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Immagini del pensiero (21/3/1998)

Domenico Losurdo
L'autocoscienza dell'Occidente
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Adam Smith, uno dei padri fondatori in qualche modo, della tradizione liberale
dell'Occidente; ebbene Adam Smith nelle Lezioni di Giurisprudenza, allorch comincia
ad esaminare il tema della schiavit, formula queste osservazioni: "Noi siamo in genere
portati a pensare che la schiavit sia pressoch scomparsa per il fatto che in Europa
l'abbiamo eliminata, ma in realt l'Europa rappresenta una minuscola isola di libert in
un oceano sconfinato nell'ambito del quale la schiavit continua ad esistere e ad essere
vitale". Cosa c' di stupefacente in questa dichiarazione? C' il fatto che venga rimosso
un piccolo ma significativo particolare, cio l'Europa viene celebrata come isola
minuscola della libert, ma in realt in quel momento c' la tratta dei neri che vede come
protagonista per l'appunto l'Europa e in primo luogo proprio l'Inghilterra in cui parla
Adam Smith: l'Inghilterra che organizza la tratta dei neri, anzi, l'Inghilterra ha
strappato l '"asiento", il monopolio della tratta dei neri, alla Spagna e, naturalmente,
impegnate in questa tratta dei neri sono anche le colonie inglesi in America. Da questo
punto di vista l'Europa, che viene celebrata da Adam Smith come minuscola isola di
libert, in realt la protagonista della forma peggiore di schiavit, cio la schiavit in
merce, la schiavit che conduce fino all'estremo la mercificazione dell'uomo. Credo che
da ci risulti questa "falsa coscienza dell'Occidente". Questa falsa coscienza continua a
manifestarsi successivamente anche in forme molto diverse, per direi che la
caratteristica fondamentale il tentativo di esternalizzazione del male. Il caso direi pi
clamoroso forse quello di Oswald Spengler. Oswald Spengler, l'autore di "Tramonto
dell'Occidente" dichiara che la Russia, dopo la Rivoluzione d'Ottobre, ha deposto la sua
maschera bianca e si rivelata una potenza asiatica, mongolica, a tutti gli effetti, cio
l'Unione Sovietica, che in quel momento bene o male lancia l'appello alla
decolonizzazione, lancia l'appello agli schiavi delle colonie a spezzare le loro catene,
ecco proprio per questo, secondo Oswald Spengler, non fa parte pi dell'Occidente, in
qualche modo fa parte dei rinnegati dell'Occidente, ha deposto la maschera bianca. In
questo caso Occidente coincide persino con razza bianca e spesso c' questa
coincidenza.

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Vediamo dunque che la Russia in un certo momento viene a far parte dell'Occidente e in
un altro momento ne viene espulsa. Ma questo destino quello anche della Germania,
allorch scoppia la Prima Guerra Mondiale chiaro che i nemici della Germania, per
esempio Francia, Inghilterra e poi Stati Uniti, tendono a considerare la Germania
estranea all'Occidente, la espellono dall'Occidente e tanto pi questo vale per quanto

riguarda la Seconda Guerra Mondiale, mentre invece nel corso della guerra fredda la
Germania viene considerata parte integrante a tutti gli effetti dell'Occidente. Quindi,
come si vede, l'Occidente non un luogo ben definito, non uno spazio geografico ben
delimitato; di volta in volta questo spazio viene definito in modo diverso, quello che
rimane immutato il significato di interdetto ideologico, di scomunica lanciata verso
coloro che vengono considerati estranei all'Occidente, quindi estranei a questo spazio
sacro della civilt. Ci sono stati dei momenti in cui persino l'Europa nel suo complesso
stata espulsa dall'Occidente, si pensi all'espressione "emisfero occidentale", che rinvia
alla "dottrina Monroe", alla dottrina in base alla quale appunto gli europei non hanno
diritto di intervenire in questo emisfero occidentale o emisfero continentale o emisfero
americano, che comincia ad essere definito come l'area di influenza degli Stati Uniti;
ecco, in questo caso l'Europa sembra effettivamente estranea all'Occidente. Noi
abbiamo persino un autore americano della fine del Settecento, sta divampando in
questo momento la Rivoluzione Francese con tutti gli sconvolgimenti colossali che essa
comporta, siamo nel 1794, Kent si chiama questo autore, siamo nell'era dei padri
fondatori degli Stati Uniti, ebbene questo Kent , esprimendo tutto il suo disappunto per
gli sconvolgimenti colossali che si stanno verificando in Francia e anche in Europa,
esprimendo tutto il suo disprezzo dice che avvenimenti del genere si possono soltanto
verificare nel "continente orientale", "continente orientale" proprio l'espressione usata
da questo autore americano. Qui vediamo chiaramente che il continente orientale
coincide con l'Europa ed chiaro che la dicotomia Oriente e Occidente non una
dicotomia geografica ma una dicotomia ideologica ed in un certo senso una
dicotomia da guerra di religione: l'Oriente viene definito appunto come l'insieme di
coloro che sono estranei allo spazio sacro rappresentato dall'Occidente.

