata dimostrata giusta da K. PRUMM nelle sue
opere cos ben documentate sulle fonti 106 : la netta
distinzione tra il convincimento dogmatico assodato
biblicamente e tradizionalmente, e il rivestimento,
condizionato dalla storia del tempo (qui dunque della
raccapricciante, personificazione del fato: Angiologia Latina (RJESE),
718, vv. 25-27:
Da Pater ut tute liceat transmittere cursum
perfer ad optatos securo in littore portus
me comitesque meos .
Anche GREGORIO DI NISSA ci ha dato un ragguaglio del come questa
preghiera per il buon viaggio abbia preso l'aspetto cristiano : In
Cantica Canticorum, Homilia 12 (PG 44, 1014). - Anche AGOSTINO,
Sermo 75, 4 (PL 38, 476 A).
104
Sulla demonologia platonica e cristiana cfr. la confutazione
di Apuleio fatta da AGOSTINO, De civitate Dei, 8, 15 (CSEL 40, 1,
p. 369S); 9, 3 (p. 409S). Ulteriore bibliografia in A. A B T , Die Apologie des Apuleius, p. 178, nota 5. - J. TAMBURINO, De antiquorum
daemonismo, Giessen 1909.
105
Sol Satutis, 1925, 2 ed., p. 354, nota 4.
10
Cfr. la sintesi della demonologia antica e cristiana secondo
le distinzioni essenziali: Religionsgeschichtliches Handbuch, R o m a 1954,
p. 386-392.

IL MARE DEL MONDO

481

tarda antichit), che dai Padri viene posto attorno al


nucleo cristiano con immagini e allegorie. Un esempio: nella dottrina dei demoni contenuta nella vita di
Antonio scritta da ATANASIO, dottrina che poi stata
normativa durante vari secoli, incontriamo dei caratteri cosi tipicamente egizi nella linea delle mitologie suesposte, che sembrano senz'altro coprire il
nucleo cristiano. Il diavolo vi appare nella forma del
pauroso animale marino, descritto da Giob 40 e 41 107.
Ma da quanto tempo e a quali condizioni la magnifica
descrizione della natura che si trova in Giob viene
applicata ai demoni? L' di Antonio
ha in ogni caso i tratti caratteristici di Tifone. E lo
stesso Atanasio una volta presenta il suo monaco che
parla esplicitamente di 1 0 8 , come
pure di Poseidone quale incarnazione simbolica del
mare. Si tratta di antica sapienza proveniente da Ales
sandria. Il mare il 1 0 9 del diabolico demone,
egli sparge un terribile puzzo di pesci messi sotto
110
sale : insomma, come vero Tifone, come domina
tore del mare salato avversario degli dei e degli empi
pesci. Antonio possiede un potere mistico sui cocco
l u
drilli , come viene narrato spesso anche di altri
monaci 1 1 2 . In tutto ci abbiamo dei rivestimenti della
consapevolezza, in s genuinamente cristiana, del do107

Vita Anlonii, 24 (PG 26, 877 C ) .


Ivi, 75 (948 B).
, 24 (88o A) secondo Giob 41,24 LXX.
110
Ivi, 63 (933 A).
111
Ivi, 15 (865 C ) .
112
Cfr. la cavalcata del coccodrillo del monaco Eleno: R U F I N O ,
Hist. monachorum, 11 (PL 21, 430 B-D). - Vitae Patrum, 8, 59 (PL 73,
1 1 6 7 D ; 1168 A). - Potere sui coccodrilli: Vita Pachomii, 1, 19 (PL 73,
241 C D ) . - Vitae Patrum, 8, 150 (PL 73, 1215).
108

108

482

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

minio su satana che noi comprendiamo soltanto in


base alla demonologia marittima ellenistica suddescritta 113 . Ma il solo fatto che esse si formino e che
poi abbiano potuto conservarsi cos fortemente presuppone la presenza di un fondamento biblico-teologico
della simbolica marittima, che risulta indipendentemente e con grande chiarezza dai racconti evangelici,
dal linguaggio immaginoso aramaico del Signore stesso
e che da Paolo e da Giovanni venne elaborata nella
vera teologia dell'opposizione tra mondo e regno
di Dio, tra Cristo e Belial, tra il duce della vita e il
dominatore della morte.
Cristo ha descritto la sua Chiesa come il regno
della grazia restituita, come una realt ancora minacciata in questo mondo , in guerra con il diavolo.
L'opposto della sua Chiesa fondata sulla roccia sono
le porte dell'inferno (Mat 16,18). In un'altra serie
di immagini egli stesso ha dato l'interpretazione autentica dell'allegoria: Il campo il mondo, il nemico
che semina il diavolo (Mat 13,39.39). La stessa
cosa vale per le sue parabole del mare. Se il regno di
Dio una rete da pesca (Mat 13,47), e gli apostoli
sono pescatori di uomini (Mat 4,19: Mar 1,17),
Cristo ha certamente pensato forse anche detto:
Il mare il mondo . Mondo inizialmente non ancora in senso di nemico di Dio, ma solo come incarnazione di tutti gli uomini, nei quali il Regno di Dio
si deve attuare. Poi per con eguale certezza, gi in
Ges, mondo nel senso del fatto che questa attuazione si verifica soltanto combattendo contro la potenza nemica di Dio, la quale all'opera nel mondo.
lla

Vitae Patrum (PL 73, 808 A; 1000 C; PL 74, 207 A).

IL MARE DEL MONDO

483

Mondo dunque, soprattutto nel senso classico del


vangelo di Giovanni: come tenebre (Giov 1,5; 9,4.5;
12,46; iGiov 2,8 ecc.), come nullit (iGiov 2,17),
come elemento che si trova ancora in possesso del
demonio (Giov 12,31; iGiov 5,19), ma tuttavia gi
vinto (Giov 16,33; iGiov 5,4). Noi restiamo dunque
nella concezione delle parabole del vangelo, se al
posto del mondo mettiamo mare e vediamo il
mare come elemento diabolico tenebroso, antidivino
e pur sempre potente, come simbolo dei popoli che
stanno ancora sotto il dominio della potenza cattiva.
In tal senso l'Apocalisse ha inteso il mare, dai cui flutti
emerge la grande prostituta (Apoc 17,1.15).
Possiamo ancor pi approfondire tutto ci: La
Sacra Scrittura stessa ce ne d il diritto. Uabyssus, la
misteriosa profondit del mare, il luogo, in cui i
demoni sono stati relegati, come immagine della massima lontananza da Dio. Abyssus dice il pi delle volte
la profondit abissale del mare, il cuore del mare
(Sai 45,3), come risulta da una massa di testi (Giob
28,i4;38,i6; Sai 41,8; 77,15; 103,6; 105,9; Giov 2,6;
Eccli 34,8;' Is 51,10): lo scrittore veterotestamentario
pensa sempre all'abyssus del flutto originario (Gen 1,2).
Ora i demoni pregano esplicitamente Cristo di non
ordinar loro di ritornare nell'abisso (Le 8,31). Il
grande corruttore , il demone Apollion, viene su
.dall'abisso (Apoc 9,11). Il diavolo stesso, la grande
bestia, che conduce la guerra contro i santi, emerge
dall'abisso (Apoc 11,7; 17,8).
E a queste immagini bibliche che si collega dunque
la simbolica marina dei Padri, quando parla del mare
tenebroso, lontano da Dio, come sede del diavolo

484

L'ECCLSIOLOGIA DEI

PADRI

e dei demoni. E qui si inserisce allora una elaborazione


della simbolica, che attinge anche dal tesoro ellenistico
sopra esposto e fornisce il quadro d'insieme dell'allegoria patristica del cattivo diabolico mare, sul quale
la nave della Chiesa veleggia verso il porto dell'eternit. Il mare la sede dei demoni. L'abisso il mare
del mondo, l'oceano su cui la terra galleggia: Abyssus
circumdat universam terram quam dicunt Oceanum,
predica ai suoi monaci GEROLAMO 114. E gi prima di
lui ILARIO dice la stessa cosa: Hanc (terram) enim
infernae vastitudinis demersa et inmensa abyssus sustentat 115. Il mare l'avanzo di quell'abyssus che
una volta copriva la terra ; TERTULLIANO 116 lo chiama
tristis abyssus, e triste questo mare in opposizione
allo Spirito che volteggia su di esso 117. Molto importante ci che AMBROGIO nota nella sua esegesi sulla
opera dei sei giorni. Egli parla del vortice abissale
114
Tractatus in Psalmum 103 ( M O R I N , p. 163, 1. 30s). - Per queste
rappresentazioni geografico-mitologiche di Oceano quale mare che
bagna il m o n d o e quale portatore della terra cfr. RE XVII (1937)
col. 2308-2389 (F. GISINGER). - CASSIODORO dice la stessa cosa nel
suo Comm. in Ps. 134, 6 (PL 70, 963 B ) . - C h e questa opinione sia
stata anche pi tardi una questione disputata, lo dimostra A R N O B I O
JUNIOR, Comment. in Ps. 103 (PL 53, 475 D ) .
115
Tractatus in Psalmum 2, 32 (CSEL 22, p. 61, I. 13S).
lle
De baptismo, 3 (CSEL 20, p. 203, 1. 2).
117
Adversus Hermogenem, 32 (PL 2, 227S). Nella sua opera De
anima, SS (CSEL 20, p. 387,1. 22-27), Tertulliano comunque si difende
dall'accusa di cercare il regno dei morti negli abissi sotterranei dell'acqua, e chiama questo abisso sotterraneo dell'acqua mundi sentina:
la feccia della nave del m o n d o , cos si potrebbe tradurre meglio
questa espressione. Tertulliano preferisce vedere il regno dei morti
piuttosto nella fossa terrae quale abisso profondamente nascosto nelle
viscere della terra ; certamente egli vi spinto dal fatto che anche
nel linguaggio della Scrittura spesso abyssus significa la stessa cosa
di cor terrae (Sai 70,20; Mat 12,40; R o m 10,7; Ap. 9,2).

IL MARE DEL MONDO

485

che copriva tutta la terra, del mare minaccioso ,


dell'abisso tenebroso. Quindi dice: Non enim malas
intelligendas arbitror potestates, quod Dominus earum
malitiam creaverit, cum utique non substantialis, sed
accidens sit malitia quae a naturae bonitate deflexerit 118 . Qui chiaro che nella rappresentazione del
tenebroso mare primitivo egli e i suoi fedeli, senza
volerlo, hanno in mente la simbolica delle forze antidivine dei demoni, una simbolica, che egli non respinge, ma che vuole soltanto proteggere contro il
dualismo manicheo non cristiano119. Per AGOSTINO,
l'abisso di fatto l'incarnazione della sfera di potere
lasciata al diavolo e ai demoni dopo la loro caduta,
ossia la profondit del mare e le regioni delle tenebre
aeree 120 . Per lui abisso la profunditas aquarum
118

Hexaemeron, i, 8, 28 (CSEL 32, 1, p. 27, 1. 4; 1. is; 1. 27ss).


Ambrogio attinge qui in primo luogo da Basilio, il quale
si oppone direttamente al pericolo di un'antica concezione dualistica
dell'abisso tenebroso: Hexaemeron, Homilia 2, 4 (PG 29, 36ss). L'abyssus non qualcosa come la personificazione di tutte le potenze avverse (37 B), ma soltanto il semplice flutto tenebroso che ricopre
tutta la terra (37 A). Ogni applicazione alle potenze demoniache
sarebbe gnostica e manichea (36 D), perci bisognerebbe abbandonare
qualsiasi allegoria del mare tenebroso dell'abisso (40 C). - Di qui
si vede quanto questa simbolica fosse viva in Occidente e in Oriente
ancora alla fin del quarto secolo, non soltanto come eco della gnosi,
ma in virt delle concezioni~che sono state esposte pi sopra. Cfr. per
questo anche ARNOBIO JUNIOR, Comment. in Ps. 103 (PL 53, 477 D):
Notandum tamen quia Deo dicitur: illic draco quem formasti,
quia Manichaei dicunt principem tenebrarum a se habere principium .
120
Enarrationes in Psalmum 1481 9 (PL 37, 1943). - Nel loro insieme quale contrapposto della beata regione dello spirito, l' oscuro
regno dell'aria e il tenebroso flutto marino appartengono allo
stesso complesso e sono come un unico abisso. Cfr. per questo AGOSTINO, De Genesi ad Iitteram, 3, 10 ^CSEL 28, p. 73, 1. 12-19); 11, 26
(CSEL 28, p. 359,1. 11-14); Epist. 102, 20 (CSEL 34, p. 562,1. 14-16);
Sermo 112 (PL 38, 1091): qui si dice esplicitamente che le nebbie si
119

486

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

impenetrabilis 1 2 1 (Isidoro ripete questa definiziona 1 2 2 ), il simbolo pi appropriato della potenza


infernale, che fu scaraventata in queste profondit:
ma con ci anche il simbolo degli uomini, che mediante i peccati si danno nelle mani del diavolo : Abyssum dicit profunditatem peccatorum, per iudicium
Dei fiunt in profundo, merguntur in ultima 123.
La Citt di Dio esprime profondamente questo pensiero, e nello stesso tempo anche l'ondeggiare, per
cos dire, della simbolica: l'abisso sia il luogo fisico,
in cui sono stati confinati i demoni, come pure il simbolo spirituale della profondit della lontananza da
Dio, in cui si vede sprofondato il mare abissale degli
uomini cattivi 124 . Il pensiero secondo cui il mare
sarebbe il luogo della pena del diavolo, tuttavia molto
pi antico. Gi ORIGENE lo ha espresso chiaramente:
Il diavolo viene relegato nell'abisso, nel mare, come
luogo di pena a lui appropriato 12S . Egualmente TER126
TULLIANO
. Ancora in Gregorio Magno il mare
la profondit della morte eterna, aeternae mortis
profunda 127 , e nello stesso tempo simbolo delle profondit del cuore umano, che inabissato nella lonformano in questo regno demoniaco dell'aria : U b i nebula conglob a t a ; cfr. il demonio come nebulo (sotto, alla nota 173) e la nebbia
demoniaca (nota 172). - Anche GKEGORIO M A G N O parla perci
di un affondamento del diavolo nell'aria: In hoc caliginoso aere
demersi: Mot alia, 4, 6 (PL 75, 643 B).
121
Enarrationes in Psalmum 4 1 , 13 (PL 36, p. 473 B ) ; 4 1 , 14
(p. 478 B C ) ; 105, 9 (PL 37, 1410D).
122
Etymol., 13, 20, 1 (PL 82, p. 489 A B ) .
123
Enarrationes in Psalmum 35, io (PL 36, p. 384 D; 349 B).
124
De civitate Dei, 20, 7 (CSEL 40, 2, p. 442, 1. 3-8).
125
Comment. in Matthaeum, 16, 26 (GCS Origene, X, p. 563,
1. 24-26).
126
Adversus Marcionem, 4, 20 (CSEL 47, p. 485, 1. 27).
12
' Homilia 11, 4 (PL 76, 1116B).

IL MARE DEL MONDO

487

tananza peccaminosa da Dio, la profondit oscura


dell'abisso, che il genere umano 128 . L'amarezza di
questo oscuro fondo dell'acqua il simbolo dei popoli
lontani da Dio, dei cuori, che si sono votati al mondo
diabolico 129 . In auesto abisso abita Satana, il Serpente 130. Ora diventa comprensibile in forza di quali
concezioni fondamentali la simbolica del mare abbia
potuto progredire e rafforzarsi con espressioni bibliche,
nelle quali il sacro testo, preso in se stesso, non voleva
in alcun modo enunciare simili pensieri. Qui bisogna
ora appurare cosa ha letto l'allegoria patristica nelle
due bestie acquatiche di Giob 40 e 41, poich questo
complesso di idee divenuto importante per la nostra
allegoria della nave della Chiesa. Behemoth e Leviathan
sono, sin dagli inizi dell'esegesi, immagini del diavolo:
degna di nota, a questo proposito, la protesta che
CMSOSTOMO presenta contro la spiegazione allegorica
di questo capitolo di Giobbe m . AGOSTINO, al contrario,
quale erede e ad un tempo quale trasmettitore dell'esegesi allegorica, che attraverso Ambrogio risale a
Filone e a Origene, dice che il santo Giobbe ha parlato con parole mistiche e profondamente misteriose
del diavolo, del re di tutte le cose che si trovano
nell'acqua 132 , significato sotto le immagini di Behemoth e di Leviathan, a ci si aggiungono le espressioni scritturistiche sul drago nei flutti del mare (Sai
73,13; 103,26; 148,7), la cui applicazione al diavolo
128

Moralia, 33, 9 (PL 76, 682 D).


Moralia, 29, 15 (PL,76, 491D; 492 AB); 28, 19 (476S).
Moralia, 18, 42 (PL 76, 77 AB).
,al
Fragmentum in Job 41, io (PG 64, 653 B).
132
Enarrationes in Psalmum 103, sermo 4, 9 (PL 37, 1384 D):
Et ipse lex omnium quae in aquis sunt , una citazione da Giob
41,25 secondo i LXX e l'Itala.

488

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

fu ad ogni modo facilitata per via del drago nominato


nell'Apocalisse (Apoc 12, 3.4.7.9; 13,4), che viene
espressamente identificato (Apoc 20,2) con l'antico
serpente, il diavolo e Satana.
Il diavolo in un primo momento il mostro marino,
che si chiama Leviathan e che nell'allegoria patristica
viene indicato come cetus, come il mostruoso cetaceo cos singolare anche per l'antichit 133 . La Volgata legge in Giob 3,8 Leviathan, mentre i LXX hanno
1 3 4 . Dunque, ci che nel capitolo conclusivo di Giobbe viene detto del Leviathan, va inteso
della balena come simbolo di Satana. Questa gi
tradizione affermata presso ORIGENE 1 3 5 : anch'egli nelle
sue omelie sulla Genesi affronta gli stessi problemi
che si ritrovano pi tardi in Basilio e Ambrogio. Che
Dio abbia creato a fianco alle creature buone anche
quelle cattive , ossia la balena e i serpenti marini,
133
Cetus espressione comune per indicare pesce gigantesco
pu significare un grande delfino, pescecane balena. Cetus quale
accompagnatore dei demoni marini: VIRGILIO, Eneide, 5, 822. DRACONZIO, Romulea, 7, 148. - Cfr. anche PLINIO, Nat. Hist., 36,
4, 13. - I Padri della Chiesa raccontano ci che nelle antiche fonti
c'era di meraviglioso sulla balena: Cfr. BASILIO, Hexaemeron, 7, 4
(PG 29, p. 156 B C ) ; AMBROGIO, Hexaemeron, 5, i o , 28 (CSEL 32, 1,
p. 162, 1. 4-14); 5, 11, 32 (CSEL 32, 1, p. 166, 1. 15-19). - La balena,
balaena britannica, simbolo del gigantesco, in opposizione all'elegante delfino: cfr. GIOVENALE, Satir., i o , 14. possibile per che il
cetus sia stato sentito anche come simbolo dell'opposto del nostro
delfino, Cristo; cfr. CLAVIS MELITONIS, Spicilegimn Solesmense, Parigi 1855, v. 3, p. 519, 535, 558. - PAOLINO DA N O L A , Epistola 20, 6
(CSEL 29, p. 147, 1. 21); 20, 7 (p. 148, 1. 9).
134
Appoggiato da Is 27,1 L X X : , che la Volgata
traduce con Leviathan; cfr. GEROLAMO, Comm. in Isaiam, 8 sul 27,1
(PL 24, 306 A) e Comment. in Amos, 3, 9 (PL 25, 1088 A).
135
Homil. in Genesim, 1, i o (GCS ORIGENE, VI, p. 11, 1. 17 sino
a p. 12, 1. i o ) .

IL MARE DEL MONDO

489

per lui un misterioso indizio che proprio Dio abbia


voluto permettere l'esistenza di Satana e dei demoni
come prova per i cristiani : come amarezza da cui
deriva, attraverso la vittoria ascetica, la dolcezza.
fuori questione che qui la grande balena il simbolo del diavolo, ed tipico per questa esegesi corrente ormai, che vengano citati anche Sai. 103,26 e i
capitoli di Giobbe. ORIGENE d lo stesso significato
anche ad altri passi136. Quanto questo risultasse comprensibile ai cristiani egiziani, chiaro dalle direttive
per la preghiera, date da Origene 137 : bisogna pregare
spesso per essere liberati dalle fauci della balena
come Giona: una preghiera veramente primitiva del
cristianesimo, come ci mostra la nota preghiera contenuta nelle Orationes pseudociprianiche ; una preghiera
cos comprensibile, quando messa in rapporto con
le care raffigurazioni popolari del mostro giovanneo:
Eicias me de morte ad vitam 138 . DIDIMO ha dato
questa interpretazione alessandrina a Giob 3,8: mediante la discesa del Dio fatto uomo stato vinto il
diavolo quale mostro di questo mare del mon131
Homil. in Levit., 8, 3 (VI, p. 397, 1. 23 sino a p. 398, 1. 2):
Dominus qui interfecturus erat cetum istum diabolum . - Comment.
in ep. ad Romano:, 5, io (FG 14, 1051 A): Cetus qui il simbolo della
morte e del diavolo, ma Cristo discese in lacum (Sai 27,1) e in cotruptionem (Sai 29,10), per sconfiggere il grande pesce diabolico. - A proposito di ci interessante quel che hanno riferito CELSO e ORIGENE
a proposito del serpente che circonda il mondo secondo il diagramma degli gnostici Ofiti; questo simbolo di Oceano e di Caos da essi
era chiamato Leviathan :cfr. Contra Cehum, 6, 25 (GCS ORIGENE,
II, p. 95, 1. 3-17). - RE XVIII (1939) col. 657, 1- 42ss. - Cfr. anche
quanto riferisce IPPOLITO, Elenchos, 5, 19 (GCS IPPOLITO, III, p. 120,
1. 14), ove questo serpente viene chiamato primogenito dell'acqua.
137
De oratione, 13, 4 (GCS ORIGENE, II, p. 329, 1. 1-11).
138
PS.-CIPRIANO, Oratio 2 (CSEL 3, 3, p. 147, 1. ios).

490

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

do 139. AMBROGIO gli fa eco: Nam feralem illum cetum, diabolicum scilicet, ultimis temporibus venerabili
corporis sui passione prostratum perculit et afflixit 140.
Neppure GEROLAMO fa eccezione. Proprio nella sua
spiegazione allegorica i simboli animali del diavolo
quale mostro marino sono adunati insieme: Qui
draco proprie in hebraico sermone appellatur Leviathan. Ipse est cetus magnus, de quo, quod a Christo
capiendus sit, mystico in Job sermone narratur: qui
magnum cetum capturus est. Questo , cos egli
continua, Satana, l' aspis , il draco in mare : quem
Dominus interficiet spiritu oris sui habitatorem quondam maris, falsorum et amarorum fluctuum 141 .
Tale esegesi doveva imporsi e GREGORIO MAGNO l'ha
resa indimenticabile per tutto il medioevo con i suoi
Moralia su Giobbe: Diabolus est vitam votans cetus 142 , Ci viene espresso convenientemente anche
nella Vita del monaco egiziano Ammuno, che sostiene una battaglia con il drago e scongiura la belva
" Fragm. in Job (PG 39, 1129D).
140
De fide ad Gratianum, 5, 2, 3 (PL i6, 655 C). - Cfr. anche
Commetti, in evangelium Lucae, 4, 40 (CSEL 32, 4, p. 159, 1. 10-16):
le parole di Giobbe sono una profezia eo quod diabolum tamquam
procellosi saeculi istius cetum Dominus Noster Iesus Christus oppressit... ergo in tentatione sanctus Job mysteria loquebatur, qui enim
vincbat saeculum, Christum videbat .
141
Comment. in Isaiam, 8 sul 27,1 (PL 24, 306 AB; 307 B).
142
Moralia, 33, 9 (PL 70, 682 D). - Moralia, 8, 23 (PL 75, 824 BC,
825 B). - Moralia, 34, 18 (PL 76, 737 AB). - Cfr. per ci PS.-GERO-

LAMO, Comment. in Job, 40 (PL 26, 786 D) : Leviathan est diabolus in


aquis. - AGOSTINO, Enarrationes in Psatmum 68, sermo 6 (PL 36, 846 AB) ;
Enarrationes in Psalmum 73, 14 (PL 36, 938s). - RABANO MAURO,
AUegoriae (PL 112, 893 C; 895 A). - RUPERTO DI DEUTZ, Comment.

in Ioannem (PL 168, 1184S; 119). - INNOCENZO , Sermo 29: PL 217,


588 A-C.

IL MARE DEL MONDO

491

con le parole: Perimat te Christus filius Dei qui


perempturus est cetum magnum 1 4 3 !
Immediatamente congiunta a tutto ci va vista
inoltre la simbolica del diavolo come drago del mare , che Dio fa abitare nell'abisso del mare (Sai 148,7),
per giocare con esso (Sai 123,26; Giob 40,24),
per ucciderlo nell'acqua (Sai 73,14). L'allegoria patristica ha continuamente letto in queste frasi profondi
misteri della volont salvifica di Dio e tutto diviene
comprensibile solo se si accetta l'idea fondamentale
del diavolo quale bestia nel mare del mondo. Nel
pensiero antico, il drago un mostro, che vive
nell'acqua, un grande pesce velenoso, una specie di
serpente marino 144. Mediante l'identificazione con il
serpente del Paradiso terrestre e quindi con Satana
(Apoc 20,1), queste rappresentazioni poterono essere
applicate al diavolo. Lo fa gi TERTULLIANO 145, come
pure ORIGENE 146. Questo mostro marino dunque
il vero nemico della Chiesa, che come una buona
nave veleggia sul mare di questo mondo. AGOSTINO
predica perci: Magnum secretum et tamen quod
nostis, dicturus sum: nostis inimicum Ecclesiae quendam draconem 147. E cio, cos egli continua, il diavolo, F antico serpente , che giace insidioso ed astuto

113

RUFINO, Hist. monadi., 8: (PL 21, 421 D).


Cfr. PLINIO, Nat. hist., 9, 82; 26, 31. - Parimenti, riferisce
le opinioni del suo tempo AGOSTINO, Enarrationes in Psflmum 148, 9
(PL 37, 1943 C). - PHIMASIO, Commetti, in ApocaL, 3 (PL 69, 862 C). ISIDORO, Etymol., 12, 6, 42 (PL 82, 455 B). - Cfr. anche Dictionnaire
d'Archol. chrt. et de Liturgie, Parigi 1921, v. 4, col. 1537-40.
145
Aiversus Marcionem, 4, 24 (CSEL 47, p. 502, 1. 20).
14i
Homil. in Exodum, 4, 1 (GCS ORIGENE, VI, p. 171, 1. i8s).
14
' Enarrationes in Psalmum 103, sermo 4, 6 (PL 37, 1381 B).
144

492

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

in questo mare del mondo. Il mare la sua sede: Ao


cepit locum quendam suum in hoc mari magno et
spatioso . Calpestare la sua testa per Agostino
lo stesso che il viaggiare sicuro sul mare , in cui
abita il decaduto principe dei demoni 148 . Anche a
Gerusalemme i candidati al battesimo di CIRILLO lo
sapevano : Il drago per abitava, come sappiamo da
Giobbe, nell'acqua lia. La stessa cosa confidata ai
monaci di GEROLAMO, quando lo zelante predicatore
penitenziale li apostrofa cos: Anche tu una volta
eri un drago e tenebre erano sul tuo abisso, tu eri un
drago, tu eri un figlio delle tenebre 150 . molto
ricco di conseguenze ci che Gerolamo nota circa
l'esegesi dei Giudei ai passi del drago contenuti
nei Salmi: anch'essi sostenevano che un drago abita
nel mare, ossia nell'Oceano, e che esso si manifesta
alla fine del giorno, quando il mare mugghia. Non
cos l'esposizione cristiana: per essa il drago nel mare
un simbolo del diavolo nel mondo 1B1 .
Quando ora vien detto che il capo di questo drago
stato fracassato nel mare (Sai 73,14) e quando in
Giobbe (40,20) sta scritto che solo Dio pu estrarre
con un amo il Leviathan dalla profondit, abbiamo qui
le radici di due aspetti di questa esegesi del diavolo
nel mare, che dobbiamo ancora delineare breve148

Ivi, 4, 7-9: (1382S).


" Catech., 3, 11 (PG 33, 441 AB).
lt0
Tractatus in Psalmum 148 (Morin, p. 310, 1. 7-11). - Ivi, 1. I2s:
< Licet in hebraeo non habet dracones sed habeat Thanninim, quod
interpretatur cete. Dicitur autem cetus infinitae esse magnitudini;.
Denique ipse cetus in abyssis esse dicitur .
151
Tractatus in Psalmum 103 (MORIN, p. 167, 1. 18-22). - A M BROGIO, Epistola 1, 30, 11 (PL 16, 1064 B). - CESARIO, Sermo 136, 5
(MORIN, I, p. 539, 1. 8s).

IL MARE DEL MONDO

493

mente. Abbiamo gi visto come l'esegesi alessandrina


veda la vittoria su Satana data con l'incarnazione e la
passione. Ci diventa ora plastico mediante una rappresentazione primitiva, che restata viva sino nel
cuore del medioevo: Cristo si cal nella profondit del
mare diabolico come l'uncino di un amo, nella sua
forma visibile di uomo, non riconoscibile quale Dio
dal dominatore di questo mare, dal grande mostro
marino. La sua natura umana era simile all'esca, che
Satana cercava di afferrare ed alla quale egli stesso fu
preso, per cui da quel tempo impotente. Questa discesa di Cristo nella amarezza del terrestre 1S2 (un
perfetto parallelo alle allegorie della discesa contenute
nel canto della redenzione degli Atti di Tommaso, e
alla discesa nell' Egitto terreno, oscuro, occidentale ) 153 era cos familiare agli antichi cristiani, che
possiamo limitarci a poche prove. AMBROGIO la fa
cantare ai suoi fedeli154, RUFINO l'aveva appresa dalle
prediche di GREGORIO DI e cosl a predicava
ai catecumeni: Sicut piscis... de profondo educitur,
ita et qui habebat mortis imperium, rapuit quidem
in morte corpus Iesu non sentiens in eo hamum divinitatis inclusum; sed ubi devoraverit, haesit ipse continuo et disruptis inferni claustris velut de profondo
extractus trahitur, ut esca ceteris fiat 15e . Attraverso
152

AMBROGIO, De instit. virginis, 5, 34 (PL 16, 314 A).


Cfr. per ci F. J. DOLGER, Sol Salutis, 1925, 2 ed., p. 22OSS.
154
Hymnus 12,7. Analecta hymnka 50 (1907) p. 16: H a m u m
sibi mors devoret .
16S
Oratio 39, 13 (PG 36, 349 AB). Traduzione di R O T I N O (CSEL
46, p. 124, 1 I4s).
15
Explan. symboli, 16 (PL 21, 354 D ) . A ci era favorevole la
traduzione dell'Itala di Ez 32,3 : Extraham te in h a m o meo (Volg. :
153

494

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

lo sviluppo che GREGORIO MAGNO diede all'immagine 157, designando la genealogia degli antenati di
Ges come lenza dell'amo , anche il medioevo 158
ha compreso questa simbolica secondo il paragone
mare=mondo amaro-diabolico : lo dimostra YHortus
deliciamm di ERRATO.
L'altra allegoria, che fu elaborata nel suddetto contesto, la simbolica della vittoria sul drago nella traversata del Mar Rosso: In bel modo questa teologia
marittima dei Padri abbraccia ora tutte le espressioni
della Sacra Scrittura riguardanti l'evento storico salvifico del passaggio degli Israeliti attraverso il Mar
Rosso, e le mette in rapporto con la simbolica del mare
come elemento diabolico (Gios 24,7; Sai 77,13; 113,3;
105,7,9; 135,13; Sap 10,18.19; 19,7; Is 43,i6; iCor
10,1.2). Ci fu basato sulle parole di Ez 29,3 e 32,2,
in cui Dio ordina di parlare al Faraone d'Egitto come
al grande dragone, che giace tra le correnti , come
al drago nel mare . Con ci il re d'Egitto diventa
l'immagine del diavolo, poich egli tenebroso
e abita nell'acqua . Per ORIGENE ci ha gi un signi In sagena mea ). - FIRMICO MATERNO, De err. prof, rei, 21, 2 (CSEL 2,
p. n o , 1. i o s ) : Nequissimus hostis generis humani est tortuosus
draco qui h a m o ducitur . - G A U D E N Z I O , Sermo 5 (PL 20, 875 C ) .
157
MoraUa, 33, (PL 76, 680 B C ) . - Moralia, 33, 9 (682 D;
683 A).
153
ISIDORO, De ecdesiasticis officiti, 1, 30, 2 (PL 83, 765 A). Sentent., 1, 14 (PL 83, 567 C ) . - O N O R I O D I AUGUSTA, Speculimi Ecclesiae (PL 172, 906 AB) : Per mare hoc saeculum insinuatur, quod
voluminibus adversitatum iugiter elevatur. In hoc diabolus circumnatat ut Leviathan . Cristo lo ha estratto con la lenza della sua genea
logia umana. La stessa cosa in PL 172, 1002 D ; 937 B C . - ERRATO
trasse da Onorio i suoi pensieri per i testi e le immagini deWHortus
deliciarum. - HERMANN VON PVEICHENAU, Leviathan perforans maxillam
hamo, in Analecta hymnica 50 (1907) p. 312.

IL MARE DEL MONDO

495

ficato del tutto ovvio 159. Il Faraone, che avversa il


popolo di Dio e muore nell'acqua, il diavolo affondato nel mare 160. E dal momento che gi per FILONE 161 il transito del Mar Rosso significa un passaggio dalla passione all'ascesi , si spiega come mai A M BROGIO, si faccia eco della figurazione del diavolo come
signore del mare ivi contenuta, trasformandola cristianamente e applicandola a Satana, che regna sul
mare di questo mondo e che tuttavia proprio in esso
sar anche distrutto 162. Anche questa allegoria restata viva a lungo 163 . Con ci abbiamo spiegato la
simbolica cristiana e tuttavia adornata con tutti i colori del pensiero della tarda antichit, a partire dalla
quale ILARIO pot scrivere : In his enim quae in mari repunt ea quae in infernis degunt docentur, cum
profundum maris sedem intelligamus inferni 164.
A questo punto siamo finalmente in grado di vagliare con mano sicura l'intrigata massa di testimonianze patristiche riguardanti l'applicazione teologica
e ascetica dell'allegoria del mare. Essa verr delineata
" Homiliae in Exodum, 4, 1 (GCS ORIGENE, VI, p. 171, 1. i8s);
5, 5 (p 190, 1. 11-20).
180
Cfr. per questo F. J. DOLGER, Das Durchzug durai das Rote
Meer als Sinnbild der chrisilichen Taufe, in Antike und Christentum 2
(1930) p. 63-69. IDEM, Die Sonne der Gerechtigkeit und der Schwarze,
Miinster 1918, p. 53S. - J. D A N I L O U , Saaamentum Futuri, Parigi
1950, p. 152-176.
181
De sacrificiis Abelis et Caini (I, p. 227, 1. 16 C O H N ) . - Altri
testi probativi di Filone sono indicati da F. J. DOLGER, in Antike und
Christentum 2 (1930) p. 67.
1,1
Hexameron, 1, 4, 14 (CSEL 32, 1, p. 12, 1. 15-21).
163
ILARIO, Tractatus in Psalmum 134, 19 (CSEL 22, . 706, 1. 1215). - ZENONE, Tractatus 54 (PL 11, 510 A). - PS.-PROSPERO, De pro
miss, et praed. Dei, 1, 38 (PL 51, 746S). - ISIDORO, Allegoriae (PL 83,
108 B ) . - RUPERTO D I D E U T Z , In Exodum, 2, 29 (PL 167, 637 B ) .
lea
Tractatus in Psalmum 68, 28 (CSEL 22, p. 337, 1. 3-6).

496

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

almeno nelle linee maestre, poich solo quando udiamo


il mare cattivo dell'antichit cristiana rumoreggiare
sino ai suoi ultimi e quasi impercettibili batter d'onda,
possiamo comprendere quale profonda importanza abbia acquistato la simbolica della fortunata nave della
Chiesa e del piccolo legno della croce.
Poich il mare la sede della potenza diabolica,
in senso fisico come in senso traslato simbolico, i vortici e le rumorose tempeste, che minacciano la nave,
sono opera del diavolo e dei demoni. Questo duplice
senso viene espresso gi in una lettera di GEROLAMO.
Egli aspira alla solitudine del deserto, vuole fuggire
le tempeste del mare dell'esistenza, ma, tra lui e il
beato porto della solitudine , c' la pericolosa traversata sul mare che obbedisce al diavolo : Diabolus
maria undique circumdat et undique pontum 165 .
I minacciosi vortici sono diabolici, poich nell'acqua
abita il demonio come variopinto serpente, che
spande lontano un puzzo insopportabile e minaccia
le navi di naufragio. Lo stesso linguaggio ritroviamo
in epoca avanzata del cristianesimo nella Vita Genovefae 166. E nei famosi racconti del miracolo marino
di san Nicola il medioevo vede ancora il diavolo e come egli som con forza nella vela della nave minacciata
dalle fauci del mare 167. Qui si era avuto dunque il
" Epistola 2, 4 (CSEL 54, p. 12, 1. 1-5).
MGH Rer. Mer. , p. 230, 1. 5-8. - Cfr. anche il drago delle
sorgenti, che deve viaggiare verso l'abisso: Convento Afrae, 7 (MGJH
Rer. Mer. Ili, p. 60, 1. IJS).
" ' Cfr. K. MEISEN, Nikolauskult uni Nikoausbrauch im Abendland,
Dusseldorf 1931, p. 245-249: la leggenda della tempesta di mare. Legenda aurea (GRABSSE, p. 23S.). - ONORIO DI AUGUSTA, Speculiti
Ecclesiae (PL 172, 1034 BC). - Su una vetrata del duomo di Friburgo
186

IL MARE DEL MONDO

497

punto di aggancio per una simbolica infinitamente


ricca di sviluppi. In senso traslato, il mare diabolico
l'umanit abbandonata al diavolo, la massa dei popoli pagani, come abbiamo gi mostrato sopra. Essi
sono sferzati da Satana, il Signore del mare , poich
sono acque mondane , flutti non redenti, demoniaci.
ILARIO cos predica : Recte significari aquas populos
intelligimus ... aquae terrestres sunt trepidae, terrenae,
tenebrosae, absorbere nos volentes, animis in ira concitatis et toto diabolici furoris impetu commotis 168.
Questo produce ora i suoi effetti non solo nelle tempeste del mare beluino ed amaro , che vengono
mandate ai singoli cristiani dal Principe di questo
mondo 169, ma soprattutto alla nave della Chiesa,
che deve navigare sopra questa potenza elementare
demoniaca. Navem adaeque Ecclesiam debemus accipere in salo mundi istius constitutam, quae crebris
ventorum fluctibus, id est tentationum plagis et verberibus fatigatur, quam turbidi fluctus id est huius
saeculi potestas conantur ad saxa perducere 17 . Qui
chiaro quanto perfettamente tutta questa simbolica
sappia costruirsi all'interno dei grandi contesti della
teologia biblico-paolina dell'opposizione tra regno di
Cristo e mondo del diavolo. Il mare di questo mondo
cattivo proprio perch sta sotto le potenze delle
il diavolo viene raffigurato mentre soffia nella vela della nave di Nicola. - Cfr. anche gli inni a Nicola del secolo X, ove si parla della
diabolica tempesta marina, in Analecta hymnka 22 (1895) p. 206,
207. 209.
169

Tractatus in Psalmum 123, 5 (CSEL 22, p. 594, 1. 4-9).

1M

GREGORIO NAZIANZENO, Carmina, 2, 1, 1, vv. 21, 31 (PG 37,

p. 97is).
1,0

PS.-AMBSOGIO, Sermo 46, 4, io (PL 17, 697 A). - POMERIO,

De vita contemplativa, 1, 16 (PL 59, 431 CD; 432 A).

498

L ' E C C L S I O L O G I A D E I PADRI

tenebre , come dicono le Omelie di Macario m. Il


diavolo come dominatore dell'aria tenebrosa e del
mare tenebroso, di questo abisso antidivino, di cui
parla Agostino, sparge sul mare di questo mondo la
nebbia ottenebrante, daemonum nebulae , come
spiega CRISOLOGO 172, e daemonum turbines . Egli
stesso un nebulo 173, un ribaldo ventoso, che inganna
il navigante. E poich egli tenebroso in quanto
signore del flutto tenebroso (in senso assolutamente
identico si potrebbe anche dire, nel linguaggio simbolico dei Padri : egli occidentale , egiziano ,
fatale ) 174, per questo suo scopo spingere la nave
della Chiesa nelle fauci della morte, in aeternae mortis
profonda , come dice GREGORIO MAGNO 17S e come
scrive ancora, con vocabolario patristico, DUNGAL
SCOTO parlando di coloro che non veleggiano nella
nave fatta con il legno della Croce: Quid ergo restat
homini sine nave salutiferae crucis procellosum huius
saeculi mare transeunti? Nihil, ut est arbitrandum,
aliud nisi remaneat in mediis necatus fluctibus et cum
terris Aegyptiis in profundum demergatur infer1,1

Homilia 44, 7 (PG 34, p. 748 B).


" Sermo 20 (PL 52, 254 B).
3
" AGOSTINO (?), Sermo 356, 5 (PL 39, 1649 A).
1,4

Cfr.

per ci

ORIGENE

(GCS

VII,

509, l.

13-17); LATTANZIO

(CSEL 19, p. 142S; p. 41, 1. i6ss). - F. J. DLGER, Sol Salutis, 1925


2 ed., p. 337SS; Die Sonne der Gerechtigkeit, p. 44SS.
175
Homilia 11, 4 (PL 76, . 1116). - Perci l'abisso del mare,
in quanto sede del diavolo quale dominatore della morte , anche
ad un tempo sede della morte stessa. Cfr. ILARIO, Tractatus in Psalmum 68, 5 (CSEL 22, p. 317, 1. 2s): N a m cum profunda maris inferiora sint terrae, necesse est in profundo maris, id est in inferioribus,
sedem mortis ostendi . N o n si deve forse spiegare in questo senso,
unitamente a Sai 27,1 (cfr. sopra, nota 136) l'espressione della liturgia
funebre: Libera eas... de profundo lacu ?

IL MARE DEL MONDO

499

ni 176. Pi in l bisogner indicare con precisione la ragione per cui, secondo questa simbolica, la nave della
Chiesa non pu affondare : precisamente perch essa
costruita con il legno di quella croce, che ha vinto il
Principe di questo mondo (noi possiamo dire ora :
il Principe di questo mare ). Tuttavia al mare diabolico stato lasciato un potere sulla nave ecclesiale:
il viaggio sicuro della Chiesa pur sempre paurosamente pericoloso. Qui torna di nuovo a risuonare
il tema fondamentale del viaggio meraviglioso, perch pericoloso , ora per piuttosto dal punto di vista
del mare diabolico. Ecclesia multis tamquam. bona
navis fluctibus saepe tunditur , dice AMBROGIO 177.
Noi possiamo raccogliere in tre grossi gruppi il
potere diabolico del mare, che urta contro la Chiesa
in questo mondo: i pericoli del paganesimo, delle eresie
e delle tentazioni; sempre per e in ultima analisi
il diavolo, che agita i flutti di queste tre minacce contro
la nave della Chiesa.
Gi Tertulliano parlava dei banchi di sabbia e dei
flutti, degli incagli nascosti e delle spiagge basse dell'idolatria e coniava qui la famosa espressione della
fede, che, sotto l'inspirazione dello Spirito Santo,
veleggia sicura ma cauta tra questi pericoli : Fides
navigai tuta si cauta 178 . Nella sua spiegazione della
nave della Chiesa quale veicolo entusiasticamente pericoloso, ORIGENE mostra come il diavolo, quale padre delle tenebre , agiti i flutti, e, simile ad uno pneuma del male , faccia spirare contro la nave il vento
l,

Adversus Claudianum (PL 105, 489 A).


De incarnationis dominiate sacramento, 5 (PL 16, 827 B).
178
De idololatria, 24 (CSEL 20, p. 57, 1. 15S).
1,7

500

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

contrario (Mat 14,24) e come questi flutti diabolici


tendano continuamente ad un solo scopo: un naufragio nella fede almeno nei costumi. Quando esplode
questa tempesta, il cristiano dovrebbe pregare contro
la trinit diabolica di Satana, contro il padre delle
tenebre, contro suo figlio, l'anticristo, contro il suo
pneuma nemico di Cristo 17B . Inversamente, altamente significativo per la forza espressiva dell'allegoria del mare, il modo in cui i Padri concepiscono
la vittoria della fede in Cristo descrivendola come una
bonaccia sopravvenuta improvvisamente dopo il muggire dei flutti diabolici. ILARIO ne d una spiegazione
eloquentissima : come il drago nel mare fu ucciso,
gli animali inferiori del suo mare furono turbati e poi
cessarono di emettere il loro fragoroso muggito; adesso
non si ode pi alcun mormorio dell'indovino, niente
strillare di baccanti, nessun vibrare degli idoli bronzei,
nessun canto sacrificale pagano; Cristo ha portato
alla tranquillit questo mare 180 . Il corrispondente di
questo canto trionfale della Chiesa. veleggiante sul
mare lo troviamo in AGOSTINO, e noi lo comprendiamo
soltanto se sentiamo risuonare tutto ci che stato
detto sinora intorno al mare della potenza infernale:
Tutti quelli che piangono sul fatto che ora i templi
degli idoli sono chiusi, gli altari rovesciati e le statue
" Comment. in evangelium s. Matthaei, 11 (GCS X, p. 44,1. 4ss). Per questo i pagani sono, simbolicamente, amara acqua di mare :
AGOSTINO, Enarrationes in Psalmum 103, sermo 4, 4 (PL 37, 1380 C):
4 Video enim adhuc in mari isto formidoloso nondum credentes :
ipsi enim versantur in amaris aquis et sterilibus . - ILARIO, In Matthaeum, 8, 4 (PL 9, 960 AB). - GEROLAMO, Comment. in Habacuc,
1, 2, 12 (PL 25, 1299 B).
180
Tractatus in Psalmum 64, io (CSEL 22, p. 242, 1. 1-9).

IL MARE DEL MONDO

501

spezzate, sul fatto che si sono anche create leggi che


perseguitano il culto degli idoli come crimine capitale,
tutti quelli che vi piangono sopra: ecco, essi sono
ancora nel mare 181 . GREGORIO MAGNO combatte
ancora gli ultimi avanzi del paganesimo, i mathematici e gli academici, e designa la loro dottrina con una
espressione presa da Isaia (11,15): Lingue del mare
d'Egitto: che significa sapienza mondana, che
oscurata dalle tenebre del peccato . Ora per, cos
continua il suo canto di giubilo, tutte le dottrine
dell'errore sono state ridotte al silenzio, poich il Signore ha estratto dal mare il Leviathan mediante l'amo
della sua incarnazione 182.
Ma il diavolo quale signore del mare suscit nuove
tempeste contro la nave della Chiesa, dopo che i flutti
dell'idolatria si erano calmati: questo un pensiero,
con il quale i Padri spesso hanno iniziato la storia delle
eresie cristiane. Fu TEODORETO a dare l'espressione
classica a questa idea 183. Dopo la morte dei persecutori dei cristiani, i quali avevano scatenato contro
la Chiesa una tempesta simile ad un uragano che sorge
improvviso , sopravvenne la pace. Ma il demonio,
sempre e poi sempre cattivo e invidioso, non poteva
sopportare la vista della nave della Chiesa che continuava il suo viaggio sospinta dolcemente da un vento
favorevole, e fece di tutto per spingerla al naufragio,
essa che pure ha per pilota il Signore di tutte le cose .
Ora con questo pensiero tutto il vocabolario gi ben
coniato della simbolica del mare diabolico si tra181
188
188

Enarrationes in Psalmum 103, sermo 4, 4 (PL 37, 1380 D).


Moralia, 33, io (PL 76, 684 AB).
Hist. ecclesiast., 1, a, 5 (GCS TEODORETO, p. 5, 1. 17-20).

502

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

sferisce dalla polemica contro il paganesimo all'apologia contro le eresie. Ci particolarmente chiaro
in un esempio: IPPOLITO aveva spiegato nella sua esegesi di Gen 49,13 (Zbulon abiter sulle rive del
mare ), che ci si riferisce alla Chiesa che giunta
ormai al porto tranquillo della verit, mentre i pagani
si agitano ancora nel mondo come su un mare sconvolto dalla tempesta 184 . Ora AMBROGIO trascrive
tale pensiero, ma ne cambia lievemente il senso, sostituendo ai pagani gli eretici : Hic ergo ' Zbulon
iuxta mare ' inquit, ut videat aliorum naufragia ipse
immunis periculi, et spectet alios fluctuantes in freto
istius mundi, qui circumferuntur omni vento doctrinae, ipse fidei radice immobilis perseverans, sicut est
sacrosancta Ecclesia radicata atque fundata in fide,
spectans haereticorum procellas 18S. In questo modo
di dire d'origine paolina, in cui si parla del naufragio
della fede (iTim 1,19) e delle tempeste della dottrina (Ef 4,14), s'inserisce ora, in forza dell'antico
tesoro d'immagini, soprattutto la polemica contro gli
ariani. Se METODIO aveva gi detto precedentemente 186
che gli eretici si davano la falsa apparenza di saper
maneggiare artisticamente la vela e il timone della
nave della Chiesa, cos continua EFREM nella sua seconda orazione sulla fede in polemica contro gli ariani:
Il mare grande e se tu lo vuoi scandagliare, sarai
agitato dalla rabbia delle sue onde. Una sola ondata
pu trascinarti via... e gettarti su un incaglio ... la
184
Le benedizioni di Giacobbe, 20 ( T U 38, Lipsia 1912, p. 35,
1. 11-18).
185
De patriarchis, 5, 26 (CSEL 32, 2, p. 139, 1. 18-23).
I ) e resurrectione, 28, 2 (GCS M E T O D I O , p. 257, 1. 6s).

IL MARE DEL MONDO

503

nave diretta dai timoni e tuttavia pu affondare nei


flutti, ma la tua fede non affonda ... solo il nostro Signore pu rimproverare le onde. Se dunque nel tuo
spirito infuria la fantasticheria, rimproveralo e spiana
le onde, poich come la tempesta agita il mare, cos
la fantasticheria scuote lo spirito ... Il Signore rimprover le onde, il vento allora cess e la nave scivol
via calma 187 . Nelle lettere di BASILIO si parla spesso
di ci. Egli scrive alla Chiesa di Nicea restata immune
dall'arianismo : L'incendio delle tempeste ereticali non
vi ha scosso, incendio che causa affondamento e naufragio alle anime deboli 188 . Ed egli stesso si presenta
come una roccia contro la quale si spezzano le ondate
dell'eresia : Voi sapete bene tuttavia, che noi, simili
alle rocce contrapposte in mezzo al mare, dobbiamo
intercettare la tempesta scatenata delle onde ereticali,
cosi che queste si spezzino contro di noi e non inondino la terra che dietro di noi 189 . Si legga inoltre
la descrizione delle condizioni della Chiesa, paragonabili ad un naufragio, nella lettera di BASILIO ad
Atanasio 190 , l'altro pilota nella tempesta dell'arianesimo, oppure in quella ai vescovi dell'Occidente:
La situazione qui scossa, reverendi fratelli, e nelle
tempeste che sono sorte l'avversario vuole prostrare
la Chiesa come una nave, che deve combattere in
aperto mare contro gli assalti sempre rinnovati delle
onde 11 . Proprio in queste lettere di un uomo cos
187
Sermo 2, 2, De fide {Opera omnia syriace et latine, R o m a 1743,
v. 3, p- isas).
188
Epistola 28, 1 (PG 32, 305 C ) .
" Epistola 203, 1 (PG 32, 737 B C ) .
1M
Epistola 82 (PG 32, 460 AB).
1,1
Epistola 90, 1 (PG 32, 473 A).

504

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

educato classicamente e cristianamente si vede come il


linguaggio retorico e ad un tempo teologico della
simbolica del mare sia stato portato sino all'estremo.
Ora comprendiamo perch BASILIO poteva parlare
delle onde salate ed amare dell'errore 192 , nelle
quali quasi affonda la nave della Chiesa. Dietro a
ci vi certamente la convinzione che il mare amaro significa anche il mare diabolico . Nello stesso tempo GEROLAMO 193 ha attestato espressamente
che questa era una simbolica comunemente nota:
Quod autem ipse (diabolus) tenebrarum et amaritudinis significetur nominibus crebrius legimus . Per
questo anche per lui l'eresia un'amarezza diabolica:
Sed et hoc possumus dicere, quod omnia contraria
dogmata veritati amarae sint et sola dulcis veritas .
E tuttavia: la buona nave della Chiesa non pu andare
a fondo, essa veleggia, come spiega gi AGOSTINO, tra le
eresie di Ario e di Sabellio come tra Scilla e Cariddi : Ex una parte saxa navifraga, ex alia parte
vorago navivora 194. Questa immagine presa dalla
mitologia classica195, che Agostino trasferisce esplicitamente nello stretto tra la Sicilia e l'Italia, risveglia
nello spirito dei Padri le latranti foche di Scilla,
che dalle amare profondit del mare minacciano le
182

Epistola 161, a (PG 32, 629 C).


Comment. in Isaiam proph., 2 a proposito di 5,20 (PL 24, 86 D ) . Ora comprendiamo meglio cosa volesse dire V I N C E N Z O DI LRINS
con le sue parole sugli amaros turbulentosque errorum fluctus
(sopra, alla nota 27).
184
Sermones inediti Guef., sermo 11, 4 ( M O R I N , p. 476S.)
185
Sui canes marini cu. LUCREZIO, 5, 892. - VIHGILIO, Eclogae
6, 77 : Timidos nautas canibus lacerasse marinis . - VIRGILIO, Eneide,
3, 432. - SALVIANO, De gubernatione Dei, 11, 58 (CSEL 8, p. 121,
1. 5s). - ISIDORO, Etymoi, 12, 6, 5 (PL 82, . 451).
183

IL MARE DEL MONDO

505

navi: e anche ci diventa per essi il simbolo degli


Oppositori , che non possono tuttavia aver presa
alcuna sulla nave della Chiesa, poich essa costruita
con il legno della croce: Obtrectatores omnino contemnendi sunt, quia canes marini sunt. De profundo
amaritudinis latrare possunt, mordere non possunt.
Sed quamdiu mordere non possunt? Quamdiu in
navi sedes. Quid est: quamdiu in navi sedes? Quamdiu crucem Christi tenes, ab eius navicula non recedis 196 . Noi possiamo seguire quella magnifica e
semplice simbolica fondamentale sino a queste estreme ramificazioni del linguaggio figurato dei Padri:
il mare il mondo sottoposto a Satana, la nave la
Chiesa costruita con il legno della croce, che quindi
attraversa tranquilla tutte le tempeste del diavolo.
Questa simbolica, per quanto sembri attingere alla
cultura e all'educazione antica, sempre e soltanto un
leggiero velo, che i Padri mettono attorno alle verit
fondamentali del cristianesimo; fissare questi due interessi e distinguerli con cautela: proprio questo
il compito di ogni ricerca intorno ai rapporti tra antichit e cristianesimo. Ci pu essere reso ancor pi
chiaramente con un'ultima immagine, che allo stesso
tempo porta di nuovo in se stessa una sublime idea
teologica. Proprio perch l'eresia non vuol essere pi
soltanto mare ma anche nave , l'allegoria patristica del mare raffigura la lotta diabolica dell'eresia
contro la nave della Chiesa anche come una battaglia
navale del grande pirata, il Diavolo. Si legga in proposito la descrizione piena di spirito antico e cristiano,
1
PS.-AGOSTINO, Sermo 72, 3 (PL 39, 1885 C D ) . - GEROLAMO,
Comment. in Ezech. 6, praef. (PL 25, 165 D ) .

506

L'ECCLSIOLOGIA DEI

PADRI

della battaglia navale tra la Chiesa e la flotta degli


ariani, che ci ha regalato BASILIO 197. il cattivo demonio , che, come scaltro pirata, insidia la nave della
Chiesa, dice CRISOSTOMO 198 ; e la retorica bizantina
ne ripete le parole 199. Anche in Occidente si predica
cos; un imitatore di Agostino dice: In hoc sane procelloso et turbulenti mari etiam diabolus aspirane
bacchatur armata classe terribilis, et circumquaque
commeatus obsidet innocentium 200. Ma anche qui
fiducia: egli soltanto un nebulo et pirata 201 .
Una terza minaccia infine sorge contro la nave
della Chiesa dal diabolico mare della cattiveria ,
dei peccati, delle tentazioni. Qui soprattutto il naufragio e l'affondamento nei flutti tenebrosi e amari di
Satana minacciano il cristiano, se egli non resta sul
legno della croce. Ci si trovava gi nella simbolica
tradizionale della scuola alessandrina. Nell'inno ai pedagoghi, Clemente canta il mare del male 202 e
parla della nave dell'anima, che deve aver come pilota
il Logos, se non vuole affondare nel naufragio dei
vizi 203 . Nella sua elevata preghiera al Logos, egli
chiede di poter giungere sicuro attraverso la risacca
187
Se Spiritu Sancto, 30, 76. 77 (PG 32, 2i2s). - Cfr. per questo
l'allegoria della nave che da parte ariana viene opposta ai cattolici:
Opus imperfectum in Matthaeum, Homilia 23 (PG 56, 755 BC).
m
Homilia in illud Vidi Dominum, 3 (PG 59, 1 1 4 D ) .
1,9
GERMANO, Sermo in crucem vivificam, 3 (PG 98, 240 D ) .
200
PS.-AGOSTINO, Sermo 72, 2 (PL 39, 1885 A-D).
201
AGOSTINO (?), Sermo 356, 5 (PL 39, 1649 A).
202
Inno sui pedagoghi, v. 25 (GCS CLEMENTE I, p. 292).
203
Paidagogos, 1, 7, 54 (GCS I, p. 122, 1. 12-14). - Per l'idea ascetica del naufragio dell'anima cfr. Paidagogos, 2, 2, 22 (GCS I, p. 169,
1. 21) e 3, 7, 37 (p. 258,1. 4s). - il demone marino Proteo il simbolo della passione: Paidagogos 3, 1, 2 (GCS I, p. 236, 1. 8-10).

IL MARE DEL MONDO

507

dei peccati 204 al mare calmo del santo Pneuma.


Proprio cos anche ORIGENE: per lui il mare simbolo
del piacere sensuale : Profundum et liquidum elementum est amara et fluxa praesentium. rerum, voluptas 205 . E se pertanto, secondo l'antica tradizione,
il mare amaro e incostante , METODIO ci d l'altro
lato del timone greco-cristianizzato dinanzi al terribile mare : Quella temibile e insopportabile acqua
del mare spirituale non affonda i corpi, ma le anime
di coloro, che non hanno il Logos per pilota 206. Le
prove potrebbero moltiplicarsi, ma esse direbbero
sempre la stessa cosa: l'amaro e tenebroso mare
simbolo delle tentazioni diaboliche, il peccato naufragio 207 dell'anima, amaritudo aeterna come conseguenza dell'aver gioito della dulcedo temporalis208. La
vita mondana , nel senso profondamente teologico
che gli ha dato soprattutto AGOSTINO, paragonabile
all'abisso amaro e tenebroso del mare : Vita saecularis
*>* Paidagogos, 3, 12, 101 (GCS I, p. 291, 1. 5).
205
Homiliae in Exodum, 6, 3 (GCS ORIGENE VI, p. 195,1. 12-14). TERTULLIANO, De baptismo, 12 (CSEL 20/ p. 212, 1. 3s). - CIPRIANO,

De patientia, 16 (CSEL 3, 1, p. 409, 1. 9-11).


"' De sanguisuga, 4 (GCS METODIO, p. 481, 1. 18-21).
!07
Qui ancora alcune testimonianze per questa immagine del
naufragio , che, come dimostreremo pi tardi, divenne poi importante per la dottrina dommatica della penitenza come secunda tabula
in naufragio: AMBROGIO, Explan. in Psalmum 36, 28 (CSEL 64,
p. 94,1. 6s) : Virtutis naufragium . - PAOLINO, Epistola 16,7 (CSEL 29,
p. 122, 1. 2) : Naufragium salutis . - Epistola 1,9: CSEL 29, p. 7,
1. 25, e Carmen 24, 82 (CSEL 30, p. 209): Naufragium in fide. CESARIO, Sermo 66, 1 (MORIN I, p. 270, 1. 17) : Naufragium castitatis . - GREGORIO MAGNO. - Regula pastoralis, 4 (PL 77, 128 A) :
Naufragium vitae .
aos Enarrai, in Psalmum 101, sermo 2, 2 (PL 37, 1306 A). - GREGORIO MAGNO, Regula pastoralis, 1, 2 (PL 77, 16 B): Per profundum
maris extrema damnatio designatur .

508

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

quaecumque est in profundo malorum, secretimi unde


erumpit omnis haec amarissima impietas 209 . A modo
di conclusione presentiamo la traduzione di un canto
cristiano greco della fine dell'era patristica, che conservato nelTAnthologia graeca 2 1 :
Il cattivo nemico eccita in noi
il flutto minaccioso del piacere sensuale,
il mare ne flagella nel fragore della tempesta,
e la navicella del nostro spirito
si capovolger per il peso dell'acqua,
affonder nel vortice delle onde.
Cristo, tu mio riposo,
comanda al vento e alle onde,
conducimi tu al porto sicuro
e fa affondare il mio nemico!
Ora noi conosciamo bene il mare amaro e demo
niaco, dalle cui profondit la Chiesa pesca i suoi molteplici e bei pesci, essendo essa la barca di Pietro m.
Ora conosciamo il mare, sui cui flutti la buona barca
della Chiesa veleggia verso il porto del riposo e corre
208

Annot. in Job (PL 34, 874 AB).


Anthologia Graeca, 1, 118 (BECKBY I, p. 158).
211
ORIGENE, Homiliae in Ieremiam prophetam, 18, 5 (GCS ORIGENE III, p. 156,1. 21-23): &
19 . - GERO
LAMO, Epistola 71, (CSEL 55 2 2-6): Te quoque quasi pulcherrimam auratam traxit ad litus. reliquisti amaros fluctus, salsos
gurgites, et Leviathan regnantem in aquis ... contempsisti . - M E 210

TODIO, De sanguisuga, 5 (GCS METODIO, p. 483, 1. 5s): i discepoli

di Cristo pescano gli uomini dalla profondit dell'errore. - PAOLINO,


Epistola 20, 6: (CSEL 29, p. 147, 1. 23-25): Quia tu misisti hamum
ad me profundis et amaris huius saeculi fluctibus extrahendum . GREGORIO MAGNO, Homilia 11, 4 (PL 76, . 1116): Per Ecclesiam
quisque ad aeternum regnum a praesentis saeculi fluctibus trahitur,
ne aeternae mortis profunda mergatur .

IL MARE DEL MONDO

509

vittoriosa, poich costruita con il legno della croce,


poich porta con s eretta, come albero, la croce,
su cui si compiuta la vittoria sul dio di questo mondo , il Signore del mare. In ulteriore studio ci resta
da mostrare pertanto in che senso la Chiesa sia nave
di legno , l'arca in mezzo al diluvio universale, la
barchetta di Pietro. AMBROGIO, l'erede dell'allegorismo
alessandrino e il trasmettitore di queste ricchezze al
medioevo, conclude cos questa esposizione della simbolica del mare : Nec enim vilis est navis, quae ducitur in altum, hoc est ab incredulis separatur. Cur
enim navis eligitur in qua Christus sedeat, turba doceatur, nisi quia navis Ecclesia est, quae pieno dominicae crucis velo Sancii Spiritus flatu in hoc bene
navigat mundo 2 1 2 ?

212

De virgimiate, 18, 188 (PL i6, 297 B).

LA NAVE
DI LEGNO

In hoc bene navigai mundo. In queste parole AMBROGIO * riassumeva l'essenza e il destino della Chiesa,
e in esse parla tutta la fierezza di un cristiano romano,
che paragona la sua Chiesa alle buone navi del periodo
imperiale di pace, le quali da Alessandria, Costantinopoli e Cartagine andavano verso il Portus Romanus:
No, non spregevole la nave della Chiesa, che naviga in alto mare, con le vele all'albero della croce,
che si gonfiano al vento dello Spirito Santo ! Un
mezzo secolo dopo, in piena migrazione di popoli,
quando popoli rudi e feroci si misero in marcia e
tutta la terra era un relitto 2, il medesimo amore per
la Chiesa trov tuttavia identiche parole di speranza
invitta. In una predica, PIETRO CRISOLOGO volge uno
sguardo retrospettivo ai primi quattro secoli della
storia della Chiesa : Non appena Cristo era salito
sulla nave della sua Chiesa, per poter da allora in poi
attraversare il mare del mondo, le tempeste dei po1

De virginitate, 18, 118 (PL 16, 297 B).

PIETRO CRISOLOGO, Sermo 20 (PL 52, 256 A).

512

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

poli pagani si scatenarono, il turbine dei giudei, gli


uragani dei persecutori, le nuvole tempestose della
plebe, la nebbia dei demoni, si levarono, e tutto ci
con tale violenza, che tutto il mondo fu un solo temporale. Le onde dei re spumeggiarono, sibilarono i
flutti dei poteri, risuon il grido rabbioso degli schiavi,
il vortice dei popoli fece mulinello, gli scogli dell'incredulit emersero dalla profondit, mugghiarono le
rive della cristianit, i rottami della nave dei ' traditori '
vagarono confusamente d'ogni intorno. Tutto il mondo era un solo pericolo e un solo naufragio ... la navicella di Cristo ora lanciata alta verso il cielo, ora
gettata nel terribile abisso; ora si fa guidare dalla
forza di Cristo, ora si fa spingere dall'angoscia e dalla
paura; ora coperta dai flutti del dolore, ora si libra
alta come sulle ali della conoscenza della fede. Noi
per, fratelli, gridiamo continuamente: Signore,
aiutaci, affondiamo 3 !
4
Tunditur, non mergitur . Essa sconvolta, ma non
affonda : qui contenuta la legge fondamentale della
Chiesa, rivestita della simbolica navale. Cercheremo
di renderci conto di questa teologia riandando lo
sviluppo della simbolica patristica della Nave della
Chiesa. La Chiesa continuamente in pericolo, eppure
l'unico luogo della sicurezza. Essa si trova continuamente nella tempesta e, come una nave provata in
mille modi, viene sollevata in alto, spinta verso il
3

Senno 20 (PL 52, 2 5 4 B - 2 5 6 A ) .


PIETRO CKISOLOGO, Sermo 21 (PL 52, 258 A). - Lo stesso pensiero
espresso da IPPOLITO, De antichristo, 59 (GCS IPPOLITO I, 2, p. 39,
1. I3s): ' . - AGOSTINO, Ser
mo 13, 2 Wilmart ( M O R I N , Sermones post Maurinos reperti, p . 713,
1. 6) : P r e m i potest, mergi non potest .
4

LA NAVE DI LEGNO

513

precipizio, spesso mezza distrutta, e ci che vi di


marcio in essa (per parlare con Gregorio Magno) 5,
viene espulso accuratamente; eppure essa continua il
viaggio nel fiero sentimento del sicuro approdo nel
porto della pace. L'ecclesiologia simbolica dei Padri
ripone continuamente il fondamento ultimo di questa
dottrina nei due pensieri attinti dal semplice paragone
con il mondo nautico: sulla prua della nave della
Chiesa siede Cristo come pilota, mentre la nave
costruita con il legno della croce, ossia con l'esiguo
elemento, che solo pu sfidare tutte le tempeste. L'autore delle Omelie di Macario lo ha espresso cos: Gi
nel mondo delle cose visibili nessuno pu con la propria forza solcare e scavalcare il mare. Per questo egli
deve avere il leggiero, lo snello veicolo, che costruito
con legno, e proprio per questo soltanto pu stare
sull'acqua. Cos impossibile ad un'anima galleggiare
sul mare amaro del peccato e sul pericoloso abisso
delle cattive potenze delle passioni tenebrose ... E come
una nave ha bisogno, inoltre, di un buon pilota per
poter fare un viaggio felice, ... cos non possibile
attraversare felicemente il mare cattivo delle potenze
tenebrose senza il pilota celeste Cristo 6 . Dietro la
sorprendente ricca simbolica dei Padri della Chiesa
c' dunque sempre l'atteggiamento teologico fondamentale: la Chiesa la nave buona proprio perch
guidata da Dio e perch rappresenta la continuazione
della vittoria ottenuta da Cristo sul legno della Croce
6
Epistola i, 4 (PL 77, 447): Vetustam navim vehementerque
confractam indignus ergo infirmusque suscepi - undique enim fluctus
mtrant et quotidiana ac valida tempestate quassatae putridae naufragium tabulae sonant .
Homilia 44, 6 (PG 34, 781 D); 44, 7 (784 B).

