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Documento di lavoro per le Caritas diocesane

LINEE GUIDA INTERVENTI DI SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE

INTERVENTI DI SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE

Introduzione

Nell’emergenza, giustizia non elemosina

• Promozione non assistenzialismo


• Approccio integrato: aiuti d’urgenza, riabilitazione, sviluppo, difesa dei diritti umani,
peacebuilding…
• Ricaduta pastorale
• Partnership
• Accompagnamento lungo percorsi di sviluppo

I parte - LINEE GUIDA


1. Emergenza, opportunità d’incontro
2. L’emergenza: caratteristiche e principi dell’intervento Caritas
3. La progettazione nell’emergenza
4. Il percorso emergenza-riabilitazione –ricostruzione
5. Il coordinamento della rete Caritas nelle emergenze
6. Collegare l'emergenza allo sviluppo
7. Chi opera nelle emergenze internazionali
8. Il rapporto con le Chiese locali
9. L’incontro con culture altre
10. La selezione e la formazione degli operatori espatriati Caritas
11. Ambiti d’intervento Caritas
12. Alcuni strumenti di lotta alla povertà
13. Criteri etici nell’uso dei fondi raccolti
14. Comunicare nell’emergenza

II parte SCHEDE OPERATIVE


1. Informarsi, collegarsi e coordinarsi
2. Comunicare l’emergenza: informare attraverso i mezzi di comunicazione
3. Raccogliere offerte e disponibilità di donazioni materiali
4. Come collaborare con le Chiese locali
5. Come collaborare con i partner non ecclesiali
6. La spedizione di beni materiali
7. La spedizione di farmaci
8. Le fasi preliminari dello studio di fattibilità (analisi ex ante) e della progettazione
9. Organizzare viaggi e visite sul posto (verifiche in itinere e valutazioni ex post)
10. Aspetti legali/amministrativi (contratti, polizze assicurative, mansionario)
11. Sicurezza
12. Creare rapporti nelle differenze: il rispetto culturale, degli usi-costumi, dello standard
economico e della dignità della persona, specie dei minori (stile di condotta e lotta alla
pedofilia)

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I PARTE – LINEE GUIDA

1. Emergenza, opportunità d’incontro

“Lavorare accanto alle vittime ha per Caritas il significato dell’incontro con le comunità locali,
parrocchiali o di villaggio: ascoltare i loro drammi, vivere la fatica di ricominciare assieme a loro,
giorno dopo giorno. Da questo incontro, dalla vita di solidarietà condivisa, ci siamo arricchiti di
esperienze di fede, lezioni di speranza, testimonianze di carità che, passo dopo passo, hanno trasformato
il nostro essere portatori della generosità delle nostre comunità, in un cammino condiviso fatto di
scambio reciproco e di relazioni arricchenti per tutti.” (Don Vittorio Nozza “Tsunami due anni dopo
riannodiamo la speranza” 2006)

E dunque:

• Camminare con le persone e le comunità vittime di un’emergenza è una forte esperienza di


prossimità. Ciò che si apprende, in termini di capacità di valutazione, progettazione e relazione, invita al
cambiamento;
• Cogliere le opportunità dell’emergenza per costruire le risorse della quotidianità;
• Dare continuità alle buone prassi sperimentate in circostanze drammatiche e particolari;
• Distinguere l’importante, il prioritario anche nel caos dell’urgente: acquisire uno stile
d’intervento (in parrocchia, in diocesi, in regione, in Italia e all’estero) capace di filtrare le esigenze
davvero importanti ed i bisogni urgenti.
• Ricollocare l’emergenza nella quotidianità e nel contesto in cui si è manifestato. Il servizio più
prezioso che si deve ad una comunità colpita da emergenza è quello di restituirle fiducia.
• Curare la fedeltà al mandato La differenza tra l’emergenza e la quotidianità è questione di
compiti e di azioni e non di stili e di scelte che non cambiano e dicono l’identità profonda di una Chiesa,
di una comunità piccola o grande che sia e di un organismo pastorale quale è la Caritas.

Per approfondire

1. Statuto delle Caritas Diocesane e di Caritas Italiana


2. Atti del convegno di Caritas Italiana “Dall’emergenza alla quotidianità”
3. “Per una carità aperta al mondo” di Caritas Italiana, EdB
4. ………………………………….

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2. L’emergenza: caratteristiche e
principi dell’intervento Caritas

Un’emergenza può essere definita come una situazione in cui c’è un elevato numero di vittime (morti,
feriti o colpiti materialmente), un elevato livello di vulnerabilità della popolazione sopravvissuta (a
rischio a causa di epidemie, denutrizione, pericolo imminente di calamità…), un diffuso livello di
sofferenza e trauma ed una larga scala di danni materiali e ambientali (non necessariamente questi
aspetti si devono presentare tutti insieme). È una situazione che né la popolazione colpita, né il governo
né la Chiesa o la società locale può affrontare da sola e per questo urge o aiuto dall’esterno.

E dunque:

1. Caratteristiche dei progetti dell’emergenza.


• Urgenza nella risposta.
• Coordinamento tra gli attori impegnati: Caritas Italiana, Chiesa locale (nazionale e diocesana), attori
pubblici, altre agenzie umanitarie…
• Rapid Assessment: rilevazione dei bisogni e delle risorse a disposizione.

2. Principi guida:
• Dottrina Sociale della Chiesa: solidarietà cristiana, non semplice filantropia;
• Assoluta precedenza ai poveri e agli emarginati;
• Sussidiarietà verso la Caritas o la Chiesa locale, con la quale agiamo coordinati ed in supporto,
rispettandone l’autonomia, intervenendo in maniera diretta solo dove e quando questa non riesce ad
intervenire, condividendo gli obiettivi ed i metodi, senza compromettere una pronta risposta
all’emergenza.
• Partenariato con la Chiesa locale, mettendosi in ascolto e accompagnandola dove possibile lungo percorsi
di crescita. Le relazioni devono essere impostate sul mutuo rispetto e fondate su un impegno di lungo
termine e su valori e strategie condivise, rispettando culture e costumi locali.
• Responsabilità della gestione delle risorse, umane e materiali e economiche, rispetto dei principi di
efficienza, efficacia, trasparenza, legalità (ad esempio nella stipula del contratto, nel lancio di appalto di
direzione ai lavori, nell’approvvigionamento di merci e servizi, …).

Per approfondire

• “La carità nell’emergenza, 35 anni di emergenze nazionali”, Caritas Italiana,


• Enciclica “Deus Caritas Est”
• Documento sulla Partnership di Caritas Internationalis

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3. La progettazione nell’emergenza

Progettare significa ideare l'intervento sulla base di una rilevazione di bisogni e risorse,
programmarne la realizzazione e verificarne l'attuazione, sia in itinere sia alla sua conclusione, per poter
valutare a pieno il successo o meno e tarare di conseguenza il futuro sviluppo dell’intervento stesso.

E dunque:

• È fondamentale effettuare una valutazione dei bisogni e delle risorse più approfondita possibile, ma
sempre congrua, che non comporti un dispendio eccessivo di tempo e di energie utili al progetto;
• Nell'intervento Caritas è fondamentale progettare insieme al partner locale ed al beneficiario
dell'intervento, ove possibile favorendo gli approcci partecipativi dal basso, partendo da un'analisi dei
bisogni e delle risorse effettuata sul campo.
• Esistono caratteristiche diverse che differenziano i progetti di emergenza da quelli di riabilitazione e
sviluppo. Nei primi è fondamentale agire nel minor tempo possibile per salvare il maggior numero di
vite, nei secondi è fondamentale costruire un progetto che sia sostenibile nel tempo e quindi duraturo nel
lungo periodo ed autosufficiente.
• Esistono varie procedure elaborate nel tempo che ci aiutano a progettare, monitorare e valutare gli
interventi in maniera efficace ed a cui si rimanda (vedi in particolare il Project Cycle Management)

Per approfondire
• Rapporti Tsunami, un anno dopo, due anni dopo, tre anni dopo “Riannodiamo la
speranza!”
• Sphere – Caritas Internationalis “Parametri minimi per l’emergenza”
• Project Cycle Management (ECHO, UE, MAE …)

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4. Il percorso emergenza-riabilitazione –ricostruzione

Sin dalla fase di emergenza, nella quale ci si concentra nel salvare ed assistere i sopravvissuti, si deve
lavorare per ricreare le condizioni ambientali precedenti (eventualmente migliorandole) che sono andate
distrutte con l’emergenza stessa, ricreando o riabilitando le condizioni necessarie al ritorno della vita
alla normalità: un’abitazione dignitosa, un’attività generatrice di reddito in grado di mantenere la
famiglia, uno spazio per la socializzazione ed il gioco e le condizioni per ricevere formazione di base ed
assistenza medica di base .

E dunque:

• è importante che la fase di progettazione della riabilitazione inizi già durante la fase di aiuti d’urgenza,
e nella gestione dell’emergenza si deve cercare di ricreare, da subito, le condizioni di vita il più possibile
vicine alla normalità, garantendo e rispettando esigenze basilari come la dignità umana, la privacy, il
bisogno di socializzazione…

• È importante creare delle situazioni abitative, seppur precarie e temporanee, che non separino i nuclei
famigliari e che concedano la giusta privacy, non interrompere l’attività scolastica ma favorirne il
regolare svolgimento anche in condizioni precarie (tende scuola, lezioni all’aperto), fornendo tutto il
necessario.

• È importante non favorire l’assistenzialismo ma rendere partecipi i beneficiari della loro stessa
riabilitazione (cash/food for work), impiegandoli come manovalanza, tecnici, trasportatori o fornendo gli
strumenti per la loro attività produttiva andati persi….

• È in questa fase, in particolare, che si mettono le premesse per facilitare i futuri gemellaggi tra diocesi e
territori, che si svilupperanno in una fase successiva.

Per approfondire
• Rapporto “Accanto ai laghi”
• Rapporto “Ricostruiamo la speranza - Kissovo”
• Documento sulla Partnership di Caritas Internationalis
• ….

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5. Il coordinamento della rete Caritas


nelle emergenze

Il coordinamento e la presenza capillare sul territorio sono i punti di forza della rete Caritas,
composta da 162 Caritas nazionali, che durante un’emergenza umanitaria agiscono in maniera
coordinata a più livelli: internazionale (confederazione di Caritas Internationalis), nazionale (Caritas
Italiana o Caritas Nazionale) diocesano (Caritas Diocesane italiane o estere).

E dunque:

1. Caritas Internationalis opera secondo meccanismi standardizzati di intervento:

• In caso di una emergenza, generalmente la prima iniziativa parte dalla Caritas Nazionale che collabora e
coordina quella/quelle diocesane colpita/e, ove presenti: si attiva nel primo soccorso alle vittime, tiene
costantemente informato il network attraverso Caritas Internationalis ed elabora un progetto di intervento
di breve-medio periodo. Questo progetto, elaborato su formato standard, viene poi lanciato come appello
(Emergency Funding Appeal EFA, che prima era denominato SOA) ai membri della rete Caritas,
attraverso la supervisione ed il coordinamento di Caritas Internationalis. Le varie Caritas nazionali
contribuiscono con offerte in denaro o, se richiesto esplicitamente, in materiali. Se necessario, la Caritas
Nazionale colpita chiederà il supporto dei membri della rete Caritas anche nella gestione della prima
emergenza con del personale espatriato, nell' elaborazione dell' EFA.
• In questo caso Caritas Internationalis seleziona un team di esperti denominato ERST: (Emergency
response support team) messi a disposizione dalle Caritas nazionali a cui da mandato di supportare la
Caritas colpita per un periodo massimo di sei settimane.
• In casi particolari Caritas Internationalis dà mandato ad una Caritas Nazionale di offrire un supporto
speciale alla gestione del piano di intervento, agendo come Facilitating Partner nel medio periodo.

