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I

La rete delle
comunicazioni
di terra.

Dalle vie consolari


agli itinerari

dell'impero

.,
33
40
10
600
30

STRADE PRI NCI PALI E


STRADE MINORI
ITINERARI DI VISITA
,
LOCALITA
MUSEI E PARCHI
ARCHEOLOGICI

In viaggio lungo le antiche vie


Con questa nuova "Guida cultura", nata
da un innovativo progetto editoriale patrocinato dal Ministero delle Infrastrutture e
dei Trasporti e sponsorizzato dall'ANAS, il
Touring Club Italiano propone un'opera di
grande valore culturale e di rigoroso spessore storio e scientifico, dedicata a uno
degli aspetti pi affascinanti del mondo
romano-antico: quella prodigiosa rete di
strade che ha accompagnato e reso possibile l'espansione del dominio di Roma in
Italia e in Europa.
la sezione introduttiva

E articolata in saggi sulla storia, le tecniche di realizzazione e gli strumenti per la


ricostruzione degli antichi percorsi.
la sezione descrittiva
Passa in rassegna le 33 strade principali e
le 40 strade minori realizzate durante l'et
repubblicana e imperiale, accompagnate
da itinerari di visita dettagliati, da profili
altimetrici e da box di approfondimento.
Gli apparati di consultazione
Comprendono una bibliografia, un glossario specialistico e l'atlantino tematizzato
1:800.000.

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Impero Romano sotto Augusto


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Ammintstrazione senatona
Amministrazione imperiale

Impero Romano da Ttberio ai Severi

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Nuove conquiste

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Territori greci autonomi

Strade

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con il patrocinio di
I

in collaborazione con

COInm,,- Infttitnutul"t

ANAS S.p.A

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uesto libro un piccolo tassello di un grande progetto che si prefigge come fine
di rovesciare il rapportO perverso fra la ineludibile realizzazione delle infrastrutture necessarie al nostro paese e quell'immenso patrimonio culturale, spesso misconosciutO o trascuratO, che la nostra vera ricchezza. Da un lato dunque si intende
operare in modo che da oggi in poi ogni nuova opera sia programmata e realizzata in
stretto contatto con archeologi e stOrici dell'arte, dall'altro si far in modo di assicura re una migliore fruibilit dei beni culturali posti in relazione con le infrastrutture
esistenti, potenziando i collegamenti ma promuovendo anche la conservazione e il
res tauro di siti, monumenti o strutture compromessi da interventi pregressi.
Ne ll'ambitO di questO progetto un ruolo centrale svolto dal recupero del grande sistema infrastrutturale dei Romani, costituito da strade, ponti, viadotti e gallerie, i cui
egni, talvolta [abili, talaltra imponenti o addirittura intatti punteggiano ancora il nostro territOrio: il sistema viario romano fu infatti un fondamentale fattore di civilt
nella fase della conquista e poi della stabilizzazione dell'Impero, in quanto si inseriva
in un va to programma politico di penetrazione e controllo. Man mano che procedeva la presa di possesso di nuove terre, i Romani progettavano e co truivano una rete
stradale organica e capillare, grazie alla quale le citt e le province venivano via via
aldate a Roma e fra loro in un rapporto inscindibile: attraverso tale rete si occupavano e valorizzavano nuove regioni, si praticavano attivit commerciali e soprattutto si
favorivano quell'integrazione e quello scambio fra popoli anche moltO diversi, quell'o mogeneizzazione della lingua e della mentalit, quell'amalgama spirituale e culturale, che resero unico e irripetibile l'ecumene soprannazionale realizzato dai Romani.
Proprio per il grande valore attribuito in antico alla viabilit, la conoscenza dei tracciati allora utilizzati e dei manufatti talora anche molto arditi e impegnativi che essi
r ichiesero diventa un momento fondamentale per chi si occupi delle infrastrutture
moderne: in effetti, tanta fu la perizia tecnica degli ingegneri romani e tantO avanzate le conoscenze geomorfologiche e pedologiche dimostrate nelle scelte dei percorsi,
che le direttrici viarie allora realizzate sono spesso sopravvissute nel corso dei secoli,
costituendo ancor oggi uno dei pi importanti monumenti (nel senso etimologico del
te rmine, ovvero memoria ) del nostro passatO. Ci apparso ben evidente quando
a bbiamo confrontato le direttrici portanti del sistema stradale romano con la nuova
gra nde progettazione infrastrutturale a dimensione europea: il corridoio 5 (LisbonaKiev), il corridoio 1 (Berlino-Palermo), il corridoio 8 (Bari-Varna ) e il corridoio Geno va-Rotterdam, che costituiscono la griglia portante della nuova Europa, ripercorro-

no infatti i grandi assi di collegamento tracciati dai Romani, sia in senso est ovest, dalla Gallia alla Pannonia, sia verso le province settentrionali della Rezia e del Norico.
Il libro che qui si presenta nasce dunque da una esigenza conoscitiva: per la prima
volta si cercato di riunire in un quadro completo tutte le strade pi importanti che
innervarono la penisola in et romana, aprendola anche alla comunicazione con
l'Oltralpe, cos da offrire una visione d'insieme dell 'ossa tura viaria di cui l'Italia venne allora dotata. Esso tuttavia, pur nel rigore scientifico del metodo e dell'impostazione, non intende rivolgersi solo a un pubblico di addetti ai lavori, ma anzi si propone un intento divulgativo, che a ben vedere vuoi dire formativo e dunque a pieno
titolo culturale. Ripercorrendo - realmente o solo sulla carta - il tracciato delle principali direttrici viarie antiche, comprendendone il loro significato storico e riconoscendone la continuit nel tempo, il lettore o il viaggiatore curioso saranno accompagnati alla scoperta del loro passato per una migliore comprensione del presente e una
pi attenta e consapevole programmazione del futuro .
,

E da sottolineare infine che i risultati raggiunti, che coniugano chiarezza a rigore


scientifico, sono stati possibili grazie alla collaborazione fra studiosi afferenti a diversi Atenei (Padova, Verona, Bologna, Napoli), a dimostrazione di un'Universit
che non resta chiusa nella torre d'avorio dello specialismo, come tanto spesso viene
accusata di fare, ma si apre alla sfida di una comunicazione pi vasta possibile, perch conoscere il primo passo per rispettare e quindi salvaguardare i segni del nostro
passato.

Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

ella produzione editoriale del Touring riguardante il nostro paese - cospicua e assai
variegata, ma sempre fedele al proposito di "far conoscere l'Italia agli italiani" non infrequente la pubblicazione di opere monografiche di speciale importanza e significato, opere che scavano a fondo un tema non ancora sistematicamente affrontato e, dopo averne riordinato i diversi elementi, lo affidano alla chiarezza del messaggio divulgativo, per spostare la conoscenza a una frontiera pi avanzata e anche per stimolare altri approfondimenti. Il volume Le strade dell'Italia romana tra questi. Sulle antiche consolari si presume in genere di conoscere molto, mentre in realt non sufficiente l'effetto semantico indotto dall'assegnazione ad alcune moderne statali di nomi evocativi quali Appia, Cassia, Aurelia, Emilia e cos via, per penetrare il profondo
significato del sistema stradale romano e le pregnanti conseguenze che esso ha avuto
sugli sviluppi della civilt italiana ed europea .
Gli autori di questo libro sono approdati a risultati di singolare interesse, col mostrare, ad esempio, che ripercorrere un itinerario antico aiuta a capire il paesaggio attuale, per l'esistenza di numerosi toponimi ad esso collegati, per l'organizzazione delle
citt impostate sulle direttrici del passato, per la permanenza di insediamenti giustificati dalle agglomerazioni sorte attorno alle stazioni di sosta, per l'assetto delle campagne orientate col sistema della centuriazione romana . Risultato altrettanto importante stato l'invito che il tracciato di una strada romana porge a esplorare luoghi
meno battuti, e tuttavia suggestivi, e a scoprire un'Italia minore tanto pi ricca di fascino quanto pi appartata. La proposta di itinerari di visita specifici lungo tratti
stradali antichi equivale a promuoverne la valorizzazione all'interno di aree archeologiche fruibili anche da un pubblico non specializzato, come quella aperta di recente lungo l'Appia da Fondi verso Itri.
L'assunto a cui il volume si rif in questa indagine su una imperdibile memoria dell'Italia antica, che le strade romane rappresentino un patrimonio prezioso della nostra ricchezza culturale. Per questo l'indagine cos peculiare e analitica, e, nei frutti,
cos sistematica, tanto da dar vita, per la prima volta, a una trattazione esaurientemente unitaria di una poderosa 'costruzione' plurisecolare che, per i valori che ci ha
trasmesso, non soltanto di carattere ingegneristico, ma investe il concetto stesso di
progresso.

Roberto Ruozi
Presidente del Touring Club Italiano

Touring Club Italiano


Presidente: Roberto Ruozi
Direttore generale: Guido Venturini
Touring Editore
Amministratore delegato: Alfieri Lorenzon
Direttore editoriale: Michele D'Innella
Direttore cartografico: Andreina Galimberti

Editor: Anna Ferrari-Bravo


Redazione e realizzazione: Barbara Aleotti
Segreteria di redazione: Laura Guerini
Cartografia: D.Mandelli, M.Passoni, A.Buono, G.Cicozzetti, S.Colla, C.Giussani, D.Lora
Coordinamento tecnico: Vittorio Sironi
Copertina: Federica Neeff con Mara Rold
Quest'opera stata realizzata grazie all'iniziativa del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
e dell'ANAS S.p.A.
Coordinamento scientifico: Stefania Pesavento Mattioli e Patrizia Bassa (Universit di Padova e Verona).
Si ringraziano Lorenza Ouilici per la parte relativa alle strade dell'Italia centro-meridionale e Alfredo Buonopane
per la consulenza epigrafica.
Testi di:
Stefano Baietti (Strade antiche e strade moderne); Patrizia Basso (Strumenti e metodi per la ricostruzione dei
percorsi stradali; Vie Popillia, Annia, per il Brennero; Le strade nelle Alpi); Chiara Belotti (Vie Cassia, Clodia,
Flaminia, Aurelia fino a Luni; La rete viaria minore nell'Italia centrale); Jacopo Banetto (box pagg. 170-171);
Maria Stella Busana (Aspetti tecnici); Dario Calomino (Vie per il passo di Monte Croce Carnico, da Aquileia alla
Pannonia, Flavia; Le strade nelle Alpi); Andrea Ghiotto (Vie da Porto Torres a Cagliari e Litoranea occidentale;
La rete viaria minore nell'Italia meridionale e nelle isole); Piergiovanna Grassi (Vie Aurelia oltre Luni, Emilia,
da Milano ad Aquileia, Iulia Augusta, per il Monginevro, per il Grande e il Piccolo S. Bernardo, "Regina"; La rete
viaria minore nell'Italia settentrionale); Francesca Guandalini (Vie Campana-Portuense, Ostiense, Latina,
Labicana, Gabina-Prenestina, Tiburtina-Valeria e Claudia Valeria, Nomentana, Salaria; La rete viaria minore
nell'Italia centrale); Alessandra Marchesini (box pagg. 98-99); Elisa Pasetta (riquadri pagg. 44, 45, 48, 55, 66,
96, 103, 104, 132, 136, 140); Stefania Pesavento Mattioli (Introduzione storica; Strumenti e metodi per la
ricostruzione dei percorsi stradali; Vie Postumia e Claudia Augusta; La rete viaria minore nell'Italia
settentrionale; Le strade nelle Alpi); Giuseppina Renda (Vie Appia, Domiziana, Traiana e Traiana Calabra,
Popillia-Annia, Valeria; La rete viaria minore nell'Italia meridionale e nelle isole).
Hanno contribuito inoltre:
Il Decumano, per la revisione redazionale
Cinzia Rando, per la ricerca iconografica
Studio Tragni, per il progetto grafico e l'impaginazione
Graffito, Infocartografica, Lsinternational, per l'esecuzione cartografica
Fotografia di copertina: Ostia Antica, il decumano massimo (G. Cocco/G. Carfagna e associati)
Edizione promossa dal settore Iniziative Speciali del Touring Club Italiano - via Adamello 10, 20139 Milano tel. 0253599281/509; fax 0253599314 - www.touringclub.it - iniziative.speciali@touringclub.it
Responsabile: Luciano Mornacchi
Grande cura e massima attenzione sono state poste, nel redigere questa guida, per garantire l'attendibilit e l'accurateua delle
informazioni. Non possiamo tuttavia assumerd la responsabilit di cambiamenti d'orario, numeri telefonici, indirizzi, condizioni
di accessibilit o altro sopraggiunti, n per i danni o gli inconvenienti da chiunque subiti in conseguenza di informazioni contenute nella guida.
Touring Editore disponibile ad assolvere i propri impegni nei confronti dei titolari di eventuali diritti sui materiali pubblicati.

Fotolito: Emmegi Multimedia - Milano


Stampa: Grafiche Mazzucchelli - Settimo Milanese (MI)
Legatura: Legatoria L.E.M. - Landriano (PV)
Touring Club Italiano, corso Italia 10, 20122 Milano - www.touringclub.it
2004 Touring Editore srl - Milano
Codice DBDBP
ISBN 88 365 3295 O
Finito di stampare nel mese di dicembre 2004

Sommario
Come consultare la guida

Strade antiche e strade moderne


Venti secoli di strade consolari
Appellativi che accettano e implicano l'antico
La particolare funzione dell'Anas
Un po ibile clima di adeguata progettualit

Apparati introduttivi
Introduzione storica
Significato e ruolo del sistema stradale romano
Organizzazione, cursus publicus e trasporti
Evoluzione storica dei percorsi
Prospetto cronologico
Aspetti tecn ici
Tracciato e tecnica di costruzione
La costruzione di una strada romana:
la testimonianza di un poeta
Infra trutture: ponti, viadotti, tagliate gallerie
Stazioni di sosta: mansiones e mutationes
Dalla via per colles alla via per cryptam:
la Crypta Neapolitana
Strumenti e metodi per la ricostruzione
dei percor i tradali
Fonti letterarie e itinerarie
Fonti epigrafiche
Altri strumenti di ricerca

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Le strade con partenza da Roma

37

Via Campana-Via Portuense


L'area archeologica di Portus
Via O tien e
Ostia Antica
Via Appia
Il Parco dell Appia tra Fondi e Formia
InNERARto Il Parco dell'Appia antica
Via Latina
mNEMRIO Da Roma a Tuscolo
Via Labicana
Via Gabina-Prenestina
Via Tiburtina-Valeria e Claudia Valeria
Da Roma a Tivoli
Via omentana
Via Salaria
IONERARIO Da Nrola a Posta

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76

Via Flaminia
79
La gola del FurIo
84
mNERARIO La Flaminia occidentale
86
Via Ca sia
88
Via Clodia
91
Via Aurelia
93
/I Parco archeologico di Baratti e Populonia
97
Un 'alternativa alla via Allrelia: il viaggio per mare
di Rutilio anzaziano
98
La rete viaria minore nell'Italia cenrrale
100
Le strade dell'italia meridionale e delle isole
109
Via Domiziana
110
,I ; ; Da Cuma allago d'Averno
112
Via Traiana e "Traiana Calabra
114
Via Popillia-Annia
120
mNERARIO Dal fiume Tnagro al Vallo di Diano
126
Via Valeria
128
Via da Porro Torres a Cagliari
132
Via liroranea occidenrale
134
Le strade urbane in Sardegna
135
La rete viaria minore nel Sud e nel le isole
137
Le strade dell'italia settentrionale
141
Via Emilia
142
mNERARlO Un percorso sulle vie consolari e centuriali
tra Rimini, Cesena e Campiano
146
Via Popillia
148
Via Annia
151
Via Posrumia
155
La via Postumia in Tacito
158
mHERARIO La via Postumia a Verona
161
164
Via da Milano ad Aquileia
165
Brescia
La rete viaria minore nell'Italia settentrionale
168
Le vie della transumanza nell'Italia nord-orientale 170

Le strade dall'italia settentrionale alle province


d'oltralpe

173
174
176
178

Via Iulia Augusta


11I@;t1.J!,! La val Ponci e il tratto da Albenga ad Alassio
Via da Milano alla Gallia per il Monginevro
Via da Milano alla Gallia e alla Germania per il Grande
e il Piccolo San Bernardo
181
mNERARIO Da Pont-Saint-Martin ad Aosta
185
Via da Milano alla Rezia per i valichi
delle Alpi cenrrali <via Regina )
186

Via per la Rezia lungo la valle dell'Adige


e a ttra verso il Brennero
Via Claudia Augusta
Via da Aq ui leia a Ila Rezia per iI passo
di Monte Croce Carnico e la val Pusteria
Via da Aquileia alla Pannonia
Via Flavia
Le strade dei valichi alpini
Bibliografia
Glossario
Indice dei luoghi
Referenze iconografiche

190
194
197
200
202
204
248
250253
256

INDICE DELLE CARTE E DELLE PIANTE


L'Italia augustea (nord e centro)
nel risguardo anteriore
L'Impero Romano da Augusto
nel retrorisguardo anteriore
ai Severi
nel risguardo posteriore
l'Italia augustea (sud e isole )
Le strade con partenza da Roma nel retrorisguardo posteriore
Carte degli itinerari
Il Parco dell'Appia antica
Da Roma a Tuscolo
Da Roma a Tivoli
Da Nrola a Posta
La Flaminia occidentale
Da Cuma allago d'Averno
Dal fiume Tnagro al Vallo di Diano
Un percorso sulle vie consolari e centuriali
tra Rimini, Cesena e Campiano
La via Postumia a Verona
La val Ponci e il tratto da Albenga ad Alassio
Da Pont-Saint-Martin ad Aosta
Profili altimetrici
Via Flaminia
Via Popillia-Annia
Via Po tumia
. Via da Milano alla Gallia e alla Germania
per il Grande e il Piccolo San Bernardo
Via da Milano alla Rezia per i valichi delle Alpi
centra Ii (( via Regina )
Via per la Rezia lungo la valle dell'Adige e attraver o
il Brennero
Atlante stradale d'Italia 1:800 000

52
57
67
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Come consultare la guida


Il volume si compone di tre parti principali:
- la sezione introduttiva dedicata alla toria e alle tecniche di costruzione della rete stradale realizzata in et repubblicana e imperiale,
completata da un quadro cronologico che riporta sinteticamente i
principali avvenimenti dalla fondazione di Roma alla caduta dell'impero romano d'Occidente;

INFORMAZIONI GENERALI

INFORMAZIONI UTILI

Evidenziano i punti di partenza e di arrivo,


con le tappe principali intermedie, e la
lunghezza complessiva espressa in miglia
romane e in chilometri.

Contenute nei colonnini laterali,


forniscono indirizzi e modalit di
visita dei musei e dei siti
archeologici.

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CARTIGLI

RIFERIMENTI ALL'A TLANTI NO

Consentono una rapida


ed efficace visualizzazione
del tracciato e della
lunghezza della strada
nel contesto geografiCO
in cui essa si sviluppa.

I principali toponimi ed emergenze archeologiche


Il percorso della strada
cartografato in dettaglio in una o
ricorrenti nella descrizione delle strade sono
pi tavole dell'Atlantino tematizzato evidenziati in neretto; in corsivo sono tutti i
in scala 1:800 000 che si trova in toponimi e i termini latini; il MAIUSCOLE I IO indica i
fondo al volume,
siti e i musei i cui orari e condizioni di visita sono
indicati nei colonnini laterali,

TESTO

- l'ampia sezione descrittiva che passa in rassegna le principali strade


che nell'epoca romana attraversavano l'Italia e si dirigevano verso le
Province. Per alcune di esse la trattazione accompagnata da itinerari di visita dettagliati e percorribili: questi ultimi si differenziano dal
resto del volume mediante un fondino di colore beige;
- gli apparati di consultazione, che comprendono una bibliografia essenziale, un glossario specialistico, l'indice dei luoghi e l'atlantino tematizzato dell'Italia alla scala 1:800.000, nel quale sono evidenziati i
percorsi delle antiche vie con i principali centri urbani, nodi stradali, infrastrutture, luoghi di ritrovamento di miliari o iscrizioni importanti.

I RIQUADRI BLU
Nei riquadri blu, citazioni storiche, descrizioni di aree
archeologiche o monumenti, ma anche riferimenti alla
letteratura e al cinema, notizie curiose e aneddoti legati
ai luoghi presi in esame, rappresentano interessanti
"diversioni " dal testo principale.

RIQUADRI GIALLI

Approfondiscono temi di
carattere storico e
archeologico trattati nel testo.

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I PROFILI ALTIMETRICI
Per alcune strade, il relativo tracciato, con le tappe principali, viene
rappresentato nel suo sviluppo "verticale"; in base cio all'altitudine, rispetto
allivello del mare, dei vari tratti che lo compongono. I profili permettono
di visualizzare con immediatezza la pendenza delle strade,
gli ambienti e i paesaggi che esse attraversavano e al tempo stesso
anche le difficolt legate, nell'antichit, alla loro realizzazione.

'I

IL

TESTO DEGLI ITINERARI

In neretto sono evidenziate le


principali emergenze
e le tappe della visita.
in corsivo i toponimi e i termini
latini, in MAIUSCOLE I IO
i siti e i musei.

LE CARTE DEGLI ITINERARI

Nelle carte terntoriali che


accompagnano ciascun itinerario,
il percorso da seguire indicato
dal tracciato in colore, lungo il
quale sono segnalati i principali
luoghi dove sostare per la visita.
La partenza e l'arrivo sono
evidenziati con una bandiera.

---,----eo-- . - - --- - - --

--- -- -

-- - -

pi vi;ibili, quali 'arco dedicato a Traiano, un ~ondo arco innrolato a L io Vero e il tempio di :-'larte Gradivo,
uno dci ,antuan pi annchl del Lazio, che d,w. Il nome a
questO rrano, il I;I!IIS Martis.
Verso" fondovalle della ffarella la mlda e (O tellata di
sepolcn. Tra i plU notevoh il co\iddeno sepolcro di Orazio, vislhile all"intemo dclla corre di un ca..ale ;ltO a circa
120 m dal ca,alcavla di \ ia .he.a, mentre ,ulla >101 tra
innalzd .1 nucleo," calce,rruzl.\) d. un alto mall,oleo a torla
IOmba
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Geta
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Il Parco dell'Appi antica_ _ _


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LE INFORMAZIONI UTILI

Anche nelle pagine


dedicate alla visita
i colonnini laterali possono
contenere indiriui e
modalit di visita dei musei
e dei siti archeologici citati.

CORREDO FOTOGRAFICO

Selezionato fra i migliori fotografi,


completa anche visivamente le
descrizioni contenute nei testi e
illustra i luoghi pi suggestivi e i
reperti archeologici pi significativi.

en 1 re seco 1

1 S ra e conso an
In tutta Europa, dalla Penisola Iberica al
Mar Nero, comune imbattersi in tratti di
strada romana sufficientemente ben conservati o in manufatti stradali, quali ponti
e gallerie, ancora oggi capaci di destare
ammirazione per le loro condizioni relativamente buone. Sulle loro modalit costruttive era la legge a esprimersi: nel caso
di viae stratae, cio lastricate, la pavimentazione doveva essere fatta con bsoli costituiti da materiali lapidei 'eterni', lapidi-

bus perpetuis.
Se in Europa permane una rete materiale
cos cospicua - lunga approssimativamente centomila chilometri - di manufatti viari dell'antichit arrivati sino a noi in parte
'in versione originale', in parte come conservazione dell'impianto di allora, lo dobbiamo agli artefici statali di venti secoli fa.
All'avvento della modernit nel campo dei
trasporti, con le ferrovie e gli autoveicoli,
le strade in funzione in Europa, nonostante le parziali innovazioni di Napoleone (il
primo a pensare di nuovo alla medesima
scala continentale dei Romani) erano ancora quelle dell'antichit.

L'antico implicazione
del moderno
Ventitr secoli fa come oggi. Via Aurelia,
Via Cassia, Via Flaminia, Via Salaria, Via
Tiburtina-Valeria, Via Casilina, Via Appia,
Via Ostiense, Via Emilia, Via Domiziana,
Via Fiacca, Via Flavia, Via Postumia, Via
Egnatia, Via Claudia, Via Amerina, Via
Veientana esistono, sono realt vive, sono
altrettante denominazioni contemporanee
di moderne strade statali, con tanto di numero. Cos come le vediamo, sono arterie
di oggi, analoghe alle tante che ci sono in
Europa; sono manufatti viari realizzati
dall' Anas, l'organismo pubblico di pro-

priet dello Stato che in Italia si occupa


della rete stradale e autostradale di interesse statale. Esse concretizzano esigenze e
realt di comunicazione del tutto odierne.
La questione del loro appellativo non banale. I manufatti viari - che, nelle situazioni ricordate, esprimono realt di comunicazione assai diverse tra loro per lunghezza, qualit dei poli collegati, territori attraversati, traffico sopportato - sono 'repliche' dell'antico da un punto di vista
onomastico, ma non soltanto questo; essi
accettano e anzi implicano l'antico, ossia
l'ordine concepito e realizzato dagli artefici romani nel territorio e nell'ambiente.
Romano l'impianto sottostante alle moderne realt di comunicazione, romano il
ricercato fondersi con il paesaggio.
Questa circostanza rende l'Italia unica. Il
rapporto tra l'ente gestore, l'Anas, e le moderne strade statali riconosciute oggi ancora come consolari - con minima impropriet filologica, ma con esatta indicazione
del riferimento storico-temporale e di organizzazione dello Stato quanto a paternit - , e non pu che essere, speciale. Certamente, si tratta in gran parte di aspetti
poco o per niente visibili, ancorch culturalmente rilevanti. E quindi normalmente
destinati a sfuggire. Tuttavia, non disprezzabili n trascura bili. on si acceder mai
a una moderna consolare con l'idea di entrare JI1 un museo o genencamente JI1 un
bene culturale. L'importante non far finta che la dimensione di bene culturale, nella strada statale consolare, non esista o
non debba esistere. I comportamenti gestionali e operativi di ogni giorno sono destinati in qualche modo a replicare quelli a
loro tempo tenuti dai curatores viarum
che, da Augusto in poi, hanno disegnato
l' orga nizzazione del terri torio ita Iiano, en

VENTITRE SECOLI

trando in interrelazione con chi distribuiva


le terre e, attraverso le tecniche della castrametatio e della centuriatio, da va ordine allo pazio, all'ambiente naturale, alle
risorse della terra, alle opportunit insediative.

Il ruolo dell'Anas
L'Anas uno degli enti gestori di infrastr utture che si trovano a interagire con
va lori propri del bene culturale, in questa
peculiare forma di reviviscenza di 'antiche'
funzioni e nel coinvolgimento di un patrimonio storico quale quello delle antiche linee di comunicazione, lavorando ogni
gio rno sulla attualit di quei veri e propri
sottos istemi territoriali che si chiamano,
rispettivamente, SS n. 7, SS n. 1, SS n. 9,
SS n. 2, SS n. 53, SS n. 379, SS n. 205, SS
n. 15, SS n. 213 eccetera; o, indifferentemente, Via Appia, Via Aurelia, Via Emilia,
Via Cassia, Via Postumia, Via Egnazia, Via
Amerina, Via Flavia, Via Fiacca e cos via
(e non rilevante, ai fini di fissare il pensiero, la circostanza che alcune di queste
siano state fatte oggetto dei recenti provved imenti di decentramento nell'ambito
del federalismo stradale). L'Anas, in altri
termini, si trova a interagire con il superiore valore storico e culturale presente in beni infrastruttura li 'sistemici' (o in loro parti), inseriti in insiemi contestuali e in sottosi temi di natura eminentemente funzionale, interessati dall'esercizio e sottoposti alla condizione di apertura al traffico. Sotto
la galleria stradale del Furio sulla via Flaminia, nelle Marche, rimasta come
l'hanno lasciata i Flavi, ancor oggi possibile tran itare, cos come con i veicoli di
oggi si pu transitare sul ponte di Augusto
e Tiberio a Rimini e sui ponti antichi di
Roma: Milvio, Elio-Sant' Angelo, Cestio e
Fabricio o Quattro Capi. A Terracina, la
Via Appia moderna passa ancora per il taglio del Pisco Montano realizzato da
Traiano.
Ai soggetti gestori come l'Anas inevitabilmente affidato, insieme alla gestione
delle moderne arterie, l'esercizio di questi
interventi antichi e non dovrebbe essere
possibile continuare ad operare mantenendo cesure tra ambito tecnico ingegneristico
moderno e tutela e valorizzazione archeo-

DI STRADE CONSOLARI

logica. In qualche modo, in fatto di strade,


come se gli oggetti antichi fo ero 'anche'
contemporanei, fo sero 'anche' senza storia, caratterizzati da una dimensione 'economica', con tanto di quota di ammortamento, e da una peculiare qualit funzionale, prescindendo da chi e quando li ha
realizzati; e nondimeno, potentemente,
trasmettono memoria. La prospettiva dell'abbinamento con apevole tra approfon-

I resti del ponte Rotto, sul quale la via Appia, lasciata


Benevento, superava il fiume Calore.

dimento della materia scientifica strade


romane , affidato alla disciplina archeologica, e gestione del sistema stradale di oggi
e di domani meriterebbe qualche attenzione in pi . Rispetto a un'as ociazione soltanto astratta, allusiva o evocativa, tra
l'ingegneria di allora e l'i ngegneria di oggi,
sussiste in pi un aspetto decisivo: gli enti
ge tori di infrastrutture tradali - come
l'Anas - in qualche misura sono chiamati
oggi, per il traffico veicolare di oggi, a prospettare la gestione 'anche' di segmenti e
frammenti di sistema tradale romano, di
manufatti romani, di contesti che li accompagnano.

Una possibile progettualit


In un territorio denso di testimonianze come quello italiano, ogni nuova opera stradale o autostradale fatalmente impatta con
contesti interessati dalla presenza di manufatti di rilevanza archeologica. Fino ad

STRADE ANTlCH E E STRADE MODERNE

competenti. l on mancano I
precedenti di aree archeologiche il cui onere di gestione
ostenuto dal gestore di infrastruttura: tuttavia, curio o che un tale impegno
mecenatistico sinora non abbia avuto ad oggetto insiemi
archeologici significativi in
cui ri ultasse prevalenre la
natura stradale, ingegneri tica e infrastruttura le.
Anche sul fronre della conoscenza organizzata In particolare dei riferimenti topografici, si potrebbe fare molto: ad esempio, l'Anas potrebbe mettere a disposizione, per fini di studio, analisi
e gestione delle consistenze archeologiche,
il proprio sistema informativo territoriale
georeferenziato del patrimonio stradale,
trovando, se richiesti, anche gli opportuni
interfaccia con i istemi in uso presso il
Mini tero per i Beni e Attivit Culturali .
L'avvio della collaborazione con i Dipartimenti dell'Universit con le Soprintendenze, con il Touring Club Italiano sul versante delle ricerche, della divulgazione e delle
pubblicazioni significher per l'Anas essere ' ulla strada giu ta' per tenere fede a
quella speciale qualit di ge tore stradale e
auto tradale derivante dalla circostanza
che tante arterie di competenza dello Stato
non hanno semplicemente valore e natura
di beni infrastrutturali, ma anche di testimonianze materiali aventi valore di civilt,
di beni culturali . Fruire di una consolare
moderna non ar mai come entrare in un
museo. E tuttavia questo non significa che
non si debbano attuare tutte le azioni di
tutela necessaria alla migliore trasmissione
al futuro della con istenza archeologica intrecciata con le arterie moderne e che ai
viaggiatori di oggi, ulle strade di oggi, sia
negato di dialogare con manufatti stradali
anrichi parsi nel territorio, che ono l, a
portata di mano.

Alle porte di Formia , lungo la via Appia, si incontra


la cosiddetta tomba di Cicerone .

epoca recente, non di rado avvenuto che


fo sero considerate in alternativa le esigenze di realizzare le 'strade di oggi' e quelle
di difendere la presenza e la sopravvivenza
mede ima delle trade di allora'. L'esperienza sin qui maturata dall' Anas - si pensi ai ritrova menti archeologici in occasione
del potenziamenro del Grande Raccordo
Anulare di Roma - porta a prefigurare la
possibilit di risolvere ogni problema inorgente in un elima di adeguata progettualit. Anche l'ostacolo dei fabbisogni finanziari necessari per tradurre in atto una
tale progettualit appare non insolubile e
non sarebbe azzardato prospettare un coordinamento tra ministeri interessati. Taluni tratti di trada antica, in un contesto
di fervida collaborazione e fermi restando
l'e elusivit dell 'azione di rega e di tutela
e il potere decisionale delle Soprintendenze
archeologiche competenti, potrebbero e sere 'ado ttati ' dall'Anas e diventare dei
'luoghi attraenti' di vi ita, informazione e
divulgazione, acce sibili dalle strade statali, recintati e ben tenuti, con la sorveglianza evenrualmente a carico del gestore stradale, il disegno dei quali naturalmenre sarebbe deliberato in accordo con le autorit

Stefano Baietti

n ro UZ10ne S onca
Proporre un quadro completo ed esaustivo
del sistema stradale di epoca romana in
Italia si rivelato fin dall'inizio un'impresa
oltremodo complessa: numerose sono infatti le strade la cui esistenza testimoniata da un nome, derivato da quello del loro
costruttore o dal centro cui erano dirette e
tramandato dalle fonti (autori antichi, documenti itinerari o iscrizioni di vario genere ), ma altrettante, se non di pi, sono
quelle 'anonime', riconosciute per brevi o
lunghi tratti sul terreno. Ancor maggiori
poi sono divenute le difficolt quando si
cercato di fissarne sulla carta il tracciato o
di suggerire i modi per ripercorrerlo: di
molte strade si possono ricostruire le direttrici di massima, ma molteplici rimangono, nonostante gli studi ad esse dedicate,
le incertezze, sia per l'esistenza di possibili
..
.
"
.
.
.
vanantI messe ID opera gla ID antico, sIa
per il mutare del contesto ambienta le nei
secoli, sia per l'affermarsi di tradizioni locali che hanno esaltato il ruolo di percorsi
minori
o pi tardi.
,
E stato dunque necessario operare una
scelta, di percorsi e di metodo. Pur nel tentativo di fornire una rassegna pi compieta possibile, si sono quindi privilegiate le
'grandi' strade, grandi soprattutto per il significato che hanno avuto nel processo di
espansione di Roma, prima verso il Lazio
e le aree contermini, poi verso il resto dell'Italia e infine, superate le Alpi, in direzione delle province. A queste 'grandi' strade
tata dedicata una descrizione ampia,
mirante non solo a illustrarne la direttrice
(secondo le ipotesi pi consolidate, pur
senza trascurare un cenno anche alle possibili alternative), ma anche a inquadrare la
strada dal punto di vista storico, per il
ruolo svoltO nel tempo. L'appassionatO o il
curioso pu quindi ripercorrerne il traccia-

to sulla carta o seguirlo nel suo rapporto


con la viabilit moderna; in alcuni casi poi
pu seguire degli itinerari specifici di visita, finalizzati non a illustrare le emergenze
archeologiche generiche (per le quali sono
recuperabili notizie in guide diverse), ma a
sottolineare gli aspetti pi strenamente legati alla tecnica costruttiva, alle infrastrutture, alle opere viarie.
Il taglio storico che si volutO dare spiega
anche l'ordine espositivo, che prescinde da
un normale andamento geografico (e an cor pi da criteri turistici ), partendo dalle
strade pi antiche, quelle che si irradiano
da Roma, per estendersi al resto dell'Italia
e concludersi con le strade di valico, base
per la rete viaria dell'Europa. Per ogni settore si poi proposta una breve rassegna
delle strade minori e dei raccordi tra le
magglOfI, rassegna sIcuramente non esaustiva (e che forse deluder qualche appassionato locale), ma che vuole rendere comunque l'idea dell'articolazione e della
complessit delle comunicazioni e dei collegamenti.
,
E sembrato infine utile premettere alla
parte descrittiva alcuni brevi cenni di metOdo, che consentano di capire non solo il
significatO delle strade in epoca romana e i
loro aspetti tecnici, ma anche gli strumenti
cui si pu e si deve far ricorso per la ricostruzione dei percorsi, utilizzando gli apporti che derivano dalle fonti, dalla ricognizione, dall'archeologia, dalla carrografia, dalla toponomastica e dalle moderne
tecniche di rilevamento, in un continuo interagire e in uno scambio reciproco.

Significato e ruoLo deL sistema


stradaLe romano
I percorsi nelle epoche pi amiche, finch

mancarono i mezzi di trasporto, dovettero

INTRODUZIONE STORICA

e ere molto numerosi e variabili: le direttrici delle comunicazioni dovevano essere


dettate dal mutare delle situazioni e determinate dalle condizioni morfologiche e
dalla configurazione geografi a del terreno; piste battute o sentieri in terra si snodavano nei territori; importante fu sempre
il ruolo dei corsi fluviali e delle valli da
questi solcate, che costituivano gli assi prefe renziali di percorrenza.
Con Roma l'esistenza di un perfetto sistema viario fu vi ta come uno degli elementi
fondamentali di una efficiente organizzazione statale: la costruzione delle strade
assunse quindi finalit strategiche, per facilitare l'accessibilit delle colonie; finalit
strettamente militari, per preparare una
spedizione o consolidare una conquista; finalit amministrative, per collegare la capitale con le diverse citt e queste con gli
in ediamenti minori; e finalit economiche, per incoraggiare e consentire i commercI.
Delle strade come di opere neces arie parlano gli autori, contrapponendole all'inutile e stupida ostentazione delle piramidi
egizie o ai capolavori dei Greci, tanto celebrati ma privi di utilit. Significative a
que to proposito sono le parole di Stra bo-

ne, il geografo e corico greco di et augustea, venuto dal Ponto Eusino e instancabile viaggiatore, che pur riferendo i in particolare alla citt di Roma, delinea un quadro estendibile a tutto il mondo romanizzato: Mentre infatti i Greci ritenevano di
aver raggiunto il loro massimo scopo con
la fondazione delle citt, perch si erano
preoccupati della loro bellezza, della sicurezza, dei porti e delle risorse naturali del
pae e, i Romani hanno pensato soprattutto a ci che quelli avevano trascurato: a
pavimentare vie, a incanalare acque, a costruire fogne.( ... ) Selciarono anche le vie
che passano attraverso tutto il territorio,
provvedendo a tagliare colline e a colmare
cavit, cosicch i carri potes ero accogliere
i carichi delle imbarcazioni; le fogne, coperte con volte fatte di blocchi uniformi,
talvolta lasciano il passaggio a vie percorribili da carri di fieno (V, 7, 8).
Da altri autori giungono informazioni circa la gerarchia delle strade: vie pubbliche,
costruite dallo stato, cui competeva la manutenzione (inizialmente tramite la magistratura degli edili, poi con funzionari
chiamati curatores viarum ); vie vicinali,
che collegavano tra loro le vie pubbliche e
gli insediamenti minori, la cui manutenzio-

". .
;

"

Roma: un tratto della via Appia alle porte della citt.

.
-.

APPARATI INTRODUmVI

trale e quello delle province. e u ufruivane spettava ai vari distretti amministrativi;


no, oltre all'imperatore, gli alti funzionari,
vie comuni, aperte in subordine dalle dii governatori e i comandanri militari, i
verse comunit; infine le vie private, aperte
quali si avvalevano delle sue strutture andal singolo proprietario. Le vie pubbliche
che per i viaggi privati; ma poteva es ere
prendevano il nome dai magistrati che,
utilizzato pure da privati che ne avessero
avendo il diritto di e propriare le terre le
avevano fatte costruire: questi potevano
ricevuto l'autorizzazione. Era inoltre gaessere censori, consoli o pretori, sostituiti,
rantito il tra porro di messaggi O lettere,
dopo la fine della repubblica, dall'imperamediante corrieri a cavallo, tabellarii (pi
tore.
veloci, che si scambiavano a
In conclusione l'orgasta ffetta la bor a) e
..
nlco I tema VlarIO
veredarii (pos tini
costruito da Roma
di servizio regolarappresent un fatre giornaliero). Le
tore Importante per
spe e del servizio
la progressiva ropostale erano somanizzazione
dei
stenute
dalle
am,
..
.
ministrazioni delterrI tofl 111 teressa ti,
permettendo i primi
le ci tt inreressa te;
, conta tti fra iI potere
con Adriano la
centrale e le diverse Mezzo di trasporto raffigurato in un rilievo romano murato cassa im periale i
popolazioni, e in secaric direttamente
nella chiesa di Maria Saal (Austria) .
guito facilit gli
del servizio.
scambi culturali e la coesione in vasti terril mezzi di trasporto pi usati erano il catori. Le trade svolsero inoltre un ruolo di
vallo, il mulo e l'a ino, che servivano anrilievo nell'assetto territoriale e urbano: su
che per il traino. Lectica e sella gestatoria
di esse, a sunte come cardini o decumani,
e ferculum erano a tra porro umano; la
si impostarono le divisioni agrarie conothellsa era un veicolo a due ruote, molto
sciute con il nome di centuriazioni, che
decorato, da cerimonia; il pilentul11 o petrasformarono il paesaggio, pianificandolo
torritul?1, a quattro ruote, era per vestali e
in modo regolare; esse furono gli assi gesacerdoti. l veicoli da viaggio potevano e neratori degli impianti cittadini, nei quali
sere a due ruote come l'essedlll?1, trainato
condizionarono il reticolo viario interno e
da due muli O due cavalli, il cisimn e il codeterminarono l'apertura di porte urbiche
Vill/1US, carrozzini leggeri guidati dallo
monumentali nelle cinte murarie; lungo il
tesso padrone, la birota o birdlls, il pi
loro tracciato, all'uscita delle citt, si dispou ato dal CIIrsus publicus, trainato da tre
nevano le necropoli, con monumenti funemuli, il carpen tu 1?1 , chiuso con copertura.
rari e aree sepolcrali che contrassegnavano
A quattro ruote erano la carru ca, vettura
il paesaggio peri urbano.
di lusso utilizzata anche per dormire, e la
rheda, con due o quattro cavalli, coperta
Or anizzazione, cursus
da teloni e con un cassone per i bagagli.
pu licus e trasporti
Dalle fonti si pos ono ricavare alcune indiUna struttura essenziale delle comunicacazioni sui tempi di viaggio nell'antichit.
zioni all'interno dell'impero romano era il
Un viaggiatore comune a piedi (i l traffico
servizio postale (cursus publicus o fiscalis),
pedonale era intensissimo) percorreva dalpresuppo to del quale appunto la creale 20 alle 25 miglia al giorno; il viaggio
zione di una straordinaria ed efficiente rete
lungo la via Appia, da Roma a Brindisi, di
stradale, che 'unificava' le infinite realt
365 miglia, richiedeva quindi da 13 a 14
geografiche venute a riunir i politicamengiorni, ma Orazio, u ando mezzi diver i
te. Il Cl/rS/lS publicus era un servizio dello
(a nche le barche, per seguire un canale che
stato e ad uso esclusivo di questo, destinaattraversava le paludi pontine), ne impieg
to ad assicurare i collegamenti tra la capi15. l corrieri governativi, a cavallo montatale e la periferia, ossia tra il governo cento, correvano a staffetta a una media di 5
"

INTRODUZIONE STORICA

miglia all'ora, per un totale di 50 miglia al


giorno di viaggio; un dispaccio da Roma a
Brindisi avrebbe impiegato quindi circa 7
giorni, ma Catone nel 191 a.c. da Brindisi
a Roma ne impieg 5 (80 miglia al giorno). Il servizio postale pubblico permetteva anche velocit maggiori: Cesare nel -8
a.c. in 8 giorni giun e da Roma a Ginevra
( 100 miglia al giorno).

EvoLuzione storica
dei percorsi
La nascita stessa e lo sviluppo di Roma ono dovuti alla felice posizione geografica,
punto di incontro della via fluviale del Tevere (dove pi facile era il guado, per la
presenza dell'isola Tiberina) con le piste e i
tratturi provenienti dall'Italia centrale tirrenica e dalle saline alla foce del fiume. Le
prime direttrici rispo ero quindi a funzioni
commerciali, come la via Campana e la via
Salaria, o alla necessit di collegamento
con gli abitati vicini, come le diverse strade
che ne mantengono il nome (via Prenestina, via Nomentana, via Tiburtina ecc.): esse, pu r se Oggi, nel tra ttI conserva ti, SI presentano come il risultato di rimaneggiamenti e rifacimenti posteriori, rimangono a
testimonianza, con il loro dipartirsi a raggiera dall'Urbe, della pi antica viabilit.
La stesura di un artico lato sistema stradale
si accompagn in seguito, come si detto,
alla progressiva espa nsione in Italia. Tappe
fondamenta li sono la costruzione della via
Appia che, condotta inizialmente fino a
Capua, fu prolungata poi a raggiungere
Brindisi, testa di ponte per le conquiste
orientali, e quella della via Flaminia, che
dopo la colonizzazione dei territori gi in
mano ai Galli su l versante adria tico, rappresent l'asse principale per la penetrazione in Cisalpina. Sul versante opposto
l'Aurelia, nata dalla necessit di collegare
Roma con le colonie militari dedotte nei
territori conquistati agli Etruschi, convogli presto i traffici con l'alto Tirreno, divenendo uno dei fondamentali collegamenti terrestri con la Gallia e l'Iberia.
A questa prima trama di strade, organizzata tra la fine del IV e quella del In secolo
a.c., si raccordarono nel secolo seguente
le pi importanti direttrici di comunicazio

ne. A nord la via Emilia da Rimini a Piacenza e la via Postumia da Genova ad


Aquileia attraversarono longitudinalmente
la Cisalpina, incidendo profondamente sul
paesaggio: sul loro tracciato infatti si
orientarono le centuriazioni che razionalizzarono e modificarono l'assetto agrario
e si svilupp l'urbanistica dei maggiori
centri . A sud la via Popillia-Annia, 'sdoppiando' da Capua l'Appia verso Reggio
Calabria, rappresent, come si evince dalla
famosa iscrizione rinvenuta a Polla, uno
strumento di controllo politico sui territori
del Meridione.
Nel I secolo a.c., in contemporanea con la
concessione dei diritti politici alle popolazioni italiche, la rete viaria interna fu ulteriormente completata nella penisola e nelle
isole: i diversi centri furono collegati con
la capitale e tra di loro; dalle direttrici
principali assi di raccordo penetravano capillarmente nel territori o. Dall'epoca augustea le guerre vittoriose contro i popoli
alpini proiettarono il sistema stradale anche al di l delle Alpi, supera te in quasi
tutti i valichi naturali: emb lematiche sono
le due iscrizioni che menzionano la via
Claudia Augusta stesa dal Po al Danubio
dall'imperatore Claudio, iscrizioni che,
evocando le imprese del figlio adottivo di
Augusto e padre di Claudio, Druso, ribadivano in modo fortemente celebrativo la
presenza romana nell 'Italia nord-orientale.
Da allora la costruzione di strade (o pi
spesso il loro re tauro) divenne anche strumento di propaganda: i miliari posti lungo
il tracciato servirono, piuttosto che come
indicazioni di distanza o di percorso, come
dediche agli imperatori o come autocelebrazioni degli stessi.
Le strade dell'Italia settentrionale si aprirono poi alle discese in Italia dei popoli
d'oltralpe, rovesciando quello che era stato il loro ruolo iniziale, e divennero il terreno di confronto tra forze contrapposte;
altre direttrici furono abbandonate per incuria o rese inagibili da guerre e devastazioni: agli inizi del v secolo Rurilio Namaziano per ritornare nella sua patria in Gallia prefer affrontare un lungo viaggio per
mare d'inverno, piuttosto che i pericoli
della via Amelia.

APPARATI INTRODumVI

VlII-V

secolo a.C.

IV secolo

a.C.

Costruzione strade

Eventi storici

Piste e sentieri collegano Roma con


il territorio circostante. Importante il ruolo della via fluviale del Tevere. Tra VI e v secolo tali tracciati
cominciano a essere strutturati come strade (ad esempio la via Campana, la via Nomentana e il primo
tratto della via Salaria)

753
753-509
509
494 ca.
493

Via Gabina-Prenestina
Primo tratto della via Latina
Via Labicana
Via Tiburtina-Valeria
312 Via Appia fino a Capua

390
343-341
340-338
338 ca.
329
326-304
306

Data tradizionale della fondazione di Roma


Monarchia a Roma
Istituzione della repubblica
Battaglia fra Romani e Latini allago Regillo
Spurio Cassio stipula coi Latini il Foedus Cassianum, che
pone Roma in condizioni di superiorit rispetto alle altre citt della Lega
449-448 Guerra contro Equi, Volsci e Sabini
406-396 Guerra contro Veio e presa della citt

305
III

secolo a.C.

Completamento della via Latina


Riorganizzazione delle strade verso l'Adriatico (via Salaria)
268 Prolungamento dell'Appia fino a Benevento
263 o 210 Via Valeria in Sicilia
Via Clodia
252 o 241 Via Aurelia <vetus.
Via Amerina
223 ca. Via Flaminia

298-290
291
283
282-272
268
264-241
241-227
232

Il

secolo a.C.

200 o 144 o 119 Via Aurelia <nova.


187 Via Emilia
Via Cassia
153 o 131 Via Annia in Italia settentrionale
148 Via Postumia
132 Via Popillia in Italia settentrionale
132 o 131 Via Popillia-Annia in Italia meridionale
115-109 Via Emilia di Scauro

200-196
192-189
189
183
181
177
172-167
149-146

secolo a.C.

La rete viaria dell'Italia ha una sua 91-89


90-89
definitiva sistemazione
Inizia l'apertura dei valichi alpini
83-82
13-12 Via lulia Augusta

Sacco di Roma ad opera dei Galli


Prima guerra sannitica
Guerra latina e scioglimento della Lega latina
Deduzione della colonia di Ostia
Deduzione della colonia di Terracina
Seconda guerra sannitica
Trattato romano-cartaginese con attribuzione dell'Italia
a Roma, della Sicilia a Cartagine
Annessione romana di Emici, Equi e Aurunci

Terza guerra sannitica


Deduzione della colonia di Venosa
Deduzione della colonia di Senigallia
Guerra tarantina
Deduzione delle colonie di Rimin i e Benevento
Prima guerra punica
Le prime province: Sicilia, Sardegna-Corsica
Plebiscito di C. Flaminio per la distribuzione viritana dell'agro gallico e piceno
225-222 Sottomissione dei Galli Boi e Insubri; battaglie di Talamone e Casteggio
218-201 Seconda guerra punica
218
Deduzione delle colonie di Piacenza e Cremona
215-205 Prima guerra macedonica
Seconda guerra macedonica
Guerra siriaca
Deduzione della colonia di Bologna
Deduzione delle colonie di Parma e Modena
Deduzione della colonia di Aquileia
Deduzione della colonia di Luni
Terza guerra macedonica
Terza guerra punica: distruzione di Cartagine e definitiva affermazione di Roma nel Mediterraneo
147
La Macedonia diviene provincia romana
146
Guerra contro la Lega achea. Presa di Corinto. Il territorio di Cartagine diviene provincia romana col nome
di Africa
133 e 123-121 Tentativi di riforme dei Gracchi
125-121 Guerre contro Celti e Liguri. Conquista della Gallia Narbonese, che diventa provincia
102-101 Sconfitta dei Cimbri e dei Teutoni
Guerra sociale
Lex lulia e Plautia-Papiria per la cittadinanza romana
ai Latini e agli alleati rimasti fedeli
Guerra civile in Italia

PROSPETTO CRONOLOGICO

Costruzione strade

Eventi storici
60
58-51
48
44
43
42

Primo triumvirato (Cesare, Pompeo e Crasso)


Campagne militari di Cesare in Gallia
Cesare batte Pompeo nella battaglia di Farsalo
Morte di Cesare
Secondo triumvirato (Ottaviano, Antonio, Lepido)
Battaglia di Filippi: sconfitta e morte di Bruto e Cas

SIO

secolo d.C.

Interventi di Augusto sulla viabilita (in particolare su Salaria, Flaminia ed Emilia)


46 Ristrutturazione delle strade
della Sardegna
46-47 Via Claudia Augusta
Via Domiziana
Via Flavia
Via Appia-Traiana
Restauri e manutenzioni viarie (attestate dai miliari)

41-40
31
27
16-15

Guerra di Perugia
Vittoria di Ottaviano ad Azio
Ottaviano riceve il titolo di Augusto
Dopo le guerre alpine, Norico e Rezia diventano pro
vince

14
14-37
37-41
41-54
54-68
68
69

96-98
98-117

Morte di Augusto
Tiberio
Caligola
Claudio
Nerone
Gaiba
Anno dei quattro imperatori: Gaiba, Otone, Vitellio, Ve
spaslano
Vespasiano
Eruzione del Vesuvio
Tito
Domiziano
Istituzione delle province di Germania Inferior e Germania Superior
Nerva
Traiano

69-79
79
79-81
81-96
90

Il e iii secolo d.C.

Restauri e manutenzioni viarie


Via Severiana

117-138
138-192
192-193
193
193-235
235-284
284-305
293-305

Adriano
Dinastia degli Antonini
Pertinace
Didio Giuliano
Dinastia dei Severi
Anarchia militare con vari imperatori
Diocleziano
Prima tetrarchia

IV secolo d.C.

Restauri e rifacimenti viari

305-306
306-307
306-337
308-311
313

Seconda tetrarchia
Terza tetrarchia
Costantino I
Quarta tetrarchia
Editto di Milano (sancisce la liberta di culto per tutte
le religioni)
L'impero diviso tra Costante (337-350), Costanzo Il
(337-361) e Costantino" (337-340)
Giuliano l'Apostata
Gioviano
Dinastia valentiniana
Teodosio I
Morte di Teodosio e divisione dell'impero romano

337
360-363
363-364
364-392
379-395
395
v secolo d.C.

Agli inizi del secolo l'Aurelia impraticabile, tanto che Rutilio Namaziano per tornare in Gallia sceglie la rotta marittima

408-450
410
452
455
476

Teodosio Il (imperatore d'Oriente)


I Visi goti saccheggiano Roma
Gli Unni di Attila invadono l'Italia settentrionale
I Vandali di Genserico saccheggiano Roma
Deposizione di Romolo Augustolo. Fine dell'impero
romano d'Occidente

1 ecnlCl
Tracciato e tecnica
di costruzione

Sebbene i Romani siano stati perfettamente


consapevoli del ruolo strategico svolto dalIa rete stradale da loro realizzata, non sono
purtroppo pervenute indicazioni tecniche
dettagliate sulle modalit di costruzione
delle strade. Una preziosa eccezione costituita da un brano del poeta napoletano Publio Papinio Stazio (Silvae, IV, 3), volto a
esaltare l'imperatore in occasione dell'apertura della via Domiziana, realizzata nel
95 d.C. tra Mondragone e Pozzuoli. A questo passo si possono aggiungere pochi altri
riferimenti letterari, quale la descrizione
ammirata del selciato di epoca traianea
della via Appia lasciataci nel VI secolo d.C.
da Procopio (Bellum Gothicum, I, 14). Di
conseguenza, le conoscenze relative all'in-

gegneria stradale romana derivano soprattutto dallo studio delle opere viarie stesse,
giunte fortunatamente numerose.
Da tale esame emerge la straordinaria capacit dei Romani di rapportarsi al territorio, adottando - a seconda delle situazioni
- le scelte di percorso e di tecnica costruttiva pi opportune, lontane da regole rigide
e poco 'invasive' nei confronti dell'ambiente attraversato, dal quale si cercava
sempre di trarre vantaggio senza contrastarlo. Nello stesso tempo tali testimonianze rivelano i criteri generali che furono alla
base dell'ingegneria stradale romana, in vista del raggiungimento di due obiettivi : sicurezza e rapidit di transito.
Per quanto riguarda le strategie di percorso, tali criteri sono stati ben sintetizzati dagli studiosi: tracciati rettilinei, che puntava-

Ai lavori per la costruzione della via


Domiziana il poeta Pubi io Papinio Stazio
dovette assistere personalmente, traendo
ispirazione per un componimento
celebrativo, che ha lasciato una
testimonianza viva della freneticit e del
fragore del cantiere, ma anche della sua
rigorosa organizzazione. Cosi scrive nei versi
40-55: Qui la prima fatica fu quella di
tracciare i solchi, disfare i
sentieri e scavare il suolo con
uno scasso del terreno assai
profondo; poi riempire gli scavi
con altro materiale e
approntare la base per lo strato
superiore della pavimentazione,
perch non si verificassero
..,
cedimenti del suolo e un fondo

malsicuro non offrisse una base vacillante


alla massa pietrosa sovrapposta. Poi la
seconda fatica fu quella di stringere ai
margini la carreggiata, da una parte e
dall'altra, con blocchi di pietra e fissarla
con numerosi perni. Oh, quante braccia
insieme vi lavorano! Questi abbattono gli
alberi e spogliano le montagne, questi col
ferro spianano le sporgenze delle rocce e
piallano il legname; quelli
dispongono le pietre in modo
da farle aderire fra loro e
ricoprono tutto il lavoro, cosi
intessuto, con calce e comune
pozzolana, questi prosciugano
con le mani gli spazi vuoti
imbevutisi d'acqua e la
spingono lontana in piccoli rivi .

ASPETTI TECNICI

no il pi rapidamente possibile al 'capolinea', demandando a una viabilit secondaria i collegamenti con la maggior parte dei
centri urbani; percorsi rilevati e permanenza in quota, evitando bassure e fondivalle e
preferendo un tracciato su terrapieno artificiale in caso di pianura, di crinale in caso
di basse colline, a mezza o a piede di costa
(sul versante soleggiato e protetto dai venti
ettentrionali) in caso di montagne, per assicurare visibilit e protezione da malintenzionati e dagli agenti naturali. Con semplici
operazioni topografiche vennero realizzati
rettifi li lunghi fino a centinaia di chilometri, quali ancora oggi possiamo ammirare e addirittura percorrere - lungo la via Appia, che tra Roma e Terracina disegna un
percorso di 90 km distinto in due segmenti
divergenti di soli 5, o lungo la via Emilia,
che segue da Cesena a Piacenza un percorso che si pu quasi considerare un unico
rettifilo, lungo addirittura 235 km.
Passa ndo alla tecnica di costruzione, pur
nella variet delle soluzioni (strettamente
legate alle caratteristiche ambientali e alle
risorse disponibili ), nelle strade romane si
riconoscono alcuni elementi fondamentali,
che in parte si ritrovano nella descrizione
poetica di Sta zio: un riporto di base, costituito da una massicciata o anche da un terrapieno di argilla, e il terreno non era solido; uno strato di preparazione, costituito
da ciottoli, ghiaia e pietrisco, legati con calce o con argilla; un rivestimento superiore
(summum dorsum, summa crusta, pavimentum). Tale stratificazione, il cui spessore poteva variare da alcuni decimetri ad alcun i metri, veniva per lo pi messa in opera entro una trincea (fossa), preliminarmente scavata fino a raggiungere un
terreno abbastanza solido; in caso di contesti particolarmente
umidi, si ricorreva anche
a sistemi di consolidamento del suolo
mediante pali
(documenta-

ti, ad esempio, lungo la via Ostiense presso


le foci del Tevere) o di drenaggio mediante
anfore (come lungo la via Emilia).
Vari potevano essere i tipi di rivestimenti
superiori, dai quali derivava la definizione
delle strade stesse, come ci documenta un
imporrante passo di Livio (XLI, 27, 5). La
pavimentazione pi conosciuta, anche perch giunta spesso intatta ai nostri giorni,
era quella a bsoli poligonali di pietra (silicea o calcarea, a seconda del materiale disponibile) a forma di cuneo. Le strade basolate erano note come viae silice stratae o lapidibus stratae o semplicemente stratae (=
pavimentate) ed erano comuni nei centri
urbani ma, limitatamente all'Italia centrale,
anche in ambito territoriale. Pi diffuse
erano le pi semplici ed economiche viae
glarea stratae o viae glareatae (= inghiaiate ), caratterizzate da un rivestimento in
battuto di pietrisco e ghiaia, attestate anche
in ambito urbano nella Cisalpina. L'archeologia e le fonti attestano infine anche
le viae terrenae, la cui carreggiata era costituita dal terreno battuto (o da sedimenti
naturali selezionati messi in opera in una
trincea ). In presenza di un suolo compatto
(ad esempio le rocce alpine, i tufi dell'Etruria e dell'area flegrea o le arenarie della Puglia), infine, le strade potevano essere ricava te diretta mente nel banco roccioso, opportunamente spianato e talora intaccato
con solcature longitudinali (le cosiddette
strade 'a binario') o trasversali. In tutti i casi, indipendentemente dal tipo di rivestimento, era consuetudine conformare ad arco la carreggiata, per evitare il ristagno dell'acqua piovana e favorirne il deflusso verso i fossati, frequentemente scavati ai lati
della strada, a scopo prevalentemente
Sezione di una strada romana.
La figura evidenzia come sotto i
bsoli, elementi lapide i di forte
spessore , venissero posti strati
di ciottoli, ghiaia e pietrisco
per un efficace

consolidamento
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del suolo .
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APPARATI INTRODUTIIVI

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Disegno ricostruttivo di una strada romana di


montagna, realizzata mediante taglio della roccia a
monte e muro di terrazzamento a valle.

idraulico, ma in alcuni casi anche di navigazione (come lungo la via Appia).


Due cordoni di pietre sporgenti infisse di
taglio segnavano talora i limiti tra la carreggiata e due marciapiedi laterali (margines o crepidines, da crepidae = sandali), pavimentati anch'essi o lasciati in terra battuta; tali marciapiedi divenivano, evidentemente in caso di strade molto frequentate,
ampie piste destinate ai pedoni e ai cavalli.
Quanto alla larghezza delle strade, in linea
generale essa mir sempre a garantire la
doppia circolazione di marcia ai carri: dai
2.36 m (8 piedi) per i rettifili e i 4.72 m
(16 piedi) nelle curve previsti nelle leggi
delle xn Tavole (V sec. a.c.), il valore medio delle grandi strade consolari si attest
sui 4 .10 m (14 piedi), raggiungendo tuttavia misure anche ben superiori (20 m), che
cerro comprendevano pure le crepidines.
In conclusione, colpisce la razionalit di disegno delle strade romane, che presuppone

uno studio preliminare plano-altimetrico


del tracciato in base a considerazioni geometriche, geomorfologiche e geologiche, e
la successiva definizione dei punti di passaggio direttamente sul terreno. Risulta evidente la grande capacit degli ingegneri romani di valutare adeguatamente gli ostacoli
da superare o da evitare e la natura del suolo e del sottosuolo da attraversare, in modo
da operare le scelte tecniche pi opportune,
tenuto conto anche dell'esperienza, delle
tradizioni 'locali' e delle risorse disponibili.

Infrastrutture: ponti, viadotti,


tagliate, gallerie
La via Appia, iniziata nel 312 a.c., apr
una nuova era nell'ingegneria stradale,
tanto che il suo costruttore, il censore Appio Claudio Cieco, pass alla storia come
colui che scav le alture, pareggi le valli
e i baratri con mirabili terrazzamenri
(Diodoro Siculo, XX, 36, 2). Da allora audaci 'opere d'arte' (ponti, viadotti, tagliate, terrazzamenti e gallerie) furono realizzate lungo la rete stradale, con l'obiettivo
di superare gli ostacoli naturali, mantenen-

ASPEnI TECNICI

do i tracciati pi diretti e regolari possibili,


ta nto nel percorso che nella quota .
In un paese ricco di corsi d'acqua come l'Italia, i ponti costituirono un elemento essenziale della viabilit romana e sono ancora oggi una parte importante della documentazione archeologica. In origine e per
lu ngo tempo i ponti furono costruiti in legno, secondo una tipologia a pile e a mensole gi perfezionata nell'et del Bronzo. Il
primo ponte costruito a Roma sul Tevere,
fo rse nel VII ecolo a.c., fu infatti il pons
Sub/iceus, cio /igneus, ma probabile che
tutte le vie stese durante la media et repubblicana (fino al III sec. a.c. ) abbiano
av uto solo ponti di legno, per necessit
strategiche (erano facilmente smonta bili in
caso di guerra ), per insufficienti conoscenze tecnologiche e per economicit. In seguito si pass a costruirli anche con passerelle
in legno su piedritti in pietra, come a Roma
il POI1S Aemilius, costruito nel 179 a.c. a
monte del Subliceus. Tale ponte fu anche il
pnmo a essere r1costrl1lto Interamente 111
pietra nel 142 a.c. I Romani si dimostrarono maestri 1I1superan nel ponn 111 muratura : gli elementi costitutivi erano i pilastri
(pilae ), per lo pi realizzati in opera quadrata e spesso dotati di rostri e di aperture,
per ovviare alla pressione dell'acqua in caso di piena, e le arcate in conci lapidei radiali, a tutto sesto o leggermente ribassate.
Q ueste raggiunsero altezze sul pelo dell'acqua e luci superiori ai 30 metri, come nel
ponte augusteo di Narni lungo la via Flaminia, assumendo la caratteristica conformazione 'a chiena d'asino'.
Bench le esigenze del transito fossero antica mente assai minori di quelle moderne, in
molti casi la natura del terreno imponeva
degli interventi straordinari per portare il
piano stradale a un livello diverso dal piano campagna. Allo scopo di migliorare la
viabilit, mantenendo in quota la strada, o
di predisporre una graduale risalita, i Roma ni ricorsero frequentemente alla costruzione di viadotti. Se in alcuni casi furono
costruiti su arcate (assumendo la struttura
del ponte-viadotto), la soluzione pi diffusa fu quella del terrapieno contenuto da
poderose strutture murarie, per lo pi in
opera quadrata; talora esso venne interrotto alla base da piccoli archi che risponde

vano a esigenze idrauliche (far defluire l'acqua ) e itinerarie (consentire il transito trasversale). Un magnifico esempio di viadotto, tra i tanti ancora esistenti, quello della
via Appia in prossimit di Ariccia.
In altri casi, per regolare la pendenza o per
creare un varco sicuro attraverso un rilievo, le strade furono ricavate in trincea secondo una prassi ereditata dalla tradizione
etrusca e falisca, o tagliando il fianco del
versante roccioso. La consapevolezza dei
diversi comportamenti geomeccanici del
terreno e le capacit costruttive consentirono ai Romani di affrontare ia matrici
geologiche tenere, adeguatamente rivestite
per evitare cedimenti, sia rocce dure: documenti significativi sono il tratto scavato in
trincea nel tufo lungo la via Campana
presso Pozzuoli, che ha assunto il significativo nome di Montagna spaccata, o le
tagliate di Bard-Donnas, in Valle d'Aosta,
lungo la cosiddetta via delle Gallie (opera
spettacolare soprattutto per la sua lunghezza di 222 metri ), e del Pisco Montano
di Terracina (alta addirittura 36 metri ),
che consent alla via Appia di doppiare un
promontorio a picco sul mare.
Del tutto eccezionale fu invece il ricorso
allo scavo di gallerie (in Italia non raggiungono la ventina ): tale soluzione fu in genere evitata lungo trade di grande traffico,

Narni : gli scenografici resti del pon te-viadotto


real izzato da Augusto nel corso della
monumentalizzazione della via Flaminia.

APPARATI INTROOUTIIVI

con le sole eccezioni dei tunnel aperti nella


gola del Furio lungo la via Flaminia e di
quello realizzato a Casale della Marcigliana, per difendere la via Salaria dalle acque
del Tevere, e fu adottata per lo pi in situazioni di particolare rilevanza strategico-militare. La maggior parte delle gallerie
si concentrano in due aree piuttosto ristrette, i monti Cimini e Sabatini, a nordovest di Roma, e i Campi Flegrei in Campania, accomunate da una morfologia irregolare di origine vulcanica e da una matrice geologica tufacea, tenera e insieme
compatta, quindi facile da scavare e tale
da mantenere la sezione voluta, senza richiedere ingenti opere di rivestimento. Le
procedure di realizzazione prevedevano un
traccia mento esterno, tramite allineamento e coltellazione rettilinea, un tracciamento interno, a verifica della direzione e della
quota prevista dal progetto, e l'escavazione vera e propria, che procedeva contemporaneamente da entrambi gli imbocchi e
dagli eventuali pozzi di aerazione e di illuminazione. Particolarmente interessante
il complesso di gallerie aperte nell'area flegrea nel 37 a .c. (G rotta della Sibilla,
Grotta di Cocceio, Cripta Romana, dove
sono stati immortalati i poveri strumenti un piccone, una pala, quattro cunei e un
maglio - utilizzati per lo scavo, Crypta
Neapolitana, Grotta di Seiano), probabilmente opera di un unico architectus che
Strabone identifica in Lucio Cocceio Aucto, liberto di origine greca a servizio del
generale Agrippa (Strabone, V, 4, 5). Questi tunnel documentano i massimi diaframmi coi quali gli antichi si cimentarono (ben
un chi lometro nella Grotta di Cocceio,
mentre la larghezza di 4.50-5.50 metri
consentiva ai carri un comodo transito alternato ), raggiungendo una perfezione
progettuale ed esecutiva destinata a rimanere insuperata fino al XVlII secolo.

Stazioni di sosta: mansiones


e mutationes
Lungo le principali strade romane dovettero sorgere sin dall'origine strutture adatte
alla sosta e al riposo degli uomini e degli
animali, soprattutto in territori impervi e
caratterizzati da scarsi insediamenti. Tali
apprestamenti erano definiti, a seconda

delle funzioni, mansiones e mutationes.


Le mansiones (da ma nere = fermarsi), destinate a offrire vitto, svago e alloggio durante la notte, erano poste a una giornata
di viaggio una dall'altra (intorno alle 2030 miglia), ma nella dislocazione si teneva
conto anche degli incroci con altri percorsi
importanti, del passaggio di fiumi, di insedia menti anche precedenti. Viceversa, poteva accadere che la stazione stradale svolgesse funzione aggregatrice per la nascita
di un vicus, come ad esempio per la mansio Ad Vacanas, lungo la via Cassia .
Pi frequenti lungo i percorsi erano le mlltationes (da mutari = cambiare), la cui funzione principale consisteva nel fornire il
cambio degli animali ai corrieri o ai veicoli
che viaggiavano per interessi di stato. La
distanza delle stazioni di cambio variava, a
seconda delle difficolt, dalle 5 alle 12 miglia (= due e mezza-cinque ore di vaggio);
tuttavia, la scelta dei luoghi di sosta era
dettata anche da altri elementi, in particolare dalla presenza di corsi d'acqua O di
sorgentI.
Le nzansiones dovevano prevedere strutture per il pernottamento (deversoria ), per la
ristorazione di qualit elevata (tabernae) o
bassa (s tabula, cauponae), per il ricovero
degli animali, oltre naturalmente alle abitazioni del direttore, dell'apposita polizia
e di tutto il personale che vi lavorava (a ddetti al servizio dei viaggiatori, conducenti
di carri, incaricati del cambio dei cavalli,
del controllo e della riparazione dei carri,
stallieri, veterinari, operai). Spesso nei
pressi delle stazioni stradali sorgevano impianti artigianali e botteghe, terme (uno
degli svaghi pi apprezzati dai Romani) e
un luogo di culto, dove i viandanti potevano onorare le divinit. Dal punto di vista
architettonico, i complessi potevano articolarsi in uno o pi
edifici disposti su en.
trambi i lati della strada o concentrati in
uno spazio racchiuso da un muro di cinta;
lo schema plani metrico pi comune in Italia era l'edificio a corte interna, simile all'impianto di una villa urbano-rustica, tanto che i resti archeologici non consentono
spesso un'univoca interpretazione. Fra le
testimonianze pi significative sono le
mal1siones costruite lungo la via delle Gallie in corrispondenza dei passi del Piccolo

ASPEm TECNICI

Il tunnel stradale condotto attraverso la


collina di Posillipo, predisponendo un rapido
collegamento tra Napoli e Pozzuoli, costituisce
l'unica galleria stradale la cui denominazione
sia stata tramandata dalle fonti antiche,
Crypta Neapolitana. L'opera stradale non si
configurava come una soluzione obbligata,
ma come un miglioramento (via per cryptam)
della rete via ria preesistente (via per col/es),
attuato in et augustea, quando Pozzuoli
costituiva il pi importante scalo commerciale
del Mediterraneo occidentale e il litorale
napoletano tra Megaris e Mergellina era
costellato di numerose ricche vil/ae. Data la
lunghezza del tunnel, che raggiungeva i 700
metri, gli alti imbocchi a gradino e i due pozzi
obliqui non dovevano fornire una sufficiente
aerazione e illuminazione; a confermarlo il
tono drammatico con cui Seneca descrive i
disagi sopportati nell'attraversarlo (Epistulae,
VI, 57, 1-2): Nessun carcere pi lungo di quel
cunicolo, niente pi scuro di quelle fiaccole
che ci offrono non perch vediamo tra le
e del Gran San Bernardo (denominate rispettivamente in Alpe Graia e in Summo
Poenino ), dove la neve e il maltempo rendevano particolarmente faticoso il viaggio
durante gran parte dell'anno.
Le pi modeste mutationes, dirette da capistazione (praepositi ) alle dipendenze di
un manceps, dovevano invece consistere in
semplici osterie e in ampi vani adibiti al ricovero degli animali e all'alloggio degli addetti alla stazione di cambio, chiamati stabuia (= stalle ), termine che designava di
frequente lo stesso complesso.
Uno degli aspetti pi interessanti la nomenclatura con cui le stazioni vengono designate nelle fonti , in particolare negli Itineraria , nomenclatura probabilmente derivata dalle insegne esposte all 'esterno. Nella maggioranza i nomi hanno un rapporto
di retto con il territorio circostante: i riferimenti pi frequenti sono ad elementi dell'a mbiente, in particolare i fiumi importa nti (Ponte Sonti, Maio Medoaco, Mino
Medoaco) e la vegetazione (Ad Pirum, Larice) , all 'organizzazione territoriale, come
il confine tra due agri (Ad Finem ) o la pre-

tenebre, ma perch vediamo le tenebre.


Del resto, anche se vi fosse luce, la toglierebbe
la polvere, la quale, se rimane noiosa
all'aperto, come sar l, dove turbina su se
stessa e imprigionata senza uno spiraglio
ricade su quelli che l'hanno sollevata?.
L'eco della rilevanza tecnica e viaria
dell'impresa doveva comunque essere ancora
vivo in epoca tardoantica, tanto che nella
Tabula Peutingeriana viene rappresentato il
colle di Posillipo con i due sbocchi della
galleria, che tutt'oggi portano i significativi
nomi di Piedigrotta e Fuorigrotta. Nei secoli
del medioevo questa imponente realizzazione
venne awolta in un'atmosfera di magico
mistero, favorita dalla stessa dimensione
sotterranea, e considerata opera di Virgilio,
secondo l'opinione comune sepolto presso il
versante napoletano della galleria. Nonostante
le lamentele dei viaggiatori, la galleria rimase
in uso dall'et antica fino al 1BBS, quando
venne aperta la parallela Grotta Nuova, poi
detta Galleria Quattro Giornate.
senza di un vicus (Vico Variano ). Numerosissimi sono i nomi derivati dalle misure
miliarie (Ad Nonum, Ad Undecimum, Ad
Duodecimum, Ad Tricesimum ), specie in
territori poco insediati.
Un vivace squarcio della movimentata vita, spesso frenetica e disagevole, di queste
stazioni viene offerta dalla satira V di Orazio, che riferisce della scarsa variet di cibo e dei vini dozzinali, delle accese discussioni dei mulattieri che di notte impedivano il sonno, del fumo del camino che bruciava gli occhi, ma anche della disponibilit di qualche generosa fanciulla.

Scena in una taverna romana. La realistica incisio ne


esposta al Museo Ostien se di Ostia Ant ica .

rumen 1 e me o 1

er a ncos rUZ10ne

el ercorSl S ra a 1
Ricostruire dettagliatamente il tracciato e
le vicende di una strada romana spesso
un'impresa difficile, per la quale si deve
far ricorso a strumenti diversi e a una serrata metodologia di indagine. In effetti,
come sosteneva Luciano Bosio, per molti
anni docente di Topografia dell'Italia Antica all'Universit di Padova, una strada antica va cercata con la mente e con i piedi
assieme. Il che equivale e dire che allo studio attento e alla collazione di tutte le fonti che possono dare informazioni al riguardo va anche abbinato un puntuale riscontro sul terreno, mediante un'attenta lettura cartografica e un'esplorazione capillare
dei luoghi .

