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ROCCO LAVIANO * - ITALO MARIA MUNTONI **

Materie prime e scambi nella produzione


ceramica del Neolitico apulo:
il contributo delle analisi archeometriche

LE RICERCHE ARCHEOMETRICHE IN PUGLIA1


A livello regionale la Puglia, anche per una maggiore intensit della
ricerca archeologica, la pi rappresentata considerando sia i contesti
analizzati (ca. 45 siti), sia i frammenti esaminati (pi di 600), con conseguente adeguata rappresentativit dellintero arco cronologico e delle diverse facies archeologiche (Muntoni 2002a, 2004). Diversi gruppi di ricerca italiani (dalle Universit degli Studi di Milano, Firenze, Genova e Bari)
e stranieri (Oxford e Montreal) hanno analizzato le ceramiche neolitiche
sin dagli anni 60. Il numero di campioni analizzati nelle precedenti analisi (tab. I)2 varia da 1 a 49 frammenti per sito, campionati tra materiali di
superficie o di scavo.
La metodica analitica pi diffusa lesame al microscopio ottico (OM)
su sezione sottile, spesso utilizzata da sola o in combinazione con altre
metodiche mineralogiche: diffrazione di raggi X per polveri (PXRD), analisi termogravimetrica e termica differenziale (TGA/DTA). Decisamente
pi limitato stato lutilizzo di metodiche analitiche per analisi chimica
(INAA, ICP-AES) e morfoscopico-chimiche tramite microscopia elettronica (SEM+EDS).
*

Dipartimento Geomineralogico - Universit degli Studi di Bari, Via E. Orabona 4, 70125


Bari; tel. 080/5442614; e-mail: rocco.laviano@geomin.uniba.it
**
Museo delle Origini - Universit degli Studi di Roma La Sapienza; Facolt di Scienze
MM., FF. e NN. - Universit degli Studi di Bari; tel. 06/49913924; e-mail:
imuntoni@katamail.com
1
Per la sua stessa natura il lavoro frutto della costante collaborazione fra i due autori ed
il loro contributo da considerarsi equivalente. Ai fini della stesura del testo I.M.M. ha
curato lintroduzione e la parte sul Neolitico antico mentre R.L. quelle sul Neolitico medio e finale.
2
Per lelenco di tutti i riferimenti bibliografici si rimanda a Muntoni 2002b, tab. 1; in
questa sede sono stati considerati in pi i seguenti contributi: Bruno et alii 2000; Eygun
2001; Spataro 2002; Bozza 2003.

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R. LAVIANO - I.M. MUNTONI

X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X X
X
X
X
X
X
X
X
X
X

X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X

X
X
X
X
X
X
X
X
X

Anno di
edizione

X
X

Chimica

X
X

PXRD
TGA/DTA

1
1
n.d.
26
1
1
1
3
8
49
23
n.d.
20
21
16
3
20
7
3
19
4
14

OM

Grotta del Guardiano, Polignano a Mare (BA)


Madonna di Grottole, Polignano a Mare (BA)
C.no S. Matteo Chiantinelle, Serracapriola (FG)
Scamuso, Mola di Bari (BA)
Le Rene, Rutigliano (BA)
Montenuovo, Rutigliano (BA)
Grotta Sant'Angelo, Ostuni (BR)
Arciprete "A", Vieste (FG)
Defensola, Vieste (FG)
Ripa Tetta, Lucera (FG)
Lagnano da Piede, Ascoli Satriano (FG)
Chiesuola, Vieste (FG)
Guadone, San Severo (FG)
Passo di Corvo, San Marco in Lamis (FG)
Amendola, San Marco in Lamis (FG)
Grotta Scaloria, Manfredonia (FG)
Masseria La Quercia, Ordona (FG)
Grotta delle Mura, Monopoli (BA)
Ciccotto, Gravina in Puglia (BA)
Torre Sabea, Gallipoli (LE)
Mass. Pasquale, Bisceglie (BA)
Grotta Pacelli, Castellana Grotte (BA)

Scavo
Superficie

Siti

Campioni

Tab. I - Siti pugliesi gi oggetto di analisi da parte di altri gruppi di ricerca.

