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Erisipela

Descrizione della malattia: Infezione acuta cutanea, con evidente coinvolgimento del derma,
dell'ipoderma e dei vasi linfatici
Incidenza: Malattia tipica dell'infanzia e della senescenza; Poco diffusa in Italia; Comune in
Francia (10-100 casi ogni 100.000 soggetti sani)
Ricerca eziologica
Streptococchi del tipo A beta-emolitico (i maggiori responsabili)
Streptococcus piogene, stafilococchi, stafilococchi dei gruppi B, C e G ed altri batteri
gram-negativi
Aree anatomiche pi colpite
Viso (naso, guance e palpebre)
Gambe
Braccia
Manifestazioni cliniche
Esordio: drammatico con febbre, freddo, brividi, bruciore locale
+Evoluzione: chiazze gonfie ed eritematose sulla pelle, pustole, bolle, vesciche e prurito
A livello dei vasi linfatici: essudazione ed infiammazione
Degenerazione della malattia: necrosi cutanea delle zone interessate dall'infezione, oltre a
bolle succulente e pruriginose, edema palpebrale, possibile secrezione congiuntivale
Fattori di rischio
Obesit, diabete mellito, insufficienza venosa profonda, linfedema a livello delle gambe, tinea
pedis, microlesioni, ferite, punture d'insetto
Complicanze
Rare ma possibili: endocardite a livello della valvola aortica, ascessi, glomerulo-nefrite (flogosi
renale), polmonite secondaria, elefantiasi, grave infezione al neonato, setticemia dovuta alla
colonizzazione streptococcica nel sangue, fascite necrotizzante, osteiti, artriti, tendiniti,
trombosi dei seni venosi
Diagnosi
diagnosi clinica
biopsia
indicatori d'infiammazione batterica (es. pro-calcitonina)
Terapia contro l'erisipela
Isolato il ceppo batterico responsabile, al paziente vengono prescritti antibiotici specifici:
cefalosporine
benzilpenicillina benzatinica
macrolidi

la pitiriasi rosea di Gibert, caratterizzata da lesioni di tipo eritemato-desquamativo, a


decorso benigno ed autolimitante. Trattasi di una dermatite piuttosto frequente, di lieve o
media entit, e facilmente risolutiva: tant' che il pi delle volte la pitiriasi rosea regredisce
spontaneamente senza bisogno di terapie specifiche.

Il termine pitiriasi ha origine greca: letteralmente, il significato rimanda a crusca, metafora


che - con ogni probabilit - esplicita la tipica desquamazione satellite della chiazza madre.
L'appellativo rosea, invece, deriva dal lontano 1800, quando, il Dott. R. Willian connot la
malattia come roseola anulata; si sono dovuti attendere altri sessant'anni per definire con
maggiore chiarezza e completezza il profilo clinico - sintomatologico della malattia: C. M. Gibert
(dal quale deriva il nome completo della dermatosi) fu il primo dermatologo che nel suo libro
affront approfonditamente la malattia, attribuendole il nome attuale di pitiriasi rosea
Incidenza
Come accennato, la pitiriasi rosea di Gibert risulta una dermatosi piuttosto comune, che
colpisce soprattutto soggetti di et compresa tra i 10 ed i 40 anni, senza apprezzabile
distinzione di sesso. Le statistiche mediche hanno riportato un picco di pazienti affetti da
pitiriasi rosea di Gibert durante la stagione primaverile ed autunnale, ma non tuttora chiaro il
meccanismo scatenante, n tantomeno la correlazione diretta tra le stagioni intermedie e la
manifestazione della pitiriasi rosea.
Ad ogni modo, la malattia rappresenta il 2% di tutte le dermatosi e, nella popolazione generale,
registra un'incidenza pari allo 0,14%. Le forme recidive di pitiriasi rosea di Gibert sono poco
frequenti e, tra le dermatosi pitiriasiche, queste si manifestano solamente nel 3% dei pazienti
affetti.
Segni e sintomi
La pitiriasi rosea di Gibert esordisce con una tipica macula rossastra, chiamata macchia
madre o medaglione di Gibert, che rappresenta l'impronta di riconoscimento della malattia
medesima.
La macchia madre si presenta tondeggiante, con diametro di 1-3 centimetri; i contorni appaiono
piuttosto definiti, sebbene tendano a desquamarsi. Il fulcro della macchia appare rosso-rosato
(da qui l'appellativo rosea) e, man mano che ci si allontana dal centro, il colore tende ad
attenuarsi; dopo alcuni giorni dall'esordio, in genere, compaiono nuove macchioline-satellite
(macchie figlie) che si diffondono a partire dalla macchia madre, le cui dimensioni risultano pi
piccole. In rari casi, la pitiriasi rosea manifesta solamente un'unica grossa macchia arrossata.
Solo nel 25% dei soggetti affetti, la pitiriasi rosea genera prurito; nel rimanente 75% la malattia
si manifesta senza alcun prodromo apprezzabile: il quadro sintomatologico, in generale, risulta
di scarsa entit.
Zone colpite
Trattandosi di una dermatosi, palese che la pitiriasi rosea di Gibert interessi la cute; il target
principale della malattia il tronco, ma pu diffondersi anche a livello delle braccia e del cuoio
capelluto.
Generalmente, le macchie figlie si dispongono simmetricamente alla macchia madre;
pochissimi i casi di pitiriasi rosea sulle gambe, sui genitali e sul viso.
Analisi cellulare delle lesioni
A livello della cute, si osserva una paracheratosi, seppur di lieve entit, a cui consegue la
scomparsa dello strato spinoso dell'epidermide. Inoltre, in taluni soggetti affetti, viene
diagnosticata una spongiosi lieve (alterazione cutanea caratterizzata dalla formazione di
piccole vesciche o bolle).

