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parte quattordicesima

sintesi

PRIMO PIANO

capitolo
Le citt invisibili
di Calvino

La poetica combinatoria
Le citt invisibili esce nel 1972. Calvino abita a Parigi gi dal
1964 e partecipa al Laboratorio di letteratura potenziale di
Queneau. Ha appena scritto un saggio sulla narrativa come
processo combinatorio. Coerentemente a tale progetto ha
pubblicato Il castello dei destini incrociati (1969). Le citt
invisibili confermano tale poetica combinatoria e il
procedimento astratto e allegorico della scrittura.

La struttura delle Citta invisibili

Date e dati
1923-1985
1964
1972

Italo Calvino
trasferimento di Calvino a Parigi
e contatti con lOulipo
pubblicazione delle Citt invisibili

La struttura dellopera presuppone una cornice in corsivo,


che contiene il dialogo fra Marco Polo e limperatore Kublai
Kan, e una narrazione in tondo, che comprende 55 descrizioni
di citt, tutte con nome di donna. Queste sono suddivise in
undici percorsi tematici, ognuno dei quali contiene cinque
descrizioni di citt. Il romanzo una riscrittura del Milione di
Marco Polo, ma gli spazi descritti sono ormai solo mentali.

Calvino e il Postmoderno
Il romanzo rivela ladesione di Calvino alla poetica
postmoderna della riscrittura, dellintertestualit e
allatteggiamento metanarrativo. Il romanzo rivela anche la
tendenza postmodernista allibridazione dei generi: oscilla
infatti fra il racconto filosofico e quello fantastico-allegorico.

Il nichilismo filosofico
Nel romanzo lordine delle cose sostituito dallordine del
discorso che non riesce pi a cogliere la referenzialit
oggettiva. Anche il tempo e lo spazio sono ormai del tutto
rarefatti, astratti, mentali. Di qui il nichilismo filosofico
dellultimo Calvino, che urta peraltro con una permanente
esigenza di denuncia dellinferno della storia e con la
coscienza che la menzogna nelle cose, non nel
linguaggio. Nel romanzo confluiscono insomma esigenze
moderne (di tipo morale e razionale) e postmoderne (di tipo
nichilistico-ontologico).

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese

il nuovo LA SCRITTURA E LINTERPRETAZIONE - EDIZIONE ROSSA

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PRIMO PIANO
A La struttura e i temi

A1

Le citt invisibili e la svolta di Calvino

Le citt invisibili
e gli ambienti
culturali francesi

La narrativa come
processo
combinatorio

Dal Castello dei


destini incrociati
a Le citt invisibili

Le citt invisibili fu pubblicato nel 1972 presso la casa editrice Einaudi. Dal 1964 Calvino (cfr. cap. VI) si era trasferito a Parigi, dove era entrato in contatto con gli strutturalisti, in particolare con Roland Barthes, e con il gruppo dellOulipo (sigla di Ouvroir
de Littrature Potentielle: laboratorio di letteratura potenziale) costituito dagli scrittori
sperimentali che si raccoglievano attorno a Raymond Queneau (su questi aspetti che
avvicinano Calvino a Perec, cfr. cap. IV, 3). Composto negli anni del soggiorno parigino, Le citt invisibili risente dellinfluenza del clima culturale francese. anzi proprio
per ladesione alla temperie culturale nuova dello strutturalismo che il libro segna una
svolta fondamentale nellopera di Calvino. Nella precedente produzione dello scrittore vengono concordemente individuate due fasi: la prima neorealista e la seconda, vicina allo sperimentalismo di Officina e del Menab. Alla fine degli anni Sessanta
lautore aderisce a una nuova idea di letteratura, intesa come artificio e come gioco
combinatorio. Un importante saggio del 1967 segna e spiega questo cambiamento di
*poetica, che condiziona tutti gli scritti successivi alla sua pubblicazione: Cibernetica e
fantasmi: appunti sulla narrativa come processo combinatorio (ora in Una pietra sopra). Qui
Calvino, tracciando un parallelo tra i procedimenti di produzione linguistica e la logica combinatoria su cui si fonda il funzionamento delle macchine informatiche, sostiene che linvenzione letteraria deve corrispondere a una precisa idea teorica, a
unidea quasi scientifica della scrittura. Se la logica combinatoria alla base dei meccanismi compositivi che regolano la scrittura, il progetto intellettuale insito in ogni
operazione letteraria diventa tanto pi efficace quanto pi cresce il grado di consapevolezza che sa suscitare, nei lettori, circa i meccanismi della costruzione semiotica della letteratura.
Gi nel Castello dei destini incrociati (1969), uno scritto commissionato dalleditore
Franco Maria Ricci per corredare le riproduzioni di un mazzo di tarocchi francesi,
presente la logica combinatoria: il racconto si articola in percorsi e varianti che seguono le combinazioni delle carte sui tavoli da gioco. Nelle Citt invisibili lesibizione dei
meccanismi combinatori del racconto diventa ancora pi esplicita. Il lettore messo di
fronte a una scrittura difficile, che coniuga suggestioni favolistiche e significati simbolici entro un tessuto fitto di riferimenti alla tradizione letteraria. Lossatura dellopera
posta in primo piano grazie alla segmentazione del racconto, articolato in testi brevi
che si susseguono entro una cornice. Lordine di sequenza dei testi segue una logica
che appare al tempo stesso trasparente e oscura: le ragioni della costruzione, infatti, restano sempre sfuggenti.

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PRIMO PIANO

A La struttura e i temi

A2
La struttura
dellopera
Il dialogo fra Kublai
Kan e Marco Polo
e le 55 descrizioni
di citt

Gli undici percorsi


tematici contenenti
ciascuno cinque
descrizioni di citt

Un romanzo
autoriflessivo
e metatestuale

La struttura dellopera

Le citt invisibili composta da 9 capitoli, ciascuno aperto e chiuso da una cornice in


corsivo nella quale si profila lo scenario e si mette in scena il dialogo tra i due protagonisti: Kublai Kan, limperatore dei tartari, e Marco Polo, il giovane viaggiatore veneziano, autore del Milione (cfr. SI1, MD1 e T1). Particolarmente importante la descrizione
dellultima citt, Berenice (Le citt nascoste. 5). alla luce di quanto Calvino scrive in
questo testo che si pu comprendere meglio il senso dellultimo atto del dialogo tra
Kublai Kan e Marco Polo, quello che chiude Le citt invisibili (cfr. T7 e T8). Fuori dalla
cornice, si snodano, in carattere tondo, le descrizioni delle citt, 55 in tutto, corrispondenti ai paragrafi. I capitoli comprendono un numero variabile di paragrafi. Questi
hanno titoli tematici: le citt descritte, che hanno tutte nomi di donna, non compaiono
nel titolo. I titoli, che hanno come inizio la dicitura generica le citt (ad esempio:
Le citt e la memoria, Le citt e il desiderio, Le citt e i segni ecc.), rendono subito esplicita la valenza simbolica delle singole narrazioni, che alludono sempre anche
a un significato generale riguardante la citt come *topos. I paragrafi, insomma, sono i
tasselli di ununica narrazione sulla citt intesa come spazio simbolico della cultura che
si contrappone allo spazio della natura.
I percorsi tematici, che seguono ognuno la sua numerazione, sono undici in tutto,
e prevedono al loro interno cinque descrizioni di citt, distribuite nei capitoli in modo
irregolare. Le citt e i segni, ad esempio, presente due volte nel primo capitolo (1
e 2), una volta nel secondo (3), una nel terzo (4) e una nel quarto (5). Le citt e la
memoria presente con quattro passi nel primo capitolo (1, 2, 3, 4) e con uno nel secondo (5). Larticolazione strutturale del romanzo, resa evidente dallindice, criptica,
ermetica. Il lettore spinto subito a interrogarsi sul significato delle simmetrie e della
distribuzione dei temi e dei numeri. Lindice rende lopera aperta, ne suggerisce fruizioni alternative al percorso lineare tradizionale, fa pensare a modalit di lettura trasversali, per percorsi tematici, ad esempio, come proponiamo noi qui, invece che per
scorrimento unidirezionale. Tale struttura a ordini multipli essa stessa immagine della logica combinatoria. Sulle sue ragioni sono state avanzate molte ipotesi. Qualcuno,
ad esempio, ha spiegato la presenza di nove capitoli come unallusione alle nove parti
del corpo umano, e la ripetizione modulare del numero cinque come unallusione ai
cinque sensi (Giuseppe Bonura). In realt, ogni sforzo di trovare una spiegazione univoca alle corrispondenze numeriche risulta vano. Come vedremo nellanalisi dei passi
antologizzati, le citt descritte in un percorso (nel nostro caso le citt e i segni; cfr.
T2, T3, T4, T5, T6) non hanno rapporto pi stretto tra loro che con quelle degli altri
percorsi. Non c una ragione precisa dietro la complessa costruzione architettonica,
finalizzata soprattutto a sollecitare la riflessione dei lettori sulla logica compositiva del
testo. Da questo punto di vista, Le citt invisibili un tipico romanzo autoriflessivo e metatestuale, nel senso che produce una riflessione su se stesso e sulle modalit del funzionamento della narrativa. Anche il titolo contribuisce a favorire questo effetto, dal
momento che la definizione di invisibili attribuita a citt che vengono sistematicamente descritte fa pensare a un senso nascosto del racconto, a un senso *allegorico che
il lettore costantemente spinto a ricercare.

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PRIMO PIANO

SI1

A La struttura e i temi

PI

SCHEDA INFORMAZIONI

Il Marco Polo di Calvino


Il modello delle Citt invisibili Il Milione (circa 1289) di
Marco Polo (1254-1324). La rivisitazione della celebre
opera, che contiene i resoconti del viaggio in Oriente
compiuto dal veneziano Marco Polo tra il 1269 e il 1285,
viene condotta da Calvino sotto il segno della trasformazione dello spazio: dallo spazio geografico del mondo attraversato allo spazio mentale del viaggio narrato.
Lo scenario del romanzo di Calvino non il mondo:
limmaginario moderno.
Significativamente, allinizio delle Citt invisibili, Marco Polo non parla. Con il suo interlocutore tartaro, di
cui non conosce la lingua, il celebre viaggiatore comunica a gesti. A conferma della natura filosofica del romanzo, che in realt costituisce una narrazione-riflessione sulla natura della semiosi, il resoconto dei viaggi
procede per segni e gesti, e non attraverso la lingua.
Dellalone eroico di Marco Polo poco passa in questo
romanzo di Calvino. Marco Polo infatti il viaggiatore
per eccellenza, il simbolo del viaggiatore; ma poich
il viaggio moderno un viaggio mentale, il personaggio diventa il simbolo del rapporto tra la conoscenza e
lignoto. Per conoscere lignoto, il Marco Polo moder-

MD1

no non viaggia nel mondo esterno, ma scava al proprio interno, percorre i luoghi sedimentati dellimmaginario storico.
Quando impara la lingua dellimperatore, Marco Polo diventa in grado di offrire al Gran Kan resoconti di viaggio
precisi e completi. Ma la natura ambigua dei suoi racconti, dovuta alla loro fondamentale inautenticit, non
muta. Limperatore decifra i significati dei racconti, ma
non sa mai quale ne sia la vera natura. Quando alla fine
gli chiede se, dopo avere conosciuto tutte le citt, egli
sarebbe stato in grado di possedere veramente il suo
impero, il viaggiatore gli risponde che capire gli emblemi significa diventare emblemi. Entrare in una dimensione intellettuale significa insomma compenetrarsi in
essa fino a perdere la percezione dellalterit. La conoscenza della realt non coincide con il potere su di essa.
Sapere non potere. Il dominio conoscitivo sul mondo
non pi possibile perch avvenuta la scoperta filosofica della relativit del segno. Nelle Citt invisibili non
esiste un mondo esterno alla semiosi: nella dialettica tra
cultura e natura, la seconda unalterit muta e inespressiva (cfr. T2, p. 6).

MATERIALI E DOCUMENTI

Un ultimo poema damore alle citt.


Calvino parla delle Citt invisibili
Riportiamo qui un brano della conferenza sulle Citt invisibili tenuta da Calvino nel 1983 alla Columbia University di New York. Lautore spiega la struttura e i temi del
oibro, mettendo a fuoco il rapporto con il Milione di Marco Polo e riflettendo sulla grande questione della citt
moderna.

