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IL REALISMO POLITICO DI GAETANO MOSCA

Critica del sistema parlamentare e teoria della classe


politica a cura di Luigi Gambino
Cenni biografici di Gaetano Mosca
Vedi pagine XXXV e XXXVI

Introduzione

Gaetano Mosca pone al centro della sua analisi il tema del potere e delle
sue concrete implicazioni.
Nella sua prima opera Sulla teorica dei governi e sul governo parlamentare.
Studi storici e sociali, egli si interroga sul fondamento del potere e soprattutto
sui meccanismi della sua detenzione e sulle modalit del suo esercizio. Qui
sono gi presenti le prospettive di metodo e di teoria politica che
caratterizzano il suo pensiero e che avranno compiuta sistemazione nella
successiva opera Elementi di scienza politica. Nella seconda parte di
questopera pubblicata nel 1923, la posizione drasticamente critica nei
confronti del sistema parlamentare, uno dei punti centrali della Teorica dei
governi, aveva subito un severo ridimensionamento. Ma limpostazione
scientifica che stava alla base della sua prima opera non veniva ripudiata.
Mosca fin dalla sua prima opera prede le mosse dalla constatazione di un dato
di fatto ben presente nel pensiero politico gi da Aristotele: la distinzione tra
governanti e governati e a seconda che lautorit suprema appaia risiedere
nella maggioranza, o in un gruppo ristretto, o in un solo uomo, si giunge ad una
classificazione formale dei governi in democratici, aristocratici, monarchici.
Se si va poi al di l del dato visibile e formale dellautorit esercitata, si
evidenzia una costante che esprime la dicotomia governanti-governati:
lassetto politico si configura come una struttura piramidale nella
quale coloro che occupano la parte sommitale, e sono pertanto in
minoranza, detengono ed esercitano il potere, governano. Sotto di
essi la gran parte delle persone non partecipano al governo ma lo
subiscono: sono i governati.
Per cogliere ci necessario intraprendere lo studio della politica tramite
metodo scientifico. La premessa dalla quale Mosca muove poggia sulla
convinzione che la societ ha leggi, tendenze sue proprie, obiettive e
costanti. Esse devono essere scoperte con losservazione, finalizzata appunto
alla larga ed esatta cognizione di quei fatti, dallo studio dei quali pu
ricavarsi la nozione di quelle leggi che regolano lordinamento politico
delle societ umane. Ma una prospettiva storica scientificamente corretta
esige un costante impegno critico al fine di superare i preconcetti che falsano
lesatta osservazione della realt. E proprio dallesigenza di una rigorosa
osservazione dei fatti nasce la teoria della classe politica che nelle prime
pagine della Teorica dei governi torva una puntuale definizione: in tutte le
strutture politiche, esiste sempre un ristretto numero di persone, una
classe speciale per mezzo della quale si esplica lazione di governo e
che dunque forma il governo: la classe di governo, detta anche
classe politica.

Questa minoranza si impone sulla maggioranza


non gi perch questultima le presta un
immaginario consenso in vista di una qualche
utilit, ma perch non sa sottrarsi alla sua
forza.
un imposizione resa possibile:
1) Dal possesso di qualit vere e/o apparenti
2) Dal fatto che una minoranza organizzata, la
quale agisce coordinatamente, trionfa sempre
sopra una maggioranza disorganizzata, che non
abbia n volont, n impulso, n azione comuni.

queste qualit riscuotono considerazione e apprezzamento particolari a


seconda dei diversi tipi di
societ: - nelle societ primitive: il valore militare
- nelle societ in cui la civilt va progredendo: la ricchezza
- nelle societ nelle quali le credenze religiose hanno molta forza: il
sacerdozio
Indubbiamente coloro che detengono il potere tendono a perpetuarlo nei loro
discendenti, instaurando una sorta di automatismo che nei confronti degli
apparentati alle classi basse si risolve in una chiusura allaccesso al potere; ma
la tendenza allascesa di alcuni apparentati alle classi inferiori costituisce un
potente fattore di dinamismo.
Richiamandosi a Gumplowicz, Mosca osserva che lumanit si divide in
gruppi sociali ciascuno dei quali caratterizzato da credenze,
sentimenti, abitudini e interessi che lo distinguono dagli altri. Su
questa base egli delinea il concetto di tipo sociale come prodotto del
concorso non solo di una pluralit di fattori oggettivamente riscontrabili, ma di
altra natura giacch la comunit della storia,la vita vissuta per secoli insieme,
determinando spesso la somiglianza delle abitudini morali e intellettuali,
diventa spesso lelemento precipuo per la creazione di un tipo sociale
cosciente.
In uno Stato pu esistere una pluralit di tipi sociali. vero infatti che
ogni tipo sociale ha la tendenza a riunirsi in un unico organismo
politico, ma circostanze particolari possono determinare la
coesistenza di diversi tipi sociali allinterno di uno stesso organismo
politico.
Mosca sottolinea che la classe politica cerca di dare una giustificazione alla sua
posizione di preminenza, cerca di darle una base morale e giuridica col
richiamarsi ad un principio astratto, a dottrine, a credenze genericamente
riconosciute e accettate nella societ alla quale preposta: in ci consiste
quello che lui chiama formula politica.
Il discorso moschiano a riguardo presenta forti accenni relativistici: una
data formula politica si addice ad un determinato popolo proprio perch essa
la risultante del concorso di fattori che ne caratterizzano la civilt. Ne consegue
che le formule politiche non sono espressione di principi
universalmente e oggettivamente validi, ma riflettono il modo
dessere di un popolo nella sua determinata situazione storica. Dunque

la formula politica non instrumentum regni, ma piuttosto corrisponde ad un


bisogno che discende dalla natura sociale delluomo: il bisogno avvertito da
tuttidi governare e sentirsi governati non solo sulla sola base d forze materiali
ed intellettuali, ma anche per quella di un principio morale. Nel concetto di
formula politica si manifesta, dunque, ancora una volta lattenzione di Mosca al
fattore psicologico. Il permanere in vita della societ politica, riposano
sulla convinzione dellesistenza di un principio unificatore e non sulla
effettiva realt. questa convinzione che si traduce in motivo di
aggregazione.
Nel pensiero di Mosca si manifesta anche unintima adesione ai principi del
liberalismo. Luomo, dunque per Mosca, deve essere riconosciuto come valore
assolutamente preminente. Titolare di diritti e spinto a perseguire il suo
interesse, luomo anche soggetto a doveri nei confronti dei suoi simili:
lesercizio del suo diritto trova certamente un limite nel diritto altrui, tuttavia il
limite si connette anche a valutazioni di carattere morale. il senso morale,
inteso come quellinsieme di sentimenti per la quale la naturale
propensione degli individui umani ad esplicare le proprie facolt ed
attivit, a soddisfare i propri appetiti e le proprie volont, a
comandare e a godere, viene frenata dalla naturale compassione per il
danno e il dispiacere che altri uomini potrebbero risentirne. Linsieme
dei meccanismi sociali che regolano la disciplina del senso morale definito da
Mosca difesa giuridica. Lefficacia della difesa giuridica dipende dalle
caratteristiche morali dellorganizzazione politica: un governo onesto, un
governo veramente liberale la migliore garanzia che anche i diritti
che pi comunemente sintendono per privati (tutela della propriet e
della vita), saranno efficacemente custoditi. Il raccordo tra politica e
morale trova una risposta nella soluzione del problema della limitazione del
potere, presupposto per laffermazione del centrale valore dalla libert. Questa
pu avere reale ed efficace difesa non negli schematismi costituzionali, ma
nella pluralit delle forze politiche.
Se sui temi della genesi del potere e della formazione della classe
politica nella Teorica dei governi e negli Elementi di scienza
politica si esprime una sostanziale continuit, del tutto differente il
quadro offerto dalle considerazioni sul sistema rappresentativopalamentare.
Al riguardo levoluzione netta: si passa infatti da una condanna senza
possibilit dappello, ad unaccettazione sia pur condizionata. Tuttavia
latteggiamento di fondo resta caratterizzato da uninsperabile diffidenza verso
forme di apparente democrazia.
Nella Teorica dei governi la critica al sistema rappresentativo muove dalla
constatazione di un errore di fondo: dal presupposto erroneo che tutti i poteri
politici risiedono nel popolo, cio nella maggioranza dei cittadini, e che i
deputati siano i rappresentanti della maggioranza, supposizione questultima,
legale che per non regge ad un esame realistico. Infatti, la scelta di un
deputato non dipende, come si vorrebbe far apparire, dalla libera
scelta di ciascuno dei votanti; al contrario, le candidature che hanno
concrete possibilit di successo sono il risultato di unazione posta in
essere da gruppi di persone che perseguono propri interessi.

In questa sua prima opera Mosca descrive il regime parlamentare come un


sistema al quale i germi della corruzione sono connaturati. Infatti
lesaltazione dellidea di sovranit popolare e la acritica accettazione del
principio rappresentativo che ad essa si rif, hanno portato ad una netta
prevalenza del potere della Camera elettiva. Il sistema stesso genera una
catena di dipendenze che parte dalla necessit dei singoli deputati, per essere
rieletti, di favorire in ogni modo e contro ogni criterio di giusto riconoscimento
del merito, i loro procacciatori di voti; e giunge alla necessit di membri del
Gabinetto di accedere alle sollecitazioni e alle richieste avanzate a pro dei loro
favoriti dai membri della Camera elettiva, dalla quale dipende il mantenimento
della loro carica. La degenerazione del sistema rappresentativo costituita dal
parlamentarismo tanto pi dannosa ed ha tanto pi possibilit di esprimersi,
quanto pi lo Stato si burocratizza, come fatalmente avviene nei tempi
moderati. E ad accrescerla incidono in maniera determinante le caratteristiche
di un sistema costituzionale bicamerale che privilegia la Camera elettiva
attribuendole il potere di esprimere e mantenere in carica finch le piaccia il
governo. In tale situazione lazione di controllo che dovrebbe essere propria
delle Camere inevitabilmente sviata dalle ambizioni personali e dagli interessi
di parte.
Per il liberale Mosca sempre valida la lezione di Montesquieu: se il valore
assolutamente preminente quello della libert, che trova nel potere arbitrario
il peggior nemico, tutto quanto pu frenare un potere che tende ad
assolutizzarsi e perci a diventare dispotico. Nel caso in ispecie, indubbia la
gravit dei mali conseguenti al regime parlamentare; tuttavia la sua scomparsa
senza la contemporanea adozione di misure di equilibrio tra i poteri
provocherebbe mali addirittura peggiori di quelli ai quali si vuole ovviare.
Lanalisi di tale declino costituisce una delle pagine pi incisive degli
Elementi di scienza politica: in essa confluiscono valutazioni di carattere
economico, psicologico, sociale e politico, alla quale base sta la constatazione
che in una societ economicamente fiorente, componente
fondamentale del prestigio sociale la ricchezza.
Per quanto riguarda invece il suo atteggiamento nei confronti del regime
parlamentare, questo cambia notevolmente in confronti alla Teoria sui
governi. Mosca rimane sempre intimamente ostile a tale regime, tuttavia si
rende conto dei gravi pericoli derivanti da un improvviso, radicale mutamento
costituzionale. La sua dunque una posizione assunta sulla scorta di un
realismo politico che lo porta a dare minor peso ad un modello astratto.
Sempre in unottica realistica, per Mosca le tre soluzioni radicali ipotizzabili
allo stato attuale per il superamento del regime rappresentativo ( 1.
La dittatura del proletariato 2. Il predominio di una dittatura civile e
militare 3. Listituzione di una Camera che svolga il ruolo di
rappresentanza legale dei sindacati di classe e abbia potest
legislativa), ad unanalisi priva di pregiudizi si rivelano fonti di ulteriori mali.
Analizzando ciascuna di queste soluzioni:
1. Le vicende della Russia dopo il 1917 dimostrano che la dittatura del
proletariato vi ha prodotto effetti deleteri non solo in campo economico
per labolizione della propriet privata, per il conseguente collasso del
sistema produttivo e per la diffusione della misera, ma anche nel campo
pi specificatamente politico per il fatto che alla vecchia classe dirigente,

ne subentrata una nuova con caratteristiche positive ai fini della


gestione materiale del potere, quali lenergia e lavvedutezza, ma
moralmente di livello pi basso.
2. Unaltra soluzione ipotizzabile , la seconda, deriverebbe da un drastico
ridimensionamento delle funzioni della componente elettiva o addirittura
dalla sua scomparsa dalla struttura dello Stato.
3. N sono minori gli inconvenienti della terza soluzione, tramite la quale si
realizzerebbe linterposizione tra gli individui e lo Stato di un potere
fortemente motivato dal perseguimento di interessi particolari e in grado
di indirizzare univocamente lazione politica vincendo ogni tentativo di
limitazione che dallinterno dello Stato stesso possa essergli opposto
Una concezione antidemocratica, o meglio, secondo la sua stessa
espressione, ademocratica, senzaltro presente nel pensiero di Mosca. Ci
non gli impedisce tuttavia di affermare che la tendenza democratica, se
contenuta in limiti moderati, svolge un ruolo determinante nella vita della
societ, poich il loro progresso frutto della dinamica sociale.