Talvolta, la pitiriasi rosea di Gibert causa edema superficiale, caratterizzato da infiltrazione di


linfociti, neutrofili, istiociti ed eosinofili e da dilatazione dei capillari [tratto da Trattato di
anatomia clinica, Di M. Raso]
Cause
Le cause che si celano dietro la pitiriasi rosea restano ancora oggetto di studio e d'interesse per
molti autori poich, attualmente, la Scienza dispone solamente di fattori eziologici presunti e
dimostrabili, ma non del tutto certi e dimostrati. A fine Ottocento, gli studiosi ritenevano
plausibile l'ipotesi secondo cui la pitiriasi rosea di Gibert fosse collegata alla sifilide, considerata
l'analogia con la chiazza madre - gi discussa nel paragrafo precedente. Quest'ipotesi venne
presto abbandonata, cos come la stretta correlazione tra pulci e pitiriasi rosea, formulata da
altri ricercatori dell'epoca [tratto da www.ildermatologorisponde.it]
Negli anni Novanta del XX secolo, si formul un'altra possibile ipotesi causale, comunque presto
confutata: si riteneva che la pitiriasi rosea di Gibert fosse dovuta ad un'infezione batterica o
parassitaria.
Ai giorni nostri, la supposizione eziopatologica pi probabile e, allo stesso tempo meno
opinabile, della pitiriasi rosea, si attribuisce a due ceppi di Herpes virus (HHV6 e HHV7),
responsabili della sesta malattia, tipico esantema critico dell'et infantile (eruzione cutanea
caratterizzata da vescicole, bolle e pustole).
Probabilmente, il contatto frequente con particolari sostanze (es. agenti chimici, polveri, ecc)
potrebbe fomentare la dermatosi, generando anche xerosi cutanea; ad ogni modo, questi
agenti potenzialmente irritanti non sono in grado di scatenare la pitiriasi rosea senza
il virus dell'Herpes.
Considerando che il fattore scatenante della pitiriasi un virus, di primo acchito si potrebbe
pensare che la malattia sia contagiosa; in realt, la pitiriasi rosea di Gibert si rivela solo
idealmente infettiva poich, in realt, la contagiosit risulta minima o addirittura nulla.
Diagnosi differenziale
necessaria la differenziazione diagnostica della pitiriasi rosea: questa non dev'essere confusa
con Pityriasis versicolor, pitiriasi lichenoide cronica, lichen planus, psoriasi guttata, tassidermie
(dermatiti
allergiche iatrogene), Tinea
Corporis (micosi
delle
pelle), dermatite
seborroica e sifilide secondaria.
Quando la - presunta - pitiriasi rosea di Gibert interessa anche la pianta dei piedi ed il palmo
delle mani, indispensabile un esame sierologico approfondito per escludere la sifilide
(es. VDRL quantitativa) e, quando necessaria, l'indagine microscopica per l'isolamento dei
miceti. La diagnosi dev'essere ancor pi scrupolosa quando la chiazza madre non s'identifica:
molto spesso, in simili frangenti, la diagnosi di pitiriasi rosea di Gibert pu risultare erronea,
poich la macchia madre tende a presentarsi quasi sempre nelle forme classiche di pitiriasi. Ad
ogni modo, le eccezioni non mancano, poich talvolta nei pazienti la macchia madre potrebbe
essere assente oppure, in altri, essere presente in pi copie.
Classificazione
Tra le forme atipiche della pitiriasi di Gibert, chiaramente pi rare rispetto alla forma classica
della dermatosi, si ricordano:
Pitiriasi rosea gigante: dermatosi che colpisce il cuoio capelluto, i genitali, la mucosa
orale e le unghie (tipico aspetto a ditale da cucito). Il quadro sintomatologico pressoch
lo stesso della pitiriasi rosea di Gibert.
Pitiriasi rosea invertita o inversa: pur essendo una dermatosi inconsueta, tipica
delle persone con pelle scura-olivastra. Le macule si diffondono in aree anatomiche
insolite quali, ad esempio, arti inferiori e superiori, e volto; le zone tipiche della pitiriasi
(tronco, in particolare) rimangono indenni.
Pitiriasi rosea circinata e marginata di Vidal: questa forma atipica di dermatosi
tende a perdurare per alcuni mesi, malgrado i trattamenti mirati alla sua guarigione.
Generalmente, le macchie rosee sono isolate le une dalle altre, ma le dimensioni
risultano pi ampie.
Pitiriasi rosea vescicolare: dermatosi pitiriasica molto frequente tra la razza nera, in
particolare tra i giovani ed i giovanissimi.
Pitiriasi rosea urticata: come preannuncia il termine stesso, tale forma di pitiriasi
accompagnata anche da orticaria.
Tra le altre forme meno conosciute e pi infrequenti si ricordano anche la pitiriasi purpuricoemorragica,
la
pitiriasi
lichenoide
e
la
pitiriasi
pustolosa.
Quando l'ipotetica pitiriasi rosea di Gibert non si risolve entro le 10 settimane necessario un

