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ARPAT

Agenzia regionale per la protezione


ambientale della Toscana
Direzione generale
N. Prot

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cl.

del

a mezzo: PEC

Spett.le Responsabile Settore VIA


Regione Toscana
Piazza dellUnit dItalia 1
50123 Firenze

Oggetto: Art. 52 LR 10/10. Progetto Forno inceneritore di Baciacavallo, Prato Proponente: GIDA.
Richiesta integrazioni.
Riferimento
Richiesta della Regione Toscana del 21/01/2015 prot. 3728.
Documentazione esaminata

Relazione generale di progetto (RE.01, 13.1.2015);


Relazione tecnica ed illustrativa opere di processo (RE.06, 13.6.2014);
Cronoprogramma di progetto (RE.07, 13.6.2014);
Studio di impatto ambientale Quadro di riferimento ambientale (SI.04, gennaio 2015).
Allegati al SIA

La presente istruttoria stata predisposta con la collaborazione del Dipartimento di Prato e del Settore
Modellistica AVC.
Il progetto presentato da Gida spa e consiste nella realizzazione di un nuovo impianto di incenerimento
di fanghi attivi provenienti dalla depurazione delle acque reflue urbane, in sostituzione e nelle immediate
vicinanze di quello attualmente in esercizio presso il sito Gida in localit Baciacavallo nel comune di
Prato.
Nellattuale impianto la linea di incenerimento costituita da un forno a 10 piani. la cui potenzialit risulta
stimabile in 1.270 KgSS/h rispetto a quella autorizzata di 1.000 KgSS/h.
Il sito si estende su circa 22 ettari in gran parte occupati dalle vasche di depurazione dei reflui. I fanghi
inceneriti derivano principalmente dagli impianti di Baciacavallo e Calice (96.5%).
Il nuovo inceneritore composto da due linee separate di incenerimento fanghi e di trattamento fumi con
una potenzialit massima di 40.000 t/a pari a circa 137 t/giorno. Ognuna delle due linee composta da
un forno a letto fluido con potenzialit massima di combustione pari a 20.000 t/anno di fanghi.
A servizio dellimpianto di incenerimento per la disidratazione dei fanghi, provenienti da tre ispessitori
fanghi da 900 mc ciascuno, prevista la ricollocazione delle due centrifughe esistenti ad una quota
sopraelevata, al fine di rendere possibile lo scarico dei fanghi disidratati nei silos di stoccaggio (200 m3
l'uno) direttamente per gravit.
Osservazioni generali sull'impianto
Il proponente non chiarisce in alcuna parte della documentazione tempistiche e modalit di dismissione,
smantellamento, caratterizzazione dello stato ambientale ed eventuale messa in sicurezza o bonifica del
sito dellattuale inceneritore, che risulta a tutti gli effetti strettamente collegato alla nuova opera. Il
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Organizzazione con Sistema di
gestione certificato da CERMET
Secondo la norma
UNI EN ISO 9001:2008
Registrazione n. 3198-A