514

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

contro ogni forza nemica di Dio. Lo Ps.-Ambrogio


ha annunciato questo mistero trinitario della Chiesa
in una predica ai suoi fedeli, e con queste sue parole
noi saliamo ora sulla nave della Chiesa , che sul
punto di intraprendere il viaggio meravigliosamente
pericoloso sul mare del mondo : Navem adaeque
Ecclesiam debemus accipere in salo mundi istius constitutam... quae etsi undarum fluctibus aut procellis
saepe vexatur, tamen nunquam potest sustinere naufragium, quia in arbore, id est in cruce, Christus erigitur, in puppi Pater residet gubernator, proram Paracletus servat Spiritus 7.
Qui sorge subito il problema dell'origine e del
costituirsi della simbolica antica cristiana della nave
della Chiesa . Mentre rimandiamo il fondamento biblico, che certamente fu il determinante e il primo
ad esser preso in considerazione, ai capitoli sulla Chiesa
come arca di Noe 8 e come barca di Pietro 9, spostiamo
qui la questione in primo piano sulla parte dell'allegoria
antica, che deve essere spiegata con la cultura della
nautica. Cercheremo di articolare il ricco materiale in
tre punti sempre attenti a che la chiarezza della linea
non scompaia dietro la massa di documenti: I. La
simbolica della nave della Chiesa , come si presenta
nei grandi cataloghi navali della teologia patristica.
II. L'antica simbologia navale e il suo influsso nell'allegoria cristiana. III. Il mistero teologico fondamentale
della simbolica cristiana della nave della Chiesa: la
sua incertezza della salvezza e la sua sicurezza della
' Sermo 46, 4 (PL 17, 697 AB).
8
Cfr. pi avanti, a p. 865-938.
a
Cfr. pi sotto, a p. 809-863.

LA NAVE DI LEGNO

515

salvezza consiste nel fatto che essa una nave di legno,


costruita con il legno della croce.
i . I L C A T A L O G O N A V A L E DELLA T E O L O G I A P A T R I S T I C A

importante per la comprensione di tutto ci che


segue occuparci in primo luogo un p di nautica
antica e paleocristiana 10. Dobbiamo familiarizzarci con
la conoscenza che l'uomo antico aveva della costruzione navale, della denominazione delle parti di una
nave, delle cose necessarie per un felice viaggio u .
10
Per la bibliografa riguardante la simbolica cristiana della nave
cfr. sopra, a p. 397, nota 1; e pi sotto, a p. 865, nota 1.
11
Per l'archeologia navale dell'ANTiCHiT abbiamo impiegato
le seguenti opere: A. B O E C K H , Urkunden iiber das Seewesen dei attischen
Staates, Berlino 1840 (. 3 0 della Athenischen Staatshaushaitung). -

A. KOSTER, Das antike Seewesen, Berlino 1923. - IDEM, Studien zur

Geschichte des antiken Seewesen, in Kio, Beitrage zur alten Geschichte,


fascicolo 32, quaderno 19, Lipsia 1934. - J. KROMEYER e G. V E I T H ,
Heerwesen una Kriegsfuhrung der Griechen uni Rmer (Handbuch der
Altertumswissenschaft, v. 4, 3, 2), Monaco 1928. - F. R U H L M A N N ,
Beitrage zur Geschichte, Kultur, Technik und Schiffahrt, Lipsia 1891. A. NEUBURGER, Die Technik des Altertums, Lipsia 1919. - FR. M O L L ,
Der Schiffbauer in der bildenden Kunst, Berlino 1930 (= Deutsches Museum, Abhandlungen und Berichte, v. 2, p. 153-177). - H. BALMER,
Die Romfahrt des Apostels Paulus und die Seejahrtskunde in romischen
Kaiserzeitalter, Berna-Miinchenbuchsee 1905. - P. GAUCKLER, Un
catalogue figure de la batellerie grcoromaine. La mosaque d'Althiburus,
in Monumenti et Mmoires Piot 12 (1905) p. 113-54. - C H . D A R E M BERG e E. SAGLIO, Dictionnaire des Antiquits, Parigi 1904, v. 4, parte 1
col. 24-40. - A. BAUMEISTER, Denkmler des klassischen Altertums,
Monaco-Lipsia 1888, v. 3, p. 1593-1639. - FR. M I L T N E R , Seewesen,
in R E , Suppl. V (1931), col. 906-962. Anche qui ampia bibliografia
per l'archeologia generale della nautica. - FR. MILTNER, Nautai, in
RE XVI, 2 (1935) col. 2029-2033. - E. ASSMANN, Segei, in RE II A,
1 (1921) p. 1049-1054. - U n o sguardo vivente nella tecnica dell'antica
marineria era offerto dai due modelli di una nave da guerra e di una
nave mercantile romane ricostruite sulla base di studi archeologici,

516

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

L'uomo dell'antichit marinara considerava le sue navi


non soltanto con gli occhi del mercante calcolatore,
ma con quelli dell'artista, per cos dire dell'innamorato.
Cicerone ne ha parlato quando, affermando che ci
che veramente utile sempre anche bello e viceversa, non sa addurre miglior esempio al riguardo,
che quello di una buona nave, di cui egli enumera
le singole parti con una certa abbondanza : Quid
tam in navigio necessarium quam latera, quam cavernae, quam prora, quam puppis, quam antennae,
quam vela, quam mali? Quae tamen hanc habent in
specie venustatem, ut non solum salutis sed etiam voluptatis causa inventa esse videantur 12.
Nello stesso spirito, i Padri della Chiesa hanno
contemplato le navi sul mare che essi chiamavano
mare nostro in un senso molto pi profondo che
non l'impero romano. Perci noi presentiamo subito
qui, separati dal circostante contesto del brano dottrinale oratorio, i cataloghi con cui essi spiegano la
simbolica delle singole parti della nave. Apparir
pi in l che essi lo fanno astraendo completamente
dai pensieri teologici che debbono essere chiariti con
tale simbolica, spinti solo da un'antica tradizione retorica. Ma il semplice fatto che essi lo facciano, mostra
gi quanto sia stata viva la rappresentazione della
Chiesa come nave sin dai primissimi tempi.
IPPOLITO DI ROMA il primo che ci scompone la
simbolica, in se stessa molto pi antica, della nave
e che erano visibili alla MOSTRA AUGUSTE* in Roma: riproduzioni
nel Catalogo, Mostra Augustea della Romanit, Roma 1937, 4 ed.,
tav. 51, 52, 53.
12

CICERONI, De oratore, 3, 46, 180.

LA NAVE DI LEGNO

517

della Chiesa in singole immagini nautiche chiaramente


distinte tra di l o r o 1 3 .
1 3

IPPOLITO, De Anticristo, 59 (GCS IPPOLITO, I , 2, . 39, l. 12 -

p. 40, 1. 9). - La prima e migliore esposizione di questo testo in FR. J.


DLGER, Sol Saluiis, Miinster 1925, 2 ed., p. 277S, che tuttavia in
seguito dovr essere completata e in parte corretta. - Cfr. A. H A M E L ,
Kirche bei Hippolyt vonRom, Giitersloh 1951, p. 57s; p. 199S. - Per
una provvisoria comprensione dei principali concetti della nautica
simbolica diamo qui le designazioni greche del catalogo di Ippolito:
= timoniere. Sul suo posto cfr. PLATONE, Rep. 6,
(488 E ) ; PLUTARCO, Praec. ger. reipub., 13 (807 B ) ; R E XVI, 2, col.
2 0 3 1 , 1. 29SS.

e = prua (parte anteriore) e poppa (parte poste


riore) della nave, in latino prora e puppis. A poppa era il posto del
timoniere, dove egli accudiva al suo servizio e dava i suoi ordini con
la m a n o levata. Cfr. per questo la rappresentazione di Cristo come
timoniere sul n o t o frammento di sarcofago di Spoleto in Firenze
(Sol Salutis, p. 282S).
, in latino clavus sbarra del timone, con cui il timoniere
manovra i timoni per lo pi accoppiati = , gubernacula.
Cfr. RE Suppl. V, col. 941, 1. 63SS. Di qui spesso anche = semplice
mente timoni.
, nautae = marinai. Sotto questo n o m e debbono compren
dersi, in opposizione agli , remiges, gli uomini di equipaggio,
a cui affidata la cura delle vele.
, funes = qui certamente le cosiddette , la
legatura della nave con forti cinghie. Cfr. RE Suppl. IV (1924) col.
776-782 ( R . HARTMANN).
C o n , funis viene designato anche, come mostre
remo pi tardi nella simbolica, le gomene che tengono fermo l'albero
l'antenna, in particolare il cavo dell'ancora, oppure il cavo di guida
della nave di salvataggio (cfr. At 27,32). Per la legatura del corpo
della nave cfr. At 27,17.
= sentina, l'acqua che si raccoglie nel locale pi basso
della nave. - Q u i per pu essere significato soltanto il contenitore
di acqua dolce portato nel ventre della nave, - che si t r o
vava nelT ; ci contro RE Suppl. V, col. 920, 1. 24ss. Altrimenti la simbolica dell'acqua battesimale non avrebbe alcun senso.
= vela, oppure anche , in latino oltre che
velum anche carbasus Unum. Nell'antichit la vela era generalmente
bianca, per questo da Ippolito viene detta biancolucente : cfr. RE
II A 1, col. 1054, 1. 27SS.

518

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

Mondo
Chiesa
Cristo
Trofeo della croce
Oriente e Occidente della direzione del viaggio
celeste
I due timoni
I due Testamenti
La gomena
L'amore di Cristo
II contenitore d'acqua dolce II Battesimo
La bianca vela
Lo Spirito Santo
La legge di Cristo
L'ancora di ferro
Gli angeli custodi
I rematori
Gli Ordini dei Profeti,
La vela superiore deldei martiri e degli apol'albero maestro
stoli, che riposano in
cielo
La scala che porta
La croce come segno
della forza della passioall'antenna
ne di Cristo

Mare
Nave
L'esperto pilota
Albero
Prua e poppa

Sappiamo che Ippolito, nella sua esegesi e nella sua


retorica, amava una siffatta minuziosa spiegazione di
un'immagine presentata dalla Bibbia e dalla Tradizione (una contrimmagine di tale simbolica navale,
spinta sino ai dettagli particolari , per portare soltanto
= scaletta della nave per salire a bordo, poi rimpiazzata
dalla = passerella; climax tuttavia certamente anche
la scala di corde che porta in cima all'albero e all'antenna. Ci che
dice a questo proposito FR. J. DOLGER, Sol Salutis, 1925, 2 ed., p. 277,
nota 3; p. 278, nota 1, viene confermato figuratamente con le immagini di navi del mosaico di Altiburo.
= in latino siparum suparum = la vela di cima, che
viene appesa tra l'antenna e la punta superiore dell'albero.

LA NAVE DI LEGNO

519

un esempio, la sua allegoria della vigna nello scritto


Sulle benedizioni di Giacobbe) 14. Nella Roma dell'inizio
del terzo secolo, a cui appartengono certamente i costruttori navali delle catacombe, sembra che l'allegoria
della nave della Chiesa sia stata particolarmente popolare. Ce lo mostra il secondo catalogo, che presentiamo qui: contenuto nella Lettera di papa Clemente
all'apostolo Giacomo, premessa come introduzione alle
Omelie pseudoclementine, e che tuttavia fu scritta certamente a Roma dopo il 200. Proprio questo catalogo,
con il suo influsso sulle Costituzioni Apostoliche e mediante la sua posteriore assunzione tra i falsi pseudoisidoriani, esercit un certo influsso sul pensiero simbolico
dei tempi posteriori. Le cose della Chiesa in genere ,
cos comincia il 14 capitolo della lettera, sono paragonabili ad una grande nave che trasporta sul mare
agitato dalla tempesta uomini di diversi luoghi, che
vogliono tutti abitare l'unica citt del Regno buono 15.
Quindi segue il catalogo delle somiglianze:
Proprietario della nave
Timoniere a poppa

= Dio
= Cristo

14

Benedizioni di Giacobbe, 25 (TU 38, p. 38, 1. 25 - p. 39, 1. 3).


Epistola Clementis ad lacobum, 14, 15 (PG 2, 49 AC; 52 A). Cfr. pi avanti, p. 817 ss. - Questo catalogo contiene ancora qualche altro termine nautico, che per la simbolica indispensabile:
<, in latino proreta = il sottotimoniere, che ha il suo posto
a prua, osserva la direzione del viaggio ed in tutto sottoposto al
timoniere. Secondo SENOFONTE, Oiconomha, 8, 14, egli il diacono
del timoniere; secondo ARISTOTELE, Poit., 3, 4 (1276B) il migliore strumento del timoniere .
= sorvegliante delle due fila di rematori. Cfr. RE XVI,
2, col. 2030, 1. 6oss.
= il preposto all'ingaggio dei
15

marinai. Cfr. STRABONE, 8, 6, 15 (KRAMER 183, io) e ANTHOLOGIA


GRAECA, 9, 415 (BECKBY 3, 258). La traduzione di DLGER, Sol Sa-

520

L'ECCLESIOLOGIA

Sottotimoniere a prua
Marinai
Sorveglianti sui rematori
Arruolatori dei marinai
e dei passeggieri
I passeggieri
L'abisso del mare
I venti contrari
Le tempeste da terra
Banchi e scogli
Fondali bassi
Pirati
Mal di mare
Naufragio
Porto ,

DEI

PADRI

= Vescovo
= Presbiteri
= Diaconi
=
=
=
=
=
=
=
=
=
=
=

Catecheti
La comunit dei fratelli
Il mondo
Le tentazioni
Gli errori
I persecutori
Gli uomini cattivi
Gli ipocriti
Purificazione dai peccati
I peccati
La citt del gran Regno

Queste spiegazioni sono presenti al compilatore delle


Costituzioni Apostoliche ove egli, ampliando notevolmente la didascalia, paragona ad una nave ben ordinata
la comunit radunata sotto la guida del vescovo nella
chiesa 16. Da semplice simbolo consistente in un'immagine spirituale, essa gi diventata qui la nave della
chiesa nel senso in cui noi oggi parliamo ancora
di navata nave della chiesa , in opposizione al
lutis, 2 ed., p. 282, nota 3, con ordinatore della nave, a cui incombe
l'istruzione dei viaggiatori , n o n appropriata. Egli doveva piuttosto regolare la paga dei marinai, sotto la guida del pentecontarca
( R E XVI, 2, col. 2032, 1. 6ss); per questo nello PS.-CLBMENTB si dice:
(PG 2, 49 C ) .
18

CONSTITUTIONES

APOSTOLICAE, 2, 57, 2-4; 9-11

(FUNK I, p. 159;

1. 17; p. I I , 1. 7; p. 163,1. 6-14). - A p. 163,1. 13, il diacono che esercita la sorveglianza generale del culto e mantiene l'ordine, viene chiamato anche <<>: dunque totalmente nell'antico significo del
diacono , che obbedisce al timoniere e al vescovo.

LA NAVE DI LEGNO

521

presbiterio, ove siedono il vescovo e il clero. La chiesa


fisica diventata qui come una nave che viaggia verso
l'Oriente, proprio come in Ippolito la prua della nave
della Chiesa significava l'Oriente 17 . Persino le pastoforie18 portate ai due lati dell'edificio della chiesa
" De antichristo, 59 (GCS Ippolito I, 2, p. 39,1. i6s). - Cfr. FR. J.
DOLGER, Sol Salutis, 2 ed., p. 278.
18
Le due pastoforie ai due lati della navata della chiesa sono
gli spazi destinati l'uno alla conservazione dell'eucaristia (Cfr. Constitutiones Apostolicae, 8, 13, 17: ed. FUNK I, p. 518, 1. 7), l'altro per i
libri liturgici e i paramenti, dunque si tratta bene del Diakonikon
del Sinodo di Laodicea, can. 21 ( M A N S I , II, p. 567). - Cfr. A. J. B I N TBRIM, Denkwiirdigkeiten der christkatholischen Kirche, Magonza 1826,
v. 2, parte 2, p. 140-143; Magonza 1827, v. 4, parte 1, p. 139S. - Ora
per le Costituzioni Apostoliche (p. 159,1. 22ss) dicono che le due pastoforie si troverebbero ai due lati della chiesa verso oriente e perci
lo spazio longitudinale della chiesa sarebbe simile ad una nave :
... . Malgrado tutti i miei sforzi
n o n sono mai riuscito a localizzare i come parte della
nave. Per la designazione del volume della chiesa quale nave , come
facciamo ancora nella nostra lingua (nave navata della chiesa), ha
contribuito ad ogni m o d o la suaccennata spiegazione simbolica del
vano della chiesa come nave. Se vi abbia contribuito anche una con
fusione popolare tra e , non oserei deciderlo. Per il pre
sente problema cfr. il materiale che viene dato sotto la voce navis
come parte dell'edificio della chiesa in DUCANGE, Glossarium mediae
et infimae latinitatis, Parigi 1845, v. 4, p. 611. Cos pure in W. G K I M M ,
Deutsches Worterbuch, Lipsia 1899, v. 9, p. 58, n. 15. - C o m u n q u e
degno di nota il fatto che la designazione = guardiano
del tempio (cosi in EURIPIDE, Ifigenia in Tauride, 1284; ARISTOTELE,
Polii. 6, 6, 1322 B) significa egualmente anche guardiano della nave,
c o m e si legge in un frammento di Sofocle:
, Fragm.
143 (Tragic. Graecorum Fragmenta, ed. N A U C K , p. 163). J. SAUER,
Symbolik des Kirchengebudes und seiner Ausstattung, Friburgo 1924,
2 ed., p. 100, 393. 422 non d alcuna spiegazione dell'origine dell'espressione nave della chiesa . In MASSIMO CONFESSORE incontriamo una spiegazione mistica dell'edificio ecclesiastico come nave
della chiesa . Cfr. perci H. U. VON BALTHASAR, Kosmische Liturgie,
Einsiedeln 1962, 2 ed., p. 373-375.

522

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

vengono spiegate come parti della nave. Il catalogo


delle somiglianze si limita qui ai seguenti simboli:
Pilota
Marinai
Sorveglianti dei rematori
Passeggieri
Arruolatori

=
=
=
=
=

Vescovo
Presbiteri
Diaconi
L'assemblea dei fratelli
Diaconesse.

Lo PS.-ISIDOEO si serv pi a fondo dei modelli


pseudoclementini nella prima lettera di papa ANACLETO
da lui compilata 19 . Egli presenta quasi lo stesso catalogo della lettera di Clemente a Giacomo. Da ci si
pu gi giudicare, perch il medioevo, cos incline
al simbolismo, non poteva dimenticare totalmente
questo antichissimo linguaggio patristico per immagini ;
questo, infatti, era circondato dallo splendore di una
tradizione quasi apostolica, e, per il diritto ecclesiastico
d'Oriente e d'Occidente, era una chiara immagine
adatta a rappresentare i santi Ordini della Chiesa, cominciando dal vescovo sino all'ultimo passeggiero, il
laico che con tutta tranquillit e ordine prende il suo
posto 2 0 . cos che vediamo che il gusto per cataloghi
navali pi meno esaurienti si prolunga attraverso
tutta la letteratura patristica dell'Oriente e dell'Occi
dente. N o i scegliamo soltanto alcuni pezzi particolar
mente indicativi. In Oriente, una predica che va sot
to il nome di CRISOSTOMO, d un catalogo esplicativo
del paragone della nave 21 :
19

Epistola Anacleti, i, 2 (PL 130, 6os).


Constitutiones Apostolkae, 2, 57 (FUNK I, p. 161, 1. Js). - Similmente gi, ma non con l'espressione laici , nella Epistola Clemetitis,
15 (PG 2, 49 C ) .
21
Sermo in viuificam Crucem (PG 50, 817 AB).
20

LA NAVE DI LEGNO

Pilota a prua
Pilota a poppa
Nave

Legno del timone


Vela
Buon vento
Rematori
Passeggieri

523

= Il Padre celeste
= Cristo
= La fede nei due Testamenti esistente nella
Chiesa
= La santa croce
= La grazia di Dio
= Lo Spirito Santo
= Gli apostoli e discepoli
di Cristo
= I profeti

In Occidente, Ambrogio soprattutto ha esaltato la


Chiesa come buona nave, con una simbolica che percorre tutte le sue opere. In una predica sull'opera dei
sei giorni, egli conclude le sue spiegazioni sul mare
e sul suo significato con parole, da cui noi estraiamo
qui le immagini conduttrici:
Successuum flamine prospero ligno currere
tuto portu consistere
fidei ignorare naufragia
saeculi fluctus
gubernator Dominus Jesus 22.
Quanto un PIETRO CRISOLOGO seppe valorizzare il
tesoro di immagini della simbolica navale, ce lo hanno
mostrato gi le parole citate all'inizio di questo capitolo.
In un discorso per l'inizio del tempo del digiuno, egli
paragona queste settimane che preparano alla gioia
della festa pasquale, alla navigazione della vita, usando
i seguenti simboli:
!!

Hexameron, 3, 5, 24 (CSEL 32, 1, p. 75, 1. 11-16).

524

L ' E C C L S I O L O G I A D E I PADRI

Gubernante Christo
flante Spiritu
in crucis arbore vela tendamus
sapientiae remis
virtutum funibus
gubernaculis disciplinae
evictis voluptatum spumis
vitiorum fluctibus
criminum procellis
scopulis peccatorum
delictorum naufragia
Paschae portum
gaudia resurrectionis intremus 23 .
Ci che qui si riferisce asceticamente e liturgicamente ai singoli cristiani, anche sorte generale della
nave della Chiesa, sul cui cassero siede il buon pilota
Cristo, che il Crisologo loda in una lingua che ricorda
quasi i prefazi romani:
Mare, hoc est mundum, corripit
tranquillat orbem
reges mitigat
potestates placat
sedat fluctus
componit populos
Romanos emcit christianos 24.
A questi cataloghi, che potrebbero essere moltiplicati
in molti modi, noi aggiungiamo ora due esempi, che
negli studi fatti sino ad ora furono lasciati da parte.
L'ingegnoso autore arianizzante dell'Opus imperfectum
" Sermo 8 (PL 52, 308 B C ) .
S4
Sermo 20 (PL 52, 225 A).

LA NAVE DI LEGNO

525

in Matthaeum dipinge la nave degli eretici , ossia


dei cattolici, con l'albero della croce lesionato, con le
sue vele cascanti, a cui manca il soffio dello Spirito,
che naviga verso il naufragio della morte eterna senza
pilota. Di fronte a ci, egli pone la vera nave di Dio,
la Chiesa dei fedeli, che scivola sicura sopra il mare
del mondo. Il suo catalogo dei raffronti simile a
quello di IPPOLITO:
Mare saeculum intelligitur
navis est Ecclesia
Filium Dei habet gubernatorem
fluctus sunt peccata et tentationes
venti autem spirituales nequitiae
gubernaculum fides
remiges sunt angeli
portat navis choros omnium sanctorum
erecta in medio arbore crucis
vela fidei evangelicae suspendens
flante Spiritu Sancto
ad portum paradisi deducitur 25.
Nello stesso ordine di pensieri, papa Ormisda, in
una lettera del 5 luglio 519 al patriarca Giovanni di
Costantinopoli, dipinge il vescovo come il buon timoniere della sua Chiesa. Il vescovo posto da Cristo
come rector navis . Egli deve fare attenzione ai
venti contrari, agli spiritus diabolicae contumaciae .
La sua preoccupazione per la Chiesa consiste nel tener
in mano il timone, il clavus dominicae ratis , ed
cos che egli deve guidare la nave sino alla pace del
porto promesso, ad promissi portus tranquilla 26.
u

Opus imperfeclum in Matthaeum, Homilia 23 (PG 56, 755).


' Collectio Avellana, 169 (CSEL 35, p. 625, 1. 21 - p. 626, 1. 3).

526

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

Con questi esempi 2 7 preliminari abbiamo chiarito


in ogni caso quanto sia stata pensata e amata la simbolica della nave della Chiesa in tutta la teologia patristica. A queste fonti attinse il medioevo. Ci che noi
leggiamo in un REMIGIO DI AUXERRE 28 nelle alle
2 9

gorie di ALANO DI LILLA


e ancora nelle prediche
navali d i BERNARDINO DA SIENA 3 0 addirittura sovrac

cariche di terminologia nautica, una eco degli scritti


dei Padri della Chiesa. Certamente la facilit con cui
vennero accettate queste immagini dipende dal fatto
che la tecnica navale dell'antichit, considerata nel suo
insieme, rest la stessa sino al tardo medioevo. Ma
proprio ci ci impone il dovere di conoscere questa
nautica, se vogliamo conoscere la ricchezza delle concezioni teologiche che si nasconde sotto il manto dell'antica simbolica cristiana. N o n era infatti soltanto lo
spettacolo quotidiano delle grandi navi nei porti delle
loro citt, che spingeva gli antichi cristiani al continuo
paragone con la nave della loro Chiesa. Sin dai tempi
antichissimi, nelle scuole dei retori, presso i poeti e
nel linguaggio dei politici, si era formata una simbolica
nautica, i cui paragoni spesso gi molto consunti, le
cui locuzioni, dal tragico coturno dei drammatici sino
27

Per altri cataloghi cfr. ad esempio AMBROGIO, Explanationes

iti Psalmum 47, 13 (CSEL 64, p . 355, 1. 8-16); PAOLINO DA N O L A ,

Epistola 23, 30 (CSEL 29, p. 186,1. 9- p. 187,1. 25) ; CESARIO D'ARLES,


Sermo 136, 6 ( M O R I N I, p. 538, 1. 26 - p. 539, 1. 8). - J. DANILOU,

Les Symboles chrtiens primitifi, Parigi 1961, p. 68 richiama l'attenzione


sul fatto che anche EPIFANIO, Panarion, 61, 3-4 (PG 41, 1041S), presenta un catalogo completo dei simboli nautici.
sa
Homilia 9 (PL 131, 914 D - 916 B). Remigio attinge qui,
parola per parola, da R A B A N O M A U R O (PL 107, 863 C D ) .
29
30

Liber in distinctionibus dictionum theologicarum (PL 210, 8505., 872).


Sermones, 33-37 per la quaresima (Opera omnia, Venezia 1745,

p. 105SS).

LA NAVE DI LEGNO

527

al proverbio popolare, si presentavano in immagini


sempre nuove prese dal mondo della navigazione.
Tutto ci assunto ora dalla predicazione e dalla teologia cristiane, per essere applicato all'amata nave della
Chiesa.
2. L'ANTICA SIMBOLICA DELLA NAVE

Lo sguardo dato al catalogo navale della teologia


patristica ci ha gi mostrato che questo sviluppo del
simbolo non pu in alcun modo essere spiegato solo
a partire dai modelli biblici della Chiesa, l'arca di Noe
e la barca di Pietro. Qui vige piuttosto una legge, che
noi possiamo osservare continuamente nella teologia
simbolica: le semplici immagini bibliche, come quelle
della vite, della perla, della veste nuziale, dell'acqua
viva, della luna, portano in s una forza embrionale
che poi viene posta in atto attraverso il contatto con il
mondo saturo d'immagini della tarda antichit greca,
e che dispiega una tale ricchezza, che bisognerebbe
scrivere tutta una storia per ciascuna di queste immagini.
Lo stesso si dica ora anche della nave della Chiesa.
La piccola barca del pescatore di Galilea diventa una
grande nave rulleggiante. Questa tendenza a svilupparsi
osservabile del resto anche nell'ambiente estracristiano della simbolica. Un parallelo alla storia della
nostra immagine si trova in qualche modo nella maniera in cui la barchetta di Caronte, il quale nella rappresentativit originaria del simbolo trasporta le anime
sull'Acheronte remando faticosamente, diventata in
LUCIANO una nave statale. Nel Cataplus, Caronte descrive il suo mezzo di trasporto allo psicopompo Mercurio, che gli ha portato pi di trecento anime in una

528

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

sola volta : La mia nave apparecchiata nel miglior


m o d o per la traversata. L'acqua della chiglia stata
svuotata, l'albero rizzato, la vela spiegata, i remi sono
appesi alle correggie. Nulla impedisce di ritirare l'ancora e di salpare 3 1 . E un'altra volta, Luciano presenta Caronte che dipinge i pericoli di questo viaggio
marino sull'Acheronte con tutte le sue tempeste e con
l'angoscia degli inquieti passeggieri 32 . Tutto ci aveva
certamente un'intenzione spiritosa in Luciano ed ha
certamente fatto questa stessa impressione all'antico
lettore. Ma ci indica tuttavia che la forza immaginativa del simbolo tende sempre a passare dal semplice
al ricco, e che era dunque possibile che l'allegoria cristiana dell'arca e del piccolo peschereccio potesse diventare quella nave della Chiesa, che ci ha descritto
Ippolito. Sono state dunque l'osservazione della tecnica navale e l'antica tradizione retorica a spingere
verso questa evoluzione. Pertanto, noi dobbiamo esporre in primo luogo la ricchezza di questa simbolica
navale ellenistica, a partire dalla quale diventa comprensibile lo sviluppo cristiano di questa immagine. Qui
importante rifarci ancora una volta al fondamento
spirituale originario, da cui deriva l'allegoria della
nave come comunit di destino per la vita e per la
morte. Quindi presentiamo i tre gruppi principali
della simbolica navale, che furono escogitati dagli antichi e che ebbero importanza per la formazione della
simbolica ecclesiale.
La forma originaria della simbolica navale, da cui
possiamo comprendere perch il navigatore della cul31
32

LUCIANO, Cataplus sive Tyrannus, ( R E I T Z , p . 620).


LUCIANO, Charon sive Contemplante;, 3 ( R E I T Z , p . 493s).

LA NAVE DI LEGNO

529

tura mediterranea si rivolga continuamente alle immagini prese dalla navigazione, quell'atteggiamento che
si compone di terrore e di audacia e che si pu benissimo designare con i termini del 3 3 ,
del pericolo di morte meravigliosamente audace .
Che l'uomo abbia cominciato a pensare di traversare
il mare cattivo su un legno scavato, cosa talmente
inconcepibile per l'uomo antico, che egli vede le
origini della navigazione in eventi mitici, ripieni di
terrore divino. La storia degli argonauti 34 e il mistero
di Iside 35 ripongono l'inizio della navigazione umana
in un passato oscuro, vicino agli dei. E l'antico navigatore vede la prima nave degli audaci mortali, la
nave Argo, brillare come una costellazione nel cielo
notturno 36. La navigazione divenuta per cos dire
un peccato originale, poich nell' et aurea della
perduta felicit umana ancora non si viaggiava per
mare. In quei tempi, come dice ANTIFILO in un bello
epigramma, si vedeva il mare ancora lontano come
un Ade : ed per questo che egli chiama la prima
37
nave anche , l'Audace . Ma l'uomo non
33

Cfr. sopra, a p. 420, nota 77.


M A N I L I O , Astronomica, 5, 32-56. - R E II, 1 (1895) col. 743-787:
Argonautai. - RE II, 1 ,col. 721-723 : Argo.
54

3 5

IGINO, Fabulae, 277. - Anthologia latina, 743 ( R I E S E II, p. 215). -

FULGENZIO AFRICANO, Mythologicon, 25. - CASSIODORO,

Var.,

5,

17

(PL 69, 6 5 7 C ) . - W . H. ROSCHER, Lexikon der griechischen unii rmischen


Mythologie, 1890-1897, v. 2, p. 474-490.
38
ARATO, Phainomena, 341-351. - A V I E N O , Aratus, 756-768. IGINO, Fabulae, 14. - Cfr. le costellazioni carolingie nelle mappe celesti ancora ispirate allo spirito antico: A. GOLDSCHMIDT, Die deutsche
Buchmalerei, v. I, Die karolingische Buchmalerei, Firenze-Monaco 1928,
p. 19, tavv. 14 e 80.
37
ANTIFILO DI BISANZIO, Epigramma 23 (= Anthologia graeca,
9, 29, BECKBY, v. 3, p. 28). Cfr. K. MULLER, Die Epigramme des Anti-

530

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

pu pi liberarsi da questo audace peccato. Cattivo


il mare, e la navigazione una cosa audace e temeraria , dice ALCIFRONE nelle sue lettere pescatone, e chi
va per nave, un vicino della morte 38. Ma il guadagno importante, le terre straniere attirano, ed
dolce entrare nel porto con il cassero ornato di fiori.
Nelle sentenze del silenzioso ateniese SECONDO, che
ebbero un cos grande influsso sino al medioevo, viene
riecheggiato questo sentimento nelle risposte alla domanda Cos' un navigatore?: Egli su questa
terra soltanto un ospite, un disertore della terraferma,
un combattente contro le tempeste, un gladiatore del
mare. Egli continuamente incerto di salvarsi, un
vicino della morte, ma anche un ardente amante del
flutto marino: , 3 9 .
Ci si trasferisce alla stessa nave : questa una casa
senza fondamento, un qualcosa di galleggiante un sepolcro sempre aperto, una morte navigante 40 . E tuttavia :
quando l'uomo antico vede la solida nave con le vele
gonfie, egli non conosce alcun simbolo pi bello di
tutte le speranze. Le sono, per
philos von Bysanz, Berlino 1935 (= Neue deutsche Forschungen, Sezione
Klassische Philologie, 2), p. 6os. Antifilo ha una grande predilezione
per epigrammi desunti dalla simbolica nautica; cfr. le esposizioni
di MULLER, p. I I S .
38
ALCIFRONE, Epistolae piscatoriae, 1, 3 (SCHEPERS, p. 4s). Cos
a p. 5, 1. i o : -9- . - Cfr.
per ci il frammento delle elegie di SOLONE, I, 43-46: N o n pensando all'anima, n alla vita , il pericoloso viaggio intrapreso soltanto per brama di guadagno (Anthologia Lyrca Grana, Lipsia 1936,
v. 1, Sez. 1, p . 26).
39
SECONDO, Sententiae, 18 (MULLACH, Fragm. Phil. Graec, v. 1,
P 515) - Cfr. J. B A C H M A N N , Das Leben una die Sentenze des Philosophen Secundus des Schweigsamen, Halle 1887.
40
Sententiae, 17 (MULLACH I, p. 514).

LA NAVE DI LEGNO

531

la simbolica dei sogni di ARTEMIDORO 41 , segni premonitori di felicit terrestre, come pure, per CLE42
MENTE ALESSANDRINO , immagini della speranza cristiana. Artemidoro ci d, in un altro passaggio, tutto
un catalogo di simboli navali: viaggio liscio significa
il bene; tempesta significa pericolo; ancora e porto
predicono riposo; l'albero significa il signore; il naufragio preannuncia la morte 4 3 . Cos nell'antica simbolica navale si mescolano continuamente terrore e
audacia. Chi va per mare, ipocondriaco povero
vorrebbe morire, dice Antologium di STOBEO 4 4 ;

miserabile la vita sul mare ; e (da un frammento


di EURIPIDE): beato colui che dopo un viaggio fortunato tornato a casa ed ha portato a terra il carico
della nave ; eppure egli va di nuovo per mare ! . Navigare un giuocare con l'orribile Tyche, e l'abete
scavato non salva l'uomo, quando il destino non vuole,
dice DIONE CRISOSTOMO nei suoi discorsi sul destino 45 .
La tomba del naufrago Peto serve di monito a tutti
i navigatori che la vedono : Et quotiens Paeti transibit
nauta sepulchrum, dicat: et audaci tu timor esse potes 46 . Ma questo non che un lato della simbolica.
L'uomo antico, nonostante ogni timore, loda l'audacia del navigatore; questa per lui un segno della presenza della divinit nell'uomo. Fu POSEIDONIO che
41

ARTEMIDORO, Oneirokritika, 2, 68

(HERCHER, p.

159, 1. 25 -

p. io, 1. 1).
42
CLEMENTE, Paidagogos, 3, 11, 59 (GCS I, p. 270, 1. 7. - Cfr.
sopra, a p. 411, nota 39).
43
ARTEMIDORO, Oneirokritika, 2, 23 (HERCHER, p. 115-117).
44
STOBEO, Anthologium, 4, 17 (HENSE, p. 400-405).
45

D I O N E CRISOSTOMO, Oratio 64, D e fato, 2, i o (DE B U D E , V. 2,

p. 190, 1. 23S).
4
PROPERZIO, Elegia 3, 7, 27S.

532

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

espresse spesso questo pensiero nella sua dottrina sull'uomo cos pregna di religiosit : noi ne sentiamo
ancora l'eco in NEMESIO 47 : Chi pu mai esprimere
a parole l'alta dignit dell'uomo? Egli cammina sul
mare, penetra nel cielo con il suo pensiero, osserva
il movimento delle costellazioni ! La stessa cosa esprime, attingendo in vero da Poseidonio, anche CICERON E 4 8 . Per questo l'uomo antico ha dato ai suoi bravi
battelli preferibilmente dei nomi superbi, come Audacia, Speranza, Gioia : se noi percorriamo i nomi
di navi raccolti da A. BOECKH dalle fonti ateniesi,
rileviamo come tutto ci sia una specie di anticipazione di quanto i cristiani diranno un giorno della
nave della loro Chiesa: Salvezza, Grazia, Faro, Beata,
Vittoriosa, Vergine, Colomba, Salvatrice, Previdenza,
Aiuto e Pace, sono i nomi delle navi greche 49 . La
nave pensata sempre al femminile ; in Aristofane50
viene chiamata Vergine e ne d una lunga spiegazione; poich, egli dice, il navigatore greco dedito
alla sua nave come ad una persona amata. L'antichissima sacra nave di Teseo, con cui ogni anno si festeggiava la Teoria di Delos, e le cui assi fradicie venivano
accuratamente sostituite, diventa per PLUTARCO il simbolo eloquente dell'organismo umano, che si rinnova
continuamente con freschezza giovanile51. L'opposto
47
NEMESIO, De natura hominis, i, 75 (PG 40, 533 A), Cfr. W.
JAEGER, Nemesios von Emesa, Berlino 1914, p. 134.
48
CICERONE, De natura deorum, 2, 6o, 152; 61, 153.
41
A. BOECKH, Urkunden iiber das Seewesen des attischen Staates,
1840, p. 84-93.
50
ARISTOFANE, Equites, 1300-1315.
51
PLUTARCO, An seni sit republ. ger., 6 (768 F; 187 A). - Teseo, 23. Su altre navi sacre della piet ateniese cfr. A. Boeckh, Urkunden,
p. 76-78.

LA NAVE DI LEGNO

533

di ci viene espresso nell'epigramma di MELEAGRO,


che presenta gli amanti che invecchiano come vecchie
fregate e paragona le singole membra del loro corpo
divenuto deforme con singole parti della nave 52. Solo
uh greco poteva scrivere qualcosa di simile. La letteratura antica dunque come intessuta di simbolica
navale. L'amore come un ardito pericoloso viaggio
per mare 5 3 ; il furbo greco e il romano girano la
vela verso il vento 54 ; la morte viene verso di noi
a gonfie vele 55. Mentre noi oggi parliamo di segare
il ramo su cui uno siede, l'uomo antico invece parla
di forare il fondo della nave 56 . La rinuncia alla
battaglia detta ammainare le vele 57 : insomma,
la sapienza antica dei proverbi non si stanca di ricorrere a paragoni navali, e cos, mentre noi oggi diciamo
dalla A alla , l'antichit invece diceva a prora ad
puppim 58.
52

Anthologia Graeca, $, 204 (BECKBY, I, p. 346).


Cfr. gli epigrammi di ANTIFILO, Anthologia Graeca, 9, 415. Anche in APULEIO, Metamorph., 2, li l'amore concepito come viaggio di mare, in cui l'amica porta il cibo a Lucio con le parole hac
enim sitarchia navigium Veneris indiget sola . - PS.-OVIDIO, Epistula
Sapphus, v. 215 : Gubernabit residens in puppe Cupido . - GEROLAMO, Epistola 128, 3 (CSEL 56, p. 159, 1. 4-6): matrimonio come
pericoloso viaggio di mare.
54
PLAUTO, Epid., 49: Utcumque in alto ventus est... exin
velum vortitur . - Si tratta delle stesse parole di PINDAHO citate da
PLUTARCO, De fortuna Romanorum, 4 (318 A), secondo cui l'incostante
manovra sempre un duplice timone .
55
QUINTILIANO, Dedam., 12, 16 : Plenis velis mors venit .
5
" CICERONE, Pro Scauro, 45 (cfr. QUINTILIANO, Inst. orai., 8, 6,
47) : Navem perforare in qua ipse naviget . - GEROLAMO, Epistola 7,
5 (CSEL 54, p. 30, 1. 4s).
53

57

53

ORAZIO, Carmina, 2, io, 22. - CICERONE, Ad Atticum, 1, 16, 2.

CICERONE, Ad familiares, 16, 24, 1. - Cfr. per tutto ci che si


riferisce ai proverbi nautici A. OTTO, Die Sprkhworter und sprichwrtlichen Redensarten der Rmer, Lipsia 1890, p. 288s; p. 239S.

534

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

Sullo sfondo di questa simbolica c' l'orgoglio dell'uomo antico per la sua buona nave , la cui costruzione ideata e il cui governo impresso dallo spirito
umano hanno sconfitto il mare minaccioso. La nave
dunque il simbolo appropriato di una comunit
di destino, in cui ne va della vita e della morte, della
vittoria della sconfitta: il fondo della nave impenetrabile, ma separato di un solo pollice dall'elemento
ferale; la sua fortuna non dipende dalla bellezza della
costruzione e dell'armamento, ma solo dalla funzionalit delle sue parti; il viaggio tranquillo condizionato dalla disciplina e dalla coesione quasi gerarchica
di tutti i passeggieri e soprattutto dell'equipaggio.
Queste affermazioni potrebbero essere dimostrate
con una massa di documenti. Qui ci limitiamo a illustrare il valore simbolico del concetto nave buona .
SENECA lo ha cos descritto : Navis bona dicitur non
quae pretiosis coloribus piet est nec cui argenteum
aut aureum rostrum est... sed stabilis et firma et iuncturis aquam excludentibus spissa, ad ferendum incursum maris solida, gubernaculo parens et non sentiens
ventum 59. Si pu addirittura prender parte alla gioia
che l'uomo greco aveva per le sue navi, quando L U CIANO presenta la curiosa popolazione ateniese che
accorre verso il porto ad ammirare la grande nave da
grano proveniente dall'Egitto, che appena entrata
in porto: , che nave meravigliosa!, gri
dano i topi di terraferma, a cui i marinai mostrano
tutte le particolarit, dalla carena alla purpurea vela
di cima, e che tuttavia guidata unicamente dal pilota,
un vecchio stroppio che all'elegante piccolo manuSENECA, Epistola ad Lucilium, 76, 13.

LA NAVE DI LEGNO

535

brio piega il gigantesco timone 6 0 . La nave antica


un m o n d o a s, un cosmos con propria legalit dal
momento in cui la gomena dell'ancora viene sciolta.
Nave comunit di destino. In eadem es navi ,
dice CICERONE, quando parla dell'ineluttabile uguaglianza del comune destino 61 . Ed egualmente LIVIO :
In eodem velut navigio participes sunt periculi 6 2 .
Per questo la buona nave il simbolo appropriato del
viaggio della vita in tutti i suoi eventi. soltanto
una eco della gioia marina veramente greca, quando
GREGORIO NAZIANZENO descrive la fortunata nave,
quasi allo stesso modo che Seneca : N o n sia la tua
nave colorata con graziosi colori, n brilli di bellezza
civettuola, se deve sopportare le forti scosse del mare.
N o , una buona nave ben inchiodata ed a prova di
mare e solidamente connessa dal costruttore: soltanto
cos essa taglia le onde 63 .
Gregorio parla qui della nave della vita umana:
ma ci segna gi il passaggio alla simbolica della nave
della Chiesa. Il cristiano sa bene che la sua Chiesa
la comunit di destino, dalla cui bont e dalla cui buona
tenuta dipende la vittoria contro il mare cattivo. Soltanto questa buona nave pu solcare le onde delle
passioni e le tempeste degli errori che mettono in pericolo la salvezza. BASILIO DI SELEUCIA, con una re-

torica ricca d'immagini, ha descritto la buona nave


della Chiesa, mentre attraversa gli urli delle onde con
80

LUCIANO, Navigium seu Vota, 4, 5 ( R E I T Z , p. 250S).

" CICERONE, Ad familiares, 2, 5, 1.


" L I V I O , 46, 22, 13.
3 GHEGOEIO N A Z I A N Z E N O , Carmina, 1, 2, 9, vv. 141-144 (PG 37,

678S). - Eguale quadro della nave buona in Carni., 2, I, 17. vv. 5-8
(PG 37, 1262).

536

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

vele scoppiettanti e gomene cigolanti 64 . E AMBROGIO


chiama la Chiesa espressamente la buona nave :
Nam cum Ecclesia multis tamquam bona navis fluctibus saepe tundatur, adversus omnes haereses debet
valere Ecclesiae fundamentum 65. Essa la nave che
porta il popolo 66 ; all'interno delle sue assi protettive
si svolge la vita salutifera di Ges67, essa la mulier
fortis, di cui scritto : Navigane per mare saeculi
huius 68. la nave che tiene bene in mare, sulla quale
il pericoloso rischio della fede pu essere affrontato
senza subire naufragio. tu sublime pericolo, tu
che c'insegni dove soltanto gettata l'ancora della
salvezza. Mare in tempesta, su di te soltanto noi impariamo cosa significhi credere 69 !
Da questo atteggiamento, che abbiamo chiamato
la forma originaria della simbolica navale, per il fatto
che esprime il pensiero allegorico con immagini sempre nuove, risultano soprattutto tre ordini di immagini,
la cui storia dobbiamo ora esporre, poich tutti e tre
sono di particolare importanza per la formazione e
per la comprensione della simbolica della nave della
Chiesa: gli antichi parlano di nave dello Stato, di nave
dell'anima, di nave del mondo, e a loro volta i cristiani
64

BASILIO DI SELEUCIA, Oratio 22 (PG 85, 265 A).


AMBROGIO, De incamationis dominkae sacramento, 3, 34 (PL 16,
827 B).
66
CASSIODORO, Expositio in Psalterium, al Sai 103,26 (PL 70,
737 D ) .
t7
CRISOLOGO, Sermo 21 (PL 52, 257 D; 258 A).
68
SALONIO DI GINEVRA, Expositio mystica in Parab. Salomonis,
su Prov 31,14 (PL 53, 990 B).
86

BASILIO

DI

SELEUCIA,

Oratio

22

(PG

85,

267 A ;

269 A ) :

...

LA NAVE DI LEGNO

537

diranno che la Chiesa come buona nave l'attuazione


e l'incarnazione di Polis, di Psyche e di Cosmos.
In primo luogo, il navigatore greco ha dinanzi a
s la nave dello Stato; di ci esiste ancora una eco nel
nostro pensiero, quando parliamo d governatori del
timone dello Stato. Con la simbolica della nave come
comunit di destino ben ordinata, saggiamente guidata
da un solo uomo, protetta contro un pericolo incombente, i naviganti Greci erano portati spontaneamente
a vedere nelle loro navi un simbolo appropriato della
Polis, del patrio Stato. Questa immagine si conservata con forza e con straordinaria tenacia dalle prime
fondazioni delle citt-stato greche sino all'epoca dell'impero bizantino. Delineiamo brevemente le linee
principali di questa ricca storia di idee.
La testimonianza pi antica di simbolica navale
politica ci conservata in due frammenti di ALCEO
DI MITILENE 70 , che ERACLITO ha custodito nelle sue
Allegoriae Homeri71. Nave dello Stato nella tempesta , cos potrebbe intitolarsi il poema, in cui
Alceo esprime la sua aristocratica avversione verso
la tirannia di Myrsilo su Lesbo (dopo il 612 a. C ) .
Da Alceo dipende il frammento dell'elegia di TEOGNIDE 72 , come pure la lingua nautica dei tragici classici. Ma ORAZIO soprattutto che ha amato e imitato
Alceo. Allo scoppiare della battaglia decisiva tra Ottaviano e Antonio, egli compose il famoso carme sulla
70
ALCEO, Frammento 18 e 19 (Anthologia Lyrica Gaeca, 1936,
v. 1, Sez. 4, p. 150).
71

ERACLITO, Quaestiones Homerkae, 5 (OELMANN, p. 6s).

" TEOGNIDE, Eleg a Simonide, v. 671-682 (Anthologia Lyrica


Graeca, v. 1, Sez. 2, p. 46). Cfr. J. KROLL, Theognisinterpretationen
(= Philologus, Supplemento 29, 1), Lipsia 1936, p. 134, nota 322.

Mt

538

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

nave dello Stato romano : navis referent in mare


te novi fluctus? quid agis? Fortiter occupa portum 7 3 ! Nelle scuole dei retori, questo poema divenne
poi per cos dire il modello classico dell'allegoria navale dello Stato, come sappiamo dalla definizione che
dell'allegoria diede Quintiliano: ' quam inversionem interpretantur aut aliud verbis, aliud sensu
ostendit, aut edam interim contrarium. Prius fit genus
plerumque continuatis translationibus, ut ' navi re
ferent in mare te novi fluctus...' totusque ille Horati
locus, quo navem pr re publica, fluctus et tempestates
pr bellis civilibus, portum pr pace atque concordia
dicit 74.
Tuttavia il pensiero antico, pi che dalla tradizione
lirica e retorica, fu formato dal serio ideale dello Stato
dei tragici greci, che rivestono continuamente i loro
pensieri con immagini navali. La Polis la nave amata,
sul cui cassero siede il pilota dello Stato e porta la
responsabilit sociale della salvezza, per il felice viaggio
della cosa comune. I versi iniziali dei Sette contro Tebe
di ESCHILO risuonano come un motivo guida, che da
allora viene continuamente variato: Cittadini di
Cadmo, a tempo debito deve elevare la sua parola
colui che sul ponte della Polis veglia e guida il timone
delle leggi; mai il suo occhio pu chiudersi stanco nel
sonno! 75 . L'arte politica una nautica:
" ORAZIO, Carmina, i, 14. - ORAZIO conosce bene ALCEO, cfr.
Carni., 1, 32, 5 ss.
74
QUINTILIANO, Instit. orai., 8, 6, 44. - Ivi, 8, 6, 45-50, ove sono
adunate le molte allegorie nautiche di Cicerone.
,s
ESCHILO, Sette contro Tebe, vv. 1-3. Cfr. anche Le supplici, 344S;
Eumenidi, 16, 765; Agamennone, 802. - EURIPIDE, Oreste, 795.

LA

NAVE DI

LEGNO

539

76 , , 77 son diventate espressioni comuni. Solo se ascolta il divino veggente,


il re pu dirigere rettamente la nave della Polis, dice
Tiresia a Creonte nell'Antigone78. E SOFOCLE dipinge
meravigliosamente la nave dello Stato in mezzo alla
tempesta, sul modello di Alceo e Pindaro 79 .
Il contributo maggiore all'affermarsi di quest'ordine di immagini venuto dal fatto che la simbolica
nautica ha trovato una vasta applicazione anche nella
filosofia vera e propria dello Stato elaborata dai Greci.
Alla sommit c' PLATONE, il quale, nei suoi viaggi
per mare, che l'ardente desiderio di creare uno Stato
ideale gli fece intraprendere tre volte verso la Sicilia,
conosceva naturalmente l'eccellente applicabilit dei
procedimenti nautici al pensiero politico. Sono stati
i disordini politici della sua patria ateniese a dettargli
quelle parole : Molti Stati affondano come navi che
fanno acqua, sono gi affondati e affonderanno in futuro, e questo per la cattiveria del pilota e dell'equipaggio, che nelle grandi cose possiedono la pi grande
stupidit 80 . risaputo, che secondo Platone i filo' 6 EURIPIDE, Suppl., 474.
" ESCHILO, Sette contro Tebe, 653.
,s
SOFOCLE, Antigone, 994. Indi il proverbio : tener dritto il
timone , ossia compiere imperturbato il proprio dovere ; ISIDORO
DI SIVIGLIA cita ancora a questo proposito alcune parole di E N N I O :
D u m clavum rectum teneam navemque gubernem (PL 82, 667 A).
- In CICERONE appare per questo la forma greca: :
Ad Quintum fratrem, 1, 2, 13. Cfr. anche QUINTILIANO, Deci., 2,
17, 24 e SENECA, Epist. 85, 33. Cos pure CICERONE, Ad jamiliares,
12, 2 5 , 5.
78
SOFOCLE, Edipo Re, 22-24; Antigone, 162S. - Cfr. FR. D O R N SEIFF, Pindars SUI, Berlino 1921, p. 65, ove riportata una serie di
altri esempi della poesia greca sulla nave dello Stato in tempesta .
Polii., 302 A.

540

L ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

sof dovrebbero reggere gli Stati. Nel Gorgiassl, egli


dipinge le virt del pilota filosofo; cos fa pure nel
Politikos 82 e in modo pi esauriente nella Repubblica 83,
ove la subordinazione, necessaria in una nave ben
guidata, ponendo tutti sotto l'unico naukleros, opera
la salvezza, mentre al contrario (come era spesso il
caso in Atene), ogni perdizione viene dal fatto che il
naukleros non comprende nulla ed ogni marinaio vuol
essere un pilota. Anche nelle Leggi ritorna il paragone,
questa volta per applicato anche al corpo umano, che
viene appunto guidato come una nave: anima e testa
sono per cos dire timoniere e capo timoniere: l'anima
con la ragione, la testa con gli occhi e le orecchie.
Ambedue debbono ben collaborare e cos deve succedere anche in un buon Stato tra governatore e collaboratori nel governo. Cos soltanto ci sar salvezza,
salute e benessere84. Anche per ARISTOTELE, questa
disciplina e questa subordinazione navale un ottimo
simbolo di tutte le virt civili del cittadino, le quali,
nonostante la diversit di funzioni politiche e di diritti politici, hanno soltanto un unico scopo comune:
il felice viaggio, e cio il buon viaggio dello Stato 85.
DEMOSTENE lo ha detto in alcuni famosi passi del suo
discorso Sulla corona e nella terza Filippica dinanzi
ai volubili Ateniesi, nei suoi paragoni navali si sente
81

Gorgia, 67 (511 A).


Polit., 296 D.
" Repub., 488 A/E. - Cfr. anche Leggi, io (902 D ) . - Alcibiade,
1 (117 C D ; 119 D; 124 E, 135 A). - Repub., 389 C: naufragio dello
Stato.
84
Leggi, 12, io (961). - Cfr. Polibio, 6, 44, 3-7, ove sotto l'immagine della nave viene dipinto l'ordinamento politico degli Ateniesi.
85
ARISTOTELE, Polii., 3, 4 (1276 B). Cfr. anche 7, 6 (1327 AB).

LA NAVE DI LEGNO

541

il rovente timore del patriota per la nave dello Stato


minacciata dalla tempesta86. Le stesse cose dice Plutarco nei suoi scritti politici, 87 tutti intessuti di immagini prese dalla nautica platonica, composti in un periodo in cui i Greci gi sedevano come passeggieri
tranquilli nella grande nave dello Stato romano.
Roma come nave: qui ci troviamo nel punto dello
sviluppo delle idee, in cui ben presto i cristiani parleranno, in un senso del tutto diverso, di una nave, il
cui pilota siede sul cassero della sede romana e guida il
veicolo veleggiante attraverso l'ecumene. PLUTARCO, da
cittadino romano del mondo, ne La fortuna dei Romani
ha descritto la costruzione della buona nave della grandezza romana : Una nave mercantile, una galena
viene costruita con molti colpi violenti, con la sega,
i martelli, i chiodi, le asce. Quando terminata, deve
restare ferma per un certo tempo ancora, sinch la
connessione sia divenuta stabile e i cavicchi si siano
ben conficcati. Quindi la si lascia scendere in acqua
con le giunture ancor lente e cedevoli, di modo che
per lo scuotimento si allenter e la nave comincer
a far acqua. Proprio cos succede nel caso di Roma 88.
Abbiamo gi ascoltato con quali parole ORAZIO, in
un'ora difficile della politica romana, cant la fradicia
nave dello Stato, mentre CASSIO DIONE presenta Mecenate che, in un finto discorso, descrive la nave dello
86
DEMOSTENE, Oratio 18, r94 (discorso della corona); Oratio 9, 128
(terza Filippica, 3, 69). - Cfr. J. STRAUB, De tropis et figuris quae inveniuntur in orationibus Demosthenis et Ciceronis, Wurzburg 1883, p.
54s.
PLUTARCO, Praec. rei pubi, gerendae 13 e 15 (807 B C ; 812 C ) . Agide, 1 (795).
88
De fortuna Romanorum, 9 (321 DE).

542

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

Stato romano sballottolata dalla tempesta89. Senonch


la fierezza dei Romani prevale sulla magnifica nave
della loro respublica. Io non ho timore della nera
nuvoletta sul tuo volto , dice fieramente CICERONE
nel suo discorso contro L. Pisone, io, che cos a lungo ho guidato la nave dello Stato : Qui in maximis
turbinibus ac fluctibus rei publicae navem gubernassem
salvamque in portu conlocassem 90. Per un uomo cosi
amante di Roma, non ci potrebbe essere un compito
pi elevato di questo : Clavum tanti Imperli tenere
et gubernacula rei publicae tractare 91 . Anche LATTANZIO loda i buoni imperatori che dopo il governo
di terrore di Domiziano guidarono il timone dello
Impero : Multi ac boni principes Romani Imperli
clavum regimenque tenuerunt 92 . Guida di nuovo
tu il mio timone , supplica Roma nel panegirico,
rivolgendosi all'imperatore Massimiano93. Anche gli
imperatori divenuti cristiani restano pieni di questa
consapevolezza di dover guidare il timone della nave
del mondo. Ci importante per la formazione dell'ideale politico dei successori di Costantino, poich
essi vedono che ora un'altra e migliore nave attraversa
l'Impero: la Chiesa. Il problema politico che ne deriva pu essere condensato precisamente nelle seguenti
parole: la Chiesa che come un passeggiero della
CASSIO DIONE, Hist. Romanorum, 52, 16, 3, 4.
80
CICERONE, Or. in L. Pisonem, 20.
91
Or. pr P. Sestio, 20. Cfr. anche ivi, 46; Rei publicae
navem . La stessa cosa anche in Oratio pr S. Rascio, 51 ; De domo
sua ai pont., 24.
' LATTANZIO, De mortibus persecuiorum, 3, 4 (CSEL 27, p. 117,
1. 14S).
3 Panegyricus (a Massimiano e Costantino dell'anno 307), 6, 11, 4.

LA NAVE DI LEGNO

543

nave dello Stato, oppure lo Stato che un laico


seduto tranquillo sulla nave della Chiesa? Costantino,
nel Discorso alla santa assemblea, si rivolto alla vergine
Chiesa con le parole, che noi comprendiamo soltanto
nell'antico modo greco di pensare la nave come donna
e come vergine: Ascolta ora, piena di ogni vergi
nit purissima, tu che sei divenuta in parte la padrona
di questa nave, Chiesa, tu alma madre di una schiatta
debole e inesperta 9 4 . Contro di ci per alla fine del
pomposo discorso, che nel 335 Eusebio tiene all'imperatore nel palazzo di Costantinopoli, risuonano le
parole che parlano dell'imperatore come padrone della
nave dell'universo, parole che non furono pi dimenticate : L'imperatore siede eccelso sul trono come
sapiente pilota, egli ha cura del braccio del timone,
egli governa la nave verso una certa rotta, egli guida
tutti i suoi sudditi con buon vento verso il porto sicuro e senza tempesta 95 . ben risaputo come Costantino e i suoi figli si sentissero padroni anche della
nave della Chiesa, come vescovo dei vescovi , pilota
della nave dello Stato, il cui albero e labaro la Croce
e i cui tranquilli passeggieri debbono essere anche i
cristiani. Questa onnipotenza ierocratica dello Stato
ha trovato la sua espressione immaginifica sulle mo.* EUSEBIO, Constantini oratio ai sanctum coetum, 2 (GCS Eusebio, 1,
p. 155, 1. 2is): , '
, ', .
La trasmissione manoscritta della frase ad ogni modo non completamente chiara, poich secondo PG 20, 1237 A (nota 94) tali parole
potrebbero riferirsi anche al vescovo della comunit ecclesiale, pensata come presente, e non alla Chiesa. Noi preferiamo per il testo
critico di SCHWARTZ.
95
EUSEBIO, Laus Constantini, io (GCS EUSEBIO, I, p. 223, 1. 1215).

544

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

nete 96 della dinastia costantiniana. L'imperatore sta


vittorioso al centro della nave statale, a poppa c' un
genio alato, la Fortuna Romanorum un angelo custode,
che tiene la barra del timone: l'imperatore tiene in
mano il labaro che piantato come un albero e la
t- 97 con i segni di Cristo, sull'antenna. Gubernacula orbis regere , cos il Codice di Giustiniano descrive
l'ufficio imperiale98. E nella fiera vita, che COSTANTINO IL PORFIROGENITO dedica al suo antenato Basilio,
l'impero romano denominato la nave del mondo ,
e nota esplicitamente che tra le assi di questa nave
si trova anche la Chiesa99.
Se dunque dinanzi agli occhi dell'uomo greco ci
sono, come una buona nave, lo Stato quale cosa comune ben ordinata, l'impero romano come gi, a
suo tempo, la citt commerciale di Alessandria con
la sua nave di Iside per simbolo 10 , oppure, in epoca
* Cfr. per ci J. MAURICE, Numismatique constantinienne, Parigi
1911, v. 2. - Riproduzioni di monete costantiniane con la nave statale in FH. MUNSTER, Sinnbilder und Kunstvorstellungen der alteri Christen,
Altona 1825, tav. 3, fig. 70: una moneta di rame di Costantino. J. GRETSER, De Cruce, Regensburg 1734, v. 3, p. i8s: monete di C o stantino.
* 7 Tela da vele (= -9-): cosi gi EUSEBIO, Vita Constantini,
1, 38, 2 (GCS Eusebio, I, p. 22, 1. 6) chiama il pezzo di stoffa che
pende dall'unica antenna della nave simile ad una trave trasversale
(= , ivi, e p. 2i, 1. 32) del labaro.
88
Cod.Justiniani, 3, 1, 14, I. - Nello stesso periodo anche FACONDO
DI ERMIANA parla dell'imperatore come di colui qui m u n d i regebat
gubernacula : Pro defensione trituri capitulorum, 2, 2 (PL 67, 562 B ) .
" Theophanes continuatus, s, 32 (PL 109, 277 B). Vedi la tradu
zione in J. HERGENROTHER, Photius, Regensburg 1867, v. 2, p. 18.
100
Cos sull'antico rilievo di avorio dell'ambone di Enrico II
nel d u o m o di Aquisgrana: Iside con la nave quale simbolo della citt
di Alessandria. Cfr. G. LAFAYE, Histore du eulte des divinits d'Alexandrie, Parigi 1884, p. 293S. - Riproduzione in Propylen-Kunstgeschichte, Potsdam 1929, v. 6, p. 192.

LA NAVE DI LEGNO

545

pi antica, Tiro la citt dominatrice dei mari, che


Ezechiele101 descrive con l'allegoria della nave lussuosa, a pi forte ragione sar agli occhi del cristiano
greco la sua Chiesa, questa viaggiatrice del mondo,
l'unica vincitrice del mare cattivo , la Polis di Dio,
la mistica nave commerciale!
Con quanto vigore la forza rappresentativa di questo simbolo si applichi anche a quelle creazioni di ordine sociale che possiedono una importanza piuttosto
subordinata, ce lo mostra in qualche modo TEODORETO,
che applica tutti i simboli nautici alla ben ordinata entit domestica, che il fondamento primo di ogni ordinamento civile 102. In questa Oikonomia , proprio come nella cosa statale ben ordinata, egli vede una riproduzione della provvidenza di Dio, che ha ordinato la
realt umana in base ad un piano e secondo un fine 103.
Con ci passiamo al secondo dei tre grandi ordini di
immagini navali: la nave dell'anima. La sua esatta conoscenza importante per la formazione della simbolica della nave della Chiesa proprio perch con essa
entriamo in una sfera religiosa: infatti, quando l'uomo
antico parla della nave dell'anima, egli intende formulare con questo mezzo una teologia organica dell'uomo
come di un microcosmo creato da Dio: l'uomo
quasi una nave divenuta vivente e, perci anche una
Chiesa in miniatura.
La psicologia antica, soprattutto per influsso di
ci rappresenta il rapporto tra corpo e anima
con il paragone divenuto famoso : Sicut nauta in
PLATONE,

101
10E
103

Ez 27, 5-2.
TEODORETO, Oratiti de pwvidentia, 7 (PG 83, 676 B-D).
TEODOKETO, Ovatto de providentia, 2 (PG 83, 576 AB).

546

L'ECCLSIOLOGIA DEI

PADRI

navi . Dopo che TOMMASO D ' A Q U I N O ha ritenuto


opportuno trarre questa immagine da Platone 1 0 4 , la
filosofia scolastica designa la psicologia platonica con
tale immagine e vi trova l'espressione adatta a designare l'opposizione con la dottrina aristotelica dell'anima come forma corporis . Ora, per quanto possiamo vedere, certo che Platone non ha mai espresso
l'idea con queste precise parole. TOMMASO prende
l'espressione da ARISTOTELE e poi, perlomeno la metafisica dei platonici che vi sta dietro, da NEMESIO,
che conosce nella traduzione di Burgundio di Pisa 105 .
Tuttavia la dottrina platonica del rapporto tra anima
e corpo si pu benissimo rivestire con questa similitudine nautica. E il concetto quindi ha avuto una
storia ellenistica e cristiana, che qui dobbiamo riassumere brevemente, essendo essa importante anche per
la simbolica della nave della Chiesa.
Alla base di ci troviamo, in primo luogo, il semplice paragone del corpo umano con una nave. Basta
soltanto rappresentarsi con la fantasia il formarsi di
una nave antica, quando la chiglia stata montata
e le assi di legno si ergono come costole da ambo i
lati: ci parso agli antichi come il formarsi di un
uomo. Questo paragone quindi fu caro anche alla
fisiologia degli antichi. LATTANZIO, attingendo a fonti
104
T O M M A S O D ' A Q U I N O , De anima, a. i, e; Stimma contra Gentile!, 2, 57 e 58. Cfr. anche Summa theol., p. I, q. 76, a. 3 e.
105
ARISTOTELE, De anima, 2, 1 (413 A ) : Si dubita ancora se
l'anima sia realmente la realt del corpo, al m o d o in cui il navigatore
lo della nave . - Cfr. anche De anima, I, 3 (406 A) e 2, 4 (416 B). NEMESIO, De natura hominis, 3 (PG 40, 592-608): De iunctione corporis
et animae. - B. DOMANSKI, Die Psychologie des Nemesius, in Beitr'ge
zur Geschichte der Philosophie des Mittelalters, 3, 1, Miinster 1900,
p. x i i ; p. 33S; p. 58ss.

LA NAVE DI LEGNO

547

greche 106, ha paragonato la struttura del corpo umano


ad una nave: la colonna vertebrale come la carena,
il capo , per cos dire, la sede del pilota, che guida il
tutto : In summo vero constructionis eius, quam
similem navali carinae diximus, caput conlocavit, in
quo esset regimen totius animantis 107 . Anche PLATONE ha gi in mente la medesima cosa nel Timeo,
dove, nel mito della formazione del corpo, lo scheletro,
simile ad un'ancora e alle gomene, serve ad attaccare
l'anima al suo corpo e a tenervela unita 108. Persino
i poeti si nutrono di queste rappresentazioni che, come
si vede, sono veramente frequenti. Abbiamo gi accennato alla poesia di MELEAGRO: in essa, la colonna
vertebrale degli antichi amanti l'albero della nave,
le spalle ossute sono l'antenna, le bianche ciocche sono
una vela strappata109. Nelle Metamorfosi di OVIDIO
la cosa si presenta in modo ancor pi grazioso l dove
Cibele trasforma le navi di Enea in Naiadi. Il cassero
diventa testa (proprio come in Lattanzio), il timone
le gambe, la carena si trasforma in colonna vertebrale,
le coste della nave restano le costole dell'uomo e le
antenne si trasformano in braccia 110.
Questa rappresentazione della nave vivente del corpo esercita un molteplice influsso nella formazione
della simbolica della nave della Chiesa. Indicheremo
10e
Cfr. per questo S. BRANDT, Uber die Quellen voti Laktanz'
Schifi De opificio Dei, in Wiener Studien 13 (1891) p. 276SS, soprattutto
sulle fonti antiche comuni con Nemesio.
107
LATTANZIO, De opificio Dei, 5 (CSEL 27, p. 20, 1. 5-7) ,e le
fonti fornite qui.
10
Timeo, 34 (73 D ) . 40 (85 E).
109
MELEAGRO, Poesia a Tintarione = Anthologia Graeca, v. 5,

p.

204
110

(BECKBY I,

p.

346).

O V I D I O , Metamorf., 14, S49-554-

548

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

pi sotto, quando tratteremo dell'Arca di Noe, come


questa figura della Chiesa era strutturata come un
corpo umano U1 : dimostreremo, cio, che le immagini del corpo mistico e della nave sono interscambiabili. Ma siccome nella Chiesa quale insieme organico
dei redenti, non avviene nulla che non avvenga anche
nella singola anima, per questo la simbolica cristiana
parla continuamente anche della navicula animae, la
navicella dell'anima, o, pi precisamente, della nave
del corpo, che guidata dalla forza dell'anima come
da un pilota. Anche ci pensato totalmente in senso
platonico. Nel Filebo PLATONE dice che l'anima del
mondo il pilota del tutto e da questo sono guidate
anche le anime particolari precipitate nei corpi 112 .
La caduta delle anime brillanti come una luce paragonabile, secondo Plotino, alla caduta su di una nave
che affonda. Esse si trovano nel corpo come il marinaio che durante la tempesta si concentra ancor
pi nel servizio della sua nave e, senza rifletterci so111
AMBROGIO, Hexameron, 6, 9 (CSEL 31, p. 258, 1. 23 - p. 259,
1. 11). - Cfr. anche P S . - A C O S T I N O , Sermo 75, 4 (A. M A I , Nova Patrum
Bibliotheca, R o m a 1852, v. 1, p. 149), ove nella descrizione del cieco
nato si dice che egli si serve delle mani come di un timone : Manus
quae quasi... remi totam molem corporis gubernabant . - F R O N T I N O , Strategematon, 3, 13, 6 (GUNDERMANN, p. 108, 1. 5s) dice, a p r o posito di un soldato nuotante, che egli usa le sue gambe come timone :
Cruribus velut gubernaculis dimissis . - Ci importante per la
simbolica cristiana che tratteremo pi in l, simbolica cio della forma
di croce del corpo umano, che rappresenta la nave della Chiesa. Cfr.

