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MICHELE MALATESTA

LOGISTICA
VOLUME PRIMO

INTRODUZIONE
LA LOGICA DEGLI ENUNCIATI

EDIZIONE DELLA LIBRERIA LATENEO


NAPOLI - 1976

P R E F A Z IO N E

Il preamte IroXialo di U^isUea nolo daUe {eaoai e


dalU sgreUazimi di Logica tem U nUa Facolt di Let
tore e Filosofia dtU'Untoersit di NapoU nU'aM. IS74-75
e nei pritito semestre dett'aji. 2975-75.
Si tratta p erd i di un lfl>ro dioeri dagli altri che
trattano del mede^nno soggetto. Bd dioerso perch non
i stato concepito e seritto freddamente a tavolino ma i
nato dal vtpo contatto e dal coOo^uio con i ^novoni di
oggi, che, neUa misura fai cui sono disporti al dialogo e
aperti alla verit, dommque questa possa trovarsi, non
sono divtrsi dai giovani di sempre.
Inoltre ua libro dix>ero anche per on altro motivo,
perch ha voluto loitre in s i aspetti o prima trista etero
genei e contrastanti: la semplicit espositiva da non
confondere con la facilit e tanto metto con la facilone
ria il che conferisce olTopera u aadomento istitazionale; la moUepteit dei hngnaggi srmboiici ne x>engono o//erti bea quattro'e scelti in maniero tale che chi
se ne impadronisce 4 poi in grado di leggere tutte le sim
bologie oggi usate ; il massimo rigore scientifico, come 4
dimostrato daSVesposizione del sisitma assiomatico di Jan
Lukasiewicz a due operatori 'C e 'N* e le relative que
stioni metalogiche; l'inserimento della prabtematica logi
stica net dibattito cidtsrale contemporaneo; ,Ux compren
sione delle fOTvtle logistiche alla luce deOe fonti antche
e medioevli, e nello stesso tempo la dtiarifieazione di
quelle con lausilio dei moderni strumenti tecnici.

U a 0^ prevedo le eritch* chg mi perranM mosM.


Troppa matematica dir chi aon i uso ot rigore delle
fo n m le : troppa storia dir lo cientista e Vanstoriti
di Tnoda; troppo latiao e troppo greco dird ranthmanto
e il "loffisticifta ultima incamaime deU'inmortate jigm a
di Comifieio.
Si rimaiew c o li scnticoiBeiUe oU'eredit di Giueppe
Peano.

Ma, anche se il mio discorto potr opponre a primo


vista sgradevo, dir a ch i te n e e a ragione
ibridismi, che non si tratta di Tmalenaiiea: non Offni dueorso
rigoroso discorso matematico, non Offm /ornala c /or
mala matematica, non Offni sistema assiomatico i siste
ma assiomatico matematico, non osianle ogni apparente
somiffUania. I l lettore che ovrd avuto la boni di tfguirm i
per l'intero volttme scoprir da s i che logistica e mate
matico sono dite cose diverse.
Allo scientisto e aWantistorcista di moda dir che
non oni eonsideraxone dello storia storicismo, che
anzi la compreasione di O0ni problematica teoretica non
pu nascere che dalla storia e nella storia*. E questo
tfole anche per un libro che i ad un tempo di sciema
e di tecnica logica.
Ma vale anche ta considerazione imersa: anche il
passato pu essere compreso e valutato mefflio, proprio
nella sna prospettiva storica, alla luce del presente: mai
come offffi siamo ia grado di capire e di apprezzare to
logica aristolelica, la logica degli stoici, la logica medioe-

' P v l rapporti tra coacMnu ttMica e tariaaoM. e per la


critica di quest'ultisw acUiiBO speculattvo ai vedano I se(unti
volumi di Niaeu Pm vxauj*: L'ideolmeo e ia sUria, 3* ad.
BrtMU. lSfi7; R alan dtOa storio. > ed.. Npeb, U6; X Miori
deb spiiito e la cMCienu storica. > cd.. Napoli. SH: rreWeaii
pori* dei pensiero contcnporaneo. 2* ed.. Napoli UN. Doocb
gli altri volumi e ciittl Ml'Autore.

txilc, senza confondere e soerapt>orre piani cttUvraH divers P r o b ie n i che sembrerebbero essere noti negli anni
"60 0 70 si scopre che furono g i d 0ti antichi o degli
tum ini detVet d i mezzo.
L 'u s o del latina e del greca risponda cos anche
aU'aRttumanisto e al C o m ificio di turno non ^ perci
n inutOe a sterile o m orta erudizione, n Vorpello per
am a re un discorso troppo freddo e tecnico p e r uno Fa co it umattistica, quasi il dotcc che condisce l'om oro
per usore nn'immoffine di Lucrezio perch U bom
bino beoa la medicina
musaeo cootingens cuncta lepore
()e rerum xolura, 1. 934)
L e cxtaxicni latine e greche rispondono a un'esigem a
pi profonda: esse b b t^ sco u o alla leziose tndtiona di
iJilegrare 'filo so fia ' e 'fUologin'. N ell 'int>erare a certo'
e neU.' 'a ccerta re il v e ro' si coprir l identico e U di
verso neU'uomo di ieri e nellttomo d i oggi: i pensi, ionio
per /are Qualche esempio, aU'tmpIicazione m ateriale sco
p erta ben tre colte e tadipcndefliemente n tre dioerM
et dotto stoico Filone (cfr. Sesti E!mpiiici, Ad. Math.,
V in . 113 e scg.), da WoUer Burlei^h (D e puntate artis
logicae. L 17*30). da Gottlob F rege IB egriffssch rift, Halle,
1879, p. S e s e f t . ) m a j penn anche alla d iffe re m a tra
il sistema assiomaUeo degU stoici e i sistemi assiomatici
d e l giorni nastri.
N ella misuro in cui aur reoiis to, fa tte le dovute
trasposizioni, il program m a di V ico, questo libro sard un
om aggio a qu el pensatore severo e soliJario, a me tanto
caro, v e ro spirito ero ico " come si ricava dalle sue no
bilissime lettere, un omaggio postumo ma doveroso per
chi ha l'onore di insegnare aetl'lhm ierntd che fu sua e
che oggi mio.
R o scritto questo libro strano a prim a vista per
un Ubro d i logistica con amore. Q utslo libro m i

caro. E m i i c a ro tn prim o luogo perch i nat dalla


scuola io am o la s c v d a a tu tti i U v e lli; la secondo luogo
perch stato m editato scrin o i t u periodo triste
deUa m ia e s s t u o
c b e travagliosa
era mia v ita : ed 6, n i c a n ^ sUle.
V o rre i p e rci ajtchio dtrffU com e O razio a l svo vota
me d i Epistole
V o rhimntim laDumquc, libcr, spectare videris.
scilicet ut prost5 Sosiwun) pumicc muodus
(E p is t I, I X . 1-2}
dando, si intende, alle costanti, 'Vertuinnuin* e la n u m ' e
Sostorum* u r diverso valore sem antico. M a non posso
osare tanto: prim o, perch r o t i sono t { Trento d i Venosa;
secondo, perch i tem pi sono m utati se V oltaire vi
vesse Offifi sarebbe pro prio disposto a ricoaoseere tieUa
nostra la <ptrnta epoca d 'o ro della storia umano? ; in*
/me perch un libro d i togirtica, date le sue d ifficolt
tecniche, non potr a vere neppvre la ffioia dopo la m orte
deWautore, o forse prim a,
ut pueros elementa docentero
occupet extrem is io vicis balba seaectus
Ob. 17-18).
IVttotna se questo a critio a v r avuto ta /unrione di
piovare a pochi m a s e ri studiosi, o ltre che a g li studenti,
e neOo stesso tempo avr oontribuito a sfatare falsi p re
giudizi d i opposta provenienza, g i sono contento e non
chiedo altro.

L A LO G IC A E L LOGICHE

O b r c s m in se t i c k g ie o * g M a n b i r . aon
modo ipd adetOiom liquibut stiperavenoit Naittd et {ZU, qu i c o n aonduM solsfoom cnt...

UOWAOS SiitmaicwMV M eloloffim . lib. Q, p n L )

D ella logica potrebbe dirsi ci che Aristotele scrive


d eiressere: t 6 v X yrccn to X X o x G ; (M eiaph. IV ,
1003 b. 5), l'eote si dice io vari seosL
Anche 'logica' s i dice in va ri sensi: lo jic s forroale,
logica trasceodeotale, logica ite ra tiv a , logica come sino
nimo d i dialettica, logica nel senso di logistica e cosi via.
D i Quest logiche ne valida ima, alcuna, tutte, nes
suna? UQ problema che ooo si pu saitare a pie* pari,
rincru dendosi in una l^ i c a come il baco in u d bozzolo
e disinteressandosi completamente d i quanto avviene al
d i fu o ri del proprio involucro.
Non c i s i pu trincerare nella logica trascendentale
ignorando la dialettica o la logistica; non c l si pu as
serragliare nella dialettica dimenticaodo la logica fo r
m ale 0 la logica operativa; o c i si pu r^u giare nella
logistica.coodanoando aprioristicamente quanto, a ragio
ne o a torto, in parte o io tutto, le si oppone.
Sui rapporti tra l_ va rie logiche necessario con
durre una duplice indagine: tm*idagQe strica e un'in
dagine teoretica. Uo'indaglne storica i necessaria per
cntpredere stato attuale degli studi, per ch iarire
i term ini della problematica, per evitare d i rionovare al
presente errori gi sccntati ne) passato. U oa storia della

logica,
nel senso pi ampio possibUe. c i mostra da
uo lato atteggiam eoti d i acrUca iatoUeraoza: si pensi
a l rifiuto della logica fo n a a le da parte d i un Valla o di
un Nizolio, alla coodanna della logica trasceDdeatale da
parte d i uno Scbolz. allo sprezzante scostatoento d i ua
R u ssd l <m coofronii della logica hegeliana.
M a dall altro lato una storia della logica ael senso
ampio Qui inteso c l m anifesta anche atteggiamenti di
profondo rispetto e d i assimilazione: si pensi agli elogi
fa tti da Kant ad Aristotele e alla pssixiooe di F rege nei
confronti di entrambi! Ognuno si reode conto che Kant
non contro Aristotele m a oltre d i lui, e F rege non
in cMitxasto con nessuno dei due, m a assimila potenzia
l uno e l altro, portando a pi aita consapevole matura
zione 1 germ i im pliciti n elle loro p o l o n i .
U oixxlagioe teoretica ancor pili necessaria dal mom eoto cbe ognuoa delle logiche sopra elencate pone dei
IHt>blemi e altri e ben pid g ra v i ne pongono le relaziooi
reciproche.
Infatti ognuna d i queste logiche ha una (retesa di
legittimit. M a lecito domaxtdarsi ba anche ima
pretesa di esclusivit, per cui l'arferm aziooe della sua
validit implica la negazione della validit delle altre?
O . viceversa, manca <tuesta pretesa di esclusivit, per
cui la validit d i una logica non esclude la validit del
le altre?
In tal caso si tratta di tanti compiarUmeoti stagno,
autocefali e irrelati, o almeno esiste una form a logica
capace d i operare la reductio od lutnnt? Quale sar que
sta form a? Si potr superare ia crisi in atto e il conse
guente scetticismo che surrettiziamente l'accompagna e
fa capolino qua e l? Si potr parlare nuovamente e a
ragione d i lO0ic a proprio conw si parla di biologia pur
articolandosi questultima scienza in va rie scienze bio
logiche? C i sar un'unit d i diritto che renda ragione
della pluralit d i fatto? Quale sar?

IO

L a problemaUca qui brcveincnic riasuunla non di


natura tecnica m a d i natura filosofica. da a o u cbe
vado meditando su cU essa: U lettore p o tr i esam inare 1
prim i risultati di tale r ifle s k e in Lo^isttca filosofia,
N apoli, 3974, opera di cui stato pubblicato fino a que
sto momento solo il pruno Tolumc.
N el testo cbe ora do alle stampe evito invece, per
ragioni metodologiche, di affron tale i problemi sopra
accennati. Circoscrvo l'ambito dell'indagine a una sola
delle logiche* ossia alla toffistico. impropriamente ed
equivocamente chiamata tonico m olen olica, e tratto l ogg e llo in esame unicamente dol punto di vista tecn ico, sia
pure focalizzandolo nella prospeUiva storica e inqua
drandolo nella problematica culturale dellet contem
poranea.

11

CAPITOLO

L IN G U A G G I

1 .1 . Linguagffio, Ui^juaggio oggetto, nctalxnguaogio.


0 ^ UAguaggio i va iosiem e d segni. S i ju rla cosi
d i linguaggio" miitetcoi ' d i ^oguaggo ' musicale. lin
guaggio figu rativo ecc. e d i linguaggio articolato, n Ungoagfiio m im elico si esprime la segni cbe sono gesti;
quello musicale ia segni cbe sooo suooi; quello figurativo
in segni cbe sono im m a^oi visive; qucUo articolato in
segni cbe sono parole.
Ognuno d i questi linguaggi pu divenlaxc oggetto di
studio: qtodi noi possiamo studiare non solo il lioguagg (o mim etico, ii linguaggio musicale, i l linguaggio flgu*
rativo, ma aocbe il linguaggio articolato. H Upgu&ggip
ctw noi studiacDO il inffuaggio oggetto o semplicemente
linguaggio senza ulteriori sp ecificaaoni: il linguaggio con
cui Doi studiamo i l linguaggio oggetto prcadc il nome di
m etalinguaggio.
11 m etaligua|;g s ^ p r e un linguaggio a rtic^ a to
sia che abbia come oggetto il linguaggio mimetico o il
linguaggio musicale o il linguaegio iigurativo, sia che
abbia com e oggetto il linguaggio aiticolato. N o i studiamo
i gesti usando le parole, i suoni usando le parole, le
im m agini viaive usando le parole, e le p a r ^ e ... usando
le parole. S i peosi a una grammatica latii^a scritta in
lingua italiana: la lingua latina i l Unguaggio ogget
to ; la- URgua Italiana U metalinguaggio. M a si pensi
ancbe a una gram m atica italiana scrtta in Uogua ita-

13

liana: l italiaso noD solo U Uogua^gio < ^ e U o , ossia


rtD8im e di parole che noi stttdiamo, ma anche U metalioguaggio perch l'Insieme delle p a roi cbe noi
usiamo per studiare l Insieme sle&so. Quindi
Mguaggio cbe pu essere ad uo tempo U n fu a ^ io oggetto,
e m ciaiioguaegio U linguggio articolato.
Si veda U seguente specchietto:

LINGUAGGIO
UKCC406KI o o c c m

M ZTtU KOM OtO

- tin cu a jie io o iiflu t c o

U o c u a e s lo a r tic o la to

musicale

>

>

>

R g u ra tlvo

>

>

a r tic o la to

>

>

'

A stoislra sodo iulicaU i linguag^ <^etto, a destra,


i relativi metalinguaggi.

12. 5em io(icc: P ra g m a lk a , S enan itca. S intatika.


1.20. Senotica <dal greco orn ieiov s

segno) la teoria

generale dei segni,


n termioe dovuto al filosofo americano Charles W.
Morris, che per primo elabor nei tempi nostri uo orgalca dottrina dei segni, e Q linguaggio, come stato gi
detto, un insieme d i segni.
Ogni linguaggio presuppone due cose: a ) il soggetto
che lo usa c b ) l'oggetto (una cosa o una proprieti, o un
fatto) a cui il linguaggio stesso viene riferito. P e r evi
tare confusioni useremo in questo paragrafo il taUoo co
me linguaggio oggetto e l italiano come metalinguaggio.
14

A questa coanicra ooa d sar bisogno di. chiarire di volta


ia volta se stiamo osando un segno o un insieme di segni
del Unguaggio o det metaUoguaggio.
Prendiam o ora un segno, la parola latina cn n t5'*
(ca rvo ). Questa presuppone almeno un uomo che la prnunci 0 l'abbia pronunciata, e aLmeno una cosa e cio
quel determinato individuo, che ha le seguenti pro
p riet di essere quadrupede, snello, vd o ce , d i a vere le
corn a ram ificate, d i n v e r e in determinati ambienti ecc.
Prendiam o un'altra parola della lingua latina m ber
(rosso). Anche questa parola presuppone un uomo che
la pronunci o l'abbia pronunciata, e una propriet, cio
quel colore che nell'atto percettivo inerisce a l sangue,
a l fuoco, al sole a l tramonto. Egualmente la parola p lu ir
(p io ve) presuppone almeno un uomo cbe la pronunci o
l'abbia pronunciata, e un fatto, cio quel determinato
fenomeno atm osferico che tutti conosciamo e che c l co
stringe a ripa rarci se non vogliamo bagnarci. Una parola
pu (juindi a v ^ una doppia relazione, al soggetto e alf g g e tto com e segue
sospetto <________'c t T w ^ __________ >. ogg^tui (cosa o individuo)
>

<

*TvbT"

>

(pnpnet)

--------- plitU' ------------ ^

Questo per uno schema semplificato perch U lin


guaggio i un fatto di gran lunga pi complesso dell'uso
d i uoa singola pa iola e del suo riferim ento a un deter
minato oggetto.
tom agin iam o cbe d troviamo in un bosco dell'antico
L a zio e scoppi un t ^ p o r a le . Un romano antico grida
" P lu it e t certnu fu git (P io v e e il cervo scappa), volendo
d ire a i compagni di caccia che piove e che pertanto b i
sogna abbandonare l'im presa dinsesuire il cervo onde
catturarlo: se ne parler un altro giorno. Qui i rapporti
tra parola, soggetto e oggetto si sono complicati ^ o r memente.
IS

I tennini non #ooo pi tre 0 )


ftogeetto cbe usa la
parola "c trm is ", (2 ) la parola c r r m a " , (3) quel deiarminato quadrupede. sneUo. veloce, ecc, I termini sono d i
gran luoga pi d i bra. IntatU v i ( 1) un iosleme d i uo
mini immalaiamo cinque uno dei quali A (Aulus)
n e t t e l inalemo d d segni P l u i t r t eervus fn o H e U
reato dei quali B (Baeblus). C (Caius), D G>avus), E
(E^enatius) riceve l'in sieoie dei sediti e lo cocopreode;
<2) un insiciDe d i segni e precisam ente quattro 'P liu X ',
"e t", "cerous", "/uffil"': (3) un insiem e di oggetti compren
denti cose 0 propriet o fa tti. Quanti saraitno questi ul
timi? d iffic ile dirlo a prim o acchito, anzi un proble
m a filosofico moHo arduo.
Troviam o cosi anzich due sem plice rcla zio o l la
relazione tra segno e soggetto, e la relazione tra segno
e oggetto un numero enorm e di relaziooi, cbe possia
mo dividere in tre gruppi, ognuno del quali costituisce
l oggetto di uoa parte della semiotica. Si veda lo spec
chietto cbe segue:
Propmaficd
Soggetto

A (Aolud

Re)a 2tMii

Scraonixo

IntSrfw
dlMgni

'PlwU
et

<*rviLi

B CBaeUus}
C (Caiua)

JuaiT

D (Dams)

quel fatto OS'


turale eoeaisteot*
oelU UqiKasoae
del vaporo acqueo

1
^ quel deteradoto laifindoo, Sbol
lo. svcfto. eoo lo
conia ecc.
quella piO(iTtft 0 opezazioM
ooDSlslwU
nel
m u ovttsl eoa volo ciU
miiOTendo

E <Egnaau)
StstatUoa

16

Relaziooi

arti___________

1 ^ . P rfm e gru ppo di rettuieTu.

L inaieme dei segni " P lw t g t cerm ts fu g it" ha una


relazione ad A che emette qoeUiasieine di segni e uoa
relazione diversa a B, a C, a D e ad E che ricevono
e comprendone quell'insieme di segni. Se ora c i ferm ia
m o 5u questo prim o gruppo <U relazioni, prescmdendo o
meno dagli a ltri fattori che verrem o cM m iaaado, abbia
m o uoa regioDO della semiotica che prende 11 nomo di
pragm atica.
i.2 . Secondo gru ppo <Ii rlazioRi.
L'in siem e dei segni T h u t et cervttt fu g it" ha ancbe
una serie d i relazioni a gli oggetti. Quante s a r ^ o que
sto rela iiooi? Quattro quanti sofw i segni? Vediamo meglio.
Una prima relarione la seguente: "PZait" st r ife r i
sce a quel fenooieno atm osferico naturale cbe <*<-naiste
nella Uqueiaziooe delle nuvole e che noi possiamo indi
ca re
dito ad es. attraver9o i vetri d i una finestra.
Tu tti abbiamo imparato significato della parola p io ve"
attraverso U gesto deQa mano o l'atteggiam ento del volto
accompagnato a l lin gu ag^o articolato.
n secoodo segno, la parola e t" a quale cosa o a
quale propriet o a qtaale fatto si riferisce? Evidente
mente a nessuno! M a allora non ba alcun significato? E*
chiaro che con ta le domanda siamo cadati In una delle
pi grandi difficolt delia filosofia ma difficolt non
sinonimo d i insolubillti la cui problematTca poteva
essere messa a fuoco, in tutta la sua gravit, solo dal
genio d i Agostino dlppon a, l'ultimo grande pensatore an
tico, i l primo grande filosofo moderno K
n I H M o f M n di Agostao de# ssere conadento ooa solo
U maona ehojtc d d metodo totuMIvo e deU'attiwtano
perenae, beasi i proi0omai a ogni fntwa teoria dei senL Qii
per h prima rotta v ie u fatta ona ilcoraea
dl iinpiafg;
partendo da un v e r di VIigiBo (A e . n . 6M):
S( nihii ex tenta mtperit placet orbe refinquL* (s S e pla
ccai Bfii dei cbe otsUe nnunga di izna <*>> sraade

17

n segno crv u s' i rife ris c e a quel rternitnaUi In


dividuo che ha U propriet di essere quadrupede. aneUo,
con le com a ecc^ ch e.A pu indicare col dito;
si
riferisce a quella particolare propriet o operazione di
quel quadrupede che consiste nello spostarsi velocemente
attraverso 0 movimento d elle zam pe, operatkone'che A
pu egualmente indicare col dito, o indicare aU iaverso un
gesto nmetico. per es. mettendosi a correre.
Come si rilevalo da llesam e del segno "e t" non tutti
i segai hanno riferim ento a una cosa o a una propriet
0 a un fatto. In poche parole mentre ogni cosa o proprie
t 0 fatto pu a vere un segno corrispondente, noo vero
che tutti i segni hanno com e corrispondeote una cosa o
una propriet o un fatto.
Questa peculiarit dei segni dette orieine alla d ivi
sione medioevale dei segni in due gruppi: i segni cbe
possono a vere riferim ento a una cosa o a una propriet
0 a un fatto e i segni che non hanno riferim ento a una
cosa 0 a ooa propriet o a un fatto. I prim i vennero chiac ^ g o re n a iic t (da Kcnr^yopiu sssigaifico) in quan-

AUraverio un serrato iSalogo tra Afostno c Q fieilo Adeodato,


per la prima volt* vioe mes&a a fuoco U difncoUi di rifednuoto
di *sni ocsoe 'a * <e).
(niente).
(dO. che aoo d i gn u o csrtu & uoa s a . o uoa propriM. o i un latto.
S. AsMtloo distiate t n linguatflo miaetice e ba^axeio articoUto. Scoo peicM se^ni oon solo le paioto. ma i
e le
Wtere dellalfabeto. Una paroU. por *. 'tefa** (p*etra) i Mno.
la quanto sleniilca quaJcIie cosa, ma d cb* eoa euo i significato
Doa MgM. Messi ira parentesi ! s e ^ i questo ttpo. i
cio cbe b1 liieriscono direUaneote alle oose. Agnstioo. con una
McRcti aconccTtaate riserva ta sua aoalis al Moondo tipo dt
aetnLl^esti pOMono ssere dbtrtbuiti in tre categore: a) le pe
rci scritte. In guanto s o gni <fi moli csone tali sono 8<eni
a eeni (siffno s io w v iO . b) i sesnl cbe al Indicaeo rea p m amente (so m utuo). c) i seeni che lAdkajM te st e s ^ C fr . Aa
Kit Augustioi. De Moffiifro. re c o . G. W geL fftndobeoae.

MCMUX a r . passin. swpcattxiUo pp18

PP- -l3

to hanno un s i^ , ific a ^ _ < ^ .^.rlferU cc dlreltam eote a una


cosa 0 a uoa propriet o a un fatto (o e l caso nostro
cennta", fu g it ^ ; i secondi Tennero chiamati
$ineategoTmatici (da <7Uv>KcrniYop<>>
stgaifico insie
m e) in quanto hanno sigoificato solo se n ie n t i a d altri
segni (nei c is o nostro e f un slncategorem atico iA
quanto ha sigoiiicato solo se rierilo a PluU e a eervus
f v g i ^ - La modalit d i riferimenU per diversa in quan
to e t" non significa n PluU n "cen n u fu g ii m a fa
collegam ento tra il segno PUnt*
"ce rw ts fu g lt".

l) gruppo d i s e ^ i

Un altro ordine d i problemi venne n>esso a fuoco in


tem pi a nm vicini dal matematico tedesco G e t t iti F rege.
Questi not cbe s q ^ o npi usiamo m ie m i di^segoi diversi
per denotare lo stesso oggetto. P e r es. co i usiamo Tinsiem e dei segni la stella del mattino" e l'insiem e dei se
gni la ^ e llo della seraT per deootare lo stesso oggetto,
cio il pianeta Venere. Ora l'insieme dei segni la stella
del mattino- non esattamente l'iastem e dei segni **{0
$(U a delta r o * pur avendo lo stesso term ine d i rlremento. P e r questo motivo il F reg e oper una (^ tin zio o e
fr a Smn (senso) e Bedevfung (significato), volendo indi
ca re eoo 51br l'aspetto sotto cui un oggetto d v iene dato,
quindi l'aspetto coocettuale, rappresentativo, e con Bedeuiung l oggetto a cui facciam o riferim ento. C o st per
ritornare a llesempio fatto sopra, l stella del m attino"
e la 5tl{a della sera hanno differente Snuj (senso) ma
identica Bedetun(r (significato) e cio quella cosa a cui
diam o il nome d i pianeta Venere *.
D linguaggio di F reg e per m olto ambiguo: perch
in tal caso t smcategmeToaUei della tradizione medioevate
non avrebbero alcim significato. P e r questo m otivo molti,
pur accettando la distinzione di F rege, hanno proposto

* G . Facce. U cb r
u v t Bednifiinff. in ZdtschrU t tO^ Ptii.
.u o {> h i> . 100 a m > . pp. u n .

19

una d l w s a term inotogia: o g g i servendosi d i locuzioni che


rlsiOgono almeno a John Stuart MiU. Si preferisce usm c
coTmotagtoi^ c o m e ^ i n w ^ o
ci_c^e.S S 8 S ..?^S lS _^c T iri ta S o n a come sinonimo . che il matematico
t a S c i i i m a B ed evtu ng*. C osi per ritornare aJle S p i 'd i 's o p i i i fg a i la stella del mottiniT e l segni
"to r t fPff dello e r o hixuio diversa conootaziooe, ma
identica denotazione.
Altare term inologie sono state prospettale; c l lim i
tiam o a ricord are la distinzione proposta da M orris tra
deji^Tuiluin 0 sii^ni/icofu b dentaium *; quella usata
da Carnap tra intfinslone ed estensione * e quella adot
tata da Ogden e R icbards tra rl/ en m eio e rije re n te *.
Si veda lo specchietto:
luren

sssm 0
et e tc 4(

C K urro

siamtcuo

OtORTO

signittcalO
denotati}o
deitofetun

Frege
J S . MiU
Morris

tesp>o

e n

nome
w eeio stffitieo

c o n M U z i o is

Carnap
0 ^ i)

preuiO M

riOmlOM

etensio*

s im b o lo

r i/e r i r s e n i o

Hfreste

dcjiffiMtunt
oppure

K t c ii a n h

* Jmof SnPAitT M iu A S y s b m o f Logic ratiocivatioo and mdMt<9e. Bin0 o comect4d vitto o f th priKcipUt o f vid tttc*
a n i Out metkods o f s t^ tifie invssCi^atim. Lodan. 1M3. trad. it.
di G. Faocsi, Sistema i logica rm octa oiioa < iAdoKhxi. ce..
Roma. 1M8, pp. 27.36.
* C rm lb M onn . ErtheCics nS Ote Thoortr o f Sigm. io < Jourt a l o t Uoi6d S d so c> <S), 193. pp. 1 e %Vi* R. Cmw. Ew/fihiwnfl it H e symbotiKlu Logik. U.S.. Witn.
) Auf. Nacbdruck, 1973. p. 42.

* CJL Osxw I.A. RinfASOs, T7i* Xeonitiff of Mconing. Loodoo. 1923. trad. It. di L. Pavouki, fi significato di iignifeato, >i*
Uso. 190. p. 3S

20

Q lettore avr potuto osservare com e questa p r e c i


sazione term inologica sia tott'altro cbe ioutile se vo glia
mo eUmxoarc equivoci di partenza cbe ctmaprometlerebbero la comprenstoive del discorso che andiamo facendo.
Sijpens aJla in fe re n z a U a ua F r e g e e un M 9r n 8 :..d
cb e i l prim o chiama i M U se cm do. ch iu sa
e c i
il primo.. chiama sianijicatp il s e ^ ^ o ctUama
d a t a t o . O ra con ion d ^e U iig n ifle a tc d i U orris con
0ni/icato
F reg e sarebbe un errore imperdonabile cbe
oscurerebbe completamente la distinzione che s i an
data facendo.
Q lettore avr notato come la terminologia vtirt da
autore ad autore. Questa eterogeneit linguistica noo
quasi m a i dovuta a spirito di orlgioalit. bens a d iffe rea ti maniere di impostare e risolvere il problema;

la diversit teCTitolg>ca..traisc p ,, uq?^ p y ^ ljtiol ^


conceziooe tUo?oflc_a. sottesa, .alla ncmencUcura.adogerata.
Comunque, ritornando a lle considerazioni fa tte sopra,
c da notare che la situazione enormemente compii*
cata. L anaBsi c i ba mostrato come il segno non viene
ad a vere plit solo una relazione a lloggetto (cosa o prpriet o fa tto ) ma anche .una relazM w a l sigm ficato (a
c i cb e viene detto e come viene detto). Infin e ci sarebbe
una terza relazione tra il significato e l oggetto. Se ora
chiam iamo coo R , la prima relazione, con Rt la seconda
e co n -R j la terza e dise^miamo un triangolo com e fanno
Ogden e Richards, possiamo esprimere visivam ente que
sto insiem e di rapporti tra segno, significato e oggetto,
co^ :
gttifiealo

ogoftia

H.

21

dove R )
Rt
' R j

ia
la
la

rdasone tra il segno


relazione tra i l segno e il
relazione tra il sigoiiicaco

Questa maniera di impostare il problema noa per


coodivlsa da tutti.
Ritornando ora, dopo questa loog a diKressiooe, al
bosco deirantico Lazio, se noi prescindiamo dal primo
gruppo d i relazioni d i cui c i siamo occupati io sede di
pragmatica e Umitiaroo le nostre eoasideraziocii all'insie
me di relazioni che sono state ora analizzate, individuia
mo una seconda r^^isne della semiotica, che prende il
nome di. m an lieo. I problem i della semantica sono Ira
i pi dibattuti dell'et contemporanea, date le molteplici
implicanze fiJmofiche che vanno dal problema gnoseolo
gico a quello critico.
1J3. Trzo gruppo di relazioni.
Rtlom iatno a llinsieme dei segni Pluit et eervus /
L analisi preced ette c i ba mostrato come il segno
"e t * noo abbia alcun rapporto a un oggetto (a una cosa
0 a usa propriet o a un fa tto), m a una relazione a
e a "eervus
anzi il segno "e t" che ha
la funzione d i relazionare il segno "pluit* e l insieme dei
segni c e ro M /uirit".
Se noi studiamo la m aniera in cui i segni si com
binano tra loro e studiamo le relazioni tra questi segni,
prescindendo sia dal primo gruppo d i relazioni che
sono oggetto della pragmatica sia dal secondo gruppo
(U-relazioni cbe sono oggetto della semantica , noi
individuiamo un terzo gruppo di relazioni. Queste costi
tuiscono r i g e t t o di una terza parte della semiotica
che noi chiamiamo sintattica. L e relazioni oggetto della
sintattica vengono chiamate anche relazioni form ali per
ch prescindono o vorrebbero prescindere del lutto!
dal significato dei segni.
72

1.24. Anche la (ripartlztooe della semiotica la pragm a


tica, semantica e sintattica risale al M orris. Sono
state fa tte serie e fondate obiezioni ai naaleraUsmo che
fa da sfondo alia cooceaone del filosofo am ericaoo; tut
tavia ta le m atera& m o non essenziale aiij^ tripi&rtizioDe
che pu essere accettata indlpeodentemente dalla conce
zione d e l M o rris e stabilita in sede fenom enologica senza
nessun presupposto d i natura materialistica com e abbia
mo fa tto noi.
Un^ultirna cosa da rilevare i che tanto la semiotica
com e tutto, qaj^o le parti in cui si articola, c jo .p r^ m a Uca, semantica e sintattica, appartengono al metalioKiuio..

1.3. lnguaggio contate e UnQHoggio tecnico. <4nalisi del


linguaggio comune.

IJO. Pin o a Questo momento c i slamo serviti della lingua


laiina com e linguaggio oggetto e di quella italiana c<y
m e metaUnguaggio. Ora, pur continuando a s e rvirci del*
l itallaao com e metalinguggio, cl servirem o della lingua
inglese com e linguaggio oggetto. Sar fa c ile cos il ra f
fronto tra due linguaggi oggetto: nel caso nostro i l latino
e l inglese. S i tratta di due linguaggi comuni o linguaggi
della vita quotidiana sia pure parlati in due diverse epo
che storiche e in due differenti regioni spaziali. '
I J l . Si chiama linguaggio comune o Unguageia delta
vita quotidiana o anche . lin gu a . s to ric a , la ..lingua
materna, quella Ungua cio cbe ognuno d dm apprende
da bambino dalle labbra della m adre o dall ambiente fa
m iliare in genere. Q Unguaggio comune un fa tto natu
rale. ossia un insieme di segni cbe si tramanda, da una
generazione ad xm'aUra. Questo Insieme di segni non
per stabile: si m odifica, si evolve fino a diventare quasi
23

Ifrlcftaosciblle. Si pensi oU'italiAno che una oiodlilcazione del iatino!


1.32. a fthiama Invece Imgiuufpio tecnico uo Unguageio
T if p f ff<xtrutto pyLificlalmente sulla bae_ii deteroiloate r e g ^ e c usando deterciinatl segai, o creati e x
oovo, o mutuati da un linguaggio, precedente tea univoca
mente ~e rigcffftsainentie d r f^ U . S i pen ^ ^ algebra da
DOi appresa nela scuola secondaria cbe usa segni nudcUl'arHmctica elementare, m a anche dall'alfabeto
a lle cui lettere v i eoe dato un senso nuovo e ben preciso.
O ra l'inglese, com e abbiamo detto un linguageio
comune, e noi lo abbiamo scelto io questo p aragrafo come
linguaggio oggetto.
Immaginiamo d i tro va rci in un albergo situato nei
pressi di un parco nazionale e Immaginiamo che nella hall
dell'albergo v i siano cinque turisti : un inglese A* CAIbert), un americano B (B ern ard) e tre italiani C (C arlo),
D (D a rio), E ' CQvio). Di questi C conosce un po' di in>
glcse, D ' e E aeppure una parola.
A ' 9p re la benda e rivolto a g li am ici dice: ' f t rains
M ts and ogs and th hort is r w a m o aDau". La tradu
zione letterale sarebbe * ^ o piove cani e g a tti e i l cervo
fuggente ria
Questa una cattiva traduzione e un ra g a zz o d i scuo
la secondaria cbe osasse rendere a questa m aniera la
frase inglese, troverebbe la sorpresa di un lungo rigo
bleu nel compito com e regalo della m atita del solerte
insegnante di lingua. Qucstii a sua volta, si affretterebbe
a fa r notare all'alunno cbe t rains eats oitd doas non
vuol dire "Baso piove cani e e td ii'' com e m ostrerebbe una '
corrispondenza uoo a uno tra i segni d i lingua inglese
e i corrispondenti segni
v e ce d i un'espressione
leniem enle o *POM a
espressione della lingua

della lingua italiana. Si tratta in


idiomatica per dire P io v e vioca tin elle'' se s i vuole usare una
italiana cguaimente idiomatica.