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proponente dovr quindi fornire una relazione di valutazione di impatto ambientale specifica,
integrativa e coerente alla presente procedura di VIA sulla dismissione dellattuale inceneritore.
Il nuovo impianto proposto sar articolato nelle seguenti fasi: 1. disidratazione, 2. ricevimento e
stoccaggio, 3. combustione, 4. trattamento fumi, 5. recupero energetico, 6. deodorizzazione, 7. sistemi
ausiliari. Le fasi di cui sopra sono tutte contemplate nel Bref di riferimento Reference Document on the
Best Available Techniques fo Waste Incineration (Agosto 2006) e nelle Linee Guida per l'individuazione
e l'utilizzazione delle migliori tecniche disponibili emanate ai sensi del Dlgs. 372/99 o del Dlgs. 59/2005.
In merito alla combustione, non risultano descritte le modalit di realizzazione della fase di postcombustione: il forno non dotato di una camera separata di post-combustione, ma, nella relazione
tecnica si dice che la parte superiore del forno costituisce la camera di post-combustione. La normativa
prevede in merito che, dopo lultima immissione di aria di combustione, i gas prodotti dal processo di
incenerimento siano portati, in modo controllato ed omogeneo, anche nelle condizioni pi sfavorevoli, ad
una temperatura di almeno 850C per almeno due secondi; se la temperatura scende, deve essere
bloccata l'alimentazione del rifiuto; necessaria quindi anche la presenza di un sistema di taratura
interno delle temperature del post combustore. Si ritiene utile che la ditta dia evidenza del
rispetto di questa condizione indicando i sistemi di controllo utilizzati.
Per l'abbattimento degli NOx, l'azienda propone un sistema del tipo SNCR DeNOx. Si fa presente che,
con l'entrata in vigore del D.lgs 46/2014,saranno previsti valori limite di emissione anche per il parametro
Ammoniaca (NH3: VLE come media giornaliera pari a 30mg/nm3 e VLE come media semioraria pari a
60 mg/Nm3 per il 100% dei dati e 30 mg/Nm3 per il 97% dei dati).
Sulla base della esperienza di ARPAT si pu asserire che con il sistema di abbattimento non catalitico
non potr essere rispettato il limite dei 30mg/Nm3 di NH3 come media giornaliera. L'azienda in merito
propone come sistema di abbattimento dell'ammoniaca una lavaggio acido dei fumi, che comporterebbe,
comunque, la produzione di notevoli quantit di solfato di ammonio. In base a quanto sopra si ritiene
utile un confronto tra il sistema proposto SNCR DeNOX con torre di lavaggio fumi con un
sistema catalitico di riduzione degli NOx (SCR).
Si osserva inoltre che, in merito al sistema di abbattimento NOx proposto, nella relazione tecnica
non sono indicate le quantit di urea utilizzate. Si chiede pertanto di fornire la quantit di urea
che si prevede di utilizzare e lindicazione del dosaggio previsto in funzione della concentrazione
degli NOx da abbattere.
Suolo e sottosuolo - Gestione terre da scavo
Il proponente ha previsto la produzione di circa 23500 mc di terre provenienti dall'escavazione
delle fondamenta della struttura, ritenendo di non essere assoggettato alla presentazione del Piano di
Utilizzo di cui al Dm 161 del 10/08/12. Per i materiali scavo prevede quindi il conferimento in discarica
o recupero. Per i materiali provenienti dallo scortico delle aree a verde prevede il riuso all'interno
dello stesso cantiere/sito.
La documentazione presentata non contiene alcun riferimento alla qualit del suolo, del sottosuolo e
delle acque sotterranee riguardante l'area di cantiere e di altre aree interne a Gida Spa.
Dovr essere predisposto un piano di caratterizzazione, per escludere una contaminazione, del
suolo e delle acque sotterranee nell'area di cantiere e in quella dove attualmente ubicato
l'impianto. La caratterizzazione da effettuare dovr comprendere anche quelle sostanze che
potrebbero aver avuto avuto una ricaduta sul terreno, provenienti dalle emissioni in atmosfera
dell'impianto, tra cui gli IPA, diossine e furani, PCB.
Tale caratterizzazione sar anche la base di riferimento per la valutazione degli effetti del nuovo
impianto (Del. Regione Toscana n 272/08).
Visti i quantitativi di materiale scavato, in alternativa al conferimento in discarica si raccomanda
il recupero o riutilizzo come sottoprodotto nella stessa opera o in un'opera diversa (Art.184 bis)
secondo modalit definite nel DM161/12 o nella L.98/32013 (art. 41bis) se sotto i 6000mc.
La gestione delle terre dovr comunque essere descritta nel dettaglio.
La gestione dei materiali
provenienti direttamente dall'esecuzione di interventi di
demolizione di edifici o altri manufatti preesistenti, e' comunque disciplinata ai sensi della
parte IV del Dlgs 152 del 2006.