Le citt invisibili si presenta come una serie di relazioni


di viaggio che Marco Polo fa a Kublai Kan imperatore
dei Tartari. (Nella realt, Kublai, discendente di Gengis Kan, era imperatore dei Mongoli, ma Marco Polo
nel suo libro lo chiama Gran Kan dei Tartari e tale
rimasto nella tradizione letteraria. Non che mi sia proposto di seguire gli itinerari del fortunato mercante
veneziano che nel Duecento era arrivato fino in Cina,
e di l, come ambasciatore del Gran Kan, aveva visitato
buona parte dellEstremo Oriente. Adesso lOriente
un tema che va lasciato ai competenti, e io non sono
1 Coleridge Deserto dei Tartari: Il poeta inglese Coleridge
(1772-1834) autore del poemetto incompiuto Kubla Khan; Il messaggio dellimperatore un racconto pubblicato da Franz Kafka

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tale. Ma in tutti i secoli ci sono stati poeti e scrittori che


si sono ispirato al Milione come a una scenografia fantastica ed esotica: Coleridge in una sua famosa poesia,
Kafka nel Messaggio dellImperatore, Buzzati nel Deserto
dei Tartari.1 Solo le Mille e una notte possono vantare
una sorte simile: libri che diventano come continenti
immaginari in cui le altre opere troveranno il loro spazio; continenti dellaltrove, oggi che laltrove si
pu dire che non esista pi, e tutto il mondo tende a
uniformarsi.
A questo imperatore melanconico, che ha capito
che il suo sterminato potere conta ben poco perch
tanto il mondo sta andando in rovina, un viaggiatore
visionario racconta di citt impossibili, per esempio
una citt microscopica che si allarga, sallarga e risulta
costruita di tante citt concentriche in espansione,
una citt-ragnatela sospesa su un abisso, o una citt
bidimensionale come Moriana.
(1883-1924) nel 1918; Dino Buzzati pubblica nel 1940 il romanzo Il
deserto dei Tartari.

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PRIMO PIANO

A La struttura e i temi

MD1 Un ultimo poema damore alle citt. Calvino parla delle Citt invisibili

Ogni capitolo del libro preceduto e seguito da un


corsivo in cui Marco Polo e Kublai Kan riflettono e
commentano. Il primo pezzo di Marco Polo e Kublai
Kan lavevo scritto per primo e solo pi tardi, quandero avanti con le cittm pensai di scriverne degli
altri. O dir meglio, il primo pezzo lavevo lavorato
molto e mera avanzato molto materiale, e a un certo
punto portai avanti diverse varianti di questi avanzi (le
lingue degli ambasciatori, le gesticolazioni di Marco)
e vennero fuori discorsi diversi. Man mano che andavo
avanti a scrivere citt sviluppavo delle riflessioni sul
mio lavoro come commenti di Marco Polo e del Kan e
queste riflessioni tiravano ognuna dalla sua parte; e io
cercavo di lasciare che ogni discorso avanzasse per
conto suo. Cos ho avuto un altro insieme di materiale
che ho cercato di far correre parallelamente al resrto e
l ho fatto un po di montaggio nel senso che certi dialoghi si spezzano e poi riprendono, insomma il libro si
discute e si interroga mentre si fa.
Credo che non sia solo unidea atempporale di
citt quella che il libro evoca, ma che vi si svolga, ora
implicita ora esplicita, una discussione sulla citt
moderna. Da qualche amico urbanista sento che il
lirbo tocca vari punti della loro problematica, e non
un caso perch il retroterra lo stesso. E non solo
verso la fine che metropoli dei big numbers2 compare nel mio libro; anche ci che sembra evocazione
duna citt arcaica ha senso solo in quanto pensato e
scritto con la citt di oggi sotto gli occhi.

Che cosa oggi la citt, per noi? Penso daver scritto qualcosa come un ultimo poema damore alla citt,
ne momento in cui diventa sempre pi difficile viverle
come citt. Forse stiamo avvicinandoci a un momento
di crisi della vita urbana, e Le citt invisibili sono un
sogno che nasce dal cuore delle citt invivibili. Oggi si
parla con eguale insistenza della distruzione dellambiente naturale quanto alla fragilit dei grandi sistemi
tecnologici che pu produrre guasti a catena, paralizzando metropoli intere. La crisi della citt troppo
grande laltra faccia della crisi della natura. Limmagine della megalopoli, la citt continua, uniforme,
che va coprendo il mondo, domina anche il mio libro.
Ma libri che profetizzano catstrofi e apocalissi ce ne
sono gi tanti; scriverne un altro sarebbe pleonastico,
e non rientra nel mio temperamento, oltretutto. Quello che sta a cuore al mio Marco Polo scoprire le
ragioni segrete che hanno portato gli uomini a vivere
nella citt, ragioni che potranno valere al di l di tutte
le crisi. Le citt sono un insieme di tante cose: di
memoria, di desideri, di segni dun linguaggio; le citt
sono luoghi di scambio, come spiegano i libri di storia
delleconomia, ma questo scambi non sono soltanto
scambi di merci, sono scambi diparole, di desideri, di
ricordi. Il mio libro sapre e si chiude su immagini di
citt felici che continuamente prendono forma e svaniscono, nascoste nelle citt infelici.
da I. Calvino, Presentazione, in Le citt invisibili,
Mondadori, Milano 1999, pp. VII-X.

2 big numbers: grandi numeri.

T1

Marco Polo

[Le citt invisibili]

Marco Polo: emblemi e segni


Nel brano seguente, tratto dalla cornice che conclude il
primo capitolo del romanzo, Marco Polo presentato come
un giovane ingegnoso, dotato di grandi facolt comunicative, espresse inizialmente con gesti, salti,
grida, imitazioni dei suoni degli animali. Dopo numerose missioni compiute per ordine
dellimperatore, Marco Polo impara la lingua tartara e pu esprimersi con precisione. Ma per Kublai
Kan, nonostante i resoconti puntuali del suo messo, limpero resta sempre un misterioso zodiaco di
fantasmi della mente.

PI

da I. Calvino,
Le citt invisibili,
Einaudi, Torino 1977.

Nuovo arrivato e affatto ignaro delle lingue del Levante, Marco Polo non poteva esprimersi altrimenti che con gesti, salti, grida di meraviglia e dorrore, latrati o chiurli1
danimali, o con oggetti che andava estraendo dalle sue bisacce: piume di struzzo, cerbottane, quarzi, e disponendo davanti a s come pezzi degli scacchi. Di ritorno dalle
missioni cui Kublai lo destinava, lingegnoso straniero improvvisava pantomime2 che il

1 chiurli: lett. sono i versi del chiurlo, un uccello di piccole e medie dimensioni caratterizzato dal piumaggio bruno sul dorso e giallastro

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nella parte inferiore, dal becco lunghissimo e


sottile emette un suono dal timbro metallico,
ma qui indica il verso di uccello in generale.

2 pantomime: azioni sceniche in cui gli attori


si esprimono a gesti.

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PRIMO PIANO

A La struttura e i temi

T1 Marco Polo

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sovrano doveva interpretare: una citt era designata dal salto dun pesce che sfuggiva
al becco del cormorano3 per cadere in una rete, unaltra citt da un uomo nudo che
attraversava il fuoco senza bruciarsi, una terza da un teschio che stringeva tra i denti
verdi di muffa una perla candida e rotonda. Il Gran Kan decifrava i segni, per il nesso
tra questi e i luoghi visitati rimaneva incerto; non sapeva mai se Marco volesse rappresentare unavventura occorsagli in viaggio, una impresa del fondatore della citt, la profezia dun astrologo, un rebus o una sciarada4 per indicare un nome. Ma, palese o oscuro
che fosse, tutto quel che Marco mostrava aveva il potere degli emblemi, che una volta
visti non si possono dimenticare n confondere. Nella mente del Kan limpero si rifletteva
in un deserto di dati labili e intercambiabili come grani di sabbia da cui emergevano
per ogni citt e provincia le figure evocate dai logogrifi5 del veneziano.
Col succedersi delle stagioni e delle ambascerie, Marco simpratich della lingua tartara e di molti idiomi di nazioni e dialetti di trib. I suoi racconti erano adesso i pi
precisi e minuziosi che il Gran Kan potesse desiderare e non vera quesito o curiosit
cui non rispondessero. Eppure ogni notizia su di un luogo richiamava alla mente dellimperatore quel primo gesto o oggetto con cui il luogo era stato designato da Marco.
Il nuovo dato riceveva un senso da quellemblema e insieme aggiungeva allemblema
un nuovo senso. Forse limpero, pens Kublai, non altro che uno zodiaco di fantasmi
della mente.
Il giorno in cui conoscer tutti gli emblemi, chiese a Marco, riuscir a possedere
il mio impero, finalmente?
E il veneziano: Sire, non lo credere: quel giorno sarai tu stesso emblema tra gli emblemi.

3 cormorano: grosso uccello acquatico con


corpo allungato, becco lungo e zampe palmate.

4 sciarada: gioco enigmistico consistente


nellindovinare una parola della quale sono indicate le parti in cui pu essere scomposta.

5 logogrifi: giochi enigmistici consistenti nello


scomporre una parola per formarne altre che
devono essere indovinate.

Esercizi
INTERPRETARE E APPROFONDIRE

Caratterizza la posizione di Marco e quella di Kublai Kan nei confronti della realt.

T2

Le citt e i segni. 1. Tamara

PI

da I. Calvino,
Le citt invisibili,
Einaudi, Torino 1977.

Il primo racconto del percorso tematico Le citt e i segni


una citt che un fitto involucro
dedicato a Tamara, incontrata dopo un lungo cammino tra
di segni
alberi e pietre, simboli muti e intercambiabili di una natura
vuota. Gli elementi naturali, che sono soltanto ci che sono, si contrappongono agli elementi dello
scenario urbano. La citt non affollata da cose, ma da segni, e ogni segno rimanda ad altri segni, alla
dimensione simbolica del complesso ordinamento sociale. Tamara il pieno della cultura che si
contrappone al vuoto della natura, anche se si tratta di un pieno misterioso, il cui fondo resta oscuro.

Luomo1 cammina per giornate tra gli alberi e le pietre. Raramente locchio si ferma
su una cosa, ed quando lha riconosciuta per il segno dunaltra cosa: unimpronta
sulla sabbia indica il passaggio della tigre, un pantano annuncia una vena dacqua, il

1 Luomo: ogni uomo. Lindefinito accentua il carattere simbolico e paradigmatico del racconto.

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A La struttura e i temi

T2 Le citt e i segni. 1. Tamara

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fiore dellibisco la fine delinverno. Tutto il resto muto e intercambiabile; alberi e pietre sono soltanto ci che sono.2
Finalmente il viaggio conduce alla citt di Tamara. Ci si addentra per vie fitte dinsegne che sporgono dai muri. Locchio non vede cose ma figure di cose che significano
altre cose: la tenaglia indica la casa del cavadenti,3 il boccale la taverna, le alabarde 4 il
corpo di guardia, la stadera5 lerbivendola. Statue e scudi rappresentano leoni delfini
torri stelle: segno che qualcosa chiss cosa ha per segno un leone o delfino o torre
o stella. Altri segnali avvertono di ci che in un luogo proibito entrare nel vicolo
con i carretti, orinare dietro ledicola, pescare con la canna dal ponte e di ci che
lecito abbeverare le zebre, giocare a bocce, bruciare i cadaveri dei parenti. Dalla porta
dei templi si vedono le statue degli dei, raffigurati ognuno coi suoi attributi: la cornucopia,6 la clessidra,7 la medusa,8 per cui il fedele pu riconoscerli e rivolgere loro le preghiere giuste. Se un edificio non porta nessuna insegna o figura, la sua stessa forma e
il posto che occupa nellordine della citt bastano a indicarne la funzione: la reggia, la
prigione, la zecca, la scuola pitagorica,9 il bordello. Anche le mercanzie che i venditori
mettono in mostra sui banchi valgono non per se stesse ma come segni daltre cose: la
benda ricamata per la fronte vuol dire eleganza, la portantina dorata potere, i volumi
di Averro10 sapienza, il monile per la caviglia volutt.11 Lo sguardo percorre le vie come
pagine scritte: la citt dice tutto quello che devi pensare, ti fa ripetere il suo discorso,
e mentre credi di visitare Tamara non fai che registrare i nomi con cui essa definisce
se stessa e tutte le sue parti.
Come veramente sia la citt sotto questo fitto involucro di segni, cosa contenga o
nasconda, luomo esce da Tamara senza averlo saputo. Fuori sestende la terra vuota fino allorizzonte, sapre il cielo dove corrono le nuvole. Nella forma che il caso e il vento
dnno alle nuvole luomo gi intento a riconoscere figure: un veliero, una mano, un
elefante

2 alberisono: si avverte in queste parole


leco di alcuni versi di Taci, anima stanca di
godere di Camillo Sbarbaro (cfr. Parte Dodicesima, cap. XI, T6): Invece camminiamo. /
Camminiamo io e te come sonnambuli. / E gli
alberi son alberi, le case / sono case, le donne
/ che passano son donne, e tutto quello /
che , soltanto quel che .
3 cavadenti: dentista.
4 alabarde: armi inastate, costituite da una
punta lanceolata nella parte superiore e nella
parte inferiore da una scure e da una o pi
punte.

