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Emilio Acerbi * Giuseppe Buttazzo analisi matematica ABC 1. funzioni di una variabile @ Pitagora Editrice Bologna ISBN 88-371-1412-5 © Copyright 2003 by Pitagora Editrice s.:1., Vin del Legatore 3, Bologna, Italy. ‘Tutti i diritti sono riservati, nessuna parte di questa pubblicazione pud essere riprodotta, memorizzata o trasmessa per mezzo elettronico, elettrostatico, fotocopia, ciclostile, senza il permesso dell’ Editore. Stampa: Tecaoprint s.n.c., Via del Legatore 3, Bologna Codice: 38/156 httpullwrww.pitagoragroupt ‘e-mail: pited@pitageragroup.it Presentazione Per molti Corsi di Laurea (Architettura, Scienze, Economis,...) un tradizionale testo di Analisi Matematica (come ad esempio “Primo corso di Analisi Matematica,” degli stessi autori, di seguito citato come [An Mat 1]) risulta troppo dattagliato e pesante. ‘Negli ultimi anni, a seguito di un mutamento degli ordinamenti degli studi che ha ridotto i corei di base, privilegiando la pure informasione rispetto ad una formazione critica, si & sentita Pesigenza di un testo pit snello e leggero anche per quegli studenti di Corsi di Laurea in Fisica o Ingegneria che desiderano fermarsi dopo i primi tre anni di studio, ¢ non sentono la necessita di approfondimenti o di una formazione scientificamente solida. Questo bro (insieme con il secondo volume, di seguito citato come [ABC vol. 2]) si rivolge a queste categorie di studenti, che qui troveranno pid giustificasioni che dimo- strazioni (una quindicina nel presente volume, contro le oltre 200 di [An Mat 1}), insieme & una grande quantita di esempi. Abbiamo perd evitato di ridurre il libro a una lista di definizioni e teoremi: ogni concetto e risultato & stato abbondantemente introdotto e giustificato. Spesso abbiamo cercato di suscitare nello studente I'interesse a creare & studiare modelli matematici por diverse situszioni del mondo reale, inserendo alcune di- scussioni sulle applicasioni pid varie dell’Analisi Matematica come ad esempio problemi di risonanze, evoluzione di pépolazioni, tasse e inflazione, fenomeni meccanici ¢ altro. Ogni capitolo @ strutturato in tre parti: Is prima rappresenta il testo vero e proprio, dove vengono esposte solo le nozioni foodamentali ed ogni nuova definizione ¢ immedia- tamente seguita da esempi, osservazioni e rimandi a eserciai che invitiamo a avolgere man mano che vengono richiamati nel testo, senza attendere la fine del capitolo. La seconda parte raccoglie uumerosi esercisi proposti, oltre a quelli gid richiamati nel testo; il livello di difficolté degli evsercizi presentati copre una vasta gamma, da al cuni molto facili ma utili alla comprensione della materia, fino ad alcuni altri abbastansa difficili sui quali lo studente potra cimentarsi per acoprire i limiti della propria prepara- zione. Spesso, la risoluzione di un esercisio pud essere profondamente errata nonostante dia come risultato il valore corretto: per questo motivo abbiamo preferito non dare i risultati degli esercizi numerici, lasciando 1a verifica ad un utile controllo reciproco tra vi studenti, ¢ nei casi dubbi a un colloquio con i docenti. E un utile complemento per la preparazione del’esame l'eserciziario di accompagnamento di questo volume (di prossima pubblicazione): - La terza parte (appendice) di ogni capitolo contiene gli approfondimenti e.gli ar- gomenti complementari. Suggeriamo a tutti di provare a leggere almeno qualcuna delle appendici, ma questo solo dopo una prima lettura completa del libro. : Fe eccezione a questo schema soltanto il primo capitolo sulle nozioni preliminari,.che non ha appendice: questo riassume concetti che devono assolutamente essere gid noti, dalle Scuole Superiori, o almeno dal “precorso” che viene attivato'in moltissime Univer- sita. Un testo che contiene, con accurate spiegazioni, tutti questi argomenti essenziali (evitando quelli guperfiui come certe complicate formule di trigonometria) ¢ “Matematica preuniversitaria di base,” degli stessi autori, di seguito richiamato come [MPB)]. Per rendere pit immediata la lettura abbiamo usato le seguenti notazioni (oltre agli ‘usuali simboli usati in matematica, che sono elencati a parte): w= per i richiami a figure, teoremi o formule collegate: ad esempio, “...un modo facile (sr proposizione 4.15) per determinare ...”; ‘% per indicare che a quel punto & opportuno svolgere un certo esercizio: ad “esempio, “... ci da le soluzioni cercate z=i e x=—i (% es. 2.52) ...”; = per rinviare a un’appendice con un approfondimento dell'argomento, o on un argomento collegato: ad esempio, “Il teorema di Weierstrass si generalinza in modo interessante (m+ appendice 3.4) al caso [ ] questa coppia di simboli indica un’alternativa: ad esempio, la frase “ana successione debolmente crescente [debolmente decrescente] ha come li- mite il suo estremo superiore [ inferiore}” va intesa come “una successione debolmente crescente ha come limite il suo estremo superiore, mentre se & debolmente decrescente ha come limite il suo estremo inferiore”; w indica la fine di una dimostrazione; [An Mat 1] E. Acerbi e G. Buttazzo, Primo corso di Analisi Matematica, Pitagora Editrice, Bologna, 1997; [MPB] E, Acerbi e G. Buttszzo, Matematica preuniversitaria di base, Pitagora [ABC vol. 2} 5. Acerbi e G. Buttazzo, Analisi Matematica ABC vol.2: funsioni di pid veriabili, in preparazione. ‘Nel libro abbismo incluso numerose figure (pit di 120) per rendere pid compren- sibili aleuni concetti e per associare alla lettura quella componente visiva che & tanto importante in Analisi matematica. Non possiamo concludere questa presentazione senza un riconoscimento del lavoro svolto da Seraina Clavuot e Alessandra Coscia: il loro contributo é stato fondamentale alla riuscita di questo volume, che senza la Soro collaborazione non sarebbe mai stato portato 8 termine. Parma e Pisa, 31 Agosto 2008 Enmilio Acerbi e Giuseppe Buttazzo Indice Capitole 1 - Matematica preuniversitaria . Eee eee eee oir cael at decane alemnamseaed tat tieeee-eeeeeseeeee eects Eeercizi relativialcapitolol .... 1... +. 2+. s © meee Capitolo 2 - Insiemi numerici er eeeeee te ateeeeeeeSte erg 21- Nomeri naturali e principio diindwione 9...) ee 2.2- Calcolo combinatorio . . Reeser ese ctiaeeaets eee 2.3~ Blementi di calcolo delle probabiliti =... =... ee 24- Numeri interi, razionali, reali 2 2 2. 2 26- Intervallidimumerireli. 2. 2... ee 2.8 =i valores smoluto dt aice ct ets eee ete e 2.9-Numericomplessi 2.2... 0-2-0. 20000: Esorcizi relativialcapitolo2 2... 2.0... SSresRBRRaa viii 22- Definisioni per induzione ©. ee : 2.3- Una omervazione nonbanale . 1 2... ee ee 2.4- Formule di duplicazione ... ¢ oltre SRBRB 32- Prime proprieta delle fumsioni contine... 2... =... 3.3- Funzioni continue su unintervallo . 2 2. - 2 ee ee ee 3.4- Briciole ditopologia . 2) ee ee ee 3.5- Limitidifumtionl 2 6 we ee ee ee ee 3.6 - Prime proprieta dei limiti . . . Eee re ereaea 3.7 - Limitifondamentalie limite della composisions 9...) . 38-Monotoniaelimiti. ©... ee 3.9- Suecessioni eee ere eee rer A0e 3.10- Teoremi svi imiti di succomiont =... ee 109 SIM nfiibesimad eStore eerste Sede Beercisi relativi al capitolo3 ©. - 2 2 2 6 2 eee ee ee we 18 Appendice slcapitolo3 © ee AB $.1- Successioni, limiti, continuith ©. 2. 6 6 ee ee ee ee we 1B 3.2- Funsionilipschitaiane ©... 0 ee 1B 33-Umetododibisesione ee ee 8 ssgeuane g 36- Dineen a eae SEE EEE ee eee eet ea 3.7 - Continuita e successioni . . . sew ee ee ee ee TL 3.8- La velocita del fattoriale © 6 2 6 1 ee ee ee ee ee ee 3.9- Una successione monotona - - - / ) 1 ee ee ee ee 18D Geseass a pectooes aes ete tia cones 185 41 Definisione di derivate e prime propriet& oe. e188 44. Derivate e proprieta locali delle funzioni 2... 1... 1s. 151 4.5~ Teoremi di RolleediLagrange . . . 2. 1-1 + ee eee 2 158 4.6 - Forme indeterminate ¢ sviluppi asintotici ©. 6 2. 2... 162 4.7- Studio qualitative delle funzioni 6. eee ee ee ee 1 Esercizi relativial capitolo4 ..... - Pasriee cee ser ise "ser tee ‘ser seevas’ (i 1 Appendice al capitolo4 - ee eee ee ee aay 41- Formula di Leibaia per le derivate successive... =... . 187 4.2- Punti di minimo o massimo agliestremi =. | - 1. 1. 188 4.3 - .Funsioni convesse 44- Una funzione senza primitive 4.5- Tl teorema di Cauchy . 46- Uns fanzine con Ete erate min un panto 4.7.- Teorema dell’asintato 418 - Studio di succession! definite par induzione |... | Capitolo 5 - Integrali e serie . 5.1 - Introduzione all integrale 5.B- Una formula anomala 2 invece del tutto normale . 5.9- Dimostrazione del criterio di Leibniz . . Capitolo 6 - Pee eet, o 6.1- Generalita 6.2- Equasioni linesti del peimo ordine 6.3 - Equazioni a variabili separabili 64- Equasioni lineari del secondo ordine « coafficienti costanti wee 6.5 - Sistemi di equazioni differenziali . Eeercisi relativi'al capitolo 6 6.2 - Il metodo di variazione delle costanti . pee ee 6.3 - Equasioni e sistemi di ordine superiore Lista dei simboli Indice analitico i B SURE RRSSSSS BRERRRENEE ERE - 193 194 » 195 196 198 TT 8 Analisi matematica ABC vol.1 ~ funzioni di una variabile Dedlcate apll students 2G mucvone «fins fase poands obs gusts the fb sinugll ad afyprrofondis le maloris Capitolo 1 Matematica preuniversitaria Per poter capire a fontlo (0 anche semplicemente per seguire con un minimo di profitto} non solo il materiale di questo libro, ma un qualsiasi corso di materie matematiche di una Facolté universitaria, ¢ indispensabile che lo studente abbia ben chiare alcune (minime) conoscenze di base, sia come terminologia che come capacita di calcolo. Le elenchiamo qui di seguito, in modo che il lettore ne possa eventualmente ripassare qualcuua: sono divise per comodita del lettore in “Conoscere,” cio? parole di cui bisogna sapere il signi- ficato e strutture di cui bisogna sapere Je proprieti, © “Saper fare,” abilité che bisogna possedere; alcune di eese, utili ma non indispensabili, sono state scritte fra parentesi qua- dre. Abbiamo anche riportato per esteso la defimizione di alcune strutture chiave, tipo quella di funzione. Tutte le nozioni presentate sono trattate diffusamenite nel testo “Ma- tematica preuniversitaria di base,” degli stessi autori, che il lettore 2 invitato a consultare se qualcoss de} materiale di questo capitolo non gli & chisro in maniera assoluta. Gli esercizi di questo capitalo sono un semplice controllo delle nozioni apprese negli anni delle scuole superiori, ¢ il loro svolgimento non deve presentare alcun problema. 1.1 - Logica e insiemistica Riferimento per questa sezione: [MPB], sezioni 1.1 ¢ 1.2. Concecere : cosa sono una proposizione, un predicato, una tabella di verita; quali sono lo regole logiche fondamentali; come agiscono i connettivi logici e, 0,non,—, <=> ¢ i quantificatori V ed 3. 2 Sesione 1.3 : Proprieté elementari del numeri Saper fare : negure una proposizione. Conoscere : cost e come ai pud indicare un insieme; cosa eignificano le parole elemento, appartiene, contenuto, contiene, sottoinsieme; cosa sano l’unione, I’ intersezione, Ia dif- ferenza, il complementare, I’ insieme vuoto; coe’? il prodotto cartesiano di due insiemi; & utile conoscere anche I' insieme delle parti (® es. 1.1). 1.2 - Funzioni generiche Riferimento per questa sezione: [MPB}, sezione 1.3. Ricordiamo innansitutto la defini. zione di funzione. Definisione : si dice fanzione (0 applicasione) una terna di oggetti, di cui i primi due, detti riapettivamente dominio ¢ cadominio, sono insiemi, e i terso 2 una legge che ad ogni elemento de! dominio fa corrispandere uno ed un solo elemento de! codominio. Si scrive f: A+ B (e ai legge “f da A in B") per indicare che A 2 i! dominio, B il codominio ed f Is legge; se a € A, I'unico elemento di B che Ia legge f fa corrispondere ad a ai indica con f(a) e si dice immagine di a, 0 valore assunto dalla funzione f in a. Conoscere : cos’t il grafico, cosa significa che un punto appartiene al grafico, cosa signi- ficano le parole iniettiva, surgettiva, binnivoca. Saper fare : come i verifica se un dato punto appartiene o no al grafico di una funzione di cui si conosce la legge. Ricordamo la denisione di funsione invers (ds non confondee con il reciproco dt ‘una fanzione). Definizione : se f : A + B é biunivoca, si dice funsione inversa di f Is fanzione f-':B— A cheall’elemento b € B associa ’unico elemento a€ A taleche f(a) = Conoscere : cosa sono 1’ immagine di un insieme tramite una fanzione, I’ immagine di una funsione, |’ immagine inversa di un insieme tramite una funzione; cos’ la composizione di due funzioni; @ utile concecere anche cos’é Sa restrizione di une funzione a un insieme. Saper fare : come si trovano immagini e immagini inverse da un grafico; come si vede #e una funzione 2 iniettiva o no dal suo grafico (% es. 1.5). Capitole 1 : Matematica preuniversitaria 3 1.3 - Proprieté elementari dei numeri Riferimento per questa sezione: [MPB], sezioni 2.1-2.7. & d’obbligo far osservare che dalla mancata conoscenza delle proprieta di somma e prodotto scaturisce circa meté degli errori che si riscontrano negli elaborati degli studenti. Conoscere : quali sono i numeri naturali (N), interi ( Z), razionali (Q) e reali (IR); quali sono le propriet di somma e prodotto; cosa significa risolvere un’equazione o un sistema di equazioni. Particolari sottoinsiemi di R sono gli intervalli, ar sezione 2.6, che si indicano con una notazione speciale: [a,8]={eeR:a ~x} indica tutti i numeri reali da —« compreso in su. Conoscere : quali sono le propriet& delle disuguaglianze; cosa significa risolvere una dise- quszione o un sistema di disequazioni. Saper fare : semplificare correttamente un’espressione anche letterale; risotvere equazioni e aistemi di primo grado; risolvere equazioni di secondo grado; risolvere disequazioni di primo grado, razionali, di secondo grado; disegnare nel piano le soluzioni di un sistema i facili disequazioni in due variabili. Conoscere : quali sono le proprieta delle potenze; cos’é un polinomio e cos’t una sua tadice. Saper fare : come vedere se un numero 2 o no radice di un dato polinomio; come dividere un polinomio per un altro; come si risolvono un'equazione irrazionale o una disequazione irrazionale (% es. 1.13). 