L a traduzione esatta quindi ''P iove inolentcmente


24

e i l cervo scappa . Come vede la traduzione slm ile


quella fatta a e l p aragrafo precedente salvo l aggiunta
dellavverbio Violeotem ente . M a il senso della fra s e
proprio lo stesso?
Anche qui abbiamo tr insiemi d i relazioni, oggetto
rispelUvaroeote della pragmatica, della semantica e della
sintattica, che c i tocca analizzare.
a)
Dal punto d i tita prcj^moHco c i troviamo di>
nanzi a lle seguenti relazioni:
U oa prim a relazione passa tra l insieme dei s e i ^
O intera espressione inglese) e A che emette linsieme
stesso.
~ Una seconda relazione passa tra riosiem e dei se
gn i e B ' cbe ha ricevuto l'iosiem e dei segni ma, essendo
distratto, non ba a ffe rra to la differenza tra "roinj* e
'ru n irtn ^ j'. Dopo lo speUiixjr comprende U senso dell'in
tera espressione.
Una terza relaziooe passa ira l'insieme dei segni
e C cbe sa un p o d i inglese ma ignora queU'espressione
idiom atka. Questi rice ve linsieme dei segni e lo inter
preta cosi "P io v e cani e gatti e il cervo fugge". Resosi
conto immediatanoente cb e non pu trattarsi lU una zoo
m achia atm osferica, si' corregge a questa maniera Pi&v e ! Cani e gatti e cervo stanno fuggendo .
Una quarta rela on e passa tra l'insieme dei segni
e D . Questi rice ve l insieme ma, ignorando la lingua in
glese, interpreta sulla base del gesti d i A* "P io v e e bi
sogna rim anere dentro**.
~ Una quinta relazione passa tra l'insieme dei segni
ed B*. Questi rice ve l'insiem e dei segni m a non l'in ter
preta perch aon ha compreso nulla.
S e ora confrontiamo l'insieme delle relazioni, oggetto
della pragm atica, enucleate nel paragrafo precedente,
con l ios te D delle relazioni, oggetto della pragmatica,
enucleate in questo, c i rendiamo conto che qui abbiamo
a cbe fa re con una m aggiore complessit.
2$

L i abbiamo uoa relaziooe tra l insieme dei segni e A


(Aulus) cbe li emette e quattro relazioni simiU tra l in
siem e dei sgn { e B (Baeblus), C (Caius), O (Davus),
(Egnatius) che ricevono e comprendono l'insiem e stesso.
Qui abbiamo una relazione tra l insieme d e i segni e A
(A lb ert) che U emette quattro relazioni tutte diverse
tra rinsiecDe dei segni e le a ltre persone.
lo fa t ii:

B ' (Bernard) riceve l'insiem e dei

segni,

prima

non lo comprende m a poi lo comprende in seguito a


qualche emissione d i un nuovo segno e la ricezione di
un nuovo segno;
C (C a r b ) riceve l insieme dei segni, lo inlerpreta,
ma lo fraintende. S i rende conto d i a verlo frainteso, lo
interpreta di nuovo, e torna a fraintenderlo;
D* (D ario) riceve linsiem e dei segni, lo interpreta
e lo comprende parzialmente;
E* (E tvo) riceve l insieme dei segni, non lo inter
preta e non lo comprende.
Se volessimo rendere ,in form a visiva la m aj^ io re
complessit della situazione che ha luogo nella hall del
l'albergo dei giorni nostri rispetto a queUa che abbiamo
immaginato si verificasse oel bosco dellantico Lazio,
potremmo confrontare i due seguenti grafici.
Situazione nel bosco dell'antico La zio:
SofiBctto

R eU u o o e

I n s ie m e
di segni

-FW i
eenitti fueH"

26

Situazione nella hoU dellalbergo del g ioroi nostri:


Socetto

In ^ m e

M iuoae

A'

di wj{u
*n

B'

roini catt

tmd og and

th hari rua-

D*

an^ aioa\f.

er

L a m aggiore complessit noa si limita alla siluauone


analizzala dal punto di vista pragmatico; essa si rivela
anche ad un'indagine diil punto d i vista semantico, cbe,
com e sappiamo, prescinde dalle relaztoai tra l'insiem e
del segni e le persone cbe trasmettono o ricevono o inter
pretano o comprendono linsieme stesso.
b)
D a l punto d i vista ggjoaitlico, possiamo dividere
l'insiem e d e i segni " l i rains cats and dcgs and th kart
is runninff awap a questa maniera:
(1 ) I t rants cats (a d ogs"

(E) aniT
(3 ) " t h t kart is ntmtinff away".
D ove:
il significato d i (1 ) &
P io v e rnoUnUmetUe;
11 significato d i (2)

ossia quello d i un slncategorematico per unire (1 ) e <3);


0 significato d i (3)
a cervo scappa.
V

Se ora volessimo chiedere che cosa deoota 'm U in


questa espressioM, potremtBo dire cbe " ea tj" dcoota pro
prio quegli iodlTidtii taU cbe bumo le p r ^ i e t di essere
animali, mammiferi, quadrupedi, <U miagolare, di graf
fiare, ecc.? AssolutJUDeate ao. L o stesso deve dirsi di
do0s che in qgesto contesto Don denota certamente que
gli iadividui che
la propriet di essere mammi
f e r i Quadrupedi e inoltre la propriet di abliaiare, di mor
dere. ecc. Infatti o gli individui denotati con il segno
"c ti o quelli denotati eoa U seguo "dofis" sooo mai
caduU dalle nubi ia terra cod come cade lacqua. Ep
pure l'insieme dei segai ' I t m is eats and dogs ba si*
gnificato pur w essendovi alcun riferimento ad oggetti
detti "cot*' c ad oggetti detti dops", a i a (atti consbten*
ti nella caduta atmosferica di eats e di dogs a guisa
di tanti eooi neogoostid.
Se ora conlrootlamo liosieme dei segni emessi nel
bosco dell'aotico Lazio eoa linsieme dei segni emessi
nella hall dell'albergo dei giorni nostri, vediamo che;
) B abbiamo in tutto quattro segni: "ptuit^, 'et''.
" c t r m u " , "/apit .

qui ben undici segni: "It"'. "rains"". *'cat'*, "(uuT


dosi", and", "th"", "h a rf", "ia ," ntnntnp . aipoy .
) U solo un segno e f noa ha riferimento a un og
getto (a una cosa o a una proprieli o a un fatto),
qui una quantit di segni noo ha riferimento a
oggetti (cose o propriet o latti) e non sol il se
gno 'am T corrispondente al latino " e t ' come ora si
vedr meglio;
y ) li un segno c tvus"" connota la propriet di essere
quadrupede, m am m ifo ecc. e denota on individuo
che ba quelle propriet;
qui "eoU" connota la propriet di essere quadru
pede, mammifero ma non denota individui aventi
quelle propriet; 'd o p s ' connota la propriet di
28

essere quadrupede, m unm iiero ec c. tna noa de>.


nota iodividui aTenti quelle propriet; hartT eoo*
nota la propriet d i essere quadrupede, m am m ife
ro e denota almeno un iodTiduo avente quelle p ro
priet. In poche parole ci troviamo io un contesto
tinguistico dove dei segai hanno connotaziooi ana
loghe Infatti tutti conootaDO degU anim ali ma
d i questi solo alcuni hanno denotazione, a ltri no.
In differen ti cottesU della Ungua inglese la situa
zione diversa: si pensi all'iosiem e d i segni "th
dogs a re running* 0 cani corrono), lo questo caso
il segno dogs* non solo connota la propriet di
essere quadrupede, mammifera ecc., m a denota d e
g li individui che hanno quelle propriet e che stan
no correndo.
c)
D al punto d i visto sintattico, si pu stabilire se
l'insiecne dei segni U raint ca(s and doiis and th hart is
ninnili^ awan > senza che il signiftcato sia compreso, ap
partenga o meno alla lingua inglese. E ci 4 possibile
una volta stabilite te regole con cui combinare opportu
namente parole a p p a r te n e r alla lingua inglese.
Si pone ora un problema: se possibile u oa siotattica della lingua latina, ossia uo insieme d i regole per
combinare i segni della lingua latina prescindendo dal
loro significato c dal loro riferim ento a lioggcUo, ed
possibik una sintattica della Ungua Inglese, ossia un in
siem e d i regole per combinare i segni della lingua Inglese
prescindendo dal loro significato e dal loro riferim en to
all'oggetto, possibile costr\)re una slntattka generale,
una siotattica pura, vale a dire un insieote d i regole per
combinare 1 segni ooo di questa o quella lingua storica,
m a d i una lingua-rigorosa universale in cui le lingue sto
riche possano essere tradotte, e quindi guadagnare in
semplicit e chiarezza, eliminando le ambiguit tipiche
d ei linguaggi della vita qootidiaoa?
29

1.4. Traduzioni di linguaggi comuni in linguaggi comuni


e in linguaggi tecnici.
Coofrontiamo nuovamente rinsiem e dei segni
( a ) 'P lu it e t c e rm z fu g it
appartenenti alia lingua Ialina e l'insiem e dei segni
(b ) "K rains ca tj and dogs and th hart is ninnine

awaiT
appartenenti alla lingua inglese.
Abbiamo tradotto in lingua italiana (a ) eoo
(a J P iove e Q cervo scappa"
e abbiamo tradotto (b ) con
( b j 'P io v e violentemente e il cervo scappa**.
Come ai vede <a^ e (b J sono traduziom ideotiche sal
vo che (b|) conUeoe ia pi la parola *VioIenteinente".
Q confrooto tra 1 due insiem i d i segni appartenenti
rispetiivamente alla lioi^ua latina e a quella inglese deve
essere fatto miovamenle a tre distioti liv e lli: a livella
pragmatico, a livello semantico e a livello sintattico*.
A)
Dal piallo di vista pragm atico dobbiamo chiederci:
allorch A (Aulus) trasmette l iosiem e dei segni "Pluit
et cervus u git" che cosa intende dire a gli areici? Allor
ch A (A lb ert) trasmette l'insiem e dei segni I t rains cats

' 0 confronto Ira le dnc Ungus talo ^


fatto a quesH tr
lireUi. ma topea pw caetteiv a luoco U niTereaze I n k <kie
Uogu* ttoricbe. a latino e rndese, qui ti tntta di u m eiwva
folhi !b sta dtU* ponribOili d tradurrs cacrambe le bngoe
storicbt ta uta fiaeua tecnaea untvmale.

30

and d o g i and th hort niitnin0 away" che cosa Intende


comxmicare a l presenli?
A (Aulus) trasmeUeodo QueU'ineme di segni Inten
d e dire cb e piove violeotetnente e che quel delerm inato
cervo, che insieme a gli am ici sta iosegueodo. approfit
tando della pioggia scappa via, e cbe pertanto inutile
insistere nella caccia.
A (A lb e r t) trasnietleado queirinsieme di segni ai pre
senti intende dire cbe piove violentemeote e che lutti i
ce rv i ia genere, e noo quel determinato cervo Indicabile
col dito, stanno scappando via per ripararsi e cbe p er
tanto inutile andare a fa r e una gita nel parco: si rischia
di bagnarsi e di iton vedere neppure un campione di quel
la fauna.
Conte si vede la traduziooe italiana d gram m ati
ca lm oite corretta m a non rende n esattamente n completam eotc il pensiero d i A e d A .
B)

Dal punto d i vista semanUco dobbiamo chiederci:

dal momento che il significato inteoziociale dell'insiem e


dei segni 'P lu it e ( cerinis /u^iC diverso dai significato
interudonale dell'insiem e dei segni I t rains cais and dogs
and th h a rt is running away" pur essendo entrambi g li
insiemi d i segni tradacibiU alla stessa maniera nella lin
gua italiana, salvo raggiunta d i un avverbio nella tra
duzione dall'inglese, po$stf>ile la costruzione d i ua lin
guaggio rigoroso ~ analogo s3 ma diverso da quello m a
tem atico che renda senza ii equivoci e le am biguiti
d el linguaggio delia vita quotidiana, sia esso il latino, lin
glese 0 l italiano, il pensiero di A e d i A ?
N ellipotesi che d sia possibile si presenta subito
un'antiitomia:

se noi per fa r e semantica prescindiamo dalla


relazione a l soggetto che emette 1 segni, relazione che,
com e sat^iam o. i oggeto della pragmatica, allora sfug
gono i due d iversi significati intenzionali sottesi al
l insieme dei segni della Ungua latina e aU'insieme dei
31

{jeUa lingua logle&e e quiodi 3t d uoioterpretaziooe falsa dei Uoguaegi della vita quotidiaoa;
'
se Doi traduciamo io quel supposto Ucguaggio
rieoroso universale, i due d iv ersi significati intenaionaU.
sottesi Agli insleooi di segai apparteaenti rispcttivam eote
alla )iD u a latina e alla lingua inglese, allora noo possia
mo prescindere dalla relazione a l soggetto, e cio dalla
pragmatica.
Sorge il fondato j o | p e i ^ c h $ , .a U (N P ^ ,9 ,a o a U 2 D a
i liogiing gi della vit SwHdlaoAi-D9P%ta gossAUe. .lu a
a u n u tic a senza pragcaatk a.
i fa u i la ti^duzioae italiana grauunaUcalmeDle cor

retta come abbiamo visto sopra :


(a J piove e II cervo scappa"
per l'insiem e dei segni appartenenti alla lingua latina, e
(b J "P iove violentemente U cervo scappa"
per l'insieme del segni appaiteoenti alla lingua inglese.
Ma essendo questa prim a traduzione inadeguata per
cb Don rende esattamente il pensiero, di A e d i A , sa
rebbe necessaria una seconda traduzione che prenda in
considerazione i l significato intenzionale dei segni emessi
da A e il significato inteozionale dei segni emessi da A*.
D a l puoto d i vista iotenzionale. che un punto di
visUt pragmatico, percb tiene conto della relazione al
soggetto che emette i segni, l'e sa lta traduzione d i (a )
sarebbe:
(aO P io ve vioieniemeTtie e quel cervo scappa"
mentre l esatta traduzione di (b ) sarebbe
{bO T i o v e violen tn en te e t o i i ce rvi scappono"
A questa nianiera per la situazione d ived u ta pa
radossale, come pu vedere il lettore se c i presta uo po
di attenzione.
32

Prendiaxoo rioslecne dei sesai apparteoeDCi alla lin


gua latina e scomponiainoli nel seguente orcUne:
<1) ' F l u i r
(2 ) -et(3 ) eervus f u g i r .
P r e n d ia a ora l insieme dei segni appartenenU alla
lingua inglese e scoiapooacnoU in un <diDe analogo:
CL) */f raitis cats and dogs"
(2 ) atuT
(3 ) th h a ri is running away".
Prcscindiaino dai sincategorenatici * i e ofid*
sia da <2).
Preodiarao i gruppi d i segni T lu it " t I t rakis cats
and d o g t, ossia (1), e di^oniam oli sullo stesso rigo
confrontando la duplice tradualooe di "P im i" e di V t rains
cats an d dogs" e cio la traduzione che esprime U signi
fic a to gram m aUcaie ( a j e (b ^ (lire llo semantico),
e quella che esprim e 11 significato intenzionale
(a j
c ( W (live llo pragmatico). Si veda il seguente spec
chietto:
sKcciorrro i
Gruppi di
sesal
Siicoificftto
pmauUcale
CUreUo aemastk )
Significato iotnalohale (liveUc pragmaUoo)

(U

-n u ir

"P9T
viotenlemenW"

0)

" roiiu cats


ami d9at

(bJ

'Piove
vioJeDtemente"

Oh)

"Piove vioknUmente"

33

Egualcoeote prendiamo i gruppi d i segni cervus


fu sH ' c
hart i i rusninfl o w a y " ossia (3 ) e
sponiamoli sullo ste&so riga. Conirontiamo la duplice traduxioae: quella che esprixDc U sigoilcato gram m aticale
(a ) e (bO (livello senjantco), e quella cbe esprime
significato iDtiuionale (a ^ e <bO Oivello pragma
tico). S i veda il seguente specchietto:

vcMsitn Il

Gruppi (U
wgni

C3)

"cervH ugit

(3)

*(h fcort is rwiniito tuai

SigBncatd
irioBaticale
OiveUo wountioo)

<a.)

*il cervo scappa"

{b.)

*U c tn o scappa*

*qad cervo scap


pa

<bj

"urti
i
crv<
iC(!paao*

Si^oUicato b>
tcnziona>e <Urelio prainatieo)

Con nostra somma m eravigU a vediamo cbe nel p ri'


mo caao specchietto I i due gruppi d i segni, ap
partenenti il primo alla liRgua latina e il secondo alla Un
gua Inglese, hanno differente significato gram m aticale
("P io v e , P io ve violentem ente''), identico significato intcnxionale ( T i o v e violentem ente"); nel secondo caso
specchietto I I ~ i due gruppi d i segni, appartenenti r i
spettivamente alla lingua latina e a quella inglese, han
no identico sigaificato gram m aticale ( il cervo scappa'')
ma differente significato intenrionale C 'itici cervo scap
pa". "tutti i cervi scappano). E d a l punto di vista l ^ c o
si tratta d i due c o s molto diverse.
34

& veda frattanto U seguente specchktto riassuntivo:


srecciueTTO nt

a>

'P lu U "

a>

Il roiiM co(s
o s i degs'
*Piovc
m mU'

plolMt#-

Grunpi di segni
dl)e uagM latina
e Inlese

OtJ

Piove*

(A

Plo vtolo- (bJ Piove violtote- tto rm k rucKATiCA


romta*
lemeote*

(3)

'c^rvM

(a.)

*11 cervo icappa


*7uet
cervo
scappa*

<b.)

(3)

"thf hait U nnk


ooicjr*

"il cervo scappi*

H vn aiti m u M o A

Grum di segni
delle n n ^ UEna
e knelese
DOfTlli taOifTtCA

"(utti t cervi scap SIvostri


pano*

C ) D al punto d i vista CTtotlico

ool f ^ s i ^ o

stabilire le. regole per. un linguaggio tecnico, cio eirtlfic ^ e , ri^ftrosoj d r ^ n z a le ambiguit dei linguaggi del*
la v ila quotidiana iiniversaU, ou.ta tale da tradu rre in
ogni espressione di qualsiasi Ungua storica.
S orge p e r i uo problema: una volta stabilito questo
linguaggio tecnico, rigoroso, universale e, possiamo a g
giungere. autonomo, cio cbe ha p n ^ rte regole iodipendenti dalle relazioni prese in considerazione dalla
pragm atica e dalla semantica, come farem o a tradurre
in questo linguaggio tccnico l'insieme dei segni "U rain r
ca (s and d o g i" a (^ r te o e n ti alla lingua inglese? Tra d u r
rem o in simboli letteralmente "Esso piove gatti e cani"
oppure tradurremo P io ve violentetnente"? E cio tradur
rem o t*Dsien>e dei segni " I t rotm cois and d o y ^ o il si35

eniiicato sotteso a questi segai e che s esprim e in altri


segni cbe in lingua itiiliaaa sono questi "P io v e violen
temente"?
E vero che tanto il primo gruppo di segni ("Xt roins
cats and dofls) quanto il secondo ( P io ve violeotemente)
possono essere sim bolizzali entrambi eoo un unico segno,
es. p. m a questa traduzione corretta se e solo se pren
diamo g li insiemi com e un tutto; se invece asdiatno a lle
articolazioni interne degli insiemi vediam o che I t roms
cats and dogs" ha una struttura pi complessa, pi ricca,
niei^ 'a ffa tto equivalente sul piano sintattico alla struttura
di "P io v e violentemeote**. Com e tradurremo?

S iJ a m a .{U j?fpbleini tutfaltro .chfi_8gmplicl_A-DMtro


vedere sono sd ubUi._8..una._3ola..-CondiziPDC.
e cio che &i abbia nuovamente U coraggio di f a > jin .d iscorso filosofico globale, un d h ^ is o cio_che,o^. 4iiaenS h i 'l " nipUcarize o o tiS ^ jiej g iK ^ lo g ic b e ,_ e ..assiftlftgiche d f iingagli^rDiiirsm ent^ ^ rischia o di fare
il discorso di Don Ferrante o di partire in cerca di avven
ture per amore ^ Dulcinea senza che questa si sia mai
accorta della presenza di Doo Chisciotte.
Nell'uno e nellaltro caso sono ben note le conse
guenze.
N e l presente volume non c i occuperemo pi dei que
siti sopra posti, rinviando il discorso ad altra sede. A b
biamo facto 11 punto della questione p er chiarire io sfondo

* < S U lngu a
dtaslOM sd MfiTessiane deO'umanUi.
tanto piA stretument* dipende dalle strutture costitutive dU'uocno
e dal valori du; egli ctilaRtito Ad sprimen;. oeUa ricca gacuna
dei egnl, del snnboU, dei retereoti. Se U UnguAg^io o a a sens'altra (Mesa, indubbiamente oelte sua eonpteua ceo(d confluiscono
elemeod t ir i c i e raoustlei. Se si vuole reoooocere e v a lu ta r e csatlaaente ^esti eletceall. bisogna & I r o o ( u e il probiema del bello
o .d ^ 'a it e . N. Pmuzzcius. Siiiena c Problema, 3* ed.. Kspol.
17S. r o l h p. 61.

36

colturale in cui al dibatte la problemaUca linguistica dei


giorni D o s tri: a q u e s ta maniera si m o s t r a t a aoche la
ujKione dei liosuag&i tecaicL Passiam o ora aUa costrurione d i o d o d i questi linenaggi: il lin gu ag^o della lo........
gistca.

37

CAPITOLO II
I

SEGNI

TE C N IC I

2.L Segni U c n ic i in senso stretto o stinboli e sepni tecnici


in senso lato.
Quando 8 parla di "seeni tecnici" si Intende discor>
rete d i segni a{^>ostniente stabiliti per designare qual
che cosa. L a locuzione "segno tecnico*' pu a vere un du
plice significato: un significato ristretto e un significato
Ubo.
A d esempio, se noi vogliam o aggiungere un'unit a
due u n iti e calcoiare il risultato, possiamo scrivere in al
meno doe maoiere:
(a ) due pi uso fa tre
(b ) " 2 - H - 3 " .
N el primo caso abbiamo un insieme di segni non
tecnici: 'd u e ", "pi", "uno , "ia " . tre", segni che trovia
mo n el linguaggio della vita quotidiana; nel secondo ab
biamo un insieme d i segni tecnici: "2 ,
"l",
"3", ossia dei segni appositaineole slabiliti per eseguire
le <^erazi<K dell'aritm etica. Si tratta di segni arbitrari
com e pu rendersi conto chiunque sfogU una storia del
l aritm etica dagli E ^ i a n i ai giorni nostri, ma cbe ven
gono combinati in base a regole ben precise e rigorose.
Questo significato d i segno tecntco U significato rl>
stretto. Chiamiamo simboli" i segni tecnici in qiH^to
senso ristretto.
39

V I poi un sienificato la to d i "segno tecnico". Si dice


ad esm pio, che le parole "ca pa cit di agire , oego iio",
usucapione", "enfiteusi" sono d e i segni tecnici del lin
guaggio giuridico ossia dei seEni cbe non 6 io scritti
facendo uso di simboli, ma con le lettere del linguaggio
comune. Questi segni o vengono im piegati soltanto in
sede giuridica com e usucapione", "enfiteusi", oppure ven
gono im piegati nel linguaggio comune, ma allorch li si
usa n e l linguaggia giuridico, haimo un significato ben
preciso e circoscrtto, iocoofondibUe con quello ad essi
attribuito nel linguaggio della vita quotidiana. Si pensi
al significato giuridico d i "ca pa cit di agire", d i "ne
gozio".
N e l caso di aeeno tecnigo in senso stretto, a j j f e r l a
mo sempre_all*aspettp g c a f i ^ ;
d i segno tecnico
^ senso lato .CL rtfCTijm o.t6Vftge aU'aspecto semantico.
I simboM sono segni teeniffi ip
scritti, per
la m aniera cio di essere rappresentati visivam ente;, i
segn i t^Diyi in senso lato sono segni tecnici noo in quan
to segni s c r M iniatti per la scrittura non si d iversi
ficano dagU a ltri comuni segni del linguaggio comune
m a in quanto circosj:nyjanq.jpe.quiyocabilmente l'am bito

di.^gQl$M?b
O ra noi intendiamo ed ificare un linguaggio tecnico
in senso streibo ossia un linguaggio simbolico che chia
miamo! 1ogistica'J m a. per poterlo costruire abbiamo b i
sogno n S B T S I 'a segni tecnici in senso stretto o sim
boli, m a di segni tecnici in senso lato. N el caso nostro
1 segni tecnici in senao
n ntmhnii apparternuano
al UnguaggM o g g e t to ;_ L je g p L tecalcl in. s w m ^ t o apparterraniw
m ^a^D gu ^gi<i. O ra noi noo possiamo sta
bilire 1 simboli 0 segni tecn ici in senso stretto, cio i
segni del linguaggio oggetto, se non avrem o stabilito p re
liminarmente i segni tecnici in senso lato, ossia i segni
tecnici del metalinguaggio. Sono infatti questi ultimi che
ci permetteranno di form u lare le regole d i g ra fia e di
40

conibiaazione dei simboli o segni tecnici lo seoso stretto.


Dedicheremo questo capitolo quasi per intero a i segni
tecn ici io senso lato.
2.2. l segni tecn ici in senso loto: sistema ed espressione.
Si chiama "aiatama** o "sistema S" un InslBine d i se
g ni combinati secoodo certe regole,. Sia che si tratti di
lio^uaegio comune sia che si tratti d i linguaggio artificialm eote costruito, ogni Insleoe d i segni obbedisco a
deternnate r ^ o l c in base alle quali soltanto essi si
bioano.

c o r i-

Prendiam o ad esempio i segni "casa", "Antonio", "la ,


'b e lla ", "**. "d i , appartenenti tutti alla lingua italiana
che uo linguaggio comune: questi segni possono essere
cooibinaU solo secondo determinate regole. N e l caso spe
c ific o vanno combinati a questa maniera la casa d i A n
tonio beila", dando luogo a un nuovo insiem e d i segni
della lingua italiana, e non certo a quest'altro insieme
'c a s a Antonio la bella di". Questultimo iosieote c o
struito senza regole e pertanto un non-soso nella lin
gua italiana, pur essendo costituito d i singoli segni a(h
partenenti ciascuno alla lingua italiana.
P e r "espressione* si intende ita segno. gr^^(^op(\ir e uo gruppo d i.s ^ n i Srftncl. P e r es. "Pietro un segno
g ra fic o e pertanto un'espressione; lo stesso si dica di
"G iacom o , "Giovanni , *^love , allieggia", "n evica".
"Q vincitore d i Canne" un gruppo di segai g ra fici
e pertanto unespressiooe. L a stessa cosa si d ic a di
" l autore deUEneWe , Pietro wmoo" , "o g g i n evica ", "se
n evica, allora fa freddo , "se piove allora la terra b a
gnata e se nevica allora la terra txagoata, e, p io ve o
nevica, a llo ra .la , terra bagnata".
Vedrem o che ci sar una grande differenza tra -espres
sioni com e P ie tro ", "Giacom o , "Giovanni" da un la to e
"p io v e", "alb eggia", e "nevica dallaJtro, pur essendo
41

<sQgtitiM>' ognuna da un solo segno grafico. Cosi c l sar


una erandc differenza tra espressiooi com e "U vincitore
di Canne" e " l autore deU'Eocide da un lato e Pietro
uomo e "o g g i D cvica" d a llaltro, oon ostante ognuna di
Acoo sia costituita da un gruppo d i segni.
Una differenza ancora pi grande si noter tra le
espressioni ora riportate da un lato e "se nevica, allora
fa freddo e "se piove, allora la terra bagnata e se
nevica allora la terra bagnata e, piove o nevica, allora
la terra bagnata dall altro.
P e r ora basta defin ire l'espressione come segno g ra
fic o 0 gruppo di segni g ra fici, senza preoccuparci d i que
ste differenze.
23 . Espressioni eqt^form i o iiomor/e ed espressioni di9ert/ o m i o dism orfe.
Due espressioni ai _chj^ m|at;a equiform i ..ft_wojnor/e
quando hanno la stessa f o m ^ g a f t y . P e r es. lespressra e "Dante' equiform e o isom orfa all'espressione
"Dante**; l espressione "D ante am a Beatrice" i equiform e
0 isomorfa a ll espressione 'Dante am a Beatrice .
Due espressioni, s i chiamano d iv e r^ fo rm i o disforme
quando non hanno la stessa form a grafica. P e r es.
ie^tressione '^ a n t e ' disform a o dlversiform e rispetto
ail'espressiooe "rau tore della D ivina Com m edia', pur aven
do entrambe le espressiooi ta stessa denotazione, cio
quel ta le individuo nato in F iren ze nel 1283, priore del
Comune fk>reDtino. poi esule ecc. Egualmente l espres
sione "Dante ama B eatrice i dlversiform e o dismorfa
rispetto allesprcsstone "B eatrice amata da Dante" pur
d e s c riv e rlo entrambe le espressioni lo stesso fatto.
2.4. L a supposizione.
Qgni_e^res9ioDe p u ,^ 3 e.re.p .re in.duplice sugjKisjl;.
aoTC, e^eio t supposizione fo rm a le o in suppostelooe
42

m ateriale. Un'espr e s s iw prea i^5S>PBp8>z,l(>ne_Fgrma quando sU per ciO cb e s i^ ific a . P e r esempio l'espres-

sim e un 'm
Antonio uomo
presa io s^ p o s i o n e torm&l. Cio con queirespresslone intendiamo predicare l'umanit di un. determinato in
dividuo chiamato Antonio.
M a se diciamo
uomo nome eovume,
oppure
nomo &$iUabo
a llora lespressione uomo non presa m supposizione
(orm ale m a in ^ p o s k io n e materiale, ossia con r e p r e s
sione uomo intendiamo i segni grafici 'u*', 7 , m , o"
scritti sulla carta 0 su ua Wvagna.
L a supposizione vale non solo per espressioni M stituite da un sof sgnio cme uomo m a anche da espres
sioni costituit da pi segni.
Prendiam o. resp reson e
O ioiw i sta giocando, a tennis.
S noi non facciam o ulteriori restxiziooi, con questa
espressione intcndiai&o descrivere uo fatto, e cio voglia
mo asserire cbe un determinato individuo appartenente
alla classe degli uomini sta compiendo una determinata
operazione.
M a se diciamo
Gianm (o giocando a tennis unespressione costiluHa da cinque se^ni
a llora l'intera espressione (ianni sia giocando a tennis
presa in supposizione materiale perch in tal caso non
intendiamo r ife rirc i a l fatto descritto dall'espressione ma
atrespressiooe in quanto gruppo di segni g rafici.
43

P e r evitare eQtvod si a d o ttw o degli accorgimenti,


osda ooa si usano segni sp eciali q u a n ^ l'espressloce
presa lo supposizione form ale, m B ntrefsi usano doppie
virgolette,
", oppure delle virg ole tte in alto
oppure
riffgii apici d alto, r, 1, p er iod ica re che l espressioae
presa In supposizione m ateriale^
Cos se s o l scriviam o
Antonio 'uom o'
commettiamo un g rave e rro re perch diciamo che l'iodiv i d i chiamato Antonio uo segno g ra fico costituito di
quattro letlere 'k ', ' o \ 'm ', 'o*.
Egualmente errore m a p er m otivi opposti scrivere

uoTno bisillabo.
Se vogliam o evitare errori dobbiamo scrivere
Antonio uomo
senza ulteriori accorgim eoti, com e dobbiamo scrvere
*U01RO' c biftUoo.

Analogamente non possiamo scrivere


Gioant sto giocando c ieoTtis unespretsione co-

stUuiia da cinque segni


ma dobbiamo usare i seguenti accorgim enti
Gianni sto {rtocando a ienms' un'espressione co
stituito da cinque segni.
L a teoria della supposizione d i origine m edioevale
e U si trova in tutti i grandi scolastici da Tommaso
dAquino a Guglielmo d i Occam . B asti pensare che l e
sempio da noi ratto 'homo' est bisyllabus di Guglielmo
' di Sbyreswood
D ie ln(rodiiet)one in lo g ic a n d Vilhetm v M Shj/retwood.
EinleituDe und Textausg. voo M u tia Grabmaan, MnchcD, 19S7;

75.

44

/ ' L a dottrina della supposizione, g ii ripresa da Frege ',


stata riproposta ai gioroi sostr soprattutto dal logico
! polacco Alfred Tarski*. L a te<Hra accettata anche da
I chi usa una diversa terminologia, come ad e^euipio Rudolf
Carnap cbe parla di autommia * per indicare cid che gli
scolastici chiamavaDo sttppositi^ nurterioU^, o Bclan
> Shyrms che dlslieue tra uso (supposbione formale) e
mnzwR (supposizione materiale}*. Qucst'ulUma termi oologia equivoca e potr<^be ingannare dal momento
I che si menzionano anche fatti oon linguistici e non gra^ fici e pertanto noi preferiamo eoo la scuola polacca
; conservare la tercoinologia di origine medoevale: suppo^ ito n aU rialii e supphtio formalis.
Un'ultima cooslderazione c da fare sulluso delle
virgolette io alto o anche delle doppie virgolette. In cui*
testi non simboUzzatl detti anche contesti Informali ^
possono essere messe tra virgolette o tra doppie virgolette anche delle locuzioni caratteristiche, o delle espres
sioni tecniche in senso lato, o delle frasi a cui l'autore
attribuisce un particolare significato, secua con questo
voler intendere che respressioae presa In supposizione
materiale. ^ veda l uso delle virgolette fatto nella pre
fazione e nell lntroduziooe di questo Ubro.
Quando questo avvenga oon si pu& insegnare: dipen
de dalla capacit di discernimento di chi legge. Kant

* GorrtOB P mc*. Gncndgesebe (ter


2 roti..
laSO-lfOS. 1. p. 4.
* Ainso Taci, 7alTprfuc(lM Loffik and to the Methedologv
of Oi dMtacCivc Sciences, trad. L
C. Baio di S. Boiu. Introdmieac olla Uciea t Ua setodologta delle Kienze deduttiM,
MUaoo. 190. p. n .
* R w otr Cttod*. T fu lofkcl Sjnias of tm g vcoe . London. 1937.

trad. M. (U A. P^sqotmu. Stnteiti logica del

MUano.

1S66, i 42. p. 22$; Io., M eaning od Necesttjf, Ctca0, 970, p. 4.


* B u m Sxn*u, Choice oiut CtaMpe, trad. tL di H.C. Guaw m . lR<70duri0n allo logica mdattiva. Bolofina, 19M. p. 14.