ulteriore controllo medico allo scopo di escludere la parapsoriasi a placche, talvolta precorritrice
di linfoma cutaneo.
Terapie
Come gi analizzato, quando si tratta della forma classica di pitiriasi rosea di Gibert, non sono
necessarie terapie mirate, poich la dermatosi tende a regredire spontaneamente in circa 4-5
settimane dall'esordio. Quando alla dermatosi pitiriasica si associa anche una forma feroce di
prurito, il medico, generalmente, prescrive la somministrazione di antistaminici per os.
Le terapie cortisoniche per via sistemica sono sconsigliate poich potrebbero aggravare la
condizione
preesistente,
acutizzando
il
danno.
Tuttavia, l'applicazione topica di pomate a base di cortisone (di lieve media intensit) pu
alleggerire il prurito ed eventualmente l'eritema creatosi. Talvolta, l'impiego di creme a base
di mentolo placa la sensazione di calore locale; quando il prurito incessante e il soggetto
affetto da pitiriasi rosea continua a graffiarsi la zona colpita, consigliabile l'applicazione di
creme
contenenti
anestetici
locali
(es.
pramoxina).
Utili anche le creme e le pomate ad azione emolliente, pratico aiuto contro la pelle
secca generata dalla dermatosi; consigliata anche l'applicazione di detergenti a pH
leggermente acido e molto idratanti, poich la cute lesa risulta particolarmente sensibile e
delicata.
sconsigliata l'esposizione al sole ed alle lampade artificiali UVB in caso di pitiriasi rosea di
Gibert, poich tale abitudine potrebbe esacerbare la dermatosi.
Curiosit
Curiosit: caratteristiche della pitiriasi rosea di Gibert
Donne in gravidanza

Lattanti/infanti

Soggetti con pelle scuraolivastra

La probabilit d'insorgenza della


pitiriasi rosea nelle donne in
gravidanza lievemente pi alta
rispetto
alle
altre
donne.
Quando si tratta di pitiriasi rosea
di Gibert, non si verificano danni
al feto: ad
ogni
modo,

necessario escludere l'assenza di


sifilide secondaria (i cui sintomi
potrebbero essere confusi con la
pitiriasi), assai pi pericolosa per
il nascituro.

La pitiriasi rosea di
Gibert nei lattanti e
negli infanti tende ad
essere pi aggressiva
ed a degenerare in
orticaria

Dopo aver curato la pitiriasi


rosea
in
soggetti
con
carnagione scura, molto
probabile la comparsa di
macule
ipocromiche
(macchie
bianche
sulla
pelle
o
chiare)
o
ipercromiche
(chiazze
scure). Il fenomeno risulta
transitorio nella maggior
parte dei casi.

Pitiriasi Rosea di Gibert: farmaci


Essendo una malattia di lieve entit, non raro che la pitiriasi rosea di Gibert non venga
curata: infatti, la dermatosi tende a regredire spontaneamente in pochi giorni.
Ad
ogni
modo,
in
caso
di
prurito
atroce,
sono
consigliati antistaminici per
os, cortisonici (applicazione topica) ed eventualmente farmaci mirati contro il virus dell'Herpes;
la posologia dev'essere indicata dal medico, in base alla gravit della dermatosi:
antistaminici per os (es. levocetrizina dicloridrato, es. Xyzal)
applicazione topica di pomate a base di cortisone (es. diflucortolone: es. Nerisona): i
cortisonici sono efficaci in caso di pitiriasi rosea di Gibert di lieve-media entit, visto che
alleggeriscono prurito ed eritema. Non assumere cortisonici per os, considerato il rischio
di esacerbare la dermatosi.
In caso di pitiriasi rosea di Gibert causata da Herpes virus, efficace la somministrazione
di aciclovir crema 5% (es. Aciclovir, Xerese).
applicazione di talchi o creme a base di mentolo: utile per placare la percezione di calore
creata dalla pitiriasi rosea di Gibert.
Per evitare una desquamazione eccessiva e ridurre al minimo il rischio di prurito, in caso di
pitiriasi rosea di Gibert consigliato idratare la cute lesa con creme emollienti e nutrienti, ed
utilizzare
detergenti
delicati
non
aggressivi.
Inoltre, evitare l'esposizione al sole e alle lampade artificiali UVB, vista la particolare sensibilit
della pelle: le radiazioni potrebbero aggravare la sintomatologia.