4 Sesione 1.5 : Funsioni reali ¢ funsioni elementari 1.4 - Coordinate e angoli Riferimento per questa sezione: [MPB], sezioni 2.8-2.11. Conoscere : cosa sono le coordinate su una retts e le coordinate cartesiane nel piano; cov’ un radiante e cos’? la migura in radianti di un angolo orientato; cosa sono seito, coveno ¢ tangente di un angolo, cosa sono le coordinate polaii nel piano qual & la loro relazione con le coordinate cartesiane — quest’ultima parte sari comunque richiamata in [ABC vol. 2}. Saper fare : individuare un punto nel piano date le coordinate e viceverss; calcolare la distanza fra due punti; convertire gradi in radianti e viceverea; conoacere seno, coseno e tangente degli angoli pitt comuni. Conoscere : le varie forme dell'equazione di uns retta; cos’e il coefficiente angolare; come sono i coefficient’ angolari di rette parallele o perpendicolari; qual @ l'equazione di una circonferenza; quali sono le equazioni canoniche di ellisse e iperbole; quali tipi di equazioni rappresentano delle parabole con asse varticale. Saper fare : acrivere l'equazione di una retta per due punti o di una retta dati il coefficiente angolare e un punto per cui passa; tracciare una retta data Ia sua equazione; trovare la distanza fra un punto e una retta nel piano; scrivere "equazione di una circonferenza dati ceutro e raggio; trovere centro e raggic data I'equazione di una circonferenza. Per poter seguire la trattazione degli integrali multipli e pitt in generale di alti argomenti di [ABC vol. 2] (e di diversi corei successivi, anche non di Matematica) & indispensablle vere una chiara visione dei solidi nello spazio, e non guasta conoscere qualche formula di geometria solida tipo quelle che danno volume ¢ superficie di coni, piramidi, cilindri, afere (% es. 1.25). 1.5 - Funzioni reali e funzioni elementari Riferimento per questa vezione: [MPB], capitoti 3 ¢ 4. Ricordiamo Ia definizione di funzione mouoténa. Definisione : se ACR ed f:A-+R, si dice che f é crescente se Wa,ye A, fe f@)li infine, si dice che f @ decrescente se Vay € A, [2 f(y)] - Se f verifica una delle quattro proprieta precedenti, si dice che f & monotins; se f creecente oe f & decrescente si dice che f 2 strettamente monoténa. Dungue una fansione crescente 2 uns funsione che conserva l’ordime: se due punti 2 ed y somo in un certo ordine, le loro immagini aono nello stesso ordine; invece, una funzione decrescente inverte l'ordine. Osserviamo che una funsione cresoente 2 anche debolmente crescente, e una funzione decrescente & anche debolmente decrescente; a volte si parla di funzioni strettamente crescenti ansiché semplicemente di funzioni crescenti (e To stesso per le decrescenti), per sottolineare ancora di piit la disuguaglianza stretta. Ricordiamo poi due proprieta importanti delle funzioni monotone. Proposizione 1.1: se f 4 monotona dello stesso tipo sugii intervalli {a,b} e [b,c] allora é monotous su tutto I’ intervallo [a,c]; in generale se f 2 monotona dello stesso tipo solo sugit intervalli {a,®{ ¢ Jb,c] non @ detto che sia monotona sulla loro unione. Nella proposizione precedente & inessenziale se gli intervalli considerati siano aperti o chiusi negli estremi a e c, mentre é fondamentale che siano entrambi ¢hiusi nell’estremo comune 5; per convincersi deialtima affermazione basta considerare la funzione 1/z che 8 decrescente in ]—00,0[ ¢ in ]0, +00], ma non & decrescente sull’unione R\ {0}, dato che nel passare da z=~—1 8 z=1 ill suo valore auments, Proposizione 1.2: una funsione strettamente monotons @ injettiva. Conoscere : che la composizione di funaioni monotone & monotons; cosa significa che ‘una fanzione & pari o che 2 dispari; cosa significa che una fansione & periodica e cos’e il eriodo; gli intervalli in cui seno, coseno e tarigente sono imvertibili, ¢ coea sono le funzioni arcoseno, arcocaseno e arcotangente; le formnle per il eeno ¢ il coveno dell emma; somo poi utili anche le formule di duplicazione, di bisezione e parametriche. Saper fare : risolvere semplici equazioni e disequazioni trigonometriche. 6 ‘Sesione 1.6 : Funsioni reali e fansioni elementari Occorre poi conoscere alcune dienguaglianze che useremo nel seguito e che riportiamo qui senza dimostrazione (per la quale rimandiamo a [MPB), pagg. 83 e 84): O1 ©) WeR, s7>0 €) 3eER:2?<0. Esercisio 1.2 : scrivete in maniera abbreviata la proposizione Vz, {(z > 1) > Py; (o> 2) 9 GF 2: Vy > 1, P-y+32>3) Esercizio 1.3 : determinate gli insiemi {x €R:27<1e 2725} e {rE Riz? < le (22-1<0 0 z>7)}. Eeercizio 1.4 : dite quali fra le seguenti uguaglianze sono vere: a) {2E€R:(z>2e2<6) ox2 e (<6 0 2<0)} b) {zER:(2<105>3) er<2}={2eR:2<00 (s<1ez>-3)}. Eeercizio 1.5 : dite se le seguenti scritture sono funzionio no: 2?—-y=1, y= 2-1, oz) = 2-52, A(z,y)=2?~y-1. Esercizio 1.6 : trovate il dominio naturale delle seguenti funzioni: a) vz-3 b) ve-a °° Val- 4) Vepeet ©) log(va?= 62 +5) f) een(z - Y1—2z). Eesercizio 1.7 : trovate la funzione di cui & grafico l’insieme {(,y):-1S2<1y202+y'=1}. 10 ‘Seerciai relativi al eapitolo 1 Esercizio 1.8 : dite quali tra le seguenti funzioni sono iniettive (dimostrando le vo- stre asserzioni): a) FRR, fe)=2+} db) f:R4R, f(z) =2+sen2 o) f:Rt4R, f(2)=2-2 a) f:R4R, fle)=ot— Esercizio 1.9 : tra le funzioni dell’esercizio 1.8, dite quali sono biunivoche, e trova- tene le funzioni inverse. Esercizio 1.10 : sono date le 9 fe ( arte waco 2 sex>0 b) f(z)=4 -2-1 swe -1<2<0 Qe+l sexs-l; determinatene I’ immagine, dite s¢ sono iniettive, se sono surgettive, se sone biunivoche ¢ in tal caso calcolatene la funzione inversa Esercizio 1.11 : & data lafanzione f(z) = 2+ 2; trovate immagine tramite f di {2eR:-1<2<000<2<1} e immagine inversa tramite f di {r €R:-4< z<4}. Eeercizio 1.12 : scrivete, se & possibile farlo, la composizione go f ela composizione 0g, con i rispettivi domini, nei seguenti casi: a) f(z) =2-2, o(z)=4-32 b) f(s) = V29=2243-1, oz) = loge co) f(@) =senz+coaz, g(z) = /3E—% a) He)= {Fro Beg elas Hea {5t), BEZ9 se) =s). Esercisio 1.18 : dite quali fra le seguenti operazioni sono corrette: za 242 _lte sae 7] = g-%, ttaite, WOT ire, Ean. 3 Beercisio 114 : —— ly ast Pay, @-v-e fox 5 et SE) + ; a bne Beercizio 1.15 : risolvete Tequasione 2?-2z~6=0. Reercisio 1.16 : risolvete Yequazione (22? +4)? aera =o Capitolo 1 : Matematica preuniversitaria 1 Esercisio 1.17 : dite (senza servirvi della calcolatrice, uaturalmente) quali fra le se- guenti disuguaglianze sono vere: we A 1 12 go Tg SG) Tet Esercizio 1.18 : risolvete le seguenti disequazioni: a) 2?—152+16>0 b) (c+2)(2—2)(2-3) <0 ¢) (e—-1)(e+2)(2?-2z-6) 20. Esercizio 1.21 : risolvete la disequazione 22° +32? -22—3>0. Esereizio 1.22 : risolvete le seguenti disequazioni: a) vaetIse-3 b) veF20. Eeercisio 1.28 : risolvete la disequazione Yz+a—/éz+2a+/etSa>0 al ve riare di a €R (errore frequentissimo: chi 2 pit grande tra —c e —307). Esercizio 1.24 : dite ee z= 2 & radice del polinomio 225 — 2? — 4z— 4, e in caso affermativo dividete il polinomio per z— 2. Esercisio 1.25 : traducete in radianti la misura degli angoli la cui ampiezza, espressa in gradi, 2 pari a 180°, 60°, —45°, 105°; traducete in gradi la misura degli angoli Ia cui ampiesza, espressa in radianti, 8 paia -$, YF, %, %- Esercisio 1.26 : trovate la legge per ottenere seno e coseno degli angoli —z, +7, n~2 @ ]—2 sapendo seno e coseno diz.” Esercizio 1.27 : determinate seno, coseno e tangente degli angoli di ampiezza —Z , i Fy Eeercizio 1.28 : determinate i valori di 2 per cui si ha senz = 3/2. Eeercizio 1.29 : determinate i valori di z per cui si ha cosz < 1/2. Esercizio 1.80 : determinate i valori di = per cui siha senz— cose >1. Eeercizio 1.31 : trovate la distanza fra i puntt (1,2) ¢ (—2,3). 12 Beorcisi relativi al capitolo 1 Esercizio 1.82 : scrivete l’equazione della retta passante per i punti (2,—1) e (1,0). Esercizio 1.38 : scrivete l’equazione della retta passante per i punti (-2, 1) e (—2, 3). Esercisio 1.84 : scrivete lequazione della retta passante per il punto (2;~1) ed avente coefficiente angolare —1 ; tracciate inoltre tale retta. Esercizio 1.35 : tracciate la retta di equazione y = —3z +5 e quella di equasione 3r—4y-9=0. Esercizio 1.86 : scrivete l'equazione della retta passante per il punto (1,2) e parallels. alla retta dell’esercizio 1.32. Esercizio 1.37 : scrivete l’equasione della retta passante per il punto (1,2) ed orto- gonale alla retts, dell’esercizio precedente, Esercizio 1.88 : trovate la distanza del punto (1,1) dalla retta dell’esercizio 1.34. Esercizio 1.39 : sctivete ’equazione della circonferenza centrata nel punto (—1,2) ed avente raggio 1. Esercisio 1.40 : trovate centro e raggio della circonferenxa di equazione 2? + y? — 62+ 2y +6 = 0, e tracciate tale circonferenza. Esercizio 1.41 : trovate i punti di intersezione della retta di equazione s-y+2=0 con la circonferenza centrata in (1,2) ed avente raggio 1. Esercizio 1.42 : trovate i valori di & per cui la retta di equasione z—y+k =0 risulta esterna alls circonferenza di equazione x?+?—2z = 0, quelli per cui 2 secante, ¢ quelli per cui & tangente; in quest’ultimo caso, determinate le coordinate del punto di tangenza. Esercizio 1.43 : disegnate la parabola di equazione y = 3z7— 241, e determinate { punti di intersezione della parabola con ls retta di equazione y= 2-+1. Bacrcisio 1.44 : dite oe 2 vero che ((1 +074)? = yi Fa". Beercisio 1.45 : dite se 2 vero che ((1+0)8)? = viFa. Eesercizio 1.46 : semplificate Pespressione Vz? —a*/ Y¥z—z5 , facendo attenzione ai valori di =. Esercizio 1.47 : risolvete le seguenti.equazioni: a) Va? —4 E—2= (z-2)Vet2 b) 2VZ—-2=4-2 °) f3e—2je=V2-2. Esercizio 1.48 : risolvete le seguenti equasioni: a) 10° =100 b) 7=1 ©) 422-35 4) 19% =3"43, Capitolo 1: Matematica preuniversitaria 13 Esorcisio 1.49 : risolvete le seguenti equasioni: a) logge =3 b) logy = = logs 2 —logs(z + 1) ©) log, 2 + logez =3. Feercisio 1.50 : tracciate, sensa guardarli sul libro, i grafici delle funzioni z, [z|, wf, 2, Je, ¥z, Wz, 1/2, enz, coz, tanz, arceenz, arccosz, arctanz, oe, loge. Esercisio 1.51 : uiilimando una calcolaizice, tracciate i grafici delle funzioni 2, =*, zenz, e* , calcolando il valore delle funzioni in uns decina di punti. Esercizio 1.52 : dite per quali + ha senso calcolare /a?—a¥ +1. Esercisio 1.53 : dite per quali x ha senso calcolare log(sen +cosz)e* . Boercisio 1.54 : dite se Is funzione arctan(2z — x*) 2 pari o se 2 dispari. Esercizio 1.55 : dimostrate che la funzione sen6e-+cos3z 2 periodica, e determina- ‘tene il minimo periodo. Eeercizio 1.56 : dite a cosa 2 uguale arcsen(senz) se $ <= < %,e ache come ngusle se 8E <2 < SF. Evercisio 1.57 : risolvete Pequazione sen(arcsen ) = 2+ $. Boercizio 1.58 : dimostrate che la funzione coseno iperbolico & biunivoca tra, [0,-+oo[ e [1,+00[, e calcolatene I’ inversa. Eeercisio 1.59 : determinate graficamente |’ immagine della seguente funzione: Fig. 1.19: un grafico di funsione Disegnate poi su fogli di carta vari grafici di funzioni a casaccio, note o inventate, e Tipetete esercizio per ciascuna di esse. Esercizio 1.60 : per ogni grafico dell'esercizio 1.59 dite se la funzione @ iniettiva, e determinate approssimativamente al variare di k il numero di soluzioni dell'equazione He) =k. “4 ‘Beercisi relativi al capitolo 1 Keercisio 1.61 : per ogni grafico dell’esercizio 1.59 tracciate i grafici di f(z)+1 edi sle)-2. Esercizio 1.62 : per ogni grafico dell’esercizio 1.59 tracciate i grafici di f(-3x) e di S(z/10) . Esercizio 1.68 : tracciate il grafico di |2sen(3z) — 1|. Eeercizio 1.64 : a questo punto siete pronti: prendete un libro delle acuole superiori, e vedete quanti grafici di funzioni non troppo complicate riuscite a tracciare rapida- mente con una ragionevole approssimazione (naturalmente, senza prima guardare i gra- fico vero). Confrontate i risultati con il tempo necesaario a uno studio completo, che peraltro rimane insostituibile per ottenere grafici corretti. Esercizio 1.65 : risolvete graficamente in modo approssimato nell’ intervallo [0,27] Ia disoquazione |2sen(3z) — 1] <1. Capitolo 2 Insiemi numerici In questo capitolo parliamo dei numeri e delle loro proprieta; presenteremo i numeri reali in modo pit o meno assiomatico, e daremo solo alcune propriet& dei numeri naturali, interi e razionali. Al termine, introdurremo i numeri complessi, che spesso fanno parte del programma dei corsi di Analisi. Introduciamo subito il simbolo di sommatoria, che permette di abbreviare notevol- mente parecchie notazioni ¢ di renderle pitt precise. Il suo uso, molto facile, si capisce bene da qualche esempio; grossomodo, se abbiamo una “ricetta” per determinare alcuni numeri, con il simbolo di sommatoria ne possiamo indicare la somma. Questo procedi- mento dovrebbe essere familiare a chi ha una, conoscenza anche solo superficiale di un linguaggio di programmasiane. ‘Eoempio : con Ja scrittura 3 Seen) = intendiamo la somma sen 1 (che corrisponde al valore j= 1) +sen2+sen3. ‘ Esempio : }~ cos(3h — 3) = cos2+ cas + 0088+ cos 11 . = Esempio : ee sono dati i numeri a1, a2, as, 04,05 , posaiamo scrivere 5 8 Vas atartastatas= > a,=-, = = cio’ P indice della sommatoria 8 nto, non ha imporlanza quale usiamo purché siamo coerenti ¢ lo usiamo in tutta la sommatoria (% es. 2.4). 16 Sesioue 2.0 : Funsioni reali ¢ funzioni elementari ‘Un altro caso in cui i termini della sommatoria hanno due indici: 2 Dobis bos + bas + bay + bay « & ; Nop @ necessario che I’ indice della sommatoria parta da 0, 0 da 1, anche perché possiamo cambiarlo facilmente: aisha ae tay toe = S31 = Foes = 6 had Pid in generale, se J & un insieme finito di indici, con la scrittura La ‘et indichiamo la somma di tutti i numeri della forma a; , dove I'indice i assume tutti i valori compresi nell’ insieme J. Esempio : ve S indica V insieme dei numeri interi tra 1 ¢ 5, lasomma "5, a; si pud anche scrivere Dyes G1 « Ancora pitt in generale, anziché limitarci alla notezione {indice — appartiene ~ insieme) come in ¢ € F useremo talvolta la notasione di sommatoria con un gens- ico predicato (i), come nel caso S(é) = “il numero naturale i & frale Beda diverso da 3” nel quale ecriveremo % = Oy +O,+04 +05. 1 nq, se n€5 anche nt+les. Alora $2 {nEN:n>no}- 22 Sesione 2.1 : Numeri nsturali e principio di indusione Questa proposizione (che pud essere riformulata in termini di predicati, a mo' della proposizione precedente) dice che se riusciamo ad applicare I’ induzione aolo da-un certo to in poi, insieme S contiene almeno tutti i numeri da no in poi. Cid non vuol dire che l’insieme S contiene solo quei numeti: potrebbe contenerne anche.altri, ma Ja verifica per quelli prima di fp , che sono solo un numero finito, va fatta con metodi diversi dall' induzione, ad esempio controllandoli tutti direttamente (& es. 2.7). Exempio : consideriamo Ja disuguaglianza aon. (2.3) Osserviamo subito che questa 2 vera per n = 0 e per n= 1, ma ovviamente 2 falsa per n= 2: allora non possiamo sperare di spplicare la proposizione 2.2. Con un po’ di Pazienza si scopre che il prossimo numero per cui la disuguaglianza vale? n = 10, valore per cui 23° = 1624 > 1000 = 10° ; se n> 10 riusciamo anche a provare la disuguagliansa, con n+1 al posto di n (supponendo vera quella con n ): infatti supponendo che per un certo n> 10 sia vero che 2" > n° abbiamo antl = 2.2" >2-n8 an*+n-n? > n? + (3+3+1)n? > n? 43n?43n+1 = (n+), e la disuguaglianza (2.3) & vera per ogni n > 10. Osserviamo che in realta {fl predicato (2.3) 2 induttivo anche prima di n= 10: noi abbiamo usato polo il fatto che n >7,e con un ragionamento leggermente pid raffinato sarebbe stato sufficiente n > 5 ; pérd per usare I’ induzione servono due tasselli: in questo caso quello pit “esigente” & trovare un numero no per cui il predicato & vero, che come minimo 10. Ti principio di indusione si pud usare anche per dare delle definizioni, come vediamo nel prossimo esempio (fondamentale). Egempio : definiamo una funzione f : N +N , la funzione “fattoriale,” ponendo f(0)=1 tga nena venz0. @4) Questa formula definisce Ia funzione per tutti i valori di nm: infatti, se chiamiamo S Pinsieme degli n per i quali f(n) existe, si ha: 1) 0€S, perché abbiamo posto f(0) =1, 2) se n € S allora concsciamo f(n), quindi conosciamo anche f(n +1) per la definizione data, dunque n+1€S. Per indusione; $=N. Questo metodo pub exere esteso ad altri cai interessant (= appendice 2.2), Nel seguito, incontreremo di frequente la funzione fattoriale, che ha un simbolo proprio: scriveremo nl per indicare il fattoriale di neil simbolo ! ha la precedenza sulle alire operazioni, cost 2-(n!) = 2n! # (2n)!. A parte il caso n=O, per il quale la definizione Capitoto 2 : Insiemi oumerici 23 (2.4) & data per rendere pia brevi certe notazioni, n! & il prodotto dei numeri naturali tra 1 ed n, clot 2 nl=]Ji vn>1 ql (2.5) 21-268 (n—d)en. Questa @ una formula esplicita per il fattoriale, mentre la definizione induttiva che ne abbiamo dato 2 implicita, nel senso che, ad esempio, in (2.4) non compare esplicitamente 100! , mentre questo compare in (2.5). Tuttavia, (2.5) non é la definizione del fattoriale, e va dimostrata (usando il principio di induzione) a partire da (2.4). Esempio : 51 = 1-2-3-4-5 = 120; i fattoriali crescono piuttosto rapidamente con n: ad esempio, 22! 