Fonti letterarie e itinerarie


Strumenti basilari per chi si accinga a ricostruire una direttrice viaria romana sono
innanzirutto le informazioni scritte che ci
sono giunte direttamente dall'antico, tramite autori diversi, dei quali sarebbe eccessiva in questa sede anche la semplice elencazione. Si pu solo ricordare che se negli
storici, quali ad esempio Tito Livio o Tacito, le notizie sono per lo pi indirette, in
quanto
le
strade
fanno
da
sfondo
agli
av.
.
.
.,
.
,
venunenn narrati, plU precIso e un geografo come Strabone, che non solo, come si
visto, sottolinea il ruolo svolto per i Romani dalle strade, ma spesso ne ricorda la
costruzione, riferendola a precisi personaggi, o ne localizza il tracciato nelle regioni man mano descritte, riportando talora le distanze.
Utili sono anche autori e opere minori,
quali, per citarne solo alcuni, Sesto Pompeo Festo (grammatico latino del Il o III secolo d.C., che abbrevia l'opera lessicografica di Verrio Fiacco sul significato delle
parole ed lui stesso riassunto da Paolo

Diacono, autore nell'VIII secolo di una


puntuale storia dei Longobardi ), o i brevi
compendi topografici, come la Descrizione
Costantiniana delle Regioni.
Di particolare interesse per lo studio della
viabilit sono alcune fonti, riunite sotto il
nome di Itinerari, le quali permettono di
ricostruire i percorsi e di identificare le
mansiones e le mutationes che lungo di essi sorgevano. Si tratta di guide a carattere
pratico, contenenti elenchi di stazioni e relative distanze, compilate in diversi periodi
e giunte in codici medievali, a conferma di
un loro utilizzo protratto nel tempo: la
traccia di un piano di viaggio era utile infatti per una ordinata ripartizione del cammino da percorrere, delle tappe di sosta,
dei mezzi da usare ed era necessaria per assicurare la preparazione degli alloggi e di
tutti gli altri bisogni, sia durante il viaggio
che all'arrivo.
Con il nome di Itinerarium Antonini o Itinerarium Provincia rum stata tramandata
una raccolta di itinerari diversi, contenenti
gli elenchi delle stazioni per alcuni percorsi, con la numerazione delle distanze in miglia. Pur arrivando a coprire l'intero territorio dell'impero, la compilazione risulta
pi uttosto disordina ta e fram menta ta: le
principali arterie vengono smembrate; lo
stesso tratto di strada si ripete in pi itinerari; i nomi delle strade non sempre sono
esatti. Il titolo, per il quale era stata proposta una attribuzione all'imperatore Caracalla (Marcus Aurelius Antoninus, 211217 ), si addice forse solo a una sezione che
potrebbe riflettere un viaggio di Caracalla
in Egitto attraverso l'Asia Minore. Nel
complesso da ritenere che nella raccolta,
databile agli inizi del IV secolo, siano confluiti itinerari di varie epoche, anche pi
antichi, e siano state riprese fonti di diver-

STRUMENTI E METODI PER LA RICOSTRUZIONE DEI PERCORSI STRADALI

so genere, ad opera di un compilatore che


non si sa rebbe limitato a una semplice collazione di testi precedenti, ma avrebbe
operato interventi critici e di aggiornamento : molto probabile che si tratti di sempl ici trascrizioni, a carattere non ufficiale,
di tappe e distanze riprese da documenti
cartografici.
Il testo completato dall' Itinerarium maritimum, che si presenta anch'esso come una
racco lta di documenti completamente dive rsi, riuniti solo per le loro finalit ad uso
dei naviganti : si tratta di alcune brevi rotte, di elenchi di isole e di due 'portolani',
uno con i porti lungo la rotta dall' Acaia
per la Sicilia all'Africa e uno con gli scali
costieri tra Ostia e Arles.
L' [tinerarium BlIrdiga/ense vel Hieroso/ymitanum invece un itinerario di occasione, che ricorda un viaggio compiuto e nello stesso tempo costituisce una sorta di
'guida turistica ' per i pellegrini diretti ai
luoghi santi. Il testo, redatto nel 333 probabilmente da un pellegrino di Burdiga/a
(Bordeaux ), il quale comp un viaggio in
Te rrasanta fino a Gerusalemme, elenca in
modo molto dettagliato le stazioni, qualifica te come civitates, mal1siones e mutatio-

Aquileia: mosaico pavimentale paleocristiano ;


sullo sfondo, il ca mpanile della Basilica ,

nes, con le relative di stanze e le lunghezze


dei vari tratti e dell 'intero viaggio. Pur non
coprendo rutto il territorio dell 'i mpero, 1'1tinerarillm Burdiga/ense risulta di particolare utilit nella rico truzione dei percorsi
stradali proprio per il dettaglio delle indiCaZIOnI nportate.
La descrizione delle diverse tappe incontrate inizia da Burdigala, alla foce della
Garonna nell'Atlantico, copre la Provincia
Narbonese e rutta l'Italia settentrionale fino ad Aquileia, il Norico, la Pannonia e la
Mesia per arrivare al Mar Nero e a Costantinopoli. A questo punto viene fatta
una digressione in Calcedonia e in Bitinia,
per poi passare all'Asia Minore, alla Siria e
a Gerusalemme; in Terrasanta, alla semplice elencazione delle tappe si accompagnano notazioni e commenti derivati dalla Sacra Scrittura. [] viaggio di ritorno ripercorre le stesse strade fino a Costantinopoli,
per poi spostarsi in Tracia, in Macedonia e
in Epiro, da dove si attraversa l'Adriatico
tra Valona e Otranto; quindi prosegue da
Brindisi lungo la via Appia fino ad arrivare
a Roma; da qui a Rimini lungo la via Flaminia, da Rimini a Piacenza lungo la via
Emilia, per concludersi infine a Milano, da
dove, presumibilmente riprendeva il percorso dell'andata.
Mentre i due itinerari precedenti si possono
annoverare tra gli itineraria scripta ricordati dalle fonti, un 'eccezionale testimonianza di itinerarium pictum, cio di vera e
propria carta geografica, rappresentata
dalla Tabu/a Peutingeriana, un codice conservato alla Biblioteca Nazionale di Vienna
(Codex Vindobonensis 324), composto da
undici fogli di pergamena larghi 60 cm e alti 34: essa costituisce l'unica rappresentazione pittorica del mondo conosciuto in
epoca romana giunta fino a noi. La carta
fu scoperta nel 1507 da Konrad Celti,
umanista viennese, e deposi tata presso il
cancelliere di Augsburg, Konrad Pt'utinger,
cui fu poi lasciata in testamento e dal quale
prese il nome; dopo varie vicende fu acquistata da Eugenio di Savoia e alla sua morte
pass, nel 1737, alla Biblioteca Reale di
Vienna, dove fu stesa su tela e arrotolata su
un cilindro; nel 1863 gli undici segmenti
vennero staccati, per evitare il logorio.
L'importanza della Tabu/a risiede nel fatto
,

.,

APPARATI INTRODUmVI

venna da una cinta


muraria; i luoghi termali da un edificio
rettangolare con un
bacino d'acqua in
mezzo' i santuari da
una vignetta a forma di tempietto; i
va ri centri e le stazioni tradali maggiori da costruzioni
a doppia rorre; raffi-a gurazioni specifiche
identificano magazJ-",r""~'
zini
e
depositi
impianti
portuali
e
fari
~
oppure insediamenParticolare della Tabula Peutingeriana, ove sono raffigurati gli elementi del paesaggio , ti e strutture partile strade con le distanze e le stazioni di sosta .
colari. Notazioni
speci fiche, spesso cuche essa icuramente la copia medievale
riose (campi deserti et il1habitabiles propter
di un originale romano come appare chiaaquae inopiam; desertum ltbi quadraginta anro dalla sua diver it ri petto alle carte
nis erraverunt (ili Israel ducente Moyse; in his
medievali, dalla presenza di elementi che
locis efephanti nasCl/ntur; hic Alexander renon possono che ri alire alla cultura latina
sponsum accepit. Usque quo Alexander... ),
qualificano invece i luoghi meno conosciuti.
e dalla concezione stessa che comprende
Particolare risalto daro alla viabilit: il
tutto il mondo cono ciuro dai Romani.
Quesro rappresentaro a partire dalle coruolo di Roma quale caput viamm ben
lonne d'Ercole (la parte occidentale con la
evidenziaro dai dodici percor i che i diramano a raggiera da un doppio anello che
Spagna e la Britannia doveva per essere
circonda la citt, undici dei quali riportanel primo segmento, perduro) fino all'Ono i nomi delle grandi vie sroriche: via Auriente con l'India e la Cina, in una forma
relia, via Trium(alis, via Flaminia, via Saallungata, che ha condizionato la stesura,
faria, via NltmentanG, via Tyburtina, via
sviluppata nella direzione della longitudine. Ai margini della raffigurazione si sviPrentil1a (Prenestina), via Lavicana (o Laluppa l'Oceano, chiudendo come in una
bicana), via Appia, via Hostiensis (la dodicornice l'intero disegno; il Mediterraneo,
cesima, senza nome, corrisponde alla via
Laurentina). Le strade sono segnate in rosal cui centro Roma con Cartagine di
so, divise in segmenti rettilinei di diversa
fronte, divide nettamente l'Europa dall'Africa; l'Italia occupa cinque segmenti, prelunghezza, ognuno dei quali rappresenta
sentando un numero di dati molto maguna frazione dell'intero percorso: gli angogiore ri petto a quelli di altre regioni
li o gomiti indicano i luoghi di tappa, evidenziati da nomi di localit o di stazioni,
Grande attenzione dedicata sia agli elementi naturali del paesaggio, ia a quelli ancon le distanze indicate in miglia.
tropici: mentre tuttavia i monti e le selve soMolro si discusso circa la datazione delno riprodotti in forma chematica e ripetitil'originale romano che ta alla base della
va, notevole rilievo hanno i fiumi, anche di
copia medievale pervenuta, datazione che
mode te e trascura bili dimensioni, perch
l'ipotesi pi convincente fa risalire alla mecollegati alla viabilit. Vignette diverse, per un
t del IV ecolo. Indubbiamente tuttavia
anche tale originale si rifaceva ad un arrotaie di 555,
lano citt ed emergenze insediative: le ci maggiori, Roma, Costantichetipo pi antico: non i piegherebbero
nopoli e Antiochia, sono .
.
da
altrimenti la presenza delle cirr di Pompei
ed Ercolano, di trutte dall'eruzione del Veper onificazioni; altre, tra cui Aquileia e Ra

STRUMENTI E METODI PER LA RICOSTRUZIONE DEl PERCORSI STRADALI

suvio del 79, e la menzione dei fiumi Rubiso che in Italia seguiva la via Emilia e la
cone e Arsia, la cui importanza 'storica'
Flaminia). La quarta tazza, inquadra bile
non pot oltrepa are ili ecolo. Per esso si
tra Augusto e, Tiberio, and perduta dopo
e pensato alla carta di Agrippa, eseguita a
la scoperta. E presumibile che e e riproRoma su commi ione dell'imperatore Auduce sero la forma e l'i crizione di un moguSto, o comunque a una delle tante carte
numento che doveva trovarsi a Cades, nel
che dovettero es ere redatte ed esposte al
punto di partenza della strada.
pubblico con la finalit di illustrare visivaPer tal une direttrici le fonti letterarie e in
mente l'estensione del mondo acqui ito alparticolare itinerarie forni cono dati fondamentali e molto dettagliati in merito al
la potenza romana.
Dagli Itinerari e dalla Tabu/a o da docutracciato e alle tazioni di osta che si inmenti imili, non
rvati, derivano procontravano lungo il cammino, ma riguarhabi lmente fonti pi tarde, quali la Codo a molte altre vie (e non solo quelle seslI10graphia dell' Anonimo Ravennate, erucondarie) es e tacciono completamente.
dita opera a carattere prevalentemente
Inoltre va ricordata la precisa connotaziogeografico, compo ta tra la fine del VII e gli
ne cronologica in particolare degli Itinerainizi dell'vIII secolo da un ignoto ecclesiaria, i quali, inquadrandosi fra il III e la prima met del IV ecolo, 'fotografano' - per
stico nativo di Ravenna e compendiata nel
XII da un altro chierico di nome Guidone
cos dire - la situazione delle singole strade
ne lla sua Geographia: anche se formalin quell'epoca, quando erano intervenute
mente molto vicini agli Itinerari antichi,
anche profonde modificazioni ri petto ai
tali te ti ono privi di riferimenti alle dipercor I ong1l1a fI.
L'utilizzazione delle fonti scritte non deve
stanze, in quanto redatti con finalit e inlimitarsi al periodo antico e tardoantico,
tenti diversi.
Documenti itinerari possono essere consima ampliarsi anche alla documentazione
medievale. La rico truzione della realt di
de rati alcuni testi epigrafici, in quanto riporta no indicazioni di strade, di tappe e di
quel tempo pu infatti gettar luce sulla
realt pi antica, dal medioevo ricevuta in
di tanze. Tra di e i ha particolare importanza l'e/ogiuIn di Polla (Fo rum Popi/ii ) diretta eredit. A fini topografici si pos ono ricordare da un lato le descrizioni di
del 132 a.c., un resoconto commemorativo della costruzione della via
pellegrinaggi, le cronache cittadine, i documenti relativi alPopi llia da Capua a Reggio
la
ria ecclesiastica e all'orCalabria, utile per la ricostruganizzazione della hiesa (rutte
Lione della strada, poich elenca
fonti che vanno vagliate con
una erie di distanze in miglia.
molta cura, perch possono esSono infine da ricordare le quattro tazze d'argento di Vicarello,
sere inquinate da aggiunte, interpolazioni, interpretazioni
venute alla luce nel 1852 assiepersonali), dall'altro gli atti
me ad altre offerte votive nella
pubblici e privati, come quelli
fonte termale di Aquae Apollinotarili, che - legati a concrete
nares e oggi con ervate a Roma
realt di fatto - possono fornire
presso il Museo di Palazzo Masdati obiettivi in merito ad
simo. Tre di esse, realizzate nella
esempio alla topografia delle
prima epoca imperiale, presen citt o dei loro territori di pertitano dimen ioni quasi eguali e la
nenza. Un limite di questi Strumedes ima disposizione delle
menti il ridotto numero dei
scritte e della decorazione: sono
materiali pubblicati e accessicili ndriche, con la superficie
bili, rispetto alla grande quanesterna divisa mediante pilatit della documentazione di
stnnl 10nlcI 111 quattro parti,
nelle quali sono ricordate le di- Roma, Museo Nazionale difficile reperimento e lettura
ve r e tazioni del percorso da Romano: una delle taue che giace negli archivi ecclesiadi Vicarello.
stici e di stato.
Cades (Cadice) a Roma (percor

APPARATI INTRODUTTIVI

San Lorenzo di Sebato (Bolzano): ci ppo miliare


conservato in situ,

Fonti epigrafiche
Tra le fonti che costituiscono il punto di
partenza per lo studio delle vie romane
vanno citati anche i testi epigrafici, che costituiscono una 'voce' viva e diretta dell'antichit. E importante in particolare
sottolineare il loro specifico contributo
metodologico e ricordare come le iscrizioni possano fornire dati essenziali sulla storia dei singoli tracciati e offrire puntuali
indicazioni in merito alle tappe principali,
alle distanze, alle infrastrutture stradali,
talora anche attestando l'esistenza di manufatti scomparsi e quindi altrimenti destinati al silenzio.
Numerose sono in effetti le opere, quali
soprattutto i ponti e le gallerie, la cui costruzione o restauro erano enfatizzati da
iscrizioni apposte sul monumento stesso:
menzionando il pi delle volte il magistrato o l'imperatore che promosse la realizzazione, tali testi permettono di desumere informazioni puntuali dal punto di vista cronologico. Altre volte i testi epigrafici riportano i nomi dei magistrati che si occuparono della manutenzione viaria, quali in
particolare i curatores.
Le principali fonti epigrafiche sono, tuttavia i miliari: una caratteristica peculiare
delle strade romane era infatti quella di eso

sere 'misurate', ossia di presentare ai lati


della carreggiata cippi lapidei detti appunto miliari dall'unit di misura itineraria, il
miglio (mille passi, corrispondenti a circa
14 78 metri ). La funzione di tali manufatti,
di forma cilindrica o pi raramente quadrangolare, e di dimensioni e materiali
molto diversi, era quella di indicare le distanze ai viaggiatori. Alcuni riportano solo
la distanza, con un numerale il pi delle
volte preceduto dalla sigla MP, ovvero
m (ilia) p(assuum); pi frequentemente tuttavia essi menzionano anche i nomi e le titolature del magistrato o dell'imperatore
che costru o restaur la strada, talvolta indicando espressamente la natura delle opere realizzate.
La distanza era generalmente calcolata dal
capolinea o dal punto di arrivo della strada
(o da entrambi ), oppure da tappe intermedie; non mancano i casi in cui i miliari appaiono privi di iscrizioni, anche se non si
pu escludere che il testo fosse stato tracciato con colore, come documentato da
alcuni esemplari rinvenuti in Giordania.
Talora i cippi erano reimpiegati in et successive, con l'erasione del testo originario o
il capovolgimento della pietra e l'incisione
di una nuova dicituta.
L'emblema di questa categoria di monumenti si pu considerare il miliarium aureum, una colonna rivestita di bronzo dorato che portava incise le distanze da Roma delle principali citt, di cui restano solo pochi frammenti, scoperti in varie epoche: essa fu eretta da Augusto nel Foro
Romano, come simbolo del punto di partenza e di convergenza di tutte le strade
che percorrevano l'Impero.
I miliari conobbero una notevole diffusione in et imperiale, soprattutto a partire
dal III secolo, quando alla funzione di indicatori stradali si affianc e spesso si sostitu quella di strumenti di propaganda, utilizzati per organizzare il consenso attorno
alla figura e alla politica dell'imperatore:
questo risulta evidente soprattutto nei casi
in cui non viene riportata la distanza stradale, ma sono enfatizzate le titolature.
Ai fini della ricostruzione topografica dei
tracciati il valore documentario di tali materiali limitato dal fatto che raramente
essi vengono ritrovati nel luogo ove erano

STRUMENTI E METODI PER LA RICOSTRUZIONE DEl PERCORSI STRADALI

stati collocati in origine: la forma cilindrica, infatti, ha reso comune il loro reimpiego nel corso dei secoli in edifici civili e religiosi, come fusti di colonna, supporti di
me nse d'altare o di acquasantiere. Fondame ntale tuttavia resta l'apporto che essi
possono fornire per l'individuazione della
sto ria delle strade e del persistere della loro percorrenza, data la possibilit di una
da tazione precisa e puntuale.

Altri strumenti di ricerca


To tizie oggettive e puntuali in merito a
una strada possono venire poi dai dati archeologici: oltre ai tratti viari che sono stati portati alla luce in situ o si sono conserva ti tutt'oggi ancora in uso nel loro assetto
o riginario, le in frastru tture di rettamente
legate a una direttrice stradale (come i
ponti, i viadotti, le tagliate e le gallerie), o
le strutture pertinenti a una stazione di sosta (le mansiones e mutationes ), sono attestazioni fondamentali del passaggio di una
via antica. In modo analogo anche il ritrovamento di una necropoli pu permettere
di ricostruire un tracciato stradale scomparso, dato che in et romana le tombe si
co llocavano lungo i percorsi di accessouscita dai centri cittadini, costituendo la
ve trina privilegiata per la manifestazione
de lla ricchezza e della gloria dei casati e
per la perpetuazione della loro memoria.
Ta lora sono i nomi dei luoghi a fornire
una precisa prova del passaggio di una
strada romana, conservandone la denominazione ufficiale (come nel caso del paese
di Postioma nel Trevigiano, che perpetua il
no me della via Postumia ), oppure richiamandone le caratteristiche tecnico-costrutti ve (i vari Levada, Stradalta, Anghiari da
in glarea ), le infrastrutture (come Petra
Pertusa, Piedigrotta e Fuorigrotta che presentano un riferimento puntuale alla presenza di una galleria ), o ancora le distanze
e le colonne miliari (i numerosi Terzo,
Q uarto, Quinto e Cinto, Sesto, Settimo,
Ta vello e Ottavo, Annone, Decimo, Tricesimo ecc. ).
Nel caso di un tracciato obliterato e sepolto, dati preziosi per la sua individuazione
possono venire dalle moderne tecniche di
a nalisi del terreno e in particolare dalle fotografie aeree e da satellite, che, nate per

precisi scopi militari, hanno visto nelle ultime decine d'anni un impiego sempre pi
sistematico anche in campo archeologico.
La fotografia aerea sotto determinate incidenze di luce permette di vedere le variazioni tonali del terreno (legate a variazioni
di permeabilit o di vegetazione) non avvertibili con l'osservazione diretta, le quali
rivelano strutture esistenti nel sottosuolo.
In particolare un'antica strada sepolta viene in genere evidenziata nel fotogramma
da un'anomalia allungata e rettilinea, di
colore chiaro, fiancheggiata ai lati da due
linee pi scure che corrispondono ai canali
di drenaggio. La visibilit delle tracce dipende, per, dalle caratteristiche litologiche del terreno, oltre che dalla profondit
e dalla consistenza di quanto sepolto . Ne
consegue che in talune aree geografiche,
come la pianura emiliana occidentale, soggetta nel tempo a consistenti coperture alluvionali, la fotografia aerea non fornisce
alcun esito significativo. Inoltre, va ricordato che la fotointerpretazione richiede un
paziente lavoro di raccolta e confronto di
pi riprese, realizzate in tempi e condizioni
diverse, e necessita di un puntuale controllo sul terreno .
Come si detto inizialmente, una ricerca
topografica in merito a una strada antica
non pu prescindere da una conoscenza
diretta dei luoghi. Essenziale in tal senso
recuperare preliminarmente una precisa e
dettagliata rappresentazione del territorio
che si vuole studiare: le mappe topografiche, che costituiscono lo strumento fondamentale per orientarsi sul terreno, permettono di conoscere l'aspetto fisiografico
dell'area oggetto di analisi ed evidenziano
particolari dati toponomastici e tracce superstiti di antiche presenze antropiche. Imprescindibile anche il confronto della
cartografia attuale con la cartografia storica, cos da rilevare le variazioni nel corso
del tempo di un luogo.
Grazie alla ricognizione autoptica, lo Studioso pu acquisire quella conoscenza
geomorfologica e ambientale che necessaria per capire le scelte insediative e vi arie
antiche e recuperare quei dati puntuali e
diretti che forniscono precise conferme o
smentite alle ipotesi ricostruttive. L'analisi
delle variazioni della micromorfologia dei

APPARATI INTRODUTTIVI

Nella foto aerea, paesaggio segnato dalla centuriazione ,


presso Santa Maria di Sala (Venezia).

luoghi pu infatti costituire un indizio essenziale per la ricostruzione di un tracciato


sepolto, come pure il rinvenimento di bsoli dislocati e magari anche reimpiegati o
l'individuazione dei resti superstiti delle
inghiaiature stradali, evidenziati sul terreno da fasce pi chiare di ciotrolame,
ghiaie, frammenti laterizi.
Come si cercato di dimostrare, la ricostruzione di un percorso viario comporta,
dunque, una ricerca interdisciplinare e in

tegrata, I CUI eSiti, tuttaVia, vanano a seconda dei casi, in relazione in particolare
al numero e alla tipologia delle testimonianze e degli indizi che rimangono in
merito al tracciato da analizzare. Vi sono
infatti strade antiche di pi facile identificazione, in quanto presentano un'ininterrotta continuit d'uso fino ai nostri giorni o hanno lasciato una precisa impronta
nel territorio attraversato oppure ancora
godettero di maggior interesse da parte
degli antichi, che le fecero oggetto di puntuali analisij altre vie, invece, sono molto
pi difficilmente identificabili, in quanto
abbandonate e obliterate nel corso dei secoli oppure gi 'trascurate' dai testi letterari e dagli itineraria del loro tempo: basti pensare, in particolare, alla rete di
strade secondarie che pur innervavano
capillarmente i territori dell'impero, collegando le citt fra loro e con Roma, in

un indissolubile rapporto
di vita e civilt.
Ad esempio, l'Appia, considerata dagli antichi regina viarum e in quanto tale
oggetto di particolari 'celebrazioni', una strada sulla quale si sono accumulate
nei secoli numerose e puntuali testimonianze. Dai testi degli antichi scrittori (in
particolare Livio e Orazio)
conosciamo il suo costruttore, le condizioni cui era
soggetto chi vi viaggiava, i
tempi di percorrenzaj dagli
itineraria e dai miliari ricostruiamo la sua storia in
et tardoanticaj sul terreno
ancora leggiamo gran parte del tracciato, che mostra
talora intatta la basolatura e conserva molte delle infrastrutture originarie. Di altre
strade, invece, si recuperata la conoscenza solo in tempi molto pi vicini: il caso,
ad esempio, in Italia settentrionale della
Postumi a, della quale restano solo indizi
toponomastici, qualche fonte epigrafica, labili tracce nella cartografia storica o nelle
fotografie aeree.
Si tratta solo di pochi esempi concreti (ma
molti altri se ne troveranno nel corso del
lavoro) che attestano come la ricostruzione di un tracciato viario di epoca romana
sia un'operazione complessa, tale da richiedere - e lo si gi anticipato - la raccolta e il confronto di dati eterogenei e
quindi anche la collaborazione di competenze diversificate. Resta da ricordare che
la base fondamentale e ineludibile di questo studio deve sempre essere una profonda conoscenza della situazione storica che
port all'apertura, al restauro-ripristino o
invece all'abbandono del percorso oggetto
di indagine. Per i Romani la costruzione di
una strada si inseriva infatti in un pi ampio programma politico di penetrazione e
controllo del territorio e quindi rispondeva
sempre a precise motivazioni di ordine
strategico-militare, amministrativo, economico-commerciale o pi ampiamente culturale, che vanno via via tenute ben presenti nell'analisi della strada stessa.

DERIVAZIONE DEL NOME


La via Campana prende il nome dal luogo a cui era diretta, il campus saliniensis, posto alla foce del Tevere (oggi
stagni di Maccarese ), importante sito di approvvigionamento del sale. Il nome Portuense i ostitu a quello di
Campana dopo che il percorso fu razionalizzato per favorire il collegamento fra Roma e il nuovo portO aperto dall'imperatore Claudio.

Visitando il Museo delle Navi


romane a Fiumicino, epossibile
avere un inquadramento generale
dell'area a nord del Tevere, nella
~uale furono costruiti i due porti
di Claudio e di Traiano. Del primo
le poche strutture superstiti sono
visibili sul retro del museo: si tratta
dei resti delle fondazioni del molo
destro, per le quali furono
impiegate casseforti lignee che
hanno lasciato tracce nelle gettate
di calcestruzzo. Della rimanente
struttura portuale, in buona parte
coperta dall'aeroporto di
Fiumicino, durante la realizzazione
del quale vennero alla luce le
Imbarcazioni conservate al museo,
uasi nulla oggi visibile: il porto,
fatto costruire da Claudio a nord
foce del Tevere, occupava un
bacino, ma era soggetto
tanto che sotto
raiano, all'inizio
Il secolo, si
necessaria la riprogettazione
dell'intero sistema portuale.

FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


Le iscrizioni degli Arvali (testi riguardanti antichissimi riti ) ricordano che al V miglio della via Campana, presso il
tempio della dea Dia, si svolgevano culti legati alle origini
di Roma. Svetonio (Augustus, 94) racconta di un prodigio
avvenuto al IV miglio, connes o al futuro di Augusto. Lo
stretto legame tra la via Ostiense e la Campana evidenziato da alcune epigrafi, che ricordano gli stes i curatores.

FONTI ITINERARIE
Il tratto fra Roma e Portus ricordato dall' Itinerariu111
Antonini.

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA


Il significato storico della via Campana strettamente corAtlantino: tav. 10

Lago dI
Bracciano

Sracclano
Mer~'

na .

ROMA

Fru

eY.,

MAR
TIRRENO

Lago
Alban
Porn _ :!

relato, come per la via Ostiense, all'approvvigionamento


del sale presso la foce del Tevere. La strada,
legata alle prime origini di Roma, inizi a
perdere importanza in epoca imperiale,
ErC'UIT.
quando la via Portuense, percorrendone in
~1"Oh
parte la direttrice, colleg con un pi rapi
do tracciato Roma alla zona del porto, costruito
sulla
riva
destra
da
Claudio
e
poi
Gahll
potenziato da Traiano: le attivit commerciali che si svolgevano nel nuovo approdo
diedero vita a una vera e propria citt, chiamata
in
modo
significativo
Portus
.

IL PERCORSO
Da Roma a Porto. 11 percorso della via Cam C or.

pana e della Portuen e, che uscivano dalla


porta Portuensis delle Mura Aureliane (nell'area dell 'a ttuale porta Portese della cinta

VIA CAMPANA-VIA PORTUENSE

di Urbano VIII), coincidono per un miglio dal ponte Emilio


sul Tevere fino al viadana di via Q. Maiorana, da dove il
primo tracciaro, perpetuaro dall'attuale via della Magliana, i dirigeva a sud-est, lungo la riva destra del fiume; il
secondo, con un rettifi/o, attraversava le colline fino all'altezza del moderno ponte Galeria, ave le due strade si riunivano nuovamente, per poi raggiungere Portus_
Per quanto riguarda la via Campana, nella zona compresa
tra il viadotto di via Q. Maiorana e la ferrovia, sono vi ibili un tratro di lastricato e, lungo l'attuale via Magliana
ul laro del fiume, due mausolei, uno dei quali tra formaro in una chiesa medievale (Santa Passera ). Poco pi avanti, prima di piazza Madonna di Pompei (a monte di via
degli Arvali), si con ervano i ruderi dell'antico tempio di
Dia, ove ancora in epoca imperiale si celebravano gli antichi riti degli Arvali.

L'area archeologica, recentemente attrezzata,


che conserva i resti del porto di Traiano,
raggiungibile dalla strada provinciale Portuense
e si trova all'interno di uno scenario
estremamente suggestivo dal punto di vista
naturalistico. Dopo l'insabbiamento del porto di
Claudio (coperto oggi in parte dall'aeroporto di
Fiumicino) Traiano realizz un secondo bacino
portuale, dalla particolare forma esagonale,
interno, pi riparato e scavato interamente nella
terraferma (mentre il primo lo era solo per met);
per evitare i problemi del porto di Claudio venne
realizzata la Fossa Traiana (oggi canale Fiumicino).
Intorno al porto, inaugurato nel 112 d.C.,
cominci a svilupparsi la citt di Porto (Portus),
che ottenne da Costantino l'autonomia
amministrativa da Ostia; il centro, nonostante le
invasioni barbariche, ancora nel v secolo continu
ad essere attivissimo, come ricordano le fonti
antiche. Le sempre pi frequenti scorrerie che dal
V al IX secolo devastarono le campagne,
determ inarono una grave crisi: l'area inizi a
spopolarsi e a impaludarsi progressivamente, a
causa dei sempre meno frequenti lavori di
controllo idrico, fino al totale abbandono; solo
tra 1'800 e gli inizi del '900 venne risanata con
bonifiche; successivamente fu realizzato un parco
privato.
Numerosi e particolarmente interessanti sono i
resti conservati, che ben testimoniano la mole
dei traffici dello scalo, divenuto presto il pi
importante del Tirreno: alcuni tratti delle mura
(erette alla fine del IV-inizi v secolo) e, nel settore
orientale, i resti della basilica paleocristiana (v

FIUMICINO
MUSEO DELLE N AVI ROMANE

via A GUidoni 35
tel 06 6529192
mar-dom 9.30-13.30' maL e
glo anche 14 .30- 16.30
AREA ARCHE OLOGICA
DI PORTUS

Il 10 sabato e l'ultima domenica


del mese. appuntamento presso Il
Museo delle NaVI romane
per la visita gUidata. Per ogni aitra
data necessaria la prenotazione
presso Il museo.

secolo). i magazzini traianei (dove rimane il


cosiddetto portico di Claudio o Colonnacce, per
le sue colonne bugnate ancora perfettamente
conservate, come mostra la foto), la darsena e la

spianata, che ripropone lo spazio del grande


canale d'ingresso al porto esagonale. Nel settore
occidentale si trovano i mercati severiani (in
realt di costruzione adrianeo-antoniniana). resti
della banchina del molo e un complesso
residenziale noto come palazzo imperiale. Il
bacino esagonale, ancora perfettamente
conservato, sorge invece all'interno di una
propriet privata.

DERIVAZIONE DEL NOME


La strada prende il nome dalla localit a cui era diretta,
Ostia, presso la foce del Tevere (in latino Ostium).

Cosi scrive Procopio (Bellum


gothicum, I, 28): C' una strada
che conduce da Porto a Roma,
costruita fin dai tempi antichi dai
Romani, che tutta pianeggiante
e molto comoda.
Parecchie barche ormeggiano nel
porto, sempre in perfetto assetto, e
non pochi buoi stazionano nei
pressi, pronti per il traino.
Infatti, appena i mercanti
giungono in porto con le loro navi,
scaricano l le merci, poi le
mettono sulle barche e risalgono il
Tevere fino a Roma, ma senza
usare n vele n remi [... ]
Anche sull'altra riva del fiume c'
una strada tra la citt di Ostia e
Roma, ma interrotta da
boscaglie e molto trascurata .
Le parole dello storico mettono il
luce il degrado della via Ostiense
dopo l'insabbiamento del Tevere
alla foce e il ruolo ancora vivace
della via Portuense.

FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


La via Ostiense citata da Festo, che ricorda all'XI miglio
del tracciato l'antico centro di Ficana, localizza bile nel territorio di Acilia; la notizia confermata dal rinvenimento,
in questa localit, di un miliario che riporta la medesima
distanza.

FONTI ITINERARIE
Il percorso della via riportato dall'Itinerarium Antonini
e dalla Tabu/a Peutingeriana.

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA


Il significato storico della via Ostiense si lega, come quello
della via Campana, all'approvvigionamento del sale presso le foci del Tevere. La strada, di origine molto antica come testimonia la citt arcaica di Ficana lungo il tracciato,
acquist grande valore con la fondazione della colonia di
Ostia, la cui decadenza provoc, nel v sec. d.C., lo spostamento dei traffici lungo la via Portuense, che correva sulla
riva opposta del fiume.

Atlantino: tav. 10

..----......
1- - /

IL PERCORSO
Da Roma a Ostia. La moderna Ostiense ri-

Lago di
Bracciano

EreIum

BraCCiano

TiVOli

ROMA

. (;abll

CoJonna

Tuscuh

Lago
Albane:"

MAR
TIRRENO

Pomezia

I 3!esmn

. VejJetr
Clsterno
.jl l:dtlr:~

calca in gran parte il percorso della via antica, condotto secondo un perfetto rettifilo
dalle colline di Roma all'ansa del Tevere. Il
tracciato, ora poco leggibile a causa della
forte urbanizzazione, usciva dall'omonima
porta lungo le Mura Aureliane (ora porta S.
Paolo, che ospita il MUSEO DELLA VIA
OSTIENSE, dove si conservano plastici di
Ostia Antica e dei porti di Claudio e di
Traiano, rilievi della via, calchi di iscrizioni,
stampe antiche e altre testimonianze relative
alla strada), nei pressi della quale, sulla destra, svetta la cosiddetta piramide di Gaio
Cesti o, un mausoleo della fine del I sec. a.c.
Subito dopo, possibile visitare (su richie-

VIA OSTIENSE

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sta) la vasta NECROPOLI OSTIENSE presso la chiesa di S. Paolo fuori le Mura, che fiancheggiava l'antica direttrice.
La strada raggiungeva vicus Alexandri (collocabile presso
il forte Ostiense), dove si conserva un grande mausoleo,
oggi inglobato in una vecchia casa prima del viadotto della Magliana. Dopo il raccordo anulare, sotto la via moderna, si conserva il ponte dei Ladroni sul fosso di Malafede, obliterato dalla moderna urbanizzazione, e poco oltre, al km 17, visibile un tratto del basolato a destra dell'a ttuale Ostiense.
Nei pressi di Acilia, la direttrice raggiungeva la localit FiGana, abitato di origini antichissime che controllava la foce del Tevere prima che il re Anco Marcio, come vuole la
tradizione, conquistasse la zona e fondasse Ostia. Sopra il
sottopasso dell'attuale Ostiense, stato ricostruito un lungo viadotto di et repubblicana, collocato tra l'XI e il XII
miglio e costituito da poderose fiancate laterali, mentre
nel corpo inferiore si aprivano due archi che permettevano
lo scolo delle acque.
La strada, quindi, arrivava a Ostia (Ostia), dove nella
splendida e suggestiva AREA ARCHEOLOGI CA si conserva
a ncora perfettamente per lunghi tratti, costituendo il
principale asse urbano est-ovest, Prima di entrare in citt,
la via era affiancata da file ininterrotte di sepolcri, di varie tipologie, ancora visibili a meridione, mentre il lato
nord, pi vicino al Tevere, doveva essere lasciato libero
dalle costruzioni private per permettere lo svolgimento
delle attivit connesse al vicino porto (sulla base di un'ordinanza del pretore Gaio Canino, come mostra l'iscrizione ancora conservata sul tracciato, databile tra 150 e 80
a.c. ). Superata porta Romana, l'Ostiense, affiancata da
numerosi edifici, lambiva la cavea del Teatro (che si stendeva a sud del piazzale delle Co rporazioni ) e attraversava
la piazza del Foro. Da qui, volgendo verso sud-ovest, rag-

Roma: sul piazzale Ostiense


prospettano porta S. Paolo,
sede museale , e il singolare
monumento funerario di Gaio
Cestio.

MUSEO DELLA VIA OSTIENSE

Tutti i giorni 913.30; martedi e


gioved anche 14.3016.30.
Via R. Persichetti 3
00153 Roma.
Tel. 06 5743193;
fax 06 57284435.
OSTIA ANTICA
SCAVI E MUSEO OSTIENSE

8.30-19.30 (Museo 18.30);


domenica e festivi il Museo chiude
alle 13.30: luned chiusi.
Viale dei Romagnoli 717
Te1.0656358036.

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

In una campagna ormai urbanizzata sorge il sito


di Ostia Antica (ultima tappa della via Ostiense e
punto d'inizio della via Severianal. secondo la
tradizione fondata dal quarto re di Roma, Anca
Marcio (VII secolo a.c.). la nascita della citt si
lega non solo allo sfruttamento delle saline poste
alla foce del Tevere (come ricorda il nome stesso,
che deriva da ostium = foce), ma anche alla
necessit di controllare la bassa valle del fiume, in
origine sotto l'influenza etrusca.
le testimonianze archeologiche circa le fasi pi
antiche sono ancora scarse, mentre pi chiara la
situazione per il IV secolo a.C. quando, dopo la
conquista di Veio (396), venne fondato un
castrum, per difendere il litorale dalle incursioni
marittime; questo fu successivamente trasformato
in colonia marittima, con funzioni di controllo del
corso del Tevere, di avamposto armato rivolto
verso il mare e di porto essenziale per gli
approwigionamenti granari di Roma.
Dopo le guerre puniche (allorch divenne la
principale base navale), la colonia cominci ad
assumere un'importanza sempre pi commerciale,
come testimonia l'intensa urbanizzazione; con le
sistemazioni dei porti di Claudio e di Traiano pi a
nord, la citt mantenne un ruolo essenzialmente
di centro amministrativo dei traffici e fu dotata di

Ostia Antica: particolare del sepolcro di Cartilio


Poplicola fuori porta Marina.
grandi magazzini; una riorganizzazione
urbanistica si ebbe con Adriano, sotto il quale si
misero in atto dei veri e propri piani regolatori in
diversi quartieri e si afferm il prevalere quasi
totale di un'
ia intensiva caratterizzata dalla
presenza di insulae. Dopo essere divenuta citt
amministrativa e di rappresentaza con Diocleziano
e Costantino, perdendo molto del suo ruolo
economico a favore di Portus, nel v secolo a causa
dell'insabbiamento del braccio ostiense del Tevere
fu abbandonata; le scorrerie saracene del IX secolo
indussero, infine, i pochi abitanti rimasti a
concentrarsi a est della citt, dove papa Gregorio
IV fece costruire una nuova cinta di mura
(Gregoriopoli), intorno alla chiesa di S. Aurea.

giungeva porta Marina, sulle mura meridionali a poca distanza dalla spiaggia antica, per poi continuare verso sud
con il nome di via Severiana.
Ostia Antica : il tratto terminale
della via Ostiense all'interno
dell 'area archeologica .

DERIVAZIONE DEL NOME


La strada prende il nome dal suo costruttore, il censore
Appio Claudio Cieco.

FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


La via citata in numerosi autori antichi: tra gli altri si ricordano i frammenti dell'Iter Siculum di Lucilio (Saturae,
III ), il viaggio di Cicerone da Taranto a Brindisi (Ad AttiCIII11 Epistulae, III, 2-7) e la menzione di Strabone (VI, 3,
1); particolarmente suggestiv i i racconti di Orazio
(Satirae, V), di Seneca (De tranquil/itate animi, II, 13) e la
descrizione ammirata di Procopio (Bel/um gothicum I, 14,
7 s). Numerosissimi sono i miliari, molti dei quali ancora
in situ, e le epigrafi relative a interventi di restauro.

FONTI ITINERARIE

Roma: porta S. Sebastiano,


attraverso la quale la via Appia
usciva dalle Mura Aureliane.

La strada citata sia nel!' Itinerarium Antonini che nella TabuIa Peutingeriana, la quale riporta le nuove stationes create
da Costantino. Informazioni si ricavano anche dall'ltil1erarium Burdigalense, dall' Anonimo Ravennate e da Guidone.

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA


La regina viarum fu avviata nel 312 a.c. come mezzo di
penetrazione, a seguito delle conquiste militari di Roma:
la strada di Appio Claudio, che nel primo tratto ricalcava
un'antica arteria che collegava Alba Longa alla valle del
Tevere, conduceva alla potente citt campana di Capua,
secondo un percorso di 132 miglia.
Atlantino: taw. 10-12-13
t' f~
La prosecuzione fu decisa dopo una serie di eventi, quali la
BS"I I A
ER ZEG6V I NA
fondazione di Venusia (291
a .c. ), la conquista di Taranto, MAR
la fine della guerra contro i GURE
PerlJ:gia
Sanniti (272 a .c. ) e la sottoo

l'n,tbria
o
missione del Salento: il prolunMAR

gamento fino a Benevento, in- .'IR.hcl

ADR IATIC O

Laz
io
fatti, fu attuato nel 268, in lO(SICif
o
concomitanza con la deduzio- > )
'R
Br nd SI
ne della colonia. Dal 190 a.c.
'V . la Teres. M A R
~
la via arriv a Venosa e da l a
T IRREN O
Cap a
".
!--fampo.Dia
Taranto e Brindisi, resta di
Napoli ,~~

,
r ""lftG ponte verso l'Oriente.
~

r- .ra

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

Dopo la caduta dell'impero, l'Appia


diventa una cava di materiali da
reimpiego. Le propriet
ecclesiastiche intorno alla via sono
cedute, dall'xI secolo, alle grandi
lie romane: Asta Il i, Savelli,
i I Conti di TU5Colo
in fortena il sepolcro
Cecilia Metella, che nel '300
viene donato da Bonifacio VIII
aetani alla sua famiglia: i Caetani
mpongono pedaggi su merci e
iaggiatori; nascono, cosi, il
ercorso alternativo dell'Appia
uova e, a fine '600, l'Appia
Pignatelli, come collegamento fra
le due strade.
Nel periodo napoleonico viene
progettato per la prima volta un
p'arco archeologico, strumento di
onservazione e salvaguardia di un
ene culturale come l'Appia (tra gli
estensori, Antonio Canova,
onsigliere di Bonaparte).
io IX lancia, nel 1852, un piano di
ecupero per le catacombe e le
, asiliche della zona e nel 1931 la
trada edescritta nel piano
regolatore come .Grande parco.
circondato da una zona di
rispetto.: l'inizio della moderna
valorizzazione.

Veduta di Terracina affacciata


al Tirreno, con la via Appia e,
sullo sfondo, l'isolato
promontorio del Circeo.

Fu restaurata a pi riprese nel corso del Il e I secolo a.c.,


poi da Augusto, Vespasiano e erva; i lavori pi cospicui
si ebbero con Traiano, che predispose, tra le altre cose, il
taglio della rupe di Terracina e che ne monumentalizz
una variante da Benevento a Brindisi (via Traiana ). Ristrutturazioni furono effettuate sOtto Settimio Severo e
Caracalla: le alte colonne al termine della via, a Brindisi,
sono di tale epoca. Miglioramenti i ebbero anche con Costantino e Teodorico.
Dopo l'abbandono del tratto pontino nel corso del medioevo, la strada conobbe una ripresa nel XVII secolo: grandi restauri vennero approntati da Pio VI nel 1767, mentre
per il Regno di Napoli si ebbe la risistemazione ad opera di
Ferdinando IV nel 1767-68, per accogliere la sposa Maria
Carolina d'Asburgo. I lavori ottocenteschi lungo il percorso culminarono nel ponte sul Garigliano, ultimato nel
1832, e nel viadotto di Ariccia, inaugurato nel 1853.
Un'attenzione tutta particolare fu posta alla salvaguardia
dei numerosi monumenti, soprattutto nel tratto tra Roma
e i Colli Albani, che vide l'interessamento di artisti quali
Raffaello, Giuliano da Sangallo e Pirro Ligorio; agli inizi
dell'Ottocento venne realizzata la passeggiata archeologica nel tratto porta Capena-piazzale urna Pompilio;
nella prima met dell'800 Pio IX restitu decoro ai resti
della via creando il Parco dell'Appia Antica.

IL PERCORSO
Da Roma alla pianura pontina. La via Appia, iniziata a
porta Capena (Mura Serviane), usciva dalle Mura Aureliane da porta S. Sebastiano o porta Appia, sormontata da
un alto attico e bordata di torri; il manufatto utilizza, come controporta, il cosiddetto Arco di Druso, facente parte
dell'acquedotto antoniniano . Imboccata la valle della Caffarella, la via Appia giungeva, dopo un percorso costellato
di monumenti, nel territorio dell'attuale Ciampino e ai
Colli Albani (Itinerario di visita a pago 52).

VIA APPIA

O ltre l'attuale incrocio con il Grande Raccordo


Anulare e la ferrovia per Velletri, laddove l' Appia
nuova converge sul tracciato antico e dove sita
la tomba dell'imperatore Galliena, la via Appia
iniziava la salita per i Colli Albani: il nome della
localit le Frattocchie deriva dal termine fratte", ossia gli sterpi che ricoprono i vicini resti della citt di Bovillae, antico centro laziale ritenuto
pa tria della gens Iulia e importante crocevia.
La salita fino ad Albano, affiancata da sepolcri
e ville, segue quella oggi in uso sino al bivio per
Castel Gandolfo (statale 140), sede della villa di Domiziano e un tempo ritenuto sito della mitica Alba Longa; Alba no, centro sorto dall'accampamento della II legione
Pa rtica di Settimi o Severo (i Castra Albana ), viene attraversato dalla strada, che ne costituisce il corso principale.
Poco oltre, la via Appia antica e quella moderna non coinci dono pi, a partire da un punto sottolineato dal cosidde tto sepolcro degli Orazi e Curiazi: mentre l'arteria moderna volge a sinistra per Ariccia e Velletri, l'antica proseguiva il suo rettifilo, ricalcato da via della Stella, per scende re a valle Riccia, un antico e vasto cratere vulcanico,
che attraversava adattandosi alle sinuosit del terreno. Il
tragitto dominato sullo sfondo dal monte Cavo, l'antico
mons Albanus, centro federale della Lega latina, e dal colle su cui sorge Ariccia, collegata tramite il grande viadotto
fa tto costruire da Pio IX nel 1853.
In fondo alla valle la strada, attraversando l'antica Aricia,
con le sue mura in opera quadrata del JJJ secolo a.c., giungeva all'Osteriaccia, che piacerebbe identificare con l'albergo dove dorm Orazio, e usciva tramite il cosiddetto
Basto del Diavolo, un arco infossato a conci di tufo. Continuando in rettifilo, la strada imboccava il viadotto con il
quale superava il vallone a sud-est dell'abitato e, con una
lieve rampa, il costone che demarca il versante orientale
del cratere: il manufatto, datato dalla fine del Il secolo
a.c. ad et augustea, si compone di un possente muro, alto 13 m, con nucleo in cementizio e blocchi in opera quad rata di peperino, della lunghezza di circa 230 metri.
La direttrice procedeva poi in direzione sud-est verso Genzano: l'attuale strada devia sul moderno paese, mentre il
percorso romano ripreso dall' Appia vecchia o pontificia,
res taurata da Pio VI alla fine del Settecento. In tale tratto,
dove era anche la deviazione per Lanuvio, celebre per il
sa ntuario di Giunone, si oltrepassano oggi Monte Cagnoletto e il castello di S. Gennaro, costruito nel XIIl secolo su
ruderi antichi, lungo un tragitto che conserva in parte i
potenti muri di contrafforte in opera quadrata di tufo.
La strada antica, segnata da una carrareccia che funge da
confine tra i comuni di Genzano e Velletri, arrivava cos al
versante veliterno dei Colli Albani, in un'area incisa da
numerosi rivoli che scendono dai rilievi, regolamentati gi
a partire dalla fine del IV secolo a.c.: il fosso di Mele, do-

L'antico arco presso Ariccia,


chiamato Basto del Diavolo,
su cui passava un tempo
la via Appia.

L'Appia citata da Orson Welles in


La ricotta di Pasolini (1962):
.Un solo rudere, sogno di un arco,
di una volta romana o romanica, i
un prato dove schiumeggia un sol
il cui calore calmo come un mar
[...]: li ridotto,
[...] il rudere solo [... ].
Fai pochi passi, e sei sull'Appia
o sulla Tuscolana: li tutto vita,
per tutti.[...]
Giro per la Tuscolana come un
pazzo,
per l'Appia come un cane senza
padrone. [. ..].
Fellini la immortala varie volte.
In Le notti di Cabirio (1957),
Giulietta Masina lascia la sua
roulotte sull'Appia per cadere nell
mani di un truffatore. In Roma
(1972), un ragazzo di Rimini
immagina la capitale descritta dai
suoi insegnanti e dal regime
fascista . A 20 anni, parte e ne
scopre il vero volto: i piccoli
personaggi di una pensione
popolare, le prostitute sull'Appia, i
bambini nelle strade. Cercando
l'ispirazione per il Satyricon protagonisti l'antica Roma e i suoi
abitanti - lo stesso regista si
recher, di notte, sull'Appia Antica
accompagnato da un medium.

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

La Satira V del I libro il


resoconto del viaggio verso
Brindisi che Orazio compi nel 37
a.C. con alcuni amici, tra cui
Virgilio e Mecenate.
L'interesse che suscita la satira
dipende anche dalle annotazioni
circa i trasporti e le vie di traffico
in epoca augustea. Partito da
Roma lungo la via Appia, il poeta
transita per Ariccia e Forum Appi,
nella pianura pontina. Per
attraversarla velocemente, la
compagnia decide di prendere il
traghetto: tale indicazione
quanto mai preziosa, perch
documenta l'esistenza del famoso
Decennavium, il grande canale
che, fiancheggiando l'Appia,
regolamentava il deflusso delle
acque in un'area che fino a un
secolo prima Lucilio aveva evitato
perch paludosa. Il viaggio
procede per il santuario di Feronia,
la bianca rupe di Anxur, Fondi,
Formia, Sinuessa e Capua. Dopo
Caudium e Benevento, lasciata
l'Appia che procedeva per Venosa
e Taranto, per accelerare il

cammino Orazio attraversa


l'Appennino lungo un percorso
diverso, oggetto di numerose
ipotesi: dalle indicazioni non
chiare si evince che probabilmente
dopo Aeclanum Orazio imbocc
una deviazione verso Trevicum
sino a un appidulum, che si
preferisce identificare con
Ausculum (Ascoli Satriano),
piuttosto che con Equo TutlCO,
troppo a nord per raggiungere poi
Canosa. Da qui le tappe riportate
dal poeta sino a Bitonto
corrispondono a quelle della
futura via Traiana, mentre il resto
del viaggio attraverso Bari segue il
percorso litoraneo.

ve si conserva illastricaro, superaro da un ponte for e risalente all'opera di Appio Claudio, ottenuro scavando il
tufo in modo da incanalare in galleria le acque, mentre il
fianco a monte era taro completaro con un arco. Dopo
aver incrociaro, probabilmente nel luogo dove era ubicata
la l1lutatio ad Sponsas, le antiche strade per Satricul11, Anzio e Velletri (Velitrae ), citt volsca fierissima nemica di
Roma, si scendeva al fo o delle Mole, superaro all'epoca
da un ponte. L'arteria antica seguiva poi le falde sudorientali dei Colli Albani , lungo un tracciaro che oggi corre alla sinistra dell' Appia moderna (a partire dal km 48.3
di questa ), e dopo Ci terna di Latina, antico feudo dei
Caetani, raggiungeva la pianura pontina, bordata a est dai
monti Lepini, con i pae i di Cori, Norma, Sermoneta e
Sezze in lontananza.

Da Cisterna di Latina a Capua. In que ro tratto la via antica sostanzialmente ricalcata dalla moderna attraverso
la pianura pontina, per ben 40 km. Dalla stazione di Forum Appi, ricordata dalle fonti, a quella di ad Medias (oggi 1esa ) la trada era affiancata da un canale navigabile
lungo 19 miglia, il Decennovium, su cui tran it Orazio e,
dopo i fiumi Uffente e Amaseno, arrivava alla strozzatura
rappresentata dalla rupe di Leano: il percorso ripreso da
una campestre che si accosta alla montagna; in zona i
trovano due ponti di et traianea, il pome Alto, a un arco,
e quello sul fosso Granci, e si notano ancora i muri di terrazzamento verso valle, in opera quadrata e reticolata; addossato alla rupe si vede il santuario di Feronia, antica divinit italica, tappa del viaggio di Orazio.
Aggirata la rupe, la strada scendeva al piano con un retti filo
(spostato verso il mare rispetto all'Appia attuale), che costituiva anche l'asse della centuriazione agraria della colonia
romana di Terracina (Anx//r): in questo tratto si conservano il lastricato antico e numerosi sepolcri monumentali.
Una biforcazione sulla sinistra poteva evitare l'attraversamento della citt, salendo la costa montana a nord; l'Appia
invece, entrata in Terracina per porta Maggio (corruzione
di porta Maior ), ne co tituiva l'asse principale, correndo
lungo il laro nord-orientale del Foro, sino all'arco quadrifronte riemerso dopo i bombardamenti dell'ultima guerra.
AI tempo di Appio Claudio la strada era poi obbligata a
salire il Pisco Montano, la rupe a picco sul mare su cui si
ergeva il tempio di Giove Anxur, e a eguire il crinale ino
allo storico passo di Lautulae, punto strategico di notevole importanza teatro della famosa battaglia del 315 a.c.
tra Romani e Sanniti, sbarraro nel 217 per impedire ad
Annibale di arrivare a Roma. La strada scendeva poi sull'opposto versante verso la piana di Fondi: intagliata nella
roccia, essa conserva parte del lastricato e alcune opere di
terrazzamento. Fu Traiano a snellire il percor o, tracciando una nuova via lungo la co ta grazie al taglio del Pisco
Montano, che venne inci o per ben 36 m come ricordano

VIA APPIA

Lasciata la citt di Fondi, l'Appia imboccava


la stretta valle del Fosso di S. Andrea, per
salire verso Itri. Il tratto originario di
recente stato recuperato in un PARCO
ARCHEOLOGICO, sostenuto dal comune di Itri e
dall'Assessorato all'Ambiente della Regione
Lazio: vi si accede dalla statale, in un punto
dove si conservano un ponticello borbonico
e i resti di una piccola calcara moderna,
prezioso documento di archeologia
industriale. La visita permette di seguire il
tracciato dell'Appia procedendo in direzione
Itri- Fondi (quindi in senso inverso rispetto
alla descrizione generale della direttrice); la
distinzione delle varie fasi costruttive della
strada, da quella romana al radicale
intervento di Ferdinando IV di Borbone nel
1767-68, offre un interessantissimo
spaccato della storia della tecnica stradale
attraverso i tempi. Dell'arteria romana, pi
ripida e lineare rispetto alla strada
borbonica, restano il basolato e, sul lato
sinistro prospiciente il precipizio, i lunghi
tratti dei muri di terrazza mento in opera
poligonale, che sostengono il cammino,
intagliato a gradino nella viva roccia del
monte. Nei 260 m iniziali stato
mantenuto il pia ncito borbonico, che si

presentava plU II1tegro; SI sono messe 111


risalto le piazzole pavimentate in opera
quadrata per garantire il deflusso delle
acque, incanalate in tombini, e la crepidine
della stessa epoca, pi larga del lastricato
romano, oltre ai marciapiedi e alle canalette

superstiti.
Nella discesa al fondovalle la zona
dominata dalle maestose rovine del
santuario di Apollo, sviluppatosi in et
repubblicana su giganteschi terrazzamenti.
Caduto in rovina tra fine v e inizi VI secolo
d.C., fu occupato da una cappella dedicata
a S. Andrea, successivamente sostituita da
un forte.
Un centinaio di metri oltre il forte si
segnala una piazza di sosta antica,
attrezzata con una capace cisterna in
cementizio, datata alla fine del" secolo a.C.,

L'Appia antica nella valle del Fosso


di S. Andrea, poco oltre Fondi.

alla quale in seguito si addoss, sul lato


lungo, un ambito con muri in opera
reticolata, forse sosta per i cavalli, di epoca
ta rdorepubbl icana.

i ca rtigli incisi nella roccia con l'indicazione progressiva


dell'a ltezza del taglio, che oggi visibile lungo la moderna
strada litoranea. Subito oltre il taglio, alla rupe si addoss
in et moderna la grande porta Napoli, appartenente alle
mura della citt papale; al di l i segnala un sacello rupestre, forse un tempietto votivo del lavoro compiuto da
Traia no. La via Appia traianea e la moderna vengono qui
a coincidere; resti dell'antica sono il muro di contenimento ulla fronte a mare, in opera reticolata e laterizia, con
accanto tombe sepolte. Dopo la cinquecentesca torre Pesce, dove si presume partisse la via FIacca, la strada si ricongiungeva con il diverticolo proveniente dal monte.
Poco oltre Terracina l'ingresso al Regno di Napoli fu sottoli neato nel '500 dalla torre della Portella o dell'Epitaffio,
su cui era inciso il benvenuto per chi entrava. La via Appia
antica, perpetuata dall 'a ttuale, aggirava la piana e le paludi

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

.-';::::.

di Fondi (Fundi): nella citt, il


cui nucleo conserva bene
l'impianto urbanistico del III
secolo a.c. e le mura in opera
poligonale, la strada costituiva il fondamentale asse nordovest/sud-est, oggi via Appio
Claudio. All'uscita da Fondi,
il tracciato proseguiva per
Itri, lungo un percorso che,
- ,
anche per i recenri inrerventi

./
di ripristino e musealizzazio-~.. .
~
ne, menta una VIsIta.
La strada raggiungeva quindi Itri e attraversava l'amico
centro aurunco, oggi caratterizzato dalla rocca turrita, secondo un tragitto, ripercorso dall'attuale via S. Gennaro,
che conserva in parte il lastricato; sul lato opposto si vede
un possente terrazza mento in accurata opera poligonale.
Dopo Itri la via antica e l'attuale continuano a coincidere:
prima della stazione ferroviaria collocato, su una base
moderna, un cippo miliario dell'epoca di Nerva, con il numero LXXXm, mentre nella discesa verso Formia (Formia)
si incontrano la cosiddetta tomba di Cicerone (seconda met del I secolo a.c.), assassinato proprio qui; e, dopo circa
un chilometro, una fontana antica con vasca in pietra.
All'interno di Formia la strada condizionava il Foro, individuato fra via Vitruvio e piazza Mattei; dalla parte della costa doveva essere rafforzata da sostruzioni. Seguendo illitorale, il tracciato procedeva poi in direzione di Minturnae
con un rettifilo di 7 km marcato dalle 150 arcate dell'acquedotto della citt: la colonia maritima, dedotta nel 296
a.c. sulla sponda destra del Garigliano, era divisa in due
dal passaggio dell'Appia, che ne costituiva il principale asse
est-ovest. Nell'area urbana l'arteria era bordata da portici e
delimitata da due porte, una a nord-ovest, la Gemina, l'altra a sud-est; all'altezza del Garigliano il collegamento con
l'altra sponda era assicurato dal pons Tirenus, ricordato da
Cicerone, ponte che, caduto nel medioevo, fu rimpiazzato
nel 1832 da un arditissimo ponte sospeso progettato da L.
Giura e ispirato alle forme dell'architettura egizia.
L'Appia, subito dopo il ponte, continuava a seguire la costa, superando la palus vescina, nell'agro di Sessa Aurunca,
colonia fondata nel 313 a.c. a guardia della strada, raggiunta tramite una deviazione che proseguiva per Teno
(Teanum). Senza allontanarsi dalla costa il tragitto costeggiava le pendici di monte Ccoli, dove si localizza l'antica
Sinuessa, incrociando il bivio con la via Domiziana, e proseguiva alla base dei monti Crestegallo e Petrino, alle cui
pendici, in localit Masseria la Starza, viene ubicato il pagus Sarclanlls, centro amministrativo nei pressi dell'attuale
Mondragone. A nord della stazione ferroviaria di Falciano-Mondragone, lungo la via che fiancheggia il fosso Riccio, statO localizzatO il pons Campanus citato da Orazio.

J_

Minturnae: ci ch e resta del


Foro e del Teatro.

l'Appia, reale o ricostruita In


studio, come set di film storicoepici. In Quo vadis?, di Mervyn Le
Roy (19511, la storia d'amore di
Licia, principessa barbara
~onvertitasi al cristianesimo, e
Vinicio, patrizio romano, ha come
l'episodio di Pietro che, in
dalle persecuzioni di Nerone
i cristiani, incontr
Il'Appia Cristo in persona. Alla
: .Domine, quo vadis?
vai?l, Cristo rispose: .A
essere crocifisso una
volta . Pietro, pentito,

SUI SUOI passI.


1960, Stanley Kubrick dirige
Il gladiatore, nel 73
.L., combatt contro Roma alla
di migliaia di schiavi, per
i
la libert. Sconfitti
da Crasso, in 6000 saranno
rocifissi lungo l'Appia. Villa
driana a Tivoli e i prati dell'Appia,
on le architetture fasciste dell'Eur,
no lo sfondo di Titus di Haymor
(19991. Tito Andronico, il
personaggio pi nero del teatro
hakespeariano, muove in uno
pazio fuori dal tempo, che fonde
itt di oggi e carattere
rchetipico dei monumenti antichi.

'-J_.

__

._

VIA APPIA

La strada antica doveva continuare in rettifilo per


ci rca 22 km sino a Capua: tratti di basolato sono
emersi di recente nelle vicinanze di Brezza, in un'area occupata da numero e ville rustiche.

Da Capua a Benevento. A Capua, un tempo Casili/1um, luogo di arrivo della via Latina, l'Appia attraversava il ponte sul Volturno, distrutto nella seconda guerra mondiale e malamente ricostruito;
probabilmente di epoca augustea, in blocchi paralle lepipedi di tufo, era a quattro luci maggiori e due
mi nori alle testate; del ponte originario rimangono
la testata sul lato destro del fiume e resti dei piloni,
mentre la testata all'ingresso della citt inglobata
nei tronconi di due torri, facenti parre della porta
monumentale eretta da Federico II nel 1239 .
La via Appia perpetuata nel suo tracciato attrave rso Capua dal rettifilo di corso Appio e poi continua nel rettilineo per Santa Maria Capua Vetere, l'antica
Capua, la pi imporrante tra le citt campane, meta del
percorso della via di Appio Claudio. In et imperiale l'ingresso in citt era sottolineato dal grande arco onorario in
la terizio a tre fornici (ne resta uno solo con tre pile allegge rite da nicchie) . La strada toccava I area dell'anfiteatro,
edificato nel I o nel Il secolo d.C., il secondo in Italia per
dimensioni dopo il Colo eo.
All'uscita dalla citt la strada ripresa dall'Appia moderna, oggi invasa dagli edifici; a ricordo della sua magnificenza restano due monumenti funerari del I secolo d.C., in
buono stato di conservazione: il primo, le Carceri Vecchie,
a pianta rotonda di ben 22 m di diametro, e pi avanti,
sulla destra, la Conocchia, dalla caratteristica forma svetta nte su zoccolo quadrato.
Se la strada attuale volta per Caserta, l'antica proseguiva
dritta per San icola la Strada e Maddaloni, nel cui territo rio, e precisamente nell'area di San Giacomo delle Galla zze, era sita Ca/atia, citt campana attraversata dalla
strada: la via antica, in parte coincidente con l'attuale, supe rava Santa Maria a Vico (dove viene localizzata la statio
di ad Novas), Arienzo e Crisci. L'aspro paesaggio montano introduce alle Forche Caudine, luogo della famosa disfa tta romana del 321 a.c. ad opera dei Sanniti, in genere
localizzate tra Arienzo e Arpaia.
Dopo il passo si apre la fenile e ampia valle Caudina e la
\'ia antica, sempre ripresa dall'attuale, puntava sul paese di
Montesarchio (Caudium), il centro maggiore dei Sanniti
Ca udini, che restava come pittoresco fondale sull'opposto
ve rsante montano. La via proseguiva quindi per Benevento
(Beneventum) lungo la valle del torrente Corvo, passando
ora a sinistra, ora a destra del corso d'acqua. I numerosi
ponti romani che garantivano l'attraversamento dei torrenti furono distrutti nella seconda guerra mondiale; ne rimangono tuttavia i resti, come per il ponte di Tufara, a tre

Santa Maria Capua Vetere


(l'antica Capua): due arcate,
isolate dai restauri , del grande
anfiteatro sorto nella prima et
imperiale.

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

arcate, o il ponte di Apollosa, sempre a tre archi, i cui ruderi sono a destra del manufatto recente. Si conservano anche i due archi in pietra bugnata del ponte Corvo, al valico
del torrente omonimo, prima del ponte attuale.
La concomitanza di Appia antica e moderna si perde poco
prima di Benevento: l'arteria romana seguiva il torrente
Serretella e scendeva al fiume Sbato, superandolo l dove
esiste ancora il ponte Leproso, il quale ha sei archi rispetto
ai cinque del ponte romano, crollato forse a causa del terremoto del 1702: del manufatto antico si conserva solo la
prima pila della quinta arcata attuale. La via entrava poi
in citt, da ponente, in un punto oggi sottolineato dalla
longobarda Porr'Arsa.

1 _

Taranto: mosaico pavimentale


tardoromano visibile al Museo
nazionale archeologico.

Da Benevento a Taranto. All'uscita di Benevento il percorso, di cui non rimane nulla, non sembra pi essere ripreso dall'attuale Appia (statale 7), poich il computo delle distanze suggerisce un tragitto molto pi breve,
obliquo all'area collinare di San Cumano e San
Giovanni a Marcopio. Unico punto certo il ponte Rotto, col quale la via attraversava il fiume Calore a ovest di Mirabella Eclano: da tale luogo il
tracciato sembra perpetuato da una campestre
che conduce alla Madonna del Carmine, mentre
la statale 90 l'arteria che si inerpica oggi verso il
passo di Mirabella (a quota 439), ove viene localizzata Aeclanum, di cui rimangono le mura.
Dopo il passo la via Appia antica ripresa dall'attuale statale 303, che segue verso sud-est lo
scenografico spartiacque lungo 23 km tra le vaIlate dei fiumi Ufita e Fredane. Superando il monte Forcuso (m 899) e Guardia Lombardi essa procedeva lungo il
displuvio tra i fiumi Ufita e Ofanto, sino a Bisaccia e Lacedonia (forse Aquilonia), dove incrociava la via Herculiaj
da qui scendeva in direzione di ponte S. Venere e raggiungeva l'Ofanto, che veniva superato con un ponte sostituito
in et medievale da uno a sei arcate, a valle dell'attuale .
Qui si ubica Pans Aufidi.
La via risaliva poi lo spartiacque collinare grosso modo
parallelo all'attuale via per Melfi, costeggiando il versante
nord del monte Perrone e procedendo verso Venosa, riproposta dalla odierna statale 168. L'antica Venusia, patria di
Orazio, era in et romana un importante nodo di traffici:
l'Appia antica passava all'interno del vecchio borgo, percorrendo poi la dorsale del piano di Cammera, perpetuata
da un tratturo che segue la destra del torrente Basentello e
coincidendo poi con la statale per Gravina in Puglia, nei
cui pressi, sull'altura di Botromagno, ono le tracce di un
importante abitato peuceta, perpetuatosi nella statio romana di Silvium.
La direzione seguita dall'Appia oggi ricalcata dal tratturo Tarantino, che arriva ad Altamura (B lera), altro centro
peucetico, per confluire nella linea che fa da confine tra le

VIA APPIA

province di Matera e Taranto. Conservata in una


carrareccia, la strada procedeva verso sud lungo il
pe rcorso dominato dal monte S. Trinit, ove un
castello normanno occupa il sito di un abitato
peucetico, e si dirigeva verso Castellaneta e Palagia no secondo il percorso dell' Appia odierna, coste llato di resti antichi.
Dopo l'attraversamento del fosso Stornaro, al Pino
Solitario, la via Appia doveva coincidere per un
tra tto con l'antica via costiera jonica e, aggirata la
punta Rondinella, raggiungere il canale che divide
il Mar Grande dal Mar Piccolo, davanti alla citt
vecchia di Taranto (Ta rentum), colonia spartana
dive nuta una delle citt (Taras) pi importanti del
Mediterra neo. Qui una diramazione, forse coincide nte con il percorso stradale per Martina Franca
(statale 172), evitava l'attraversamento della citt,
passando a nord del Mar Piccolo.

Da Taranto a Brindisi. Probabilmente un ramo dell'Appia


entrava in citt attraverso un grande ponte mobile, che
permetteva il supera mento del canale collegante la terrafe rma all'isola attuale, dov'era l'acropoli, e usciva a est
attraverso la porta Temenidej proseguiva poi in linea retta lungo l'odierna via Plateia, quindi a sud del tracciato
della via Appia attuale .
Dopo Taranto il percorso procedeva per lunghi rettifili, ripresi solo in parte dall'Appia attuale. Una prima stazione,
ricordata dalle fonti come Mesochorum, si localizza alle
spalle della masseria Misicuro: il nome, d'origine greca,
indicava la met del percorso fra Taranto e Oriaj qui conve rgeva probabilmente anche il diverticolo che evitava
l'a ttraversamento di Taranto. Altre due stazioni erano
Oria (da localizzarsi nella localit omonima) e Scamnum
(presso le masserie Muro e Tenente ), entrambi centri messapici, di cui si conservano tratti dell'ampia cerchia muraria . Da Scamnum, le cui mura la via fiancheggiava sul lato
no rd (se ne conserva il tracciato profondamente incassato
ne l terreno), si stacca va una diramazione per Lecce e per
la via Traiana. La strada ricalcata dalla statale 7 a partire dal punto di passaggio obbligato rappre entato dal cana le della Capecej proseguiva poi a settentrione della mode rna, rasentando a sud la citt di Mesagne, centro fioren.
,
te In eta preromana.
Da qui a Brindisi (Brundisium ), colonia latina del 244
a.c. , la via attuale coincide con quella antica, con il suo
lungo rettifilo di circa 12 km. L'Appia rappresentava il fonda mentale asse est-ovest dell'impianto urbano brindisino:
al termine del percorso, davanti all'imboccatura del porto,
in et severiana furono erette due colonne, facenti parte di
un pi grande complesso, forse a simboleggiare l'unione
de i traffici marittimi e terrestri. Oggi se ne conserva una,
mentre dell'altra, crollata nel 1528, rimane solo la base.

Taranto: le scarse vestigia del


cosiddetto tempio di Poseidone,
ricordo della citt greca
di Taras.

Brindisi: base di una delle due


colonne che segnavano la fine
della via Appia.

52

n:l
+-'

....
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....
"'O

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

l/)

Il Parco deLL'A

la antlca

Il
tragitto
della
via
Appia
dalle
Mura
Aureliane
alle
FratO
.t:
tocchie, nel comune di Marino, rientra nel PARCO NATURALE REGIONALE DELL' ApPLA ANTICA, un'area proROMA .
~
QJ
tetta di quasi 3500 ettari istituita nel 1988: comC
prende la storica arteria e le sue adiacenze per un
+-'
tratto di 16 km, la valle della Caffarella, l'area
I I
archeologica della via Latina e quella degli
Acquedotti. I comuni interessati sono
quelli di Roma, di Ciampino e di MariSebastiano
no. Tutte le domeniche e i giorni fedi Geta
stivi diventa area pedona le, cosicch si pu passeggiare per
qualche miglio lungo un
percorso denso di testi---i; :;
monianze del passato.
Superate porta S. Sebastiano e le Mura
T{lmpio di
Aureliane, si per"'Qua!1QMigI/
corre la strada
antica sino alla
o
dei Oulntill
valle della Caffa.J
rell a, dove a 1478
m da porta Capena (la misura del
miglio romano) si
Antt a
trovava il primo mi ~
liario, di cui rimane in
situ una copia mentre l'ori ~
PARCO NATURALE REG IONALE
ginale orna la balaustra del
DELL'A pPIA A NTICA
in
antico
marcata
da
edifici
non
Campidoglio.
L'area
era
Sede: ex Cartiera Latina,
pi visibili, quali l'arco dedicato a Traiano, un secondo ar~
via Appia Antica 42, Roma
co intitolato a Lucio Vero e il tempio di Marte Gradivo,
tel. 06 5130682-5126314,
uno dei santuari pi antichi del Lazio, che dava il nome a
www.parcoappiaantica.org
questo tratto, il Clivus Martis.
CATACOMBE 01 S. CALLISTO
Verso il fondovalle della Caffarella la strada costellata d~
8.30-12.30 e 14.30-17;
sepolcri.
Tra
i
pi
notevoli
il
cosiddetto
sepolcro
di
Oramercoledi chiuse
zio, visibile all'interno della corte di un casale sito a circa,
tel. 064465610.
120 m dal cavalcavia di via Cilicia, mentre sulla sinistra si
innalza il nucleo in calcestruzzo di un alto mausoleo a torBASILICA E CATACOMBE
01 S. SEBASTIANO
re, la tomba detta di Geta. Subito prima del bivio con
8.30-1230 e 14.30-17,
l'Ardeatina si vede un altro sepolcro monumentale, quello
domenica chiuse.
di Priscilla, sormonta to dai resti di una torre cilindrica
Via Appia Antica 136
Di
fronte,
sulla
sinistra,

la
medievale
eretta
dai
Caetani.
tel. 06 4465610.
chiesetta del Domine quo vadis? risalente al secolo IX ma
riedificata nel XVI-XVII, sul luogo ove la tradizione vuole
CiRCO E VILLA 01 MASSENZIO,
M AUSOLEO 01 ROMOLO
che a Pietro fuggitivo sia apparso Ges.
dal 1o aprile al 30 settembre,
Proseguendo sulla dorsale della collina, alno 110 si apre
marted-sabato 9-19, domenica e
S.
Callisto,
poste
tra
il
II
e
il
l'ingresso
alle
catacombe
di
festivi 9-13.30; dal 1o ottobre al
III miglio; pi avanti si incontra il cimitero di Pretestato,
31 marzo, 9-13-30.
lungo un diverticolo attualmente seguito dalla via Appia
Via Appia Antica 153
Pignatelli (aln. 11 ), e in corrispondenza del III miglio le
tel. 06 7801324 .

....

0;
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VIA APPIA

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Roma, via Appia antica: un


affresco, raffigurante Giona
in riposo e uccelli, nelle
catacombe di S, Callisto,

catacombe di San Sebastiano, Nel fondovalle e sulla collina retrostante si scorgono i resti della villa di Massenzio, con i tre corpi distinti del mausoleo di Romolo, del
Circo connesso al sepolcro e del palazzo: un cancello di
fro nte al circo permette di accedere all'area archeologica . Il mausoleo di Cecilia Metella (30-20 a.c.), sorto al
III miglio su un dolce rilievo, fu inglobato nel XIV secolo
nel Castmm Caetani, il sistema fortificato costruito dalla
potente famiglia feudale romana per controllare i traffici
ver o la capitale.
Si procede poi lungo il IV migljo, contornato dai sepolcri e
dalle maestose rovine attribuite a un tempio ili Giove, sino
a giungere a un grande ninfeo a sinjstra della strada: la costruzione segnala l'ingresso alle maestose rovine della villa
dei Quintili una delle pi importanti famiglie senatorie di
et antonina: i resti della villa, strutturata in pi nuclei separati da giardini e padiglioni termali, si possono visitare.
Ripresa l'Appia, che qui conserva un tratto del basolato,
si arriva a Casal Rotondo, al VI miglio, uno tra i pi bei
ma usolei sorti lungo l'arteria antica tra la fine dell'et repubblicana e la prima et augustea.
Poco oltre, bruscamente tagliata dal Raccordo anulare, la via
Ap pia versa attualmente in uno
sta to di incuria e degrado.

SEPOLCRO DI CECILIA METELLA


E CASTELLO DEI CAETANI

marted-sabato 9-19; lunedl,


domenica e festivi 9-13.
Via Appia Antica 161
tel. 067802465,
VILLA DEI QUINTILI

ACQuEDono
9-18,30 luned chiusa,
Via Appia Nuova 1092
tel. 06 39967700,
E

A lato dell' Appia antica,


prima di Casal Rotondo, si
trovano i vistosi resti
della villa dei Quintili.

DERIVAZIONE DEL NOME


Il nome della via in stretta connessione con il territorio
attraversato (quello della vecchia Lega latina), sottomesso
nel corso del N secolo a.c. e chiamato dopo la conquista
Latium Novum o adiectum (aggiunto) .

FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


La via Latina fu una delle arterie viarie maggiormente
sfruttate dai Romani nella conquista del Lazio, della Campania e del Sannio. Tito Livio ne ricorda l'utilizzo fin dalla
prima et repubblicana, durante la seconda guerra sannitica (N secolo a.c.) e nello scontro tra Romani e Cartaginesi, quando fu percorsa da Annibale (II, 39; X, 36; XXII,
12; XXVI, 8, 9). Strabone (V, 3, 9-11) d una descrizione
dettagliata delle localit attraversate da Roma a Casilinum (l'attuale Capua); altri autori la ricordano nel suo
percorso attraverso i Colli Albani con attributi significativi: via obliqua (Stazio, Silvae, IV,4,6 ) e clivosa (Giovenale,
V,55).
Numerosi sono i miliari rinvenuti lungo il percorso (datati
dalla seconda met del li secolo a.c. alla piena epoca imperiale), che testimoniano alcune varianti del tracciato.
Per la via Latina attestata l'esistenza di un addetto alla
manutenzione: in particolare un'epigrafe del 214 d.C. nomina un curatore della nuova via latina , intendendo
forse con l'attributo 'nuova' alcune modifiche di percorso
rispetto a quello precedente.

Roma: la porta Latina


delle Mura Aureliane.

Atlantino: taw. 10-12

FONTI ITINERARIE
nSNIA

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Sardeg ~.

Cap a
.

Campania

Npoli ~

La via Latina descritta dall'Itinerarium Antonini solo fino


ad Anagni, mentre la Tabula
Peutingel'iana fa giungere la
strada fino a Capua. Concordano con il percorso riportato
nella Tabula la Cosmographia
dell'Anonimo Ravennate e la
Geographia di Guidone.

,a

MOTIVAZIONI STORICHE
E STORIA DELLA STRADA
La via Latina fu percorsa gi in

VIA LATINA

epoca prei torica, quale via di comunicazione fra Lazio e


Campania, poich il suo tracciato seguiva una direttrice
na turale lungo le vallate dei fiumi Sacco e Liri, attraverso i
monti Lepini, Au oni e Aurunci' tale percorso fu sfruttato
.1Oc he dal commercio etrusco. La sistemazione del tracciato da collegare alla sottomissione di Latini, Emici e Volsci: la fondazione delle colonie di diritto latino di Fregel1.7e nel 328 a.c. e di Interamna Lirenas nel 312 a.c., poste
lungo il percor o della via, segnano alcune significative
da te nella sua co truzione. Il tratto uccessivo da Cassino
a Capua invece pi tardo, poich legato alla penetra zione romana in Campania, che si concluse agli inizi del l! secolo a.c. La trada, in u o fino al xrv secolo, fu sostituita
nel suo percorso iniziale fino ad Anagni dalla via Labicana, mentre nel tratto successivo fu ricalcata dalla Casilina .

IL PERCORSO
Da Roma ai Colli Albani. La strada lasciava Roma dopo esse rsi diramata dalla via Appia poco fuori porta Capena
(Mura Serviane), uscendo poi dalle Mura Aureliane a porta
Latina, che conserva ancora l'originaria architettura, rimaneggiata da Onori o (IV-V secolo), ed affiancata da due torri cilindriche, una antica l'altra medievale. Puntava quindi a
Tu colo (TlIsculul11 ), nei Colli Albani, con un tracciato che
1ncor oggi merita di essere ripercor o, per le emergenze monu mentali conservate (Itinerario di visita a pago 57).

Gneo Marcio (detto Coriolano per


aver sconfitto i Volsci nella loro
capitale, Corioli, nel 493 a.C.l era
un generale patrizio che condusse
i Volsci contro Roma per vendicarsi
dell'esilio, causato dal suo
atteggiamento arrogante e ostile
verso la plebe.
Giunto vittorioso vicino a Roma, al
IV miglio della via Latina scav la
fossa di difesa dell'accampamento
seguendo il confine tra lo stato
romano e quello di Alba Longa.
Sordo alle suppliche dei
concittadini perch rinunciasse
alla distruzione della citt, cedette
solo all'accorato appello della
madre che, pervenuta insieme alla
moglie e al figlio al campo dei
Volsci, riusc a far prevalere il senso
della romanit, della famiglia e
della pietas.
La leggenda, narrata da Livio,
Dionigi di Alicarnasso e Plutarco,
verr ripresa a inizio del XVII secolo
da Shakespeare, che rappresenta in
modo vivido i contrasti di classe
nella societ romana e nel 1951 da
Bertolt Brecht che realizzer un
rifacimento della tragedia .

Dai Colli Albani ad Aquino. Lasciati i Colli Albani, la via


La tina attraversava Artena e Colleferro, spostandosi poi
, ulla sinistra rispetto al corso del Sacco; da qui la
direttrice, ricalcata dalla tatale 6 fino a Frosinone,
discendeva la valle e lambiva le colline su cui si arroccano Anagni, Ferentino e Alatri. In questi centri , di origine emica, rimangono bei tratti di mura
di epoca preromana e romana con rimaneggiamenti medievali. In particolare a Ferentino la cinta mura ria si conserva integra per 2.5 km attorno al nucleo centrale del paese e spettacolari sono le porte,
tra cui quella di S. Agata: qui passava un diverticolo della via Latina, che dipartendosi dal fondovalle
percorreva tutta la citt come principale asse estovest dell'impianto urbano.
Da Frosinone fino a Ceprano la via antica, non pi
ricalcata dalla statale, correva alle pendici collinari
(da Frosinone per circa lO km i sono identificati
alcuni tratti di strada ), e dopo aver abbandonato il
co rso del Sacco attraversava il fiume Liri con un
ponte (non conservato ) presso Fregellae, colonia lati na del 328 a.c., localizzata poco a sud di Ceprano. Da qui la strada presentava due varianti: la pi
antica collegava direttamente il territorio di Ceprano, tramite un retti filo, all'attuale stazione di Roccasecca
sul fiume Melfa; l'altra, invece, deviava a sud-est per poi ri-

Roma: il colombario di Torre


dell'Angelo.

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

salire a nord verso Roccasecca, mantenendo i parallela al corso del Melfa. Il


secondo tracciato venne costruito dopo
il 125 a.c., quando Roma, in seguito
alla ribellione, distrusse Fregel/ae e fond Fabreteria Nova, localizzata pi a
sud sul fiume Liri; tuttavia, il primo
percorso non venne dismesso, poich
Roma fond una seconda colonia, Fregel/anI/m (Ceprano ).
Da Roccasecca la via raggiungeva con
un rettifilo Aquino, che conserva im
portantI monumentI e consIstenti tracce dell'impianto urbanistico romano.
Uscendo dal paese la direttrice passava
per le porte repubblicane ancora ben conservate e sotto a
un arco onorario del I sec. a.c. presso la chiesa di S. Maria d'Aquino; in questo tratto per 300 m sono visibili alcuni resti del lastricato antico, che seguiva una ripida discesa
e risalita dalla zona dei cosiddetti Laghi.

Porta Capuana, o di S. Lorenzo,


tra i resti pi notevoli della
romana Aquinum.

Da Aquino a Santa Maria Capua Vetere. Sulla base del


rinvenimento di alcuni miliari, da Aquino la via Latina si
divideva in due percorsi: il primo, pi antico, scendendo a
sud nella zona di fondovalle, attraversava la colonia latina
di Interamlla Lirenas (presso Pignataro Interamna ), fondata nel 312 a.c., e risaliva a nord-est verso le colline di
Cassino fino all'odierna stazione di Rocca d'Evandro. Il
secondo tracciato, invece, da Aquino procedeva a e t con
un veloce rettifilo, lambendo il centro di Cassino (le cu i
vestigia si conservano sulle pendici del monte che ospita
l'Abbazia), per poi ricongiungersi al primo tracciato all'altezza della citata stazione.
La strada raggiungeva quindi San Pietro Infine, dove stata localizzata la mansio di Ad F/exum (toponimo che indica una brusca deviazione verso sud del suo tracciato), e
procedendo con un lungo retti filo che correva alla base
del monte di Roccamonfina, ricalcato in parte dalla statale 6, giungeva in prossimit di Caianello, dove si conservano tracce di lastricato. La direttrice passava poi a est di
Teno e con un rettifilo giungeva a Torricelle e a Calvi
Vecchia (Ca /es, colonia fondata nel 334 a.c. come avamposto della penetrazione romana in Campania), che conserva ancora imponenti ve tigia del suo originario impianto urbano. Il tracciato proseguiva a sud verso la pianura
solcata dal fiume Volturno, con un lungo rettifilo per un
tratto parallelo all'autostrada del Sole. Infine la via Latina, seguendo un percorso ricalcato dalla statale 7, giungeva a Casilinum, corrispondente all'odierna Capua, porro
fluviale dell'antica CapI/a, oggi Santa Maria Capua Vetere. Qui la via superava il Volturno su un ponte conservato
solo nei resti dei piloni e confluiva nel tracciato della via
Appia che raggiungeva Capua.

