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Edizione ottobre pt.1 La Nuova Ebe Giornale d’informazione Indipendente e autonomo. Messina: per un pugno

Edizione ottobre pt.1

La Nuova Ebe

Giornale d’informazione Indipendente e autonomo.

Messina: per un pugno di dollari

Indipendente e autonomo. Messina: per un pugno di dollari La ‘Ndrangheta continua a degradare non solo
Indipendente e autonomo. Messina: per un pugno di dollari La ‘Ndrangheta continua a degradare non solo

La ‘Ndrangheta continua a

degradare non solo la terra calabrese, da adesso anche il mare. Era l’aprile 2006 quando un ex mafioso e ora collaboratore di giustizia, quale Francesco Fonti,

r a c c o n t a

s u a

testimonianza al gip antimafia di Milano . Il pentito racconta di un carico di esplosivi arrivati da San luca

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Andrea Patamia Segue a pag 3

arrivati da San luca l a Andrea Patamia Segue a pag 3 Veleni mafiosi sul tirreno
arrivati da San luca l a Andrea Patamia Segue a pag 3 Veleni mafiosi sul tirreno

Veleni mafiosi sul tirreno

pag 3

 

Intervista don Gelmini

 

Pag 4

Sanità Calabrese

   

Pag 5

Sei parà morti a Kabul

Pag 6

Clandestinu.

 

Pag 7

Il lavoro in Italia

   

Pag 8

Questione Meridionale

 

Pag 9

La ‘ndrangheta addetta ai rifiuti

Il lavoro in Italia     Pag 8 Questione Meridionale   Pag 9 La ‘ndrangheta addetta

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La Nuova Ebe

Cronaca di una tragedia annunciata. Messina abbandonata.

I morti salgono a venticinque, cinque i dispersi. Continuano gli scavi

di una tragedia annunciata. Messina abbandonata. I morti salgono a venticinque, cinque i dispersi. Continuano gli

Edizione Ottobre pt. 1

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Di Andrea Patamia La ‘Ndrangheta continua a degradare non solo la terra calabrese, da adesso anche il mare. Era l’aprile 2006 quando un ex mafioso e ora collaboratore di giustizia, quale Francesco Fonti, racconta la sua testimonianza al gip antimafia di Milano . Il pentito racconta di un carico di esplosivi arrivati da San luca, con presunti motoscafi, i quali,

“si sta intaccando in maniera spudorata la dignità di migliaia di calabresi onesti”

“si sta intaccando in maniera spudorata la dignità di migliaia di calabresi onesti”
 
 

mal non c’è mai fine”. Purtroppo

in grado di contrastare la co siddet t a o nnisc ie nt e e onnipotente mafia. Probabilmente molti credono che sia difficile tutto ciò a causa di una mentalità contorta e puramente malavitosa, ma prima o poi , o almeno si spera , qualcosa cambierà; un giorno qualcuno si accorgerà che questo potere indistruttibile come la mafia possa essere sconfitto .

provenienti da Cetraro marina, trasportavano il carico di tritolo per far saltare in aria la nave

colma di fusti radioattivi, poiché non smaltibili al di fuori

del territorio italiano . Secondo

i primi rilievi eseguiti

attraverso una strumentazione robotica, la nave presenta un prorompete squarcio all ‘ altezza della prua, dove si intravedono nitidamente numerosi barili deformati . La magistratura , oltre ad aver

portato avanti un processo di frode assicurativa, lotta contro un presunto favoreggiamento

la nostra regione sta diventando “porto” di qualsiasi tipo di cospirazione, dallo spaccio di

o c a i n a a l l a c o m p l e t a compravendita del nostro territorio

anche alla distruzione di navi

e

c

colme di materiale altamente nocivo per i nostri abitanti .

Adesso,oltre alla presunta presenza

di

mercurio nei nostri mari, causa

di

un momentaneo fermo di

balneazione imposto dalle amministrazioni dei paesi colpiti, bisogna relazionarsi con un problema inquinante dal punto di vista ambientale e sociale. Sì, perché si sta intaccando in maniera

spudorata la dignità di migliaia di

cuore perché , almeno quelle , non moriranno mai.