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Acque superficiali e sotterranee


Non vengono presi in considerazione i livelli di contaminazione della falda e dei due corpi idrici pi
importanti dell'area, Bisenzio e Ombrone. In particolare viene indicato un trend in diminuzione della
concentrazione del percloroetilene in falda (dati arpat al 2008), mentre, la rete regionale di monitoraggio
registra forti incrementi della contaminazione negli anni successivi.
Non viene confrontato lo stato attuale dellimpianto (che vede unimportante utilizzo di acqua industriale
per il trattamento fumi scaricata in testa allimpianto di depurazione)con le necessit idriche del nuovo
impianto.Si fa presente che importanti quote di acque ricircolate in testa allimpianto di depurazione
determinano di fatto un deficit depurativo particolarmente evidente e significativo in condizioni di pioggia,
quando si attivano numerosi scolmatori lungo la rete fognaria pratese, tra i quali il pi consistente
proprio quello in testa allimpianto di Baciacavallo. In termini pi semplici: si ha il bypass di quote
significative di scarichi industriali mentre si trattano le stesse quote di acque provenienti dallinceneritore
delle quali non sono state fornite indicazioni sulla qualit e sul regime normativo in merito allinvio in
testa allimpianto.
Per cui si propone di presentare una integrazione che valuti con maggiore puntualit
-le condizioni di minimo fabbisogno di acque per il raffreddamento e per il lavaggio fumi
dellinceneritore;
-le alternative sullutilizzo delle acque in uscita dallIDL di Baciacavallo e comunque la
descrizione degli impatti derivanti dallutilizzo proposto;
-i livelli di concentrazione dei diversi inquinanti contenuti in tali acque dopo il loro utilizzo e le
condizioni di scarico nellimpianto anche in relazione al quadro normativo di riferimento;
Acque di scarico
Lo spurgo delle torri di lavaggio fumi verr scaricato in testa allimpianto di depurazione di Baciacavallo.
Altro scarico inviato al depuratore quello che deriva dalla deodorizzazione dellaria delledificio che
accoglie limpianto di incenerimento. Anche in questo caso non si indicano i prodotti chimici impiegati, n
le quantit previste.
La ditta non caratterizza questi scarichi derivanti dalla torre di lavaggio fumi e dagli srubber di
deorizzazione dellaria che vengono inviati a depurazione. (Nella tab 5.3.4 risulta uno scarico derivante
dalla sola deodorizzazione pari a 480 t/a di solfato di ammonio al 25%.)
Si richiede quindi una valutazione dei vari scarichi provenienti dallimpianto di incenerimento,
con indicazione delle quantit scaricate, il carico di inquinanti previsto, eventuali trattamenti e
punti di scarico al recettore con punto di campionamento:
acque per sottoraffreddamento dei fumi scaricate a monte del punto di scarico del
depuratore di Baciacavallo
scarico delle torri di lavaggio fumi scaricate in testa allimpianto di depurazione
scarico impianto di deodorizzazione aria edificio inceneritore scaricate in testa
allimpianto di depurazione
scarico rigenerazione impianto di addolcimento acqua
scarico derivante dalle centrifughe di disidratazione fanghi
Acque meteoriche dilavanti
Per la fase di cantierizzazione vengono descritti accorgimenti per il contenimento di possibili
inquinamenti del suolo e della falda; per la fase a regime sono previste opere per il convogliamento ed il
trattamento (disoleazione) delle acque meteoriche dilavanti e lo scarico in corpo recettore (non indicato,
ma si presuppone la gora del Romito).
Nessun riferimento viene riportato in merito al regolamento regionale 46/R-2008 relativo alla tutela delle
acque dallinquinamento che individua(allegato 5 tab.5 e 6) sia i cantieri con superficie superiori a 5.000
mc, che gli impianti di gestione rifiuti e/o soggetti ad AIA, tra quelli assoggettati alla presentazione di un
piano di gestione delle acque meteoriche dilavanti secondo quanto previsto nelle stesso regolamento.
Si richiede di presentare un piano di gestione delle AMD sia per la fase di cantiere che per la fase
a regime.
Atmosfera
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Per quanto concerne limpatto sulla componente atmosfera nel complesso la documentazione appare
per certi aspetti non esaustiva, per altri non chiara, anche per alcune scelte di impostazione del SIA che
non si ritiene di poter condividere. Perci, al fine di poter esprimere una valutazione compiuta,
necessario che il proponente presenti alcuni chiarimenti ed integrazioni:
1. Dati meteorologici in quota: nelle simulazioni condotte con AERMOD stato impiegato il
preprocessore AERMET che tuttavia, nella versione originale di US-EPA, richiede come dato di
input i valori di talune grandezze meteorologiche in quota. Il proponente dovr specificare come
ha stimato tali valori a partire dai dati rilevati al suolo dalla stazione Firenze-Peretola, chiarendo
in particolare se si avvalso del preprocessore Upper Air Estimator (predisposto da Lakes
Environmental) e fornendo possibilmente la descrizione tecnica degli algoritmi utilizzati.
2. Fase di cantiere:
Il proponente dovr chiarire e precisare