X non strum. 1956-1960


X non strum. 1956-1960
X
1986
X SEM+EDS 1997-2002
X
1997
X
1997
X
1997
1993
1993
1998-2001
1998-2001
1990
1980-1990
INAA
1983
1983
1983
1995-1996
2002
2002
2003
ICP-AES
2000
ICP-AES
2000

Dal 1990 stato attivato, presso il Dipartimento Geomineralogico dellUniversit degli Studi di Bari, un nuovo progetto di ricerca sulle ceramiche neolitiche pugliesi, in collaborazione con lUniversit degli Studi La
Sapienza di Roma3 e la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, e recentemente anche con il Dipartimento di Beni culturali e Scienze
del linguaggio dellUniversit degli Studi di Bari. Sono stati cos campionati e analizzati, mediante luso combinato di metodiche mineralogiche
(OM e PXRD) e chimiche (XRF), 23 insediamenti allaperto e in grotta
del Tavoliere e delle Murge (fig. 1), 375 campioni di ceramica (tab. II) e
133 campioni di sedimento4.
3
Non sono stati qui conteggiati i 57 campioni da Masseria Candelaro, i primi oggetto di
analisi in collaborazione con lIstituto Centrale per il Restauro di Roma e lUniversit
degli Studi di Pisa (Cassano et alii 1994-95).
4
Per lelenco dettagliato dei campioni di sedimento si rimanda a Laviano e Muntoni 2004, p.
156, cui sono stati aggiunti altri 5 campioni di terra rossa dal Pulo di Molfetta e da Balsignano.

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MATERIE PRIME E SCAMBI NELLA PRODUZIONE CERAMICA DEL NEOLITICO APULO

Monte Aquilone
Masseria Valente
Coppa Nevigata
Masseria Candelaro
Masseria Santa Tecchia
Podere 96
Masseria Cascavilla
Capo di Lupo
Masseria Centonze
Masseria Mischitelli
Casello Amendola

MA
MV
CN
MC
ST
P96
MCS
CL
MCZ
MM
CA

15
13
8
61
11
7
6
5
3
3
2

X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X

X
X
X
X X
X
X
X
X
X
X
X

Balsignano
Pulo di Molfetta
Ciccotto
Madonna delle Grazie
Torre delle Monache
Santa Barbara
Setteponti
Cala Colombo
Grotta della Tartaruga
Grotta Scanzano
Masseria Chiancudda
Cala Scizzo

BALS
PU
CC
MG
TM
SB
SP
CCL
GT
GS
CH
CS

30
59
33
6
6
43
15
10
10
9
1
19

X
X
X

X
X
X
X
X
X
X

X
X
X
X X
X X

Neolitico finale

Superficie
Neolitico antico
Neolitico medio

Scavo

Campioni

Murge
Sigla

Neolitico medio

Superficie
Neolitico antico

Scavo

Sigla

Tavoliere

Campioni

Tab. II - Siti del Tavoliere e delle Murge analizzati presso il Dipartimento Geomineralogico dellUniversit degli Studi di Bari.

X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X

IL NEOLITICO ANTICO
La pianura del Tavoliere
La pianura del Tavoliere costituita da una piattaforma carbonatica
mesozoico-paleogenica, coperta da depositi argillosi plio-pleistocenici di
origine marina (del ciclo della Fossa Bradanica), a loro volta ricoperti da
sedimenti sabbiosi post-calabriani di origine marina e da depositi alluvionali continentali di et olocenica. Le Argille Subappennine (Balenzano et
alii 1977) sono costituite da materiali piuttosto fini, con una composizione mineralogica piuttosto omogenea (minerali argillosi, quarzo e feldspati) e con un elevato contenuto in carbonati (possono contenere fino al
15% di CaO).
Campioni di ceramica provenienti da 10 villaggi del Neolitico antico
(Cassano et alii 2004; Muntoni e Laviano 2005), tutti localizzati nellarea
del Pianoro di Amendola (Manfredonia), hanno evidenziato un quadro di
grande omogeneit, pur con un minimo grado di variabilit granulometrica dello scheletro evidente soprattutto tra le diverse classi archeologiche (impressa, brunita e dipinta di tipo Masseria La Quercia). Nei siti
presi in esame, come materie prime venivano utilizzate, come ben evidenziato dai dati mineralogici, argille locali prelevate dai depositi alluvionali