2 un numero di 22 cifre ... Useremo in seguito la disuguaglianza Yn eN, nl >a", (28) 1a cui dimostrazione & un esercizio (% es. 2.8). ‘Un'altra formula interessante @ quella che d& le somma dei termini di una progres- sione geometrica (“ es. 2.9): se g € R\ {1} Eee ce, 27) mentre per ¢=1 Ia somma & n-+1 ; oaserviamo che qui facciamo uso della convensione 0° =1, e Ja formmla resta vera anche per g=0. ‘Esempio : come spplicazione della formula (2.7) calcoliamo la somma che dovremmo ricevere alla fine di un plano di versamenti periodici (di periodo 7 misurato in anni) con interesse i (sempre misurato su base annua): dunque effettuiamo un versamento C ogni T anni, e V'interesse annuo sul versato & pari ad i (ciod i = 0.03 per un interesse annuo del 3 %). All’istante t = 0 effettuiamo il primo versamento C ; subito prima di effettuare il versamento successivo, all’ istante t = T', il capitele sard diventato C(i +4)? : ora effettuiamo il secondo versamento C per cui il capitale sar& diventato C+C(1 +4)? =C(1+(1+4)") . All'istante t= 27 il capitale sara CA + (L+H) 048? =O(1+8? +(1+8)"7) che, insieme al terzo versamento, produrra un capitale di OL + (1+) + (1 +4)""). 2 Sesione 2.1: Numeri naturall ¢ principio di indusiome Procediamo poi cosi per gli altri versamenti. In definitiva avremo: c Tr ca+a+i or c(t if vF +a} iP?) at | CEQ +H + (L407 4.4049") Dunque, dopo un tempo nJ' (misurato in anni), avremo sccummulato il capitale eya+it = cy (a+ary* kn k=O che, mediante la formula (2.7) equivale 8 (14 4yerruT — 1 G+? -1 Ad esempio, versando 100 € ogni mese per 10 anni all'interesse del 5% (inteso su bese annua), avremo C= 100, i= 0.05, T= 1/12, n= 120, per cui a fronte di 12000 € versati la somms finale sara di (1.05) 124/12 — 1 "(0517 = Esempio : sempre mediante la formuls (2.7) possiamo calcolare la rata di an mutuo di capitale C, ad interease (annuo) i, da estinguere mediante ill pagsmento di n rate, ogouna di importo ¢ e di cadenza T misurata in anni. Infatti, all’istante t = 0 riceviamo un capitale C ; all istante t= T° il nostro debito sara diventato C(1+%)", perd paghiamo la prima rats e pertanto il debito scende a C(1+ i)? —c. All’ istante t = 2F il nostro debito, dopo aver effettuato il pagamento della seconds rata, sar’ di G(1 +i? ~ (1 +i)? —c, e cost vi vecondo Ia tabella seguente: 100 = 15600 €. tempo | debito residuo 0 c T C1 +i)T -c or Ci +i? eta? —e ar | Osea c(t +t H + (1 4e +... +(1 400-7) Dunque, all’ istante t = nT’, cio’ dopo il pagamento di n rate, il debito sar estinto se 1 f oa C+? = xy fa+at]"= ot . Capitolo 2 : Insiewi numerici 25 Si ricava allora il valore ¢ della rate: a aver +i)? -1 e=O(1+i) aay T° ‘Ad esempio, se prendiamo in prestito 12000 € da restituire in un anno in rate mensili al’ interesse del 5%, avremo C = 12000, n = 12, T = 1/12, i = 0.05. Pertanto dovremo pagare una rata mensile ¢ pari a = 12000- £95 1.0544 — 3] = 1026.68 €. Possismo ora enunciare una disuguaglianza che ci saré utile in seguito, e la cui dimostrazione & lasciata per esercisio: la disuguaglianza di Bernoulli (& es. 2.14) Ve2>—-1,VneEN, (1+a)"21+na, (2.8) che 2 una disuguagtianza stretia ce a#0 © n>2 (Sex. 2.18). 2.2 - Calcolo combinatorio Dati n oggetti distinti, disposti in fla in un certo ordine, ogni altro modo di disporli in fila ai chiama permutasione della disposizione di partenza; ee indichiamo con P,, fl numero totale di permutasion! di n oggetti, cio’ il numero di modi diversi in cui questi oggetti posoono essere disposti in fila, si ha ovviamente F, = 1. Incltre, presi n+1 oggetti da disporre in fila, possiamo mettere al primo posto uno qualaiasi di ess! (e questo lo possiamo fare in n-+1 modi diversi), dopo di che, per clascuno di questi modi, mettiamo in fila i rimanenti n (e questo lo possiamo fare in FP, modi): dunque, Pata = (n+1)- Pq. Se poi poniamo Fy = 1, questo significa che P, = nl, per In definizione (2.4). ‘Boempio : un mazeo da poker di trentadue carte pud essere mescolato in 32! = 2,6-10% modi diversi (% es. 2.16). Possiamo porci un problema analogo, quello delle disposizioni di n oggetti presi a k per volta, dove k n, (7) =0 8) vk, (2) = (a4) 4) WEN VkeZ aiha ("P)=(s)+(,%,)- Capitolo 2 : Insiemi numerici 2 Notiamo che i coefficienti binomiali non nulli formano nel piano (n,k) una specie di triangolo che si dice triangolo di Tartaglia: omverviamo che ogni elemento del triangolo ? la somma di quello di sopra (n diminuisce di uno, k invariato) con quello sopra ¢ a sinistra (ne k diminuiscono di uno), che @ esattamente 4) della proposizione 2.4. La ragione del nome di coefficienti binomiali sta nel prossimo risultato, noto come formals del binomio di Newton (anche qui usiamo Ja convensione 0° = 1) e la cui dimostrazione si pud ottenere mediante il principio'di induzione. Proposizione 2.5 : se a,b €R ed n EN, Ja potenza n-esime del binomio a+b si esprime con Ja formula (a+b) = = (jen (2.9) Notiamo che (a+ a)" = (ne + ((lerto+ (levte tek (2 ie + (em =a" +na™b+ Be Non-ayp teeet nab? + oF ¢ che il triangolo di Tartaglia ci offre il modo di calcolare rapidamente la potenza di un binomio, per esponenti ragionevolmente piccoli: ad esempio, dalla tabella riportata sopra segue (at bjt =1-a44+4-05 46-07? +4- ab? 41-0. Notiamo che dalla proposizione 2.5 segue in particolare che la somma di tutti i coefficienti binomiali di ordine n 8 2": raa+=5(2). 28 Sesione 2.3 : Elementi di calcolo delle probabilita 2.83 - Elementi di calcolo delle probabilita Non 2 facile introdurre brevemente il concetto di probabilitd; una trattazione accursta Tichiederebbe varie nozioni preliminari come gli spazi probabilizzati, la teoria della mi- sura, ..., che esulano da quanto ci siamo proposti di illustrare in questo volume. Ci limitiamo qui a considerare la probabilité finita, ciod i] caso di eventi che variano in un insieme finito di possibilita, che assumeremo tutte equiprobabili. In tal caso definirema la probabilita che un fatto accada come il rapporto numero di eventi fsvorevoli 2. P= "Tumero di eventi possibili * (2.19) In tal modo il calcolo delle probabilit& @ ricondotto al calcolo del nuinero di elementi i un insieme, dunque in definitiva al calcolo combinatorio. Pertanto ci limitiamo qui a fornire qualche esempio, invitando il lettore ad esercitarsi al calcolo delle probabilita utilizzando i giochi pitt popolari (totocalcio, lotto, roulette, dadi, giochi di carte, ...). Esempio : la probabilitd di avere poker servito si caleola mediante la formula (2.10). Al denominatore metteremo iJ numero di tutte le distribuzioni di 5 carte in un mazzo di 82 che, come abbiamo gia calcolato in un esemmpio precedente, & di (%7) = 201376. Al numeratore metteremo il numero di distribuzioni di 5 carte che contengono un poker. Potendo essere il poker di otto valori diversi (di 7, di 8,..., di K , di assi) ed easendo Js quinta carta una qualsiasi delle 28 rimanenti avremo che gli eventi favorevoli saranno 8-28 = 224, per cui Ja probabilit& cercata ark 2 1.11-10-%. 204, P= 301376 Per esercizio provate a calcolare la probabilita di avere servito uno degli altci punteggi del poker (% es, 2.19). Esempio : due giocatori giocano a testa 0 croce; ill giocatore A sceglie testa ed il giocatore B croce, con Ia regols che chi totalizea per primo 5 punti (un punto per ogni previsione indovinata) prende il montepremi di 10 €. Ad un certo momento del gioco il giocatore A conduce per 4 a 2 ed il gioco, per motivi estranei alla volont’ dei due giocatori (un terremoto, |’ intervento della polizis, il sopraggiungere delle mogli, ...), viene interrotto. B evidente che il manteprem! non pud essere diviso in due parti uguali perché il giocatore A era in vantaggio; viene deciso di comune accordo che la spartizione pii equa & di dividere i] montepremi in maniera proporzionale alla probabilita di vincere di ognuno. ‘Se ci fossero stati altri lanci dopo I’ interruzione, al primo lancio A avrebbe avuto una probabilit’ 1/2 di vincare; se avesse perso, il punteggio sarebbe stato 4 a 3 ed al lancio successive A avrebbe ancora svuto una probabilita 1/2 di vincere. Se avesse perso, il pumteggio sarebbe stato 4 a 4 ed il lancio successivo sarebbe stato determinante. In definitiva, affinché B vinca deve necessariamente uscire croce 3 volte di seguito, i] che avviene con probabilita (1/2) - (1/2) - (1/2) = 1/8; diversamente 2 A che vince. In definitiva, le maniera pit equa di dividere il montepremi di 10 € @ di.assegnare 8.75 € ad Ael25 €aB. Capitolo 2 : Taste’ numerici 29 ‘Evempio : vel Superenalotto si fa 6 se si indovinano 6 numeri estratti su 90. Le combinazioni sono (°°) ¢ I'evento favorevole uno solo, quindi la probabilita di vincere & 1 Rees P= Ty = armatasm = 181-10 Per fare invece 5+1 utilimmando 5 dei 6 numeri estratti pid il cosiddetto numero jolly, il mumero delle giocate possibili rimane (%) , mentre il numero delle giocate favorevoli &dato-da (5): infattibisogna certamente indovinare il numero jolly, e in pid 5 dei 6 numeri estratti. La probabilita di fare 5+1 dunque =— > _ ~9.64.10-* = sagem = 94-107. Se ci accontentiamo infine di un pitt modesto 5, che si ottiene indovinando & dei 6 numeri estratti, il mumero di giocate favorevoli & dato da ($)-84 = 504. Infatti (¢) rappresenta il numero di scelte di-§ numeri sui 6 numeri estratti, che va moltiplicato per il numero i scelte possibili del sesto numero, quello non indovinato, per l'appunto 84. Dunque la probabilita di fare 5 & 504 “7, = Saprasgo ~ 809-10 Provate per esercizio a calcolare Ia probshilit’ di fare 4, 3, 2, 1, 0 (@ es. 2.22). 2.4 - Numeri interi, razionali, reali Liinsiene Z = {0,1,~1,2,—2,...} dei numeri interi presenta qualche differenza rispetto ai numeri naturali: anzitutto @ presente la sottrazione, o megiio, di ogni numero n € Z esiste l'opposto rispetto alla somma. Un'altra particolarita di Z @ che negli interi, come nei natureli, ogni numero ha il successore, ma chiaramente non vale piil il principio di induzione (intuitivamente, il Principio di induzione @ “unidirezionale,” mentre i numeri interi si allontanano da sero in due diresioni). Se ne pud perd salvare una parte, simile al principio del minimo intero, aggiungendo un’ ipotesi supplementare: enunceremo e dimostreremo questa propriet un Po’ pit avanti (er proposizione 2.13). Introduciamo a questo punto i numeri razionali, indicati con il simbolo Q: questi sono tutti i mumeri che si possono rappresentare come rapporto di due interi. In termini di rappresentazione decimale (quella abituale, tipo 2.71828--- ) si potrebbe vedere che i ‘numeri rezionali sono tutti ¢ soli quelli rappresentati da allineamenti periodici. Facciamo notare che i numeri razionali non “sono” le frasioui: infatti la scrittura 3/4 & indubbiamente diversa dalla scrittura 6/8, quindi queste due “frazioni” sono 30 Sesione 2.4: Numeri interi, raxionali, reali differenti, ma sappiamo che esse rappresentano lo stesso numero (0 meglio, cosi ci 2 stato ingegnato). : Nei numeri razionali sono presenti la summa e ii prodotto, ¢ i razionali non nulli (ciod Q\ {0} ) hanno tutti un inverso rispetto al prodotto. Infine, i razionali (come i naturali e gli interi) sono totalmente ordinati, vale a dire dati due numeri razionali sempre possibile dire se il primo 2 minore del secondo, o se & uguale, o se & maggiore; non vale, perd, la ‘propriet analoga a quella det niinimo intero: ad esempio, non eaiste il pit piccolo numero razidnale maggiore di zero. Infatti, questo numero non pud certo essere zero (non 2 maggiore di sero), e neppure un numero negativo (idem), e non pud neppure essere un numero positivo q , dato che q/2 sarebbe ‘un altro numero rasionale maggiore di zero, ma pit piccolo di q. I numeri razionali ci permettond di eseguire tutti i calcoli aritmetici, e inoltre sono gli unici numeri che incontriamo nella vita di ogni giorno: infatti, le misure (di lunghezze, masse, tempi, ...) che poasiamo prendere sono necessariamente approssimate, perché non ® possibile, né a noi né a una macchina, eseguire misurazioni con precisione infinita. Ci Potrebbe venire allora la tentazione di fermarci qui, o costruire la matematica solo con i numeri razionali, ma andremmo incontro a due problemi: ansitutto, come gid avevano notato i Pitagorici, esistono (nel mondo ideale) delle misure che non possono essere espresse da un numero razionale, in quanto ad esempio la diagonale di un quadrato di lato 1 ba lunghezza V2,e... Proposizione 2.6 : i] numero /2 non é razionale. DIMOSTRAZIONE : se fosse razionale, potremmo scriverlo sotto forma di frazione, e po- ‘tremmo semplificare la frazione fino a ridurla ai minimi termini (cioé tale che numeratore ¢ denominatore non hanno piii fattori comuni). In particolare potremmo scrivere 7-2 con p e q non entrambi pari. (2.11) Ma allora 2 = p*/q? , ovvero P=27. (2.12) A questo punto oaserviamo che se p & dispari (ciob non contiene il fattore 2) anche 4 suo quadrato risulta dispari, ma 2g? 2 pari e non dispari, quindi p non pud easere dispari, dunque & per forza pari: allora possiamo scriverlo come il doppio di un numero intero, cio p = 2h. La formmla (2.12) diventa allora 4h? = 2g, ovvero P=2",. Lo stesso ragionamento fatto prima ci porta a concludere che gq @ per forza pari, ma allora p @ ¢ sono entrambi pari, che contraddice (2.11). = Notiamo poi, e questo secondo problema & un’sltra faccia della stessa medaglia, che esistono delle equazioni molto semplici, come z?