Falcone , Borsellino , Impastato e tutti gli eroi di giustizia , non sono morti invano il loro lavoro resterà indelebile, ed è per questo che noi giovani dobbiamo andare avanti con le loro parole , le loro idee nel

da

parte del già noto boss di

Cetraro, Franco Muto ( il nome è tutto un programma). L’Arpa

Ca

la br ia, a sso c ia z io ne

 

regionale per la tutela dell’ambiente, si è mobilitata attraverso analisi specifiche su dei campioni prelevati dalla nave in questione, su richiesta dei cittadini e dei sindaci dei comuni interessati, alla ricerca smaniosa della verità. In Calabria la già scottante notizia delle presunte tangenti intascate dall’ex ministro Alfonso Pecoraio Scanio e alcuni membri della suddetta regione per alcuni “favori” riguardo la costruzione di centrali turbogas, avevano fatto scalpore tra i giornali della penisola, ma, a quanto pare, “al

calabresi onesti, i quali vorrebbero semplicemente vivere e crescere i

loro figli in un ambiente sano e legalizzato di cui potersi vantare . Stiamo diventando, purtroppo, pedine di un puzzle che ormai non

in un ambiente sano e legalizzato di cui potersi vantare . Stiamo diventando, purtroppo, pedine di

ci

vede più protagonisti nella

nostra terra, ma solamente burattini di persone mafiose e politicanti, o magari entrambe le parole, che continuano imperterrite

rendere il nostro paese etichettato come regione malavitosa. Come diceva il compianto Borsellino :

a

“Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e

misteriosa mafia svanirà come un incubo". Forse è questo il fulcro, forse dobbiamo essere noi giovani

   
 

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La Nuova Ebe

“L’intervista”

   

inutile” - A quali attività si dedicano i ragazzi per trascorrere le loro giornate? D.G. “Molti si dilettano con lavori manuali, altri curano il giardino oppure il nostro piccolo zoo, altri ancora si dedicano a studi e letture, pregano, si confidano vivono da fratelli. La vita in comunità non è sempre facile, ma il sostegno di un fratello è indispensabile” -Ci rendiamo conto che è molto tardi,lei deve sicuramente tornare dai suoi ragazzi che l’aspettano,vuole lasciare un messaggio per i giovani lettori della Nuova Ebe? D.G. “con estremo piacere, scrivi pure quanto ti sto per dire: è una

cosa che avrei piacere arrivasse al

cuore di tanti giovani come te.

Io

credo nel potere della vostra generazione, nella bellezza delle vostre ambizioni. La vita non è facile, è piena di difficoltà. Non lasciatevi scoraggiare, non lasciate che la corruzione vi inquini l’anima: perseguite le vostre idee, amate i vostri fratelli rispettate i vostri genitori. Siate di aiuto e conforto agli amici. Sembrerà strano detto da un prete, ma ogni tanto ribellatevi; anch’io sono stato un ribelle, e credo che i ribelli siano delle persone romantiche. Studiate in modo da poter conoscere il mondo che vi circonda e volete bene alla vostra vita perché è il dono più prezioso che Dio vi ha fatto”. Don Gelmini ci saluta,torna dai suoi “figli”. Quasi per uno scherzo del destino appena inizia a parlare la fontana, che non voleva saperne di accendersi, inizia a zampillare, tra risate, preghiere e canti ci lasciamo alle spalle la comunità Incontro di Zervò.

 

Teresa Surace

Comunità Incontro Zervò. Don Gelmini racconta

Zervò comunità incontro,centro di

recupero per tossicodipendenti L’ufficio in cui veniamo accolti è molto ampio,delle splendide vetrate affacciano su di un verdissimo giardino,al di fuori dell’edificio più di cento ragazzi sono impegnati nelle preghiere pomeridiane,la voce che li unisce

in preghiera è forte e suggestiva,

da dietro la grande scrivania Don

Gelmini ci invita ad avvicinarci a lui. La prima impressione è quella

di un uomo fragile e violato dagli

anni,la voce è forte e rassicurante

le mani affusolate e magre. Da

dietro gli spessi occhiali Padre Gelmini inizia piacevolmente a rispondere alle nostre domande -Padre,appena entrati qualcosa di incredibile ha catturato la nostra attenzione,un grandissimo disegno occupava tutta la parete. Vi era scritto:Bentornato papà. Era indirizzato a lei naturalmente. In che rapporto si trova con i suoi ragazzi? D.G. “il nostro rapporto è meraviglioso: è come se ognuno di

loro fosse mio figlio, molti mi chiamano papà, li fa sentire a casa.