2. Caritas Italiana e Caritas diocesane italiane:

• Esse operano in stretta collaborazione, coordinate da Caritas Italiana, che in quanto membro della rete
Caritas Internationalis è l'organismo deputato a tenere le relazioni con il network e con la Caritas
nazionale colpita.
• Caritas Italiana si attiva attraverso il proprio ufficio regionale (Africa, Medio Oriente Nord Africa, Asia,
America Latina, Europa, Asia) dell' area internazionale interessata dall' emergenza, se necessario
supportato dal “gruppo di lavoro sulle emergenze internazionali”, gestendo i contatti con la Caritas
colpita e con il Network, elaborando in tempi rapidi comunicati stampa e , se necessario, lanciando una
specifica raccolta fondi.
• Se necessario Caritas Italiana attiva i suoi operatori per partecipare alla costituzione dell'ERST.
• Viene prontamente verificata la disponibilità di risorse finanziarie proprie (tra Caritas Italiana e le Caritas
diocesane che le rendessero immediatamente disponibili) e ci si attiva per metterle a disposizione,
informando la Caritas colpita e, se richiesto, attivando i canali necessari per provvedere al reperimento e
trasferimento in loco di materiali di prima necessità.
• In caso di emergenze particolarmente gravi, in accordo con la CEI, viene lanciata una "Colletta
Nazionale" che vincola tutte le diocesi italiane a raccogliere fondi e trasferirli a Caritas Italiana (vedi
Promemoria circa le collette nazionali per finalità caritative, CEI maggio 2005: “…”)

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• Caritas Italiana tiene costantemente informate, attraverso comunicazioni via e-mail o attraverso il sito
www.caritasitaliana.it. le Caritas diocesane, sia sull'emergenza in corso sia sugli interventi in atto per
fronteggiarla, in particolare diffondendo l'EFA nella sua versione originale ed in sintesi in italiano.
• Attraverso queste informazioni le Caritas diocesane rilanciano sui propri territori la raccolta fondi ed
operano la necessaria ricaduta pastorale.
• È fondamentale che le Caritas diocesane agiscano in pieno coordinamento, evitando di agire in
autonomia senza informare Caritas Italiana, che a sua volta si farà carico di garantire il maggior
coinvolgimento e ritorno di informazioni possibili, in modo che ogni Caritas Diocesana, partecipe dell'
emergenza, possa operare sul proprio territorio la necessaria ricaduta pastorale dell'intervento compiuto.
• Per quanto possibile, Caritas Italiana faciliterà e coordinerà la creazione di "abbinamenti fraterni" e
"Gemellaggi" tra le diocesi italiane ed i territori colpiti, avendo sempre come criterio fondamentale
l'equità negli aiuti e la preferenza verso gli ultimi

Per approfondire
• Promemoria circa le collette nazionali per finalità caritative, CEI maggio 2005
• Emergency Guidelines, CI
• Emergency tool Kits, CI
• …………………………………….

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6. Collegare l'emergenza allo sviluppo

Caritas Italiana opera anche nelle emergenze quotidiane legate alla povertà ed al sottosviluppo.
Molto spesso l'azione parte in seguito ad una grande emergenza, per accompagnare i territori colpiti
lungo il percorso che porta dall'emergenza, alla riabilitazione, allo sviluppo (LRRD, Link, Relief,
Rehabilitation, Development) :

E dunque:

• Nei paesi in cui si opera vengono stabilite, all'interno di un piano strategico regionale, delle priorità
geografiche o settoriali, per evitare di disperdere le risorse in interventi a pioggia, poco incisivi e che non
garantiscono relazioni durature tra "comunità che dona" e "comunità che riceve".
• All'interno di queste priorità strategiche Caritas Italiana opera come agente promotore di sviluppo:
supporta il partner locale, in via preferenziale la Chiesa locale, nell'implementazione dei progetti,
proposti dal partner locale o elaborati in maniera congiunta, mettendo a disposizione risorse finanziarie,
esperienze e conoscenze.
• Elemento prioritario di tutti progetti di sviluppo è il potenziamento e la crescita del partner locale,
affinché possa diventare, da solo, "agente di sviluppo" nel proprio territorio.
• Durante lo svolgimento del progetto, Caritas italiana opera un monitoraggio di accompagnamento, che,
in caso di bisogno, miri a risolvere i problemi sorti e non a sanzionarli, compromettendo definitivamente
la riuscita del progetto.
• Rispondendo al mandato pedagogico, Caritas Italiana opera in modo che l'intervento compiuto possa
offrire alle nostre comunità in Italia un'occasione di crescita e scambio nella relazione con comunità
lontane.

Per approfondire
• “Pace a te, chiesa sorella” Caritas Italiana
• “Progetto Balcani”, Caritas Italiana
• “Salute e Sviluppo”, Caritas Italiana
• …………………………………….

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7. Chi opera nelle emergenze


internazionali
In ambito internazionale sono attivi diversi soggetti, con ruoli differenti che spesso si incrociano o si
sovrappongono. La principale distinzione è tra le organizzazioni governative, organizzazioni
internazionali, cooperazione decentrata delle autonomie locali e organizzazioni non governative (ONG).

E dunque:

• Organizzazioni governative, facenti capo ad uno specifico governo nazionale (ministero degli esteri o
presidenza del consiglio dei ministri nel caso italiano);
• organizzazioni internazionali/sovranazionali, come in primis le agenzie ed i fondi delle Nazioni Unite
(UNDP, UNHCR, OCHA, UNICEF, WFP, FAO, OMS…), agenzie di unioni regionali come Europaid o
ECHO dell’UE ma anche istituti specializzati come Banca Mondiale, FMI o agenzie di origine diversa
come la Croce Rossa Internazionale;
• cooperazione decentrata, rappresentata dall’impegno più o meno diretto delle autonomie locali, regioni
province o comuni o loro associazioni, che in base alla legge 49/87 sulla cooperazione sono riconosciuti
come attori della cooperazione, con possibilità di utilizzare fondi propri per finanziare o realizzare
progetti in paesi in via di sviluppo.
• ONG, internazionali o nazionali, in Italia riconosciute tramite registrazione in apposito albo del
Ministero Affari Esteri che richiede determinati requisiti di affidabilità e serietà. Anche Caritas Italiana,
seppur con forti tratti caratterizzanti, è ufficialmente riconosciuta come ONG ed in quanto tale opera a
propria discrezione, senza essere influenzata dal governo o da organismi internazionali. Altri esempi di
grandi organizzazioni non governative sono, sul piano internazionale, Medici Senza Frontiere, Save The
Children, Oxfam, Amref…sul piano nazionale Emergency, Movimondo, Cipsi…
• altri soggetti agiscono come finanziatori di interventi di solidarietà internazionale, raccogliendo fondi
attraverso i loro canali o agendo con fondi propri. In questa categoria possono rientrare le Fondazioni
(bancarie e non), alcune ONLUS, enti pubblici (governativi o locali), aziende private…nel caso di
fondazioni ed enti pubblici molto spesso esistono dei bandi e delle procedure codificate per la
presentazione di richieste e progetti.

Per approfondire
• ONU, UNDP, UNHCR, WFP, WHO, …
• UE, ECHO
• MAE
• Associazione ONG Italiane
• “Cooperazione allo sviluppo”, Danilo Feliciangeli, 2004, su http://www.caritasitaliana.it

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8. Il rapporto con le Chiese locali

L'importanza del partenariato, e quindi l'individuazione di almeno una realtà locale quale co-
promotore dell'intervento, è anche funzionale alla soluzione di due degli elementi più problematici di
qualunque iniziativa di cooperazione: (a) la sostenibilità nel lungo periodo (la presenza in loco di una
realtà locale in grado di garantire la continuità delle attività avviate) e (b) l'esigenza di fondare gli
interventi su un attento discernimento e analisi dei bisogni. La forma che gli interventi internazionali
Caritas sono andati nel tempo assumendo è quella dei gemellaggi e dei rapporti solidali tra Chiese
sorelle, ossia tra la Chiesa italiana (rappresentata dalla Caritas Italiana e dalle Caritas diocesane
d'Italia) e la Chiesa del Paese colpito da catastrofe -umana o naturale- o al centro d'interventi di
promozione di sviluppo sostenibile.

Tali gemellaggi si qualificano come "avvenimenti pastorali" caratterizzati da:


1. reciprocità e mutuo arricchimento fra le due comunità cristiane
2. prossimità (anche attraverso la presenza in loco di espatriati);
3. continuità dell'impegno nel tempo.

E dunque:
• Costruzione di relazioni di collaborazione e condivisione con le Caritas (diocesane e/o nazionali) del
Paese d'intervento o con altri organismi (es. Uffici per la Pastorale Sociale e del Lavoro) espressione
della Conferenza Episcopale nazionale o, comunque, della Chiesa locale, quando esista 1 .
• Tale orientamento prescinde dalle effettive competenze, capacità e strategie delle Chiese e delle Caritas
locali: non è l'analisi di tali caratteristiche a far decidere di collaborare o meno con un'istituzione
espressione della Chiesa locale.
• Comporta l'accettazione consapevole della Caritas o del partner locale, implica che la conoscenza (non
per forza la condivisione) di strategie, approcci ai problemi, modello organizzativo, mezzi e risorse
umane, posizionamento, relazioni e radicamento nel territorio, divengano requisito indispensabile sia per
la costruzione di quei rapporti di fiducia così centrali in una relazione di gemellaggio, sia per la
promozione di percorsi di rafforzamento delle capacità, dell'organizzazione e della struttura della Caritas
locale (cosiddetta "capacity building"), un obiettivo trasversale a tutti gl'interventi internazionali di
Caritas.
• tale sensibilità è caratteristica anche del network di Caritas Internationalis che affida, infatti, il
coordinamento e la titolarità degli interventi in fase di emergenza alla Caritas locale, chiedendo alle altre
di supportarla nello svolgimento di tale funzione.

Per approfondire
• Per una Carità Aperta al Mondo - Riferimenti teologici e pastorali delle attività internazionali di
Caritas Italiana e delle Caritas diocesane" (EDB/Caritas Italiana n.3)
• Decalogo per l’accompagnamento della Chiesa Sorella
• “La cooperazione solidale tra Caritas di Chiese sorelle”Collana editoriale Caritas-EDB n.6 - luglio
2004

1
Attualmente le eccezioni più evidenti sono l'Afghanistan e le Maldive, Paesi in cui non esiste né Chiesa cattolica, né
organizzazioni d'ispirazione cristiana

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9. L’incontro con culture altre

Cooperare: incontrare e lavorare con l'altro. La cooperazione non è solo incontro occasionale e
temporaneo ma condivisione di esperienze e di cammini, che diventa relazione duratura. Come famiglia
Caritas ci troviamo nella fortunata condizione di avere come partner Chiese sorelle in quasi tutti i paesi
del mondo, fonte inestimabile di conoscenza del contesto locale che dobbiamo valorizzare quando ci
apprestiamo a progettare un intervento all'estero.

E dunque:

• Il dialogo interreligioso: lavorare all'estero crea importanti occasioni d'incontro con persone di altri credi
religiosi, che molto spesso collaborano per raggiungere lo scopo comune. Queste occasioni devono
essere da stimolo per approfondire la conoscenza reciproca, per imparare dall'altro, rispettandone le
diversità.
• È fondamentale che impariamo, prima di raggiungere il luogo del progetto, gli elementi fondamentali che
compongono il codice di comportamento locale, per evitare, con i nostri gesti, di offendere o turbare gli
usi e costumi locali, mettendo a rischio la relazione e la nostra stessa incolumità.
• La necessità di tenere conto dell'altro per la creazione di progetti sostenibili: questa consapevolezza è
fondamentale nella fase progettuale: senza tener conto degli elementi culturali locali rischiamo di creare
un progetto sostenibile nel nostro contesto ma non in quello nel quale stiamo operando.
• Per conoscere le altre culture è necessaria la ricerca sul campo, ma anche documentarsi prima della
partenza ed è a volte indispensabile affidarci all'aiuto di esperti, che da anni conoscono il contesto nel
quale vogliamo operare. Anche in questo il coordinamento tra il livello nazionale e quello diocesano è
fondamentale per evitare di commettere errori.