—2 = 0 , che non possiamo risolvere nel campo dei numeri razionali (le soluzioni, z = 2, non sono numeri razionali). Capitolo 2 : Lnsiemi numerici 31 In.un certo senso, i razionali sono un insieme “bucherellato”: se consideriamo T'insieme A dei numeri razionali positivi i] cui quadrato non supera 2, e I’insieme B dei razionali positivi il cui quadrato & maggiore di 2, @ facile vedere che ogni ele- mento di A @ minore di ogni elemento di B. Infatti, se per assurdo fosse a € A, b€ Be a> d, essendo a,b >0 avremmo, per Je" proprietA delle disuguagtianse, ot =a-a>b-a,e d'altra parte a-b > b-b = 0, quindi a? > B?, il che é assurdo perché a? <2< i. Poi, possiamo trovare elementi di A e di B arbitratiamente vicini tra loro (ad esempio, 1.41421356 € A e 1.41421357 € B ...), quindi A e B sono -contigui, e ci aspetteremmo che ci fosse un punto, in A o in B., che lascia da un lato gli elementi di A e dall’altro quelli di B. Tnvece questo punto manca (sarebbe V2, ma non 2 razionale). Per i vari motivi citati, i numeri rezionali non sono sufficienti a costruire una mate- matica ragionevolmente ricca e non ridotta a strutture troppo elementari ( es. 2.23). J numeri reali, indicati con R, sono “tutti” i numeri che usiamo abitualmente, razionali ¢ irrazionali, e hanno tutte le proprieta algebriche dei razionali; per comodita, elenchiamo tutte queste proprieta, che prendiamo come assiomi dei numeri reali (insieme al'assioma di Dedekind 2.8). Assiomi algebrici dei numeri reali 2.7 : nei aumeri reali valgono Jo seguenti pro- prieta: 1) la comma, +, 2 associative 2) 1a comma @ commutative 3) Ja somma ba un elemento neutro, 0 4) ogni numero reale ha inverso rispetto alla somma (usualmente viene detto opposto) 5) il prodotto, - , & associative 6) i prodotto 8 commutative 7) il prodotto ba un elemento neutro, 1 8) ogni numero reale diverso da 0 ha inverso rispetto al prodotto (detto reciproco) 9) il prodotto & distributivo rispetto alla somma 10) se <6 allora per ogni c siha a+c0 siha a-c z=y) 3) proprieta transitiva: Vr,y,z ¢R, [(z Sy) e (y [(e e >: possiamo cosi ecrivere la proposisione zz (o y>=). Infine, scriviamo z < y < z al posto di (x 0}. Capitolo 2 : Inaieni numerici 33 Beempio :8e A= {—7,—n,0} si ha ancora M4 = {2 €R:2>0} (es. 21). Esempic : se A= Z non esistono maggioranti di A (qual mai un numero reale che & pit grande di tutti-i numeri interi?), quindi M=8. Si vede subito che se mE .#4 e 2m allora x € 4,4. Da questa osservazione segue in Particolare che se un insleme ha dei maggiorant! ne ba infiniti altri: tutti i ‘numeri maggiori di lui stess0; come abbiamo appens visto, ci sono perd insiemi che non hanno alcun maggiorante. Notiamo che il fatto di avere almeno un maggiorante m dice che gli elementi dell’ insieme pon vanno al di 14 del numero m , e in particolare non sono “troppo” grendi. Definizione : si dice che un sottoinsieme A di R é limitato superiormente se ha dei maggioranti, ciod se a # D. Exempio : i primi due insiemi degli esempi precedenti sono limitati superiormente, il terzo non Io &. Definisione : se A CR, ai dice che un numero reale m 2 il massimo di A se med Vee A acm. In tal caso si scrive m= maxA. Dunque, il massimo di A & un maggiorante di A che inoltre ba Is propriet& di appartenere ad A (% es. 2.3). Boempio : 0 Ay = {z €R:2<0} e Ay = {x €R: 2 <0}, solo il primo insieme ha masaimo (@ lo zero), nonostante i! secondo insieme abbia gli stessi maggioranti. Notiamo che nells definizione di maggiorante si parla di “un” maggiorante, dato che come abbiamo osservato vi possono essere molti maggioranti, mentre qui si dice “” massimo: infatti un insieme pud tranquillamente non avere massimo (ad esempio Z non ha massimo, Pinsieme Az qua sopra non ha massimo, ...) ma non pud avere due massimi (se li avease, dato che il primo @ un massimo deve essere maggiore o uguale al secondo, ma anche il secondo @ un massimo e quindi deve essere maggiore o uguale al primo: da m maxA; < max Az ee i massimi esistono. 34 Seaione 2.5 : L'estremo superiore Inoltre, ve A e B hanno massimo allora (di nuovo aiutatevi con un disegno) anche la Joro unione ha massimo, che @ il pit grande fra i due massimi di A edi B, ciok max(AU.B) = max{max A, max B} . Per I intersezione non vale niente del genere. ‘Tutto quello che abbiamo detto per ls parte “di sopra” ai pud ripetere dalla parte opposta: cos! definiremo i minoranti, gli insiemi limitati inferiormente e il minimo. Definizione : diciamo che m é un minorante di ACR se Vz € A,.m < 2; diciamo che A é limitato inferiormente se ha dei minoranti,e che m= minA se mé A é un minorante di A. Osservazione : se un insieme A ha.sia massimo che minimo, abbiamo evidentemente min A < maxA. Inoltre, minA = maxA see solo se A @ costituito da un solo punto. Anche per i minoranti e per i minimi valgono proprieti analoghe alle 1) ¢ 2) viste sopra (% es. 2.24). Un errore molto frequente & credere che se m= max A tutti i numeri minori di m appartengono ad A, oppure che se m 2 un maggiorante di A e xO0:VzEA,-M0:¥ee A, [aj 0, powsiamo dare un’ulteriore traduzione (ancora pit. operative della precedente) della definizione di estremo superiore: un numero reale € & l'estremo superiore di A se ae Vac A, ace ae A, a ves uiscedst eee! @an) Fin qui, sbbiamo definito Vestremo superiore, senza preoccuparci della sua esistenss. Iniziamo con una constatazione immediate. Proposizione 2.10 : se A ha massimo, questo @ anche I'estremo superiore di A. Infatti, se m = maxA, abbiamo (sx epercizio 2.3) m€ A e m€ Ma, dunque tutti i numeri minori di m non sono maggioranti di A (appunto perché sano minoti di m, che appartiene ad A). Allora m = sup per la carattarizzazione (2.15). Questa proposizione hs anche una sorta di viceversa: & molto facile vedere che se €=supA e €€A allota A be masimo,e {=msxA. Il prossimo rigultato @ un punto fondamentale nella teoria, che giustifica I" introdu- ione del concetto di estremo superiore. Teorema 2.11 : ogni insieme A C R non vuoic e limitato superiormente ha estremo superiore. DIMosTRAZIONE : utilizzeremo l'assioma di Dedekind. Consideriamo I’ insieme A , che non @ vuoto, eT’insieme B = 4% , che non 2 vuoto perché A 2 limitato superiormente. Per definizione di maggiorante, tutti gli elememti di 44 sono maggiori o uguali di tutti gti elementi di A , ciod Vac A, Yme £4, 05m. Sono allora verificate le ipotesi dell’assioma di Dedekind, pertanto esiste un elemento seperatore: BEER: Vae A, Yme Ms, a-0c0, t+(+00) = +00 Ve >0, 2-(+0o)=+00, Ve<0, 2-(+00)=—0o 38 Sesione 2.5 : L'estremo superiore e analogamente Va >0, -(—00) =—00, Va <0, z-(—00) = +00. Osserviamo esplicitamente che non sono definite (e quindi non hanno senso) le opera: tioni (+00) + (~00) € (00)-0. Con queste aggiunte, B 2 un insieme totalmente ordinato (cio dati due elementi di R possiamo sempre dire se sono uguali o chi 2 mi- nore dell'altro), net quale ogni insieme non vuoto ha dei-maggioranti (almeno +00), € nel quale ogni inieme non vuoto ha estremo superiore e inferiore ( es. 2.25). Delle caratterizzazioni dell'estramo superiore, sopravvivono (2.15) e (2.16), ma non (2.17), che vale olo se Pestremo superiore 8 un numero reale, Generalizzando proprietA del massimo ¢ del minimo, possiamo enuncisre qualché Proprietd degli estremi superiore ¢ inferiore: anzitutto, chisramente sé A % un sottoin- siame non vuoto di inf A2} sibs a 0 esiste un numero naturale n tale che na > b. Da questa segue un utile corollario. Corollario 2.14 : se z >0 allora esiste n N+ tale che 1 <2; se 2ER verifica Wn eENt, 2s aim allora x <0. ‘Esempio : ora si pud trovare Pestremo superiore dell'insieme A= {n/(n+1):n €N}; 2 opportuno osservare con attenzione la notazione abbrevista che abbiamo ussto, e che significa {2 € R: 3n € N: © = n/(n +1)}, Pimmagine di N tramite la funzione z+ a/(z +1). Notiamo che n atti- 1 1 ati~ net nae 0, per la proprietA di Archimede esiste un numero naturale fi tale che fie > 1; allora anche (fi-+)e >1, cio’ ¢>1/( +1) e infine 1 Ine<1-F eA. Per Ja caratterizzazione (2.17) abbiamo provato che |’estremo superiore dell’ insieme A 21. Paiché 1 non appartiene all’ insieme (I’equazione 1 =n/(n+1) non ha soluzioni in N), esg0 non & massimo (% es. 2.26). 40 Sesione 2.6 : Intervalli di numeri reali 2.6 - Intervalli di numeri reali I simboli che introduciamo con le prossime-definizioni sono molto comodi per indicare certi sottoinsiemi di R . Definizione : un sottoinsieme I di K ai dice un intervallo se Va,yel, onz supA allora ‘A C}-00,8}. Dire poi che A 2 limitato & lo stesso che dire che per qualche H,K €R siha AC (H,K]: dunque, un intervallo 3 limitato se i suoi estremi sono numeri reali, 8 ilimitato se almeno uno dei suai estremi & infinito. Perdiamo un momento per eliminare una frequente fonte di errori a proposito delle “finito” ¢ “limitato” riferite a un insieme; un insieme @ finito se & costituito da un sumero finito di elementi, e ovviamente ogni sottoinsieme finito A di R 2limitato, dato che detti H e K rispettivamente il pit piccolo e il pid grande fra gli elementi di A si ha AC [H,K]. Notiamo perd che il viceversa non @ vero (come invece capita di sentir dire): I’insieme ]0,1{ @ limitato, ma contiene infiniti elementi, come tutti gli intervalli aperti non vuoti. ‘Come conseguenza della proprieta di Archimede, si potrebbe vedere che Q & “denso” in R, vale a dire che ogni intervallo aperto non vuoto di R contiene infiniti numeri rasionali, 2.7 - Terminologia sulle funzioni In questa breve sezione diamo un po’ di terminologia relativa alle funsioni reali; tutta Is sesione 2 fondata sui concetti di immagine e immagine inversa tramite una funsione, sz [MPB], sezioni 1.3 ¢ 4.1; per gli esempi & indispensabile comoscere bene i grafici delle funzioni elementari, sr sezione 1.5 0 [MPB], sezione 4.2. Definisione : sia ACR eaia f: A+R; allora 1) i dice che Ja funzione f @ Hmitata superiormente [o inferiormente, o limitata] se Ip sua immagine f(A) 2 un insieme limitato superiormente [o inferiarmente, 0 limitato}; 2) sidice che un numero reale £ @ il massimo fo minimo, o estremo superiore o inferiore] Gi f se € 2 i massimo fo minimo, o estremo superiore o inferiore] dell’ immagine F(A) di f , e in tal caso si scrive € = max f [oppure minf , sup f , inf f J; 3) se f non & limitats superiormente (o inferiormente] ai scrive sup f = +00 [oppure inf f = —00 4) se f ha massimo [o minimoj, un punto 3 € A si dice punto di massimo [o minimo] per f se f(2)=maxf foppure min f J. Invitiamo a cereare di capire cosa significano queste definizioni afutandosi con un grafico, Feempio : ls funzione f(a) = senz ha immagine I'intervallo [~1,1], dunque si ha sup f = maxf = 1 e inf f = minf = —1; inoltre J(x/2) = 1 = maxf, quindi x/2 42 Sesione 2.7 : Terminologia sulle fanzioni & un punto di massimo per f: notiamo che non @ unico, dato che ad esempio anche S(On/2)=1. Exempio : la funzione f(x) = (2-1)? non & limitata cuperiormente, ma. ha minimo uguale a sero, quindi sup f = +oo e inf f = min f = 0; Punico punto di minimo & z=. Esempio : ta funzione f(z) = arctanz non ha minimo.né massimo, ma 2 limitate iia superiormente che inferiormente, e ai ha inf f=—1/2, supf =1/2. La definizione data sopra si pud localizzare, nel senso che a volte pud essere impor tante sapere il comportamento di una funzione solo su una parte del suo dominio: la prossima definizione chiarisce il concetto. Definisione : aia ACR, sia f: A+R esia BC A; si dice che la fansione f 2 Iimitata superiormente su B se/'immagine f(B) del? insieme B tramite f 2 limitats superiormente. In modo analogo si parla ad esempio di massimo di f su B (esi scrive max f) intendendo il massimo dell"insieme f(B), oppure si dice che un punto # ¢ Bé un punto di minimo per f se {(2) = mja f , e analogamente per gli altri casi. Bsempio : per la funzione f(z) = senz sull’insieme (0,7x/6] si ha (aiutatevi con un grafico) ag = 1= f(x/2), ety! =-1/2 = f(7m/6), quindi un punto di massimo (I'unico) 8 x/2 e um punto di minimo (V'unico) 2 7/6 . Esempio : per in funsione f(x) =(z—1)? su [-3,2] ei ha pF = 18, gig, f= 0 = £0), guindi il punto di minimo & 1. A proposito del massimo e del minimo di una funzione su un intervallo, & diffusissima, una convinzione del tutto errata, in base alla quale il punto di massimo sarebbe sempre il massimo punto in cui 8 definita f , ciob I'estremo destro dell’ intervallo, e in particolare i] massimo di f 2 il valore di f in questo estremo destro, Questo & in generale faleo (basta guardare gli ultimi due esempi ...) e #¢ 2 vero lo & per puro caso; c't perd una situezione in cui quanto abbiamo appena detto si verifica davvero, ed 2 quello delle funzioni monotone, sr sezione 1:5 o [MPB], sezione 3.1. Proposizione 2.16 : se f : [a,b]-+R é una funzione monotona debolmente crescente, allora wip f = f(a) e Bat = 10); ae iavece f & monotona debolmente decre- soente, allora mip f = f(0) © mag J = f(a). Se f non 2 monotona, non c's alcuna ragione perché i massimo e il minimo siano assunti agli estremi (ma mulla vieta che posss accadere), Capitolo 2 : Insiemi oumerici 43 empio.: la finsione f(z) = z*— 32 non monotona su [-2.1,2.1], ma ugualmente fa minimo in —2.1 e massimo in 2.1; se invece di [—2.1,2.1] consideriamo [—1.9, }.9] aquesto non accade pit: il massimo & per z= 1 e il minimo per 2 =1. Fig. 2.1: il grafico di f(z) = =*- 32 per -21<2<21 Dalle propriet& degli insieri viste nella sezione 2.5 ai ottengono direttamente i risul- tati che eeguono; chiamiamo per il momento A il dominio di una funzione f : dom f + R ¢ cominciamo con il massimo: abbiamo me f(A) moms ee mammal me Toya, zm: ma dire che un numero appartiene all' immagine di f lo stesso che dire che quel numero ‘2 immagine di qualche punto nel daminio di f , ovvero che esiate qualche punto nel domi- aio di f dove f assume proprio quel valore. Giungiamo pertanto alla caratterizzazione iat ‘ Bz € dom f : f(2) € if@=m fer eed tie {ieee y| f(e)sm. 1a modo analogo sbbiamo Vee dom f, f(a) $m ceed es tn eee {aes 3e € dom f : f(z)>m-e supf=too <=+ VMER, Ircdomf: f(z)>M ¢ usando la proposizione 2.9 felimitata ++ 3M 20:V2edomf, |f(2)| 0, mentre |a|=—a se a<0 3) laf>0 4) jol=0 => a0 3) lal =|—a) 6) -lal —b -bb += [(a>) o (a<-d)]. ‘Spesso & Ja 2) ad essere presa come definizione di valore assoluto, ma osserviamo che con la nostra definizione & sssai pid chiaro che il valore assoluto una funzione, ciod assume un solo valore. Un errore che si trova molto frequentemente ritenere che i} valore assoluto di un oumero = gia “pih o meno 2,” cos che |2)=+42, |a]=-ta,... ; com, sembra che Ja] possa essere indifferentemente +2 0 —a, oppure che non si possa mai decidere quale sia tra +a e —a, 0 addirittura che sia entrambi contemporaneamente! Un altro errore frequente é scrivere che {~ al = +a: questo 3 vero se a > 0, mae falso se a < 0; questo errore 2 legato alla misteriosa credenza che il valore assoluto di un numero sia “quel numero senza il segno.” Con la definizione che abbiamo dato, Is dimostrazione delle proprietA precedenti & grandemente facilitata rispetto alla via “ususle” di definire il valore assoluto tramite la proprieté 2). Per mostrarlo, in questa sezione includiamo le dimostrazioni di due roposizioni. DIMOSTRAZIONE DELLA PROPOSIZIONE 2.16 : fe prime sei proprietA sono molto facili (© es. 2.31). Mostriamo ora Ia formala (2.20): Jal max{a,—a} < b, il che 2 equivalente a dire che b & un maggiorante di {a,—~a}, ovvero che 2 maggiore © ugusle di entrambi; questo si scrive (b > a) e (b > —a), che possiamo risctivere (Capitolo 2 : Insiemi mmerici 4B {a <0) @ (¢2~0), 0 anche -b 0 e quelli per cui 22-+1<0. Poiché R={reER: [2e4+1> 0] o Pr+10 8 |22+1|/=2r+1 mentrese 2x+1<0 @ |2e+1)=—-22-1 (questo 2 i motivo della scelta degli insiemi 7, e T, ), questi sistemi equivalgono a +120 > [t1<0 We+1=5—4e -(Q2+1)=5-42, Mw4+120 | 2et1<0 2=2/3 z=3. Tl secondo sistema non ha soluzione, mentre il primo ha soluzione z = 2/3 ; come visto in (2.21), la soluzione dell'equazione di partenza & I'unione delle soluzioni dei sistemi, quindi Punica soluzione dell’equazione di partenza 8 z= 2/3 (% es. 2.35). ‘A differenza di quanto accede per le equazioni lineari, non bisogna credere che un'equasione contenente valori agsoluti nella quale compare solo Ia prima potenza dell im cognita abbia sempre una e tuna sola scluzione: ad esempio, le equazioni a| = —1 © |o| = hanno rispettivamente zero ¢ infinite poluzioni. Un errore che viene commesso con una frequenza impressionante ® ecrivere qualcosa dal tipo +1 ser >0 petit= (ey rey at mentre la scrittura corretta & Probabilmente, un errore del genere ci 2 passato eotto gli occhi centinaia di volte, quindi questa oaservazione non va sottovalutata. Nella risoluzione delle disequazioni contenenti valori assoluti tornano spesso utili la Propriet’ (2.20) ¢ quella successiva. Beompio : risolviamo in tre modi diversi la disequazione [2x ~ |x" —3|] < 1: prima proviamo a scindere in casi il valore assoluto pitt esterno, cosi la disequazione diventa equivalente a (ts -bt-3]20 | f22-|2*—3<0 =|? -3)<1 |e? -3|-20<1 Capitola 2: Insiemi namerici ar che, scindendo ancora in casi a seconda del segno di 2? — 3, risulta equivalente a 2-320 2-3<0 {aow-ase ° {Besnaze a?