5 stadera: bilancia con un solo piatto e un


lungo braccio graduato lungo il quale scorre
un peso costante, detto romano.
6 cornucopia: vaso a forma di corno, coronato di fiori, simbolo dellabbondanza e quindi
della dea greca Era, in latino Giunone.
7 clessidra: orologio costituito da due piccoli
recipienti sovrapposti comunicanti tra loro tramite uno stretto passaggio attraverso cui scorre
sabbia o acqua. Simbolo del tempo e quindi
del massimo dio greco, Zeus, in latino Giove.
8 medusa: nella mitologia classica, una delle
Gorgoni, con i capelli di serpente, che pietrifi-

cava chiunque la guardasse.


9 scuola pitagorica: la scuola del filosofo
e matematico greco Pitagora, ma qui semplicemente scuola, di filosofia o matematica, in
quanto nelle citt greche non esistevano altre
scuole al di fuori dei cenacoli sorti attorno a
figure di maestri.
10 Averro: Ibn Rushd, filosofo di origine
araba vissuto in Spagna tra il 1126 e il 1198,
divulgatore del pensiero di Aristotele, da cui
deriv un rigoroso razionalismo e la negazione
dellimmortalit dellanima.
11 volutt: piacere sensuale.

Guida alla lettura


Il valore simbolico della citt La valenza simbolica
di Tamara risulta fortissima dal contrasto tra il suo isolamento geografico e la sua pienezza di segni e figure.
Tamara la citt intesa come spazio semiotico, come
paesaggio umanizzato la cui identit si fonda sullautoriflessivit e lintercambiabilit dei segni. Locchio delluomo si sofferma su ogni dettaglio, scruta nel fitto di
segni, dove ogni segno rimanda ad altri segni. Il messaggio che ne deriva che, dietro i nomi, i simboli e le
figure, le cose sono perdute. Ma luomo in grado di
osservare e interpretare solo lintrico simbolico. Egli,
dunque, non pu capire le cose. Si noti infatti che lungo
il tragitto per giungere alla citt, locchio del viaggiatore

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si sofferma sulle cose solo se riconosce in esse il segno


di altre cose: il resto muto e intercambiabile.
La citt come un libro Questo tema, che ha origini
nella letteratura sacra medievale, fin dalla Bibbia, dove
per la natura ad essere presentata come un libro,
costituisce la punta pi eclatante della costruzione iperletteraria del racconto, dal momento che rende esplicita
la presenza di un discorso allegorico sulla citt come
*topos letterario. Tamara un modello urbano che allude
a unideale citt greca (per i riferimenti alla mitologia e
alla scuola pitagorica), e a una citt rinascimentale (per
le scene mercantili e il riferimento ad Averro). Descritta

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PRIMO PIANO

A La struttura e i temi

T2 Le citt e i segni. 1. Tamara

come nei libri, la citt diventa leggibile come un libro,


diventa equivalente della cultura, che dice tutto quello
che si pu pensare. La citt come topos letterario diventa
metafora, oltre che della cultura, anche della letteratura
e della scrittura. Il discorso, contrapposto al silenzio
della natura, assorbe luomo circolarmente, tautologi-

camente e senza via duscita. Mentre crede di visitare


Tamara, in realt il visitatore entra in contatto con i nomi
con cui la citt si autodefinisce. Ci significa che non vi
una realt esterna alla dimensione autoriflessiva della
scrittura e della cultura: nulla conoscibile al di fuori
del linguaggio.

Esercizi
ANALIZZARE

INTERPRETARE E APPROFONDIRE

La citt come un libro

Il linguaggio e la conoscenza

Cataloga le figure e i segni che rendono la citt


leggibile come un libro.

Quale immagine di citt emerge? caratterizzabile


storicamente?

Esiste una corrispondenza tra segni e cose?


Quale valore allegorico racchiude la descrizione della
citt? Quali elementi culturali sono ripresi e rielaborati
da Calvino? Con quale intento?

Il brano ha una struttura ad anello, cio si apre e si


chiude con la descrizione della natura: perch?

T3

Le citt e i segni. 2. Zirma


La seconda tappa del percorso dei segni Zirma, una citt che la citt della memoria ridondante
a ben guardare poteva rientrare anche nel percorso della
memoria. Zirma infatti la citt dei ricordi, nel senso che i viaggiatori tornano da essa con ricordi nitidi e
distinti e tuttavia non sempre rispondenti alla realt. Leffetto quello della ripetizione e della
moltiplicazione delle immagini: laddove un solo dirigibile si librava tra le guglie, Marco Polo ne ricorda
innumerevoli, che volano in tutte le direzioni. La memoria a Zirma diventa ridondante.

PI

10

Dalla citt di Zirma i viaggiatori tornano con ricordi ben distinti: un negro cieco che
grida nella folla, un pazzo che si sporge dal cornicione dun grattacielo, una ragazza
che passeggia con un puma legato al guinzaglio. In realt molti dei ciechi che battono
il bastone sui selciati di Zirma sono negri, in ogni grattacielo c qualcuno che impazzisce, tutti i pazzi passano le ore sui cornicioni, non c puma che non sia allevato per
un capriccio di ragazza. La citt ridondante,1 si ripete perch qualcosa arrivi a fissarsi
nella mente.
Torno anchio da Zirma: il mio ricordo comprende dirigibili che volano in tutti i
sensi allaltezza delle finestre, vie di botteghe dove si disegnano tatuaggi sulla pelle ai
marinai, treni sotterranei stipati di donne obese in preda allafa. I compagni che erano
con me nel viaggio invece giurano daver visto un solo dirigibile librarsi tra le guglie
della citt, un solo tatuatore disporre sul suo panchetto aghi e inchiostri e disegni traforati,2 una sola donna-cannone3 farsi vento4 sulla piattaforma dun vagone. La memoria ridondante: ripete i segni perch la citt cominci a esistere.

1 La citt ridondante: la citt sovrabbondante di cose simili o identiche.

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese

2 disegni traforati: i disegni preparatori per


i tatuaggi.

3 donna-cannone: donna molto grassa.


4 farsi vento: sventolarsi.

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A La struttura e i temi

T3 Le citt e i segni. 2. Zirma

Guida alla lettura


Zirma la citt della ripetizione Le note distintive di
Zirma sono poche ma *icasticamente forti, anche a causa
delleffetto di ripetizione su cui giocato il passo. Sui riferimenti allarchitettura, limitati ai grattacieli e al treno sotterraneo, che fanno pensare a una metropoli moderna,
prevalgono le immagini che si riferiscono alla dimensione
sociale della citt: ciechi di colore che gridano nella folla,
pazzi che si sporgono dai grattacieli, donne obese in preda
allafa, marinai che si fanno tatuare e ragazze capricciose
che passeggiano con i puma al guinzaglio. Se ne ricava
limmagine di una citt caotica e degradata, che abbonda
di immagini violente. Anche qui, come altrove, le immagini
urbane sono costruite su riferimenti letterari (ad esempio,
quella ragazza che passeggia con un puma probabilmente ripresa da un mottetto di Eugenio Montale), le cui

fonti non sono e non devono essere riconoscibili. La loro


evocazione deve fornire al racconto una patina di familiare,
di gi noto. Si tratta, come vedremo meglio pi avanti,
della tecnica stilistica dellintertestualit.
La ripetizione portatrice di ordine Vi una perfetta
simmetria stilistica tra la prima e la seconda parte del
brano, nettamente diviso in due met che cominciano e
finiscono in modo analogo, quasi a rafforzare il tema
della ripetizione. Il senso delle due frasi che concludono
rispettivamente la prima e la seconda parte (la citt
ridondante, la memoria ridondante) convergente:
la citt si ripete per restare impressa nella mente perch
solo ci che si sedimenta nella memoria comincia veramente a esistere.

Esercizi
ANALIZZARE

INTERPRETARE E APPROFONDIRE

Ripetizione e ordine

La memoria e ridondante

A quale immagine di citt fanno pensare i riferimenti


architettonici?

Perch le immagini della citt nella memoria dei vari


viaggiatori sono diverse?

Sottolinea simmetrie e inversioni nella struttura del


testo.

T4

Le citt e i segni. 3. Zoe


la citt dellesistenza indivisibile
Al contrario di Tamara, la citt isolata quanto sovraffollata di
segni e simboli di vita, Zoe, la terza citt del percorso
tematico dei segni, povera, priva di connotazioni e poco umanizzata: il regno dellesistenza
indivisibile. Il confine tra linterno e lesterno, tra la citt e la natura appare debole, tanto che il
visitatore non riesce a distinguere, nel tracciato urbano, lorganizzazione delle zone e le funzioni degli
edifici. La mancanza di una marcata dimensione simbolica, capace di separare la natura dalla
cultura, confonde le coordinate mentali del visitatore, in un effetto di totale spaesamento.

PI

Luomo che viaggia e non conosce ancora la citt che lo aspetta lungo la strada, si domanda
come sar la reggia, la caserma, il mulino, il teatro, il bazar. In ogni citt dellimpero ogni
edificio differente e disposto in un diverso ordine: ma appena il forestiero arriva alla citt
sconosciuta e getta lo sguardo in mezzo a quella pigna di pagode1 e abbaini e fienili, seguendo il ghirigoro2 di canali orti immondezzai, subito distingue quali sono i palazzi dei
principi, quali i templi dei grandi sacerdoti, la locanda, la prigione, la suburra. Cos dice
qualcuno si conferma lipotesi che ogni uomo porta nella mente una citt fatta soltanto
di differenze, una citt senza figure e senza forme, e le citt particolari la riempiono.3

1 pigna di pagode: tetti a falde spioventi e


a linee curve si affastellano nello spazio assumendo la forma di una pigna. Si noti in questo
passo luso irregolare della punteggiatura.

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese

2 ghirigoro: intreccio bizzarro di linee e di


curve.
3 Cosriempiono: qui espresso un concetto importante per la comprensione generale

del romanzo. La citt una categoria generale


astratta che preesiste alla percezione delle citt
particolari.

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PRIMO PIANO

A La struttura e i temi

T4 Le citt e i segni. 3. Zoe

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Non cos a Zoe. In ogni luogo di questa citt si potrebbe volta a volta dormire, fabbricare arnesi, cucinare, accumulare monete doro, svestirsi, regnare, vendere, interrogare oracoli. Qualsiasi tetto a piramide potrebbe coprire tanto il lazzaretto dei lebbrosi quanto le terme delle odalische.4 Il viaggiatore gira gira e non ha che dubbi: non
riuscendo a distinguere i punti della citt, anche i punti che egli tiene distinti nella
mente gli si mescolano. Ne inferisce questo: se lesistenza in tutti i suoi momenti tutta
se stessa, la citt di Zoe il luogo dellesistenza indivisibile. Ma perch allora la citt?
Quale linea separa il dentro dal fuori, il rombo delle ruote dallululo dei lupi?5

4 odalische: nei paesi musulmani, le schiave


addette al servizio privato delle signore (dal turco odalig = cameriera). Il termine viene tradizionalmente se pur impropriamente usato
dagli scrittori europei per indicare le schiave

concubine dei sultani o dei pasci dellImpero


ottomano, relegate negli harem.
5 il rombodei lupi: la frase conclusiva del
passo, dotata di notevole forza espressiva, si
stacca dal resto del discorso come un aforisma.

Il rombo delle ruote si riferisce a una ipotetica


citt moderna e non a una citt antica come appare invece Zoe. Lululato dei lupi contrasta con
la maggior parte delle descrizioni naturalistiche
del romanzo, nelle quali la natura muta.