PHYSIOLOGUS,

40

(LAUCHERT,

269;

SBORDONE,

124,

l.

2-5).

DURANDO, Rcitionale divinorum offUiorum, 1, 14, Napoli 1859, p. 14:


Dispositio autem Ecclesiae materialis m o d u m humani corporis
habet .
112
PLATONE, Filebo, 30 :
. Cfr. per ci anche
NEMESIO

209 A).

(PG 40,

580 C),

e lo

PS.-GREGORIO DI NISSA

(PG 45,

208 D;

LA NAVE DI LEGNO

549

pra, si dimentica di se stesso cos che facilmente viene trascinato in fondo con la nave che sta affondando 113. In un altro passo delle Enneadi, Plotino affronta ulteriormente il problema, del come anima e corpo cooperino tra di loro : Ma in quale
modo l'anima viene nel corpo? ... Quando si afferma
che l'anima nel corpo come un pilota sulla nave,
ci in tanto vero, in quanto l'anima viene concepita
come separata dal corpo, ma il modo del s'uo essere
nel corpo non ancora spiegato. Poich il pilota non
in tutta la nave, cosi come l'anima in tutto il corpo 114 . Nonostante queste considerazioni dedicate alla
critica della psicologia platonica, l'antichit rest fedele a questo simbolo nautico, e cos anche i cristiani,
e ci divenuto importante per la teologia e l'ascesi.
Nella predica Sull'anima e il corpo tramandata soltanto
in siriaco e che probabilmente appartiene ad ALESSANDRO DI ALESSANDRIA, la cooperazione tra anima
e corpo viene concepita come quella in atto tra nave
e pilota. La morte perci la dissoluzione della nave,
per cos dire un naufragio (di ci si parler con precisione pi sotto) : Sicut gubernatore depulso mergitur
navigium, ita vinculis animae injectis corpus eius dilapsum est seu in mortem demersum, quod navi usuvenit gubernatore depulso 115 . Proprio cos GREGORIO DI NISSA dipinge la morte 116. Morire naufragio
(gli elementi del corpo si dissolvono, o, per parlare
u P I O T I N O , Enneadi, 4, 3, 17, 91.
114 P I O T I N O , 4 , 3 , 2 1 , 1 0 9 - 1 1 1 .
115

ALESSANDRO D'ALESSANDRIA, Sermo de anima et corpore, 3 (PG 18,

590 D; 591 A). - Cfr. per ci, O. PERLER, Recherches sur le Peri Pascha
de Mliton, in Recherches de Science reigieuse 51 (1963) . 407-421.
1 1 J

45 B).

GREGORIO D I NISSA, De anima et resurrectione, 7, 3 (PG 46,

550

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

con PLATONE U 7 , i rottami della parte corporea galleggiano sull'Acheronte: un'espressione, che l'imperatore COSTANTINO ripete ancora nel suo Discorso alla
santa assemblea U 8 . In esso, pensieri filosofici si mescolano ai miti della barca delle anime di Caronte 119 .
La morte l'ultima traversata, la barchetta di Caronte
, per cos dire, l'ultimo sostituto della nave dell'anima
schiantatasi nella morte. Qui entrano certamente in
discorso rappresentazioni egiziane della nave della
morte; per lo meno il nome e la figura di Caronte,
secondo DIODORO 120, sono di origine egiziana. Nella
tarda antichit e ancora nel vocabolario stesso dei
cristiani, Caronte semplicemente la morte m . Morire dunque un viaggio verso l'ai di l. Quale influsso abbia continuato poi ad esercitare questo mito,
chiaro dalle rappresentazioni della navicella della
117

PLATONE, Fedone, 62 (114).


EUSEBIO, Constatami Oratio ad sanctum coetum, 9 (GCS EUSEBIO, I, p. 164, 1. 20-22).
119
Cfr. il materiale in RE IH, 2 (1899) col. 2176-2178 (G. W A SEH). - Caronte in quanto barcaiuolo delle anime allo stesso tempo
signore dell' acqua cattiva dell'Acheronte dell'ai di l, di cui abbiamo gi parlato nello studio sul mare cattivo . Cfr. V I R G I L I O ,
Eneide, 6, 299 : Portitor has horrendus aquas et flumine servai .
Gi in base a ci egli messo in rapporto con la morte, come dicono
molto bene i noti versi di O R A Z I O , Ode 2, 3, 25ss: Omnes eodem
cogimur ... sors exitura et nos in aeternum exilium cumbae . O p p u r e
PROPERZIO, Elegia 2, 28 : Una ratis fati nostros portabit amores,
caerula ad infernos velificata lacus .
120
D I O D O R O , Biblioth., I, 92, 96.
1!l
Cos in FULGENZIO AFRICANO, Expositio Virgilianae continentiae
(HELM, p. 98; 1. 14-18. PRUDENZIO, Hamartigenia, 502S (CSEL 61,
p. 147), ove Caronte identificato con satana quale signore della morte.
Cfr. anche PRUDENZIO, Contra Symmachum, 1, 386 (CSEL (Si, p. 233),
ove Caronte lo spicopompo dei gladiatori. - NICEFORO BRIENNIO,
Hist., 1, 2 PG 127, 41 B). - Altre indicazioni in RE III 2, col. 2178,
1. 6-14.
118

LA NAVE DI LEGNO

551

anima che si ritrovano ancora in LUDOLFO DI SASSO

NIA 1 2 2 , oppure nella vita di Ita di Wezzikon 1 2 3 ,


ancora dalla raffigurazione della nave dell'anima sul
portale di Notre-Dame di Smur 124 . Ben pi importante di questo aspetto escatologico dell'idea della nave
dell'anima quello psicologico, in linguaggio cristiano,
quello ascetico; in esso, infatti, la navicula animae non
altro che un caso particolare della grande nave della
Chiesa. Anche nella dottrina stoica della vita, dipendentemente dalla psicologia platonica, si ritiene che
il principio dirigente l'anima che si trova al timone
del corpo. Secondo CRISIPPO 125 il Logos (pensato
stoicamente), che guida l'essere vivente ragionevole,
cos come si guida una nave. Ci viene spiegato ultelat
LUDOLFO DI SASSONIA, Vita Christi, i, 46 (incunabolo, H A I N
10293).
123
Vita delle suore di Toss (edizione tedesca di M. W E I N H A N D L ,
Deutsches Nonnenleben = Katholikon, II), Monaco, 1921, p. 143S. Ricordiamo anche il noto canto ecclesiastico: Quando la mia navicella si volger verso il porto dell'eternit , su cui richiama l'attenzione FR. J. DOLGER, Sol Salutis, Miinster 1925, 2 ed., p. 285. La r a p presentazione della nave dell'anima e della morte come ingresso
nel porto, verr ripresa pi sotto, nel capitolo Arrivo in porto. Q u i
ci limitiamo ad accennare al sonetto di MICHELANGELO:
Giunto gi il corso della vita mia
con tempestoso mar per fragil barca
al coraun porto ... . Cfr. C. FREY, Die Dichtung des Michelangelo
Buonarroti, Berlino 1897, p. 236 e 486. - Michelangelo forse imita
qui il sonetto di Francesco PETRARCA: Passa la nave mia colma d'oblio
per aspro mare : cfr. Le rime di Fr. Petrarca, ed. di G. CARDUCCI e
S. FERRARI, Firenze 1920, p. 273S.
124
Sulla rappresentazione della nave dell'anima, cfr. F. PIPER,
Mythologie der christlichen Kunst, W e i m a r 1847, v. 1, 1, p. 219. - E.
MALB, L'art religieux du XHIe sihle en France, Parigi 1925, p. 305 tuttavia, interpreta questa rappresentazione in m o d o completamente
diverso.
lis
A R N I M , Stokorum veterum fragmenta, 1903, v. 3, p. 95,1. 10-12.

552

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

riormente in PLUTARCO, ove la stessa parte dirigente


dell'anima di nuovo un ben pilotato timone, in
confronto Dio, che il padrone della nave di tutti
gli spiriti: l'anima buona come una grande nave
da carico, che si lascia guidare da un lieve cenno di
Dio come da un piccolo timone 126 ; l'anima umana
ha l'orecchio fine come un esperto pilota e deduce
dai minimi segni la grande divinit, cos come un
competente navigatore prevede le forti tempeste da
piccolissimi segni premonitori 127 . Il Logos degli stoici
diventa il sensus dell'arte di vivere dei Romani, la
calma filosofica, che in ogni circostanza della vita
dirige la propria nave : Philosophia sedet ad gubernaculum, et per ancipitia fluctuantium dirigit cursum ,
dice SENECA 128. In tal senso dunque la tarda forma
romana del platonismo riprende il pensiero antico:
l'anima precipitata nel corporeo, per dirigerlo come
una fragile nave. Animus ad regimen et ad gubernationem terrenae fragilititatis immissus est 129 . Lo ripete ancora, con un concetto stoico divenuto cristiano,
AMBROGIO nella sua lode dell'anima, che si conclude
con le parole: Quid est caro sine animae gubernaiie PLUTARCO, De genio Socratis, 20 (588 F). - Cfr. C. REINHARDT,
Poseidonios, Monaco 1921, p. 466.
127
PLUTARCO, De genio Socratis, 12 (582 A). - Sui rapporti di
questo scritto e di quello di CICERONE, De divinatione con la mantica
di Poseidonio, cfr. I. HEINEMANN, Poseidonios' metaphysische Schrifien,
Breslavia 1928, v. 2, p. 324SS.
1!s
SENECA, Epistola ad Lucilium, 16, 3.
129

F I R M I C O M A T E R N O , Mathes.,

1, 4, 4. - M A N I L I O , Astron.,

1,

15, 1: Animus cuncta (corporis et animae) gubernat dispensatque hominem . - Cfr. TERTULIANO, Ad nationes, 2, 2 (CSEL 20,
p. 9, 1. I3s). - LUCREZIO, 5, 560: Vis animae quae membra gubernat .

553

LA NAVE DI LEGNO

culo 130 ? E GEROLAMO, nelle prediche sui salmi, ammonisce i monaci in ascolto : Chi di noi una nave
costruita cos solidamente, da poter sfuggire a questo
mondo, senza subire naufragio senza incappare negli
scogli? No, egli deve avere il sensus come pilota, se
vuole raggiungere la salvezza 1 3 1 .
Cos nel pensiero cristiano il Logos filosofico diventa inavvertitamente la ragione illuminata dalla fede
e questa ben presto diventa a sua volta precisamente
il Logos Cristo quale vero pilota dell'anima. In una
nave ben organizzata il pilota guida e ordina ogni cosa, ora ammonisce gli uni, ora istruisce gli altri. Cos
succede al cuore, che ha per pilota la ragione e la coscienza 132 . Lo PSEUDO-MACARIO, che cos parla, lo ha
letto in CLEMENTE ALESSANDRINO 133 . Ci che egli vuol
dire in ultima analisi, lo dice un'altra delle sue omelie: Guai ad una nave che non ha pilota, essa viene
sbattuta dalle onde e dai flutti del mare ed affonda.
Guai ad un'anima, che non ha in s il vero pilota
Cristo; essa viene trascinata sul mare amaro delle te130
AMBROGIO, Hexameron, 6, 6, 39 (CSEL 32, 1, p. 230, 1. 24). Cfr. anche Ada Archelai, 22 (19), 6, 7 (GCS EGEMONIO, p. 34,1. 19-26),
ove viene spiegata la somiglianza del corpo umano con una nave
e dell'anima con il timone : Similis videtur esse homo navi, quae
instructa ab artifice et in mare deducta est quamque navigare impossibile est sine gubernaculis, quibus regi et flecti possit in quaecumque
loca voluerit gubemator eius. Et quia eodem artifice indigeat corpus
gubernaculorum quo et totius navis, nulli dubium est; sine gubernaculis enim otiosum erit omne navis opus, corpus illud immensum. Ita
ergo animam corporis gubernacula dicimus, regentur autem utraque
arbitrii atque animae libertate, quo velut gubernatore utimur .
131
GEROLAMO, Tractatus in Psalmum 103 (MORIN, p. 167,1. 15-17).
133
PS.-MACASIO, Homiliae pneumaticae, 15, 33 (PG 34, 597 CD).
133

CLEMENTE ALESSANDRINO, Sfrontata, 2,

11,

51,

5. 6

(GCS

CLEMENTE, 2, p. 141, 1. 4-6): e quale timoniere del


l'anima, con rinvio a Prov. 11,4 LXX, prendendo da FILONE.

554

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

nebre dalle onde delle passioni e, vessata dai cattivi


spiriti, la sua sorte affondamento 1 3 4 . Cosi si co
stituisce un vocabolario ascetico, che, con immagini
sempre nuove, parla della nave dell'anima , della
nave del cuore , della navicella della vita . E ci
soprattutto sotto l'influsso di AGOSTINO. Cristo abita
nei nostri cuori come in una navicella : Quoniam
Christus in cuiusque corde per fidem est, significatum
est nobis quia eius cor tamquam navis in huius saeculi tempestate turbatur, qui fidem suam obliviscitur 135 . Per conseguenza la rappresentazione della
navicella dell'anima conduce immediatamente anche
a quella della nave della Chiesa : poich un assioma fondamentale della teologia cristiana antica, che
nella Chiesa si compie in primo luogo tutto ci che
poi avviene sempre, nella partecipazione alla Chiesa,
in ogni singola anima. Per limitarci ad una sola indicazione, questo il principio espositivo fondamentale
nell'esegesi del Cantico dei Cantici sin dai tempi di
Ippolito e Origene. Ci vale ora anche qui: l'anima
e la Chiesa sono guidate dallo stesso pilota della salvezza, dal Logos Cristo. La nave del cuore di Agostino la nave di Pietro 136.
134
P S . - M A C A R I O , Homiliae pneumalkae, 28, 2 (PG 34, 712 B C ) . Cr. anche Homilia 44, 7 (PG 34, 784 B).
136
AGOSTINO, Enarrationes in Psalmum 45, 6 (PL 36, 517 C ) .
136
Gi nel passo di Agostino citato sopra, la simbolica passa
insensibilmente dalla nave di Pietro della Chiesa alla navicella
del cuore. La stessa cosa si verifica in Enarrationes in Psalmum 34, 3
(PL 36, 324 C) : Navis tua, cor tuum, Jesus in navi, fides in corde . PIETRO CRISOLOGO, Sermo 20 (PL 52, 255 C ) : Dormientem in nobis

C h r i s t u m . . . excitemus . - CESARIO D I ARLES ( M O R I N I, 2, p . 751,

1. 20-28; e I, 1, p. 239, 1. 2), ove la navicula animae nostrae identificata immediatamente con la nave della Chiesa. - Per l'idea della

LA NAVE DI LEGNO

555

Nella Teofania siriaca EUSEBIO dice delle parole, che


ci mostrano chiaramente con quale concatenazione di
idee la simbolica della nave dell'anima passa al
terzo dei nostri tre gruppi, all'allegoria della nave
del mondo : Il Logos di Dio soltanto Uno secondo
la sua essenza, ma molteplice secondo le sue potenze,
ed lui che abbellisce l'universo. Cos pure nell'uomo
c' certamente soltanto n'anima una sola potenza
logica, ed essa la plasmatrice di tutte le arti: essa
insegna a costruire e pilotare le navi e osserva il percorso delle stelle 137. Qui Eusebio trasferisce la dottrina platonica dell'anima del mondo come pilota del
tutto, al suo Logos pensato subordinatamente, e le
singole anime sono in cambio soltanto delle immagini
speculari del Logos. Come l'anima guida la sua piccola nave del corpo, cos la Parola guida la grande
nave dell'universo con la sua forza semplice e molteplice.
navicella dell'anima, cfr. anche AGOSTINO, Sermo 83, 1 (PL 38,
p. 424), ove anima e Chiesa vengono nuovamente nominate insieme:
Navigantes sunt animae in Ugno saeculum transeuntes. Etiam navis
illa Ecclesiam figurabat . - GREGORIO DI NISSA, In Cantica Canticorum,
homilia 12 (PG 44, 1 0 1 6 B ) : .
La nave dell'anima in quanto guidata dal timoniere del Logos, dalla
ragione: BASILIO, Ad iuvenes, 2 (PG 31, s6s B), e 5 (31, 577 C ) . - La
nave dell'anima, che deve essere preservata pura, cos come una nave
deve avere delle assi senza scorticature: M E T O D I O , Simposio, 11 (GCS
M E T O D I O , p. 130, 1. 24S). - CLEMENTE ALESSANDRINO, Quis dives, 8, 5
(GCS CLEMENTE III, p. 165, 1. 12-14). - Per il pensiero simbolico del
medioevo, cfr. BERENGZ DI TREVIRI, Liber de mysterio Ugni dominici
(PL 160, 897 D; 988 A ) : Navicula mentis nostrae . - P S . - U G O
DI S. VITTORE, Allegoriae, 3, 4 (PL 175, 805 C ) : (Jesus) in navim
ad illos ascendit, quando sanctam Ecclesiam per gratiam intrans fideles coner quaelibet adversa m u n i t . - Ivi, I, 13. 14 (PL 175, 641 B ) ;
e. 642 D) : l'arca di N o come Chiesa e come anima.
137
EUSEBIO, Teofania siriaca, 1, 30, 31 (GCS EUSEBIO III, 2, p. 51,
1. 24-31).

556

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

Qui vengono espressi gli stessi pensieri poseidonici,


che gi abbiamo incontrato in NEMESIO e in CICERONE:
mediante la sua partecipazione al Logos, l'uomo, nonostante la sua debolezza corporea, essenzialmente
al di sopra degli animali, poich diventato un essere
logico , che mostra la sua spiritualit, simile a quella
del Logos, nella capacit di costruire e guidare delle
navi. Un animale irragionevole ha mai inchiodato
una nave, e gli mai venuto soltanto in mente la meravigliosa arte del pilotaggio delle navi ? 138 Ci appartiene chiaramente ad un preciso topos della apologia cristiana e certamente anche stoica. Nel suo
quarto discorso sulla provvidenza divina, lodando le
mani dell'uomo, questi strumenti dello spirito, TEODORETO designa l'arte di costruire le navi precisamente
come opera della sapienza donata da Dio 139. Qui
parla naturalmente l'antico timore del mare cattivo :
infatti la grandezza dello spirito umano, partecipe
del Logos del mondo, consiste precisamente nel fatto
che con la sua nave vince l'elemento avverso, proprio
come penetra nel buon elemento, il cielo, mediante
la conoscenza della astrologia. Poich il Logos, di cui
egli partecipe, il pilota dell'universo, il cosmos
una grande nave.
nel potere logico stesso dello spirito umano, con
cui egli costruisce le navi, il riconoscere dalla regolarit e bellezza del mondo l'unico Dio creatore del
mondo. Anche questo pensiero appartiene ai luoghi
comuni spesso enunciati dell'antica apologetica. Gi
PLUTARCO dice che colui che paragona la divinit
138
EUSEBIO, ivi, i, 47 (GCS 3, 2, p. 64, 1. 25s). - Cfr. anche Laus
Comtantini, 12 (GCS I, p. 233, 1. 14-26).

LA NAVE DI LEGNO

557

alle cose terrestri, come colui che confonde la nave


con il pilota : In nulla egli si distinguerebbe da colui
che prende l'albero, la velatura e l'ancora per il pilota 140 . Ci va contro la dottrina dell'immanenza
degli Stoici, che fanno del loro Logos del mondo il
principio vitale immanente a tutte le cose. L'apologetica cristiana si pu impossessare di ci, per raffigurare
la perfetta trascendenza di Dio ed allo stesso tempo
per anche la sua cura per le cose create, la quale tutto
dirige: il pilota non mai la nave stessa, e tuttavia
la sorte della nave dipende dalla sua guida sempre
vigile. Chi, affondando, divinizza le forme mutevoli
degli elementi , dice ATENAGORA, simile ad uno
che scambia per il pilota la nave su cui viaggia. E tuttavia: come una nave, sia essa anche la meglio equipaggiata, non serve a nulla senza il pilota, cos gli
elementi, per quanto essi siano bellamente ordinati,
non servono a nulla senza la provvidenza divina. La
nave da sola non viagger, gli elementi senza il loro
padrone non si muoveranno 141 . Ci risuona ancora
quasi alla lettera in EUSEBIO : Chi chiama dei le creature di Dio, agisce stupidamente cos come uno che
chiama pilota la nave 142.
Dietro a questi argomenti c' dunque la rappresentazione dell'universo come la grande nave guidata
dal Logos. E dalla nave noi abbiamo concluso al
padrone della nave , dice GREGORIO DI NISSA 143 . Nei
139
110
111

TEODORETO, Oratio de Prouidentia, 4 (PG 83, 616 B-D).


PLUTARCO, De Iside et Osiride, 66 (377 B).
ATENAGORA, Supplicata, 22 (OTTO, VII p. 114S).

"> EUSEBIO, Teofania siriaca, 2, 47 (GCS III, 2, p. 100, 1. 19).


143

GREGORIOXII NISSA, De anima et resurrectione,2, 3 (PG 46, 24 A).

- EUSEBIO, Teofania siriaca, 1, 1 (GCS EUSEBIO III, 2, p. 39, 1. I2ss).

558

L ' E C C L S I O L O G I A D E I PADRI

due versi di ARATO, che precedono immediatamente


quello citato da PAOLO nell'Areopago 144 , il poeta dice,
che ogni mare e tutti i porti sono pieni di Zeus 145.
L'Apostolo interpreta e cristianizza questo antico senso
di Dio, quando dice che Dio per cos dire tangibile
per tutti. Gi PLATONE aveva concluso dall'ordine
cosmico all'esistenza e alla sapienza dell'Anima del
mondo 1 4 6 . Ci viene ripreso da POSEIDONIO nella
polemica contro la materializzazione stoica, e la eco
dei suoi scritti metafisici ci viene conservata nel paragone, usato dallo scritto pseudoaristotelico
: In breve dunque bisogna dire: ci che il
pilota nella nave, il guidatore sulla carrozza, il maestro del coro nella danza, la legge nella Polis, ci
Dio nel mondo 147 . Si sa che APULEIO ha riportato
queste parole alla lettera: Postremo quod est in triremi gubernator, in curru rector, praeceptor in choris,
lex in urbe, dux in exercitu, hoc est in mundo
Deus 148 . Con ci questi platonici dell'ultima ora
vogliono soprattutto sottolineare che Dio nell'ai
di l, come PLUTARCO si esprime contro gli Stoici:
se gli dei fossero soltanto il principio stesso del movimento delle cose, essi non sarebbero neppure alla
141

At 17,27. 28.

145

A R A T O , Phainomena, w . 3s.

148

Cos almeno EUSEBIO, Teofania siriaca, 2, 26 (GCS III, 2, p. 92,


1. 2-4), crede che debba essere spiegata la dottrina platonica dell'anima
del m o n d o . Egli si fonda per su P S . - P L A T O N E , 986 C ; cfr. anche
EUSEBIO, Praep. evangelica, 1, 16, 1 (PG 21, 888 A).
147
Ps.-ARISTOTELE, De mundo ( 4 0 0 ) :
... . Cfr. W .

CAPELLE, Die

Schrift

von

er Welt, ein Beitrag zur Geschichte der griechischen Popularphilosophie,


in Neue Jahrbiicher 15, 1905, p. 529-568. - I. HEINEMANN, Poseidonios'
metaphysische Schriften, Breslavia 1921, v. 1, p. 126S.
148

A P U L E I O , De mundo, 35.

LA

NAVE

DI LEGNO

559

pari con i cocchieri i piloti, separati e liberi, ma somiglierebbero alle statue legate ai vasi, inclusi e incu
neati nella materia 1 4 9 . Qualcosa di simile risuona
ancora nell'argomentazione di LATTANZIO, quando pa
ragona la nave dell'anima alla nave del mondo : Si
regit (Deus), non utique sicut mens corpus regit, sed
tamquam domum dominus, navem gubernator, au
riga currum, nec tamen mixti sunt iis rebus quas regunt 150 . Dall'altra parte, c' la scuola platonica dell'ultimo periodo (e poi la neoplatonica), ambedue divenute cos importanti per l'apologetica cristiana, dedite appunto ad esprimere, con il paragone Dio-pilota,
la sua amorosa cura per la nave del mondo. Regere
et guhernare, questa la formula che torna cos spesso
per esprimere tale cura (e non si sbaglia certamente di
molto se la si ode ancor risuonare persino nella nostra
lingua liturgica). Est Deus aliquis, qui regat, qui
gubernet , dice Cicerone 151 . Regere : ci si riferisce
al mondo come Polis, come organismo statale dell'universo , secondo un'espressione di MINUCIO FE148
PLUTARCO, De defectu oraculorum, 29 (426 B).
i5o LATTANZIO, Div. Instit., 7, 3, 6 (CSEL 19, p. 588, 1. 19-22). Epitome, 2 3 (CSEL 19, p. 677, 1. 3-5).
lal
CICERONE, De natura deorum, 1, 52. - Qui si sente chiaramente
l'eco della duplice immagine che Cicerone, come lo PS.-ARISTOTELE
e APULEIO, potrebbe aver desunto da POSEIDONIO: del pilota (rector)
e del timoniere (gubernator). Cfr. anche TERTULLIANO, Apol., 17, 7
(CSEL 69, p. n i , 1. 2s), ove vengono presentati i platonici e la immanenza attribuita al provvido governatore del mondo, nonostante
tutta la loro trascendenza: Intra mundumPlatonici (dicunt esseDeum)
qui gubernatoris exemplo intra id maneat quod regat . - AMBROGIO,
De Cam et Abel, 1, 1, 4 (CSEL 32, 1, p. 340, 1. I3s) 1 Dio il pilota
del m o n d o , a cui si assoggetta l'anima buona, Deo defert et eius
tamquam parente atque rectoris subdit omnia gubernaculo . - Di
qui spesso l'uso di navigli rector, SENECA, Utah, 6, 6; gubernaculo rector, VIRGILIO, Eneide, 5, 176.

560

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

152

; gubernare : ci si riferisce all'universo come


nave di Dio, la quale viene guidata dalla silenziosa
onnipotenza della provvidenza. Mundum Deus tacita ratione gubernat , dice nell'Astronomica MANI153
LIO
. MINUCIO FELICE unisce i due concetti: Providentia mundus regitur et unius Dei nutu gubernatur l s 4 . Citt, corpo, nave: tutti e tre i concetti dicono sempre e soltanto una cosa intorno al mondo
come cosmos, e cio che questo organismo viene diretto e governato, sino nelle sue minime particolarit,
dal Dio che tuttavia sta completamente nell'ai di l.
Totum enim hoc mundi corpus ... cum omnis rationis gubernaculo inventum est , dice TERTULLIANO 155. Egli vuol dire la stessa cosa che prima di lui
aveva gi scritto SENECA : Cuius (Dei) gubernaculo
moles ista mundi dirigitur 156 . Tutta questa simbolica
viene espressa forse nel modo pi vivo nel Jupiter tragoedus di LUCIANO, ove lo spiritoso dicitore cerca di
spiegare al Padre degli dei, che la grande nave del
mondo non affatto guidata da Dio. Senza provvidenza, tutto ci che avviene nel corso del mondo
certamente splendido, ma senza senso : Il cavo delLICE

152

M I N U C I O FELICE, Ottavio, 17, 2 (CSEL 2, p. 21, 1. i9s).


M A N I L I O , Astronomica, 1, 251.
154
M I N U C I O FELICE, Ottavio, 20, 2 (CSEL 2, p. 28, 1. 8s). Cfr.
anche 18, 5 (p. 23, 1. 22s).
155
TERTULLIANO, Apol., 11, 5 (CSEL 69, p. 31, 1. 7-11). L'espressione mundi corpus fa pensare agli A C T A ABCHELAI, ove la nave
della natura dell'uomo viene detta corpus illud immensum (cfr.
sopra, nota 130). Si vede bene che i concetti di mondo, corpo, citt,
nave, sono interscambiabili e rappresentano sempre la stessa cosa:
precisamente ci che si concretizza in senso pieno nella Chiesa.
150
SENECA, Epistola ad Lucilium, 107, io. - Cfr. AGOSTINO, De
civitate Dei, 4, 31 (CSEL 40, 1, p. 205,1. 2s): (Deus) m o t u ac ratione
m u n d u m gubernat .
153

LA NAVE DI LEGNO

561

l'albero della nave teso sul cassero, le due gomene


della vela sono fissate alla prua. Le ancore sono veramente di oro, l'ornamento della prua di piombo, la
parte della nave che pesca in acqua dipinta graziosamente, al di sopra dell'acqua tutto grigio e pulito.
I marinai sono pigri ragazzacci, e un altro che si p o trebbe muovere con grande agibilit sull'antenna, viene
impiegato per svuotare l'acqua dalla stiva . Gli risponde Giove : Senza pilota dunque una nave non
pu condurre a termine il suo viaggio. Eppure tu
credi che l'universo sia senza guida e che possa giungere senza pilota? 1 5 7 . Perci nell'apologetica di E U SEBIO, conforme ai concetti del platonismo dell'ultimo
periodo, il Logos viene ancora designato come il pilota della nave del m o n d o : il Logos stato costituito
dal Padre del tutto, dal creatore del mondo, pilota
del cosmos, 1 5 8 . La Parola
tiene le redini e conduce il m o n d o su una dritta via
verso la meta e guida secondo il cenno del Padre la
grande nave del m o n d o universo , egli dice nella
Teofania siriaca 1 5 9 , pensiero ripreso nell'estratto da lui
compilato e che conservato nella Laus Constantini :
6
1 6 0 . Al cenno del Pa
dre : il Padre sta dunque sulla prua della nave del
157

LUCIANO, Jupiter tragoedus, 46-49 ( R E I T Z , 693-698).


EUSEBIO, Laus Constantini, 11 (GCS EUSEBIO I, p. 227, 1. 8).
159
EUSEBIO, Teofania siriaca, 1, 25 (GCS EUSEBIO III, 2, p. 47,
1. 25 - p. 48, 1. 1).
180
EUSEBIO, Laus Constantini, 12 (GCS 1, p. 231, 1. 26s): - Cfr.
T E O D O R I T O , Oratio de Providentia, 1 (PG 83, p. 564 C D ) :


158

564

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

CIRTA 166. E la piet divenuta cristiana prorompe con


sicurezza totalmente nuova nell'antico canto corale
alla provvidenza divina. Basti leggere il secondo discorso di TEODORETO sulla provvidenza, per essere
impressionato da questo gradevole accordo di fede
cristiana e di antica piet in una massa di simboli nautici 167. Senza la vita umana come una
nave carica in alto mare, dice GREGORIO DI NISSA 168.
E AGOSTINO ha cos espresso il senso cristiano della
sicurezza nella nave del mondo : S, Signore, tu
siedi al timone di tutte le cose, tu che le hai create 1 6 9 !
Nelle prediche sui Salmi 17 egli d una viva descrizione
della stoltezza dell'antichissimo desiderio dell'umanit,
di essere soltanto per un momento il buon Dio ,
0, per dirla secondo l'antico modo di pensare, di avere il timone dell'universo nelle mani: Vult autem
Deum excutere de gubernatione huius mundi et ipse
tenere gubernacula creaturae et distribuere omnibus
dolores et laetitias, poenas et praemia. Infelix anima !
Questa sicurezza cristiana ha il suo pi profondo fondamento nella certezza che il destino della nave del
mondo guidato dal Padre del Signore Ges Cristo
e quindi questo destino legato al felice viaggio della
nave della Chiesa. Nella teologia dei Padri, infatti
1,6

FRONTONE DI CIRTA, Ad Antoninum Augustum (NABER, . 232,

1. 22S.

187
TEODORETO, Oratio de Providentia, 2 (PG 83, 576 A-D). Anche
pi bello in Graec. aff. curatio. Sermo 6, 1 (PG 83, 956 AB). - Cfr.
anche GREGORIO NAZIANZENO, Carmina, 1, 2, 34, v. 265 (PG 37..
964 A) : La provvidenza il timone con cui Dio governa l'universo .
188
GREGORIO DI NISSA, De anima et resurrectione, 14, 7, (PG 46
120 A). - Un pensiero simile in BASILIO, Ad iuvenes, 5 (PG 31, 577 C).
188
AGOSTINO, Confessioni, 6, 7, 12 (CSEL 33, . 125, l. i5s).
170

AGOSTINO, Enarrationes in Psalmum 120, io (PL 37, p. 1638 A).

LA NAVE DI LEGNO

565

la Chiesa la sorte anche del divenire cosmico, come


abbiamo dimostrato pi sopra nella parte intitolata
Mysterium lunaem : anche la resurrezione degli elementi fisici connessa al compimento del mistero
cristiano nella Chiesa. Alla fine dei tempi ci sar soltanto una nave dell'umanit, la nave del mondo
diventata cos la nave della Chiesa, e tutto ci che si
trova al di fuori di questa nave, pu essere soltanto
rottami e naufragio. Allo stesso modo che la luce
della luna terrestre si annulla nello splendore della
Chiesa quale luna celeste, cos la nave del mondo si
riveler come nave della Chiesa, quando il mare
cattivo si sar ritirato e la salvatrice guidata dalla
Provvidenza rester sulla montagna ad Oriente,
sull'Ararat celeste172. La meraviglia dinanzi al cielo
stellato e il rischio meravigliosamente pericoloso del
viaggio per mare, questi due segni dell'uomo ripieno
di logos, sono per i cristiani simboli del futuro. GREGORIO DI intona il suo poema con un inno

all'Eterno Padre, rettore della nave del mondo, e al


Logos, che guida il mondo e lo sostiene nel capovol
gimento :
Lo so bene, debole certamente la nave sull'immane mare,
deboli sono le ali per colui che va all'assalto
del cielo folgorante.
Cos anch'io sono debole, quando il mio spirito
si eleva alla lode della divinit,
171

Cfr. sopra, p. 273-293.


"* IPPOLITO, Frammento arabo su Gen 8,1 (GCS IPPOLITO, I,
2, p. 91). - FR. DOLGEH, Sol Salutis, 2 ed., p. 274..

566

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

persino i cori celesti comprendono che non sono


degni di cantarlo,
lode sia alla legge di Dio e al timoniere dell'universo 173 .
Questo il medesimo sentimento platonico divenuto
cristiano, come lo esprime la Consolatio di BOEZIO:
l'uomo ancora vagante sui flutti terreni guarda con
nostalgia verso Dio, il pacifico abitatore dell'ai di l,
che tuttavia guida le cose con il timone della sua
bont , e lo prega per avere un felice viaggio in questa
vita, per il calmo e santo rivolgimento degli elementi 174
e per un beato approdo nel porto:
Oh, abbi misericordia del dolore della terra,
a cui legato l'ordinamento del mondo:
non piccola parte di una cos potente opera,
l'uomo, lotta sul mare del destino.
Come il timoniere doma i flutti irruenti,
cos tu domini l'infinito tutto,
tieni insieme fermamente anche la terra 175.
Con ci anche la storia spirituale dell'antica allegoria della nave del mondo sfocia nella storia della
nave della Chiesa. Il destino cosmico della nave del
mondo dipende, in ultima istanza dal felice viaggio
della nave della Chiesa. Questo ora l'aspetto, espresso simbolicamente, di quella che era la pi sorprendente
e la pi profonda persuasione dell'antica apologetica
" GREGORIO DI , Carmina, , , w . 1-5 (PG 37, 397).

1,4
BOEZIO, De consolatione Philosophiae, 3, 12, 17 (CSEL 67,
p. 74, 1. 13-17; 1. 22): Per se regit omnia quem bonum esse consensimus, et hic est veluti quidam clavus atque gubernaculum quo mundana machina stabilis atque incorrupta servatur ... davo bonitatis .
" s BOEZIO, De consolatione Philosophiae, poesia 5, w . 42-48
(CSEL 67, p. 15).

LA NAVE DI LEGNO

567

cristiana : il mondo stato creato solo per la Chiesa


futura, e la fine del mondo, questo naufragio degli
elementi, comincer soltanto quando la Chiesa avr
terminato il suo viaggio che sin da ora ha la certezza
di un felice esito 17e. Ci risuona ancora nella preghiera
del SACRAMENTARIUM LEONIANUM, che passata an-

che nel nostro messale : Da nobis, quaesumus Domine,


ut et mundi cursus pacifce nobis tuo ordine dirigatur
et Ecclesia tua tranquilla devotione laetetur 177. La
espressione mundi cursus desunta dal linguaggio nautico 17S : essa significa rotta del mondo , e tale viaggio pacifico condizionato dalla tranquilla devotio nella
nave della Chiesa, in cui i laici, ossia anche lo Stato,
l'impero, con tutti i suoi compiti politici e sociali,
siede tranquillo 179 . Qui risuona ancora una volta
1!

Cfr. ARISTIDE, Apol., 16, 6 (BKV, 2 ed., 12, p. 53). - G I U -

STINO, Apol., 2, 7 (Otto, I, p. 216). - TERTULLIANO, Apol., 31, 3;


32, 1 (CSEL 69, p. 80; 1. 11 - p. 81, 1. 7).
1,7
L. A. M U R A T O R I , Liturgia Romana vetus, Venezia 1748, p. 397;
cfr. C. MOHLBERG, Das frdnkische Sacramentarium Gelasianum in alamannischer Uberlieferung, Miinster 1918, p. 146. - MISSALE R O M A N U M ,
Oratio della quarta domenica dopo Pentecoste; qui la struttura oppure
la scelta delle orazioni condizionata dalle relative pericopi del vangelo (Lue 5,1-11) sulla nave di Pietro.
1,6
Per una massa di esempi riguardanti l'uso nautico di cursus,
cfr. Thesaurus linguae latinae, 1906-1909, v. 4, col. 1535, p. 82ss. Trasformato simbolicamente in CICERONE, Republ., , 4 5 : In gubernanda re publica moderantem cursum (tenere) . - In GEROLAMO
nel quadro della mistica navigazione dell'asceta attraverso il Mar
R o s s o : Epistola 125, 3 (CSEL 56, p. 121, 1. 14): Felix cursus.
1,9
L'immagine dei passeggiai che siedono tranquilli , gi
esposta in L U C I A N O , Caronte, 3 ( R E I T Z 943), riceve un senso di nuovo
conio nell'allegoria della nave della Chiesa. Cfr. Epist. Clementis
(PG 2, 49 C; G C S PS.-CLEMENTINE I, p. 17, 1. 7-8):
& . - COSTITUZIONI
APOSTOLICHE, 2, 57 (FUNK I, . 6 , 1. 6 ) : ^

. testo della lettera pseudo-

568

L ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

ci che abbiamo sentito inizialmente nella predicazione di PIETRO CRISOLOGO sulla nave della Chiesa:
Cristo, il timoniere di questa nave che viaggia attraverso tutta la terra, ha calmato le onde del mondo
(e mondo, per l'uomo antico, significa impero) e
mediante la Chiesa gli ha assicurato un viaggio tranquillo: Sedat fluctus, componit populos, Romanos
efficit Christianos . CRISOSTOMO ha espresso quasi dialetticamente lo strano paradosso di questa divina Provvidenza, che agita il mare cattivo di questo mondo
e per questo ha costruito fortemente la nave della
Chiesa : Proprio in ci sta la meraviglia, che il flutto
tempestoso non solo non affonda la nave, ma che la
nave ha calmato la tempesta 180 . Cos per gli antichi
cristiani, la nave statale del loro impero squassata da
tutte le tempeste, la nave mondiale di tutte le terre,
che al suo sguardo raffigurano il cosmos guidato da
Dio, si trasforma nell'immagine della nave della Chieclementina suona cos nella traduzione di R U F I N O (PG Z, 49) : C u m
quiete et silentio epibatae, id est laici, in suis unusquisque resideat
locis . - Anche gli epibatae (nel linguaggio marinare viene evidentemente usata la parola straniera greca) entrano quindi nell'ascetica nautica, come indica la lettera di AGOSTINO ad un monaco (Epistola 216, 6: CSEL 57, p. 402, 1. 9-14): A m o t a . . . procella navis
propositi nostri epibatis quietis onusta intra stationem tutissimi portus
secura consistat et in ilio portu, intra quem iam non erit metuendum
vitae navigium, mercium indiscrepans accipiat pretium placitarum . Ci viene applicato alla Chiesa che veleggia verso il porto dell'eternit da AKNOBIO J U N I O R , Ccmment. in Psalmum 103 (PL 53, 477 D ) :

Ibi naves transeunt, solae Ecclesiae universarum provinciarum, quae


epibatas ducunt ad regna coelorum, a civitatibus terrenis ad civitatem Jerusalem matrem nostrani. Q u i autem sine nave fuerit in hoc
mari magno inventus, inveniet draconem, qui formatus est ad illudendum eis .
180
CRISOSTOMO, In insaiptionem Actorum, Homilia 2, 1 (PG 51,
78 A).

LA NAVE DI LEGNO

569

sa. In perfetta armonia con ci sta l'esuberante gioia


di EUSEBIO per la tolleranza di Costantino, quando
scrive nella Teofania siriaca : Tutta l'Asia, l'Europa,
la Libia e l'Egitto, che prima non erano altro che una
nave presa nella tempesta, che venti e tempeste impetuose hanno colto contemporaneamente da tutti i
lati e che scompare qua e l nell'uragano, vengono
pilotate ora con gioconda serenit, brillante calma
e pacifica gioia, e riconoscono l'unico timoniere dell'universo 1 8 1 . lo stesso pensiero che nel Sacramentarium Leonianum si eleva dalla nave quale bellissima
preghiera della cristianit antica per ottenere :
Exaudi nos, Domine Deus noster, et Ecclesiam tuam
inter mundi turbines fluctuantem clementi moderatione moderare, ut tranquillo cursu portum pcrpetuae securitatis inveniat 1 8 2 .
La Chiesa dunque polis, psyche e cosmos del m o n d o : la nave buona della salvezza, che il Logos dirige
e in cui si compie il destino finale delle anime, dello
Stato, della creazione. Il simbolo della nave vuole dire
ma su un piano completamente diverso, la stessa cosa
che si afferma della relazione tra cittadino e Stato,
tra corpo e anima, tra u o m o e cosmos: una inscindibile comunit di destino, in cui il singolo nella sua
esistenza sempre in relazione con la consistenza del
tutto, e tuttavia egli stesso conduce a termine questa
consistenza. Ma ora sopravviene il meraviglioso: questa
181
182

EUSEBIO, Teofania siriaca, 2, 76 (GCS EUSEBIO III, 2, p. 114).


MURATORI, 448. - GREGORIO DI NISSA, In Cantica Canticorum,

homilia 12 (PG 44, 1016 A) :


, & . . RAHNER, Euploia, in Perennit*. Festschrift fiir Thomas Michels,
Munster 1963, p. 1-7.

570

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

comunit inscindibile , per cos dire, fragile , ossia,


in rapporto ai suoi compiti straordinariamente pericolosi, essa fatta di un materiale da nulla: essa una
nave di legno . Spirito immortale si unito con
materia caduca. Lo stato si compone di assi che diventano marce, come canta Orazio. Secondo la simbolica di PLUTARCO, l'organismo dell'unit psicosomatica dell'uomo si deve paragonare alle coste della
nave sacra di Teseo, che debbono essere sempre rimpiazzate, e finisce nei rottami platonici della morte.
Il cosmos si costruisce con gli elementi che tendono
sempre alla dissoluzione, e la sua fine il naufragio.
Questa per, di nuovo in un senso superiore e pur
sempre lo stesso, la legge fondamentale nella nave
della Chiesa; essa una costruzione di e
1 8 3 . Il misterioso paradosso della sua essenza
soprannaturale sta nel fatto che questa nave sar sempre una salvezza per la natura che affonda nel naufragio , proprio per il fatto che essa fatta di legno
(e cio, per il fatto che la pi fiera pretesa e la vera
capacit di sicuro approdo si fondano sulla umilissima
consistenza del suo essere). La Chiesa, infatti, costruita con il legno della croce. Ne parleremo ancora.
Ci avverr nel quadro dell'ardito concetto, che PROCLO DI COSTANTINOPOLI ha enunciato in una predica
sull'ascensione di Cristo, fissando l'occhio nell'eterna
dimora, nel cui porto termina il viaggio della Chiesa
e del cosmos : Dov' ora, Satana, pirata, il tuo

1 8 3

Cfr. GREGORIO DI , Oratio theol, 2, 27 (PG 36,64 A),

ove l'uomo che viaggia per mare chiamato nautilus abitante la


terra , che pu compiere il meraviglioso miracolo della navigazione
soltanto perch viene tirato e portato da legno e pneuma .

571

LA NAVE DI LEGNO

avverso agire? La croce che tu hai piantato per il nostro pilota, divenuta salvezza per la natura naufraga
e la conduce sino al porto del cielo. Canta ora un canto
di gioia invece di un canto di tristezza, canta di nuovo,
Terra 1 8 4 .
3. LA N A V E DI L E G N O DELLA C R O C E

La teologia cristiana antica non si accontenta di


lodare nella realizzazione della salvezza da parte di
Cristo il fatto che essa fu compiuta in un modo, che
era esattamente il contrario della salvezza, della vita
e della vittoria, e cio nella morte di croce del Signore,
che sembra essere una vittoria della morte e di Satana: Ut qui in Ugno vincebat, in Ugno quoque vinceretur 185 . Noi entriamo in questo settore del paradosso soprannaturale, quando trattiamo il simbolo
nautico, che esprime la medesima verit. Anche la
nave della Chiesa, sulla quale noi, in virt della morte
di Cristo, possiamo compiere il viaggio vittorioso at184
PROCLO DI COSTANTINOPOLI (?), Sermo de Ascensione Domini,
2 (PG 65, 833 B C ) .
185
MISSALE R O M A N U M , Praefatio de sancta Cruce. - Questa contrapposizione dei due Ugna, del paradiso e della croce, appartiene al
pi antico tesoro teologico. IRENEO dice : Ut q u e m a d m o d u m per
lignum facti sumus debitores Deo, per lignum accipimus nostri debiti
remissionem : Adv. haer., 5, 17, 3 (HARVEY II, p. 371). E similmente
in un passo conservatoci ancora in greco: Sia
(se. ) ,
: Adv. haer., 5, 17. 4 (HARVEY , . 37 2 )- interessante il m o d o in cui Origene altera il testo R o m 5,12:
, Adversus Celsum, 6, 36 (GCS
ORIGENE II, . 105, l. 3zs). - Quasi allo stesso m o d o GIOVANNI D A

MASCENO, De fide orthodoxa, 4, 11 (PG 94, 1132 C ) , FILOTEO D I C O S T A N


TINOPOLI (PG

154, 724 D;

725 A) e AVITO DI VIENNE

(PL 59,

314 B ) .

572

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

traverso il cattivo mare del mondo, fabbricata con


l'umile e spregevole legno della croce, che ci ha procurato la vittoria. Morte e vita, umilt e splendore
sono immediatamente affiancati in questa nave, allo
stesso modo in cui sulla nave costruita dallo spirito
umano, morte e vita sono separate soltanto dalle assi
dello scafo. Proprio per questo il viaggio sulla nave
della Chiesa ad un tempo cos meraviglioso e cos
pericoloso. Il cristiano in un senso molto pi alto
quel navigante, di cui i Detti di Secondo affermavano
che un vicino della morte e tuttavia un amante
del mare 186.
Dobbiamo mostrare ora in qual modo si formi
questo paradosso della mortale magnificenza a partire dalla suddescritta forma originaria della simbolica
navale. Dopo di che spiegheremo in qual modo questa
immagine viene illustrata dall'antica teologia cristiana
del legno della croce . Solo allora saremo in condizioni di comprendere i molteplici simboli nautici, che
ci vengono offerti dai Padri della Chiesa, quando
parlano della nave della Chiesa costruita con il legno
della croce. Qui ci si svela il profondissimo mistero
teologico dell'antica ecclesiologia cristiana e soltanto
cos siamo in grado di penetrare, mediante il mondo
velato delle immagini della simbolica, nel regno della
pura dogmatica.
Abbiamo gi accennato pi sopra che l'atteggiamento dell'anima dell'uomo antico dinanzi al viaggio
186

Cfr. sopra, p. 517. Un simile concetto espresso anche da

ANARCHIDE, conservato in DIOGENE LAERZIO, I , 104 (HICKS I, p. 108):

Quando gli fu chiesto se i vivi siano pi numerosi dei morti, egli


rispose: E quelli che viaggiano su nave, tra chi dovr contarli ?

LA NAVE DI LEGNO

573

per mare un insieme di orrore e di amore, ed abbiamo


mostrato come da ci si sviluppi quella complessa
simbolica nautica, ogni qual volta il Greco simboleggia con l'immagine della nave un comune destino di
morte e di vita. Dietro di ci c'era lo stupore sempre
nuovo dinanzi al rischio di viaggiare sul mare cattivo
con un legno cos spregevole. Ora cercheremo di presentare pi da vicino questa opposizione; poich
in questa dialettica simbolica delle due immagini
mare cattivo e nave di legno , che si trova il
punto di contatto per la comprensione della dialettica
dommatica, che noi ci sforziamo di mettere a nudo.
Trovarsi cos a contatto diretto con la morte, era una
esperienza sempre nuova per l'uomo antico, che andava in mare. Domani il pauroso viaggio giunge
a termine , dice il navigante in un epigramma di
ANTIHLO, ma appena detto ci, il mare diventa per
lui Ade e lo inghiotte. Dunque, non dir mai ' domani ' 187 . Questo pensiero diventa pi assillante ancora mediante l'immagine, per il fatto che si pu,
per cos dire, misurare la vicinanza della morte dallo
spessore delle assi dello scafo, che stanno tra uomo
e mare (vi abbiamo gi accennato nella ricerca iniziale su Ulisse all'albero della nave18S). L'immagine
come carica di contraddizioni: l'uomo che viaggia
per mare sembra disperatamente posto in bala di
un piccolo legno e gettato nella terrificante notte
marina; il pericolo diventa tanto pi grande, quanto
pi carica la nave; e tuttavia su questo spregevole
la

' ANTIFILO, Epigramma 17 {Anthologia Graeca VII, 630, BECKBY II,

368).
188

Sopra, p. 407.

574

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

legno egli si sente come trasportato dalle mani della


Provvidenza. Cos canta PROPERZIO a proposito del
suo amico Peto naufrago : Hunc parvo vidit nox
improba ligno, Paetus ut occideret, tot coiere mala 189.
Qui espressa l'opposizione, poeticamente sentita,
tra piccolo legno ed essere in balia di un potente destino.
Allo stesso modo parla DIONE CRISOSTOMO in uno
dei suoi discorsi sulla Tyche : Gli uomini non affidano
le loro anime al capriccioso pino n all'opera delle
vele, e non li salva un pezzo di legno d'abete, ma soltanto Tyche 190 . L'uomo non pu abbandonare il
viaggio per mare, lo esige il guadagno, per amore del
quale ha inventato l'arte del veleggiare. Per amore
di questo guadagno egli ha scavato il legno , dice
ANTIFILO nella poesia a noi gi nota sulla nave detta
l'Ardita 191 . E GIOVENALE^ di rincalzo, insiste nel
vedere le navi pesantemente cariche vicinissime alla
morte : Qui navem mercibus implet ad summum
latus et tabula distinguitur unda 192 . L'audace, per
citare nuovamente GIOVENALE, ha fiducia proprio nel
legno svuotato , ma non per questo meno vicino
alla morte : Dolato confisus ligno digitis a morte
remotus quattuor aut septem, si sit latissima taeda 193 .
Questa sembra essere stata una maniera di dire proverbiale. La si incontra infatti anche in un detto di
ANARCHIDE conservato in DIOGENE LAERZIO: Quattro
dita deve avere lo spessore delle assi della nave, e
18

* PROPERZIO, Elegia 3, 7, 53S.

180

181

D I O N E CRISOSTOMO, Oratio 64 (DE B U D E II, p . 190, 1. 23-25).

ANTIFILO, Epigramma 23 (= Anthologia Graeca IX, 29, BECKBY


III, 28).
192
GIOVENALE, Sat., 14, 288s.
1
" lui, 12, 58S.

LA NAVE DI LEGNO

575

di tanto pure il navigante separato dalla morte 194 .


Ma l'uomo, anche se c' una terrificante tempesta,
non rinuncia ad andare in mare. Ci dipinto drammaticamente in ARATO: Quando Helios sta nella
costellazione del Capricorno, allora vengono i terribili venti del sud, ma gli uomini viaggiano egualmente sull'onda purpurea del mare eccitato, essi
hanno lo sguardo puntato verso il porto che indica
la terraferma 19S : &'' -
' "'.
Su questo sfondo le parole del Libro della Sapienza
diventano pi vive : Poich la nave la invent l'amore
del lucro e un artefice la fabbric con la sua abilit ...
perci anche ad un minuscolo legno affidano gli uomini le loro vite e traversando i marosi su una chiatta
si salvano 196. : in queste parole della
Sacra Scrittura la simbolica cristiana trov contenute
tutte le profondit della futura opera di salvezza e le
espose anche secondo le idee del sentimento antico,
che noi stiamo descrivendo. Si tratta continuamente
della sorprendente opposizione tra la piccola spregevole
materia del legno e la salvezza che mediante il legno
viene elargita al navigante. L'uomo, solo tra tutti
gli esseri della terra , dice Eusebio, affida la sua vita
al piccolo pezzo di legno di un albero, guida la nave
sul dorso del mare, si affida alla profondit dell'umido
elemento e respinge la morte che gli sta a fianco, mentre
guarda alto verso il cielo e rimette al pilota dell'universo
194

DIOGENE LAERZIO, I, 103

195

ARATO, Phainomena, v. 297S.


Sap. 14,2. 5.

196

( H I C K S , I, p. 108, 1. 1-3).

576

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

la salvezza dei naviganti 197. Il piccolo pezzo di legno


sta dunque tra morte e vita: nessun altro simbolo potrebbe esprimere meglio la situazione dell'esistenza
umana e di quella soprannaturale. Come il legno
scavato della nave si interpone tra mare amaro e beata
quiete nel porto, cos pure deve dirsi del mistero della
vita cristiana. Come dall'unica natura del legno sono
costruite tutte le navi, cos le anime dei cristiani vengono rese capaci dall'unico Pneuma della luce celeste,
che promana dalla divinit, di sorvolare su ogni perversit 198 . Qui si sente il risvolto dialettico dell'umile
natura del legno della nave cristiana: come il legno
solo regge sul mare, cos solo il Pneuma l'elemento
del rimpatrio vittorioso sul mare. e
garantiscono l'approdo nel porto dell'eternit; il legno della mistica nave , per cos dire, legno pneumatico. Infatti esso legno della croce, che, dopo la
morte del Signore, diventato distributore di Spirito,
cos come (per portare un altro esempio della teologia patristica), dopo il battesimo nel Giordano, attraverso il contatto salvifico, dell'acqua con il corpo umano di Dio, ogni acqua divent elargitrice di Spirito
e le fonti battesimali si chiamano Giordano . Questo
effetto soprannaturale del legno si avvera sempre in
due sensi : esso pochezza del legno e perci meraviglia del legno ; esso piccolo legno , e perci
legno prezioso, mediante il quale stata operata la
nostra salvezza 199 . Queste parole del Libro della
187

EUSEBIO,

Teofania siriaca, i, 54

(GCS EUSEBIO III, 2, p. 66,

1 35-31)
198
P S . - M A C A R I O , Homiliae pneumatiche, 44, 6 (PG 34, 784 A).
" Sap. 14,7 L X X : '
.

LA NAVE DI LEGNO

577

Sapienza, che applicano l'allegoria della piccola nave


di legno all'Arca di No, diventata per i Padri della
Chiesa una mistica predizione del legno della croce.
Nel primo naufragio della natura, Dio, pilotando
l'Arca, ha salvato le anime sul piccolo legno . Il legno della croce e la nave della Chiesa, con esso costruita, ci salvano dal secondo e finale naufragio; ma
sempre presente la grande meraviglia: questa salvezza del cosmos avviene sul piccolo legno: ... , dice GREGORIO
2 0 0 ; ed AGOSTINO esprime lo stesso pen

siero nella Civitas Dei, nel capitolo su Noe, che ebbe


tanto influsso nella simbolica del medioevo, con que
ste parole : Arca procul dubio figura est peregrinantis
in hoc saeculo civitatis Dei, hoc est Ecclesiae, quae
fit salva per lignum, in quo pependit mediator Dei
et hominum, homo Christus Jesus 2 0 1 . Da qui lo
sguardo dell'antica teologia cristiana si allarga di nuovo
e loda ci che avvenne nell'Arca di Noe e in tutte le
navi, che in questo processo dialettico sono un modello
appropriato della Chiesa. Una predica sulla croce,
che presumibilmente appartiene a GIUSEPPE DI TESSALONiCA, contiene il bel grido di giubilo dei mistici
navigatori : Salve, croce santa, sapienza di tutti
i piloti navali. Per te noi abbiamo ricevuto una buona
guida di viaggio, ed ora gli uomini, con poco legno,
possono guidare i mercantili pesantemente carichi
e farli tornare nel porto 2 0 2 .
2 0 0

GREGORIO D I , Oratio 4,

18

(PG 35,

545 C ) . Cfr.

anche Oratio 43, 70 (PG 36, 592 B ) .


201
AGOSTINO, De civitate Dei, 15, 26 (CSEL 40, 2, p. 116,1. 23-26).
202
Oratio in venerandam crucem (in J. GRETSER, De sancta Cruce,
Ratisbona 1734, v. 2, p. 86 D ) . La predica si trova anche, ma sen-

578

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

Questa teologia della nave appena esposta, che


aveva cose cos grandi da dire intorno al piccolo
legno , ci ha gi mostrato che il pensiero simbolico
dell'antico cristiano, quando si nominava la parola
, riandava quasi spontaneamente a ci che si
era compiuto sul legno della croce e alla nave della Chiesa

guidata dal timone fatto con quel legno. Ma possiamo


ancora trattare pi a fondo la cosa, considerandola
nei diversi suoi aspetti. Dal tutto risulter un problema,
che da lungo tempo discusso tra gli archeologi e che
ultimamente stato ancora una volta trattato da FR.
J. DOLGER.

Dopo che R. GARUCCI 203 , citando un solo passo


dello PS.-AMBROCTO, del quale parleremo con pi
precisione, ha tratto il paragone Nave = Cristo
crocifisso , J. WILPERT 204 lo ha contraddetto definendo tale paragone non frequente nell'antica letteratura cristiana. Contro di ci insorse DOLGER, che
citando un altro passo di IPPOLITO 205 , definiva a sua
volta il giudizio di Wilpert come affrettato 206 .
Noi possiamo appianare ora questo piccolo conflitto
archeologico, solo se, attraverso pazienti ricerche,
moltiplicheremo i testi sino a far tacere ogni contradizione. Ne risulter che il paragone Nave = Cristo
crocifisso stato giustamente difeso, sebbene senza
materiali sufficienti, da Dolger contro Wilpert.
za il passo citato qui, tra le predich: dello PS.-CHISOSTOMO (PG 59,
675S).
203
Storia dell'arte cristiana, Prato 1872, . , p. 204.
204
In Fn. X . KRAUS, Reaenzjkhpade der chrstUchen Altertiimer,
Friburgo 1886, v. 2, p. 730.
205 IPPOLITO, Frammento 4 su Gen 8,1
I0

{GCS IPPOLITO I, 2,

Sol Salutis, 2 ed., p. 275; nota 5 di p. 274.

p. 91).

LA NAVE DI LEGNO

579

Sullo sfondo di questa simbolica si trova l'antica


teologia cristiana del legno . Ne abbiamo gi parlato altrove 20? , perci qui ne diamo soltanto il riassunto. La designazione della croce del Signore semplicemente con fa parte del vocabolario teolo
gico degli albori della simbolica cristiana. Negli Atti
degli Apostoli Ges gi l' appeso al legno 208 : e
ci, come possiamo vedere da Paolo 209, il compimento, nella storia della salvezza, delle parole di Deut
21,23 . Allo stesso modo
parla la Prima Lettera di Pietro 2 1 0 ; e POLICARPO se
ne impossessato alla lettera 2U . Inoltre si pu dedurre dalla lettura della Lettera di Barnaba, che l'antica
teologia simbolica cristiana si sforza di trovare dei
modelli profetici dello della croce soprattutto
l dove si parla del legno ; il concetto che risuona
costantemente la dialettica, che la salvezza stata
effettuata proprio mediante un elemento cos spregevole : che Cristo diventato Re e Signore sulla croce . Ma cosa significa la porpora e il legno ? , si
chiede la Lettera di Barnaba richiamandosi a Num
19,6 e Lev 14,4. Che la regalit di Cristo proviene
dal legno e che coloro che confidano nel legno vivranno in eterno 212 . Ecco il mondo teologico da cui,
nei primi tempi, forse gi nel primo secolo, si form
l'interpolazione al Sai. 95,10: Dio regner dal legno .
207
208
209
210
211
812

Cfr. sopra, p. 442S. - Flumina de venire Christi, sopra, p. 359ss


At 5,30; 10,39; !3. 2 9
Gal 3,13.
1 Piet 2,24.
POLICARPO, Epistola ad Philipp., 8, 1 (FUNK I, p. 304).
LETTERA DI BARNABA, 8, 5 (FUNK I, p. 62); cfr. anche 12, 1

(p. 74) con la citazione di 4Esd 4,33; 5,5.

580

L ' E C C L S I O L O G I A D E I PADRI

La si incontra gi in GIUSTINO, che designa l'assenza


di questo come una falsificazione
giudaica della Scrittura 2 1 3 . L'antica traduzione latina
contiene l'aggiunta : Dominus regnavit de ligno ,
come sappiamo da TERTULLIANO 2 1 4 e dall'anonimo
autore dello scritto De montibus Sina et Sion 2 1 S ; ancor
oggi ce ne vien tramandato l'eco negli inni alla croce
di VENANZIO 2 1 6 . Ora per importante per la simbolica della nave, che a questo paragone =
si aggiunse ben presto anche l'immagine del
legno della nave , mediante il quale noi siamo stati
salvati. E di nuovo Giustino che costruisce tutta una
teologia dell' acqua, della fede e del legno , spinto
senza dubbio dalla Lettera di Barnaba. Come una volta
l'umanit fu salvata nell'Arca, cos Cristo salva la
nuova stirpe dei redenti : Cristo divenuto il nuovo
inizio di un'altra stirpe, che rigenerata mediante lui
nell'acqua, nella fede e nel legno: mediante il legno
cio, che contiene in s il mistero della croce, cos
come una volta Noe fu salvato su un legno, che lo
port sulle acque 217. Qui gi chiaro ci che pi
in l esporremo con maggior precisione: legno
semplicemente la nave , l'elemento che, nonostante la sua pochezza, salva: il piccolo legno della
grande vittoria sul mare cattivo. Quanto siano rawi213
GIUSTINO, Dialogus Tryph., 73, 1 ( O T T O II, p. 260). Cfr. anche
Apol., 1, 41 ( O T T O I, p. 118).
211
TERTULLIANO, Adversus Marcionem, 3, 19 (CSEL 47, p. 408,
1. is). - Adv. Judaeos, 10 (PL 2, 628 B).
215
De montibus Sina et Sion, 9 (CSEL 3, p. 113, 1. 13S).
216

VENANZIO

FORTUNATO,

Misceli.,

2,

6 (PL

88,

p . 96 A ) ; Ana-

lecta hymnica, 50 (1907) p. 74.


" GIUSTINO, Dial. Tryph., 138, 6 ( O T T O II, p. 486).

LA NAVE DI LEGNO

581

citiate qui le immagini, lo si pu vedere ancora da


Agostino, che, nell'esegesi sul Sai. 95,10 cita precisamente l'interpolazione : regnavit a Ugno Deus , e
poi, in una caratteristica discussione con Circumcellione cos continua : De cruce Christi regna, si a ligno
regnaturus es. Nam lignum hoc tuum ligneum te
facit : lignum Christi te per mare traicit 218. Oppure,
per citare un teste molto pi recente, il quale per,
proprio perch sembra essere cosi lontano da quei
tempi, mostra che la forza di quella simbolica seguita
ad avere un influsso: il bizantino NICEFORO CALLISTO
XANTOPULOS, nella dedica della sua storia della Chiesa
all'imperatore Andronico II (ca. 1325,) con un pensiero genuinamente bizantino designa l'imperatore come pilota della nave del mondo , come un nuovo
Noe e Mos, i quali con il loro legno simboleggiavano la nave della cristianit : Essi hanno vinto i
flutti del male con la nave ed il legno, hanno cos prefigurato la nave meravigliosa e meravigliosamente
navigante, che viene guidata dall'albero costruito con
il legno della croce, e hanno salvato il seme di un
nuovo mondo 219 .
ad un tempo croce e nave : il beato legno,
mediante il quale ci venuta la salvezza , una parola
che, nel Libro della Sapienza, viene detta dell'Arca
di Noe e che da tutta la simbolica patristica viene
applicata al legno della croce. La lingua poeticamente
elevata dei Greci parla sia del legno della nave, come
218
AGOSTINO, Enarrationes in Psalmum 95, 11
1234 B).
!1
Historiae Ecclesiasticae dedicatio (PG 145, 580 BC).

(PL 37

582

L ' E C C L S I O L O G I A D E I PADRI

ad esempio un Frammento di ESCHILO 220, che canta


il santo legno degli argonauti, sia anche del legno
della croce, come il verso dell'antica SIBILLA cristiana
citato sino al periodo bizantino: O beato legno, su
cui Dio fu steso, la terra non ti tratterr, no, tu vedrai
la casa del cielo, quando il tuo occhio di fuoco lampegger, Dio 2 2 1 .
Ma noi possiamo spiegare questo paragone nave=
legno della croce non solo a partire da questo punto
di vista della pura teologia simbolica: se disponessimo
soltanto di questa coincidenza fondata sul valore sim
bolico del concetto legno , bisognerebbe ritener
valido il giudizio emesso da FR. J. DOLGER: L'arca
intesa qui come simbolo della croce di Cristo; il
legno che salva e la croce che salva sono messi a confronto sotto il punto di vista del legno. Il paragone
ci sembra oggi un p ricercato, poich il concetto
legno pur sempre un termine di paragone abbastanza
lontano 222 . Noi dobbiamo qui fare ulteriori ricerche. Di fatto il mondo dell'antica nautica ci fornisce
tutta una serie di termini di paragone, che soli rendono
comprensibile come potesse diventare ovvio per gli
antichi cristiani il paragone Chiesa=nave di legno
della croce .
Il primo di questi punti di paragone il seguente:
l'antica nave stata costruita con lo stesso legno con
cui fu fabbricata la croce di Cristo. Qui ci troviamo
in un curiosissimo settore del grande terreno della
220

di

ESCHILO, Frammento 20 (Tragicorutn Grate. Fragmenta, a cura

N A U C K , 2 ed., p. 8).
2ai
ORACULA SYBILLINA, 6, 26-28: G C S , p . 132. - Citato da N I C E -

FOEO SANTOPULO, Hist. Eccles., 8, 29 (PG 146, 112 C).


Sol Satutis, 2 ed., p. 273.

LA NAVE DI LEGNO

583

antica simbolica cristiana, in cui la conoscenza dell'antica tecnica navale si inscindibilmente congiunta
con la pi esagerata allegoria. Era un'esigenza della
ingegneria navale, esigenza cos spesso indicata nella
letteratura antica, di costruire navi ben connesse a
prova di mare servendosi del durevole legno delle
diverse conifere che erano disponibili nell'ambiente
mediterraneo. Gi nelle Leggi di PLATONE viene
spiegato che 2 2 3 lo Stato ideale deve rinunciare alla
navigazione che corrompe i costumi, a questa vicinanza del mare dal sale amaro (come dice Platone
citando ALCMANE); e ci sarebbe ottimamente giustificato dalla mancanza di abeti bianchi, di abeti
rossi, di cipressi e di pini nel quadro della vita greca.
Qui abbiamo l'enumerazione, divenuta poi classica,
del materiale adatto alla costruzione delle navi:
= l'abete bianco; = l'abete rosso;
= il cipresso; = il pino silvestre.
Noi vediamo gi in Ez 27,5 che il legno dei cedri e gli
slanciati abeti del Sanir vengono impiegati per la
costruzione di navi, anche se, come mostrano le differenze tra LXX e Volgata, le denominazioni si mescolano un poco: GEROLAMO lo fa notare in una sua
lettera : Pro abietibus autem et cupressis in Hebraeo
ponitur ' barusim ', quod magis abietes quam
significat 2 2 4 . Il berSs masoretico viene reso
dai LXX con oppure con , pi
raramente con , da Gerolamo per lo pi con
abies. Ad ogni modo vediamo da ci con quale materiale si costruivano le navi anticamente: si tratta
aas

PLATONE, Leggi, 4, 1 (705 C ) .

224

GEROLAMO, Epistola 106, 65 (CSEL 55, p. 281, L 19$).