4S

acutamente osserv che la scuola pu in u g o a re le regole,


ma DOD l'uso di ess. B tanto meno le eccezioni all'uso,
aggiungiamo noli
2 i . Enuncialo, projKtsiziOne, asserto.
DeH'espre8lone eDuociato" s i pu dare una defini
zione smaDtica o uoa definizione sintattica. In sede se
mantica in t M ^ a m o jp ^
ogni espressione U o
s i^ fic a to susceUibUe d i essere vero o d i essere falso.
P e r es "Giulio Cesare fu un generale romano" e Giulio
Cesare fu un gran Can della Cina" sono due enunciali in
quanto U significato del prim o vero, nientre il sign ifi
cato del secondo i falso. L o stesso si dica dell'espressio
ne
e
Si tratta d due enunciati U primo
del quali vero e appartiene a liartmeCica elementare,
mentre il secondo falso.
chiaro quindi che cosa sia un enunciato quando
facciam o ricorso alle nozioni semantiche d i verit e di
falsit. P i d ifficile dire in sede puramente sintattica
c h c o sia \m eouociato. S e Infatti prendiamo la d e fi
nizione (U eniciato data d a l Bloom field corae 'esp res
sione completa* *, c i rendiam o immediatamente conto co
m e questa definizione sia d e l tutto inintelligibile se non
precisa che cosa si in trid a p er 'completo e che cosa si
intenda per "non completo . D a l punto di vista puramente
grafico ittfatti 'P ietro' un espressione costituita da un
unico segoo come lo p io ve'. Eppure ta prima espres
sione non un enunciato, m entre la scconda lo .
Sorge il legittimo sospetto che sia impossibile definire
che cosa sia un enunciato in sede puramente sintattica.
P e r ovviare a queste d iffic o lt la corrente analitica
inglese usa distinguere a i giorni nostri tra enunciato, pro
posizione e asserto.

* L. BtMMricui. lonouao. New Y rk . 193). p. 91.

46

Si'chiam a erumciato (tngl. stnience, t<d. Sotz) la .p w ^


e o U t i Uogwstica corrispondeote olla prpixysiuooe. P ren
diam o p e T S m p lo le seguenti espressioni
Plu it

71 pleut'
Es regnei^
't is r a m n g '.

Si tratta d i quattro entit iinguistiche differenti, ap


partenenti-a quattro differenti lingue storiche ~ latino,
fran cese, tedesco, inglese e quindi si tratta d i quat
tro enunciati; il sigaificato di queste quattro entit Un*
gulstiche diverse per lo stesso: 'piove".
O ra se chiamiamo enuociati le quattro entit lingui
stiche diverse e sono diverse perch sono costituite
da segni g ra fici diversiform i e chiamiamo proposizione
U significato unico d i queste quattro entit linguistiche
d ifferen ti, o e l caso da noi esaminato abbiamo in tutto
quattro enunciati e una proposlsione.
Si chiam a quindi proposmone (ngL proposition, ted.
Proposition) ii conte^to^ co n ce tta le che si esprime g ra
ficam ente in un enunciato.. Da quanto stato detto sopra
c fr . 2.3. chiaro che due enuociati sono identici se
e solo se si tratta di espressioni equiformi o isom orfe e
questo va le sia che si abbia a che fare con lingue sto
rich e diverse, come nel quattro esempi ora fatti, sla che
si tra tti della stessa lingua storica. P e r ritornare a ll'e
sem pio da noi fatto in 2.3. "Dante ama Beatrice e
*B eatrce amata da Dante' costituiscono due diversi
enunciati d i un'unica propositione.
Si ch iatM .^ioe,

(ingl. stoU m en. ted. Aussa-

0 y l enuadato non In quanto segno grafico o gruppo

di segni g ra fici m a in quaqtp.i..uo.segaa,o.gruppo di>&^ 1 ^ ^ i t o , da un determinato soggetto in determinate


condizioni spaziali e temporali. Ad es. l'espressione 'Q ue
sta sera c ' una vendita" ha un significato ben diverso
47

. a e a s s e r it a d a
q u a rto d d

od

c a r b o n a r o d e l s c c . XXX o d a u n a n ti*

g io r n i n o s t r i

^ deve Botare cbe spesso le diiierciae ora fatte ooa


SODO prese ta coosidcraxlone dai masuali di logica e pertaoto ai parla indiffercotemeote di topico depti munctoli
o loffiea dette pnpoaizioKi oppure di c a lco lo eRuncialit o
ca lcolo proposm onaU. meglio per tenere preseoti le
prccisaziool Uoguisticbe ora fatte.
2.6. Termtiw tum.
2.60.

L'espressioDC termine" (grec. Apoc, lai. tem iau


pu avere, ed ha avuto infatti storkameote, molti
sensi che k necessario distinguere accuratameate se v o
gliamo evitare ambiguit.
(a ) "Termiae" in senso BM lto_joC T^. pu essere
preso come sinoidino di "espresatooe^. Io tal caso ha lo
teM senso di seguo grafico o gruppo di segni grafici
cfr. 2.2. . Pu anche essere preso come aioonimo di
segno noo grafico o di insieme di segni non grafici, purc b i si tratti sempre di segai appartenenti al linguaggio
articolato, cio di p a r ^ ^ c o ^ i^ p n e " U r o ^ * In
questo senso molto generale pu essere preso come sino
nimo di una o pi parole, si tratti di parole proauiwiate
oralmente oppure di parole scritte. In q u e ^ senso si
parla per es. dei "termini della questione*', dei termini
di un discorso" ecc.
(b ) "Termine" in senso meno Iato rispetto ad (a)
nonimo di singola i ^ o U . pronunciata verbalmeote oppure
tcrifCa. Se Qoi prcndiam le s ^ ^ io n e "D lupo ulula alla
hua", sono termini 1 singoli segni il", "lupo", uluta",
alla'*, "luna", ma noo sooo termini "il lupo ulula" e il
lupo ulula II* luna" come nel caso precedente.
(c ) "Termine" in un senso meno lato rispetto ad (a )
e (b )J t og^i.espressione che designa una classe costi
tuita da pi iiKlTiduI 0 una classe costituita da un solo

individuo. P e r es. a t e m e M ' , uocbo * , inim aJe" seoo tre


ternni perch sooo espressioni cbe designano e lu s i costi
tuite da pi tsdividui, ri^>ettivamente la classe degli a te
niesi, la classe degli uomini, la classe degb anim ali; '^SocrAle**, P la tooe", Tucidide'*, Hieoandro* sooo quattro
termini perch sono quattro cspressiooi cbe designano o*
gnuna una classe costitnita da un solo individuo: e precisa*
n e o tc rtdlvlduo fig lio di Sofrooisco e d i F eoa rete cb e bev
ve la cicuta; lindividuo fig lio d i A riston e di Perttione
che fond l Accadem ia; l'individuo che fu nominato strate
ga allintrin della gu erra del Peloponneso d i cui poi scrisse
un acuta storia; l'iadi^^duo nato in A teoc nel 343 a.C.
autore di commedie quali il 'Djrscolos'', la 'Samia*', la
T o s a ta ".
Questa accezione dcUesprcssiooe term ioe" d i origSoe'm edioevale. ~Ea~troviamo ad es.. io Picr spaiM
cbe scrive: Un term ine una voce che significa un uni
versale 0 uo particolare, com e ad esempio uomo o *Scratc *.
(d )
T e r m in e *' _in senso stretto infine rinnrimA di
espressione, che designa 'softanto ria siti coititulte da pi
iodividuL Quindi sinooinw d i d cbe nella gram m atica
ai chiama p o o comuoe". P e r es. "uomo", ' animale ,
"c a n e ' sono term ini. SI esctudooo perci da questa a cce
zione i nomi propri, per s . "Pietro", Paolo'*, "G iulio"
che designano individui, o, se si vuole, classi costituite
da uo unico individuo.
Questa ultima accezione dell'csprBSsiooe term ine" r i
sale ad
cbe definisce
(O poO in re
lazione alla premessa dei siUogtemo. Scrive infatti lo
S u g irita : Chiam o termine, d'altra parte, V elemento a
cui si nduce la premessa, ossia ci che i p re ^ ca to o ci
di cui predicato; eoo laggiunta d i essere e d i non es*
PCM Im m . S va au la * Io0fcol*, Ed. J J L Baebctdb. Toria. 1M7. i n .

49

*. Se prcodUm o l'esprcssloQe *o(ni uotdo animale*


$m quindi termini solo respressiooe 'uomo' c l'espres
sione 'animale'.
2 . 61. C o o ~ o o m e "

in t e n d ia n

u n 'e s { e s s i o o e

uo iDdlVidu una pram' o u 'u u iM e o una


cosa , do una s o s ta n e Sono ad esempio nomi 'Gio*
vaoni , 'Roma', 'qunto cane', 'questo libro'.

2.7. Predicoto e ar^oinento.


Si yhlf m predicaU* o^J'funtpr?' o ^>CTalore . ypa
esprcssipae
u o 'e s p r e ^ o fw ; s i chiam a
gotDeoto" un'espresaiooe determinata da ua'esprtssume.
Quindi un predicato sempre in relatioae a ua argom en
to lo quanto U predicato
^
largqoeQto i l'es| ^ m on e determinata.
y
n argomento ^
essere un'esprcs&iooe g i i com((Uta com e pu essere unespressione incompleta. Facciam o
qualche esempio.

(1) 'Piove*
(2) * falso cbe piove'
(3 ) 'P ietro cammina*
(4)

falso che P ietro cammina'.

Si potrebbe pensare a prim o acchito che l'espressione

(1) *Piove* sia un predicato. M a stando a lle regole date


sopra, non lo perch non determina alcuna espressione;
non neppure un argomento perch non unespressione
determinata da un'espressiooe. Si tratta invece di un
enunciato, ossia d i im'espressiooe vera o falsa
cfr.

2.5.
' A a m m u *. Ai. Pr.. 34 b 16 t t S -

50

L espressione (2) eosUtuiU di due parti


falso
che e piove . Acche qui. cootrAriamcnte a quello che si
potrebbe immaginare a prima nata, U predicato non
'piove* ma i * falso che . Infatti in baso a 2^. piove*
un eounciata, ossia uaespressiooe suscettibile di essere
vera o falsa, cio un*espressionc di cui si pu predicare
la verit o la falsit. Quindi l espressione ' fa b o che*
il predicato dell'eDunciato 'piove* e l'enu cdato piove*
Targocnento del predicato
fa b o che*.
L espressiooe (3 ) cosUtuisce un unico enunciato pur
essendo costituita , a differenza della (1), di pi segni
g ra fici. Qui abbiamo un predicato 'cam m ina' ma questo
predicalo non determina un enurtcialo come in (2), ma un
nome, cio 'Pietro*. Quindi in questo caso 'caromtna'
il pre<Uealo o funtore o operatore. Pietro' l'argomento.
L espressione (4) ha qualcosa per cui sim ile alla (2 )
e qualcosa per cui slm ile alla (3). InfaU i come la (2 )
costibia d i due parti e cio ' falso che* (predicato)
e 'P ietro rammina* (enunciato), ma mentre la seconda
parte della (2 ) costituita da un unico segi>o g ra fico
'piove*, la seconda parte della (4 ) costituita da pi
segni g rafici. Sotto questo, profilo la seconda parte della
(4 ) slm ile alla (3). Infatti consta di un predicato cammioa* e di un nome 'P ie tro ' cbe largomento. In poche
parole la (4 ) costituita d i due predicati falso che* e
'cammina* e di due argomenti, l enunciato R e tr o cam
m ina' cbe l'argom ento del predicato ' falso che e il
nome P ietro che largomento del predicato cammina .
Si veda lo specchietto.
m M orr*

fa b o cb e

MCDM nno

P ie t r o

c a n n in a *

AfKDMCMO

n axcA T O

SI

P e r m otivi tecnici che al chiariranno v ia facendo


sar bene enunctare o m regola generale. Io base al
m rtodo di Lutoew lC 2 to M J .
H *
m d * i r fiHtini "lTQmfini. Quiodi nel caso nolro dob
biamo serivere
* falso cb e: cammina Pietro*.
A questa m aniera non c i sar possibilit d i equivoci
quando uo argomento composto a sua volta d i un pre
dicato e di uo argomento come nell'esem pio (4) ora fa llo.
Infatti l'espressione Pietro cammina argomento del pre
dicato falso che* a sua volta costituiU d i un predi
cato cammina* e d i un argomento 'P ietro '. Si veda Io
specchietto seguente.

tjeataam

WBtCAK

ra u cK n

'

(also che

eaitucina

MOCKPRO

Retxo'

Se dal punto d i vista sintattico e per m otivi tecnici


bene chiam are predlcaU" aia le espressiooi come '
fzUso che* espressioni che determinano enunciati ,
sia le espressiooi com e cam m ina' espressioni che
determinano nomi dal punto d i vista setnaoUeo v i
una eraode differenza n due casL Se riprendiamo quel
la distinzione cara agli scolastici e oggi cara anche
a i non scolastici fr a segni categorem atici e segni
siDCateorematici cfr. retro 1.22 c i rendiamo conto
che i predicati possono
ntotribuiti in due cU sat:

la classe dei predicati c a t^ o re m a tic i o descrittivi e quel


la dei p r e ^ c a I i , s i | K ^ g o r e ^ t l d o non>d3critUvl.
53

A)
QtUmlaaw predicati cateportmatici o d ts crttM
q u e lt e _ j^ r e s s i^ che dacrivoao m'operaiioe o .uaa
propriet. 1^preii& e operazione sono la stessa cosa;
InfatU cammina* (operazione) i lo stesso che ' cammi
nante' (propriet). I predicati cataeonmaH<>i .
poasoBO e s f r e chian t i anche, predicati nonrinolt
d e tc r m io a D O deUe gspreaaiopl
Mmi, nellesexnpio fatto Pietro , i predicati categorematici o dgacri-Uivi
PQgtoaU posso o o .^ s y e iias^ ica'ii iri tre..gnippi
< u ^ i .Q.QiODoargomeotali, diadici o ^argomentali. n-aiUci
0 Q -a rgo m M ^ j a seconda clw aWMaao.,.uno.. due o Piij
a iio m U " coo_n^^
degli esempi:
( a ) G iorgio corre
(b ) F ilippo padre di Alessandro*
( c ) 'L Ita li* situata tra la Francia, la Svizzera,
l'A u stria, la Jugoslavia, Il M are A driatico, il
M a re Inio, il M a re Tirreno, il M a re Ligure.
Se applichiam o la regola generale di Luka&iewicz so
pra stabilita dobbiamo scrivere:
( a ) *Corre: G iorgio'.
(b ) * padre d i: Filippo, Alessandro'
( c ) ' situata tra: l'iu iia . la Francia, la Svizzera.
l'Austria, la Jugoslavia, il M are Adriatico, 11
M a re Ionio, il M are Tirreno, il M are Ligu re'.
Una volta adottata questa scrittura i fa cile stablUrc
g li argom enti. N e l caso (a ) il predicato 'C orre' ha un
solo argom ento Giorgio e pertanto C orre' un predica
to monoargomentale o monadico; nei caso (b ) U predi
cato ' padre di' ha due argomenti 'Filippo', Aiessan.
dro* e quindi ' padre di* un predicato biargomentale
o diadico; nel caso ( c ) il predicato ' situata tra ' ha
ben nove argom enti: 'l Italia*, la Francia , 'la Svizzera'
ecc. dove 9 > 2 e quindi situata tra ' uo predicato
53

n-argofnnU]e o ti-adico. Nel caso specifico si tratta di un


predicato cnneaargomeataie ossia con nove arsomenti.
B)
Chiamiamo predicati n c a je g o reROl i d o non-dascrutivi quelle espressiT'cH on descrivono propriet
operazioni di, sostanze e quindi non determinano dei
nomi. In poche parole si tratta d i espressioni cbe deter
minano esprssoal diverse dal nomi. Questa classe di
predicati vastissima e abbraccia delle sottoclassi mol*
to diverse tra loro. SI hanno Innanzitutto p i e ^ a t i . o fun
tori 0 operotor em n c io C i^ detti anche c o n M ttiv i emiRn a tiv i (o connettivi imposizioDBli qualora non vengano
fatte le differenze da noi stabilite in 2.).
QuesU predicati vanno classiftcatL.io moooargomentaii 0 monadici e.biariom entall o d ia d ic i Facclanx) degli
esempi:
(a ,) ' falso che nevica
(b i) C ' il sole e fa caldo
(c j

P iove 0 fa freddo

(d ,) Se nevica allora fa freddo


( e j Si suda se e solo

se fa caldo .

Mei caso (aO abbiamo un enonciato 'nevica' e


un
predicato monoargomentals o monadico ' falso che .
Mei caso (h o abbiamo due enunciati 'C ' il sole* e fa
caldo . L espressione 'e*, che p er la grammatica una
congiunzione, in base alla definizione data sopra un
predicato o funtore o operatore io quanto determina due
enunciati che d i per s sono autonomi: *C il sole', fa
caldo . Cosi nel caso (cO 'P io v e o fa freddo' abbiamo due
enunciati piove e 'fa freddo* e d abbiamo un predicalo
*o che determina t due enunciati ed perci un predicato
biargomentale o diadico, in quanto ha due argomenti 'p io
ve'. fa freddo . Analogamente nel caso (d ,) abbiamo due
enunciati N evica e fa freddo e inoltre l espressione
54

Se... allora... , che determina g li argomenti nevica e fa


freddo'. la quale uo predicato o operatore o funtore
biargom entale o diadico. Si noti cbe mentre i predicati
biargom entali *e' ed *o sono cosUluiU d un unico segno
grafico, il predicato e n u n c ia v o biargomentale se... al
lora...' costituito di due segni grafici 's e ' e 'allora' per
giunta inlenralLati, ma ai tratta sempre di un unico pre
dicato. Infin e nel caso ( e j *81 suda se e solo se f a caldo'
abbiamo due enunciati Si suda e 'fa caldo e un predi
cato biargom entale costituito da quattro segni g rafci,
cio se e solo s e '; anche in questo caso si tratta d i un
unico predicato.
Applicando ora
pra enunciata cio
prim a dei rela tiv i
esem pi sopra fa tti

la regola generale di Lukasiewicz so


cb e I predicati vanno scrul sempre
argoaiecti. dobbiamo trascrivere g li
a questa maniera :

(a j

* falso cbe: nevica*

(b j

' : c* il sole, fa caldo

(c , )

'O : piove, fa freddo'

(di>

Se... allora...: nevica, fa freddo'

(e j

*S e solo se: si suda, fa caldo .

Certo questa maniera di scrivere molto strana per


i l profano eppure lutilit che o ffr e grandissima: per
m etter di fa r e in pochi minuti dei calc<di che richiede*
rebbero un tempo molto lungo, qualora accettassimo la
m aniera d i scrivere generalmente io uso nel lingnijggi
della vita quotidiana.
'Tra i predicati slncalcgorematici c i siamo fen n a ti ai
predicati enunciativi. Ce ne sono altri, anche se di na
tura molto diversa rispetto a questi, com e ad esempio i
q u ^ .yflca to ri,
I

quantificatori sono predicati costituiti da espressioni

com e ogni, quache* j determinano particolari tipi di


espressioni, com e per es. uomo corre, 'cane a b teia '.
55

2 A / segni tecrd d ia senso stretto o m lw li; Cortanii e


tXtyiaSill.
2.80. P e r costaote* si
oeoi ^ pression e che ^
i i j fig^TR'rfaTri^jpitfl in UD sistema lioguistico. P e r
es. I^ e S ", *flc o U ". questo g a tlo " sono coslanli nel
sistema linguistico c o s t it u it e la Uou& italiana. L e
esprcsslooi *1', 3 ,
*-' sooo costasti oet sistema lin
guistico costituente rartm etica . Infatti ognuna d i esse
ha un stgaffcato univoco. L o stesso si dica d i I T , 'O ',
*N*. *H|0 nei
linguistico costituente la chimica.
2.81. P a r variaW1i~ si intende--iPYfg y ngQl.-fanr fflf>a<>
cfae OOP ha uo significato definito ia t u determinato
sistema iagoistico ^ _ p u _ a s r a ^ r e v a r i ^ g o iliu t i. Ad
es. la lettera 'a ' una variabile, nel sistema U n ^istico
costituente l'algeb ra. Prendiam o rcsprcsstone:
(o + W = o +b *+ 2 ab .

Io questa form ula tanto la 'a* quanto la '(> sono


delle variabili potendo assumere m oltepici valori numer t d ; tutti g li a ltri segui 'C , + \ T . ***
* + '. *2' * o "o
invece delle costanti perch hanno uno ed un solo si
gnificato.
Quando si definlscooo la costante e la variabile
molto importante aggiungere la locuzione "d el sistema S
0 *nel sistema S es. *Varabile del sistema S~, costan
te nel sistema S~ dal momento che una stessa ciipreS'
sione pu essere una costante in un sistema linguistico
e una variabile in un altro. P e r ritornare a llesempio fa t
to sopra la lettera 'a ' una va riab ile in algebra, men
tre una costante nella lingua italiana, dove una prepoiiizione semplice. S p e is i anche alla 'x* che una
variabile in algebra potendo designare qualsiasi numero;
una variabQe nella logistica, potendo designare un qual
siasi individuo: ma una costante nel totocalcio perch
S6

ba uno ed un solo lig n ific a i e p recea m eote quello di


pa regflo .
P e r )e vaxUbUi si usano segni tecnici in senso strelto
o simboli.
variab ili ^c^.ooo e y e di v a ri tg i; qi^ c i ferm ia
mo a due, cio e variabili e a u o ^ v e 'c alle v la b ili
idividuali.
A ) L e vcriobiti enuncwtip sooo segni tecnl^ ia _stn n
stretto 0 simboli ( e .StaOW per
g naUlaa^ P o t

I*

e o o D c i^ T e ^ _ u s u o gm e ra lfo ie p ^ k nunu-

scoie la l^ e : p , q , V , _ V , * V e c ^
Preadiam o l espressioac:

s t piove, aUora la terra i bagnate".


Essa cootiene due enunciati piove e 'la terra ba
gnata'. M ettiam o in evidenza i due enuociati con due
apici in alto, cosi
se 'p io v e ', aliora 'la terra i bagruita'
O ra se sostituiamo t due en w ciati eoo due variab ili
enunciative otteniamo unespressione d i questo tipo
s t p . aUora q .
In questa espressione ' p ' e *4* nra stanno pi rispet
tivamente per *ptot>e' e 'la terra i baj^noto' ma stanno
per due enunciati qualsiasi, per es. 'tira vento e cadono

g li alberi'.
B ) L e t>grio&ili nKfoidtoiii sono segni tecnici in senso
s t r c ^ 0 s i m i l i che stanno per_
jyialsiasi. P e r
le variabili individuali si usano generalmente le minu*
scole la tin e'*z'. 'ir, 'z*. ecc.
Sappianw cbe ogni espressione suscettibile di essere
vera 0 falsa u enunciato. Ora se da uo eouidato eli<
miniamo una 0 pi costanti, sostituendola 0 sostituendole
con una o pi variabili, otteniamo un'espressione cbe
non n vera, n falsa.
57

Freodiatso Teounciato
*Socra( uom o'
Sostituiamo 'S o cra te ' che una costante individuale
nella lioeua italiana, con *z* e otteniaoM l'espressione
* uomo".
Preodiam o l eouDciato
"Francesca i gemeUa di C riftn o''
sosUUiiamo T r o n c e M a ' e 'Cristina* che sono due costanti
individuali nella lingua italiana rispettivamente c o d 'z
'y ' e otteniamo l'espressioce
z i ocmeUa di y ".
^

espressiooi " * uem o , " x i ge m ello di j i ' non so

no c o w c ia ti perch non sono n vere, n false.


veogooo chiamate fuoziop e n u n c i^ v e ": si tratta di fun
zioni io senso proprio o fu nnooi proprie perch sono
e^ ressio n i che cooteogono va riab ili, e sono non sature,
cio incomplete.
Ora possiamo fa re il processo inverso. Possiamo so
stituire delle costanti individuali a lle variab ili delle fun
zioni enunciative e otteniamo nuovamente degli enunciati.
Cosi se nel primo caso a V che una variab ile indi
viduale sostituiamo "L o re ia o ' che usa costante nomi
nale 0 indiriduak. e nel secondo 'z* e a *y* rispettiva
mente 'R om a' e 'P a r ig i', otteniamo due espressioni:
"Loreitto i uomo"
"R o m a

g e m e lla d i P a r ^ f .

L e espressioni "Loreiu o uom o" e "Rom a gem ella


di P a rig i" sono due enunciati perch sono o vere o Tabe.
Tniatti la prima sempre ve ra e pertanto un enun
ciato. L a seconda falsa nel sistema linguistico biolo
gico, ma vera in uo sistema linguistico che esprima
58

contenuti culturali quindi, nell'uno e nell'altro caso,


un enunciato.
ora fa cile definire eoo maggiore precsiooe che
cosa sia una luoziooe eouociativa. Si intende per
ng gTOaciofoa d i un determinato sistema. S oenl.espresatoo e cbe_cgoj;fflga
una varlabile.non satura, tal^
che diventa enunciato se li^ v a fia M e vie o e oegMtunamente s a j ^ a ^ - Quando dog vengono fatte le precisazio
ni terminologiche stabilite sopra cfr. 2.6. si parla
indifferentem ente di funzione enunciativa o d i funzione
proposizionale.
A bbia o) visto sopra come una funzione enunciativa
possa diventare enunciato se noi sostituiamo la variabile
non satura eoa una costante appartenente allo stesso si
stem a linguistico. In
"x

H 0m 0

*x' una variabile individoale non satura. Sostituendola


con 'L o riu o ', costante individuale, abbiamo ottenuto un
enunciato:
*Lorn zo ^ uom o.
O ra v i sono due a ltri modi perch una funzicne enun
cia tiva eoa una variabile non satura
com e nel caso
in esame diventi enunciato e d o proponendo alla
funzione enunciativa stessa la locuzione 'P e r ogm z* op
pure la locuzione T i i ol-nteno un x tale che, a questa
m aniera:
'P T ogni x X 4 b o o "
'V i 4 almeno un x tale che x i uomo
che sono le maniere tecniche d i scrivere queste due
espressioni:
" 0 ^ 1 cosa 4 uom o'
Quolchc cosa i uomo"
59

che sono due enuociati. essendo la prim a espressione


falsa e la seconda vera.
/
N el primo caso la variab ile V che com pare nella
.(unzione enunciativa 'x uom o' viene saturata dalla locozioae T e r ogiH z* e pertanto s i chiama variabile viocolata, perch togata alla locuttone 'P e r o gm x " oppu.re variabile apparente perch com e non c i fosse.
N el secondo caso la variab ile 'x ' della fuoziooe enun'ciatlva *z uom o saturata dalla locuxlooe V i i almena tuut z ta U eh* e quiodC prende ancb'essa il nome
di variabile vincolata o apparente.
Possian y quindl concludere dLsjJnguendo (e . yariabiU
m d i^ c ^ s i ,
o _ U b ^ e le ooria&ilt apporetu 0 rtncoiaie. L e prim e sooo le variabili non sature
delle fiLDziooi enunciative; le seconde sono le variabili
delle funzioni enunciative saturate da espressiooi come
T e r c^al z ', 'V i almeno un x tate che'.
L espressione 'P e r affiti x si chiana fusati/icotore
unioertole ed la locuzione tecnica per esprim ere il pre
dicato sincatcgorematico opni c fr . 2.7. B ) ; Teipressione V i almeno un x taie che si chiama tjia/iiificatore particolare o esistem iale ed la iocuzone tecnica
per esprimere il predicato sincategorem atico qualche'*.
Ih conclusione, una funzione enunciativa con una va>
riabile individuale diveota enunciato lo tre maniere:
1) so&lUueodo la va riab ile individuale con una co
stante individuale dello stesso sistema Unguistico;
2) anteponendo il quantificatore universale alla iun>
zione enunciativa;
3) anteponendo il quantificatore
runziooe enunciativa.

particolare

alla

N ei casi 2) e 3) la va riab ile della funzione enuncia*


Uva diventa variab ile vin colata o apparente.
Q ^ d o ; si parla d i 'fu n u on r cJ si riferisce in gene60

r l e aUe funzioni enunciative. Si p&rla d i funzioni io


5C080 proprio" o funziooi proprie* se c i si rife ris ce a
espressioni cb e coatengono almeno uoa variabile rea le o
lib era; ma si parla anche d i funzioni in senso Impro
prio 0 'funzioni'im p^rpri' e c i si riferisce a espreasiooi cbe contengono soltanto variabili apparenti o vinco
late.
2.9. X iir i e r iu r i d i c la u ific a z io e dei seirni tecnici.
D criterio la base al quale abbiamo distinto 1 segni
leciu ci non luiUco; r e ne sono molti altri. SI pu dire
che ogoi autore adotta il suo vocabolario. In realt ognu
no libero d i scegliere la terminologia: lunica cosa che
si richiede che la specifichi e la defim sca preliminarmente sem a possibilit di eq u ivoci A d es. Carnap oclE infShrung in die S]/mboU$che Logik chiama g li oggetti
fondaowntaU d i un sistema linguistico: ifh n dt del t isteTTta, e la loro totAlit; i( dominio eg li individui del
istem o, oppure il dominio d i sifCrmo. Gli enunciati so
no le e&pressiooi cbe conceraoso g li oggetti del dominio.
P e r form are g li enunciati si richiedono due classi di se
g a i: le costatiti individuali e i predicati. I prim i sobo
nomi per g li individui del dominio: i secondi sono deaigoazioni p er propriet e relazioni che si predicano degli
individui. L e propriet e le relazioni vengono chiamate
attributi*' e precisamente una propriet un attributo
a un posto; una relazione un attributo a m olti posti.
Rifacendosi esplicitam eote a Hilbert, il Carnap chiama
predicato" la designazione di un attributo a uno o a
nw Ui 'posti e precisamente un predicato a un posto t
un segno per un attributo a un posto, d o per una pro
priet, e un predicato a a posti i uo segno per un a ttri
buto ad R posti *.
*

Cfr.. (L Ouwtf, Sm tUm m g la die t^rmbeU tdit Loffilu cit.,

pp. .
61

U Carnap distiogue inoltre 1 s e ^ d e c r it tiv i (o scpiti


non loffia ), dai seffni offici: i prim i hanno un slgoificato
soltanto se usciamo d&l dominio della logica pura. L e
costanti individuali ed i predicati sono sgm non logici
0 segai descrittivi perch designano cose o processi nel
mondo, o propriet o relazioni d i cose. I secondi, i segni
logici, SODO quei segni che noa s i riferscooo a quakbe
cosa nel mondo degli oggetti, m a cb c servono (insieme
ai segni descrittivi) in enuaciaU intorno agli oggetti em pi
rici. TI loro uso determinato da lle regole logiche del linguaggio **.
loftne il Carnap distingue tra predicato" e funtore''.
Mentre uo predicato La designazione di un attributo
a uno 0 a a-posti e pertanto trasform a l'intera espres
sione di cui fa parte in un enunciato; un fu ntore' la
deslgoam ne di uo individuo e pertanto non trasform a
l'intera espressione di Cui f a parte In un enunciato
P er es. una cosa dire "U quadrato di 3 9" ed unaltra
dire " il quadrato di 3 ; nel prim o caso noi a//em iam o
che S i U quadrato d i 3 e pertanto abbiamo un eouncia
to; nel secondo noi c i lim itiam o a indicare il numero 9.
Un altro criterio di classificazione adottato da E t
tore (Casari, seguito dalla quasi totalit dei logici italiani.
D Casari disttagu t term ini (intesi nel senso (h vasto,
ossia nel senso (a ) c fr . 2.60) in catefforematici, cio
quelli che di per s6 significano qualche cosa, per es. un
individuo, tma propriet, una relazione e in sincalefforenatici, cio quelli che "pur non avendo un vero e pro
prio significato, almeno nel senso usuale della parola,
pure sono rilevanti in quanto agiscono nel significato di
altri lennini dando origine ad un nuovo termine dotato

Op. e i t . p.

7.

Op. e*t, p. 7L

62

a acon i di stsnificaUi'' **. P r esemplo


*o', 'non', 'tutti',
alcuni , quellunico'. D Casari distinsue poi tra 1 ter
mini categorem atici tre classi foodameotall: soggetti o
nomi d i individui, predicati o nomi di altrbuti (n e l senso
hilbertiano e cam apiano), ed enunciati. Tra i sincategorem atici distingue due classi: I connetttri ( V , *o , oca'
ec c.) e g li operatori. Questi ultimi a loro volta vendono
divisi u c o r a in tre classi: Quonli/icator, op rotore di
astrazione, operatori descrittivi
Tanto il criterio di classi/icazione adottato da Caroap,
quanto quello scelto da Casari sooo eccelteali, io special
modo quest'ultimo. N o i per dovendo introdurre alla sim
bologia d i Lukasiewicz abbiamo dovuto scegliere una d i
versa terminologia. Avevam o bisogno infatti di un'unica
espressione cbe designasse sia g li attributi monadici
0 B-adici, sia i connettivi, sia gli op era toli P e r questo,
seguendo i lo g ici polacchi, abbiamo preferito parlare in
generale di "predicato" o operatore" o "fim tore" pren
dendo queste espressioni come sinoaimL Questa esem pli
ficazione c i ha permesso di enunciare gi una regola g e
nerale di g ra fia nel si ten di Luliasiewtcz: tutti 1 pre
dicati vanno scritti prima dei relativi argomenti.

B. CiMH. Lineonunli <U logica Motemolica, 3* ed.. KiUno.


1972. p. 19.
C T r. Op. ciL, pp. IMO: - : 32-S.
63

CAPITOLO I I I
LA

LO G ISTIC A

3.1. h a lo g ica form a le. ArgomentazioTte. sH o^jtoo, de


duzione.
U iu deUe pi grsudi scoperte cbe a n o toai state
fa tte ^ mente umana i quella delle variabili: se oe
attribuire il m erito ad Aristotele . M a aoche se oon fosse
stato U primo ad intuire l'utilit del loro uso, certo cbe
eg li fu il {Kim o ad adoperarle in modo rigoroso, scopren
do pi di seicento leggi. L o Stagirita gettava cosi le f .
damcDla oon solo della logica form ale m a della logistica
che alla prim a s i riallaccia, pur diflerenziandoseoe e
quanto all'estensione e quanto aJ procedimenti tecnici.

'L'IatroAudone dalle vrsbUi nella logica i un dMle plt


grwKt ImraudoDl di AristoteU. t quasi IncredlbUe cb Ano ad on ,
per quanto mi multa, neeua filoiofo n Moloeo ha attirata )'attcosfooe tu questo importsneisslino fatto. 0erel dire cb devono
essere su u tutti cattivi mateniatici, p9rct>i ogni matematico sa
beo ette l'introduilfiDe delle variabili neS'aritmelica determini
llaiiM di novera nuora in quella scienza. Aristotele senfcra r V
abbia coiuSilerato la s u Invenzuoe cane dei
ovvia e ogni
spleeazione niptfAua. perch naU* tue opere lclcbe ocm fa mai
alcuna DcoBicne delle vartablb . J. L o x *aisia. Ariitaitc'j ryOffirtie /TMi the staadpotat o f madera format legk. Oxford, 1957,
trad. L, J. ttnusitwrez * C. N k . L a sOlo^M di Artotole,
B r c a , w u a data. p. U 6 . Q Lukaaiewto r& per unoccedooe:
"Sono felice di appreodece ch Sir David Ross, oetla sua edi2ona
deQ'AneUliica, p. S , d rilievo al (atto e cUoe cbe Arijtotale con
riotrodum l'uM delle variat)tii diventa il fmdatore della logica
formale', fb., a. 2L

Si intende jper too]ico_iorm gle_lo


**!?
e n ^ 5 f noo s o ^ . U. jj r o f i b d contenuto, ma della
fo rM ;
OD*orgomTtfagtone un Im tcme di e p u p c i^ U li che
uno di essi
e gU a ttii perta^u^op la de:
rlrzioa di queUo. GU enunciati che pecmettono la deri
vazine di un enunciato prenctono 11 nome di ^ em S 5 e e
riunciaio' ottenuto sulla base delle premesse prend il
noaie di c o n c l u s o n e N e l Uouaggio della vita quoti
diana la conclusione pu stare io un posto qiulslaai delrargomeocaziODe, all'inizio, al centro, alla fine. Dipende
dalla capacit di discernimento del singolo lettore (o an
che uditore so si tratta d i un discorso o ra le) individuare
qxtale enunciato sia la conclusione e quale o quali le
premesse.
Facciamo un esempio:
(1 ) *Tu ^e le tn(i dono decidue, ncU ipoiesi cbe tutte
le latifoglie sono decidue e tutt le viU sono
latifoglie*'
(2 ) "Se tutte le la tifoglie sono decidue, IttUe U viti
sono dectdtce, essendo tutte le v iti delle latifoglie
(3 ) ~Se tutte le vtU sono latiloglie e tutte le lati
fo glie sono decidue, ne consegue che tutte U
viti sono d tcid ue".