Mi posso ritenere uno tra gli

uomini più fortunati del mondo perché ho figli sparsi per tutto il mondo nelle diverse sedi della

nostra comunità.” -Molti ragazzi passano dal vostro centro e ne escono ripuliti. Quant’è difficile per loro il reinserimento nella società? D.G. “Il reinserimento è molto difficoltoso, ma nel corso dei tre anni di permanenza nella comunità vengono attentamente preparati. Per alcuni di loro purtroppo la sfida diventa incredibilmente difficile, ma con il passare del tempo riescono a riambientarsi.

ma con il passare del tempo riescono a riambientarsi. Sono felicissimo di potervi dire che ci

Sono felicissimo di potervi dire che ci sono 37 ragazzi usciti dalla comunità che lavorano in ambito amministrativo: sono per esempio consiglieri comunali, provinciali e quant’altro, possiamo addirittura contare su 3 sindaci” -Ha detto che i ragazzi permangono tre anni all’interno del centro: quali sono gli stadi della disintossicazione? D.G. “il nostro compito è quello di aiutare i nostri ragazzi a liberarsi dal demone delle droga e non lo si può fare solo da punto di vista fisico: il male va estirpato dalla mente. Per questa ragione i nostri ragazzi non sono soggetti a degli stadi di disintossicazione: non ricevono alcun tipo di sostanza stupefacente, possono fare solamente utilizzo di sigarette; inoltre non bevono caffè e non assumono alcun tipo di dolciume. Nessuna dipendenza li deve indebolire: la vera guarigione è quella delle mente e dello spirito, non quella del corpo” -Non pensa che eliminare totalmente la droga dalla vita di questi ragazzi in modo così improvviso li porti a soffrire disumanamente? D.G. “Affatto. Ti ripeto: la dipendenza più forte che esista è quella della mente. Curare il corpo serve nell’immediato, ma se la mente resta fragile il lavoro è stato

Mandateci le vostre impressioni e i vostri dubbi

Lanuovaebe@gmail.com

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La Nuova Ebe

Sanità Calabrese: la crisi parte soprattutto da qui.

Ebe Sanità Calabrese: la crisi parte soprattutto da qui.   una tracheotomia. O, ancora, il caso
 

una

tracheotomia. O, ancora, il

caso di Federica Monteleone, anche ella 16 anni, morta dopo essere entrata in coma mentre veniva sottoposta ad un

intervento di appendicectomia nell’ospedale di Vibo Valentia. Le cause per quest’ultimo caso sembrano essere, secondo il prof. Pierantonio Ricci ( consulente d’ufficio nominato dalla Procura

di

Vibo Valentia per accertare le

cause della morte) una scossa elettrica provocata dal contatto di un elettrodo con una gamba della

paziente, seguita da un black-out,

con

il concorso, come concausa,

di

un comportamento errato

 

milioni circa di assistiti. Il deficit accumulato dalla regione Calabria in questi anni è notevole (2 miliardi e 566 milioni), sanato come al solito dai contribuenti, da cittadini che, in un periodo di crisi come questo, sono costretti a pagare di tasca propria le colpe di coloro che non solo non hanno saputo amministrare in passato, ma continuano a non saperlo fare non sobbarcandosi il peso di una nave che sta per affondare, appigliata a delle scialuppe di salvataggio troppo scarse per tutti i passeggeri. La via di fuga sembra essere sempre la più ovvia nel momento in cui un paziente, trovatosi di fronte ad un malanno, deve essere consapevole del rischio che corre. Noi calabresi l’abbiamo imparato sulle nostre spalle, soprattutto nel momento in cui la cronaca fa da contorno a questo insormontabile danno. Da menzionare è certamente l’emblematico caso di Eva Ruscio, 16 anni, la cui vita è stata stroncata nel Dicembre 2007 cause: un ascesso tonsillare e un medico che non ha saputo eseguire