~22-2>0 24+%e-4<0 z?-3>'0 2-3<0 ° {Bom-a>0 ° {Betewace a?-22-4<0 24+2¢-2>0, con riotevoli rischi di confusioni. In totale, si devono studiare dodici disequazioni di secondo grado, di cui solo sette sostanzialmente diverse tra loro, con ulteriori pericoli. Provande invece a scindere il valore assoluto pid interno, si arriva allo stesso punto, ma un po’ pid rapidamente ¢ quindi con minori possibilita di errore. Proviamo infine a non spezzare mai in casi, ¢ 8 usare sistematicamente la proprieta (2.20) e quella successiva: * faz—|z?-3[}<1 = -1<22-|2?-3) <1 |e*7-3|< 2041 |x? - 3) > 22-1 oe fiaeeeecana ss {22-3 > 22-1] 0 [2?-3< 2241]: quattro sole disequazioni, e pochissimi passaggi (© es. 2.36). A partire dal velore assoluto, possiamo costruire altre due funzioni intereasanti. = Definizione : Ia parte positiva x* e Is parte negativa z~ del numero x sono date da +ellte bins eats go He, Dungue, ee x >0 @ zt =z e e~ =0, mentre se <0 & zt =0 e (attenzionel!) a=-z. Esempio : la parte positiva di 3 2 3, la parte positiva di —1.5 2 0, la parte negativa di 3 & 0 ela parte negative di —1.5 2 1.5 (Ses. 2.30). Osserviamo che per le proprieta 1) e 5) della proposizione 2.16, tanto la parte positiva che la parte negative di ogni numero reale & sono numeri non negativi; abbiamo poi due ‘uguaglianze immediate ( es. 2.40); bl=atee-, seatoa. (2.22) Dalla definizione di valore assoluto ai ricava facilmente xt = max(z,0} = {7 ee 0 altrimenti (2.23) 7 = -min{z,0} = {5% = 2° 0 altrimenti. Notiamo infine che 2- = (—2)*. I grafici delle funzioni zt e 2- sono riportati qui di soguito. 48 Sezione 2.8 : Tl valore nasoluto 4S Fig. 2.2: parte positiva di # Fig. 2.3: parte negative di 2 Esempio : Vequazione (22+1)* = 3—2 equivale a []22-+1|+(22+1)|/2 = 3-2, coda |2z-+1| = 5—42 , che abbiamo risolto poco sopra; in alternativa, vista la caratterizzasione (2.23), Pequazione di partenza equivale a w+1<0 > az+120 3-2=0 2241=3-2, I valore assoluto di z % definito come i] massimo fra'z e —z; pit in generale, date due fanzioni f e g, possiamo definire le funzioni massimo fra f e g e minimo fra f e g ponendo per ogni per cui ha senso (ciog nell’ intersezione dei domini) (f V.9)(z) = max{f(z),9(2)}, (Ff Ag)(=) = min{ f(z), 9(=)} - Valgono le seguenti caratterizzazioni: 1V9=9-+max{(f—9),0}=9+(f-9)* =o+ Eoatif-a 2 (2.24) a ft9) +f - 9 7 1 e analogamente page ltd-lral | (2.28) & interessante osservare che, dati i grafici delle funzioni f eg, 2 molto facile ottenere i grafici delle funzioni f Vg ed f Ag, come mostrano le figure seguenti. Capitolo 2 : Insiemi numerici 49 sete Fig 24: (V9 =mmx(f,o} Fig. 25: fAg= minff,9} 2.9 - Numeri complessi Un modo per presentare i vari insiemi numerici & quello della soluzione di equasioni: con { numeri maturali 2 possibile risolvere Pequazione x +3 = 4, con gli interi 2 +4=8, con i rasionsli 2x = 1, con i reali 2? —2=0, mentre per il momento non si 6a dare tun senso alla “soluzione” dell’equazione =? +1=0. Per superare questa impasee nella teoria, furono “immaginati” dei numeri opportuni, appunto i numeri immaginari. Per estendere i numeri reali, introduciamo dunque Punité immaginarin i, che ha la ial 2 #=-1, e definiamo i mumeri complessi come Je acritture della forma a+ ib con a,b € R. L'insieme dei numeri complessi si indica C; i numeri reali possono essere visti come un particolare sottoinsieme dei numeri compleesi, quelli della forms a+0i (che si scrive semplicemente a ). Per ogni numero z = a+ ib definiamo la paste reale e la parte immaginaria Roo+ib)so, Batib)=b: notismo che entrambi sono mumeri reali, e che z € C é reale se e solo se %z = 0; inoltre per ogni numero z € C si ha 2=Rz+i8z. Sui numeri complesai 2 possibile definire la somma (a+ ib) + (c+ id) = (a+ ¢) +i(b +d) 50 Sesione 2.9 : Numeri complessi che estende quella di R gode di tutte le proprieta della somma fra numeri reali, e il prodotto, che si esegue formalmente: (a+ ib)(c + id) = ac + iad + ibe + ibd = (ac — bd) + ifad + be) . Anche il prodotto & commutativo, associativo, distributive rispetto alla somms, ha ele- mento neutro 1 ogni numero complesso diyerso dall’elemento neutro della somma (zero) ha inverso, che % dato da una formula piuttosto complicate: l’ inverso di a +ib & CISE ay sis. aaes a+ +h? ad esempio, !’inverso di i 2 —i. Vedremo poi (sr corollario 2.18) che non serve rigordare questa formula, perché la divisione si esegue in modo molto piti semplice. Osserviamo che P inverso molte facile se il numero complesso & in realt& un numero reale non nullo a: in tal caso I’ inverso (complesso) di a , dato dalla formula precedente, & 1/a, quindi per dividere un numero complesso z per il numero reale a basta dividere per a sia la parte reale che quella immaginaria di x. Esempio : (2 — 3i)/4 = (1/2) - (3/4). Osserviamo che il numero complesso 0 ha parte reale e parte immaginaria uguali a zero: questo ha come conseguenza il fatto che se due numeri compleasi eono uguali allora la loro differenza (che & zero) ha parte reale e parte immaginaria zero, ma la parte reale della differensa 2 la differensa delle parti reali, quindi queste devono essere uguali, ¢ lo stesso le parti immaginarie. Dungue un'equazione complessa da origine, prendendone separatamente le parti reale ¢ immaginaria, a due equazioni reali. Esempio : Pequazione 2z-+4+i=iz—1 equivale al sistema (eed Q(2z +i) = Biz ~ 1), ciot, detta z la parte reale di z e y la sua parte immaginaria (che, ricordiamo, sono due numeri reali), equivale a R(2z + i(2y + 1)) = R(—y — 1+ iz) {ey y-1 (2x + i(2y + 1)) = S(-y — 1 + iz) Yy+isz, che ha come soluzione (x,y) = (—1/5,—3/8) , pertanto z= -1/5 ~ 3i/5. (226) Peraltro, questo metodo non & molto efficiente; nell’esempio, Pequazione di partenza equivale a (2-i)z = -1—-i, cod z= —(1+i)/(2—i) , che da subito il risultato: 2 & il prodotto di —(1+i) per I"inverso (definito prima) di 2—i. A differenza dei numeri reali, sa C non si definisce Vordine (nel senso che non 2 possibile definirlo in modo da preservare le proprieta delle operazioni). Introduciamo una struttura presente solo nei numeri compleasi: ad ogni numero ‘seeociamo il suo numero compleaso coniugato. ‘Capitolo 2 : Insiemi numerici 51 Definisione : ii dice coniugato del numero z € C il numero complesso E=Rzs-i8z. Beempio: 8 z= 3-2, abbiamo # = 342i, ¢ il numero z + 2% — 2K(z—i) vale pertanto (3 — 2i) + 2i(3 + 2i) — 2R(3 — 3i) = 3-21 + 6i-4-6=-7+4i. Si vede subito, applicando le definizioni, che valgono le seguenti propriet: 1) R(z+w) = Re + Rw, BWz+w) = 92+ Sw 2) Rz=Rz, BF= Ge 3) PFWHFto 4) =m 8) ¥=z 6) zeR ee z=z. Una facile conseguenza di queste sono le formule per esprimere la parte reale ¢ la parte immaginaria di z in funzione di z e #: infatti scrivendo 2 = Sz +i%z si ha 2+z i R=, Dopo il coniugato, un altro numero importante (questa volta? un numero reale) associato un numero complesso z é i] suo modulo. Definizione : si dice modulo del numero complesso z il numero reale non negativo el = VET. ‘Notiamo quindi che z++ |z| @ una funzione da C in R,eche |[z|=0 <> 2=0. Se z€C 2 reale (ciob se Sz = 0), ii modulo di s coincide con il valore assoluto del numero reale z ; inoltre per ogni z si ha 1) =F 2) |8z| < [2] (il primo é un valore assoluto di ua numero reale, il secondo é un modulo) 3) [82] < lz] 4) 22=|2)? e per ogni z,weC si ha 5) [zw] =lzlhwl 8) 2+ul 0 sono i punti della circonferenza centrata nell'origine e di raggio 0; osserviamo inoltre che se ¢ > 0 @ un numero reale, az ai ottiene dal punto 2 con un'omotetia di ragione a e centro l'origine del piano di Gauss. Fig. 26: il piano di Gaus Fig. 2.7: modulo ¢ argomento 54 Sesione 2.9 : Numeri complesei Se z # 0, ls semiretta uscente da 0 ¢ passamte per z forma con il semiamse reale positive un angolo che, misurato in radianti (w [MPB)], sezioni 2.8 e 2.9)-e con le volite convensioni di verso, viene detto argomento di z (sr figura 2.7). Poiché la misura dell’angolo 2 definita a meno di multipli interi di 2x, l'argomento arg2 non 2 univocamente determinato da z, ma é definito a meno di multipli di 2x. ‘Tra tutti i possibili valori di argz, uno solo 8 compreso nell’ intervallo [0,2m[, ¢ viene talvolta indicato con In scrittura argminz (® es. 2.53). Esempio: se z=1+i 2 argminz=1/4;se z=—1 2 argminz =n. Osserviamo che se z #0 non immaginario (questo non vuol dire che 2 reale, solo che non ha parte reale zero) e # = argz allora tand ‘Da questo (wr [MPB], sezione 3.6) non si pud subito dedurre 9 = arctan(Sz/Rz) : questo 2 vero, a meno di multipli di 2x, solo se Rz >0, mentre se Bz <0 bisogua aggiungure com che per ogni 20 ci ha Qs arctan P (42k) seRz >0 a -tarcten 22 (420) pe Rz <0 ee (ean 3 (take) se Rz =O 92 >0 5 (42ke) se Rz = 0092 <0. In ogni caso, perd, se 2 #0 possiamo scrivere Bs a cos(arg 2) = ia’ sen(arg 2) = Ta’ o anche Rz = |z|cos(argz), Bz = |2|sen(argz) . In particolare 2 = |2|(cos(arg 2) + isen(arg z)) . Se sono evidenziati i valori di g>0 e #€R per cui si ha 2 = olcoad +isend) , si dice che z € C 2 ecritto in forma trigonometrica (mentre la scrittura z = a+ ib si dice forma algebrica); osserviamo subito che se z % scritto in forma trigonometrica allora e=|+| ese 240, = arge. Capitolo 2 : Insiemi numeric 5S Feempio : per scrivere in forma trigonometrica i] numero complesso z = 1 —i vediamo che fs] = v2, quindi z = V2(J, +15}); un angolo che ha coseno 1/2 ¢ veno ~1/¥i & —n/4-, quindi la forma trigonometrica diz & /2(cos(—m/4) + isen(—z/4)) (@ es. 2.55). Osserviamo che l’argomento di 2 @ l’opposto dell'argamento di z, quindi se la forma trigonometrica di z & o(cos? +isen 9) quella di z & E = o(coa(~#) + isen(—¥)) . Inoltre, se z #0 la forms trigonometrica di 1/2 he 5 (coa(-#) + isea(—8)) . La forma trigonometrica (che corrisponde alle coordinate polari nel piano di Gauss) si rivela molto utile per la facilita con cui si possono calcolare i prodotti. Proposizione 2.19 : dati due numeri complessi z= o(cosd+isend), w=r(cosd+isend) giha 2w = (or)(coa(d + $)-+isen(9 +4) , (2.28) cioé il modulo del prodotto é il prodotto dei moduli, I’'argomento del prodotto é la somma degli argomenti. Per verificarlo, basta scrivere il prodotto zw = o(coa8 + isend) - r(cos$ + isen 4) = or|(cos 8 cos $ — sen ¥ sen ¢) + i(cosv sen ¢ + sen # cos $)] € ticordare le formule del seno e del coseno della somma (wr [MPB], sezione 2.9). Dalla forma trigonometrica dell’ inverso si deduce anche (se w #0) & = £(cos(o — 4) + isen(# - 4)) Evempio : ve |2|=2 ¢ argz=1/4, eee |w|=3 ¢ argw=n/6, allora 20 = 6(c06 5 + inen 1 2 a3 (con % +ieen%). 56 ‘Sesione 2.9 : Numeri complessi Osserviamo ora in particolare cosa accade moltiplicando un numero # per un nu- mero complesso w avente modulo 1 ¢ argomento ¢: il modulo di zw rimane uguale & Jz], quindi zw e 2 sono sulla stessa circonferenda centrata nell'origine del piano di Gauss, mentre l'argomento di zw sumenta di ¢ rispetto a argz. Allora, il punto zu: si ottiene dal punto z ruotandolo di ¢ in senso antiorario; dunque i numeri complessi i modulo uno agiscono, nei prodotti, come rotazioni del piano di Gauss, Notiamo che qualunque numero commplesso non nullo z pud essere scritto come prodotto di-|2| , che & un numero reale positivo, per z/Jz|, che 2 un numero complesso di modulo uno e ar gomento uguale all’srgomento di z. Allora la moltiplicazione per z equivale, nal piano di Gauss, ad una rotezione di argz seguita da un'omotetia di ragione |z| . Bsempio : sapendo che |w| =2, il prodotto sw 2 il seguente: Fig. 28: csemplo di prodotto Se moltiplichiamo fra loro n esemplari del numero z , scritto in forma trigonome- trica, otteniamo un’ importante cunseguenza (che viene chiamata formula di de Moivre): se z= e(cosd + isend) , allora per ogni néZ si ha 2" = p"(cos(nv) + isen(nd)) = (2.29) questa @ Is formula della potenza n-esima di z (m appendice 2.4). Esempio : 8¢ 2 =1+i= ¥2(coe(n/4) +isen(x/4)) allora 200 = 90 (con SOF ine 92") = 2°(coa( 15m) + isen(15x)) = —2°° . E chisramente improponibile trovare 2° svolgendo { calcoli interamente in forma alge- brica (% es, 2.58). Nella trattazione dei numeri reali, viene introdotta (er [MPB], sezione 3.3) la radice quadrata del numero non negativo =, che 2 l'unico mumero maggiore o uguale a zero che ha quadrato =: dunque si considera l'equazione y* = z ¢ tra le due soluzioui © yy se ne sceglie una (appunto quella maggiore o uguale a zero) per chiamarla “la” Capitolo 2 : Insiemi oumerici 57 radice quadrata di z. Per estendere questa nozione in C il problema 2 la mancanza della strattura d’ordine: dato che come numeri complessi non possiamo pitt dire chi tra 1e —1 & “maggiore o uguale zero,” come possiamo acegliere uno dei due e chiamarlo “Ip” radice qusdrata di 17 La risposta é che non c’é alcun modo sensato di farlo, cosi in C non si potra parlare deli radice quadrata (o pit in generale di quella n-esima), ma délle radici quadrate, al plurale. D'altra parte, il motivo per introdurre C era la possibilita di risolvere equazioni tipo z74+1=0, che