VIA LATINA

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/ti

CII

Da Roma a Tuscolo
Da porta Latina la via procede con un rettifilo fino a piazza Galeria. In questo primo tratto, percorribile anche in
macchina, pochi sono i monumenti superstiti: un gruppo
di sepolcri i conserva nel cortile del convento dei padri
Marianisti subito dopo via Talamone, mentre in piazza
Galeria sono vi ibili modesti resti di tombe e del canale
dell'acquedotto Antoniniano. Da qui si pu proseguire a
piedi lungo la trafficata via Latina, che a senso unico
nella direzione opposta di chi viene dalle mura, per raggiungere, all'incrocio con la ferrovia per Pisa, il bel colomba rio di Torre dell' Angelo (l-n secolo d.C. ), costruito su
tre piani. Si consiglia poi di riprendere la macchina e da
piazza Galeria di svoltare a sinistra per via Aca ia e poi a
destra per via Satrico, piazza Zama, via Siria, via Numanzia, via Gregorovius, a sinistra per via Tommaso da Celano e subito a destra per via Mantellini dove al n. 13 si accede all'ipogeo di Trebio Giusto, con le belle pitture del IV
secolo d.C.; da qui si pu facilmente raggiungere a piedi
una piccola catacomba di et costantiniana sita in via Dino Compagni, visita bile previa autorizzazione della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, mentre all'incrocio tra via Latina e via Cesare Baronia si conserva una
grande vasca romana. Ritornati in via Mantellini, si svolta
a sinistra per via Baccarini, a destra per via Paruta, a sinistra per via Tola da dove si raggiunge la via Appia uova.
Procedendo lungo questa per circa un km e poi prendendo
a sinistra per via dell'Arco di Travertino, si accede al PARCO DELLE TOMBE LATINE: qui si conservano
450 m dell'antico lastricato stradale, affiancato da tombe laterizie
a
tempietto
(sepolROMA
ture familiari a tre
piani), datate al 11

cv
c
....
.....

ROMA
PARC O DELLE T OMBE LATINE

via dell'Arco di Travertino 151


tel 06 7809255.

Roma: il sepolcro dei Valerii


nel Parco delle Tombe Latine.

delle
Latine Villa
_ - -- Vignacce

Parco d.

o
C

o
i

Villa di

Casallll!Drena

"%
Appia

Frascati
se colo d.C. In
particolare sono da
Antica
visitare i cosidetti sepolCatacombe
Ad Decimum =
F.
cri dei Valerii e dei PancraGrottaferrat"o
zii, con belle decorazioni in
4r"""

stucco e mOSalC!, illsleme al resti


di una struttura residenziale, che
I
suggestivo interpretare come 'albergo' posto lungo la via: attorno a un eristilio con vasca
~

2 km

r
Palco

CAPUA

Cas,.11I Romani

LE

~TRADE

CON PARI ENZA DA RDMA

'buiscono vacentrale i

ne stanze e un ImpIanto termale.


Dopo il parco il corso lastricato della via non pi visibile, bench il suo tracciato
rettilineo sia immaginabile
grazie agli spettacolari archi
di due acquedotti (Aqua
Claudia e Aqua Marcia, le
CUI strutture sono SOstituIte
da quelle dell'acquedotto Felice di Sisto V), che affiancavano la trada. Procedendo
nuovamente sulla via Appia
Nuova e svoltando a sinistra
dopo un km per via Tor Ficale, si accede al PARCO DEGLI ACQUEDOTTI dove si eleva
un monumento ignificativo
della storia di Roma, la torre
del Fiscale, attualmente affiancata da un centro sportivo. La torre, di epoca medievale, fu costruita sull'intersezione dei condotti dei due acquedotti, in un'area particolare, sfruttata gi nel VI secolo d.C. come luogo di difesa;
infatti un secondo punto di sovrapposizione degli acquedotti 300 m pi a monte creava uno spazio trapezoidale
chiuso, nel quale durante l'assedio di Vitige a Roma gli
Ostrogoti posero un vero e proprio campo trincerato,
chiudendo le arcate delle infrastrutture idrauliche (da cui
il nome attuale di Campo Barbarico).
Ritornati sulla via Appia Nuova, si svolta a sinistra per
via del Quadraro (toponimo che ricorda il IV miglio lungo
la strada antica): qui avvenne il mitico incontro tra Coriolano, la madre e la moglie, quando le due donne convinsero
il nobile condottiero romano, pa sato a parte avversa, a
desistere dall'assediare Roma a capo dei Volsci; in onore
del celebre incontro, fu dedicato un santuario alla Fortuna
Muliebre, mai rintracciato archeologicamente. Proseguendo da via del Quadraro per via Lemonia si raggiungono le
rovine della villa delle Vignacce, conservate in un piacevolissimo parco sul cui sfondo si stagliano le arcate dell'acquedotto Felice. Da qui la via Latina si perde nei campi
della tenuta di Romavecchia, che si possono percorrere fino a via delle CapanneLle, dove si conservano i ruderi di
una delle pi grandi abitazioni del suburbio romano, la
villa dei Sette Bassi, datata al Il secolo d.C., raggiungibile
anche in macchina dalla via Appia Nuova.
Prendendo verso nord via Tuscolana si raggiunge la zona
dell'Osteria del Curato: qui nella rimessa della stazione
della metropolitana visibile un piccolo viadotto che consentiva alla via romana di superare una salita.

Roma: un suggestivo scorcio


dell'acquedotto Felice, ri preso
al tramonto.

ROMA
PARCO DEGLI

AcauEOOTII

via Lemonia 236 (accesso e punto


informativo).
Per visite Ente Parco regionale
Appia Antica
tel. 06 5126314.

VIA LAIlNA

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VI

Oltre il raccordo anulare l'antico percorso della via Latina


ricalcato grosso modo dall' Anagnina moderna, lungo la
quale a Casal Morena e in localit Centroni, si inconrrano
due ville antiche: la seconda, spetta colare per il grandioso
terrazzamenro arrificiale su cui costruita, inclusa in
una propriet privata (raggiungibile svoltando a inistra
per via Anagnina e nuovamente a sinistra per via del Foso di S. Andrea). Poco oltre, a villa Senni sulla sinistra
(ora casa per anziani ) si conservano alcuni resti archeologici del vicus Angusculanus, ricordato da un'iscrizione,
che si trovava al X miglio.
Da qui la via Latina inizia a salire lungo i Colli Albani con
un rettifilo, affiancando il tracciato sinuoso dalla statale,
che si divide in due percorsi a senso unico per salire e
cendere. Ali imbocco della strada per salire, sulla sinistra,
si incontrano i nuclei di due mausolei, le catacombe di Ad
Decimum (festivi 10-12.30 e 16-19, inverno 15-17) e la
villa detta di Opimiano, con bei muri di terrazza mento. Si
p rosegue poi verso il borghetto di Castel Savelli, un piccolo castelletto di epoca medievale (ora di propriet privata)
posto a controllo del percorso stradale, raggiungibile dalla
sta tale sulla sinistra. Successivamente, sempre lungo l'Anag nina, il cui percorso coincide con quello della strada
antica, si giunge con un rettifilo a Grottaferrata (in paese
da vi itare il Museo dell'Abbazia di S. ilo, in cor o del
Popolo 128 ) e lungo i Colli Albani al Parco dei Ca telli
Romani, dove la strada lambiva la collina di Tuscolo, citt
di origine etrusca che conserva un impianto urbanistico di
epoca romana (in particolare Teatro e Foro ). 11 sito, spettacolare per le rovine e per la vista, si pu raggiungere a
piedi dalla via Latina, utilizzando una strada romana ancora basolata, nota come via dei Sepolcri, oppure in macchina da Frascati o salendo direttamente per la strada del
Parco dei Castelli Romani.

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~

C1J
C

....
.....
I

Gli scenografici rest i della


cavea del Teatro romano di
Tuscolo, antica citt oggi
minuscolo centro nel Parco
dei Castelli Romani.

DERIVAZIONE DEl NOME


La strada prende il nome dalla localit alla quale conduceva, Labicul1I (l'odierna Colonna, secondo il mito fondata
da Alba Longa), che venne conquistata da Roma nel 418
a.c. e decadde velocemente agli inizi del I secolo d.C.,
quando un nuovo abitato (Labicul11 Quintanense) i svilupp ai piedi della collina dove passava la via, all'altezza
del XV mil ia rio.
FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE
Strabone (V, 3, 9) ricorda l'esistenza della via, ne de crive
brevemente il percorso (menzionando anche il fatto che
Labicum ai suoi tempi era in rovina) e segnala il suo proseguimento sino alla via Latina. Le fonti epigrafiche attestano restauri della strada nel Il secolo d.C. da parte di
Traiano, Antonino Pio e di imperatori di epoca tarda,
quali Giuliano, Teodosio, Arcadio e Onorio. La vicinanza
e lo stretto rapporto esistente tra la via Latina e la via Labicana sono attestate da un'epigrafe che menziona un unico curatore per le due vie.
FONTI ITINERARIE
Il nome della via e le tappe lungo il suo percorso vengono
riportate con minime discordanze dall' ltinerarium Antonini e dalla Tabllia Peutingeriana, ma l' Itinerarillm Antonini prolunga il tracciato fino a Benevento.

Atlantino: tav. 10

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MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA


DElLA STRADA
La via Labicana, come la vicina via Latina,
perpetuava un percorso di origine protoStorica che conduceva alle valli del Sacco e del
Liri, rappresentando la dirertrice preferenziale nelle comunicazioni tra Lazio e Campania gi in epoca antichissima. Essa, presumibilmente strutturata dai Romani alla
fine del IV secolo a.c. dopo la conquista di
Labicum, percorreva un territorio estremamente fertile e ricco di acq ue, condotte a
Roma grazie all'acquedotto Ales andrino
(Aqua Alexandriana), costruito da Settimio
Severo. La manutenzione del tracciato con-

VIA LABICANA

tinu fino in epoca tarda, anche perch la strada attraversava un va to latifondo di propriet imperiale, noto come
Ad DlIas Lauros.
IL PERCORSO
Da Roma a Labicum. La trada antica, perpetuata dalla
moderna Casilina, era strutturata, come la vicina via Latina, per rettifilij risalendo da porta E quilina (Mura Serviane) , in ieme alla via Prenestina, u civa dalle Mura Aurelia ne per porta Maggiore. In origine le due strade erano
va licate dagli archi dell' Aquo Claudia, in eguito monumentalizzati nella porta: rimangono i due fornici, sormontati da un alto attico, dove passavano i canali degli acquedotti. A ridos o della porta i pu osservare il sepolcro del
fo rnaio Eurisace, di et augu tea, che con erva rilievi raffig uranti la lavorazione e la vendita del pane.
AI terzo miglio, la via giungeva a Tor Pignarrara, nome
popolare che ricorda le anfore (pignatte) inserite per allegge rire la cupola del mausoleo di Elena, madre di Costantino, pre so la chie a dei S . Marcellino e Pietro, dove si
trovano bellissime catacombe affrescate, vi itabili su richie ta. Da qui cominciavano, ulla destra, le vaste propriet imperiali di Ad Dllas Lallros, le cui rovine sono oggi sistemate nel parco di Centocelle.
Poco oltre, all'incrocio con l'odierna via Togliatti, presso la
vecchia steria di Centocelle (in antico forse u ata come
ninfeo) i conserva una torre medievale, dove fu rinvenuto
11 epolcro degli Haterii, una famiglia di imprenditori che
volle rappre entare sulla propria tomba i pi imporranti
monumenti alla cui costruzione aveva partecipato (i rilievi
sono oggi con ervati ai Musei Vaticani ). II percor o, affianca to da due mau olei (uno u via dei Fagiani e l'altro su via
de ll'Aquila Reale ), procedeva con un retti filo, ricalcato
perfettamente dalla statale, superando il fosso del Giardino
con un piccolo ponte del Il secolo a.c. ancora in uso. Dopo
11 ca tello di Torre ova la direttrice raggiungeva la localit l Caminetti, dove tra i ruderi di una villa spiccano un seRoma: porta Maggiore con il
sepolcro del forna io Eurisace.
polcro in laterizio e una ci tema. Da qui in avanti il tracci ato della via Labicana, non pi ricalcato
-~~
da lla moderna Ca ilina, aggirava i Colli Al
bani e, dopo Grotte Celoni (ove sono visibili
tombe e cisterne), attraver ava la valle della
\ lorte, che conserva tracce di terrazza mento
e le catacombe di Zotico, e poco oltre i centri
dl Fontana Candida e di Torre Iacova.
Come attestato da trabone, la strada doveva pro eguire per Colonna, an Cesareo (che
conserva le rovine di una villa imperiale e di
un fontanile affiancato dal lastricato viario
antico, vi ibili sotto alle capriate dell'autom ada ) e ant'I1ario al XXX miglio (dove si
trovata una piccola catacomba ), raggiungendo poi la via Latina.

DERIVAZIONE DEL NOME


La strada, chiamata prima Cabina poi Praenestina, prende il nome dalle localit alle quali conduceva: in epoca arcaica la citt di Cabii (colonia di Alba Longa ), dalla fine
dell'epoca repubblicana Praeneste (centro di origine arcaica sconfitto da Roma nel 338 a.c. con la resa definitiva
delle citt della Lega latina) .

FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


Il tratto fino a Cabii noto grazie alla testimonianza di
Tito Livio (II, 11 ), che menziona il secondo e l'ottavo miglio della via. La Prenestina ricordata da Strabone (V, 3,
11 ), Frontino (De aqllaeductu urbis Romae, V) e dalla descrizione costantiniana delle regioni. Un'epigrafe sepolcrale riporta il nome di uno dei curatori della via.

FONTI ITINERARIE
Gli Itinerari concordano nell'indicare il nome della via e la
distanza in miglia da Roma a Palestrina, pur se presentano confusioni per quanto riguarda ulteriori tappe.

Tratto basolato
della via Prenestina.

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA


La strada, di origine protostorica, fu una delle pi importanti nelle comunicazioni del Lazio; definitivamente sistemata nel rv secolo a.c., conobbe una serie di ristrutturazioni nel li a.c. e in epoca imperiale.

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Bracciano

IL PERCORSO
Da Roma a Gabii. Il tracciato della via anti-

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ca ricalcato in gran parre dall'attuale Prenestina, la quale presenta un percorso pi irregolare rispetto a quello romano, che era
invece condotto per lunghi rettifili attraverso una vasta piana solcata da corsi d'acqua,
ora sconvolta dall'intensa urbanizzazione.
Rimangono tuttavia significativi monumenti
a ricordo del percorso, che usciva da Roma
da porta Esquilina (Mura Serviane), assieme
alla via Labicana, e dalla porta Maggiore
(Mura Aureliane ): a meno di un chilometro
dalla porta, sulla sinistra, si trova il cosiddetto mausoleo Torrione di epoca augustea

VIA GABINA-PRENESTINA

(spettacolare per le dimensioni del basamento a tamburo di


4 1 m di diametro); all'altezza di largo Preneste un colomba rio del li secolo d.C. e al terzo miglio, ai lati della strada,
un ampio complesso residenziale attribuito alla dinastia
imperiale dei Gordiani (238-244 ). Prima di Gabii ancora
in uso, su un torrente ormai in secca, lo spettacolare ponte
di Nona (toponimo riferibile al IX miglio), una grandiosa
infrastruttura a 7 arcate in opera quadrata, che raggiunge
una larghezza di 10 m e un'altezza di 12; la presenza di un
piccolo ponte a una sola arcata, conservato nel fornice centrale, testimonia i vari rifacimenti subiti dalla strada in
epoca antIca.
Superato il fosso dell'Osa la direttrice, non pi ripresa
dalla strada attuale, aggirava il cratere vulcanico del lago
di Castiglione, dove sorgeva l'antica Gabii (da poco organizzato in Parco archeologico, tel. 06 2261887).

Da Gabii a Palestrina. Proseguendo lungo la Prenestina


N uova, si pu ripercorrere a piedi l'antica strada romana,
che si conserva sulla destra rispetto a quella odierna, prima di arrivare all'altezza di S. Maria di Cavamonte: qui si
entra in una trincea profonda 16 m e lunga 180, tagliata
nella collina e percorsa tanto dalla strada antica che dalla
moderna, la prima a una quota pi elevata, corrispondente a quella della chiesetta (costruita sul basolato romano ),
la seconda a una quota inferiore, a causa delle varie fasi di
approfondimento per raggiungere un andamento altimetrico sempre migliore. Subito oltre la tagliata, a destra, si
conserva il potente viadotto di ponte Amato, di epoca imperiale, lungo 70 m e alto fino a 10 sul fosso Scalelle, realizzato al fine di permettere alla via di attraversare la valle
mantenendosi a livello.
Ritornati sulla strada moderna, ci si pu incamminare per
un suggestivo sentiero, girando a sinistra su una via latera le dove un cartello indica le tappe pi significative da visi tare lungo il percorso attrezzato degli Acquedotti: qui si
possono vedere gli imponenti resti dell' Anio Vetus, dell' Aqua Marcia, dell'Anio Novus, e dell'Aqua Claudia; in particolare si ricorda all'altezza del km 31 della via di Poli lo
spettacolare ponte Lupo, che permetteva all' Aqua Marcia
di superare il fosso dell' Aqua Rossa.
A sinistra rispetto alla provinciale si conserva ancora, senza interruzioni per qualche km, il lastricato della via romana; la provinciale utilizza ancora il viadotto dell'antica
Prenestina, noto come ponte Sardone, per raggiungere la
chiesetta medievale di S. Giovanni.
Si giunge infine a Palestrina lungo viale Pio XII; all'altezza
della chiesa di S. Lucia si svolta a destra per via degli Arcio ni, che costeggia il lato meridionale della citt storica . Il
centro, abitato fin dall'VIII secolo a.c., dominato dallo
spettacolare santuario della Fortuna Primigenia, uno dei
complessi sacri di epoca repubblicana pi importanti dell'intero Lazio.

Svettano ancora, a Gabii, i muri


della cella del tempio di Giunone.

Il percorso di visita pu iniziare


dalla parte bassa della citt, in
piazza Regina Margherita, dove si
stendeva il Foro a un livello pi
basso rispetto alla piazza attuale.
Qui si conservano la basilica, l'aula
absidata (da dove proviene il
famoso mosaico nilotico esposto al
Museo archeologico) e il
cosiddetto antro delle sorti
(ambienti attualmente organizzati
in un suggestivo percorso
archeologico), oltre a la certi del
basamento di un tempio inglobati
nella cattedrale di S. Agapito. Nella
parte alta dell'abitato, in piazza
della Cortina si accede al
Santuario, che costituisce un
complesso monumentale di
particolare suggestione
scenografica: il Museo all'interno
di palazzo Barberini. realizzato
sulla struttura sommitale del
tempio sfruttando come scala di
accesso la cavea teatrale; si
possono inoltre visitare le terrazze
del Santuario e le due
monumentali rampe simmetriche
che vi conducevano. Usciti
dall'area archeologica si pu
concludere la visita raggiungendo
la sommit di monte Ginestro,
dove si trova il paese di Castel San
Pietro Romano, l'antica acropoli di
Palestrina. Da qui si pu godere di
una magnifica vista sulle vallate
sottostanti e si pu vedere la cinta
in opera poligonale che
proteggeva la citt.

DERIVAZIONE DEL NOME


La strada in origine prendeva il nome di Tiburtina dal
punto di arrivo, l'antico centro di Tivoli (Tibur), mentre il
percorso successivo, fino alla costa adriatica, fu chiamato
via Valeria dal costruttore, un personaggio appartenente
alla gens Valeria . In seguito al restauro da parte dell'imperatore Claudio nel 48-49, l'ultimo tratto, da Collarmele a
Pescara, prese il nome di via Claudia Valeria.

FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


Strabone (V, 3, 10) menziona le tappe della strada e ricorda che la via Valeria cominciava a Tivoli; anche Sesto
Frontino nel suo scritto sugli acquedotti di Roma (De
aquaeductu urbis Romae, VII, 6, 7) d utili indicazioni sul
tracciato della direttrice.
numerosi sono i miliari, datati dal I al IV secolo, che testimoniano il percorso della strada, come quello del XLIII
miglio, che ne ricorda la ristrutturazione ad opera dell'imperatore Claudio nel tratto da Collarmele a Pescara. Altre
fonti epigrafiche attestano per l'et imperiale l'esistenza di
un curatore della via Tiburtina e di un altro di questa strada e della Valeria.

Roma: porta Tiburtina, lungo le


Mura Aureliane. da dove la via
omonima lasciava la citt.

FONTI ITINERARIE
Il percorso della strada, con minime differenze nelle tappe,
menzionato nella Tabu/a Peutingeriana e nell' Itinerarium Antonini. Mentre la prima fonte ricorda il nome di
via Tiburtina-Valeria, la seconda, invece, riporta solo via
Valeria.

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MOTIVAZIONI STORICHE E
STORIA DELLA STRADA
La via Tiburtina-Valeria aveva
origini protostoriche, legate alla transumanza degli animali
che dalle montagne, in inverno,
scendevano verso la costa, e
nel V-I V secolo a.c. rappresent
il principale canale di penetrazione dei popoli italici dell'interno verso la piana di Roma.
La sistemazione della strada

VIA TIBURTINA-VALERIA E CLAUDIA VALERIA

avvenne pre umibilmenre tra il IV e il '" secolo, quando i


Ro mani r'
.rOllo a penetrare nel territorio degli Equi,
fo ndando le colonie di Alba Fucens nel 303 e di Carseoli
nel 298 a.c. Sembra invece possibile attribuire all'et augustea il prolungamento verso l'Adriatico, attraverso il
terrirorio dei Marsi e dei Peligni, in seguiro ristrutturaro
da li imperarore Claudio.

IL PERCORSO
Da Roma a Tivoli. La via usciva da Roma passando da
porta Esguilina (Mura Serviane ) e da porta Tiburtina
(Mura Aureliane ), portandosi verso Tivoli lungo un traccia to che, pur attraversando oggi un paesaggio molro trasformaro rispetro all'antico a causa dell'intensa urbanizzazio ne, cos ricco di testimonianze archeologiche da merira re una visita (Itinerario a pago 67).

Da Tivoli a Collarmele. Oltre Tivoli la via antica, chiamata Valeria, costeggiava a sud il monte Catillo: alcune tracce del suo percorso, quali un ponte e tre rampe che scendevano al sepolcreto sotrostanre, sono ancora visibili subito fuori della citt all'altezza della chiesa di S. Agnese. Aggi rato il monte, la direttrice risaliva verso nord-est,
mantenendosi costantemente parallela ali' Aniene, attraverso un paesaggio caratterizzato da ripide valli profondamente scavate dal fiume e dai uoi affluenti; poco prima di
Vicovaro (Varia), sulla sinistra visibile il sepolcro di C.
Maenius Bassus, ancora perfettamente conservato. Supera ta Mandela, la strada, lungo un percorso oggi parallelo
alla ferrovia, arrivava in localit Osteria della Spiaggia
(identificata con la statio ad Lamnas ). A sud del tracciato

Un episodio fondamentale nella


guerra civile che contrappose
Cesare a Pompeo si svolse proprio
a Corfinium e lungo quelle che
sarebbero diventate, in epoca
imperiale, le vie Claudia Valerta e
Claudia Nova. Cesare ricorda
infatti nel primo libro della sua
Guerra Civile (16-23), come nel 49
a.C., mentre stava scendendo dalle
Gallie per dirigersi alla volta di
Roma, Lucio Domizio Enobarbo,
generale fedele a Pompeo, si
chiuse a Corfinium nel tentativo d
sbarrargli il passaggio; tentativo
che falli nonostante l'invio di
cinque coorti per tagliare il ponte
sul fiume Aterno. La sconfitta
provoc la resa di Domizio,
abbandonato dalle sue truppe che
passarono alla parte awersa.
Invano si tentato di trovare i
resti del ponte citato in tale
episodio.

Il canopo di Villa Adriana


presso Tivoli.

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

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Fucens, in Abruzzo, fu
fondata dai Romani nel 303 a.c.
con lo statuto di colonia latina,
ungo la via Tiburtina-Valeria. La
olonia, attraversata dalla strada
ubblica, che ne regola l'impianto
rbanistico, si sviluppa in una
arte pianeggiante, occupata
call'abitato vero e proprio
rganizzato su assi stradali
ortogonali, e in una parte
ollinare, su cui si trovano i
antuari, che fanno da corona
Nella zona
I neggiante della citt,
mentaliuata nel Il secolo
.1..., si conservano il comizio, il
la basilica, il macellum, le
'rrr e il santuario di Ercole, la
. statua di culto si trova nel
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di Chieti. Ai margini si
invece il teatro e
lfilt tro, mentre sulla collina
ionale il tempio di Apollo,
in epoca cristiana in
di S. Pietro. Il ruolo rivestito
Alba Fucens in epoca romana
notevole: fu eletta a luogo
i confino e prigione di Stato, ove
relegati Siface re di
umidia e Perseo re di Macedonia.
suo forte influsso culturale,
evidente nell'ottima
della produzione artistica
ica e scultura).
tei. 0863 5021.

Tratto lastricato della via


Tiburtina.

si allarga la valle dell' Aniene, in una zona pianeggiante


detta il Pantano, dove dieci sorgenti alimenta vano gli acquedotti della Marcia e pi a monte della Claudia, di cui
rimangono le arcate monumentali: da questa zona si possono imboccare alcuni sentieri attrezzati che permettono
di visitare le vestigia pi suggestive degli acquedotti antichi . Dal Pantano la strada si biforcava: un tracciato pi
antico procedeva per Riofreddo; l'altro raggiungeva la
medesima localit per un percorso pi lungo e sinuoso ma
meno irto (ricalcato dalla statale 5 ), toccando i centri di
Roviano (oltre il quale sono visibili le rovine del ponte
Scutonico, costruito dall'imperatore Nerva ) e rsoli (in
piazza Valeria conservato un miliario di Nerva ). Superata Carsli (Carseoli ) la via antica, risalito il passo di Monte Bove (1210 m ), scendeva fino a Roccacerro, per poi
toccare Tagliacozzo (dove si conserva un altro miliari o di
Nerva ). Quindi attraversava Alba Fucens, colonia latina
fondata dai Romani alla fine del IV secolo a.c., e Collarmele (Cerfennia ). La strada qui seguiva la lunga linea di
spartiacque tra la zona montuosa del Velino-Sirente a
nord e il lago del Fucino a sud, noto per le opere idrauliche intraprese dall'imperatore Claudio nel tentativo di regolarne il livello dell'acqua; poi prosciugato nell'Ottocento dai principi Torlonia per renderlo terra agricola.

Da Collarmele a Pescara. Procedendo verso est con un percorso parallelo a quello dell'attuale statale 5, la via antica,
superati i 1107 m di Forca Caruso (Mons Imeus), iniziava
a scendere e con un rettifilo passava per Goriano Sicoli
(Statulae), ove in localit San Donato ancora visibile una
tagliata viaria . Correndo lungo il fiume Aterno, il tracciato
raggiungeva Raiano (in localit la Civita si notano tracce
delle sostruzioni stradali) e Corfinio (Corfinium), capitale
dei popoli italici che si unirono nel tenta ti vo di ribellarsi a
Roma (91-89 a.c.) . La citt, che fu allora chiamata Italia e
coni moneta con l'immagine del toro italico che calpesta
la lupa romana, conserva ancora interessanti resti del suo
passato, come alcuni mausolei disposti in fila, privati dei
rivestimenti e delle epigrafi che vennero riutilizzati per la
costruzione della cattedrale di S. Alessandro e della basilica
di S. Pelino. Da qui la direttrice, in gran parte perpetuata
dalla statale 5, procedeva verso Popoli e, attraversati i fiumi Sagittario e Aterno, scendeva lungo l'omonima gola fino alla confluenza dell'Aterno (da questo momento chiamato Pescara ) con il Tirino, ave presso Casauria era l'antica stazione di Interpromium. Lungo la stretta valle del Pescara le tracce della strada sono ancora pi scarse:
possibile che essa proseguisse sulla riva destra del fiume, ricalcata dalla statale 5, fino all'altezza di Chieti (Teate Marrucinorum), che doveva raggiungere con un diverticolo,
per poi portarsi infine a Ostia Aterni (foce dell'Aterno), il
cui antico sito stato localizzato a Pescara sulla sponda destra del fi urne.

VIA TIBURTINA-VALERIA E CLAUDIA VALERIA

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Da Roma a Tivoli
Da porta Tiburtina (sistemata da Augusto per permettere
il
. sopra la strada degli acquedotti della Marcia,
Tepula, lulia, inglobata poi nelle mura da Aureliano e rimaneggiata da Onorio) il percorso della via antica fino ai
Bagni di Tivoli grosso modo ricalcato dalla moderna statale 5, oggi sempre molto trafficata e caotica. Lungo il
tracciato urbano si incontrano dapprima, sulla destra, la
basilica di S. Lorenzo con le vicine catacombe, il cui primitivo impianto architettonico risale a Costantino, poi
sulla sinistra, all'incrocio con viale Regina Elena, un mausoleo in opera reticolata e infine il grandioso mausoleo o
ninfea di Casal Bruciato, conservato nel parco Tiburtino.
Si prosegue raggiungendo la borgata di Ponte Mammola,
che prende il nome dal ponte romano sull' Aniene: dell'antica struttura si conserva parte della campata orientale (visibile procedendo per via Palmiro Togliatti e per via degli
Al berini). In questo tratto, oggi estremamente degradato
fin dopo il raccordo anulare, la Tiburtina attraversava in
antico un paesaggio suggestivo, caratterizzato da vaste cave di et romana (ancora riconoscibili nelle colline che
guardano sull'Aniene).
Superato il raccordo anulare, si raggiunge Settecamini: qui
alle spalle della chiesetta settecentesca si osservano alcuni
resti del lastricato affiancati da una serie di ambienti roma ni, testimonianza della presenza di una stazione stradale. Proseguendo sulla Tiburtina moderna per 300 m, si
raggiunge, sulla sinistra, un'AREA ARCHEOLOGICA: essa
racchiude un lungo tratto di strada lastricata, con il IX
m iliario ancora in situ, e i resti di una caupona (osteria-albergo), che sfruttava Ercole come insegna scolpita sui pilastri posti di fronte all'entrata.
Pi oltre, superato il bivio per Lunghezza, sono visibili alcu ni ambienti affrescati, pertinenti a un complesso residenziale romano nella borgata di Villalba, con il nucleo
in calcestruzzo di un mausoleo. Si raggiunge quindi Bagni
di Tivoli, dove si localizza la statio ad Aquas Albulas, in
un paesaggio rovinato dalle moderne cave di travertino, sfruttate gi in epoca romana. Po!
co prima di attraversare

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Area archeologica sulla via


Tiburtina: insegna di caupona
con raffigurazione di Ercole.

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l'Aniene alla volta di Tivoli, percorrendo la strada che si


diparte a destra dalla statale, si raggiunge l'antico ponte
chiamato Lucano che consentiva alla via romana di attraversare il fiume: il ponte, datato al I secolo a.c., era originariamente formato da cinque campate. Lo affianca un
imponente mausoleo, a corpo cilindrico rivestito di travertino, riferibile alla gens dei Plautii, che era particolarmente influente nel territorio durante il I secolo d.C.
Tornando nuovamente sulla statale, vicino al bivio che
conduce alla magnifica Villa Adriana si incontrano altri
due monumenti funerari, conservati in una villa privata,
uno dei quali, mirabilmente intatto, costituito da un pilastro con arca monumentale sulla sommit. Abbandonando la statale poco prima
di raggiungere il moderno centro abitato
di Tivoli, si pu prendere la strada che sale diretta al borgo antico lungo la riva sinistra dell'Aniene: questo il percorso
della via romana, che, per arrivare al centro di Tibur, si biforcava in due tracciati,
convergentI nuovamente lO un UlllCO percorso all'altezza di piazza Tani. Uno pi
antico, perpetuato dalle vie degli Orti, del
Colle e S. Valerio, era leggermente pi
lungo, ma pi omogeneo nella pendenza;
un secondo, monumentalizzato in concomitanza con la riorganizzazione urbana, nella quale va
compreso anche il grande santuario di epoca repubblicana
dedicato a Ercole Vincitore, saliva diretto al centro della
citt, secondo il pendio del colle: esso, inglobato all'interno
delle poderose sostruzioni realizzate al fine di sorreggere il
complesso cultuale, si presenta come una lunga galleria fi"
nestra ta. Per accedere al santuario, bisogna percorrere via
degli Orti (lungo la quale sulla destra si incontra il cosiddetto tempio della Tosse, in realt un ingresso-ninfea d~
una villa); una volta entrati in citt si svolta per via degl]
Stabilimenti e si arriva a uno spiazzo da cui si pu iniziare
la visita al complesso sacro. Il santuario, dedicato al culto
di Ercole, divinit guerriera, ora colare e legata ai commerci, fu reso monumentale agli inizi del I secolo a.c. con la
costruzione di un ampio piazzale, che sul lato orientale
ospita un tempio in asse con una cavea teatrale. Per godere
appieno della vista delle sostruzioni del complesso sacro,
che si affacciano su uno spettacolare scenario naturale sul
fiume Aniene, si consiglia di arrivare alla chiesetta di Quintiliolo, costruita sulla sponda opposta del fiume. La zona si
raggiunge percorrendo un tracciato antico (diretto verso la
via Nomentana e Salaria), che si imbocca prima di salire in
citt, seguendo le indicazione per la centrale dell'Aquoria:
la strada, superato l'Aniene su un bel ponte romano di cui
si pu ammirare un'unica arcata, risale affiancata da qualche nucleo in calcestruzzo di mausoleo verso la costa collinare in un paesaggio ameno tra gli uliveti.

Tivoli : il ponte Lucano,


sull 'Aniene, affiancato dal
mausoleo dei Plautii.

TIVOLI
SANTUARIO DI ERCOLE VINCITORE

via degli Stabilimenti


tel. 0774 330329
Visite: solo per studenti di
architettura e archeologia, oppure
su richiesta.

DERIVAZIONE DEL NOME


La strada prende il nome dalla localit alla quale conduceva , Nomentunt (Casali di Mentana), centro di cui non sono attestate importanri tracce di epoca romana.
FO NTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE
La via omentana viene ricordata da Livio (III, 52) a proposiro delle guerre patrizio-plebee del v secolo a.c., quando, chiamata allora FiClflense, fu percorsa dai plebei che si
arroccarono sul Monte Sacro, ribellandosi ai patrizio Strabone (V, 3, l) ricorda che il tracciato, dopo Nomentum, si
dirigeva a Eretllm, dove incontrava la via Salaria. La strada ha restituito un unico miliario, dataro alla prima et imperiale, mentre due epigrafi del I secolo d.C. ricordano due
ca valieri romani che i occuparono della cura della via .
FO NTI ITINERARIE
Il percor o della via e il uo nome, con la distanza da Roma, vengono riportati nella Tabllia Peutingeriana, dove
sono indicate anche due strade che da Nomentlll1l si dirigono a Tivoli e a Fidenae .

Roma: l'antica e preziosa


basilica di S. Agnese fuori le
Mura, sulla Nomentana, col suo
bel campanile quattrocentesco.

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA


La strada, utilizzata gi in epoca arcaica nelle prime comunicazioni tra le citt del Lazio, inizialmente fu chiamata FicuAtlantino: tav. lO
lensis dal centro pi rilevante a cui conduce\a, Fiell/ea, e in eguito omentana, quando
Lago di
BraCCIano
'\lomentllm acquist maggior importanza.
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IL PERCORSO
Da Roma a Mentana. L'attuale via Nomenta na perpetua in gran pane il tracciato di
quella antica, che fino al corso dell'An iene
doveva svilupparsi sulla dorsale di una collina caratterizzata da un andamento mosso.
Da porta Collina (Mura Serviane) la via antica raggiungeva con un rettifilo porta 10rne ntana (Mura Aureliane), chiusa nel 1564
da Pio IV, che devi il percorso attraverso
porta Pia. Oltre le mura, la strada proseguiva su un podero o viadotto in opera quadrata di tufo, che permetteva di superare

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LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

Roma : arcata del ponte


Nomentano sull 'Aniene,
inglobato in una costruzione
posteriore.

una vallecola individuabile presso corso d'Italia. Pi avanri, sulla sinistra sorse il complesso di S. Agnese, imporrante
per i resti della basilica del IV secolo, riedificata da Onorio
I, per le catacombe e il mausoleo di S. Costanzaj davanti a
villa Blanc si conserva un bel mausoleo, che per fu trasportato qui dalla via Flaminia. Poco oltre, in piazza Callisto troneggia la cosiddetta Sedia del Diavolo, un mausoleo
di epoca antonina a due camere sovrapposte. La via amica
raggiungeva poi il fiume Aniene, uperandolo con un ponte scenografico della fine del Il secolo a.c., di cui rimane
una sola arcata abbellira da un castelletto medievale sulla
sommit . Da qui la strada attraversava con un rettifilo la
collina di Monte Sacro, da dove si dipartivano due vie amiche ricalcate da via delle Vigne Nuove e da via della Bufalotta, che andavano a Crustul11eriul11j nella prima forse si
riconosce la via Patinaria, dove secondo Svetonio (Nero,
48, 50) Nerone trov la morte. Da Monte Sacro fino a
Torre Lupara la via Nomemana procedeva con una grande
esse ; in tale tratto sono visibili, poco oltre le torri di Ca sal de' Pazzi, il cosiddetto mausoleo Torre Spunta piedi e,
dopo il raccordo anulare nei pressi di un distributore di
benzina, alcuni resti dell'antico basolato. Proseguendo, si
incontrano le catacombe di S. Alessandro e il mausoleo
della prima et imperiale detto Torraccio di Capobianco.
AIl'alrezza di Coazzo si diparte un diverticolo, ricalcato da
via Palombarese, che si dirige all'amica Ficulea, localizzata
presso la collina di Marco Simone Vecchio.
Da Monte Gentile a Mentana il percorso antico, ricalcato
dalla quello moderno, disegnava un ampio semicerchio,
che permetteva di stemperare i dislivelli della zona . Prima
della discesa della strada da Monte Palombino a Valle Cavallaro, visibile un grandioso mausoleo circolare in calcestruzzo a cui segue, dopo un chilometro, un 'imponente
opera di terrazzamento laterizia del Il secolo d.C. Al km 21
la strada giungeva ai Casali di Mentana (Nomentum), da
dove proseguiva a monte rispetto a quella attuale, lungo
un percorso indicato dalla presenza di tracce di basolato
presso Casale Santucci e Conventino. La direttrice passava
poi per la collina di Torretta,
il monte delle Cellette, le pendici di monte Cannetaccio e il
monte Oliveto, dove si sono
recuperati re ti di basolato .
Infine la strada procedeva in
rettifilo fino a Casa Cotta
(Eretum ) dove incontrava la
via Salaria, che veniva raggiunta anche da un altro percorso condotto per Grotta
Marozza e Torre Fiora fino
all'altezza di Sant'Antimo o
di Fabbrica Palmieri.

DE RIVAZIONE DEL NOME


Come testimoniano alcune fonti latine, tra cui Festo, il nome della strada deriva proprio dal sale: la Salaria infatti,
naturale proseguimento verso l'Adriatico della via Campa na, era l'arteria principale per l'approvvigionamento
ne lle zone appenniniche di tale fondamentale materia,
proveniente dalle saline della foce del Tevere.
FON TI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE
L'o rigine antichissima della via ricordata da Orazio
(E pistulae, III, 1,24-25) e da Dionigi di Alicarnasso (Antiquitates Romanae, III, 3), che riferiscono come fin dall'epoca regia i Sa bini se ne servissero per l'approvvigionamento del sale dal litorale tirrenico. Per quanto riguarda
l'estensione del nome Salaria a tutto il percorso dal Tirreno all 'Adriatico la questione controversa: mentre gli Itinerari riferiscono il nome al tracciato da Roma ad Atri
(ltinerarillm Antonini) o ad Ascoli (Tab ula PelltingeriaIW) , Strabone al contrario (V, 3,1), citando la Salaria come
stra da che attraversava il territorio dei Sa bini, la definisce
non molto lunga.
Numerosi miliari, pertinenti a una ristrutturazione voluta da Augusto, in quanto datati con precisione al 16-15
a.c. , sono stati rinvenuti lungo tutto il percorso fino oltre Ascoli, permettendo di ipotizzare che l'estensione del
no me e la percezione della sua unitariet siano riconducibi li a tale periodo. Altre fonti epigrafiche attestano in
epoca imperiale un costante impegno in diverse opere di
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FON TI ITINERARIE
La Tabula Pelltingeriana e l' Itillerarilfl11 Antonini concordano
fino al territorio di Amatrice
nel riportare il percorso della
via e le tappe con le rispettive
dis tanze. Nel territorio di
Asco li invece numerose sono le
disco rdanze tra gli Itinerari,
discordanze da ricondurre forse a Ila presenza di vari tracciati
andati in disuso nel tempo.

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LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA


Il tracciato che dalle foci del Tevere risaliva verso le zone
appenniniche era attivo gi in epoca protostorica. Per il
tratto da Roma all'interno furono determinanti la conquista della Sabina nel 290 a.c. e l'arrivo dei Romani nel territorio dei Senoni (284-283), con la fondazione della colonia latina di Firmum (Fermo ), eventi che comportarono
una riorganizzazione complessiva del tessuto viario . Anche se gi alla fine del Il secolo a.c. sono attestate alcune
infrastrutture stradali, solo con Augusto fu attuata tutta

via una sistemaZIOne orgallica e ullltana.


Un costante impegno di manutenzione in epoca imperiale
e tardoantica attestato da fonti epigrafiche, quali l'iscrizione mura ta nella porta di S. Anna ad Antrodoco che ricorda una sostruzione vi aria realizzata da Traiano, o le
due iscrizioni del ponte Salario, oggi perdute, che ne testimoniano il restauro nel VI secolo, ad opera di Narsete dopo la distruzione attuata da Totila.
La strada continu a svolgere il suo ruolo anche nelle epoche pi tarde; verso la met dell'800 venne ristrutturata
dal governo pontificio ed stata recentemente potenziata
mediante variazioni di percorso che intersecano o riutilizzano il vecchio tracciato .

Antrodoco: iscrizione di Traiano


conservata nella porta di
S. Anna .

IL PERCORSO

Sulle spallette del ponte Salario,


fatto saltare nel 1867 prima della
battaglia di Mentana, erano due
iscrizioni, oggi perdute, che
ricordavano il restauro di Narsete
nel 565 dopo la distruzione da
parte dei Goti.
Particolarmente significativa
quella che, in distici, cosi celebrava
l'opera:
Come ben
il,passaggio
del
. dritto.
.
ponte riCurvo, e SI puo ripercorrere
il cammino gi interrotto.
Calpestiamo dunque le rapide
onde del fiume sottostante, e
godiamo di scorgere il
rumoreggiare delle onde irate.
Andate dunque senza problemi, o
Romani, a godervi la vita, e
l'applauso risonante canti
ovunque la gloria di Narsete. Chi
pot domare le ottuse menti dei
Goti insegn anche al fiume a
sopportare il duro giogo .

Da Roma a Eretum. Un elenco dei cimiteri cristiani del IV secolo ricorda l'esistenza di due tracciati chiamati Sa/aria vetus l'uno e nova l'altro. Il primo, risalente a epoca arcaica,
procedeva da porta Pinciana, L1na delle minori delle Mura
Aureliane, verso nord-ovest, con un andamento irregolare
lungo il crinale delle colline (fiancheggiando l'attuale Villa
Borghese ). Il secondo, datato a partire dall'epoca mediotardorepubblicana e ricalcato dalla moderna via Salaria,
usciva dalle Mura Serviane a porta Collina e da quelle Aureliane a porta Salari a (demolita alla fine dell'800 ), procedendo con una serie di rettifili verso 1'Aniene.
Lungo questo tratto si conservano numerosi sepolcreti antichi, di diversa cronologia: si segnalano in particolare il
mausoleo di Lucio Peto (al n. 125a), il cimitero ipogeo di
Trasone poco oltre, la catacomba dei Giordani o di S.
Alessandro all'incrocio tra via Salaria e via Taro e le catacombe di Priscilla (al n. 430 ).
l tracciati della Salaria vecchia e nuova si ricongiungevano
prima dell'attuale quartiere Salario e proseguivano assieme, fiancheggiando Villa Ada, per superare il corso del
fiume Aniene (che a quest'altezza convoglia le proprie acque nel Tevere) sul ponte Salario: il passaggio era controllato, in epoca arcaica, dall'abitato latino di Antemnae (oggi Forte Antenne ), del quale non rimane nulla di visibile e
il cui nome derivato dalla posizione situata davanti al
fiume (ante amnem ).
Subito dopo il ponte, datato alla met del I secolo a.c. e
da tempo incorporato in una struttura moderna, sulla si-

VIA SALARIA

nistra un mau oleo, detto di Mario, sormontatO da una


torre medievale e precedutO da una piccola osteria di origi ne cinquecentesca (dove si prevede di collocare l'Antiquarium della Via Salaria). Da qui la strada procedeva
con un rettifilo a est del percorso attuale, tra la costa collina re e le an e del Tevere, verso borgata Fidene, ove il sito dell'antica Fidenae, che in epoca regia insieme a Veio si
oppose strenuamente a Roma per il controllo del fiume.
Do po Fidenae la via passava per l'attuale borgata Settebagni (recentemente vi stata rinvenuta una necropoli) e
quindi attraversava con una galleria (non pertinente alla
strada pi antica, ma messa in opera probabilmente in et
augustea per proteggere il percorso dalle piene del Tevere)
i tufi del colle della Marcigliana. Arrivava poi in vista di
Crustumel'ium, centro latino localizzato a Marcigliana
Vecchia, per proseguire, con un tracciato sempre a est della Salaria attuale (riconoscibile da rilievi aerofotogrammerrici, dalla sezione della via vista nel Tevere, dove fu recuperato un miliario di erva con l'indicazione di XVIII miglia, e dall'affioramento di frammenti della lastricatura)
verso le colline a ovest di Monterotondo, zona in cui 10ealizzabile l'antica Eret1l111 (probabilmente all'altezza della
localit Casa Cotta); qui si incontrava con il tracciato della via Nomentana. In questo primo tratto la strada, condotta per rettifili, era lastricata con poligoni di basalto e
aveva una sede carrabile di 4.1 metri.

Da Eretum al passo della Meta. Dopo alcuni chilometri


la sede tradale diveniva solo imbrecciata, con una larghezza di 6 m. Da Casa Cotta la via abbandonava la piana tiberina e, a differenza dell'attuale che
raggiunge passo Corese, affrontava in diagonale la serie collinare attraverso Montemaggiore, dove si conserva il miliario rinve nuto nel Tevere, fino a Ponte Mercato in
p rossimit di Nrola . Qui si biforcava in
due percor i, che si ricongiungevano a
O steria Nuova (Ad Navas ): il primo, ritenutO pi antico, risaliva il versante occidentale del monte Elci, passando nella sella
tra Colle Rotondo e Carpiglione; il secondo, pi recente, in parte ricalcato dalla
strada ottocentesca. Lungo quest'ultimo,
do po rola si pu seguire il percorso strada le antico fino a Posta in un itinerario di
vi ita (v. pago 76 ) estremamente suggestivo
sia dal puntO vi ta paesaggistico che per i

restI conserva tI.


Dopo tale lungo tratto, la via Salaria antica
tra Bacugno (Faraeai ) e Santa Croce correva a sinistra rispetto alla statale e raggiungeva San Silvestro di Collicelle (Vicus Phalacrinae), da dove risaliva, sempre a sinistra, il

Passo della Meta: ambienti


termali della stazione stradale
presso Torrita.

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

La vallata del fiume Tronto,


percorsa dalla via Salaria:
gi per un tratto linea di
confine tra Stato pontificio
e Regno di Napoli, lo oggi
tra Marche e Abruzzo.

fianco della valle aperta dal torrente Meta, dirigendosi verso il passo a quota 1017: qui, in localit Torrita, fu scavaro
un complesso residenziale con terme, nel quale si riconosce
una stazione di posta, sita nel punro di valico tra le valli del
Velino e del Tromo.

Dal passo della Meta ad Ascoli Piceno (Asculum). Dal

Acquasanta Terme: ponte


sul rio Garrafo, conservato
sotto una struttura ottocentesca
a sette arcate.

passo della Meta la via entrava nella valle del Tronto scendendo verso il versante adriatico, ancora in buona parte
ricalcata dalla statale 4 (in particolare nel tratro fra San
Giorgio e Santa Giusta ), tranne che in brevi tracciati condotti in rertifilo. Da Fome del Campo procedeva sulla destra del Tronro fino a Grisciano, mentre da qui fino ad Arquata passava tra le catene dei monti Sibillini e della Laga,
con ripetuti cambi di percorso da un laro all'altro del fiume causati forse dal carattere particolarmente instabile
della zona . Lungo il tratto della valle del Tronto fra Arquata e Acquasanta, dove passava dalla riva destra a quella sinistra, nei pressi di Trisungo conservaro un lacerro
di lastricato, mentre in paese si pu osservare un miliario,
dataro a epoca augustea, trovaro nell'Ottocento nel letto
del fiume; in localit Travetta sono invece ancora visibili
le tagliate, che permettevano il procedere della via Salaria
romana lungo il fiume.
Giunta a Quintodecimo (forse da identificarsi con la stazione di Ad Centesimum), la strada antica correva a una
quota notevolmente pi bassa rispetto alla via
moderna, ma dopo il paese tramite un'imponente sostruzione risaliva per mantenersi a un
livello di sicurezza rispetto alle piene del Tronto. Da qui perdeva nuovamente quota scendendo verso il rio Garrafo, superato con un ponte
a un arco, conservato SOtto una struttura moderna a sette arcate. In seguito la strada, in parte ricalcata dalla via ottocentesca, proseguiva a
nord-est per Acquasanta Terme e il paese di
Santa laria (Ad Aquas), dove si conservano
alcune strutture termali di epoca romana.
Dopo la ri alita ad andamento rettilineo verso
Pagge e il tracciato antico ricalcato dalla vec-

VIA SALARIA

ch ia strada della Marzola, lungo la quale, in contrada


Sta llo, visibile un muraglione di sostruzione. La Salaria
proseguiva quindi lungo la riva destra del Tronto ricalcata
dalla statale, come testimoniato dal lungo muraglione di
sostruzione, datato a epoca augustea ma ancora in uso, visibile in localit Vene di Santa Caterina .
Il successivo passaggio da una sponda all'altra del fiume
sembra attestato dalle vestigia di due ponti romani posti a
breve distanza l'uno dall'altro (dopo Ponte d'Adi, presso
il rio Nile ); nella chiesa di S. Pietro d'Arli si conserva un
miliario, mentre possenti sostruzioni si notano in localit
Taverna Piccinini, sulla riva destra del fiume. La via proseguiva verso Ascoli Piceno (Asculum ), che attraversava con
un percorso controverso, uscendone a sud-est e superando
il vicino torrente Castellano con il ponte di Cecco, una
struttura di epoca repubblicana con rifacimenti e risistema zioni di et augustea .

Da Ascoli ad Atri (HadriajHatria). Dopo Ascoli, la Salaria doveva raggiungere, stando al/'ltinerarium Antonini,
Castrum Truentinum, oggi identificato con l'insediamento
messo in luce da scavi recenti su l
pi anoro dell'antica foce del Tronto
presso Martinsicuro, poco lontano
da Porto d'Ascoli. Lasciata Ascoli,
la strada correva sulla riva destra
del Tronto, ricalcata in parte dalla
statale 81, fino al torrente Marino,
do ve stato ritrovato l'ultimo milia rio noto, il CXXIII, datato a et
a ugustea . Il proseguimento del
t raccia to antico incerto, poich
no n vi sono significativi resti archeologici che permettano di avvalo rare un'ipotesi piuttosto che
un'altra: alcuni studiosi ritengono
<che la via, all'altezza di Marino del Tronto (5 km da Ascoli), si spostasse nuovamente sulla sponda sinistra del fiume
e procedesse lungo un terrazzo fluviale parallelo al corso
del Tronto fino alla zona di Porto d'Ascoli, per tornare
sulla sponda destra e giungere a Martinsicuro; altri suppongono che la via da Marino seguisse la sponda destra
de l fiume fino a Martinsicuro.
Anche se l'arrivo all'Adriatico e alle sue saline doveva rappresentare la meta finale della Salaria, l' Itinerarium Antonini ne testimonia il proseguimento fino ad Hadria per
Castrum novum (Giulianova ). Dalla foce del Tronto la via
procedeva quindi a sud lungo il litorale, attraverso Alba
Adriatica e Giulianova, da dove poi risaliva verso l'interno per raggiungere Atri. Il percorso litoraneo testimoniato da pochi riscontri archeologici, poich solo ad Alba
Adriatica e nei pressi di Giulianova furono individuati alcuni tratti di via lastricata.

Terrazzamento stradale in
localit Vene di Santa Caterina,
nella valle del Tronto.

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Ponticelli: statua di togato, con


testa non pertinente.

Osteria Nuova, uno dei due


mausolei Massacci.

Da Nrola a Posta
Lasciata la Salaria odierna a Borgo Quinzio (5 km a est d
passo Corese ), si pu imboccare la strada ottocentesca fino a Poggio Corese e qui svoltare a sinistra per una strad
bianca, che ricalca il percor o della trada antica lunga
valle Vara. Proseguendo per un chilometro e mezzo in u
paesaggio verdeggiante e ancora intatto si raggiunge sull~
sinistra il ponte del Diavolo, un viadotto di terrazzamento
che consentiva alla via di superare un gradino calcareo e
un rivolo torrentizio: si tratta di una poderosa sostruzion
(datata alla fine del Il secolo a.c.), formata da blocchi ciclopici di calcare e puddinga e rinforzata da sette contra f
forti. Attraversato il ponte, si segue lo stradella di destra,
che perpetua la via antica fino al km 53 della strada otto
centesca: lungo il sentiero, condotto tra splendidi oliveti,
si osservano blocchi parallelepipedi pertinenti alle crepidini della strada, che ora prosegue sull'opposto versante del
la valle; anche sulla statale, se la vegetazione lo consente
dal km 53 si possono osservare sui lati le crepidini . Arrivati al bivio per Ponticelli, si pu fare una breve deviazione per il paese: qui, all'interno delle mura medievali, sono
murate due statue di epoca romana, presumibilmente trovate non lontano.
Proseguendo suJla statale, che in questo tratto grosso ma
do ricalca la via romana, all'altezza del km 53 .8, sulla de
stra, si vedono due colonne miliari, l'una di Augusto, l'altra dell'imperatore Giuliano, che contrassegnano il XXX l
miglio della via, affiancate da un blocco stradale; pi'
avanti, al km 54.8, sempre sulla destra, in localit Madonna dei Colori rimangono i resti di una villa romana di
lusso, attribuita alla famiglia dei Bruttii Praesentes.
Alcuni tratti della via romana sono ancora visibili, i
prossimit della chiesa della Madonna delle Querce; poi,
immediatamente prima del passo di Monte Calvo, all'altezza del km 55.5, in un giardino privato posto sulla destra della strada, si trovano i nuclei di due grandi mausolei, detti Massacci, che affiancavano su entrambi i lati la
via romana. Superato il passo e il bivio per Toffia, la statale passa a destra rispetto alla via romana, perpetuata al di
l del fosso Riana da uno stradella che porta in
localit Osteria Nuova (ad Novas ): qui si conservano uno dei mausolei pi imponenti, la
grotta dei Massacci, e altri tre nuclei, i
Torracci, raggiungibili proseguendo lungo la
statale e all'altezza di Posto Ristoro svoltando a
sinistra in direzione Casali di Fra so.
Si torna sulla statale, proseguendo verso Rieti:
al km 59.7, di fronte allo svincolo per Ginestra
Sabina, si pu osservare tra la vegetazione un
viadotto, costituito da nicchie quadrate e semicircolari, che consentiva il pa aggio della strada romana nella vallata del fos o Roviano; la

VIA

~ALARIA

via poi, raggiunto il fondovalle, rasenta va la sponda sinistra del corso d'acqua pervenendo dopo poco al ponte
Bruciato, le cui rovine sono visibili al km 59.9.
Da qui si consiglia di procedere sulla Salaria nuova, per
raggiungere il centro di Poggio San Lorenzo, che si allunga sulla dorsale collinare, interamente percorsa dalla Salaria ro mana: al di sotto della parte meridionale del paese si
conservano tredici imponenti sostruzioni arcate in opera
mista, presumibilmente pertinenti a un complesso residenziale di epoca imperiale. Attraversato Poggio San Lorenzo
si procede per 2.4 km, poi si imbocca una strada sterrata,
che ricalca l'antica via romana: il sentiero che, lungo circa
2 km, scende al fosso dei Cerri in direzione di Ornaro e risale fino alla localit Colonnetta, percorribile da qui a
piedi (subito sulla sinistra sono visibili resti della crepidine) , anche se, data la mancanza di chiare indicazioni nel
paesaggio lussureggiante di vegetazione, si consiglia di
proseguire sulla statale in direzione Rieti fino a Colonnetta e di procedere in senso inverso . Da Colonnetta quindi,
do ve si conserva il XL miliario della via, si deve imboccare via Quinzia, che ricalca l'antico tracciato romano, lungo il quale sulla sinistra sono visibili resti della crepidine;
dopo 300 m di discesa, ancora sulla sinistra, si nota il poderoso muro di terrazzamento in opera poligonale che
consentiva alla via di inerpicarsi mantenendo un percorso
rettilineo; proseguendo poi verso Fosso dei Cerri, vicino a
una cabina dell'acquedotto si incontra il rudere di un sepolcro a camera.
Terminata la passeggiata si pu riprendere la macchina, per supera+
o
re il crinale in direzione di Rieti:
in questo breve tratto la strada
antica, ancora chiaramente viibile tra la vegetazione, corre
Ponte
Sambuco
a un livello pi alto e sulla
des tra rispetto alla strada
L
ZIO
moderna. Giunti al km 73 e
presa a destra via Colle del
G, che ricalca il percorso
della Salaria romana, si arriva dopo 1 km al ponte Sambuco: si tratta in realt di un
colossale viadotto (datato alla prima met del I secolo
a.c.) in opera poligonale,
che permetteva il su pera mento di terreni
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presso Fosso dei Cerri.

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

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Tagliata della via Salari a nota


come strambo del Paladino.

(Reate, patria dell'erudito Varrone e dell'imperatore


spasiano): la Salaria vi entrava dopo aver superato il fiu
me Velino tramite un ponte la cui arcata centrale si con
serva a lato di quella del ponte attuale; in citt la via
per mezzo di un viadotto oggi interrato (via Roma) e " ':I
discende piegando a gomito verso oriente (via Gari
per rimontare la valle del Velino; nella lunga curva che
riva ad Antrodoco, costeggiando sulla sinistra
mole del Terminillo, il tracciato antico corre
monte rispetto alla statale. Superata Cittaducale, si
a Caporio (Aquae Cutiliae), dove si conservano alcu
ambienti di epoca romana noti come terme di
e di Corilia, raggiungibili dalla statale svoltando a .
per via Tito e poi a destra per strada Vecchia, che ricalca
percorso dell'antica Salaria; ali 'altezza della frazione Va
sche, all'interno di una va ca per la pesca sportiva si con
servano i resti del lastricato.
La via in questo tratto si tiene a valle rispetto al lago Paterno, sul quale si erge un monumentale terrazzamento,
detto terme di Tito, identificato come parte di un com
plesso residenziale o tempIa re. Si arriva quindi ad Antrodoco (Interocrium) : nella porta di S. Anna si conserva mu
rata un'iscrizione (proveniente dalla zona di Castel Sant'Angelo), che ricorda alcuni lavori di con olidamento
voluti da Traiano per contenere la frana di un monte, peri
colosa per la sottostante via Salaria. La strada antica si di
rigeva poi a nord-ovest, lungo la forra dell'alto corso de
Vellno, percorsa con terrazzamenti colossali e imponent
tagliate artificiali nella roccia, le pi spettacolari dell
quali sono raggiungi bili dalla Salari a nuova imboccand
sulla destra, prima della galleria-gola del Velino, la Salari
ottocentesca, dove un percorso attrezzato permette di ve
derne dal basso tre. Dapprima s'incontra il masso dell'Or
so, un taglio artificiale nella roccia che conserva ancor
l'impronta di una targa e di una nicchia presumibilment
votiva: la strada correva al di otto, sostenuta da una possente muraglia in opera poligonale. Dopo 100 m si pu
osservare il LXVIIlI miliario augusteo, qui collocato dopo
essere scivolato dalla mezza costa superiore; 400 m oltre s'
raggiunge cima del Boia (indicata dal cartello come
Strambo del Paladino), dove si ammirano una seconda tagliata e un lungo tratto di sostruzione in opera poligonal
recentemente restaurato; proseguendo ancora per 200
si raggiunge lo strambo del Paladino (non indicato da~
cartelli), un taglio artificiale lungo quasi 40 m (il muro cb
terrazzava la via crollato).
Ripresa la macchina si consiglia di proseguire verso i
paese di Sigillo: qui, lungo la strada ottocente ca, i con
servano due chiavi cotti ad arco che permettevano il deflusso delle acque della sopra stante via romana, mentr
nella piazzetta principale murata una lastra con scene d
caccia. In localit Vene Rosse, prima di Posta, si vedono
infine altre tagliate lungo la forra del Velino.

DERIVAZIONE DEL NOME


La strada prende il nome dal costruttore Gaio Flaminio,
con ole nel 223 a.c. e censore nel 220-219, morto nella
ba ttaglia del Trasimeno contro Annibale (217) .
FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE
La via Flaminia, data la sua importanza, viene spesso citata da ll e fomi: Cicerone (Philippicae, XII, 22-23) la ricorda
come una delle tre strade, insie me ad Aurelia e Cassia , che
permettevano di raggiungere il Nord Italia da Roma; Strabone (V, 2, 10), descrivendo il territorio dell'Umbria antica , elenca i centri pi importanti interessati dal passaggio
della trada.
Numerosi sono i miliari e le fonti epigrafiche che menziona no gli imperatori e i curatores che si interessarono alla
via, in particolare Augusto che nel 27 a.c. (Res Gestae,
IV, 20) i dedic personalmente al restauro della strada
con olare, ristrutturando e realizzando numerosi ponti e
diverse opere di consolidamento.
FONTI ITINERARIE
il percorso della via Flaminia ricordato dall' Itinerariu/11
Antonini e dal BlIrdiga/ense, dalla Tabu/a Peutingeriana e
dalle tazze di Vicarello, che riportano distanze diverse a
econda della variante della strada considerata . La lunghezza indicata nell' ltinerarium BlIrdiga/ense di 223 miglia sembrerebbe la pi esatta, dato che a Rimini stato
ri nvenuto un cippo con l'indicazione del CCXXII miglio.
MOTIVAZIONI STORICHE E
STORIA DELLA STRADA
La trada nasce come conseguenza alla politica di colonizzazione dell'ager Gallicus, inizia ta qualche anno prima ad
opera dello stesso Gaio Flaminio , quando Rimini divenne
l'avampo to per la conquista
della Gallia Cisalpina: necessaria, quindi, fu la costruzione di
una direttrice agile e veloce
che, attraverso la valle del Te-

Citt del Vaticano, Museo


Chiaramonti : statua bronzea
di Augusto rinvenuta nella villa
di Livia a Prima Porta.

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LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

vere, il terrirorio falisco, l'Umbria e il Piceno, fosse in grado di consentire rapidi spo tamenti militari . La via rracciata con un andamento il pi possibile rerrilineo, utilizz
solo raramente percorsi preesistenti e ci richiese la costruzione di numerosi ponti, viado tti, terrapieni, sostruzioni e ragliate, a causa delle morfologia dei luoghi attraversa ti. Venne basolata solo in corrispondenza dei centri
pi importanti, mentre per la maggior parte del percorso
era ricoperta da ghiaia.
Il tracci aro originale, pi rettilineo e meno accidentaro, da
ami raggiungeva Foligno mantenendosi a ovest dei
monti Marrani (variante occidentale), mentre pi a est un
percorso leggermente pi lungo (variante orientale, in origine probabilmente chiamata via Interamnana ), preesistente alla stesura della Flaminia, attraversava un territorio pi urbanizzaro e precocemente romanizzato; in et
ta rd oantica il tracciaro occidenta le decadde a favore di
quello orienta le, che fu quindi potenziato.
Gi in epoca antica, nonostante il percorso pi lungo, la
Flaminia venne preferita a lle a ltre strade come l'Aurelia e
la Cassia anche per raggiungere la Gallia e la Spagna, dal
momento che a Rimini si a ll acciava a tutto il sistema viario dell'Italia settentrionale. Restaurata pi volte, fu utilizzata per tutta l'et antica, nel medioevo (quando divent
il percorso principa le per raggiungere il santuario di Assisi ) e fino a ll 'et moderna, godendo di una straordinaria
con tinuit d'uso .

circa 19 km da Roma, lungo la


tatale 3, sorge il Casale
alborghetto (visita 9-13, sabato
15- 19, martedi chiuso), all'incrocio
ra l'antica via Flaminia e una
trada secondaria che dall'agro
eiente scendeva alla valle del
evere. Il casale venne ricavato in
n arco romano, probabilmente
in seguito alla famosa
di Costantino su
i del 312, quando
la notte prima della
forse accampato in
uesto luogo, ebbe la miracolosa
isione che determin la sua
ittoria e l'affermazione del
cristianesimo.
onostante le numerose
trasformazioni rimangono ben
riconoscibili la struttura in laterizi
ell'arco romano, le basi e la
50mmit dei piloni in travertino.
Nel medioevo, con la chiusura dei
ornici, venne trasformato in un
asale fortificato o torre (secondo
Itri in una chiesa), circondato da
borgo (Burgus S. Nico/oi de
Virginis), divenuto in seguito
malfamato e per questo
Malborghetto.
, l'interno del casale stato
a museo, che accoglie
teri; li antichi provenienti dal
suburbano della via
Flaminia e da necropoli vicine.

IL PERCORSO
Da Roma a Narni. La Flaminia (i l cui percorso coincide in
buona parte con la statale 3 ) usciva dalle Mura Serviane
attraverso la porta Ratumena e, percorrendo l'antica via
Lata (oggi via del Corso), oltrepassava porta Flaminia (a ttuale porta del Popolo) lungo le Mura Aureliane, raggiun-

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VIA FLAMINIA

gendo il Tevere al Ponte Milvio (il ponte pi antico di Ro"


ma ancora in uso); qui che nel 27 a.c. venne eretto un
arCO con la statua di Augusto a ricordo del restauro e simbolo dell'inizio della via consolare. Questo primo tratto
coincideva anche con quello delle vie Cassia e Clodia.
Supe rato il Tevere la Flaminia antica, a differenza della
mode rna, piegava a destra, costeggiando il fiume e attra\'ersa ndo la localit Tar di Quinto (dagli antichi prata
quin tia, forse denominati in questo modo dalla gens
Q/lintia oppure perch collocati al V miglio dalla porta
Ra tumena), dove tra le testimonianze archeologiche spicca no la torre Lazzaroni (eretta forse su un sepolcro romano) e i resti di un mausoleo a tamburi gemini; inoltre di\'ersi trarri del basolato sono stati rinvenuti all'interno della caserma dei Carabinieri. Ai lati della via erano dislocate
numerose necropoli, ancora in parte visibili (ma al momento visitabili solo su richiesta ), come le tombe rupestri
presso il monte delle Grotte, la tomba dei Nasonii e la
to mba di Fadilla, entrambe ricche di pitture parietali e pavi menti musivi. Costeggiando le rupi di tufo rosso dei Saxa Rubra, il percorso (che correva tra l'odierna ferrovia e
il viadotto sull'argine del Tevere ) era affiancato da altri sepolcri, come quelli rinvenuti nell ' AREA ARCHEOLOGICA DI
GROTTAROSSA (a i lati del basolato antico spiccano un
ma usoleo a corpo cilindrico e uno a torre) e la tomba Celsa (ben distinguibile, a sinistra della statale, con la sua
pa rticolare planimetria a tamburo cilindrico su basamento
pa rallelepipedo) . La strada consolare giungeva quindi a
Prima Porta, dove in piazza Saxa Rubra, alle pendici della
fa mosa villa di Livia, rimangono resti di alcune strutture
ro mane. Proseguendo verso nord, oltrepassato il mausoleo Centocelle (a pianta rotonda con nicchie semicircola ri), la via arrivava al casale Malborghetto, Castelnuovo di
Porto e Rignano Flaminio, dove per circa 500 m l'antico

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Roma: arco quadri fronte sulla


via Flaminia murato nei fornici
e reimpiegato nel casale
Malborghetto.

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km

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

viadotto. noto come il Muro del


. costruito a nord-est di
Castellana probabilmente in
augustea. sostanzialmente
una lunga rampa che.
il piano di calpestio.
alla Flaminia di
una scarpata posta a nord
breve pianura del Treia.
realizzato con pareti esterne
opera quadrata. utilizzando
di tufo locale. mentre
era in opera cementizia.

Rignano Flaminio: tratto di


basolato dell 'antica
via Flaminia.

basolato conservato integralmente, a lato della strada


moderna, intorno al km 38.
Il tracciato correva quindi lungo la valle del Treia, superando il notevole dislivello con uno pettacolare viadotto
nei pressi di Civita Castellana (Fa/erii Veteres), I antica capitale dell'Agro falisco distrutta dai Romani nel 241 a.c.
e ricostruita, 6 km pi a ovest, con il nome di Fa/erii Novi;
vi passava la via Amerina, della quale si conserva un suggestivo tratto a sud della citt.
Aggirata l'altura di Castello Borghetto, la strada consolare, a differenza della moderna che oltrepassa il Tevere sul
ponte Felice, continuava verso nord-ovest e all'altezza del
bivio per Gallese superava nuovamente il Tevere presso le
Pile d'Augusto, entrando nell'Umbria antica. Lungo un
tracciato ripreso dalla statale e fiancheggiata da mausolei
ancora in parte visibili, la Flaminia passava per Otricoli
(Oc ricu/um), importante porto fluviale, dove nell'AREA
ARCHEOLOGICA si conserva un tratto della strada che costituiva l'asse principale nord-sud.
Superato il ponte Sanguinaro a nord di Otricoli (che ingloba resti romani), l'antico tracciato (non pi coincidente
con la statale 3) passava per Testaccio e risaliva verso
Narni (Narnia) attraverso un'imponente tagliata (realizzata dai Romani in modo da creare un gradino artificiale sul
quale collocare la sede stradale), ancora utilizzata dalla
viabilit moderna. Lungo la roccia restano visibili dei rilievi figurati incisi (una nave rostrata, un delfino, un doppio fallo, una vulva e altri meno conservati), che dovevano avere un forte valore apotropaico, una grotta e sul lato
opposto un altare sacrificale realizzato contestualmente ai
lavori. Scendendo verso Narni Scalo, poco prima del ponte di Augusto sul Nera, la Flaminia si divideva in due tracciati, uno occidentale e uno orientale, che si riunivano nei
pressi di Foligno dopo aver aggirato la catena dei monti
Martani sui due lati.

VIA FLAMINIA

Oa Narni a Foligno. Variante occidentale. Il percorso


seguito dalla variante occidentale, probabilmente q uello originale, per le rovine del ponte di
A.ug usto a Narni, per i resti di Car ulae e per una
serie di ponti, merita un itinerario di visita (v. pago 86 )

Variante orientale. Poco prima del ponte di Augusto


a arni il tracciato orientale, ricalcato dalla moderna
statale 3, con un rettifilo raggiungeva Terni (Intera mna Nahars ), che attraversava in senso sudno rd; oltrepassato il valico della Somma (dove
si colloca l'antica Fanurn Fugitivi ) arrivava a
Spoleto (Spoletiurn ), importante centro antico
che conserva numerosi resti archeologici. Supera to il ponte Sanguinario (oggi interrato ma visi tabile), la via si bipartiva in un percorso pedemontano pi antico (odierna statale 3) allineato al ponte romano - dove a Campello sul
Clitunno, presso le fonti omonime ricordate da Plinio il
Giovane, visita bile il cosiddetto tempietto del Clitunnoe uno pi rettilineo, realizzato dopo la bonifica delle campagne, orientato a nord per circa 26 km. I due tracciati si
ricongiungevano a Trevi (Trebi o Trebiae, toponimo che
indica forse la presenza di tre vie) nei pressi del santuario
d i S. Maria di Pietrarossa, le cui absidi inglobano i resti
del mausoleo circolare della gens Caesia. Con un tracciato
ri preso a est dalla statale, che corre parallela, dopo la frazione Sant'Eraclio la via entrava nell'area urbana dell'antica Foligno (Fulginiae, in localit Santa Maria in Campis ), costituendone il principale asse stradale sud-nord,
per poi ricongiungersi alla variante pi antica .

---

Il cosiddetto tempietto del


Clitunno, presso le fonti
omonime , a lato della via
Flaminia moderna.

Da Foligno alla gola del Furlo. Ripresa sempre dalla stata le 3, la Flaminia raggiungeva il ponte Centesimo sul Topino (rimane la testata sud del manufatto romano ), posto
al centesimo miglio da Roma; e in localit Pieve Fanonica,
presso Capodacqua, forse sede di un'antica stazione, corre va su un viadotto ancora visibile, formato da un lungo
muro di sostruzione su cui si apre un chiavicotto con annessa una struttura a forma di catino semicircolare, che
serviva a drenare e a raccogliere le acque verso il Topino.
Dopo Valtopina, dove la direttrice antica coincide con
q uella dell'attuale provinciale (ex Flaminia ), in localit
Capannacce possibile scorgere imponenti resti della sostruzione e dell'argine in opera quadrata, tuttora in uso,
realizzati soprattutto per contenere le piene torrentizie del
To pino. Subito dopo la strada romana, ripresa ancora una
volta dalla statale, superava il ponte Marmoreo (visibile ai
ma rgini della strada ), ora non pi in uso; in localit Le
Spugne un'altra costruzione simile alla precedente sorregge ancora la strada moderna. La Flaminia entrava quindi
a Nocera Umbra (Nuceria CarneI/aria ), importante centro
commerciale ricordato anche da Plinio il Vecchio: pro-

Anche nei secoli III, IV e V


continuarono le opere di
manutenzione, seppure in misura
ridotta, sulla Flaminia come su
molte altre delle strade: iscrizioni e
miliari documentano il rifacimento
di ponti (talvolta ricostruiti in
legno), di infrastrutture e di tratti
di lastricato (spesso rappezzati con
materiale di recupero). Le
condizioni dei viaggi dovevano
essere tuttavia molto peggiorate,
soprattutto a causa della presenza
di briganti lungo i percorsi:
un'iscrizione posta in prossimit
della galleria del Furio nel 246
sotto !'imperatore Filippo l'Arabo
ricorda un'azione militare
condotta da venti soldati della
flotta ravennate contro i predoni
che si appostavano nella gola;
un'altra della met del III secolo,
trovata a Pesaro, menziona un
praepositus con funzioni di polizia
contro il brigantaggio.

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

Subito dopo l'Abbazia di S. Vincenzo presso


Acqualagna, si inizia a scorgere la gola del Furio,
stretta fra i monti Pietra lata e Paganuccio,
percorsa sul fondo dal fiume Candigliano (un
affluente del Metauro): in ogni epoca ha
costituito il passaggio naturale tra la costa
medioadriatica e la valle del Tevere, come mostra
la cosiddetta grotta del Grano (posta a ovest
rispetto al traforo), un riparo naturale forse da
mettere in relazione con la transumanza verso i
pascoli appenninici, dove attestata una
frequentazione fin dall'et del Bronzo finale.

FOSSOMBRONE
PARCO ARCHEOLOGICO
FORUM SEMPRONII

via Flaminia,
localit San Martino del Piano
Visite: estate 8.30-17.30,
inverno su richiesta,
tel. 0721 714645.

La stesura della Flaminia comport la messa in


opera di numerosi interventi artificiali per
garantire percorribilit e stabilit al luogo:
inizialmente, per superare uno sperone del monte
Pietralata, i Romani effettuarono un imponente
taglio nella roccia a mezza costa (a un'altezza di
circa 30 m al di sopra del Candigliano), ricavando
cosi una strada larga 6 m. A partire dall'epoca
augustea, il versante a valle dovette cominciare a
cedere, rendendo necessarie massicce opere di
consolidamento, in parte ancora visibili, rivelatesi
presto inefficaci. Si decise, allora, di aprire una
prima galleria che, in poco tempo, risult
insufficiente a causa della poca praticabilit e
dell'aumento del traffico : nel 76 d.C., quindi,
l'imperatore Vespasiano, come testimoniano le
due iscrizioni incise nella roccia sopra i due
imbocchi (resta visibile solo quella in uscita verso
Fossombrone), fece aprire una seconda galleria
(larga 5.35 m, alta 5.30 e lunga 383) a lato della
prima, utilizzata ancora dalla viabilit moderna
(vedi foto a lato). Nel corso del tempo alla
localit, dove si trovava l'antica mutatio ad
Intercisa menzionata da tutte le fonti itinerarie e
che nel toponimo ricorda l'infrastruttura viaria,
vennero attribuiti diversi nomi come Intercisa,
Petro Pertusa e infine Forulus, da cui deriva il
nome odierno.

babile che da Fonte del Coppo avesse inizio un lungo tratto di strada sostruita da doppi o tripli filari di conci, grazie ai quali era possibile attraversare una serie di fossi e risorgive che dovevano rendere instabile il terreno.
Da Gaifana il percorso, con un rettifilo che resta oggi a
ovest della statale, toccava l'antica Tadinum (sita a sud-est
rispetto all'odierna Gualdo Tadino) e dopo il chiavicotto
presso Molinello (visibile a sinistra della statale), posto in
un luogo attualmente privo d'acqua, giungeva a Fossato
di Vico (Helvil/um )j qui, a nord dell'abitato si possono ancora vedere le spallette in opera quadrata e parte dell'arco
del ponte di S. Giovanni. La via si portava poi verso Sigillo (Suillum ) e, dopo il ponte Spiano sul fosso Fonturce e il
ponte Etrusco sulla Scirca (distrutto durante l'ultima guerra ), raggiungeva Scheggia (Scisa ), importante crocevia antico e sede della stazione ad Haesis. Da qui, con una serie
di tornanti, risaliva il valico di Scheggia (5 75 m ), superando un dislivello di oltre 120 m.
Prima di arrivare a Cantiano (Luceolis ), in localit Pontericcioli si conservano diverse testimonianze archeologiche,
tra cui i resti di sostruzioni e il ponte Grosso a due arcate
sul fiume Burano, il quale, poco pi avanti, attraversato

VIA FLAMINIA

Fano: la porta urbica


attraverso cu i la via Flaminia
entrava in citt .

--

da un altro ponte, ugualmente chiamato ponte Grosso,


ben visibile dalla statale. La Flaminia attraversava quindi
Cagli (Cale), sede della stazione ad Calem: al limite nordest del centro si conserva il ponte Mallio. Dopo l'Abbazia
di S. Vincenzo (Acqualagna), dove si pu notare parte di
una sostruzione con due chiavicorri (che aveva lo scopo di
contenere le piene del Candigliano e far defluire le acque
provenienti dalle pendici del monte Pietralata ), si iniziano
a scorgere i tagli artificiali lungo la suggestiva gola del
Furio, nella quale fu necessario anche costruire una galleria per permettere il passaggio della strada.

Dalla gola del Furlo a Rimini. A circa cinque chilometri


dal traforo si trova il ponte di Calmazzo sul Metauro, che
conserva un 'iscrizione che ricorda la sua messa in opera
da parte di Traiano nel 115. Il tracciato giungeva quindi a
Fossombrone (Forum Sempronii, circa 2 km a est del centro moderno, in localit San Martino del Piano) dove, nell'AREA ARCHEOLOGICA, si conserva un bel tratto della via che costituiva l'asse principale ovest-est della
citt. La strada consolare si portava a Calcinelli (ritenuto il luogo della famosa battaglia tra i Romani
e i Cartaginesi di Asdrubale del 207 a.c.) e a Fano
(Fanum Fortunae ), che attraversava in senso ovestes t, entrando dalla monumentale porta urbica,
eretta per volere di Augusto nel 9-10 d.C, come testimonia l'epigrafe posta sul monumento. Da Fano
la strada consolare costeggiava il litorale sino alla
foce del fosso Serione e, a differenza della moderna , risaliva il fosso e correva lungo la sommit delle alture, raggiungendo cos da sud-est Pesaro (PisaU/'lII11 ), importante stazione menzionata da tutti
gli itinerari. La Flaminia, procedendo verso nordovest, uperava le colline che si affacciano sulla
pianura romagnola e per il passo della Siligara (toponimo chiaramente riconducibile ad una strada
las tricata, silice strata ) arrivava a Rimini (Ariminum), dove il ben conservato Arco di Augusto segna la fine del percorso.

Eretto nel 27 a.C. in occasione del


restauro augusteo, come attesta
l'iscrizione mutila, l'Arco di
Augusto rappresentava il punto di
arrivo della via Flaminia e, allo
stesso tempo, quello di partenza
della via Emilia; venne realizzato
insieme all'Arco sul ponte Milvio a
Roma, posto all'inizio della via
consolare.
Il grandioso monumento era
sostanzialmente una porta
cittadina, unita lateralmente alla
cinta muraria con due torri
rivestite di laterizi ora scomparse;
il fornice a tutto sesto
inquadrato da due semicolonne
corinzie, con relativa trabeazione
timpano e sull'arco si possono
ammirare quattro divinit (Giove,
Apollo, Nettuno e Minerva),
mentre centralmente spicca una
protome taurina che
simboleggiava l'importanza della
colonia romana di Ariminum. In
epoca tardoantica fu privato della
parte superiore, costituita da un
gruppo scultoreo raffigurante
Augusto sulla quadriga, e nel
medioevo venne costruita la
merlatura attualmente visibile.