Trattare di sanità in Calabria significa trattare di uno di quei tanti argomenti “scottanti” che molto spesso ti rende inerme in un confronto con persone che, non essendo della tua stessa regione, non immaginano quanto sia asfissiante la paura di sentirsi male nel proprio luogo natio. La sanità costituisce, come ben sappiamo, un’ingente risorsa:

grande disponibilità di denaro pubblico molto spesso, in particolare nell’arco di questi ultimi anni, “scialacquato” da politici di turno corrotti e chiaramente disinteressati alla salute dei propri cittadini. I numeri “vantati” sono a dir poco strabilianti, soprattutto nel momento in cui ci si accorge che determinati sprechi sarebbero potuti essere evitati. La sanità in Calabria è un grande bottino sul quale mettere le mani , un bottino “impreziosito” (ironicamente si intenda) da 39 ospedali di cui ben 36 fatiscenti, che molto spesso non rispondono alle regolari norme igienico-sanitarie, e 2

dell’anestesista rianimatore. Essere medico in Calabria diventa così, molto spesso, una

vocazione, un impegno costante, significa svolgere la professione

che

si ama non avendo a volte a

disposizione i mezzi che servirebbero per la cura dei pazienti. Ovviamente i problemi della sanità sono riscontrabili anche a Palmi, cuore pulsante

della piana, città di musicisti e scrittori, città in cui studiano circa 6000 studenti e in cui non

vi

è nemmeno un pronto soccorso

durante il giorno. Le difficoltà da superare sono molte e complesse,

la

classe dirigente deve trovare

una soluzione al più presto, perché in fondo non tutti apparteniamo alla casta e non tutti disponiamo di conoscenze personali che ci possano assicurare un posto letto, una visita a volte gratuita che avvenga possibilmente in tempi ristretti.

 

Ilaria Cilona

La Nuova Ebe

La Nuova Ebe   Sei italiani morti per una guerra “giusta” I primi tabloid annunciano un
La Nuova Ebe   Sei italiani morti per una guerra “giusta” I primi tabloid annunciano un
La Nuova Ebe   Sei italiani morti per una guerra “giusta” I primi tabloid annunciano un
 

Sei italiani morti per una guerra “giusta”

I

primi tabloid annunciano un

discusso di una guerra giusta, che imponga a un paese di diventare democratico, quando, palesemente, non abbiamo i mezzi per farlo? Perché si pensa che un militare

martiri di una guerra ingiusta,

attentato. Siamo a kabul, Afghanistan, terra dilaniata da anni di guerra. Due blindati NATO, guidati da paracadutisti italiani, di stanza a Siena, si dirigono verso l’aeroporto quando, d’improvviso, vengono travolti da un attacco kamikaze. Il bilancio è subito gravissimo. A pesare, oltre alle bombe del kamikaze, sono

protratta all’infinito. Ogni popolo ha il fisiologico bisogno

di

attraversare vari stadi di

crescita, interna ed esterna.

possa fare più di quanto non riesca

L’intervento straniero si è compiuto in un momento di

a

fare un maestro? La strategia

adottata dopo la totale occupazione è apparsa palesemente fallimentare.

grave crisi internazionale e per certi versi è stato reso necessario. La storia ci insegna un concetto fondamentale: ogni occupazione di uno stato straniero, per quanto nobile possa essere il suo scopo, crea

sentimento di disagio, di

un

Il

popolo afgano è arrivato al punto

cruciale della sua vita democratica.

anche scariche di proiettili diretti verso il contingente italiano. La strage si è compiuta. Sono sei i caduti: quattro caporalmaggiore, un sergente maggiore e il tenente, al comando dei blindati. A otto anni dall’inizio dell’offensiva afgana il bilancio dei morti italiani, europei, americani e civili sale. Mentre il presidente Obama rimette in discussione la campagna intera, lì, i nostri ragazzi, muoiono, a pochi mesi dal rientro.

È

un triste giorno, per le famiglie,

È

ora che maturi e che cominci a

camminare sulle sue gambe. È ora che l’occupazione straniera cessi di alimentare scontenti e tensioni, terreno favorevole a una cultura integralista, capace di parlare alla pancia dei cittadini stanchi e scontenti e che rende lo straniero il capro espiatorio di ogni male. Gli errori in medio oriente sono stati

chiusura e di intolleranza del

p o p o l o o c c u p a t o .