siamo riusciti a risolvere trovando 2 =i, le due radici quadrate di —1; non definiremo allora “la” radice, ma “le” radici di un numero complesso. Definizione : se n € N+, un numero complesso z é una radice n-esima di w se Z=w. 1 prossimo risultato chiarisce completamente Ja situazione. ‘Teorema 2.20 : per cisscun valore di n € N+ , ogni numero camplesso diverso da zero haesattamente n radicin-esime distinte. Se r > 0, le radici n-esime di r(cos¢+-isen ¢) hanno modulo YF ¢ come argomento uno dei numeri %o,...,0,—1 dati da le g aieaiey|* + + & W n = 0 Bie ale she + + ayy alys > 4 ¢ ,2e=0 5 is Onat = Ip conclusione, se w = r(coad + isen¢) 2 diverso da zero le sue ne radici n-esime sono date dalla formula (% es. 2.60) a4 = VF [ooe( + 2) + ioen(2 4 2), k=0,....n-1. Esempio : le radici cubiche di 1 (modulo 1, argomento 0) sono ~m=1 2121 (coo 4 inen 22) = 5 48 t= 1 (con + ine Mf) = 3 58 ‘Sesione 2.9 : Numeri compleasi Un caso speciale @ quello n = 2, in cui ci sono due radici quadrate i cui argomenti differiscona di : poiché queste radici sono una Popposto dell’altra, ciok 2) = —z9-, nel cas0 n=2 si scrive talvotta -tV/Z per indicare le due radici quadrate di 2 , intendendo che ease sono pit o meno una qualsiasi di eae. Lnvece, nel caso generale, la scrittura 2 indica n numeri diversi, uno per ciascuno degli n valori che pud assumere la radice nresima, Nel caso particolare n = 2, si pud trovare la radice quadrata anche senza -passare alla forma trigonometrica (che non sempre @ agevole da ricavare): infatti, se w= a+ib e z=2-+ iy Pequazione 2? = w equivale al sistema {en Qay=b che, a parte il caso facile in cui w 8 un numero reale (ciok b= 0, da cui z= Va), equivale a hag dy! + day? —3? =O. La seconda equazione, ricordando che y & un mumero reale e deve avere quadrato non negativo, diviene ‘at +O —a pa eePee da cui si ricavano faciimente i valori di y edi 2 =b/2y. ‘Avendo a disposizione le radici, possiamo risolvere un certo numero di equaziont. ‘Esempio : risolviamo Mequazione di secondo grado a coefficient compleasi; se a,b,c €C con «£0 , vogliamo xisolvere Pequaxione az? +bz+e=0, Notiamo che az? + bz +¢ = a(z* + 2bz/2a + 7/47) + ¢— 67/40, quindi l'equazione equivale 8 ; by? _ P-4dac (+35) -“aa- (Questo significa che 2+b/2a 2 una delle radici quadrate del numero complesso al secondo membro (in generale due, una se il secondo membro & aullo), pertanto atgeas i= doc _ , VF ~ toe “a Ds {le radici di 4a? sono due, ma il + tiene conto di tutti i casi), cio’ b+ VP hee Pnecereare a reece che & Io consueta formula ma con un significato diverso: qui la radice existe sempre, perché siamo in campo compleaso, quindi in C un‘equazione di secondo grado ha sempre soluzione. Capitolo 2 : Iasiemi numerici 59 Esempio : mettiamo in pratica quanto visto per risolvere l'equazione 27 — 22 +2 =0; is formula da oo DEVENS 2S? nasi: Je soltizioni sono allora terete. zel-i (een.280, Osserviamo che le radici n-esime di un numero complesso 2 a) hanno tutte lo stesso modulo, quindi nel piano di Gauss sono sulla steasa circonfe- renza centrata nelVorigine, di raggio pari alla radice n-esima del modulo di b) hanno argomenti che differiscono per 2n/n , pertanto formano i vertici di un n-agono regolare inscritto nella circonferenza precedente ¢) unadelle radici ha argomento pari a 1/n dell’argomento di z , ed & quindi facilmente individuabile: basta dividere in n. parti I'angolo tra il semiasse reale positivo e la semiretta per z uscente dallorigine (% es. 2.63). Fig 2.9: radiciquintedi s Fig. 210: radicicubiche di 1 Fig. 2.1: radici quinte di 2 In particolare, Je radici n-esime di 1 sono i vertici dell’n-agono regolare inscritto nella circonferensa unitaria e avente un vertice in (1,0) . Concludiamo con un’ulteriore notazione dei numeri complessi: se, con una scelta di simboli le cui ragioni spiegheremo pit avanti, ar appendice 6.8, poniamo per ogni t € R et = cost tisent, (2.30) abbiamo definito una fanzione da R in C che risulta periodica di periodo 2x (in particolare, da e = e non segue r= 9, ma solo r = s+ 2km), Alloa il numero complesso di modulo g e argomento # pub essere acritto in forma abbreviata ge”. Questa 2 la notazione esponentiale, ed ha la sua ragione d'essere nel fatto che la formula del prodotto (2.28) e quella della potenza (2.29) danno rispettivamente acl -rel# = prel*+#), — (gel#)" = gre™?, Proprio come i avrebbe usando formalmente le propriet& dell’espanenziale. Non bisogna perd cadere nell’errore di eseguire le radici allo stesso modo: da g*e"? = re non segue che 9 = ¢/n, ma solo (come dette sopra) # = ($+ 2kn)/n. Bsempio : & = -1, &* =1, 20/9 = 1+iv3. 60 Esercisi relativi al capitolo 2 Esercizi relativi al capitolo 2 Esercisio 2.1 : provate che i maggioranti di B = {~7,—1,0} sono yp = {z ER: z20}. Esercizio 2.2 : determinate i maggioranti dell’ insieme {2 € R: 2? ~3z—2 <0}. Esercisio 2.3 : provate che un insieme B ha massimo se € solo se BN .&p # @, ¢ che in tal cago |" intersezione consta di un solo punto, il massimo. Esercizio 2.4 : esplicitate le seguenti sommatorie, e calcolatene il risultato: 8) Cpa Exercisio 2.6 : ecrivete in forma compatta le seguenti somme: a) 1424+34---4+30 b) 24+4464:.-430 co) 845747 4---4+157, Esercizio 2.6 +: provate che la somma dei quadrati dei numeri interida 0 ad n vale n(n+1)(2n-+1)/6 ; provate poi che la somma dei cubi dei numeri interi da 0 ad n vale Inn +1)/27. Eeercisio 2,7 : provate per induzione che: a) Yn, 3" > 92" b) Yn, 3° 2 n2" c) Yn >2, 244" <5" d) Yn>6, n®>2"nl. Eoercisio 2,8 : dimostrate la disuguaglianza (2.6). Esercizio 2,9 : dimostrate per induzione la formula (2.7) sulla somma di una pro- greasione geometrica. Capitolo 2 : Insiemi nnmerici 61 Esercizio 2.10 : dimostrate la formuls (2.7) senza usare il principio di indusione (eug- gerimento: moltiplicate per 1—q). Esercinio 2.11 : calcolate 7,2". Esercizio 2.12 : dite quanti sottoinsiemi con & elementi ha un insieme con n ele- menti. Eeercizio 2.18 : siano A e B due insiemi, rispettivamente con & elementi'e con n elementi; provate che il numero di applicasioni iniettive da A a B® (T)k!. Esercizio 2.14 : dimostrate per induzione la disuguaglianza di Bernoulli (2.8). Eeercizio 2.15 : controllando la dimostrazione dell’esercizio 2.14, verificate che se a0 ed n>2 ls disuguaglianza in (2.8) diventa stretta. Esercizio 2,16 : dite quanti sono i numeri formati da quattro cifre tutte diverse fra loro, e quanti di esai non cominciano per zero. Esercizio 2.17 : tra tutti i numeri di quatiro cifre, dite: a) quanti hanno le cifre disposte in ordine crescente b) quanti hanno due cifre pari e due dispari, tutte distinte c) quanti hanno due cifre pari e due dispari. Eeercisio 2.18 : dite in quanti modi si possono disporre in fila n-+2 palline, n blu e due rosse, con la condisione che sia al primo che all’ultimo posto vanno palline blu. Esercizio 2.19 : in questo e nei prossimi due esercizi, fl marzo di carte 8 quello stan- dard da poker, con 32 carte. Dite qual é la probabilit& (numero dei casi favorevoli diviso numero totale dei casi possibili) di svere una qualsiasi scala reale servita, quale di avere (sempre servito) un poker, o un colore, un full, una qualsiasi scala, un tris, una doppia coppia, una coppia, o di mon avere niente (cio’ avere un punteggio inferiore alla coppia). Esercizio 2.20 : avendo tris servito, 8 meglio scartare una carta o due carte? E se sbirciando le carte di un altro giocatare avete visto che non potrete fare poker? Esercizio 2.21 : avendo coppia e scartando tre carte, quali sono le probabilit& di realissare doppia coppia, tris, full o poker? Beercizio 2.24 : calcolate la probabilité di realizzare 4,3,2,1,0 al Superenslotto; cal- colate la probsbilits di fare una cinquina o una quaterns al Lotto. Esercizio 2.28 : provate che i numeri ¥2+ 73 e ¥2+¥73+ V5 sono irrasionali. Esercizio 2.24 : scrivete la definizione, le proprieti e le caratterizzazioni dell'estremo inferiore, ricalcando quelle dell’estremo superiore. Esercizio 2.25 : provate che la caratterizzazione (2.16) continua a valere in E. Pro ‘vate poi che ogni sottoinsieme non vuoto di R ha estremo superiore. Eesercizio 2.26 : determinate sia |’estremo superiore che I’estremo inferiore dell’ insie- me {(n+n?)/(n-1):n €N,n 2 2}, dicendo se sono massimo e minimo. Esercizio 2.27 : provate che ls funzione f(z) =~z* & decrescente. 62 ‘Eeercisi relativi al capitolo 2 Esercizio 2.28 : provate che la funzione <2 f= {ie Sa52 2 debolmente decrescente. Esercizio 2.29 : sapendo che la funzione logaritmo é crescente ed & definita.solo su RY , dite se la funzione 2” + log(2x —e) & iniettiva. Esercizio 2.80 : dite se ls funzione 2* + arctan(1+ 2) @ iniettiva. Esercizio 2.31 : usando la definizione di valore assoluto, dimostrate i primi sei punti della proposizione 2.16. Esercisio 2.32 : peavey i le| per ogni sR. Esercizio 2.33 : usando Ja definizione di valore assoluto, dimostrate gli ultimi tre punti della proposizione 2.16. Eeercisio 2.94 : usando le proprieta delle disuguaglianse (xr assiomi 2.7), provate che se a0 °) 4) *) f) g) fe-t+2+ai]<4. Evercizio 2.87 : dopo aver individuato gli insiemi A = {2 € R: zz —2| < 3} e B={zéR:2\z|> 1/9}, calcolate supA e inf(ANB). Esercizio 2.38 : dopo aver individuato gli insiemi A = {z ¢R: /ale—i] 1}, calcolate eupB e inf(A\B). Esercisio 2.39 : provate che tanto z+ che z~ sono numeri non negativi, per qual- siasi numero reale 2. Esercizio 2.40 : provate che |z|=2t+2- eche z=2t~—z-. Esercisio 2.41 : risolvete la disequazione (x? — 3)+ — 2z~ >0. Capitolo 2 : Insiemi numerici 63 Bsercisio 2.42 : calcolate: a) (2-i)+(1+3i) by (2-10 +3) e) -H2-i)+—i+2). Esercisio 2.43 : calcolate la parte realo, la parte immaginaria ¢ il coniugato de! nu- mero i(2i — 3) + (i-1)@+ 4i). Esercizio 2.44 : caloolate $z~iz+(2+i)z7 se z=1-i. Esercisio 2.45 : calcolate |3i+5|, |—-6i], |-i+4]. Esercizio 2.46 : disegnate nel piano di Gauss I'insieme ANB, dove A= {z€C: |e] =1} e B= {z EC: Rz > 1/2}. Esercizio 2.47 : trovate l’inverso di 2-31. : 3z~ifeP-(@-z Esereizio 2.48 : caloolate =F we a= 2+i. Esercizio 2.49 : calcolate (ier + HE) pe z=143i. Esercizio 2.80 : calcolate: a) 1/(2-3i) b) (2-1) /8+i) 2+i- (3-3) arr a) Hoe we rasti e) a(H=2) se z= 24i. Eeercizio 2.51 : trovate le soluzioni (z,w), con z,w €C, dei sistemi 2o=i ) ieee eas ztw=lti » {jopazet i ° tiga (L+i)z = (1- iz. Esercizio 2.52 : risolvete l'equazione 2? = 2 , e rappresentatene le eventual soluzioni nel piano di Gauss. Esercizio 2.53 : dite (questa volta intendiamo proprio “dite,” non “dimostrate") ve argmin(7 + 126i) appartiene a [0,1/6] , [1/6,x/3] 0 [x/3,x/2]. Esorcizio 2.54 : trovate 'argomento di —3— Si e 'argomento di 1 +iv3. Eeercizio 2.55 : esprimete in forma trigonometrica il numero complesso 1—i¥3 eil numero complesso —i. 64 Eaercixi relativi al capitolo 2 Esereizio 2.56 : esprimete in forma algebrica il numero complesso che ba modulo 3 e argomento 167/3 , e disegnstelo nel piano di Gauss. Esercisio 2.87 : moltiplicate e dividete tra, loro i numeri scritti in forma trigonome- trica nell’esercizio 2.55, e fate In verifica eseguendo le operazioni in forma algebrica. Esercizio 2.58 : scrivete il cubo e la decima potenza di z = 2/3 —2i, esprimendo poi il rigultato aia in forma trigonometzica che in forma algebrica. Esercisio 2.59 : se z=1+i, caloolate Z 27. Eserciaio 2.60 : scrivete le radici cubiche di i—1 e le radici quarte di —1—iv3. Esercizio 2.61 : trovate |w—2|, dove w & la soluzione dell’equazione w* =1 tale che Sw >0. Eeercisio 2.62 : risolvete le seguenti equaziont: a) 27-2iz-(8+iv3)/2=0 b) 22 +2+(3+2i¥8)/4=0. Ezercisio 2.68 : disegnate nel piano di Gauss: a) le radici quadrate di 1—i b) le soluzioni dell'equazione 2‘ = 2z c) le redici quinte di i d) il poligono che ha come vertici le soluzioni delle equasioni z? =i e 2? =—2i. (Capitolo 2 : Insiemsi numericd 65 Appendice al capitolo 2 Appendice 2.1 - Somma delle potenze degli interi Per ogni k €N poniamo Ny(n) = SoP.oi*: ad esempio, sapplamo che No(n)=n+1, che Ni(n) =n(n+1)/2, inoltre abbiamo appena ricavato anche la formuls per Na(n) . Fissiamo k , supponiamo di conoscere gia le formule per No, ... .Nx-1,, € mostriamo come si ricava quella per Ny : se ci riusciamo, possiamo ricavare le formule di tutti gli Ng, peril principio di induzione. Abbiamo oH ry . Nen(ati)= tt = itt = uty, =O i=l j= dove abbiamo eostituito ¢ = j +1; usando la formula del binomio di Newton (2.9) ‘otteniamo SAS (e+1) A(R +L) gy _ E47 aaa = = Na(n) . LECH HEI) EA-E Cr) me Ibolando i due termini della somma che corrispondono ad h=k+1le h=k, a som Neel) + (E+ 10m) +30 (*F7) Nl) Par 66 Appendice al capitolo 2 d'altra parte Nuya(n+ 1), che 2 la somma delle potenze (k + 1)-esime dei numeri fino, ad n+1,éuguale a Ngyi(n) + (n+ 1)**" , quindi possianio ricavare dall’ugusglianza precedente ae (n+? = (6+) + Er Natn), Malo) = pty [fet 5 (te + mata) - h=0 ‘Ad esempio, per k= 3 si ottiene nyo) = (SEEDY mentre per k= 4 si ricava Nan) = Bret ient 1)(3n? +3n— 1). Appendice 2.2 - Definizioni per induzione ‘Una fansione simile al fattoriale 3 il semifattoriale; il semifsttoriale di un mumero naturale positive n si indica con nil, ed 2 il prodotto di tutti i numeri naturali positivi minori © uguali ad n e che hanno la stessa parita di n , dunque @ il prodotto dei mumeri pari {dispari] minori o uguali ad n se n 2 pari [dispari]. Come per O!, anche Ol! 8 uguale a 1 per convensione, dunque sek=0 TIE,(2é) sek>0. (A2.1) kk (2e+1)t=]]Qi+1) VEEN, (2k)t= =O Esempio : 5! =5-3-1= 15, 121 = 12-10-8-6-4.2 = 46080. Le prossime proposizioni formalizzano I’ idea di definizione per induzione; ’esempio del fattoriale 2 un caso particolare della proposizione A2.2. Proposisione A2.1: se f:R-+R 2 una funsione, ed a € R, la formula 90) =o g(n+1)= f(g(n)) sen>0 definisce una fanzione g:N +R. Pitt in generale, se f : A+ A edacAd Ja formuls precedente definisce una funsione 9: N+ A. Copitolo 2 : Insiemi mumerici 67 Notiamo esplicitamente che se il dominio e il codominio di f non caincideno, pud dorsi che g non risulti definita su tutto N: ad esempio, (0) =2 g(n+1) =log(o(n)) sen >0 definisce solo g{0) = 2, 9(1) = log2 (<1) e 9{2) = log(log2) (<0), cost 9(3) non & definito. Proposizione A2.2 : se f:NxR—R é una funzione, ed a € RK, Js formula (0) =o antl) =fF(n,9(n)) send definisce una funsione g:N +R. Pit: in generale, se f :NXA—+ A ed a € A Is formula precedente definisce una funzione g:N+ A. Un’altra generalizzazione della definizione per induzione @ la seguente. Proposizione A2.9 : sia k ¢N fissato, sia f :Nx RY! +R una funzione e siano ao,... 04 € R; Ia formula 9(0) = 00, ..