Mollusco contagioso
Il mollusco contagioso una malattia virale della pelle che, solo occasionalmente, colpisce
anche le mucose. Patologia prettamente benigna, il mollusco contagioso causato
dall'infezione di un virus a DNA: il patogeno responsabile di lesioni papulose che possono
diffondersi in tutta la superficie corporea senza tuttavia arrecare danno agli organi interni.
Il singolare nomignolo con il quale viene identificata la malattia deriva dal latino molluscus, che
significa morbido: le lesioni indotte dal mollusco contagioso, infatti, presentano un aspetto
soffice,
piuttosto
spugnoso.
Negli individui sani, dotati di un vigoroso sistema immunitario, il mollusco contagioso
regredisce spontaneamente, nonostante i tempi di guarigione siano in genere piuttosto lunghi
(mesi/anni). Discorso differente per gli immunocompromessi: oltre a non essere in grado di
debellare da soli il mollusco contagioso, questi soggetti subiscono lesioni papulose pi
importanti e piuttosto difficili da eliminare anche con l'ausilio di medicinali.
Il mollusco contagioso pu essere curato con l'applicazione degli stessi farmaci utilizzati per la
cura delle verruche. Le lesioni particolarmente aggressive, difficili da eliminare mediante cure
farmacologiche, richiedono l'escissione chirurgica.
Incidenza
Non disponiamo di dati certi ed indiscussi sull'incidenza del mollusco contagioso, pertanto non
possibile riportare dei valori precisi. Ci che certo, che la malattia comune, molto pi di
quanto si possa immaginare. Infatti, considerata la scarsa pericolosit del mollusco contagioso,
il
paziente
affetto
tende
a
non
denunciare
la
malattia.
La diffusione del mollusco contagioso sembra essere favorita da climi caldi, ad umidit elevata:
le temperature tropicali facilitano, infatti, il contagio.
Secondo alcune stime statistiche, sembra che il mollusco contagioso colpisca, in generale,
all'incirca 2,6 individui ogni 100 soggetti sani. Nell'80% dei casi diagnosticati, il mollusco
contagioso coinvolge i bambini di et inferiore ai 15 anni, con la massima incidenza nell'et
prescolare (1-4 anni).
La prognosi eccellente nella stragrande maggioranza dei casi.
Cause e fattori di rischio
CAUSE E TRASMISSIONE
Il mollusco contagioso causato da un'infezione virale sostenuta da virus a DNA, appartenenti
alla famiglia Poxviridae. Il virus coinvolto nell'infezione conosciuto come molluscum
contagiosum virus, o pi semplicemente con l'acronimo MCV. L'unico ospite del virus l'uomo.
Si annoverano 4 tipi di MCV, identificati con i numeri dall'1 al 4; il pi diffuso in assoluto sembra
essere l'MCV-1, mentre il pi raro l'MCV-2 (tipico vettore del mollusco contagioso degli adulti).
Il prefisso Pox- della famiglia di appartenenza del virus (Poxviridae), si riferisce alla particolare
caratteristica delle lesioni tipiche del mollusco contagioso: in inglese, il termine Poxes rimanda
a vescicole.
Il mollusco contagioso si trasmette secondo pi modalit:
1. Contatto diretto con la pelle di un individuo affetto;
2. Utilizzo promiscuo di lenzuola, asciugamani o biancheria infetta;
3. Contatto sessuale: in simili frangenti, le lesioni papulose del mollusco contagioso si
sviluppano nell'area genitale. In tal caso, necessaria la diagnosi differenziale
con verruche e lesione da Herpes simplex;
4. Condivisione di vasche o docce con soggetti colpiti da mollusco contagioso.
CATEGORIE A RISCHIO DI MOLLUSCO CONTAGIOSO
Il mollusco contagioso pu idealmente colpire chiunque; tuttavia, i pazienti con un sistema
immunitario compromesso (es. malati di AIDS, trapiantati ecc.) costituiscono la categoria pi
esposta al rischio d'infezione. Secondo alcune indagini statistiche riportate nel Journal of the
American Academy of Dermatology, il mollusco contagioso colpisce il 5-33% dei malati di AIDS.
Anche i pazienti affetti da malattie linfoproliferative (causate dalla proliferazione di cellule del
sistema linforeticolare), ed in cura con farmaci corticosteroidi, sono pi a rischio di contrarre il
mollusco contagioso.
Un'altra categoria di soggetti esposta alle infezioni da molluscum contagiosum virus sono i
bambini affetti da eczema atopico: nonostante quanto detto, non sono disponibili prove
scientifiche che ne dimostrino la correlazione.

Segni e sintomi
Dopo aver contratto il virus MCV, il mollusco contagioso non manifesta alcun sintomo prima di
2-7 settimane (tempo di incubazione).
Generalmente, le lesioni esordiscono con una piccola papula indolore, estremamente soffice. La
piaga cutanea una papula cupoliforme, contraddistinta dalla tipica ombelicatura centrale: in
altre parole, le papule del mollusco contagioso presentano una piccola fossetta al centro.
Le dimensioni della papula variano generalmente dai 2 ai 6 mm. Tuttavia, nei
pazienti sieropositivi colpiti anche da mollusco contagioso, le lesioni tendono a raggiungere
persino i 15 mm.
Le papule possono diffondersi in tutta la superficie corporea, quindi superare il centinaio,
oppure
limitarsi
a
due
o
tre
piccole piaghe.
Nonostante le lesioni papulose generate dal mollusco contagioso possano comparire in
qualsiasi area superficiale del corpo, nella maggior parte dei soggetti colpiti si osservano
papule a livello di viso, ascelle, braccia, mani e inguine. L'infezione non coinvolge i palmi delle
mani n la pianta dei piedi.
Talvolta, le papule possono provocare prurito o lieve dolore.
In alcuni pazienti particolarmente sensibili, specie se gravemente immunocompromessi, i
sintomi del mollusco contagioso possono aggravarsi, dunque creare irritazione, infiammazione,
infezioni secondarie e lesioni oculari (congiuntivite).

Tabella sulle caratteristiche


In tabella, sono riportati i caratteri generali delle lesioni indotte dal mollusco contagioso.
Caratteristiche
generali Lesioni papulose rondeggianti, soffici, caratterizzate da
delle lesioni papulose
un'ombelicatura centrale
Colorazione
Le papule del mollusco contagioso possono essere della
stessa cromia della pelle, oppure assumere una colorazione
giallina, grigia o biancastra
Dimensioni
In genere, le dimensioni delle papule del mollusco variano
da 2 a 6 mm. Nei pazienti affetti da AIDS raggiungono i 15
mm
Localizzazione
Le papule tendono a diffondersi in viso, ascelle, braccia,
mani, inguine. Possibile anche la proliferazione delle papule
a livello delle mucose genitali (trasmissione del virus per
contatto sessuale)
Pericolosit delle lesioni
Scarsa/nulla
Sintomi
Generalmente asintomatiche. Talvolta possono causare
prurito, fastidio e dolore
Tempistica di guarigione
Le lesioni indotte dal mollusco contagioso regrediscono in
pochi mesi o anni.
Diagnosi di mollusco contagioso
In linea generale, la diagnosi del mollusco contagioso risulta piuttosto semplice, e si basa
sull'osservazione medica diretta delle lesioni papulose.
Quando la diagnosi incerta, il sospetto di mollusco contagioso pu essere confermato
mediante la biopsia del tessuto, un test mini-invasivo che permette di esaminare la lesione al
microscopio
elettronico,
risalendo
cos
alla
causa
scatenante.
Il test sierologico degli anticorpi non risulta particolarmente attendibile per la diagnosi di
mollusco
contagioso.
La diagnosi differenziale dev'essere posta con:
Carcinoma a cellule basali (o carcinoma basocellulare): probabilmente la pi comune
forma di cancro della pelle.