È

fondamentale, superato un periodo di forte crisi di sicurezza globale, che il ritiro delle truppe acceleri, chiamando gli afgani

fatti e bisogna ammetterlo: le stragi

tutti a decidere liberamente del proprio destino. Il caro costo della guerra mediorientale grava sul bilancio degli stati occupanti, interessati da una crisi globale che è la peggiore dell’ultimo secolo e non permette alcuno sforo inconsiderato di bilancio. È il tempo di tirare le somme di quello che si è fatto e che si può ancora fare. La scelta è difficile e delicata, ma la rapidità, la lucidità e la responsabilità devo no essere princ ip i fondamentali su cui questa si debba basare. Ci meritiamo un mondo migliore di questo. È giunto il momento che la pace diventi un ideale fondamentale

al

fosforo, le bombe contro i civili,

gli attacchi aerei inconsiderati non possiamo dimenticarli. Stiamo andando verso un vicolo cieco, da cui è difficile uscirne, se non voltandosi e tornando indietro, lasciando al popolo afgano i mezzi

gli aiuti finanziari e diplomatici tali da poter garantire una democratica espressione della volontà nazionale. Gli antichi dicevano “se vuoi la pace prepara

e

per i commilitoni, per l’Italia. Le salme rientrano in Paese. La Nazione è in lutto per i propri ragazzi. I funerali di stato danno un ampia vetrina del dolore delle famiglie, delle istituzioni, degli italiani che rendono onore ai loro fratelli. Il mio pensiero va a quel bambino, Martin, che crescerà senza padre. Mi domando, dopo che il dolore sarà passato, dopo che il ricordo del padre sbiadirà col passare dei mesi, degli anni, che risposta si darà riguardo la sua morte? Si domanderà, forse, che prezzo ha la vita di un uomo? Perché, mi domando invece io, siamo arrivati a un punto tale di abnegazione di ogni sorta di senso umano e civile a questo mondo? Perché, mi domando io, si è

la guerra”. Io oggi, vorrei insegnare

a Martin, quel piccolo ragazzo che

col saluto militare dice addio al padre, un precetto fondamentale che sta alla base di ogni pacifista:

Se vuoi la pace prepara la pace. Credo che il cambiamento ci possa essere, lo spero per i bambini afgani, che come Martin hanno salutato i loro genitori, i loro fratelli e i loro zii per sempre,

su

cui basare ogni iniziativa

futura. Il mondo ha bisogno del cambiamento e noi dobbiamo farne parte.

Dario Costantino

CLANDESTINU: Alla ricerca della luce . Clandestino: dal latino clan – des – tinus “colui

CLANDESTINU:

Alla ricerca della luce.

Clandestino: dal latino clan – des – tinus “colui che si nasconde di giorno, che odia la luce; colui che fugge all’altrui vigilanza”. L’etimologia stessa della parola testimonia in qualsiasi tipo di contesto un suo uso improprio, quasi

offensivo, nei confronti delle persone

a cui si rivolge. Questo termine,

utilizzato con assoluta superficialità, riconduce soltanto all’idea di qualcuno che si nasconde, che è in agguato per fare del male. Ma dietro questa piccola, banale parola, che viene usata ormai nel linguaggio

comune con tanta leggerezza, si cela un oceano di vite, di storie accomunate dal solo ed unico desiderio di scappare lontano da povertà e guerre per poi arrivare qui, dopo aver rischiato la vita, ed essere additati ancora come clandestini. Si usa questo termine per indicare una persona che non possiede il d o c u m e n t o d i r e g o l a r e

riconoscimento dello Stato di accoglienza, che tra l’altro si rifiuta

di formarglielo e si inventa questa

condizione di disagio (perché di più non è) come un reato. Così non si fa altro che trasformare, nella mente di

ogni singolo cittadino , il clandestino, che inizialmente era solo un uomo senza documenti, in un delinquente che commette un reato, dunque un pericolo per la nostra società. Si è stati capaci di racchiudere e sminuire

ne lla d iscr imina nt e paro la

clandestini, tutta quanta l’esperienza

di esseri umani come noi, che i

telegiornali chiamano “disperati”, che

hanno visto i loro compagni morire sui barconi per soffocamento, per fame o per sete o schiacciati dal peso delle merci, ed essere gettati in mare per fare più spazio; hanno visto quei