Per approfondire
• La Caritas nei Paesi a maggioranza mussulmana, esperienze di fraternità - EdB
• Sette parole per dire mondo – Caritas Italiana
• ……….

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10. La selezione e la formazione degli


operatori espatriati Caritas
In particolari situazioni si ritiene importante per la riuscita del progetto inviare operatori in loco per
periodi di permanenza medio lunghi. Questa necessità si può presentare in circostanze e con motivazioni
differenti.

E dunque:

• Nella fase di emergenza, se richiesto dal partner locale, l'operatore entra a far parte del team dell'ERST,
con un ruolo specifico in base alle sue competenze tecniche. Questa figura, precedentemente individuata,
deve rispondere ai criteri ed al coordinamento di Caritas Internationalis e deve partecipare ad una
selezione in base alle candidature proposte dalle altre Caritas nazionali. Al di fuori dell’ERST non è
prevista alcuna presenza, se non nel team dei comunicatori: su autorizzazione di Caritas Internationalis
ogni membro della federazione può inviare nei luoghi dell’emergenza un proprio comunicatore per un
breve periodo di tempo.
• In fase di riabilitazione e/o sviluppo, se c’è il completo accordo con il partner locale, l'operatore, si
affianca allo staff locale di progetto agendo con un ruolo di coordinamento dell' azione strategica nel
paese per Caritas Italiana o come consulente/formatore in un determinato settore, sempre in assoluto
accordo con il partner locale (in nessun caso Caritas Italiana impone una presenza in loco senza il
consenso della Chiesa locale).
• Formazione richiesta: l'operatore espatriato di Caritas Italiana è in via preferenziale un operatore già in
forze a Caritas Italiana stessa o ad una Caritas diocesana, o con esperienze passate Caritas nel suo CV,
quindi ha una profonda conoscenza del mondo Caritas. È un "esperto” con una formazione di carattere
internazionale, ha una buona conoscenza delle dinamiche della cooperazione allo sviluppo e di
progettazione, in particolare del Project Cycle Management. Conosce molto bene almeno una delle
lingue ufficiali parlate in loco e/o l'inglese ed ha già viaggiato in paesi in via di sviluppo in contesti
disagiati. L'operatore espatriato di Caritas Italiana è spinto da una forte base valoriale cristiana, ha una
buona conoscenza del mondo ecclesiale cattolico, con il quale condivide valori e principi, ha esperienze
di animazione e comunicazione che lo aiutano nel fondamentale compito della ricaduta pastorale. È
aperto alla conoscenza dell'altro in spirito di ascolto e rispetto.
• La selezione avviene in seguito a segnalazione da parte della Caritas diocesane in via preferenziale o
diretta da parte del candidato stesso. Se il candidato presenta il curriculum necessario dovrà sostenere un
percorso di selezione. I colloqui si basano su elementi tecnico-professionali (conoscenza delle lingue,
prova scritta in lingua di progettazione, monitoraggio e valutazione, conoscenza del contesto locale),
valoriali ed esperienziali (appartenenza ecclesiale, condivisione dei principi, conoscenza dei valori...).
Gli operatori di Caritas devono sottoscrivere un codice di condotta generale ed altri particolari sulla
tutela dei minori.
• Agli operatori selezionati viene offerta una breve formazione specifica sul contesto locale nel quale si
inserirà e sui progetti che dovrà seguire, oltre ad eventuali specifiche dinamiche interne a Caritas.

Per approfondire
• Manuale sulla sicurezza ECHO-ONU-….
• Child Protection, CI
• Codice di condotta, Caritas Italiana
• …………
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11. Ambiti d’intervento Caritas

Nei progetti di solidarietà internazionale la Caritas opera fondamentalmente sul tessuto sociale,
realizzando o supportando quei progetti che, attraverso lo sviluppo integrale dell’uomo e della famiglia,
portino allo sviluppo integrale di comunità pacifiche, che rispettano e tutelano i diritti umani
fondamentali. La Caritas non opera dunque in maniera esclusiva su alcuni ambiti d’intervento, ma
affronta i bisogni con un approccio integrato, olistico, che punta a generare sviluppo percorrendo le
diverse tipologie di intervento possibile e attraverso la promozione dei parnters locali, ai quali alla fine i
progetti saranno riconsegnati. Nonostante ciò, ci sono alcuni ambiti di intervento che possiamo definire
“ricorrenti” ed alcuni su cui Caritas Italiana in particolare presta una specifica attenzione.

E dunque:

1. Ambiti ricorrenti:
• Sanità e igiene: sia in fase di assistenza sanitaria sai di prevenzione;
• Approvvigionamento idrico e igiene pubblica, rivolto sia ad uso alimentare sia sanitario, anche in un
ottica di prevenzione di diffusione di patologie epidemiche;
• Assistenza alimentare, sia diretta ai beneficiari, con distribuzioni di pacchi famiglia o pasti caldi, sia
indiretta attraverso programmi di lavoro in cambio di cibo (food for work) o sviluppo di mezzi di
autosostentamento (piccoli orti, piccolo allevamento)
• Sviluppo agricolo, riabilitazione di attività agricole andate perse e sviluppo di nuove modalità tecnico-
organizzative per migliorare la produzione;
• Assistenza abitativa, sia in fase di prima emergenza, con ripari temporanei (temporary shelters) sia in
fase permanente con la costruzione di abitazioni e/o edifici comunitari
• sviluppo socio economico (livelihood), attraverso la riabilitazione delle attività economiche andate perse
(ripristino e fornitura di mezzi di produzione) sia attraverso la promozione;
• assistenza psicosociale, soprattutto trauma counselling per superare forti traumi subiti;

2. Dimensioni trasversali, di cui tener conto in ogni intervento, sia di emergenza che di sviluppo:
• Politiche di genere, programmi specifici o specifici aspetti di programmi più ampi rivolti in particolare
alla promozione delle donne, da sempre la categoria più debole e discriminata in pressoché ogni contesto
culturale, in particolar modo nei PVS;
• Peace building e conflict resolution, per costruire e rinforzare la cultura della pace e della convivenza
pacifica non solo in quei paesi affetti da conflitto armato aperto ma anche in quei contesti di conflitto
sociale più o meno latente; in molti casi quest’attenzione deve essere rivolta in particolare al “non fare
danni” con i nostri interventi (do not harm);
• Tutela dei diritti umani, molto spesso calpestati, con azioni specifiche di difesa dei soggetti o gruppi a
rischio (advocacy) o di promozione, eventualmente attraverso campagne di promozione o pressione
(lobbing)

Per approfondire
• Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa
• Lobby – Advocacy, EdB
• Rapporti Annuali, dal 2000 al 2007, di Caritas Italiana

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12. Alcuni strumenti di lotta alla


povertà

Nel tempo si sono affinate tecniche e strumenti di intervento che permettono di contrastare la povertà
agendo a livello micoreconomico, sia in seguito ad un’emergenza sia in casi di povertà preesistente. Gli
strumenti sono molti e vanno considerati in relazione al contesto specifico,non si può fare una
generalizzazione ma si possono indicare alcuni esempi

E dunque:

1. Il microcredito
In contesti di povertà profonda un piccolo capitale per avviare un’attività economica può essere
fondamentale, ma non a tutti è possibile accedere al mercato creditizio tradizionale. Per i soggetti
cosiddetti “non bancabili”, si è sviluppata a partire dagli anni ’70 una forma di concessione di prestiti nota
come microcredito. Il beneficiario, singolo o in gruppo, riceve un piccolo capitale per sviluppare un
proprio progetto economico, offrendo come garanzia di restituzione il suo “onore” e quello del suo gruppo.

2. “Cash for work” e “food for work”


E’ fondamentale per contrastare la povertà senza creare assistenzialismo far si che I beneficiari siano
partecipi del proprio aiuto, ad esempio attraverso il loro contributo in giornate lavorate come manovalanza
o tecnici negli stessi programmi implementati per assisterli, in cambio di un salario o di razioni alimentari.

3. Community mobilization: gruppi di autoaiuto (SHGs self help groups), programmi di


generazione di reddito di gruppo (IGP group: income generating group)

In contesti di povertà estrema è fondamentale unire le forze, creare dunque dei gruppi di beneficiari,
accomunati da bisogni o situazioni simili, si mobilitino in maniera organizzata per fronteggiare i loro
problemi, ad esempio costituendo un fondo comune su cui far confluire piccoli risparmi ed utilizzandolo o
per fronteggiare spese improvvise o come capitale per piccoli investimenti in attività economiche, singole
o di gruppo (piccolo commercio, allevamento, artigianato).

Per approfondire
• Dal conflitto alla riabilitazione, EdB
• Microcredito “Atti del seminario 2005
• Analisi sociale partecipativa, sito di Caritas Italiana
• ………..

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13. Criteri etici nell’uso dei fondi


raccolti
La responsabilità etica nella gestione economica deve essere alla base della nostra attività, in tutti i
suoi aspetti ed in tutte le fasi del ciclo di progetto: dalla comunicazione e raccolta fondi alla
progettazione, gestione e valutazione dell’intervento. Sarebbe impossibile specificare in maniera
dettagliata in poche righe tutte le implicazioni, si sottolineano di seguito alcune attenzioni particolari che
una Caritas deve avere.

E dunque:

1. Raccolta fondi e offerte: è importante per una Caritas non effettuare una raccolta fondi “aggressiva
e invadente”, che spesso provoca disturbo, utilizzando tecniche come il “porta a porta” o il “dialogo in
strada” o telefonico. È altrettanto importante non utilizzare tecniche che “spersonalizzino” l’aiuto e la
relazione, limitando il coinvolgimento alla semplice beneficenza, come gli “SMS dedicati”. Al tempo
stesso è importante tener conto dei criteri etici dei nostri potenziali offerenti, rifiutando l’offerta o la
sponsorizzazione se proviene da soggetti il cui coinvolgimento in attività contrarie ai nostri valori sia
accertato (banche che finanziano commercio di armi, multinazionali che non rispettano i diritti dei
lavoratori o che producono o commerciano in armi…). Ma è anche importante rifiutare l’offerta se questa
può essere strumentalizzata per condizionare il nostro comportamento o per sfruttare, a livello di
immagine, questa liberalità per coprire altri comportamenti (nel primo caso possiamo fare l’esempio di una
azienda che condiziona l’offerta all’acquisto, su larga scala, dei suoi prodotti, anche quando non
conveniente o opportuno, oppure nel secondo caso un’azienda o un ente locale che, a fronte di “scandali”
emersi, utilizzi l’offerta per costruirsi una nuova reputazione, senza effettivamente cambiare
atteggiamenti).
2. Utilizzo delle offerte: è importante prima di tutto utilizzare le offerte ricevute destinandole
esclusivamente alla causale scelta dall’offerente. È anche opportuno impiegare le offerte nel minor tempo
possibile e destinare ai progetti gli eventuali interessi maturati prima del trasferimento.
3. Rendicontazione: occorre comunicare al pubblico e al singolo offerente l’utilizzo che si è fatto dei
fondi nella loro totalità, evidenziando anche eventuali somme utilizzate come costi di gestione o altro. Per
l’utilizzo dei fondi nelle attività è opportuno tener conto di tutti i criteri fondamentali per una buona e
corretta gestione, come ad esempio procedura acquisti che favorisca il minor costo, una valorizzazione
adeguata delle risorse, sia quelle acquisite a titolo oneroso che gratuito, ed una opportuna gestione dei
costi “accessori trasversali”, come viaggi, comunicazioni, rappresentanza…che devono rientrare comunque
all’interno della voce “costi di gestione”.