86

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LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

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L'itinerario
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dalla via Tiberina, verso
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un ponte-viadotto che
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Fulginiae
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Montefalco
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minia
del
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del Diavolo
punto in cui il fiume,
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ta la pianura, si inserisce fra

monti. Il manufatto, lungo


180 m e largo 8 compresi i parapetti,
aveva quattro arcate di diversa ampiezza
molto pi alte (circa 33 m) di quanto necesI

l
f ~ sitasse la portata del fiume, in modo da manla
strada
in
quota
nell'attraversamento
tenere
f
Massa Martana
della valle. Sembra che gi nell'VIlI secolo i
ponte fosse crollato; la successiva ricostruzion
dur fino al 1053 o 1054, quando venne distrutto in seguito alla rovina di una diga a mon
te, a causa di una terribile piena; da allora no
venne pi reintegrato e inizi ad essere chiamata
J
ponte Rotto: oggi rimane una sola arcata, che lo
Pont. Fonnaia ~
rende comunque uno dei pi spettacolari pont'
S. Giovanni
Acquasparta O
dell'Italia romana.
BIti Il
si
pu
seguire
la
direttrice
della
strada
anDa
qui

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tica (ripresa dalla moderna statale 3 ter), che
fossi
con
il
ponte
Capunta
a
nord
e
supera
due
Carsul8.
lamone (distrutto in parte durante l'ultima guerra

mondiale) e il ponte Caldaro (del quale rimangono tre dei cinque fornici originari). Si prosegue
San G' Inl
poi per San Gemini e, lungo una strada secondaria (la seconda a destra dopo San Gemini Fonte)
che riprende l'antica, si raggiunge l'AREA ARCHEOLOGICA di Carsulae, citt (sorta proprio in relazione alla Flaminia) di cui costituiva il principale asse
urbano sud-nord: percorrendo il lastricato ben
f Nera
I
Ponte
conservato, si attraversa il Foro, sul quale si affacdi AUllusto
cia, sulla destra rispetto alla strada, la basilica: die0:...-_ _-.;4 km
tro a questa, al di l della strada moderna, sono il
o
I
teatro e l'anfiteatro. Si arriva quindi alla porta urbica settentrionale: ne rimane il fornice centrale (chiamato arco di S. Damiano o di Traiano), in origine fiancheggiato da due minori (oggi scomparsi) destinati al

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VIA FLAMINIA

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tra nsito pedonale. La strada, uscita dalla porta, fiancheggiata da alcuni monumenti funerari.
Ri presa la viabilit moderna, si procede per Acquasparta:
pri ma del centro, sulla destra, si incontra la chiesa di S.
Giovanni de' Butris (costruita su due arcate, ancora visibili, di un ponte romano interrato in seguito a una variazione di corso del torrente aia ), mentre subito dopo il paese
possibile percorrere l'antica via, lungo un sentiero non
asfaltato (segnalato da un carrello turistico) fino al ponte
Fonnaia, ristrutturatO o costr uitO durante l'intervento
di Augusto del 27 a.c., anca
ra in ottimo statO di conser- .
vazione. Il ponte posto sul- l'omonimo fosso (un affluente del Naia, in secca durante
gra n parte dell'anno ma tumultuoso durante le piene ),
venne realizzatO in opera cementizia rivestita da blocchi
di travertino, disposti alter
na tlvamente per testa e per
taglio, e presenta la caratteristica di avere l'asse della volta a botte fortemente inclinato rispettO a quello stradale,
dal momento che il fosso e la via formano un angolo deci
samente acutO. All'interno dell'arcata, la cui altezza supe
ra gli 8 m, sono visibili segni e lettere incisi al momentO
del taglio in cava ai fini della successiva messa in opera.
Poco pi a vanti, in localit Grotta Traiana visita bile, su
richiesta, una catacomba cristiana.
Seguendo verso nord la strada antica, ripercorsa dalla
statale 316, si arriva a Massa Martana (sede dell'antica
.
ad Martis) e, lasciati a sinistra Viepri e Montec
chio, a Bastardo: qui, a nord dell'abitato, si conserva il
ponte del Diavolo sul torrente Puglia. Si prosegue poi sul
la viabilit moderna per Bevagna, l'antica Mevania fiori
ta a seguitO dell'aperura della Flaminia. La cittadina me
dievale (forse pi piccola di quella romana ) conserva il
reticolo stradale orientato sulla strada antica, che l'attraversa con un percorso unitario (attuali corsi Matteotti e
Amendola ); seguendola si raggiunge l'area dove sorgevano un tempio (in piazza Garibaldi ) e il teatro (in via S.
France co), il primo trasformatO nella chiesa della Madonna della eve, il secondo chiaramente leggibile nel
condizionamento prodotto sull'edilizia abitativa posteriore. U citi dalle mura medievali per porta Cannara i
percorre un rettifilo di circa 8 km, corrispondente alla
Flaminia: sulla sinistra sono visibili i resti di due mausolei. Si oltrepassa quindi Foligno e si giunge nei pressi di
San Giovanni Profiamma (Forum Flaminii), punto di incontro dei due rami della consolare.

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O

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.....
+'"
C

h. ~.'

La porta urbica nota come arco


di S. Damiano, entro l'area
archeologica di Carsulae:
notare la tomba monumentale
(a sinistra) e quella a cuspide.

CARSULAE
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DERIVAZIONE DEL NOME


La strada prende il nome dal suo costruttore, un personaggio appartenente alla gens Cassia, riconoscibile forse
in Gaio Cassio Longino, console nel 171 e censore nel 154
a.c., oppure in Quinto Cassio Longino, console nel 164,
o ancora in Lucio Longino Ravilla, console nel 127 e censore nel 125 a. C.

FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


La via Cassia raramente citata dalle fomi, anche perch
spesso confusa con la Clodia, con la quale aveva in comune il primo tratto da Roma a la Storta. Cicerone (Philippicae, XII, 22-23) ricorda la via come una delle tre strade, insieme all' Aurelia e alla Flaminia, che permettevano di raggiungere il Nord Italia da Roma. Festo riporta la notizia
che la via venne lastricata da un Cassio e menziona una festa, di origini molto antiche, che si svolgeva al V miglio; la
stessa festivit nominata anche da un'iscrizione dei Fasti
Praenestini (23), che cita per il V miglio della via Clodia .
Diciannove sono le iscrizioni che riportano i nomi dei curatores della strada, databili tra la fine del I e il III secolo
d.C., mentre solo un miliario, rinvenuto nei pressi di Montepulciano e datato al 123 d.C., fa riferimento esplicito alla
via, ricordando un restauro dell'imperatore Adriano.

Miliario lungo la via Cassia


con l'indicazione del LXV miglio
da Roma.

FONTI ITINERARIE
Atlantina: taw. 9-8-7

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Il percorso della Cassia da Roma a Luni compare, con il nome di via Clodia, nell'Itinerarium Antonini e nella Tabula
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Peutingeriana (dove diverse diUSN1A .
stanze sono lacunose); le stazioER ZEGVJNA
ni compaiono anche nell'Anonimo Ravennate e in Guidone.

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MOTIVAZIONI STORICHE
E STORIA DELLA STRADA

La via Cassia, che ricalcava in


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T.~"--~, inoltre, come mostrano gli Iti

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Sardeg

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VIA CASSIA

nerari, possibile che continuasse anche per Pistoia,


Lucca e Luni.
La direttrice conobbe restauri e porenziamenti con Claudio, Vespasiano, Traiano e
Adriano e ancora sotto il regno longobardo.

IL PERCORSO
Da Roma a Sutri. L'antica
via Cassia (i l cui tracciato coincide in buona parte con la
sta tale 2 fino a Bolsena e di seguito con la statale 71) aveva in comune con le vie Flaminia e Clodia il primo tratto
urbano e, superato il ponte Milvio (dove si divideva dalla
Flaminia ), puntava verso nord-ovest ricalcando in parte
l'antica via Veientana, un tracciato etrusco che collegava
Roma a Veio. Dopo villa Manzoni, che conserva i resti
della villa di Lucio Vero, il percorso passava davanti alla
cosiddetta tomba di Nerone, un sarcofago marmoreo del
II-III secolo d.C., a differenza della via moderna che invece
transita sul retro del monumento.
Da questo momento il tracciato, che precedentemente era
cara tterizzato da notevoli dislivelli, assumeva un andamento pi pianeggiante e rettilineo e, affiancato da monumenti funebri, raggiungeva le localit la Giustiniana (dove
confluiva la via Trionfale) e la Storta (ove si distaccava
dalla via Clodia). La Cassia continuava quindi il suo percorso verso nord e in localit Bosco di Baccano costeggiava la villa detta dei Settimii, residenza imperiale nota per i
suoi mosaici, oggi conservati al MUSEO NAZIONALE ROMANO . Attraversato il cratere di Baccano con una tagliata di
circa 800 m lungo il fianco occidentale del monte Lupoli,
che permetteva di abbassare il dislivello di circa 10m, la
stra da arrivava a Baccano (Baccanae), dove era posta la
mansio ad Baccanas o Vacanas, nei cui pressi aveva inizio
la via Amerina diretta ad Amelia.
La strada consolare, oltre Sette Vene e Monterosi, a differenza della moderna puntava a nord-ovest e giungeva a
sud di Sutri (Sutrium ), passando a nord dell'anfiteatro e
costeggia ndo la necropoli rupestre.

Da Sutri a Bolsena. Il percorso proseguiva a nord-ovest


lascia ndo a sinistra Vetralla e attraversando Forum Cassii,
posto probabilmente nei pressi della chiesa di S. Maria in
Forcassi (ormai in rotaie degrado), che conserva il toponimo antico. Attraverso una serie di tagliate e viadotti, realizzati per uperare diversi dislivelli, passava a ovest di Viterbo e, puntando verso nord, raggiungeva la localit terma le di Bagni di Viterbo, frequentata anche in antico.
Il tracciaro, dopo il ponte di S. Maria Sanguinaria (visibile
SOtto la statale), piegava a nord-ovest verso Montefiasco-

Roma: veduta del ponte Milvio


nella ristrutturazione del 109 a.C.
ad opera di Marco Emilio
Scauro.

AI XXI miglio da Roma dell'antica


Cassia, sulle rive dell'ormai
prosciugato lago di Baccano, era
collocata la mansio ad Baccanas o
Vacanas, ricordata da tutte le
fonti itinerarie.
Il complesso, la cui prima fase si
data all'et augustea, stato
oggetto di numerosi scavi, che
hanno portato alla luce un lungo
tratto della strada consolare
affiancato da strutture: delle
tabernae, un edificio
originariamente a due piani
(probabilmente un alloggiol. delle
terme, un piazzale lastricato
circondato da .un portico e forse
una caserma. Estato inoltre
individuato il primo tratto di una
strada che dalla mansio
conduceva a Forum Clodii (sul
lago di Bracciano) e la necropoli
che si stendeva ai lati con
iscrizioni datate dali al VI secolo.
Attorno alla mansio era sorto
dunque un vero e proprio vicus:
esso ricordato in un documento
del V-VI secolo, narrante la
passione del vescovo S. Alessandro.
Tra la fine del VI e l'inizio del VII
secolo lo straripamento del lago di
Baccano sommerse l'intera area,
per altro gi abbandonata; nel
medioevo si ha notizia di un
burgus Baccanus, forse sorto
intorno alla chiesa di S. Alessandro
fondata nel rJ secolo ma non
ancora localizzata con precisione.

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

Il profilo di Orvieto, tra le


vedute pi preziose e celebri
del paesaggio italiano.

ne, ripreso nuovamente dalla


statale 2, lungo la quale, ai
km 106.4 e 107.6 sono posti
due miliari; poco oltre, tra la
vegetazione, visibile sulla
destra il ma usoleo di Lucio
Canuleio. La Cassia arrivava
quindi a Bolsena (Vo lsinii
Novi), antico centro che conobbe una notevole espansione soprattutto dopo la costruzione della variante pi
breve aperta da Traiano (via Traiana uova ).

Da Bolsena a Firenze. Molte incertezze rimangono per


questo tratto della via Cassia che passava dalle colline di
tufo del Lazio a quelle di argilla e calcare a nord del fiume
Paglia, fino ad arrivare alla pianura della Valdichiana.
Non bisogna dimenticare che in questi luoghi, come ricorda Plinio il Giovane, un ruolo essenziale per i traffici era
svolto anche dalle direttrici fluviali.
Da Bolsena la strada doveva dirigersi a nord-est, lambendo il centro di Orvieto (Vo lsinii Veteres), fino alla localit
San Lorenzo: qui arrivava anche la via Traiana Nuova, costruita dall'imperatore per abbreviare di circa lO km il
tratto Bolsena-Chiusi della via Cassia.
Con un percorso ripreso inizialmente dalla statale 71, la
Cassia giungeva quindi a Citt della Pieve e a Chiusi (Clusium), per poi raggiungere Cortona (Cortona ). Da qui la
via consolare, ricalcando un antico percorso etrusco (coincidente nuovamente con la statale 71), raggiungeva Arezzo (Arretium ), quindi riutilizzava un tracciato etrusco (oggi noto come strada dei Sette Ponti), che si portava a Fiesole (Faesulae) lungo la sponda destra dell'Arno. In seguito alla deduzione di Firenze (Florentia ), gi in epoca
repubblicana furono create altre varianti, come il percorso
da San Donato, che attraverso Rignano e Bagno a Ripoli,
evitando l'ansa di Pontassieve, raggiungeva la citt riducendo la distanza di 5 miglia. Va anche ricordato un nuovo pi breve tracciato della strada, aperto nel 123 d.C.
dall'imperatore Adriano, come attesta il miliario rinvenuto presso Montepulciano, tracciato che probabilmente da
Bettolle punta va direttamente a Firenze senza toccare
Arezzo e tenendosi a sud dell'Arno.

Da Firenze a Luni. In un periodo non precisa bile, la Cassia, come mostrano gli Itinerari, venne prolungata fino a
Luni, anche se resta difficile ricostruire con precisione il
tracciato. Da Firenze la via probabilmente giungeva a Pistoia (Pistoriae ) e, ripresa dall'a ttuale strada per Montecatini e Pescia, si portava a Lucca (Luca) e infine a Luni (L una), importante crocevia interessato anche dal passaggio
della via Aurelia.

DERIVAZIONE DEL NOME


La strada prende il nome dal suo costruttore, un componente della gens Claudia, riconoscibile in Gaio Claudio
Canina, console nel 273 a.c., oppure in Aulo Claudio
Russo, console nel 268 a.c., o ancora in Gaio Claudio
Centhone, censore nel 225 a.c.

FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


Le fonti spe so hanno confuso il nome della via Clodia
con quello della Cassia, probabilmente per il fatto che le
due strade avevano in comune il primo tratto. umerose
sono le iscrizioni che menzionano i curatori della strada,
da tabili tra la fine del I e il III secolo d.C.

FO NTI ITINERARIE
, Tell' Itinerariul1l Antonini compare una via Clodia, le cui
ta ppe in realt si riferiscono alla Cassia, ma riportato
anche un percorso da Roma a Forum C/odii; alcune tappe
vengono citate nella Tabu/a Peutingeriana (nell'ambito di
un percorso che si riuniva all'Aurelia presso Cosa ), dall'Anonimo Ravennate e da Guidone.

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA


La strada che, ricalcando antichi percorsi, metteva in comunicazione Roma con l'Etruria nord-occidentale, venne costruita tra la fine del III e gli inizi del Il secolo a.c.,
do po la definitiva sottomissione delle grandi citt etrusche. Dal V secolo d.C. il territorio interessato dal pasAtlantino: tav. 9
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LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

Il PERCORSO
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Roma
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Cassia il primo tratro fino alla
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(Careiae ). La direttrice doveva
poi continuare per Casaccia e
Crocicchie (toponimo che indica l'incrocio di pi vie), ove sulla 493 ancora si conservano resti del basolaro, e scendeva verso il lago di Bracciano (facus Sabatinus), per poi risalire la collina di S. Liberaro, nei cui
pressi era Forum C/odii. Superato Oriolo Romano, con un
percorso pi rettilineo rispetto a quello moderno, raggiungeva quindi Barbarano Romano (dove in localit Vallicelle
resta un tratto di lastricato) e, seguendo un tracciato oggi
percorso da una via secondaria, l'altura su cui sorge Blera
(B/era). L:abitato, di origini antichissime, famoso per le
necropoli etrusche di Grotte Penta e Pian di Ve covo (ove
si trovano le tombe dalla caratteristica forma 'a dado') e
quelle dei vicini siti di San Giovenale e Luni sul Mignone.
A monte della citt il tracciato, ancora conservato in alcuni tratti, superava il fosso Biedano sul ponte del Diavolo
(in peperino, largo 5 m e lungo oltre 20) e attraversava
longitudinalmente il centro. Varcato il ponte della Rocca,
conservato a valle di Blera, il percorso della Clodia continuava in una regione ricchissima di sepoltme rupestri :
proseguiva verso il pianoro di Norchia (anche qui necropoli con tombe 'a dado' come quelle di Blera), per poi oltrepassare nuovamente il fo so Biedano su un ponte a tre
arcate di cui restano solo due piloni. A nord dell'abitato,
la direttrice doveva passare per la cosiddetta cava Buia,
un'infrasrruttma che, a causa del degrado provocato dalla
forte erosione eolica della roccia, difficile interpretare
come tagliata o pi probabilmente come galleria; immediatamente sotto la sommit del taglio si conservano due
iscrizioni, che ricordano la realizzazione ad opera di Gaio
Clodio Thalpio e di Tiberio Terenzio, non oltre la met
del I secolo a.c. Da qui il tracciato, seguendo una serie di
tagliate, arrivava a Tuscania (Tuscana ), centro ricco di testimonianze archeologiche, ove un bel tratto di basolato
sale ancora la collina di S. Pietro.
Dopo Tuscania difficile rico truire con precisione il percorso della Clodia che, raggiunto Canino, si portava a Saturnia; da qui, puntando verso nord-ovest, raggiungeva
Roselle (Rusellae ), abitato etrusco ricco di testimonianze
archeologiche, e Vetulonia (Vetu/onia ), per poi confluire
nella via Aurelia, in un punto non ancora precisato.

--

Norchia: tombe rupestri.

La citt di Roselle, fondata nell'vIII


secolo a.c. e divenuta colonia
romana nel i a.C., conserva ancor
oggi importanti testimonianze
antiche, prima fra tutte la cinta
muraria ove sono ben riconoscibili
le diverse fasi costruttive, dalla pi
antica (VII secolo) in mattoni crudi,
a quella in opera poligonale a
grandi blocchi (VI secolo) e a quella
in opera quadrata di et
ellenistica. Alla fase pi antica del
centro risalgono l'edificio ovale
con recinto (identificabile forse
come un santuario) e la cosiddetta
casa con recinto, scoperta sotto il
Foro, probabilmente da collegare
ad attivit commerciali. A nord
dell'abitato si trovano un edificio
termale e l'anfiteatro, mentre a
sud la basilica e l'Augusteo, un
tempio destinato al culto
dell'imperatore; fuori dalla citt,
inoltre, sono visibili numerose
tombe.

ROSELlE
PARCO ARCHEOLOGICO

via degli ScaVI. locallta Roselle.


comune di Grosseto
tel. 0564 402403
Visite: tutti I giorni 919.30

DERIVAZIONE DEl NOME


I lavori di sistemazione dell'asse
viario tra Pisa e i confini con lo
Stato pontificio, finalizzati anche
al recupero della Maremma,
furono iniziati nel 1829 sotto il
granduca leopoldo Il e terminati
nel 1841: la .Nuova Emilia.
riprendeva il tracciato della via
Aurelia-Emilia di Scauro.
Contemporaneamente fu
ripristinato anche il percorso
laziale. Quando nel 19281'Anas
prese in carico la rete delle strade
pi importanti, fu dato il numero 1
a quella che collegava Roma con la
Francia, chiamata Aurelia: il nome
unific cosi una serie di tratti, in
epoca romana pertinenti oltre che
alla consolare dallo stesso nome,
anche alla via Emilia di 5cauro e
alla lulia Augusta. Oggi l'Aurelia,
adibita al traffico locale, stata
declassata a provinciale e la
denominazione di statale n. 1
passata alla nuova variante a
quattro corsie.

Non conosciamo con sicurezza l'Aurelius da cui prende il


nome la strada, ricordato in un miliario rinvenuto e conservato nell' AREA AR CHEOLOGI CA di Vulci; l'identificazione
si complica per l'attestazione in talune fonti di una via Aurelia vetus e di un'altra nova, che potrebbero essere state
costruite da due magistrati diversi. Gli studiosi propendono nel caso dell'Aurelia vetus per Gaio Aurelio Cotta,
console nel 252 a.c. e censore nel 241; nel caso della nova
resta pi dubbia l'attribuzione all'omonimo console del
200 a.c., del 144 o ancora del 119.

FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


Cicerone (Philippicae, XII, 22-23 ) ricorda la via come una
delle tre strade, insieme alla Flaminia e Cassia, che permerrevano di raggiungere il Nord Italia da Roma; un'altra
citazione della strada si trova nella Historia Al/gusta (Divus AUl'elianl/s, 48, 2), dove vengono descritti i fertili territori che si estendono dall'Etruria alle Alpi Marittime
lungo il suo percorso.
Numerose iscrizioni menzionano i curatOl'es della strada;
fra queste va ricordata in particolare quella, attribuibile
all'et di Antonino Pio, che menziona C. Popilius Cal'us
Pedo, ricordando l'esistenza di un'Aurelia vetus e di una
Aurelia nova.

FONTI ITINERARIE
L'Ttinerariun1 Antonini riporta le tappe della via Aurelia,

definendola la strada, lunga


796 miglia, da Roma ad Arles
attraverso la Tuscia; anche nella Tabula Peutingeriana, la
strada che parte da Roma con
il nome di Aurelia arriva fino
alla citt della Gallia. Probabilmente per le due fonti considerano come unitaria una via
che fu l'esito di prolungamenti
successivi e che venne. definiti,
vamente strutturata m eta au gustea con l'apertura della Iulia Augusta.

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LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

e la data di costruzione
via sono molto controversi.
(V,l, 11) ricorda la
di una via Emilia da
di Marco Emilio Scauro e ne
il punto d'arrivo a Vodo
(Vado Ligure), dopo aver
Pisa, luni e Tortona.
De viris i/lustribus (M.
Scaurus, 72,8) si
la stesura della strada a
Emilio Scauro, in qualit di
(quindi nel 109 a.C.),
un miliario rinvenuto in
it Volta di Rate di Albinia a
dell'Argentario la riferisce al
(115 a.C.).
ritenuta un
dell'Aurelia, pi
dal momento che il
miliario di Albinia riporta
distanza di 91 miglia,
i
a quella da Roma,
. i avanzata l'ipotesi di
la strada come un asse
che nel tratto fra Roma e
115 a.C.) sarebbe stato
parallelamente all'Aurelia
come
dell'antica
ormai divenuta
'nt ad assicu rare rapidi
fra Roma e la costa
; la strada sarebbe
ulteriormente estesa nel 109
.\... fino a Dertona (Tortona) e da
. fino a Vado Ligure, secondo il
riproposto pi tardi dalla
lulia Augusta.
da sottolineare il fatto che il
della strada di Emilio Scauro
ha lasciato traccia negli
e nella toponomastica,
prevalso per l'intero asse
da Roma alla Gallia il nome
Aurelia (anche per la presenza
una ben pi nota via Emilia): il
si e tramandato solo
popolare dell'area pisana,
ad esempio era chiamata via
ia la strada da Pisa a Cecina
206).

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA


La strada, che dovette riutilizzare precedenti tratti di vie
costiere etrusche, nacque inizialmente dalla necessit di
collegare Roma con le colonie militari fondate sulla costa
tirrenica durante il III secolo a.c., dopo la definitiva sottomissione dell 'Etruria; essa dovette poi conoscere una serie
di progressivi prolungamenti lungo il litorale (databili fra
III e Il ) fino alla Liguria e pi tardi anche al di l del confine, in relazione alla politica di espansione romana, divenendo cos l'asse principale dei traffici per l'alto Tirreno.
Sul significato e sul ruolo della direttrice rimangono aperte
molte problematiche, connesse in particolare alla difficolt
di distinguere il tracciato delle due Aurelie; un ulteriore
problema rappresentato dalle menzioni letterarie ed epigrafiche di un'altra strada, aperta da Marco Emilio Scauro,
in stretto rapporto topografico con la stessa Aurelia.
L'intero percorso da Roma alla Gallia Narbonese tuttavia, pur essendo 'composto' dalla via Aurelia vera e propria, dalla via Emilia di Scauro e dalla via Iulia Augusta,
fu chiamato via Aurelia (come provano le parole di Cicerone e il tracciato riportato negli Itinerari ); in Provenza la
via Iulia Augusta ancora ricordata come le Gran Camin
Aurelian (divenuto nell'uso popolare Camin d'Oriente);
nella tarda antichit la stessa provincia veniva comunemente denominata Aurelia.
Con le prime invasioni barbariche inizi il declino della
via nel territorio etrusco, a causa delle sempre meno frequenti sistemazioni, come risulta ad esempio evidente dall'opera di Rutilio Namaziano; questa ituazione perdur
anche in epoca medievale, quando la strada divenne insicura e insalubre per la vicinanza di zone paludose e malariche. Diversa fu invece la situazione per il versante ligure,
dove la via mantenne una propria identit: il percorso della statale 1, principale asse viario della regione prima della
costruzione dell'autostrada, non che l'eredit dell'antico
traccIato romano.

IL PERCORSO
Sul percorso complessivo della direttrice rimangono aperte molte questioni: in particolare discusso se il punto di
arrivo dell' Aurelia vetus vada riconosciuto in Cosa o in
Pisa e se l'Aurelia nova costituisse un'alternativa pi interna e rettilinea della vecchia oppure un suo prolungamento. Poich tuttavia negli Itinerari compare sotto il nome di
Aurelia e con tappe dettagliate un percorso costiero, nella
descrizione si fa riferimento a questo.

Da Roma a Civitavecchia. La via Aurelia, che aveva inizio


presso il pons A emilius (poi ponte Rorro ), usciva dalle
Mura Aureliane attraverso porta Aurelia (odierna porta S.
Pancrazio ), per poi proseguire verso nord-ovest affiancata da numerosi sepolcri, come quelli visita bili nel seicentesco parco di Villa Doria Pamphilj, che lungo l'attuale via

VIA AURELIA

Aurelia Antica conserva i resti delle arcate dell'Aqua


Traiana.
Il tracciatO (il cui percorso coincide in buona parte con la
sta tale 1) raggiungeva quindi Malagrotta, Castel di Guido
ubicatO nel sitO di LoriL/m, dove nel 161 mor l'imperatOre Antonino Pio ) e Palidoro (abitatO antico come a
no i materiali rinvenuti ); passava poi per Statua (stazione
.Id Turres ), Palo (Alsil/m, centro fondatO nel 247 a.c. per
contra tare le pericolose incursioni puniche e in eguitO
di ventatO luogo di villeggiatura per i nobili romani che vi
fece ro costruire lussuose ville) e, perpetuatO dalla tatale,
tra n itava a
dell'antica Pyrgi (presso Santa Severa ),
uno dei porti di Caere (Cerveteri ), famoso per il santuario
dedicatO alla dea Leucothea-Ilizia protettrice delle nascite
e della navigazione.
Seguendo l'andamento orografico della fascia litOranea, la
con olare raggiungeva Santa Marinella: al km 59.7 visibi le, sulla sinistra, una stele che ricorda i restauri della via
da parte di Settimio Severo e Caracalla e, subito dopo, tre
ponti antichi (due sul lato del mare, uno a monte). Si porta va quindi sul promontorio, ove orge va l'antica PuniClI I11, toponimo che probabilmente ricorda un'intensa frequentazione dei Fenici lungo il litOrale etrusco; qui era (all'i nterno del castello Odescalchi ) la grande villa di Dlpiano, famo a per i suoi pavimenti musi vi.
L'Aurelia arrivava poi a Civitavecchia (Centumcel/ae ),
centro SOrtO all'inizio del Il secolo d.C., quando Traiano vi
co tru il grandioso porto e una villa, ricordata da Plinio il
Giovane, dove oggiornarono anche Marco Aurelio e il figlio Commodo, alla quale si attribui cono i resti del complesso delle cosiddette Terme Taurine.

L'acquedotto dell'Aqua Traiana


venne costruito da Traiano nel 109
d.C., per approwigionare il
quartiere di Trastevere (Trans
Tiberim), ancora sprowisto di una
fornitura di acqua potabile
nonostante a Roma fossero in
funzione diversi acquedotti. Era
alimentato dalle sorgenti situate
sulla sponda settentrionale del
lago di Bracciano (Lacus
Sabatinus), nella zona di Vicarello,
dove furono rinvenute le famose
tazze. Dopo circa 57 km, in gran
parte sotterranei, terminava sulla
sommit del Gianicolo, uno dei
punti pi alti di Roma.
Rimasto in funzione fino al 537,
quando i Goti danneggiarono gli
acquedotti di Roma, venne in
seguito riattivato pi volte, fino al
completo restauro all'inizio del
Seicento, per volere di Paolo V,
come ricorda l'iscrizione sull'arco
commemorativo, lungo l'attuale
Aurelia antica. Oggi, rimangono
visibili solo alcuni segmenti del
viadotto, due lungo la via Aurelia
antica e uno lungo via del Casale
di S. Pio V.

Da Civitavecchia a Luni. Il tracciato costeggiava il mare,


allontanando ene 010 in alcuni tratti dove la costa era alta
e rocciosa o dove si stendevano lagune e paludi: esso aveva
tutte le caratteristiche delle grandi direttrici di comunicazi one, in quanto condottO con lunghi rettifili, che quasi
mai entravano nelle pur importanti citt, raggiunte da strade di raccordo. Da Civitavecchia l'Aurelia continuava per
le antiche stazioni di Forum Alirelii (la cui localizzazione
discussa, ma for e ipotizzabile a Montalto di Castro) e di
SlI ccosa, lambendo cos il centro di Ansedonia (Cosa ); oltrepassato il fiume Albegna, la direttrice percorreva la pianura alluvionale dell'Ombrone, portandosi, con un percorO di difficile identificazione anche a causa dei cambiamenti ambientali, fino alla citt etrusca di Populonia (PopuloIlillm ), che doveva e ere collegata alla consolare con un
diverticolo presso la stazione di Manliana. Proseguendo
\'er o nord, il tracciatO raggiungeva Vada ( Vada VolaterraIla) , Livorno (Livo mia ) e Pisa (Pisae ) importante calo
ma rittimo e fluviale, arrivando poi a Luni (Luna ), che attra ver ava,
'tuendo il principale asse viario est-ove t
de lla citt: questa importante nodo nelle comunicazioni

I resti delle Terme Taurine poco


fuori CiVitavecchia, gi
appartenenti a una villa
imperiale.

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

marittime e terrestri del mondo


antico, conserva tra i molti monumenti giunti fino a noi anche un
tratto del ba alato, Qui trovava
capolinea anche la via Cassia.

Scorcio dell'Anfiteatro di Luni,


una delle vestigia pi
monumentali dell'antica citt
abbandonata.

.Un viaggiatore armato di


binocolo che si trovasse a bordo di
una mongolfiera potrebbe vedere
meglio di chiunque altro lo
scenario della nostra storia. Subito
noterebbe una lunga icatrice nera
che taglia la pianura. El'Aurelia, la
statale che parte da Roma e arriva
fino a Genova e oltre. Per quindici
chilometri va dritta come una
pista d'atterraggio, poi lentamente
curva a sinistra e raggiunge la
cittadina di Orbano, tutta
affacciata sulla laguna.
[...] Su questa strada, durante i fine
settimana di bel tempo e
soprattutto d'estate, si formano
file lunghe chilometri. Sono quelli
della capitale che vanno su e gi
per i luoghi di villeggiatura pi a
nord.'
La via Aurelia lo scenario di .Ti
prendo e ti porto via., romanzo di
Niccol Ammaniti del 1999,
ambientato a Ischiano Scalo,
frazione con poche case e mille
anime, patria dei due protagonisti
Pietro e Graziano.
Il ruolo della strada non resta sullo
sfondo: Pietro e Graziano
s'incontrano una sola volta, a un
incrocio dell'esistenza, proprio
sull'Aurelia.

Da Luni a Genova. Dell'Aurelia


antica in Liguria rimangono poche
tracce per molteplici motivi: la particolare conformazione del territorio, la continuit e densit abitativa
che ne hanno spesso obliterato i resti, i rifacimenti e le sovrapposizioni medievali e moderne che ne hanno alterato la leggibilit, la mancanza di manutenzione in zone
soggette a frane e ad erosione che
ne hanno determinato la scomparsa.
La via usciva da Luni attraverso la porta occidentale e seguiva inizialmente un andamento costiero, lungo il litorale
antico (pi arretrato del moderno) fino al Magra, da dove
poteva proseguire, secondo le ipotesi ricostruttive, fino a La
Spezia, sempre su un percorso paralitoraneo, oppure per la
val di Vara, sul tracciato ripreso dalla odierna autostrada.
Oltre La Spezia, aggirava il territorio delle Cinque Terre, all'incirca sul percorso ricalcato dalla statale l per Brugnato,
Carrodano, Mattarana, puntando al passo del Bracco, dove
alcuni tratti di sentiero sono stati identificati, per caratteristiche di pendenza e regolarit, come tracciati di et romana. Di qui la strada, presumibilmente sempre sullo stesso
percorso della odierna statale, scendeva in direzione della
costa, verso Sestri Levame (forse la Segesta Tigulliorum delle fonti antiche), e continuava mantenendo un percorso
paralitoraneo lungo il golfo del Tigullio: in questo tratto la
ricostruzione del percor o si basa sulle persistenze in epoca
medievale e moderna e nei resti di basolati e ponti, ancor
oggi visibili tra le chiese di S. Sebastiano e di S. Anna, nella
valle del Fico, e ancora tra S. Anna e Cavi Borgo. A occidente del centro di Rapallo la via seguiva forse lo stesso
tracciato del percorso medievale che conduce alla frazione
Santa Maria del Campo, e che risale la valle del rio Bana in
direzione di Ruta di Camogli, da alcuni identificata con
Delphinis dell'Itinerarium Antonini, aggirando cos il promomorio di Portofino: anche qui rimangono tracce di strade amiche, presso il lebbrosario di S. Lazzaro, la chiesa medievale di S. Michele di Rura e la chiesa degli Olivetani a
Camogli. Al di l di Recco (da identificarsi con il Ricina della Tabula Peutingeriana) e Bogliasco, la via si dirigeva verso
ervi e seguiva forse lo stesso andamento di un tracciato
medievale parallelo alla costa, ma pi interno rispetto all'attuale arteria litoranea. In prossimit di Genova (Genua)
la strada si biforcava, attraversando con un ramo la citt e
con un secondo costeggiandola a monte.

VIA AUREUA

Si stende per circa 8Q ettari tra le pendici


de l promontorio di Piombino e il golfo di
Ba ratti; in questo luogo incantevole sorgeva
l'antica Populonia, ricordata da Strabone (V,
2, 6) come l'unica citt etrusca fondata sul
mare. Populonia era costituita da due nuclei
ben distinti: la citt bassa, che comprendeva la zona portuale e i quartieri produttivi
(visibili lungo la cosiddetta via del Ferro), e
l'acropoli (rioccupata dal borgo medievale,
con la suggestiva fortezza di Baratti). dove

sono stati messi in luce tratti di una larga


strada basolata che portava alla cosiddetta
villa delle Logge (probabilmente un importante edificio pubblico, recentemente interpretato come santuario).
Nel Parco sono inoltre visitabili tombe di
varia tipologia, tra cui spiccano la monumentale tomba dei Carri (con un diametro
di 28 m e dotata di un lungo dromos) e
quelle dei Flabelli, del Bronzetto di Offerente e delle Pissidi cilindriche.

Tratto di strada basolata


nel Parco archeologico di
Baratti e Populonia.

POPULONIA
PARCO ARCHEOLOGICO DI
8ARATTI E POPULON IA

localit Baratti di Piombino


tel 0565 226445
Visite: gennaniofebbraio e
novembre-dicembre, mar ven .
10-14. sab.dom. e fest. 10-16;
marzo maggio e ottobre, mar
domo 1Q18; giugno e settembre
mar. -domo 1019, luglioagosto
tutti I giorni 1Q- 19

Da Genova a Vado. In uscita da Genova la via doveva affrontare l'ascesa del promontorio che, prima dello sbancamento degli anni '30 del Novecento, si protraeva fino al
mare e ridiscendeva poi verso il Polcvera, proseguendo
per Sestri Ponente, Pegli, Vsima e Arenzano. Valicato il
promontorio della Pineta, si allontanava forse dalla costa,
qui molto scosce a, per poi ritornarvi dai Piani di Invrea
fino a Varazze, dove si proposto di identificare la mansio
ad navalia degli Itinerari . Anche tra Varazze e Albisola
(Alba Docilia o Decelia o Delicia degli Itinerari ) la via dove va seguire un percorso parallelo al litorale, ma pi interno, alle falde delle colline, evitando il centro di Celle dove
la statale denominata Aurelia di costruzione recente: la
direttrice seguiva probabilmente il percorso ripreso dall'antica via dei Siri, nei pressi della quale sono venute alla
luce tombe di epoca romana. Superata Lavagnola, l'Aurelia si dirigeva verso Savona (Savo ), mantenendosi in quota, e giungeva a Vado Ligure (Vada Sabatia), sede di un
porto molto sicuro e fondamentale nodo stradale della

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

Nell'antichit svolgevano un ruolo fondamentale


ai fini del trasferimento di uomini e merci le rotte
marittime, che mettevano in collegamento i
diversi porti del Mediterraneo, sia attraverso
consolidate direttrici in mare aperto, sia con
navigazioni costiere di piccolo cabotaggio. Per
l'epoca romana una di tali rotte costiere, lungo il
litorale tirrenico da Roma all'attuale Provenza,
ampiamente testimoniata non solo da un
portolano, trasmesso all'interno dell' Itinerarium
Antonini, nella parte conosciuta come Itinerarium
maritimum, ma anche dai numerosi relitti di navi
rinvenuti lungo le sue tappe. Essa inoltre trova
una suggestiva conferma in un poemetto, il De
reditu suo di Rutilio Namaziano, il quale descrisse
nella prima met del v secolo d.C il proprio viaggio
di ritorno da Roma alla terra natale, la Gallia:
molte delle localit awistate sulla costa durante la
navigazione sono le stesse che compaiono negli
Itinerari come stazioni di sosta dell'Aurelia, cosi
come diversi porti di approdo coincidono con
tappe della consolare, segnalando un continuo
contatto tra via di terra e rotta marittima.
Il poemetto, specchio della situazione politica e
ideologica del tempo e rappresentativo di un
genere letterario, pu quindi anche essere letto
come prezioso resoconto di un viaggio, effettuato
in un ambiente ormai profondamente modificato
dall'imminente fine del mondo antico rispetto a
quello descritto dagli autori precedenti.
La famiglia di Rutilio, appartenente all'aristocrazia
gallica, si era trasferita a Roma dove si era distinta
per la carriera politica intrapresa dal padre del
poeta e da Rutilio stesso. Questi progett di fare

ritorno definitivamente in Gallia: le motivazioni di


tale decisione sono da ricercare verosimilmente
nei grandi sconvolgimenti provocati dalle
devastazioni gotiche che proprio in quegli anni si
erano ripetutamente abbattute sulla Penisola. In
un simile contesto, l'impraticabilit delle strade, in
particolare della via Aurelia, impose al poeta una
scelta obbligata:
.Si sceglie il mare, perch le vie di terra,
fradice in piano per i fiumi, sui monti sono
aspre di rocce:
dopo che i campi di Tuscia, dopo che la via
Aurelia,
sofferte a ferro e fuoco le orde dei Goti,
non domano pi le selve con locande, n i
fiumi con ponti,
meglio affidare le vele al mare, sebbene
incerto.
La navigazione, seppur condotta lungo la costa, si
prospettava difficile, poich si verificava nel
periodo di arresto ufficiale della navigazione, cio
di mare clausum, come veniva definito all'epoca.
Rutilio si procur una piccola flotta di cymbae,
agili imbarcazioni, sulle quali fece caricare i suoi
effetti, e, in compagnia di un gruppo di marinai
appositamente assoldato, salp da Roma,
congedandosi definitivamente dalla citt tanto
amata: era il mese di novembre dell'anno 415 o
417 (sulla datazione esistono tuttora opinioni
discordi).
La partenza awenne dal Portus Augusti, lo scalo
fatto costruire da Claudio e successivamente

Panoramica dell'Argentario con Cala Galera e il tombolo della Feniglia.

VIA AURELIA

am pliato da Traiano, raggiunto attraverso la fossa


Tra iana, che Rutilio definisce ramo destro del
Tevere: il corso del fiume che arrivava a Ostia era
infatti insabbiato e impraticabile. Dal porto
Rutilio, dopo aver atteso per ben quindici giorni il
miglioramento delle condizioni atmosferiche,
riusc finalmente a salpare: superate tre localit
lungo il litorale, Alsium, Pyrgi e Caere,
corrispondenti alle attuali Palo, Santa Severa e
Cerveteri, la piccola flotta giunse a Centumeellae
(Civitavecchia). Il porto creato da Traiano si
presentava ancora grandioso: protetto
tu tt'intorno da moli disposti in modo da creare un
anfiteatro d'acqua, era dotato all'imboccatura di
un'isola artificiale sulla quale si innalzavano due
torri gemelle e all'interno ospitava un bacino che
aveva l'apparenza di una piscina, tanto le sue
acque erano calme; Rutilio e i suoi compagni vi
fecero scalo, concedendosi una sosta rigenerante
alle Terme Taurine.
Dopo il pernottamento, la navigazione riprese;
lungo la costa vennero awistate Graviscae,
l'attuale Porto Clementino, e Casa, presso
l'odierna Ansedonia, descritta come una citt in
sfacelo e disabitata. Alla seconda notte, trascorsa
nel vicino Porto Ercole, fece seguito il peri pio
dell'Argentario, effettuato a fatica a causa dei
fo rti venti: arrivati in prossimit delle foci
dell'Ombrone, bocca sicura per le navi
trepidanti., il poeta avrebbe voluto approdarvi,
ma i marinai insistettero per continuare il
viaggio; il sopraggiungere della sera e il calare
del vento obbligarono a un approdo poco pi a
nord, lungo la spiaggia. Si riparti quindi dalla
Pineta del Tombolo: awistata l'isola d'Elba, in
breve tempo venne raggiunta Falesia, l'attuale
Porto Vecchio di Piombino, dove il poeta
assistette alla celebrazione dei riti in onore di
Osi ride, per poi dirigersi a una villa non lontana
dove i marinai si concedettero una sosta. Il
giorno dopo i naviganti approdarono a
Populonia, una citt distrutta (<<restano solo
tracce fra crolli e rovine di muri.), che tuttavia
ma nteneva vivo il proprio porto, ben segnalato
ai naviganti da una fortezza. Da tale localit il

viaggio riprese fino a Vada Volaterrana, la


spiaggia di Volterra, assai ricca di secche come
indica l'etimologia stessa del toponimo; la sosta,
non prevista, fu necessaria per lo scoppio di un
violento temporale e il poeta ne approfitt per
fare visita all'amico Albino, proprietario di una
villa nelle vicinanze (i cui resti sono tuttora
visibili a San Vincenzino, presso Cecina).
All'alba del settimo giorno di viaggio, Rutilio salp
alla volta di Pisa, dove intendeva fare visita a un
altro amico, Protadio: l'approdo awenne al Portus
Pisanus (nella zona dell'attuale S. Stefano ai
Lupi), emporio ancora fiorente, protetto dalle
onde grazie alle lunghe alghe del fondale. Pisa fu
raggiunta per via di terra, una volta ormeggiate le
navi: pur se non sono precisati i motivi di tale
scelta, possibile pensare che il porto urbano,
messo in luce da scavi recenti quasi in centro
della citt, fosse gi impraticabile per i successivi
interramenti che portarono al suo abbandono.
Dopo una sosta particolarmente lunga a causa
del cattivo tempo, i viaggiatori raggiunsero Luna
(Luni), la citt dalle candide mura, cui la sorella
del sole che splende assegna il nome: a questo
punto il diario si interrompe, perch il poemetto
ci giunto incompleto. Non si sa pertanto quali
siano stati gli scali successivi, anche se
probabile che la navigazione sia proseguita
lungo la costa ligure (un frammento del testo,
recuperato nel 1973, stato interpretato come
riferito ad Albenga) e lungo quella della Gallia,
fino a uno dei porti della terra di origine di
Rutilio, forse quello stesso di Arles, meta finale
anche del portolano dell'ltinerarium maritimum
e del percorso della via Aurelia come compare
nell' Itinerarium Antonini e nella Tabula
Peutiflgeriana.
Chi volesse affrontare la lettura del diario di
Rutilio pu tenere presente la seguente edizione:
A. FO, Rutilio Namaziano, Il ritorno, Torino 1992
(dalla quale tratta la traduzione dei passi citati);
chi invece volesse farsi suggestionare da una
versione romanzata della medesima opera, pu
fare riferimento a M. C. CARDONA, L'altra met
del demone, Venezia 1997.

viabilit ligure: in prossimit di Vado infatti, non lontano


dall' insediamento rurale individuato in corrispondenza
della cappella di S. Pietro in Carpignano, avveniva la connessione tra la Aurelia e la Iulia Augusta proveniente dalla
va l Bormida . el tratto successivo, fino a Ventimiglia e al
territorio francese (La Turbie, Arles ), le due vie proseguivano sul medesimo percorso, per la cui descrizione si rimanda al la luli a Augusta.

LE STRADE DA ROMA VERSO GLI ABITATI


DEL TERRITORIO CIRCOSTANTE
Osservando la raffigurazione di Roma nella Tabula Peutingerim7a si ha la precisa consapevolezza del ruolo di caput
viarul11 attribuito alla citt: una figura incoronata, assisa in
trono e recante il globo, la lancia e lo scudo, racchiusa
entro un doppio cerchio attraversato nella sua parte inferiore dal fiume Tevere; dal cerchio, come quasi da un perfetto 'raccordo anulare' si diramano dodici percorsi stradali, undici dei quali riportano i nomi delle grandi vie storiJ:::[-'-'::::!,!!
che: Aurelia, Triumfalis, Flaminia, Salaria, Numentana, Tyburtina, Prentina (Praenestina),
Lavicana (Labicana), Latina, Appia, Hostiensis .
on solo queste strade, espressione della viabilit pi antica e pi imporrante, si irradiavano dalla citt : numerose erano quelle che dovevano
metterla in collegamento con i diversi centri del
I Lazio, riprendendo percorsi attivi gi in epoca
arcaica. Alcune di tali direttrici sono ricordate
I dalle fonti, ma il loro percorso re ta incerto; per
altre di contro si conoscono solo resti archeologici, senza riuscire a dar loro un appellativo. I proLa personificazione di Roma
blemi di identificazione sono talora resi ulteriormente pi
con le strade che si dipartono
complessi dalle denominazioni moderne: ad esempio l'atdalla citt nella
tuale via Ardeatina ricalca in parte un tracciato che, diparTabula Peutingeriana.
tendosi dalla via Appia Antica all'altezza della chiesa Domine qua Vadis?, volgeva alle Ferriere di Conca, dove
stato riconosciuto l'abitato arcaico di Satricum, e che per
questo da alcuni tudiosi chiamato via Satricana.
Le direttrici della via Laurentina e della via Ardeatina di
epoca romana non corrispondono alle strade che oggi ne
perpetuano il nome trasmesso dalle fonti: la Laurentina (citata per la presenza di edifici particolari da vari autori, tra
i quali Plinio il Giovane - Epistulae Il, 17, l - che la ricorda insieme all'Ostien e come una delle vie da percorrere
per raggiungere la propria villa marittima) si staccava dalla
via Ostiense pi o meno all'altezza dell'odierno viadotto
della Magliana (ricalcata in parte da via Cristoforo Colombo e dalla via Pontina) e raggiungeva Castel di Decima, dove era visibile, fino a poco tempo fa, l'XI miliario, ora
scomparso. Da qui, lasciato il bivio per Pratica di Mare
(Lavil1illl1l), continuava ver o ud, affiancata dalle arcate

LA RETE VIARIA MINORE

NEL~ITAUA

CENTRALE

in opera laterizia dell'acquedotto laurentino, fino alla zona


di Tor Paterno, sede di un vicus imperiale e delle ville maritti me di Lal/rentl/m. La via Ardeatina usciva invece dalle
~lura Aureliane da una porta (sita tra porta Appia e porta
Ostiense) distrutta dai bastioni del Sangallo; il suo percorso iniziale perpetuato da via Padre Semeria, da via Cristoforo Colombo, da viale Tormarancia e da via Grotta
Perfetta (vicino alla chiesa dell' Annunziatella si conserva
un bel tratto di strada lastricata affiancata da un'area di
necropoli). Da qui in poi la strada perpetuata per un breve tratto dalla via Ardeatina moderna, da via della Cecchignola, da cui devia dopo un chilometro volgendo a sud
lungo via del Bel Poggio, e da via Tor Chiesaccia oltre il
raccordo anulare. Pi oltre (con alcune incertezze nel percorso) la via passava per Torre S. Anastasia e per torre della Castelluccia e arrivava al bacino della Solforata (dove si
pu visitare la grotta sulfurea attribuita all'oracolo di Fauno, a cui si rivolse re Latino per decidere a chi dare in sposa la propria figlia Lavinia ). Da Casale San Procula, grosso
modo ricalcata dall'attuale via Laurentina, si dirigeva infine verso rdea, citt immortalata nella leggenda virgiliana
di Enea quale capitale del piccolo regno dei Rutuli.
In prossimit delle vie Ardeatina e Laurentina, Festo colloca una via Asinaria (il cui nome presumibilmente da riferire a un serraglio posto fuori porta piuttosto che alla gens
Asinia), nota anche da Procopio di Cesarea, cbe nella sua
narrazione della guerra greco-gotica racconta di come Belisa rio, generale di Giustiniano, marciando verso Roma nel
536 abbandon la via Latina per entrare in citt dalla porta Asinaria delle Mura Aureliane. In base alle fonti e agli
esigui riscontri archeologici, si pu ipotizzare che la via
Asinaria uscisse dove oggi la basilica di S. Giovanni in
Laterano, per dirigersi a sud, intersecando la via Latina (attuale via Numanzia), e superare il parco della Caffarella,
passando presso il cosiddetto tempio del dio Redicolo (in
realt una bella sepoltura a tempietto del Il secolo d.C. ). Il
tracciato si dirigeva poi verso la via Appia (v.), che raggiungeva presso il tempio di Romolo, e infine si portava all'Ardeatina antica, seguendo le odierne via di S. Sebastiano, vicolo dell' Annunziatella e Laurentina moderna.
Una via Collatina menzionata da Frontino nel suo testo
sugli acquedotti di Roma (De aquaeductu urbis Romae, V,
10): essa collegava Roma a Col/atia (presso Lunghezza ),
fiorente in et arcaica, la cui rapida decadenza in et repubblicana port a un precoce disuso della strada. Questa, di origini antichissime, costituiva un'alternativa lungo
la sponda sinistra dell'Aniene alla via Tiburtina-Claudia
Valeria, dalla quale si distaccava subito dopo le Mura Aureliane e alla quale si ricongiungeva presso il ponte Lucano a Tivoli: numerosi tratti, ora non pi visibili, permettono di delinearne con sicurezza il percorso, che attraversava con un rettifilo le campagne romane verso est, ricalcato

Con il nome di via Cavona o via


delli Cavoni (nome dovuto
probabilmente ai fossati che
superava o ai saliscendi continui
che doveva affrontare)
conosciuto fin dal YIV secolo un
tracciato compreso tra le attuali
vie Casilina e Anagnina: esso sol
il segmento mediano di un
perco~ molto pi lungo che,
originato dalla necessit sin
dall'epoca preistorica di collegare
l'entroterra appenninico e i Colli
Albani con il litorale tirrenico, fu
interamente basolato in et
romana ed ancora ripreso dalla
viabilit moderna (via Maremmana
inferiore, via del Doganale, via del
Sassone e altre). Pe~ il suo ruolo
in concomitanza con la stesura
delle direttrici che si staccavano d
Roma, la via mantenne quello di
raccordo e di collegamento locale,
poich si distaccava dalla TIburtina
al ponte Lucano, raggiungeva la
Prenestina a Osteria dell'Osa,
toccava la latina al decimo miglio
arrivava sull'Appia alle Frattocchie
e poi raggiungeva Anzio. Dal XIV
secolo, con la creazione della
Dogana dei Pascoli dello Stato
Pontificio, la strada recuper
importanza come collegamento t
montagna e mare, ribadito dai
periodici passaggi della
transumanza.

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

dalle attuali vie dei Falisci, degli Osci, degli Apuli e dello
Scalo S. Lorenzo, dallo scalo ferroviario Roma-Sulmona
(che vi si sovrappone per un tratto ), dall'attuale via Collatina (che ne ricalca il tracciato antico fino a Tor Sapienza )
e da via della Rustica. All'incrocio con via Ponte di Nona
sono visibili le tagliate trasversali alle colline, che permettevano alla strada di evitare il faticoso saliscendi del poggio, e alcune tombe rupestri scavate nel tufo. Superata
Col/atia, la direttrice risaliva la collina di Castellaccio dell'Osa e raggiungeva la via Tiburtina-Valeria al ponte Lucano, prima di Tivoli.
Anche nel territorio a nord di Roma sono note altre vie minori. Tra queste va ricordata la via Trionfale: il nome (forse
in origine via Veientana), attestato da un'iscrizione del Il secolo d.C., dalla Tabula Peutingeriana (che ne riporta il breve tragitto diretto, attraverso il ponte di Adriano, ad Sanctum Petmm) e dalla Descrizione Costantiniana delle Regio----------:---:---:--:-..........; : - - - - - - ni, ricorderebbe le vittorie di Roma sugli Etruschi o, pi verosimilmente, un trionfo celebrato
in epoca imperiale nella zona del Vaticano; qui
infatti passava l'antichissimo collegamento tra
Roma e Veio, citt etrusca conquistata all'inizio del TV secolo a.c. La strada (di cui nulla
visibile) perpetuata sostanzialmente dall'attuale via Trionfale e aveva inizio presso l'antico
ponte Sublicio sul Tevere, secondo la tradizione
costruito in legno . Dalla sponda sinistra del
fiume risaliva verso nord-ovest, arrivava all'altezza di Castel Sant' Angelo, dove si conservano, a lato dell'attuale ponte Vittorio Emanuele,
i ruderi del ponte Neroniano detto TriumphaIis, e proseguiva verso Monte Mario per confluire infine nella via Cassia presso la localit
denominata la Giustiniana.
Dalla via Trionfale davanti a Castel S. Angelo
si staccava un'altra strada di origini molto antiche, chiamata Cornelia probabilmente da un
membro della gens Cornelia che ne fu il costruttore: essa metteva in comunicazione Roma con CerRoma: il 'berniniano' ponte S.
Angelo , gi pons Aelius, con il
veteri (Caere ), dove nel IV secolo a.c., durante l'assedio
celebre fondale di S. Pietro in
dei Galli a Roma, furono portati gli oggetti sacri della citVaticano .
t per preservali dagli assalitori. Il percorso fiancheggiava
il circo di Nerone in Vaticano, obliterato dalla costruzione
della Basilica di S. Pietro (solo l'obelisco, fatto poi trasportare nel 1586 da Sisto V al centro dell'attuale piazza
S. Pietro, testimonia la magnificenza di quest'opera amica ), e proseguiva verso ovest, ricalcata dalle odierne vie
De Vecchi Pieralice, dei Monti di Creta e di Boccea, per
raggiungere Cerveteri, lungo un tracciato oggi ripreso da
via Tragliata e da vicolo Casale Castellaccio.
Resta infine da menzionare una via Vitellia, ricorda ta da
Svetonio come strada dal Gianicolo al mare: probabile
quindi che si staccasse dall'Aurelia poco fuori dalla porta

LA RETE VIARIA MINORE NELmALIA CENTRALE

S. Pancrazio, per arrivare alla foce del Tevere passando


per Castel Malnome. on si pu stabilire con sicurezza
l'origine del nome, da SvetOnio attribuita alla famiglia da
cui discendeva l'imperatOre Vitellio: possibile infatti che
si tratti invece di un percorso della transumanza (e che derivi quindi da vitulus, vitello ).

LE STRADE DI RACCORDO
FR A LA VIABILITA PRINCIPALE
Dalle strade che costituivano l'ossatura portante del si tema viario centro-italico si diramarono nel tempo altri tracciati, che raccordavano alle arterie principali aree e insediamenti rimasti esclusi dai circuiti maggiori o che costituiva no un prolungamento di talune direttrici. Essi ono noti
per essere riportati - spesso in maniera frammentaria e
discontinua - negli Itinerari o per il ritrovamento di miliari
o infine per l'individuazione di tratti ancora con ervati e di
infrastrutture relative, ma non sempre possono e sere attribuiti a un preciso costruttore o a un momento cronologico
puntuale. Nella consapevolezza della vastit e della complessit di tale viabilit secondaria si propone un quadro
dei percorsi pi ignificativi delle regioni centro-italiche, I
Latium, IV Samnill111, V PiCel1l1l1l, VI U111bria e VII Etruria, organizzati secondo le strade principali cui afferivano.

Le strade collegate alla via Appia


Costituiva un prolungamento verso sud della via Ostiense
la via Severiana, il cui percorso, sicuramente preesistente,
fu riStrutturato tra il 198 e il 209 d.C. dagli imperatori
Settimio evero e Caracalla (come ricorda un 'iscrizione
rinvenuta ad rdea). La strada usciva da porta Marina a
Ostia e i dirigeva verso meridione, raggiungendo il vicus
Augustanus Laurentinus, un insediamento di epoca imperiale localizzato al confine tra le attuali tenute di Castel
Fusano e di Castel Porziano; seguiva quindi il litorale, che
doveva essere in antico di seminato di lussuose ville marittime, di cui rimangono le rovine. Raggiunta poi Anzio,
con un percorso non ricostruibile con certezza, la direttrice, ripresa
nzialmente dalla moderna everiana, attraversava il promontorio del Circeo per arrivare a Terracina, dove confluiva nella via Appia.
Sempre dall'Appia si staccava, verosimilmente a Terracina
o a Fondi, costeggiando il litorale sino a Formia, una delle
strade di raccordo pi suggestive dal punto di vista paesaggistico: si tratta della via Valeria FIacca, citata da Livio
(XXXIX, 44 ), che ne attribuisce la costruzione a Lllcius
Valerills Flaccus, censore nel 184 a.c. Il tracciato doveva
presumibilmente rispondere a esigenze sia di ordine strategico - la dife a della costa - ia economico, in relazione al
commercio dei pregiati vini della zona, il Caecublll1l e il
h /ndanIl111: esso, condotto in un'area impervia, dove le
rocce piombano sovente a picco sul mare, richie e onerosi
lavori di inci ione della roccia e opere di sostruzione. Se-

Il Fundus Procilianus (Agro


laurentino) fu scelto
dall'aristocrazia romana, dall'eta
tardorepubblicana, per la vicinanza
al mare [il territorio abbraccia il
litorale da Ostia ad Anzio). Le
splendide ville signorili qui
costruite erano collegate a Roma
attravmo la via Ostiense, la via
Severiana e la via laurentina.
Nell'attuale Tenuta presidenziale di
Castel Porziano [5892 ettari, 24 km
da Roma), oasi di particolare
interesse paesaggistico e
faunistico, sorgono i resti di un
acquedotto e della villa
dell'imperatore Commodo
(regnante dal 180 al 192).
Rinvenimento importante, oltre ai
reperti conservati nel piccolo
Museo delle Terme nella tenuta,
rappresentato dalla statua di un
discobolo [l'originale al Museo
Nazionale Romano di Palazzo
Massimo alle Terme di Roma).
Oopo la caduta dell'Impero
romano e le invasioni barbariche,
la zona divenne parte dei beni
della Chiesa, fu affidata a
feudatari di nomina del Vaticano e
fu adibita, viste la meravigliosa
flora mediterranea e la quantita di
animali, a tenuta di caccia.

Le rovine della villa di Nerone,


affacciate al mare di Anzio .

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

I costa laziale, tra Anzio e


na, si stende il Parco
del Circeo. Il mosaico
bientale e faunistico
da si ti preistorici, resti
li e litici e reperti di epoca
, come il complesso
rm: I
della villa di
da cui provengono
I e il Fauno con
traverso.
I parco si osservano anche i resti
I fossa che Nerone progett
il litorale per collegare
il traffico navale
tra il porto di
e Roma. Il progetto, che
di sfruttare in un canale
zone acquitrinose e lacustri della
tirrenica, fu intrapreso dal 64
68 e mai concluso. Alle spalle
monte Circeo si osserva l'antico
(largo 18m), che evitava
navi la circumnavigazione del
,t'rlO. La fossa era
nel percorso campano,
la via Domizi ana e in quello
presumibilmente dal
della futura via

Sperlonga: la grotta di Tiberio.

condo l'ipotesi pi accreditata, la strada da Fondi puntava


allitora le, costeggiando il lago S. PuotO a oriente della piana' e arrivava a Sperlonga, piccolo centro arroccato su uno
sperone roccioso proteso sul mare, il monte Magno; qui
proseguiva lungo la piana dell'Angolo fino al promontorio
e alla grotta di Tiberio , dove ubicata la villa identificata, in base a un accenno di Svetonio (Anna/es, IV, 59 ), come quella dell'imperatore. Il supera mento della grotta e del
promontorio era garantito da un possente muro in opera
poligonale che ne consentiva il passaggio al di sopra dell'antro. Pi avanti, fra Torre Capovento e la spiaggia di S.
Agostino, si notano tuttora muri di terrazzamento, a sostegno della sede stradale; poi, sempre seguendo il litorale, la
strada arrivava a Gaeta, procedendo a mezza costa a un'altezza media di circa 40 metri. Per affrontare lo sperone
roccioso di punta Trepani fu necessario aprire una galleria :
di tale opera, una delle pi antiche testimonianze di ingegneria romana, non rimane oggi che un'enorme cavit deformata dalle frane. Da Gaeta la strada, dominata dal
monte Orlando, su cui svetta il mausoleo attribuito al generale cesariano L. Munazio Planco, proseguiva verso Formia, riallacciandosi nuovamente all' Appia.

Le strade collegate alla via Latina


Anche dalla via Latina si staccavano numerosi rami secondari. Sia da Frosinone (Frusino) che da Fraegelle (Ceprano) la strada maggiore era raccordata da un lato alla via
Valeria, raggiunta ad Alba Fucens, dall'altro alla via Appia. Da Interamna Lirenas (Pignataro Interamna ) un diverticolo stradale raggiungeva Minturnae, sulla via Appia,
mentre in Campania dalla statio di Ad Flexum (San Pietro
Infine) una via, con percorso parallelo alla provinciale, si
dirigeva a nord-est fino a Venafro; qui arrivava pure un
- -secondo tracciato, che si staccava dalla via Latina sotto al paese di Caianello. Da Teno un lungo rettifilo con direzione nord-est attraverso le colline
superava il Volturno e deviava a est
con un secondo rettifilo che attraversava Alifae, citt di origine osco-sannitica conquistata dai Romani nel IV
secolo a.c.: sulla base della testimonianza dell' Itinerarium Antonini questo diverticolo della Latina procedeva
per Te/esia, citt che conserva consistenti resti delle mura di epoca romana, e da qui proseguiva lungo il corso del fiume Calore fino a Benevento, dove incontrava la via Appia.

Le strade collegate alla via Tiburtina-Valeria


Molti erano anche i rami che si staccavano dalla via Tiburtina-Valeria, agevolando le comunicazioni tra le vie pubbliche del territorio a levante di Roma. Nell'Ottocento a sud-

LA RETE VI ARIA MINORE

NEL~ITALIA

CENTRALE

est del ponte di Anticoli fu messo in luce un bivio stradale


con quattro cippi romani ancora in situ; uno di questi non
era riferiro alla Valeria ma alla via Sublacense, testimoniata
an che da Frontino nel suo scritto sugli acquedotti (De
aquaeductu lIrbis Romae, VII, 6, 7) . La strada, gi percorsa in epoca repubblicana ma lastricara solo sotto erone,
fu principalmente utilizzata per la costruzione e manutenzio ne degli acquedotti della Marcia (144 a.c. ), della Claudia e dell'Anio NovlIS (I secolo d.C. ); essa percorreva l'alta
valle dell' Aniene fino ai monti Simbruini e a Trevi nel Lazio (Treba Augusta ), in gran parte ricalcata dalla statale
411; lungo il suo percorso sono visita bili a Subiaco la villa
di Nerone (strutturata a padiglioni su alcuni laghi artificiali ottenuti tramite lo sbarramento dell'Aniene) e ad Arcinazzo la villa di Traiano.
Da Settecamini si dipartiva una via con andamento nordest (il cui percorso si perpetuato fin ad oggi) che, gi in
uso in epoca arcaica, collegava la via Tiburtina a Montece lio, dove si localizza Corniculum, sede natale di Servi o
Tullio, sesto re di Roma. Sempre dalla Tiburtina-Valeria,
staccandosi sulla destra poco dopo il ponte Lucano, un
raccordo raggiungeva la spettacolare villa costruita a Tivo li dall'imperatore Adriano e vi accedeva da nord, dalla
parte del teatro greco e del tempietto di Venereo Un altro
percorso, staccandosi poco oltre Vicovaro, seguiva il torrente Licenza (Digentia), passando attraverso i rigogliosi
monti Lucretili, fino a confl uire sulla via Salaria a Monteleone Sabino (Trebula Metuesca): prima del centro di Licenza si segnalano le vestigia, aperte al pubblico, della villa di Orazio (Epistulae, I, 16,1-16). Un ulteriore tracciato
infine, con partenza da porta S. Giovanni a Tivoli, doveva
corrispondere all'attuale via Empolitana : nel suo primo
tratto procedeva verso sud affiancato dai resti degli acquedotti dell' Anio Vetus, dell' Anio Novus e della Marcia, per
poi deviare a est e, raggiunto il passo della Fortuna, attraversare Trebula Suffenas (localizzata presso Ospedale di
San Giovanni, a Ciciliano) e risalire a Mandela, dove confluiva nuovamente nella Valeria.

Le strade collegate alla via Salaria


La viabilit correlata alla Salari a interessava un ampio territorio, in particolare nell'ambito geografico che si affacciava sull'Adriatico. Tali strade non svolsero sempre lo
stesso ruolo nel corso dell'et romana, ma mutarono importanza e frequentazione a seconda dei diversi periodi
storici, in relazione al significaro della stessa Salaria e al
suo rapporto con le fasi della conquista.
Molto complesso il problema relativo alla via Cecilia, ricordata, a proposiro di alcuni lavori di restauro, da un'iscrizione di epoca sillana, rinvenuta nella seconda met
dell'Ottocento a Roma, vicino a porta Collina (porta nelle
Mura Serviane dalla quale si sa che usciva la Salaria ); l'iscrizione stata messa in rapporto con un miliario, in cui

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

'eaioni dell'Italia centrale e


anche in epoca
come nei periodi
'nti furono interessate da
I
di greggi e di mandrie
di raggio limitato che di
pi vasto: in particolare la
assunse aspetti
lungheua di
e mole del bestiame
la Sabina e la Puglia.
i di bronzetti e di
del culto di Ercole
lico lungo alcuni percorsi,
in parte ripresi dalle vie
romane, confermano il
pastorale dei tracciati,
con una fitta rete dovevano
ntp
tutte le zone
niniche. I tratturi pi battuti
stati ripresi a distanza di
secoli dalle tre vie
'nti. i principali
dalla Dohano
pecudum Apuliae istituita
Alfonso I d'Aragona nel 1447,
la quale si offriva agli
di far svernare le greggi
pascoli del Tavoliere: la prima
Icava in parte la via Claudia
e la via Traiana costiera, la
passava per Sulmona e
la terza, In gran parte
con la via Minucia,
Isernia e Sepino.

Paesaggio con pecore nella


Terra di Bari , lungo il tratturo
Tarantino.

menzionato un Lucio Caeci/ius Maete/lus, rinvenuto in


Abruzzo lungo la valle del fiume Vibrata. Se dunque sembra certa l'esistenza di una via Cecilia, il suo percorso invece ancora discusso, poich le notizie topografiche fornite
dall'iscrizione di porta Collina sono molto scarse: si sa infatti che la via valicava l'Appennino e che un suo diverticolo raggiungeva Teramo (Interamnia). Secondo alcune ipotesi la strada si sarebbe diramata dalla via Salaria all'altezza del ponte Buida, passando attraverso le vallate dei fiumi
Turano e Salto, valicate rispettivamente a Rocca Sinibalda
e a Capra dosso; poi raggiunto Amiternllin e superati gli
Appennini sarebbe proseguita verso Montorio lungo il corso del Vomano. Da qui un ramo avrebbe raggiunto Teramo
attraverso la valle del Tordino; un altro invece, lungo il Vomano, sarebbe arrivato ad Atri (Hadria) e poi alla costa
adriatica. Secondo altre ipotesi invece la via Cecilia si sarebbe dipartita dalla via Salaria dopo Rieti, dalla stazione
di lnterocrium (Antrodoco), procedendo poi da qui attraverso le gole di Antrodoco e lungo il corso del fiume Aterno, grosso modo ricalcata dalla statale 17 e dalla 80dir fino ad Amiternum, per riprendere infine il tracciato montano descritto in precedenza. Poich entrambi i percorsi proposti hanno una loro giustificazione storico-topografica, la
difficolt sta nell'individuare quale vada identificato con la
via Cecilia: si propende per il secondo, nella convinzione
che la strada fosse un ramo molto antico della via Salaria,
che da Antrodoco raggiungeva Amiternllln, Teramo e la
costa adriatica. Il tracciato, sistemato in seguito alla conquista della Sabina nel 290 a.c., avrebbe preso il nome di
via Cecilia dal console Lucio Cecilio Metello Dentato progenitore dei personaggi della gens Caecilia che, in epoca
successiva, si occuparono del restauro della via .
Come testimonia un'iscrizione rinvenuta a Civitatomassa
di Scoppito, nel 47 d.C. l'imperatore Claudio costru una
strada, chiamata Claudia Nova, di raccordo tra la via Caeci/ia e la via Claudia Valeria: secondo il testo il percorso
andava da FOl'uli (localizzata a Civitatomassa) alla confluenza dei fiumi Tirino e Aterno (dove raggiungeva la
Claudia Valeria). Diversamente dall'iscrizione, la Tabu/a
Peutingeriana fa partire la Claudia Nova da Amiternum
(L'Aquila), citt conquistata ai Sabini nel 293 a.c.; da tale
centro e da Isernia (Aesernia) si diramavano pi tracciati
stradali che convergevano a
Sulmona, citt natale di Ovidio, Corfinillm e Alfedena
(A lIfidenae), per poi raggiungere la via Tiburtina-Valeria e
la via Salaria.
Dalla Salaria si staccavano
alcune strade verso nord che
si raccordavano alla Flaminia o alle sue diramazioni: da
un'iscrizione rinvenuta a Jesi

LA RETE VIARIA MINORE NELL'ITALIA CENTRALE

(Aesis) si conosce l'esistenza di due percorsi paralleli, chiamati Salaria Gallica e Salaria Picena: la prima andava da
Ascu/um (Ascoli Piceno ) a Sena Gallica (Senigallia) intersecando le medie vallate fluviali; la seconda era condotta
lungo la costa da Castrum Tntentinum ad Ancona (o anche sino a Fano ), costituendo un prolungamento litoraneo
della Salaria. Da Ascoli Piceno la cosiddetta via Stazia (cos chiamata perch un miliario trovato vicino alla citt rico rda la sua costruzione da parte del prefetto Gneo Stazio) attraversava il territorio ascolano, forse alla volta di
Firmum Picenll1n.

Le strade collegate alla via Flaminia


Dalla Flaminia si staccavano numerosi diverticoli diretti
verso est, i quali raggiungevano la costa adriatica lungo
quasi tutte le vallate fluviali del Piceno. Tra questi vanno
ricordati come pi imporranti quello che da Nocera Umbra scendeva per la valle del Potenza per Prolaqueum,
Septempeda, Ricina e poi attraversando Osimo raggiunge\'a Ancona (ricordato dall'ltinerarium Antonini), e quello
che da Cagli percorreva la valle del Cesano fin poco a
nord di Sena Gallica, l'antica colonia romana su cui sarebbe poi cresciuta Senigallia.

Le strade collegate alla via Cassia


Anche alla via Cassia i ricollegavano altre strade: va ricordata in particolare la via Amerina, citata tra gli altri da Cicerone, che prendeva il nome da Ameria, l'odierna Amelia
in Umbria; essa venne costruita nella seconda met del III
secolo a.c., dopo la conquista romana del territorio falisco
e la fondazione di Fa/erii NoL'i nel 241 a.c., in seguito alla
distruzione di Fa/erii Veteres
(Civita Castellana). probabile che il nome della via
Amerina inizialmente non indicasse l'intera via, ma solo il
tratto che da Fa/erii Novi
portava ad Ameria: il suo
percorso riportato dalla TabuIa Peutingeriana, dall'Anonimo Ravennate e da Guidone, rappresentava un'alternativa alla via Cassia da Baccano a Chiusi e venne realizzato per collegare Roma con la
media valle del Tevere e le citt pi importanti di questi
luogh i. Ca ra tteristici del tracciato sono l'elevato numero di
tagliate, viadotti e ponti atti a superare i notevoli dislivelli
tipici del territorio. La strada aveva inizio poco a nord dell'odierna localit di Baccano, nei pressi dell'antica mansio
ad Baccanas, dove, dipartendosi dalla Cassia, si dirigeva a
nord verso Selciatella (toponimo che indica la presenza di
un elciato) e Nepi (Nepet). Proseguendo rettilinea sul pia-

Tratto basolaIo della via Amerina .

10

!lungo la statale 311, a 4 km da


Civita Castellana, sulla destra un
segnala la via Amerina: un
to di basolato apre un
itinerario diretto a
Novi, lungo un sentiero
I
a piedi. Si incontra
dopo un ponte romano sul
Tre Ponti, il meglio
nel territorio falisco,
,tn da un unico fornice e
con blocchi di tufo
te bugnati. La strada
in una monumentale
ed affiancata da tombe
+_: (alcune delle quali
ancora la decorazione
fino al fosso Maggiore,
si trovano i resti di un ponte
romano crollato. Superatolo, si
sempre verso nord,
ancora caratteristiche
be (come quelle a portico
del Re e della Regina) e
un altro tratto di basolato, che
mostra solchi di carri. La via,
ccompagnata da altre sepolture,
misce per perdersi tra la
egetazione e i terreni agricoli, per
poi riapparire poco prima di Falerii
,
,"

"

~_ ..

. -

LE STRADE CON PARTENZA DA ROMA

noro di S. Lorenzo, giungeva quindi a Fa/erii Novi e proseguiva verso nord, attraversando il rio Fratta su un ponte
tutrora in uso che ingloba resti romani . Da quesro momenro, la migliore indicazione per individuare l'antica via sono
le tagliate, che con entono in qualche modo di ricostruirne
l'orientamenro: la via, scendendo al Tevere, giungeva a Castello Amerinum (porto fluviale a nord di Orte), citt ricordata anche da Virgilio nell'Eneide; risalita quindi la valle del Rio Grande, con un percorso di crinale arrivava ad
Amelia (Ameria), famosa per le sue mura ciclopiche, e a
Todi (Tuder) dove costituiva l'asse principale sud-nord. Todi, sita in una posizione particolare a controllo del Tevere,
era collegata anche alla via Flaminia, raggiunta presso San
Gemini, attraverso la via Ulpiana, costruita dal futuro imperatore Ulpio Traiano durante il consolato del 91 d.C. Da
Todi la via Amerina, tenendosi lungo la riva sinistra del Tevere, arrivava a Bettona (Vettona) e a Perugia (Augusta Perusia), per poi proseguire a ovest verso Chiusi, dove si ricongi ungeva a Ila Cassia .
Sempre in relazione alla via Cassia si possono ricordare altre due strade minori: una la via Traiana Nuova, citata
da diverse fonti epigrafiche, che venne costruita dall'imperarore, molro probabilmente nel 108, con lo scopo di abbreviare di circa 10 km il tratto Bolsena-Chiusi. La trada
si distaccava dalla consolare a nord di Bolsena e, con un
andamento rettilineo, raggiungeva Castel Viscardo e il
fiume Paglia; il tracciato continuava verso Monte Regolo e Polvento (in entrambe le localit stato rinve.. nuto un miliario), ricongiungendo i con la Cassia nei
pressi di Fabro. La via sembra essere stata utilizzata in
alternativa all a Cassia per un lungo periodo cronologico, come attestano le iscrizioni che ricordano imperatori tardi. L'altra la via Cimina, che, sebbene mai nominata dagli Itinerari, dovette avere una certa importanza, come mo trano le iscrizioni riguardanti i suoi
curatori (datate dal Il secolo d.C.) e le fonti antiche, tra
cui Virgilio che ricorda una strada per i monti Cimini .
, Il percorso, ricalcato in buona parte dall'attuale via
1 \ Cimina, rappresentava un'alternativa alla via Cassia e
aveva inizio nei pressi di Sutri; da qui, superato Ronciglione, passava sopraelevato lungo la ponda orientale
del lago di Vico e, attraversando i monti Cimini, raggiungeva Viterbo, dove i riuniva alla via consolare in prossimit delle Aquae Passaris.
Esisteva infine una strada di collegamento tra Fiesole/Firenze e Pisa, lungo la sponda sinistra dell'Arno, chiamata
via Quinctia sulla scorta di un miliario che menziona il
console Tito Quinzio Flaminino, le cui tappe compaiono
nella Tabu/a Peutingeriana, nell' Anonimo Ravennate e in
Guidone. Anche se breve il tracciaro, che raccorda va la
Cassia con l'Aurelia, dovette richiedere importanti opere
idrauliche e infrastrutturali a causa del terrirorio acquitrinoso che attraversava.

-Il
.
Novi. All'interno della cinta
muraria (lunga 2.5 km) ancora
perfettamente conservata, tra i
resti dell'abitato visibile un altro
tratto della via, che qui
rappresentava il principale asse
stradale sud-nord; lungo le mura,
inoltre, si conserva ancora la
cosiddetta porta di Giove (nella
fotol, che segna anche l'accesso
all'AREA ARCHEOLOGICA (per
informazioni sulla visita rivolgersi
al MUSEO ARCHEOLOGICO DEU'AGRO
FAUSCO, tel. 0761 513735).

DERIVAZIONE DEL NOME


La via prende il nome dall'imperatore Domiziano, che
ne volle la realizzazione nel 95 d.C., per migliorare i
collegamenti di Roma con Pozzuoli, porto metropolitano dell'Urbe.
FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE
La direttrice poi divenuta Domiziana riconoscib ile nella Via qua e ab Sinuessa
Plite%s ducit menzionata da Dione Cassio (Storia di Roma,
XXVII) . elle Si/vae (IV, 3) Stazio, dopo l'elogio di prammatica
all'imperatore Domiziano, dedica un intero
paragrafo alla costruzione della strada .
In prossimit della foce del Savone stata
recuperata la parte inferiore di un miliario
in cui si legge: VIII / lMP.CAESAR.
La statua equestre di
Domiziano, in bronzo, esposta
al Museo archeologico
dei Campi Flegrei , nel castello
di Baia .

FONTI ITINERARIE
L'Itinerarium Antonini la cita come Iter a Terracina Neapolim, attraverso Sinuessam, Liternlll11, ClI1nas, Puteolos .
Analoghe informazioni compaiono anche nella Tabu/a
Peutingeriana.

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA


La via Domiziana si impostava u un percorso precedente,
ma secondario e trascurato. Sin dall'antichit una direttriAtlantino: taw. 10-12
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ce collegava gli importanti cenHi.o\ ..... t \.
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la rete viaria dell'Impero, per
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Quattrocento, attualmente il suo

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..

VIA DOMIZIANA

pe rcorso ricostruibile solo per alcuni tratti, a causa del


continuo espandersi dell'edilizia moderna.

IL PERCORSO
Secondo le indicazioni delle fonti, la Domiziana iniziava a
Sinuessa, staccandosi dall' Appia alle Aquae Sinuessanae,
nei pressi di Vagnole, dove era stato eretto un arco onorario di cui non resta alcuna traccia . II suo percorso sfruttava, verosimilmente, la sommit dell'argine verso monte
de lla Fossa Neronis, tragitto in parte ricalcato dalla consorziale S. Paolo: sul lato a monte della moderna Domiziana (statale 7quater), 100 m a sud-est del bivio con la consorziale, ancora visibile un tratto con bsoli in calcare.
La strada, attraversato il torrente Savone in localit Perutelle di Mondragone, raggiungeva il Volturno per scavalcarlo con uno spettacolare e lunghissimo ponte a pi arcate, citato anche da Stazio, di cui si conservata una testata
con fornice in laterizio, inglobata nel castello medievale di
Castel Volturno (Volturnum). La via Domiziana proseguiva verso sud, alla volta della zona paludosa del lago di Patria, costeggiando la necropoli della co lonia . In tale area,
in localit Fossa Piena, sono state individuate tracce della

Fossa Neronis.
Prima di arrivare a Liternum, attraversava il Clanis, l'attuale canale dei Regi Lagni, su un ponte in laterizio di et
domizianea, in parte distrutto nel medioevo e successiva mente ricostruito. Del manufatto originario, che doveva
avere almeno sei arcate, affiora, nell'alveo attuale, parte di
un pilastro; resti della massicciata sono visibili in localit
Ponte dei Diavoli, sulla riva destra. Secondo una recente
ipotesi, il tragitto contrassegnato dal ponte proseguiva
verso meridione, mentre una bretella raggiungeva la citt
di Liternum: a sud di tale area si incontra un tratto di via
basolata, lungo pi di 2 km, conservato nell'ambito della
bonifica di Varca turo.
Lasciata l'area di Liternum la strada proseguiva per Cuma, costeggiando la sponda occidentale del lago di Lcola,
tra la Silva Gallinaria, il mitico luogo dove Enea avrebbe
colto il pomo d'oro da portare in dono alla regina degli
Inferi, e il lago stesso.
A nord dell'area urbana di Cuma la via era fiancheggiata
da monumenti sepolcrali ed entrava in citt dalla porta
settentrionale, per poi uscirne e proseguire verso il lago
d'Averno (Itinerario di visita a pago 112 ). Lasciato il lago,
la via Domiziana procedeva in direzione di Puteoli e dell'attuale rione Taiano: da qui raggiungeva, dopo un gomi
to, lI1 parte su un terrazza mento con para mento lI1 opera
reticolata, l'estremit dell'odierno opificio Olivetti e poi,
seguendo via Vecchia Luciano, arrivava al quadrivio dell'Annunziata e all'area urbana di Pozzuoli (Puteo/i ): i suoi
n umerosi monumenti ancora ricordano la grandezza del
porto pi importante del Tirreno, il Portus Julius, situato
sul litorale antistante al lago Lucrino.