Guida alla lettura


Zoe, la citt della negazione Zoe la non citt, la
citt incompleta e indifferenziata che con il suo esempio
negativo conferma la necessit e limportanza della dimensione segnica per luomo. Se la citt lequivalente
delle funzioni sociali che attribuiamo ad essa, alle citt
preesiste un concetto universale, composto da luoghi
comuni percettivi fondati sulla differenza e la distinzione
tra le polarit antitetiche del bene e del male, del bello e
del brutto, del ricco e del povero, ecc. La citt mentale
un concetto vuoto, determinato dalla struttura senza
figure e senza forme che abbiamo nella mente. Accordiamo le immagini delle citt particolari alla categoria
mentale che ad esse preesiste.

La citt mentale non la citt ideale Non si deve


confondere la categoria che sta dentro il segno linguistico della citt, essendo ogni parola accompagnata da
preconcetti, con la categoria utopica di citt ideale, che
invece una costruzione intellettuale. Da questo punto
di vista, la descrizione di Zoe potrebbe far sospettare la
presenza di un implicito riferimento polemico contro le
concezioni politiche che postulano consorzi umani senza
differenze, come le comunit ideali del socialismo utopistico francese che Calvino conosceva bene per aver
studiato approfonditamente e a lungo lopera di Charles
Fourier, linventore dei falansteri.

Esercizi
ANALIZZARE

INTERPRETARE E APPROFONDIRE

Zoe, la non citt

Il dentro e il fuori

Perch Zoe viene definita il luogo dellesistenza


indivisibile?

Spiega la frase conclusiva del testo. Che cosa


lordine e cosa il disordine?

Perch il viaggiatore ne disorientato?

T5

Le citt e i segni. 4. Ipazia

PI

La quarta citt del percorso dei segni la misteriosa Ipazia,


la citt imprevedibile del disordine
una piccola babele non delle lingue ma delle cose. Ipazia la
delle cose
citt del sovvertimento del senso: le cose non stanno pi al
posto giusto, le funzioni sono ribaltate, il mondo alla rovescia. Il protagonista cerca avvenenti fanciulle
in un giardino di magnolie e con delusione vi scopre invece granchi che mordono cadaveri. Nel palazzo
reale ci sono i forzati, nella biblioteca c un parco giochi per bambini. Lordine sociale e la lingua delle
cose che ne deriva seguono una sintassi incomprensibile. La lingua di Ipazia si pu imparare, ma
senza crederci troppo perch non c linguaggio senza inganno.

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese

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A La struttura e i temi

T5 Le citt e i segni. 4. Ipazia

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Di tutti i cambiamenti di lingua che deve affrontare il viaggiatore in terre lontane, nessuno uguaglia quello che lo attende nella citt di Ipazia, perch non riguarda le parole
ma le cose. Entrai a Ipazia un mattino, un giardino di magnolie si specchiava su lagune1
azzurre, io andavo tra le siepi sicuro di scoprire belle e giovani dame fare il bagno: ma
in fondo allacqua i granchi mordevano gli occhi delle suicide con la pietra legata al
collo e i capelli verdi dalghe.
Mi sentii defraudato2 e volli chiedere giustizia al sultano. Salii le scale di porfido3
del palazzo dalle cupole pi alte, attraversai sei cortili di maiolica con zampilli. La sala
nel mezzo era sbarrata da inferriate: i forzati con nere catene al piede issavano rocce
di basalto4 da una cava che sapre sottoterra.
Non mi restava che interrogare i filosofi. Entrai nella grande biblioteca, mi persi tra
scaffali che crollavano sotto le rilegature in pergamena; seguii lordine alfabetico dalfabeti scomparsi, su e gi per corridoi, scalette e ponti. Nel pi remoto gabinetto5 dei
papiri, in una nuvola di fumo, mi apparvero gli occhi inebetiti dun adolescente sdraiato su una stuoia, che non staccava le labbra da una pipa doppio.
Dov il sapiente? Il fumatore indic fuori della finestra. Era un giardino con
giochi infantili: i birilli, laltalena, la trottola. Il filosofo sedeva sul prato. Disse: I segni
formano una lingua, ma non quella che credi di conoscere . Capii che dovevo liberarmi dalle immagini che fin qui mavevano annunciato le cose che cercavo: solo allora
sarei riuscito a intendere il linguaggio di Ipazia.
Ora basta che senta nitrire i cavalli e schioccare le fruste e gi mi prende una trepidazione amorosa: a Ipazia devi entrare nelle scuderie e nei maneggi per vedere le belle
donne che montano in sella con le cosce nude e i gambali sui polpacci, e appena savvicina un giovane straniero lo rovesciano su mucchi di fieno o di segatura e lo premono
con i saldi capezzoli.
E quando il mio animo non chiede altro alimento e stimolo che la musica, so che
va cercata nei cimiteri: i suonatori si nascondono nelle tombe; da una fossa allaltra si
rispondono trilli di flauti, accordi darpe.
Certo anche a Ipazia verr il giorno in cui il solo mio desiderio sar partire. So che
non dovr scendere al porto ma salire sul pinnacolo6 pi alto della rocca ed aspettare
che una nave passi lass. Ma passer mai? Non c linguaggio senza inganno.

1 lagune: specchi dacqua litoranei, comunicanti con il mare.


2 defraudato: ingannato.

3 porfido: roccia di origine vulcanica composta da quarzo e altri componenti.


4 basalto: durissima roccia nerastra.

5 gabinetto: qui stanza riservata della biblioteca.


6 pinnacolo: guglia.

Guida alla lettura


Lutopia del mondo rovesciato Si tratta di un tema
iperletterario che si collega da un lato allerotismo e alla
liberazione degli istinti bassi, e dallaltro alle trasgressioni
contro il potere. Nel passo, infatti, alla desublimazione erotica contenuta in alcune immagini, come quella dei granchi
che mordono gli occhi delle suicide, corrisponde limmagine a tinte forti e a incisiva caratura erotica delle impetuose donne delle scuderie. Il palazzo reale occupato
dai forzati, e la biblioteca, luogo del potere culturale, abitata da fanciulli dediti liberamente alloppio. Anche le coordinate spaziali dei confini che separano Ipazia dalloltre
geografico sono sovvertite. Chi vuole partire, infatti, non
deve scendere verso il porto, ma deve salire verso la rocca
e aspettare il passaggio di una fantomatica nave volante.
Lattribuzione della valenza trasgressiva alla citt deriva
forse in parte anche dalle suggestioni evocate dal personaggio di Ipazia, una filosofessa, matematica e astro-

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese

noma che visse ad Alessandria dEgitto tra il 370 e il


415. Celebre per la bellezza, oltre che per la sapienza,
mor lapidata da un gruppo di cristiani fanatici. La figura
di Ipazia ha goduto di una certa popolarit nella letteratura del Novecento, come attesta anche lopera teatrale
omonima del poeta Mario Luzi.
La figura del filosofo Il filosofo ha un ruolo-chiave nel racconto sia per la frase che pronuncia, sia perch lunico
personaggio che corrisponde, proprio grazie al significato
della frase, al ruolo che gli viene attribuito: quello del sapiente.
Pur seduto allesterno della biblioteca, in un prato in cui campeggiano birilli, trottole e altalene, il filosofo comunica una
verit conoscitiva che fornisce al viaggiatore la chiave per
capire il senso del mondo rovesciato. Il senso che per intendere un nuovo linguaggio bisogna liberarsi dalle precedenti consuetudini mentali e imparare a ripartire da zero.

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PRIMO PIANO

A La struttura e i temi

T5 Le citt e i segni. 4. Ipazia

Esercizi
ANALIZZARE

INTERPRETARE E APPROFONDIRE

La chiave nella sapienza

Una babele delle cose

Chi era Ipazia?


Che ruolo ha il filosofo?

Perch non c linguaggio senza inganno?


Confronta su questo tema T1.

Il mondo rovesciato

Quali elementi sono segni del rovesciamento?

T6

Le citt e i segni. 5. Olivia


La quinta ed ultima tappa del percorso dei segni Olivia, la
la citt del divorzio tra le parole
citt delle ipotesi e delle menzogne. Non si deve mai
e le cose
confondere la citt col discorso che la descrive dice Marco
Polo al Gran Kan, sapendo di mentire. Nella cornice del terzo capitolo, infatti, limperatore aveva
provato a descrivere citt immaginarie come se esistessero e aveva convenuto, con Marco Polo, che
ci possibile a patto che il discorso su esse risulti coerente. Nel passo che segue Marco Polo giunge
alla conclusione che su Olivia si possono solo fare ipotesi, perch la menzogna non nel discorso,
nelle cose.

PI

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Nessuno sa meglio di te, saggio Kublai, che non si deve mai confondere la citt col discorso che la descrive. Eppure tra luno e laltro c un rapporto. Se ti descrivo Olivia, citt ricca di prodotti e guadagni, per significare1 la sua prosperit non ho altro mezzo che
parlare di palazzi di filigrana2 con cuscini frangiati3 ai davanzali delle bifore; oltre la grata
dun patio4 una girandola di zampilli innaffia un prato dove un pavone bianco fa la
ruota.5 Ma da questo discorso tu subito comprendi come Olivia avvolta in una nuvola
di fuliggine e dunto che sattacca alle pareti delle case; che nella ressa6 delle vie i rimorchi in manovra schiacciano i pedoni contro i muri. Se devo dirti delloperosit degli abitanti, parlo delle botteghe dei sellai odorose di cuoio, delle donne che cicalano7 intrecciando tappeti di rafia,8 dei canali pensili le cui cascate muovono le pale dei mulini: ma
limmagine che queste parole evocano nella tua coscienza illuminata il gesto che accompagna il mandrino contro i denti della fresa9 ripetuto da migliaia di mani per migliaia
di volte al tempo fissato per i turni di squadra. Se devo spiegarti come lo spirito di Olivia
tenda a una via libera e a una civilt sopraffina, ti parler di dame che navigano cantando
la notte su canoe illuminate tra le rive dun verde estuario; ma soltanto per ricordarti
che nei sobborghi dove sbarcano ogni sera uomini e donne come file di sonnambuli, c
sempre chi nel buio scoppia a ridere, d la stura10 agli scherzi ed ai sarcasmi.
Questo forse non sai: che per dire dOlivia non potrei tenere altro discorso. Se ci
fosse unOlivia davvero di bifore e pavoni, di sellai e tessitori di tappeti e canoe e estuari, sarebbe un misero buco nero di mosche, e per descrivertelo dovrei fare ricorso alle
metafore della fuliggine, dello stridere di ruote, dei gesti ripetuti, dei sarcasmi. La menzogna non nel discorso, nelle cose.

1 per significare: per esprimere.


2 palazzi di filigrana: palazzi eleganti, finemente decorati con arabeschi e merlettature.
3 frangiati: con frange.
4 patio: cortile in stile spagnolo, delimitato
da portici.
5 una girandolaruota: una girandola di

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese

zampilli innaffia un prato su cui un pavone bianco gonfia la ruota. Limmagine fortemente
simbolica: pochi elementi e una descrizione
non naturalistica del prato evocano la scissione
tra interno ed esterno.
6 ressa: calca.
7 cicalano: chiacchierano.

8 rafia: fibra tessile ricavata dalla pianta omonima, di origine africana.


9 mandrinofresa: albero principale della
macchina utensile che trasmette il moto rotatorio
alla fresatrice, sulla quale adagiata la fresa,
un utensile rotante dotato di lame taglienti.
10 la stura: il via.

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PRIMO PIANO

A La struttura e i temi

T6 Le citt e i segni. 5. Olivia

Analisi del testo


Olivia e i segni Con Olivia si conclude il percorso dei segni, ma una conclusione paradossale. Al termine dellitinerario si scopre infatti che non c una meta darrivo. Il rapporto che intercorre tra le citt e i segni non spiegato entro
il percorso: il senso suggerito in modo problematico a ogni
livello del romanzo, in un discorso che si intreccia senza soluzione di continuit con quello degli altri percorsi.
Olivia come figura di pensiero La citt si presenta come figura di pensiero pi che come figura della realt. Anche se si dovrebbe distinguere la citt dal discorso che la
descrive, difficile riuscire a cogliere loggettivit di Olivia.
Olivia limmagine dellimpossibile totalit del discorso,
della sua mancata corrispondenza con le cose. Essa rappresenta la parzialit di ogni enunciato di significazione.
Il senso, che si esprime nel segno, tende sempre ad altro
da s. Ogni discorso, in quanto somma di segni, promuove

altri discorsi, genera processi di significazione e comunicazione in cui le cose sono sempre pi nascoste e lontane.
Da questo punto di vista il cerchio si chiude: Olivia come
Tamara, la prima citt del percorso.
Olivia, citt della doppiezza In Olivia ogni cosa richiama
il suo contrario. Se il narratore ne descrive la ricchezza, riferendosi ai sontuosi palazzi e agli eleganti giardini, lascoltatore coglier il lato omesso della descrizione: immaginer
lo sporco e il chiasso delle zone commerciali. Se il narratore
ne menziona la civilt raffinata o loperosit dei cittadini,
laltro penser alla lascivia dei bassifondi e alle macchine
industriali che scandiscono ritmi ripetitivi. Tale duplicit deriva dalla natura dialettica dellargomentazione. Il discorso,
infatti, intimamente autocontraddittorio, essendo da una
parte dominato dalla tensione verso le cose e dallaltra dalla
dialettica che muove e alimenta il pensiero in se stesso.