Cheratoacantoma: neoplasia generalmente benigna, tipica della cute di viso e collo,


contraddistinta dalla formazione di lesioni papulose simili a noduli in rilievo,
sovrapponibili a quelli del mollusco contagioso.
Dermatite erpetiforme: fenomeno irritativo della cute, caratterizzato dalla formazione
di bolle sierose ed arrossamenti, talvolta indistinguibili dalle lesioni del mollusco
contagioso.
Infezioni cutanee virali: infezioni da Herpes simplex, varicella e verruche.
Lichen planus: lesione eritematosa infiammatoria cronica, a carattere immunologico,
coinvolgente cute e mucose. Anche questa malattia caratterizzata dalla formazione di
lesioni papulose simili a quella del mollusco contagioso.
Milia: piccole protuberanze o cisti giallastre che crescono sulla superficie cutanea.
Nevi: macchie della pelle, ben circoscritte ed evidenti, spesso in rilievo.
Papule fibrose del viso: comune neoformazione che si presenta come una lesione
cutanea solitaria, dalle dimensioni pari o inferiori ai 5 mm.

Farmaci e trattamenti
Sebbene il mollusco contagioso tenda a regredire spontaneamente, la maggior parte dei
dermatologi consiglia comunque di trattare la patologia, per evitare la diffusione del virus e
velocizzare i tempi di guarigione. Ricordiamo, infatti, che la risoluzione spontanea delle lesioni
papulose pu richiedere tempi d'attesa anche molto lunghi: alcuni pazienti guariscono
definitivamente dopo un paio di mesi, mentre per altri sono necessari persino alcuni anni.
Il trattamento volto all'eliminazione del mollusco contagioso sovrapponibile a quello per la
cura
delle
verruche.
Il mollusco contagioso pu essere curato con farmaci specifici oppure rimosso mediante
strategie chirurgiche/terapiche alternative.
I malati di AIDS colpiti anche dal mollusco contagioso vengono generalmente sottoposti a cure
pi aggressive, dato che le lesioni faticano a regredire sia spontaneamente sia con
l'applicazione di farmaci.
TERAPIA FARMACOLOGICA
L'applicazione di farmaci direttamente sulla lesione risulta una discreta pratica risolutiva, volta
ad accorciare i tempi d'attesa per la guarigione. I farmaci pi utilizzati in terapia sono:
Acido salicilico: farmaco cheratolitico
Cloridrato di potassio (agente astringente)
Farmaci antivirali/immunosoppressori (es. Imiquimod)
Tretinonina o acido retinoico: il farmaco esercita propriet cheratolitiche, favorendo il
ricambio cellulare. NON sottoporsi al sole durante il trattamento con retinoidi. NON
assumere il farmaco durante la gravidanza e l'allattamento: il principio attivo
un teratogeno.
TRATTAMENTI MEDICI
Non sempre i farmaci risolvono le lesioni papulose da mollusco contagioso in tempi brevi: per le
forme particolarmente aggressive, sono consigliati interventi medici specifici.
I metodi pi utilizzati per il mollusco contagioso sono:
Raschiatura della lesione (previa anestesia superficiale della zona, con anestetici locali)
Crioterapia (terapia del freddo): si avvale dell'azoto liquido per "bruciare" le lesioni
papulose del mollusco contagioso. La crioterapia pu provocare dolore, tumefazione ed
ipersensibilit nel punto in cui viene eseguita. La sua efficacia per la cura del mollusco
contagioso paragonabile a quella esercitata dall'acido salicilico (applicazione topica).
Laser terapia
Decolorazione con agenti chimici specifici (es. perossido di benzoile)
Ricordiamo che la rimozione chirurgica delle lesioni del mollusco contagioso pu lasciare
indelebili
cicatrici
sulla
pelle.
Le infezioni da mollusco contagioso possono recidivare, anche dopo aver concluso un ciclo di
cura specifica. Per minimizzare il rischio di recidive, si raccomanda di iniziare il trattamento per
il mollusco contagioso quando le lesioni sono ancora nel primo stadio, quindi poco numerose e
di piccole dimensioni.

Scabbia

La scabbia - dal latino scabere = grattare - una malattia infettiva particolarmente contagiosa. Sostenuta
dall'acaro Sarcoptes scabiei hominis, determina un intenso prurito e la comparsa di chiazzette rosse in rilievo (papule),
spesso associate a vescicole e ad infezioni secondarie.
L'acaro della scabbia un parassita obbligato dell'uomo e trova terreno adatto alla sua riproduzione nella pelle. La
femmina adulta, in particolare, penetra nello strato pi superficiale dell'epidermide, scavando una specie di galleria
(cunicolo della scabbia) in fondo alla quale deposita ogni giorno due o tre uova; queste si schiudono dopo 72-84 ore
circa, lasciando fuoriuscire delle larve che - scavandosi piccoli sbocchi secondari verso la superficie cutanea giungono a maturit e si accoppiano a distanza di 15-17 giorni. La femmina, pi longeva rispetto al maschio, vive per
4-6 settimane e misura circa 0,35 - 0,45 mm di lunghezza x 0,20-0,30 di larghezza; ha forma ovoidale di colore
grigiastro e possiede quattro paia di zampe corte e tozze: le anteriori sono munite di ventose e le posteriori di lunghe
setole. Il maschio, pi piccolo, muore subito dopo la copulazione, mentre la femmina pu sopravvivere negli oggetti
sino a 4 o 5 giorni, prima di morire di fame. Nelle persone affette da scabbia in numero di parassiti limitato a 5-10
adulti e non supera, in genere, le 30 - 40 unit.