Dopo l'incendio di Roma del 64


d.C. Nerone decise di realizzare,
nell'ambito del programma per il
miglioramento dei rifornimenti
granari della capitale, un canale
litoraneo tra Puteoli e le foci del
Tevere, per evitare i disagi della
navigazione per mare. Il progetto,
nel quale le fonti contrarie a
Nerone vedono la prova della
megalomania dell'imperatore,
venne affidato a due tecnici
abilissimi, Ce/er e Severus, e fu
abbandonato nel 69, a causa della
rivolta di Gaio Giulio Vindice in
Gallia e della successiva morte
dell'imperatore, ma i resti
archeologici testimoniano che era
ben awiato. Da Svetonio (Nero,
31) apprendiamo che si prevedeva
un canale lungo 160 miglia, tanto
ampio da permettere l'incrocio di
due quinqueremi.
Tracce ben visibili sono, sul litorale
campano, il taglio del monte Grillo
e il tronco centrale del collettore
di Varca turo, tra Liternum e il lago
di Patria, mentre al Savone e a
Mondragone il canale era a ridosso
delle dune costiere.
Plinio conferma che i lavori erano
a buon punto anche nella piana di
Fondi. Per superare i tratti montani
si suppone che fosse prevista la
realizzazione di un antemurale
parallelo alla costa o di dighe di
protezione che fiancheggiassero il
canale lungo il litorale.

Castel Volturno : ponte


della via Domiziana inglobato
nel castello medievale.

LE STRADE DELlTTAUA MERIDIDNALE E DELLE ISOLE

+-'
....
....>
....
"'C
V)

Da (urna alla o d'Averno

La
citt
di
Cuma,
fondata
dai
Calcidesi
nel
730
a.c.,
i
O
et preromana occupava la conca compresa tra il monte di
C
Cuma,
su
cui
sorgeva
l'acropoli,
la
collina
della
citt
bassa
~
e le pendici occidentali del monte Grillo; l'aspetto odierno
CU
C
risale ai massicci interventi di fine i ecolo a.C.-I d.C. La
+-'
Domiziana entrava in citt dalla porta settentrionale e s'
I I
dirigeva verso il Foro, costeggiando l'acropoli. Oggi l'accesso all'area archeologica avviene dalla strada provinciale Cuma-Lcola, che si stacca dalla Domiziana moderna;
dall'ingresso degli scavi un via letto conduce ai piedi de .
colle dell'acropoli, circondata da resti delle fortificazion'
greche. Su tale percorso si notano a de tra, i pozzi ch
fungono da prese di luce per la sottostante Crypta Roma
lla, una lunga galleria sotterranea (m 180 circa) che collegava la citt bassa con il porto di Cuma, passando sotto la
collina dell'acropoli in direzione e t-ovest. Il cunicolo, con
pareti di roccia rufacea e paramento in opera reticolata,
faceva parte di un complesso si tema strategico-militare,
voluto da Ottaviano e Agrippa intorno al 37 a.c., ne
quadro della guerra navale contro e to Pompeo, per ac.,
celerare il trasferimento di uomini e mezzi in quest'area: il
sistema comprendeva anche la grotta di Cocceio e la grotta della Sibilla assicurando in tal modo la comunicazione
diretta fra il porto di Cuma e il Portus Ili/il/S, cio il porto
militare di Pozzuoli.
Sulla sinistra della Crypta i accede al famoso antro della
Cuma: ,'antro della Sibilla.
Sibilla, posto sotto la ella che uni ce l'acropoli alla collina meridionale e di recente interpretato come
di
fensiva. Il taglio nel tufo candito dalla luce filtrante da
sei
aperture
ullato
occidentale,
deve
la
caratteristica
for"IJ SINUESSA
ma trapezoidale alle due fasi di realizzazione, la prima della seconda met del IV secolo a.c., mentre l'abbassamento
del piano pavirnentale con un taglio verticale pi stretto
del precedente successivo.
La via Domiziana costeggiava l'acropoli, con .
Tempio
santuari di Apollo, ulla terrazza inferiore, e
di Apollo
di Giove (in realt forse di Demetra) u
Terme
Parco
di Giove
de
quella
superiore.
Arrivava
all'area
Capitolium
MAR
Foro
nel
luogo
contraddistinto
Regionlle
Cuma
Crypta __ ;.;0...
dalle Terme del lato nordFelice
Romana
ove
t
(di
epoca
domizianea)'
d,I
Antro
ul lato breve a sud i erge
d. Sibilla
ENO
il Capito/ium.
La trada doveva poi proseguire lungo il tracciat
FI,g,,1
Grotta della
da
via
Vecchia
Lripre
o
Sibilla
Pozzuoli
cola in direzione dell'at
tuale Croce di Cuma e
GOlfO di
voltare a destra per via Ar
Pozzuo ,
co Felice Vecchio, fiancheggia-----il km
ta, nel primo tratto dai resti del-

....

0;,

VIA DOMIZIANA

tU
I '

.,..
VI

.,...
le fortificazioni di et greca (VI secolo a.c. circa). Dopo
400 m i raggiunge l'Arco Felice: la costruzione inserita
in una trincea tagliata nel tratto della cresta del monte
Grillo, presumibilmente funzionale all'apertura della Domiziana, della quale monumentalizzava il pas aggio. L'arco, che era preceduto da spiazzi su ambedue i lati, ha una
luce di qu . m 6 ed profondo m 17.80, per una larghezza comples iva di 11.84; due crepidini in grandi blocchi
squadrati di trachite di circa 3 m per lato restringono la
sede tradale sotto il fornice a m 4.45. La leggera salita in
cui si viluppa il lastricato contribuisce a dargli un notevole effetto scenografico.
A breve di tanza, al termine della strada, i apre a sinistra
l' imbocco alla grotta di Cocceio, che metteva in comunicazione la citt con il lago d'Averno, sede dell 'arsenale: la
galleria, attualmente non visita bile, prende il nome dal
suo costruttore, che aveva gi progettato la Crypta Neapolitalla (che collegava Napoli e Pozzuoli attraverso la
collina di Posillipo). Scavata nel tufo del monte Grillo per
circa 1 km, sul lato verso Cuma ha la volta in opera reticolata e raffinati artifici per l'illuminazione e l'aerazione.
La Domiziana, lasciato l'Arco Felice, fiancheggiata da monumenti sepolcrali, attraversava l'altopiano del monte
Grillo fino al ciglio del lago d'Averno, oltre il quale visibile un tratto di massicciata in opera cementizia. Il lago,
antico cratere vulcanico separato dal vicino lago Lucrino
dallo sperone tufaceo del monte delle Ginestre, costeggiato dal viale alberato della statale. Dopo circa 300 m, si
incontra sulla sini tra, il breve entiero che porta all'ingre o di quella che la tradizione identificava con la grotta
della ibilla: cavata nel monte della Gine tra in realt
un camminamento sotterraneo, molto rimaneggiato, che
collega le sponde dell'Averno a quelle del Lucrino. La galleria rettilinea, scavata nel tufo e priva di pozzi luce (nelle
pareti ono tuttavia evidenti le nicchie per le lucerne),
lunga circa 200 metri.
Uno stretto sentiero non a faltato sulla sponda orientale
del lago, consente inoltre
di raggiungere le rovine
del cosiddetto tempio di
Apollo, in realt una
grande aula termale in
opera laterizia a pianta
ottagonale ali 'e terno e
circolare all'interno, inseri ta, nella
da met
de l ff ecolo d.C., in un
precedente complesso di
et giulio-claudia. Con il
uo diametro di 37 m la
pi grande aula romana
con volta a cupola dopo
ti Panrheon.

>

.,..
"'O
O

.C:

CU

c:
.,...

.....

CUMA
PARCO ARCHEOLOGICO

Via Llcola
Per informazioni sulle visite. con
oran diversi di mese In mese,

tel 081 8543060.

Veduta del lago d'Averno,


nei Campi FlegreI.

DERIVAZIONE DEL NOME


La strada, da Benevento a Brindisi, prende il nome dall'imperatore Traiano, che monumentalizz un tragitto gi
preesistente, variante della via Appia . Non si cono ce invece il nome antico del suo prolungamento, chiamato tradizionalmente via Traiana Calabra perch si sviluppava
lungo la costa della regione (l'odierna Puglia ) detta in epoca romana Calabria.

FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


Testimonianze circa la direttrice in seguito ricalcata dalla
Traiana troviamo, per il tratto pugliese, in Orazio (Satu rae, I, V), mentre di una seconda arteria da Benevento a
Brindisi parla anche Strabone (VI, 3, 7). Le fonti letterarie
documentano pure il tragitto in seguito percorso dalla
Traiana Calabra : ne parlano Livio (XXXVI, 21, 5-6), a
proposito del viaggio di Catone, da Otranto a Roma nel
191 a.c., Strabone (VI, 281), Plinio il Vecchio (III, 101),
Appiano (De bello civile, III, 10-11) e Pausania (VI, 19,
9), quest'ultimo circa la costruzione del porto adrianeo di
Lecce. umerosi i riferimenti in Procopio, in relazione alla guerra (Bellum gothicum, III, 18,6; 23, 12; 27, 4-6) .
I miliari relativi alla strada sono pi di 60, per lo pi risalenti ad epoca traianea; alcune epigrafi inoltre commemorano la costruzione e le infrastrutture. La realizzazione
della via venne all'epoca celebrata con emissioni monetali,
che presentavano al dritto la testa di Traiano e al rovescio
una figura femminile che regge una ruota, personi ficazioMAR
ne della strada, a riprova che
li" ADRIA TleD
essa era ben adatta ai carriaggi .

Moneta con personificazione


della via Traiana.

Atlantino: taw. 11-13


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FONTI ITINERARIE

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Il nome non espressamente


citato negli Itinerari, sebbene
le stazioni e le distanze siano
riportate con chiarezza nell' ltinerarium Antonini, nell' ftinerarium Burdigalense e nella
Tabllia Pelltingeriana, cos come nell'Anonimo Ravennate .
Gli stessi itinerari riportano
pure il tracciato della Traiana

VIA TRAIANA E TRAIANA CALABRA

Ca labra , menzionata anche dal geografo arabo Idrisi nel


corso del XII secolo.

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DElLA STRADA


La via Traiana in molti punti ricalca una direttrice pi antica, for e coincidente con la via Minucia citata nelle fonti
o con una via Ce/lia documentata da un miliario tardorepubblicano rinvenuto tra Bitonto e Bari, un tratto della
quale fu icuramente percor o da Orazio alla fine del I sec.
a.c. Nel programma di grandi opere attuato dopo la campagna dacica e in previsione di una guerra in Oriente,
Traiano decise di monumentalizzarne il tracciato, pi corto rispetto all' Appia. La nuova arteria, inaugurata nel 113
d.C. , fu celebrata da due opere poste alle estremit della
strada: a Benevento il raffinato arco trionfale; a Brindisi, il
monumento eretto dai decurioni e dal municipio, dedicato
nel llO d.C. e noto soltanto dall'i crizione onoraria e dalla statua marmorea mutila dell'imperatore.
La cura che ne ebbero gli imperatori del medio impero testimonia l'importanza della strada, che rimase tale anche
dopo i nuovi assetti imposti al territorio da Goti, Bizantini, Longobardi e Saraceni . Usata ancora nelle spedizioni
contro i Longobardi, il suo ruolo crebbe proprio con costoro, per i collegamenti con il antuario di S. Michele Arcangelo nel Gargano e la sede episcopale di Siponto.
Il prolungamento sino a Otranto, la Traiana Calabra ,
sembra sia tato realizzato gi con gli Antonini, forse in
occasione della campagna partica di Marco Aurelio e Lucio Vero, come sembrano indicare le basi iscritte relative a
due statue onorarie erette a Otranto . Sebbene le fonti ricordino un
antico tragitto messa pico, la Traiana Calabra deve la sua accresciuta vitalit al porto di Otranto,
dal quale si prendevano i traghetti
per l'Epiro
e
la
Grecia.
Ebbe
inter..
,
.
. .
venti 111 eta sevenana e costantIllIana, e fu utilizzata durante la guerra
greco -gotica per gli spostamenti
delle truppe.

IL PERCORSO
Da Benevento a Troia. La via partiva dall'Arco di Traiano, nella zona
nord-orientale di Benevento, subito
al di fuori delle mura della citt, discendendo per via S. Pasquale sino
ad arrivare, dopo circa 500 m a un
piccolo ponte romano, il Ponticello,
oggi posto al di Otto della struttura
pi recente, che permetteva di attraver are il torrente S. icola. Procedeva quindi dritta ver o nord-est,

Il monumento, denominato anche


Porta Aurea perch inserito nella
cinta muraria longobarda, era
stato innalzato nel 114 subito fuori
dalla citt, all'imbocco della via
Traiana, dal Senato e dal popolo
romano, in onore dell'imperatore.
In pietra calcarea rivestita di
marmo pario, a un solo fornice,
misura m 15.60 x 8.60: poggia su
un basamento liscio ed
completato da un alto attico, che
riporta su entrambe le fronti
!'iscrizione dedicatoria, affiancata
da scene in altorilievo che
celebrano la politica civile e le
imprese militari di Traiano.
Particolarmente interessanti le
raffigurazioni all'interno del
fornice, forse riferite a Benevento:
a sinistra uscendo dalla citt, una
cerimonia sacrificale officiata dallo
stesso Traiano, presumibilmente in
occasione dell'apertura della
strada; a destra l'istituzione della
Alimentatia Italiae, in base alla
quale venivano concessi prestiti
agli agricoltori e, con gli interessi,
si provvedeva all'istruzione dei
bambini poveri.

Benevento: l'Arco di Traiano,


eretto nel 114 d,C.

LE STRADE DELLITALIA MERIDIONALE E DELLE ISOLE

Il ponte Valentino, presso


Benevento, sul quale la via
Traiana varcava il fiume Calore.

sciata Troia la strada romana,


eguita l'attuale statale 546 per
circa 4-5 km, piegava in direzione
~i Ordona: le difficolt di un'area
soggetta a brusche inondazioni dei
rossi torrenti che la solcano,
. urono superate con imponenti
wiadotti, che la sopraelevavano
ispetto al terreno circostante.
mboccando la strada fra
Castelluccio dei Sauri e masseria
Quercia, si pu vedere il
iadotto sul Cervaro, alla destra
del corso attuale del torrente, alto
circa 2 m: in calcestruuo a
ara mento laterizio, aveva almeno
7 archi nel tratto centrale, il
aggiore di 15 m di luce, per una
lunghezza totale di 320 m e una
largheua di m 7.10. Dalla via
Castelluccio dei Sauri-Ordona
seguendo per quasi 2 km il
dissestato viottolo campestre
la sottocosta sinistra della
I si arriva al ponte sul
ancora di maggiore
, perch alto fino a 3-4
era lungo ben 450 m, con dieci
archi centrali per una lunghezza
otale di 200 m.

per raggi ungere, dopo una


leggera salita, l'attuale zona
industriale di Benevento, a ridosso della statale 90bis. Il
fiume Calore era superato
immediatamente prima della
confluenza con il fiume Tmmaro tramite il grandioso
ponte Valentino, che deve il
nome alla piccola chiesa dedicata al santo: la struttura
romana, a schiena d'asino e
tre arcate, per una lunghezza
totale di 76 m, oggi inglobata nel ponte medievale.
Oltrepassato il manufatto, la via romana avanzava verosimilmente parallela alla riva inistra del fiume Tmmaro e,
seguendo l'attuale strada tra Paduli e Buonalbergo, raggiungeva un vasto pianoro in localit Sant' Arcangelo di
Paduli, identificato, grazie ai numerosi rinvenimenti, con
il Forum Novum degli Itinerari. La direttrice continuava
poi lungo il fondovalle del fiume Miscano, a sud dell'odierna statale 90 bis delle Puglie, sino al fosso della Ferrara, sormontato dal ponte dei Ladroni, costituito da due
archi maggiori e uno minore, con struttura in opera quadrata su nucleo in calcestruzzo.
Dopo una discreta ascesa la strada puntava verso nord-est
sino alla valle delle Cesine, che superava tramite il ponte
romano di S. Marco, di cui a malapena affiorano le strutture superiori in calcestruzzo, e continuando a salire verso
la piana della Starza arrivava al fosso Buonalbergo, sul
quale campeggia il maestoso ponte delle Chianche (2 km a
valle di Buonalbergo ), lungo ben 120 m, a sei arcate centrali in laterizio su fondazioni in opera quadrata. Da questo punto il paesaggio si movimenta, corrugandosi nelle
strette lingue di terra delimitate a nord dai comuni di Buonalbergo e Casalbore e a sud dal corso del Miscano. La
presenza di numerosi torrenti lascia presupporre l'esistenza di ponti per il loro attraversamento: di uno di essi, il
ponte S. Spirito, rimangono i resti di una pila sul torrente
Ginestra, a monte della confluenza con il Mi cano.
Il tracciato prosegue, ripreso da una campestre a nordovest dei centri di Greci e Orsara di Puglia, fino ad
Equum Tuticum, antico centro che la leggenda vuole fondato dall'eroe greco Diomede. Importante snodo viario qui si staccava la via Herwlia - Equum Tutiwln viene oggi localizzato in contrada Sant'Eleuterio, 9 km circa a
nord di Ariano Irpino.
Da Sant'Eleuterio l'arteria si prolungava verso le ondulate
colline ricche d'acqua di Taverna Tre Fontane e monte S.
Vito, di cui sfruttava il versante sud-orientale; in contrada
San Vito viene in genere ubicata la statio di Aquilonis, il
cui nome ricorda il corso d'acqua che la attraversa, 1'0-

VIA TRAIANA E TRAIANA CALABRA

dierno Celano. Raggiunto il pizzo di monte Trinit scendeva verso Troia (Aecae), secondo un tragitto oggi ricalcato da una campestre che domina il Tavoliere.

Da Troia a Brindisi. Da Troia la via Traiana percorreva il


Tavoliere e raggiungeva Ordona (Herdoniae ) attraversando la. Dopo Cerignola la strada superava l'Ofanto su un
grande ponte a cinque arcate, caratterizzato da potenti pile frangiflutto in opera quadrata, ricostruito in et medieva le alla destra di quello attuale e si portava a Canosa di
Puglia (Canusium), citt che la tradizione pone tra le fondazioni diomedee: la sua posizione, tra Daunia e Peucezia,
favor il controllo dei traffici e le attivit artigianali, tra le
quali spicca la produzione dei celeberrimi vasi canosini .
Lungo questo tratto extraurbano era una vasta necropoli
di et imperiale: si ergono ancora alcuni sepolcri monumentali, quali la tomba Bagnoli, monumento funerario
rettangolare a due piani, in laterizio policromo, della seconda met del Il secolo d.C., un mausoleo a pianta quadrata con tamburo cilindrico riferibile a et augustea e la
torre Casieri, a due dadi sovrapposti in laterizio su zoccolo in opera quadrata, pure databile al il secolo d.C. L'ingresso alla citt era enfatizzato da un grande arco trionfale in laterizio mancante del coronamento, scandito da lesene sui piloni laterali.
Lasciata Canosa la strada procedeva verso Ruvo, con un
percorso rettilineo che passava a sud di Andria: l'antica
Rubi era uno dei pi importanti centri della Peucezia nel v
e IV secolo a.c., come testimoniano i ricchi corredi tombali in parte confluiti nel MUSEO ]ATIA. La via Traiana correva a est dell'abitato, lungo la strada per Modugno, e con
un tracciato a sud di quello attuale, pi tortuoso, toccava
Ceglie del Campo (Caeliae), Capurso e Noicttaro, tra i
quali deve localizzarsi la statio di Egetium; proseguiva per
Conversano (Norba), della quale ancora possibile vedere
un tratto delle mura megalitiche, e raggiungeva Monopoli
tramite quello che oggi un semplice tratturo, guadagnando la costa. In genere a Monopoli, centro peuceta
sopra stante il mare, all'incirca a met strada tra
Norba ed Egnathia, si localizza la statio di ad Veneris, il cui nome fa presupporre l'esistenza di un tempio dedicato alla divinit .
Da Ruvo una variante litoranea, pi lunga ma pi
agevole, probabilmente fu percorsa da Orazio: essa
doveva continuare verso Bitonto lungo una direttri ce coincidente oggi con un tratturo a sud dell'attuale statale e transitare quindi per Bari, all'epoca romana piccolo municipio, Mola di Bari e la mutatio
di Turres Iulianas, arrivando a Turres Caesaris o
Aurelianas, nel sito del monastero di S. Vito presso
Polignano a Mare.
A Torre d'Orta, vasto e piatto promontorio subito a
nord-ovest di Monopoli, incontrava il centro peuce-

Le rovine di Herrfoniae, important


centro dauno e snodo viario di
primaria importanza, sono
visita bili poco pi a sud del paese
di Ordona. La porta nord-orientai
della cinta muraria, esattamente i
linea con il ponte sul Carapelle,
divenne l'accesso principale alla
citt in seguito al
condizionamento della strada:
oggi ne rimangono i resti,
fiancheggiati da torri quadrate
con para mento in opera reticolata.
Superate le mura, che si possono
seguire per quasi tutto il percorso,
si accede alla citt, che ebbe la su
veste monumentale nel Il secolo
d.C.: si pu percorrere un tratto di
lastricato viario, messo in luce
dagli scavi: questo, giunto al lato
del Foro, dove si trova una fontan
monumentale in laterizio, piega a
angolo retto; in tale area insistono
la Basilica, il Mocellum e due
edifici templari. Dopo averli
superati, la via Traiana esce
dall'abitato in direzione
dell'Anfiteatro (I d.C.) e si dirige
verso sud.

HERDONIA
AREA AR CHEOLOG ICA

contrada Cavalleriua
Visite: area di propriet privata;
per informazioni e prenotaziOni,
leI. 0885 796221

Herdoniae: la via Traiana


all'interno della citt.

LE STRADE DELL'ITAUA MERIDIONALE E DELLE ISOLE

L'area archeologica di Egnathia,


citt che la via Traiana toccava
prima di arrivare a Brindisi.

EGNATHIA
MUSEO ARCH EOLOGICO
NAZIONALE

via degli Scavi 87


localit Savelletri,
Fasano
tel. 0804829056
Visite: lun -dom.
8.30 - 19.30.

ta di Diria, di cui resta il breve accenno in Orazio.


A sud di Monopoli la strada era stata ricavata intagliando
il banco roccioso, nel quale permangono, sulla carreggiata, i solchi dei carri. Il tracciaro antico correva vicinissimo
aUa costa, soprattutro nella zona del Capirolo, ora sommersa dal mare, e raggiungeva Egnathia: dell'abitato e
della sua cinta muraria rimangono le maesrose rovine su
un promontorio a picco sul mare. La strada attraversava il
largo fossaro e la porta nord-occidentale con un ingresso
sottolinearo da un grande arco onorario, di cui restano le
fondazioni, e percorreva la citt in
[Utta la sua I unghezza; nel settore
meridionale, dove stato rinvenuto un tratto di lastricaro, era fiancheggiata da case e tabernae, mentre all'uscita era marcata da una
vasta necropoli.
La via antica, perpe[Uata dalla liroranea attuale, procedeva lungo la
costa, dove in alcuni tratti la carraia era stata intagliata incidendo il
banco roccioso . Lungo il suo percorso si segnalano le tombe rupestri di Casa Palmieri, dopo Savelletrio Verso la masseria Taverne, forse ad Tabernas delle fonti, la via si
internava. In seguito al rinvenimento di un miliario, si pensa toccasse Ostuni (Stulnium)
e Carovigno (Carbina), per poi riavvicinarsi al mare seguendo il tragitto perpetuato dalla litoranea statale 379 .
Lungo tale tracciaro, in contrada Mezzaluna, si segnalano
i resti di una mansio, forse la statio di Ad Speluncas, il cui
nome richiamerebbe le rombe rupestri e le grotte presenti
in zona, abitate ancora nel medioevo. La strada passava
poco pi a nord della masseria Apani; circa 500 m a nord
di questa, il canale Apani era superato da un poderoso
viadotto lungo m 142, largo 6.35 e alto in media m 2: in
opera reticolata con ricorsi in laterizio, era affiancato sul
percorso da speroni di rinforzo; della costruzione rimane
la testata dell'arco che scavalcava il fosso.
La via antica, con un tracciato pi rettilineo rispetto all'attuale, poteva dunque arrivare a Brindisi rasentando il
fondo del seno di ponente del porto, dove nel medioevo
sono attestati tratti di lastricaro. Superaro il ponte la strada, fiancheggiata da sepolture e monumenti funerari, piegava verso levante e si andava a congiungere all' Appia davanti alla porta occidentale delle mura di Brindisi: si presuppone dunque che il percorso urbano delle due strade,
sino alle colonne terminali, fosse unitario.

Da Brindisi a Otranto: la Traiana Calabra. II proseguimento della via Traiana muoveva forse dal Foro brindisino verso sud, in direzione della moderna porta Lecce e

VIA TRAIANA E TRAIANA CALABRA

della statale: la direzione potrebbe essere indirettamente


confermata da una colonna miliaria rinvenuta in prossimi t della porta e dall'estesa necropoli di Perrino. Allontana ndosi dall'arteria moderna all'altezza del cimitero di
Bri ndisi, la strada procedeva verso Casa Formosa, dove
aveva inizio il rettifilo per Vale io, lungo il quale si addensano insediamenri e ville rustiche di epoca romana e si segna lano due ponti, uno sul canale delle Chianche e l'altro
sul fiume Siedi.
Attrave rso il giardino Pilella, dove sono ubicati un santuario extraurbano abbandonato in epoca romana e la necropoli del centro messa pico di Valesio, la strada si dirigeva
po i a Torchiarolo e proseguiva ricalcata dalla moderna
carreggiata che funge da confine tra le province di Brindisi
e Lecce. Sfiorava Surbo sino alla torre Belloluogo, che in
et moderna controllava l'arrivo a Lecce: su tale vecchia
arteria prospetta oggi la monumentale porta dell'Arco di
Trionfo, aperta nel 1548.
Lecce (Lupiae) citata in rutti gli Itinerari a met del percorso della Traiana Calabra: centro mes apico, continu a vivere, a differenza dei vicini abitati di Cavallino e
Rudiae, forse grazie all'arteria romana e al porto sulla costa, potenziato in et adrianea. La via antica doveva attrave rsare il centro urbano da nord-ovest a sud-est, fiancheggiando l'anfiteatro (oltre il quale fu messo in luce un tratto di lastricato ) e seguendo approssimativamente viale
Marconi e via Orsini del Balzo.
La strada poi, costeggiati i ruderi del centro messa pico di
Cavallino a destra e la zona archeologica di Fornello a sinistra, proseguiva per Lizzanello, Castri di Lecce e Calimera. Lasciava la serra di Martignano sulla destra fino a
Martano, nei cui dintorni doveva trovarsi la mutatio di ad
Lecce: i resti del Teatro romano.
Duodecim, per raggiungere Carpignano e Otranto, secondo un percorso tendenzialmente
. . . . , . . , - - - - - - - - . - - - -- - ricalcato da un rettifilo, che at'.",
traversava la zona cimiteriale romana e poi bizantina delle cata
combe di S. Giovanni. Da Martignano si ipotizzato un altro tragitto con andamento costiero,
attraverso l'istmo dei laghi Alimini: il percorso aveva il vantaggio di essere pi dritto e corto,
se bbene non corrisponda alle ditanze riportate sugli Itinerari.
A Otranto si poteva raggiungere
il porto, situato oltre l'abitato:
pi protetto, esso era utilizzato
quando i venti impedivano l'a t
tracco a Brindisi e per tale motivo fu sfruttato sempre pi frequentemente in et tardoimperia /
le e bizantina.

DERIVAZIONE DEL NOME


Il nome della strada tra l'antica Capua e Reggio non riportato da alcuna fonte. La doppia denominazione con
cui si fa ad essa riferimento dovuta alle incertezze sul costruttore: il rinvenimento nel 1603 di un'iscrizione commemorativa della costruzione stradale, a San Pietro
di Polla, e l'identificazione di tale localit con il Fo. ' ..-" \ ........'-.,,\
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~ ,,'':-. _ ~,l:\':;:: ~=.~ .::;~ ~-=:';::. \-~':"~'; . di via Annia, che sarebbe confermata dalla men- .. --., .. ~~ .... -- ---~:..:.:~--:.\ -:.' ': . .- .:. zione di una Via Annia cum ramulis in un'iscrizio- - . ;;..=....;.
ne del 214 d.C. e dal ricordo di un Forum Annii
' . -in un passo di Sallustio. La questione non ancora risolta
Polla: iscrizione
commemorativa della
e si anche avanzata l'ipotesi che la strada, iniziata da Pocostruzione della via Popillia
pillio Lenate, sia stata ultimata dal pretore Tito Annio .
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conosciuta come lapide o


elogium di Polla.

Atlantino: taw. 12-14-15


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FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


Il tracciato pi volte ricordato dalle fonti letterarie, che
non ne citano mai il nome, dall' Iter Siculum di Lucilio, del
Il secolo a.c. (Saturae, III, fr. 6 ), a Cicerone, nel racconto
del suo viaggio per Brindisi verso l'esilio (Ad Atticum EpiMAR
stulae, III, 2-7). Strabone (VI,
~on:>;
ADRIATICO
3, 7 ) ricorda il sistema stradale

Capua'veter~
.
" SarU' gna

Bene'Ci~. ........

MAR
TIRRENO

Palermo

. . . .-

Marsala'--.;....

MAR
Sh:ill3.

AFRICA

~'/

IONIO

della Magna Grecia, facendo


menzione di tre arterie, la Via
Appia, la strada da Brindisi a
Benevento e una terza da Regium alla Campania, dove si
congiungeva con l'Appia. La
via da Capua a Reggio fu usata
da Caligola in viaggio per la Sicilia (Svetonio, Caligola, 24,
2 ), ed ricordata da Procopio
nel VI secolo (Bellum gothicum,
I, 14, 7 e segg. ).

VIA POPILUA-ANNIA

La testimonianza epigrafica pi importante rimane l'iscrizione di Polla, della fine del li secolo a.c., che ne descrive
il tracciato partendo da Reggio. Altre citazioni epigrafiche
risalgono a et tardoimperiale e attestano un rinnovato interesse per la via, con interventi di restauro e miglioramento delle strutture.

FONTI ITINERARIE
Le tappe della strada da Capua a Reggio compaiono nell'Itinerarium Antonini, che la descrive sia nell'ambito di
un percorso da Roma a Ad Columnam, chiamato per errore via Appia, che in quello da Milano per il Piceno e la
Ca mpania allo Stretto (a partire dalla statio di Nerulum);
nella Tabula Peutingeriana il percorso ritorna con differenze circa le stationes citate e le miglia di distanza tra l'una e l'altra. Menzioni vi sono inoltre nella Geographia di
Guidone e nella Cosmographia dell'Anonimo Ravennate.

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA


La via metteva in comunicazione l'estremo Sud della penisola con la Campania attraverso il territorio un tempo appartenuto a Bruttii, Lucani e Sanniti e alle comunit italiote della Magna Grecia, arrivando a Capua e allacciandosi
alla via Appia. La sua costruzione, come si evince dall'Elogio di Polla, che ne riporterebbe la datazione alla fine
del Il secolo a.c., fu derrata da esigenze militari e di riordino di un territorio piuttosto complesso. Stando alle testimonianze letterarie, l'arteria non doveva essere molto
trafficata, poich era preferita la via di mare: la sua rinascita sembra da porsi nel basso Impero, periodo a cui risa lgono la maggior parte dei miliari, in connessione forse
co n le esigenze annonarie. In epoca moderna risulta essere
l'unica via di penetrazione, a quanto si evince dall'Atlante
geografico del Regno di Napoli di G. A. Rizzi-Zannoni,
che per il Sud Italia riporta esclusivamente questa arteria.

IL PERCORSO
Da Santa Maria Capua Vetere a Salerno. Il percorso della
via romana si ricostruisce per grandi linee con una certa
attendibilit, sebbene vi siano ancora delle perplessit circa la localizzazione di alcune tappe.
La strada partiva da Santa Maria Capua Vetere (Capua),
dove, stando alle fonti, si distaccava dall' Appia, e procedeva in direzione sud-est alla volta di Suessula, antico centrO oggi localizzato presso Cancello. Da qui arrivava a
Nola, citt campana di antica ascendenza, e alla statio di
Ad Teglanum, identificata con Palma Campania, seguendo grosso modo il tracciato oggi ricalcato dall'autostrada
Caserta-Salerno.
Rasentando le pi basse pendici montuose lungo un percorso pianeggiante bordato dalle montagne del Partenio a
est e dalla sagoma del Vesuvio a ovest, entrava nell'ager
nucerinus, secondo un andamento riproposto dalla statale

La riscoperta della via PopilliaAnnia si deve alla pubblicazione.


nel 1603, di un'iscrizione
mancante delle prime due righe,
rinvenuta a Polla nel Salernitano.
In essa si legge (in traduzione):
.Ho costruito la via da Reggio a
Capua e in essa ho sistemato tutti
i ponti, i miliari e i tabellari. Da
questo punto fino a Nocera vi
sono 51 miglia, a Capua 84, a
Morano 74, a Cosenza 123, a Vibo
Valentia 180, alla statua presso lo
stretto 231, a Reggio 237. La
somma da Capua a Reggio di
321 miglia. lo stesso quando ero
pretore in Sicilia ho catturato
schiavi fuggitivi di Italici e ne ho
restituiti 917; per primo ho fatto
in modo che sulla terra pubblica i
pastori cedessero il campo agli
agricoltori. Qui ho costruito un
foro ed edifici pubblici .
Si tratta di un e/ogium, di estrema
importanza viaria perch
testimonianza diretta della
costruzione della strada.
Dal contenuto si desume che le
ragioni di tale realizzazione, oltre
che pratiche, furono anche di
ordine pubblico: il costruttore si
vanta di aver sedato una rivolta
in Sicilia e aggiunge orgoglioso
che grazie a lui vi fu una
distribuzione di terre, sottratte ai
pastori e affidate agli agricoltori,
secondo un procedimento che fa
pensare alla riforma graccana del
132 a.C. l'identificazione
dell'autore, mancando le prime
righe dell'iscrizione, resta dubbia:
il toponimo della localit in cui f
rinvenuta e le indicazioni
politiche in essa contenute fanno
pensare al console del 132 a.C.
Pubi io Popillio lenate, pur se
lungo il percorso della strada
stato trovato un miliario di un
Tito Annio. Va sottolineato che
entrambi i magistrati erano
antigraccani: per tale motivo
alcuni vedono nell'iscrizione una
nota polemica proprio nei
confronti della riforma.

LE STRADE DELt:ITAUA MERIDIONALE E DELLE ISOLE

367. Piegando quindi verso sud, la


strada, che non si allontanava dai
rilievi, si dirigeva verso la Montagna Spaccata, valico montano sormontato dai ruderi romani del mauoleo detto campanile dell'Orco >
da dove si staccava un collegamento
con BeneventO. Dal valico la via,
denominata ancora nel secolo scorso Via Vecchia o Via del Campanile,
in ri feri mento a I rudere, pu nta va su
Nuceria, sito di notevole importanza a controllo delle vie di transito
tra la costa e l'interno.
La ricostruzione pi accreditata vede la Popillia-Annia entrare in ci tt
dalla zona di porta Romana, costituendo il principale asse urbano nord-sud, per poi uscire
dal lato orienta le delle mura, nei pressi dell'attuale ferrovia, dove sono sta ti indi viduati un tratto di basolato e i resti di un edificio termale pubblico. Secondo un'altra ipotesi, la citt era collegata alla Popillia-Annia tramite un diverticolo che raggiungeva localit Taverne, mentre l'arteria principale proseguiva in direzione sud-est, al l'incirca
lungo l'odierna statale 18, verso il Salernitano. In base alle distanze indicate negli Itinerari verosimil e che la via
affrontasse la stretta di Cava de' Tirreni, piuttosto che attraversare la valle dell'Irno.
Secondo le indicazioni dell' ltinerarium Antonini la strada
entrava a Salerno presumibi lmente attraver o porta ucerina. Una preziosa indicazione in tal senso viene dalla colonnina miliaria scoperta nel 1841 in largo Abate Conforti (dove viene generalmente ubicato il Foro della citt romana ), nella quale sono ricordati i restauri fatti nel tratto

Panoramica dell'area tra Nola


e Sarno.

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VIA POPILLIA-ANNIA

Nuceria-Salerno: ci porterebbe a concludere che la Popillia-Annia fungesse da asse est-ovest dell'impianto urbano,
da pona Nucerina a porta Rorese.
Da Salerno a Cosenza. Lasciata Salerno la strada costeggiava la piana alluvionale del Sele, allontanandosi dalla
costa e incuneandosi verso l'interno in direzione di Battipaglia ed Eboli, come le attuali sta tali 18 e 19. Superava
presumibilmente il fiume Sele nel puntO citato dalla Tabul,l Peutingeriana come ad Silart/m, luogo ancora oggi marca to da un ponte seicenresco, a monte di quello attuale,
per entrare nell 'agro dell 'antica Volcei (Buccino ). La via,
segnata ora da un sentiero malagevole, si inerpicava verso
il piano del Pagliarone, procedendo dritta verso le colline
di Serra (gli iuga Eburina della tradizione letteraria ), secondo un tracciato mantenuto dalla via borbonica, che sale verso il Passo dello Scorza, idenrificato con le Nares Lucanae citate da Cicerone e dagli Itinerari. Il va lico si apre
su un aspro paesaggio dominato dal monte Alburno e dal
cenrro di Sicignano; dalle Nares Lucanae il percorso anrico, ricalcato da un moderno senti ero, scendeva verso la
va lle del fiume Tnagro, e puntava verso le odierne localit di Auletta e Pertosa. L'attraversamento del Tnagro avveniva tramite il ponte della Difesa, forse contemporaneo
alla costruzione della strada, che proseguiva poi all a volta
de l Vallo di Diano (Itinerario di visita a pago 126).
All'uscita del Vallo la strada entra in un aspro paesaggio
montano dominato a est dal monte Sirino, seguendo l'unico percorso possibile, solcato ancora oggi dalla statale 19
e dalla vecchia linea ferroviaria; sino ad arrivare alla parre
pi difficile del percorso, l'attraversamento della catena
montuosa del Pollino, barriera naturale tra Basilicata e
Calabria. In tale area, forse nella conca di Castelluccio,
deve essere con ogni probabilit localizzata la statio di

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LE STRADE DELLITAllA MERIDIONALE E DELLE ISOLE

Nerulum, dove, a partire dal III secolo d.C., nella PopilliaAnnia confluiva la via Herculia.
Perplessit permangono circa la direttrice segui ta per raggiungere Campo Tenese, vasto altopiano a 1000 m di altitudine, compreso tra la conca di Laino e Castelluccio e il
territorio di Morano Cala bro: la strada antica poteva passare sia per Rotonda, con un percorso che fino al secolo
scorso prendeva il nome di via Consolare, che per Mormanno, dove stato segnalato un ponte romano sul torrente Battendiero.
Ai margini dell'altopiano, dopo un tragitto piuttosto accidentato che superava, attraverso la valle dell'Ospedaletto,
una pendenza del 12 %, la strada incontrava, stando all'Elogio di Polla, la statio di Muranum (Summuranum nell' 1tinerarium Antonini), oggi Morano Calabro; da qui procedeva, seguendo il corso del fiume Cosci le, verso un'area
intensamente romanizzata in territorio di Castrovillari, a
ovest dell'ampia e fertile piana di Sibari, dove, secondo la
Tabu/a Peutingeriana, era ubicata lnteramnium. Questa
zona, delimitata dalla confluenza dei fiumi Garga, Tiro e
Coscile, rappresenta un importante snodo viario per la diramazione che portava alla via jonica.
Seguendo la valle dell'Esaro, sulla statale 283, l'itinerario
toccava, verosimilmente, Trigneto di Roggiano Gravina
(oggi area archeologica), giungendo nella zona di Casellomasseria Campagna di San Marco Argentano, da alcuni
identificata con la statio di Caprasia, oppure, in base a
una recente ipotesi, a sud-ovest di Tarsia, sulla dorsale che
separa i bacini dei fiumi Follone e Crati, dove esistono le
tracce di un vasto insediamento tardoantico e i resti di un
lastricato.
La strada romana, inoltratasi nella media valle del Crati,
proseguiva, con un percorso di fondovalle, sino a Cosenza, a ridosso della quale il percorso sottolineato da una
estesa necropoli, oltre che dal passaggio obbligato rappresentato dai ruderi del ponte romano sul fiume Busento,
noto per solo da fonti.

Da Cosenza a Reggio Calabria. Uscita dalla citt a ovest,


l'arteria romana risaliva gradualmente verso il piccolo
centro di Laurignano e, con un percorso di crinale, arrivava nell'area dei Campi di Malito, dove si segnala un lacerto di acciottolato, per raggiungere la valle del Savuto, il
cui attraversamento probabilmente avveniva sul ponte del
Diavolo o di Annibale, presso Scigliano, di epoca traianoadrianea.
Per il tratto fino a Vibo Valentia, le distanze ridotte riportate dagli Itinerari tra Consentia e Vibona, fanno ipotizzare un percorso accidentato nell'area montuosa dove l'altopiano della Sila si accosta alla Catena Costiera.
A Martirano, antico centro normanno, o nelle immediate
vicinanze, in un'area delimitata a nord dal corso del Savuto, si pone la statio di Ad f1uviu/17 Sabatul11, a due miglia

VIA POPILUA-ANNIA

da lla quale la Tabufa Peutingeriana collocava Tempsa, toponimo che richiama la Temesa omerica, non ancora localizzata. Il tragitto, dominato dal monte Reventino, procede ripido ino al valico di Cona di San Mazzeo (m 948 ),
punto di passaggio obbligato per raggiungere da nord la
pia na di Lamezia, dopo aver superato Nicastro e Sambiase, nella cui area la Tabufa segnala gli impianti termali di
Aquae Ange. La via Popillia-Annia attraversava la piana
la metina lungo un tracciato parallelo alla linea di costa,
ma pi a monte. Superato il fiume Lamato nella statio di
ad Turris, in corrispondenza di una delle antiche vie per
Scolacium, sullo Jonio, e varcato il fiume Angtola, procedeva verso Vibo Valentia, l'Hipponion greca, colonia latina del 192 a.c. Erede della strada romana dovrebbe essere una mulattiera, denominata Via Grande , che segue il
crinale tra i comuni di Pizzo e Maierato, sino a giungere in
contrada Vaccarizzu di Sant'Onofrio dove, accanto a un
tratto di lastricato, stato recuperato il miliario che ricorda T. Annius. Dopodich, rimanendo a mezzacosta, si allineava ali ingresso alle mura greche della citt, accedendovi attraverso la porta orientale e raggiungendo le Terme
romane di Sant'Aloe. Da qui, pur con qualche incertezza,
si ipotizza che la strada avanzasse in direzione sud-ovest,
con una direttrice oggi rimarcata da un'antica mulattiera
poco a sud-est della linea ferroviaria, fino a venire a coincidere con l'odierna statale 18 circa all'altezza del km
486, per proseguire lungo la dorsale fra i torrenti Cinnarello e Mammella, in una zona intensamente romanizzata.
Arrivata al ca ino Mortelleto, quasi sicuramente da identificare con la statio di Nicotera, la strada romana seguiva
la costa sino a Tauriana (nei dintorni di Gioia Tauro),
quindi s'internava verso Seminara per evitare il litorale alto e roccioso a sud di Palmi . Rimanendo sempre sul crinale, procedeva per Salano e Runci, e superati i piani di Mileo arrivava nella baia di Catona, forse presso l'odierna
Santa Domenica di di Reggio Calabria (non lontana da
Gllico ), luogo di rinvenimento di un miliario.
Tale sito da molti identificato con l'Ad Fretum ad Statua m dell'Elogio, toponimo forse da ricollegare a una statua che segnalava, a mo' di faro, quello che viene indicato
come il primo porto di et repubblicana per la Sicilia, a 6
miglia esatte da Reggio.
eli' Jtinerarium Antonini l'imbarco per la Sicilia
posto invece in un luogo denominato Colllmlla,
che alcuni ubicano, in base al computo delle distanze, pi a nord di Catona, nell'area tra Cannitello e Particella (nelle cui
acque fu rinvenuto un famoso relitto ).

Veduta dello stretto di Messina.

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Dal fiume Tnagro al Vallo


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BUCCINO
ANTIQUARIUM DELL'ANTICA
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Per informazioni sulla visita


via Di Vana, tel. 0828 952416
Il piccolo museo visitabile dalle 9
alle 13, esclusa la domenica.

Buccino
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S. MARIA
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NaZIonale

L'itinerario egue il percorso della via Popillia-Annia in u


paesaggio suggestivo dal punto di vista naturale e al di fuo
ri dai circuiti turistici pi tradizionali. Lasciata l'autostrad
a Petina si pu raggiungere lungo una strada secondari
Auletta, nei cui pressi avveniva l'attraver amento del Tna
gro, sul ponte chiamato della Difesa: rimangono solo du
delle quattro o cinque arcate originarie, sul lato settentrio
naIe, con pile protette da rostri. Poi l'Annia-Popillia piegav
verso nord, alla volta di Piano della Cerreta (forse Acerra
nia), che si raggiunge tuttora tramite uno stretto sentiero
Qui, abbandonando il percorso della direttrice maggiore
merita fare una deviazione fino a Buccino, l'antica Volcei,
ripercorrendo la via attuale per Potenza: lungo la strad
odierna che si inerpica al paese, campeggia lo spettacolar
ponte di S. Cono, sul fiume Bianco, affluente del Tnagro. 11 manufatto, datato ai primi decenni del I ecolo a.c., stato inglobato in un ponte pi ampio, ma sono ancora visibili l'arcata maggiore e un arco minore (probabilmenet
per lo sfogo dell'acqua in caso di pie
ne) in opera quadrata di travertino,
a
al di sotto delle nuove.
La citt preromana e romana, ve
nma in luce con il sisma del

1980 al di sotto del centro


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moderno, di recente divenuta Parco archeologico
Di particolare interesse
Polla
sono le mura ellenistiForum PopiliiO
che, lungo il lato settentrionale del col
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Buccino: il ponte di S. Cono,


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Sala Consilina

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Fonte

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REGGIO

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VIA POPILLIA-ANNIA

di scavo: sono visitabili il complesso di via Canali, le tabernae di via Roma, i resti del presunto tempio di via S. Spirito e la grande sostruzione concamerata di vicolo Falcone.
Ritornati a Piano della Cerreta, si pu seguire la statale
19, che riprende in linea di massima il percorso della via
Annia-Popillia, entrando nel Vallo di Diano, lunga e stretta piana alluvionale tra le montagne della Campania meridionale. Al suo ingresso si incontra il centro di Polla, sulla
destra: deviando a sinistra dall'attuale statale si arriva al
sobborgo San Pietro, dove generalmente si localizza il Forum ricordato dalla celebre epigrafe ivi rinvenuta, che
stata inserita in un monumento moderno. A ridosso del
tracciato della strada invece, in contrada Tempio, si erge il
mausoleo fatto costruire da Insteia Polla per il marito C.
Ultianus Rufus.
,
Proseguendo verso sud, si possono visitare i centri di Atena Lucana (Atina ), arroccato sul fianco orientale del Vallo
(resti di mura megalitiche), e di Sala Consilina, nella cui
area furono rinvenute oltre 2000 tombe, databili a partire
dal IX secolo a.c.: i corredi sono in parte esposti nell'ANTIQUARlUM DEL CONVENTO DEI CAPPUCCINI. Sull'altro versante si erge, alto su un colle isolato, il centro di Teggiano
(Teglanum ): municipio romano distrutto nel 410 da Alarico, risorse nel medioevo con il nome di Dianum, da cui
il nome del Vallo: il borgo, arroccato intorno al Castello,
oggi patrimonio dell'UNESCO.
Pi a sud si attraversa poi il territorio di Cosilinum (o
Consilinum ), presso la Civita di Padula, a cui piedi sorse,
dal 1306, la meravigliosa Certosa di S. Lorenzo: all'interno di questa stato istituito nel 1957 il MUSEO ARCHEOLOGICO DELLA LUCANIA OCCIDENTALE, che raccoglie reperti
provenienti dagli scavi del Vallo. L'itinerario si conclude
alla statio di Marcelliana, sulla cui area sorse il Battistero
paleocristiano di S. Giovanni in Fonte.

Sorge ai piedi di Padula


la grandiosa Certosa di
S. Lorenzo, di cui l'immagine
mostra un lato del cinqueseicentesco Chiostro grande .

SALA CONSILINA
CONVENTO DEI CAPPUCCINI

via CappUCCIni 10, tel. 0975


21052
Visitabile dalle 9 alle 14.
PADULA
MUSEO ARCHEOLOGICO DELLA
LUCANIA OCCIDENTALE

viale Certosa, leI. 0975 7711 7800219661


Visite: 9-20; chiuso luned.

DERIVAZIONE DEL NOME


Sicilia del XII secolo pi volte
escritta dai geografi arabi
dell'epoca, primo tra tutti Id risi
(al-Idrisj), nato intorno al 1100 e
trasferitosi alla corte di Ruggero II.
AI sovrano dedic il suo trattato di
Svago per chi
di girare il mondo o
semplicemente /I libro di
il mondo era diviso,
la teoria tolemaica, in
nel senso della longitudine e
settori nel senso della latitudine.
Terminato nel 1154, il libro rimane
una pietra miliare della geografia
edievale, oltre a fornire uno dei
ari esempi di perfetta
collaborazione tra la cultura
usulmana e l'ambiente cristianonormanno, che aveva soppiantato
gli Arabi in Sicilia.
Pi modeste le opere di Ibn
Giubair che scrisse un Viaggia in
spagna, Sicilia, Siria e Palestina,
Mesopotamia, Arabia, Egitto, e il
izionario geografico di Yaqut:
tuttavia preziose sono le
nformazioni circa i centri della
Sicilia e la rete stradale.

La via prende il nome da un Valerio, magistrato non meglio identificato, per il quale si pensato a Valerio Messalla, console nel 263 a.c. e conquistatore della regione, oppure a M. Valerio Levino, il console del 210 a.c., che govern la Sicilia per 4 anni.

FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


Le varie tappe della via, indicata con il nome di Valeria,
vengono descritte da Strabone (VI, 2, 1, C 266), mentre
Plinio (Naturalis Historia, III, 14), che elenca le citt da
Li/ibaeum a capo Peloro, riporta indicazioni di distanza;
informazioni si ricavano anche da Tolomeo (Geographia,
III, 4 ) e dai viaggiatori arabi che percorsero l'isola in et
normanna, quali Idrisi, Ibn Giubair e Yaqt.
Dalla Sicilia proviene un solo miliario. ma non sembra sia
riferibile a tale arteria.

FONTI ITINERARIE
Le diverse tappe compaiono tanto nell'Itinerarium Antonini quanto nella Tabu/a Peutingeriana; riferimenti si trovano anche in Guidone.

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA

Il tracciato della via Valeria, che percorreva il litorale tirreni co della Sicilia, era presumibilmente gi utilizzato dai
Sicelioti per il collegamento dei centri lungo la costa. La
strada in et romana ebbe funzioni strategiche, in relazioAtlantino: taw. 15-17
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trapresi da Teodorico e Narsete.

...

VIA VALERIA

N elle sue linee essenziali la via Valeria perdurata per tutta l'et medievale e moderna e il suo percorso oggi in
gran parte ricalcatO dalla statale 113.

IL PERCORSO
Da Messina a Cefal. La via partiva da Messina, la greca
Zancle citt fondata nel 730 a.C dai Calcidesi di Curna
(poi Messana), e si dirigeva, attraverso i monti Peloritani,
verso la costa settentrionale, tOccando Gesso e Spadafora,
identificabile con Nau/ochos, nelle cui acque si svolse, nel 36
a.C, la battaglia tra Ottaviano e SestO Pompeo. Arrivata a
Fondachello, costeggiava alla base il promontorio di Milazzo (My/ae ) e superava il fiume Longano, per arrivare, tramite Castroreale Terme, Falcone e Oliveri, sino alla cosiddetta
Locanda, dove viene ubicata la stazione di posta di Tindari.
La via antica, sottolineata dalle spettacolari ville di Tindari e di Patti, superato il fiume TimetO, seguiva il percorso
ricalcatO oggi dalla statale 113 sino a capo Calav: per oltrepassare il promomorio l'arteria moderna utilizza il traforo scavatO nel 1853, mentre la strada romana doveva risalire l'altura per poi scendere verso l'area di Gioiosa Marea e Brolo e prosegu ire,
:-;i;n-;::-:---------~~----secondo le fon ti, verso
Agathyrnum. II centro,
forse un semplice oppidwn in et romana, viene
generalmente ubicato a
monte della cittadina di
Capo d'Orlando, in cont rada San Martino, o in
a lternativa, sulla base
delle distanze fornite dagli Itinerari, a San Marco
d'Alunzio.
Il tragitto procedeva lungo Ia costa a ttra verso Ia
Particolare del Teatro greco
Rocca e Torrenova: la statale 113 supera tuttOra il tOrrendi Tindari.
te Platan tramite un ponte moderno che ingloba i resti
dell'arcata di un ponte romano; qualche chilometro a est
del ponte si segnala inoltre un antico edificio che si ipotizza sia sorto sui ruderi di una mansio.
Lasciando a sinistra il cono roccioso di San Marco d'AIunzio, il percor o, diretto a Sant' Agata Militello, confermatO dal ponte che attraversava il torrente Rosmarino,
di cui sopravvive la testata est ancorata a uno sperone roccioso. Procedeva poi, sempre mantenendosi lungo la costa, per Acquedolci e Torre del Lauro, superando i torrenti Inganno e Furiano: le fonti segnalano come tappa successiva la citt di Calacte, fondata, secondo Diodoro Siculo (IX , 92; XII, 8, 29 ), dall'eroe siculo Ducezio intOrno
a lla met del V secolo a.C e dai pi ubicata a Marina di
Carona. Qui il tracciatO ancora una volta indicatO dai
resti di un ponte romano a Marina di Carona, un po' pi

LE STRADE

Cefal, con la celebre


Cattedrale normanna sullo
sfondo della rupe che sovrasta
l'abitato.

il fiume Imera, la via


attraversava il territorio un
pertinente alla citt greca
, fondata nel 649-648
da tre ecisti di lancie, ma
della costruzione della
gi in rovina, perch
dai Cartaginesi nel 409
Il tracciato si pu seguire
percorrendo l'odierna statale 113,
la quale si incontrano in
Buonfornello, presso la
sinistra dell'lmera, le rovine
tempio dorico della Vittoria,
ito dagli Imeresi
Imente dopo la vittoria del
a.C. sui Cartaginesi; si passa
davanti ai resti di una villa
situata al margine del
su cui sorge la citt. L'area
(a sud della stazione
lo) si stende su un
tra i fiumi Torto e Imera:
'nt scavi hanno restituito parte
i
urbanistico di v
a.C. e un'area sacra
'emit nord-est, con tre
,h
i arcaici, mentre parte dei
sono visibili presso il
ANlIGUARIUM.

DEL~ITALIA

MERIDIONALE E DELLE ISOLE

a monte rispetto a quello moderno sul quale passa la statale 113: del manufatto, a chiena d'a ino e a tre arcate,
restano le due latetali.
La strada continuava pet Santo Stefano di Camastra e
Torremuzza, dopodich si pensa risalisse sino alla cappella
di S. Maria di Palati, presso Halaesa, fondata da Arconide
nel 403 a.c. Poco prima della citt si segnalano infarti i
resti di un ponte a tre archi sul fiume Tusa, di cui rimangono due arcate: per la sua collocazione, alquanro arretrata, c' chi ritiene che il manufatto vada attribuiro in realt
a un diverticolo della Valeria, che si sarebbe quindi mantenuta vicino alla costa.
Tragitto costiero seguirebbe invece il tratto Castel di Tusa-Finale di Pllina, nei cui pressi, sul fiume Pllina, sono
da collocare i ruderi di un altro ponte, a poca distanza
dalla statale. L'imponente costruzione presentava sette arcate, una sola delle quali oggi sopravvive, inglobata in un
edificio. A circa 2 km dalla costa ono inoltre da segnalare
i resti di un acquedorto, che corre in direzione nord-sud,
lungo il fianco occidentale dell'alveo del fiume.

Da Cefal a Marsala. La strada arrivava cos a Cefal


(Cefalodium), stretta fra il mare da un parre e la grande
rupe dall'altra, che attraversava coincidendo con una via
del reticolo urbano e u cendone in corrispondenza della
porta Terra; secondo una recente ipotesi il trarro successivo doveva seguire un percor o pedecollinare, che si distaccava in parre dalla statale artuale, costellaro da numerose
ville. Tra queste merita una menzione quella ubicata su un
costone roccioso in localit Settefrati, a 3 km da Cefal, la
cui fase iniziale da porre in et medioimperiale: vi si arrivava dalla Valeria tramite un diverticolo ricalcato oggi
dalla n'azzera della spiaggia.

VIA VALERIA

Do po capo Plaia la via romana passava verosimilmente a


no rd di Lscari, portandosi un poco all'interno: tale ipotesi sarebbe suggerita sia dalla morfologia dell'area, stretta e
incisa dallo sbocco di numerosi tOrrenti, sia dall'addensarsi degli insediamenti; uno di essi, in localit Terre Bianche,
databile rra l'et protoimperiale e la tardoromana, porrebbe essere interpretatO come mutatio, da cui il tOponimo
Funnacazzo che richiama un fondaco, luogo di sosta per
uo mini e animali .
L'attraversamentO del fiume Imera o fiume Grande doveva
essere garantitO da un ponte non pi visibile, di cui parlano gli studiosi del secolo scorso: probabile che sorgesse
nel luogo ora occupatO dall'ottOcentesco ponte Grande, a
Buon fornello. Superata Himera la strada arrivava al fiume
Torto, che era attraversatO tramite il ponte della Meretrice
(che non si esclude risalga a epoca romana: individuatO
grazie alle foto aeree e alla canografia stOrica, versava in
uno stato di abbandono gi nel Settecento). La via Valeria
passava quindi per Termini Imerese (Thermae Himerae) e
arrivava, sempre ripresa dalla stata le 113, a Solunto, antica citt fenicia distrutta da Dionisio di Siracusa nel 397
a.c. e successivamente ricostruita. La strada non entrava
in citt, ma la costeggiava, puntando su Palermo (Panormus): qui la continuit del centro moderno sulla citt punico-romana impedisce di fare ipotesi circa il tracciato urbano, ma probabile che l'ingresso avvenisse da pona
Messina, fuori dalla quale si stendeva una necropoli.
La rico truzione del tracciatO da Palermo a Trapani resa
ardua dalla mancanza di vestigia archeologiche e si basa
sull'indicazione dei centri antichi citati nelle fonti. Si presume che la via Valeria raggiungesse, attraverso il passo di
Sferracavallo, Hyccara, ubicata sul litorale presso il tOrrente Carini, nelle cui vicinanze si trova anche una famosa
villa. Costeggiava poi il promontorio dell'Omo Morto e di
capo Rama, per giungere, sempre lungo il litOrale, all'antica Parthenicum, presso la frazione TrappetO. Lasciata la
costa a Castellammare del Golfo, la strada si portava nell'interno in direzione delle Terme Segestane e, risalendo il
torrente GuidatOre, puntava verso il monte Erice. Attraverso l'Annunziata guadagnava quindi Trapani, in antico
il portO di Erice, il cui nome, Drepanum, ricordava la forma a falce della stretta lingua di terra su cui situata. Va
comunque segnalatO che tale percorso, per il quale difficile ipotizzare alternative, risulta essere pi lungo di ben
46 km rispetto alle distanze riportate dagli Itinerari.
Da Trapani la strada proseguiva per Lilibaeum, nei pressi
dell'odierna Marsala, citt che, fondata da coloni feniciopunici dopo la distruzione della vicina Mozia ad opera di
Dionisio di Siracusa nel 397 a.c., occupa capo Lilibeo,
l'odierno capo Boeo, promontOrio occidentale dell'isola e
importante puntO strategico. Per tale motivo i Romani la
cinsero d'assedio per ben nove anni sino a impadronirsene
definitivamente nel 241 a.c.

HIMERA
A REA ARCHEOLOGICA
E A NT IQUARIUM

statale 113, localit Buonfornello,


Termini Imerese
tel.0918140128
Visite: Iun. sab. 918.30, dom e
festivi 913

Valicato il fiume Torto (dove


aweniva il raccordo tra la via
Valeria e la via interna per
Catania), si pu continuare a
seguire la statale 113, che
probabile coincidesse con la via
Valeria fino a Termini Imerese,
anche se non escluso che la
strada antica, oltre il sito
quattrocentesco denominato
Castello, ripiegasse, verso nord, pe
poi puntare sulla spiaggia (oggi
ripresa da una trazzera). l'arteria
doveva attraversare l'abitato di
Termini Imerese (Thermae
Himeroe), fondato dopo la
distruzione di Imero nei pressi di
sorgenti termali, sfruttate in epoca
romana e ancora oggi utilizzate.
Resti della citt romana,
importante snodo viario e scalo
portuale, sono visibili nel giardino
di villa Palmeri, su via Garibaldi,
dove sono state individuate la
basilica e la curia. Si presume che
la strada, dopo aver costeggiato
l'area, uscisse in un punto oggi
marcato dalla cinquecentesca
porta Palermo, costeggiando il
piccolo anfiteatro, visibile nel
giardino dell'ex monastero delle
Clarisse.

DERIVAZIONE DEL NOME


II nome antico della via non noto.

Le vicende della rete stradale della


Sardegna romana si legano in
modo particolare al nome di due
imperatori che salirono al potere a
circa due secoli di distanza l'uno
dall'altro, Claudio (41-54) e Filippo
l'Arabo (244-249). La prima
razionaliuazione del sistema
stradale sardo sembra risalire
all'et di Claudio, il quale mise in
atto una politica vi aria con finalit
prevalentemente militari,
valoriuando il ruolo centrale
rivestito dall'abitato di
Fordongianus. Numerosi interventi
di manutenzione alla rete viaria
sarda furono apportati all'epoca di
Filippo l'Arabo, l'imperatore sotto il
cui regno si celebr solennemente
il millenario della fondazione di
Roma. Con ben 12 attestazioni, a
dispetto del breve periodo in cui
tenne il potere, Filippo l'Arabo
risulta essere l'imperatore pi
citato nei miliari della Sardegna. La
sua opera a favore dello sviluppo
infrastrutturale dell'isola non si
limit alle principali arterie viarie,
ma si estese in modo capillare
anche al ripristino di non pochi
tratti minori.

FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


La via ricordata in una serie di miliari, a volte con partenza da Porto Torres (Turris Libisonis) , altre volte con
partenza da Cagliari (Cara/es ).

FONTI ITINERARIE
Buona parte del tracciato riportata dall'Itinerarium Antonini nel contesto della via interna da Tibu/a (Sa nta Teresa Gallura o Castelsardo) a Cagliari.

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA

La via da Porto Torres a Cagliari, ritenuta generalmente la


pi antica strada romana dell'i ola, nel 46 d.C. conobbe
una generale opera di riorganizzazione stabilita dall ' imperatore Claudio, della quale si ha testimonianza grazie al
rinvenimento di alcuni miliari. In questa fase la strada era,
a quanto pare, suddivisa in due tracciati distinti, provenienti rispettivamente da Porto Torres e da Cagliari e diretti ad Aquae Ypsitanae, poi rinominate Forum Traiani
(oggi Fordongianus), centro idrotermale dell'interno di
fondamentale importanza strategica per il controllo militare delle riottose popolazioni della Barbaria (Barbagia ).
La direttrice fu unificata solamente in un secondo momento, quando le crescenti esigenze commerciali resero necessario un collegamento diretto fra Porto Torres e Cagliari
Atlantino: taw. 18-19
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una serie di interventi.

VIA DA PORTO TORRES A CAGUARI

IL PERCORSO
Da Porto Torres a Fordongianus. Lasciata Porto Torres, il
p rimo tratto stradale passava per Ottava (localit dal significativo toponimo tradale), affiancando l'acquedotto
tu rritano proveniente dall'attuale zona di Sassari, del quale i con ervano alcuni tratti in opera reticolata. Superata
Scala di Giocca, la via attraversava i territori di Florinas e
To rralba ino a giungere nei pressi di Bonorva. Da qui
tra n itava a nord -est della cantoniera Tilpera, dove stato localizzato un tratto di massicciata in bsoli basaltici
con cordoli laterali molto rilevati, e proseguiva in direzione dell 'altopiano della Campeda.
Ri alito l'altopiano della Campeda, la strada passava tra
Bortigali e Mulargia (Malaria ), toccava Macomr (Macopsisa ) e Ghilarza (Ad medias ) e si dirigeva quindi verso
Fo rdongianus. La tecnica adottata in questo tratto stata
rilevata in pas ato tra San Macario e Pranu Maiore: si
tratta di una pavimentazione in pietrame con cordoli latera li, 'guida centrale' e modi ne trasversali in basalto. Prima
d i entrare a Fordongianus, piccolo centro sito in un suggestivo
nario naturale dove i possono tuttora visitare le
monumentali terme alimentate da una orgente di acqua
calda, la via oltrepassava il Tirso su un ponte a sette arcate , ampiamente ricostruito nel corso dei ecoli, ma del
q uale si conserva parte della struttura originaria in opera
q uadrata nella porzione medio-inferiore delle pile.

Dalla strada principale per


Fordanglanus si diramavano vari
tracciati secondari, alcuni dei
quali, particolarmente ben
conservati, attestano il ricorso a
tecniche costruttive diversificate
a seconda della natura del
terreno: il tratto rinvenuto in
localit Fontana di Coibu offre un
esempio di sede stradale ricavata
direttamente nella roccia, con
profondi solchi carrai; il tratto
visibile in localit 50S Baiolos a
Cargeghe presenta invece una
pavimentazione in pietre piatte
alternate a pietrame, leggerment
incavata al centro, con cordoli
laterali e modine trasversali poste
a distanza pi o meno regolare in
modo da stabilizzare la sede
stradale e permettere il transito i
contesti di pendio.

Da Fordongianus a Cagliari. Dopo l'abitato di Fordongianus, la strada passava nella vallecola di Apprezzau, dove si scorgono le modeste rovine dell'anfiteatro suburbano, e si dirigeva verso Santa
Giusta (Othoca ), nelle vicinanze di Oristano. Attraver ato questo centro, la via oltrepassava un piccolo ponte sul rio Palmas, i cui resti sono ancora visibili accanto a quello moderno, presso il quale si
conserva un tratto stradale in bsoli basaltici, largo
m 6.50 circa e leggermente arcuato al centro. Da
qui la strada percorreva l'intero Campidano da
nord-ovest a sud-est, attraversando quella va ta e fertile pianura che anticamente costituiva per Roma una delle principali riserve di grano . Una vicina
tappa era costituita dal praetorium di Muru de
Bangius a Marrubiu, o sia una ricca residenza con
bagno privato nella quale soggiornava probabilmente il governatore provinciale durante i suoi spotamenti. La localit era collegata con Fordongianus mediante un raccordo diretto (compendium itineris ), attestato grazie a una preziosa testimonianza epigrafica e individuato in parte sul terreno mediante l'analisi
aerofotogrammetrica. In eguito, dopo aver raggiunto le
Terme di Srdara, la strada percorreva il territorio di Mon ir, transitava per Sestu, a sei miglia dal capoluogo, e
raggiungeva infine Cagliari.

Fordongianus: un'inquadratura
del ben conservato complesso
termale di epoca romana.

DERIVAZIONE DEL NOME


Il nome antico della via non noto.
FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE
Non so no note fonti in cu i sia nominata o descritta la
strada nel suo complesso; i miliari ne ricordano so lo alcuni singoli tratti.
FONTI ITINERARIE
II percorso ricordato, seppure in tratti distinti, nell']tinerarium Antonini e compare con qualche approssimazione
anche nella Cosmographia dell'Anonimo Ravennate.
MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA
La via litoranea occidentale, che collegava tra loro molte
importanti citt porruali di origine fenicia e punica, venne
a unificare in un solo itinerario diversi tratti stradali pi
antichi . Alcuni di essi furono ristrutturati fra il 244 e il
248 d.C., come testimoniato da una serie di miliari databili all'epoca di Filippo l'Arabo. Probabilmente di origine
preromana era la variante attraverso l'interno fra Sant'Antioco (Su/ci) e Cagliari (Cara/es ), che metteva in comunicazione gli imporranti distretti minerari e agro-pastorali del Sulcis-Iglesiente e della vallata del Cixerri con il
porto del capoluogo; un miliario ne attesta un intervento
di manutenzione all'epoca di Traiano.
Atlantino: taw. 18-19
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Palermo

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IL PERCORSO
Da Tibula a Tharros. Il tratto
iniziale della via tuttora incerto, in particolare a causa della
difficile ubicazione di Tibu/a
che compare come localit di
partenza nell'Itinerarium Antonini e per la quale stato proposro il riconoscimento con
Sanra Teresa Gallura oppure
con Castelsardo. Giunta a Porto Torres (Turris Libisonis ), la
strada attraversava l'abitato e
lasciava la citt oltrepassando
il rio Mannu su un monumen-

VIA LITORANEA OCCIDENTALE ,135


.

ta le ponte in opera quadrata con sette arcate, an cora ben conservato nonostante i numerosi rimaneggiamenti subiti nel corso del tempo. La singolarit del manufatto, che nel complesso misurava m
135 di lunghezza e 8.5 di larghezza, risiede nelle
diverse proporzioni delle arcate e nell'andamento
in salita della sede stradale due espedienti tecnici
che permisero alla struttura di superare il forte dislivello intercorrente fra i due argini. Da Porro Torres la via si spingeva attraverso la Nurra, toccava
N ure e Carbia, rispettivamente nei pressi di Porto
Ferro e di Alghero, e attraversato un ponte sul Temo, oggi non pi visibile, giungeva all'antica Bosa.
Tenendosi poi lungo la costa, la strada raggiungeva
Ca mus, presso Santa Caterina di Pittinuri. Il trattO
successivo, ricordato anche da un miliario, conduceva a Tharras, citt portua le di origine fenicia all'estremit della penisola del Sinis, le cui suggestive
rovine puniche e romane si stagliano nell'incantevole scenario di un mare anticamente al centro di importanti rorte mediterranee.

..

,- c "-'f ,.,........
Il sito di Tharros, noto per
il pregio ambientale oltre che
archeologico.

Da Tharros a Sant'Antioco. Lasciata la penisola del Sinis


la strada, pavimentata in arenaria e basaltO per una larghezza di m 3 .6 circa ., svoltava verso Cabras, superava un
ponte sul Tirso (Ponti Mannu, demolito nel 1937), eretto
su palificate a graticcio, e raggiungeva quindi Santa Giusta (Othoca ), nelle vicinanze di Oristano. In uscita dall'abitato il percorso coincideva forse inizialmente con quello

Uno degli aspetti pi caratteristici delle citt


antiche della Sardegna costituito dalle
monumentali strade lastricate, che gi di per s
portano il segno tangibile della piena
romanizzazione. Diversi tratti viari sono stati
rinvenuti in pi occasioni a Cagliari, Sant'Antioco,
Neapolis, Santa Giusta, Fordongianus e Olbia, ma
le testimonianze meglio conservate si trovano a
Porto Torres, in particolare presso le imponenti
Terme centrali, e soprattutto a Nara e a Tharros.
In queste due citt, abbandonate in et
medievale e non pi edificate, le indagini
archeologiche in corso da alcuni decenni hanno
permesso di portare alla luce in estensione gran
parte dei tracciati viari urbani. La loro
pavimentazione fu realizzata in et imperiale con
l'impiego di lastre in pietra vulcanica di origine
locale, l'andesite viola a Nara e il basalto nero a
Tharras, che conferiscono tuttora ai due siti una
caratteristica nota di colore. Dal punto di vista
tecnico non si pu che restare ammirati

osservando la precisione della messa in opera dei


singoli bsoli e dei cordoli laterali oppure
considerando l'efficiente sistema di drenaggio
sottopavimentale, che permetteva lo scolo delle
acque in direzione del mare. Sotto l'aspetto
dimensionale queste strade presentano diverse
anomalie, non solo perch erano talora costrette
ad adattarsi alla presenza di edifici gi esistenti,
ma anche perch, in altre occasioni, si aprono
inaspettatamente in lunghe arterie rettilinee,
come nel caso delle due vie dirette al porto e al
tempio di Esculapio a Nora, oppure in quello
delle due strade parallele che risalgono il colle di
Su Muru Mannu a Tharras. A Nora si conserva
anche buona parte della piazza del Foro, risalente
a et tardorepubblicana, pure pavimentata in
lastre di andesite e collegata in seguito alla
restante rete viaria, piazza che si suppone fosse
destinata a un prevalente utilizzo pedonale, data
la generale assenza di solchi carrai e di
marciapiedi laterali.

LE STRADE DELLITALIA MERIDIONALE E DELLE ISOLE

L'isola di Sant'Antioco, collegata


alla costa sud-occidentale della
Sardegna da una stretta lingua di
terra frequentata sin dal Neolitico,
fu teatro di una delle pi antiche
fondazioni fenicie della Sardegna
(VIII secolo a.c.), dalla quale si
svilupp l'importante centro
portuale punico e romano noto
con il nome di Su/ci. Lungo l'istmo
che collega Sant'Antioco all'isola
madre sorgono due .menhir., detti
anche .perdas fittas., una coppia
di grandi massi lapidei infissi nel
terreno, con funzione sacra o forse
funeraria, in corrispondenza di un
probabile insediamento umano di
epoca prenuragica. La tradizione
locale ha battezzato i due monoliti
.su Para. e .sa Mongia (il Frate e
la Monaca) e ha visto in essi l'esito
della punizione divina che in epoca
medievale avrebbe colpito,
pietrificandoli all'uscita
dall'abitato, due religiosi sulcitani
mentre mettevano in atto una
peccaminosa fuga dai rispettivi
conventi.

I mosaici pavimentali sono tra


le testimonianze pi preziose
rivelate dagli scavi di Nora.

della via da Porto Torres a Cagliari. Giunta allo stagno di


Santa Maria, la strada superava l'area lagunare su un argine rialzato di m 2.5 circa ed entrava quindi a Neapolis,
presso la chiesa di S. Maria di Nbui. Da qui si spingeva
verso il bacino minerario dell'Iglesiente, faceva tappa a
Metalla, nelle vicinanze dell'antichissimo tempio di Antas
dedicato a Sardus Pater, parzialmente reinnalzato in tempi
recenti, e giungeva poi a Sant'Antioco, antichissimo abitato di fondazione fenicia e poi fiorente citt punica e romana. Il collegamento con l'isola sulcitana avveniva attraverso un ponte a due arcate, distanziate tra loro da una pila,
quasi un terrapieno, lunga ben m 15. La struttura, che nel
corso dei secoli ha subto una serie di pesanti interventi oltre a un parziale interramento, ancora visibile lungo la
strada attualmente in uso.

Da Sant'Antioco a Cagliari. Nel tratto conclusivo sono attestate due varianti: la prima si dirigeva a Cagliari lungo la
costa, l'altra attraverso l'interno. Il percorso litoraneo, dopo aver toccato Tegula, probabilmente nei pressi di Sant'Isidoro di Teulada, e Bithia, presso la torre di Chia, raggiungeva la penisoletta di Nora attraversando l'istmo mediante una strada acciottolata larga quasi m 4. La citt, di
remota fondazione fenicia, conserva alcuni notevoli edifici
di epoca punica e romana (templi, teatro, terme, case) e
una straordinaria rete viaria. Da Nora la strada transitava
nei pressi di Villa d'Orri e si dirigeva verso Cagliari.
Il percorso interno attraversava invece l'ampia vallata del
Cixerri . Dopo essersi stacca ta dalla litoranea occidentale a
nord di Sant'Antioco, la strada passava presso la chiesa di
S. Maria di Flumentepido, toccava Corongiu e raggiungeva cos Villamassargia, nel cui territorio prendeva avvio
l'acquedotto cagliaritano che da qui al capoluogo affiancava per buona parte il tracciato viario. La strada proseguiva poi in direzione di Silqua, oltrepassava il rio Cixerri su un ponte a tre arcate solo parzialmente conservato e
raggiungeva Decimomannu (localit dal significativo toponimo stradale ), dove attraversava il rio Sesi su un imponente ponte a tredici arcate, oggi solo in parte visibile. In
corrispondenza del ponte stato indagato un lungo tratto
di via acciottolata, fiancheggiata lateralmente da due muri
di contenimento in diretta continuazione con i parapetti
del ponte, i quali, in caso di alluvioni, impedivano l'allagamento della carreggiata. Ai lati della strada sono stati
recentemente rinvenuti uno slargo per la sosta dei carri e i
resti di una singolare struttura, per la quale stata ipotizzata la funzione di torretta per il controllo del traffico sul
ponte stesso, dal momento che le due estremit non erano
visibili tra loro e il restringimento della carreggiata non
consentiva a due mezzi di grandi dimensioni di percorrerlo contemporaneamente nei due sensi. La strada attraversava quindi i territori di Assemini e di Elmas e raggiungeva infine Cagliari.

L'ITALIA MERIDIONALE
L'ossatura portante della rete viaria nelle regioni I, II e III
(Latium et Campania, Apulia et Calabria, Lucania et
Bruttium) era rappresentata verso l'Adriatico dalla via
Appia, dalla via Traiana e dalla via Traiana Calabra e
verso l'estremo sud della Penisola dalla via Popillia-Annia,
anch'essa connessa alla via Appia, dalla quale i dipartiva
all'altezza dell'antica Capua. Tanto sul versante adriatico
che su quello tirrenico numerose strade dovevano collegare tra loro le direttrici maggiori, inoltrandosi nelle vallate
appenniniche per raggiungere i diver i centri che, dopo la
romanizzazione del territorio, si svilupparono sugli insediamenti indigeni.
Di molte di esse si hanno solo notizie frammentarie: un
caso tutto particolare rappresentato invece dalla via
Herculia. Questa si taccava dalla Traiana ad Aequum
Tuticum (9 km a nord di Ariano Irpino), che nell'Itinerarium Antonini appare nodo stradale di grande importanza, come punto d'arrivo e di partenza di almeno tre percorsi e come stazione di un quarto. Il nome dell'arteria
testimoniato solo da alcuni miliari di Massimiano Erculio
e Diocleziano, che ne furono i costruttori. La direttrice garantiva a centri quali Potenza (Potentia) e Grumentum (in
val d'Agri) un rapido collegamento con la co ta e con le
principali arterie stradali.
Maggior importanza dovette avere empre, per le caratteristiche naturali di un territorio proteso nel mare e per le
vicende storiche, legate alla colonizzazione greca, la viabilit costiera. Nella molteplicit di raccordi
che dovevano mettere in relazione i centri litoranei tra loro e con le grandi direttrici i
pu ricostruire dalle fonti itinerarie e dalle
te timonianze archeologiche l'esistenza di
una serie di strade costiere che venivano a
compor i in un quadro unitario.
Nell'attuale Puglia le piste e i tracciati pi
antichi furono in et romana potenziati, data la necessit di rendere la regione un ponte
ver o il Mediterraneo orientale. Oltre all'Appia e alla Traiana, probabilmente collegate tra Aeclanum (Passo di Mirabella) e
Herdol1iae (Ordona) da un percorso detto

Scarsi ma appariscenti
i resti dell'Anfiteatro romano
di Grumentum.

LE STRADE DELL:ITALIA MERIDIONALE E DELLE ISOLE

Una delle strade locali della Puglia


da Canusium portava al mare
presso Barletta, passando per il
vicus di Canne, sede della
celeberrima sconfitta dei Romani
ad opera dei Cartaginesi guidati da
Annibale (216 a.C.). La localit
antica era di notevole importanza
strategica per la sua posizione di
controllo della vallata del fiume
Ofanto, percoJ5a dalla strada. Sul
sito dell'acropoli SOJ5e un villaggio
medievale, che riutilizz molti
frammenti architettonici romani e
soprattutto molti miliari recuperati
dalla via Traiana, che ancor oggi si
vedono spaJ5i tra le rovine.

,-

La costa falcata a sud


di Crotone, che si scorge
all'orizzonte.