Come si vede, si tratta di tre argomentazioni diverse,


cssia d i tre espressioni dlversiform i d i uno stesso ragio-

*
In k (o di argometilatioat ai trova OMlto spesso arpomtafo. C
Noi pid profsiian la prima sprestkine. avccido U seconda uo
kcnlflcsto divefM. SU b cnstematica che in loelslica. Cfr. scftra tY.

G6

anieato\ Nell'espressioae (1) la conclusione all'Inizio


deUargom eotazione; nell'esprea&looe <2} 1 centro; nelr^prea& loae (3 ) alla fin e; per meglio eTideouare le con*
clusioai abbiamo usato il corsivo.
N oi dobbiamo presumere che la p r ^ a cosa che,
Aristotele fu quella d i ridurre le v a rie a rg o o ^ ta z io n ^ c h e
SDO esprisoriiQversilorm i di uno stesso ragionamento
ip un bnlne oa d rd .
N el caso nos&o l ordine standard il seguente:
(4 ) "S e tutte le latifoglie sono decidut, c tutte te
titii sono la tifoglie, allora tutte le viti 50iio de
cidue".
Se si fosse lim italo a esaminare espressioni standard
senza prescindere dai contenuti particolari che net
caso nostro sooo i termini 'laCt/o^Ite', dcddue', 'v iti',
term u l oel senso (d ) cfr. sopra 2.60. Aristotele
sarebbe stato, tutto al pi. il sistematore rigoroso di
scienze particolari nel caso nostro della botanica
non c e tio l'in iziatore della logica form ale.
L a logica, per esM re fi>rimle, deve prescindere dai
contenuti dcUe singole- scienze ed occuparsi solo della
form a, ossia dei nessi infercnziati che legano le premes
se alla concIu8Qi)^Fer.cp!ueguire ta li risultati bisogna
sostituire i termini con le va riab ili, e ci fe c e appunto
Aristotele, sostituendo ai termini le maiuscole deUaUabeto greco. Aristotele dette anche qualche esemplo con
creto m a solo qualcuno d come avvenisse tale so
stituzione. Ritorniam o a llesempio fatto sopra che i pro
prio di Aristi)teie:

A n d w iju i s i d e v e lu r t u n a d if fe r e n z a a a a l o e s

f a u a sa-

p n t r i e m a c i a t o e propasiehme c ( r . 2.S. . L 'a i t o m e n l s z i o n e un


I n s ie m e iS a p r a s i o B i . o s s ia d i s e g n i g r a fle i; U ro ffh ito iru n U i il o o n t e n u t o m e n t a le e s p r e s s o l o q u e l s e e n i t r a A c L l a
a n M q u i Ize a re o n u n ta z icn i d i w s e

p K h e p u o le ab-

un s o l o ra g to n a m e n c o .

67

Scrive lo S tog irlla: "Poniam o invero che A Indichi U


cadere delle fo fllie; che B indichi: possesso d i foglie' la r
ghe; che C indichi vite. Se invero A appartiene a B (tutto
d che ha le fo glie larghe perde infatti le foglie), e
&e B appartiene a C (d&to che ogni vite ha le fogUe la r
ghe), A appartiene a C , os&ia ogni vite perde le foglie > *.
O ra l*esprs5iooe standard oggetto della b g ic a non
certo la ( 0 m a la (5) che si enuclea dal relativo passo
di Aristotele ora citato:
(S ) "S e in vero A appartiene a B
e se B appartane a C
A appartiene a C *.
0 . m eglio ancora. U.es^S90De..5faRdard nj7orosa):
(S ) "S A predicato d i ogni B
e B predicato di 0(rni C
a llora necessario: A predicato d i ogni C~*.

* "Eoto Yp T fuXXoppociv 6poO A. x i Si TtXonO^^Xov


B.
S^tkeXoc M
05 r et ^
B Cntpxu T A
V^p n\crcO^AAv 9uWoppoeX),
8 T ttfixu v B (taSoa
vp
XcnOfuXXoc).
T (Apx t * A, noi it&Oa
d^iteXo^ ^XXoppor Awt. Peel. H. 16 9(r $-10.
* Infatti dal testo degli Anot. Pose. IL 16. 93^ S>tO, riportato
nella oola precedente ricaviamo t'cspies&isoe tCandard;
%l 5i|
B Cmpxu t A
TU
r On^pxci t B
lO r
^ A.

* As. Pr.. I. 4. ^*37. Anche se Aristotele scrive tutto di seg-jiio sensa andare 4 capo dopo ogni prtmessa. raesUo. pr
ragkinl tecniche, si intende, trascrvere il testo distinguendo i vari
pssag^. anslogamcnte a (luanto abbiamo fatto aopra nUa tradaxione italiana:
*clA KOT novT&^ ToO 8
KOl t B c n *
loO T.
divdYKi] T A Kord ec/r^ toO T-Kom^yopcZoOoa*.

Qu9sU form a standard nella logica d A ra to te le pren


d e U OMna d i sitlogisno} anzi si tratta di uo particolare
tip l .^ o g m o che io
con espressione mnemo*
nic verr chiamata Barbara dal La tioi e r p ^ ^ c r ta dai
i n t A .
A ristotele con solo si preoccup di studiare i sillogi
smi analizzandone i nessi form ali ira preme&se e conclu
sioni, m a studi i sillogismi anche in base alle premesse,
ossia prese ia coosiderazlooe se le premesse fossero vere,
se le premesse fossero foadate suU(^inione e se infine
le premesse sembrassero foodate sullopinione ma sen
za esserlo.
N e l prim o caso si ha la dimostrazione (n6&i^t^);
nel secondo caso il sitlopismo dialettico (S ioX eK ti<

K^ ou X A ovioixO :
nel terzo il sillogismo eristico (picrriK^ OuXXoY io ^ O .
Riportiam o le parole di Aristotele:

p u io g is m ^ i propriamente un discorso in coi, poste


a l c o M ^ c ^ , risulta per c ^ e s s l^ qualche psa d i diver80 da quelle stbUite attraverso quelle s t a n t e . D a un
lato si ha Idims&azioDefQuaDdo 11 sillogism o i costituito
da c ( ^ v^ re e prime^ oppure da cose tali che prendono
il principio delia conoscenza relativa attraverso ce rte
Cose ve re e prime. D i^ t t ie o
lato il si2io^
i7fflo che deduce, da cose fondate ReU'opinione. V ere e
prim e sono adunque quelle cose che non da altro ma da
se stesse p o s s e ^ o o o credibilit: non bisogna infaUi, ri
guardo ai principv della scienza, cerca re ulteriormente il
perch, m a btswgna che ognuno del principi sia credi
bile esso stesso d i per s. Fondate suiroplnione al con
trario sono le cose cbe sembrano accettabili a tutti, op
6

pure alla grande oaasgtoranza, oppure ai ftapleoti, tra


questi o a lulU o a i pi. o a quelli ia massimo grado
celebri ed illustri. g m f j c g-DflL---l-gOogisTO<i. coslUuiio
da cose .che appaiono fondate suU*opinlone. ma noo Io
&4Q0, e anche quello che pare derivare da cose foodale
su'opiniooe o d>e sembrano fondate suiropiniooe. Idfatti QOn tutto d che sem bra fondato suU'opicdODc an
che fondato u llopinione"
Questo testo del T o p ic i Importante per due motivi;
In primo luogo perch d e f i w c e U siUo$ismo come uoar*
gomentfg;s9!e. (X.6yoq) che procede per necessit
dcvYKTi^; in secondo luogo pcrchc ci fa vedere che
oggetto della logica non solo li sillogismo fondato su
p r m e r e vre cio la dimostrazione, ma ogni tipo di
siUogismo. Io poche parole U logica form ale non ha per
ggttd, almeoo immediato, la verit o la falsit degli
enuociati che eo treu io uo'argomentaziooe, ma la w Ud it ^ U jc o n e t U z z a che ca ratlerizta U procedimento fo r
inale deU'argomeataziooe medesima.

^ Topic. I, 100 a 18-3t, b U-St. I corsivi som stati mesti da


noi Dcn si trovano oel t*to greco- Del luago brano citato ri
portiamo oca ia greco solo le delttxiani di <a) fa g ia n o . <b) dimostrazioo^, (e> sUloglsm dialettico e <d) sUlocisoM eiitUox
(a) 'E o n
ooWsOywv*^
9 TtOivruv iivv
{TtpOv -n t y KCiiitvuv i i, drwOryK<ic ou(ipa(vi
Tir KU(UVWV.
(b )

)>iv Ov ortv, O rov C


KOt
ouXXoyiO^O^ n,
K T0t0t>t<jv 5 Ol tivu v n p tu v

Koct d\<]60v

70

ntpl cAr

yv6occc Tf|v d p x ^

(e) &va\cK(iKdc

MSvoc
(d> tpiQTiK; 5iOT
&&<uv. (1^ 6vtuv Si, Kcd A
2v&6(uv ocnvO^ifivo^

v&Cuv 9 A\oyi^6*
^

paivo^iivoy vI) <}>cutfc^iivuv

A i nostri ciorni si clama "deduzione" l'inferenza neindipeadeQtemot dal fatto cbe la coochisiooe
- debba a vere una generalit minore delie premesse *. In ol
tre si considera dduzioae aaciie l'ioferenza imn>ediata
p w c b sia necessaria.
/
Si ripetuto tante volte che Aristotele identificasse
^la deduzione. o$$ta l'inferenaa necessaria, col sillogismo:
; in tal caso la moderna d e fio iz io K d i deduzione non st ac
corderebbe con quella aristotelica.
n B ocb esU ha dimoatxato come ci non risponda al
v e ro analizzando un passo degli AnoUXici Prh n i dove A r i
stotele esplicitam ente scrive il necessario pi vasto
che il sillogism o: infatti ogni sillogismo i^ e s s a r io .
m a Q<m tutto il necessario sillogismo" (rd n X ov & t 6
voTYKoov f| 6 w X X o y i o ii ^ ^liv y & p coXXovcf|X<;

n5^

dvcfyKcnov,

x & dcvor/Katov o t o v ouXX oyi-

O (i 0 * O ra che A ristotek si sia occupato prevalentem en


te della s ill^ is tic a un faUo, ma d non toglie che egli
non avesse idee chiare sull'ambito dell'inferenza necessa
ria che p er sua esplicita affermazione pi vasto di
quello della sillogistica.
Possiam o cosi riassumere il pensiero dello Slagirita:
com e la classe d i^ e dimostrazioni una sottoclasse ri
spetto alla classe dei s illo g is m i
la c l a ^ dei sLUogv

* Si veda tra ^ altri B. Skw k s . Cheiie and Ctonie, trsd. it..


IntrodtaiOHe alta iogtca iaduttiua. L , pp. 2M 1.
AnaL P t .. 1. 32. 47a 33-55. Per eli AitaUtiei Prtmi e SeeotuH
abbiMM s c ^ t o l'erae critica d W.D. Rovs. ArUCotU'f prior

pou^rtor aaalgfka. Oxford, 1957; pr le altre opere <U logica


l'edixioo BtsKM, ArialouH* O pero, x rc*)u(OR Imno-Tuelis
Bfikeri, ed. Olof Gigon. MCULX. Per i rappoiti tra idlogUiro
e inffteoza necetsajtu st vodam 1 (>ntrAnti ostervaziou di J.K.
BociaHSKi, F o r m c U LooSc, Preiburc-Winctvea 19G6, a. 1&.0}!, trad.
I l di A. Conrc, la (o ^ a /moie, dai proerohci a Leitvix. To
rino. 1973, p. 12S.
71

81^

a lla classe delle in fn en ze

peeessarie

S ogsetlo della logica form ale l'IndAglne sulle in


ferenze necessarie, allora e li /roZUcI P rim i hanno fis. sato una volta per sempre l'oggetto della logica forma/ le : questo la deunone n el snso aristotelico e moder' DO dell'espresstooe, ossia l ' tRfetenza
dalle premesse alla conclusione.

fi

3.2. L a logistica.
Aristotele a veva fa tto dal puoto d i vista della tecni
ca in senso stretto U prim o passo indubbiamente il pi
decisivo e importante per studiare l'inferenza neces
saria e cio in luogo d e i term ini ~ termini nel senso (d )
c lr. 2.6. a vev a usato delle variabili, simbolizzandole
con le maiuscole dell'aJifabeto greco. M a v i era un altro
passo da fa re per reod ere inequivocabile e rapido i l pro
cedimento deduttivo, quello cio di s j ^ o l i z ^ e u c t e . l e

>' Si COitfnmtieo i due segueatt passi tiaOt daeU Analitici Pri


mi. t'cpera
maturiU di ArUlotele: (a ) * O w m . a d ^ u e tra^
Uro
siUo(l8ino prima cbe della dsnoetrazin. pokt U sCUobciu> ha un gxtta raaggion! di unlvors&llt. La dlinKtrasoce
infatti un paKteoUre siUoeiiiiDa. mentre mti gni sillogismo i dintM&adCM
piv ycip
ouXXoyie^c
6 <X)XXoytcn? 6 o
A n Sci^O "- AnoL Pr.. X. 4 2? 2M1; (b )/ B
wsoesssailft i pi vasco Che U sUloeisaw: iofatti cgs siliorsino
6 DMen&rto. ma doq tutto il necessario sUic^lUDO (6 pv ydp
OiA\oY\op^ n ; dvoyxaioy, tO &'dvcryKoov oO v 9<A\o*
I. 2 47 a J3-3S. CiL Posciama reedere il pciulro di
Aristotele con uo'iaxn&sine visiva disegnando tre oercU ccncel^
triei: il pi interno rappieienta la tssse deSe dinostruioel. U
pi esterno quella delle iniereue nocnsarie e quello mecUo ia
l a c l a t s e d s U lo ^ U m l c b p t v a s t a d e U a c l a s s e d e lie dinostradOQi oca i a t u a v o l t a in c lu s a nella c la s s a dUe l A f e i e o o e c e is a r e .

72

costan ti analogaioeote a quanto avviene in algebra dove


si simbolizzano non solo le variabili 'a ', 'b ' acc. m a an
che le costanti
'= ecc. Questo secondo passo,
vaticinato dal pi u n ^ r s a le dei geni dell et moderna
G o ffred o G u glielnM >(Leib^) (1646-1716) cbe v a fb eg g i un
calcolo linguistico unlvisale analogo a quello m atem ati
co, fu fa tto in te m i a noi vicini da una serie d i logici
cb e in cenere provenivano dagU studi di matematica.
L anno 1847 segna una data importante ne^li sviluppi
della loftica fcsm ale percb in quell'anno vedevano la
luce mdipendentemente d jje o p e r e foodam entali: L o g ica
/ormale di Augustus de(^ r g ^ (1806-^1} e L'analisi
m olenujiico deilo toflica d i
(g o o S i (1815-18W) **,
opere i o cui, aia pure eoo differenti segni tecnici in senso
stretto, v e i^ a n o s m t w l i ^ t o u c t e te costanti
D a allora i progressi sono stati sbalorditivi: la precisa zioM di concetti chiave quali quelli di funzione, di a r
gomento, ^ q u an tific^ore, ad opera d i Gottlob ( ^ e g &
(IS43-I92S)^ d i iTClusione e di appartenenza, ad opera di
G iu sep p e C P ra ^ (1858-1932): l'iodagioe su domini non pi
co ltivati com e Quello delle proposizioni (o g g i preferiam o
p a rlare d i enunciaU cfr. 2.$) ad opera di Hugh.Mc CoU
<1837-1309) e diJFVeg^ l analisi d i campi trascurati in pa s
sato sotto 11 profilo deU'inferenza necessaria, com e quello
delle relanoc^, ad opera d iO e Morgan,-di Charles Sanders

Atrwitvs De U(omi. Fornai t o ^ or (he colcohu / iaference


ncanr mi probo^le. Londoo. 1M7.
Ctnace Boolc. Tbe maOtcmaieel AnolftU
n
efsatt (ouurd a Mktitiu / ductive rtoionina. Loodoo. CaitAridge.
1S47.
* Per Mnifiio In Do Morgan 1 spmsiOQl X )r , 'X .Y '. 'X :Y \
'X 7 ' signilicaiM rp^ttiviuDeote 'Oyiri X 7 , Ntssun X i Y ,
Atnud X non oro Y\ 'AlaaU X ono Y'. cir.. Formai Logic. <>t..
>. 0. Cocne si vede sod o tinboUzute oon solo le variabili X e
fy * ma anche le cosUnti 'O91.- i..., Hesiaa... i...', 'Alctmi.. non

ieao.... 'Ictcni... iOM...'.


73

(1939*19I4) c dt BerLrand Arthur William ^ a s s cH)


(1S72'1970) e soprattutto la scoperta d i tca cb e sempre pi
semplici e rigorose ad opera di Peano, portavano alia si
stemazione concettuale d i tutti i ram i della l ^ i c a form ale
floo allora indagati in uo unico grandioso complesso co*
stituito dai Prin cip ia M athem atica d i A lfre d N ortb Whitehead (1861-U47) e B . RusseU, opera monumentale In tre
volumi che rid e la luce o d 1910. Geoeralm eote si d ta
()ue&t*opera con le sole iniziali maiuscole P.M .
Se si continuava ancora a parlare d i "iodica formale'*,
orm ai si usavano altre espressioni com e "logica mate
matica**. logica simbolica**, logica teoretica** ecc. per
designare quest'enorme mole d i ricerche deduttive. Si di
rebbe che le denominazioni d e lla nuova l ^ i c a proliferavano in relazione aU'indaioc d i nuovi cam pi e all'avan
zamento delle tecniche sem pre pi scaltrite. Qui c da
notare cbe l'espressione lo ica matem atica", se ben ca
ratterizza l'origine della nuova logica e ce rte sue tecni
che, radicalmente ambigua perch potrebbe ingenerare
il sospetto d un matemaUci&mo universale **.
Anche le espressioni logica sim bolica* e loeica teo
retica" SODO equivoche per i problem i filo s o fid connessi
ai concetti
simbolo e ^ teoresi. Certo la nuova logica
potrebbe essere chiamata pacificam ente "logica simboli
ca * se si intende per simbolo ogni segno tecnico in sen
so stretto
cfr. sopra 2.1. .'S o lo cosi si elionerebbero a priori tutte le d iffic olt connesse alla semiotica e
alla filosofia del slmlwU. lo tal caso per la coerenza
esigerebbe che si debbano chiam are algebra simbolica",
"fisica simbolica", "chim ica simbolica'*, l algebra, la f
sica e la chimica perch ognuna d i queste tre scienze fa
uso d i simboli o segni tecnici in senso stretto.

** Per
e la probtentclica successiva $1 vda U ncslro
b v w Lcgisltea c filosofe, Napoli, 1974. voi. I, pp. 7-16 e pp. M-33.

74

N o i rlten U ow cbe si possa ta g lia le la testa a l toro


. usaodo una designazione che abbia ad un tempo la dote
della sem plicit e quella deU'inequivocabUit; tale desi
gnazione non stata creata da noi, ma stata proposta
nel 1904 indipefideotemente da Couturat, Itelson e Lsdande. Si tratta precisamente del sostantivo "logistica". T a le
! sostantivo quasi costantemente usato da Lukasiew icz e
lo si trova quasi sempre negli scritti dei logici dellEuro
pa contineotale o m eglio della M ittetevropa. Cam ap, pur
noo usandolo sempre per il fatto che vissuto ed ha
operato gran parte della sua vita negli Stati Uniti, tutta
via ne giustifica l uso per due awtivi. e cio per la sua
brevit e perch permette la formulazione deU'aggettivo
loglsUco"
Possiam o pertanto ora definire che cosa sia la lo
gistica.
P e r logistica si intende la sistemazione moderna del
ia log ica form ale con l'im piego di esclusivi mezzi tecni
c i in senso stretto * cfr. sopra 2.1. .
L a logistica ha pertanto i seguenti caratteri;
1) costituita di espressioni, ossia di segni g ra fici
0 gruppi d i segni g ra fici c fr . sopra 2.2. ;
2 ) rigorosam ente deduttiva, nel senso stabilito da
A ristotele in Analitici Prtn (I , 2 47 a 33-35)
c fr . sopra 2.9. ;
3 ) ripibg}mea
variabili aoalosamente a quanto
fa c e v a Aristotele pur facendo uso di segni d i
ve rsi da quelli adottali dallo Stagirita;
4) simboliz za le costanti^ cosa che non fa ceva A ri
stotele;
5 ) ha un ambito ben pi vasto di quello che l o g
getto specifico degli Anotitici Fnnti.
R. OitttAT. Ei/flhnuitt v i die ]ym&olch COffUc. Cit. p

3.

75

3.3. P a rliiio n e sUa logistca: a ) {opitica classica, b ) lo


gistica eterodossa.
L'&nno 1910, date della pubblicazione della prim a ed i
zione dei P rin c ip ia M a ih em aiica rappresenta U culmioe
e nello stesso tempo l iizio del d e c ^ o della coacezione
^ t e s a a lla stesura del lavoro. S i tratta preclsaineote del
topicitino, ossia della coocetlone cb e v o m A b e ideotifi
ca re la logica eoo la m atematica. L e critiche a questa
m aniera di intendere la matematica e la logica furono
numerose da parte d ^ U stessi matem atici, anzi alcuno di
queste critiche furono cosi peoetranti da ristabilire la distiozione che Whitehead e RusseU avevano eliminato **.
M a prim a ancora cbe i P rin c ip ia vedessero la luce
era nata la c.d.
lntuizioiristtM
solo
a fferm ava - cootzo il logicism o l indipendenza della
nueinatca d ^ a lgica, m a n egava anche l'uso univer
sale d i q u a it^e prncquo' logic precisamente deUa leg
ge d ^ i e r M .^ ^ c lj^ . A questa manira incominciava a
fa r e capolino la prioia d i queUe che i l Bochesld in
sieme a l Itesch er e ad a ltri
denomina non a torto
''logiche eterodosse . Queste, eoa l aadare del tempo, cre
scono proliferando a dismisura in ogni direzione.
Possiam o pertaoto ripartire la logistica ia due grandi
branche, che chiamiamo rlspettivunente 'logi&tica clas
sica" Cy 'l < ^ t i c a eterodossa".
A ) L a logistica classica quella parte deUa logistica

( a ) bivalente, ammette cio soltanto due valori


di verit, vero e falso

' A. Fasm. D'o cwi9:ent.i2 <2* C0nmnC4T {'Ari(hjeUci ii?, ta


Rcvue de iotsphy&()ue t
morale >. 19 (ISll). pp. $49.554.
n vccabotorto da om ia poi usato ax4 spiegato partire
(!a1 capitolo Successivo.

76

(b ) fa uso di uoa sola impUcazime: l*<inpiicogona


m a t e r le :

( c ) accetta la v a lid iti universale della leg g e dal ter


zo escluso:
(d ) soyfateraporale. ossia noo prende in conside
razione la dimeosione tempo;
( e ) esclude dal suo amtato le categorie della mo
dalit e quindi g li operatori " possibile", im
possibili", necessario", " contingente".

B)
L a lgistica U rod ossa quella parte
lo ^ .
stica che lim ita o rifiuta almeno uno dei c ralter della
tdgi&tica classica.

3.4. Articolazioni delia lopisftca classico.


L a toi75tica clastica pu rlparUrst in va rie manie
re. n i o d > ^ ^ l a suddivide to due branche: oO la logi
ca degli enunciati (Aussojpn-iocitJic) e
la logica S lle r m ioi (T m - l00ifc} termini nel senso ( c ) c fr . sopra 2.6.
Questultima comprende Quindi la logica d d .p re d ic a ti
cKe tratta d elle in teo s io o L ^ , la logica dcUe .classi.
che tratta delle esteRslonl' . e la logica delle r la x i< ^
cb e i la teoria di speciali propriet fo r m a i che apparten
gono a lle relazioni, quali !a simmetria, la traositivit ecc.
(C fr. P orm a le
Freiburg, 1356, p. 2S).
I l .fU is se ll'd iv id e l logistica classica in tre parti:
" L ai^om eoto della logica simbolica form ato da tre
parti, il oU colo dlie proposizioni, il calcolo deile classi e
i i calcolo delle relazlool'* (T h e Priciple^ o f a th e m a tic s ,
trad. i t d i E. Carooe e M. Destro, Rom a, 197]( p. 39).
Ispirandoci a Russell per motivi .tecnici, ma ampUanrr

do il suo discorso, distiseuiano aocbe noi nella logistica


classica txe pzirli:
A l ) 'Prim a parte:
la lo s ic a d g li enuncialL
(2 ) Seconda parte:
(a ) ia logica dei termlDi termini nel senso
(d ) cfr. 2.6.;
(b ) la logica dei predicati monoargon>entali di
primo U v U ;
(c ) la logica delle classi.
Si ixatta d tre articolazioni diverse di ua'uoica
deduzione.
I

\ (3 ) Terza porte:
\

(a ) la logica dei predicati n-areomental di pr-

OiO livello con n > l ;


I

(b ) la logica delle relatioai;


( c ) la logica dei predicati d i n-llveUo eoa n > l .

S noter che U rapporto cbe intercorre tra (2 ) <b) e


( c ) analogo a quello che passa tre <3) (a ) e {3 ) (b).

Inoltre U rapporto tra le tre parti della lo{(istca


tale cbe ( l ) indpeodente da (2 ) e da (3 ): (2 ) dipen
dente da (1 ) m& Indipendente da {3 ); <3) dipeodeote da
(1) e da (Z). Q u la _ la tlu ^ e divisione. d e ^ J p g ^ t ic a
classica dal p u ^ ^ y ^ a shteinatico.
D a i punto di vista strico ie cose sono andate d iver
samente perch .s to ta scoperta prima la (2 ) <a), poi
la (:p, e precisamente priaia la logica dei termini in senso
stretto senso <d), cfr. 2.6. poi la lo ^ c a degli eounciatt. Infatti la scoperta della logica dei termini, sia pure
senza simbolizzare le costanti, risale ad ^ is to te l^ ; quella
78

della
tziooe,
Questo
gresso non
stotele ha
quella che

degU ^ w n ciati, sia pure con la sUssa limisloi<;t


c i mostra come ancbc lo sede logica U p ro
&la rettilineo. In poche paiole il e^aio di A ri
analizzato una deduzione pi comple&sa di
fu poi studiata dagli stoici. Chi volesse ren

dersi conto della portata dellinveozione d i Arlstoteie do


vrebbe pensare, per analogia, a un grande matematico
che scopra un ramo superiore delia sua disciplina, pri
ma ancora che venga scoperto e sistemiato i l ram o infe
riore da cui quello superiore dipende. C perd da aggiun
gere che sla elementi di loeica enunciativa, sia elementi
di logica dei termini in senso (c ), ala elementi d i logica
delle relazioni sono gi presenti negli Anotitici P rim i **.

3.S. Articotozioni della lo ^ t i c a eterodossa.


M entre ia sistemazione rigorosa della logistica classi
ca non suscita nessuna diificolt anzi allo stato attuale
deg li studi tutto lascia intravedere che d e t ^ ritenersi
definitiva noo si pu dire la stessa cosa per la logi
stica eterodossa, dove un organica psrllsione oggi Im
possibile. Ci troviam o iofatti io un campo d i ricerche in
pieno ferm ento e sviluppo, c pertanto difficUe voler
da re ad esse una steteinazkne definitiva non essendo an
cora chiari g li sbocchi a cui le indagini potranno con
durre. In secondo luogo bisogna notare che avvengono
delle interazioni tra le varie braoche della logistica ete
rodossa e pertanto v i sono delie parti di essa cbe pos
sono essere classificate contemporaneamente da due o

^
" Per U lotica enuncUttva cfr. A n i Pr. O. 2. S b 12 iees -.
io. 23 S40S.; A. i. IS. M a S segg.; per la logie dei tcRnini nel
seoM (c) All. Pr. I. 32, 47 a 22-)9: per la logica dUe reUzicni
All. Pr. I, . U a 40 b 9; . 4t b 1-M: tb. 1-t-l; 3>. 20 27.

79

aacbe pi punti d i v is U d iv ersi: il cb e rende problecotlca


ogni partizioQe rigorosa. Evitando quinit ogni d a l f i caziooe doUe p a rli
logistica eterodossa, ci limiUa*
Dw a d a r uno specimen **.
Oltre alla
iiitow ioiait^a,..(a cui abbiamo fatto
cenno sopra) che prla "diie' limitazioni a (c ) c fr .
3J . . dobbiamo rlcord aro Qid com e ^ a r t i della logUUsa
e^luxlossA;. J #
PflUyalfiote, ..la .lo g ic a , modale,, la
logica temporalg. Ognuna d i queste logiche si articola in
vari sistemi spesso io cootrasUi tra loro tanto cbe si parla
conUnuamente d i "logich e po liva len ti', d *logichfl m o
dali", di *logicb e tem porali". Q che ha dato OTgise a una
v e ra e p i a r l a crisi della logica ". .
^ J o p i c q po{h>alCTt_l d j ^ c ^ dalla logistica clas
sica perch lim ita (a ) e tifiita ( c ) cfr. sopra 3.3. .
i fa tti limita (a ), d o non ammette soltanto due valori,
m tetprelati com e vero e com e fa lso ", ma n v a lori. Si
pensi aUa logica IrivaleDte d i Jan Lukasiewicz con txe
valori interpretati rispettivam ente com e vero", com e fai*
so" e come 'indeterminato . In secondo luogo la logica
polivalente rifUita (c ) e c io pon ritiene valida la legge
del terzo escUiso_ .

Cld volesse avere una panoramica d ^ logica la generale,


^ antiin
DcdiaeTSle e moderna, e sfirsttulto una noDC
d'nsletn* dgU svltoppt della logtsUca usile varie direzioni, po">*trbtie inHmfnr* eonnittare l'aitieolo di Nicsous fUscscfi. Reeettft
Oct>d9pBeni m pU su jA tcal Z.o9e. ia CmimporoTT Phsbsephjt
ctd b j Kayraond E U tu uk j. voi. L
and Fonde<ions ef
MuOmiUice. Ftieoie. 1966. pp. St-W. All'aiticolo < anaesea una
InleresMatissima mappa stmUuiaU ia cinque parti: lopca fendaracotale, mctale^ca, sviluppi matematici, svihipipi sdcotifld. svi
luppi Oioeottci
** " N p e t r e m a s , l u t i a v ia . a d o t t a r e u n p u o t o d i v i s t a i a d ia oootd o co n

U p r tn d (i( d i d u e

v a lo r i in

l o g ic a . I M

p o tte m m o

s s s u ia e r e c h e u n e n u n a a l o . n e l s e n s o l o i o o d e l ten n B e, p o t r e b b e
a r e r v a l c n d iv e r s i c b e
n on sa p p U m o

80

se

fa b o

(a U iU
o

v e r i t . U n e n u n c ia to , d e l q u a le

v e r o , p otreb b e

neo

avere

un

v a lo r e

Quaoto alla ogica m odal si deve p a rU re dt logica


m odale in senso lato" e di 'locica modale is senso stret*
to". L a logica modale d senao lato puA essere d e iioita
com e quella parte della logiaUca che rifiuta ( e ) __ c fr .
sopra 3.3. cio cbe prende in conatdtfaziooe operatori
cb e sono espressioo i d i categorie modalL L a lngjp^ nn.>.
dale In k d s o lato s r ip t f ^ c c in v a rie branche. l a base
al quadro tracif&to d Gor$ H enric voa W rish t possia
mo distinguere u u logica modale aletica., .tua logica m o
dale epistemica, una logica modale deootica, una logica
m o d ^ e esistenziale. Scrivo (cstualmeate rA ceadem ico d i
Fiwiandia: " I cosi detti concetti m odali potrebbero eooveolentem eote essere divisi 1d tre o quattro gruppi prin
c ip a li V i sooo i modi aietici o
verit. Questi
sono concetti come il necessario ( i l aecesaarUuncnte ve>
ro), il possibile (il possibilmente v e ro ) e U coctia^ente (il
coatiagentem eote vero). V i sono i toodi epistem ld o modi
d i conoscenza. Questi sodo coocetti com e il ve riiica to
(c i che coooftciuto come vero), l Indeciso, e il fa lsifica
to (c i cb e conosciuto cocoe also). V i sono i modi
deontici o modi d i obbligauone. Questi sono concetti co*
me l bWlgatorio (c i c Ik . dovremmo fa re), il permesso
(c i che siam o autorizzati a fa r e ) e U vietato (c i cbe

detcrmiDAt come v m l i a lalrit. ma potecfabe avero ua trzo


valore. iodetnniaatcu Hot potatono, per escomio, cooslilrw cbe
l'cmmciato "fr * oa a s i aai a VanarlA" km h o vero, o t falso
ed ha uo t m o valore i9de(ercdn>to, che noi pogaamo atraboUsxare c n e
Koi possiamo andare pid avanti Mgnare.
wociaCi, infttuM valori cocnpreai tra falsit verit. la t l csiO
ewi potrcomo avere ua'aaalogia eoo u calcalo di probablbti. Dd
quale MAO atMgaatl ati eveott inAoiti gradi di pcobabiliUi. A
questa maoien noi oitareimao no iratane
lo^icbe pdUvalenU:
una losica a (re Mtort, una locica a tpiattro valori ecc. ed ioTne
una logica a infiniti votorT. J. Ltnuimncz. B im tn la
ntalenatycewej. 2* cd. Warsxava, UM, trad. ii^L di 0. Wonuiewicz.
Oxford. 1963. pp. 76-79.

81

ooa dobbiamo fa re). Come quarto gruppo principale di


categorie
si potrebbero aefliungere 1 modi esi*
stenziali o modi d i esistenza. Questi sono concetti com
uQiversalit, esistenza o vuoto (d i p rop rleli o c la s s i)" .
Ora la prim a cosa che osserviamo che non tutte
queste mnrtniirj SODO peculiari della loglsUca eterodoS'
sa, A d es. lo m odalit del quarto gruppo i modi esi0 d i esistenza veatfooo Infatti studiate nella
logistica classica. Si tratta della teoria della qiiantificazioae cbe viene analizzata oclla logica del termini e in
quella delle relazioni.
I
riliev i ora fa tti c i fanno toccare cod mano ancora
una volta le d ifficolt d i una partizione rigorosa della
logistica eterodossa.
L a topico m odale a tetica Q_lnKica modale in roso
stretto preode tr> consideratione . g l i _ a r a t o r i t n e c o ? * :
rio", "possibile", "contingente", "im iw ib lle ''. Analizza
quin^ l ^ ^ coine queste:
necessario implica *p
possibile*
" *p necessario* incompatibik con *p
impossibile ^ ecc.
Dal punto d i vista storico la logica modale risaie ad
Aristotele ** e a Tcofra sto
F u poi coltivata dagli

** G A
WnCKT, Deentie loff. bi < H b d . s. 2)7. Januaty USI. p. 1. Qusto Articolo rondaownUte stato tfaiampato in:
Iivnte U . Ceri J u m K. G ouu. CoolimpOTOTt Readmo^ n
0cal n w r y , New York Loodoo, 1S67. pp. 30)-3ll. ed i tradotto
in appeai&CS a 0 . D< Bonjdo, latrcdu2ione atta 091M d d iltfcnU
normofitn, Boiociu. 19R, pf. 12S-140.
a ita. Pr. I. 3, S a 1 e agg.; De Interpr. U. S b tl-M etc.