Sintomi e complicanze
Per scavare le proprie tane nello strato corneo, l'acaro della scabbia secerne sostanze cheratolitiche dall'apparato buccale; tali
sostanze - unitamente alle particelle fecali escrete nei cunicoli - determinano una piccola reazione infiammatoria mediata dal
rilascio di citochine epidermiche; ci spiega la successiva comparsa di un intenso prurito, soprattutto notturno, e della tipica
eruzione eritemato-papulosa (vedi foto). Tali sintomi si manifestano dopo circa un mese dal contagio, tempo necessario allo
sviluppo della sensibilizzazione dermica. Il periodo di incubazione della scabbia di circa tre settimane; in caso di reinfestazione i
sintomi possono comparire pi rapidamente.
L'irresistibile bisogno di grattarsi spesso associato a lesioni da grattamento, che possono complicarsi in seguito a sovrainfezioni
batteriche lasciando spazio a foruncoli, follicoliti ed impetigini. In alcuni casi i sintomi della scabbia possono estendersi a tutta la
superficie corporea, pare a causa di un'esagerata reazione allergica.

Le tipiche regioni corporee in cui tale sintomatologia si rende evidente sono gli spazi interdigitali, la faccia anteriore del polso, il
pilastro anteriore dell'ascella, l'ombelico, i solchi interglutei e sottoglutei, ed i genitali esterni; si tratta di zone dove la pelle, pi
sottile e delicata, favorisce la penetrazione del parassita. Nel bambino l'eruzione pu anche interessare il palmo delle mani, la
pianta dei piedi, il volto ed il cuoio capelluto; nella dona adulta tipica la localizzazione alle areole mammarie, mentre nell'uomo
spesso interessata la cute del pene.
Una forma clinica particolarmente grave la scabbia norvegese o scabbia a croste; comune in pazienti immunocompromessi
o defedati, si caratterizza per l'alto grado di contagiosit e l'elevatissimo numero di parassiti, che albergano in un corpo
pesantemente segnato da gravi lesioni cutanee ulcerate o crostose, con frequente interessamento delle unghie e alopecia.

Contagio
Il parassita della scabbia si trasmette per contatto umano diretto, stretto e prolungato, ad esempio durante un rapporto sessuale. Le
limitate possibilit di trasmissione indiretta, attraverso l'uso promiscuo di indumenti, asciugamani e lenzuola, diventano pi
concrete nelle forme di scabbia con croste. In ogni caso, affinch l'infestazione si trasmetta, necessario il passaggio di una
femmina gravida o di acari di entrambi i sessi.
Per quanto riguarda la scabbia animale, i parassiti che la sostengono sono incapaci di moltiplicarsi sulla cute umana, dove possono
comunque risiedere per qualche giorno e provocare l'insorgenza di una sintomatologia analoga a quella descritta, ma con assenza
dei cunicoli scabbiosi.

La diffusione della scabbia, come del resto quella dei pidocchi, favorita dall'affollamento e dalle carenti condizioni
igieniche; tuttavia - non essendo necessariamente legata a tali fattori - pu colpire persone di ogni ceto sociale,
indipendentemente dall'igiene personale e senza distinzioni di et o sesso. Tale osservazione confermata dal recente
incremento di episodi di scabbia nei Paesi pi industrializzati; tutto ci spiegabile sulla base delle numerose ondate
immigratorie da Paesi in via di sviluppo, della promiscuit, dei frequenti viaggi internazionali e della lunga permanenza
in luoghi affollati (anche se di ottimo livello igienico).

Diagnosi
L'accertamento diagnostico della scabbia si effettua ricercando i suoi quattro elementi patognomici: presenza di acari, delle uova,
degli escrementi e soprattutto dei cunicoli; comparsa di lesioni pi o meno specifiche nelle sedi tipiche per sesso ed et; prurito
intenso che presenta recrudescenza all'atto di coricarsi (il calore trattenuto dalle coperte incrementa l'attivit degli acari); riscontro
della stessa sintomatologia in persone a stretto contatto con il malato, a testimonianza della grande contagiosit della scabbia.
Il cunicolo una piccola lesione filiforme, tipicamente bianca o grigia, a decorso pi o meno rettilineo o tortuoso, lunga da pochi
mm fino a 10-15 mm. Osservandolo con una lente possibile apprezzare l'orifizio di ingresso e, all'estremit opposta, l'acaro, che
appare come un puntino grigiastro e lucente. Qualora il cunicolo non sia chiaramente manifesto, possibile evidenziarlo lasciando
cadere una goccia di colorante idrosolubile nella lesione, per poi detergere la cute con acqua o alcool; il colorante penetrato nel
cunicolo per capillarit, non viene asportato dalla pulitura, rendendo il suo percorso ben evidente. A questo punto, possibile
asportare il cunicolo scabbioso con un tagliente oppure inserirvi un sottilissimo ago per prelevare l'acaro.