a. quale sia la durata effettiva delle lavorazioni simulate, chiarendo la difformit tra quanto
dichiarato in SI.04 (8 settimane) e quanto indicato in RE.07 (24 settimane);
b. quale sia leffettiva estensione dellarea di cantiere interessata ai lavori e quindi alle emissioni
di polveri diffuse, chiarendo la difformit tra quanto dichiarato in SI.04 ed in RE.01 (9900 m 2),
e quanto indicato in SI.04 (3500 m2). Dovr inoltre fornire il rateo emissivo espresso in g/
(sm2) effettivamente impiegato come input nelle simulazioni condotte con AERMOD;
c. se e quali misure di mitigazione delle emissioni di polveri diffuse intende adottare (ovvero
imporre alle imprese che dovranno curare la realizzazione dellimpianto) per la fase di cantiere
pi impattante per la qualit dellaria.
3.Fase di esercizio:
Il proponente dovr integrare la documentazione:
a. con ulteriori simulazioni effettuate con AERMOD, al fine di stimare le concentrazioni in aria
ambiente (media annua) di PCDD/F, IPA (BaP), metalli (Pb, Ni, As, V, Cr, Mn), Cd, Hg, e le
deposizioni cumulate al suolo (media giornaliera) di PCDD/F e PCDD/F+PCBDL, nello scenario
futuro e preferibilmente anche nello scenario attuale. Per tali stime il proponente dovr fare
riferimento alla metodologia ed alle impostazioni generali (eventualmente adattate al caso in
questione alla luce degli esiti di controlli ed autocontrolli al camino o di altre informazioni messe
a disposizione dal fornitore del sistema di combustione/abbattimento degli inquinanti) contenute
in:
-Human Health Risk Assessment Protocol (HHRAP) for Hazardous Waste Combustion
Facilities,
US-EPA,
EPA-530-R-05-006,
2005,
in
particolare
il
capitolo
3
(http://www.epa.gov/osw/hazard/tsd/td/combust/risk.htm);
-Stima della dispersione delle sostanze inquinanti emesse in atmosfera da parte dellimpianto di
termodistruzione dei rifiuti solidi urbani in localit Falascaia, Pietrasanta (LU), ARPAT, 2012, in
particolare la sintesi introduttiva, il par. 3.3 della Parte B, il capitolo 3 della Parte C
(http://www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/2012/244-12/244-12-studio-arpat-sulimpianto-difalascaia);
b. (per le simulazioni gi effettuate per NO2, PM10, PM2.5, SO2 e CO, nonch per le ulteriori
indicate al precedente punto a) con le stime delle concentrazioni in aria ambiente e delle
deposizioni cumulate al suolo sia nello scenario emissivo (attuale e futuro) determinato dalle
concentrazioni al camino degli inquinanti emessi pari ai limiti fissati dalla normativa (DLgs
152/2006, Parte Quarta, Titolo III-bis), sia nello scenario emissivo determinato dalle
concentrazioni degli inquinati pari ai valori medi rilevati nel corso del 2013 per limpianto attuale
(come desunti da controlli ARPAT, autocontrolli, SME), e pari ai valori garantiti per limpianto
futuro;
c. con ulteriori simulazioni con AERMOD, limitatamente al nuovo impianto, con cui stimare la
concentrazione di odori in aria ambiente (espressa in UO/m3) determinate dalle due linee di
deodorizzazione delle arie interne, avendo cura di indicare per ciascun recettore il 100 ed il 99
percentile della distribuzione delle concentrazioni orarie di odore (rivalutate con il peak-to-mean
ratio pari a 2.3).
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d. con i risultati delle stime indicate ai precedenti punti a, b, c in forma tabellare con riferimento
a 15-20 recettori di interesse (coincidenti con edifici residenziali o sensibili, quali scuole,
ospedali, case di cura, ecc.) attorno al sedime del depuratore, nonch nel recettore in cui, di volta
in volta, viene stimato il valore pi elevato di concentrazione in aria ambiente/deposizione
cumulata al suolo;
e. precisando se nelle simulazioni con AERMOD ha implementato o meno leffetto building
downwash, ed eventualmente implementarlo nelle integrazioni richieste ai precedenti punti a, b, c
(limitatamente al nuovo impianto). Dovr in ogni caso produrre una valutazione - in forma
semplificata, riferita al solo valore massimo nel dominio di calcolo di uno degli inquinanti emessi
- che, variando laltezza delle emissioni, minimizzi limpatto sullaria ambiente e consenta di
definire la quota ottimale per le 4 nuove emissioni (2 dal termotrattamento dei fanghi e 2 dal
sistema di deodorizzazione);
f. verificando ed eventualmente modificando la progettazione al fine di adeguare i sistemi di
accesso e monitoraggio al camino, dandone evidenza, nel rispetto delle indicazioni contenute in:
-Requisiti tecnici delle postazioni in altezza per il prelievo e la misura delle emissioni in
atmosfera, Regione Toscana, ARPAT, Servizio Sanitario Toscana, recepite con DGR Toscana
528/2013 (http://www.arpat.toscana.it/documentazione/report/requisiti-tecnici-delle-postazioni-inaltezza-per-il-prelievo-e-la-misura-delle-emissioni-in-atmosfera);
-Guida tecnica per i gestori dei sistemi di monitoraggio in continuo delle emissioni in atmosfera
(SME), ISPRA, 2012 (http://www.arpat.toscana.it/notizie/notizie-brevi/2013/guida-tecnica-ispraper-i-gestori-dei-sistemi-di-monitoraggio-in-continuo-delle-emissioni-in-atmosfera-sme).
g. fornendo i file con i dati di input impiegati nelle predette simulazioni, come forniti al
preprocessore AERMET ed al codice AERMOD.