1026

R. LAVIANO - I.M. MUNTONI

Fig. 1 - Localizzazione dei 23 siti oggetto di indagine (per le sigle si rimanda alla
tab. II), con lindicazione (in nero) degli affioramenti in Puglia delle
Argille marnose plio-pleistoceniche (da Muntoni 2003, fig. 6).

di et olocenica delle valli del Celone, del Farano, del Candelaro e dellarea costiera.
Anche il diagramma ceramico (fig. 2) mostra una buona affinit chimica fra i campioni ceramici e quelli di Argille alluvionali del Tavoliere. Le
differenze nel contenuto di CaO tra campioni vascolari dei sedimenti
legata sia alla variabilit dei depositi alluvionali, sia alla intenzionale aggiunta come smagrante in alcuni campioni, tutti di classe A e in gran parte provenienti dal solo villaggio di Monte Aquilone, di bioclasti e frammenti litici calcarei.
Le concentrazioni degli elementi chimici hanno al contempo permesso
di evidenziare elementi di differenziazione tra siti localizzati su diversi
bacini fluviali, a conferma che ogni villaggio utilizzasse le materie prime
disponibili pi prossime.
Estremamente limitati sono i dati relativi alla possibile circolazione di
singoli manufatti quali prodotti finiti. Le concentrazioni degli elementi in
traccia, relative a tutti i campioni da Masseria Candelaro (FG), si presentano con valori piuttosto simili. Solo un campione di ceramica brunita del
Neolitico antico (MC08) e altri tre campioni di ceramica figulina e bruni-

MATERIE PRIME E SCAMBI NELLA PRODUZIONE CERAMICA DEL NEOLITICO APULO

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Fig. 2 - Triangolo ceramico (CaO+MgO)/SiO2/Al 2O 3 con distribuzione dei campioni (n=73) di ceramica del Neolitico antico dallarea di Amendola,
rispetto ai principali affioramenti argillosi della Puglia settentrionale
(da Laviano e Muntoni 2004, fig. 19); Dp: diopside; Gh: gehlenite; An:
anortite.

ta del Neolitico medio (MC15, MC38, MC57) possono essere considerati


come outliers, probabilmente scambiati come prodotti finiti tra diversi
villaggi dellarea nel Neolitico antico e medio.

Laltopiano delle Murge


LAltopiano delle Murge costituito dalle formazioni calcareo-dolomitiche del Calcare di Bari e del Calcare di Altamura, con coperture o intercalazioni di depositi di terra rossa. La terra rossa un deposito sedimentario siltoso-argilloso di origine continentale, molto povero in carbonati (DellAnna 1967). Depositi di Argille Subappennine (del ciclo pliopleistocenico della Fossa Bradanica) affiorano estensivamente sul margine occidentale delle Murge e localmente nellarea di Rutigliano (Moresi
1990), presso Bari.
Lutilizzazione di pi classi di impasto di origine locale in alcuni abitati
del Neolitico antico stata verificata, attraverso un adeguato numero di
campioni analizzati (Muntoni 2003), sia nel villaggio del Pulo di Molfetta