Ptr queito e i luoghi u cclvi si vda J.U. B o c ik m k i. F on ut


l/Ogie, tnwL it. La logica Jortoole, dt.. pp. 11$*120.
** AuM eoi. In AristotU$ AMJgconm P n in m Z.i<>naii l
cd. Mammilianus W allia. Berolini. MDCCCUOCXIII.
p. 41. 21 s a . : p. ZU. 9 S U ' SI *c>a J-M. Bochsmmi, 09. tL. pp.
141-14) MpnituUo dello steso Autore. La ioffiqix t ThJejrasU.
Friioure. l7 ,

S2

stoici ** e dai medioeval!, soprattutto da A iberlo stagn o **,


da Tommaso d'Aquino
dallo Pseudo-Scoto e da Gu>

** A l e a u n d r o <1 A f r o d is ia d

dicava

p o s s ib i le

toh cU

cbe

r if e r i s c e c b e D io d o r a C r o n o giu>

o lo r

(t y(>

i t v t u f iu w T v ( l v o v KSVOC T iO e t o )
ASSUBW u n p u o t o fi v iM a a n a lo s o
C C X o v c c }' C f r . A u a u n o i , O p . d t

(k.

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dv

f| o ( i e v o i '

e a f g i a n c e c h e F H an e

( tio iu

K od u p l

IO , <1 sC - S

to O

K c rr

veda

sa

c h e l 'o p u s c o t o E p t c W i iu t r t c ik m M o b A m a n o d to ts ia i. B d . m is .
R c e n u it H e n ii c u s S c lip n H .

U p r ia p .

UCMXVI. II,

19, 1 e

S C .,

p . IS9. c b e p a i U d e S a p r o b a h U * o r ig in o d e U 'a r e o fo e n t o v i t t o r io s e .
U fa m o s o

xupuov

XO yO C d i D M o r o

C ron o.

** Ltbcr l Ptotvm Aaol^oconi* lo B, AtacRt Machi. Opera


omita. Ed. A. BoreoM, Patiis I M . m L I. IV si ved puslin dal
cap. n
dtd cte muri et de dici de aaito in proposiliont^tu de
eontinQ m li, et de tmrvermUbss lyOofrirB de eootinsmti secuadum Ktiles eonjtc^stioaa'. al cap. XXVm De mlitione neceAsoni
et am nffeiUU in fertia Affura od x^Uogisttos parUeutarcs.
*
SI veda di TooMoaio d'Aqutoo ii brcre ma pcofond epuacolo
Oe gTOpwttiowitw noiiagfaii ia_S. .Taem,
O^scula
onuiia peaniaa Qiridem nee iwn pvHa nKiiorit aoiae debito ordine
cotecta cura et studio R.P. Petxi Ua^doimet, Parisits. 1927. pp.
it^lt?. la cui autentciti 4 sUta provata da M. G ustum , Die
IFerke d w hi. ThOMOS ooa A ^ n . lUkister. lU U p. 307. Si veda
aoche l'acuta anali d ie deiropuscolo ha fatto JJ4. Boosmuo:
Sancft Thonvu A^idjtotlj opuicadim H doctrina, ia <Anc^cum >.
(17) IMO, pp. 1I0-21>. L'opuaeoio tmpottaate per vari motivi, tra
i quali qui s>9 iliaaio; a) la dtitiitione tra pnpoeUlocU modafi
e propoiittofli de ineMe; b) l~XEnEiiaoe tra i mdi 'veto' e
'falso' da uo lato, t 1 mo<b *aecsutto'. patbEl'. ico(Me&ibEle,
'COoBncente' daS'aMio; c} Q quadrilo l o ( ^ delle propesizioai
n*da.
Quanto ad a ) sciive l'Aquiaale; 'Sdeodun est ergo qued trip k x ' r t modus: qoidaxn dctennlMt
pio|OMUools, ut
liocno aibus cufrlt'. juidam determloant praedicatum. ut cura dl<
Chur 'Scrates est homo albco' vel Scrates currl vdociter',
quidam dctcrmiaat codipositicorai Ipelus praoiicati ad subiectum.
ut cura dicttur 'Socratem currare est iRipoesibtle* et ab hoc solo
^ dieilur propositio modalis. AUae vero propodttooes qute modales
aon w M . dicuntur de ioesie'. Ed. Mocdontxit. p. S43: ed. BocbcAdd, pp. 19$-U6L Quanto b) rAngeco OMcrva; T U autam modi
Qui composMoiMa detensmant ami sex: venim'. falsum*. 'ne-

83

glielm o d i O c c a m * . L'in in a tore della lo ^ c a modale con


gU strumenti della logistica i stato nel nostro secolo
Clarence Irw ing Lew is che ha t c o r i m ^ un nuovo tipo
d'impUcazione l'im plicazione rigida cbe g l i assume
c e a n u a ', *poDitle*, 'impessiblk' at 'cootingiM'. "V c n m ' ouSar)
t faUum' nnin addmt aupi alcalDcaUcQM pro^oiiuonum d Idmae: idom Daioqae igniflcfttuf cum dlcitur 'Socnitoa currfV t 'So
crates eoiicie o L WUB>'. ot 'S oc n ta ooo cumt* et *Soaates
e urrm est ftisom' Quod oes con(BglC de ahis qoaUuar modis,
qaia aoa Vm ilfoiScahix cvm dlcdttii SocratM currtt' et siva
Socralcm curro* et itapofaittte' slv Mcanftriixa'
Bd. Mndoonet, lee. ett.; ed BocheAsld, pp. U6-1I9.
dlsdnridoe tra
l o ^ a enuocialiva e bglea modale' non poteva essere piiL chian
rlgnwa.
** 9 veda ckUo PMudoamto S u p tr U&rum Pnorto* Analjrticonrm in: JoMNia Z>oia Soon, Opra omnia, Edilio nova. Tcmus
Secuadus, Apud Uidovlcum Vlvis, MDCOCXCX. U 4u<3io XVL
Vtnim prtyoitttow no<fa{rj m seiuv eonfotO o ccmirnUUfr eonMrttmtur IQli d i wm w. inpeitaate percb4 l'Autore prtnde io
eoeeaderutooe t n srupp di "propcaMoow de n od o ia ssuu cmspostto*: 1) le pnposiziaai rdatlro al modi 'reejMrum. p tr m*.
'v(niM. 'jMuibtlc'. 'eoRtin^eiu': 2) le propcsizooi r eiaOve ai modi
inpettibiU. Valsum', 'duttem*: 3) le prapoaUlcol relative ai modi
'opinotuR', 'apporcits', 'n o b m ', ootfm* e cBcctnm*.
Clx. p. 143. Ccase a vede vi sono operatori oon colo per la k>slca
oiodale aletio^ ma aaclua [ r U l o ^ a epistomlca ael seiwo a )
e ael seoM b). Cfr. piA avanti io quMto caraeraio.
O ccam

lu lla

s c ia

d a U 'A q u in a te

quando

s c fiv :

a d t n d if f n q u o d p r o p c e lt t o d ic lt u r m o d a lit p r o p t e r
i n p r o p o i it o n e . S e d

o o n q u ic u a iq u o

prcip o e itlo B e m m n d a lim . w d

n w A im

op ortet q u od

ea t
a d d itu m

s i^ c d t

ad

sU m o d u s p r a e d lc a b ilis

d e t o t a p r e f io e lt lo o e . e t I d e o d ic it u r m o d u t p ro p o e ttio m s* ta ca q u a m
v a r t S e s b U li d e
u u n

ip s a m e t p c c p ^s j tt o a o " .

08 O c n A M ,

G edeoo

Q l.

P h ilo is c p U e a

t u r , N .Y .. i m .
O eeam
n cO a

lo d c a

Sunna

S tfi(^ iiu t

b ^ ic o t f ,

B row o,

T K a o lc c ic a .

io

O pera

V e n e r a b ilis I n c e p t e r b C u o r

e d id e cu D t P h ila tlw u s
G tin iA M i

F n u lce o p h ic a .

B o<tu>er.

Ockham ,

I. SU

O pera

B ooavcn -

p p . aU JM 3.

d is ta c c a

t u tta v ia

d a lt A n f f i o o

tn od a Je g l i o p e r a t o r i

'v e r o '

quaodo
7 a h o '.

ic io tr o d u c a

M it7 e

la

Q u eeto p r o p o s it o u n p a u o a r it x o M p a l a n c a p r a lt r i a ^ e t t i n t u v e
p r o s p e t t iv a a ll a l o ^ t i c a

84

e te rod o ssa

d e l e l o m i n o s t r i:

~S*d

t a le s

accanto aU'im plcsziooe materiale * . A questa maniera


la logistica classica viene lim iu ta anche nei punto (b )
cfr. sopra 3.3.
L a topica deonfica TitU a Partff
ififiU.9 che In^
piega e li operatori o b b lig to rto *-pertoc88o''. "in d iffe
ren te" e vietato*. Si potrebbe pensare a primo accU to
che con ia logica deontica si sia al d i fuori della logica
form a le percb vcngooo presi in cooslderazione del eoo*
tenuti. Cid ooo vero percb essa oon si pronuncia su
c i cbe vietato, o p e n a m o , o iodiffereote, o obbliga
torio: i contenuti sodo seoipre fM idt o dall'etica o dal
diritto, naturale o positivo cbe sia. Essa studia ad esem
pio leg g i di questo tipo Se A obbligatorio, e se il fare
A c i impegna a fa re B, allora B obbligatorio" d o ve le
maiuscole latine A , B ... stanno per gU atti che possono
essere comandati, vietati, permessi ecc. L e g g i di logica
deontica si trovano iA in Tommaso d'Aquino, cosa che

modi aiBt plure* quam qsaUtnr...: lu n icut pr^KwlOo aBft est


DBcesuria. aOa impomihil, ha posaftiUto, sUa cootlagvos. ita &l
propotiUo et- r e n . olia (otea, alla scita, aba IgooU. alia pcolau,
alia scripta. aHa cooMpta. alia aredita. aba oplMla. alia dubitala,
et sic at alUs. Et ide> oScid praposltlo dlcltur toodalis in qua panitnr bte owdus pessibUa* vai 'occtasarwm* v d cootiatis v d
'Irapombae' v d Sidvetblua alioain istorum, Ha potest
aaque
rationabUltor propoeitio modalU In qua pomtur aliquid praedlctrum. Et idea skut baec etf
'amoem bocoioon est animai
est neccssojtum t Minliter iita 'cuonU boom de Dccesatato est
animai', ita etian est bta (DodaUs otUMs ben icn u e
est scttum', 'oianls bocoo tcilur esse aniouU. slmlLler
'ono e iD hctnioem esse animai est vensi' t sic de aliis". VenerablUs
Xaceptoris tc. Op. cit.. p. M3. K facUc (nCrarcdere oltxo alle mo
dalit aletche. le modaliti epIslemiclK. sia nel s m o wrlfhtiano
Caata*. 'ignota'). Sia nel senso hintikkans Cciedita*. 'opinata',
'dubitata'}, noncb ahr^ modalKA cbe altendoso ancora fl loro
Lewis.
* Si veda C J. Ltwis. A tt m ty e f ttubolic toffie. Beikeley.
1919. e C.J. Lrvis CJL Lummo, Syntoilc L o ^ . New York.
1950 a * ed. 1812).

es

DcUe ia ievd eiu a Io stesso von Wrlghl, U creatore della


logica modale del giorni nostri
L e ladaglni sulla logica deontica lotesa come branca
delia logica m^odale risagooo al voo Wr^fat Precedentemeote v i era stato un tentativo d i costruire la iodica
deontica sulla logica enunciativa bivaleote e su quella
trivalente. H primo tentativo fu fatto da E . JyUUy " e il
secondo da K a rl Menger
Quanto alla logica epistem icg, se ne parla In due
sensi: a ) net senso e U m d ^ c o e cio d i logica che ri*
guarda la scienia
senso che abbiamo visto in voa
W right e allora essa prende in coosiderazione opgn ^ n <Mme."veriicato*, lrdeciso , f a l s i f i c " * * ; b ) nel
senso psicoli^ico e allora esamina e s p rs io n d i questo

Toinmaw d'Aquino fa spMM uto delle le u i d ed c simbolixMte da roti Wriebc. Queste lecKi sooo: d Ua atto clw d Im
p an a a sceelierc t n due alternative vietate vMtto': e lolpanieete impassibile M r obbUeaU a BcetUerc tra ailemativa
vietate*'. Scrive testuaimente voo WrgtO: L'Aquiaate
vet
te li iSferiaoe alle U<jp d d . EgU ditfinsue tra i'eeaere di n
uomo pcTplms iinpUciier U suo essere per72 i u seeseiun
n primo 4 U cato. M efili i . in quanto tale, obbligato a aceg U m tra alternative vietate. D scooodo
U caso, se ecB in base
a un precedente atto sbagliato Si ObbBea a sceglir tra alter
native dia^liate. L'Aquinate eiustamentc oega cbe un uoitio poua
essere pTpienu nutpUettgr (e) e attornia che un uomo pu essere
perpieztu jecniuiiiia quicf (tf). C(r. De Ventate Q. 17 a. 4: Sim na
Theolocica. la Ilae. Q. U. a. 6; Sunmo TTieotogica. Ula. Q. M
a r i L Per queste osservazioni sono obbligata al S ig P. Gach .

G.H. ww WuotT. orL CiL. p. M n.


E. U aliv . Cru-tdiKietM dai SoUiu, E(entn<e der
ViUeu. Graz. 1926.

K.

M dbh.

M o r o l.

R 'iU *

itnd

V e ll0e ^ a l(u 0 .

da

G m td U g u tv

dT Logik dr 5ltXa. Wlen. 1934.


** Per rtfflportama fikeofiea dH questa parte delta logica st
veda per tutti Kaio. R. PttPNn. T h Lcffic o/ SclMti;lc DiKouery.
1968. trad. It. di M. Tein<efo. Logica delta scoperta scia(l/lco,
Terno. 197Q. Per i linti e ie aporie dDa concezione popperiana
s( rimanda a N. P m u t m u s . f parodasd di R.R. Popper: la co-

86

tipo " o sa che p , " a crede che p", a ricorda che p".
' spera che
dove 'a ' una costante individuale e 'p.'
lina variabile eniiaciativa. Questa una delle pa rti pi
rccenU dcUa TogSica: g InW risalgono a gli anni '60 **.
L a torneo temperate quella p ^ e della logistica che
studia o p e r a lo r r c o m ? la futuro", io passato", qutilche
volla . SI distacca qulodi dalla logistica classica perch
rifk it (d ) cfr. 3.3. ' osala Inserisce nella logistica
la dlmepsiocte temporale.
L a dimensione temporale fu presa tn considerazione
neHantichit&
dallo stoico Diodoro Crono che la Im
port BcU'lmplicaziooe
P e r questo motivo si i parlato
d i uo'lmplicazioDe diodorca accanto a quella m ateriale
0 filoniana.
In quella miniera di logica formale cbe il M edioevo

nosccnza tema eoNOSCcnle, in SisUna PraM*ma, voi. I, CiL. pp.


MM96. d. E. Rirrao. l proti<ml delta dicerca scntiiCca nrile
prospettiva dS KJt. Poppvr. i Raste(iift di seienzc MomAcM.
04). IM I. n.
pp. 2S0 * ig .
^ SI veda J. H im tix m .
o w l Selie/, Itliaca. New
Yozk. 1961 Anche questa parte della lo^stiu rivela (oKt Impli
c a i* ftloio6cbe. Koo tl dUnwttcM ette si tratta i& un campo in
cui entrano in lateiaziooe loeMiea. filosoAca dei Lc;ua^io t
fenomenologia. Cfr. l'ottiiB volume nlscoilaneo curalo da Avssrm
Mmim. Ini^rmttoiDaittjp, Mind ani
Urbana, Chicago.
Loodco. 1972. dotato di una btbliografta ragionalt, pp. SO&-SZ).
" Sextl Eovirtci. fvermi Malhetnatkos. V Q . Edidit J. Man,
Lipsiae, scflza data, p. US e
Epietcto d p u la poi della pr*
tMbUe ortcWie dell'argooMiito vittorioso (6 xvptcCKJV X6yoc)
DtodocD C m o . ricavato dall'DCO(iipst%iUt& di queste tre propo
sizioni: 1) tutto ci cbe vero dei passato ftaonurto (iw v
dXifdiC dvoryxotov e l m ): Z) rtmpoasibUe noo
MCue dal possbile (&uwn$ dEOvmov
drKoXoi^iv}: 3)
^ possibile d
son i ni sari veto (buvordv elvcn 9 oOt Cottv
y dXri^C oGt* COTon)' Confrontando l'tiUlma con te prime due Dtodo/
n> trae la coAclusione che nulla i possibik che non la n sa/& vero
SuvQCTdv, 6 oOt' Cotiv dXi)9ic oCt* Ccmn) ' Bpteteti iiterlatim es ab Arriono digufoc. dL. p. 119.

87

Qon potevADo mancare coDaideraziD sugli operatori Cem*


porgli. Si pensi, U ato per fa r e qualche Dome, a P ietro
Ispano * e a Occam " ,
L interesse per la tem poralit nella logistica data intoroo agli anni '40, ma soprattutto eoo le indaglol di
Arthur N . P rio r a partire dagli anni SO che si pud par
la re di una vera e propria logica temporale

*
Sotve Pietro bpaao; UaduM esc adl*cM re detcnoicacia
t babet Ocn per AdSectiran. Sed odeettour tst (Ii^ksK: ipuMldAiD
wninit. ut < Ibua >, nijer >
ooo^BiOia.
ra mtM ut
advwbhcm Xdcm advcrUoixuD uaedam deten&lnaot vibum
^oiioiw cowpiMijiiL.. Ua i5etermiaant vobum rofois tonporis.
adrerfeU tem()onlla... . P r b Hisrun. SuwnalM loficelef, q u u
t cdcUm mami scrlpto Reg. U t lU S edsdit J.M. Bocftctetd. Au(u *U e Taatin. W 7 . lJ2. p. IWJ.
Intm uaate aoctie la distinitone (ra U *luUo nd toopo' e
.la 'paite n d tempo'. Totu* te :^mpore est dictSo cooprebendens
totua temfMs adverbiaUtv, ut < s e a ip o et < ouiDqoani *. P a it
bi tmpor est (bctio cocDUrettOidena ligulij teooporis. ut < ounc *.
< tune > et bsdje >, Arfumeita autvni sutmistur a (sto ia lamFon H a part* la tempon sicut toto in loco e t a paite (n
loco*. Op. e t t, 5.a. p. pM].
Si ooti infise questo paseo cos vtdoo a crte
del
Prior di altri legid cootanirai>il. Retn) Ispano fa ranali
di Quest'ftrgMMotaxlooe c quicunuiue tanabatur sanus eat; i*^
reas uoabacur; erso labsrai sanus eit>. Scrive Ce>tuala>nt U
Altivo Giovasm XXI; Mlnor est duplet, qoia d boc paiticipiuai
laboraiB dlcat praeseu taaipus. vera t <t est sensw: l a
boraos ovnc, eanabatnr tuoo: d autem dicat praeterltuiii. sic
sst falsa et est senns: claborans tuoe, u&abAtur tune Op cit.
T.U. p. ( 93,
^ "Teoifoialis st ilU ^ua* oompoaitur, x duabus pc(ig<ltlooibu medUate aliqua advTbV> (empoite, slcut 'quudo Sortea
currit. plato dipwtf: sltnlliler hic ium Sortea cuirtt. J o a n n
ert hMSft*. et s)c de aHis*. VcoerabOis Irjoeptrls. Op. cit. P bj
C, cap. I, p. 212.
Si veda IC fcUwTfiT*. hoaiitca ;ilo}o;to. NapoB. 1974, pp.
14-39 e l quattwdld artieoU cS Autort dversi tiadotti e iatradotti
da C. P u s . o lo^ca d d U nfio, Ilai. 1974, con vasta blblkh
SraAa.

A Causa delliaterazlone tra le varie branche della


logistica eterodossa e soprattutto dei paradossi logici che
sooo sU ti ia Duinero sempre pl coaaldererole m essi a
fuoco, 1 problctni s i sooo eoormemeate compticatl, , allo
stato attuale degli studi, tulio lascia intravedere cbe noo
possibile la loro sotuzloae s< oon attraverso il ripensam eato radicale dell'intera problematica della logica io
tesa nella sua pi vasta accezione

** M. Miuatis. Op. cU.. Fp. 1-S 3Vn.


89

CAPITOLO

IV

L A LO G IC A DISGLI EN U N CIATI
4.1. Enunciati o io n ic i ed enunh' molecotan.
L a 'lo gica eounctatiy a ' o k>Kica degli eaunciati' d^ta_
n c H T ^ o g ic a prop9!^zin4l o 'logica delle proposiziom ,
se ai prescinde dalle distinzioni da noi fatte in 2^ . lo
studio (1 ) dcali
come atomi logici
e (2 ) del pr ef^iai^ o/untori o operatori
Il d ^ ^ m in a m
Abbiam o detto che la logica cnunciaLlva considera gli
enuociati com e atomi logici, cio li caosldera com e mo
noblocchi. com e monoUti, ognuno come ua tutto indiviso
e inarticolato. Prendiamo ad esempio lenunciato com
plesso
se piove, alloro e i umlditr
Questo enunciato complesso costituito - da due enuocia ti atom ici 'piove* e 'c i umidi<d'. Evidenuamo i due
enunciati atom ici, eoa le virgole e otteniamo lespressione
se 'p io v e ' allora "c ' umidit'
L 'in te ra espressione, di cui g li eniatciat s t o i c i 'p iove'
e 'c u m id iti', sono parti, ua enunciato iM le c d u e . L u;
nica cosa che la logica degli enuociati prende io consi
derazione degtt enunciati atomici (a loro verit o la
loro falsit: si pensi a blocchi di travertino e a blocchi
di tufo, dove i blocchi di travertino rappresentino g li enun
cia ti v e ri e quelli di tufo g li enunciati falsL AUa logica
enunciativa interessa soltanto se im blocco di tra ve r
si

tino o d i tufo, DOO interessa la struttura atomico-cnolecolare del travertloo e del tufo.
Prendiam o in vece l'enunciato complesso:
" e l'uom o vertebra to il vertebrato animale
aQoro l uomo anim ate".
Questo enunciato complesso costituito di tr enunciati atom ici: 'V uotjui i v e rte b ra to ' 'il vertebrale ani
m ate' 'iu o tn o 4 anim ale'.
Evideoziam oli.
" Se 'l'uom o v e rtebra to e 'S vertebrato 4 ani
mate' a llora 'l'u o m o 4 anim ok*
Quando noi noo c i lim itiam o a studiare le rela2 loni
cbe passano tra i tre eounciati presi ognuno come un
tutto, ma studiamo queste rd a zio n i tenendo presenti le
strutture interne degli enunciati allora scopriamo nuove
rela d oo i interne a g li enunciati. Vediam o cosi che
ii term ine 'uomo* term ine in senso (d ) c fr .
2.6. presente nel prim o e nel terzo enunciato;
il term ioe 'w rte b ra to ' presente nel 1* e nel 2
enoociato;

U term ine 'anim ale' preseate nel 2 e nel 3


enunciato.

S oo i studiamo queste relasioni interno, allora uscia


mo a l d i fuori della logica d e g li enunciati per entrare
nella logica dei termini.
Ma qu i ci dobbiamo lim itare alle relazioni logiche
tra g li enunciati senza considerare le loro Interne a rti
colazioni.
Abbiamo detto che la log ica enunciativa oltre a gli
eounciati atom ici studia i pre d ica li che determinano g li
enunciati atomici. Si tratta quindi d i "predicati enuncia
tivi" 0 "operatori enunciativi" o funtori enunciativi'*. Essi

92

vengono ctamati anche cooneltlvl enuaciatlvi". Qu&ndo


QOQ vengono prese in cooslderazione le distinzioci da noi
fa tte in 2J., si parla anche di "predicati proposizionali'
0 operatori proposizionali o funtori proposinonaU" o
"connettivi proposizionali' . In alcuni numuaU po>ssooo tro
va rsi com e slaosim i anche e ^ e s s io n i di questo tipo
connettivi logieT' o coonettvi vero-fuoztooali' o connettivi' senza ulteriore spedficazioce.
T r a i predicati eottnciativi cos come sooo espressi
nel linguageio
vita Quotidi2uia. che , com e sappia
mo. un linguaggio aiobiguo. enumeriamo p er ora i seguen
ti cinque:
'non../
e
... 0
'$e... alloro... (oppure ...haplica m a te ria ln tn te ...')
\,.se e solo se...' (oppure
valente...).

m ateTialm eitU equi-

1 puntini sospensivi stanno per sp a vuoti dove il lettore


pu m ettere a piacere en m ciati atom ici
Quando gU enunciati atom ici entrano a fa r parte di
un en w c ia to m olecolare avviene un fatto a prima vista
sorprendente. Si scopre cio che: fl patore dt t>gri<d di un
enunciato molecolare i d etern in aio dal valore d i oeHtd
4 e g ii e n u j ^ f i atomici. P e r valore d i verit* d i un enun
ciato si intende la sua verit 9 la sua falsit. In poche
parole la verit 0 la falsit di tutto l'entucsato m olecola
re determinata dalla verit o dalla falsit del singoli
enuociati atom ici che entrano come elementi costituenti
dell enunciato m o leilare. Se volessimo usare il linguag
gio d eg li strutturalisti, ma tratto fuori dalla loro conce
zione organicisUca, potremmo dire che la verit 0
fa lsit delle parti (g li enunciati atomici) a determinare la
verit 0 falsit del tatto Q'enunciato molecolare).
93

Qui. -a scanso d i equivoci, dobbiamo fa re una ulte*


riore p rd s a 2ioae: mentre sono i predicali cnuncialivi
che detensinano gU enuociati atom ici costituendoli parti
d i enunciati m olecolari, invece il valor e di verit degli
enunciati atom ici che determina U v ^ r e di verit dell'enundato m olecolare. In poche parole, aon...,
e
0 . J , 'se... a llora ...', '...se e solo se...' sono predicati
che determiDono enunciati cosLituendoli parti di ua tutto,
ma essi non sono n v e ri n falsi, e quindi non possono
determinare la verit o la falsit del tutto. Si polrebbe
ancora dire m eglio cbe m entre i predicati determinano
gli argomenti costituendoli parti d i ua enunciato com
plesso, U va lore ^ verit d eg li sg o m e n ti che determ i
na il valore d i verit della intera espressione.

4.2. L a negazione.
L a negailone un enunciato molecolare^ cosUtuito
a ) da im e j ^ d a t o atonuco e b ) dal predicato della
g & z i ^ che ylM a n t e p j ^ aU m m d a to atomico.
____ n predicato o funtore o operatore della negazione
ron *t si legge non. g..vjcft
o falso, che" o "non
sl.d il (^ p .c b ^ . Messo davanti a un enunciato lo nega.
P e r es. sia l'enunciato
* i giorno
Preponendo l'operatore 'non', abbiamo
on ' giorno .
L espressione si legge
"N oo e vero che giorno" oppure " falso che
giorno 0 "Non si d il caso che giorno .
N ella logistica classica come sappiamo
abbia
mo a che fa re con enunciati che sono o v e ri o fa lsi e
quindi non possono a vere un terzo valore d i verit: la
94

logistica classica d o una logica a due va lori o biva


lente. O ra noUaiMrO che ogni qual volta poniamo l opera
tore non davanti aU'eouDciato atomico, se l enunciato
atom ico h vero, la negazione dcU'enunclato atomico
ralsa, e se renuncalo atomico falso allora la negazio
ne vera. Facciam o due sctnpl:

Valore

EispresoK

(U

# turno

' H m (.iflii d UOMO* '

rua

2 + 2 -S -

r*uo

Nok

VM

N e l prinM caso l enunciato i ve to e <)uindi U sua


negazione fa lsa ; oel secondo caso lenonclato falso,
e quindi la sua negazione vera.
P e r simbolizzare senza residui un enunciato molecola re si ricediM> due c o n d o n i: &> l s m ^ & o ^ o o e .
delia 0 delle variabili ~ Ogni v'anbil sta per un enimcu~atomico g e n e r a le ; b ) l simbolizzazione dell ope
ratore 0 funtore o predicato, che sempre una costante
(c fr . sopra ZJS.).
L e variabili si possooo simbolizzare in va rie maniere:
con le maiuscole latine A , B, C, D, ecc. come fanno
McCoU 0 H ilbert e Bernays; con le maiuscole latine
X . y , Z . ... come fanao HUberC e Ackermann; con le m i
nuscole latine p.
r , 9, i , com e fanno in genere tutti g li
a ltri. C osi per es. A pu stare per Luifli uomo* o
2 + 2 s $ ; lo stesso d c a cU X , di p, ecc.
Il
funtore 'N o n ' pu essere simbolizzato io va rie m a
n iere: M e CoU usa un apostrofo a destra delia variabile
In a lto; Hilbert, Bernays e Ackermann un trattino suUa
va riab ile in alto, la stessa cosa fa Quine; Peano pone un
9S

trattDo riinnrir atta variabile; Whitehead e Russell poo*


goDo invece dinanzi alla variabile la tilde o ricciolo
Casari Aotepotie invece il segno ' n ' : i^ a s ie w ic z fa In
vece precedere la variabQe dalla maiuscola latina ' i f .
SI veda il seguente specchietto;

1
8
3

1
W o.-'

A'

A
i

nP

Hp

Noi faremo frequente uso della simbologia di


siew lc^ Questa ^ Ito semolicfl. pcrch simbnliiza le
var^l;Ul (ossia e li enunciati atomici) con le mlnuB^JeJa*9*
**' **
*
< ^ tan^ cioi i funto
ri aem pce_e_|^,ccn ^ m4iv9^1 latine. In secoodo
lu<^o antepone sempre il (untore allo o agU argomenti,
ossia la costante alla o alle variabili. Cost nel caso no
stro la negaiione d tm enunciato qualsiasi pu scriversi
Np , 'Nq\ N r, 'Ns\ 'N t' ecc,
M a ^ l ^ c h e t e . v a r i a i e le costanti si possono sliu:
bolioart ^ c b e l valori .di y frlt vero" e faIao. A tal
proposito abbiamo almeno tre criteri di slmboUzzatione;
p al usano le iniziali maiuscole delle espressioni 'vero* e
'falso' nelle singole lingue nazionali; o del segni artifi
ciali. o infine i numeri 1 e '0' dove *l!_sta per *vero*
e
per 78130*.
n primo criterio limitato alle singole culture: ad
esempio nei testi tedeschi troviamo; W e T * Tispettivameote per wahr" (vero) e per "'Jolsch (falso); sei
testi inglesi *T e 'P ' rispettivamente per "tnie" (vero)
e 'J a U t' (falso): in quelli italiani V e T ' rispettiva96

mente per "v e ro ' e per ja U o ", Pertanto primo non c


sem bra ua criterio universak. H secondo criterio adot
tato solo da d ettfia ioa ti autori: ad es. Quloe usa T '
per vero e *1*
a determinate
ziooe italiana
vero 9 *A per
volta

p er falso. Anche questo criterio legato


culture. Si pensi ifatti cbe nella tradu*
il P a cifico ha dovuto adottare *V' per
falso, essendo U segno *A' uoa 'V cano*

N o i seguireiao coslantemente il t e n o criterio e ci


p er due m otivi: p r in perch t simboli T e T apparten
gono a lla ^ a f i a d i tutte le attuali culture del m oodo; al
tratta quindi d i simboli di uao univffnutle: secondo perch
l adozione delle c ifr e 1* e *0' c i paToettiK_(U^applicare
in sede lo g ica _a ]c ime regole ^ a ifeb r elettiaiare il
cb e fa ciliter enarmemeste i l calcolo logico.
U na volta fa tte queste precisazioni d i simbologia, ri>
cordando quanto abbiamo osservato sopra e cio per
qualsiasi enunciato *p*. se p vero allora 'non-p' falso
e s e 'p ' falso allora 'aoa-p vero, possiamo rica va re
la seguente tavola d i verit o matrice. >|- / e o o

N?

T ooola verit dtOa N*i;aziotie

Si chiam a t a v o la di verit o malrice* la tabella dei


v a lori d i ^ r i U di enunciati an ecolsri ^ v a i sono deter
m inati dagli, enuneiati a tm lc i. n valore d i verit del
W.V.O. Q u m . HeCh0<tf o f Icflfc, Kew Yoric WSS; trad. i t
<S M. P M tn a . Afamle i kffc . tutaru^
pp. 42 e igg.

97

tutto deterniinaio dai y a lo ri


verit degU. enuncSatL
atomici e c to delle v&rabiU. (c fr . 2.8.).
Ora la tavola d i verit della negazione i la tavola
sopra riportata, h fella p rim a colonna noi troviamo 'p
che i una variabile enunciativa e cio uo simbolo che
sta per un enunciato atn uco qualsiasi; nella seconda
troviamo 'N p ' che la negazione della variabile prece
dente.
Dove o d ia prim a troviam o '1' cio 'vero', nella parte
corrispondente della seconda troviacoo 0 cio 'falao';
e dove nella prim a troviam o '0* cio 'falso nella seconda
troviamo '1* cio vero*. Una volta fa tti tali cliiarlmenti
la lettura della M atrice della N egazione facile:
se U valore d i p 1, a llo ra il

valore di IVp 0

se il valore dt p 0, allora il

va lore d i Np 1

e cio:
se p vera, allora Np falsa
se p falsa, allora N p vera.
i/operato r e jWMOciati vo N un operatore moaoargom estale o monadico perch detcnnioa. uno ed ua
m io raunciato. Pi im portanti sono g li altri operatori
che sono biargomentali o diadici.

4.3. 7l prodtta logico.