Si allega per maggior chiarezza delle valutazioni e completezza delle integrazioni necessarie,
l'istruttoria effettuata dal Settore Modellistica previsionale dell'Area Vasta Centro che
comunque disponibile per eventuali chiarimenti tecnici.
Si propone inoltre di integrare la tab. 5.8.1 con i valori emissivi dellimpianto attuale ricavati dai
dati degli ultimi anni e con una verifica dei valori di emissioni attesi dal nuovo impianto con
eventuale implementazione dei sistemi di abbattimento delle emissioni per garantire valori di
emissioni migliorativi o almeno in linea con limpianto attuale.
Si fa presente che linceneritore attuale ha mostrato criticit nelle fasi di messa in veglia
dellimpianto con interruzione improvvise dellalimentazione fanghi dovute a guasti o
malfunzionamenti. In queste fasi si aveva una perturbazione delle condizioni di combustione con
valori anomali di emissioni. Altra criticit legata alla quantificazione puntuale dellalimentazione
fango al forno inceneritore con criticit di funzionamento delle pompe di alimentazione fanghi.
Per il nuovo impianto il proponente non affronta queste problematiche che si ritiene debbano
essere prese in considerazione.
Infine si nota che nella documentazione depositata (RE.01, par. 4.1.4.13; RE.06, par. 3.3.4) non
viene in alcun modo fatto riferimento alle linee guida per il prelievo e la misura degli inquinanti
alle emissioni e alle linee guida per gli SME.
Emissioni acustiche
Clima acustico
Linquinamento acustico stato analizzato ed inquadrato con una impostazione metodologica corretta
ed esauriente.
Nella relazione sono forniti una serie di output del modello previsionale, relativi a tutti gli scenari ed a tutti
i tempi di riferimento (sia diurni che notturni) da cui non si rilevano criticit rispetto a quanto previsto
dalla normativa.
Il Settore Agenti Fisici di ARPAT ha provveduto inoltre ad una verifica strumentale in due postazioni, con
esecuzione di misure della durata di unora soltanto, la cui analisi, pur con le limitazioni dovute al breve