1028

R. LAVIANO - I.M. MUNTONI

- Fondo Azzollini sia in quello di Balsignano (Modugno), suggerendo strategie specifiche di acquisizione delle materie prime.
Tre tipi di impasti, con differenti componenti mineralogiche (con scheletro carbonatico, quarzoso - carbonatico e quarzoso), sono attestati nei livelli del Neolitico antico I del Pulo di Molfetta. La variabilit delle materie
prime dunque evidente a livello sincronico. Le principali specie mineralogiche sono tutte compatibili con le formazioni geologiche affioranti nellarea del sito. La natura di tali differenze sembra per implicare lo sfruttamento da parte degli antichi ceramisti di distinti depositi argillosi.
Anche le analisi chimiche (Muntoni 2003, p. 156, figg. 31 e 32; Laviano
e Muntoni 2003, p. 168-169, figg. 1-2) mostrano una netta diversificazione tra i campioni con uno scheletro carbonatico (Cal), quelli caratterizzati da uno scheletro quarzoso - carbonatico (Qtz/Cal) e quelli con uno
scheletro quarzoso (Qtz). Questultimo gruppo mostra in particolare una
significativa sovrapposizione con il campo di variabilit della terra rossa, mentre il secondo con il campo di variabilit dei depositi di argille
siltose plio-pleistoceniche del ciclo della Fossa Bradanica (Laviano e
Muntoni 2004, p. 155, fig. 21).
Nei livelli del Neolitico antico II di Balsignano, in cui sono attestati
due principali tipi di impasti a scheletro carbonatico (Cal) e quarzoso carbonatico (Qtz/Cal), inoltre, stato possibile evidenziare una significativa correlazione tra gruppi di impasto e forme vascolari, presumibilmente per una differenziazione di ordine funzionale. In particolare le Ciotole
sono risultate maggiormente concentrate nei gruppi a scheletro quarzoso-carbonatico, mentre le Olle nei gruppi a scheletro carbonatico, sia esso
detritico che fossilifero.
Loccasionale aggiunta di chamotte documentata nel Neolitico antico
solo al Pulo di Molfetta nei gruppi Qtz e Qtz/Cal. Labbondanza dello
scheletro fossilifero che caratterizza il gruppo Cal del Pulo di Molfetta e
lanalogo gruppo Cal di Balsignano potrebbe inoltre derivare dallaggiunta intenzionale di una sabbia calcarea, spesso fossilifera, ad un sedimento
argilloso (tipo terra rossa) povero in carbonati.

Le cotture
Per quanto riguarda le cotture, cos come evidenziate sia nel Tavoliere, sia nellaltopiano murgiano, i dati mineralogici (tab. III) indicano
che nel Neolitico antico le temperature di cottura non abbiano mai superato 800C. Sulla base della relativa visibilit dei soli picchi a maggiore intensit di alcuni minerali fillosilicatici (illite o muscovite e subordinatamente smectite), si possono ipotizzare, per alcuni campioni, temperature non superiori a 600-700C. Per altri campioni, con minore evidenza dei riflessi dei minerali argillosi unitamente alla presenza dei riflessi della calcite, si possono ipotizzare temperature pi alte, ma non
superiori a 800C.

1029

MATERIE PRIME E SCAMBI NELLA PRODUZIONE CERAMICA DEL NEOLITICO APULO

Tab. III - Esemplificazione delle diverse associazioni di fasi mineralogiche evidenziate per PXRD (C.M.: Minerali Argillosi; Ms: Muscovite; Qtz: Quarzo;
Kfs: K-feldspato; Pl: Plagioclasio; Cal: Calcite; Do: Dolomite; Px: Pirosseno; Gh: Gehlenite; Hem: Ematite. XXXXX = prevalente; XXXX = abbondante; XXX = buona; XX = discreta; X = scarsa quantit; tr = tracce).
Neolitico
Classe
antico
CN03
Impressa

C.M.