^

logico i^ e o n q iu n z im e ^ c o p ^ t io a uq

p io l^ la x e costituito'
due eounciati atom id e,
djd_ funtore biargomentale " t " che U connette o determtna.,
PreDdiamo <tulndi due enunciati atomici: ' i notte',
'Giancaro ha sonno*. Se noi uniamo Questi d i enunciati
c m il funtore " e " otteniamo l enunciato molecolare:
" ' i notte' e 'CioTicaTlo ha sonno
98

Sappiamo c b U valore di verit di ua enuncialo mo


lecola re la generale determinato dal valori d i verit
d eg li eounciati atODiici. Quale sar i! valore di verit
d el prodUo logico? Innanzi tutto fa c ile osservare che
qui i casi possono essere quadro:
0
o
0
0

vero
vero
fa lso
falso

che
cb e
che
cbe

' notte' ed
R^tte' ma
notte' ma
' natte ed

vero
falso
vero
falso

che
che
che
che

'CtaRCorlo Ad scrnw'
Giancarlo fo sonno'
'Giancarlo ha sonno'
'G ienearo ha sonno'.

l a poche parole i due enunciati atomici


0 sono entrambi veri,
0 ii prim o vero e U secondo fa b o .
0 11 primo falso e il secondo vero,
0 so m entrambi falsi.
S e quindi aimboUizlamo l'enunciato ' i notte con ta
va riab ile 'p ' e Teauociato 'G o m o t Io ha n>nno' con la
va riab ile q , respressioae vero eoa 'I ' e lespressione
"fa U o " con 0* s i hanno in tutto quattro casi di com bi
nazione:
. ,

1
0

0
1

O ra se vero che ' i notte' ed vero cbe 'Giancarto


ha sonno' allora i'tolero enunciato molecolare S noUe
C ian ca rto ha seitno' vero.
Se vero
sonno' allora
G ian ca rlo ha
deU'enunciato

che ' notte' ma falso che 'G iancaro ha


l intero enunciato molecolare " notte e
sonno' falso, f i falso perch il senso
molecolare " fi vero che notte ed vero
99

chfl Gltuicarlo ha sonno". O ra basta ch e_j4D .^u ociato


atom ic i) a ^ _ fa U o , p c rch _d T cn tj ff^sp.

iile c o la fe .
Se i fa b o cbe ' i natte' ma vero cb e 'G iancarlo ha
sonno', allora l'io tero enunciato toolecalare
notte e
G iancarlo ha ionno , fa lso ; infatti abbiamo g i i visto
che basta cb e un enunciato atomico sia falso per falslfi*
ca re l iatero eouociato molecolare.
Se infloe falso cbe i nott' ed 6 falso che 'G ia n
carlo ha lon n o ' allora l intero enunciato molecolare
notte e Giancarlo ha sonno" falso.
fa c ile ora stabilire la m atrice o tavola d i verit.Se sim b olizd an o eoo *p' il primo eouociato, eoo 'q ' il
secoodo, e eoa "K il funtore 'e \ che nella simbologia
di Lukasiewicz si antepone ai relativi argomenti, posslam o disegaare una tavola in cui nella prima met m ettia
mo i valori d i verit dogli eounciatl atom ici oeUe loro
quattro posnbih combinaziooi e oeUa secooda m et il v a
lore d i verit deU'enunclato m olecolare:

S fa cile la lettura della tavola: se il valore d i 'p '


V e il valore di 'q ' i '1', il valore del tutto, cio di K p q
1 ;
se il valore d i 'p 1 e il valore di 'q ' *0 , allora
il valore del tutto e cio d i X p q '0';
100

ae il valore di 'p ' *0' e il valore d i *<j' *1 ', allora


U valore del tutto e cio di 'Kpq* *0 ;
ae il valore di p *0 e il valore di 'q ' 0 , allora
11 valore del tutto e cio d i 'K p q ' *&'.
Se ora oeserviamo meglio la tavola, v e d i l o che
conw. U prodotto a ^eb rlco d fa tto ri *
g "Q!. I nfatti;
1x 1 = 1
1x0=0
O xU O
0x0=0

Ed questo il motivo per. cui, U. eonummione q copulozioM^ o c o p u ^


corae stata chiamata fio daU'aiitiehit,
togtica i>ren<te il tMcie d i prodotto logico.
Abblaiao sim boUuato il prodotto lofiico co l linuaSio
g r a ik o hikasiewicziaoo. ma c i s o d o molte altre oiaalere
d i simboUzza2loae. A d esempio M e Coll simbolizza il
prodotto logico col segno della molUpUcazloae x * ; fUibert, B em ays e Aclcermann con la 'e* usata nelle sigle
d el comm ercio
Quine non usa scriverla; Peano la
simbolizza col sesao f i : Whitehead e Russell eoo un
Casari, Tarski e a ltri col segno 'A '; Lukasiewicz,
cocne abbiamo s i i visto eoo la maiuscola lalioa 'K ' se
guita dai rispettivi argomenti.
S i veda lo specchietto

II
"... e

u
S

an

AxB

A iB

il
M Y

II

PfW

P-

sa

33

a
S
3
Kpg

101

Si noter nei simboli d i M e Co'J, di Quifle e Whltehead-RusscU Tlofluenza delia simbologia deQ Britmetlca o
dell'aljiebrB.

4.4. La somma logica, la nOA'i^lualrTuo, il non-prodotto.


Uno dei termini pi ambigui del linguaggio della vita
quotidiana termine nel senso (b ) - cfr. 2. - * il ter
mine 'o '.
Paccian w tre esempi che rivelano questa ambiguit
radicale:
(1 ) *B inede(to s toriogra fo o Benedetto filo s ofo "
(2 ) 'Questa pellicola in bianco e nero 0 questo p tlUccia i a c olo ri"
(3 ) Marina napoletana o M arina fioreniina''.
Si tratta di tre enunciati m olecolari ognuno dei quali
costituito da due enunciati atom ici e dal funtore 'o '.
MetUanK in evidenza g li enunciati atmicl con te virg o
lette:
(1 ) * 'Benedetto storio gra fo ' o 'Benedetto 4 filo s o fo ' "
(2 ) 'Questa pellicola in bianco e nero' o 'questa
peUicola 4 a c o lo ri' "
(3 ) " 'M onna 4 napoletana' o M arina 4 fiorentina
Ora U senso del funtore *o* molto diverso nei tre casi
e pertanto bisogna stare attentL
N e l primo caso non n incompatibilit tra l'essere
storiografo o l'essere filosofo. Basti pensare ette B ene
detto Croce fu appunto l'u oa e laltra cosa. In questo
caso senso d ell' o " vuol d ir e 'almeGO uno dei due
vero 0 entrambi sono v e ri". S i pu anche dire m eglio "o
il j v i m q 0 iLsecon dq , en tram bi"; ai ^ lu ^ .q )^ .R d i .nellA
verit deflenuftciato m olecolare che g li enunciatt atom ici
siano entrambi v e ri e si esclude solo il caso che entrambi
102

gU enunciati siano falsi. questo il senso del latino


"tiflrr.
N e l secoodo caso vi iacompaUbilit tra l'essere una
pellicola io bianco e nero e l'essere colorata. Qui si esc]u
de non solo U caso d ie la pellicola sla ift bianco e oero e
sia colorata, essendo tra loro incompatibUl, m a si esclu*
de il caso che la pellicola non sia n in bianco e nero,
n sia colorata, dovendo neccaaariamente una pellcola
almeno per tutto il tempo che tale essere o in
bianco e nero o a colori. questo il i*BBo_dfiLJlatio.o.
a u r : "ij_runo o l ! Uro_tna..n,oo .eatrioibr!..ppfiurftj'o^il.
prim o o il secondo" .
N el terzo caso v i Incompatibilit tra essere napo
letana ed essere ftorentina. ma non ai esclude II caso
che M ariaa non aia n Tuna n l'altra cosa. M arina tn
fatU potrebbe essere romana. Quindi 11 a^nso di questo
oT "o l'uno o l a ltio o nessuno del due", oppure "o il
prim o o il secondo o nessuno dei due". Questo il senso
d ell' " o del c e l e r e funtore di Scheffer.
Chiamiamo ora:
somma topica ogni eoundato molecolare in cui compare
U funtore ~o nel primo senso -> nel senso d i v i i " :
^ non e q u iv a le m a ogni enunciato molecolare io cui com*
^ pare 11 funtore " o " nel secondo senso
nel senso d i "a a c';
/

nott-prodotlo ogni enuncialo mt^ecolare in cui CMnpare


il funtore " o " nel terr senso senso del /untore di
SeheUer.
Passiam o pertanto a sim bolm are i tre diversi sensi
dell* c " e a delineare le relative tavole di verit.
A ) Somma topica.
B funtore o " oel senso di "oeZ pu essere simbo
lizzato in va rie maniere: U c Coll to sim boloza con f ;
103

Hilbert. Bemajrs e Ackerm ano generaUneote lo omelloao


oppure lo simboUzzaito eoa V *, inio della parola latina
*V er': Quine, Whitebead-RusseU, Ca&ari, Tarski lo sim
b o liz z a i costantemente col segno *V*: Peano col segao
U* e Aikasiewicz con la maiuscola latina *A' cbe pre
m ette alle rispettive variabili. St veda il seguente spec
chietto:

il

3
h
..."
iv0

A46

* a
il

AB

lY

0
J

pVq

11
iee II

pVq

Af<t

pVfl

Possiam o pertanto da re ora la tavola d i verit o


matrice:
P

Apg

1
0

T d z o t a d i v e rO d o nuJiTce d e lia S o m m a lo tic o

I
valori che si trovano oclla prima parte della tavola
riportati sotto *p* e sotto 'ij rappresentano i valori di
verit degli enuDciati atom ici; qucU d i destra riportati
*

S I t w l e t i c h e m en tre Q u in e o m e tte SI s e g n o d e l p io d o tto lo -

l^ c o . H O b e it,
m a Icg lc a .

104

B em ays

Ackexr& ajtn om e tto n o q u e llo Jella s o m

sotto l'espressione 'A p q ' rappresentano i va lori deUcDunciato motecoUre.


*& m olto facQe leggere la tavola.
Se i l prim o eau ndato atomico vero (1 ) e i l secoodo
v e ro (1 ) .allora lenuodato m c ^ o la r e vero (1).
Se Q prim o enunciato atomico ve ro (1 ) e U secondo
^ falso (0), allora renuDciato Sbolecolare vero (L).
Se i l prim o eouDdato atomico falso (0 ) e i l aecondo
vero (1 ), allora l eoimciato molecolare vera (1).
Se il prim o enunciato atomico falso (0) e i l se
condo enunciato atomico falso (0), allora l'enunciato
m olecolare i fa lso (0).
O ra se s i stabilisce l - t - l s l , si pu interpretare la
tavola com e una somma algebrica, i cui addendi sono t
v a lori degli enunciati atomici 1 , '0'. Infatti:
1+1=1

1+ 0=1
0 + 1 -1

0+0 - 0
P e r < )< ^ o motivo si parla di somm a logica per in
d icare l'enunciato moleooiare determinato dal funtore
" o " nel senso di v e r . H lettore st sar m eravigliato del
fa tto che 1 + 1 = 1 . T e r o " pi v e ro" d "v e r o " e non certo
2 peri"', n vero ivjd un pezzo d i torta, per cui som
mandone un pezzo ad un p e zw se ne ottengono due.
questo uno dei motivi
e non il solo per cui noi pre
feriam o e v ita re per la Ica stica la denomiitailone di '*loSica m atem atica". L analogia con la matematica si
tratta d i analogia di o{>crazioni non certo di oggetti inUnKiooali non MQulIa le distaine tra le due disciplioe,
m a anzi le a{^rofondisce nella misura in cui la stessa
operazione d luogo a due diversi
^ ogni sc iw x ^
d eflp iiji,p r_l!og g e^ .in teid on a le, npo c e r ^ per l atto
ch 9<1 fisso si dirtg^,
105

B ) Non<quR)alenza.
n funtore *0* nel senso d i a u f viene simbolizzato
dal solo Lxikasiewicz c o o *U maiuscola latina
chis p r ^
^ " i e r d tim v ri6 U L '7 o si( itio p ertioto passare a U
favola d i verit:

Se 11 primo emmciato atom ico vero e il secondo


enunciato atomico v e ro . cosa del resto a u id a io
sede semantica allora l enuaciato oiolecoare falso.
Se il primo enunciato atom ico vero e U secondo
enunciato atomico falso, allora l'enunciato molecolare
4 vero.
Se il prim o enunciato atom ico ^aUo e 11 secondo
enunciato atomico v e to , a llora l'enunciato molecolare
vero.
Se il primo enunciato atomico falso e il secondo
enunciato atomico falso cosa assurda in sede se
mantica allora l'enunciato m olecolare falso.
In poche parole, se g li esuocLati atom ici sono en
trambi veri o entrambi falsi, l enunciato molecolare
falso: negli altri casi vero.
bene chiamare questo M u ncU to molecolare aonequivaletaa perch t v a lo ri della sua tavola di verit
sono esattamente i valori o p p o ^ d e lla tavola di verit
^ ^ equivalenza; cfr. avanti 4.7. e cio dove nella
tavola dellequivalenza c il valore *1' qui c' il valore
'0 ' e viceversa.
106

C ) Non-prodotio
n funtore o " nel senso del funtore di S cbeffer. v ie
ne sUnboUzxato In due maniere, coo uoa linea verticale
I che d ivide le vartabtll e cosi fanno N icod e Rus
s e ll seguiti in generale dagli altri log ici: con la maiu
scola latina D ' che antecede le rispettive variabili come
f a Lukasiewicz.

La

fneod e RwisU

Liduuiewicz

P 4

D P

lettura d i entrambe le espressioni "p i

compatibile con

in

Possiamo passare alla tavola d v e

rit:
P

Dp9

<1

TttKia di vtrii del Non pndotto


fa c ile rintcrpr^axione della tavola.
Se il primo enunciato atomico vero e il secondo
enunciato atomico vero anche questo caso assurdo
in sede semantica ~ allora l'intero enuncialo m olecolare
falao.
Se il primo enunciato atomico vero e U secondo
enunciato atomico fa b o , allora l'enunciato molecolare
vero.
107

Sa 0 primo eounciato atom ico falso e Q eecoodo


enunciato atomico vero, allora renunclato m olecolare
vero.
Se U primo eauociato atom ico fa lso e Q secoodo
enunciato atomico falso, allora l intero enunciato moSecolare vero.
L eouociato m olecolare d e t e r m ^ t o M f u n t ^ e . .^
S c b e fftf i bne'cliiimuro nou-prodotto p ^ c b i la neSazioae del prodotto o g i^ . & f a t ^ se si confronta la ta>
vola dei prodotto I t t ic o cfr. sopra 4^ . eoa la ta
vola ora delineata, si ve d e che l dove nella prim a com
pare il valore *1 neUa seconda compare U va lore *0'
e viceversa.
Sar bene, prim a di chiudere U presente paragrafo,
confrontare le tavole della somma logica, della nonequivalenza e del non-prodotto:

Apij

Jpq

... .
r

'

.......
:

cn u B d a tl
UM nid

Dpq

.o.
-v e l

~ T

--- - 1
l

.........
"a u l"

fu n to n di
S c h e lf e r

Il
lettore a vr notato che i funtori v e r , "aut e
r o nei senso del funtore di S ciieffer, hanno una parte
identica, e precisamente ! va lori del secondo e del terxo
rigo, 11 cho se non giustifica, ci fa per comprendere co
m e nei llnguassi della vita quotidiana ai usi la stessa pa
rola per. esprim ere predicali d ifferen ti. questo* signi
ficato parziale comune che perm ette l'im piego d i un uni
co termine, termine nel senso (b ). c fr . sopra 2.6. In
108

lo o fo d i m d ti. n lettore a vr anche aotato come l'espressiooe 'J p q ' abbia le ultime tre righe identiche a quelle
d ellespressloae
e le prime (re righe tdeaUche a
quelle dell'espresstone 'D p q '. Ci vuol d in cbe s ii tHmi
tre va lori di Vpei' coiocidooo coq ^ uitimi tre valori di
'A p q e i prim i tre valori d i V p g ' coiocidooo con { prim i
tre va lori di *I>p9 . Qulodl U rtLoiflnTjj m aggiore tra i va ri
sensi dell o " quella che p a ^ t fa 'H srso r e U
senso " o del ,funtore d i Scbetfer.
Abbiam o chiamato le espressioni o (uoziooi im proprie
cfr. sopra 24)
' V P ? P9 .
"som m a lo fic a ". 'n on equivalenu**, *^ qq prodotto . M a
c i sono anche a ltre maniere d i denominazioae per que
ste funzioni. Si veda il seguente specchietto*:

Autore

Apq

Dpq

JP?

Boehesid
(1SJ8)

a ltem atirs

BocbeAski
(I9t9)

alteraaU va o
somma logica

LukasieaScx
O S )

alten u xiooe

B ocbesU
{l9 S n

atteroaxicM o
M m m a logica

Copi
U

duMuruloBe
Industva

diitfu raloo*
BMMalva

P rior
(19S2)

alteroabooe
noo d u a lv a

altereaziooe
tclusira

* L

c tfr c

disgiuntiva

MClutiva

cttigiuiulooe

ne 0 a e e a x io u
alternativa

tr

p a ttoU s si

r it w i s c o n o

agU

dUgiuflxiocie

anni d

e ^ z lo M

d i l l e o p e r e p r e s e Sa o m s k t e r a z io n e p e r Q co a T r o o to . S i tr a tta p r e -

109

n k tto c si sar reso conto da s del perch abbia


mo preferito una diversa nomenclatura.

4.5.

L a non-somma.
Si presda ora lenundato m olecolare
"N A lica i giovane, n A lic e beUa

che consta di due enuociati atom ici 'A lic e giovcms' e


'A lic e beDo* e del fu o tw e biargom eotale
n i..." il
il cui esatto significato Nessuno dei d i^ ".
Evidenziamo gU enunciati atom ici all'interno dell'enuoclato molecolare col sistema delle virgolette:
" H 'A lic e i g lo v a it' n A lice bcUa .
L'enunciato m olecolare sopra
sar vero?

form ulato

in

quali casi

Esaminiamo da vicino la questione.


Se vero che A lice giovane ed vero che 'A lice
i bella', allora il lutto " 'N A lic e giovane, n A lic c
bello* falso.
Se vero che A lice giovane, ed falso che MUce

cisainente di J.M. BoCHZvsKt. Nove ldo<d (ti tontea nat^slica,


Boma, 1U8. pp. 31 e
b., P t4cU d t tijgigxe malhAsoit^ss.
Boaum. Kotlard. 1M9, p. 17; X L j j k a s i e w j c z . Jxiiy Jo^ilci tooWanzswa. 19. trad. iegL IchwrU o/ n<uHino(cot
<0(Me. Oxford. 1S63, cit p$i. 34-3S: X.U. BeciOKexi. A prc o/
mat*iexa(icitl lopic. Dordrccbt, Hotl&nd. 1999. pp. U-12; I. C4rt.
/lUrodHcUm (o Looie. N York. 1081. trad. i(. di M. Stkinm. Xntroduricne otio logiea. B)oena. 19S4, pp. 276 sjg. Copi ripoita
U nomenclatura gcneralneiMe uMta da^l iltri loelci maiegni.
ad e$y, K. CuvnCH; A.N. Pnicn, P o m o l tcgic. Oxtord, UfiZ. pp. 8
e sgft. pp. 3 3 i^ .
110

4 beOa a llora il tutto "N A lice i giovane,


bella falso.

t i

A lic e i

Se falso che A lic e giovane' ed v r o che 'AUce


b ella' allora Q tutto " N i A lice
giovane, n A lic e 4
bUa i falso.

S e falso che A lic e giovane' ed falso che M tice


bella allora il lutto N A lice
giovane, n A lice

4 b e lla " vero.


Ora simbolizziamo l'enunciato atcHnico AH ct i gUfvane con 'p*. Tenuaciato atomico A lice bello' eoo 'q '
e il funtore N ... n i... con la maiuscola latina 'X ' che
preponiamo a lle due variabili. fa cile ricavare la se
guente tavola di verit:

<?

Tam Ia di pcrif deUo doppia nggarioitc o ncm-wismo.

n lettore si sar reso cm to del perch abbiamo chia


mato questa funzione Ron-somina, solo che avr para
gonato la tavola della v m m a logica cfr. sopra 1.4.
con la tavola della doppia negazione. A vr visto che l
dove nella tavola d Ap q v i il valore 1* nella tavola
di 'X p q ' v i il valore '0* e viceversa.
^La funzione 'X p q ', come si vedr meglio io seguito
allorch si parler dell'interdefinibilit dei funtori, po>
co adoperata dal logici, ma otolto usata dagli uomini
di spiritoJS i pensi che l'esempio tatto sopra stato mu111

tuato da Tommaso M oro che cosi scherzava sulla scconda


m oglie: M K m nec puetla, m c M I *.

4.6. L'impUcazieme maUrude.


L'im plicazione m ateriale la ve ra 'iRstaitiia erueis"
delia logica desi cDuoelaLi, m a in uo senso molto fo tte
rispetto a q w U o che questa cspresstoDe ha nel linguaggio
d i Bacone. P e r il filosofo ioglese 1' 'In^rtofUia c r u c i un
fatto prvleeiato, quasi un cartello stradale cbe indica
la direzione giusta da seguire ocUa rice rc a scientifica;
qui l'espressione in^aR fia cruci** presa nel sesso etim ologico di *in5tat cn L t , ossia nel senso che vi una
difficolt, una grossa d ifficolt , anzi ua vero rompicapo,
se non d si Ubera da certi "idola** o "sensi ovvi".
P e r liberarci da questi sensi o r a i facciam o degli
esempi;

(1) "Se Aiecsnndro Uagno fosse vetado ia Occidcnte


allOTXi Alessandro MagTio sarebbe stalo sccnfitto
da Roma"
(2 ) " S vuoi trascorrere una eren a vecchiaia, allora
devi risparmiare nella giovi/tezza

-<3) "Se piove allora c' umidit'"

CA

-(4) Se Roma in Italia. aUora 2 + 2 = r J C L A S S ; ^

* ^ tratta tutt'altio d i di 008 logica epistemica da folli


logica sriateaiica o d scoto b), cfr. 3.S.
s o m celebri al ri>
euard le stupeuJe pasSoe eoa cui Brasa dodka l'ffMcomium no*
Tas allunico unanisU. Evldeetemente Alice doveva at-ere al.
tra doti, a prima tra tatto llnteUigraza com cbe spesso oian*
ca Ile Alici d fiorai noetr il cbe ben giustifica cneie U scelta
tt CancoUicre d<l Rogao cades su <U lei a pNferaoza di donne
gknrafd bellel
112

Abbl&mo usato tutte e quattro le vo It il funtore Se...


onoro...-. Cerchiam o ora d i IsoUire g li enunciati atonci,
co l solito sistema delle virgolette;
(1 ) "S e 'Alessandro Moffno foste venuto fai Occidento
allora 'Alessandro Maona sarebbe stato sconfitto
da R o m a ' "
(2 ) Se vuoi trascorrere una serena vecchiaia' allora
devi risparm iare nella giovinezza'
(3 ) "Se p iove allora 'c ' uraidU
(4 ) Se 'R o m a 4 tu Ita lia allora '2+2-m4'
H lettore si s a r i reso imjnedlatamente conto che con
g li esempi (1 ) e (2 ) siaow a l d i fu ori della logica degli
enunciati. In fa tti Alessandro M agno fosse venuto I r O c cid < n l' non un enunciato atomico com e non sono enun
cia ti atom ici vuoi trascorrere tuia serena vecchiaia' devi
risparm iare nella giovinezza'. Si potrebbe pensare a prima vista che Messaadro A fo ^ ^ m r e tb e staio tco n fitio
da R o m a ' sia un enunciato atomico d a l momento che
unespressione suscettbae di essere ve ra o falsa. M a qui
s i d e ve per osservare che l uso del cowiizionalB le
gato ali operatori della logica modale, soprattutto a quel
lo della possibiltti ^ cfr. 3.5. e pertanto siamo fuori
sem pre dalla logistica classica che non si occupa d i cate
g o rie m odali e d i cui la logica degli enunciati costituisce
la prim a parte.
(U n enunciato, lo geoere, unespressione suscettibile
di essere ve ra o fa lsa ; se atomico richiede sem pre il
modo indicativo. Se poi si tiene conto cbo c i troviamo
a llintcm o della logistica classica che atem p orale__cfr.
3.3. si richiede smpre U tempo presente^ Pertanto fcutte le espressioni che adoperano U congiuntivo, il condiziooale, l im perativo ecc., pur essendo costituite da un
unico tempo verbale, non sono mol enunciati atomici.
113

e d riportano a contesti che esulano da llanalisi logica

della logica eauodativa.


ICi siamo perlaalo, In qoesla sede, liberati dal senso
che attribuiamo allespressione "Se... ailora... quando stu
diamo il periodo ipotetico nelle grammatiche dello lingue
storiche indagandone la relativa problem atica si pensi
a i quattro Upi de! periodo ipotetico deUa Ungua greca,
ai tre tipi del periodo ipotetico della Ungua latina, ecc. ^
Cosi d siamo liberati in questa sede anche d a l senso
che attribuiamo &U'espressiooe "se... oUoTa...", quando
facciam o unindagine d i (iio s o fia m o r a l^
N l'ipotesi di PoUbio, n le acote analisi d i Kant
sugli imperati7 ipotetici hanno diritto d i cittadinanza
nella logica degli enunciati. C i non vuol dire per che
siano ipotesi o Indagini iUogicbe; s i vuole solo dire che
rientrano in altre sfere della logica e precisamente l ipot e poUbiana nella logica m odale e temporale, e l'inda
gine kantiana nella logica deontica, ossia in branche della
logica che appartengono aUa logistica eterodossa} cfr.
3 J.
Scartati alcuni sensi deli esprcssione "Se... oiioro..."
ritorniamo ora agU esempi (3 ) e (4 ) che rispettano tutte
le condizioni della logistica classica. Qui per iniziano
nuovamente le d lific o lti- In fa tti mentre la (3) di senso
ovvio, la (4) a prim o acchito di senso tutt altro che
ovvio.
Analizziamo ! due enunciati m olecolari separatamen
te. Riscriviam o la (3):
(3 )

Se 'p iov e ' allora 'e ' um idit' ".

Quale sar il senso esatto deU'enuncato molecolare?


D senso i il seguente: che se vero che 'pioite' allora
vero che 'c ufaidii', cio che se vero il primo enun
cialo, allora U secomlo vero. E quindi vero il tutto.
In poche parole: se vero Che piope ed c vero che 'e 'i
u n id U ', allora " S t pieve a llora c i umiditd" vero.
114

M a ci sono ancora t r cast da esaminare:


cbe U {Mimo enunciato atomico sia v e ro ed U se
condo sia faiso;
cbe il prim o enuncialo atomico sia fa b o ed U se
condo vero;
elle il primo eouncialo atomico sla falso ed il se
condo falso.
Quali saranno i valori di verit di questi tre casi?
R iscriviam o le combinazioai del valori di verit dei
due enunciati atwnici. In base a quanto abbiamo visto
cammln facendo sappiamo d ie i va lori di verit d i due
cnimciati atom ici possono essere combinati nei quattro
modi seguenti:
CD

vero cb e *ptov*; vero che 'c um idit

(0

vero ch e 'p io ve '; i falso cbe c i u m t '

(m )

falso che 'p o i* ; vero cbe c um idit'

(TV )

falso cb e 'ptoce'; falso cbe *c ' m id ifd '.

n lettore ammetter fadlm ente che si d U caso d ) :


infatti se ve ro che 'p iove' ed vero che 'c ' um idit
allora "Se piove allora c um idii" vero. I l lettore am
m etter anche che s i d il caso (TVO- Infatti se falso
che p iove ed falso che 'c um idit', allora "Se non
piove a llora non c ' um idit" vero. Riconoscer inoltre
che si d tinche 11 caso (H O : un caso cb e si d spes
sissimo, cio che non piova e che ci sia umidit. E quindi
"S e non piove allora c umidii' vero. L'unico caso
cb e non pu m ai darsi il 0 1 ) : infatti mentre si d il
caso che non piova e c i sia umidit, non si d m ai il
caso cbe piova senza che ci sia umidit. Quindi Se p io
v e, allora non c ttm id ii' falso.
Simbolizziamo ora 'piooe* con 'p , 'c ' umtdil con
'q . se... allora. . c o n la maiuscola latina 'C* che antens

poniamo a lle rariabOi. Possiam o quindi delincare U ta


vola d i verit derfim pUcaziene materiale
p

epa

CO

CO}

<1

an }

av)

Chiamiamo da questo momento in poi il primo, cnuivciato a tom c o d i unimpUcazione materiale; antecedente,
e U seconda enunciato atom ico: conscs;eBte. Possiamo
aUora stabilire quanto segue:
Se l antecedente vero e il conscguente vero, allora'
rimpUcazlone m ateriale vera.
Se l'antecedente- ve ro e U co n se^ en te falso, alo^
T

ra l'impUcazione m ateriale falsa.


Se l'antecedente falso e il conseguente vero, al
lora l'ijnpUcasioae m ateriale vera.
Se l antecedente falso e U conseguente falso, al
lora rim pUcazione m ateriale vera.
SI pu anche ricapitolare dicendo che l'im plicorione
taaterioZe i sem pre pero eccetto i l c o o in cui l'onfece<2entr o vero c <( con s eg u n U sia alto.
"
F in qui le cose sono chiare, ma il problema si oscura
nuovamente se dallesempio (3 ) passiamo al (4).
(4 )

" Se Roma i in ito lia ' allora 2-t-2=<*


In base alla tavola d i verit deU lmpUcazione mate

riale dovrem m o a vere i seguenti valori d i verit:


0)
(n )
( fTt)
(IV )
116

"Se
Se
"Se
"S e

Rom a
'Rom a
'R om
'R om a

in Ita lia ' a llora '2 + 2 4 '


VERO
in Italia a liora 2+2*3
FALSO
i# Giappone' allora
VERO
ia Giappone' allora '2 -h 2 y *: VERO

O ra o questo un completo aon stiso, oppure vuol


dire che non siamo ancora riusciti a comprendere i l 9ea>
so esatto d i S i.., allora ..." im pit^ato nella logica enun
ciativa. Conviene pertanto ritornare aU'eseispio (3 ) S
'p io v e allora 'c i um{dUd **. Anzich dall'im plicazione
m ateriale partiamo dalla somma logica c ir . sopra
4.4. . Consideriamo l enunciato molecolare
* 'p io v e ' o 'c i um idit' "
Questo i costituito di due enunciati atom ici 'p io v e ',
'c ' umidit', determinati dal predicato o operatore 'a
nel senso di v V . Sappiamo che renuociato m olecolare
ve ro in tre casi: se entrambi gli enunciati a t o o ^ i sono
ve ri, se il primo enunciato atomico vero e U secondo
falso. s< i l primo enunciato atomico falso e il secondo
vero cfr. sopra 4.4. . Se ora slmbolizzianw l'enun*
ciato atomico 'piove eoo 'p , l'enunciato atomico c
umidit^ con V e lenunciato molecolare con 'A p q ', vale
allora la seguente tavola:
p

Apq

1 '

PrendiaRM ora lenunciato molecolare


" 'N o n pUme' o 'e 'i um idit' "
ottenuto negando il primo enunciato 'p* e lasciaztdo il
resto inalterato. Se vogliam o delineare la tavola d i va*!t d i questo eounciato m olecolare che cosa facciam o?
fa c ile osservare che 'N oa piove la negazione di pio
v e e pertanto possiamo indicarlo con 'N p '. Indichiamo p<ri
con q* l enunciato atomico ' c ' i um idit' e eoo 'A N p q '
117

l'eauxiciato roolecoUre * N on piove" o 'c ' utniditd

In

base a quanto abbiamo appreso oeUo studio della nega


zione. eappiamo c h il segno 'N ' anteiwsto ad enunciati
veri U trasform a in fa lsi e viceversa.
O ra per prima cosa dobbiamo studiare i rapporti tra
'p ' e '{ ip . Prendiam o la tavola poco fa delineata e al
posto di 'p ' scriviam o 'H p ' stando attenti a sostituire,
tutte le volte ciie C(Mnpal0Q0, il valore
con 0* e U v a
lore 0 con ' 1 ', e trascrivecdo i va lori d i 'q ' regolarmente
dal momento che 'q rim asto immutato:
f/p

Se ora vogliam o la somma logica di 'N p ' e V non


dobbiamo fa re altro cbe applicare le regole che cono
sciamo, m a disposte in altro ordine:
0 + l l

0 - - 0 (l

1 -H = 1
l-h O l

e cosi otteniamo i seguenti va lori:


Wp

118

AW pi

O ra prendiamo la tavola deUlmpUcazioce m ateriale


e confrontiamoia con quella ora otteouta:

Cp q

Np

aw m

I I lettore scoprir cbe l risultati scritti nella parte


destra delle due tavole sooo ideatici e cio l va lori di
'C p q ' sono gU sle&si d i 'A N pq. Io poche parole i valori
dell'bnplicazione m ateriale 'p imptica q ' sono esattamen
te i valori della somma logica 'p o q ' se noi oeghiamo p .
Quindi 'p implica 9' uguale per dellnlzione a non-p o q ,
e cio l espressiooe p implico q ' soltanto una m aniera
comoda e utile per dire *non-p o q'.
V i sono anche altre espressioni che piissm delifiire
'p itaplica <r ma di queste si parler in seguito, quando
s i tratter dell'interdefinibiUt dei uDlori.
L indagine ora fatta stata tutt'altro cbe inutile.
p e rc M c i ha Uberato d un ulteriore senso di "se... oilora... e cio dal senso di relazione d i causa e di effetto
tra antecedente e conseguente.
Possiamo pertanto ritornare al (4 ) esempio:
(4 )

Se Rom a in Italia allora 2 + 2 4

Anche qui facciam o l indagine partendo dalla somma


logica.
Esaminiamo cio l'efluncUilo molecolare
~ Rotbo in (a lia ' 0 '2-^24
119

Sappiamo che questo eounciato vero in tre casi e


cio; se ve ro che 'R o m a ia Ita lia ed vero ch
2+2a=l ; se vero che 'R o m a i <n Itc ia ma falso che
'2 + 2 = 4 (ad es. nel caso in cui 2 + 2 - 3 ) ; se falso che
'R om a i in Ita lia (a d es. nel caso che Rom a in Giap
pone) ma vero che '2 + 2 4 . L enunciato molecolare
preso in considerazione falso in uno ed un sol caso, e
cio falso che 'Rom a in Ita lia ' ed falso cbe
'2 + 2 a 4 * (ad es. oe t caso in cui R om a sia in Giappone e
2 pi 2 fa ccia 3). SimboUzzando quindi g li enunciati atom id'R om a in Ita lia ' con 'p ', *2+2 =4 con
l intero
enunciato :(Bolecolare con "Ap q si ottiene la seguente ta
vola di verit:

Trasform iam o

ora l enuociato m olecolare preso io

csante. negando U prim o enunciato atomico, cosi:


* Roina non in Italia* o 2+24
il cui senso
(N o n Rom a i Ita lia ) o 2 + 2 4

Simbolizzando quindi * N o n Rom a i in Ttolia' " eoa


Np\ come abbiamo fatto nel caso a n ab go sopra, e
rinteco enunciato m olecolare " (N o n 'R om a 4 in Italia^
0 2 + 2 4 con 'A N p q ". possiamo rica va re la seguente
tavola d i verit:
120

Np

Apq

cb e per deflxtizlooe la tavola deU'impUcazloM m ateria


le. Quindi Se Rom a i in Italia" a th ra *24-3=4"' sigoific a per definizione soltanto questo (N o n 'R o m a in
Ita lia ) o '2 + 2 4 ' ".
C i possiamo cosi liberare da un ultimo senso del fun*
tore Se... alloro...". Quando noi osiamo l'operatore Se...
allora...' nella lo ^ c a enundaUva tion inteodiatao stabilire
nessun nesso tra i sensi degli enunciati atomici. Noi_presclndiamo completamente dai e iu i degli eauociat ato;
m ici in questione. Cl6 cbe cl preme considerare in sede d i
logica enunciativa solo Q nesso tra I va lori di i>erl(d deigli enunciati atom icL
questo uoo dei m otivi fondannta li anche se noo il solo per cui st cercato d i co*
strulre dei ca lco li in sede puramente sintattica, presciodeodo dalla semantica.
Come a l giocatore di scacchi o m eglio ancora a l
giocatore d i dam a non interessa se i pezzi siano d i
m arm o o d i a vorio, d i legno o di meUdlo, ma interessa
solo i i colore diverso, in genere nero bianco, e le re
go le di combinazione: cosi qui non interessa il senso de
g li enunciati ( i l materiale d i cui sono composti) ma solo
il loco va lore d i verit (bianco e nero) e le regole d i combtnaslone.
C erto i problemi che pone una tale maniera di con
cepire la logica degli enunciati sono molli e d i d iific ile
soluzione io sede speculativa. I pi importanti sono due:
121

a ) c h valore ba l npUcazioae m o r a l e ? ; b ) che rap-

p flrS ^i seo' tra 8 ta ^ a ~ e \ fie c ^ '^ M ^ ..........


li'p r im o problema ha dato luoo a una vera e pro
pria querelle sull'impUcaziooe che sem bra aver rinno
vato U dibattito e i contrasti dell'et antica allorch, al
dire d i Callimaco, perfino i c o rv i gracchiavano sui tetti
quali tmplicaiioni fossero corrette
Q secondo j)roblem a un problem a tuttora scottante
e tutt altro che pacificam ente risolto. Rinviando ad altra
sede la discussooe della problem atica filosofica ora de
lineata il lettore potr consultare U prim o volume d
Logistica e Siiosofa, N apoli, 1974 riportiamo, prima di
chiudere il paragrafo, una pagina dt Whitchead e Rus
sell sul condizionale o im plicazione materiale.
< L a Funzione Im pUcativa i una funzione cir. 2.S.
con due argom eoti p e g , ed leounciato d ie sia non-p
sia
vero, cio esso l'enunciato
p V q. Quindi se
p vero
p falso, e d i conseguenza la sola alteroativa
lasciata dalieounciato
p V 9 * cbe q vero. In altre
parole se p e
V q sono entrambe vere, allora g vero.
In questo caso l'enunciato <^p V q sar citata come,
afferm ante cb e p implica q. L idea contenuta in questa
fuAzione... c o d importante che richiede un simbolismo
che eoo immediata semplicit rappresenti l'enunciato co
me connettente p e q senza l'intervento di
M a "imptica'* come usato qui esprim e niente altro
che la connessione tra p e q cosi espressa per mezzo
della disgiunsione "non-p 0 q ". I l simbolo adoperato per
"p implica q ". cio per
V q ". 'p S q " *.