Per approfondire
• Atti del seminario “Stili di vita e globalizzazione”
• Rapporti Annuali, dal 2000 al 2007, di Caritas Italiana
• …………….

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14. Comunicare nell’emergenza

Il mandato pedagogico affidato alla Caritas comporta il dovere di comunicare costantemente il lavoro
svolto, sia in Italia sia all’estero, non solo per informare donatori o opinione pubblica rendendo conto di
quanto fatto ma per educare e sensibilizzare, generando così cambiamento nelle coscienze e nelle
conoscenze.

E dunque:

• Comunicare nelle emergenze per diffondere informazioni relativamente all’accaduto, per educare e
sensibilizzare, per stimolare altri attori (opinione pubblica, media, governo…) soprattutto nel caso di
emergenze poco o per niente coperte dai media (esempio Terremoto Pakistan 2005, guerra civile in Sri
Lanka…), o emergenze “troppo mediatizzate”, in cui il sensazionalismo o la sovraesposizione generano
informazioni distorte o un effetto di assuefazione (come ad esempio nel caso dello Tsunami del 2004, in
cui si diffuse un falso allarme relativo agli orfani o ai bambini dispersi, o ad esempio nel caso della
guerra dell’Iraq, in cui il continuo bollettino rende l’opinione pubblica quasi indifferente e insensibile al
dramma della popolazione). È importante comunicare anche per rendere conto dell’intervento messo in
atto, piccolo o grande che sia, per dovere di informazione. La comunicazione ha anche una valenza
fondamentale come strumento che facilita la raccolta fondi, indispensabile per aiutare le popolazioni nel
bisogno;
• La comunicazione non si deve mai tradurre in speculazione sul dolore altrui, in nessun caso si deve
strumentalizzare la sofferenza umana o peggio ancora aumentarla con comportamenti irrispettosi e
invasivi. Ma bisogna anche cogliere, in base alle motivazioni precedenti, l’importanza di
un’informazione completa verso l’opinione pubblica;
• Cosa comunicare nell’emergenza è definito dal caso specifico, ma, generalizzando, è importante
comunicare dati e notizie relative all’evento (numero di persone coinvolte, grado di distruzione, numero
di persone in pericolo…) le cause che hanno generato o influito sull’evento calamitoso (responsabilità,
mancanze, dolose o colpose…) la risposta del governo locale e della comunità internazionale e la nostra
risposta, sottolineando eventuali bisogni scoperti.
• È importante distinguere cosa comunicare in base al destinatario: molto genericamente possiamo
distinguere, tra i media, i quotidiani o i periodici di larga diffusione o i notiziari radiotelevisivi che hanno
bisogno di notizie originali, di solito non molto approfondite, correlate da dati e immagini, o agenzie o
programmi specializzati, che apprezzano inoltre approfondimenti su temi specifici. Tra i donatori
dobbiamo distinguere tra coloro che necessitano o richiedano dettagliati rapporti tecnici, narrativi e
finanziari, e coloro che preferiscono descrizioni narrative che comprendano anche notizie di contesto,
immagini, storie…alle parrocchie o alle Caritas diocesane è opportuno offrire un’informazione più
completa possibile, che sia in grado di rendicontare l’intervento compiuto ma anche di raccontare la
situazione e le storie che si celano dietro.

Per approfondire
• Coordinamento comunicatori Caritas Diocesane – Caritas Italiana
• …………..

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II PARTE: SCHEDE OPERATIVE

Indice

1. Informarsi, collegarsi e coordinarsi

2. Comunicare l’emergenza: informare attraverso i mezzi di comunicazione

3. Raccogliere offerte e disponibilità di donazioni materiali

4. Come collaborare con le Caritas/Chiese locali

5. Come collaborare con i partner NON Caritas/Chiesa

6. La spedizione di beni materiali

7. La spedizione di farmaci

8. Le fasi preliminari dello studio di fattibilità (analisi ex ante) e della


progettazione

9. Organizzare viaggi e visite sul posto (verifiche in itinere e valutazioni ex post)

10. Aspetti legali/amministrativi (contratti, polizze assicurative, mansionario)

11. Sicurezza

12. Creare rapporti nelle differenze: il rispetto culturale, degli usi-costumi, dello
standard economico e della dignità della persona, specie dei minori (stile di
condotta e lotta alla pedofilia)

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Scheda operativa n.1


Informarsi, collegarsi e coordinarsi

Da fare
a) A seguito di un rilevante evento d’emergenza di risonanza internazionale, consultare il sito di
Caritas Italiana, che aggiorna regolarmente sull’evolversi della situazione e sulle azioni della
Caritas Internationalis e, se necessario, /o prendere contatti con l’ufficio pertinente di Caritas
Italiana (es. Ufficio Asia, Ufficio America Latina…).
b) Acquisire altre informazioni tramite i mass media, in particolare Internet (a partire dai siti degli
enti di comunicazione e di cooperazione specifici: quotidiani nazionali, Ministero Affari Esteri,
Protezione Civile, Nazioni Unite, MISNA, la BBC, per chi capisce l’inglese…).
c) Partecipare agli incontri promossi e tenere conto delle indicazioni proposte da Caritas Italiana.
Fare riferimento al Delegato Regionale responsabile del Gruppo Regionale Educazione alla
Mondialità (GREM), sia per aggiornarlo rispetto alle proprie informazioni ed iniziative territoriali,
sia per condividere le decisioni da prendere in quanto Delegazione Regionale.
d) Acquisire informazioni dirette valorizzando eventuali conoscenze di persone presenti nelle aree
geografiche dell’evento (missionari diocesani, fidei donum, volontari di ONG, …).
e) Acquisire informazioni sulle iniziative territoriali diocesane intraprese da altre organizzazioni
(Ufficio Missionario, ONG locali, Associazioni, Enti privati, No Profit e Pubblici).
f) Partecipare ad eventuali incontri territoriali di coordinamento, cogliendo l’occasione di
esprimere le caratteristiche identità, Vision e Mission e le modalità operative generali della
Caritas; raccogliere informazioni sul quadro complessivo degli attori che intervengono, anche se
in forme di solidarietà differenti.
g) Nel caso venga proposto alla propria Caritas Parrocchiale o Diocesana la possibilità di entrare in
moto strutturato in operazioni consortili o di aggregazione con soggetti terzi non Caritas (ad
esempio consorzi coordinamenti cittadini, governativi, o di cooperazione decentrata) tener
presente che si è già parte del coordinamento della Confederazione Caritas in Italia ed
Internationalis e, di conseguenza, prima di prendere impegni prendere contatti con Caritas
Italiana.
h) Dare comunque priorità, sia per informazioni che per le proposte, ai network Caritas
(interdiocesani, di Delegazione Regionale Caritas, o promossi dall’Ufficio di pertinenza di Caritas
Italiana), anche senza escludere la possibilità di adesione a significative iniziative territoriali
(provinciale o regionale) come occasioni di coesione sociale capaci di esprimere con maggior
forza la solidarietà della propria comunità.
i) Comunicare in prima istanza Caritas Italiana circa eventuali risorse disponibili (finanziarie,
materiali, umane, per esempio di volontari o operatori esperti, ed i propri contatti nell’area
dell’evento, quali missionari diocesani, fidei donum, volontari, …) che potrebbero essere
utilizzate a beneficio immediato o futuro nei luoghi d’intervento; aggiornare nel tempo le
disponibilità.
j) Comunicare a Caritas Italiana, quando esistono, le proprie ipotesi progettuali (sulla base per
esempio delle richieste d’aiuto pervenute direttamente in Diocesi dalle persone di contatto
operanti nell’area dell’evento) fornendo informazioni dettagliate.

Da NON fare
k) Non agire senza informare e coordinarsi con Caritas Italiana.
l) Non ignorare gli eventi umanitari di rilevanza internazionale che succedono così di frequente.

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m) Non reagire all’emergenza/evento con un profilo “basso” rispetto alle proprie possibilità di
reazione, né lasciarsi coinvolgere nel sensazionalismo della sola ondata mediatica e popolare con
un iper-attivismo che minacci il mantenimento dell’equilibrio richiesto da un’azione ordinata. L’
approfondita informazione con la raccolta di dati da più fonti, l’osservazione e l’ascolto della
realtà rappresentano il passo fondamentale per il discernimento anche emotivo ed una
progettazione coerente.
n) Non diffondere informazioni, dati narrativi e quantitativi, senza prima averne verificato la
correttezza e la validità da parte di una fonte sicura.
o) Non aderire e non partecipare ad iniziative di cooperazione con soggetti (italiani o stranieri,
privati o istituzionali) non conosciuti e affidabili.

Per approfondimenti

SITI utili:
• www.esteri.it/MAE/IT/Ministero/Servizi/Italiani/Unita_Crisi/;
• www.esteri.it/;
• www.protezionecivile.it/;
• www.bbc.co.uk/;
• www.misna.org;
• www.caritasitaliana.it/
- Contatti della Caritas Italiana Area Internazionale:
- Segreteria Area Internazionale: 06 66177.245; areainternazionale@caritasitaliana.it
- Uff. Africa: 06 66177 405; africa@caritasitaliana.it
- Uff. America Latina: 06 66177 402/408; americalatina@caritasitaliana.it
- Uff. Asia: 06.66177 401; asiaoceania@caritasitaliana.it
- Uff. Europa: 06 66177 414; 06 66177 259; servizioeuropa@caritasitaliana.it;
- Uff. Medio Oriente Nord Africa: 06 66177 268; 06 66177 242; mona@caritasitaliana.it

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Scheda operativa n. 2
Comunicare l’emergenza: informare attraverso i mezzi di comunicazione

Da fare
a) Diffondere comunicati stampa (anche utilizzando/personalizzando quelli di Caritas Italiana, che
tengono conto delle informazioni e degli appelli della rete internazionale Caritas), tramite i
canali di comunicazione diocesana (TV, radio, stampa e riviste settimanali e mensili, siti internet,
bollettini Caritas,…) e non diocesana (TV, radio, quotidiani locali)
b) Continuare ad aggiornare il pubblico e le comunità della diocesi con le informazioni raccolte nella
precedente fase di ricerca d’informazioni nel corso dei vari incontri di collegamento-
coordinamento (scheda n°1).
c) Predisporre Schede di sintesi per la sensibilizzazione da diffondere presso le Caritas parrocchiali
e - a discrezione del vescovo, dei parroci e dei singoli consigli parrocchiali – alle comunità dei
fedeli.
d) Promuovere le iniziative della rete Caritas e divulgate da Caritas italiana, comunicare le
informazioni raccolte nel corso degli incontri (GREM o altri, attinenti l’emergenza in atto) alle
altre organizzazioni diocesane e non (Ufficio Missionario, ONG locali, Associazioni, altri Enti
Privati, Non Profit e Pubblici), chiedendo che ne diano eco.
e) Partecipare e promuovere incontri territoriali di coordinamento (diocesani, provinciali e
regionali), informando sui programmi d’intervento in corso da parte di Caritas Internationalis e di
Caritas Italiana.
f) Circa i contenuti della comunicazione, contestualizzare l’evento dell’emergenza nel più ampio
quadro della storia ordinaria del Paese, sotto i profili storico, politico, economico… La finalità
della comunicazione abbia una prevalente funzione pedagogica ed i contenuti oggettivi di
cronaca stimolino riflessioni più ampie sulle questioni della disuguaglianza nord-sud, della
povertà nel mondo, dell’ingiustizia sociale , della guerra …
g) Comunicare, nel procedere dell’emergenza, i vissuti dell’esperienza di cooperazione fraterna e i
rapporti instaurati a seguito dell’evento. Testimoniare attraverso pubblicazioni di articoli,
opuscoli, libri quando possibile, video, mostre, significa mantenere alto il livello di
coinvolgimento oltre l’emozione del momento. Significa anche promuovere una ricaduta
territoriale non solo come “restituzione dovuta” a benefattori ed offerenti, ma per un
approfondimento dei temi legati al divario della distribuzione di ricchezze nord-sud, ai conflitti
dimenticati, allo sfruttamento, …

Da NON fare
h) Non diffondere informazioni narrative e quantitative, senza averne precedentemente verificato
la correttezza e l’affidabilità della fonte.
i) Non coinvolgersi in maniera superficiale in iniziative di comunicazione (trasmissioni TV o
radiofoniche). Non essere impreparati rispetto alla possibilità da parte del conduttore o dei
radioascoltatori ad affrontare distorsioni, manipolazioni e sabotaggio delle informazioni relative
ai progetti di Caritas Italiana. Per esempio, qualora l’intervento potesse essere interpretato come
appoggio a una sola parte politica o a una etnia in un conflitto o in una catastrofe naturale, ciò
potrebbe anche essere vero, ma solo come risultato di una logica di servizio ai più vulnerabili o
come impossibilità di azioni alternative.