I.

Lopera giovanile: Teorica dei governi e governo


parlamentare

- La classe politica

Socrate insegnava ad Atene che ogni nozione esatta e sicura luomo poteva
cavarla esclusivamente dallosservazione dei fatti. Ma bisogna precisare che i
risultati ci dicono che il metodo sperimentale ha fatto assai migliori prove nelle
scienze fisiche che nelle sociali. Questo soprattutto perch nelle scienze sociali
non trovano posto ancora quei principi scientificamente provati, al contrario
qualunque principio resta sempre allo stato dipotesi discutibile e pi o meno
discussa.
Linferiorit di sviluppo scientifico che hanno le scienze sociali in
rapporto alle naturali proviene da diverse cause:
1. La scarsezza relativa di osservazioni che richiedono le scienze naturali al
paragone di quelle sociali
2. Nel campo delle scienze naturali vi certo un numero di fenomeni i quali
si possono ottenere in modo che riesca relativamente facile lanalizzarli.
In una parola: si possano fare degli esperimenti
3. La difficolt che vi maggiormente nelle scienze sociali di procurarsi i
materiali intorno a cui esercitare linformazione
4. Se le credenze e i dogmi religiosi fecero un tempo ostacolo al libero
sviluppo delle scienze naturali, oggi questostacolo superato. Sicch ora
possono procedere senza essere arrestate da preconcetti e pregiudizi
radicati nelle menti degli uomini. Al contrario, le scienze sociali trovano
ancora lintoppo di una quantit di giudizi a priori
Quando analizziamo il mondo politico, ci troviamo di fronte a due tipi di
preconcetti:
1. PRECONCETTO STORICO: In tutte le societ regolarmente costituite, nelle
quali vi ha ci che si dice un governo, noi oltre a vedere che lautorit di
questo si esercita in nome delluniverso del popolo, oppure di

unaristocrazia dominante o di un unico sovrano, troviamo cos tantissimo


un altro fatto: i governanti, ossia quelli che hanno nelle mani ed
esercitano i pubblici poteri, sono sempre una minoranza, e che al
di sotto di questi vi una classe numerosa di persone le quali
non partecipano mai realmente in alcun modo al governo.
2. PRECONCETTO CONTEMPORANEO: Ai giorni nostri molti governi si dicono
manifestazione della volont del paese e si ammette/crede che la base
legale di essi stia nellessere accettati volontariamente dai pi.
Adesso, esaminando una societ umana, numerosa, ordinata e civile, vediamo
adesso se possibile che essa sia dominata dal volere di un sol uomo o da
quello di una maggioranza.
Un uomo non un governo, dato che egli ossa creare le leggi non pu da solo
farle eseguire. Certo in una trib selvaggia di qualche centinaio di individui,
pu un capo che si impone per differenti caratteristiche esercitare un vero ed
effettivo comando su tutti. Ma in uno Stato di parecchi milioni di persone ci
riesce impossibile. Se un uomo solo qualche volta pu esercitare unazione che
faccia sentire in tutta lampiezza di uno di questi stati, ci accade perch si
trova in una posizione dalla quale pu dare limpulso a tutta la macchina
governativa, ma questa macchina non la compone lui. Sicch tutte le pubbliche
funzioni sono nel fatto esercitate n da uno solo n da tutti, sibbene da una
classe speciale di persone.
La maggioranza gli fornisce i mezzi con i quali chi detiene il potere,
sostiene ed esplica la propria forza, ma molto spesso non gi
volontariamente, perch riconoscono lautorit di questente, bens
perch vi sono costretti dalla forza.
Il segreto di questa impostazione consiste in due priorit della natura
sociale delluomo:
1. Una superiorit di indole morale suole alla lunga prevalere sulla
superiorit del numero e della forza bruta
2. Una minoranza organizzata, la quale agisce coordinatamente, trionfa
sempre sopra una maggioranza disorganizzata -> questa classe
speciale dora in poi sar definita classe politica.
La parte sostanziale di un governo sta tutta nellorganizzazione di una classe
politica
La maniera tramite la quale si sono formate nel periodo primitivo
dellaggregazione sociale le varie classi politiche, noi generalmente non
sappiamo. Analizzando due soli periodo storici:
il primo costituirsi della citt greco-romana
la ricostruzione dello Stato unitario (alla fine del periodo
medioevale)
Si possono ricavare alcune teorie generali:

1. La forza brutale, la necessit, pi che considerazioni della mente umana


o atti spontanei di volont, sono state il vero fattore dellaggregazione
degli uomini in societ numerose.
2. Una grande aggregazione sociale sempre il risultato della riunione di
una serie di piccole aggregazioni e quando, per una causa qualunque una
grande associazione sociale si dissolve, le piccole aggregazioni primitive
che lhanno formata tendono a ricomparire.
3. Quando noi parliamo dellumanit allo stato anarchico e discreto, non
intendiamo die che gli uomini in quello stato vivano assolutamente isolati
gli uni dagli altri. Ci impossibile perch contrario alla natura umana.
4. Nelle monadi primitive della societ umana (famiglia,orde), ci sono
sempre i capi, gli elementi dominatori e quelli dominati. Man mano che
laggregazione sociale va formandosi fra l vicissitudini delle lotte, i forti, i
dominatori coordinandosi tra loro vengono a formare una classe
dominatrice o classe politica.
5. I governi europei cominciarono ad acquistare la forza e lefficacia di
governi moderni solo nel XVIII secolo. In questo periodo non vi quasi pi
traccia di resistenza aperta allazione governativa e i grossi
eserciti/grosse finanze si vanno generalizzando.
Nessuno era allora superiore alle grosse infrazioni della legge, ma questa
si applicava ancora con un certo riguardo nei confronti dei grandi

Per quanto riguarda i criteri di formazione delle classi politiche, prima di tutto
necessario enunciare due principi generali:
1. Coloro che fanno parte della classe politica non possono esservi costretti
dalla forza. Finch si tratta dei mezzi materiali, un governo se li pu
procurare per via della forza, anzi generalmente, fra quelli che glieli
forniscono, pochi adempiono ai loro obblighi per la persuasione che ci
sia utile a loro e a tutti. Cos non il costringimento ma la passione
naturale alluomo per il potere e per i vantaggi che vi vanno
annessi, deve essere, ed il movente ad entrare nella classe
dominatrice.
2. Siccome le masse non obbediscono alle classi dirigenti spontaneamente,
ma perch ne avvertono la superiorit subendone linfluenza, ogni
individuo che fa parte della classe politica deve avere particolari
meriti/qualit
Non sono sempre gli stessi in tutti i tempi e in tutti i paesi:
Nei primi periodi dellaggregazione sociale siccome la classe
politica si va costituendo merc la riunione dei capi e i capi nello stato
barbaro sono i pi forti/valorosi, cos il valore militare viene ad
essere il criterio di reclutamento della classe dominatrice.
Man mano poi che una societ va incivilendosi questo criterio va
diventando meno esclusivo ed infine la sua importanza diventa
relativamente piccola.
Su questo criterio bisogna osservare che:

- il valore militare non che una delle tante forme del merito personale.
Aggiungiamo anche che il valore militare in nessuna epoca va confuso
con la forza brutale.
- il valore militare non pu essere lesclusivo criterio di ammissione nella
classe politica.
- nei periodi di massima anarchia, lunico mezzo di acquistare e
mantenere i beni di fortuna la spada, il pi ricco il pi forte, ed allora
il possesso della ricchezza* una conseguenza del valore militare e
lentamente va, con il progredire del livello di civilt, a sostituire
questultimo
- anche nelle societ pi sviluppate vi sono dei momenti critici di
anarchia e di minacciata dissoluzione sociale nei quali
momentaneamente lorganizzazione militare riacquista una grande
importanza.
*(ricchezza):
- Come elemento di formazione della classe politica la ricchezza
presenta due fasi:
1. Qualche volta si presenta come elemento di diritto
2. Sempre nelle societ ordinate si mantiene come elemento di fatto
- Fra tutte le forme di ricchezza, quella che ha avuto maggiore importanza
politica stata la ricchezza territoriale(forma pi facile ad essere
costituita e conservata).

Anche la nascita, abolita come criterio esclusivo e legale per a


formazione della classe politica, mantiene sempre una certa
importanza come elemento di fatto. Nascita vuol dire ricchezza, vuol
dire relazioni che uno pu facilmente acquisire, vuol dire facilit relativa di
acquisire certe cognizioni -> il palio offerto a tutti, senonch chi ne
dista tre passi, chi cento: ecco cosa decide la nascita.
Da ultimo troviamo come ulteriore elemento di reclutamento (oltre a
ricapitolando:valore militare, ricchezza e nascita), il merito personale
( carattere, intelligenza,cognizioni di cui si in possesso). Questo criterio
acquista grandissima importanza nelle societ molto civili. A
differenza della ricchezza o della nascita, il merito personale non agisce
solamente perch esiste, imponendosi da s, ma acquista valore solo
laddove viene riconosciuto.
Per riconoscerlo si sono usati i seguenti sistemi:
- le persone pi elevate sono i giudici delle capacit di coloro che vogliono
essere ammessi nelle file della classe politica -> perfettamente
organizzato in CINA
- sostenimento di esami alla presenza di commissioni competenti
- chiunque si pu candidare grazie alle numerosissimi condizioni di
eleggibilit e sar poi il voto popolare a decidere
in vigore soprattutto in EUROPA OCCIDENTALE E CENTRALE

- La formula politica

Qualunque classe politica, in qualsiasi modo sia costituita, non confessa mai
chessa comanda per la semplice ragione di essere composta dagli elementi

pi atti a governare; ma trova sempre la giustificazione del suo potere in


un principio astratto, definito formula politica.
- Giacch essa un fatto costante si pu dedurre che corrisponde ad un vero
bisogno della natura umana. Pare che sia proprio del carattere umano il voler
credere che si ubbidisca piuttosto ad un principio astratto incarnato da una
persona, che alla persona stessa, la quale comanda perch ne ha le attitudini.
- Gli elementi politici in una societ sono in continuo mutamento, variano infatti
col mutare del grado di cultura e in generale delle condizioni socio-economiche.
- Non bisogna mai dimenticare che non la formula politica che determina il
modo di formazione della classe politica, ma viceversa.
- Le formule politiche che si sono susseguite nel corso della storia o hanno il
loro fondamento in una credenza soprannaturale o su un principio almeno in
apparenza razionale
- La diffusione dei governi parlamentari