Ms

Qtz

Kfs+Pl

Cal

Do

XX

XX

XXXX

XXXX

MC12

Brunita

XX

XXXX

XXXXX

MM1

Dipinta

XX

XX

XX

MA8

Dipinta

XX

XXXXX

ST1

Impressa

XX

XX XXXXX XXX XXXXX

MV8

Dipinta

XX

XX

tr

CN07

Impressa

XXXXX

XX

XXXXX

tr

CN09

Brunita

XXXXX

XX

XXXXX

MC05

Impressa

XXXXX

XX

XXXXX

MC42

Impressa

tr

XXXX

XX

XXXXX

PU45

Graffita

XXXXX

XX

tr

XX XXXXX

XX

tr

Ms

Kfs

Pl

Cal

tr

PU49
Brunita
Neolitico
Classe
C.M.
medio
PU30
Figulina dipinta

XX XXXXX
X

XXXXX
XXXX

Qtz

Hem

Px

Gh

Hem

tr

XX

XXXXX XXX

XX XXX

XXXXX XXX

Figulina dipinta

PU58

Figulina dipinta

MC18

Figulina dipinta

MC19

Figulina dipinta

MC24

Figulina dipinta

GT02

Figulina dipinta

GS09

Figulina dipinta

XXXXX XXX

CC08

Figulina dipinta

tr

XXXXX XXXX

CC18

Figulina dipinta

XXXXX XXXX

SP14

Impasto SdA

SP15

Impasto SdA

XX

XXXX

SP16

Impasto SdA

SP17

Impasto SdA

SP18
Impasto SdA
Neolitico
Classe
finale
CS10
Diana scura

tr

Gh

XXXXX XXXX

PU53

tr

XXXXX

Px

XXXXX

XX

XXXXX

XX

XXXXX

XX

XXXXX

XX

tr

tr

tr
X

XX

XX XXX
XXX XXX
X

XX

tr

XX

XX

tr

XX

XX

XX

XX

XX

tr

XX

XX

XX

tr

tr

XXXXX

tr

XXXXX

XXXX

tr

tr

XXXXX

XX

XXXX

XXXXX

XX

XXXX

tr

XXXXX

C.M.

Ms

Qtz

Kfs+Pl

Cal

Px

Gh

Hem

XXX XXXX

tr

XXXXX XXX

CS02

Diana scura

XXXXX

CS01

Diana scura

XX

XXXXX

CS11

Diana chiara

tr

tr

XXXXX

XX

XXXX

CS12

Diana chiara

XXXXX

XXXXX

CS17

Diana chiara

XXXXX

XX

XXXX

tr

X
tr

tr

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R. LAVIANO - I.M. MUNTONI

NEOLITICO MEDIO: TAVOLIERE E MURGE


Le produzioni di ceramica figulina del Neolitico medio (a bande rosse
e Serra dAlto) mostrano alcune significative trasformazioni tecnologiche,
sia sul Tavoliere (Cassano et alii 1995; Muntoni 1999; Cassano et alii 2004)
sia sulle Murge (Muntoni 2003; Muntoni et alii cds; Geniola et alii 2005).
In particolare stato evidenziato il sistematico utilizzo delle Argille Subappennine, anche in siti dove tali affioramenti non possono propriamente
essere definiti come locali.
Tutti i campioni mostrano una tessitura estremamente fine, con una
netta prevalenza della matrice sullo scheletro. Lo scheletro costituito
da clasti, a granulometria omogenea e fine ( 150-200 m), quali quarzo, feldspati e scarsi fossili carbonatici (soprattutto foraminiferi bentonici e rari molluschi). Le caratteristiche tessiturali e la bassa birifrangenza della matrice indicano una pi alta sinterizzazione del corpo ceramico.
I dati chimici indicano che tutti i campioni sono classificabili come ricchi in Ca e, sul triangolo ceramico (fig. 3), mostrano una significativa sovrapposizione con il campo di variabilit delle argille siltose plio-pleistoceniche. Solo pochi campioni dal Tavoliere sono caratterizzati da maggiori quantit di CaO, mentre altri, dal margine settentrionale delle Murge,
da minori quantit di CaO. Anche le concentrazioni degli elementi in traccia confermano lomogeneit tra i campioni in accordo con la omogeneit
geo-chimica delle argille plio-pleistoceniche. Ci nonostante, i rapporti
tra alcuni elementi in traccia, quali Sr vs. Rb e Y vs. Nb, sono in grado di
isolare sottogruppi di campioni distinguibili su base geografica (Laviano
e Muntoni cds).
Lo sfruttamento, in entrambe le aree, di un tipo specifico di argilla di
ottima qualit, quali le argille siltose plio-pleistoceniche, in alcuni casi
affioranti a pi di 30 km di distanza dai siti, suggerisce pi complessi
sistemi di approvvigionamento, che potrebbero aver implicato anche pi
ampie trasformazioni nellorganizzazione stessa della produzione, forse
non pi domestica.
Una significativa trasformazione a livello tecnologico anche evidente
a livello di tecnologie di cottura. Tutti i campioni hanno evidenziato la
presenza di fasi di neo-formazione da cottura (tab. III), quali gehlenite e
diopside, individuabili solo tramite PXRD, e la contemporanea assenza
dei riflessi dei minerali argillosi. Loccasionale evidenza dei riflessi della
calcite, sempre individuata tramite PXRD, legata alla sua presenza come
fase secondaria di ricristalizzazione nei pori, questa volta riconosciuta tramite osservazione OM. Su queste basi possibile ipotizzare per queste
ceramiche temperature di cottura fra 850 e 1.050C, ottenibili solo in forni chiusi, sia pur per un tempo non molto lungo.
La ceramica dimpasto scuro Serra dAlto invece, analizzata (Muntoni et alii cds; Geniola et alii 2005) in alcuni insediamenti murgiani quali