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L'Occidente in effetti una delle poche culture o forse l'unica cultura che capace
effettivamente di procedere ad una autocritica e questo un elemento essenziale. Noi
conosciamo quali sono questi momenti di autocritica dell'Occidente, che inizia gi con
Las Casas, nel momento stesso cio in cui viene portata avanti la conquista, questa
autocritica poi si manifesta nel corso della Rivoluzione Francese e nel corso dunque del
periodo che prepara ideologicamente la Rivoluzione Francese, si manifesta anche nel
corso della Rivoluzione d'Ottobre; tutti questi grandi sconvolgimenti sono momenti in
cui effettivamente si sviluppa questa autocritica, cio si verifica un fenomeno del
genere: la necessit di mobilitare tutte le energie, anche sul piano morale, anche sul
piano ideologico, per denunciare il dominio esistente, porta a far s che questa denuncia
acquisti un carattere generalizzato, un carattere universale, e in questo senso
effettivamente noi abbiamo dei momenti altissimi di autocritica dell'Occidente. Non a
caso i Giacobini sono stati i primi che, costretti anche dalla Rivoluzione nera che nel
frattempo si era verificata a San Domingo, procedono all'abolizione della schiavit dei
neri; ecco, per proprio questi momenti alti della storia dell'Occidente che sono i
momenti della sua autocritica, tendono dalla cultura dominante ad essere liquidati, il
revisionismo storico si manifesta anche nei confronti della Rivoluzione Francese e il
revisionismo storico significa appunto la liquidazione di questi momenti. In fondo il
medesimo meccanismo a cui accennavo parlando di Oswald Spengler: Spengler,
allorch esamina l'appello della Rivoluzione d'Ottobre agli schiavi delle colonie a
ribellarsi, dice che oramai anche l'Unione Sovietica o la Russia ha deposto la sua

maschera bianca, fa parte, cos si esprime addirittura Oswald Spengler, fa parte dei
popoli di colore. Quindi noi in realt vediamo questo complesso contraddittorio: ci sono
momenti alti di autocritica nella storia dell'Occidente, per momenti alti che l'ideologia
dominate tende ad espellere e a considerare addirittura estranei all'Occidente, perch
coloro che si sono resi protagonisti di questi momenti alti della storia e dell'autocritica
dell'Occidente, vengono considerati dall'ideologia dominante alla stregua di traditori e
rinnegati dell'Occidente medesimo.