* S ran EM Pw ct. A d v e rtiu U a u tn a tc o s. I, recnsult L Behker. pp. )Q9J10.


A .N . W u n w M and B . R u ts e tt. P riscip ia Alat/Mnacicd. I.
Seeond BdlUoo U37. KcpnU d USt. p. 7. A b b la a tn d s lto *p rPOSIOOD*' con *aunclato" la aoeordo o Z i . , m si < lc t aotto-

A ragiooe quindi Carnap sottolinea che il "segno di


im piicau ooe'' deve essere preso come uo'espressione tec
nica, avulsa dal sigoiticato originale della parola
(s( oon d e r ursprn^lichen Bedratunfl des Wortes)
Anche il segno d i implicazione viene diver&amentesimbolizzato. M e CoU lo simbolizza con due punti
Hilbert, Bcntkys. Ackermano, Tarski e C asari con una
freccia
Whibebead e Russell, coree abbiano visto, e
Quine col fe rro d i cavallo 3 *, Peano con la maiuscola
latina capovolta ty. Ognuno d i questi segni posto tra
i r b p c ttiv i argomcnU; Lukasiewicz, invece, lo simbolizza
con la maiuscola latina ' C anteposta a lle variabili.

UitMra cht WhiUthad RoueU pu la vaca di "iNvpwixionr non


di Miadat" oca essendosi ftoocn fatu U dittiadcme tra proposldont. Runtato e asserto necS aoci in cui furono scritti 1
P .U . Scrivono Inoltre Whft^esd BuutU: S < un ounciato 9
scgM da un cnuneiaU) p, cboI che se p v<zo, deve esMie vero
anche 4. ikp Ucianto cbe p imfUca 4. L'idea di inplicazione, nel
la (orma che noi ricerchlareo*. pu essere deOoita. signlflcato
da dare aUlrn|)bctzlooe in ci cbe segue pu6 sembrare a pritoa
vista un po' artificiale; ma sebbene d stano altri lglttiml signlAcati. <)usUo qui adottato i ndllo pi conveniente per 1 nostri
proiwsili Rspetio a quakuno dei uoA rivab. La prepriet esten*
dolo cho noi nchicdiano dell*tivlicaone questa: "Ci che i

lopUcato da un eounciato raro * . fi io viit di Questa prprieti cbe l'tmpUcarione produce prove. Ma quasU propret io
nessun modo determina se qualche coes, e la tal caso quale,
(npUcata da un enunciato falso. C ii che essa determina che
se p impCea q, aOoea ctoo puft essere il csto che p vera < 4
i falsa, cloi davo ssere il ceso che 0 p i falsa o q vera.
La pi conveoienle InterpretasiOBe della (mpUcaslone
che
se o p 4 falsa o q vera, allora 'p Ma(>lica q* deve essere vera.
Di <iui "p Implica q" deve esser* definito per sl$ftifKare 'o p i
falsa o q i vera" . Op. cit.. p. M.
*R. Cwtiur, Sin/ftrvR^ ia die ycihelitehc LopV. cit.. p. 9.

123

Si veda lo specchietto:

ti
5e_
oflora...'

A :B

II

A -S X - * 7

PO?

P = )

P -

CW

4.7, n bicoiwtionate.
Acche il U c o Q fj^ p Q ^ q_^uiya3eaza materiale pre
senta qualche d iffic olt , non quaoto per limplicazioQfl
m ateriale. P e r ovvia re aU'iacoovenieate, pattiamo da
esem pi coocretl, com e abbiamo fatto aegU a ltri paragrafi.
Prendiaoio i seguenti couociati m olecolari:
(1 ) Dante om o Beatrice se e solo S4 Dante ama
B eatrice"
(2 ) Socrofe i uom o se e solo se Socrate aRimate
ragionevoU "
(3 ) " I l term om etro s a k se e o lo se Vam bienU caldo"
(4 ) Rom a in ftolia e solo se 2+2m 4'
(5 ) 'R offlo i Giappone se e solo se 2+2=3T.
lodividuiuiio g li enuociati atom ici col solito sistema
dello virgolette. A b b ia n o quiadl:
(1 )

'Dante ama B e a trice' se e solo se Dante ama


Beatrice* "

(2 ) *"S ocrate somo* se soto se Socrate i ani


male raffiemevole'
(3 ) 'i l Im Tw m etro sale se e soio se 'l'am biente
caldo'
(4 ) 'Rofna in Ita lia ' se e solo se '2+2=<' *'
(5 ) " 'R om a i in Giappone se e solo se '2+2=3*
124

Tutte e cinque le volte abbiamo due eouoclaU atoCDicl detem l& ati dal predicato biargoaicatale 'se sola
se . E ^ u r e noo si tratta di cast ideatici: U senso d i se
e solo st" 000 sempre lo stesso.
c a s n i ) ) * DoiU ama Beatrice' se e to lo se
'D anta ama Beatrice ", U scaso dGll iatero eounciato
m olecolare L'espressione 'D ante ama B e a trice' i
isom orfa o2i'epre4$toti 'Donte ama fie a ir ic ' *. cfr.
2.3. >
d i - M s solo.se'. jwa.Ji& jiulkv .^ che
fa r e eo o l e q u iv a le o a m ateriale
N el c a u 0 ; * " S o c n t fe turno' se e solo se 'Socrate
g anim ale ra g io n e v o le "' il setiso dell'intero eaunciato :
L 'esp restioa e 'Socrate uofao' ha Io stesso seTiso che
l'espressione 'S ocra te i animale ragionevole' ". Nepptire
queato seaso di se^e < r ^
a dke fa r * con l'equ i
valenza Q u ie ta le . la . p o < ^ p a rd e rc q u iy a le o roate^
rfa le prescinde da lliaomorfbmo delle espressioni e dal
(oro senso.
Passiamo* a i
' 71 termometro aate' se e solo
se 'l'am biente i caldo'
Quale U seaso di questo eouociato molecolare? O senso questo e d o cbe S e 'il
term om etro sale' allora 'ram biente i coldo' e se 't'om *
bienCe i calda' allora *U termometro sale'

Questo senso

di 'se e solo se' il senso deUecaivoleiu o m oteriale che


si chiam a bicondizioitate proprio per qiuesto nwtlyo, cio
perch dovuto a una doppia comlizloQe o a uoa doppia
im plicaziooe m a terica. Se quindi simbolizziamo l enun'.ciato atooilco 'il termometro joJe' coo 'p ', 'l'am biente
ca ld o' con 'q ' possiamo definire il bicondizionale com e
;a funzione ' p im plica q e q implica p .
fa cile ora ricavare la tavola d i verit.
Se i due eaundat atomici sono veri, allM^a l'enun
ciato m olecolare vero;
se il prim o enunciato atomico vero, e il secondo
falso, allora l'caunclato molecolare falso;
125

se U primo enunciato atom ico falso e fl secondo


vero, altora lenuaciato m olecolare . falso;
se Q primo eouociato atom ico y t l e il secondo
ercr/ aDora l enunciato m olecolare vero.
Se slmboUxtlamo il funtore 'S9 solo se* Io ste&so
funtore si pu esprim ere anctie con l'espressione equiva len tt a " ~ eoo la maiuscola latina *E* che antepo
niamo ai rispettivi argomenti, abbiamo ia seguente ta
vola:

Spq
t

rmiolo d ii bicandiecneUe o equhiafema maurtoU

H lettore si s a r i reso conto che se interpretiamo *1


com e
e '0' come * anche in <^uesto caso valgono
le regole algebriche del prodotto.
Infatti

* + x ' s s

*'x *

Volendo riassumere suUa base della tavola i valori


di verit di un enunciato m olecolare costituito da due
enunciati atomici connessi dal funtore 'se e m o se', d i
ciamo che due e p r ^ l o n i sooq materialm ente equivalenti
se sono entrambe ve re o se sono entrambe false..
126

E quiodl SOM m aterUlm ntc CQuimleoU anche la


(4 )

" 'R om o i in Ifaa se c

e la
<S)

k Ao

se '2 +2=4 *

** 'Rom a tn Giappoae', t e scHo se + t t s y


tratta cio non cU equivalenza quanto a l senso de

g ii eDunciati, ma quanto al k>ro valore d i verit.


Proprio perch l equivalenza materiale definita co
me doppia Implicazione, valgono qui tutte le osservazioni
fa tte nel para^calo precedente e tulle le limitazioni poste
a i senso di se... a iio r a ..^
Anche il funtore bicoadiztooale se e solo se' di
versam ente simboUezato dai vari au tori M e CoU e Peano
lo 3im boU ano col segno * = '. Hilbert, B em ays, Ackermann generalmente col segno
Whitehead, Russell e
Quine col segno s * ; Tarski e Casari col segno * * .
Tu tti questi segni
argomenti. D solo
lo g ici sia polacchi
tore se e solo se

vengooo sempre posti tra i rispettivi


Lukasiewicz, ma seguito oggi da molti
sia americani, usa simboli2are i l fun
con la E " anteposta ai rispettivi argo

menti, com e abbiamo latto noi sopra.


Si veda la seguente tavola comparativa:
a

-a

le a
t o h to '

5 .

Il P 1
A~B

s i

P=0

P S .9

3
t-t>

EW

4.8. Quadro sinottico delle tavole di verit.


Prim a d i lasciare questo capitolo bene dare una
visione dinsieme delle tavole d i verit dei vari operatori.
127

Abbiamo a ) una tavola per l'operstore monoargomentale


*N':
p

Np

e b ) una tavola per sU operatori biargoraentali:


Apq

Jpq

Dpn

x w

Cw

K pfl

P I

<1

P vM eoo
MlO

Snui>
KI6>

Nen-eM<'
MlU

Mcn-

Nn-

fooono

Valori
4 * tl)

In*yieouN M S on
lo a
M U >WM BWIlAM
_ J

f-

Sar bene ritenere a m om orU questa seconda tavola


la prim a facile a ritenersi . Suggeriamo a l lettore
un fa cile sussidio mnemonico. Ba&ta conoscere a mento*
ria 'K pq , A pq', 'C p q ' ed E p q .
P e r 'A p q ' valgono le reg o le delia somma algebrica
P e r Apq valgolo le reg o le della somma algebrica
(stabilito che
'Cpq* sempre vero eccetto il caso In cui l ante
cedente vero ( 1 ) e il conseguente falso (0).
P e r 'E p q ' valgono le regole del prodotto algebrico
se s i iterpreta *1 con
128

e 0' con

L e funzioni "Jpq, 'D pq" e 'X p q ' si rlleagoao facilm eabase a l n o m e che a b b ia m o lo r o d a t o i o Q u anto h a n
n o v a l o r i o p p o s t i a l l e fundooi cbe e s s e negano. Quindi
b a s t a s o s t it u ir e 0ni voUa ooUe tavole dei v a l o r i c b e e s s e
oegaao a 1 * lo *0' e vicerersa.
te i a

129

CAPITOLO V
LE

SIMBOLOGIE

5.1. I linguaggi $imboUct della t c ^ t ic a .


L a logistica fa uso di un gran numero di linguas^i
simbolici. Questi possono essere distribuiti io due classi
disuguali: a ) la classe del linguaggi simbolici cb e ante
pongono ( b U gU operatori o funtori a i rispettivi argo
menti, b ) la classe d d linguaggi simbolici cbe non ante
pongono tutti g li operatori o funtori a i rispettivi a rg o
menti.
"(AUa prima classe appartiene U si^o linguaggio sim
bolico d i Jan Lukasiewicz; alla seconda appartengono
lutti g li a ltri linguaggi s im b o li^
^ veda a solo titolo, orientativo la seguente tavola
com parativa dei quattro linguaggi d i cui farem o uso a
partire da questo capitolo.

SJi. il linguaggio m b o lico di Lukanewicz.


L a regola fondamentale d d la simbologia htkasiewicziana la seguente: tutti 1 funtori si scrivono prim a dei
rispettivi argomenti. Quindi se abbiamo un enunciato
Rwlecolare:
5.21.

" jriove 0 "tra v e n to '

sostituendo a
la variabile p e a 'Irro pento' la va
riab ile q abbiamo "p o 4 "; dove *p' 'q ' sono gU argomenti
131

,<c
ti
u.
UJ
se

&

&

il

5- SI

II

I I I

del fu store 'o ' che si slm b^ixza eoo 'A . PooeDdo quindi
'A ' davanti ai rispettivi argomenti 'p* e 'q* al ha
A p ti
cb e si leflge 'p o q seguendo queato ordine

A p q
3 13
O ra fi o quejodo ai tratta d i m are ua unico funtore la
cosa molto semplice come il lettore a vr avuto modo
d i notare. D discorso diventa un po' pi d iffic ile quando
si devono usare pi funtori.
F acciam o un secoodo esempio;
5.22.

" p iove 0 non ptoiw*

Qui ablriamo ua solo enunciato atooilco piove ripetuto


due volte. P e r prim a cosa sostituiamo piove con p e
abbiamo
"p 0 no p".
n lettore s i render conto che i (untori sono due: 'o
e non dove 'o ' che si simbolizza con A un funtore bi>
argom entale che determina i due argomenti 'p* e non p '
e quindi va anteposto a entrambi gU argomenti, cosi
A .p ntm-p
n on cbe si sim b olina con N funtore monoargomentale
che determina la seconda > * e quindi si antepone alla
seconda p . La formula interamente simbolizzata v a
scritta
A p Np
che si legge p o non p seguendo questo ordine

A p N p
3

1 3

C h i volesse rendersi conto della pregnanza e del ri


gore della simbologia htkasiewlcziaoa potrebbe pensare
133

per

a lle form ule d i sttuttuia della chimica. Men

tre la formula scritta sopra potrd>be essere paragonata


a ma {ormula em pirica o grezza si pensi a quella
dell'acqua: BtO . la seguente potrebbe essere parago
nata a usa form ula d i struttura che d ragione del per
ch il Lukasiewicz anteponga loperatore a i rispettivi ar*
gomeati.

In questa formula l'operatore blargonnentale 'A ' co


m e UD eleiaento bivalente s i comporta quindi com e la
tomo d i ossigeno nella m olecola d i acqua; 'p ' e 'N p ' sono
come eletncati monovalenti e si comportano quindi come
1 due atomi d i idrogeno nella stessa molecola: si notil'aoalogla fr a la formula sopra delineata e quella dcl>
l'acqua.

Si tratta per solo di unanalogia com e il lettore p o tr i


facilmente costatare per suo conto.
Facciam o ora un terzo esempio pi complesso:
5J3
134

" 59 piove 0 'n evica ' aUora 'm v c o ' o piove

P e r prima eo M sostituiamo 'p io v e ' eoa 'p* e 'n evica


con 'q* e abbiamo:
se p 0 q ' alloro g o p'
Qt i funtori som tre:
alloro , 11 p r ia 'o interposto tra *p* e q ' e il secondo 'o ' Interposto tra q
e y .
n funtore 'S9 ... oltora... cbe si pu leggere &nche
iittjiUca...' e cbe al simbolizza eoo 'C ud funtore
biargom eotale o diadico che determina t due argomenti
p o q e 4 0 p* e pertanto va scritto dinanzi ad essi
C p o q ' 'q 0 p .
U prim o argomento a sua volta un enunciato mo
lecolare costituito dal funtore 'o ' e da due aromenU 'p '
e 'q ' e pertanto l'operatore ' 0 ', cbe si timboUzza con 'A \
essendo blargomentale va anteposto ai rispettivi a rg o
menti
C Apq 'q 0 p .
n secondo argomento '4 0 p' ancbesso un enuncia
to m olecolare costituito dal funtore 'o* e da due a rg o
menti 'q ' e 'p e pertanto 1) funtore ' 0' cbe si simbolizza
sem pre con *A' va scritto dinanzi ai rispettivi argomenti
C Apq Aqp.
Si ottenuta cosi la trascrizione completa deU'intero enun
ciato m olecolare nella simbologia lukaslewlczlana. n Lu
kasiewicz scrive tutto di seguito cos:
CApqA^p.
N oi seguendo un coosiglio del Bocbt&ski * p referia
mo, almeno nelle prime vette, tenere intervallati l va ri
gruppi m olecolari elementari in maniera che 11 lettore

*
J iit Bccamiu. NoM
Ctt.. pp. 47-11

i logica. ImboHM. Roma. ISM,

135

possa reodersi sem pre m eglio conto della f utu iooe degU
operatori.
Tutto Tenunciato una m acrom olecola costituita da
ua operatore 'C* e da due argom enti A p q e A qp' ognu
no dei quali a sua volta una m crom olecola. Si veda la
aegueotc formula (U struttura:

Abbiamo messo tra cerchietti te c^crom olecole, ognu


na delle quali s i comporta nei conironti dell'operatore 'C
c o n un atomo. L a form ula em pirica va Ietta secondo 3
seguente ordine:

Apq

Aqp

213
l

iU
lU

Ossia si i ^ e prim a la I (e o a le sue articolazioDi In*


terne passando da 1 a 2 a 3). poi si leg g e U n e infine
136

la m (con le sue uticolaziocu interoe pass&odo da 1 a


2 a 3). L intera espressione si legge
' " p 0 q im plico 'q o p ' "
oppure
" se 'j> 0 q aOoTa q o p
PassiaE D O a u n q u a r t o e s e m p io c h e

p re s e n ta a n c o r a

u n a m a g g i o r e c o m p le s s it .

5.24. **NQ'ipotesi che piova, to U rr bapnaia; poich


piove ng deriva che la terra bagnata".
Qui la prim a cosa cb e si deve fa re quella d i indivi
duare g li enunciati abouci stando attenti a cbe si tra iti
sem pre d i tem pi al presente indicativo. Troviam o subito
il congiuntivo piova ma a uaa analisi piCi approfondita
si rive la un presente indicativo scritto a l congiiiatlvo solo
per questioni stilistiche. Inoltre esistono una serie d i lo
cuzioni 'ncU 'ipoloR ciie', 'p o ich , ac deriva che , locuz io o i che non sono n enunciat atomici, n uno degU
operatori che conosciamo. I l problema che c i poniamo
o ra U s e g u )te : queste iocuziofu seno riducibili a ope
ra tori d i nostra conoscenz? Indubbiamente si. Vien e fu o
r i, fatte le dovute sostituzioni, un enunciato m olecolare
d i questa maniera:
" i s e p io v e , a l l o r o l a t e r r a
a llo r a la

bagnata, e piove.

terra bagnala".

L 'a n a lisi linguistica nel linguaggio della vita quoti


diana, e la relativa traduzione a form e standard sem pre
nel linguaggio della vita quotidiana, la cosa pi d iffi
c ile cb e v i sia e non esistono regole cbe si possano man
d a r gi e quindi essere applicate meccanicamente. Qui si
richiede solo capacit giudicativa in un senso ancora pi
fo rte d i quello atlribuito a questa espressione da Kant,
che acutamente osserv cbe tale capacit "un talento
137

particolare c h non s i pu t06e g o a r m a soltaoto eserci


tare" e "a l cui cUfelto oessuna scuola pu supplire" *.
Ritorniamo, dopo questa digressione ooa d l tutto
superflua, alla form a aUindord sopra stabilita isolando gU
esuaciati atomici;
5.241.

s . se 'p io v e ' allora la te rra bagruxta', e 'p iov e '


aQora la te rra baffnaia'

Sostituiamo 'p io v e ' con p e la 'te rra bagjtata' con q


e abbiamo
"se, se p a llora q, < p, allora q ".
P e r sem plificare ulteriorm ente sostituiamo la locuzione
"se... aUoTa" ripetuto per la seconda volta eoo la locu
zione rmpiteo . L'in tera espressione d i sopra diventa
se p tmpUca q, e p, a llora q "
oppure sostituendo se... a tlora" con "..'.im plica... en
tram be le volte
p implica q , e p, im plica q.
Qui troviamo tre funtori: 'im p lico', 'e ', 'im p lica '. Il
primo implica un operatore biargomentale i cui argomeoCl sono la prim a *p' e la prim a 'q '. Esso si simbo
lizza con *C* e v a anteposto a i rispettivi argomeDli *p e
'q ', cosi 'C p q'; l espressione diventa:
Cpq e p , im plica q.
L 'operatore 'e ' un funtore biargom entale d i cui il pri
mo argomento i l espressione fin qui siihboUaata Cpq
e il secondo argomento i

la *p. Esso si simbolizza con

* I. Km<t, K ritik d e r r e i v n

A 1)3, B 172, trod. >t

di G. Gomtt O. LaMaoa RAD(ce. CHUca dUa r o g io ^ para,


Bari, 1R9, p. Itt.

138

'K ' e v a anteposto a i rispettrri argomenti. L espressione


diventa:
K Cpq p. implica q.
L'operatore 'hnpltca* non ancora simbolizzato ub fun
tore biareotnentale d i cui U primo argomento 'K Cpq p*
c il secondo argomento 'q \ Esao si simbolizsa con C*
e v a anteposto ai rispettivi argomenti
C K Cpq p q.
Volendo ora giustificare questa sim b olim zton e scri
viam o una formula analoga alle formule di struttura della
chimica, d i cui evidenziamo t passaggi:

m
-'P
n I passaggio C
nel cerchio interno cbe s i legge
oell'ordine
C pq
i

13

cio 'p imptica q '.


139

n n passaggio consiste in questo: si hanoo cio due


a rgom en ti:/C pq' e 'p ' deteriniaatl dall'operatore 'iC* e
siccom e l'operatore si scrive davaaU a i rUpeUivi argontenU abbiamo
K Cpq p.
n m passaggio consiste d questo: si banoo due a r
gomenti: a) l'espressione fin qui scrtta 'K Cpq p e &) 'q '
(n el cerchietto piccolo) determinate dall'operatore 'C*. E
poich '(?* si scrive dinanzi ai rispettivi argomenti abbia
mo la formula
C K Cpq p q.
Evidenziamo i passaggi

C
l

K
l

Cpq
213

p
Z

q
2

in
L espressione si legge nello stesso ordine in c w
stata scrtta e cio seguendo lordine d elle frecce sovrap
poste:
p implica q, e p, hn piica q "
cio
"se, S9 p allora q . e p, a llo ra q .
140

Ossia si leg g e in prim o luogo la I (e o o le &ue articoU ziooi interne da 1 a 2 a 3), poi la H (con le sue articolazioni interne da 1 a 2}, infine la H I (eo o le sue a rti
c o la t o c i interne da 1 a 2).
F acciam o un quinto esempio ancora pi complesso:
SJS.
piove aUora la terr bagnata o se piove aitoro c ' vmtdtt equivalente a se piose ollora la
U r r i bagnata o c ' umidit .
L'espressione aon presenta difficolt dal ponto di
vista della analisi del linguaggio della vita quotidiana:
bisogna solo individuare in essa g li enunciati atocnicL Si
pu6 inoltre per m aggiore com oditi m a solo per mag>
g io r comodltji
sostituire la locuzione "se... allora ...''
con iTaptico". In fa tti quest'ultima locuzione essendo co
stituita da un unico segno anzich da due segni inter
vallati da puntini sospensivi, faciU ta la traduzione nel
linguaggio simbolico.
R iscriviam o respresslooe d i sopra cosi:
'p io v e ' im p ^ a 'la te rra bagnata' o 'p iove' im
p lico 'c ' umiditd* egutvolente a 'piove' im plico
l a terra i bagnata' o "c ' um idit".
Sostituiamo 'p to M ' con 'p'-, 'ia terra i bagnata' con g*.
' c umidir eoo *r'. Abbiamo l'es[ffessione;
"p im plica q
p im plica r eatnvolnt o p
ptica ^ 0 r*.

N ellespredsione troviam o sei funtori sei di numero


cb e sooo Dell'ordine: 'im plico', 'o ', 'implico*, ' equiva
lente a ', 'tm p{ico'. o*.
F acciam o ancora un successivo passo e d o questo:
v e ^ a m o quali sooo i funtori che determinano solo variabi
li com e argom enti. Essi sono i seguenti: fl p r i a 'im plica'
un funtore biargomentale che determina come argomen
ti due variabiU: 'p ' e 'q "; il secondo 'tmpUca* ua funto
re blargom entale che determina com e argomenti due
variabiU 'p ' ed ' r ' ; l'ultimo 'o* un funtore hiargomea141

tale che determioa come argom eoti due vanabOi 'q e V .


Isoliam o queste m icrom olecok. Abbiam o:
" 'p im plica q ' o 'p im plica r ' c <QUR>aln(c a p
im plica
0 r* *.
SecoDdo ia g ra fia che conosciamo simbolizziamole lascian
do il resto Inalterato. Abbiamo.
Cpq 0 C pr i equ ioalenii a p i m j ^ a A q r
Sodo rimasti tre funtori da analizzare: o*. ' eguivaUnfe
a, 'in d u ca ' 'o ' i un funtore biargom entale che deter
mina come argomenti le due m lcrooiolecole 'Cpq e 'Cpr*
che rlS{>etto a l funtore si comportano come atomi. Iso
liamo e d argomenti rela tivi e cio 'C p q ' e 'Cpr" con le
virgolette:
""Cpq* 0 'Cpr equivalente a p im plica A q r",
Saldiam o cbe -'o' si simbolizza cod 'A ' e va scritto prima
d ei rispettivi argooienU. Abbiam o quindi
' A Cpq Cpr equivalente a p itnpitco A q r".
^ ' equivalente o* un funtore biargomentale cbe detrim na due argomenti, il primo dei quali l iotera esprcsaiooe ora simbolizzata A Cpq Cpr* e i l secondo dei quali
'p
A qr". Isolando g li argomenti
'A Cpq Cpr* equioatenle a 'p im plica A q r
O ra equivalente a ' m funtore biargomentale che
si simbolizza con 'S " e va scritto prim a dei rispettivi a r
gomenti. Abbiamo quindi
"E A Cpq C pr

p im p lica A q r".

'm p iica ' cb e s i simbolizza con 'C* un funtore biargomentaie cbe ha com e primo argomento 'p* e com e se
condo argomento Aqr". Isoliam o g li argomenti e abbiamo
B A Cpq C pr p im plica 'A q r'
Im plica che si simbolizza con " C un funtore biargomen
tale che va scritto prima dei rispettivi argomenti 'p\ 'A q r'.
142

L intera espressione completamente simbolizzata


E A Cpq

Cpr

Cp

Aqr.

Essa si le g g e D e ll o r d in e di s c r it t u r a * ' p im plica t' o


'p im ptica r q u ivalcale a 'p im plica q r '
P e r la
lettura s i pu s e g u ir e l'o rd ioe Indicato dalle f r e c c e :

In poche parole si legge prim a la I eoa le sue articolaziooi interne (da 1 a 2 a 3), pot la I I poi la d (eoa
le sue arttcolaziom interne da I a 2 a 3), p la IV . poi
la V (eo a le sue artieolasloni Interno da 1 a 2), poi la
V I (co n le sue articolarioai interne da 1 a 2 a 3). Cbi vo>
lesse rendersi conto del perch l operatore 'f i ' va scritto
Innanzi a ll intera espressione potrebbe utilmente delinca
re una form ula d i stnittxtra analoga a quelle della chi
mica.
S i ved a i l seguente grafico:

143

Facciam o un ultimo esem pio:


5.28.
Non verv che piovt equivalente a non p io v ".
Qui abbiamo UD solo en u n cia to atomico "ptove ripetuto
due volte. Uettlaniolo ia evidenza con U solito sistema
delle virgolette cosi:
Non i

v e ro

che 'p io tx i

etptioalente a non

piove
Sostituiamo reaim clato atomico 'p loos' eoo "p' e otteniamo
"N on i v e ro e h * p tquivaltnSe o non p.
Restano tre funtori: 'N o n v e ro che', equivalenle a'
e 'non'.
L'e&pressiono 'N on i v e ro che il funtore moooargo*
mentale 'non' il cui arflom coto l'espressione restante 'p
equivalenie a non p . Mettiam olo tn evidenza:
" N o i v e ro che 'p i equiM lente a non p'
D funtore 'non ' si simbolizza eoa 'N ' e v a anteposto all'argom eato. Abbiam o qxiindi
" N p cQuioolente a non p".
' equioaUnte ' un funtore blargomentale di cui il
primo arsam ente 'p* e il secondo non p*. Eeso si sim
bolizza con E ' e v a scritto prim a del rispettivi argomen
ti. Abbiam o quindi
N B p non p .
'non' un funtore monoargomentale che si simbolizza con
'N * e v a anteposto al relativo argomento cb e *p*. Ot
teniamo
N Ep N p
cbe i una espressione sim bolica senza residui.
L'espressione si le s t e nell'ordine di scrittura

m
144

N p
1 2

IV

* N o n p i q w oafeijte a jum p'


ossia si lefige prim a I,
poi EC, poi lU ic b a l e sue Viiicolaztocii ioterne 1-2.
Chi 7 0 ^ ruutersi conto della scrittura pu delioes*
re una form ula d i struttura analoga a quella della i-himi-.

P le ttw e a r r i ,aoUto c t e l'uniM funtore che si iege


prim a dei
gli a ltri funto
ri. essendo b ^ e o ^ n u l , yaimo (eC dopo 11 prim o a r
gomento.
5.27. Diam o ora dieci esempi per esercizio aiutando nella
lettura con rausQio delle pjircQte&L
5.270.

C C pN q CqNp
Si legge " ( p im plica non q ) tmpiica
non p ) .

5.271.

implica

A N p C Cpq Q
SI legge "(non p ) o I (p implica

5.272.

C A p A q r A p Arq

5.273.

C A N p Cpq Cpq

im p ila i ( g ) ] .

SI legge ((p ) 0 (il 0 r ) ) implico ((p ) o ( r o <r)J".

SI legge [(a oa p ) o (p Implica <j)J im plico (p


im plica 4 ) ] .
5.274.

C N A pq A N p N q

5.275.

C A q r C A N rs Aqs

Si legge (N w i (p o ? )] implica (non p o non q )" .

Si leg g e: (q o r ) tmpHco (#on r o s )

im plica

(fl 0 a)).
145

5.276.

C .A p A r C A p A N ts A p Aqs
SI leg g e: * [p o iq o r ]] im plica j(p o (non r o a )]
im plica (p 0 (q 0 a )] ( *.

5.277.

C ANpNq N K p q
Si lg e : "(non p o non

implica non: (p q )".

5.278.

C C Kpq r C K p N r Nq
S i legge: " [p e <7) im plica ( r )] implico [(p e non
r ) implica (non 4) ] .

5579.

E N A K p i KNpAfq A K p N q K q N p
Si leg g e; **Jno ((j ) e fl) 0 (non p e non q ) ] J
se e 0(0 se [ ( p e non q ) 0 (q e Ron p)]*.

5J . U linguaggio sim bolico d i Whilehead e RtuseU.


L a simbologi& d i Whitehead-Russeil basata su quel
la del F om u2ono M a tiu m a tco d i Peano, opportunamente
modificata. In fa tti Peano, Padoa e altri logici conside*
ravano la teoria delle clas&l e la teoria degli enunciati
come parti coordinate della logistica e quindi usavano gli
;ste3Sl segni cbe Interpretavano diversamente. Whitehead
e Kussell giustamente si distaccano da questo modo d i ve
dere e trattano della logica degli enunciati prima d i quel*
la delle classi.
O ltre alle variab ili enunciative p, q, r, s, t, e al segni
per gU operatori

.......

e
' 0' nel senso dJ 'A ' lukaslewicriano

*...D ...' 'se... aUora...'


'...E ...* ...se e solo se...'
i cui corrispondenti diversam ente sim bollaatl abbiamo
gi incontrato nella sim bologia di Lukasiewicz, qui tcovia146

m o due ouovi simboli: 11 stgno di asserziont, d erivato da


F reg e, e i punti, derivaU da Peano^
"

a)
D s tgn o di a s s m io n t, simbolizzato con V
g t v i f i c a ' ^ ^ _ j i l ^ quello c h t segue. Whitehead " e
jK u ss eir usano questo simbolo per distinguere un enunIciato cooipleto, cbe viene asserito, da tutti g li enunciati
pubordinati cbe sono contenuti lo e&so m a non sono asse*
Iriti. Mei linguaggio della vita quotidiana c i si se rve del
punto ferm o per distoguere un enunciato asserito; in lo
gica si usa il simbolo h prefsso a un enunciato sem
plice o complesso. P e r es. *p' vuol dire che l'enunciato
*p preso da noi in cooslderazione ma senza essere as
serito. I , p ' significa invece *p asserito*. Quale sia il
ruolo e l im portam a del segno di asserzione Io si vede
dall'inferenza. I l processo di infereaza, che esamineremo
da vicino all ore b parleremo del sistema assiomatico, a v
viene a questa manieta: un enunciato 'p ' asserito e un
enunciato 'p implica q asserito, e quindi com e una con
seguenza asserito reounciato 'q . Scrivono testualmente
Whitehead e Russell: La verit nell'inferenza la credenza cfae_ s e le due prime asserzioni non sono in errore,
f a s s j r a e f l i ^ non i n ' r n ) " '* ! conveniente, cotitinoano g li autori, s c r v e i - p e V (p 3 qX prim a di
procedere a V q che U risultato dell'tnferenza. Tutta
via Whitehead e Russell scrvono
V

p 3

cb e deve essere considerata solo un abbreviazione della


trip lice asserzione.
'I p e 'h- (p 3
L'espressione h- p 3

q ) e 'H

q'.

q si pu leggere "p , dunque q ".

L interenza infatti il risultato di una premessa ve ra ;


. l a dissoluzione di una (mpticazione.

* P.M. ciL. JatrodttctM, 1, p. 9.


14?

*i-

b)

J twnti hanno nella simbologia d i Whitehcad c

Ruasell ua duchee uao. U a s L ii lo conosciamo ed quel


lo d i <mbQU2Zflra_Vggratorc 'e'_, d o Indica it prodotto
lo s ic o T 'u ^ a l^ o usOi d eriva lo d ir e tta m e le d a Peano, ser
ve a m ettere tra parrot.9.jauociAUt
l ^ Mrit^' imme^atmecite preceduti o seguHl da _ V
o o ' o ' s * oppure da quantificatori c fr . 2.7. b 2.8.
servono a mettere tra parentesi eDunciat i j .tutti g li altri,
servono Invece a contrassegnare il prodotto logico. Wbitehead e RusscU stobUlscono un principio genera le: un n i^
tuero pi grande di punii indica una parentesi esterna;. un_
numero pi piccolo indica una parentesi Internaj I punti
v e n g o n o ^ v is i in tre gruppi: I . H, ^

S ' ^ p p o l|abbraccUL..i puoU.Cpntjgui A .un.a^gQa.dl


im pcazow (O J T di eouivaieiua ( s ) . . o . d i a ltrtiaa on .
0 di eguaglianza per definizione ( s D f ) .
I l gruppo n/abbraccia i punti che seguono le paren
tesi d i un qualificatore.
'D gruppo n i ' abbraccia i punii che si trovano tra
enunciati al fin e d i esprim ere un prodotto logico. E^.

'p ^ ' &i legge 'p e q'.