MATERIE PRIME E SCAMBI NELLA PRODUZIONE CERAMICA DEL NEOLITICO APULO

1031

Fig. 3 - Triangolo ceramico (CaO+MgO)/SiO2/Al2O3 con distribuzione dei campioni (n=127) di ceramica figulina dipinta da siti del Tavoliere e delle
Murge, rispetto agli affioramenti in Puglia delle Argille subappennine.
Dp: diopside; Gh: gehlenite; An: anortite; cerchio nero: Tavoliere; quadrato: Sud-est barese; crocetta: Fascia murgiana nordoccidentale; cerchio grigio: Fossa Bradanica.

Sette Ponti (Canne) e Santa Barbara (Polignano a Mare), si caratterizza


per laggiunta intenzionale di smagrante costituito da calcite alabastrina
triturata. La composizione mineralogica per PXRD conferma la presenza di prevalenti quantit di calcite (tab. III) e consente di ipotizzare
temperature massime di cottura, per queste produzioni, di 700C. Temperature pi elevate avrebbero potuto determinare, per labbondanza
di CaCO 3 e la granulometria grossolana dello stesso scheletro carbonatico, una violenta calcinazione di tali inclusi che, unitamente alla seguente idratazione del CaO eccedente disponibile, avrebbe condotto alla
distruzione del manufatto.

1032

R. LAVIANO - I.M. MUNTONI

Fig. 4 - A. Triangolo ceramico (CaO+MgO)/SiO2/Al2O3 con distribuzione dei


campioni di ceramica dai siti di Santa Barbara e Cala Scizzo, rispetto ai
principali affioramenti argillosi della Puglia centrale (da Laviano e Muntoni 2004, fig. 21). Dp: diopside; Gh: gehlenite; An: anortite. B. Diagramma Ce vs. La. Quadrato: ceramica dimpasto scuro da Santa Barbara; triangolo: ceramica figulina dipinta da Santa Barbara; cerchio: ceramica Diana scura da Cala Scizzo; crocetta: ceramica Diana chiara da Cala
Scizzo (da Geniola et alii 2005, figg. 2-3).