Aeclanensis, un altro itinerario fondamentale era una strada litoranea, anch'essa probabilmente sistemata in modo
definitivo in et traianea. Dall'estremo nord-ovest della
regione (Larinul11 ) la via attraversava la valle del Fortore,
che superava con un ponte ancora in parte visibile presso
quello attuale di Civitate, giungeva a Teanum Apl/lum e al
promontorio garganico, quindi a Sipontum. Da qui costeggiava il litorale adriatico e passava per Bari, ricongiungendosi alla Traiana fra Diria ed Egnathia . Dalla costa adriatica si poteva passare a quella jonica anche tramite due strade interne che raggiungevano Taranto rispettivamente da Brindisi e da Bari.
La via jonica nell'attuale Calabria ricalcata, in linea di
massima, dalla vecchia statale 106, dalla linea ferroviaria
e dalla strada che corre ai piedi delle colline prospicienti il
mare. L'arteria citata negli antichi itinerari, con alcune
differenze circa le stationes: essa proveniva da Heraclea,
colonia greca ove oggi Policoro, e si dirigeva verso la colonia di Thurii-Copia, sorta poco lontana dalla Sibari arcaica . Passava quindi per Roscianum, ai piedi dell'attuale
Rossano Calabro, e Petelia, nei pressi di Strongoli, lungo
un percorso segnato da numerose ville di epoca romana.
In questo punto la strada antica si allontanava dalla costa,
per ritornarvi nelle vicinanze del fiume Neto, ma a ovest
di Crotone si internava nuovamente, seguendo la valle
dell'Esaro. La successiva tappa era Scylacio, identificabile
con la colonia graccana di Scolaciunl, presso Roccelletta,
dove si poteva prendere la strada che portava a Vibo Valentia, come indicato chiaramente nella Tabula Peutingeriana . In tale area la strada romana fiancheggiata da alcune tombe monumentali, visibil i ancora oggi al di sotto
della vecchia statale 106. Procedendo verso Reggio, incontrava i centri di Kaulonia (presso punta Stilo) e Locri,
seguendo un percorso costiero documentato dall'addensarsi delle testimonianze archeologiche e di miliari.
Altro percorso costiero, riportato nella Tabula Peutingeriana, nell'Anonimo Ravennate e in Guidone, seguiva il litorale tirrenico, con uno sviluppo autonomo fino alla piana di Sant'Eufemia, dove confluiva nella via Popillia-Annia. Difficile u bica re le localit citate, come Tempsa e
Clampetia, dopo Vibo: C1a111petia era tradizionalmente si-

LA RETE VIARIA MINORE 1139


l-

ruata nei pressi di Amantea, ma di recente stata collocata nella zona di San Lucido, a 7 km da Paola. Da qui procedeva per Cerelis, corrispondente all'incirca, per la con50na nza toponomastica, all'abitato di Cirella, e Lavinil/l17,
centro citato per la prima volta nella Tabula Peutingeriafla, probabilmente statio fluviale alla destra del fiume Lao,
lu ngo il tracciato che lascia la costa per superare a monte
il promontorio roccioso della Petrosa. L'ultima tappa calabrese la colonia di Blanda, presso Tortora. Secondo le
indicazioni la strada proseguiva lungo la costa tirrenica,
toccando Cesernia, Paestllm e, infine, Salerno.

LA SICILIA
Nell'isola, divenuta provincia nel 227 a.c., la rete viaria
romana, impostata in et repubblicana, ricalc per lo pi
strade di antica origine; la sua sistemazione fu probabilmente dovuta ad esigenze militari. L'unico miliario rinvenuto porta il nome di Allrelius Cotta: se costui il console
del 252 a.c., il cippo risalirebbe al periodo della prima
guerra punica, documentando l'esistenza di una via Aurelia che, a giudicare dal luogo di rinvenimento, Corleone,
doveva snodarsi tra Palermo, Agrigento e Lilibeo, ossia
nella zona contesa ai Cartaginesi.
Mentre lungo il litorale tirrenico la viabilit era assicurata dalla via Valeria, nella parte orientale e meridionale
dell'isola, gi zona di influenza siracusana, si riprese il
complesso sistema viario greco. Agli inizi del l secolo a.c.
risalirebbero le notizie circa una via Pompeia, nominata
da Cicerone nella sua arringa contro Verre e spesso confusa con la Valeria. La via, in partenza da Messina, doveva dirigersi verso sud, a Catania e Siracusa; il nome la pone in relazione con un Pompeo, riconoscibile, probabilmente, in Pompeo Magno, che l'avrebbe costruita nell'ambito delle operazioni contro i Mariani e nell'ottica di
facilitare l'approvvigionamento granario di Roma. Su tale arteria il ponte dell'Akenis, tra Messina e Catania, conserva ancora nella parte inferiore la grandiosa struttura
romana, che frutt al fiume il nome arabo di Alcntara,
ossia "il Ponte per eccellenza, celebrato da ldrisi alla
met del XII secolo.
el settore meridionale i Romani mantennero le due grandi arterie siracusane, la via Selinuntina,
che collegava le due piazzeforti di Siracusa e Lilibeo, sedi dei due questori dell'isola, e la via Elorina a sud, gi ricordata da Tucidide. Pure su assi via l'i preesistenti si impost la viabilit interna
della Sicilia centro-orientale, dove dalla
via Catania-Enna si poteva proseguire
verso nord per Halaesa, oppure verso
nord-ovest per Termini Imerese.
Tali percorsi interni, oltre alle tre strade
costiere, ono riportati anche nell'!tine-

Il percorso della strada molto


discusso: si ipotizza che esso
coincida con quello che
l'ltinerarium Antonini descrive
nell'ambito dell'itinerario da
Milano od Columnom per
Venusio, Grumentum e Nerulum.
Da Aequum Tuticum la via dovev
passare per un territorio impervio
solcato dai fiumi Cervaro,
Fiumarella e Ofanto, alla volta di
Zungoli: all'incrocio con il
Fiumarella si segnalano, poco a
ovest di un moderno ponte, i
ruderi di un ponte romano, con
para mento in opus reticulotum.
In base ai miliari se ne segue il
percorso fino a San Sossio
e Vallesaccarda: da qui la via
doveva procedere, evitando i
monti, fino a Lacedonia e
Leonessa (nei cui pressi si ubica
pons Aufidll. dove incontrava la
via Appia, per portarsi assieme a
questa a Venosa e poi,
costeggiando le pendici del
monte Tauro, a Potenza. A sud di
Potenza il tragitto, complicato da
una serie di montagne, risulta
ancora pi problematico: poteva
raggiungere Grumento e poi,
secondo un antico percorso
sottolineato dall'acquedotto di
Grumento (met I secolo a.C.),
portarsi a Semunc/o, localit non
ancora identificata ma
generalmente collegata al fiume
Sinni (l'antico Semnum) e a
Nerulum, dove si riuniva alla via
Popillia-Annia. Secondo un'altra
ipotesi la via Herculio sarebbe
invece identificabile con il
percorso citato dall'ltinerarium
Antonini ob Equo Tutico per
Roscionum Regio: da Venosa si
sarebbe portata quindi sulla costa
jonica, seguendola fino a Reggio.
Particolare della Tabula
Peutingeriana con la
raffigurazione della Sicilia.

Sm
~t.
Slt\l~t

LE STRADE DELt:ITAUA MERIDIDNALE E DELLE ISOLE

rariU111 AntOl1ini e nella Tabllia Peutingeriana. Interessante il fatto che i nomi delle stationes rivelano le modifiche delle modalit insediative della
Sicilia : la maggior parte riferibile ai latifltndia che
sostituirono le antiche citt, per lo pi nella zona
centrale dell'i ola (tradizionalmente granaria ), attorno ad Agrigento e verso la piana di Catania. In
questo contesto vanno inserite le numerose ville
documentate da studi e cavi archeologici, tra cui
quella di Piazza Armerina, pre o la via interna da
Catania ad Agrigento.
La maggior parte della viabilit dell'isola si svolse
tuttavia lungo le trazzere ", ossia le pi te armentarie assimilabili ai tratturi del continente, formatesi e perpetuatesi in relazione alla transumanza
tra le regioni montuose dell'interno e i pascoli
delle pianure costiere.

Villa romana del Casale, presso


Piazza Armerina: particolare
di un pavimento musivo.

delle . importanti scoperte


I
awenute in
negli ultimi anni e
'nt quella dell'antico
di Olbia, che si riteneva in
ubicato nell'insenatura
denominata .Porto
Tra il 1999 e il 2001 nel
ngomare di corso Umberto e via
di fronte al decumanus
della citt romana, sono
rinvenuti i resti delle strutture
li e di oltre 20 imbarcazioni
ntiche. L'impianto portuale risale
Ila fase di fondazione della citt
punica e rest a lungo in funzione
nel corso dei secoli.
riginariamente suddiviso in due
ttori, dotato poi anche di un
cantiere navale, fu in parte
distrutto in seguito a un evento
naturale (forse un'alluvione) nella
conda met del I secolo d.C. Da
quel momento l'attivit portuale si
limit al solo settore
settentrionale, che rimase in
funzione sino al v secolo, quando
un disastro improwiso (forse un
incendio) caus l'affondamento di
almeno dieci navi onerarie
ormeggiate lungo i pontili lignei.

LA SARDEGNA
La rete viaria della Sardegna, anch'essa provincia
dal 227 a.c., appare piuttosto articolata. Oltre alle
due grandi arterie che andavano a Cagliari attraverso il
settore occidentale dell'isola, ono note almeno altre tre
direttrici non econdarie, cia cuna delle quali metteva in
collegamento Olbia con il capoluogo.
La prima la via da Cagliari a Olbia nota grazie a un nutrito numero di miliari. Sino all'altopiano della Campeda il
tracciato della strada coincideva con quello della via da
Porto Torres a Cagliari; da qui il percorso divergeva verso
nord-est e si portava ad Hafa, nei pressi di Mores, al rio
Mannu che superava sul ponte Ezzu, ancora in parte conservato, e infine a Olbia per i territori di Berchidda e Telti.
La seconda una via interna da Olbia a Cagliari, alternativa alla precedente e nota grazie all'ltil1erarium Antonil1i.
La direttrice rivestiva un ruolo prevalentemente militare,
dal momento che attraversava da nord a sud il territorio
inospitale della Barbaria toccando diversi centri fortifica ti
dell'interno sino a raggiungere il capoluogo provinciale.
La data di realizzazione non nota: due miliari ne attestano l'uso perlomeno fino alla seconda met del IV secolo
d.C. La strada da Olbia si dirigeva verso sud-ovest, in direzione delle sorgenti del Tir o (Caput Tyrsi ), e raggiungeva Sorabile (nei pressi di Fonni ), il centro fortificato
di Va,
lel1tia (Santa Maria di Alenza ), Biora (Serri ) e Ussana, dove oltrepassava il rio Flumineddu u un ponte a tre arcate,
di cui si conservano solo le fondazioni.
La terza la via Ijtoranea orientale, che secondo il tracciato sintetizzato dall'ltinerarium Antonini collegava il porto
di Tibula a Cagliari attraver o Olbia. Se il tratto iniziale resta incerto, dopo Olbia la
in parte correva lungo la
costa, in parte si portava pi all'interno, adeguandosi alla
morfologia del terreno. Tappe fondamentali erano gli attuali centri di Siniscola, Dorgali, Bari ardo, Muravera.

DERIVAZIONE DEL NOME


La strada prende il nome dal suo costruttore, il console
del 187 a.c. Marco Emilio Lepido, come ricordato da tre miliari. Il nome della via menzionato in
altri tre miliari di Augusto.

FONTI LETTERARIE ED EPIG RAFICH E


Numerose sono le attestazioni epigrafiche e le notizie degli storici antichi su questa via. Livio innanzi
tutto (XXXIX, 2, lO) ne tramanda la costruzione
da parte di Emilio Lepido con lo copo di collegare
Rimini e la Flaminia con Piacenza. Ne parlano poi
Appiano (Bel/um civile I, 91), a proposito della
battaglia tra gli eserciti di Mario eSilia nell'82
a.c., combattuta presso Faenza ai lati della via; Tacito (Historiae, II, 17-45), che ricorda le operazioni militaCapocolle: il taglio della collina
per il passaggio della via
ri tra i seguaci di Vitellio e quelli di Otone avvenute presso
Emilia.
Modena, Brescello e Piacenza; Strabone (V, I, 11-12), che
riporta la lunghezza della via calcolata dal Rubicone ed
enumera le citt lungo il suo percorso; Plinio il Vecchio
(XVII, 35, 208; II, 85, 199), che si sofferma sulle coltivazioni della regione e su un terremoto avvenuto nel territorio di Modena; Marziale (Epigrammi, III, 4, 1-2), che cita
la via Emilia come percorso per raggiungere Roma; Cicerone (Epistulae ad familiares, X, 30, 2) che, descrivendo le
operazioni militari a Forum Gal/orum (presso Castelfranco Emilia), accenna all'ambiente paludoso e silvestre attraversato dalla strada. Ancora nella seconda met del IV
Atlantino: taw. 6-5

secolo sant'Ambrogio (Epistulae,


SViZZERA
Alto Adig)l.
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XXXIX,
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FONTI ITINERARIE
A conferma dell'imporrante ruolo
svolto dalla strada, le tappe lungo il
suo tracciato sono riportate dalle
fonti itinerarie quali l' ltinerarium
Antonini, la Tabula Peutingeriana,
l'[tinerarillm Burdigalense, le Tazze
di Vicarello e la Cosmographia dell'Anonimo Ravennate.

VIA EMlUA

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA


La via Emilia ebbe un ruolo importante nell'a mbito del
processo di romanizzazione del Nord Italia. Essa fu via di
penetrazione e via militare, direttrice verticale di accesso
ai territori padani, arteria di unione di colonie di vecchia e
nuova fondazione (Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Mode na, Bologna, Rimini ) e asse generatore delle centuriazioni dei territori circostanti. Fu inoltre il naturale asse di
confluenza dei traffici dalle vallate appenniniche, verso la
Flaminia e Roma o verso il Po e i porti dell 'Adriatico, e
acq uist cos progressivamente quella grande funzione
co mmerciale che ne determin la fortuna nei secoli. L'impo rtanza della strada era tale che la Regio VIlI ne assunse
l'a ppellativo, conservato tuttora.
IL PERCORSO
Ripresa per lunghi tratti dalla moderna statale 9, la direttrice della via Emilia pu oggi essere seguita ricercando,
pur in un paesaggio profondamente modificato dall'intensa urbanizzazione, i segni lasciati dalla strada antica sull'assetto ambientale: le tracce delle divisioni agrarie, ancora conservate per larghi tratti, rimangono a testimonianza
del grandioso piano di risistemazione, globale e unitario
nelle sue concezioni, che fu attuato contemporaneamente
alla stesura della strada, con la messa in opera di imponenti interventi di bonifica. elio stesso tempo si pu riconoscere, all'interno dei diversi centri attraversati, il ruolo che la strada ebbe sull'impostazione urbana.

Da Rimini a Forl. La via usciva da Rimini (Ariminum ), colonia romana fondata nel 268 a.c., sul monumentale ponte di Tiberio e si dirigeva verso Cesena (Caesena), gi importante nodo viario che a seguito della costruzione della
strada conobbe un notevole svi luppo. La via Emilia antica
correva sullo stesso rettifilo della odierna statale e attraversava Capocolle con un taglio della collina che permetteva
di viaggiare in piano. Arrivava quindi a Forlimpopoli (Forum Popilii ) e, allo sbocco delle vallate appenniniche del
Montone e del Rabbi, a Forl (Forum Livii): entrambi i

Rimini : il ponte di Tiberio,


a cinque arcate, costru ito fra
il14 e il 21 d.C.

144 LE STRADE DELLITALIA SETIENTRIDNALE

Plinio il Vecchio
Historia, Il, 85, 199):
awenuto una volta - come
personalmente riscontro nei testi
della dottrina etrusca - un enorme
io di terre nella regione di
sotto il consolato di Lucio
. e Sesto Giulio [91 a.C.]: due
ne, cio, si scontrarono con
randissimo fragore, balzando
vanti e retrocedendo, e tra di loro
lamme e fumo salivano al cielo in
pieno giorno; assisteva dalla via
Emilia una gran folla di cavalieri
omani, con il loro seguito, e di
viaggiatori. Per il cozzo furono
schiacciate tutte le case di quelle
campagne, e moltissime bestie che
si trovavano nel mezzo rimasero
ccise: si era un anno prima della
@uerra sociale, che potrei definire
pi funesta per questa terra
ifltalia anche rispetto alle guerre
civili .

Modena: veduta aerea con il


rettifilo della via Emilia e la
torre campanaria del Duomo
(la Ghirlandina) in primo piano.

centri, originati da agglomerati a carattere economico, divennero municipia nel 90-89 a.c. Entrando a Forl da viale
Roma e corso della Repubblica, l'Emilia assumeva all'interno della citt un andamento irregolare, dovuto
alla
traccia di una precedente pista pedemontana.

Da Forl a Bologna. Oltre Forl il percorso della via Emilia


ricalcato nuovamente dalla statale 9. Un lungo rettifilo di
30 km attraversava Faenza (Faventia) e perveniva a Imola
(Forum Corneli ), costituendo l'asse generatore dell'impianto urbano di entrambe le citt. Uscita da Imola sul percorso dell'attuale viale Amendola, la via proseguiva ancora
sul tracciato ripreso dalla statale per Castel San Pietro e
raggiungeva, presso Ozzano, il centro di Claterna, nodo
itinerario sito su un 'area di guado del Quaderna: sulla sinistra idrografica di questo torrente e a meridione della via
Emilia, visibile un argine a terrapieno di epoca romana
allineato nord-sud. Da Claterna la via raggiungeva Bologna (Bononia) che, gi nucleo abitato nell'vlII secolo a.c. e
sede dell'antica Felsina, divenne colonia romana nel 189
a.c. L'Emilia entrava in citt presso piazza Ravegnana e
costituiva l'asse generatore dell'impianto urbano, lungo le
attuali vie Rizzoli e Bassi: ne sopravvivono alcuni tratti baso lati, visibili nel sottopassaggio di via Rizzoli; presso i
giardini Margherita ricostruito un lastricato rinvenuto,
appunto, tra via Rizzoli e via Bassi.

Da Bologna a Reggio Emilia. Uscita dal centro urbano


presso l'attuale porta S. Felice, la strada proseguiva in
rettifilo fino al Reno, dove,
poco a nord del ponte moderno, furono rinvenuti i resti di un ponte e di opere di
consolidamento viario . Presso Ponte Samoggia era la
mutatio ad Medias, ubicata,
come suggerisce il nome, a
met strada fra i centri di
Bologna e Modena, e poco
oltre, presso Castelfranco
Emilia, sorgeva il centro di
Forum Gallorum, dove si
, .i'
svolse nel 43 a .c. la battaglia tra Ottaviano e Antonio .

Pi oltre la via con un rettifilo (a differenza della statale


odierna, che compie un'ampia curva ) attraversava il Panaro ed entrava a Modena
per il largo di Porta Bologna:
Modena (Mutina), gi centro precoloniale posto alla
confluenza di importanti di-

..

'

VIA EMIUA

re ttrici comme rciali e vi llaggio fortificato, fu occupato


da i Romani durante la seconda guerra punica; la deduzione della colonia avvenne nel 183 a.c. L'Emilia antica
attraversava la citt all'incirca sul percorso dell 'Emilia attuale e ne usciva presso corso Canal Chiaro, dove era il
confine urbano occidentale. Da qui doveva dirigersi in
re ttilineo verso Cittanova, lungo via S. Geminiano, dove
sono attestati tratti di lastricato stradale. Oltre Cittanova
ritornava sul tracciato ripreso dalla statale fino a Marzaglia, dove viene identificata la mutatio Ponte Secie. Qui,
mentre la statale compie una curva a gomito verso sud,
l'Emilia proseguiva sul tratto di via che attraversa il centro di Marzaglia e che muore sulla sponda del Secchia,
dove emersero in passato i resti di un ponte romano oggi
non pi visibile. Oltre il Secchia la via correva a nord dell' attuale statale 9 fino all'incirca a Ospedaletto, dove il
percorso ritornava a coincidere per buona parte con quello della strada moderna, fino a Reggio Emilia (Regium
Lepidi), al cui interno oggi ripercorsa dalle vie Emilia S.
Pietro ed Emilia S. Stefano.

Da Reggio a Piacenza, Uscita da Reggio Emilia la via proseguiva in rettilineo, ripresa oggi dalla statale 9; in prossimi t dell 'Enza incontrava Tannetum, su cui si svilupp il
centro di Sant'Ilario d'Enza. Da qui raggiungeva Parma
(Parma), colonia romana fondata nel 183 a.c. assieme a
Modena e impostata sulla direttrice stradale: il limite occidentale della citt era costituito dal torrente omonimo, il
cui corso antico era spostato circa 100 m pi a est rispetto
a ll 'attuale: le arcate orientali del ponte su cui la via lo attraversava sono venute alla luce in strada Mazzini all ' in crocio con via Oberdan e nel sottopassaggio pedonale
visibile una delle pile.
Oltrepassata Parma, la via incontrava la stazione ad Tarum, presso il fiume Taro, e attraversava i centri di Fidenza (Fidentia ) e di Fiorenzuola d'Arda (Florentia), costituendo anche qui l'asse generatore dell'impianto urbano;
passava quindi per la mutatio ad Fonteclos, oggi Fontana
Fredda. Presso il Nure compiva una leggera deviazione
per superare il torrente nel punto pi agevole: i resti del
ponte antico sono ancor oggi visibili nei periodi di magra
circa 250 m a monte del ponte odierno.
Secondo la testimo nianza di Livio, Piacenza (Placentia)
era l' ultima tappa della via; dedotta nel 218 a c., la citt
si svilupp con l'apertura della via Emilia, che la attraversava sul percorso delle attuali via Roma e via Borghetto. I
miliari di Augusto che parlano del restauro della via riportano invece come capolinea il Trebbia: l'imperatore AuguSto probabilmente prolung la strada, sovrapponendola al
tracciato della Postumia. La via, dunque, sullo stesso percorso della via Postumia, usciva da Piacenza presso l'attuale piazza del Borgo e lungo via Taverna, proseguendo
per breve tratto lungo la statale10 fino al Trebbia.

Molte sono le epigrafi che parlano


di lavori e interventi stradali lungo
l'Emilia. Tre miliari di Augusto
attestano che l'imperatore fece
restaurare la via da Rimini al fiume
Trebbia. Altre epigrafi
documentano interventi di
costruzione e ristrutturazione delle
infrastrutture stradali, come quella
sui parapetti del ponte di Tiberio a
Rimini, dove si menzionano il
costruttore e gli anni di
edificazione, oppure quella
proveniente dal Secchia, che
ricorda come un incendio avesse
distrutto il ponte (in legno?) e
come gli imperatori si fossero
occupati di farlo ricostruire. Altre
ancora testimoniano lavori di
lastricatura urbana, ad opera di
Gaio Cesare figlio di Augusto a
Rimini e di Munazio Apsyrto a
Parma. Tra le insegne che lungo la
via segnalavano le stazioni di
posta o di ristoro, ne rimane una,
dal Bolognese, che recita:
.Nell'albergo di Gaio legiannio
Vero si fa il bagno proprio come
nelle terme di citt e vi si offrono
tutte le comodit .

146

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LE STRADE

DEL~ITAUA

SEITENTRIONALE

\I)

Un percorso sulle vie consolari


e centuriati tra Rimini, Cesena
e Campiano

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~

Se da un lato la viabilit antica dell'Emilia-Romagna viec


ne identificata principalmente con la grande arteria della
~
via Emilia, che attraversa tutta la regione, dall'altro ancoI I
ra vive e presenti sono le numerose vie secondarie che collegano, oggi come allora, gli insediamenti sparsi e i centri
minori, seguendo a volte la disposizione ordinata e schematica delle divisioni agrarie centuria li del terreno attuate
IO epoca romana.
Un percorso di circa una giornata, circoscritto alle zone di
Rimini, Cesena e Ravenna, consente di attraversare il territorio proprio sul tracciato di queste vie, ricalcando la via
Emilia, la via centuriale del Dismano e quella via costiera
che, nonostante le variazioni causate dalle difficolt geologiche della zona, ripropone la direttrice disegnata dalla
via Popi llia .
Il punto di partenza di questo itinerario il
ponte di Tiberio a Rimini, monumenta le
Parco
costruzione a cinque arcate, sul Marec?r----~km
chia, iniziata da Augusto e completaReg i onale
o
da
Tiberio.
In
uscita
da
Rimini
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Campiano
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strada,
fino
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di Ravenna
re il traccia to dell'antica
Emilia; di fronte alla chieJ
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senza iscrizione. Per
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ADRIATICO

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Rimini

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di liberio

VIA EMILIA 1 7

possibile seguire un percorso pi antico (abbandonato e


poi ripreso solo in epoca medievale), rimanendo sulla statale 9 e attraversando Santarcangelo di Romagna: qui i resti di un ponte di et repubblicana, minato e distrutto nel
1944, sono oggi inglobati nella ricostruzione operata nello stesso anno.
In alternativa da Santa Giustina si pu prendere sulla destra una via secondaria, corrispondente al tracciato di et
augustea, come testimoniato dai resti di un ponte di tale
epoca, conservati presso la chiesa di S. Vito: i resti, originariamente sul fiume Uso, sono adesso invece in mezzo ai
campi a causa dello spostamento del corso d'acqua pi a
ovest. Anche a Savignano era un ponte romano, distrutto
durante la seconda guerra mondiale e riscostruito con i
materiali recuperati. Si arriva quindi alla chiesa di S. Giovanni in Compito, sorta sull'antica stazione ad Compitum, presso la quale visita bile il piccolo MUSEO ARCHEOLOGICO DEL COMPITO.
Da qui, seguendo sempre la statale 9, che ripropone il
tracciato romano, e dopo aver attraversato Cesena, si
pu imboccare sulla destra la provinciale 71 in direzione
di Ravenna: si tratta di una strada rettilinea, perfettamente orientata in direzione sud-nord, che era inserita in
una delle divisioni agrarie-centuria li della zona a est di
Cesena, come testimonia il toponimo attuale di via del
Dismano (da Decumanus, ripreso anche dal nome del
territorio, Decimano).
Si giunge cos a Campiano: all'interno della chiesa di S.
Cassiano in Decimo (IX secolo), a sostegno del leggio
dell'altare, conservato un miliario proveniente dalla
zona; nella scuola di San Pietro in Campiano inoltre visitabile il Mu EO omonimo, piccola raccolta di materiali
provenienti dal territorio. Da qui si ritorna sulla provinciale 71 e poi si prende presso Borghetto la via secondaria che conduce a Castiglione: quindi si pu proseguire
in direzione Cervia, attraversando l'area delle antiche saline, sfruttate fin da epoca umbro-etrusca, e poi ripercorrere, andando verso Rimini per la statale 16, uno dei
possibili tracciati della via Popillia, seppure con un andamento pi orientale rispetto a quello antico.
Da Castiglione, in alternativa, si pu raggiungere Pisignano, dove di fronte alla pieve di S. Stefano (x secolo )
conservato un miliario rinvenuto nella zona. Da Pisignano un lungo rettifilo, la via del Confine, forse il primo
percorso da Rimini a Ravenna, si dirige verso Villalta di
Cesenatico: esso costituisce la linea di separazione tra le
divisioni centuria li pi prossime a Cesena, orientate secondo i punti cardinali, e quelle lungo la costa, che presentano un diver o orientamento, con i decumani pi favorevoli al collegamento con il litorale. Da Villalta si
pu quindi raggiungere Cesenatico, dove visitabile un
piccolo ANTIQUARIUM, e di qui, sull'attuale percorso della statalel6 Adriatica, ritornare a Rimini.

Campiano: il miliario custodito


nella chiesa di S. Cassiano
in Decimo.

SAVIGNANO SUL RUBICONE


MUSEO ARCHEOLOGICO
DEL COMPITO

Chiesa di San Giovanni


in Compito
tel. 0541 944017
Visite : domenica, aprile-ottobre
16-19, novembre-marzo 15-18.
SAN PIETRO IN CAMPIANO
MUSEO DI SAN PIETRO
IN CAMPIANO

Comune di Ravenna
tel. 0544 576684 .
CESENATICO
ANTIQUARIUM

via Armellini 18
te l. 0547 79264
Visite: a rich iesta.

DERIVAZIONE DEL NOME


La strada prende il nome dal suo costruttore, il console
del 132 a.c. Publio Popillio Lenate: lo ricorda un miliario
(dalla particolare forma di tavoletta appuntita all'estremit inferiore ) trovato ad Adria e qui conservato nel MUSEO
ARCHEOLOGI CO NAZIONALE.

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FONTI ITINERARIE
Vltinerarium Antonini ricorda un tracciato che andava da
Rimini a Ravenna e continuava poi fino ad Altino attraverso i Septem Maria per acque interne (foci di fiumi, canali artificiali, specchi lagunari). La Tabula Peutingeriana
riporta, invece, un percorso terrestre fra Rimini e Altino,
proba bilmente descrivendo come unitario un tracciato
composto da due tronchi aperti in momenti diversi: il tratto Rimini-mansio Hadriani-Adria e quello perilagunare
che fu in seguito condotto da Hadriani ad Altino.

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DElLA STRADA


Il miliario di Popillio Lenate testimonia l'esistenza di una
strada aperta nel 132 a.c., a collegamento di Rimini,
grande porto dell'Adriatico e punto d'arrivo della FlamiAdria, Museo archeologico
nazionale: il miliario a lastra del
nia, con Adria, testa di ponte dei traffici con la Transpacon sole Publio Popillio Lenate.
dana attraverso il ramo pi settentrionale del Po (l'odierno Tartaro-Canal Bianco, deviato a sud della citt nel
1938 ). Varteria ebbe una notevole importanza militare e
politica, in quanto fu una delle prime grandi strade della
romanizzazione della Venetia, e insieme anche un preciso
Atlantino: taw. 6-3
ruolo economico-commerciale, per
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Friuli. :J g! lo stretto collegamento con le rotte
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stata
prolungata
nel
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dal
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Milano
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Padova
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struzione della via Annia da Adria
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Bologna
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con
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della
via
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Augusta e della fossa C/o dia (opera
Imperia
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LIGURE
idraulica per la regolarizzazione del-

".

VIA POPILLIA

lo sbocco a mare del Bacchiglione-Retrone e del Brenta ):


ta le percorso avrebbe assorbito tanta parte dei traffici, che
il tronco della via fino ad Adria, ridotto a strada secondaria, non venne pi citato dagli itinerari antichi, a differenza del tracciato ad andamento costiero, sentito ormai a

q uel tempI come unttano.


Alla Popillia si sostitu in epoca medievale la via Romea
che, pur con un tracciato un poco pi orientale, ne ripropose sostanzialmente la direttrice.

IL PERCORSO
Da Rimini a Ravenna. Data la distanza di 81 miglia riporta ta dal miliario di Popillio, quasi tutti gli studiosi sono
d'accordo nell'identificare il capolinea della strada in Rimini (Ariminum ), dove avveniva l'allacciamento con la Flaminia. Altre ipotesi sostengono che la via si staccasse dall'Emilia a Forlimpopoli (Forum Popilii; il toponimo richiama espressamente
il costruttore della strada stessa), oppure
prendesse avvio dal fiume Rubicone a llora
confine d'Italia.
L'arteria stradale fino alla stazione di Hadriani doveva seguire un percorso li toraneo, immediatamente a ridosso dell'antica
linea di costa, che era pi arretrata rispetto all'odierna. Uscita da Rimini e staccatasi dall'Emilia in localit Celle, la via poteva seguire due percorsi, entrambi attestati
archeologicamente: un tracciato interno e
parallelo all'odierna statale 16 oppure un
altro pi lungo che da Villalta di Cesenatico pro eguiva con un retti filo verso Pisignano (presso la pieve visibile un miliario proveniente dalla via ), per poi piegare
verso Ravenna presso la zona di Roncalceci. All'altezza di
S. Apollinare in Classe la via passava per il porto di Classis, voluto e potenziato da Augusto e collegato al Po tramite un canale navigabile (fossa Augusta ) che fiancheggiava la strada. Fino a Ravenna il tracciato viario era lastricato in trachite, come dimostra il tratto visibile presso la

S. Apollinare in Classe: il
campanile della basilica con la
statua (moderna) di Augusto .

RAVENNA

ZONA ARCHEOLOG ICA DI CLASSE.

ZONA ARCHEOLOGICA DI CLASSE

In origine la Popillia non entrava nel centro di Ravenna,


ma seguiva un percorso extraurbano, correndo su una duna costiera: solo in epoca imperiale un diverticolo venne
fatto entrare in citt presso la porta Aurea.

tel 0544 67705


ViSite: lunsab gun'ora prima del
tramonto, dom 914 .

Da Ravenna ad Ariano nel Polesine. All'uscita da Ravenna la via era lastrica ta e presenta va una larghezza di 9 metri: seguendo l'odierna Strada antica del bosco , essa
passava per il paese di Sant'Alberto, ove si ritiene fosse
collocata la mansio Augusta, in relazione con l'omonimo
canale artificiale. Dopo aver attraversato le attuali Valli di

LE STRADE DELLITAUA SETIENTRIONALE

Recenti scavi archeologici hanno


portato alla luce a Corte Cavanella
di Loreo un esteso complesso, le
cui strutture vanno riferite a due
diverse fasi costruttive. In un
primo momento (fine I secolo a.C.inizi I d.C.) l'edificio fungeva da
villa rustica; poi, a seguito di una
globale sistemazione della fascia
costiera polesana, inquadrabile in
et claudia, venne aggiunta una
grande darsena (collegata a un
antico alveo fluviale da un canale),
ove si rinvenuto lo scafo di una
barca lignea destinata alla
navigazione endolagunare. Questi
rinvenimenti hanno portato a
individuare nell'insediamento la
mansio Fossis citata dalla Tabula
Peutingeriana, tanto pi che la
zona compare con il significativo
toponimo di .Fossiones. in un
documento altomedievale dell'840
e di .Fosson. in una mappa del
secolo XVI. I materiali rinvenuti nel
corso delle indagini, come pure
l'imbarcazione lignea, sono esposti
nel MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI
ADRIA.

AORIA
MUSEO ARCHEOLOG ICO
NAZIONALE

via Badini 59
tel . 0426 21612
Visite: 9-20.

Comacchio, correndo lungo il cordone liroraneo oggi evidenziaro dall'argine Agosta, oppure (secondo ipotesi pi
recenti ) seguendo la fossa di Porto-fossa di Sanr'Alberro e
passando per la localit Fosse, ove si portaro alla luce un
breve tratto basolaro del percorso, la Popillia raggiungeva
nei pressi dell'antica citt di Spina il ramo del Po ricordato
da Plinio col nome di Sagis. Attraversata la Valle Trebba,
la via si portava al Po di Volano presso Lagosanro, ove si
ritiene collocata la mansio che dall'omonimo canale artifi
ciale prese il nome di Neronia. E probabile che da qui l'itinerario per un breve tratto continuasse per via d'acqua,
lungo appunto i rami del Po di Volano, e poi oltre Codigoro corresse lungo gli antichi cordoni liroranei dei Monticelli e passasse per San Basilio di Ariano, ove sono stati
portati alla luce resti dell'insediamento pertinente alla

mansio Hadriani.

Oltre Ariano nel Polesine. Dalla mansio Hadriani la via


Popillia doveva piegare verso nord-ovest e portarsi ad
Adria (Atria), che raggiungeva nella localit Tomba, dove
si rinvenne il miliario di Popillio Lenate alla profondit di
m 2 dal piano campagna e quindi probabilmente in situo
Sempre dalla stessa mansio si doveva staccare un altro
percorso che continuava invece lungo il litorale fino ad
Altino: probabile che tale tronco, pur aperto ben pi tardi rispetto alla Popillia, forse in et claudia, innestandosi
nella strada antica sia staro col tempo sentiro come sua
naturale prosecuzione, tanto da poter forse anche essere
chiamaro col suo nome, come testimonierebbe il roponimo Pupilia citaro da un documenro medievale per una
localit ai margini della laguna veneta occidentale.
Tale tracciaro doveva passare ama verso le aree lagunari che
si stendevano fra Adria e il mare e connettersi strettamente
alle vie d'acqua che sfruttavano appunto tali lagune e i bracci fluviali che vi confluivano, grazie a un sistema di fossae artiiiciali. Oltrepassate le localit di Contarina e di Corte Cavanella di Loreo (ove le indagini archeologiche hanno evidenziaro le strutture di una stazione di tappa lungo il percorso), la strada volgeva a occidente (mentre un ramo
secondario portava probabilmente a Chioggia, continuando
a seguire la linea costiera ), cos da aggirare il setrore meridionale della Laguna di Venezia. Quesro segmento risulta oggi
molro difficilmente riconoscibile sul terreno, anche per i
massicci e ripetuti interventi di bonifica che hanno trasformaro il volro dell'antico paesaggio. Unici punti sicuri sembrano le stazioni di Evrone e Mino Meduaco citate dalla Tabuia Peutingeriana e rispettivamente localizzate a Vallonga e
a Lova (ove scorreva un ramo minore del Brenta, ricordato
appunro dalle fonti letterarie come Meduacus minor). Oltre
Lova la via romana, leggibile per buona parte nella forografia aerea, raggiungeva la mansio Maio Meduaco (l'odierno
Sambruson), e qui confluiva nella via Annia, seguendone poi
il percorso fino a raggiungere Altino.

DERIVAZIONE DEL NOME


La strada prende il nome dal suo costruttore, che stato
variamente riconosciuto nel console del 153 a.c. Tito Annio Lusco, nel pretore del 131 Tito Annio Rufo o ancora
nel console del 128, omonimo del magistrato del 153.
FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE
Il nome dell'arteria attestato da una serie di fonti epigrafiche : un'iscrizione probabilmente inquadrabile tra la fine
del I secolo a.c. e gli inizi del I d.C., ora perdura, di cui resta indeterminabile il luogo di co ll ocazione e altre quattro
lapidi, trovate presso Aquileia e datate alla prima met del
secolo III d.C., che menzionano una via Annia danneggiata
dalle ingressioni delle acque palu tri e soggetta a restauri.
Inoltre vanno ricordati i numerosi cippi miliari collocati
lungo il percor o tra la fine del III e la fine del IV secolo.
FONTI ITINERARIE
Il tratto della strada fra Padova e Aquileia citato sia dalI'Itil1eral'iu11l Antol1ini sia dal BlIl'digalense sia dalla Tabula Pelltingel'iana. In particolare l'Itinerariul11 Antonini ricorda il segmento via l'io nell'ambito della descrizione di
una direttrice che congiungeva Bologna ad Aquileia, nella
quale alcuni studiosi hanno voluto ricono cere l'intero
tracciato dell' Annia.

Aquileia, Museo archeologico


nazionale: base di statua, con
iscrizione commemorativa di
Tito Annio Lusco, membro del
collegio dei triumviri che
rafforz la colonia nel 169 a.C.
I meriti di questo personaggio
nei confronti della citt
sembrano attestare che
l'apertura della omonima via
sia stata opera di un Annio di
questa famiglia.

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA


la data di stesura e il percorso della strada sono stati ogAtlantino: taw. 6-3
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LE STRADE DELt:ITALIA SETTENTRIONALE

Secondo alcuni studiosi tra


Bologna e Aquileia sarebbe esistita
una strada precedente all'Annia,
aperta da Marco Emilio Lepido
probabilmente nel 175-174 a.c.,
quando egli fu console per la
seconda volta e venne chiamato a
Padova per dirimere alcuni
contrasti interni alla citt. Tale via
attestata da un'unica fonte e
precisamente da un passo di
Strabone (V, l, 11), ove il geografo
di et augustea racconta che il
tracciato fu condotto ai piedi delle
Alpi, cos da aggirare le paludi. Tali
asserzioni, assieme al ricordo
esplicito in altri passi dell'opera
geografica dei centri urbani di
Altinum e lulia Concordia come
citt ubicate call'interno delle
paludi. o da queste direttamente
minacciate, inducono a ipotiuare
che la strada - se effettivamente
esistita, date le imprecisioni
contenute nel passo straboniano corresse lontano dal litorale
altoadriatico, lungo un percorso
che resta tuttavia di difficile
definizione.

Veduta aerea di Padova, con il


Prato della Valle in basso a
destra.

gherebbe l'arteria stradale con la via Popillia realizzata nel


132 a.c., della quale l'Annia costituirebbe una prosecuzione. Recenti scavi lungo la strada evidenziano comunque come essa abbia riproposto un percorso preesistente,
molto pi antico.
Dalla met-fine I secolo a.c., il tratto Padova-Aquileia venne a far parte integrante della grande direttrice viaria aperta a collegamento di Milano con Aquileia e alla fine del m
secolo e per tutto il IV conobbe una nuova vitalit, come ribadito dalle fonti itinerarie e dal grande numero di miliari
che sono stati portati alla luce lungo il tracciato.
A partire dal V-VI secolo, in particolare a seguito dell'ingresso dei Longobardi in Italia (569 ), la strada perse il ruolo strategico ed economico ricoperto fino a quel momento
ed entr in crisi, assieme al pi generale sistema urbano e
stradale della Venetia orientale, sopravvivendo per alcuni
secoli solo come percorso di collegamento secondario.

IL PERCORSO
Fino a Padova. Molto problematica la ricostruzione della strada fino a Padova e in particolare l'individuazione
del capolinea, variamente riconosciuto in Bologna (Bononia) o Adria (Atria).
Stando alla prima ipotesi, il tratto da Bologna a Modena
(Mutina) di facile ricostruzione, in quanto utilizzava la
precedente via Emilia, mentre assai dubbio rimane il tracciato fino a Este (Ateste ), oggetto di una lunga e irrisolta
questione. Tre sono i percorsi proposti: uno 'occidentale' per Ostiglia e Legnago; uno 'centrale'
per Castelnovo Bariano e Montagnana; uno
'orientale' per Vigarano presso Ferrara . Oltre
Este la via, seguendo probabilmente una precedente direttrice di et veneta aperta ai piedi dei
colli Euganei, doveva passare per Monselice,
Battaglia Terme e l'importante area termale dell'odierno centro di Montegrotto (lungo la direttrice oggi riproposta dalla statale 16). Da qui si
portava nella localit Mandria a sud di Padova,
percorrendo probabilmente la strada tuttora nota come via Romana , e infine entrava in citt
lungo l'attuale corso Vittorio Emanuele II.
Coloro che riconoscono invece in Adria il capolinea dell'Annia, ritengono che la strada, passate le localit di Fasana Polesine e Pettorazza
Grimani, corresse con un retti filo ancora evidente sul terreno attraverso il paese dall'interessante toponimo di Agna, luogo di sosta e traghetto sul ramo maggiore dell' Adige. Da qui il
percorso, procedendo a est di Arre, doveva raggiungere
Bovolenta, proseguire con un l ungo retti filo per Casalserugo e infine entrare a Padova per l'attuale via Umberto I,
all'inizio della quale la direttrice incrociava la strada proveniente da Este e i colli Euganei.

VIA ANNIA

Da Padova ad Altino. La strada usciva dalla citt lungo le


odierne vie Altinate e Tiepolo, portandosi a Camin e poi
in localit Tombelle. Da qui il percorso si teneva sulla
sponda destra del Meduacus maior (il Brenta ), che offriva
una via d'acqua di grande traffico in diretta relazione con
la strada stessa. Lungo un sentiero di campagna noto come via Sassara " , raggiungeva la stazione stradale di Sambruson (Maio Meduaco), ove nell'Annia confluiva il percorso costiero della Popillia, e poi si porta va alla foce del
ramo del Meduacus, presso lo scalo portuale identificato
nell'odierno POrto Menai. Va ricordato che le diverse misurazioni in miglia riportate dagli Itineraria hanno indotto taluni studiosi a ipotizzare l'esistenza di una strada anche lungo la sponda sinistra del fiume, con stazioni di sosta nei centri di Dolo e Mestre.
Oltre Porto Menai il tracciato doveva dirigersi ad Altino
(Altinum ), correndo lungo la frangia lagunare e percorrendo la via nota come Orlanda " , rilevata in parte anche
dalla fotografia aerea. Dalla localit Ponte di Pietra, a est
di Marghera, la strada passava per Tessera e Terzo d'Altino, il cui toponimo richiama espressamente la distanza
dall'importante centro veneto-romano.

Da Altino ad Aquileia. Il percorso fra Altino e Aquileia fu


rilevato sul terreno a fine Ottocento grazie alle ricognizioni
condotte nell'ambito di un importante progetto topografico della Deputazione di Storia Patria delle Venezie. Quei
dati, che restano fondamentali perch documentano una
realt oggi ormai ampiamente intaccata dalle lavorazioni
agricole e da Ile bonifiche novecentesche, possono trovare
un'importante integrazione nella lettura delle fotografie aeree. Recenti indagini di scavo hanno inoltre permesso di recuperare decisive informazioni sulle caratteristiche tecniche
del tracciato. La collazione di questi dati attesta che in tale
tratto l'Annia correva immediatamente a ridosso della
frangia costiera, con un andamento non perfettamente rettilineo, ma adattato alle caratteristiche fisiografiche del ter-

I [

Padova: la porta Altinate di et


medievale, sorta sul sito della
porta romana da cui usciva la
via Annia.

Altino: tratto di strada urbana.

LE STRADE DELt:ITALIA SETTENTRIONALE

tenuta di Ca' Tron (propriet


Cassamarca) in corso
progetto interdisciplinare di
I
ambientale e storicoogica, mirato in particolare
lo studio della via Annia, che in
si divideva in due
come ben visibile nelle
I aeree. Il tracciato pi
alle lagune, che sembra
I come la strada
npercorreva un
'nt asse di collegamento
le risalente alla fine del Il
a.C.
del Bronzo
I
secondo quanto
rivelato le analisi
al carbonio 14
su elementi lignei
rertinenti alla struttura di
attraversamento di un antico
aleoalveo individuata durante le
indagini. Il tracciato pi interno
embra invece costituire una
ariante realizzata pi tardi e
~robabilmente nella seconda met
~ell secolo a.C., a seguito di una
variazione delle condizioni
ambientali e in particolare di
n'ingressione delle acque marine
che seppell e defunzonalizz la
prima strada sotto una coltre di
,fanghi.

Concordia Sagittaria: resti


del ponte romano (I secolo d.C.)
in via S. Pietro.

reno e in particolare ai dossi un poco rilevati sul piano


campagna: la carreggiata, costituita da un semplice battuto
di ghiaia, con buona probabilit presentava un terrapieno
di ridotta altezza e due larghi fos ati ai lati.
Venendo alla descrizione del percorso, il tratto in uscita da
Altino puntualmente attestato, come del resto quello in
entrata, dalle tombe che si allungavano ai margini dei
marciapiedi stradali. Altre infrastrutture, e in particolare
alcuni ponti recentemente portati alla luce, evi denziano in
dettaglio anche il tracciato oltre l'a ttraversamento del Sile
(poco a sud di Bagaggiolo ), attestando l'esistenza di alcuni
alvei ora non pi attivi (rispettivamente nell'ambito della
tenuta di Ca' Tron, presso Maneggia, e vicino al ponte
della Catena). Da qui al Piave, l'andamento della strada
riproposto nel comune di Musile di Piave dal moderno
fosso Gorgazzo, nelle cui vicinanze sono emersi resti di
strutture e manufatti tali da far ipotizzare la presenza di
un agglomerato rurale . Passando a occidente di San Don
di Piave in prossimit del canale Grassaga, la via si portava poi a Ceggia, al Livenza e al Lmene (ove sono rispettivamente emersi i resti di altri tre ponti in murarura ), lungo
una direttrice che sostanzialmente corrisponde alla statale
14. La strada raggiungeva cos il centro di Concordia Sagittaria (Iulia Concordia), cui era collegata tramite due
tronchi vi ari di raccordo, sul pi occidentale dei quali
tato portato alla luce un ponte a tre arcate, con piloni in
trachite poggiati su fondazioni in pali Iignei, ancor oggi
visibile in via S. Pietro.
Oltre Concordia l'Annia doveva attraversare il Tagliamento e poi ponar i a Chiarisacco e Palazzolo dello Stella, seguendo la direttrice della statale 14, lungo un tracciato
che ha restituito un gran numero di pietre miliari. Passando nei pressi di Torviscosa, la via giungeva poi al fiume
Ausa, che superava con il ponte detto localmente Orlando , e proseguiva per la localit dall'interessa nte toponimo di San Manino di Terzo fino a giungere ad Aquileia .
In citt essa costituiva il fondamentale asse stradale nordsud su cui si era impostata la maglia urbana ortogonale.

DERIVAZIONE DEL NOME


La strada prende il nome dal suo costruttore, il console
del 148 a.c., Spurio Postumi o Albino : nel MUSEO LAPIDARIO ~IAFFElANO di Verona conservato un miliario che lo
ricorda e che menziona la distanza di 122 miglia tra Genova e Cremona.

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FONTI LETTERARIE ED EPIG RAFICH E

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Tacito (Historiae, II e III), descrivendo le battaglie del 69


d.C. in territorio cremonese, menziona pi volte la via Postumia, ricordando anche che correva su un argine .
In una tavola di bronzo trovata nel 1506 in Liguria (Tavola di Polcvera), che riporta un arbitrato del 117 a.c. per
liti di confine tra le popolazioni locali, la via Posrumia
citata riperutamente come termine di separazione tra propriet fondiarie.
Un'iscrizione di Aquileia ricorda la costruzione di un raccordo stradale tra la via Postumia e il mercato ovino (fo rum pequarium) della citt.

FONTI ITINERARIE

Verona, Museo Lapidario


Maffeiano : miliario del console
Spurio Postumio Albino.

La strada con il suo nome e nell'intero percorso non


menzionata nelle fonti itinerarie, dove per compaiono
singoli tratti.

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MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA


La via Postumia, una delle prime strade dell'Italia settentrionale, fu apena nel 148 a.c. con fini strategici e militaAtlantino: taw. 4-5-3
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LE STRADE DELL:ITALIA SETTENTRIONALE

centri norditalici e con i paesi al di l delle Alpi.


el corso dei secoli, con il mutare del quadro insediativo
ed economico, la via Postumi a nella sua completezza and
perdendo d'importanza, sopravvivendo solo nei tratti conglobati in un nuovo sistema, in cui l'asse Milano-Aquileia
venne a svolgere un ruolo fondamentale.

IL PERCORSO

L'area archeologica di Libarna,


presso Serravalle Scrivia.

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Da Genova a Tortona. Le ricerche archeologiche non hanno ancora evidenziato tracce della via Postumia in uscita
da Genova: essa si doveva portare nella val Polcvera, dove fu trovata la tavola di bronzo che la menziona e
dove esiste il toponimo Pontedecimo, tenendosi
pro ba bilmente sul versante sinistro della valle.
Il primo tratto correva inizialmente a bassa e media quota, risalendo poi su versanti anche molto
ripidi, con pendenze medie del 20-25 % fino al crinale appenninico, il cui punto di superamento
oggetto di discussione: il tracciato, privo di strutturazioni significative e con le caratteristiche di
una mulattiera, potrebbe essere stato soggetto a
modifiche nel corso dei secoli. Secondo l'ipotesi
pi accreditata, la via da Pontedecimo attraversava la gola
di PietraIa vezzara e raggiungeva il passo della Bocchetta,
o il vicino monte Poggio (presso Pian delle Reste, dove in
epoca medievale sorgeva una basta con funzione di hospitium per i pellegrini ). Proseguiva poi per il monte Calvo e
scendeva per Fraconalto e Castagnola. Un altro percorso,
detto via della Vittoria , privilegiato forse solo in epoca
tarda, seguiva un tracciato che da Morego si dirigeva a
San Cipriano e di qui, attraverso il passo della Vittoria,
verso il ponte di Savignone e poi verso la pianura.
Oltrepassata la zona montana, la strada puntava su Liharna (2 km a sud di Serravalle Scrivia), nucleo insediativo gi
di origine preromana, che nel corso del I secolo a.c. fu monumentalizzato con pianta ortogonale, assumendo la via
Postumia come principale asse urbano sud-nord . Il proseguimento del tracciato ricostruibile con certezza, perch
si trattava di una sorta di passaggio obbligato tra la riva
destra dello Scrivia e l'Appennino, ripreso fino all'et moderna: oltrepassata la strettoia di Serravalle, il torrente veniva superato con un ponte i cui resti sono visibili a monte
di quello attuale presso Cassano Spnola. Il percorso continuava lungo lo Scrivia, fiancheggiato da un acquedotto,
fino a Tortona (Julia Dertona ), centro di controllo delle
alture appenniniche e importante crocevia stradale (via
Fulvia, via Emilia di Scauro), il cui impianto urbano aveva
nella Postumia il principale asse ovest-est e che era posto a
met del tratto fra Genova e Cremona. Qui convergevano
la via Iulia Augusta, la via Fulvia e altre strade minori.
Da Tortona a Cremona. Attraversata Tortona lungo il percorso ripreso dall'attuale via Emilia, la strada si portava

VIA POSTUMIA

in pianura e proseguiva sulla destra del Po per Casteggio (Clastidium ), imporrante raccordo tra le vie
di comunicazione fluviali e terrestri, e poi per Stradella fino a Piacenza, con una direttrice corrispondente all'attuale statale lO: chi percorre la strada
oggi, pur nei molti cambiamenti del paesaggio dovuti allo spostamento pi a nord del corso del Po,
a ll'intensa urbanizzazione e all'assetto moderno
del territorio che ha cancellato le tracce delle divisioni agrarie e degli insediamenti rurali di epoca
romana, pu ritrovare il tracciato antico nei lunghi
rettifili e in particolare nel tratto fra San Nicol di
Rottofreno (sul fiume Trebbia, punto di arrivo della via Emilia nel riassetto augusteo ) e Piacenza
(Placentia), dedotta come colonia nel 218 a.c., in
cui riconoscibile l'originario impianto romano a
rete ortogonale orienta to sulla via.
Anche all'uscita dalla citt il percorso doveva corrispondere a quello dell'attuale statale, per Muradolo
e Monticelli d'Ongina, abbandonando talvolta la
direttrice pi rettilinea per adattarsi alle caratteristiche fisiografiche del territorio, continuamente interessato da esondazioni; nodo importante doveva essere il passaggio del Po, che avveniva all'altezza di
Castelvetro, probabilmente su traghetti . A nord del
fiume, la colonia di Cremona (Cremona ), dedotta contemporaneamente a Piacenza nell'ambito dell'espansione romana in Italia settentrionale, aveva la Postumia come principale asse ovest-est dell'impianto urbano ed era nodo stradale (vie per Brescia, per Mantova e Ostiglia, per Brescello,
per Parma ) e fluviale di grande importanza.

Da Cremona a Verona. La via Posrumia usciva dalla porta


est della citt per l'area della basilica romanica di S. Lorenzo, attraversando un ambiente acquitrinoso (zona ancor oggi chiamata le Mose ); si inoltrava quindi nella pianura con un percorso trasversale, che si avvaleva di lunghi
segmenti rettilinei, con massicciata in ghiaia, spesso rilevati su argini (come sappiamo anche da Tacito), ancora oggi
in parte ricalcati dalla viabilit.
Un primo tratto correva da Cremona al fiume Oglio, con
una direzione obliqua rispetto alle maglie della centuriazione della colonia, coincidendo poi con il decumano massimo per una decina di chilometri; un terzo rettifilo, interrotto oggi in pi punti a causa dell'abbandono della strada, ma segnalato dalla presenza del canale Dugale Delmona che la affianca sul lato settentrionale, puntava verso
l'Oglio. Ventidue miglia a est di Cremona, nella localit di
Costa di Sant'Andrea presso Calvatone, incontrava il vicus Bedriacum, noto dalle fonti letterarie per il suo ruolo
nelle guerre civili del 69 d.C., che compare nella Tabula
Peutingeriana lungo la via Cremona-Manrova-Ostiglia
con il nome di Be/oriaco. Gli scavi recenti hanno permes-

Cremona dall'alto, con al centro


il Torrazzo, il Duomo
e il Battistero.

LE STRADE DELLITAUA SETTENTRIONALE

Lo storico latino Pubi io Cornelio Tacito,


vissuto tra I e Il secolo d.C., nelle sue Historioe
inizia la narrazione delle vicende dell'impero
romano dall'anno 69 d.C., anno denso degli
avvenimenti che avevano fatto seguito alla
morte di Nerone, con le lotte tra i diversi
pretendenti alla successione (Gaiba, Otone e
Vitellio), nominati dall'esercito: lotte che si
conclusero con la presa del potere da parte di
Vespasiano. Teatro di buona parte degli
scontri militari furono Piacenza e Cremona e
la pianura lungo il Po tra le due citt e a sud
di Verona.
Nell'incalzante descrizione di battaglie
cruente, di tradimenti, di movimenti di
legioni, di passaggi di campo, di discordie
interne alle varie fazioni, si possono cogliere
qua e l anche notazioni paesaggistiche: nella
pianura, alle aree acquitrinose e fitte di
vegetazione si alternano terreni organizzati
con canali e vigneti; alle zone incolte, lasciate
a pascolo e bosco, campi regolarmente divisi
dalla centuriazione. Elemento caratterizzante

il paesaggio e punto focale di molti scontri


appare essere una strada, il cui nome spesso
non menzionato, ma sul cui terrapieno
(ogger) si schierano le truppe o si combatte
corpo a corpo.
Nell'autunno si trovano di fronte nei pressi di
Bedriacum le truppe di Vitellio e quelle di
Vespasiano; il comandante di queste ultime
ordina che la tredicesima legione si arresti sul
terrapieno della via Postumia (in ipso
Postumiae aggere); al suo lato, sulla sinistra,
in campagna aperta si fermano le altre
legioni. Nel pieno della notte la luna illumina
le schiere e le inganna, ma risulta propizia ai
soldati di Vespasiano, splendendo alle loro
spalle, mentre i vitelliani, illuminati di fronte,
si offrono scoperti a quelli che li colpiscono
dall'ombra (Historiae, III, 21 -23). Sconfitti i
vitelliani nella battaglia lungo la via Postumia,
l'esercito di Vespasiano conquista e distrugge
Cremona e nello stesso anno 69 Vespasiano
assume il potere, dando inizio alla dinastia dei
Flavi che durer fino al 96.

so di riconoscere l'impianto dell'abitato, del quale per ora


nulla visibile, e di recuperare un'ingente quantit di materiali, in parte esposti nel vicino MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO di Piadena.
Uscendo dal vicus con un percorso non riconoscibile sul
terreno e superato l'Oglio forse su un ponte di legno o di
barche, la via assumeva una direzione nord-est verso Verona: il tronco fino al Mincio si presenra ancor oggi come
un unico rettifilo di circa 20 km (segnalato nella carrogra-

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VIA POSTUMIA

fia moderna come via Postumia e lungo il quale testimoniato il toponimo la Levada), che, dopo un breve tratto incassa to nei campi, corre su un argine fino a Goito. Prima
che la via Postumia raggiungesse il Mincio, nella zona di
Redondesco doveva staccarsi un raccordo per Mantova,
citt di origini etrusche che non poteva non essere interessata dalla viabilit al momento della stesura della Postumia : tale raccordo individua bile oggi in tracce viste tramite la fotografia aerea e le ricognizioni archeologiche e
doveva essere segnalato in antico dalla presenza del miliario di Spurio Postumio Albino, che per le distanze riportate poteva trovare qui la sua collocazione originaria .
Nella piana del Mincio le tracce della strada si fanno pi
incerte, a causa dei mutamenti ambientali : il passaggio del
fiu me doveva probabilmente avvenire presso Merlesco, da
dove la strada presenta nuovamente un andamento rettilineo per circa 28 km, disassato di circa 700 m a est rispetto al segmento precedente, fino a raggiungere Verona, passa ndo per Villafranca, Santa Lucia e Dossobuono; nel
tra tto fra Massimbona e Villafranca ancora percorribile
un terrapieno, con massicciata in ghiaia di epoca recente,
mentre tra Santa Lucia e Dossobuono stato possibile
constatare l'esistenza, SOtto la strada moderna, dell'antica
pavimentazione in ciottoli.

In documenti e carte topografiche


a partire dal YN secolo ericordata
una strada con questo nome, che
congiungeva San Martino Buon
Albergo con Belfiore (chiamato
fino ad eta moderna Porc:ilis),
Veronella, Pressana e infine
Montagnana. Molti sono gli indizi
che fanno ritenere di origine
romana il tracciato, quali la
direttrice rettilinea nelle
campagne, la tecnica costruttiva
su argine, il rinvenimento in
passato di tratti di selciato, alcuni
toponimi significativi, il suo ruolo
di collegamento tra la via
Postumia all'uscita da Verona e
Montagnana, punto fondamentale
della viabilit basso-padana, e
soprattutto la presenza di u~
denso popola mento antico. E
molto probabile che la strada
.Porciliana. rappresenti un primo
segmento di una direttrice che,
riprendendo piste preromane,
raccordava la via Postumia con
l'importante centro veneto di Este
(Ateste).

Da Verona a Vicenza. Attraversata Verona (Itinerario di


visita a pago 161 ) e lasciate le necropol i veronesi, la via
Postumia passava per San Michele Extra e San Martino
Buon Albergo, da dove partiva un collegamento per Este
(Ateste); doveva in seguito mantenere un tracciato corrispondente in parte a quello della odierna statale Il, per
Stra, Montebello Vicentino, Tavernelle, pur se non da
escludere una varia nte a nord, forse pi tarda, per Colognola ai Colli . L'Itinerarium Burdigalense ricorda tra Vero na e Vicenza le stazioni di Cadiano (da collocarsi nei

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LE STRADE DELl:ITALIA SETIENTRIONALE

pressi di Caldiero) e di Aureos (Montebello Vicentino?);


numerosi inoltre sono i miliari rinvenuti nella zona, pur
non nel luogo originario di collocazione, a segnalare il
grande utilizzo di questO tratto che univa le due citt (proseguendo poi verso Padova ), anche quando la Postumia
nel suo complesso per e di importanza. A Vicenza la strada, che ripercorreva probabilmente un tracciatO preesistente, divenne l'asse ovest-est principale della successiva
urbanizzazione (oggi corso Palladio): in pro imit dell'uscita orientale subiva una brusca deviazione verso nord
per superare il fiume Bacchiglione nel punto pi sicuro, in
corrispondenza del ponte chiamato degli Angeli.

Da Vicenza ad Aquileia. Uscita da Vicenza, la via Postu-

Il lungo rettifilo della via


Postumia nel Trevigiano.

mia prendeva una direzione nord-est, lungo la base coll inare, evitando la fascia delle risorgive a sud, e si portava
verso il fiume Brenta; superava l'antico ramo di destra del
fiume (odierno Ceresone) a nord di San Pietro in Gu (il
nome deriva da vadum, guado) e il ramo di sinistra (corrispondente al corso attuale) all'altezza di Camazzole. Oltre
Maglio la strada riconoscibile nel lungo retti filo di circa
32 km, che passa per San Floriano (poco a occidente di tale localit avveniva l'incrocio, ortogonale, con la via Aurelia, che congiungeva Padova con solo) e Postioma (toponimo, quest'ultimo, di evidente derivazione dal nome della strada), fino a Varago di Ma erada. Anche qui la strada
si manteneva a settentrione rispetto alla linea delle risorgive e doveva correre su argine, com'era ancora abbastanza
evidente nei primi decenni del ovecento; su di essa furono impostate le centuriazioni contigue di Padova nord e di
solo (Ace/um).
Oltrepas atO il Piave il rettifilo della Postumia ancora percorribile sino a Fa; era lasciata poco pi a nord la citt di Oderzo
(Opitergium), che comunque doveva essere
raggiungibile tramite un breve raccordo, lungo il quale sono state rinvenute aree sepolcrali in localit Spin. A est di tale centro il percorso non pi conservatO con la stessa chiarezza, tantO che fino ad Aquileia si sono ipotizzate due direttrici: la prima a monte della
linea delle risorgi ve, avrebbe attraversato il
Tagliamento pre o Codroipo, per puntare
da qui, lungo la statale 252 di Palmanova
(Stradalta ) u Aquileia, inserendo i a Seveglia no nel cardine massimo della centuriazione aquileiese e raggiungendo la citt da nord;
la seconda si sarebbe diretta su Concordia
Sagittaria (Tulia Concordia) attraverso Annone (da ad nomml, corrispondente alla distanza di nove miglia da Concordia), proseguendo poi fino ad Aquileia in coincidenza con il
percorso della via Annia.

VIA POSTUMIA

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La via Postumia a Verona


Verona la citt dell'Italia settentrionale che meglio ha
conservato le
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di epoca romana,
ia nell'impianto urbano che in pre enze monumentali:
pertanto possibile seguire il tracciato della via
all'interno dell'abitato, individuando le emergenze che in
an tico vi si affacciavano.
AI momento della stesura della strada l'area interna all'ansa del fiume Adige non era occupata dalla citt delle
genti vene te e retiche, che orgeva a nord del fiume, sul
co lle di S. Pietro, dove oggi spiccano le vestigia del Teatro
romano: proprio il passaggio di una direttrice di grande
tra ffico determin la sua espansione anche a sud, con piccoli nuclei in ediativi, ampliati e trasformati dopo la met
del I secolo a. C. in una citt cinta da mura e pianificata
con pianta ortogonale, che ebbe nella Postumi a l'asse generatore. Sulla Postumia si impostano infatti parallele o
perpendicolari le altre vie, secondo un disegno regolare
ancor oggi riconoscibile.

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L'ARCO DEI GAVI


II percorso lungo la Postumia a Verona pu iniziare da
Ca telvecchio: qui stato ricostruito nel 1932 l'Arco dei
Gavi, spostandolo dalla sua posizione originaria a cavallo
della strada. L'arco quadrifronte, eretto nella prima met
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del I secolo d.C. materializzava la ce ura
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tra la citt nella sua massima
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si allineavano a ud lungo la
strada, e rappre entava un
primo ingresso urbano
monumentale.

LA PORTA IOVIA
Di qui la Postumia,
ripre a dall'odierno corso Cavour, si dirigeva verso la
porta urbica
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162 LE STRADE

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SEnENTRIONALE

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naie, la porta Iovia (chiamata pi tardi porta Borsari, da'


bllrsarii, addetti a riscuotere il dazio); il suo lastricato
messo in luce da scavi recenti e poi ricoperto, era in basai
to nero, con corsie laterali di calcare, ed era fiancheggiat
da marciapiedi, oltre i quali dovevano estendersi edifico
abitativi. Prima della porta era uno slargo, dove sorgeva a
sinistra il piccolo tempio di Giove Lustrale, divinit ricor
data in due are votive rinvenute sotto la chiesa romanic
di S. Michele alla Porta, che inglob i resti del tempio. L
porta Iovia era un edificio con corte centrale e doppi pas
saggi nelle facciate (molto simile all'altra porta della citt
meglio conservata, la porta dei Leoni). Rimane solo il prospetto in pietra bianca addossato verso l'esterno della cit
t, aggiunto verso la met del I secolo d.C.: le aperture ap
paiono piuttosto basse, perch la quota stradale antica
coincidente in questo punto con l'attuale, fu rialzata d'
circa un metro rispetto al livello iniziale. Due edicole in
quadrano i fornici; i piani soprastanti hanno sei finestre
incorniciate da una fine decorazione; sull'architrave un'iscrizione ricorda l'intervento attuato nel 265 dall'imperatore Gallieno per ripristinare la cinta muraria .

CO RSO DI PORTA BORSARI

Verona: la porta B6rsari, gi


porta lovia, e il rettifilo
all 'interno della ci tt.

Superata la porta, il tracciato della via Postumia corrisponde a quello dell'attuale corso di Porta Borsari ed era
in antico rivestito con bsoli di basalto nero; sulla via .
allineavano gli isolati quadrangolari, destinati a edifici re
sidenziali. All'incrocio con via Quattro Spade, a destra,
nell'ingresso di un negozio, sono visibili i resti di un piccolo arco quadri fronte, detto di Giove Ammone (per la testa
qui ritrovata e oggi conservata al MUSEO MAFFEIANO), i
quale costituiva l'ingresso monumentale al settore pubbli
co della citt. Nell'isolato a destra subito successivo infatti si ipotizzata, sulla base di scavi di difficile interpretazione, una zona probabilmente destinata al culto imperia
le, cui fa seguito il complesso degli edifici che si affaccia
vano sul Foro, il centro della vita economica, politica
amministrativa, giudiziaria e sociale.

IL FORO

Alla piazza forense antica corrisponde, con le stesse funzioni, pur se con dimensioni minori e pi irregolari, la
dievale piazza delle Erbe. Sul lato sinistro rispetto alla vi
Postumia si affacciava il Capitolittnt, principale monu
mento religioso della citt, cui si accedeva tramite una sca
linata, essendo posto su una terrazza artificiale (sostenuta
da un criptoportico, del quale visibile una parte delle
strutture in corte Sgarzerie, a sinistra prima della piazza).
Il tempio, edificato gi alla met del I secolo a.c., fu SPO"
gliato all'inizio del VI per recuperare materiale da costruzione: era a tre celle con pronao colonnato e circondato u
tre lati da un porticato; solo resti delle fondazioni sono visibili nelle cantine del ristorante Maffei, ituato all'interno

VIA POSTUMIA
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dell'omonimo palazzo seicentesco sono sull'area capitolina . Sul lato occidentale di piazza delle Erbe (a destra, lasciata la via Postumia) edifici posteriori occupano lo spazio di quelli antichi, quali la curia e la basilica.

VERSO L'ADIGE
Il tracciato della via Postumia, lasciata l'area forense, corris ponde a quello di corso S. Anastasia, fino a raggiungere
il fiume, che veniva superato sul ponte detto Postumio.
Q uesto era gi rovinato nel IX secolo e fu poi completamente distrutto da una piena; la sua localizzazione defin ibile da resti delle pile che si videro nel XIX secolo durante lavori di arginatura.
Per superare oggi il fiume, bisogna allontanarsi dal percorso pi direrto della Postumia, portandosi a sinistra per
le vie Massalongo e Ponte Pietra e attraversando la piazzetta Bra Molinari, dalla quale si gode una splendida vista
del complesso del colle di S. Pietro, con i resti del muro romano di contenimento della riva sinistra e il Teatro romano sormontato dal convento di San Girolamo e la caserma
austriaca sulla sommit. Si segue cos un tracciato corrispondente a quello della Posrumia precedente la pianificazione ortogonale della citt: il ponte Pietra rappresenta infarti il passaggio pi antico del fiume, collocato nel punto
di un probabile guado protostorico; fatto esplodere alla fine della seconda guerra mondiale dalle truppe tedesche, fu
ricostruito identico e nella stessa posizione e si presenta
come la somma di interventi romani (le due arcate in calcare bianco presso la riva sinistra; la figura maschile a rilievo sulla chiave d'arco della seconda arcata), scaligeri
(l'arcata presso la riva destra e la torre collegata) e cinquecenteschi (le due arcate centrali ).

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VIA REDENTORE
Superato il ponte, si segue verso destra il corso del fiume; a
sinistra, in regaste Redentore 2, possibile accedere al
complesso monumentale del Teatro romano, costrwto in
et augustea; si prende poi via Redentore, lasciando a sinistra i pochi resti dell'odeon. Un recente scavo in via Redentore 9 ha me so in luce un settOre delle
mura che cingevano dagli inizi del I secolo a.c. l'abitato sorto sul colle di S.
Pietro, mura nelle quali si apriva una
porta per il passaggio della via Posrumia; quando l'abitato venne cancellatO
dai lavori di sbancamento per la costruzione del complesso teatrale, anche le
p rime mura vennero demolite e tutta l'area fu innalzata per costruirvi una nuova porta. Vi passava la Postumi a, che si
dirigeva, per le attuali vie S. Chiara, S.
Maria in Organo, Giardino Giusti, Muro Padri, verso il rettifilo di S. Nazaro.

Verona: veduta di piazza delle


Erbe, sorta sul sito del Foro
romano.

DERIVAZIONE DEL NOME


II nome della via non noto dalle fonti: tuttavia, dato che
conduceva nelle Gallie, dal XIX ecolo essa acquist il nome di via Gallica , appellativo divenuto tradizionale, per
quanto privo di origini storiche antiche.

FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE

li

Le fonti non offrono notizie certe sul percorso, al quale si


riferisce per la letteratura relativa agli sposta menti di,
eserciti e imperatori nel tardo impero, da e per Milano. E
il caso ad esempio del racconto di Ammiano Marcellino
(Res Cestae, XXV, 9) sulla venuta a Milano di Lucilliano,
suocero di Gioviano, da Srem ka (Sirmium) .

FONTI ITINERARIE
La via descritta dall'Itinerariul1l Antonini, dall'ltillerarium BlIrdigalense e dalla Tabula Pelltingeriana.
MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA
A partire dall'et augustea, l'intensificarsi dei rapporti con
Aquileia : colonne con capitelli
i territori transalpini e il conseguente spostamento degli
corinzi nel Foro romano.
interessi economici e commerciali verso nuovi flus i di
traffico causarono da un lato il declino di vecchie arterie
stradali, quali la Postumia, e dall'altro un nuovo sviluppo
di direttrici viarie da e verso nodi stradali strategici, quali
Milano, Bre eia, Verona, Aquileia. A questo conte to di
ampliamento e perfezionamento della rete stradale dell'Italia settentrionale appartiene molto probabilmente anche
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la Milano-Aquileia, che, in parte riSViZZERA
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VIA DA MILANO AD AQUILEIA

La via che collegava MilanD ad Aquileia


costituiva il fondamentale asse ovest-est
dell'impianto urbano di Brescia: gi
importante centro ceno ma ne, come attestato
dalle fonti letterarie (Plinio, Livio, Polibio e
Strabone), l'insediamento negli anni attorno
all'89 a.C. cominci a dotarsi di una prima
sistemazione urbanistica, cui seguirono
importanti ristrutturazioni monumentali in
et augustea e vespasianea.
La strada entrava in citt attraverso la porta
Bruciata, passava per il Foro e usciva infine
dalla porta di S. Andrea, costituendo il fulcro
dei principali edifici pubblici. A monte del
tratto urbano, sulle pendici del colle Cidno,
sono ancora visibili oggi i resti del Capitalium
eretto da Vespasiano sulle strutture di un
precedente santuario, di cui si conservano nel
Museo della Citt le splendide pitture che
decoravano le quattro celle. Il Tempio
capitolino (nella foto) si ergeva su una
terrazza chiusa da portici: questi
s'interrompevano in corrispondenza del
passaggio della strada, per riprendere poi
come portici laterali del Foro (ancora in parte
visibili sul lato orientale), aperto a valle della
strada stessa, a una quota pi bassa. A sud la
piazza era chiusa dall'edificio della basilica, le

cui murature vennero reimpiegate in un


palazzo medievale, oggi recuperato come sede
della Soprintendenza ai Beni archeologici
della Lombardia. Faceva sistema con il Foro il
Teatro, anch'esso aperto sulla strada (alla
quale era collegato con un portico retrostante
alla scena) e ubicato subito a est dell'edificio
di culto, sfruttando per le gradinate il pendio
del colle.
Tutti i materiali recuperati nel corso del tempo
dalla citt e dal territorio limitrofo (tra i quali
numerosi miliari pertinenti alla strada da
Milano ad Aquileia o a diramazioni minori)
hanno trovato un esemplare allestimento nel
MUSEO DELLA CITT ricavato nel complesso
monastico di S. Giulia, anch'esso affacciato
sull'antica strada.

nendo a raccordare un importante baricentro di interessi economici non solo padani,


ma anche transalpini, quale fu Milano in
tarda et imperiale, a un altro nodo di traffici commerciali diretti verso le regioni danubiane e balcaniche, come Aquileia . Sul finire
dell'impero, la direttrice acquist un ruolo
sempre pi dominante di via militare, fondamentale per lo
spostamento di eserciti, divenendo anche strumento importante per la trasmissione del messaggio politico di imperatori e di usurpa tori: lungo il suo tracciato infatti furono collocati numerosi miliari con messaggi di ossequio e
devozione rivolti ai governanti in carica.

IL PERCORSO
Milano (Mediolanum ), centro sorto nel cuore della pianura padana, allo sbocco delle vallate alpine, occup un luogo particolarmente favorevole ai collegamenti sia terrestri
che fluviali con l'intera regione a nord del Po ed era un
fondamentale nodo stradale, soprattutto per le comunicazioni con l'oltralpe (vie Milano-Torino-Monginevro, Milano-Aosta-Piccolo/Grande San Bernardo, via Regina ), ma
anche per i raccordi con il resto della viabilit: basti pen-

BRESCIA

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via Musei 8l/b, tel. 0302977800
Visrte: 919, venerd 922, chiuso
luned.
M USEO DELLA

LE STRADE

DEL~ITALIA

SEITENTRIONALE

trada che dalla citt per Lodi Vecchio (Laus


Pompeia) raggiungeva Piacenza, dove incontrava la via
Emilia, la Posrumia e la Iulia Augusta.

sare alla
L' Itinerarium Antonini ricorda una
stazione con questo nome in
posizione intermedia tra Brescia e
Verona (a 22 miglia da entrambe le
citt), probabilmente coincidente
con la monsio ad Flexum
dell' Itinerarium Burdigalense: la
presenza di uno (o due) luoghi di
sosta nella zona legata forse
all'esistenza anche in et romana
di una selva (la silva in Ligana o
Lugana menzionata in documenti
medievali), che poteva rendere
difficoltoso il percorso. Per il luogo
preciso ove collocare la stazione si
pensato o alla localit di
Colomba re di Sirmione o a quella
pi a est di Santa Maria di Lugana:
a sostegno di quest'ultima ipotesi
stanno la cartografia, alcuni
ritrova menti archeologici (tra i
quali anche i resti di un probabile
tratto di strada antica) e
soprattutto la presenza, presso il
lago, di elementi lignei indizianti
un approdo lacuale, che avrebbe
messo in stretto rapporto la via di
terra con la navigazione
benacense.

Veduta del basso Garda .

Da Milano a Brescia. Molto problematica la ricostruzione del percorso, in quanto l'intensa frequentazione del territorio ha profondamente modificato l'assetto ambientale,
cancellando le possibili tracce. Uscita da Milano probabilmente dalla porta Orientale, la direttrice doveva proseguire alla volta di Crescenzago, per poi attraversare l'Adda :
qui viene in aiuto la toponoma tica, in quanto il nome
dell'attuale Canonica d'Adda, chiamata in passato Pontirolo (toponimo oggi ricordato dal vicino Pontirolo Nuovo), pare fosse nel medioevo Pontes Aureoli (da Ponte Aureoli dell' Itinerarium Burdigalel1se). Secondo alcune ipotesi la strada non sarebbe passata per Bergamo (Bergomum), pur rilevante nodo viario (vi giungevano la
pedemontana dei laghi proveniente da Como e strade minori che collegavano il centro alle vallate circostanti), ma
avrebbe seguito una linea retta, per Urgnano e Palazzolo,
verso Brescia (Brixia): la comunicazione fra Milano e Bergamo sarebbe perci avvenuta tramite una diramazione .
Secondo altre ipotesi invece avrebbe raggiunto Bergamo e
di qui per Gorlago, Telgate (identificabile con la mutatio
Tellegate), Erbusco, Cazzago San Manino (dove viene
identificata la mutatio Tetellus dell'Itinerarium Burdigalense), Ospitaletto (o in alternativa da Cazzago per Rodengo e Gussago), Brescia.
Da Brescia a Verona. Anche in questo tratto la ricostruzione della direttrice solo ipotetica: mancano infatti riferimenti a resti o infrastrutture e pure i numerosi miliari conservati sono di scarso aiuto, in quanto quasi mai rinvenuti
nel luogo originario di collocazione; questi ultimi tuttavia
confermano la continuit di percorrenza nel tempo . Da
Brescia, anch'essa imporrante nodo stradale collegato con
Cremona e la Posrumia verso sud e con la val Trompia e la
Valcamonica a nord, la via doveva portarsi a Rezzato, lungo un tracciato spostato poco pi a nord rispetto all'odierna statale 11, e proseguire per le localit Molinerro, San

VIA DA MILANO AD AQUILEIA

Tomaso, Sedena, Maguzzano fino al lago di Garda (lacus


Benaws). Il lago era costeggiatO lungo la sponda meridionale, con un percorso ripreso dalla statale moderna, da Desenzano fino alla mansio detta Sermione o ad Flexum negli
itinerari antichi e a Pe chiera l'antica Arilica , dove scavi
recenti hanno me o in luce un tratto della sede stradale.
umero e diramazioni . staccavano dalla via principale,
per eguire le sponde del lago, raggiungendo i vari centri e
le numerose ville sorte nel comprensorio benacense in epoca romana; porti disseminati lungo le rive dovevano inoltre
garantire i collegamenti per via d'acqua tra un itO e l'altro
e tra le opposte sponde, sopperendo in alcuni casi alla penuria di trade dovuta all'imperviet della costa. Va ricordato che il lago rappresentava un tramite privilegiato per i
traffici tra la zona alpina e la pianura padana, raggiungibile attraverso il Mincio e il Po, che consentivano quindi lo
sbocco nell'Adriatico.
Oltre Peschiera la via doveva seguire il tracciatO, ostanzialmente rettilineo, ripreso dalla statale odierna, fino a Verona, incontrando, pre o la localit Ara di Decima, la mutatio Beneventum dell' ltinerarium Burdigalense.

Da Verona ad Aquileia. A Verona la strada proveniente da


Milano i innestava nella via Postumia, che seguiva fino a
Vicenza (Vicetia), distaccandosene poi per dirigersi a Padova (Patavium) probabilmente su un preesistente tracciatO che doveva collegare le due antiche citt venete. Da Vicenza la direttrice correva, come l'odierna Padana Superiore, per Torri di Quartesolo, Grisignano di Zocco, Arlsega (dove da ubicarsi la 111ansio ad Finem), Mestrino e
Rubano, fino a Sarmeola . Di qui possibile ipotizzare che
la strada attraversasse Chiesanuova e, ripresa dalla medievale via dei Savonarola, giungesse al ponte Molino (ricordatO in documenti del XIII secolo come pons vicentinus),
oltrepas atO il quale entrava in citt: tale ricostruzione
preferibile rispetto a quella di un percorso pi meridionale, che si sarebbe innestatO ul tracciatO delle attuali vie
Palestro e S. Prosdocimo, per superare il ponte dei Tadi, di
probabile origine romana. Oltre Padova e ver o Aquileia,
la trada ricalcava il percorso della via Annia.