-, 9(k) = an 9(n +1) = f(n,9(n),....9(n—k)) senzk definisce una funsione g:N—+R. Pitt in generale, se f : Nx A+! > A ed ag,...,0, € A Ja formula precedente definisce una funzione g:N—+ A. Ezsempi dell’uso di queste proposisioni si incontrano nello studio delle successioni definite per induzione, wr sezioni 3.9 ¢ 4.8. Esempio : consideriamo Ja successione di Fibonacci, definita da a=0, =1 (ene eel (a22) Questa formula definisce una successione definita per ricorrenza di ordine 2; usando il pringipio di indusione & facile dimostrare che Vn, an 21. Dalla formula Gn41 = Gn + Ga-1, che vale per n > 1, ricaviamo allora che Wa21, ang: 21 +an, 68, Appendice al capitolo 2 che dice che {an}n @ crescente per n > 1, ¢ permette di dimostrar¢ immediatamente, sempre mediante il principio di induzione, che Yn>1, azn. Con un argomento leggermente pid raffinato si pud addirittura dare uha formula esplicita per Ia successione di Fibonacci (ed in genere per le successioni definite per ricorrenza di ordine & qualsiasi quando la formula che definisce Is ricorrensa 2 lineare con coefficienti costanti). Si cereano espressioni del tipo 2" che verificano Is condiaione di ricorrenza di Fibonacci e si trova che deve essere atthe hy gt da cui, dividendo per 2"~}, si trova l’equazione di secondo grado x? -x—1=0 che ha per soluzioni vb _1+v8 a=: A questo punto si cerca del tipo Azz +Bzx} con A,B coefficienti da determinare. 9 =1 ed a; =1 ai trova che A,B devono verificare A+B=0 Ag, + Br, =1 che ha come spluzioni A= —1/¥5, B= 1/V8. Allora la successione di Fibonacci pud ezcere scritta csplicitamente nella forma 1+vBy~ =~ VB" a= a(S =) Appendice 2.3 - Una osservazione non banale Anche ve Fabbiamo fatto passare per ovvio, il fatto che N non 2 limitato superiormente non lo 8 affatto: che R- non sia limitato superiormente si dimostra dicendo che un numero reale m non pud essere un maggiorante di R perché m+1€R & pitt grande di m. Tl discorso perd non fila eui numeri naturali: ripetendolo, possiamo solo dire che nessun numero naturale pud essere un maggiorante di N, ma chi ci dice che non esista qualche numero reale che invece maggiora tutti i numeri naturali? Possiamo negare questo fatto solo grazie alla proprieté di Archimede! Infatti i numeri reali minoti o uguali s vero chiaramente non sono maggioranti di N,ese m> 0 allora anche 1/m > 0, quindi applicando il corollario 2.14 con = = 1/m abbiamo che per qualche n€N vale 1/n< 1/m, clot m } sen? 9 cos ¥ Unxay/a) +3( x (ay son™+ 9 coe"-2-" 9) . Pertanto da (A2.3) otteniamo Je formule del seno e del coseno di nd in funsione del seno @ del cosano di 8: Wal en\ on = coa(nd) = Bo (3) = 8 cosh Worn aan i sen(nd) = & (1) (on”, 4) = 9 cos” 19, Ad esempio per n= 2 riotteniamo le consuete formule SS ven(20) = 2senYooe? , 7 Appendics al capitolo 2 per n=3 abbiamo SS sen(30) = Seen. cos? 9 — sen? # , eprn=4 oe sen(49) = 4sen 9 cos’ # — 4sen® 9 cos 9. Per esercizio, potete ricavare le formule per altri valari di n. Capitolo 3 Funzioni continue e limiti In questo capitolo trattiamo I’ importante nozione di continuit& per funzioni reali di una variabile reale; vedremo poi (mr [ABC vol. 2]) che questa definizione si potra estendere, con poche modifiche, anche al caso di funzioni di pit variabili. Sard necessario introdurre qualche cenno di topologia della retta reale, che limite- remo ai concetti essenziali di intorni e di punti di accumulazione (qualche elemento in pit, insieme alle dimoetrazioni che qui omettiamo e ad altre proprietA delle funzioni continue, potrA emsere trovato nei capitoli e 6 di [An Mat 1). Ci occaperemo poi di dare la definizione di limite, concetto chiave di tutta l'analisi infinitesimale, e tratteremo il caso particolare delle successions; infine introdurremo le operazioni con gli infinitesimi, utilissime per il calcolo dei limiti e per la comprensione dell’ andamento generico di una fonzione in un intorno di un punto. 3.1 - Funzioni ‘continue ‘Le funzioni continue di variabile reale ed a valori in R_ sono in parole povere quelle i} cui grafico pud essere disegnato su un foglio di carta senza mai staccare la penns dal foglio. Le funzioni continue sono quindi le preferite dei sostenitori della massima “natura non facit satus”: una funzione continua su un intervallo, che per un certo tratto positiva, ‘non pud improvvisamente trovarsi ad essere negativa senza essere passata per il valore zero, sr teorema di esistenza degli zeri 3.7. Dunque i fenomeni modellati mediante fun- zioni continue non presentano “salti.” Questo teorema & anche la giustificazione parziale 2 Sesione 8.1 : Funsioni continue dell’ idea esposta sopra, che i grafici delle funzioni continue sono quelli che si possono tracciare senza staccare la penna dal foglio; 2 utile rifletterci sopra, e trovare qualche critica, Una definizione precisa del concetto di continuita & la seguente, il cui significato 2 chiarito dall’esempio che vedremo subito dopo. Definisione : sia ACR, 29 € A ed f: A-+R; si dice che f @ continua in 2 se Ve>0, 3>0:[2€A, [r—aol 0 tale che Va,yédomf, [f(z)- f(v)| 0 esiste 6 >0 tale che Vz,velat}, fle-w IF(z)-fu)l 0 (peri punti zo < 0 la dimostrazione 2 analoga, ed & lasciata per esercizio): scelto un numero € > 0 bisogna trovare f > 0 tale che le-ml [E-2] 2~5>0 © dunque = Haz, Je-s0l xq ~ (za +8)z0° Capitolo 3 : Funsioni continue e limiti 1B In definitiva la proprieta (3.3) sar& dimostrata ae si prendera 6 tale che 6 oe °2 Get dito Se ex > 1 si vede subito che ogni 6 va bene; se invece exo <1 baster& prendere 5a 28 Le" Da questo esempio si vede che per funzioni anche molto semplici non @ agevole provare la contimuita usando direttamente la definizione: sara molto importante ricavare nella prossima sezione una serie di risultati che legano la continuitd di una funzione a quella di funzioni pit semplici (% ea. 3.1). Esempio : un'automobile viaggia da Roma a Milano; la sua legge araria la funzione che associa ad ogni istante t 1a posizione dell’auto y(t) sull’autostrada Al, misurata mettendo Voriginé ‘nel punto di partenza (dunque y(t) 2 Ja distanza stradale da Roma al tempo ¢). La legge oraria y(t) @ una funzione continua della variabile ¢; provate a disegnare alcuni grafici di leggi orarie realistiche. Eoempio : la regola per doterminare le tasse in base al reddito & piuttosto complicata (@ sezione 4.3 0 [MPB], sezione 3.1, oppure le istruzioni per la compilazione della di- chiarazione dei redditi). Non sarebbe meglio dare una legge pit semplice, del tipo “chi ha un reddito fra a e b paga il tot per cento, chi ha un reddito tra b e ¢ un'altra percentusle” e cosi via? Questa sarebbe espreasa da una formula del tipo ar se0 G(s) r+h-T(2+h)>2-Tle), che equivale a O 0, per la continuité di f si ha Bi >O0 = ie-mlO + fe-ml 0; prendiamo o = ¢/2 e 6 come il minimo tra 5, e &. Si ottiene che per ogni {z~ %0| <5 valgono entrambe le (3.5) e (3.6), da cui ai ricava. per la disuguaglianza triangolare (ar proposizione 2.17) MCF + 9)z) - (F + 9)(z0)| < Lf(@) — F(e0)] + |o(x) - 9(20)| < 20 = che non & altro che la continuitd di f+ in x9. In altri termini, abbiamo provato il seguente risultato. ‘Teorema di continith della somma 3.2: se f e g sono due fanzioni continue in un punto 20, allora ls funzione somma f +g risulta continua in 29 . Di conseguensa, se f © sono continue eu un insieme A, allora anche f +g risulta continua su A. Risultati analoghi valgono per il prodotto, it valore assoluto, il massimo, il minimo tra fanzioni continue, che schematizsiamo con Ja tabella seguente, f,gcontimme => f +g continua f,g continue = fg continua f,g continue => max{f,g} continua f,g continue => min{f,9} continua fcontinua = |f| continua. Una proprieta fondamentale 2 quella nota come permanensa del segno,che riportismo come teorema qui di seguito. Capitolo 3 : Fumsioni continue « limiti 7 ‘Teorema di permanensa del segno 3.3: se f 2 continua in zo ed f(zo) #0, allora esiste un 5 > 0 tale che per nell’ intervallo }zo— 6, +5] Ia fanzione f ha sogno costante. DIMOSTRAZIONE : possiamo limitarci al caso f(z9) > 0, dato che l’altro si tratta in modo analogo. Basta applicare la definizione (3.1) di funsione continua con ¢ = f(to)/2, che 2 legittimo perché & un numero positive. Allora esiste un numero positive § tale che in Jeo 4,20 + 5[ sibs F(z0) —€ < f(t) < f(a) +¢, (8-7) ma f(z0)~€ = #(z0) — [f(co)/2] = f(z0)/2 > 0, dunque la parte sinistra di (8.7) da che per z €]z9— 4,29 +4[ vale f(z) > 0, come dovevamo dimostrare. B Osservasione : 82 f 2 continua in x9 ed f(z») #0, la funzione 1/f & definita almeno in (dom f) Vo, dove Vo 2 I'intervallo dato dal teorama precedente. Questa osservazione ci permette di stabilire la continuitA della funzione reciproca. Proposisione 3.4 : se f @ una funsione continua in xq ed 2 f(z) #0, allora Ja fanzione 1/f 2 continua in 2g. In perticolare, se f 2 continaa su un insieme A, la fansione reciproca 1/f risulta contiqua sull'insieme AN {x : f(z) #0} . Osservazione : mettendo insieme i risultati di continuit& del prodotto e della funzione reciproca otteniamo che se f e g sono continue in un insieme A, allora Ia funzione quoziente f/g risulta continua sul’ insieme AN {z : 9(z) #0} Esempio : 1s funzione f(z) = 2 & continua (si vede istantaneamente dalla definizione, con §=€), quindi anche 1/z & continua. Confrontate la mellezza di questo risultato con quello ottenuto verso la fine della sezione 3.1. J prossimi due risultati riguardano la continuita delle funzioni composte e quella delle fanzioni inverse. Proposizione 8.6 : se f 2 continua in zo e g @ continua in f(z») allore go f 2 continua in 2». In particolare, se f @ continua e g @ continua in tutti i punti dell’ immagine di f allora go f 2 continua. Proposizione 3.6 : se f 2 una funsione continua e invertibile definita aul!’ intervallo J, Ja sua inversa @ continua. A questo punto abbiamo tutti gli strumenti per ottenere la continuitA delle funzioni elementari. Queste si ottengono mediante somme, prodotti, quozienti, composizione o % Sesione 3.2 : Prime proprietA delle funsioai continue inversione di polinomi, espanensiali e funzioni trigonomettiche (seno e coseno). Dunque sara, sufficiente ricordare le operazioni che conservano la continuité: S.g continue => f+ continua J.gcontine => fg continua fcontima => 1/f continua (dove f #0) fig continue = f/g continua (dove g # 0) figcontine = gof continua f continua = 7! continua, e la continvita delle funzioni seguenti: Je funzioni costanti f(z) =e Ja funzione identica f(z) = Ja funzione esponenziale f(z) =e” Ia funzione seno f(x) = senz Ia funzione coseno f(z) = cos. La continuita delle prime due 2 immediata dalla definizione, mentre per le ultime tre daremo la dimostrazione pitt avanti, nelle formule (3.16),(3.18). Feempio : ta funsione f(z) = arctan (zlog(1+2%)) & continua sul suo dominio di definizione (che in questo caso coincide con I’ intera retta reale R ). Infatti essa ¢ ottenuta mediante somme, prodotti, composizione o inversione di fanzioni della lista precedente; provate per esercizio a dettagliare quali (® es. 3.3). In molti casi il sapere che una date funzione & continua 2 di aiuto nel calcolo dell’estremo superiore (0 inferiore) di un insieme. Sia infatti' f una funsione continua sul? intervallo chiuso {a,6]: allora sup{f(2) :a 1} osserviamo che per n=1 2 (2n—1)/4n? = 1/4, per ogni n>2 cercare & ip cies Yea asa pasadacs Pata woot bac che @ anche un massimo, @ arctan(1/4) . 3.3 - Funzioni continue su un intervallo In questa sezione otteniamo i risultati pit importanti relativi alle funzioni continue. Indicheremo per tutta la sezione con il simbolo J un generico intervallo di R, i cui estremi non sono necessariamente finiti e nou appartengono necessariamente ad J. In alcuni risultati card necessario che l’intervallo sia chiuso e limitato, ¢ in tal caso lo indicheremo generalmente con [a,}] , come nel teorema seguente. ‘Teorema di esistensa degli seri 3.7 : sis f : {a,0] + R una funzione continua e supponiamo che f(a) abbia segno diverso da f(b). Allora esiste un punto £ € [a,}] tale che f(£)=0. DiosTRAZIONE : osserviamo intanto che @ facile ( utile) convincersi della validit’ della Proposizione tracciando su un foglio di carta varie linee continue ed osservando che se si parte da un punto con ordinata negative e ei raggiunge un punto con ordinata positiva necessariamente si 2 attraverssto l'asse delle ascisse. Per un ragionamento rigoroso, notiamo che si pud considerare il solo caso in cui f(a) <0 (per I'altro caso si procede in maniera analoga) e porre A_ = {ze [o,6]: f(z)<0}, €=supA. =sup{z € [a,)]: f(z) <0}. Per il teorema della permanenza del segno 3.3 non potr3 essere f(£) <0 in quanto allora in un intervallo f — 4,€ +4| si avrebbe f <0 il che contrasta, per le proprieta (2.17) ‘dell’estremo superiore, con la definizione di €: infatti sarebbe f(z) <0 anche un po’ adestra di €, mentre a destra di € non ci possono essere punti di A_. Analogamente non potra essere f(¢) > 0 perché di movo per il teorema della permanenza del segno 3.3 in un intervallo |€ — 4, + 6| si avrebbe f > 0 e di nuovo, sempre per (2.17), si avrebbe una contreddizione con la definizione di €. = 80 ‘Seaione 3.3 : Funsioni continue su un intervallo Se una delle ipotesi del teorema 3.7 & violate, la tei non sussiste-pit in generale; lo mostriamo con alcuni esempi (% es. 3.5). Esempio : is funzione f(z) = 1/x @ continua sull’insieme [—1,0[UJ0,1], e.