Terapia
Per debellare la scabbia, la disinfestazione degli ambienti domestici e degli effetti personali riveste un ruolo fondamentale; quindi
necessario igienizzare con cura gli indumenti a contatto con la pelle, la biancheria e gli effetti letterecci (federe e lenzuola) tramite
ebollizione o lavaggio in acqua calda (almeno 60C) e sapone. Tutto ci che non pu essere lavato ad elevate temperature andrebbe
esposto all'aria per almeno 2 o 3 giorni. L'acaro, infatti, non sopravvive a lungo lontano dalla pelle umana. In alternativa gli effetti
possono essere riposti in sacchetti di plastica sigillati e lasciati al loro interno per una settimana circa.
Il trattamento locale si esegue generalmente con lozioni o creme a base di benzoato di benzile, crotamitone o permetrina. molto
importante applicare questi prodotti su tutto il corpo, dal collo in gi, dopo un bagno caldo e prolungato seguito da un'energica
frizione della pelle (scrub), specie nelle sedi dove sono presenti le lesioni cunicolari; tale accortezza ha lo scopo di esporre gli acari
e le uova contenute nei cunicoli al principio attivo.
Gli antistaminici per os e gli emollienti per uso topico contribuiscono a dare sollievo dal prurito, che spesso, sostenuto da fenomeni
irritativi (anche la componente psichica non va sottovalutata), persiste per diversi giorni; gli antibiotici possono essere utilizzati in
caso di sovrainfezioni batteriche.

Il monitoraggio e il trattamento profilattico vanno estesi a tutti i conviventi ed ai soggetti a stretto contatto con lo scabbioso, come i
partners sessuali ed i conviventi; per arginare la diffusione dell'infestazione, il malato deve astenersi dal lavoro nei pubblici
esercizi, dai collegi o dalle altre collettivit fintanto che l'opera di disinfestazione non conclusa.
La prevenzione della scabbia si attua rispettando le comuni norme igieniche, evitando per quanto possibile il sovraffollamento e
l'utilizzo di asciugamani o biancheria in comune, specie nelle scuole, nei collegi e nelle comunit. La denuncia obbligatoria.
In caso di scabbia animale, l'eradicazione della parassitosi nell'amico a quattro zampe (generalmente cani o gatti) conduce a pronta
guarigione anche l'uomo.

Farmaci antinfettivi contro la scabbia (acaricidi):

Permetrina (es. Scabianil, Scabiacid): si consiglia di applicare la crema (5%) su tutta la superficie del corpo, e
lavare dopo 8-12 ore. Nel caso le mani venissero lavate prima di questo intervallo di tempo, ritrattarle
nuovamente con il farmaco.

Malathion (Carbofos): applicare il prodotto in tutto il corpo, compresi cuoio capelluto, collo, viso e orecchie. La
preparazione reperibile allo 0,5%; lavare il corpo dopo 24 ore. Qualora le mani venissero a contatto con
l'acqua prima delle 24 ore, ripetere l'applicazione. Dopo 7 giorni, riapplicare il prodotto.

Benzile benzoato (es. Benz Be FN) anche questo farmaco va applicato su tutta la superficie corporea, anche se
alcune zone risultano asintomatiche. Ripetere l'applicazione il giorno successivo senza lavarsi: pu essere
effettuata una doccia dopo altre 24 ore. Talvolta, la scabbia pu richiedere una terza applicazione. Consultare il
medico.

Ivermectina (s. Stromectol): da utilizzare esclusivamente in caso di accertata scabbia ipercheratosica che non
risponde alle applicazioni farmacologiche topiche. Il farmaco in esame un antielmintico ad ampio spettro, da
assumere per via orale alla dose di 200 g/kg, in associazione ad altri attivi topici.

Farmaci

Scabbia

Farmaci per curare la Scabbia


Scabbia: definizione
La scabbia rimanda ad un'infestazione della cute, infettiva ed estremamente contagiosa, causata da un acaro: la malattia coinvolge, in particolare,
le superfici flessorie e le pieghe della pelle.

Scabbia: cause
L'agente eziologico scatenante la scabbia l'acaro Sarcoptes scabiei hominis, responsabile del prurito intenso ed implacabile: il parassita,
penetrando la pelle - seppur in superficie - deposita le uova, dalle quali nasceranno larve che maturano in circa 2 settimane, creando danno.

Scabbia: sintomi
La scabbia si distingue per il prurito intenso e per la formazione di papule e vesciche sullapelle: i sintomi esordiscono dopo 3-4 settimane dal
contagio, e sono spesso fomentati da altre infezioni batteriche. L'eruzione eritemato-papulosa pu estendersi anche all'intera superficie corporea,
generando impetigine, foruncoli e follicoliti. Scabbia grave: formazione di ulcere e croste cutanee, alopecia, interessamento delleunghie.

N.B. la scabbia tende a degenerare soprattutto nei soggetti affetti da HIV o comunque in pazienti immunocompromessi in

generale.

Le informazioni sui Farmaci per la cura della Scabbia non intendono sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente.
Consultare sempre il proprio medico curante e/o lo specialista prima di assumere Farmaci per la cura della Scabbia.

Scabbia: farmaci
In caso di accertata infezione da scabbia, necessario anzitutto rimuovere dalla cute tutti gli acari con le loro uova, oltre a curare il
prurito; doveroso, poi, effettuare una disinfestazione dei luoghi domestici, ponendo particolare cura all'igienizzazione degli
indumenti, delle lenzuola e delle coperte dove il malato riposa. I farmaci utilizzati nel trattamento della scabbia sono utilizzati sia
ad uso topico che sistemico.