584

L ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

sempre dei tre legni di abete, pino e cipresso. Ci pu


essere dimostrato con una massa di testimonianze.
L'abete, in primo luogo, viene per lo pi usato per
costruire l'albero della nave, data la sua altezza; cos
dice gi TEOFRASTO 225 ; cos si riscontra anche poeticamente in VIRGILIO 226 e scientificamente in PLINIO :
navium malis antemnisque propter levitatem praefertur
abies 227 . Per la costruzione della solida carena invece
viene usato costantemente il legno di pino (,
pinus), se non addirittura il costoso e pi duro
legno di cipresso. VIRGILIO esalta le selve d'Italia, perch forniscono legno per le costruzioni navali : Dant
utile ignum navigiis, pinos domibus cedrum cupressosque 228 . L'epigramma di un poeta sconosciuto, conservato nell'Anthologia Graeca, fa cos parlare l'abete:
Una volta ero un abete abbattuto dalla tempesta.
Perch costruite con me ancora una nave? Eppure
io ho gi affrontato naufragio e tempesta su terra
ferma 229 . VEGEZIO scrive 230 : Ex cupresso... contexitur navis . La stessa cosa ripetono poeti e tecnici 231 . Ancora in una lettera del re Teodorico al
prefetto Abbondanzio, scritta da CASSIODORO, viene
ordinata la costruzione di mille navi da carico e si
fa sperare il pagamento degli abeti e dei cipressi necessari 232 . E importante, per la simbolica che se ne
225

TEOFRASTO, Hist. plant., 5, 7, 5.


VIRGILIO, Georgiche, 2, 68; Eneide, 5, 663. - Cfr. anche LIVIO,
28, 45, i o .
226

227

P L I N I O , Nat. hist., 16,

228

VIRGILIO, Georgiche, 2, 4425.

229

ANTHOLOGIA GRAECA IX,

230

VEGEZIO, Epitoma rei militarli, 4, 34.

23i V I T R U V I O , 2, 9,
232

195.
105

(BECKBY III,

12. - MARZIALE, 6, 49, 5.

CASSIODOSO, Variar., 5, 16 (PL 69, js).

70).

LA NAVE DI LEGNO

585

ricava, sapere su quali ragioni tecniche si fonda la


scelta di questi precisi legni per la costruzione di navi.
Per l'abete lo abbiamo gi visto: esso il tipo dell'albero svettante e tuttavia elegante. Cos gi in O M E RO 2 3 3 ; e proprio cos si ripete ancora in Gregorio di
Nissa, 234 , ove il testo dei L X X in Cant 5,11 contiene
il paragone tra lo sposo e lo snello abete nero, Yabies
nigra, di cui gi parla VIRGILIO 2 3 5 . Ci va detto per
anche delle altre specie di conifere. BASILIO le enumera
quasi con le stesse parole di Platone 2 3 6 . E ad Ambrogio,
che echeggia queste parole, viene in mente spontaneamente anche la disponibilit del legno dell'abete:
Hinc pinus, hinc cypressus in alta se extulerunt cacumina, cedri et piceae convenerunt. Abies quoque
non contenta terrenis radicibus atque aerio vertice
edam, casus marinos tuto subitura remigio nec solum
ventis, sed etiam fluctibus certatura processit 237 . Ma
oltre a ci questi legni hanno una seconda propriet
che li rende particolarmente adatti alla nautica: essi
sono immarcescibili, per cos dire eterni. Maxime
aeternam putant cupressum cedrumque , dice P L I NIO 2 3 8 . Ci risuona nella simbolica cristiana.
Amato, nel cipresso i fiori non cadono mai, in esso
il tuo ritratto eterno, ed esso resta eguale inverno
ed estate , dice IPPOLITO
233

239

e AMBROGIO lo ha tra-

Iliade, 5, 560; Odissea, 5, 239.


GREGORIO DI NISSA, In Canticum Canticomm, homilia 13:
P G 44, 1056 C.
a3S
VIRGILIO, Eneide, 8, 579.
238
BASILIO, Hexaemeron, 5, 6 (PG 29, 105 B).
837
AMBROGIO, Exameron, 3, 11, 47 (CSEL 32, 1, p. 90, 1. 15-19).
238
P L I N I O , Hist. nat., 16, 207.
23 IPPOLITO, Commetti, in Cant. Canticomm, 16 (Texte und Untersuchungen, 23, 2, Lipsia 1902, p. 49, 1. 6-8).
834

586

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

scritto 240 . Perci gli antichi tecnici sottolineano ripetutamente la speciale disponibilit del legno di cipresso per la costruzione delle navi. 241 .
Tutto ci rende comprensibile come mai possiamo
generalmente costatare nel linguaggio antico un impiego perfettamente sinonimo dei nomi di queste
specie di alberi per dire nave . EURIPIDE nel coro delYAlcesti usa per designare semplicemente la
nave di Caronte: Questo abete a due remi:
, , ' ,
$ 2 4 2 . In Accio la parola
ahies sinonimo di nave 243 . Notissimo l'impiego
di pinus per dire nave 244 . In ANTIFILO la nave viene
chiamata brevemente 2 4 5 . Si tratta semplice
mente di una forma derivata da ci, quando a volte
l'organo principale della nave, il timone di legno,
viene chiamato semplicemente , come in OME
246
247
RO , pinus, come in LUCANO . L'idea fondamen240
AMBROGIO, Explanationes in Psalmum 118, Sermo 4, 20 (CSEL
62, p. 77, 1. 17S). - Cfr. anche O N O R I O DI AUGUSTA (PL 172, 965 C).
241
Molti testi probativi in DAREMBERG-SAGLIO, III, 2 (1904;
col. 1628 B.
242
EURIPIDE, Akesti, 442-444. Cfr. anche Le Fenici, 208s.
213
A c c i o , Franlm. trag. 331 (Tragic. Romcmorum Fragmenta,
a cura di O. RIBBECK I, p. 179).
244
ORAZIO, Epodi, 16, 57. - O V I D I O , Metamorfosi, 14, 88. - V I R
GILIO, Eneide, i o , 206. - PRUDENZIO, Psychomach., 121 (CSEL 61,
P- 175).
245
Antnologia Gratta IX, 306 (BBCKB-T , 190).
246
Odissea, 12, 172. - Iliade, 7, 5.
247
LUCANO, Pharsalia, 3, 531. - D a tutto ci che abbiamo esposto
sin qui in appoggio al significato nautico di , risulta che il para
gone tra legno e nave doveva essere molto naturale. Molte
associazioni di parole dedotte da ci nella letteratura greca si spiegano
dunque cos. ESIODO, Opera et dies, 808 parla di . In ERODOTO
la battaglia navale viene chiamata , Vili, 100, 2. - P L U -

LA NAVE DI LEGNO

587

tale sempre la stessa: il miracolo della nave che trasporta gli uomini consiste nel fatto che in grado di
traversare il mare cattivo con del legno leggero, cresciuto su alti monti, incorruttibile e lavorato dallo
spirito umano, il legno dell'abete, del pino e del cipresso.
qui che si inserisce ora la simbolica cristiana e
s'intreccia inscindibilmente con la scienza nautica dell'antico costruttore di navi: il cristiano conosce anche
un altro legno, che per l'appunto composto di
abete, di pino e di cipresso, il santo legno della croce,
che solo lo salva dai flutti del mare cattivo. Per far
rivivere tutta la ricchezza della simbolica cristiana
antica, dovremmo presentare la straordinaria storia
del triplice legno della croce 248. Ma ci ci condurrebbe troppo lontano; dobbiamo accontentarci di
accenni, che sono necessari per la comprensione del
paragone tra nave e Cristo crocifisso. Si tratta qui,
TARCO presenta Aristide che parla cos di una vittoria navale:
, Arisi., 324 C. - Anche il modo
di esprimersi bizantino conosce l'uso della parola per nave .
Cos ad esempio in GIOVANNI SCYLITZA, Excerpta hist. (PG 122, 384 B),
ove le grandi navi, in opposizione alle chiatte, vengono denominate
semplicemente . - Oppure in TEOFANE (ediz. di Bonn,
1839, 610, 8), che chiama il mare brulicante di navi .
248
Cfr. per ci A. MUSSAFIA, Sulla legenda del legno della croce,
in Sitz. - Ber. d. Wiener Akademie, Hist. Phil. Classe, 1869, - 165-216- F. KAMPESS, Mittelalterliche Sagen von don Paradiesbaum und dem Hotz
des Kreuzes Christi (1897). - BACHTOLD-STAUBLI, V, 487-508. - Della
vecchia bibliografia, che per in molti casi pi informata quanto
alla patristica, ho usato : J. LIPSIUS, De Cruce libri tres ad sacram projanamque historiam utiles, Anversa 1629. - H. KIPPING, Liber sngularis
de Cruce et Cructariis, Brema 1671. - CL. SALMASIUS, Epistola de Cruce,
Leida 1646. - O. ZOCKLES. Das Kreuz Christi. Religionsltistorische und
kirchlich-archaologische Untersuchungen, Giitersloh 1875.

588

L ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

senza dubbio, di un antichissimo brano di allegoria


cristiana; essa avr il punto di congiunzione nell'esegesi del Cantico dei Cantici (al 5,11 LXX), come
lascia supporre la parola che viene immediatamente
dopo e che probabilmente proviene da Ippolito e
Origene. In una predica anonima trasmessa in CRISOSTOMO vien detto (con allusione a Is 60,13 LXX)
a proposito della croce del Signore, che composta
di cipresso, pino e cedro 249. Comunque da allora,
l'espressione triplice legno della croce preferita
nell'allegoria greca. I salvati, dice ANASTASIO SINAITA,
sono il frutto dell'albero dei tre legni : Fructum ferentes veluti in trium arborum ligno ... Cristum invocantes, qui in Crucis ex tribus arboribus confectae
ligno recubuerat et obdormierat 250. Qui le immagini
si intrecciano: il Cristo dormiente sul triplice legno
quello stesso che una volta si addorment sul legno
della nave; legno della croce e legno della nave sono
una sola cosa, perch costruite dallo stesso materiale
del triplice legno. In un poema allo sposo dormente
sulla croce, il bizantino NICOLAOS KAIXIKLES canta il
triplice legno: E il legno di pino e di cipresso e
di cedro 251. Ma anche il primo medioevo, cos avido
di simboli, ne sa qualcosa. Lo Ps.-Beda si esprime
proprio cos (anche se con un ampliamento dovuto
alla menzione della tavoletta di bosso della scritta
posta sulla croce) : Crux Domini de quattuor lignis
facta est, quae vocantur cypressus, cedrus, pinus et
** PS.-CKISOSTOMO, Oratio de adoratione Crucis, 3 (PG 59, 839 C).
M0

M1

ANASTASIO SINAITA, Hexaemeron, 5 (PG 89, 917 C).

Carmen in Cfiristum dormientem in Ugno (in J. GRETSEB, De


S. Cruce, Ratisbona 1734, v. 3, p. 347).

LA NAVE DI LEGNO

589

buxus, sed buxus non fuit in cruce nisi tabula de ilio


ligno supra frontem Christi 252. Cos si poteva leggere nelle opere allegoriche del medioevo: questa antichissima simbolica cristiana trov la migliore risonanza nello scritto, attribuito a BONAVENTURA: La
mistica vite 253 .

Dunque, la croce costruita dal triplice legno


nello stesso tempo anche la nave della salvezza costruita
con il medesimo legno; Cristo l'abete svettante del
Cantico dei Cantici, poich la sua croce si eleva alta
e poich egli si addormentato sul legno per la nostra
salvezza. Quanto siano stati ovvi questi simboli per
il cristiano antico, lo vediamo in Ambrogio, che aggiunge immediatamente dopo il testo dell'Itala Cant
5,11 (crines eius abietes nigrae; comprendiamo la
profondit di questa illogicit allegorica soltanto in
base a quanto esposto sopra) : Et bonae ex abiete
naves Tharsis, quae fluctibus supernatent mundi et
tutum remigium salutis exhibeant 254. Tutto ci diventa ancor pi chiaro da una spiegazione veramente
pregnante di PAOLINO DA NOLA, la cui allegoricit
si nota a prima vista e che deve essere letta in tutto
il suo contesto per avere un'idea della tenue eleganza
di quella ricchezza d'immagini. Ne riportiamo un
periodo. Paolino parla del fatto che nei modelli della
storia della salvezza si mescolano sempre bianco e
nero , piccolo e grande, peccaminoso e divino. Ora,
egli vede ci espresso anche nei neri abeti (in 3
lss

P S . - B E D A , Excerptbnes Patrum (PL 94, 555 D ) .


BONAVENTURA (?), Vitis mystica, 46 (Opera, Quaracchi, t. 8,
p. 224S, PL 184, 732 D ) .
" AMBROGIO, De Spiritu Sancto, 2, Prologus 14 (PL 16, P 74<5 A )
253

590

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

Reg 5,8 Itala: Abietes bonae et nigrae adducentes


naves Tharsis ), con cui vengono costruite le navi.
Questi abeti neri ma buoni sono come la sposa del
Cantico dei Cantici, che nera ma bella, e perci
modello della Chiesa : Illae abietes nigrae et bonae
adducentes naves Tharsis secundum eius forniam sunt,
quae fusca pariter et decora est. Ipsius enim et membra sunt sancii, qui sicut et palmes florentes et cedri
multiplicabiles, ita et abietes nigrae et bonae sunt,
quia in Ecclesia, hoc est Dei monte verticibus meritorum eminent, ut abietes in suis montibus; et sicut
illae aptae navibus contexendis, ita illi principes populi de monte legis ut a Libano excissi arcam Domini
sive navem, hoc est Ecclesiam, per huius mundi diluvia navigaturam edolatis verbo Dei gentibus texuer
runt et in compagem caritatis fide stringente coniunctam fluctus mundi istius imputribiliter secare docuerunt 255.
L'antica tecnica della costruzione navale rende comprensibile il paragone tra nave e croce anche a partire
da un secondo termine di paragone. La buona nave
non costruita soltanto con i legni nobili, di cui abbiamo parlato, ma anche tenuta insieme da chiodi
di ferro. Legno e chiodi: questo il riepilogo continuamente ripetuto di ogni sicurezza, che protegge
la nave contro i flutti del mare cattivo. Legno e
chiodi : ci per anche un riassunto di quanto significa la morte di croce. Non si tratta affatto di una
allegoria puramente cristiana; era un paragone corrente gi nell'antico pensiero estracristiano. Nel libro
2S5

1. 8).

PAOLINO DA N O L A , Epistola 23 (CSEL 29, p. 185,1. 24 - p. 186,

LA NAVE DI LEGNO

591

dei sogni di ARTEMIDORO si dice : Essere crocifisso


(in sogno) significa qualcosa di buono per il navigante. Poich, sia la croce che la nave vengono fatti
con legno e chiodi e l'albero della nave certamente
simile ad una croce 256 PLUTARCO ha descritto il
formarsi della fortunata nave statale dei Romani e
come essa fu costruita con seghe, martelli e chiodi 257 ;
TEODORETO ci d una descrizione eguale della nave
dell'arca, costruita da Noe con legno e chiodi 258 .
Sappiamo dall'antica pratica magica, che si esercitavano arti magiche sia servendosi dei chiodi della croce
di un condannato, sia con i chiodi di una nave in rovina. PLINIO narra il pezzo di legno e i chiodi di una
croce allontanano la febbre: In quartanis fragmentum davi a cruce involutum lana collo subnectunt,
aut spartum a cruce 259 . E LUCIANO 2fi0 parla di un
anello magico, che fu lavorato con un chiodo di croce,
evidentemente per lo stesso scopo del talismano fabbricato con un chiodo di nave ricordato da APULEIO 261.
Tutto ci indica, ad ogni buon conto, quanto siano
2

" ARTEMIDORO, Oneirokritika, II, p. 53 (HERCHER, p. 152, 1. 4-6).

2i?
258
259
260

PLUTARCO, De fortuna Romanomm, 9 (321 D).


TEODORETO, Orario de Providentia, 7 (PG 83, 681 A).
PLINIO, Nat. hist., 28, 11, 46.
LUCIANO, Philopseudes, 17 (REITZ, IH, 45). Cfr. per questo

FR. J. DOLGER, Vita Macrinae. Per eiserne Fingerring mit der Kreuzpartikel, in Antike und Christentum 3 (1932) p. 109, nota 62. - A. HOLDER, Inventio S. Crucis, Lipsia 1889, p. 50SS.
261
APULEIO, Metamorph., 3, 17 (HELM, p. 65, 1. ss). Il testo per
qui certamente corrotto, cos che la lettura infelicium navium durantibus clavis non sicura. Cfr. per ci A. ABT, Die Apologie des Apuleius
von Madama und die antike Zauberei, Giessen 1908, p. 85 ss. - Tuttavia
anche il cosiddetto DIOSCURIDE LATINO, 5, 98 (ed. STADLER, Romanische

Forschungen 12, 1902, p. i2ss) parla di un rimedio medicinale fatto


con chiodi di nave : Conficitur de acutis id est de clavis navium .

L ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

592

vicine, nel pensiero simbolico, la nave e la croce co


struite con legno e chiodi. Quando dunque i simbolisti
cristiani lodano la buona nave della Chiesa dell'ani
ma, fanno notare spesso che essa costruita con legno e chiodi , e proprio per questo pu affrontare
il mare. Clavante ferro firma ugni robora, aevo
terente solverai , cos Paolino da Nola quando canta 262
la nave, che per lui simboleggia il viaggio sicuro della
salvezza, che i cristiani compiono verso il porto della
eternit. La nave della vita non sia un'imbarcazione
di lusso dipinta di rosso, canta GREGORIO DI ,
ma sia costruita con ferrei chiodi e perci capace di
stare in mare: - 2 6 3 . Ci che si dice della
nave della vita per innanzitutto diventato realt
sulla nave della Chiesa. La Chiesa la nave, che trae
la sua forza dal legno e dai chiodi, e precisamente dal
legno e dai chiodi della divina morte in croce. La
Chiesa la nave degli apostoli, buona e adatta al mare,
che TEODORO PRODROMO canta con le belle parole:
beata ascia, selva divina sui monti,
felici boscaioli, gloriose dita del costruttore
/di nave!
Questa navicella avete costruito, essa ha forti
ed ora viaggia per mare:
/chiodi,
Dio vi si imbarcato, il Maestro, che da essa
/eleva la sua voce 264 .
J

2 P A O L I N O DA N O L A , Carmen 24, 103S: (CSEL 30, p. 210).


GREGORIO D I , Carmina, 1, 2, 9, w . 143S (PG 37,
678). Cfr. la medesima descrizione anche nel Carm. 2, 1, 17, vv. 5-8:
(1262).
284
TEODORO PRODROMO,
Tetrastkka in Novum
Testamentum
(PG 133, 1185B).
263

LA NAVE DI LEGNO

593

Abbiamo cos riassunto i pensieri preparatori, che


hanno portato alla equazione tra nave e croce, di cui
ci occuperemo ora. E l'antico concetto della buona
nave, fatta di legno e di chiodi, la quale ricorda talmente la croce, che ispir allo Ps.-AMBROGIO le parole :
Christus est navis, in qua ascendunt omnium credentium animae, quae ut tota firmitas in fluctibus
habeatur, de ligno fabricatur et de ferro configitur,
hoc est Christus in cruce 265 . Con questo concetto
della nave della Chiesa, che costruita con la materia
della croce, con legno e chiodi di ferro , siamo penetrati nel pi intimo dell'antica allegoria cristiana
della nave. Qui si svela il pensiero fondamentale della
ecclesiologia patristica, che si nasconde in tutti i simboli della Chiesa: la Chiesa una continuazione della
vita umano-divina e del destino di Cristo, essa vive della
vita procurata dalla morte di Dio; la sua storia sul
mare cattivo del mondo soltanto la mistica continuazione della vittoria mortale sulla croce. Nessun altro
simbolo poteva esprimere ci meglio dell'allegoria della nave della Chiesa, che costruita con il legno e con
i chiodi della croce. Se sviluppiamo questo pensiero
embrionale dell'allegoria della nave, notiamo esplicitamente che si tratta soltanto di quella parte dell'allegoria generale, che deriva immediatamente da quanto
detto sin qui, ossia, noi parliamo ora della nave costruita con il legno della croce e del suo timone rica2,5
PS.-AMBBOGIO, Sermo 47, 2 (PL 17, 700 A). Questo l'unico
passo addotto dal GASUCCI per dimostrare l'eguaglianza naveCristo crocifisso . DOLGES ve ne aggiunge un secondo, come dicevamo gi, un frammento di IPPOLITO (cfr. sopra, nota 205). Qui l'arca
di No viene paragonata con Cristo crocifisso, ambedue tornano
verso Oriente. Cfr. sotto, a p. 902SS.

594

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

vato dal legno della croce, e non dell'albero di questa


nave, che, a sua volta, particolarmente un simbolo
della croce salvifica, del quale parleremo pi in l.
Occorre distinguere le due serie di immagini del corpo e dell'albero ligneo della nave, anche se ambedue
sono simboli della croce. Proprio ci un segno caratteristico della forza che pervade i simboli dell'antica teologia della croce; infatti essa non si serve soltanto dell'immagine della croce come albero, che
(da un punto di vista puramente visuale) gli molto
pi vicina, ma vede semplicemente nello stesso legno
della nave, come suo elemento umile e tuttavia veramente capace di galleggiare, il legno della croce.
Legno e chiodi : quivi era, come abbiamo mostrato, il punto di incontro del paragone tra croce
e nave della Chiesa. Possiamo renderlo anche pi
chiaro mediante una serie di testimonianze. Nel libro
contro Celso, ORIGENE ci ha conservato un testo di
questo suo avversario, che dimostra come l'antica
teologia cristiana del legno della croce si rispecchi
in una caricatura pagana. Celso ha sentito parlare
molto, evidentemente anche in ambienti gnostici, della venerazione dei cristiani per il legno della vita :
Ovunque presso di essi si trova il legno della vita
e la resurrezione della carne operata dal legno, poich,
come credo, il loro Maestro fu inchiodato ad una
croce ed esercitava l'attivit di servitore 266. Ci non
altro che una vaga idea di ci che l'antica teologia
aveva da dire circa il legno e i chiodi . In questi
due concetti si riassume quanto si diceva sulla passione
2M
ORIGINE, Contra Celsum, 6, 34. (GCS ORIGENE II, p. ,203,
1. 20-22).

LA NAVE DI LEGNO

595

salvifica del Signore: si confronti all'uopo il modo


in cui ALESSANDRO DI ALESSANDRIA parla del mysterium del legno e dei chiodi 267 . Questo modo di parlare diventa ancor pi chiaro in un accenno alla simbolica nautica che si trova in TEODORETO. Per questi
la croce ': precisamente le assi della nave,
a cui il Signore fu inchiodato:
2 6 8 . Non c' dubbio che a questa parola
rara, desunta dalla nautica familiare a coloro che erano dotti in cose di Omero 269 e che il Teodoreto qui
applica alla croce, si commette la rappresentazione
della nave costruita con le assi del legno della croce.
Noi gi sappiamo quanto volentieri Teodoreto abbia parlato della Chiesa come seconda arca della salvezza e come nave del mondo. Questa esattamente la medesima concatenazione di pensieri che incontriamo in Occidente in VENANZIO FORTUNATO,
quando, nel suo inno alla croce, canta il dulce lignum
e i dulces clavos, per esprimere, subito dopo, dei simboli nautici : Atque portum praeparare nauta mundo naufrago 27 . Mentre qui la croce pensata co267
ALESSANDRO DI ALESSANDRIA, De anima et corpore, 5 (PG 18,
598 C).
MB
TEODORETO, Interpretatio in Psalmum 58, 8 (PG 80, 1308 C).
Lo stesso confronto di con nella descrizione della pas
sione di Ges: Graec. afferei, curatio Vili (PG 83, 1012 A) e Interpr.
in Psalm. 108, 4 (PG 80, 1756 B). - IPPOLITO, Benedizione di Giacobbe
8 (Studi e Testi 38, 1, p. 22, 1. 5): .

Odissea, 5, 163; 12, 414 - Cfr. anche Erodoto, 5, 16. - SUIDA


(a cura di BERNHARDY, Halle 1843) 1, 2, col. 978, 1. is:
. - Per il significato nautico di
cfr. anche A. BOECKH, Seewesen des attischen Staates, p. 105.
270

VENANZIO FORTUNATO, Misceli, 2, 2 (PL 88, 89 A) ; Anaecta

Hymnca, 50, p. 71. - Il testo del verso, che si giustifica soltanto con
i manoscritti, suona cos : Nauta mundo naufrago , e non come
oggi si canta al Venerd Santo : Arca mundo naufrago .

596

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

me la nave del buon pilota che salva il mondo, in


un'altra poesia Venanzio la canta come timone di legno, che Cristo ha immerso nel mare cattivo e cos ha
salvato il mondo : Velis das navita portum, tristia
submerso mundasti vulnera davo 271.
Da questa eguaglianza nave della Chiesa = Cristo
crocifisso , che espressa dai concetti esposti sino
ad ora, evidente la maniera strana, ma come appare
chiaro assolutamente logica, in cui l'antica simbolica
cristiana applica alla passione di Cristo in croce tutto
ci che avviene al Cristo navigante. Ci sono due tendenze innanzitutto, che, dai tempi di Origene sino
all'alto medioevo, hanno spinto a riunire continuamente in uno nave e croce. Ascendit in naviculam, sta
scritto di Cristo (Mat 8,23; 13,2; 15,39; Lue 8,22):
e questo termine, in se stesso totalmente navale, del
salire ,272 in forza della simbolica descritta pi sopra
richiama alla mente dell'esegeta simbolico il salire
sulla croce. E inoltre sta scritto (Mar 4,38): Et erat
ipse in puppi super cervical dormiens . Cristo a poppa
e dormiente: ci doveva di nuovo essere applicato
al pilota dell'universo, che sulla croce si addorment
nella morte. Gi in ORIGENE questa chiaramente
un'esegesi corrente, poich egli giunge a parlarne in
contesti diversi, come se parlasse di una spiegazione
universalmente nota: il Cristo che dorme in mezzo
2.1

2.2

VENANZIO FORTUNATO

(?), Misceli., 2, 4

(PL 88, 93 A).

Per ascendere navim come espressione tecnica nautica, cfr. i


testi probativi nel Thesaurus linguae latinae, 1901, v. 2, col. 755,1. 46SS.
- Ivi si pensato naturalmente alla = scala della nave, alla
= passerella, attraverso cui si sale all'altezza della parete
di bordo. Ambedue per diventano simboli della croce costruita
con legno. Doveva quindi essere tanto pi naturale, usare ascendere
per la nave e nello stesso tempo per la croce.

LA NAVE DI LEGNO

597

alla bufera marina colui che dorme sulla croce e la


tregua della tempesta la pace del mondo operata
mediante la morte di croce 273. Tutto ci viene raccolto in modo impressionante nel commento a Marco,
falsamente ascritto a GEROLAMO, che appartiene all'inizio del quinto secolo e contiene una massa di precise ed allo stesso tempo antichissime allegorie. L'autore
romano, com' chiaro, un buon conoscitore della
nave antica: egli sa che, a poppa, la parete era rialzata
per il pilota, per proteggerlo con assi di legno dal cattivo tempo, anzi, che gli si costruiva col una tenda
di cuoio 274, come si pu vedere ancor oggi nelle immagini di navi scolpite sulla colonna di Traiano a
Roma. In una siffatta poppa, cos egli continua nella
sua elucubrazione, ha dormito Cristo. Ci esprime un
profondo mistero : Puppis mortuis pellibus vivos
continent et fluctus arcet et ligno solidatur: id est
cruce et morte Domini Ecclesia salvatur. Cervical
corpus Domini est, cui divinitas sicut caput inclinata est. Puppis initium Ecclesiae est, in qua Dominus dormit morte corporali 275 . La poppa l'inizio della Chiesa ; egli avrebbe potuto di egualmente bene: la morte di croce l'inizio del mysterium, che esiste tra Cristo e la Chiesa, tra il pilota
e la sua sposa, la nave verginale. Per amore di questo mistero Dio divenuto uomo, o, in simbolo
nautico : per questo egli salito sulla nave . Lo ha
273
ORIGENE, In Canticum Cantkorum, 2, 12 (GCS ORIGENE Vili,
p. 58, 1. 17-23); cfr. anche ivi, 2, 9 (p. 55, 1. 16-21).
' Cfr. RE Suppl. V (1931) col. 933, 1. 24-33.
275
PS.-GEROLAMO, Commetti, in Evang. Marci, 4 (PL 30, p. 605 A).
- Cfr. G. MORIN, Un Commentare sur S. Marc de la premire moiti
du Ve siede, in Revue Bndictine 27 (1910) p. 352-362.

598

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

espresso AMBROGIO nella sua esegesi in Lue 8,22 : Itaque qui se intelligeret propter divinum in terras venisse mysterium Ecclesiaeque conventum, relictis navim ascendit parentibus. Neque enim quisquam poterai hunc mundum enavigare sine Christo 276. Salire sulla nave di legno, senza cui non possiamo attraversare il mare cattivo, salire sulla croce, essere
inchiodato al legno. E cosa che sorprende sempre,
quanto stiano vicine queste immagini nel pensiero
dell'antichit cristiana, una volta che abbiamo messo
a nudo queste nervature altrimenti cos nascoste. Serva
a ci ancora un esempio tratto da AMBROGIO. Nella
lode inneggiante al santo legno della croce, che egli
inser nel libro sullo Spirito Santo, c' la misteriosa
opposizione tra umile legno e forza che salva il mondo,
che gli strappa le parole : divinum Crucis illius
sacramentum, in qua haeret inurmitas, virtus libera
est, amguntur vitia, eriguntur tropaea! Unde quidam
sanctus ait: confige clavis a timore tuo carnes meas
(Ps. 118,120) non ferreis clavis, ait, sed timoris et
fidei . Questa idea del legno e dei chiodi di ferro
suscita immediatamente il ricordo di iPiet 2,24, e
questo a sua volta (in forza delle allegorie del legno
della croce) l'immagine della nave costruita con legno
e chiodi; e per questo, Ambrogio continua immedia
tamente : Lignum igitur illud crucis velut quaedam
nostrae navis salutis vectura nostra est, non poena.
Alia enim salus non est nisi vectura salutis aeternae 2 7 7 .

J,

" AMBROGIO, Expositio Evangelii steunum Lucam, 6, 39 (CSEL 32,


. 248, 1. 5-8).
a
" AMBROGIO, De Spiritu Sancto, i, 9, n o (PL 16, 730 C).

LA NAVE DI LEGNO

599

In base a ci comprendiamo meglio ora la teologia di AGOSTINO, che esercit un cos grande influsso
sulla simbolica successiva. Potremmo comporre dalle
sue prediche una vera teologia del legno: Agostino
continuamente impressionato dall'enorme sproporzione tra il piccolo legno e la grande vittoria sul mare,
ossia della umilt della morte di croce e della magnificenza della redenzione. Eppure sul legno della nave
della Chiesa noi siamo sicuri e ci soltanto perch
essa costruita con il legno della croce. Ad patriam
qua ituri sumus? Per ipsum mare, sed in ligno. Noli
timere periculum : lignum te portat, quod continet
saeculurn 278 ! E ancor pi chiaramente in una predica : Opus est ut in navi simus, hoc est, ut in ligno
portemur, ut mare hoc transire valeamus, Hoc autem
lignum, quo infirmitas nostra portatur, crux est Domini, in qua signamur et ab huius mundi submersionibus vindicamur 279 . Nella esposizione del vangelo
di Giovanni, Agostino d a questa teologia della nave
del Crocifisso una forma, che (come abbiamo gi
esposto pi sopra) rappresenta gi il passaggio dalla
allegoria della nave lignea a quella dell'albero della
nave; ma anche qui c' il principio del tutto generale:
Instituit lignum quo mare transeamus. Nemo enim
potest transire mare huius saeculi nisi cruce Christi
portatus 28 . il cantico della certezza cristiana della
salvezza, la quale si fonda sulla umilt della croce,
quando Agostino in una delle sue prediche esclama:
In patria torna la nave. Ma in patria soltanto sulla
278
AGOSTINO, Enarrationes in Psalmum 103, sermo 4, 4 (PL 37,
1380 CD).

>' AGOSTINO, Sermo 75 ,2 (PL 38, 475 BC).


280

AGOSTINO, Tractatus in Ioannem, 2, 2, 3 (PL 35, 1389).

600

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

nave. Noi siamo dei naviganti, quando guardiamo


le onde e le tempeste di questo mondo terreno. Ma
non mi viene alcun dubbio: noi non affondiamo,
poich siamo portati dal legno della croce 281. Anche
l'Oriente cristiano conosce questa allegoria. Un'omelia
del poeta siriaco GIACOMO DI SARUG, Sui ladri giusti,
loda con abbondanza di immagini la fede incrollabile
del buon ladrone. Quindi dice: Sebbene le onde
cercassero di distruggere la sua nave, per affondarla,
tuttavia, con forte colpo di timone, egli sfugg al mare
del dubbio. Sebbene le onde infuriassero come un
flutto tempestoso, tuttavia, con il legno della croce,
egli giunse al porto della salvezza e non affond 282.
La retorica bizantina, che con tanta vivacit loda
continuamente la croce vivificante, addirittura inondata di simboli nautici ed impossibile dare uno sguardo che abbracci tutte le testimonianze (basti leggere,
ad esempio, le prediche di oratori bizantini raccolte
dall'erudito JAKOB GRETSER 283 nella sua opera gigantesca sulla croce). Oh potessimo noi attraversare
questo mare stando sulla croce, la croce ci conduce
alla vittoriosa salvezza, la croce ci protegge da ogni
vento contrario , cos SOFRONIO DI GERUSALEMME 284.
E ANDREA DI CRETA, che ebbe tanto influsso sul vocabolario della liturgia greca e, con ci, di quella russa,
cos saluta la croce in un inno al benedetto legno :
281
AGOSTINO, Tractatus 29, 7 de Martha et Maria {Tractatus sive
sermone: inediti ex Cod. Guelf., a cura di G. M O R I N , Kempten-Monaco
1917, p. 125, 1. 21-24.
282
Testo siriano di S. LADERSDORFER, in BKV, 2 ed., v. 6, Ausgewitlten Schriften der syrischen Dichter, Kempten-Monaco, 1912 p. 370.
2,3
Esse occupano tutto il secondo volume dell'opera De Sancta
Cruce, Ratisbona 1734.
284
SOFRONIO, Oratio 4 in exaltationem Crucis (PG 77, 3, 3305).

LA NAVE DI LEGNO

601

croce, tu ci sei timoniere sul mare, tu sei anche


porto nella tempesta a 8 5 . Io ti saluto, croce santa,
sicurezza e riposo di tutti coloro che viaggiano in
mare: poich mediante il tuo modello simbolico (la
nave) viene placata l'onda del mare che strepita ed
urla e s'innalza come un monte 286. E per citare una
voce medievale di Bisanzio, FILOTEO : La croce vivificante ci conduce come nave senza alcun pericolo,
senza che neppur ci bagniamo, sul mare delle passioni,
la croce fa tacere ogni tempesta e rende tutto chiaro
e calmo 287 . Sembra di sentire la supplice preghiera
della liturgia bizantina. Una di queste invocazioni risuona cos nel libro di preghiera del cosiddetto OKTOICHOS : Guardando il mare della vita che s'innalza
nell'ondata delle tentazioni, io invoco, affrettandomi
verso il tuo calmo porto: porta la mia anima su dalla
rovina, misericordioso! Sovrano crocifisso, che me
diante i chiodi hai tolto la maledizione che gravava
su di noi... Santissima Signora, che hai generato il
Signore quale pilota dei mortali, calma la selvaggia
e tremenda tempesta delle mie passioni e d la quiete
al mio cuore 288 .
Come si vede, queste preghiere vivono e respirano
proprio nell'antica tradizione cristiana della nave
del Crocifisso, e tuttavia, proprio come i loro modelli
bizantini, esse sono trasferite nella commovente sfera
2SS
ANDREA DI CRETA, In exallationem Crucis (PG 97, 1020 D ;
1021 A; 1033).
288
PS.-CRISOSTOMO (forse Giuseppe di Tessalonica), il cui testo
si trova soltanto in J. GRETSER, De S. Cruce, v. 2, p. 86 D.
287
FILOTEO DI COSTANTINOPOLI, Oratio in Staurokynesin (Gretser,
v. 2, p. 276 C).
288
Oktoichos Parakletike della Chiesa ortodosso-cattolica del
l'Oriente, di A. MALTZEW, Berlino 1904, v. 2, p. 3405.

602

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

soggettiva della piccola nave della vita squassata dalle


passioni. La tarda antichit occidentale ha preferito conservare la tradizione oggettiva della nave della Chiesa,
che costruita con il legno della croce. Anche in ci
Agostino restato il modello; si osserva anche, per, che
la gioia della resurrezione, espressa negli antichi Simboli, cresce sempre pi sino alla teologia anglosassone e
carolingia, che non era affatto una semplice trascrizione scolastica da Gregorio e da Agostino (un'affermazione questa, che importante per l'esatta storia
della teologia simbolica cristiana, e che sino ad ora
non neppure accennata nei compendi). Cos, anche
l'allegoria della nave costruita con il legno della croce
conosce qui una nuova fioritura. Gi CASSIODORO,
che intende per suddividere in piccoli ruscelli la corrente agostiniana289, andando oltre Agostino, sottolinea il significato teologico del simbolo : Naves
autem merito significantur Ecclesiae, quae periculosos
fluctus mundi per lignum gloriosae crucis evadunt
portantes populos qui signo fidei crediderunt 290 .
BEDA, dandogli degli sviluppi originali, espone tutto
ci come una miniatura finemente dipinta, allo stesso
modo in cui, pi tardi, preferi rappresentarlo l'arte
carolingia : Egli era per a poppa e dormiva su di
un cuscino. I discepoli veleggiavano e Cristo era addormentato. Ci significa che ai credenti, che vogliono sottomettersi questo mondo e aspirare nello spirito
alla calma del regno futuro e che viaggiano verso di
esso nel buon vento dello Spirito santo con il colpo
289

CASSIODORO, Expositio in Psalterium, praefatio (PL 70, 9 B).


" CASSIODORO, Expositio in Psalt. 103, 26 (PL 70, 737 D); cfr.
Expos. in Ps. 106, 23 (PL 70, 772 C).

LA NAVE DI LEGNO

603

di timone del proprio sforzo, tutto d'un tratto le onde


infide del mondo cadono sulle spalle come a gara:
l'ora della passione del Signore venuta all'improvviso su di loro. E con ragione si dice che ci avvenne
di sera: poich, non solo il sonno del Signore, ma
anche l'ora della diminuzione della luce doveva raffigurare il tramonto mortale del vero sole. Cos dunque
il Cristo sali sulla poppa della croce, per addormentarvisi nella morte: e gi salgono intorno a lui i marosi
di coloro che lo bestemmiano, come tempeste marine
sollevate dai demoni 291 . Ascendente ilio puppim
crucis: in queste poche parole racchiusa la tradizione dei primi tempi. Sembra di udire come una
eco di Ippolito, quando RABANO MAURO paragona

ad un navigante il Cristo che, morendo in croce,


torna in Patria. Ascendo, vale a dire il salire sulla
piccola nave, nonch il dirigersi verso il porto della
eternit neh"ascensio dell'Ascensione, l'uno e l'altro
per riuniti nel salire sulla croce : Navicula crux
Christi est, sicut in Evangelio: ' ascendit Jesus in naviculam et transfretavit et venit (in fines Magedan) '
quod ascendens Christus crucem exivit de hoc mundo
M1
BEDA, Expos. in Marci Evangelium, 2 (PL 92, 174 C). - La
pi antica raffigurazione della tempesta di Mat 8,23. 24 ci stata conservata su una rilegatura in avorio del secolo VI; cfr. J. WESTWOOD,
Fidile Ivories in the South-Kensington-Museum, Londra 1876, tav. VI. Sul tipo di raffigurazioni della tempesta di Reichenau, cfr. K. KUNSTLE,
Ikonographie der christlichen Kunst, Friburgo 1928, p. 390. - Una raffigurazione squisita, piena di tutta la simbolica dell'antichit, nel
Codex aureus di Echternach: cfr. A. GOLDSCHMIDT, Deutsche Buchmalerei, Firenze-Monaco 1928, v. 2, tav. 60. - La vivacit del racconto
di Marco, assieme al cuscino sotto la testa di Ges dormente, l'antenna
a forma di croce dell'albero della nave e le vele sbattute dal vento
sono stati fissati nell'immagine della tempesta dell'evangeliario della
abbadessa Hitda di Meschede : riproduzione in Propylen-Kunstgeschichte,
Potsdam 1929, v. 6, p. 322.

604

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

et venit ad coelestem patriam 292. Questa nave della


croce la nave della Chiesa, come qui spiega Rabano
Mauro e (spesso citando letteralmente Beda e Cassiodoro) in molti altri passi delle sue opere 293 . Poich
la sicura capacit di salvezza della Chiesa si fonda
soltanto sulla forza della morte di croce. Ancora nel
medioevo, per citare un esempio tra tanti, Anselmo
di Laon ha riassunto tutto ci nella bella espressione:
Navicula quam ascendit Christus, intelligitur arbor
beatae passionis, cuius auxilio fideles adiuti transcensis
mundi fluctibus quasi ad stabilitatem, ad habitationem
patriae caelestis perveniunt securi littoris 294 . Ci
risuona ancora attraverso gli inni del tardo medioevo,
ove esaltano la santa croce quale nave della salvezza:
Crux est navis, crux est portus, crux est fortis armatura et protectio secura, conterens daemonia 295 .
Oppure nell'inno pubblicato da MONE : Tu scala,
tu ratis, tu crux desperatis tabula suprema 296 . Qui
si annuncia gi ci che poi tratteremo pi a fondo:
ultima tavola della nave della penitenza, di cui
la teologia parla sin dai tempi di TERTULLIANO, in

fondo
pezzo
Chiesa
tempo
2,2

una tavola del legno della croce, un ultimo


della partecipazione salvifica alla nave della
costruita con il legno della croce. Se a suo
l'antica simbolica navale parlava del desiderio

R A B A N O M A U R O , Allegoriae in Scripturam (PL 112, 1005 A).


R A B A N O M A U R O , De universo, 20, 39 (PL m, 554 C ) ; Comment.
in Matthaeum, 3, 8 (PL 107, 863 C D ; 865 B-866 C ) .
mt
ANSELMO DI LAON, Enarr. in Matthaeum, 8 (PL 162, 1324 D;
1325 A).
295
Laudismus de S. Cruce, 1, 18 (forse di BONAVENTURA), in Analecta Hytnnka 50, p. 572.
" Hymnus de S. Cruce, 108 (del sec. X V ) , in F. J. M O N E , Lateinische
Hymnen des Mittelalters, Friburgo 1853, v. 1, p. 142.
293

LA NAVE DI LEGNO

605

ardente con cui i naviganti, questi vicini della morte,


innamorati del mare, non stornavano il loro volto
dal porto arridente - ' , li
chiamava ARATO - ci si verifica ora, in tutt'altro
senso, nella nave della Chiesa che veleggia verso le
terre dell'eternit e il cui legno portante ad un tempo
morte e vita , legno della vita e legno che l'unica
parete che ancora ne separa dalla morte, legno della
croce. O N O R I O DI A U T U N , riassumendo la tradizione
anteriore, ha espresso tutto ci in una predica sulla
Passione : Navicula est sanctae crucis vexillum, qua
de salo huius saeculi per Christi passionem vehimur
ad tutae stationis tranquillam. In liane Dominus ascendit, d u m pr mundi salute crucem subiit 297 .
Ci troviamo dinanzi ad uno sviluppo dell'immagine
del pilota crocifisso, che veglia e dorme sulla poppa
lignea della croce, quando l'antica simbolica cristiana
parla anche del timone, che costruito con il legno
della croce. Come abbiamo gi veduto, anche il pensiero antico parla del sorprendente miracolo compiuto
dallo spirito umano, che riesce a manovrare una grande
nave con un legno tanto piccolo. Nella lignea impugnatura del timone prende corpo, per cos dire, l'opposizione tra il minuscolo mezzo e il grande effetto;
e ci che si dice della natura della nave costruita con
legno, vale ancor pi del , del clavus, che
viene manovrato dal pilota. Dio ha fatto crescere
la materia del legno, dice BASILIO, affinch l'uomo
costruisca con esso i timoni delle sue navi 2 9 8 . Al concetto si collega quindi quasi automaticamente
297
O N O R I O DI AUGUSTA, Speculimi Ecclesiae, D e Dominica Passionis (PL 172, 912 B C ) .
BASILIO, Hexaemeron, 2, 2 (PG 29, 32 D ) .

606

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

anche la simbolica del pilota timoniere (vedemmo gi


che nel catalogo navale dello PS.-CRISOSTOMO 2?9, legno del timone e legno della croce venivano eguagliati, e che GIUSEPPE DI TESSALONICA ricorreva dalla
medesima allegoria300, l dove parlava della gigantesca nave mercantile, che viene guidata dal piccolo
legno della croce). Qui ci troviamo per di fronte
ad una simbolica molto pi antica. Essa si pu gi
incontrare in IPPOLITO. Questi a proposito del passo
di Prov. 30,19 LXX, in cui si parla del mistero dei
solchi tracciati dalla nave che viaggia per mare
( ), dice che ci si
verifica nella Chiesa : Durante questa vita terrena,
la Chiesa in viaggio come su di un mare; nella speranza in Cristo essa viene guidata dalla croce 301.
Il termine di paragone naturalmente il legno del
timone . Nel medesimo senso vanno intese perci
le invocazioni alla santa croce presenti nei Greci dell'ultimo periodo patristico le quali chiamano il legno
della salvezza semplicemente timoniere dei naviganti , come ad esempio nello PS.-CRISOSTOMO 302 , oppure nell'esclamazione retorica, che si trova nella predica di un anonimo, anch'essa attribuita pi tardi a
CRISOSTOMO:
303
? In una predica sulla croce di
GERMANO DI

COSTANTINOPOLI i simboli nautici ven-

"> PS.-CRISOSTOMO, Sermo in vivificam Crucem (PG 50, 817 B).


Testo in GRETSER, De S. Cruce, v. 2, p . 86 D .

300

301 I P P O L I T O , Frammento 5 4 ( G C S I P P O L I T O I, 2 , p . 176, 1. 16 s i n o

a p . 177, 1 i ) .
302
PS.-CRISOSTOMO, Sermo in vivificam Crucem (PG 50, 819 A).
Cos pure in ANDREA DI CRETA, Oratio 1 in Exaltat. Crucis (PG 97,
1021 B).
303
Cfr. i testi in GRETSER, De S. Cruce, v. 2, p. 142 ; . 395 D.

LA NAVE DI LEGNO

607

gono ancora una volta riassunti in una immagine


audacemente dipinta: Cadi in ginocchio dinanzi a
questo legno, il tuo timone! Se tu sarai guidato da
esso, uomo, non devi temere i vortici minacciosi
del mare di questa vita, poich tu hai un Maestro,
che ti conduce sino alla terra incrollabilmente ferma,
ma solo allorch avrai inchiodato la tua carne, con
timore incessante, a colui che inchiodato sul legno
della croce 304 . Anche qui l'opposizione tra i flutti
del mare cattivo della vita e il piccolo timone fatto
con legno di croce, che ancora una volta riveste con
simboli la profondit teologica. La medesima dialettica
espressa ancor pi bellamente in una frase che stata
attribuita sia a CRISOSTOMO, che a GIOVANNI DAMASCENO 3 0 5 : Ges and in nave sul mare. Dio in una
barchetta! Allora ci era necessario, Ges aveva bisogno del legno per un giorno. Io per ho ricevuto
legno eterno, un buon legno, e se mi servo di questo
legno della croce come timone, viaggio sicuro sui
cavalloni spirituali della peccaminosit .
: in queste due parole si riassume
la dialettica teologica del simbolo della nave costruita
col legno della croce, e con ci, essa ritorna al nudo
avvenimento biblico, quando Ges sal su una barca,
la barca di Pietro, per insegnare e per mettere a tacere
la tempesta marina. Partendo da ci, l'abbondanza
della simbolica nautica dei Padri, nutrita di antichit,
si era lasciata andare sino alla sua sorprendente ricchezza, senza mai dimenticarsi della parte pi intima
304
aM

GERMANO, In vivificarti Crucem (PG 98, 240 C D ) .


PS.-CRISOSTOMO, Hornilia in Parasceven (PG 50, 811
D;8i2D).

- G I O V A N N I DI DAMASCO

(PG 96,

590 C ) .

608

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

del mistero teologico, che, per rispetto, veniva rivestito con allegorie : Dio sul legno. Al mistero del mare cattivo corrisponde il mistero della nave buona . Belial e Cristo, morte e vita, naufragio e approdo, sempre la stessa contrapposizione di pensieri,
la drammaticit della storia della salvezza, in cui la
teologia patristica impara a contemplare gli eventi
dell'opera redentrice di Cristo. Cristo divenuto il
timoniere della nave della Chiesa; il morto sulla
croce il timoniere della salvezza. AGOSTINO afferma
nell'esposizione sui Salmi : Il tremendo per il
mare, poich in esso ci sono rettili innumerevoli.
In questo pauroso mare io vedo dei rettili negli uomini
che non sono ancora venuti alla fede; essi si rotolano
ancora in acqua amara e infruttuosa. Ma guarda, ci
sono anche navi, che viaggiano sul mare, guarda,
proprio in mare, che cos pauroso, galleggiano navi
e non vanno a fondo. Queste navi sono le Chiese,
che veleggiano in mezzo alla tempesta, negli uragani
della tentazione, attraverso le onde di questo mondo,
in mezzo ad animali grandi e piccoli. Poich il loro
pilota Cristo con il legno della sua croce, egli le
conduce alla patria terra della tranquillit 306 !
La croce il pi profondo mistero della Chiesa.
Esprimerlo era il senso dell'allegoria della nave di
legno . Ci troviamo di fronte ad una eco della simbolica agostiniana, quando Beda scrive a proposito del
mistero della croce della Chiesa : Iuxta allegoriam
mare tenebrosus amarusque saeculi praesentis aestus
accipitur. Navicula autem, quam ascendit Dominus,
nulla melius quam sacratissimae passionis ipsius in306

AGOSTINO, En. in Psalmum 103, sermo 4, 4, 5 (PL 37, 1380S).

LA NAVE DI LEGNO

609

telligitur arbor. Cuius beneficio quique fdeles adiuti,


transcensis mundi fluctibus ad habitationem patriae
caelestis quasi ad stabilitatem securi littoris perveniunt 307.

307

BEDA, Expositio in Marci evangelium, 2 (PL 92, 173 C).

LA CROCE
COME ALBERO E ANTENNA

Dopo questi studi prevalentemente preparatori sulla


simbolica patristica della Chiesa, ora di riprendere
la allegorica, affinch, per dirla con ARISTOFANE !, il colpo d'ascia rimbombi attraverso tutto
il cantiere navale . Il titolo generale che abbiamo
dato a questo studio dice gi che stiamo per penetrare
nel punto centrale: nell'esposizione dell'allegoria, cos
cara agli antichi cristiani, della croce del Signore come trofeo della vittoria costruito con l'albero e l'asta
della vela, ossia del buon viaggio verso il porto della
salvezza. La nave della Chiesa infatti ha al centro
il segno della vittoria contro la morte, ossia la croce
del Signore, che essa porta sempre con s , dice IP2
POLITO . Senza questo intimo tratto della simbolica
cristiana della nave, non potremmo comprendere l'alegoria di Ulisse all'albero della nave 3. Il capitolo
sulla Chiesa come nave di legno ci ha portati ancor
1
2

VOGEL, I I 5 7 (COULON III, p. 80).


De Antichristo, 59 (GCS IPPOLITO I, 2, p. 39, 1. IJS).

Cfr. sopra, p. 437, nota 143.

612

L'ECCLSIOLOGIA

DEI

PADRI

pi vicino al centro. Segue perci l'esposizione della


parte dottrinale dell'antenna della croce, dato che,
come le stesse assi della nave, cos anche l'albero
costruito con legno e chiodi , ed ambedue dunque
fanno pensare al Signore inchiodato al legno della
croce 4. Solo a partire da questo centro che ora dobbiamo presentare, il mondo complesso di questa simbolica diventa semplice e chiaro; e solo a partire da
questo centro riusciremo a comprendere il significato
teologico di questo mondo d'immagini. La pienezza
e l'uso appropriato di tali immagini nautiche veniva capito senza difficolt dall'antico cristiano, che,
in ragione del suo ambiente culturale, era pur sempre
un uomo navigatore. GEROLAMO, ad esempio, sapeva
di essere compreso quando denominava il segno della
croce semplicemente l'antenna della croce 5 . Ma
noi cristiani posteriori, che abbiamo perduto il contatto con la cultura antica e quindi abbiamo perduto
anche la sensibilit per il significato dei simboli, non
possiamo fare a meno di farci istruire faticosamente
nel cantiere dei Padri della Chiesa intorno all'albero
e all'antenna. Il risultato di questi sforzi rende felici.
Solo cos l'antica teologia cristiana diventa per cos
dire plastica , colorata, vicina alla vita, nutrita del4
Cfir. sopra, a p. 593SS.
* Epistola 14, 6 (CSEL 54, p. 53, 1. 1). - Cfr. per questo gli articoli postumi, pubblicati da T h . Klauser, di F. J. DOLGER, Beitrge
zur Geschichte des Kreuzzehhens, in Jahrbuch ftir Antike uni Christentum 1 (1958) p. 5-18; 2 (1959) p. 15-29; 3 (i960) P 5-16; 4 (1961)
p. 5-17. Questo lavoro di Dolger nacque senza che l'autore potesse
prendere visione del lavoro, pubblicato per la prima volta nel 1953,
e che ora noi presentiamo per la storia del segno della croce. Gli articoli del Dolger sono anche importanti per il capitolo seguente sul
mistico Tau .

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

613

l'inesauribile freschezza dei simboli, dietro a cui si


schiudono le profondit della dottrina senza immagini.
I Padri della Chiesa, quando volevano insegnare l'importanza determinante che la croce ha per la salvezza,
non potevano scegliere alcun simbolo pi appropriato
dell'immagine della nave della Chiesa, che porta nel
suo centro l'albero della croce.
Iniziamo dunque di nuovo la nostra naupegia. Ci
pu accadere qui come a GREGORIO DI NISSA, che dipinge la costruzione di una buona nave con conoscenza
nautica: Uno mette insieme la chiglia, un altro si
d da fare per erigere le assi. Chi costruisce la prua
e chi la poppa. Questi si affatica attorno all'albero e
quegli intorno all'antenna 6 . Noi abbiamo gi tirato
su l'ossatura della nave della Chiesa. Adesso ci daremo
da fare intorno all'albero ed al suo pennone teso, da
cui svolazzano le vele, nelle quali soffia il vento dello
Spirito. , dicevano con un proverbio
gli antichi, volendo dire con tutte le forze e con tutto
7
il cuore . Iniziamo dunque il viaggio a vele spie
gate , a gonfie vele .
i. ALBERO DELLA NAVE E ANTENNA NELLA TECNICA E
NELLA LETTERATURA DELL'ANTICHIT

Cerchiamo in primo luogo di cogliere le nozioni


tecniche che la nautica ci fornisce sull'albero e sul
pennone della nave; poich senza di esse anche la simbolica cristiana nella sua ammirevole pregnanza ci
Centra fatum (PG 45, 165 C).
' SUIDA, Lexicon, voce (Lexicographi Graeci, Lipsia 193 1 .
v. 1, 2, p. 672).

614

L ' E C C L S I O L O G I A D E I PADRI

rester incomprensibile. Ammettiamo che, anche dopo


aver studiato diligentemente la ricca letteratura sulla
nautica antica8, non conosciamo l'uso tecnicamente
appropriato dei termini (e di conseguenza non lo
supponiamo nel lettore), che per il cristiano antico
era evidentemente ancora un bene comune della sua
cultura. L'odierno interprete dei passi dottrinali nautici
dei Padri della Chiesa resta, in un modo in un altro,
sempre un terraiuolo . Ma i particolari essenziali
debbono essere chiaramente delineati, poich, senza
di essi, si perderebbero di vista i tratti, pi belli della
spiegazione dell'allegoria cristiana della croce. Le premesse necessarie di tecnica navale che ora esporremo,
ci aguzzeranno la vista, per poter vedere, ci che vedeva il cristiano MINUCIO FELICE: Noi vediamo quasi
spontaneamente il segno della croce su di una nave,
quando avanza a gonfie vele 9 . E naturaliter qui significa come spontaneamente , comprensibile a vista,
nel mondo visibile della cultura che ci circonda.
C' in primo luogo, quale sinonimo e punto centrale di tutta la nave, l'albero (, malus, arbor).
L'antica nave ha quasi sempre un solo albero. Nelle
navi mercantili esso piantato saldamente, nelle navi
da guerra abbassabile e pu essere conservato in un
contenitore a forma di canale (). Esso viene
fissato sul pavimento della nave con forti funi, vicino
al punto di attacco, mediante cunei di legno e chiodi:
8
Cfr. l'elenco sopra, a p. 515, nota 11. - La pi ricca informazione sulla tecnica e sul vocabolario navale ci viene fornita da POLLUX
nel suo Onomastkon 1, 82-95 (= Lexicographi Graeci, a cura di E.
BETHE, Lipsia 1900, v. 9, p. 26-32).
Ottavio, 29, 8 (CSEL 2, p. 43, 1. IOS): Signum sane crucis
naturaliter visimus in navi, cum velis tumentibus vehitur .

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

615

tutta la salvezza della nave fondata nella solida stabilit dell'albero. Esso, soprattutto quello delle pesanti
navi da carico, che servivano al commercio marittimo
(corbita), produceva una profonda impressione sulla
fantasia degli antichi. OVIDIO mette in bocca a Galatea
il racconto del mostruoso ciclope, che siede sul promontorio con il bastone di pastore tra i piedi, e questo
bastone come un pino, con cui generalmente si fa
l'albero di una nave: Cui postquam pinus, baculi
quae praebuit usum, ante pedes posita est, antennis
apta ferendis 10 . E in un frammento di LUCILIO si
narra la stessa cosa a proposito del Ciclope omerico,
che portava un bastone simile ad un albero di nave,
un verso questo che il mosaicista ha aggiunto alla rappresentazione di una corbita nelle figure di navi di
Altiburo: Et porro huic maius bacillum quam malus
navi e corbita ullast u . L'albero veniva costruito
per lo pi con una sola pianta, generalmente con un
abete rosso un abete bianco (e la stessa cosa si dica
per l'antenna), come c'informa PLINIO: Navium malis
antennisque propter levitatem praefertur abies 1 2 . Nel
le Metamorfosi di APULEIO, Lucio tutto attonito dinanzi
allo splendore della nave dedicata a Iside e ammira
l'albero slanciato : Iam malus insurgit, pinus rotunda,
splendore sublimis 13 . Per questo la concatenazione
di pensiero di malus e arbor inscindibile, e l'albero
10

Metamorph. 13, 782S (EHWALD, p. 411).

11

LUCILIO, Fragni. 15, 1. 482S (MARX, p. 33). P. GAUCKLEE, Un

Catalogne figure de la batellerie grco-romaine. La mosatque d'Althiburus


(= Monumenti et Mmoires Piot, XII), Parigi 1905, p. 113-154. DACL, 12, col. 987SS.
12
Nat hist., 16, 195 (MAYHOFF III, p. 50, 1. 17S). Altro materiale
riguardante l'albero della nave, cfr. sopra, p. 581-591.
13

Metemorph., n, 16 (HELM, p. 278, 1. 24S).

616

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

della nave spesso viene denominato semplicemente


arbor14. Si pensi a VIRGILIO, alla descrizione del tiro al
piccione, che Enea organizza per il suo equipaggio:
una colomba sospesa come un bersaglio l sull' albero della nave 15 . E quando nell'arte figurativa si
voleva anticheggiare , allora, come il caso della
nave di Teseo in Ercolano, l'albero e l'antenna erano
rappresentati come degli alberi non digrossati16. Una
nave ben equipaggiata, soprattutto i veloci velieri,
oltre all'albero maestro avevano un solido albero di
trinchetto fissato trasversalmente alla prua, che serviva
anche da gru e portava la vela anteriore (,
, , artemon); per questo che questo
secondo albero veniva chiamato semplicemente akation. Con la sua piccola antenna messa di traverso
nelle antiche raffigurazioni somiglia ad una croce che
adorna la nave.
Tuttavia, era ancora pi impressionante a vedersi
la forma di croce che risultava dall'incrocio dell'albero
maestro con la stanga della vela pennone. Ci sembra
quasi di rivivere l'antico procedimento costruttivo na
vale, quando udiamo OMERO dipingere la costruzione
della leggendaria imbarcazione di Ulisse : Come un
uomo, versato in costruzione, arrotonda sagacemente
ed arcua il corpo della sua potente nave da carico,
allo stesso modo il sublime Ulisse costruiva potente la
sua imbarcazione. Egli elevava assi e le fissava con molta
e forte tensione, e completava il tutto con possenti
14
Cfr. i testi per il significato nautico di arbor nel Thesaurus linguae Latinae, 1901, v. 2, col. 427, p. 57-77.
16
Eneide, }, 504 (JANELI, p . 198).
16
Cfr. H. BALMEH, Die Romfahrt des Apostels Paulus una die Seefahrtkunde im Romischen Kaiserzeitalter, Berna 1905, p. 181.

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

617

travi, vi drizz quindi l'albero con un conveniente


pennone 17 . Al verso 253, Omero impiega l'espressione ' e per indicare l'albero e il pen
none (pi sopra abbiamo gi indicato l'impiego cristiano di questo vocabolario antico nella simbolica
della nave e della croce) 18 .
Il pennone della vela posto di traverso all'albero
maestro chiamato quasi generalmente dai Greci
, a volte anche . Questa parola ri
vela da sola il suo significato originario: il pennone
che si estende a destra e a sinistra dell'albero, somiglia
alle corna () di un animale. Si pu anche dimostrare che nel gergo nautico il pennone della vela
si chiamava anche semplicemente . dunque
questa ampia keraia, che stende la sue braccia tremanti
al vento, come sfidando tempesta e mal tempo, simile
alle antenne degli insetti e dei gamberi, che in Aristotele vien chiamata per l'appunto 1 9 . E pro
prio qui si cela la radice dell'ulteriore e strana storia
di questa espressione nautica. I Romani chiamavano
questo pennone trasversale dell'albero maestro con
una parola la cui origine etimologica ancora non
spiegata, antemna, usata per lo pi al plurale antemnae,
e pi tardi ingentilito un poco in antennae 20. Di qui
" Odissea, 5, 248-253. - Cfr. per questo H. RAHNER, Griechche
Mythen in christlicher Deutung, Zurigo 1957, 2 ed., p. 468.
1B
Cfr. sopra, p. 594S.
19
Hist. art. IV, 2, 5 (edizione DIODOT, Parigi 1854, v. 3, p. 59).
20
Cfr. per questo A. WALDE, Lateinisch-etymologisches Wrterbuch,
Heidelberg 1938, 3 ed., p. 54. - A. ERNOUT e A. MEILLET, Dictionnaire

etymologique de la langue latine, Parigi 1931, 3 ed., p. 66. I due autori


sono dell'opinione che antemna di origine incerta, ad ogni modo
non latina (forse etnisca?). - L'etimologia popolare si trova in ISIDORO,
Etymol, 19, 2, 7 (PL 82, 666 B) : Antemnae dictae quod ante amnem
sint positae .

618

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

le lingue romanze hanno designato il pennone della


vela con antenna , in dialetto siciliano con ntinna 21 ; e pi tardi la scienza della natura ha tradotto
con antenne la designazione aristotelica degli organi della sensibilit degli insetti 22 . Cos avvenuto
che negli ultimi tempi si designano con il termine
antenna i dispositivi di recezione delle onde, i quali
sono tesi come le antenne degli insetti e delle navi:
tutti sappiamo quanto questa parola sia radicata oggi
nella vita quotidiana, talmente che a prima vista sentiamo una certa difficolt, quando questo nostro studio
ora incomincia a parlare dell' antenna della croce .
Questo pennone antenna di una grande nave
era dunque per gli antichi l'oggetto di una meraviglia
quasi timorosa: poich tutta la funzione della vela
dipendeva dalla sua bont e manovrabilit, e dalle
vele dipendeva la vita e il felice approdo. La grande
antenna di una nave di circa 200 tonnellate era lunga
sino a 12 metri, e le antenne della nave di lusso descrittaci da ATENEO, aveva circa 25 metri di apertura 23.
Per questo i costruttori di navi greci puntellavano le
antenne d'ambo i lati con brache che scorrevano sulla
cima dell'albero ed erano ormeggiate a prua e a poppa
21

Cfr.

W.

MEYER-LUEKE in una

recensione

di

G.

KORTING,

Lateinisch-romanisches Worterbuch, in Zeitschriflfur die sterr. Gymnasien


42 (1891) p. 766.
22
Cfr. HATZFBLD-DARMESTETTER, Dktionnaire general de la Ungile francaise, v. 1, p. 104 Antenne . Qui rinviamo a E. MARALDI,
Mmoires de VAcadmie des sciences, 1712, p. 136, il quale dice che
TEODORO GAZA avrebbe applicato nel sec. XV l'espressione nautica
antenna alle corna sensibili degli insetti - Cfr. anche GRIMM, Deutsches
Worterbuch, Lipsia 1905, v. 10, 1, col. 97S: Segelstange.
M
A. KOSTER, Studien zur Geschichte des antiken Seewesens (= Klio,
Beitrge zur alien Geschichte, Beiheft 32, N. S.> fase. 19), Lipsia 1934,
P- 50.

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

619

(). L'antenna era ricavata per lo pi da


un solo albero oppure anche da due cime artisticamente
saldate insieme. Essa era fissata all'albero con ormeggi
(, cinquina), ma in modo tale che potesse
essere orientata e, soprattutto all'insorgere di una tem
pesta, potesse essere calata facilmente. Calare l'anten
na: questo era un punto capitale dell'arte della vela,
che salvava la vita. Le vele vengono ripiegate con
corde ed anelli che sono fissati all'antenna ().
Essa girevole in una specie d fuso posto sulla cima
dell'albero, a seconda della direzione del vento; questo
fuso direzionale si chiama ,
in latino ceruchus: Stilus est quidam in caput arboris,
ad quem venti probantur vel ad quem antemnae reguntur 2 4 . La parte dell'albero che sta al di sopra
dell'antenna, la cima, si chiama , carchesium.
Esso corona tutta la struttura e porta a volte una specie
di coffa gabbia (- ). Con
questo carchesium la nave maestosa giunge per cosi
dire sino all'etere celeste, e ad esso vengono appese,
mediante gomene, le estremit esterne delle antenne;
per questo il commentatore di LUCANO descrive il
carchesium con le parole : Ligna quae antemnam tenent aut certe quid est in summum arboris 25 . E
APULEIO non dimentica mai di menzionarle, quando
descrive una nave con il suo superbo albero : Navem
procero malo, insigni carchesio, splendentibus velis 26 ,
o: Pinus rotonda, splendore insignis, sublimi car** Scholia in Lucani bellum civile (H. USENER, Commenta Bernensia,
Lipsia 1869, v. 1)), 8, 177.
"

Ivi,

s,

4.18.

Cfr.

MACROBIO,

Sat.,

p. 337, 1. 10-12.
ae
Florida, 23 (HELM, p. 43, 1. iss).

s,

21,

(EYSSENHARDT,

620

L'ECCLESIOLOGIA D E I PADRI

chesio conspicua 27. Le estremit esterne dell'antenna


sono dette , cornua. Dal ponte al vertice
dell'albero corre una scala di corda. Essa chiaramente
visibile sulle immagini di navi di Altiburo 28. Infine,
soprattutto nei velieri rapidi, per aumentare la recezione del vento, viene messa in opera una controvelaccia gabbiaiuola (, supparum, detto a volte
anche ) tra l'antenna e la cima. Ha la forma
di un triangolo ottuso, la cui base corrisponde al grande
pennone e i cui lati convergono verso l'asse del fuso
del carchesion.

Tutto sommato: albero e antenna sono la sostanza


di una buona nave. Non si fanno risparmi nella loro
costruzione, ed un uomo amante del mare ha conser
vato scritto sulla stele del koptos per la posterit, quante
buone drachme egli ha pagato per l'albero e l'antenna w. La loro essenza condensata dall'antica leggenda:
Dedalo ha inventato l'albero della nave e l'antenna 30 .
Dopo aver fatto conoscenza con i pi importanti
concetti che l'antica nautica ci fornisce sull'albero e
sull'antenna, indispensabile per la comprensione dell'allegoria cristiana dell'antenna della croce, tastare,
per cos dire, nella letteratura latina e greca, lo stato
d'animo, che riempiva l'uomo antico alla vista delle
navi, che, forti dell'albero e dell'antenna portatrice
della vela, solcavano l'amato e temuto Mediterraneo.
"' Metamorph., I l , 16 (HELM, p. 278, 1. 24S).
** La migliore riproduzione in D A C L , 12, 1, col. 993, fig. 8771.
Ci in aggiunta a FR. J. DOLGER, Sol Saintis, Munster 1925, 2 ed.,
p. 277, nota 3.
s
W. DITTENBERCER, Orientis Grae lnsaptiones selectae, Lipsia
1905, v. 2, p . 418.
P L I N I O , Nat. hist., 7, 209 (SILLIG , p. 66, 1.

12).