La Nuova Ebe

in mare per fare più spazio; hanno visto quei La Nuova Ebe corpi, che potevano essere

corpi, che potevano essere i loro,

galleggiare nell’acqua senza più un nome, senza più dignità. Dietro la parola clandestino si nasconde un uomo disposto a lasciare tutto pur

di

allontanarsi da un Paese povero

in

cui non vengono rispettati i

diritti civili, in cui regna la violenza , la fame, il terrore. Si. Proprio questi clandestini sono ogni giorno disposti a percorrere

vie pericolose e lunghe pagando un

prezzo altissimo alla mafia degli

scafisti, uomini senza scrupoli, pur

di realizzare il sogno di una vita

normale, di certo dura ma sicuramente sperano in condizioni

di vita di gran lunga migliori del

loro paese di provenienza. Ed è proprio la maggior parte di quegli uomini che il pigro senso comune chiamo sempre clandestini, che per sopravvivere e mantenersi si concede a qualunque tipo di lavoro, anche il più massacrante,

quello che magari un italiano non

si “abbasserebbe” mai svolgere.

Per riassumere dunque, il clandestino “colui che si nasconde

di giorno, che odia la luce”, è

invece proprio quell’uomo che alla luce vuole arrivare. A riguardo la legge 94 promulgata nel Luglio

2009 che tanta confusione sta generando anche nei giudici che devono applicarla, ha confermato reato l’ingresso dei migranti clandestini. In proposito il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il Ministro dell’Interno Maroni hanno

dichiarato di essere soddisfatti

di poter finalmente garantire la

sicurezza sul territorio. Molte c r it ic he ha s u s c it a t o l’approvazione di questa legge, provenienti anche da molti politici di destra. Si è solo

arrivati a creare un <reato inventato>, definendo di conseguenza , indirettamente, i fautori di questo assurdo reato come dei criminali, con evidente bestemmia contro la virtù della speranza. L’Italia è riuscita, o almeno una parte

degli italiani perché molti altri

in questo non si riconoscono,

ad arrivare al punto di respingere questi esseri umani, che ci siamo presi l’abitudine

di chiamare disperati, sotto lo

sguardo impietrito e inorridito

di

mezzo mondo, bloccandoli

in

mare aperto con i cosiddetti

respingimenti. Ma respingerli verso dove? Come si fa a sapere in mezzo al mare chi ha diritto di asilo e chi no? Carrette, del mare, barconi di disperati; ogni giorno ascoltiamo queste parole mentre distrattamente a tavola vediamo il Telegiornale e con indifferenza magari notiamo che manca l’acqua o che c’è troppo sale nella pasta: troppo sale forse c’è nel mare che per molti di loro è vita e per altri è morte.

Silvia Angelini

Edizione D’Ottobre pt 1

La Nuova Ebe

Edizione D’Ottobre pt 1 La Nuova Ebe

L’Italia dei se, dei ma, dei però e dei co.co.co.

Edizione D’Ottobre pt 1 La Nuova Ebe L’Italia dei se, dei ma, dei però e dei

La Nuova Ebe

La Nuova Ebe
Sotto i colpi della lega
Sotto i colpi della lega

Di Dario Costantino Quando ascolto le invettive leghiste contro il meridione mi domando:

questo meridione esiste o si nasconde dietro un cespuglio per la vergogna? Abbiamo una misera idea

o cognizione di quello che siamo?