Per approfondimenti
Prendere contatti con Caritas Italiana (addetti alla comunicazione), per uso di registrazioni
audiovisive e materiale fotografico, testimonianze, etc.

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Scheda operativa n. 3
Raccolta di offerte e disponibilità di donazioni materiali

Da fare
a) Nelle grandi emergenze internazionali, la Conferenza Episcopale Italiana dà mandato a
Caritas Italiana di promuovere una Colletta nazionale per la raccolta di offerte a livello delle
Caritas Diocesana. Queste offerte devono esser inviate tempestivamente e totalmente a Caritas
Italiana che le gestirà nell’ambito dell’appello ricevuto dalla Caritas Internationalis, dandone il
periodico resoconto (cfr Promemoria circa le collette nazionali per finalità caritative, CEI maggio
2005).
b) In caso di eventi internazionali legati a catastrofi umanitarie e/o naturali di rilevanza, ma per
le quali non viene bandita la Colletta nazionale, le Caritas Diocesane potranno gestire in diverse
forme l’utilizzo dei fondi raccolti, rispettando fedelmente le finalità della raccolta ma sempre in
coordinamento con Caritas Italiana che riceve gli aggiornamenti in tempi reali dalle Caritas colpite
e/o dalla rete internazionale e procede a tradurli. Gli Uffici regionali della Caritas Italiana sono
strutturalmente organizzati per realizzare missioni d’analisi, studi di fattibilità e progettazioni
rispondenti a richieste precise. Caritas Italiana, inoltre, quale membro di Caritas Internationalis,
insieme ad altre Caritas d’Europa partecipa sia a missioni di 6 settimane denominate “ERST”
(Emergency Response Support Team) che si effettuano a breve distanza di tempo dall’inizio
dell’emergenza, sia ai “team STEP” (Solidarity Team for Emergency Partnership) che per circa 6
mesi svolgono una funzione di supporto alla Chiesa locale colpita. In tal senso, Caritas Italiana,
raccogliendo i fondi delle Caritas Diocesane, può contribuire alla realizzazione di progetti co-
finanziati da varie Caritas Nazionali (Emergency Funding Appeals) e realizzati a fianco della
Caritas locale. La rete internazionale Caritas, ampliamente estesa e capillare in oltre 150 nazioni,
garantisce con professionalità, specie a livello dei suoi nodi di coordinamento, una conformità e
omogeneità rispetto alle proprie caratteristiche identitarie.
c) Sostenere finanziariamente le iniziative proposte dalla Delegazione Regionale Caritas, (o
iniziative interdiocesane) a sua volta collegata con l’Ufficio di pertinenza di Caritas Italiana.
d) Sempre in coordinamento/informazione con Caritas Italiana, partecipare anche ad iniziative
territoriali (provinciale o regionale), quali occasioni di coesione sociale capaci di esprimere con
maggior forza la solidarietà della propria comunità. Riporre molta attenzione all’etica
dell’intervento, alla competenza professionale, all’efficacia (i risultati), all’efficienza (i costi) e
all’impatto dei progetti di queste organizzazioni, cercando di favorire in primo luogo quelle più
affini alla nostra identità.

Da NON fare
e) Non accettare da privati donazioni materiali senza avere prima verificato con Caritas Italiana
l’effettiva necessità da parte dei beneficiari, nonché la convenienza economica (considerando i
costi di spedizione) rispetto ad altre soluzioni; preferibilmente si cercheranno le soluzioni che
favoriscano lo sviluppo dei mercati locali.
f) Non consegnare agli operatori locali ingenti somme di denaro portandolo direttamente “in
tasca”: oltre che per ovvi motivi di sicurezza, è molto importante poter dimostrare ufficialmente la
rintracciabilità dell’invio dei fondi. Qualora, tuttavia, ciò avvenisse per esigenze particolari come
l’assoluta assenza di canali diretti atti ad effettuare i trasferimenti bancari, anche a livello di
Caritas nazionali locali – è doveroso far firmare alla controparte ricevente una ricevuta o una
dichiarazione e farsi dare un estratto conto che certifichi l’attribuzione del denaro al conto
bancario dell’ente partner, o del progetto o del programma specifico.

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g) Non inviare i soldi tramite corrieri privati di cui si possa perdere traccia e non si possa
documentare l’invio.
h) Non inviare soldi su conti personali nominali, anche se corrispondenti alle persone che
ricoprono il ruolo istituzionale di direttore Caritas o del Vescovo.
i) Non accettare incondizionatamente donazioni “strumentalizzate” da parte di privati o
istituzioni che esigano per esempio d’avere in cambio un ritorno di “visibilità” e di pubblicità;
coordinarsi e confrontarsi con Caritas Italiana.

Per approfondimenti
Fare riferimento al promemoria circa le collette nazionali per finalità caritative, CEI maggio 2005
Per tutte le informazioni sulla deducibilità fiscale delle offerte, prendere contatti col Servizio
Amministrativo di Caritas Italiana: 06- 66177205; amministrazione@caritasitaliana.it

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Scheda operativa n. 4
Come collaborare con le Caritas/Chiese locali

Da fare

a) Prendere contatti con l’Ufficio Regionale pertinente di Caritas Italiana per avere un quadro delle
relazioni istituzionali preesistenti e per un primo coordinamento che si integri e non contrasti con
le priorità espresse dall’appello della Caritas colpita dall’emergenza.
b) In caso di contatti significativi preesistenti con la Chiesa locale (anche fidei donum, …), assumere
informazioni utili alla gestione dell’emergenza/progetti e coordinarsi con Caritas Italiana.
c) Ricordare sempre il prevalente ruolo pastorale della Caritas e valorizzare i progetti quali “opere
segno” che testimoniano l’unione tra i popoli ed il rafforzamento dei “rapporti solidali tra Chiese
sorelle”.
d) Lavorare secondo i principi della partnership Caritas: “un’alleanza che esprime solidarietà tra
membri di Chiese locali, che come parte di una comunità globale interdipendente dimostra un
impegno per la giustizia sociale e una preponderante opzione preferenziale per i poveri, un
impegno di lungo termine per concordare obiettivi basati sulla condivisione di valori, strategie ed
informazioni. Caratterizzati da una programmazione condivisa, l’accompagnamento, la trasparenza
e la responsabilità da ambo i lati, oltre che dal rispetto, la fiducia e l’amicizia, porta solidarietà
tra le organizzazioni della Caritas, della Chiesa e anche di altre organizzazioni che condividono la
nostra visione e mission.”
e) Lavorare secondo il principio di sussidiarietà: “la promozione e il consolidamento di Caritas
nazionali, diocesane e parrocchiali e di altre organizzazioni, ha come scopo finale la restituzione
legittima alle comunità locali dell’ “ownership” cioè dell’essere responsabile dei processi di
sviluppo”.
f) Lavorare insieme al partner locale “alla pari” e, con il partner, insieme alla popolazione locale,
ovvero lavorare secondo i principi di partecipazione, sostenibilità e autosufficienza, tanto
economica quanto quella relativa alle competenze dello staff per raggiungere un miglior impatto.
g) Finalizzare la collaborazione all’empowerment (rafforzamento del partner e della comunità
beneficiaria), all’ownership (la titolarità finale dell’iniziativa resta ai beneficiari locali), mentre la
responsabilità è di tutti gli stakeholders , cioè di coloro che, a differente titolo e livello, si fa
carico di un tassello di responsabilità per raggiungere un obiettivo più ampio di sviluppo, di
maggior benessere sociale, di giustizia, …).
h) Collaborare e sviluppare una relazione di cooperazione fraterna come una speciale occasione per
sviluppare insieme una cultura di apprendimento reciproco ed uno spirito unitario di Chiesa
Universale, testimone di servizio ai più poveri dell’unica Famiglia Umana. Conseguentemente, la
relazione sarà basata su rispetto, uguaglianza e reciprocità.
i) Lavorare con professionalità ponendo la massima attenzione agli aspetti
dell’amministrazione.“Esercitiamo l’amministrazione di risorse umane, finanziarie e naturali che ci
sono affidate per il beneficio dei poveri e ci impegniamo a combattere la corruzione, l’inefficienza
e altre forme di cattivo uso di risorse, attraverso modalità sincere e trasparenti. Riconosciamo che
l’amministrazione è intrinseca alle nostre attività di partnership e intimamente collegata alla
costruzione di competenza e capacità”. Vigilare costantemente la trasparenza e l’onestà e qualora
si riscontrassero errori involontari, o inefficienze per scarsa competenza o una mala gestione
consapevole; discutere insieme con responsabilità, spirito di correzione fraterna e fiducia, senza

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porsi in una posizione giudicante o accusatoria. Qualora i problemi si ripetessero, riferire


progressivamente alla persona gerarchicamente superiore alla persona fallace.

Da NON fare
j) Non assumere impegni con un Partner locale (per esempio un missionario) senza prima conoscerlo
approfonditamente, o avere il parere favorevole da parte della Caritas nazionale locale e della
Caritas Italiana, riguardo alla sua adesione ai programmi di post-emergenza ed alle sue modalità
operative.
k) Non lavorare senza un “contratto” scritto tra le parti (un accordo, una convenzione, uno scambio
epistolare che faccia riferimento ad uno specifico progetto), che stabilisca chiaramente ruoli e
responsabilità.
l) Non imporre la propria visione “dall’alto” in modo “top-down”, facendo forza sul potere
contrattuale derivante dalla disponibilità finanziaria o sulle maggiori dotazioni o potenzialità
informatiche; non ridurre le possibilità di crescita del partner per voler esercitare direttamente un
controllo operativo, amministrativo, o svolgere con grande protagonismo le relazioni pubbliche a
livello locale.
m) Non ridurre la relazione di cooperazione tra Chiese al solo ambito contrattuale e progettuale; la
cooperazione richiede professionalità, ma questo lavoro non va interpretato secondo le diffuse
logiche del profitto e del mercato.