II
gruppo 1 H i forza m aggiore rispetto al gruppo
n e U gruppo n d i forza m aggiore rispetto al grupjw
U L Siccome in questa sede c i occupiamo della logica de^ g enunciati e prescindiamo qui dai quantificatori chfr
. riguardano la logica del predicati lim itiam o il nostro
, discorso al gruppo I. e al gruppo D I. Quindi d ic ia n w ^ h e
il gruppo I d i t o m .m ^ g io r B rlsfjettq.al g r u p p o . ^
1 punti appartecwntl al gruppo I. servono a indicare le
pare'nt^L L'estensione della parentesi data dal numero
idei punii: pi grande i il numero del punti pi estesa
j i la pareotesL Se si parte da una collezione di punti, l am
bito della parenleai indicata da questa coUezioae si esten
de a ritroso oppure in avanti, oltre qualsiasi numero pi
piccolo di punti appartenenti allo stesso gruppo o oltre
qualsiasi numero eguale d i punti ma apparteoenli a un
148

eruppo d i minor fo n a . L ambito della [parentesi in d lcau


dalla coUeziooe dei punU^sT form a o alla (ine deUenunV
ciato a d e r ito nel caso che non v i siano altre coUe^
ionl pi grandi d i punti o coUezlooi eguali di punti apparUncnU a ua grttppo d i forza eguale o superiore op
pure nell ipotesi che ci a w e a c a . l ambito s i estende
proprio fin o a dove al trova un numero pi^ grande di
punti o un numero eguale di punti apparUnend a un $rupp di fo rza eguale o superiore. Solo dopo l operatore >v*
(non) non si usa U sistema della punteggiatura ma le nor
m ali parentesi. F acciam o d eg li esempi.
P e r capire U ruolo del p u A ti nella simbologia peaoawhitchcad-nisscUiana ripreodiamo gli esempi fatti p e r la
simbologia d e l Lukasiewicz.
5.21. P io v e 0 tira vento . SosUUieodo g li enunciati *|riove
e 'tir a venie con 'p ' e 'g ' abbiamo *p e q '. L opera
tore V un operatore biargomentale cbe si simbolizza
eoa V e v a scritto tra g li argomenti. Quindi simboUz*
zando anche il funtore olUre agli argomenti abbiamo:
5.21.

p W q.

Se ora volessinw asserire l'iotera espressione dovremmo,


scrivere:

I - . (p V g)
Invece delle parentesi noi usiamo un punto dopo U segno
d i asserzione:

H . p V 9
Poich non troviam o altri punti vuol dire che l'asserzione
simbolizzata si intende estesa dal punto alla fine delle
spressloae.
Preodiam o U secondo esempio fatto nel paragrafo
precedente:
5.22.

" piove 0 non *|rioi>e'

Simbolizziamo l'enuncia

to atom ico 'p io v e ' eoo la variabfle 'p ' e abbiamo l'espres
sione 'p 0 non p. I l funtore o* un funtore blargomen149

tale si simbolizza con V . Esso determina due a rg o


menti 'p ' e 'non p' e v a scritto tra i due argomenti:
p V rum p.
'N on ' un iuntore monoargomentale che determina la se
conda p e pertaoto va scritto dinanzi ad esso. L'espres
sione ifiterameote simbolizzata va scritta
p V

p.

Se ora vogliam o asserire l intera espressione scriviamo


5J2.
. p V ~ p
Cio partiamo dai punto 'e arriviam o alla fine senza
incontrare a ltri punti: il cb e vuol dire cbe si apre a quel
punto una parentesi che si intende chiusa solo alla fine
dellintera espressione.
Prendiamo il terzo esem plo fatto al paragrafo pre*
cedente:
SJ23.
pkwe 0 'n eotea' allora 'n e v ica ' o 'p io v t' ".
Sostituiamo 'piove' con 'p ', 'nevica con 'q '. abbiamo
s t p 0 q allora q o p.
P e r ulteriore chiarezza sostituiamo il funtore 'm ... aUora...' con '...implica...'. Abbiam o
p 0 q implica q o p.
Qui 'o ' un (untore blargom enta! cbe determina i due
argomeaU 'p ' e 'q*- N ella simbolctfia whitehead-russelliana si scrive 'V ' e si pone tra i rispettivi argomenti cosi;
p V q implica q o p.
D funtore 'im plica' un operatore biargomentale che de
term ina t due argomenti 'p V q ' gi simbolizzato o q o p'
parzialmente simbolizzalo. N ella grafia whitehead-russclliana si scrive 3 e si interpone tra gU argomenti. A b
biamo allora
p V q 3
150

q 0 p.

Resta rultim o o* da slmboUziarc. Siccome 'o* un ope


ratore biacgiKDentale i cui argomeoU sono 'q ' e *p' e ocUa
s ra fia d i WKiUbead-Russeli i siinboUna eoo 'V ' inter
posto tra t rspetU n arsomenti, l'iotera espressione, com*
pletAniente slmboUzzAta risulta co d :
p V q Z > q V p .
M a respresu ooe lu n ^ dall'essere corretta molto
amblguarTnrattt pu significare:
(1 )
(2 )
(3 )
(4 )
(5 )

A
A
C
A
A

p C q A qp
p A Cqq p
A p g A qp
A p Cqq p
C Apq q p

. <p) V <q =. (q V p ))
(p ) V ((q 3 9 ) V p ))
^ { p V q ) D (q V p)
( p V (q 3 q )) V (p )
9 ( ( p V q ) 3 q ) V (p ).

O ra mentre nella sitnboksw ^uiusiewtcziana noo sor<


gono equivoci quel Linguaggio a primo acchito comples
so ai rivela ora com e semplice e rigoroso . nella simbo
logia whitehead-russcUiana una espressione equivoca
e si dovrebbe ricorrere alle parentesi; ma l'uso delle pa
rentesi comodo fino a quando c ' da m etienic tre, quat
tro, cinque. M a se le parentesi sono decine e decine di*
venta una fa tic a enorme capire e leggero all'impronta
un'espressione. P e r questo motivo g i i Peano ricorse al
sistema dei punti; sistema che veone iategralm ccto adot
tato da Whitehead e Russell. Questo sistema consente di
elim inare un numero considerevole d i pareotesL
I l vero significato dellenunciato
piove 0 nevica' implica navica 0 p iove'
quindi quello dei numero (3)
in simbologia lukasiewiczna
C Apq Aqp
ed In sim bologia wfaltehead rmsellLana
(p V q ) => (q V p)
151

Se ia hiogo d d le parentesi poniamo i pimti. abbUxoo:


SJ3
h - : p V q . 3 . g V p
dove i due pusti dopo fl segno asserzione
dicono che
asserita l Intera espressione, iniattl non trcriaiDO pi
due punti fino alla fin e d ell espressione. P o i prima del
segno
troviamo im punto, il che vuol d ire che dob>
biamo arrestarci e tornare indietro fino ai due punti e
cio l espressione 'p V
v a presa cotne un tutto. Dopo
il segno ' 3 ' si tro va ancora un punto e leggendo fino alla
fin e non se ne trorano edtri, il che vuol dire cb e l spresslooe *a V p* v a presa anche essa com e un tutto.
Facciam o un quarto esempio. Prendiam o la
5.24.

's e 'p im plica

c p, olEoro q '.

Se volessimo sim bolizzarla usando le parentesi, dovrem*


mo scrivere:
( (p = > < !) . (p )) 3 ( q )
ma preferiam o eUmioare le parentesi seguendo il m e
todo d i Pcaoo e scriviam o
p Zi q . p . Zi . q
dove p 3 q ' unim plicaiione m ateriale e quiAdi va pre
sa com e un tutto; poi troviam o un punto. Questo pun
to cb e incontriamo non ba il valore di una parentesi,
in ie tti non appartiene al gruppo I che contempla pun
ti 0 coUezipoe d i punti contigoi al simbolo d eliimpUc&zione D , dell equivalenza
o dellalternaziooe 'V* o
delleguaglianza per definizioDe '= D f '. N o o appeortiene
neppure a l gruppo Q perch non segue una parentesi che
racchiude os Quantificatore, e pertanto appartiene al
gruppo i n , cio i il simbolo dell'operatore 'e ' che bi>
argomentale e cb e p o ta n te congiunge i due argocnenti
p D q* e p .
Procedendo avanti troviam o ancora un punto. Poich
questo punto posto dinanzi a l segno deUimplicazione ' 3 ' ci vuol d ire che il punto stesso appartiene al
1S2

gruppo I. A llora qui cl ai ferm a e si torna indietro. D ove


c l si arresta? Solo aUinlxio dell'iotera espressiooe. In
fa tti retrocedcodo i vero cbe noi incontriamo un punto
tra p 3 q* e 'p ' ma questo appartiene al eruppo i n che
di minore fo rza r i ^ t o al punto che antecede il sim
bolo d elllm p lica iion e z>' a pertanto aon c i dobbiamo
ferm are. C i ferm erem o solo se troviamo un punto o tn>a
coUeone d i punti appartenenti al gruppo I. Poich qi>e8to non T vieo e, s i intende compresa in unintera paren
tesi lespreasiooe
'p D

q . p'.

Procedendo avanti, dopo il segno di

*3

troviam o n punto; il che vuol dire cbe da qui


una nuova parentesi. Poich non incontriamo altri punti
dopo 'q ', vuoi d ire che deve estere considerata tra pa
rentesi la sola 'q .
Se ora volessimo asserire l intera espressione, dob
biam o scrivere
I- : p 3

q . p . => . q

L'asserzione si inteode estesa da dove iniziano t due


punti fino alla fin e del momento che con si incontrano
a ltri due punti. Se net corso deli'espressione noi trovas
simo due punti, cl dovremmo ferm are e retrocedere. M a
ci 000 avviene e quindi si intende asserita l iotera esprcasiooe.
Sinabolizziaino ora la 5.2S. del capitolo precedente,
che trascrviam o preliminamiente tra parentesi p er la clUtare la traduzione:
' ( p im plica q ) 0 (p in p ic a r ) i equivolente o (p )
implico (q -0 r)*.
Se si volessero adottare le parentesi si dovrebbe
scrivere
[(P =><J) V (p => r )] E

[(p )

(q V r i ]
1S3

ma Whitehead e Russell prcferiftcoao l'uso peaniano della


pooleggiatura. L'espressione si simbolizza cosi;
p D q . V . p r 5 r : s : p . D . q V r
fa cile ora leg g erla : 'p D q* un tutto; ifatti dopo "q '
c ' il punto appartenente a l I gruppo e pertanto biso
gna retrocedere fino all'inlzto dell'espressione. R etroce
dendo QOQ si iocootrano a ltri punti e quindi l espressione 'p D q deve essere considerata tra pareotesi. P o i
ai Ucontra ii segno deli'alterTvazlone V e questo se
guito da ua punto. 11 cb e vuol dire che da qui inizia una
nuova parentesi. Dove si chiuder? Indubbiamente dove
si incontrano i due punti prim a del segno dellequivalenta
Infatti ci s i deve ferm a re perch si incontra qui
un numero m aggiore d i punti appartenenti allo stesso
gruppo. Siccom e c i troviam o dinanzi al segno * s dob
biamo r e t ^ e d e r e . cio dobbiamo aprire uiva parentesi
a rllroso e ritornare indietro. Dove chiuderemo questa
parentesi? Solo all'inizio dell'espressione. Infatti rctrocecendo non incontriamo n una eguale collezione di pun
ti n una coUeone m aggiore d i punti appartenenti allo
stesso gruppo I cbe quello d i forza maggiore.
Dopo il segno d i equivalenza ' s ' troviam o nuovamen
te due punti, che appartengono quindi al gruppo I ; U che
vuol dire cbe d a qui si apre una parentesi. D ove si chiu
der? Solo a lla fin e dell'espressione. In fa tti avanzando
non Incootramo pi& n due punti n una coUeaone m ag
giore d i punti appartenenti a l gruppo I.
P o i dopo 'p ' troviam o un punto che antecede il se
gno deU'impUcaziooe 3 . H che vuol dire che bisogna
retrocedere. F io dove? Finch non si Incontra lo stesso
numero o un numero m aggiore di punti. C i si ferm a cio
ai due punti. D che vuol dire che quel p deve essere
considerato tra parentesi. Dopo 11 segno dellimplicazio
ne ' 3 ' c ' un punto. Ci vuol dire cbe d i qui si apre una
parentesi. N oo incontrando pi alcucxa punteggiatura fino
1S4

a lla Cine vuol d ire cbe l'espreasioDe *g V r ' deve essere


considerata ua tutto e cio in pareateaL Se ora vogUamo
anteporre il simbolo d i asserziooe, dobbiamo scrivere
5^.
l - : . p 3 9 . V . p 3 r : s : p . = > . V r
n lettore a v r notato tre puntini dopo 11 segno dellasser*
zione. D cbe vuol dire che si intende asserita l'in tera
espressione; iofaU i procedendo in avanti non s i Incenda
n un numero m aggiore n lo stesso oumero d i piutU. Q
lettore noter anche che, se asserita l'intera espressio
ne, dopo il segno di asserzione v i sem pre un punto In
pi rispetto al numero pi grande d i punti che s i trova
neU'espressione.
Simbolizziamo ora la S ^ . che trascriviam o mettendo
le parentesi:
N ob i vero che [(p ) i equivalente a (non p )]
e quindi
~ t ip )

( ~ P )].

Sostituendo le parentesi con i puntini, dovrem m o avere:


-

: p. s

. ~ p.

M a W h it^ e a d e Russell- dopo il segno


mettono la
parentesi invece del puntino. E scrivono cosi:

(p =

p)

e una volta posto il segno di asserzione, l'espressione de*


in itiva
H

. ~ (p a

~ p)

F acciam o un ultimo esempio pi complesso. Tradu*


clam o
C A p q C A p C q r A p r
nella simbologia whitehead-russelliana. P e r prima cosa
leggiam ola aiutandoci delle parentesi. L 'e ^ re s s io n e si
leg g e:
*(p 0 9 ) rm plica }[(p ) o (g implica r ) ] implica (p o
iSS

Pacriaroo " prm a traduzione txascrvesdo eoo pa


rentesi tonde:
(p V 9) 3

( ( ( p ) V (q => r )) 3

(p V r ))

Sostituiamo le parentesi eoo i punti e abbiamo:


V d

p .V . c

. p V r

Giustl/lchiatDo la scrittura. Dopo i espresaioae 'p V q '


si incontra un punto che antecede il seeno dcU'impUcazione 'z > ' e pertanto appartiene a i gruppo L Ci vuol
dire cbe dobbiamo retrocedere fino aUintzio deliespressloae. Ossia l Intera espressione "p V q ' si intende chiusa
in parentesi. Dopo U segno d eli implicazione ' 3 ' troviamo
tre punti appartenenti al gruptw I, il che vuol dire cbe
di qui si apre una parentesi. Procedendo in aranti non
troviamo una eoUezione m aggiore o eguale di punti appartcoeoti allo stesso gruppo, il che vuol dire cbe la pa
rentesi aperta qui si ctude solo alla line dellespressione. P o i troviamo un punto dopo 'p ' e prim a d i V segno
dell* 'o* alternativo. Qoesto punto appartiene a l gruppo I
e pertanto dobbiamo fe rm a rci e retrocedere fino a dove
ai Ineootra un numero eguale o superiore di puoti appar
tenenti allo stesso gruppo. C i si ferm a quindi ai tre pun
ti g l i Incootrati. Ci vuol d ir e che l espressione p deve
essere considerata tra parentesi. Dopo il segno V tro
viam o nuovamente un punto appartenente a i gruppo 1,
U che vuol dire cbe da qui si a pre una parentesi che si
chiude solo dove v i lo stesso auaiero d i punti oppure
un numero coagglore d i punti appartenenti aUo stesso
gruppo L Quindi si apre una parentesi dopo *V e si
chiude dopo lespressione q 3 r* cio4 dove troviamo due
punti, appartenenti a l gruppo I perch prima del se
gno *3 . Qui noa solo si chiude la

parentesi aperta

dopo il segno 'V ma poich questi due punti vengono pri


m a del segno * 3 ' bisogna retrocedere fino a quando non
si incontra lo stesso numero d i punti o un numero mag1S6

fio r e d i ponti apparteoentl allo stesso ruppe L N el caso


oostre rtrocedeado dai due punti prima d d segno ' s ' c l
s i arresta dove al trovano 1 tre punti dopo Q prim o se
gno *3 * . Quindi vuol dire che l'io tera espressione cmhpresa tra i due punti e 1 tre punti, proccdeodo a ritroso,
d e ve essere coosiderata tra parentesi e cio l'iotera
espressione p . V . q 3 r* che, come abbiamo visto,
costituita da due espressioni comprese tra parentesi, e
cio p e g 3 r". Dopo l'ultimo scsoo * 3 * troviam o un
punto apparteneoto a l gruppo 1, il cbe vuol d ire che di
qui &i apre una parentesi. poich con troviam o pi pun
teggiatura fino alla fine, vuol dire che tutto quello che
segue deve essere considerato tra parentesi. N el caso
nostro *p V r '. Se poi vogliamo asserire l intera espres
sione dobbiamo scrivere
l - : : p V g . 3 : . p . V . i 3 r : S > . p V r

e cio, siccom e all'interno dellespressione si trova il mas


sim o di tre punti appartenenti a l I sruppo, se noi vo glia
mo asserire l iatera espressione altora dobbiamo m ettere
dopo U se ss o di asserzione un puoto io pi d i tre Il
numero pi grande di punti che si trova neU asserzione
e cio quattro.
Diamo ora la trascrizione nella simbologia di Whltehead e Russell del dieci esempi fatti alla fine del para
g r a fo precedcote. S a r i bene che il lettore ai eserciti fa*
ceodo per cooto suo I due passaggi intermedi tra l'espres
sione Iniziale simbolizzata nel Uoguacsio d i Lukasiew icz
e quella finale simbolizzata nel linguaggio di \Vfaltehead
e Russell, a questa maniera:
5.370. C

C p N q C q N p

espressione simbolizzata
nel linguaggio di Luka
siewicz

157

(p 3 ~ q ) 3
3 p)
1* passaggio intermedio
p 3 >^q..
2* passaggio intermedio
l - : p : > ' ~ q . 3 . q 3 ~ p espressione simbolzata
nei linguaggio di Whitehead-RusseU
N o i daremo solo l'espressione iniziale e quella ((naie,
lasciando i due passaggi interm edi a l lettore:
5.270.

C CpNq CqNp

5^1.

A Np C Cpqq
H : . ' ^ p : V : p 3

K * :p O q . 3 . q

3 ~ p
q . t 3 .q

5.272. C Ap A q t A p A rq
K : p V (q V r ) . Z ) . p V
5.273.

C A N p Cpq Cpq
l-:.-?. V . p D q ; 3

s m

C N Apq A N p Nq
h - : ~ ( p V q ) . D . ' p V

5.275.

C Aqr C A N rs Aqs

( r V q)

. p 3

^ - : . q V ^ . ^ . : ~ ^ V * . D . q V *
5.276. 0 A p A q r C A p A N rs A p Aqs
t - : , p V .q V r . D : p V ~ r V s . 0
5.277. C A N p N q N Kpq
l _ : ~ p V ~ q . O .

(p.q)

5.276. C C Kpq r C K p N r JVq


l - : . p . q . D . r : ^ : p .

sm

.pVqVs

~ r . 3

. ~ q

E N A Kpq K N p N q A K pN q KqNp
H : . ~ (p.q.V. ~ p. ~ q ). = : p. ~ q.V.q. ~ p

Si gi notalo sopra cb e Whitehead e Russell alcune


volte invece dei punti usano le parenlesL Ci avviene sia
quando si vuol m e lt e r i'm evUlenza una propriet si
veda ad es. la S.272. d ove si m ette In evidenza la pro
priet commutativa sia ogni Qualvolta roDerato r e _ V ISS

n ega uniM er a eaprcstlone. come avviene nella 5.274,


^ I f e M V . Cosi ad esempio la 5 ^ 4 non si scrive
H : ~ . p V q : 3 . ~ p V q
tna

i-:~ (p V q ).Z > .~ p V ~ q


IxtTflUi il punto dopo U segno
privo d i senso ia quan
to non appartiene al gruppo I, o a l gruppo H, n al
gruppo n L Pertanto erra tis s la usarlo come parentesi
dopo loperatore della negazione

9.4. I l U o it it a g g io aImboUco di HUnttI e d i Acfcermonn.


L a simbcdogia d i Hilbert e di Ackermann si differen*
2a dalle due che g i i conosciaow perch adopera com e
variab ili eounciative le maiuscole latine X , Y-, Z , V...
Quanto poi ai funtori vi una differenza tra il fun
tore monoargocneolale e i funtori biargomentali.
D funtore monoargomentale 'noa' si simbolizza con
' segno ch e viene poto sopra la variabile. E&. 'X ' si
le g g e non X .
J l funtore
-X e y * ;

si siraboU m 4*. Els. X & Y ' si legge

i l funtore 'o nel senso A hikaslewlczlano si sim


bolizza con V come nel Prfaic^na MotAemotica. Cs.
'X V y 8i legge * X 0 V -,
i l funtore ' m ... allora...' s i simbolizza con
Es.
'X - + y* leg g e "se X alloro y " ;
U funtore . . M o to lo se... s simbolizza con
E^. 'X
y r si leg g e X te e solo se Y . Non si dim en
tichi che mentre nella m bologia di Whitehead-Russell il
ricciolo 0 tilde
Q segno della negazione, qui il
segno dellequivalenza materiale. Hilbert e Ackermann
p er l'equivalenza materiale oHrt alla tilde hanno anche
a ltri sim boli: v * e

Quindi *X ^

Y* si legge " X $e
159

e solo se Y . L a stessa lettura si fa d i *X * T . Inoltre


si usano le parentesi com e In m atem aUca: generalmente
la tonda ripetuta se necessario p i i volte e la quadra. L e
parentesi possono essere elim inale quando d non d
adito ad equivoci. H ilbert e Ackertnann stabiliscono la
convenzione che per l eliminaalooc dcUe parentesi v i
un ordine di precedenza tra i cooneltivi secondo il quale
i connettivi dell'im plicarioae
e d e l bicondiziooak
' hanno la precedenza sul coooettlvo dcUa congiunzienc
ed & ha la precedenza sul cooneltivo della somma
V . Anzi questultimo segno pu essere omesso quando
ci non dia adito ad equivoci com e si ojnetle il segno x
in algebra.
L a lettura deUa sim bologia hilbert-acltermanniajna non
o ffre difficolt. Passiam o perci immediatamente a tra
durre le espressioni anaUzsate in 5.2 e riesaminate in 5J.
Prendiamo Vespressiane
5.21. * pletie* o 'tra venia'
Sostituendo all'enunciato
'p io w ' la variab ile X e all'enunciato 'lira venia'
la variabile 'Y ' otteniamo

X V y
che si legge
X 0 Y "
5.22. Prendiamo l espressione 'piotw' o non piave'

So

stituendo a llenunciato * p i w ' la variabile X*. ot


teniamo:
X V X
cbe si legge

"X

o non

X ".

5.23. Prendiamo l'espressione " ptore o nevica' aUora


'nevica o piove
F a tte le dovute sostiUreloni ab
biamo
(X V n - > < y V X )
160

che

legge
X 0 Y tn p ItM Y 0 X .

Questa ia base alla coaveozione stabilita sopra pud


scriversi anche

X V -> y x .
Prcndiaoio lespressione 5 M gi modificata In
5241. " Se, se 'p iov e ' allora 'la terra i bagTioia", e 'p io
v e ', allora 2a 'te rra baonata
Sostituiamo 'poTc' con 'X ' e 'la terra bagnata con 'Y ',
otte n ia n
[(X - > r> & X ]

(Y )

espressione che si legge: 'Se. se X allora Y , e X . aito.


ra Y '.
In base alla reg<rfa data sopra possiamo eUmina-e le
parentesi della implicazione foodaiscntale tenendo conto
cb e la eliminazione delle parentesi deiriniplicaaone ha
precedenza su quella deJIa congiuMiooe. L*esjessiooe diveata:
(X

Y) 4 X

Y.

Prendiam o iofine l espressione


5.25. " Se piove aUora Io terra bagnaia o 'se piove
allora c um idit' se e solo se 'se p iovt allora la
te rra 4 b u c a la o c uiriiditd*'. SimboUzziaino piove con
X% 'la te rra bagnata' con 'Y . 'c vmidU' con Z .
otteniamo:

[(X ^

Y ) V (X

2 )] ~ [X - > ( Y V Z)J

cb e s i leg g e
" X implica Y o X im plica 2 se solo $e 'X
im plico Y 'o Z *.
In bas alla regola data sopra leliminationc delle
parentesi dell'equivalenza materiale e dellimplicazione
161

ba la precedenza sulla elim inazione delle parentesi dUa


somma. Quindi scriviam o:
(X ^ Y ) V ( X
Z ) ( X
Y V Z)
SI Qoteri cbe la pareatcsi dopo la tUde non si pu eliDunare altrim ati d o o si comprende pi se il funtore
principale dcU'espressione s ia quello d e ll'e q u iv a le D z a
0 quello dell'icDplicaziooe
A llinterno dell'ultima pa
rentesi si pud per elim inare il seeno *V*. L'in tera espres
sione diventa allora
(X -y )V (X -.Z )~ < X

^ Y 2 )

che la trascrizione non ulteriorm ente riducibile d i 5.25.


Un'uitlma considerazione v a fa tta sulluso del segno
della negazione
Qusto si estende quanto l'espres
sione che si intende negare. Prendiam o l'espressione
5.26. Noa i vero che 'p io w i eqttit>alent* a non piotw'
Soetiluiamo 'p to M ' con 'X ". Abbiamo
' Non i v e ro che X i e^utpolenle a non X
Old abbiamo due volte l'operatore 'non'. D primo
'non' espresso nel linguaggio della vita quotidiana con
la locuzione 'Non i vero che nega l'intera espressione.
E pertanto il segno della negazione *-------- deve essere
esteso quanto l intera espressione
X e^pihaU uU a non X
Il

secondo 'non* nega soltanto l ultima 'X ' e pertanto

va posto solo sopra questa variab ile


X equivalente o 7 .
Simbolizzando anche l operatore
equitxUffnte a '
con
l iidera espressione simbolizzata senza residui
v a scritta cosi:
X ~ X.
Facciam o ancora

qualche altro

sione lukaslewlcziana
N A K Apq N q K rq
162

esempio:

l'espres

diventa cella txaduxione hilbert-ackeroianniaoa


( X y 4 Y ) V (2 & Y ).
^ noter che U segno N preposto all'intera espres
sione hUiasiewicziana diventa il tratto lungo posto sulla
intera espressione hUbert-ackennanniana. In poche parole come 1 N" iniziale deU'e&pressione hikasiewieczlana in
tende negare rintera esiHressioDe, cosi il lungo tratto po
sto sullespressione di Hilbert-Ackermann, poich si esten
de all'in tera espressione, intende negarla tutta. V i p n
UQ "N ' anteposta a 'q nel linguaggio hikastewicziano cbe
viKil d ire cbe negata la sola variabile 'g '; questo se
gno diventa nel linguaggio di Hilbert-Ackermann U segno
** posto sulla variabile 'IT . I l che vuol dire che ne
gata solo questa variabile.
F acciam o due ulteriori esempi. L'espressione iukasiewiesiana
K N K Apq N q N Krq
si traduce nel linguaggio d i Hilbert-Ackenoann c o ^ :

( X y & y ) 4 ( z & y>.


L espressione hikasie^cziana
K A NApq N N q A N rN q
diventa l'espressione hilbert-ackerroannlana

X y V y & z y
D iam o infine la trascrizione nella simbologia d i tQ bert-Ackermann dei dieci esempi fa tti alla fine del pa
ra g ra fo 5.2:
5.270 CCpNqCqNp

(X - ? ) - . ( y
5.271

5r>

ANpCCpqq
X V ( ( X -> y ) - Y )
163

S573 CApAqrApATq
z v Y Z - > x v z y

5.273 CANpCpQCpQ

5.274 CiVAwANpNq
X y

X Y

5.275

C A q tC A S rs A n s

5.276

C A p A q rC A p A iiT s A p A c i

yz--(zvi;--yo)
x v Y 2 - > . ( X V 2* ( / ^ x v y i ; )
5.277

O U p N d N K p i

5.278

C C X p q rC K p N n V q

5.278

EN AX pqKNpN dAKpN qK Q W p

X y - > r r 7

(X & Y ) V (X & Y ) ~ ( X & V { Y & 2 )

5.5. 1 ImiTuairsio im b o ltc o d i C osoH .

TJoM aimbologia d ^ C & s a r i le variabili enunciaUve


son ^ t l t u i t e >tniia Gnitscola ktioa ~^p'' c<m i o d ^ oumOTCK' pi. Pi, p.r. p4' ll che consente i adoperare un
numero molto elevato d i variabili. Quanto a i coooettivi
questi sono:
"T* sunbolo di 'non',
A
V
* -

164

'o* nel senso di 'A ' hikasiewcziano,

dell'espressione
alUna...',
dell'espressione * ..je e solo se...'.
'

Mentre U simbolo
si astepooe aH variabile, tutti
g li altri eaaeodo biarsom Dtali si acrlvooo tra i relativi
argomenti, c o com e s i u s i nella sim bologia d i Whitebead-Russll e di Hilb^l-Aclcerm ann.
Come aimboli ausiltaii U C a s u i usa le sole paren
tesi tonde, ripctule se occorre pi volte.
P e r agevola re 11 lavoro ve&goao Introdotte due con
venzioni
_
^P r iw o cO Toaztow quando U numero d e lle ^ w la b i*.
U e n ^ c U t i v ? . nooT molt e l t t o i pud ricorrere alle
minuscole latine p, g , r , s, t, anzich alla aola'p* eoo io
dici numerici.
Seconda coruwfizion; ( 1) una coppia d i pareotesi
estero pu essere sempre eliminata; ( 2) possono essere
eliminate le parentesi interne in base al principio che I
connettivi *V e "/V legano pi strettamente dei coneUlvi
W
e
I l C asari fa questo esemplo:
( ( P i a P i)

pJ

a (p ,

pO)

- ((p i A p j) - > p ^ ).

l o base alla prim a con v e m o iu si ba


( ( ( ( p A q ) - * r ) A (s
p - ( ( * A q) - > r)).
l o base alla fecond a coTtveruiojte (1 ) si ottiene:
(((p A q ) - r ) A (* ^ p -+ ( ( * A
r).
In base alla seconda convenzione (2 ) si ottieoe in due mo
menti. prima
(( p A Q
e quindi
(p A q

f ) A ( - p ))

( i A q - r)

r ) A ( - p ) - * ( * A q - r).

Come si vedo i criteri adottati per l'elim inaziooe delle


parentesi sono 'analogtii a quelli adottati da HUbert-Ackermann.
La lettura della simbologia de! Casari non o ffr e alcu
na difficolt. Riprendiam o ^ esempi g i fatU nei para
16S

g ra fi precdnU. Trascriviam o diretUm cnte senza 1 vari


passassi:
521 si scrive p V q : si legge p o q~
522

p V T p : si leg g e p o non p

523

p V q - ^ < f V p : s leg g e * " p o q ' ip U c a

524

>

(p q ) A p > q : si les se 'se,


aUoTo q , e p. onora q '

5.25

>

( p - * q ) V ( p ~ ^ r ) * * { p - > q V r ) : s i leg.
Se
'p im plico q ' o *p implica r* se e
3olo se *p im plica q o r

526

q o p '

(p
t p ): legge " non 'p se
se non p' **.

'w

Io

n lettore si s a r i reso conto che ncn ostante la di


versa simbolizzaziooe la lettura idetica a quella delle
corrispoodent^ espressioni o e l linguaggi d i Lukasiewicz
e d i Whltehead-Russell.
Prim a d i teroinare diamo la trascrlzioae nella sim
bologia casariana del dieci esempi fa tti alla fio e del
( S2 anaiogameote a quanto abbiamo fatto oel 52 per
Q Hnguaggia whitebead-russeUiano e in S.4 per il linguasgio hilbert-ackermaaniano:
5.270 CCpNqCqNp
(p - - ) q )

<q - * " I p )

5.271 ANpCCpqq
J p V ((p - q )

q)

5.272 CApAqrApArq
P V (q V r>

p V (r V q)

5279 CANpCpqCpq
(
166

p V (p

q )) - > ( p

- q)

5.274 CNApqANpNei

("> (p V ))- ( - I p V i q)
5275. C A qrC A N rs Aq$
q V r > ( i r V i - > q V 3 )
5.278 CApAqrCApANrsApAits

p V q V r ' ( p V l r V i - p V q V s )
5.277 C A N pN qN K pq

T p V > q - * - i ( p A )
5.278 CC KpqrC K pN rN q

(p A q -> r )--< p A r ^ ~ l q )
5.279 EN A K p qK N pN qA K pN qK qtp

"1 (( P A ) V ( T p A -1 q) ) + (p A - q) V (q A
- > P ).

16?

INDICE

/
/ P n l a o a e ..................................................................
/
/ L A LOGICA E LE L O G IC H E .........................................

tM.

5
9

C*>. I - I L IN G U A G G I...................................................13
L L U&gua(!gio. liaguafigio-oggelto. metaliDgwggi . ,
13
LZ. SecDltic: PiBgButica. Sangaaca.SioUttfca
. .
14
L3. linguaggio corauae e lineMWio tecco. Aiulii <le(
Ucgaa^sio c o o u a e ........................
23
L4. Traduzioai <U U&euaggi ccoauol io neuseei comuni
e in li&pMgsi t e c m c i .........................................30
Ca . D I SEom T E o n a ..............................................

3.L ScKni teaci In w ow s(rcUo o strabali e segei


teeniei <n seoso t a lo .................................................. 39
2.Z. 1 e e o l tecn M in * e o u l t : 8 te tn ed epfe(c<n e .
3 . E qiressiaai quiforn o isomerie e espressioa diver.

41

sUomd d ia o M rte ..............................................42


2.4. La suppoaiziooe...................................................42
2.5. Rnunciato. propoeiscnc. a s s e r t o ..........................46
>.. TTOlao o M ...................................................
17. Predicalo e arCMnento.........................................SO
2.3. I scgoi tecnid ia senso stretto o simb^: Cootuttl

VarUibQl. F o i u i O Q l..........................................H

2.9. Alili criteii tU cUMiOcftzione dei se(i lecnd


cw . m

Cl

L A lO O isn C A ...................................................es

3.1. L logica focmale. Arecoeolaziooe, siDogisno, de>


duziOM
........................................... ^
X2. La l o c is t ic a ....................................................... 72
169

nw:
9.3. P a r t U w e d elU logistica: a ) los tica clastica, b) log ls O u eterodau a
3.4. A itiooaxiofli d ella
U . ArtccJiuioi

........................................................ ^
k>ietica c U l c a .........................77
logistica eterodasta . . . .
79

C tf. I V L A LO G IC A D E G j a i U N O A T I .........................

4.L Eouodatl atooiid ed nuoclatl molecoUri


. . .
4J;. La itegaxiaae..........................................................94
4.3. n prodotto
4.4. L a somma

di

l o g i c o ........................................................ SS
la oon-equivaknza. U Ma-prodotto .
102

4.5. L a B o o - s o o n a ...............................................................UQ
4.6. L'irapUcazIone m s t r 1 a l ............................................112
4.7. n b io o n d iz io n a le ...............................................................124
4.1. Quadro
deCe ta vole d i v e rit . . . .
127

C tf.- V . L E S I M B O L O G I E ........................................................ 131


5.L I U nguag^ amboUct Sella l o e i s U c a ......................... 131
5.2. n liogusggto liDboUco d i t u lc u ie w v a . . . . . .
131
S J. n lifu u a fjio tdmbolico lU WtUteliead e Russell

140

5.4. Q Unguaegio stmboUco d i Hilbect A d ccm u n a

1S9

5.5. n &D(;<)aflo siobaU co d i C a s a r i ............................... 164

170

COMPAOWA T IP O C IU n c * X A P O U m U U P .A .

n u tm Tw oK B O . m > m . m . x a K u