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

621

Tutti i libri del mondo spirituale ellenistico e romano


sono pieni di racconti su viaggi di mare, tempeste
marine e guerre navali, e l'antica mitologia, dalla
nave degli argonauti sino ad Ulisse ed Enea, vive e
si muove in questa gioia, mista a timore, per il mare
nostro . Noi abbiamo cercato di capire questo stato
d'animo gi nel capitolo su II mare del mondo 31. Thalatta 32, questo era il grido caro ai Greci, e noi dobbiamo riascoltarlo continuamente, ora che cominciamo
a parlare dell'albero incrociato dall'antenna della
vela , in cui s'incarna la salvezza e l'audacia dell'uomo
che va per mare. Poich questo mare stato vinto
dall'arte della vela che dono divino. La riverente
ammirazione per la nave si concentra ad un tempo
sull'albero e sull'antenna; e la loro intersezione, che
forma l'immagine di una croce, come un magico
incanto che attraeva l'uomo, che conosceva qualcosa
dei mitici misteri del mare.
Iniziamo con uno sguardo panoramico alla narrativa dei viaggi marini. Tutto sommato , cos il
chiacchierone di LUCIANO riassume la sua ammirata
descrizione della grande nave egiziana nel Pireo, che
grande albero. Quale immensa antenna esso porta,
e di quali sartie c' bisogno per tenerlo fisso. E quale
grazioso ornamento , sulla cima dell'albero, il gran
velaccio lucente come fuoco. Tutto ci mi sembra
meraviglioso 33 . E poi si fa raccontare dal pilota in
qual modo la nave si salv durante la tempesta not" Cfr. sopra, a p. 455-509.
32
Cfr. per ci A. LESKY, Thalatta. Der Weg der Griechen zum
Meer, Vienna 1947.
83
Navigium seu vota, 5 (JACOBITZ III, p. 215, 1. 14.S; 1. 22s).

622

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

turna, quando uno dei divini Dioscuri si era posato,


sotto forma di lucente stella, sul carchesion dell'albero 34. Lo stato d'animo del viaggio tranquillo
fissato in modo appropriato in PETRONIO : Tutta la
nave risuonava di canti. Una tregua di vento sopravvenuta improvvisamente aveva rallentato il corso. E
cos, l'uno cercava di prendere gli scattanti pesci con
una forca di zinco, un altro attirava le guizzanti prede
con ami lusinghieri. Gli uccelli marini si erano posati
persino sull'antenna, e ora una testa ingegnosa li metteva sotto coperchio con panierini di vimini 35. Anche Luciano ci narra di questo dolce far niente tipicamente greco durante la navigazione tranquilla, l dove
ricorda al suo amico quelle ore di ricreazione : Bighellonavamo dunque attorno all'albero della nave e guardavamo verso l'alto; facevamo il conto delle toppe di
cuoio sulle vele, ammiravamo un marinaio che si arrampicava sui cavi e poi, senza alcun timore, faceva ginnastica ritto in piedi lungo l'antenna 36 . VEIXEIO
PATERCOLO ci narra del viaggio per mare compiuto
da Cesare dalla Bitinia a Roma, per assumervi l'ufficio di Pontefice Massimo. Per timore dei pirati, Cesare si serve di una piccola nave, ma il timore gli fa
34
Navigium, 9 (p. 216, 1. 25S). Cfr. K. JAISLE, Die Dioskuren ah
Retter zur See bei Griechen una Rdmem uni ihr Fortkben in christlichen
Legenden, Tubinga 1907.
35
Saturae, 109, 6 (BUECHELEE, p. 79, 1. 6-11).
38
Navigium, 4 (JACOBITZ III, p. 214, 1. 25-29). Cfr. O V I D I O , Metamorph., 3, 615S (EHWALD, p. 82), ove, a proposito del marinaio
Ditti, vien detto che nessuno sapeva arrampicarsi cos bene sulle antenne e calarsi nell'attrezzatura delle vele: Q u o non alius conscendere summas ocior antemnas prensoque rudente relabi . - U n a raffigurazione antica di marinai che si spostano lungo le antenne si vede
in DAREMBERG-SAGLIO, Diclionnaire des Antiquits, 1904, v. 4, 1, p.
39, fig. 5293.

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

623

vedere i fantasmi : da qualche parte lungo la costa


adriatica egli vede nella luce del crepuscolo una selva,
e crede di vedere la fila ben ordinata degli alberi e
delle antenne di una flotta : Mox intellexit frustratum esse visum suum, arborumque ex longinquo ordinem antemnarum praebuisse imaginem 37. Questo
complesso di paura di Cesare molto istruttivo per
la nostra simbolica: vi si vede con evidenza immediata quanto fosse viva nella psiche dell'uomo antico
l'equiparazione di malus e arbor, e allo stesso tempo
come egli fosse inevitabilmente incline a identificare
antenna con nave e flotta. Per il senescente Seneca
fu un'ora deliziosa quando, pacato e ad un tempo
nervoso, attendeva sulla spiaggia di Pozzuoli l'arrivo
del postale alessandrino, e poi ne parlava all'amico
Lucilio : Oggi giunsero improvvisamente in vista le
navi di Alessandria, che si ha cura di mandare avanti
per annunciare l'entrata in porto della flotta che segue. Le chiamano naves tabellariae. Tutta Pozzuoli
radunata sul ponte di approdo, e dalla forma delle
vele si riconoscono immediatamente, in mezzo alla
massa di navi, quelle alessandrine: esse sole cio possono issare il controvelaccio (siparum), che altrimenti
tutte le navi portano in cima all'albero. Niente infatti favorisce il corso della nave quanto questa parte
superiore della vela: di li la nave viene maggiormente
spinta. Quando pertanto il vento aumenta e diventa
pi forte, come si desidera, allora si cala l'antenna,
poich pi in basso la forza del vento minore 3S.
Viceversa, l'alzamento. della vela sull'antenna significa
" Historia Romana, 2, 43, 2 (HALM, p. 57, 1. 24ss).
Epistolae ad Lulium, 77, 1, 2 (HBNSE, p. 269)

38

624

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

la gioiosa e speranzosa partenza. Nessun romano poteva dimenticare i versi, con cui Virgilio descrive il
tentativo di approdo in Italia progettato da Enea,
ma reso vano dal Fato, e come i naviganti, dopo la
preghiera di Anchise, ripartono e lasciano i luoghi
infidi abitati dai Greci:
Haud mora. Continuo perfectis ordine votis
cornua velatarum obvertimus antemnarum
Grajugenumque domos suspectaque liquimus
[arva 39.
Quanto suggestivo tutto ci : Noi girammo
i corni delle antenne rivestite di vele . Oppure, pi
in l, alla fine del quinto libro, al momento di partire
per il viaggio definitivo verso la promessa Italia:
nell'atto di issare le antenne, si riflette l'immagine
della grande speranza che riempie il pio Enea, e gi
si presenta il felice approdo alle foci del Tevere: Iubet
ocius omnis adtolli malos, intendi brachia velis 40 .
I corni si librano regolari, spinti in avanti e indietro ;
la flotta cessa di rumoreggiare contro il vento , cosi
tradotto da Voss il verso conclusivo : Una ardua
torquent cornua, detorquentque : ferunt sua flamina
classem 41 . I poeti cristiani della tarda latinit hanno
imitato questi bei versi virgiliani, come fa ad esempio
ENNODIO, quando parla delle vele crepitanti nei cernali

42

come

leggiamo

in

APOLINNAKE

SIDONIO,

che cos descrive il felice approdo : Solvit antemnas,


3

" Eneide, 3, 548-550 (JANELL, p. 157).


Eneide, 5, 828S (JANELL, p. 207) ; la lettura remis invece di velis
difficilmente preferibile, poich brachia non sono i bracci del timone,
ma delle antenne.
41
Eneide, 5, 83 is (JANELL, p. 208).
Carmina, 1, 7 (PL 63, p. 319 B).
40

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

625

alta vela, palmulam ponit manus 43 . Cos in R u TILIO NAMAZIANO, quando descrive il placido viaggio
verso la patria, ed all'aurora innalza le sue antenne,
quando la rosea aurora guida verso l'alto il suo tiro
a due : Lutea protulerat sudos aurora iugales ; antemnas tendi littoris aura iubet 44 .
In drammatica opposizione con ci abbiamo le
antiche descrizioni delle tempeste marine sul raccapricciante mare: quando il lampo si dirige verso l'antenna, quando il vento urlante sfracella i pennoni
delle vele, allora non c' pi salvezza. Anche qui si
parla sempre dell'antenna, poich in essa si incarna
fortuna e pericolo. Il modello il naufragio di Ulisse:
Vela e pennone precipitano lontano nelle onde 45 .
eli'Agamennone di SENECA, Euribate narra la storia
della flotta distrutta nello Ionio (simile al racconto
della tempesta in ESCHILO) 4 6 , che avanza impotente
con gli alberi spezzati : Nec rectus altas malus an47
temnas ferens sed trunca toto puppis Ionio natat .
E PLAUTO presenta il vecchio Carnide che, nei rin
graziamento a Nettuno, descrive il pericolo corso,
il modo in cui i venti tempestosi ringhiavano come
veri cani contro la nave, la pioggia e i flutti e gli scrosci
ruppero l'albero e spezzarono le antenne 4 8 . Navi
gare con antenna priva di vela terribile, dice L U 49
CIANO . GIOVENALE descrive con pomposa oratoria
43
41
45
48
47
48
4>

Epistola 9, 16, v. 5s ( M G H Auct. Antiq. 8, p. 171).


De reditu, 511S (Poetae latini minores, V, BAHRENS, p. 22).
Odissea, 5, 317.
Agamennone, 635-660 ( W I L A M O W I T Z , p. 206).
Agamennone, 505S (RICHTER, p. 260).
Trinummus, 835-837 (GOETZ-SCHOELL II, p. 44)
Toxaris, 19 (SOMMERBRODT II, 2, p. 6 3 , 1 . 23S:

).

626

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

la navigazione attraverso la tempesta notturna, quando


il lampo guizza attorno all'antenna50. Orazio canta le
scricchiolanti antenne 51 , e, dopo di lui, CLAUDIO
CLAUDIANO, con imitazione alquanto scolastica: La
nave con l'antenna rotta colpita al ventre, un giocattolo in balia del vento e dei cavalloni 52 . Dopo
la morte di Pompeo la flotta romana cade in un gravissimo pericolo, durante il quale a nulla pi serve
neppure l'alzare la vela al punto pi alto delle antenne 53. L'imperatore Caracalla durante il viaggio verso
l'Asia deve salire su di una nave di salvataggio, poich
il vento tempestoso ha distrutto le antenne della sua
nave 54 . In quei tempi si leggevano tutte queste cose
con il pi vivo interesse; i racconti di tempeste marine
erano sempre ricercati; e quando SINESIO DI CIRENE
nella sua lettera sulla tempesta marina racconta della
cigolante antenna 55 , quando GREGORIO DI
canta il suo spaventoso pericolo e la tempe
sta urlante , che fischia acuta nei cavi dell'antenna *6,
si tratta ormai di uno stile divenuto in qualche modo
manierato.
50
Satur., 12, 19 (HOUSMAN, p. n o ) : Subitusque antemnas impulit ignis . - Cfr. per questo anche il caso giuridico, di cui i Digesti,
14, 2, 6 (MOMMSEN, p . 188), ove si narra di una nave il cui albero
e antenna furono bruciati dalla folgore: Ictu fulminis deustis armamentis et arbore et anteluna .
51
Carni., 1, 14, 5 (KLINGNBR, p . 17): Et malus celeri saucius
Africo antemnaeque gemant... .
52
Panegyrkus de sexto consulatu Honorii, Carmen 24, 138S (MG
Auct. Antiqu., i o , 240).
53
LUCANO, De bello civili, 9, 328 (Hosicus, p. 273).
64
ELIO SPARZIANO (Script. Hist. August.), Caracalla, 5, 8 ( H O H L
I, p. 187, 1. 20-22).
55
Epistola 4 (PG 66, 133.7 A).
56
Carmina, 2, 1, 1, v. 316S (PG 37, 994).

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

627

C' di pi: albero e antenna delle navi da guerra


esercitano un ruolo importante anche nella stesura
della storia; noi ci accontentiamo qui di alcuni accenni,
che servono a comprendere il particolare stato d'animo, che provava l'uomo antico alla vista degli ampi
pennoni delle sue navi da battaglia. Nell'assedio di
Tiro fu determinante per Alessandro Magno l'aver
costruito una specie di rocca servendosi di alberi e
antenne della flotta riuniti per comporre delle passerelle 57. Nella tattica di Cesare contro le navi dei Galli,
fu una buona idea mozzare i cavi delle antenne del
nemico 58 . Un rapido innalzamento e abbassamento
dei pennoni era indispensabile per qualsiasi vittoria 59 .
Noi udiamo addirittura lo schiantarsi delle antenne e
l'implacabile sibilare della tempesta nella velatura ,
quando Sino ITALICO canta il pericolo di Annibale
cos decisivo per le sorti di Roma 6 0 . Ed come un
idillio, quando LIVIO pu informarci, come Annibale,
fuggendo verso Oriente, appresta un pasto ai suoi
ospiti all'ombra dei pennoni calati e delle tele delle
57
C U R Z I O R U F O , Hist. Alexandre, 4, 3, 14 (HEDICKE, p. 51,1. 24).
U n a cosa simile racconta anche L I V I O , 30, i o , 5 (MULLER III, p. 362S)
a proposito di Scipione. Cfr. anche la tattica con le antenne armate
di delfini nella guerra navale tra Siracusa e Atene, in T U C I D I D E , Bell.
Petop., 7, 41, 2 ( W E I L , p. 167).
ss
De bello gallico, 3, 14; 15 ( , . 74, l. I4ss): Funes qui
antemnas ad malos destinabant... quibus abscissis antemnae neces
sario concidebant .
59
CESARE, De bello Alexandrino Commetti., 45, 2, 3 (KLOTZ III,
p. 34, 1. 13-16) : Antemnis ad m e d i u m m a l u m demissis... demittique antemnas iubet (Octavius) et milites armari; et vexillo sublato
q u o pugnandi dabat signum ... .
80
Punica, 17, 225S (BAUER II, p . 171): Ecce intorta noto veniensque a rupe procella antemnae immugit stridorque immitte ruoent u m sibilat... .

628

L'ECCLESIOLOGIA D E I PADRI

loro vele : Et vela cum antemnis ex navibus corrogari, ut umbra coenantibus in littore fieret 6 1 . Albero
e antenna sono per l'appunto semplicemente morte
e vita, sofferenza e piacere, naufragio salvezza; essi
sono uno di quegli inesplicabili simboli, in cui si raf
figura l'ultima dialettica dell'essere umano.
Di qui viene che ora anche nella mitologia antica
l'albero e la sua antenna vengono per cos dire consacrati. Il viaggio originario degli Argonauti stato
sempre inteso nella letteratura antica come prototipo
del destino umano. VALERIO FLACCO cos dipinge,
come su di un affresco pompeiano, la nave sacra degli
uomini primitivi presa nella furiosa tempesta : Nel
nero cielo lampeggia, le folgori precipitano dinanzi
alla tremante nave, l'antenna vacillante gi lambisce
con il corno sinistro l'acqua furiosa 62 . Egual sorte
tocca, a tutte le navi mitologiche. Paride viaggia per
mare con la rapita Elena, e la sua nave viene sbattuta
sul lato dalle onde, cos che si direbbe che i cavi
dell'antenna tocchino le stelle e3 . Presso l'albero e
il banco del timone Agamennone amoreggia con
Cassandra, cos suppone la gelosa Clitemnestra in
ESCHILO 64 . Con festosa sontuosit i Greci celebrano
la fsta delle Panatenee, in cui si espone sull'albero
e sull'antenna il sacro peplo di Atena 65 . E tutti conoscevano il mito della santa nave di Teseo, che venendo
da Creta annuncia salvezza perdizione con vela
61
33 48, 5 (MuiLES, p. 136, 1. 27s).
* Argonauticon, 1, 622-624 (KRAMER, p . 23).
63
DRACONZIO, Romulea, 8, 389S (MG Auct. Antiqu., p . 166):
D u m s u m m a ceruchis sidera putatit et nihil superesse fatetitur .
" Agamennone, 1442S (WILAMOWITZ, p . 234).
65
Cfr. W . DITTENBERGER, Silloge, 3 ed., p . 374, 1. 14-16.

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

629

bianca nera sull'antenna. CATULLO lo ha cantato


con i bei versi: Funestam antennae deponant undique vestem, candidaque intorti sustollant vela rudentes 66 . Nella metamorfosi del re Ceico in alcione,
i versi di OVIDIO dipingono la tempesta marina e si
ode per l'appunto il grido del timoniere, che ordina
di abbassare le antenne: Ardua iamdudum. demittite
cornua, rector clamat, et antennis totum subnectite
velum 6 7 ! Ed come un bel commiato da questo
mondo del mito nautico, quando CLAUDIO CLAUDIANO, con barocca sontuosit di parole, termina il
canto di festa per il consolato di Stilicone con la descrizione della nave dionisiaca : Edera cinge le tavole,
vite si arrampica su per l'albero, e i divini serpenti
inebriati si attorcigliano attorno alle antenne 68.
Mentre l'uomo antico in base al mito vede nell'antenna uno strumento e simbolo della sua sorte, questa
86
Carmina, 64, 234S (KROLL, 2 ed., p. 174). Quando KROLL nel
suo commento dice che antennae sono i pennoni, che la nave aveva
in grande numero, cosicch da undique non bisogna concludere che
c'erano molte navi , si inganna. Va infatti corretto cos: Certamente
Catullo parla soltanto di una vela, ossia, secondo il modo dei poeti
dell'ultimo periodo, non si fatto un'immagine completamente
chiara . In verit Kroll, e non Catullo, che non si fatta un'immagine chiara: il plurale antennae significa le due met del pennone,
ai cui lati (undique) viene appesa l'unica vela (vestem). - Vestis quale
vela importante per noi pi sotto; Kroll rinvia qui anche a LUCREZIO, 6, 114S (BAILEY, p. 518) : Ubi suspensam vestem verberibus
venti versant .
67
Metamorpk., 11, 482S (EHWALD, p. 342).
88
De consolato Stilichonis III (= Carmen 24, 366S) (MG Auct.
Ant. X, p. 233). Cfr. l'immagine della nave di Dionisio avviluppata
dai pampini di un pergolato, sul piatto di Exechia (riproduzione in
A. KOSTEK, Das antike Seewesen, Berlino 1923, p. 125), con la sua
antenna bellamente messa a forma di croce. Del resto la poesia di
Claudio rispecchia lo spirito mitologico del settimo inno omerico,
di cui ci d una traduzione A. LESKY, Thalatta, p. 102-104.

630

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

immagine nautica e la sua tecnica entrano anche nel


mondo sentimentale e perci concettualmente profondo dei paragoni etici. Con ci nel nostro viaggio
attraverso la letteratura greca e latina giungiamo al
punto, ove la simbolica cristiana vi si inserisce senza
soluzione di continuit. Il coro dell'Eumenide di ESCHILO
usa per la prima volta l'immagine dell'antenna affondata, immagine divenuta poi indimenticabile per tutti
i Greci:
Colui che volontariamente, senza costrizione,
non resta infelice,
[si mostra retto,
egli non affonder completamente nella miseria.
Eppure io dico ad alca voce: Trasgressore,
[sfacciato, ostinato,
cos ricca la tua nave avanza contro il giusto,
di beni - si abbasseranno presto
[piena
le tue vele, quando il duro pericolo
s'impadronisce delle antenne sfracellate69.
Forse Aristofane ha pensato a questi versi, la aove
nelle Rane fa cantare dal coro l'ammonizione a parlare
con cautela, e ci nell'immagine della vela ammainata
alle antenne:
Guardati, cuore superbo,
di parlare contro di lui con ira.
No, vanne alla deriva con le vele
<
" Eumenidi, 550-557 (WILAMOWITZ, p. 312). Gli ultimi due
versi: non sono resi

esattamente da J. G. DHOYSEN (ed. W. NESTLE, Stoccarda 1939, p.

321): Quando dura sventura colpisce gli alberi fracassati. Per


questo abbiamo tradotto alberi con antenne , poich la nave ha
soltanto un albero, mentre le due parti del pennone che sporgono dall'albero giustificano anche qui il plurale, come gi in Catullo.

LA CROCE COME ALBERO E ANTEl NA

631

ammainate, vanne alla deriva completamente


ad aspettare,
[rassegnato,
quando puoi captare buon vento
e prendere una buona direzione70.
Lo stesso pensiero troviamo in PLUTARCO, quando
narra del saggio timoniere, che, al levarsi del vento
di tempesta, prega per la salvezza e ricorre agli dei
salvifici; ma dopo la preghiera afferra il legno del timone e abbassa le antenne. Poich dio certamente
una speranza per i valorosi, ma non un pretesto per
i timidi 71. Gli dei salvifici sono i Dioscuri (Castores),
ai quali era consacrata anche quella nave, su cui viaggiava Paolo (Atti 28,11). Gi Luciano ci fa sapere che
essi si posarono sulla cima dell'albero della nave come
fuoco lucente. Essi sono la personificazione della salvezza, che ci si attende dall'albero e dall'antenna.
Perci STAZIO nel suo Propempticon a Mezio Celere
li implora, affinch si posino con buona stella sull'antenna della nave:
... proferte benigna
sidera, et antennae gemino considite cornu,
Oebalii fratres 72 .
!0
Rane, 997-1003 (COULON, IV, p. 133). - Versione di J. G.
DROYSEN, Lipsia 1891, 3 ed., v. 2, p. 298.
71

De superstitione, 169 (BERNARDAKIS I, p. 414, 1. 21-23 ; P

415, 1. I2s). Cfr. anche Praec. rei pubi, gerendae, 807 C (BERNARDAKIS
V, p. 83, 1. 21).
'3 Silvae, 3, 2, v. 9s (VOLLMER, p. 123). Cfr. perci anche il Frammento 78 di ALCEO, di cui viene data una trascrizione da A. LESEY
Thalatta, p. 146 - PLUTARCO, De defectu oracuhrum, 426 BC. - "
J. DOLGBR, Dioskuroi, in Antike una Christentum 6 (1950) p. 27^ss
K. JAISLE, Die Dioskuren als Retter zur See bei Griechen una Rmem
una ihr Fortleben in christlichen Legenden, Tubinga 1907.

632

L'ECCLSIOLOGIA DEI

PADRI

Pure a questa santa antenna pensa OVIDIO nella


tristezza del suo esilio di Tomi, quando scongiura
l'amico in Roma di condurre una vita dignitosa e di
evitare le tempeste invernali della superbia cortigiana:
Effugit hibernas demissa antenna procellas,
lataque plus parvis vela timoris habent 73.
E qui si ricorda con nostalgia del suo periodo romano di splendore, quando la nave della sua vita avanzava ancora con le vele spiegate all'antenna : Dum
tulit antennas aura secunda meas 74 . Questa stoica
calma dell'arte di vivere, questa ascesi dell'antenna
calata , ha trovato forse la sua pi bella espressione
nei cori di SENECA. L'arte di manovrare l'antenna pu
essere segno della superbia indomita, con cui gli uomini osano viaggiare per il mare infido, come dice
nel lamento del coro della Medea:
Nunc antennas medio tutas
ponere malo: nunc in summo
religare loco, cum iam totos
avidus nimium navita flatus
optat et alto rubicunda tremunt
suppara velo 75.
Ma anche viceversa: l'abbassare la vela significa
modestia e umile saggezza. Proprio in opposizione
all'atroce esplosione di dolore di Edipo, Seneca fa
cantare dal coro il canto della vita tranquilla : se il
fato mi permettesse di forgiarmi la vita a mio piacere,
allora io riceverei soltanto un lieve zeffiro nella vela,
73

Tristia, 3, 4, v. 95 (EHWALD-LEVY, p. 62).


Tristia, 5, 12, v. 40 (EHWALD-LEVY, p. 139).
" Medea, 323-328 (RICHTEK, p. 130).

74

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

633

cos che le mie antenne non tremerebbero nella dura


tempesta :
Fata si liceat mini
fingere arbitrio meo,
temperem Zephyro levi
vela, ne pressae gravi
spiritu antennae tremant 76.
Si potrebbero addurre ancora molte testimonianze,
che parlano della vitalit con cui l'immagine dell'albero e dell'antenna si manifesta in sempre nuove forme
nel pensiero mitico ed etico dell'antichit. Ci che
stato citato comunque sufficiente per percepire lo
stato d'animo in cui affonda le radici anche la simbolica
cristiana dell'antenna della croce. Qui bisogna tracciare
con pi esattezza ancora un ultimo sviluppo: esso ci
condurr sino alla porta del mondo simbolico cristiano
e ci comprensibile soltanto a partire da ci che abbiala sin qui esposto circa la tecnica e la letteratura
della nautica dell'antenna.
Dobbiamo cio mostrare pi da vicino che gi
per l'uomo antico del periodo precristiano la vista
dell'albero della nave attraversato dall'antenna era un
' Edipo Re, 882-886 (RICHTER, p. 234).
" Cfr. ad es. SOLINO, Collectanea,

52, 42

(MOMMSEN, p . 191

1 3-7), ove, a proposito della balena, si riferisce che il suo corpo gigantesco si erge al di sopra delle antenne delle navi . - A V I E N O ,
Carmina, 2, 669-678 (HOLDER, p. 32), tempesta marina ed esortazione
all'amore della terra: Iam solve vaga carbassa malo, iam prolixarum
iaceat rigor antemnarum . - In Lucrezio, l'infido mare ricoperto
da fracassate assi di nave e da antenne sfracellate, l'immagine stessa
del caos degli atomi: De rerum natura, 2, 553-560 (BAILEY I, p. 264). L'immagine dell'alta antenna s'incontra anche nella retorica. F R O N TONE D I C I R T A , Epistola 1, 2 (NABER, p . 98) loda l'oratoria dell'im-

peratore Antonino e dice che egli parla non soltanto dai rostra, ma
anche dall'alto dell'antenna.

634

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

richiamo al legno patibolare della croce, anzi, che


egli poteva rappresentarsi quasi naturalmente nelle
aste estese dell'antenna una vita crocifissa78. La nave
ben costruita per il Greco e per il Romano come
una persona amata (ne abbiamo gi parlato esaurientemente) 79 ; senza volerlo, si paragonano le singole
parti della nave alle membra dell'uomo. Cos le antenne diventano naturalmente le braccia, che possono essere estese in forma di croce all'albero del
corpo.
Cos parlano persino i giuristi, come ad esempio
che, in una perizia giuridica delle membra
di una nave, dice : Omnia autem quae coniuncta
navi essent veluti gubernacula, malus, antemnae, velum,
quasi membra navis esse 80. Cos parlano soprattutto
i poeti. In VIRGILIO le antenne sono semplicemente
brachia%1. Nei vecchi amanti di MELEAGRO, le nodose
spalle sono simili alle antenne 82 ; e in OVIDIO, Cibele
trasforma le navi di Enea in Naiadi e le antenne diventano braccia83. Solo cos comprendiamo come ARTEMIDORO possa dire nel libro dei sogni: Quando i naviganti sognano di avere il capo reciso, ci significa la
perdita dell'antenna: &
84
. Qui, l'interprete dei sogni
veramente non resta nell'immagine: egli avrebbe
ALFENO,

Cfr. sopra, a p. 436.


Cfr. sopra, a p. 545-553-

79
M

A L I E N O , Digest., a i , 2, fragni. 44 (MOMMSEN, p . 281).

81

Eneide, 5, S29 (JANELI, p . 207).'


Anthologia Gratta, 5, 204, v. 3 (BECKBY I, p . 346).
83
Metamorph., 14, 554 (EHWALD, p . 442): Lina comae molles,
antennae brachia fiunt.
, a

8 4

Oneirokritika, 1, 3S

(HERCHER, p . 37, 1.

5).

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

635

dovuto esprimere con capo tutta la struttura della


cima dell'albero assieme alla coffa. Che di fatto si
pensasse cos, ce lo mostra un'altra spiegazione, che,
assieme a questa, esercit anche un grande influsso,
poich in essa risuona l'origine primitiva della parola
e , che port a parlare di corna dell'antenna : Un toro in sogno significa per i naviganti
tempesta e minaccia di naufragio, poich l'antenna
subir una sfortuna. Il toro infatti rassomiglia con il
suo capo e le sue corna alla vela e alla coffa dell'albero 85 . Certamente questo un modo di parlare manierato dei maghi, ma cos pensava anche l'uomo
della strada e il commerciante marittimo. Essi vedono
nell'albero e nell'antenna un essere vivente, una forma
di croce, che ha significato magico, e in sogno si vedono precisamente inchiodati a questa croce. Essere
crocifisso significa, nell'insieme, bene per il navigante.
Poich la croce, proprio come la nave, composta
di legno e di chiodi. E la struttura intorno all'albero
simile ad una croce , dice ancora ARTEMIDORO 86.
Solo a partire da ci comprendiamo il giuoco di parole tra il tiranno Megapente e lo schiavo Cinisco,
che viaggiano verso l'ai di l sulla barca dei morti
di Caronte, ove scompaiono tutte le differenze terrestri di classe: Non sai quanto poco manc che ti
facessi inchiodare alla croce a causa delle tue insolenze
contro di me? E lo schiavo rispose, come se ci fosse
cosa evidente: Per questo adesso sei tu che vieni
85

Oneirokritika, 2, 12 (HERCHER, p. 102, 1. 5-8).


Oneirokritika, 2, 53 (HERCHER, p. 152, 1. 4-6):

.
sa

636

L ' E C C L S I O L O G I A D E I PADRI

inchiodato all'albero 87 . Dunque albero e antenna


sono precisamente croce . Per questo FESTO pu
dire semplicemente, quando parla della contrammezzana (supparum) : Et in nautis nunc supparos appellarmi vela linea in crucem expansa 88 . Antenna e
croce appartengono allo stesso genere. E qui comincia
la simbolica cristiana.
2. ALBERO E ANTENNA COME SIMBOLO DELLA
CROCE CRISTIANA

GBEGOMO DI NISSA a darci la migliore spiegazione


dell'espressione di MINUCIO FELICE a proposito della
forma di croce riconoscibile naturalit; ossia con naturalezza, conforme ai sensi, nelle navi. Egli parla
del mistero della croce, che domina nascostamente
tutta la natura e dice: Possiamo imparare ci dai
marinai; il legno che si pone di traverso all'albero della
nave e da cui si svolge la vela, chiamato antenna
(), ed essi derivano questa designazione ver
bale da ci che appare sensibilmente all'occhio
89
() .
Prima di esporre questa parte dottrinale della teo
logia dei Padri, ci sia permesso inserire qui una parola
di giustificazione del metodo con cui sin qui abbiamo
presentato ci che abbiamo imparato dai marinai .
87
LUCIANO, Cataplus sive Tyrannus, 13 (SOMMERBRODT I, 2, p.
70, ]. 16-21). Cfr. perci lo schiavo legato all'albero della nave, che
fa pensare ad Ulisse: SINESIO, Epistola 32 (PG 46, 624S).
88
FESTO, De verbomm significatu (LINDSAY, p. 406, 1. 15-18). U
testo n o n riferito del tutto chiaramente, ma il significato inequivocabile.
89
Oratio (PG 46, 624S).

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

637

Se si vogliono comprendere veramente sino alle loro


ultime radici le profonde relazioni della simbolica
patristica con l'ambiente antico, non ci si pu mai
accontentare di lavorare soltanto con alcune allusioni
a raffronti letterari, ma bisogna piuttosto cercare di
cogliere quello che abbiamo chiamato lo stato d'animo nautico , il senso della vita, comune ai cristiani
e ai pagani dell'antichit, che viene fornito loro dall'ambiente nautico. Qui dominano dei rapporti reconditi, per lo pi non enunciati, e soltanto se siamo
in grado di accordarli tra loro, illogicit dei simboli, spesso incomprensibile quando ci arrestiamo alla
superficie della pura citazione letteraria, diventa in
qualche modo comprensibile. Solo per questo stato
necessario accumulare le pezze d'appoggio e di scodellare la cornucopia dei frutti della lettura, e non
perch ci aspettassimo ora che ogni elemento dell'antica simbolica nautica trovasse la sua corrispondenza cristiana. Contro questo nostro metodo si potrebbe citare l'ironia di ARISTOFANE a proposito del
poeta Agatone:
Costruire un pezzo nei cantieri dell'arte :
egli forma gi l'ossatura dello scafo,
egli gi pialla qui, gi congiunge l,
incolla detto su detto, vi spalma sopra la vernice90.
Ci sarebbe tuttavia ingiusto. Solo il
concordanza , che costruisce su una
noscenza faticosamente acquisita delle
antiche e cristiane, favorir la nostra

metodo della
profonda cotestimonianze
comprensione

"> Thesmophoriazusen, 53-56 (COUION IV, p. 19S; dalla traduzione tedesca di J. G. DROYSEN, Lipsia 1881, 3 ed., v. 3. P lf! ' 5 ''

638

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

delle relazioni tra antichit e cristianit . Per citare


gi qui soltanto due esempi, che dobbiamo presentare
per l'appunto documentati: quando i Padri della Chiesa
primitiva leggono in Abacuch 3,4 la frase: E le corna
sono nelle sue mani , quasi naturalmente (cosa oggi
incomprensibile e artificiosa per noi) viene alla loro
mente il ricordo nautico, che le estremit dell'antenna
erano chiamate cornua, e dinanzi agli occhi del loro
spirito gi l'immagine del Crocifisso, che estende le
sue braccia sulle antenne, come il Salvatore inchiodato
all'albero della nave della Chiesa. Oppure, quanto
nella benedizione di Giacobbe (Gen 49,6) essi leggono
a proposito del toro , li porta spontaneamente, proprio come il sognatore di Artemidoro, a pensare alle
corna del toro, che sono come le antenne dell'albero
della nave, e il corso dei loro pensieri si indirizza subito
verso i simboli nautici dell'antenna della croce. Oggi
cosideriamo tutto ci come un giuoco sublime, come
un'allegoresi intrecciata di misteriose associazioni di
parole. Dovremmo al contrario pensare che una faticosa ricostruzione e rintracciamento di queste strane
relazioni, ci condurrebbero diritto in quel mezzo della
teologia patristica, che rester sempre inaccessibile a
chi l'abborda soltanto letterariamente dal di fuori:
ci condurrebbero cio l dove una dommatica simbolica
gi completamente costituita, anche se non ancora
maturata in idee astratte (e perci divenuta forse arida), si cela dietro il mondo delle immagini e si sviluppa con sempre nuova freschezza. A partire da questo
possesso interiore, i Padri impiegano i simboli of
ferti dalla natura per spiegare accennare con di
mostrazione piena di logos e con un'immagine che

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

639

d all'occhio (come dice GIUSTINO) 91, le verit della


rivelazione (la quale per lo pi parla proprio con
immagini).
La stessa cosa avviene anche nel mondo delle immagini nautiche, in mezzo al quale ora ci troviamo.
Albero e antenna compendiano la nave, la sua salvezza
la sua perdita. L'antenna portatrice della vela garanzia di buon viaggio come pure d'altissimo pericolo, luogo di riposo della divinit salvifica e, ad un
tempo, esposto a tutti i fulmini. La nuda antenna
con le sue vele lacerate dalla tempesta bruciate dai
fulmini inizio di naufragio, il legno intatto dell'albero della nave certezza della vittoria sul mare infido e sulle sue potenze demoniache: Tropaia il
nome che i Greci danno volentieri alla loro buona
nave 92 .
Ma albero e antenna sono come una croce. Per
questo il cristiano trasferisce ora al legno della croce
del Salvatore questa dialettica simbolica, che anch'egli,
da genuino navigatore, percepisce alla vista delle
navi. Egli, infatti, gi sa dalla dottrina salvifica della
Bibbia, che incarnazione morte di croce del Signore
sono sempre due cose : Caduta e resurrezione (Lue
2
>34)> pazzia per coloro che si perdono, e forza per
i salvati (iCor 1,18). Con lo sguardo fisso alla teo
logia della croce, della grazia e della Chiesa, attiva
dietro i simboli, presentiamo ora il dimenticato in
segnamento dei Padri circa Antenna Crucis.
n

Apologia, i, 55, 13 (OTTO I, 1, p. 152):

" Cfr. A. BOECKH, Urkunden iiber das Seewesen des attischen Staates,
Berlino 1840, . 92.

640

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

Albero e antenna come tropaion. Nella letteratura


cristiana, incontriamo il primo accenno di una dottrina della antenna della croce proprio in quel capitolo
di Giustino, che abbiamo citato pi sopra. E proprio
dalla forma vagamente allusiva con cui l'apologeta
ne parla, possiamo desumere che si tratta di un topos
gi noto e che apparteneva agli elementi fondamentali
della dottrina del mistero della croce 93 . Si tratta
di dimostrare che la figura della croce si manifesta
misteriosamente gi nelle cose sensibili e che non
c' nulla al mondo che possa essere fatto funzionare
possa avere coesione senza questa figura 94 . L'ele
mento dell'opposizione dialettica, necessario per il mi
stero, consiste nel fatto che la croce spregevole eppure
impressa su tutte le cose ordinarie, il pi grande
simbolo della forza e del dominio . Giustino si richiama qui a ci che ne ha detto precedentemente,
quando, nel dimostrare la croce in base ai profeti,
spiega le parole di Isaia (9,6) riguardanti il dominio
regale, che riposa sulle sue spalle , come predette della
croce, sulla quale egli, inchiodato, adagi le sue
spalle 95 . Potere regale e legno del disonore costituiscono un tutto, allo stesso modo in cui ora, nel
83
Cfr. perci H. R A H N E R , Griechische Mythen in christlkher Deutung, Zurigo 1957, 2 ed., p. 73-100: il mistero della croce. - Per una
origine accettabile precristiano-giudaica del simbolo della nave della
Chiesa, cfr. E. PETERSON, Das Schiff als Symbol der Kirche. Die Tat
des Messias im eschatologischen Meeressturm in der jiidischen und altchristlichen Uberlieferung, in Theologische Zeitschrift (Basilea) 6 (1950) p.
77-79- - Sviluppo e critica parziale di testi in K. GOLDAMMER, Das
Schiff der Kirche. Ein antiker Symbolbegriff aus der politischen Metaphorik in eschatologischer und ekklesiologischer Umdeutung, in Theol. Zeitschrift (Basilea) 6 (1950) p. 232-237.
* Apologia, 1, ss, 2 ( O T T O I, 1, p. i s o ) .
85
Apologia, 1, 35, 2 ( O T T O I, 1, p. 104).

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

54^

simbolo desunto dalla nautica, salvezza e albero sono


intimamente connessi: 8-
, , ,
96
. Il mare non pu essere
solcato, quando questo segno di vittoria, che chiamato vela, non resta illeso . Ora, non semplice
interpretare questo testo, utilizzato pi tardi da Tertulliano e da Minucio Felice. Innanzitutto, esso suppone che la croce sia chiamata semplicemente tropaion,
, segno di vittoria. Su ci siamo stati ben
documentati da FR. J. DLGER, il quale ha ricondotto
sino a Paolo (Col 2,5) le radici di questa teologia
della croce vittoriosa, che in seguito venne sviluppata
con tanta ricchezza 97 . Tropaion il palo di legno
a cui si appendono, su di una stanga trasversale, le
armi del nemico, nel luogo ove questi si dato alla
fuga. Gi questo arnese di legno forma dunque la
figura della croce e sembra perci un albero con la
sua antenna. Si pensi soltanto al peplo di Atena che
viene svolto dalla mistica antenna della nave per essere esposto. Se dunque Giustino poteva gi supporre
che la croce era chiamata semplicemente tropaion,
l'ampliamento al paragone nautico con l'albero diveniva spontaneo. La meraviglia tanto maggiore, in
quanto poi non segue la parola , ma :
il tropaion la vela, che pende dall'antenna. N o n
lecito dire con DLGER 98 che al posto di vela qui
sarebbe meglio porre albero. Al contrario: la soluzione del significato del testo sta proprio nel fatto
Apologia, i, 55, 3 (OTTO I, 1, p. 150).

' FR. J. DLGER, Die Sonne der Gerechtigkeit una der Schwarze,

Munster 1918, p. 133-138.


98
Ivi, p. 137, nota 4.

642

L ' E C C L S I O L O G I A D E I PADRI

che parla di vela , e Giustino evidentemente ha


voluto dire di pi di quanto racchiudeva in una sola
parola: tutta la storia ulteriore del significato, da noi
qui presentata, ci dar ragione. La santa tela della
vela, che pende gi dall'antenna dell'albero, in se
stessa il tropaion; viceversa: la perdizione comincia
per il fatto che la tela della nave si strappa viene bru
ciata. Ma che la vela stessa possa essere chiamata tro
paion, diventa comprensibile soltanto quando Giu
stino, alla fine di questo capitolo, presenta il secondo
simbolo della forza della croce che si riflette in umili
segni sensibili : Anche i simboli, a voi familiari, an
nunciano la forza di questa figura della croce, voglio
dire i vexilla e tropaia, con cui ovunque si svolgono
i vostri cortei e con cui voi mettete in mostra le im
magini visibili della potenza e del dominio, anche se
lo fate senza essere consapevoli del loro significato ".
In questi stendardi infatti, il cui drappo pende dal
legno trasversale della stanga della bandiera, si perce
pisce chiaramente la forma di croce che si trova sotto
il rivestimento, questo tropaion dei soldati un simbolo sensibile della croce dei cristiani, e tale ora
pure il caso di una nave (anche se inizialmente ci
viene detto solo mentalmente) : la santa tela della
vela per questo intatta e intanto vittoriosa nel
solcare il mare, in quanto pende da questa intatta
impalcatura di legno risultante dall'albero e dall'antenna.
" Apologia, i, 55, i o . il ( O T T O , i, p. 152). - Del resto gi C I CERONE (Orator, 45, 153) accosta con una strana etimologia velum
e vexillum. Lo fa notate K. GOLDAMMER, op. cit., p. 235 e rinvia ad
un testo di AMBROGIO, che noi discuteremo pi a fondo in seguito
(De virginitate, 18, 118: PL 16, 297).

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

643

Giustino non espone ancora, il significato di questa


nave che ha riportato vittoria grazie alla virt del segno della croce. Importante, tuttavia, indicare i m m e diatamente la stretta parentela dei simboli dei vexilla
e dei tropaia con il simbolo nautico dell'albero:
qui, in effetti, che affonda le sue radici la teologia
della nave vittoriosa della chiesa, che stiamo per esporre. Prima per TERTULLIANO ci spiegher questa connessione logica di tropaion e antenna, che in Giustino
semplicemente presupposta. La pungente ironia con
cui l'Africano difende i cristiani dall'accusa di essere,
crucis religiosos, adoratori della croce, ci ha regalato
il capitolo 16 dell'Apologetkum e i passi paralleli nel
primo libro Ad nationes. Anche voi pagani romani,
cos si svolge il filo del ragionamento della risposta,
pregate, senza saperlo, delle croci, per lo meno dei
tronchi di legno, che per cos dire costituiscono una
parte (la pi importante) della croce, quando li piantate al suolo : Pars crucis est omne robur quod erecta
statione defgitur 1 0 . Se pertanto le cose stanno cos,
continua ironicamente Tertulliano, noi cristiani preghiamo almeno tutta una croce, ossia, nella peggiore
delle ipotesi, pur sempre un dio completo e integro .
Questa allusione un p oscura deWApologeticum diventa comprensibile per noi grazie ai passi paralleli
del libro Ad nationes e proprio qui si illumina il mondo
di immagini dell'oratoria nautica : Pars crucis et
quidem maior est omne robur quod erecta statione
defgitur. Sed nobis tota crux imputatur, cum antemna
scilicet sua et cum sedilis excessu : Ci si rimprovera
una croce intera, significa: con l'antenna e con il legno
">" Apologeticum, 16, 7 (CSEL 69, p. 43, 1. 315).

644

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

d'appoggio che gli sta dinanzi 101 . L'artista si procura


un tale sostegno di legno quando impasta l'argilla
attorno a questa croce per fare un primo abbozzo
della futura statua, e il medesimo sostegno di legno
in forma di croce porta gli stendardi e i tropaia dei
soldati romani; una forma di croce all'interno dello
scheletro degli dei e delle bandiere di vittoria :
Diximus originem deorum vestrorum a plastis de
cruce induci. Sed et victorias adorats in tropaeis, cum
cruces intestina sunt 102 . Che in tutte queste rappresentazioni del tropaion e del suo sostegno ligneo si
tratti in ultima analisi di immagini nautiche, dimostrato non soltanto da tutto il paragone con Yantemna
del tronco della croce che si presenta quasi spontaneamente nel capitolo Ad nationes, ma ora anche dall'uso che fa, nelTApologeticum, della parolai iphara, di
cui in seguito parleremo pi ampiamente : Siphara
illa vexillorum et cantabrorum stolae crucum sunt 103.
Questa parola rara spesso stata compresa male ed
stata tradotta erroneamente. Si dimostrer in seguito che qui possiamo senz'altro dire: Le contrommezzane delle bandiere e degli stendardi non sono
altro che rivestimenti di croci . Tertulliano pertanto
si rappresenta l'impalcatura dei tropaia semplicemente
come albero e antenna trasversale, alla cui cima sventolano le contrommezzane, proprio come su di una
nave.
Possiamo inserire ancora una linea amplificatrice
in questa nota fondamentale nautica presente in tutta
101
loa
103

Ad nationes, , 12 (CSEL 20, p. 81, 1. 27 - p. 82, 1. 5).


Apologeticum, 16, 7 (CSEL 69, p. S3, 1. 34s).
Apologeticum, 16, 8 (CSEL 69, p. 43, 1. 38s).

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

645

la serie di immagini. Anche Tertulliano, come gi


prima di lui Giustino, parla qui delle forme della figura della croce inscritte nella natura visibile, e le
trova ora, oltre che nel sostegno ligneo costituito da
albero e antenna, anche nelle forme del corpo u m a n o :
la tacita et secreta linea crucis visibile nel corpo, poich
la testa eretta, la rotondit delle spalle sporge, e
l'uomo, quando allarga le braccia, imita la forma
della croce 1 0 4 . naturale pertanto, che, dinanzi alla
figura dell'albero incrociato dall'antenna, si pensi ad
una figura di uomo legato alla croce: abbiamo visto
pi sopra quanto fosse familiare questa rappresentazione per l'uomo pagano dell'antichit navigante.
I vostri tropaia non hanno soltanto la forma di una
semplice croce, ma riproducono l'aspetto di un uomo
crocifisso {adfixi hominis faciem imitantur), dice MiNUCIO FELICE

105

, e proprio qui egli continua con le

parole che gi conosciamo: N o i vediamo quasi naturalmente (naturaliter) il segno della croce sulla nave,
quando questa avanza a gonfie vele . N o n c' alcun
dubbio, e ci risulter ancor pi chiaro in seguito,
che l'antico cristiano, dinanzi alla forma di croce dell'albero e dell'antenna, si rappresentava il Salvatore
crocifisso, che (cos possiamo finahnente prolungare
la linea che inizia sin da Giustino) porta sulle antenne
delle sue spalle la vittoriosa regalit e cos assicura
ai naviganti la salvezza raffigurata nella tela intatta
della vela.
Siamo cos giunti a quel testo di IPPOLITO, di cui
abbiamo gi parlato nell'elenco del catalogo nautico
104
105

Ad nationes, I, 12 (CSEL 20, p. 82, 1. 13-16).


Ottavio, 29, 7 (CSEL 2, p. 43, 1. 9s).

646

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

della teologia patristica106. In esso la teologia della


croce come tropaion della vittoria viene esposta con
una precisione nautica sino ad ora ignorata. Prendiamo
dalla massa delle immagini simboliche di questa teologia della nave soltanto ci che sta in diretta relazione con la nostra questione (ma apparir chiaro che solo
adesso, dopo aver fatto conoscenza con la tecnica e
la simbolica delle immagini nautiche dell'antichit,
possiamo dare una esatta spiegazione del testo, ossia,
che siamo in grado di correggere la trasmissione letteraria del testo alla luce della nostra conoscenza nautica).
Nel suo libro sull'Anticristo, Ippolito tratta delle
persecuzioni a cui verr sottoposta la Chiesa degli
ultimi tempi. Collegandosi alle parole di Isaia (18,1
LXX) a proposito delle ali delle navi , egli parla
dei cristiani come della generazione perseguitata e
calpestata dall'Anticristo e dagli infedeli degli ultimi
giorni. Le ali delle navi : cio le Chiese. Il mare
il mondo, sul quale la Chiesa, come una nave sul mare,
viene sbattuta qua e l nella tempesta e tuttavia non
affonda. Poich essa ha con s Cristo, l'esperto timoniere. Qui inizia il testo, che dobbiamo studiare pi
da vicino per la nostra teologia dell'antenna della
croce. Estraiamo perci i passi che vi appartengono
dal contesto (ambiente) dei rimanenti simboli nautici,
che saranno presentati in seguito:
.
, '
...
', ,' ol
...
106

Cfc.

sopra,

a p.

}IJS

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

647


,
, '

107
.
Essa porta nel suo mezzo anche il segno della
vittoria, che contro la morte, poich essa porta ritta
con s la croce del Signore ... Gli stata data anche
una vela lucente di bianco, ci significa lo Spirito, che
dal cielo, nel quale vengono segnati i credenti in
Dio ... In essa c' una scala di corda, che conduce su
in cima all'antenna, come segno sensibile della passione di Cristo, ed essa conduce i credenti all'ascesa
verso il cielo. Le vele di cima per, che si riuniscono
al vertice sopra l'antenna, sono come gli ordini dei
profeti, dei martiri e degli apostoli, che qui si riposano
sino all'ingresso nel regno di Cristo .
La traduzione che diamo fondandoci sul testo critico di ACHELIS e che si differenzia in diversi punti
non trascurabili da quella di V. GRNE 1 0 8 e di FR.
J. DOLGER 109 , gi giustificata mediante il materiale
che abbiamo presentato nella prima parte del nostro
studio. L'albero tropaion e croce ad un tempo : segno
di vittoria contro la morte per acqua, come fu gi
compreso in Giustino; croce, perch attraversato dall'antenna, come era ovvio per l'uomo antico. L'albero
sta ritto , ci risuona nell'enfatico , con
cui viene rafforzata l'espressione . 9 signi
fica stoffa della vela , ma allo stesso tempo anche
107
De Antichristo, 59 (GCS IPPOLITO I, 2, p . 39, 1. I5s; p . 40,
1. 1-7).
a BKV, 1 ed., Ippolito, Kempten 1873, p. 54S.
109
Sol Salutis, Miinster 1925, 2 ed., p. 277S.

648

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

stoffa di bandiera , come mostreremo pi chiaramente in seguito: qui risuonano dunque gli stessi
pensieri, che, in direzione inversa, in Tertulliano e
Minucio nella descrizione dei vexilla e tropaia fecero
filtrare il vocabolario nautico. Che qui sia
la scala di corda che conduce in cima all'albero, lo ha
gi osservato DLGER 110, e noi pi su ci siamo richiamati, inoltre, appositamente anche ai mosaici navali
di Altiburo. Il significato profondo della simbolica
teologica, che si cela nell'immagine della scala di corda,
deve essere visto nel fatto che questa conduce in
alto, sopra l'antenna . Essa pu dunque essere simbolo
della passione di Cristo, che egualmente conduce i
credenti sopra l'antenna della croce , in cielo. Tutti
questi paragoni nautici possono essere compresi nella
loro precisa esemplarit, e quindi nella loro portata
dommatica, solo se non li condanniamo soltanto come
idee strane non obbliganti come contorte allegorie,
ma le spieghiamo in base alla conoscenza tecnica nau
tica, che era ancora ovvia per gli antichi. L'antenna,
cio la croce, per cos dire il punto di separazione
nel destino terrestre e definitivo della Chiesa: tutto
ci che sta al di l dell'antenna sin da ora cielo ,
riposo e viaggio felice, luce e salvezza definitiva. Qui
riposta la dialettica dommatica dell'essenza della
Chiesa: essa agitata dalla tempesta, ma non va mai
a fondo. Essa una nave che porta una croce, ma
questa croce tropaion della vittoria sicura sul mare
del mondo e contro la morte spirituale. La sua prua
110

Ivi, p. 277, nota 3.

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

649

l'Oriente u l , essa viaggia verso il Sole nascente,


il Cristo glorificato degli ultimi tempi.
Qui comincia la nostra spiegazione testuale e simbolica dell'ultima frase dell'allegoria nautica della
Chiesa di Ippolito e qui diventa forse comprensibile
come soltanto una certa amorosa immedesimazione
col mondo meraviglioso dell'antica nautica rende
intelligibile un'espressione cristiana. con la simbolica
delle vele di cima, che Ippolito conclude la sua teologia dell'immagine della Chiesa. Testo e significato
erano sin qui in pessime condizioni. Gi COMBEFIS
si trovato nell'incertezza circa il senso del paragone
con gli , e ci nonostante tutto l'apparato
scientifico, che egli ha esibito all'uopo 1 1 2 . GRNE,
e KAUFMANN che lo s e g u e m traducono dunque la
frase: I segni distintivi posti sull'albero sono la serie dei profeti, dei martiri e degli apostoli, che si riposano nel regno di Cristo. DLGER trascrive cos:
gli 1 1 4 (pali cavi), che partendo dalla
stanga trasversale sono riuniti in alto, sono gli ordini
dei profeti, dei martiri e degli apostoli, che sono giunti
al riposo nel regno di Cristo 1 1 5 . Egli si lasciato
certamente guidare in questa traduzione dalla tradi111
De Antichristo, 59 (GCS I, 2, p. 39, 1. 17):
. Cfr. anche IPPOLITO, Frammento 4 su Gen 8,1 (GCS I,
2, p. 9is). - DLGER, Sol Salutis, 2 ed., p. 278.
112
PG io, p. 780, nota 22.
113
BKV, 1 ed., IPPOLITO, Kempten 1873, p. 55. - C. M. H A U F MANN, Die sepulkralen Jenseitsdenkmler der Antike und des Christentums, Magonza 1900, p. 183.
114
Lo iota qui aggiunto nel testo pubblicato da DOLGEK (p278, 1. 1) evidentemente uno sbaglio di stampa.
115
Sol Salutis, 2 ed., p. 278, 1. 1-4.

650

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

zione errata dell'antica traduzione slava di Ippolito,


che rendeva con pali 1 1 6 .
Per la precisa traduzione, che sola ci manifesta la
finezza del simbolo nella sua profondit teologica,
dobbiamo occuparci ancora una volta e un p pi
da vicino dell'antica tecnica navale e del mondo poetico che vi collegato. La parola , del testo
d'Ippolito non riscontrabile in nessun altro luogo in
tale forma ed palesemente una forma verbale corrotta della tradizione manoscritta 117 . Bisogna senza
alcun dubbio dire ,: ossia, qui si parla delle
contrommezzane, che erano usate al di l dell'antenna
in cima all'albero, soprattutto nei velieri veloci, il
sipharum supparum dei Romani (Tertulliano gi ne
parlava e con questa parola designava la stoffa della
vela appesa all'impalcatura lignea in forma di croce
dei tropaia e degli stendardi festivi). Quando il tempo
buono e il vento debole, tra la cima dell'albero
del mercantile, prolungata oltre il pennone, e le due
met del pennone si dispiegano due (sul rilievo Torlonia 118 anche tre) vele di cima a forma di triangolo
(siparum, sipharum, supparum, probabilmente una parola orientale, derivante forse dall'ebraico siphrah,
detto di cielo sereno, dunque vela per tempo belXle

GCS IPPOLITO I, 2, p. 40, nota alla 1. 7.


Cfr. E. A. SOPHOKLES, Greek Lexikon of the Roman ani Bizantine periods, Cambridge 1914, p. 1181: Ippolito PG io, 780 A
ha erroneamente per . - G. ANAGNOSTOPULOS,
, Atene, 1933. alla voce
descrive la contrommezzana secondo la mentalit antica, quale vov .
1X8
Riproduzione in A. BAUMEISTER, Denkmler des klassischen
Altertums, Monaco-Lipsia 1888, v. 3, fig. 1688.
117

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

651

lo) 119 . Ci era noto ancora ad ISIDORO DI SIVIGLIA :


Siparum, genus veli unum pedem habens, quo iuvari
navigia solent in navigatione, quoties vis venti languescit 120 . E cita un verso di Lucano: Navita... summaque tendens sipara, velorum perituras colligit auras :
Il marinaio ... dispiega la vela di cima portata nel punto pi alto e raccoglie i venti che fanno afflosciare le
vele m. Gli Scholia di Lucano ci hanno conservato
una preziosa allusione a questo verso : Sipara velorum: velum dicit quale habent navigia tentum super
antemnam, quod formatum est quasi delta graeca 122 .
Questa vela di cima dunque anche qui al di l dell'antenna ed ha la forma triangolare della lettera
delta. Anche queste contrommezzane per lo pi doppie sono stese su un sostegno ligneo, e noi gi sappiamo
che questo arnese di legno era spesso denominato
semplicemente croce : Supparos appellamus vela
linea in crucem expansa 123 , e qui ancora una volta
diventa chiara la ragione per cui un Tertulliano poteva
chiamare le armature lignee degli stendardi croce ,
e le stoffe delle bandiere siphara. Questa vela, posta
al di sopra della grande antenna, sulla punta suprema
dell'albero, la prima a brillare al sorgere del sole,
e per questo Seneca poetava : Et alto rubicunda tre-

lls
R E II, A, (1921) col. 1051, 1. 58ss (ASSMANN). - Cfr. anche
R e III, A, 1 (1927) a suparium ( H U G ) . - Per cfr. L. MEYER,
Handbuch der griechischen Etymologie, Lipsia 1902, v. 4, p. 26s. - Per
supparum cfr. A. WALDE, Lateinisches etymotogisches Wrterbuch, Heidelberg 1910, 2 ed., p. 756. - FORCELLINI, Prato 1771, v. 5, . 77 1
1M
Orig., 19, 3, 4 (PL 82, 668 A).
121
Bellum civile, 5, 427-429 (Hosius, p. 140).
122
Scholia in Lucani bellum civile (USENER, p. 171, 1. 3-7)
123
FESTO, De verborum significatu (LINDSAY, p . 406, 1. 15-18).

652

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

munt sipara velo m, brilla infuocata , come diceva L U C I A N O 1 2 5 ; promette viaggio rapido, come ci
narra SENECA a proposito dei postali alessandrini a
Pozzuoli 126 . Per questo, nell'antica simbolica, essa
significa anche viaggio felice. STAZIO COS prega le
divinit salvifiche del viaggio marino : Vos summis
adnectite sipara velis, vos Zephyris aperite sinus 127 .
In EPITTETO esse sono simbolo della riuscita fuga a
gonfie vele dinanzi al pericolo 128 ; in FRONTONE, il
simbolo di un retore che sovrasta tutti gli a l t r i m .
Insomma, i sipara sono la personificazione della salvezza per mare irradiata dalla luce del sole e le sue
linee triangolari convergono verso la punta pi alta
dell'albero e sembrano non saper pi nulla del pericolo di tempesta dell'antenna in forma di croce che
si trova al di sotto di esse. Sono insomma il segno
della fortuna; per questo Properzio canta: Iungite
extremo felicia lintea malo 130 .
Dobbiamo immedesimarci in tutto ci e tenerlo
presente allo spirito, quando leggiamo, ora, l'ultima
frase della simbolica ecclesiale di Ippolito: Un punto
dopo l'altro diventa chiaro nella sua profondit allegorica, e tutta una teologia escatologica si nasconde
dietro la semplice immagine della vela di cima. Gli
si trovano al di l dell'antenna , essi sono
124

Medea, 327S (BJCHTER, p. 131).


1 Nauigium, s ( R E I T Z III, p. 252).
1M
Epist. ad Lucilium, 77, I, 2 (HBNSE, p. 269, 1. 235).
127
Silvae, 3, 2, 27S (VOLLMER, p. 125).
lss
Epicteti dissertationes ab Amano digestae, 3, 2, 18 ( S C H E N K I ,
p . 216).
1M
Epistola i, 2 (NABER, p. 97, 1. 9-13).
130 Elegie, 3, 21, v. 13 (ROTHSTEIN II, p. 143).

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

653

dunque in primo luogo simbolo del mistero dell'ai


di l, che gi ricolma la Chiesa veleggiante sul mare
del m o n d o . Essi si incontrano in cima : questo
(che dunque si rivela come l'unica lettura
possibile del testo trasmesso in m o d o non chiaro),
corrisponde precisamente al iungite di PROPERZIO ed
all'affermazione degli Scholia di Lucano circa la forma
di delta della vela di cima. Ma in Ippolito, questa
forma triangolare riceve una spiegazione simbolica
che solo ora diventa comprensibile: il Tre della vela
di cima significa il numero trinano degli ordini
dei profeti, dei martiri e degli apostoli. Nella menta
lit della teologia primitiva cristiana ci significa:
sono gli ordini di quei membri della Chiesa, che gi
sono entrati nella regione tranquilla al di l dell'antenna a forma di croce , anche se (e questa l'esigenza di tutto lo scritto di Ippolito sull'Anticristo)
la venuta trasfigurata finale del Signore, il definitivo
levarsi del sole che viene dall'Oriente (e la nave della
Chiesa viaggia verso di esso), non ancor giunto.
Per questo, con il semplice, ma significativo impiego
dell'accusativo greco, egli dice che questo triplice
ordine dei membri glorificati della Chiesa si riposano
nel regno di Cristo , e cio, finch tutta la nave della
Chiesa non sar entrata nel porto del riposo, essi sono
ancora in attesa del regno di Cristo . C o n ci, la
teologia del mistico albero quale tropaion della vittoria della croce ha trovato la sua pi profonda spiegazione. Antenna la croce, ma il medesimo albero,
che porta il pennone della croce posto ancora in pericolo, termina nei /elida lintea della contrommezzana,
che gi brilla infocata per il sole che sorge. Poich

654

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

la Chiesa sempre ambedue le cose: persecuzione e


vittoria, viaggio tempestoso e approdo anticipato, che
si spera vittorioso 131 . Se dovesse essere accettata la
frase della tradizione testuale, che dopo
aggiunge ancora: - 1 3 2 ,
allora essa conterrebbe un rafforzamento dell'immagine
ricapitolativa dell'antenna della croce: al di l dell'antenna non c' pi persecuzione e dolore, ma
soltanto quiete e regno. In poche parole: la croce sulla
nave della Chiesa tropaion, segnale che indica la direzione verso la vittoria.
In base a ci sintomatico che il raddoppiamento,
in certo qual modo l'essere veduta Funa nell'altra,
di queste due serie di immagini desunte dal mondo
militare e dal mondo navale, seguiti ancora a vivere:
albero e antenna raffigurano sia la croce sulla nave,
sia anche il sostegno ligneo degli stendardi militari;
l'elemento comune la simbolica della vittoria sia
contro il mare nemico, cattivo e demoniaco ,
sia contro il nemico dell'esercito assalitore. In una
predica greca, che a torto stata attribuita a METODIO
DI FILIPPI, l'autore enumera i simboli della croce sparsi
nel mondo visibile (ci fa parte ora del topos letterario
e lo incontreremo spesso) e dice : Cos noi pensiamo
che anche gli imperatori terreni si sono appropriati
di quel segno a forma di croce per disperdere le potenze cattive e fecero erigere in tale forma quel segno,
che nella lingua romana si chiama vexillum. Obbedendo volentieri a questo segno, il mare si lascia at131
l3i

Cfr. sopra, a p. 512S.


GCS IPPOLITO I, 2, p. 40, nota alla 1. 9.

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

655

traversare dagli uomini con navi 133 . Il testo ci mostra che qui ci troviamo gi nell'ambiente dell'imperialit cristianizzata: chi non penserebbe qui immediatamente al labaro di Costantino? In effetti, ascoltando
Eusebio circa l'origine di questo segno di vittoria
cristiano, ci colpisce immediatamente il vocabolario
nautico in esso usato: l'asta di legno dorata come
l'albero, e gli viene aggiunta, come stanga trasversale,
un'antenna, cos che il tutto assomigli ad una croce:

, 1 3 4 . Che
questa spiegazione nautica del labaro sia giusta confermato dalla ulteriore affermazione riguardante lo
stendardo, che fluttua appeso all'antenna: All'antenna
trasversale ( ), che apposta alla
lancia lignea (), appesa, fluttuante, una specie
di stoffa di vela ( ) dall'alto in basso 1 3 5 .
Gi abbiamo ricordato pi sopra, come gli imperatori
cristiani, soprattutto Costantino e Costanzo, si facessero rappresentare sulle immagini delle monete come
i detentori della vittoriosa nave dello Stato, sulla quale
essi si ergono con il segno vittorioso della croce concepito come albero e antenna 136. Da ora in poi i retori cristiani avranno pensato a questo segno, quando,
in un linguaggio immaginoso che risuona quasi manierato, esaltano la croce come tropaion contro le
potenze demoniache, come segno della vittoria contro
133

Homitia de Cruce Christi (PG 18, 400 C).


Vita Constantini, I, 31 (GCS EUSEBIO , . 2i, 1. 31-33). Qui
bisogna fare attenzione al fatto che la parola ha un significato
concomitante nautico come legname da costruzione per nave .
135
Vita Constantini, 1, 31 (GCS, p. 22, 1. 5-7).
13e
Cfr. sopra, a p. 543S.
134

656

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

gli spiriti del terrestre, come difesa contro la morte 137.


Il senso nautico non sempre restato vivo in essi.
Leggiamo tuttavia in AMBROGIO, e precisamente in
uno scritto dedicato all'imperatore, del tropaion della
croce in una connessione immediata con la simbolica
della buona nave della Chiesa: divinum crucis
illius sacramentum, in qua haeret infirmitas, virtus
libera est, affguntur vitia, eriguntur tropaea ! Quindi
segue il testo che gi abbiamo citato una volta : Lignum igitur illud crucis velut quaedam nostrae navis
salutis vettura est, non poena; alia enim salus non
est nisi vettura salutis aeternae 138. Anche qui dunque
il tropaion della croce pensato come albero e antenna
della nave, e c' salvezza solo quando questo tropaion sta intatto sulla nave. Ci diventa comprensibile per l'occhio anche al di l della parola scritta,
nella poesia che il tornitore di parole PUBLILIO O P TAZIANO PORFIRIO ha dedicato all'imperatore Costan137
Cos ad esempio in PROCLO (PG 50, p. 849 A ) ; P S . - M E T O D I O
(PG 18, 400 B).
13S
De Spiritu Semcto, 1, 9, 108-110 (PL 16, 730 B C ) . - Q u i si
tratti certamente di una eco del tema fondamentale che fu toccato
gi da Giustino : l'albero intatto della croce l'unica garanzia per
la salvezza del viaggio in mare. Imitando Ambrogio, MASSIMO
DI T O R I N O COS dice nella sua Homilia 50 (PL 57, 342 B ) : Sicut autem Ecclesia sine cruce stare non potest, ita et sine arbore navis infirma est . E poco prima (p. 341 C) quasi con le identiche parole
di Giustino : Grande ergo crucis est sacramentum, et si intellgamus,
per hoc signum etiam mundus ipse salvatur: n a m c u m a nautis scinditur mare, prius ab ipsis arbor erigitur, velum distenditur, ut, cruce
Domini facta, aquarum fluenta rumpantur, et hoc dominico secuti
signo p o r t u m salutis petunt . In un'altra omilia, che gi conosciamo
come la Predica di Ulisse di MASSIMO (cfr. sopra, a p. 446s), egli dice
quindi precisamente : Arbor enim in navi crux est in Ecclesia, quae
inter totius saeculi blanda et perniciosa naufragia incolumis, sola
servatur: Homilia 49 (PL 57, 339 D ) .

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

657

tino 139 . In s questo poema gi da un punto di vista


letterario insopportabilmente artificioso. Ma ci non
basta: il poeta ha scelto in tal modo le sue parole e
i suoi versi, che certe lettere dei suoi esametri, se vengono dipinte di rosso, attraversando verticalmente le
righe, possono essere lette come un nuovo verso,
e questo verso inoltre, con le sue lettere cos dipinte,
rende l'immagine di una nave. Siamo tuttavia debitori al poeta aulico, il quale per questo artifizio quasi
incredibile ricevette una graziosa lettera di ringraziamento dall'imperatore: vediamo cos quanto sia
stata viva nell'epoca costantiniana la rappresentazione
nautica del tropaion dell'antenna a croce. La poesia
comincia con questi versi:
Constantine decus mundi lux aurea saecli
quis tua mixta canat mira pietate tropaea ?
Questo segno celeste precisamente l'antenna a
croce della nave, che si pu contemplare nei nuovi
versi (e questi in lingua greca) risultanti dalle lettere
dipinte in rosso e scritte per dritto e per traverso lungo
il corso degli esametri. Il verso greco cos suona, in
un linguaggio volutamente omerico : Ora il marinaio pu disprezzare con sicurezza le tempeste marine,
ora anche R o m a rassicurata in buona speranza pu
disprezzare tutte le tempeste 1 4 0 . Questa poesia in
immagine l'ultimo sviluppo di quelle parole del
tropaion della croce che Giustino aveva scritto quasi
" Ptmegyiricus Constantio Augusto dictus IV (PL ly, 397S). - Cfr.
M. SCHANZ, Geschichte der romischen Literatur, Monaco, 1904 v. 4,
p. 10-13.
140 8 .