Di seguito sono riportate le classi di farmaci maggiormente impiegate nella terapia contro la scabbia, ed alcuni esempi di specialit
farmacologiche; spetta al medico scegliere il principio attivo e la posologia pi indicati per il paziente, in base alla gravit della malattia, allo
stato di salute del malato ed alla sua risposta alla cura:

Farmaci antinfettivi contro la scabbia (acaricidi):

Permetrina (es. Scabianil, Scabiacid): si consiglia di applicare la crema (5%) su tutta la


superficie del corpo, e lavare dopo 8-12 ore. Nel caso le mani venissero lavate prima di
questo intervallo di tempo, ritrattarle nuovamente con il farmaco.

Malathion (Carbofos): applicare il prodotto in tutto il corpo, compresi cuoio capelluto,


collo, viso e orecchie. La preparazione reperibile allo 0,5%; lavare il corpo dopo 24 ore.
Qualora le mani venissero a contatto con l'acqua prima delle 24 ore, ripetere
l'applicazione. Dopo 7 giorni, riapplicare il prodotto.

Benzile benzoato (es. Benz Be FN) anche questo farmaco va applicato su tutta la
superficie corporea, anche se alcune zone risultano asintomatiche. Ripetere
l'applicazione il giorno successivo senza lavarsi: pu essere effettuata una doccia dopo
altre 24 ore. Talvolta, la scabbia pu richiedere una terza applicazione. Consultare il
medico.

Ivermectina (s. Stromectol): da utilizzare esclusivamente in caso di accertata scabbia


ipercheratosica che non risponde alle applicazioni farmacologiche topiche. Il farmaco in
esame un antielmintico ad ampio spettro, da assumere per via orale alla dose di 200
g/kg, in associazione ad altri attivi topici.

Farmaci per placare il prurito associato a scabbia


I farmaci per placare il prurito sono impiegati anche dopo la risoluzione dell'infezione cutanea perch solo di rado l'eczema e il
prurito scompaiono con la rimozione del parassita responsabile.

Crotamitone (es. Eurax Crema, Crotaglin, Veteusan): applicare 2-3 volte al d, secondo
quanto prescritto dal medico. Il farmaco indicato per adulti affetti da prurito da
scabbia. Per i bambini, l'applicazione della crema dev'essere effettuata solamente una
volta al giorno.

Corticosteroidiad applicazione topica: impiegati per ridurre la sintomatologia pruriginosa


e l'infiammazione dopo aver efficacemente curato la scabbia. Ad esempio,
il betametasone diproprionato (es. Diprosone, Celestone, Bentelan) un corticosteroide
indicato per placare prurito ed eczema anche associato a scabbia. reperibile

sottoforma di unguento, crema o gel da 0,064 g di Betametasone diproprionato. Si


raccomanda di applicare il prodotto una o due volte al d, rispettando le indicazioni del
medico.

Antistaminici sedativi per os: ad esempio, la ciclizina cloridrato va assunta alla posologia
di 50 mg per 3 volte al d. Consultare il medico.

possibile assumere anche antibiotici mirati in caso di scabbia e coinfezioni batteriche.

SIFILIDE SECONDARIA
Sifilide secondaria.
Dopo circa 4-8 settimane dalla comparsa del sifiloma primario, i pazienti sviluppano le tipiche
lesioni della .sifilide secondaria. Possono lamentare malessere, febbre, cefalea, mal di gola ed
altri sintomi sistemici. La maggior parte dei casi presenta linfadenopatia generalizzata,
comprendente i linfonodi epitrocleari. Circa il 30% evidenzia guarigione del sifiloma primario.
Almeno l80% dei pazienti con sifilide secondaria sviluppa lesioni cutanee della giunzione
mucocutanea, ad un determinato momento della malattia. La diagnosi viene generalmente
sospettata in base alleruzione cutanea. Leruzione si associa spesso a sintomatologia assai
scarsa e molti pazienti con sifilide tardiva non ricordano n lesioni primarie n secondarie. Le
eruzioni possono assumere un aspetto assai vario, ma condividono alcune caratteristiche. Le
lesioni sono in genere molto estese, a distribuzione simmetrica. Sono spesso di colore rosa,
rame o rosso scuro,specialmente quelle maculari pi precoci. In genere non sono pruriginose,
sebbene siano state occasionalmente notate eccezioni al riguardo, e negli adulti non sono quasi
mai vescicolari o bollose. Sonoo indurite, ad eccezione delle primissime lesioni maculari, e
spesso presentano squame superficiali (lesioni papulosquamose, cfr papule). Tendono ad essere
polimorfiche ed arrotondate e, durante la guarigione, possono lasciare una pigmentazione o
depigmentazione residua. Le lesioni possono essere assai indistinte e difficili da visualizzare,
specie negli individui di pelle scura. Le lesioni maculari iniziali di colore rosa sono spesso visibili
sui margini delle costole ed ai lati del tronco, con successiva espansione al resto del corpo. Il
volto spesso risparmiato, tranne che attorno alla bocca. Successivamente compare un
eruzione papulare che abitualmente generalizzata, ma particolarmente marcata sul palmo

delle mani e sulla pianta dei piedi. Queste eruzioni spesso si associano a formazione di squame
in superficie e posso-essere iperpigmentate, ed essere cos grandi da simulare la psoriasi.
Nelle zone calde ed umide, come il perineo, papule larghe, pallide, a sommit spianata possono
saldarsi e formare condilomi. E possibile riscontrare lesioni anche a livello delle ascelle. Altre
lesioni delle membrane mucose sono comuni. Il palato ed il faringe possono presentarsi
infiammati. Circa 30% dei pazienti sviluppa la cosiddetta chiazza mucosa.