Le condizioni sociali della Francia del XVIII secolo produssero la Rivoluzione alla
quale
seguirono i governi parlamentari i quali si sono progressivamente estesi a
quella parte dellEuropa che maggiormente somigliava socialmente e
moralmente alla Francia.
Ora osservando bene tutti i governi parlamentari si pu facilmente
scorgere che essi sono tutti ordinati sotto linfluenza di un unico
sistema di idee politiche.
quando diciamo che nellordinamento di un governo si risente
linfluenza di un certo sistema di idee politiche intendiamo dire che
questo gli ha fornito la sua formula politica.
Alla rivoluzione politica si affianc anche una rivoluzione nel modo di
pensare. Nasce infatti una nuova scuola filosofica e politica le cui dottrine
possono essere sintetizzate:
Libert
- NEL LINGUAGGIO COMUNE: si dice libero colui che, pur obbedendo alla
necessit della vita sociale , non deve nessun particolare ossequio.
- POLITICAMENTE PARLANDO: significato abbastanza vago e indeterminato. I
Greci e i Romani ,
dai quali abbiamo ricevuto lespressione, intendevano per governo
libero il cui principio
organizzatore non consiste mai in unistituzione rappresentata da un
singolo individuo, ma
da una collettivit, anche ristrettissima, di persone.
- I MODERNI: hanno generalmente ritenuto non liberi i governi dellantico
regime e quelli che hanno mantenuto le forme assolute.
- LA PLEBE: per libert politica intende la mancanza/debolezza di ogni
principio di autorit
Uguaglianza
- SECONDO UN PRIMO CONCETTO: luguaglianza in politica consisterebbe
nellabolizione di tutti i privilegi di nascita e nellaprire al merito personale
- SECONDO UN SECONDO CONCETTO: luguaglianza in politica consisterebbe
nella partecipazione attiva di tutti al governo del proprio paese

- PER I SOCIALISTI: luguaglianza giuridica davanti alla legge non avrebbe


alcun valore pratico se non accompagnata dalla scomparsa delle classi
sociali
Fratellanza

Questi 3 elementi fornirono alla rivoluzione francese la propria


formula politica
Per non bastava aver trovato la formula politica dei diritti delluomo ->
bisognava trovare e porre in atto un meccanismo politico in grado di
dare effettiva attuazione a tale formula
NASCONO DUNQUE LE COSTITUZIONI

-Fra tutte le costituzioni la sola che presenti una certa originalit nel modo di
comporre e far funzionare il meccanismo del governo, quello proposto in
Inghilterra da Sieys.
Un principio importante che qui fu introdotto quello della rappresentanza di
una collettivit per mezzo degli eletti dalla collettivit stessa a
maggioranza dei voti.
-Altro principio importante che si viene a formare nel XVIII e che sar ripreso
nella quasi totalit delle costituzioni europee, quello teorizzato da
Montesquieu relativo alla tripartizione dei poteri.

ITER STORICO DELLEVOLUZIONE DEL GOVERNO FRANCESE

Le prime prove di una riorganizzazione politica della Francia dopo la


rivoluzione, furono abbastanza infelici.
In un periodo in cui lostilit delle antiche classi privilegiate, il prorompere della
plebe nella pi
sfrenata anarchia, le guerre esterne e civili, erano dilaganti, la setta dei
Giacobini compatta e fortemente organizzata, conoscendo larte di
sommuovere le masse, riusc a padroneggiare e condurre il movimento
rivoluzionario.
In seguito al rovesciamento del governo dei Giacobini, lautorit centrale si
andava sempre pi infiacchendo, seguita da una fusione pi o meno completa
degli antichi coi nuovi elementi politici.
Allora, in mezzo alla Francia disorganizzata e desiderosa di quiete, un
organismo giovane e ben ordinato riusc a prevalere: lesercito di Napoleone
Bonaparte.
La riorganizzazione napoleonica avvenne in tre differenti periodo, noi non
diremo che dellultimo.
La monarchia veniva restaurata e nuovamente la volont del supremo gerarca
era la fonte da cui emanavano tutti i poteri dello stato. Nondimeno le idee non
venivano del tutto rinnegate, poich laddove prima il re era tale per volont di
Dio, ora era stato un plebiscito a nominare Napoleone sovrano a vita. Ma oltre
ad essere cambiata la formula politica che giustificava lesercizio della
sovranit, anche il valore pratico di questa istituzione si era modificata, non
esprimendo pi la volont personale di chi stava al trono.

Alla caduta dellImpero napoleonico prevalsero in Francia degli spiriti temperati


e chiaroveggenti i quali tentarono una conciliazione tra gli elementi politici
dellantico regime e quelli che con la rivoluzione erano arrivati al potere.
Dopo il 1815 la Francia e tutta quella parte dellEuropa, le cui condizioni sociali
somigliavano a quelle della Francia, entrarono stabilmente nel regime politico
parlamentare.
A tal proposito bisogna ora giudicare se il governo parlamentare sia una forma
stabile e duratura, un tipo di organizzazione sociale nel quale tutti i bisogni
nascenti possano trovare la loro soddisfazione, oppure sia una forma
transitoria.
A riguardo si deciso di prendere in analisi il GOVERNO PARLAMENTARE
ITALIANO

Prima di tutto occorre fare due precisazioni:


1. Riguardo al metodo utilizzato
Generalmente parlando, in ogni governo la distribuzione di fatto dei
poteri politici non sempre daccordo con quella di diritto. Dunque
oggetto del nostro studio sar il governo di fatto
2. Riguardo alla distribuzione data alla materia
Tutto linsieme dei funzionari che compongono la macchina governativa
italiana, si possa dividere in due grandi rami

I BUROCRATICI
ELETTIVI

- detti anche funzionari regolari


- ricevono dallo stato una retribuzione
temporaneamente
in cambio dei loro servigi
retribuzione
- hanno capacit speciali attinenti
popolari
allufficio che svolgono
governo parlamentare
- scelti tramite esami/concorsi

I FUNZIONARI

- detti anche funzionari liberi


- esercitano gli uffici solo
- non ricevono alcuna
- scelti tramite elezioni
- contraddistinguono il

- La critica al sistema parlamentare. La figura del deputato

In Italia tra i funzionari elettivi se ne possono individuare tre categorie


1. I consiglieri provinciali
2. I consiglieri comunali
3. I deputati

per i poteri di cui sono dotati, i deputati sono gli elementi pi importanti
della nostra classe politica
1. poteri legali -> approvare le imposte/mutare il diritto nazionale

2. poteri semilegali -> arbitrio che ha la maggioranza della Camera


di cambiare a suo
piacimento il Ministero
3. poteri illegali

Si opina generalmente che tutti i poteri politici debbano legittimamente


risiedere nel popolo, cio nella maggioranza dei cittadini, e siccome i
deputati sono creduti i rappresentanti della maggioranza, gli interpreti dei
valori del popolo, si trova giusto e naturale che essi abbiano nello Stato
lautorit preponderante.
Bisogna comunque sottolineare che lidea che il deputato sia scelto dalla
maggioranza degli elettori, un presupposto legale che per si viene a
trovare in perfetta contraddizione col fatto reale. Diversi sono infatti gli
elementi che dimostrano il contrario:
- nelle elezioni non sono gli elettori che scelgono il deputato,
bens il deputato stesso che si fa eleggere dagli elettori -> una
candidatura infatti sempre lopera di una minoranza organizzata
- la cifra degli elettori che vanno alle urne sono una minoranza, ma anche
se vi andassero tutti non trionferebbe cmq il volere della maggioranza.
Per accadere ci bisognerebbe che i pi avessero lindipendenza di
criterio necessaria a formarsi un giudizio proprio e lindipendenza di
carattere per farsi da esso guidare
- bisogna inoltre sottolineare che solo teoricamente ogni elettore ha la pi
ampia libert di scelta. Nel fatto essa limitatissima poich egli non pu
dare il proprio voto ad uno di quei due o tre candidati che hanno una
maggiore possibilit di vittoria.

Gli elementi che in Italia dirigono le elezioni e creano i deputati


possono essere classificati in tre categorie:
1. I prefetti
- nel sistema parlamentare rappresentano la tendenza che ha un corpo
a restare nello stato in cui si trova.
- possiedono un certo numero di elettori (impiegati, persone
dipendenti) dei cui voti sono sicuri
- difficile determinare se linfluenza dei prefetti innalzi o abbassi la
media del livello morale dei deputati. Generalmente linfluenza dei
prefetti maggiore al sud che al nord Italia e nel sud, per far trionfare i
loro candidati, sono costretti a venire a patti con associazioni
malavitose e mafiose
2. I grandi elettori isolati
- sono tutte quelle persone che per la loro posizione sociale hanno
molti dipendenti ai quali possono imporre di votare
- ogni grande elettore, generalmente parlando, se pur conosce i danni
che laffarismo produce , da parte sua non cerca che di ottenere dal
suo deputato quanti pi favori possibile
3. Le societ politiche/operaie
- esistono e agiscono maggiormente nelle grandi citt

- sono costituite da una quantit di persone che, avendo un certo


valore elettorale ma non riuscendo singolarmente a costituire grandi
elettori riconosciuti, si uniscono in molti per farsi valere

Da quanto finora detto viene fuori la classe dei deputati italiani:


rappresentano in grandissima parte la propriet fondiaria e il
capitale, in parte sono persone che hanno saputo farsi avanti
nelle difficili lotte e nei rischiosi giochi dellequilibrio delle
societ politiche, in parte minima sono i rappresentanti delle
aspirazioni delle classi operaie.

Ci che vi predomina la pi decisa e schiacciante mediocrit


intellettuale, morale e caratteriale.

I membri di essa non rappresentano che una quantit di interessi


essenzialmente privati, elemento questo che ha portato alla generale
decadenza del sistema parlamentare che oggi caratterizza lItalia

- Ipotetici rimedi al regime parlamentare

Prima di ogni altra cosa diremo di alcun concetti che esprimono in maniera
vaga e indeterminata linsufficienza che vi in molte menti a trovare rimedi ai
mali del parlamentarismo:
Il primo concetto indicato nella frase che le istituzioni sono buone, ma
gli uomini le rendono cattive. Quasi che bisognasse accomodare gli
uomini alle istituzioni e non viceversa.
Seconda frase : tutti i popoli hanno il governo che si meritano
Altro concetto: la libert rimedio a se stessa, il quale concetto vorrebbe
voler dire che una lunga applicazione del sistema parlamentare debba
necessariamente guarirne i mali
Secondo la quale un rimedio utile al regime
parlamentare consisterebbe nel far bilanciare la potenza degli elementi politici
popolari, ossia creati dalle elezioni, da altri elementi indipendenti e fondati
sopra altre basi. Si vorrebbe perci accanto alla Camera dei deputati
rialzare il potere del re e del Senato, oppure creare altre istituzioni
pi potenti ed efficaci.
Ma bisogna affermare che se si vogliono dei freni realmente efficaci al potere
da parte dei cosiddetti rappresentanti del popolo, bisogna che non solo nella
nostra Costituzione sia scritta lesistenza di un re e di un Senato, ma che questi
siano davvero i centri di valori politici reali e indipendenti (caratteristica che al
momento assente).
1)LA TEORIA DEI FRENI POLITICI:

Questo sarebbe un altro ordine di rimedi


che nasce dallopinione di molti che in Italia il parlamentarismo non funziona
bene e produce cos tanti inconvenienti perch i partiti politici non sono divisi
da differenze di principi abbastanza nette e spiccate.
A tal proposito bisogna dire che lesistenza dei partiti certo un fatto
necessario nella vita parlamentare, ma il credere che essi siano davvero
fondati sopra differenze serie e costanti di principi e idee politiche, ci pare
unopinione, oltre che contraria ai fatti, assolutamente errata.
2)LA RIORGANIZZAZIONE DEI PARTITI:

Contro lopinione dei pi,anzi Mosca, crede addirittura preferibile


lindisciplinatezza relativa, che permette ai diversi piccoli partiti di coesistere e
di partecipare insieme al potere.
- La questione sociale