658

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

due secoli prima. Albero e antenna sono divenuti


i tropaea della pace costantiniana: da ora in poi si spera
per la nave della Chiesa un viaggio vittorioso attraverso il mare del mondo, che per un momento calmo 141. Quale opposizione con le speranze escatologiche della ecclesiologia di Ippolito! Ma anche
questo grande gesto, con cui il celeste e il terrestre,
dogmatica e storia vengono riuniti in un unico simbolo, ci dimostra l'inesauribile vitalit, con cui gli
antichi cristiani sapevano trasformare i simboli nautici
del loro ambiente nell'immagine amata dell'antenna
della croce.

L'antenna delia croce sulla nave dell'anima. Nell'esposizione della allegoria del tropaion considerato come
antenna a croce abbiamo dunque scoperto l'elemento
fondamentale, in ogni caso pi antico ed essenziale,
della simbolica nautica della croce. Vedemmo come
la teologia patristica giri attorno a questo simbolo,
dalla prima delineazione del paragone in Ippolito,
concepita con occhi acuti e con un ancor fresco amore
teologico per l'immagine, sino al linguaggio figurato
dei tardi retori divenuto un logoro topos. Andando
oltre mostreremo ora in qual modo questa dommatica della croce e la pia devozione (adorazione) del
santo segno della redenzione, nella forza ancor sempre
viva del pensiero nautico, si sia inserita nella dottrina
del destino soprannaturale della Chiesa e dei suoi
membri, o, parlando per immagini, in qual modo la
nave della Chiesa possa attendersi un buon viaggio
141

Cfr. sopra, a p. 500S.

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

659

e un felice approdo per s e per i suoi passeggeri 142,


soltanto se l'albero e l'antenna della croce restano
intatti. La sua sussistenza e l'arrivo in cielo, infatti
dipendono soltanto dalla croce. Il cristiano pu sollevare lo sguardo verso questa antenna a croce solo
se si trova sull'unica nave della salvezza; soltanto le
vele issate su questa antenna ricevono il Pneuma che
riconduce in patria; solo dalla cima di quest'albero
egli pu gi sin da ora, come un marinaio di vedetta,
scorgere il porto e la citt del grande Regno 143 .
Cos per la dommatica e per l'ascesi del fortunato
viaggio cristiano della vita sulla nave della Chiesa,
la rappresentazione dell'antenna della croce costituisce
la simbolica fondamentale che abbraccia tutte le immagini.
In primo luogo si tratta di captare anche per l'ambiente cristiano quello stato d'animo dell'antico navigante, che pervade i racconti marinareschi greci e
le loro imitazioni romane: abbiamo cercato di delinearlo nella prima parte di questa ricerca ed A. LESKY
142

Cfr. sopra, a p. 520S, 567, nota 179.


Cfr. PS.-CLEMENTE, Epist. ad Jacobum, 13 (PG 2, 49 A). La
trasformazione - a cui abbiamo accennato sopra - dalla pace della
bonaccia pensata escatologicamente alla pace terrena di Costantino,
corrisponde qui al cambiamento di significato della citt del buon
regno nello PS.-CLEMENTE, nella esaltazione della Citt di Bisanzio
quale citt del buon R e nello P S . - M E T O D I O : PG 18, 380 A. - Per
il motivo nautico del marinaio che in osservazione sulla punta pi
alta dell'antenna, cfr. anche AMBROGIO, Hexaemeron, 6, 9, 59 (CSEL
32, 1, p. 250, 1. 5-9): In mari quoque positus si quis terrae adpropinquare se conicit, in ipsa mali fastigia et celsa antemnarum cornua
voti explorator ascendit et adhuc invisibilem reliquis navigantibus
eminus terram salutat . - Egualmente in GEROLAMO, Epistola 125,
3 (CSEL 56, p. 121, 1. I2s): Ductor in summa mah arbore.
143

660

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

ce ne ha informato ottimamente nel suo libro 144 .


Noi lo facciamo per dimostrare che dinanzi allo spettacolo sempre nuovo delle navi, il simbolo dell'antenna della croce mai impallid neppure per i cristiani
della tarda antichit, e solo lentamente si atrofizz
in un topos trasmesso tradizionalmente.
Nel poema del Legno della vita, che stato falsamente attribuito a Cipriano, ma che tuttavia risale
al terzo secolo, la croce viene cos cantata:
Arboris haec species uno de stipite surgit
et mox in geminos extendit brachia ramos,
sicut piena graves antemnae carbasa tendunt 145.
Albero e albero della nave, come gi nell'antichit,
vengono nuovamente veduti come una sola cosa; le
braccia della croce ricordano al poeta quasi naturalmente le brachia delle antenne che si estendono e su
cui si sciorinano le stoffe tirate delle vele (carbasa).
Per il cristiano che leggeva la poesia, questo era un
paragone corrente: ogni nave sul mare gli ricordava
la croce del Signore. Ci diventa palpitante in una
poesia di PAOLINO DA NOLA, ripiena di gioia marina
ellenistica. Egli descrive il viaggio per mare, che il
suo amico, il vescovo Niceta, intraprese nell'Oriente
greco: Tu penetrerai nel mare pacificamente esteso,
e la tua nave equipaggiata con il segno della salvezza,
l'antenna della croce ti rende vittorioso e avanzi sicuro attraverso onde e tempeste :
Ibis inlabens pelago iacenti
et rate armata titulo salutis
144
A. LESKY, Thalatta, Vienna 1947, p. 251-303: la nuova vita
di mate dell'ellenismo.
115
De Pascha, v. 7-10 (CSEL 3, p. 305).

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

661

Victor antemna crucis ibis undis


tutus et austris 146.
Augura all'amico un teice approdo: poi i marinai
cantano la loro canzoncina del timone (celeuma) e il
vescovo grida cos forte l'Amen sul mare, che i cetacei (cete) spaventati si dileguano e i gentili delfini si
accostano giocherellando: una poesia piena di quello
spirito marinaro ellenistico, che LESKY ci ha dipinto 147,
ma trasferito qui nel mondo cristiano dei simboli.
PAOLINO ci ha regalato anche altri di questi quadri
di genere nautico, come nella lettera sul pericolo corso
in mare da un vecchio divenutogli amico, il quale
si trova solo sulla nave che fa acqua e tuttavia riesce
a manovrare da esperto la vela anteriore (artemon) :
importante notare, per la comprensione dello stato
d'animo cristiano verso il mare, che Paolino racconta
tutto ci perch come dice esplicitamente, vuol dare
un equivalente cristiano dei racconti pagani di viaggi
marini, specialmente del viaggio degli Argonauti 148 .
Oppure l'altro racconto del naufrago Marziano, che
nel suo viaggio da Narbona a Centumcellae (Civitavecchia), salv soltanto la vita e il suo caro codice
con le lettere di Paolo. La nave era marcia e faceva
acqua, ma nel naufragio i cristiani furono tutti salvati,
poich essi portavano in se stessi il vexillum crucis 149.
La simbolica nautica, che riempiva il pio navigante
148

Carme 17, ios-108 (CSEL 30, p. 86). - Ivi, 117-124 (p. 87).
A. LESKY, Thalatta, p. 139-141; p. 267: lo stato d'animo marino a cui partecipano il mostro favoloso , cete, e i delfini. Per l'applicazione di questo motivo nella mistica marina cristiana,
cfr. sopra, p. 488-494.
148
Epistola 49 (CSEL 29, 39OSS).
14
' Carmen 24, 141 (CSEL 30, p. 211).
147

662

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

cristiano alla vista dell'antenna della nave, ci diventa


ancor pi comprensibile, quando leggiamo in GREGORIO DI TOURS la narrazione del diacono, che salpa

da Roma con tutto un sacro carico di Reliquie; egli


sale ad Ostia sulla nave, che parte per Marsiglia e
controlla le apparecchiature per la partenza : Et ingressus navem erectis velis ac per illuni antemnae,
quae modulum crucis gestat, apparatum extensis,
flante vento, pelagum altum arripiunt 150 . Si sentono
ancora risuonare i versi del poeta romano, quando
Venanzio Fortunato nella vita di san Martino dipinge
una tempesta marina nel mar Tirreno:
Nutat pinus iners, rapiuntur signa ceruchis
levis et antemnae coeuntia cornua frendunt 151.
Qui si pensa all'antenna della croce, come dimostrano anche le frasi piene di ricordi nautici della letteratura antica, con le quali GREGORIO DI TOURS descrive la tempesta marina del vescovo Baldovino di
Tours: neppure la sacra antenna, questo simbolo della
croce, sembrava reggere, solo la presenza taumaturgica
di san Martino, che si annunciava con il profumo
d'incenso, port la salvezza : Sed nec antenna residet
quae beatae crucis signaculum praeferebat 152 .
Questo lo spirito simbolico, con cui ora l'antico
cristiano riempie il ricco mondo d'immagini della
sua dottrina del viaggio della vita sulla nave della
Chiesa, della fede, della grazia e degli sforzi ascetici.
150
De gloria martyntm, 82 (PL 71, 779 C; MG Scriptor. Merov.
I, p. 544, 1- 4)
151
Vita Martini, IV, 408S (PL 88, 418).
152
De miracuHs Martini, 1, 9 (PL 71, 922 BC; MG Script. Merov.
I, p. 594, 1. 8s).

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

663

Noi oggi siamo colpiti dalla naturalezza con cui in


quei tempi si parlava dell'antenna della croce: non
era neppure necessario spiegare a lungo l'immagine,
quasi allo stesso modo in cui i moderni usano al figurato, senza ulteriore spiegazione, la parola antenna
quando parlano ad esempio di un uomo poco dotato di
sensibilit, dicono che egli per certe cose non ha antenna . Ci chiaro in GEROLAMO, in un pomposo
brano letterario sull'ascesi descritta con terminologia
nautica. Egli scrive al suo amico Eliodoro sul punto
di rinunciare agli ideali monastici per una pi comoda
vita nel mondo e lo inette in guardia contro l'apparente calma dei venti della buona sistemazione terrena:
in realt la tempesta gi lo minaccia ed egli dovrebbe
armare la nave della sua vita : Anche se il liquido
mare ti sorride come un liscio stagno, anche se soltanto
la pelle del calmo elemento increspata da un alito;
questo specchio liscio ha i suoi monti nascosti, nascosto nel suo interno il pericolo incombe minaccioso,
nel suo interno risiede il nemico. Sciogli la velatura,
appendi la vela! La croce dell'antenna sia impressa
sulla fronte: poich la calma del mare in verit tempesta! 153 . E poi canta all'amico il gioioso canto del
timone (celeuma) sulla beata pace della solitudine monastica. Da quanto detto sino ad ora, siamo in grado
153
Epistola 14, 6 (CSEL 54, p. 525): Expedite rudentes, vela
suspendite. Crux antemnae figatur in frontibus: tranquillitas ista
tempestai est . - Che l'antenna della croce venga fissata sulle
fronti degli uomini, cosa che resta inclusa nel paragone nautico
tra la figura umana e una nave: il corpo eretto come l'albero della
nave, gli occhi sono per cos dire la coffa di guardia al di sopra
dell'antenna: ad ogni modo, cos ha spiegato la cosa AMBROGIO nel
testo riferito pi sopra, alla nota 143, e che egli predic esplicitamente
nella descrizione della figura umana. Cfr. Sopra, a p. 54$ss-

664

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

di comprendere la fine eloquenza con cui Gerolamo


si esprime qui : Crux antemnae figatur in frontibus ,
egli dice, e non come dovremmo veramente attenderci, crucis antemna . Egli pu per l'appunto supporre che anche per il suo amico cosa naturale, il
vedere l'antenna di una nave come se fosse una croce ;
e pertanto dire semplicemente: La tua nave, pronta
ad affrontare la tormenta, ha anche bisogno di una
buona antenna, e questa il segno della croce impresso
sulla fronte. Questo segno infatti vittoria contro il
nemico nascosto nel mare del mondo, che suscita le
tempeste spirituali 1 5 4 . Le immagini dell'ascetica navale si congiungono naturalmente con il simbolo dell'antenna come tropaion. Ci diventa ancor pi chiaro
in una predica sull'Epifania, che un tempo stata attribuita a ORIGENE 155 e che vaga ancora attraverso
i codici latini, come un bene privo di padrone 1 5 6 ;
M O R I N 157 potrebbe aver ragione, quando la rivendica
a MASSIMO DI T O R I N O . Il suo contenuto un canto di

lode alla croce, che fu data all'uomo deificato nella


Epifania come segno della vittoria e che (qui risuonano
Giustino e Tertulliano) si pu ritrovare misteriosamente nascosta in tutte le cose della natura: Illius
154

Cfr. sopra, p. 483SS. : il mare come sede del nemico maligno.


155 Pubblicato per la prima volta nell'edizione di Origene curata da JAKOB MERLINUS, Parigi 1512, v. 2, senza numerazione delle
pagine. Su questa raccolta di Omelie cfr. D. HUETIUS, Origenianorum
liber III, Appendix 5 (PG 17, 12775).
156
Cos tra le prediche di GEROLAMO (PL 30, 200s) e tra le omelie
di MASSIMO DI T O R I N O (PL 57, p. 545s).
157
S. Augustim sermones post Maurino* reperti, R o m a 1930, p.
744. M O S I N lascia aperte qui anche altre possibilit. L'assegnazione
non ancora completamente sicura. N o i citiamo il testo della predica
secondo l'edizione di Massimo.

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

665

crux nostra Victoria est, illius patibulum noster triumphus. Gaudentes levemus hoc signum: in humeris
nostris victoriarum vexilla portemus . Dei segni della
croce della natura fa parte ora anche l'antenna della
nave con le sue corna : Antennae navium, velorum
cornua sub figura nostrae crucis volitant . Anche qui
la concatenazione delle immagini giunge sino al mondo
militare, per poi finire, come in Gerolamo, nell'ascesi
del segno della croce fatto piamente: Sed et tropaea
ipsa et victoriae triumphorum ornatae cruces sunt.
Quas non solum in frontibus sed et in animabus quoque nostris habere debemus 1 5 8 . La nave dell'anima
soltanto una copia della nave della Chiesa, che in
virt dell'antenna della croce va incontro alla vittoria.
Per questo AMBROGIO dice concisamente : Quia navis
est, quae pieno dominicae crucis velo Sancii Spiritus
flatu in hoc bene navigat m u n d o 1 5 9 . Si legga inoltre
il capitolo nautico della spiegazione dei salmi di A m brogio : anche qui il buon viaggio del cristiano
assicurato dall'albero della croce : Bene autem navigane qui in navibus Christi crucem sicut arborem
praeferunt atque inde explorant flabra ventorum 1 6 0 .
La sorte ascetica della nave dell'anima soltanto un
caso particolare della nave della Chiesa, su cui sta la
159

PL 57, . 540 .
in De virginitate, 18, 118 (PL 16, 297 B). - Crucis velum nella
sua abbreviazione sineddocale ci gi noto dal testo di GIUSTINO
(cfr. sopra alla nota 99) e doveva essere tradotto semplicemente con
vela all'antenna della croce .
160
Explan. Psalm. 47, 13 (CSEL 64, p. 355, 1. 8-10). L'espressione
inde explorant flabra ventorum , dal punto di vista nautico, tecnica e richiama alla funzione del ceruchus, di cui gli Scholia di Lucano
ci hanno detto : inde venti probantur .

666

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

croce; lo abbiamo gi indicato pi sopra 1 6 1 . Sotto


l'immagine della nave dobbiamo intendere la Chiesa,
che naviga sul mare di questo mondo , dice lo Ps.AMBROGIO, e il vento della tempesta l'essere frustato dalle tentazioni . Il naufragio non deve essere
temuto, sino a che l'albero della croce resta in piedi:
Quia in arbore, id est in cruce, Christus erigitur 162 .
Cristo stesso l'Ulisse legato all'albero della nave,
come abbiamo gi visto 163 , e il cristiano sulla nave
della Chiesa lo imita, come continua volentieri P A O LINO DA N O L A , nel solco delle immagini del mito
omerico : Essi legano la vela del loro cuore con i
legami dell'amore, come con l'attrezzatura delle vele,
all'antenna della Croce : Cordis sui velum vinculis
caritatis ut funibus ad antemnam crucis stringunt 1 6 4 .
E ancor pi energicamente quando parla dell' antenna dell'amore : C o n il cordame della nostra fede
viene eretta, come albero della nave, l'antenna dell'amore, su cui possiamo stendere le vele della nostra
vita , rudente fidei nostrae arbor erigatur caritatis
antenna, et vitae nostrae vela sinuentur 1 6 3 . Nei racconti ascetici dei Padri del deserto incontriamo un
brano, che risuona come un'ultima eco di quelle rassegnate massime stoiche, che ricordavano di abbassare
l'antenna e di parare i colpi dei venti : Quando gli
uomini vanno in mare , dice l'asceta Sindetica, dilal

Cfr. sopra, pag. 554.


Sermo 46, 4, io (PL 17, 697 B). Qui precisamente la figura del
crocifisso all'albero della nave.
163
Sopra, a p. 446S. - H. R A H N E R , Griechische Mythen in christlicher Deutung, Zurigo 1957, 2 ed., p. 482S.
181
Epistola 23, 30 (CSEL 29, p. 186, 1. i8s).
1M
Epistola 23, 30 (CSEL 29, p. 187, 1. 35).
Ii2

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

667

spiegano le vele e cercano il vento favorevole al viaggio. Ma poi il vento contrario irrompe su di essi.
Ora i marinai immediatamente non offrono pi alcuna superficie a questo vento contrario insorgente,
oppure contro il vento, e cos ritrovano nuovamente
il corso giusto. Cos anche noi andiamo contro il
cattivo spirito del vento, mentre erigiamo la croce
per nostra vela: e cos evitando il pericolo che viene
da questo m o n d o , portiamo la nostra navicella in porto 166. Crucem pr velo erigamus: questa breve
frase racchiude tutta la storia della simbolica dell'antenna della croce.
Le testimonianze bastano per ora: anche in questo
capitolo rileviamo un certo sdrucciolamento verso la
maniera retorica, come ad esempio nelle limate e
ampollose frasi di Proclo : Alte s'innalzan le onde :
ma il pilota dal cielo. Duramente infuria il turbine:
ma la nave porta una croce (
). Strepitano le raffiche l'una contro l'altra:
ma la chiglia della nave rafforzata per l'eternit 1 6 7 .
FR. J. DOLGER, in un suo studio postumo 168 , ha espresso
l'opinione che la designazione della nave come portatrice di croce , che incontriamo nella predica bizantina dello P S . - M E T O D I O 1 6 9 (nel contesto di un florilegio retorico, che dipinge la conclusione della predica
come un approdo della nave portatrice di croce ),
dimostra che le navi dei Greci divenuti cristiani portavano semplicemente al posto delle divinit salvili De vitis Patrum, 5, 7, 18 (PL 73, p. 896 D).
' Oratio 17, 5 (PG 65, p. 813 B).
168

FR. J. DOLGER, Dioskuroi, in Antike una Christentum 6 (1950)


p. 284. - Cfr. sotto, alla nota 205.
9
" De Simeone et Anna, 13 (PG 18, 377 D ) .

668

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

fiche una volta venerate, una croce come segno


della nave. Potrebbe trattarsi di una forma oratoria
divenuta comune e, come vedemmo, gi usata da
Proclo, la cui origine va spiegata in base alla teologia dell'antenna della croce, proprio come in CRISOSTOMO, il quale parla della croce, che ora si pu
vedere su mare e su navi 17 . Il fidato simbolo dell'albero della nave, che la santa croce, risuona ancora,
senza bisogno di lunghe spiegazioni, in Agostino, nei
suoi pensieri sull'umilt del cristiano, che non scruta
verso l'ai di l, come fanno i Platonici con la teoria
della loro mistica visione, ma aspira sicuro all'approdo,
poich sulla nave della vita egli tiene strettamente abbracciata la c r o c e m . Un predicatore sconosciuto lo
ha imitato : Qui hoc mare magnum et spatiosum,
in quo sunt reptilia, quorum non est numerus, absque
naufragio transire desiderai, crucem sequatur, crucem
teneat, et eam non deserai, donec ad optatum salutis
portum perveniat 172 . Concludiamo il capitolo dell'ascesi della nave dell'anima e della sua antenna della
croce, con i pii versi tratti dal poema di VENANZIO
FORTUNATO sulla verginit:
Opto per hos fluctus animas tu Christe guarbore et antenna velificante Crucis,
[bernes
ut post emensos mundani gurgitis aestus
in portum vitae nos tua dextra locet 173 .
"' Centra Judaeos, 9 (PG 48, 826 B).
1,1
Tractatus in Ioannem, 2, 2, 3 (PL 35, 1389S). - De Trinitale,
4, 15, 20 (PL 42, gois). - Enanationes in Psalmum 31, 4 (PL 36, 259S),
ove si parla del giusto maneggio della vela di prua (artemon).
"* PS.-AGOSTINO, Sermo 247, 7 (PL 39, 2204 A).
"3 Miscellanea, 8, 6 (PL 88, 267 C).

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

669

Guida, Cristo, ti prego, le anime attraverso


[queste onde
con l'albero e l'antenna ornata di vele della croce,
sino a che la tua mano destra dopo la risacca
[del terreno vortice
ci accordi il riposo nel porto della vita eterna .

L'influsso dell'antenna della croce sul vocabolario sim


bolico e sull'arte. E naturale che un simbolo cos popolare
e cos saldamente affermato produca i suoi effetti su
altre immagini simboliche, che nella loro origine immediata non hanno nulla a che fare con il m o n d o nautico: ci avviene secondo le leggi psicologiche del
pensiero allegorico, di cui abbiamo gi parlato. Solo
in base alla storia letteraria del simbolo dell'antenna
della croce sin qui esposta possiamo ora affrontare il
problema archeologico di sapere se e in qual misura
anche l'arte cristiana abbia dato una forma visiva a
questo simbolo.
Parliamo perci in primo luogo di una serie di
rappresentazioni simboliche della teologia della croce
e della Chiesa, su cui solo pi tardi ha esercitato il suo
influsso l'elemento nautico dell'antenna del mistico
albero della nave: e proprio con ci, partendo da un
lato completamente inatteso, dimostreremo quanto sa
stato grande l'influsso esercitato dall'immagine dell'antenna della croce.
C' innanzitutto l'immagine della Chiesa coniata
da Paolo, quale sposa di Cristo senza macchia n
ruga (Ef 5,27). E. VON DOBSCHUTZ ha dimostrato,
con grande erudizione, che durante il periodo patristico questa espressione scritturistica stata intesa dalla

670

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

Chiesa e, pi tardi, particolarmente dalla Chiesa di


R o m a m . Ma egli non ha preso in considerazione
una linea per cosi dire laterale di questa storia, la quale
scorre, nascosta, in alcuni dimenticati rivoli del mare
dell'allegoria patristica; e proprio di questa particolare tradizione ci dobbiamo occupare ora, poich essa
diventa comprensibile soltanto in base al nostro simbolo nautico dell'antenna della croce. L'uomo antico,
soprattutto il latino, nella parola , ruga, udiva
non soltanto il significato proprio di ruga , ossia
piega della pelle, ma anche piega della tela . Cos
Petronio, a proposito della biancheria di tela, portata
troppo a lungo, dice : Vestes quoque diutis vinctas
ruga consumit 175 . E questa ia ragione per cui un
cristiano latino, leggendo le parole di Paolo, pensa
naturalmente anche alla tela della vela , che si gonfia
fresca e bianca sull'antenna a forma di croce delle sue
navi. Noi pensiamo ancor una volta alle vela in crucem
expansa di FESTO. E cos la ruga paolina riceve un significato nautico. AGOSTINO predica in un modo che
a prima vista sembra completamente incomprensibile
e sorprendente : Non vis habere rugam ? Extendere
in crucem. Non enim tantum opus est ut laveris [ci
in relazione alla precedente macula] sed etiam ut extendaris, ut sis sine macula aut ruga. Per lavacrum enim
auferuntur peccata: per extensionem fit desiderium
futuri saeculi, propter quod Christus crucifxus est 176.
Agostino non ci dice due cose, ma, se il testo deve
174
E. v. DOBSCHUTZ, Das Decretum Gelasianum in kritischem
Text hercmsgegeben una tmtersucht, iti TU 38, + (1912) p. 236S.
"* Saturai, 102, 12 (BUECHELER, p. 73, 1. 14).
"* Sermo 341, 11 (PL 39, 1501 A).

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

671

avere un senso, dobbiamo chiederci quali siano queste


due riserve inespresse: come pu mai il credente, che
non vuol aver alcuna ruga, essere steso sulla croce ?
E perch mai questa estensione significa aspira
zione verso la futura epoca del m o n d o , per cui Cristo
stato crocifisso ? Per la seconda domanda potremmo
rimandare a Fil 3,13 (ad ea vro quae sunt priora extendens meipsutn), e queste parole certamente risuonano
qui in qualche m o d o . Ma Vextendere in crucem, detto
senza ulteriori spiegazioni, resta incomprensibile, se
non lo spieghiamo nel significato simbolico nautico,
come venir steso sull'antenna della croce. C'incoraggia a ci un Anonimo latino, che spesso ha imitato
Agostino. In una predica, che viene ottimamente intitolata Discorso sulla nave della Chiesa, egli parla delle
tempeste delle onde della persecuzione, che vengono
scatenate contro la navicella della Chiesa dai potenti
di questo m o n d o : Super naviculam Christi grandis
unda consurgit. Sed in his tentationibus erigatur antenna, ut suspensa arbori crucem Christi figuret, hanc
christianus respiciat et non deficiat . Conformemente
alla tecnica navale, ci detto in m o d o del tutto plastico e giusto : Sia innalzata l'antenna, affinch, appesa
all'albero della nave, rappresenti figuratamente la croce
di Cristo . A questa antenna si appende ora la vela
da tendere, la tela lucente di bianco, che non ha alcuna
ruga : Huic ergo antennae, id est, cruci Christi, simplex conversatio et pura confessio tamquam candentia
vela religentur. Et haec vela nostra fluctibus abluantur,
vestique tendatur, ut sine macula et ruga inveniatur 1 7 7 .
"' P S - A G O S T I N O , Sermo 72, 2 (PL 39, 1884S). Per vesf i.s = vela
cfr. sopra, a p. 62S, nota 65.

672

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

Cos dunque va interpretato il rinvio agostiniano.


Nel medioevo ci si ancora serviti dell'immagine
della tela stesa sulla croce, senza pensare tuttavia alla
sua precisa origine dal simbolo dell'antenna a forma di
croce a cui sospesa la vela. Cos CASSIODORO si ricorda solo vagamente delle parole di Agostino : Sed
ut quidam ait: maculas nostras lavit in sanguine, rugas
etiam tetendit in cruce 1 7 8 . Anche l'introduzione
alla Storia dei Franchi, con la sua teologia patristica
della Chiesa promanante dal lato trafitto del Crocifisso, dice: Lymphis ablutam propter maculam, in
cruce extensam propter rugam 179 . Ancora BEDA 18
(se sua questa spiegazione dei salmi) ed un'opera
attribuita a torto ad U G O DI SAN VITTORE 181 riprendono la similitudine di Agostino : veste significa
la Chiesa, che stesa sulla croce: Ecclesia tensa in
cruce, ut non habeat peccati maculam et duplicitatis
rugam .
Una seconda serie di immagini proviene parimenti
da un gruppo di espressioni bibliche, che, per via della
psicologia associativa dell'allegoresi, pu essere abbracciato con lo sguardo in un solo simbolo: nel simbolo dei corni del Redentore apparso sotto forma
umana. Quando i Padri leggono nelle Benedizioni
di Giacobbe (Gen 49,6 LXX), tanto care a tutti gli
allegoristi, che Simeone e Levi avrebbero snervato
il toro con la loro arroganza , essi interpretano ci
della morte del Crocifisso : Avete ucciso l'autore
1,8
179
180
181

Commenta Psalterii, praefatio 13 (PL 70, 18 D ) .


GREGORIO DI TOURS, Historia Francorum, 1, 1 (PL 71, 163 D).
In psalmum 44 (PL 93, 721 B).
Miscellanea, 3, 16 (PL 177, 694 A).

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

673

della vita, come se si fosse trattato di un toro , dice


IPPOLITO 182 . Allo stesso m o d o egli spiega le parole
della benedizione di Mos alla discendenza di Giuseppe :
La sua bellezza come un toro primogenito (Deut
33,17). In questa rappresentazione del cornuto si
inserisce quella immagine tipologica prefigurativa del
Salvatore, che l'ariete, il quale pende con le corna
dal groviglio di spine (Gen 22,13) e v i risuonano le
parole di Abacuc : Corna sono nelle sue mani (Ab
3.4)
Ci si ricordi ora, che nella lingua nautica le estremit esterne dell'antenna vengono chiamate
e cornua, in totale conformit con il significato, desunto
dal regno animale, della parola , che designa
le corna distese per sentire. Gi ARTEMIDORO ha pa-

ragonato la struttura dell'antenna alle corna di un


toro. Cornu per i latini semplicemente antenna ,
come afferma il Glossario: antenna, , est
c o r n u 1 8 3 ; si pensi per esempio a quella descrizione
della nave da guerra con le sue superbe vele, che ci
viene fornita da Sino ITALICO: veoque superbo capaci
quum rapidum hauriret Borean, et cornibus omnis confligeret flatus 1 8 4 . La facilit con cui si poteva passare,
con il pensiero, dalle cornua dell'antenna alle corna
del toro, pu essere rafforzata inoltre da rappresen-

" Sulle benedizioni di Giacobbe, 14 (TU, 38, 1 (1912), p. 30,


1. 9). - Cfr. per ci anche TU 26, 1 (1904) p. 22. - Frammento 13
su Gen (GCS Ippolito I, 2, p. 57). - AMBROGIO, De patriarchis, 13
(CSEL 32, 2, p. 131).
183 Thesaurus ghss. emend., alla voce antenna (G. G O E T Z ) . - D A REMBERG-SAGLIO, Dictionnaire des Antiquits, Parigi 1887, v. 1, 2, col.
1511 A.
184
Punica, 14, 388-390 (BAUER II, p. 96).

674

L ' E C C L S I O L O G I A D E I PADRI

tazioni mitiche : Taurus era, in ricordo del ratto


di Europa da parte del Toro, un'insegna navale molto
185
popolare (, insigne) ; e Gerolamo ancora
si sentiva spinto a registrare questo avvenimento eu
ropeo nella sua cronaca mondiale : Europa a Cre188
tensibus rapta est navi cuius fuit insigne Taurus . In
ogni caso, dobbiamo immergerci con il pensiero in
questo m o n d o ronzante di relazioni e sensazioni, se
vogliamo comprendere come mai un TERTULLIANO,
nella sua polemica contro Marcione e i Giudei, possa
applicare a Cristo le parole di Deut 33,17, e ci con
similitudini spiccatamente nautiche. In Giuseppe, al
quale toccava questa benedizione, prefigurato il R e dentore: Sed Christus in ilio significabatur, taurus oh
utramque dispositionem, aliis ferus ut iudex, aiis mansuetus ut salvator, cuius cornua essent crucis extima. Nani et
in antemna, quae crucis pars est, extremitates cornua vocantur187. La stessa cosa si ritrova, sinanche un p
spiegata, nell'estratto, pure presentato dallo stesso Tertulliano nello scritto contro i Giudei: cuius cornua
essent crucis extrema. Nani et in antemna navis, quae crucis
pars est, hoc extremitates vocantur 188 . E se nella benedizione di Mos, Giuseppe viene chiamato unicornis,
anche ci si adempie nell'immagine della croce: unicornis autem mediae stipitis palus; con ci si esprime
l'albero della nave, come gi sappiamo dalle riflessioni di Tertulliano attorno ai supporti lignei degli
stendardi. Il Cristo crocifisso pende dunque dalle
186
Cfr. per ci FR. J. DOLGER, Dioskuroi, in Antike imd Chrstentum 6 (1950) p. 277.
186

Testo in G C S

187

Adversus Marcionem, 3, 18 (CSEL 47, p. 406, 1. 21-26).


Adversus Judaeos, io (CSEL 70, p. 303, 1. 47-49).

188

EUSEBIO VII,

1,

p.

53.

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

675

corna dell'antenna della sua croce. Questa immagine


resta profondamente impressa in seguito, anche se
spesso la nota nautica non vi risuona affatto. Il C r o cifisso ariete bicornuto nel roveto , quando ad
189
crucis cornua clavomm confixione pendebat . E questo
segno dell'Affisso alle corna della croce , come il
tropaion sulla nave della salvezza, il segno onorevole
della vittoria, che contrassegna misteriosamente tutto
il mondo nelle quattro direzioni: Cristo il Crocifisso
il grande cornuto , che rende vano l'appello mistico
al bicornuto Pan, come dice FIRMICO MATERNO in
una preghiera innica al Crocifisso: Tu, Christe, mundum ac terram extensis manibus, tu caeleste sustentas irnperium, tuis immortalibus adhaeret humeris salus nostra 190 .
Tutto il mondo appunto modellato dalla croce come
tropaion, onde AGOSTINO pu semplicemente dire,
richiamandosi ad Ab 3,4: Cornua in manibus eius sunt,
quid est nisi tropaeum crucis m . suoi discepoli ne hanno
ripetuto le parole sino al Medioevo 1 9 2 . A proposito
di questa allegoria, ISIDORO DI SIVIGLIA fa notare che
si tratta ancora come di un ricordo dell'antica imma
gine fondamentale dell'antenna: crux cornua habet: sic
enim duo Ugna compinguntur in se, cum speciem crucis
reddunt193. N o i pensiamo anche, che la reminiscenza
189
PS.-AGOSTINO, Sermo 6, 5 (PL 39, 1750). Anche qui il rinvio
ad Is 9,6, ossia il trofeo che riposa sulle sue spalle come dominio.
180
De errore prof, rei., 21, 3-6 (CSEL 2, p . n o s ) . - Cfr. anche
E. STOMMEL, , in Rmische Quartalschrift
48 (1953) P 21-42.
191
De civitate Dei, 18, 32 (CSEL 40, 2, p. 313, 1. 22s).
182
Cfr. ad esempio FAUSTO DI R I E Z (CSEL 21, p. 297, 1. 19-21);
MASSIMO DI T O S I N O (PL 57, 3 5 6 B ) ; R A B A N O (PL 112, 903 B ) ; R u PERTO DI DEUTZ (PL 167, 1618 B).
193
Quaestio in Vetus Testamenti)!, 18, io (PL 83, 251 B).

676

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

dei suoni nautici della parola ancora vivente,


quando i Padri greci parlano della croce quale corno
della Chiesa . A ogni modo, ci vale di una lode
innica alla croce che lo PS.-CRISOSTOMO prende a
cantare, servendosi completamente del vocabolario del
tropaion : La croce del Signore si trasformata in
un'arma della vittoria, che sostiene un tropaion, in
un'arma dell'Imperatore, contro cui non ci si solleva
pi, in un'antenna della Chiesa (' ),
salvezza dei credenti 1 9 4 .
Accenniamo ancora, almeno nelle linee esterne,
ad un'ultima serie di immagini, che si forma a partire
dalla rappresentazione fondamentale del tropaion del
l'antenna a forma di croce (per una pi precisa esposizione rimandiamo al prossimo capitolo, dato che il
tema troppo ricco e troppo importante per la comprensione delle immagini patristiche, sino all'arte medievale).
Si tratta della strana dottrina del mistico segno della
lettera Tau, che Dio, secondo Ezechiele (9,4), ordin
di disegnare sulla fronte dei salvati. Questo segno
alfabetico risulta per in greco come se fosse formato
da due stanghe : asta , che nello stesso tempo rap
presenta un iota, ed una piccola asta trasversale, che
gli viene scritta sopra: ancora una volta, l'almanaccare
164
Oratio in crucis adorationem (PG 52, 836). - Cfr. gi T E O D O RETO, Interpr. Psalmi 91, 11 (PG 8 0 , 1 6 2 0 B ) :
. - Traducendo antenne
della Chiesa siamo certamente consapevoli che in senso
biblico p u significare anche corno , dunque forza . Ma noi
pensiamo che proprio la vicinanza di pensiero e di immagine del
simbolo del trofeo della croce condiziona l'antica rappresentazione
nautica dell' antenna intatta della Chiesa.

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

677

nautico dei Padri della Chiesa gi nella sfera dell'albero della nave con la sua antenna. Ancor pi: proprio
questa lnea trasversale, che trasforma lo iota in tau,
chiamata dai Greci , e ci, gi in base al
suono della parola, ricorda l'antenna che posta di
traverso all'albero e con esso forma il segno della croce.
Per i Greci il segno tau significa il numero trecento.
E qui converge tutto un complesso di ricordi scritturistici: trecento era la sacra cifra della misura dell'arca,
la nave della salvezza (Gen 6,15); trecento erano gli
uomini con cui Gedeone strapp la vittoria (Giud
7,6.7). In Ezechiele pertanto il tau sulla fronte dei
salvati significa trecento. Questo segno per risulta
da iota e dalla keraia, e il Signore stesso ha detto che
nessuno iota e nessuna cheraia della legge passer
(Mat 5,18); tutto ci dunque un richiamo al mistero
del segno salvifico della vittoria, che la croce in forma
di albero e antenna. E finalmente: questa semplice
forma fondamentale di croce che colpisce gli occhi
nella sua figura a quattro pezzi in linea orizzontale
e in linea verticale, ricorda all'allegorista le parole
di Paolo circa l'altezza, la profondit, la larghezza e
la lunghezza (Ef 3,18) dell'amore di Dio che diviene
visibile sulla croce. Questo tropaion che sovrasta tutto
il cosmos, che raduna i quattro elementi, che tiene
insieme i quattro confini della terra, la croce. A nostro
parere non sussiste alcun dubbio che il pensiero fondamentale, che raduna questi simboli, lontani l'uno
dall'altro, nell'unit di una teologia della croce, la
rappresentazione verbale di come segno al
fabetico e come antenna, sia anche dalle allegorie, gi
immerse nel nautico, della nave della salvezza dell'arca

678

L ' E C C L S I O L O G I A D E I PADRI

di Noe costruita con legno di croce (anche su di ci


un capitolo proprio apporter in seguito le prove opportune) . In uno dei pi antichi trattati, che si occupano
esplicitamente dell'allegoria dell'Arca, GREGORIO DI
ELVIRA dice: Mensura vero arcae trecentorum cubitorum longitudo figuram dominicae crucis evidenter
ostendit: trecenti etenim apud Graecos tau littera
signantur, quae littera cum unum apicem quasi arborem erectam facit, alterum vero ut antemnam in capite
extensam, crucis utique habitum demonstrabat 195 .
Dall'accenno di Gregorio ai Greci, gi si vede che
questa allegoria si formata in primo luogo nella
Chiesa orientale, poich soltanto per il Greco cosa
comprensibile passare dal numero trecento alla simbolica della forma della lettera tau; inoltre per i Greci,
alla vista della lettera alfabetica tau, pi facile concepire, in base alla somiglianza della parola ,
la linea trasversale come un'antenna. Gregorio di Nissa
lo ha esposto esplicitamente in connessione con la
allegoria nautica (conosciamo gi parzialmente il passo) 19e : La linea della lettera tirata dall'alto in basso
rappresenta un iota. Il trattino, che vi si scrive sopra
di traverso, chiamato : e ci pu essere appreso gi dai marinai, poich il legno, che viene posto
di traverso all'albero della nave e da cui si fa pendere
la tela della vela, detto . Ci indica, come
un'immagine enigmatica e una somiglianza, la figura
della croce 197 ; oppure come egli continua in un altro
1,5

De arca Noe ( W I L M A R T , p. io, 1. 188-192).


" Cfr. sopra, a p. 636.
1,7
Oratio 1 (PG 46, 624 D; 625 A). Cfr. il medesimo concetto
anche in C R O M A Z I O , In Matthaeum, 5, 18 (PL 20, 344 A ) ; cos pure
in PS.-GEROLAMO, In Marctim, 15 (PL 30, 638 A ) : Navis per maria

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

679

passo: in ci vediamo l'altezza, la profondit (l'iota)


la larghezza e la lunghezza (antenna) del mistero della
croce 1 9 8 . La sapienza latina dei retori imita i Greci
in questa arte delle parole. Cos nei suoi Idilli, A U SONIO presenta la lettera tau, che parla cos: Malus
ut antemnam fert vertice sic ego sum Tau 1 9 9 . Ci
appartiene esattamente anche al patrimonio della
teologia latina della croce. nuovamente GREGORIO
DI ELVIRA, che ne parla nella spiegazione allegorica
dei trecento eroi di Gedeone : Trecenti enim apud
Graecos tau littera signantur. Quae littera cura unum
habeat apicem quasi arborem passionis erectam, aiterum in capite quasi antemnam extensam, crucis utique
manifestum signum ostendit 200 . Come si vede bene,
Gregorio ripete se stesso con questa piccola trovata
tanto cara all'allegoresi. PAOLINO DI N O L A potrebbe
averlo appreso da lui. Egli esalta il mistero della figura
della croce con questi versi:
Forma crucis gemina specie componitur : et
antemnae speciem navalis imagine mali
[nunc
sive notam Graecis solitam signare trecentos
explicat existens, cura stipite figitur uno,
quaque cacumen habet, transverso vecte iuga[tur 201 .
Basti quanto abbiamo detto. A partire di qui la
dottrina del mistico Tau come segno della croce vitantenna cruci similata suffiatur. Tau littera signum salutis et crucis
describitur .
198
Centra Eunomum, 5 (PG 45, 696 B C ) . Cfr. anche Catech.
magna, 32, 2 (PG 45, 81 B).
188
Idyllia, 12 (PL 19, 901 D ) .
M0
Tractatus Origenis, 14 (BATIFFOL, p. 153, 1. 6-10).
201
Carmen 19, 6i2-6it (CSEL 30, p. 139).

680

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

toridsa ha conosciuto un ricco impiego sino al


medioevo. Un fastoso discorso bizantino sul tropaion della santissima croce parla ancora dell'antenna posta di traverso, che trasforma l'incorruttibile
iota della Legge nel Tau del segno salvifico della
croce 202 .
Prima di chiudere questo studio, ancora un breve cenno ad alcuni vantaggi che esso pu offrire all'archeologia dell'antica simbolica cristiana della nave, anche
se, come stato detto pi sopra, non osiamo emettere
un giudizio definitivo sulle molteplici questioni dell'interpretazione archeologica, neppure in rapporto alla
scultura nautica: il nostro compito consiste nel presentare modestamente s, ma, ove possibile, anche
esaurientemente, il materiale letterario agli archeologi.
Bisogna ammettere che la materia sin qui presentata
si distingue ad esempio, dalla povert patristica con
cui Wilpert ha dimostrato la sua spiegazione dell'immagine della nave raffigurata nella cappella del sacramento del cimitero di Callisto 203 . Per quanto ci
dato sapere, anche negli ultimi tempi non si scritto nulla di definitivo sull'archeologia dell'immagine
della nave; un grande contributo fu portato da G.
STUHLFAUTH e Fu. J. DOLGER, che danno un catalogo delle rappresentazioni navali su sepolcri 204 ; nei
suoi studi postumi, Dolger fornisce delle integrazio202
TEOFANE CERAMEO, Homilia 4 in exaltationem Crucis (PG 132,
201 B C ) .
203
J. W I L P E R T , Die Malereien der Katakomben Roms, Friburgo
1903, testo p. 419-421: parte illustrata, tav. 39, 2.
204
G. STUHLFAUTH, Das Schiff ah Symbol der altchristlichen Kunst,
in Rivista di Archeologia Cristiana 19 (1942) pp. m - 1 4 1 . - FR. J.
DOLGER, Sol Salutis, Minster 1925, 2 ed., p. 282-286.

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

681

ni 205 . L'archeologia odierna dovrebbe farsi istruire ancor pi dalla patrologia 206 . Nel campo dei simboli nautici dell'arte cristiana antica, gli studiosi dei secoli XVI
e XVII ne sapevano molto di pi, anche quanto a documentazione patristica, bench soltanto oggi sia possibile utilizzarla criticamente. Si pensi soltanto ad un
BOLDETTI all'inesauribile MAMACHI 2 0 7 .

Abbiamo cos indicato in quale direzione sembra


andare, a nostro parere, il risultato dei due capitoli
sull'antenna della croce. In primo luogo abbiamo
indicato come vadano interpretate le immagini dei
sarcofaghi con Ulisse all'albero della nave 208 . In seguito presenteremo il materiale riguardante la simbolica della navicella di Pietro; la storia dei testi accompagner le rappresentazioni in immagini, dal rilievo
del sarcofago di Spoleto sino alla Navicella di Giotto 209 .
Nello studio sulla nave della Chiesa costruita col legno
della croce, abbiamo esaminato la questione archeologica discussa da GARRUCCI sino a DLGER, e cio
se la nave rappresenti Cristo. La simbolica dell'antenna
della croce, qui documentata, dovrebbe aver risolto
MS
Diosfewroi. Das Rziseschiff des Apostels Paulus una seine Schiitzgtter, in Antike und Christentum 6 (1950) p. 276-285. - Cfr. la nota
posta all'inizio di questo lavoro, ove vengono citati gli studi di Dolger
sulla storia del segno della croce.
20
C o m e caso esemplare citiamo qui J. FINK, Ne der gereckte,
Miinster 1955. Cfr. la recensione di questo lavoro fatta da H. R A H N E R ,
in Zeitschrift /tir katholische Theologie 80 (1958) p. 446-451.
207
M. A. BOLDETTI, Osservazioni sopra i Cimiteri de' santi Martiri
e antichi cristiani, R o m a 1720, v. 1, p. 36OSS. - T H . M A M A C H I , Origines et antiquitates christianae, R o m a 1846, v. 3, p. 68ss. Per altri studi
pi antichi sull'archeologia della nave della Chiesa, cfr. sopra, a p.
397, nota, 1.
208
Cfr. sopra, p. 45OSS.

209 V e d i p i a v a n t i ,

p.

817S;

863.

682

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

la questione. Ci che l'antichit e il cristianesimo dicono sulla forma umana dell'albero e dell'antenna
e suYadfixi hominis facies (per parlare con M I N U C I O
FELICE) 2 1 , che l'antico cristiano naturalmente collega
alla croce dell'antenna della sua nave, appartiene alla
preistoria dell'archeologia, in molti punti ancora cos
oscura, della rappresentazione plastica del crocifisso.
In m o d o simile abbiamo esposto almeno gli inizi e
il compendio di quella rappresentazione, cos importante anche archeologicamente, del segno della croce
come mistica lettera alfabetica Tau (l'esposizione completa nel capitolo seguente). A partire di qui (dunque,
dalla forma della croce come antenna e anche come
Tau), sar abbordata la questione della forma della
crux commissa itnmissa, di cui si gi occupato nel
secolo XVII il lettissimo H. KIPPING, che, a proposito
della croce, dice: Patibulum hoc antenna est alio
nomine, quia expanditur transversa, uti in malo navis 2 n . La lista patristica dei segni della croce presenti nella natura (essa inizia con Giustino, e giunge,
attraverso Tertulliano e Minucio Felice, sino a Gregorio di Elvira, per fare soltanto alcuni nomi) : ali
di uccello, figura umana nuotante, stendardo, timone
del carro, e altri, soprattutto per la forma dell'albero
della nave con la sua antenna: una lista nota all'archeologia antica ed ha trovato una rappresentazione
in una bella incisione in rame in JUSTUS LIPSIUS 212 .
110
Cfr. A. GHILLMEIEE, Der Logos am Kreuz, Monaco 1956,
p. 68, nota. z.
211
H. KIPPING, Liber singularis de Cruce et Cruciami, Brema 1671,
P- 124
212
JUSTUS LIPSIUS, De Cruce libri tres ad sacram profanamqm historiam uliles, Anversa 1629, p. 27.

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

683

Nel suo studio sulla simbolica della croce nell'antichit,


CLAUDIUS SALMASIUS ha scritto brevemente e con
esattezza : Lignum est in summo mali transversarium,
e quo dependent vela vel quibus vela involuta sunt.
Extremas partes antennae cornua vocari notant Grammatici. Propter illa duo cornua, quae sunt extremitates
vel extremae partes, Graecis dicitur anten
na 2 1 3 . Si pensi, per limitarci ad un esempio, alla
corniola nel Museo Kircheriano, della quale hanno
scritto GARRUCCI 2 1 4 e ZCKLER 215. La forma arcaica semplice, in cui rappresentata l'antenna della croce
su questa immagine di nave, non lascia alcun dubbio,
che abbiamo a che fare con quella simbolica, che cercammo di dimostrare letterariamente. Persino l'ucello
che sta sull'antenna spiegabile in senso escatologico
sepolcrale: si pensi agli uccelli che in PETRONIO si posano sull'antenna della nave che entra pacificamente
in porto (l'uccello dell'anima sull'antenna della navicella della vita significa pace e arrivo nell'approdo dell'ai
di l. La stessa cosa vale certamente di una pietra tagliata del Britisch Museum, che riproduce una croce
sulla prua della nave (galre, trirme, une croix
la proue, les voiles cargues) 216 ; il nostro artemon,
la vela anteriore e a forma di croce, per significare
213

C L . SALMASIUS, Epistola de Cruce (allegata a THOMAS B A R -

THOLINUS, De latere Christi aperto dissertatio, Lugduni Batavorum


1646, p . 233).
214
R. GARRUCCI, Appendice di notizie archeologiche, in La Civilt Cattolica 28 (1857) p. 731-739.
215
O. ZCKLER, Das Kreuz Christi. Religiongeschichtliche uni
kirchlicharchdoiogische Untersuchungen, Giitersloh 1875, p. 143. Cfr.
ora G. STUHLFAUTH, op. cit., p. 124 e 134S, sulla genuinit dubbia
di questa gemma.
D A C L VI, 1 (1924) col. 836, fig. n. 5045.

684

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

il rapido viaggio della nave della vita. Pensiamo ad


AGOSTINO, che rimprovera l'uomo, che tiene abilmente
in mano 'artetnon, e che tuttavia non giunge all'approdo. FR. FICORONIUS ha descritto e spiegato un'altra
gemma con rappresentazione cristiana della nave; qui
albero e antenna sono rappresentati senza accessori nautici come croce, per cos dire il simbolo nella forma pi
pura, e la spiegazione dice appropriatamente: Crux
illa navi superposita nihil aliud est quam ipsius navis
malus cum antenna transversa, unde carbasa suspenduntur 217 . Dai risultati del nostro studio possiamo
ora anche correggere la descrizione che viene data
dagli archeologi, quando parlano della famosa lanterna
navale di Valerio Severo Eutropio negli Uffizi di
Firenze. WILPERT nella Kraus'schen Realenzyklopdie ha
detto : La chiara forma di croce dell'albero qui
riconoscibile soprattutto per il fatto che la scritta:
Dominus legem dat... proprio come il titolo della croce,
fissato sull'asse trasversale del pennone della vela 218 .
Ci corrisponde esattamente alla descrizione data pi
tardi nell'opera sui mosaici romani: L'albero porta
una vela con la scritta: Dominus legem dat219. In
realt, la scritta non sulla vela, ma l dove gli antichi
immaginavano che si trovasse il carchesium anche
la vela di cima; e questa , come vediamo, una simbolica evidentemente voluta: la scritta con la benedizione che il Signore d dall'altezza dell'ai di l, si
117
FRANCISCUS FICOHONIUS, Gemmile antiquae litteratae aliaeque
rariores, Roma 1757, p. 105, alla tavola XI, fig. 8.
!l8
FR. X. KRAUS, Real-Enzyklopdie der christlichen AHertmer,
Friburgo i88<5, v. 2, p. 731.
,1
* J. WILPERT, Die ramisene Mosaiken und Malereien, Friburgo
1916, testo, v. 1, p. 731.

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

685

trova sulla cima della nave, che noi conosciamo, sin


dai tempi d'Ippolito, come la raffigurazione dell'esser
giunti nell'eterno. Perci possiamo interpretare l'antenna a forma di croce, chiaramente visibile sulle
immagini sepolcrali di navi, la cui lista ci stata presentata da STUHLFAUTH, come simbolo della salvezza
che elargita definitivamente al morto.
Siamo alla fine della nostra navigazione attraverso
la simbolica patristica dell'antenna della croce. Anche
nel medioevo non si dimenticato ci che i Padri
della Chiesa avevano detto a proposito di questo mistero dell'immagine della croce. La navicella della
Chiesa semplicemente la croce del Signore: navicula
aux Christi, dice RABANO 22 , e la forma di croce del
simbolo comprensibile ora che conosciamo le fonti
di questo mondo d'immagini. La croce viene rappresentata con nave e con legno , diceva NICEFORO
CALLISTOS nella dedica della sua storia della Chiesa,
noi navighiamo su questo mare cattivo del mondo
con una vela appesa alla croce (
221
) . Nella liturgia bizantina l'ini
zio del digiuno solenne viene celebrato con queste
parole : Forniti di ali mediante la vela della croce,
222
dirigiamo la nave salvifica durante questo periodo .
In BEDA la Chiesa semplicemente albero della
passione : Navis est sacratissimae passionis ipsius
220
AUegoriae in S. Scripturam (PL 112, 1005 A). - Cfr. anche
Commcnt. in Matthaeum, 3, 8 (PL 107, 863 CD). - De Universo, 20,
39 (PL i n , 554 C).
*2 Eccl. historiae dedicatiti (PG 145, 580 C).
22! Testo presso J. GEETSEH, De S. Cruce, Ratisbona, 1734, v. 3,
P- 334-

686

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

arbor 223 . Cos quasi alla lettera, anche in ANSELMO


DI LAON 224 . In modo ampio e indimenticabile per il
tardo medioevo, O N O R I O D ' A U T U N ha esposto la simbolica dell'albero della croce ed ogni parola che egli
dice proviene dalla tradizione patristica, ancora una
volta compresa in m o d o nuovo dalla tendenza simbolica di questo grande conoscitore di simboli. Il salire
di Cristo sulla navicella (Mat 8,23: ascendente eo in
naviculam) ha per lui lo stesso significato dell' innalzamento dell'albero della croce in mezzo alla Chiesa
(come un ultimo eco di Ippolito) : Navicula est
sanctae crucis vexillum, qua de salo huius saeculi per
Christi passioner vehimur ad tutae stationis tranquillum. In hanc Dominus " ascendit ", dum pr mundi
salute crucem subit 225 . Questo vexillum egualmente,
secondo la sua forma nautica, la mistica lettera alfabetica T a u 2 2 6 . Croce semplicemente albero della
nave e con questa immagine si presentano ancora
una volta tutte le immagini nautiche, che abbiamo
conosciuto nel corso di questo studio : Haec crux
etiam malus navis Ecclesiae dicitur, in quam velum
fidei appenditur, honorum operum rudentibus hinc
inde tenentibus: et sic Ecclesia ligno vecto flamine
Spiritus Sancii turgentes mundi fluctus secura transnavigat et optatum perennis vitae portum gaudens
applicat 227 . Iniziammo pi sopra 228 il nostro studio
sulla Nave della Chiesa con un catalogo nautico
223

Expositio in Marcum, 2 (PL 92, 173 D ) .


Enarr. in Matthaeum, 8 (PL 162, 1324 D; 1325 A).
Speculimi Ecclesiae (PL 172, 912 BC).
" Speculum Ecclesiae (911 B; 945 B).
227
Speculum Ecclesiae (944 D ) .
228
Cfr. sopra, a p. 315-325.
224

225

LA CROCE COME ALBERO E ANTENNA

687

dei paragoni patristici: in Onorio tutto viene ancora


una volta messo a fuoco come in uno specchio ustorio,
che fa risplendcre i raggi della dottrina patristica, le
cui espressioni tecniche ISIDORO DI SIVIGLIA ha cercato
di raccogliere 2 2 9 : Marc est hoc saeculum multis
amaritudinibus turbidum. Navis est Christiana religio.
Velum fides. Arbor crux. Funcs opera. Ventus Spiritus Sanctus. Portus aeterna requies 2 3 . Dovrebbe
essere esatto dire che i versi del cosiddetto EZZOLEICH,
che secondo la tradizione manoscritta dovrebbero essere considerati come inseriti nel canto fiorito nel 1065,
risalgono immediatamente al modello di Onorio 2 3 1 .
I due semplici richiami di J. KELLE al catalogo simbolico-nautico dell'Opus imperfectum in Matthaeum232
a noi gi noto da quanto detto sopra, e a BEDA 2 3 3
non bastano pi ora, dopo il materiale presentato qui,
per scoprire le fonti della poesia. C o m e vediamo, la
tradizione pi ricca e pi viva. Proprio per la nostra
strofa, inoltre, il rinvio alla poesia di Rabano De laudibus sanctae crucis non utile, poich questi simboli
nautici non vi vengono nominati. Il testo dei versi,
qui presi in considerazione, il seguente:
Crux Salvatoris
du unser segelgerte bist.
disiu werlt elliu ist daz meri,
min trehtn segei unte vere,
Etymol, 19, 1-3 (PL 82, 661-669).
Scala caeli maior, 1 (PL 172, 1230 C ) .
231
Sitzunberichte der Akademie der Wissmschajten Wien, Hist.
phil. Klasse 129 (1893) p. 35 (E. KELLE).
233
Opus imperfectum in Matthaeum, Homilia 23 (PG 56, 755).
Cfr. sopra, a p. 525.
233
Expositio in Marcum, 2 (PL 92, 174).
230

688

L'ECCLESIOLOGIA D E I PADRI

diu rehten werch unser segelseil,


di rihtent uns d vart heim 234 .
(Dalla trascrizione in buon tedesco, data da A.
Salzer, abbiamo il seguente testo):
Croce del Salvatore,
tu sei il nostro pennone.
Questo mondo il mare,
mio Signore, tu sei vela e barcaiuolo,
le opere buone sono le gomene,
che guidano il nostro viaggio verso la patria 2 3 5 .
Proprio il paragone delle buone opere con le go
mene della vela potrebbe far pensare precisamente
a Onorio, ove dice: funes opera. Conci, I'EZZOLEICH
chiude, come un'ultima melodia, il bel coro dei Padri,
che ci hanno cantato la lode della verga della vela
della croce .
Era un pensiero caro alla tarda retorica antica terminare una predica una poesia con il pensiero di una
felice navigazione. L'ignoto bizantino, a cui dobbiamo
il bel discorso su Simeone ed Anna, guida la nave
crociata del discorso nel porto dell'Amen 2 3 6 . L'an
glosassone ALDELMO termina la sua poesia sulla vergi
nit con l'immagine dell'antenna, che adesso viene
abbassata con le funi della vela. E con queste sue pa234
Testo, in Kleinere deutsche Gedichte des XI. urici XII. Jahrhunderts, a cura di A. W A A G , Halle 1916, p. 15S. - Per l'espressione Segelgerte cfr. J. DIEMER, Deutsche Gedichte des 11. und 12. ahrhunderts, Vienna 1849, p. 312, 12. - M. LEXER, Mittelhochdeutsches Worterbuch, Lipsia 1876, v. 2, p. 846.
235
A. SALZER, Illustrerie Geschichte der deutschen Literatur, Vienna
(s. d.), v. 1, p. 117S.
!3t
PG 18, 377 D .

i.A CROCE COME ALBERO E ANTENNA

689

role concludiamo anche noi il nostro viaggio, che


abbiamo iniziato a vele spiegate :
Turgida ventosis deponens carbasa malis
antemnasque simul solvens de parte rudenftum 237 .

37

De Virginitate, 2807S (MG Auct. Antiqu. 15, p. 467).

5IL MISTICO TAU

Chi ci ha seguito sin qui sugli intricati sentieri


della simbolica patristica dell'antenna crucis, ha compreso che solo cos possiamo giungere ad una conoscenza
veramente precisa della teologia della croce, che si
nasconde dietro a queste immagini. Ci ci incoraggia
a seguire sino alle ultime diramazioni, una pista laterale ancor pi tortuosa dell'allegoresi patristica: la dottrina del significato mistico della lettera greca Tau.
Abbiamo gi accennato pi sopra alla connessione di
questa simbolica con quella dell'antenna della croce e
in quella occasione abbiamo promesso una trattazione
esauriente 1. La presentiamo qui, anche se sembra allontanarci per un momento dalla tematica nautica della nostra ricerca: in realt, tutte le deviazioni di questo mo1
Cfr. sopra, a p. 676S. - Cfr. perci, E. DINKLER, Zur Geschichte
des Kreuzessymbols, in Zeitschrift ftir neologie una Kirche 48 (1951)
148-172. - IDEM, in Neutestamentliche Studienfiir R. Bultmann, Berlino
1954, p. 110-129: l'invito di Ges a portare la croce. - A. GRIIXMEIER,
Der Logos am Kreuz, Monaco 1956, p. 76, nota 30. - J. R I V I R E ,
Trois cent dix-huit, in Recherches de Thol. Ancienne 6 (1934) 349367. - Per tutto ci che segue rimandiamo ancora una volta al lavoro
postumo di FR. J. DOLGER, Beitrdge zur Geschichte des Kreuzzeichens,
in Jahrbuch fiir Antike una Christentum I (1958) 13-17.

692

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

vimentato labirinto ritornano in modo sorprendente al


punto di partenza.
La lettera Tau (corrisponde al semitico Taw) nella
cultura greca indica anche il numero trecento. Essa con
siste di una linea basilare, simile allo iota, e del trattino
trasversale postovi sopra che veniva chiamato ;
esso richiama sia nell'minagine che colpisce l'occhio,
come pure nel suono orale, l'Albero della nave e la
sua antenna trasversale e, per conseguenza anche la
croce. Di qui la facilit con cui un Gregorio di Nissa 3
e i Greci che lo seguono 3 vedevano nella forma della
lettera Tau un simbolo della croce. Perci anche le
parole del Signore (Mat. 5,18), secondo cui neppure
uno iota una keraia della legge passeranno, venivano
applicate al mysterium della croce, proprio perch iota e
keraia, messe insieme, costituiscono il Tau, che sembra
una croce e, con ci, un albero e un'antenna. Pensiamo
ad AUSONIO, che metteva queste parole in bocca al
Tau: Come l'albero della nave porta la sua antenna
trasversale, cos io sono il Tau 4 . Dato che anche
nella Volgata Latina le parole di Mat 5,18 han conservato l'antico suono (Iota unum aut unus apex non praeteribit), ai Padri latini viene in mente talvolta una spiegazione simbolica, che tacitamente presuppone la consapevolezza che dalle due lettere, dallo iota e dall'apex,
risulta un Tau, che simile al segno della croce. Cos
un CROMAZIO DI AQUILEIA: In hoc iota vel apice
5
Cantra Eunomium 5 (PG 45, 696 BC). - In resurrectionem Oratio 1
(PG 46, 624 D).

" TEODORBTO, Historia Etc., 4, 9, 15 (GCS, p. 246, 1. 1). - TEO-

FANE CERAMEO, Homilia 4 in Exaltationem Crucis (PG 132, 201 BC). TEODORO PRODROMO,
4

Miscellanea

(PG

133, 1234 B).

Idyll., 12 (PL 19, 901D) = Technopaegnion 12 (MG Auct


Anticju., 5, 2, 138).

IL MISTICO TAU

693

legis etiam sacramentum crucis possit intelligi, quia iota


et apex quandam in se imaginem crucis ostendunt,
quae a lege ac prophetis praedicata nulla ratione poterai praeteriri 5. Allo stesso tempo l'immagine della
lettera Tau spinge chiunque sia stato educato grecamente a pensare, assieme all'antenna della croce, anche al numero 300; e immediatamente si aprono tutte
le porte dell'arte del ragionamento dell'allegoresi: i
300 gomiti dell'Arca (Gen 6,15), i 318 servi di Abramo (Gen 14,14), i 300 uomini di Gedeone (Giud 7,6),
i 300 denari dell'unguento prezioso (Mar 14,5): tutto
diventa allusione alla croce come mistico segno Tau,
la lettera della salvezza. Che oltre a ci, spesso risuoni
insieme anche la rappresentazione nautica del Tau come albero con antenna, lo abbiamo gi veduto pi
sopra in PAOLINO DA NOLA e in GREGORIO DI ELVIRA 7 .
Ci diventa anche pi chiaro presso l'Anonimo spirituale del secolo V, che ha composto il Commento al
Vangelo di Marco falsamente attribuito a Gerolamo. In
una serie di immagini, corrente gi sin dai tempi di
Minucio Felice, egli vede il segno del mistero della
croce scolpito in tutta la struttura del mondo: nelle
quattro direzioni celesti che si intersecano a vicenda,
nel volo degli uccelli, nella figura dell'uomo che nuota,
nella nave con la sua antenna e nella lettera alfabetica
Tau : Navis per maria antenna cruci similata sufflatur,
Tau littera signum salutis et crucis describitur 8 .
5

Tractatus in Matthaeum, 6 (PL 20, 344 A).


Carmen 19, p. 612-616 (CSEL 30, p. 139).
7
Tractatus Origenis, 14 (BATIFFOL, p. 153, 1. 6-10). - De arca Noe
( W I L M A R T , p. i o , 1. 188-192).
8

P S . - G E R O L A M O , In Marcum, 15 (PL 30, 638 A ) .

694

L ' E C C L S I O L O G I A D E I PADRI

Da ci vediamo: le due serie di immagini dell'antenna della croce, che sembra un Tau, e della lettera
alfabetica Tau, che nella sua somiglianza alla croce
significa anche trecento, stanno l'una fianco all'altra.
Nautica e gematria divenuta cristiana (di cui subito
parleremo pi a fondo) si condizionano a vicenda. Ma
ora dobbiamo seguire il m o d o in cui la simbolica
della croce della lettera Tau diventa indipendente e
perde la connessione con la simbolica nautica, per
alimentarsi a tale scopo a fonti diverse e nuove del
pensiero antico.
Questo processo si sviluppa sotto il potente influsso
di un'immagine profetica, che attrasse lo sguardo dei
teologi simbolici della patristica e della scolastica primitiva con la stessa irresistibilit dell'immagine dell'albero e della croce, vista nel loro ambiente culturale.
E la visione di Ezechiele profeta (9,4) che vede lo scrittore celeste vestito di lino e ode il comando divino:
Vanne attraverso al centro della citt, attraverso E1
centro di Gerusalemme, e disegna un T a w sulla fronte
degli uomini, che sospirano... . I L X X traducono
questo testo quasi parafrasandolo:

. E Gerolamo, pi
precisamente : Transi per mediam civitatem in medio
Jerusalem et signa tau super frontes virorum gementium . Ma Origene gi leggeva in Aquila e Teodozione,
in opposizione ai L X X , che in luogo del sen
za significato si traduce meglio con t a u 9 . Cos anche
nell'Itala di quando in quando si tradotto volentie-

Setecta in Ezechielem, 9 (PG 13, 800 D ) .

IL MISTICO TAU

695

ri il Cesto : Transi mediarti Jerusalem et scribe signum


tau in frontibus virorum qui germini 10 . La forza
immaginifica di questa visione di Ezechiele penetra
adesso nel mondo della teologia della croce, che sino
ad ora stato nautico, si nutre di esso, ma si rende
indipendente sotto l'influsso determinante della tarda
gematria giudaica e dei simbolismi greci della lettera
Tau. Presenteremo ora questo sviluppo della spiegazione patristica di Ez 9,4. Naturalmente non si son
mai dimenticate le connessioni originarie del significato del mistico Tau con la simbolica nautica. Ancora
RABANO MAURO lo sapeva nel suo libro De laudibus sanctae crucis, ripieno del tesoro di immagini patristico, quando si rivolge cos alla croce: Ezechiel
vero T, tau litteram, tuam effigiem similantem, super
frontes virorum gementium et dolentium esse positam
asseverat... sic tu quoque, sancta crux, virtus firma,
laus praecipua et navis seu portus fidelissimus in sublevando totius orbis naufragium n. Cos pure nella poesia corrispondente alle sue artificiose figure della croce:
Hiezechiel cernit visu Tau signum
eruere plebem atque crucis ducentis ad instar,
sic tu, sancta salus, virtus es visa prophetis
es placita superis, crux, huic es navita mundo 12.
10

P. SABATIER, Bibliorum Saaorum Latinae Versiones antiquae,


Reims 1743, v. 2, p. 769.
11
De laudibus s. Crucis, 2, 26 (PL 107, 291 BC).
12
lui, 1, figura 26 (PL 107, 251 B). - . . MEYER, Crux, decus
es mundi. Alkuins Kreuz- und Osterfrommigkut, in Paschatis Soemnia.
Festschrifi fiir J. A. Jungmann, Friburgo 1959, p. 96-107.

696

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

I. LE FONTI PROFANE DELLA SIMBOLICA DEL


MISTICO TAU

Per comprendere lo sviluppo della simbolica del


mistico segno Tau elaborata dai teologi cristiani, dobbiamo rifarci alla storia dell'alfabeto ebraico. Quale
segno ha scolpito il celeste scrittore di Ezechiele sulle
fronti degli uomini di Gerusalemme? Scrivi Taw
sulle fronti , cos suona il comando. Il Taw ebraico,
l'ultima lettera dell'alfabeto, significa segno . Nel significato originario dell'antica scrittura sinaitica, marchio di giudizio , pi tardi anche segno fatto con
il fuoco e segno di accreditamento di un atto pubblico (Giob 31,35) 13 . I LXX traducono perfettamente la parola di Ez 9,4 con , ma cos facendo
attutiscono un p il significato enfatico di Taw; bisognerebbe infatti dire: Scrivi una lettera-taw sulle
fronti .
Ci ci conduce alla vera fonte della spiegazione patristica di questo testo. L'antichissimo segno alfabetico Taw, infatti, nella sua forma primitiva, in opposizione allo sviluppo posteriore dell'alfabeto ebraico,
era semplicemente una specie di segno di croce, nella
forma di un + di un X. Ce lo dimostrano le cosid
dette lettere di Lachis scritte verso il 590 a.C, con il
loro alfabeto fenicio-ebraico del periodo preesilico, in
cui il Taw reso costantemente con X 14. Il segno fe13
Cfr. Encyclopaedia Judaka, Berlino 1928, v. 2, p. 404-407. The Jewish Encyclopedia, Nuova York 1906, v. 7, col. 68; Nuova York
1901, v. 1, col. 439-454: sviluppo dell'alfabeto ebraico antico e samaritano.
14
H. TOECZYNER, The Lachish Letters (The Wellcome Archeologica! Research Expediton to the Near East), Londra-New York-Toronto
1938, p. 220 (sviluppo dell'alfabeto ebraico), spiegazione a p. 185-187.