Interpretazione del testo


Il messaggio politico possibile, riconoscere un messaggio politico che spinge a demistificare ogni rappresentazione idillica della bellezza e della ricchezza, per
coglierne il lato nascosto dalla storia, oscuro e degradato.
Emblematico in questo senso il periodo conclusivo del
brano, in cui Marco Polo afferma che se ci fosse davvero
una Olivia fatta di bifore e pavoni, di sellai e tessitori di
tappeti e canoe e estuari, una Olivia fatta insomma dei
simboli di un passato fiabesco, essa sarebbe oggi solo
un misero buco nero di mosche, un luogo che non
pi possibile in alcun modo idealizzare. La polemica sulla
realt metropolitana industriale, pur lasciata sullo sfondo,
costante nel romanzo. A proposito delle *metafore e
dei parallelismi che richiamano la modernit industriale,
si parlato per Calvino addirittura di nichilismo.
La denuncia dellinferno della storia e il nichilismo
filosofico Il nichilismo si rivela nella riflessione sul linguaggio e sui processi della significazione. In effetti, la separazione tra il discorso e le cose esclude la possibilit di una
fondazione *ontologica o storica del segno. Per Calvino, il
segno poggia le sue radici sul nulla. Anche sul piano politico
visibile un pessimismo cupo: la proiezione utopica verso
una citt ideale costantemente contraddetta dalla percezione dellimpossibilit dellutopia. La critica resta per
Calvino necessaria; ma, dopo il tramonto della stagione
dellimpegno politico, si indebolita la convinzione che
essa possa fare presa sulla realt. Tuttavia Le citt invisibili
si conclude affermando la necessit di individuare e di difendere chi e che cosa, in mezzo allinferno, non inferno.
Ma la speranza di mantenere alta la dimensione morale

contro il degrado del presente entra indubbiamente in contraddizione con il dominante nichilismo filosofico.
Lattualizzazione e la valorizzazione Lultima tappa
della narrazione di Marco Polo senzaltro una delle pi
inquietanti e attuali. Viene infatti, come in molti altri momenti
del libro, messa in risalto la non coincidenza tra parole e
cose, tema caro alla tradizione del moderno e avvertito
con particolare forza proprio nella civilt delle immagini,
degli spot e della spettacolarizzazione di tutto. Ma Calvino
non si limita a denunciare il fatto che le parole contengono
una menzogna, non potendo comunque coincidere con
le cose che descrivono. invece la stessa realt umana
a risultare contraddittoria e bifronte: e dove c splendore
e ricchezza, l c anche squallore e miseria; e le due facce
sono cos intrecciate che linterprete avvertito non ha neppure bisogno di ascoltare la descrizione dellorrore, perch
egli sa benissimo che essa si ricava gi da quella dello
splendore, nella quale insita indissolubilmente. Al di l
di una fruizione troppo giocosamente semiotica cui viene
solitamente sottoposta, appartiene allopera di Calvino anche una dura lezione circa questo nesso di splendore e
orrore, in nome del quale la menzogna, come conclude il
brano, non nel discorso (o non solo nel discorso) ma
nelle cose. Non sono soltanto le parole che parlano del
mondo a contenere un inganno; ma il mondo stesso a
presentarsi ai nostri occhi con volto ingannevole. Come
non riferire questo duro nucleo di riflessione al rapporto
esistente, nel nostro mondo, tra la ricchezza luccicante
delle vetrine europee e la condizione miserevole di due
terzi dellumanit nei grandi continenti della fame?

Esercizi
ANALIZZARE

INTERPRETARE E APPROFONDIRE

Perch su Olivia possibile solo fare ipotesi?


Quali elementi risaltano nella descrizione della citt?

Olivia un luogo dove sarebbe possibile vivere?

Qual la loro funzione?

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PRIMO PIANO

T7

A La struttura e i temi

Le citt nascoste. 5. Berenice


La descrizione di Berenice lultima del percorso tematico
la citt ingiusta che germoglia
Le citt nascoste, e anche lultima del libro: subito dopo
in segreto nella segreta citt giusta
Calvino colloca il colloquio finale tra Marco Polo e il Gran Kan
(cfr. T8, La conclusione delle Citt invisibili).
In un vertiginoso gioco di scatole cinesi, citt giuste e ingiuste si incastrano una nellaltra; la giustizia
germoglia allinterno della ingiustizia, ma portando in s il seme di altre ingiustizie; il futuro, che
sembra aprire prospettive di cambiamento e di speranza, si volge verso il passato. E questo
succedersi di giusto e ingiusto non si dispone lungo una consolante sequenza temporale di prima e
poi, oggi e domani, ma si aggroviglia nella terribile condanna della simultaneit, della compresenza
indistricabile. Acquistano significato, proprio alla luce di Berenice, le parole di Marco Polo
sullinferno dei viventi che chiudono il libro (cfr. T8).

da I. Calvino,
Le citt invisibili,
Einaudi, Torino 1972.

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Anzich dirti di Berenice, citt ingiusta, che incorona con triglifi abachi metope1 gli ingranaggi dei suoi macchinari tritacarne (gli addetti al servizio di lucidatura quando
alzano il mento sopra le balaustre e contemplano gli atri, le scalee, i pronai2 si sentono
ancora pi prigionieri e bassi di statura), dovrei parlarti della Berenice nascosta, la citt
dei giusti, armeggianti con materiali di fortuna nellombra di retrobotteghe e sottoscale,
allacciando una rete di fili e tubi e carrucole e stantuffi e contrappesi che sinfiltra come
una pianta rampicante tra le grandi ruote dentate (quando queste sincepperanno, un
ticchettio sommesso avvertir che un nuovo esatto meccanismo governa la citt); anzich
rappresentarti le vasche profumate delle terme sdraiati sul cui bordo gli ingiusti di Berenice intessono con rotonda eloquenza i loro intrighi e osservano con occhio proprietario le rotonde carni delle odalische3 che si bagnano, dovrei dirti di come i giusti,
sempre guardinghi per sottrarsi alle spiate dei sicofanti4 e alle retate dei giannizzeri,5
si riconoscano dal modo di parlare, specialmente dalla pronuncia delle virgole e delle
parentesi;6 dai costumi che serbano austeri e innocenti eludendo gli stati danimo complicati e ombrosi; dalla cucina sobria ma saporita, che rievoca unantica et delloro:
minestrone di riso e sedano, fave bollite, fiori di zucchino fritti.
Da questi dati possibile dedurre unimmagine della Berenice futura, che ti avviciner alla conoscenza del vero pi dogni notizia sulla citt quale oggi si mostra.
Sempre che tu tenga conto di ci che sto per dirti: nel seme della citt dei giusti sta
nascosta a sua volta una semenza maligna; la certezza e lorgoglio dessere nel giusto
e desserlo pi di tanti altri che si dicono giusti pi del giusto fermentano in rancori
rivalit ripicchi,7 e il naturale desiderio di rivalsa sugli ingiusti si tinge della smania
dessere al loro posto a far lo stesso di loro. Unaltra citt ingiusta, pur sempre diversa
dalla prima, sta dunque scavando il suo spazio dentro il doppio involucro delle Berenici
ingiusta e giusta.
Detto questo, se non voglio che il tuo sguardo colga unimmagine deformata, devo
attrarre la tua attenzione su una qualit intrinseca di questa citt ingiusta che germoglia
in segreto nella segreta citt giusta: ed il possibile risveglio come un concitato8
aprirsi di finestre dun latente amore per il giusto, non ancora sottoposto a regole,

1 triglifi abachi metope: sono elementi ornamentali del fregio di un tempio; i triglifi sono
costituiti da riquadri di terracotta o di pietra
con due scanalature verticali che si alternano
a intervalli regolari con le metope, lastre di terracotta, di pietra o marmo, dipinte o scolpite;
labaco lelemento di raccordo fra il capitello
di una colonna e larchitrave sovrastante.
2 pronai: il pronao in un tempio antico lo
spazio compreso tra la cella e il colonnato antistante.

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese

3 osservanoodalische: osservano con locchio di un padrone che considera una sua propriet i corpi splendidi e flessuosi delle odalische.
Le odalische sono schiave, concubine di sultani,
pasci e alti funzionari dellimpero turco.
4 sicofanti: delatori, spie. una parola greca.
5 giannizzeri: i giannizzeri propriamente sono
i soldati di un corpo speciale di fanteria dellimpero turco.
6 specialmente dalla pronuncia delle
virgole e delle parentesi: ovviamente non

possibile percepire la pronuncia di una virgola


o di una parentesi; Calvino intende dire che i
giusti si riconoscono nel loro modo di parlare
che poi il loro modo di pensare da dettagli
anche minimi, come una virgola o una parentesi
appunto, ma che per possiedono una grande
capacit razionalizzatrice, sono cio in grado
di dare maggiore ordine e chiarezza a un discorso.
7 ripicchi: ripicche.
8 concitato: affrettato, incalzante.

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PRIMO PIANO

A La struttura e i temi

T7 Le citt e i segni. 6. Berenice

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T8

capace di ricomporre una citt pi giusta ancora di quanto non fosse prima di diventare
recipiente dellingiustizia. Ma se si scruta ancora nellinterno di questo nuovo germe
del giusto vi si scopre una macchiolina che si dilata come la crescente inclinazione a
imporre ci che giusto attraverso ci che ingiusto, e forse il germe dunimmensa
metropoli
Dal mio discorso avrai tratto la conclusione che la vera Berenice una successione
nel tempo di citt diverse, alternativamente giuste e ingiuste. Ma la cosa di cui volevo
avvertirti unaltra: che tutte le Berenici future sono gi presenti in questo istante,
avvolte luna dentro laltra, strette pigiate indistricabili.

La conclusione delle Citt invisibili


Anche se possibile costruire la citt perfetta (Forse dice
arrendersi allinferno o cercare e
Polo al Kan mentre noi parliamo sta affiorando sparsa entro i
saper riconoscere chi e cosa, in
confini del tuo impero), tuttavia la citt infernale che oggi ci
mezzo allinferno non inferno?
risucchia. facile arrendersi allinferno, ma malgrado tutte le
disillusioni e la lucida consapevolezza che il labirinto ha trionfato, non questa la via che Polo-Calvino
indica. Il suo ultimo lascito allinterlocutore di carta, il Kan, e ai molti interlocutori reali che sono i lettori
ancora una volta una ardua sfida: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo allinferno, non
inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

da I. Calvino,
Le citt invisibili,
Einaudi, Torino 1972.

10

15

20

Latlante del Gran Kan contiene anche le carte delle terre promesse visitate nel pensiero
ma non ancora scoperte o fondate: la Nuova Atlantide, Utopia, la Citt del Sole, Oceana,
Tamoe, Armonia, New-Lanark, Icaria.
Chiese a Marco Kublai: Tu che esplori intorno e vedi i segni, saprai dirmi verso
quale di questi futuri ci spingono i venti propizi.
Per questi porti non saprei tracciare la rotta sulla carta n fissare la data dellapprodo. Alle volte mi basta uno scorcio che sapre nel bel mezzo dun paesaggio incongruo, un affiorare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che sincontrano nel
viavai, per pensare che partendo di l metter assieme pezzo a pezzo la citt perfetta,
fatta di frammenti mescolati col resto, distanti sesparati da intervalli, di segnali che
uno manda e non sa chi li raccoglie. Se ti dico che la citt cui tende il mio viaggio discontinua nello spazio e nel tempo, ora pi rada ora pi densa, tu non devi credere che
si possa smettere di cercarla. Forse, mentre noi parliamo sta affiorando sparsa entro i
confini del tuo impero; puoi rintracciarla, ma a quel modo che tho detto.
Gi il Gran Kan stava sfogliando nel suo atlante le carte delle citt che minacciano
negli incubi e nelle maledizioni: Enoch, Babilonia, Yahoo, Butua, Brave New World.1
Dice: Tutto inutile se lultimo approdo non pu essere che la citt infernale, ed
l in fondo che, in una spirale sempre pi stretta, ci risucchia la corrente.
E Polo: Linferno dei viventi non qualcosa che sar; se ce n uno, quello che
gi qui, linferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi
ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare linferno e diventarne
parte fino al punto di non vederlo pi. Il secondo rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo allinferno, non
inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
1 Brave New World: Nel testo vengono citate tredici citt: le prime otto
(Nuova Atlantide, Utopia, la Citt del

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Sole, Oceana, Tamoe, Armonia, NewLanark, Icaria) sono terre promesse,


le altre cinque (Enoch, Babilonia, Ya-

hoo, Butua, Brave New World) minacciano negli incubi e nelle maledizioni.