Da che mondo e mondo, in qualunque tempo e luogo ci stata una societ


umana, il forte ha sempre sottomesso il debole.
Nello stadio pi primitivo di ogni civilt loppressione stata pi diretta e
individuale.
Man mano che poi una societ si incivilisce e si organizza, la soggezione da
personale e arbitraria vien diventando gerarchica e regolata con norme precise.
In questo tipo di societ lindividuo non dipende pi da un altro individuo, ma vi
piuttosto una classe numerosa la quale sta sotto la direzione ed il governo di
unaltra meno numerosa.
Le disuguaglianze sociali, hanno sempre attirato lattenzione dei pensatori, dei
quali:
- alcuni si sono rassegnati a subirla come una necessit alla quale non vi
rimedio,
-altri si sono dati ad escogitare dei rimedi mediante i quali dovrebbero
interamente sparire.
A parer nostro n luno n laltro concetto sono esatti.
Iniziamo collesaminare e discutere la seconda ipotesi -> che si possa
organizzare la societ in modo che le disuguaglianze economiche spariscano e
che non vi siano pi poveri e ricchi.
- cominciamo col far notare a priori che nel mondo questa condizione di cose
non mai stata e cosa si escogitato allora? Il COMUNISMO e la DIVISIONE DEI
BENI IN PARTI UGUALI
La verit che luguaglianza politica cos come luguaglianza economica urtano
entrambe conto lo stesso scoglio: la disuguaglianza naturale degli uomini.
Daltra parte esistono per gi delle societ e dei paesi in cui la condizione
delle classi basse e relativamente agiata. dunque questo uno degli obiettivi
generalmente condiviso, ma in relazione al quale esistono disparit sui mezzi
da adottare.
1. Il primo ordine di mezzi consiste nel credere che lordinamento

economico della societ senza che i governo vi abbia alcuna


influenza basti a riprodurre la migliore distribuzione possibile
delle ricchezza fra le varie classi sociali.
Coloro che respingono lazione governativa dimenticano che lattuale
distribuzione economica, che essi credono naturale e spontanea, senza
lazione governativa non sarebbe possibile.
2. Il secondo ordine di mezzi consisterebbe nellopera delle plebi
stesse che dovrebbero strappare alle classi abbienti il loro
superfluo. Ma lanarchia, necessariamente accompagnata dallo
sfrenamento delle plebi, vuol dire fuoco, saccheggi e stragi. Se
temporanea essa deve essere necessariamente seguita e terminata

dalla repressione violenta. Se duratura essa s la fine dellordine attuale


delle cose, ma lo anche della civilt.
3. Il terzo ordine di mezzi che ci par quello che solo possa dirsi degno di
qualche fiducia, esso consiste nellinterevento attivo del governo
nella distribuzione delle ricchezze. Lobiezione principale quella
che, essendo i ricchi coloro che compongono ordinariamente la classe
politica, essi naturalmente per migliorare le condizione dei poveri non
nuoceranno mai ai propri interessi.
Secondo noi lunico modo che pu condurre ad una soluzione pacifica della
cosiddetta questione sociale che il governo sia dato in mano alla classe
pi istruita. Questa sola infatti capace di fare volontariamente un sacrificio
momentaneo per scongiurare un male futuro, essendo lunica ad aver
sviluppato la facolt di giudicare rettamente una situazione sociale potendo
quindi prevedere e prevenire.
BREVE QUADRO IN CUI SI TROVA NEL PRESENTE MOMENTO (n.b. bisogna tenere presente che
Mosca ha scritto questo libro nel 1884 -> dunque presente momento fino ad un certo
punto!!!!!!) LITALIA DI FRONTE ALLA QUESTIONE SOCIALE

Le nostre plebi sono tra le pi misere dEuropa e la loro condizione


anzich migliorare, peggiora. Tuttavia esse soffrono e tacciono, perch
finora non credono che i loro mali siano facilmente rimediabili.
Con tanto parlare che si fa di libert, uguaglianza e democrazia, finora la
classe politica rimane esclusiva nella sua formazione e nei suoi costumi.
Il parlamentarismo, il voto politico alle masse, ecco ci che si saputo
fare per attuare il cos detto principio duguaglianza, ma cos non si data
che unaltra arma alla ricchezza. Il merito vero, le persone realmente
superiori che nascono tra la plebe sono tra le file di questa lasciate
Le classi sociali non si riconoscono tra loro, il povero si abitua a credere
che il ricco sia il suo nemico, che ride dei suoi dolori e il ricco del povero si
forma unidea non meno falsa, basata sulle semplicistiche e spesso
erronee descrizioni romanzesche.
Si ammette che una questione sociale esista, che le classi povere sono
vittima di uningiustizia sociale. Si lascia che queste idee si propaghino,
facendo accendere diffuse e utopiche speranze che vanno ad alimentare il
movimento delle classi basse. Movimento che si organizza dietro la
progressiva educazione di tali classi allidea di lotta da preparare e
sostenere.

- Il superamento del regime parlamentare


CONCLUSIONE: vedi pagine 70-72

II.

Lopera della maturit: Elementi di scienza politica

- La scienza politica

Secondo quanto afferma Mosca, sono i fenomeni sociali, tendenze psicologiche


costanti che determinano lazione delle masse umane. Fin da Aristotele si
cercato di scoprire le leggi e le modalit che regolano lazione di queste
tendenze e lo studio, che ha avuto questo obiettivo si chiamato politica.
Nei secoli XVI-XVII molti scrittori in Italia specialmente si occuparono di politica.
Per essi, a cominciare da Machiavelli che fra tutti il pi famoso, non si
occuparono tanto di determinare quelle tendenze costanti, quanto di
investigare le arti per le quali un uomo o una classe di persone potevano
arrivare a disporre del supremo potere, in una data societ, ed a difendersi
contro gli sforzi di coloro che li volevano surrogare.
- Il metodo sperimentale applicato alla scienza politica

Una scienza risulta sempre da un sistema di osservazioni fatte sopra un


dato ordine di fenomeni con speciale cura, con appropriato metodi e
coordinate in modo da giungere alla scoperta di verit indiscutibili.
Per ottenere dei veri risultati scientifici non basta procedere
esclusivamente col sistema dellosservazione e dellesperienza.

Non crediamo che la sc politica si entrata interamente nel vero periodo


scientifico. Infatti non ancora stato possibile fornire un complesso di
verit indiscutibili, riconosciute da tutti coloro che si approcciano a
questa disciplina. Ci, a parer di Mosca, attribuibile alla maggiore
complessit dei fenomeni sociali e soprattutto alla quasi impossibilit di
avere larga ed esatta cognizione di quei fatti che regolano lordinamento
politico delle societ umane.

Una delle tendenze sociali pi costanti quella di spiegare mediante una


teoria razionale o ad una credenza soprannaturale la forma di governo
esistente.
Ma, avendo noi pretesa di scientificit, dobbiamo occuparci di due fra
tutti questi sistemi/metodi di osservazione politica, i quali hanno un
carattere pi obiettivo e universale. Questi due metodi sono:
1. Quello che fa dipendere la differenziazione politica dalla variet
dellambiente fisico e dal clima dei paesi in cui si abita ->
prevalente qui il criterio ambientale
2. Quello che fa dipendere tale differenziazione dalle differenze
psico-fisiche esistenti tra le razze umane -> prevalente qui il
criterio somatico

- Linfluenza dellambiente fisico sui fenomeni politici


Fra i vari teorici sostenitori di questo principio vi Montesquieu, il quale

ha affermato linfluenza preponderante del clima sul senso morale


e sullordinamento politico delle nazioni -> Avvicinandovi ai paesi
del Mezzogiorno voi potete credere di allontanarvi dalla morale stessa.
Altri scrittori ammettono che la civilt sia nata nei paesi caldi, ma
sostengono pure che il suo centro di gravit sia andato sempre pi
spostando verso il nord dove sono posti a paesi oggi meglio organizzati
comunque innegabile che col crescere della civilt linfluenza
climatica/ambientale, va lentamente diminuendo

Pare un concetto ovvio quello secondo il quale: le prime grandi civilt


sono nate nei siti dove la natura presentava pi facilitazioni o
minori resistenze, sicch generalmente esse hanno prosperato nelle
grandi vallate di clima piuttosto caldo e bene irrigue. Una volta per
che luomo riuscito ad organizzare le sue forze in modo da
domare la natura, pu in seguito vincerla anche in quei luoghi
nei quali essa si mostra pi restia.
Il movimento incivilitore procede indifferentemente da sud a
nord e viceversa, ma va sempre a preferenza verso quella direzione
nella quale incontra minori ostacoli naturali e sociali(intendendo con
ostacoli sociali lurto di unaltra civilt che si espande in senso opposto).
Ipotesi pure molto arrischiata ci pare quella che attribuisce una
moralit superiore ai popoli del settentrione di fronte a quelli del
mezzogiorno. A noi pare che sia abbastanza difficile determinare se un
singolo individuo sia potenzialmente pi morale di un altro, e lo stesso
giudizio diventa difficilissimo quando lo si vuol fare rispetto a due societ.
Venendo poi alla parte strettamente politica della questione, diremo che,
prima di sentenziare che i meridionali siano incapaci di libert,
bisogna intendersi sul significato preciso e scientifico di questa
parola.
Se ammettiamo che un paese pi libero sia quello in cui i diritti dei
governati sono meglio
difesi contro larbitrio personale dei governanti, dobbiamo convenire che
istituzioni politiche di questo tipo sono state in vigore sia in paesi freddi,
che in paesi caldi, vedi la Grecia e Roma.
La ragione per cui i meridionali dovrebbero essere meno atti ad un
regime politico libero ed elevato non pu essere altra che questa: che
essi hanno minor energia fisica e soprattutto minore energia morale e
intellettuale. Ma questa opinione si pu facilmente contraddire anche
solo tramite losservazione dei fatti. E questi fatti ci confermano che la
laboriosit di un popolo, pi che dal clima pare che dipenda da abitudini
che sono in gran parte determinate da vicende storiche e che in generale
hanno abitudini laboriose i popoli di antica civilt, pervenuti da un lungo
periodo di duro lavoro agricolo.
Al contrario i popoli barbari, abituati a vivere in parte di guerra e di
ladroneggio, fuori dalla guerra e dalla caccia, sogliono essere pigri e
inerti.
Erano meridionali gli Egiziani, erano meridionali i Greci, lo erano anche
i Romani e meridionali erano i conquistadores Spagnoli del 500.
Non si pu negare che lessere un paese pi o meno piano, il
trovarsi sulle grandi vie di comunicazione, sono elementi che
influiscono in maniera particolare nella sua storia, ma neppure la
loro importanza deve essere esagerata al punto di farne una legge fatale
Altra opinione abbastanza diffusa quella che considera i montanari
superiori ai pianigiani e destinati quasi sempre a conquistarli.
vero, il clima freddo rende pi salubre i territori e miglior salute vuol dire
anche costituzione fisica pi forte. Ma non sempre una maggiore energia
individuale va unita ad una pi forte organizzazione della compagine
sociale.

-LINFLUENZA DELLA DIVERSITA RAZZIALE SUI FENOMENI POLITICI ->- Critica allidea di

superiorit della razza


La tendenza etnologica o somatica fa dipendere dalla razza alla quale

un popolo appartiene oltre che il grado del progresso civile, anche il tipo
di ordinamento politico che ha adottato.
Questo metodo opera la distinzione tra:
- razze superiori -> alle quali vengono attribuite: civilt, moralit,
capacit di costituirsi in
grandi agglomerazioni politiche
- razze inferiori -> alle quali riservata la dura ma fatale sorte di
sparire/essere incivilite
dalle razze superiori
questa scuola sostiene dunque la superiorit innata e fatale di
alcune razze umane rispetto ad altre
accanto ad essa, ve n unaltra che, senza essere con essa in assoluto
contrasto, pi direttamente si rannoda alle teorie di Darwin,
affermando che ogni progresso sociale sia avvenuto e avviene per via
della cosiddetta evoluzione organica e sulla lotta individuale e tra le
societ stesse.
ORA METTENDO A CONFRONTO LE DUE TEORIE:

Stando alla teoria etnologica -> fin dallinzio dellepoca storica le razze
elevate avrebbero gi avuto quei caratteri di superiorit che conservano ancora
quasi inalterati;
Mentre la teoria propriamente detta evoluzionista -> ammette che la lotta
per lesistenza abbia avuto i suoi effetti pratici pi recentemente e ad essa
attribuisce il decadere/prosperare delle varie nazioni e civilt.