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tempo di misura, non ha evidenziato, rispetto a quanto rilevato dalla committenza, differenze tali da poter
presupporre la non correttezza della taratura del modello.
Linquinamento acustico stato pertanto analizzato e risulta ovviamente reversibile per la fase di
cantiere, mentre per la fase post operam, nel caso si dovessero manifestare superamenti dei valori
limite, questi sarebbero sicuramente mitigabili per mezzo di barriere acustiche oppure con mitigazioni
alle sorgenti senza variazioni sostanziali delle componenti impiantistiche.
Tuttavia, ad integrazione, necessario precisare meglio, anche in vista della futura richiesta di
AIA, tutti i fattori di input del modello quali, a titolo di esempio, i fattori di riflessioni usati per il
terreno e per gli edifici allinterno dellimpianto di Baciacavallo, gli input di potenza o pressione
sonora del nuovo inceneritore, il potere di fonoisolamento delledificio che contiene il nuovo
inceneritore, ecc. ; ci al fine di poter eventualmente ricostruire, per tutti gli scenari suddetti, i
diversi output con i valori di Leq riportati nellarea di influenza acustica.
Sono inoltre da considerare come recettori per linquinamento acustico, anche i locali ad uso
ufficio, presenti e futuri, posti allinterno dellimpianto. Tali locali non sono stati infatti presi in
considerazione nella relazione.
Inoltre, da verificare che i superamenti dichiarati nella fase di cantiere, non impattino sugli
edifici adibiti ad ufficio posti allinterno dellarea dellimpianto. In caso positivo, dovranno essere
previste mitigazioni, quali, ad esempio, lutilizzo di barriere mobili.
Infine, durante e dopo il periodo di test di funzionamento del nuovo inceneritore, sar da
prevedere un monitoraggio acustico per verificare il rispetto dei valori limite in prossimit di tutti
i recettori.
Radiazioni non ionizzanti
Il Progetto prevede la realizzazione di locali ad uso ufficio posti al primo piano del futuro edificio Energia
e servizi ausiliari mentre al piano terra del medesimo edificio prevista lubicazione di una cabina
elettrica, di un locale trasformatore e di un locale energia. Si fa presente che non stata presentata
una valutazione che escluda la presenza di valori di campo elettromagnetico a bassa ed alta
frequenza superiori ai valori limite imposti per la popolazione allinterno dei locali ad uso ufficio
posti al primo piano del futuro edificio Energia e servizi ausiliari, che quindi dovr essere
prodotta ad integrazione.

Firenze, 16 marzo 2015


Dott.ssa Carmela D'Aiutolo (*)

Il Responsabile del Settore VIA-VAS


Dott. Alessandro Franchi (*)

Allegati: Istruttoria del settore Modellistica Previsionale

(*) Documento informatico sottoscritto con firma digitale ai sensi del D.Lgs 82/2005. L'originale informatico stato predisposto e conservato
presso ARPAT in conformit alle regole tecniche di cui all'art. 71 del D.Lgs 82/2005. Nella copia analogica la sottoscrizione con firma autografa
sostituita dall'indicazione a stampa del nominativo del soggetto responsabile secondo le disposizioni di cui all'art. 3 del D.Lgs 39/1993.

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