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PRIMO PIANO
B La scrittura e linterpretazione

B1

La poetica dellultimo Calvino:


il Postmoderno, lintertestualit
e la metatestualit

Labbandono
dellimpegno
e il rifugio nello
specialismo

Sperimentalismo e
progetto morale
in Calvino

Il Postmoderno
e Calvino

Lintertestualit
nelle Citt invisibili

La metatestualit

Con Le citt invisibili la poetica di Calvino diventa da un lato pi esplicita e consapevole


e dallaltro pi pessimistica. Gli anni Sessanta sono un periodo cruciale: si assiste contemporaneamente a una grande trasformazione economica e a una rivoluzione del costume e della politica. Dopo la fine del decennio, cominciano ad entrare in crisi i modelli culturali totalizzanti, le ideologie forti, le motivazioni circa il ruolo e le funzioni
degli intellettuali. Calvino abbandona gradualmente la dimensione militante del lavoro intellettuale e si ritira nello specialismo. Lo scrittore si isola in un laboratorio, che
funge da osservatorio privilegiato ma anche da luogo protetto contro il caos del presente. Proprio perch legato a una formazione fondata sui valori etici e civili, Calvino
risponde alla crisi con un progetto che, seppure segnato da un ripiegamento entro il
territorio della letterariet, resta per fondato sulla responsabilit etica e filosofica dello scrittore nei confronti dei lettori.
La crisi dei valori intellettuali non era destinata a risolversi in breve tempo. Allincirca a partire dagli anni Settanta si verificano grandi cambiamenti nelleconomia mondiale e nella cultura. Comincia il periodo storico che viene denominato Postmoderno.
In campo letterario, il Postmoderno porta alla caduta dei valori estetici alti, alla commistione dei generi, al *pastiche stilistico, alla concezione relativistica del linguaggio inteso come discorso separato dalle cose, allidea della letteratura come gioco ironico
e *parodico. I punti di contatto tra lultima produzione dello scrittore e la nuova temperie culturale sono evidenti. La poetica che Calvino delinea nelle Lezioni americane
(1988), lultima opera rimasta incompiuta, riflette la situazione storico-culturale nuova. La leggerezza, la levit, il gioco intellettuale autoriflessivo, le stratificazioni *allegoriche del senso, lironia, sono tutti aspetti postmoderni. Un altro aspetto postmoderno
ben visibile in Calvino l*intertestualit.
Nelle Citt invisibili, lintertestualit praticata in due forme distinte ma complementari: luna esplicita, laltra implicita. La prima riguarda i rifacimenti dichiarati delle
opere del passato (il testo rivisitato, come si visto, Il Milione di Marco Polo). La seconda consiste nel richiamo indiretto e allusivo di citazioni nascoste. Celate nel tessuto
testuale, queste contribuiscono a creare una sensazione di dj-vu, che toglie innocenza
alla letteratura e ne mette in rilievo lartificialit.
Lintertestualit implica una consapevolezza teorica che rende la scrittura autoriflessiva e metatestuale. Fondata sullesaltazione del carattere artificiale della letteratura, la metatestualit consiste in un gioco ironico che mette a nudo i meccanismi retorici
e strutturali del racconto. Perduta per sempre la prospettiva ingenua della rappre-

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PRIMO PIANO

La permanenza
di un progetto
illuministico
Lintertestualit
nel Castello dei
destini incrociati e
in Se una notte
dinverno un
viaggiatore

B La scrittura e linterpretazione

sentazione della realt, la scrittura letteraria si coniuga scopertamente con la retorica,


assume la dimensione della finzione e dunque del gioco. Nel modo di trattare la metatestualit, Calvino rivela una tensione intellettuale che ancora molto moderna, perch si inquadra in un progetto illuministico-razionalistico di educazione del lettore.
Questo aspetto moderno rappresenta indubbiamente una forma di resistenza ai cedimenti in senso ludico e/o scettico del postmodernismo.
Anche gli altri due romanzi del periodo postmoderno, e cio Il castello dei destini incrociati (1969) e Se una notte dinverno un viaggiatore (1979), sono *intertestuali. Nel primo la rilettura del passato ha come tema centrale Ariosto, un autore fondamentale per
Calvino. Nel secondo, i clich sono infiniti: ogni capitolo del libro, corrispondente allincipit di un racconto che poi non si conclude, costruito sul modello di altri testi.

B2
Un romanzo ibrido
a sfondo allegorico

Le opere
plurigeneriche
e il Postmoderno

Per la forte impostazione anti-narrativa, che tende allo stile ragionativo e alla rarefazione poetica, il romanzo non si lascia facilmente identificare con un genere letterario.
Le citt invisibili un romanzo ibrido, a met strada tra l*apologo, l*aforisma morale,
il *poemetto in prosa e il racconto filosofico (conte philosophique). Lo stile aforistico, in
cui il ragionamento asistematico procede per immagini frammentarie, funzionale alla resa dei significati simbolici legati agli emblemi e alle *allegorie. Per questa ragione,
in effetti, si potrebbe aggiungere anche la definizione di romanzo allegorico.
Nel Postmoderno i generi letterari sono sottoposti a una radicale revisione. Al posto
delle forme tradizionali, si rintracciano forme ibride basate sulla mescolanza dei vecchi
*generi. Anche Il castello dei destini incrociati e, soprattutto, Se una notte dinverno un viaggiatore sono opere plurigeneriche, fondate cio sulla mescolanza di svariati paradigmi
di genere che vengono intenzionalmente snaturati. Questo aspetto, che accomuna tutte le opere dellultimo Calvino, fornisce una prova ulteriore delladesione dello scrittore al clima culturale del Postmoderno.

B3
Lo spazio

Il genere letterario

Il tempo e lo spazio

Il vastissimo spazio geografico dellimpero del Gran Kan, percorso in lungo e in largo
da Marco Polo, si comprime in tre punti. Il primo quello in cui limperatore dichiara: tempo che il mio impero, gi troppo cresciuto verso il fuori, cominci a crescere
dal di dentro. Il secondo quello in cui Marco Polo afferma che in tutte le descrizioni
di citt egli raffigura in realt lunica citt di cui non parla mai, cio Venezia. Il terzo
il momento decisivo in cui limperatore invita Marco Polo a descrivere le citt visitate
attraverso gli scacchi, e successivamente decide che il suo ambasciatore, invece di viag-

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PRIMO PIANO

Dallo spazio esterno


a quello interno

Uno spazio astratto

Un tempo contratto
e rarefatto

Un romanzo a-storico?

Il tema del sapere


e del potere
e la presenza della
storia nel romanzo

T9

B La scrittura e linterpretazione

giare, potr giocare, simulando una corrispondenza tra lo spazio della scacchiera e
quello dellimpero.
A partire allincirca dalla met del romanzo, lo spazio geografico dellimpero, una
dimensione esterna ma pur sempre indirettamente presente nel racconto, subisce una
contrazione e diventa spazio interiore della mente e della memoria. La scacchiera il
simbolo di un mondo vuoto, ignoto, che le trame del gioco e le disposizioni delle pedine, nei movimenti di attacco e difesa, delineano e riempiono. Essa come la mappa
di uno spazio concentrato e astratto che prima e dopo il gioco tende al nulla.
Come lo spazio, anche il tempo contratto e rarefatto. Quello degli spostamenti di
Marco Polo, ad esempio, non compare mai in scena. Lalto tasso di concentrazione simbolica del racconto toglie respiro al tempo narrativo, che appare irrigidito, anche
espressivamente, nella frammentazione della scrittura.
In questa contrazione del tempo e dello spazio stata vista una fondamentale negazione della storia. Le citt invisibili sembrano essere un romanzo a-storico, sospeso fuori
dal tempo in una dimensione mitico-simbolica. In realt, il problema della storia pervade il romanzo, almeno sotto il profilo dellossessione della memoria nel rapporto con
il sapere e il potere. In questa luce, lo spazio e il tempo sono trattati come coordinate
che regolano il rapporto tra il sapere, basato sulla memoria, e il potere. Lautocoscienza
storica delluomo moderno non si fonda sulla conoscenza oggettiva dei fatti, ma sulla
ricerca di una consapevolezza del modo in cui concettualizziamo, ricordiamo, interpretiamo. Per quello che riguarda il conflitto delle interpretazioni sullultimo Calvino e la
*ricezione, cfr. MD2.

La scacchiera di Kublai Kan


la scacchiera e il nulla
Al ritorno da uno dei suoi viaggi, Marco Polo invitato
dallimperatore a fare i resoconti servendosi solo degli scacchi.
Disponendo i pezzi sulla scacchiera, egli rievoca gli spazi delle citt visitate. La partita offre lesempio pi
tangibile e concreto di come, partendo da un sistema di regole, la variet delle combinazioni sia quasi
infinita. La scacchiera diventa perci lo strumento metaforico per riflettere sullordine invisibile che regge
le citt. E tuttavia, alla fine limperatore si accorge che il significato e le finalit del gioco sfuggono.
Conclusa ogni partita, il vincitore e lo sconfitto si ritrovano di fronte alla scacchiera vuota, simbolo del nulla.

PI

10

Tornando dalla sua ultima missione Marco Polo trov il Kan che lo attendeva seduto
davanti a una scacchiera. Con un gesto lo invit a sedersi di fronte a lui e a descrivergli
col solo aiuto degli scacchi le citt che aveva visitato. Il veneziano non si perse danimo.
Gli scacchi del Gran Kan erano grandi pezzi davorio levigato: disponendo sulla scacchiera torri incombenti1 e cavalli ombrosi,2 addensando sciami di pedine, tracciando
viali diritti o obliqui come lincedere3 della regina, Marco ricreava le prospettive e gli
spazi di citt bianche e nere nelle notti di luna.4
Al contemplarne questi paesaggi essenziali,5 Kublai rifletteva sullordine invisibile
che regge le citt, sulle regole cui risponde il loro sorgere e prender forma e prosperare
e adattarsi alle stagioni e intristire e cadere in rovina. Alle volte gli sembrava dessere
sul punto di scoprire un sistema coerente e armonioso che sottostava alle infinite difformit e disarmonie, ma nessun modello reggeva il confronto con quello del gioco
degli scacchi. Forse, anzich scervellarsi a evocare col magro ausilio dei pezzi davorio
1 incombenti: minacciose. Nella
drammatizzazione di Marco Polo le
pedine si animano.
2 ombrosi: adombrati.

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese

3 incedere: camminare.
4 bianchedi luna: un esempio
di rarefazione poetica dello stile. Il costrutto implicito presuppone una pro-

posizione temporale (come quando)


o una similitudine articolata senza il
come comparativo.
5 essenziali: stilizzati.

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PRIMO PIANO

B La scrittura e linterpretazione

T9 La scacchiera di Kublai Kan

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visioni comunque destinate alloblio, bastava giocare una partita secondo le regole, e
contemplare ogni successivo stato della scacchiera come una delle innumerevoli forme
che il sistema mette insieme e distrugge.
Ormai Kublai Kan non aveva pi bisogno di mandare Marco Polo in spedizioni lontane: lo tratteneva a giocare interminabili partite a scacchi. La conoscenza dellimpero
era nascosta nel disegno tracciato dai salti spigolosi del cavallo,6 dai varchi diagonali
che saprono alle incursioni dellalfiere,7 dal passo strascicato e guardingo del re e dellumile pedone,8 dalle alternative inesorabili9 dogni partita.
Il Gran Kan cercava dimmedesimarsi nel gioco: ma adesso era il perch del gioco
a sfuggirgli. Il fine dogni partita una vincita o una perdita: ma di cosa? Qual era la
vera posta? Allo scacco matto,10 sotto il piede del re sbalzato via dalla mano del vincitore,
resta un quadrato nero o bianco. A forza di scorporare le sue conquiste per ridurle allessenza,11 Kublai era arrivato alloperazione estrema: la conquista definitiva, di cui i
multiformi tesori dellimpero non erano che involucri illusori, si riduceva a un tassello
di legno piallato: il nulla12

6 salticavallo: il cavallo nel gioco degli


scacchi salta tre caselle muovendosi ad angolo.
7 varchialfiere: lalfiere si muove liberamente in diagonale.
8 dal passopedone: il re pu muoversi in
tutte le direzioni ma avanzando di una sola casella e per questo sembra che abbia un andamento pigro (strascicato) e sospettoso
(guardingo). I pedoni, le pedine pi umili, si

muovono di una sola casella, in una sola direzione.