Prima di parlare di superiorit/inferiorit razziali, bisogna determinare il


valore della parola razza. Ma farlo processo difficile e confuso, e la
confusione delle parole porta come sempre a quella delle idee: la
differenza di razza si fa valere tanto per spiegare certe diversit,
che vi sono nelle civilt e nellordinamento politico dei bianchi e
dei neri, quanto per giustificare quelle tra latini, germanici e
slavi.
Le razze dovettero formarsi in epoca remotissima, e, trattandosi di
periodi cos lunghi, lessere una razza arrivata 30/40/50 secoli prima ad
un perfezionamento ragguardevole di cultura, non una prova infallibile
di superiorit organica.
N bisogna dimenticare che, quando una razza arrivata ad una civilt
matura si trova in contatto con unaltra ancora allo stato barbaro, se da
una parte le fornisce una quantit di strumenti e cognizioni utili, dallaltra
ne disturba profondamente, quando non lo arresta del tutto, lo sviluppo
spontaneo ed originale.
Le diversit razziali sono s conseguenza delle diversit fisiche, del
sangue diverso, ma a ci si viene ad aggiungere un elemento necessario,
il pi importante fra tutti, quello che si potrebbe definire mimetismo

-> forza psicologica per la quale ogni individuo suole acquistare


le idee, le credenze ed i sentimenti, che sono pi comuni
allambiente nel quale cresciuto. Salvo rare eccezioni si
pensa/giudica/crede come pensa/giudica/crede la societ nella quale
viviamo. Infatti affinch ci sia unit di tipo morale, non necessaria una
speciale comunanza di sangue/razza.
Il cos detto genio della razza non qualcosa di cos fatale e necessario
come ad alcuni piace immaginare. Ammettendo pure che le varie razze
superiori, suscettibili cio di creare una propria ed originale civilt, siano
organicamente diverse una dalllatra, non la somma delle differenze
organiche ci che esclusivamente ha determinato la diversit del tipo
sociale, che hanno adottato, ma piuttosto la diversit dei contatti sociali
e delle circostanze storiche, alle quali, non solo ogni azza, ma ogni
nazione destinata a sottostare.
facile rilevare che, se il progresso di una razza o di una nazione
dipendesse principalmente dal miglioramento organico degli individui che
ne fanno parte, le vicende del mondo dovrebbero presentare una trama
ben differente di quella che noi conosciamo. Il progresso morale,
intellettuale e quindi sociale di ogni popolo dovrebbe essere pi lento, ma
pi continuo. La legge della selezione naturale combinata con quella
delleredit dovrebbe ad ogni generazione far segnare un passo, e non
dovrebbe accadere invece che vengano compiuti da generazioni
successive passi indietro. Ci avviene perch le societ invecchiano e
decadono come la necessaria conseguenza dellevoluzione sociale e della
sua organizzazione.
Gli uomini, sotto le apparenti differenze di costumi e abitudini, in fondo
psicologicamente si assomigliano moltissimo. Questa somiglianza
psicologica ci induce a porre avanti lipotesi che come luomo o almeno
le grandi razze umane hanno la tendenza costante a costituirsi in
societ, cos devono avere tendenze psicologiche ugualmente
forti e costanti, che lo spingono verso un grado sempre maggiore
di cultura e di progresso sociale, tendenze che per agiscono con pi
o meno forza, o possono essere anche soffocate, a seconda che trovano
pi o meno favorevole lambiente fisico, quel complesso di circostanze
che si chiama il caso fortuito. In fondo anche questo un processo
definibile organico.

- Il primato del metodo storico

Qualunque possa essere nellavvenire lefficacia pratica della scienza politica


indiscutibile che i progressi di questa disciplina sono tutti fondati sullo studio
dei fatti sociali e che questi fatti non si possono che cavare dalla storia delle
diverse nazioni. In altre parole se la scienza politica deve essere fondata sullo
studio/osservazione dei fatti politici, allantico metodo storico che bisogna
tornare. Contro questo metodo si sono levate diverse obiezioni:
- Per ben applicarlo bisogna conoscere la storia largamente ed esattamente
- Non sufficiente osservare, ma sono necessari gli strumenti e i materiali per
provare
- I materiali storici sono comunque poco attendibili e difficilmente giungono a
scoprire verit

- Per portare avanti uno studio storico lelemento delloggettivit


fondamentale. Lo studioso deve essere in gradi di elevarsi al di sopra delle
credenze proprie della sua epoca storica, il che pu avvenire solo in seguito ad
uno studio approfondito e vasto non gi di un periodo o un popolo, ma
possibilmente dellumanit tutta.
- La classe politica
In tutte le societ esistono due classi di persone:

- dei governanti: - la meno numerosa


- adempie a tutte le funzioni politiche
- monopolizza il potere e gode dei vantaggi ad
esso legati
- dei governati: - pi numerosa
- diretta e regolata dai governanti in modo pi o
meno
legale/arbitrario/violento
- fornisce i mezzi materiali di sussistenza e quelli
che sono necessari alla
vitalit dellorganismo politico
Nella pratica della vita tutti riconosciamo lesistenza di una classe
politica dirigente e non sapremmo immaginare nella realt un
mondo organizzato diversamente, nel quale tutti ugualmente e senza
alcuna gerarchia fossero sottoposti ad uno solo o tutti ugualmente
dirigessero la cose politiche. Ci in parte leffetto di due fatti
politici:
1. Il primo consiste nella facile constatazione che in ogni organismo
politico vi sempre una persona che a capo della gerarchia di
tutta la classe politica e dirige il timone dello Stato.
2. Per il secondo invece, qualunque sia il tipo di organizzazione sociale,
agevolmente si pu constatare che la pressione proveniente dal
malcontento della massa dei governati pu esercitare una certa
influenza sullindirizzo della classe politica.
Daltra parte, ammesso che il malcontento riuscisse a detronizzare la
classe dirigente, dovrebbe necessariamente esistere nel senso delle
masse stesse unaltra minoranza organizzata in grado di adempiere
allufficio della classe dirigente.

La classificazione che divide i governi in monarchie assolute, temperate e


repubbliche opera di Montesquieu che la sostitu a quella classica
aristotelica, il quale li divideva in monarchia, aristocrazia e democrazia.
Da Polibio a Montesquieu molti autori avevano perfezionato la
classificazione aristotelica sviluppandola nella teoria dei governi misti.
Poi con la corrente democratica moderna, che ebbe il suo inizio con
Rousseau, si fond sul concetto che la maggioranza dei cittadini di uno
stato possa, anzi debba partecipare alla vita politica. Si impone cos la
DOTTRINA DELLA SOVRANITA POPOLARE -> qui confutata da Mosca

Nel fatto fatale la prevalenza di una minoranza organizzata che obbedisce ad


un unico impulso, sulla maggioranza disorganizzata. La forza di qualsiasi
minoranza irresistibile di fronte ad ogni individuo della maggioranza, il quale

si trova solo davanti alla totalit della minoranza organizzata; e nello stesso
tempo si pu dire che questa organizzata appunto perch minoranza.
Da questo fatto si ricava facilmente la conseguenza che, quanto pi
grande una comunit politica, altrettanto minore pu essere la
minoranza governante e tanto pi difficile riesce ai governati
lorganizzarsi per reagire contro i governanti.
- Le qualit che danno accesso alla classe politica
Nelle societ primitive la qualit che pi facilmente apre laccesso alla

classe politica il valore militare. La guerra, che nelle societ di


avanzata civilt uno stato eccezionale, pu essere considerata quasi
come normale in quelle che sono allinizio del loro sviluppo: i pi
bravi/forti diventano i capi.

Dappertutto le classi guerriere e dominanti si sono accaparrate la quasi


esclusiva propriet delle terre, che nei paesi non molto civili sono la fonte
principale della produzione e della ricchezza. A misura poi che la civilt
va progredendo, il reddito di queste terre va aumentando, pu avvenire
una trasformazione sociale molto importante: la qualit pi
caratteristica della classe dominante pi che il valore militare
viene ad essere la ricchezza, i governanti sono i ricchi piuttosto che i
forti. Per per far s che ci accada occorre che lorganizzazione sociale si
perfezioni e che il presidio della forza pubblica diventi molto pi efficace
di quello della forza privata. Bisogna inoltre che la propriet privata sia
sufficientemente tutelata dalla forza pratica e reale delle leggi.

Nelle societ nelle quali le credenze religiose hanno molta forza ed i


ministri del culto formano una classe speciale, si costituisce quasi sempre
unaristocrazia sacerdotale che ottiene una parte pi o meno grande
della ricchezza e del potere politico.
Spesso queste classi religiose hanno avuto anche cognizioni giuridiche
e scientifiche tali da
rappresentare la classe intellettualmente pi elevata.

In certi paesi troviamo le caste ereditarie: la classe governante perci


definitivamente ristretta ad un dato numero di famiglie e la nascita
lunico criterio che determina lentrata nella detta classe.
A questo proposito dobbiamo premettere due osservazioni:
1. Tutte le classi politiche hanno la tendenza a diventare di fatto
ereditarie. Daltronde il valore militare e la ricchezza facilmente per
tradizione morale e per effetto dellereditariet si mantengono in
certe famiglie e la pratica delle grandi cariche si acquista molto pi
facilmente quando ds piccoli si avuta con essi una certa
familiarit.
2. Quando vediamo in un paese stabilit una casta ereditaria che
monopolizza il potere politico, si pu essere sicuri che un simile
stato di diritto fu preceduto dallo stato di fatto.

A riguardo va per notato che, se veramente la classe politica appartenesse ad


una razza differente o se le sue qualit dominatrici si trasmettessero

principalmente per mezzo delleredit organica, non si capirebbe il perch,


formata una volta questa classe, essa debba decadere e perdere il potere. I
discendenti dei dominatori dovrebbero diventare sempre pi atti a dominare.
Ora la pi volgare esperienza basta a farci sicuri che le cose non vanno
precisamente cos. Si pu anzi affermare che tutta la storia dellumanit civile
si riassume nella lotta fra la tendenza dei dominatori a monopolizzare le
propria forza politica e a trasmetterla per via ereditaria, e la tendenza verso lo
spostamento di queste forze e laffermazione di forze nuove. Decadono poi
immancabilmente le classi politiche ogni qualvolta non possono pi esercitare
le qualit per le quali arrivarono al potere.
- Il problema della legittimazione del potere: la formula politica

Accade immancabilmente in tutte le societ discretamente numerose ed


appena arrivate ad un certo grado di cultura, che la classe politica non
giustifica esclusivamente il suo potere col solo possesso di fatto, ma
cerca di dare ad esso una base morale ed anche legale, facendolo
scaturire come conseguenza necessaria di dottrine e credenze
generalmente riconosciute e accettate nella societ che essa dirige,
quella base che Mosca aveva definito formula politica.
- Essa difficilmente identica in societ diverse
- Due o pi formule politiche hanno diversi punti di contatto quando
appartengono a societ inscrivibili nel medesimo tipo sociale(descritto nel
punto successivo).
- Pu essere fondata, secondo il diverso livello di civilt, o su credenze
soprannaturali o su concetti che, se non positivi(=fondati sulla realt dei fatti),
appaiono almeno razionali.
- Non sono in maniera semplicistica volgari ciarlatanerie inventate
appositamente per ottenere pi facilmente lobbedienza delle masse, bens
corrispondono al vero bisogno della natura sociale delluomo di governare e
sentirsi governati non solo sulla base della forza materiale e intellettuale, ma
anche su quella di un principio morale.
- I gruppi sociali

Lumanit si divide in gruppi/tipi sociali, ognuno dei quali distinto


dagli altri da credenze, sentimenti, abitudini e interessi, che ad esso
sono speciali. La formula politica deve essere fondata sulle speciali credenze
e sui sentimenti pi forti del gruppo sociale nel quale in vigore. Nella
formazione del tipo sociale concorrono molti elementi:lingua, religione,
interessi. Non cmq necessario che tutti questi fattori coesistano, giacch
anche la sola comunit della storia diventa lelemento precipuo per la
creazione di un tipo sociale cosciente.
- Il ruolo delle religioni universali nel superamento delle peculiarit nazionali

Nei primordi della storia le comunicazioni tra le diverse civilt erano o


scarsissime o mancavano in modo assoluto. Ci ha condotto ad una
scarsa influenza di elementi stranieri, preservando dunque la semplicit e
lunit dellintero sistema didee e credenze, sulle quali si basava
lesistenza di un popolo e la sua organizzazione politica.