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La proclamazione dei diritti dell'uomo si verificata in Occidente e questo indubbio,
un punto alto della storia dell'Occidente, ripeto, non intendo procedere ad una
liquidazione sommaria, non intendo contrapporre al pathos della falsa coscienza una
requisitoria senza sfaccettature; cerchiamo di vedere per se effettivamente questa
identificazione fra Occidente e diritti dell'uomo sia un'identificazione che regge
all'analisi storica. Insomma, mi sembra difficile che possa resistere all'analisi storica,
non soltanto per il fatto che l'Occidente stato il protagonista della tratta dei neri, non
soltanto per il fatto che l'Occidente in occasioni cruciali ha teso a negare completamente
i diritti dell'uomo di coloro che venivano considerati estranei all'Occidente. Noi ci
possiamo chiedere se effettivamente questa identificazione regga, anche da un altro
punto di vista: quando la Rivoluzione Francese proclama i diritti dell'uomo,
inizialmente questi diritti dell'uomo non vengono considerati validi per i neri e persino
per i mulatti delle colonie, la schiavit dei neri continua a sussistere pienamente; c'
voluta poi la rivoluzione dei neri a San Domingo, ad Haiti, perch il quadro cambiasse,
c' voluta dunque una fondamentale rivoluzione perch i diritti dell'uomo proclamati
dalla Rivoluzione Francese venissero applicati ad ogni uomo in quanto tale e
indipendentemente anche dal colore della pelle. Questo di cui noi siamo giustamente
orgogliosi, questa proclamazione che l'uomo titolare, in quanto tale, di diritti
inalienabili, ebbene questo risultato noi non possiamo comprenderlo senza il contributo
decisivo della Rivoluzione nera di Haiti, cio senza il contributo di quei barbari che, nel
momento in cui si sono ribellati, sono stati appunto banditi dall'Occidente, anzi sono
stati bollati come nemici mortali dell'Occidente. Possiamo fare persino un'osservazione
ulteriore: quando si manifesta questa Rivoluzione nera ad Haiti, in genere i nostri
manuali di storia non ne parlano, i rivoluzionari neri o i ribelli neri, guidati da Tussen
Luverture *, questa grande figura che per si nutrita di cultura illuministica francese
europea, ci tengo a sottolineare che io non intendo procedere ad una contrapposizione
manichea neppure rovesciando quella usualmente utilizzata, ebbene quando i
rivoluzionari neri guidati da Tussen Luverture * riescono a scacciare i Francesi,
stabiliscono una Repubblica, che in quel momento in realt il primo stato libero in
America. Certo la seconda Repubblica se noi consideriamo gli Stati Uniti d'America,
la seconda Repubblica che si afferma sul continente americano, per gli Stati Uniti
d'America in questo momento sono ancora fondati sulla schiavit, mentre invece Haiti
la prima repubblica che ha abolito la schiavit. Quindi possiamo vedere in che modo noi
dovremmo sconvolgere certe rappresentazioni consolidate: in questo senso, nella
proclamazione dei diritti dell'uomo in quanto tale, di cui siamo giustamente orgogliosi,
noi dovremmo saper vedere anche il contributo decisivo dell'Oriente.

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Se noi leggiamo i discorsi a tavola, le conversazioni a tavola di Hitler, lui parla della
popolazione dell'Europa orientale come "gli indigeni", questa l'espressione che usa,
anzi, continuamente paragona questi indigeni dell'Europa orientale agli indios e ai
pellerossa, e come gli indios e i pellerossa sono stati sopraffatti da una razza pi forte
nell'ambito di una lotta e di una guerra che, essendo tra razze diverse, non consente
nessun reale armistizio, non consente in qualche modo di fare prigionieri, cos Hitler
dice che anche per quanto riguarda la sua guerra in Est-Europa, gli indigeni estranei
all'Occidente sono destinati ad essere sopraffatti. Quindi questo pathos dell'Occidente,
ripeto, continuamente presente nel nazismo anzi, andrei oltre: il destino degli ebrei
stato segnato proprio dall'espulsione che il nazismo ha fatto degli ebrei dall'Occidente.
Questo un tema che ritorna anch'esso ossessivamente: se noi leggiamo Rosenberg, egli
dice appunto che gli ebrei sono una popolazione asiatica, dal suo punto di vista
Rosenberg aveva degli appigli geografici per questa sua tesi, ma naturalmente
l'essenziale di questa tesi, l'ho gi spiegato, non mai la geografia, bens l'aspetto
dell'interdetto ideologico e della scomunica; bene, gli ebrei vengono scomunicati
dall'Occidente ad'opera del nazismo sia per ragioni geografiche, rinviano all'Asia o al
Medio Oriente, o comunque sono estranei all'Europa e all'Occidente, ma soprattutto per
ragioni ideologiche. E' noto che nell'ambito del Terzo Reich si diffonde
quest'ideologema che spiega la Rivoluzione d'Ottobre attribuendola ad un complotto
ebraico bolscevico. Gli ebrei hanno avuto un ruolo decisivo, secondo questa visione,
nello scatenare la Rivoluzione d'Ottobre, ma la Rivoluzione d'Ottobre il nemico
giurato dell'Occidente, la rivoluzione che avviene in un paese, per citare ancora una
volta Spengler, che ha deposto la sua maschera bianca e fa parte ormai dei popoli di
colore. Nella misura in cui gli ebrei avrebbero svolto un ruolo cos importante, o cos
decisivo, in questa Rivoluzione d'Ottobre, non soltanto sono da considerare estranei
all'Occidente, ma sono i nemici giurati dell'Occidente, nemici giurati che devono essere
sterminati. Noi vediamo qui che il pathos dell'Occidente ha segnato lo sterminio degli
ebrei, ed un motivo in pi per prendere nettamente le distanze da questo pathos.