Che interesse c’è nel subire senza

protestare? Agli albori dell’unità d’Italia vari studi appurarono che il Regno delle due Sicilie non fosse povero, bensì pieno di risorse e ricco strutturalmente. Evidentemente col passare del tempo un’idea di un meridione forte, sviluppato e ricco è andata scemando e così anche il futuro dei nostri ragazzi. Inneggiare,

poi, a uno stato immaginario, come

la padania con annesso parlamento

del nord, non fa che rendere tutto più

complicato e non sono una sorpresa

disegni di legge che propongono

esami di dialetto per evitare l’esodo

dei

professori terroni, adozione di

inni

regionali e altre invettive contro

le regioni da Roma in giu. La

sindrome in cui perversa il popolo

del

mezzogiorno manifesta, però,

una

forte sudditanza nei confronti

del

ricco nord, è facile esclamare “e

sì,

ma qui siamo in Calabria mica a

Milano, lì c’è un’altra mentalità”. Non siamo bravi come i leghisti a difendere i nostri diritti, i nostri

contadini e operai, le nostre risorse e

le nostre possibili proposte. Mentre

loro utilizzano i fondi europei per

pagare le multe ai loro lattai, noi, pur

di non alzarci dal nostro divano,

abbiamo lasciato i nostri contadini al

loro destino, come se non ci appartenesse, mandando in malora

un settore che fatturava miliardi e

garantiva posti di lavoro. Il concetto

di

comunità, del benessere sociale,

del

vivere insieme non è tanto

sviluppato da comprendere quale sia

l’importanza di certe battaglie. Gaber diceva “qualcuno era comunista perché si sentiva vivo e

felice solo se lo erano anche gli altri”

e dall’esperienza che stiamo

vivendo, dal crollo agricolo a quello

industriale, non possiamo dargli

torto. Idealizziamo tanto i popoli padani dimenticando le nostre antiche origini. Il meridione fu la culla di filosofi del calibro di Pitagora, Parmenide e Zenone. In Sicilia brillava di luce propria la sfarzosa Agrigento con i suoi banchetti lunghi mesi. In Calabria le scuole Pitagoree facevano storia e a Elea Parmenide dava inizio alla lotta filosofica che sfianca ancora i filosofi contemporanei. Il Regno delle due Sicilie era il più grande regno italiano e gestiva l’economia della penisola, nonché roccaforte dell’amor cortese cantato dai poeti di corte. Non è certo un orgoglio poter oggi affermare di campare sulle spalle altrui e non far nulla per evitarlo. La soluzione del problema non sta che nella completa comprensione e chiara della situazione e della realtà locale. Non è più una scusa accettabile la negligenza dei governi. La realizzazione dei nostri obiettivi passa direttamente dalle nostre mani. È controproducente un licenzioso e qualunquistico scarica barile utile ad avere la “coscienza pulita”. Per tanto tempo abbiamo avuto politici che hanno preferito andare a Roma a chiedere l’elemosina più che proporre serie e lungimiranti proposte di sviluppo sociale ed economico. Politici che hanno reso un meridione, ricco di risorse e potenzialità, vittima di soprusi

ideologici e sociali e che hanno creato quel clima di sudditanza psicologica

nei confronti di un nord che comincia

a stancarsi. La vera scommessa

meridionale non sta negli spiccioli

elargiti dai governi per dare un attimo

di respiro agli assessori ai bilanci

regionali. Una scommessa meridionale che si rispetti sfrutterebbe il nostro territorio e non più quello altrui. Investimenti sulle risorse rinnovabili, tramutabili in posti di lavoro, che sfruttino ciò che qui giù non manca mai: sole, acqua e vento. Un serio piano di valorizzazione del territorio interno e costiero, che incentivi il turismo, attirato dalle bellezze, antiche millenni, dei nostri monti e delle nostre coste. Garanzie per i nostri laureati che devono emigrare per ottenere un posto di lavoro magari precario e lontano dalle loro famiglie. Il mio sogno è quello di poter parlare liberamente dei nostri problemi senza sentirmi dire la tipica frase “siamo al sud”, ma invece potendo ascoltare nuove proposte, nuove voci che, alterate, protestano e pretendono i loro diritti violati e mai concessi. Il mio sogno è poter sentirmi dire da quel vecchietto che ogni giorno gioca a carte con gli amici e fuma la sigaretta:

sì ragazzo, si può fare. La nostra terra è troppo bella, non si merita di essere tradita così.

Noi possiamo credere nel cambiamento.

Noi possiamo credere nel cambiamento. Giornale dedicato a “Peppino Impastato” Periodico. Gratuito. Distribuzione
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Giornale dedicato a “Peppino Impastato”

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