In queste societ che chiameremo primitive, la formula politica appare


completamente
immedesimata con la religione.
A poco a poco per i rapporti fra i popoli relativamente civili si fecero pi
frequenti, avvenne la fondazione di grandissimi imperi e questi non
poterono sempre essere basati sullassimilazione e distruzione totale dei
popoli vinti, ma dovettero contentarsi della semplice loro dipendenza.
A questo punto vediamo apparire il fenomeno delle grandi religioni
universali ed umanitarie (Buddismo, Cristianesimo e Maomettismo) che,
senza distinzione di razza, lingua, regime politico, aspirano a estendere
linfluenza delle loro dottrine indistintamente su tutta la terra.
Lappartenere insieme ad una di queste religioni costituisce un legame
grandissimo fra popoli disperati e differentissimi di razza e lingua e d ad
essi una maniera peculiare e comune dintendere la morale e la vita.
Queste grandi religioni se da una parte servono meravigliosamente
allaffratellamento ed allassimilazione dei correligionari,
dallaltra parte rendono quasi impossibile la fusione fra le popolazioni di
religioni differenti.
Collapparire delle grandi religioni universali la storia dellumanit si
complica di fattori nuovi e cominci quel fenomeno definito lotta tra
Stato e Chiesa -> avviene infatti che se da una parte lorganizzazione
politica tende sempre a giustificare la propria esistenza sulla base dei
principi della religione prevalente, questa, da parte sua cerca sempre
dimpadronirsi del potere politico identificandosi con esso per farne
strumento ai suoi fini e alla sua propaganda.
In un organismo politico la cui popolazione seguace di una delle
religioni universali accennate, accanto al culto religioso, deve esistere in
un certo modo il culto nazionale, pi o meno ben conciliato e
coordinato con quello. I doveri dei due culti vengono spesso
cumulativamente osservati dagli stessi individui.
- La classificazione degli organismi politici

Esistono due tipi secondo i quali pare sia possano classificare tutti gli
organismo politici:
1. Il feudale
- si intende quel tipo di organizzazione politica nella quale tutte le
funzioni direttive di una societ sono esercitate cumulativamente dagli
stessi individui
- lo Stato si compone di piccoli aggregati sociali, ognuno dei quali
possiede tutti gli organi necessari per bastare a se stesso
2. Il burocratico

- non devono necessariamente tutte le funzioni direttive essere


accentrate nella burocrazia e da essa venire esercitate.
- caratteristica principale: laddove esso sussiste, il potere centrale
preleva per via dimposte una parte notevole della ricchezza sociale, la
quale serve prima di tutto al mantenimento dellorganizzazione militare,
poi a sopperire ad una quantit pi o meno grande di funzioni civili.
Sicch una societ tanto pi burocratica quanto maggiore la quantit

di funzionari che disimpegnano uffici pubblici e vivono ricevendo un


salario dal governo centrale o dai corpi locali.
- la specializzazione delle funzioni abbastanza elevata
- la disciplina in tutti i gradi della gerarchia politica, amministrativa e
militare molto pi assicurata
- a differenza dello stato feudale, le qualit personali del capo supremo
influiscono relativamente poco sulla durata di uno stato burocratico ed
una societ burocraticamente organizzata pu conservare la sua
autonomia anche quando ripudia una antica formula politica e ne adotta
una nuova ovvero quando modifica ilsuo tipo sociale.

n.b. questa classificazione non basata su criteri immutabili ed essenziali.


Pare anzi che i due tipi non siano che la manifestazione, in momenti diversi, di
una sola tendenza costante, per la quale lorganizzazione politica si modifica
man mano che la societ aumenta di grandezza e si perfeziona in civilt.
- La decadenza degli Stati burocratici

Lorganizzazione burocratica non deve essere necessariamente accentratrice.


Infatti in nessuna grande societ tutte le attivit umane sono completamente
burocratizzate.
Ad un certo punto storico pu accadere che la burocratizzazione estesa alla
produzione e allintera distribuzione della ricchezza possa condurre ad
unesagerazione nella quantit di ricchezza che la classe impiega e consuma in
funzioni che non siano le economiche. A questo punto potrebbe succedere che
limposta sulle classi produttrici di ricchezza aumenti al punto da far diminuire
fortemente il tornaconto individuale alla produzione, ed in questo caso viene a
scemare immancabilmente la produzione stessa. Colla diminuzione della
ricchezza vanno di pari passo lemigrazione od una maggiore mortalit nelle
classi povere ed infine lesaurimento dellintero corpo sociale. Sono questi
appunto i fenomeni che scorgiamo al declinare degli stati burocratici.
- Dallo stato assoluto burocratico allo stato rappresentativo moderno

Lo Stato assoluto burocratico si pu considerare come definitivamente stabilito


e sviluppato in Francia allinizio del regno di Luigi XIV, cio nel 1660. Ora, data
lorigine relativamente recente di quella forma di regime politico, uno dei
fenomeni storici pi interessanti senza dubbio la rapidit con la quale si
formarono quelle nuove forze dirigenti e quelle nuove condizioni intellettuali,
morali ed economiche, le quali resero inevitabile la trasformazione nello Stato
rappresentativo moderno. Il pi importante coefficiente di questa
trasformazione fu la rapida creazione di una classe sociale nuova: la borghesia.
- il suo sviluppo certo molto parallelo al diffondersi dellistruzione secondaria
classica e tecnica dellinsegnamento universitario
- appena ebbe acquisito le sue qualit caratteristiche e la coscienza della
propria forza/importanza, dovette accorgersi che essa era vittima di una
grande ingiustizia: la quale consisteva nei privilegi che la nobilt aveva, pi o
meno in tutti gli Stati assoluti

- Indebolito fortemente il sentimento religioso, che solo poteva fornire una base
morale al cosiddetto diritto divino dei principi
- Cadute in completo discredito tutte le reminescenze e le sopravvivenze
dellantico regime feudale
- Distrutta ogni sovranit intermedia fra lo Stato e lindividuo
Nel XIX secolo tutti gli intellettuali si nutrirono pi che mai delle classiche
dottrine politiche della Grecia e di Roma, e pi che mai tornarono in onore gli
antichi concetti di libert, uguaglianza, sovranit popolare. Si arriv alla
conclusione che solo un contratto legittimo poteva far s che la legge fosse
espressione della maggioranza numerica dei consociati.
Dunque lassolutismo burocratico del XVIII secolo aveva in un solo punto
preparato il terreno allapplicazione delle nuove teorie democratiche:
distruggendo ogni sovranit intermedia fra il potere supremo ed i singoli
cittadini, facendo s che fosse possibile concepire la sovranit popolare come la
sovranit della pura e semplice maggioranza numerica di coloro che facevano
parte di uno Stato.
- Le motivazioni dellagire sociale

Per ogni individuo linteresse equivale al proprio gusto, ognuno quindi lintende
in una maniera speciale e personale.
Ci che contribuisce principalmente a far nascere e a mantenere la ruggine fra
le diverse classi sociali non tanto la differenza d godimento materiale quanto
lappartenere a due ambienti diversi.
- I due principi e le due tendenze presenti nella formazione e
nellorganizzazione della classe politica

Secondo quanto scrisse Platone la monarchia e la democrazia sarebbero le due


forme di governo
fondamentali, dalle quali deriverebbero tutte le altre. Questo concetto si pu
anche oggi accettare
perch realmente in tutte le forme di organizzazione politica o lautorit
viene trasmessa dallalto verso il basso della scala politica e sociale,
ovvero dal basso viene delegata a coloro che stanno in alto, dai
governati ai governanti.
ORGANIZZAZIONE POLITICA ALTO VERSO IL BASSO:

- fu da Platone appellata monarchica


- noi crediamo pi esatto definirla autocratica* vedi pagina seguente
ORGANIZZAZIONE POLITICA BASSO VERSO LALTO:

- seguendo lesempio di Platone si potrebbe chiamarla democratica, ma


siccome per democrazia si intende oggi comunemente una forma di regime
politico nella quale tutti ugualmente partecipano alla formazione dei poteri
sovrani, crediamo pi opportuno appellarla come liberale* vedi pagina
seguente

Viceversa ci sembra pi adatto definire


Democratica quella tendenza:
- che mira a rinnovare la classe dirigente sostituendola con elementi
provenienti dalle classi

dirette
- che latente o manifesta, agisce sempre con maggiore o minore
intensit in tutti gli organismi politici
- alle volte il rinnovamento dirigenziale avviene in modo rapido e
violento, pi spesso tramite la lenta infiltrazione di alcuni elementi
provenienti dagli strati pi umili nelle classi elevate
- non si pu negare che tale tendenza, soprattutto se contenuta in limiti
moderati, sia in certo modo indispensabile a ci che si chiama il
progresso delle societ umane
- la lotta fra coloro che stanno in alto e coloro che, nati in basso, aspirano
a salire il costante fermento che costringe gli individui e le classi
dirigenti ad allargare i propri orizzonti.
- ogni volta che il principio democratico ha trionfato, questo poi sempre
stato seguito dal risorgere della tendenza aristocratica. E ci avviene ad
opera di gli stessi che precedentemente lavevano combattuta.

Aristocratica la tendenza:
- che mira alla stabilizzazione della direzione sociale e del potere politico
nei discendenti di quella classe che se n impossessata
- raramente nella storia troviamo esempi di classi elevate ereditarie che,
avendo coscienza, come debbono averla, della loro superiorit
intellettuale e morale, abbiano spontaneamente avuto unuguale
coscienza dei doveri che questa loro superiorit imponeva loro verso le
classi inferiori.
- avviene naturalmente una selezione per la quale tutti i casati nei quali
fanno difetto l virt presto ricadono nelloscurit e perdono il rango che
avevano acquistato. Ora evidente che, perch la selezione accennata
abbia luogo, necessario che la classe dirigente abbia una certa stabilit
e che non venga perci ad ogni generazione rinnovata; ed forse questa
necessit che spiega la grande persistenza della tendenza aristocratica e
costituisce la sua migliore giustificazione.
- una delle qualit delle classi dirigenti dovrebbe essere la lealt
nei rapporti coi propri subordinati.
- altro requisito importantissimo il coraggio personale.
- assurdo il pregiudizio che considera le classi dirigenti come
economicamente improduttive, perch esse, mantenendo lordine e
tenendo unita la compagine sociale, creano le condizioni nelle quali il
lavoro produttivo pu meglio esplicare la sua azione, ed inoltre forniscono
ordinariamente alla produzione il personale tecnico e produttivo.

* AUTOCRAZIA

- ha formato la base dellorganizzazione politica dei primi grandi aggregati


umani.
- fornisce una formula politica (ossia un principio di autorit ed una
giustificazione del potere), chiara, semplice, facilmente comprensibile da tutti.
Non ci pu essere unorganizzazione umana senza gerarchia e qualunque essa
sia necessariamente richiede che alcuni comandino e gli altri ubbidiscano.