Per approfondimenti

Testi: “LINEE GUIDA SULLE PARTNERSHIP CARITAS” (Caritas Internationalis)


Protocolli di accordo di Caritas Italiana con partner locali

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Scheda n. 5
Come collaborare con Partner NON Caritas/Chiesa

Da fare
a) Considerare tutti i punti riportati nella precedente scheda operativa n.4.
b) Coordinarsi strettamente e preventivamente con Caritas Italiana.
c) Valutare se i principi e le finalità cui si ispira l’organizzazione prescelta siano in linea con quelli
di Caritas.
d) Verificare che le attività proposte non siano fattibili dalla Caritas locale o già previste
nell’appello divulgato dalla rete internazionale e che non costituiscano un doppione di esperienze
analoghe, magari geograficamente vicine.
e) Informare con precisione sulla collaborazione con un partner non ecclesiale la Caritas
eventualmente presente nel territorio, dando ragione della scelta (ad esempio, informare il
Vescovo della collaborazione che si intende avviare con una ONG locale che opera nel settore
sanitario, oppure con gruppi di vedove di altra religione, …).
f) Motivare, al momento dell’informazione, le ragioni a favore del partenariato non-ecclesiale e
comprendere parimenti quelle per le quali la Chiesa locale non vuole direttamente coinvolgersi.
Ad esempio, la disponibilità di un finanziamento diretto al sostegno socio-economico può
consentire a una Caritas diocesana italiana di avviare un progetto di microfinanza, mentre la
Caritas locale non è interessata né a livello di titolarità legale, né come tipologia di intervento.
g) In particolar modo nei casi di collaborazione con partner appartenenti ad un’altra religione,
assumere un atteggiamento di apertura per sviluppare ed accrescere una relazione interculturale
ed una vicendevole dimensione ecumenica. Rispettare i valori e le norme di vita, culturali,
religiose e quelli legati agli usi e costumi anche delle minoranze; nel richiedere rispetto per i
propri valori e comportamenti, spiegare e quando richiesto, presentare o proporre testi e letture
di approfondimento sui principi fondanti, la visione e l’approccio della Caritas.
h) Prevedere ed integrare quali elementi strutturali della realtà ogni implicazione pratica che deriva
da questa tipologia di scambio (ad esempio, rispettare gli orari di preghiera quotidiana o la
diversa organizzazione settimanale del lavoro di un’associazione musulmana.

Da NON fare
Oltre ai punti descritti nella scheda precedente n° 4, si raccomanda inoltre di:
i) Non avviare delle collaborazioni con partner non Caritas/Chiesa, laici o di altre religioni anche
sul piano della prima assistenza, senza un adeguato coordinamento con Caritas Italiana e senza
una altrettanto adeguata informazione, scambio ed accordo con la Caritas/Chiesa locale
eventualmente presenti nel territorio.
j) Non porsi mai in un atteggiamento giudicante, o di superiorità, o di incomprensione e
svalutazione rispetto agli usi e costumi locali, specie riguardanti i temi religiosi e razziali, che
vanno rispettati con grande attenzione; non perdere l’occasione per accrescere la propria cultura
ed ampliare la propria visione astenendosi dal giudizio, anche in situazioni non ammissibili
secondo la nostra cultura (la logica del clan, del lavoro minorile, della discriminazione di genere
…)

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Per approfondimenti

• Testi: “Cristiani e musulmani:esperienze di dialogo e di fraternità” . Caritas italiana/EDB n.10


• Siti: Asianews, PISAI, Terrasanta.net

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Scheda n. 6
La spedizione di beni materiali

Da fare
a) In generale è opportuno evitare l’invio di beni materiali per numerose ragioni di carattere
economico, logistico, operativo. In casi particolari inviare solo i materiali richiesto dai destinatari
o comunque strettamente necessario. È bene confrontarsi sempre con Caritas Italiana prima di
procedere alla eventuale raccolta dei materiali.
b) Concordare con i destinatari le quantità di materiali da inviare.
c) Inviare materiale non deperibile e resistente agli sbalzi di temperatura: spesso i container o i
pacchi stazionano per mesi nei porti in attesa di essere sdoganati.
d) Possibilmente, inviare solo materiali non presenti nei mercati locali.
e) Favorire pertanto, ove possibile, lo sviluppo delle economie locali, attraverso l’acquisto di
materiali sul posto; al contempo fare anche una valutazione di convenienza economica, qualora i
beni siano presenti nei mercati locali, ma a costi molto più elevati rispetto ai prezzi in Italia, a
cui vanno aggiunte le spese di spedizione. Per esempio, in Angola il costo di un PC portatile o di
altre apparecchiature elettroniche/informatiche può essere 5 volte superiore rispetto al prezzo
in Italia. Fare anche attenzione che l’acquisto in loco non favorisca l’arricchimento di pochissimi
commercianti che approfittano del monopolio del mercato.
f) Inviare eventuali istruzioni di montaggio, uso e manutenzione scritte in una lingua comprensibile
ai destinatari.
g) Conservare i documenti di spedizione ed assicurarsi di aver adempiuto tutte le incombenze
burocratiche, per evitare problemi logistici a chi riceverà il materiale.
h) In caso di acquisti in Italia, richiedere al commerciante che vende il prodotto l’esenzione dell’IVA
(pari al 20%), far firmare una copia della ricevuta alla dogana aeroportuale e riconsegnarla al
rientro allo stesso commerciante. Va indicato “prodotto destinato all’estero” e va consegnata
una “Dichiarazione di donazione all’ente Non Profit o umanitario” per non pagare l’IVA nel Paese
in cui si porta il bene.
i) Rispettare, nel caso di invio di cibo, le abitudini alimentari dei destinatari.

Da NON fare
j) Non inviare materiali vecchi: le attrezzature vecchie, di difficile smaltimento o inquinanti
restano tali anche nei Paesi in via di sviluppo.
k) Non inviare generi alimentari se non espressamente richiesti e comunque che non possano
resistere al tempo e ai cambiamenti climatici.

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Scheda operativa n.7


Spedizione di Farmaci

Da fare
a) In generale è opportuno evitare l’invio di farmaci per numerose ragioni di carattere economico,
logistico, operativo. In casi particolari inviare solo i farmaci richiesti e necessari dai destinatari o
comunque strettamente necessari. È bene confrontarsi sempre con Caritas Italiana prima di
procedere alla eventuale raccolta dei farmaci.
b) Assicurarsi che chi riceve la merce sia personale competente e autorizzato alla manipolazione o
futura somministrazione di medicine.
c) Rispettare la legislazione del Paese destinatario in materia.
d) Verificare la possibilità di spedizione dei farmaci confrontando le liste dell’Organizzazione
Mondiale della Sanità. (NB: l’OMS riporta il nome del Principio Attivo e non i nomi dei farmaci
adottati dalle case farmaceutiche produttrici).
e) I medicinali dovranno essere ben suddivisi per categorie e quantità e facilmente riconoscibili per
un eventuale controllo su un campione ed dovranno essere accompagnati da una dichiarazione di
un medico che certifica le quantità e qualità dei farmaci stessi (“packing list”, numero pillole,
flaconi, P.A., concentrazione del P.A. espresso in mg/pillola o in mg o ml/flacone, …).
f) Fare attenzione a:
g) data di scadenza
h) confezionamento
- tipologia di conservazione, affinché i farmaci possono sopportare gli sbalzi di temperatura ed
i cambiamenti climatici (ovviamente per molti vaccini è richiesta la refrigerazione e perciò
vanno effettuate spedizioni attraverso spedizionieri e corrieri postali specializzati).
- comprensione delle istruzioni, che devono essere scritte possibilmente nella lingua parlata
nel luogo di destinazione (altrimenti provvedere ad una traduzione certificata)
i) Come descritto nella precedente scheda riguardante la spedizione di beni generici, favorire
l’acquisto di farmaci in loco, ma al contempo non favorire il commercio illegale o il monopolio.
j) In caso d’acquisto di farmaci in loco da un lato fare attenzione agli “pseudo-farmaci” preparati in
loco in sottodosaggio di P.A. e in definitiva non efficaci, ma al contempo ricordare che in certi
altri casi, per esempio con gli psicofarmaci, sono sufficienti per la cura dosi inferiori.

Da NON fare
k) Non inviare farmaci in scadenza.
l) Non fare raccolte indiscriminate di farmaci non necessari o di farmaci raccolti a caso da partite
invendute o inutilizzate e che richiedono una complessa opera di selezione e di catalogazione con
aumento della possibilità di errore.
m) Non creare forme di dipendenza con l’acquisto di farmaci nuovi o promozionali: le multinazionali
sono interessate a questo business, alla diffusione di sempre nuove medicine in nuovi mercati.
n) Non inviare farmaci con istruzioni incomprensibili, o per la lingua o per il linguaggio altamente
specializzato.

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Per approfondimenti
• Testi: “Salute e sviluppo”. Caritas italiana/Quaderno n. 5

• www.who.int/en/

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Scheda operativa n.8


Le fasi preliminari dello studio di fattibilità (analisi ex-ante) e della
progettazione

Da fare

In fase di prima emergenza la rete Caritas elabora un appello nel quale si descrivono le attività urgenti da finanziare
e da realizzare. La fase più tipicamente progettuale si inserisce in un momento successivo ed è in questo quadro che
si devono concordare “pezzi” di intervento dove può essere significativamente presente l’azione delle Caritas
Diocesane/Caritas Italiana, che ha sua volta contribuisce all’appello in partenariato con le altre Caritas nazionali
donatrici. E’ il momento in cui va messa in pratica nello specifico la sintesi fra richieste locali e la solidarietà che
sotto varie forme può essere data dalle nostre Caritas diocesane.
Questa seconda fase a un chiaro impatto sulla sostenibilità a medio e lungo termine, e quindi sulla programmazione e
il reperimento dei finanziamenti, sulla capacità gestionale, sulla natura stessa dello stile Caritas che vuole dotarsi di
strumenti per “affrontare le emergenze nel quotidiano”. Non va assolutamente lasciata a iniziative isolate, per
quante generose.

a) Preventivare tempi e risorse per la progettazione, la supervisione e la verifica.


b) Eseguire una attenta valutazione della situazione iniziale, dei bisogni cui si vuole dare risposta,
acquisendo notizie e dati quantitativi dal maggior numero possibile di fonti d’informazione, tanto
ufficiali che informali, a partire dalle priorità espresse da partner e beneficiari.
c) Stilare il progetto con gli attori che lo gestiranno, cercando una mediazione ed una convergenza
rispetto ad obiettivi e modalità operative per raggiungerli.
d) Definire gli obiettivi generali (di sviluppo, miglioramento, potenziamento, ampliamento, stimolo
di capacità, …) relativi alle problematiche settoriali o sub-settoriali individuate (in campo
sanitario, agricolo, socio-economico, assistenziale, infrastrutturale-edilizio, commerciale, …): il
progetto contribuisce al raggiungimento dell’obiettivo generale in concomitanza alla
realizzazione di altri interventi ed altri sforzi convergenti. Per questa ragione è necessario
conoscere tutte le altre iniziative affini in corso per evitare doppioni.
e) Definire i concreti obiettivi specifici, coerenti con gli obiettivi generali, ovvero il flusso di
benefici duraturi che il progetto produrrà a favore di un numero definito di beneficiari, entro il
periodo di realizzazione stabilito e nella specifica zona di intervento. Organizzare
dettagliatamente e secondo una logica cronologica tutte le attività lavorative che dovranno
essere eseguite per ottenere ciascun risultato atteso, durante e allo scadere del progetto, siano
essi inerenti la formazione, la realizzazione di opere, l’erogazione di servizi, la creazione di
un’équipe autosufficiente ed autonoma, … .
f) Valorizzare al massimo tutte le risorse locali, siano esse materiali o umane.
g) Valutare che le risorse disponibili (locali ed apportate col finanziamento o il personale
espatriato) consentano lo svolgimento delle attività necessarie al raggiungimento degli obiettivi.
In caso contrario, riformulare il progetto.
h) Definire indicatori efficaci per la verifica del lavoro svolto.
i) Prevedere verifiche intermedie e finali.
j) Prendere in considerazione le “pre-condizioni”, ovvero i fattori ambientali (minacce
atmosferiche, telluriche, …) e sociali (conflitti politici, etnici, religiosi, tra classi economiche, …)

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che caratterizzano il progetto, lo condizionano o potrebbero influenzare il buon andamento dello


stesso.