9 inesorabili: inevitabili.
10 scacco matto: mossa finale del gioco
degli scacchi, indicante che il re dellavversario
del giocatore che la compie messo nellimpossibilit di difendersi.
11 A forzaessenza: a forza di analizzare
(scorporare) le sue conquiste per capirne lessenza, cio per cogliere il significato della con-

quista stessa.
12 la conquistanulla: la conquista definitiva, rispetto alla quale (di cui) gli svariati
(multiformi) tesori dellimpero non erano che
coperture (involucri) llusorie, si riduceva a un
tassello di legno lavorato (piallato), [cio a]l
nulla. La conquista definitiva si identifica con
la conclusione della partita a scacchi, di cui,
significativamente, non si capisce se il vincitore
sia Marco Polo o limperatore.

Esercizi
Che cosa simboleggia la scacchiera?
Rintraccia i punti in cui il gioco degli scacchi appare
come un mezzo per mettere ordine nella disarmonia
del reale.

MD2

Motiva le ragioni per cui il Kan arriva alla coscienza


del nulla su cui tale gioco si basa. Quale concezione e
tipo di linguaggio vengono in tal modo messi in crisi?

MATERIALI E DOCUMENTI

Lultimo Calvino
Sullultimo Calvino, le questioni pi dibattute dalla critica
sono due: una quella del rapporto tra razionalismo, nichilismo e funzione della retorica. La seconda quella
dellappartenenza o meno al Postmoderno. Sul primo problema la critica divisa: c chi giudica le ultime opere
troppo fredde e chi, invece, nel cerebralismo vede la volont di una costruzione culturale consapevole e positiva.
il caso di Andrea Battistini ed Ezio Raimondi, che pongono Calvino a capo di un processo di rinascita della retorica (cfr. MD3, p. 20). Lopera dello scrittore risente delle
sollecitazioni della rhtorique renaissance avvenuta tra gli
anni Sessanta e oggi, e ne diventa uno dei vertici perch
finalizza il razionalismo alla creazione di nuove figure di lettori. Per quanto riguarda il rapporto con il Postmoderno,
in genere si tende a vedere nellultima produzione dellautore un avvicinamento a questa tendenza (cfr. MD4, p. 21).

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese

La ricezione dellopera di Calvino stata e continua


ad essere molto fortunata. Laffermazione dello scrittore, sia in Italia che allestero, stata decisa e precoce. In
Francia e, soprattutto, negli Stati Uniti, Calvino da
tempo considerato uno dei pi importanti scrittori italiani del Novecento. Il successo, sia di pubblico che di critica, deve essere collegato da una parte alla multiformit e alla forte carica di attualit della sua opera narrativa,
dallaltra alla sua poliedrica attivit intellettuale. Calvino
stato, oltre che scrittore, anche operatore editoriale,
saggista, conferenziere. Egli, insomma, ha espresso e
simboleggiato anche un certo modo di vivere il ruolo
intellettuale. In particolare la sua ultima produzione e
soprattutto Le citt invisibili oggi al centro dellattenzione della critica americana, che vede in Calvino un
maestro del Postmoderno.

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PRIMO PIANO

MD3

B La scrittura e linterpretazione

MATERIALI E DOCUMENTI

Calvino e il congegno retorico della scrittura


Andrea Battistini ed Ezio Raimondi studiano qui labilit
retorica con cui Calvino porta avanti il suo progetto di
letteratura come arte combinatoria e meccanismo quasi
matematico.

Tralasciate le astuzie semantiche dei tropi1 e delle figure, labilit retorica si volge alla tassonomia2 di unars
combinatoria che pone al centro della narrazione non
la spiegazione dun fatto straordinario, bens lordine,
il disegno, la simmetria, la rete dimmagini che si depositano intorno ad esso come nella formazione dun
cristallo.3 Al groviglio, al polipaio,4 al pasticcio si sostituiscono il cristallo, il labirinto, il gioco degli scacchi,
la biblioteca, metafore di una poetica che, accantonata
la lussuria barocca, cerca i suoi generi tra la settecentesca razionalit del saggio, del viaggio, dellutopia, del
racconto filosofico o satirico, del dialogo, delloperetta
morale,5 nei quali lintelligenza viva pu levitare in un
gioco colorato e danzante. Nel lasciare cadere il pathos
satirico6 di Gadda per lethos7 razionale, il Witz romantico8 si ricongiunge allesprit illuministico,9 con la retorica nelle vesti di anatomia, di arabesco logico del racconto.
[]
Lungo questa direttrice non c spazio per la commozione, per il trasporto affettivo ove gli schermi pietosi dellidillio intorbidano le gi complicate difficolt
delloggi:10 mente predisposta pi al calcolo matematico che allintrospezione dei sentimenti e della psicologia, Calvino attratto dal mosaico in cui luomo si
trova incastrato, dal gioco dei rapporti, dalla figura
da scoprire tra gli arabeschi del tappeto, con laiuto
di un affiatato mnage trois11 in cui la letteratura respira filosofia e scienza ma mantiene le distanze e con

1 tropi: figure retoriche consistenti nel cambiare significato alle parole.


2 tassonomia: metodo di classificazione.
3 la spiegazione...cristallo: tutte le citazioni tra le virgolette sono tratte da testi di
Calvino.
4 polipaio: lett. colonia di polipi, ma qui nel
significato metaforico di groviglio.
5 operetta morale: genere letterario di carattere satirico. Celebri quelle di Giacomo Leopardi.
6 pathos satirico: carica satirica, basata
sulla deformazione ironica e parodica.
7 ethos: costume, ma anche dimensione

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese

un leggero soffio dissolve tanto le astrazioni teoriche


quanto lapparente concretezza della realt. Nella
cercata rivincita dellintelligenza, la narrazione si costruisce allinterno dun cervello umano, attraverso
una combinazione di segni agenti come un meccanismo oliato dalla geometria delle parti e dallalgebra
delle simmetrie. Ma non si tratta di una contemplazione statica, perch il labirinto non solo lo specchio
delle curvilinee, sfaccettature del mondo, ma, con una
riproposta di quelle che per Vittorini12 costituivano le
due tensioni della letteratura, risulta o edificio in cui,
se ci si arrende, ci si pu perdere o, al contrario, un
enigma da sfidare e, una volta che se ne sia ricostruita
la mappa, da dissolvere. Per questo va condiviso il parere di Segre13 che, richiamandosi a una battuta di poetica inserita nellultimo romanzo di Calvino, giudica
la mente dello scrittore esatta ma non fredda. Il
processo combinatorio s un esorcismo di fronte allinnumerevole, al continuo e allinclassificabile, sconfitti dal finito, dal discreto14 e dal sistematizzato,15 ma
la letteratura attivit di frontiera, protesa sullorlo
estremo del dicibile, pronta in ogni momento al salto
nellinatteso. A decidere se agisce nel senso della consacrazione dellesistente16 o in quello della critica
latto del leggere, che smonta e rimonta lopera in una
perenne risurrezione. E al lettore viene dedicata unattenzione costante, perch quello pensato da Calvino
pi colto di quanto sia lo scrittore, e per poter agire
su di lui la letteratura non pu che giocare al rialzo,
puntare sul rincaro.
da Andrea Battistini e Ezio Raimondi, Retorica utens del narratore: da Gadda a
Calvino, capitolo di Retoriche e poetiche dominanti, in AA.VV., Letteratura italiana,
diretta da A. Asor Rosa, vol. III, Tomo I, Einaudi, Torino 1984, pp. 326-327.

etica.
8 Witz romantico: spirito romantico, cio
passionale.
9 esprit illuministico: spirito illuministico,
cio razionale.
10 ovedelloggi: la dimensione lirica dellidillio renderebbe ancora pi torbide le difficolt del presente.
11 mnage trois: rapporto a tre. La letteratura, infatti, convive con la filosofia e la
scienza.
12 Vittorini: in un saggio del 1967 intitolato
Le due tensioni, Elio Vittorini (1908-1966) sosteneva che la letteratura pervasa da due

tensioni, una razionale e laltra affettiva.


13 Segre: il riferimento a Cesare Segre,
filologo e critico letterario, fondatore di una
importante scuola di semiotica letteraria.
14 discreto: suddiviso.
15 sistematizzato: articolato in un sistema.
16 consacrazione dellesistente: vi
qui un riferimento al dibattito degli anni Sessanta sulla differenza tra la letteratura di consumo e quella di qualit. La prima ricoprirebbe
una funzione esclusivamente conservativa e
consolatoria.

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PRIMO PIANO

MD4

B La scrittura e linterpretazione

MATERIALI E DOCUMENTI

Calvino e il Postmoderno: una questione controversa


Contrariamente a quanto accaduto allestero, in particolare negli Stati Uniti, nel nostro paese il problema del
rapporto tra Calvino e il Postmoderno stato poco studiato. Per Remo Ceserani lautore delle Citt invisibili
uno dei tre scrittori pi significativi del Postmoderno italiano, insieme a Eco e a Tabucchi. Il caso di Calvino
tanto emblematico quanto anomalo, perch nella sua
opera convivono aspetti moderni e postmoderni.

In realt una letteratura postmoderna in Italia c


stata e c, solo che si nasconde, preferisce non presentarsi come tale, per non urtare suscettibilit, 1 e
viene mascherata dietro una serie di cortine ideologiche e critiche. Nei libri che lindustria della critica letteraria americana ha dedicato alla letteratura postmoderna, i nomi di scrittori italiani che circolano pi
facilmente sono, naturalmente, quelli di Calvino, Eco
e Tabucchi. []
Qualche problema, tuttavia, resta aperto. Se si utilizzano le descrizioni puramente formali del postmoderno (il pastiche, la mescolanza degli stili, il neobarocco),2 evidente che Calvino, scrittore dallo stile limpido, trasparente, concreto, sistematicamente alieno da
slanci e tormenti espressionistici, sembra molto lontano da gran parte di quelle esperienze. La definizione
di neoclassico si applica perfettamente anche ai suoi
esperimenti di parodia, rifacimento, gioco intertestuale. C sempre una distanza ironica fra lui e i testi su
cui lavora; ma c sempre anche un rispetto per quei
testi, da grande artigiano della letteratura, buon conoscitore di tutti i suoi strumenti e prodotti di alta e
meno alta qualit. []
Se ci si sposta sul terreno degli interessi ideologici, si pu facilmente constatare che le posizioni di
Calvino sono solo parzialmente riconducibili a quelle
tipiche dei filosofi e teorici postmoderni. Certo egli
sembra essere stato dotato di un apparato percettivo
particolarmente sensibile alle variazioni del clima
culturale e aver saputo cogliere alcuni degli atteggiamenti e degli umori che si venivano diffondendo
nella nostra societ in seguito ai grandi cambiamenti
in corso; da questo punto di vista dimostrando di
essere stato un acutissimo, ma anche saggio, osservatore di quegli ambienti parigini in cui and a immer-

1 per nonsuscettibilit: si gi anticipato che il dibattito sul Postmoderno penetrato in Italia con difficolt, suscitando molte
reazioni negative.
2 neobarocco: nuovo barocco stata una