- il regime autocratico presuppone lesistenza di un autocrate che pu essere


elettivo o ereditario. Lereditariet, quando regolata in maniera che non
possano nascere dubbi sui diritti dellerede al trono, presenta certamente il
vantaggio di assicurare meccanicamente la stabilit e la continuit del potere e
di evitare che ogni successione fornisca facili occasioni a guerre civili. In
unautocrazia ereditaria assai difficile che la persona destinata dalla nascita
ad occupare la difficilissima carica di capo supremo di un grande stato abbia le
qualit necessarie per bene disimpegnarla. Alla deficienza accennata si ripara
affidando a due diversi personaggi le funzioni autocratiche (una meramente
rappresentativa e laltra effettiva). Spesso per il potere effettivo affidato ad
un Consiglio.
- nei paesi nei quali prevale nello stesso tempo il principio autocratico e la
tendenza aristocratica, il Consiglio viene formato a preferenza dai membri della
pi alta nobilt.
- al di sotto del primo strato ve n sempre un altro molto pi numeroso, che
comprende tutte le capacit direttrici del paese. Senza di esso qualunque
organizzazione sarebbe impossibile, perch il primo strato non basterebbe da
solo ad inquadrare/dirigere lazione delle masse.
Nei regimi autocratici primitivi, questo secondo strato era quasi sempre
formato da sacerdoti e guerrieri. Ma col decorrere del tempo, le autocrazie
aristocratiche si sono trasformate in autocrazie burocratiche.
- Perch unaristocrazia inizi la burocratizzazione di un grande Stato senza
dubbio necessario che
lorganizzazione politica sia gi cos salda da potere regolarmente prelevare
una parte delle entrate dei privati sufficiente a fornire un trattamento ai
pubblici funzionari e a poter mantenere una forza armata permanente.
Una burocratizzazione gi bene iniziata permette di accrescere
grandemente lefficacia coercitiva della macchina statale e rende
quindi possibile alla classe dirigente esercitare unazione sempre pi
forte sulle masse governate, orientandone gli sforzi verso fini voluti
dai governanti.
- Per quanto una burocrazia possa essere legalmente aperta a tutte le classi
sociali, di fatto essa viene quasi sempre reclutata nella classe media, cio in
quel secondo strato sociale che trova pi facilmente i mezzi di procacciarsi
listruzione necessaria, e nello stesso ambiente familiare acquistano la nozione
pratica dei modi pi adatti per entrare nella carriera.
* IL PRINCIPIO LIBERALE

- caratteristica principale: la legge basata sul consenso della


maggioranza dei cittadini, i quali
per possono essere una esigua frazione degli abitanti dello Stato, e
che i funzionari che la
applicano sono nominati direttamente o indirettamente dai loro
subordinati e sono temporaneamente responsabili della legalit dei
loro atti.

- nei grandi Stati liberali generalmente i cittadini, anzich esercitare


direttamente il potere legislativo, lo delegano ad assemblee direttamente od
indirettamente da loro nominate.
- dove prevale tale principio lo stato suole riconoscere certi limiti ai suoi poteri
nei rapporti con i singoli cittadini e coi sodalizi da essi formati. Limiti che
riguardano la libert di religione, di stampa, dinsegnamento, di associazione e
riunione, tutela della propriet privata.
- in quanto si crede che lautocrazia non consente ai popoli che lhanno
adottato di raggiungere tutta quellelevazione morale ed intellettuale di cui
lumanit civile capace, parrebbe quasi che il principio liberale facilmente
prevalga in quei periodi eccezionali della vita dei popoli durante i quali alcune
delle pi nobili facolt delluomo si manifestano con tutta la loro intensit.
- anche negli stati dove prevale tale principio, troviamo quei due strati della
classe dirigente prima descritti. il sistema elettivo non esclude che si formino
dei gruppi pi o meno chiusi.
- molto diversi sono i risultati che d lapplicazione del principio
liberale a seconda che il corpo elettorale sia:
1. molto ristretto
evidente che una buona parte di coloro che avrebbero le attitudini per far
parte della classe politica ne resta esclusa. Questesclusione fa si che il regime
liberale diventi molto somigliante ad unautocrazia larvata.
2. molto largo (cio quando tutti o quasi sono elettori)

la presa di potere di un candidato rispetto ad un altro dipende esclusivamente


dal suffragio delle classi pi numerose, che sono necessariamente le pi
povere. Quando ci accade, qualunque sia lorigine delle diverse frazioni della
classe dirigente in competizione, i metodi da loro seguiti per
monopolizzare e sfruttare la simpatia delle plebi sono sempre identici: pongono
in luce legoismo, il godimento materiale dei ricchi, denunciandone vizi ed
errori reali ed immaginari.
- Lequilibrio tra i due principi e le due tendenze

Platone nel suo dialogo sulle leggi, sostenne che la migliore forma di governo
era quella nella quale lautocrazia e la democrazia venivano fuse e
contemperate.
Aristotele nella sua importante Politica, mostra la sua preferenza per una
democrazia temperata, nella quale schiavi ed artigiani avrebbero dovuto essere
esclusi dallammissione alle cariche pubbliche.
Polibio giudicava ottima la costituzione politica di Roma perch secondo lui in
essa i tre tipo fondamentali della costituzione aristotelica trovavano
contemporaneamente la loro applicazione
Montesquieu prediligeva la monarchia temperata
Cavour in politica si dichiarava partigiano del juste milieu.
Sembra perci che tutti questi grandi pensatori abbiano avuto unintuizione
comune:

la saldezza delle istituzioni politiche dipende da unopportuna fusione


e contemperanza di principi e tendenze diverse, ma costanti, che
agiscono immancabilmente in tutti gli organismi politici.
- Il problema religioso

I problemi di cui Mosca si occupa a tal riguardo sono tre:


1. viene esaminato se le presenti religioni a base dogmatica riusciranno a
sopravvivere al sempre pi forte movimento razionalista che tende a
distruggerle.
-molti affermano con sicurezza che la scienza ammazzer il dogma.
Questa opinione senza dubbio per diversi lati accettabile. Non si pu
infatti negare che le scienze fisiche, chimiche, biologiche, battono in
breccia tutto il soprannaturale del vecchio e nuovo testamento. Per
daltra parte da tener presente che le credenze religiose non hanno mai
risposto ad un bisogno del nostro raziocino, ma piuttosto a necessit
psicologiche.
- finora la propaganda anti-religiosa stata favorita dalle attivit laiche
con le quali il papato si trovato in violenti conflitti dinteresse. Ma
erroneo scambiare queste lotte con lessenza stessa della loro storia,
dando ad esse il carattere di guerre a morte on interrotte n da paci n
da tregue. Non possibile poi che tanto lo Stato che la Chiesa non
finiscano collaccorgersi che nelle loro lotte il terzo vero tertius gaudens
( =il terzo gode) la democrazia sociale. Non possibile che questi due
enti non vedano alla lunga il gran bene che, camminando con un certo
accordo, si possono scambievolmente fare.
2. si cerca di vedere se la prevalenza delle autorit politiche elettive siano

suscettibili di una lunga durata, e, nel caso che si debbano


necessariamente modificare, verr esaminato in che senso tali
modificazioni potranno/dovranno avvenire. (vedi punto seguente)
3. Verr gettato lo sguardo sullavvenire della nostra civilt di fronte alla
democrazia sociale, di questa grandiosa corrente di sentimenti e didee
che invade tanti paesi dellEuropa (vedi penultimo e terzultimo punto -> il
problema sociale/le soluzioni radicali)
- Il problema politico. La crisi dei governi parlamentari

Legato al problema religioso e soprattutto al terzo problema, il secondo


problema che riguarda la crisi che traversano i governi rappresentativi e
soprattutto quelli parlamentari.
Cominciamo collosservare che forze basate sopra la produzione di nuove
ricchezze e sulla diversa distribuzione delle ricchezze stesse e sul sorgere di
una classe media colta e agiata, due furono le correnti intellettuali che
produssero i movimenti politici:
1. La prima quella basata sulle dottrine di Montesqueiu, e che
chiameremo corrente liberale, la quale sulla base della divisione dei
poteri, ha voluto fare un argine allassolutismo burocratico
2. La seconda corrente definita democratica quella che si ispira alle
idee di Rousseau, il quale pone come base legale di ogni potere politico
la sovranit popolare. Questa seconda corrente ha prodotto anche la
moderna democrazia sociale

La capacit che ha luomo di concepire il bene, la giustizia assoluta, il modo


migliore di adempiere al proprio dovere e la difficolt grandissima che poi
prova nel regolare le proprie azioni conformandosi scrupolosamente a questi
suoi concepimenti, producono la conseguenza inevitabile che non vi uomo di
Stato e forma di governo che non possono essere oggetto di censure
numerose. Lunico criterio pratico per giudicare tanto gli uomini che i regimi
politici dunque quello di paragonarli con altri.
Le obiezioni che i socialisti molto avanzati e gli anarchici fanno comunemente
al sistema
rappresentativo hanno fondamento nellosservazione di un fatto evidente: i
membri di una Camera elettiva non sono quasi mai scelti liberamente
e spontaneamente dalla maggioranza dei loro elettori, perch questi
hanno una limitatissima libert di opzione tra i pochissimi candidati,
la riuscita dei quali presenta una certa probabilit.
Certo questa contraddizione tra il fatto e il diritto una debolezza grandissima
di qualunque sistema rappresentativo. Per essa pu fornire un argomento di
capitale importanza solo a coloro che accettano al teoria della sovranit
popolare secondo la interpretazione ristretta data da Rousseau. Ma se, come
noi crediamo, la sola cosa importante e possibile in un regime politico che vi
prendano parte tutti i valori sociali, allora si pu ammettere che, come non va
combattuta la religione per la scarsa veridicit dei suoi dogmi quando
moralmente produce buoni risultati, cos le applicazioni di una dottrina politica
si possono accettare finch hanno per conseguenza un miglioramento della
difesa giuridica.
Si pu dunque concludere affermando che per la costante contraddizione
tra il dovere e linteresse di chi governa e di chi deve limitare e
giudicare lazione del governo, che la burocrazia e lelemento elettivo,
che dovrebbero controllarsi a vicenda, finiscono col corrompersi lun
laltro.
Prescindendo dagli effetti naturali che eserciterebbe lazione del tempo, la
quale sarebbe di dubbia utilit, non difficile escogitare quelle modificazioni
degli istituti presenti, che attenuerebbero i danni del parlamentarismo (n.b.
cercare una definizione seria di parlamentarismo):
Riuscirebbe utile laumentare le guarentigie dindipendenza della
magistratura, assicurandone una reale inamovibilit e elevandone la
posizione sociale
Si potrebbe organizzare meglio il controllo finanziario, aumentando
lindipendenza della Corte dei conti
Si potrebbe attuare un ritorno al sistema costituzionale del quale il
governo parlamentare non che una trasformazione e, secondo alcuni,
una degenerazione. Non bisogna nascondere che un movimento politico
che cercasse di arrivare a questo risultato, avrebbe una certa facilit di
attuazione, perch stando alla lettera degli Statuti e delle Carte
fondamentali sulle quali posa ledificio giuridico dei governi moderni, non
si pu scorgere alcuna differenza tra il regime parlamentare e quello
costituzionale.