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La cultura tedesca pi avanzata dopo la fine della seconda Guerra Mondiale ha
elaborato questa categoria che si chiama "Aufarbeitung der Vergangenheit", cio
l'elaborazione del passato, l'elaborazione critica del passato: in tal modo la cultura
tedesca pi avanzata ha cercato di fare i conti con quello che di terribile era avvenuto
nella storia della Germania, in particolare con l'avvento del Terzo Reich e con il
genocidio di cui il Terzo Reich si era reso responsabile. La domanda che possiamo porci
questa: ma in Occidente, per quanto riguarda l'Occidente nel suo complesso, c' il
tentativo di procedere ad una "Aufarbeitung der Vergangenheit", ad una elaborazione
critica della storia dell'Occidente? Sente l'Occidente di fare i conti in modo definitivo
con le pagine nere che hanno caratterizzato la sua storia, in modo che queste pagine nere
non si verifichino pi? Qualunque sia il giudizio che si voglia dare sulla Guerra del
Golfo, e si pu desumere da quello che ho detto in precedenza che il mio giudizio non
propriamente positivo, comunque qualunque sia il giudizio che se ne voglia dare, c' un
fenomeno ideologico interessante che l'ha accompagnata. Io ricordo, in quest'occasione,
un articolo che Alberoni ha pubblicato sul Corriere della sera: proprio alla vigilia della

tempesta del deserto, della spedizione antiirachena, come procedeva nella sua
argomentazione questo sociologo per altro illustre? Affermava che ormai la cultura della
guerra stata sconfitta nel nord del pianeta, il nord del pianeta - la sua espressione
testuale- vive in pace gi dalla fine della seconda Guerra Mondiale, mentre invece il
sud del pianeta che continua ad usare lo strumento della guerra, e che dunque la
spedizione militare era necessaria come spedizione pedagogica, mediante la quale il
nord del pianeta insegnava la cultura della pace anche al sud del pianeta. Ora, lasciando
da parte le mie riserve su questa sorta di pedagogia armata e armata fino ai denti, quello
che stupisce in questa dichiarazione la tesi secondo cui il nord del pianeta e
l'Occidente sarebbe vissuto totalmente in pace a partire dalla fine della Seconda Guerra
Mondiale. E' chiaro che si procede ad una colossale rimozione storica: si rimuove la
guerra in Indocina, prima della Francia, poi degli Stati Uniti, si rimuove la guerra
coloniale ad esempio del Portogallo in Angola, si rimuove l'intervento anglo-francese a
Suez, si rimuove la guerra nelle Falkland. Su ognuna di queste guerre noi possiamo dare
un giudizio di volta in volta determinato, ma il fatto che un illustre sociologo parta dal
presupposto che non si siano mai pi verificate guerre, in cui sia stato implicato
l'Occidente, dopo la fine della seconda Guerra Mondiale, mi fa pensare che questi
meccanismi di esternalizzazione del male di cui parlavo in precedenza siano vitali
ancora oggi; e questi meccanismi conducono, in ultima analisi, alla trasfigurazione
dell'Occidente ovvero del nord del pianeta.
Tratto dall'intervista: "Autocoscienza e falsa coscienza dell'Occidente" - Napoli,
Vivarium, 14 luglio 1994

Biografia di Domenico Losurdo


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