IL MISTICO TAU

697

nicio corrispondente a Taw, al contrario, reso per


lo pi con -K simile al Taw maccabaico 15. GEROLAMO
sapeva ancora qualcosa della storia dello sviluppo dell'antico segno di croce Taw nel nuovo segno quadrato
dell'alfabeto ebraico. Nel suo commento ad Ez 9,4
egli dice, difendendo il significato cristiano della lettera in questione: Et ut ad nostra veniamus: antiquis
Hebraeorum litteris quibus usque hodie utuntur Samaritani, extrema tau littera crucis habet similitudinem,
quae in christianorum frontibus pingitur et frequenti
manus inscriptione signatur 16 . Egli dimostra la giustezza della spiegazione cristiana del segno di Ezechiele (come segno di croce scolpito sulla fronte), appellandosi esplicitamente alla forma di scrittura di tale lettera, nel frattempo divenuta antiquata, in aperta opposizione alle spiegazioni della simbolica rabbinica a lui
contemporanea, di cui parleremo pi avanti. In ci
gli fa eco un Anonimo pi recente, forse BEDA, quando
annota occasionalmente : Volo noveritis, quia hucusque apud Samaritanos Tau littera similitudinem crucis
habet, quamquam apud Hebraeos corrupta sit. Ideoque
per Tau, qud interpretatur signa , intelliguntur illi
qui signaculum crucis in fronte et in corde ferunt et
per fidem passionis Christi credunt se salvari posse 17 .
18
Cfr. RE 1, 2 (1894) col. 1612-1616 (SZANTO) per l'origine
fenicia del Tau greco.
111
Comment. in Ezechiekm, 3, 9 (PL 25, 88s).
17
PS.-GEROLAMO, In Lament. Jeremiae traci. (PL 25, 792 BC).
Del resto, questa questione della distinzione tra modo di scrivere
il Tau nella scrittura ebraica antica e in quella quadratica sostiene
ancora una volta (sempre richiamandosi a Gerolamo) una parte quasi
buffa nella dotta disputa del cardinal Bellarmino con i suoi avversari
calvinisti, che combattevano il culto cattolico della croce fondato
sull'esegesi dei Padri ad Ez 9,4. Cfr. per ci, J. GRETSEH, Mantissa ad
Tomum I. de s. Cmee, Ratisbona 1734, p. 45s; p. 79.

698

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

Non era tuttavia soltanto la forma sensibile di croce dell'antica lettera alfabetica Taw, che spingeva i
cristiani a vedere in questo segno una prefigurazione della santa croce. Senza dubbio l'arte interpretativa giudaica pi recente si era gi forgiata una propria
spiegazione per ogni lettera dell'alfabeto. Essa costituiva uno dei fondamenti per ogni ricerca di un significato recondito : Dio ha creato il mondo con le
22 lettere dell'alfabeto , come dice il Talmud 18. Ad
ogni modo, da Origene sino ad Ambrogio e a Gerolamo, ne ascoltiamo ancora l'eco spesso interrotta e un
p confusa. Taw, per l'arte interpretativa giudaica, non
soltanto l'immagine della lettera che sta per segno ,
ma anche conclusione e fine del santo alfabeto, e inoltre inizio della parola Tor, dunque incarnazione della
Legge santa. Confrontiamo ora tutto ci con la massa
di spiegazioni del Taw presso i Padri: nelle liste di
spiegazioni, ad esempio, degli Onomastica sacra l'interpretazione insiste su , in latino
19
signum oppure signa . Ambrogio fa questa annotazio
ne : Littera Tau quae latina interpretatione significat
erravit; alia interpretatio habet consummavit .
Vicesima et secunda littera est quae apud Hebraeos
ultima 2 0 . GEROLAMO, piuttosto incerto, inclina verso
21
il significato di signa . Ma tutto ci tradizione
molto tardiva e in qualche modo gi fissata. Possiamo,
u
Ber. 55a. Cfr. la precisa esposizione nella
Berlino 1931, v. 7, col. 170-179.
18
Fa. W O T Z , Onomastica Sacra (Texte una
Lipsia 1915, p. 220s; p. 677.
so
Expositio Psalmi 118, homilia 22, 1-4 (CSEL
21
Epistola 30, 5 (CSEL 54, p. 246, 1. 11; p.
minibus hebraicis (PL 23, 828).

Encyclopaedia Judaka,
Untersuchungen, 41),
62, p. 488,1. 13-15).
244, 1. 7s). - De no-

IL MISTICO TAU

699

invece, cogliere ancora pi da vicino l'opposizione polemica tra spiegazione cristiana della lettera e spiegazione tardo-giudaica, in un significativo testo di ORIGENE. Occupandosi della esposizione di Ez 9,4, il dotto
scritturista alessandrino si sforzato di interrogare
anche i contemporanei talmudici circa il significato del
Taw di Ezechiele. Alcuni dicevano che Taw, come
ultima lettera dell'alfabeto, significa semplicemente la
perfezione : una seconda spiegazione, data da un altro
giudeo, affermava che, in quanto lettera iniziale della
parola Tor, significava la totalit della Legge. Un
terzo, invece, che apparteneva a coloro che gi credevano in Cristo, diceva che l'antico modo di scrivere le lettere alfabetiche presentava il Taw in una
evidente forma di croce e che quindi qui ci troviamo
dinanzi ad una profezia del segno, che pi tardi tra i
cristiani doveva essere impresso sulla fronte, come lo
fanno i credenti, ogni volta che danno inizio ad un
lavoro e particolarmente prima della preghiera e della
santa lettura 22 . Per noi particolarmente importante,
il richiamo del giudeo battezzato agli ,
ossia al modo, ormai antiquato, di scrivere il Taw in
forma di croce, che da Gerolamo viene detto samaritano.
Possiamo facilmente dedurre che gli interpreti talmudici
si richiamavano alla forma moderna del Taw, divenuta
quadratica, per escludere una spiegazione del segno
ezechieliano accolta volentieri dai cristiani. Non fac
ciamo nessuna ingiustizia a Gerolamo, quando diciamo
che egli si appropriato con gioia di questa piccola
scoperta di Origene, garantita da un dotto rabbino.
Anche Eusebio sar ben cosapevole del fatto che l'arte
22

Selecia in Ezechietem, 9 (PG 13, 801 A).

700

L ' E C C L S I O L O G I A D E I PADRI

cristiana della interpretazione delle lettere alfabetiche


un'eredit della scuola ebraica, ed anch'egli spiegher
il Tau come segno che sta per 2 3 .
A proposito della forma arcaica di croce della let
tera Taw e della sua spiegazione talmudica bisogna
ora considerare ancora una terza fonte, che importantissima per l'origine dell'allegoresi patristica: la magia
alfabetica greca 24 . In conformit alla sua origine dall'alfabeto fenicio, la lettera greca Tau veniva per l'appunto scritta in forma di croce, ad ogni modo ben
presto anche nella forma di una specie di crux commissa. Non era dunque difficile neppure per i greci
vedere nel Tau l'immagine sensibile di una croce, e
con ci sentirla come la raffigurazione della fine della
vita e della vergognosa morte degli schiavi. Ci per
noi vividamente percepibile nel meraviglioso libretto
di LUCIANO DI SAMOSATA sul Processo delle lettere. In
esso, il Sigma si lamenta che nella pronuncia ellenistica
spesso viene cacciato e rimpiazzato dal prepotente Tau,
che adesso si dice comunemente Glotta invece del tradizionale Glossa, Thalatta invece di Thalassa. Perci
il giudizio sul povero Tau distruttivo: esso degno
della medesima morte, di cui presenta l'immagine
sensibile. Poich i tiranni hanno costruito a immagine di questa lettera Tau quel legno, su cui crocifiggono
gli uomini condannati a morte 25. Lo vediamo : Tau
23
Praeparatio evangelica, n, 6 (PG 2 1 , 861 A ) ; io, 5 (PG 2 1 ,
789 A ) .
" Cfr. soprattutto FR, DORNSEIFF, Das Alphabet in Mystik uni
Magie (Stoicheia, 7), Lipsia-Berlino 1922 (1925, 2 ed.).
as
Iudtcium vocalium, 12 (HEMSTERHUYS-REITZ, I, p. 97S). - Per
la genuinit dell'opuscolo, cfr. CHRIST-SCHMID-STAHLIN, Geschichte
der griechischen Literatur, Monaco 1924, v. 2, 2, p. 719S. Luciano
giustifica il lamento sul cattivo Tau anche con il fatto che il mitico

IL MISTICO TAU

701

qui immagine della croce, dunque figura di una cattiva fine della vita; e qui ci viene in mente la simbolica, ormai familiare ai Greci, dell'albero con la sua
antenna come croce. Allo stesso tempo per il Tau
era anche il segno numerico per indicare 300. In tal
modo la magia delle lettere, influenzata dalle speculazioni numeriche dei pitagorici, racchiudeva in questo
segno ogni sorta di rari significati. 300 composto
infatti da tre volte 100, e 100 dieci volte io, dieci
poi il numero semplicemente perfetto, -
2 6 . In ORIGENE questa speculazione entra nel

l'ambiente cristiano, l dove l'Alessandrino si sforza


di trovare il significato mistico dei 300 gomiti dell'arca
di No 27. Cos il Tau, questo segno della fine della
vita e della morte degli schiavi, diventa, in una dialettica profonda, l'incarnazione della vita e del compimento. In questo, per, la magia greca delle lettere
alfabetiche coincideva con la spiegazione talmudica del
Taw come fine e compimento della legge. Tau trecento, e con ci morte e vita in un uno, fine e compimento
nel segno di una croce. La tarda allegoresi giudaica
delle lettere alfabetiche si appropriata di questa speculazione dei numeri, comprensibili di per s soltanto
ad un Greco, e ne ha tratto il sistema della sua gematria
talmudica 28 . L'essenza di questa complicata interpreCadmo riport con s dalla Fenicia queste lettere per darle ai Greci:
Gli uomini piangono e si lamentano della loto sorte, essi imprecano
contro C a d m o , poich egli Ila introdotto il Tau tra le lettere dell'alfabeto . Per C a d m o come inventore della scrittura e importatore
delle lettere fenicie cfr. anche ISIDORO DI SIVIGLIA, Oratio 1, 3, 6 (PL
82, 76 A).
26
Cfr. RE II, 1 (1895), col. 1087, 1. 54SS (HUI.TSCH).
27
Homilia 2, 5 in Genesim (GCS ORIGENE VI, p. 34s).
28
Cfr. Encyclopaedia Judaica, Berlino 1931, v. 7, col. 170-179

702

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

fazione delle lettere delle parole della Sacra Scrittura


consiste nel fatto che le lettere di Certe parole bibli
che vengono trasportate nel loro valore numerico
greco, viceversa, nel fatto che dei dati numerici bi
blici vengono cambiati in parole significative, per pe
netrare cos dietro i presunti misteri degli annunci
divini che vi si nascondono. FR. DORNSEIFF ci ha regalato uno studio erudito sull'origine della gematria
talmudica 2 9 . E qui incontriamo una delle fonti essenziali dell'allegoresi patristica. Gi chiaro nello Ps. BARNABA, che l'esegesi e la catechesi antica cristiana
si son servite sin dall'inizio di questo sistema gematrico, per sostenere la spiegazione cristiana della Bibbia
nelle controversie con i Giudei.
L'influenza di questa magia delle lettere parzialmente giudaica e in parte pitagorica diventa ancor
pi chiaramente percepibile nella sfrenata mistica alfabetica degli gnostici, come ad esempio in quella di
Markos, di cui ci riferisce TERTULLIANO 30 . Ad ogni
buon conto costatiamo questo fatto: la lettera Tau
era per gli uomini del mondo culturale greco-romano
l'immagine sensibile della morte e della vita ad un
tempo. FR. DLGER 31 lo ha dimostrato per il Tau
come segno simbolico della vita, e se crediamo ad una
notizia, senza dubbio sporadica, contenuta in ISIDORO
29
Das Alphabet in Mystik uni Magie, p. 9iss. - Sul Tau come
croce cfr. ivi p. 23S. ; p. 109S.
30
De praescrptione haereticorum, 50 (PL 2, 70 A). Cfr. H. L E I SEGANG, Die Gnoss, Lipsia 1924, p. 39ss. ~ Sulla magia alfabetica dei
Greci cfr. D A C L 1 (1907) col. 1268-1288 (H. LECLERCQ).
31
Antike una Christcntum 1 (1929) p. 49.

703

IL MISTICO TAU

32

, un Tau posto dietro il nome del soldato


nelle liste militari romane significava che il soldato in
questione era ancora in vita. Ma non possiamo trascurare di prestar attenzione al doppio suono del Tau:
esso significa vita ed allo stesso tempo morte, poich
non si pu non vedere che ha precisamente l'aspetto
di una croce. Soltanto qui diventa finalmente comprensibile ci che lo Ps. - GEROLAMO diceva a proposito
del Tau come simbolo della croce : Tau littera signum salutis et crucis describitur 33 . Qui risuona
chiaro il suo duplice significato dialettico: Tau segno di salvezza, e ci conforme al modo di pensare
greco; Tau per anche croce, e questo i cristiani
lo hanno saputo sin dall'inizio. Vita e morte si nascondono nel medesimo segno. In tal modo ci diventano
comprensibili anche le notizie cristiane, che spiegano
la croce ansata, ritrovata nelle rovine dei templi egiziani e che ha l'aspetto di un Tau, come segno della
vita eterna . SUIDA si richiama per questo alla testimonianza degli Egiziani convertitisi al tempo dell'imperatore Teodosio e la stessa cosa riferiscono gli
storici SOCRATE, SOZOMENE E RUFINO 34. Croce Tau
DI SIVIGLIA

32
Oratio i, 24, 1 (PL 82, 100 A ) : I n breviculis quoque milit u m nomina continebantur ... T, Tau nota in capite versiculi posita
superstitem designabat . - Cfr. anche R U F I N O , Apologia in Hieronymum, 2, 36 (PL 21, 615). Questa specie di Tau, che per Isidoro era
segno della vita, per lui anche segno di m o r t e : figuram demonstrans dominicae crucis, unde et Hebraice ' signum ' interpretatur; de qua dictum est in Ezechiele angelo: transi per medium et
signa T a u (PL 82, 76 B ) . - La lettera & significa m o r t e : ARTEMI-

DORO, Onerokritika, 4, 24
33
34

(HERCHER 217, 1. 14).

PL 30, p . 638 A .
SUIDA, Lexicon, alla voce ,

Cambridge

1705,

v.

3, p. 369. - SOCRATE, Historia eccl., 5, 17 (PG 67, 608 A B ) . - S O Z O

MENE, Hist. eccl, 7, 15 (PG 67, 1457 A). R U F I N O , Hist. Eccl., 2, 29

704

L'ECCLSIOLOGIA

DEI

PADRI

e raffigura la vita ventura, che ci viene donata mediante


la morte umana del Dio crocifisso.
Abbiamo cos indicato le fonti essenziali, cui la
spiegazione cristiana della croce come segno del mistico Tau attinge sin dall'inizio. Questa simbolica rappresenter per pi di mille anni uno dei pi cari topoi
dell'allegoresi e sopravviver ancora nell'arte del primo medioevo.

2 . L A T E O L O G I A P A T R I S T I C A DELLA C R O C E C O M E
MISTICO T A U

L'interpretazione del Tau, segno alfabetico del numero 300, come croce del Signore si trova per la prima volta in BARNABA 35, ma vi gi cos radicata e
proposta come cosa cos naturale, che possiamo pensare che si tratta di un punto dottrinale corrente nella
catechesi cristiana della fme del primo secolo. La sua
origine va ricercata nella spiegazione talmudica del Taw
e nelle esigenze della polemica antigiudaica. Ad ogni
modo PH. HAUSER, fa una supposizione seducente,
quando designa l'annotazione finale di Barnaba ( Nessuno ha mai ascoltato da me una dottrina pi eccellente, ma io so che voi ne siete degni ) 36, come un
(PL 21, 537 AB). - CORNELIO A LAPIDE nella sua esegesi ad Ez 9,4
si riferisce ancora a queste e simili notizie, quando dice : U n d e et
Aegyptii Serapidis pectori tau inscribebant quasi signum futurae
vitae . Egli si richiama per questo alle dotte ricerche fatte da JAKOB
GRETSER, De s. Cruce, Ratisbona 1734, v. 1, p. 80-82.
35
Ps.-Barnaba, 9, 8: (BIHLMEYER, p. 21, 1. 12-20).
31
Ivi, 9, 9 (p. 21, 1. igs).

IL MISTICO TAU

705

tiro che l'autore intende giocare alla Haggada 37 .


La sua lettera polemizza con i difensori giudei e giudeo cristiani della necessit salvifica della circoncisione.
Per dimostrare che questa veniva sempre intesa solo
in senso spirituale, egli adatta artisticamente (non si
sa se di proposito oppure in base ad un manoscritto
della Bibbia in suo possesso), il testo del Genesi, collegando Gen 14,14 e Gen 17,23.24 alla proposizione:
E Abramo ne circoncise 18 e 300 della sua casa. Poi
inserisce una spiegazione genuinamente geometrica di
questi dati numerici, messi cosi in fila l'uno appresso
all'altro : Sappiate che la Scrittura qui dice in primo
luogo 18, e poi, con una nuova interruzione, 300.
Diciotto (come segno numerico) iota, lo stesso che
io; Et, lo stesso che 8: e qui hai l'inizio del nome
di Ges (Jesus). E poich nel Tau la croce doveva indicare la grazia futura, egli aggiunge trecento. Egli
indica Ges, dunque, nelle prime due lettere, e la croce nell'ultima. Non impossibile che questa interpretazione cristiana del numero 318 del racconto dei
318 servi di Abramo (Gen 14,14. - Gen 17,23 parla
certamente della circoncisione dei servi, ma non pi
del loro numero) sia diretta contro la geometria giudaica del tempo, che si era impadronita anch'essa di
questo misterioso numero e lo aveva spiegato nel senso
di Eleazaro e della 3 8 . Ad ogni modo, da que37
PH. HAUSER, Der Barnabasbrief neu untersucht und neu erklart
(Forschungen zur christl. Literatur- und Dogmengeschichte 11, 2),
Paderbon 1912, p. 6os. - Cfr. anche le annotazioni sempre valide
a Barnaba 9,8 in C. J. HEFELE, Das Sendschreiben des Apostels Barnabas,
Tubinga 1840, p. 83SS. - P. MEINHOLD, Geschichte und Exegese im
Barnabasbrief, in Zeitschrift jiir Kirchengeschichte 59 (1940) p. 271S.
38
Cfr. FK. DORNSEIFF, Das Alphabet, p. 109, nota 5.

706

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

sto momento il numero 318 appartiene anche agli elementi fondamentali della scienza cristiana dei numeri
su cui si dilunga un testimone importantissimo come
il complicato capitolo degli Sfrontata di CLEMENTE
39
ALESSANDRINO . Esso, sempre in diretta dipendenza
da Barnaba, ma ripieno della mistica pitagorica dei
numeri e di geometria giudaica, afferma: Dopo che
Abramo aveva udito che Lot era caduto prigioniero
di guerra, fiss il numero dei propri servi a 318, si
rec con essi sul campo e sconfisse un grandissimo
numero di nemici. Ora si dice che il segno numerico
usato per il 300 sia, in base alla sua forma, un'allusione
al semeion del Signore, che invece lo Iota e la Et
alludono al nome del Salvatore. Ci significa, dunque,
che coloro i quali appartengono ad Abramo quanto
alla redenzione, ossia che hanno fatto ricorso al Semeion e al Nome, sono diventati padroni di coloro
che avevano fatto dei prigionieri di guerra e dei molti
pagani increduli, che li seguivano. Il numero 300 per,
anche il terzo numero cento, e il numero io viene
considerato generalmente come un numero perfetto 40 .
A noi sembra, come dimostrerebbe questo testo di
Clemente, che l'eguaglianza di Tau = 300 = segno
di croce, anche se qui e in Barnaba viene usata per
l'interpretazione dei servi di Abramo, abbia tuttavia
la sua vera origine nella spiegazione di Ez 9,4. Proprio perch Clemente nel suo testo dei LXX in questo passo legge soltanto e non Tau, ma,
come chiaro, comprende questa parola come segno
della croce, risulta che egli ora anche qui e spesso
a

Straniata, 6, 11, 84-95 (GCS II, p. 473-480).


Sfrontata, 6, 11, 84, 2-$ (GCS II, p. 473, 1. 21-31).

IL MISTICO TAU

707

altrove, al posto di scrive semplicemente


soltanto , poich cos
viene compreso da tutti. Anche il numero 300, che riferisce in bracci la misura dell'arca, per lui un simbolo del . Il segno dunque semplicemente
la croce . Per questo, nella nostra traduzione del testo suddetto, abbiamo preferito che rimanesse semeion, al contrario di Sthlin, che, giustamente,
ma intepretando, traduce costantemente questa parola
per mezzo di croce . Se per giunta ammettiamo che
Clemente con gli uomini armati nominati alcune volte
per la dottrina del mistico Tau ( Dicono 41 Ci
sono alcuni, che dicono ) 4 a , andando oltre la lettera
di Barnaba, intende i catecheti cristiani, allora ne ri
sulta che qui abbiamo a che fare con un topos della
teologia della croce antigiudaico appositamente creato:
la misura dei gomiti dell'arca, il numero dei servi di
Abramo e la segnazione con il segno del Tau, erano
i tre modelli classici della salvezza futura nella croce.
Per mille anni, essi restarono nel ricordo dei maestri
della fede e degli esegeti sempre strettamente congiunti
tra loro. Per convincersene basti leggere una sola volta,
immediatamente dopo le testimonianze della Chiesa
primitiva, la predica di Pier Damiani sull'innalzamento
della croce, nella quale l'arca, i servi di Abramo e il
segno del Tau stanno inscindibilmente l'uno accanto
all'altro 4 3 . Questo gruppo di testi si aggrega abba
stanza presto due altri passi: il numero trecento dei
soldati di Gedeone (Giud 7,7.8) e il numero trecento
" Ivi, p. 473, 1. 24.
42
Ivi, p. 475, 1. 11.
3 Sermo 48, De exaltatione s. Crucis (PL 144, 769S).

708

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

del prezzo per l'unguento prezioso (Par 14,5; Giov


12,5). Che in questa esegesi del segno Tau si tratti
degli elementi fondamentali della primitiva teologia
cristiana della croce, ce lo dimostrano anche le testimonianze di CIPRIANO, che hanno conservato come
noto il pi antico materiale della catechesi antigiudaica 44 . Anche se Cipriano legge nel suo vecchio
testo latino della Bibbia in Ez 9,4: Et notabis signum
super frontes virorum qui ingemunt, egli interpreta
queste parole come passo dimostrativo per il principio
teologico : Quod in hoc signo crucis salus sit omnibus
qui in frontibus notentur. Anche il testo di Origene
gi citato ci ha mostrato con quale interesse si cercava
di trarre spiegazione cristiana da Ez 9,4 contro le interpretazioni del dotto giudaismo contemporaneo. Origene ci assicura esplicitamente, che egli ha appositamente interpellato gli scritturisti giudei se avessero
una tradizione dottrinale circa il significato del Tau
(in Ez 9,4) : zi
4 5 .
Percorriamo ora le testimonianze di questa teologia
patristica della croce, separando i singoli gruppi gli
uni dagli altri e tralasciamo l'interpretazione dei 300
gomiti dell'Arca di No che considereremo in un capitolo a parte.
Iniziamo con l'interpretazione della visione di Ezechiele; essa infatti il punto di partenza di tutta l'allegoresi del segno Tau come raffigurazione sensi41
Testimonia, 2, 22 (CSEL 3, p. 90, 1. 7-9). - Cfr. anche Ad Demetrianum, 22 (CSEL 3, p. 367, 1. s). - Per l'et delle fonti dei Testimonia cfr. sopra, a p. 364SS.
PG 13, 800 D.

IL MISTICO TAU

709

bile della croce. Gi abbiamo interrogato ORIGENE.


Prima di lui e indipendentemente da lui, incontriamo
in Tertulliano la testimonianza, secondo cui qui si tratta chiaramente di un topos dottrinale conosciuto a
tutta la Chiesa, in cui la teologia si sforza continuamente di dimostrare che la fede cristiana in un Messia
sofferente fu predetta gi dalla Scrittura dell'Antico
Testamento. quel che ora dimostra anche Tertulliano contro la cristologia spiritualistica di Marcione. Il
cristiano sofferente e segnato con un segno di croce
soltanto l'imitatore del Cristo crocifisso: lo dimostra
anche la visione di Ezechiele del segno Tau . Il testo
biblico, che Tertulliano cita qui, suona (in opposizione ai Testimonia di Cipriano) : Pertransi medio portae
in media Hierusalem et da signum Tau in frontibus
virorum . Ci facilita l'accettazione dell'esegesi, che
proveniva dalla Chiesa e dalla cultura greca e che diventa comprensibile soltanto se si sa che il segno alfabetico del numero 300 precisamente il Tau. Di qui,
ora, in Tertulliano (e cos pi tardi in quasi tutti i
Padri latini) il richiamo esplicito al greco : Ipsa est
enim littera Graecorum Tau, nostra autem T, species
crucis, quam portentebat futuram in frontibus nostris
apud veram et catholicam Hierusalem 46. La stessa
cosa ripeter l'esegesi contro i Giudei 47 . Come si vede,
anche qui si tratta di fondare esegeticamente l'antica
usanza cristiana, di segnare la fronte con il segno della
croce, poich con questo uso i cristiani intendevano
separarsi da qualsiasi concezione giudaica pagana.
4
Adversus Martionem, 3, 22 (CSEL 47, p. 416, 1. 2-7); PL, 2,
353 A).
" Adversus Judaeos, n (PL 2, 631 A).

710

L ' E C C L S I O L O G I A D E I PADRI

Lo faceva notare gi ORIGENE. La stessa cosa attesta


GEROLAMO, ove parla della fronte da segnare con la
croce : Facies quam corporis partem in Ezechiel Dominus iubet Tau litterae impressione signari 48 . Se
teniamo presente che l'interpretazione del Tau come
signutn signa la pi frequente nei Padri e si richiama costantemente ad Ez 9,4, allora diventa comprensibile perch mai la segnalazione con il segno della
croce sia stata chiamata semplicemente signutn signatio: qui risuona la conoscenza del mistico Tau e
proprio a partire di qui diventa ancora una volta chia
ro, perch mai Gerolamo abbia potuto parlare semplicemente della crux antemnae49. Le due immagini
fanno intimamente parte dei fondamenti del pensiero
allegorico. Per questo nel dibattito tra Chiesa e Sinagoga dello Ps. - Agostino, la Ecclesia rinvia ad Ez 9,4
(con il testo: notabis signutn...) e dice alla Sinagoga:
Vides ergo signum mihi datum et insigne crucis 50.
La stessa cosa riscontriamo nella cosiddetta Altercatio
Simonis et Theophili51 e nel Tractatus Origenis di GRES2
GORIO DI ELVIRA . Anzi persino nei momenti dominatici culminanti della polemica di AGOSTINO con l'ecclesiologia dei Donatisti, questa signatio svolge il ruolo importante di un segno invisibile non corporeo, che distingue tra buoni e cattivi, come viene promesso nella
Epstola 18, 1 (CSEL 54, p. 75, 1. 13).
48
Cfr. sopra, a p. 662s. - Per il segno della croce come signum
Tau cfr. FR. X. KRAUS, Rsalencyklopdie der christlichen Altertiimer,
Friburgo 1886, v. 2, p. 226.
5
PL 42, 1135 A B .
sl
CSEL 45, p. 34, 1. 12-15.
52
Tractatus 4 (BATIFFOL p. 36, 1. 23-26).

IL MISTICO TAU

711

53

visione di Ezechiele . Ma anche la semplice predicazione non dimentica di inculcare ai fedeli questa dottrina del mistico Tau, come fa ad es. l'Anonimo (forse
si tratta di Massimo da Torino, come vedemmo 54
pi sopra), al quale dobbiamo un'omelia pseudo-origeniana : Denique in Ezechiele propheta cum omnes
qui missus fuerat angelus occidisset, et interfectio coepisset a sanctis: illi tantummodo reservarentur quibus
T, Tau litterae (id est crucis) pictura signaverat 55 .
In forza di questo segno Tau i salvati si distinguono
dai giudei, dai pagani e dagli eretici e diventano consapevoli dell'elezione della grazia e della vittoria su
tutti i demoni. Non andiamo affatto errati, se sentiamo
risuonare anche qui la conoscenza del segno Tau come
segno dei soldati sopravvissuti e della vita ventura;
infatti proprio in questo contesto il suddetto predicatore esplode in un grido di giubilo: Exsultemus itaque, fratres carissimi, et ad crucis instar similitudinem
sanctas in caelum levemus manus. Cum sic nos daemones
armatos viderint, opprimentur .
Dal consolidamento di questa interpretazione del
Tau di Ezechiele diventa comprensibile ora come anche
l'interpretazione geometrica piuttosto complicata, data
dallo Ps. - Barnaba ai 318 servi di Abramo abbia potuto conservare la sua popolarit. Anche qui i latini
si richiamano sempre al valore numerico 300 del Tau,
evidente soltanto per i Greci. L'ignoto autore dello
" Brevkulus collatioms catti Donatistis, 3, 17 (CSEL 53, p. 67,
1. 11-14). - Contra epistolam Parmeniani, 2, 3, 6 (CSEL 51, p. 50, 1. 4;
3, 2, l i ; p. 112, 1. 2-5). - Psalmus contra partem Donati, v. 164 (CSEL
51, p. io).
64
Cfr. sopra, a p. 6645.
55
PL 30, 221 A; PL 57, 546 AB.

712

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

scritto, ebbro di mistica dei numeri, De Pascha computus (redatto prima del 243 in Africa), parla dell'in
terpretazione mistica del Tau per ben tre volte. In
primo luogo spiega : CCC autem apud Graecos per
unam litteram notantur, quae dicitur Tau, et manife
ste demonstrat omnibus Tau crucis signum 56 . Poi
impiega questa sapienza greca dei numeri per l'inter
pretazione dei 318 servi del centenario Abramo: Propter centenariam nativitatem triplicavit C et fecit si
gnum Tau, quibus et adiecit XVIII id est in nomine
Jesu 57 . Questo Africano non ha attinto certamente
la sua sapienza numerica direttamente da Ps. - Barnaba
da Clemente; quella dottrina doveva essere ormai
di casa nella didattica della sua patria. Oggi non sap
piamo se Origene ne abbia parlato nei libri perduti
dei suoi commenti alla Genesi. Se s, non ci meravigliamo pi che l'antichissima dottrina affiori con un
certo rilievo in AMBROGIO; ma se non proviene da
Origene (e, come si comprende, questa volta Filone
non ha potuto aggiungere nulla all'interpretazione,
dato che si tratta precisamente di una geometria genuinamente cristiana), allora risulta tanto pi chiaro, quanta deve essere stata la popolarit di questo topos nella
antica teologia cristiana della croce. I servi di Abramo
sono il tipo dei futuri credenti, il loro numero richiama la croce e il nome di Ges, la loro vittoria
la vittoria della grazia dell'elezione: Numeravit autem
trecentos decem et octo, ut scias non quantitatem
numeri, sed meritum electionis expressum. Eos enim

" De Pascha computus 20 (CSEL 30, p. 267, 1. 5-7).


57
De Pascha computus io (p. 257, 1. 9s). - Cfr. anche ivi, 18 (p.
265. 1- 25), ed 1 Ut 22 (p. 268, 1. I i s ) .

IL MISTICO TAU

713

adscivit quos dignos in numero indicavit fidelium,


qui in Domini nostri Jesu Christi passionem crederent.
Trecentos enim graeca littera signifcat, decem et
odo autem IH Jesu exprimit nomen 58. Molto ingegnosamente Agostino si servito dell'origine greca
della spiegazione del mistico Tau = croce, come di
una allusione alla forza soprannaturale della croce che
abbraccia tutti i popoli, poich Greci in opposizione a Giudei significa, secondo il modo di parlare
dell'apostolo Paolo, semplicemente tutti gli uomini;
e poi prosegue con l'interpretazione allegorica dei 318
servi di Abramo : Quorum numerus, quia trecenti
erant, signum insinuat crucis propter litteram graecam, qua iste numerus significatur ; per quam. etiam
gentes magis in Crucifixum credituras praefiguratum
est, quod littera graeca est. Unde Paulus omnes gentes
signifcat, cum dicit : Judaeo primum et Graeco (Rom
2,9.10), saepe ita commemorans circumcisionem et
praeputium, quod in linguis gentium graeca ita excellat, ut per hanc omnes decenter significarentur 59 .
Per quelli tra i Padri che erano greci, una simile annotazione esplicita non era certamente necessaria, poich nella figura della lettera Tau, come pure nel loro
modo di segnare i numeri, la Croce stava immediatamente dinanzi ai loro occhi. Per questo MASSIMO C O N FESSORE (prendendo a prestito da CLEMENTE ALESSANDRINO) pu interpretare i 318 servi di Abramo per la
croce e per il nome di Ges, poich il Tau gi presentava nella sua stessa forma di scrittura la figura della
58
59

De Abraham, 1, 3, 15 (CSEL 32, 1, p. 513, 1. 7-13).


Quaestiones in tieptateuchum, 7, 37 (PL 34, 804 D; 805 A).

714

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

croce: ,
.
Cos negli Scholia alla sua stessa opera 60. Nel relativo
pezzo dell'opera principale, Massimo presenta la stessa
interpretazione del Tau come segno di trecento e di
croce, perch la lettera Tau ebbe l'onore, per grazia,
di ricevere la forma della croce . E collegandosi a ci,
formula il principio fondamentale gemetrico di questa
mistica delle lettere divenuta cristiana : La Scrittura
abbastanza spesso rivela il significato da esse inteso mediante la forma di scrittura delle lettere, e ci per coloro,
che hanno un senso purificato a tal scopo 61 . Questa
ultima annotazione ricorda la frase conclusiva dello Ps.
- Barnaba e mostra che la mistica dei numeri stata
considerata come una specie di conoscenza gnostica.
Cos anche il numero dei 318 servi di Abramo considerato grande Mistero .
Quanto fosse popolare tale allegoresi della vittoria
della croce di Abramo e dei suoi 318 uomini, ce lo
mostrano in fine due applicazioni parziali, una ascetica e una storica. Abramo, con il numero dei suoi
servi, ha vinto cinque re, e in ci divenuto un tipo
per l'uomo cristiano, che, in virt del mistico segno
della croce, combatte vittoriosamente i cinque sensi.
Lo dice PRUDENZIO, quando, nell'introduzione alla psicomachia, compone i versi, in se stessi oscuri e cos
dottamente commentati pi tardi da un Faustino Arevaio, ma che alla luce della tradizione dottrinale sin
qui rilevata, diventano chiarissimi.
Quaestiones ad Thalassium, 55 (PG 90, 565 D).
" PG 90, 545 AB.

IL MISTICO TAU

715

Si quid trecenti bis novenis additis


possint, figura noverimus mystica 62.
Questa figura mistica il Tau della croce e il nome
di Ges nascosto nel numero misterioso. La stessa cosa
afferma Fausto di Riez, quando in una lettera parla
occasionalmente della vittoria della grazia sui vizi provenienti dai cinque sensi, che ora siano in grado di
combattere nella forza della croce e del nome di Ges:
Ita per adiutorium Domini et per crucem suam has
quinque principalium vitiorum expugnare studeamus
inlecebras. Per crucis enim signum et per sacrum Jesu
nomen apud Graecos era utriusque supputationis imprimitur 63 . Ancor pi interessante per noi l'influsso
di questa dottrina su un evento della storia della Chiesa :
il concilio di Nicea e i suoi supposti 318 vescovi partecipanti 64 . Il numero 318, noto dai racconti dei testimoni, ha forse in un secondo tempo fatto in modo
che I'allegoresi dei 318 servi di Abramo sia stata usata
per la sua spiegazione, oppure successo il contrario,
che cio, proprio sotto l'influsso di questa dottrina
popolare sin dai tempi antichi, il numero dei sinodali,
gi variamente dato dai contemporanei, sia stato arrotondato nel mistico numero 318? Ad ogni modo
significativo, e fa pensare alla seconda delle sunnominate possibilit, il fatto che la spiegazione mistica
dei 318 vescovi niceni cominci molto presto. Ne parla
** Psychomachia, Praefato, v. 57S (CSEL 61, p. 169). - commento
di AREVALO riprodotto in PL 59, 712SS.
" Epistola 9 ad Ruridum (CSEL 21, p. 214., 1. 5-8; Mon. Germ.
Auct. ant., 8, p. 268, 1. 11-15).
" Cfr. per la questione storica C. J. HEFBLB, Conciliengeschichte,
Friburgo 1873, v. 1, p. 291S. - J. P. KTRSCH, Die Kirche in der antiken
griechisch-romischen Umwelt, Friburgo 1930, p. 377, nota 54.

716

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

gi papa

come pure il suo contemporaneo


Per AMBROGIO, COS avido di allegorie, il
numero niceno pieno di misteri e la dottrina dello
Ps.-Barnaba conosce ancora una volta una splendida
resurrezione, quando il vescovo di Milano la presenta
all'imperatore Graziano compromesso dall'arianesimo.
I 318 Padri di Nicea sono i vincitori di questa battaglia veramente abramica : Tamquam Abrahae electi
iudicio, consona fidei virtute victores, velut tropaeum,
tot orbe subactis perfidis, extulerint 67. Sentiamo risuonare qui, come gi precedentemente nell'antenna
crucis, la teologia della croce come trofeo; poich, immediatamente prima, Ambrogio cos si esprime : Anche Abramo ha condotto in battaglia 318 ed ha tolto
i loro trofei agli innumerevoli nemici vinti; nella croce e nel nome di Ges egli ha meritato il suo trionfo .
E pi sotto, ancora una volta, riferendosi immediatamente al numero 318 dei Padri conciliari : Non humana industria, non composito aliquo trecenti decem
et octo episcopi ad concilium convenerunt. Sed ut
in numero eorum per signum suae passionis et nominis
Dominus Jesus suo probaret se adesse concilio : Crux in
trecentis, Jesu nomen in decem et octo est sacerdotibus 68. Pi tardi Fausto di Riez ripeter queste idee :
sempre la supputatio graeca, che svela dietro il numero
il mistero significato : Et ideo sacer numerus diximus,
quod trecenti mera supputatione graeca signum crucis,
LIBERIO 65 ,

66

ILARIO .

5 Cfr. in SOCRATE, Hist. eccl., 4, 12 (PG 67, 492 C ) .


Liber de Synodis, 86 (PL io, 538 B).
" De fide ad ratianum, Prologus 1 , 1 , 3 e 5 (PL 16, 528 B; 529 B ) .
" Ivi, 1, 18, 121: p. 556 A B .

IL MISTICO TAU

717

decem et octo vero Jesu adorandum nomen ostendunt 69.


A questi due gruppi classici dell'allegoresi della croce
come mistico segno Tau, si aggiunge abbastanza presto un ampliamento : l'interpretazione dei trecento combattenti di Gedeone (Giud 7,7; 7,16). Ci comprensibile, poich ci troviamo dinanzi una situazione simile
alla guerra di Abramo e l'allegoria del simbolo numerico Tau come immagine della croce era gi troppo
consolidata, perch i Padri della Chiesa primitiva, cos
avidi di simboli, non la introducessero anche nell'interpretazione della scelta dei 300 uomini di Gedeone.
La prima testimonianza la incontriamo in ORIGENE 70 .
Ma significativo che il numero 300 non viene interpretato per il Tau della croce, bens (nel senso della
mistica filosofica dei numeri, che prevale anche in
Clemente) quale concetto del compimento, poich 300
eguale a tre volte 100, e 100 a dieci volte io, dunque,
trinit e compimento vengono significati nel numero
dei guerrieri di Gedeone. Ma ben presto l'esegesi tradizionale, rafforzata da Ez 9,4, si impadronisce anche
del racconto di Giud 7,7. La poesia pseudotertullianea
ADVERSUS MARCIONEM, che in molte citazioni ha conservato del materiale antichissimo dell'opera perduta di
Giustino, dice di Gedeone, non senza il richiamo, gi
comune presso i Latini, all'origine greca dell'allegoria:
... praedonum stravit acervos
, FAUSTO DI R I E Z (= Ps.-Pascasio), De Spiriti! Sancto, praefatio (PL 62, 9 D ; io A).
70
Homilia 9, 2 in Juiic. (GCS ORIGENE VII, p. 521, 1. 6s).

718

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

trecento equite - numerus Tau littera graeca Tau signum crucis et comu praeconia vitae 71.
Fortunatamente nel decimoquarto trattato dei cosiddetti Tractatus Origenis ci stata conservata anche
una predica dal linguaggio popolare su questo tema allegorico. Essa parla del tantum saaamentum, di questo
misterioso numero dei guerrieri di Gedeone; e noi ne
conosciamo gi un testo : Trecenti enim apud Graecos
tau littera signantur. Quae littera, cum unum habeat
apicem. quasi arborem passionis erectam, alterum in capite quasi antemnam extensam, crucis utique manifestimi signum ostendit 72 . Gedeone tipo di Cristo, i suoi 300 soldati sono il modello esemplare dei
pochi segnati nella elezione misericordiosa di Dio
(Mat 20,16; 22,14), la battaglia immagine della guerra
contro le legioni dei demoni; la discesa nella valle
dei nemici simbolo della discesa di Cristo all'inferno
alla testa dei 300 vincitori nella croce: Per crucem
Dominus velut cum trecentis viris descendit, quia trecentos in crucis imagine signari iam supra monstravimus, ut innumerabilem numerum hostium, id est
legiones daemoniorum, exterminaret et perderei 73 .
Un p dopo, il predicatore non si lascia sfuggire l'altra simbolica dei 300 accennata da Origene: che Gedeone suddivida la sua schiera in tre centinaia, una
allusione alla Trinit, poich la vera fede nella Trinit
consustanziale possibile soltanto nella forza della
71
Carmen advttsus Marcionitas, 3, v. 90. 92. 97 (CChr TERTULLIANO II, p. 1436). Cfr. l'edizione critica di M. MULLER, Untersuchungen
zum Carmen adversus Marcionitas, Ochsenfurt-Wiirzburg 1936. - Cfr.
anche sopra, p. 363S.
,a
Tractatus Origenis, 14 (BATIPFOL, p. 153, 1. 6-10).
" Ivi (p. 153, 1. 21 sino a p. 154, 1. 3).

IL MISTICO TAU

719

croce (qui risuonano intenti antiariani, che gi conosciamo dall'allegoria dei 318 Padri conciliari): Quia
necesse erat ut imago crucis, per quam trecenti in Tau
littera figurantur, Trinitatis distributione constaret. Nemo enim vincit nisi qui Pattern et Filium et Spiritum
Sanctum aequali potestate et indifferenti virtute crediderit 74 . Verso la fine di questa inesauribile predica
sul mysterium della battaglia di Gedeone, appare
chiaro quanto siano strettamente connessi, nel pensiero immaginoso di questi allegoristi, i tipi misticonumerici. Nel giubilo retorico per questa vittoria conquistata nel segno della croce, gli viene in mente il
ricordo dell'altra vittoria, ossia di quella dei 318 servi
di Abramo, che sconfissero i cinque re: O fortissimum bellum, admirabile praemium et praedicanda
Victoria, ut innumerabilem numerum hostium tre
centi homines, qui signum crucis numero suo signabant, debellarent! Sic et Abraham quinque reges barbaros cum exercitibus eorum cum trecentis decem et
octo vernaculis vicit . E ritorna, accuratamente chia
rita, l'antica gematria del numero 318: Qui numerus
vernaculorum trecentis constitutus signum, ut saepe dictum est, crucis perspicue lineabat. In decem et octo
autem nomen Jesu evidenti ratione monstrabo : decem
et octo anim apud Graecos iota et cappa (leggi: et)
signantur, quibus litteris nomen Jesu scribitur 75 .
GREGORIO DI ELVIRA, a cui i Tractatus Origenis van attribuiti, contemporaneo di AMBROGIO, che, forte
precisamente della tradizione dottrinale e conformemente alla teologia della croce che intesse i suoi pen74
75

(. 157, 1. 9-11)
Ivi (. 158, . 14 sino 159. 1 3)

720

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

sieri spiega l'allegoria degli uomini di Gedeone, poich


tutto ci che successo nell'Antico Testamento
mysterium in riferimento a Cristo : Praevidit ergo
mysterium sanctus Gedeon. Denique trecentos elegit
ad praelium, ut ostenderet non in numero multitudinis sed in sacramento crucis m u n d u m ab incursu
graviorum hostium liberandum 76 . di grande interesse appurare una buona volta in qual modo questo
topos sia stato trasmesso oltre, anche se attraverso una
semplice trascrizione. Il testo di Ambrogio appena citato ritorna infatti alla lettera in una predica pseudoagostiniana, che Morin per primo ha dimostrato essere
propriet genuina di CESARIO DI AELES 77 . Soltanto che
il predicatore gallo aggiunge ancora una volta la m o tivazione quasi mai tralasciata dai Latini : Trecenti
enim in graeca T, Tau, similitudinem crucis ostendunt . E alla fine della predica riassume il tutto nell'insistente insegnamento, che indica quale valore si fosse
riposto, anche catecheticamente, in questa allegoria:
Gedeon, fratres dilectissimi, typnm gessit Domini Salvatone. Et quia trecenti secundum graecum computum
crucem faciunt, ita tunc Gedeon in trecentis viris Judaeorum populum de crudelissimis gentibus eripuit, quomodo Christus per mysteryum crucis totum genus
humanum de potestate diaboli liberavit 78 . Da ora in
poi ci resta indimenticabile anche per il pio medioevo. La mistica numerica della lettera Tau, desunta
dall'antica Chiesa greca, esposta ininterrottamente ai
,e

De Spiritu Sancto, I, I, 5 (PL 16, 705 A).

"

PS.-AGOSTINO, Sermo, 36, 3(PL 39, I 8 I 6 S ) . - CESARIO DI ARLES,

Sermo 117, 3 ( M O R I N I, p. 467, 1. 1-4).


78
Sermo 117, 6 ( M O R I N I, p. 468, 1. 16-20).

IL MISTICO TAU

721

Latini, appartiene ai brani pi popolari dell'allegoresi.


AGOSTINO riassume tutto ci brevemente nelle sue prediche sui Salmi: 300 in quo numero crucis signum
est propter Tau litteram quae in graecis numerorum
notis trecentos significat 79 Solo la forma della lettera
Tau, pi precisamente della lettera latina che gli
corrisponde, presenta qua e l agli interpreti alcune
difficolt. Ci volle infatti del tempo prima che nella Chiesa latina ci si abituasse a vedere la croce non
come una crux commissa, ma come crux immissa. Cos anche importante, archeologicamente, ci che
alla fine dell'epoca patristica GREGORIO MAGNO sa
dire nella sua interpretazione, per il resto tradizionale, dei soldati di Gedeone e che il medioevo gli ha
spesso attribuito. Il Tau, cos egli, indicherebbe soltanto la somiglianza con una croce e di per s si dovrebbe aggiungergli ancora il trattino superiore, che
al di sopra del trattino trasversale, poich soltanto cos
rappresenterebbe una vera croce : Notandum vero
est quia iste trecentorum numerus in Tau littera continetur, quae crucis speciem tenet. Cui si super transversam lineam id quod in cruce eminet, adderetur,
non iam crucis species, sed ipsa crux esset 80. Come
si vede, la sensibilit per cos dire greca per l'allegoria al tramonto, e Gregorio non sa pi nulla dell'origine, ancor cos ben nota a Gerolamo, del segno
di croce Tau dal modo cruciforme di scrivere il Taw
samaritano .
" Enarr. in Psalm. 67, 32 (PL 36, 833 B).
80
Moralia in Job, 30, 25 (PL 76, 566 A).

722

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

In fine, per concludere, un richiamo ad uno sviluppo posteriore, soltanto raramente ripreso, dell'allegoria del segno trecento della mistica Tau. Lo incontriamo in IPPOLITO, e comprendiamo questa oscura
spiegazione soltanto alla luce della tradizione delineata
pi sopra, che in ultima analisi promana da Ez 9,4.
Ippolito parla dell'unguento prezioso di Mar 14,4. e
Giov 12,5, che si sarebbe potuto vendere per trecento
denari : Esso costava alla vendita trecento sicli.
uomini, ci che stato detto indica una certa immagine ! E dunque, chi era questo unguento, se non Cristo
stesso? Questo prezzo in sicli non designa forse ancor
prima della passione i patimenti stessi? 81 . L'eguaglianza 300 = croce, qui sottintesa, viene presupposta come nota. AMBROGIO ha imitato quest'allegoria, quando
parla del prezioso unguento della Maddalena e vede
nel suo prezzo un tipo della croce : Trecentorum
autem aera crucis insigne declarat 82 .
Con ci abbiamo terminato la nostra scorsa attraverso l'allegoresi patristica del mistico segno Tau.
Quanto fosse popolare e vivo questo punto dottrinale,
lo si pu dedurre ancora dalla sua sopravvivenza nel
primo medioevo, su cui vale la pena gettare uno sguardo. Pu anche darsi che nei Padri ci sia ancora qualche
accenno al significato del Tau come segno della croce
e del numero simbolico 300 e molto sar sfuggito al
nostro studio. Ovunque gli antichi allegoristi incontrino il numero 300, riaffiora immediatamente la tendenza a trovarvi il mistero di Ezechiele. Cos MASSIMO
" Commetti, in Cani. Canticorum, 2 (Texte und Untersuchungen,
23, 2, Lipsia 1902, p. 33, 1. 17-22).
" Comment. in Lucam, 6, 30 (CSEL 32, 4, p. 244, 1. 9).

IL MISTICO TAU

723

viene spinto a tracciare la sua teologia del


Tau, come segno che indica 300 e il mistero della
croce, dai dati numerici del popolo che ritorna dalla
cattivit babilonese e che Neemia (7,66) fa ammontare a 42*360 persone: egli vi intesse sopra un capitolo
ricolmo di antica mistica dei numeri sui misteri di
questo numero, il cui punto centrale la interpretazione
di 300 83 . In quell'allegorista del secolo XII, particolarmente interessato a queste cose, che fu BERENGOSO
DI TREVIRI, incontriamo la mistica interpretazione dei
trecento sicli, che Giuseppe egiziano don al fratello
Beniamino (Gen 45,22), e subito segue la nostra allegoresi del mistico Tau, perch Giuseppe poteva compiere questo mistero soltanto alla luce delle profezie
del futuro : Haec est illa lux quam interioribus oculis
eius spiritualiter insedit, dum Benjamin fratti suo trecentos argenteos dedit, ut vos, dilectissimi fratres, in
eisdem argenteis nihil aliud intelligere debeatis nisi
mysterium crucis et fidem sanctae Trinitatis. Haec est
illa lux quae per trecentos numeros, qui continentur
in urter Tau, fguram crucis quotidie nobis ostendit
in imagine Jesu 84 . Vediamo di qui (qualunque sia
la fonte, a cui ha attinto questa interpretazione) ci
che pensava il pio uomo di quei giorni, quando guardava all'immagine della croce del Signore: egli vi vedeva sempre il segno Tau e il mistero della redenzione
che vi si nasconde.
CONFESSORE

Il primo medioevo trovava l'ingresso pi facile in


questo mondo di idee, per il fatto che Isidoro di Siviglia, che aveva letto tutti i testi dei Padri, aveva ri83
84

Quaestiones ad Thalassium, 55 (PG 90, S36ss).


De mysterio Ugni dominici (PL 160, 993 C).

724

L'ECCLESIOLOGIA D E I

PADRI

levato accuratamente e radunato vari filoni dell'allegoresi del mistico Tau. Ancora una volta sfilano dinanzi ai nostri occhi i servi di Abramo, gli uomini
di Gedeone e l'angelo che segna il mistico Tau 85. Per
lui, tutto un rinvio al mysterium della croce: Gedeon qui cum trecentis viris perrexit ad praelium,
typum Christi gestavit, qui in signo crucis de mundo
victoriam reportavit. Trecentorum enim numerus in
Tau littera continetur, per quam crucis species ostenditur 86. Isidoro e, dopo di lui, la Glossa ordinaria
sono i punti focali, in cui si concentra l'allegoria dei
Padri per irradiare sul medioevo la sua luce. Mediante
essi, l'allegoresi medievale resta consapevole di ci che
gi si trovava negli Onomastica sacra dell'antichit cristiana e sa benissimo che per i Greci Tau significa
signum 87. A sua volta signum per essi sempre semplicemente il segno della croce. Oltre a ci, ci sono gli
allegoristi del periodo carolingio e poi quelli del XII
secolo, cos eruditi negli scritti dei Padri, che sanno
citare i testi per lo pi senza notarne la fonte. Cos ad
esempio, parla un DUNGAL, 88 (restando nel contesto
nautico della antenna crucis e della traversata della vita,
che avviene in virt della croce), per esporre la sua
dottrina del mistico Tau con le parole di Gerolamo,
che anche BEDA ha conosciuto, come vedemmo allo
inizio. PASCASIO RADBERTO sviluppa la teologia della
croce partendo dal concetto che il Tau l'ultima let8S
Per ricordare qualche passo (PL 83, 230 B. 231 A. 239 A
534 B C ) .
8
Allegoriae, 76 (PL 83, 111 B).

*' Cfr. ad esempio R A B A N O M A U R O


MIGIO D'AUXERRE, (PL 131, 145 A).
88

Advetsus Ckudium

(PL

(PL 105, 488 D).

ni,

1183 B ) . - R E -

IL MISTICO TAU

725

tera dell'alfabeto greco e con ci il segno di tutta


la salvezza e del compimento 89 . Infatti cosi afferma
nella sua frase, che rivela ancora una volta la legge fondamentale di questa mistica dei numeri: Omnes litterae signa sunt verborum, verba rursus signa sunt
rerum. BERENGOSO DI TREVIRI, senza citare la fonte,
fa sue le parole di Gregorio Magno, ove interpreta i
servi di Gedeone e la segnazione di Ezechiele come
Tau della croce 90 . Lo Ps. - UGO DI SAN VITTORE
spiega allegoricamente gli uomini di Gedeone con le
parole desunte da Agostino, sempre senza citare la
fonte 91 . RUPERTO DI DEUTZ prende parola per parola
da Gregorio la sua allegoria dei 318 servi di Abramo,
senza fare il nome di Gregorio 92. La cosa evidente :
i Padri sopravvivono. La dottrina del mistico Tau trova forse la sua pi bella applicazione in Innocenzo III.
Le sue parole sono come il commiato dalla comprensione della recondita bellezza di questa teologia patristica della croce. Scrivendo al Katholicos dell'Armenia
a proposito della crociata, che deve salpare da Venezia,
egli la vede in spirito come i segnati con il segno Tau
in Ezechiele93. E nell'allocuzione al Concilio Lateranense IV del 1215 riprende ancora una volta i concetti
dell'allegoria, di cui ora conosciamo la storia: Hinc
transire praecipitur per mediam civitatem et signare
Tau super frontes virorum gementium et dolentium.
89
90
81
92

Expositio in Lament. Jeremitte, 1 (PL 120, n o o s ) .


PL 160, 1005 B C .
Miscellanea, 1, 181 (PL 177, 579 BC.)
In librum ludic, 11 (PL 167, 1038 C ) . - Cfr. anche PL 167,

380 D. 381 A. - Inoltre i versi di ILDEBERTO DI LE M A N S sul mistico

segno di croce del Tau.


93
Epistola 46 (PL 214, 1012A).

726

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

Tau est ultima littera hebraici alphabeti, exprimens


forman crucis, qualis erat antequam Domino crucifixo
Pilatus titulum superponeret 94 .
Si osservi come venga superata la difficolt, che affiora
sin dal tempo di Gregorio, di conciliare la forma di
croce del Tau con la forma divenuta usuale della croce
come crux immissa; il trattino che si eleva al di sopra
della stanga trasversale e che toglie alla croce la sua
forma originaria di Tau, viene spiegato come il pezzo
del titolo della croce che si eleva al di sopra della stanga
trasversale del Tau. In un altro passo, ci da a questo
papa, amante della liturgia, la possibilit di immettere
nell'ambito dell'antica teologia del mistico Tau la lettera (del Te igitur clementissime Pater), con cui
adornato ora il Canone dei messali; Innocenzo vi
vede un'ordinazione della divina provvidenza: Et forte divina factum est prowidentia, licet humana non
sit industria procuratum, ut ab ea littera Canon inciperet, quae sui forma signum crucis ostendit et exprimit in figura. namque mysterium crucis insinuat,
dicente Domino per prophetam: signa Tau in frontibus virorum gementium 9 5 . Ci potrebbe costituire
la ragione per cui l'arte di dipingere i libri nel medioevo abbia dato alla della prima parola del Canone
l'immagine della croce e molto presto l'abbia posta
spontaneamente sulla pagina opposta a quella ove ini
zia tale preghiera.

" Sermo 6 (PL 217, 676 BC; 77A).


s De sacro altaris mysterio, 3, 2 (PL 217, 84OS).

IL MISTICO TA.U

727

3. LA CROCE COME MISTICO TAU NELL'ARCHEOLOGIA

Dalla storia letteraria dell'allegoria del segno della


croce come mistico Tau sorge ora una serie di domande, imposteci dalla indagine archeologica e storicoartistica della rappresentazione della croce. Naturalmente qui ci accontenteremo di porre in pi chiara
luce solo questo quel punto del materiale archeo
logico illustrato dagli specialisti96. La storia letteraria,
che, gli archeologi sino ad ora non avevano a loro dispo
sizione con questa completezza, ci sar di valido aiuto.
In primo luogo importante per una pi precisa
conoscenza dello sviluppo archeologico della rappresentazione della croce, ricordare le testimonianze che
abbiamo presentato dopo il dubbio di Gregorio Magno
circa la genuina e completa forma di croce della lettera Tau: esse non sono soltanto delle trascrizioni letterarie, ma dimostrano chiaramente che la comprensione immediata della simbolica del Tau doveva necessariamente sfuggire al medioevo a causa della forma di croce usata da esso. Questo problema non esisteva ancora per il cristiano antico al quale la aux commissa era molto pi familiare che non al tempo in cui
la rappresentazione della croce ritenuta da tutti come
storica , portava di solito la scritta della croce persino
" Per l'archeologia della croce come mistico segno del Tau cfr.
J. GHETSEK, De s. Cruce, Ratisbona 1734, v. I, p. iss (alla sua erudi
zione attingono gli autori del sec. XIX). - R. GARRUCCI, Storia del
l'arte cristiana, Prato 1881, v. I, pp. 155-158. - J. B. DE ROSSI Roma
sotteranea, Roma 1877, v. 2, tav. XXIX sino a XLIV. - J. WILPEET,
La croce sui monumenti delle catacombe, in Nuovo Bullettino, 1902, tav.
VII, n. I, 3 e 4. - C. M. KAUPMANN, Handbuch der chrstlichen Archaologie, Paderborn 1922, 3 ed., p. 269S. - FR. J. D'LGER, Ichthys, 1, 1928,
p . 321.

728

L ' E C C L S I O L O G I A D E I PADRI

il corpo del crocifisso, e perci la crux immissa era la forma che veniva quasi esclusivamente in mente. Senza addentrarci pi a fondo nella storia archeologica per molti
aspetti complicata di questo sviluppo, ci limitiamo a
notare che, per quel che ne sappiamo, non si prestato
sufficiente attenzione a questa difficolt sorta dal tempo
di Gregorio, e che di grande importanza per lo sviluppo della storia dell'arte della forma della croce.
Basandosi sulla somiglianza tra Tau e croce, cos
naturale per il cristiano greco e continuamente inculcata ai cristiani latini, varie opere d'arte dell'antichit
cristiana e varie rappresentazioni, su cui gli archeologi
sono discordi, potrebbero essere pi coraggiosamente
interpretate nel senso di una croce rappresentata consapevolmente, anche se in modo misterioso. Le pietre sepolcrali delle catacombe, sbarrate con una
chiaramente dipinta, delle quali dava notizia gi il
DE Rossi 97( significano (lo possiamo dire senza timore,
oggi) la vita aeterna nell'immagine della mistica croce
del Tau. La stessa cosa possiamo dire a proposito della
rappresentazione della croce con il segno Tau, che troviamo su sculture, come ad esempio per una corniola
del Museo Kaiser Friedrich di Berlino, che FR. DLGER
ha interpretato 98 ; lo stesso si dica della corniola, gi
menzionata in connessione con antenna crucis: GARRUCCI, gi cento anni fa, ha riconosciuto lo stretto legame dei due simboli, di quello nautico dell'antenna
e di quello mistico letterario del Tau (e noi possiamo
confermarlo ora in base alla storia letteraria da noi
esposta) : L'albero e l'antenna sono congiunti per modo
97
98

Cfr. anche D A C L I, 2, col. 2010, n. 561. - Col. 2022, a. 578.


Ichthys I (192S) p. 321.

IL MISTICO TAU

729

che per la terza volta (si pu vedere sulla stessa carinola, al fianco del vero Tau, anche un'asta dell'ancora
in forma di Tau) ci rappresentano il Tau " . WILPERT
cita altri esempi di croci significate con la lettera Tau.
Tutto ci ben noto agli archeologi e non il caso
di insistervi.
Ben altrimenti stanno le cose quanto al problema,
che - se la nostra modesta conoscenza archeologica
non c'inganna - sino ad oggi non stato mai impostato e risolto con precisione. Si tratta del significato
da dare al raro segno alfabetico, che nelle rappresentazioni antiche cristiane cos spesso si trova sul lembo
del mantello della toga di Cristo di uomini biblici
di martiri 10. WILPERT era propenso a vedervi sol
tanto dei semplici ornamenti. A nostro avviso, non
c' dubbio (se si conosce la mistica delle lettere nell'antichit cristiana), che qui si tratta di segni, che ricevono la spiegazione del loro significato dal mondo
della simbolica gematrica dell'alfabeto, in cui ci ha
introdotti il topos del mistico Tau. In questa ricerca noi partiamo dal fatto che molti di questi segni
sono evidenti segni della croce: cos, ad esempio, sull'orlo del mantello di Mos nella forma del Tau samaritano + 101, cos sul mantello dell'angelo di Tobia
ss
La Civilt Cattolica 28 (1857) p. 737S. - Cfr. sopra, a p. 683,
nota 214.
100
II materiale pi fcilmente ritrovabile in J. WILPERT, Die
Malereien der Katakomben Roms, Friburgo 1903, testo p. 355; tavola
40, 2 (Cristo con il segno iota) ; tav. 54, 1 (santo con iota) ; tav. 60
(Mos con iota); tav. 101 (idem); tav. 98 (Mos con tau), per nominarne soltanto alcune. - Cfr. anche J. WILPERT, Die romischen Mosaiken una Malereien, Friburgo 1916, tavola 102 (Cristo con iota
zeta).
10
! Die Malereien der Katakomben, tav. 122, 1.

730

L ' E C C L S I O L O G I A D E I PADRI

come croce uncinata chiaramente disegnata 102 . Ora le


rimanenti lettere che spesso appaiono sugli abiti sono
lo Iota, il Gamma, la Zeta e il Tau. Queste lettere
non potrebbero essere un simbolo del segno della croce? Il significato loro comune non sarebbe la signatio
con il segno della salvezza e della vita? Quanto alla
marcatura con un Tau chiaramente visibile, quale
quella sul mantello di Mos, la domanda dovrebbe
senz'altro ricevere una risposta affermativa. Ora noi
osiamo affermarlo anche per tutte le altre lettere. Ci
incoraggia a ci, anche se potremmo sbagliarci in
questo nostro entusiasmo per i simboli, un testo piuttosto tardivo di RABANO ALTRO, la cui opera De
laudibus crucis piena di conoscenze, svanite per noi
posteri, della gematria e della mistica delle lettere dell'antichit cristiana. Rabano presenta una lista delle
lettere dell'alfabeto greco, le quali sono tutte un segno
simbolico della croce: e, molto sorprendentemente,
sono proprio le stesse lettere, che incontriamo sugli
antichi dipinti cristiani: Quattuor igitur sunt litterae
quae crucis effigiem conficiunt, videlicet, , et
103
X . Quindi esse vengono interpretate anche nel
senso dei testi patristici secondo il loro valore numerico
valido nella gematria cristiana: Gamma lo stesso che
tre e significa la fies Trntatis. Zeta lo stesso che
sette e significa la spes fidelium. Tau lo stesso che trecento e significa la caritas, che si manifesta nella morte
di croce di Dio : Caritas quoque per Tau exprimitur
quae sanctae crucis tenet imaginem . La lettera Chi, infine, Io stesso che mille e significa la aeterna beatitudo.
10a
103

Ivi, tav. 212.


R A B A N O , De laudibus Crucis, I, fig. 14 (PL 107, 205 B C ) .

IL MISTICO TAU

731

Se si pensa inoltre, che lo Iota, che ricorre spesso proprio sulle immagini catacombali, nell'alfabeto greco
sovente lo stesso che Zeta e per giunta, assieme alla
Et, come vedemmo (e anche questa lettera s'incontra
nelle marcature di vestiti), rappresenta precisamente
anche il valore numerico diciotto e dunque l'inizio
del nome di Ges; e se aggiungiamo inoltre ci che
RABANO stesso sapeva quanto alla simbolica della lettera Chi 1 0 4 e pi tardi ONORIO DI AUTUN poteva ancora dire: Littera Chi prima in nomine Christi decem
significat et formam crucis exprimit 105 : allora non
dovrebbe essere pi troppo arrischiato vedere nei rari
segni alfabetici dell'antica arte cristiana la simbolica del
signum della croce e dei suoi effetti redentivi. Questo
testo di Rabano, sino ad ora trascurato, non dovrebbe
dunque aprirci una strada verso la spiegazione di quei
segni alfabetici, nei quali la viva conoscenza dei simboli
degli antichi artisti cristiani ha veduto il segno dei salvati nella croce, da Abramo e Mos sino ai martiri?
Noi poniamo ad ogni buon conto la domanda.
Un ultimo problema dell'archeologia e della storia
dell'arte del segno della croce riceve ora una risposta
ancor pi precisa, dopo che abbiamo presentato la
storia dei testi del mistico segno Tau. noto che gi
nell'antichit cristiana le architravi dei santuari e delle
abitazioni erano volentieri adornate di un segno di
croce, senza dubbio in ricordo della marcatura delle
porte con il sangue dell'agnello pasquale, come fu
prescritto agli Israeliti in Egitto da Es 12,7.7.13. FR.
J. DOLGER ha dato questo significato ad un'antica be104
PL 107, 284 D .
s PL 172, 878 D .

732

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

riedizione cristiana di una porta, conservata su un papiro, contenente una formula del sangue di Cristo 106.
E J. WILPERT ha richiamato l'attenzione sul segno di
croce tracciato con minio nella forma del Chi greco,
che si vede sull'ingresso dell'ipogeo in San Callisto 107.
In base alla storia del mistico segno Tau ora comprendiamo pi chiaramente la forma in cui si escogitata
per lo pi questa marcatura con la croce: l'allegoria
dal racconto di Ez 9,4 influisce anche sulla conformazione di queste croci delle porte. Si benedicono case e
chiese con il Tau. Bisogna pensare a un uso veramente reale, quando ZENO DI VERONA dipinge la Chiesa
come un tempio consacrato a Dio, sulle cui porte si
eleva il segno della croce nella forma del mistico Tau:
Et patentes semper duodecim portae, quas ab hostili
defendit impulsu in modum Tau litterae prominens
lignum 108 . Cos possiamo farci un'idea anche dei
segni di croce posti sulle abitazioni profane dei cristiani, che, secondo quanto riferisce CIRILLO ALESSANDRINO,
l'imperatore Giuliano l'Apostata ha visto dovunque:
semplicemente il semeion , secondo il testo dei LXX
di Ez 9,4 109. E che sia cos, lo dimostra la predica di
un'anonimo Greco sulla croce come semeion, l dove
l'oratore dice: Per questo noi dipingiamo con grande
zelo questo semeion sulle case, sui muri e sulle porte
10
* Fu. J. DOLGER, Ein Tursegen mit der Blut-Christi-Formel und
cine Blut-Christi-Littmei, in Antike una Christentum 5 (1936) p. 248-254.
" Die Malereien der Katakomben Roms, testo, p. 495S., fig. 46.
108
De spirituali aedificatione domus Dei, 1, tr. 14, 3 (PL 11, 358 A).
109
Contro Julianum, 6 (PG 76, 797 A). - Cfr. anche PAOLINO
DA N O L A , Epistola 32, 12 (CSEL 29, p. 287, 1. 26-28).