Numerose iscrizioni provenienti


da diverse localit gardesane
rimandano all'esistenza di
associazioni di battellieri, che si
occupavano di organizzare la
navigazione nel lago. Alcune di
esse ricordano la sede di una di
tali associazioni, Arilica,
identificabile con la stazione di
Arialica posta dalla Tabula
Peutingeriana lungo la strada da
Milano ad Aquileia e da
identificarsi con l'odierna
Peschiera del Garda. Qui scavi
recenti hanno approfondito le
indagini nell'area archeologica
visita bile nei pressi della riva del
lago, mettendo in luce un ampio
lacerto di sede stradale glareata,
con una sequenza stratigrafica
che va dal I secolo a.C. al VI d.C.: il
ritrovamento nello stesso scavo di
un miliario del IV secolo d.C. ha
suggerito di riconoscere appunto
un tratto della direttrice viaria
che, arrivata da Brescia,
costeggiava il lago per pOi
puntare su Verona e che qui
incontrava la via fluviale del
Mincio. Il ruolo di Peschiera,
punto di tramite e di smistament
tra vie d'acqua (a sud dello scavo
localizzabile un'insenatura
portuale lacustre) e di terra
sottolineato anche dal panorama
dei materiali, molti dei quali di
importazione.

Padova: il ponte Molino, per il


quale la strada proveniente
da Vicenza entrava In citt.

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Il corso del Po nella campagna


piacentina.

In Italia settentrionale la viabilit antica era molto pi


complessa di quello che possono indurre a ritenere le poche testimonianze rimaste: si pensi solo alle numerose sopravvivenze toponomastiche o alle attestazioni documentarie medievali, le quali spesso informano dell'esistenza di
strade regie, romane, romee, munite, levate ... anche
al di fuori dei grandi percorsi citati dagli Itinerari. In effetti, la rete di comunicazioni, ieri come oggi, doveva essere
assai vasta, se non capillare, e prevedere tutta una serie di
varianti minori, scorciatoie, sentieri e quant'altro servisse
a raggiungere con pi comodit i diversi insediamenti e a collegarli fra loro.
Dopo aver analizzato i percorsi che costituirono le principali dorsali dell'as

setto vIano antico In questo comprensorio sembra opportuno fornire una


breve illustrazione di quelli che vi si
raccordavano strettamente, innervando
in modo articolato il territorio . Poich
di molti di essi si gi fatto cenno nella
descrizione delle strade maggiori, ricordandone gli incroci, e poich comunque risulta impossibile una rassegna
esaustiva, restano da menzionare come
casi esemplari da un lato il reticolo stradale connesso alla
via Emilia, per il suo ruolo rilevante nel sistema di comunicazioni, dall'altro alcune direttrici che hanno lasciato
una consistente impronta sul territorio attraversato e sulla

sua toponomastlca.

IL RETICOLO VIARIO AFFERENTE ALLA VIA EMILIA


La grande vitalit documentata dalle fonti e la persistenza
dell'Emilia, ancora oggi asse portante della viabilit della
regione moderna, furono determinate in buona parte dalle
vie che in essa confluivano e che ne permettevano il collegamento sia con i principali centri del Nord Italia che con
l'intero territorio emiliano-romagnolo. Numerose vie laterali si innestavano dalle vallate appenniniche a pettine
lungo tutto l'asse della strada, ricalcando spesso precedenti piste protostoriche. Fu proprio su questi punti di snodo
che si svilupparono centri importanti quali Cesena, Forl,
Imola e Modena.

LA RETE VIARIA MINORE

La pi nota e studiata di tali vie quella conosciuta con il


nome di Flaminia minore, menzionata in antico solo da
Tito Livio (XXXIX, 2,6 ), il quale ricorda come, terminate
le campagne militari contto Liguri e Galli, il console Gaio
Flaminio (187 a.c. ), per non lasciare in ozio l'esercito, fece costruire una strada da Bologna ad Arezzo. Sulla scorta
di questa fonte, in et moderna gli studiosi attribuirono
a lla strada il nome del costruttore, con l'aggettivo 'minore' per distinguerla dalla via Flaminia, costruita dal padre.
La stesura delle due direttrici si inser in un preciso piano
politico, che prevedeva la definitiva pacificazione della Cisalpina e in particolare, per la Flaminia minore, il collegamento fra Arezzo e Bologna, aggirando il territorio dei Liguri. Una volta consolidatasi la presenza romana nella regione, la via fin col perdere importanza, soprattutto perch dall'et augustea sul versante a sud dell'Appennino
acquist rilievo la citt di Firenze (Florentia ), che accentr
su di s la rete viaria.
Il percorso della Flaminia minore, identificato soprattutto
grazie ai numerosi toponimi di origine miliaria, sempre
stato oggetto di discussioni, vista la carenza di fonti storiche e archeologiche; dibattuto persino il punto di inizio
della strada, secondo alcuni da collocarsi a Bologna (Bononia), oppure presso l'antica stazione Isex
flumen (pro,
babilmente nelle vicinanze dell'odierna Idice ) o ancora a
Claterna (Maggio), entrambi luoghi di sosta segnalati nella Tabula Peutingeriana, che tra l'altro testimonia la, presenza di un asse viario lungo il corso montano dell'Idice.
Un indizio potrebbe essere costituito dal miliario rinvenuto a est di Bologna, lungo , la via Emilia, presso Marazzo.
Tenendosi tra il corso dell'Idice e il Sllaro la strada, ricordata in alcuni documenti medievali con i nomi Flamenga,
Flamigna, Fiamenga o Fiamminga, doveva scendere verso
sud toccando le localit Migliarina (toponimo di origine
miliaria ), Spedaletto, dove era collocato l'ospizio di S.
Bartolomeo de Flamenga, e Sasso San Zeno bi, luogo secondo la tradizione locale dell'incontro tra sant' Ambrogio
e san Zenobio Iungo la via
Fla mini a . Il traccia to, a trraversando notevoli dislivelli,
raggiungeva poi Firenzuola e
Migliarino (altro significativo
toponimo ), per risalire il passo del Giogo fi no a quota
882; di qui puntava su Arezzo (Arretium ), passando molto probabilmente per i centri
di Milliarino e Sesto, i cui nomi sono pure riconducibili a
presenze miliari.
Altre vie appenniniche connesse all ' Emilia sono la Rimini-Arezzo (lungo la val Ma-

L'antica pieve del Tho,


presso Brisighella, lungo la
via Faventina.

LE STRADE DELI:ITALIA SmENTRIONALE

Nel territorio dell'Italia nord-orientale in epoca


antica una rete viaria minore presentava
caratteristiche particolari, in quanto destinata a
canalizzare i flussi migratori del bestiame e dei
prodotti derivati. Esistenti certamente gi a
partire da epoca pre-protostorica, queste vie
armentarie vennero talvolta a coincidere e a
sovrapporsi alla viabilit ordinaria, ma in altri
casi furono tracciate secondo logiche
indipendenti e mirate che sono state oggetto di
studio solo in anni recenti. La natura di semplici
tratturi, privi di apparati strutturali di rilievo, e
la nulla attenzione loro riservata dalle fonti ne
hanno lasciato imprecisati per la maggior parte
dei casi percorso ed estensione. In alcuni
settori, tuttavia, fortuite circostanze di
conservazione delle tracce hanno portato a
evidenziare sul terreno esempi di tali percorsi.
La forte vocazione allevatoria della regione
d'altronde attestata con una frequenza e
coerenza del tutto speciali dalle fonti letterarie
(Strabone, Columella e altri) e dai testi
epigrafici; che sottolineano anche la primaria
importanza dei processi di produzione,
lavorazione e trasformazione della lana nel
quadro economico della regione affacciata
sull'arco adriatico settentrionale (dal Delta del
Po all'lstria), con centri di eccellenza
identificabili in Padova, Altino e Aquileia. Tali
attivit, perpetuatesi anche in epoca medievale
e moderna, erano favorite dalla variegata e

complementare articolazione geografica dello


spazio compreso tra le lagune costiere, le
pianure e le fasce prealpine e alpine: questi
diversi ma rawicinati scenari naturali offrivano
le risorse utili alla conduzione di attivit
allevatorie legate agli ovini, cio riserve di sale
negli spazi umidi paracostieri, pascoli invernali
nelle basse pianure e riserve di foraggio fresco
per la stagione estiva nelle aree d'altura.
Due delle pi significative strade della
transumanza partivano dalla periferia
settentrionale dei municipio di Padova e Altino,
cui le gi menzionate fonti attribuiscono un
ruolo primario nelle pratiche allevatorie e di
lavorazione della lana. Entrambe si staccavano
dal nucleo urbano con direzione nord-ovest e
puntavano verso la base dei rilievi prealpini.
Un'altra particolarit che accomuna queste due
strade la loro relazione, nelle prime porzioni di
percorso, con aree soggette a impaludamenti o
a minaccia da parte di esondazioni fluviali,
elementi che indussero a porre in sicurezza le
stesse direttrici attraverso la costruzione di
poderosi argini artificiali in blocchi lapidei e
argilla che, per un'estensione di alcune decine di
chilometri, raggiungevano dimensioni colossali
sia per quanto riguarda l'altezza (tra i 2 e i 6 m)
sia per la larghezza di base (dai 10 ai 35 m).
Nel caso di Padova la strada, detta nel
medioevo .Arzeron della R egina~, procedeva
con direttrice spezzata a tratti rettilinei, ancor

recchia), la Cesena-Srsina-Arezzo (lungo la valle del Savio), la Faventina (da Faenza, per la valle del Lamone, il
Mugello e le valli del Sieve e dell' Arno fino a Firenze e a
Lucca) e una via da Modena verso gli Appennini, non
menzionata dagli Itinerari antichi, ma ricordata forse da
Cicerone (Philippicae, Xli, 9) a proposito di una via Cassia per Modena (in effetti, in epoca medievale fu chiamata
Cassiola probabilmente per indicarne il ruolo di diverticolo della Cassia). Da Parma vari tracciati dovevano 'servire' le vallate appenniniche : tra questi un percorso verso
Lucca, citato dall' Itinerarium Antonini, sul quale varie sono le ipotesi ricostruttive (per la valle del Taro, Fornovo e
il passo della Cisa, oppure per la valle dell'Enza e i passi di
Pradarena o dell'Ospedalaccio). Altre vie oblique, tutte attestate da sopravvivenze archeologiche e toponomastiche,
si diramavano da Piacenza in direzione dei rilievi montani.
Ancora, all'Emilia si collegavano vie terrestri e fluviali dirette al Po e ai porti dell'Adriatico: queste, oggi spesso
quasi irriconoscibili sul terreno a causa delle grandi alluvioni del passato che ne hanno in pi luoghi cancellato

LA RETE VIARIA MINORE

oggi ben riconoscibili, attraversando i


moderni centri di Mont, Tagg,
Villafranca Padovana e Piazzola sul Brenta.
Per questo primo tratto, prossimo al basso
corso del Brenta, la via correva in parte al
di sopra dell'argine e in parte ai piedi di
questo che la riparava dal corso del fiume.
Pi a nord l'argine perde consistenza
strutturale e la direttrice procede a livello
di campagna fino a 'scomparire' in
prossimit della base della Prealpi venete
(zona di Marostica); da qui plurime
percorrenze si diramavano verso le pendici
degli acrocori del Grappa e di Asiago, sedi
dalla protostoria al medioevo di flussi di
bestiame transumante nella stagione estiva.
Nel caso di Altino, la strada si identifica con il
grandioso argine, ben visibile ancora negli anni
'30 del secolo scorso e noto come Lagozzo,
messo in relazione fino a pochi anni fa con la
via Claudia Augusta: tale argine pu essere
interpretato invece come strada di transumanza
anche in ragione della sua meta finale,
rappresentata dalla base delle Prealpi bellunesi,
punto di ripartenza ideale per tratturi
inerpicantisi lungo versanti scoscesi.
Infine vari percorsi armentari dovevano
collegare alla fascia prealpina e alpina anche il
grande emporio altoadriatico di Aquileia, altro
polo produttivo e manifatturiero della lana, in
cui documentata la presenza di un forum
pequarium in et repubblicana e di una
fabbrica di vesti di lusso per i dignitari di corte

.-_

Pecore in transumanza sulle Prealpi venete .


in et tardoimperiale. Le strade commerciali da
Aquileia per le montagne, a differenza di
quanto avviene per i casi patavino e alti nate,
non sembrano aver avuto percorsi autonomi e
dovevano coincidere con le viae publicae
dirette verso Tarsatica (lstria), lulia Emona
(Slovenia) e Virunum (Carinzia). Lungo la strada
per il Norico, attiva da et molto remota
attraverso le valli del Tagliamento, Fella e But,
stato identificato presso Sedegliano (Udine)
un centro di culto di particolare rilevanza, nel
quale diversi indizi archeologici (tra cui
bollitori da latte tipici del mondo pastorale e
bronzetti) sembrano indicare la presenza di
uno specifico culto a Ercole, divinit associata
in tutta l'Italia antica al bestiame e ai suoi
sposta menti stagionali.

ogni traccia, correvano sia lungo gli assi centuria li sia con
direzioni oblique, creando una rete capillare che coinvolgeva anche i luoghi pi marginali della regione. Tra di esse
si annoverano la via del Dismano da Cesena per Ravenna,
che costituiva una prosecuzione della Arezzo-Cesena, per
la valle del Savio; una prosecuzione della Faventina che,
per Russi e Godo, arrivava a Ravenna; la Bologna-Ostiglia-Verona, che raggiungeva in linea retta il Po; due tracciati che da Reggio Emilia e da Parma conducevano a Brescello (Brixellum), importante nodo portuale sul Po, e infine due percorsi citati dagli Itinerari antichi che da Piacenza conducevano l'uno a Torino e al Monginevro e
l'altro a Lodi Vecchio (Laus Pompeia) e Milano, consentendo il raccordo della via Emilia con la nuova capitale
del tardo impero.

LA VIA FULVIA IN PIEMONTE


In et moderna gli studiosi halillo cos denominato un tracciato, segnalato dalla Tabu/a Peutingeriana, che collegava
Tortona con Asti, passando per Forum Fu/vii (identificato

LE STRADE

DEL~ITAUA

SETIENTRIDNALE

con l'odierna Villa del Foro ): tale centro, ricordato da Plinio il Vecchio (V, Il, 49 ), sembra correlabile a un membro
della gens Fulvia, molto probabilmente il console del 125
a.c. Marco
Fulvio Fiacco, trionfatore sui Liguri Salluvii e
,
Voconzi. E probabile che a questi anni risalga la stesura del
tracciato, che presupponeva l'esi tenza della Po tumia, cui
si correlava. La via, che forse ricalcava percorsi precedenti,
continu a essere utilizzata ancora in et tardoantica, anche se gi dalla seconda met del I secolo d.C. necessit di
interventi di restauro: scavi recenti condotti dall'Universit
di Milano nell'area occidentale di Villa del Foro hanno
messo in luce un tratto di via glareata, intere sata da depositi alluvionali con conseguenti opere di livella mento, e una
vasta area destinata a necropoli.
Il tracciato, non ricostruibile con certezza, i dipartiva dalIa Postumia all'altezza di Tortona (Dertona) e, volgendo a
ovest, con un retti filo che tagliava un agro centuriato, arrivava a Villa del Foro' attraversato poi il Tanaro, la direttrice continuava verso Asti (Hasta ), lungo un percorso
ipotizzabile in base alla presenza di centri come Quattordio, Castello di Annone e Quarto, il cui nome deriva da
distanze stradali; giunta ad Asti probabile infine che la
via continuasse fino a Torino (Augusta Taurinorum).

LA VIA AURELIA NEL VENETO

solo: veduta della cittadina.

L'esistenza di una trada con questo nome nel territorio


patavino attestata solo da sopravvivenze toponomastiche, e in particolare dal nome di Aurelia o Laurelia con
cui nel medioevo era chiamata la localit di Loreggia poco
a nord di Campo ampiero; una via pubblica chiamata Aurilla del resto ricordata nei pressi di Padova da un documento del XII secolo. In base a tali persistenze toponomastiche si allora proposto di attribuire la stesura del tracciato a Gaio Aurelio Cotta, console nel 75 a.c.
La strada, uscita verso nord da Padova (Patavium), teneva
una direttrice corrispondente all'attuale statale 307 (del
Santo), rappresentando uno dei kardines della centuriazione del territorio patavino nord-orientale: ancor oggi essa incrocia perpendicolarmente alla distanza regolare di
710 m (20 actus) le strade che a
est e a ovest di egnavano la griglia della divisione agraria antica, perfettamente con ervata e
conosciuta con il nome di graticola to roma no " . A Resana la
strada cambiava direzione,
puntando empre rettilinea verso la via Postumia, che intersecava poco a nord di Castelfranco, e raggiungendo solo (Acelum ), il cui territorio trovava
pure nella via Aurelia il kardo
della sua centuriazione.

DERIVAZIONE DEL NOME


Il nome noto dai miliari di et adrianea che, rinvenuti
lungo il percorso della via, ricordano il suo restauro.

Come attestato dalle iscrizioni


miliarie, la via partiva dal fiume
Trebbia (presso Piacenza). E
tuttavia probabile che inizialmente
Augusto abbia fatto condurre la
via da Piacenza (13-12 a.C.) e che
solo in un secondo momento, con
la ristrutturazione della via Emilia,
attuata dallo stesso nel 2-1 a c., il
punto di partenza sia stato
spostato al Trebbia. Non abbiamo
invece notizie precise relative al
punto di arrivo. L'importante opera
di costruzione da parte di Augusto
e i numerosi lavori di restauro che
si susseguirono (il pi importante
fu attuato dall'imperatore
Adriano), indicano che essa fu una
grande arteria di comunicazione
verso le regioni occidentali e una
direttrice stradale di valenza
commerciale e militare che non si
esauriva al confine italiano, ma
proseguiva verso i territori oggi
francese e spagnolo,
presumibilmente sul percorso
dell'Aurelia, a noi noto dagli
Itinerari.

Atlantino: taw. 5-4

FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


Della via Iulia Augusta non rimangono notizie precise nelle fonti. Il suo tracciato, che si ricostruisce dai miliari,
tuttavia in parte assimilabile secondo alcuni studiosi alle
descrizioni che vari autori antichi hanno lasciato sulla leggendaria via Heraclea o Herculea, che dall'estremo Occidente conduceva a Roma, o anche a quel percorso che Tolomeo (III, 1,2-3 ) e Strabone (IV, 6, 1-2) citano da Vado
Ligure al territorio gallico.

FONTI ITINERARIE
La via non citata nelle fonti itinerarie con il suo nome.
Tuttavia il suo percorso descritto per intero nella Tabu/a
Peutingeriana ed ricordato a tratti negli altri Itinerari, all'interno della descrizione di altre vie, come ad esempio
l'Aurelia per il tratto costiero ligure.

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA

s " i z Z f:. R A

L'apertura della strada si deve ad Augusto, come paiono attestare i miliari rinvenuti lungo il suo percorso. Essa fu costruita subito dopo la fine delle guerre romano-liguri, ovvero dopo la vittoria del 14 a.c. sui Liguri Capillati, in segu ito all a quale Augusto trasform il territorio conquistato nel distretto delle Alpi Marittime: furono proprio la
Al STRIA
sottomissione delle trib liguri
e la conseguente sicurezza dell'accesso alla arbonese a crea
re le premesse per la costruzione della strada, che ebbe lo scopo di facilitare la romanizzaneto
zione della Liguria e le co. Verona

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Gallie.
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ADRIATICO

IL PERCORSO
Da Piacenza/fiume Trebbia a
Tortona. Il punto di partenza
indicato nei miliari di Adriano
al fiume Trebbia, capolinea

VIA rullA AUGUSTA

della via Emilia dopo il restauro effettuatone da


Augusto. La strada seguiva in questo primo tratto,
per Casteggio (C/astidium) e fino a Tortona (Dertona), il percorso della via Postumia.

Da Tortona a Ventimiglia. A Tortona la via abbandonava il percor o della Postumia per raggiungere la costa ligure su un diverso tracciato (che
parzia lmente ricalcava, secondo alcune ipotesi,
quello della via Emilia di Scauro), portandosi ad
Acqui Terme (Aql/ae Statiellae), centro termale,
/11unicipium romano e importante nodo commerciale tra la Riviera di ponente e il Nord Italia. Di
qui, passando probabilmente per Ponti, si dirigeva
a Piana Crixia (la mansio Crixia) nella valle del
fiume Bormida di Spigno, poi a Cairo Montenotte
(la mansio Canalica) e per Bragno raggiungeva
Altare. Dalla Bocchetta di Altare scendeva lungo
la val Quazzola verso Vado Ligure, ove si incontrava con l'Aurelia. Nella valle rimangono cinque
ponti, le cui strutture sono ruttavia difficilmente visibili
perch in gran parte nascoste dalla vegetazione: i resri dei
tre principali sono ai piedi del valico che porta a Cadi bona, presso il rio Gallo e, pi a valle, presso il rio Tecci e il
rio Scarroni. Da Vado la Iulia Augusta seguiva fino ad
Alassio un percorso pi interno rispetto alla costa (Itinerario di visita a pago 176) .
Dopo Alassio la strada si dirigeva ancora nell'entrorerra,
passando per San Giovanni di Andora e per Chiappa, frazione di San Bartolomeo al Mare. Anche in quesro tratto e
poi fino a Bordighera il passaggio della direttrice antica
restimoniato dalla presenza di numerosi ponti: quello sul
rorrente Sreria, quello alla foce del rorrente Prino, dopo
Porto Maurizio, quello di Porciana a Santo Stefano al Mare, quello di Taggia e quello sul torrente S. Lazzaro (d istrutto nel 1901 ). Pi olrre la via attraversava Ventimiglia
(A lbintimilium ) e proseguiva a ovest della citt, dove il
rracciato, conosciuto con il nome di Antica Srrada Romana , in vicinanza di villa Banchieri manriene, nel suo
andamento incassato tra gli alti muri di recinzione delle
propriet, un asperto simile a quello antico. Pi oltre la
srrada documentata a Mrtola Inferiore, nei pressi dei
giardini Hanbury, mentre ai Balzi Rossi stato messo in
luce un rratto intagliato nella roccia verticalmente, reso
ruttavi a poco leggibile dalla forte erosione.

Dal confine ad Arles. Olrre l'attuale confine con la Francia, la dirertrice proseguiva per Roquebrune e la Veille fino a la Turbie (In Alpe Summa) dove i viandanti potevano
ammirare il Trophaeum A/piI/m. Di qui la via scendeva
verso izza, raggiungeva il fiume Varo, per proseguire,
forse sul percorso dell' Aurelia, per Marsiglia (Massilia) e
Arles (Are /atI/m ).

La Turbie: il Trophaeum Alpium


(Trophe des Alpes), voluto
da Augusto nel 7-6 a.C.

A simbolo e memoria del trionfo


dell'impero romano sulle trib
alpine. fu eretto nel 7-6 a.c. il
Trofeo di Augusto (oggi, per i
Francesi, Trophe des Alpes), un
maestoso monumento di quasi 50
m di altezza, con colonnato,
statue, una grande cupola e la
figura di Augusto a sovrastare;
un'iscrizione elencava le
quarantaquattro popolazioni
alpine sottomesse. Chi giungeva
dalla via non poteva non assistere
ammirato allo spettacolo che gli si
poneva di fronte: allora come oggi,
sul punto pi alto della collina, gi
da lontano svettava maestoso un
trionfo di marmi tra la
lussureggiante vegetazione e,
all'arrivo, l'imponenza del
monumento non poteva che
ricordare la potenza di Roma.

176 LE STRADE DALl'ITAUA SETTENTRIONALE ALLE PROVINCE D'OLTRALPE

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Val Ponci , nell'entroterra


di Finale Ligure: il pon te
romano detto delle Fate.

La vaL Ponci e iL tratto


da ALbenga ad ALassio
Un tratto ben conservato deUa via Iulia Augusta ancora
oggi percorribile nella val Ponci, sopra Finale Ligure . Lungo il percorso, voluto da Augusto, ma monumentalizzato
SOtto l'imperatore Adriano, si conservano cinque ponti a
una sola arcata, di larghezza compresa tra m 5.50 e 6, datati fra l e Il secolo e in parte ancora transitabili. Sono visibili inoltre numerosi lacerti del piano stradale originale,
tagli nella roccia e cave estrattive a lato della via, il tutto

1I1sento 111 un contesto paesaggistico e naturalistico


davvero suggestivo.
preferibile ripercorrere il
tratto della strada antica partendo da Finale Ligure e procedendo verso l'interno in direzione della frazione Calvisio: chiare indicazioni per la
via Iulia Augusta si trovano
nel centro del paese. In localit Verzi possibile lasciare
l'auto presso lo sterrato dove
inizia il percorso a piedi, ben
segnala to da indicazioni e
pannelli tica e attualmente
marcato da un bollino rosso
lungo il sentiero. Qui po ibile visitare il cosiddetto idolo di Pen, una gigantesca massa roccio a, con tracce di lavorazione sulla facciata, tradizionalmente considerata la
rappresentazione di un'antica divinit ligure; o in alternativa, proseguendo con il mezzo per 800 m sullo sterrato,
raggiungere il ponte delle Fate o di Verzi (il primo), ancora transitabile. Da qui inizia il percorso a piedi che si snoda per circa 3 km con un dislivello di circa 115 m (tempo
di percorrenza circa 2-3 ore, andata e ritorno).
I! sentiero va seguito tenendosi sulla sinistra: dopo poco
meno di un chilometro si incontrano i resti del ponte Sordo, di cui rimane 010 la rampa di accesso della strada con
le murature di contenimento e i parapetti laterali; poco oltre sono visibili le tracce dei solchi carrai e, a lato della
via, i tagli di una attivit estrattiva di cava; quindi si attraversa il ponte Muto o delle Voze e, svoltando a sinistra, si
incontra un tratto della via molto ben conservato, il cui
piano stradale mantiene visibili i solchi carrai e i gradini di
salita (a lato della via, verso monte, vengono segnalate tre
cave romane). Percorso circa un chilometro si raggiunge il
ponte dell'Acqua (detto anche ponte di Portio O Vecchio ),
impostato direttamente suUa roccia e ottoposto a considerevoli restauri negli anni' 50. Infine, a circa 700 metri,
si possono vedere i resti del ponte di Magnone.

VIA rullA AUGUSTA

177

Tornati a Finale Ligure, si procede lungo la costa fino ad


.,..
Albenga (Albingaunum): da qui ad Alassio possibile per"O
correre un tratto ancora ben conservato e tra i pi suggeO
0c::
stivi della via Iulia Augu ta che, affacciata a sud sullitorale sottostante, attraversa un paesaggio di grande bellezza.
~
C1I
L'itinerario proposto inizia ad Albenga, dalla collina del
C
Monte, a sud-ovest del centro cittadino: i primi monu.,..
+"
menti che si incontrano (attualmente recintati e non visitaI I
bili) sono il complesso paleocristiano e medievale di S. Calocero, sorto sui resti della necropoli meridionale della citt, il monumento funerario denominato Pilone e datato al
Il secolo e l'anfiteatro attribuito alla stessa epoca. Pi oltre, come segnalato da un pannello illustrativo, inizia uno
sterrato pedonale (ma anche ciclabile) che fiancheggia la
chiesa di S. Martino e permette di immaginare come doveva essere il paesaggio antico lungo una strada in uscita da
un centro urbano.
Su un tracciato di un paio di chilometri si possono
infatti vedere i resti di alcuni monumenti fune1J'
PIACENZA ~
rari databili tra il I e il Il secolo, ognuno
= Ponte di
Ponte Magnone
dell'Aqua
accompagnato da un pannello illustrao
l. di 8epeggl
O
tivo con didascalie e ricostruzioni:
potorno
Magnone
si tratta di un colombario e di
r= Ponte
sette reci mi fu ne rari .
L
_
o
Muto No"
Ponte "-A poche decine di metri daldelle Fate
--...:
l'ultimo monumento conGol/iO
servato un breve tratto laOTOIIO
stricato della via romana,
s~
con gradini trasversali e
Ligure
w'=
VerzJ
marciapiedi.
o
",.

Ligure
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Boissano

M A R

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S. Spirito

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l. Gal/iflilfil
AI6ssio

Ori_ _ _ _

-;~ km

Albenga: necropoli lungo


la via lulia Augusta, nei pressi
della chiesa di S. Calocero.

~mmiano Marcellino (XV, lO, 1-7),

pescrivendo nel IV secolo le Alpi


Galliche, racconta che da Susa
IAlpi Cozie) partiva una via
~almente impervia da rendere assai
ifficile il cammino, soprattutto in
quando l'alta neve
gravi incidenti in cui
la vita viandanti e
i l'unico rimedio contro le
era quello di legare con
funi i carri e procedere con
cautela, seguendo gli alti
infissi nella neve e i montanari
bene conoscevano il tracciato.
il primo tratto, per 7
si stendeva un altopiano
alla stazione di Marte
Oulx), da dove un
ancor pi irto portava
cosiddetta cima di Matrona
cosi denominata in
alla morte di una donna
montagna, per poi scendere
la fortezza di Brigantium
Brianon).

DERIVAZIONE DEL NOME


Nell' Itinerarium Antonini la strada viene indicata come
via de Italia in Gallias, tanto che conosciuta come via
delle o per le Gallie.
FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE
Una prima attestazione di questo tracciato viene da Livio
(V, XXXIV, 8-9 ), quando cita la discesa in Italia dei Celti
di Belloveso attraverso i monti Taurini e la valle della Dora (Riparia ). La via viene ricordata anche da Ammiano
Marcellino (XV, 10, 2-7), che a proposito dell'intervento
di Cozio nel potenzia mento della viabilit transalpina descrive con minuzia di particolari le difficolt del percorso.
Lo stesso autore (XV, 8, 18 ) narra anche di un viaggio
condotto dall'imperatore Costanzo II per Pavia fino a Torino. Secondo Paolo Diacono (Historia Langobardorum,
III, 35 ) lungo il percorso, a Lomello, sarebbe avvenuto
l'incontro tra Agilulfo e Teodolinda.
FONTI ITINERARIE
La via citata per intero dall'Itinerarium Antonini e dall'Itinerarium Burdigalense; le tazze di Vicarello e la Tabula Peutingeriana ne segnalano invece solo alcuni tratti.

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA


La Milano-Torino-Monginevro, che attraversava in senso
est-ovest tutta l'Italia nord-occidentale, era una delle maggiori direttrici viarie a nord del Po, anche perch proseguiAtlantino: taw. 1-4
va nella Milano-Aquileia ,
Brw)~'O._
l,S T RI A
iVl.o Adig ~
creando cos un unico asse di
SVIZZERA
M '.
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VIA OA MILANO ALLA GALliA PER IL MONGINEVRO

ruolo difensivo e strategico che la trasform in base logistica per le truppe impegnate a fronteggiare le incursioni
barbariche. In et tarda divenne infine importante via militare, percorsa dagli eserciti di imperatori e usurpatori
impegnati in un susseguirsi di lorte intestine.

IL PERCORSO
Da Milano a Pavia. La via usciva da Milano (Mediola/1U/n ) con molta probabilit al quadrivio detto Carrobbio,

snodandosi lungo il moderno corso di Porta Ticinese sino


a ll'omonima porta. Di qui seguiva probabilmente corso S.
Gottardo, via G. Meda e proseguiva in linea retta sul tracciato della odierna strada comunale in aperta campagna
per pi di 7 km fino al Lambro, superato il quale riconoscibile in alcuni segmenti di strade campestri che ancora
oggi, sulla prosecuzione del precedente rettifilo, passano a
est di Basiglio, Lacchiarella e T urago Bordone. All'altezza
di Moriago ripresa dal tracciato della strada attuale che
passa un poco a est della Certosa di Pavia e termina presso il cimitero di Borgarello. Lungo il corso del avigliaccio giungeva quindi a Pavia (Ticinum), gi centro insediativo di et preromana, divenuto municipium nel I secolo
a.c., attraversato lungo le odierne vie Albertini e Ferreri,
fino a piazza Italia, dove si innestava sull'asse nord-sud
dell'impianto urbano (oggi strada Nuova).

Con la decadenza dell'impero


romano venne meno anche la
manutenzione delle strade e molti
dei miliari che lungo le vie
accompagnavano il viandante con
le loro indicazioni vennero
prelevati e riutiliuati come
materiale da costruzione. Non
pochi li ritroviamo ancor oggi
impiegati come colonne o sostegni
di acquasantiere di antiche chiese,
o murati in costruzioni sia
pubbliche che private. Due, fra i
casi della via Milano-Torino,
indicano come il reimpiego di
questi manufatti sia durato fino a
epoche recenti: un miliario di
Antonino Pio fu utilizzato nel
secolo scorso in un monumento ai
giuristi pavesi, visibile a Pavia, in
uno dei cortili dell'Universit
(strada Nuova); un secondo,
recuperato lungo il tratto fra
Lomello e Couo, si trova
reimpiegato come base di un
lampione all'ingresso del Castello
di Sartirana Lomellina (Pavia).

Da Pavia a Torino. La via usciva da Pavia attraversando il


Ticino tramite un ponte di cui ancora oggi rimane traccia
presso il monumentale ponte Coperto che collega il centro
con il borgo Ticino. Tenendosi quindi a sud del terrazzo
del fiume, al riparo dalle possibili piene e innondazioni, si
portava presso Sabbione e proseguiva per Santo Spirito,
raggiungendo Dorno (mutatio Duriis) e poi Lomello
(mansio Laumellum). Poco prima di Dorno, all'altezza di
Gropello Cairoli un tracciato si distaccava in direzione
nord e risaliva la valle del Ticino, lungo la sponda novarese, ricollegandosi alla via lacuale del Verbano fino al SemPavia, cortile dell 'Universit:
esempio di miliario (di Antonino
Pio) reimpiegato in un
monumento moderno.

Milano: le colonne romane


fronteggianti la basilica
di S. Lorenzo Maggiore .

LE STRADE DALLITALIA SETTENTRIONALE ALLE PROVINCE D'OLTRALPE

La Sacra di S, Michele, celebre


monumento medievale
dominante lo sbocco della val
di Susa in pianura,

Ancora oggi in uso, un tratto


della via romana attraversa e
congiunge a Susa alcuni dei pi
bei monumenti antichi della
regione.
Da porta Savoia, il cui impianto di
. .
,
onglne romana e ancora
riconoscibile nonostante i
rimaneggiamenti di et moderna,
si costeggia l'area forense, oggi
occupata dal parco di Augusto e
ancora utilizzata per
manifestazioni e incontri: sulla
piaua conservato un miliario
proveniente da Mompantero.
Risalendo la via degli Archi, che
ricalca la strada antica, si
raggiunge l'Arco di Augusto,
eretto nel 9-8 a.C. da Cozio, re dei
Segusii, in onore dell'imperatore e
per celebrare il patto di amicizia
con Roma. Oltrepassato l'arco, si
incontrano le cosiddette Terme
Graziane, un monumento
costituito da due grandi arcate,
identificate come resti di un
acquedotto. Tra l'arco e
l'acquedotto sono tre torri
circolari della cinta muraria, nella
quale si apre una seconda porta
urbica, Proseguendo oltre le
strutture dell'acquedotto si
raggiunge l'Anfiteatro, nei pressi
della chiesa di S. Francesco:
l'edificio, risalente alli secolo d.C.,
di piccole dimensioni, ma quasi
intatto perch rimasto sepolto per
secoli SQttaJ terreno.aJluvionale,

pione, Da Lomello la via si dirigeva quindi a Cozzo


(Cottiae), dove si dirama va un raccordo per Vercelli
(Vercellae ), e a Mantie (forse l'antica mutatio ad Medias ): qui avveniva l'attraversamento del fiume Sesia,
come atte tato dai resti di un ponte romano rinvenuti
negli anni '70 tra Mantie (s ulla riva sinistra del Se ia)
e Motta de' Conti (s ulla riva destra ). Per il tratto successivo fino a Trino due sono le ipotesi ricostruttive
principali: la via poteva seguire un percorso pi ettentrionale per Rive oppure uno pi meridionale per
Blzola. Oltre Trino, dove avveniva l'incontro con il
percorso tra Vercelli e Asti (Hastae ), la via per il
Monginevro doveva attraversare il territorio tra Fontanetto Po e San Genuario (dove viene identificata la mutatio Ceste dell 'ltinerarium Burdigalense ) e diriger i poi
verso Verolengo (mansio Quadl'atis). Di qui raggiungeva
Chivasso, Settimo Torinese e Torino (Augusta Taurinorum), Dal confine dell'attuale Piemonte la direttrice correva dunque sulla sinistra idrografica del Po; i rinvenimenti
archeologici sembrano tuttavia confermare l'esistenza di
un percorso anche sulla riva destra, che arrivava a Torino
passando per Industria (identificata con Monteu da Po)

Da Torino aL Monginevro. Torino era importante nodo


viario, dal quale si diramavano raccordi per Ivrea (Eporedia) a nord, Pollenzo (A ugusta Pollentia ) a sud e Forum
Vibii Caburrum (forse da identificarsi con Cavour) a sudovest. Uscita dalla citt per porta Segusina, la strada passava nei pressi di Collegno e, correndo a nord di Rivoli,
raggiungeva la localit Malano (dove da ubicarsi la
mansio ad Fin es) , Qui doveva attraversare la Dora Riparia e portarsi sulla sinistra idrografica del fiume, proseguendo su questo versante in direzione di Susa (Segusio).
urne rose testimonianze archeologiche attestano una frequentazione romana della fascia valliva sulla riva sinistra
della Dora: non chiaro tuttavia dove avvenisse l'a ttraversamento del fiume, anche perch non rimangono tracce
di ponti romani, Uscita da Susa la via doveva proseguire
sulla destra idrografica, attraversando la zona delle Gravere probabilmente nell'avvallamento a sud dell'attuale
tatale, dove corre ancora oggi una strada campestre; il
tratto successivo, attraverso Chiomonte, non definibile
con esattezza, fino ad Exilles, dove invece i resti di un
ponte e le sostruzioni di una rampa attestano il ritorno
della via sulla riva sinistra della Dora Riparia, L'andamento del terreno lascia supporre altri due passaggi prima della borgata Abbadia di Oulx (da identificarsi con ad Martis
degli Itinerari ); di qui la via doveva portarsi nuovamente
sulla riva destra e proseguire per Cesana Torinese e il valico a m 1854 del Monginevro (Ad Matronam).
Dal valico, la via scendeva verso Brianon (Brigantium) e
di qui proseguiva verso Vienne (Vienna) presso Lione e
verso Arles (A relatltln ),

DERIVAZIONE DEl NOME


N ell'Itinerarium Antonini vengono ricordate due strade,
una da Milano a Vienna (Vienne, a sud di Lione) per Alpes Graias e una da Milano a Mogontiacum (Magonza/
Mainz) per Alpes Penninas, con il primo tratto fino ad
Aosta in comune.

FO NTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


Alcuni autori hanno lasciato notizia del passaggio, pi o
meno leggendario, attraverso i passi alpini del Piccolo
(Alpis Graia ) e Gran San Bernardo (Summus Penninus ):
Livio (XXI, 38, 6 ) parla della discesa di Annibale attraverso il passo Pennino; Cornelio Nepote (De viris illustribus, XXIII, 3-4 ) racconta delle discese di Ercole prima e
di Annibale poi attraverso le Alpi Graie; Strabone (IV, 6,
7; IV, 6, 11 ) ricorda la sottomissione dei Salassi portata a
termine da Augusto e l'apertura della via per le Alpi ad
opera di Agrippa, cos da rendere pi rapidi i collegamenti; Cesare (De bello gallico, 3, 1) descrive il tentativo di
Gaiba di aprire la strada del San Bernardo, respinto da
Seduni e Venagri.

Cos Strabone (IV, 6, 7) ricorda i


due maggiori passi delle Alpi
occidentali: ,II paese dei Salassi
situato per la maggior parte in una
valle profonda, chiusa su ambedue
i lati dai monti, e una porzione di
esso si estende fino alle vette
sovrastanti. Chi vuole attraversare
la catena montuosa venendo
dall'Italia deve passare dalla
suddetta vallata. Quindi la via si
divide in due direzioni: l'una
attraversa il cosiddetto Pennino
[Gran San Bernardo], e non
percorribile con carri all'altezza
delle creste delle Alpi, mentre
l'altra passa pi a occidente per la
terra dei Ceutroni [Piccolo San
Bernardo] .

FONTI ITINERARIE
A differenza dell'Itinerarium Antonini, la Tabula Peutingeriana segnala solo la strada per il Piccolo San Bernardo.
MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DElLA STRADA
A partire dalla met del I secolo a.c., la romanizzazione
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LE STRADE OALL:ITALIA SETIENTRIONALE ALLE PROVINCE D'OLTRALPE

dei valichi nord-occidentali


d'Italia, ebbe un dererminante ruolo militare e politico
nell'espansione romana nei
rerri tOri transal pini. II percorso per il Gran San Bernardo conobbe un'imporrante
sistemazione, promossa dell'imperatore Claudio in stretra relazione con la fondazione oltralpe di Forum Claudium Val/ensium (Martigny ).

IL PERCORSO
Da Milano ad Aosta. Il percorso delle strade per il Piccolo e Gran San Bernardo era comune fino ad Aosta, Del
tratto inizia le non rimangono tracce, ma la sua ricostruzione in parte possibile grazie ai toponimi e alle documentazioni med ieva li , Uscita da M ilano (Medio/an/lm)
presso porta Vercellina, la via si dirigeva verso Quarto Cagnina, Quinto Romano e Settimo Milanese, corrispondenti al quarto, quinto, settimo miglio dalla citt , Di qui fino
a Novara (Novaria) i percorsi ipotizzati sono due : un primo pi settentrionale per Arluno, Msero, Turbigo, Galliate e Pernate; un secondo, ripreso dalla statale Il, per
Sedriano, Vittuone, Magenta e per un lungo rettifilo a
nord di Trecate. Oltrepassata avara, gi centro ligure e
dal I secolo a.c. municipio romano, il tracciato continua
ad essere ripreso dalla statale Il fino a Vercelli (Verce/lae),
importante municipio romano, dove si conservano presso
il MUSEO LEONE numerosi miliari provenienti dal territorio. Da Vercelli la via usciva verso la periferia occidentale,
come testimoniato dai resti di una vasta necropoli roma-

Il passo del Gran San Bernardo


con l'ospizio dei Padri Barnabiti,

VERCELLI
MUSEO LEONE

via Verdi 30
leI. 0161 253204
Visite: marzo-dicembre, marted,
gioved e sabato 15-17.30,
domenica 10-12 e 15-18

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VIA DA MILANO ALLA GALLIA E ALLA GERMANIA

na, e proseguiva probabilmente lungo la direttrice dell'odierna statale 143, toccando le localit Cascine di Stra e
Santhi, da dove poteva probabilmente seguire un percor,
so a sud del lago di Viverone, passando tra Cavagli e Alice Castello fino al cosiddetto Sapel da Mur (sella associata
a una struttura muraria ), il punto pi agevole di attraversamento delle colline che circondano il lago. Dal lago la
strada si portava, con un percorso incerto, a Ivrea (Eporedia ), colonia romana fondata nel 100 a.c. a guardia e difesa dell'imbocco della Val d'Aosta, ed entrava in citt attraverso la porta Maior (oggi porta Vercelli ).
Da Ivrea la strada proseguiva per Aosta costeggiando la
Dora Baltea sulla sinistra idrografica: il percorso ancora
oggi ben testimoniato lungo l'odierna statale 26 da resti di
sostruzioni, tagli nella roccia, ponti (Itinerario a pago 185 ).

MUSEO DEL COLLE DEL


GRAN SAN BERNARDO

aperto dal 15 giugno al 15


settembre.

Da Aosta al Gran San Bernardo. Della via diretta verso il


Gran San Bernardo (Summus Penninus), in et romana
non carrozzabile, non rimangono molti resti; essa doveva
con molta probabilit costeggiare il torrente Buthier sulla
sinistra, viste le migliori condizioni geomorfologiche, e attraversare le localit di Roisan, Allein, Saint Oyen, Saint
Rhmy, dove era forse collocata la mansio Eudracinum,
nell'ultimo punto di sosta possibile prima della salita verso il valico, che si raggiungeva a m 2473 di altezza.
La continuit d'uso del valico attestata anche dall'Ospizio del Gran San Bernardo, aperto nel X-XI secolo da Bernardo da Memone, che oggi ospita il MUSEO DEL COLLE
DEL GRAN SAN BERNARDO, ave sono esposti materiali rinvenuti negli scavi. La via, costeggiando poi un laghetto,
scendeva verso Martigny (Octodurum degli Itinerari, rinominata dall'imperatore Claudio Forum Claudium Vallensium ), da dove puntava poi in direzione nord su Magonza/Mainz (Mogontiacum ).

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Sul vasto pianoro sommitale del


valico del Gron San Bernardo si
rinvennero i resti di un tempietto
dedicato a Giove con cella e
pronao, del quale sono in parte
visibili le gradinate e i tagli di
fondazione nella roccia; furono
individuate inoltre strutture
murarie (in parte reinterrate)
pertinenti a una stazione di sosta.
Nei pressi si possono osservare un
tratto lungo una sessantina di
metri e largo m 3.65, tagliato nella
roccia, presumibilmente
attribuibile alla sistemazione viaria
operata da Claudio, e una colonna
con la statua di S. Bernardo, che in
epoca medievale assunse il ruolo di
protettore dei traffici prima
attribuito alla divinit pagana.

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LE STRADE

DAL~ITALIA

SEITENTRIONALE ALLE PROVINCE D'OLTRALPE

Da Aosta al Piccolo San Bernardo. Della via diretta verso


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Ubicato in val di Cogne, su una


mulattiera che scendeva a valle
verso Aymavilles e verso la
direttrice per il Piccolo San
Bernardo, il Pondel (o Pont d'El) fu
costruito sotto il XIII consolato di
Augusto (3 a.C.) da C. Avillio e da
C. Aimo Padovano, con fondi
privati, cosi come ricorda
un'iscrizione sopra la chiave
dell'arcata a valle (nord) del ponte.
La struttura aveva una duplice
funzione: la prima, evidente, di
ponte di attraversamento del
torrente Grand Eyvia; la seconda,
di acquedotto, altri resti del quale
furono ritrovati lungo la sponda
sinistra del torrente.

Pondel : il ponte romano


che scavalca il torrente Grand
Eyvia, in val di Cogne.

il Piccolo San Bernardo rimangono invece numerosi resti,


costituiti da sostruzioni, tagli nella roccia e ponti che ne
consentono una ricostruzione puntuale. La via usciva dalIa porta Decumana e proseguiva sulla sinistra idrografica
della Dora Baltea fino a Villeneuve, dove si porrava sulla
riva destra: a sud della statale 26 (a circa 250 m dal km
114) sono visibili resti della via; tracce di sostruzioni sono ancora in opera poi a partire dal km 115, prima dell'ingresso della galleria. Compiendo una piccola deviazione lungo la valle di Cogne si pu vedere a Pondel il ponte
ad una arcata sul torrente Grand Eyvia, dotato di un passaggio interno e di un acquedotto, edificato nel 3 a.c. per
uso privato. Ad Arvier, murati all'inrerno di una vecchia
casa, si conservano resti di un ponte su cui la via doveva
attraversare la Dora di Valgrisanche. Oltre Arvier, poco a
oriente di Liverogne, si trovano presso il ponre medievale
i resti di un ponte romano e pi oltre alcuni tratti del muro di sostegno della via. Da Runaz il tracciato doveva attraversare la Dora e riportarsi alla sinistra idrografica su l
ponte di Eculivaz, i cui resti furono rilevati al di SOtto del
moderno ponte della statale; di qui pro eguiva per la
stretta della Pierre Taille, dove si possono osservare archi e contrafforti inerenti alle opere di terrazza mento
stradale, e dirigersi per Morgex e Pr-Saint-Didier a La
Thuile, raggiungendo POnt Serrand e infine il valico del
Piccolo San Bernardo (Alpis Craia ), a 2188 m di altezza .
Da La Thuile si pu percorrere a piedi una mulattiera (la
Vieille Route), che manriene la direttrice romana, seguendo un percorso pi breve ma molto pi ripido di quello
della carrozzabile aperta nel XIX secolo. L'antica percorrenza del tracciato attestata sul passo da un cromlech
(circolo di pietre infisse nel terreno) in prossimit del
quale in et romana furono costruiti un'imponente ma nsia, articolata in due edifici siti ai lati della strada, e un tempietto. Il
punto di valico segnato
da una colonna con la
statua di S. Bernardo,
detta colonna di Giove.
La continuit d'uso della
strada nei tempi posteriori confermata dall'oSplZIO COStrUito sempre
da Bernardo di Mentone
con il nome di Hospitale Columnae Iovis .
Superato il valico la via
percorreva la valle dell'Isre, dirigendosi verso
Vienne (Vie/ma ) presso
Lione (LlIgdul1um ).

VIA DA MILANO ALLA GALUA E ALLA GERMANIA


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Da Pont-Saint-Martin
ad Aosta
La sciata Ivrea lungo la statale 26 (che ricalca la direttrice
ro mana ) si segue la riva sinistra della Dora Baltea fino
ad arrivare a Pont-Saint-Martin, il cui nome deriva dal
ponte antico, tuttora perfettamente conservato nel centro del paese, famoso per la sua unica amplissima arcata
a sesto ribassato (35.64 m). Pi oltre, a Donnas, i resti
visibili a lato della statale consentono di apprezzare in
pieno la tecnica costruttiva romana delle vie di montagna: la sede stradale tagliata nella roccia viva per un
tratto di circa 200 m, mentre i solchi incisi dal passaggio
dei carri testimoniano il lungo utilizzo del percorso, ancora attivo fino alla met del XIX ecolo. Della monumentale opera di sbancamento restano un arco, forse
espres ione della volont di celebrare l'impresa costruttiva, e un miliari o intagliato nella roccia, unico esempio di
manufatti di tal genere.
L'itinerario si inoltra nella gola di Bard, ove si resero necessarie ingenti opere di ingegneria stradale: presso ['omonimo borgo si scorgono terrazzamenti e tagliate; in localit Jacquemet i resti del ponte sul torrente Albard. Superata Verrs, lungo la statale si incontrano ulteriori tracce
della sede stradale e numerosi ponti, come quelli a
Champdepraz (all'altezza del ponte moderno), a Montjovet, a Saint-Vincent (sul torrente Cillian, in origine lungo
circa 26 m e largo 5.63 ) e a Chatillon.
Oltrepassati Chambave, us e Quart, si giunge infine ad
Aosta, dove il cosiddetto ponte di Pietra sul torrente Buthier e il monumentale arco di Augusto aprono l'itinerario
di visita della citt. Della colonia, fondata da Augusto nel
25 a.c. dopo la sconfitta dei Salassi, rimane la cinta muraria, quasi interamente conservata, lungo la quale, in perfetta assialit con il ponte e l'arco, si apre la porta Pretoria, a tre fornici, fiancheggiata da due torri quadrangolari.
In citt si conservano ancora alcune delle strutture che affiancavano la via romana (costituente il principale asse urbano est-ovest), come il Teatro e il Foro. Attraversato l'abitato, la direttrice usciva per la porta Decumana e si dirigeva verso il Gran San Bernardo, mentre pre o il Foro si
distaccava l'asse nord-sud che conduceva, attraverso la
porta principalis sinistra, al Piccolo San Bernardo.

----i~ km

Ori

l
' tEMONTE
!:ILANO

PARCO ARCHEOLOGICO

DI AOSTA:
estate 9-20, Inverno 9-18.30.

Donnas: strada e arco tagliati


nella roccia.

DERIVAZIONE DEL NOME


Le fonti non attestano il nome antico della strada, che nel
tratto lungo la sponda occidentale del Lario conosciuta
oggi come via Regina , per la tradizione popolare che ne
attribuisce la costruzione alla regina Teodolinda .

FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


Sembrerebbe far riferimento a questa strada Strabone (N,
6,6 ), quando descrive le opere effettuate nel territorio alpino da Augusto, il quale apr le vie attraverso i passi
montani, sottomettendo le popolazioni locali, eliminando
la piaga del brigantaggio e costruendo strade sicure e di
facile transito per quanto gli ostacoli naturali gli consentirono. Un'altra testimonianza viene da Cassiodoro (Variarum libri, XII, 11, 14, 1), il quale parla dell' importanza di
Como come nodo viario e come tramite per i collegamenti
d'oltralpe in direzione nord.

FONTI ITINERARIE
La strada viene descritta nell' ltinerarium Antonini e nella
Tabula Peutingeriana, con varie incongruenze nelle distanze: l'Itinerarium Antonini riporta le tappe di due diversi percorsi, da Brigantium (Bregenz) a Como e da Brigantium a Milano, quest'ultimo con l'indicazione per lacum, segnalando la possibilit di una navigazione sul lago
di Como; nella Tabula Peutingeriana compare solo il percorso per lo Spl uga.
Atlantino : taw. 1-2

MOTIVAZIONI STORICHE
E STORIA DELLA STRADA

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Le
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VIA DA MILANO ALLA REZIA

lu ngo il lago, al fine di stabilizzare un collegamento con i


te rritori transalpini, principalmente tramite il nodo viario
di Milano (Mediolanum ). Di qui l'importanza soprattutto
m ilitare della strada, che metteva in comunicazione la pianu ra padana con le zone del Reno e del Danubio e che ebbe un ruolo rilevante nella conquista della Germania.
Come le altre strade di valico, anche la via Regina cont inu a essere direttrice di comunicazione privilegiata nel
corso dell'et medievale e moderna.

IL PERCORSO

Da Milano a Como. Del tratto Milano-Como non rimane


oggi traccia sul terreno e neppure i ritrova menti archeologici offrono indicazioni utili: la zona ha restituito materiali cos diffusi da non consentire il riconoscimento di aree
di maggior frequentazione. Le ipotesi di rico truzione del
tracciato sono pertanto innumerevoli, anche perch forse
esisteva una pluralit di varianti, come sembrerebbe confe rmato ad esempio dall'attestazione in documenti medievali di una strada verus per Cermenate e di una per Cusano, Paderno, Bovisio, Meda. Alcuni studiosi, basandosi
sull'esistenza di toponimi antichi, ipotizzano un percorso
che da Paderno Dugnano per Desio (nome che ricorda il
decimo miglio da Milano) e Carate (Quadratae) proseguiva per Cant e di l verso Como (Comum ). Altri, privilegiando invece le testimonianze medievali, propongono un
tracciato poco pi occidentale, per Ospitaletto, S. Maria
del Pilastrello presso Paderno, Seveso, Mocchirolo di Lentate, cascine Pilastrello a sud di Cant, Camerlata. Infine,
vi chi ritiene che l'antico percorso romano nel primo
tratto non si discostasse molto dall'attuale strada Coma ina, che rappresenta la direttrice pi breve tra i due centri
di Milano e Como, correndo in linea pressoch retta sulla
sinistra del Seveso, che poteva attraversare a Cesano Maderno o a Seveso. Il tronco successivo si distaccava forse
dalla Comasina poco a nord di Lentate sul Seveso, coincidendo invece con una carrareccia allineata al tratto precedente, che procede dritta fino ad Asnago e si dirige verso
Cant, da dove devia verso Vertemate. Da qui in poi si

Tratto della via antica lungo


il lago di Como.

Como fu per secoli il principale


porto del Lario, le cui rive erano
dotate di approdi minori, alcuni
dei quali capilinea di collegamenti
con la strada Regina e le vallate
interne. Tale realt attestata per
l'et romana dall' ftinerarium
Antonini, il quale menziona
appunto un percorso per focum, e
per l'epoca tardoantica dalla
presenza di un funzionario della
flotta (proefectus c1ossis), che
doveva assicurare rapidi e sicuri
movimenti alla corte imperiale, ai
suoi funzionari e al cursus
pubficus. Ancora nel VI secolo
Cassiodoro testimonia come Como
avesse un ruolo primario nel
rifornimento di derrate: cavalli e
carri da qui proseguivano verso i
territori transalpini. Numerose
infine sono le notizie circa
sposta menti e trasporti nel Lario
nel corso dei secoli: un esempio
la bellissima e minuziosa
descrizione dei luoghi che lo
storico Paolo Giovio fece dopo un
viaggio di sei giorni in barca lungo
il lago (PaufiJovi Desrriptio Lorii
sive Comensis Lorus, Venezia
1559).

Tipica veduta lariana .

LE STRADE DALt:ITALlA SETIENTRIONALE ALLE PROVINCE D'OLTRALPE

perde la possibilit di riconoscere l'antico tracciato, che


entra ormai tra le colline a sud di Como.

Da Como a Chiavenna. Questo tratto della strada rimane


invece ampiamente conservato e riconoscibile: essa non attraversava Como, ma procedeva all'esterno delle mura,
mentre un di verticolo entra va in citt, a ttra verso porta
Torre, dove sono stati rinvenuti resti di lastricato e Otto
paracarri . Fiancheggiata da una necropoli che si stendeva
fino a borgo Vico, dove si mise in luce un altro tratto di lastricato, la via si dirigeva verso San Fermo della Battaglia e
di l proseguiva lungo la sponda occidentale del lago . Resti
della sede stradale larga 1.60 m circa, in alcuni punti intagliata direttamente nella roccia, in altri sostenuta da murature laterali, sono stati evidenziati tra Como e Srico a
mezza costa sul lago, a una quota costante fra 200 e 250
m. Presso Ossuccio doveva esserci un approdo lacuale, forse funziona le al trasporto via lago di merci pesanti; la strada raggiungeva quindi Santa Maria Rezzonico, dove, pochi
km a nord del centro, si sono individuati resti della via e
delle murature di sostegno . Pi oltre, presso Musso, dovevano essere attive in et romana cave di marmo: anche qui
resti della ca rreggiata sono stati messi in luce sulla strada
per Dongo, nei pressi della chiesa di S. Eufemia . Altri ritrovamenti di epoca romana, a conferma del passaggio della
direttrice stradale, sono segnalati a Gravedona (area necropolare) e a Vercana: di qui la via ragg iun geva Samlaco
(identificabile con Summo Laeo dell' Itinerariu111 Antonini), stazione di posta strada le e scalo lacustre, e Chiavenna
(Clavenna), ultima tappa prima dei passi alpini .

~racce

attribuibili al periodo
omano rimangono tra Rezzonico
Cremia, lungo un percorso
(pedonale e ciclabile) che ricalca la
via antica, correndo al di sopra
dell'odierna statale. Dal parcheggio
ubicato presso il castello di
ezzonico si imbocca la strada
sfaltata che attraversa la statale
passando sopra la galleria e quindi
si segue sulla destra il sentiero
oggi denominato .del Giubileo.:
consente di raggiungere il
con Cremia in circa
di cammino. In alcuni
nti si conservano le tracce dei
carrai e dei tagli della roccia
la costruzione della strada. In
essi sono visibili poco
del confine tra Rezzonico e
presso un piccolo
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mento roccioso, a lato della
i dove sono incise iscrizioni di
epoche (compare anche la
ata del 1660).

Da Chiavenna ai valichi alpini. Come confermano gli Itinerari antic hi, da Chiavenna il viaggiatore aveva due possibilit per valicare le Alpi: un primo tracciato, la via il1-

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VIA DA MILANO ALLA REZIA

ferio re per Tarvessede (identificata con Madesimo o Pianazzo), conduceva a Coira/Chur (Curia), in Rezia, attraverso il passo dello Spluga (Cuneus Aurells) a m 2115, e
alla valle del Reno. Questa direttrice era probabilmente la
pi frequentata, in quanto superava un unico passo ed era
pi facilmente percorribile grazie all'orientamento sudnord delle valli che risaliva.
Un secondo tracciato, la v ia superiore, con un percorso
di quindici miglia raggiungeva attraverso la val Bregaglia
Castelmuro (M uro), dove visibile il muro romano di
sbarramento della valle, lungo 67 m e alto fino a lO, e Casaccia: qui si presentavano due ulteriori varianti, una per
il passo del Septimer (m 2310), l'altra attraverso l'alta Engadina (passi del Maloja, m 1815, e Julierpass, m 2284),
varianti che si riunivano nuovamente a Beiva (Bivium),
come sottolineato dall'interessante toponimo della locaIi t .
Sulla via che valicava il Septimer, poco prima del passo (a
Sascel) e del pendio di Sanfer si sono individuati resti della
carreggiata, caratterizzati dalla presenza di rotaie intagliate nella roccia per favorire lo scorrimento dei carri.
L'itinerario per il Maloja, costeggiando i laghi Sils e Silvaplana, seguiva un andamento pressoch drirto, con solo
due o tre curve, sul versante nord-occidentale della valle,
lungo un sentiero ancora esistente nel tratto detto il Malogin : il tracciato, oggi in parte visibile in un passaggio
rilevato nella discesa di Bergell, presenta solchi per i carri
e gradini scavati per favorire la salita degli animali e dei
conduttori; nella parete rocciosa sono inoltre visibili quattro fori che dovevano servire per far leva e aiutare gli animali . Sul passo Julier era ubicato un santuario, di cui furono riportati in luce i resti nel 1939: due rocchi di colonna
ai lati della strada ne ricordano l'esistenza. Oltre Beiva, la
via proseguiva alla volta di Co ira e Bregenz (Brigantium ).
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Tracce della .via Regina. sono


visibili presso la chiesa di S.
Eufemia a Musso (raggiungibile
imboccando poco prima del paese
una via sulla sinistra che conduce
alle frazioni e seguendo il cartello
indicatore). Dal parcheggio
possibile proseguire unicamente a
piedi, risalendo un primo tratto
della via antica fino alla chiesa; a
monte di questa, sul lato ovest, si
sale ancora per qualche decina di
metri e si raggiunge un secondo
tratto conservato, con le tracce dei
solchi carrai incise sulla roccia. In
vicinanza della chiesa sono visibili
le antiche cave estrattive del
marmo di Musso, che, rinomate
gi in et romana, hanno visto
un'intensa attivit di coltivazione
fino all'et contemporanea.

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Il ruolo di Ostiglia come


importante nodo di comunicazioni
stradali e fluviali confermato da
varie fonti. Dall' /tinerorium
Antonini abbiamo notizia di una
strada fra Hosti/ia e Modena
(Mutino) nell'ambito dell'itinerario
fra Bologna e Verona, mentre dalla
Tabu/a Peutingeriana conosciamo
un percorsa viario fra Ostiglia e
Cremona attraversa Mantova
(Mantua) e Sant'Andrea di
Calvatone (che nella carta
compare con il nome di Be/oriaco
al posto di Betriac:o,
probabilmente per un errore del
copista medievale), il cui tratto
finale coincide con il tracciato
della Postumia. Inoltre lo stesso
documento disegna un
collegamento diretto fra Ostiglia e
Ravenna lungo il corsa del Po,
confermato anche da un passo di
Cassiodoro (Varia rum libri, Il, 31).
Secondo il racconto del geografo
greco Strabone (V,l, 217), ci
volevano due giorni e due notti di
viaggio per percorrere lungo la
grande via d'acqua il tratto fra
Piacenza e Ravenna, che passava
appunto per Ostiglia.

DERIVAZIONE DEL NOME


Della strada non noto il nome antico; tuttavia va ricordato che, nell'ambito della complessa questione in merito
alla via Claudia Augusta, il percorso viene considerato da
taluni studiosi come il ramo padano di questa direttrice e
quindi convenzionalmente chiamato via Claudia Augusta
Padana.

FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


Se nessun autore antico nomina esplicitamente la strada,
numerosi sono i miliari rinvenuti lungo il tracciato, per lo
pi databili nel IV secolo d.C. Vanno ricordati in particolare due cippi, rinvenuti in Valpolicella (uno a San Pietro in
Cariano, l'altro ad Arbizzano ), che riportano la distanza,
oltre che da Verona, anche da un sito siglato A P(ado), comunemente riconosciuto nell'odierna Ostiglia.

FONTI ITINERARIE
Il percorso descritto in dettaglio dall'Itinerarium Antonini e dalla Tabu/a Peutingeriana.

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA

Fin dall'et preistorica la valle dell'Adige, la valle dell'Isarco e il passo del Brennero dovettero offrire una direttrice naturale di collegamento fra la pianura padana e i paesi
transalpini. l Romani monumentalizzarono questo tracciato, probabilmente in un periodo compreso fra la seconda
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VIA PER LA REZIA LUNGO LA VALLE DELlADIGE

di penetrazione privilegiata alle popolazioni barbariche che dal ord calavano in Italia. Per tutto il medioevo e il rinascimento il percorso fu ampiamente
utilizzato, come attestano in particolare i castelli di
d ifesa e le costruzioni religiose e di ospitalit per i
pellegrini costruiti lungo il tracciato. In et moderna
e contemporanea l'antica direttrice stata ostanzialmente riproposta dalla prima ampia carrozzabile
delle Alpi, costruita nel Settecento, dalla linea ferroviaria portata a termine attorno al 1870 e anche dalIa recente autostrada A22.

IL PERCORSO
Da Ostiglia a Verona. I citati miliari con l'indicazione di distanza A P(ado) indicano che il capolinea
della strada era Ostiglia (Hostilia), importante nodo
di comunicazioni terrestri e fluviali . Nel tratto fino a
Verona la strada romana doveva seguire la direttrice
della odierna statale 12 per Gazzo Veronese e Isola
della Scala, dove stato trovato un cippo miliare.
Da qui a Verona due sono le ipotesi di percorso: per il
paese dall'interessante toponimo stradale di Settimo di
Gallese e poi per Castel d'Azzano, che ha restiruito un altro cippo miliare, oppure per Buttapietra, lungo un tracciato pi rettilineo e un poco pi breve.
A Verona la strada costituiva il fondamentale asse sudnord dell'impianto urbano: entrava in citt attraverso la
porta dei Leoni (ancora in parte visibile in via Leoni ), poi,
all'altezza del Foro, confluiva nella Postumia .
Da Verona a Trento. La strada, uscita dal centro urbano
di Verona, si dirigeva a nord-ovest verso la ricca e popolata zona del pagus degli Arusnates (l'attuale Valpolicella ),
gi allora sede di un'importante produzione vinicola. Sulla scorta di alcuni cippi miliari, fra i quali i due gi citati
con indicazione della distanza A P(ado), si ipotizza che
questo tratto collinare passasse per Parona, Arbizzano,
San Pietro in Cariano, Sant' Ambrogio e Domegliara, fino
a immettersi nella val Lagarina.
Il tratto da qui a Trento stato oggetto di un'ampia e irrisolta discussione fra gli srudiosi, in particolare per il rinvenimento di miliari su entrambe le sponde dell'Adige e per
le differenze nelle indicazioni delle stazioni intermedie e
nella misura del segmento viario riportate negli Itinerari
antichi: in assenza di manufatti e infrastrutture stradali
probanti, sono state cos variamente ipotizzate le possibilit di due diversi tracciati, l'uno sulla sinistra, l'altro sulla
destra Adige (contemporanei o alternativi nel tempo ), oppure di un unico percorso, in parte condotto su una riva,
in parte sull'altra del fiume . Secondo quest'ultima, pi
convincente ipotesi, la strada, all'altezza di Ponton o pi
probabilmente di Volargne si sarebbe portata sulla sponda
destra dell' Adige, cos da evitare la forra stretta e angusta

Verona, porta dei Leoni:


resti della facciata verso
,'interno della citt.

Michel de Montaigne nel 1580-81


entr nella nostra penisola
attraverso la valle dell'Adige e dell
strada percorsa lasci una
dettagliata descrizione nel suo
Giornale di viaggio in Italia. In
particolare, egli ricorda il passo del
Brennero come .assolutamente
sicuro. e percorso da mercanti
vetturali e carrettai in gran
numero., narra dei numerosi
castelli incontrati lungo il
cammino, parla dell'Adige come di
un fiume .Iargo e placido> sul cui
fondovalle pianeggiante e
.aperto., sulla sinistra idrografica,
corre la strada assai comoda . Il
corso d'acqua era anche allora
ampiamente utilizzato per i
trasporti, tanto che lo scrittore
ricorda di aver imbarcato i suoi
bagagli all'altma di Rovereto su
certe .chiatte che in Germania
chiamano flottes.

LE STRADE DALt:ITAUA SETIENTRIONALE ALLE PROVINCE D'OLTRALPE

che caratterizzava subiro a nord la riva sinistra del fiume.


Giunta ad Avio, la via avrebbe di nuovo attraversaro l'Adige, passando per Ala, Serravalle e Volano, probabilmente lungo la direttrice dell'attuale statale 12, fino a giungere
a Trento (Tridenti/m). L'ingresso in citt era monumentalizzaro da una porta a due fornici, nota da un documento
medievale come porta Veronensis: il monumento si rif direttamente al modello della porra dei Leoni di Verona,
che, come si visro, si apriva sulla medesima strada.
Da Trento a Bolzano. Uscita probabilmente dalla citt da
una porta apena nel perimetro murario orientale, la strada proseguiva sulla sinistra dell'Adige, congiungendosi,
presumibilmenre nei pressi di Martignano, con la via
Claudia Augusta. A partire da qui, secondo alcuni studiosi le due direttrici presentavano il percorso in comune,
mentre secondo altri correvano sulle due opposte rive del
fiume. Il tracciato pi probabile sembra quello per San
Michele all'Adige e poi per Salorno/Salurn ed Egna/Neumarkt (ave si portaro alla luce un edificio forse pertinente alla mansio Endidae) . All'altezza di Egna la strada si
portava a quota leggermente pi elevata verso Castelvetere, da dove provengono due miliari, giungeva a Ora con
una lieve discesa e poi proseguiva fino alla stazione di
Pons Drusi, localizza bile nella conca dell 'attua le Bo lzano/Bozen lungo un tracciato sostanzialmente simile al percorso della statale 12.
Da Bolzano al Brennero. Molro ipotetico anche il tratro
stradale oltre Pons Drusi. Secondo le ipotesi prevalenti la
strada romana sarebbe salita sull'alropiano del Renon, fino a ColmalKollmann, ricalcando un precedente senriero
retico, oppure avrebbe percorso il fondovalle dell'Isarco,
sulla sinistra idrografica, oppure ancora sarebbero esistiti

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entrambi i tracciati con funz ioni d iverse. Molto significativi sembrano allora i rinvenimenti a Prato a ll 'Isarco/Blumau di un miliario e della spalla di un ponte ancora visibile alla ba e del ponte moderno sull'Isarco in territorio di
Fi. La via doveva poi passare per Ponte Gardena/Waidbruck (antico confine fra Venetia e Raetia ), Bressanone/Brixen e Fortezza/Franzensfeste, ove confluiva la via
per collpendium ab Aquileia Veldidena . Da qui la via doveva portar i a Vipiteno/Sterzing e infine superare le Alpi
al passo del Brennero (m 1375 ) per continuare poi, in territorio oggi austriaco, alla volta di Wilten presso Innsbruck (Veldidena ).

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dell'Adige, qui nel Veronese
di nord-ovest.

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DERIVAZIONE Del NOME


L'esistenza di una strada cos chiamata si desume da due
testi epigrafici, incisi su cippi a forma di miliari, rinvenuti
a Rabl (oltre Merano ) e a Cesiomaggiore (in val Belluna ): essi ricordano che l'imperatore Claudio fece consolidare la via Claudia Augusta, tracciata dal padre Druso
dopo che le Alpi erano state aperte con la guerra. Le iscrizioni menzionano un diverso punto di origine della strada,
quella di Rabl il fiume Po, l'altra Alrino, mentre uguale
il punto di arrivo, il fiume Danubio. Gli studiosi hanno
q uindi assunto posizioni di verse circa l'esistenza di una o
due diverse strade con il nome di Claudia Augu ta e ne
hanno ricostruito variamente il tracciato: alcuni ipotizzano una via Claudia Augusta Padana con partenza da Ostiglia sul Po e una via Claudia Augusta Altinate con partenza da Altino, che avrebbero raggiunto il Danubio o con
percorsi del tutto indipendenti o dopo essersi ricongiunte
a Trento; altri invece ritengono che un'unica strada partisse da Altino collegando l'a lto Adriatico con il Danubio.
A quest'ultima ipotesi, ormai quasi unanimemente accettata, si fa qui riferimento, rinviando alla descrizione della
strada della valle dell 'Adige per il percorso della cosiddetta Claudia Augusta Padana .

Bolzano, Museo archeologico


dell'Alto Adige: il miliario
rinvenuto a Rabl/Rabland
nel 1552, che ricorda
la costruzione della via
Claudia Augusta .

FONTI LETTERARIE, EPIGRAFICHE E ITINERARIE


Nessun'altra fonte ricorda l'esistenza di una via Claudia
Augusta e il percorso.
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MOTIVAZIONI STORICHE E
STORIA DelLA STRADA
La via Claudia Augusta fu costruita nel 46 -47 dall 'imperatore Claudio, dopo, che le Alpi
erano state conql\lstate, come
asse di percorrenza che univa
le ponde adriatiche alla frontiera danubiana; in seguito, superata la valenza pi propriamente politica cadde probabilmente in disuso nella sua unitariet, sostituita da percorsi
pi diretti e agevoli.

VIA CLAU DIA AUGUSTA

IL PERCORSO
Da Altino a Feltre. Chi voglia rintracciare sul terreno il
percorso della Claudia Augusta in partenza da Altino si
trova di fronte a una serie di problemi non del tutto risolti. L'ipotesi tradizionale, verificata con saggi di scavo condotti nel 1938, vede la Claudia Augusta staccarsi dalla via
Annia all'interno dell'area urbana altinate come strada
glareata, per poi trasformarsi, per l'attraversamento delle
paludi circostanti alla citt, in strada su argine strutturato
con grossi blocchi di pietrisco. A partire dalla localit di
Canevere ancora percorribile un lungo terrapieno, in
parte oggi asfaltato, conosciuto con il nome di Lagozzo,
che punta verso Quarto d'Altino e Musestre, per poi proseguire in direzione del Piave: l'assonanza del nome di Lagozzo con Augusto ha contribuito a consolidare l'identificazione di tale tratto stradale con la via Claudia Augusta .
La strada attraversava il Piave vicino a Ponte della Prila
in localit MercateUi, e continuava lungo la riva sinistra
del fiume fino a Falz di Piave; da questo luogo le tracce si
interrompono . Numerose e divergenti sono quindi state le
ipotesi per il proseguimento fino all'area di ritrovamento
del monumento di Cesiomaggiore, tutte probabilmente riferibili a percorsi utilizzati in epoca romana, ma senza validi motivi che vi possano far riconoscere la via Claudia
Augusta: esse prevedono o un nuovo attraversamento del
Piave a Vidor, poi seguito sulla riva destra, oppure il superamento delle colline del Quartier del Piave per il passo di
S. Boldo o per quello di Praderadego o per Guia, oppure
infine una direttrice pi agevole per Valdobbiadene (Duplavilis), Segusino, Marziai e Busche.
In un quadro di tali incertezze si inserita di recente una
nuova convincente proposta, alla luce di una diversa interpretazione del termine Lagozzo, nel quale i linguisti vedono un derivato da lacus, riferito alle paludi che circondavano Altino: la strada su argine avrebbe potuto quindi
svolgere un ruolo nella viabilit locale, in particolare in
quella legata alla transumanza delle greggi, e insieme di
controllo ambientale, ma non essere

necessarIamente
identifica bile con
la Claudia Augusta. Questa va invece mol to pi
proba bilmente riconosci uta nel percorso che congiungeva direttamente
Altino con Feltre,
passando per San
Michele di Quarto,
Treviso (Tarvisium), Posti orna

Le iscrizioni poste sui due


monumenti hanno una forte
carica celebrativa e sono molto pi
lunghe e complesse di quelle
comunemente presenti sui miliari:
la formulazione solenne con cui
sono ricordate le imprese di Druso
forse ripresa dall'elogio dettato
da Augusto per la tomba del figlio
adottivo. padre di Claudio, nel
mausoleo imperiale in Campo
Marzio a Roma. La menzione di un
diverso punto di partenza della
strada, il fiume Po nel monumento
di Rabl e la citt di Altino in
quello di Cesiomaggiore, si pu
spiegare con la collocazione del
primo ai piedi delle Alpi e nei
pressi del confine con la provincia
della Rezia. Qui ai viaggiatori era
segnalato che con le imprese di
Druso era stato aperto, e con
l'opera di Claudio definitivamente
consolidato, il collegamento tra il
bacino padano e quello danubiano,
raggiunto e acquisito all'impero
romano dalle conquiste augustee.
Nel monumento di Cesiomaggiore
invece la citt di Altino, punto pi
settentrionale di quello che anche
da Plinio il Vecchio era considerato
il delta del Po, rappresentava
un'indicazione di partenza molto
pi concreta e vicina.

Feltre: veduta della citt, con il


castello che si staglia sullo
sfondo delle Vette Feltrine.

LE STRADE DALLITAUA SETIENTRIONALE ALLE PROVINCE D'OLTRALPE

(dove incrociava la via Postumia),


Montebelluna, Levada (nome che
uggerisce la presenza di un argine
stradale) e Fener, senza dover superare n il corso del Piave e neppure
valichi montani.

Da FeLtre a Trento. La citt romana di Feltria, di origine retica seIl lago


i di Resia, da cui
emerge il campanile dell'antica
chiesa di Curon Venosta/Graun
im Vinschgau.

condo Plinio il Vecchio, era posta a


cerniera tra la pianura veneta e l'area alpina: qui probabilmente era collocato il monumento
pi tardi riurilizzato a Cesiomaggiore. Lasciata Feltre la
via Claudia Augusta doveva proseguire per la Valsugana
(percorsa anche da una via che proveniva da Padova e seguiva il corso del Brenta ): direttamente nella valle a Primola no o passare per Arten e Fonzaso fino al superamento del
torrente Cismon, per raggi ungere, con molti tornanti e difficolt attraverso Lamon e San Donato, Castello Tesino.
Da qui si teneva sul versante sinistro della valle, soleggiato
e ben esposto, fino a Borgo Valsugana, da identificarsi con
la mansio Ausucum posta dall' ltinerarium Antonini su un
percorso stradale da Oderzo a Trento. Da Borgo la strada
perveniva infine a Trento, dopo essere passata tra il lago di
Lvico e quello di Caldonazzo, per Tenna, sito di ritrovamento di un miliario, e per Prgine.

Da Trento a BoLzano. Il tracciaro da Trento a Bolzano delDa Feltre si staccava anche una
strada, certamente molto
battuta fin dai periodi pi
antichi, che seguiva il corso del
Piave prima lungo la val Belluna
e poi per il Cadore, fino a
superare il valico di Monte Croce
di Comelico. Questa in val
Pusteria si ricongiungeva con la
via per canpendium ab Aquileia
Veldidena, che a sua volta si
inseriva nella strada lungo la
valle dell'Adige e dell'lsarco
diretta al Brennero. In tale
direttrice da Feltre alle Alpi e
quindi al Danubio gli studiosi
che sostengono l'esistenza di due
vie Claudia Augusta con percorso
distinto riconoscono l'arteria
ricordata nel monumento di
Cesiomaggiore con partenza da
Altino.

la via Claudia Augusta coincideva con quello della via della valle dell'Adige, arrivando fino alla stazione di Pons
Drusi nella conca bolzanina: il ricordo del padre dell ' imperatore Claudio nel nome della stazione, infatti, ben si
collega al significato storico della strada. Non escluso
tuttavia che un percorso alternativo, superato l'Adige a
Ora, attraversasse l'Oltradige e seguisse la riva destra del
fiume fino a Lagundo.

Da BoLzano aL passo di Resia. Dalla conca bolzanina la


via Claudia Augusta si teneva sul versante occidentale della valle, con un percorso simile a quello della statale 38,
passando per Merano, fino a raggiungere Rabl/Rabland,
dove, al confine tra l'Italia e la provincia della Rezia , era
collocaro uno dei due monumenti che la ricordano. Poco
lontano, a Lagundo, ancora visibile la palla sinistra di
un ponte di epoca romana, pi volte ricostruito, che serviva per la direttrice proveniente dall'Oltradige. Dopo il
confine antico la strada in val Venosta si teneva sulla riva
sinistra dell'Adige, passando per Malles e risalendo fino al
passo di Resia a m 1507. Infine, superato il passo proseguiva per il Fernpass, la valle di Lech, Epfach (Abodiacum), fino ad Augsburg (Augusta Vindelicul11) e quindi al
Danubio, come stato messo in luce da accurate ricognizioni e dalle foto aeree.

DERIVAZIONE DEL NOME


on si conosce il nome della strada, che pure almeno nel
tratto fino a Gemona del Friuli comunemente nota come
via lulia Augusta (da non confondere con quella occidentale passante lungo la costa ligure ), in virt della denominazione formulata da uno studio o ottocentesco senza alcuna base documentaria a sostegno; altrettanto priva di
fondamento I ipotesi secondo la quale i sarebbe chiamata via Annia, proposta semplicemente in seguito al rinvenimento presso Tricesimo di un'iscrizione che attribuice a due Anni (un prefetto e un questore incaricati dal
Senato) la costruzione di una cinta muraria presso l'omonima stazione stradale.
FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE
Le fonti non menzionano esplicitamente il percorso. Sono
un documento prezioso tre iscrizioni ru
. ancora parzialmente leggibili in situ sul passo di Monte Croce Carnico, le quali forniscono informazioni sulle condizioni di
tran itabilit della strada e sugli interventi ai fini della sua
manutenzione, tra Il e IV secolo d.C. Una fonte letteraria
che tramanda notizie indirette in merito alla via illibellus di Venanzio Fortunato del VI secolo, che svolge idealmente a ritroso il viaggio da Tours a Lienz, passando per
Zuglio, fino allo sbocco in pianura del fiume Tagliamento.

