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L'opera pi rivoluzionaria di Maxwell certamente rappresentata dall'unificazione d

elle teorie sul campo elettrico e sul campo magnetico che egli stesso battezz "el
ettrodinamica".
Fino agli studi di A. M. Ampre, infatti, si riteneva che i due fenomeni (elettric
it e magnetismo) fossero distinti e non interagenti (non si considerava, cio, l'ev
entualit che un conduttore percorso da corrente potesse generare anche un campo m
agnetico oltre a quello elettrico).
Sulla base di precedenti ipotesi, Maxwell teorizz l'esistenza di un mezzo elastic
o (l'etere) che, permeando tutto l'universo, rendesse possibile la trasmissione
delle onde elettromagnetiche anche nel vuoto (dove non vi sono particelle da spo
stare non pu esistere trasmissione elettrica).
Egli inizialmente lo distinse in etere luminifero (per la trasmissione delle ond
e luminose) ed etere elettromagnetico (per le altre onde).
Poi, nel 1864, misur sperimentalmente per primo la velocit delle onde elettromagne
tiche in un conduttore ricavandone un valore molto vicino a quello della velocit
della luce. Ne concluse che la luce fosse anch'essa una vibrazione elettromagnet
ica.
Sulla base di tale scoperta unific i concetti di etere luminifero e magnetico in
un unico etere elettromagnetico, la cui esistenza, peraltro, non mai stata dimos
trata (anzi, i risultati dell'esperimento di Michelson e Morley del 1887 sembrer
ebbero negarla avendo dimostrato sperimentalmente che nessun mezzo fisico pu oper
are lo spostamento o il rallentamento delle onde luminose).
Questi notevoli risultati gli permisero di formulare le 4 leggi fondamentali del
l'elettrodinamica attraverso la dimostrazione di 4 equazioni differenziali che s
arebbero poi diventate la base su cui Einstein lavor per formulare la teoria dell
a relativit.
In pratica si tratta di riformulazioni di teoremi gi esistenti all'epoca (Legge d
i Gauss sul campo elettrico, Teorema di non esistenza del monopolo magnetico, Le
gge di Faraday sull'induzione elettromagnetica, Legge di Ampre sull'interdipenden
za tra corrente elettrica e magnetismo).
Tali riformulazioni in forma differenziale ed integrale per permisero di applicar
e i teoremi originali a cariche singole (livello microscopico), a cariche multip
le (livello macroscopico) immerse indifferentemente in un qualunque mezzo o nel
vuoto e su sistemi inerziali indipendenti in moto rettilineo uniforme l'uno risp
etto all'altro.
In buona sostanza, le 4 equazioni stabiliscono che:
1) L'intensit di un campo elettrico generato da cariche ferme disposte su di una
superficie chiusa costante in ogni punto della superficie stessa ed pari alla qu
antit di carica espressa dalle particelle stesse divisa per la costante dielettri
ca del mezzo.
In pratica la prima equazione estende il teorema di Gauss anche al caso di caric
he ferme nel vuoto considerando l'interdipendenza tra costante dielettrica del v
uoto (e0=resistenza del vuoto al passaggio di cariche elettriche), permeabilit ma
gnetica del vuoto (u0=capacit del vuoto di farsi magnetizzare, ossia di trasmette
re flussi magnetici) e velocit della luce (C=300.000 Km/s) espressa dalla relazio
ne 1/C2=e0u0.
2) Il flusso di induzione magnetica attraverso una superficie chiusa nullo.
Questa legge stabilisce che non possono esistere cariche magnetiche singole, oss
ia poli magnetici isolati. In pratica ad ogni polo magnetico (sia esso N o S) de
ve essere sempre associato un polo magnetico di segno opposto a differenza di qu
anto invece pu avvenire per le cariche elettriche.
In tempi pi recenti si fatta comunque strada l ipotesi che esistano monopoli magnet
ici nell universo ma in numero molto ridotto in quanto la loro esistenza potrebbe
spiegare alcuni fenomeni ancora oscuri, come la quantizzazione della carica elet
trica.
3) La corrente elettrica indotta in un circuito chiuso da un campo magnetico pro
porzionale al flusso che attraversa l'area abbracciata dal circuito nell'unit di

tempo.
Principio dell induzione elettromagnetica: un circuito elettrico immerso in un cam
po magnetico variabile o che transiti all interno di un campo magnetico fisso gene
ra un campo elettrico proporzionale all intensit del campo magnetico stesso.
4) L induzione magnetica in un circuito proporzionale alla somma delle correnti ch
e in esso circolano. Tale somma comprende sia le correnti di conduzione che quel
le di spostamento.
In questo teorema risiede la grandezza dell intuizione di Maxwell. Infatti, il teo
rema di Ampre era incompleto in quanto, prevedendo le sole correnti di conduzione
, non era valido nel caso del condensatore.
Un condensatore composto da due lamine metalliche (dette armature) separate da u
n isolante (detto dielettrico) pertanto, dal punto di vista elettrico, rappresen
ta un circuito aperto (=non conduce corrente). Se al condensatore viene applicat
a una tensione si produce un accumulo di cariche positive su una delle due armat
ure e un conseguente accumulo di cariche negative sull altra. Dunque, per il tempo
necessario alla carica, lungo il conduttore collegato ad una delle due armature
si pu rilevare una corrente dovuta allo scorrimento delle cariche che vanno ad a
ccumularsi sull armatura stessa.
Siccome per le due armature sono tra loro isolate, non dovrebbe esserci alcun flu
sso magnetico sul conduttore considerato, visto che le linee di corrente di cond
uzione si interrompono sul dielettrico.
Invece questo flusso magnetico esiste ed misurabile ma il teorema di Ampre non lo
prevede.
Maxwell ipotizz che tale flusso magnetico fosse generato dallo spostamento delle
cariche lungo le armature del condensatore e dalla conseguente creazione di micr
o-campi elettrici attraverso il dielettrico tra l armatura positiva e quella negat
iva. Inoltre, quando il condensatore carico, si annullano contemporaneamente sia
la corrente di carica sia quella di spostamento sia il campo magnetico indotto
ed anche tale situazione prevista dalla quarta equazione. Il campo elettrico del
condensatore a quel punto assume valore costante (essendo che le armature sono
cariche e quindi non vi pi movimento di particelle) che pu essere calcolato con la
prima legge.
Dopo la morte di Maxwell (1879) si tent di utilizzare le sue equazioni nel caso e
stremo di sistemi inerziali in movimento a velocit prossime a quelle della luce a
pplicando ad esse le trasformazioni galileiane (si riteneva che le leggi della m
eccanica classica fossero valide in tutti i sistemi di riferimento inerziali) ma
si ottennero delle significative variazioni nei risultati.
Ci fece inizialmente pensare che vi fossero degli errori di formulazione che le r
endevano incomplete. Poi il fisico olandese H. A. Lorentz (Premio Nobel 1902) id
e delle trasformazioni che tenevano conto delle possibili variazioni di riferimen
to per velocit prossime a quelle della luce e dimostr che le equazioni di Maxwell
erano invarianti rispetto a tali trasformazioni.
Se ne dedusse che la meccanica galileiana era solamente un caso ristretto della
meccanica generale, applicabile solo a sistemi in movimento a velocit significati
vamente inferiori a quella della luce (e infatti a tali velocit le trasformazioni
di Lorentz riprendono la forma di quelle galileiane).
Questo risultato spalanc le porte alla teoria relativistica e alla sua concezione
generale formulata da Einstein pochi anni dopo.