733

IL MISTICO TAU

110

della citt sulla fronte e sui cuori . Non altro che


il Tau.
Anche questo (parallelamente al rinnovamento allegorico su esposto, avvenuto nei secoli XI e XII)
non stato completamente dimenticato nel medioevo.
Quanto ADAMO DI SAN VITTORE afferma poeticamente nella sua sequenza della croce era ancora cosa
nota:
Nulla salus est in domo
nisi cruce munit homo
superliminaria m .
Questa marcatura delle porte con la croce una
signatio con il mistico segno del Tau. Perci la leggenda scritta intorno al cavaliere romano scolpito sulla
porta d'ingresso della chiesa di Holzkirchen, comprensibile soltanto in base alla nostra storia dei testi, suona
cos:
Aedibus in nostris sit Tau tua dextera Chri[ste 112 .
E ancora all'inizio del secolo XVI un monaco cistercense di Bobenhausen pone sulla porta della sua
cella il Tau con le parole:
Tau super has postes
signatum terreat hostes 113.
110
Ps.-Crisostomo, Homilia de adoratione Crucis (PG 52, 838 A;
841 C ) . - Cfr. anche CRISOSTOMO, Adversus Judaeos, 9 (PG 48, 826 A).
111
Sequenza della Croce, Strofa 6 (ed. FRANZ WELLNER, Adam
voti St. Victor, Smtliche Sequenzen, Vienna 1937, p. 144.
112
Reso noto da FR. J. DOLGER, in Antike und Christentum 5
(1936) p. 251.
113

Egualmente in

DOLGER,

op.

cit.

734

L'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

Un inno del secolo XII alla santa croce canta parimenti in ricordo della protezione degli Israeliti contro
l'angelo sterminatore elargita mediante la marcatura
con il sangue dell'agnello:
Per te salvatur Israel
ab hostis exterminio
praesignavit Ezechiel
sub Tau te mysterio 114 .
In questo senso l'arte romanica di preferenza ha
rappresentato la marcatura delle architravi delle porte
degli Israeliti con il mistico Tau, allo stesso modo la
marcatura degli eletti in Ezechiele 115. Sul medaglione
di una vetrata di Saint Denis c' la scritta, che riassume
tutta la nostra storia testuale in un'immagine visibile
e leggibile: Signum Tau116.
114
Analecta Hymnka, 43, Lipsia 1903, p. 22. - Cfr. pet ci un
altro Inno, anch'esso del secolo XII, in cui viene descritta la figura
umana nella sua somiglianza con la croce:
Est quoque Tau vivifico
insignitus signaculo,
prodens per hoc quod proprius
sit Crucifixi servulus .
MONE, Lateinische Hymnen des Mittelalters, Friburgo 1853, . , p. 313.
115
Per la rappresentazione della signatio ezechieliana con il segno
di croce del Tau, cfr. W. NEUSS, Das Buch Ezechiel in Theologie una
Kunst bis zum Ende des 12. Jahrhunderts, Miinster 1912, fig. 66, p.
260. Cfr. anche p. 32, nota 6; p. 108; p. 134, nota 1. - Una rappre
sentazione non ricordata da Neuss quella di cui E. G. MILLAR, Les
prtndpaux manuscripts a peinture du Lambeth Paace Londres, Parigi
1924, tav. 7. - Per la segnatura degli Ebrei con la lettera tau cfr. in
E. MALE, L'art religeux du Xlle siede en Frante, Parigi 1928, 3 ed.,
p. 160.
il
Riproduzione in E. MALE, op. cit., p. 155, fig. 122 e 123. Cfr. anche una rappresentazione un p pi tardiva appartenente al
periodo gotico in E. MALE, L'art religieux du XlIIe siede en Frante,
Parigi 1931, p. 143 e 158.

IL MISTICO TAU

735

stato un lungo sentiero, quello di cui abbiamo


riscoperto le traccie in questo capitolo quasi dimenticato dell'allegoresi patristica; esso ci ha apparentemente
portati lontano dal tema fondamentale dell'antenna
crucis. Ma in realt soltanto ora ci troviamo proprio
al centro di quel mondo di simboli costituito, in ultima
analisi, da rappresentazioni nautiche. Poich tutto gira
misteriosamente attorno al popolare mistero della croce
e cerca di esprimerlo in migliaia di immagini, che dicono sempre e soltanto una cosa: la salvezza nel
legno della croce del Signore, dunque, parlando per
immagini, nel legno della nave, nell'albero e nell'antenna, proprio come nel mistico segno Tau. Si tratta
della scientia Crucifixi, di cui PAOLINO DA NOLA scrisse,
dove raduna ancora una volta tutte le nostre immagini,
per poi trasferirle al simbolo nautico, a cui sar dedicato un capitolo specifico: alla nave della salvezza,
che qui l'arca di No, le cui misure ancora una volta
portano il mistero del segno Tau. Cos, come Abramo
consegui la vittoria nella forza del segno Tau, allo
stesso modo le misure dell'arca del mistico No assicurano la vittoria e la vita eterna : In sacramento
crucis, cuius figura per litteram Tau numero trecentorum exprimitur, adversarios principes debellavit: cuius
mysterii virtute trecentis in longum texta cubitis superava arca diluvium, ut nunc Ecclesia hoc saeculum
supernavigat. Ita et nos non nostris opibus aut viribus
freti sed unica Crucifixi scientia elevemus ad ipsum
oculos nostros 117 . Le due cose vanno insieme: la
nave della Chiesa, che viene prefigurata nell'arca,
e il mistico segno Tau, in cui veniamo salvati. Anche
"' Epistola 24, 23 (CSEL 29, p. 222, sino a p. 223,1. 7).

736

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

il poeta del tempo romano le vede insieme in un'unica


immagine :
Ligno crucis fabricatur
arca Noe qua salvatur
mundus a miseria.
Carnem nostrani sic confige
vitiisque crucifige
Signo Tau nos inscribe 118 .

118

Attuicela Hymnka 8, Lipsia 1890, p. 29S.

6.

IL NAUFRAGIO
E LE TAVOLE DELLA SALVEZZA

La dommatica patristica della salvezza dell'anima,


della sua certezza e della sua precariet, racchiusa nell'immagine della nave della Chiesa, che costruita col
legno della croce e il cui albero con l'antenna costituisce la figura salvifica della croce. Sinora siamo andati
alla ricerca delle orme di questa teologia simbolica.
Ora, secondo quanto avevamo promesso 1, dovremmo
parlare dei due prototipi biblici di questa nave sicura
e ad un tempo in pericolo: dell'arca di No e della
nave di Pietro, che occupano ambedue un posto importante nella teologia patristica della Chiesa e, a partire da questa, anche nell'antica archeologia cristiana.
Ma prima di soddisfare a questa promessa, necessario
indicare ancor pi precisamente ove sia il pericolo mortale, verso cui si dirige il cristiano, quando si affida
per la vita e per la morte alla nave della Chiesa, sicura,
ma pur sottoposta a tempeste. Infatti solo in questa
dialettica nautica di pericolo e di approdo, di naufragio e di tavola di salvezza, di tempesta di onde e di
1

Cfr. sopra, p. 735.

738

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

porto tranquillo, espressa in immagini, si comprende


la dommatica che vi sta dietro e che dice come la salvezza certa ed incerta ad un tempo, la fede giustificante e tuttavia si pu perdere per propria colpa,
la grazia del battesimo una volta perduta pu essere
recuperata mediante la penitenza. Siamo cos giunti a
quel settore della teologia simbolica, in cui si formata
la dottrina della penitenza come secunda post naufragium
tabula, rimasta famosa sino al Concilio di Trento. La
tavola della salvezza recuperata ancor una volta nella
penitenza , come gi accennavamo pi sopra, una
tavola del legno della croce, un ultimo pezzo della
partecipazione salvifica alla nave della Chiesa costruita
con il legno della croce 2 . Tu crux desperatis tabula
suprema , cantava il m e d i o e v o 3 : e si tratta di una
eco lontana della teologia simbolica, che ora cominciamo a spiegare. Questa tavola della penitenza
, l'asse di legno, a cui il Signore fu inchiodato
e che porta il m o n d o divenuto naufrago sino al
porto tranquillo. Essa il piccolo legno, a cui gli
uomini affidano le loro anime (Sap 14,5 L X X ) 4 .
Pertanto ricominciamo la nostra traversata patristica e cerchiamo di esplorare il settore nautico della
antica teologia cristiana della penitenza. Per comprendere la ricchezza di questo mondo patristico di immagini, e in esso la dommatica patristica della Chiesa,
necessario anche qui dimostrare con la letteratura
antica quanto fosse familiare ai naviganti greci e r o mani la realt, e quindi anche il significato simbolico,
2
8
4

Cfr. sopra, p. 604.


F. J. M O N E , Lateinische Hymnen des Mittelelters, 1853, v. 1, p. 142.
Cfr. sopra, p. 575; 595.

IL

NAUFRAGIO

LE

TAVOLE

DELLA

SALVEZZA

739

del naufragio e della tavola della salvezza: soltanto per


questo trarremo dal materiale sterminato della letteratura classica alcuni elementi pi importanti, che ci
permetteranno di passare poi a commentare l'espressione immaginifica e familiare anche a Paolo, del naufragio nella fede: \
(Tim 1,19) Infatti per comprendere questa espressione
e la spiegazione datane dai Padri della Chiesa necessario conoscere quel mare, sul quale Paolo sub per
ben tre volte naufragio (2Cor 11,25) ed una volta
salv la vita su tavole e rottami di nave (At 27,44).

1. IL NAUFRAGIO
Quando l'imperatore Nerone era alla ricerca di
mezzi per sbarazzarsi di sua madre Agrippina, il liberto Aniceto gli diede il consiglio di inscenare un
naufragio. Poich, cos diceva il consigliere : Nihil
tam capax fortuitorum quam mare 5 . Ci vuol dire:
in mare pu succedere di tutto, il mare il luogo di
ogni sventura. Quanto ne fosse convinto l'uomo antico,
lo abbiamo gi spiegato pi sopra 6. Il marinaio, proprio
perch ama i flutti marini, sempre un vicino della
morte 7. Egli si sente esposto, impotente, alle insidie
del mare cattivo e tuttavia non pu permettersi di
rinunciare continuamente al temerario ed economicamente vantaggioso viaggio. Qui il naufragio fa parte
degli avvenimenti quotidiani, anzi, come si esprime
NEMBSIO, delle conseguenze logicamente calcolate dalla
1

T A C I T O , Annales,

Cfr. sopra, p. 459-468.


Cfr. sopra, p. 530.

14, 3

( H A L M , I, p. 284, 1.

16).

740

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

libera determinazione di affidarsi ad una nave 8. Questa


mentalit dell'uomo antico ci stata dipinta vividamente da A. LESKY 9 . Essa viene espressa nel modo
pi immediato nei numerosi epigrammi sui naufraghi,
che ci sono conservati nell'Anthologia Graeca 10. Il naufragio non porta soltanto morte, ma per lo pi anche
la perdita, cosi raccapricciante per l'uomo antico, di
un luogo di sepoltura u. Il cadavere dell'annegato nuota
nudo e freddo tra le onde, diventa pasto degli empi
pesci 12 ed anche se gli si erige un monumento sulla
riva, si tratta pur sempre di un monumento vuoto,
nella cui scritta il morto si lamenta : se non fosse
mai esistita alcuna nave veloce 1 3 . Questi epigrammi
sono certamente dei semplici prodotti di una maniera
letteraria, ma nella loro profusione risuona anche la
voce della triste esperienza degli abitanti delle coste,
i quali, quasi ogni giorno esperimentano che il mare
sospinge a terra i cadaveri dei naufraghi e invitano
i tristi e cogitabondi uomini della terra cos sicura a
piangere la vita fugace 14 . Qui giace, nudo e insepolto
B
De natura homims, 38 (PG 40, 756 A).
* A. LESKY, Thalatta. Der Weg der Griechen zum Meer, Vienna
1947, p. 188 sino a p. 214. Cfr. soprattutto i pensieri sul naufragio
in Archiloco (p. 198) e Simonide (p. 202). Da Lesky mi sono stati
suggeriti anche: J. KAHLMEYER, Seesturm und Sckijfbruch ah Bild im
antiken Schrifttum (Dissertation), Greifswald 1934. - J. DE SAINTD E N I S , Le lie de la mer dans la poesie latine, Parigi 1935.
10
Anthologia Graeca, 7, 263-279; 282-294; 494-503; 51; 539;
584-587; 651-654. N u o v a edizione di H. BECKBY, Monaco 19571958, 4 voli. - Cfr. anche LESKY, p. 326, nota 344, con richiamo a
Zeitschrift fr katholische Theologie 6$ (1941) p. 126S.
11
LESKY, p. 36; p. 284S.
12
Anthologia Graeca, 7, 273-276; 294; 506.
13
Ivi, 271.
14
Ivi, 277.

IL NAUFRAGIO E LE TAVOLE DELLA SALVEZZA

741

il ricco commerciante viaggiatore, il rischioso viaggio


termina con la morte, il padrone della nave, una volta
cos temuto, spesso non ha trovato neppure una tavola di salvezza nella sua stessa nave. In PETRONIO,
dopo un naufragio, lo schiavo Eumolpo trova sulla
spiaggia il cadavere del dispotico padrone della nave,
Licas, e dice tra le lagrime : Q u i paulo ante iactabas
vires imperii tui, de tam magna nave ne tabulam quidem
naufragus habes . E vi aggiunge dei pensieri funebri
morali: Ite nunc, mortales, et magnis cogitationibus
pectora implete 15 ! L'ultima conseguenza di ci, secondo lui, questa: nessuno sicuro di fronte alla
morte, si pu perire dovunque, che tutto l'essere umano
non altro che un unico naufragio : Si bene calculum
ponas, ubique naufragium est 1 6 . Questo bene comune dell'antichit ed allo stesso m o d o pensano gli
oratori cristiani, che non si lasciano sfuggire questa
immagine impressionante: AMBROGIO parla del rapido
dirottamento del navigante, che nella caccia al guadagno subisce misero naufragio 17 . E AGOSTINO predica
ai pescatori d'Ippona, che hanno visto spesso cose simili: Naufragi forte negotiatoris corpus in littore
inspexeris, reddis lacrimas miseratus et dicis: Vae huic
nomini, propter aurum perdidit animam suam 1 8 !
Ci fa parte dell'esperienza quotidiana. Si legga inoltre la poesia di PAOLINO DA N O L A sul naufragio del

suo amico Marziano 19 , oppure la lettera consolatoria


di GREGORIO M A G N O ad un suo conoscente salvato dal
15

Saturai, 115 (BtCHLER, p. 85, 1. 17-19).


Ivi (p. 85, 1. 275).
" De offuiis, 1, 49, 243 (PL i o , 95 B ) .
18
Sermo 344, 7 (PL 39, 1517).
19
Carmen 24 (CSEL 30, p. 21OS.)

16

742

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

pericolo del mare 2 0 , ancora l'iscrizione funeraria cri


stiana di una fanciulla annegata in mare : Eufronia
Eufronii flia et maris naufragio enecta 21 .
Cosi, ogni viaggio per mare un'impresa rischiosa,
paragonabile a quel mitico primo viaggio umano sulla
nave Argo, che era chiamata anche l'Ardita , 2 2 .
Di qui l'uomo antico derivava un pensiero, che sar
importante pi tardi per la nostra teologia simbolica:
Chi, dopo un naufragio superato fortunatamente, si
arrischia ancora una volta a salire su un legno che viaggia
per mare, deve ascrivere un nuovo affondamento soltanto alla sua temerariet, poich egli tenta i Celesti.
Chi va due volte per mare, dia la colpa soltanto alla
sua temerariet, dice un epigramma 23 . Lo ,
ossia l'uomo criminosamente audace, vi trova un
, dice DIOSCURIDE 2 4 . Subire due volte
naufragio, morte quasi sicura. Improbe Neptunum
accusai qui iterum naufragium facit, dice un proverbio di PUBLILIO SIRO al tempo di Nerone, che fu lungamente citato 25. Ci pensato in modo genuinamente
romano, e ancora in AMBROGIO torna questo timore
20
Epistola g, 73 ( M G Epistolae II, p. 91, 1. 26). Cfr. anche il racconto del naufragio nei Diahgi, 3, 36 (PL 77, 3045).
21
E. D I E H L , Inscriptiones latinae velerei christianae, Berlino 1925,
v . 1, p . 294, n. 1540.
22
Cfr. sopra, p. 529. - Fu. KXINGNER, Catus Peleus-Epos, in
Bayr. Akademie d. Wiss., Hist.-Phil. Klasse, Monaco 1956, quaderno
6, p. 9s.
23
Anthologia Graeca, 7, 264.
24
DIOSCURIDE, Epigr., 21, 5 (Anthologia Graeca, ed. JACOBS, I,
p. 249). Cfr. anche SENECA, Ad Lucilium epistola, 81, 2 (HENSE, p.
307, 1. 9s.) : dopo un naufragio si tenta di nuovo il mare .
25
Minor Latin Poets (The Loeb Classical Library, ed. W I G H T -

D U F P , Londra,
HARDT,

p.

158,

1935, p . 3-11). - MACROBIO, Set., 2, 7, 11


1.

5).

(EYSSEN-

IL

NAUFRAGIO

E LE TAVOLE DELLA SALVEZZA

743

quasi romantico del secondo naufragio : Utique accusatis crebra naufragia: quis vos navigare compellit?
Mare non ad navigandum Deus fecit sed propter elementi pulchritudinem. Denique qui non navigat nescit
timere naufragium 26. Pensiamo che bisogna tener a
mente questo pio timore dell'uomo antico di fronte a
un secondo disastro in mare, quando pi in l leggeremo nell'antica teologia cristiana della penitenza, che
la salvezza difficilmente sperabile sulla tavola della
penitenza, dopo il naufragio della grazia battesimale.
, si dice in una famosa frase
del Pastore di ERMA

2 7

. E non senza ragione TERTUL

LIANO giunge a parlare, proprio nel suo libro sulla


penitenza, di questo comportamento dell'uomo che
viaggia per mare: Molti, che furono salvati una volta
dal loro naufragio, danno da allora in poi il loro sa
luto definitivo alla nave e al mare. Essi onorano i doni
di Dio, ossia la loro vita corporea, ricordandosi del
28
passato pericolo .
A partire da questa realt del naufragio spesso esperimentato, ora ci diventa comprensibile anche l'antica
simbolica, che vede in questa disgrazia un'immagine
sensibile della disposizione dell'uomo alla necessit di
morire. terribile morire tra le onde: questa espressione di ESIODO ci d una specie di preludio 29 . Un epigramma dello PS.-TEOCRITO dice: Sii, uomo,
parsimonioso con la vita. Non partire mai pi per nave
in un brutto momento: anche cosi la vita sarebbe sol* De Helia et ieiunio, 19, 70 (CSEL 32, 2, p. 453, 1- 7).
" Mandatum, 4,

3, 6

( F U N K I, p. 480, 1.

8).

* De poenitentia, 7, 5 (Corp. Christ. I, p. 333, 1. 14-17).


2

" Erga, 687 e 691

( M A Z O N , p. 111).

744

L'ECCLSIOLOGIA DEI

PADRI

tanto corta 30 . Dunque, dal momento che il navigatore sta sempre tra vita e morte e ad ogni istante il
mare potrebbe diventare per lui la porta dell'Ade (lo
abbiamo esposto gi con pi precisione) 31 , il naufragio
diventa giustamente l'immagine appropriata della m o r te. In un canto di morte pressoch innico, AMBROGIO
dice : Mare mergit naufragos, exspuit nudos, vestitos
exuit, insepultos relinquit 32 . Conformemente a questo modo di pensare costante nell'antichit, la morte
di suo fratello Satiro, che si spense a terra dopo un naufragio superato felicemente, diventa per lui un naufragium in terra33. Vita e morte del viaggiatore stanno
sotto l'incomprensibile legge del fato, di Tiche e delle
crudeli stelle, nelle cui costellazioni si legge il naufragio incombente 34 . U n o dei pi lambiccati detti della
scuola di Democrito chiedeva : Donde viene che il
buon pilota a volte incorre naufragio e un uomo coraggioso soggiace a Tiche ? 35 . Si legga inoltre in LUCIANO
DI SAMOSATA la lagnanza, impressionante per la sua
comicit, che l'uomo, alle prese con il destino, porta
dinanzia a Giove, a riguardo della nave del mondo,
regolata cos insensatamente dagli dei, la quale in
bab di mille naufragi 36 . Tyche rende ricco il commer-

30
Anthologia Graeca, 7, 534. Cfr. l'edizione di Teocrito a cura
di C. GALLAVOTTI, R o m a 1946, p. 240.
31
Cfr. sopra, p. 529SS.
32
De Tobia, $, 16 (CSEL 32, 2, p. 526, 1. 75).
33
De excessu fratris Satyri, 1, 27 (CSEL 73, p. 224, 1. 2-6).
34

VETTIUS VALENS, Anthologiarum, 4, 13

FIRMICO M A T E R N O , Mathes.,

6,

39,

(KROLL, p . 182, 1. 6 ) . -

(KROLL-SKUTSCH, II, p. 205,

1. 12-14).
35
H. DIELS, Fragmente der Vorsokratiker, Berlino 1935, 5 ed.,
p . 2 2 2 , 1. 29S.
33

Juppiter tragoedus, 47 (JACOBITZ, II, p. 374S).

IL

NAUFRAGIO

LE

TAVOLE

DELLA SALVEZZA

745

dante viaggiatore e mendico il naufrago; lo dice lo


stoico ZENONE, quando la disgrazia per mare gli lasci
soltanto il frusto mantello quasi come camicia da morte: Suvvia, Tyche, cos tu ci rendi costoso il povero
mantelletto ! I Padri cappadoci ameranno ancora queste parole dell'antica sapienza 37. E si comprende come
il naufragio abbia sostenuto un grande ruolo nell'oniromanzia ellenistica. Innumerevoli visioni in sogno significano un futuro naufragio, come sappiamo da ARTE38
MIDORO ; e il sogno di una disgrazia per mare significa grave disgrazia e morte 39. Se si sogna che tutta la
testa viene tosata, ci significa naufragio, ma senza esito
mortale, poich, nel pericolo marino, gli uomini si
prendono cura di farsi tagliare i capelli 40 . Si tratta
di quei fortunati disgraziati che, nel momento del massimo pericolo, consacrano i loro capelli agli dei: naufragorum ultimum votum, lo chiama PETRONIO 41, poich
essi propriamente sono gi diventati preda della
morte e dell'Ade e quindi, dopo la salvezza sulla tavola
sacrificano i loro capelli ai Celesti 42 ; allo stesso modo,
pi tardi, il monaco cristiano si raser, quando dar
37
BASILIO, Epistola 4, 1 (PG 32, 257 A ) . - GREGORIO D I
, Poem. moralia, 2, i o , vv. 236-242 (PG 37, p . 697).
38
Cos per es. il fendersi del bocchiere; Oneirokritika, 1, 66 ( H E R CHER, p. 61, 1. 8s); un animale infuriato significa naufragio a causa
della rottura dell'antenna: 2, 12 (p. 102, 1. 6 ) ; un pes:e nel letto: 2,
18 (p. i n , 1. i o ) ; uno schiavo che balla: I, 76 (p. 69, 1. 6s); un bue
n e r o : 5, 56 (p. 264, 1. 9 ) ; Afrodite Anadiomne: 2, 37 (p. 142, 1. 21).

38

Oneirokritika, 2, 23

40

Ivi, 1, 22 (p. 24, 1. 1-5).

41

Saturae, 103 (BUCHELER, p. 74; 1. 14S).

42

(HERCHER, p.

117, 1. 2).

Per il sacrificio dei capelli dei naufraghi cfr. FR. J. DOLGER,


Ichthys, Miinster 1922, v. 2, p. 301. - RE VII, 2, col. 2106. - In A T A NASIO la notizia che gli Sciti sacrificano alle divinit i naufraghi (PG
25, 49 B).

746

^'ECCLSIOLOGIA DEI PADRI

inizio alla vita di penitenza e lascer dietro di s il naufragio del mondo cattivo. Dunque anche presso i Padri della Chiesa si ammette in modo del tutto generale
che colui che va per mare, si trova gi in mezzo al mondo sotterraneo 43 , in una specie di morte anticipata, e
perci la morte del peccato un vero naufragio della
vita, come dice AMBROGIO : Denique iustis mors quietis
est portus, nocentibus naufragium putatur 44.
Sempre in previsione della teologia patristica del
naufragio nella Chiesa tentiamo ora di approfondire
ancor pi questa simbolica, tentando di inserire l'eguaglianza mors=naufragium nella dialettica delle estreme
contrapposizioni. Viene in primo luogo l'antica e quasi
prenautica disposizione di spirito dell'uomo antico, divenuta pi tardi romantica, che dalla stabile riva guarda il mare e i rottami delle navi affondate con orrore
e ad un tempo con gratitudine per la propria sicurezza.
Quanto bello guardare il mare dalla terraferma ,
dice gi un frammento di ARCHIPPO 45 . La poesia romana se ne fatta eco. LUCREZIO scriveva : Suave
mari magno turbantibus aequora ventis ,e terra magnum
alterius spectare laborem 46 . ORAZIO si augura di poter
vivere solitario a Lebedo e di li contemplare il rabbioso Nettuno stando su suolo sicuro 47. Il valente marinaio
aveva poca comprensione per questa visione egoisti43
GREGORIO NAZIANZENO, Poem. moralia, 2, 16, 20 (PG 37, 780 A).
Per la nave dell'Ade cfr. Zeitschrift fiir kath. Theologie 66 (1942) p.
217. - FR. CUMONT, LUX perpetua, Parigi 1949, p. 283-286.
44
De bono mortis, 8, 31 (CSEL 32, I, p. 730, 1. 22s).
45

Frammento 43 (KOCK I, p. 688); STOBEO, Fior., 59, 8 (HENSE

II, p. 402).
46

47

Rer. nat., II, 1

(MARTIN, p. 43).

Epistola 1, 11, 10 (KIESSLING-HEINZE III, . 103). - Cfr. An


tologia Graeca 7, 586; sopra, a p. 405.

IL NAUFRAGIO E LE TAVOLE DELLA SALVEZZA

747

ca e cos si form il detto romano per condannare colui


che facile a dare consigli : E terra ne gubernaverit 48 ; esso risuona ancora in GREGORIO NAZIANZENO 49 ,
nella sua forma greca. In un momento tempestoso della politica romana, quando dovette lasciare la nave
dello Stato che affondava, CICERONE ha gridato : Nunc
vero, cum cogar exire de navi, non abiectis sed ereptis
gubernaculis, cupio istorum naufragia e terra intueri 50 .
L'elemento dialetticamente opposto a ci rappresentato da un pensiero, che per l'uomo antico divenne la
personificazione di ogni pericolo e di ogni disgrazia:
anche in porto sicuro si pu incorrere in naufragio.
' , si legge in un epigram
ma della Anthologia Graeca s l . Cos accadde, come scrisse POLIBIO, agli Ateniesi, quando dopo tante vittorie
mandarono tutto in rovina con le lotte intestine 52 .
Colare a fondo nel porto era un motivo particolarmente popolare nell'epigrammatica nautica 53 . E il
proverbio romano diceva ad un uomo ancor dissoluto in et avanzata : Navem in portu mergis 5i.
Anche i teologi cristiani dei primi tempi utilizzano
queste contrapposizioni, quando d'un lato dipingono
la sicurezza della salvezza con approdo nel porto
48

LIVIO,

44,

22,

14

(WEISSENBORN-MULLER,

p.

138,

1.

ns).

49

Epistola 138 (PG 37, 276 B). Cfr. anche AGOSTINO, De civitate
Dei, 22, 24 (CSEL 40, 2, p. 648, 1. 12-18).
50
Epistola ad Atticum, 2, 7, 4 (ORELL, III, p. 408, 1. 13-15).
51
EMILIANO N I C E O , Epigr. 3, 6 (Anthologia Graeca, ed. JACOBS,
, . 251).
62
POLIBIO, Histor., 6, 44 (BUTTNER-WOBST, II, p . 294, 1. 26-28).
63
Anthologia Graeca, 7, 625; 9, 34; 36; 106; 398; 11, 248) - K.
MULLER, Die Epigramme des Antiphilos von Bysanz, Berlino 1935, p .
70.

64

LESKY,

p.

286.

A. O T T O , Die Sprichwrter
dei Rmer, Lipsia 1890, p. 284S.

und

sprkhwortlichen

Redensarten

748

L'ECCLESIOLOGIA D E I PADRI

sicuro, e d'altro lato la catastrofe nella fede di coloro


che sono colati a picco proprio in questo porto. In
portu, ut dicitur, naufragami, aggiunge GEROLAMO
nella polemica sull'Origenismo 55 . E papa CELESTINO
scrive alle Gallie, durante i tumulti pelagiani, sollevati
da alcuni sacerdoti : Conantur saepe naufragio mergere quos intra portum stantes statio facit fida securos.
Fides quippe est omnium statio 56 . Certamente, predica AGOSTINO, persino nel calmo porto della Chiesa
bisogna temere ancora la tempesta e il naufragio,
poich non ci stata ancora donata la sicurezza : Ubi
ergo securitas si nec in portu? 57 .
A partire da questa simbolica diventa anche comprensibile, che l'immagine riceva soprattutto quella
forma filosofico-morale, che pi tardi sar nuovamente
presente in Paolo e nei Padri della Chiesa. L' affondato
morale naufrago. Gi PINDARO canta, con una freschezza letteraria non ancora consunta, il naufragio
della vita 58 . Nel periodo ellenistico questo diventa un
potos moralizzante. Nel trattato di KEBES intitolato
Pinax si dice, a proposito degli uomini che vengono
cacciati per la loro mancanza di autodominio e per
la loro millanteria:

5 9 ! FILONE DI ALESSANDRIA dipinge il

pericoloso viaggio della nave delle anime sulle onde


del piacere e della ricchezza, che all'inizio sembra an55
Centra loannem Hieros., 37 (PL 23, 390 A). Cfr. anche Adversus
Rufinum, 2, 15 (PL 23, 437 C ) .
58
Epistola 2 1 , 1 (PL 50, 529 A ) ; MANSI, 4, p . 455.
57
Enarr. in Psalmum 99, io (PL 37, 1277).
M
Isthm., 1, 35S (SCHROEDEE, p. 231). Cfr. LESKY, p. 210.
" Pinax, 24, 2 (PRAECHTEH, p . 20, 1. 11-13).

IL NAUFRAGIO

LE TAVOLE DELLA SALVEZZA

749

dare bene, ma poi finisce in un naufragio morale,


quando con tutta la nave dell'anima diamo negli
scogli e subiamo naufragio 60 . Proprio l'uomo che,
dopo una vita calma dell'anima, affonda ancora, da
vecchio, a causa di tardive passioni, per lui un naufrago in porto 61 . In LUCIANO Epicuro difende un discepolo, che si sottratto alle regole della filosofia stoica
e nuota desideroso di quiete 62 verso il porto come
da un naufragio. La sorte toccata a Creso e a Dionisio
un naufragio del fato e3 . Si potrebbero citare ancora
molti altri brani: l'immagine diventa trita e ritrita. Si
pensi soltanto al fatto che per naufragio della coscienza si intendeva soprattutto la sconfitta nell'amore sensuale. Cos prega il giovane, agitato dall'infelice passione, rivolgendosi a Venere ciprigna, che impera sulle onde : Se tu, Ciprigna, salvi coloro che veleggiano
sul mare: salvami, amata, poich io, pur stando a
terra affondo in un naufragio 64. Cos, Cleopatra divenne per Cesare scoglio di naufragio65, e nella sapienza dei proverbi generalmente si trova : Naufragium rerum est mulier male fida marito 65. Gli uomini
per ebbero cura, come vediamo in FIRMICO M A TERNO, di attribuire i loro vizi ad una determinata cow

De mut. nominum, 215 ( C O H N - W E N D L A N D , III, p. 193S).

" De somniis, 2, 147 ( C O H N - W I N D L A N D , III, p. 282, 1. 19).


Bis accusatus, 21 (JACOBITZ, III, p. 16, 1. 3).

62

63

Somnium seu Gallus, 23 (JACOBITZ, II, p. 394, 1. ss).


Anthologia Graeca, 5, 11 (BECKBY, I, p. 246). Impudicizia come
naufragio ; le ragazze peripatetiche sono navi pirate di Afrodite :
Anthologia Graeca, 5, 44 (BECKBY, I, 264). Cfr. anche LESKY, p. 279-281.
65
PLUTARCO, De fortuna Romanorum, 7 (319 F).
66
Dalle cosiddette Sentenze di Catone, in Anthologia Graeca (ed.
84

RIESE,

p.

716).

750

L'ECCLESIOLOGIA

DEI

PADRI

stellazione e di scusare cos il loro naufragium pudoris


et existimationis 67 .
Tutto ci aiuta a conoscere pi da vicino l'ambiente, in cui anche Paolo parla, cos naturalmente, di
naufragio nella fede provocato da una coscienza
soffocata. Per la comprensione della teologia dei Padri,
soprattutto di Tertulliano, significativo che questo
mondo d'immagini divenga vivente ancora una volta
nella lingua giuridico-politica di CICERONE. Qui Catilina e i suoi compagni sono il typus delle esistenze
naufragate . Di qui l'appello alla giovent romana :
Contra illam naufragorum eiectam ac debilitatam
manum florem totius Italiae ac robur educite 6 8 ! Il
filosofo politico certo che i pi gravi e dolorosi
naufragi avvengono quando uomini pessimi ricevono
in mano il timone di R o m a 6 9 . Anche nel campo del
diritto privato, in Cicerone, parlare di naufragio del
potere del denaro una immagine continuamente i m piegata 70 (e anche, come mostreremo, della tavola di
salvezza, che conduce ancora i naufraghi in porto).
<" Mathes., 6, n (KROLL-SKUTSCH, II, p. 94, 1. 9s). - Quando
T A C I T O , Annales, 14, 11 ( H A L M , I, p. 289, l. I2s) chiama Agrippina
una mulier naufraga, non significa solo il destino mortale che l'attende,
ma anche la sua moralit discutibile. - Cosi naufragio diventa la
trita immagine di qualsiasi disgrazia. APULEIO, 6, 5 parla del naufragium fortunae dell'anima ; un pranzo non riuscito naufragato:
PLUTARCO, Mar., 622 B; un recipiente scoppiato (ESCHILO, frammento
180) u n carro sfracellato (DEMOSTENE, 61, 29) sono affondati .
Cfr. per ci, KITTEL, Wrterbuch . . T., v. 4, p. 895S. - A propo
sito di un pazzo si diceva con un proverbio : La nave viene implo
rando aiuto verso l o scoglio: SUIDA, (GAISFORD, II, 940).
8 8

In Catilinam, 2, n (ORELL, II, 1, p . 683, 1. 17S).

6 9

De inventione, I, 4 (ORELL, I, p . 90, 1. 6).

Pro C. Rabirio, 9 (ORELL, II, 1, p . 653, 1. 225). - Pro Sulla, 14


(II, 2, p. 767, 1. 15). - Verr., 5, 50, 131 (II, 1, p. 423, 1. 13). - Sext.
Rose, 50, 147 (II, 1, p. 170,1. 75.). - Risone, 4, 9 (II, 2, p. 1069,1. 31). -

IL NAUFRAGIO E LE TAVOLE DELLA SALVEZZA

751

Il modo in cui, nelle pagine precedenti, abbiamo


presentato l'antica simbolica del naufragio, abbisogna
forse di quella giustificazione, che gi abbiamo tentato
pi sopra 71 . Noi non vogliamo presentare qui un
erudito cumulo di testi, ma un esauriente materiale di
fonti in vista di quel consenso , che solo ci permette
di riconoscere se nell'applicazione dell'immagine nella
teologia patristica ci semplice somiglianza spiegabile
con la storia culturale e con l'ambiente, cio soltanto
tradizione letteraria, oppure se tutto il topos sta al
servizio dell'espressione immaginifica di una conoscenza completamente nuova della verit. Quando, ad esempio, C. SPIC nel suo Commento alle Lettere Pastorali, a proposito di iTim 1,19 presenta soltanto qualche comunissimo accenno desunto dalla psicologia dell'antichit, espressa con termini nautici, notando che
l'immagine del naufragio une mtaphore courante
dans la philosophie grecque , con ci le parole di
Paolo non possono essere sufficientemente chiarite nel
loro logorante impiego letterario e nel loro profondo
significato reale 72.
Cerchiamo dunque di presentare la teologia patristica del naufragio nei suoi capitoli tematici fondamentali in modo che non solo diventi pi chiara l'estensione
FIKMICO MATERNO, Mathes.,

I, 7, 25

(KROLL-SKUTSCH,

I, p.

25, 1.

18) sui naufragi politici di Siila.


71
Cfr. sopra, a p. 636S.
7a
C. SPICQ, Les pitres Pastorale*, Parigi 1947, p. 49S. - Altri
commenti a i T i m 1,19 che portano materiali antichi: J. J. W E T S T E NIUS, Novum Testamentum Graecum, Amsterdam 1752, v. 2, p. 231. "W. LOCK, A criticai and exegetical Commentary on the Pastora! Epistles,
Edimburgo 1924, p. 19. - M. DIBELIUS, Die Pastoralbriefe, Tubinga
I93I, P- *i - KITTEL, Theol. Wrterbuch zum NT, Stoccarda 1942,
v. 4, p. 895S.

752

L'ECCLESIOLOGIA DEI

PADRI

della sua parentela letteraria con l'antichit, ma si delinei anche il posto in cui va inserito il tema dottrinale,
cos importante per la teologia penitenziale, della secunda post naufragium tabula.

Di fondamentale importanza per quanto segue,


qui innanzitutto la dommatica dei Padri, che noi chiamiamo la simbolica cosmico-sacramentale del naufragio. In questo tema dottrinale risuona l'antico orrore del mare e dei suoi letali pericoli, che ora, per,
trasferito nella conoscenza rivelata dell'essenza dell'uomo mortale e peccatore, e quindi della salvezza
sacramentale nella nave della Chiesa, che sicura e,
ad un tempo, in pericolo. Questa teologia giunge sino
alle radici della contingenza creata del mondo e dell'uomo. Tutto ci che non esiste da se stesso naufragante , soprattutto l'uomo al momento della nascita e della morte. AMBROGIO lo ha espresso in una
frase melanconica, il cui esile suono percepibile solo
in base al consenso che abbiamo cercato di raccogliere sopra dalle antiche fonti. La terra, apparentemente cos solida, che Dio cre il terzo giorno e separ dall'acqua, in realt come un'isola galleggiante,
la cui contingenza creata il predicatore difende contro
i filosofemi greci di un mondo eternamente esistente:
Essa viene descritta immersa nell'acqua, come se in
certo qual modo sin dai suoi inizi fosse stata destinata
a subire naufragio 73. Anche la natura corporea umana partecipa di questo essere posta in pericolo dato
con l'essenza, e ci espresso ancora una volta nel
modo pi tangibile con l'immagine del naufragio:
Hexaemeron, , , 27 (CSEL 32, 1, p. 26, 1. is). - Ivi, 3, 1, 1:
P- 59, 1- "

IL

NAUFRAGIO E

LE TAVOLE DELLA SALVEZZA

753

l'antropologia patristica ne piena. La nascita dal seno


materno paragonabile al momento in cui i naufraghi vengono gettati nudi sulla terra ferma : Quos
naufragos in hanc vitam quidam naturae fluctus exspuit 7 4 . La stessa cosa vale per la morte, che viene
descritta platonicamente come separazione di spirito e
corpo che distrugge la persona. Gi PLATONE ha plasmato l'immagine, indimenticabile per i Padri, dei rottami del corpo vaganti sull'Acheronte 75 , e l'imperatore
COSTANTINO, che lo ha imitato nel discorso All'assemblea dei santi , lo ha corretto cristianamente : Le
anime dei cattivi vagano sui flutti dell'Acheronte e del
Piriplegetonte come relitti di un naufragio sbattuti continuamente qua e l 7 6 (si pensa, senza volerlo, alle
visioni infernali di Dante). Ma gi ALESSANDRO DI
ALESSANDRIA (spinto forse da uno scritto di MELITONE
DI SARDI), dipinge la morte come naufragio 77 e G R E GORIO DI NISSA nella psicologia della morte del suo
dialogo platonizzante con Macrina, si pone l'obiezione,
se anche dopo la morte le anime debbono restare unite
con elementi corporei che in qualche modo una volta
sono stati i loro : Un marinaio, quando la sua nave
si sfracella nel naufragio, non pu nuotare su tutti i
rottami sparsi intorno qua e l. Egli afferrer piutto74

De obitu Theodosii, 26 (CSEL 73, p. 384, 1. n s ) .


Fedone, 62 (114).
Ad sanctum Coetum, 9 (GCS EUSEBIO I, p. 164, 1. 20-22). Morte come naufragio anche in TERTULLIANO, De anima, 52, 4 (Corp.
Christ. II, p. 859, 1. 32-35): N o n secus naufragia sunt vitae etiam
tranquillae morcis eventus. Nihilo refert integram abire corporis
navem an dissipatam, d u m animae navigatio evertatur .
77
Sermo de anima et corpore, 3 (PG 18, p. 590S). - Cfr. O. P E R LER, Recherches de Science religieuse 51 (1963) p. 407-421.
75
78

754

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

sto il pi vicino di essi 78. Dietro a ci si trova naturalmente tutta la dottrina della nave dell'anima ,
che noi abbiamo gi esposto pi sopra79. Morte
anche semplicemente naufragium aetatis80. E le umane
sorti, che si trovano tra nascita e morte, consistono
anch'esse nell'incessante pericolo del naufragio nel mare cattivo di questo mondo . Cos nella teologia della
morte di AMBROGIO : Nam si laudari ante gubernator
non potest quam in portum navem deduxerit, quomodo laudabis hominem, priusquam in stationem mortis successerit? Et ipse sui est gubernator et ipse vitae
huius iactatur profundo; quamdiu in salo isto, tamdiu
inter naufragia 81.
Ora per il cristiano sa bene che in questa naufragabilit della natura umana votata alla morte e del
cosmos, si cela un'altra catastrofe: il peccato originale
dei protoparenti. Questo evento della storia della salvezza il naufragio soprannaturale e le tempeste che
lo causarono si aggirano pur sempre sulla terra della
stirpe adamitica. Noi lo chiamiamo morte, peccato e
giudizio; ma, ciononostante, data anche nuova salvezza in quell'uomo che comanda al vento e alle
onde (Mar 4,40) e che sulla nave della Chiesa salva gli
uomini dal naufragio. Tutto ci, nel linguaggio nautico dei Padri, significa: originariamente c'era soltanto
terra ferma porto sicuro della quiete e dell'impassi
bilit. Adamo incorse nel naufragio in mezzo al porto.
Da allora la salvezza data soltanto in una nuova e
' a De anima et resurreciione, 7, 3 (PG 46, p. 45 D ) .
" Cfr. sopra, a p. 546-550.
80
E N N O D I O , Epistola 1 (CSEL 6, p. 40, 1. 9). - Carmen 1, io,
275 (CSEL 6, p. 540).
81
De bona mortis, 8, 35 (CSEL 32, 1, p. 734, I. 5-9).

IL NAUFRAGIO E LE TAVOLE DELLA SALVEZZA

755

ferma guida del pilota dell'universo: nell'Arca, nella


Legge, nella Chiesa. TEODOHETO nel settimo discorso
Della provvidenza ha cos espresso questa conseguenza
del naufragio del peccato originale, e ci era comprensibile per ogni cristiano greco : Dopo che la nostra
natura umana si era infranta contro il peccato come
contro gli scogli, e l'anima spirituale, circondata e
sommersa dai flutti delle passioni, abbandonato il corpo, lo lasci trascinare qua e l come una nave senza
zavorra, allora furono necessarie le nostre leggi, che
come un'ancora tenevano ferma la nave e abilitavano
il nocchiero a raccogliere le sue forze e a riafferrare
il timone 8a . CRISOSTOMO sa esporre ancor pi plasticamente il medesimo pensiero teologico. Egli si
appropria di un paragone, di cui gi abbiamo parlato
sopra: l'uomo antico parla volentieri di foratura del
corpo della nave come di un'azione particolarmente
perfida. Poich soltanto questa tavola che lo separa
precisamente dalla morte 83 . Ora, ci avvenne in Paradiso. Ecco Adamo , predica Boccadoro, in mezzo
al porto subisce un naufragio (
) . E perch ? Il perfido diavolo lo indusse al
peccato, come quando un uomo cattivo fora il corpo
della nave con un piccolo chiodo e vi lascia scorrere
dentro tutto il mare 84 . Ora il viaggio salvifico del
cristiano continua grazie alla bont redentrice di Dio,
in mezzo ad ogni sorta di tempeste, sulla nave sicura
di giungere in porto, ossia allo stato originale della
guarigione paradisiaca del corpo e dell'anima. Ma an8a
83
si

De providentia, sermo 7 (PG 83, 672 AB).


Cfr. sopra, a p. 533.
Daemones non gubernare mundum, 1 (PG 49, 247 BC).

756

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

che in questo viaggio incombe il naufragio, ossia, il


singolo uomo pu cadere in mare , vale a dire
nella stessa sorte, che tocc al naufragato Adamo. Perci TEODORETO conchiude il suo nono discorso sulla
provvidenza con l'espressione, anch'essa familiare ad
ogni greco conoscitore del mare: Riconciliatevi dunque con il vostro Creatore, affinch egli vi governi
come suoi amici e non debba gettarvi come nemici in
mare dalla sua nave 8 5 . E PAOLINO DA N O L A in un

dittico dipinge nel naufragio del suo amico Marziano


la salvezza e la perdizione del giudizio finale. Nella
disgrazia marina dell'amico erano affondati gli infedeli
e quelli che gi prima erano venuti meno alla Chiesa
mentre i cristiani si erano salvati: ci per lui un simbolo del giudizio finale, e gli fa dire del capitano, che
per primo aveva subito naufragio nella fede ed era
affondato per p r i m o :
Nauarchus ipse, perditae princeps ratis
pereuntibus primus fuit
namque ante pelago quam periret naufragus
iam mente naufragaverat 86 .
Soltanto la sicura nave della salvezza, che Dio stesso
ha costruito, salva l'uomo redento dal naufragio cosmico ed escatologico: la nave della Chiesa, che
stata presagita nell'Arca di No. Ne parleremo pi
ampiamente in seguito, quando esporremo la teologia
patristica dell'arca. Qui ci sia permesso accennare che
la simbolica del diluvio universale come seconda catastrofe del naufragio del mondo, permea tutta la dot85

De Prouidentia, sermo 9 (PG 83, 740 B).


e Carmen 24, w. 151-154 (CSEL 30, p. 211).

IL NAUFRAGIO E

LE TAVOLE DELLA SALVEZZA

757

trina dei Padri. Essa comincia con ORIGENE, per il


quale l'arca la salvezza in orbis naufragio 87. Ma proprio questo naufragio nell'acqua del cataclisma
l'inizio della nuova salvezza, separazione dei salvati
nella nave da coloro che annegano nei marosi, salvezza e perdizione (questa dialettica ineliminabile dalla
teologia dei Padri) mediante l'acqua . Per questo secondo DIDIMO il diluvio universale simbolo della purificazione del mondo nel battesimo 88 . E GREGORIO DI
ELVIRA riassume tale dottrina (gi nota mediante Tertulliano) 89 , con le parole: In cataclysmo nemo naufragium orbis evasit nisi qui in arca Noe meruit reservari quae typum Ecclesiae portendebat 90. Il medesimo pensiero percorre la teologia del passaggio del Mar
Rosso: ci che ivi per gli Israeliti fu salvezza, divenuto naufragio per l'esercito del Faraone. In eadem
aqua baptismatis, in qua nos liberamur, Pharao, id est
diabolus, naufragio perit 91 . Il non battezzato un
naufrago, poich dietro di lui c' il naufragio del peccato di Adamo. Nel battesimo egli viene preso sulla
tavola di salvezza della nave della Chiesa, ossia sulla
prima tavola della salvezza; a sua volta il risanamento
penitenziale, a volte ancor necessario dopo il battesimo,
diventa seconda tavola dopo il naufragio. L'acqua
salutifera del battesimo il mare, di cui ZENONE DI
VERONA predica : Non quod naufragos facit, sed
" Homilia in Ezechielem, 4, 8 (GCS ORIGENE Vili, p. 369, 1. 25).
88
De Trinitate, 2, 14 (PG 39, 696 AB).
89
De baptismo, 8, 4 (Corp. Christ. I, p. 283, 1. 27).
90
Tractatus Origenis, 12 (BATIFFOL, p. 139, 1. 21-23). Cfr. anche
BEDA (PL 91, 85 C ) .
l Tractatus Origenis, 9

50 (CSEL 72, p. 80).

(BATIFFOL, p. 102, 1. 7s). - AHATOH, 2,

75S

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

quod naufragos ad vitata suavem perducat 9 2 . E TATO DI MILEVI pu affermare : il battesimo peccatorum naufragium 93.
La salvezza, pertanto, viene dall'acqua e dal legno.
Il battesimo nell'acqua pone il salvato sulla nave della
Chiesa, che costruita con il legno della croce, e persino la seconda tavola salvifica della penitenza confeferisce salvezza soltanto perch costruita con lo stesso
legno della nave. Teologicamente ci significa: la salvezza penitenziale un rinnovamento della salvezza
avvenuta nel battesimo, nuova partecipazione alla
nave della Chiesa, arrivo in porto. Il legno della croce
salvezza per la natura naufraga , dice PROCLO 94 ,
e la stessa cosa ripete RABANO con una immagine nautica : Crux portus est in totius orbis naufragio 95 .
Il felice successo finale di questo salvataggio dal naufragio cosmico la resurrezione dei corpi, il portus consummationis gloriae, la fida statio, di cui parla AMBROGIO
in una predica traboccante di immagini marine: solo
l non c' pi alcun naufragio96. Cos, come anche
per la buona nave della Chiesa in quanto tale non c'
pi alcun affondamento, poich su di essa eretto
l'albero della croce : Numquam potest sustinere naufragium, quia in arbore, id est in cruce, Christus erigitur e7 .
" Tract., i, 14, 3 IPL 11, p. 357 A).
3 Cantra Parmenitmum, 5, 1 (CSEL 26, p. 121, 1. 20s).
4 Sermo de Ascensione Domini, 2 (PG 65, 833 C).
* De laudibus crucis, 2, 26 (PL 107, 291 C ) .
" Explan. in Psalmum 47, 13 (CSEL 64, p. 355, 1. 5-15).
" PS.-AMBROGIO, Sermo 4.6, 4, io (PL 17, 697 AB). Cfr. sopra,
p . 514.

IL NAUFRAGIO E LE TAVOLE DELLA SALVEZZA

759

Questa simbolica sacramentale del naufragio ha ora


anche un aspetto teologico-morale : e qui giungiamo
al punto pi intimo della dottrina della Penitenza
come seconda tavola dopo il naufragio , che esporremo pi avanti. Finch, cio, il cristiano non
giunto definitivamente nel porto della trasfigurazione,
la sua salvezza in pericolo nonostante le risorse marittime della nave della Chiesa. Nella teologia nautica
dei Padri ci detto in due immagini, che spesso si
compenetrano (poich la salvezza sempre una faccenda sociale consistente nell'appartenenza alla Chiesa
ed una faccenda pur sempre personale consistente
nella libert della propria decisione): il cristiano pu
cadere in mare venendo meno alla fede ; oppure : la
nave dell'anima del singolo cristiano pu subire naufragio con il peccato. Invece c' soltanto una salvezza:
venire ripreso a bordo nella pace con la Chiesa, oppure
afferrare la tavola della penitenza e cosi nuotare faticosamente verso il porto della salute. Ambedue le immagini significano teologicamente la medesima cosa.
Il loro punto cumune la forza salutifera del legno ,
sia che con esso si indichi la nave, oppure la tavola.
Poich ambedue salvano soltanto nella virt della croce.
Parliamo perci in primo luogo del naufragio della
fedess, poich proprio questo simbolo, a causa dell'espressione paolina (iTim 1,19), divenuto classico ed
occupa anche il primo posto dal punto di vista della
teologia penitenziale, dato che tutti i problemi della
antica storia cristiana della penitenza sono sorti proprio dinanzi al problema della possibilit di salvezza
di un cristiano, che abbia rinnegato la fede.
Cfr. sopra, p. 501-507.

760

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

Si comprende che sin dall'inizio (e poi continuamente) l'immagine paolina abbia dato la spinta alla
teologia patristica del naufragio nella fede. Che iTim
1,19 appartenesse all'elemento fondamentale dell'antica dottrina cristiana della possibilit di una caduta
nella fede, ce lo dimostra l'interessante argomentazione di ORIGENE". Celso si era fatto un'immagine romantica della Chiesa primitiva come di un piccolo
porticciuolo raccolto in unit. Contro di ci, Origene
dimostra che la gnosi esistita come eresia sin dall'inizio (egli mescola un p volontariamente iTim
6,20.21 con iTim 1,19) e che essa stata la ragione
della caduta dei due discepoli di Paolo. Ci diventa
ancor pi chiaro, quando si legge l'esegesi sofisticata
del montanista TERTULLIANO su iTim 1,19: per giunta
tutta la sua argomentazione presuppone una dottrina
gi completamente formata della nave della Chiesa ,
che faceva parte della primitiva catechesi cristiana del
battesimo. Al rigoroso montanista sta a cuore dimostrare, che la caduta nella fede dei due uomini di Efeso
stato il peccato irremissibile della blasphemia; per
questo Paolo li avrebbe consegnati a Satana: Unde et
naufragos eos iuxta fidem pronuntiavit, non habentes
iam solacium navis Ecclesiae. Illis enirn venia negatur
qui de fide in blasphemia impegerunt 10 . La caduta
dalla fede , secondo Tertulliano, paragonabile al paganesimo. Poich fides in senso pieno la stessa cosa
che la nave della Chiesa, che con vele gonfie di Spirito
corre attraverso gli scogli. Chi cade gi da questa nave
come un naufrago definitivo; egli va a fondo nella
""> Adversus Celsum, 3, 11 (GCS ORIGENE , . 2).
100
De pudkitia, 13, 19, 20 (Corp. Christ. II, p. 1305, 1. 73S).

IL NAUFRAGIO E LE TAVOLE DELLA SALVEZZA

761

profondit, a cui non pu pi sfuggire : Inter hos


scopulos et sinus, inter haec vada et freta idololatriae
velificata spiritu fides navigat, tuta, si cauta, secura
si attonita. Ceterum inenatabile excussis profundum
est, inextricabile inpactis naufragium est 101 . Questo
il Tertulliano montanista, che (come vedremo pi
sotto) ha rigettato la dottrina del suo periodo cattolico
della salute conseguibile ancora sulla tabula post naufragium.
Dalla teologia della polemica penitenziale dopo la
persecuzione deciana appare chiaro che in quel tempo
(in parte come eredit tertullianea) ci si richiama consapevolmente alla dottrina della nave della Chiesa, per
dedurre la possibilit di una riconciliazione dei lapsi,
oppure per negarla. In una lettera a papa Cornelio,
secondo Cipriano tutti gli scomunicati sono semplicemente dei naufragi102 ; per il confessore romano Celerino la caduta nella fede naufragium mortale 1 0 3 .
L'ex-vescovo Evaristo, come riferisce Cipriano a R o m a ,
avrebbe cercato di trascinare altri al mortale naufragio:
Veritas ac fidei naufragium factum circa quosdam
sui similes paria naufragia concitare 1 0 4 . Del resto vediamo in EUSEBIO che nell'Oriente greco si pensava
con le stesse immagini divenute come dei luoghi retorici comuni. Coloro che sotto Diocleziano avevano abbandonato la Chiesa, cosi egli dice, sarebbero stati
indotti in tentazione mediante la persecuzione e avreb101

De idololatria, 24, 1 (Corp. Christ. II, p. 1124, 1 IS-18).


Epistola 59, 11 (CSEL 3, p. 678, 1. 20).
"s Epistola 21, 2 (CSEL 3, p. 530, 1. 24).
* Epistola 52, 1 (CSEL 3, p. 616, 1. i8s).
102

762

L'ECCLESIOLOGIA DEI PADRI

bero subito completo naufragio nella loro salute, per


essersi gettati volontariamente nei flutti 105.
All'inizio del secolo quarto l'immagine del naufragio nella fede precisamente un motivo ricorrente
della storia delle eresie. Tipo degli ariani negatori di
Cristo sono i perfidi Judaei : poich, secondo un'espressione di AMBROGIO, i naufragia Judaeorum consistevano
nel negare Cristo come nocchiero mandato da Dio l o e .
Ci era gi stato espresso da ORIGENE con un'altra
immagine nel commento al Cantico dei Cantici. Lo
inverno passato: ci significa la primavera, in cui si
ricominciano i viaggi per mare, e pertanto il periodo
d'inverno con le sue tempeste marine era il periodo
dei Giudei: Israel turbine incredulitatis correptus naufragio fidei submersus est 107 . E tanto pi dolorosamente si avverte, dopo la tempesta della persecuzione,
l'ondata della polemica ariana, che fa quasi affondare
la nave della Chiesa. Le interminabili discussioni degli
eretici richiamano alla mente di AMBROGIO Scilla e Carriddi con i loro famosa naufragia 108. Quotidianamente
ci minacciano i pericoli del naufragio 109 . Con fine
sensibilit morale-psicologica il vescovo di Milano vede la causa di questo pericolo in cui posta la fede,
nella struttura quasi naufragante dell'uomo, composto
di anima e di corpo : Fides titubavit et caro coeperat
sentire naufragium. Quod non improprie dictum est,
105

Hist. Eccles., 8, 2, 3 (GCS EUSEBIO, II, p. 742).


,e Patriarchis, 5, 27 (CSEL 32, 2, p. 139, 1. 23S).
107
Comment. in Cantic. Ctmt., 4 (GCS OHIGENE Vili, p . 226,
1 3-5).
108
De fide ad Cratianum, 3, 1 (PL 16, 589 D ) ; 1, 6 (PL 16, p.
539 A).
,M
De Cairi et Abe, 2, 9, 37 (CSEL 32, , p. 408, 1. 4).

IL NAUFRAGIO E LE TAVOLE DELLA SALVEZZA

763

quia caro navis est animae 110 . Di qui l'uomo sente


continuamente l'incombente naufragio del cuore : Atque in se ipso grave esse naufragium, in suo corpore
tempestatem U 1 . Durante queste tempeste, Basilio si
ricorda dei beati tempi della Chiesa primitiva. Infatti,
cos egli chiede al vescovo Acolio di Tessalonica, cosa
esperimentiamo noi oggi? Nient'altro che dei solenni naufragi nella fede 112 . E tutto il suo dolore va
verso il grande Atanasio : Ovunque la Chiesa si dissolve nei suoi pezzi, ovunque c' la confusione delle
navi che si trovano in porto, ovunque incombe il naufragio a causa della tempesta politica dall'esterno e a
causa della incapacit dei vescovi all'interno 113. Viene
spontaneamente in taglio il quadro drammatico di PIETRO
CRISOLOGO, che abbiamo gi ricordato una volta:
Le spiagge della cristianit urlano, i rottami del naufragio dei caduti vanno alla deriva tutt'attorno 114.
E ci porta a pensare alla figura anticamente notissima
del cadavere di un naufrago che va alla deriva nudo
e freddo sulle onde, quando nello spirituale AMBROSIASTER troviamo cos spiegata l'espressione di iTim
1,19: Qui deserentes fidem naufragi facti sunt, id
est nudi veritate aut privati vita 115 . In AGOSTINO,
110

De interpell. Job et David, 1, 5, 15 (CSEL 32, 2, p. 220,1. 16-18).


Ivi, 4, 8, 30 (p. 291, 1. I2s).
l a Epistola 164, 2 (PG 32, 637 A).
113
Epistola 82 (PG 32, 460 AB).
114
Sermo 20 (PL 52, 254S). Cfr. sopra, 511S.
115
In epist. ad Timotheum, 1, 1 (PL 17, 465 C ) . - Cfr. anche G E ROLAMO, Epistola 22, 38, 1 (CSEL 54, p. 203, 1. 3s). - pericolo de]
naufragio nella disputa con gli Ariani: ILARIO, De Trinitate, 7, 3
(PL io, 200 C ) ; 6, 5 (197 C ) ; 12, 1 (434 C D ) . - PS.-AGOSTINO, Ser111

764

L ' E C C L E S I O L O G I A D E I PADRI

in modo speciale, la polemica antieretica svolta totalmente attraverso l'immagine nautica del naufragio nella fede. Di fronte alle questioni sul libero arbitrio,
sulla salvezza dei bambini non nati, sulla Chiesa pura
e peccatrice, l'uomo pu subire naufragio come Pelagio
e i Donatisti 116 . Pelagius maluit per naufragium miserabile exire quam temerarium cursum velis depositis
et remis suae disputationis inhibitis provida deliberatione frenare 117 . Anche nel porto delle opinioni del
grande Cipriano si pu ancora subire naufragio, come
egli obietta ai Donatisti, 118 a proposito dei quali,
consapevole della propria vittoria, annota: Tota causa
Donatistarum penitus naufragavit 119.
La certezza cristiana di salvarsi va paragonata con
questo mortale e quotidiano pericolo del disastro: vogliamo dire, cio, la certezza del cristiano che si trova
sulla nave della Chiesa nel porto della Chiesa. Nave
e porto: sono due cose che vanno sempre insieme e
che, nella loro diversit dialettica, significano la sicurezza contro il naufragio. Infatti la Chiesa sempre
ambedue le cose: essa sempre in pericoloso viaggio
ed nello stesso tempo sempre giunta gi al porto.
AMBROGIO ha esposto in un capitolo questa inscindibile dualit dell'esistenza cristiana 12 . L'uomo antico
mo 119, 11 ( M A I I, p. 258), ove la Chiesa viaggia come una buona
nave tra i due pericoli di Sabellio e di Ario : Gubernet Catholica
Ecclesia inter utrosque fidei suae navigium, quoniam timendum est
in utroque naufragium . - CRISOLOGO, Sermo 21 (PL 52, 257 B; 258 B).
118
Epistola 55, 13 (CSEL 34, p. 183, 1. 12). - De natura et origine
animae, 1, 7 (CSEL 60, p. 308, 1. 7).
117
De natura et origine animae, 2, 13 (CSEL 60, p. 353, 1. 13-15).
118
Epistola 93, 39 (CSEL 34, p. 483, 1. 25S).
111
De baptismo, 5, 1 (CSEL 51, p. 262, 1. is).
120
De Jacob, 1, 6, 23. 24 (CSEL 32, 2, p. i8s): A d d e quia nescit naufragia qui semper in portu tranquillitatis est (p. 19, 1. 7s).

IL NAUFRAGIO E LE TAVOLE DELLA SALVEZZA

765

diceva : Quanto bello guardare il mare dalla terra


ferma ; ora questo atteggiamento trasferito dalla
teologia cristiana simbolica all'umile sicurezza dell'uomo
sbarcato . IPPOLITO spiega l'espressione della benedizione dei Patriarchi (Gen 49,13): Zbulon abiter
sulle rive del mare , applicandola alla Chiesa come
porto sicuro in ogni naufragio dei pagani 121 . AMBROGIO lo imitava quasi alla lettera. Zbulon, questo tipo
dei salvati, si trova sulle rive del mare, ut videat aliorum naufragia ipse immunis periculi . Tale la Chiesa :
Sicut est sacrosancta Ecclesia radicata atque fundata
in fide, spectans haereticorum procellas et naufragia
Judaeorum, quoniam gubernatorem quem habuerant
abnegaverunt 122 . Naturalmente possibile che le
Chiese particolari subiscano naufragio, soprattutto quando i persecutori riescono ad indurre in caduta il vescovo
quale pilota della nave; CIPRIANO, in una lettera a
papa Cornelio, lo ha additato precisamente come un
pericolo incombente del diavolo : Ut gubernatore sublato atrocius atque violentius circa Ecclesiae naufragia grassetur 123. Ma la Chiesa universale non conosce naufragio, dice fieramente AMBROGIO : Spectat
aliorum naufragia ipsa immunis et exors periculi 124 .
121

Le benedizioni di Giacobbe, 20 (TU 38, 1912, col. 35, 1. 11-18).

122 > e Patriarchis, 5, 27 ( C S E L 3 2 , 2, p. 139, 1. 1 9 - p . 140, 1. 2 ) .


123

Epistola 59, t (CSEL 3, p. 674, 1. is).


De Abraham, 2, 3, 11 (CSEL 32, 1, p. 573, i. -js). Ci vale
anche della singola anima, in quanto resta tempio di Dio e cos pu
essere paragonata alla Chiesa (ivi, p. 573, 1. 3s). Perci il cristiano
deve pregare per evitare il naufragio, fidei ignorare naufragia: Hexaemeron, 3, 5, 24 (CSEL 32, 1, p. 75, 1. 13S). - Il cristiano battezzato
in questa sicurezza paragonabile anche ad un'isola, su di cui salvo
da ogni naufragio: De interpell. Job et David, 4, 9, 34 (CSEL 32, 2,
p. 294).
184

766

L ' E C C L S I O L O G I A D E I PADRI

Essa nave, che viaggia sicura, e porto; e il cristiano


sa bene che tra questa buona nave del legno della croce e il porto della salvezza definitivamente assicurata
per il singolo, per quanto spesso e per quali peccati
che siano, egli abbia perduto la salvezza del battesimo,
ha sempre la mediazione della tavola di salvezza della
Penitenza. AGOSTINO ha fatto sperare ancora questa
possibilit finale persino per il naufrago Pelagio : A
fide catholica naufragavo:, nisi paenitendo refecit, quod
fregit 125 . Il singolo cristiano dunque, che deve pilotare la nave della propria anima, ossia la sua decisione
salvifica personale, anche se sostenuta dalla grazia, sta
quaggi sempre in pericolo di naufragio e deve stare
all'erta ; cos afferma Agostino Navis tua cor tuum.
Jesus in navi, fides in corde. Si meministi fidei tuae,
non fluctuat cor tuum: si oblitus es fidem tuam, dormit Christus - observa naufragium m .
Ora, come sappiamo dall'antica storia cristiana della
penitenza, non soltanto la caduta nella fede che viene
paragonata ad un naufragio. La medesima disgrazia
salvifica si verifica in quello che viene chiamato peccato
mortale. Ci sia permesso parlare brevemente anche di
ci, (cos, fin da ora proponiamo ci che espiabile
con la penitenza e che deve essere espiato aggrappandosi
alla tavola della salute che salva dal naufragio). Gi
iTim 1,19 lascia intendere che la causa pi profonda
del naufragio nella fede stata la deviazione volontaria
della buona coscienza (- ). Cupi
digia nel senso pi ampio della parola , anche per
TERTULLIANO, il motivo morale per ogni caduta nella
l

" De natura et origine animae, 2, 13 (CSEL 60, p. 353, 1. 23$).


Enarr. in Psalmum 34, 3 (PL 36, 324 C D ) .

IL NAUFRAGIO E LE TAVOLE DELLA SALVEZZA

767

fede: Inprimis cupiditatem radicem omnium malorum,


qua quidem inretiti circa fidem naufragium sunt passi 127 . Anche nel catalogo nautico col quale lo Ps. CLEMENTE descrive la nave della Chiesa, naufragio viene identificato semplicemente con peccato 128. Si tratta
della tradizione della filosofia morale alessandrina, che
abbiamo costatata in Filone, quando anche CLEMENTE
ALESSANDRINO parla preferibilmente di questo aspetto
morale del naufragio. Alcoolismo e voluttuosit nel
senso ampio della parola, preparano il cristiano al
cattivo naufragio dell'anima 129, proprio come Tertulliano (forse influenzato da Clemente), nella sua rigorosa invettiva contro le arti muliebri, predica sulla
forma naufraga delle frivole dame cartaginesi130. di
nuovo la sottile psicologia morale di AMBROGIO che
parla, quando egli definisce la giovent dell'uomo come l'et del naufragio morale 131 e, nell'interpretazione allegorica del diluvio universale, paragona l'inabissamento del mondo nei flutti alle tempeste, che sorgono in noi dall'opposizione tra spirito e carne : Magna igitur naufragia quando mentis pariter et corporis
sensuumque omnium turbo et procella miscentur 132 .
127

De idoiolatria, n, (Corp. Christ II, p. i n o , 1. IOS).


PS.-CLEMENTE, Epistola ad Jacobum, 15 (PG 2, 52 A). Cfr.
sopra, p. 519S.
123
Paidagogos, 2, 2, 28 (GCS CLEMENTE I, p . 173, 1. 14); - 2, 2,
22 (p. 169, 1. 21); - 3, 7, 37 (p. 258, 1. 4).
130
De cultu feminarum, 2, 9, 2 (Corp. Christ. I, p. 258, 1. 4).
131
De nterpell. Job et David, 1, 7, 21 (CSEL 32, 2, p. 225,1. 1-5);
1, 7, 23 (CSEL 32, 2, p. 226,1. 10-12). - Viceversa, il vecchio sapiente
giunto nel porto della tranquillit e l n o n pu subire pi naufragio :
De Jacob, 2, i o , 44 (CSEL 32, 2, p. 60, 1. I4s). Leggerezza e loquacit
come naufragio della pudicizia: Expl. in Psalmum 36, 28 (CSEL 64,
p. 94, 1. 6s).
132 )e Noe et arca, 14, 49 (CSEL 32, , . 447, l. 12-14).
128

768

L'ECCLSIOLOGIA DEI

PADRI

Ne abbiamo gi parlato pi sopra nel capitolo sulla


' Nave dell'anima ' 133. Cos in una lettera