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese

gersi negli anni settanta, capace quindi di prendere il


meglio di quei metodi di osservazione e di quelle proposte di lavoro e per capace anche di evitarne gli
estremismi, i facili cedimenti alle mode intellettuali,
tutto vagliando e scegliendo secondo un proprio
rigoroso, prudente, pessimistico percorso intellettuale. Pian piano per alcuni problemi divennero centrali nelle sue riflessioni, e non c da meravigliarsi se
sono poi i problemi centrali delle migliori meditazioni sul postmoderno: la complessit del mondo, la
misura planetaria delle trasformazioni, la instabilit
delle strutture portanti delle nostre societ, la necessit di porsi a una certa distanza per cercare di capire
fenomeni cos complessi, limportanza, se si vuole
tentare di tradurli in discorso comprensibile, di fare
ricorso a strumenti narrativi (per raccontarli) e cartografici (per tracciarne le mappe). Quando Calvino si
accinse a scrivere i testi per le Norton Lectures di
Harvard, le straordinarie Lezioni rimaste purtroppo
incomplete, egli era pronto a tracciare forse la
migliore mappa descrittiva della societ e della cultura postmoderne che sia stata messa a nostra disposizione da un intellettuale contemporaneo: le categorie interpretative, e le categorie a esse contrapposte,
attorno a cui sceglie di organizzare le sue lezioni, e
cio la leggerezza, la rapidit, lesattezza, la visibilit,
la molteplicit (e la consistency, o congruit rimasta
allo stato di progetto), sono sicuramente uno dei pi
raffinati schemi concettuali pensati da un osservatore, o cartografo,3 per penetrare nel mondo nuovo che
ci circonda e capire le forze principali che lo muovono. Daltra parte forse proprio la consistency, a cui
doveva essere dedicata la lezione mancante, che ci
segnala come la posizione di Calvino restasse, alla
fine, peculiare e irriducibile a tante delle teorie
postmoderne correnti: dietro allidea della coerenza,
della fermezza, dellarmoniosa compatibilit fra elementi logici e morali, si intravede il fermo ancoraggio
di Calvino a una concezione che potremmo chiamare
variamente razionalistica, illuministica, habermasiana,4 della vita umana e del pensiero.
da Remo Ceserani, Il caso Calvino, in Raccontare il postmoderno,
Bollati e Boringhieri, Torino 1997, pp. 166, 171 e 172.

delle tante formule elaborate per definire il


Postmoderno.
3 cartografo: compilatore di carte geografiche. Il pensatore contemporaneo come
un cartografo perch tenta di disegnare una

mappa della realt contemporanea.


4 habermasiana: il riferimento al filosofo
tedesco Jrgen Habermas (1929).

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PRIMO PIANO

TS1

B La scrittura e linterpretazione

TESTI E STUDI

Indicazioni bibliografiche sulle Citt invisibili


I diritti dellopera di Calvino
appartenevano a Einaudi,
presso il quale sono uscite
quasi tutte le prime edizioni
dei romanzi, tranne le ultime
pubblicate da Garzanti. A
partire dal 1990, per volont
della vedova, i diritti
dellintera opera sono
passati alla Mondadori, che
ha pubblicato nella collana I
Meridiani sia i Saggi, sia
Romanzi e racconti (19921994) sia le Lettere, sotto la
direzione di C. Milanini.
Le Citt invisibili sono
disponibili in edizione
economica presso Einaudi,
Torino (prima ed. 1972 nella
collana Supercoralli,
seconda ed. 1977 e ristampe

nella collana Nuovi coralli).


Per altre indicazioni, cfr. cap.
VI, TS1, p. 849.
Per unintroduzione generale
allopera di Calvino sono utili
le monografie critiche citate
nelle indicazioni bibliografiche
fornite nel capitolo VI.
Per lapprofondimento critico
suggeriamo un percorso
orientato su quattro questioni:
1) lingua e stile: Pier
Vincenzo Mengaldo, Larco e
le pietre, in La tradizione del
Novecento, Feltrinelli, Milano
1975; e Aspetti della lingua
di Calvino (1987), in ID., La
tradizione del Novecento.
Terza serie, Einaudi, Torino
1991.
2) retorica: Andrea Battistini

e Ezio Raimondi, Retorica


utens del narratore: da
Gadda a Calvino, capitolo di
Retoriche e poetiche
dominanti, in AA. VV.,
Letteratura italiana, diretta
da A. Asor Rosa, vol. III,
Tomo I, Einaudi, Torino 1984.
3) influenza dello
strutturalismo: Maria Corti,
Testi o macrotesto? in ID., Il
viaggio testuale, Einaudi,
Torino 1978; e Cesare Segre,
Se una notte dinverno uno
scrittore sognasse un aleph
di dieci colori, in Strumenti
critici, ottobre 1979.
4) rapporto con il
Postmoderno: Alfonso
Berardinelli, Calvino
moralista. Ovvero restare sani

dopo la fine del mondo, in


Diario, n. 7, febbraio 1991,
pp. 37-58 e Remo Ceserani,
Il caso Calvino, in ID.,
Raccontare il postmoderno,
Bollati Boringhieri, Milano
1997, pp. 166-180.
In particolare su Le citt
invisibli cfr. M. Zancan, Le
citt invisibili di Italo Calvino,
in AA.VV., Letteratura italiana,
Le opere, diretta da A. Asor
Rosa, vol. IV: Il Novecento.
La ricerca letteraria, Einaudi,
Torino 1996; La visione
dellinvisibile. Saggi e
materiali su Le citt invisibili
di Italo Calvino, a cura di M.
Barenghi, G. Canova e B.
Falcetto, Electa-Mondadori,
Milano 2002.

verifiche
Conoscenze
1

Osserva lindice e descrivi come strutturato il testo. (A2)

Chi sono i protagonisti del romanzo? (A2)

Capacit
3

Perch le citt sono invisibili? A cosa vuole alludere Calvino con questo titolo? (A2).

Quanti sono i percordsi tematici? Secondo quali relazioni vi sono inserite le citt? (A2).

Competenze
5

Che rapporto esiste tra citt e natura? (T1, T3)

Il viaggio reale di Marco Polo e quello mentale del personaggio di Calvino quali diversi modi di
concepire la conoscenza mettono a confronto? (SI1)

In che rapporto sta la poetica delle Citt invisibili con quella postmoderna? (B1)

Proposte di scrittura
LA RELAZIONE
Ricostruisci in una relazione, a partire dai documenti antologizzati, i vari momenti della poetica di Calvino
(Parte Tredicesima, cap. II, Il Neorealismo nel ricordo di Calvino (MD3); Parte Quattordicesima, cap. II, La sfida
al labirinto (MD2); cap. V, Il romanzo come prodotto di laboratorio (MD1)).

IL SAGGIO BREVE
Nelle Citt invisibili lo sguardo percorre le vie come pagine scritte, in Palomar il protagonista scruta le stelle
consultando quattro mappe celesti. Spiega che funzione hanno i segni nella descrizione della realt. Ne
svelano la verit o rimandano ad altri segni, a una realt solo mentale? Confronta questi testi con la sfida al
labirinto e valuta in un saggio breve se sono la coerente conclusione di un percorso o segnano una svolta.
(cap. VI, 4. T4, T5, MD1 e, in cap. II, MD2).

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese

il nuovo LA SCRITTURA E LINTERPRETAZIONE - EDIZIONE ROSSA

[G. B. PALUMBO EDITORE]

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PRIMO PIANO

B La scrittura e linterpretazione

Percorsi tematici
P I SPAZIO E TEMPO
Le citt di Calvino,
il labirinto della
condizione
postmoderna
I testo pu essere letto come una
mappa di temi allusivi ai problemi
centrali del nostro tempo, dalla complessit del mondo al carattere universale
delle sue trasformazioni, alla vertiginosa
rapidit dei mutamenti, al crollo di ogni
certezza dei confini tra realt e finzione.
Domina su tutto il rivoluzionamento della
percezione spazio-temporale.
Lo sterminato impero di Kublai Kan
sconfina in una dimensione planetaria e allude a un universo geograficamente indifferenziato. Percorso in
lungo e in largo da Marco Polo, non
tuttavia lo spazio del viaggio, ma
dellillusione del movimento.
Se il viaggio aveva inaugurato lera
moderna, quella postmoderna ne
sancisce la fine o la metamorfosi (cfr.
SI1): le citt si assomigliavano come
se il passaggio dalluna allaltra non implicasse il viaggio, ma uno scambio di
elementi. Limpero infatti oggetto di
racconto, perci ridotto a figure ed emblemi: il regno dellimmagine e della
parola, uno zodiaco di fantasmi della mente. Alla radice delle citt descritte da Marco c la memoria di Venezia: il Kan le deduce tutte da un modello mentale e non ha pi bisogno di
mandare Marco in spedizioni lontane.
La loro superiorit rispetto allesperienza
del reale sta nella pretesa di dare forma
al regno dellinforme. La metafora del
libro-universo riprende limmagine della
Biblioteca di Babele di Borges (cfr. Parte
Tredicesima, cap. IX, T1), che a sua volta ritorna in Eco, nel Nome della rosa,
diventando un *topos dellimmaginario
postmoderno, incentrato sulla identificazione tra realt e finzione.

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese

Lo spazio dellimpero posto infatti


sotto il segno del molteplice e del
contraddittorio. La diversit dei popoli,
dei costumi e delle lingue si materializza
in uno spazio discontinuo ed eterogeneo di citt diverse, senza alcun rapporto e legame tra loro. Non c centro,
n gerarchia, n autorit, laddove gli opposti coesistono e si elidono in un continuo imprevedibile mutare di forme.
Il processo combinatorio un modo
per esorcizzare il caos. Le citt si duplicano, si moltiplicano, si sdoppiano,
si scambiano diritto/rovescio, alto/basso, sotto/sopra: la citt del riso e del
pianto, quella celeste e infernale, dei
vivi e dei morti; in esse tutto si capovolge non si sa pi chi vivo e chi
morto. Ogni cosa contiene il suo contrario (cfr. T6, La citt e i segni. 5 Olivia.), la citt del topo quella della rondine, la citt dei giusti quella degli ingiusti, in un gioco inesauribile di scatole
cinesi per cui tutto limpero insieme
giardino pensile e immondezzaio.
La mescolanza dei luoghi e degli
spazi culmina nelle citt continue,
dove tutto diventa metropoli e non c
pi dentro e fuori: allopposto Teodora, citt apocalittica, invasa da draghi,
sfingi e basilischi, che dopo un millenario
letargo ne riprendono possesso.
Ogni distinzione tra natura e cultura
scompare nel dominio dellartificio
della seconda natura, anchessa tuttavia fragile preda del tempo, percepito come crollo. Lo spessore temporale tuttavia annullato dal carattere
bidimensionale del gioco combinatorio.
Le citt non sono perci caratterizzate storicamente: in uno stesso
spazio coesistono non come stratificazioni del passato, ma come giustapposizioni nel presente inserti
classici, orientali, rinascimentali, anche
se dominano i riferimenti alla civilt industriale metropolitana (cfr. T6).
Ci che unifica tempo e spazio il

senso di effimero e di caos, che riflette la coscienza dellinstabilit delle


strutture sociali contemporanee e linevitabilit e rapidit dei cambiamenti. Una
realt in sfacelo chiede inutilmente
alla lingua dei segni un salvataggio.
Nel linguaggio di Marco, Kublai Kan
allinizio cercava attraverso le muraglie
e le torri destinate a crollare un filo sottile che sfuggisse al morso delle termiti; ma resta deluso. Se la riduzione
della realt a segno permette di alludere,
attraverso le infinite interpretazioni, alla
labirintica complessit del reale, lautonomia del gioco combinatorio non
garantisce la conoscenza e il possesso dellimpero. La coscienza dei limiti della ragione astratta affiora nello
sconforto del Kan, che alla fine del gioco
si interroga invano sul suo senso. Il gioco combinatorio del linguaggio non la
realt, n pu sostituirla.
A differenza del Castello dei destini incrociati, dove il puzzle delle forme si
esaurisce in se stesso, senza rimandare a un esterno, nelle Citt invisibili
resta aperto un confronto tra letteratura e realt (cfr. cap. VI, 4).
Il modello dellatlante infatti entra
in crisi alla scoperta del nulla su cui
fondato il sistema delle forme
verbali. La realt esterna insorge, e
le citt, esaurito il repertorio dei modelli
del libro, degenerano con il tempo in
citt senza forma, in citt infernali.
Il senso della storia e la questione dei
valori alla fine si ripropongono nella
consapevolezza che, al di l delle parole, esiste un inferno che bisogna riconoscere.
Il problema etico della conoscenza e
della scelta non pu essere ignorato;
Calvino sembra in tal modo, in questo
romanzo, distaccarsi dallideologia
postmodernista di resa al labirinto e
mantenere aperta la sfida (cfr. cap. II,
MD2, La sfida al labirinto, PAP1, Attualit della sfida al labirinto).

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