Da NON fare

k) Non ipotizzare e sostenere incoerentemente progetti teorici poco aderenti alla realtà,
condizionati da varie pressioni e logiche (volontà/sensibilità del donatore, politico o privato, di
cui talvolta ci facciamo da tramite; distorsioni legate ad una specifica ed esclusiva
professionalità, … ) differenti rispetto alla principale logica da seguire che è quella di rispondere
ai bisogni e ai problemi locali, analizzati in modo partecipativo ed ampio.
l) Non escludere dalla fase della progettazione e dall’esecuzione attiva del progetto il personale
del posto (personale dirigente ed operativo dell’organizzazione partner, beneficiari, attori del
contesto sociale).
m) Non imporre innovazioni tecnologiche non appropriate o difficilmente integrabili, o soluzioni che
non tengano conto delle differenze culturali (ciò che funziona in Italia non è detto possa
funzionare anche in altri Paesi).
n) Non sottovalutare l’influenza delle mutevoli condizioni esterne: l’analisi della realtà in un dato
momento deve essere contestualizzata in una più ampia analisi storica, per non azzardare
l’avviamento di un progetto in condizioni non evidenti al momento dello studio.

Per approfondimenti

• Ministero degli Affari Esteri - Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo: “Procedure di
presentazione di programmi promossi da ONG”

• CARITAS INTERNATIONALIS: “EMERGENCY GUIDELINES - Principles, Structures & Mechanisms”

• SPHERE Project's Humanitarian Charter and Minimum Standards in Disaster Response

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Scheda operativa n. 9
Organizzare visite sul posto: verifiche in itinere e valutazioni ex post

Da fare
a) Definire chiaramente gli scopi del viaggio, adeguando in base ad essi la durata necessaria. I
viaggi durante le emergenze, soprattutto nelle prime fasi, sono generalmente da evitare perché
possono essere più di ostacolo che di aiuto ai partner locali. Devono comunque necessariamente
essere approvati dalla struttura Caritas, in Italia e nel paese colpito. Solo così si possono
selezionare i viaggi necessari alla valutazione dei danni, alla formulazione degli appelli,
all’invio di personale, alla elaborazione di progetti specifici, alle necessità della
comunicazione...
b) Nel caso di viaggio in un Paese dove siano presenti operatori in loco e referenti di Caritas
Italiana o di un altro partner progettuale, concordare con ampio anticipo tramite e-mail e
telefonate la loro disponibilità nell’accompagnare la delegazione, l’organizzazione della
logistica e del programma degli incontri e delle visite (alcuni incontri con autorità richiedono
complessi iter formali o semplicemente molto tempo per cogliere la disponibilità della loro
agenda).
c) Organizzare possibilmente incontri preliminari alla partenza tra i partecipanti del viaggio
(specie con quelli che si recano nel Paese per la prima volta o sono comunque meno esperti)
per la condivisione di obiettivi, informazioni, aspetti riguardanti le modalità di affrontare il
viaggio e per creare un certo affiatamento tra i membri della delegazione.
d) Controllare la validità dei documenti (passaporto, patente) ed eventualmente premunirsi –
secondo le normative che le Nazioni Unite impongono in certi Paesi d’emergenza - di una
lettera attestante l’identificazione personale e l’appartenenza all’organizzazione Caritas (o di
un cartellino plastificato, con spilla o cordino al collo).
e) Richiedere, con buon anticipo sulla data prevista di viaggio, il visto presso l’Ambasciata in Italia
(salvo nei Paesi in cui si possa ottenerli direttamente all’aeroporto d’arrivo); in alcuni Paesi per
l’emissione del visto è necessaria una lettera d’invito da parte dell’organizzazione ospitante e
una lettera d’incarico di missione da parte dell’organizzazione committente.
f) Prenotare in anticipo il biglietto aereo (i tempi d’attesa variano a seconda dei periodi
dell’anno).
g) Informarsi sulle condizioni di sicurezza e sulle eventuali normative vigenti.
h) Effettuare le vaccinazioni suggerite dall’ASL di residenza necessarie nello specifico Paese e
seguire le norme igienico-sanitarie di profilassi da adottare prima, durante e dopo il viaggio.
i) Seguire sin da qualche giorno prima del viaggio le norme igieniche del viaggiatore (periodi più
lunghi di riposo per adattarsi successivamente al fuso orario, sana alimentazione, … ) e durante
il viaggio attenersi alle norme igieniche ed alimentari; mantenere per tutto il viaggio quelle
accortezze atte alla prevenzione di punture di insetti, specialmente in zone malariche, …
j) Nel caso di malattie croniche (ad esempio una persona cardiopatica o epilettica), farsi
preparare dal proprio medico curante un’attestazione per portare al seguito i medicinali
personali (si riporti sia il nome del Principio Attivo del farmaco, sia quello commerciale).
k) Informarsi sulle condizioni climatiche del Paese nel periodo in cui si intende soggiornare e
scegliere conseguentemente l’abbigliamento e l’attrezzatura appropriati.

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l) Preventivare un budget minimo per la copertura delle spese di trasporto interno, vitto e
alloggio, e per gli imprevisti che potrebbero succedere (ad esempio per il ricovero in una
clinica privata o per il pagamento di un biglietto aereo, in caso di un’evacuazione improvvisa).
m) Registrarsi sul sito dell’Unità di Crisi della Farnesina (Ministero degli Affari Esteri):
www.dovesiamonelmondo.it .
n) Arrivati a destinazione, cercare di mantenere invariato il programma stabilito, seguendo le
indicazioni logistiche concordate, pa meno che le motivate variazioni richieste non comportino
alcun disagio.
o) Riguardo a particolari modalità comportamentali di relazione con le popolazioni visitate,
chiedere consiglio agli operatori espatriati che hanno maggior esperienza, e rispettare le
usanze e le convenzioni sociali del posto (saluti, abbigliamento, atteggiamenti interpersonali).
p) Chiedere il permesso prima di fotografare persone o situazioni particolari (case distrutte,
incidenti, cadaveri, …).
q) Usare molta attenzione e rispetto per i simboli e riti religiosi del posto e chiedere spiegazioni
sulle modalità di comportamento.
r) Porre attenzione e cautela alla situazione politica del Paese ed evitare commenti e pareri
rivolti a persone e/o partiti, fazioni, …(commenti sbagliati potrebbero mettere a rischio la
propria incolumità o addirittura il progetto).
s) Con riferimento all’andamento del progetto, aggiornarsi innanzitutto sulle condizioni generali
riguardo situazioni politiche, ambientali e sociali: analogie e differenze rispetto alle condizioni
analizzate in fase di studio di fattibilità del progetto. Verificare l’influenza del contesto
esterno sul progetto e se i nuovi eventuali condizionamenti impongano un riadattamento di
obiettivi ed attività alla nuova realtà riscontrata.
t) Verificare la validità della programmazione realizzata nel corso del primo studio di fattibilità:
controllare i risultati parziali e finali progressivamente ottenuti, facendo riferimento agli
indicatori ed ai parametri di riferimento scelti; valutare che le risorse (sia quelle locali che
quelle apportate col progetto) siano adeguate allo svolgimento delle attività previste, secondo
lo specifico cronogramma. In caso fossero stati fatti errori, apportare con flessibilità le
necessarie correzioni.
u) Programmare le date delle successive verifiche, intermedie e finale.

Da NON fare
v) Non organizzare viaggi all’ultimo minuto e senza uno scopo progettuale o formativo, per non
distogliere l’attenzione degli operatori in loco dal proprio lavoro; non aspettarsi o pretendere
dagli operatori in loco – generalmente molto occupati o assenti dagli uffici in quanto spesso
impegnati sul terreno - disponibilità non preventivamente concordate, per realizzare incontri e
visite con autorità o referenti istituzionali (nunzio, vescovo, delegati di agenzie, …).
w) Non partire ed organizzare viaggi senza informare ed aver preso contattati anche con l’apposito
ufficio di Caritas Italiana.
x) Non prendere alla leggera le precauzioni igienico-sanitarie: la malattia crea disagi e
rallentamenti anche per i compagni di viaggio.
y) Non partire sprovvisti della documentazione necessaria; non partire sprovvisti delle conoscenze
generali e specifiche del Paese ed in particolare di quelle più recenti riguardanti la sicurezza ed
infine il progetto; non partire scoperti rispetto le vaccinazioni e le profilassi obbligatorie o
suggerite (è sconsigliabile trovarsi nelle condizioni di non poter uscire dall’aeroporto e

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ritornare indietro o di effettuare il vaccino obbligatorio della Febbre Gialla presso le infermerie
aeroportuali); non partire sprovvisti di una piccola scorta di medicinali personali difficilmente
reperibili localmente (ad esempio per un cardiopatico o un epilettico); non partire sprovvisti
dell’abbigliamento e l’attrezzatura adeguati; non partire sprovvisti di soldi che garantiscano
l’autonoma permanenza.
z) Non staccarsi dal gruppo e girare da soli senza aver informato il responsabile del gruppo e gli
operatori di Caritas.
aa) Non dare direttamente soldi o regali alla popolazione, per ottenere una gratificazione spiccia e
per mantenere una relazione culturale distorta.
bb) Non fare promesse di donazioni o di successive visite senza aver preventivamente discusso
l’opportunità della cosa.
cc) Non mettersi in situazioni di pericolo o che possano creare problemi futuri alle relazioni degli
operatori con le popolazioni.
dd) Non mantenere il livello della valutazione progettuale alla sola sfera narrativa, ma
approfondirla in termini quantitativi ed utilizzando i parametri oggettivamente verificabili.
ee) Non limitare la visita esclusivamente alla sfera lavorativa, ma vivere pienamente l’incontro
quale speciale momento unitario tra comunità, organizzazioni, persone impegnate ed animate
da finalità umanitarie, filosofiche o di fede.

Per approfondimenti
• Ministero degli Affari Esteri - Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo: “Manuale
operativo di monitoraggio e valutazione delle iniziative di Cooperazione allo Sviluppo”

• Documento Caritas Italiana “SICUREZZA DEGLI OPERATORI - Note Operative - Regole di


comportamento”

• Siti utili per la preparazione al viaggio:


www.viaggiesalute.org
www.viaggiaresicuri.mae.aci.it
www.port.venice.it/sanimav/welcome.html
www.dovesiamonelmondo.it
www.travelclinic.it

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Scheda n. 10
Aspetti legali e amministrativi
(contratti, polizze assicurative, mansionario)

Da fare
a) Seppur ciascuna organizzazione proceda secondo le proprie modalità operative, è
opportuno che il Direttore della Caritas Diocesana dia all’operatore che effettua il viaggio – sia
esso un volontario o una persona assunta - una lettera d’incarico formale, che indichi il periodo,
il luogo, il partner e gli scopi della missione.
b) A maggior ragione in caso di servizi all’estero per periodi prolungati o legati all’intera
esecuzione progettuale (da alcuni mesi ad alcuni anni), il Direttore della Caritas Diocesana
inquadri contrattualmente l’operatore, a garanzia reciproca. Tanto che l’operatore sia già
assunto, quanto ad esso venga richiesta una consulenza o una collaborazione lavorativa con
pagamento di fattura o stipendio, specificare formalmente il titolo del progetto o del programma
nel quale l’operatore si inserisce, riportare informazioni riguardanti la durata, il luogo, lo
specifico mansionario operativo (obiettivi da raggiungere in un dato arco di tempo, attività
gestionali, amministrative ed istituzionali da svolgere, mezzi a disposizione, cosa fare e cosa non
poter fare, con chi lavorare, personale da coordinare e personale di riferimento a cui essere
subordinato, …), ma pure l’elenco delle utenze concordate e parzialmente o totalmente
rimborsabili (ad esempio l’affitto della casa, l’uso della macchina, della telefonia, della
strumentazione informatica, …), il piano ferie, il piano di rientri in Italia o per scopi di lavoro, o
per gravi motivi personali e/o famigliari, o per motivi legati alle elezioni in Italia, …
c) In caso di assunzione di residenza all’estero dell’operatore, valutare i vantaggi fiscali e
provvedere eventualmente all’iscrizione all’A.I.R.E. (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero).
Valutare l’opportunità o gli svantaggi (in funzione del Paese) di figurare come Operatori
Missionari Laici, rispetto agli aspetti contenutistici e formali, ma anche a quelli riguardanti il
visto, le relazioni pubbliche, istituzionali e civili.
d) Attivare, a copertura di tutto il periodo di permanenza all’estero, Polizze Assicurative
vita, infortuni e malattie, incluse le malattie tropicali. In caso di viaggi al di fuori del Paese in cui
si è normalmente basati, notificare alla Compagnia Assicurativa l’estensione al Paese ove ci si
reca (è gratuita), altrimenti eventuali infortuni non verranno riconosciuti.
e) Notificare la propria presenza nel Paese presso l’Ambasciata Italiana o il Consolato
Italiano, o presso le Nazioni Unite: nei Paesi a rischio di evacuazione per ragioni di sicurezza
registrare l’organizzazione e la propria persona fisica al fine di rientrare nei piani di salvataggio.
f) Informarsi circa le normative e la legislazione del Paese ed attenersi scrupolosamente ad
esse (per esempio, la detenzione di droghe leggere, anche per uso terapeutico, in alcuni Paesi
viene punito severamente con la carcerazione).