-f(-1) hs segno opposto a f(1), perd f non si annulla ‘mai; peraltro, I’ insieme [—1, 0[UJ0, 1] non euni ‘Esempio : gull’ intervallo [~1,1] la funzione sez>0 se={2, 3525 assume valori di segno opposto agli estremi, ma non si annulla mai; peraltro c’® un punto (bo zero) in cui f non ® continua. Esempio : sul’ intervallo di numeri razionali Q/N[1,2| la funzione continua f(x) = 2—/2 assume valori di segno opposto agli estremi, ma non si anaulla mai; questo mostra che il teorema di esistenza degli zeri si basa sull'unica proprietd di R che non @ condivisa da Q: l'assioma di Dedekind 2.8. Notiamo che il teorema 3.7 assicura l’esistenza di almeno un punto dove f si annulla (im breve: di uno “sero” di f ), ma questo non & necessariamente uno solo; ad esem- pio la funzione cosz verifica sull’ intervallo [0,3n] tutte le ipotesi della proposizione precedente, e si annulla tre volte (® es. 3.6). Esempio : il teorema 3.7 fornisce anche un- metodo per approssimare le soluzioni di ‘uun'equazione; proviamo a determinare una solusione dell’equazione z* = 3¢—1 con una precisione superiore a 0.25 . Questo significa trovare un numero che dista meno di 0.25 duns soluzione dell’equazione, ma le soluzioni dell’equazione sono gli zeri della funzione continua f(z) = z*—3r+1. Osperviamo che f(0)=1>0,e f(1)=—1 <0, dunque Ff si annulla in un punto £ €]0,1[: questo dista da z = 1/2 meno di 0.5, quindi 2 =0.5 2 una soluzione approssimata dell’equazione con un errore che non supera 0.5 (es. 3.7). Osserviamo che se calcoliamo il valore della funzione f nel punto 2; appena trovato otteniamo (21) = —0.375 <0. Possiamo allora riapplicare I teorema 3.7 all’ intervallo {0,21} trovando che esiste una soluzione dell’equazione cercata compresa tra 0 e 0.5. Al- lore prendendo 22 = 0.25 avremmo ottenuto una soluzione approssimata dell’equazione cop un errore inferiore 8 0.25 . Tl procedimento precedente potrebbe continuare indefinitamente, ottenendo solu- zioni approssimate con precisione sempre maggiore, cio? con errori piccoli a piacere. Rimandiaino all'appendice del presente capitol per una presentazione piii dettagliata di quello che comunemente viene chiamato metodo di hisezione per le ricerca di soluzioni approssimate di equazioni del tipo f(z) =0 (= appendice 3.3). Applicando il teorema 3.7 alle funsioni traslate f(z)—k con & € R ai ottiene il Capitolo 3 : Funsiont continne ¢ limiti 81 Proposisione 8.8 : se f : hm 2 uma fanzine continua © f(0) << f(8), este 1m punto € € [a8] tale che f(é) = ‘Come conseguénza della proposizione precedente otteniamo il cosiddetto teorema dei yalori intermedi per funzioni continue definite su un intervallo. Se J 2 un intervallo ed f:1+R @ una funzione continua, allora detta J I’immagine f(I) preei comunque a, € J, si ba che per opportuni a,b € I deve risultare a= f(a) e B= f(b). Preeo ora un qualsiasi & compreso fra a e f, si ottiene dalla proposizione precedente che k= f(6) per un opportano £ € [a, 6] , il che implica che anche k € J. Dunque I’ insieme J contiene tutti i punti intermedi a due suoi elementi per cui deve essere un intervallo. Abbiamo allora dimostrato il seguente teorema. ‘Teorema dei valori intermedi 8.9 : se J 8 un intervalloed f : +R @ una fanzione continua allora I'immagine f(I} 2 un intervallo. Osservazione : nelle ipotesi del teorema precedente I’intervallo f(Z) ha come estremo inferiore fl mumero inf f e come estremo superiore sup f. Si possono costruire vari esempi (fatelo per esercizio) che mostrano come a soconda dei casi Pintervallo f(Z) poses essere aperto, somi-aperto, chiuso. L’anica implicazione che sussiste in questi casi 2 che se I'intervallo I & chiuso e limitato allora anche I'intervallo J = f(I) deve essere chiuso e limitato (er teorema di Weierstrass 3.11). Il teorema dei valori intermedi 3.9 ci permette di calcolare esplicitamente immagine i svariate fanzioni; in tal senso oss0 pud essere visto come un risultato “di surgetti- vita”: vediamo ad esempio che l'immagine della funzione €* & Pintervallo 0,+oof. Infatti, sappiamo che infe® = 0, ¢ che e > 0 per ogni #, quindi 0 non appartiene ail’ immagine della funzione esponensiale. Poi, supe* = +00, ovviamente +oo non al? immagine della funzione esponenziale. Per il teorema dei valori intermedi Timmagine 2 I'intervallo inf e*,eupe*[=|0, +00. Provate per esercizio » determinare con un ragionamento anslogo I’ immagine della funzione logaritmo e quella di altre fan- sioni elementari (% es. 3.9). Un’ulteriore conseguenza del teorema di esistenz degli zeri 2 la caratterizzazione dell’ iniettivita di una funzione continua su un intervallo; vediamo prima alcuni esempi. Bsempio : la funzione f(z) = 1/z % continua e iniettiva, ma non 8 monotona; essa ha come dominio un insieme che non 2 un intervallo. Esempio : la fanzione f(z) = 2 — |] , sull’intervallo } — 1/2, 1/2], 8 iniettiva ma non % monotona; su questo intervallo, essa non & continua. 82 ‘Sesione 3.3 : Funsioni continue su un intervallo i Fig-33: y=1/z Fig 84: y=e—|[=) per © €]-1,1] Per le funzioni continue definite ou intervalli la situazione & differente, come mostra it prossimo risultato, del quale consigliamo di convincersi tracciando diversi grafici su un foglio di carta. Proposizione 3.10 : sia I un intervalloe sia f :I-—+R una funzione continua. Alfora f 2 iniettiva se e solo se essa 2 strettamente monotons. Fig. 3.5: una funsione continus ma non strettamente monotona ‘Vediamo una spiegazione che potrebbe senza troppa fatica essere trasformata in una dimostrazione rigorosa. Nella figura, immaginate che due persone camminino sul grafico di f partendo dai punti di ascissa zp € yp rispettivamente e tenendo tesa uns corda: all’ inizio la corda & inclinata verso I’alto. Se la prima persona va nel punto =; ela seconda in yj , alla fine la corda @ inclinata verso i basso, quindi ci sara stato un momento in cui la corda era orizzontale: in quel momento, agli estremi della corda la funzione f ha lo stesso valore, quindi non 2 iniettiva. ‘Terminiamo questa sezione presentando un altro risultato fondamentale, che per Je funzioni continue chiude (dal punto di vista teorico) il problema dell'esistenza del massimo e del minimo. Facciamo precedere il risultato da due esempi. Capitolo 3 : Pansioni continue ¢ limiti 83 Esempio : la funzione tan z , definita sul solo intervallo aperto }~/2,x/2[ , 8 continua, ma non ha né massimo né minimo (er figura 3.6), anzi non & neppure limitata. ‘Beempio : la funzione (1-2) sen(1/z) , definita sul!’ intervallo }0,1] (che non @ chiuso), & continua e limitata, ma non ha né massimo né minimo (gli estremi superiore e inferiore sono :£1 ); lo stesso vale per la funzione (1-2/2)? sen(6/z) , il cui grafico & pit leggibile. Fig 86: ymtans mu ]~4,5[ Fig 87: y=(1-§)' sen! mu 10,2] ‘Teorema di Weierstrass 3.11 : sis f : [a,t]—+R una funzione continua sull’intervallo chiuso ¢ limitato {a,b]. Alora f ba massimo e minimo, In particolare, I’ immagine di f 2 Pintervallo chiuso [min f, max f]. Esempio : la funzione sen” z — log(1 + 2*) ammette massimo e minimo sul’ intervallo [0,1] . Infatti essa & una funzione continua su un intervallo chiuso e limitato. Cid non ‘vuol dire che tali valori (ed i corrispondenti punti in cui vengono assunti) siano calcolabili esplicitamente; il teorema di Weierstrass dice soltanto che i valori massimo e minimo vengono assunti in qualche punto dell’ intervallo (a,t] in questione, il ealcolo esplicito 0 approssimato richiede invece altri metodi che vedremo pil avanti con I introduzione del concetto di derivata (sr proposizione 4.7). Il teorema di Weierstrass si generalizza in modo interessante ( appendice 3.4) al caso di fansioni continue definite su intervalli che non sono necessariamente chiusi e Limitati (© es. 3.11). 84 Sesione 3.4 : Briciole di topologia 3.4 - Briciole di topologia Come abbiamo visto nell'esempio dato subito dopo la definizione, la nozione di continuita & strettamente legata all'idea di approssimaré un wamero o un valore, ciot di andarci “vicino.” Anche se al momento potremmo farne a meno (sara indispensabile usare queste idee solo per le funsioni di pid variabili, we [ABC vol. 2]), introduciamo un concetto che permette di riformulare Ia definizione di funzione continua: si tratta degli intorni di un punto, che qui descriviamo in versione molto semplificata. Definizione : se ro € R, si dice intorno di centro 2» ¢ raggio r > 0 !'intervallo }to-",50 +r. Si dice intorno di +oo qualunque semiretta Ja,-+oo| con a € R, ¢ analogamente si dice intorno di —co qualunque semiretta ]—oo,a[ con a€R. L’insieme degli intorni di un punto zo €R si indica con il simbolo F,, - Il concetto di intorno di zo formalizza I’ idea della zona “vicino” a xq (per quanto riguarda :too @ utile rifletterci sopra un pochino). Esempio : Vintervallo ]—1/3,1/3{ & um intorno di 29 = 0 e raggio 1/3; Pintervallo }+00, x{ @ un intorno di —o0 . Chiaramente, se consideriamo due punti distinti questi hanno due intorni disgiunti: basta prenderli non troppo larghi! Ad esempio, se 21,2 € R 2 sufficiente considerare gi intorni di x e x di raggio paria 1/3 della distanza |z: —z2| fra 7, e 22. Con Ja definizione che abbiamo appena dato, possiamo riformulare In definizione di funzione continua. Definizione : sis ACR, 2 €A ed f:A—+R; si dice che f & continua in xo se W € Fix), WEA: VEEANV, flz)EeU. (3.8) & immediato verificare che la (3.8) non & altro che una riformulazione della (3.1) vista all’ inizio della sezione 3.1. - Nella prossima sezione cj servira il concetto di punto di accumulazione; questa idea vuole dare una risposta alla domanda: se posso muovermi solo dentro a un certo insieme, quali sono i punti ai quali poaso “andare vicino” quanto mi pare? E utile partire con degli esempi: se ¢ permesso camminare dentro |’ intervallo [0,1] , certamente posso avvicinarmi al punto 0.23 oal punto «/4, e anche al punto 0 eal punto 1 , e altrettanto certamente non posso avvicinarmi arbitrariamente al punto 1.12, dato che non sard mai.a una distanza tminore di 0.12 da eso. Dunque, i punti ai quali poaso avvicinarmi a piacere formano tutto [0,1]. Quale sarebbe Ja risposta se fosse invece permesso camminare dentro all’ intervallo aperto }0,1{7 Di nuovo, non c'é problema ad avvicinarsi a 0.23 oa 1/4, ma neanche ai punti 0 e 1: certo, nou potremo arrivare a “calpestarli,” ma questo non fa parte Capitolo 3 : Funsioni coutime e limiti 85 dell’ ideo di “avvicinarsi.” Anche per J0, 1, dunque, i punti avvicinsbili, vale a dire quelli arbitrariamente vicino ai quali si possono trovare infiniti punti dell’ insieme di partenza, sono tutto (0,1). E ce ora considerassimo come insieme deve & permesso camminare non tutto [0,1], ma solo i numeri razionali fra 0 e 17 Prima di pensarci, rileggiamo l'ultima affermazione della sezione 2.6: in ogni intervallo sperto di numeri reali.cadono infiniti numeri razionali. Allora & chiaro che arbitrariamente vicino a qualunque punto di [0,1] posso trovare infiniti punti sui quali mi ers permesso muovermi: ancora una volta, posso avvicinsrmi a qualimque punto di [0,1]. Ltultimo esempio che facciamo @ importante: supponiamo che I’insieme di partenza sia A= [0,1]U{1.22}. 1 punto 1.12 appartiene ei all’ insieme, perd non possiamo “avvicinarci” a 1.12 muovendoci nell’ insieme permesso: ge stiamo in A , 0 siamo proprio nel punto 1.12, o stiamo a distanza di almeno 0.12 da esso. Allora, i punti ai quali ci possiamo avvicinare stando in A sono solo quelli di 0,1}. Definisione : se ACR, si dice che 2B 8 un punto di accumulaziane di A se WES, (U\{z})NA4e. Dunque, un punto 2 @ di accummlazione per A se in ogni suo intorno cadono punti di A diversi da = stesso; poiché il raggio dell’ intorno pud essere preso piccolo a piacere, in un intorno U di un punto di accumulazione 2 cadono infinitf punti di A (me appendice 3.5). Come visto negli esempi, un punto di accumulazione pud appartenere o non appar tenere ad A (% es. 3.16). Exempio : ve A = [0,1|U}1,2{U{3} , I insieme dei punti di accurmulazione di A @ [0,2], quindi non tutti i punti di accumulazione sono in A (mancano 1 ¢ 2) e non tutti i punti di A sono di accummulazione (manca 3). Se A=N, l'unico punto di accumulazione & +00. Introduciamo ora gli “intorni sinistri” e gli *intorni destri” di un punto, che abusano della parola perché non rientrano nella definizione di intorno; tuttavia, la notazione & molto comoda, ed 8 tradisionale. Definisione : se xp € B , si dice intorno sinistro di 2» qualunque intervalio }zo—, Zo con r>0, e ai dice intorno destro di 2 qualunque intervallo }zo,%0 + r[ con r >0. Exempio : 1’ intervallo ]—1,1[ @ un intorno sinistro del punto 1 ¢ un intorno destro del punto —1. Notiamo che, per definizione, il punto zo non appartiene ad alcun suo intorno destro © sinistro. 86 ‘Seaione 8.5 : Limiti di fansioni 3.5 - Limiti di funzioni La continuitd, come abbiamo visto, permette di dare una informazione condensata, che in certi casi & sufficiente: se uns funzione f 2 continua e 60 che ad esempio f(2)=5, po pure che per 2 sufficientemente vicino a 2 il valore di f(z) sara vicino a 5. Coal se qualcuno ci chiedesse “quanto vale f in un punto che & pressappoco 27" la nostra risposta sarebbe “quasi 5.” Ci sono perd dei casi in cui questa possibilita viene meno: se una funzione non é definita in un punto zo, 0 @ dofinita ma non 2 continua, come. possiamo dire “come si comporta vicino a xo"? Talvolta la risposta non & semplice, non @ neppure possibile darls, ma ci sono casi in cui ci riusciremo. | Fig-38: f oon definite in z= 0 Fig. 3.9: f(0)=0 Guardiamo ad esempio queste due figure: non c’t dubbio che in entrambe, per x che ei “avvicina” a zero, il valore aesunto da f si avvicina ad 1,-ma quella di sinistra non existe per x = 0 ¢ quella di destra esiste, ma non & continua; allora la sola continuita non ci permette di dare informazioni condensate. Introduciamo il concetto di limite, che nei due casi illustrati risolve 1a questione: vogliamo tradutre il fatto che se muovendoci nel dominio di f ci avviciniamo a 2, i valori assunti da f si avvicinano a qualcoss i preciso; 8e questo “qualoosa” @ il valore di f in ze, siamo nel caso delle funzioni continue gia viste prima, ma se cosl non & siamo in una situazione nuova, e diremo che questo “qualeosa” @ il limite di f quando x tendea x,. Prima di dare la definizione facciamo qualche omservasione: anzitutto, per quali punti @, ha senso chiedersi “come si comporta f quando di avviciniamo a 2, 7” Prima di. tutto, occorre che a 2, ci i possa avvicinare! Dunque, =. dovri come minimo essere un punto di accumulazione.del dominio dif : chiaramente, non ha senso chiedersi come si comporta loge quando ¢ éi avvicina a —100 , dato che se ci avviciniamo troppo a —100 ... il logaritmo non esiste. Un'altra oaservazione, che nasce proprio dalla funsione logaritmo: va bene non av- vicinarai a —1 , ma stando nel dominio del logaritmo possiamo certamente avvicinarci a 2, = 0; © come si comporta il logaritmo quando il suo argomento si avvicitia a 07 Se sappiamo di essere in un punto z “molto vicino” zero, sappiamo dare qualche previ- sione sul valore del logaritmo in quel punto? Possiamo dire con fiducia (wr figura 3.10) Capitolo 8 : Funsioai continue e limiti 87 che sar un numero negativo assai grande, tanto pid grande quanto pitt z sar vicino a zero. Una frase che rende I’ idea 2 che il valore di f sara “dalle parti di —o0.” Fig.3.10: f(z) =loge Fig. 3.11: f(e) =arctans ‘Ma ora poasiamo fare Pultima osservasione: dato che non siamo pid limitati (come succede nel caso della continuitd) a punti dentro il dominio della fonsione, in qualche cao (wr figura 3.11) avra senso chiederci come si comporta f quando = diventa ar bitrariamente grande, ciod, in una parola, quando 2 @ “dalle parti di +00” oppure di 00. In conclusione, purché il punto x. sia di accumulazione per il dominio di f , ba senso chiedersi come si comporta f vicino a 2, , ¢ la risposta potrebbe essere pure che il valore di f ai avvicina a +co oppure a —oo. Dobbiamo tener conto di tutte queste possibilité nel dare la definizione precisa di limite. Definizione : sia f una funzione reale, e sia z, € R un punto di accunmlasione di dom f ; diciamo che la funsione f ha limite ¢¢R per x che tendea x, se WEAK, WEA, :Vae (domf)NV\{z.}, f(z)eU. (3.9) In tal caso scriviamo lim f(z) = ¢ 0 anche semplicemante, se il putito 2, 2 chiaro dal contesto, f(a) 427 Allora negli esempi delle figure 3.8 8.9 siha lim f(z) = 1, per il logaritmo si ha Jim logz = ~oo. e.per l'arcotangente in, arctanz = x/2. Se uma funzione tende a +00, diciamo che essa diverge positivamente, mentre se tende a —oo diciamo che diverge negativamente; infine, se tende a zero diciamo che é infinitesima, Osservazione : viste le (8.8),(3.9), una funzione f risuita continua in un punto zo che sia appartenente al dominio e contemporaneamente di sccumulazione per il dominio, se solo se F (eo) = lim f(a) - Esempio : la funzione f(z) = 32 —2eenz & continua, dunque lim f(x) = f(x} = 37.