La forma di governo parlamentare si stabilita in base ad una serie di


concessioni tacitamente richieste dalla pubblica opinione e tacitamente
consentita dai capi degli stati; sicch non basterebbe un cambiamento
nellopinione pubblica per tornare ad uninterpretazione pi autentica dei
principi codificati nelle costituzioni.
Principalissima conseguenza delle teorie e delle consuetudine politiche
che hanno finora prevalso in tutta Europa stata questa: che la Camera
elettiva, sicura che il Gabinetto poteva essere sempre rovesciato da un
suo voto contrario, non ha curato abbastanza la necessit di limitarne i
poteri e le attribuzioni. Cos stando le cose la soluzione che prevede un
rapido passaggio dal regime parlamentare al costituzionale, nei paesi che
sono abituati al primo, condurrebbe ad un sistema di governo molto pi
autoritario e ristretto di quello in vigore negli stati in cui esiste un
governo costituzionale.
Il rimedio pi efficace e sicuro starebbe in un decentramento largo e
organico il quale dovrebbe consistere nellaffidare gran parte delle
mansioni, che ora sono esercitate dalla burocrazia e dai corpi elettivi, a
quella classe di persone che per cultura e agiatezza ha
capacit/indipendenza/prestigio sociale assai superiore a quello delle
masse.
Bisogna sempre e comunque tener presente che le magagne dei governi
parlamentari
hanno quasi tutte origine dallindebita ingerenza che la burocrazia
esercita nella formazione degli elementi elettivi centrali e locali e da
quella, ugualmente indebita, che gli elementi elettivi centrali, ossia i
deputati, esercitano a loro volta sulla burocrazia. Da ci deriva un
indecente mercimonio di tolleranze e favoritismi reciproci. Bisogna per
notare che il cerchio della corruzione non si rompe aumentando i
poteri della democrazia o allargando le attribuzioni dei corpi
elettivi, ma si spezzer soltanto chiamando nuovi elementi
politici, nuove forze sociali al servizio della cosa pubblica.
- abbiano una laurea universitaria
- paghino un certo censo
- categoria che svolga le sue funzioni gratuitamente

La maggiore difficolt nei rimedi da applicare ai mali del parlamentarismo sta


tutta nelle condizioni intellettuali della societ che sono rette a sistema
parlamentare, cio nelle dottrine e nelle opinioni che in esse sono pi diffuse;
e, nella ricerca di tali rimedi, finiamo col trovarci di fronte a quello stesso
ordine idee e di passioni al quale deve la sua origini la democrazia sociale.
- Il problema sociale. La democrazia sociale

Prima di affrontare largomento risulta opportuno premettere un po di storia.


Il socialismo moderno ebbe una diffusione tale da abbracciare quasi tutta
lEuropa oltre agli Stati Uniti dAmerica e all Australia, sicch si pu affermare
che tale dottrina sia un male/bene comune a tutti i popoli di civilt europea.
La credenza che i primi cristiani avevano ne l prossimo avvento del regno di
Dio, trova il suo riscontro nella persuasione diffusa in tutti gli strati sociali, che
la maggior parte delle iniquit che si trovano nel mondo sia imputabile alla

maniera com organizzata la societ, e che esse potrebbero essere evitate se


coloro che hanno nelle mani il potere sociale non fossero lo strumento dei ricchi
e dei forti ed intervenissero efficacemente a favore dei deboli. Questa
persuasione contribuisce a formare quellambiente intellettuale e morale in cui
il socialismo militante vive, prospera e si diffonde. E attorno a queste idee si
sono formate due numerosissime organizzazioni politiche, considerabili
alla stregua di due chiese:
- i seguaci del collettivismo
- i seguaci dellanarchia
- entrambe hanno una certa tendenza
alluniversalit
- esercitano la loro propaganda in quasi tutti i
popoli europei
-ESAME CRITICO DEL COLLETTIVISMO

Secondo la dottrina universalmente riconosciuta per ortodossa:


a) lo Stato rappresentante della collettivit dei cittadini dovrebbe essere
lunico proprietario di tutti gli strumenti di produzione e dovrebbe essere
lunico direttore/distributore della produzione economica.
b) Tutti lavorerebbero per conto dellintera societ e lorganismo sociale
provvederebbe a tutti in ragione del bisogno di ognuno.
c) Tutta la macchina sar poi amministrata e diretta da capi scelti
direttamente dal popolo a suffragio universale.
Descritta in grandi linee la dottrina collettivista, Mosca sente il diritto/dovere di
chiedere se, con lattuazione di tale sistema, la giustizia, la verit,
lamore ed il compatimento reciproco avranno nel mondo un posto
maggiore rispetto a quello occupato attualmente. I forti, che saranno
sempre in alto, saranno meno soverchianti? I deboli, che rimarranno
sempre in basso, saranno meno soverchiati?
La risposta che Mosca
da no.
le societ collettiviste sarebbero senza dubbio elette a suffragio universale, ma
sappiamo gi come le maggioranze non abbiano che un semplice diritto di
opzione fra i pochi candidati possibili. Conosciamo gi quali siano le astuzie
usate dai maggiori per falsare a loro profitto i verdetti delle urne.
Ma, possono obiettare i collettivisti, tutto ci avviene perch esiste la presente
organizzazione capitalistica e dunque la prima azione da fare consiste
nelloperare un cambiamento radicale nellordinamento sociale.
Coloro che ragionano in questo modo dimenticano per che, anche nelle
societ organizzate come essi vorrebbero, vi sarebbero sempre coloro che
amministrerebbero la pubblica ricchezza e vi sarebbe comunque una grande
massa di amministrati. E bisogna tra laltro tener presente che gli
amministratori della repubblica sociale sarebbero allo stesso tempo i capi
politici, diventando indubbiamente molto pi potenti degli attuali ministri.
Ci sarebbe inoltre leliminazione della pluralit politica e ci toglierebbe ogni
indipendenza ed ogni possibilit di controllo reciproco.

Si verrebbe dunque a creare una tirannide unica, assorbente, schiacciante e


gravante su tutti
-ESAME CRITICO DELLANARCHIA

Gli anarchici, rispetto a tutte le scuole socialiste, pur fondando la loro critica
demolitrice delle istituzioni vigenti sullo stesso ordine di idee e osservazioni
socialiste, se ne distinguono profondamente per diversi e importanti elementi.
Infatti mentre i socialisti per abolire/attenuare notevolmente le ingiustizie e le
disuguaglianza che si lamentano nel mondo, vorrebbero modificare, sia pure
radicalmente, lorganizzazione presente della societ, gli anarchici
argomentando che, con qualunque tipo di organizzazione sociale, vi sarebbero
sempre le disparit di condizione fra gli uomini, continuando ad esistere
dominatori e dominati, propugnano la distruzione di ogni societ organizzata,
un ritorno (cos come aveva precedentemente teorizzato Rousseau) allo stato
di natura. Ma con ci non fanno che ripetere un errore di Rousseau: lo stato
naturale delluomo non il disgregamento individuale, cos come diceva
Rousseau e dopo di lui gli anarchici, bens la societ.

Dopo quanto scritto a proposito del collettivismo e dellanarchia, Mosca afferma


recisamente che, anche nellipotesi che collettivisti e anarchici si
impossessassero dellautorit politica in parecchi Stati, sarebbe sempre
impossibile lattuazione pratica del loro programma. Resta per a vedere
quanta probabilit di divenire una realt abbia lipotesi che abbiamo appena
accennata.
Se trionfasse una grande rivoluzione sociale, non agendo pi i consueti organi
del governo, si avrebbe un periodo di anarchia dal quale non si sa cosa
potrebbe uscire, ma che intanto rendere
bbe impossibile persino la continuazione momentanea di un saggio qualunque
di collettivismo. Lordinamento presente delle societ fornisce poi forze di
resistenza immense e di cui ancora non si sperimentato il valore.
Daltra parte si deve tener conto della forte propaganda che la democrazia
sociale opera costantemente in tutti gli strati sociali.
- Le soluzioni radicali della crisi politica in atto

Alla fine del 1918 tutti gli Stati belligeranti si erano caricati di un enorme debito
pubblico e, siccome la maggior parte delle somme procacciate erano state
dedicate a scopi guerreschi economicamente improduttivi ed unaltra parte
aveva trasmigrato presso le nazioni neutrali o che molto tardi entrarono in
guerra, cos fra le nazioni che maggiormente sostennero il peso della guerra
anche i capitali privati si trovarono in quellepoca notevolmente diminuiti. Era
quindi inevitabile che al periodo di prosperit anteriore al 1914 dovesse
susseguire un periodo di relativa povert. Ed al disastri economico si aggiunse
quello morale per la mutata distribuzione di quel tanto di ricchezza che pure
esisteva. Ma ci che soprattutto ha contribuito a diminuire la saldezza
dellorganizzazione politica ed a turbare loequilibrio fra le classi
sociali, stato limpoverimento della classe media. Infatti, in tutti i paesi

che presero parte lungamente alla guerra, la macchina dello stato dovette
comprimere una quantit tale di passioni, sentimenti, interessi individuali che
non c da meravigliarsi se i suoi congegni ad un certo punto accennarono a
guastarsi e ad arrestarne il funzionamento. Sicch sorta lidea che la crisi
presente possa e debba risolvere mediante una profonda e radicale
trasformazione delle istituzioni ereditate dal secolo precedente.
Ora, tre sarebbero le sole soluzioni radicali possibili della presente
crisi politica:
1. La dittatura del proletariato con il relativo esperimento
comunista
- tale soluzione fu gi adottata in Russia e si sa come tale tentativo
abbia rapidamente prodotto la disorganizzazione completa di ogni genere
di produzione e quindi la carestia e la fame.
- oltre a questi risultati di indole economica la dittatura del proletariato
avrebbe, in qualche paese, risultati morali disastrosi. In nome di quella
dittatura infatti in Russia si quasi sterminata lantica classe dirigente e
la si sostituita con unaltra, certo pi avveduta ed energica, e forse
anche pi intelligente, ma che stata, quasi per necessit, moralmente
assai pi bassa.
- bisogna notare inoltre che in Russia stato possibile trovare unaltra
classe dirigente che ha sostituito lantica; mentre in Europa si
risolverebbe o meglio si dissolverebbe presto in completa anarchia.
- dunque a causa dei suoi insuccessi e delle delusioni che creerebbe, o
degenererebbe nel comunismo puro o preparerebbe senzaltro la
trasformazione dellattuale regime in una dittatura burocratica e militare
Questa trasformazione corrisponderebbe alla seconda delle soluzioni
della crisi presente
2. Il ritorno allantico assolutismo burocratico

- potrebbe forse diventare momentaneamente opportuna in qualche


paese dEuropa, ma presenterebbe anche inconvenienti gravissimi se
fosse adottata come soluzione definitiva. Poich ci significherebbe che
lelemento elettivo dovrebbe scomparire dalla vita pubblica o venire
ridotto a contentarsi di funzioni secondarie o decorative, lasciando alla
burocrazia civile e militare unautorit effettiva quasi incontrastata. E noi
sappiamo bene come la compartecipazione elettiva sia necessaria perch
tutte le forze e le capacit politiche siano ammesse nella vita pubblica e
si possa ottenere quel controllo e quella limitazione
reciproca fra i potenti sovrani.
- parlando delle conseguenze relative allapplicazione pratica di tale
situazione, oggi un burocrazia il cui potere non fosse limitato e
controllato, facilmente potrebbe spezzare qualunque resistenza
individuale e collettiva, sopprimere ogni iniziativa di elementi estranei ad
essa e esaurire lintero corpo sociale succhiandone tutte le forze vitali.
3. Il sindacalismo, cio la sostituzione nelle assemblee legislative della

rappresentanza delle classi


- una Camera che disponesse di poteri sovrani, che partecipasse alla
formazione di leggi e che fosse la rappresentanza legale dei sindacati di
classe fornirebbe la migliore base possibile per lorganizzazione di quella

sovranit intermedia fra gli individui e lo Stato, la quale rappresenta forse


la minaccia pi grave che incombe sulla societ attuale. Poich i
sindacati potrebbero esercitare unazione efficacissima entro e contro lo
Stato, paralizzando cos ogni sforzo che questo potrebbe fare per
sottrarsi alla loro tutela.
- data limportanza che lopera delle singole classi ha acquistato nella
vita economica di ogni paese civile, non esagerato supporre che
lazione della Camera sindacale potrebbe facilmente prelevare su quella
delle altre.
- non si deve infine credere che in una Camera composta dai
rappresentanti dei sindacati facilmente prevarrebbero gli elementi pi
colti. Perci se i sindacati pi incolti e numerosi si mettessero daccordo,
essi potrebbero senzaltro impadronirsi dello stato. Se poi laccordo alla
lunga riuscisse impossibile, allora si avrebbe una grande
disorganizzazione economica, che sarebbe completata dallanarchia
politica.
- La rivalutazione del regime rappresentativo

Sullopportunit di una restaurazione del regime rappresentativo e i modi pi


adatti per effettuarla, esistono dunque tre soluzioni (descritte nel precedente
punto).
Vedi pagine 214-218