Aquileia: il bel viale a cipressi


delta via degli Scavi del Porto
fluviale o via Sacra .

FONTI ITINERARIE
ella Tabula Peutillgeriana segnalato solamente il tratAtlantino: tav. 3
to iniziale della strada, coinci":l .\lST RIA
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LE STRADE DALL:ITALIA SETTENTRIONALE ALLE PROVINCE D'OLTRALPE

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA


nteressanti testimonianze del
assaggio della strada romana per
Il passo di Monte Croce Carnico
sono tre iscrizioni rupestri che si
trovano ancora incise, in
corrispondenza del valico, a quote
iverse e in punti probabilmente
. ertinenti a tracciati distinti.
la prima iscrizione si incontra nel
ratto di risalita del pendio che
recede il passo vero e proprio (in
ocalit Mercatovecchio): il testo,
isibile sulla roccia ad alteua
d'uomo, riferisce dell'ampliamento
i una strada preesistente, in un
. unto in cui il transito doveva
essere rischioso sia per i viandanti
che per le loro bestie, ad opera di
un Apinius Programmoticus,
curatore della res publico del
/!,unicipio romano di lulium
Carnicum (Zuglio). la datazione
esatta dell'iscrizione al 373 d.C.
ricavabile dal riferimento alla
coppia di imperatori reggenti
,all'epoca dei lavori, Valentiniano e
Valente.
Le altre due epigrafi si leggono
invece in corrispondenza del
valico, a breve distanza l'una
dall'altra. la prima, databile alla
seconda met del Il secolo d.C., fa
gi riferimento a un intervento
irato a riportare a condizioni
ottimali di percorri mento un
racciato viario che ugualmente
metteva a rischio l'incolumit dei
viaggiatori; il redattore uno
schiavo di nome Respectus, il cui
fadrone era un funzionario del
vicino ufficio doganale di Timau.
L'ultima iscrizione si pu vedere
a una quota pi alta verso
caserma dismessa; quasi
sepolta dal terreno, tanto che
necessario chinarsi per decifrarne
le ultime righe. Si tratta di una
dedica di carattere sacro, risalente
all'inizio del III secolo, rivolta a
Giove Ottimo Massimo e ai numi
tutelari dei trivi e dei quadrivi;
l'autore, Hermias, propose e
ottenne dal questore e dai
decurioni di lulium Cornicum la
stesura di una via nova in
sostituzione di un tratto stradale,
in vicinanza di un ponte, da tempo
pericoloso per i viandanti.

La strada rappresentava una direttrice per raggiungere la


Rezia dalla Venetia orientale, pi breve rispetto al tracciato
della via della valle dell'Adige e del Brennero. La via proveniente da Aquileia, che a questo tracciato si allacciava in
localit Fortezza, a sud-est di Vipiteno, deve perci considerarsi di epoca pi tarda, forse databile all'inizio del I secolo d.C., bench ripercorresse una pista che sin dall'epoca
protostorica valicava il passo di Monte Croce Carnico per
collegarsi alla via del sale pa sante nella regione di Hallstatt. Il primo tratto stradale, tuttavia, era gi attivo alla
met del I secolo a.c., poich coincideva con un percorso
diretto al orico, territorio dei Taurisci, in cui erano stati
scoperti ricchi giacimenti d'oro e di ferro, frequentati dai
commercianti romani sin dalu secolo a.c.

IL PERCORSO

Da Aquileia a Tricesimo. Il primo tratto del percorso, in


uscita dall'agro cenruriato di Aquileia, non ha lasciato
particolari evidenze archeologiche, ma probabilmente seguiva una direttrice per le localit di Terzo (toponimo indicatore della distanza intercorsa dall'inizio del tragitto) e
Sevegliano e per la periferia orientale di Udine, fino alla
prima tappa attestata dagli Itinerari antichi : si tratta della
mansio ad Tricesimum, che sorgeva all'altezza del trentesimo miglio da Aquileia e di cui ancor oggi si conserva la
memoria nel toponimo di Tricesimo. Sull'altura prospicienre il paese sorge Borgobello che probabilmente ha
ereditato il nome da un'altra indicazione stradale antica,
la posta di viam Be//oio, segnalata dalla Tabu/a Peutingeriana lungo la via per il Norico.
Tricesimo doveva rappresentare uno snodo importante del
traffico diretto a nord, come conferma il ritrovamento in
situ di un'epigrafe che ricorda la costruzione di una cinta
difensiva con porre di accesso (portas/muros), eretta a
guardia della strada in corrispondenza della mansio e databile alla met del I secolo a.c., subito dopo l'incursione
dei Giapidi nel territorio.

Da Tricesimo a Zuglio. Oltre Tricesimo, il primo abitato


che ha offerto testimonianze romane Artegna, sede del
castrum Artenia citato da Paolo Diacono (Historia Langobardorum, IV) e della mansio Ad Si/anos della Tabu/a
Peutingeriana; la mansio doveva il nome alle numerose
sorgenti del luogo (si/anus vuoi dire zampillo, fontana). In
questa zona doveva avvenire la confluenza con una strada
proveniente da Concordia Sagittaria (Julia Concordia ), diretta al Norico.
Il tratto successivo, compreso tra Gemona, antico castrum
G/emona, e Ospedaletto, ha restituito altri lacerri della
carreggiata lastricata. Si giungeva quindi all'attuale stazione per la Carnia, da dove ha inizio la valle del fiume Fella:
da questo punto un tracciato puntava al valico alpino di

VIA DA AQUILEIA ALLA REZIA

Tarvisio, per poi addentrarsi in territorio norico. La via


per conpendium invece attraversava il Fella e piegava bruscamente a ovest per raggiungere l'odierna Tolmezzo;
quindi entrava nella valle del torrente But e risaliva verso
nord fino all'importante centro di Julium Carnicum, oggi
Zuglio, sorto come avamposto fortificato in territorio carnico alla met del I secolo a.c. e divenuto municipio romano probabilmente intorno al 15 a.c.

Da Zuglio al passo di Monte Croce Carnico. La strada


continuava lungo la riva sinistra del But, passando per Arta Terme e Sutrio, localit entrambe ricche di testimonianze romane, fino a Timau; a quest'altezza correva probabilmente il confine tra l'Italia romana e la provincia del Norico, sul quale era la statio Temaviensis, stazione doganale
nominata in una delle iscrizioni rupesrri incise presso il
valico di Monte Croce Carnico. Da questo punto il tracciato proseguiva con una serie di tornanti stretti e ripidi
che risalivano il versante montano fino ai 1360 m del passo di Monte Croce Carnico/Plockenpass: lungo il percorso
di risalita tre iscrizioni rupestri offrono una preziosa testimonianza del passaggio della strada romana.
Oltrepassata l'attuale frontiera austriaca in corrispondenza
del valico montano, la strada si portava a Mauthen ed entrava nella valle della Drava, giungendo ad Aguntum (oggi
area archeologica individuata vicino alla citt di Lienz). Risalito il fiume in territorio austriaco, la strada rientrava
nuovamente entro gli attuali confini italiani, dopo aver superato la stazione di Littamum (da localizzare a San Candido/Innichen) e la sella di Dobbiaco, spartiacque tra la
Drava e la Rienza.

I resti monumentali di Sebatum,


visibili a San Lorenzo di Sebato
sulla riva sinistra della Rienza
dalla statale della val Pusteria,
sono pertinenti a pi edifici (di
cui uno a pianta poligonale, un
altro caratterizzato da una vasta
esedra), databili sulla scorta dei
materiali rinvenuti e in
particolare delle monete, fra la
met del I e la fine del IV secolo.
Le costruzioni erano dotate di
pavimenti rialzati tramite piastrini
(le suspensurae), cosi da
permettere il passaggio dell'aria
calda e dunque il riscaldamento
degli ambienti, necessario in
un'area corne questa
caratterizzata dal rigore del clima.
L'insediamento antico doveva
estendersi per circa 8000 m' di
superficie su entrambe le sponde
del fiume, che erano state
preventiva mente arginate, e
costituiva probabilmente un vero
e proprio centro abitato,
sviluppatosi nel tempo attorno
all'originaria stazione di sosta.

Da Dobbiaco/Toblach a Fortezza lungo la val Pusteria.


La direttrice nella val Pusteria scandita da numerosi miliari: come prova il testo di molti di questi, il suo controllo
e la sua manutenzione rientrarono nei programmi di ampio respiro promossi dagli imperatori della dinastia dei Severi, in relazione alle attivit militari e agli sposta menti
degli eserciti nel 1lI secolo. Varie sono le ipotesi relative al percorso della strada sulla riva destra o su quella sinistra della Rienza:
certo che a San Lorenzo di Sebato/Sa nkt
Lorenzen, dove scavi archeologici hanno
messo in luce un nucleo insediativo piuttosto articolato, da riconoscere la stazione di
Sebatum, posta nel punto di imbocco della
val Badia, lungo la quale si poteva raggiungere la valle del Piave.
Infine, il percorso si congiungeva presso
Fortezza alla strada proveniente da Verona,
e con un unico tracciato passava il Brennero
e approdava al capolinea di Veldidena, oggi
Wilten sobborgo di Innsbruck.

Veduta di San Lorenzo


di Sebato/Sankt Lorenzen,
in val Pusteria.

DERIVAZIONE DEL NOME


In passato, si creduto di poter identificare questa strada
con la via Gemina citata in due epigrafi del III secolo d.C.,
rinvenute in localit Monastero a nord di Aquileia; esse
infatti menzionano l'opera di riassetto del tracciato, voluta dall'imperatore Massimino, fino a un ponte che si pensava fosse quello dell'lsonzo ulla strada per Lubiana, ma
che ora si riconosce piuttosto in quello del Timavo sul tragitto per Trieste . In tal caso, la via Gemina sarebbe da
identificare con questo secondo percorso, mentre non si
conoscerebbe il nome effettivo della strada che collegava
Aquileia a Iulia Emona (Lubiana) .

FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


Alla strada per la Pannonia si fa riferimento nelle fonti
senza mai citarne esplicitamente il nome. Strabone (IV, 6,
10) parla dei trasporti delle merci su carri da Aquileia a
auporto, attraverso il Carso; Tacito (Anna/es, I) dice che
nel 14 d.C. furono inviati soldati dell'esercito pannonico a
costruire strade e ponti lungo questo percorso.

Aquileia: Iratto urbano


di strada basolala.

FONTI ITINERARIE
La strada segnalata in tutto il suo percorso, con differenze nell'indicazione delle stazioni intermedie, nell' ltinerarium Antonini, nell'ltinerarium Burdigalense e nella Tabuia Peutingeriana .

MOTIVAZIONI STORICHE E STORIA DELLA STRADA

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La strada, importante arteria


di comunicazione tra la pianura padana e i paesi baltici bagnati dalla Sava e dal mediobasso Danubio, ripercorreva

una pista prelstonca e protostorica frequentata per il commercio dell'ambra. Il tracciato


romano fu realizzato tra gli inizi del I eco Io a.c. e I'epoca augustea, quando, a seguito delle
campagne militari di Ottaviano
in Pannonia (35-33 a.c. ), ricevette un assetto definitivo.

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VIA DA AQUILEIA ALLA PANNONIA

IL PERCORSO
Da Aquileia al confine sloveno. Il percorso della strada in
uscita da Aquileia ricostruibile sulla base dei resti delle
aree epolcrali che lo fiancheggiavano nell'agro a partire
dalla localit Monastero, dove si distaccava la via Flavia.
Il tracciato ripre o dalla strada provinciale moderna, che
nel tratto fino a Villa Vicentina ha acquisito nel tempo
l'appellativo di via Pedrata , per la presenza dell'antico
selciato romano. Quindi proseguiva verso l'odierna Gradisca d'Isonzo, dove ancora negli anni trenta del secolo
scorso si conservavano i bsoli del lastricato stradale: qui
si collocherebbe la mutatio Ad Undecimum, stazione segnalata nell' Itinerarium Burdigalense .
In localit Mainizza, dove il tracciato raggiungeva l'Isonzo, ono venuti alla luce i resti di un complesso termale
dal quale provengono un'ara votiva con dedica al dio del
fiume, Aesontius, e un bassorilievo che lo raffigura; in
prossimit del centro abitato, il fiume era attraversato da
un grande ponte (di cui si sono rinvenute le strutture durante una magra ) che gli Aquileiesi abbatterono per arresta re l'avanzata dell'imperatore Massimino il Trace (235238) e che poi ricostruirono con materiale di recupero, come racconta lo storico Erodiano (VIII, 2). Probabilmente
qui sorgeva la stazione di Pons Santi citata dalla Tabula
Peutingeriana, dalla quale si dipartiva una strada diretta a
Cividale del Friuli (Forum lulii ).
Superato l'Isonzo, la strada romana proseguiva per un
lungo tratto costeggiando la riva sini tra del fiume Vipacco fino all'odierna Aidussina/ Ajdovina. All'altezza della
localit Merna/Miren, da dove forse proviene un miliario,
il tracciato superava l'attuale frontiera italiana, entrando
in territorio oggi sloveno.
[I limite amministrativo romano passava ben pi a est: la
strada, superato la statio Fluvio Frigido (od ierno fiume
Hiibel) oltrepassava il crinale delle Alpi Giulie con due
tracciati, uno erto ma diretto attraverso il valico di Piro
(da ll'antico fitonimo della statio ad Pirum summas Alpes), l'altro con un tragitto pi lungo, attraverso il pi
agevole va !ico di Preva I.
Entrata in Pannonia, la strada concludeva quindi il suo
tragitto a Lubiana/Ljubljana (lulia Emana).

La stazione di Ponte Sonti sorgeva


presso un centro romano in
corrispondenza di un ponte
sull'lsonzo (da cui ha tratto il
nome), del quale sono emersi
cospicui resti durante una magra
in localit Mainizza.
L'importanza storica del ponte
sulla via per Lubiana emerge dalle
fonti sin dall'episodio del suo
abbattimento ad opera degli
Aquileiesi, per arrestare la marcia
di Massimino il Trace contro la
citt. Dopo la ricostruzione il
ponte fu attraversato nel v secolo
sia dai Visigoti di Alarico sia dagli
Unni di Attila, che da qui invasero
la pianura veneta; nel 490 Odoacre
tent invano di impedire il
passaggio del fiume a Teodorico,
prima dello scontro di Verona.
Anche nei secoli seguenti il ponte
rimase un transito obbligato per
chi entrava in Italia dalle Alpi
Giulie, tanto per i Longobardi
quanto per gli Ungari; e ancora al
passaggio dei Turchi,
quando
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struttura non eSisteva plU, I
Veneziani fortificarono la Mainizza
per arrestarli.

Veduta di Lubiana, l'attuale


capitale della Siovenia.

DERIVAZIONE DEL NOME


Il nome di via Flavia era attribuito alla strada solo a partire da Trieste: esso deriva dalla dinastia dell 'imperatore Vespasiano che ne inizi la ristrutturazione intorno al 78
d.C., e di suo figlio Tito che ne port a termine la sistemazione. Il tratto da Aquileia a Trieste potrebbe invece aver
preso il nome di via Gemina, da quello della XIII Legione,
di stanza in Traspadana e Illirico, che l'avrebbe costruita .

FONTI LETTERARIE ED EPIGRAFICHE


Tre miliari rinvenuti lungo il percorso della strada citano
la via Flavia: il primo, trovato a Pola, riporta la titolatura
imperiale di Vespasiano databile all'anno 78 d.C., seguita
dalla formula viam Flaviam fecit; degli altri due, che menzionano Tito, uno, di provenienza rimasta ignota, reca
un'analoga iscrizione .
Due epigrafi rinvenute a nord di Aquileia arrestano il riassetto della via Gemina nel III secolo, dalla porta cittadina
fino a un ponte, che probabilmente quello sul Timavo
scoperto nella zona paludosa del Lisert tra Monfalcone e
San Giovanni di Duino; su uno dei suoi blocchi lapidei
infatti iscritta la sigla LEG XIlI, riferibile proprio alla Legione Gemina.

FONTI ITINERARIE
La strada con il suo nome non menzionata nelle fomi itinerarie, dove peraltro il percorso riportato in alcuni casi
per intero, in altri solo in parte, come nell'ltinerarium An8''''''"0
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La prima stesura del tracciato


successiva alle campagne belliche condotte dai Romani contro gli Histri; nell78-177 a.c.,
le truppe consolari si accamparono presso lo scalo marittimo
della cus Tima vi, per poi avanzare a sud fino ad espugnare la

VIA FLAVIA

roccaforte di Nesazio (Livio, XL e XLI). Da questa fase in


ava nti, con la conquista della regione, i Romani dovettero
in parre ripercorrere piste protostoriche, in parte tracciarne di nuove e attrezzarle per una stabile percorrenza, prima del riassetto di et flavia.

IL PERCORSO
Da Aquileia a Fons Timavi. La strada iniziava presso Monas tero, alla periferia di Aquileia, e pa ava tra Casa Bianca e Stazzonara, localit in cui si rinvenuta un'area di
necropoli; poi raggiungeva Levada e Motta, i cui toponimi
rivelano l'originaria presenza di un percorso sopraelevato,
dove stato evidenziato un piano stradale romano ad andamento rettilineo.
l ei pressi di San Canzian d'Isonzo sono emersi i resti del
ponte sul quale la strada oltrepassava il fiume; un'altra
truttura riconosciuta a San Polo di Monfalcone e interpretata come ponte, potrebbe in realt essere un acquedotto romano o un altro tratto sopraelevato del tracciato;
infine va ricordato un terzo ponte, quello sul Timavo presso Lisert costruito dalla Legio Gemina.
Il percorso raggiungeva poi San Giovanni di Duino, dove
si colloca la posta stradale alla fonte del Timavo (Fons Timavi) segnalata dalla vignetta dipinta sulla Tabula Peutingeria/w: in questa localit, rinomata nell'antichit per le
virt salutifere delle sue acque, sorgevano uno stabilimento di cure e un impianto termale, del quale si sono rinvenute le rovine nel XIX secolo.

Pola: l'anello murario esterno


dell 'Anfiteatro romano .

Da Fons Timavi a Fiume. Dalla mansio del Timavo il tracciato si biforcava in due rami: il principale si dirigeva verso la costa, mentre un percorso alternativo raggiungeva
Fiume attraversando i rilievi carsici dell'Istria interna.
La via costiera piegava a sud-est verso Trieste (Tergeste) ,
colonia fondata intorno al 46 a.c.: il percorso passava lungo il ciglione dell'altopiano carsico per Aurisina, Prosecco,
il valico di Morcolano e Brcola (dove affiorata la massicciata stradale), fino al tracciato ripreso dalle vie Udine e
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Carducci della citt moderna.
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Da qui in avanti, la strada, tuttora conosciuta con il nome di via Flavia, seguiva
una direttrice coincidente, in linea di
massima, con quella della moderna strada per Pola (statale 15 ), fino all'attuale
valico di frontiera con la Slovenia di Rabuiese-Albaro Vescov. In territorio si 0veno, la strada raggiungeva il municipio
di Parentium (Parenzo/Porec) e poi Pola/Pula, principale centro portuale romano della regione; da qui si poteva proseguire via mare fino a Zara, oppure risalire la costa per arrivare a Tarsatica (Fiume/Rijeka).
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La vignetta di
Fans rimavi nella Tabula
Peutingeriana.
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UN TERRITORIO NON
Il primo ricordo dei principali
valichi che consentivano il
supera mento delle Alpi si trova in
Polibio (34,10), lo storico greco del
Il secolo a.c.: questi nella sua
descrizione dettagliata dell'Italia
settentrionale, pur soffermandosi
molto pi ampiamente sulla
fertilit e l'estensione della
pianura, ricorda quattro passi ripidi
e scoscesi rispettivamente nel
territorio dei Liguri, dei Taurini (il
Monginevro?), dei Salassi (il
Piccolo o il Gran San Bernardo?) e
dei Reti (il Brennero?).

PIU IMPENETRABILE

"Pacificai le Alpi dalla regione prossima al mare Adriatico


fino al Tirreno, a nessuna popolazione avendo portato
guerra ingiustamente . Queste parole delle Res gestae, la
narrazione delle proprie imprese lasciata da Augusto come
testamento politico, elogio funebre e autobiografia trionfale, sanciscono in modo definitivo la conquista del comprensorio alpino, conquista che ne comport anche l'accessibilit, attraverso la costruzione di numerose strade
che superavano i valichi.
Le campagne augustee nelle regioni alpine si erano concluse con la manovra combinata del 15 a.c. di Tiberio e Druso Maggiore, che, marciando rispettivamente dalla Gallia
e dalla val Venosta, avevano realizzato non solo la sottomissione della zona centrale su entrambi i versanti, ma
avevano spinto la loro avanzata fino al Danubio: un'eco
di tali imprese si pu cogliere nelle parole fatte incidere
dall ' imperatore Claudio sui monumenti posti lungo la
strada che da lui prese il nome, la via Claudia Augusta
nell'Italia nordorientale, in cui viene appunto esaltata l'apertura delle Alpi (A lpibus bello patefactis ), presupposto
per la stesura di una via dal Po al Danubio.

LA VIABILITA ALPINA IN
Bard: il ponte romano sulla
strada della Valle d'Aosta per i
valichi del Grande e del Piccolo
San Bernardo.

ETA ROMANA

Delle principali arterie alpine i pu ricostruire con una


certa sicurezza il tracciato, pur se la continuit nei secoli
delle comunicazioni e delle scelte insediative da un lato,
dall'altro le caratteristiche stesse di un ambiente facilmen-

LE STRADE DEI VAUCHI ALPINI

te soggetto a eventi naturali che ne modificarono la morfo logia, hanno abbondantemente sostituito o cancellato
tracce viarie e infrastrutture. Si tratta delle strade che affrontavano i valichi pi strettamente rispondenti a nece sit logistiche, prescindendo in alcuni casi dalla loro agibilit, che veniva superata con notevoli interventi infrastrutturali, ancor oggi in parte visibili. La via per il Monginevro e quella per il Grande e il Piccolo San Bernardo, che
collegavano l'Italia con la Gallia e la Germania, quella per
lo Spluga, il Septimer, il Maloja che, assieme alla via della
valle dell'Adige per il Brennero e alla Claudia Augusta per
il Resia, collegavano la penisola con la Rezia, le varie vie
da Aquileia in direzione del Norico e la Pannonia (tutte
descritte in questo stesso capitolo ), rappresentano assi di
percorrenza proiettati verso le province che a mano a mano venivano incorporate nell'espansione romana.
A tali direttrici portanti della viabilit alpina vanno aggiunte altre strade che confermano la transitabilit della
catena montuosa in epoca romana: di alcune si hanno solo
indizi sommari, come per la trada che da Milano per Arona e Gravellona Toce raggiungeva il Sempione o per quella
che, diramandosi dalla via per lo Spluga, doveva risalire il
San Bernardino. Di altre invece, nelle Alpi orientali, restano pi precise documentazioni ed soprattutto ben testimoniato il ruolo svolto in particolare a livello di scambi
commerciali. Tra queste va ricordata la direttrice che da
Feltre risaliva lungo la Val Belluna e il Cadore e poi, superato il passo di Monte Croce di Comelico, si inseriva nella
via da Aquileia alla Rezia: il Piave, cui la strada si affiancava, rappresent da sempre una delle principali cerniere tra
l'Adriatico e le Alpi, come testimoniato, in parricolare in
Cadore, dall'intensa frequentazione in epoca preromana e
romana e dalla presenza a Lagole di Calalzo di un santuario (in uso dal IV secolo a.c. al IV d.C. ), in cui lasciarono le
loro offerte mercanti, metallurghi, pastori, militari che percorrevano la strada. Pi a oriente, da Concordia, collegata
al mare e al suo porto di Caorle grazie al fiume Lmene,
partiva un tracciato diretto al Norico: esso segnalato da
ben sei miliari, cinque dei quali con dedica ad Augusto, che

La trasformazione della regione


alpina, in precedenza considerata
inaccessibile, isolata e in certo
modo incivile, ben riflessa anche
in un passo del geografo 5trabone,
che agli inizi del I secolo d.C. cosi
scrive (IV, 6, 6): AI di sopra di
Como, posta alla base delle Alpi,
abitano da un lato i Reti e i
Vennoni, rivolti a oriente, dall'altro
i Leponti, i Tridentini e gli Stoni, e
un gran numero di piccoli popoli
che occupavano un tempo l'Italia,
dediti al brigantaggio e poveri: ora
alcuni sono stati annientati, altri
completamente civilizzati, tanto
che i passaggi tra i monti
attraverso il loro territorio, che
una volta erano pochi e pericolosi,
ora sono molto pi numerosi e
sicuri, per quanto riguarda gli
abitanti, e anche comodi, dov'
possibile, in virt dell'ingegno
umano. Infatti Cesare Augusto ha
aggiunto alla distruzione dei
briganti la costruzione di strade,
nei limiti del possibile: non si
infatti in grado ovunque di
contrastare la natura, a causa di
rocce e crepacci di inusitata
grandezza: mentre le une
incombono sulla via, gli altri si
spalancano immediatamente al di
sotto, tanto che la bench minima
deviazione costituisce il rischio
inevitabile di una caduta in
precipizi senza fondo. In certi
punti la strada cosi a strapiombo
che la vertigine assale tanto i
pedoni quanto gli animali da soma
che non sono abituati: quelli locali
infatti portano senza problemi i
loro carichi. Queste sono quindi le
difficolt non superabili, come
pure le enormi lastre di ghiaccio
che scivolando cadono dall'alto, in
grado di seppellire un'intera
carovana di persone e di
precipitarla nei burroni sottostanti
molte lastre infatti si accumulano
l'una sull'altra, poich con la
caduta della neve si formano strati
sovrapposti di ghiaccio, e pertanto
le parti superiori tendono
facilmente a staccarsi da quelle pi'
interne, prima che il sole riesca a
scioglierle completamente .

La strada che sale al passo


del San Bernardino, in Svizzera.

LE STRADE

Il fondamentale ruolo militare,


politico ed economico svolto in et
romana dall'asse viario per il
Brennero nei collegamenti con il
settentrione dell'impero non venne
mai meno nel corso dei secoli
successivi: la vitalit della strada
ampiamente attestata per il III-IV
secolo dalle fonti itinerarie e da
numerosi cippi stradali e per
l'epoca gota dall'importante ruolo
assunto dalle citt sorte lungo il
suo tracciato, come Verona e
Trento, che in quegli anni
divennero fondamentali capisaldi
militari a controllo e difesa della
direttrice. L'asse stradale vide
rafforzato il suo ruolo di controllo
dei paesi transalpini in et
longobarda, quando in particolare
si fece minacciosa sui confini
italiani la pressione esercitata dai
Franchi: lo conferma Paolo
Diacono, che alla fine dell'vIII
secolo ricorda tutta una serie di
castelli che gravitavano sulla
strada. Il carattere di rapida via di
comunicazione fra l'Italia e la
Germania permase inalterato per
tutto il medioevo e si consolid
ulteriormente a partire dal
Quattrocento con l'impulso dei
commerci fra Venezia, l'Europa
centro-settentrionale e l'Oriente:
in quest'epoca la strada acquisi
anche un preciso significato
culturale e fu tramite
fondamentale per la diffusione
dell'umanesimo italiano. Cosi il suo
tracciato rimase sostanzialmente
inalterato nel tempo e venne
riproposto dapprima dalla
carrozzabile aperta nel 1772, poi
dalla ottocentesca linea
ferroviaria, fino alla recente
autostrada A22, che, collegandosi
con Bologna e l'autostrada del
Sole e incrociando a Verona la
Serenissima, convoglia le grandi
correnti del traffico commerciale e
turistico fra il Nord Europa e la
nostra penisola, perpetuando fino
a oggi la valenza dell'antica
direttrice viaria.

DAL~ITAUA

SETTENTRIONALE ALLE PROVINCE D'OLTRALPE

consentono di datarne l'apertura tra il 2 e 1'1 a.c. Tenendosi sulla sinistra del Lmene, la strada toccava le odierne
Codroipo (forse toponimo derivante dal quadruvium all'incrocio con la stradalta che i raccava dalla Postumia
a Oderzo e si univa alla Aquileia-Lubiana presso Gradisca )
e Fagagna; infine si allacciava alla via da Aquileia al Norico presso Artegna (o forse a O pedaletto ).
Questa direttrice svolse un ruolo di grande rilevo come arteria di comunicazione con le regioni austriache orientali e
con la valle del Danubio, attiva fin dalla met del Il secolo
a.c. Grazie a tale percorso, che si tabilizz con l'intervento di Cesare nel territorio, furono favoriti i contatti con il
regno del Norico, dove documentata la prelazione degli
appaltatori aquileiesi nell'estrazione del ferro dei giacimenti della regione, e furono incrementati i rapporti di Aquileia con il fiorente emporio commerciale romano-germanico posto sull'altura di Magdalensberg. Da Carnia la strada
toccava prima la stazione doganale Plorucensis presso Resiutta, poi la posta di Larice (fitonimo legato a una pianta ),
forse all'altezza di Campolaro di Chiusaforte, dove correva
il confine della Venetia. Quindi risaliva per Camporosso,
sede della stazione doganale Bilachiniensis, fino al valico di
Tarvisio, oltre il quale, a Coccau, si conservano ancora gli
antichi solchi carrai. Passato il confine austriaco attuale, la
via raggiungeva a Villach il fiume Drava e da qui Virunum,
la capitale che sorgeva in prossimit di Klagenfurt.

LA VIABILITA ALPINA

NEI SECOLI

Altri passi alpini non erano transitabili in et romana e


vennero aperti solo in seguito. Se nel medioevo il passaggio attraverso la catena alpina si fece in generale pi difficile, per la crisi e l'abbandono in cui erano cadute molte
strade precedenti, e fu praticato unicamente in relazione
alle vie di pellegrinaggio direne a Roma e ai luoghi santi
della cristianit, a partire dal XIII-XlV secolo vennero resi
transitabili nuovi valichi, fra cui si segnala quello del San
Gottardo (2108 m), che costitu ancora in epoca moderna
una fondamentale via di traffico commerciale. In taluni
casi la costruzione di nuove direttrici fu resa possibile dai
progressi tecnici che permisero di superare gli ostacoli e
gli impedimenti naturali, quali i incontrano in particolare
nelle valli di accesso (restringimenti, strozzature, pendii
erti o franosi ): la possibilit di disporre di trumentazioni
adeguate rese, ad esempio, possibile la realizzazione di
grandi gallerie, in grado di abbas are l'altimetria del tracciato e quindi di migliorare i tempi di percorrenza. In ogni
caso, in generale va osservato che le strade romane e medievali costituirono il modello e la traccia per le grandi
strade carrozzabili aperte nelle Alpi dall'et napoleonica e
per le linee ferroviarie che a partire dalla met dell'Ottocento determinarono una vera e propria rivoluzione nello
sviluppo dei transiti e quindi nell'economia delle regioni
montane attraversate.

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EMERGENZE COLLEGATE Al
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Tagliata

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Area archeologica

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(in rosso i nomi latini) [JO
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I percorsi segnalati in carta


con diversi colori
corrispondono a quelli delle
srrade pi importanti, alle
quali nel testo stata dedicata
un'ampia trattazione, mentre
non compaiono le
numerosissime strade che,
con un ruolo minore,
completavano la capillare e
complessa rete viaria di epoca
romana. Per le caratteristiche
della carta e per la difficolt
di ricostruire il preciso
tracciato, i percorsi sono solo
indicativi della direttrice
antica; quando sussistono

mcertezze magglOtI o nel caSI


di varianti certamente
esistenti, ma di dubbia
attribuzione, si usata la
linea tratteggiata. I tratti in
comune tra strade diverse
sono segnalati con colori
affiancati.
I simboli utilizzati si
propongono non di illustrare
le emergenze archeologiche
generiche, ma di sottolinea re
gli aspetti pi strettamente
legati alla tecnica costruttiva,
alle infrastrutture, alle opere
viarie e ai centri collegati alle
strade. La presenza di
stazioni di sosta antiche
segnalata solo nel caso di
resti ad esse pertinenti messi
in luce dagli scavi.

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Cagliari

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EGADI

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Scala 1: 800 000 (1 cm = 8 km)


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Le 19 tavole di cartografia tematizzata


in scala 1:800000 che compongono
l'Atlante coprono l'intero territorio
italiano e permettono di individuare
con immediatezza, nel contesto
rappresentato dalla rete stradale
odierna, i tracciati delle strade descritte
nel libro, con i principali luoghi ed
emergenze a esse collegati (citt, paesi,
aree archeologiche, ponti e viadotti,
tagliate, gallerie, valichi).
Le aree descritte negli itinerari sono
individuate dal perimetro rosso.

lE STRADE CON PARTENZA DA ROMA


Via Campana -Vi a Portu ense - - - _ tav. lO
Via Ostiense

tav. lO

Via Appia

tavv. lO-12-13

Via Latina

tavv. 10-12

Via Labicana

tav. lO

Via Gabina-Prenestina

tav. lO

Via Tiburtina-Valeria
e Claudia Valeria _ _ _ _ _ _ _ _ tav. lO
Via Nomentana _ _ _ _ _ _ _ _ _ tav. lO
Via Salaria _ _ __ _ _ _ _ _ tavv. 10-8
Via Flaminia

tavv. 10-8-6

Via Cassia

tavv. 9-8- 7

Via Clodia

tav. 9

Via Aurelia

tavv. 9-7-4

lE STRADE DEll'ITALIA MERIDIONALE


E DEllE ISOLE
Via Domiziana

tavv. 10-12

Via Traiana e
"Traiana Calabra "

tavv. 11-13

Via Popillia-Annia

tavv. 12-14-15

ISOLE
TREMITI

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CAPI

Lecce

Via Valeria

tavv. 15-17

Via da Porto Torres a Caglia ri

tavv. 18-19

Via litoranea occidentale

tavv. 18-19

lE STRADE DEll'ITALIA SETTENTRIONALE


Via Emilia _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ tavv. 6-5
Via Popillia

tavv. 6-3

Via Annia

tavv. 6-3

Via Postumia
Via da Milano ad Aquil eia

tavv. 4-5-3
tavv. 5-3

LE STRADE DAll'ITALIA SETTENTRIONALE


AllE PROVINCE D'OLTRALPE
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Via da Milano alla Ga lli a


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Via da Milano alla Ga ll ia e
alla Germania per il Grande e il
Piccolo San Bernardo _ _ _ _ _ _ _ tav. 1
Via da Milano alla Rezia per i va lichi
tavv.1-2
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Via per la Rezia lungo la valle dell' Adige


tavv. 5-2
e attraverso il Brennero
Via Claudia Augusta _ _ _ _ _ _ tavv. 3-2
Via da Aquileia alla Rezia per il passo di
Monte Croce Carnico e la Val Pusteria _ tav. 3
Via da Aqu ileia a ll a Pannonia _ _ _ _ tav. 3
Via.Flavia

tav. 3

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APPARATI DI CONSULTAZIONE

Bibliografia
Gli studi sulle strade romane in Italia sono molteplici, sia per quamo riguarda gli aspetti generali, sia per i singoli percorsi. Si segnalano qui solo i lavori pi recemi e di pi facile reperibilit (presemati in ordine cronologico, cos da evidenziare lo sviluppo della ricerca), rinviando
per ulteriori approfondimemi alla bibliografia specialistica ivi riportata.
Per un'ampia illustrazione del ruolo storico e
culturale della rete viaria romana, per l'analisi degli aspetti tecnici e per la ricostruzione di molti percorsi stradali, lavori fondamemali sono:
G. RADKE, Viae Publicae Romanae, in RE, suppl.
XIII, traduzione in italiano, Bologna 1981.
P.A. GIANFROTIA, Le vie di comunicazione, in
Storia di Roma, 4, Caratteri e Morfologie, Torino 1989, pp. 301-322 .
Viae publicae romanae, Cata logo della Mostra,
Castel Sa m' Angelo, Roma 1991.
R. CHEVALLlER, Les L10ies romaines, Paris 1998.
G. UGGERI, La viabilit antica, in G. Bonora, P.L.
Da ll 'Aglio, S. Patitucci, G. Uggeri, La topografia antica, Bologna 2000, pp. 207-232 .
R.A. STACCIOLl, Strade romane, Roma 2003 .
Costami aggiornamemi si trovano nelle riviste
jAT,journal of AnciemTopography (Rivista di Topografia amica), diretta da G. Uggeri - si segnalano in particolare i volumi IX (1999) e X (2000) che
raccolgono gli Atti del Terzo Congresso di Topografia Amica La viabilit romana in Italia, Roma
1998 - e ATTA, Atlame tematico di Topografia
Antica, diretto da L. Quilici e S. Quilici Gigli .
Preziose informazioni per i diversi ambiti territoriali si ricavano infi ne dai vo lu mi della serie Forma Italiae (Universit di Roma La SapienzaCNR-Unione Accademica Nazionale) e dalle Carte Archeologiche (sia nelle edizioni dell'Istituto
Geografico Militare, sia in quelle pi recemi a carattere regionale).

Apparati introduttivi
Aspetti tecnici
Tracciato e tecnica di costruzione:
M.L. GUALANDI, Strade, viaggi, trasporti e seruizi postali, in Civilt dei Romani. La citt, il territorio, l'impero, a cura di S. Settis, Milano
1990, pp. 119-124.
Tecnica stradale romana, ATTA I, 1992.
Infrastrutture:
Strade romane: percorsi e infrastrutture, ATTA 2,
1993.
V. GALLIAZZO, l ponti romani, Treviso 1994,
volI. 2.
Strade rOll/ane: ponti e viadotti, ATTA 5, 1996.

Via per montes excisa. Strade in galleria e passaggi sotterranei nell'Italia romalla, a cura di M.S.
Busana, Roma 1997.
Stazioni di sosta:
G. PISANI SARTORIO, Mezzi di trasporto e traffico
(Museo della ciui/t roma/la. Vita e costumi dei
Romani antichi 10), Roma 1988.
A. MEZZOLANI, Appunti sulle mansiones in base
ai dati archeologici, in ATTA 1,1992, pp. 105113.
C. CORSI, Le strutture di servizio del ,. cursus publicus" iII Italia, BA R Internationa l Seri es 875,
Oxford 2000.
Strumenti e metodi per la ricostruzione
dei percorsi stradali
Fomi letterarie e itinerarie:
O. CUNTZ, Itineraria romana, l, ltineraria Antonini AI/gusti et Burdigalense, Lip ia 1929.
J. SCHNETZ, Ravennatis Anon)'mi Cosmographia
et Guidonis Geographica, Lipsia 1940.
A. e M. LEVI, Itineraria picta. Contributo allo studio della Tabula Peutingeriana, Roma 1968
(Bologna 1978).
E. WEBER, Tabula Pelltingeriana. Codex Vindobonellsis 324, Graz 1976.
L. BOSIO, La Tabula Peutingeriana: una descrizione pittorica del mondo antico, Bologna 1983 .
M . CALZOLARI, Introduzione allo studio della rete stradale dell'Italia romana: l'Itinerarillm AI1tonini, in "Memorie Accademia Nazionale dei
Lincei", s. IX, VII, 1996, pp. 369-520.
Fomi epigra fiche:
Anche le iscrizioni stradali, come tutte le altre dell'Impero romano, sono raccolte per regioni e
province nei volumi del Corpus Inscriptionul1l
Latinarum; in particolare in preparazione il
XVII volume, dedicato ai miliari.
Altri strumenti di ricerca:
F. PICCARRETA, Manuale di fotografia aerea. Uso
archeologico, Roma 1987.
G.B. PELLEGRl1'<l, Toponomastica italiana, Milano
1990.
G. UGGERI, La toponomastica nella ricerca topografica: il contributo alla ricostruzione della
viabilit, in JAT, I, 1991, pp. 21-36.
M. CALZOLARI, Contributi toponol1lastici alla ricostruzione della rete stradale dell'Italia roma-

BIBLIOGRAFIA

na, in ArrA 3, 1994, pp. 35-67.


G. ALVlSI, La fotografia aerea nell'indagine archeologica, Roma 1999.

Le strade con partenza da Roma


Alle strade con partenza da Roma e in genere dell'Italia centrale sono dedicate sintesi a carattere regionale, convegni e mostre:
F. COARELU, Dintorni di Roma, Guida Archeologica Laterz.a, Roma-Bari 1981.
T. ASHBY, La campagna romana Ilell'et classica
(traduzione in italiano), Milano 1982.
Le strade delle Marche, Atti del Convegno. Fano
e Ancona 1984, Ancona 1987.
La via Appia, X Incontro di studio del Comitato
per l'Archeologia Laziale, Roma 1990.
L. QUILlCI, Le strade: viabilit tra Roma e Lazio
(Museo della civilt romana. Vita e costumi dei
Romani antichi 12), Roma 1991.
G. MESSINEO, La via Flaminia, Roma 1991.
La viabilit tra Bologna e Firenze /lei tempo.
Problemi generali e nuove acquisizioni. Atti del
Convegno. Fiorenzuola-S. Benedetto Val di
Sambro 1989, Bologna 1992.
Viabilit e territorio nel Lazio meridionale, Frosinone 1992.
Via Appia. Sulle ruine della magnificenza antica,
Catalogo della Mostra, Roma 1997.
L'antica via Flaminia in Umbria, a cura di I. Pineschi, Roma 1997.
Di Flaminia in Flaminia attraverso l'Appennino,
Bologna 1999.
La Salaria in et a1ltica, Atti del Convegno di Studi, Ascoli Piceno, Offida, Rieti 1997, Macerata
2000.
A. MOSCA, Via Cassia, Firenze 2002.
Via Appia. Iniziative e interventi per la conoscenza e la valorizzazione da Roma a Capua, ATTA Il,2003 .
Tali strade inoltre sono oggetto di una serie di volumetti a cura dell'Istituto Poligrafico e Zecca
dello Sta to:
L. QUILlCI, Via Appia. Da Porta Capena ai Colli
Albani, Roma 1989.
L. QUILlCI, Via Appia. Dalla Pianura Pontina a
Brindisi, Roma 1989.
M. GIACOBELLI, Via Clodia, Roma 1991.
E. CAR:-JABUCI, Via Aurelia, Roma 1992.
D. CAVALLO, Via Cassia L Via Cimina, Roma
1992.
G. MESSINEO, A. CARBONARA, Via Flaminia, Roma 1993.
A. CARBONARA, G. MEssINEO, Via Tiberina, Roma 1994.
P.G. Mo rn, Via Latina, Roma 1995.
S. BARBETIA, Via Labicana, Roma 1995.

M. VALEl\'ll, Via TI/sculana, Roma 1995.


A. CARBONARA, G. MESSIl"EO, Via omentana,
Roma 1996.
P. OLIVANTI, Via Tiburtina, Roma 1997.
F. SEVERINJ, Via Appia li, Roma 2001.

Le strade dell'Italia meridionale


e delle isole
Lavori dedicati a specifici ambiti territoriali:
Vie di Magna Grecia, Atti del secondo Convegno
di studi sulla Magna Grecia, Taranto 1962,
apoli 1963.
G. ALVISI DE SANTI, La viabilit romana della
Daunia, Bari 1970.
G. UGGERI, La viabilit romana in Sicilia con
particolare riguardo al 111 e allv secolo, in "Kokalos" XXVlII-XXIX, 1982-83, pp. 424-460.
G. UGGERl, La viabilit romana nel Salento, Fasano 1983, pp. 229-290.
Viabilit antica in Sicilia, Atti del III Convegno di
studi "Tutela dei beni culturali e ambientali e loro funzione economico-sociale nel territorio jonico-etneo", Giarre 1987.
P. MELO:-IJ, La Sardegna romana, Sassari 1990, pp.
317-353.
A. COCCHIARO, La viabilit di et romana in
Puglia, in Viae publicae romanae, Catalogo
della Mostra, Castel Sant'Angelo, Roma
1991, pp. 130-141
G. P. VIGLIANO, Percorsi e strade, in Storia della
Calabria antica, Roma 1994, pp. 241-362.
G. UGGERl, ltinerari e strade, in "Kokalos" XLIIlXLIV, 1997-98, pp. 220-364.
R. ZUCCA, La viabilit romana iII Sardegna, in JAT
IX, 1999, pp. 221-236.

Le strade dell'Italia settentrionale


e le strade verso le province
Alle strade dell' Jta Iia settentrionale, comprese
anche le strade di valico, sono dedicate sintesi a
carattere regionale, convegni e mostre:
. ALfiERI, Le vie di comullicazione dell'Italia settentrionale, in Arte e civilt romana in Italia settentrionale dalla Repubblica alla Tetrarchia,
Catalogo della mostra, a cura di G.A. Mansuelli, I, Bologna 1964, pp. 57-70.
G. CORRADI, Le strade romane dell'Italia occidentale, Torino 1968.
P. BASSO, I miliari della Venetia romana, "Archeologia Veneta" IX, Padova 1987.
Vie romane tra /'Italia centrale e la pianura padana, Ricerche nei territori di Reggio Emilia, Modena e Bologlla, Modena 1988.
Vie del commercio in Emilia Romagna e Marche,
Milano 1990.
La Venetia nell'area padano-danubial/a. Le vie di
comunicazione, Atti del Convegno internaziona-

APPARATI DI CONSULTAZIONE

le, Venezia 1988, Padova 1990.


L. Bo IO, Le strade romane della Venetia e dell'Histria, Padova 1991.
R. MOLLO MEZZENA, Viabilit romana in Valle
d'Aosta: il ruolo dei valichi alpini, in Viae publicae romanae, Catalogo della Mostra, Castel
Sant'Angelo, Roma 1991, pp. 235-242.
L'antica via Regina tra gli itinerari stradali e le vie
d'acqua del Comasco, Como 1995.
Optima Via, Atti del Convegno Internazionale di
studi "Postumia. Storia e archeologia di una
grande strada romana alle radici dell'Europa".
Cremona 13-15 giugno 1996, a cura di G. Sena
Chiesa e E. Arslan, Cremona 1998.
Tesori della PostI/mia. Archeologia e storia intorno a una grande strada romana alle radici
dell'Europa, Catalogo della mostra, a cura
di G. Sena Chiesa e M.P. Lavizzari Pedrazzini,
Milano 1998.
E. BANZI, I miliari come fonte topografica e storica: l'esempio della XI regio (Transpa dana) e
delle Alpes Cottiae, Roma 1999.
S. PESAVEf\.'TO MATIIOLl, 11 sistema stradale nel

quadro della viabilit dell'Italia nord-orientale,


in Storia del Trentina. Il. L'et romana, a cura di
E. Buchi, Bologna 2000, pp. 11-46.
G. CERA, La via PostI/mia da Genova a Cremona, ATTA Supplemento Vll, Roma 2000.
Cammina, cammina ... Dalla via dell'ambra alla
via della fede, a cura di S. Blason Scarel, Aquileia 2000.
Aemilia. La CIIltura romana in Emilia Romagna
dal III secolo a.c. all'et costantiniana, Venezia
2000.
Vie Romane in Liguria, a cura di R. Luccardini,
Genova 200I.
La via Claudia Augusta Altinate (Ristampa anastatica dell'opera edita nel 1938 con una POStfazione di G. Rosada ), Venezia 200I.
Via Claudia Augusta. Un'arteria alle origini de/l'Europa: ipotesi, problemi, prospettive, Atri
del convegno internazionale, Feltre 1999, a cura di V. Galliazzo, Feltre 2002.
Insediamenti e territorio: viabilit in Liguria tra
T e VII secolo d.C. , Atri del Convegno, Bordighera 2000, Bordighera 2004.

GLossano
Alaggio Sistema di traino di barche o zattere

dura e resistente.

sanzione (no ta censoria), allontanare dal Senato


i membri che non si fossero comportati decorosamente e destituire, per lo stesso motivo, i cavalieri. Si occupavano anche dell 'assegnazione
degli appalti dei lavori pubblici e della concessione in affitto ai privati delle terre demaniali.

Basolo Elemento lapideo poligonale, con su-

Centuriazione Il principale sistema di divisio-

dalla riva di un corso d'acqua mediante uomini


o animali.

Basalto Roccia effusiva di colore scuro molto

perficie superiore levigata e inferiore spesso a


cuneo (in modo da conficcarla nel terreno ), usato per la pavimentazione stradale.

Capitolium Principale edificio religioso di un


centro urbano, sede del culto di Giove o della
Triade capitolina, in genere prospiciente il Foro.

Cardine/Kardo Uno dei limiti della centuriazione, rappresentato in genere da una strada
con orientamento nord-sud; il principale (c ui
erano paralleli i cardini minori) si chiamava
kardo maximl/s. Per estensione il termine viene
utilizzato per definire anche in ambito urbano
l'asse con lo stesso orientamento.

Catacomba Cimitero di et cristiana con le sepolrure scavate nelle pareti di gallerie sotterranee.

Censori Magistrati, eletti ogni 5 anni, che avevano il compito di verificare e di aggiornare l'elenco dei cittadini romani e la loro ripartizione
in classi e in trib. Poteva no, con un 'apposita

ne e organizzazione agraria del territorio, realizzato mediante limiti (kardines e decumani)


tra loro perpendicolari e paralleli, per lo pi
rappresentati da strade o canali, cos da suddividere il terreno in centurie, che comunemente
misuravano 20 x 20 actlls (pari a 710 x 710 m).

Chiavicotto Piccolo ponte (la luce non supera


i m 2-2.5) utilizzato per lo pi per lo scarico di
acque pluviali e posto in opera su un alveo naturale o su un alveo artificiale in muratura.

Colonia latina Comunit dotata di larga autonomia i cui abitanti, essendo sprovvisti della
cittadinanza romana, non godevano dei diritti e
dei doveri peculiari dei cittadini romani, bens
di quelli riconosciuti ai Latini federatisi con Roma, in particolare la possibilit di trattare affari
con i Romani (ius commercii) e quella di contrarre matrimonio con cittadini romani (il/S conubii).

Colonia romana Comunit dedotta dallo stato


romano almeno in origine in localit di interesse
militare, che conservava i diritti politici e civili

GLOSSARIO

dei cittadini romani. L'organizzazione ripeteva,


su scala minore, quella di Roma, con ampia auto nomia giurisdizionale e amministrativa.

l'eredit e la turela. Spesso nel linguaggio comune il termine gens veniva usato come sinonimo
di famiglia (familia ).

Coltellazione Tecnica che permetteva il traccia-

Glarea strata Strada inghiaiata (v. p. 25 ).

mento di linee rette anche in presenza di pendii.

Consoli I due sommi magistrati dello stato romano, che restavano in carica un anno ed eserciravano il potere in forma collegiale; erano
inoltre magistrari eponimi, ovvero l'anno veniva ufficialmente indicato con i loro nomi. A loro spettavano il comando milirare dell'esercito
e le operazioni di leva, i compiti di polizia nell'ambito cittadino, l'esecuzione delle pene capitali, la convocazione delle assemblee popolari e
del Senato. In epoca imperiale la carica perse
quasi tutta la sua importanza, divenendo solo
o norifica e rappresenta riva.

Crepidine Marciapiede della srrada.

Curator viae

viarum In et imperiale era

un magisrrato appartenente all'ordine senatori o


che provvedeva alla manurenzione e al controllo di una o pi viae publicae. Tra i suoi compiti
vi era anche la gesrione degli appalti e la repressione di eventuali occupazioni del suolo pubblico adiacente alle strade.

Cursus publicus Organizzazione del sistema

Itineraria Con questo termine si designano sia


carte stradali (itineraria picta ) sia guide (itineraria adnotata ), che riportano nomi e relative distanze di localit lungo le strade (v. p. 30 ).

Macellum Mercato di generi alimentari.


Mansio Stazione stradale attrezzata per il pernottamento dei viaggiatori e la custodia di carri
e cavalli (v. p. 28 ).

Mausoleo Tomba monumentale.


Miglio Unit di misura itineraria romana, pari
a mille passi (circa 1480 metri ).

Miliario Cippo lapideo segnalatore delle distanze in miglia lungo le strade.

Mitreo Ambiente spesso sotterraneo destinato


al culto di Mitra.

Municipium Comunit i cui abitami avevano


ricevuto la cittadinanza romana, senza diritto
di voto.

Mutatio Luogo di sosta lungo le strade, desti-

stradale e postale gestito dallo stato e a uso dello stato (v. p. 20 ).

nato al cambio dei cavalli e al ristoro dei viaggiatori (v. p. 28 ).

DecumanojDecumanus Uno dei limiti della

Necropoli Area cimiteriale collocata all'esterno

centuriazione, rappresentato in genere da una


strada con orientamento est-ovest; il principale
(cui erano paralleli i decumani minori ) si chiamava decumanus maximus. Per estensione il termine viene utilizzato per definire anche in ambito urbano l'asse con lo stesso orientamento.

di una citt, lungo le principali vie di accesso.

Foro Piazza principale di una citt romana, in

Opera laterizia o testacea Para mento mu-

cui si concentravano la vita religiosa (CaPitolium ), amministrativa-giuridica (curia, comizio


e basilica ) ed economica (tabernae ).

rario realizzato con laterizi (mattoni e tegole tagliate).

Forum Insediamento sortO lungo le strade principalmente con finalit commerciali.

ra reticolata rafforzata con fasce orizzontali o


ammorsarure laterali di laterizi.

Fossa Canale artificiale utilizzato anche come

Opera poligonale Tecnica costruttiva di mu-

via di comunicazione.

rature, realizzata in blocchi lapidei irregolari


senza legame.

Gens Complesso di persone componenti un numero indeterminato di famiglie legate insieme


da un vincolo di sangue, in quanto discendenti
da un unico capostipite. Tali famiglie conservavano un nome comune a rutti gli appartenenti,
detto gemilizio, che rappresentava l'equivalente
del nostro cognome. I legami di sangue erano
rafforzati anche da altri rapporti, che riguarda vano la propriet del suolo, il culto, la tomba,

Opera cementizia Tecnica costruttiva di murature, realizzata con un nucleo in malta e scaglie lapidee e/o laterizie, gettato entro cassaforme di legno e rivestito di para menti.

Opera mista Para mento murario in cui l'ope-

Opera quadrata Tecnica costruttiva di murarure, realizzata in blocchi lapidei parallelepipedi


posti in file orizzontali senza legante.

Opera reti colata Paramento murario realizzato con piccoli blocchi lapidei di forma troncopiramidale, disposti in modo regolare con la
base quadrata oriemata diagonalmente di 45

APPARATI DI CONSULTAZIONE

rispetto al piano orizzontale, cos da formare


una sorta di rete.

loro assegnati, divennero quattro e pOI venti.


Restavano in carica un anno.

Opera vittata o listata ParamentO murario

Silice strata Strada selciata con basoli

in blocchetti lapidei disposti in filari orizzontali, talora alternati a fasce di mattoni.

25 ).

Pagus Il termine pu indicare sia una comunit


territOriale preesistente alla romanizzazione e
conservatasi sotto forma di "enclave", sia una
circoscrizione rurale di un territOrio municipale, che godeva di una certa autonomia in campo
religioso, amministrativo e finanziario.

(v. p.

Solco carraio Solco lasciatO sulla superficie


basolata dal ripetutO passaggio dei carri.

Statio Termine generico per definire un luogo


di sosta lungo una strada.

Tagliata Strada (detta anche "in trincea") rica-

piedi (circa 1.48 metri).

vata tagliando verticalmente (per una profondit che poteva arrivare a una ventina di metri)
un banco roccioso, cos da superare i dislivelli
altimetrici fra valloni e pianori sopraelevati,
mantenendo la pendenza dei percorsi su valori
affrontabili da carri e animali.

Peperino Tipo di pietra composta di cenere

Terrapieno Massa di terra, spianata al sommo,

vulcanica a grana fine.

riportata per rialzare la carreggiata stradale.

Piede Unit di misura lineare romana, pari a

Terrazzamento Sistemazione a gradoni di ter-

circa 30 cenrimetri.

reni in forte pendio per evitare franamenti e allo


stesso tempo ampliare la superficie edificabile.

Paleoalveo Antico corso o ramo fluviale abbandonatO.

Passo Unit di misura lineare romana, pari a 5

Pila Elemento costitutivo di un ponre destinatO


a sostenerne l'arcata.

Toponimo

Pretori Magistrari dotati di poteri assai simili

Toponomastica Di ciplina che tudia i nomi

ai consoli, che potevano sostituire in caso di necessit o di impedimento; erano essenzialmente


preposti all'amministrazione della giustizia: in
particolare il praetor urbamts si occupava delle
conrroversie sorte fra cittadini romani, menrre
il praetor peregrinl/s esercitava la sua giurisdizione nelle controversie fra gli tranieri oppure
tra i cittadini romani e gli stranieri.

Provincia In origine indicava l'ambitO territOriale in cui operava un magistratO dotatO di


potere supremo (imperium), ovvero console,
pretOre e dittatOre; in seguitO un territOrio conquistatO e passatO sotto l'amministrazione romana. Le province erano governate da un console o da un pretOre usciti di carica, con il titolo di proconsoli o di propretOri. Con la riforma di Augusto esse furono ripartite in province
poste sotto il conrrollo del Senato (senatoriae)
e in province controllate dall'imperatore (imperatoriae ).

Questori MagiStrati incaricati di compiti di


polizia criminale e di amministrazione e gestione delle finanze dello Stato (aerarium ). Dapprima in numero di due, per la variet dei compiti

ome di luogo.

dei luoghi e la loro derivazione.

Trachite Roccia vulcanica di colore grigiastro


pi o meno scuro, piuttOstO dura e resistente.

Tratturo Pista o sentiero relativi alla transumanza del bestiame.

Trazzera Termine con cui viene indicatO un


tratturo in Sicilia.

Tufo Roccia derivante dalla cementazione di


frammenti di origine vulcanica, facile da tagliare e scavare.

Viadotto Infrastruttura stradale che permette


il superamento di dislivelli e in particolare di
valli e depressioni. In antico poteva essere realizzata con la costruzione di due paramenti
murari a una certa distanza fra loro e con il
riempimenro di terra di riporro nello spazio fra

questI.

Vicus lnsediamenro di morfologia estremamente diversificata, in quanto poteva essere sia un


agglomerato di vaste dimensioni, strutturatO
urbanisticamente, sia un piccolo nucleo di case
coloniche.

In dice dei Luoghi


Sono indicate in corsivo le voci latine. La voce Roma non indicata, perch viene citata nella
maggio r parre dei capitOli.

A
Ace/um, 160
Acqui Terme, 175
Adria, 150, 152
Aeclanum,50
Agathyrnum, 129
Agunt//m, 199
Agna, 152
Ala, 192
Alatri, 55
A/ba Fueens, 66
Albano, 45
Albenga, 177
Albisola, 97
A/pis Craia, 184
Altamura, 50
Altino, 153, 195
Anagni, 55
Anii tea tro (Lecce ), 119
Antiquarium di Cesenatico, 147
- del Convento dei Cappuccini
(Sa la Consilina), 127
- di Himera, 131
- di Vo/cei (Buccino ), 126
Antro della Sibilla (Cuma ), 112
Anzio, 46
Aosta, 183, 184, 185
Aq//a Claudia (Roma ), 61
Aqua Traiana (Roma ), 95
Aquileia, 160, 198,201,203
Aqui/onis, 116
Aquino, 56
Arco di Augusro (Rimini ), 85
- Felice (Ca mpi Flegrei), 113
- dei Gavi (Verona ), 161
- di Giove Anlmone (Verona ), 162
- di S. Damiano (Carsu /ae ), 86
- di Traiano (Benevento), 115
Area archeologica di Classe
(Ravenna ), 149
- di Fossombrone, 85
- di Grottarossa (Roma ), 81
- di Himera, 131
Arezzo, 90
Aricia,45
Ari/iea, 167
Arimillum, 143, 149
Arles, 175
Arvier, 184
Ascoli Piceno, 75
Atena Lucana, 127
Ateste, 159
Augsburg, 196
Avio, 192

B
Baccano, 89
Balzi Rossi, 175
Bari, 117
Basilica di S. Agnese (Roma ), 70
- di S. Apollinare in Classe, 149
- di S. Lorenzo (Roma ), 67
Basro del Diavolo (Ariccia ), 45

Be/oriaco, 157
Benevento, 49
Bergamo, 166
Bergoml/m, 166
Bevagna, 87
Bithia, 136
Bironro, 117
Blera, 92
Bologna, 144, 152
Bolsena, 90
Bolzano, 192, 196
BOllollia,144
Borghetto di Castel Savelli, 59
Borgo Valsugana, 196
Bosa, 135
Bregenz, 189
Brescia, 165, 166
Brigalltium, 189
Brindisi, 51, 118
Brixia, 166
Buccino, 126

c
Cagliari, 133, 136
Caere, 95
Ca/aete, 129
Calvarone, 157
Calvi Vecchia, 56
Campiano, 147
Cannitello, 125
Canosa di Puglia, 117
Capitolium (Cuma ), 112
Capito/illm (Verona ), 162
Ca po Plaia, 131
Capocolle,143
Capua, 49
Capua (Sa ma Maria Capua
Vetere), 49, 56
Carovigno, 118
Carsoli, 66
Carsu/ae, 86
Casal Rorondo (Roma ), 53
Casale Malborghetto, 80, 81
Casi/illum,56
Castel Gandolfo, 45
Castel Porziano, 103
Castello di Castel Volturno, 111
Castelnovo Bariano, 152
Castrum Truentinum, 75
Catacombe di Ad Decimum, 59
- di S. Alessandro, 70
- di S. Callisro (Roma ), 52
- di S. Giovanni, 119
- di S. Sebastiano (Roma ), 53
Ca' Tron di Roncade, 154
Ca va Bu ia, 92
Cefal, 130
Cenrroni,59
Certosa di S. Lorenzo (Padula),
127
Cervia, 147
Cesena, 143, 147
Cesenatico, 147

Cesiomaggiore, 195
Chambave, 185
Champ de Praz, 185
Chitillon, 185
Chiavenna, 188
Chiesa di S. Giovanni de' Butris,
87
- di S. Giovanni in Compiro, 147
- di S. Maria di Cavamome, 63
- di S. Viro, 147
Chiesetta del Domine quo vadis?
(Roma ), 52
- di Quinriliolo (Tivoli ), 68
Chieti, 66
Chiusi, 90
Cima del Boia, 78
Cimitero di Pretestaro (Roma ), 52
Circeo, 104
Citt della Pieve, 90
Civita Castellana, 82
Civitavecchia, 95
C/assis, 149
C/astidillm, 157
C/aterna, 144
C/ivlls Martis (Roma ), 52
Collarmele, 66
Como, 187, 188
Concordia Sagittaria, 160
Conversano, 117
Corfinio, 66
Camus, 135
Corso Cavour (Verona ), 161
- di Porta Borsari (Verona ), 162
- S. Anastasia (Verona ), 163
Corte Cavanella di Loreo, 150
Cosa, 95
Cosenza, 124
Cosilinl/m, 127
Cozzo, 180
Cremona, 157
Crustumerium, 73

Crypta Romana (Cuma ), 112


Cuma, 111,112

D-E
Deeennovium, 46
Diria, 118
Dobbiacorroblach, 199
Donnas, 185
Dorno, 179
Drepalll/m, 131
Egna/Neumarkt, 192
Egnathia, 118
Eporedia,183
Equum Tuticum, 116
EretHm, 70, 73
Este, 152
Exilles, 180

F
Faenza, 144
Fa/erii Novi, 82
Fano, 85

INDICE DEI LUOGHI

Fe/sina, 144
Feltre, 196
Feltria, 196
Ferentino, 55
Fidenae, 73
Fidenza, 145
Fiesole, 90
Fiorenzuola d'Arda , 145
Firenze, 90
Fiume, 203
Fiume Drava, 206
- Isonzo, 201
- Ofanto, 117
- Oglio, 157
- Piave, 205
Foligno, 83, 87
Fondi,48
Fons Timavi, 203
Forche Caudine, 49
Fordongianus, 133
Forl, 143
Forlimpopoli,143
Foro di Verona, 162
Formia, 48
Forum Cassii, 89
Forum F/aminii, 87
Forum Gal/orum, 144
Forum Iulii, 201
Forum Livii, 143
Forum Popi/ii, 143, 149
Fossa Neronis, 111
Fosso Granci, 46
- di Mele, 45
Fossombrone, 85
Fregel/ae, 55

G-H-I
Gabii, 63
Genova,96,156
Giardini Hanbury, 175
Gioia Tauro, 125
Gola del Furio, 84, 85
Gran San Bernardo (valico), 183
Grotta di Cocceio (Campi
Flegrei ), 113
- dei Massacci, 76
- della Sibilla (Campi Flegrei ),
113
Grorraferrara,59
Hadria/Hatria, 75
Hadriani, 149
Ha/aesa, 130
He/vil/um, 84
Herdoniae, 117
Himera, 130
Hosti/ia, 191
Hyccara, 131
Imola, 144
Interamna Lirenas, 56
Interocrium, 78
Ipogeo di Trebio Giusto (Roma ),
57
Itri, 48
Iu/ia Tertona, 156
Iulium Carnicum, 199
Ivrea, 183

L
Laghi Alimini, 119

Lago d'Averno, 111, 113


- di Garda, 167
- di Lcola, 111
Lagozzo, 195
Lamezia, 125
Lapide di Polla, 121
Lscari, 131
La Turbie, 175
Laus Pompeia, 166
Lecce, 119
Legnago, 152
Libarna, 156
Li/ibaeum, 131
Liternum, 111
Littamum, 199
Li verogne, 184
Livorno, 95
Lomello, 179
Lubiana, 201
Lucca, 90
Luni, 90, 95

M
Macopsisa, 133
Magonza, 183
Mansio ad Baccanas, 89
- Hadriani, 150
Marina di Carona, 129
Marsala, 131
Marsiglia, 175
Martirano, 124
Marzaglia,145
Masseria Misicuro, 51
Masso dell'Orso, 78
Mausoleo di Casal Bruciato
(Roma ), 67
- di Cecilia Metella (Roma ), 53
- di Elena (Roma ), 61
- di Mario (Roma ), 73
- dei Plautii, 68
- di Torre Spunta piedi (Roma ), 70
Medio/anum, 165
Mercatelli, 195
Merna,201
Mesagne, 51
Messina, 129
Milano, 165, 179, 182
Milazzo, 129
Minturnae, 48
Mirabella Eclano, 50
Modena, 144, 152
Monasrero di S. Vito, 117
Monginevro (valico ), 180
Monopoli, 117
Montagnana, 152
Monte Erice, 131
Montesarchio, 49
Montjovet, 185
Morano Calabro, 124
Museo archeologico del Compito,
147
- archeologico della Lucania
occidentale (Padula ), 127
- archeologico nazionale (Adria ),
150
- archeologico (Piadena ), 158
- della Citt (Brescia ), 165
- del Colle del Gran San
Bernardo, 183

Museo Jatta (Ruvo di Puglia ), 117


- Leone (Vercelli ), 182
- maffeiano (Verona ), 162
- delle Navi Romane (Fiumicino ),
38
- di S. Pietro in Campiano, 147
- della Via Ostiense (Roma ), 40

N-O
Narni, 82
Nau/ochos, 129
Neapolis (Orisrano), 136
Necropoli osriense (Roma ), 41
Neru/um, 124
Nocera Umbra, 83
Nola, 121
Nomentum, 70
Nora, 136
Norchia,92
Novaria, 182
Nuceria, 122
Odeon (Verona ), 163
Oderzo, 160
Olbia, 140
Ordona, 117
Orvieto, 90
Osria, 41
Ostia Antica, 42
Ostia Aterni, 66
Ostiglia, 152, 190, 191
Ostuni, 118
Othoca, 133, 135
Otranto, 119
Otricoli, 82

p
Padova, 167
Padula, 127
Palermo, 131
Palestrina, 63
Parco degli Acquedotti e percorso
attrezzato (Roma ), 58, 63
- dell'Appia (Fondi), 47
- dell' Appia antica (Roma), 52
- delle Tombe Latine (Roma), 57
Parco archeologico di Aosta, 185
- di Baratti e Populonia, 97
- di Cuma, 113
Parentium, 203
Parma, 145
Parthenicum, 131
Passo del Brennero, 193
- di Monte Croce Carnico, 198,
199
- di Resia, 196
Pavia, 179
PeniteUe di Mondragone, 111
Pesaro, 85
Piacenza, 145, 157
Piana di Fondi, 46
Piano deUa Cerrera, 126
Piccolo San Bernardo (valico ), 184
Pisa, 95
Pisco Montano (Terracina ), 46
Pisignano, 147
Pola, 203
Polla, 127
Pondel (val di Cogne ), 184
Pons Aemilius (Roma), 94

INDICE DEI LUOGHI

Pons Al/fidi, 50
- Drusi, 192, 196
- Tirenus, 48
Ponte Alto, 46
- Amato, 63
- di Apollosa, 50
- di Augusto ( ami ), 86
- di Calmazzo, 85
- di Cecco (Ascoli Piceno), 75
- delle Chianche, 116
- Corvo, 50
- del Diavolo, 76
- del Diavolo o di Annibale, 124
- del Diavolo (Bastardo), 87
- del Diavolo (Blera ), 92
- delle Fate (val Ponci ), 176
- Fonnaia, 87
- Grosso, 84
- dei Ladroni, 116
- Leproso, 5 O
- Lucano, 68
- Lupo, 63
- Mallio (Cagli), 85
- Mammolo (Roma ), 67
- Marmoreo, 83
- Milvio (Roma ), 89
- Muto (val Ponci ), 176
- di Nona, 63
- Pima (Verona ), 163
- della Rocca, 92
- Rotto (fiume Calore ), 50
- di S. Cono, 126
- di S. Marco, 116
- S. Spirito, 116
- Salario (Roma), 72
- Sambuco, 77
- Sanguinario, 83
- Sardone, 63
- Spiano, 84
- di Tiberio (Rimini ), 146
- di Tufara, 49
- Valentino, 116
Ponte Gardena/Waidbruck, 193
Pontes Aureoli, 166
Ponti, 175
Pont-Saint-Martin, 185
Populonia,95
Porta Borsari (Verona ), 162
- Capena (Roma ), 44
- /ovia (Verona ), 162
- Latina (Roma ), 57
- dei Leoni (Verona ), 191
- Maggio (Terracina ), 46
- Portuellsis (Roma ), 38
- Romana (Nocera Superiore), 122
- S. Sebastiano (Roma ), 44, 52
- Terra (Cefal), 130
Porticello, 125
Porto Torres, 133, 134
Portus, 39
Portl/s Iulius, 111
Posta, 73
Pozzuoli, 111
Prato all']sarcolBlumau, 193
Prima Porta (Roma ), 81
Pyrgi,95

R
Rabl/Rabland, 195, 196

Redondesco, 159
Reggio Emilia, 145
Rieti, 77
Rimini, 85, 143
Roselle, 92
Rudiae, 119
Runaz, 184
Ruta di Camogli, 96
Ruvo, 117

5
Saint-Vincent, 185
Sala Consilina, 127
Salerno, 122
Sambruson, 150, 153
Samlaco, 188
San Bernardino (valico), 205
San Giovanni di Duino, 203
San Gottardo (valico ), 206
San Lorenzo di Sebato/Sankt
Lorenzen, 199
San Pietro (Polla ), 127
San Pietro in Campiano, 147
Sant'Agata Militello, 129
Santa Maria Capua Vetere, 49, 121
Santa Maria Rezzonico, 188
Santa Marinella, 95
Sant' Antioco, 136
Sant'Arcangelo di Paduli, 116
Sant'Arcangelo di Romagna, 147
Santuario di Ercole Vincitore
(Tivoli ),68
Satricul11, 46
Sarurnia, 92
Scheggia, 84
Sebatul11, 199
Sempione (valico ), 205
Sepolcro di C. Maenius Basslls
(Vicovaro ), 65
- di Orazio (Roma ), 52
- di Priscilla (Roma), 52
Sermione l11ansio, 166
Sessa Aurunca, 48
Settecamini, 67
Sigillo, 84
Si/va Gallinaria, 111
SinI/essa, 48, 111
Sol untO, 131
Spina, 150
Spoleto, 83
Stazione per la Carnia, 198
Strada "Porciliana " o lmperialis,
159
Strambo del Paladino, 78
Susa, 180
Sutri, 89

T
Tadinul11, 84
Tannetl/l11,145
Taranto, 51
Tarvessede, 188
Tarvisium, 195
Tauriana, 125
Teatro romano (Verona ), 163
Teggiano, 127
Tempietto del Clitunno, 83
Tempio di Antas, 136
- di Apollo (Campi Flegrei ), 113

Tempio della Tosse (Tivoli ), 68


Terme di Tito, 78
- di Sant'Alo (Vibo Valentia ),
125
Terni, 83
Terracina, 46
Tharros, 135
Thermae Himerae, 131
Tibula, 134
Tibl/r, 68
TicilllIm, 179
Tindari, 129
Tivoli, 68
Tomba Bagnoli (Canosa di
Puglia ), 117
- di Geta (Roma ), 52
- di Nerone (Roma ), 89
Tombe rupesui di Casa Palmieri,
118
Torino, 180
Torracci,76
Torre dell' Angelo (Roma ), 57
- d'Orta, 117
- Casieri (Canosa di Puglia), 117
- del Fiscale (Roma ), 58
Tortona, 156, 175
Tra pani, 131
Travena, 74
Trento, 192, 196
Trevi, 83
Tricesimo, 198
Trieste, 203
Trisungo, 74
Trofeo di AugustO (La Turbie),
175
Troia, 117
Tuscania, 92
Tuscolo,59

V-W-Z
Vada, 95
Vado Ligure, 97
Valesio, 119
Valle del Crati, 124
- Ponci, 176
- Quazzola, 175
- Riccia, 45
- Venosta, 196
Vallo di Diano, 123, 127
Valsugana, 196
Varazze, 97
Veldidena, 193, 199
Velletri, 46
Venosa, 50
Ventimiglia, 175
Vellusia, 50
Vercelli, 182
Verona, 159, 161, 167, 191
Verrs, 185
Vetulonia, 92
Via Aeclanensis, 138
- Amerina, 107
- Annia, 151
- Appia, 43
- da Aquileia alla Pannonia, 200
- da Aquileia alla Rezia per il
passo di Monte Croce Carnico,
197
- Ardeatina, 101

INDICE DEI LUOGHI

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l

Via Asinaria, lO 1
- Aurelia, 93
- Aurelia (Sicilia ), 139
- Aurelia (Venero), 172
- Bologna-Ostiglia-Verona, I-I
- da Cagliari a Olbia, 140
- Campana, 38
- Cassia, 88
- Cavona, 101
- Cecilia, 105
- Cesena-Srsina-Arezzo, 170
- Cimina, 108
- Claudia Augusta, 194
- Claudia Nova, 106
- Claudia Valeria, 64
- Clodia, 91
- Cornelia, 102
- del Dismano, 171
- Domiziana, 1 IO
- Elorina, 139
- Emilia, 141
- Faventina, 170
- Flaminia, 79
- Flaminia minore, 169
- Flavia, 202
- Fulvia, 171
- Gabina, 62
- HerclIlia, 124, 137, 139
- Interna da Olbia a Cagliari, 140
- lulia Augusta, 174
- Labicana, 60
- Lata (Roma), 80
- Latina, 54
- Laurentina, 100

Via Liroranea occidentale


(Sardegna), 134
- Liroranea orlenrale (Sardegna),
140
- da Milano ad Aquileia, 164
- da Milano alla Gallia e alla
Germania per il Grande e il
Piccolo San Bernardo, 181
- da Milano alla Gallia per il
Monginevro, 178
- da Milano alla Rezia per i
valichi delle Alpi cenrrali, 186
- da Modena verso gli Appennini,
170
- omentana, 69
- da Parma verso Lucca, 170
- Pedrara, 201
- da Piacenza a Lodi Vecchio e a
Milano, 171
- da Piacenza a Torino e al
Monginevro, 171
- Pompeia, 139
- Popillia, 148
- Popillia-Annia, 120
- da Porro Torres a Cagliari, 112
- Porruense, 38
- Posrumia, 155
- Prenestina, 62
- Regina, 188

- per la Rezia lungo la valle


dell'Adige, 190
- Rimini-Arezzo, 169
- Salaria, 71
- Salari a Gallica, 107

/'

Via Salaria Picena, 10- Satricana, 100


- Selinunrina, 139
- dei Sepolcri (Tuscolo ), 59
- Severiana, 103
- Sublacense, 105
- Tiburrina-Valeria, 64
- Traiana, 114
- Traiana Calabra, 118
- Traiana Nuova, 108
- Trionfale, 102
- Ulpiana, 108
- Valeria, 128
- Valeria Fiacca, 103
- Virellia, 102
Vibo Valentia, 125
Vicenza, 160, 167
ViClls BedriaclIln, 157
Vigarano, 152
Villa Banchieri (Venrimiglia ),
175
- Doria Pamphilj (Roma), 94
- dei Gordiani (Roma), 63
- di Livia (Roma), 81
- di Massenzio (Roma), 53
- dei Quintili (Roma), 53
- dei Serte Bassi (Roma ), 58
Ville di Tindari e di Parti, 129
Villeneuve, 184
Volargne, 191
Wilren, 193
Zancle, 129~-.~.....
Zona

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Referenze icono rafiche

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I
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I
I

Archivio Alinari, Firenze: p. 65; Archivio forografico Regione Venero:


pp. 36, 152; R. Barcellona: p. 164;
D. Bardi/Giuseppe Carfagna e Associari: p. 63; P. Basso: pp. 81, 82, 84,
85 in alto, 107, 112, 138 in alro, 153
in alro, 162, 191; S. Barraglia/Giuseppe Carfagna e Associari: p. 44; G.
Baviera: pp. 15,27,43,47,49,50,
5 J in alro, 53 in basso, 58, 83, 90,
106, l I O, 116, l J 7, J 18, l 19, 148,
149, 153 in basso, 154, 165, 193,
203 in alro; G. Belei/Giuseppe Carfagna e Associari: pp. 41,45,56; C.
Beloni: pp. 39, 42 in basso, 88, 89,
108, 166; J. Blair/Corbis: p. 130; J.
Boneno: p. 172; L. Bosio, per gentile concessione dell'Universir di Padova: pp. 32, 100, 139,203 in basso;A.Buonopane:p.34;~1 . . Busana: pp. 19,48; G. Carfagna e Associari: pp. 24, 46, 53 in alto; G.
Carfagna/Giuseppe Carfagna e Associati: pp. 16,51 in basso, 69, 95,
96,168,171,182,195,205; L.Casadei/Giuseppe Carfagna e Associati: p. 98; E. CioVCorbis: p. 3 l; C.
Concina! Realy Easy Star: p. 163; R.
Fabriani/Giuseppe Carfagna e Associari: pp. 59, 64; Fororeca Srorica

Nazionale Ando Gilardi: pp. 71, 79;


P. Grossi: pp. 142, J47, 167, 169,
175,176,179 a desrra, 187; F.
Guandalini: pp. 54, 55, 57, 61,62,
66,67,68,70,72,73,74,75, 76,
77, 78; M. lodice/Corbis: p. 127;
E. Les ing collection/ Lessing Phoro:
p. 29; D. ~Ianacorda: p. 97; M.
Marcherti/Realy Easy Srar: p. 135; J.
e L. MerrilVCorbis: p. 102; Museo
Archeologico Nazionale di Aquileia: p. 151; Museo Civico di Bolzano: p. 194; Museo Lapidario Maffeiano di Verona: p. 155; Museo
Nazionale Romano di Palazzo Massimo aUe Terme, su concessione del
Ministero per i Beni e le Attivit
Culturali - Soprintendenza Archeologica di Roma: p. 33; G.
OriandolRealy Easy raro p. 125; S.
Pesa vento Marrioli: pp. 20, 104,
200; L. Pessina/ Real)' Eas)' Srar: p.
196; P. Piccardo: p. 177; C.
Piccoli/copyrighr Fondazione Benetron Studi Ricerche: p. 160; A. Piconel Realy Easy Star: p. 129; E Radino/Azibul: p. 179 a sinisrra; M. RavennalEikonos: p. 145; G. Renda:
pp. 111,113,115,120,122, 126;G.
Rinaldilll Dagherrotipo: p. 124; G.

Ro~relRealy ' Ea)' ta~ p. 103;

G. A. -asSi ~ fmages: pp. 144,


157; T.
~ lRealy Easy Star:
pp. 85 in basso, 87, 137, 138 in
basso, 143, 156, 180, 184, 185,
204; Temi Edirrice, Tremo: p. 199;
G. Tomsich/ Giuseppe Carfagna e
Associati: pp. 42 in alto, 197,201;
E. TrainirolRealy Easy Srar: pp. 133,
136; S. Vannini/Corbis: p. 92; F.
VemurilCorbis: p. 140.
I disegni alle pagine 25 e 26 sono di
Francesco Corni.
Foro di pago l: Benevemo, l'Arco di
Traiano (G. Renda); pago 13: Aquileia, tratto urbano di srrada basolata (S. Pesa vento Martioli ); pago 17:
Roma, un tratto della via Appia alle
porre della cirt (M.S. Busana ); pago
37: Sama :-'1aria Capua Vetere, due
areare dell'anfitearro (G. Baviera);
pago 109: veduta del sito archeologico di Tharros (M. Marchetti/Realy
Easy Star); pago 141: Brescia, il Tempio Capitolino (G. Baviera); pago
173: Donnas, strada e arco tagliati
nella roccia (T. SpagonelRealy Easy
Star); pago 207: tratro basolato della via Prenesrina (E Guandalini).