MATERIE PRIME E SCAMBI NELLA PRODUZIONE CERAMICA DEL NEOLITICO APULO

1033

NEOLITICO FINALE DELLE MURGE


Nel caso delle produzioni di facies Diana, analizzate solo nel sito costiero di Cala Scizzo (Geniola et alii 2005), stata evidenziata la netta
distinzione tra le classi Diana scura e Diana chiara, a livello di materie prime utilizzate e di tecnologie di preparazione dellimpasto. La prima
ha rivelato uno scheletro esclusivamente silicatico (Qtz), mentre la seconda uno scheletro quarzoso-carbonatico a granulometria piuttosto fine.
La composizione mineralogica tramite PXRD conferma la presenza di
prevalenti quantit di quarzo + feldspati o di quarzo + calcite nelle due
classi (tab. III) e consente di ipotizzare una temperatura massima di cottura, per entrambe queste produzioni, di 600-800C, pur con nette differenze a livello di atmosfera di cottura.
La composizione chimica (fig. 4) conferma la diversit fra le due classi,
indicando inoltre per la prima una affinit chimica con la composizione
della terra rossa murgiana, mentre per la seconda una netta sovrapposizione con il campo di variabilit delle Argille di Rutigliano.
Particolarmente significativa anche la continuit tecnologica con le
precedenti produzioni di tipo Serra dAlto. Lo stesso triangolo ceramico
(fig. 4A) indica infatti laffinit composizionale tra i campioni di Diana
chiara e quelli figulini Serra dAlto, e la distinzione tra i campioni di
Diana scura e quelli dimpasto scuro Serra dAlto per i valori molto
diversi di CaO. Laffinit nella concentrazione di elementi delle terre rare
quali Cerio e Lantanio tra queste ultime due classi (fig. 4B), suggerisce
per lutilizzo di uno stesso tipo di argilla povera in carbonati cui, nel
caso degli impasti scuri Serra dAlto, stato aggiunto uno smagrante calcareo.
I progetti di analisi tecnologiche delle ceramiche neolitiche del Tavoliere di Puglia e dellarea delle Murge baresi sono stati coordinati, oltre che dagli scriventi, rispettivamente dalla dott.ssa Selene Cassano e dalla dott.ssa Francesca Radina. Si ringrazia, inoltre, il prof.
Alfredo Geniola per aver messo a disposizione i campioni da Santa Barbara e Cala Scizzo.

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MATERIE PRIME E SCAMBI NELLA PRODUZIONE CERAMICA DEL NEOLITICO APULO

1035

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RIASSUNTO. - MATERIE PRIME E SCAMBI NELLA PRODUZIONE CERAMICA DEL NEO- La Puglia costituisce larea della penisola italiana a pi alta densit di analisi archeometriche su
ceramiche neolitiche. In tale contesto sono qui confrontati i dati relativi a 375
campioni, tutti oggetto di analisi nel Dipartimento Geomineralogico dellUniversit degli Studi di Bari. stato possibile dedurre una serie di indicazioni significative sul processo di manifattura ceramica e sulle sue trasformazioni dal
Neolitico antico al finale, e pi in particolare sul tipo e la provenienza delle materie prime utilizzati e/o dei prodotti finiti, sulle tecniche di preparazione dei
materiali, nonch sulle modalit di cottura dei vasi.

LITICO APULO: IL CONTRIBUTO DELLE ANALISI ARCHEOMETRICHE.

RSUM. - MATIRES

PREMIRES ET ECHANGES DANS LA POTTERIE DU NEOLITHI-

QUE DES POUILLES: LA CONTRIBUTION DES ANALYSES ARCHEOMETRIQUES.

- Le territoire
des Pouilles est associ au plus grand nombre danalyses archometriques de cramique Nolithique de la pninsule Italienne. 375 chantillons, tudis auprs
du Dpartement Gomineralogique de lUniversit de Bari, font partie de cet
ensemble. Leur valuation a mis en lumire que des changements importants se
sont drouls ds le Nolithique Ancien jusquau Final en ce qui concerne les
choix dapprovisionnement et de prparation des matires premires, les techniques de cuite de la poterie, la morphologie et la provenance des pots.
SUMMARY. - RAW MATERIALS AND EXCHANGE IN NEOLITHIC POTTERY OF APULIA:
- Apulia is the best represented
region as for as archaeometric analyses of Neolithic pottery is concerned. Our
studies, performed on 375 samples from Early to Late Neolithic analysed in the
Dipartimento Geomineralogico of Bari University, are here summarised, mainly
focusing upon provenance of raw materials and/or finished pottery, preparation
of raw materials and firing techniques.

THE CONTRIBUTION OF ARCHAEOMETRIC ANALYSES.