Da NON fare
g) Non svolgere altri incarichi lavorativi con altre organizzazioni, a meno che ciò sia
consentito nel rapporto di “consulenza” prestabilito; non vengano meno comunque i contenuti
professionali concordati e i diversi rapporti non intralcino, distorcano o danneggino l’identità, la
visione e la missione dell’operatore Caritas.

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h) Non dimenticare d’attivare, rinnovare o estendere geograficamente la Polizza


Assicurativa.
i) Non dimenticare di notificare la propria presenza nel Paese e di rinnovare eventualmente
i visti in scadenza.
j) Non contravvenire alle norme legislative del Paese.

Per approfondimenti
Prendere contatti con l’Area Internazionale di Caritas Italiana, al fine di usufruire delle convenzioni
assicurative e dei modelli contrattuali stipulate per gli operatori Caritas che si recano all’estero:
Segreteria Area internazionale: 06 66177.245; areainternazionale@caritasitaliana.it

In caso di permanenze prolungate, consultare il sito dell’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero:


www.italiaestera.net

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Scheda operativa n. 11
La sicurezza

Da fare
a) Conoscere i parametri di sicurezza adottati dalle autorità Italiane (consolari e/o
dell’Ambasciata) e, nei Paesi con dichiarata instabilità sociale o militare, conoscere lo specifico
Piano di Evacuazione in caso d’emergenza e pericolo imminente. Far riferimento all’ "Unità di Crisi
" presso il Ministero degli Esteri, alla Farnesina, che è l’ ufficio di collegamento con le Ambasciate
italiane in tutto il mondo.
b) Aderire, in caso di situazioni di post conflitto o conflitto in atto, alle normative imposte dalle
Nazioni Unite o dalle autorità militari locali o internazionali (limiti di circolazione a piedi e con i
mezzi durante i periodi di coprifuoco, divieti di circolazione in determinati luoghi).
c) Conoscere i livelli di sicurezza garantiti dal partner locale ed i limiti-soglia oltre ai quali si
prevede il trasferimento o il rimpatrio dell’operatore (da menzionare anche nel protocollo
d’accordo col partner, in cui prevedere le procedure di scambio di informazioni e le procedure
operative). Fin tanto che l’operatore non si sente sicuro, adottare quelle misure supplementari
(allarme in casa, guardiano, radio mobile, inferiate, cane, …) che possano permettergli una
percezione soggettiva positiva del proprio vissuto quotidiano.
d) La persona inviata deve assicurare un comportamento assolutamente irreprensibile di fronte
ai pericoli, con l'obbligo di evitare, per quanto possibile, situazioni di incertezza, seguendo in modo
preciso e puntuale ogni istruzione ed ordine emanato da chi (istituzione, persona, ente), in quel
momento ed in quella situazione, ha competenza per dare istruzioni limitative della libertà
d’azione.
e) Conoscere i pericoli in zone in cui la sicurezza pubblica non è affatto garantita (per esempio
in certe zone dell’America Latina controllate da latifondisti, reti paramilitari private, narcos, ecc.)
ed essere consapevoli dei rischi derivanti dal lavorare in progetti popolari di pace, riconciliazione e
giustizia che prevedono azioni di lobby-advocacy e di denuncia. In questi casi, in cui l’analisi
soggettiva del rischio e del livello di insicurezza assume maggiore importanza rispetto ai carenti
indicatori di riferimento, valutare costantemente e con molto scrupolo la situazione, comunicare
con estrema trasparenza ai partner locali ed ai referenti istituzionali la percezione del rischio ed
adottare le modalità di prevenzione.

Da NON fare
f) Non ignorare le normative di sicurezza indicate da ciascuna autorità preposta presente nel
Paese e non trascurare la sottoscrizione ai Piani di evacuazione (rinviarla a domani, potrebbe
essere troppo tardi).
g) Non sottovalutare o sminuire, per paura di un giudizio esterno, la percezione soggettiva
riguardo a rischi e la sensazione di paura, e non tardare a parlarne con i propri referenti.
h) Non comportarsi in maniera superficiale correndo inutili rischi.
i) Non intraprendere battaglie personali, che si discostano dalle indicazioni del referente in
Italia, assumendo atteggiamenti e ruoli eroici o da salvatori che travalicano il compito contrattuale
ed istituzionale: talvolta è altissimo il coinvolgimento personale in determinati programmi (per
esempio programmi di lotta contro la tortura, i trattamenti inumani e degradanti, la pena di
morte, il razzismo e la discriminazione di genere, delle minoranze e dei disabili, programmi di

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protezione e tutela dei diritti per l’infanzia, …) al punto che l’operatore immerso e assorto in
quella particolare realtà perda una più ampia lucidità oggettiva.

Per approfondimenti

• Documenti: Caritas Italiana “SICUREZZA DEGLI OPERATORI - Note Operative - Regole di


comportamento”

• Siti: www.unhcr.ch; www.unicef.org ; www.un.org ;

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Scheda operativa n. 12
Creazione di un rapporto nelle differenze:
il rispetto culturale, degli usi-costumi, dell’economia e della dignità della
persona, specie dei minori (stile di condotta e lotta contro la pedofilia)

Da fare
a) Lavorare secondo i sopra descritti principi della Partnership Caritas, di sussidiarietà, di
partecipazione, di sostenibilità, di autosufficienza, di Empowerment (assunzione di responsabilità)
ed Ownership (proprietà, titolatietà).
b) Collaborare e sviluppare una relazione di cooperazione fraterna come una speciale occasione
per sviluppare insieme una cultura di apprendimento reciproco ed uno spirito unitario, fondando la
relazione sul rispetto delle differenze, sulla comunanza dei diritti universali e sulla reciprocità.
c) In particolar modo nei casi di collaborazione con partner appartenenti ad un’altra religione,
assumere un atteggiamento di apertura per sviluppare ed accrescere vicendevolmente una relazione
interculturale ed ecumenica, scoprendo ed alimentando quei valori universali che uniscono piuttosto
che marcare le differenze confrontandole su un piano di contrapposizione superiore-inferiore o
meglio-peggio. Rispettare profondamente i valori e le norme di vita, culturali, religiose e quelli
legati agli usi e costumi anche se non condivisibili o incomprensibili secondo la nostra ragione e
sensibilità.
d) Far propri i modelli organizzativi della specifica realtà locale assumendoli come vincoli
strutturali non modificabili (ad esempio, rispettare gli orari di preghiera quotidiana o la diversa
organizzazione settimanale del lavoro di un’associazione mussulmana), piuttosto che imbattersi
nell’assurdo tentativo di cercare di imporre un modello culturale occidentale.
e) Cercare di comprendere i comportamenti delle popolazioni visitate circa usanze e convenzioni
sociali (saluti, abbigliamento, atteggiamenti interpersonali, simbolismi e riti religiosi o formali) e
chiedere spiegazioni agli operatori espatriati più esperti; adeguarsi con flessibilità e garantirsi uno
stile naturale che faccia sentire a proprio agio, a livello intra ed interpersonale.
f) Comportarsi in maniera naturale ed offrire spiegazioni rispetto alle proprie modalità di
comportamento (un abbraccio ed un bacio tra colleghi, il bere un alcolico, parlare a voce alta con
tono aggressivo … potrebbero essere interpretati diversamente rispetto al significato che attribuiamo
noi).
g) Considerare come atti molto gravi gli abusi - fisici, emotivi, sessuali - sui minori ed il loro
sfruttamento e trascuratezza, atti che gli operatori Caritas si impegnano a denunciare ed auto-
denunciare, avviando azioni legali.
h) Considerare come atti molto gravi gli scambi di denaro, lavoro, beni, assistenza o servizi per
sesso, inclusi i favori sessuali o altre forme umilianti, degradanti o di comportamento sfruttante che
sono proibiti.
i) Pianificare ed organizzare qualsiasi evento che coinvolge bambini in maniera che i rischi d’abuso
siano minimizzati.
j) Ricordare che Caritas Italiana ha elaborato un “Codice di Condotta” che sviluppa in dettaglio le
norme a cui deve attenersi un operatore Caritas, che all’estero sarà sempre percepito come tale,
senza le distinzioni di comportamento fra ruolo istituzionale e vita privata tipici dell’Occidente.

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Da NON fare

k) Non porsi mai in un atteggiamento “top-down” di superiorità, di incomprensione e svalutazione


rispetto agli usi e costumi locali, specie riguardanti i temi religiosi e razziali;
l) Non esprimere giudizi squalificanti la cultura locale, anche in situazioni non ammissibili secondo
la nostra (legge del taglione, infibulazione, vendetta, …)
m) Non imporre innovazioni tecnologiche non appropriate o difficilmente integrabili, o soluzioni che
non tengano conto delle differenze culturali, delle credenze e dei tabù (ciò che funziona in Italia non
è detto possa funzionare anche in altri Paesi).
n) Non imporre la propria visione facendo forza sul “potere contrattuale” derivante dalla
disponibilità finanziaria; non diminuire le possibilità di crescita del partner, per voler esercitare
direttamente un controllo operativo, amministrativo, o svolgere con grande protagonismo le relazioni
pubbliche a livello locale.
o) Evitare, soprattutto inizialmente, commenti riguardo persone politiche o istituzionali, religiose,
o popolazioni etniche, …che potrebbero pregiudicare la relazione.
p) Ricordare che è possibile che siano mal interpretare le proprie azioni, non importa quanto esse
siano ben intenzionate, pertanto non passare il tempo da soli con bambini – pianificare le attività in
maniera tale che vi sia più di una persona presente o almeno, altre persone siano in vista o a portata
d’orecchio.
q) Non prendere bambini da soli in macchina, anche se solo per un breve tragitto, a meno che non
si possa evitare per motivi di sicurezza (cercare in questo caso che un altro adulto o un altro membro
dello staff sia a conoscenza di cosa succede, attraverso un dialogo via radio mobile o cellulare).
r) Evitare inappropriati contatti fisici o verbali con altri.
s) Evitare di coinvolgersi in inappropriati comportamenti di collera o scontri.
t) Evitare il favoritismo ed il clientelismo.
u) Non considerare banali i problemi di abuso sui minori.
v) Non contate sul vostro buon nome per proteggervi e non siate imprudenti pensando: “questo non
mi succederà mai”.

Per approfondimenti
• Testi: CARITAS INTERNATIONALIS “PROTEZIONE DEI MINORI - Politica quadro- 1. CODICE DI
CONDOTTA per proteggere i bambini e i giovani da abusi e dallo sfruttamento sessuale;

• Siti: www.unicef.org